CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 30 marzo 2017
794.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Ambiente, territorio e lavori pubblici (VIII)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

5-10841 Pellegrino: Sull'istituzione dell'albo dell'attività di direttore parco.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con riferimento alle questioni poste, sulla base degli elementi acquisiti dalla competente Direzione Generale, si rappresenta quanto segue.
  Occorre evidenziare, in via preliminare, che la procedura concorsuale per l'aggiornamento dell'Albo degli idonei all'esercizio dell'attività di Direttore di Parco attivata con decreto del Ministro dell'ambiente del 25 luglio 2007 si è conclusa con la pubblicazione della lista degli idonei avvenuta con decreto del 19 marzo 2010.
  Peraltro, si fa presente che in attuazione delle previsioni di cui all'articolo 26 del decreto-legge n. 112 del 2008, inerenti anche l'emanazione di regolamenti di delegificazione volti al riordino degli enti pubblici non economici, tra i quali si annoverano gli Enti Parco, è stato emanato il decreto del Presidente della Repubblica n. 73 del 2013 relativo al «Regolamento recante riordino degli Enti vigilati dal Ministero dell'ambiente e della tutela del Territorio e del Mare». Tale regolamento ha avuto un impatto su alcune disposizioni della legge quadro sulle aree protette disciplinanti gli Enti Parco sottoposti alla vigilanza del Ministero dell'ambiente, modificando tra l'altro le disposizioni che disciplinano la composizione del Consiglio Direttivo e della Giunta Esecutiva degli Enti Parco. Conseguentemente, tutti gli Enti Parco hanno provveduto all'adeguamento dei propri statuti con deliberazioni consiliari, presidenziali o commissariali, in modo da consentire l'avvio del previsto iter per la ricostituzione dei Consigli Direttivi.
  Sul tema in questione, tenuto conto anche delle predette novità legislative, è sorta l'esigenza di aggiornare i requisiti per l'ammissione all'esame di idoneità ed è stato allo scopo, predisposto il nuovo schema di decreto recante «Regolamento dell'Albo degli idonei all'esercizio dell'attività di direttore di ente parco nazionale ai sensi dell'articolo 2, comma 26, della legge 9 dicembre 1998, n. 426» che detta le nuove regole per le modalità di iscrizione all'albo ed i requisiti per l'ammissione al concorso previsti dalla vigente normativa e con il quale viene, tra l'altro, abrogato il decreto ministeriale 10 agosto 1999. Tale procedura si è conclusa con l'emanazione del relativo decreto ministeriale n. 143 del 15 giugno 2016.
  Successivamente, in data 23 settembre 2016, è stato emanato il decreto direttoriale recante «Modalità di valutazione dei titoli per l'esercizio dell'attività di direttore di ente parco nazionale». In seguito, in data 13 gennaio 2017, è stato pubblicato il bando di concorso, per titoli, per l'aggiornamento dell'albo degli idonei all'esercizio dell'attività di Direttore di Parco Nazionale il cui iter è attualmente in corso.
  Ad ogni modo, al fine di assicurare la piena governance degli Enti Parco, si evidenzia che nel corso del 2016 gli stessi Enti, ove necessario, sono stati sollecitati a provvedere all'individuazione della terna di candidati di cui all'articolo 9 della legge n. 394/1991, al fine di assicurare il pieno e corretto funzionamento della gestione dell'Ente. Ciò testimonia che i Parchi non solo sono stati sollecitati, ma è stato verificato continuamente lo stato di attuazione delle procedure attraverso l'attività di vigilanza.Pag. 65
  Per completezza di informazione, si deposita un prospetto riguardante la situazione dei Parchi che ad oggi risultano con la figura del Direttore facente funzioni.
  Come è noto, si ricorda infine che è all'esame della Camera il disegno di legge di riforma della predetta legge quadro sulle aree protette che, tra le varie misure, prevede un nuovo sistema di governance ed, in particolare, un nuovo sistema di nomina dei Direttori degli Enti Parco volto a rendere più celere la relativa procedura nonché a rafforzare il principio di distinzione tra le politiche di indirizzo e di gestione. Conseguentemente, una rapida approvazione del provvedimento favorirebbe la valorizzazione del capitale naturale delle aree protette.

Pag. 66

Pag. 67

ALLEGATO 2

5-10990 Carrescia: Sulla sospensione dell'efficacia delle linee guida dell'ISPRA per lo smaltimento dei rifiuti in discarica.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con riferimento alle questioni poste si segnala in via preliminare che, come noto, a seguito della modifica normativa apportata al comma 1 dell'articolo 7 del decreto legislativo n. 36 del 2003 dall'articolo 48 del cosiddetto collegato ambientale, l'ISPRA ha adottato, in data 7 dicembre 2016, il documento n. 145/2016 recante «Criteri tecnici per stabilire quando il trattamento non è necessario ai fini dello smaltimento dei rifiuti in discarica ai sensi dell'articolo 48, della legge 28 dicembre 2015, n. 221».
  A seguito dell'adozione di tale atto, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha convocato, in data 26 gennaio 2017, una riunione tecnica con ISPRA, al fine di discutere l'impatto dei «Criteri tecnici» sopra richiamati nell'attuale contesto normativo ed operativo, anche al fine di esaminare le possibili criticità derivanti dall'adozione di quest'ultimi.
  A seguito dell'istruttoria condotta dal Ministero in collaborazione con ISPRA risultano non sussistenti i principali profili problematici segnalati dall'interrogante. Ciò in quanto, tali Criteri tecnici definiti da ISPRA riguardano – in base alla disposizione legislativa che i medesimi sono chiamati ad applicare – esclusivamente il conferimento di rifiuti senza trattamento preliminare. Conseguentemente, anche qualora i medesimi facciano riferimento a parametri discordanti rispetto a quelli del decreto ministeriale del 27 settembre 2010 che riguarda il conferimento di rifiuti a seguito di trattamento preliminare, non può comunque ravvisarsi contrasto con quest'ultimo. Si tratta, dunque, di due atti destinati ad avere campi di applicazione differenti.
  Inoltre, il comma 5 del predetto decreto legislativo, tutt'ora vigente, prevede che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con il coinvolgimento di altre amministrazioni, definisca con proprio decreto i «criteri di ammissione in discarica» dei rifiuti.
  Sulla base di quanto riportato, si fa presente che la vincolatività dei «Criteri tecnici» individuati da ISPRA ai sensi dell'articolo 48 della legge n. 221 del 2015 non si dispiega – direttamente ed immediatamente – nei confronti degli operatori del settore, ma soltanto con riguardo al decreto ministeriale previsto dall'articolo 7, comma 5, del decreto legislativo n. 36 del 2003. Pertanto, i predetti «Criteri tecnici», per essere efficaci nell'ordinamento, dovranno essere recepiti mediante l'apposito decreto ministeriale.
  Sarà, dunque, cura del Ministero predisporre una nuova versione del decreto di cui all'articolo 7, comma 5, del decreto legislativo n. 36 del 2003, che – tra l'altro – abbia modo di disciplinare, alla luce dei «Criteri tecnici» elaborati da ISPRA, anche il conferimento in discarica di rifiuti non trattati. In quell'occasione potrà peraltro essere valutata l'opportunità di predisporre una adeguata normativa transitoria al fine di consentire gli adeguamenti amministrativi e infrastrutturali che si rendessero necessari. Nella fase di preparazione del decreto il Ministero intende, altresì, coinvolgere tutti i soggetti interessati, al fine di condividere osservazioni e suggerimenti in merito alle questioni in oggetto.Pag. 68
  Ad ogni modo, in considerazione dello stato di incertezza interpretativa nel settore, manifestato anche dall'onorevole interrogante, il Ministero ritiene opportuna l'adozione di una circolare esplicativa, al fine di chiarire la natura giuridica dei «Criteri tecnici» di ISPRA e i loro rapporti con il decreto ministeriale ex articolo 7, comma 5, del decreto legislativo n. 36 del 2003.

Pag. 69

ALLEGATO 3

5-10991 Micillo: Sull'aggiornamento della situazione delle ecoballe in Campania, anche con riferimento all'utilizzo di fondi di provenienza governativa.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con riferimento alle questioni poste in merito ai roghi divampati per cause di natura quasi sicuramente dolosa in località «Lo Spesso» a Taverna del Re nella notte tra il 18 e il 19 marzo scorso, si evidenzia, in via preliminare, che spetta alle autorità locali preposte la verifica e l'adozione delle misure necessarie a scongiurare eventuali rischi per la salute e l'ambiente, trattandosi di fatti ed elementi di elevata specificità e puntualmente localizzati. A tal proposito, la regione Campania ha fatto presente che sono state da subito avviate le operazioni di messa in sicurezza riguardanti l'area interessata dall'incendio. Sempre secondo quanto riferito dalla regione, al fine di verificare l'entità dei danni ambientali prodotti dall'incendio in questione, la Struttura di Missione per lo smaltimento dei rifiuti stoccati in balle ha chiesto all'ARPAC di trasmettere un report sui dati di monitoraggio in continuo della qualità dell'aria da effettuarsi tramite le centraline ubicate nelle vicinanze del sito interessato. L'ARPAC, con nota del 22 marzo scorso, ha comunicato che «non si registrano nella zona di riferimento particolari criticità e in relazione all'evento in oggetto non sono state registrate situazioni significative di inquinamento atmosferico».
  Per quanto attiene, invece, la gestione delle ecoballe, si evidenzia che, come previsto dal decreto-legge 185 del 2015, il 26 novembre 2015 la regione Campania ha approvato il Piano Stralcio Operativo per lo smaltimento delle ecoballe. Il cronoprogramma delle attività contenute nel Piano Stralcio prevede il completamento delle stesse entro dicembre 2017. Il successivo 23 dicembre 2015, la regione ha inoltre approvato il Piano Straordinario d'interventi per le ecoballe che, nel dettaglio, individua 3 filiere. La prima filiera prevede lo smaltimento presso impianti nazionali ed esteri di una quota di rifiuti pari a 800.000 tonnellate, a cui si sommano altre 200.000 tonnellate che potranno essere inviate allo stesso trattamento utilizzando le economie derivanti dalla gara per lo smaltimento del primo lotto. Questo intervento permette lo svuotamento dei 13 siti di stoccaggio minori presenti sul territorio regionale. La seconda filiera, finalizzata al recupero di materia, prevede il trattamento di circa 1,6 milioni di tonnellate di balle situate nel sito di Giugliano, nell'impianto di trito vagliatura «STIR» di Giugliano, opportunamente riqualificato, e presso un nuovo impianto della stessa tecnologia da realizzarsi nelle prossimità. La terza filiera prevede la produzione di «Combustibile Solido Secondario» (CSS), nell'impianto STIR di Caivano opportunamente riqualificato e in un nuovo impianto, della stessa tecnologia, da realizzarsi nelle prossimità.
  Nel mese di maggio 2016 sono iniziate le attività di rimozione dei rifiuti. A tal fine la regione Campania ha istituito la Struttura di Missione per lo smaltimento dei rifiuti stoccati in balle. Ad oggi, sono state rimosse circa 40.000 tonnellate di rifiuti, costituenti l'8 per cento del quantitativo totale pari a 476.794 tonnellate. La Struttura di Missione, in data 22 marzo scorso, ha richiesto alle prefetture della Pag. 70Campania un'attività di controllo straordinario delle aree oggetto dell'appalto del servizio di rimozione delle ecoballe al fine di evitare possibili ed ulteriori incendi di natura dolosa e/o colposa.
  La regione Campania ha fatto presente, infine, che nel mese di marzo è stata pubblicata la seconda gara d'appalto per la rimozione, trasporto, smaltimento presso impianti esteri, nonché recupero presso impianti nazionali e/o esteri di altre 485.140 tonnellate di RSB. Il termine di scadenza per la presentazione delle domande è fissato al 2 maggio 2017.
  Ad ogni modo, si fa presente che è intenzione del Governo esercitare il proprio diritto di rivalsa nei confronti della regione Campania.

Pag. 71

ALLEGATO 4

5-10992 Segoni: Sullo stato dei bandi pubblici per il sostegno alle attività di ricerca nelle scienze geologiche.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con riferimento alle questioni poste, sulla base delle informazioni acquisite, si rappresenta quanto segue.
  Secondo quanto riferito dal Dipartimento della Protezione Civile, le risorse derivanti dall'articolo 11 del decreto-legge n. 39 del 28 aprile 2009 riguardano l'annualità 2016 e ammontano all'1 per cento di 44 milioni di euro, pari a 440.000 euro. Si tratta, inoltre, dell'ultima annualità prevista dalla legge e, pertanto, il contributo derivante da questa fonte per le attività di ricerca finalizzate alla previsione e prevenzione dei rischi geologici previste dall'articolo 2 della legge n. 4 del 5 gennaio 2017 è relativamente limitato rispetto al quadro complessivo di finanziamento.
  Il Dipartimento della Protezione Civile ha, inoltre, evidenziato che per quanto concerne la redazione dei bandi, essi sono in corso di elaborazione. In particolare, poiché i fondi dell'articolo 11 del predetto decreto-legge erano destinati ad attività di prevenzione del rischio sismico, il Dipartimento della Protezione Civile sta seguendo l'ipotesi di mantenere tale indirizzo nella predisposizione dei bandi. Inoltre, i contenuti dei medesimi tengono conto anche delle più recenti considerazioni maturate nel corso dell'emergenza dovuta alla sequenza sismica in Italia centrale che, si rammenta, è attualmente in corso e in cui il predetto Dipartimento è ancora fortemente impegnato. Le procedure e i criteri saranno quelli utilizzati di consueto nell'ambito della ricerca scientifica, sia a livello nazionale che internazionale.
  Si fa presente, altresì, che il Ministero dell'ambiente sta impostando le attività e le procedure necessarie all'attuazione di quanto previsto dall'articolo 3 della predetta legge 4 del 2017.
  In particolare, si segnala che in data 6 febbraio 2017, allo scopo di dare operatività alla predetta normativa, il Ministero dell'ambiente ha già richiesto al Ministero dell'economia e delle finanze l'istituzione nello stato di previsione della spesa del Ministero dell'ambiente di uno specifico capitolo di spesa ove far affluire le risorse e avente ad oggetto: «spese per il finanziamento dei progetti di ricerca presentati dalle Università e dagli enti pubblici di ricerca finalizzati alla previsione e alla prevenzione dei rischi geologici».

Pag. 72

ALLEGATO 5

5-10398 Gagnarli: Su iniziative urgenti di competenze in materia di deroghe di caccia nonché di contrasto al bracconaggio.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con riferimento alle questioni poste, sulla base degli elementi acquisiti, si rappresenta che quanto segue.
  In merito alla possibilità di applicare il regime di deroga previsto dall'articolo 9 della direttiva 2009/147/CE per attuare l'esercizio venatorio nei confronti di specie di uccelli non cacciabili in Italia, quali lo Storno, il Fringuello e la Peppola, l'ISPRA, considerato che esistono soluzioni alternative, ritiene non soddisfatta la condizione necessaria per l'attuazione di tale regime di deroga. Il fatto che le tre specie per cui si chiede la deroga verrebbero cacciate con modalità differenti e in luoghi e orari diversi rispetto agli altri passeriformi cacciabili in Italia non rappresenta, secondo l'ISPRA, motivazione sufficiente per giustificare l'attuazione di detta deroga. L'Istituto ha precisato, infatti, che il regime di deroga, nel caso specifico, avrebbe di fatto come principale conseguenza l'aumento del numero di specie cacciabili sul territorio nazionale, includendone due non cacciabili in Europa, ossia il Fringuello e la Peppola, tenuto conto che lo Storno è specie cacciabile in alcuni Paesi europei ed un suo eventuale inserimento nell'elenco delle specie cacciabili in Italia è stato già in passato valutato tecnicamente accettabile dall'ISPRA.
  L'Istituto sottolinea che anche la Commissione Europea ha evidenziato in più occasioni come la necessità di mantenere attività legate alla tradizione culturale di uno Stato membro, o di regioni ad esso appartenenti, non costituisca condizione sufficiente per giustificare il regime di deroga. È necessario considerare inoltre che in Italia la caccia a specie passeriformi è, comunque, già consentita, anche attraverso l'uso di richiami vivi e da appostamento.
  Per quanto concerne, inoltre, la definizione di «piccola quantità», si fa presente che l'ISPRA ha più volte evidenziato che tale concetto, così come inteso nella «Guida alla disciplina della caccia nell'ambito della Direttiva 79/409/CEE sulla conservazione degli uccelli selvatici», non risulti applicabile alla gran parte delle specie appartenenti all'ordine dei passeriformi, e in particolare a quelle migratrici. A conferma dell'interpretazione tecnica di ISPRA, anche la Commissione Europea si è espressa in diverse occasioni su questi temi, come ad esempio nell'ambito della procedura di infrazione 2006/2131, archiviata nel dicembre 2013, nel corso della quale la Commissione precisava, circa la possibilità da parte dello Stato Italiano di riattivare il regime di «caccia in deroga», che «nel caso di un'eventuale adozione di una deroga che non rispettasse tutte le condizioni imposte dall'articolo 9 della Direttiva, ciò costituirebbe una nuova violazione della sentenza della Corte di Giustizia dell'11 novembre 2010 nella causa C-164/2009..., se venissero adottate in Italia deroghe illegittime, e ove il Governo Italiano non intervenisse in modo efficace e tempestivo per impedire che tali deroghe producano i loro effetti, la Commissione Europea non avrà altra scelta che presentare un secondo ricorso dinanzi alla Corte EU proponendo l'imposizione di sanzioni pecuniarie contro la Repubblica Italiana».
  Per quanto attiene i ripetuti casi di bracconaggio perpetrati a danno di specie protette sia in Lombardia che sul restante Pag. 73territorio nazionale, si conferma che il tema è ben noto al Ministero dell'ambiente che ha predisposto un «Piano d'azione nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici», attualmente all'esame della Conferenza Stato regioni. Si segnala, inoltre che, la prima seduta tecnica per la valutazione del Piano si è tenuta il 7 febbraio scorso, con un generale apprezzamento del documento.
  Punto centrale del Piano è la problematica connessa al nuovo assetto organizzativo derivante dall'abolizione delle province e dalla creazione del Comando Unità Tutela Forestale dello Stato, nonché dalla carenza delle risorse da dedicare alle attività di prevenzione e repressione del bracconaggio.
  Si fa presente altresì che, in relazione a segnalazioni specifiche, vengono regolarmente inviate richieste di intervento al nuovo ufficio per la Biodiversità-Riserve Naturali dello Stato, Comando Unità Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare dell'Arma dei Carabinieri (OAIO) che ha sostituito il Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato. Tale ufficio continuerà ad occuparsi anche dei reati contro il patrimonio faunistico tutelato da direttive comunitarie e convenzioni internazionali. Analogamente a quanto in precedenza svolto dal Corpo Forestale dello Stato, è previsto che, in caso di illeciti contro la fauna selvatica, vengano posti sotto sequestro gli attrezzi per la caccia vietati, i richiami vivi detenuti illegalmente, armi e munizioni e la fauna abbattuta illegalmente, comminando sanzioni penali ed amministrative ai trasgressori. È, in ogni caso, da ricordare il ruolo determinante svolto dalle regioni sulle materie in questione e, in particolare, le azioni da intraprendere per arginare il fenomeno sopra descritto.
  Alla luce delle informazioni esposte, si rassicura comunque che il Ministero dell'ambiente monitora costantemente l'impatto regolatorio delle normative di settore senza ridurre in alcun modo lo stato di attenzione su tali tematiche.