TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 335 di Giovedì 20 novembre 2014

 
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INTERPELLANZE URGENTI

A)

    I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
   secondo quanto segnalato da fonti sindacali, giovedì 6 novembre 2014 si è tenuto presso il dipartimento della pubblica sicurezza l'incontro per la chiusura preannunciata la scorsa primavera di 267 uffici di polizia;
   nelle intenzioni del dipartimento, infatti, le chiusure dovranno avvenire entro i primi mesi del 2015;
   secondo la segnalazione, per quanto riguarda le specialità della polizia di Stato e le unità speciali, le novità annunciate in quella sede sono assolutamente negative: infatti, il tentativo di far passare la manovra per un progetto di rimodulazione finalizzato al miglioramento dei servizi non trova alcun riscontro oggettivo se non quello di segno opposto che palesa una chiara, evidente e netta sforbiciata nello sterile spirito della spending review;
   creare squadre di personale esterno alla specialità, significherà creare una nuova eventuale struttura esterna a quella preposta, ma da essa non coordinata ed indipendente, con duplicazione di competenza per materia: significa, pertanto, spendere di più e non essere efficienti;
   non essendo possibile aumentare ulteriormente la pressione fiscale, si è scelto di tagliare in un servizio essenziale quale quello della sicurezza, ossia una delle esigenze primarie di una comunità; va segnalata la chiusura di ben 67 uffici della polizia ferroviaria (Polfer) trasformati in «punto appoggio», cioè in uffici senza organico, ai quali il personale di scorta potrà appoggiarsi durante la permanenza in stazione in attesa di riprendere il treno per la nuova scorta;
   per il resto del tempo saranno uffici completamente chiusi, dove resterà solo l'insegna «polizia» e la possibilità di suonare ad un citofono al quale risponderà un operatore della centrale operativa a decine chilometri di distanza;
   oltre a smantellare la polizia di Stato, la scure del Governo si abbatterà anche su carabinieri e Guardia di finanza, con tagli alla logistica e al personale;
   nelle segnalazioni sindacali ricevute dagli interpellanti viene fatto qualche esempio circa alcune assurdità del progetto;
   in riferimento alla polizia di frontiera, balza agli occhi la soppressione dell'ufficio di Gioia Tauro (Reggio Calabria) in uno dei porti commerciali più importanti del Mediterraneo ai fini criminali;
   sempre in Calabria, a Villa San Giovanni (Reggio Calabria), la sezione della polizia ferroviaria è stata declassata a semplice posto Polfer, senza considerare che si tratta di una cittadina in cui passano tutti i treni da e per la Sicilia, i quali vengono imbarcati sulle navi traghetto, che tutte le tifoserie passano da quel centro e che tutte le manifestazioni sociali vengono organizzate strategicamente per bloccare gli spostamenti sullo stretto; ciò, secondo quanto sostenuto dalla segnalazione ricevuta dagli interpellanti, sarebbe testimoniato da tutti i telex predisposti in quelle occasioni e le relative statistiche predisposte periodicamente per le innumerevoli riunioni del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica costituiscono una prova incontrovertibile;
   la polizia di Stato, come tutti i settori della pubblica amministrazione, patisce una carenza di organico di circa 18.000 unità e un riordino del settore si rende sempre più necessario;
   nonostante la consapevolezza degli sprechi perpetrati in ordine alle strutture a disposizione delle forze dell'ordine, si ritiene che il disegno del Governo non vada assolutamente nella direzione giusta, poiché la sicurezza non è un costo, ma dovrebbe essere un investimento –:
   se il Ministro interpellato non ritenga opportuno riferire quali siano i dettagli della riforma che intende attuare in materia di pubblica sicurezza;
   se il Ministro interpellato non reputi urgente adottare tutte le misure necessarie per rivedere un progetto tanto pericoloso da rischiare di minare definitivamente la sicurezza sociale nel nostro Paese.
(2-00749) «Lombardi, Luigi Di Maio, Nesci, Cozzolino, Dadone, Nuti, Fraccaro, Toninelli, Dieni, D'Ambrosio, Alberti, Artini, Barbanti, Basilio, Paolo Bernini, Nicola Bianchi, Brescia, Cancelleri, Corda, De Lorenzis, Del Grosso, Dell'Orco, Di Battista, Di Benedetto, Manlio Di Stefano, D'Uva, Frusone, Luigi Gallo, Grande, Cristian Iannuzzi, Liuzzi, Marzana».
(Presentata il 18 novembre 2014)

B)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere – premesso che:
   davanti al ripetersi delle recenti drammatiche alluvioni, il Piemonte, la Liguria la Toscana il Lazio e l'Umbria sono i territori nei quali continuano a registrarsi gravi eventi di frana che hanno causato vittime e ingenti danni a centri abitati e a infrastrutture di comunicazione e continuano a verificarsi allagamenti e danni incalcolabili al patrimonio abitativo e alle attività produttive;
   i dati dell'Ispra fotografano una situazione di grave pericolo: la popolazione esposta a frane in Italia supera il milione e quella esposta ad alluvioni supera i 6 milioni, in un territorio che ha un suolo fragile dal punto di vista geologico e idrografico, la cui struttura orografica è per il 75 per cento collinare-montana; dai dati risultanti dal progetto IFFI-Inventario dei fenomeni franosi in Italia, emerge un quadro di dettaglio del dissesto da frane, che ammonta a quasi 500 mila frane, per
un'area interessata di oltre 21 mila chilometri quadrati, pari al 7 per cento dell'intero territorio nazionale; ogni anno avvengono tra le 1000 e le 2000 frane, con il 10 per cento di queste «pericolose» che possono causare vittime, feriti e danni a edifici e infrastrutture;
   secondo i dati forniti dalla Coldiretti si stima in almeno 10 milioni di euro i danni subiti in questi ultimi giorni nelle aree agricole delle regioni settentrionali, le quali subiscono ingenti danni che richiedono urgenti misure di sostegno per il comparto agricolo;
   nella giornata del 13 ottobre 2014 decine di comuni della provincia di Alessandria sono stati messi in ginocchio da una precipitazione violentissima che ha provocato l'esondazione del sistema idrico minore, provocando danni stimati per 50 milioni di euro e pregiudicando il sistema viario; in alcune valli del tortonese, oltre a danni a strutture private e produttive, sono pregiudicati anche i raccolti agricoli; a Gavi si registrano diversi sfollati a causa di una frana che minaccia il paese; le ultime piogge hanno messo a dura prova anche il sistema idraulico del casalese, risultando pertanto assolutamente necessario dichiarare lo stato di emergenza e predisporre risorse immediate per mettere in sicurezza il sistema viario ed idraulico della provincia di Alessandria;
   resta alta l'allerta sulla piena del Po, mentre in Lombardia i livelli dei laghi continuano ad essere elevati, con esondazioni dei laghi Maggiore, di Como, di Pusiano e di Varese, mentre restano elevati timori ancora per il Seveso e il Lambro;
   nella provincia di Savona è stata colpita tutta la costa e l'immediato entroterra, producendo danni significativi all'economia agricola nella piana di Albenga, oltre ai danni, comuni alle altre zone, alle
attività commerciali ed artigianali in tutte le situazioni di esondazione o allagamenti per la pioggia;
   tra il 9 e il 10 ottobre 2014 la città di Genova è stata colpita da violente precipitazioni che hanno causato l'esondazione di corsi d'acqua quali il Bisagno, il Fereggiano, lo Sturla e lo Scrivia, causando danni enormi alla collettività e una vittima; mentre appena tre anni fa lo stesso fenomeno aveva causato sei vittime, altro che danni gravissimi per le infrastrutture, gli edifici e le attività produttive e commerciali;
   la regione Piemonte ha già chiesto al Governo la dichiarazione dello stato di emergenza e ad oggi, secondo le fonti della protezione civile di Alessandria, ci sono ancora 54 sfollati;
   sicuramente nelle situazioni in cui si sono realizzate per tempo le opere di pulizia e allargamento dell'alveo dei fiumi, è stata possibile una significativa riduzione del danno, i comuni hanno pertanto la necessità inderogabile di procedere alla riqualificazione e manutenzione del reticolo idrografico principale e secondario, mentre ai consorzi di bonifica è affidato il compito del mantenimento in esercizio degli impianti, di pulizia e manutenzione di canali di scolo e irrigui;
   è ormai consolidata l'idea che ci siano più fattori correlati a queste tragedie: il cambiamento del clima, la predisposizione del territorio, la pianificazione territoriale carente, la mancanza della cultura della prevenzione del rischio, ma sicuramente tra i più rilevanti sono la progressiva impermeabilizzazione del suolo e la costruzione di edifici in zone a rischio; le conseguenze di tale complessità sono un punto prioritario dell'agenda politica del Governo sin dal suo insediamento, avendo dichiarato che la messa in sicurezza del territorio è la prima grande opera pubblica da realizzare;
   dall'Inventario dei fenomeni franosi in Italia, risulta che i dati sulle frane sono da aggiornare; tale inventario è di fondamentale importanza per la programmazione di interventi di difesa del suolo, per la progettazione delle reti infrastrutturali e per la gestione delle emergenze e per la pianificazione territoriale;
   la «Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche », istituita il 25 maggio 2014 presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ha il compito specifico di imprimere un'accelerazione all'attuazione degli interventi di messa in sicurezza del territorio e di supportare la nuova programmazione delle risorse per il ciclo 2014-2020;
   il decreto-legge n. 91 del 201, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 116 del 2014, ha reso ordinaria l'attribuzione ai presidenti di regione di funzioni per gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico e, contemporaneamente, ha avviato un procedimento di ricognizione dello stato di attuazione di tutti gli interventi finanziati anche in data antecedente al 2009 per procedere alla revoca delle risorse economiche non ancora utilizzate con l'obiettivo di canalizzare le stesse su interventi altrettanto urgenti ma immediatamente cantierabili;
   il piano per la mitigazione del rischio alluvioni, redatto dalla struttura di missione per 14 aree metropolitane, prevede investimenti per oltre 1 miliardo di euro e mediante l'attività di ricognizione e riprogrammazione svolta dalla stessa struttura di missione è stato già possibile sbloccare un residuo di risorse provenienti dalla programmazione 2007-2013 dei fondi strutturali pari a 110 milioni di euro –:
   se si intendano assumere iniziative affinché le spese sostenute dai comuni, dalle province e dalle regioni nei territori per i quali sia stata dichiarato lo stato di emergenza, per gli interventi di ripristino delle infrastrutture, delle attività produttive e commerciali e del patrimonio residenziale, nonché le opere di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico, sia di tipo strutturale che per la riqualificazione e la manutenzione, siano escluse dal patto di stabilità interno;
   se si intendano definire, tramite un'apposita iniziativa normativa, tempi certi e modalità per semplificare le procedure amministrative e per la concessione di finanziamenti urgenti, sia a soggetti pubblici che privati (famiglie, imprese, associazioni e altro), per il risarcimento dei danni effettivamente subiti e per l'erogazione dei contributi per il ripristino e la riparazione dei luoghi, al fine di riprendere le normali condizioni di vita e dell'attività economica e produttiva, per tutte le situazioni per le quali sia intervenuta la dichiarazione dello stato di emergenza;
   se si intendano assumere tutte le più idonee iniziative per consentire l'aggiornamento dell'IFFI-Inventario dei fenomeni franosi in Italia quale strumento di supporto per la pianificazione della prevenzione e di programmazione territoriale.
(2-00750) «Bargero, Tullo, Basso, Carocci, Giacobbe, Fiorio, Borghi, Bratti, Mariani, Taricco, Carnevali, Manciulli, Garofani, Pierdomenico Martino, Bini, Bonavitacola, D'Ottavio, Baruffi, Gribaudo, Casellato, Losacco, Damiano, Benamati, Giorgio Piccolo, Peluffo, Portas, Tino Iannuzzi, Mognato, Guerra, Marchetti, Giulietti, Ginato, Causi, Boccadutri, Giampaolo Galli, Bazoli, Bruno Bossio, Massa, Carra, Colaninno, Senaldi, Patriarca, Fioroni, Coccia, Impegno, Cani, Marco Di Maio».
(Presentata il 18 novembre 2014)

C)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro dell'economia e delle finanze ed il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere – premesso che:
   sono circa 700 milioni di euro i danni stimati con ponti crollati e strade dissestate, 82 comuni colpiti, 19 vittime, 2.700 sfollati e 500 persone evacuate a seguito dell'alluvione che ha colpito la regione Sardegna nel mese di novembre 2013;
   migliaia di aziende si trovano sul lastrico;
   il Governo Letta e poi quello Renzi, con varie dichiarazioni, avevano annunciato sin dai giorni dopo la tragedia uno stanziamento di 200 milioni di euro;
   secondo il report regionale del 20 ottobre 2014, solo per il patrimonio pubblico, il fabbisogno ammonta a 495.675.526,23 euro (30.502.338,59 euro per primi interventi urgenti, 206.017.815,77 euro per interventi urgenti e/o di ripristino e 259.155.371,87 euro per interventi strutturali di riduzione del rischio residuo);
   si susseguono da ormai un anno esatto le dichiarazioni di esponenti del Governo con le quali vengono annunciate risorse finanziarie per ristorare i danni conseguenti alla drammatica alluvione del 18 novembre del 2013;
   è dei giorni scorsi una dichiarazione di Erasmo D'Angelis, responsabile nazionale della struttura contro il rischio idrogeologico di Palazzo Chigi, che ha annunciato: «il Governo stanzierà a livello nazionale sei miliardi di euro nei prossimi cinque anni dal ciclo europeo di investimenti. La Sardegna ne chiederà circa 500 milioni e noi faremo tutto il possibile perché l'Isola è nel nostro cuore. La vicenda di Olbia – sottolinea D'Angelis, ricordando la drammatica alluvione del 2013 – dimostra che bisogna dire basta alle perdite di tempo. E con lo “Sblocca Italia”, ormai legge, i cantieri che salvano le vite umane non si possono più fermare e saranno non stop»;
   per l'alluvione che il 18 novembre 2013 ha devastato la Sardegna i danni ammontano a 659,2 milioni di euro, mentre i fondi statali stanziati sono di appena 20 milioni di euro;
   le risorse che l'Anas avrebbe dovuto destinare ai danni della viabilità primaria statale e provinciale risultano marginali e del tutto insufficienti;
   la maggior parte dei cantieri avviati risultano in grave ritardo;
   ad un anno dalla tragica alluvione che ha colpito la Sardegna, si veda il caso emblematico della connessione dei centri abitati di Onanì e Bitti con l'arteria stradale rimasta preclusa e devastata come nel 2013;
   un abbandono che si tocca con mano in ogni angolo del cuore della Sardegna;
   nessuno stanziamento concreto e quei pochi interventi che si vedono hanno tempi biblici;
   in queste zone il pericolo è maggiore del 2013 e niente è stato fatto, nemmeno la minima pulizia dell'alveo dei fiumi;
   la Sardegna continua ad essere l'unica regione dove gli eventi calamitosi non vengono risarciti e le opere distrutte non ricostruite, se non marginalmente e con una lentezza incredibile;
   una devastazione senza precedenti che segnò la vita di 19 persone e che fece registrare danni stimati al ribasso per oltre 700 milioni di euro;
   dopo un anno esatto dall'alluvione sarebbe corretto incidere nell'unico modo possibile e cioè con un intervento finanziario sull'alluvione da inserire in un provvedimento contingibile e urgente che preveda due elementi sostanziali:
    a) l'esclusione dal patto di stabilità di tutti gli stanziamenti per opere e interventi legati all'evento alluvionale del 18 novembre 2013, compresi i fondi avuti dai comuni con erogazioni liberali e donazioni di cittadini privati ed imprese finalizzate a fronteggiare i danni dell'eccezionale evento alluvionale del 18 novembre 2013;
    b) uno stanziamento di 200.000.000 euro per il 2015, 2016 e 2017 per la ricostruzione e il risarcimento dei danni da destinare alla regione Sardegna;
   in aggiunta a quanto sopra, sarebbe inoltre doveroso intervenire con apposito e adeguato stanziamento che ponga rimedio, sia sull'aspetto temporale che economico, al mancato rispetto degli impegni nei confronti della regione Sardegna relativamente ai drammatici eventi del 2013 –:
   se non si ritenga di dover con immediatezza escludere, con adeguata iniziativa normativa, gli stanziamenti e gli interventi legati ai danni provocati dall'alluvione dai vincoli del patto di stabilità sia per la regione che per gli enti locali e tutti i soggetti istituzionali e stazioni appaltanti chiamate ad eseguire le apposite opere;
   se non si ritenga, proprio per i ritardi sin qui accumulati, di dover dare attuazione a tutti questi interventi prevedendo l'esecuzione degli stessi con lavori da eseguirsi su tre turni e con operatività sette giorni su sette;
   se non si ritenga di dover prevedere misure di sgravio fiscale per quelle categorie duramente colpite dall'alluvione, compresa la dilazione dei pagamenti delle stesse cartelle esattoriali.
(2-00753) «Pili, Pisicchio».
(Presentata il 18 novembre 2014)

D)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:
   la centrale termoelettrica di Vado Ligure-Quiliano (Savona) è di proprietà della Tirreno Power spa, uno dei principali produttori di energia elettrica, con impianti in diversi siti, a livello nazionale;
   la centrale di Vado Ligure-Quiliano è costituita da un'unità a ciclo combinato (VL5-1 e VL5-2) in esercizio dal 2007 e realizzata sostituendo due vecchie unità alimentate a carbone ed olio combustibile e da due unità da 330 megawatt cadauna (VL3 e VL4), alimentate a carbone (e a gasolio e olio combustibile nelle fasi di accensione) entrate in esercizio nel 1971. Con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 14 dicembre 2012, n. 227, è stata rilasciata un'autorizzazione integrata ambientale per l'esercizio della centrale, che faceva seguito all'intesa tra regione Liguria e azienda; obiettivo dell'intesa, da parte pubblica, era stato quello di realizzare il massimo di riduzione dell'impatto ambientale dei gruppi, attraverso interventi che avrebbero anche prodotto un aumento dell'efficienza degli impianti. La vetustà degli impianti stessi, insieme alle condizioni di esercizio, costituiscono ormai da tempo un fattore riconosciuto di grande criticità;
   l'11 marzo 2014 il giudice per le indagini preliminari di Savona, su richiesta della procura della Repubblica, ha disposto il sequestro cautelativo dei gruppi VL3 e VL4 della centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure-Quiliano e l'interruzione dell'esercizio;
   il provvedimento del giudice per le indagini preliminari contestava il mancato adeguamento alle prescrizioni dell'autorizzazione integrata ambientale e si era basato, tra l'altro, sulle risultanze di una perizia della procura sugli effetti ambientali e sanitari dell'attività della centrale Tirreno Power spa sulla popolazione locale;
   secondo tale perizia, le emissioni della centrale a carbone di Vado Ligure avrebbero causato oltre 400 morti tra il 2000 e il 2007. Ci sarebbero stati anche «tra i 1700 e i 2000 ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari e 450 bambini ricoverati per patologie respiratorie e attacchi d'asma tra il 2005 e il 2012». I consulenti della procura hanno mappato una «zona di ricaduta delle emissioni» della centrale ed hanno escluso come causa delle patologie il traffico automobilistico, altre aziende della zona e i fumi delle navi in porto. Il perimetro della mappa riguarda 23 comuni per un totale di circa 150.000 abitanti;
   per quanto successivamente alla data del sequestro, il 14 marzo e il 17 marzo 2014 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha inviato all'azienda due distinte diffide per inadempienze rispetto all'autorizzazione integrata ambientale in vigore;
   nel mese di luglio 2014 si è tenuto un incontro tra i Ministeri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, istituzioni locali, organizzazioni sindacali e azienda, alla presenza dei Ministri Guidi e Galletti, con l'obiettivo di definire un percorso in grado di consentire la continuità produttiva ed occupazionale del sito, rendendo questa produzione pienamente compatibile con l'ambiente circostante. In tale incontro era stato affrontato anche il tema del rapporto tra le scelte per il sito di Vado Ligure e Quiliano e la strategia energetica nazionale. Ulteriore incontro avrebbe dovuto tenersi nel mese di settembre 2014 per verificare lo stato di avanzamento della situazione, ma non è stato convocato;
   la società, dopo il sequestro, aveva presentato istanza di rinnovo anticipato dell'autorizzazione integrata ambientale limitatamente ad interventi sui due gruppi esistenti alimentati a carbone, con un adeguamento degli impianti in due fasi di intervento;
   gli enti locali e la regione Liguria, impegnati nello sforzo di garantire il raggiungimento di limiti alle emissioni stringenti e riferibili alle migliori tecniche disponibili, senza compromettere la continuità produttiva e dell'occupazione, hanno assunto le proprie delibere seguendo questo criterio ed assumendo sino in fondo le proprie responsabilità;
   il gruppo istruttore dell'autorizzazione integrata ambientale, a quanto risulta agli interpellanti con parere non unanime, ha prodotto un documento tecnico nel quale vengono indicati limiti di emissione per i loro valori e le tempistiche di adeguamento stringenti;
   alcune fonti definiscono tali vincoli non omogenei rispetto a quelli imposti ad impianti analoghi sul territorio nazionale;
   l'azienda ha dichiarato di non essere in grado di garantire, nei termini di tempo indicati, il rispetto dei limiti imposti, definendoli inapplicabili, e ha comunicato alle organizzazioni sindacali che, se verranno confermate quelle condizioni, non sarà in grado di far ripartite i due gruppi in questione;
   le conseguenze sull'occupazione e sul complesso dell'economia locale sarebbero gravissime;
   nei mesi scorsi l'azienda aveva riferito che nel caso i due gruppi a carbone non fossero stati in grado di riprendere la produzione, si presenterebbe un rischio significativo per la continuità dell'azienda stessa nel suo complesso e non solo per l'impianto di Vado Ligure-Quiliano;
   l'Arpa Liguria ha prodotto una «Elaborazione preliminare dei dati della qualità dell'aria in relazione al fermo del marzo 2014 dei gruppi a carbone della centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure» dalla quale risulta che, relativamente ai quattro mesi di chiusura degli impianti, «l'analisi dei dati rispetto ad analoghi periodi degli anni passati, è ancora poco significativa», e tuttavia alcune prime considerazioni sono possibili: Tirreno Power spa è, nell'area di indagine e per gli inquinanti considerati, la principale fronte di biossido di zolfo, che quindi rappresenta il parametro più significativo per l'osservazione di eventuali variazioni di qualità dell'aria imputabili alla centrale. L'andamento di questo parametro nel periodo di chiusura sembrerebbe evidenziare la tendenza a una leggera diminuzione: la concentrazione media (microgrammi/m3) da 5,4 nel 2013, a fronte di 954 tonnellate di anidride solforosa emesse nel periodo interessato, passa nel 2014, con i gruppi a carbone fermi, a 4,4; si ricorda che il limite previsto dalla normativa come media giornaliera sia di 125 microgrammi/m3, mentre l'Organizzazione mondiale della sanità ha individuato 20 quale valore guida;
   l'Istituto superiore di sanità, su richiesta del Ministero della salute, ha provveduto ad analizzare i dati di «mortalità per causa» rilasciato dall'Istat nel periodo 2003-2010, analisi condotta con la metodologia «Sentieri», dalla quale risulta che la mortalità generale della popolazione residente nel comune di Vado Ligure non si discosta da quella della popolazione della Liguria;
   in ogni caso, permane il fatto che i contenuti della perizia della procura preoccupano e condizionano evidentemente le valutazioni sull'impatto dell'impianto di Vado Ligure-Quiliano rispetto ad altri siti;
   la perizia ambientale ed epidemiologica disposta dalla procura era stata acquisita riservatamente dal precedente Governo, tramite il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, e trasmessa al Ministero della salute;
   il quadro programmatico in materia di produzione di energia è stato delineato dalla cosiddetta SEN, la Strategia energetica nazionale, che ha previsto, ferma restando la politica di diffusione delle fonti rinnovabili, il mantenimento dell'attuale quota di produzione a carbone, nel rispetto ovviamente delle norme in materia ambientale e della tutela della salute;
   come risulta evidente, si intrecciano fortemente le questioni relative ai temi produttivi ed occupazionali e la necessità di un chiarimento sulle reali condizioni di salute della popolazione e, conseguentemente, sui livelli, di emissioni tollerabili –:
   se, alla luce della complessità della vicenda, si ritenga che essa debba essere assunta dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, come richiesto anche dalle istituzioni e forze sociali del territorio;
   se i Ministri interpellati o gli istituti preposti abbiano realizzato proprie perizie, valutazioni e verifiche, ed eventualmente con quali risultati, e se si intendano realizzare iniziative, ulteriori rispetto a quelle già citate, per dare certezze sulla condizione sanitaria in quel territorio;
   se corrisponda al vero che i limiti per le emissioni e le tempistiche indicate per l'adeguamento a tali limiti nel sito di Vado Ligure-Quiliano siano non omogenei rispetto a quelli imposti ad impianti analoghi sul territorio nazionale e, in questo caso, quali ne siano le motivazioni;
   come, alla luce delle scelte sulle combinazioni delle fonti per la produzione di energia, si intenda gestire la prosecuzione dell'utilizzo del carbone e tempi e modi per l'eventuale superamento di tale utilizzo.
(2-00728) «Giacobbe, Basso, Carocci, Giuseppe Guerini, Mariani, Pastorino, Giorgio Piccolo, Tullo, Vazio, De Maria».
(23 ottobre 2014)