CAMERA DEI DEPUTATI
Mercoledì 8 gennaio 2014
152.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Finanze (VI)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

5-01727 Busin: Armonizzazione della disciplina nazionale alla normativa europea per quanto riguarda l'applicazione di benefici tributari in favore di soggetti passivi il cui volume d'affari sia inferiore ad un determinato ammontare.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con il question time in esame si chiede «se e quali provvedimenti legislativi siano stati adottati per armonizzare la legislazione nazionale vigente alle nuove normative europee, così da ampliare il numero dei contribuenti per i quali sono oggi previste semplificazioni e riduzioni degli obblighi fiscali, come l'esonero della registrazione e della tenuta delle scritture contabili, delle liquidazioni e dei versamenti periodici e dell'acconto sull'imposta sul valore aggiunto, e se sia stata valutata altresì la possibilità di estendere tale regime di vantaggio sia alle imposte dirette che all'IRAP, attraverso la previsione dì un'aliquota di vantaggio, sia ai contribuenti minimi ai quali oggi si applica il limite dei 30.000 euro, così da sostenere maggiormente il rilancio dell'attività di impresa».
  Al riguardo, si rileva che nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea serie L n. 316/37, del 27 novembre 2013, è stata pubblicata la decisione di esecuzione del Consiglio 2013/678/UE del 15 novembre 2013, riguardante la proroga dell'autorizzazione ad applicare una misura di deroga all'articolo 285 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto, con contestuale innalzamento della relativa soglia a 65.000 euro.
  La proroga è stata concessa fino al 31 dicembre 2016, salvo entrata in vigore precedente di norme comunitarie relative che modifichino gli importi dei massimali del volume d'affari annuo al di sotto dei quali i soggetti passivi possono beneficiare di un'esenzione dall'IVA. Inoltre né l'articolato, né i considerando prevedono limiti al campo di applicazione della deroga. Inoltre, all'articolo 1 è previsto un innalzamento della soglia a 65.000 euro.
  Con riguardo, poi, al quesito dell'Onorevole interrogante, al fine di sostenere il rilancio dell'attività d'impresa, di armonizzare la legislazione nazionale vigente alle nuove normative europee, incrementando la soglia dei ricavi a 65.000 euro per accedere al regime fiscale di vantaggio per l'imprenditoria giovanile, regime che comporta l'applicazione di un'imposta sostitutiva dell'imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunali con l'aliquota pari al 5 per cento, si fa presente che tale richiesta sarebbe suscettibile di comportare una perdita di gettito di circa 29 milioni di euro su base annua, nonché abbisognerebbe di valutazioni circa la compatibilità comunitaria con la disciplina in materia di aiuti di Stato.

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ALLEGATO 2

5-01804 Causi: Innalzamento del valore dei buoni pasto che non concorre alla formazione del reddito imponibile IRPEF.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con il documento in esame l'Onorevole interrogante, dopo aver premesso che, ai sensi dell'articolo 51, comma 2, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente i buoni pasto fino a un valore complessivo giornaliero di 5,29 euro, lamenta che in Italia, negli ultimi quindici anni, non è stato effettuato alcun adeguamento del valore di suddetta franchigia. Pertanto, chiede di sapere «quale sia l'onere per il bilancio dello Stato dell'attuale agevolazione corrispondente alla franchigia del valore del buono pasto pari a 5,29 euro e a quanto ammonterebbe il minor gettito derivante dall'incremento del valore a 7 euro, anche considerando l'opportunità di prevedere un adeguamento animale in base all'aumento degli indici ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli impiegati e operai».
  Al riguardo, sentiti il Dipartimento delle finanze e la Ragioneria Generale dello Stato si riferisce quanto segue.
  Dai dati riportati nel Conto annuale 2012 a fronte di un spesa complessiva di 725 milioni di euro per l'agevolazione in esame, si e determinato un onere in termini di indebitamento netto pari a 627 milioni di euro.
  Con riguardo alla richiesta avanzata dall'Onorevole interrogante di incrementare la quota esente fino a 7 euro su base giornaliera, l'onere da coprire per tutta la Pubblica Amministrazione, in termini di indebitamento netto, è stimato nell'ordine di 44 milioni di euro.
  Invece, gli effetti finanziari in termini di minor gettito IRPEF derivanti dall'incremento auspicato dell'importa da esentare, sono stati valutati dai Dipartimento delle finanze in 31 milioni di euro per il 2014, in 36,4 milioni di euro per il 2015, ed in 36,3 milioni di euro se la modifica diventerà a regime.

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ALLEGATO 3

5-01805 Zanetti: Interpretazione della norma relativa alla riduzione della base imponibile IMU per gli immobili dichiarati inagibili o inabitabili.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con il documento in esame gli Onorevoli interroganti manifestano l'opportunità di emanare una circolare ministeriale interpretativa al fine di includere nell'agevolazione di cui all'articolo 13, comma 3, lettera b), del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011. n. 214, concernente i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili, anche gli edifici industriali che abbiano subito danni tali da renderli di fatto inutilizzabili.
  Al riguardo, il Dipartimento delle finanze fa presente quanto segue.
  Il citato comma 3, dell'articolo 13, del decreto legge n. 201 del 2011, come modificato dall'articolo 4, comma 5, lettera b), del decreto legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, ha previsto che la base imponibile dell'imposta municipale propria è ridotta del 50 per cento per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili di fatto non utilizzati limitatamente al periodo dell'anno durante il quale sussistono dette condizioni.
  L'ultimo periodo della disposizione suindicata stabilisce, inoltre, che «i comuni possono disciplinare le caratteristiche di fatiscenza sopravvenuta del fabbricato, non superabile con interventi di manutenzione
  Tale disposizione ha la finalità di demandare al fatto regolamentare dei Comuni stessi l'ambito di applicazione dell'agevolazione in argomento.
  Pertanto, il Dipartimento delle finanze sottolinea che i regolamenti comunali, di cui si fa menzione nell'interrogazione in esame, sulla base dei quali «vengono rigettate le domande presentate presso i comuni ai fini dell'ottenimento della riduzione del 50 per cento della base imponibile dell'IMU, sono adottati in base ad una specifica norma di legge che attribuisce ai comuni medesimi tale potestà regolamentare e non possono essere superati con un documento di prassi amministrativa ma solo con uno specifico intervento normativo che modifichi tale disposizione.
  In ogni caso, il Dipartimento delle finanze ritiene opportuno precisare che, laddove i comuni non siano intervenuti con apposite disposizioni regolamentari, il contribuente, in alternativa all'apposita attestazione rilasciata dal competente ufficio tecnico comunale, ha facoltà di presentare una dichiarazione sostitutiva ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445» per avvalersi dell'agevolazione in argomento, poiché rientrano nella definizione di immobili inagibili, inabitabili e di fatto non utilizzati non solo quelli che necessitano degli interventi di cui all'articolo 3, comma 1, lettera c), d) ed f), del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001. n. 380 («interventi di restauro e di risanamento conservativo», «interventi di ristrutturazione edilizia», «interventi di ristrutturazione urbanistica»).

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ALLEGATO 4

5-01806 Paglia: Problematiche relative al regime IMU degli immobili ad utilizzazione mista di proprietà di enti non commerciali.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con il documento in esame l'Onorevole interrogante lamenta l'esistenza di un problema interpretativo in ordine alle modalità di determinazione dell'utilizzazione mista di immobili destinati in parte allo svolgimento di attività commerciali e in parte ad attività non commerciali, da parte degli enti non commerciali, ai fini dell'applicazione dell'imposta municipale propria (IMU).
  Al riguardo, il Dipartimento delle finanze fa presente che il problema interpretativo paventato dall'Onorevole interrogante deve ritenersi superato dal momento che è in fase di elaborazione il modello di dichiarazione IMU dovuta dagli enti non commerciali, corredato dalle relative istruzioni, la cui definizione deve essere adeguata alle recenti disposizioni contenute nell'articolo 1, commi 719 e seguenti della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilità per il 2014).
  Occorre aggiungere che nel corso del 2013 sono state emanate, da parte del Dipartimento delle finanze, diverse risoluzioni per fornire chiarimenti in merito all'esatto adempimento dell'IMU da parte degli enti in argomento.
  In particolare, con la risoluzione n. 1/DF dell'11 gennaio 2013, è stato precisato che «sulla base delle esigenze di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti e di razionalizzazione degli strumenti a disposizione degli enti locali impositori in sede di verifica dell'esatto adempimento dell'obbligazione tributaria, la dichiarazione IMU relativa agli immobili degli enti non commerciali dovrà essere unica e riepilogativa di tutti gli elementi concernenti le diverse fattispecie innanzi illustrate.
  Pertanto, gli enti interessati non devono presentare la dichiarazione IMU entro il 4 febbraio 2013 ma devono attendere la successiva emanazione del decreto di approvazione dell'apposito modello di dichiarazione, in cui verrà indicato anche il termine di presentazione della stessa».
  A quest'ultimo proposito si deve sottolineare che l'articolo 10, comma 4, lettera a), del decreto legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, ha modificato l'articolo 13, comma 12-ter, del decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201, fissando al 30 giugno dell'anno successivo a quello in cui il possesso degli immobili ha avuto inizio 0 sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell'IMU il termine di presentazione della dichiarazione, ivi compresa quella relativa agli enti non commerciali.
  Occorre anche precisare che l'applicazione dell'IMU sulla base del criterio dell'utilizzazione mista dell'immobile è stata prevista dall'articolo 91-bis, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, a decorrere dal 1o gennaio 2013; pertanto, la relativa dichiarazione dovrà essere presentata entro il 30 giugno 2014.
  L'impianto dichiarativo, succintamente delineato, non ha comunque prodotto ripercussioni negative sul sistema del versamento dell'IMU dovuta dagli enti in questione, che viene di regola effettuato Pag. 107nello stesso anno di riferimento dell'imposta, costituendo la dichiarazione uno strumento di verifica dell'esatto adempimento del tributo.
  Ad ulteriore fondamento di tale conclusione, il Dipartimento ritiene opportuno richiamare il comma 721 dell'articolo 1 della legge di stabilità per l'anno 2014, innanzi citata, il quale prevede che il versamento dell'IMU dovuta dagli enti non commerciali è effettuato in «tre rate di cui le prime due, di importo pari ciascuna al 50 per cento dell'imposta complessivamente corrisposta per l'anno precedente ...e l'ultima, a conguaglio dell'imposta complessivamente dovuta, deve essere versata entro il 16 giugno dell'anno successivo a quello cui si riferisce il versamento».