TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 55 di Mercoledì 17 luglio 2013

 
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INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

   MELILLA, ZAN, PELLEGRINO e ZARATTI. — Al Ministro per la coesione territoriale. — Per sapere – premesso che:
   il sisma del 6 aprile 2009 ha distrutto gran parte del centro storico dell'Aquila, con un patrimonio immobiliare tra i più rilevanti dal punto di vista storico, culturale e religioso d'Italia;
   danni altrettanto gravi hanno subito altri 56 comuni del cosiddetto «cratere sismico»; sono stati colpiti 160 comuni abruzzesi con danni alle case e agli edifici pubblici;
   gli sfollati nella fase emergenziale sono stati 67 mila;
   sono stati realizzati numerosi interventi (moduli abitativi provvisori e complessi antisismici sostenibili ecocompatibili) per 19 new town, con circa 4.500 alloggi che ospitano 15 mila persone;
   dinanzi alle difficoltà e ai ritardi nel processo di ricostruzione, il precedente Governo ha conferito un incarico specifico al Ministro Fabrizio Barca;
   il decreto-legge n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, ha istituito due uffici speciali per la ricostruzione, uno per la città dell'Aquila e un altro per gli altri 56 comuni del cratere sismico, con il compito di fornire assistenza tecnica alla ricostruzione, monitoraggio finanziario e attuativo degli interventi, controllo dei processi di ricostruzione e sviluppo dei territori;
   nella città dell'Aquila la ricostruzione privata utilizza nella periferia un criterio di priorità ordinaria cronologica, mentre nel centro storico è assegnata una priorità alta (70 per cento delle risorse) ai criteri della cantierabilità e del coordinamento tra interventi pubblici e privati;
   per la ricostruzione pubblica è stata assegnata priorità ai progetti strategici;
   nell'audizione presso le Commissioni V e XIV della Camera dei deputati, il Ministro interrogato ha stimato, nella sua relazione, che i tempi, allo stato, occorrenti per il completamento della ricostruzione in 8-10 anni (in Friuli Venezia Giulia la ricostruzione è durata 15 anni, in Umbria e nelle Marche 13 anni) e gli ulteriori costi in 10-11 miliardi di euro;
   per l'emergenza le risorse stanziate sono state pari a 2 miliardi e 861 milioni di euro;
   il Ministro interrogato ha detto, inoltre, che «per l'anno 2013 in termini di competenza le esigenze attuali sono stimate in 1-1,5 miliardi di euro; a settembre 2013 è prevista un'ulteriore verifica per assegnare, se occorrenti, ulteriori risorse che consentano la piena programmazione di tutti gli interventi ancora necessari per completare la ricostruzione»;
   la recente conversione in legge del decreto-legge n. 43 del 2013 ha previsto vari interventi a favore dei comuni terremotati abruzzesi, ma è ancora insufficiente lo stanziamento di 197,2 milioni di euro per la ricostruzione;
   il sindaco dell'Aquila e il presidente della regione Abruzzo chiedono, in linea con quanto già stabilito dal precedente Ministro Barca e dal Ministro interrogato, che venga stanziato 1 miliardo di euro ogni anno per 10 anni per assicurare continuità e certezza al processo complesso di ricostruzione dell'Aquila e degli altri comuni del cratere sismico –:
   quali iniziative intenda assumere il Governo per assicurare, attraverso il suddetto finanziamento, il processo di ricostruzione dell'Aquila e degli altri comuni del cratere sismico.
(3-00207)
(16 luglio 2013)

   SPERANZA, MARTELLA, TARANTO, RUGHETTI, DE MICHELI, GIACOMELLI, GRASSI, VELO, POLLASTRINI, FREGOLENT, BELLANOVA, GARAVINI, ROSATO, DE MARIA e MAURI. — Al Ministro per la coesione territoriale. — Per sapere – premesso che:
   la spesa dei fondi strutturali, soprattutto in alcune regioni del Mezzogiorno rientranti nell'obiettivo «convergenza», è in grave ritardo;
   il Governo, in coerenza con le raccomandazioni rivolte dalla Commissione europea all'Italia, il 29 maggio 2013, in riferimento al programma nazionale di riforma 2013 ed al programma di stabilità 2012-2017, si è mosso con specifiche misure volte a migliorare, in particolare nel Mezzogiorno, la gestione dei fondi strutturali per il ciclo 2007-2013, sancendo l'obbligo, in capo alle amministrazioni statali, di dare precedenza a procedimenti, provvedimenti e atti comunque connessi all'attivazione dei fondi strutturali e prevedendo, altresì, la possibilità, in caso di riscontrate inadempienze, di interventi in via sussidiaria da parte di Stato e regioni, e ciò allo scopo di scongiurare ulteriori ritardi ed il rischio di definanziamento rispetto ad un montante complessivo di risorse ancora disponibili per circa 30 miliardi di euro;
   le difficoltà di attuazione della programmazione in corso rischiano anche di condizionare pesantemente il ciclo 2014-2020 della politica di coesione;
   l'adeguamento della governance risulta, altresì, una necessità prioritaria per cogliere tanto l'opportunità del nuovo ciclo di programmazione 2014-2020, quanto il possibile concretizzarsi dell'esclusione della quota di finanziamento statale dei fondi strutturali dal computo del deficit rilevante ai fini del patto di stabilità europeo;
   il corretto e tempestivo utilizzo di dette risorse potrà: determinare il miglioramento della qualità dei servizi pubblici da offrire a cittadini e imprese; rendere effettivi i diritti di cittadinanza (sanità, istruzione, giustizia); sostenere il sistema produttivo, in termini di migliori servizi reali alle imprese e accesso al credito; valorizzare le risorse territoriali (umane, culturali e paesaggistiche) sottoutilizzate; ammodernare la dotazione di infrastrutture materiali e immateriale necessarie e, infine, implementare azioni di innovazione e ricerca capaci di aumentare il tasso di competitività dell'Italia –:
   quali ulteriori iniziative il Governo intenda adottare in materia di riprogrammazione degli interventi, anche sulla scorta dell'esperienza positiva del piano di azione e coesione, per velocizzare la spesa dei fondi strutturali del periodo di programmazione in corso, con particolare riferimento ai programmi regionali a più elevato rischio di definanziamento, nonché per raggiungere gli obiettivi posti alla base della strategia a cui l'Europa vincola queste risorse nell'interesse del miglioramento della qualità dei servizi pubblici da offrire a cittadini e alle imprese.
(3-00208)
(16 luglio 2013)

   LABRIOLA. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
   il Museo nazionale archeologico di Taranto, per esigenze connesse a lavori di ristrutturazione, a partire dal 1o luglio 2013 aprirà solo durante i fine settimana, mentre dal 9 agosto al 25 agosto 2013 osserverà un orario normale di apertura per poi richiudere, tranne i fine settimana, dal 26 agosto 2013 al 29 settembre 2013; infine, è prevista una chiusura definitiva dal 30 settembre 2013 al 5 dicembre 2013, al fine di consentire l'allestimento dei nuovi spazi espositivi in vista dell'inaugurazione;
   secondo la direttrice del Museo la chiusura è necessaria per rispettare i tempi dell'appalto e per garantire la sicurezza degli operai e dei dipendenti della soprintendenza: «Con le impalcature, gli attrezzi e gli spostamenti dei reperti archeologici, un insieme di movimenti complessi e delicati, i visitatori non possono convivere, quindi chiudere le sale espositive è doveroso»;
   i lavori di ristrutturazione del Museo hanno avuto inizio nell'aprile 2012 e sono stati finanziati dal Cipe attraverso un accordo quadro Stato-regione;
   in questa fase i lavori riguarderanno il primo piano dove verranno allestite le sale espositive destinate alla città romana; mentre nel 2014 saranno aperti gli spazi su Taranto dalla preistoria all'età ellenistica. A conclusione dell'intervento di ristrutturazione, il Museo nazionale archeologico di Taranto offrirà reperti mai visti prima e ora custoditi nei depositi, ricomprendendo la zona dedicata alle tombe e quella dedicata all'epigrafia: in tutto otto sale in più;
   se è apprezzabile dal punto di vista della nuova offerta culturale questa ristrutturazione, dall'altra parte l'annuncio dei lavori e la conseguente chiusura durante i mesi estivi, che contano il maggior numero di turisti, ha destato una serie di polemiche, non ultima quella che la notizia è coincisa con la candidatura di Taranto a capitale europea della cultura 2019;
   Confcommercio e Federalberghi hanno ampiamente contestato la decisione della soprintendenza dei beni archeologici della Puglia di dare avvio ai lavori proprio nel periodo estivo, in quanto si sono fatti promotori di una serie di pacchetti vacanze ed offerte, anche sulla scorta della campagna di comunicazione di «Puglia promozione», che aveva puntato tutto sull'aspetto culturale di Taranto, che includevano la visita al famoso Museo degli ori della Magna Grecia –:
   quali iniziative il Ministro interrogato abbia intenzione di porre in essere al fine di coniugare i necessari interventi di ristrutturazione e le esigenze del territorio, per il quale, in questo momento di particolare sofferenza per le vicende legate soprattutto alle questioni ambientali, il Museo nazionale archeologico rappresenta una risorsa culturale, ma anche turistica troppo importante, per il quale è necessario adottare strumenti e modalità di gestione straordinari, come straordinario è il patrimonio che i turisti vanno ad ammirare.
(3-00209)
(16 luglio 2013)

   GUIDESI, ALLASIA, ATTAGUILE, BORGHESI, BOSSI, MATTEO BRAGANTINI, BUONANNO, BUSIN, CAON, CAPARINI, FEDRIGA, GIANCARLO GIORGETTI, GRIMOLDI, INVERNIZZI, MARCOLIN, MOLTENI, GIANLUCA PINI, PRATAVIERA e RONDINI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   è stato approvato dalla Camera dei deputati e attualmente in discussione al Senato della Repubblica il progetto di legge n. 331-927, di iniziativa degli onorevoli Ferranti, Costa e altri, recante «Delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili»;
   tale provvedimento, cosiddetto svuota-carceri, sarebbe improntato a finalità di riduzione del numero dei detenuti ristretti nelle carceri italiane, ma, in combinato disposto con il disegno di legge n. 896, recante «Conversione in legge del decreto-legge 1o luglio 2013, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena», assegnato alla Commissione giustizia al Senato della Repubblica, avrà invece un effetto deflattivo estremamente ridotto rispetto alle dimensioni reali del problema del sovraffollamento carcerario ed in realtà l'unico effetto certo e più rilevante sarà quello di rimettere in libertà delinquenti che si sono macchiati di reati di grave allarme sociale;
   difatti, ai sensi dell'articolo 1 del disegno di legge, potranno beneficiare della detenzione domiciliare, quale pena principale per i delitti puniti con pene detentive fino a sei anni di reclusione, gli autori di gravissimi reati, quali, a titolo esemplificativo, truffa, furto, furto con strappo e in abitazione, violenza privata, pornografia minorile, atti persecutori (stalking), prostituzione minorile e altri, mentre invece tale provvedimento non prevede alcun investimento a favore delle forze dell'ordine, cui sarà demandato il compito di effettuare i controlli sull'effettività delle detenzioni domiciliari;
   l'articolo 2 del disegno di legge, attraverso l'istituto della messa alla prova, consente poi una vera e propria impunità del delinquente che commette reati, sempre di grave allarme sociale, tra cui, peculato mediante profitto dell'errore altrui, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, corruzione per un atto d'ufficio, abuso d'ufficio e altri, oltre a quelli sopra richiamati, in quanto la commissione di tali reati «costerà» un brevissimo periodo di lavori di pubblica utilità e, poiché al termine del periodo il certificato penale del reo sarà «intonso», la persona offesa non potrà richiedere alcunché a titolo di risarcimento del danno, stante appunto l'estinzione del reato commesso;
   il problema del sovraffollamento degli istituti penitenziari italiani è stato in passato risolto con amnistie, indulti e altri provvedimenti «tampone», come quelli in premessa, ma tali strumenti si sono rivelati del tutto inidonei a risolvere il problema, tanto che le carceri sono tornate in breve tempo stracolme come prima, creando però nel frattempo più problemi alla sicurezza dei cittadini;
   ciò è anche dimostrato proprio dalla ciclicità di tali provvedimenti, in quanto l'atto Camera 331-927 segue di solo un anno il decreto-legge n. 211 del 2011, che sostanzialmente ha previsto, da un lato, l'estensione a 18 mesi della soglia di pena detentiva, anche residua, per l'accesso al beneficio dell'esecuzione della pena presso il domicilio (oltre 7.000 i condannati effettivamente scarcerati) e, dall'altro lato, la rinuncia, in attesa del giudizio per direttissima, all'applicazione della custodia cautelare in carcere per una serie di reati di grave allarme sociale (ad esempio, furto, furto con violenza o con destrezza, come quello commesso su mezzi pubblici di trasporto, o nei confronti di chi si stia o si sia appena recato presso sportelli automatici di prelievo di danaro o in banca), sostituita dalla detenzione presso il proprio domicilio;
   gli ultimi casi di cronaca, confermati anche dai dati dell'Osservatorio nazionale stalking, dimostrano che almeno un persecutore su tre è recidivo e dopo la denuncia o condanna torna a perseguitare la vittima, spesso con una ferocia maggiore dettata da uno spirito di vendetta che non viene minimamente mitigato dall'intervento delle autorità;
   sempre secondo un altro studio del Centro presunti autori, da un'indagine sui fatti di cronaca in casi di violenza, stalking, tentato omicidio e omicidio avvenuti nei primi 10 giorni di maggio 2013, il 70 per cento degli autori è recidivo;
   dati ufficiali relativi al 2011 descrivono una realtà sconcertante: le misure cautelari contengono in circa il 50 per cento la recidiva nei casi di violenza e atti persecutori: in una percentuale significativa, gli omicidi avvengono dopo o durante l'adozione delle misure cautelari o dopo che la vittima ha sporto una o più denunce;
   la recidiva non è solo confermata da questi dati, ma anzi la sua oggettiva e pericolosa incidenza ha portato alla formulazione di una vera e propria metodologia, denominata «sara», acronimo di «spousal assault risk assessment», da parte del Cesvis (Centro Studi e ricerche per la tutela delle vittime di reato e la valutazione del rischio di recidiva della violenza), per individuare se e quanto un uomo che ha agito violenza nei confronti della propria partner (moglie, fidanzata, convivente) o ex partner è a rischio nel breve o nel lungo termine di usare nuovamente violenza;
   così le cronache riportano quasi quotidianamente notizie di pedofili arrestati e recidivi ed anche in questo caso, secondo i dati più recenti della meta-analisi di Hanson et al. (2012), si è posto in evidenza che le distorsioni cognitive, che stanno alla base di tali reati, costituiscono un fattore di rischio per la messa in atto della recidiva e questo è stato osservato in misura maggiore nei child molester addirittura rispetto agli stupratori;
   solo a titolo esemplificativo si citano due recenti casi di cronaca che hanno suscitato sdegno nell'opinione pubblica: il primo riguarda otto ragazzi, che la notte tra il 31 marzo e il 1o aprile del 2007 immobilizzarono e stuprarono a turno una ragazzina di 14 anni in una pineta di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, e che, grazie alla sentenza del tribunale dei minori di Roma, potranno continuare a studiare o lavorare e, al termine dei due anni di messa alla prova, la «pena» che il tribunale ha loro comminato per l'efferato crimine commesso, potranno altresì ottenere la dichiarazione di estinzione del reato;
   il secondo recente caso di cronaca si è verificato invece a Palermo, dove un uomo di 40 anni ha accoltellato e ucciso l'ex convivente con cui aveva avuto due anni fa un figlio, nonostante fosse già stato denunciato per stalking per ben sei volte;
   il problema del sovraffollamento carcerario potrebbe, invece, fortemente ridimensionarsi se si perseguisse un'efficace politica di accordi bilaterali finalizzata a far scontare la pena ai detenuti stranieri nelle carceri dei Paesi di origine;
   infatti, secondo recenti dati forniti dal Ministero della giustizia, la capienza regolamentare dei 206 istituti presenti nel nostro Paese è di 47.045 posti e se dal totale dei detenuti presenti nelle nostre carceri (65.917) vengono sottratti quelli stranieri (23.438), si ottiene un numero di detenuti (42.479), ben al di sotto della capienza regolamentare (47.045);
   da un articolo apparso su Il Sole 24 ore di lunedì 17 giugno 2013, che riprende i dati forniti dal Ministero dell'interno e riferiti al 2012, si apprende che, se l'aumento dei crimini denunciati in generale ha avuto un incremento del 1,3 per cento (circa 2,8 milioni, ossia 36 mila in più rispetto al 2011), dall'analisi per tipologia di reato il peggioramento più pesante è per i cosiddetti reati predatori, che sono quelli che incidono direttamente sui beni personali, maggiormente legati alle fasi di crisi economica e in grado di destare particolare allarme nella collettività, ossia furti, scippi, borseggi e truffe, che vanno a colpire i singoli cittadini, anche con modalità particolarmente violente, ossia gli stessi previsti dal disegno di legge di cui in premessa;
   sempre secondo tali dati, oltre la metà delle denunce riguarda la sottrazione di beni, ossia i furti: oltre 1,5 milioni, in aumento del 4 per cento rispetto al 2011, tra cui spiccano ancora di più i furti in casa, sia come numero (quasi 273 mila), sia come incremento (circa 16 per cento in più); seguono i borseggi, che si avvicinano a 150 mila con un aumento dell'11 per cento, le frodi (114 mila con un aumento dell'8 per cento), le rapine (42 mila, con aumento del 5 per cento) e gli scippi (20 mila, con un aumento del 14 per cento);
   con riguardo allo stalking le cifre sono ancora più allarmanti: nel 2011 sono state denunciate 8.141 persone, nel 2012 invece 8.821 e solo nei primi mesi del 2013 7.094, per cui le previsioni parlano di oltre 20 mila casi a fine anno;
   alla Commissione giustizia del Senato della Repubblica è in discussione il provvedimento atto Senato n. 896, recante «Conversione in legge del decreto-legge 1o luglio 2013, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena», come già indicato in premessa, presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro interrogato;
   tali provvedimenti, secondo gli interroganti, costituiscono l'ennesima resa da parte dello Stato nella repressione dei reati, privando di ogni tutela il cittadino e la persona offesa del reato, e allo stesso tempo veicolano un messaggio di sostanziale impunità per chi delinque –:
   quali iniziative il Governo intenda intraprendere per garantire il principio della certezza della pena nonché la tutela delle vittime dei reati, se, invece dei provvedimenti di cui in premessa, non intenda sostenere il già esistente piano di edilizia carceraria ed altresì risolvere il problema del sovraffollamento dei nostri istituti penitenziari mediante la stipula di accordi bilaterali per far scontare la pena detentiva dei detenuti stranieri nei loro Paesi di origine, quanti e quali accordi con tali Paesi siano ad oggi in essere, quale sia lo stato di effettiva applicazione degli stessi, quale sia il numero dei detenuti stranieri ad oggi inviati in patria.
(3-00210)
(16 luglio 2013)

   NUTI, VILLAROSA, LOMBARDI, NESCI, D'AMBROSIO, CANCELLERI, SPESSOTTO, AGOSTINELLI, ALBERTI, ARTINI, BALDASSARRE, BARBANTI, BARONI, BASILIO, BATTELLI, BECHIS, BENEDETTI, MASSIMILIANO BERNINI, PAOLO BERNINI, NICOLA BIANCHI, BONAFEDE, BRESCIA, BRUGNEROTTO, BUSINAROLO, BUSTO, CARIELLO, CARINELLI, CASO, CASTELLI, CATALANO, CECCONI, CHIMIENTI, CIPRINI, COLLETTI, COLONNESE, COMINARDI, CORDA, COZZOLINO, CRIPPA, CURRÒ, DA VILLA, DADONE, DAGA, DALL'OSSO, DE LORENZIS, DE ROSA, DEL GROSSO, DELLA VALLE, DELL'ORCO, DI BATTISTA, DI BENEDETTO, LUIGI DI MAIO, MANLIO DI STEFANO, DI VITA, DIENI, D'INCÀ, D'UVA, FANTINATI, FERRARESI, FICO, FRACCARO, FRUSONE, GAGNARLI, GALLINELLA, LUIGI GALLO, SILVIA GIORDANO, GRANDE, GRILLO, CRISTIAN IANNUZZI, L'ABBATE, LIUZZI, LOREFICE, LUPO, MANNINO, MANTERO, MARZANA, MICILLO, MUCCI, PARENTELA, PESCO, PETRAROLI, PINNA, PISANO, PRODANI, RIZZETTO, RIZZO, PAOLO NICOLÒ ROMANO, ROSTELLATO, RUOCCO, SARTI, SCAGLIUSI, SEGONI, SIBILIA, SORIAL, SPADONI, TACCONI, TERZONI, TOFALO, TONINELLI, TRIPIEDI, TURCO, VACCA, SIMONE VALENTE, VALLASCAS, VIGNAROLI e ZOLEZZI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   nella notte tra il 29 e il 30 maggio 2013, una cinquantina di uomini delle forze di polizia facevano irruzione durante la notte in una villetta a Casal Palocco (Roma), alla ricerca, da quanto si è poi successivamente appreso, di Mukhtar Ablyazov, uomo d'affari, oppositore e rifugiato politico kazako in esilio a Londra dal 2009;
   in sua assenza, prelevavano sua moglie e sua figlia di 6 anni e le conducevano presso il centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria, sulla base della presunta circostanza dell'assenza di documenti legali di soggiorno, e, dopo un giorno di permanenza nel centro di identificazione e espulsione, sia la donna che la bambina sono state espulse dal territorio italiano e rimpatriate forzatamente sabato 1o giugno 2013 da Roma, dove risiedeva dal 2012, e imbarcate all'aeroporto di Ciampino su un aereo, appositamente noleggiato dal Governo kazako, per essere riportate nel Paese d'origine forzatamente;
   Alma Shalabayeva, pur non avendo commesso alcun reato, potrebbe essere ora esposta all'elevatissimo rischio di procedure inquirenti non garantiste, analoghe a quelle cui fu sottoposto il marito nel 2003, quando si opponeva al regime di Nursultan Nazarbayev;
   la procedura di espulsione appare gravemente viziata sotto il profilo costituzionale, normativo e politico;
   in seguito una nota di Palazzo Chigi informava sull'annullamento dell'espulsione della moglie del dissidente kazako Ablyazov, ma essa, oltre ad essere tardiva, risulta insufficiente a restituire la libertà ad Alma Shalabayeva e alla piccola Alua;
   di tutta evidenza appaiono una serie di «procedure insolite», quali il mancato utilizzo di documenti di fondamentale importanza nei procedimenti giudiziari di garanzia. Come può considerarsi, infatti, una serie di provvedimenti del tribunale dei minori che nel giro di 72 ore affida una bambina di 6 anni a tre persone diverse, quando normalmente per un affido di minorenne passano anni? Dai documenti risulta che la piccola Alua è stata, infatti, affidata prima a Venera, sorella di Alma Shalabayeva. Poi nel corso di una successiva visita nella villa di Casal Palocco, constatato che Venera era assente, la piccola è stata affidata addirittura a Semakin, autista della famiglia. E, infine, una volta sulla pista di Ciampino, è stata affidata nuovamente alla madre;
   per il resto, il decreto di rimpatrio firmato dal giudice di pace all'interno del centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria, e poi convalidato dalla procura di Roma, è stato emanato senza visionare il documento del 30 maggio 2013 inviato dall'ambasciata kazaka alla questura in cui si avverte che la signora Alma Shalabayeva è in possesso di due passaporti validi rilasciati in Kazakistan (n. 0816235 e n. 5347890). Passaporti che evidentemente avrebbero permesso il rimpatrio volontario della signora e della bambina (coi tempi che si allungavano e la difesa che poteva intervenire) e non coatto. Così come lo stesso ufficio immigrazione è stato ben lesto il pomeriggio del 31 maggio 2013, quando l'aereo già era a Ciampino pronto al decollo, a inviare invece un fax in procura, firmato dal responsabile Maurizio Improta, in cui si avvisava che ogni ulteriore controllo era inutile. E che, quindi, si poteva procedere con il rimpatrio immediato;
   non sarebbero stati neanche acquisiti, incredibilmente, nei procedimenti giudiziari in oggetto lo status di rifugiato di Ablyazov ottenuto a Londra nel 2011, esteso a moglie e figlia, che avrebbe impedito l'espulsione, né i regolarissimi permessi di soggiorno di Alma Shalabayeva: sia quello britannico che quello lettone –:
   di quali elementi disponga sulla vicenda, nell'ambito delle proprie competenze, e se non intenda adottare iniziative ispettive in relazione all'attività del giudice di pace, del tribunale dei minori, della procura della Repubblica e del tribunale del riesame di Roma, ai fini dell'eventuale esercizio dell'azione disciplinare, anche a tutela del diritto di difesa costituzionalmente garantito.
(3-00211)
(16 luglio 2013)

   ZANETTI, CAUSIN, OLIARO e BALDUZZI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   la vicenda «grandi navi» a Venezia rappresenta il classico esempio di come una chiara opportunità di sviluppo e crescita per la città possa trasformarsi, invece, in un elemento di crisi per le crescenti difficoltà incontrate nel cercare di coniugare tutela ambientale e paesaggistica con lo sviluppo del tessuto economico;
   il porto di Venezia in questi anni è riuscito a dare un forte impulso alla crocieristica, che è diventata un polmone vitale per l'economia della città e dell'entroterra, non solo per il fatturato e i volumi occupazionali che determina direttamente, ma anche per le positive ricadute su tutto l'indotto;
   le proteste promosse dai comitati «no grandi navi» meritano una risposta in termini di individuazione di soluzioni alternative all'attuale status quo, nella misura in cui si convenga che esso determina guasti e rischi non accettabili per l'ambiente, il paesaggio e la struttura stessa della città lagunare;
   questa risposta non può, però, essere di certo la mera applicazione del «decreto Clini-Passera», perché questo determinerebbe la fine della croceristica a Venezia, producendo un danno economico e sociale capace di minare il già precario futuro della città;
   per coniugare l'obiettivo di allontanare il passaggio delle grandi navi dal cuore della città (bacino San Marco) e da vie d'acqua sostanzialmente interne alla medesima (Canale della Giudecca) con la concreta possibilità di prosecuzione della crocieristica anche con le grandi navi, sono state ad oggi proposte tre soluzioni di massima;
   la prima (caldeggiata dall'autorità portuale di Venezia) prevede lo scavo del canale Contorta-dell'Angelo (4,8 chilometri), che collegherebbe il bacino di Marittima con il canale dei Petroli; la seconda (fatta propria dal comune di Venezia) prevede il trasferimento del porto e delle navi passeggeri in un'area di Marghera; ed infine la terza (avanzata dall'ex Sottosegretario ai trasporti De Piccoli) che contempla la costruzione di un avamporto («porto off shore») in bocca di porto di S. Nicolò;
   nessuna delle precedenti soluzioni che, verosimilmente, saranno prese in considerazione in vista dell'incontro, che si terrà presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti il 25 luglio 2013, appare soddisfacente, alcune per questioni di impatto sull'ambiente lagunare, altre per gli elevatissimi costi di realizzazione o la sovrapposizione tra traffico merci e passeggeri nella bocca di porto degli Alberoni;
   la soluzione che meglio potrebbe coniugare le esigenze di tutela ambientale e paesaggistica con quelle di tutela di adeguate prospettive per un'attività importantissima per l'economia dell'area, minimizzando i difetti e massimizzando i pregi che caratterizzano le altre soluzioni, sarebbe quella di mantenere l'accesso delle navi passeggeri dalla «bocca di porto» di S. Nicolò, deviandone, però, il percorso sul canale dell'Orfano fino all'Isola delle Grazie, dove si tratterebbe di scavare un canale per appena 800 metri circa che, ad una ragionevole distanza di sicurezza (300/500 metri), segua il profilo sud della Giudecca, per immettersi sul canale Fasiol (attualmente di profondità di circa 2 metri) che sfocia naturalmente nel bacino di evoluzione di Marittima. In tutto, compresi i tratti di canali già esistenti (Orfano e Fasiol), il nuovo canale misurerebbe meno di 2 chilometri;
   questa soluzione, oltre ad essere meno invasiva per l'ambiente lagunare, risulterebbe decisamente meno costoso e di più rapida realizzazione ed offrirebbe alla città la possibilità per alleggerire tutto il traffico acqueo davanti al bacino di S. Marco e lungo il Canale della Giudecca, creando una sorta di «tangenziale lagunare», che, al tempo stesso, eviterebbe la sovrapposizione tra traffico merci e traffico passeggeri, che, invece, si determina nelle soluzioni in cui viene contemplato anche per quest'ultimo l'accesso in laguna dalla bocca di porto degli Alberoni;
   inoltre, mantenendo il porto passeggeri in Marittima, che con i suoi 9 nuovi terminal rappresenta, sotto il profilo infrastrutturale, internodale e strategico, la miglior risorsa della portualità passeggeri italiana e tra le più importanti nel Mediterraneo, sarebbe possibile destinare eventuali future risorse economiche al miglioramento della qualità dell'aria, attivando la fornitura di energia elettrica dalle banchine e imponendo lo stop ai motori delle navi ormeggiate –:
   se non ritenga, in vista del citato incontro del 25 luglio 2013 volto a individuare la possibile soluzione della questione del passaggio delle grandi navi a Venezia, di considerare soluzioni alternative a quelle sino ad oggi prospettate, in primis quella esposta in premessa, che unisce i pregi della semplicità realizzativa e della minimizzazione dell'impatto ambientale e dei costi, disponendo, quindi, gli opportuni approfondimenti tecnici e studi di fattibilità.
(3-00212)
(16 luglio 2013)

   BALDELLI e GALAN. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   il corridoio Lione-Torino-Trieste-Kiev non contiene solo le opere del nuovo tunnel ferroviario del Fréjus, ma anche interventi come l'asse ferroviario Milano-Venezia-Trieste;
   su questo ultimo asse sono in fase di avanzata realizzazione i lavori della tratta Treviglio-Brescia –:
   quando sarà possibile, trattandosi di un intervento su cui è previsto un avanzamento per lotti funzionali, dare corso alla realizzazione della tratta Brescia-Verona-Venezia.
(3-00213)
(16 luglio 2013)

   TAGLIALATELA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   il problema della casa costituisce per strati estesi della popolazione uno dei principali fattori di disagio e di criticità, ancor più alla luce della perdurante crisi economica che il nostro Paese sta attraversando in questi anni;
   accanto alla richiesta di alloggi in affitto a canone moderato, proveniente dalle categorie sociali tradizionalmente svantaggiate, quali disoccupati, lavoratori precari, pensionati, immigrati, che da sempre hanno cercato nell'edilizia pubblica una risposta al problema abitativo, stanno attualmente emergendo nuovi fabbisogni manifestati da anziani, studenti, disabili, giovani coppie, famiglie monoreddito, nuclei familiari monogenitoriali;
   con l'articolo 11 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, è stato istituito il fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione;
   il fondo, attivo dal 1999, prevede l'erogazione di contributi a favore di nuclei familiari per i quali l'incidenza del costo dell'affitto sul reddito risulti superiore ad una soglia di compatibilità;
   la dotazione del fondo è da determinarsi annualmente con la legge finanziaria, ora legge di stabilità, e le risorse sono ripartite tra le regioni, che a loro volta le assegnano ai comuni sulla base delle richieste ricevute;
   le regioni, possono, inoltre, concorrere al finanziamento degli interventi previsti dal fondo con proprie risorse iscritte nei rispettivi bilanci;
   negli ultimi anni il fondo non riesce più ad adempiere alle sue finalità, posto che, a fronte di un costante aumento della domanda da parte dei cittadini, le somme disponibili si sono, invece, vieppiù ridotte, passando da 143 milioni di euro per l'anno 2010 a neanche dieci milioni di euro nel 2011, e sono state del tutto azzerate con la legge di stabilità 2012 (legge n.183 del 2011);
   analogo azzeramento di risorse si è verificato nei limiti di impegno dell'edilizia agevolata, in forza del decreto-legge n. 78 del 2010;
   le risorse erogate a fronte della legge n. 431 del 1998 sono, quindi, ad oggi esclusivamente quelle stanziate a tal fine dalle regioni –:
   quali opportune ed urgenti iniziative il Governo intenda assumere al fine di rifinanziare il fondo di cui in premessa, sostenendo in tale ambito l'attività delle regioni, e dedicando la giusta attenzione alle politiche abitative, in quanto strumenti atti a produrre un'effettiva riduzione del disagio sociale.
(3-00214)
(16 luglio 2013)

MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE NORMATIVE PER LA SOSPENSIONE DEL PAGAMENTO DELLA RATA RELATIVA AL 2013 DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI

   La Camera,
   premesso che:
    la legge 3 giugno 1999, n. 157, all'articolo 1, sesto comma, stabilisce che i rimborsi per le spese elettorali sono corrisposti agli aventi diritto con cadenza annuale entro il 31 luglio di ciascun anno;
    il Ministero dell'economia e delle finanze ha già stanziato la somma di 91.354.339 euro per consentire alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, per le rispettive competenze, di procedere al pagamento della rata di finanziamento pubblico per l'anno 2013 nei termini di legge. In tale rata sono compresi la prima quota dei rimborsi elettorali previsti per elezioni politiche 2013, la quinta quota dei rimborsi per le elezioni europee del 2009 e la quarta quota dei rimborsi per le elezioni regionali del 2010. A queste, si aggiunge la prima quota di contributi a titolo di cofinanziamento a partiti e movimenti politici, introdotto dalla legge n. 96 del 2012;
    il 18 giugno 2013, nella I Commissione parlamentare (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni) della Camera dei deputati, è stato avviato l'esame legislativo della riforma della normativa relativa al finanziamento pubblico ai partiti e dell'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione. Al momento, sono state abbinate all'esame nove proposte di legge, delle quali sette di iniziativa parlamentare, una di iniziativa popolare ed una di iniziativa governativa. Cinque di queste proposte di legge, tra cui quella del Governo, dettano norme in materia di riforma dell'attuale sistema di finanziamento pubblico ai partiti;
    il calendario predisposto dalla I Commissione parlamentare della Camera dei deputati per l'esame delle proposte di cui sopra prevede che l’iter si concluda il 18 luglio 2013, con l'approvazione di un testo per l'Assemblea e il mandato a riferire ai relatori. Se si considera che oltre all'esame da parte dell'Assemblea della Camera dei deputati, al fine dell'approvazione definitiva di una nuova legge in materia, si dovrà svolgere l'intero iter legislativo di competenza del Senato della Repubblica, appare evidente che la rata del finanziamento pubblico per il 2013 verrà corrisposta prima che il Parlamento riesca a portare a termine l’iter legislativo avviato;
    tale ipotesi contribuirebbe in maniera determinante ad aumentare il sentimento di sfiducia e, in alcuni casi, di ostilità nutrito da molti cittadini nei confronti di istituzioni quali il Parlamento e il Governo. Dall'altro, ciò contribuirebbe a rendere meno credibile la legge di riforma che eventualmente il Parlamento approverà. È notorio da tempo, infatti, che uno dei principali motivi di sfiducia nei confronti della politica è costituito proprio dal finanziamento pubblico del quale i partiti politici sono stati destinatari in questi anni, un volume di denaro di portata talmente ampia che i cittadini, anche alla luce sia della grave crisi economica che attanaglia il Paese dal 2008, sia di clamorosi scandali che hanno coinvolto importanti formazioni politiche, hanno più volte dimostrato di ritenere non più accettabile,

impegna il Governo

nelle more dell'approvazione della nuova legge di riforma del vigente sistema di finanziamento pubblico ai partiti, ad adottare iniziative normative urgenti volte a sospendere il pagamento della rata relativa all'anno 2013 del finanziamento pubblico ai partiti, anche individuando un nuovo limite temporale, successivo al 31 luglio 2013, entro il quale procedere in ogni caso al pagamento delle somme dovute ai soggetti aventi diritto.
(1-00110) «Cozzolino, Toninelli, Dadone, Nuti, D'Incà, Cariello, Busto, Barbanti, Benedetti, Sorial, Dieni».
(20 giugno 2013)

   La Camera,
   premesso che:
    negli ultimi anni il tema del finanziamento della politica e della trasparenza nella gestione economica dei partiti è stato oggetto di un vivace dibattito nel Paese;
    sul tema, da parte della Commissione parlamentare competente, è in corso l'esame di proposte di legge di revisione della normativa; tra queste, una di iniziativa governativa, orientata al passaggio da una contribuzione diretta ad una indiretta di finanziamento pubblico ai partiti politici;
    in attesa del completamento dell’iter legislativo delle proposte di revisione normativa, si ipotizzano provvedimenti temporanei a carattere parziale;
    in particolare, l'opinione pubblica ha sollevato la necessità di sottoporre i partiti politici e i gruppi parlamentari, nonché i gruppi consiliari, a controlli stringenti, onde evitare che le risorse statali siano utilizzate per fini non consoni o addirittura illeciti;
    la necessità di ridurre i costi della politica, come quella di aumentare la trasparenza dei bilanci e della vita democratica dei partiti, è andata di pari passo alla richiesta di vigilare sulle fondazioni politiche che, spesso, diventano il fulcro di importanti approfondimenti, progetti e studi finanziati da rilevanti aziende pubbliche e private e da istituzioni finanziarie, nonché alla volontà di chiarire le modalità con le quali le lobby e i gruppi di pressione intervengono sui rappresentanti politici e sulle formazioni partitiche al fine di condizionarne le scelte;
    per tale motivo, il Governo sta discutendo in questi giorni l'approvazione di un disegno di legge che disciplini l'attività di lobbying, tenuto conto, come dichiarato dal Presidente del Consiglio dei ministri, delle modalità di regolamentazione del fenomeno da parte delle legislazioni di altri Paesi europei;
    sul tema del finanziamento pubblico, affrontato in Italia con ritardo, è intervenuta la legge n. 96 del 2012 che, nel dimezzare il fondo precedentemente previsto, ha raccolto le raccomandazioni del Greco (Gruppo di Stati contro la corruzione);
    tale legge produrrà i suoi pieni effetti soltanto dall'esercizio economico in corso. Sussiste ancora, tuttavia, una significativa lacuna normativa in relazione alla regolamentazione delle fondazioni legate alla politica e dell'attività dei gruppi di pressione, invece prevista in tutte le più importanti democrazie europee;
    il finanziamento della politica e la regolamentazione dell'attività di lobbying costituiscono garanzia innanzitutto di indipendenza e democrazia, permettendo che ad accedere alla gestione della cosa pubblica siano tutti i cittadini, a prescindere dalle condizioni reddituali, così come stabilito dalla Costituzione;
    tutti i Paesi europei prevedono forme di finanziamento pubblico della politica, anche in misura superiore rispetto a quella prevista dalla legislazione vigente in Italia;
    il Parlamento europeo a settembre 2013 approverà un regolamento sul finanziamento dei partiti e delle fondazioni politiche europee, rispetto al quale la I Commissione (Affari costituzionali) della Camera dei deputati, nella XVI legislatura, ha espresso parere favorevole;
    anche il Comitato dei saggi, istituito in data 30 marzo 2013 dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella relazione finale sul tema delle riforme, sosteneva che: «il finanziamento pubblico delle attività politiche, in forma adeguata e con verificabilità delle singole spese, costituisce un fattore ineliminabile per la correttezza della competizione democratica e per evitare che le ricchezze private possano condizionare impropriamente l'attività politica»,

impegna il Governo

in luogo di provvedimenti temporanei e parziali e nell'attesa dell'approvazione definitiva di nuove norme sul tema del finanziamento delle attività politiche, nonché in vista della proposta governativa sul tema delle lobby, ad istituire una commissione di studio che approfondisca la materia del finanziamento della politica, del funzionamento e del finanziamento delle fondazioni legate alla politica, nonché dell'attività dei gruppi di pressione, con particolare riguardo a quanto previsto dalla legislazione degli altri Paesi europei, e che presenti una relazione finale al Parlamento entro tre mesi dalla sua istituzione.
(1-00145) «Migliore, Boccadutri, Pilozzi».
(16 luglio 2013)