CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 14 luglio 2016
674.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Ambiente, territorio e lavori pubblici (VIII)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

5-09148 Matarrese: Sulle iniziative di competenza per contrastare lo smaltimento illegale di rifiuti in Umbria.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Lo scorso aprile, il personale del Corpo Forestale dello Stato di Città della Pieve ha effettuato un sopralluogo congiunto con Arpa Umbria e i Vigili del Fuoco di Piegaro, al fine di effettuare una campagna di indagini e prelievi sulle matrici ambientali, che ha individuato un'area dove è evidente la presenza di rifiuti e di cenere grigia e di un fosso di scolo di acque dalla colorazione rossastra.
  Sono state condotte anche indagini documentali ed è emerso che nel territorio della Valnestore, ceneri provenienti dalle centrali Enel di Pietrafitta e di La Spezia sono state usate come materiale da rilevato nel Campo Sportivo intercomunale e nella zona industriale «La Potassa», del comune di Piegaro.
  La Procura della Repubblica Perugia, a maggio 2016, a seguito di denuncia, ha delegato il N.O.E. di Perugia a svolgere specifiche verifiche con ARPA Umbria, e ASL Perugia.
  Dalle indagini tecniche sono emersi elementi riconducibili all'avvenuto utilizzo di vari terreni agricoli per lo smaltimento di ceneri di combustione e altre tipologie di rifiuti in corso di classificazione e quantificazione, non ricompresi tra quelli censiti e quindi mai assoggettati alle previste procedure di salvaguardia ambientale. È emerso, inoltre, il superamento delle «CSC» per i parametri: «selenio», «vanadio», «boro», «floruri», «cod», «nichel» e «nitrati», riguardo le ceneri rinvenute; «arsenico», «ferro» «solfati» e «manganese», per le acque sotterranee prelevate da due pozzi ubicati in Panicale e Piegaro.
  I terreni oggetto di accertamento, allo stato adibiti alla coltivazione di colture arboree, ricadono nel Comune di Piegaro, già di proprietà dell'ENEL S.p.A., e attualmente riconducibili alla società «Valnestore Sviluppo S.r.l.», nonché a privati cittadini residenti nell'area.
  Il 15 giugno 2016, il N.O.E. di Perugia ha dato esecuzione al Decreto di Sequestro Preventivo d'Urgenza emesso, dalla Procura della Repubblica di Perugia con riferimento ai terreni individuati e ai due pozzi sopra indicati. L'Autorità Giudiziaria ha ipotizzato – al momento contro ignoti – oltre al reato di disastro ambientale colposo, anche quello di adulterazione di sostanze alimentari colposa, disponendo l'affidamento in custodia giudiziale dei beni in sequestro ai Sindaci dei Comuni di Piegaro e Panicale.
  Si precisa, inoltre, che l'ARPA Umbria e l'ASL di Perugia stanno svolgendo le operazioni di carotaggio e salubrità delle colture menzionate, nonché delle matrici ambientali e alimentari che interessano la zona. In tale contesto, il N.O.E. di Perugia è impegnato nelle fasi di vigilanza rispetto alle modalità di raccolta e stoccaggio provvisorio delle colture, da assicurare in attesa del completamento delle indagini analitiche.

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ALLEGATO 2

5-09149 Braga: Sui chiarimenti in merito al presunto smaltimento di rifiuti italiani presso alcuni siti in Marocco.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con riferimento alle questioni poste dagli onorevoli interroganti si rappresenta quanto segue.
  Lo scorso 12 luglio il Ministro Gian Luca Galletti, nel corso di un colloquio telefonico con il Ministro delegato all'Ambiente del Marocco, ha avuto modo di chiarire i termini della vicenda di seguito illustrati.
  Preliminarmente, è stato ribadito che non esiste alcun accordo tra i due Ministeri dell'Ambiente italiano e marocchino per lo smaltimento o il trattamento di rifiuti prodotti sul territorio nazionale italiano.
  Inoltre, è stata ribadita l'assoluta infondatezza della notizia secondo cui sarebbe stato firmato, durante la giornata di celebrazioni del trentennale del Ministero dell'ambiente italiano del 6 giugno scorso, cui ha preso parte anche il Ministro dell'ambiente marocchino El Haite, un accordo tra i due Paesi che prevede il trasporto di rifiuti in Marocco.
  Con riferimento a quanto asserito nell'interrogazione in oggetto, il Ministro Galletti ha rappresentato altresì che è assolutamente infondata anche la notizia secondo cui il carico giunto nei giorni scorsi in Marocco contenesse le «ecoballe» campane.
  Al riguardo, la competente Direzione Generale di questo Ministero, sulla base delle informazioni acquisite presso la Struttura di Missione per lo smaltimento delle ecoballe, istituita dalla Regione Campania, ha rappresentato che l'oggetto della gara per lo smaltimento dei rifiuti, la cui aggiudicazione si è conclusa nel mese di maggio, era costituito dai servizi di trasporto, conferimento, recupero e/o smaltimento in ambito nazionale e/o comunitario dei rifiuti imballati e stoccati presso i siti dedicati del territorio della Regione Campania, escludendo quindi ogni possibilità che i rifiuti possano essere trattati al di fuori della Comunità europea.
  Peraltro, secondo gli approfondimenti compiuti dal Ministero dell'ambiente, nel caso in esame si è trattato di un trasporto di rifiuti non pericolosi in possesso di tutte le certificazioni previste per il trasporto transfrontaliero.
  Nello specifico, si rappresenta che la Capitaneria di Porto di Ortona ha autorizzato, in data 17 giugno 2016, la spedizione della nave «Flinterspirit», battente bandiera olandese, con a bordo 2500 tonnellate di rifiuti CDR (combustibili derivati da rifiuti) – codice CER 19.12.10., diretta verso il Porto di Jorf Lasfar (Marocco).
  La spedizione transfrontaliera dei sopracitati rifiuti è stata effettuata dalla ditta DE.CO. S.p.A., avente il proprio insediamento produttivo a Chieti, previo rilascio della Determinazione della Regione Abruzzo N. DPC/026/128 del 9 giugno 2016, oltre che del Documento di notifica per movimenti/spedizioni transfrontalieri di rifiuti N. 259BUC0154.
  Ad ogni modo, per quanto di competenza, il Ministero continuerà a tenersi informato sull'evolversi della vicenda.

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ALLEGATO 3

5-09150 Pellegrino: Sui chiarimenti circa l'esistenza di una situazione di conflitto di interessi in capo al dottor Marco Ravazzolo, funzionario presso il Ministero dell'Ambiente.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con riferimento alle questioni poste dagli Onorevoli Interroganti si rappresenta quanto segue.
  Si fa presente, in via preliminare, che con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 18 gennaio 2016, registrato dalla Corte dei conti il 21 marzo 2016, è stato conferito all'Avv. Marco Ravazzolo un incarico di collaborazione coordinata e continuativa quale esperto presso gli Uffici di diretta collaborazione, nel rispetto dell'articolo 24, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 luglio 2014, n. 242, nonché delle previsioni di cui all'articolo 13, comma 1, del decreto-legge n. 66 del 2014.
  Al riguardo si chiarisce che il conferimento di tale incarico non è basato su alcuna forma di intesa con il datore di lavoro del soggetto interessato (Confindustria), in quanto il rapporto di lavoro instauratosi è di natura personale e fondato esclusivamente sulla fiducia dell'on. Sig. Ministro. Peraltro, l'avv. Ravazzolo è stato collocato dal proprio datore di lavoro (e si trova attualmente) in posizione di aspettativa non retribuita.
  In particolare, si fa presente che nel caso in parola non trova applicazione la fattispecie richiamata dagli Onorevoli Interroganti del sopracitato articolo 53, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2011, in quanto la disposizione disciplina i casi di conferimento diretto operato dall'amministrazione, nonché i casi di autorizzazione degli ulteriori incarichi attribuiti da amministrazioni pubbliche diverse da quelle di appartenenza, ovvero da società o persone fisiche, nei confronti dei dipendenti pubblici.
  Va da sé che anche per i soggetti esterni all'amministrazione che, tuttavia, prestano temporaneamente servizio presso una pubblica amministrazione, trova applicazione il predetto meccanismo di autorizzazione nell'ipotesi di svolgimento di ulteriori incarichi presso altre amministrazioni ovvero presso società o persone fisiche.
  Peraltro, nel caso di specie non trova applicazione neppure la disciplina relativa all'incompatibilità prevista dall'articolo 9 del decreto legislativo 39 del 2013, in quanto lo stesso si riferisce agli incarichi amministrativi di vertice e agli incarichi dirigenziali, comunque denominati, nelle pubbliche amministrazioni, che comportano poteri di vigilanza o controllo sulle attività svolte dagli enti di diritto privato regolati o finanziati dall'amministrazione che conferisce l'incarico, nonché agli incarichi amministrativi di vertice e agli incarichi dirigenziali, comunque denominati, nelle pubbliche amministrazioni, e agli incarichi di amministratore negli enti pubblici e di presidente e amministratore delegato negli enti di diritto privato in controllo pubblico.
  Infine, tenuto conto che la sussistenza di situazioni di conflitto anche potenziale di interessi va valutata caso per caso, considerata anche la dichiarazione di assenza del conflitto di interesse sottoscritta dall'interessato, si dà atto comunque che allo stato non sussiste alcun conflitto di Pag. 94interessi anche potenziale che possa pregiudicare l'esercizio imparziale dei compiti che svolge l'avv. Ravazzolo, compiti che comunque non attengono in alcun modo ad atti aventi rilevanza esterna, limitandosi esclusivamente alla collaborazione nelle istruttorie tecniche affidate agli uffici di diretta collaborazione del Sig. Ministro. Resta in ogni caso fermo e sottoposto a costante verifica il rispetto degli obblighi imposti dal codice di comportamento dei dipendenti pubblici disciplinato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 62 del 2013, come peraltro, espressamente richiamato dal contratto di collaborazione.

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ALLEGATO 4

5-09151 Grimoldi: Sulle iniziative per garantire il completamento delle attività di bonifica del sito di interesse nazionale di Caffaro (Brescia).

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con riferimento a quanto riportato dagli Onorevoli interroganti, si rappresenta quanto segue.
  Si fa presente, in via preliminare, che il decreto del 24 febbraio 2003 del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha definito una triplice perimetrazione del SIN, che si sviluppa prevalentemente a sud dello stabilimento Caffaro, seguendo il sistema delle rogge, un sistema di canali naturali e artificiali che innervano l'intero SIN di «Brescia Caffaro».
  Sull'argomento, peraltro, si ritiene opportuno richiamare gli interventi già effettuati e programmati.
  Per quanto concerne, in particolare, gli interventi di messa in sicurezza e bonifica delle rogge, già disciplinati nell'Accordo di Programma del 29 settembre 2009, si rappresenta che, le risorse finanziarie stanziate dal Ministero dell'ambiente a favore del Sito di Caffaro sono pari a complessivi euro 14.769.806,00.
  Inoltre, relativamente alla richiesta degli Onorevoli Interroganti circa lo stanziamento di euro 40.000.000,00, si segnala che il Ministero dell'ambiente ha elaborato un Piano di interventi per la tutela del territorio e delle acque, da sottoporre alla Cabina di regia istituita con D.P.C.M. del 25 febbraio 2016, che prevede, tra l'altro, l'assegnazione di euro 50.000.000,00, a valere sul Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, per il ciclo di programmazione 2014/2020.
  Sempre in merito agli interventi di messa in sicurezza e bonifica previsti nel citato Accordo di Programma, si segnala che, in data 23 febbraio 2016 si è tenuta la Conferenza di Servizi nel corso della quale il Commissario Straordinario del SIN ha fornito un aggiornamento in merito allo stato di avanzamento degli interventi di caratterizzazione, monitoraggio ambientale, messa in sicurezza e bonifica e, in particolare, ha riepilogato la rimodulazione dei finanziamenti stabilita in data 13 ottobre 2015 dal Comitato di indirizzo dell'Accordo di Programma.
  Con specifico riferimento allo stato attuale di avanzamento dei suddetti interventi di caratterizzazione e bonifica, si fa presente che le aree comprese nel SIN sono state oggetto di perimetrazione della matrice ambientale suoli (263 ettari circa) e di perimetrazione della matrice ambientale acque di falda (2.100 ettari circa).
  In data 3 maggio 2016 si è tenuto un secondo incontro tecnico per la verifica delle problematiche relative al costo dell'energia per il sito produttivo di Caffaro Brescia S.r.l.
  Peraltro, con specifico riferimento al tema del Commissario straordinario si forniscono le seguenti informazioni.
  Com’è noto, l'accettazione dell'incarico da parte del Dott. Moreni è intervenuta in data 30 settembre 2015 e l'incarico è di durata biennale.Pag. 96
  Con nota del 31 maggio 2016, il Commissario ha rassegnato le dimissioni dall'incarico con decorrenza dal 1o dicembre 2016.
  Al riguardo, si precisa che al Commissario sono stati attribuiti dal decreto di nomina «i poteri necessari per coordinare, accelerare e promuovere la progettazione degli interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica del SIN», con risorse stanziate dal Ministero dell'ambiente che ad oggi ammontano a circa 14,7 milioni di euro.
  Alla luce delle informazioni esposte, per quanto di competenza, il Ministero dell'ambiente continuerà ad assicurare il monitoraggio sullo stato di avanzamento della messa in sicurezza e bonifica del sito in parola.

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ALLEGATO 5

5-09152 Segoni: Iniziative di competenza per garantire la compatibilità ambientale degli scarichi industriali sversati in mare.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con riferimento alle problematiche inerenti lo scarico in mare delle acque reflue industriali generate dalla raffineria Isab di Marina di Melilli (Siracusa) tramite il «Canale Alpina», si fa presente che, con decreto del 31 ottobre 2011, la competente Direzione generale del Ministero dell'ambiente ha autorizzato la società ISAB all'esercizio della raffineria in esame. Tale decreto risulta, ad oggi, oggetto di complessivo riesame con procedimento ancora in fase istruttoria.
  Occorre premettere che il decreto AIA, rilasciato ai fini dell'esercizio di entrambi gli impianti (Sud e Nord), in quanto tecnicamente connessi ed afferenti ad un unico gestore, con riferimento alla gestione degli scarichi delle acque, stabilisce che le acque emunte estratte dai sistemi di messa in sicurezza e di bonifica della raffineria debbano essere inviate all'esistente impianto di Trattamento delle Acque di Scarico (TAS).
  Successivamente, nell'ambito delle attività di bonifica, il Ministero dell'ambiente ha autorizzato il Progetto di Bonifica per gli Impianti Sud che prevedeva l'autorizzazione a trattare un maggiore volume d'acqua emunta (da 1000m3/giorno a 2.200 m3/giorno) con la previsione che, al fine di trattare gli aggiunti e ulteriori volumi d'acque preventivati, il Progetto stesso dovesse prevedere l'invio di una parte di queste acque ad un impianto di Trattamento delle Acque di Falda (TAF) dedicato, ad oggi autorizzato dalla competente Direzione Generale del Ministero dell'ambiente con decreto del 3 ottobre 2014 e successivamente aggiornato ed integrato con decreto dell'8 giugno 2015.
  Con riguardo specifico all'attività di monitoraggio, si evidenzia, inoltre, che esso avviene sugli scarichi industriali, ma non può essere effettuato su tutti gli scarichi civili, poiché, mentre parte di essi confluiscono nell'impianto di Trattamento delle Acque di Scarico, altri vengono convogliati direttamente a mare e pertanto non rientrano nel monitoraggio disciplinato dall'AIA, di competenza del Ministero dell'ambiente.
  Vanno comunque richiamati gli obblighi delle autorità locali preposte al controllo degli scarichi di prelevare periodicamente e sistematicamente campioni rappresentativi delle acque di scarico della raffineria in oggetto e di sottoporli ad analisi per il rilevamento delle concentrazioni, non solo di cloro attivo o della temperatura, bensì di tutte le sostanze chimiche riportate nella Tab. 3, 3/A e 5 dell'Allegato 5 alla Parte 3a del decreto legislativo d.lgs. 152 del 2006, ai fini della verifica del rispetto della disciplina degli scarichi fissata dagli artt. 101, 105 e 108 del medesimo Testo Unico.
  Ad ogni modo, si fa presente che, ove necessario, il Ministero dell'ambiente si attiverà esercitando i poteri sostitutivi di cui all'articolo 132 del citato d.lgs. 152 del 2006.

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ALLEGATO 6

5-09153 Zolezzi: Sulle iniziative urgenti per affrontare i rischi derivanti dalla presenza di amianto in alcune lavorazioni ceramiche realizzate con materiali provenienti dalla Sardegna.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con riferimento alle questioni poste dagli onorevoli interroganti si deve precisare che in data 4 luglio 2016 il Ministero della Salute ha segnalato la questione al nostro Ministero ed al Ministero dello Sviluppo Economico.
  In, particolare, con documentazione veniva comunicato alla competente Direzione generale del Ministero che, a seguito di verifica ispettiva, è stato effettuato il sequestro di materiali di produzione presenti nel distretto industriale di Civita Castellana.
  Dall'indagine effettuata sull'origine dei materiali e dei fornitori, si è inoltre risaliti all'attività di estrazione di una cava di feldspato in Sardegna e un primo esame – condotto dall'ARPAS – ha confermato la presenza di tale contaminazione.
  Gli approfondimenti ancora in corso hanno riscontrato ulteriori indizi che coinvolgono altre aziende sul territorio nazionale impegnate nel settore.
  Ne consegue una possibile diffusione illecita di tali materiali che, qualora non fortuita ed episodica, dovrebbe condurre al divieto di estrazione dei materiali così come sancito dall'articolo 1, della Legge n. 257 del 1992, relativa alla cessazione dell'impiego dell'amianto.
  Si segnala, tuttavia, che l'argomento in esame non rientra nell'ambito delle fattispecie disciplinate dall'articolo 242 del decreto legislativo n. 152 del 2006 in quanto il citato articolo fa riferimento ad eventi che siano potenzialmente in grado di contaminare un sito, ovvero, matrici ambientali quali suolo, sottosuolo e acque di falda, mentre la contaminazione evidenziata dagli interroganti riguarda un prodotto commercializzato.
  Alla stessa stregua anche il limite normativo preso come riferimento nell'interrogazione in questione, pari a 1000 mg/Kg di amianto, non è attinente all'argomento, atteso che il limite citato rientra nell'ambito della bonifica dei siti inquinati.
  Tutto ciò premesso si ricorda che la materia prima usata alla base della produzione di ceramiche è il feldspato, che deve essere accompagnato da una scheda di sicurezza secondo quanto previsto dal regolamento REACH.
  Inoltre l'estrazione delle cosiddette «pietre verdi» è regolamentata dal decreto ministeriale 14 maggio 1996 «Normative e metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l'amianto, previsti dall'articolo 5, comma 1, lettera f) della legge 27 marzo 1992, n. 257, recante: «Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto» che all'Allegato 4, disciplina i criteri relativi alla classificazione ed all'utilizzo delle «pietre verdi» in funzione del loro contenuto di amianto.
  Pertanto, si ravvisa che nella partita sottoposta ad analisi da parte dell'Asl di Viterbo, che si ricorda comunque effettuata con microscopia ottica, ovvero analisi usata soprattutto per la matrice aria in Pag. 99particolare in ambienti di lavoro o nelle fasi di scoibentazione di edifici o altre strutture, il feldspato presente, probabilmente, conteneva un quantitativo eccessivo di anfibolo, anche questo un minerale esistente in natura.
  Ad ogni modo, si rende noto che è nell'intenzione dei Ministeri interessati, istituire un tavolo tecnico sul tema e, in quella sede, verrà valutata anche un eventuale coinvolgimento del Comando Carabinieri Tutela per l'ambiente.