CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 15 ottobre 2015
522.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Cultura, scienza e istruzione (VII)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

5-06661 Pisicchio e Pastorelli: Sulla sede del conservatorio di santa Cecilia di Rieti.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Il Ministero ha a cuore la sorte dei Conservatori e delle Accademie di belle arti. Lo testimonia il fatto che con la legge n. 107 abbiamo anzitutto incrementato i fondi per il loro funzionamento erogando – a decorrere da quest'anno – ulteriori 7 milioni di euro. Questo ha permesso di arrivare ad uno stanziamento complessivo di circa 12,7 milioni.
  Il Ministro ha provveduto a firmare il decreto di riparto, che è adesso al MEF e che andrà successivamente alla Corte dei Conti. Grazie all'incremento dello stanziamento complessivo, tutti conservatori d'Italia riceveranno quest'anno più risorse dello scorso anno.
  Per quanto riguarda la questione specifica posta, ricordo che lo scorso anno è stato possibile scongiurare la chiusura della sede reatina del Conservatorio di Santa Cecilia grazie all'intervento di un importante attore del territorio, la Fondazione Varrone.
  Quest'anno è stata raggiunta un'intesa – promossa e fortemente voluta dal MIUR – tra Conservatorio, Fondazione Varrone, regione Lazio e provincia di Rieti.
  Questa intesa è stata possibile grazie ad un lavoro di squadra tra tutti questi attori.
  Il MIUR ha deciso di fare la sua parte atteso che il territorio di riferimento ha mostrato il suo pieno interesse e appoggio, anche finanziario.
  La firma dell'intesa avverrà nei prossimi giorni, ma posso anticipare che ci sarà, per l'anno accademico 2015/16, un contributo della regione, del Conservatorio (su fondi MIUR), e della Fondazione Varrone.
  Contestualmente, la stessa intesa prevede l'istituzione, presso il Ministero, di un tavolo tecnico che dovrà consentire, nei prossimi mesi, di trovare una soluzione «a regime», che faccia superare la logica emergenziale fornendo una risposta a tutti – e in primis agli studenti – per gli anni a venire.

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ALLEGATO 2

5-06662 Palmieri: Sulla regolarità dei pagamenti delle spettanze degli insegnanti di religione.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Dall'anno scolastico 2015/2016, e precisamente dal 1o settembre 2015, al fine di semplificare le relative procedure di registrazione, è stato avviato un nuovo sistema informatico di gestione giuridica e retributiva dei contratti temporanei della scuola, compresi i contratti di lavoro degli incaricati per l'insegnamento della religione cattolica.
  La nuova procedura informatica, frutto della collaborazione tra MIUR e MEF, ha nuove funzionalità che assistono le scuole nello svolgimento dei procedimenti amministrativi e contabili relativi ai rapporti di lavoro del personale scolastico sia supplente breve che incaricato per l'insegnamento della religione cattolica.
  Tale sistema informatico integrato, in particolare, permette il colloquio tra le banche dati SIDI e NoiPA ed è basato sui principi della cooperazione applicativa, che assicura l'aggiornamento contestuale del fascicolo personale dei dipendenti. Il 1o settembre scorso, il MIUR, con propria nota, ha comunicato a tutti gli istituti scolastici il funzionamento del sistema e le connesse procedure amministrative.
  I contratti degli incaricati di religione vengono, quindi, inseriti nel sistema informativo MIUR dalle istituzioni scolastiche ed inviati, automaticamente, al servizio NoiPA per il pagamento, dopo specifica convalida da parte del dirigente scolastico.
  Dall'inizio di questo anno scolastico sono stati inviati al MEF 20.366 contratti relativi agli incaricati di religione che hanno superato tutte le opportune verifiche di correttezza. Non risultano, quindi, malfunzionamenti, di carattere generale, delle specifiche procedure del sistema informativo.
  Si sottolinea che nel mese di settembre scorso, in accordo con il MEF, proprio al fine di assicurare il maggior numero possibile di contratti in pagamento, sono state concordate due emissioni straordinarie, precisamente il 18 e il 25 settembre, in aggiunta a quella ordinariamente prevista, che sono state liquidate, rispettivamente, il 29 settembre e il 2 ottobre.
  Inoltre tutti i contratti che sono stati acquisiti dal sistema NoiPA dopo il 25 settembre sono rientrati nell'emissione del 9 ottobre che verrà liquidata il 18 dello stesso mese.
  Naturalmente non può escludersi il verificarsi di errori nell'attività di registrazione dei contratti a sistema, Tali errori posso, a volte, comportare la necessità di annullare l'inserimento o la modifica delle informazioni non corrette, al fine di consentire una nuova trasmissione al MEF per il pagamento.
  È possibile, quindi, che in taluni casi, considerando la tempistica delle emissioni, si possa verificare uno slittamento del pagamento al mese successivo, mese nel quale è, poi, possibile comunque recuperare anche eventuali discordanze sul numero di giorni di servizio prestati.
  Si assicura, in ogni caso, che il MIUR, dall'avvio della nuova procedura, sta svolgendo un monitoraggio costante dello stato di tutti i contratti inseriti a sistema e è in continuo contatto con le strutture MEF al fine di rimuovere tempestivamente eventuali problemi, anche contattando la singola istituzione scolastica, con l'obiettivo di assicurare la massima celerità del pagamento.

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ALLEGATO 3

5-06663 Vezzali e Galgano: Sull'indirizzo musicale nella scuola media Ugo Foscolo di Perugia.

TESTO DELLA RISPOSTA

  In linea generale i servizi scolastici vanno potenziati in via prioritaria là dove risultano meno diffusi e là dove non esistono già altre istituzioni che offrano le medesime opzioni a favore degli studenti.
  L'USR per l'Umbria ha confermato che in provincia di Perugia vi sono 7 istituti che propongono corsi d'istruzione secondaria di primo grado ad indirizzo musicale, a fronte, ad esempio, di 2 in provincia Terni.
  Per tale ragione, delle richieste avanzate dalle scuole della provincia di Perugia per avviare corsi ad indirizzo musicale è stata accolta solo la proposta dall'Istituto comprensivo di Città della Pieve, in quanto la relativa scuola insiste su un territorio distante da qualsivoglia istituto che proponga un analoga offerta formativa.
  Per di più, nel comune di Perugia, esiste già l'istituto comprensivo n. 1 (vicinale all'istituto n. 2) che già ha avviato corsi ad indirizzo musicale.
  Ricordo anche che la programmazione della rete scolastica è propria delle regioni.
  A ciò si aggiunga che, l'istituzione dei corsi di strumento musicale e i relativi posti di organico, al pari di tutti gli altri corsi ordinari, debbono rientrare nelle globali risorse individuate ed assegnate con l'annuale decreto interministeriale che determina la dotazione organica complessiva su cui calcolare tutte le esigenze delle scuole a livello regionale.
  Per l'anno scolastico 2015/2016 la dotazione data all'USR per l'Umbria è stata pari a 9.093 unità. Con tale dotazione l'Ufficio ha soddisfatto le esigenze, fino all'esaurimento delle risorse, individuando quali priorità quelle che garantissero a tutti il diritto all'istruzione, evitassero un eccessivo affollamento delle classi e consentissero una presenza sull'intero territorio regionale del servizio scolastico.
  L'approfondimento musicale richiesto dall'istituto comprensivo n. 2 costituisce un «arricchimento» dell'offerta formativa che è auspicabile possa trovare piena realizzazione nell'ambito dell'organico per il potenziamento dell'autonomia scolastica come introdotto dalla legge n. 107. Infatti, proprio in questi giorni le scuole stanno comunicando ai rispettivi USR il proprio fabbisogno relativo all'ampliamento dell'offerta formativa specificando quale area disciplinare sia per loro da potenziare in via prioritaria mediante l'organico dell'autonomia. L'istituto comprensivo Perugia 2, potrà, pertanto indicare, quale propria priorità l'area artistico-musicale.

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ALLEGATO 4

5-06664 Simone Valente ed altri: Sugli importi delle tasse universitarie.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Ritengo preliminare chiarire che, anche se apparentemente assimilabili, la questione delle tasse pagate dagli studenti universitari deve essere distinta concettualmente dal tema delle borse per il diritto allo studio.
  Mentre le prime, infatti, nel rispetto di criteri generali di riferimento per l'intero sistema universitario, rientrano nell'ambito dell'autonomia universitaria, il diritto allo studio, oltre ad essere costituzionalmente sancito, attiene alla competenza di Stato e regioni.
  Con specifico riferimento alle tasse universitarie, si conferma che i dati reddituali delle famiglie degli studenti fanno parte del patrimonio informativo delle singole università e che per una parte di essi, ovvero gli studenti che non comunicano la situazione reddituale, l'importo massimo della tassa è una conseguenza della mancata presentazione della dichiarazione reddituale e patrimoniale all'università stessa.
  Complessivamente l'andamento delle entrate dichiarate dagli atenei e riportate nei bilanci per tasse universitarie, al netto dei rimborsi agli studenti nell'ultimo quadriennio, ha registrato un aumento di circa 45 milioni di euro passando da 1,690 miliardi di euro del 2011 a 1,735 miliardi di euro del 2014.
  Questo quadro si inserisce nell'ambito di un andamento del Fondo di Finanziamento Ordinario che ha seguito dinamiche molto diverse di effettiva riduzione passando dai 7,3 miliardi di euro del 2011 ai 7 miliardi del 2014. Va quindi evidenziato che la riduzione del Fondo di finanziamento ordinario non è stato compensato da alcun aumento del gettito delle tasse universitarie ma, molto più semplicemente, da un automatico aumento del rapporto tra tasse e FFO che è cosa ben diversa.
  Detto questo, è indubitabile invece l'esigenza di un intervento organico sul tema del diritto allo studio che rappresenta ancora oggi un problema soprattutto in alcune parti del Paese. Infatti solo alcune regioni contribuiscono in modo adeguato all'obiettivo della copertura del 100 per cento delle borse di studio.
  A tale proposito, voglio però precisare che l'impegno finanziario dello Stato negli ultimi anni è aumentato, passando da circa 100 milioni di euro del 2011 a circa 160 milioni di euro del 2014, consolidati nel 2015.
  L'impegno del Ministero è quello di portare a termine la riforma prevista dalla legge n. 240 del 2010 e contenuta nei sui principi generali nel decreto legislativo n. 68 del 2012, attraverso l'adozione, in tempo utile per l'anno accademico 2016/17, del decreto ministeriale sui Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) che dovrebbe assicurare una maggiore equità nell'attribuzione delle borse di studio in base al reddito e al merito e, compatibilmente con le risorse disponibili, adeguare l'importo delle borse.
  È auspicabile che le regioni concorrano al perseguimento di questi obiettivi, in modo da realizzare una riforma in grado di rispondere integralmente alle aspettative del Paese. Come Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca riteniamo che questo sia un obiettivo prioritario.Pag. 121
  In merito alle problematiche sollevate dal nuovo calcolo isee e dagli effetti negativi sul calcolo delle fasce per le borse di studio, il Ministero ha convocato proprio per il 16 ottobre, un tavolo tecnico con le parti interessate: MIUR, rappresentante andisu, rappresentante cnsu e rappresentante regioni. Intanto per avere dati sulla platea beneficiari e platea esclusi e poi per mettere in campo eventuali soluzioni adesso per l'emergenza e possibili vie per il lungo periodo.

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ALLEGATO 5

5-06665 Santerini: Sulla Carta del docente per i docenti di religione.

TESTO DELLA RISPOSTA

  La legge n. 107, al comma 121 stabilisce che la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione spetta ai docenti di ruolo delle scuole di ogni ordine e grado.
  Il decreto, previsto dal successivo comma 122 della medesima legge, con cui sono stati definiti i criteri e le concrete modalità di assegnazione e utilizzo della Carta, ha specificato all'articolo 2 i destinatari di questa misura ovvero i «docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova».
  Ai fini dell'assegnazione della Carta e dell'erogazione della somma di 500 euro non rileva, quindi, il tipo di insegnamento svolto, quanto piuttosto il tipo di rapporto di lavoro, l'essere docente «di ruolo», ai sensi dell'articolo 398 del testo unico sull'istruzione, presso scuole statali (decreto legislativo n. 297 del 1994).
  Ne consegue che anche i docenti di religione delle istituzioni scolastiche statali, purché di ruolo, sono ricompresi tra i destinatari della Carta.
  Il decreto attuativo ha previsto, come norma transitoria, che per l'anno scolastico 2015/2016, nelle more dell'attivazione delle modalità ordinarie di assegnazione, il pagamento avverrà entro il mese di ottobre 2015 e comunque non oltre il ventesimo giorno successivo a quello di trasmissione dell'elenco dei docenti immessi in ruolo al sistema NoiPA del MEF. Ciò sia per i docenti già assunti che per quelli immessi in ruolo a decorrere dal 1o settembre 2015 con il piano di assunzioni straordinario di cui alla legge n. 107.
  Posso garantire che, da lunedì prossimo, ovvero a partire dal 19 ottobre, le somme saranno pienamente esigibili per tutti.
  Ai docenti che prenderanno servizio durante l'anno scolastico spetteranno, comunque, le risorse nel loro importo complessivo.
  Le risorse erogate sono pari a 381,137 milioni annui a decorrere dall'anno 2015 per un valore nominale non superiore a 500 euro utilizzabili nell'arco dell'anno scolastico di riferimento ovvero dal 1o settembre al 31 agosto. La cifra residua, eventualmente non utilizzata dal docente, rimarrà nella sua disponibilità per l'anno scolastico successivo. Entro il 31 dicembre 2015, le risorse che dovessero eventualmente restare disponibili saranno, comunque, ripartite tra gli aventi diritto.
  Le confermo, anche, che gli insegnati di religione cattolica saranno destinatari delle misure e risorse previste dalla legge n. 107 sia in merito alla formazione in servizio che alla valorizzazione del merito.

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ALLEGATO 6

5-06666 Coscia ed altri: Sulle modalità di fruizione della Carta del docente.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Il Presidente Renzi e il Ministro Giannini hanno già firmato il decreto per l'erogazione dei circa 381 milioni che decorrono da quest'anno a favore della formazione e dell'aggiornamento professionale dei docenti di ruolo. Si tratta del decreto interministeriale di cui al comma 122 della legge n. 107 con cui si definiscono i criteri e le modalità di assegnazione e di utilizzo della Carta.
  A partire dal 19 di ottobre la somma, pari a 500 euro, sarà accreditata a tutti i docenti di ruolo a tempo indeterminato delle istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova e potrà essere utilizzata per:
   acquisto di libri e testi, di hardware e software;
   iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti il profilo professionale.

  Oggi il Ministero comunicherà a tutte le scuole, con propria circolare, dettagliate istruzioni in merito alle spese ammesse e alle modalità specifiche di rendicontazione per il corrente anno scolastico.
  A partire dall'anno 2016/2017 i docenti saranno tenuti a rendicontare le spese sostenute secondo le modalità che saranno definite con un apposito decreto del Ministro. Il decreto sarà adottato successivamente all'aggiudicazione della gara che sarà bandita per l'attribuzione del servizio di stampa e gestione della Carta personale elettronica. Infatti, le modalità specifiche della rendicontazione dipenderanno dai servizi – ad esempio di estratto conto – che l'aggiudicatario della gara renderà disponibili.
  Come già detto, nel caso in cui il docente non spenda l'intera somma di 500 euro, ne potrà usufruire l'anno successivo. Così pure, come già riferito, le eventuali risorse che dovessero rimanere disponibili nell'ambito dello stanziamento complessivo di 381 milioni di euro, una volta erogate le somme a tutti gli aventi diritto, saranno ridistribuite tra tutti i docenti di ruolo.
  Qualora la somma sarà utilizzata in maniera non conforme alle finalità indicate dalla legge, cioè la formazione e la valorizzazione delle competenze professionali, o non rendicontata o rendicontata in maniera incompleta, la stessa sarà recuperata a valere sulle risorse disponibili l'anno successivo.

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ALLEGATO 7

5-06666 Coscia ed altri: Sulle modalità di fruizione della Carta del docente.

DOCUMENTAZIONE DEPOSITATA DAL SOTTOSEGRETARIO DAVIDE FARAONE

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ALLEGATO 8

5-06667 Pannarale ed altri: Sulla cosiddetta quota 96.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Posto che la materia non è di esclusiva competenza di questo Ministero, ma investe profili che attengono al Dipartimento della Funzione pubblica e al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ricadendo solo gli effetti sul personale del comparto scuola, fornisco, unicamente, i dati di cui il Ministero è in possesso.
  Da un monitoraggio effettuato dal MIUR, l'iniziale platea dei cosiddetti «quota 96» è risultata essere di circa 3.976 lavoratori. Tale dato rappresentava il numero di soggetti interessati ad accedere al trattamento pensionistico che ha manifestato la volontà aderendo al monitoraggio. Non è, quindi, il dato concernente l'intera platea dei potenziali aventi diritto – comprensivo anche di coloro non hanno manifestato interesse al collocamento a riposo con le regole previgenti – che può essere fornito solo dall'Istituto nazionale di previdenza sociale, previo esame delle posizioni assicurative di tutti i lavoratori, trattandosi di dati non in possesso di questo Ministero.
  Volendo prendere in considerazione la cifra di 3.976, a tale quota debbono essere sottratti coloro che sono andati in pensione per aver raggiunto nel frattempo i requisiti previsti dalla cosiddetta «Riforma Fornero» o per aver aderito alla cosiddetta «opzione donna», prevista dal comma 9, dell'articolo 1 della legge n. 243 del 2004 o, ancora, per aver beneficiato delle norme relative alla cosiddetta «salvaguardia».
  La legge n. 124 del 2013, di conversione del decreto-legge n. 102 del 2013 ha previsto, infatti, per coloro che nel corso del 2011 risultavano in congedo ai sensi testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità o risultavano fruitori di permessi ai sensi della legge n. 104 del 1992, la possibilità di andare in pensione, in via eccezionale, con i requisiti pensionistici previsti prima della «Riforma Fornero».
  Ne consegue che, dai circa 3.976 «quota 96», debbono essere detratti i cosiddetti «salvaguardati» (circa 1000 secondo dati INPS).
  L'articolo 2 della legge n. 147 del 2014, ferme restando le citate disposizioni, ha poi previsto altre misure di salvaguardia in favore di ulteriori categorie di lavoratori cui applicare le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima del 6 dicembre 2011, data di entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011, ancorché avessero maturato i requisiti per l'accesso al pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011 (cosiddetta «sesta salvaguardia»).
  Ne deriva che, il dato finale dei cosiddetti «quota 96», considerando nel frattempo anche il conseguimento dei requisiti pensionistici in maniera «naturale» da parte di alcuni soggetti, si dovrebbe attestare, quindi, a circa 2.500 unità, facendo sempre riferimento, unicamente, a coloro che all'epoca della rilevazione effettuata dal MIUR espressero la volontà di avvalersi di una eventuale norma previdenziale di favore. L'effettiva platea dei beneficiari, determinabile unicamente da INPS che manutiene la posizione previdenziale di tutto il personale scolastico, potrebbe essere, di conseguenza, superiore.

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ALLEGATO 9

5-06668 Borghesi: Sull'iniziativa informativa dell'Associazione PRO VITA di Rovereto (TN).

TESTO DELLA RISPOSTA

  In relazione al quesito posto, voglio sgombrare immediatamente il campo da informazioni non corrette e non obiettive, Tengo a ribadire quanto già espresso in più occasioni dal Ministero circa la totale estraneità delle notizie diffuse da alcune associazioni sulla cultura «gender» nell'ambito dell'autonomia scolastica.
  Proprio per far fronte al dilagare di informazioni non veridiche nè, peraltro, riscontrate dalla nostra legge n. 107, il 15 settembre scorso il Ministero ha emanato una Circolare volta a ufficializzare la posizione del MIUR sulle questioni da lei rappresentate.
  Con la Circolare, diffusa sia agli USR che ai dirigenti scolastici, è stato espressamente scritto che: «La finalità del suddetto articolo non è, dunque, quella di promuovere pensieri e azioni ispirati ad ideologie di qualsivoglia natura, bensì quella di trasmettere la conoscenza e la consapevolezza riguardo ai diritti e ai doveri dello persona costituzionalmente garantiti, anche per raggiungere e maturare le competenze chiave di Cittadinanza, nazionale, europea e internazionale, entro cui rientrano la promozione all'autodeterminazione consapevole e del rispetto della persona».
  Nè a mente della legge n. 107, nè a mente di altri atti di indirizzo di questo Ministero rientrano, quindi, le «ideologie gender» né l'insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo, ispirandosi, invece, le azioni del MIUR ad indicazioni di matrice europea oltre che nazionale – mi riferisco all'articolo 5 del decreto-legge n. 93 del 2013, da lei citato – nelle quali non c’è traccia di ideologie di qualsivoglia natura, tanto meno della richiamata «teoria gender».
  Con la Circolare, è stata pertanto chiarita la portata del comma 16 della legge n. 107, che si ispira ai principi di pari dignità e non discriminazione di cui agli articoli 3, 4, 29, 37 e 51 della nostra Carta costituzionale, volta a far conseguire agli alunni un maggior rispetto delle diversità e delle pari opportunità.
  Anche in relazione all'attuazione della suddetta previsione legislativa, il MIUR sta già esercitando, come ha sempre fatto, il proprio ruolo istituzionale e di garanzia attraverso azioni mirate, il più possibile condivise con tutti i soggetti interessati, le famiglie, gli studenti, le loro associazioni rappresentative e gli organi collegiali, in raccordo con le realtà del territorio.
  Come ribadito nella Circolare, alle scuole, spetterà il compito – nelle forme e modalità che riterranno più opportune ed efficaci e che individueranno, sulla base dell'autonomia didattica e gestionale loro attribuita – di predisporre azioni nel rispetto delle linee di indirizzo generale che saranno appositamente divulgate dal Ministero – coadiuvato nella redazione da un apposito tavolo di lavoro – e saranno utili a monitorare e supportare le scuole nelle azioni previste dal richiamato comma.
  Alle famiglie, dal canto loro, spetterà esercitare il diritto, ma anche il dovere, di conoscere prima dell'iscrizione dei propri figli a scuola i contenuti del Piano dell'Offerta formativa e, per la scuola secondaria, sottoscrivere formalmente il Patto educativo di corresponsabilità, valutando così il POF che i docenti affronteranno Pag. 129durante l'anno che dovrà, comunque, risultare coerente con le indicazioni per il curricolo, gli obiettivi e le finalità previste dall'attuale ordinamento scolastico e con le linee di indirizzo emanate dal MIUR.
  A conferma che la diffusione delle informazioni non corrette sta creando allarmismo ingiustificato, che sovente impatta con il regolare funzionamento delle attività didattiche della scuole, si è chiesto all'Avvocatura dello Stato, di verificare – in ipotesi di diffusione propagandistica non rispondente ai reali contenuti della legge n. 107 – la sussistenza di elementi per ricorrere, se del caso, all'autorità giudiziaria.