CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 17 marzo 2016
612.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Cultura, scienza e istruzione (VII)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

5-04809 Giancarlo Giordano: Sui persistenti problemi dell'edilizia scolastica.
5-05463 Di Benedetto: Sui persistenti problemi dell'edilizia scolastica.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Il tema dell'edilizia scolastica ha carattere prioritario nel programma di Governo. Difatti, negli ultimi anni è stato fatto ogni sforzo per destinare a questo settore quante più risorse possibili al fine di prevenire i rischi che possono derivare dalle condizioni degli edifici che ospitano le scuole.
  In particolare, si ricorda che la legge n. 107 del 2015 ha incrementato gli stanziamenti già disponibili, aumentando complessivamente a circa 4 miliardi di euro le risorse finalizzate alla messa in sicurezza e riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico.
  La citata legge ha previsto, in particolare, un investimento di ulteriori 200 milioni per l'ampliamento del così detto Piano mutui BEI, lo sblocco di 300 milioni dei fondi INAIL per la costruzione di scuole innovative, un investimento di 40 milioni per indagini diagnostiche su edifici scolastici per prevenire il crollo di solai e controsoffitti, nonché l'avvio di una procedura di recupero delle risorse stanziate in passato ma non utilizzate.
  Ulteriori misure e stanziamenti sono stati introdotti con la legge di stabilità per l'anno 2016.
  Il risultato di ottenere scuole più sicure e innovative potrà essere conseguito anche attraverso una adeguata programmazione degli interventi da effettuare sui singoli edifici. A tal proposito ricordo che per la prima volta l'Italia si è dotata di una programmazione nazionale triennale degli interventi di edilizia scolastica: per il periodo 2015/2017 sono stati approvati dal MIUR oltre 6.000 interventi, individuati sulla base delle priorità indicate dalle Regioni, sentiti gli Enti locali.
  Come rilevato dagli On.li interroganti, la programmazione è tanto più efficace se si dispone di un'anagrafe completa e aggiornata dello stato delle strutture edilizie. A tale proposito, evidenzio che il 7 agosto 2015 è stata resa pubblica, dopo ben vent'anni dall'entrata in vigore della legge n. 23 del 1996 che l'aveva istituita, l'Anagrafe dell'edilizia scolastica. Le Regioni hanno trasmesso al Ministero i relativi dati che serviranno, d'ora in avanti, per una sempre migliore programmazione degli interventi in materia.
  Il portale è accessibile da tutti gli interessati e tramite l'inserimento del solo codice meccanografico della scuola è possibile ricavare tutte le informazioni al riguardo.
  Tramite l'Anagrafe è possibile conoscere le condizioni dettagliate di ciascun edificio. Si tratta di una «fotografia» che consente da una parte, agli organi di governo di poter programmare e investire al meglio le risorse già disponibili per realizzare gli interventi laddove si rendessero necessari, per la prima volta, difatti, si registra un'azione coordinata e congiunta tra il Governo, le Regioni, gli Enti locali, dall'altra per le famiglie, per gli studenti è uno strumento davvero importante per conoscere lo «stato di salute» della propria scuola.
  L'Anagrafe ha permesso di censire più di 42 mila edifici. Nel 77 per cento dei casi Pag. 81gli stessi risultano di proprietà dei Comuni, mentre nel 9 per cento appartengono alle Province.
  L'Anagrafe fornisce anche dati relativi alla mobilità, alla sostenibilità ambientale e alla qualità delle infrastrutture degli istituti. Per 71 per cento degli edifici scolastici si sono presi in esame accorgimenti per superare le barriere architettoniche, mentre nel 58 per cento dei casi si sono individuate soluzioni per ridurre i consumi energetici. In merito alla mobilità, è stato rilevato che quasi il 70 per cento degli edifici è ben collegato con il trasporto pubblico (urbano, interurbano e ferroviario) mentre oltre il 60 per cento dispone di un proprio servizio di scuolabus.
  Quanto alle condizioni di sicurezza, oltre il 70 per cento delle scuole è in possesso del documento di valutazione del rischio (72 per cento) e di un Piano di emergenza (73 per cento). Inoltre, nonostante il 50 per cento degli edifici sia stato costruito prima del 1971, anno di entrata in vigore della normativa sul collaudo statico degli edifici, circa il 50 per cento degli edifici dispone comunque di un certificato di collaudo statico.
  Infine, è opportuno evidenziare che i dati dell'Anagrafe saranno sottoposti a periodiche integrazioni ed aggiornamenti al fine di renderli coerenti con i progressivi interventi in materia.

Pag. 82

ALLEGATO 2

5-05914 Ghizzoni: Sulla problematica di gestione del bilancio da parte di talune istituzioni AFAM.

TESTO DELLA RISPOSTA

  In relazione a quanto prospettato dall'On.le interrogante, si fa presente che nel 2015 sono stati rivisti in maniera significativa i criteri di riparto dei finanziamenti alle Istituzioni AFAM, al fine di valorizzare la qualità dell'offerta e dei percorsi di studio di ciascuna di esse. In tal senso, con decreto interministeriale n. 904 del 17 novembre scorso si è stabilito che una quota significativa delle risorse destinate al funzionamento di Accademie e Conservatori, complessivamente pari, in tale esercizio, a euro 12.711.985, venisse distribuita secondo indicatori premiali individuati in base al numero di studenti iscritti ai corsi di livello accademico, al livello di internazionalizzazione in relazione sia agli studenti stranieri iscritti che alla mobilità in ingresso e in uscita nei programmi Erasmus, alla numerosità dei corsi erogati, nonché alle politiche per il diritto allo studio.
  Anche per quanto riguarda i fondi destinati alla realizzazione di interventi di edilizia e per l'acquisizione di attrezzature didattiche e strumentali di particolare rilevanza, complessivamente pari nel 2015 a euro 4.069.705, il decreto ministeriale n. 602 dell'11 agosto scorso ha previsto parametri di valutazione delle istanze presentate maggiormente oggettivi e stringenti, al fine di ottimizzare l'assegnazione delle risorse disponibili.
  Inoltre, il Ministero ha condotto nel corso del 2015 un'apposita rilevazione presso le Istituzioni AFAM tesa a fornire un quadro conoscitivo completo della situazione degli immobili utilizzati dalle stesse, al fine di verificarne in particolare il titolo di proprietà, le dimensioni e la tipologia degli spazi, la descrizione delle caratteristiche e dello stato degli immobili, il costo della gestione.
  Si ricorda poi lo stanziamento di 4 milioni di euro annui a partire dall'anno 2016, introdotto dall'articolo 1, comma 173, della legge n. 107 (cd. Buona Scuola), per contributi pluriennali destinati al rimborso delle rate di ammortamento di mutui per interventi di edilizia di tali Istituzioni. È in corso di definizione il decreto MIUR-MEF che stabilirà le modalità attuative di tale norma, che consentiranno alle Istituzioni AFAM di disporre delle risorse necessarie per ottenere spazi adeguati alle esigenze delle attività e degli studenti.
  Con riferimento ai rapporti tra Istituti AFAM e Province e in particolare agli oneri di manutenzione e gestione delle sedi utilizzate dagli Istituti, si fa presente che questo Ministero non può assumere, allo stato dell'arte, alcun impegno relativamente al finanziamento di tali oneri.
  È perlomeno dubbio, allo stato attuale ritenere che siano venuti meno gli obblighi relativi a tali oneri da parte delle Province ai sensi della legge n. 23 del 1996, tenuto anche conto che l'attuazione del processo di riforma previsto dalla legge n. 508 del 1999 non è stato ancora completato e che non è possibile affermare che sussiste una completa equiparazione tra Università e Istituzioni AFAM.
  Di tale avviso è anche l'Avvocatura generale dello Stato che sul punto si è espressa rinviando al Ministero la valutazione circa l'opportunità di sollecitare una più approfondita rimeditazione dell'orientamento già espresso dalla Corte di Cassazione Pag. 83con una sentenza (n. 19287) del 2014 in base alla quale i Conservatori dovrebbero farsi carico della manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici in cui è fissata la loro sede, nell'ambito delle risorse trasferite dal MIUR.
  L'ammontare delle risorse disponibili nel bilancio del Ministero per le Istituzioni AFAM non consentirebbe in alcun modo di far fronte al finanziamento dei predetti oneri. Pertanto, ove il sopraindicato chiarimento dell'attuale quadro normativo dovesse effettivamente stabilire il venir meno degli obblighi delle Province ai sensi della legge n. 23 del 1996, un simile esito non potrebbe, allo stato, determinare alcun incremento dei trasferimenti a favore delle Istituzioni da parte del Ministero.
  È, comunque, intenzione del Ministero affrontare, nell'ambito del più ampio quadro di riforma delle Istituzioni AFAM, anche questa rilevante questione. Non si può, tuttavia, sottovalutare il fatto che la soluzione concreta richiederebbe uno stanziamento aggiuntivo di rilevante dimensione rispetto alle attuali disponibilità ministeriali.

Pag. 84

ALLEGATO 3

5-06055 Luigi Gallo: Sull'istituto «Domenico Martuscelli» di Napoli.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Gli Onorevoli interroganti, al fine di sanare alcune criticità amministativo-finanziarie che hanno caratterizzato per diverso tempo la gestione dell'Istituto «Domenico Martuscelli» di Napoli, chiedono quali iniziative intenda assumere il Ministro suggerendo interventi quali la revisione dello statuto, la nomina di un commissario, la riorganizzazione e il rinnovo delle attività al fine di istituire servizi per diverse disabilità, convenzioni, corsi di formazione per l'autosufficienza e una casa alloggio.
  Si ritiene opportuno premettere che l'Istituto «Domenico Martuscelli» di Napoli, fondato nel 1873, è un Ente di diritto pubblico che, secondo lo statuto in vigore (articolo 1, commi 1 e 2), è qualificato come un «Istituto di istruzione ed assistenza per i ciechi. ... sottoposto alla vigilanza del M.P.I.».
  Tuttavia, l'Istituto attualmente esercita, unicamente, un'attività limitata consistente nell'assistenza rivolta a un ridotto nucleo di anziani, ospitati in appositi alloggi all'interno dell'Istituto nonché un'attività di sostegno erogata a poche unità di giovani ipovedenti e non vedenti. Tale attività non si configura come attività di istruzione.
  Pertanto, allo stato attuale, le finalità indicate all'articolo 3 dello statuto vigente dell'Istituto Martuscelli sono quasi completamente disattese.
  Con riferimento al patrimonio dell'Ente, come riportato nella relazione ispettiva disposta dalla competente Direzione del MIUR e conclusasi nel maggio del 2015, si può osservare che esso è attualmente costituito da 161 unità immobiliari, oltre il complesso principale, sede dell'Istituto. Il valore stimato dell'intero patrimonio, attualizzato all'anno 2000, ammonterebbe a circa 50 milioni di euro.
  All'uopo occorre ricordare che gli organi di governo dell'Istituto, rispetto al prescritto controllo di legittimità sulle alienazioni immobiliari di competenza dell'allora Provveditorato agli Studi di Napoli, chiesero una verifica sulla fondatezza giuridica di detto controllo al Consiglio di Stato, il quale nel 1997 espresse l'avviso che l'Istituto poteva deliberare le alienazioni immobiliari senza la preventiva autorizzazione ministeriale.
  Il risultato di ciò, evidenziato in altra ispezione questa volta disposta dal competente Ufficio periferico del MIUR e conclusasi nel novembre del 2010, è che, nell'arco di 23 anni, i vari Consigli di amministrazione succedutesi nel tempo hanno deliberato l'alienazione di 76 unità immobiliari.
  In tal modo il patrimonio dell'Istituto è stato impoverito, piuttosto che utilizzato come fonte di reddito da reinvestire nel perseguimento dei fini sociali. Infatti, la scelta operata dai Consigli di amministrazione dell'Istituto è stata quella di tamponare le crisi di liquidità attraverso l'istituto dell'alienazione patrimoniale, senza tuttavia effettuare una pianificazione di ampio respiro finalizzata al risanamento dell'Ente.
  La presunta mancata vigilanza del MIUR sulla gestione amministrativa dell'Istituto indicata nell'atto di sindacato ispettivo, che avrebbe determinato l'attuale disavanzo di amministrazione, non può che essere formalmente respinta considerando i ripetuti pareri non favorevoli sui conti consuntivi e sui bilanci di previsione, le due citate ispezioni disposte nel giro di Pag. 85cinque anni e nonostante la suddetta significativa circostanza che per circa un ventennio ha esautorato, dal controllo di legittimità sulle alienazioni immobiliari, gli Uffici preposti.
  Con riguardo alla considerazione espressa dagli Onorevoli interroganti, basata anche su alcuni articoli di giornali, secondo la quale sarebbe inverosimile la coesistenza degli iperbolici disavanzi di amministrazione e di cassa (rispettivamente pari a euro 6.996.000 ed euro 262.207,20) e il consistente ammontare del patrimonio immobiliare stimato (circa 50 milioni di euro), occorre notare che i predetti risultati gestionali originano solo assai marginalmente dalla contrazione dei contributi pubblici e privati.
  Infatti, la loro vera genesi è da rinvenirsi soprattutto nella significativa spesa per stipendi a favore di 43 dipendenti (dato al 1o maggio 2015 mentre nel 2006 si è registrata la punta massima con 61 dipendenti). I medesimi dipendenti, oltretutto, non sono posti in condizione di essere pienamente produttivi attesa l'attuale esiguità dell'attività dell'Istituto.
  In merito alla soluzione dell'azzeramento del disavanzo, individuata dagli Onorevoli interroganti, attraverso ulteriori alienazioni immobiliari occorre subito precisare che essa non sembra di facile percorribilità.
  Infatti, la disponibilità patrimoniale non può sic et simpliciter essere posta a copertura dei cospicui disavanzi senza considerare il necessario rispetto delle rigorose e complesse procedure di alienazione dei beni pubblici ed un attento ed articolato esame dei vincoli di destinazione dei lasciti dei beni costituenti il patrimonio stesso, i quali dispongono che essi siano utilizzati per il buon funzionamento dell'Istituto secondo la meritevole e caritatevole missione sociale di assistenza di persone cieche o ipovedenti.
  Inoltre, sempre in merito all'alienazione dei beni, è utile considerare il differente ruolo di governance ricoperto dal Consiglio di amministrazione, al quale sono rimesse tutte le scelte politiche e di gestione dell'Ente, rispetto a quello di vigilanza affidato invece al competente Ufficio periferico del MIUR.
  Ciononostante, si evidenzia che il competente Ufficio periferico del MIUR ha sempre svolto un ruolo propositivo nell'avanzare più volte soluzioni, trasmesse a tutti gli organi competenti, individuate in una serie di iniziative urgenti ed indifferibili, che si possono riassumere come di seguito:
   ridimensionare la pianta organica la quale deve essere calibrata sulle esigenze dell'utenza e sulle reali capacità finanziarie dell'Ente;
   rinegoziare con gli Enti Locali gli importi delle rette attualmente riconosciute per i giovani ancora assistiti nella struttura;
   adottare un sistema contabile rispettoso dei principi dettati dalla Ragioneria Generale dello Stato con il «Regolamento per l'Amministrazione e la Contabilità degli Enti Pubblici non Economici» di cui alla legge n. 70 del 1975.

  Infine, si rende noto che è stato chiesto al Dipartimento della Funzione pubblica il competente parere in ordine all'applicabilità ai dipendenti dell'Istituto Martuscelli della c.d. «mobilità» di cui al decreto legislativo n. 165 del 2001.

Pag. 86

ALLEGATO 4

5-06601 Di Benedetto: Sul corso-concorso per dirigenti scolastici svoltosi nella regione siciliana.

TESTO DELLA RISPOSTA

  L'interrogazione cui si risponde fa innanzitutto riferimento alla situazione di quei soggetti che, ad oggi, abbiano un ricorso ancora pendente relativo alla procedura concorsuale per dirigenti scolastici indetta con il decreto direttoriale del 13 luglio 2011.
  L'atto parlamentare ipotizza una presunta disparità di trattamento fra i partecipanti al citato concorso i quali – pur non avendo ancora avuto una sentenza definitiva all'esito del contenzioso relativo al mancato superamento delle prove concorsuali – non sono individuati dalla legge n. 107 del 2015 quali destinatari della procedura di cui all'articolo 1, comma 87, della medesima legge, ed i partecipanti ai diversi concorsi precedentemente banditi con decreto direttoriale del 22 novembre 2004 e con decreto ministeriale del 3 ottobre 2006.
  Al riguardo, si osserva che i commi da 87 a 91 dell'articolo 1 della succitata legge n. 107 hanno inteso risolvere in maniera uniforme a livello nazionale specifiche situazioni legate a precedenti procedure concorsuali, tuttora irrisolte.
  Le suddette norme si caratterizzano per la specialità e la precisa delimitazione temporale dell'intervento legislativo, nonché per l'individuazione del novero dei soggetti che ne possono beneficiare, al fine di soddisfare concrete esigenze di regolarizzare talune situazioni in cui si era verificato l'annullamento dell'intera procedura concorsuale ovvero la sussistenza di contenziosi risalenti da lungo tempo e non ancora conclusi.
  A tal proposito si ritiene opportuno precisare che gli orientamenti politici ed amministrativi in tal senso si protraevano già da diverso tempo e così anche le iniziative intese a sanare e porre fine all'ingente numero di posizioni di contenzioso pendente. Infatti, le stesse categorie di destinatari della previsione di cui all'articolo 1, comma 88, della legge 107 del 2015 erano già state individuate dall'articolo 1, comma 2-ter, del decreto-legge n. 58 del 2014, convertito con modificazioni dalla legge n. 87 del 2014, quali beneficiarie di una riserva di posti nell'ambito della prima tornata del nuovo corso – concorso nazionale per il reclutamento dei dirigenti scolastici da bandire ai sensi dell'articolo 17, comma 1, del decreto-legge n. 104 del 2013.
  Nello specifico, come anche rilevato dagli On.li interroganti, la previsione di cui al comma 88, lettera a), della citata legge n. 107 è volta a definire le situazioni di quei soggetti, già vincitori o utilmente collocati nelle graduatorie del concorso del 2011 di Lombardia e Toscana – alcuni dei quali addirittura già nominati nei ruoli da diversi anni – che, a seguito di annullamento in sede giurisdizionale e conseguente rinnovazione della procedura, sono stati rivalutati con esito negativo.
  Si tratta, pertanto, di situazioni giuridiche soggettive determinate e differenziate rispetto alla generalità dei ricorrenti avverso il concorso del 2011 i quali, semplicemente, non hanno superato una o più fasi della procedura concorsuale.
  La previsione di cui alla lettera b) del medesimo comma 88 è volta, invece, a dirimere un numero limitato di contenziosi Pag. 87che, sebbene risalenti al 2004 e 2006, non hanno trovato definizione in sede giurisdizionale.
  Per esigenze di economicità dell'azione amministrativa, la disposizione in questione ha quindi inteso risolvere a livello normativo quei casi di vecchia data rimasti ad oggi insoluti, a differenza del resto del contenzioso relativo alle procedure del 2004 e del 2006 ormai definito da tempo.
  Per quanto sopra, dunque, non è riscontrabile una disparità di trattamento tra i ricorsisti del 2011 e i soggetti di cui alla lettera b) del comma 88: mentre nel primo caso, infatti, la pendenza di un ricorso relativo al concorso del 2011 è un evento naturale connesso alla normale durata dei procedimenti giurisdizionali, nel secondo, in considerazione del notevole lasso di tempo trascorso, la mancanza, per le più svariate ragioni non prevedibili dall'Amministrazione, di una sentenza definitiva nei confronti di determinati soggetti è ipotesi del tutto eccezionale ed è sintomo di una evidente difficoltà di concludere il relativo contenzioso.
  A ciò si aggiunga che le varie categorie di soggetti ricorrenti non ricadono in situazioni analoghe o assimilabili, attesa la diversità intrinseca tra il sistema di reclutamento a posti di dirigente scolastico del 2011, delineato dopo l'emanazione del decreto del Presidente della Repubblica 10 luglio 2008, n. 140, e quello precedente che ha portato all'emanazione dei concorsi del 2004 e del 2006.
  Con riferimento all'altra questione relativa ad una presunta gestione inefficiente del corso-concorso per dirigenti scolastici nella regione Sicilia, in contrasto con i principi di trasparenza, efficienza e buon andamento della pubblica amministrazione, l'Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia ha fornito i seguenti chiarimenti.
  In ossequio ai principi di trasparenza è stato compilato l'elenco degli ammessi alla procedura di cui al decreto ministeriale n. 499 del 2015, sulla base dei dati relativi ai ricorsi pendenti risultanti al citato Ufficio, dandone regolare avviso di avvio della procedura anche con l'indicazione dei numeri telefonici dei funzionari competenti. Successivamente, l'USR ha provveduto a pubblicare l'elenco degli ammessi al corso specificando che coloro che non vi fossero inclusi e ritenessero di avere i prescritti requisiti, potevano produrre una apposita richiesta corredata da idonea documentazione. Con appositi avvisi l'USR ha, quindi, pubblicato sia la data di avvio del corso, con la specificazione della sede dove lo stesso si teneva, sia l'elenco definitivo degli ammessi al corso stesso.
  La rilevazione delle presenze al corso di formazione, sempre secondo quanto riferito dall'USR, «è avvenuta sempre in modo regolare» e i fogli frequenza «sono stati regolarmente ritirati dagli addetti alla rilevazione delle presenze» e conservati giornalmente in un armadio blindato presso l'Ufficio Scolastico Regionale.
  Il citato Ufficio scolastico regionale ha rappresentato, inoltre, che tutti i soggetti inclusi nell'elenco dei vincitori hanno un ricorso giurisdizionale o al Presidente della Repubblica pendente nell'ambito del contenzioso riferito ai concorsi del 2004 e del 2006, ovvero avverso la rinnovazione della procedura concorsuale ai sensi della legge n. 202 del 2010, e che molti di essi hanno prodotto certificazione delle varie cancellerie e, comunque, l'Ufficio ha accertato il possesso dei requisiti con tutti i mezzi di cui dispone.

Pag. 88

ALLEGATO 5

7-00814 Ghizzoni, 7-00835 Pannarale e 7-00836 Vacca: Sul diritto allo studio universitario connesso al nuovo metodo di calcolo dell'ISEE.

RISOLUZIONE APPROVATA

  La VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione),
  premesso che:
   dal primo gennaio 2015 è entrata in vigore la nuova normativa per il calcolo dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) sulla base del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159; in particolare, sulla base dell'articolo 8, sono entrate in vigore le nuove norme per il calcolo dell'ISEE degli studenti universitari relativamente alle prestazioni del diritto allo studio universitario erogate dalle aziende regionali e dalle università a partire dall'anno accademico 2015/2016;
   il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con decreto n. 486 del 14 luglio 2015, ha aggiornato per l'anno accademico 2015/2016 i limiti dell'ISEE e dell'indicatore della situazioni patrimoniale equivalente (ISPE) entro cui ciascuna regione deve fissare la soglia massima di ISEE e di ISPE per l'accesso alle prestazioni del diritto allo studio universitario, ma l'aggiornamento è stato operato esclusivamente sulla base della variazione annuale dell'indice generale ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati;
   di conseguenza le nuove modalità di calcolo dell'ISEE e dell'ISPE, pur avendo positivamente permesso di valutare con maggiore precisione il reale livello di benessere delle famiglie, hanno però provocato, a parità di condizioni economiche delle famiglie, un innalzamento dei valori dei loro indicatori ISEE e/o ISPE, col risultato che, per superamento della soglia massima di uno o di entrambi gli indicatori, una quota non trascurabile di studenti nuovi o già beneficiari di borsa di studio non l'hanno ottenuta o mantenuta;
   del resto, quanto alle tematiche del sostegno alle disabilità, si prende atto della sentenza del TAR Lazio (poi confermata dal Consiglio di Stato), che ha annullato l'articolo 4, comma 2, lettera f), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013;
   per quanto riguarda l'ISPE, esso è stato introdotto dall'articolo 5, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 9 aprile 2001 – sulla base dell'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109 – come modalità integrativa di selezione rispetto all'ISEE per gli studenti universitari; questa modalità integrativa di selezione è stata successivamente ribadita dall'articolo 8 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, nelle more dell'emanazione del decreto di cui all'articolo 7, comma 7, del medesimo decreto legislativo;
   quest'ultimo decreto non è stato però mai emanato e, nel frattempo, l'articolo 15, comma 1, del decreto legislativo n. 159 del 2013 ha abrogato il decreto legislativo n. 109 del 1998 e ha chiarito e rafforzato la presenza dell'ISPE all'interno dell'ISEE;
  considerato che:
   l'articolo 1, comma 254, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016) ha disposto di aumentare il fondo integrativo statale per la concessione Pag. 89delle borse di studio del diritto allo studio universitario di euro 54.750.000 per il 2016 e di euro 4.750.000 a decorrere dal 2017;
   l'accesso alle prestazioni del diritto allo studio universitario presenta attualmente una grande varietà di norme, di procedure e di scadenze nelle differenti regioni, col risultato di porre spesso in difficoltà gli studenti neo-immatricolati alle prese con informazioni carenti e con regole molto differenziate,

impegna il Governo:

   a raccogliere quanto prima dalle regioni i dati definitivi relativi alle prestazioni del diritto allo studio universitario per l'anno accademico 2015/2016 e dalle università quelli relativi alle prestazioni di loro competenza ai sensi dell'articolo 9 e dell'articolo 18, comma 10, del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68;
   a predisporre, sull'esempio di altri paesi europei, un unico portale informatico nazionale di accesso al diritto allo studio universitario tramite il quale ogni studente possa ricevere tutte le informazioni necessarie e procedere in modo informato a presentare la propria domanda di borsa di studio nella sede prescelta, col risultato aggiuntivo di poter disporre tempestivamente e organicamente, sia a livello regionale che nazionale, di tutti i dati relativi;
   a proseguire, tramite tavoli di lavoro già istituiti o da istituire, l'approfondimento delle complesse problematiche del diritto allo studio universitario, onde intervenire in modo efficace per migliorare il sistema di diritto allo studio universitario, che purtroppo vede l'Italia in ritardo rispetto ai maggiori Paesi europei;
   ad emanare quanto prima il decreto di cui all'articolo 7, comma 7, del decreto legislativo n. 68 del 2012, già in ritardo di tre anni, destinato a stabilire i criteri e le modalità di riparto del fondo integrativo statale per le borse di studio, nonché l'importo della borsa di studio e i requisiti di eleggibilità per ottenerla, al fine di dare completa attuazione alla riforma del diritto allo studio universitario stabilita dalla legge 30 dicembre 2010, n. 240;
   ad accelerare altresì le procedure per l'attivazione dell'Osservatorio nazionale per il diritto allo studio universitario di cui all'articolo 20 del decreto legislativo n. 68 del 2012;
   nelle more dell'emanazione del decreto di cui all'articolo 7, comma 7, del decreto legislativo n. 68 del 2012:
    a) a valutare l'opportunità, per le ragioni esposte in premessa, di ridurre la valutazione della situazione economica delle famiglie per l'accesso alle prestazioni di diritto allo studio universitario al solo indicatore ISEE, non utilizzando più l'ISPE (peraltro già ricompreso all'interno dell'ISEE) che era un indicatore integrativo rispetto all'ISEE sulla base del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, poi abrogato dall'articolo 1, comma 15, del decreto legislativo n. 159 del 2013;
    b) a fissare quanto prima – ai sensi dell'articolo 8, comma 5, del decreto legislativo n. 68 del 2012 e dell'articolo 5, commi 9 e 11, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 9 aprile 2001 – i valori monetari entro cui le regioni devono stabilire il limite massimo di ISEE ed eventualmente di ISPE per l'accesso alle prestazioni del diritto allo studio universitario per l'anno accademico 2016/2017, tenendo conto delle analisi tecniche condotte negli ultimi mesi e delle proposte provenienti sia dalle regioni, sia dal Consiglio nazionale degli studenti universitari, al fine di poter estendere nel 2016/2017 la platea dei beneficiari e contrastare altresì le esclusioni intervenute nel 2015/2016;
    c) a valutare l'opportunità di procedere gradualmente ad una ripartizione del fondo integrativo statale per le borse di studio effettuata sulla base del fabbisogno delle regioni, come disposto dall'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 68 del 2012; a tal fine siano Pag. 90individuati criteri omogenei per la definizione della platea degli idonei beneficiari;
   a rivedere la normativa dell'ISEE per verificare l'opportunità di disporre l'esclusione delle borse del diritto allo studio universitario e dei corrispettivi per le attività a tempo parziale svolte dagli studenti universitari ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 68 del 2012 dal calcolo dei redditi delle loro famiglie ai fini della determinazione dell'ISEE o, quantomeno, ad autorizzare i Centri di assistenza fiscale e l'INPS a detrarre automaticamente tali somme dal computo dei redditi nelle dichiarazioni ISEE specificamente destinate all'accesso alle prestazioni del diritto allo studio universitario ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 159 del 2013;
   altresì, tenuto conto della sentenza del TAR Lazio sopra richiamata, ad esplicitare normativamente lo scorporo dell'ISEE dell'assegno di disabilità percepito dal nucleo familiare, nel caso di studenti disabili o appartenenti ad un nucleo familiare in cui uno o più membri percepiscano tale assegno;
   a rivedere la normativa dell'ISEE per verificare la possibilità, esclusivamente nel caso delle prestazioni del diritto allo studio universitario, di pesare in modo differente nell'ISEE familiare i redditi dei fratelli e delle sorelle degli studenti e per riconsiderare le condizioni affinché uno studente universitario coniugato o con figli a carico possa formare ai fini ISEE un nucleo familiare autonomo senza dover invece appartenere a quello di origine;
   a prevedere interventi compensativi per gli studenti che siano rimasti esclusi dai benefici nell'anno accademico 2015/2016 sebbene non avessero modificato le condizioni economiche delle famiglie;
   a rendere stabile, a decorrere dal 2017, un incremento di almeno 50 milioni di euro del fondo integrativo statale per le borse di studio, al fine di mantenere e, se possibile, aumentare lo stanziamento disponibile nel bilancio statale del 2016.
(8-00175) Ghizzoni, Pannarale, Vacca, Palmieri.