Giunta per il regolamento - Comunicato delle Giunte e delle Commissioni - giovedì 12 dicembre 2013
CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 12 dicembre 2013
139.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Giunta per il regolamento
COMUNICATO

TESTO AGGIORNATO AL 17 DICEMBRE 2013

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  Giovedì 12 dicembre 2013. — Presidenza della Presidente Laura BOLDRINI.

  La seduta comincia alle 14.40.

Esame dell'ipotesi di modifica regolamentare predisposta dal Gruppo di lavoro sulle riforme del Regolamento della Camera.

  Laura BOLDRINI, Presidente, comunica che il Gruppo di lavoro incaricato di elaborare una proposta di riforma regolamentare – con una lettera del 27 novembre, sottoscritta da sette degli otto suoi componenti (tutti, tranne l'onorevole Toninelli) – l'ha informata di avere predisposto un'ipotesi di articolato complessivo che interviene su vari istituti e articoli del Regolamento (vedi allegato 1).
  Fa presente di aver preso atto con soddisfazione di questo primo, importante passo sulla via della riforma delle regole e delle procedure.
  È peraltro noto che, mentre la Giunta si accinge ad avviare questo percorso in Giunta, sta per iniziare anche un percorso di riforma costituzionale che investe il Parlamento. Delle riforme costituzionali si dovrà tenere debito conto. Ci tiene comunque a sottolineare come il lavoro che è stato svolto e quello che sarà svolto, finalizzato ad aggiornare, razionalizzare e valorizzare l'attività parlamentare, mantiene intatta la sua utilità e il suo valore in una chiave di complessiva modernizzazione delle Istituzioni.
  Ricorda che il testo elaborato è stato immediatamente trasmesso a tutti i membri della Giunta al fine di consentirne una prima valutazione e che nella seduta odierna la Giunta ascolterà le relazioni dei colleghi che, come preannunciato nella lettera di trasmissione, illustreranno le diverse aree tematiche oggetto dell'intervento di riforma; la Giunta avvierà successivamente la discussione. Le relazioni sono state suddivise nei seguenti termini:
   a) procedimento legislativo e qualità della legislazione; questione di fiducia; urgenza – relatore on. Bressa;
   b) attività di indirizzo e controllo; attività conoscitive e monitoraggio delle politiche pubbliche; istruttoria in vista di elezioni di competenza della Camera – relatore on. Gitti;
   c) iniziativa popolare e petizioni; pubblicità dei lavori e dematerializzazione Pag. 4degli atti parlamentari – relatore on. Melilla;
   d) programmazione dei lavori; statuto dell'opposizione; ordine del giorno di seduta; disciplina delle discussioni e dei tempi d'intervento; processo verbale – relatore on. Leone;
   e) rapporti con l'Unione europea; disciplina del Gruppo misto; interventi di manutenzione regolamentare – relatore on. Pisicchio.

  Nel dare la parola al collega Bressa, ricorda che il deputato Toninelli ha trasmesso, con lettera del 3 dicembre scorso, un documento contenente le proposte di modifica regolamentare elaborate dal Gruppo MoVimento 5 Stelle, che, su sua richiesta, ha fatto pervenire agli altri membri della Giunta. Nell'accompagnare il testo, l'on. Toninelli ha chiesto anche che la discussione in Giunta plenaria possa essere l'occasione per lo svolgimento di specifici approfondimenti istruttori, a suo avviso non svolti in sede di Gruppo di lavoro.
  Si riserva, al termine della discussione, di indicare le prossime tappe del procedimento.

  Danilo TONINELLI, intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede che sia confermata anche in questa occasione la prassi, seguita allorché la Giunta esaminò le proposte di riforma regolamentare nella XIII legislatura e consolidatasi poi nella XIV legislatura, di nominare, in relazione ad ogni istituto oggetto di esame, due relatori, uno di maggioranza ed uno di minoranza. Il rispetto di tale prassi consentirebbe a suo avviso alla Giunta di porsi in linea di continuità con esperienze pregresse e di poter effettuare un più approfondito vaglio dei singoli istituti al suo esame.
  Chiede inoltre che, prima che si proceda allo svolgimento delle singole relazioni, abbia luogo un'illustrazione generale del complessivo iter di esame delle proposte, che egli, in quanto unico membro del Gruppo di lavoro che non ne ha condiviso l'esito, intenderebbe personalmente svolgere. Ritiene che tale metodo di lavoro sia quello che più si presta all'obiettivo, sempre seguito dalla Giunta, di giungere alla condivisione, se non unanime, quantomeno quasi unanime, dei testi da sottoporre all'Assemblea.

  Laura BOLDRINI, Presidente, nel prendere atto della prima delle due richieste formulate dall'onorevole Toninelli, ricorda che il metodo seguito dalla Giunta e dal Gruppo di lavoro – del quale il deputato Toninelli ha fatto parte e alle cui riunioni ha assiduamente partecipato – è stato quello della massima condivisione, nel metodo e nel merito. Condivisione che in effetti è stata largamente raggiunta sul testo elaborato rispetto al quale il solo Gruppo MoVimento 5 Stelle ha espresso il proprio netto dissenso nonostante, peraltro, tale testo tenesse, seppur parzialmente, conto delle richieste da esso formulate. Non ritiene dunque accoglibile la richiesta dell'onorevole Toninelli nel senso che si apra un dibattito di carattere generale prima di passare al merito degli istituti esaminati.

  Simone BALDELLI, Vice Presidente della Camera, intervenendo anch'egli sull'ordine dei lavori, chiede alla Presidente se non ritenga opportuno definire, prima che si entri nel merito del tema all'ordine del giorno, la questione rimasta pendente relativa alla – a suo avviso necessaria – integrazione della Giunta sia con il Gruppo Fratelli d'Italia, che l'ha più volte sollecitata, sia con il Gruppo di Scelta Civica, non più rappresentato in Giunta.

  Laura BOLDRINI, Presidente, dopo aver precisato che i lavori della Giunta sul tema delle riforme regolamentari hanno avuto inizio ben prima che il Gruppo Scelta Civica si scindesse, quanto alla questione posta dal Gruppo Fratelli d'Italia, ricorda di aver più volte sollecitato la Giunta ad addivenire ad una decisione. Da ultimo, nella riunione del 21 novembre, era prevalso un orientamento favorevole ad un rinvio della stessa, in attesa di un quadro più stabilizzato Pag. 5dei Gruppi parlamentari. Essendo la questione certamente rilevante, ritiene che essa debba essere affrontata dalla Giunta prima della conclusione della discussione dell'ipotesi di modifica regolamentare all'ordine del giorno. Dà quindi la parola all'onorevole Bressa, affinché svolga la relazione sulle proposte in materia di procedimento legislativo e qualità della legislazione, questione di fiducia, urgenza.

  Gianclaudio BRESSA, prima di passare all'illustrazione degli istituti sui quali è chiamato a riferire alla Giunta, ritiene di dover svolgere una breve sintesi dell'andamento dei lavori del Comitato, in modo tale che anche i componenti della Giunta che non ne hanno fatto parte possano avere un'idea di quanto è stato fatto nel corso degli ultimi mesi.
  In proposito, fa presente che il Gruppo di lavoro ha svolto un intenso e proficuo lavoro articolatosi in 18 riunioni informali e 2 formali (tenute cioè con la Presidente della Camera), per un totale di circa 23 ore di seduta, lavoro condotto grazie all'impegno e alla partecipazione di tutti i suoi membri. Si è trattato dunque di un lavoro collegiale, dagli esiti del quale si è dissociato il solo deputato Toninelli.
  Base di partenza del lavoro istruttorio e della discussione sono stati: i temi di riforma indicati dalla Presidente della Camera nelle sue comunicazioni alla Giunta del 22 maggio, temi tutti trattati nella bozza di articolato predisposta; quelli indicati nei successivi tre documenti presentati dai Gruppi (PD-PdL-SCI-Misto; MoVimento 5 Stelle; SEL); le proposte di riforma regolamentare presentate in questa e nella precedente legislatura dalle forze politiche e da singoli deputati; le istanze di ammodernamento, razionalizzazione e aggiornamento delle norme emergenti dalla vita parlamentare e dall'esperienza, assolvendo così alla funzione espressamente affidata alla Giunta dall'articolo 16, comma 3, del Regolamento («la Giunta propone all'Assemblea le modificazioni e le aggiunte al Regolamento che l'esperienza dimostri necessarie»).
  Sulla base di questi elementi, è stato elaborato un articolato alquanto esteso e complesso, che investe diverse decine di articoli del Regolamento e che è frutto di un confronto fra opinioni spesso diverse. Un confronto in qualche circostanza anche molto serrato, durato quasi sei mesi, ma mai inutile, perché ha aiutato a capire le varie ragioni e a trovare, il più possibile e per quanto possibile, terreni di mediazione e di equilibrio.
  Il gruppo si è dato, d'accordo con la Presidente, tempi adeguati evitando forzature che avrebbero potuto compromettere il clima di dialogo e di reciproco ascolto instauratosi fin dall'inizio e che ha ispirato la stessa metodologia prescelta, che è stata – come richiesto fin da subito soprattutto dal rappresentante del MoVimento 5 Stelle – quella di affrontare tutte le materie in modo collegiale, senza suddividersi in più sottogruppi. In questo modo si è consentito a tutti i componenti di dare il loro contributo alla riflessione su tutte le questioni all'ordine del giorno.
  Il risultato cui il gruppo è giunto è un lavoro equilibrato, che tiene conto di molte esigenze e si sforza di offrire delle riforme una visione diversa da quelle, forse più facili da realizzare, che pure sono state prospettate in questi mesi e che miravano sostanzialmente a far prevalere, rispetto ad una riflessione complessiva e generale sulle nostre procedure, le esigenze tout court di accelerazione dell’iter dei provvedimenti del Governo – anche attraverso il contingentamento dei decreti-legge – e di introduzione di meccanismi, alternativi a quello della questione di fiducia, per consentire al Governo di far votare all'Assemblea, nei casi in cui ciò si renda necessario, direttamente il proprio testo, senza emendamenti. Esigenze la cui soddisfazione, da un punto di vista meramente normativo, avrebbe certo richiesto molto meno sforzo di quello fatto dal Gruppo di lavoro, poiché avrebbe potuto tradursi in modifiche chirurgiche a pochissimi articoli. Né può sottacere che, ad innescare il processo riformatore in atto, sono state anche le sollecitazioni in tal senso – su singoli limitati punti – provenienti Pag. 6dal Governo. Il Gruppo di lavoro ha però ritenuto preferibile intraprendere un percorso diverso, ben più complesso e di carattere generale.
  L'occasione del resto è quella di avviare – dopo 16 anni dal precedente – un percorso di riforma ampio e organico, che possa adeguare complessivamente il nostro Regolamento (che ha compiuto 42 anni) ad esigenze e questioni emerse in queste ultime legislature, aiutando il lavoro della Camera, dei suoi organi e dei singoli deputati.
  Non ritiene si possa far finta che vada tutto bene e che il Regolamento possa essere lasciato così com’è. Il segno che di una riforma generale delle regole c’è veramente bisogno è dato, oltre che da una sensazione diffusa avvertita da ciascun parlamentare (con o senza anzianità parlamentare), anche dal numero molto elevato di pareri interpretativi di cui si è dovuta fare carico la Giunta per il Regolamento negli ultimi 12 anni – ben 16, sui temi più svariati – a fronte dei soli 6 del corrispondente periodo precedente.
  È dunque per questi motivi che l'articolato predisposto si presenta molto ampio e investe una grande quantità di istituti e procedure.
  Tra questi – precisa – non c’è la riforma dell'articolo 14 in materia di formazione dei gruppi. Questo perché, se l'esigenza di una modifica della disciplina vigente è stata ritenuta necessaria da tutto il Gruppo di lavoro, si è preferito rimettere al dibattito pubblico in Giunta l'individuazione della scelta normativa da adottare, trattandosi di questione da definire in via eminentemente politica. Non c’è neppure la materia della finanza pubblica e delle procedure di bilancio, che il Gruppo di lavoro affronterà in un momento successivo, coordinandosi anche con il Senato, oltre che con la Commissione bilancio, con il dovuto approfondimento.
  Oltre al procedimento legislativo nel suo complesso, si è affrontato il tema della qualità della legislazione, dell'attività di indirizzo e controllo, quello dell'apertura della Camera alle esigenze della società civile, la modernizzazione delle regole del dibattito e degli strumenti di pubblicità e di pubblicazione degli atti parlamentari, la programmazione dei lavori in Aula e in Commissione, i rapporti con l'Unione europea, lo statuto dell'opposizione, il superamento o l'aggiornamento di alcuni istituti antichi e barocchi (al riguardo cita, a titolo esemplificativo, alcuni tipi di votazione o le modalità di esame del processo verbale).
  Tutti i temi affrontati sono fra loro, anche solo in parte, connessi e accomunati – nella prospettiva che la Giunta si è data – dall'esigenza di valorizzare la Camera ed il suo ruolo di massima istanza democratica, attraverso una razionalizzazione delle procedure che, riconoscendo i diritti dei vari soggetti che si misurano nelle aule parlamentari – la maggioranza, le minoranze, l'Esecutivo – salvaguardasse comunque il ruolo del Parlamento e la sua capacità di valutazione, elaborazione, critica e modifica dei testi, rendendo al contempo il confronto più chiaro, trasparente, snello (dove necessario). In una parola, più moderno.
  La valorizzazione del ruolo del Parlamento – ricorda – sta nella sua capacità di essere sede di confronto e di discussione, ma anche di decisione. Compito del Parlamento è infatti quello di decidere e di farlo tempestivamente, dando le risposte (spesso emergenziali) che servono al Paese o, più precisamente, quelle che ciascuna maggioranza ritiene siano tali. Ciò lasciando gli spazi più ampi per rappresentare il dissenso, ma senza immaginare di poter attribuire, come accade in parte oggi – ma non è una novità di questa legislatura –, una sorta di sistematico potere di veto ad una parte minoritaria del Parlamento, una specie di golden share anche sull'approvazione di misure essenziali del programma di governo.
  Sottolinea però che l'obiettivo della riforma che si propone non è quello di combattere l'ostruzionismo, ma quello di lasciare spazio ai contenuti delle discussioni, sottraendolo invece ai momenti sprovvisti di un reale contenuto sostanziale e organizzando i dibattiti in un Pag. 7modo più moderno, razionale, efficace e comprensibile; privilegiando la sostanza ai riti formali e barocchi, oramai del tutto inutili ed anzi incomprensibili; individuando le sedi proprie delle varie fasi procedurali.
  Il tempo non è una risorsa illimitata e il Parlamento non può permettersi di arrivare a decidere a tempo massimo scaduto. Per questo, l'articolato proposto si concentra su alcuni concetti chiave come «organizzazione», «semplificazione», «razionalizzazione» delle procedure, che hanno già ispirato la riforma del 1997, con ciò contestualmente favorendo anche la comprensibilità del contenuto dei dibattiti parlamentari, obiettivo che senz'altro interessa tutti.
  Ciò nella consapevolezza che la razionalizzazione delle procedure, modernizzando il Parlamento e rendendone più chiari e intellegibili i dibattiti, ne promuove al contempo la funzionalità, la dignità e con essi il ruolo. E ne rende i costi, in quanto costi della democrazia, giustificati e necessari. Ritiene però al contempo necessario che non gravino sui cittadini i costi inutili, i costi legati cioè ad attività superflue o prive di contenuti veri.
  È stato, naturalmente, più facile trovare una linea comune di intervento riformatore sulla gran parte delle questioni, come avranno modo di spiegare i colleghi Gitti, Leone, Melilla e Pisicchio. Anche se nulla è stato scontato, perché ogni tema è stato approfondito e dibattuto e ha visto confrontarsi idee diverse.
  Il punto di equilibrio più delicato e difficile da raggiungere è stato quello del procedimento legislativo.
  Schiacciato fra due opposte esigenze, da una parte quella di consentire – attraverso corsie garantite nei tempi – l'attuazione del programma legislativo di governo e, dall'altra, quella di chi vuole mantenere la massima ampiezza dei dibattiti, il Gruppo di lavoro ha cercato di trovare una terza via, a tutela anzitutto del Parlamento. Una terza via caratterizzata dagli obiettivi per la cui analisi più dettagliata rinvia al testo scritto (vedi allegato 2).
  Il primo obiettivo perseguito è stato la valorizzazione dell'istruttoria in Commissione e la conseguente riqualificazione del dibattito in Assemblea. A tale proposito, il testo predisposto dal Gruppo di lavoro arricchisce notevolmente il ruolo delle Commissioni consultive (valorizzando soprattutto i pareri rinforzati e quelli delle cosiddette Commissioni filtro), definisce limiti temporali minimi non derogabili – se non con larghissimo consenso – all'iscrizione dei provvedimenti nella programmazione dell'Assemblea, prevede una sede referente più organizzata e un ruolo molto più forte e incisivo del Comitato per la legislazione.
  Nella stessa direzione – quella cioè di rafforzare il ruolo delle Commissioni come sede essenziale e privilegiata di elaborazione dei testi e di esame degli emendamenti – va la previsione di una riduzione massiccia del numero di emendamenti da votare in Aula sui disegni di legge di bilancio, di delegazione europea ed europea, considerati il contenuto soprattutto tecnico e il carattere di doverosità e urgenza di tali iniziative legislative. Ciò vale anche sugli altri provvedimenti – con alcune importanti eccezioni – consentendo tuttavia, su questi, che una minoranza qualificata possa ottenere il ripristino del regime attuale dell'articolo 85-bis.
  Sempre nella linea di un'istruttoria più qualificata da parte delle Commissioni, si prevedono aggravamenti procedurali per gli emendamenti fuori sacco delle Commissioni e del Governo (come la loro necessaria sottoposizione alla Commissione plenaria e il rinvio del voto al giorno seguente).
  Sono inoltre stati vietati i maxiemendamenti, sia in Commissione sia in Aula.
  L'ordinato sviluppo del procedimento legislativo e il rispetto delle funzioni istruttorie delle Commissioni è poi assistito da un regime più rigoroso di ammissibilità degli emendamenti sia sui decreti-legge (codificando i vincoli posti dalla legge n. 400, ma anche prevedendo l'inammissibilità in Aula degli emendamenti non Pag. 8presentati e respinti in Commissione, salvo quelli riferiti alle parti nuove), sia sui progetti di legge ordinari.
  Nella logica di riqualificare il dibattito in Aula rientrano anche alcune misure di razionalizzazione delle discussioni, come quelle che investono la fase di esame degli ordini del giorno e il numero e la durata degli interventi in alcune fasi procedurali.
  Il secondo obiettivo perseguito è stato l'individuazione di una procedura d'urgenza più efficace e certa, ma con alcune importanti garanzie sia per le opposizioni (tempi molto superiori a quelli della maggioranza nel contingentamento; possibilità di ottenere una dichiarazione d'urgenza nel programma successivo se la maggioranza, in quello precedente, raggiunge il numero massimo di urgenze stabilito dal Regolamento), sia per la qualità legislativa dei testi (parere obbligatorio del Comitato per la legislazione).
  Infine, il terzo obiettivo è stato quello di riformare la disciplina della questione di fiducia per una sua complessiva razionalizzazione e per allinearla a quella del Senato.

  Danilo TONINELLI rinnova l'invito alla Presidente affinché rivaluti l'organizzazione dei lavori della Giunta sia nel senso di affidare l'incarico a riferire sui singoli istituti a due relatori, di cui uno di minoranza, sia nel senso di consentire anche a lui di svolgere subito un intervento di carattere generale allo scopo di illustrare alla Giunta quanto effettuato dal Gruppo di lavoro. Tanto richiede a tutela della democrazia parlamentare: il testo licenziato dal Gruppo di lavoro interviene, infatti, sugli snodi fondamentali del procedimento legislativo spostando interamente il baricentro dal Parlamento al Governo.

  Laura BOLDRINI, Presidente, ribadisce che darà prima la parola agli altri relatori per illustrare il lavoro svolto, entrando nel merito delle scelte operate. Aprirà successivamente un giro di tavolo: in quella sede potrà dare la parola al deputato Toninelli e si svolgerà il confronto non solo nel merito ma, se richiesto, anche sul metodo.

  Danilo TONINELLI insiste ancora una volta nell'invito alla Presidente a dargli la parola: sottolinea che un eventuale diniego equivarrebbe ad escludere di fatto dai lavori della Giunta i deputati che rappresentano un Movimento che ha ricevuto il venticinque percento dei consensi nel Paese. E ciò proprio nel momento in cui la Giunta si accinge ad affrontare questioni che hanno un peso enorme sui livelli della nostra democrazia parlamentare.

  Dopo che Laura BOLDRINI, Presidente, invitando il deputato Toninelli ad attenersi alle regole, conferma l'organizzazione dei lavori prima comunicata alla Giunta, Danilo TONINELLI annuncia l'abbandono dei lavori della Giunta in segno di protesta rispetto alla decisione della Presidente di non consentire al suo Gruppo di svolgere una relazione che illustri l'attività svolta dal Gruppo di lavoro nelle 18 sedute che lo hanno visto impegnato.
  Il deputato Toninelli abbandona l'aula.

  Antonio LEONE, intervenendo sull'ordine dei lavori, ritiene che la Giunta non possa che constatare il fatto che il MoVimento 5 Stelle si è autoescluso in maniera pretestuosa dal prosieguo dei lavori, non risultando corrispondente al vero l'affermazione per cui a tale Gruppo non sarebbe stato consentito di partecipare al dibattito.

  Laura BOLDRINI, Presidente, ritenendo inaccettabile un simile atteggiamento di mistificazione della realtà, che non tiene neanche conto dei tempi e dei ruoli, ricorda di essere già stata vittima di comportamenti simili in recenti circostanze analoghe, con riferimento in particolare alla richiesta, formulata dal deputato Villarosa in termini perentori e intimidatori, di convocazione della Conferenza dei capigruppo mentre era in corso la Giunta, da lei peraltro convocata sempre su richiesta del Gruppo MoVimento 5 Stelle.

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  Gianclaudio BRESSA, associandosi alle valutazioni del collega Leone, constata come da parte dell'onorevole Toninelli si sia evidentemente cercato in modo clamoroso e plateale di creare ad arte un incidente. Il collega Toninelli ha in realtà abbandonato i lavori della Giunta senza che l'incidente si sia verificato, non avendo egli ricevuto alcun diniego a svolgere il proprio intervento ma essendogli solo stato richiesto di attenersi all'ordine dei lavori e di intervenire nella fase propria, ossia in un momento successivo.

  Laura BOLDRINI, Presidente, invita il collega Gitti ad illustrare le proposte elaborate dal Gruppo di lavoro in tema di attività di indirizzo e controllo, attività conoscitive e monitoraggio delle politiche pubbliche, istruttoria in vista di elezioni di competenza della Camera.

  Gregorio GITTI preliminarmente sottolinea come la conduzione dei lavori in Giunta da parte della Presidente sia stata imparziale ed impeccabile, così come lo sono state le indicazioni metodologiche da lei fornite al Gruppo di lavoro. Questo, del resto, ha svolto la sua attività con serenità, spirito costruttivo e disponibilità al confronto: desidera però rimarcare come ad un certo punto, quando è divenuto evidente a tutti che il lavoro che si stava portando avanti era serio e avrebbe condotto veramente ad una riforma del Regolamento, è subentrato da parte del rappresentante del Gruppo MoVimento 5 Stelle un atteggiamento del tutto strumentale, attraverso il quale questi ha cercato di boicottare i lavori.
  Riferisce poi sulle parti dell'articolato a lui affidate, che attengono alle funzioni di indirizzo e controllo. Il loro rafforzamento e l'arricchimento della strumentazione procedurale sono stati spesso richiamati nel dibattito sulle riforme e sul ruolo da attribuire alle Camere (da ultimo anche nella relazione della Presidente in Giunta dello scorso 22 maggio). Ciò anzitutto perché si tratta del principale, fondamentale modo attraverso il quale il Parlamento può (e deve) verificare l'operato del Governo e chiamarne in causa le responsabilità nei suoi confronti (e, attraverso il confronto parlamentare, nei confronti dell'opinione pubblica). Ma anche perchè, in un contesto nel quale si è andata affermando una tendenza che vede progressivamente rafforzarsi il ruolo del Governo nel procedimento legislativo – anche in ragione della presenza, nella produzione normativa primaria, di sempre maggiori vincoli e limiti (l'Europa, anzitutto) che hanno favorito lo sviluppo di tale fenomeno – tale circostanza ha determinato un conseguente mutamento nella tipologia di attività delle Camere e delle Commissioni, che ha visto crescere progressivamente la quota di attività non riconducibile a quella legislativa in senso stretto ma al controllo e all'indirizzo, in quest'ultimo ambito ricomprendendo anche le attività «consultive» sugli atti del Governo. A proposito dei vincoli europei, tiene incidentalmente a sottolineare come nella proposta qui illustrata siano stati rafforzati l'interlocuzione della Camera con le istituzioni europee ed il ruolo della Commissione Politiche dell'Unione europea e ricorda di avere in proposito formulato, in sede di lavoro istruttorio, una sua proposta alternativa.
  Si tratta di un punto cruciale dell'approfondimento svolto dal Gruppo di lavoro, sia sul piano più generale del rafforzamento delle procedure di indirizzo e controllo, quale strumento essenziale per far riconquistare al Parlamento una posizione di primato politico, sia con specifico riferimento alle prerogative dell'opposizione.
  Il Gruppo di lavoro ha dunque formulato con questi intendimenti una proposta di riforma che risponde complessivamente ad un'esigenza di maggiore incisività dei poteri parlamentari ma che risulta ispirata al contempo anche ad un'esigenza di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli strumenti per favorirne l'efficacia e, con essa, la comprensibilità e chiarezza dell'azione parlamentare. A ciò si aggiunge un'operazione – non certo modesta – di adeguamento del diritto scritto alle prassi.Pag. 10
  Anzitutto, nell'articolato vengono introdotte alcune modifiche volte a razionalizzare e semplificare la disciplina di esame delle mozioni, che attualmente, per alcuni aspetti, si presenta un po’ barocca. Viene elevato il quorum per la presentazione, individuato in un presidente di Gruppo o in venti deputati, a fronte dei dieci previsti dalla norma vigente (articolo 110, comma 1). Il numero di deputati che possono presentare lo strumento in alternativa al presidente di Gruppo viene dunque adeguato a quello previsto per la costituzione di un Gruppo e ciò al fine di rafforzare il «peso» politico del documento. Si precisa, inoltre, che l'eventuale parte motiva della mozione deve essere «formulata in modo conciso», al fine di favorirne la più agevole comprensibilità ed efficacia.
  Si propone poi, con la soppressione del comma 1 dell'articolo 111, di risolvere un'aporia normativa che si registra rispetto al regime della programmazione che caratterizza la globalità dei lavori parlamentari: infatti tale comma, prevedendo che l'Assemblea, su proposta del proponente una mozione, possa fissarne la data di discussione, contraddice il principio generale che rimette la programmazione dei lavori alla Conferenza dei presidenti di Gruppo (e, in subordine, al Presidente), ma mai all'Assemblea. La previsione che l'Aula possa deliberare a maggioranza per l'iscrizione di mozioni nell'agenda dei lavori della Camera costituisce del resto una disposizione «dormiente», di fatto inapplicata.
  È altresì soppressa la previsione secondo la quale una mozione ritirata deve essere discussa e votata lo stesso se lo richiedono un presidente di Gruppo o dieci deputati (articolo 111, comma 2).
  Quanto all'esame delle mozioni, la modifica di maggiore rilievo consiste nella previsione della tendenziale non modificabilità degli atti nel corso della discussione, al fine di assicurare la massima univocità e chiarezza del dibattito e dei voti: vengono soppresse le norme vigenti che ne prevedono l'emendabilità (artt. 113, commi 3 e 4, e 114), norme del resto di sporadicissima applicazione, e viene espressamente stabilita l'inammissibilità della riformulazione dei testi durante la discussione se non per aderire a un invito in tal senso formulato dal Governo (comma 3 dell'articolo 113); è invece possibile riformulare le mozioni prima dell'inizio della discussione. Viene mantenuta la possibilità di votazione per parti separate e di presentazione di risoluzioni (salvo il caso delle mozioni iscritte in calendario in quota opposizione, per le quali – a garanzia rafforzata del diritto del gruppo richiedente di far discutere e votare il proprio testo – si esclude, salvo il consenso del gruppo stesso, sia il voto per parti separate, sia la presentazione di risoluzioni, sia la discussione abbinata con altre mozioni sullo stesso argomento).
  Ulteriori modifiche all'articolo 113 intervengono sulla disciplina della discussione, adeguandola alla prassi consolidata e alle modifiche proposte nell'articolato alla disciplina della discussione sulle linee generali. In particolare si limita la discussione delle mozioni all'intervento di un deputato per gruppo e per componente politica del Gruppo misto, salva possibilità per un presidente di gruppo di richiedere l'ampliamento del numero degli iscritti a parlare appartenenti al suo gruppo. La fase delle dichiarazioni di voto, come da prassi, segue il parere del Governo e si svolge unitariamente su tutti i documenti all'ordine del giorno.
  Quanto all'esame delle relazioni del Governo, si è inteso valorizzarne la trattazione in quanto si tratta spesso di documenti, oggi non presi seriamente in considerazione dalle Commissioni, ma la cui discussione potrebbe offrire al Parlamento molte occasioni di riflessione, studio, elaborazione e formulazione di indirizzi al Governo. Si propone dunque una modifica consistente dell'articolo 124, introducendo una disciplina unitaria per l'esame in Commissione delle relazioni presentate dal Governo o da altri organi pubblici, fra i quali si ricomprendono ora espressamente le autorità indipendenti (e ciò con l'auspicio che si renda più autorevole l'interlocuzione del Parlamento con esse). L'esame deve concludersi in ogni Pag. 11caso nel termine di un mese (è espunta la previsione, attualmente vigente, di un termine differenziato per i documenti programmatici o connessi al bilancio); ad esso si applicano, in quanto compatibili, le norme sull'istruttoria legislativa; l'esame si conclude con una risoluzione ovvero con una relazione all'Assemblea, che poi questa può discutere. Ritiene che – su un piano del rafforzamento dei poteri di controllo – spunti interessanti potranno venire anche dal modello dell'Ufficio parlamentare di bilancio.
  La parte più significativa dell'articolato è quella che riguarda la riforma del sindacato ispettivo, ispirata ad un'esigenza, contestualmente, di semplificazione e di rafforzamento. Ciò fa seguito ad un'espressa indicazione della Presidenza nella relazione introduttiva sulle riforme svolta in Giunta nella seduta del 22 maggio scorso: «In questo contesto si potrebbe rivedere in modo radicale gli attuali strumenti del sindacato ispettivo in chiave di una loro marcata semplificazione, in quanto i vari strumenti oggi esistenti (...) sono di fatto utilizzati in modo indistinto e non si dimostrano particolarmente efficaci. Tutta la congerie degli attuali strumenti andrebbe perciò sfrondata e semplificata sul piano procedurale e in questo quadro si potrebbe prevedere di riservare all'Assemblea lo svolgimento dei soli atti che siano espressione di una posizione di Gruppo.» Altra esigenza è stata quella di adeguare il diritto scritto alla prassi parlamentare. Infine si è cercato di soddisfare anche la necessità di rafforzare i meccanismi volti a sanzionare dal punto di vista procedurale la mancata risposta del Governo nei termini previsti, attualmente del tutto ordinatori anche perché obiettivamente molto ristretti e caratterizzati da indistinti automatismi.
  La proposta di riforma riconduce dunque il sindacato ispettivo a tre soli tipi di atto: le interrogazioni, le interpellanze e le interrogazioni a risposta immediata (il cosiddetto question time).
  Le interrogazioni, secondo l'articolato proposto, sono presentate in forma scritta (in modo conciso nella parte illustrativa) e il Governo risponde, sempre per iscritto, entro un mese dalla pubblicazione: è dunque introdotto un unico tipo di interrogazioni, in luogo delle attuali tipologie differenziate (le interrogazioni a risposta orale in Assemblea, a risposta in Commissione e a risposta scritta). Decorso il termine di un mese si prevede che, in mancanza di una risposta, l'atto sia trasmesso, a richiesta dell'interrogante (rimettendo dunque a lui la verifica della persistente attualità dell'atto e della necessità di una sua risposta), alla Commissione competente e sia posto all'ordine del giorno della prima seduta utile della Commissione stessa (articolo 128).
  La proposta di riforma mantiene, con alcune modifiche, lo strumento delle interpellanze urgenti, da discutere in Assemblea, mentre abroga le interpellanze ordinarie. Quanto alle prime, restano fermi, all'articolo 138-bis, comma 1, i soggetti titolati a presentare l'atto (presidenti di Gruppo o trenta deputati) e il contenuto dell'atto, che è quello attualmente previsto per le interpellanze ordinarie (motivi o intendimenti del Governo su questioni che riguardino determinati aspetti della sua politica). Resta, inoltre, fermo ad uno il numero di atti che possono essere presentati ogni mese da ciascun deputato, e a due il numero di atti per ciascun Gruppo di consistenza pari a trenta deputati o meno: ai Gruppi di consistenza superiore, però, tale quota è aumentata di una interpellanza ogni trenta deputati (articolo 138-bis, comma 1).
  Viene demandata, codificando sostanzialmente la prassi, alla Conferenza dei presidenti di Gruppo la fissazione delle giornate e delle fasce orarie dedicate allo svolgimento delle interpellanze urgenti in ciascun calendario dei lavori dell'Aula (articolo 138-bis, comma 2). La norma vigente prevede che le interpellanze urgenti siano svolte di norma il giovedì mattina; peraltro nella prassi lo svolgimento ha luogo frequentemente il giovedì pomeriggio, al termine delle votazioni, o – come attualmente – il venerdì: con la riforma si prefigura la possibilità di destinare alle interpellanze urgenti anche più giorni Pag. 12della settimana, al fine di poterne discutere un numero maggiore. Il Governo è tenuto a rispondere, salvo diverso accordo con i presentatori, entro sette giorni dalla pubblicazione. Si accelerano – sempre al fine di favorire la trattazione del maggior numero possibile di atti e di rendere più agile e comprensibile questa fase dei lavori – i tempi di discussione delle interpellanze urgenti, passando dai complessivi 25 minuti per atto oggi previsti (cui si aggiunge il tempo della risposta del Governo) a 5 minuti per l'illustrazione e 5 per la replica (più la risposta del Governo).
  Quanto alle interrogazioni a risposta immediata (question time), la proposta di articolato non ha inteso riformare l'istituto nel suo complesso, valutandone complessivamente accettabile l'attuale impianto normativo, sebbene non efficace e immediato quanto in altri ordinamenti da cui esso è stato mutuato. In effetti, sul piano della disciplina generale la proposta si limita a stabilire che il question time si svolga tutte le settimane di lavoro parlamentare, adeguando la previsione regolamentare alla prassi. La proposta di riforma reca invece alcune significative modifiche all'articolo 135-bis per rendere effettiva la norma che prevede il cosiddetto Premier question time, vale a dire il question time con la presenza del Presidente (o del Vice Presidente) del Consiglio. L'intervento si fonda sulla constatazione del sostanziale fallimento dell'istituto del Premier question time per come oggi disciplinato, fallimento che può ricondursi a due ragioni sostanziali: la previsione, cioè, che per ogni calendario, il Premier question time abbia luogo due volte, ossia un numero di volte eccessivo; la mancanza di conseguenze per il caso in cui il Premier si sottragga a questo appuntamento con il Parlamento.
  La tematica è stata affrontata con un approccio molto pratico, volto ad agevolare lo svolgimento di questo tipo di interrogazioni, evitando eccessi di rigore e una disciplina difficilmente applicabile: così, da un lato se ne riduce la cadenza a una sola volta per ciascun calendario (cioè ogni mese); dall'altro si prevede che esso possa avere luogo anche in una giornata diversa dal mercoledì, da definire in sede di Capigruppo, per cercare di conciliarne il più possibile il (doveroso) svolgimento con gli impegni del Presidente del Consiglio. D'altra parte, anche per attribuire maggior rilievo politico al question time, in sede di Gruppo di lavoro si è ipotizzata anche la possibilità di prevederne lo svolgimento in una fascia oraria, ad esempio serale, più «appetibile» dal punto di vista televisivo rispetto a quella attuale delle ore 15. Ma la disposizione più innovativa è quella prevista dal comma 1-bis, volta a sanzionare politicamente la mancata presenza del Premier con una procedura che dovrebbe avere effetti «dissuasivi»: nel caso di mancato svolgimento del Premier question time dovuto all'indisponibilità del Presidente del Consiglio (e sempre che non sia stato raggiunto un previo accordo fra i Gruppi per un rinvio), il Presidente ne dà comunicazione all'Assemblea; ad essa segue un dibattito con l'intervento di un deputato per Gruppo per cinque minuti. Il tutto con la trasmissione televisiva diretta.
  La proposta, raccogliendo un invito della Presidente e sollecitazioni più volte manifestate dal Governo, codifica inoltre l'istituto, affermatosi nella prassi, delle informative urgenti, vale a dire quella forma di interlocuzione Governo-Parlamento improntata a massima celerità, tempestività e informalità procedurale. L'istituto è sorto in via di prassi, modellato in parte sull'istituto delle comunicazioni del Governo e in parte su quello delle interrogazioni ed ha conosciuto, nelle ultime legislature, uno sviluppo notevole. Si tratta dell'intervento del Governo, su sua richiesta o, molto più spesso, su richiesta della Camera, su fatti di particolare rilevanza, generalmente di grande attualità, seguito da una discussione limitata, che non è previsto possa concludersi con un voto (contrariamente a quanto previsto per le comunicazioni disciplinate dall'articolo 118).
  Nella proposta avanzata dal Gruppo di lavoro (all'articolo 138-ter) si precisa che Pag. 13l'informativa – su richiesta di uno o più Gruppi (ma, sulla base dei principi generali del nostro ordinamento costituzionale, anche su richiesta del Governo) – deve riguardare un fatto determinato, di rilevanza generale e di particolare urgenza. Ulteriore condizione per lo svolgimento dell'informativa è che non sia possibile ottenere tempestivamente l'intervento del Governo attraverso gli strumenti ordinari del sindacato ispettivo e ciò al fine di evitare l'utilizzo delle informative urgenti in modo «sovrapposto» a quello delle interrogazioni e interpellanze. Essa può svolgersi (sentiti i presidenti dei Gruppi) in Assemblea o nella Commissione competente per materia. Si esclude espressamente la possibilità di votare documenti conclusivi, si stabilisce che il dibattito si articoli nell'intervento del Governo per dieci minuti, in un intervento per Gruppo per non più di cinque minuti e negli interventi delle componenti politiche del Gruppo misto. Si prevede infine, allo scopo di conciliare lo svolgimento tempestivo delle informative con l'esigenza di stabilità del calendario, che la Conferenza dei Capigruppo stabilisca per ciascuna settimana di lavoro parlamentare la fascia oraria, non inferiore a trenta minuti, da dedicare – se necessario – allo svolgimento delle informative.
  Si sofferma poi sulle modifiche all'articolo 143, relative alla disciplina delle audizioni e delle attività conoscitive delle Commissioni, materia anch'essa fondamentale nell'ambito del panorama degli strumenti conoscitivi della Camera. Sulla base delle norme vigenti, le Commissioni possono procedere ad audizioni formali (ossia audizioni caratterizzate dalla piena pubblicità delle sedute) soltanto di Ministri e di dirigenti preposti a settori della pubblica amministrazione e ad enti pubblici, anche ad ordinamento autonomo (articolo 143, comma 2); in queste categorie sono stati fatti rientrare, in via interpretativa, i rappresentanti delle Autorità indipendenti. Si tratta di una platea di soggetti molto limitata, rivelatasi del tutto insufficiente a soddisfare le reali esigenze informative delle Commissioni. A tale insufficienza, le Commissioni hanno supplito avvalendosi da un lato della norma che consente loro di procedere ad audizioni formali nell'ambito delle indagini conoscitive che le Commissioni stesse possono disporre nelle materie di loro competenza per acquisire notizie, informazioni e documenti utili (articolo 144, comma 1). Da un altro, hanno fatto ricorso allo strumento – sorto in via di prassi per «aggirare» i limiti regolamentari – delle audizioni informali.
  Le audizioni formali – come detto – sono caratterizzate dal massimo grado di pubblicità, assicurata dal resoconto stenografico e dalla trasmissione a circuito chiuso nonché, in virtù del parere della Giunta per il Regolamento del 14 luglio 2004, dalla trasmissione sulla web-tv e sul canale satellitare. Al fine di superare i limiti imposti dal Regolamento, rivelatisi via via sempre più stringenti e per certi versi irragionevoli, si è dunque consolidata la prassi delle audizioni cosiddette informali, attraverso le quali le Commissioni – senza alcuna forma di pubblicità documentale, salvo l'indicazione negli atti parlamentari del soggetto audito e della durata dell'audizione – estendono di fatto le loro possibilità conoscitive. Una qualche formalizzazione di questa procedura è stata prevista in questa legislatura (parere della Giunta per il Regolamento del 26 giugno 2013) dal momento che, anche per esse, è possibile disporre la trasmissione via web-tv o canale satellitare.
  Il quadro di diritto e di fatto che emerge dall'attuale contesto regolamentare è parso dunque alquanto disordinato. L'esigenza di superarlo è stata condivisa in modo unanime dalla Giunta per il Regolamento all'inizio della XVII legislatura: nella seduta del 22 maggio, la Presidente ha sottolineato l'opportunità di ampliare i soggetti che è possibile audire in Commissione in modo formale, prevedendo anche l'audizione di rappresentanti di società a partecipazione pubblica, nonché, in generale, degli esponenti di enti e organismi pubblici. È stata inoltre segnalata l'opportunità di prevedere la necessaria audizione in seduta pubblica dei candidati a nomine Pag. 14governative: «tutte queste attività, per essere più efficaci e spedite, dovrebbero essere svolte in stretto coordinamento fra le Commissioni della Camere e del Senato, prevedendo in particolare come ordinaria la modalità di riunione congiunta.» Nella riunione del 26 giugno, in attesa di eventuali modifiche regolamentari e preso atto delle richieste avanzate da alcuni presidenti di Commissione, la Giunta ha adottato un parere con il quale, in via sperimentale, superando il parere del 17 gennaio 1979 (che escludeva la possibilità di svolgere audizioni di soggetti designati a nomine governative sulle quali la Commissione sia chiamata ad esprimere il parere parlamentare), si consente l'audizione informale di soggetti designati a nomine governative, finalizzata esclusivamente all'accertamento dei requisiti posseduti e senza possibilità di incidere sugli indirizzi gestionali degli enti ed organismi interessati. La facoltà di audire i candidati a nomine è stata del resto già esplicitamente prevista da alcune specifiche leggi (ad esempio, articolo 2, comma 7, della legge 14 novembre 1995, n. 481, per le autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità; articolo 16, comma 1, del decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322, per il presidente dell'ISTAT).
  Le modifiche proposte nel testo illustrato si collocano perfettamente nel solco delle indicazioni già emerse in questa legislatura: in primo luogo si amplia, al comma 2, il novero dei soggetti dei quali può essere disposta l'audizione formale e si fa riferimento ora anche ai dirigenti di società di diritto privato a integrale partecipazione pubblica che operino in settori di rilevante interesse pubblico (debbono dunque concorrere due requisiti: uno soggettivo, l'integrale partecipazione pubblica; l'altro oggettivo, il rilevante interesse pubblico dell'attività svolta); si prevede inoltre la possibilità di audire formalmente, per richiedere informazioni e osservazioni a fini esclusivamente conoscitivi, i presidenti o legali rappresentanti di una serie di enti ed organi, anche di rilevanza costituzionale quali CNEL, Consiglio di Stato, Corte dei conti, autorità indipendenti, Corte di cassazione, commissari straordinari del Governo, soggetti rappresentativi di interessi costituzionalmente tutelati, rappresentanti delle Regioni e delle autonomie territoriali. Nel caso della Corte dei conti, resta comunque ferma la possibilità, prevista dall'articolo 148, di richiedere, da parte delle Commissioni, relazioni, informative e documenti scritti. È stata inoltre prevista opportunamente – all'articolo 127-quinquies – l'estensione del novero dei rappresentanti delle istituzioni dell'Unione europea audibili in Commissione. Richiama la particolare rilevanza di questo ampliamento dei soggetti audibili anche in vista di prossime importanti nomine dei vertici di società a partecipazione pubblica.
  In secondo luogo, al comma 4 del citato articolo, viene espressamente prevista la possibilità di procedere ad audizioni dei candidati a nomine governative, ma viene precisato, recependo anche in questo caso l'orientamento della Giunta per il Regolamento, che le audizioni devono essere finalizzate esclusivamente all'accertamento dei requisiti posseduti, senza possibilità di incidere sugli indirizzi gestionali degli enti e organismi interessati. Si prevede, inoltre, che le audizioni, ove possibile, siano svolte dalla Commissione della Camera congiuntamente con l'omologa Commissione del Senato. A questo proposito, sarebbe certamente auspicabile che anche l'altro ramo del Parlamento pervenisse a definire una disciplina analoga e convergente che possa favorire lo svolgimento congiunto di tali procedure.
  Si propone altresì, al comma 3-ter, sempre nell'ottica del rafforzamento del ruolo delle Commissioni, l'attribuzione alle stesse di un generale compito di permanente monitoraggio delle politiche pubbliche nelle materie di rispettiva competenza. Ai fini di tale monitoraggio le Commissioni, oltre ad utilizzare le relazioni e i documenti ad esse assegnati, le audizioni e le indagini conoscitive, possono deliberare l'istituzione di appositi comitati permanenti, i quali a loro volta possono presentare Pag. 15documenti, che vengono discussi dalle Commissioni, alla presenza del Governo, con cadenza almeno semestrale.
  Su tutti questi aspetti illustrati sono state introdotte significative norme a garanzia dell'opposizione, in virtù delle quali, ad esempio, le audizioni e le indagini conoscitive (queste ultime nel limite di una all'anno) sono disposte in ogni caso su richiesta di una minoranza qualificata di deputati dell'opposizione (un quarto, per le audizioni: articolo 143, commi 3-bis e 4; un terzo, per le indagini conoscitive: articolo 144).
  Infine si sofferma sull'esigenza, da tempo avvertita, che l'elezione di soggetti a cariche per le quali le leggi ne attribuiscano la competenza alla Camera sia disciplinato da una procedura trasparente, che consenta un effettivo vaglio, da parte della Camera, delle indicazioni nominative pervenute. In occasione delle elezioni dei componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e del Garante per la protezione dei dati personali, svoltesi il 6 giugno 2012, è stata prevista, per la prima volta, la possibilità di inviare alla Presidenza della Camera curricula, che sono stati messi a disposizione dei deputati. Nello stesso modo si è proceduto in occasione dell'elezione suppletiva di un membro dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni svoltasi il 14 novembre 2013. La presentazione di curricula e il loro vaglio da parte delle Commissioni bilancio delle due Camere sono ora previsti e disciplinati dall'apposito Protocollo per la nomina dei membri dell'Ufficio parlamentare di bilancio, sottoposto alla Giunta per il Regolamento lo scorso 21 novembre.
  Tenuto conto di questo quadro, la proposta di riforma prevede l'introduzione dell'articolo 56-bis, volto a rendere obbligatorio lo svolgimento di un'istruttoria, con l'attribuzione di una funzione referente alle Commissioni, in vista dell'elezione da parte della Camera di membri di collegi (ad esempio, componenti di Autorità indipendenti). Si prevede in proposito la pubblicazione sul sito della Camera (previa raccolta del consenso alla pubblicazione) e il vaglio dei curricula presentati da parte delle Commissioni, con la possibilità di procedere ad audizioni. La proposta prevede in particolare che ogni qualvolta la Camera debba procedere all'elezione di membri di collegi i curricula pervenuti alla Presidenza vengano trasmessi almeno 7 giorni prima dell'elezione alla Commissione competente, la quale, entro i 2 giorni precedenti alla votazione, presenta una relazione all'Assemblea sulla sussistenza dei requisiti, sull'idoneità a ricoprire la carica e sull'assenza di conflitti di interesse. La Commissione può procedere ad audizioni e può chiedere al Presidente della Camera il rinvio dell'elezione, per una sola volta e per non più di una settimana. La relazione della Commissione è pubblicata in allegato all'ordine del giorno della seduta.
  Si tratta di una disciplina dalla notevole portata innovativa, che, ferma restando la titolarità del potere di elezione in capo all'Assemblea costituita in seggio elettorale e senza intaccare la piena libertà di scelta del nome da eleggere da parte dei deputati, attribuisce un finora inedito ruolo referente alle Commissioni, introducendo un importante elemento di trasparenza e di responsabilizzazione delle forze politiche, che potrà porre i cittadini e l'opinione pubblica nella condizione di meglio valutare le scelte compiute dalla Camera.

  Laura BOLDRINI, Presidente, invita il collega Melilla ad illustrare le proposte elaborate dal Gruppo di lavoro in tema di disciplina dell'esame delle proposte di legge di iniziativa popolare e delle petizioni, pubblicità dei lavori e dematerializzazione degli atti parlamentari.

  Gianni MELILLA rinvia al testo integrale della relazione (vedi allegato 3) per un'esposizione analitica delle proposte elaborate dal Gruppo di lavoro relativamente ai temi testè ricordati dalla Presidenza; formula altresì un ringraziamento alla struttura amministrativa che ha assistito il Gruppo di lavoro.
  Rileva innanzitutto che il complesso degli interventi che riguardano le suddette Pag. 16materie, ancorchè in termini quantitativi non estesissimo, pertiene ad una finalità importantissima per la vita del Parlamento, e cioè alla sua integrale trasformazione in una «casa di vetro» che risulti accessibile, aperta e trasparente a tutti i cittadini. Al riguardo osserva, peraltro, che il testo elaborato dal Gruppo del MoVimento 5 Stelle – il cui rappresentante ha testè abbandonato i lavori della Giunta in modo così plateale – e che la Presidenza ha trasmesso ai componenti della Giunta, su queste tematiche, pure tanto evocate, non reca alcuna proposta di nuova normativa regolamentare. Si sofferma quindi, in particolare, sulle proposte di modifiche regolamentari relative all'esame parlamentare dei progetti di legge di iniziativa popolare e di quelli dei Consigli regionali, rispetto ai quali si fissa in capo alla Camera un obbligo di «presa in considerazione», nel senso di imporle l'assunzione di una presa di posizione esplicita – che potrà essere di segno positivo o negativo – ma che comunque impedirà che le Camere possano ignorare tout court gli atti di iniziativa legislativa popolare.
  Per quanto attiene alla pubblicità e alle forme di diffusione dei lavori parlamentari – che ovviamente possono beneficiare quanto ad ampiezza di diffusione delle nuove modalità di comunicazione tecnologica – per quanto riguarda l'Assemblea si tratta sostanzialmente di operare una sistematizzazione delle prassi già esistenti; fa così ingresso esplicito nel Regolamento il riferimento ai nuovi media, allo stesso modo in cui nel 1971 si faceva per la prima volta riferimento alle dirette televisive. Per quanto riguarda i lavori delle Commissioni le novità regolamentari sono invece molto più rilevanti: al riguardo sottolinea come la scelta sia stata quella di prevedere la trasmissione generale dei lavori sulla web-tv e, secondo criteri di rotazione stabiliti dall'Ufficio di Presidenza, sul canale televisivo satellitare, previsione che richiederà necessari adeguamenti tecnici nelle Aule delle Commissioni. In proposito non nasconde, come su questa materia siano comunque emerse opinioni tese ad evidenziare qualche dubbio circa la piena compatibilità di questa previsione con la dimensione più informale – e per certi aspetti più proficua – che in certi casi i lavori delle Commissioni presentano.
  Per quanto attiene, infine alla dematerializzazione degli atti parlamentari e alla previsione dello standard elettronico come forma ordinaria di loro pubblicazione – con le eccezioni relative a particolari tipologie di progetti di legge, quali i disegni di legge di conversione dei decreti-legge, quelli di stabilità e di bilancio, quelli finalizzati al recepimento della normativa dell'Unione europea previsti dalla legge n. 234 del 2012 – evidenzia come tali novità regolamentari si pongano in piena coerenza con obiettivi di contenimento dei costi e di sensibilità ambientale.

  Laura BOLDRINI, Presidente, nel ringraziare il collega Melilla per la relazione svolta, evidenzia l'importanza della previsione che impone alle Camere di pronunciarsi espressamente sulle proposte di legge di iniziativa popolare; per quanto attiene al nuovo regime di pubblicità previsto per i lavori delle Commissioni, rileva che gli adeguamenti tecnologici richiesti comporteranno certo dei costi economici non indifferenti.
  Dà quindi la parola al deputato Leone affinchè illustri le proposte del Gruppo relative ai seguenti temi: programmazione dei lavori; statuto dell'opposizione; ordine del giorno di seduta; disciplina delle discussioni e dei tempi d'intervento; processo verbale.

  Antonio LEONE dichiara di apprestarsi a svolgere alcune sintetiche considerazioni di carattere generale, rinviando al testo scritto della relazione (vedi allegato 4) per l'esposizione di dettaglio.
  Uno degli obiettivi dell'articolato elaborato in seno al Gruppo di lavoro, sulla scorta degli indirizzi delineati dalla Presidente della Camera nella riunione del 22 maggio scorso, è stato certamente quello di perseguire una maggiore razionalità dei lavori parlamentari, sia in Commissione che in Assemblea. Pag. 17
  Si è cercato di declinare quest'obiettivo attraverso la revisione in particolare di quelle fasi apparse, soprattutto in Aula, meramente rituali e, spesso, ripetitive. Obiettivo è stato quello di valorizzare i passaggi nei quali ci si concentra effettivamente sui testi e sul merito delle questioni a scapito di quelli diventati col tempo spesso solo occasione di prova di abilità dialettica, per non dire drammaturgica. Non bisogna, infatti, dimenticare che ci muoviamo all'interno di schemi procedurali pensati in tempi nei quali il Parlamento lavorava in modo assai diverso da quello attuale e che quindi è compito della Giunta intervenire, come è stato fatto costantemente anche in passato, su quei punti della procedura che appaiono ormai soltanto retaggio di un antico passato e che nella realtà dei nostri tempi appaiono assai poco funzionali a garantire un efficace funzionamento dei lavori parlamentari.
  L'equilibrio del sistema parlamentare come luogo privilegiato di svolgimento della vita democratica di un Paese si regge però se, a fronte di queste correzioni, sull'altro piatto della bilancia non si ometta di introdurre, contestualmente, misure che rafforzino la visibilità e la discussione delle proposte delle minoranze, sul presupposto che la disciplina attuale non è stata per questo aspetto totalmente appagante.
  Ma anche in questo caso, occorre privilegiare un'ottica sostanzialistica e cioè un'ottica che incentivi le opposizioni alla presentazione di proposte alternative e di merito sui temi e non quella che invece tenda a rafforzare la mera logica di contrapposizione. In un Parlamento che funzioni secondo una fisiologica dialettica democratica l'obiettivo è infatti il confronto sul merito delle questioni e non può essere la mera contrapposizione frontale, spesso priva di un reale costrutto. Per questo motivo invita anche quei colleghi dell'opposizione che sono stati restii ad affrontare il tema a spogliarsi del velo del pregiudizio e a guardare con obiettività a queste novità regolamentari. Si dichiara, ancor più alla luce della scelta del collega Toninelli di abbandonare i lavori della Giunta, alquanto dispiaciuto dell'adozione di una simile condotta, che giudica sostanzialmente offensiva nei confronti della serietà del lavoro svolto dal Gruppo chiamato ad istruire il tema delle riforme regolamentari.
  Tornando quindi all'articolato, per le parti rientranti nei temi oggetto della sua relazione, conferma che esso si muove su più fronti, analiticamente descritti nella relazione; essi sono:
   la programmazione dei lavori, sia in Commissione che in Assemblea (cui si ricollega anche il tema delle procedure d'urgenza, già illustrato nella relazione del collega Bressa), che costituisce il primo e più importante momento nel quale misurare il grado di efficacia e funzionamento di un'istituzione parlamentare;
   la definizione dell'ordine del giorno di seduta;
   una nuova disciplina delle discussioni e dei tempi d'intervento, con finalità di chiarezza e razionalizzazione dei dibattiti, a beneficio di un più moderno ed efficace sviluppo del confronto parlamentare e della comprensibilità dei contenuti dei dibattiti e delle posizioni di merito;
   una revisione delle modalità di esame del processo verbale, che tenga conto della natura, funzione e contenuto di tale atto;
   il rafforzamento molto consistente dello statuto dell'opposizione, codificando alcune prassi e introducendo alcune significative novità nel procedimento legislativo, nel contingentamento dei tempi, nello svolgimento degli atti d'indirizzo e nelle procedure informative e di controllo.

  Conclusivamente ribadisce il carattere approfondito del lavoro istruttorio svolto e la natura meditata delle proposte formulate, rinnovando l'auspicio che quanti non hanno condiviso questi esiti non persistano in un atteggiamento di pregiudiziale opposizione, apparso, in particolare, nella fase finale dei lavori alquanto pretestuosa e strumentale. A fronte di questa presa di Pag. 18posizione incomprensibile, sottolinea, invece, come generalmente siano corrisposte posizioni svincolate non solo da dettami di Gruppo, ma anche addirittura da valutazioni di ordine strettamente politico, essendosi mosso il Gruppo di lavoro secondo un'impostazione eminentemente tecnica.

  Laura BOLDRINI, Presidente, invita il collega Pisicchio ad illustrare le proposte di riforma regolamentare in tema di rapporti con l'Unione europea, disciplina del Gruppo misto, interventi di manutenzione regolamentare.

  Pino PISICCHIO approfitta dell'occasione odierna, e di un concomitante incontro avuto con degli studenti, per ricordare a se stesso e ai colleghi come il lavoro che la Giunta a partire da oggi si appresta a svolgere in modo formale poggi su una norma costituzionale di primaria importanza, e cioè sull'articolo 64 della Costituzione che riconosce l'autonomia regolamentare di ciascuna Camera.
  Passando all'analisi delle ipotesi di riforma relative ai temi di sua competenza, evidenzia come esse realizzino un'opera di cospicua razionalizzazione – per non dire in modo più schietto proprio di buon senso – di molti istituti regolamentari, a cominciare dai metodi di votazione che, nell'attuale redazione del Regolamento (in cui si fa, ad esempio, riferimento al voto con le urne e le palline, disapplicato da molto tempo in Assemblea ma che è ancora applicato in Commissione nelle votazioni segrete), appaiono evidentemente anacronistici e inutilmente complicati. Allo stesso modo si è ridotto il termine del preavviso per le votazioni elettroniche e la durata della sospensione della seduta in caso di mancanza del numero legale, adeguandoli ad una fisiologia dell'organizzazione dei lavori attuale e delle sue esigenze ben diverse da quella del 1971.
  Per quanto riguarda le procedure di collegamento con l'Unione europea, si tratta di un tema sul quale è emersa un'acuta sensibilità di tutti i componenti del Gruppo, anche se non univocamente rivolta verso le medesime soluzioni.
  Certamente è evidente la consapevolezza di un deficit del Parlamento italiano quanto ai legami con le istituzioni dell'Unione europea, che si è tradotto sovente in una ridotta capacità di orientare le azioni del Governo in campo comunitario e conseguentemente di incidere sul contenuto delle normative dell'Unione europea.
  Occorre, tuttavia, non nascondersi che, se in parte questo deficit può risultare imputabile ad una parziale inadeguatezza delle procedure attualmente previste (e a questo fine si contemplano correttivi volti a rendere più incisiva la voce della Camera dei deputati quando dialoga con il Governo sulle questioni dell'Unione europea e quando dialoga direttamente con le stesse istituzioni dell'Unione), d'altro canto si possono introdurre i migliori e più efficaci strumenti procedurali, ma se ad essi non corrisponde negli stessi parlamentari e negli organi competenti un'adeguata cultura e una dettagliata attenzione ai temi trattati dall'Unione europea (ed all'importanza strategica di un intervento parlamentare tempestivo sul Governo, interlocutore primario nelle sedi europee, prima che le decisioni siano lì assunte) il risultato rischia di essere sempre insoddisfacente.
  Una parte fondamentale del tema delle relazioni con l'Unione europea è certamente costituita dagli strumenti di adeguamento dell'ordinamento italiano a quello europeo (la c.d. fase discendente), capitolo sul quale il Gruppo di lavoro, non senza qualche perplessità in qualcuno e la formulazione, da parte dell'on. Gitti, di una ipotesi alternativa, ha ritenuto di restare ancorato al dato legislativo vigente – che contempla la fondamentale iniziativa periodica del Governo a questo fine (si veda da ultimo la legge n. 234 del 2012) – e all'impostazione regolamentare attuale, alla quale si è apportato qualche correttivo per rendere la procedura più tempestiva (sia introducendo una apposita sessione europea, sia prevedendo un più ridotto regime di emendabilità in Aula).
  Nell'ambito del lavoro ci si è mossi a riformare dunque quegli aspetti della procedura, Pag. 19soprattutto per la fase ascendente, finora non adeguatamente sviluppati: si pensi al ruolo della Commissione dell'Unione europea nella fase ascendente sulle proposte di atti normativi dell'Unione europea, finora sostanzialmente ausiliario nei confronti della Commissione di settore, e che con le proposte del Gruppo di lavoro viene ad assumere invece un suo rilievo autonomo quando la Commissione di settore ometta di esprimersi.
  Proprio questo tema rimanda ad una intensa discussione svoltasi circa l'opportunità di mantenere l'attuale modello organizzativo nella trattazione dei temi dell'Unione europea.
  Come è noto, questo modello vede l'esistenza di un organo specificamente dedicato all'Unione europea, ma al tempo stesso per le singole proposte prevede, soprattutto per la fase ascendente (ma anche parzialmente per la fase discendente), un ruolo primario nelle Commissioni di settore, in forza della considerazione che il merito delle materie può essere conosciuto specificamente solo da queste, non potendosi richiedere alla Commissione dell'Unione europea una impossibile competenza «tuttologa» su tutti i (numerosi e complessi) settori di intervento normativo dell'Unione.
  La soluzione è stata, come detto, quella di mantenere l'attuale modello (peraltro simile a quello che c’è in buona parte degli altri Paesi dell'Unione europea), cercando di rafforzare gli obblighi delle Commissioni ad esaminare i progetti degli atti dell'Unione europea, di dare più ordine, concentrazione e sistematicità ai momenti di esame degli atti legislativi finalizzati al recepimento degli atti dell'Unione europea, dopo la riforma della legge n. 234 del 2012, e di valorizzare il ruolo della Commissione XIV quale «Commissione-traino» (con ciò raccogliendo anche in parte le proposte venute dalla stessa Commissione XIV e rappresentata con una lettera dal suo Presidente, on. Bordo).
  Conclude, infine, accennando alle modifiche proposte dal Gruppo di lavoro relative alla specificità del Gruppo Misto.
  Mentre, in tema di disciplina dei Gruppi – pur condividendo la necessità di un intervento riformatore – si è preferito rimettere alla Giunta plenaria l'individuazione di una soluzione normativa, trattandosi di materia di natura esclusivamente politica, con una ridottissima valenza tecnica, con riguardo al Gruppo Misto, si è pacificamente convenuto sul fatto che, soprattutto a seguito delle riforme regolamentari del 2012 in materia di bilanci dei Gruppi parlamentari, fosse necessario operare un riconoscimento espresso e specifico della peculiare natura del Gruppo Misto, che – a differenza di ogni altro – costituisce un Gruppo necessario e permanente e non risultante da specifiche manifestazioni di volontà dei singoli deputati che ne fanno parte (essendo residuale). Le modifiche proposte vanno dunque in questa direzione. Per l'esposizione analitica di queste modifiche e delle altre inerenti alle materie di sua spettanza rinvia dunque al testo scritto della relazione (vedi allegato 5).

  Laura BOLDRINI, Presidente, nel ringraziare il collega Pisicchio e tutti relatori per il prezioso lavoro svolto, invita dunque i colleghi a svolgere le loro considerazioni ed osservazioni, che, in questa fase, avrebbe potuto esprimere anche il collega Toninelli, ove avesse voluto rispettare l'ordine delle relazioni e dei lavori previsto per la riunione odierna della Giunta.

  Giancarlo GIORGETTI reputa che le proposte elaborate dal Gruppo di lavoro costituiscano il portato dell'esperienza parlamentare sviluppatasi in questi anni e dell'evoluzione che ha caratterizzato il sistema politico. Riagganciandosi al cenno della Presidenza alle preannunciate modifiche costituzionali, osserva quindi che le modifiche elaborate si muovono sul presupposto dell'invarianza del sistema costituzionale e specificamente del bicameralismo perfetto, laddove ovviamente esse dovrebbero essere modificate ove il percorso di riforma costituzionale si concretizzasse. Pur non condividendo, nella veste di appartenente ad un Gruppo di opposizione, Pag. 20l'atteggiamento assunto dal MoVimento 5 Stelle, e avendo preso parte con ben altro spirito all'attività cui era incaricato il Gruppo di lavoro, considera tuttavia che non possa prescindersi ai fini dell'ulteriore cammino delle riforme regolamentari anche delle prospettate modifiche costituzionali espressamente richiamate dal Presidente del Consiglio nella seduta di ieri in Aula.

  Laura BOLDRINI, Presidente, rileva che, pur essendo nella fase iniziale di un percorso, il dato significativo è che questo percorso si materializza concretamente attraverso la predisposizione di specifici testi di riforma, ai quali si è pervenuti grazie all'impegno del Gruppo, assistito meritoriamente dalla competente struttura amministrativa. Ribadisce quindi il suo sentimento di profondo rammarico per il comportamento tenuto dal collega Toninelli, che è stato forse indotto a radicalizzare la sua contrarietà – come prospettava anche il collega Leone – quando il cammino delle riforme regolamentari si è fatto via via meno virtuale e più reale. Le sembra poi del tutto irragionevole imputare indisponibilità o chiusure preventive alla Presidente, che si è fatta carico di assicurare la massima diffusione ai membri della Giunta del testo fattole pervenire dal deputato Toninelli, una volta conclusa l'attività del Gruppo di lavoro. Tale testo e le proposte ivi contenute avrebbero potuto essere certamente oggetto di discussione, valutazione e di eventuali accoglimenti, se solo il collega Toninelli avesse voluto attenersi all'ordine dei lavori stabilito, invece di abbandonare la riunione della Giunta, con ciò ribadendo un atteggiamento pregiudizialmente ostile e contrappositivo, non inedito.

  Gregorio GITTI, nell'associarsi ai ringraziamenti non rituali nei confronti dei colleghi e della struttura amministrativa competente, auspica vivamente che il cammino delle riforme possa avere un passo spedito, costituendo, a suo avviso, uno degli elementi più qualificanti del complessivo progetto di riforma istituzionale cui ha fatto riferimento da ultimo ieri il Presidente del Consiglio; auspica dunque che questo cammino possa ricevere la più robusta spinta possibile da parte di tutte le forze politiche che si sono riconosciute negli esiti istruttori del Gruppo di lavoro.

  Gianclaudio BRESSA, prima della conclusione dei lavori della riunione odierna della Giunta e riallacciandosi a quanto affermato dal Vicepresidente Baldelli all'inizio della seduta, concorda sulla necessità di valutare l'integrazione della composizione della Giunta con rappresentanti dei Gruppi attualmente non presenti, necessità che si pone proprio alla luce del concretizzarsi del processo di riforma regolamentare ed in vista del suo approdo alla fase di Assemblea; è bene, dunque, che tutti i Gruppi siano chiamati a concorrere a questo processo partendo da questa fase che si svolgerà formalmente al cospetto della Giunta. Al riguardo intende correggere dunque la posizione precedentemente espressa, a nome del suo Gruppo, con riferimento alla richiesta proveniente dal Gruppo Fratelli d'Italia, alla cui presenza in Giunta si era detto favorevole unitamente però all'attribuzione di un ulteriore seggio al Gruppo del Partito Democratico, al fine di conservare un più equilibrato rapporto di proporzionalità nella composizione della Giunta. Su questo punto oggi ritiene che l'integrazione possa avvenire con la presenza di deputato del Gruppo di Fratelli d'Italia e di uno appartenente al Gruppo Scelta Civica, che non risulta più rappresentato a seguito della formazione del nuovo Gruppo Per l'Italia, cui aderisce il collega Gitti, senza insistere sulla richiesta di un ulteriore seggio per il Gruppo del PD.

  Antonio LEONE concorda con la posizione espressa dal collega Bressa.

  Gregorio GITTI, nell'associarsi anch'egli alla posizione del collega Bressa, desidera precisare di aver tenuto costantemente informati dell'andamento dei lavori sulle riforme regolamentari, nel corso di questi Pag. 21mesi, i colleghi Balduzzi e Mazziotti Di Celso appartenenti entrambi al Gruppo Scelta Civica e alla Commissione Affari costituzionali. Revoca dunque la sua precedente posizione di contrarietà all'ingresso in Giunta di un componente del Gruppo Fratelli d'Italia, contrarietà che era esclusivamente dovuta ad una preoccupazione circa una composizione eccessivamente ampia del numero di membri della Giunta, troppo distante dal numero di 10 componenti stabilito in via ordinaria dal Regolamento.

  Laura BOLDRINI, Presidente, alla luce delle posizioni emerse, preannuncia che è sua intenzione sottoporre, già nella prossima riunione, alla Giunta la proposta di integrazione nei termini testè richiamati dai colleghi, ai fini dell'espressione, da parte della stessa Giunta, del parere richiesto dall'articolo 16, comma 1, del Regolamento; sarà così possibile che alla stessa riunione, dopo l'espressione del parere favorevole, partecipino i nuovi componenti in rappresentanza dei Gruppi finora non presenti.
  Ritiene a questo punto opportuno programmare le prossime tappe del percorso riformatore. Anzitutto, si riserva di convocare per la prossima settimana una riunione della Giunta per concludere la discussione di carattere generale sul testo. Ritiene poi utile inviare da subito il documento predisposto dal Gruppo di lavoro ai Presidenti delle Commissioni permanenti e del Comitato per la legislazione al fine di consentire loro di far pervenire alla Giunta e ai relatori eventuali osservazioni.

  Gianclaudio BRESSA ritiene che, prima di trasmettere il testo ai Presidenti di Commissione, sia necessario prevedere un'altra riunione della Giunta per concludere la discussione di carattere generale, consentendo di svolgere le proprie valutazioni anche ai membri oggi assenti, fra i quali ad esempio il Presidente Vito (assente perché impegnato in una riunione congiunta delle Commissioni Difesa di Camera e Senato), il quale, tra l'altro, non faceva parte del Gruppo di lavoro.

  Gregorio GITTI fa notare incidentalmente come i deputati oggi assenti possano informarsi dei contenuti del dibattito in Giunta dai resoconti della seduta e dai testi ad essi allegati.

  Marina SERENI, Vice Presidente della Camera, ritiene che il documento presentato dal Gruppo di lavoro sia molto importante, ampio ed ambizioso, soprattutto perché – per la prima volta dopo tanti anni – ci si è giunti con una, finora, larga condivisione. Segnala di conseguenza l'opportunità, nello scandire i prossimi passaggi procedurali, di evitare passi che possano suonare come eccessivamente affrettati e che potrebbero compromettere una così ampia condivisione di intenti che va invece preservata, proprio al fine di raggiungere l'obiettivo di approvare il più rapidamente possibile una riforma.
  In questo senso richiama l'attenzione sia sul fatto che è oggi assente l'onorevole Elio Vito, rappresentante di un Gruppo – Forza Italia-Popolo della libertà – originariamente rappresentato nel Gruppo di lavoro, ma che ora non lo è più a seguito delle modifiche intervenute nel panorama dei Gruppi; sia sulla mancata rappresentanza in Giunta, allo stato, di due Gruppi.
  Prevedere dunque una ulteriore riunione, alla quale peraltro auspica possa tornare a prendere parte anche il rappresentante del Gruppo MoVimento 5 Stelle, per favorire la più ampia partecipazione delle forze politiche alla discussione, potrebbe, a suo avviso, servire a rafforzare quel clima di intesa che le sembra presupposto indispensabile per facilitare il cammino successivo delle riforme.

  Laura BOLDRINI, Presidente, precisa di ritenere l'invio del testo in esame – che costituisce una bozza preliminare di lavoro e che sarà pubblicata in allegato al resoconto della seduta – ai Presidenti delle Commissioni e del Comitato per la legislazione come una modalità per raccogliere tempestivamente eventuali osservazioni e suggerimenti che sarebbero molto utili al prosieguo della discussione in Giunta. Aveva immaginato di poterlo Pag. 22fare già oggi, non certo per mancanza di garbo nei confronti dei colleghi assenti, ma per ottimizzare i tempi e fornire al prosieguo del dibattito, che già lei aveva proposto di fissare per la prossima settimana, maggiori elementi. Peraltro, se la Giunta si dovesse orientare ad integrare la propria composizione ai sensi dell'articolo 16, comma 1, ultimo periodo, del Regolamento, come detto, alla prossima riunione potrebbero già partecipare, oltre ai membri della Giunta oggi assenti, anche i rappresentanti dei Gruppi che attualmente non ne fanno parte.

  Gregorio GITTI condivide in pieno il percorso indicato dalla Presidente, ritenendo molto utile il contributo dei Presidenti di Commissione, alcuni dei quali – a quel che gli risulta – si sono già attivati in questo senso.

  Andrea GIORGIS, nel condividere l'esigenza rappresentata dalla Presidente di procedere sollecitamente alle riforme, fa presente che tutta l'attività del Gruppo di lavoro è stata finora ispirata alla necessità di evitare inutili dilazioni dei tempi.
  Quello che va ora considerato è un elemento di opportunità: infatti, è a suo avviso bene che, prima di essere trasmesso a figure istituzionali quali i Presidenti di Commissione, il documento prodotto dal Gruppo di lavoro, oggi presentato e dunque da oggi pubblico e consultabile, sia preliminarmente discusso, vissuto e sedimentato dai membri della Giunta e poi da essi condiviso, mediante un'assunzione politica di responsabilità analoga a quella che – al di là delle divisioni politiche e della diversità di opinioni – ha caratterizzato specificamente la conclusione dell'attività istruttoria da parte del Gruppo di lavoro. A questo proposito trova sgradevole che l'onorevole Toninelli abbia polemicamente contestato proprio questa caratteristica specifica del lavoro finora svolto.

  Dopo che Antonio LEONE ha confermato che l'assenza del Presidente Vito – che peraltro gli ha rappresentato il suo apprezzamento per il documento presentato dal Gruppo di lavoro – dipende dal contestuale svolgimento di una importante seduta congiunta delle Commissioni Difesa di Camera e Senato, Laura BOLDRINI, Presidente, per favorire al massimo grado il raggiungimento dell'obiettivo comune di un esito positivo dei lavori, accoglie l'invito a posporre l'invio del testo ai Presidenti delle Commissioni permanenti e del Comitato per la legislazione alla conclusione della discussione di carattere generale, da prevedere entro la prossima settimana.

  Gregorio GITTI prende atto di queste determinazioni, precisando che da esse non può in alcun modo farsi discendere una sorta di riapertura della fase istruttoria in sede di Gruppo di lavoro: questo infatti ha concluso i suoi lavori, consegnando un testo alla Giunta. Solo a quest'ultima spetta adesso valutarlo e, se lo riterrà, emendarlo.

  Laura BOLDRINI, Presidente, conferma che, con la consegna dell'articolato predisposto, si è concluso il lavoro istruttorio svolto dall'apposito gruppo e si è avviato l'esame in sede plenaria.

  La seduta termina alle 16.35.

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