CAMERA DEI DEPUTATI
Mercoledì 26 marzo 2014
206.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Agricoltura (XIII)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

Interrogazione 5-01414 Gagnarli: Interventi del Fondo di solidarietà nazionale in favore del comparto agricolo toscano a seguito delle eccezionali avversità atmosferiche dell'ottobre 2013.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Sono lieto di informare l'onorevole Gagnarli che la proposta di declaratoria della regione Toscana, inerente gli interventi di soccorso alle imprese agricole danneggiate dagli eventi calamitosi ivi verificatisi tra il 20 e il 21 ottobre 2013, è stata accolta con decreto del 24 gennaio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 31 del 7 febbraio scorso.
  Con l'occasione devo tuttavia segnalare che, a causa della continua riduzione delle risorse messe a disposizione del Fondo di solidarietà nazionale negli ultimi anni, diventa sempre più difficile far fronte agli interventi compensativi in maniera adeguata ai fabbisogni. Basti pensare che per il periodo compreso tra il secondo semestre 2012 ed il primo semestre 2013, a fronte di oltre 2 miliardi di euro di danni causati da eventi atmosferici eccezionali, sono disponibili solo 18,4 milioni di euro.
  Si tratta, peraltro, di somme considerate ai fini del calcolo del Patto di stabilità interno delle regioni e province autonome, il che determina ulteriori ritardi nell'erogazione degli aiuti ai beneficiari.
  È del tutto evidente, pertanto, la necessità di dare maggiore diffusione ad altri e più incisivi strumenti di intervento, come le assicurazioni agevolate, senz'altro più adeguati per fronteggiare calamità naturali come quella segnalata dall'interrogante cui, purtroppo, gli agricoltori non si rivolgono con sufficiente decisione.
  Al riguardo, vorrei far presente che anche i sistemi di consulenza aziendale per gli agricoltori, gestiti a livello regionale, possono incrementare la conoscenza di questi strumenti di gestione e prevenzione del rischio. Del resto, anche le strategie europee di mitigazione degli effetti derivanti dai cambiamenti climatici prevedono, tra le altre cose, il potenziamento dei sistemi di consulenza aziendale (cosiddetto farm advisory system), anche attraverso la promozione dell'utilizzo delle assicurazioni.
  Peraltro, tenuto conto che le assicurazioni agevolate sono state inserite tra le misure analizzate dalla Commissione europea per far fronte, a partire dal periodo di programmazione 2014-2020, alle crisi che interessano il settore agricolo, informo che sono all'esame mirate azioni di sensibilizzazione nei confronti delle imprese agricole per far meglio conoscere la portata e le potenzialità dello strumento assicurativo.
  Ricordo infine che l'articolo 12 del disegno di legge collegato in materia di agricoltura, attualmente all'esame del Senato, prevede il conferimento di una delega al governo per il riordino degli strumenti di gestione del rischio in agricoltura e di regolazione dei mercati, volta a prevedere la revisione della normativa in materia di gestione dei rischi in agricoltura, favorendo lo sviluppo di strumenti assicurativi a copertura dei danni alle produzioni, alle strutture e ai beni strumentali alle aziende agricole; lo sviluppo dei Fondi di mutualità a tutela del reddito degli agricoltori; nonché la revisione della normativa in materia di regolazione dei mercati con particolare riferimento alle forme di organizzazione, accordi interprofessionali e contratti di organizzazione e vendita.

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ALLEGATO 2

Interrogazione 5-02015 L'Abbate: Sul completamento di un corso di formazione riconosciuto dall'ASSI per conseguire la patente di allenatore professionista per il galoppo.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Per quanto concerne l'interrogazione parlamentare in esame, mi preme innanzitutto sottolineare che, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, con determinazione del dirigente dell'area galoppo, ha riaperto i termini del bando per la presentazione delle domande di ammissione al corso di formazione, organizzato dalle associazioni di categoria del galoppo, ai fini del rilascio della patente di allenatore professionista, autorizzando lo svolgimento dello stesso, nella sezione distaccata di Tanca Regia (OR) e nelle due sezioni in videoconferenza di Roma e Milano, successivamente anche presso la sezione in videoconferenza di Merano.
  La sezione distaccata di Tanca Regia (OR), ha ultimato il proprio modulo formativo ed ha inviato le relazioni valutative inerenti la frequenza e il merito nonché il relativo giudizio finale e l'ulteriore documentazione richiesta ai singoli partecipanti, infatti il corso è iniziato in data 27 maggio 2013 e si è concluso a fine luglio 2013.
  La dirigente dell'Area galoppo ex ASSI, ha trasmesso un appunto al Capo del Dipartimento delle politiche competitive della qualità agroalimentare, ippiche e della pesca, del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, indicando la necessità di predisporre una prova finale di esame.
  Il Capo del suddetto Dipartimento, anche se i vigenti regolamenti delle corse al galoppo consentono la predisposizione di un'unica sessione d'esame da effettuarsi al termine di tutti i corsi istituiti nelle diverse sezioni, con decreto del 7 febbraio 2014, ha stabilito che lo svolgimento delle prove d'esame è organizzato in due sessioni, indicando la data del 25 e 26 febbraio 2014, per i candidati che hanno partecipato al corso di Tanca Regia e la data del 25, 26 e 27 marzo nonché la data dell'1o, 2, 3, 8 e 9 aprile 2014, per i candidati che hanno partecipato ai corsi di Pisa, Roma, Milano e Merano.
  Segnalo infine che, a seguito dell'espletamento delle prove d'esame sostenute dai candidati che hanno partecipato al corso di Tanca Regia, l'Amministrazione ha recepito le valutazioni della Commissione esaminatrice ed ha approvato le relative graduatorie.

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ALLEGATO 3

Interrogazione 5-02030 Anzaldi: Iniziative per la tutela e la valorizzazione dell'olio di oliva extravergine, a seguito di una vignetta su presunte sofisticazioni pubblicata dal New York Times.

TESTO DELLA RISPOSTA

  L'interrogazione cui mi accingo a rispondere riguarda le iniziative da adottare per tutelare e valorizzare uno dei prodotti di eccellenza del nostro sistema agroalimentare, l'olio extravergine d'oliva, a seguito di campagne mediatiche denigratorie finalizzate, verosimilmente, ad ostacolare il diffondersi del Made in Italy di qualità.
  Al riguardo, oltre la tempestiva attivazione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali presso il Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri per la riapertura della Campagna di comunicazione «Olio extravergine d'oliva italiano», mi preme evidenziare l'impegno che abbiamo profuso in ambito europeo onde pervenire alla modifica del Regolamento sulle caratteristiche degli oli di oliva, degli oli di sansa d'oliva e dei metodi di analisi ad essi attinenti (avvenuta con il Regolamento di esecuzione (UE) della Commissione n. 299/2013 del 26 marzo 2013), cui abbiamo dato attuazione disponendo l'intensificazione dei controlli di tutta la fase della filiera, a tutela della qualità degli oli di oliva vergini e dei consumatori.
  In tale contesto ritengo utile evidenziare anche l'avvenuta revisione, in sede di Consiglio oleicolo internazionale, di taluni parametri atti a migliorare, non solo, il controllo della qualità e della genuinità degli oli, ma anche, ad ostacolare pratiche fraudolenti e ingannevoli. Tali norme tecniche sono state recepite dalla Commissione europea con il Regolamento di esecuzione (UE) n. 1348/2013, in vigore dal 1o marzo scorso.
  Sono certo che detti provvedimenti, con le iniziative intraprese, consentiranno una più efficace tutela dell'olio di oliva extravergine ed una maggiore valorizzazione del relativo comparto nel nostro Paese.
  In ogni caso, assicuro che la filiera «olio d'oliva» è oggetto di costante monitoraggio da parte dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari che, nell'ambito delle funzioni istituzionali, rivolge particolare attenzione alle produzioni di qualità più rappresentative del Made in Italy tra cui, certamente, l'olio extravergine d'oliva. Peraltro, al fine di migliorare l'attività di monitoraggio dei flussi d'introduzione dei prodotti agroalimentari provenienti da Paesi terzi ed evitare fraudolente commercializzazioni di oli falsamente dichiarati italiani, sono state intraprese misure di collaborazione con l'Agenzia delle Dogane e le Capitanerie di Porto.
  In particolare, sulla base dei criteri dell'analisi del rischio di cui alla pertinente norma comunitaria, l'Ispettorato sottopone a verifica frantoi, commercianti di olio sfuso, confezionatori, esercizi commerciali, ivi compresi gli esercizi di ristorazione.
  Fondamentali, in tale contesto, appaiono gli accertamenti analitici eseguiti su campioni di prodotto prelevati dall'Ispettorato avvalendosi di una propria rete qualificata di laboratori e di comitati di assaggio che, nel caso degli oli d'oliva, procedono al controllo di tutti i parametri relativi alla genuinità ed alla qualità previsti dalla regolamentazione comunitaria.Pag. 129
  Peraltro, per ottimizzare il controllo dei flussi di oli di oliva movimentati dai singoli operatori, è previsto l'obbligo di tenere, presso ogni stabilimento e deposito di frantoi, imprese di condizionamento e commercianti di olio sfuso, un apposito registro ove annotare le produzioni, i movimenti e le lavorazioni dell'olio extra vergine di oliva e dell'olio di oliva vergine, indipendentemente se destinati al mercato nazionale od estero.
  Tale registro che, per una tempestiva fruizione dei dati ivi contenuti da parte degli Organismi di controllo, è tenuto secondo modalità telematiche messe a disposizione dal Sistema Informativo Agricolo Nazionale, consentendo di monitorare le singole movimentazioni di ogni singolo stabilimento e di risalire agli operatori, nazionali o esteri, che hanno fornito o acquistato una specifica partita di olio, rappresenta un essenziale strumento di controllo della tracciabilità dell'olio lungo tutta la filiera.
  Al riguardo informo che, in attuazione del Reg. (UE) n. 299/2013, è stato emanato il decreto ministeriale 23 dicembre 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 32 dell'8 febbraio scorso che, oltre ad estendere l'obbligo della tenuta del suddetto registro telematico anche ai commercianti di olive, impone agli olivicoltori di costituire e ad aggiornare il fascicolo aziendale.
  In conclusione, vi è l'impegno del Ministero ad esercitare rapidamente la delega legislativa per l'attuazione del regime sanzionatorio relativo alle violazioni delle disposizioni in materia di commercializzazione e caratteristiche degli oli di oliva.

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ALLEGATO 4

Interrogazione 5-02202 Valiante: Su un progetto di comunicazione televisiva dedicato alla pesca e all'acquacoltura affidato alla trasmissione televisiva «Pianeta Mare».

TESTO DELLA RISPOSTA

  In riferimento all'interrogazione in esame, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ha individuato, nell'ambito del programma di iniziative di comunicazione previste per l'anno 2014, predisposto a norma dell'articolo 12 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e dell'articolo 11 della legge 7 giugno 2000, n. 150, e approvato con decreto ministeriale del 29 gennaio 2014, tra le linee di azione di informazione e comunicazione rivolte ai cittadini consumatori, le azioni di comunicazione televisiva riguardanti il settore della pesca e dell'acquacoltura.
  Tali azioni, che sono improntate a conseguire gli obiettivi strategici, previsti nel programma triennale della pesca e dell'acquacoltura 2013-2015, adottato con decreto ministeriale del 31 gennaio 2013, sono dirette a migliorare il posizionamento dell'immagine del sistema pesca Italia come risorsa multifunzionale del Paese e mirano altresì a svolgere un'azione informativa e divulgativa sull'importanza della tutela del consumatore, con particolare riferimento alla tracciabilità, all'etichettatura e all'informazione sul sistema di controllo della qualità e della sicurezza alimentare, a sensibilizzare l'opinione pubblica in generale, e in particolare gli operatori del settore, sull'importanza della tutela delle risorse biologiche, con particolare riferimento alla promozione dei consumi dei prodotti della piccola pesca costiera e delle specie eccedentarie e all'informazione ai consumatori e agli operatori sulle misure di conservazione e ricostituzione delle risorse biologiche messe in atto (come, ad esempio, fermo temporaneo di pesca e contrasto alla pesca illegale).
  All'interno del suddetto programma nazionale triennale è prevista, anche l'attivazione del nuovo programma di comunicazione del sistema pesca Italia.
  Tale programma dispone, tra le strategie di riposizionamento e di sostegno dell'immagine del settore – quali ad esempio gli interventi volti alla valorizzazione delle produzioni, in particolare delle specie eccedentarie – il rafforzamento degli strumenti tradizionali della comunicazione istituzionale.
  In particolare, la coproduzione giunta quest'anno all'undicesima edizione, di spazi di 20 minuti all'interno della trasmissione «Pianeta Mare», in onda per 25 puntate la domenica alle ore 12.00, con due passaggi in replica (il lunedì notte e il sabato successivi) su un'emittente a carattere nazionale come Rete Quattro, è stata ritenuta, in passato, strategica per il consolidamento del bacino di ascolto raggiunto nel corso delle dieci edizioni della trasmissione e al fine di garantire continuità alle attività di comunicazione televisiva svolte negli scorsi anni dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, nonché per le potenzialità di ampia divulgazione, presso un pubblico generalista, di contenuti finalizzati ad illustrare le attività e le politiche del Ministero in materia di pesca e acquacoltura, a migliorare il posizionamento dell'immagine del settore ittico e a contenere messaggi specifici, quali ad esempio informazioni sulla sicurezza Pag. 131e la tracciabilità volte alla tutela dei consumatori e sulla valorizzazione delle produzioni ittiche nazionali ed eccedentarie.
  Evidenzio infine, che nell'ultima edizione della trasmissione «Pianeta Mare», andata in onda dal 24 giugno 2012 al 30 marzo 2013, il valore medio di telespettatori si attestava su 1.400.000 e lo share medio sul 5,07 per cento.
  Al momento, è in corso una valutazione sull'opportunità di procedere nella prosecuzione della coproduzione, comunque a valere su fondi relativi ad annualità precedenti, che altrimenti andrebbero in perenzione, mentre per il futuro, posso precisare che tale tipologia di spese è oggetto di una proposta di drastica riduzione nell'ambito della spending review che il Ministero sta conducendo.

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ALLEGATO 5

Risoluzioni 7-00032 Gagnarli e 7-00040 Antezza: Iniziative per fronteggiare la crisi della filiera cunicola.

SCHEMA DI TESTO UNIFICATO DELLE RISOLUZIONI

  La XIII Commissione,
   premesso che:
    l'Italia, dopo la Cina, rappresenta la seconda realtà mondiale nella coniglicoltura ed è leader europeo con il 54 per cento della produzione comunitaria, seguita dalla Francia e dalla Spagna. Il settore, oltre ad assumere una posizione di primo piano in ambito comunitario, è il quarto della zootecnia nazionale, dopo quello dei suini, dei bovini e dei polli; tuttavia, è completamente trascurato;
    nonostante il consumo di carne di coniglio sia in costante aumento, da diversi anni la filiera cunicola italiana attraversa una fase di grave crisi. Infatti, a partire dal 2007, le quotazioni del prezzo del coniglio all'origine in Italia hanno registrato consistenti abbattimenti, anomali e incoerenti con il trend di aumento dei carburanti e dei mangimi, come emerge da dati dell'Associazione nazionale dei produttori di alimenti zootecnici (Assalzoo); l'anomalia è tanto più consistente in quanto l'offerta nazionale di conigli è di fatto sempre più scarsa, con i prezzi alla produzione in discesa;
    la crisi e la mancata attuazione del Piano di settore, fino ad ora hanno causato il fallimento di oltre il 40 per cento degli allevamenti italiani e di oltre il 20 per cento dei macelli; al sud non ci sono più macelli in grado di offrire un libero servizio agli allevamenti professionali anche a seguito della grave restrizione del mercato, che costringe gli allevatori a sottoscrivere contratti di soccida o convenzioni similari che prevedono la fornitura del mangime e il ritiro della carne; gli indicatori Ismea confermano che c’è ormai una rarefazione di merce sui punti vendita dovuti alla penuria di offerta nazionale, che danneggia il benessere dei consumatori;
    gli allevatori denunciano l'impossibilità di assorbire la crescita dei costi di produzione mediante incremento dei prezzi all'origine dei loro prodotti, mentre l'industria di macellazione, l'industria mangimistica, i grossisti e la distribuzione continuano a determinare la maggior parte della struttura del prezzo e ad accumulare profitti;
    per detti motivi, il comparto cunicolo è stato oggetto di attenzione del Parlamento nella precedente legislatura con due risoluzioni (risoluzione unitaria n. 8-00141 del 27 luglio 2011 della Commissione agricoltura della Camera e risoluzione Antezza n. 7-00025 del 6 maggio 2009 della Commissione agricoltura del Senato), a seguito delle quali, il 29 aprile 2010, in sede di Conferenza Stato-Regioni, è stato sancito un accordo su un «Piano di interventi per il settore cunicolo», con l'obiettivo di offrire una risposta organica alla crisi di redditività che coinvolge l'intera filiera, prevedendo un programma organico di interventi, così come definiti nell'ambito del tavolo di filiera;
    la risoluzione n. 8-00141 della Commissione agricoltura della Camera impegnava il Governo ad assumere una serie di ulteriori misure per fronteggiare la crisi del settore cunicolo e, tra l'altro, ad avviare una campagna di controlli sulle vendite Pag. 133sottocosto e sulla vendita di carne di coniglio, al fine di reprimere il commercio di prodotti falsamente indicati come nazionali e ad attivare uno specifico programma di controlli per contrastare qualsiasi fenomeno di contraffazione e di pirateria nel settore;
    alcune regioni hanno deliberato lo stato di crisi del settore, chiedendo l'attivazione del fondo per le crisi di mercato di cui all'articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2006, attivazione a cui non si è potuto attendere anche a seguito di alcune incongruità con la normativa comunitaria;
    nella grande distribuzione organizzata, in molte parti d'Italia, permangono forti elementi di incertezza per il consumatore sulla provenienza della carne di coniglio venduta a prezzi notevolmente bassi;
    anche molti produttori italiani da anni denunciano un ingiustificato aumento delle importazioni della carne di coniglio, caratterizzata da prezzi insolitamente bassi;
    da circa due anni le importazioni italiane di coniglio hanno subito una metamorfosi nelle quote imputabili alle diverse aree di provenienza e presentano alcune anomalie; la Germania, pur non essendo un produttore europeo di conigli, ha occupato gli spazi dell'Ungheria, sicché mentre nel 2010 la quota di mercato in volume dell'Ungheria nel mercato italiano era del 45,2 per cento, nel 2012 si è ridotta al 6 per cento, mentre quella della Germania è passata dal 10,6 per cento al 41,3 per cento nello stesso periodo di riferimento; le dimensioni delle esportazioni tedesche verso l'Italia hanno così superato quelle di Spagna e Francia insieme, che notoriamente sono al secondo e terzo posto tra i produttori europei dopo l'Italia. Il volume di importazione per l'Italia (dalla sola Germania) è pari a circa duemila tonnellate all'anno, mentre persistono dubbi sulla provenienza di detti conigli (congelati o refrigerati) da altre zone europee o extraeuropee;
    l'Associazione nazionale liberi allevatori di conigli (ANLAC) ha denunciato anche in sede europea la presenza di un mercato parallelo d'importazione dei conigli da Paesi extraeuropei, in particolare dalla Cina. L'importazione si aggira in oltre 100.000 conigli alla settimana, dei quali oltre il 60 per cento è rappresentato da prodotti congelati, con fenomeni di dumping;
    la distorsione della concorrenza avviene sia immettendo sul mercato italiano carni di coniglio di bassa qualità ed extraeuropee sia utilizzando il dumping;
    i dati confermano che la maggior parte della carne cunicola importata dall’ Italia proviene dalla Francia (55 per cento); nel 2013 sono arrivati dalla Francia oltre 15.000 quintali di conigli macellati; l'eccedenza di conigli macellati francesi, però, verrebbe immessa in commercio in Italia ad un prezzo di esportazione inferiore al valore normale del prodotto praticato all'interno della stessa Francia; tale fenomeno, che si ripete ciclicamente da aprile ad agosto di ogni anno, quest'anno è iniziato a febbraio in concomitanza dei ribassi eccessivi sulla piazza di Verona, e delinea una discriminazione internazionale dei prezzi che non tiene conto delle perdite dei produttori italiani, tende a favorire pratiche di monopolio e altera la struttura del commercio tra i Paesi dell'Unione europea;
    risulta poi che alcuni macellatori, presenti sia nella filiera cunicola che in quella suinicola, barattino conigli dall'estero in cambio di maiali italiani o altre forniture zootecniche (countertrade), lasciando alla regolamentazione in denaro un ruolo marginale;
    da quanto si apprende dalla stampa, sarebbero in atto anche vendite sottocosto praticate dalla Commissione unica nazionale (CUN) conigli e dalla Borsa merci di Verona, che ancora svolge la sua attività nonostante la valutazione negativa dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato;Pag. 134
    ad oggi l'unica misura del Piano di interventi per il settore cunicolo che è stata adottata è l'istituzione della Commissione unica nazionale (CUN), avviata dopo una lunga gestazione, con lo scopo di formulare le tendenze di mercato e dei prezzi della categoria di prodotto «conigli vivi da allevamento nazionale» in maniera trasparente e neutrale;
    al riguardo, l'Autorità garante del mercato e della concorrenza, nelle sue osservazioni del 29 aprile 2011 inviate al Governo e alle Camere, ha sancito che l'attività della CUN deve ispirarsi ai princìpi di trasparenza e neutralità, elementi fondamentali per tutelare il libero mercato e la libera concorrenza e per consentire di superare i meccanismi discrezionali delle borse merci locali, così decretando l'autorevolezza della CUN stessa;
    tale autorevolezza necessita però di un processo di miglioramento del regolamento istitutivo della stessa che indichi in maniera più dettagliata i principi di trasparenza e neutralità che devono informarne l'attività, le funzioni di vigilanza, i requisiti dei commissari, anche in termini di rappresentanza territoriale e sotto il profilo di eventuali conflitti di interessi, e i compiti della segreteria;
    il Piano di intervento per il settore cunicolo prevedeva anche azioni per l'introduzione dell'etichettatura di origine obbligatoria della carne di coniglio; al contrario il 6 luglio 2011, il Parlamento europeo – nel ratificare l'accordo con la Commissione europea e il Consiglio sui regolamento relativo alla fornitura di informazioni sui prodotti alimentari ai consumatori – ha purtroppo escluso dall'obbligo di etichettatura d'origine la carne di coniglio;
    la decisione del legislatore europeo è penalizzante per l'Italia che si trova a fronteggiare situazioni anticoncorrenziali e fraudolente nelle importazioni rese agevoli dall'assenza di etichettatura obbligatoria;
    la normativa europea inoltre permette che sul cibo l’ origine possa diventare quella del luogo in cui è avvenuta l’ ultima lavorazione «sostanziale». Così, nel caso di un prodotto porzionato, i supermercati non sono obbligati ad indicare la provenienza della materia prima, ma solo il luogo dell’ ultima lavorazione «sostanziale». Questa norma del codice doganale, che andrebbe cambiata, non garantisce i consumatori, i quali per essere più sicuri dell’ origine italiana, dovrebbero preferire solo il prodotto intero, su cui la tutela del made in Italy agisce più efficacemente rispetto a quello già tagliato e porzionato;
    l'Associazione nazionale liberi allevatori di conigli (ANLAC) ha più volte segnalato la presenza di fenomeni fraudolenti da parte degli importatori, evidenziando altri comportamenti anticompetitivi, in violazione delle regole della concorrenza, tutelate dall'articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;
    secondo un consolidato orientamento della Corte di giustizia, gli Stati membri dell'Unione non possono – in virtù del principio di leale collaborazione – adottare o mantenere in vigore misure, anche di natura legislativa o regolamentare, che possano rendere praticamente inefficaci le regole di concorrenza del Trattato applicabili alle imprese. La giurisprudenza della Corte di giustizia ha espressamente riconosciuto non solo ai giudici, ma anche a tutti gli organi dello Stato, incluse le pubbliche amministrazioni, l'obbligo di disapplicare una norma nazionale contrastante con il diritto comunitario;
    in un momento in cui i cittadini sono sempre più attenti alla qualità delle merci che acquistano, sia da un punto di vista merceologico e nutrizionale sia per ciò che riguarda la salute, esiste il rischio che le carni di coniglio in arrivo dai Paesi extraeuropei, arricchite con antibiotici, possano finire sugli scaffali dei supermercati europei come carni italiane, a danno dei consumatori e della competitività tra produttori; i conigli importati spacciati per italiani penalizzano inoltre l'attività degli Pag. 135allevatori italiani che, rispettando invece le regole di mercato, vengono sopraffatti dalla vendita a prezzi fortemente competitivi di prodotti stranieri;
    l'Italia dovrebbe intensificare i controlli presso i macellatori, in particolare quelli dotati anche di laboratorio per le seconde lavorazioni e verificare attentamente la corrispondenza tra bolle estere di accompagnamento e quantità di conigli effettivamente scaricati, in maniera analitica;
    la Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo ha aperto un dossier, chiedendo l'intervento della Commissione Europea, sui profili di violazione delle regole in materia di etichettatura e di tracciabilità della carne di coniglio,

impegna il Governo:

   1) a dare piena attuazione al piano di interventi per il settore cunicolo, previsto dall'accordo concluso il 29 aprile 2010 in sede di Conferenza Stato-Regioni, e agli indirizzi contenuti nella risoluzione unitaria n. 8-00141 del 27 luglio 2011 della Commissione agricoltura della Camera e della risoluzione Antezza n. 7-00025 del 6 maggio 2009 della Commissione agricoltura del Senato, rispettando gli impegni già assunti con la filiera;
   2) a riferire in tempi brevi alle competenti Commissioni parlamentari circa lo stato di attuazione del piano di settore e delle risoluzioni parlamentari prima citate, riferendo anche in merito all'eventuale presenza di criticità che ne hanno finora ostacolato la piena attuazione e in merito alle iniziative eventualmente necessarie per aggiornare il medesimo piano di settore;
   3) a elaborare un programma di controlli specifico e concertato tra le amministrazioni centrali e periferiche competenti per il monitoraggio del settore prevedendo un rafforzamento e coordinamento dei controlli sulle importazioni ed esportazioni di carni di coniglio, anche al fine di contrastare più efficacemente le contraffazioni, l'agropirateria e il commercio di prodotti falsamente indicati come made in Italy e a sostenere il settore;
   4) a valutare l'opportunità di assumere iniziative per garantire la trasparenza delle informazioni attraverso la costituzione di una banca dati di macellazione che utilizzi le informazioni a disposizione del Ministero della salute attraverso la rete delle ASL e i dati import-export attraverso il collegamento in rete con le Amministrazioni competenti alla tenuta di tali informazioni;
   5) a sollecitare le autorità europee al fine di indagare sulla presenza di aiuti di Stato vietati o comportamenti anticoncorrenziali (dumping) da parte di alcuni Stati membri dell'Unione;
   6) a sollecitare le autorità europee al fine di indagare se gli scambi commerciali in cui l'esportatore accetta in pagamento dal Paese importatore prodotti che poi rivenderà su altri mercati (countertrade) non realizzino una modalità anticoncorrenziale, creando elementi distorsivi del libero commercio internazionale, o se si realizzino comportamenti fraudolenti da parte di alcuni Stati membri dell'Unione, creando di fatto una barriera al commercio internazionale;
   7) ad intervenire nelle opportune sedi europee affinché sia superato l'attuale sistema di classificazione che ha un medesimo codice di nomenclatura sia per le lepri sia per i conigli, per consentire una precisa individuazione della carne di coniglio e quindi una corretta rilevazione statistica e un sistema di controlli più efficace;
   8) ad intervenire con urgenza presso le competenti istituzioni europee, affinché sia introdotto l'obbligo di etichettatura di origine anche per le carni di coniglio e per i prodotti trasformati a base di coniglio, sia intero che porzionato, al fine di garantire una maggior certezza giuridica a tutti gli operatori della filiera e una corretta informazione ai consumatori;Pag. 136
   9) a rafforzare le attività di prevenzione e repressione delle frodi commerciali e di controllo sulle transazioni, prestando particolare attenzione all'indicazione dell'origine e alla regolare tenuta della documentazione amministrativo-contabile inerente alla tracciabilità;
   10) a dar conto di quali urgenti iniziative di competenza intenda assumere – in una fase grave di credit crunch – al fine di agevolare l'accesso al credito in favore degli allevatori in stato di crisi, e ormai non più in bonis, in modo da permettere loro di diluire le passività e di ristrutturare il debito;
   11) a valutare le opportune iniziative per garantire un processo di miglioramento del regolamento istitutivo della Commissione unica nazionale (CUN), che indichi in maniera più dettagliata i principi di trasparenza e neutralità che devono informarne l'attività, le funzioni di vigilanza, i requisiti dei commissari, anche in termini di rappresentanza territoriale e sotto il profilo di eventuali conflitti di interessi, e i compiti della segreteria;
   12) a valutare le opportune iniziative per verificare se i regolamenti delle borse merci possano configurare eventuali comportamenti d'impresa in contrasto con l'articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;
   13) ad adottare le opportune iniziative di competenza al fine di pervenire alla cessazione dell'attività di accertamento dei prezzi svolta dalla Commissione conigli della Borsa merci di Verona, dopo quella di Padova, affinché possa essere valorizzata l'attività svolta a livello nazionale dalla CUN e siano evitate duplicazioni in sede locale, in linea con le osservazioni espresse dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato;
   14) per la tutela della concorrenza e del benessere dei consumatori, a sollecitare l'apertura di una indagine conoscitiva da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, in relazione al mercato delle carni di coniglio.
Gagnarli, Antezza, Lupo, Oliverio, Luciano Agostini, Anzaldi, Benedetti, Massimiliano Bernini, Carra, Cenni, Cova, Covello, Dal Moro, Ferrari, Fiorio, Gallinella, L'Abbate, Marrocu, Mongiello, Palma, Parentela, Sani, Taricco, Tentori, Terrosi, Valiante, Venittelli, Zaccagnini e Zanin.