CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 28 novembre 2013
130.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Attività produttive, commercio e turismo (X)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

Interrogazione n. 5-00134 Martella: Prospettive produttive dell'impianto Versalis di Porto Marghera.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Gli Onorevoli interroganti chiedono relativamente alla attività svolta da Versalis, ex Polimeri Europa, Società dell'ENI, nel sito di Porto Marghera ed in particolare informazioni volte a chiarire le intenzioni di Versalis-ENI di mantenimento e conferma degli investimenti previsti nell'area.
  Al riguardo, da informazioni assunte tramite ENI, si rappresenta che mercoledì 27 novembre 2013 Versalis ha incontrato a Porto Marghera i sindacati (nazionali e territoriali) per spiegare il piano di rilancio/riassetto che interesserà lo stabilimento di Porto Marghera nel prossimo quadriennio.
  Il piano prevede investimenti per circa 200 ml di euro così organizzati:
   riassetto energetico del sito: fermata della centrale termoelettrica, realizzazione di nuove caldaie a tecnologia avanzata per la produzione di vapore necessaria per il sito del petrolchimico;
   riassetto dell'impianto cracking per la produzione di etilene e di altri co-prodotti, finalizzati al bilanciamento di materia con gli altri siti strategici della Società nell'area nord-est. Tale riordino prevede anche interventi di saving energetico per il recupero di competitività;
   fattibilità in corso per iniziative di sviluppo legate alla chimica verde, in fase di definizione con partner internazionali.

  Complessivamente c’è la volontà della Società di risanare e rilanciare lo stabilimento di Porto Marghera, così come è stato fatto sui siti di Porto Torres e di Priolo.
  Sul fronte occupazionale non si prevedono nell'arco del Piano 2014/2017 diminuzioni significative della forza lavoro, infatti le attività di efficienza del cracking e di chiusura della centrale porteranno qualche minima riduzione, ampiamente compensata dai programmi di sviluppo della green chemistry.
  Complessivamente l'organico si manterrà a regime intorno alle 400 unità.

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ALLEGATO 2

Interrogazione n. 5-00630 Lupo: Conformità alle linee guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili del progetto della centrale elettrica a biomasse di Finale Emilia.

TESTO DELLA RISPOSTA

  In applicazione della Riforma OCM zucchero – Reg. (CE) n. 318/2006 l'intero settore bieticolo-saccarifero comunitario è stato ristrutturato, con la chiusura in Italia di 15 zuccherifici, tra cui lo zuccherificio di Finale Emilia (Modena) avvenuta nel 2006.
  Nel quadro della riforma dell'OCM, la normativa comunitaria – Regolamento (CE) n. 320/2006 del Consiglio del 20 febbraio 2006 – prevede all'articolo 3 un regime temporaneo per la ristrutturazione dell'industria dello zucchero nella Comunità per le imprese che producono zucchero, isoglucosio e sciroppo di inulina, sotto forma di un pagamento decrescente, a carico del fondo di ristrutturazione, destinato ad incoraggiare la rinuncia alla quota di produzione e la chiusura e lo smantellamento degli stabilimenti di produzione.
  Il regime di ristrutturazione all'articolo 6 prevede, inoltre, il sostegno della filiera tramite l'aiuto alla diversificazione (articolo 6), pari a 109,5 euro/tonnellata di quota rinunciata per le campagne di commercializzazione 2006/2007 e 2007/2008, a 93,80 euro/tonnellata per la campagna 2008/2009, a 78,00 euro/tonnellata per la campagna 2009/2010. Un aiuto supplementare alla diversificazione è concesso agli Stati membri che rinunciano almeno al 50 per cento della quota nazionale di produzione. Gli Stati membri che decidono di concedere l'aiuto alla diversificazione elaborano programmi di ristrutturazione nazionali che descrivono gli interventi di diversificazione che devono essere effettuati nelle regioni interessate. Gli interventi di diversificazione corrispondono a uno o più interventi previsti a titolo dell'asse 1 e dell'asse 3 del regolamento (CE) n. 1698/2005 (Sviluppo rurale).
  Per l'erogazione degli aiuti comunitari alla ristrutturazione, il regolamento (CE) n. 320/2006, fissa espressamente le condizioni necessarie. Le imprese produttrici di zucchero che rinunciano alla quota di produzione sono tenute a smantellare completamente gli impianti di produzione, ripristinare buone condizioni ambientali nel sito dismesso, agevolare il reimpiego della manodopera.
  I contributi comunitari erogati alle industrie saccarifere che hanno dismesso quote di produzione ed hanno quindi cessato le attività negli stabilimenti produttivi sono, pertanto, espressamente ed esclusivamente finalizzati a queste azioni: smantellamento, bonifica e piani sociali.
  Tali azioni sono state integralmente completate dalle imprese saccarifere sotto stretto monitoraggio, sorveglianza e verifica di questa amministrazione oltre che degli enti di controllo dell'Unione europea e degli enti territorialmente competenti.
  In Italia la legge n. 81 del 2006 ha imposto un ulteriore compito aggiuntivo alle imprese italiane, prevedendo la presentazione di progetti di riconversione dei siti dismessi, finalizzati anche alla salvaguardia dell'occupazione dei territori. Tali progetti sono stati approvati dal Comitato interministeriale, istituito ai sensi della medesima legge n. 81/2006.
  Con specifico riferimento all'impianto di produzione di energia di Finale Emilia, indicato dagli On.li Interroganti, si evidenzia Pag. 147che tale struttura rientra nel piano redatto dal citato Comitato interministeriale per la razionalizzazione e la riconversione del settore bieticolo saccarifero. Per il suddetto impianto, nel 2007, la società proprietaria CoProB ha siglato un accordo di riconversione con le amministrazioni territoriali e locali e con le associazioni di categoria che prevede la realizzazione di una centrale elettrica di 12.5 MW alimentata con biomasse provenienti prevalentemente dalla filiera agricola del sorgo da fibra. Il citato accordo subordina l'avvio dei lavori di costruzione alla conclusione di un accordo di filiera con le organizzazioni dei produttori della biomassa per la quale la società proponente ha avviato una sperimentazione.
  Successivamente all'emanazione del DM 6 luglio 2012, che ha completato il quadro normativo sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, la società Domus Energia srl, subentrata nel progetto e controllata dal gruppo CoProB, ha siglato in data 6 marzo 2013 un «accordo di filiera per la produzione e il conferimento di sorgo da fibra» con le principali associazioni agricole allo scopo di favorire lo sviluppo di una filiera agro energetica.
  Per quanto riguarda in particolare i profili di competenza del Ministero dello sviluppo economico in particolare, gli onorevoli interroganti richiedono «di assumere iniziative al fine di verificare se tale impianto sia conforme alle linee guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili».
  Al riguardo, si rappresenta preliminarmente che le linee guida statali (di cui al DM 10 settembre 2010) stabiliscono norme, di uniforme applicazione sul territorio nazionale, per lo svolgimento del procedimento di autorizzazione unica alla costruzione e all'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili. Le linee guida indicano, fra l'altro, le allegazioni obbligatorie all'istanza di autorizzazione tra cui figurano, con riguardo specifico alla tipologia di impianto in questione, la relazione tecnica, da cui si evincono le caratteristiche, la provenienza e le modalità di approvvigionamento della fonte energetica utilizzata, con l'analisi della producibilità attesa dell'impianto. Per il rilascio dell'autorizzazione, le Linee guida prevedono un procedimento svolto mediante la Conferenza dei servizi, secondo le disposizioni di cui agli artt. 14 e segg. della legge 241/1990.
  In ordine agli questi aspetti legati al procedimento di rilascio dell'autorizzazione, non si dispone di elementi informativi specifici. Da notizie informali si è appreso che l'impianto in questione ha ottenuto l'autorizzazione unica nel maggio 2010 e che detta autorizzazione non sarebbe stata impugnata. In ogni caso, la valutazione di legittimità di tale autorizzazione, anche sotto il profilo della conformità alle linee guida, non spetta al Ministero dello Sviluppo economico che non ha alcun potere gerarchico sugli enti regionali, bensì, secondo le ordinarie forme di tutela, al giudice amministrativo ovvero alla Regione stessa che può, in sede di autotutela, annullare o revocare l'autorizzazione medesima.
  Per quanto concerne, inoltre, le preoccupazioni degli On.li Interroganti rivolte alla possibilità che l'impianto in questione usufruisca impropriamente di incentivi pubblici, in particolare di quelli europei sotto la forma di «contributi a fondo perduto», in assenza dei quali non risulterebbe in grado di competere sul mercato, va sottolineato che per il progetto di Finale Emilia, non è stato erogato alcun «incentivo a fondo perduto» né sovvenzione pubblica alla riconversione.
  Gli unici incentivi riferibili al progetto sono quelli di ordine generale e nazionale relativi alle fonti rinnovabili, disposti a livello nazionale, da ultimo con il DM 6 luglio 2012.
  Al riguardo infatti giova precisare che:
   a) le Linee guida non trattano i temi dell'incentivazione degli impianti alimentati a fonti rinnovabili che sono oggetto di altri decreti, da ultimo dei DDMM 5 luglio 2012 e 6 luglio 2012, relativi, rispettivamente, all'incentivazione della fonte fotovoltaica e delle fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico;Pag. 148
   b) gli incentivi previsti da tali decreti non sono mai «contributi a fondo perduto» ma sono integrazioni tariffarie sul valore dell'energia elettrica prodotta;
   c) l'articolo 24, comma 3, del d. lgs. 28/2011 ha esentato gli impianti ex zuccherifici (come il caso oggetto dell'interrogazione) dalla partecipazione alle aste al ribasso, obbligatorie invece per gli altri impianti a biomassa di taglia medio-grande, in considerazione della particolare valenza pubblica dei progetti di riconversione di attività economiche non più possibili a seguito della riforma comunitaria del settore bieticolo-saccarifero;
   d) il citato DM 6 luglio 2012, di attuazione del predetto articolo 24, ha rafforzato il livello di tutela, escludendo tali impianti anche dalle procedure di iscrizione a registro, oltre che dalla partecipazione alle aste al ribasso. Lo stesso decreto ha previsto anche la possibilità di accesso al regime incentivante vigente ante-riforma, regolato dal DM 18 dicembre 2008, in quanto si tratta di impianti la cui fattibilità tecnica ed economica rientra in programmi delineati prima della riforma degli incentivi; in tal caso, l'operatore deve effettuare una scelta univoca tra i due regimi, senza possibilità di commistione tra i due sistemi di sostegno. Il DM 6 luglio 2012 conferma quindi l'applicabilità a tali impianti delle disposizioni del DM 18 dicembre 2008 che prevede differenti livelli di incentivazione a seconda del tipo di biomasse utilizzate, riservando il coefficiente moltiplicativo più alto (k=1,8) esclusivamente agli impianti che utilizzano biomasse da «filiera corta», vale a dire da produzioni localizzate nelle vicinanze dell'impianto, al fine di favorire l'economia locale e ridurre le emissioni inquinanti causate dai lunghi trasporti.

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ALLEGATO 3

Interrogazione n. 5-00678 Berlinghieri: Chiusura dello stabilimento AGFA di Manerbio.

TESTO DELLA RISPOSTA

  La multinazionale belga Agfa ha annunciato, come è noto, la chiusura dello stabilimento di Manerbio (Brescia), motivando tale notizia dalla necessità di affrontare in modo strutturale un programma di razionalizzazione dei propri siti produttivi.
  Il declino della domanda di lastre analogiche e digitali da un lato e dall'altro la riduzione degli stampati pubblicitari su giornali e riviste hanno contribuito al restringimento del mercato di riferimento con effetti sia occupazionali che produttivi sui siti industriali Agfa.
  Il Ministero ha seguito prontamente le problematiche, per affrontare le quali è stato già aperto un tavolo di confronto.
  Alla riunione hanno partecipato tutte le parti coinvolte inclusi i vertici della multinazionale, le organizzazioni sindacali ed alcuni esponenti politici.
  In tale sede la multinazionale ha confermato la propria volontà anche a causa dei costi non più sostenibili, pur tuttavia con la disponibilità a favorire soluzioni alternative.
  Il Ministero continuerà a monitorare la vertenza anche in sinergia con la Regione Lombardia e avrà cura di aggiornare tali notizie alla luce dei futuri sviluppi.
  Il Ministero del Lavoro ha comunicato a riguardo che per la sede di Manerbio è stata presentata istanza, dalla società in questione, per l'approvazione di un programma di crisi aziendale che interesserà 115 lavoratori. Attualmente la richiesta è in fase di istruttoria presso gli uffici del medesimo Ministero.

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ALLEGATO 4

Interrogazione n. 5-00759 Simoni: Continuità produttiva e occupazionale dello stabilimento Pirelli di Figline Valdarno.

TESTO DELLA RISPOSTA

  La vicenda è stata portata all'attenzione del Ministero e su richiesta delle parti sono stati avviati i contatti per convocare il tavolo di confronto, che si è svolto lo scorso 23 ottobre.
  In tale sede l'azienda ha confermato la volontà di voler cedere tutto il settore della «cordicella metallica» per pneumatici. Tale settore (steel cord) del Gruppo Pirelli vede il suo centro direzionale a Figline Valdarno (FI) e la produzione suddivisa in 5 stabilimenti fra Italia (Figline), Turchia, Brasile, Cina e Romania.
  In merito all'intenzione di esternalizzare la produzione dello steel cord, il rappresentante dell'azienda ha fatto presente che la società è attualmente nella ricerca di partnership nel business dello stesso steel cord e/o di altri prodotti al fine di ampliare la produttività.
  Le organizzazioni sindacali pur comprendono le difficoltà dell'azienda, hanno manifestato la loro preoccupazione per le sorti dello stabilimento e per le possibili ricadute su tutto il territorio. Hanno chiesto, pertanto, maggiori rassicurazioni sull'eventuale acquirente e soprattutto, una volta avvenuta la cessione, che sia mantenuta la continuità produttiva e occupazionale.
  Nel corso della citata riunione non sono emersi altri particolari elementi di novità, tuttavia nella prima metà di dicembre sarà convocato un nuovo incontro in cui si tratterà, anche della possibile proposta di acquisizione da parte di un investitore estero.

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ALLEGATO 5

Interrogazioni nn. 5-00809 Benamati: Alienazione della società RetItalia Internazionale Spa e 5-01171 Mongiello: Alienazione della società RetItalia Internazionale Spa.

TESTO CONGIUNTO DELLA RISPOSTA

  La spesa per il contratto di servizio ICE-Retitalia Internazionale Spa è stata sottoposta a riduzione nel corso degli ultimi anni, a seguito dei progressivi e rilevanti decrementi del bilancio di funzionamento e di attività promozionale sia dell'ex ICE-Istituto nazionale per il Commercio Estero che dell'attuale ICE-Agenzia per la promozione all'estero e internazionalizzazione delle imprese italiane, con una radicale ristrutturazione e tagli netti nella pianta organica, nei fondi di funzionamento e promozionali e nella struttura organizzativa, con l'eliminazione di tutti gli uffici ICE in Italia.
  Invero, in una logica di forte contenimento della spesa pubblica italiana, la legge di stabilità n. 228 del 24 dicembre 2012 ha previsto un'ulteriore riduzione del 13 per cento delle risorse finanziarie destinate ai costi di funzionamento dell'Agenzia nel 2013.
  Lo stanziamento complessivo dell'ICE-Agenzia (capitoli 2530 e 2532 del cd. «stato di previsione» del Ministero dello sviluppo economico) è quindi passato dai circa 90 milioni di euro (ultima previsione di bilancio per il 2011 dell'ex ICE) a circa 79,4 milioni di euro per il 2013. A tal proposito, si osserva che data l'insufficienza delle risorse disponibili, a fronte di costi non comprimibili, si è resa necessaria un'integrazione eccezionale, operata dal MEF, a seguito di quanto stabilito dall'articolo 1 c. 474 della Legge 24 dicembre 2012 n. 228 (Legge di stabilità 2013), per l'ammontare di 10.000.000 di euro in aggiunta all'originaria allocazione di 9.226.000 euro.
  Inoltre, allo stato attuale, lo stanziamento previsto per l'anno 2014 sul Capitolo 2530 del Bilancio –MISE- spese di funzionamento, è pari a 9,125 milioni di euro, meno del 50 per cento di quanto previsto per l'esercizio in corso.
  In questo già difficile contesto finanziario, si inserisce quanto disposto per le Pubbliche Amministrazioni dall'articolo 4 comma 1 del decreto-legge 6 luglio 2012 n. 95, convertito con modificazioni nella Legge n.135 del 7 agosto 2012 (»Spending Review») nei confronti delle società controllate direttamente o indirettamente dalle PA (di cui all'articolo1, comma 2, del decreto legislativo n.165 del 2001) e che abbiano conseguito nell'anno 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore delle PA superiore al 90 per cento dell'intero fatturato.
  In virtù di tale norma, l'ICE-Agenzia doveva quindi procedere nei confronti di Retitalia Internazionale Spa, alternativamente:
   1) sciogliere la società entro il 31 dicembre 2013;
   2) procedere all'alienazione, con procedure di evidenza pubblica, delle partecipazioni detenute alla data di entrata in vigore del suddetto decreto, entro il 30.06.2013, e alla contestuale assegnazione, alla stessa partecipata, del servizio per cinque anni, non rinnovabili;
   3) mantenere la società, purché la stessa svolgesse servizi d'interesse generale, anche aventi rilevanza economica o gestisse banche dati strategiche per il conseguimento Pag. 152di obiettivi economico-finanziari, individuate in relazione alle esigenze di tutela della riservatezza e della sicurezza dei dati.

  IL CDA dell'ICE-Agenzia ha ritenuto che l'opzione di cui al punto 1) non fosse conveniente tenuto conto che la Società ha un valore economico sul mercato. Inoltre, lo scioglimento della società non avrebbe in alcun modo assicurato i livelli occupazionali e la tenuta dei progetti già avviati, non garantendo la continuità operativa dell'ICE-Agenzia.
  L'ICE-Agenzia ha inoltre ritenuto che l'opzione di cui al punto 3) non fosse percorribile poiché la società Retitalia Internazionale Spa non svolge attività strategica per l'ICE-Agenzia con l'accezione indicata dall'articolo 4 della legge 135/2012 (conversione del decreto-legge 95/12 – Spending Review).
  Infatti, poiché ente strumentale, Rete Italia Internazionale spa ha il compito di provvedere «allo sviluppo e all'integrazione delle strutture informatiche centrali e periferiche dell'ICE, nonché, alle relative attività di sviluppo, conduzione tecnica e di manutenzione». Tali funzioni non rientrano nelle specifiche eccezioni previste dalle disposizioni in argomento, in quanto la società non svolge a parere dell'ICE medesima, «servizi d'interesse generale, anche aventi rilevanza economica, o gestisce banche dati strategiche per il conseguimento di obiettivi economico-finanziari». Relativamente alle banche dati va precisato che i dati trattati da Rete Italia Internazionale Spa sono quelli relativi alla normale gestione istituzionale di un'Amministrazione pubblica (rilevamento presenze, stipendi, software contabilità. ecc.) e che la banca dati relativa agli operatori economici, conservata e trattata sotto l'aspetto software, non può essere considerata «strategica» ed è direttamente alimentata dal personale dell'ICE-Agenzia in Italia e presso gli Uffici della Rete Estera.
  Per quanto riguarda la salvaguardia dei posti di lavoro del personale di Retitalia Internazionale, si fa presente che, già nel mese di luglio 2013, era stata data la disponibilità da parte di ICE a un incontro congiunto con le organizzazioni sindacali e la direzione di Retitalia, in presenza dell'advisor, che non ha ottenuto riscontro da parte delle organizzazioni sindacali stesse.
   Si tiene a precisare che il mandato dell'advisor esulava da qualsiasi valutazione circa la presenza di eventuali eccedenze di personale ma era limitato alla valutazione dell'azienda e alla predisposizione del contratto per servizi informatici associato alla alienazione.
  Si evidenzia inoltre che, contemporaneamente all'avvio della procedura di alienazione, è stato compiuto ogni sforzo per verificare la possibilità di far transitare parte di funzioni e relativo personale a strutture informatiche di altra PA, sforzi che, finora, non hanno prodotto esito favorevole.
  Pertanto, a seguito delle citate norme, secondo quanto riferito dall'Agenzia ICE, emerge come l'alienazione di Retitalia Internazionale spa sia un atto dovuto per legge e tutte le disposizioni in merito sono state rispettate.
  Alla luce di quanto sopra esposto, risulta evidente che il mancato avvio della procedura di gara, non assicurerebbe la tutela dei lavoratori, salvaguardandone le conoscenze maturate, la tenuta dei progetti già avviati e l'opportuna continuità operativa anche in merito all'integrazione e interconnessione dei servizi e dei sistemi informativi con Amministrazioni ed entità esterne; tali aspetti sono invece di specifica salvaguardia nel bando di gara e relativo contratto di servizio.
   Nel limite di quanto consentito dalla legge, l'ICE-Agenzia sta tutelando il personale di Retitalia Internazionale Spa attraverso un'apposita clausola di preferenza nel bando che sarà accordata, in sede di gara, alle offerte di acquisto che conterranno piani di tutela dei livelli occupazionali.
  Si precisa, che nel bando di gara non è stato possibile inserire i citati progetti «ITH» e «E-trade», si ritiene che l'Agenzia abbia tenuto correttamente conto dell'attuale situazione dei progetti di cui trattasi, il cui futuro sviluppo, terminata la Pag. 153fase di start up, è in fase di ripensamento da parte del MiSe, sulla base di valutazioni di opportunità e di compatibilità finanziaria.
  Si informa, infine, che in data 13 novembre 2013 è stato pubblicato il bando di procedura aperta per l'alienazione della partecipazione detenuta in RetItalia Internazionale SPA e la contestuale assegnazione per cinque anni del servizio di gestione e sviluppo del sistema informatico. Il termine di scadenza per la presentazione delle offerte è stato fissato per il 9 gennaio 2014.

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ALLEGATO 6

7-00115 Benamati: Riordino dell'Agenzia Enea.
7-00132 Vallascas: Riordino dell'Agenzia Enea.

PROPOSTA DI TESTO UNIFICATO DELLE RISOLUZIONI

  La X Commissione,
   premesso che:
    l'attuale quadro normativo sull'organizzazione dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile – ENEA è riferibile alla legge n. 99 del 23 luglio 2009, cosiddetta legge sviluppo;
    l'articolo 37 della «legge sviluppo» ha istituito l'Agenzia ENEA, assegnandole i compiti istituzionali di promuovere la ricerca e l'innovazione tecnologica nonché la prestazione di servizi avanzati nei settori dell'energia, con particolare riguardo ai settori del nucleare e dello sviluppo economico sostenibile, rafforzando il ruolo dell'Agenzia ENEA a supporto del decisore pubblico;
    l'Agenzia ENEA possiede competenze rilevanti in materia di ricerca scientifica, di sviluppo tecnologico e di servizio a tutto il settore energetico e ambientale, che ne fanno uno dei più importanti enti di ricerca italiani e internazionali e ne configurano il ruolo di Agenzia nazionale sull'efficienza energetica;
    nel 2012 si è pervenuti da parte del Governo Monti alla definizione di una Strategia energetica nazionale, su alcuni punti della quale è previsto un diretto coinvolgimento e impegno dell'Agenzia ENEA;
    è di estrema importanza l'entrata in vigore della direttiva 2012/277UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2012 con la quale viene chiesto agli Stati membri di risparmiare energia fissando obiettivi nazionali indicativi di efficienza energetica;
    in particolare, nella direttiva si precisa che ogni Stato membro dovrà prevedere «una strategia a lungo termine per mobilitare investimenti nella ristrutturazione del parco nazionale di edifici residenziali e commerciali, sia pubblici che privati»; inoltre, ogni anno, dovrà essere ristrutturato e reso energeticamente efficiente il 3 per cento della superficie degli immobili posseduti dalle amministrazioni pubbliche centrali;
    sarebbe utile ed opportuno delegare all'Agenzia ENEA il compito di elaborare e attuare il piano strategico d'azione per il censimento degli edifici pubblici e per il loro adeguamento a quanto previsto dalla direttiva 2012/27/UE;
    è in corso di recepimento la direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio europeo del 19 luglio 2011, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi, che avrebbe dovuto essere recepita nella legislazione italiana entro il 23 agosto 2013;
    la prima fase di affidamento dell'Agenzia ENEA a una struttura commissariale ha dovuto essere prorogata ripetutamente, nelle more dell'adozione del decreto ministeriale previsto dalla legge n. 9 del 2009, articolo 37, comma 4;
    il perdurare di tale situazione ha provocato pregiudizio e danno al funzionamento Pag. 155presente e futuro dell'Agenzia ENEA, contribuendo tra l'altro alla fuga dei nostri migliori ricercatori all'estero;

impegna il Governo:

   1) a procedere celermente al superamento dell'attuale fase commissariale, da realizzarsi comunque entro il 31 dicembre 2013, finalizzando il riordino dell'ENEA a criteri di efficacia ed efficienza;
   2) a definire per l'ENEA chiari e specifici compiti, primariamente volti all'attuazione della Strategia energetica del Paese e ai suoi aspetti ambientali, focalizzando a tal fine la competenza, l'organizzazione e le attività su aree rilevati di ricerca scientifica e tecnologica;
   3) a preservare e valorizzare, in tale riordino, la capacità dell'ENEA di interagire in maniera proficua e sinergica con le realtà industriali nazionali operative nel settore;
   4) a riorganizzare il quadro di cooperazione fra l'ENEA ed altri soggetti nazionali operanti nel settore della chiusura del ciclo nucleare in Italia (es. Sogin Spa) in funzione di assistenza tecnica e di gestione operativa nel settore della ricerca e della messa in sicurezza delle scorie radioattive;
   5) a fare sì che l'ENEA possa assicurare al sistema Paese il raccordo fra tutte le diverse informazioni energetiche ed ambientali disponibili, garantendone la diffusione e la fruibilità;
   6) a salvaguardare, nel processo di riordino, tutte le eccellenze scientifiche e i programmi di ricerca non più attinenti alla missione dell'ENEA;
   7) a condurre la riorganizzazione dell'ENEA nel quadro di un più complessivo riordino del sistema della ricerca italiano, anche al fine di evitare non necessarie duplicazioni e inutili competizioni.

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ALLEGATO 7

7-00115 Benamati: Riordino dell'Agenzia Enea.
7-00132 Vallascas: Riordino dell'Agenzia Enea.

TESTO UNIFICATO APPROVATO DALLA COMMISSIONE

  La X Commissione,
   premesso che:
    l'attuale quadro normativo sull'organizzazione dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile – ENEA è riferibile alla legge n. 99 del 23 luglio 2009, cosiddetta legge sviluppo;
    l'articolo 37 della «legge sviluppo» ha istituito l'Agenzia ENEA, assegnandole i compiti istituzionali di promuovere la ricerca e l'innovazione tecnologica nonché la prestazione di servizi avanzati nei settori dell'energia, con particolare riguardo ai settori del nucleare e dello sviluppo economico sostenibile, rafforzando il ruolo dell'Agenzia ENEA a supporto del decisore pubblico;
    l'Agenzia ENEA possiede competenze rilevanti in materia di ricerca scientifica, di sviluppo tecnologico e di servizio a tutto il settore energetico e ambientale, che ne fanno uno dei più importanti enti di ricerca italiani e internazionali e ne configurano il ruolo di Agenzia nazionale sull'efficienza energetica;
    nel 2012 si è pervenuti da parte del Governo Monti alla definizione di una Strategia energetica nazionale, su alcuni punti della quale è previsto un diretto coinvolgimento e impegno dell'Agenzia ENEA;
    è di estrema importanza l'entrata in vigore della direttiva 2012/277UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2012 con la quale viene chiesto agli Stati membri di risparmiare energia fissando obiettivi nazionali indicativi di efficienza energetica;
    in particolare, nella direttiva si precisa che ogni Stato membro dovrà prevedere «una strategia a lungo termine per mobilitare investimenti nella ristrutturazione del parco nazionale di edifici residenziali e commerciali, sia pubblici che privati»; inoltre, ogni anno, dovrà essere ristrutturato e reso energeticamente efficiente il 3 per cento della superficie degli immobili posseduti dalle amministrazioni pubbliche centrali;
    sarebbe utile ed opportuno delegare all'Agenzia ENEA il compito di elaborare e attuare il piano strategico d'azione per il censimento degli edifici pubblici e per il loro adeguamento a quanto previsto dalla direttiva 2012/27/UE;
    è in corso di recepimento la direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio europeo del 19 luglio 2011, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi, che avrebbe dovuto essere recepita nella legislazione italiana entro il 23 agosto 2013;
    la prima fase di affidamento dell'Agenzia ENEA a una struttura commissariale ha dovuto essere prorogata ripetutamente, nelle more dell'adozione del decreto ministeriale previsto dalla legge n. 9 del 2009, articolo 37, comma 4;
    il perdurare di tale situazione ha provocato pregiudizio e danno al funzionamento Pag. 157presente e futuro dell'Agenzia ENEA, contribuendo tra l'altro alla fuga dei nostri migliori ricercatori all'estero;

impegna il Governo:

   1) nella consapevolezza dell'urgenza del riordino, a procedere celermente, possibilmente entro il 31 dicembre 2013, al superamento dell'attuale fase commissariale, finalizzando il suddetto riordino dell'ENEA a criteri di efficacia ed efficienza;
   2) a definire per l'ENEA chiari e specifici compiti, primariamente volti all'attuazione della Strategia energetica del Paese, ai suoi aspetti ambientali e alla crescita sostenibile, focalizzando a tal fine la competenza, l'organizzazione e le attività su aree rilevati di ricerca scientifica e tecnologica;
   3) a preservare e valorizzare, in tale riordino, la capacità dell'ENEA di interagire in maniera proficua e sinergica con le realtà industriali nazionali operative nel settore;
   4) a ottimizzare il quadro di cooperazione fra l'ENEA ed altri soggetti nazionali operanti nel settore della chiusura del ciclo nucleare in Italia (es. Sogin Spa) in funzione di assistenza tecnica e di gestione operativa nel settore della ricerca e della messa in sicurezza delle scorie radioattive;
   5) a salvaguardare, nel processo di riordino, tutte le eccellenze scientifiche e i programmi di ricerca non più attinenti alla missione dell'ENEA;
   6) a condurre la riorganizzazione dell'ENEA nel quadro di un più complessivo riordino del sistema della ricerca italiano, anche al fine di evitare non necessarie duplicazioni e inutili competizioni.
(8-00027) «Benamati, Vallascas, Basso, Bini, Cani, Crippa, Da Villa, Della Valle, Fantinati, Folino, Galperti, Ginefra, Impegno, Montroni, Mucci, Petitti, Petraroli, Portas, Prodani, Senaldi, Taranto, Vallascas».