CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 14 luglio 2016
674.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi
ALLEGATO

ALLEGATO

QUESITI PER I QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA

ALLA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE
(dal n. 468/2285 al n. 469/2287)

   D'AMBROSIO, LETTIERI. – Al Presidente e al Direttore generale della Rai. – Premesso che:
   il Direttore dell'Internal Auditing della RAI, Gianfranco Cariola, ha comunicato le sue dimissioni dall'azienda della TV pubblica;
   il sopracitato Direttore, nel corso del suo incarico, avrebbe portato all'attenzione dei vertici dell'azienda, con «report» e nel corso di riunioni ufficiali, numerose critiche riguardanti le procedure usate per affidare le commesse esterne e i lavori;
   secondo indiscrezioni giornalistiche il Direttore Cariola avrebbe segnalato un consistente numero di errori di gestione posti in essere dall'attuale management denunciando, in particolare, «l'assenza di procedure minime di trasparenza nei processi di affidamento delle commesse» e «la totale assenza di verifica sui fornitori»;
   considerato che:
    l'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) avrebbe aperto un fascicolo per valutare i criteri di trasparenza utilizzati di recente per l'assunzione in Rai di alcuni dirigenti esterni, circa venti;
    dette assunzioni avrebbero provocato, oltre alle numerose e scontate polemiche, anche numerose «fuoriuscite» come quella dell'ormai ex capo del personale;
    il Direttore Cariola non avrebbe firmato neanche l'ultimo piano per la trasparenza siglato da Viale Mazzini «per motivi di conflitto d'interesse» ovvero perché detto piano era concomitante con le sopracitate indagini avviate dall'Autorità presieduta da Cantone;
    la politica aziendale della RAI dovrebbe essere quella di ricorrere, prima di qualunque assunzione esterna, alla procedura del cosiddetto «job posting» ovvero alla selezione interna;
    secondo indiscrezioni giornalistiche, (si veda La Stampa del 18 giugno 2016) ad oggi sarebbe in corso una «campagna acquisti» per ricercare nuove energie da destinare alla riorganizzazione dell'azienda radiotelevisiva che, nelle intenzioni, dovrebbe trasformarsi in una «media company»;
   si chiede di sapere:
    quali siano le reali e oggettive motivazioni alla base delle dimissioni del Direttore Cariola;
    quali e quanti siano i «report» stilati dal direttore dimissionario e quali siano i contenuti integrali;
    quali e quante sarebbero le «fuoriuscite» dall'azienda a seguito delle citate assunzioni di personale esterno;
    se sia effettivamente allo studio una riorganizzazione dell'azienda e, in caso affermativo, quali siano le strategie, le finalità e i dettagli alla base di detta riorganizzazione di Viale Mazzini;
    se per detta riorganizzazione si intenda fare ricorso alle procedure del «job posting» ovvero quali siano le motivazioni per cui si intende fare ricorso ad assunzioni esterne e, nel caso, attraverso quali modalità. (468/2285)

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  RISPOSTA. – In merito all'interrogazione sopra citata si informa di quanto segue.
  In primo luogo, si ritiene opportuno mettere in evidenza come la Rai abbia avviato nei mesi scorsi – all'interno del complesso percorso di rinnovo della concessione che vede, quale punto qualificante, la ridefinizione del perimetro e dei contenuti della missione di servizio pubblico – un processo di profonda trasformazione di tutta l'offerta, con l'obiettivo di rendere un servizio migliore a tutti i cittadini che pagano il canone. L'obiettivo principale di tale percorso complessivo è quello di riempire di contenuti una strategia di forte recupero del ruolo di servizio pubblico che la Rai ha svolto nei decenni passati ma che oggi, alla luce delle rilevanti trasformazioni in atto nello scenario di riferimento, richiede decisi interventi di discontinuità. Basti pensare, a tal proposito, all'evoluzione delle pratiche di comportamento e di consumo dei contenuti, definiti dalle nuove tecnologie e dall'utilizzo di devices non tv-nativi – ma ormai utilizzati anche per la visione e l'ascolto di contenuti radiotelevisivi – che sono in grado pertanto di essere fruiti in molti più contesti rispetto al passato.
  Questo ha reso quanto mai necessario strutturare meccanismi di gestione della complessa macchina operativa della Rai tali da garantire l'efficacia del processo stesso; due sono state le linee direttrici sin qui perseguite:
   creazione di nuove strutture aziendali in grado di progettare con efficacia lo sviluppo dei processi evolutivi sopra richiamati (quali, a titolo di esempio, la Direzione Editoriale per l'offerta informativa, la Direzione Rai Digital, la Direzione Creativa);
   individuazione per la struttura organizzativa di tutte le competenze necessarie per far fronte a quest'importante fase di cambiamento con l'obiettivo di affrontare con adeguata tempestività e in modo organico ed unitario le rilevanti sfide imposte in questo decisivo momento della vita dell'azienda.

  Al riguardo, in linea generale, l'obiettivo è quello di pervenire alla definizione di un progetto e, successivamente, di individuare le risorse più adeguate alla trasformazione della Rai in Media Company. Più nello specifico, sul tema delle assunzioni per elevati livelli di responsabilità si è mantenuta una consolidata policy aziendale: prima viene effettuata una ricerca tra il personale interno all'azienda, valutando i profili disponibili e, solo dopo aver verificato l'impossibilità di individuare all'interno dell'Azienda i profili ricercati, ci si rivolge – a seconda dei casi anche attraverso l'utilizzo di società di head hunting – al mercato esterno. Per quanto riguarda le modalità operative di selezione, si ritiene opportuno mettere in evidenza come lo strumento del job posting interno tenda a risultare maggiormente efficace per il reperimento delle professionalità da inserire nelle strutture già esistenti e con una mission chiaramente delineata.
  Nel quadro sopra sintetizzato sono da inserire le «fuoriuscite» dall'azienda, che – per un'azienda delle dimensioni della Rai che sta attraversando una fase di forte cambiamento – sembrano apparire del tutto fisiologiche anche in considerazione del bilanciamento rispetto agli inserimenti intervenuti.
  Ciò premesso, per quanto attiene più specificamente alla scelta del Direttore dell'Internal Auditing Gianfranco Cariola di lasciare la Rai questa – come peraltro pubblicamente dichiarato dallo stesso Cariola – è da ricondurre a motivazioni «di natura esclusivamente professionale ed è legata ad una prospettiva di crescita in un contesto di business più ampio e di maggiore respiro internazionale. Ogni lettura differente si tradurrebbe in una distorta rappresentazione di una scelta che, ribadisco, ha esclusivo fondamento professionale».
  Gianfranco Cariola ha, nello svolgimento della propria attività di Direttore dell'Internal Auditing, elaborato numerosi report procedendo, sulla base delle procedure interne, secondo le seguenti linee linee direttrici:
   fornire supporto specialistico al Vertice aziendale e al management in materia di sistema di controllo interno e di gestione Pag. 138dei rischi al fine di favorire l'efficacia, l'efficienza e l'integrazione dei controlli nei processi aziendali;
   assicurare le attività di gestione delle segnalazioni;
   assicurare accertamenti, analisi, valutazioni e raccomandazioni in merito al disegno e al funzionamento del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi di Rai al fine di promuoverne l'efficienza e l'efficacia e supportarne la valutazione da parte degli organi societari e delle strutture aziendali preposte;
   curare i rapporti con le società di revisione, gli organi sociali e gli organismi costituiti in relazione alla governance aziendale.

   FICO. – Al Presidente e al Direttore generale della Rai. – Premesso che:
   l'articolo 3 del Testo unico dei servizi di media audiovisivi stabilisce che sono principi fondamentali del sistema radiotelevisivo, fra gli altri, «la garanzia della libertà e del pluralismo dei mezzi di comunicazione radiotelevisiva, la tutela della libertà di espressione di ogni individuo, inclusa la libertà di opinione e quella di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza limiti di frontiere, l'obiettività, la completezza, la lealtà e l'imparzialità dell'informazione [...] nel rispetto della dignità della persona»;
   la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, in ragione della propria specifica missione, è soggetta ad ulteriori obblighi concernenti la qualità della programmazione e dei contenuti informativi;
   l'articolo 3 del contratto nazionale di servizio fra Rai e Ministero dello sviluppo economico prescrive alla Rai di «improntare, nel rispetto della dignità della persona, i contenuti della propria programmazione a criteri di decoro, buon gusto, assenza di volgarità, anche di natura espressiva», principi ribaditi nel Codice Etico;
   nella puntata di «Porta a porta» del 23 maggio 2016, in seguito a uno scambio di battute fra Barbara Lezzi, senatrice del Movimento 5 Stelle, e Mario Orfeo, direttore del Tg1, quest'ultimo ha chiesto al conduttore della trasmissione di ammonire, o meglio di censurare il comportamento della senatrice, che aveva etichettato il Tg1 «Pd1»;
   mentre la senatrice proseguiva nel proprio ragionamento sugli effetti del cosiddetto «Brexit», il direttore faceva avvicinare Bruno Vespa alla sua sedia, continuando a sollecitare un intervento nei confronti di Barbara Lezzi. A quel punto il conduttore, con un atteggiamento di chiara deferenza nei confronti di Orfeo, chiedeva: «Che devo fare ? La prendo a schiaffi ?»;
   dopo aver pronunciato tali gravi ed imbarazzanti parole, Bruno Vespa rincarava la dose rivolgendosi alla senatrice Lezzi e chiedendole di essere rispettosa e di osservare le regole del Galateo;
   non è chiaro a quale titolo, con quale ruolo, il direttore di una testata della stessa rete sia stato ospitato in una trasmissione dedicata agli effetti del Brexit; in ogni caso, una volta tra gli ospiti, il direttore del Tg1 avrebbe dovuto accettare le consuete opinioni critiche espresse in qualsiasi trasmissione di approfondimento informativo, senza pretendere di censurarle avvalendosi della propria veste di direttore;
   si chiede di sapere:
    se ritengano che possa essere minimamente coerente con il principio della libertà di espressione il fatto che il conduttore di una trasmissione informativa e un suo ospite, in questo caso il direttore di una testata – possano disquisire sulla sanzione da infliggere a un altro ospite della trasmissione per opinioni – sia pure fortemente critiche – espresse nel più totale rispetto dei principi che regolano l'informazione radiotelevisiva;
    se non ritengano che il comportamento del conduttore di «Porta a porta» e del direttore del Tg1, oltre a calpestare i principi della libertà di espressione, sia Pag. 139stato manifestamente lesivo dei principi e delle norme contenuti nel contratto di servizio e nel Codice etico, con particolare riguardo all'obbligo di improntare la programmazione a criteri di decoro, buon gusto e, soprattutto, assenza di volgarità espressiva;
    se non ritengano che il direttore del Tg1, una volta ospitato nella trasmissione, avrebbe dovuto accettare il confronto che caratterizza qualsiasi programma di approfondimento informativo, senza tentare di avvalersi della propria veste di direttore per censurare le opinioni a lui sgradite;
    quali urgenti iniziative intendano assumere affinché i telespettatori dei programmi di approfondimento informativo siano rispettati nella loro sensibilità e non assistano più a episodi di questo genere;
    quali provvedimenti urgenti intendano assumere nei confronti dei due protagonisti di questo sgradevole episodio, il cui comportamento dovrebbe apparire inaccettabile per il servizio pubblico radiotelevisivo. (469/2287)

  RISPOSTA. – In merito all'interrogazione sopra citata si informa di quanto segue.
  In primo luogo si ritiene opportuno mettere in evidenza come la presenza di Mario Orfeo nel corso della trasmissione del 23 maggio accanto ad altri giornalisti fosse giustificata – oltre che dall'autorevolezza della testata dallo stesso diretta – dal fatto che il programma veniva svolto in collaborazione con il TG1. Nella corso della trasmissione la senatrice Lezzi si è rivolta a freddo al direttore del TG1 definendolo «direttore del PD1», giudicandone il ruolo professionale asservito agli interessi di un partito politico. Come accade da sempre quando uno degli ospiti – pur nel pieno esercizio della propria libertà d'opinione – si rivolge in modo irriguardoso ad altri, il conduttore ha ritenuto di richiamare la senatrice Lezzi al rispetto delle regole del galateo che hanno sempre caratterizzato «Porta a porta».
  Per quanto attiene invece specificamente alla frase richiamata nell'ambito dell'interrogazione di cui sopra, ancora, la stessa era un fuori onda rivolto non alla senatrice Lezzi ma al direttore Orfeo al quale con una battuta colloquiale è stato fatto presente che l'invito al galateo rivolto alla senatrice poteva essere ritenuto già sufficiente.

   BRUNETTA. – Al Presidente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. – Premesso che:
   il 23 giugno scorso su Raiuno è andata in onda, in prima e seconda serata, una puntata speciale del programma «Porta a porta», per commentare «a caldo» i risultati del referendum svoltosi, nello stesso giorno, in Gran Bretagna sulla cosiddetta Brexit;
   nel corso della trasmissione, a parere dell'interrogante si è dato esclusivo spazio alle ragioni del «remain», contro l'ipotesi dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea; si è registrato infatti un forte sbilanciamento dell'intera trasmissione, con ospiti e servizi giornalistici quasi tutti orientati a favore della Gran Bretagna nell'UE;
   il conduttore della trasmissione, il giornalista Bruno Vespa, a parere dell'interrogante non ha tenuto conto dei princìpi cardine su cui dovrebbe basarsi il servizio pubblico radiotelevisivo, cioè la correttezza, la completezza, l'imparzialità e il pluralismo dell'informazione; inoltre il giornalista non ha rispettato alcuna deontologia professionale, riguardo agli ospiti politici, presenti in trasmissione e rappresentanti dei maggiori gruppi parlamentari di opposizione, con particolare riferimento, oltre al sottoscritto interrogante, anche alla senatrice del M5S Barbara Lezzi;
   in particolare, il conduttore non ha presentato correttamente il finanziere Davide Serra, omettendo di dichiarare la sua vicinanza al premier Renzi;Pag. 140
   ne è scaturito uno scontro nel quale il giornalista Vespa, mancando completamente di rispetto al sottoscritto interrogante, ospite della trasmissione, dichiarava quanto segue: «Onorevole Brunetta sta impazzendo ? Sta parlando una persona, stia al suo posto ... lei non ha il diritto..., che titolo ha..., chi è lei per decidere chi parla e chi no... ? !»;
   il sottoscritto aveva semplicemente rilevato che il conduttore, eludendo le regole della deontologia professionale, non aveva evidenziato la vicinanza politica al premier Renzi del finanziere Davide Serra (suo finanziatore, relatore in varie edizioni della Leopolda e consulente finanziario), chiedendo quindi a Vespa una maggior trasparenza e chiarezza in tal senso, nei confronti del pubblico;
   Vespa ha ulteriormente replicato, offendendo il sottoscritto e parlando di «propaganda politica», quando invece, il suo comportamento è stato in completa violazione delle più elementari norme proprie della deontologia giornalistica, oltreché del buonsenso;
   la senatrice Barbara Lezzi del M5S, interrotta nel suo intervento dal direttore del Tg1 Orfeo, lo definiva direttore di Pd1; Orfeo, chiedeva sostanzialmente a Vespa di essere difeso; a quel punto il conduttore si avvicinava alla postazione di Orfeo, affermando, «Che devo fare ? La prendo a schiaffi ?»;
   si sono verificati, come risulta piuttosto evidente dalle registrazioni della trasmissione, una serie di comportamenti inaccettabili da parte del conduttore, completamente irrispettosi degli ospiti presenti in studio e in violazione dei princìpi, già richiamati, di pluralismo, imparzialità e completezza dell'informazione;
   si chiede di sapere:
    se i vertici Rai siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
    se non ritengano urgente fornire gli opportuni chiarimenti circa la gestione della puntata in questione di «Porta a porta». (469/2288)

  RISPOSTA. – In merito all'interrogazione sopra citata si informa di quanto segue.
  In merito all'interrogazione sopra citata – nel rimandare al riscontro fornito all'interrogazione prot. n.2287/COMRAI per una più completa disamina dell'episodio avvenuto nella trasmissione di «Porta a porta» del 23 maggio – si informa di quanto segue.
  In primo luogo per quanto concerne l'orientamento della trasmissione del 23 giugno, questo era favorevole alla permanenza del Regno Unito nell'Unione Europea, avendo il conduttore ritenuto opportuno impostare il programma tenendo conto delle posizioni di quasi tutti i partiti politici italiani che – con l'eccezione della Lega Nord al cui leader Matteo Salvini è stato peraltro doverosamente assicurato ampio spazio per manifestare il proprio dissenso – si erano schierati a favore del «remain».
  In linea generale si ritiene opportuno mettere in evidenza come «Porta a porta» abbia sempre garantito – pur nel doveroso contrasto di opinioni, talvolta anche molto acceso – il rispetto delle regole di buona educazione. In tale quadro con riferimento alla parte del programma in cui il corrispondente del TG1 da Londra Marco Varvello ha presentato il finanziere Davide Serra – residente a Londra e intervistato da tutti i media per la sua conoscenza del mercato finanziario internazionale – il conduttore ha ritenuto di non metterne in risalto le qualifiche amicali in considerazioni del fatto che mai, per ovvie ragioni, sono state messe in risalto qualifiche di tal genere; da tale situazione è nato il vivace battibecco determinato dalla necessità di dover tutelare l'ospite in collegamento da Londra (in posizione tecnicamente più debole) e di mantenere il dibattito in studio nei necessari binari della correttezza.
  Da ultimo, il riferimento alla «propaganda politica» è da riferire al fatto che il dibattito fosse stato fatto sconfinare dalla Brexit a tematiche di tutt'altra natura.