CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 14 novembre 2013
122.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Attività produttive, commercio e turismo (X)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

Interrogazione n. 5-00504 Bellanova: Interventi a favore dell'azienda Officine Meccaniche e Ferroviarie del Salento.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Il Ministero segue attentamente gli sviluppi delle problematiche relative all'azienda Omfesa, per affrontare le quali è già stato aperto un tavolo di confronto.
  L'ultimo incontro convocato presso il MiSE si è svolto agli inizi di settembre su richiesta delle OOSS e delle istituzioni territoriali. Durante tale incontro sono state affrontate sia le tematiche legate alla procedura di curatela fallimentare, che quelle riguardanti la salvaguardia dell'attività produttiva presso il sito in questione.
  Si segnala, inoltre, la disponibilità del MiSE a seguire la vicenda di concerto con le istituzioni territoriali ed a riconvocare il tavolo ove richiesto dalla parti.
  Il Ministero del Lavoro, per quanto di sua competenza evidenzia che a tutt'oggi, la società Officine Meccaniche e Ferroviarie del Salento, non hanno richiesto alcun incontro per l'esame occupazionale né è pervenuta istanza per l'ammissione ai trattamenti di integrazione salariale.

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ALLEGATO 2

Interrogazione n. 5-00959 Colletti: Chiusura anticipata dello stabilimento Italcementi di Scafa.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Passo ad illustrare l'atto parlamentare dell'On. Colletti inerente la situazione produttiva ed occupazionale dell'impresa ITALCEMENTI S.p.A., avente sede legale in Bergamo ed unità produttive dislocate su tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento allo stabilimento di Scafa (PE).
  La predetta società costituisce a tutt'oggi il primo produttore in Italia di materiali da costruzione che annovera 14 cementerie – oltre a diversi centri di macinazione – con un organico complessivo pari a circa 5.000 unità lavorative (tra le quali anche quelle operanti presso le società controllate).
  Già a decorrere dal mese di settembre 2012, la ITALCEMENTI S.p.A. è interessata dal trattamento di CIGS per crisi aziendale per cessazione totale dell'attività relativamente ai siti produttivi di Porto Empedocle (AG) e Vibo Valentia (VV), per un totale di 176 lavoratori.
  Il 24 dicembre del 2012, la ITALCEMENTI S.p.A. ha presentato ai competenti uffici del Ministero del lavoro e delle politiche sociali istanza di esame congiunto della situazione aziendale con le rappresentanze sindacali dei lavoratori – ai sensi dell'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 218/2000 – per il ricorso al trattamento straordinario di integrazione salariale (CIGS) per ristrutturazione aziendale nei confronti di diverse unità produttive dislocate sul territorio nazionale.
  Lo scorso 14 gennaio – nell'ambito dell'esame congiunto – la ITALCEMENTI S.p.A ha rappresentato la pesante crisi che ha travolto, negli ultimi anni, il settore dell'edilizia manifestando, quindi, la necessità e l'improrogabilità di un adeguamento degli assetti organizzativi e della matrice produttiva all'effettiva domanda di cemento.
  Con specifico riferimento allo stabilimento di Scafa, la contrazione dell'attività produttiva presso si è tradotta esclusivamente nella sospensione di due specifiche fasi del ciclo produttivo, consistenti nella «macinazione a crudo» della materia prima (argilla, calcare e altre componenti minori) e nella «cottura nel forno a 1450o per la produzione del clinker» (un semilavorato per la produzione del cemento). Pertanto, dal 2013, presso il sito di Scafa (Pe) residuano le fasi dello stoccaggio e della «macinazione cotto del clinker», nonché della successiva «vendita» del cemento.
  Nel corso del predetto incontro, in particolare, l'impresa ha illustrato un piano di ristrutturazione che ha ripartito le 14 cementerie presenti sul territorio nazionale in tre distinte fasce: 1) cementerie «a ciclo completo» (tra le quali il sito di Scafa) interessate dalla CIGS in misura marginale; 2) cementerie «a ciclo completo flessibile» interessate da periodi variabili di fermo della produzione con mantenimento della macinazione e con sospensione dell'attività lavorativa soltanto per il personale eccedente le 25-35 unità necessarie all'esercizio temporaneo del centro di macinazione; 3) cementerie «trasformate in centro di macinazione e deposito» interessate da sospensioni, anche totali, dell'attività e convertibili strutturalmente in centri di macinazione. Pag. 75
  Il piano di ristrutturazione ha inoltre previsto, per il biennio 2013-2014, investimenti significativi per un volume stimato in 95 milioni di euro per interventi eterogenei di ristrutturazione generale, informatizzazione nel marketing, logistica, acquisti ed ottimizzazione dell'efficienza e formazione.
  All'esito dell'incontro, le Parti hanno siglato un accordo con il quale l'impresa si è impegnata a richiedere – a decorrere dal 1o febbraio 2013 – il trattamento di CIGS per ristrutturazione aziendale, per 24 mesi, in favore di un numero massimo di 669 lavoratori.
  Con specifico riferimento allo stabilimento di Scafa, l'accordo ha previsto il ricorso, per 24 mesi, al trattamento di CIGS nei confronti di 32 lavoratori su un organico complessivo pari, nel 2013, a 60 unità lavorative.
  Preciso al riguardo che, ad oggi, la gestione della CIGS ha interessato di fatto 56 lavoratori, con l'attuazione del meccanismi della «rotazione».
  Successivamente, lo scorso 1o agosto, la ITALCEMENTI S.p.A. comunicava alle rappresentanze sindacali nazionali l'intenzione di cessare l'attività produttiva del cementificio di Scafa con ciò ponendosi in contrasto con i contenuti dell'accordo dello scorso 14 gennaio che, come detto, prevedeva il ricorso alla CIGS con la specifica causale «ristrutturazione aziendale». Le giustificazioni addotte dall'impresa a fondamento della nuova determinazione riguardavano l'aggravamento della crisi del settore che, nel solo quadrimestre gennaio-aprile 2013, ha determinato una contrazione dell'attività produttiva pari a circa il 18 per cento.
  In siffatto contesto, lo scorso 18 settembre si è svolto un confronto tra il Ministro per le riforme costituzionali, il Sottosegretario per l'informazione e l'editoria e i vertici della ITALCEMENTI S.p.A. nel corso del quale i rappresentanti del Governo hanno sollecitato i vertici aziendali a rivedere la propria decisione e a procedere ad un rilancio della produzione trovando strade alternative a quelle ipotizzate volte a preservare la realtà industriale e il futuro dei lavoratori.
  Il Ministero dello sviluppo economico – espressamente interpellato per la parte di competenza – ha reso noto di seguire attentamente gli sviluppi delle problematiche relative ITALCEMENTI S.p.A per affrontare le quali ha provveduto all'apertura di un tavolo di confronto.
  Nell'ambito di tale tavolo, in particolare, il predetto Ministero ha manifestato la propria disponibilità ad affrontare le questioni inerenti al sito di Scafa, nonché quelle relative all'eventuale ricollocazione delle risorse pubbliche al fine di una migliore utilizzazione per uno sviluppo industriale ed occupazionale sostenibile sia dal punto di vista economico che da quello ambientale.
  Conclusivamente, vorrei rassicurare l'Onorevole interrogante in merito all'attenzione rivolta dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, e dal Governo tutto, alla situazione aziendale rappresentata con il presente atto parlamentare, tenuto anche conto degli istituti di tutela dei lavoratori finora attivati.

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ALLEGATO 3

Interrogazione n. 5-01068 Prodani: Finanziamenti di Simest a società che attuano pratiche commerciali scorrette connesse all’italian sounding.

TESTO DELLA RISPOSTA

  L'atto in questione concerne la richiesta di informazioni sulle partecipazioni della Simest al capitale di imprese sui mercati esteri, in particolare nel settore agroalimentare.
  Al riguardo si rappresenta che in data 9 marzo 2012, il Ministro dello sviluppo economico ha emanato una dettagliata direttiva alla Simest Spa per una maggiore tutela del settore agroalimentare.
  La citata direttiva, volta a contrastare ed evitare la pratica dell’italian sounding, prevede la revoca delle partecipazioni qualora le imprese che, per le proprie iniziative di internazionalizzazione usufruiscono del supporto pubblico, pongano in essere pratiche commerciali in grado di indurre in errore i consumatori sull'origine o sulla provenienza dei prodotti commercializzati ovvero di indurre in errore i consumatori mediante pratiche commerciali scorrette circa l'origine geografica dei prodotti anche mediante fallaci indicazioni riconducibili ad italian sounding.
  A tal fine la Simest ha ottenuto l'impegno dalle imprese del settore agroalimentare ad evitare riferimenti tali da poter indurre in errore il consumatore sull'origine geografica/Paese di produzione del prodotto, a provvedere ad indicare l'origine locale nell'etichetta dei prodotto ed a non utilizzare nomi o marchi protetti o che richiamino produzioni italiane tipiche.
  La verifica sull'effettiva attuazione di tali direttive viene effettuata dal Ministero dello Sviluppo economico anche attraverso al partecipazione al Comitato che delibera sulle partecipazione del Fondo di Venture Capital nelle imprese estere ed interventi agevolativi per inserimento sui mercati esteri.
  Con riferimento inoltre, alle partecipazioni che Simest Spa effettua con il capitale proprio, sulle quali delibera il Consiglio di Amministrazione della Società, si è provveduto a dare indicazioni al Presidente di Simest ed al suo Amministratore delegato.
  Risulta inoltre che al 31 dicembre dell'esercizio finanziario relativo al 2012, il fondo di Venture Capital, gestito da Simest, detiene n. 191 partecipazioni in Paesi extraUE, mentre Simest detiene n. 237 partecipazioni in società in Paese extraUE e n. 10 Paesi in UE.
  Le suddette partecipazioni sono riferite a tutti i settori ( meccanica, tessile, ecc) di cui n. 15 appartengono al settore agroalimentare.
  Al riguardo si rappresenta che al momento, non risultano aziende incompatibili con le suddette direttive.

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ALLEGATO 4

Interrogazione n. 5-01087 Gelli: Cessione della maggioranza del gruppo Lucchini ad una società cipriota e rispetto del piano di ristrutturazione del debito.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Facendo riferimento al primo dei quesiti proposti dall'Onorevole Gelli evidenzio che l'apertura dell'amministrazione straordinaria è avvenuta per la Lucchini con decreto ministeriale in data 21 dicembre 2012; il Commissario è tenuto a presentare al giudice delegato la relazione contenente la descrizione particolareggiata delle cause di insolvenza e anche circa la diligenza dell'imprenditore fallito o di altri (amministratori o sindaci), ai fini della verifica delle conseguenti eventuali responsabilità.
   In particolare, il documento prevede che sulla base delle manifestazioni di interesse acquisite, la cessione separata dei complessi di Piombino/Lecco e di Trieste oltreché del ramo Vertek Condove e del Ramo Vertek Piombino, della partecipazione GSI Lucchini e di altri beni.
  Per Trieste è in corso, a seguito della autorizzazione ministeriale, la negoziazione con il gruppo Arvedi per un affitto d'azienda preordinato all'acquisto subordinatamente al verificarsi di alcune condizioni connesse alle problematiche ambientali, concessorie ed occupazionali.
  Per quanto concerne lo stabilimento di Piombino la procedura di vendita prevederà diverse ipotesi: dalla cessione totale a quella parziale, con la graduale esclusione per le ipotesi parziali di alcuni impianti (altoforno, cokeria e acciaieria) da destinare alla dismissione. Si stimano esuberi diretti sulla cui ricollocazione, tuttavia, sono in corso di elaborazione progetti e piani specifici con il concorso delle istituzioni locali pubbliche e private.
  Parte di queste iniziative saranno contenute nell'ambito dell'accordo di programma che, come noto, già prevede la riorganizzazione e lo sviluppo del porto di Piombino. La tenuta del sistema imprenditoriale è senz'altro legata all’ accordo di programma che potrebbe produrre gli effetti positivi di una reindustrializzazione del sito.
  Una serie di iniziative sono state intraprese, inoltre, dal Commissario per il contenimento dei costi, tra cui il controllo delle giacenze a magazzino dei materiali al fine dell'armonizzazione con il consumo medio mensile, una attenta politica degli acquisti di materie prime, materiali e prestazioni, iniziative di lotta agli sprechi e per il miglioramento dell'efficienza.
  Con riguardo alla questione ambientale: lo stabilimento siderurgico Lucchini di Piombino è stabilimento a ciclo integrale soggetto, ad AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale per l'esercizio dello stabilimento). L'iter autorizzativo, iniziato nel 2006, si è concluso con la pubblicazione del Decreto del Ministero della Tutela del Territorio e del Mare nel maggio 2013, con una serie (n. 85) di prescrizioni da ottemperare in tempi di scadenza variabili, dai 30 giorni fino a 42 mesi.
  Ad oggi sono state ottemperate le prime 12 con scadenza inferiore ai 6 mesi e sono in corso le relative attività. Con riguardo alle emissioni diffuse dello stabilimento, particolare attenzione viene riservata al reparto cokeria di rilievo per la qualità dell'aria. Per tale impianto, oltre ai monitoraggi delle varie emissioni esiste un Pag. 78sistema di rilevamento della qualità dell'aria gestito dall'Agenzia Regionale ARPAT, costituito da centraline ad alto volume disposte strategicamente sul territorio che campionano, di norma ogni 3 giorni, alcuni parametri significativi (Benzo-pirene e polveri PM10) e pertanto sono costantemente sotto controllo.
  L'ultima relazione redatta da Arpat (dati aggiornati al Marzo 2013), evidenzia il consolidamento del dato 2012 (inferiore rispetto al valore obiettivo di qualità) rilevato nella centralina disposta nelle immediate vicinanze del reparto cokeria. Per quanto riguarda il reparto Acciaieria già dal 2010 è in marcia anche il nuovo impianto di aspirazione fumi Alstom per la captazione delle emissioni diffuse dal capannone. Tale impianto ha permesso un netto miglioramento delle emissioni in termini di intensità. A metà del 2013, a seguito di un lieve peggioramento dell'efficienza di tale sistema, è stato redatto un piano di interventi, comunicato ad agosto 2013 alla commissione permanente per l'ambiente del comune di Piombino.
  Gli interventi sono stati già realizzati ed hanno comportato un miglioramento significativo sia in termini di intensità che di numero delle emissioni visibili.
  Per quanto si è a conoscenza in ordine all'incidente accaduto al lavoratore di una impresa di appalto, informo che lo stesso è stato già verificato dai competenti enti di controllo; allo stato non sono stati mossi rilievi nei confronti della Lucchini ed il lavoratore è rientrato a lavorare già dalla fine di settembre.
  Infine in data 6 novembre u.s. con decreto del Ministro è stata autorizzata l'esecuzione del programma delle società del Gruppo Lucchini.
  Sulla sospensione dal pagamento dell'IRAP si dovrà, invece, a sentire il parere della competente amministrazione a riguardo.

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ALLEGATO 5

Interrogazione n. 5-01152 Fabbri: Situazione industriale dell'azienda Mandarina Duck.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Come noto la Mandarina Duck Spa, la cui sede è a Cadriano di Granarolo (BO), è un'azienda storica del territorio che commercializza borse e accessori, occupando complessivamente 52 dipendenti.
  L'azienda ha dichiarato, in una riunione tenutasi il 7 ottobre scorso presso la provincia di Bologna, di aver avuto una rilevante contrazione del fatturato, un forte ridimensionamento delle vendite e un'importante perdita di bilancio. Tale situazione la costringe a un adeguamento organizzativo della struttura evidenziando 22 posizioni critiche e la necessità di trasferire alcune funzioni a Milano.
  Il citato incontro ha portato alla conclusione di un «accordo quadro» tra la società Mandarina Duck Spa, di proprietà del gruppo coreano E-Land, e le OO.SS, con la mediazione dell'assessore provinciale alle Attività produttive.
  In tale accordo è previsto il mantenimento di un sito nella provincia di Bologna, ove si costituirà un centro servizi nell'ambito di un piano industriale coerente con gli investimenti e integrato con gli altri stabilimenti italiani del marchio. Nel contempo sarà costituito a Milano un reparto «Stile», dove saranno trasferiti 10 dipendenti.
   Secondo l'intesa raggiunta gli esuberi, dichiarati inizialmente in numero di 22, scenderanno a 17. Nello stesso giorno i lavoratori della Mandarina Duck, riuniti in assemblea, hanno approvato l'accordo raggiunto dalle parti.
  Il Ministero del Lavoro comunica che con proprio decreto del 14 ottobre 2011 è stato approvato il programma di crisi aziendale per cessazione parziale di attività per il periodo dal 18 luglio 2011 al 17 luglio 2012 con un programma di gestione degli esuberi articolato in un biennio. Con successivo Decreto del 29 novembre 2012 è stato approvato il programma di crisi aziendale per il periodo dal 18 luglio 2012 al 17 luglio 2013. A seguito di detta approvazione è stata autorizzata la concessione del trattamento di cassa integrazione per il medesimo periodo per un massimo di 8 unità.
  Da quanto detto la vertenza è già seguita a livello territoriale, ciò tuttavia non esclude che il MiSE possa dare la propria disponibilità all'apertura di un tavolo, ove richiesto dalle parti.
  Infine sul piano generale delle politiche industriali del settore manifatturiero, brevemente premetto, che il settore sta attraversando una profonda crisi, anche a causa di debolezze strutturali del nostro sistema produttivo. La crisi economica prosegue senza soluzione di continuità da oltre 5 anni. Per tornare a crescere e a creare nuova occupazione dobbiamo rilanciare la competitività del sistema produttivo. Occorre realizzare i presupposti perché le imprese tornino a investire e ad assumere. Dovremo essere in grado di mettere le nostre imprese in condizioni di competere ad armi pari con i concorrenti europei.
  Per rispondere a queste sfide il nostro Ministero vuole identificare alcune traiettorie di sviluppo (driver) sulla scorta anche di quanto già fatto da altri paesi europei (Francia e Germania) tra le quali: industria integralmente ecologica, creatività Pag. 80e agenda digitale. In tali ambiti le attività di ricerca e innovazione e lo sviluppo del capitale umano, attraverso l'utilizzo e la diffusione delle tecnologie industriali, sono la precondizione e l'asse portante.
  Alcune misure sono già in corso. Nell'ultimo anno è stata finanziata la nuova «Legge Sabatini», per il periodo 2014 – 2016) un credito agevolato destinato a tutte le PMI per acquisti di beni tecnologici (impianti, macchinari a vocazione produttiva, beni strumentali d'impresa, investimenti per hardware, software e tecnologie digitali). Di recente (fine settembre) è stato pubblicato un bando del Fondo per la crescita sostenibile, finanziato con 300 milioni di euro per investimenti innovativi. Opererà sostenendo progetti di ricerca e sviluppo di piccola e media dimensione nei settori tecnologici individuati da Horizon 2020. Naturalmente un tema orizzontale e cruciale è la carenza di capitali e la stretta creditizia.
  Un contributo importante per l'accesso al credito è stato dato dal Fondo centrale di garanzia le cui modalità di funzionamento e la portata sono state nel corso degli ultimi anni migliorate. Con la Legge di Stabilità, la dotazione del Fondo per il prossimo triennio è stata aumentata di 1,8 miliardi di euro, che dovrebbero attivare circa 27 miliardi di ulteriori crediti garantiti.
  Infine per attrarre gli investimenti esteri, il Governo ha varato il Piano «Destinazione Italia», attualmente in fase di consultazione pubblica. Il Piano prevede, tra l'altro, il completamento delle azioni di liberalizzazione della finanza d'impresa.
  Per rispondere a queste sfide il nostro Ministero vuole identificare alcune traiettorie di sviluppo (driver) sulla scorta anche di quanto già fatto da altri paesi europei (Francia e Germania) tra le quali: industria integralmente ecologica, creatività e agenda digitale. In tali ambiti le attività di ricerca e innovazione e lo sviluppo del capitale umano, attraverso l'utilizzo e la diffusione delle tecnologie industriali, sono la precondizione e l'asse portante.
  Alcune misure sono già in corso. Nell'ultimo anno è stata finanziata la nuova «Legge Sabatini», per il periodo 2014 – 2016) un credito agevolato destinato a tutte le PMI per acquisti di beni tecnologici (impianti, macchinari a vocazione produttiva, beni strumentali d'impresa, investimenti per hardware, software e tecnologie digitali). Di recente (fine settembre) è stato pubblicato un bando del Fondo per la crescita sostenibile, finanziato con 300 milioni di euro per investimenti innovativi. Opererà sostenendo progetti di ricerca e sviluppo di piccola e media dimensione nei settori tecnologici individuati da Horizon 2020. Naturalmente un tema orizzontale e cruciale è la carenza di capitali e la stretta creditizia.
  Un contributo importante per l'accesso al credito è stato dato dal Fondo centrale di garanzia le cui modalità di funzionamento e la portata sono state nel corso degli ultimi anni migliorate. Con la Legge di Stabilità, la dotazione del Fondo per il prossimo triennio è stata aumentata di 1,8 miliardi di euro, che dovrebbero attivare circa 27 miliardi di ulteriori crediti garantiti.
  Infine per attrarre gli investimenti esteri, il Governo ha varato il Piano «Destinazione Italia», attualmente in fase di consultazione pubblica. Il Piano prevede, tra l'altro, il completamento delle azioni di liberalizzazione della finanza d'impresa.

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ALLEGATO 6

Interrogazione n. 5-01207 Bernardo: Gestione dei servizi forniti dalle camere di commercio e costituzione di una banca dati gratuita.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Cerved Group Spa è un gruppo italiano che si occupa di orientare banche, manager, professionisti e consulenti sia nelle valutazioni di ordine finanziario sia nelle strategie di business. I dati raccolti e analizzati dal Gruppo riguardano la solidità e l'affidabilità delle imprese, oltre alla rischiosità generale dei settori in cui operano.
  I dati oggetto di diffusione ed elaborazione da parte di Cerved originano dal registro delle imprese tenuto dagli uffici del registro delle imprese presso le camere di commercio industria, artigianato ed agricoltura [nonché dal registro informatico dei protesti, tenuto dalle medesime camere di commercio], ma Cerved, naturalmente, non ha alcun monopolio o accesso esclusivo relativamente a tali dati.
  Tra i compiti degli uffici del registro delle imprese, in base alla normativa vigente, vi è infatti anche quello di provvedere al «rilascio, anche per corrispondenza e per via telematica, a chiunque ne faccia richiesta, di certificati di iscrizione o annotazione nel registro delle imprese o di certificati attestanti il deposito di atti [... nonché il] rilascio di copia integrale o parziale di ogni atto per il quale sono previsti il deposito o l'iscrizione nel registro delle imprese», con costo delle copie che non può eccedere il costo amministrativo. Il registro delle imprese e l'archivio degli atti e dei documenti sono pubblici. Per la consultazione dei dati e l'acquisizione di copia degli atti iscritti o depositati presso il registro delle imprese, l'articolo 18, c. 1, lett. «d», della legge 29 dicembre 1993, n. 580, prescrive il pagamento, da parte dell'utente, di «diritti di segreteria», determinati periodicamente con apposito decreto interministeriale.
  Pertanto, chiunque può accedere ai dati e agli atti presenti nel registro delle imprese o direttamente (sottoscrivendo un contratto standard non oneroso e corrispondendo di volta in volta i diritti di segreteria previsti dalla legge per le visure, i certificati o gli atti acquisiti) o rivolgendosi ad «intermediari» (associazioni di categoria, professionisti, agenzie di servizi, ecc. che hanno stipulato, a loro volta, un contratto standard, oppure che usufruiscono di un contratto «generale» stipulato dalla loro associazione di rappresentanza con il sistema camerale), assolvendo i predetti diritti di segreteria e, ovviamente, corrispondendo all'intermediario un compenso per il servizio svolto.
  Per le pubbliche amministrazioni, inoltre, alla luce del principio di «decertificazione» recato dall'articolo 15 della legge 12 novembre 2011, n. 183 (legge di stabilità 2012) è stato realizzato dal sistema delle camere di commercio un sito denominato «VerifichePA» accedendo al quale, previa identificazione, le pubbliche amministrazioni possono procedere, senza oneri, alla verifica dei dati, presenti nel registro delle imprese, oggetto di dichiarazioni sostitutive rese dagli interessati nell'ambito di procedimenti amministrativi svolgentisi innanzi alle pubbliche amministrazioni medesime.
  L'accesso interamente gratuito ai dati stessi per qualsiasi soggetto privato, così come prospettato dagli On.li Interroganti Pag. 82non appare invece compatibile con l'assetto del registro delle imprese disegnato dal legislatore.
   Per quanto concerne inoltre, la richiesta rivolta al Ministro dello Sviluppo Economico di esercitare la competenza in materia di concorrenza segnalando all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato la «situazione di sostanziale monopolio nella gestione dei servizi camerali», si evidenzia che le competenti autorità antitrust si sono già espresse sulle operazioni di concentrazione effettuate da Cerved negli ultimi anni. Infatti, sia l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nella sua adunanza del 16 novembre 2011 (provvedimento n.23004), sia la Commissione Europea nella decisione C(2012) 3872 final, del 7/06/2012, hanno ravvisato già in fase preliminare la compatibilità delle operazioni in discorso, non ritenendo necessario dover aprire un procedimento formale (cfr. allegati 1 e 2).
   Ai fini della richiesta in oggetto, infatti, appare fondamentale la definizione del mercato rilevante, ritenuto sostanzialmente unitario dal lato dell'offerta, da cui discende l'entità della quota di mercato di Cerved, stimata intorno al 30-35 per cento (decisione C 11318 Cerved Group/MF Honyvem, del 16/11/2011 ed altre analoghe). Viceversa, le quote citate nell'interrogazione sono riferite non al mercato nel suo insieme ma al 90 per cento del mercato bancario e ad oltre l'80 per cento delle prime 1000 imprese italiane.
   In tal senso, si spiega l'entità così elevata delle quote di mercato richiamate nell'interrogazione, in sostanza smentita dall'AGCM, che anzi evidenzia la presenza di diversi qualificati concorrenti quali in particolare Crif/Cribis (25 per cento circa), Infocamere (11 per cento circa), etc. Inoltre, si rileva che la transazione accertata come compatibile dalla Commissione è proprio quella della joint-venture con Experian, citata nell'atto di sindacato in discorso.
  In relazione all'ultimo quesito concernente l'opportunità di applicare al gruppo Cerved una tassazione basata sulla stima delle quote di attività imputabili alla competenza fiscale nazionale Il Ministero dell'economia e delle finanze ha rappresentato quanto segue.
  L'ordinamento italiano prevede, già, la tassazione della globalità del reddito prodotto (cd. worldwide system) per i soggetti residenti, e la tassazione dei soli redditi prodotti nel territorio dello Stato per i soggetti non residenti. Pertanto, la differenza fondamentale tra i soggetti residenti e quelli non residenti è che mentre i primi sono sottoposti al prelievo in Italia per tutti i redditi ovunque prodotti (ai sensi dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 per le persone fisiche e dell'articolo 83 del predetto decreto del Presidente della Repubblica per i soggetti IRES), i secondi sono sottoposti al prelievo in Italia soltanto per i redditi prodotti nel territorio dello Stato (articolo 3, primo comma, ultimo periodo del T.U.I.R. per l'Irpef e articoli 151 e 153 del per l’ IRES). Inoltre, in virtù della disciplina dettata dall'articolo 167 del TUIR in materia di Controlled foreign Companies (cd. disciplina o normativa CFC), richiamata anche dal successivo articolo 168, è prevista l'imputazione per trasparenza, in capo al soggetto residente, dei redditi prodotti dalle imprese estere controllate o collegate qualora le stesse siano residenti o localizzate in Stati o territori con regime fiscale privilegiato (cd. black list). In altri termini, il socio residente in Italia è assoggettato a tassazione nel nostro Paese, salva la dimostrazione delle esimenti previste nelle norme sopra richiamate, anche per i redditi prodotti dalle partecipate localizzate nei c.d. paradisi fiscali.
  In conclusione, la misura e il modo in cui il gruppo in questione è soggetto alla tassazione in Italia dipende dalle modalità in cui è ivi svolta l'attività. Il MEF, infine, evidenzia come non sia evidentemente possibile ipotizzare forme di tassazione specifiche o alternative, che differiscano al sistema generale di tassazione.

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ALLEGATO 7

Interrogazione n. 5-01313 Peluffo: Accordo del Fondo strategico italiano Spa con la società Canova 2007 Spa.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con l'interrogazione a risposta in Commissione n. 5-01313 l'On. Peluffo pone quesiti in ordine all'operatività della società Fondo Strategico Italiano S.p.A. e alla sua presunta partecipazione nel settore della grande distribuzione.
  Al riguardo, la società Cassa Depositi e Prestiti ha comunicato che il Comitato Strategico è attivo da fine gennaio 2013 e si riunisce 3 – 4 volte l'anno. Inoltre, il Comitato per gli Investimenti analizza attentamente tutti i progetti d'investimento nelle varie adunanze prima di giungere alla decisione finale.
  Per quanto concerne, in particolare, il presunto accordo tra Fondo Strategico Italiano e Canova 2007 SpA, holding di controllo del gruppo Finiper, riguardante l'investimento di FSI in Finiper, di cui è cenno nell'interrogazione, la citata società ha precisato che tale accordo non è stato ancora perfezionato.
   Con specifico riferimento, poi, al Gruppo Finiper, Cassa Depositi ha fatto presente che il Gruppo ha chiuso i bilanci degli ultimi anni sempre in utile netto e nell'esercizio 2011 sono stati registrati ricavi netti per circa euro 2,2 mld, un margine operativo lordo di euro 168 mln., un utile netto di euro 18 mln., un patrimonio netto di euro 50 mln. e un indebitamento finanziario netto di euro 378 mln.
  Nonostante la non favorevole congiuntura, il Gruppo in questione, che ha alle proprie dipendenze circa 10.000 dipendenti, ha evidenziato ricavi netti in crescita dello 0,3 per cento rispetto al 2010. Pertanto, il citato quadro aziendale, in crescita ed in equilibrio economico-finanziario, dovrebbe risultare conforme al criterio – sub articolo 4.2 – dello Statuto della società Fondo Strategico Italiano.
   Esulano, invece, dall'area di intervento di Fondo Strategico Italiano tutti gli sviluppi immobiliari residenziali, in particolare quelli di Cascina Merlata e Arese.
  Per quanto riguarda il mercato della grande distribuzione organizzata, Cassa Depositi e Prestiti ha precisato che in Italia tale settore è molto più frammentato che nei maggiori Paesi europei (ad esempio, i primi 3 operatori in Italia coprono il 34 per cento del mercato, mentre in Spagna il 55 per cento, in Germania il 58 per cento ed in UK il 60 per cento). Tale struttura si riflette anche sui maggiori costi del sistema distributivo italiano e sull'interesse manifestato dagli operatori esteri. Rari sono, invece, i casi di operatori italiani che si sono inseriti sui mercati esteri.
  L'evoluzione dei processi d'acquisto, le propensioni alla spesa e le mutate abitudini dei consumatori, sempre più alla ricerca del miglior prezzo, trovano maggiore spazio nelle strutture che dispongono di efficienze distributive ed economie di scala. Pertanto, una grande distribuzione organizzata italiana forte dovrebbe essere più sensibile sia alla vendita, che alla promozione di prodotti della filiera agroalimentare italiana.
  Su queste considerazioni si fonda l'eventuale realizzazione del progetto in questione.

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ALLEGATO 8

Legge quadro in materia di interporti e di piattaforme logistiche territoriali. Nuovo testo C. 730 Velo.

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

  La X Commissione Attività produttive, commercio e turismo, esaminato il nuovo testo, quale risultante dagli emendamenti approvati, della proposta di legge recante «Legge quadro in materia di interporti e di piattaforme logistiche territoriali» (nuovo testo C. 730 Velo);
   apprezzata la finalità generale del provvedimento in esame, ovvero favorire la mobilità delle merci tra diverse modalità di trasporto, anche in considerazione del dato che quello della inefficienza della logistica è il secondo fattore di criticità del sistema produttivo italiano;

  delibera di esprimere

PARERE FAVOREVOLE

  con la seguente condizione:
   in relazione al requisito di cui all'articolo 3, comma 1, lettera c), ovvero la sussistenza, per il riconoscimento degli interporti, di collegamenti ferroviari diretti con la rete ferroviaria nazionale prioritaria, introduca la Commissione la previsione che tale collegamento sia considerato sussistente anche nel caso di tratte regionali o locali;

  e con le seguenti osservazioni:
   a) valuti la Commissione di merito l'opportunità di includere nella definizione della finalità della legge di cui all'articolo 1, comma 2, lettera a), ovvero quella di migliorare e incrementare la concentrazione dei flussi di trasporto, anche il principio della salvaguardia, in sede di pianificazione generale, del diritto alla mobilità dei territori periferici;
   b) valuti la Commissione di merito l'opportunità di precisare che il Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti provveda alla elaborazione del Piano generale per l'intermodalità, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, in coerenza con le indicazioni contenute nel Piano generale dei trasporti e della logistica e nei conseguenti piani settoriali e documenti attuativi;
   c) valuti la Commissione di merito l'opportunità di specificare che nella composizione, organizzazione e funzionamento del Comitato nazionale per l'intermodalità e la logistica, di cui all'articolo 4, comma 2, lettera c), sia favorito il coinvolgimento dei gestori della rete ferroviaria e delle imprese ferroviarie, delle imprese dell'auto trasporto, delle imprese della logistica.