CAMERA DEI DEPUTATI
Martedì 9 giugno 2015
459.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Commissioni Riunite (VIII e X)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose. Atto n. 154.

PARERE APPROVATO DALLE COMMISSIONI

  Le Commissioni VIII e X,
   esaminato lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose (AG 154);
   rilevato che:
    lo schema di decreto, come stabilito dall'articolo 1, persegue lo scopo di prevenire, in linea con le disposizioni della direttiva 2012/18/UE, incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose e a limitarne le conseguenze per la salute umana e per l'ambiente;
    esso si propone di definire in modo organico la disciplina di tale complessa materia, attraverso il recepimento della normativa europea di riferimento, nonché il coordinamento delle disposizioni contenute nei relativi decreti legislativi di attuazione;
    la disciplina di cui allo schema di decreto, pur incrementando il generale livello di sicurezza degli impianti, appare pienamente conforme a quanto disposto dall'articolo 32, comma 1, lettera c), della 24 dicembre 2012, n. 234, che prevede che gli atti di recepimento di direttive dell'Unione europea non possono prevedere l'introduzione o il mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive stesse (cosiddetto divieto di «gold plating»);
    il modello di ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni, delineato agli articoli da 5 a 11, è da valutare positivamente, poiché consente di garantire la necessaria omogeneità normativa e il coordinamento fra le competenze di livello nazionale e quelle di livello locale;
   ritenuto che:
    all'articolo 10, non figura tra i componenti del Comitato Tecnico Regionale (CTR) un rappresentante dell'ente di territorio di area vasta di cui alla legge 8 aprile 2014, n. 56;
    all'articolo 13 va previsto l'obbligo, per il gestore degli stabilimenti, di procedere all'aggiornamento della notifica, redatta secondo il modulo riportato nell'allegato 5, delle informazioni riguardanti la modifica solo di sostanze significative ai fini del rischio di incidente rilevante; ciò, al fine di non gravare le imprese dell'obbligo di notificare tutte le informazioni inerenti qualsiasi sostanza pericolosa, incluse quelle irrilevanti ai fini dell'analisi del predetto rischio;
    all'articolo 24, che disciplina la partecipazione del pubblico al processo decisionale relativo al rilascio del titolo abilitativo alla costruzione degli impianti, va indicato espressamente il termine entro il quale detta consultazione pubblica deve concludersi;
    il quadro sanzionatorio definito dall'articolo 28 va riconsiderato secondo una logica di maggiore proporzionalità rispetto al disvalore delle violazioni commesse, anche eliminando l'alternatività tra le pene e rendendo non oblabili le contravvenzioni; inoltre andrebbe chiarito Pag. 21quale sia l'autorità competente a irrogare le sanzioni previste e la destinazione dei proventi delle sanzioni medesime;
    le disposizioni di cui all'articolo 31, comma 1, e del relativo allegato L, che introducono, relativamente ai nuovi impianti, significative semplificazioni procedurali per lo svolgimento delle verifiche di prevenzione incendi, vanno opportunamente estese anche agli impianti già esistenti;
    all'articolo 32 va previsto un termine congruo per la conclusione dei procedimenti in corso relativi ai rapporti di sicurezza degli stabilimenti esistenti;
    all'articolo 32 è necessario introdurre un'ulteriore disposizione volta a prevedere la possibilità di modificare gli allegati della direttiva (dal n. 1 al n. 6) con decreto ministeriale per dare attuazione a modifiche ed aggiornamenti introdotti agli stessi da normative comunitarie;
    evidenziata l'esigenza di procedere in tempi rapidi all'adozione in via definitiva dello schema di decreto legislativo al fine di consentire alle imprese di gestire le sostanze pericolose presenti negli stabilimenti nel pieno rispetto sia della direttiva 2012/18/UE del 4 luglio 2012 sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose sia del Regolamento europeo 1272/2008 relativo alla classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele;
    preso atto del parere espresso dalla Conferenza Unificata,
  esprimono

PARERE FAVOREVOLE

  con le seguenti condizioni:
   1) all'articolo 10, si preveda tra i componenti del Comitato Tecnico Regionale (CTR) anche un rappresentante dell'ente di territorio di area vasta di cui alla legge 8 aprile 2014, n. 56;
   2) siano modificate le disposizioni di cui all'articolo 13 nonché del relativo allegato 5, nel senso di prevedere l'obbligo, per il gestore degli stabilimenti, di procedere all'aggiornamento della notifica delle informazioni riguardanti la modifica solo di sostanze significative ai fini del rischio di incidente rilevante;
   3) sia esplicitato il termine entro il quale la consultazione pubblica di cui all'articolo 24 deve concludersi;
   4) sia riconsiderato all'articolo 28 il quadro sanzionatorio relativo alle contravvenzioni secondo una logica di maggiore proporzionalità rispetto al disvalore delle violazioni previste, anche eliminando l'alternatività tra le pene e rendendo non oblabili le contravvenzioni; al medesimo articolo, siano chiariti l'ente competente all'irrogazione della sanzioni amministrative e la destinazione dei proventi;
   5) sia previsto all'articolo 32 un termine congruo per la conclusione dei procedimenti in corso relativi ai rapporti di sicurezza degli stabilimenti esistenti;
   6) al fine di estendere agli impianti esistenti l'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 31, relative allo svolgimento delle verifiche di prevenzione incendi, siano introdotte all'allegato L le modifiche di seguito indicate:
    a) siano estese le disposizioni di cui al numero 4), concernenti il riesame periodico del rapporto di sicurezza (RDS) e l'attestazione del rinnovo periodico del certificato di conformità antincendio, alle attività per le quali non si è ancora concluso il procedimento di rilascio del certificato di prevenzione incendi (CPI), garantendo il coordinamento tra i termini previsti per il rinnovo del predetto CPI con quelle del riesame del rapporto di sicurezza;
    b) relativamente alle modifiche senza aggravio di rischio di cui al numero 5), sia previsto che l'obbligo di presentazione della segnalazione di inizio attività (c.d. SCIA) ai fini antincendio si intende assolto con la presentazione della dichiarazione Pag. 22di non aggravio, integrata da apposita e specifica relazione tecnica ed elaborati grafici;
    c) sia prevista esplicitamente l'irrilevanza degli interventi di «semplice manutenzione», cui si fa riferimento al numero 3) dell'allegato D, anche ai fini della normativa in materia di prevenzione incendi;
    d) siano modificate le disposizioni transitorie di cui al punto 8.2, in modo da estendere l'applicazione delle disposizioni di cui all'Allegato C anche alle attività per le quali l'istruttoria di valutazione del rapporto di sicurezza si è conclusa, ma il certificato di prevenzione incendi non è stato ancora rilasciato, eliminando di conseguenza il riferimento al decreto del Ministero dell'Interno del 19 marzo 2001.
   7) all'articolo 32 sia aggiunto il seguente comma: «3. All'aggiornamento e alla modifica delle disposizioni degli allegati da 1 a 6 al presente decreto, derivanti da aggiornamenti e modifiche della direttiva 2012/618/UE introdotti a livello europeo, si provvede con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministeri dello sviluppo economico, dell'interno e della salute, sentita la Conferenza unificata».

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ALLEGATO 2

Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose. Atto n. 154.

PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE DEI DEPUTATI MICILLO, BUSTO, DAGA, DE ROSA, MANNINO, TERZONI, ZOLEZZI, VALLASCAS, DELLA VALLE, CANCELLERI, CRIPPA.

  Le Commissioni VIII e X,
   esaminato lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose;
   considerato che:
    il provvedimento detta disposizioni finalizzate a prevenire incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose e a limitarne le conseguenze per la salute umana e per l'ambiente, in recepimento della direttiva 2012/18/UE (cd. Seveso III) che dal 1o giugno 2015 sostituirà integralmente le direttive 96/82/CE e 2003/105/CE (direttive cd. Seveso II), di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334. Quest'ultimo viene abrogato dal provvedimento in esame che ne ripropone sostanzialmente impianto e contenuto con le modifiche necessarie a renderlo conforme alla citata direttiva. Per garantire l'operatività delle disposizioni previste, il decreto contiene anche norme di carattere tecnico necessarie per la sua applicazione (gli allegati tecnici comprendono l'intera normativa di attuazione prevista dal decreto legislativo n. 334/1999, compresa quella ancora oggi non adottata (Allegati da B a L), nonché le norme tecniche di cui agli Allegati da A ad M));
    l'ambito di applicazione e la disciplina complessiva rinviano ad un corposo apparato definitorio, contenuto nell'articolo 3, per taluni profili, non propriamente coincidente con il testo della direttiva. L'oggetto stesso della disciplina, riferito nella direttiva agli «impianti», viene indicato con il termine «stabilimenti» nel decreto. Tale improprietà introduce un profilo di incertezza in ordine alla disciplina alla quale è soggetto il singolo «impianto», inteso come unità tecnica all'interno di uno stabilimento. A differenza della direttiva, il decreto reca anche la definizione di «deposito temporaneo intermedio», funzionale all'eccezione prevista dall'articolo 2, comma 2, lettera c);
    si rileva, invece, che laddove il provvedimento richiedeva una definizione più puntuale, la fedele ripetizione dei termini utilizzati nella direttiva lascia aperti margini di incertezza in ordine alla portata applicativa della disciplina nel nostro ordinamento. Il decreto in questione definisce «pubblico interessato» il pubblico che subisce o può subire gli effetti delle decisioni o che ha un interesse da far valere su determinate questioni. La disposizione, recependo il testo della direttiva, precisa che si considerano portatrici di tale interesse le organizzazioni non governative che promuovono la protezione dell'ambiente e che soddisfano i requisiti previsti dalla disciplina vigente. Considerato che il «pubblico interessato» è il principale, se non l'unico, soggetto al quale gli articoli 23 e 24 riconoscono diritti di informazione e partecipazione, la definizione in commento avrebbe richiesto indicazioni più circostanziate in ordine alla Pag. 24possibile estensione dell'ambito di applicazione soggettivo alle formazioni sociali che non rispondono congiuntamente ai predetti criteri ma che possano vantare un interesse su determinate questioni;
    i casi in cui non si applica la disciplina del decreto in questione sono espressamente elencati nell'articolo 2, comma 2: gli stabilimenti, gli impianti o i depositi militari; i pericoli connessi alle radiazioni ionizzanti; il trasporto di sostanze pericolose e il deposito temporaneo; il trasporto di sostanze pericolose in condotta; lo sfruttamento di minerali in miniere, cave o mediante trivellazione; l'esplorazione e lo sfruttamento offshore di minerali; le discariche di rifiuti; il trasporto di sostanze pericolose per ferrovia;
    l'elenco riproduce integralmente il testo della direttiva 2012/18/UE, con un ampliamento delle deroghe di cui al comma 3 (riferite allo sfruttamento di minerali e alle discariche di rifiuti) ai casi indicati nel comma 4 (scali merci terminali di ferrovie), i quali, pertanto, in presenza di determinate condizioni, rientrano nella disciplina del decreto. Quest'ultima disposizione appare riduttiva considerato che la rete ferroviaria italiana non è stato oggetto di un complessivo intervento di manutenzione e messa in sicurezza e che il rischio di incidenti disastrosi sussiste non solo in corrispondenza degli scali merci terminali di ferrovie ma anche nel transito presso le singole stazioni intermedie;
     il Capo II definisce il sistema delle competenze che coinvolge il Ministero dell'Ambiente, con funzioni di indirizzo e coordinamento in materia di controllo dei pericoli di incidenti rilevanti e lo scambio di informazioni con la Commissione europea e gli Stati membri, il Ministero dell'Interno, attraverso il Comitato tecnico regionale e i Prefetti e, per gli stabilimenti di soglia inferiore, le Regioni, come autorità competenti in materia di rischio di incidente rilevante. Ad essi si aggiungono i Comuni, con funzioni di controllo dell'urbanizzazione in relazione alla presenza di stabilimenti e di informazione, consultazione e partecipazione ai processi decisionali del pubblico, e gli organi tecnici nazionali (ISPRA-INAIL-ISS-CNVVF);
    in particolare, ISPRA predispone e aggiorna l'inventario degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti e gli esiti di valutazione dei rapporti di sicurezza e delle ispezioni. La disposizione, tuttavia, non specifica i termini e la periodicità di tali adempimenti, sebbene di notevole importanza considerato che l'inventario è utilizzato anche per la trasmissione delle notifiche da parte dei gestori e lo scambio delle informazioni tra le amministrazioni competenti;
    il capo III definisce gli adempimenti a carico del gestore e delle autorità competenti, sia per gli stabilimenti di soglia inferiore che per quelli di soglia superiore. In particolare, l'articolo 13 detta i termini e le modalità della notifica, ossia dell'autocertificazione che il gestore è obbligato ad inoltrare ai soggetti indicati (CTR, Regione, Ispra, Prefettura, Comune, Comando provinciale VVFF), contenente specifiche informazioni sullo stabilimento, le sostanze pericolose presenti, l'attività in corso, la descrizione dell'ambiente immediatamente circostante. Le funzioni di verifica delle informazioni contenute nella notifica, ai fini dell'assolvimento dell'obbligo di comunicazione da parte del Ministero alla Commissione europea sono effettuate da ISPRA;
    rispetto al testo della direttiva, l'articolo 13, lettera f), sulle informazione relative all'attività in corso, non contiene il riferimento agli «impianti» nell'elenco delle informazioni oggetto di notifica. Inoltre, il comma 7, nell'elencare i casi in cui il gestore è tenuto ad aggiornare la notifica, prevede alla lettera b) che il gestore aggiorni la notifica prima della modifica dello stabilimento o di un impianto che potrebbe costituire aggravio del preesistente livello di rischio, laddove la direttiva prevede tale obbligo in caso di «modifica di uno stabilimento o di un impianto che Pag. 25potrebbe avere conseguenze significative sul pericolo di incidenti rilevanti». La diversa declinazione normativa adottata restringe il campo delle «conseguenze significative sul pericolo di incidenti rilevanti», limitandole a quelle che postulano un aggravamento commisurato esclusivamente sul livello di rischio preesistente;
    l'articolo 15, comma 5, introduce disposizioni di semplificazione prevedendo che la documentazione predisposta in attuazione di altre norme di legge o di regolamenti comunitari, possa essere utilizzata per costituire il rapporto di sicurezza. Si ritiene che il principio generale di semplificazione di cui all'articolo 6, paragrafo 3, della direttiva, non trovi opportuna collocazione all'interno di tale disposizione ed appaia sproporzionato rispetto alla necessità che per gli stabilimenti di soglia superiore il rapporto di sicurezza si basi su un apparato documentale certo, predefinito e funzionale allo scopo specifico, che renda agevoli e semplifichi l'attività di verifica e controllo da parte delle autorità competenti;
    l'articolo 20 esonera gli stabilimenti di soglia inferiore dall'obbligo di predisporre il piano di emergenza interna, prevedendo che le eventuali emergenze all'interno dello stabilimento, connesse con la presenza di sostanze pericolose, siano gestite secondo le procedure e le pianificazioni predisposte dal gestore nell'ambito dell'attuazione del sistema di gestione della sicurezza; inoltre, con riferimento al piano di emergenza esterna l'articolo 21 dispone che qualora non siano ragionevolmente prevedibili effetti all'esterno dello stabilimento, provocati dagli incidenti rilevanti connessi alla presenza di sostanze pericolose, il Prefetto possa decidere di non predisporre il piano. Tali deroghe non contemplano, quali casi di eccezione, l'ipotesi di impianti che ricadono in aree ad elevata concentrazione di stabilimenti soggetti ad «effetto domino», di cui all'articolo 19, per i quali la predisposizione dei piani di emergenza dovrebbe essere invece garantita per tutti gli stabilimenti;
    la relazione che accompagna lo schema di decreto sottolinea, tra le novità, il rafforzamento delle misure necessarie a garantire maggiori informazioni al pubblico, nonché a permetterne una più efficace partecipazione ai processi decisionali. Tuttavia, rispetto al testo della direttiva, la disciplina appare soprattutto attenta a definire in modo dettagliato i casi di rifiuto e le limitazioni all'esercizio delle predette prerogative;
    l'accesso ai documenti relativi ai singoli progetti viene garantito da parte del Comune con le modalità e secondo i termini di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, che disciplina l'accesso del pubblico all'informazione ambientale. Per quanto apprezzabile l'intento del decreto di introdurre disposizioni che rendano più efficaci gli strumenti di informazione e partecipazione, si rileva che l'articolo 24, comma 4, si rivolge esclusivamente al «pubblico interessato», nonostante il decreto legislativo 195/2005, di attuazione della direttiva 2003/4/CE, faccia riferimento alla categoria più ampia del «pubblico». L'informazione in merito ai progetti e l'accesso alle informazioni dovrebbe essere garantito al pubblico indipendentemente dalla dimostrazione dell'interesse connesso alla decisione. Inoltre, quanto all'oggetto, l'accesso viene limitato ai «principali» rapporti e pareri e alle informazioni «pertinenti ai fini della decisione» consentendo un'ampia discrezionalità della PA nella selezione delle informazioni accessibili in virtù dei predetti parametri;
    il capo IV, articoli 28 – 33 definisce le sanzioni, le disposizioni finanziarie, tariffarie e transitorie e le abrogazioni. L'articolo 28, che recepisce le disposizioni di cui agli articoli 19 e 28 della direttiva, conferma le sanzioni penali e le sanzioni amministrative già previste dal decreto legislativo n.334/99 con una sostanziale modifica, consistente nell'introduzione della pena pecuniaria dell'ammenda in alternativa alla pena detentiva e dunque in un regime sanzionatorio più favorevole al reo rispetto alla disciplina vigente;Pag. 26
    il decreto legislativo in questione nel recepire la direttiva non ha colto l'occasione per dirimere le criticità dell'ordinamento interno in una materia di estrema importanza, considerate le caratteristiche, lo stato, la distribuzione e collocazione degli stabilimenti nel territorio, che richiede la definizione di una disciplina organica e completa, adeguata alle specifiche circostanze nazionali;
    appaiono necessarie delle integrazioni al testo del provvedimento al fine di prevedere:
     l'implementazione dei requisiti minimi stabiliti dal dm 9 maggio 2001, attraverso l'emanazione di linee guida per il recepimento della pianificazione nelle aree a rischio di incidente rilevante (Rir) nella disciplina del governo del territorio, fermo restando la definizione di parametri inderogabili di riferimento per la sicurezza dai rischi di incidente rilevante, quali «livelli minimi essenziali»;
     l'obbligo di pianificazione delle aree interessate dalla localizzazione di stabilimenti a rischio di incidente rilevante nei casi previsti dalla direttiva entro il termine di sei mesi dall'approvazione del presente decreto e, alla scadenza del termine previsto, il divieto di edificazione per l'intero territorio comunale sino all'approvazione dell'ERIR;
     l'obbligo di valutazione della situazione di rischio e di vulnerabilità delle aree interessate dalla localizzazione di stabilimenti a rischio di incidente rilevante esistenti, anche senza aggravio di rischio, entro il termine di sei mesi, con conseguente pianificazione di tali aree, ovvero di misure per la riduzione del rischio e della vulnerabilità; alla scadenza del termine divieto di edificazione per l'intero territorio comunale sino all'approvazione dell'ERIR,
  esprimono

PARERE CONTRARIO.