XVII Legislatura

Commissioni Riunite (VII e XIV)

Resoconto stenografico



Seduta n. 1 di Mercoledì 30 marzo 2016

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Bordo Michele , Presidente ... 3 

Audizione del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, sulle tematiche del diritto d'autore interessate dalla direttiva 2014/26/UE (ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento):
Bordo Michele , Presidente ... 3 ,
Franceschini Dario (PD) , Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo ... 3 ,
Bordo Michele , Presidente ... 6 ,
Dallai Luigi (PD)  ... 6 ,
D'Ottavio Umberto (PD)  ... 6 ,
Romano Andrea (PD)  ... 7 ,
Gallo Luigi (M5S)  ... 7 ,
Bonomo Francesca (PD)  ... 8 ,
Coscia Maria (PD)  ... 9 ,
Berlinghieri Marina (PD)  ... 10 ,
Bordo Michele , Presidente ... 11 ,
Franceschini Dario (PD) , Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo ... 11 ,
Bordo Michele , Presidente ... 12

Sigle dei gruppi parlamentari:
Partito Democratico: PD;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Forza Italia - Il Popolo della Libertà- Berlusconi Presidente: (FI-PdL);
Area Popolare (NCD-UDC): (AP);
Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà: SI-SEL;
Scelta Civica per l'Italia: (SCpI);
Lega Nord e Autonomie - Lega dei Popoli - Noi con Salvini: (LNA);
Democrazia Solidale-Centro Democratico: (DeS-CD);
Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale: (FdI-AN);
Misto: Misto;
Misto-Alleanza Liberalpopolare Autonomie ALA-MAIE-Movimento Associativo italiani all'Estero: Misto-ALA-MAIE;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-Partito Socialista Italiano (PSI) - Liberali per l'Italia (PLI): Misto-PSI-PLI;
Misto-Alternativa Libera-Possibile: Misto-AL-P;
Misto-Conservatori e Riformisti: Misto-CR;
Misto-USEI (Unione Sudamericana Emigrati Italiani): Misto-USEI.

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
DELLA XIV COMMISSIONE
MICHELE BORDO

  La seduta comincia alle 14.15.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.

Audizione del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, sulle tematiche del diritto d'autore interessate dalla direttiva 2014/26/UE.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno della seduta odierna reca l'audizione, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, sulle tematiche del diritto d'autore interessate dalla direttiva 2014/26/UE.
  Do il benvenuto – a nome delle Commissioni riunite VII e XIV – al Ministro Franceschini, che ringrazio per la sua presenza.
  L'oggetto dell'incontro di oggi è – come anticipato – il diritto d'autore, interessato dalla direttiva 2014/26 dell'Unione europea sulla gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi. Esso è un argomento di particolare interesse, rilievo e attualità per le nostre Commissioni, anche considerato che all'attenzione del Parlamento ci sono diverse proposte di legge in merito. L'audizione di oggi del Ministro riveste grande importanza per le nostre Commissioni e per la scelta che dovremo fare relativamente al tema contenuto nella legge di delegazione europea 2015.
  Non entro nel merito delle posizioni in campo e, se la presidente della VII Commissione Piccoli Nardelli non intende aggiungere ulteriori considerazioni, darei subito la parola al Ministro Franceschini per lo svolgimento della sua relazione.

  DARIO FRANCESCHINI, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Grazie, presidente. Vorrei riprendere brevemente alcuni spunti, oggetto di iniziativa legislativa o di discussione parlamentare, che ruotano attorno alla modalità e agli strumenti in materia di diritto d'autore e di società di collecting.
  Ritengo doveroso fare una premessa. Il nostro Paese, storicamente e di recente, in particolare durante il semestre di presidenza italiana dell'Unione europea, è impegnato nei tavoli europei a difesa del diritto d'autore. C'è un dibattito a livello europeo con posizioni legittimamente distinte tra i diversi Stati. Insieme ad alcuni Paesi importanti, come la Francia, la Germania e la Spagna, abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere che il diritto d'autore, cioè il copyright, è uno degli strumenti fondamentali per garantire la libertà della creatività, della creazione.
  È importante affrontare questo tema a livello europeo, poiché siamo in un incrocio complicato tra l'era digitale e la tutela del diritto d'autore, tra la libertà di accesso ai contenuti della rete e le modalità con cui viene compensato il lavoro degli autori in tutti i campi. È un tema molto complicato, ma la posizione italiana, anche a livello parlamentare e dei singoli Governi che si sono alternati, è sempre stata per la tutela del diritto d'autore, che rappresenta la cornice Pag. 4 dentro la quale si discute di modalità organizzative, di gestione delle attività di collecting e di funzioni di vigilanza che il Governo e il Parlamento possono esercitare, oggi, nei confronti della SIAE e, domani, in un quadro legislativo e organizzativo diverso.
  La direttiva 2014/26/UE, come sapete, riguarda la gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi e la concessione di licenze multi-territoriali per i diritti su opere musicali e per l'uso on-line del mercato interno. Il termine di recepimento è il 10 aprile 2016. Entro quella data sarebbe evidentemente importante avere un'indicazione parlamentare e, mi pare di capire che i tempi previsti, almeno per i lavori della Commissione, lo consentirebbero. Forse, anche l'Aula non è molto lontana rispetto a quella data.
  Il recepimento della direttiva lascia uno spazio ai singoli Stati membri, nel senso che non viene prescritto come debbano organizzarsi. Vengono semplicemente indicati alcuni princìpi da rispettare. Per questo e per ragioni di brevità vado diritto al nodo. Il tema è riformare l'attuale sistema e, quindi, scegliere la strada di una «riforma profonda della SIAE», oppure percorrere la strada della liberalizzazione, con più società che competono sullo stesso terreno della tutela dei diritti d'autore, secondo le modalità organizzative che decideranno i singoli autori.
  Già nella passata legislatura emersero proposte di completa liberalizzazione del sistema, sull'onda delle notizie non edificanti che venivano dalla SIAE.
  Fin dall'inizio di questa esperienza ministeriale ho, però, potuto confrontarmi sul tema sia dal punto di vista nazionale sia dal punto di vista europeo e sovranazionale. È una tematica che attraversa con molta facilità le frontiere e le sovranità nazionali e, per questo, insistiamo affinché su tale terreno ci sia una normativa-quadro europea quanto più possibile stringente e vincolante per i singoli Stati.
  Pur essendo partito da una propensione verso una logica di liberalizzazione, sia nelle vicende interne sia nel confronto con altri Stati, ho verificato che molti Paesi, anche importanti, guardano con attenzione e con una certa invidia alla nostra esperienza in cui un'unica società si occupa del diritto d'autore da tutti i punti di vista. In Francia e in altri Stati siamo invece in presenza non di società che si fanno concorrenza nel medesimo settore, ma di società sostanzialmente monopoliste dentro il settore di riferimento. C'è, quindi, una divisione verticale di autori, esecutori, scrittori, e così via, tra tante società. La Francia, per esempio, è organizzata in questo modo.
  Ciò comporta una serie di difficoltà operative, anche perché in molti casi la stessa opera ha a che fare con più diritti, con riferimento all'autore, all'esecutore e così via. Non a caso, nel settore dei diritti connessi, che nel nostro Paese è stato oggetto di liberalizzazione a partire dal 2012, una serie di elementi critici, che dovranno essere affrontati e risolti, riguardano proprio il fatto che il cambiamento di sistema ha portato al rallentamento o al blocco delle riscossioni; a molti contenziosi tra le società di collecting e, tra loro e le amministrazioni; a un proliferare di intermediari legittimati alla riscossione dei diritti e alla conseguente resistenza degli utilizzatori a parcellizzare i pagamenti, dal momento che la stessa persona deve pagare le singole società per i singoli diritti da esse gestiti.
  Se a questo si aggiunge che il mercato italiano – penso in particolare ai settori della musica e della narrativa – è un mercato di grande valore per storia, testimonianza e qualità, ma molto piccolo nel mondo globale, l'esigenza che si avverte sempre più è che – per il confronto con i giganti della rete in una posizione il più possibile forte – occorra accelerare nella direzione di una dimensione europea. In questo caso non parlo di legislazione, ma di organizzazione, che può avvenire con varie modalità e che in parte è già avvenuta. Per esempio, tra la nostra SIAE e le società che gestiscono i diritti della musica in Francia e Spagna è nato un consorzio che si chiama «Armonia», costituito nel 2013 e a cui, successivamente, si sono aggiunti Ungheria, Belgio, Svizzera e Portogallo, che ha iniziato a lavorare sul rilascio semplificato di licenze multi-territoriali, sull'aggregazione Pag. 5e la gestione di opere e repertori, sulla portabilità paneuropea dei servizi musicali a vantaggio degli utenti, sulla facilitazione nell'accesso a repertori europei indipendenti, e così via. Contemporaneamente, un'altra società ha unito Danimarca, Finlandia e Norvegia con il medesimo principio consortile.
  Questo principio consortile tra società omologhe consente di affrontare i «giganti» di questi settori, che operano prevalentemente sulla rete, con una posizione di forza, perché il mercato diventa sufficientemente grande per avere forza contrattuale. È un discorso che si può fare in generale. Il tema dell'eccezione culturale, che ha anch'esso caratterizzato la posizione italiana – come la posizione francese – nel negoziato con gli Stati Uniti, punta a togliere il settore culturale dal libero scambio, consentendo misure di sostegno alla creatività e alla produzione di contenuti europei.
  Sono tutte posizioni giuste, che noi abbiamo sostenuto, ma impostate su una base difensiva. Dobbiamo avere la consapevolezza che il mercato della creatività deve diventare un mercato europeo. Questo vale, per esempio, per il cinema. Superare le rivalità tra i forti cinema nazionali europei e lavorare come sistema europeo farebbe diventare l'Europa il più grande produttore di contenuti, con una forza contrattuale enorme nei confronti di chiunque. Io penso che la direzione debba essere questa.
  Se si va in questa direzione, non ha senso scomporre la parte nazionale. La mia riflessione è che avrebbe senso fare un lavoro indispensabile e urgente di profonda riforma della SIAE. Una strada, per esempio, potrebbe essere – in sede emendativa al disegno di legge – quella non di dare al Governo una delega, come è stato l'anno scorso, totalmente aperta – quell'emendamento fu ritirato e il problema è stato rinviato a quest'anno –, ma di fissare in un emendamento i princìpi di trasparenza ed efficienza che la stessa direttiva pone in capo agli organismi di gestione collettiva, nel nostro caso la SIAE.
  Sono elencati nella direttiva in questione: l'adesione agli organismi di gestione collettiva basata su criteri obiettivi, trasparenti e non discriminatori; l'istituzione di un organo assembleare investito delle principali decisioni riguardanti gli organismi; un adeguato sistema di sorveglianza interna che monitori l'attività degli amministratori; l'attuazione, da parte degli amministratori degli organismi di gestione collettiva, di una sana e prudente gestione e comunicazione di eventuali conflitti di interesse; la separazione contabile dei proventi derivanti dai diritti degli autori da quelli derivanti dagli investimenti; una adeguata informazione dei titolari dei diritti sia sugli utili a questi spettanti sia sulle spese di gestione effettuate; la distribuzione degli importi ai titolari dei diritti entro nove mesi dalla chiusura dell'anno finanziario; la trasparenza attraverso la pubblicazione dello statuto, delle linee generali, degli importi dovuti ai titolari di diritti nonché una relazione di trasparenza annuale contenente queste ed altre informazioni sugli importi raccolti e distribuiti.
  Sono princìpi contenuti nelle direttiva. Il Parlamento, nel delegare il Governo, potrebbe fissare alcuni paletti molto precisi, che recepiscano ed eventualmente integrino i princìpi della direttiva, così da indicare la strada che la riforma della SIAE deve seguire. La SIAE ha bisogno di una riforma, soprattutto per quanto riguarda la trasparenza territoriale, oltre che con riferimento alla gestione nazionale e al meccanismo dei mandatari. Il fatto, però, che una cosa non funzioni come dovrebbe non è un buon motivo per cambiare il sistema.
  In questo momento, in un mondo globalizzato e integrato a livello europeo, in cui il tema del copyright diventerà sempre più garanzia della libertà alla creatività, penso che non si debba rinunciare – solo perché non funziona come dovrebbe – a uno strumento che ci consente di essere forti al tavolo con gli altri partner europei e nel mercato globale. È invece una ragione per cambiarlo profondamente. Ritengo, pertanto, che la strada in questo momento più utile al Paese sia quella di una riforma profonda della SIAE.
  Usando tutti i condizionali del caso – perché non spetta a me decidere di ammissibilità Pag. 6 o quant'altro con riferimento agli emendamenti presentati – un emendamento che vada nella direzione di delimitare un'ipotetica delega per la riforma della SIAE potrebbe anche mettere mano al tema, affrontato più volte in Parlamento e mai risolto, dei confini dell'applicazione del diritto d'autore, stabilendo in quali casi si può non riscuotere il diritto d'autore: tante volte si è parlato di concerti al di sotto di un certo numero di spettatori, oppure di facilitazioni per i giovani autori o, ancora, di eventi particolari per i quali sarebbe utile un'operazione di riduzione o esenzione. Il Parlamento su questo può legiferare e queste norme varrebbero sia per la SIAE sia per eventuali altre società di collecting, se si scegliesse una strada diversa da quella che io ho indicato.
  Il quadro legislativo in materia di riscossione del diritto d'autore in cui esse dovrebbero operare sarebbe comunque quello che stabilirà il Parlamento.

  PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro Franceschini per il suo intervento.
  Do quindi la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  LUIGI DALLAI. L'approccio del Ministro mi pare molto convincente. La mia domanda è semplice. Nel caso in cui il Parlamento discutesse di possibili riforme della SIAE nell'ottica di scorporare dal diritto d'autore alcune attività, come ad esempio quelle benefiche, l'ipotesi allo studio è percorrere la via interna alla SIAE, ovvero differenziando le varie attività dentro la SIAE, oppure affiancare la SIAE con altre società di gestione sul modello delle Creative Commons, affinché alcune tipologie di attività ricadano sotto una gestione non più economicamente vantaggiosa, ma rispondente ad altri dettami legislativi che noi andremo a definire?
  Nello specifico, le chiedo se il Governo pensi di intervenire con stanziamenti o fondi specifici per agevolare le Creative Commons con riferimento ad attività afferenti al diritto d'autore che non siano solo quelle concertistiche o le rappresentazioni delimitate nel tempo, bensì anche l'editoria on-line e il mercato digitale, che sarà poi integrato a livello europeo.

  UMBERTO D'OTTAVIO. Ringrazio il Ministro per l'occasione e per la linea che ha illustrato. Io credo che il passaggio chiave del ragionamento del Ministro sia che una cattiva gestione non deve portarci a prendere decisioni non ponderate. Se non ricordo male, sono state depositate otto o nove proposte di legge che riguardano la SIAE e la differenza tra queste proposte sta proprio nell'idea di liberalizzare, come auspica qualcuno, oppure di tutelare un patrimonio qual è la SIAE, patrimonio che lascia molto a desiderare perché, più che una risorsa, è diventato un problema.
  Come diceva il collega Dallai, dobbiamo assumere tutti i punti di vista, a cominciare da quello dell'autore, che ha bisogno che venga riconosciuta la sua creatività. La parte burocratica, pertanto, deve essere una percentuale molto bassa, mentre oggi la percentuale di risorse che va in burocrazia, piuttosto che in diritto d'autore, è altissima. Il tema è questo.
  La burocrazia è tale che la SIAE, spesso, costa più dello spettacolo stesso, soprattutto quando parliamo di giovani. Molti giovani rischiano di non pagare la SIAE, perché la loro esibizione costa meno della denuncia dell'evento alla SIAE. Alcuni aspetti non stanno più in piedi e rischiano di ostacolare la creatività.
  Se mettiamo tutto insieme ordinatamente, dando il peso giusto alle cose, possiamo fare qualcosa di positivo. Per quanto mi riguarda, è importante svolgere audizioni, perché molte associazioni hanno già deciso di andare verso la liberalizzazione. Il monopolio della SIAE è nei fatti, ma non è stabilito per legge e succede che per un evento si debbano pagare più diritti d'autore per diversi contenuti.
  Credo davvero che, sebbene abbiamo poco tempo, questa sia l'occasione per fare chiarezza e tenere insieme tutti gli interessi. Per finanziare la creatività occorrono spettacoli, ma questi spettacoli devono essere possibili, altrimenti sorge un problema.

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  ANDREA ROMANO. Ringrazio il Ministro Franceschini per il suo tempo e per la sua esposizione molto chiara.
  Mi limito a due considerazioni. In primo luogo, lo stesso Ministro ha ricordato, con molta trasparenza, il suo cambiamento di opinione rispetto all'inizio del suo mandato. Ricordo che il Ministro ebbe la gentilezza di rispondere a un'interrogazione in Aula comunicando un orientamento non ostile alla prospettiva della liberalizzazione sul modello francese – citato in quel caso – ovvero non una liberalizzazione caotica, ma una specializzazione settoriale, che avrebbe potuto permettere alle varie categorie di produttori di cultura di avere ognuno la facoltà di associarsi a una collecting specifica. C'è stato un mutamento di opinione di cui bisogna prendere atto.
  Il mio vuole essere uno stimolo in positivo. Lei ha giustamente sottolineato l'esigenza che l'Europa si strutturi meglio da questo punto di vista e ha ricordato casi numerosi di cooperazione sovranazionale in campo europeo tra Collecting societies. Come diceva il collega D'Ottavio, in chiave di audizioni e di raccolta di opinioni a livello parlamentare, anche tenendo conto delle proposte di legge che sono state presentate da più parti, credo che un punto dirimente sia la scelta di riformare la SIAE in quanto tale, scelta che sarebbe legittima e autorevole, ma che non dobbiamo dimenticare è già stata tentata in passato. La SIAE, oggi, è già molto diversa da come era prima e, per fortuna, i «profili imbarazzanti» sono molto diminuiti rispetto a qualche anno fa.
  Tuttavia, c'è un limite strutturale al fatto che la SIAE sia monopolistica o meno. Un conto è la riforma della SIAE; un conto è la riforma dell'ordinamento legislativo all'interno del quale la SIAE opera. Nella proposta di legge che ho presentato, come in altre che ho visto, non c'è alcun intento punitivo nei confronti della SIAE. Anzi, c'è la chiara volontà di rafforzarne, valorizzarne e salvaguardarne non solo la componente lavorativa, ma anche la grandissima competenza che la SIAE ha maturato.
  Il dubbio con il quale concludo è se questo lavoro a livello europeo, come lei ha giustamente sottolineato, non possa essere svolto meglio, anche dall'Italia, in una chiave di superamento del monopolio, immaginando un quadro di Collecting societies che, sul modello francese che lei citava, siano collecting settoriali, ognuna delle quali possa far valere meglio la capacità di tutelare il diritto d'autore nel settore specifico nel quale opera.

  LUIGI GALLO. Come membro del Parlamento, percepisco in questa legislatura ingerenze molto forti e ne sono infastidito.
  Lo stesso collega Romano, che è intervenuto prima, ha presentato una mozione in Parlamento per superare il monopolio della SIAE e andare verso un sistema di liberalizzazione del diritto d'autore. Di quella mozione si è svolta la discussione generale, ma non si è giunti alla fase di votazione. È l'unica mozione in questa legislatura ad aver subito questa procedura: è stata ritirata, insieme alle altre mozioni che erano state abbinate.
  Arriva poi il presidente della SIAE e ci mostra un modello – naturalmente parziale – che rappresenta il sistema italiano come quello migliore per tutelare il diritto d'autore. Arriva, oggi, il Ministro Franceschini e cerca di dare un indirizzo ben preciso al Parlamento.
  Spero che questo Parlamento, che ha dimostrato di avere una visione molto chiara di quella che potrebbe essere la tutela del diritto d'autore nel ventunesimo secolo, possa camminare con le proprie gambe e non subire pressioni esterne.
  Non riesco a capire se questa ingerenza provenga dal Governo, dalla SIAE, dalle cosiddette major o dai grandi autori italiani, perché attualmente il sistema SIAE tutela i grandi autori italiani, ma non i piccoli e i giovani. Il sistema previsto dalla direttiva europea permetterebbe, invece, agli autori che non si sentono tutelati dalla SIAE di far tutelare i propri diritti d'autore da un altro soggetto. Nessuno sta «sparando» sul diritto d'autore. È una questione di libertà.
  Al di là delle indicazioni lette dal Ministro Franceschini, la direttiva dice anche Pag. 8che i titolari dei diritti dovrebbero essere liberi di poter scegliere l'organismo di gestione collettiva o l'entità di gestione indipendente cui affidare la gestione dei propri diritti. Se qui abbiamo un monopolio, non abbiamo la libertà dei soggetti che vogliono tutelare il proprio diritto d'autore di scegliere l'organismo che li tuteli. Se qualcuno si accorge di non essere tutelato dalla SIAE, ha la libertà di poter scegliere un altro soggetto che lo tuteli meglio? In Italia no. Questo è il tema.
  Si fa il confronto con la Francia, ma mi piacerebbe che si facesse il confronto anche con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, i cui sistemi, che penso tutti quanti conosciamo, permettono a piccole sigle, cantautori e gruppi indipendenti, sconosciuti, underground di diventare famosissimi e sfondare nelle vendite. Sono sistemi liberalizzati che danno la possibilità al giovane autore emergente di scalare il proprio settore. Qui è molto più difficile e, forse, un limite lo pone anche il monopolio della SIAE.
  Spero che la discussione su questo tema resti aperta e i parlamentari non subiscano eccessivamente l'indirizzo che, oggi, il Governo esprime in maniera chiara attraverso questa audizione.

  FRANCESCA BONOMO. Vorrei davvero ringraziare il Ministro Franceschini per la sua esposizione e per il confronto di oggi.
  L'argomento è molto controverso e complicato, anche per i suoi aspetti tecnici: è molto difficile da approfondire e trovare anche il giusto equilibrio tra i diversi interessi in gioco. Ecco perché vorrei ringraziare, associandomi alle parole del collega Romano, per l'onestà con la quale il Ministro ha detto di avere cambiato idea, come anch'io personalmente ho fatto nel momento in cui mi sono interessata alla materia.
  Da un lato, c'è lo sviluppo delle nuove tecnologie e la necessità di riuscire a fruirne più liberamente, ma anche delle opere di ingegno, grazie e attraverso di esse. Questo era uno degli stimoli offerti dal collega Dallai, cioè come poter garantire, per esempio, la possibilità di rinunciare alla licenza di Creative Commons, quindi, anche da parte dell'autore, ai propri diritti, cosa che attualmente nel nostro sistema italiano non è possibile.
  Dall'altra parte, c'è la necessità che è sempre stata garantita ed è sempre stata appoggiata – penso anche dal lavoro che abbiamo portato avanti – che è quella di tutelare comunque in sé il diritto d'autore.
  Per esempio, io sono sempre stata contraria alle sollecitazioni di esentare dal pagamento dei diritti i piccoli concerti, perché secondo me è necessario. Infatti, c'è stata una percezione forse sbagliata della SIAE e del diritto d'autore che sono visti all'esterno, anche dai fruitori, dagli stessi gestori di locali e da tutti, come una tassa e non come un diritto dell'ingegno. Questo è accaduto, perché c'è stata l'inefficienza di un sistema che ha portato a una percezione sbagliata. Sono sempre stata contraria rispetto al non pagare la SIAE, perché come si paga, per esempio, tutto il resto quando si organizza una festa, cioè le bevande e l'elettricità, bisogna pagare il diritto d'autore.
  Forse si può trovare un compromesso: forfettizzare l'entità dei diritti per concerti di piccolo numero o, comunque, in alcuni casi, è una possibile soluzione. Io sarei contraria all'esenzione, a meno che non ci sia una finalità benefica, però anche lì bisognerebbe verificarne gli obiettivi. Forse si è arrivati a questo punto perché c'è stato un sistema, garantito anche da questo monopolio, che non è stato efficiente.
  Su questo vorrei svolgere alcune riflessioni, ricordando che non era neanche la mia posizione iniziale quella di arrivare per forza alla liberalizzazione e che sono anch'io cosciente del fatto che la liberalizzazione sui diritti connessi è stata fatta in maniera non efficace. Penso che una liberalizzazione senza criterio o anche solo dare, un anno e mezzo dopo, i criteri di trasparenza e di governance delle società che dovevano essere sul mercato significava creare un sistema di non chiarezza.
  Mi chiedo come si possa garantire e come lei, Ministro, pensi di garantire questo criterio della scelta, dettato appunto dalla direttiva all'articolo 5. Lo chiedo anche quale rappresentante della XIV Commissione, Pag. 9 perché penso che possa essere un punto che possa condurre a un'eventuale infrazione.
  D'altro canto, adesso c'è stata una liberalizzazione e nella direttiva si parla di diritti connessi e di diritto d'autore come un sistema che deve essere unico, così com'è, infatti, in tutti gli Stati europei. Come si può, però, nel momento in cui c'è stata una liberalizzazione dei diritti connessi, non garantire lo stesso sistema anche per il diritto d'autore, cioè, non ci sarebbe un problema di concorrenza dei mercati diversi? L'Antitrust, su questo, non avrebbe nulla da dire?
  L'ultima cosa che vorrei dire, prendendo spunto dall'intervento del collega Romano che in parte condivido, è che io approvo la sua posizione, perché ovviamente il sistema che noi dovremmo cercare di garantire oramai non è solo più nazionale, ma deve avere l'aspirazione di essere un sistema sovranazionale, quindi europeo. Inoltre, il fatto di avere dei consorzi che possano mettere insieme le diverse società a livello europeo può essere solo un punto di forza per poter contrattare e rapportarsi rispetto ai grandi stakeholder, come YouTube, come Google e così via.
  Per esempio, lei citava il consorzio creato adesso dalla SIAE. In questo caso, «Armonia» ammette al suo interno solo diritti che riguardano la musica, per cui è sempre la stessa storia, anche in SIAE.
  Io stessa, per esempio, ho ammesso con la mia proposta di legge il fatto che fosse un punto di forza per SIAE riuscire a intermediare diritti differenti e poter fare eventualmente anche solidarietà tra arti diverse, però poi nella pratica gli altri tipi, cioè il teatro o le altre arti, sono sempre quelli svantaggiati rispetto alla musica. Anche quando c'è un consorzio, questo riguarda sempre la parte della musica. Tutti gli altri settori, che nella nostra SIAE sono insieme al resto, ma per gli altri non lo sono, ovviamente vengono sempre messi in secondo piano, quindi mi chiedo se in qualche modo non possa essere conveniente svolgere una riflessione in tal senso. Lo dico perché altrimenti tali settori di nuovo sarebbero schiacciati rispetto agli altri, quindi mi chiedo come evitare che questo avvenga.
  Colgo l'occasione per ringraziare il Ministro anche per la disponibilità a ricercare delle soluzioni insieme al Parlamento e a non considerare questa responsabilità come una sola responsabilità governativa.

  MARIA COSCIA. Vorrei ringraziare il Ministro, perché credo che finalmente ci stiamo incamminando su una giusta direzione per far fronte a un tema che proviamo – come i colleghi sottolineavano – da un po' di tempo ad affrontare. Si tratta di un tema delicato che si inserisce in una storia della SIAE che non è stata, tra virgolette, «esemplare», soprattutto negli anni passati.
  Penso che si debba affrontare questo nodo, cioè quello del funzionamento della SIAE, da un duplice punto di vista.
  Il primo punto di vista è come tutelare nel modo giusto i diritti degli autori, cioè di coloro che realizzano le opere di ingegno.
  D'altra parte, c'è anche il punto di vista degli utenti, perché probabilmente una serie di problemi si verifica nei territori per la gestione che si realizza attraverso i vari mandatari. Ciò dipende dal fatto che si fanno ispezioni presso alcune realtà e non presso altre o addirittura che si tende a interpretazioni più o meno restrittive a seconda dei vari territori e delle varie realtà o dei settori d'intervento, quindi questo è un problema molto serio.
  Inoltre, ci si chiede come sia possibile sostenere e far emergere nuovi autori, perché di questo parliamo: se non c'è un ricambio generazionale, c'è il rischio che non ci sia futuro nella creatività di questo Paese.
  A mio avviso, se questi sono i temi, a questo punto possiamo fare un passo avanti, perché il tema non è più liberalizzare o meno. Come ci diceva il Ministro, c'è un problema di carattere più generale, che riguarda il fatto che bisognerebbe determinare le condizioni perché a livello europeo vi sia sempre più la capacità di avere strutture e risorse in grado di valorizzare la creatività in tutti i Paesi europei, a partire dalle diverse esperienze che ci sono. Pag. 10
  Mi pare che sia emerso, anche dagli interventi dei colleghi, che il problema non è avere più società, perché forse si correrebbe il rischio contrario, cioè, avendo più società, sarebbero i punti deboli a pagarne le spese, ma è quello di avere l'obiettivo di far emergere le forze più giovani.
  Non dobbiamo perdere questa occasione, perché già ci provammo lo scorso anno e non ci riuscimmo. Secondo me, è un'occasione molto importante – questa della legge di delegazione europea – da non perdere per provare a ragionare, individuando i temi piuttosto che affrontare il problema al rovescio, chiedendosi «liberalizzazione, sì o no?», come mi pare dicevano i colleghi, e intorno a questo costruire una proposta che sia capace di rendere il nostro Paese competitivo e in grado di associarsi con altre realtà.
  Da un lato, dobbiamo pensare attentamente a come riorganizzare, ristrutturare e migliorare gli strumenti che abbiamo, a partire dalla SIAE e, dall'altro, capire come affrontare a livello normativo le questioni di cui ci siamo tante volte occupati come parlamentari, cioè la possibilità di evitare che si paghi la SIAE per certi spettacoli piuttosto che per altri e quella di sostenere realtà giovanili, e così via.
  È chiaro che per far questo ci deve essere una norma generale: occorre necessariamente una legge.
  Io penso che dobbiamo ragionare sui contenuti e sui punti che vogliamo affrontare, per poi arrivare a verificare se ci sono le condizioni, che a mio avviso ci sono, per la riforma della SIAE, che dovrà andare nella direzione che noi indichiamo.

  MARINA BERLINGHIERI. Ringrazio, da parte mia e di tutta la Commissione, il Ministro per la sua presenza. Vorrei solo svolgere un paio di riflessioni, facendo anche il punto della situazione.
  Stiamo parlando della legge di delegazione europea e siamo nella fase di recepimento di una direttiva europea che riguarda la governance degli organismi di gestione collettiva. Questa governance riguarda non tanto chi fa cosa, ma come funzionano questi organismi e come devono funzionare. Lo scopo della direttiva è quello di migliorare il funzionamento degli organismi di gestione collettiva. Viene lasciato nella direttiva ampio spazio agli Stati membri per farli funzionare meglio.
  Qualche collega citava prima la questione della libera scelta. L'articolo 5 della direttiva prosegue, rispetto a quanto è stato letto, e aggiunge che i titolari dei diritti hanno il diritto di autorizzare un organismo di gestione collettiva di loro scelta a gestire i diritti, indipendentemente dallo Stato membro di nazionalità, di residenza o di stabilimento dell'organismo di gestione collettiva o del titolare dei diritti, quindi la libera scelta non è all'interno dello Stato nazionale, ma è da vedersi all'interno dell'Unione europea.
  La scelta, come sottolineava correttamente il Ministro prima, è tutta interna, cioè riformare la SIAE consente di recepire la direttiva senza andare verso una procedura di infrazione, per cui dobbiamo decidere noi se tenere un meccanismo come quello che abbiamo avuto fino a ora, riformandolo e facendolo funzionare meglio, o cambiare sistema.
  Nelle nostre audizioni che abbiamo svolto in Commissione, in cui abbiamo sentito anche le piccole società che, per esempio, si occupano di diritti connessi, i piccoli soggetti hanno paventato il rischio che un sistema troppo frammentato finisca per farci diventare ininfluenti su un mercato che è globale, complessivo e molto grande, perché abbiamo prodotti di grande qualità, ma siamo piccoli.
  Chiudendo queste riflessioni, mi sentivo di condividere con voi una riflessione che è un po' più ampia: tra poco andremo in Aula e approveremo la risoluzione sulla partecipazione del nostro Paese all'Unione Europea. Ci sarà una relazione in cui diremo che dobbiamo essere più presenti e che dobbiamo essere all'altezza di governare i grandi cambiamenti che il mondo ci mette davanti, facendo sinergia in modo forte con l'Europa.
  Io non credo che possiamo in linea teorica dire delle cose e poi, ogni volta che le dobbiamo tradurre in qualche provvedimento che tocca degli interessi pratici, tornare a guardare il mondo dal buco della Pag. 11serratura, altrimenti i grandi processi di globalizzazione che vanno avanti a prescindere dalla nostra volontà probabilmente ci travolgeranno sempre.

  PRESIDENTE. Do la parola al Ministro Franceschini per replica.

  DARIO FRANCESCHINI, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Intanto vorrei fare un ringraziamento non formale, perché, anche se è naturale che ci siano opinioni diverse e momenti di scontro su tanti temi in Parlamento, in questo caso mi pare che ci sia un terreno comune importante, che è quello della difesa del diritto d'autore. Vi ripeto che, mentre pare scontato nel nostro Paese, nemmeno nel dibattito europeo questo è un tema così acquisito, e ora stiamo discutendo sulle modalità migliori per potere esercitare, tutelare, garantire e riscuotere il diritto d'autore, quindi mi pare che la condivisione sia importante.
  In secondo luogo, stiamo ragionando su come recepire la direttiva europea. In merito, come ha detto l'onorevole Berlinghieri, l'articolo 5 della direttiva reca: «I titolari dei diritti hanno il diritto di autorizzare un organismo di gestione collettiva di loro scelta a gestire i diritti, le categorie di diritti o i tipi di opere e altri materiali protetti di loro scelta, per i territori di loro scelta, indipendentemente dallo Stato membro di nazionalità...», quindi fa riferimento al rapporto tra Stati diversi, non dentro lo stesso Stato.
  Tant'è vero che la Corte di giustizia dell'Unione europea, con la sentenza del 27 febbraio 2014, ha confermato la legittimità per il diritto europeo della scelta di uno Stato membro di attribuire a una società, in esclusiva, l'intermediazione del diritto d'autore.
  La direttiva ci impone determinati criteri di trasparenza di gestione, nel caso che si scelga una società che ha l'esclusiva della gestione, o altri criteri, nel caso che si scelga la strada della liberalizzazione, quindi abbiamo la possibilità di scegliere stando dentro la direttiva. Il resto è un dibattito assolutamente fisiologico.
  Funziona meglio allo stato attuale una riforma della SIAE o funziona meglio una liberalizzazione verticale, magari, come diceva l'onorevole Romano, sul modello francese? Onorevole Gallo, francamente io non ho avuto pressioni e complotti men che meno vi sono stati. Avevo detto solo in modo trasparente, mentre approcciavo il tema – non da esperto che se ne occupa direttamente – che, forse, la liberalizzazione consente di superare i limiti nel rapporto con i territori di gestione della SIAE.
  L'ho detto confrontandomi con gli altri, in particolare con i francesi, che ci hanno raccontato negli incontri bilaterali che questo problema della divisione di società verticali crea per loro un mucchio di complicazioni nei rapporti con l'utenza, perché per lo stesso pezzo musicale hai a che fare con tre soggetti diversi e devi pagare tre diritti diversi e perché c'è un indebolimento. Tant'è vero che, come è stato ricordato dall'onorevole Bonomo, la SIAE ha fatto l'accordo con la SACEM francese, perché la SACEM gestisce i diritti musicali in una posizione equivalente a quella della SIAE, ma non gli altri diritti. L'avremmo fatto anche sul resto, ma il resto è tutto frammentato, quindi non hai l'interlocutore.
  Rispetto a questo, come ho detto, ho cambiato idea. Vale sempre la pena ricordare Pietro Nenni, quando diceva che solo i morti e gli imbecilli non cambiano mai idea, quindi mi sento di dire che si può cambiare idea.
  Sulla base dell'esperienza, dell'esigenza e di quello che sta avvenendo nel mondo dalla globalizzazione, ritengo che, siccome l'Italia non è molto forte, sia meglio conservare una cosa che ci renda forti al tavolo della trattativa con i nostri partner europei e al tavolo del confronto con chi ormai, da Google a YouTube fino a tutti i grandi giganti della rete, è in una posizione di forza.
  L'abbiamo appena fatto in altri settori. Il Parlamento, sul cosiddetto parity rate riesce ad avere una posizione insieme all'Europa. Certo, se potessi scegliere, direi che serve una società europea. Siamo già piccoli, ma il mercato della creatività europea Pag. 12 è talmente forte che, a quel punto, si siede e detta le condizioni anziché subirle. Quindi, direi che serve quello.
  Il consorzio che ho citato, «Armonia», non è una cosa teorica, è una cosa che opera da tre anni, per ora tra sei Paesi. Ce n'è un altro parallelo, che ho citato, in merito alla Germania. Insomma, penso che anche da questo punto di vista si debba andare verso fenomeni aggregativi: dato che la società unica europea è un'utopia, come molte cose – per ora, almeno – dell'integrazione europea, si può andare in quella direzione, ed è bene che ci andiamo con un soggetto forte.
  Penso che sia più conveniente per il Paese la strada dell'esclusiva e della riforma della SIAE. Peraltro, la liberalizzazione ha tra le varie controindicazioni che, oggi, la SIAE impone una tariffa unica, quindi la tariffa unica vale per l'esordiente, per il giovane e per il big che vende milioni di copie del suo libro o del suo disco. Nel momento in cui si va alla liberalizzazione, chi è che garantisce la parità di trattamento? I forti hanno gli strumenti per difendersi. Le tariffe differenziate non le si ferma più, a quel punto, perché nella liberalizzazione si hanno tariffe differenziate. Quindi, ci sarà chi ha le spalle robuste per farsi la sua società o per proteggersi, mentre i più deboli, i giovani, gli esordienti saranno messi in mano al mercato, e il mercato, come sapete, non garantisce sempre. Tant'è vero che noi, anche in una situazione di esclusiva, ci poniamo il problema più volte di come tutelare gli esordienti, i giovani musicisti, quelli che hanno poche persone ai concerti, anche dentro un sistema di esclusiva: immaginiamoci in un sistema liberalizzato.
  Detto questo, va bene così com'è la SIAE? No. Penso, anche da questo punto di vista, che siano stati fatti dei passi avanti. C'è un presidente nuovo, che credo abbiate ascoltato, che è molto competente e che sta mettendo mano alla SIAE. Abbiamo già fatto degli interventi legislativi. Il Parlamento ha approvato, nella legge di stabilità, un emendamento molto importante. Siccome due anni fa abbiamo aumentato il diritto di copia privata – ci fu una polemica, a suo tempo – volevamo che ci fosse la possibilità che una parte di quei proventi finisse ai giovani autori, ma serviva il consenso di tutte le categorie, gli autori e così via, e non è stato possibile costruirlo. Il Parlamento, allora, ha approvato una norma per cui dal 2016 la SIAE, sulla base di una direttiva del ministro, dovrà destinare 10 milioni di euro ai giovani, agli esordienti, alle opere prime (stiamo scrivendo in questi giorni). Quindi, abbiamo la possibilità di intervenire legislativamente per regolamentare le cose che non vanno e – aggiungo, anche utilizzando le cose molto precise che dice la direttiva – per stabilire i binari entro i quali deve avvenire una riforma profonda della SIAE.
  Penso che questa sia la strada che conviene al Paese. Poi, evidentemente, il Parlamento è sovrano e lo so benissimo.

  PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro Franceschini, anche per la chiarezza delle sue posizioni.
  Dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 15.10.