CAMERA DEI DEPUTATI
Martedì 1 aprile 2014
209.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Agricoltura (XIII)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

Interrogazioni 5-02260 Arlotti: Su un'iniziativa normativa in materia di sanzioni relative al piccolo pescato.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Il decreto legislativo n. 4 del 2012, che abroga la legge n. 963 del 1965, in linea con gli impegni assunti a livello comunitario e al fine di prevenire, scoraggiare ed eliminare ogni fenomeno di pesca illegale in ossequio ai vigenti e inderogabili orientamenti sovranazionali, individua le misure volte a proteggere e conservare le specie acquatiche vive e gli ecosistemi marini, nonché a garantirne lo sfruttamento sostenibile.
  In tal senso, se da un lato detto provvedimento vieta lo sbarco, il trasporto, il trasbordo e la commercializzazione di esemplari di specie ittiche al di sotto della taglia minima prevista dai regolamenti comunitari e dalle norme nazionali derivanti esclude, tuttavia, l'applicazione di sanzioni in caso di catture accessorie o accidentali di esemplari di dimensioni inferiori alla taglia minima, purché realizzate con attrezzi conformi alle pertinenti norme comunitarie e nazionali, regolarmente autorizzati dalla licenza di pesca e a condizione che il relativo prodotto sia rigettato immediatamente in mare.
  Per quanto concerne, infine, l'opportunità di ripristinare la tolleranza del 10 per cento sul prodotto pescato, in deroga alle disposizioni in materia di taglie minime di cui all'articolo 15 del regolamento (CE) n. 1967/2006 del Consiglio, del 21 dicembre 2006 (relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel mar Mediterraneo), ritengo doveroso evidenziare che il quadro normativo nazionale, cui soggiace lo svolgimento delle attività di pesca sul nostro territorio, definito, a monte, da superiori disposizioni europee che non consentono possibilità di deroghe se non in senso più restrittivo, non può che riflettere tali norme cui l'Amministrazione deve necessariamente e imprescindibilmente fare riferimento.

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ALLEGATO 2

Interrogazioni 5-02223 Cenni: Sul funzionamento degli uffici territoriali per la biodiversità del Corpo forestale dello Stato.

TESTO DELLA RISPOSTA

  La questione sollevata dagli interroganti riguarda le assunzioni di operai a tempo determinato (cosiddetti OTD) da parte del Corpo forestale dello Stato che impiega tale personale, a supporto delle proprie attività istituzionali (come previsto dall'articolo 5, comma 1, della legge n. 36 del 2004) nell'ambito dei compiti di salvaguardia e tutela delle aree protette, nonché per gestire le emergenze stagionali connesse all'attività di spegnimento degli incendi boschivi e le altre attività di pertinenza istituzionale, di cui all'articolo 2 della citata legge n. 36 del 2004.
  Come hanno ricordato gli onorevoli interroganti, l'articolo 1, comma 24, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilità 2014), ha autorizzato, a favore del Corpo forestale dello Stato, per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016, la spesa di 1,5 milioni di euro annui per l'assunzione presso il Corpo forestale medesimo di personale operaio a tempo determinato «al fine di garantire il perseguimento degli obiettivi in materia di lotta contro gli incendi boschivi, monitoraggio e protezione dell'ambiente, tutela e salvaguardia delle riserve naturali statali, ivi compresa la conservazione della biodiversità, affidati al Corpo forestale dello Stato, nonché la migliore gestione delle aree naturali protette».
  Attualmente, con circa il 95 per cento di tali risorse si sta procedendo al rinnovo dei contratti del personale OTD che «storicamente» supporta gli uffici territoriali per la biodiversità per le esigenze «stagionali» legate alla gestione e tutela delle riserve naturali statali, al monitoraggio e protezione dell'ambiente e alla lotta contro gli incendi boschivi, quindi preservando il patrimonio di competenza e conoscenza acquisito da tale personale in questi anni.
  La residua quota finanziata (pari a circa il 5 per cento), conformemente a quanto previsto dall'articolo 5, comma 1, della citata legge n. 36 del 2004, sempre nel rispetto delle norme contrattuali e del mansionario applicabile a tale personale, verrà impiegata per supportare le esigenze istituzionali degli uffici del Corpo, aggravate dalle ormai perduranti carenze d'organico.
  Per quanto concerne, infine, l'opportunità di istituire un Tavolo tecnico agricoltura-ambiente per organizzare al meglio l'attività connessa alla tutela del territorio agroforestale e al dissesto idrogeologico, intanto desidero sottolineare come il Governo auspichi una rapida approvazione del disegno di legge che è all'esame delle Commissioni riunite ambiente e agricoltura sul contenimento dell'uso del suolo, che potrà essere un utile strumento per prevenire in prospettiva le tragedie connesse al dissesto idrogeologico. In ogni caso, il Ministero si farà promotore presso il Ministero dell'ambiente dell'avvio di un percorso di confronto su tali tematiche.

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ALLEGATO 3

Interrogazioni 5-01510 Valiante: Interventi in favore del comparto agricolo del Cilento a seguito delle eccezionali avversità atmosferiche del novembre 2013.

TESTO DELLA RISPOSTA

  L'interrogazione cui mi accingo a rispondere concerne la richiesta di attivazione di risorse per fronteggiare i danni subiti dalle aziende agricole e le relative infrastrutture a seguito degli eventi calamitosi che lo scorso novembre hanno colpito la provincia di Salerno.
  Al riguardo, premetto che gli interventi compensativi, previsti dal Fondo di solidarietà nazionale a sostegno delle imprese agricole colpite da eccezionali avversità atmosferiche, possono essere attivati a condizione che, a conclusione dei rilevamenti eseguiti dagli Organi tecnici della regione interessata, vengano accertati danni superiori al 30 per cento della produzione lorda vendibile ordinaria.
  Alla data odierna, alcuna richiesta formale d'intervento è pervenuta al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali da parte della regione Campania. Assicuro, tuttavia, che non appena perverrà la proposta regionale, nei termini e con le modalità prescritte dal decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, e successive modificazioni e integrazioni, l'Amministrazione provvederà all'istruttoria di competenza per l'eventuale emissione del relativo decreto di declaratoria.
  Colgo l'occasione per far presente che, ai sensi della vigente normativa, a favore delle aziende agricole danneggiate possono essere concessi contributi in conto capitale fino all'80 per cento del danno sulla produzione lorda vendibile ordinaria; prestiti ad ammortamento quinquennale per le maggiori esigenze di conduzione aziendale nell'anno in cui si è verificato l'evento e in quello successivo; proroga delle rate relative alle operazioni di credito in scadenza nell'anno in cui si è verificato l'evento calamitoso nonché contributi in conto capitale per il ripristino delle strutture aziendali e la ricostituzione delle scorte eventualmente compromesse o distrutte.
  Compatibilmente con le esigenze primarie delle imprese agricole potranno, altresì, essere adottate misure volte al ripristino delle infrastrutture connesse all'attività agricola, tra cui quelle irrigue e di bonifica, con onere della spesa a carico del Fondo di solidarietà nazionale.
  Segnalo, tuttavia, che lo strumento degli interventi compensativi, a causa della continua riduzione delle risorse messe a disposizione del Fondo di solidarietà nazionale negli ultimi anni, non riesce più a far fronte in maniera adeguata ai fabbisogni. Basti pensare che per il periodo compreso tra il secondo semestre 2012 e il primo semestre 2013, a fronte di oltre 2 miliardi di euro di danni causati da eventi atmosferici eccezionali, sono disponibili solo 18,4 milioni di euro. Si tratta, peraltro, di somme considerate ai fini del calcolo del Patto di stabilità interno delle regioni e province autonome il che determina ulteriori ritardi nella erogazione degli aiuti ai beneficiari.
  È del tutto evidente, pertanto, la necessità di dare maggiore diffusione ad altri e più incisivi strumenti di intervento, come le assicurazioni agevolate, senz'altro più adeguati per fronteggiare calamità naturali Pag. 156come quella segnalata dall'interrogante a cui, purtroppo, gli agricoltori non si rivolgono con sufficiente decisione.
  Al riguardo, vorrei far presente che anche i sistemi di consulenza aziendale per gli agricoltori, gestiti a livello regionale, possono incrementare la conoscenza di questi strumenti di gestione e prevenzione del rischio. Del resto, anche le strategie europee di mitigazione degli effetti derivanti dai cambiamenti climatici prevedono, tra le altre cose, il potenziamento dei sistemi di consulenza aziendale (cosiddetti farm advisory system), anche attraverso la promozione dell'utilizzo delle assicurazioni.
  Peraltro, tenuto conto che le assicurazioni agevolate sono state inserite tra le misure analizzate dalla Commissione europea per far fronte, a partire dal periodo di programmazione 2014-2020, alle crisi che interessano il settore agricolo, informo che sono all'esame mirate azioni di sensibilizzazione nei confronti delle imprese agricole per far meglio conoscere la portata e le potenzialità dello strumento assicurativo.
  Ricordo infine che l'articolo 12 del disegno di legge collegato in materia di agricoltura, attualmente all'esame del Senato, prevede il conferimento di una delega al Governo per il riordino degli strumenti di gestione del rischio in agricoltura e di regolazione dei mercati, volta a prevedere la revisione della normativa in materia di gestione dei rischi in agricoltura, favorendo lo sviluppo di strumenti assicurativi a copertura dei danni alle produzioni, alle strutture e ai beni strumentali alle aziende agricole; lo sviluppo dei Fondi di mutualità a tutela del reddito degli agricoltori; nonché la revisione della normativa in materia di regolazione dei mercati con particolare riferimento alle forme di organizzazione, accordi interprofessionali e contratti di organizzazione e vendita.

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ALLEGATO 4

Risoluzioni 7-00032 Gagnarli e 7-00040 Antezza: Iniziative per fronteggiare la crisi della filiera cunicola.

RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE

  La XIII Commissione,
   premesso che:
    l'Italia, dopo la Cina, rappresenta la seconda realtà mondiale nella coniglicoltura ed è leader europeo con il 54 per cento della produzione europea, seguita dalla Francia e dalla Spagna. Il settore, oltre ad assumere una posizione di primo piano in ambito europeo, è il quarto della zootecnia nazionale, dopo quello dei suini, dei bovini e dei polli; tuttavia, è completamente trascurato;
    nonostante il consumo di carne di coniglio sia in costante aumento, da diversi anni la filiera cunicola italiana attraversa una fase di grave crisi. Infatti, a partire dal 2007, le quotazioni del prezzo del coniglio all'origine in Italia hanno registrato consistenti abbattimenti, anomali e incoerenti con il trend di aumento dei carburanti e dei mangimi, come emerge da dati dell'Associazione nazionale dei produttori di alimenti zootecnici (Assalzoo); l'anomalia è tanto più consistente in quanto l'offerta nazionale di conigli è di fatto sempre più scarsa, con i prezzi alla produzione in discesa;
    la crisi e la mancata attuazione del Piano di settore fino ad ora hanno causato il fallimento di oltre il 40 per cento degli allevamenti italiani e di oltre il 20 per cento dei macelli; al sud non ci sono più macelli in grado di offrire un libero servizio agli allevamenti professionali anche a seguito della grave restrizione del mercato, che costringe gli allevatori a sottoscrivere contratti di soccida o convenzioni similari che prevedono la fornitura del mangime e il ritiro della carne; gli indicatori ISMEA confermano che c’è ormai una rarefazione di merce sui punti vendita dovuti alla penuria di offerta nazionale, che danneggia il benessere dei consumatori;
    gli allevatori denunciano l'impossibilità di assorbire la crescita dei costi di produzione mediante incremento dei prezzi all'origine dei loro prodotti, mentre l'industria di macellazione, l'industria mangimistica, i grossisti e la distribuzione continuano a determinare la maggior parte della struttura del prezzo e ad accumulare profitti;
    per detti motivi, il comparto cunicolo è stato oggetto di attenzione del Parlamento nella precedente legislatura con due risoluzioni (risoluzione unitaria n. 8-00141 del 27 luglio 2011 della Commissione agricoltura della Camera e risoluzione Antezza n. 7-00025 del 6 maggio 2009 della Commissione agricoltura del Senato), a seguito delle quali, il 29 aprile 2010, in sede di Conferenza Stato-regioni, è stato sancito un accordo su un «Piano di interventi per il settore cunicolo», con l'obiettivo di offrire una risposta organica alla crisi di redditività che coinvolge l'intera filiera, prevedendo un programma organico di interventi, così come definiti nell'ambito del tavolo di filiera;
    la risoluzione n. 8-00141 della Commissione agricoltura della Camera impegnava il Governo ad assumere una serie di ulteriori misure per fronteggiare la crisi del settore cunicolo e, tra l'altro, ad avviare una campagna di controlli sulle vendite sottocosto e sulla vendita di carne di Pag. 158coniglio, al fine di reprimere il commercio di prodotti falsamente indicati come nazionali e ad attivare uno specifico programma di controlli per contrastare qualsiasi fenomeno di contraffazione e di pirateria nel settore;
    alcune regioni hanno deliberato lo stato di crisi del settore, chiedendo l'attivazione del fondo per le crisi di mercato di cui all'articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, attivazione a cui non si è potuto attendere anche a seguito di alcune incongruità con la normativa comunitaria;
    nella grande distribuzione organizzata, in molte parti d'Italia, permangono forti elementi di incertezza per il consumatore sulla provenienza della carne di coniglio venduta a prezzi notevolmente bassi;
    anche molti produttori italiani da anni denunciano un ingiustificato aumento delle importazioni della carne di coniglio, caratterizzata da prezzi insolitamente bassi;
    da circa due anni le importazioni italiane di coniglio hanno subito una metamorfosi nelle quote imputabili alle diverse aree di provenienza e presentano alcune anomalie; la Germania, pur non essendo un produttore europeo di conigli, ha occupato gli spazi dell'Ungheria, sicché mentre nel 2010 la quota di mercato in volume dell'Ungheria nel mercato italiano era del 45,2 per cento, nel 2012 si è ridotta al 6 per cento, mentre quella della Germania è passata dal 10,6 per cento al 41,3 per cento nello stesso periodo di riferimento; le dimensioni delle esportazioni tedesche verso l'Italia hanno così superato quelle di Spagna e Francia insieme, che notoriamente sono al secondo e terzo posto tra i produttori europei dopo l'Italia. Il volume di importazione per l'Italia (dalla sola Germania) è pari a circa duemila tonnellate all'anno, mentre persistono dubbi sulla provenienza di detti conigli (congelati o refrigerati) da altre zone europee o extraeuropee;
    l'Associazione nazionale liberi allevatori di conigli (ANLAC) ha denunciato anche in sede europea la presenza di un mercato parallelo d'importazione dei conigli da Paesi extraeuropei, in particolare dalla Cina. L'importazione si aggira in oltre 100.000 conigli alla settimana, dei quali oltre il 60 per cento è rappresentato da prodotti congelati, con fenomeni di dumping;
    la distorsione della concorrenza avviene sia immettendo sul mercato italiano carni di coniglio di bassa qualità ed extraeuropee sia utilizzando il dumping;
    i dati confermano che la maggior parte della carne cunicola importata dall'Italia proviene dalla Francia (55 per cento); nel 2013 sono arrivati dalla Francia oltre 15.000 quintali di conigli macellati; l'eccedenza di conigli macellati francesi, però, verrebbe immessa in commercio in Italia ad un prezzo di esportazione inferiore al valore normale del prodotto praticato all'interno della stessa Francia; tale fenomeno, che si ripete ciclicamente da aprile ad agosto di ogni anno, quest'anno è iniziato a febbraio, in concomitanza dei ribassi eccessivi sulla piazza di Verona, e delinea una discriminazione internazionale dei prezzi che non tiene conto delle perdite dei produttori italiani, tende a favorire pratiche di monopolio e altera la struttura del commercio tra i Paesi dell'Unione europea;
    risulta poi che alcuni macellatori, presenti sia nella filiera cunicola che in quella suinicola, barattino conigli dall'estero in cambio di maiali italiani o altre forniture zootecniche (countertrade), lasciando alla regolamentazione in denaro un ruolo marginale;
    da quanto si apprende dalla stampa, sarebbero in atto anche vendite sottocosto praticate dalla Commissione unica nazionale (CUN) conigli e dalla Borsa merci di Verona, che ancora svolge la sua attività nonostante la valutazione negativa dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato;Pag. 159
    ad oggi l'unica misura del Piano di interventi per il settore cunicolo che è stata adottata è l'istituzione della Commissione unica nazionale (CUN), avviata dopo una lunga gestazione, con lo scopo di formulare le tendenze di mercato e dei prezzi della categoria di prodotto «conigli vivi da allevamento nazionale» in maniera trasparente e neutrale;
    al riguardo, l'Autorità garante del mercato e della concorrenza, nelle sue osservazioni del 29 aprile 2011 inviate al Governo e alle Camere, ha sancito che l'attività della CUN deve ispirarsi ai princìpi di trasparenza e neutralità, elementi fondamentali per tutelare il libero mercato e la libera concorrenza e per consentire di superare i meccanismi discrezionali delle borse merci locali, così decretando l'autorevolezza della CUN stessa;
    tale autorevolezza necessita però di un processo di miglioramento del regolamento istitutivo della stessa CUN, affinché sia informato in maniera più dettagliata a principi di trasparenza e neutralità;
    il Piano di intervento per il settore cunicolo prevedeva anche azioni per l'introduzione dell'etichettatura di origine obbligatoria della carne di coniglio; al contrario il 6 luglio 2011, il Parlamento europeo – nel ratificare l'accordo con la Commissione europea e il Consiglio sul regolamento relativo alla fornitura di informazioni sui prodotti alimentari ai consumatori – ha purtroppo escluso dall'obbligo di etichettatura d'origine la carne di coniglio;
    la decisione del legislatore europeo è penalizzante per l'Italia che si trova a fronteggiare situazioni anticoncorrenziali e fraudolente nelle importazioni rese agevoli dall'assenza di etichettatura obbligatoria;
    la normativa europea inoltre permette che sul cibo l'origine possa diventare quella del luogo in cui è avvenuta l'ultima lavorazione «sostanziale». Così, nel caso di un prodotto porzionato, i supermercati non sono obbligati ad indicare la provenienza della materia prima, ma solo il luogo dell’ ultima lavorazione «sostanziale». Questa norma del codice doganale, che andrebbe cambiata, non garantisce i consumatori, i quali per essere più sicuri dell’ origine italiana, dovrebbero preferire solo il prodotto intero, su cui la tutela del made in Italy agisce più efficacemente rispetto a quello già tagliato e porzionato;
    l'Associazione nazionale liberi allevatori di conigli (ANLAC) ha più volte segnalato la presenza di fenomeni fraudolenti da parte degli importatori, evidenziando altri comportamenti anticompetitivi, in violazione delle regole della concorrenza, tutelate dall'articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;
    secondo un consolidato orientamento della Corte di giustizia, gli Stati membri dell'Unione non possono – in virtù del principio di leale collaborazione – adottare o mantenere in vigore misure, anche di natura legislativa o regolamentare, che possano rendere praticamente inefficaci le regole di concorrenza del Trattato applicabili alle imprese. La giurisprudenza della Corte di giustizia ha espressamente riconosciuto non solo ai giudici, ma anche a tutti gli organi dello Stato, incluse le pubbliche amministrazioni, l'obbligo di disapplicare una norma nazionale contrastante con il diritto comunitario;
    in un momento in cui i cittadini sono sempre più attenti alla qualità delle merci che acquistano, sia da un punto di vista merceologico e nutrizionale sia per ciò che riguarda la salute, esiste il rischio che le carni di coniglio in arrivo dai Paesi extraeuropei, arricchite con antibiotici, possano finire sugli scaffali dei supermercati europei come carni italiane, a danno dei consumatori e della competitività tra produttori; i conigli importati spacciati per italiani penalizzano inoltre l'attività degli allevatori italiani che, rispettando invece le regole di mercato, vengono sopraffatti dalla vendita a prezzi fortemente competitivi di prodotti stranieri;Pag. 160
    l'Italia dovrebbe intensificare i controlli presso i macellatori, in particolare quelli dotati anche di laboratorio per le seconde lavorazioni e verificare attentamente la corrispondenza tra bolle estere di accompagnamento e quantità di conigli effettivamente scaricati, in maniera analitica;
    la Commissione per le petizioni del Parlamento europeo ha aperto un dossier, chiedendo l'intervento della Commissione europea, sui profili di violazione delle regole in materia di etichettatura e di tracciabilità della carne di coniglio,

impegna il Governo:

   a dare piena attuazione al piano di interventi per il settore cunicolo, previsto dall'accordo concluso il 29 aprile 2010 in sede di Conferenza Stato-regioni, e agli indirizzi contenuti nella risoluzione unitaria n. 8-00141 del 27 luglio 2011 della Commissione agricoltura della Camera e della risoluzione Antezza n. 7-00025 del 6 maggio 2009 della Commissione agricoltura del Senato, rispettando gli impegni già assunti con la filiera;
   a riferire in tempi brevi alle competenti Commissioni parlamentari circa lo stato di attuazione del piano di settore e delle risoluzioni parlamentari prima citate, riferendo anche in merito all'eventuale presenza di criticità che ne hanno finora ostacolato la piena attuazione e in merito alle iniziative eventualmente necessarie per aggiornare il medesimo piano di settore;
   a concertare con le amministrazioni centrali e periferiche competenti per il monitoraggio del settore un rafforzamento e coordinamento dei controlli sulle importazioni ed esportazioni di carni di coniglio, anche al fine di contrastare più efficacemente le contraffazioni, l'agropirateria e il commercio di prodotti falsamente indicati come made in Italy e a sostenere il settore;
   a valutare l'opportunità di assumere iniziative per garantire la trasparenza delle informazioni attraverso la costituzione di una banca dati di macellazione che utilizzi le informazioni a disposizione del Ministero della salute attraverso la rete delle aziende sanitarie locali e i dati sull’import-export attraverso il collegamento in rete con le Amministrazioni competenti alla tenuta di tali informazioni;
   a sollecitare le autorità europee al fine di indagare sulla presenza di aiuti di Stato vietati o comportamenti anticoncorrenziali (dumping) da parte di alcuni Stati membri dell'Unione;
   ad intervenire nelle opportune sedi europee affinché sia superato l'attuale sistema di classificazione che ha un medesimo codice di nomenclatura sia per le lepri sia per i conigli, per consentire una precisa individuazione della carne di coniglio e quindi una corretta rilevazione statistica e un sistema di controlli più efficace;
   ad intervenire con urgenza presso le competenti istituzioni europee, affinché sia introdotto l'obbligo di etichettatura di origine anche per le carni di coniglio e per i prodotti trasformati a base di coniglio, sia intero che porzionato, al fine di garantire una maggior certezza giuridica a tutti gli operatori della filiera e una corretta informazione ai consumatori;
   a rafforzare le attività di prevenzione e repressione delle frodi commerciali, prestando particolare attenzione al rispetto delle prescrizioni relative all'indicazione dell'origine e alla regolare tenuta della documentazione amministrativo-contabile inerente alla tracciabilità dei prodotti;
   ad informare le competenti Commissioni parlamentari sulle urgenti iniziative di competenza che il Governo intende assumere – in una fase grave di credit crunch – al fine di agevolare l'accesso al credito in favore degli allevatori in stato di crisi, e ormai non più in bonis, in modo da permettere loro di diluire le passività e di ristrutturare il debito;

  a valutare le opportune iniziative per garantire un processo di miglioramento Pag. 161del regolamento istitutivo della Commissione unica nazionale (CUN), affinché sia informato in maniera più dettagliata a principi di trasparenza e neutralità;
   ad adottare le opportune iniziative di competenza al fine di pervenire alla cessazione dell'attività di accertamento dei prezzi svolta dalla Commissione conigli della Borsa merci di Verona, dopo quella di Padova, affinché possa essere valorizzata l'attività svolta a livello nazionale dalla CUN e siano evitate duplicazioni in sede locale, in linea con le osservazioni espresse dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato;
   per la tutela della concorrenza e della salute dei consumatori, a sollecitare l'apertura di una indagine conoscitiva da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, per verificare il corretto funzionamento del mercato delle carni di coniglio.
(8-00048) «Gagnarli, Antezza, Franco Bordo, Caon, Lupo, Oliverio, Luciano Agostini, Anzaldi, Benedetti, Massimiliano Bernini, Carra, Cenni, Cova, Covello, Dal Moro, Ferrari, Fiorio, Gallinella, L'Abbate, Marrocu, Mongiello, Palma, Parentela, Sani, Taricco, Tentori, Terrosi, Valiante, Venittelli, Zaccagnini, Zanin».