CAMERA DEI DEPUTATI
Mercoledì 14 maggio 2014
234.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Finanze (VI)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

5-02781 Gebhard: Aggiornamento del software necessario per elaborare le opzioni concernenti la destinazione ai partiti politici del due per mille dell'IRPEF.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con il documento di sindacato ispettivo in oggetto gli Onorevoli interroganti fanno presente che, per il 2014, la scelta dei contribuenti di destinare il due per mille della propria Irpef a favore di un partito politico può essere effettuata esclusivamente presentando la scheda predisposta dall'Agenzia delle Entrate, in formato cartaceo o telematico.
  Ciò posto, l'onorevole Gebhard ed altri segnalano l'impossibilità, allo stato attuale, per i contribuenti di inviare telematicamente la scheda per la scelta per la destinazione del due per mille dell'Irpef ai partiti, e pertanto, chiedono al Ministro dell'economia e delle finanze che i contribuenti siano messi in condizione di acquisire telematicamente, con l'aggiornamento del software finora utilizzato, la destinazione del due per mille in favore dei partiti politici, e se ritenga opportuno prevedere una proroga dei termini per la consegna, sia cartacea che telematica, della relativa scheda, visto «il notevole ritardo impiegato nell'aggiornamento del software».
  Al riguardo, l'Agenzia delle entrate fa presente quanto segue.
  Giova preliminarmente evidenziare che l'elenco dei soggetti beneficiari delle scelte del due per mille dell'Irpef da parte della Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici è stato trasmesso all'Agenzia delle Entrate il 24 marzo 2014, quando le attività di predisposizione dei modelli dichiarativi erano già concluse e, con riferimento al modello 730/2014, era già iniziata la fase di stampa e distribuzione sul territorio nazionale dei relativi stampati.
  Coerentemente con la previsione normativa che stabilisce per il primo anno di esercizio una modalità transitoria, per la campagna dichiarativa 2014 è stata prevista la separazione tra le modalità di effettuazione della scelta per la destinazione del due per mille e le ordinarie modalità di presentazione della dichiarazione dei redditi, consentendo la compilazione in via autonoma di un'apposita scheda.
  Pertanto, con il provvedimento del Direttore dell'Agenzia del 3 aprile 2014, in ottemperanza a quanto previsto dal citato articolo 12, comma 3-bis, lettera b), del decreto-legge 28 dicembre 2013 n. 149 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, sono state definite, per il primo anno di applicazione delle disposizioni, l'apposita scheda per la destinazione del due per mille dell'Irpef e le relative modalità di trasmissione telematica, nonché le modalità che garantiscono la semplificazione degli adempimenti a carico dei contribuenti, secondo quanto disposto in materia di destinazione dell'otto e del cinque per mille.
  Le modalità di effettuazione della scelta per l'anno 2014 prevedono:
   la presentazione in via telematica direttamente da parte dei contribuenti abilitati ai servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate, avvalendosi del software gratuito di compilazione e invio;
   la presentazione in forma cartacea della scheda per il tramite del sostituto Pag. 65d'imposta che presta assistenza fiscale, di un ufficio di Poste Italiane SpA o di uno dei soggetti incaricati di cui all'articolo 3, comma 3 del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322.

  Al riguardo, l'Agenzia precisa che in data 4 aprile 2014, contestualmente alla pubblicazione del citato provvedimento sul proprio sito internet e quindi con la massima tempestività possibile, sono state rese disponibili le specifiche tecniche per l'invio telematico delle schede, al fine di consentire lo sviluppo di appositi software privati da utilizzare da parte dei Caf e degli altri intermediari per l'invio telematico delle schede.
  L'Agenzia riferisce inoltre, che in data 23 aprile 2014 è stato reso disponibile sul sito Internet dell'Agenzia delle Entrate il software gratuito di compilazione e invio, utilizzabile da tutti i contribuenti, nonché l'apposito software di controllo che consente la corretta acquisizione dei dati trasmessi mediante prodotti software privati.
  I prodotti software non aggiornati ai quali fa riferimento l'onorevole interrogante sono verosimilmente quelli, sviluppati in proprio o acquistati sul mercato, che i Caf e gli intermediari abilitati utilizzano nella loro attività per effettuare l'invio delle dichiarazioni fiscali e delle schede per la scelta del 5 e dell'8 per mille ad esse presentate.
  È opportuno chiarire che il software per la compilazione e l'invio della scheda del due per mille già reso disponibile sul sito internet dell'Agenzia può essere utilizzato anche dai soggetti incaricati della trasmissione telematica (Caf e altri intermediari).
  In merito alla richiesta di prorogare i termini di presentazione della scheda del due per mille, l'Agenzia delle entrate fa presente che le attuali procedure prevedono che il pagamento dell'acconto delle somme da destinare ai partiti politici, da effettuarsi entro il 31 agosto 2014, ai sensi dell'articolo 12, comma 2-bis, del citato decreto n. 149 del 2013, avvenga sulla base delle scelte effettuate entro il 30 giugno 2014. Un eventuale differimento per la presentazione delle schede potrebbe, pertanto, avere effetti sulla corresponsione dell'acconto.
  L'Agenzia delle entrate, infine, precisa che, anche a seguito di un articolo apparso lo scorso 10 maggio su un quotidiano, ha provveduto con un'apposita nota, a sensibilizzare i Caf al fine di evitare ostacoli o ritardi nella fase di trasmissione delle scelte per la destinazione del due per mille dell'Irpef ai partiti politici effettuate dai contribuenti.

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ALLEGATO 2

5-02782 Causi: Ragioni del maggior gettito IVA registrato nel periodo gennaio-marzo 2014.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con il question time in esame, l'onorevole interrogante rappresenta che, in base ai dati contenuti nel Bollettino delle entrate tributarie n. 145, pubblicato lo scorso 5 maggio, le entrate tributarie, riferite al periodo gennaio-marzo 2014, hanno registrato una crescita tendenziale del 1,8 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
  In particolare, l'incremento di gettito più significativo è relativo alle imposte indirette, dal momento che il gettito derivante dall'IVA è cresciuto del 4,4 per cento.
  Tale crescita è spiegata dall'aumento della componente relativa agli scambi interni che compensa la contrazione negativa registrata dalla componente delle importazioni.
  Ad avviso dell'interrogante, l'aumento della componente del gettito IVA relativa agli scambi interni è senz'altro dovuto all'incremento dell'aliquota ordinaria dell'IVA dal 21 al 22 per cento, disposto a partire dal 1o ottobre 2013, ai sensi dell'articolo 11 del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99, come anche potrebbero aver contributo a tale incremento le disposizioni concernenti il cosiddetto sblocco dei pagamenti dei debiti scaduti della pubblica amministrazione introdotte dal decreto-legge 8 aprile 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64.
  Ciò premesso, l'onorevole chiede di sapere se l'aumento del gettito IVA registrato, possa dipendere esclusivamente dall'aumento dell'aliquota ordinaria o possano essere individuate altre cause tra cui lo sblocco dei pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione fin qui attuato.
  Al riguardo il Dipartimento delle finanze osserva quanto segue.
  L'incremento del gettito IVA nel primo trimestre 2014 può essere spiegato dall'effetto congiunto di tre componenti che riguardano sia fattori legislativi sia aspetti di congiuntura economica.
  In particolare, sotto il primo aspetto, come rilevato dall'Onorevole interrogante, deve evidenziarsi l'impatto positivo derivante in primo luogo all'incremento dell'aliquota ordinaria dell'IVA dal 21 al 22 per cento disposto, a partire dal 1o ottobre 2013, ai sensi dell'articolo 11 del decreto- legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99.
  In secondo luogo, il Dipartimento condivide le considerazioni circa l'impatto positivo recato dal pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione ai sensi delle disposizioni previste dal decreto-legge 8 aprile 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64 e dal decreto legge 31 agosto 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124.
  L'andamento del gettito IVA, inoltre, risente positivamente del moderato miglioramento del quadro congiunturale registrato nei primi mesi del 2014.
  Infatti, la produzione industriale mostra un incremento dello 0, 3 per cento nel primo trimestre, mentre il fatturato dell'industria cresce dell'1,2 per cento nel primo bimestre del 2014, come risulta dai dati ISTAT.Pag. 67
  Il Dipartimento delle finanze sottolinea, comunque, che l'incidenza sulla variazione complessiva del gettito IVA di ciascuna delle suindicate componenti è difficilmente quantificabile. Un'analisi macroeconomica del contributo alla variazione del gettito dei medesimi fattori potrà essere effettuata con riferimento all'intera annualità, tenuto conto che l'andamento mensile del gettito del tributo in esame risente, tra l'altro, dei meccanismi amministrativo-contabili propri di tale imposta (versamenti contribuenti mensili, versamenti contribuenti, trimestrali, rateizzazioni, fruizione dei crediti in compensazione ed in dichiarazione, acconti, saldi, eccetera).

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ALLEGATO 3

5-02783 Busin: Problematiche relative al pagamento della prima rata della TASI.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con il question time in esame, l'onorevole interrogante segnala alcune problematiche concernenti la riscossione del tributo per i servizi indivisibili (TASI) – componente dell'imposta unica comunale (IUC), istituita dall'articolo 1, comma 639, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilità per l'anno 2014) – sorte a seguito delle modifiche recate, alla disciplina della TASI, dal decreto-legge 6 marzo 2014, n.16, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 maggio 2014, n, 68.
  In particolare, l'articolo 1, comma 1, lettera b), nel sostituire il comma 688, dell'articolo 1 della legge di stabilità 2014, come modificato dal citato articolo 1 del decreto n. 16 del 2014, ha previsto, tra l'altro, che «Per gli immobili diversi dall'abitazione principale, per il primo anno di applicazione della TASI, il versamento della prima rata è effettuato con riferimento all'aliquota di base di cui al comma 676, qualora il comune non abbia deliberato una diversa aliquota entro il 31 maggio 2014, e il versamento della rata a saldo dell'imposta dovuta per l'intero anno è eseguito a conguaglio sulla base delle deliberazioni del consiglio comunale, fermo restando il rispetto delle modalità e dei termini indicati nei periodi precedenti Per gli immobili adibiti ad abitazione principale per il primo anno di applicazione della TASI, il versamento dell'imposta è effettuato in un'unica rata, entro il termine del 16 dicembre 2014, salvo il caso in cui alla data del 31 maggio 2014 sia pubblicata nel sito informatico di cui al citato decreto legislativo n. 360 del 1998 la deliberazione di approvazione delle aliquote e delle detrazioni determinando in questo caso le relative modalità e aliquote. Ai fini di quanto previsto dai due periodi precedenti, il comune è tenuto ad effettuare l'invio della predetta deliberazione, esclusivamente in via telematica, entro il 23 maggio 2014, mediante inserimento del testo della stessa nell'apposita sezione del Portale del federalismo fiscale».
  I Comuni, a parere dell'Onorevole interrogante, difficilmente potranno rispettare detto termine e, mancando la deliberazione comunale, in vista della scadenza della prima rata fissata per il 16 giugno 2014, sicuramente sorgeranno inevitabili difficoltà applicative per il versamento da parte dei contribuenti della TASI.
  Inoltre, l'Onorevole interrogante segnala ulteriori criticità connesse al versamento della TASI con riferimento agli immobili locati, considerato che, ai sensi delle disposizioni citate, occorre stabilire in quale misura la stessa è dovuta dal proprietario e dal locatario.
  Pertanto, l'Onorevole chiede i necessari chiarimenti in merito alla prima applicazione della TASI con particolare riguardo agli immobili non adibiti ad abitazione principale, e sollecita un'iniziativa normativa che estenda agli immobili locati lo stesso regime previsto per le «prime case», consentendo nei comuni che non deliberano in tempo, il pagamento dell'intero importo dovuto con il saldo di dicembre 2014.
  Al riguardo il Dipartimento delle finanze fa presente quanto segue.
  Con particolare riferimento alla richiesta di fornire chiarimenti in merito al caso in cui la delibera del comune non risulti pubblicata entro il termine del 31 maggio Pag. 692014 nel Portale del federalismo fiscale, il Dipartimento riferisce che è in corso di emanazione una circolare illustrativa delle problematiche sollevate nell'interrogazione in oggetto.
  Per quanto concerne, invece, la valutazione circa l'opportunità di proporre una norma diretta a unificare le modalità di versamento della TASI e prevedere che anche i possessori e detentori degli immobili diversi dall'abitazione principale versino il tributo per intero, in occasione della seconda rata di dicembre, nel caso in cui, entro il predetto termine del 31 maggio, non risulti pubblicata una delibera del comune, il Dipartimento sottolinea che la possibilità di emanare una simile disposizione potrebbe essere contrastata dai comuni a causa della circostanza che la posticipazione del termine di versamento a dicembre della TASI determinerebbe un effetto negativo di cassa.
  Pertanto, proprio per evitare detto effetto negativo i comuni dovrebbero emanare in tempo utile la delibera di approvazione delle aliquote TASI, la quale deve essere inviata telematicamente entro il prossimo 23 maggio per la sua pubblicazione, con efficacia costitutiva, entro il 31 maggio 2014.
  In ogni caso, è opportuno far presente che il Dipartimento delle Finanze sta compiendo gli opportuni approfondimenti in merito alla problematica segnalata.

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ALLEGATO 4

5-02785 Cancelleri: Esenzione delle associazioni sportive dilettantistiche dall'obbligo di trasmissione telematica dei dati relativi agli acquisti di beni e servizi rilevanti a fini IVA.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con il question time in esame, gli onorevoli interroganti sollecitano chiarimenti interpretativi in ordine all'applicazione agli obblighi di comunicazione in via telematica delle operazioni rilevanti ai fini dell'IVA di cui all'articolo 21 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, anche alle associazioni sportive dilettantistiche che beneficiano del regime fiscale di favore di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398.
  Al riguardo l'Agenzia delle entrate fa presente quanto segue.
  L'articolo 21 del decreto-legge 31 maggio 2013, n. 78, dispone che con Provvedimento del Direttore dell'Agenzia sono individuate le modalità e i termini per la comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini IVA.
  L'obbligo di comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini IVA per le quali è previsto l'obbligo di emissione della fattura è assolto con la trasmissione, per ciascun cliente e fornitore, dell'importo di tutte le operazioni attive e passive effettuate.
  Conseguentemente, con il Provvedimento del Direttore dell'Agenzia del 2 agosto 2013 è stato stabilito che sono obbligati alla comunicazione i soggetti passivi ai fini dell'IVA che effettuano operazioni rilevanti ai fini dell'imposta.
  In particolare, sono oggetto della comunicazione da parte dei soggetti passivi IVA, tra l'altro, i corrispettivi relativi alle cessioni di beni e prestazioni di servizi rese e ricevute per le quali sussiste l'obbligo di emissione di fattura.
  Pertanto, in base alla normativa sopra riportata, le associazioni che hanno optato per la legge n. 398 del 1991 sono obbligate alla comunicazione in argomento dell'importo di tutte le operazioni attive e passive effettuate in quanto:
   1) sono soggetti passivi IVA;
   2) sono obbligati all'invio dei corrispettivi di tutte le operazioni attive e passive, come disposto dall'articolo 21 del decreto-legge 31 maggio 2013, n. 78 e dal relativo Provvedimento del Direttore.

  L'Agenzia sottolinea che l'obbligo di trasmissione dei corrispettivi relativi alla cessione dei beni o alla prestazione dei servizi sussiste anche per i soggetti non tenuti alla registrazione analitica degli acquisti, in quanto l'obbligo in argomento è correlato alla cessione di beni e prestazioni di servizi rese e ricevute e non a quello della registrazione, che è un adempimento successivo e diverso da quello di emissione delle relative fatture.
  Giova altresì evidenziare che i dati relativi alle fatture passive ricevute dai soggetti in regime forfetario ai sensi della legge n. 398 del 1991, risultano di estremo rilievo ai fini delle attività di controllo in quanto permette di incrociare i dati con quelli comunicati dai fornitori.
  Infatti, l'Agenzia rileva che tra i soggetti che possono optare per la legge n. 398 del 1991 sono comprese anche le società sportive dilettantistiche, che sono società di capitali e, quindi, pur potendo fruire delle Pag. 71agevolazioni previste per gli enti associativi, mantengono comunque la natura di soggetti commerciali e sono tenute alla presentazione della dichiarazione modello Unico-Società di Capitali.
  Infine, per quanto attiene i costi inerenti a detto obbligo che le associazioni devono sopportare si evidenzia che l'Agenzia ha provveduto a mettere a disposizione gratuitamente uno specifico software.

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ALLEGATO 5

7-00282 Ribaudo: Revisione della norma della legge di stabilità 2014 che prevede il preventivo controllo dell'Agenzia delle entrate sulle detrazioni IRPEF di importo superiore a 4.000 euro.

TESTO RIFORMULATO DELLA RISOLUZIONE

  La VI Commissione,
   premesso che:
    il comma 586 dell'articolo 1 della legge di stabilità 2014 (legge n. 147 del 2013) prevede che, al fine di contrastare l'erogazione di indebiti rimborsi di imposte dirette a favore di tutte le persone fisiche che hanno presentato il modello 730, l'Agenzia delle entrate, entro sei mesi dalla scadenza dei termini previsti per la trasmissione della dichiarazione (30 giugno), effettua controlli preventivi, anche documentali, sulla spettanza delle detrazioni per carichi di famiglia in caso di rimborsi superiori a 4.000 euro: tale controllo è previsto anche qualora l'importo di 4.000 euro fosse costituito da crediti d'imposta derivanti da dichiarazioni dei redditi relativi ad anni precedenti;
    l'allungamento del termine di rimborso delle somme spettanti ai contribuenti che ne hanno fatto richiesta con il modello 730, qualora le stesse siano superiori a 4.000 euro, comporterebbe un grave disagio economico anche per i numerosi contribuenti ai quali spettino detrazioni per carichi di famiglia che si sono avvalsi dell'opportunità, offerta dal decreto-legge n. 63 del 2013, di portare in detrazione dall'IRPEF le spese sostenute nel 2013 per gli interventi di ristrutturazione e di efficientamento energetico degli edifici, nella misura, rispettivamente, del 50 e del 65 per cento, in quanto la formulazione del citato comma 586 comporta che la previsione si estenderebbe a tutti i casi di rimborso di ammontare superiore a 4.000 euro cui concorrano anche solo in parte le predette detrazioni per carichi di famiglia;
    inoltre, la norma del comma 586 presenta, ad avviso dei firmatari del presente atto, alcuni profili di incostituzionalità, in particolare per contrasto con l'articolo 3 della Costituzione, il quale stabilisce, tra l'altro, che tutti i cittadini sono uguali di fronte alle legge, senza distinzione di condizioni personali e sociali;
    la previsione di cui al comma predetto 586 introduce infatti un'ingiustificabile discriminazione di carattere personale tra i contribuenti, che vengono, sotto questo profilo, distinti in due categorie, a seconda che l'ammontare del rimborso da loro richiesto sia inferiore o superiore alla soglia di 4.000 euro: in tal modo, chi vanta un credito fino a 4.000 euro potrà ottenere il rimborso entro il mese di luglio dell'anno di presentazione del modello 730, mentre coloro che vantano un credito anche di un solo euro superiore a tale limite vedranno dilatarsi la tempistica del rimborso loro spettante, senza alcuna certezza circa i termini di effettiva erogazione dello stesso;
    le previsioni contenute nel citato comma 586 determineranno ritardi nell'erogazione dei rimborsi spettanti ai cittadini, i quali non si vedranno più accreditare nel mese di luglio (per i lavoratori dipendenti) o di agosto (per i pensionati) il credito da loro vantato nei confronti del fisco, ma dovranno attendere il controllo preventivo dell'Agenzia delle entrate che, Pag. 73ai sensi dal comma 587 della medesima legge di stabilità 2014, non sarà chiamata a rispettare alcun termine per erogare il rimborso dovuto;
    un ulteriore profilo di incostituzionalità di tale disposizione, secondo i firmatari del presente atto, riguarda appunto la mancata previsione di un termine entro il quale l'Amministrazione finanziaria deve procedere ai rimborsi, segnalandosi a tale proposito come la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 280 del 2005, abbia dichiarato l'incostituzionalità dell'articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 (successivamente modificato), nella parte in cui non prevede un termine, a pena di decadenza, entro il quale il concessionario della riscossione deve notificare al contribuente la cartella di pagamento delle imposte liquidate ai sensi dell'articolo 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, affermando in tal modo il principio indefettibile secondo cui devono essere stabiliti tempi certi nei rapporti tra amministrazione finanziaria e cittadini,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di assumere le necessarie iniziative normative per rivedere la formulazione del comma 586 della legge di stabilità 2014, in particolare per i contribuenti che siano già stati sottoposti a controllo ai sensi di tale disposizione, nonché a assumere le necessarie iniziative normative per stabilire un termine certo di sei mesi entro cui l'Agenzia delle entrate potrà comunicare al sostituto d'imposta di non procedere al rimborso, prevedendo che, in assenza della suddetta comunicazione da parte della stessa Agenzia, i sostituti d'imposta sono autorizzati a procedere al rimborso.
«Ribaudo, Causi, Culotta, Moscatt, Ventricelli, Rocchi, Rostan».

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ALLEGATO 6

7-00282 Ribaudo: Revisione della norma della legge di stabilità 2014 che prevede il preventivo controllo dell'Agenzia delle entrate sulle detrazioni IRPEF di importo superiore a 4.000 euro.

TESTO APPROVATO DELLA RISOLUZIONE

  La VI Commissione,
   premesso che:
    il comma 586 dell'articolo 1 della legge di stabilità 2014 (legge n. 147 del 2013) prevede che, al fine di contrastare l'erogazione di indebiti rimborsi di imposte dirette a favore di tutte le persone fisiche che hanno presentato il modello 730, l'Agenzia delle entrate, entro sei mesi dalla scadenza dei termini previsti per la trasmissione della dichiarazione (30 giugno), effettua controlli preventivi, anche documentali, sulla spettanza delle detrazioni per carichi di famiglia in caso di rimborsi superiori a 4.000 euro: tale controllo è previsto anche qualora l'importo di 4.000 euro fosse costituito da crediti d'imposta derivanti da dichiarazioni dei redditi relativi ad anni precedenti;
    l'allungamento del termine di rimborso delle somme spettanti ai contribuenti che ne hanno fatto richiesta con il modello 730, qualora le stesse siano superiori a 4.000 euro, comporterebbe un grave disagio economico anche per i numerosi contribuenti ai quali spettino detrazioni per carichi di famiglia che si sono avvalsi dell'opportunità, offerta dal decreto-legge n. 63 del 2013, di portare in detrazione dall'IRPEF le spese sostenute nel 2013 per gli interventi di ristrutturazione e di efficientamento energetico degli edifici, nella misura, rispettivamente, del 50 e del 65 per cento, in quanto la formulazione del citato comma 586 comporta che la previsione si estenderebbe a tutti i casi di rimborso di ammontare superiore a 4.000 euro cui concorrano anche solo in parte le predette detrazioni per carichi di famiglia;
    inoltre, la norma del comma 586 presenta, ad avviso dei firmatari del presente atto, alcuni profili di incostituzionalità, in particolare per contrasto con l'articolo 3 della Costituzione, il quale stabilisce, tra l'altro, che tutti i cittadini sono uguali di fronte alle legge, senza distinzione di condizioni personali e sociali;
    la previsione di cui al comma predetto 586 introduce infatti un'ingiustificabile discriminazione di carattere personale tra i contribuenti, che vengono, sotto questo profilo, distinti in due categorie, a seconda che l'ammontare del rimborso da loro richiesto sia inferiore o superiore alla soglia di 4.000 euro: in tal modo, chi vanta un credito fino a 4.000 euro potrà ottenere il rimborso entro il mese di luglio dell'anno di presentazione del modello 730, mentre coloro che vantano un credito anche di un solo euro superiore a tale limite vedranno dilatarsi la tempistica del rimborso loro spettante, senza alcuna certezza circa i termini di effettiva erogazione dello stesso;
    le previsioni contenute nel citato comma 586 determineranno ritardi nell'erogazione dei rimborsi spettanti ai cittadini, i quali non si vedranno più accreditare nel mese di luglio (per i lavoratori dipendenti) o di agosto (per i pensionati) il credito da loro vantato nei confronti del fisco, ma dovranno attendere il controllo preventivo dell'Agenzia delle entrate che, Pag. 75ai sensi dal comma 587 della medesima legge di stabilità 2014, non sarà chiamata a rispettare alcun termine per erogare il rimborso dovuto;
    un ulteriore profilo di incostituzionalità di tale disposizione, secondo i firmatari del presente atto, riguarda appunto la mancata previsione di un termine entro il quale l'Amministrazione finanziaria deve procedere ai rimborsi, segnalandosi a tale proposito come la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 280 del 2005, abbia dichiarato l'incostituzionalità dell'articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 (successivamente modificato), nella parte in cui non prevede un termine, a pena di decadenza, entro il quale il concessionario della riscossione deve notificare al contribuente la cartella di pagamento delle imposte liquidate ai sensi dell'articolo 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, affermando in tal modo il principio indefettibile secondo cui devono essere stabiliti tempi certi nei rapporti tra amministrazione finanziaria e cittadini,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di assumere le necessarie iniziative normative per sopprimere, o quantomeno rivedere, la formulazione del comma 586 della legge di stabilità 2014, in particolare per i contribuenti che siano già stati sottoposti a controllo ai sensi di tale disposizione, nonché a assumere le necessarie iniziative normative per stabilire un termine certo di sei mesi entro cui l'Agenzia delle entrate potrà comunicare al sostituto d'imposta di non procedere al rimborso, prevedendo che, in assenza della suddetta comunicazione da parte della stessa Agenzia, i sostituti d'imposta sono autorizzati a procedere al rimborso.
(8-00055) «Ribaudo, Causi, Culotta, Moscatt, Ventricelli, Rocchi, Rostan».