TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 573 di Venerdì 19 febbraio 2016

 
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INTERPELLANZE URGENTI

A)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
   il movimento politico italiano CasaPound Italia nasce in qualità di primo centro sociale di ispirazione fascista il 26 dicembre 2003 a Roma, con l'occupazione di uno stabile nel rione Esquilino. Successivamente, il fenomeno, diffondendosi con ulteriori occupazioni, mobilitazioni e iniziative di vario genere, divenne un movimento politico. Nel giugno del 2008 CasaPound si costituisce come associazione di promozione sociale ed assume l'attuale denominazione CasaPound Italia – CPI. Pur non riconoscendosi ufficialmente nelle definizioni classiche di destra e sinistra, CPI viene comunemente inserita nel panorama dei gruppi e movimenti politici della destra radicale italiana;
   il nome, ispirato al poeta Ezra Pound, fa particolare riferimento ai suoi Cantos contro l'usura, alle posizioni economiche di critica tanto al capitalismo quanto al marxismo ed alla sua adesione alla Repubblica sociale italiana. I riferimenti politici dell'associazione sono più precisamente legati all'ideologia fascista, con particolare attenzione al Manifesto di Verona, alla Carta del Lavoro ed alla legislazione sociale del fascismo stesso. Il simbolo scelto è una tartaruga stilizzata, dal guscio ottagonale;
   l'associazione CasaPound, come si legge sul sito www.casapound.org, «si propone di sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio»;
   nel suo programma, al punto 18, si propone di riscrivere la Costituzione: «La Costituzione della Repubblica italiana va riscritta. Essa è opera di uomini che la compilavano all'indomani della guerra civile ed adempivano a quel compito nella scia dei carri armati stranieri»;
   i suoi esponenti in numerose interviste e comunicati si definiscono «fascisti del terzo millennio» e si rifanno esplicitamente al programma di San Sepolcro, elaborato da Mussolini nel marzo 1919, con il quale furono fondati i Fasci di combattimento, e alla Repubblica di Salò;
   la prima occupazione fatta utilizzando il nome CasaPound, fu quella del 26 dicembre 2003 a Roma da parte di un gruppo di giovani facente riferimento all'area ONC/OSA (acronimo di «Occupazioni non conformi e occupazioni a scopo abitativo») e provenienti dall'esperienza precedente di CasaMontag alle porte di Roma. L'edificio, un ex palazzo governativo al n. 8 di via Napoleone III, è diventato in seguito la sede nazionale del movimento e dell'associazione CasaPound Italia;
   nel 2006 CasaPound decise di entrare nel partito Movimento Sociale – Fiamma Tricolore. Il periodo è contraddistinto da azioni dimostrative, come l'assalto alla «bolla» del programma televisivo Grande Fratello nel 2008 a Roma, insieme ad altre occupazioni di edifici. Nel 2008, per protesta contro la mancata organizzazione di un congresso nazionale, CasaPound occupò la sede centrale romana della Fiamma Tricolore, venendone espulsa;
   un articolo pubblicato dal quotidiano la Repubblica, edizione romana, in data 23 marzo 2009, a firma Rori Cappelli, dal titolo «Casa Pound, slogan choc contro i disabili», si dà conto di come militanti di CasaPound avessero esibito uno striscione con la dicitura «travestiti da disabili, ma con le pance piene, siete sempre e solo iene». La giornalista, nell'articolo, riporta la reazione di un ragazzo minorenne down il quale alla vista dello striscione, piangente, dice «io non sono travestito da disabile, io sono down»;
   l'articolo pubblicato dal quotidiano la Repubblica del 6 febbraio 2009, a firma del giornalista Paolo Berizzi, narra di come un circolo neofascista milanese denominato «Cuore Nero» e gemellato con CasaPound, avesse pubblicato una fanzine la cui copertina rappresentava un brindisi all'olocausto. Un fotomontaggio, al posto della famigerata scritta «il lavoro rende liberi» posta sopra il varco di accesso al campo di sterminio di Auschwitz, compare «Cuore nero brewery»: letteralmente, «Birrificio Cuore nero». La copertina è del numero di giugno 2008;
   in altra occasione un esponente di Casa Pound, consigliere della circoscrizione ovest di Prato per il partito delle libertà, inneggiava ad Adolf Hitler, come risulta dall'articolo pubblicato il 23 aprile 2011, pubblicato sul sito del quotidiano «Il Tirreno» dal titolo «Consigliere del PDL fa l'elogio di Hitler»;
   altro episodio di xenofobia e razzismo si è verificato in occasione dell'anteprima nazionale dello spettacolo teatrale di Ascanio Celestini dal titolo «Il razzismo è una brutta cosa», tenutasi a Viterbo il 24 settembre 2009. In quella occasione, CasaPound Viterbo, con numerose scritte murali attaccò l'assessore provinciale Picchiarelli, il consigliere Riccardo Fortuna e l'attore Ascanio Celestini; volantini vennero affissi sui muri della città e buttati dentro la sede dell'Arci di Viterbo: le scritte murali ed i volantini attaccavano le persone, ma in realtà il bersaglio politico era lo spettacolo di Ascanio Celestini contro il razzismo;
   nel gennaio 2013, un'inchiesta della procura di Napoli portava all'arresto di 7 esponenti di CasaPound e dell'applicazione dell'obbligo di dimora per altri 3 nelle città di Napoli, Salerno e Latina. In rete è possibile reperire diversi articoli sulla vicenda pubblicati dal quotidiano Il Corriere del Mezzogiorno tra il 24 ed il 29 gennaio 2013 nei quali si dà conto della vicenda, al di là degli sviluppi processuali ciò che interessa è quanto emerge dalle intercettazioni captate tra gli aderenti di CasaPound i quali esprimono chiaramente sentimenti antisemiti: si arriva a dire di voler violentare una studentessa ebrea, che gli ebrei con la kippah fanno schifo, altri dicono che le camere a gas non sono esistite, ma non bisogna dirlo pubblicamente, altri discutono del «Mein Kampf» di Adolf Hitler e si ricostruiscono episodi di pestaggi ai danni di giovani di sinistra in occasione di una campagna elettorale;
   nel 2014, è accaduto che a seguito del diffondersi di una falsa notizia relativa ad una presunta aggressione compiuta da nomadi, gli aderenti al «Blocco studentesco», articolazione di CasaPound, abbiano di fatto impedito a 90 ragazzi e ragazze del campo nomadi di Via Cesare Lombroso a Roma di recarsi rispettivamente, alle scuole materne, elementari e medie. I giovani di CasaPound si sono presentati in circa 500 esibendo uno striscione con su scritto «No alle violenze dei Rom. Alcuni italiani non si arrendono», accendendo fumogeni e scandendo cori contro i nomadi. Tale iniziativa, che ha visto la partecipazione di 500 persone di fronte alle quali i genitori dei bambini non si sono sentiti sicuri di uscire, venne stigmatizzata dall'allora vice-sindaco di Roma come un gesto meschino, un atto di razzismo che va contro ogni principio democratico;
   la senatrice Albertina Soliani presentò in due occasioni atti di sindacato ispettivo durante la XVI legislatura in data 22 dicembre 2009, interrogazione n. 4-02467, e in data 15 maggio 2012, interrogazione n. 3-02858, per eventi di violenza avvenuti nella città di Parma. Dalle risposte ai due atti si evidenzia come il Governo pro tempore intendesse porre la massima attenzione nel prevenire e reprimere tutte le iniziative dei gruppi e movimenti politici, sia di estrema destra che di estrema sinistra, che possano sfociare in episodi di violenza. In riferimento all'attività di CasaPound si sottolinea come l'associazione, nel tempo, ha organizzato diverse manifestazioni, tra cui la presentazione di opere letterarie di revisionismo storico sul fascismo e volantinaggi denigratori della Resistenza;
   per quanto concerne gli esiti dell'azione di contrasto nei confronti dell'estremismo di destra, nell'ultimo anno sono stati arrestati 11 militanti e ne sono stati denunciati 147. In particolare, nel novembre 2011 la digos di Roma ha arrestato un noto elemento di CasaPound, tuttora sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, accusato di una violenta aggressione nel quartiere romano di Montesacro contro alcuni militanti di opposto orientamento intenti ad affiggere manifesti. Il 19 marzo 2012, la digos di Lecce ha dato esecuzione a quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di elementi, sempre di CasaPound, accusati di aggressione ai danni di un militante leccese di diversa ideologia politica;
   da quanto si apprende, un documento (protocollo N.224/SIG. DIV 2/Sez.2/4333) della direzione centrale della polizia di prevenzione che porta la data dell'11 aprile 2015, con sigla in calce del direttore centrale, prefetto Mario Papa, allegato dal legale di CasaPound Italia in una causa civile che oppone la figlia di Ezra Pound, signora Mary Pound vedova de Rachewiltz, a Gianluca Iannone, definisce CasaPound sodalizio di giovani molto disciplinati, con «uno stile di militanza fattivo e dinamico ma rigoroso nel rispetto delle gerarchie interne», sospinti dal dichiarato obiettivo «di sostenere una rivalutazione degli aspetti innovativi e di promozione sociale del ventennio»;
   nel testo della informativa non viene opportunamente mai citato il termine fascismo, né tantomeno si precisa che fu una dittatura, al suo posto si usa un sinonimo neutralizzante come «ventennio», di cui si da acriticamente atto della possibilità di rivalutarne «gli aspetti innovativi di promozione sociale»;
   la nota informativa descrive l'attività del movimento, quasi esaltando «l'impegno primario» di CasaPound volto alla «tutela delle fasce deboli attraverso la richiesta alle amministrazioni locali di assegnazione di immobili alle famiglie indigenti, l'occupazione di immobili in disuso, la segnalazione dello stato di degrado di strutture pubbliche per sollecitare la riqualificazione e la promozione del progetto »mutuo sociale«», «lo stile di militanza fattivo e dinamico ma rigoroso nel rispetto delle gerarchie interne» e che ha l'obiettivo «di sostenere una rivalutazione degli aspetti innovativi e di promozione sociale del ventennio»; poi si riferisce che «l'attenzione del sodalizio è stata rivolta anche alla lotta al precariato ed alla difesa dell'occupazione attraverso l'appoggio ai lavoratori impegnati in vertenze occupazionali e le proteste contro le privatizzazioni delle aziende pubbliche, in passato predominio esclusivo della contrapposta area politica, quali il sovraffollamento delle carceri, o la promozione di campagne animaliste contro la vivisezione e l'utilizzo di animali in spettacoli circensi». Si racconta poi del collegamento tra CasaPound e la nuova Lega Nord di cui si condividono le istanze di sicurezza e l'opposizione alle politiche immigratorie attraverso la creazione del cartello elettorale denominato «Sovranità»;
   pur affermando che «all'interno del movimento militano elementi inclini all'uso della violenza» la nota sembra voler relegare la natura violenta di cui, come si è visto, è costellata la storia di CasaPound, quasi esclusivamente all'ambito sportivo, luogo tra gli altri di proselitismo all'interno delle tifoserie ultras, dove «l'elemento indennitario si coniuga a quello sopperivo divenendo spesso il pretesto per azioni violente nei confronti di esponenti di opposta ideologia anche fuori dagli stadi» –:
   se il Ministro interpellato sia a conoscenza delle problematiche sopra esposte;
   se esista una mappatura delle sedi e delle iniziative di CasaPound su tutto il territorio nazionale e, in caso negativo, il Ministro interpellato abbia intenzione di predisporla;
   se, alla luce di quanto esposto in premessa, intenda intervenire prontamente adottando una posizione di netta contrarietà al testo della informativa della direzione centrale della polizia n. 224/SIG. DIV 2/Sez.2/4333, verificando eventuali responsabilità affinché si riaffermino con decisione i principi fondanti della Repubblica italiana;
   quali iniziative di competenza intenda assumere per impedire la diffusione di una propaganda ad avviso degli interpellanti di chiara ispirazione neofascista, razzista e xenofoba e manifestamente contraria ai valori costituzionali.
(2-01260)
«Lavagno, Schirò, Luciano Agostini, Boccadutri, Bossa, Carocci, Cassano, Chaouki, Cimbro, Cominelli, Coppola, Dallai, Di Salvo, Fiorio, Fregolent, Gasparini, Gribaudo, Kronbichler, Lacquaniti, Marchi, Moretto, Nardi, Oliverio, Piazzoni, Pilozzi, Giuditta Pini, Rampi, Romanini, Rossi, Sbrollini, Scuvera, Tullo, Zampa, Zan, Verini, Santerini».
(3 febbraio 2016)

B)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno e il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, per sapere – premesso che:
   su 574 immobili di proprietà del comune di Roma nel centro storico il 18,5 per cento ha un regolare contratto, il 15,7 per cento ha i requisiti, ma è in attesa di firmare un accordo, il 16,2 per cento dei locatari è un abusivo accertato, mentre il 49,6 per cento degli affittuari si colloca in un'ampia zona grigia tra titoli scaduti, procedure di sfratto in corso e situazioni non ancora accertate, per le quali è in corso la verifica dei requisiti: è quanto emerge, secondo quanto riportato dagli organi di stampa, dai primi risultati dell'indagine avviata dal commissario straordinario, Francesco Paolo Tronca, sulla verifica puntuale del patrimonio immobiliare della capitale, in merito al caso delle abitazioni nel centro storico affittate a canoni irrisori rispetto ai reali valori di mercato, con contratti tramandati per generazioni, spesso a inquilini tutt'altro che indigenti;
   tra i casi più eclatanti già emersi ci sarebbero un alloggio a Borgo Pio (a pochi passi da San Pietro) affittato a poco più di 10 euro al mese, un altro situato nel centralissimo corso Vittorio Emanuele, per cui l'inquilino paga 24 euro, ma anche un appartamento con vista sui Fori Imperiali e una casa in via del Colosseo, a ridosso dell'Anfiteatro Flavio, concessi per una cifra poco superiore ai 20 euro;
   il ventaglio della scelta immobiliare è ampio: si passa da piccoli edifici di fine Ottocento a basse palazzine perfettamente ristrutturate negli anni Novanta, fino allo splendido ex monastero medievale che sorge nel Foro di Augusto e ospita il Corpo di soccorso dei Cavalieri dell'ordine di Malta per soli 15 euro al mese;
   non esistendo un censimento puntuale e dettagliato del patrimonio di Roma Capitale, è stato avviato con delle squadre (esperte soprattutto in informatica e analisi) questo monitoraggio capillare che è iniziato dal I Municipio e continuerà su tutti gli altri, allo scopo di analizzare posizione per posizione, capire quando è partito il singolo affitto, come e da chi e se sono subentrati dei subaffittuari;
   non solo il canone di affitto è bassissimo, ma neppure verrebbe pagato. Tanti i casi di morosità: un inquilino di una casa in piazza Trilussa deve al comune 112 mila euro e un altro, vicino largo Argentina è moroso per 97 mila euro; al contrario, in alcune occasioni, paradossalmente, sembra che siano stati proprio gli occupanti illegali a decidere quanto sborsare al comune che, nel 2013, incassava all'incirca per ogni appartamento 52 euro e 46 centesimi al mese e ne spendeva quasi 269 fra manutenzioni e aggio della ditta privata che gestiva gli immobili (con una perdita secca di 111,8 milioni);
   inoltre, sempre secondo quanto riportato dagli organi di stampa, per le 4.801 abitazioni che il comune prende in locazione da privati per far fronte all'emergenza abitativa (non bastavano più di 43 mila case di proprietà) si spendevano 21,3 milioni di euro: mediamente 370 euro al mese per ognuna di esse, sette volte quello che incassava per i propri alloggi. E per i centri di assistenza temporanea, cioè l'emergenza dell'emergenza, il Campidoglio arrivava a pagare anche pigioni mensili di 2.700 euro;
   nel luglio 2014 la giunta capitolina aveva già approvato una delibera sui canoni assolutamente fuori mercato, che necessitavano di essere urgentemente aggiornati. A causa dell'inerzia di alcuni uffici non si è proceduto e molti inquilini si sono rivolti agli avvocati, bloccando l’iter con azioni legali: uno scandalo nel quale si intercetterebbero clientele politiche, favoritismi e ricatti, all'ombra di una sconcertante indifferenza delle strutture amministrative, che non di rado sconfina nella complicità;
   considerando la gravità dei fatti, i dirigenti del comune che hanno ricoperto per anni ruoli apicali nella gestione del patrimonio edilizio di Roma, senza nemmeno un censimento delle proprietà e con affitti irregolari e scandalosi, si sono comportati secondo gli interroganti in maniera peggiore e ancora più indifendibile rispetto ai «fannulloni» che timbrano il cartellino e abbandonano il posto di lavoro –:
   se intendano assumere iniziative, per quanto di competenza, per accertare la situazione di illegalità sopra descritta, verificando che siano adottate iniziative volte a recuperare la disponibilità dei beni in capo all'amministrazione;
   quali iniziative ritengano opportuno adottare, per il tramite del commissario straordinario di Roma, per fare chiarezza sulle precise attribuzioni di responsabilità dei dirigenti che si sono succeduti nella gestione del patrimonio e che hanno stipulato i contratti ovvero hanno omesso l'aggiornamento dei canoni di locazione, posto che ciò servirebbe anche a ristabilire la correttezza dei rapporti all'interno di una amministrazione oggettivamente «compromessa».
(2-01269)
(Nuova formulazione) «Monchiero, Rabino, Galgano, Oliaro, Palladino, Sottanelli».
(9 febbraio 2016)

C)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'interno, il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, per sapere – premesso che:
   la giunta comunale del comune di Afragola ha approvato la deliberazione n. 125 del 18 dicembre 2015 con la quale ha, modificando la dotazione organica del comune e la macrostruttura, incrementato da 7 a 9 le posizioni dirigenziali del comune stesso. Tale atto è stato approvato nonostante il parere tecnico non favorevole e il parere contabile non favorevole resi dal dirigente competente ai sensi dell'articolo 49 del testo unico degli enti locali;
   la giunta, discostandosi dal parere negativo espresso ha chiesto, per le vie brevi, un parere al segretario generale, riportandolo integralmente all'interno della deliberazione che però, lungi dallo sconfessare quanto argomentato dal dirigente competente, con una prolissa dissertazione, in larga parte inconferente, ad avviso degli interpellanti evita di entrare nel merito dei gravi rilievi espressi nei pareri;
   il testo unico degli enti locali non prevede la possibilità che altre figure, e tra queste il segretario generale dell'ente, possano sostituirsi ai dirigenti responsabili per esprimere i richiesti pareri sugli atti amministrativi;
   la deliberazione citata, riporta i seguenti pareri: «Parere tecnico non favorevole con la seguente motivazione: Una proposta di incremento della dotazione organica dei dirigenti non può prescindere da una analisi dei fabbisogni che tenga conto di quanto esiste e quali sono i punti di forza e di debolezza del sistema vigente come previsto, tra l'altro, dall'articolo 6 del decreto legislativo n. 165 del 2001. L'atto pertanto è carente di motivazioni. Il presente atto è predisposto in violazione dell'articolo 1, comma 557, lettera b), della legge n. 296 del 2006, e successive modificazioni e integrazioni. Anche a voler interpretare tale previsione come »norma di principio« (e non lo è stante la previsione di apposita sanzione al comma 557-ter ed a quanto interpretato in merito dalla Corte dei conti in differenti pronunce, per tutte, Basilicata 174/2012/PAR) lo spirito del citato decreto legislativo n. 165 del 2001 e di tutte le manovre che hanno comportato effetti o modifiche su tale norma è di ridurre la percentuale della spesa per la dirigenza. Questo atto è in controtendenza, con lo spirito della norma (...) L'incremento della consistenza numerica dei dirigenti in dotazione organica è il titolo giuridico per l'incremento della contrattazione decentrata in violazione dell'articolo 1, comma 557, lettera c), della legge n. 296 del 2006 e successive modificazioni e integrazioni (...) L'indirizzo di assunzione di personale ex articolo 110, previsto nella deliberazione è difatti inapplicabile in quanto non vi sono i termini per la conclusione di eventuali procedure che dunque andrebbero riprogrammate a valere sull'esercizio finanziario 2016. Parere contabile non favorevole con la seguente motivazione: La spesa è priva di copertura finanziaria in quanto le cessazioni vanno integralmente destinate ai fini di cui all'articolo 1, commi 424 e 425, della legge n. 190 del 2014 e dunque non vi sono le necessarie coperture per il tabellare dei nuovi assunti, l'assunzione di ulteriori 2 dirigenti ex articolo 110 viola l'articolo 1, commi 424 e 425, della legge n. 190 del 2014 e l'articolo 1, comma 557, lettera b), della legge n. 296 del 2006, e successive modificazioni e integrazioni»;
   a seguito di tale atto di esplicite minacce di ritorsioni disciplinari, il dirigente competente ha dovuto rendere esecutiva la determinazione di indizione del concorso a tempo determinato per n. 2 dirigenti, nonostante tale concorso non avesse alcuna possibilità di concludersi nel corso dell'anno 2015 e dunque dovesse essere riprogrammato nel 2016;
   lo stesso dirigente responsabile, in conseguenza delle pressioni ricevute, si è visto costretto, in data 25 dicembre 2015, con un dettagliato esposto depositato presso la locale stazione dei carabinieri ad esporre tutta la questione, chiedendo di perseguire eventuali reati commessi;
   successivamente a tale deliberato è stata approvata la legge di stabilità per il 2016 che, al comma 219, così recita: «Nelle more dell'adozione dei decreti legislativi attuativi degli articoli 8, 11 e 17 della legge 7 agosto 2015, n. 124, e dell'attuazione dei commi 422, 423, 424 e 425 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, e successive modificazioni, sono resi indisponibili i posti dirigenziali di prima e seconda fascia delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, (...) vacanti alla data del 15 ottobre 2015, (...). Gli incarichi conferiti a copertura dei posti dirigenziali di cui al primo periodo dopo la data ivi indicata e fino alla data di entrata in vigore della presente legge cessano di diritto alla medesima data di entrata in vigore, con risoluzione dei relativi contratti»;
   nonostante questa chiarissima disposizione normativa che vieta l'attività posta in essere dal comune, qualora non sufficientemente tacciata di manifesta illegittimità, l'amministrazione comunale prosegue nel reclutamento di dubbia legittimità dei 2 dirigenti, avendo richiesto la pubblicazione del relativo «avviso» sulla Gazzetta ufficiale e propagandando tale procedura come atto di rilevanza primaria per gli obiettivi dell'amministrazione;
   dall'insediamento, l'attuale amministrazione comunale di Afragola ha modificato in continuazione la macrostruttura e la dotazione organica dei dirigenti e lo stesso regolamento degli uffici e dei servizi, finendo di fatto per confermare la macchina comunale ad evidenti obiettivi gestionali e politici;
   sembra evidente, a parere degli interpellanti, e per notizie diffuse nell'ambito del confronto delle forze politiche e dei gruppi consiliari, che questa pretesa, avanzata e sostenuta con forza dal sindaco in carica, porterebbe di fatto a sviluppare una catena di gestione nell'apparato comunale ed in particolare nella gestione del nuovo piano urbanistico comunale, che starebbe al centro di discussi ed imponenti interessi legati, in particolare, a tutta l'area di contorno della costruenda stazione dell'alta velocità;
   appare agli interpellanti necessario che la locale prefettura si attivi per monitorare le attività poste in essere dall'amministrazione comunale di Afragola in diversi ambiti, dagli appalti pubblici, come quello per i rifiuti solidi urbani, molto discusso ed oggetto di altro atto di sindacato ispettivo, alle attività edilizie e urbanistiche, anch'esse contestate e denunciate da altri atti ispettivi parlamentari –:
   di quali elementi disponga il Governo in relazione a quanto sopra riportato e se non ritenga che sussistano i presupposti, alla luce dei fatti richiamati in premessa, per assumere le iniziative di competenza, ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali;
   se il Governo non ritenga altresì di valutare se sussistano i presupposti per avviare una verifica congiunta dei servizi ispettivi di finanza pubblica e dell'ispettorato per la funzione pubblica in relazione alla vicenda relativa al reclutamento dei due dirigenti di cui in premessa.
(2-01275) «Castiello, Brunetta».
(16 febbraio 2016)

D)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:
   Invitalia, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, ha pubblicato, sul proprio sito e sulla Gazzetta Ufficiale n. 183 dell'8 agosto 2015, un avviso che comunica che dal 9 agosto 2015 non è più possibile presentare la richiesta di accesso alle agevolazioni all'autoimpiego a causa dell'esaurimento delle risorse disponibili;
   in conseguenza di ciò, start up, progetti innovativi e investimenti per tutti coloro che volevano accedere al bando per gli incentivi per l'autoimpiego, previsto dal titolo II del decreto legislativo n. 185 del 2000, sono stati bloccati;
   occorre tenere presente due considerazioni: la prima è che Invitalia avrebbe dovuto deliberare le domande entro e non oltre sei mesi dalla data di presentazione, quindi ci ritroviamo già alla data del 31 agosto 2015 con circa 700 domande presentate senza essere ammesse a valutazione; la seconda considerazione è che tutte e società che hanno deciso di intraprendere un percorso imprenditoriale, grazie all'aiuto posto dal decreto legislativo n. 185 del 2000, hanno dovuto sostenere dei costi iniziali (costituzione di società, atti notarili, iscrizione CCIAA, attribuzione partita iva, costi di realizzazione format di domanda), i quali, non ottenendo più nessun aiuto, si trasformerebbero in perdite pure;
   oltre alle 700 domande in attesa di valutazione, si aggiungono altre 180 domande circa, che sono state già valutate, sono state ammesse alle agevolazioni e che attendono la delibera e la convocazione per la stipula del contratto; attualmente, nella sola Sicilia ci sono circa 700 domande in attesa di valutazione per l'ammissione alle agevolazioni concesse dal decreto legislativo n. 185 del 2000, presentate a partire dal mese di marzo sino al 31 agosto 2015 (data del blocco) e circa 2.200 domande, nel complesso delle altre regioni meridionali interessate alla misura;
   alcune di queste 180 domande sono state presentate nel 2014 e tali attese stanno solo causando perdite e debiti ad attività nascenti;
   è ovvio che detta situazione, oltre ad aver creato un danno economico ai tanti soggetti che avevano con entusiasmo, intrapreso una iniziativa di lavoro autonomo o imprenditoriale, con riferimento alle suddette misure agevolative, ha generato sconforto e sfiducia nello Stato e nelle istituzioni tutte. Occorre pertanto che le istituzioni recuperino in termini di credibilità;
   a giudizio degli interpellanti, uno strumento finanziario importante come quello previsto dal decreto legislativo n. 185 del 2000, non può essere soppresso in un momento così delicato per lo sviluppo economico del nostro Paese e specialmente per il Meridione;
   in data 10 febbraio 2015, a seguito del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 febbraio 2014, n.121, attuato con successivo decreto ministeriale 4 novembre 2014, la direzione generale degli ammortizzatori sociali e degli incentivi all'occupazione, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha assunto la titolarità della materia de quo;
   alle interrogazioni sullo stesso tema, presentate da diversi colleghi, alla fine del 2015, era stato risposto che il Governo stava reperendo le risorse per rifinanziare Invitalia, anche in vista della legge di stabilità 2016, impegno rispettato con l'approvazione di ordini del giorno alla stessa legge di stabilità 2016;
   tale rifinanziamento non può essere ulteriormente rinviato o ritardato, proprio perché si tratta di una misura che, in tutti questi anni, ha sempre prodotto risultati significativi ed importanti per l'intera comunità e, in particolare, nel Mezzogiorno, con la nascita di tantissime piccole e valide imprese e con tanti nuovi effettivi e stabili posti di lavoro in favore di donne e di giovani disoccupati o alla ricerca di prima occupazione e con effetti assolutamente positivi per tanti giovani professionisti (commercialisti, fiscalisti, consulenti del lavoro) che hanno seguito le relative pratiche. Del resto, sono diversi mesi che gli interpellanti si stanno adoperando, anche con ripetute ed argomentate sollecitazioni nei confronti di diversi rappresentanti del Governo –:
   se i Ministri interpellati, per quanto di propria competenza intendano assumere iniziative per rifinanziare la misura prevista dal decreto legislativo n. 185 del 2000, Titolo II ed, eventualmente, quali siano i tempi previsti per il rifinanziamento e la riapertura delle agevolazioni;
   quali provvedimenti intenda adottare Invitalia, nei riguardi delle 2.200 domande presentate precedentemente al blocco dell'8 agosto 2015 e quanto debbano ancora attendere le 180 aziende le cui domande sono già state valutate e attendono solo la delibera.
(2-01238)
«Ribaudo, Culotta, Tino Iannuzzi, Ventricelli, Currò, Moscatt, Censore, Iacono, Cinzia Maria Fontana».
(26 gennaio 2016)

E)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
   il commissario per l'attuazione del piano di rientro, Massimo Scura, ha convocato, per martedì 9 febbraio 2016 alle ore 9, il direttore generale del dipartimento politiche della salute della regione, Riccardo Fatarella, il direttore generale dell'asp di Catanzaro Giuseppe Perri e il presidente della commissione dell'asp di Crotone per l'accreditamento, Luigi d'Orazio;
   la convocazione di tale incontro consegue alla redazione del verbale relativo alla verifica del possesso dei requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi presso l'unità operativa di cardiochirurgia dell'azienda ospedaliera universitaria «Mater Domini» di Catanzaro, ossia il policlinico dell'ateneo del luogo;
   il verbale in parola, redatto in data 20 gennaio 2016 dalla competente commissione per l'autorizzazione e l'accreditamento, è stato trasmesso all'asp di Catanzaro il 21 gennaio 2016;
   la legge regionale 12 giugno 2009, n. 19, al comma terzo dell'articolo 65 prescrive: «L'accreditamento definitivo di singoli reparti e servizi di strutture delle aziende sanitarie o di singoli reparti o servizi delle aziende ospedaliere già attivi, riconvertiti o ristrutturati nonché delle sperimentazioni gestionali di cui all'articolo 9-bis del decreto legislativo n. 502 del 1992, è differito alla ultimazione degli adeguamenti complessivi delle strutture dove gli stessi sono collocati. Pertanto dalla loro attivazione le stesse strutture devono essere considerate provvisoriamente accreditate. I nuovi servizi realizzati, nell'ambito di processi parziali di riconversione in atto e in coerenza con le indicazioni del P.S.R. e degli atti aziendali, devono parimenti essere considerati provvisoriamente accreditati nelle more dell'accreditamento complessivo delle strutture all'interno delle quali sono collocati»;
   il decreto del commissario ad acta n. 28 del 2010 stabilisce, modificando con l'articolo 4 l'apposito regolamento n. 13 del 2009, che «gli atti di autorizzazione sanitaria all'esercizio e di accreditamento istituzionale sono rilasciati dalla Regione alle strutture sanitarie, socio-sanitarie, nonché ai singoli professionisti che ne facciano richiesta, subordinatamente al possesso dei requisiti individuati dal regolamento 1o settembre 2009, n. 13, sulla base delle verifiche svolte in ambito aziendale dalle commissioni aziendali e dal conseguente parere del legale rappresentante dell'azienda sanitaria, fermo restando a definizione del fabbisogno e del volume delle attività individuate dalla programmazione regionale»;
   lo stesso decreto del commissario ad acta n. 28 del 2010, modificando, con l'articolo 4, l'apposito regolamento n. 13 del 2009, stabilisce che: «La commissione aziendale, ad esito della verifica effettuata presso gli studi dei singoli professionisti e presso le strutture sanitarie e socio-sanitarie, pubbliche e private, elabora la propria relazione di verifica e la inoltra al legale rappresentante dell'azienda sanitaria che, a sua volta, la trasmette alla regione, all'interno dell'atto deliberativo attestante il previsto parere. La regione, ad esito del procedimento e sulla base della preventiva verifica sulla conformità delle prestazioni rispetto al fabbisogno di assistenza definito dagli atti di programmazione regionale, può rilasciare: il parere sulla compatibilità del progetto, in caso di autorizzazione alla realizzazione; l'autorizzazione sanitaria all'esercizio; l'accreditamento istituzionale»;
   in merito all'applicabilità delle predette norme, lo stesso decreto del commissario ad acta n. 28 del 2010, modificando con l'articolo 5, l'apposito regolamento n. 13 del 2009, stabilisce che «il presente regolamento disciplina le procedure espressamente attivate dal dipartimento regionale tutela della salute e politiche sanitarie e trasmesse alla commissione dal direttore generale ovvero dal rappresentante legale delle aziende sanitarie»;
   con nota del 5 agosto 2015, prot. n. 241005, il direttore generale del dipartimento regionale della Calabria per la tutela della salute, professor Riccardo Fatarella, ha comunicato ai deputati Dalila Nesci e Paolo Parentela – i quali avevano rappresentato gli esiti della loro visita del 13 luglio 2015 presso l'unità operativa di cardiochirurgia di cui più sopra – l'attivazione della «procedura di verifica del possesso dei requisiti di legge presso l'unità operativa di cardiochirurgia dell'azienda ospedaliera universitaria Mater Domini di Catanzaro», all'uopo allegando la nota – prot. n. 240607 del 5 agosto 2015 del dirigente per l'accreditamento, dottor Salvatore Lopresti, trasmessa al commissario straordinario dell'asp di Crotone, al commissario straordinario dell'Asp di Catanzaro e al dirigente generale del dipartimento regionale per la tutela della salute, nonché al commissario straordinario dell'azienda ospedaliera universitaria «Mater Domini» Catanzaro (policlinico universitario);
   alla luce della normativa sopra richiamata non vi è dubbio che la commissione di controllo dei requisiti dell'unità operativa di cardiochirurgia dell'azienda ospedaliero-universitaria «Mater Domini» di Catanzaro sia stata inviata nel rispetto delle norme vigenti, dal dirigente regionale di competenza e in ossequio alla disciplina sull'accreditamento di cui alla citata legge regionale 12 giugno 2009, n. 19, e al decreto del commissario ad acta n. 28 del 2010, che, per come sopra citato, compendia l'articolo 12 della legge n. 24 del 2008 in materia di regolamento circa «le modalità operative ed i criteri per la composizione delle commissioni aziendali per l'autorizzazione sanitaria e l'accreditamento»;
   a fortiori, l'articolo 12 del regolamento per l'accreditamento, innovato e recepito dal decreto del commissario ad acta n. 28 del 2010 – adottato, come figura in premessa, sulla base del verbale della riunione interministeriale del 27 ottobre 2010 in cui «Tavolo e Comitato ritengono inopportuno e fonte di possibili conflitti di competenza affidare la verifica dei requisiti a commissioni costituite da dipendenti dell'azienda le cui strutture necessitano di verifica» – contiene lo schema delle verifiche di competenza, da cui emerge con chiarezza che la commissione dell'asp Crotone effettua le verifiche per l'asp di Catanzaro, la quale, stando all'articolo 12 della legge n. 24 del 2008, come le altre asp attiva, «avvalendosi delle proprie strutture ordinarie, nonché delle commissioni di cui all'articolo 12 sistemi di controllo di verifica sia sulla permanenza dei requisiti strutturali, organizzativi e professionali che, relativamente alle strutture pubbliche e private accreditate, sull'appropriatezza delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie erogate, disponendo le occorrenti attività ispettive almeno ogni due mesi a campione»;
   dell'attivazione della riferita procedura di controllo era al corrente il direttore generale dell'asp di Catanzaro, avendo ricevuto apposita comunicazione del 5 agosto 2015, a seguito della quale non avrebbe eccepito alcunché;
   a seguito della riferita procedura di controllo è emersa, a giudizio degli interpellanti, una situazione molto grave in relazione al reparto di cui si tratta, già in parte segnalata dall'ex primario, professor Attilio Renzulli, che da direttore dell'unità operativa il 5 febbraio 2013 inviò al direttore sanitario e al direttore generale dello stesso policlinico – come al rettore dell'Università di Catanzaro, al dipartimento regionale per la tutela della salute e al commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario, della Calabria – una richiesta di provvedimenti a fronte di «n. 6 casi di sepsi grave su n. 60 pazienti operati, con una incidenza del 10 per cento ed un mortalità del 5 per cento»;
   contestualmente, il Renzulli rilevò che «l'assenza (...) di una sala operatoria separata e distinta, sotto il profilo strutturale/architettonico, dalle altre esistenti nell'unico blocco operatorio, implica il passaggio di personale e pazienti, non afferenti l'unità di cardiochirurgia, con nette conseguenze sotto il profilo infettivo/contaminatorio»;
   contestualmente, il Renzulli aggiunse «che l'unità operativa di cardiochirurgia del campus di Germaneto, rappresenta l'unica unità operativa di cardiochirurgia in Italia non dotata, in via esclusiva, della unità di terapia intensiva», Precisò, quindi, che dette «carenze architettonico/strutturali sono gravissime ed espongono il paziente che ha subito un intervento cardiochirurgico (...) a rischi gravissimi e non tollerabili, che possono portare anche a conseguenze nefaste»;
   in data 4 marzo 2013, il Renzulli fu ricoverato per malattia presso il policlinico universitario di Catanzaro;
   in data 6 marzo 2013, il Renzulli fu sospeso cautelativamente dall'incarico direttoriale, con delibera dell'azienda ospedaliero-universitaria «Mater Domini» n. 128 del 2013);
   in data 7 marzo 2013, per il professor Pasquale Mastroroberto la scuola di medicina e chirurgia dell'università di Catanzaro propose la nomina a direttore dell'unità di cardiochirurgia in argomento, giusto lo stesso giorno formalizzata dal rettore con proprio decreto, n. 157 del 2013, e con delibera, in pari data, n. 130 del 2013 dell'azienda ospedaliero-universitaria «Mater Domini»;
   in data 15 marzo 2013, con lettera ai vertici dell'azienda ospedaliera e al medico di competenza, il Renzulli chiese di essere sottoposto ad accorgimenti finalizzati a verificare l'idoneità psico-fisica;
   in data 19 marzo 2013, il Renzulli fu convocato per la predetta visita di accertamento, prevista il 26 marzo dello stesso anno;
   in data 27 marzo 2013, in ordine alla suddetta comunicazione del 5 febbraio 2013, il Renzulli fu audito da una commissione aziendale interna, che non ritenne di poter evidenziare «colpe a carico dei responsabili e del personale medico ed assistenziale, che gli episodi di sepsi possono essere ricondotti a picchi che si presentano nelle strutture assistenziali ad elevata intensità di cura»;
   in un'intervista pubblicata il 21 maggio 2013 sulla testata on line «Lamezia in strada», registrazione n. 2/2011 presso il tribunale di Lamezia Terme, si rende conto della vicenda di «tre decessi di pazienti con infezioni acute: degenti in terapia intensiva» nell'unità operativa cardiochirurgica del policlinico universitario di Catanzaro, a seguito della quale l'intervistato, professor Attilio Renzulli, che all'epoca era direttore di tale unità operativa, inviò – come si legge nella medesima fonte giornalistica – «una lettera esposto indirizzata ai dirigenti dell'azienda e alla procura della Repubblica» di Catanzaro, chiedendo in proposito «interventi urgenti»;
   in data 25 settembre 2013, il Renzulli fu reintegrato con delibera dell'azienda ospedaliero-universitaria «Mater Domini» n. 625 del 25 settembre 2013, per l'esito degli accertamenti compiuti circa la di lui idoneità psico-fisica e da direttore fu poi sostituito, in definitiva, dal Mastroroberto, anche per via del contenuto del verbale della scuola di medicina e chirurgia del 18 dicembre 2014, il cui consiglio preferì il Mastroroberto poiché aveva vinto l'abilitazione quale docente universitario di I fascia e per il medesimo organismo risultava quindi più idoneo all'incarico di specie, a direzione universitaria;
   in data 21 novembre 2014, il giudice per le indagini preliminari dottoressa Abigail Mellace, archiviò, su proposta del pubblico ministero titolare, dottoressa Fabiana Rapino, il procedimento penale avviato dalla procura di Catanzaro a seguito del riferito esposto del Renzulli, datato 24 maggio 2013;
   benché nell'esposto in questione fosse stato richiesto di verificare l'effettivo svolgimento del succitato consiglio, il pubblico ministero e il giudice per le indagini preliminari concludevano nel senso precisato, del tutto indipendentemente dall'allarme formalizzato dal Renzulli sui decessi in seguito a sepsi e sulle carenze del reparto; tali carenze oggi risulterebbero per gli interpellanti confermate nel verbale della commissione regionale di controllo;
   dal rammentato verbale della commissione di controllo emerge che il legale rappresentante del policlinico universitario, il dottor Antonio Belcastro, con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà del 14 ottobre 2015, sotto la propria responsabilità ha dichiarato che «l'unità operativa di cardiochirurgia possiede i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi previsti dalla normativa vigente», ma la commissione di controllo ha accertato l'esatto contrario;
   la riferita dichiarazione, che a regola dovrebbe ricalcare quella da rendere obbligatoriamente, secondo l'articolo 14 della legge regionale n. 24 del 2008, risulterebbe quindi in estremo contrasto con quanto accertato e certificato nelle conclusioni dalla commissione aziendale per l'autorizzazione e l'accreditamento, rinvenibile alle pagine 9 e 10 del prefatto verbale, le cui conclusioni sono state ulteriormente esplicitate dal presidente, dottor Luigi D'Orazio, nella comunicazione del 3 febbraio 2016, prot. n. 11648, indirizzata al direttore generale dell'asp di Catanzaro e attestante che l'unità operativa di cardiochirurgia del policlinico universitario di Catanzaro «non possiede, al momento dei sopralluoghi e della stesura della relazione finale, i requisiti strutturali e tecnologici previsti dalla legge regionale n. 24 del 2008 e dal regolamento n. 13 del 2009»;
   dal verbale della commissione di controllo di cui si tratta, alla luce della visita dei deputati Dalila Nesci e Paolo Parentela del 13 luglio 2015 presso la predetta unità operativa di cardiochirurgia, emerge, a giudizio degli interpellanti, il tentativo di sanare, attraverso una mera separazione di spazi, peraltro ancora non compiuta, la riscontrata mancanza della terapia intensiva dedicata, invece in Calabria obbligatoria e presente, per esempio, presso la cardiochirurgia del policlinico Gemelli di Roma, dell'ospedale Niguarda di Milano, dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dell'Humanitas Gavazzeni di Milano, degli Ospedali riuniti di Ancona e dell'ospedale San Camillo-Forlanini di Roma;
   dal riferito verbale emergerebbe la mancanza di una sala operatoria a fronte delle due previste dalla norma e la dotazione di soli 10 posti letto a fronte dei 14 previsti dalla normativa di riferimento;
   dal verbale in questione emergerebbe, inoltre, la mancata definizione e identificazione, sia nel numero che nella dislocazione, dei posti letto, nonché un numero di infermieri di gran lunga inferiore al numero previsto dalla normativa;
   dal verbale in parola emergerebbe, quindi, la mancanza della figura del cardiologo e del terapista della riabilitazione, nonché la mancanza della figura di un tecnico manutentore di struttura;
   nello stesso verbale si legge di un numero di interventi in circolazione extracorporea pari a 216, ben inferiore rispetto ai 300 previsti dalla normativa;
   nel medesimo verbale si legge della mancanza delle autocertificazioni dei singoli dirigenti medici, che non hanno indicato la propria casistica degli interventi negli ultimi cinque anni, come prevede la specifica norma;
   nel verbale è scritto, ancora, della mancata verifica periodica, obbligatoria, delle attrezzature elettromedicali nel rispetto delle scadenze previste dalla specifica norma;
   soprattutto, il verbale attesta la mancanza nell'unità operativa in parola del programma delle analisi batteriologiche, dei relativi risultati e del registro di prevenzione e controllo legionellosi, nonché la mancanza degli interventi per la prevenzione e il controllo della legionellosi;
   il verbale attesta, inoltre, la carenza di documentazione relativa alla nomina di rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, alla nomina del medico competente, alla sorveglianza sanitaria per le lavoratrici madri, alla formazione ed informazione del personale;
   nel verbale si legge, infine, della mancanza del documento di valutazione dei rischi completo di data e firma del datore di lavoro, del medico competente del responsabile del servizio di prevenzione e protezione e del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, nonché della mancanza dei giudizi di idoneità di tutto il personale afferente all'unità operativa di cardiochirurgia e degli operatori afferenti alle unità operative funzionali ad essa;
   con il decreto del commissario ad acta n. 21 del 10 febbraio 2016, il commissario Massimo Scura e il sub-commissario per il rientro dal disavanzo sanitario regionale, Andrea Urbani, hanno annullato – rectius, revocato – la succitata procedura di verifica, ritenendola illegittima;
   allo stato dei fatti, a quanto consta agli interpellanti, l'azienda ospedaliero-universitaria «Mater Domini» è l'unica struttura «pubblica», pur in possesso di accreditamento provvisorio – ope legis – per la quale è stato avviato, in epoca antecedente alla legge regionale n. 19 del 2009, un procedimento di verifica del possesso di autorizzazione e di accreditamento;
   il dipartimento regionale di competenza ha, dunque, come più sopra narrato, richiesto la verifica del possesso dei requisiti;
   nel caso della cardiochirurgia dell'azienda ospedaliero-universitaria «Mater Domini», il procedimento è stato dunque avviato per la verifica del possesso dei requisiti per l'accreditamento definitivo dalla commissione incrociata di Crotone in ottemperanza alla legge regionale n. 19 del 2009, e successive modifiche ed integrazioni e non, come erroneamente contenuto nel decreto del commissario ad acta n. 21 del 2016, per la verifica del mantenimento dei requisiti di una struttura già accreditata, proprio perché la verifica del possesso dei requisiti era in itinere e non si era mai conclusa;
   la commissione dell'asp di Crotone ha sempre informato della procedura in questione la struttura commissariale per il rientro, che non si è mai pronunciata in merito, se non alla conclusione del procedimento di verifica esitato nella delibera n. 72 del 2016 del dirigente generale dell'asp di Catanzaro, che ha proposto la sospensione delle attività della riferita unità operativa di cardiochirurgia, al fine di risolvere le criticità evidenziate dalla commissione di controllo;
   in ordine alla legittimità dell'adozione del decreto del commissario ad acta n. 21 del 10 febbraio 2016, il commissario per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale avrebbe dovuto, a giudizio degli interpellanti, rispettare le norme sul procedimento amministrativo stabilite dalla legge n. 241 del 1990, e cioè dare la comunicazione di cui all'articolo 7 della citata legge e consentire la partecipazione a procedimento di cui agli articoli 9 e 10;
   inoltre, il commissario ad acta non ha, nel caso di specie, provveduto ad annullare un «provvedimento» definitivo e completamente formato, bensì ha proceduto ad annullare, a parere degli interpellanti, impropriamente, un intero iter procedimentale in itinere e i relativi atti endoprocedimentali;
   il riferito decreto del commissario ad acta n. 21 del 2016 è stato adottato sulla base di una presunta violazione di norme sul procedimento e senza dare atto, a quanto consta agli interpellanti, di quali fossero concretamente le ragioni di interesse pubblico che a tale annullamento d'ufficio hanno condotto il commissario ad acta e il sub-commissario;
   nel caso di specie, pertanto, a giudizio degli interpellanti, è stato violato l'obbligo di adeguata motivazione dei provvedimenti amministrativi di cui all'articolo 3 della legge n. 241 del 1990, posto che, essendo stata impedita la partecipazione procedimentale, la motivazione del provvedimento è conseguentemente inficiata da un grave difetto d'istruttoria;
   emerge dunque, per gli interpellanti, per tabulas che il commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della regione Calabria e il sub-commissario hanno ampiamente travalicato la facoltà di procedere alla «rimozione, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 2, comma 80, della legge n. 191 del 2009, dei provvedimenti, anche legislativi, adottati dagli organi regionali e i provvedimenti aziendali che siano di ostacolo alla piena attuazione del piano di rientro e dei successivi programmi operativi, nonché in contrasto con la normativa vigente e con i pareri e le valutazioni espressi dai tavoli tecnici di verifica e dai Ministeri affiancanti», agli stessi concessa in base al punto n. 13 della deliberazione del Consiglio dei ministri del 12 marzo 2015, posto che gli stessi non hanno proceduto alla rimozione di «provvedimenti», bensì di atti che non costituiscono affatto un «provvedimento» in senso tecnico-giuridico –:
   quali iniziative di competenza, innanzitutto a garanzia del diritto alla salute dei pazienti dell'unità operativa in argomento, intenda assumere il Ministro interpellato rispetto all'adozione del succitato decreto del commissario ad acta n. 21 del 2016 e se non ritenga, alla luce della gravità assoluta dei fatti esposti, di promuovere l'immediata rimozione dall'incarico degli attuali commissario e sub-commissario per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della regione Calabria.
(2-01277)
«Nesci, Dieni, Parentela, Grillo, Silvia Giordano, Baroni, Colonnese, Di Vita, Lorefice, Mantero, D'Incà».
(16 febbraio 2016)

F)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:
   da ormai diverso tempo è salita all'attenzione delle cronache la vicenda del distretto modenese della lavorazione delle carni: da un lato esso rappresenta un'eccellenza assoluta sul piano internazionale, per qualità dei prodotti e riconoscibilità dei marchi, che ha assicurato anche negli anni della crisi una tenuta della produzione, dell'occupazione e della ricchezza prodotta come in pochi altri comparti; dall'altro, si registra una conflittualità sociale crescente per le caratteristiche che ha progressivamente assunto il mercato del lavoro, segnatamente per il ricorso sistematico all'istituto dell'appalto, la presenza di cosiddette cooperative spurie, l'applicazione di diversi contratti collettivi nazionali di lavoro ai diversi segmenti di una filiera produttiva che, non di rado, si svolge nello stesso stabilimento;
   lavoratori e sindacati lamentano da tempo una non corretta applicazione degli istituti contrattuali: mancato rispetto degli orari di lavoro e delle pause previste, con turni insostenibili sul piano psicofisico e i conseguenti rischi per la sicurezza sul lavoro; incertezza sui versamenti dei contributi a causa del sistematico ricorso ed abuso di istituti remunerativi impropri; una sostanziale intermediazione della manodopera, con mansioni improprie, senza peraltro reali garanzie per i lavoratori (clausole sociali nel regime degli appalti), esposti in questo modo al ricatto dei datori di lavoro, o dei capireparto, fino a limiti inaccettabili che possono prefigurare veri e propri rapporti di caporalato;
   nel tempo e in più circostanze le diverse autorità competenti (direzione territoriale del lavoro, asl, Guardia di finanza e altri) hanno confermato questo stato di deterioramento delle condizioni di lavoro e di mancato rispetto delle norme e dei contratti; non da ultimo diverse testate di informazione hanno acceso i riflettori su queste condizioni di lavoro, suscitando stupore e indignazione nell'opinione pubblica;
   il danno di immagine derivante da condotte scorrette, quando non apertamente illegali, di taluni rischia di gettare un'ombra su tutte le imprese del distretto, anche ben oltre le singole responsabilità, arrecando un danno fortissimo ad un settore che ha fatto della qualità dei prodotti e dei marchi la propria chiave di successo a livello globale;
   in questo contesto si iscrive la vertenza specifica di Castelfrigo spa e delle cooperative che per questa operano in regime di monocommittenza (Ilia e Work Service) presso il comune modenese di Castelnuovo Rangone, cuore del distretto economico della lavorazione delle carni;
   da oltre una settimana è in corso lo sciopero dei 150 lavoratori delle due cooperative che, nella giornata del 15 febbraio 2016, hanno avviato un vero e proprio blocco, impedendo ai lavoratori diretti di Castelfrigo di accedere allo stabilimento;
   la vertenza muove principalmente sul mancato rispetto del contratto collettivo nazionale di lavoro e riprende diverse delle questioni evidenziate in premessa: turni di lavoro insostenibili, soggezione totale alle figure dei capi reparto al di fuori di ogni corretta relazione in ambito di lavoro, sostanziale elusione contributiva e altro;
   il fortissimo livello di tensione sociale, cresciuto negli ultimi giorni a seguito del blocco, ha reso necessaria la presenza costante delle forze dell'ordine, che nella mattinata del 15 febbraio 2016, hanno ritenuto necessario forzare il blocco dei lavoratori delle cooperative per consentire ad alcuni lavoratori diretti di Castelfrigo di accedere allo stabilimento; in questi giorni è poi stata rilevata la presenza, quantomeno anomala, di guardie private preposte, a quanto risulta agli interpellanti più che al controllo dello stabilimento, a quello dei manifestanti;
   si rende necessaria e improcrastinabile una positiva risoluzione della vertenza che assicuri il pieno rispetto delle norme e del contratto collettivo nazionale di lavoro da un lato, la piena ripresa della produzione dall'altro –:
   se il Governo sia a conoscenza della vertenza in corso presso la Castelfrigo Spa e le cooperative per essa operanti;
   quali iniziative intenda assumere il Governo per favorire una positiva risoluzione di questa controversia;
   quali iniziative, più in generale, intenda assumere il Governo per favorire una positiva ricomposizione delle relazioni sindacali in un distretto strategico per il territorio e per l'economia del nostro Paese.
(2-01274)
«Baruffi, Cinzia Maria Fontana, Patrizia Maestri».
(16 febbraio 2016)

G)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministro della difesa, per sapere – premesso che:
   nel 1992 fu siglato un protocollo di intesa tra il Ministro per gli interventi delle arre urbane, il Ministro della difesa, il Ministero per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno, il presidente della regione Puglia, il presidente della provincia di Taranto e il sindaco di Taranto per la delocalizzazione delle installazioni militari navali sul Mar Piccolo ed il recupero e la valorizzazione degli immobili dismessi;
   i soggetti firmatari, con tale protocollo, convennero che «costituiscono obiettivi primari per l'area di Taranto la delocalizzazione delle installazioni militari navali sul Mar Piccolo ed il recupero e la valorizzazione degli immobili e degli spazi così dismessi, al fine di consentire un uso da parte della collettività aderente a nuovi modelli di sviluppo della città stessa, riferiti alla sistemazione viaria, alla promozione di nuove imprenditorialità a vocazione turistica, ad una accresciuta rete di servizi e di verde pubblico»;
   inoltre, fu rilevato che le finalità di pubblico interesse, elencate nel protocollo, fossero «coerenti con i progetti strategici di cui alla delibera Cipe 12 maggio 1988, recante l'aggiornamento del programma triennale di sviluppo del Mezzogiorno per il triennio 1988-1990 e con gli obiettivi primari dell'intervento straordinario di cui alla legge 1o marzo 1988, n. 64»;
   per il perseguimento di tali obiettivi fu prevista la costituzione di un apposito comitato per l'area di Taranto;
   con la mozione sul Mezzogiorno la n. 1-00766, accolta nella seduta del 14 aprile 2015, si impegnava, in particolare, l'Esecutivo «a valutare l'opportunità di favorire intese, anche fra le diverse amministrazioni pubbliche, per mettere al servizio del territorio le strutture presenti e attualmente adibite a compiti istituzionali, sviluppandone le potenzialità al fine di promuovere il recupero e la riqualificazione sociale dei centri urbani, in particolare quelli soggetti ad un pesante degrado, con particolare riferimento all'uso per tale scopo dell'arsenale marittimo di Taranto»;
   il tavolo per Taranto, istituito dal decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, recante «Disposizioni urgenti per l'esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della città e dell'area di Taranto», convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, si è riunito lo scorso autunno nella prefettura del capoluogo ionico sotto il coordinamento del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Claudio De Vincenti per delineare la strategia di riqualificazione e di sviluppo del territorio;
   l'incontro tenuto si è soffermato sull'esame dello schema di contratto istituzionale di sviluppo e sulla verifica del cronoprogramma che dovrà portare a breve all'approvazione da parte del Cipe dei progetti che riguarderebbero, in particolare, il recupero della città vecchia, il porto, la bonifica dell'area esterna all'Ilva e il rilancio dell'arsenale della Marina militare. Il contratto di sviluppo fa parte integrante del cosiddetto masterplan per il Sud;
   il contratto, da quanto pubblicato dalla stampa, avrebbe un valore di circa 800 milioni di euro, di cui in particolare 390 milioni per il sistema portuale, 207 milioni per il completamento dell'ospedale, 91 milioni per le bonifiche, 89 milioni per l'edilizia abitativa e la riqualificazione del quartiere Tamburi e del centro storico, 30 milioni per altre infrastrutture. Si sarebbe anche concordato, per quanto riguarda l'arsenale, di prevedere, a fianco dell'utilizzo di una parte dell'area per sviluppo turistico e culturale, la valorizzazione della produttività del sito per la manutenzione e lo sviluppo della cantieristica;
   secondo lo schema definitivo relativo alla riforma portuale, varato dal Governo il 21 gennaio 2016, le autorità portuali nazionali sono state ridotte da 24 a 15, prevedendo per la Puglia le sedi di Bari e Taranto. Poiché in un primo momento si era parlato di solo 14 autorità portuali si è fortemente temuto la scelta della sede di Bari a scapito di Taranto, destando forti preoccupazioni per le sorti del porto;
   infatti, per rilancio del porto di Taranto si sta lavorando da molto tempo; in particolare, come si legge nella relazione annuale 2014 l'autorità portuale di Taranto ha svolto nel 2013 le attività connesse all'accordo (Memorandum of Understanding – MoU) siglato il 19 aprile 2012, con la PORInt, Port of Rotterdam International;
   il rapporto riporta che «Nel mese di maggio 2014, AP ha partecipato ad un incontro con i vertici del Porto di Rotterdam per discutere di eventuali collaborazioni tra i due porti e per valutare le possibilità di estendere il MoU già siglato con lo scalo olandese. In aggiunta, grazie al supporto fornito dai PORInt nelle precedenti annualità, l'AP di Taranto ha ulteriormente rafforzato i rapporti con l'operatore olandese The Greenery B.V. Nel corso del 2014, infatti, l'Ente ha messo in atto una serie di azioni finalizzate all'organizzazione di una missione istituzionale a Rotterdam durante la quale individuare nuove possibilità di collaborazione e collegamenti anche nell'ambito di iniziative comunitarie a titolarità dell'AP di Taranto. A tal fine, l'AP si è resa promotrice di una nuova visita presso gli stabilimenti della The Greenery B.V., da realizzare nel mese di gennaio 2015, quale azione di interesse per l'implementazione delle attività previste dai progetto TEN-T di cui è titolare»;
   tale apertura a Rotterdam rappresenta sicuramente una grande opportunità per il futuro del porto di Taranto e per l'intera comunità, soprattutto nell'ottica di una espansione nel Mediterraneo ed oltre;
   ad agosto 2015, nell'ambito del riordino del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con l'attuazione della riforma museale, è stata nominata, dal Ministro interpellato, la nuova direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto (MArTa), Eva Degl'Innocenti, 39 anni, che, laureata in conservazione dei beni culturali a Pisa, scuola di specializzazione di archeologia e dottorato di ricerca europeo presso l'università di Siena in Storia, archeologia e archivi del Medioevo, per più di un decennio si è occupata di scavi archeologici tra Italia e Tunisia, è stata, inoltre, ricercatrice e project manager del Museo nazionale del Medio Evo di Parigi e dal 2013 è stata direttrice del servizio dei beni culturali e del museo/centro d'interpretazione «Coriosolis» della Comunità dei Comuni Plancoet Plélan in Bretagna;
   tale nomina aveva fatto ben sperare per un rilancio del Museo archeologico nazionale di Taranto, istituito nel 1887 e con sede dell'ex Convento di San Pasquale di Baylon, edificato nel XVIII secolo, che ospita numerose collezioni greche-romane ed apule tra cui gli antichi ori che hanno reso famoso il Museo in tutto il mondo;
   con la successiva riforma delle soprintendenze, messa a punto dallo stesso Ministero, in Puglia la sede per la soprintendenza unica è stata assegnata a Lecce e non a Taranto, «scippando» la città di un ente culturale di grande rilievo in ambito archeologico –:
   quali iniziative, alla luce di quanto espresso in premessa, intenda assumere il Governo per sostenere tutti i progetti in itinere già programmati o in via di definizione a favore della città e dell'area di Taranto, per il rilancio ambientale, sociale, economico, infrastrutturale e, in particolare, culturale, soprattutto a seguito dell'istituzione della soprintendenza archeologica unica pugliese.
(2-01273) «Labriola, Pisicchio».
(16 febbraio 2016)