CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 24 aprile 2014
223.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Lavoro pubblico e privato (XI)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

5-02605 Albanella: Applicazione delle disposizioni dell'articolo 4 della legge n. 92 del 2012, in materia di incentivi all'esodo dei lavoratori più anziani, ai lavoratori iscritti alle gestioni previdenziali ex INPDAP ed ex ENPALS.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con l'interrogazione in titolo l'onorevole Albanella lamenta la mancanza di indicazioni da parte dell'INPS sulle modalità di applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 4, commi da 1 a 7-ter, della legge n. 92 del 2012, volte a incentivare l'esodo dei lavoratori più prossimi al trattamento di pensione. In particolare, la richiesta dell'onorevole interrogante si riferisce ai lavoratori delle gestioni dipendenti pubblici e dei lavoratori dello spettacolo e dello sport professionistico.
  Preliminarmente posso anticipare all'onorevole interrogante che sono in corso di emanazione, da parte dell'INPS, previo parere del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, le circolari concernenti la possibilità di uscita anticipata dal mondo del lavoro anche per i lavoratori appartenenti alle Gestioni ex INPDAP ed ex ENPALS.
  Inoltre, l'Istituto ha precisato di aver – di fatto – già dato applicazione alle richiamate disposizioni della legge n. 92 del 2012, provvedendo a certificare e quantificare l'onere relativamente alle domande di prestazione di esodo, finora presentate dai datori di lavoro interessati, sia per la gestione dipendenti pubblici sia per la gestione dipendenti spettacolo e sport.
  In particolare, per quanto riguarda la gestione dipendenti pubblici, sono già state erogate prestazioni per le Società VERITAS S.p.A., ALISEA S.p.A., ASVO S.p.A., ACAM S.p.A., ACAM AMBIENTE S.p.A., ACAM ACQUE S.p.A. e ITEA S.p.A., per un totale di 71 lavoratori.
  Con riferimento, invece, alla gestione spettacolo e sport, le Società per le quali sono erogate le prestazioni sono RAI RADIO TELEVISIONE ITALIANA S.p.A. e RAI WAY S.p.A., per un totale di 18 lavoratori che hanno cessato il rapporto di lavoro il 31 marzo scorso.

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ALLEGATO 2

5-00520 Valeria Valente: Verifiche sulla regolarità dei rapporti di lavoro nelle tenute agricole gestite da Roma Capitale in località «Castel di Guido» e «Tenuta del Cavaliere».

TESTO DELLA RISPOSTA

  L'onorevole Valente – con l'atto di sindacato in titolo – richiama l'attenzione del Governo sulle modalità di gestione dei rapporti di lavoro tra il Comune di Roma e i lavoratori impiegati presso le aziende agricole «Castel di Guido» e «Tenuta del Cavaliere».
  Al riguardo, con particolare riferimento all'azienda «Castel di Guido» faccio presente che gli ispettori della competente Direzione territoriale del lavoro di Roma hanno effettuato una serie di incontri con il responsabile della Direzione Promozione e tutela qualità ambientale, istituita presso il Dipartimento Tutela Ambientale e del Verde – Protezione Civile del Comune di Roma.
  Dalla documentazione acquisita nel corso dei predetti incontri, è emerso che – al 31 dicembre dello scorso anno – risultavano essere impiegati complessivamente 29 lavoratori, di cui 17 a tempo determinato e 12 a tempo indeterminato. Questi ultimi, in particolare, svolgono tutt'ora la propria attività sulla base di contratti stipulati con il Comune di Roma per la quasi totalità nel periodo dal 1974 al 1980.
  Per quanto riguarda invece i lavoratori a tempo determinato, dalle verifiche sinora effettuate, è emerso che i relativi contratti di lavoro sono stati stipulati, nel corso degli anni, sempre con gli stessi soggetti, sia pure con decorrenze differenti.
  Nel corso degli accertamenti – e più precisamente nello scorso mese di gennaio – alcuni lavoratori della tenuta di Castel di Guido hanno presentato un esposto/denuncia presso gli uffici della Direzione territoriale del lavoro di Roma.
  Conseguentemente – lo scorso 6 marzo – alcuni ispettori del lavoro hanno effettuato un accesso ispettivo presso l'azienda agricola Castel di Guido, il cui esito potrà essere definito una volta acquisiti e valutati i documenti richiesti al Comune di Roma.
  In conclusione, faccio presente che elementi più puntuali in ordine alle questioni segnalate con il presente atto parlamentare, saranno disponibili solo a conclusione dei relativi accertamenti ad opera della Direzione territoriale del lavoro di Roma.

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ALLEGATO 3

7-00252 Bechis e altri: Sulla gestione dei fondi strutturali europei per il riequilibrio e la redistribuzione delle risorse dedicate alle politiche attive del lavoro.

NUOVA FORMULAZIONE PROPOSTA

  La XI Commissione,
   premesso che:
    i fondi strutturali sono strumenti finanziari gestiti dalla Commissione europea per riequilibrare e redistribuire le risorse all'interno del territorio europeo. La loro evoluzione è andata di pari passo con lo sviluppo delle priorità e degli obiettivi prefissati a livello comunitario. Nel corso degli anni i fondi sono stati oggetto di riforme, anche rilevanti, che hanno definito sempre più dettagliatamente gli obiettivi da conseguire, ma il loro scopo ultimo e la relativa ratio sono rimasti sempre il raggiungimento della coesione economica e sociale di tutte le regioni dell'Unione e la riduzione del divario tra quelle più avanzate e quelle in ritardo di sviluppo;
    una gestione corretta delle risorse, una migliore governance dei progetti e un più efficace coordinamento nazionale sarebbero decisivi affinché le risorse investite dispieghino reali benefici. A tal proposito le nuove regole varate dall'Unione europea mirano a favorire una migliore gestione delle risorse e da quest'anno l'utilizzo dei fondi dovrà essere regolato da accordi di partenariato concordati con Bruxelles dai singoli Paesi membri. Gli Stati membri, insieme alle autorità locali, alle parti sociali e ai rappresentanti della società civile, dovranno definire priorità e modalità di impiego dei fondi e sottoporle al vaglio della Commissione;
    i detti accordi di partenariato sono lo strumento previsto dal regolamento (UE) n. 1303/2013 per stabilire la strategia (risultati attesi, priorità, metodi di intervento) di impiego dei fondi europei per il periodo di programmazione 2014-2020;
    l'accordo finale, predisposto dallo Stato membro e condiviso al suo interno, sarà approvato dalla Commissione europea;
    l'accordo di partenariato rappresenta dunque il documento base per i fondi del quadro strategico comune (QSC), secondo quanto previsto dal regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio;
    l'accordo di partenariato è posto quindi alla base dell'accordo sulla programmazione delle risorse finanziarie definite per tutti i Paesi dell'Unione dalla Commissione europea, nel mese di febbraio 2013, in un apposito documento denominato «Linee guida sui contenuti dell'accordo di partenariato», per il periodo 2014-2020 ove gli interventi di programmazione per lo sviluppo rurale sono rivolti in forma innovativa a beneficio Pag. 63dell'integrazione con altre azioni sostenute dall'Unione europea;
    il quadro strategico comune, declinato a livello degli Stati membri in un contratto di partenariato con la Commissione, mira a riunire gli interventi dei cinque fondi comunitari al fine di realizzare un forte coordinamento di tutte le politiche europee, indispensabile per l'attuazione della Strategia Europa 2020; il nuovo approccio per l'utilizzo dei fondi del quadro strategico comune è volto a garantire impatti economici, ambientali e sociali di lunga durata. Infatti, il forte allineamento con le priorità politiche della Strategia Europa 2020, le condizionalità macroeconomiche ed ex ante, la concentrazione tematica e gli incentivi legati al conseguimento di risultati attuano principi che si traducono concretamente in una spesa più efficace. I fondi del quadro strategico comune costituiranno quindi un'importante fonte d'investimento pubblico e fungeranno da catalizzatore per la crescita sostenibile e l'occupazione supportando gli investimenti in capitale fisico e umano;
    nel nostro Paese occorrerà pertanto intervenire sulle criticità strutturali del sistema economico italiano in relazione alla distanza del Paese e dei suoi territori dai traguardi fissati nell'ambito della Strategia Europa 2020 e della lettura in termini di contesto macroeconomico e risposte di policy offerta dal programma nazionale di riforma;
    è altresì evidente come nel nostro Paese la situazione occupazionale sia drammatica ed il perdurare della crisi, nonché la massiccia delocalizzazione della produzione abbiano di fatto contribuito a creare un panorama industriale che oggi è caratterizzato per oltre il 95 per cento da piccole aziende con meno di 10 dipendenti;
    il 9 dicembre 2013 è stata presentata ai servizi della Commissione europea una prima bozza di accordo di partenariato per l'Italia per la nuova programmazione dei fondi strutturali 2014-2020, rispetto alla quale i servizi della Commissione hanno formulato rilievi ed osservazioni sia con riferimento agli obiettivi di policy sia in relazione all'analisi delle esigenze e agli obiettivi tematici indicati dal documento;
    nel testo presentato e precisamente nell'obiettivo tematico 8 «Promuovere l'occupazione e sostenere la mobilità dei lavoratori» si fa, tra l'altro, esplicito riferimento alle tematiche legate all'occupazione giovanile, ai lavoratori over 50, agli immigrati, alle donne e ai disoccupati di lunga durata, attraverso un approccio che appare migliorabile sotto il profilo dell'integrazione tra i diversi obiettivi specifici, alla luce delle interrelazioni esistenti tra le varie problematiche;
    gli obiettivi specifici individuati in tale contesto prevedono la promozione dell'occupazione sostenibile e di qualità in favore di varie fasce di lavoratori, mentre appare necessario un intervento correttivo sul piano della pianificazione degli interventi, al fine di programmare misure di carattere strutturale che rilancino effettivamente il lavoro attraverso percorsi di inserimento, tutela, rilancio e riabilitazione del lavoratore, che dovrà assurgere a perno centrale nell'ambito del sistema economico;
    emerge dunque in tutta la sua importanza la necessità di aggredire la crisi ed i problemi occupazionali abbandonando l'approccio analitico dei fenomeni ed invece affrontando le criticità in maniera strutturale; un tale approccio avrà ricadute positive su tutto il sistema;
    a tal proposito, in Italia emerge da tempo la necessità di provvedere alla riforma dei centri per l'impiego, la cui organizzazione risulta oramai obsoleta e priva di efficacia, al fine di potenziarne la rete; interventi di carattere strutturale dovrebbero, appunto, andare nella direzione della modernizzazione del sistema di raccolta della domanda e dell'offerta di lavoro così ponendo il nostro Paese in condizione di pervenire al rafforzamento della rete europea di servizi per l'impiego (EURES);Pag. 64
    del pari vanno valorizzati e rafforzati gli interventi previsti dall'obiettivo tematico 9, «Inclusione sociale e lotta alla povertà» della bozza di accordo di partenariato in modo tale che essi non si limitino al solo sostegno dei soggetti in condizione disagiata, ma provvedano in modo esplicito ad investimenti che vadano nella direzione dello stimolo al reinserimento, coniugando il carattere dell'assistenzialità con la spinta ad una reale partecipazione alla vita sociale e lavorativa;
    allo stesso modo, occorrerà cogliere l'occasione per poter assicurare un efficace sostegno anche sotto il profilo finanziario alle imprese sociali, garantendo la presenza di stringenti criteri per la verifica della loro serietà sia sotto il profilo delle competenze del personale addetto, sia sotto il profilo dell'assegnazione degli appalti e della rendicontazione delle risorse impiegate, in modo da superare le criticità riscontrate nel recente passato, prevedendo altresì un rafforzamento dei controlli anche da parte della magistratura contabile,

impegna il Governo:
   a riconsiderare i contenuti della bozza di accordo di partenariato di cui in premessa, anche alla luce delle osservazioni formulate dai servizi della Commissione europea e, in questo contesto, a realizzare, nel quadro dei programmi operativi per la programmazione 2014-2020, misure atte a:
    a) garantire che le priorità strategiche indicate nell'accordo si traducano in azioni concrete al fine di perseguire con decisione il raggiungimento degli obiettivi in materia di occupazione e di lotta alla povertà e all'esclusione sociale della Strategia Europa 2020, privilegiando interventi in grado di determinare miglioramenti di carattere strutturale;
    b) rimodulare gli obiettivi strategici posti alla base dell'utilizzo dei fondi strutturali sulla base di criteri che garantiscano piena trasparenza ed efficienza nell'utilizzo delle risorse;
    c) allineare la spesa relativa alle politiche attive del lavoro alla media dei Paesi europei con il più alto tasso di occupazione;
    d) valorizzare e potenziare il ruolo dei servizi per l'impiego, garantendo livelli essenziali delle prestazioni uniformi sull'intero territorio nazionale, anche in relazione all'attuazione della Garanzia per i giovani;
    e) agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e migliorare la produttività anche attraverso lo sviluppo del telelavoro;
    f) rafforzare gli interventi volti a valorizzare e qualificare il capitale umano, con particolare riferimento all'alternanza tra istruzione e lavoro, incentivando lo sviluppo delle forme contrattuali caratterizzate da contenuti formativi, promuovendo in questo ambito l'utilizzo di stage aziendali al termine del percorso di studi, utili quale percorso formativo e finalizzati ad un più agevole inserimento nel mondo del lavoro;
    g) a porre in essere ogni misura utile a sostenere il sistema dell'impresa sociale garantendo la presenza di adeguati strumenti di verifica che assicurino in senso assoluto l'efficacia dell'azione e l'ottimizzazione delle risorse impiegate;
    h) porre in essere ogni azione utile a contrastare le discriminazioni sul lavoro, offrendo la più ampia tutela a tutti i cittadini lavoratori senza distinzione di sesso, razza, religione, orientamento sessuale, identità di genere e condizione sociale, così come previsto dall'articolo 3 della Carta costituzionale;
    i) monitorare in modo costante e trasparente, con cadenza almeno semestrale, la realizzazione delle azioni intraprese tramite pubblicazione di ogni attività posta in essere sui siti internet delle amministrazioni pubbliche responsabili dell'attuazione delle medesime azioni.

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ALLEGATO 4

7-00054 Bechis e altri: Sulla gestione dei fondi strutturali europei per il riequilibrio e la redistribuzione delle risorse dedicate alle politiche attive del lavoro.

RISOLUZIONE APPROVATA

  La XI Commissione,
   premesso che:
    i fondi strutturali sono strumenti finanziari gestiti dalla Commissione europea per riequilibrare e redistribuire le risorse all'interno del territorio europeo. La loro evoluzione è andata di pari passo con lo sviluppo delle priorità e degli obiettivi prefissati a livello comunitario. Nel corso degli anni i fondi sono stati oggetto di riforme, anche rilevanti, che hanno definito sempre più dettagliatamente gli obiettivi da conseguire, ma il loro scopo ultimo e la relativa ratio sono rimasti sempre il raggiungimento della coesione economica e sociale di tutte le regioni dell'Unione e la riduzione del divario tra quelle più avanzate e quelle in ritardo di sviluppo;
    una gestione corretta delle risorse, una migliore governance dei progetti e un più efficace coordinamento nazionale sarebbero decisivi affinché le risorse investite dispieghino reali benefici. A tal proposito le nuove regole varate dall'Unione europea mirano a favorire una migliore gestione delle risorse e da quest'anno l'utilizzo dei fondi dovrà essere regolato da accordi di partenariato concordati con Bruxelles dai singoli Paesi membri. Gli Stati membri, insieme alle autorità locali, alle parti sociali e ai rappresentanti della società civile, dovranno definire priorità e modalità di impiego dei fondi e sottoporle al vaglio della Commissione;
    i detti accordi di partenariato sono lo strumento previsto dal regolamento (UE) n. 1303/2013 per stabilire la strategia (risultati attesi, priorità, metodi di intervento) per l'impiego dei fondi europei per il periodo di programmazione 2014-2020;
    l'accordo finale, predisposto dallo Stato membro e condiviso al suo interno, sarà approvato dalla Commissione europea;
    l'accordo di partenariato rappresenta dunque il documento base per i fondi del quadro strategico comune (QSC), secondo quanto previsto dal regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio;
    l'accordo di partenariato è posto quindi alla base dell'accordo sulla programmazione delle risorse finanziarie definite per tutti i Paesi dell'Unione dalla Commissione europea, nel mese di febbraio 2013, in un apposito documento denominato «Linee guida sui contenuti dell'accordo di partenariato», per il periodo 2014-2020 ove gli interventi di programmazione per lo sviluppo rurale sono rivolti in forma innovativa a beneficio Pag. 66dell'integrazione con altre azioni sostenute dall'Unione europea;
    il quadro strategico comune, declinato a livello degli Stati membri in un contratto di partenariato con la Commissione, mira a riunire gli interventi dei cinque fondi comunitari al fine di realizzare un forte coordinamento di tutte le politiche europee, indispensabile per l'attuazione della Strategia Europa 2020; il nuovo approccio per l'utilizzo dei fondi del quadro strategico comune è volto a garantire impatti economici, ambientali e sociali di lunga durata. Infatti, il forte allineamento con le priorità politiche della Strategia Europa 2020, le condizionalità macroeconomiche ed ex ante, la concentrazione tematica e gli incentivi legati al conseguimento di risultati attuano principi che si traducono concretamente in una spesa più efficace. I fondi del quadro strategico comune costituiranno quindi un'importante fonte d'investimento pubblico e fungeranno da catalizzatore per la crescita sostenibile e l'occupazione, supportando gli investimenti in capitale fisico e umano;
    nel nostro Paese occorrerà pertanto intervenire sulle criticità strutturali del sistema economico italiano in relazione alla distanza del Paese e dei suoi territori dai traguardi fissati nell'ambito della Strategia Europa 2020 e della lettura in termini di contesto macroeconomico e risposte di policy offerta dal programma nazionale di riforma;
    è altresì evidente come nel nostro Paese la situazione occupazionale sia drammatica ed il perdurare della crisi, nonché la massiccia delocalizzazione della produzione abbiano di fatto contribuito a creare un panorama industriale che oggi è caratterizzato per oltre il 95 per cento da piccole aziende con meno di 10 dipendenti;
    il 9 dicembre 2013 è stata presentata ai servizi della Commissione europea una prima bozza di accordo di partenariato per l'Italia per la nuova programmazione dei fondi strutturali 2014-2020, rispetto alla quale i servizi della Commissione hanno formulato rilievi ed osservazioni sia con riferimento agli obiettivi di policy sia in relazione all'analisi delle esigenze e agli obiettivi tematici indicati dal documento;
    nel testo presentato, e precisamente nell'obiettivo tematico 8, «Promuovere l'occupazione e sostenere la mobilità dei lavoratori», si fa, tra l'altro, esplicito riferimento alle tematiche legate all'occupazione giovanile, ai lavoratori over 50, agli immigrati, alle donne e ai disoccupati di lunga durata, attraverso un approccio che appare migliorabile sotto il profilo dell'integrazione tra i diversi obiettivi specifici, alla luce delle interrelazioni esistenti tra le varie problematiche;
    gli obiettivi specifici individuati in tale contesto prevedono la promozione dell'occupazione sostenibile e di qualità in favore di varie fasce di lavoratori, mentre appare necessario un intervento correttivo sul piano della pianificazione degli interventi, al fine di programmare misure di carattere strutturale che rilancino effettivamente il lavoro attraverso percorsi di inserimento, tutela, rilancio e riabilitazione del lavoratore, che dovrà assurgere a perno centrale nell'ambito del sistema economico;
    emerge dunque in tutta la sua importanza la necessità di aggredire la crisi e i problemi occupazionali abbandonando l'approccio analitico dei fenomeni e affrontando, invece, le criticità in maniera strutturale; un tale approccio avrà ricadute positive su tutto il sistema;
    a tale proposito, in Italia emerge da tempo la necessità di provvedere alla riforma dei centri per l'impiego, la cui organizzazione risulta oramai obsoleta e priva di efficacia, al fine di potenziarne la rete; interventi di carattere strutturale dovrebbero, appunto, andare nella direzione della modernizzazione del sistema di raccolta della domanda e dell'offerta di lavoro così ponendo il nostro Paese in condizione di pervenire al rafforzamento della rete europea di servizi per l'impiego (EURES);Pag. 67
    del pari vanno valorizzati e rafforzati gli interventi previsti dall'obiettivo tematico 9, «Inclusione sociale e lotta alla povertà», della bozza di accordo di partenariato in modo tale che essi non si limitino al solo sostegno dei soggetti in condizione disagiata, ma provvedano in modo esplicito ad investimenti che vadano nella direzione dello stimolo al reinserimento, coniugando il carattere dell'assistenzialità con la spinta ad una reale partecipazione alla vita sociale e lavorativa;
    allo stesso modo, occorrerà cogliere l'occasione per poter assicurare un efficace sostegno anche sotto il profilo finanziario alle imprese sociali, garantendo la presenza di stringenti criteri per la verifica della loro serietà sia sotto il profilo delle competenze del personale addetto, sia sotto il profilo dell'assegnazione degli appalti e della rendicontazione delle risorse impiegate, in modo da superare le criticità riscontrate nel recente passato, prevedendo altresì un rafforzamento dei controlli anche da parte della magistratura contabile,

impegna il Governo:
   a riconsiderare i contenuti della bozza di accordo di partenariato di cui in premessa, anche alla luce delle osservazioni formulate dai servizi della Commissione europea e, in questo contesto, a realizzare, nel quadro dei programmi operativi per la programmazione 2014-2020, misure atte a:
    a) garantire che le priorità strategiche indicate nell'accordo si traducano in azioni concrete al fine di perseguire con decisione il raggiungimento degli obiettivi in materia di occupazione e di lotta alla povertà e all'esclusione sociale della Strategia Europa 2020, privilegiando interventi in grado di determinare miglioramenti di carattere strutturale;
    b) rimodulare gli obiettivi strategici posti alla base dell'utilizzo dei fondi strutturali sulla base di criteri che garantiscano piena trasparenza ed efficienza nell'utilizzo delle risorse;
    c) allineare la spesa relativa alle politiche attive del lavoro alla media dei Paesi europei con il più alto tasso di occupazione;
    d) valorizzare e potenziare il ruolo dei servizi per l'impiego, verificando che gli enti territoriali competenti assicurino livelli essenziali delle prestazioni uniformi sull'intero territorio nazionale, anche in relazione all'attuazione della Garanzia per i giovani;
    e) garantire che la struttura dei servizi pubblici per l'impiego e le risorse finanziarie ad essi destinate siano adeguate all'espletamento dei compiti loro attribuiti in ragione della partecipazione dell'Italia alla rete europea dei servizio per l'impiego (EURES);
    f) agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e migliorare la produttività anche attraverso lo sviluppo del telelavoro;
    g) rafforzare gli interventi volti a valorizzare e qualificare il capitale umano, con particolare riferimento all'alternanza tra istruzione e lavoro, incentivando lo sviluppo delle forme contrattuali caratterizzate da contenuti formativi, promuovendo in questo ambito l'utilizzo di stage aziendali al termine del percorso di studi, utili quale percorso formativo e finalizzati ad un più agevole inserimento nel mondo del lavoro;
    h) a porre in essere ogni misura utile a sostenere il sistema dell'impresa sociale garantendo la presenza di adeguati strumenti di verifica che assicurino in senso assoluto l'efficacia dell'azione e l'ottimizzazione delle risorse impiegate;
    i) porre in essere ogni azione utile a contrastare le discriminazioni sul lavoro, offrendo la più ampia tutela a tutti i cittadini lavoratori senza distinzione di sesso, razza, religione, orientamento sessuale, Pag. 68identità di genere e condizione sociale, così come previsto dall'articolo 3 della Carta costituzionale;
    l) monitorare in modo costante e trasparente, con cadenza almeno semestrale, la realizzazione delle azioni intraprese tramite pubblicazione di ogni attività posta in essere sui siti internet delle amministrazioni pubbliche responsabili dell'attuazione delle medesime azioni.
(8-00054) «Bechis, Chimienti, Rizzetto, Rostellato, Baldassarre, Ciprini, Cominardi, Tripiedi».

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ALLEGATO 5

Disposizioni in materia di ricongiunzione pensionistica (C. 225 Fedriga e C. 929 Gnecchi).

NUOVO TESTO UNIFICATO ELABORATO DAL COMITATO RISTRETTO ADOTTATO COME TESTO BASE

Disposizioni in materia di ricongiunzione pensionistica, di requisiti di accesso delle lavoratrici al trattamento pensionistico e di pensione supplementare.

Art. 1.
(Disposizioni in materia di ricongiunzione dei contributi pensionistici).

  1. I commi 12-septies, 12-octies e 12-novies dell'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sono abrogati e le disposizioni da essi abrogate riacquistano efficacia dal 1o luglio 2010 nel testo vigente il giorno antecedente alla data di entrata in vigore della citata legge 30 luglio 2010, n. 122.
  2. In favore di tutti i soggetti iscritti ai fondi esclusivi o sostitutivi e agli ex fondi speciali di previdenza che dal 1o luglio 2010 hanno avviato o completato procedure di ricongiunzione o di trasferimento oneroso verso il Fondo pensioni lavoratori dipendenti, anche se titolari di trattamento pensionistico, l'Istituto nazionale della previdenza sociale, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvede al rimborso degli oneri di riserva matematica già versati.
  3. Il comma 12-undecies dell'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è abrogato e le disposizioni da esso abrogate riacquistano efficacia dal 31 luglio 2010 nel testo vigente il giorno antecedente alla data di entrata in vigore della citata legge 30 luglio 2010, n. 122.
  4. I soggetti iscritti a due o più forme di assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti, di seguito denominata «AGO», dei lavoratori dipendenti o autonomi e degli iscritti alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima che, con effetto dal 1o luglio 2010, hanno presentato domanda di pensione in totalizzazione ai sensi del decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42, anche se già titolari di trattamento pensionistico, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge possono, previa rinuncia alla domanda o alla pensione in totalizzazione, chiedere la riliquidazione del trattamento pensionistico dalla decorrenza originaria previo trasferimento o ricongiunzione gratuiti dei periodi, qualora riammessi ai sensi del presente comma, verso il regime generale dell'AGO.
  5. Fatti salvi la gratuità della ricongiunzione dei contributi e il trasferimento della posizione assicurativa da fondi sostitutivi, esonerativi od esclusivi verso l'INPS, l'importo della pensione maturata che è erogata dall'INPS secondo le regole dei medesimi fondi, deve essere pari all'importo che l'interessato avrebbe maturato versando tutti i contributi al Fondo pensioni lavoratori dipendenti dell'AGO. Fermo restando quanto previsto dal primo Pag. 70periodo, l'importo della pensione non può comunque essere superiore a quello che l'interessato avrebbe maturato versando tutti i contributi all'ultimo fondo di provenienza.

Art. 2.
(Disposizioni in materia di requisiti pensionistici).

  1. Per gli iscritti all'INPS e per gli iscritti all'ex Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica (INPDAP) si applicano i medesimi requisiti per la pensione di vecchiaia e per la pensione di anzianità. In attesa della definitiva progressiva omogeneizzazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia delle lavoratrici pubbliche e private prevista, a partire dal 1o gennaio 2018, dall'articolo 24, comma 6, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge alle lavoratrici dipendenti iscritte ai fondi esclusivi, alle lavoratrici autonome iscritte all'AGO nonché alle lavoratrici iscritte alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, fatte salve eventuali specificità più favorevoli di settore, è consentito l'accesso al pensionamento con gli stessi requisiti previsti per le lavoratrici dipendenti private di cui al citato articolo 24, comma 6, lettera a), del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011.

Art. 3.
(Disposizioni in materia di pensione supplementare).

  1. Dopo l'articolo 6 del decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42, è inserito il seguente:
  «Art. 6-bis. – (Pensione supplementare). – 1. Tutti i contributi che non sono utilizzati per il calcolo della pensione possono costituire, a domanda, una pensione supplementare, calcolata con il sistema contributivo, erogata dal fondo in cui sono stati versati, indipendentemente dal fondo che ha liquidato la pensione, compresi l'assicurazione generale obbligatoria, i fondi sostitutivi, esclusivi o esonerativi, nonché le associazioni e le fondazioni di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103. La facoltà di cui al presente articolo è concessa alle medesime condizioni, ove compatibili, previste dall'articolo 5 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, e successive modificazioni».