CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 30 marzo 2017
794.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Cultura, scienza e istruzione (VII)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

5-10986 Vezzali: Sull'accesso delle donne alle discipline sportive professionistiche.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, con interrogazione a risposta immediata in Commissione Cultura l'On. Vezzali mi chiede se non intenda intervenire per una riforma necessaria ed urgente della Legge n. 91 del 1981 al fine di assicurare quella parità di genere oggi assente nell'ordinamento sportivo italiano, nonché di riconoscere pari dignità professionistica alle migliaia di donne che praticano sport a livello agonistico con una conseguente equiparazione a livello contrattuale tra atleti e atlete.
  La Legge n. 91 del 1981 disciplina, appunto, il rapporto di lavoro sportivo qualificandolo come subordinato, salvo rare eccezioni.
  L'articolo 2 della legge n. 91 del 1981 delega al Coni l'individuazione delle differenze tra dilettantismo e professionismo e tale delega si traduce poi in un potere riconosciuto alle singole federazioni sportive di stabilire chi tra gli atleti è professionista e chi dilettante. Risultato di tale sistema è che in Italia soltanto 6 federazioni delle 45 riconosciute dal Coni qualificano i propri atleti come professionisti, escludendo tuttavia le donne.
  Non sarà certo sfuggito a quanti di voi hanno seguito la mia audizione in VII Commissione Senato lo scorso 23 Gennaio come già in quella sede, durante l'esposizione delle linee programmatiche di questo Ministero, abbia posto la necessità di una profonda modifica delle Legge n. 91 del 1981 che presenta molteplici profili di criticità ed inadeguatezza dovuti anche ad un'impostazione oggi superata e non più condivisibile.
  La riforma deve porsi un triplice obiettivo: mettere ordine nel rapporto tra professionismo e dilettantismo; introdurre un nuovo regime fiscale; elaborare una disciplina coerente con i principi del diritto comune. Oltre a questi obiettivi è evidentemente indispensabile ripensare e ridisegnare l'intero ordinamento sportivo nel senso del superamento di ogni forma di discriminazione tra i sessi.
  Per questo motivo è intenzione del Ministro per lo sport attivarsi al fine di promuovere la discussione e l'esame in commissione del DDL 1996/2015 (prima firmataria la Senatrice Fedeli) avente ad oggetto le «Modifiche alla legge 23 marzo 1981, n. 91, per la promozione dell'equilibrio di genere nei rapporti tra società e sportivi professionisti» o comunque di impegnarsi per la modifica della ridetta legge allo scopo di realizzare un sistema che vada nella direzione dell'equiparazione tra atleti e atlete professionisti.

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ALLEGATO 2

5-10987 Borghesi: Sulle concentrazioni delle quote azionarie delle società sportive.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, l'On. Borghesi mi domanda se, in qualità di Ministro per lo sport, non ritenga di promuovere, anche attraverso l'avvio della discussione delle proposte attualmente presenti in Parlamento, l'azionariato popolare delle società sportive professionistiche, quale soluzione necessaria ad evitare quelle situazioni di illegalità che, a vario titolo, sono sempre più ricorrenti nelle società sportive professionistiche, soprattutto in quelle calcistiche.
  Nel rispondere alla presente interrogazione non posso non rilevare, in prima analisi, come non esista alcun comprovato collegamento tra le eventuali infiltrazioni della malavita organizzata nello sport (e nel calcio in particolare) ed il controllo padronale o frazionato delle società sportive professionistiche.
  È innegabile come il calcio italiano abbia negli anni prodotto modelli molto virtuosi di «proprietà padronale», in grado di scrivere pagine importanti e gloriose per le rispettive società, in contrapposizione a modelli di gestione, sempre riconducibili ad un unico proprietario, che invece hanno portato al fallimento delle stesse società.
  Ciò conferma che il modello di proprietà non è necessariamente determinante per evitare la commistione fra sport ed ambienti malavitosi, attratti soprattutto da situazioni permeabili e che consentano facili guadagni.
  Anche volgendo lo sguardo fuori dall'Italia, pur riconoscendo come virtuosi il modello spagnolo e quello tedesco che presentano sistemi di azionariato diffuso, non si può non rilevare come il campionato inglese, il primo in Europa, dove i club più blasonati presentano modelli di «proprietà padronale», sia ormai da qualche decennio estraneo a episodi di violenza o a situazioni riconducibili a infiltrazioni criminali.
  La partecipazione del pubblico e dei tifosi alla gestione delle società è elemento senz'altro positivo ma che non appare prioritario imporre tramite intervento normativo. L'attuale sistema non esclude una proprietà frazionata delle società ma, a mio avviso, solo tramite una riforma complessiva dello sport, e del sistema calcio in particolare, si potrà raggiungere un modello virtuoso anche al di là della tipologia di governance delle società sportive professionistiche.

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ALLEGATO 3

5-10988 Coscia: Sul Gran premio della Liberazione.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Grazie Presidente.
  Con interrogazione a risposta immediata in Commissione, gli on.li Coscia e altri mi chiedono di riferire in merito alle iniziative che, nella qualità di Ministro per lo Sport, intendo assumere per garantire il regolare svolgimento della settantaduesima edizione del Gran Premio della Liberazione.
  Come anticipato dalla Collega interrogante, il Gran Premio della Liberazione è una competizione ciclistica di primaria importanza a livello internazionale. Questa gara, infatti, è tra i più prestigiosi eventi ciclistici riservati agli atleti Under 23 e ricompresi nel circuito Uci Europe Tour, che è il circuito di gare riconosciute dall'Unione ciclistica internazionale.
  Tenendo fede al nome che porta, questa manifestazione sportiva si svolge ogni anno proprio il 25 aprile, in occasione della Festa della Liberazione, così conciliando il significato sportivo dell'evento con l'enorme significato storico e politico di tale ricorrenza.
  Il Gran Premio della Liberazione, svoltosi ininterrottamente dal 1946 sino al 2016 per ben settantuno edizioni, rischia quest'anno, per la prima volta nella sua storia, di non corrersi. Anzi, a dire il vero, l'evento risulta oggi ufficialmente cancellato dal calendario ciclistico.
  Infatti, il presidente della Velo Club Primavera Ciclistica, associazione sportiva che da sempre organizza l'evento, con un comunicato stampa del 23 marzo scorso ha dichiarato, lo cito testualmente, che «non ci sono le condizioni per organizzare la corsa».
  Nella mia veste di Ministro per lo Sport, ho raccolto questa notizia con grande dispiacere: privare la Capitale di un evento sportivo così importante a livello internazionale, proprio nel giorno della Liberazione, a causa della mancanza di finanziamenti, rappresenterebbe senz'altro una bruttissima pagina per il nostro movimento ciclistico e, più in generale, per il movimento sportivo italiano.
  Proprio per questa ragione, dopo esser venuto a conoscenza delle difficoltà che stava incontrando l'organizzatore, mi sono immediatamente attivato per tentare di porvi rimedio e, ove possibile, garantire il regolare svolgimento della manifestazione.
  A questo fine, sto lavorando da diversi giorni in collaborazione col presidente del Velo Club Primavera Ciclistica e col presidente della Federciclismo, a una soluzione che consenta di reperite, direttamente o indirettamente, i fondi necessari all'organizzazione della gara.
  Come Ministro per lo Sport, con delega agli anniversari di interesse nazionale, sto mettendo in campo tutti gli strumenti in mio possesso per far sì che la Festa della Liberazione sia, come ogni anno, anche la festa del ciclismo e di tutti gli sportivi.

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ALLEGATO 4

5-10989 Simone Valente: Sulla Ryder Cup.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, come dovrebbe essere oramai noto ai colleghi interroganti, nel dicembre 2015 la Federazione Italiana Golf si è aggiudicata il diritto di ospitare l'edizione del 2022 della Ryder Cup, la più importante manifestazione golfistica a livello internazionale.
  A seguito di tale provvisoria aggiudicazione, la stessa Federazione Golf ha sottoscritto con Ryder Cup Europe LLP, che è l'ente inglese titolare dei diritti sportivi della Ryder Cup per l'Europa, un accordo di massima, dove sono state fissate le condizioni per la realizzazione dell'evento.
  Ci tengo in questa sede a precisare che l'impegno assunto dalla Federazione Italiana Golf nei confronti della Ryder Cup Europe è stato avallato dal nostro Paese che, come ha sottolineato anche l'on. Valente, nella legge di bilancio per il 2017 ha previsto uno stanziamento di 5 milioni e 400 mila euro all'anno per 12 anni, per un totale di circa 60 milioni.
  L'Italia, insomma, con questo stanziamento, ha riconosciuto l'importanza strategica della Ryder Cup per il sostegno e il rilancio del movimento sportivo italiano.
  Tra le condizioni che Ryder Cup Europe ha posto per la definitiva assegnazione all'Italia dell'edizione 2022 v’è quella che lo Stato garantisca gli impegni economici assunti dalla Federazione Italiana Golf, per ulteriori 97 milioni di euro.
  Questa condizione, è bene ripeterlo, non comporta un esborso di denaro diretto da parte dello Stato, ma comporta soltanto la prestazione di una garanzia statale per la eventuale mancata copertura dei costi che gravano interamente in capo alla Federazione Italiana Golf.
  Ebbene, nonostante sia trascorso più di un anno dall'aggiudicazione provvisoria della Ryder Cup 2022, il nostro Paese non ha prestato ancora alcuna garanzia in favore di Ryder Cup Europe e risulta tutt'oggi inadempiente.
  Tale inadempienza, qualora dovesse persistere ulteriormente, consentirà a Ryder Cup Europe di attivare la c.d. «clausola risolutiva espressa» e revocare l'assegnazione della Ryder Cup 2022 all'Italia, per assegnarla a uno degli altri paesi candidati (Austria, Germania e Spagna).
  C’è un aspetto, però, che mi preme in particolar modo sottolineare: la garanzia statale per quest'evento è a basso rischio, perché i costi, stimati in circa 150 milioni di euro, saranno ampiamente coperti dai ricavi, che gli organizzatori sono già oggi in grado di quantificare in circa 170 milioni di euro.
  Sul fronte dei ricavi, infatti, vi sono innanzitutto i 60 milioni che lo Stato ha già stanziato e ai quali ho fatto riferimento poc'anzi. 
  Poi ci sono i 4 milioni stanziati dal Coni nei prossimi tre anni.
  In terzo luogo, vanno considerati i proventi derivanti dai contratti di sponsorizzazione, dal merchandising e dalla vendita dei biglietti.
  Inoltre, una parte cospicua dei costi verrà coperta dalla commercializzazione, anche all'estero, dei diritti audiovisivi.
  Per comprensibili ragioni di riservatezza, dovute al fatto che la contrattazione è tuttora in corso, le cifre non sono state ancora dettagliate dalla Federazione Italiana Golf. Tuttavia, questo non mi impedisce di assicurarvi che si sono fatti avanti importantissimi operatori del settore, con Pag. 59offerte suscettibili di coprire una grossa parte dei costi dell'intera manifestazione *(si stimano cifre che si aggirano attorno ai cinquanta milioni di euro).
  Infine, la Federazione Italiana Golf potrà contare nei prossimi anni su un aumento dei ricavi federali derivanti dalla crescita delle attività golfistiche e dal conseguente aumento dei tesserati.
  Ecco: nella mia veste di Ministro per lo Sport, vorrei proprio sottolineare l'importanza di quest'ultimo aspetto. Infatti, come ho già avuto modo di dire davanti a questa commissione esponendo il mio programma politico, la realizzazione in Italia della Ryder Cup si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione degli sport che contano oggi su un minore seguito di pubblico rispetto al calcio o al basket. E tra questi sport va menzionato senz'altro il golf, popolarissimo all'estero, ma ancora poco seguito in Italia.
  A tale riguardo, va tenuto in considerazione che il Progetto Ryder Cup prevede, oltre allo svolgimento delle gare del 2022, l'organizzazione di una lunghissima serie di eventi golfistici, anche di respiro internazionale: se l'Italia si dovesse aggiudicare definitivamente la Ryder Cup, nei prossimi dodici anni si terranno ben 37 manifestazioni di golf di livello internazionale e circa 100 gare nazionali nell'ambito del c.d. Italian Pro Tour. Tutti eventi che avranno il fine di promuovere il golf e sensibilizzare il pubblico rispetto a questo sport, ancora poco diffuso nel nostro Paese.  
  Va poi tenuto in considerazione l'enorme richiamo turistico che questi eventi comportano, sulla scorta di quanto già accaduto in Francia per il Progetto Ryder Cup 2018.
  In definitiva, la realizzazione della Ryder Cup 2022 in Italia non rappresenta soltanto una grande occasione per il nostro Paese di ospitare un evento sportivo di livello internazionale, ma rappresenta anche un'enorme occasione di rilancio per il nostro movimento sportivo.