CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 3 dicembre 2015
552.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Cultura, scienza e istruzione (VII)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

5-03567 Vacca: Su taluni abusi perpetrati nei confronti di dipendenti di «scuole paritarie».

TESTO DELLA RISPOSTA

  L'onorevole interrogante ripropone il tema della vigilanza sulle scuole paritarie chiedendo di conoscere, in particolare, quali urgenti iniziative di natura ispettiva il Ministero intenda intraprendere per far emergere eventuali abusi perpetrati ai danni dei docenti operanti in alcune specifiche realtà scolastiche ove alcuni insegnanti accetterebbero stipendi al di sotto del minimo tabellare o addirittura pari a zero in cambio del versamento dei contributi previdenziali al fine di conseguire il requisito del servizio valutabile nelle graduatorie.
  Posto che, come già precisato in precedenti risposte ad atti di sindacato ispettivo di analogo contenuto, la vigilanza sulle istituzioni scolastiche paritarie è esercitata, di norma, dagli Uffici scolastici regionali che, ogni anno, predispongono un piano di interventi ispettivi, sulla base di apposite circolari diramate dal MIUR, per accertare il permanere delle condizioni richieste dalla legge per il riconoscimento della parità scolastica, si evidenzia che, sul merito, è intervenuta la legge n. 107.
  Il comma 152 dell'articolo unico, infatti, ha disposto: «un piano straordinario di verifica della permanenza dei requisiti per il riconoscimento della parità scolastica di cui all'articolo 1, comma 4, della legge 10 marzo 2000, n. 62, con particolare riferimento alla coerenza del piano triennale dell'offerta formativa con quanto previsto dalla legislazione vigente e al rispetto della regolarità contabile, del principio della pubblicità dei bilanci e della legislazione in materia di contratti di lavoro».
  In attuazione della citata norma è stato predisposto un Piano straordinario di verifica, su tutto il territorio nazionale, elaborato secondo gli orientamenti emersi nel corso del seminario su «La Buona scuola» e alla luce delle risultanze emerse nelle successive riunioni dei dirigenti tecnici.
  A seguito di ciò, il MIUR – con il recente decreto n. 1070 del 16 ottobre scorso – ha costituito un Gruppo operativo di dirigenti tecnici con il compito di assicurare il coordinamento delle attività ispettive.
  I singoli Uffici scolastici regionali hanno già inviato circa 20 report nei quali sono indicate le iniziative che verranno intraprese per dare attuazione alla citata disposizione, tra le quali si contano, in particolare, circa 532 verifiche ispettive.
  Gli Uffici scolastici regionali hanno, quindi, predisposto i piani regionali, riferiti innanzitutto all'anno scolastico 2015/2016 e hanno dichiarato che continueranno nell'arco del triennio nell'attuazione dell'attività ispettiva, per interessarsi poi agli istituti paritari del primo ciclo.
  Il summenzionato Piano di verifica straordinario ha già avuto avvio in alcune regioni, come ad esempio le Marche e proprio l'Abruzzo.
  Preciso che le verifiche in questione dovranno, tra l'altro, accertare che sia stato rispettato il principio di pubblicità dei bilanci e la legislazione in materia di contratti di lavoro.
  Evidenzio, altresì, che è in fase di predisposizione l'anagrafe dei docenti in servizio presso le scuole paritarie.

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ALLEGATO 2

5-05003 Fratoianni: Sulla regolamentazione del dottorato di ricerca, degli assegni di ricerca e delle borse di studio e dei diritti connessi.

TESTO DELLA RISPOSTA

  In riferimento alla questione sollevata dall'on. le interrogante circa la validità del dottorato di ricerca ai fini dell'aggiornamento del punteggio nelle GAE e nelle graduatorie di istituto si evidenzia che il MIUR, con nota n. 2545 del 6 agosto 2014, indirizzata all'Ufficio Scolastico Regionale della Puglia, ha espresso il proprio parere sulla valutabilità del periodo di congedo per dottorato di ricerca, affermandone la compatibilità con il servizio di insegnamento e il pieno riconoscimento giuridico, richiamandosi alla circolare ministeriale n. 15 del 22 febbraio 2011 (Dottorato di Ricerca e problematiche connesse) ed all'articolo 19 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Comparto Scuola del 2007, ove si dispone che «il personale assunto con contratto fino al 30 giugno o al 31 agosto può fruire dell'aspettativa per Dottorato di Ricerca» e che «la predetta disposizione esplica la propria validità esclusivamente sotto il profilo giuridico ...» inteso, quest'ultimo come riconoscimento del servizio ai fini previsti dalle vigenti disposizioni.
  Nella stessa nota è stato chiarito che tale riconoscimento giuridico deve essere inteso nel senso di consentire, non soltanto la ricostruzione di carriera, ma anche l'attribuzione del punteggio nelle graduatorie ad esaurimento.
  In merito ai segnalati casi verificatisi nell'Ambito territoriale per la provincia di Bari, l'Amministrazione ovviamente si è attenuta al pronunciamento del giudice del lavoro in attesa della decisioni della Corte d'appello e in ragione della presenza di controinteressati.
  Posto ciò, nei casi diversi da quelli sopramenzionati, il MIUR continuerà ad operare sulla base della sopra citata circolare ministeriale, riconoscendo dunque il periodo di aspettativa per dottorato equiparandolo al servizio ai fini dell'aggiornamento delle graduatorie.

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ALLEGATO 3

5-05378 Vico: Sulla situazione relativa all’«Istituto G. Paisiello» di Taranto e agli altri istituti superiori di studi musicali.

TESTO DELLA RISPOSTA

  L'interrogazione dell'onorevole Vico richiama l'attenzione sulla situazione degli Istituti musicali pareggiati, in particolare sull'Istituto «Paisiello» di Taranto, per i quali si sollecita l'avvio del processo di statizzazione, a norma dell'articolo 2, comma 8, lettera e), della legge n. 508 del 1999, al fine di sopperire alle difficoltà, soprattutto, di ordine finanziario in cui versano le suddette istituzioni anche alla luce degli effetti della recente la legge n. 56 del 2014.
  Corre l'obbligo ricordare il notevole impegno finanziario che, anche grazie alla determinazione di questo Ministero, il Governo ha rivolto negli ultimi anni a favore degli Istituti musicali pareggiati. Il contributo ministeriale è passato dai 5 milioni di euro del 2014 ai 7,9 milioni di euro nel 2015 e, alla luce del testo del disegno di legge di stabilità per l'anno 2016, attualmente all'esame del Parlamento, arriverà a 10 milioni di euro per l'anno 2016.
  Tuttavia, non può sfuggire che il processo di statizzazione degli Istituti musicali pareggiati richiede un intervento dello Stato aggiuntivo; parte predominante dei costi da coprire è, infatti, quella relativa al personale in servizio presso le singole istituzioni.
  Risulta, pertanto, evidente che, seppur prevista dal dettato della legge n. 508, non è verosimile parlare di statizzazione senza maggiori oneri a carico dello Stato. Questo processo richiede, pertanto, tutti gli approfondimenti e i confronti necessari tra i Ministeri coinvolti, in particolare il MIUR e il MEF, nonché tra gli enti locali che hanno istituito queste realtà.
  Dal canto suo, il MIUR sta valutando tutte le possibilità che, comunque, vanno inserite nel più generale quadro di riordino del sistema delle Istituzioni AFAM di cui l'ipotesi di statizzazione degli Istituti musicali pareggiati non può essere l'unico intervento da adottare per una riqualificazione e una ottimizzazione dell'intero sistema.
  Esistono, difatti, nel nostro Paese 55 Conservatori statali e 18 Istituti musicali pareggiati che contano un totale di 49.000 studenti iscritti (di cui 21.000 a corsi di livello accademico). I docenti di ruolo sono circa 4.900.
  Va quindi ripensato un nuovo modello per il sistema AFAM, certamente meno frammentato. Nell'ambito di questo nuovo modello va considerata anche la statizzazione degli Istituti musicali pareggiati, che non può prescindere, però, da una sua sostenibilità dal punto di vista finanziario e dalla qualità della formazione.
  Si ribadisce, anche in questa occasione, che è intenzione di questo Ministero giungere ad una proposta organica di revisione dell'assetto delle istituzioni AFAM. Per questo un gruppo ristretto di rappresentanti del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e di esperti è impegnato nella redazione di una proposta di riforma complessiva del settore.
  Si tratta di un percorso non semplice, su cui il Ministero, però, ha iniziato a lavorare già con il decreto per il riparto dei fondi 2015. I criteri di riparto, infatti, prevedono uno stanziamento specifico – pari a 1 milione di euro – destinato a far fronte alle esigenze relative a situazioni di disavanzo strutturale di bilancio Pag. 103o a progetti di revisione dell'assetto istituzionale e dell'offerta formativa della singola istituzione.
  Un intervento finalizzato ad accompagnare un percorso di eventuale statizzazione dovrà tener conto anche del possibile cofinanziamento da parte degli enti pubblici o privati del territorio. In questa ottica si innesta anche lo sforzo del Ministero a sostenere la situazione dell'Istituto Paisiello di Taranto per il quale è, comunque, necessario un simile coinvolgimento delle istituzioni locali, con le quali è già in atto un dialogo costruttivo.

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ALLEGATO 4

5-06438 Brescia: Sull'utilizzazione immediata degli importi donati nel 2008 al «Conservatorio Piccinni» di Bari.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con riferimento a quanto prospettato dall'onorevole interrogante, sulla base degli atti in possesso dei competenti Uffici del MIUR e dalle informazioni assunte per le vie brevi, si precisa quanto segue.
  Con nota del 20 febbraio 2009 il Presidente pro-tempore del Conservatorio di musica «Niccolò Piccinni» di Bari comunicava al Direttore generale dell'allora Direzione per l'alta formazione artistica, musicale e coreutica che l'istituzione aveva ricevuto dal Sultano dell'Oman una donazione di tre milioni di euro con il dichiarato intento di sostenere negli studi musicali gli studenti iscritti che fossero meritevoli ma privi delle risorse necessarie allo studio prima ed al perfezionamento poi.
  Con la stessa nota il Presidente proponeva la creazione di una Fondazione, ritenendo questa la veste giuridicamente più appropriata da un lato alle finalità indicate dal donatore di promuovere la diffusione a livello nazionale della cultura musicale, attraverso un fitto programma di iniziative, anche in collegamento con altre realtà musicali, e dall'altro alle esigenze di natura amministrativo-contabile già all'epoca evidenziate dai revisori dei conti. Nelle more, la somma donata veniva impegnata in titoli di Stato (pronti contro termine).
  La proposta avanzata trovava accoglimento da parte del Direttore generale dell'epoca nel corso del mese di marzo 2009 ed il Consiglio di amministrazione del Conservatorio, con delibera n. 29 del 27 maggio 2010, approvava la costituzione di una Fondazione che avrebbe preso il nome di Fondazione del Conservatorio di Bari «Giovanni Paolo II», determinando le risorse finanziarie, approvandone lo schema di statuto e nominando i componenti del Consiglio di amministrazione.
  Con l'atto costitutivo del 15 luglio 2010 si destinavano alla Fondazione 2.825.000 euro. Nel dettaglio: 200.000 euro quale fondo di dotazione, 175.000 quale contributo di gestione per l'anno 2010 e 2.450.000 quale fondo di gestione dall'anno 2011 in poi, da corrispondersi in rate annuali di 350.000 euro ciascuna.
  Di tale somma il Conservatorio ha erogato alla Fondazione 200.000 euro quale fondo di dotazione e 175.000,00 quale contributo di gestione per l'anno 2010. La rimanente somma di 2.450.000 euro, risulta essere nella disponibilità del Conservatorio, sempre impegnata in titoli di Stato. Dall'anno 2011 in poi, infatti, i contributi annuali di 350.000 euro non risultano essere stati corrisposti alla Fondazione.
  Con nota del 25 febbraio 2013, a firma del Presidente della Fondazione, quest'ultima ne chiedeva il pagamento, ed in pari data, la Fondazione trasmetteva i rendiconti relativi agli esercizi 2010, 2011 e 2012.
  In data 20 marzo 2013, poi, i revisori dei conti rappresentavano le proprie considerazioni in merito. La questione in argomento è stata anche oggetto di ispezione da parte dell'Ispettorato generale di finanza del MEF nel luglio 2013. Pur in presenza dei suddetti rendiconti, il Consiglio Pag. 105di amministrazione del Conservatorio non risulta, finora, aver provveduto alle rimanenti erogazioni annuali.
  Posto ciò, sulla questione il Ministero si riserva di procedere ad un rigoroso approfondimento che verrà effettuato d'intesa con il Conservatorio di musica di Bari, approfondimento il cui scopo precipuo è quello di accertare le precise responsabilità nella gestione del finanziamento oggetto dell'interrogazione in vista di una sua piena utilizzazione secondo quanto previsto dall'atto costitutivo della Fondazione «Giovanni Paolo II».

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ALLEGATO 5

5-06646 Simone Valente: Sul finanziamento del Teatro dell'Opera Giocosa di Savona.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Mi riferisco all'interrogazione parlamentare con cui l'onorevole Valente, unitamente ad altri colleghi, chiede se il Ministero non intenda rivedere il decreto direttoriale 31 luglio 2015 n. 949 in relazione ai nuovi criteri di ripartizione delle risorse a valere sul Fondo unico per lo spettacolo – F.U.S., che vedono tutti gli enti liguri e in primis il teatro di Genova fortemente penalizzati.
  L'interrogazione si riferisce all'applicazione data al decreto ministeriale 1o luglio 2014 recante «nuovi criteri per l'erogazione e modalità e l'anticipazione di contributi allo spettacolo dal vivo, a valere sul F.U.S. di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163», che prevede un nuovo sistema di ripartizione del F.U.S. che, modificando completamente le basi di calcolo e di valutazione dei fenomeni riferiti agli eventi di spettacolo, ha in effetti comportato variazioni notevoli nell'assegnazione dei contributi rispetto al passato o addirittura il rigetto di non poche domande.
  Tale innovazione è stata imposta dall'articolo 9, comma 1, del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito con modificazioni in legge 7 ottobre 2013, n. 112, e come ogni profonda rivisitazione di criteri di distribuzione di risorse ha incontrato il favore e il disfavore degli interessati. Sottolineo come tale «riforma» è stata per molti anni suggerita e voluta dalla stragrande maggioranza degli operatori dello spettacolo, che vivevano come eccessivamente discrezionale la potestà delle Commissioni consultive e dell'Amministrazione nel ripartire il Fondo unico per lo spettacolo: si esigevano nuovi principi e nuovi criteri idonei a rendere più oggettiva e trasparente la procedura di assegnazione. In tal senso, buona parte del contributo assegnato a ciascun singolo organismo è determinato in base a calcoli impersonalmente effettuati da un sistema, ma ciò sulla base di dati offerti, in concorso tra loro, da tutti gli interessati.
  Questa materializzazione affidata ai cosiddetti algoritmi non poteva – benché abbia sottratto all'Amministrazione la pur lamentata ampia discrezionalità – non generare modifiche anche consistenti negli equilibri cui i vari settori dello spettacolo erano assuefatti. Ad esempio, mentre in passato la cosiddetta base quantitativa (elementi finanziari-organizzativi di un progetto artistico) poteva dalla Commissione competente essere moltiplicata per un fattore che andava da 0 a 3, e quindi con amplissimo e discrezionale raggio di azione, attualmente le Commissioni consultive possono agire, posto che un progetto non incontri il totale disfavore sul piano artistico, conferendo a quest'ultimo un punteggio di soli 30 punti su un totale massimo di 100. Da questa configurazione derivano sia le pur necessarie bocciature, imposte dalla necessità di una selezione senza la quale il contributo dello Stato si atteggerebbe come elargizione a pioggia e parcellizzata, sia modifiche profonde nella misura del medesimo.
  Vorrei comunque precisare come la maggior parte dei soggetti richiedenti nell'esercizio 2015 hanno registrato un aumento di contributo, circostanza che, pur a fronte dei necessari respingimenti, sta solo a significare una maggiore capacità selettiva del sistema e delle Commissioni consultive.

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  Il Ministero sta vagliando con viva attenzione non solo le numerosissime istanze di accesso agli atti, non solo le doglianze e le critiche formalmente pervenute a seguito della pubblicazione dei risultati, non solo i ricorsi pervenuti in numero inusitato, ma anche le raccomandazioni, i suggerimenti e le preoccupate critiche provenienti dal Parlamento.
  Ogni riforma meritevole di questo nome, quale quella recata dal decreto ministeriale 1o luglio 2014, può determinare soddisfatti e insoddisfatti, ed inevitabili sono le critiche di chi, in ragione di nuovi criteri basati su qualità della proposta artistica e oggettività delle capacità produttive (e non più sulla storicità del contributo) – ha visto decrescere le risorse assegnate.
  Vorrei evidenziare che si tratta di criteri che tendono a riequilibrare il sistema, a rendere cioè più equa la distribuzione del F.U.S., tagliando i ponti con un passato che vedeva nel canone della storicità la sua matrice politica di fondo. In questo modo si rilegittima il F.U.S come un fondo per lo sviluppo del settore e dell'economia a questi connessa, più che al mantenimento di posizioni consolidate negli anni.
  E infatti, grazie alle nuove regole, molti organismi hanno visto incrementare il finanziamento statale, come le decine di teatri ed associazioni musicali, o le nuove compagnie di danza che hanno visto finalmente premiato il loro lavoro. Molti di questi soggetti, fino al 2014, erano esclusi dal F.U.S., per un sistema di regole che premiava, appunto, la storicità.
  Non bisogna nemmeno trascurare che nel 2015, proprio in vista dell'entrata in vigore di questa riforma, le risorse del Fondo unico per lo spettacolo dei settori prosa, musica e danza sono state incrementate per dare maggiore sostanza a un provvedimento non dettato da esigenze di austerity, bensì dalla necessità di un ripensamento radicale di come lo Stato interviene nel settore dello spettacolo, favorendo progettualità e innovazione, in una logica di sviluppo sociale, culturale ed economico.
  E ciò è stato operato non più per un solo anno, ma valutando progetti triennali. Le Commissioni tutte hanno reso un lavoro non facile applicando le nuove disposizioni ed assumendosi la responsabilità di scegliere non più in base solo ad una storia, ma anche sulle reali capacità e qualità delle istituzioni.
  Concludendo, per tanti anni è stato chiesto dalla stragrande maggioranza degli operatori un sistema più equo, non legato solo al cumulo dei contributi, dove valesse la quantità realmente messa in campo e l'offerta culturale e soprattutto ci fossero metodi di comparazione matematici che servano a rendere oggettivamente confrontabili l'operato dei diversi soggetti dello spettacolo, per evitare disparità di trattamento. I risultati ottenuti sembrano andare in questa direzione.