CAMERA DEI DEPUTATI
Mercoledì 25 giugno 2014
260.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Finanze (VI)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

5-03065 Moretto: Modifica dei requisiti per accedere ai piani di rateazione straordinari di somme iscritte a ruolo.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con il documento in esame gli onorevoli interroganti chiedono di conoscere, con riguardo all'articolo 52, comma 1, lettera a), n. 1), del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, notizie in merito ai dati disponibili in ordine all'andamento delle riscossioni derivanti dall'introduzione dei piani di rateazione straordinari; la valutazione di detti dati con riguardo alla possibilità di modificare le percentuali indicate nelle tabelle allegate al decreto 6 novembre 2013, ovvero, la possibilità di introdurre un parametro legato al margine operativo lordo, al fine di individuare in modo più preciso le situazioni di difficoltà delle imprese.
  Al riguardo, è opportuno rappresentare che la disposizione suindicata consente la rateazione del debito con il Fisco fino a dieci anni, per il debitore che si trovi in comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica, alle condizioni fissate dal menzionato decreto 6 novembre 2013 per accedere ai piani di rateazione «straordinari» che prevedono un numero di rate mensili compreso tra 73 e 120.
  In proposito, l'Agenzia delle Entrate d'intesa con Equitalia S.p.A. riferisce quanto segue.
  Per quanto attiene i dati richiesti in ordine ai piani di rateazione, si rinvia alla relazione allegata, concernente i dati di dettaglio dei piani di rateazione straordinari concessi a novembre e dicembre 2013 e nel primo mese del 2014, predisposta da Equitalia S.p.A. (in ossequio all'articolo 5 del citato decreto del 6 novembre 2013).
  Nell'ambito delle valutazioni in merito ai suddetti dati, un'analisi approfondita degli effetti delle nuove misure deve, peraltro, tenere in considerazione, da un lato, il limitato periodo di osservazione e, dall'altro, la circostanza che l'attività coattiva di Equitalia S.p.A. è stata sospesa dal 1o gennaio 2014 in virtù di quanto previsto dalle norme in materia di definizione agevolata delle cartelle di pagamento di cui alla legge n. 147 del 2013 (legge di Stabilità 2014 – articolo 1, commi da 618 a 624), sino al 15 giugno 2014 (ultima proroga ex decreto legge n. 16 del 2014).
  Con riferimento alla evidenziata scarsa accessibilità all'istituto della rateazione, dagli ulteriori dati estratti ed allegati, emerge che sul totale delle rateazioni richieste nell'anno 2014 (circa 370 mila), solo una percentuale molto limitata, inferiore all'un percento, non ha trovato accoglimento.
  Per quanto attiene il quesito degli onorevoli interroganti relativo alla introduzione di un diverso parametro legato al margine operativo lordo, il Dipartimento delle Finanze d'intesa con l'Agenzia delle Entrate osservano che l'utilizzo del MOL, quale parametro per la concessione di rateazioni straordinarie, comporterebbe obbligatoriamente la totale rivisitazione delle attuali soglie di accesso alla dilazione.
  Al riguardo, sono necessarie opportune informazioni statistiche per valutare gli impatti dell'esame di tale parametro rispetto alla platea dei richiedenti che la ristrettezza dei tempi non consente di acquisire.Pag. 260
  Giova, comunque, segnalare che potrebbe verificarsi il rischio di un restringimento del numero dei soggetti in possesso delle condizioni per beneficiare di tale rateazione.
  Infatti, l'utilizzo del MOL porterebbe ad escludere tutti quei soggetti per i quali la somma algebrica tra i ricavi da produzione ed i relativi costi sia negativa, mentre, oggi, tale condizione non si verifica, in quanto il rapporto per verificare la concedibilità di un piano di rate in numero superiore a 72 viene fatta utilizzando «esclusivamente» il valore mensile di produzione e rapportandolo alla ipotetica rata mensile di un piano ordinario. Tale modalità, all'attualità, consente anche a soggetti con un MOL pari a zero o negativo, di accedere al beneficio della rateazione straordinaria.

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ALLEGATO 2

5-03066 Gebhard: Problematiche determinate dalla nuova normativa introdotta dalla Confederazione Elvetica in materia di regime tributario e doganale delle merci non destinate al commercio importate in Svizzera.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con il documento in esame, gli onorevoli interroganti segnalano che di recente la Confederazione Elvetica ha introdotto nuove disposizioni per il traffico turistico che incideranno in particolare su regime tributario delle merci non destinate al commercio che vengono importate in Svizzera per uso proprio o come regali.
  In particolare è stata disposta una franchigia di 300 franchi sulla merce che i viaggiatori possono importare per uso privato, valore al di sopra del quale occorrerà pagare l'imposta sul valore aggiunto anche per i tabacchi manufatti, le bevande alcoliche ed alcune derrate alimentari.
  A parere degli Onorevoli interroganti le novità normative introdotte rischierebbero di rivelarsi gravemente pregiudizievoli per il commercio nelle zone di confine ed, inoltre, rappresenterebbero di fatto una grave limitazione all'Accordo di libero scambio UE Svizzera del 1972.
  Pertanto, gli onorevoli interroganti chiedono che il Governo, intervenendo presso le autorità svizzere, adotti opportune iniziative volte ad evitare che le anzidette misure comportino un improprio aggravio di imposizione nonché volte a garantire, nel contesto dei rapporti doganali tra l'Italia e la Confederazione Elvetica, il rispetto del principio del libero scambio delle merci vigente nell'area euro, che anche la Svizzera ha accettato.
  Al riguardo, sentiti gli Uffici dell'Amministrazione finanziaria, si rappresenta quanto segue.
  La materia dell'introduzione nel territorio nazionale di merci importate da un Paese extra-UE al seguito di viaggiatori è regolata da apposite disposizioni comunitarie.
  In proposito la normativa dell'Unione (articolo 41 del Regolamento (CE) n. 1186/2009 del Consiglio relativo alla fissazione del regime comunitario delle franchigie doganali) e le disposizioni nazionali (articoli 2 e 3 del decreto Ministeriale 6 marzo 2009, n. 32 «Regolamento recante norme per l'esenzione dall'imposta sul valore aggiunto e dalle accise per le merci importate da viaggiatori provenienti da Paesi terzi») prevedono che i viaggiatori provenienti da un paese extra-Ue, tra cui la Svizzera, possano introdurre nel territorio dell'Unione in esenzione dai dazi doganali, IVA e accise merce di natura non commerciale, contenuta nel bagaglio personale, per un valore complessivo di euro 300 per viaggiatore (confine stradale). Detto importo è aumentato a euro 430 nel caso di arrivo via aerea e via mare e ridotto a euro 150 per i viaggiatori di età inferiore a 15 anni.
  Nel valore complessivo delle soglie monetarie non deve essere considerato il valore dei prodotti particolari (prodotti del tabacco, alcole e bevande alcoliche) di cui all'articolo 3 del menzionato Decreto Ministeriale n. 32 del 2009, limitatamente ai quantitativi ivi previsti.
  Considerato quanto sopra, il valore di franchigia e le modalità di applicazione della stessa introdotti, a decorrere dal prossimo 1o luglio, dalla nuova normativa Pag. 301svizzera in materia di traffico turistico non appaiono in effetti pienamente corrispondenti al sistema sopradescritto, pur non discostandosene sensibilmente.
  Tuttavia giova osservare che la nuova normativa svizzera non sembrerebbe in contrasto con l'Accordo di libero scambio del 1972 tra la Svizzera e l'Unione Europea, né con i successivi accordi bilaterali, non riguardando gli stessi la materia del traffico turistico.
  Ciò premesso, atteso che le relazioni con la Svizzera si basano su accordi tra la medesima e l'Unione Europea, eventuali iniziative andrebbero valutate a livello comunitario.

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ALLEGATO 3

5-03067 Cancelleri: Problematiche concernenti il calcolo degli interessi per il rimborso di buoni postali fruttiferi e lo stato delle relative procedure.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con l'interrogazione a risposta immediata in Commissione l'onorevole Cancelleri ed altri pongono quesiti in ordine ai Buoni Fruttiferi Postali.
  Al riguardo, si fa presente che l'articolo 173 del decreto del Presidente della Repubblica n. 156 del 1973, modificato dal decreto-legge 30 settembre 1974 n. 460, convertito nella legge 25 novembre 1974, n. 588 reca le seguenti disposizioni:

«Tabelle degli interessi – Variazioni»

  «Le variazioni del saggio d'interesse dei buoni postali fruttiferi sono disposte con decreto del Ministro del Tesoro, di concerto con il Ministro per le poste e telecomunicazioni, da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale; esse hanno effetto per i buoni di nuova serie, emessi dalla data di entrata in vigore del decreto stesso e possono essere estese ad una o più delle precedenti serie».
  Sulla base della suddetta norma, i rapporti sorti in vigenza del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 156 del 1973, sono pienamente disciplinati – per ciò che attiene alla determinazione degli interessi – dall'articolo 173 suddetto, che insieme alle altre disposizioni e ai decreti ministeriali previsti dallo stesso, integra la disciplina generale della materia, che pertanto non risulta derogabile dalle parti.
  Trattandosi di disposizioni derivanti da atti legislativi e decreti ministeriali, i risparmiatori vengono informati attraverso il regime di pubblicità legale e cioè mediante la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (decreto ministeriale 13 giugno 1986 pubblicato su G.U. 28 giugno 1986, n. 148).
  Inoltre, il citato articolo 173 del decreto del Presidente della Repubblica 156 del 1973 prevedeva che il contenuto dei diritti spettanti ai sottoscrittori potesse subire, nel tempo, delle variazioni per effetto di eventuali sopravvenuti decreti ministeriali, volti a modificare il tasso degli interessi originariamente previsto.
  Pertanto, il sottoscrittore dei buoni postali, al momento dell'acquisto, è stato informato sulla possibilità di un'eventuale posteriore determinazione dell'Amministrazione Pubblica, che peraltro rappresentava elemento caratterizzante di quel tipo di titoli.
  D'altra parte, sembra ragionevole riservare alla Pubblica Amministrazione una facoltà di modifica nel tempo dei tassi d'interessi dei titoli, tenendo conto del variabile andamento dell'economia e delle esigenze di tutela della finanza nazionale e del pubblico risparmio, soprattutto di fronte a buoni postali destinati ad avere una considerevole durata nel tempo (ad esempio buoni trentennali).
  In merito alle interpretazioni giurisprudenziali citate nell'interrogazione, si fa presente che le stesse riguardano casistiche diverse, in particolare la sentenza della Cassazione Sez. Unite Civili, del 15 giugno 2007 n. 13979, concerne presupposti diversi da quelli posti alla base dell'interrogazione, in quanto la stessa intende sanzionare eventuali errori e/o omissioni compiuti da Poste Spa avvenuti al momento della sottoscrizione, (utilizzo di una Pag. 303modulistica inerenti emissioni precedenti e prive delle stampigliature necessarie per la modifica delle serie dei buoni).
  In presenza di tali fattispecie, in cui l'errore di Poste S.p.A. è acclarato, il Ministero dell'Economia e delle Finanze, proprio sulla base della sentenza di cui sopra, dà corso al rimborso richiesto.
  Con riferimento, invece, alla variazione dei tassi d'interesse, non si è dato corso alle richieste di rimborso, in assenza del presupposto giuridico, come sopra specificato, confortato anche in questa posizione da quanto testualmente contenuto nella sentenza citata dove si evidenzia come «in corso di rapporto non era intervenuto alcun nuovo decreto ministeriale concernente la modifica del tasso degli interessi» e, successivamente, conviene circa la possibilità che «il contenuto dei diritti dei sottoscrittori dei buoni postali subisse medio tempore, variazioni per effetto di eventuali sopravvenuti decreti ministeriali volti a modificare i tassi originariamente previsti.»
  Per quanto riguarda, infine, la richiesta relativa all'Autorità preposta alla gestione e al controllo di tali procedure, si fa presente che, ai sensi dell'articolo 3, lettera c) del decreto ministeriale 5 dicembre 2003, attuativo del decreto-legge n. 269 del 2003, convertito nella legge 24 novembre 2003, n. 326, il Ministero dell'economia e delle finanze provvede, attraverso i propri uffici, ad esaminare le richieste in questione.

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ALLEGATO 4

5-03008 Paglia: Effetti dell'applicazione delle norme tributarie in materia di aiuto alla crescita economica (ACE).

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con il documento in esame l'Onorevole interrogante, dopo aver illustrato la disciplina dell'incentivo fiscale denominato «Aiuto di crescita economica», introdotta ai sensi dell'articolo 1, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e poi prorogata, per i periodi di imposta 2014, 2015, e 2016, ai sensi dell'articolo 1, comma 138, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, chiede di conoscere i risultati determinati dal beneficio in esame in termini di maggiore ricapitalizzazione delle nostre imprese, proponendo una disaggregazione dei relativi effetti in base al territorio in cui l'impresa opera, alla dimensione dell'impresa e al settore di attività.
  Al riguardo è opportuno richiamare un recente studio interno effettuato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze teso a comprendere come tale agevolazione abbia influito sulla capitalizzazione delle società di capitali.
  Detto studio utilizza l'indicatore leverage, definito come totale impieghi su capitale proprio, un elevato indice di leverage corrisponde ad un basso livello di capitalizzazione. Lo studio si sofferma sulle società di capitali in quanto sono le principali beneficiarie dell'ACE e sono le uniche per le quali è possibile reperire i dati di bilancio necessari alla costruzione dell'indicatore leverage.
  I risultati sono esposti nelle tre tabelle che seguono.
  La Tabella 1 mostra l'entità dell'ACE spettante in base alle sezioni di attività economica. I dati statistici sono estratti da Unico 2012 – Società di capitali (anno d'imposta 2011), ultima annualità completa disponibile. I settori che hanno avuto un beneficio maggiore dall'ACE sono risultati il settore finanziario (30 per cento del totale ACE spettante) ed il settore manifatturiero (26 per cento del totale ACE spettante).
  Ai fini dell'analisi della capitalizzazione, dalle dichiarazioni Unico 2012 – Società di capitali (anno d'imposta 2011), sono state estratte le società che hanno diritto alla deduzione fiscale ACE (aiuto alla crescita economica), risultate più di 205.000, e sono state abbinate con i rispettivi bilanci dell'esercizio 2010 e 2011 da fonte Banca dati Bureau van Dijk – Camere di Commercio.
  Risultano abbinate con i bilanci di entrambi gli anni 189.796 società, da queste sono state escluse quelle operanti nel settore finanziario che hanno uno schema di bilancio differenziato (banche, assicurazioni, finanziarie, Sim, società di gestione del risparmio, complessivamente 1.113 soggetti).
  L'analisi si sofferma pertanto su un universo di 188.683 società, nelle quali il settore finanziario è rappresentato solo parzialmente.
  È stato calcolato l'indicatore di leva finanziaria (leverage): totale impieghi/capitale proprio.
  L'indicatore di leva finanziaria esprime la capacità dell'impresa di finanziare i propri investimenti prevalentemente con capitale proprio.
  In generale l'indicatore è tanto più soddisfacente quanto più è basso il suo valore; si possono evidenziare tre scenari:Pag. 305
   leverage uguale a 1: esprime una situazione in cui tutti gli investimenti sono finanziati con capitale proprio;
   leverage compreso tra 1 e 2: esprime una situazione positiva in cui il ricorso al capitale di terzi come forma di indebitamento si mantiene al di sotto del 50 per cento;
   Leverage maggiore di 2: segnala una situazione di indebitamento che diventa più onerosa al crescere di tale indice.

  Sono state prodotte tavole statistiche riguardanti:
   confronto dell'indicatore leverage per gli anni 2010 e 2011 per sezione di attività (Tabella 2);
   la distribuzione per classi di indice leverage delle società di capitali con diritto all'ACE per gli anni 2010 e 2011 (Tabella 3).

  Dalla Tabella 2 si evince che l'indice di leverage complessivamente passa da 2,74 del 2010 a 2,61 del 2011 evidenziando un lieve miglioramento della struttura finanziaria delle società; in particolare, tale riduzione si riscontra maggiormente nelle sezioni «attività manifatturiere» e «attività immobiliari» che rappresentano il 36 per cento della platea considerata.
  Dalla Tabella 3, invece, si evidenzia una crescita dei soggetti nelle classi di leverage da 1 a 3, mentre nella classe «maggiore di 3» (che indica una situazione di squilibrio finanziario) si assiste ad una contrazione del -2,75 per cento, sono apprezzabili pertanto effetti positivi sulla capitalizzazione delle imprese.
  Infine, gli Uffici dell'Amministrazione finanziaria riferiscono che, data la ristrettezza dei tempi, non è stato possibile elaborare la disaggregazione degli effetti del beneficio in argomento in base al territorio in cui le imprese operano.

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