CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 3 marzo 2016
604.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Cultura, scienza e istruzione (VII)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

5-07974 Coscia: Sulla formazione della task force a protezione dei beni culturali in zone di guerra.

TESTO DELLA RISPOSTA

  In riferimento alla interrogazione parlamentare a risposta immediata presentata dall'onorevole Coscia e da altri suoi Onorevoli colleghi in merito alla composizione della task force incaricata di intervenire a difesa dei beni culturali patrimonio dell'umanità vorrei riferire quanto segue.
  Nell'atto parlamentare si fa riferimento all'intesa sottoscritta dal Ministro Gentiloni per conto del Governo italiano e dal Direttore generale dell'UNESCO Irina Bokova, per la costituzione della task force italiana nel contesto della coalizione globale Unesco Unite4Heritage. L'accordo ha suggellato un percorso cominciato all'Expo, quando il 1o agosto 2015 oltre 80 ministri della cultura siglarono la Dichiarazione di Milano per la difesa dei beni artistici, storici e archeologici minacciati dalla distruzione, proseguito all'Assemblea Generale dell'Onu di settembre con l'intervento del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e formalizzato con l'approvazione della proposta italiana da parte del Consiglio esecutivo Unesco il 17 ottobre.
  La sottoscrizione del Memorandum ha sancito, come è noto, la nascita sotto l'egida Unesco di una formazione internazionale tutta italiana pronta a intervenire nelle aree di crisi per la tutela del patrimonio culturale mondiale.
  L'iniziativa proposta dall'Italia all'UNESCO si pone a due livelli, distinti ma complementari:
   1) offrire supporto all'UNESCO mediante l'approntamento di un meccanismo di rapida mobilitazione (la Task Force appunto) per attuare le iniziative dell'UNESCO a tutela del patrimonio culturale in aree di crisi, a seguito di danni naturali, distruzioni e saccheggi;
   2) offrire esperti nazionali/strutture nazionali per l'Organizzazione delle Nazioni Unite/CDS, con richiesta di inclusione della componente culturale nelle missioni di pace.

  L'iniziativa prevede una componente tecnico-specialistica di esperti civili di grande prestigio internazionale, come quelli che operano negli Istituti di ricerca del Ministero, ed una componente militare altamente professionalizzata quale quella del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.
  La componente di esperti civili potrà essere arricchita con esperti provenienti dalle Università e Istituti di Ricerca e da esperti segnalati da Associazioni no profit particolarmente qualificate a svolgere attività di cooperazione culturale all'estero, con esperienza nel campo.
  L'unicità di questa integrazione rappresenta un indubbio punto di forza esclusivo del nostro Paese, che dispone pertanto di competenze uniche apprezzate in tutto il mondo.
  Non si tratta pertanto di fornire soltanto un elenco di esperti nel campo della cooperazione culturale in aree di crisi ma di mettere a disposizione una struttura operativa complessa organizzata con il rispetto di procedure e disciplinari operativi, finalizzati alla gestione delle varie fasi dell'emergenza. Pag. 82
  I compiti riguarderanno il censimento dei siti archeologici e monumenti aggrediti o a rischio di aggressione criminale, messa in sicurezza di siti archeologici, monumenti e ricovero di beni culturali mobili di interesse nazionale; catalogazione del patrimonio culturale nazionale; attivazione procedure trasferimento nei ricoveri dei beni culturali mobili.
  Per ogni missione al Ministero spetterà l'apprestamento di una sala operativa, la costituzione del magazzino con i materiali personali e gli strumenti e le apparecchiature tecniche nonché un'attività di addestramento di base degli esperti tecnici che sarà effettuata d'intesa con il Comando Carabinieri tutela patrimonio culturale.
  Soltanto dopo il Ministero potrà individuare le professionalità specifiche necessarie e tutti gli altri adempimenti da condividere con i Carabinieri e il Ministero degli esteri.
  Per quanto riguarda il personale vorrei precisare che un primo appello è stato rivolto all'interno del Ministero tra i tecnici che si ritiene abbiano i requisiti richiesti ed in effetti ci sono state numerose adesioni su base volontaria.
  Si sta procedendo per gradi, come dicevo dinanzi la componente di esperti civili potrà essere arricchita con esperti provenienti dalle Università e Istituti di Ricerca e da esperti segnalati da Associazioni no profit. Proprio a tale proposito si sta in particolare valutando su quale modello di accordo avvalersi del personale.
  Non intendo entrare in tediosi argomenti ma mi limito a riferirvi che l'UNESCO utilizza, per l'impiego di personale civile a scopi umanitari, dei modelli di accordo che potrebbero non essere utilizzabili dal nostro personale o dal personale militare come i Carabinieri del Comando tutela o da altro personale esterno che si muove in situazioni di emergenza riferite però al settore del patrimonio culturale (e non quindi a quello umanitario).
  Stiamo lavorando agli opportuni adattamenti e mi impegno sin d'ora a tenervi informati, se ritenete, sul procedere del nostro lavoro.

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ALLEGATO 2

5-07975 Borghesi: Sulle strutture territoriali del MIBACT.

TESTO DELLA RISPOSTA

  In riferimento alla interrogazione parlamentare a risposta immediata presentata dagli onorevoli Borghesi e Caparini in merito alla recente riforma che ha interessato il Ministero dei beni e della attività culturali e del turismo vorrei riferire quanto segue.
  Gli onorevoli Borghesi e Caparini si riferiscono alla recente riorganizzazione del Ministero, attuata ai sensi dell'articolo 1, comma 327, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016).
  Tale previsione è stata introdotta in Parlamento per adeguare in tempi rapidi la struttura del Ministero alle importanti novità in materia di silenzio-assenso nei procedimenti di tutela del patrimonio culturale e di disciplina della conferenza di servizi, introdotte dalla legge 7 agosto 2015, n. 124 e dal decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125, nonché per completare il complesso ed articolato processo di riorganizzazione avviato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 171 del 2014 e proseguito con i successivi provvedimenti attuativi.
  Il citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 171 del 2014 aveva già compiuto due passi fondamentali, da una parte sottraendo alle Soprintendenze i compiti di valorizzazione e gestione delle sedi museali, consentendo di conseguenza un rafforzamento della funzione di tutela nel territorio, e dall'altra parte riconoscendo dignità giuridica ai musei statali.
  Il successivo passo della riforma, consiste nell'accorpamento, su tutto il territorio nazionale, delle Soprintendenze Archeologia e delle Soprintendenze Belle arti e paesaggio e nella conseguente fusione della Direzione generale Archeologia e della Direzione generale Belle arti e paesaggio in una sola struttura dirigenziale di livello generale. Saranno così presenti sul territorio nazionale 39 Soprintendenze Archeologia, belle arti e paesaggio (ABAP), oltre alle 2 Soprintendenze speciali di Pompei e di Roma (i cui soprintendenti esercitano i compiti spettanti ai soprintendenti ABAP).
  Alle 32 strutture risultanti dalla trasformazione delle Soprintendenze BAP in Soprintendenze ABAP, inclusa la Soprintendenza dell'Aquila, infatti, sono state infatti aggiunte 7 Soprintendenze, individuate in base alla presenza di Città metropolitane, alla dimensione territoriale e alla numerosità della popolazione. La distribuzione degli Uffici è stata quindi valutata sulla base delle esigenze e delle caratteristiche del territorio e non semplicemente ricalcando i confini regionali.
  L'organizzazione interna di ogni Soprintendenza, vedrà la presenza di tutte le specifiche professionalità tradizionalmente presenti nel Ministero, così da assicurare l'assolvimento dei compiti di tutela. Ogni Soprintendenza ABAP infatti sarà articolata (almeno) nelle seguenti 7 aree funzionali: organizzazione e funzionamento, patrimonio archeologico, patrimonio storico e artistico, patrimonio architettonico, patrimonio demoetnoantropologico, paesaggio, educazione e ricerca), cui sarà preposto un funzionario responsabile.
  Con la stessa logica, è stata definita l'organizzazione della Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio, che, anche al fine di garantire una migliore integrazione tra i diversi settori e tra le Pag. 84diverse competenze, sarà articolata nei seguenti servizi: organizzazione e funzionamento, scavi e tutela del patrimonio archeologico, tutela del patrimonio storico, artistico e architettonico, circolazione, tutela del paesaggio, tutela del patrimonio demoetnoantropologico e immateriale.
  Inoltre, il decreto di riorganizzazione ha individuato 10 ulteriori istituti e luoghi della cultura di rilevante interesse nazionale, a cui potrà altresì essere riconosciuta l'autonomia speciale. Tra questi, proprio per la particolare attenzione posta alla valorizzazione del patrimonio archeologico, oltre al Museo Nazionale Romano, vi sono il Parco archeologico dei Campi Flegrei, il Parco Archeologico dell'Appia antica, il Parco archeologico di Ercolano, il Parco archeologico di Ostia Antica e il complesso di Villa Adriana a Tivoli.
  Infine, con la imminente istituzione dell'istituto centrale per l'archeologia, il Ministero si doterà, per la prima volta, di una specifica struttura dedicata alla ricerca nel settore dell'archeologia. Quanto sopra si confida possa dissipare i timori espressi dagli onorevoli interroganti circa una attenuazione dell'azione di tutela del patrimonio archeologico sul territorio; al contrario, l'obiettivo della riforma, perseguito attraverso la razionalizzazione delle strutture periferiche e centrali – cui si accompagna come è noto il reclutamento di 500 nuovi funzionari tecnici – è quello di meglio coordinare e rafforzare anche la fondamentale azione di tutela.

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ALLEGATO 3

5-07976 Pannarale: Sugli sviluppi del programma cosiddetto «500 giovani per la cultura».

TESTO DELLA RISPOSTA

  In riferimento alla interrogazione parlamentare a risposta immediata presentata dall'onorevole Pannarale e da altri suoi onorevoli colleghi in merito al mancato pagamento delle spettanze ai giovani selezionati per partecipare al programma «500 giovani per la cultura», vorrei riferire quanto segue.
  L'articolo 2 del decreto-legge 8 agosto 2013 n. 91, convertito con modificazioni dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112, ha previsto un programma formativo, denominato, appunto, «500 giovani per la cultura», per la durata di 12 mesi, nelle attività di inventariazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano presso gli istituti e i luoghi della cultura statali sul territorio nazionale.
  Il programma, come correttamente riferito dall'onorevole Pannarale, è stato avviato con decreto direttoriale della Direzione generale allora competente il 6 dicembre 2013.
  L'articolo 6 del bando di concorso prevede che, ai candidati selezionati che parteciperanno al programma formativo, è corrisposta una indennità di partecipazione, al lordo, di euro 5.000 annui omnicomprensiva. Il tirocinio è iniziato nel mese di maggio 2015.
  La copertura finanziaria finalizzata al procedimento formativo in parola, prevista dal citato articolo 2 del decreto-legge n. 91 del 2013, ammonta ad euro 2.500.000,00 per l'anno 2014 ed è stata impegnata mediante decreto direttoriale del 17 dicembre 2014, registrato presso l'ufficio centrale del Bilancio il successivo 18 dicembre 2014.
  Al fine di semplificare la procedura, si è ritenuto opportuno provvedere al pagamento dell'indennità di tirocinio correlata al procedimento formativo mediante il sistema «NOI PA» e, con nota del 4 giugno del 2015 tale richiesta è stata formalizzata e inviata al Ministero dell'economia e delle finanze – Dipartimento dell'Amministrazione Generale, del Personale e dei servizi.
  La procedura di liquidazione mediante sistema NOI PA ha generato tuttavia una non corretta imputazione dei costi in quanto il pagamento delle indennità di formazione è stato effettuato in conto competenza 2015 anziché in conto residui, tenuto conto che la copertura era del 2014.
  Al fine di provvedere alla tempestiva risoluzione di tale criticità, sentito anche il competente Ufficio centrale del Bilancio, si è modificata la procedura di liquidazione dell'indennità di formazione (con una conseguente inevitabile interruzione tecnica) individuando nei segretariati regionali e negli Istituti autonomi interessati gli organi preposti.
  L'Amministrazione sta pertanto procedendo alla copertura finanziaria utile ad effettuare la liquidazione dell'indennità di tirocinio e le correlate spettanze IRAP ed INAIL mediante ordini di accreditamento e pagamento alle strutture interessate e a tal riguardo si è provveduto ad una puntuale ripartizione degli oneri in riferimento alle spettanze.
  Concludo rassicurando gli Onorevoli interroganti, e quindi gli interessati, circa la immutabilità del regime fiscale applicato Pag. 86ai partecipanti al regime formativo, considerando l'indennità in parola quale reddito assimilato a quello del lavoratore dipendente come da articolo 50, comma 1, lettera c, del decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986 (Testo unico delle imposte sui redditi).
  In ogni caso, per completezza di informazione, considerato il reddito annuale di 6.000 euro, inferiore agli 8.000 previsti normativamente, si evince una condizione per cui la detrazione d'imposta per lavoro dipendente azzera l'imposta IRPEF, con una conseguente esenzione piena.

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ALLEGATO 4

5-07977 Luigi Gallo: Sull'incentivazione delle opere di giovani artisti.

TESTO DELLA RISPOSTA

  In riferimento alla interrogazione parlamentare a risposta immediata presentata dall'onorevole Gallo e da altri suoi Onorevoli colleghi in merito all'attuazione dell'articolo 6 del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, relativo alla concessione a giovani artisti di immobili statali dimessi, tra i quali anche caserme e scuole militari inutilizzate, vorrei riferire quanto segue.
  La mancata definizione del decreto di attuazione della disposizione normativa richiamata dipende da molti fattori, in primis, non lo si può negare, dalla formulazione complessa e poco funzionale della norma primaria, come emersa dalla legge di conversione n. 112 del 2013.
  Tale disposizione, che prevede il coinvolgimento di molti soggetti istituzionali, ha in primo luogo determinato un non perfetta sintonia nella interpretazione della norma (nei contenuti e nella tempistica di adozione dei provvedimenti citati dai commi 1 e 3 dell'articolo). Essa, inoltre, ha disegnato un iter molto complesso delle procedure di assegnazione degli immobili, che si è inevitabilmente riverberato nello schema di provvedimento attuativo. A tali problematiche interpretative e applicative si è aggiunta la difficoltà di reperimento dei beni destinati allo scopo, tra i quali peraltro mancano quelli confiscati alla criminalità organizzata, la cui individuazione è stata rinviata ad un successivo decreto per esplicita richiesta dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, attesa la impossibilità di un'assegnazione diretta di tali beni a soggetti privati e non a enti pubblici, come previsto dalla disciplina propria dell'Agenzia. La norma primaria, inoltre, non consente di chiarire bene se e in che misura i lavori di ristrutturazione, spesso necessari e posti a carico dei giovani artisti che si dovessero rendere concessionari, possano, e in che modo, essere defalcati dal canone di concessione, con conseguente incertezza sulla convenienza della concessione e sui costi effettivi posti a carico dei con cessionari.
  Nonostante queste difficoltà il Ministero, dopo numerose riunioni di coordinamento, anche presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio attuazione programma di Governo, aveva provveduto a proporre uno schema di decreto al Ministero dell'economia, per il previsto concerto, in data 4 agosto 2015. Sennonché il successivo 26 ottobre 2015 il provvedimento è stato restituito non controfirmato in considerazione delle osservazioni fatte pervenire dall'Agenzia del Demanio il 22 settembre 2015, con riferimento a tre degli immobili inclusi nell'elenco, che presentavano talune criticità in atto (contenziosi pregressi, interventi di bonifica, e altro) e che sono stati conseguentemente espunti dall'allegato, così riducendo ulteriormente il già non cospicuo numero degli immobili da destinare alle finalità delle norma.
  Il decreto, così corretto, in data 17 novembre 2015 è stato nuovamente inviato all'amministrazione finanziaria, che lo ha restituito, firmato, il 22 dicembre 2015. Il provvedimento è stato quindi inoltrato alla Corte dei conti il 16 gennaio 2016. L'Organo di controllo ha tuttavia formulato il 16 febbraio scorso alcuni rilievi, legati, anch'essi, alla macchinosità della norma primaria (in particolare per la necessità di prevedere la costituzione, presso il MEF, Pag. 88di un apposito fondo in cui far confluire i proventi dei canoni, ancorché ridotti e ammontanti, nel complesso, a una somma esigua, dovuti dalle cooperative che si sarebbero rese concessionarie dei beni).
  Quanto in particolare alle caserme dismesse, vorrei precisare che il Ministero della Difesa ha individuato i seguenti immobili:
   Gorizia – Località Lucinico – via degli Eroi, 14 Ex fabbricato uso servizi Lestizza (UD) – Località – Santa Maria Scaunicco – via Isonzo Ex alloggio Pordenone – via San Quirino, 84 Ex alloggio Campo Calabro (RC) – Località Matiniti – Aliquota di ex fortino Messina Contrada Campo Italia – Aliquota di area addestrativa e deposito munizioni.

  Ho illustrato questo breve resoconto per rendere evidente, ad oltre due anni dalla emanazione della norma, come la sua concreta attuazione appaia irta di problemi e non realizzabile in tempi brevi.
  Occorrerà fare una riflessione, anche in considerazione del precario stato di conservazione dei beni immobili individuati e del tempo intercorso dall'emanazione della norma primaria, sulla possibilità e opportunità di introdurre un rafforzamento e una chiarificazione dell'impianto normativo primario, in modo da consentire un'attuazione più spedita e, soprattutto, che possa essere meglio corrispondente alle attese ingeneratesi presso i soggetti possibili beneficiari della previsione normativa.

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ALLEGATO 5

5-07978 Palmieri: Sulla libertà di pubblicazione di immagini di siti culturali italiani su Internet.

TESTO DELLA RISPOSTA

  In riferimento alla interrogazione parlamentare a risposta immediata presentata dall'onorevole Palmieri in merito alla possibilità di pubblicare immagini di siti culturali italiani su internet anche a fini di valorizzazione e promozione vorrei riferire quanto segue.
  Questo Ministero è consapevole dell'importanza di garantire il diritto alla libera manifestazione del pensiero e, allo stesso tempo, di consentire adeguata valorizzazione del patrimonio culturale italiano, anche attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie, ed intende certamente proseguire il percorso di liberalizzazione della riproduzione dei beni culturali e della divulgazione delle immagini, avviato con le modifiche apportate all'articolo 108 del Codice dei beni culturali e del paesaggio dal decreto-legge n. 83 del 2014, cosiddetto «art-bonus».
  Per queste ragioni, nell'ambito del disegno di legge Atto Senato n. 2085, «legge annuale per il mercato e la concorrenza», è stata richiesta l'autorizzazione a presentare un emendamento, che non soltanto garantisca la libera riproduzione di beni culturali, anche bibliografici ed archivistici – che, nella normativa vigente, sono ancora soggetti ad autorizzazione – ma che, più in generale, accentui la liberalizzazione di una serie di attività, ivi inclusa la divulgazione, a condizione che ciò avvenga senza scopo di lucro per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero o espressione creativa, promozione della conoscenza del patrimonio culturale, e dunque, proprio le finalità che la divulgazione su Wikipedia intende perseguire.
  Si aggiunga per completezza che questo Ministero ha già, il 4 settembre 2012, firmato un Accordo Quadro con Wikipedia per la valorizzazione dei beni culturali attraverso le voci di Wikipedia. Anche prima degli interventi normativi di cui si è fatto cenno, pertanto, si è proceduto ad avviare e consolidare interlocuzioni con i più importanti players del settore digitale, ai fini della valorizzazione del patrimonio culturale italiano, e che tali attività certamente proseguiranno nell'ambito del quadro disciplinare che si va delineando.