CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 8 settembre 2016
690.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Ambiente, territorio e lavori pubblici (VIII)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

TESTO DELLE INTERROGAZIONI

   TINO IANNUZZI e BORGHI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   fin dal 28 aprile 2016 la Comunità dei sindaci (la Comunità del Parco) ha eletto i quattro componenti del Consiglio direttivo del Parco del Cilento, Vallo di Diano ed Alburni, di sua competenza;
   il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con decreto del 26 aprile 2016 adottato di intesa con il presidente della giunta regionale della Campania, ha nominato il dottor Tommaso Pellegrino presidente del medesimo Parco;
   ciononostante, a distanza di più di quattro mesi, ancora non è stato emanato il decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di nomina degli otto componenti del consiglio direttivo, designati quattro dalla Comunità del Parco, uno rispettivamente dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, dall'ISPRA, dalle associazioni di protezione ambientale;
   tale ingiustificato e pesante ritardo determina una situazione di pregiudizio molto grave per il funzionamento di tutte le attività dell'Ente Parco, impedendo il corretto e doveroso governo dell'Ente medesimo in tutti i suoi organi;
   da notizie di stampa risulta che il decreto è stato finalmente adottato ed è in via di pubblicazione –:
   quando e con massima urgenza, senza ulteriori gravi e dannosi ritardi, sarà finalmente pubblicato il decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di nomina del consiglio direttivo dell'Ente Parco del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni. (5-09429)

   PASTORELLI e ZANIN. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   ritorna alla ribalta, per alcuni articoli apparsi sui quotidiani, il problema che investe l'area geografica della Laguna Nord di Venezia e, nello specifico, l'impatto sulla morfologia lagunare del moto ondoso sulle barene;
   la morfologia lagunare si articola principalmente in canali e ghebi, bassifondi, velme, paludi e barene, che si differenziano per il loro livello rispetto alle quote dell'escursione mareale;
   le barene, in particolare, sono veri e propri fondali lagunari corrispondenti alla fascia intertidale superiore, vale a dire fondali prevalentemente emersi, coperti da vegetazione alofila ma regolarmente sommersi nelle condizioni di normale alta marea. I caratteri morfologici, strutturali e funzionali sono condizionati dalle variabili legate alla sommersione in misura tale da poter considerare queste superfici un'estensione dell'ambiente acqueo. La morfologia delle barene, come quella dei fondali sommersi, è di fondamentale importanza per la salute della laguna capace di assicurare contemporaneamente più funzioni: protezione delle superfici emerse e delle sponde dei canali, orientamento e dissipazione delle energie delle correnti, cattura dei sedimenti, fitodepurazione, interscambio tra acque a diversa salinità;
   ai processi di erosione naturali si aggiunge un deleterio processo di erosione provocato dal moto ondoso dei natanti a Pag. 28motore che, non rispettando i limiti di velocità previsti dalle ordinanze, mettono quotidianamente a repentaglio la salute di queste aree contribuendo a modificarne le caratteristiche morfologiche;
   l'erosione, dunque, e la mancata manutenzione delle barene che possono essere considerate come l'anello centrale di una lunga catena che unisce secondo ben precise successioni spaziali ambienti diversi con precise funzioni atte a mantenere integro l'ambiente lagunare sta determinando dei cambiamenti ambientali drammatici per la laguna veneziana;
   le barene appaiono dunque visibilmente aggredite dal moto ondoso generato dal traffico acqueo e dalla mancanza di una seria e coordinata manutenzione –:
   quali iniziative il Ministro interrogato abbia intenzione di assumere al fine di salvaguardare l'importanza ecologica delle barene attraverso un sistema di contenimento dei processi di erosione che può essere attuato solo attraverso la predisposizione di un'adeguata manutenzione.
   (5-09430)

   PELLEGRINO e ZARATTI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   «La geoingegneria – detta anche ingegneria del clima – è un vasto insieme di metodi e tecnologie che mirano ad alterare deliberatamente il sistema climatico al fine di alleviare l'impatto dei cambiamenti climatici»;
   il Panel Internazionale per il Riscaldamento Climatico (IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change) delle Nazioni Unite nel suo Quinto Rapporto (AR5) del settembre 2013, ha nominato per la prima volta la geoingegneria come tecnica in grado di controllare il riscaldamento globale senza dover ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, richiamando SRM (acronimo che sta per Solar Radiation Management, cioè, in italiano, gestione – ovvero contenimento, ovvero mitigazione, riduzione, blocco, etc – della radiazione solare);
   nel predetto rapporto (AR5) non sono stati chiariti gli effetti dell'applicazione delle tecniche di alterazione deliberata del sistema climatico SRM e CDR (Carbon Dioxide Removal) sull'ecosistema;
   pur tuttavia vi è evidenza pubblica nei lavori dell'IPCC (WG I) del riferimento già nel titolo (capitolo 7) alla tecnica dell'SRM mediante irrorazione di «Nuvole e Aerosol», pratica di cui non vi è certezza scientifica circa gli effetti sull'ecosistema e, indirettamente, sull'uomo;
   l'uso di aerosol diffondenti in quota allo scopo di aumentare la riflettività (albedo) della Terra, richiama con forza il tema dell'ATRMF (active technical management of radiative forcing), progetto di cui fu protagonista lo scienziato Edward Teller (E. Teller, R. Hyde e L. Wood «Global Warming and Ice Ages», 1997. E. Teller, R. Hyde e L. Wood «Active Climate Stabilization: Practical Physics-Based Approaches to Prevention of Climate Change», 2002) ed i cui studi risultano essere stati presentati a Erice, al «22-esimo seminario internazionale delle Emergenze Planetarie» ed a Washington, in occasione del Simposio dell'Accademia Nazionale d'Ingegneria;
   da un recente studio condotto presso l'aeroporto di Zurigo dall’Institute for Atmospheric and Climate Science, ETH Zurich, al fine di stabilire la composizione chimica dei gas di scarico delle turbine dei velivoli, è stato possibile riscontrare composti metallici tutti internamente mescolati con le particelle di fuliggine, tra cui cromo, ferro, molibdeno, vanadio, alluminio, bario, rame, piombo, nickel, manganese, titanio, zirconio, calcio, sodio, silicio, condizione anomala e impropria alla combustione;
   quanto precede parrebbe pertanto già smentire la circostanza che saremmo soltanto ad una fase di studio in laboratorio della tecnica dell'SRM, condizione peraltro non chiarita dal rapporto IPCC Pag. 29laddove si legge in modo contraddittorio che: «Fintantoché le concentrazioni di gas serra continuassero ad aumentare, si richiederebbe un aumento proporzionale di SRM, esacerbandone gli effetti collaterali». Con il chiaro riferimento ad un «aumento proporzionale», che confermerebbe viceversa il fatto di trovarsi ad una fase avanzata del progetto SRM e ad effetti collaterali che nel seguito il rapporto così sintetizza: «Inoltre, con grande probabilità, un aumento del SRM a livelli considerevoli comporterebbe il rischio che un'interruzione delle stesse, per qualsiasi motivo, risulti in un rapido aumento (entro un decennio o due) delle temperature superficiali a valori coerenti con la concentrazione di gas serra, il che sottoporrebbe a forte sollecitazione i sistemi sensibili ai cambiamenti climatici. Infine, l'SRM non sarebbe in grado di compensare l'acidificazione degli oceani dovuta all'aumento di CO2.»;
   la cooperazione tra lo Stato Italiano ed il Governo degli Stati Uniti sul tema del riscaldamento globale ha visto un'importante accelerazione a seguito della firma dell'accordo Italia-U.S.A. del 2002 definito «Piano dettaglio accordo Italia U.S.A. sul clima»;
   tale accordo non esclude l'applicazione della tecnica geoingegneristica dell'SRM, che pare invece contemplarla nel WORKPACKAGE 10 dal titolo «Esperimenti di manipolazione degli ecosistemi terrestri» (pag. 38);
   i recenti accordi di Parigi, volti a stabilizzare l'aumento della temperatura al di sotto dei 2oC, non mitigano le preoccupazioni ed i dubbi sulle applicazioni delle scienze geoingegneristiche al clima, posto che solo una drastica ed immediata riduzione della CO2 attraverso l'abbandono del fossile e un immediato processo di conversione alle fonti di energie rinnovabili potranno consentire di raggiungere l'ambizioso traguardo che è la salvaguardia del pianeta dal rischio della sua autodistruzione a causa dell'aumento della sua temperatura;
   a tutt'oggi non è dato sapere agli interroganti in che modo o forma il Governo italiano è impegnato nell'applicazione delle scienze geoingegneristiche in forza del richiamato trattato e degli atti successivi  –:
   alla luce di quanto esposto in premessa, al fine di tutelare l'ambiente dall'applicazione delle tecniche geoingegneristiche, quali accertamenti ed eventuali riscontri si siano avuti riguardo agli effetti collaterali sull'ecosistema ed il loro grado di inquinamento per l'uomo, l'ambiente e la biodiversità. (5-09432)

   TERZONI, ZOLEZZI, DAGA, MANNINO, BUSTO, DE ROSA, MICILLO e VIGNAROLI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   il Governo, con l'articolo 35 del decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014 detto «Sblocca Italia», convertito dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, si è attribuito la facoltà di predisporre un Piano nazionale per l'incenerimento dei rifiuti da approvare attraverso un successivo decreto;
   l'articolo 35 del decreto è stato successivamente impugnato davanti alla Corte Costituzionale dalla regione Lombardia; l'udienza è prevista per l'autunno inoltrato;
   lo schema attuato di decreto è stato presentato alla Conferenza Stato-regioni a settembre 2015, ricevendo un parere favorevole il 5 febbraio 2016, con il voto sfavorevole di Campania e Lombardia e la richiesta di alcuni emendamenti da parte di altre regioni, in particolare sui contenuti dei piani regionali sui rifiuti;
   il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha attivato il 15 marzo 2016 la procedura di assoggettabilità a valutazione ambientale strategica del programma nazionale da approvare con il decreto, pubblicando il Rapporto Preliminare Ambientale relativo al Programma Pag. 30nazionale di impianti di incenerimento per rifiuti urbani ed assimilati;
   nel rapporto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare i redattori interpretano la normativa ritenendo che il Piano nazionale sarà sovraordinato ai Piani regionali esistenti e a quelli in fase di redazione, che dovranno adeguarsi al quadro tracciato dal Governo nazionale. Resterà alle regioni, secondo i funzionari ministeriali, il compito di definire la localizzazione e l'iter amministrativo per la costruzione degli impianti che sulla base del decreto assumeranno la classificazione di «infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale»;
   il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare nel rapporto preliminare rivolto alle sole autorità con competenze ambientali, sostiene che il piano debba essere escluso dalla fase pubblica di valutazione ambientale strategica. I redattori del rapporto sostengono, infatti, che non è possibile procedere a valutare gli effetti ambientali del piano poiché la redazione del piano corrisponde ad una fase programmatica;
   se il piano non verrà sottoposto a valutazione ambientale strategica completa verrà meno il confronto con cittadini, associazioni ed enti locali, obbligatorio per la fase completa;
   il piano prevede la costruzione di oltre dieci nuovi impianti per incenerire 1,8 milioni di tonnellate di rifiuti in più all'anno nel Paese;
   da un punto di vista tecnico basterebbe prendere in considerazione le emissioni (di polveri, diossine, metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici e altro) per tonnellata di rifiuti incenerita in un impianto italiano e moltiplicarlo per le quantità di rifiuti che il Ministero vorrebbe far incenerire per avere un dato certo di inquinamento da cui partire per valutare gli effetti sull'ambiente di questo programma;
   nello scorso inverno l'intero Paese per settimane si è bloccato a causa dell'inquinamento da polveri sottili con gravi conseguenze sanitarie ed economiche;
   l'Italia è altresì sotto procedura d'infrazione proprio perché già ora non rispetta gli standard ambientali per la qualità dell'aria, con conseguenze catastrofiche dal punto di vista della salute dei cittadini e morti a decine di migliaia secondo le massime autorità comunitarie in campo ambientale;
   le ceneri derivanti dall'incenerimento di una così ampia quantità di rifiuti dovranno comunque essere oggetto di smaltimento e di tutto ciò non vi è traccia nel documento ministeriale;
   diverse regioni (Veneto, Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio, Campania, Emilia Romagna, Lombardia) nei loro pareri hanno evidenziato la necessità di sottoporre a valutazione ambientale strategica il programma, rilevando importanti criticità sia di carattere procedurale che tecnico; a mero titolo di esempio la regione Veneto ritiene che il documento presentato dal Ministero non soddisfi i criteri previsti dal decreto legislativo n. 152 del 2006 e che non sia perseguibile la strada indicata dal Ministero e, cioè, ricondurre la problematica a VAS regionali, in quanto stabilendo delle invarianti (il ricorso all'incenerimento) a cui le regioni dovrebbero attenersi strettamente verrebbe meno alla radice l'intento della VAS e, in particolare, il confronto tra alternative per la risoluzione delle problematiche di gestione e smaltimento dei rifiuti;
   in questo senso si ricorda che l'articolo 4 della direttiva 98/2008/CE individua una gerarchia per quanto riguarda le modalità di gestione dei rifiuti, ponendo l'incenerimento al quarto posto su cinque opzioni;
   la stessa Commissione europea (nota E-003288/2016) rispondendo all'interrogazione E003288/2016/riv.1 degli Eurodeputati Marco Affronte (EFDD), Laura Ferrara (EFDD), Marco Zullo (EFDD), David Pag. 31Borrelli (EFDD), Isabella Adinolfi (EFDD), Dario Tamburrano (EFDD) e Eleonora Evi (EFDD) ha chiarito recentemente che qualora un programma rientri nel campo di applicazione della direttiva 2001/42/CE deve essere sottoposto a Valutazione ambientale –:
   se il rapporto preliminare ambientale di cui in premessa abbia recepito le richieste espresse da diverse regioni in Conferenza Stato-regioni circa la validità dei propri piani, già approvati o in via di aggiornamento, qualora escludano il ricorso all'incenerimento e quindi se il Ministro non ritenga di recepire immediatamente le indicazioni delle regioni e della Commissione europea attuando la procedura di assoggettabilità alle VAS del piano di cui in premessa che prevede la fase di confronto con i cittadini e le organizzazioni sociali, nonché con gli enti locali come i comuni, tenendo conto che l'impatto sulla qualità dell'aria e sulle altre matrici ambientali nonché sulla salute umana è facilmente desumibile. (5-09431)

Pag. 32

ALLEGATO 2

5-09429 Iannuzzi: Sui tempi di pubblicazione del decreto ministeriale di nomina del consiglio direttivo dell'ente Parco del Cilento, del Vallo del Diano e degli Alburni.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con riferimento all'interrogazione in questione, relativa alle procedure di designazione del Consiglio Direttivo dell'Ente Parco Nazionale del Cilento, si rende noto che lo scorso 15 luglio è stata trasmessa alla Regione Campania la composizione del nominando Consiglio Direttivo dell'Ente Parco, secondo quanto previsto dalla vigente normativa (articolo 9, comma 4, della legge n. 394 del 1991, sostituito dall'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 73 del 16 aprile 2013).
  La stessa normativa prevede nello specifico che il Ministro proceda alla nomina del Consiglio Direttivo, sentite le Regioni interessate che devono esprimersi entro e non oltre 30 giorni dalla data della richiesta. Decorso inutilmente detto termine, il Ministro procede egualmente alla nomina dei soggetti designati.
  Nel caso di specie, essendo scaduto il 14 agosto scorso il predetto termine di 30 giorni senza che venissero formulate osservazioni da parte della Regione Campania, il Ministero ha provveduto a predisporre tutta la documentazione, compresa quella relativa alla normativa anticorruzione, pertanto, considerata l'istruttoria tecnica, in data 6 settembre è stato firmato il decreto di nomina del Consiglio Direttivo in questione.

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ALLEGATO 3

5-09430 Pastorelli: Sulle iniziative di competenza per la salvaguardia della laguna di Venezia dai processi di erosione.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Si fa presente in via preliminare che la questione inerente all'aspetto morfologico lagunare rientra nelle competenze del Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche.
  Per quanto attiene alla manutenzione straordinaria delle barene ricadenti in laguna nord, la stessa era già stata avviata dall'ex Magistrato Alle Acque, ora Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche, con il Piano Morfologico approvato nel 1993. Sulla base di quanto riferito dalla competente Autorità, alla data odierna, con i progetti realizzati, risultano completate strutture morfologiche a velma e barena per una superficie complessiva di circa 15 chilometri quadrati e la protezione di circa 30 chilometri di margini barenali (prevalentemente in laguna nord) e risultano programmati interventi futuri per la manutenzione sui siti barenali più esposti al fenomeno erosivo, compatibilmente con le risorse che verranno rese disponibili. Inoltre, lo stesso Provveditorato fa presente che, tramite il proprio organo di Polizia Lagunare, svolge continuamente attività di controllo al fine di limitare per quanto possibile, attraverso metodi sia di prevenzione che repressione, il moto ondoso generato dal traffico acqueo.
  Con riferimento alle iniziative che il Ministero dell'ambiente ha già assunto sull'argomento in questione, si ricorda che, in applicazione alla Direttiva 2000/60 (Direttiva Quadro Acque) il 3 marzo 2016 è stato approvato il primo aggiornamento del Piano di Gestione delle Acque del Distretto Idrografico delle Alpi Orientali.
  Sul fronte della valutazione degli impatti, va ricordata anche l'attività svolta da ISPRA, presente in laguna con i suoi due uffici di Venezia e Chioggia che, attraverso le circa 50 stazioni che compongono la Rete Mareografica della Laguna di Venezia, ha svolto una capillare osservazione della propagazione della marea all'interno della laguna. Tale Rete è oggi in fase di razionalizzazione ed ammodernamento grazie ad appositi finanziamenti messi a disposizione del Ministero dell'ambiente per il funzionamento delle reti nazionali di monitoraggio meteo-marino gestite da ISPRA. Quest'ultimo, inoltre, ha effettuato un'azione di monitoraggio dello stato ecologico dei corpi idrici lagunari in collaborazione con ARPA Veneto e per le finalità proprie del Piano di Gestione.
  Da ultimo, si fa presente che il Ministero dell'ambiente, nel corso dell'anno 2016, ha istituito un Tavolo Nazionale sull'Erosione Costiera per definire indirizzi generali e criteri per la difesa delle coste con il coinvolgimento di tutte le Regioni rivierasche, essendo a queste ultime attribuite le funzioni relative alla programmazione, pianificazione e gestione integrata degli interventi di difesa delle coste e degli abitati costieri.

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ALLEGATO 4

5-09432 Pellegrino: Intendimenti del Governo in merito agli effetti sull'ambiente e sull'ecosistema derivanti dall'applicazione delle scienze geoingegneristiche.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con riferimento alle questioni poste dagli Onorevoli Interroganti, in via preliminare, si fa presente che, nel quinto rapporto dell'IPCC (AR5) del 2013, viene riportato che le tecniche di geoingegneria e dei metodi di gestione della radiazione solare, citate nella interrogazione, non sono al momento implementati né testati, anche in virtù della incertezza e mancanza di conoscenza su eventuali effetti sull'ambiente e sulla salute. In particolare è ancora incerto quale sia la quantità di aerosol necessaria per ottenere un risultato efficace.
  Al riguardo, si evidenzia che al momento ci sono pochi studi scientifici in cui si sono affrontate le tematiche dei metodi di gestione della radiazione solare e le implicazioni sul clima con particolare riferimento alle precipitazioni. Ciò nonostante, tali studi hanno evidenziato numerosi effetti collaterali e rischi derivanti dall'implementazione di tali metodi. Inoltre sono stati evidenziati potenziali effetti avversi che potrebbero vanificare l'applicazione di tali metodi per l'obiettivo di ridurre l'effetto serra.
  Si sottolinea, infine, come la geoingegneria e i metodi di gestione della radiazione solare (SRM) sono ancora ad uno stadio embrionale e pertanto non considerati negli accordi internazionali come strumento di riduzione dell'effetto serra.
  Infatti, l'accordo di Parigi prevede l'impegno volontario dei Paesi firmatari, alla riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera attraverso l'implementazione di politiche e misure di mitigazione di gas serra, incluse politiche di sviluppo delle energie sostenibili, a livello nazionale, e non prevede l'utilizzo delle tecniche riportate nell'interrogazione parlamentare.
  Infine, con riferimento all'accordo del 2002 definito «Piano dettaglio accordo Italia-USA sul clima», ed in particolare al WORKPACKAGE 10 dal titolo «Esperimenti di manipolazione degli ecosistemi terrestri», si precisa come tali attività sono state focalizzate sulla ricerca eco fisiologica, al fine di simulare e verificare i meccanismi di risposta delle piante in atmosfera a concentrazione di CO2 arricchita in termini di produttività e di vulnerabilità con esplicito riferimento al futuro ruolo dei sequestri di carbonio da parte dei sistemi agroforestali.

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ALLEGATO 5

5-09431 Terzoni: sui chiarimenti circa le procedure di attuazione del Piano nazionale per l'incenerimento dei rifiuti.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con riferimento alle problematiche poste dagli Onorevoli Interroganti, si fa presente che il Rapporto preliminare, afferente il Programma nazionale per la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati, non poteva discostarsi dalla illustrazione dei contenuti programmatici dell'emandando decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Tali contenuti non avrebbero potuto comunque porsi in contrasto con il dettato dell'articolo 35 del cosiddetto «Sblocca Italia», il quale espressamente autorizza il Governo solo a «tenere conto» della pianificazione regionale vigente, escludendo quindi un vincolo di conformità. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, pur avendo effetto conformativo sulle scelte pianificatorie delle Regioni, ha previsto, comunque, all'articolo 6 un apposito meccanismo che consentirà, anno per anno, di aggiornare le previsioni del decreto sulla base di nuovi dati documentati che potranno scaturire dagli aggiornamenti dei piani regionali.
  Il citato Rapporto preliminare ambientale è stato trasmesso alla Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA/VAS per l'acquisizione del relativo parere. La Commissione VIA/VAS, con parere del 10 giugno 2016, ha ritenuto che «il Rapporto preliminare delinei un programma recante l'individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati in esercizio o autorizzati a livello nazionale [...], senza i contenuti per essere sottoposto alla verifica di assoggettabilità alla VAS».
  Il Ministro, pertanto, non ha potuto consentire la prosecuzione della procedura di assoggettabilità a VAS, in ragione di quanto espressamente motivato nelle premesse del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 agosto 2016 circa la insussistenza dei presupposti di legge e dei contenuti programmatici necessari per ricomprendere l'atto in questione tra quelli che rendono obbligatoria la sottoposizione a VAS.
  In ogni caso, si rappresenta che l'avvio della procedura di verifica di assoggettabilità a VAS, con la relativa trasmissione alla competente Commissione tecnica nazionale del Rapporto preliminare ambientale, hanno concretizzato – come da impegno del Ministro in sede di Conferenza Stato-Regioni – l'espletamento di una approfondita istruttoria tecnica nel corso della quale sono stati tenuti in debita considerazione tutti gli aspetti ambientali interessati e tutti i pareri dei soggetti con competenza ambientale.
  Per completezza di informazione, si segnala che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in questione, in data 11 agosto 2016, è stato trasmesso ai competenti organi di controllo per il seguito di competenza.

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ALLEGATO 6

5-09427 Realacci: sulla ratifica in Italia degli Accordi di Parigi.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con riferimento all'interrogazione relativa all'Accordo sul clima negoziato alla ventunesima Conferenza ONU delle Parti di Parigi (COP21), si evidenzia, innanzitutto, che l'Europa e l'Italia continuano a mantenere un ruolo di Leadership nella lotta al Cambiamento Climatico. Basti ricordare che l'impegno preso dalla UE nell'ambito dell'accordo di Parigi (- 40 per cento delle emissioni domestiche rispetto al 1990) continua a rappresentare ancora oggi, in assoluto, l'impegno più alto preso dai Paesi firmatari. Inoltre, si rammenta che l'Europa cumulativamente e l'Italia singolarmente, sono in linea con il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni al 2020, come da emendamento di Doha.
  Rispetto al processo di ratifica dell'Accordo di Parigi, l'Italia è a lavoro per definire la sua legge di ratifica. Il Ministero dell'ambiente, in qualità di coproponente, ha curato, in collaborazione con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, la predisposizione di un apposito schema di disegno di legge volto a ratificare l'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.
  In data 22 luglio 2016 lo schema di disegno di legge è stato trasmesso, a cura del Ministero degli affari esteri, a tutte le Amministrazioni interessate per i pareri di competenza. Pertanto, la fase di concertazione interministeriale appare prossima alla conclusione, ed è quindi prevedibile che il testo possa essere sottoposto al Consiglio dei Ministri, e poi trasmesso alle Camere, entro il mese di settembre, nella prospettiva di portare a termine l'iter parlamentare nel più breve tempo possibile.