TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 81 di Venerdì 20 settembre 2013

 
.

INTERPELLANZE URGENTI

A)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:
   i drammatici fatti di Santiago di Compostela, che hanno visto la morte di oltre 78 persone, dimostrano l'urgenza di affrontare il tema della sicurezza sulle ferrovie e, in particolare, la necessità di investimenti per consentire agli organismi preposti alla sicurezza di svolgere le proprie funzioni con mezzi e risorse adeguate;
   l'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie, costituita con decreto legislativo 10 agosto 2007, n. 162, riveste un ruolo fondamentale nell'ambito della sicurezza ferroviaria con compiti normativi, autorizzativi e di controllo per l'intero sistema ferroviario nazionale in attuazione della direttiva 2004/49/CE;
   con decreto ministeriale 169 T del 31 ottobre 2007 veniva indicata la necessità di definire puntualmente la struttura, l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia, rispondendo alle esigenze di efficienza ed efficacia, e di dotare l'Agenzia di tutti i necessari strumenti operativi, scientifici e consultivi, tali da garantire non solo l'osservanza dei principi che regolano l'attività dell'Agenzia stessa, ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo 10 agosto 2007, n. 162, ma anche l'assolvimento dei propri compiti istituzionali, con particolare riferimento alla regolazione tecnica, avvalendosi delle necessarie professionalità e competenze tecnico-scientifiche;
   all'articolo 4 del sopra citato decreto ministeriale veniva stabilito un ampliamento della dotazione organica, inizialmente prevista nel numero di 205 unità, a 300 unità a regime;
   con regolamento attuativo, decreto del Presidente della Repubblica 25 febbraio 2009, n. 34, «Regolamento concernente l'approvazione dello statuto dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie, a norma dell'articolo 4, comma 6, lettera a), del decreto legislativo 10 agosto 2007, n. 162», veniva stabilita la dotazione organica dell'Agenzia in un totale di 300 unità, con la seguente ripartizione: n. 1 direttore, n. 34 dirigenti, n. 169 area professionale, n. 48 area tecnica, n. 48 area amministrativa;
   solo dopo l'emanazione del citato regolamento, recante disciplina del reclutamento delle risorse umane con il decreto del Presidente della Repubblica 15 novembre 2011, n. 224, l'Agenzia ha potuto acquisire personale proprio e stabilizzare la sua forma giuridica;
   al termine delle prime procedure di reclutamento completate in applicazione degli articoli 17 e 18 del decreto del Presidente della Repubblica 15 novembre 2011, n. 224 (regolamento concernente il reclutamento del personale da parte dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie), l'Agenzia, invece, dispone attualmente soltanto di 98 unità di personale nei propri ruoli, di cui 88 provenienti dal gruppo Ferrovie dello Stato e le rimanenti dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
   l'Agenzia, in quanto ente pubblico in regime di diritto pubblico, è soggetto in materia di personale alla disciplina del decreto legislativo n. 165 del 2001 e ai vincoli del patto di stabilità interno, che, di fatto, non consentono nuove assunzioni di personale, seppur disponendo delle risorse necessarie a bilancio;
   per il corretto espletamento delle funzioni proprie assegnate all'Agenzia sarebbero necessarie almeno 60 unità in più per un totale di 158 addetti, una cifra che rimane ben lontana comunque della previsioni iniziali di un organico a pieno regime di 300 unità;
   i dati a disposizione (rapporto annuale dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie - 2012) dimostrano come nel 2012 ci sia stato un incremento del numero delle collisioni di treni, dei deragliamenti di treni, degli incidenti alle persone e che, tuttavia, il numero degli incidenti complessivi, 108 eventi incidentali, rimane stabile rispetto al 2011;
   per quanto riguarda le conseguenze degli incidenti, si rileva un incremento del valore complessivo dei morti e dei feriti gravi rispetto al 2011, in controtendenza con il biennio precedente nel quale erano stati registrati valori in progressiva diminuzione (il numero totale di vittime – morti più feriti gravi – sale da 99 nel 2011 a 109 nel 2012);
   il lavoro dell'Agenzia – solo nel 2012 – ha svolto nel campo della supervisione 90 audit, 142 accertamenti mirati, 1.583 ispezioni nelle quali sono stati effettuati 9.759 controlli su singoli enti; nell'attività svolta sull'infrastruttura ferroviaria, che ha riguardato tutte le strutture territoriali di Rete ferroviaria italiana (le «direzioni territoriali produzione»), l'Agenzia ha effettuato 590 controlli di routine tra deviatoi e circuiti di binario, per un totale di 4.522 controlli;
   si evince, dal quadro fin qui delineato, l'importanza del lavoro svolto dall'Agenzia nel campo della sicurezza e dei controlli, realizzabile soltanto attraverso il supporto figure ad alta professionalità e specializzazione;
   la dotazione organica attuale desta forti preoccupazioni sulla reale possibilità dell'Agenzia di portare avanti tutti i compiti affidati con un organico così sotto dimensionato (un terzo delle unità previste a regime), in virtù dell'aggravamento della complessità del sistema ferroviario con l'ingresso nel mercato di un nuovo operatore privato Ntv, che, dal 28 aprile 2012, ha inciso in modo gravoso sull'attività dei controlli e della sicurezza delle reti ferroviarie –:
   se il Governo non ritenga necessario assumere iniziative normative urgenti per fornire all'agenzia gli strumenti «minimi», nel più breve tempo possibile, in grado di garantire gli standard di efficacia ed efficienza richiesti dallo stesso decreto legislativo n. 165 del 2001, allentando i vincoli del patto di stabilità che si frappongono al potenziamento delle risorse umane necessarie per l'espletamento dei servizi e dei compiti affidati all'Agenzia, o ricorrendo ad analoghe soluzioni finanziarie.
(2-00191) «Nardella, Biffoni, Lorenzo Guerini, Coppola, Simoni, Rotta, Paolucci, Bargero, Nicoletti, Taranto, Tartaglione, Vaccaro, Venittelli, Salvatore Piccolo, Rabino, Dallai, Realacci, Gelli, Brandolin, Mauri, Valiante, Malpezzi, Manciulli, Sani, D'Incecco, Ginoble, Carrescia, Fragomeli, Giulietti, Monaco, Grassi, Casellato, Impegno, Benamati, Bonafè».
(9 agosto 2013)

B)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
   il decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, recante ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese, ha provveduto a disciplinare il crowdfunding, con l'obiettivo di facilitare l'accesso delle cosiddette start up al mercato dei capitali di rischio mediante la possibilità di promuovere l'offerta al pubblico di strumenti finanziari di equity attraverso uno o più piattaforme on line specializzate nella sollecitazione al risparmio dei potenziali investitori;
   in uno scenario macroeconomico cosiddetto banco centrico, contrassegnato dalla forte contrazione delle fonti di finanziamento attingibili attraverso i canali tradizionali, riconoscere alle cosiddette start up la possibilità di reperire con una maggiore facilità i capitali necessari per lo svolgimento dell'attività d'impresa rappresenta un'opportunità da promuovere e tutelare;
   con il «Regolamento sulla raccolta di capitali di rischio da parte di start up innovative tramite portali on-line», pubblicato dalla Consob il 12 luglio 2013 in attuazione degli articoli 50-quinquies e 100-ter del testo unico della finanza, l'Italia si dota, per prima in Europa, di una compiuta regolamentazione del fenomeno dell’equity crowdfunding –:
   se il Ministro interpellato ritenga che la disciplina nazionale del crowdfunding, attualmente limitata alle cosiddette start up innovative, possa essere estesa alle generalità delle imprese e alla generalità delle start up;
   se il Ministro interpellato intenda assumere le iniziative di competenza affinché la raccolta di fondi da parte delle imprese non sia limitata ai capitali di rischio, ma sia estesa alla possibilità di offrire al pubblico strumenti di debito, titoli subordinati e strumenti ibridi non rappresentativi del capitale, anche mediante una specifica regolamentazione predisposta ad hoc da Consob, Ministero dell'economia e delle finanze e Banca d'Italia, nell'esercizio delle rispettive competenze.
(2-00212) «Mucci, Fantinati, Da Villa, Prodani, Crippa, Vallascas, Della Valle, Petraroli, Barbanti, Pisano, Cancelleri, Villarosa, Chimienti, Ruocco, Pesco, Castelli, Caso, Cariello, D'Incà, Currò, Brugnerotto, Sorial, Manlio Di Stefano, Di Battista, Spadoni, Tacconi, Del Grosso, Sibilia, Grande, Scagliusi».
(17 settembre 2013)

C)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
   da mercoledì 23 luglio 2013 i fratelli Marco e Sandro Biviano, assieme ad altri disabili gravi e gravissimi ed affetti da malattie infauste, stanno manifestando in piazza Montecitorio davanti alla sede della Camera dei deputati;
   la presenza si è resa necessaria affinché non vengano negate le cure con le cellule staminali secondo la metodica «stamina» ed affinché la sperimentazione venga effettuata secondo i canoni dell'imparzialità e della trasparenza;
   tra i presenti alla manifestazione vi sono malati privi di terapie efficaci e che hanno come unica prospettiva una morte certa e dolorosa;
   oltre alle sofferenze fisiche dovute alla malattia, le cronache riportano come durante la protesta alcuni dei presenti siano stati colpiti da continui malori e ricoverati in ospedale dove attualmente si trovano –:
   se il Ministro interpellato, essendo a conoscenza della situazione, non intenda intervenire al fine di dare una risposta concreta a quanti come i fratelli Biviano chiedono di essere sottoposti alle terapie di cellule staminali mesenchimali secondo il metodo del professor Vannoni.
(2-00168) «Rondini, Allasia, Attaguile, Borghesi, Bossi, Matteo Bragantini, Buonanno, Busin, Caon, Caparini, Fedriga, Grimoldi, Guidesi, Invernizzi, Marcolin, Molteni, Gianluca Pini, Prataviera, Aiello, Cecconi, Borghese, Silvia Giordano, Dall'Osso, Lorefice, Di Vita, Baroni, Grillo, Sorial, Colletti, Mantero, Gagnarli, Gallinella, Luigi Gallo, Grande, L'Abbate, Lupo, Parentela, Rizzo, Scagliusi, Sibilia, Spadoni, Tacconi, Vacca, Simone Valente».
(30 luglio 2013)

D)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della salute, il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, per sapere – premesso che:
   una visione miope e ragionieristica del piano di rientro della spesa sanitaria in Calabria ha cagionato un'autentica «desertificazione» sanitaria, con servizi disponibili solo virtualmente, con posti letto del tutto inesistenti, con ospedali che chiudono e non vengono sostituiti con i centri di assistenza primaria territoriale; i restanti presidi ospedalieri (come pure gli ospedali di montagna di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli) restano depotenziati e sono lasciati con gravi carenze di personale e di risorse tecniche e strumentali;
   di conseguenza, i fallimenti del piano di rientro gestito dal commissario Scopelliti, in Calabria, hanno sostanzialmente messo in discussione il diritto costituzionale alla salute, come peraltro drammaticamente dimostra l'analisi 2012 condotta dell'Università svedese di Göteborg sulla qualità della sanità in Europa;
   i dati, presentati nei giorni scorsi al Cnel, in occasione del consueto briefing annuale sulla qualità dei servizi delle pubbliche amministrazioni, hanno confermato che il sistema sanitario calabrese è il peggiore che ci sia in Europa: infatti, l'analisi condotta dall'università svedese sulla qualità della sanità in Europa ha collocato la Calabria all'ultimo posto tra le 172 regioni europee, confermando il grave stato di sofferenza nel quale versa il sistema sanitario calabrese;
   con decreto n. 100 del 22 luglio 2013 è stato rinnovato incarico commissariale all'azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia;
   la commissione d'accesso antimafia, insediatasi all'azienda sanitaria provinciale di Cosenza qualche mese fa, ha inviato una dettagliata relazione al prefetto di Cosenza sullo stato gestionale e di infiltrazione mafiosa all'interno dell'azienda sanitaria provinciale stessa, che ha un bilancio annuale di circa un miliardo di euro;
   il rapporto «Verifica degli adempimenti livelli essenziali di assistenza Lea 2011», pubblicato sul sito del Ministero della salute, che riguardano le regioni a statuto ordinario più la Sicilia, colloca la Calabria all'ultimo posto delle regioni d'Italia per il rispetto dei livelli essenziali di assistenza;
   il presidente della regione Giuseppe Scopelliti è stato nominato commissario ad acta, ai sensi dell'articolo 4, comma 2, del decreto-legge n. 159 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 222 del 2007, e successive modificazioni e integrazioni, con l'obiettivo tecnico dell'abbattimento del disavanzo e rientro dal debito sanitario della regione Calabria;
   con la motivazione che il commissariamento non sarebbe riuscito a raggiungere gli obiettivi prefissati entro il 31 dicembre 2012 – termine previsto per il suo epilogo – il «tavolo Massicci» ha prorogato di ulteriori tre anni il piano di rientro della spesa sanitaria in Calabria;
   l'8 aprile 2013, al termine della riunione congiunta del tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali con il comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza, è stato redatto un verbale che cozza palesemente con quanto asserito dal commissario Scopelliti, che ha recentemente prospettato un quadro in crescita per l'intera sanità regionale;
   nella suddetta riunione dell'8 aprile 2013, è emersa la scarsa omogeneità dei livelli essenziali di assistenza, con una forte sperequazione dell'offerta sanitaria: in Calabria, insomma, non sono nemmeno garantiti i livelli minimi di assistenza, con una conseguente situazione di emergenza sanitaria e di smantellamento dell'offerta sanitaria;
   inoltre, l'8 aprile 2013, il tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali e il comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza hanno evidenziato il gravissimo ritardo riguardo agli interventi connessi all'erogazione delle prestazioni comprese nei livelli essenziali di assistenza, invitando il commissario, al fine di evitare che si creino i presupposti di cui all'articolo 2, comma 84, della legge n. 191 del 2009, ad attuare tempestivamente ogni utile azione necessaria per garantire l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza in maniera uniforme sul territorio regionale;
   in Calabria, la dotazione di posti letto per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie risulta pari a circa 0,4 posti letto per 1.000 residenti al 1o gennaio 2013, inferiore al valore di riferimento (0,7) del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95. Risulta carente l'assistenza domiciliare e l'assistenza residenziale e semiresidenziale rivolta ad anziani, disabili e ai malati terminali ed è stata constatato un ritardo sul cronoprogramma per il processo di riconversione delle strutture ospedaliere in più appropriate strutture territoriali;
   la Calabria presenta, altresì, diverse criticità nell'erogazione di servizi afferenti all'area della prevenzione, con particolare riferimento al settore degli screening oncologici;
   come risulta dai verbali di tavolo e comitato delle riunioni di verifica del piano di rientro della regione Calabria, il servizio sanitario regionale della Calabria continua a presentare un rilevante disavanzo cumulato dagli esercizi pregressi, che deve ancora trovare una copertura e che annualmente viene riportato nel successivo risultato di gestione dell'anno corrente;
   pertanto, in ragione dei disavanzi pregressi che non hanno trovato adeguata copertura, per la regione Calabria si sono realizzate le condizioni per l'applicazione degli automatismi fiscali previsti dalla legislazione vigente, vale a dire l'ulteriore incremento delle aliquote fiscali di irap e addizionale regionale all'irpef, per l'applicazione del blocco automatico del turn over del personale del servizio sanitario regionale fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in corso e per l'applicazione del divieto di effettuare spese non obbligatorie per il medesimo periodo;
   inoltre, le azioni intraprese dalle aziende per il 2012 non hanno avuto effetti apprezzabili dovuti ad una parziale applicazione della norma cosiddetta spending review, in particolare per i servizi;
   il piano prevedeva la conclusione delle procedure di accreditamento definitivo delle strutture, ma le criticità evidenziate ad oggi non risultano superate;
   la sezione regionale della Corte dei conti, nella sua relazione annuale sull'esercizio finanziario 2012 della regione Calabria, ha ribadito l'estrema rigidità del documento-strumento contabile, con fondi assorbiti per la maggior parte dal sistema sanitario che impegna il 48 per cento dell'intera spesa;
   infine, ma non per ordine di importanza, il tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali e il comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza hanno ritenuto non risolte le criticità correlate alla necessità di un comportamento collaborativo tra struttura regionale, commissario e subcommissari;
   l'articolo 2, comma 84, della legge n. 191 del 2009 prevede che, qualora il presidente della regione, nominato commissario ad acta per la redazione e l'attuazione del piano, non adempia in tutto o in parte agli obblighi, il Consiglio dei ministri adotta tutti gli atti necessari ai fini della predisposizione del piano di rientro e della sua attuazione. La stessa norma prevede che, nei casi di riscontrata difficoltà in sede di verifica e monitoraggio nell'attuazione del piano, il Consiglio dei ministri, sentita la regione interessata, nomina uno o più commissari ad acta di qualificate e comprovate professionalità ed esperienza in materia di gestione sanitaria per l'adozione e l'attuazione degli atti indicati nel piano e non realizzati –:
   se il Governo sia a conoscenza di quanto sopra denunciato e, in particolare, del fatto che in Calabria sta diventando sempre più complicato garantire ai cittadini i livelli essenziali di assistenza;
   quali iniziative urgenti intenda mettere in atto al fine di evitare il collasso del sistema sanitario regionale calabrese.
(2-00176) «Censore, Mazzoli, Borghese, Aiello, Burtone, Argentin, Dallai, Fregolent, Scalfarotto, Stumpo, D'Attorre, Castricone, Carbone, Valeria Valente, Bindi, Bersani, Chaouki, Casellato, Casati, Giacomelli, Roberta Agostini, Zoggia, Madia, Carocci, Carnevali, Bueno, Battaglia, Lacquaniti, Costantino, Placido, Franco Bordo».
(1o agosto 2013)

E)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
   da notizie di stampa riportate sui quotidiani italiani del 6 agosto 2013 si è appreso la notizia della morte di una donna di 40 anni, la signora Antonella Seminara, residente a Gangi, in provincia di Palermo, in seguito a complicazioni post-parto, durante il trasporto in elisoccorso all'ospedale di Sciacca (Agrigento);
   la signora Seminara, all'ottavo mese di gravidanza, era giunta all'ospedale «Basilotta» di Nicosia (Enna), dove era stata sottoposta ad un parto cesareo d'urgenza a causa del distacco della placenta;
   il bimbo era purtroppo nato morto e, a causa delle gravi complicazioni sopravvenute, si era reso necessario il trasporto in elicottero presso una struttura ospedaliera che disponesse di posti liberi nel reparto di rianimazione anche perché l'ospedale «Basilotta» non dispone di tale reparto;
   in quel momento non c'erano posti liberi in rianimazione negli ospedali delle province di Enna, Caltanissetta e Catania e, pur disponendo il trasferimento della signora Seminara all'ospedale «Giovanni Paolo II» di Sciacca (Agrigento) con l'elicottero proveniente da Caltanissetta, ciò non era stato immediatamente attuabile a causa di un guasto tecnico del mezzo, sostituito solo dopo due ore con un altro proveniente da Palermo;
   ai primi accertamenti da parte delle autorità competenti, è emerso che, dei 16 centri di rianimazione presenti in Sicilia, solo la metà risultano essere in funzione, ma in condizioni di sovraffollamento –:
   quali iniziative urgenti il Ministro interpellato intenda assumere, nell'ambito delle sue competenze, al fine di accertare le cause dei tragici fatti richiamati in premessa e di verificare se vi siano stati ritardi o errori imputabili ai servizi o alle strutture sanitarie citate;
   come intenda verificare, nella salvaguardia delle competenze regionali in materia, se le modalità di erogazione del servizio sanitario in Sicilia avvengano nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza che devono essere assicurati alla collettività sull'intero territorio nazionale, anche con riferimento all'espletamento del servizio di soccorso ed emergenza del 118 tramite elicottero.
(2-00190) «Culotta, Iacono, Sbrollini, Giovanna Sanna, Moscatt, Albanella, Amoddio, Lattuca, Crivellari, De Maria, Cardinale».
(8 agosto 2013)

F)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno e il Ministro per l'integrazione, per sapere – premesso che:
   recependo la direttiva europea 2008/115/CE – in particolare i commi 5 e 6 dell'articolo 15 – il limite temporale di trattenimento dei migranti irregolari nei centri di identificazione ed espulsione italiani è stato prolungato dai 60 giorni previsti dalla legge n. 189 del 2002 (cosiddetta legge Bossi-Fini) a 18 mesi;
   detta direttiva stabilisce anche che «il trattenimento ha durata quanto più breve possibile ed è mantenuto solo per il tempo necessario all'espletamento diligente delle modalità di rimpatrio», prevedendo, dunque, una detenzione lunga solo come ultima ratio;
   nel centro di identificazione ed espulsione di Gradisca d'Isonzo, a pochi chilometri da Gorizia, ci sono migranti che sono rinchiusi da oltre 15 mesi e ciò anche a causa dell'atteggiamento di noncuranza da parte di ambasciate e consolati dei Paesi d'origine, che impiegano troppi mesi ad esaminare le pratiche dei detenuti. Questo comporta l'inevitabile prolungamento del loro stato di detenzione dovuto non in conseguenza di reati commessi, bensì alla loro sola presenza irregolare sul territorio italiano;
   questa lunga permanenza, unita alla totale mancanza di attività ricreative, alla presenza di sbarre e porte di ferro, cancelli e alti muri di cinta con relative reti di ferro a sovrastarli, provocano gravi forme di depressione, aggravate da atti di autolesionismo e da tentativi di suicidio attraverso overdose di psicofarmaci;
   come risulta dall'indagine realizzata tra il febbraio 2012 e il febbraio 2013 da Medici per i diritti umani, la struttura dei centri di identificazione ed espulsione è sempre più drammaticamente simile a quella dei lager;
   il centro di identificazione ed espulsione di Gradisca d'Isonzo apre le sue porte nel marzo 2006 ed è gestito dal 2008 dal consorzio Connecting people, con sede a Trapani. Tale consorzio vede, ai suoi vertici, alcuni amministratori rinviati a giudizio – in seguito a un'inchiesta giudiziaria avviata dalla procura di Gorizia sugli appalti al centro di identificazione ed espulsione in questione e al centro di accoglienza per richiedenti asilo a esso collegato – per associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato e a inadempienze di pubbliche forniture: oltre a dichiarare un numero maggiore di ospiti rispetto alle presenze effettive, la Connecting people non avrebbe fornito ai trattenuti quanto previsto dal contratto a fronte dei 42 euro al giorno, per migrante, che percepiva dallo Stato;
   a seguito della visita nei giorni 10-11-12 agosto 2013 al centro di identificazione ed espulsione dell'onorevole Serena Pellegrino, firmataria del presente atto di sindacato ispettivo, il consorzio Connecting people ha fatto pervenire alla stessa una lettera in cui si manifestano le condizioni di vivibilità all'interno della struttura e le posizioni dello stesso Connecting people;
   si precisa, inoltre, che, attraverso il colloquio avvenuto tra l'onorevole Serena Pellegrino e il prefetto di Gorizia Marrosu in data 12 agosto 2013, alla presenza del questore Piovesana, viene confermato che i dipendenti del Connecting people non ricevono lo stipendio da alcuni mesi e che, in conseguenza di ciò, la prefettura ha ritenuto di sospendere l'erogazione del compenso al Connecting people, fino a quando lo stesso Connecting people non effettuerà i pagamenti ai suddetti dipendenti;
   l'articolo 14 del testo unico sull'immigrazione recita che: «Lo straniero è trattenuto nel centro con modalità tali da assicurare la necessaria assistenza ed il pieno rispetto della sua dignità», tale principio è ribadito dalle premesse al contratto che la prefettura di Gorizia ha stipulato con l'ente gestore. L'articolo 6 del sopra citato contratto recita: «I responsabili della gestione dei centri ed il personale negli stessi impegnato operano assicurando il rispetto delle finalità della missione istituzionale, così come risultano definite anche dalle condizioni e dalle modalità dell'ospitalità stabilite dalla legge e concordate nel presente contratto. L'inosservanza della precedente clausola costituisce inadempimento contrattuale, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1453 e seguenti del codice civile»;
   la situazione attuale farebbe presagire una chiara violazione del contratto, sia dal punto di vista del rispetto della dignità umana che da quanto stabilito dal capitolato d'appalto stipulato tra la prefettura e l'ente gestore: la mensa è chiusa e non utilizzata, per cui i pasti vengono serviti lungo i corridoi e consumati all'interno delle camerate: gli «ospiti» dormono su coperte di lana che non sono state pulite per quasi tre mesi a causa dell'interruzione dei servizi di lavanderia; la circolazione all'interno del centro non è consentita ed è rigidamente regolata dagli operatori sotto presentazione di una richiesta. Le condizioni igienico-sanitarie non sono conformi agli standard minimi di vivibilità;
   a seguito delle suddette visite del 10-11-12 agosto 2013 da parte dell'onorevole Serena Pellegrino, il dottor Gianni Cavallini, dirigente del dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria isontina, ha fatto richiesta di una relazione in merito alla situazione riscontrata dalla stessa parlamentare all'interno del centro di identificazione ed espulsione;
   si evidenzia, inoltre, che l'articolo 1 dello schema di capitolato d'appalto precisa quali siano i compiti dell'ente gestore nei confronti degli «ospiti» del centro. Oltre al servizio di assistenza generica alla persona, all'assistenza sanitaria, alla pulizia e alla manutenzione dei locali di cui si è già abbondantemente detto, a destare sospetti circa la conduzione del centro è anche il servizio di gestione amministrativa: una delegazione – di cui ha fatto parte l'onorevole Pilozzi, cofirmatario del presente atto – in visita ai 68 cittadini trattenuti nel centro ha rilevato la mancata registrazione di alcuni ospiti, i quali – essendosi dichiarati di origine siriana – avrebbero il diritto di richiedere asilo politico, cosa di cui, violando importanti norme di protezione internazionale, non erano neanche stati informati;
   al momento della visita al centro di identificazione ed espulsione di Gradisca dell'onorevole Serena Pellegrino, il giorno 10 agosto 2013, è emerso dai racconti dei «trattenuti» che la sera precedente, sera che concludeva il Ramadan, ci sono state delle richieste di poter rimanere all'esterno delle camerate per festeggiare la conclusione del periodo di preghiera come in uso nei Paesi d'origine; a seguito del diniego, i «trattenuti» sono stati invitati a entrare nelle camerate e, non accettando tale ordine, si sono susseguiti dapprima scontri verbali e successivamente colluttazioni, scontri e lanci di lacrimogeni al CS, di cui i «trattenuti» hanno fatto vedere i resti. Alcuni di loro, a seguito di significativi attacchi d'asma di altri compagni, hanno rotto una vetrata per permettere loro di respirare. L'onorevole Pellegrino ha chiesto conferma ai preposti della questura e della prefettura che non negano tale versione;
   durante tale visita viene confermato quanto già rilevato dall'onorevole Pilozzi in una visita precedente: l'uso dei cellulari è stato negato. Si precisa che con tale sospensione dell'utilizzo del telefono cellulare, avvenuta in seguito alle rivolte dell'inizio del 2011, viene violato, ad avviso degli interpellanti – con un'ordinanza prefettizia (prot. n. 0004554-2011/Area IV del 2 marzo 2011) – l'articolo 14, comma 2, della sopra citata legge n. 189 del 2002, che prevede la «libertà di corrispondenza anche telefonica con l'esterno». I «trattenuti», inoltre, non possono tenere libri e giornali perché facilmente infiammabili, né penne, perché utilizzabili come armi. Rivoltarsi è «legittima difesa» stabilisce la sentenza (n. 1410 del 12 dicembre 2012), con la quale il giudice di Crotone, Edoardo D'Ambrosio, ha scagionato dai reati di danneggiamento e resistenza aggravata tre immigrati irregolari detenuti presso il centro di identificazione ed espulsione di Sant'Anna;
   la sera del giorno 11 agosto 2013, su sollecitazione di alcuni cittadini, l'onorevole Pellegrino viene informata che all'interno del centro di identificazione ed espulsione ci sono nuovamente disordini e che i «trattenuti» sono sul tetto della struttura. A seguito di alcune telefonate con la questura, emerge che nuovamente gli «ospiti», dopo aver divelto la rete soprastante una delle «vasche» e rotto un vetro di separazione, sono saliti sui tetti, ma le testimonianze fanno emergere nuovamente l'uso di lacrimogeni e scontri con le forze dell'ordine. L'onorevole Pellegrino, dopo aver richiesto la presenza immediata di un'ambulanza, interviene sul posto alle ore 1.00 del giorno 12 agosto 2013 per ottenere una possibile mediazione. Verifica che all'interno sono presenti unità della Polizia di Stato, dei Carabinieri, dell'Esercito italiano in tenuta antisommossa. Viene tentata una mediazione con due portavoce scesi dal tetto. Dopo una lunga conversazione l'onorevole si impegna a farsi da portatrice dei desideri degli ospiti nelle sedi opportune: restituzione dei telefoni cellulari; ripristino della mensa; ripristino del campo di calcio; riduzione del periodo di detenzione da 18 a 6 mesi; rimozione del giudice di pace;
   con chiarezza viene espresso quali sono le sedi in cui possono essere evase tali richieste: contestualmente l'onorevole Nazzareno Pilozzi informa il Sottosegretario al Ministero per l'interno, Domenico Manzione, che si prende carico della questione;
   il giorno 12 agosto 2013 l'onorevole Serena Pellegrino chiede un incontro con il prefetto di Gorizia Marrosu, che viene accordato nell'immediato alla presenza del questore Piovesana. A seguito della conversazione viene accordata la restituzione in tempi brevi dei telefoni cellulari, il ripristino della mensa e del campo di calcio, a seguito di lavori di manutenzione per la prima, poiché danneggiata a causa di disordini, e di messa in sicurezza per il secondo. Durante il colloquio i «trattenuti» scendono dai tetti. Al rientro al centro l'onorevole Pellegrino riporta ai «trattenuti» il colloquio con il prefetto Marrosu e manifesta preoccupazione per lo stato in cui versa la struttura; dichiara che lo stato attuale del centro è molto pericoloso e che, dato i vetri rotti, la rete di copertura divelta e la conseguente possibilità di risalire sui tetti, espone i «trattenuti» a gravi rischi di incolumità;
   la notte tra il 12 e il 13 agosto 2013 due «trattenuti» tentano la fuga attraverso il tetto. A quanto riportato dalla questura, uno dei due, quello che attualmente è ricoverato in coma farmacologico all'ospedale Cattinara di Trieste, tentando la fuga attraverso il tetto, precipita per terra, battendo la testa; il secondo, caduto da una fune ricavata con mezzi di fortuna, subisce un lieve trauma alle gambe, viene ricoverato e presto dimesso all'ospedale di Gorizia. Il giorno 13 agosto 2013 viene ripristinato il vetro e la rete, i «trattenuti» vengono nuovamente alloggiati nelle camerate; il dottor Gianni Cavallini, dirigente del dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria isontina, visita il centro e riferisce verbalmente quanto visto;
   nei giorni successivi l'onorevole Pellegrino mantiene costantemente i contatti telefonici, sia con la questura che con la prefettura, per informarsi della situazione all'interno del centro e apprende che il giorno 16 agosto 2013 è prevista la restituzione dei telefoni cellulari. In quella occasione l'onorevole Pellegrino presenzia alla restituzione e dà conferma ai «trattenuti» che il prefetto ha già dato ordine di ripristinare la mensa e il campo di calcio. Di tutto quanto accaduto l'onorevole Pellegrino riferisce quotidianamente al presidente della Commissione straordinaria al Senato della Repubblica per la tutela e promozione dei diritti umani, senatore Luigi Manconi;
   il giorno 17 agosto 2013 alcune associazioni e movimenti pacifisti hanno indetto una manifestazione all'esterno del centro di identificazione ed espulsione di Gradisca. Durante la manifestazione alcuni «trattenuti» sono nuovamente saliti sul tetto, dopo aver sfondato un vetro con una porta del bagno utilizzata come testa d'ariete, mettendo a rischio la propria incolumità;
   allo stato attuale alcuni «trattenuti» sono ancora sui tetti, armati di oggetti contundenti, e le forze dell'ordine sono in tenuta antisommossa. La loro incolumità è fortemente a rischio –:
   se non si ritenga necessario provvedere a una revisione della legge n. 189 del 2002 «Bossi-Fini» sull'immigrazione;
   se non ritengano opportuno sollecitare gli enti competenti – tra cui le ambasciate e i consolati – nell'espletamento delle pratiche di identificazione;
   se non si intenda verificare con regolarità che nel centro di identificazione ed espulsione di Gradisca d'Isonzo vengano rispettati i livelli minimi di dignità umana e di rispetto della persona imposti dalla legge, nonché le condizioni igienico-sanitarie degli ospiti e della struttura;
   se a tal fine non sia opportuno procedere alla verifica degli adempimenti in capo al consorzio Connecting people, accertato l'inadempimento dello stesso, e di quelli in capo alla prefettura;
   se non ritengano opportuno chiudere il centro di Gradisca d'Isonzo, data l'inagibilità sia igienico-sanitaria che l'inadeguatezza strutturale dello stesso.
(2-00192) «Migliore, Pellegrino, Di Salvo, Pilozzi, Matarrelli, Melilla, Nicchi, Paglia, Sannicandro, Airaudo, Marcon».
(20 agosto 2013)

G)

   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere – premesso che:
   nel 1982 nasceva ad Assisi il Centro italiano di studi superiori sul turismo e sulla promozione turistica (CST) che, tra i primi in Italia, sviluppò attività di formazione nell'industria dell'ospitalità, la prima collana di libri (FrancoAngeli) in economia del turismo, didattica a distanza e multimediale, corsi specialistici, ricerche e modelli economici;
   nell'anno accademico 1993/1994, grazie all'esperienza del Centro italiano di studi superiori sul turismo e sulla promozione turistica, veniva attivato, presso l'università di Perugia, il corso di laurea in economia del turismo (tra i primi in Italia) e, successivamente, la laurea triennale (L) e specialistica (LS), con un ampio numero di studenti e molte possibilità di occupazione (Assisi ospita 6 milioni di turisti all'anno);
   per rispettare i decreti ministeriali della «riforma Gelmini», nel 2010 l'università degli studi di Perugia chiudeva la laurea specialistica e attivava, con l'università italiana per stranieri, la laurea in economia internazionale del turismo;
   a seguito dell'emanazione del decreto ministeriale 30 gennaio 2013, n. 47, l'università di Perugia (facoltà di economia) ha deliberato, nel giugno scorso, di chiudere anche questo corso, malgrado 64 iscritti al primo anno (250 iscritti in totale) e le potenzialità che tale corso offre in termini di occupazione nel settore del turismo (in Italia, sino al 2020, 500.000 nuovi posti di lavoro);
   i principali punti di forza che hanno differenziato nel tempo il corso di laurea in Assisi e lo hanno reso unico rispetto alla restante offerta formativa universitaria sono:
    a) il coinvolgimento diretto del mondo imprenditoriale nell'individuazione dei percorsi formativi e nella stessa erogazione di una parte delle attività di insegnamento;
    b) l'integrazione degli insegnamenti con laboratori professionalizzanti individuati tenendo conto degli effettivi processi operativi delle imprese turistiche;
    c) l'obbligatorietà di un periodo di stage presso imprese del settore supportato da un'efficace azione di orientamento dei discenti e delle imprese ospitanti;
    d) una struttura didattica messa a disposizione dal comune di Assisi adeguata ad ospitare le attività formative e tecnologicamente all'avanguardia (palazzo ex Icap a Santa maria degli angeli e palazzo Bernabei ad Assisi);
    e) una biblioteca unica nel suo genere, completamente specializzata nel settore turistico, gestita in partnership con il Centro italiano di studi superiori sul turismo e sulla promozione turistica di Assisi, con oltre 10.000 volumi e circa 300 abbonamenti a riviste di settore sia nazionale che internazionale;
    f) la prima più strutturata collana editoriale dedicata al turismo, edita dalla FrancoAngeli di Milano e curata dal Centro italiano di studi superiori sul turismo e sulla promozione turistica di Assisi, finalizzata a supportare le attività didattiche del corso di laurea «economia internazionale del turismo» ed utilizzata anche da molti altri corsi di laurea in Italia;
    g) il supporto delle attività di formazione specialistiche da parte del Centro italiano di studi superiori sul turismo e sulla promozione turistica di Assisi, agenzia capace di sviluppare un'attività di ricerca multidisciplinare nel turismo e di basare sulla stessa un'offerta formativa di livello manageriale adeguata a rispondere alle continue evoluzioni del settore turistico imprenditoriale italiano;
   il Centro italiano di studi superiori sul turismo e sulla promozione turistica di Assisi rappresenta un unicum nel panorama dell'offerta formativa e può diventare uno fra i più importanti centri di formazione sul turismo a livello internazionale, con la possibilità di attivarvi corsi di laurea, di laurea specialistica, corsi post laurea e di specializzazione anche legati all'organizzazione mondiale del turismo;
   il piano strategico per lo sviluppo del turismo in Italia presentato dal Governo Monti nel gennaio 2013 rileva che, anche se l'Italia ha ancora un ruolo rilevante nel turismo internazionale, stenta a tenere il passo della crescita del settore e tende a perdere quote di mercato nei confronti dei suoi tradizionali concorrenti europei, evidenziando una notevole perdita di competitività;
   il turismo rappresenta, per il nostro Paese, un settore rilevante, con un peso significativo nell'economia nazionale, generando maggiori opportunità di lavoro rispetto ad altri settori industriali considerati prioritari (il turismo rappresenta circa il 9 per cento del prodotto interno lordo nazionale e impiega circa 2,2 milioni di dipendenti, pari ad un lavoratore su dieci) –:
   se il Ministro interpellato sia a conoscenza della situazione sopra descritta e se non ritenga di adottare ogni utile iniziativa di competenza per salvaguardare un'ultratrentennale esperienza di modelli didattici e manageriali fondamentali per il rilancio di un settore che offre grandi opportunità sia in termini di occupazione che di valorizzazione dello straordinario patrimonio storico e artistico italiano.
(2-00166) «Galgano».
(30 luglio 2013)

H)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, il Ministro della giustizia e il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
   negli ultimi anni numerosissimi genitori di ragazzi disabili hanno adito gli organi di giustizia amministrativa per il riconoscimento del diritto dei loro figli ad essere assistiti a scuola da un insegnante di sostegno per un numero adeguato di ore secondo il rapporto 1/1 (ossia un insegnante per ciascun disabile);
   i ricorsi proposti dai sopra menzionati genitori sono stati tutti accolti dai giudici amministrativi, i quali hanno sottolineato che l'amministrazione scolastica continua da anni ad agire in modo colposo in materia di insegnanti di sostegno ed hanno, altresì, rilevato come «malgrado l'esistenza di numerosissimi precedenti giurisprudenziali sfavorevoli al Ministero e all'ufficio scolastico, questi ultimi continuano, anno dopo anno scolastico, a reiterare provvedimenti all'evidenza non conformi alla normativa in materia di tutela dei disabili» (si confronti la sentenza n. 381 del 2013 del tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione di Palermo);
   ad oggi, non risulta adottata alcuna soluzione definitiva in grado di risolvere il problema concernente la mancata assegnazione agli studenti disabili di un numero adeguato di insegnanti di sostegno;
   dunque, certamente, anche con riferimento al prossimo anno scolastico, che avrà inizio nel mese di settembre 2013, sorgerà l'esigenza per i genitori di soggetti disabili di adire i competenti tribunali amministrativi per l'assegnazione a favore dei loro figli di un numero adeguato di ore di sostegno. In un primo tempo, le segreterie dei tribunali amministrativi non richiedevano per il deposito di tali ricorsi alcun contributo unificato, ritenendo che gli stessi fossero esenti dal pagamento di tale contributo, poiché concernente i minori e la tutela della prole, ai sensi dell'articolo 10, comma 2, del testo unico n. 115 del 2002;
   successivamente, il segretariato generale della giustizia amministrativa, adeguandosi alle disposizioni impartitegli dall'Agenzia delle entrate con propria circolare, ha invitato la segreteria dei tribunali amministrativi regionali a pretendere, nel caso di proposizione di tali ricorsi, un contributo unificato di ben 650 euro;
   in particolare, con la citata circolare viene sostenuto che i «ricorsi proposti dai genitori di alunni diversamente abili per ottenere un insegnante di sostegno (...) sono soggetti al pagamento del contributo unificato nella misura ordinaria (650 euro), atteso che non è rinvenibile alcuna norma nell'ordinamento che consenta di tenerli esenti da imposizione tributaria. In particolare, non può applicarsi la norma contenuta nell'articolo 10, comma 2, del testo unico n. 115 del 2002, che esenta tutte le controversie “comunque riguardanti la prole”», in quanto essa riguarda i soli rapporti concernenti situazioni giuridiche soggettive che hanno origine e si esauriscono nell'ambito della famiglia e del rapporto relazionale potestà genitoriale-figli, azionabili dinanzi al giudice ordinario;
   tale interpretazione non è secondo gli interpellanti condivisibile, perché restringe indebitamente l'ambito di applicazione della norma scritta dal legislatore in modo volutamente ampio;
   al riguardo il Ministero della giustizia, con circolare del dipartimento per gli affari di giustizia, ha chiarito che «l'articolo 10, comma 2, del testo unico citato comprende tra i procedimenti esenti “il processo, anche esecutivo, di opposizione e cautelare, in materia di assegni per il mantenimento della prole, e quello comunque riguardante la stessa”. Orbene, stante l'ampia dizione della legge, deve ritenersi che l'esenzione riguardi tutti i procedimenti “comunque” relativi alla prole intesa come persone minori d'età indipendentemente dal diverso giudice competente»;
   ancora, con la sopra menzionata circolare, mantenuti gli indirizzi espressi dall'Agenzia delle entrate, si sostiene che «una norma di esenzione (dei giudizi in materia di sostegno scolastico) non può rinvenirsi neppure nell'articolo unico della legge 2 aprile 1958, n. 319, che esenta da ogni tipo di imposizione fiscale le controversie in materia di previdenza ed assistenza obbligatoria, come individuate dall'articolo 442 del codice di procedura civile, mentre nella specie si verte nella materia del diritto all'istruzione, come emerge sia dalla normativa primaria (articolo 12 della legge 5 febbraio 1992, n. 104), sia dalla giurisprudenza costituzionale (Corte costituzionale, sentenza 26 febbraio 2010, n. 80)»;
   anche tale interpretazione non è condivisibile giacché:
    a) giudizi relativi alle ore di sostegno non incidono solo sul diritto all'educazione (articolo 34 della Costituzione), ma anche sul diritto all'assistenza a favore dei disabili (articolo 38 della Costituzione) (si confronti la sentenza n. 381 del 2013 del tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione di Palermo);
    b) gli organi giurisdizionali hanno affermato che sono da qualificarsi «controversie di previdenza e assistenza obbligatorie (...) anche quelle funzionali al conseguimento non già di un beneficio pecuniario, bensì di un aiuto alla persona previsto dalla legge come obbligatorio» (tribunale di Catanzaro, I sezione civile, sentenza del 25 febbraio 2004);
   con la sopra menzionata circolare in definitiva si impone il pagamento del contributo unificato per controversie relative al sostegno scolastico, che, invece, sono esenti ai sensi di legge;
   lo stesso segretariato generale della giustizia amministrativa, successivamente all'adozione della circolare in questione, ha inoltrato all'Agenzia delle entrate richiesta di ulteriori chiarimenti, atteso il fatto che la materia in questione concerne, in ogni caso, rilevanti aspetti di solidarietà sociale;
   in assenza di nuovi indirizzi e chiarimenti da parte delle competenti autorità, tale circolare, dunque, rende certamente assai più difficile per i genitori di persone disabili rivolgersi agli organi di giustizia, giacché nell'attuale momento di profonda crisi economica risulta notevolmente gravoso affrontare, per avviare il contenzioso, un costo di ben 650 euro per il contributo unificato (cui vanno aggiunti le spese di notifica e gli onorari di avvocato);
   è una cifra davvero consistente, specie per le famiglie di ragazzi disabili, che già vivono situazioni di particolare difficoltà economico-sociale legate alla disabilità;
   le sopra menzionate famiglie si troveranno, dunque, non solo nella frustrante situazione di dover ricorrere all'autorità giudiziaria per vedere riconosciuto un diritto fondamentale dei propri figli disabili, ma anche di fronte alla beffa di dovere sostenere per avviare il contenzioso gravosissimi costi che la legge espressamente esclude;
   peraltro, la citata circolare, laddove impone ai genitori che propongono un ricorso in materia di insegnanti di sostegno il pagamento di un contributo unificato di 650 euro, non risulta neppure idonea a garantire maggiori entrate nelle casse dell'erario (sempre che sia moralmente ammissibile fare cassa a danno dei diritti fondamentali di minori disabili);
   infatti, considerato che tali ricorsi si concludono, nella totalità dei casi, con la soccombenza dell'amministrazione scolastica, il costo del contributo unificato, alla fine del giudizio, graverà comunque sull'erario, in quanto, ai sensi dell'articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, «l'onere relativo al pagamento dei suddetti contributi è dovuto in ogni caso dalla parte soccombente, anche nel caso di compensazione giudiziale delle spese e anche se essa non si è costituita in giudizio»;
   in altri termini, l'esoso importo del contributo unificato preteso dalle segreterie dei tribunali amministrati rende più gravoso per i genitori rivolgersi ai competenti organi di giustizia, ma non determina nessuna effettiva maggiore entrata per l'erario;
   sicché tale circolare realizza, di fatto, l'unico risultato di scoraggiare il ricorso alla tutela giurisdizionale, laddove la legge diversamente dispone –:
   quali iniziative di competenza il Ministro interpellato intenda intraprendere per garantire, già dal mese di settembre 2013, agli alunni disabili l'assegnazione di un numero adeguato di ore di sostegno;
   se il Governo intenda intervenire, attraverso appositi atti di indirizzo, per porre fine immediatamente (ed in vista dell'inizio del nuovo anno scolastico) alla richiesta da parte delle segreterie dei tribunali amministrativi del contributo unificato per i ricorsi in materia di sostegno, così garantendo la corretta applicazione delle disposizioni in materia di esenzione (articolo 10, comma 2, del testo unico n. 115 del 2002 e articolo unico della legge 2 aprile 1958, n. 319) e assicurando la concreta possibilità di accesso alla tutela giurisdizionale delle famiglie con soggetti disabili, già lese dall'assegnazione di un numero inadeguato di ore di sostegno scolastico.
(2-00183) «Moscatt, Tidei, Scuvera, Manfredi, Ribaudo, Rampi, Raciti, Ventricelli, Marzano, Mattiello, Mazzoli, Piccione, Cominelli, Amendola, Iacono, Lodolini, Quartapelle Procopio, Zampa, Rossomando, Scalfarotto, Mariastella Bianchi, Fregolent, Campana, Capodicasa, Cardinale, Biondelli, Ascani, Scanu, Rostan, Moretti, Zappulla, Ginefra, Casellato, Mosca, Giuditta Pini, Petitti».
(7 agosto 2013)

I)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
   nel 2007 è stata definitivamente dismessa dall'Esercito la Cittadella di Alessandria, complesso monumentale di straordinaria importanza per significato storico, pregio architettonico e paesaggistico, appartenente al demanio dello Stato e attualmente in attesa di nuova destinazione;
   a riprova del valore e dell'assoluta rilevanza internazionale del sito, attestata da Giovanni Spadolini già nel 1991, si ricorda che lo stesso era stato inserito sin dal 2006 nella tentative list italiana presso l'Unesco per una possibile candidatura alla lista del Patrimonio dell'umanità, ai sensi della Convenzione di Parigi del 1972;
   inoltre, lo stesso sito è stato oggetto nel corso degli anni di iniziative di studio, sensibilizzazione e promozione promosse da numerose istituzioni culturali, tra cui Icomos, Italia nostra, Legambiente, Sipbc, Fai, nonché dal Politecnico di Torino, dall'Università del Piemonte orientale «A. Avogadro» e da altre realtà associative locali;
   ai fini dell'avvio della progettazione degli interventi di valorizzazione, nel 1997 era stato istituito ed ha operato fino al 2006 un comitato per la valorizzazione della Cittadella, composto da comune e provincia di Alessandria, regione Piemonte, con la sua società Finpiemonte, e Fondazione Cassa di risparmio di Alessandria;
   tale comitato ha sempre operato, d'intesa e in stretta collaborazione con gli uffici periferici del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, con le Forze armate e con l'Agenzia del demanio;
   contestualmente alla complessa fase di progettazione (metaprogetto, studio di fattibilità, progetto di recupero del parco dei bastioni, avvio del concorso internazionale di idee per la destinazione complessiva, studio preliminare per un museo nazionale di storia dell'Esercito), finanziata dal Ministero dell'economia e delle finanze e dagli enti locali, erano state poste le premesse tecniche per la convocazione di una conferenza di servizi e la successiva stipula di un accordo di programma tra tutte le amministrazioni interessate, sulla falsariga di quanto realizzato con successo per il recupero e la valorizzazione dell'omologa realtà della Reggia e del parco della Venaria Reale;
   a partire dal 2007 le iniziative per la valorizzazione del complesso sono state, invece, assunte e direttamente gestite esclusivamente dal comune di Alessandria, che ha chiesto e ottenuto in custodia il complesso monumentale, aprendolo al pubblico in occasione di manifestazioni e iniziative di varia natura e finalità, in collaborazione con diverse associazioni locali;
   la situazione di dissesto finanziario del comune rende, però, impossibile anche la prosecuzione di tale modalità, che, peraltro, non ha portato a significativi e duraturi risultati in termini di effettivo recupero, restauro e valorizzazione, avendo per contro determinato per alcuni anni la sospensione di ogni iniziativa di concertazione e cooperazione interistituzionale a ciò finalizzata;
   in attesa di ulteriori sviluppi e nonostante alcune lodevoli iniziative di consolidamento operate dai vigili del fuoco e dalle istituzioni locali, i numerosi edifici e bastioni del complesso sono a forte rischio di grave e forse irreparabile degrado; inoltre, l'assenza di strumenti adeguati e di vigilanza a fini di tutela dell'area di rispetto potrebbe consentire la realizzazione di nuovi insediamenti produttivi nelle immediate adiacenze dell'area monumentale;
   l'articolo 27, comma 2, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 (recante «Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici»), ha modificato il decreto-legge n. 351 del 2001, introducendovi l'articolo 3-bis che prevede la realizzazione di «Programmi unitari di valorizzazione territoriale» per il recupero e la gestione degli immobili e dei siti storici demaniali a rischio di degrado;
   tali programmi si fondano sulla cooperazione istituzionale, sulla copianificazione e sulla leale collaborazione; infatti, sono previsti a tal fine accordi di cooperazione con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per supporto alla formazione del programma, ogniqualvolta debba essere verificata la compatibilità con le procedure di tutela dei beni culturali coinvolti, in particolare sotto il profilo dei vincoli posti alle possibilità di riutilizzo e trasformazione, in perfetta coerenza con le norme generali di tutela di cui al codice dei beni culturali;
   è stata anche regolata l'istituzione di «sedi stabili di concertazione» tra i diversi livelli istituzionali, le quali devono assicurare coordinamento, armonizzazione, coerenza e riduzione dei tempi delle procedure di pianificazione, che devono svolgersi in tempi certi. Le modalità operative, intese alla promozione di iniziative di sviluppo economico e coesione sociale, prevedono che, se sono coinvolti immobili dello Stato, il potere d'impulso spetti al Ministero dell'economia e delle finanze (Agenzia del demanio), che ne concorda le modalità con il Ministero utilizzatore;
   le disposizioni sopra citate prevedono, altresì, la stipula di un accordo di programma, finalizzato alla promozione di iniziative che devono essere di sviluppo economico e coesione sociale, e non solo di mera conservazione –:
   se siano a conoscenza della situazione sopra descritta e se ritengano di adottare ogni utile iniziativa di competenza per salvaguardare e valorizzare il complesso monumentale, attivando lo strumento previsto dal sopra richiamato articolo 27 del decreto-legge n. 201 del 2011, con il concorso e la partecipazione attiva delle istituzioni regionali e locali, delle associazioni di volontariato culturale e della società civile;
   se si ritenga possibile, a fini di promozione e sensibilizzazione, inserire il sito storico della Cittadella e quanto rimane del campo trincerato di Alessandria, con i tre forti minori e la vicina area della Battaglia di Marengo (1800), evento fondamentale per la storia europea, tra i siti candidati all'inserimento nel Patrimonio comune europeo, nonché all'inserimento nella lista dei beni culturali oggetto di «protezione rafforzata» (ai sensi del Protocollo aggiuntivo del 1999 alla Convenzione dell'Aja del 1954), recentemente istituita presso l'Unesco.
(2-00194) «Balduzzi, Dellai».
(5 settembre 2013)