Camera dei deputati - XVII Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento bilancio
Titolo: D.L. 21 giugno 2013, n. 69 'Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia', convertito, in legge, con modificazioni, dall' art. 1, comma 1, L. 9 agosto 2013, n. 98 - (Articoli da 41 a 85)
Riferimenti:
AC N. 1248/XVII   DL N. 69 DEL 21-GIU-13
Serie: Progetti di legge    Numero: 36    Progressivo: 4
Data: 11/10/2013
Descrittori:
ECONOMIA NAZIONALE   L 2013 0098
POLITICA ECONOMICA     
Altri riferimenti:
L N. 98 DEL 09-AGO-13     

 

Camera dei deputati

XVII LEGISLATURA

 

 

Progetti di legge

 

 

 

Le leggi

D.L. 21 giugno 2013, n. 69

Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia”, convertito, in legge, con modificazioni, dall’ art. 1, comma 1,
L. 9 agosto 2013, n. 98

Schede di lettura

(Articoli da 41 a 85)

 

 

 

 

 

 

n. 36/4

Tomo II

 

 

11 ottobre 2013


Servizio responsabile:

Servizio Studi – Dipartimento Bilancio

( 066760-2233 – * st_bilancio@camera.it

 

 

 

 

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File: D13069ds2.doc

 


INDICE
(Tomo I)

Schede di lettura

§      Articolo 1 (Rafforzamento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese)   3

§      Articolo 2 (Finanziamenti per l’acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature da parte delle piccole e medie imprese)............................................................................... 8

§      Articolo 3 (Rifinanziamento dei contratti di sviluppo)................................... 12

§      Articolo 3-bis (Misure urgenti per i pagamenti dei debiti degli enti del Servizio sanitario nazionale (D.L. n. 72/2013)).................................................................................................. 17

§      Articolo 4, commi 1-7 (Norme in materia di concorrenza nel mercato del gas naturale e nei carburanti).................................................................................................... 20

§      Articolo 4, comma 7-bis (Deduzione forfetaria in favore degli esercenti impianti di distribuzione carburanti).................................................................................................... 24

§      Articolo 5 (Disposizioni per la riduzione dei prezzi dell’energia elettrica ed estensione della cd. Robin Hood Tax)..................................................................................................... 26

§      Articolo 6 (Gasolio per il riscaldamento delle coltivazioni sotto serra)........ 33

§      Articolo 7 (Imprese miste per lo sviluppo)................................................... 37

§      Articolo 8 (Partenariati)................................................................................. 39

§      Articolo 9, commi 1-2 e 3-bis (Accelerazione nell’utilizzazione dei fondi strutturali europei) 41

§      Articolo 9, comma 5 (Risorse Fondo di solidarietà della UE per gli interventi di emergenza connessi a calamità)....................................................................................................... 54

§      Articolo 9-bis (Attuazione rafforzata degli interventi per lo sviluppo e la coesione territoriale)         56

§      Articolo 10 (Liberalizzazione dell'accesso alla rete internet tramite tecnologia WIFI e dell'allacciamento dei terminali di comunicazione alle interfacce della rete pubblica)          60

§      Articolo 11 (Proroga del credito d’imposta per la produzione, la distribuzione e l’esercizio cinematografico)........................................................................................... 65

§      Articolo 11-bis (Misure economiche di natura compensativa per le televisioni locali)         68

§      Articolo 12 (Ricapitalizzazione delle Società di Gestione del Risparmio).... 69


§      Articolo 12-bis (Sostegno alle imprese creditrici dei comuni dissestati)..... 71

§      Articolo 13 (Governance dell’Agenda digitale Italiana)................................. 76

§      Articolo 13-bis (Piattaforme accreditate per gli acquisti di beni e servizi delle tecnologie della comunicazione e dell'informazione)............................................................. 85

§      Articolo 14 (Misure per favorire la diffusione del domicilio digitale)............. 88

§      Articolo 15 (Disposizioni in tema di sistema pubblico di connettività)......... 94

§      Articolo 16 (Razionalizzazione dei CED Centri elaborazione dati Modifiche al decreto-legge 18 agosto 2012, n. 179)................................................................................................. 95

§      Articolo 16-bis (Modifiche al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, in materia di accesso alle banche dati pubbliche - Credito al consumo).............................................. 96

§      Articolo 17 (Misure per favorire realizzazione del Fascicolo sanitario elettronico)    98

§      Articolo 17-bis (Modifica all'articolo 2 della legge 13 luglio 1966, n. 559, in materia di compiti dell'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato)................................................ 103

§      Articolo 17-ter (Sistema pubblico per la gestione dell'identità digitale di cittadini e imprese)           105

§      Articolo 18, commi 1-3, 11 e 12 (Fondo per il finanziamento di infrastrutture cantierate o cantierabili) 108

§      Articolo 18, comma 4 (Corridoio tirrenico meridionale A12 – Appia e bretella autostradale Cisterna Valmontone)............................................................................................... 113

§      Articolo 18, comma 5 (Assegnazione di risorse alla società concessionaria Strada dei parchi S.p.A.) 116

§      Articolo 18, comma 6 (Disposizioni concernenti la linea C della metropolitana di Roma)    118

§      Articolo 18, comma 7 (Contratto di Programma RFI)................................ 120

§      Articolo 18, commi da 8 a 8-sexies (Interventi per l’edilizia scolastica).... 122

§      Articolo 18, comma 8-septies (Deroga per scuole e servizi dell’infanzia alle misure di contenimento della spesa per mobili e arredi da parte delle PA)..................................... 129

§      Articolo 18, comma 9 (Primo programma “6000 Campanili”).................... 131

§      Articolo 18, comma 10 (Programma degli interventi di manutenzione straordinaria di ponti, viadotti e gallerie della rete stradale di interesse nazionale in gestione ad ANAS SpA) 133

§      Articolo 18, commi da 13 a 14-bis (Copertura finanziaria e relazione alle Camere da parte del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti)............................................................... 134

§      Articolo 19, commi 1-2 (Disposizioni in materiali di concessioni).............. 139

§      Articolo 19, commi 3-4 (Disposizioni in materia di defiscalizzazione)....... 145

§      Articolo 19, comma 5 (Disposizioni in materia di project bond)................. 150

§      Articolo 19, comma 5-bis (Canoni demaniali marittimi)............................. 151

§      Articolo 20 (Riprogrammazione degli interventi del Piano nazionale della sicurezza stradale)        153

§      Articolo 21 (Differimento dell'operatività della garanzia globale di esecuzione)        159

§      Articolo 22 (Misure per l'aumento della produttività nei porti).................... 160

§      Articolo 23 (Disposizioni urgenti per il rilancio della nautica da diporto e del turismo nautico)         164

§      Articolo 24 (Modifiche al decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 188 ed alla legge 3 luglio 2009, n. 99 – Disciplina del settore ferroviario)................................................................ 168

§      Articolo 25, commi 1-4 (Svolgimento da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti delle funzioni di vigilanza e di concedente)......................................................... 175

§      Articolo 25, comma 5 (Utilizzo di risorse per i contratti di servizio con l’ENAV)       180

§      Articolo 25, commi 5-bis e 5-ter (Aeroporto di Pisa).................................. 181

§      Articolo 25, comma 6 (Sicurezza grandi dighe)......................................... 183

§      Articolo 25, commi 7 e 8 (Disposizioni concernenti ANAS)...................... 185

§      Articolo 25, commi 9-11 (Collegamenti isole minori)................................. 187

§      Articolo 25, comma 11-bis (Finanziamento opere infrastrutturali)............. 189

§      Articolo 25, comma 11-ter (Adeguamento della SS “Telesina” e del collegamento Termoli-San Vittore)........................................................................................................ 192

§      Articolo 25, comma 11-quater (Inquinamento acustico delle aviosuperfici) 194

§      Articolo 25, commi da 11-quinquies a 11-sexies (Debiti delle regioni per trasporto pubblico – Debiti Regione Calabria)....................................................................................... 196

§      Articolo 25-bis (Sede dell’Autorità di regolazione dei trasporti).................. 200

§      Articolo 26 (Proroghe in materia di appalti pubblici)................................... 203

§      Articolo 26-bis (Suddivisione in lotti).......................................................... 206

§      Articolo 26-ter (Anticipazione del prezzo nei contratti di appalto)............... 208

§      Articolo 27 (Semplificazione in materia di procedura CIPE e concessioni autostradali)      210

§      Articolo 28 (Indennizzo da ritardo nella conclusione del procedimento).... 214

§      Articolo 29 (Data unica di efficacia degli obblighi)...................................... 223

§      Articolo 29-bis (Interpretazione autentica dell’articolo 13, comma 3, del D.L. n. 138 del 2011, in materia di incompatibilità)........................................................................... 226

§      Articolo 29-ter (Disposizioni transitorie in materia di incompatibilità di cui al decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39)................................................................................................. 228

§      Articolo 30, commi 1-5-bis, 5-quater e 6 (Semplificazioni in materia edilizia) 231

§      Articolo 30, comma 5-ter (Liberalizzazioni esercizi commerciali).............. 246

§      Articolo 30-bis (Semplificazioni in materia agricola).................................. 248

§      Articolo 31 (Semplificazioni in materia di DURC)...................................... 250

§      Articoli 32 e 35, comma 1 (Semplificazione di adempimenti in materia di sicurezza sul lavoro)     255

§      Articolo 33 (Semplificazione del procedimento per l’acquisto della cittadinanza per lo straniero nato in Italia)........................................................................................................... 274

§      Articolo 34 (Disposizioni in materia di trasmissione in via telematica del certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto, del certificato di parto e del certificato di interruzione di gravidanza)............................................................................................. 275

§      Articolo 35, comma 1-bis (Limitazione delle spese per il personale “precario” nelle Regioni)         277

§      Articolo 36 (Proroga di Consigli di indirizzo e vigilanza di INPS e INAIL).. 279

§      Articolo 37 (Zone a burocrazia zero).......................................................... 281

§      Articolo 38 (Disposizioni in materia di prevenzione incendi)...................... 284

§      Articolo 39 (Uso individuale dei beni culturali, autorizzazione paesaggistica, ARCUS)       286

§      Articolo 40, comma 1 (Riequilibrio finanziario dello stato di previsione della spesa del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo)................................................. 292

§      Articolo 40, comma 1-bis (Fondazioni culturali)......................................... 295

 


INDICE
(Tomo II)

Schede di lettura

§      Articolo 41 (Disposizioni in materia ambientale) 299

§      Articolo 41-bis (Ulteriori disposizioni in materia di terre e rocce da scavo) 314

§      Articolo 41-ter (Norme ambientali per gli impianti ad inquinamento scarsamente significativo) 318

§      Articolo 41-quater (Disciplina dell’utilizzo del pastazzo) 321

§      Articolo 42 (Soppressione certificazioni sanitarie) 324

§      Articolo 42-bis (Ulteriore soppressione di certificazione sanitaria) 329

§      Articolo 42-ter (Semplificazione in merito alle verifiche dell’Istituto nazionale della previdenza sociale sull’accertamento dell’invalidità) 333

§      Articolo 42-quater (Trattamenti pensionistici per i lavoratori esposti all’amianto) 335

§      Articolo 43 (Disposizioni in materia di trapianti) 337

§      Articolo 44, commi 1 e 2 (Riconoscimento del servizio prestato presso le pubbliche amministrazioni di altri Stati membri) 339

§      Articolo 44. commi 3 e 4 (Semplificazioni per la certificazione di qualità delle materie prime utilizzate per la produzione di medicinali) 341

§      Articolo 44, commi da 4-bis a 4-ter (Disposizioni per la classificazione dei farmaci orfani e di eccezionale rilevanza terapeutica) 343

§      Articolo 44. comma 4-quater (Assicurazione esercenti professioni sanitarie) 346

§      Articolo 44, comma 4-quinquies (Foglietto illustrativo medicinali) 347

§      Articolo 45 (Omologazione delle macchine agricole) 348

§      Articolo 45-bis (Abilitazione all'uso di macchine agricole) 349

§      Articolo 46 (EXPO Milano 2015) 351

§      Articolo 46-bis (Rifinanziamento legge 499/1999 – settore agricolo) 355

§      Articolo 46-ter (Disposizioni in favore dell’Esposizione Universale di Milano del 2015) 356

§      Articolo 47 (Modifiche alla legge 27 dicembre 2002, n. 28- Fondo di garanzia per i mutui per impianti sportivi) 361

§      Articolo 47-bis (Misure per garantire la piena funzionalità e semplificare l’attività della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi) 363

§      Articolo 48 (Modifiche al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66) 365

§      Articolo 49, commi 01, 1 e 2 (Proroga e differimento termini in materia di spendig review) 367

§      Articolo 49, comma 1-bis  (Limiti alla spesa della P.A. per auto di servizio: norma di interpretazione autentica) 370

§      Articolo 49, comma 2-bis (Spending review sanitaria) 372

§      Articolo 49-bis (Misure per il rafforzamento della spending review) 375

§      Articolo 49-ter (Semplificazioni per i contratti pubblici) 379

§      Articolo 49-quater (Anticipazione di liquidità in favore dell’Associazione italiana della Croce Rossa) 381

§      Articolo 49-quinquies (Misure finanziarie urgenti per gli enti locali) 385

§      Articolo 50 (Modifiche alla disciplina della responsabilità fiscale negli appalti) 388

§      Articolo 50-bis (Semplificazione delle comunicazioni telematiche all’Agenzia delle entrate per i soggetti titolari di partita IVA) 390

§      Articolo 51 (Soppressione dell’obbligo di presentazione mensile  del modello 770) 394

§      Articolo 51-bis (Ampliamento dell’assistenza fiscale) 396

§      Articolo 52 (Disposizioni per la riscossione mediante ruolo) 398

§      Articolo 53 (Disposizioni per la gestione delle entrate tributarie o patrimoniali, dei comuni e delle società da essi partecipate) 410

§      Articolo 54, comma 1 (Questionari per la predisposizione dei fabbisogni standard per gli enti locali) 413

§      Articolo 54, comma 1-bis (Gestione del servizio di tesoreria degli enti locali da parte di società per azioni) 415

§      Articolo 54-bis (Modifiche alla legge 6 novembre 2012, n. 190 in tema di vigilanza dell'Autorità nazionale anticorruzione) 417

§      Articolo 54-ter (Modifiche al decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, Disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico) 419

§      Articolo 55 (Norma interpretativa in materia di rimborsi IVA alle agenzie di viaggio) 422

§      Articolo 56 (Proroga termine di versamento dell’imposta sulle transazioni finanziarie) 424

§      Articolo 56-bis (Semplificazione delle procedure in materia di trasferimenti di immobili agli enti territoriali) 426

§      Articolo 56-ter (Piani di azionariato) 433

§      Articolo 56-quater (Diritto di ripensamento per l’offerta fuori sede nei servizi di investimento) 435

§      Articolo 56-quinquies (Emittenti finanziarie cooperative) 437

§      Articolo 57 (Interventi straordinari a favore della ricerca per lo sviluppo del Paese) 439

§      Articolo 57-bis (Personale scolastico collocato fuori ruolo per compiti connessi con l’attuazione dell’autonomia scolastica) 442

§      Articolo 58, commi 1-3 e 4-7 (Turnover nelle università e negli enti di ricerca) 444

§      Articolo 58, comma 3-bis (Esclusioni dal limite alla spesa per missioni di università ed enti di ricerca finanziate da soggetti pubblici) 449

§      Articolo 58, comma 7-bis (Disposizioni concernenti assunzioni di breve durata presso il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura) 451

§      Articolo 59 (Borse di mobilità e Piano nazionale per il sostegno al merito e alla mobilità degli studenti capaci, meritevoli e privi di mezzi) 453

§      Articolo 60 (Sistema di finanziamento delle università e dell’ANVUR e procedure di valutazione delle attività amministrative delle università e degli enti di ricerca) 458

§      Articolo 61 (Copertura finanziaria) 465

§      Articolo 62 (Finalità e ambito di applicazione) 472

§      Articolo 63 (Giudici ausiliari) 473

§      Articolo 64 (Requisiti per la nomina) 475

§      Articolo 65 (Pianta organica dei giudici ausiliari. Domande per la nomina a giudici ausiliari) 477

§      Articolo 66 (Presa di possesso) 478

§      Articolo 67 (Durata dell’ufficio) 479

§      Articolo 68 (Collegi e provvedimenti. Monitoraggio) 480

§      Articolo 69 (Incompatibilità ed ineleggibilità) 481

§      Articolo 70 (Astensione e ricusazione) 484

§      Articolo 71 (Decadenza, dimissioni, mancata conferma e revoca) 485

§      Articolo 72 (Stato giuridico e indennità) 486

§      Articolo 73 (Formazione presso gli uffici giudiziari) 487

§      Articolo 74 (Magistrati destinati all'ufficio del massimario e del ruolo della Corte di cassazione con compiti di assistente di studio) 494

§      Articolo 75 (Intervento del pubblico ministero nei giudizi civili dinanzi alla Corte di Cassazione) 496

§      Articolo 76 (Divisione a domanda congiunta demandata a un professionista) 497

§      Articolo 77 (Conciliazione giudiziale) 499

§      Articolo 78 (Misure per la tutela del credito) 502

§      Articolo 79 (Semplificazione della motivazione della sentenza civile - soppresso) 504

§      Articolo 80 (Foro delle società con sede all’estero - soppresso) 505

§      Articolo 81 (Pubblico ministero presso la corte di cassazione) 508

§      Articolo 82 (Concordato preventivo) 510

§      Articolo 83 (Modifiche alla disciplina dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato) 515

§      Articolo 84 (Modifiche al decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 “Misure in materia di mediazione civile e commerciale”) 517

§      Articolo 84-bis (Modifica all’art 2643 del codice civile) 528

§      Articolo 84-ter (Limiti ai compensi per gli amministratori di società a controllo pubblico) 529

§      Articolo 85 (Copertura finanziaria articoli 63, 73 e 74) 535

 

 


Schede di lettura


Articolo 41
(Disposizioni in materia ambientale)

 


1. L'articolo 243 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

«Art. 243. - (Gestione delle acque sotterranee emunte) - 1. Al fine di impedire e arrestare l'inquinamento delle acque sotterranee nei siti contaminati, oltre ad adottare le necessarie misure di messa in sicurezza e di prevenzione dell'inquinamento delle acque, anche tramite conterminazione idraulica con emungimento e trattamento, devono essere individuate e adottate le migliori tecniche disponibili per eliminare, anche mediante trattamento secondo quanto previsto dall'articolo 242, o isolare le fonti di contaminazione dirette e indirette; in caso di emungimento e trattamento delle acque sotterranee deve essere valutata la possibilità tecnica di utilizzazione delle acque emunte nei cicli produttivi in esercizio nel sito, in conformità alle finalità generali e agli obiettivi di conservazione e risparmio delle risorse idriche stabiliti nella parte terza.

2. Il ricorso al barrieramento fisico è consentito solo nel caso in cui non sia possibile conseguire altrimenti gli obiettivi di cui al comma 1 secondo le modalità dallo stesso previste.

3. Ove non si proceda ai sensi dei commi 1 e 2, l'immissione di acque emunte in corpi idrici superficiali o in fognatura deve avvenire previo trattamento depurativo da effettuare presso un apposito impianto di trattamento delle acque di falda o presso gli impianti di trattamento delle acque reflue industriali esistenti e in esercizio in loco, che risultino tecnicamente idonei.

4. Le acque emunte convogliate tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il punto di prelievo di tali acque con il punto di immissione delle stesse, previo trattamento di depurazione, in corpo ricettore, sono assimilate alle acque reflue industriali che provengono da uno scarico e come tali soggette al regime di cui alla parte terza.

5. In deroga a quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 104, ai soli fini della bonifica, è ammessa la reimmissione, previo trattamento, delle acque sotterranee nello stesso acquifero da cui sono emunte. A tal fine il progetto di cui all'articolo 242 deve indicare la tipologia di trattamento, le caratteristiche qualitative e quantitative delle acque reimmesse, le modalità di reimmissione e le misure di controllo e monitoraggio della porzione di acquifero interessata; le acque emunte possono essere reimmesse anche mediante reiterati cicli di emungimento, trattamento e reimmissione, e non devono contenere altre acque di scarico né altre sostanze ad eccezione di sostanze necessarie per la bonifica espressamente autorizzate, con particolare riferimento alle quantità utilizzabili e alle modalità d'impiego.

6. Il trattamento delle acque emunte deve garantire un'effettiva riduzione della massa delle sostanze inquinanti scaricate in corpo ricettore, al fine di evitare il mero trasferimento della contaminazione presente nelle acque sotterranee ai corpi idrici superficiali.».

2. All'articolo 184-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, dopo il comma 2, è aggiunto il seguente:

«2-bis. Il decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 10 agosto 2012, n. 161, adottato in attuazione delle previsioni di cui all'articolo 49 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, si applica solo alle terre e rocce da scavo che provengono da attività o opere soggette a valutazione d'impatto ambientale o ad autorizzazione integrata ambientale. Il decreto di cui al periodo precedente non si applica comunque alle ipotesi disciplinate dall'articolo 109 del presente decreto.».

3. All'articolo 3 del decreto-legge 25 gennaio 2012. n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 28, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, costituite da una miscela eterogenea di materiale di origine antropica, quali residui e scarti di produzione e di consumo, e di terreno, che compone un orizzonte stratigrafico specifico rispetto alle caratteristiche geologiche e stratigrafiche naturali del terreno in un determinato sito, e utilizzate per la realizzazione di riempimenti, di rilevati e di reinterri.»;

b) i commi 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:

«2. Fatti salvi gli accordi di programma per la bonifica sottoscritti prima della data di entrata in vigore della presente disposizione che rispettano le norme in materia di bonifica vigenti al tempo della sottoscrizione, ai fini dell'applicazione dell'articolo 185, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo n. 152 del 2006, le matrici materiali di riporto devono essere sottoposte a test di cessione effettuato sui materiali granulari ai sensi dell'articolo 9 del decreto del Ministro dell'ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 16 aprile 1998, n. 88, ai fini delle metodiche da utilizzare per escludere rischi di contaminazione delle acque sotterranee e, ove conformi ai limiti del test di cessione, devono rispettare quanto previsto dalla legislazione vigente in materia di bonifica dei siti contaminati.

3. Le matrici materiali di riporto che non siano risultate conformi ai limiti del test di cessione sono fonti di contaminazione e come tali devono essere rimosse o devono essere rese conformi ai limiti del test di cessione tramite operazioni di trattamento che rimuovano i contaminanti o devono essere sottoposte a messa in sicurezza permanente utilizzando le migliori tecniche disponibili e a costi sostenibili che consentano di utilizzare l'area secondo la destinazione urbanistica senza rischi per la salute.

3-bis. Gli oneri derivanti dai commi 2 e 3 sono posti integralmente a carico dei soggetti richiedenti le verifiche ivi previste.».

3-bis. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 49 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, i materiali di scavo provenienti dalle miniere dismesse, o comunque esaurite, collocate all'interno dei siti di interesse nazionale, possono essere utilizzati nell'ambito delle medesime aree minerarie per la realizzazione di reinterri, riempimenti, rimodellazioni, rilevati, miglioramenti fondiari o viari oppure altre forme di ripristini e miglioramenti ambientali, a condizione che la caratterizzazione di tali materiali, tenuto conto del valore di fondo naturale, abbia accertato concentrazioni degli inquinanti che si collocano al di sotto dei valori di cui all'allegato 5 alla parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in funzione della destinazione d'uso e qualora risultino conformi ai limiti del test di cessione da compiere con il metodo e in base ai parametri di cui al decreto del Ministro dell'ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, e successive modificazioni.

3-ter. Le aree sulle quali insistono i materiali di cui al comma 3-bis, ricorrendo le medesime condizioni ivi previste per i suoli e per le acque sotterranee, sono restituite agli usi legittimi. Ai fini di tale restituzione, il soggetto interessato comunica al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare i risultati della caratterizzazione, validati dall'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (ARPA) competente per territorio, che si avvale anche delle banche dati di enti o istituti pubblici.

4. All'articolo 3, comma 1, lettera e.5), del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, dopo le parole «esigenze meramente temporanee», sono aggiunte le seguenti «ancorché siano installati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all'interno di strutture ricettive all'aperto, in conformità alla normativa regionale di settore, per la sosta ed il soggiorno di turisti.».

5. All'articolo 1, comma 359, primo periodo, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, dopo le parole «1, comma 2,» sono aggiunte le seguenti «ed agli articoli 2,», e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole «, se attribuiti, in tutto o in parte, con il decreto di nomina di cui al comma 358».

6. In relazione alla procedura di infrazione comunitaria n. 2007/2195, al fine di consentire la semplificazione e l'accelerazione nell'attuazione degli interventi di adeguamento del sistema dei rifiuti nella Regione Campania e di accelerare l'attuazione delle azioni in corso per il superamento delle criticità della gestione del sistema stesso, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare nomina con propri decreti uno o più commissari ad acta per provvedere, in via sostitutiva degli Enti competenti in via ordinaria, alla realizzazione e all'avvio della gestione degli impianti nella Regione, già previsti e non ancora realizzati, e per le altre iniziative strettamente strumentali e necessarie. I decreti, adottati sentiti gli Enti interessati, specificano i compiti e la durata della nomina, per un periodo di sei mesi, salvo proroga o revoca.

6-bis. I commissari ad acta di cui al comma 6 possono avvalersi dei poteri previsti per i commissari regionali dai commi 2 e 2-bis dell'articolo 1 del decreto-legge 26 novembre 2010, n. 196, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 gennaio 2011, n. 1, e successive modificazioni.

6-ter. I commissari ad acta di cui al comma 6 possono promuovere la conclusione di accordi di programma ai sensi dell'articolo 34 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e accordi tra i soggetti istituzionali interessati, ai sensi dell'articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, al fine di assicurare l'efficace coordinamento e l'accelerazione delle procedure amministrative concernenti l'attuazione degli interventi; l'acquisizione al patrimonio pubblico e la disciplina del regime giuridico delle aree di localizzazione degli impianti e degli impianti medesimi; la realizzazione delle opere complementari e accessorie per il collegamento dei siti d'impianto alle reti viarie e delle infrastrutture a rete; il riconoscimento delle misure premiali e di compensazione ambientale in favore degli enti locali nel cui territorio ricadono gli impianti; le forme associative tra gli enti locali per garantire l'utilizzo convenzionale o obbligatorio degli impianti, nell'ambito del ciclo di gestione dei rifiuti nel bacino territoriale interessato, quale modello giuridico con l'efficacia prevista dal comma 7 dell'articolo 200 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

6-quater. Nelle more del completamento degli impianti di cui al comma 6 e comunque per un periodo non superiore a due anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, in considerazione delle perduranti imperative esigenze di protezione sanitaria e ambientale nella regione Campania, è vietata l'importazione nella regione di rifiuti speciali, pericolosi e no, e di rifiuti urbani pericolosi destinati allo smaltimento.

6-quinquies. Essendo cessata il 31 dicembre 2012 la struttura commissariale del Commissario di Governo per l'emergenza bonifiche e tutela delle acque nella regione Campania, ai sensi dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 19 febbraio 2010, n. 3849, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 54 del 6 marzo 2010, in ragione delle competenze residue al 31 dicembre 2012, non precedentemente trasferite agli enti ordinariamente competenti, consistenti prevalentemente nel contenzioso di natura legale derivante dalle precedenti gestioni, è assegnato al Commissario delegato di cui all'articolo 11 dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 4 agosto 2010, n. 3891, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21 agosto 2010, prorogato con l'articolo 2 del decreto-legge 14 gennaio 2013, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° febbraio 2013, n. 11, in considerazione della precedente attività di liquidazione svolta, il compito di definire entro il termine del 31 dicembre 2013 il valore economico del predetto contenzioso e gli enti legittimati al subentro, e comunque di garantire la continuità dell'attività amministrativa in corso. Alle attività di cui al precedente periodo si procede con l'ausilio, oltre che dell'Avvocatura dello Stato, anche dell'Avvocatura della regione Campania. Per le eventuali esigenze di natura economica derivanti da procedimenti esecutivi nel periodo fino al 31 dicembre 2013, il Commissario di cui al presente comma è autorizzato, nel limite massimo di 3 milioni di euro, ad utilizzare le somme giacenti sulla contabilità speciale di competenza.

7. Gli oneri derivanti dall'attuazione del comma 6 sono posti a carico degli enti e dei soggetti inadempienti secondo le modalità da stabilirsi con i decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare previsti dal medesimo comma.

7-bis. All'articolo 1, comma 3-bis, del decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Gli impianti geotermici pilota sono di competenza statale».

7-ter. Al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo il punto 7-ter dell'allegato II alla parte II, è inserito il seguente:

«7-quater) Impianti geotermici pilota di cui all'articolo 1, comma 3-bis, del decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22, e successive modificazioni»;

b) alla lettera v) dell'allegato III alla parte II sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, con esclusione degli impianti geotermici pilota di cui all'articolo 1, comma 3-bis, del decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22, e successive modificazioni»;

c) alla lettera b) del punto 2 dell'allegato IV alla parte II, dopo le parole: «le risorse geotermiche» sono inserite le seguenti: «con esclusione degli impianti geotermici pilota di cui all'articolo 1, comma 3-bis, del decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22, e successive modificazioni».

7-quater. La lettera e-bis) del comma 1 dell'articolo 4 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, è sostituita dalla seguente:

«e-bis) l'esplorazione e lo sfruttamento offshore di minerali, compresi gli idrocarburi nonché quelli previsti dall'articolo 1, comma 3-bis, del decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22, e successive modificazioni».


 

 

Comma 1 (Disciplina delle acque di falda emunte)

Il comma 1, modificato nel corso dell’esame parlamentare, provvede a riscrivere l’art. 243 del D.Lgs. n. 152/2006 (norme in materia ambientale) al fine di semplificare la disciplina, in esso recata, delle acque di falda emunte nell'ambito di interventi di bonifica dei siti contaminati, soprattutto chiarendo la non applicazione della disciplina in materia di rifiuti.

Prima dell’emanazione del D.Lgs. n. 152/2006, in assenza di una chiara indicazione da parte della normativa previgente, la tesi prevalente (sostenuta, dallo stesso Ministero dell’ambiente) prevedeva che le acque di falda emunte dovessero essere considerate sempre e comunque quali rifiuti liquidi. Con l'adozione dell'articolo 243 del Codice si chiarì che i limiti di emissione applicabili alla fase dello scarico delle acque emunte erano quelli previsti per le acque reflue industriali. Tuttavia, la disposizione non chiarì in modo esplicito il regime applicabile a dette acque al momento dell’emungimento.

Ciò ha lasciato spazio all’elaborazione della giurisprudenza amministrativa, che ha oscillato tra due contrapposti orientamenti: da un lato si è sostenuto che quando, sin dall'emungimento, le acque di bonifica vengono avviate tramite tubatura alla depurazione ed al successivo scarico (compiendo un percorso in tutto e per tutto analogo a quello che compiono le acque di processo) è possibile escludere l'applicazione della disciplina sui rifiuti[1]; dall'altro[2] si è invece sostenuta l'esistenza di una presunzione circa la qualifica delle acque emunte quali "rifiuti liquidi", che troverebbe la propria fonte nell'inclusione di tali acque nel Catalogo europeo dei rifiuti.

Si rammenta in proposito la voce 19.13 “rifiuti prodotti dalle operazioni di bonifica di terreni e risanamento delle acque di falda” contenuta nell’allegato D del Codice, che recepisce il catalogo nell’ordinamento nazionale.

 

La principale finalità della disposizione in commento è quindi quella di chiarire la non applicazione della disciplina vigente in materia di rifiuti.

E’ questa infatti la sostanza del nuovo comma 4 dell’art. 243, secondo cui le acque emunte convogliate tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il punto di prelievo di dette acque con il punto di immissione delle stesse, previo trattamento di depurazione, in corpo ricettore, sono assimilate alle acque reflue industriali che provengono da uno scarico e come tali soggette al regime di cui alla Parte III del Codice, che, tra l’altro, contiene la disciplina degli scarichi idrici (artt. 100-108).

 

 

I commi 1, 2 e 3 del nuovo art. 243 disciplinano le procedure da seguire al fine di impedire e arrestare l'inquinamento delle acque sotterranee nei siti contaminati.

A tal fine il comma 1 prevede che, oltre ad adottare le necessarie misure di messa in sicurezza e di prevenzione dell'inquinamento delle acque (anche tramite conterminazione idraulica con emungimento e trattamento), devono essere individuate e adottate le migliori tecniche disponibili per eliminare o isolare le fonti di contaminazione dirette e indirette.

In caso di emungimento e trattamento delle acque sotterranee, lo stesso comma 1 prescrive che deve essere valutata la possibilità tecnica di utilizzazione delle acque emunte nei cicli produttivi in esercizio nel sito, in conformità alle finalità generali e agli obiettivi di conservazione e risparmio delle risorse idriche stabiliti nella parte terza del Codice.

Il successivo comma 2 assegna carattere residuale al barrieramento fisico, prevedendo che il ricorso a tale attività sia consentito solo nel caso in cui non sia possibile conseguire altrimenti gli obiettivi di cui al comma 1 secondo le modalità dallo stesso previste.

Ai sensi del comma 3, ove non si proceda ai sensi dei commi 1 e 2, l'immissione di acque emunte in corpi idrici superficiali o in fognatura deve avvenire previo trattamento depurativo da effettuare presso un apposito impianto di trattamento delle acque di falda o presso gli impianti di trattamento delle acque reflue industriali esistenti e in esercizio in loco, che risultino tecnicamente idonei.

 

Il comma 5 riproduce nella sostanza quanto disposto dal previgente comma 2 relativamente alla possibilità - in deroga al divieto di scarico diretto nelle acque sotterranee e nel sottosuolo previsto dal comma 1 dell'articolo 104 del Codice -, ai soli fini della bonifica delle acque sotterranee, di reimmettere, previo trattamento, le acque sotterranee nello stesso acquifero da cui sono emunte.

L’unica modifica che appare di rilievo rispetto al testo previgente appare la disposizione integrativa che consente “reiterati cicli di emungimento, trattamento e reimmissione”.

 

Il comma 6 dispone che il trattamento delle acque emunte deve garantire un'effettiva riduzione della massa delle sostanze inquinanti scaricate in corpo ricettore, al fine di evitare il mero trasferimento della contaminazione presente nelle acque sotterranee ai corpi idrici superficiali.

Commi 2, 3, 3-bis e 3–ter (materiali di scavo)

Il comma 2 reca una disciplina, in materia di utilizzazione delle terre e rocce da scavo, in deroga alle disposizioni dettate dal regolamento di cui al D.M. n. 161/2012.

In particolare, la disposizione novella l’art. 184-bis del D.Lgs. n. 152/2006 prevedendo l’aggiunta di un comma 2-bis che limita l’applicazione del D.M. 161/2012 alle sole terre e rocce da scavo che provengono da attività o opere soggette a VIA (valutazione d’impatto ambientale) o ad AIA (autorizzazione integrata ambientale).

Viene altresì disposto che il D.M. n. 161/2012 non si applica comunque alle ipotesi disciplinate dall’art. 109 del citato decreto legislativo.

 

Relativamente alle ipotesi disciplinate dall’art. 109, per le quali viene stabilita la non applicazione, in ogni caso, del D.M. 161/2012, si ricorda che tali ipotesi riguardano i seguenti materiali (ai sensi dei commi 1 e 5 del citato art. 109):

§       materiali di escavo di fondali marini o salmastri o di terreni litoranei emersi;

§       inerti, materiali geologici inorganici e manufatti;

§       materiale organico e inorganico di origine marina o salmastra, prodotto durante l'attività di pesca effettuata in mare o laguna o stagni salmastri;

§       fondali marini movimentati durante l'attività di posa in mare di cavi e condotte.

 

Si ricorda che l’art. 49 del D.L. n. 1/2012 ha demandato ad apposito decreto la regolamentazione per l’utilizzo delle terre e rocce da scavo come sottoprodotti. Lo stesso articolo ha previsto l’abrogazione della disciplina delle terre e rocce da scavo dettata dall’articolo 186 del decreto legislativo n. 152/2006 (cd. Codice ambientale) a decorrere dall’entrata in vigore del nuovo regolamento.

In attuazione di tale norma è stato emanato il D.M. n. 161/2012 che ha dettato le condizioni alle quali le terre e rocce da scavo sono considerate sottoprodotti (e pertanto escluse dall’applicazione della normativa sui rifiuti) ai sensi dell'articolo 184-bis del D.Lgs. 152/2006, e stabilito l’abrogazione dell'art. 186.

Relativamente all’applicazione del D.M. n. 161/2012 si segnala altresì che tale decreto non si applica, per quanto disposto dall’art. 17-bis del D.L. n. 74/2012, nelle zone di Emilia, Lombardia e Veneto colpite dagli eventi sismici del maggio 2012. Tale disapplicazione opera fino al termine dello stato di emergenza, fissato, dall’art. 6, comma 1, del D.L. n. 43/2013, alla data del 31 dicembre 2014.

 

La disposizione recata dal comma in esame si coordina con quella recata dall’art. 41-bis che disciplina l’utilizzo, come sottoprodotti, dei materiali da scavo in deroga alle previsioni del D.M. n. 161/2012. Si rinvia in proposito alla scheda di lettura del citato art. 41-bis.

 

Il comma 3 novella le disposizioni in materia di matrici materiali di riporto introdotte dall’art. 3 del D.L. n. 2/2012 utilizzati per vari scopi, tra i quali la realizzazione di riempimenti e livellamenti del terreno.

Le modifiche apportate al testo previgente consistono innanzitutto in una modifica nella definizione delle citate matrici materiali di riporto, articolata in particolare:

§      nell’esplicitazione, nella definizione, del riferimento ai materiali di origine antropica in cui si intendono compresi “residui e scarti di produzione e di consumo”;

§      nell’introduzione del test di cessione volto a verificare l’eventuale contaminazione.

 

Relativamente all’utilizzo dei materiali di riporto, il nuovo testo dell’art. 3 prevede un netto cambiamento.

Il testo previgente disponeva infatti l’applicazione ai riporti del D.M. n. 161/2012 e, nelle more della sua adozione, prevedeva che tali riporti venissero considerati sottoprodotti solo al ricorrere delle condizioni di cui all'art. 184-bis del D.Lgs. n. 152/2006 (origine delle sostanze o degli oggetti da un processo di produzione, di cui costituiscono parte integrante; utilizzo della sostanza o dell’oggetto, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi; utilizzo della sostanza o dell’oggetto direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; legalità dell’ulteriore utilizzo).

Il nuovo testo previsto dal comma in esame prevede invece, ai fini dell’applicazione dell’art. 185, comma 1, lettere b) e c), del D.Lgs. n. 152/2006, la sottoposizione delle matrici materiali di riporto a test di cessione effettuato sui materiali granulari ai sensi dell’art. 9 del D.M. ambiente 5 febbraio 1998[3], ai fini delle metodiche da utilizzare per escludere rischi di contaminazione delle acque sotterranee.

Si ricorda che ai sensi delle citate lettere b) e c) del comma 1 dell’art. 185 del D.Lgs. n. 152/2006 sono esclusi dalla disciplina dei rifiuti:

b) il terreno (in situ), inclusi il suolo contaminato non scavato e gli edifici collegati permanentemente al terreno, fermo restando quanto previsto dagli artt. 239 e ss. relativamente alla bonifica di siti contaminati;

c) il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attività di costruzione, ove sia certo che esso verrà riutilizzato a fini di costruzione allo stato naturale e nello stesso sito in cui è stato escavato.

Ai sensi del comma 1 dell’art. 3 del D.L. 2/2012, i citati riferimenti al «suolo» contenuti all'articolo 185, commi 1, lettere b) e c), si interpretano come riferiti anche alle matrici materiali di riporto.

Il citato articolo 9 del D.M. 5 febbraio 1998 reca una serie di norme tecniche, anche con rinvii alle opportune norme UNI, per l’effettuazione del test di cessione.

 

Le nuove disposizioni dettate dal comma in esame prevedono, a seconda della conformità o meno ai limiti del citato test di cessione, gli interventi da effettuare. Viene altresì previsto che i costi connessi alle attività per consentire l’utilizzo dei riporti (nuovo comma 3-bis dell’art. 3 del D.L. n. 2/2012) siano posti integralmente a carico dei soggetti richiedenti le verifiche ivi previste.

Nel corso dell’esame parlamentare la disposizione in commento è stata modificata al fine di fare comunque salvi gli accordi di programma per la bonifica sottoscritti prima della data di entrata in vigore della disposizione, che rispettano le norme in materia di bonifica vigenti al tempo della sottoscrizione.

 

Il comma 3-bis, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, introduce una disciplina speciale che (ferma restando quella dettata dall’art. 49 del D.L. 1/2012[4]) è finalizzata a consentire l’utilizzo dei materiali di scavo provenienti dalle miniere dismesse, o comunque esaurite, collocate all'interno dei siti di interesse nazionale (SIN), per la realizzazione, nell'ambito delle medesime aree minerarie dei seguenti interventi:

§      reinterri, riempimenti, rimodellazioni, rilevati, miglioramenti fondiari o viari;

§      altre forme di ripristini e miglioramenti ambientali.

 

Gli utilizzi citati sono consentiti al verificarsi di tutte le seguenti condizioni:

§      la caratterizzazione dei materiali citati, tenuto conto del valore di fondo naturale, abbia accertato concentrazioni degli inquinanti inferiori alle soglie di cui all'allegato 5 alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006, in funzione della destinazione d'uso;

Si ricorda che nell’Allegato 5 sono elencate le concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) nel suolo e nel sottosuolo in relazione alla specifica destinazione d'uso (a verde pubblico, privato e residenziale oppure ad uso commerciale e industriale) dei siti da bonificare, nonché le CSC nelle acque sotterranee.

§      vi sia conformità al test di cessione da compiere con il metodo e in base ai parametri di cui al D.M. 5 febbraio 1998.

 

Il comma 3-ter consente la restituzione agli usi legittimi delle aree sulle quali insistono i predetti materiali.

Si consente la citata restituzione:

§      qualora ricorrano, per le citate aree, le medesime condizioni previste dalla precedente disposizione per i suoli e per le acque sotterranee (cioè valori inferiori alle CSC di cui all’allegato 5);

Si ricorda che ai sensi dell’art. 240, comma 1, lettera f), del D.Lgs. 152/2006, un sito nel quale la contaminazione rilevata nelle matrice ambientali risulti inferiore ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC) viene definito “sito non contaminato”.

§      previa comunicazione al Ministero dell'ambiente, da parte del soggetto interessato, dei risultati della caratterizzazione, validati dall'ARPA (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente) competente per territorio, che si avvale anche delle banche dati di enti o istituti pubblici.

 

Si fa notare che la disposizione riproduce il testo dell’art. 13 dell’A.C. 4240-B della XVI legislatura, che a sua volta riprendeva il testo dell’ordine del giorno 9/04940-A/107 accolto dal Governo nella seduta del 13 marzo 2012.

Comma 4 (modifica della definizione degli interventi di nuova costruzione)

Il comma 4 dell'articolo 41, nel contesto delle disposizioni di carattere ambientale, modifica la definizione di interventi di nuova costruzione recata dall’art. 3 del T.U. edilizia (D.P.R. n. 380/2001), attraverso una novella alla lettera e.5) del comma 1 del medesimo articolo. Tale lettera considera, tra gli interventi di “nuova costruzione”, l’installazione “di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee”.

Tale testo viene integrato dal comma 4 specificando che i predetti interventi sono da considerarsi come interventi di “nuova costruzione” ancorché siano installati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all'interno di strutture ricettive all'aperto, in conformità alla normativa regionale di settore, per la sosta ed il soggiorno di turisti.

Comma 5 (Situazione di criticità nella gestione dei rifiuti nel Lazio)

Il comma 5 novella il comma 359 dell’art. 1 della L. 228/2012 (legge di stabilità 2013) al fine di chiarire i poteri attribuiti al Commissario, nominato con il D.M. Ambiente 3 gennaio 2013 per fronteggiare la situazione di grave criticità nella gestione dei rifiuti urbani nel territorio nella provincia di Roma.

In particolare il comma in esame provvede a:

§      attribuire al Commissario citato anche i poteri previsti dall’art. 2 dell’O.P.C.M. 6 settembre 2011, n. 3963;

L’art. 2 dell’ordinanza citata prevede, ai fini del superamento dell'emergenza, e nelle more della messa in esercizio, da parte dei Soggetti competenti, del sistema impiantistico previsto dal Piano regionale di smaltimento dei rifiuti, che il Commissario provveda all'individuazione, alla progettazione ed alla successiva realizzazione di uno o più siti di discarica per lo smaltimento dei rifiuti urbani prodotti dai comuni di Roma, Fiumicino, Ciampino e dallo Stato della città del Vaticano. Il comma 2 prevede che il Commissario provveda, mediante procedure di affidamento coerenti con la somma urgenza o con la specificità delle prestazioni occorrenti.

Ai sensi del comma 3, nelle more del completamento del sistema impiantistico regionale, il Commissario può adottare i provvedimenti necessari per assicurare la prosecuzione, senza soluzione di continuità, dello smaltimento dei rifiuti nell'area interessata dallo stato di emergenza.

Il comma 4 attribuisce al Commissario poteri sostituivi (previa diffida) nei casi di accertata inerzia dei Soggetti preposti alla gestione, manutenzione, od implementazione degli impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti urbani prodotti nell'area interessata dallo stato di emergenza.

Il comma 5 prevede che, a conclusione delle attività di cui ai commi precedenti, il commissario autorizzi la messa in esercizio degli impianti destinati alla gestione dei rifiuti e provveda al loro immediato trasferimento al comune di Roma.

§      chiarire che il commissario è autorizzato a procedere con i poteri di cui agli articoli 1, comma 2, ed agli articoli 2, 3 e 4 dell'O.P.C.M. 6 settembre 2011, n. 3963[5], nel caso in cui tali poteri siano attribuiti, in tutto o in parte, con il decreto di nomina del commissario medesimo.

 

Sulla situazione della gestione dei rifiuti nel Lazio si ricorda che in data 17 giugno 2011, è stata avviata la procedura di infrazione n. 2011/4021, e che il 21 marzo 2013 l’Italia è stata deferita alla Corte di Giustizia per non conformità alla direttiva europea sulle discariche (1999/31/CE).

Al fine di porre rimedio alla procedura di infrazione il Governo ha emanato il D.P.C.M. 22 luglio 2011 con cui è stato dichiarato, fino al 31 dicembre 2012, lo stato di emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma in relazione all'imminente chiusura della discarica di Malagrotta ed alla conseguente necessità di realizzare un sito alternativo per lo smaltimento dei rifiuti.

In attuazione di tale decreto è stata emanata l’O.P.C.M. n. 3963 del 6 settembre 2011.

In seguito alle difficoltà nell’individuazione del citato sito alternativo che hanno portato alle dimissioni del commissario incaricato, con il D.P.C.M. 25 maggio 2012, è stato nominato il nuovo Commissario delegato per l'emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma nella persona del prefetto Goffredo Sottile.

Successivamente l’art. 1, comma 358, della L. 228/2012 (legge di stabilità per il 2013), in considerazione del permanere di una situazione di grave criticità nella gestione dei rifiuti urbani nel territorio della provincia di Roma, ha demandato ad apposito decreto del Ministro dell'ambiente, al fine di non determinare soluzioni di continuità nelle azioni in corso, la nomina di un commissario che provveda in via sostitutiva degli enti competenti in via ordinaria e a cui sono attribuiti (ai sensi del comma 359) parte dei poteri previsti dall’O.P.C.M. 3963/2011.

Il successivo comma 360 ha attribuito al citato commissario ulteriori compiti in ambito regionale:

a)    autorizzazione alla realizzazione e gestione delle discariche per lo smaltimento dei rifiuti urbani nonché di impianti per il trattamento di rifiuto urbano indifferenziato e differenziato, nel rispetto della normativa comunitaria tecnica di settore;

b)    supporto alla Regione Lazio nelle iniziative necessarie al rientro nella gestione ordinaria;

c)    adozione, a fronte dell'accertata inerzia dei soggetti preposti alla gestione, manutenzione, od implementazione degli impianti per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti urbani prodotti nei comuni di Roma capitale, Fiumicino, Ciampino e nello Stato della Città del Vaticano, previa diffida ad adempiere entro termini perentori non inferiori a giorni trenta, dei necessari provvedimenti di natura sostitutiva in danno dei soggetti inadempienti.

In attuazione del citato comma 358 è stato emanato il D.M. 3 gennaio 2013, che ha nominato lo stesso prefetto Sottile quale Commissario per fronteggiare la situazione di grave criticità nella gestione dei rifiuti urbani nel territorio nella provincia di Roma per la durata di 6 mesi. Tale decreto è stato integrato con il D.M. 25 marzo 2013 ai fini dell’adeguamento, da parte del Commissario, delle autorizzazioni impiantistiche.

Successivamente, con il D.M. Ambiente 27 giugno 2013, al fine di completare le attività previste dal precedente D.M. 3 gennaio 2013, l’incarico del Commissario Sottile è stato prorogato al 7 gennaio 2014, al fine di “di individuare uno o più siti idonei alternativi a Malagrotta, di assicurare la piena operatività degli impianti di TMB interessati, di assicurare in subordine l'utilizzo del tritovagliatore di Rocca Cencia, di accelerare le procedure autorizzative degli impianti di compostaggio”. Lo stesso decreto ha prorogato la discarica di Malagrotta fino al 30 settembre 2013.

Commi 6, 6-bis, 6-ter, 6-quater e 7 (Situazione di criticità nella gestione dei rifiuti in Campania)

Il comma 6 detta disposizioni volte alla nomina, con decreti del Ministro dell’ambiente, di uno o più commissari ad acta per provvedere, in via sostitutiva degli enti competenti in via ordinaria:

§      alla realizzazione e all’avvio della gestione degli impianti nella Regione Campania, già previsti e non ancora realizzati;

§      alle altre iniziative strettamente strumentali e necessarie.

I decreti, adottati sentiti gli enti interessati, specificano i compiti e la durata della nomina, per un periodo di 6 mesi, salvo proroga o revoca.

Lo stesso comma specifica che le citate disposizioni vengono emanate in relazione alla procedura di infrazione comunitaria n. 2007/2195 e al fine di consentire la semplificazione e l'accelerazione nell'attuazione degli interventi di adeguamento del sistema dei rifiuti nella Regione Campania e di accelerare l'attuazione delle azioni in corso per il superamento delle criticità della gestione del sistema stesso.

Nel corso dell’esame parlamentare le disposizioni relative ai commissari ad acta per la Campania sono state integrate con l’aggiunta di tre nuovi commi.

 

Il comma 6-bis prevede che tali commissari possano avvalersi dei poteri previsti per i commissari regionali dai commi 2 e 2-bis dell'art. 1 del D.L. n. 196/2010.

Il comma 2 richiamato ha previsto la nomina da parte del Presidente della Regione Campania, per la durata di 36 mesi (sulla base della proroga disposta dall’art. 3, comma 3, del D.L. 43/2013), di commissari straordinari a cui lo stesso comma ha attribuito una serie di poteri finalizzati a garantire la realizzazione urgente dei siti da destinare a discarica, nonché ad impianti di trattamento o di smaltimento dei rifiuti nella medesima regione. Il successivo comma 2-bis ha attribuito ai medesimi commissari ulteriori poteri, finalizzati a garantire la realizzazione urgente di impianti nella regione Campania destinati al recupero, alla produzione e alla fornitura di energia mediante trattamenti termici di rifiuti.

In attuazione di tali disposizioni, con il Decreto del Presidente della Giunta Regionale della Campania n. 207 del 25 luglio 2012, il viceprefetto Raffaele Ruberto è stato nominato, per la durata di 24 mesi, decorrenti dal 30 luglio 2012, Commissario Straordinario, ai sensi dell’art. 1, comma 2, del D.L. 196/2010, in sostituzione del prefetto Vardè (nominato con i precedenti decreti presidenziali n. 64/2011 e 159/2011) “per l’assolvimento dei compiti nello stesso previsti e con i poteri ivi conferiti, ai fini della prosecuzione dell’espletamento delle procedure finalizzate alla individuazione dei siti e alla realizzazione di impianti di discarica nei territori delle province di Napoli e di Salerno”.

 

Ai sensi del comma 6-ter, i commissari ad acta possono promuovere la conclusione di accordi al fine di assicurare:

§      l’efficace coordinamento e accelerazione delle procedure amministrative inerenti l'attuazione degli interventi;

§      l’acquisizione al patrimonio pubblico e la disciplina del regime giuridico delle aree di localizzazione degli impianti e degli impianti medesimi;

§      la realizzazione delle opere complementari ed accessorie per il collegamento dei siti d'impianto alle reti viarie e delle infrastrutture a rete;

§      il riconoscimento delle misure premiali e di compensazione ambientale in favore degli enti locali nel cui territorio ricadono gli impianti;

§      le forme associative fra gli enti locali per garantire l'utilizzo convenzionale e/o obbligatorio degli impianti, nell'ambito del ciclo di gestione dei rifiuti nel bacino territoriale interessato, quale modello giuridico con l'efficacia prevista dal comma 7 dell'art. 200 del D.Lgs. n. 152/2006.

Il citato comma 7 dispone che le regioni possono adottare modelli alternativi o in deroga al modello degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) laddove predispongano un piano regionale dei rifiuti che dimostri la propria adeguatezza rispetto agli obiettivi strategici previsti dalla normativa vigente, con particolare riferimento ai criteri generali e alle linee guida riservati, in materia, allo Stato.

 

Nel corso dell’esame parlamentare il comma in esame è stato modificato al fine di chiarire che gli accordi cui la norma fa riferimento possono essere di due differenti tipi:

§      accordi di programma ai sensi dell'art. 34 del D.Lgs. n. 267/2000;

§      accordi tra i soggetti istituzionali interessati, ai sensi dell'art. 15 della L. 241/1990.

 

Il comma 6-quater introduce il divieto di importazione in Campania di rifiuti speciali e di rifiuti urbani pericolosi destinati allo smaltimento.

Tale divieto:

§      viene disposto nelle more del completamento degli impianti di cui al comma 6 e comunque per un periodo non superiore a 2 anni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto;

§      viene giustificato in considerazione delle perduranti imperative esigenze di protezione sanitaria e ambientale nella medesima regione.

 

Il comma 7 pone a carico degli enti e dei soggetti inadempienti, secondo le modalità da stabilirsi con i decreti di nomina dei commissari ad acta, gli oneri derivanti dall’attuazione del comma 6.

Comma 6-quinquies (Commissariato Bonifiche e tutela delle acque in Campania)

Il comma 6-quinquies, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, reca una disposizione volta principalmente alla definizione del contenzioso ancora in atto derivante dalle gestioni commissariali precedenti a quella per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque nella Regione Campania ai sensi dell’O.P.C.M. 3849/2010, cessato il 31 dicembre 2012.

In particolare la norma prevede l’assegnazione al Commissario Delegato di cui all'art. 11 dell'O.P.C.M. 3891/2010 (prorogato con l'art. 2 del D.L. n. 1/2013), in considerazione della precedente attività di liquidazione svolta, il compito di:

§      definire entro il 31 dicembre 2013 il valore economico del contenzioso predetto e gli enti legittimati al subentro;

§      garantire la continuità dell'attività amministrativa in essere.

 

Lo stesso comma dispone che alle citate attività si procede con l'ausilio dell'Avvocatura dello Stato e anche dell'Avvocatura della Regione Campania.

Per le eventuali esigenze di natura economica derivanti da procedimenti esecutivi nel periodo fino al 31 dicembre 2013, il Commissario delegato è autorizzato ad utilizzare le somme giacenti sulla contabilità speciale di competenza, nel limite massimo di 3 milioni di euro.

 

L’ultima proroga relativa alla gestione commissariale per le bonifiche dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinati e tutela delle acque superficiali della regione Campania è stata disposta, fino al 31 dicembre 2012, con la Deliberazione del Consiglio dei Ministri del 20 settembre 2012 (G.U. 25 settembre 2012, n. 224). Tale data coincideva infatti con il termine ultimo di durata delle gestioni commissariali esistenti previsto dall'art. 3, comma 2, del D.L. 59/2012 (recante disposizioni di riordino della protezione civile).

I due riferimenti normativi citati dal comma in esame fanno entrambi riferimento allo stesso commissario. L’art. 9, comma 1, dell’O.P.C.M. 3849/2010 ha infatti nominato Mario Pasquale De Biase quale Commissario delegato per il completamento, entro il 31 dicembre 2011, in regime ordinario ed in termini di somma urgenza, di tutte le iniziative necessarie al definitivo superamento dei contesti di criticità in atto nei territori dei comuni di Ischia (Napoli), frazione Pilastri, Montaguto (Avellino) e Nocera Inferiore (Salerno), di cui alle ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3521/2006, n. 3532/2006 e n. 3484/2005, e successive modifiche ed integrazioni.

Il successivo comma 6 ha altresì nominato lo stesso De Biase quale commissario delegato per il compimento, entro e non oltre il 31 gennaio 2011, delle iniziative necessarie alla liquidazione della struttura commissariale precedente, di cui all'O.P.C.M. 3654/2008.

L’art. 11 dell’O.P.C.M. 3891/2010 ha attribuito al medesimo Commissario De Biase, delegato ai sensi dell'art. 9, comma 6, dell'O.P.C.M. n. 3849, il compito di provvedere alla realizzazione degli interventi urgenti di messa in sicurezza e bonifica delle aree di Giugliano in Campania (Napoli) e dei Laghetti di Castelvolturno (Caserta).

In deroga al citato divieto di proroga o rinnovo delle gestioni commissariali previsto dall’art. 3, comma 2, del D.L. 59/2012, l’art. 2 del D.L. 1/2013 ha disposto che, fino al 31 dicembre 2013, continuano a produrre effetti, tra le altre, le disposizioni, di cui all'art. 11 dell'O.P.C.M. 3891/2010.

Commi 7-bis, 7-ter e 7-quater (Impianti geotermici pilota)

Il comma 7-bis, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, novella l’art. 1 del D.Lgs. 22/2010 - che disciplina l’ambito di applicazione della medesima legge, la quale ha disciplinato il riassetto della normativa in materia di ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche – al fine di chiarire (mediante l’aggiunta di un comma 3-ter) che gli impianti geotermici pilota sono di competenza statale.

 

Conseguentemente il comma 7-ter reca una serie di novelle agli allegati alla parte II del D.Lgs. 152/2006 al fine di chiarire gli impianti geotermici pilota di cui al comma 3-bis dell’art. 1 del D.Lgs. n. 22/2010 sono (sempre) assoggettati a VIA statale.

Tali impianti vengono infatti inseriti nell’allegato II che elenca i progetti sottoposti a VIA statale, mentre vengono esclusi dagli allegati III e IV che elencano i progetti sottoposti, rispettivamente, a VIA regionale e verifica di assoggettabilità (alla VIA) di competenza delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano.

Si ricorda che il citato comma 3-bis dell’art. 1 del D.Lgs. 22/2010 dispone che sono “di interesse nazionale i fluidi geotermici a media ed alta entalpia finalizzati alla sperimentazione, su tutto il territorio nazionale, di impianti pilota con reiniezione del fluido geotermico nelle stesse formazioni di provenienza, e comunque con emissioni nulle, con potenza nominale installata non superiore a 5 MW per ciascuna centrale, per un impegno complessivo autorizzabile non superiore ai 50 MW”.

 

Il comma 7-quater integra il disposto della lettera e-bis) dell’art. 4 del D.Lgs. n. 334/1999 (Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose) al fine di escludere dalla c.d. normativa Seveso da esso recata, gli impianti geotermici pilota di cui all’art. 1, comma 3-bis, del D.Lgs. n. 22/2010.


Articolo 41-bis
(Ulteriori disposizioni in materia di terre e rocce da scavo)

 


1. In relazione a quanto disposto dall'articolo 266, comma 7, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, in deroga a quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 10 agosto 2012, n. 161, i materiali da scavo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), del citato regolamento, prodotti nel corso di attività e interventi autorizzati in base alle norme vigenti, sono sottoposti al regime di cui all'articolo 184-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, e successive modificazioni, se il produttore dimostra:

a) che è certa la destinazione all'utilizzo direttamente presso uno o più siti o cicli produttivi determinati;

b) che, in caso di destinazione a recuperi, ripristini, rimodellamenti, riempimenti ambientali o altri utilizzi sul suolo, non sono superati i valori delle concentrazioni soglia di contaminazione di cui alle colonne A e B della tabella 1 dell'allegato 5 alla parte IV del decreto legislativo n. 152 del 2006, con riferimento alle caratteristiche delle matrici ambientali e alla destinazione d'uso urbanistica del sito di destinazione e i materiali non costituiscono fonte di contaminazione diretta o indiretta per le acque sotterranee, fatti salvi i valori di fondo naturale;

c) che, in caso di destinazione ad un successivo ciclo di produzione, l'utilizzo non determina rischi per la salute né variazioni qualitative o quantitative delle emissioni rispetto al normale utilizzo delle materie prime;

d) che ai fini di cui alle lettere b) e c) non è necessario sottoporre i materiali da scavo ad alcun preventivo trattamento, fatte salve le normali pratiche industriali e di cantiere.

2. Il proponente o il produttore attesta il rispetto delle condizioni di cui al comma 1 tramite dichiarazione resa all'Agenzia regionale per la protezione ambientale ai sensi e per gli effetti del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, precisando le quantità destinate all'utilizzo, il sito di deposito e i tempi previsti per l'utilizzo, che non possono comunque superare un anno dalla data di produzione, salvo il caso in cui l'opera nella quale il materiale è destinato ad essere utilizzato preveda un termine di esecuzione superiore. Le attività di scavo e di utilizzo devono essere autorizzate in conformità alla vigente disciplina urbanistica e igienico-sanitaria. La modifica dei requisiti e delle condizioni indicati nella dichiarazione di cui al primo periodo è comunicata entro trenta giorni al comune del luogo di produzione.

3. Il produttore deve, in ogni caso, confermare alle autorità di cui al comma 2, territorialmente competenti con riferimento al luogo di produzione e di utilizzo, che i materiali da scavo sono stati completamente utilizzati secondo le previsioni comunicate.

4. L'utilizzo dei materiali da scavo come sottoprodotto resta assoggettato al regime proprio dei beni e dei prodotti. A tal fine il trasporto di tali materiali è accompagnato, qualora previsto, dal documento di trasporto o da copia del contratto di trasporto redatto in forma scritta o dalla scheda di trasporto di cui agli articoli 6 e 7-bis del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286, e successive modificazioni.

5. Le disposizioni di cui ai commi da 1 a 4 si applicano anche ai materiali da scavo derivanti da attività e opere non rientranti nel campo di applicazione del comma 2-bis dell'articolo 184-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, introdotto dal comma 2 dell'articolo 41 del presente decreto.

6. L'articolo 8-bis del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71, è abrogato.

7. L'articolo 1 del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 10 agosto 2012, n. 161, recante la disciplina dell'utilizzazione delle terre e rocce da scavo, nel definire al comma 1, lettera b), i materiali da scavo integra, a tutti gli effetti, le corrispondenti disposizioni del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.


 

 

Il comma 1 dell'articolo 41-bis reca, in relazione a quanto disposto dall'art. 266, comma 7, del D.Lgs. n. 152/2006 (norme in materia ambientale), norme volte a disciplinare l’utilizzo, come sottoprodotti, dei materiali da scavo prodotti nel corso di attività e interventi autorizzati in base alle norme vigenti in deroga a quanto previsto dal regolamento di cui al D.M. 161/2012. La norma fa riferimento ai materiali da scavo definiti dall’articolo 1, comma 1, lettera b), del citato D.M. 161 prodotti nel corso di attività e interventi autorizzati in base alle norme vigenti.

Si fa notare che il richiamo all’art. 266, comma 7, sembra finalizzato a restringere l’applicazione della disposizione ai materiali provenienti da piccoli cantieri (dato che a tali cantieri si riferisce il citato comma 7).

La precisazione del fatto che tali disposizioni operano in deroga al D.M. 161 non sarebbe necessaria dato che, come ha avuto modo di chiarire il Ministero dell’ambiente con nota del 14 novembre 2012, tale decreto non si applica ai “piccoli cantieri”, dato che per essi viene prevista dall’art. 266, comma 7, del Codice, una specifica regolamentazione. Lo diventa però nel momento in cui il successivo comma 5 estende l’applicabilità del comma 1 ai cantieri più grandi purché non soggetti ad autorizzazione integrata ambientale (AIA) o valutazione di impatto ambientale (VIA).

Relativamente al disposto dell’art. 266, comma 7, si ricorda che esso ha demandato ad apposito decreto interministeriale (a tutt’oggi non emanato) la disciplina per la semplificazione amministrativa delle procedure relative ai materiali, ivi incluse le terre e le rocce da scavo, provenienti da cantieri di piccole dimensioni la cui produzione non superi i 6.000 metri cubi di materiale nel rispetto delle disposizioni comunitarie in materia.

Si fa altresì notare che i commi 1-4 dell'articolo in commento riprendono le disposizioni dell’art. 27 dell’A.S. 3162–B della XVI legislatura.

 

Ciò premesso, il comma 1 prevede che l’assoggettamento al regime dei sottoprodotti (di cui all'art. 184-bis del Codice), possa avvenire qualora vi sia la dimostrazione, da parte del produttore, del rispetto delle seguenti condizioni:

a)  che la destinazione all'utilizzo è certa, direttamente presso uno o più siti o cicli produttivi determinati;

b)  che, in caso di destinazione a recuperi, ripristini, rimodellamenti, riempimenti, ambientali o altri utilizzi sul suolo, non sono superate le CSC (concentrazioni soglia di contaminazione) di cui alle colonne A e B della tabella 1 dell’allegato 5 alla parte quarta del Codice, con riferimento alle caratteristiche delle matrici ambientali e alla destinazione d'uso urbanistica del sito di destinazione e i materiali non costituiscono fonte di contaminazione diretta o indiretta per le acque sotterranee, fatti salvi i valori di fondo naturale;

c)  che in caso di destinazione ad un successivo ciclo di produzione l'utilizzo non determina rischi per la salute né variazioni qualitative o quantitative delle emissioni rispetto al normale utilizzo delle materie prime;

d)  che ai fini di cui alle lettere b) e c) non è necessario sottoporre le terre e rocce da scavo ad alcun preventivo trattamento, fatte salve le normali pratiche industriali e di cantiere.

 

Si fa notare che le condizioni a), c) e d) sono analoghe alle condizioni previste dalle lettere b), c) e d) del comma 1 dell’art. 184-bis[6] del D.Lgs. n. 152/2006 per l’applicazione del regime dei sottoprodotti in luogo della disciplina sui rifiuti.

 

Il comma 2 prevede che il rispetto delle condizioni citate dal comma 1 sia attestato dal proponente o dal produttore tramite dichiarazione resa all’ARPA ai sensi del D.P.R. 445/2000, precisando:

§      le quantità destinate all'utilizzo;

§      i tempi previsti per l'utilizzo;

§      il sito di deposito.

Viene altresì specificato che il deposito non può comunque superare un anno dalla data di produzione, salvo il caso in cui l'opera nella quale il materiale è destinato ad essere utilizzato preveda un termine di esecuzione superiore.

Le attività di scavo e di utilizzo devono essere autorizzate in conformità alla vigente disciplina urbanistica e igienico - sanitaria.

La modifica dei requisiti e delle condizioni indicate nella dichiarazione resa all’ARPA sono comunicate entro 30 giorni al comune del luogo di produzione.

Il comma 3 prevede che il produttore deve, in ogni caso, confermare alle autorità territorialmente competenti il completo utilizzo, secondo le previsioni comunicate, delle terre e rocce da scavo.

Il comma 4 prevede che il trasporto delle terre e rocce da scavo utilizzate come sottoprodotti sia accompagnato, qualora previsto, dal documento di trasporto o da copia del contratto di trasporto redatto in forma scritta o dalla scheda di trasporto di cui agli artt. 6 e 7-bis del D.Lgs. n. 286/2005.

Il comma 5 estende l’applicazione delle disposizioni recate dai commi 1-4 anche ai materiali da scavo derivanti da attività ed opere non soggette a AIA o VIA.

La norma consente di colmare un vuoto normativo venutosi a creare nel settore delle terre e rocce da scavo in seguito alla conversione in legge del D.L. n. 43/2013, il cui art. 8-bis ha introdotto una disposizione, poi ripresa dal comma 2 dell’art. 41 del presente decreto-legge (che ha introdotto un comma 2-bis all’art. 184-bis del Codice) che esclude l’applicazione del D.M. 161/2012 per le terre e rocce da scavo prodotte nell'esecuzione di attività ed opere non soggette ad AIA o VIA.

Il comma 6 dispone l’abrogazione dell’art. 8-bis del D.L. n. 43/2013, dato che esso contiene disposizioni che si sovrappongono a quelle recate dall'articolo in commento e dal comma 2 dell’art. 41.

In conclusione, la disciplina precedentemente introdotta si applica sia ai piccoli cantieri (per l’espresso richiamo all’art. 266, comma 7, del D.Lgs. n. 152/2006), sia ai materiali da scavo provenienti da attività ed opere non soggette ad autorizzazione integrata ambientale (AIA) o a valutazione di impatto ambientale (VIA).

La disciplina dettata dal D.M. 161/2012 si applica quindi solo ai materiali da scavo provenienti da attività ed opere soggette a AIA o VIA (come disposto dall’art. 41, comma 2, del decreto-legge alla cui scheda di commento si rinvia).

Il comma 7 precisa, infine, che la definizione di “materiali da scavo” dettata dall’art. 1, comma 1, lett. b), del D.M. n. 161/2012, integra, a tutti gli effetti, le corrispondenti disposizioni del D.Lgs. n. 152/2006.

Si fa notare in proposito che nel testo della parte IV del citato D.Lgs. n. 152/2006 (quella relativa ai rifiuti) non si fa mai riferimento al termine “materiali da scavo”, ma sempre all’espressione “terre e rocce da scavo”.

Secondo la lettera b) del comma 1 dell’art. 1 del D.M. 161/2012, sono materiali da scavo “il suolo o sottosuolo, con eventuali presenze di riporto, derivanti dalla realizzazione di un'opera quali, a titolo esemplificativo: scavi in genere (sbancamento, fondazioni, trincee, ecc.); perforazione, trivellazione, palificazione, consolidamento, ecc.; opere infrastrutturali in generale (galleria, diga, strada, ecc.); rimozione e livellamento di opere in terra; materiali litoidi in genere e comunque tutte le altre plausibili frazioni granulometriche provenienti da escavazioni effettuate negli alvei, sia dei corpi idrici superficiali che del reticolo idrico scolante, in zone golenali dei corsi d'acqua, spiagge, fondali lacustri e marini; residui di lavorazione di materiali lapidei (marmi, graniti, pietre, ecc.) anche non connessi alla realizzazione di un'opera e non contenenti sostanze pericolose (quali ad esempio flocculanti con acrilamide o poliacrilamide)”.

La stessa lettera b) dispone altresì che “i materiali da scavo possono contenere, sempreché la composizione media dell'intera massa non presenti concentrazioni di inquinanti superiori ai limiti massimi previsti dal presente Regolamento, anche i seguenti materiali: calcestruzzo, bentonite, polivinilcloruro (PVC), vetroresina, miscele cementizie e additivi per scavo meccanizzato”.


 

Articolo 41-ter
(Norme ambientali per gli impianti ad inquinamento
scarsamente significativo)

 


1. Alla parte I dell'allegato IV alla parte V del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) alla lettera m) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, nonché silos per i materiali vegetali»;

b) dopo la lettera v) è inserita la seguente:

«v-bis) impianti di essiccazione di materiali vegetali impiegati da imprese agricole o a servizio delle stesse con potenza termica nominale, per corpo essiccante, uguale o inferiore a 1 MW, se alimentati a biomasse o a biodiesel o a gasolio come tale o in emulsione con biodiesel, e uguale o inferiore a 3 MW, se alimentati a metano o a gpl o a biogas»;

c) alla lettera z), la parola: "potenzialmente" è soppressa;

d) dopo la lettera kk) sono aggiunte le seguenti:

«kk-bis) Cantine che trasformano fino a 600 tonnellate l'anno di uva nonché stabilimenti di produzione di aceto o altre bevande fermentate, con una produzione annua di 250 ettolitri per i distillati e di 1.000 ettolitri per gli altri prodotti. Sono comunque sempre escluse, indipendentemente dalla produzione annua, le fasi di fermentazione, movimentazione, travaso, addizione, trattamento meccanico, miscelazione, confezionamento e stoccaggio delle materie prime e dei residui effettuate negli stabilimenti di cui alla presente lettera.

kk-ter) Frantoi».

2. Alla parte II dell'allegato IV alla parte V del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo la lettera v) è inserita la seguente:

«v-bis) Impianti di essiccazione di materiali vegetali impiegati o a servizio di imprese agricole non ricompresi nella parte I del presente allegato»;

b) dopo la lettera oo) è aggiunta la seguente:

«oo-bis) Stabilimenti di produzione di vino, aceto o altre bevande fermentate non ricompresi nella parte I del presente allegato».


 

 

L’articolo 41-ter, introdotto durante l’esame parlamentare, prevede l’esclusione di talune tipologie di impianti dal novero degli impianti assoggettati all’autorizzazione alle emissioni in atmosfera dettata dal titolo I della parte quinta del decreto legislativo 152/2006 (norme in materia ambientale), e segnatamente dall’articolo 269, integrando rispettivamente gli elenchi degli impianti e delle attività non sottoposti alla predetta autorizzazione e degli stabilimenti per i quali l’autorità competente può adottare autorizzazioni “in deroga” con un procedimento semplificato.

 

Il comma 1 modifica la parte I dell’Allegato IV alla parte quinta del d.lgs. 152/2006, contenente l’elenco degli impianti e delle attività non sottoposti all’autorizzazione alle emissioni atmosferiche (art. 272, comma 1, del D.Lgs. n. 152/2006). L'elenco si riferisce a impianti e ad attività le cui emissioni sono scarsamente rilevanti agli effetti dell'inquinamento atmosferico. In tal caso si applicano esclusivamente i valori limite di emissione e le prescrizioni specificamente previsti, per tali impianti e attività, dai piani e programmi di qualità dell’aria e dalle normative regionali. In particolare, al predetto elenco sono aggiunti i seguenti impianti ed attività:

§      i silos per i materiali vegetali (comma 1, lettera a)), che modifica la lettera m della parte I dell’Allegato IV);

§      gli impianti di essiccazione di materiali vegetali impiegati da imprese agricole o a servizio delle stesse con potenza termica nominale, per corpo essiccante, uguale o inferiore ad 1 MW, se alimentati a biomasse o a biodiesel o a gasolio come tale o in emulsione a biodiesel ed uguale o inferiore a 3 MW, se alimentati a metano, o a gpl, o a biogas (comma 1, lettera b)), che aggiunge la lettera v-bis nella parte I dell’Allegato IV );

§      le cantine che trasformano fino a 600 tonnellate l'anno di uva e gli stabilimenti di produzione di aceto o altre bevande fermentate, con una produzione annua di 250 ettolitri per i distillati e di 1000 ettolitri per gli altri prodotti. La norma precisa che sono comunque sempre escluse, indipendentemente dalla produzione annua, le fasi di fermentazione, movimentazione, travaso, addizione, trattamento meccanico, miscelazione, confezionamento e stoccaggio delle materie prime e dei residui effettuate nei predetti stabilimenti (comma 1, lettera d)) del, che aggiunge la lettera kk-bis nella parte I dell’Allegato IV );

§      i frantoi (comma 1, lettera e), che aggiunge la lettera kk-ter nella parte I dell’Allegato IV );

 

Un’ulteriore modifica (comma 1, lettera c)) all’elenco di cui alla parte I dell’Allegato IV è volta a modificare la lettera z) dell’elenco medesimo al fine di considerare non sottoposti all’autorizzazione alle emissioni atmosferiche gli allevamenti effettuati in ambienti confinati[7] in cui il numero di capi effettivamente presenti, e non potenzialmente presenti (come previsto nel testo vigente), è inferiore a quello indicato per le diverse categorie di animali nella tabella dell’allegato.

 

Il comma 2 modifica la parte II dell’Allegato IV alla parte V del Codice, contenente l’elenco di specifiche categorie di stabilimenti, per le quali l'autorità competente può adottare apposite autorizzazioni in forma semplificata (autorizzazioni di carattere generale - nelle quali sono stabiliti tra l’altro i valori limite di emissione - riferite ad intere categorie di stabilimenti, inclusi, in particolare, quelli elencati nella parte II dell'Allegato IV) e le modalità di adesione a tali atti autorizzativi (art. 272, comma 2, del D.Lgs. 152/2006). In particolare, al predetto elenco sono aggiunti i seguenti impianti e stabilimenti:

§      gli impianti di essiccazione di materiali vegetali impiegati o a servizio di imprese agricole non ricompresi nella parte I dell’Allegato IV (comma 2, lettera a), che inserisce la lettera v-bis nella parte II dell’Allegato IV);

§      gli stabilimenti di produzione di vino, aceto o altre bevande fermentate non ricompresi nella parte I dell’ Allegato IV (comma 2, lettera b), che inserisce la lettera oo-bis nella parte II dell’Allegato IV).


 

Articolo 41-quater
(Disciplina dell’utilizzo del pastazzo)

 


1. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, adotta entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, un decreto contenente disposizioni che consentano la produzione, la commercializzazione e l'uso del pastazzo quale sottoprodotto della lavorazione degli agrumi ad uso agricolo e zootecnico, sottraendolo in modo definitivo alla disciplina dei rifiuti. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è adottato un decreto ai sensi dell'articolo 184-bis, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per stabilire i criteri qualitativi e quantitativi per l'utilizzo delle sostanze prodotte nel corso della lavorazione degli agrumi, nel medesimo o in altri cicli di produzione.


 

 

L’articolo 41-quater, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, prevede al primo periodo l’emanazione di un decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, volto a consentire la produzione, la commercializzazione e l’uso del pastazzo quale sottoprodotto della lavorazione degli agrumi ad uso agricolo e zootecnico e a non applicare pertanto la disciplina concernente i rifiuti.

Con il termine “pastazzo” si fa riferimento, nel linguaggio comune, al principale residuo del processo di trasformazione degli agrumi, costituito da scorze, porzioni di polpa e semi.

 

Lo stesso articolo disciplina le modalità per l’emanazione del decreto, prevedendo che essa avvenga:

§      di concerto con i Ministri dello sviluppo economico e delle politiche agricole, alimentari e forestali;

§      entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge.

 

Il secondo periodo prevede l’emanazione, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, di un ulteriore decreto ministeriale, ai sensi dell’art. 184-bis, comma 2, del D.Lgs. n. 152/2006, volto a stabilire i criteri qualitativi e quantitativi per l’utilizzo delle sostanze prodotte nel corso della lavorazione degli agrumi, nel medesimo o in altri cicli di produzione.

Si ricorda, in proposito, che l’art. 184-bis detta le seguenti condizioni alle quali una sostanza o oggetto può essere considerato un sottoprodotto e non un rifiuto:

a)    la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;

b)    è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;

c)    la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;

d)    l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.

 

Il comma 2 del medesimo articolo prevede che, sulla base delle condizioni previste al comma 1, il Ministero dell’ambiente possa emanare decreti, in conformità a quanto previsto dalla disciplina comunitaria, per stabilire criteri qualitativi o quantitativi da soddisfare affinché specifiche tipologie di sostanze o oggetti siano considerati sottoprodotti e non rifiuti.

Si ricorda altresì che sull’utilizzo del pastazzo è da tempo in atto un contenzioso proprio sulla sua qualificazione come rifiuto o come sottoprodotto.

Si segnala in proposito la sentenza della Corte di Cassazione (n. 28764 del 4 luglio 2013) che ha confermato, in sede cautelare, il sequestro preventivo di un'area dove era stata depositata un'importante quantità di pastazzo, disposto dal GUP del Tribunale di Siracusa, in quanto discarica abusiva di rifiuti speciali.

Per la Suprema Corte il Giudice siciliano ha ben applicato il D.Lgs. n. 152/2006 nell'escludere che il pastazzo potesse costituire un sottoprodotto, vista l'impossibilità di reputare come certo il successivo utilizzo (criterio b) previsto dall’art. 184-bis succitato) sia come mangime per gli animali, data la notevole sproporzione tra il materiale depositato e il numero dei capi di bestiame allevati dall'azienda, sia come ammendante vegetale ai sensi della L. 748/1984, a causa del riscontrato processo di fermentazione della sostanza depositata.

 

Ai sensi del D.Lgs. n. 360/1999 (recante la disciplina relativa alla circolazione di materie prime per mangimi), il pastazzo può essere utilizzato come materia prima per la preparazione di mangimi, essendo contemplato nell'allegato Il, parte A, capo II, lettera e), punto 5.02, del medesimo decreto.

Un ulteriore utilizzo può essere quello di ammendante ai sensi della L. n. 748/1984, sostituita dal D.Lgs. n. 217/2006, a sua volta sostituito dal D.Lgs. n. 75/2010 recante “Riordino e revisione della disciplina in materia di fertilizzanti”.

In una nota indirizzata alle aziende del settore (nota prot. 14843 del 1° marzo 2012), alcune delle quali destinatarie dei provvedimenti di sequestro e interessate direttamente dalla sentenza richiamata, la Regione Sicilia sottolinea che al fine di garantire un impiego certo del sottoprodotto (condizione di cui alla lettera b) dell’art. 184-bis) del D.Lgs. n. 152/2006), deve essere “verificata la rispondenza agli standard merceologici, nonché alle norme tecniche, di sicurezza e di settore e deve essere attestata la destinazione del sottoprodotto ad effettivo utilizzo in base a tali standard e norme tramite una dichiarazione del produttore o detentore, controfirmata dal titolare dell'impianto dove avviene l'effettivo utilizzo”.

 

Si fa infine notare che comunque la disciplina prevista dall'articolo in commento non potrà comunque derogare alle condizioni previste dall’art. 5 della direttiva rifiuti 2008/98/CE, per considerare una sostanza come sottoprodotto. Tali condizioni sono, infatti, nella sostanza le medesime dettate dal citato art. 184-bis.


 

Articolo 42
(Soppressione certificazioni sanitarie)

 


1. Fermi restando gli obblighi di certificazione previsti dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, per i lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria, sono abrogate le disposizioni concernenti l'obbligo dei seguenti certificati attestanti l'idoneità psico-fisica al lavoro:

a) certificato di sana e robusta costituzione, di cui:

1) all'articolo 2 del regolamento di cui al regio decreto 4 maggio 1925, n. 653;

2) all'articolo 17, secondo comma, del regolamento di cui al regio decreto 21 novembre 1929, n. 2330;

3) all'articolo 3, secondo comma, lettera f), del regolamento di cui al regio decreto 12 ottobre 1933, n. 1364;

4) all'articolo 8, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 2000, n. 402;

b) limitatamente alle lavorazioni non a rischio, certificato di idoneità per l'assunzione di cui all'articolo 9 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1956, n. 1668, e all'articolo 8 della legge 17 ottobre 1967, n. 977, e successive modificazioni;

c) certificato medico comprovante la sana costituzione fisica per i farmacisti, di cui:

1) all'articolo 4, primo comma, lettera e), del regolamento di cui al regio decreto 30 settembre 1938, n. 1706;

2) all'articolo 31, quinto comma, del regolamento di cui al regio decreto 30 settembre 1938, n. 1706;

3) all'articolo 5, secondo comma, numero 3), del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 21 agosto 1971, n. 1275;

d) certificato di idoneità fisica per l'assunzione nel pubblico impiego, di cui:

1) all'articolo 2, primo comma, numero 4), del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3;

2) all'articolo 11, secondo comma, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 3 maggio 1957, n. 686;

3) all'articolo 2, comma 1, numero 3), del regolamento di cui ai decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487;

4) all'articolo 1, comma 1, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 483;

5) all'articolo 2, comma 1, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 2001, n. 220;

e) certificato di idoneità psico-fisica all'attività di maestro di sci, di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c), della legge 8 marzo 1991, n. 81.

2. All'articolo 32 del regolamento per il servizio farmaceutico, di cui al regio decreto 30 settembre 1938, n. 1706, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, le parole: «ed esibire tanti certificati medici quanti sono i dipendenti medesimi per comprovare che essi siano esenti da difetti ed imperfezioni che impediscano l'esercizio professionale della farmacia e da malattie contagiose in atto che rendano pericoloso l'esercizio stesso» sono soppresse;

b) al terzo comma, le parole: «Le suddette comunicazioni devono essere trascritte» sono sostituite dalle seguenti: «La suddetta comunicazione deve essere trascritta».

3. Per i lavoratori che rientrano nell'ambito della disciplina di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni, non si applicano le disposizioni concernenti l'obbligo della certificazione attestante l'idoneità psico-fisica relativa all'esecuzione di operazioni relative all'impiego di gas tossici, di cui all'articolo 27, primo comma, numero 4°, del regolamento di cui al regio decreto 9 gennaio 1927, n. 147.

4. Sono abrogate le disposizioni relative all'obbligatorietà del certificato per la vendita dei generi di monopolio, di cui all'articolo 6, primo comma, numero 5), della legge 22 dicembre 1957, n. 1293.

5. All'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 5 aprile 2002, n. 77, le parole: «, muniti di idoneità fisica,» sono soppresse.

6. La lettera e) del comma 1 dell'articolo 5, della legge 21 novembre 1991, n. 374, e successive modificazioni, e la lettera e) del comma 1 dell'articolo 2, della legge 22 luglio 1997, n. 276, sono abrogate.

7. La legge 22 giugno 1939, n. 1239, è abrogata.

7-bis. L'articolo 14 della legge 30 aprile 1962, n. 283, e l'articolo 37 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 marzo 1980, n. 327, sono abrogati.

7-ter. All'articolo 240, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, la lettera f) è abrogata.


 

 

La norma provvede a semplificare alcune procedure relative a certificazioni e ad autorizzazioni sanitarie ritenute ormai desuete anche alla luce dell’efficacia delle prestazioni.

L’articolo 42 riprende in gran parte il disegno di legge Disposizioni per la semplificazione degli adempimenti amministrativi connessi alla tutela della salute (A.S. 1249) d’iniziativa governativa, presentato nel corso della XV Legislatura, i cui contenuti costituivano il risultato delle valutazioni di un gruppo di lavoro istituito presso il Ministero della salute con il compito di individuare le pratiche sanitarie di certificazione o di autorizzazione prive di valenza sanitaria.

In particolare, per quanto riguarda il comma 1, fermi restando gli obblighi di certificazione per i lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria, previsti dal D.Lgs. 81/2008 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, vengono abrogate alcune disposizioni concernenti l’obbligo di taluni certificati attestanti l’idoneità psico-fisica al lavoro.

Le disposizioni abrogate si riferiscono ai seguenti certificati:

a)   certificato di sana e robusta costituzione, di cui:

1.    all’articolo 2 del Regolamento sugli alunni, gli esami e le tasse negli istituti medi di istruzione di cui al R.D. 653/1925;

2.    all’articolo 17, secondo comma, del Regolamento riguardante le scuole-convitto professionali per infermiere e le scuole specializzate di medicina, pubblica igiene ed assistenza sociale per assistenti sanitarie visitatrici, di cui al R.D. 2330/1929;

3.    all’articolo 3, secondo comma, lettera f), del Regolamento per la carriera e la disciplina del personale della Corte dei conti di cui al R.D. 1364/1933.;

4.    all’articolo 8, comma 2, del D.P.R. 402/2000 recante il Regolamento concernente modalità per il conseguimento della idoneità alle funzioni di ufficiale esattoriale;

b)   limitatamente alle lavorazioni non a rischio, certificato di idoneità per l’assunzione, di cui all’articolo 9 del D.P.R. 1668/1956 recante il Regolamento per l'esecuzione della disciplina legislativa sull'apprendistato, e all’articolo 8 della legge 977/1967 sulla Tutela del lavoro dei fanciulli e degli adolescenti;

c)   certificato medico comprovante la sana costituzione fisica per i farmacisti, di cui:

1.    all’articolo 4, primo comma, lettera e), del Regolamento per il servizio farmaceutico di cui al R.D. 1706/1938;

2.    all’articolo 31, quinto comma, del Regolamento per il servizio farmaceutico di cui al R.D. 1706/1938;

3.    all’articolo 5, secondo comma, numero 3), del D.P.R. 1275/1971 recante norme concernenti il servizio farmaceutico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 21 agosto 1971, n. 1275;

d)   certificato di idoneità fisica per l’assunzione nel pubblico impiego, di cui:

1.    all’articolo 2, primo comma, numero 4) del D.P.R. 3/1957, Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato;

2.    all’articolo 11, secondo comma, lettera c) del D.P.R. 686/1957, Norme di esecuzione del testo unico delle disposizioni sullo statuto degli impiegati civili dello Stato;

3.    all’articolo 2, comma 1, numero 3) del D.P.R. 487/1994 recante Norme sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi;

4.    all’articolo 1, comma 1, lettera b) del D.P.R. 483/1997, Regolamento recante la disciplina concorsuale per il personale dirigenziale del Servizio sanitario nazionale;

5.    all’articolo 2, comma 1, lettera b) del D.P.R. 220/2001, Regolamento recante disciplina concorsuale del personale non dirigenziale del Servizio sanitario nazionale;

e)   certificato di idoneità psico-fisica all’attività di maestro di sci, di cui all’articolo 4, comma 1, lettera c) della legge 81/1991, Legge-quadro per la professione di maestro di sci e ulteriori disposizioni in materia di ordinamento della professione di guida alpina.

Il comma 2 dell’articolo in esame apporta le seguenti modifiche all’articolo 32 del D.P.R. 1706/1938 recante norme concernenti il servizio farmaceutico:

La lettera a) sopprime, al primo comma dell’articolo 12, l’obbligo, per il titolare, di esibire tanti certificati medici quanti sono i dipendenti dell’esercizio farmaceutico. Resta, per il titolare, l’obbligo di comunicare al medico provinciale il nome e cognome, la data di assunzione e di cessazione degli addetti all'esercizio;

La lettera b), considerando che il titolare di un esercizio farmaceutico non deve più esibire la certificazione medica degli addetti l’esercizio, sostituisce le parole: “Le suddette comunicazioni devono essere trascritte” con le seguenti: “La suddetta comunicazione deve essere trascritta”.

Al proposito si rileva che, sebbene le certificazioni mediche non siano più richieste, rimane l’obbligo del titolare dell’esercizio farmaceutico di comunicare al medico provinciale l’assunzione/cessazione dal lavoro degli addetti l’esercizio. Presumibilmente entrambe le comunicazioni devono essere trascritte in apposito registro.

Il comma 3 prevede, che, per i lavoratori che rientrano nell’ambito della disciplina di cui al D.Lgs. 81/2008 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, non trovano applicazione, in virtù delle disposizioni contenute nello stesso provvedimento, le disposizioni concernenti l’obbligo della certificazione attestante l’idoneità psico-fisica relativa all’esecuzione di operazioni relative all’impiego di gas tossici, di cui all’articolo 27, primo comma, numero 4, del regolamento di cui al R.D. 147/1927.

Il comma 4 abroga le disposizioni relative all’obbligatorietà del certificato per la vendita dei generi di monopolio, di cui all’articolo 6, primo comma, numero 5), della legge 1293/1957 sull’Organizzazione dei servizi di distribuzione e vendita dei generi di monopolio. Pertanto vengono eliminate dalle cause di esclusione dalla gestione dei magazzini di vendita, la presenza di malattie infettive o contagiose.

Il comma 5 sopprime, all’articolo 3, comma 1, del D.Lgs. 77/2002 recante Disciplina del Servizio civile nazionale, le parole “muniti di idoneità fisica”. Pertanto non è più richiesta alcuna certificazione relativa all’idoneità fisica per essere ammesso a svolgere il Servizio civile.

Il comma 6 abroga la lettera e) dell’articolo 5, comma 1, della legge 374/1991 che istituisce il giudice di pace, e la lettera e) dell’articolo 2, comma 1, della legge 276/1997 in materia di giudici onorari aggregati. Pertanto non è più richiesto il requisito dell’idoneità fisica e psichica per entrambe le nomine.

Il comma 7 abroga la legge 1239/1939, Istituzione di una tessera sanitaria per le persone addette ai lavori domestici.

Il comma 7-bis, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, abroga l’articolo 14 della legge 283/1962[8] recante la disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande, unitamente all’articolo 37 del D.P.R. n. 327/1980[9] recante il relativo regolamento di esecuzione. Nello specifico viene abolito l’obbligo per il personale addetto alla preparazione, produzione, manipolazione e vendita di sostanze alimentari di essere munito di apposito libretto di idoneità sanitaria.

L’obbligo del libretto di idoneità sanitaria per alimentaristi è stato stabilito dalla Legge 283/1962 e dal relativo regolamento d’esecuzione recato dal D.P.R. n. 327/1980. Il libretto, obbligatorio per il personale addetto alla preparazione, manipolazione e vendita di sostanze alimentari, è rilasciato dall’autorità sanitaria competente, previa visita medica e accertamenti. Lo stesso personale è tenuto annualmente a visite mediche di controllo e a eventuali speciali misure profilattiche. L’Oms, già nel 1989 (Technical Report Series 785/1989), ha segnalato che gli accertamenti sanitari di routine sugli alimentaristi sono di chiara inefficacia in termini di risultati per la prevenzione e rappresentano uno spreco di risorse umane ed economiche. Il decreto legislativo 155/1997, che ha recepito la Direttiva europea 43/93 sull’igiene dei prodotti alimentari, ha modificato e integrato il quadro legislativo: in particolare rende responsabile il titolare dell’azienda dell’obbligo di informazione e aggiornamento del proprio personale alimentarista. In seguito a questo decreto, molte Regioni e Province autonome hanno modificato la normativa sul libretto sanitario per alimentaristi[10].

Infine, il comma 7-ter, anch’esso introdotto nel corso dell’esame parlamentare, sopprime, con disposizioni di rango legislativo, la lettera f) del comma 1 dell’articolo 240 del regolamento di esecuzione del codice della strada (DPR n. 495/1992), la quale prevede che il titolare delle imprese di autoriparazione concessionarie delle attività di revisione dei veicoli debba essere fisicamente idoneo all'esercizio dell'attività in base a certificazione rilasciata dal competente organo sanitario del comune di esercizio dell'attività.

Si ricorda che l’articolo 80, comma 8, del codice della strada (decreto legislativo n. 285/1992) prevede che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al fine di assicurare in relazione a particolari e contingenti situazioni operative degli uffici competenti del Dipartimento per i trasporti terrestri, il rispetto dei termini previsti per le revisioni periodiche dei veicoli a motore (individuati con decreto del Ministro) capaci di contenere al massimo 16 persone compreso il conducente, ovvero con massa complessiva a pieno carico fino a 3,5 t, può per singole province individuate con proprio decreto affidare in concessione quinquennale le suddette revisioni ad imprese di autoriparazione che svolgono la propria attività nel campo della meccanica e motoristica, carrozzeria, elettrauto e gommista ovvero ad imprese che, esercendo in prevalenza attività di commercio di veicoli, esercitino altresì con carattere strumentale o accessorio, l'attività di autoriparazione.


 

Articolo 42-bis
(Ulteriore soppressione di certificazione sanitaria)

 


1. Al fine di salvaguardare la salute dei cittadini promuovendo la pratica sportiva, per non gravare cittadini e Servizio sanitario nazionale di ulteriori onerosi accertamenti e certificazioni, è soppresso l'obbligo di certificazione per l'attività ludico-motoria e amatoriale previsto dall'articolo 7, comma 11, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, e dal decreto del Ministro della salute 24 aprile 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 169 del 20 luglio 2013.

2. Rimane l'obbligo di certificazione presso il medico o il pediatra di base per l'attività sportiva non agonistica. Sono i medici o pediatri di base annualmente a stabilire, dopo anamnesi e visita, se i pazienti necessitano di ulteriori accertamenti come l'elettrocardiogramma.


 

 

L’articolo 42-bis, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, abolisce l’obbligo di certificazione per l’attività ludico motoria e amatoriale previsto dall’articolo 7, comma 11, del decreto legge 158/2012[11] e dal conseguente Decreto del Ministero della salute 24 aprile 2013[12]. Per l'attività sportiva non agonistica rimane l'obbligo di certificazione presso il medico o pediatra di base, anche se non sono più obbligatori accertamenti sanitari quali l’elettrocardiogramma. Sono infatti i medici o i pediatri di base a stabilire annualmente, dopo anamnesi e visita, ulteriori accertamenti, se ritenuti necessari.

Si rileva che la normativa vigente in materia è di recentissima approvazione. In particolare il decreto 24 aprile 2013, pubblicato sulla G.U. il 20 luglio 2013, ha definito nel dettaglio le diverse tipologie di attività sportive e la corrispondente certificazione richiesta. Intervenendo in tale ambito, la norma in esame abroga l’obbligo di certificazione per l’attività amatoriale ludico-motoria di cui all’articolo 2 del D.M. 24 aprile 2013, mentre le norme recate dall’articolo 3 dello stesso decreto, che definiscono l’attività sportiva non agonistica e la certificazione per questa richiesta, vengono modificate. A normativa previgente, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del D.M. 24 aprile 2013, era previsto l’obbligo della preventiva misurazione della pressione arteriosa e l’effettuazione di un elettrocardiogramma a riposo, refertato secondo gli standard professionali esistenti. La norma in esame, pur lasciando fermo l’obbligo di certificazione per l’attività sportiva non agonistica, lascia invece al medico di medicina generale o al pediatra la libertà di stabilire la necessità di ulteriori accertamenti. Restano ferme le ulteriori disposizioni in materia di attività di particolare ed elevato impegno cardiovascolare e sull’utilizzo dei defibrillatori.

 

Il decreto legge 158/2012 (c.d. Decreto Balduzzi) all’articolo 7, comma 11, prevede, al fine di salvaguardare la salute dei cittadini che praticano un'attività sportiva non agonistica o amatoriale, che il Ministro della salute, con decreto adottato di concerto con il Ministro delegato al turismo ed allo sport, disponga garanzie sanitarie mediante l'obbligo di idonea certificazione medica, nonché linee guida per l'effettuazione di controlli sanitari sui praticanti e per la dotazione e l'impiego, da parte delle società sportive sia professionistiche sia dilettantistiche, di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita.

Il D.M. 24 aprile 2013, che raccoglie le risultanze del gruppo di lavoro in materia istituito con decreto del Ministro della salute in data 14 febbraio 2013 e del corrispondente gruppo di lavoro del Consiglio superiore di sanità, prevede diversi tipi attività sportiva e reca all’articolo 5 l’obbligo per le società sportive dilettantistiche e professionistiche a dotarsi di defibrillatori semiautomatici, nel rispetto delle modalità indicate dall’Allegato E, Linee guida sulla dotazione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita. Di seguito vengono riassunte le disposizioni recate dal decreto per le diverse tipologie di attività.

 

 

Attività amatoriale

Ai sensi dell’articolo 2 del D.M. 24 aprile 2013, è definita amatoriale, l'attività ludico-motoria, praticata da soggetti non tesserati alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, individuale o collettiva, non occasionale, finalizzata al raggiungimento e mantenimento del benessere psico-fisico della persona, non regolamentata da organismi sportivi, ivi compresa l'attività che il soggetto svolge in proprio, al di fuori di rapporti con organizzazioni o soggetti terzi. Sono pertanto esclusi dall’obbligo di certificazione medica: coloro che svolgono attività amatoriale in forma autonoma; coloro che svolgono attività amatoriale, anche in contesti organizzati, in via occasionale, a scopo prevalentemente ricreativo e in modo non ripetitivo; coloro che svolgono un’attività sportiva amatoriale con ridotto impegno cardiovascolare - quali le bocce, escluse le bocce in volo, biliardo, golf, pesca sportiva di superficie, caccia sportiva, sport di tiro, ginnastica per anziani, “gruppi cammino” e attività assimilabili, e chi pratica attività ricreative come ballo o giochi da tavolo o simili. Per tali soggetti, pur non sussistendo l’obbligo di certificazione, il comma 6 dell’articolo 2, raccomanda un controllo medico all’avvio dell’attività ludico-motoria, ai fini della valutazione di eventuali fattori di rischio.

Coloro che praticano attività ludico-motoria in contesti organizzati e autorizzati all'esercizio devono sottoporsi a controlli medici periodici ai fini della certificazione attestante l'idoneità all'attività ludico-motoria secondo quanto previsto nell'allegato A che individua tre classi di soggetti:

Classe A: uomini fino ai 55 anni e donne fino ai 65 anni, senza evidenti patologie e fattori di rischio, possono essere visitati da un medico abilitato alla professione e il certificato ha valenza biennale; Classe B: soggetti che riportano almeno due delle seguenti condizioni: età superiore ai 55 anni per gli uomini e ai 65 per le donne con anamnesi nota per almeno due delle seguenti condizioni: ipertensione arteriosa, elevata pressione arteriosa differenziale nell’anziano, l’essere fumatori, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, glicemia alterata a digiuno o ridotta tolleranza ai carboidrati o diabete di tipo II compensato, obesità addominale, familiarità per patologie cardiovascolari, altri fattori di rischio a giudizio del medico. Per tali soggetti è richiesta una certificazione da parte di un medico di medicina generale, un pediatra o un medico dello sport, i quali dovranno effettuare un elettrocardiogramma a riposo ed eventualmente altri esami necessari secondo il giudizio clinico. Il certificato è rinnovato ogni anno; Classe C: soggetti con patologie croniche conclamate diagnosticate (ad esempio: cardiologiche, pneumologiche, neurologiche, oncologiche in atto, diabetologiche di tipo I o di tipo II scompensate), che i quali devono ricorrere a un medico di medicina generale, un pediatra di libera scelta, un medico dello sport o allo specialista di branca, i quali effettueranno esami e consulenze specifiche e rilasceranno a proprio giudizio un certificato annuale o a valenza anche inferiore all’anno.

Per il caso di attività amatoriale il certificato andrà esibito all’atto di iscrizione o di avvio delle attività all’incaricato della struttura o del luogo dove si svolge l’attività.

 

 

 

Attività non agonistica

Il D.M. 24 aprile 2013 abroga, all’articolo 7, il D.M. 28 febbraio 1983, Norme per la tutela sanitaria dell'attività sportiva non agonistica. L'attività agonistica resta regolata dalla legislazione vigente in materia, principalmente dal il D.M. 18 febbraio 1982, Norme per la tutela sanitaria dell'attività sportiva agonistica.

Ai sensi dell’articolo 3, l'attività sportiva non agonistica è quella praticata dagli alunni che svolgono attività fisico-sportive organizzate dalle scuole nell’ambito delle attività parascolastiche, dai partecipanti ai giochi sportivi studenteschi nelle fasi precedenti a quella nazionale e dalle persone che svolgono attività organizzate dal Coni o da società affiliate alle Federazioni o agli Enti di promozione sportiva (che non siano considerati atleti agonisti). Questi soggetti devono sottoporsi a un controllo medico annuale effettuato da un medico di medicina generale o un pediatra di libera scelta, relativamente ai propri assistiti, oppure da un medico dello sport. La visita dovrà prevedere la misurazione della pressione arteriosa e un elettrocardiogramma a riposo.

 

 

 

Attività di particolare ed elevato impegno cardiovascolare

Ai sensi dell’articolo 4, sono previste regole più stringenti per chi partecipa ad attività ad elevato impegno cardiovascolare come manifestazioni podistiche oltre i 20 km o le gran fondo di ciclismo, nuoto o sci: in questo caso verranno effettuati accertamenti supplementari.

 


 

Defibrillatori

Si ricorda cha la materia è in parte regolata dal D.M. 18 marzo 2011, Determinazione dei criteri e delle modalità di diffusione dei defibrillatori automatici esterni. L’articolo 5 del decreto 24 aprile 2013 prevede che, le società sportive dilettantistiche e quelle sportive professionistiche, devono dotarsi di defibrillatori semiautomatici. Sono escluse le società dilettantistiche che svolgono attività a ridotto impegno cardiocircolatorio. Le società dilettantistiche hanno 30 mesi di tempo per adeguarsi, quelle professionistiche 6 mesi. Gli oneri sono a carico delle società, ma queste possono associarsi se operano nello stesso impianto sportivo, oppure possono accordarsi con i gestori degli impianti perché siano questi a farsene carico. Il decreto ministeriale contiene linee guida dettagliate sulla dotazione e l’utilizzo dei defibrillatori. Dovrà essere presente personale formato e pronto a intervenire e il defibrillatore deve essere facilmente accessibile, adeguatamente segnalato e sempre perfettamente funzionante. I corsi di formazione sono effettuati dai Centri di formazione accreditati dalle singole Regioni.


 

Articolo 42-ter
(Semplificazione in merito alle verifiche dell’Istituto nazionale della previdenza sociale sull’accertamento dell’invalidità)

 


1. I soggetti per i quali è già stata accertata da parte degli uffici competenti una menomazione o una patologia stabilizzate o ingravescenti di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 2 agosto 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 225 del 27 settembre 2007, inclusi i soggetti affetti da sindrome da talidomide o da sindrome di Down, che hanno ottenuto il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento o di comunicazione sono esclusi dalle visite di controllo sulla permanenza dello stato invalidante da parte degli uffici dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS).

2. Il soggetto chiamato dall'INPS per la verifica sull'accertamento del suo stato invalidante effettua la verifica limitatamente alle situazioni incerte.

3. Il soggetto chiamato dall'INPS per la verifica sull'accertamento del suo stato invalidante non perde il diritto a percepire l'emolumento economico di cui è titolare anche se i verbali di visita non sono immediatamente vidimati dal responsabile preposto.


 

 

L’articolo 42-ter, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, intende semplificare le procedure di verifica sulla permanenza dello stato invalidante da parte dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS).

Più specificamente, i soggetti affetti da una delle patologie indicate nel Decreto del Ministero dell’economia e delle finanze 2 agosto 2007[13] (inclusi i soggetti affetti da sindrome da talidomide o da sindrome di Down), per i quali gli uffici competenti abbiano già accertato l’esistenza della patologia e che hanno ottenuto il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento o di comunicazione, sono esclusi dalle visite da parte dell’INPS dirette a verificare la permanenza dello stato invalidante (comma 1).

 

Il D.M. 2 agosto 2007, attuativo dell'art. 6, comma 3, della legge 80/2006[14], ha approvato l'elenco delle patologie rispetto alle quali sono escluse visite di controllo sulla permanenza dello stato invalidante e indicazione della relativa documentazione sanitaria. Il decreto individua 12 voci relative a condizioni patologiche per le quali non sono necessari esami di controllo e di verifica per continuare a godere del riconoscimento dello stato invalidante. L'individuazione si basa su due elementi: la gravità della condizione e l'impossibilità di miglioramento. Il decreto prevede che l'elenco delle patologie, per le quali non è più necessario ripetere le visite di controllo o di revisione, sia rivisto con cadenza annuale.

 

I soggetti chiamati dall'INPS per la verifica sull'accertamento dello stato invalidante effettuano la verifica limitatamente alle situazione incerte e non perdono il diritto all'emolumento economico di cui sono titolari anche se i verbali di visita non sono immediatamente vidimati dal responsabile (commi 2 e 3).


 

Articolo 42-quater
(Trattamenti pensionistici per i lavoratori esposti all’amianto)

 


1. Dopo il comma 14-bis dell'articolo 7-ter del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, è inserito il seguente:

«14-ter. Ai fini della determinazione del diritto e della misura del trattamento pensionistico, nei casi di lavoratori che risultino, alla data del 22 giugno 2013, cessati per mobilità, oppure titolari di prestazioni straordinarie a carico dei fondi di solidarietà o autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione, restano validi ed efficaci i provvedimenti di certificazione di esposizione all'amianto rilasciati dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, ai fini del conseguimento dei benefici di cui all'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni. I provvedimenti di revoca delle certificazioni rilasciate sono privi di effetto, salvo il caso di dolo dell'interessato accertato in via giudiziale con sentenza definitiva».


 

 

L’articolo 42-quater, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, interviene in materia di benefici previdenziali per i soggetti esposti all’amianto.

In particolare, la disposizione prevede (inserendo il comma 14-ter all’articolo 7-ter del D.L. n. 5/2009), che ai fini della determinazione del diritto e della misura del trattamento pensionistico, nei casi di lavoratori che risultino, alla data di entrata in vigore del D.L. n. 76/2013 (e cioè dal 23 giugno 2013) cessati per mobilità, oppure titolari di prestazioni straordinarie a carico dei fondi di solidarietà o autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione, restino validi ed efficaci i provvedimenti di certificazione di esposizione all'amianto rilasciati dall'I.N.A.I.L., ai fini del conseguimento dei benefici previdenziali di cui all'articolo 13, comma 8, della L. n. 257/1992.

Conseguentemente, i provvedimenti di revoca delle certificazioni rilasciate sono privi di effetto, salvo il caso di dolo dell'interessato accertato in via giudiziale con sentenza definitiva.

 

Si ricorda che l’articolo 13, commi 6, 7 e 8, della L. n. 257/1992, ha concesso un beneficio previdenziale a determinate categorie di lavoratori che durante l’attività lavorativa siano stati esposti all’amianto.

Tale beneficio consiste nell’applicazione, ai periodi di contribuzione obbligatoria relativi all’esposizione all’amianto, di un coefficiente di moltiplicazione ai fini del conseguimento delle prestazioni pensionistiche. In particolare:

§       ai periodi di prestazione lavorativa nelle miniere e nelle cave di amianto si applica il coefficiente di 1,5 (comma 6);

§       al periodo di esposizione all’amianto, nel caso di contrazione di malattia professionale documentata dall’INAIL a causa della medesima esposizione, si applica il coefficiente di 1,5 (comma 7);

§       all’intero periodo di esposizione all’amianto soggetto alla relativa assicurazione INAIL, purché di durata superiore a 10 anni, si applica il coefficiente di 1,25 (comma 8), utile solamente ai fini della determinazione dell'importo delle prestazioni pensionistiche e non della maturazione del diritto di accesso alle medesime. Si ricorda tuttavia che, sino al 1° ottobre 2003 (cioè sino al giorno antecedente all’entrata in vigore del D.L. 269/2003), era invece previsto un coefficiente pari all’1,5 che si applicava anche ai fini della maturazione del diritto di accesso alla pensione.

 

E’ inoltre opportuno ricordare che l’articolo 1, comma 20, della L. n. 247/2007 ha previsto che ai fini del conseguimento dei benefici previdenziali di cui all’articolo 13, comma 8, della L. n. 257/1992, fossero valide le certificazioni rilasciate dall’I.N.A.I.L. ai lavoratori che avessero presentato domanda al predetto Istituto entro il 15 giugno 2005, per periodi di attività lavorativa svolta con esposizione all’amianto fino all’avvio dell’azione di bonifica e, comunque, non oltre il 2 ottobre 2003, nelle aziende interessate dagli atti di indirizzo già emanati in materia dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale.

In attuazione della suddetta disciplina legislativa è intervenuto il DM 12 marzo 2008, che all’articolo 2, comma 4, ha in particolare stabilito che la certificazione da parte dell’I.N.A.I.L. è rilasciata previa acquisizione:

§       della domanda del lavoratore, che attesta il possesso dei requisiti richiesti;

§       della comunicazione da parte delle ASL competenti della data di avvio dell'azione di bonifica di cui al comma 3, ovvero del mancato avvio della stessa azione di bonifica;

§       del curriculum professionale del lavoratore interessato, rilasciato dal datore di lavoro, dal quale risultino le mansioni, i reparti e i periodi lavorativi svolti successivamente all'anno 1992 sino all'avvio dell'azione di bonifica e, comunque, non oltre il 2 ottobre 2003.

Infine, si segnala che l’articolo 7-ter, comma 14, del D.L. n. 5/2009 ha inoltre disposto il mantenimento dei trattamenti pensionistici erogati prima dell’entrata in vigore dello stesso D.L. n. 5/2009, a seguito degli accertamenti compiuti dall'INAIL ai fini del conseguimento dei benefici previsti all’articolo 13, comma 8, della più volte citata L. n. 257/1992.

Tali benefici riguardano i lavoratori esposti all'amianto per un periodo superiore a 10 anni, per cui l'intero periodo lavorativo soggetto all'assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dall'esposizione all'amianto, gestita dall'I.N.A.I.L., è moltiplicato, ai fini delle prestazioni pensionistiche, per il coefficiente di 1,25.


 

Articolo 43
(Disposizioni in materia di trapianti)

 


1. Al terzo comma dell'articolo 3 del regio-decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo:

«I comuni trasmettono i dati relativi al consenso o al diniego alla donazione degli organi al Sistema informativo trapianti, di cui all'articolo 7, comma 2, della legge 1° aprile 1999, n. 91.».

1-bis. Il consenso o il diniego alla donazione degli organi confluisce nel fascicolo sanitario elettronico di cui all'articolo 12 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e successive modificazioni.

2. Agli adempimenti di cui al comma 1, si provvede senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica, con le risorse umane e strumentali disponibili a legislazione vigente.


 

 

L’articolo 43 intende ottimizzare la circolazione di informazioni in materia di dichiarazioni di volontà per la donazione di organi e tessuti. A tal fine, i Comuni vengono incaricati di trasmettere al Sistema Informativo Trapianti (SIT) i dati, nel caso questi siano stati inseriti nelle carte di identità, relativi al consenso o diniego alla donazione. Il consenso o il diniego alla donazione degli organi confluisce nel fascicolo sanitario elettronico.

L’intervento legislativo è attuato modificando l’articolo 3 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, dedicato alla carta di identità, che già prevede la possibilità di indicare il consenso o il diniego del titolare del documento alla donazione, in caso di morte, dei propri organi e tessuti.

 

L’articolo 3, comma 8-bis, del D.L. 194/2009, ha introdotto nel corpo dell’articolo 3 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (R.D. 773/1931), la possibilità di indicare sulla carta di identità il consenso o il diniego del titolare del documento alla donazione dei propri organi e tessuti in caso di morte. Tale norma, che estende di fatto la titolarità per la raccolta e la conservazione di tale informazioni alle anagrafi comunali, a fronte del rilascio/rinnovo della Carta d’identità richiesta dai cittadini residenti, è stata testata da un progetto-pilota "La Donazione degli Organi come Tratto Identitario", affidato alla Regione Umbria dai Ministeri della Salute e degli Interni, alla cui attuazione ha collaborato Federsanità Anci. Per offrire un modello organizzativo e gestionale dell'espressione della dichiarazione di volontà sono state realizzate delle Linee guida. Nel giugno 2013, la Regione Toscana ha siglato il progetto “Una scelta in comune”, frutto di un accordo di collaborazione tra Regione, Anci-Federsanità, AIDO e Centro nazionale trapianti. In base al progetto, se il cittadino intende rilaciare una dichiarazione in materia di donazione degli organi, compila un apposito modulo e i suoi dati sono inseriti nel SIT. E’ possibile recedere in qualsiasi momento dalla scelta, comunicandolo alla propria Asl.

 

Nel dettaglio, il comma 1 aggiunge al terzo comma dell’articolo 3 del R.D. n. 773/1931 la previsione che i Comuni trasmettano al SIT i dati relativi al consenso o al diniego alla donazione. Il consenso o il diniego alla donazione degli organi confluisce nel fascicolo sanitario elettronico di cui all'articolo 12 del D.L. n. 179/2012[15].

 

Il Sistema Informativo dei Trapianti (SIT) è stato istituito, nell'ambito del Sistema Informativo Sanitario, dall’articolo 7 della L. 91/1999[16]. Il SIT svolge le seguenti attività: registra e raccoglie le dichiarazioni di volontà di donazione di organi e tessuti da parte dei cittadini; raccoglie dai gestori di lista regionali le liste di attesa standard dei pazienti in attesa di trapianto; gestisce a livello nazionale il Programma Nazionale Pediatrico e la lista delle urgenze; registra il flusso dei dati sull'attività di donazione e prelievo di organi e tessuti, l’attività di trapianto di organi e la distribuzione di tessuti alle banche certificate; gestisce il registro del trapianto da vivente; raccoglie i follow-up dei pazienti trapiantati.

 

Il comma 2 reca la clausola di invarianza finanziaria.


 

Articolo 44, commi 1 e 2
(Riconoscimento del servizio prestato presso le pubbliche amministrazioni di altri Stati membri)

 


1. Al comma 1 dell'articolo 5 del decreto-legge 8 aprile 2008, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2008, n. 101, dopo il primo periodo è inserito il seguente:

«Relativamente al personale delle aree della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria che presta servizio presso le strutture sanitarie pubbliche, per le quali l'ordinamento italiano richiede, ai fini del riconoscimento di vantaggi economici o professionali, che l'esperienza professionale e l'anzianità siano maturate senza soluzione di continuità, tale condizione non si applica se la soluzione di continuità dipende dal passaggio dell'interessato da una struttura sanitaria, di cui alla legge 10 luglio 1960, n. 735, di uno Stato membro a quella di un altro Stato membro».

2. All'onere derivante dal comma 1 si provvede con le risorse del fondo di rotazione di cui all'articolo 5, della legge 16 aprile 1987, n. 183, che a tale scopo sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate al Fondo sanitario nazionale, ai fini della successiva erogazione alle regioni, sulla base di apposito riparto, da effettuare con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.


 

 

L'articolo 44, commi 1 e 2, riconosce ai dipendenti dell'area della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria, operanti presso strutture sanitarie pubbliche, il servizio prestato presso strutture sanitarie pubbliche di un altro paese UE.

 

Nel dettaglio, l’articolo 44, comma 1, modifica l’articolo 5 del D.L. 59/2008, che obbliga le amministrazioni pubbliche italiane a valutare, ai fini giuridici ed economici, l'esperienza professionale e l'anzianità acquisite da cittadini comunitari nel territorio di altri Stati dell’Unione europea, anche in periodi antecedenti all’adesione degli stessi all’Unione europea, secondo condizioni di parità rispetto a quelle acquisite nell'ambito dell'ordinamento italiano.

 

La modifica apportata dall’articolo in esame, fa seguito alla procedura di infrazione 2009/4686. La Commissione europea, nel parere motivato inviato il 26 aprile 2012, rileva che la disciplina contrattuale interna relativa alla dirigenza medica e veterinaria viola l'articolo 45 del Trattato sul funzionamento dell'UE e il regolamento CEE 1612/1968, relativi al principio della libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'Unione, in quanto non prevede che i periodi di attività trascorsi dai medici alle dipendenze di un altro Stato membro dell'UE, prima di essere assegnati all'amministrazione sanitaria italiana, siano valutati, in Italia, ai fini del calcolo degli anni di esperienza professionale e di anzianità.

 

Pertanto viene previsto che, per le aree della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria in servizio presso strutture sanitarie pubbliche, qualora l'ordinamento italiano richieda, ai fini del riconoscimento di vantaggi economici o professionali, che l’esperienza professionale e l’anzianità siano maturate senza soluzione di continuità, la medesima condizione non si applica se la soluzione di continuità dipende dal passaggio dell’interessato da una struttura sanitaria pubblica (di cui alla legge 735/1960) di uno Stato membro a quella di un altro Stato membro.

 

La legge 735/1960 riconosce il servizio sanitario prestato da sanitari italiani all'estero presso Enti pubblici sanitari o presso Istituti che svolgono attività sanitaria nell'interesse pubblico ai fini dell'ammissione ai concorsi ai posti di sanitario presso Enti locali banditi nella Repubblica e come titolo valutabile nei concorsi medesimi, analogamente a quanto previsto delle vigenti disposizioni per i servizi sanitari prestati nel territorio nazionale.

 

La soppressione della condizione della continuità ha effetti retroattivi.

 

Il comma 2 dell’articolo 44 provvede ai fini della copertura degli oneri finanziari mediante le risorse del fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie, di cui all’articolo 5 della legge 183/1987, versate all’entrata del bilancio delle Stato per essere riassegnate al Fondo sanitario nazionale. Le somme sono erogate alle regioni sulla base di apposito riparto, da effettuarsi con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome.


 

Articolo 44. commi 3 e 4
(Semplificazioni per la certificazione di qualità delle materie prime utilizzate per la produzione di medicinali)

 


3. Fino alla data di entrata in vigore del decreto legislativo di recepimento della direttiva 2011/62/UE, non si applica il disposto di cui al primo periodo dell'articolo 54, comma 3, del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, e successive modificazioni. Fino alla stessa data, le materie prime di cui all'articolo 54, comma 2, del medesimo decreto legislativo, anche importate da paesi terzi, devono essere corredate di una certificazione di qualità che attesti la conformità alle norme di buona fabbricazione rilasciata dalla persona qualificata responsabile della produzione del medicinale che utilizza le materie prime. Resta ferma la possibilità, per l'AIFA, di effettuare ispezioni dirette a verificare la conformità delle materie prime alla certificazione resa.

4. Il comma 3-bis dell'articolo 54 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, e successive modificazioni, è abrogato.


 

 

I commi 3 e 4 dell’articolo 44 sospendono, fino alla data di entrata in vigore del decreto legislativo di recepimento della Direttiva 2011/62/UE, l’applicazione della disciplina relativa alla certificazione di conformità alle norme di buona fabbricazione di cui al comma 3, primo periodo, dell’articolo 54 del D.Lgs. 219/2006, mantenendo, fino alla medesima data, la disciplina transitoria con riferimento alle sostanze attive impiegate come materie prime per la produzione di medicinali, di cui all’art. 54, comma 3-bis del D.Lgs. 219/2006.

 

Ai sensi del testo originario dell’art. 54, commi 3 e 3-bis, del D.Lgs. 219/2006, veniva richiesto, a decorrere dal 1° gennaio 2009 – termine prorogato in ultimo al 3 luglio 2013 dal D.L. 216/2011 -, un certificato di conformità alle norme di buona fabbricazione rilasciato (all'officina di produzione della materia prima) dall'autorità competente (di uno Stato membro dell'Unione europea) per l'impiego delle materie prime per la produzione di medicinali (anche se importate da Paesi non appartenenti all'Unione europea). Fino a tale data, si consentiva che la certificazione fosse rilasciata dalla persona qualificata responsabile della produzione del medicinale. Il differimento fino al 3 luglio 2013, operato dal D.L. 216/2011, aveva consentito di mantenere, in seno all’ordinamento italiano, la previsione dell’obbligo del certificato di conformità alle norme di buona fabbricazione, sulla base delle stesse motivazioni che ne avevano giustificato l’iniziale previsione e, sotto un altro profilo, aveva consentito di attendere il recepimento, entro il 2 gennaio 2013, della Direttiva 2011/62/UE dell’8 giugno 2011, intervenuta in materia, considerato che le disposizioni concernenti le norme di buona fabbricazione delle materie prime saranno applicate in ambito comunitario a partire dal 2 luglio 2013.

 

La Direttiva 2011/62/UE prevede, nel caso di fabbricazione in paesi terzi di sostanze attive destinate all'esportazione verso l'Unione europea, una attestazione dell'autorità competente del Paese esportatore circa l’esistenza di controlli periodici severi e trasparenti, a garanzia di un livello di tutela della salute pubblica almeno pari agli standard richiesti a livello europeo.

 

Nel dettaglio, il comma 3 dell’articolo in esame disapplica, fino all’entrata in vigore dei decreti legislativi di recepimento della Direttiva 2011/62/UE, la disciplina recata dall’articolo 54, comma 3, primo periodo, del D.Lgs. 219/2006. Fino alla stessa data le materie prime, come definite dal comma 2 dell’articolo 54 dello stesso D.Lgs. 219/2006, continueranno ad essere corredate da una certificazione di qualità rilasciata dalla persona qualificata responsabile della produzione del medicinale che utilizza le materie prime. Resta ferma la possibilità per l’AIFA di effettuare ispezioni dirette a verificare la conformità delle materie prime alla certificazione resa (procedura già prevista dall’articolo 54, comma 3-bis). Conseguentemente, il comma 4 della disposizione in esame abroga il comma 3-bis dell’articolo 54 del D.Lgs. 219/2006.

 

Il comma 2 dell’articolo 54 del D.Lgs. 219/2006 definisce come materie prime utilizzate nella produzione di medicinali anche le sostanze attive utilizzate, con riferimento sia alle fasi di produzione totale o parziale sia all'importazione di una sostanza attiva, anche utilizzata essa stessa come materia prima per la produzione o estrazione di altre sostanze attive, sia alle varie operazioni di divisione, confezionamento o presentazione che precedono l'incorporazione della materia prima nel medicinale, compresi il riconfezionamento e la rietichettatura effettuati da un distributore all'ingrosso di materie prime.


 

Articolo 44, commi da 4-bis a 4-ter
(Disposizioni per la classificazione dei farmaci orfani
e di eccezionale rilevanza terapeutica)

 


4-bis. All'articolo 12, comma 5, primo periodo, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, le parole: «Fatta eccezione per i medicinali per i quali è stata presentata domanda ai sensi del comma 3, i medicinali» sono sostituite dalle seguenti: «I medicinali».

4-ter. Dopo il comma 5 dell'articolo 12 del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, sono inseriti i seguenti:

«5-bis. L'AIFA valuta, ai fini della classificazione e della rimborsabilità da parte del Servizio sanitario nazionale, i farmaci di cui al comma 3, per i quali è stata presentata la relativa domanda di classificazione di cui al comma 1, corredata della necessaria documentazione, in via prioritaria e dando agli stessi precedenza rispetto ai procedimenti pendenti alla data di presentazione della domanda di classificazione di cui al presente comma, anche attraverso la fissazione di sedute straordinarie delle competenti Commissioni. In tal caso, il termine di cui al comma 4, primo periodo, è ridotto a cento giorni.

5-ter. In caso di mancata presentazione entro trenta giorni dal rilascio dell'autorizzazione all'immissione in commercio di un medicinale di cui al comma 3, l'AIFA sollecita l'azienda titolare della relativa autorizzazione all'immissione in commercio a presentare la domanda di classificazione di cui al comma I entro i successivi trenta giorni. Decorso inutilmente tale termine, viene data informativa nel sito istituzionale dell'AIFA e viene meno la collocazione nell'apposita sezione di cui al comma 5».


 

 

I commi 4-bis e 4-ter dell’articolo 44, inseriti nel corso dell’esame parlamentare, intervengono sul decreto legge 158/2012 (c.d. Decreto Balduzzi) al fine di garantire tempi rapidi alla dispensazione a carico del SSN di speciali categorie di farmaci, razionalizzando e semplificando le procedure di classificazione e di rimborsabilità di competenza dell'AIFA. L'intervento prevede che, per i farmaci orfani per le malattie rare e per quelli di eccezionale rilevanza terapeutica e sociale, quali definiti da apposita deliberazione dell'AIFA, o riguardanti medicinali utilizzabili esclusivamente in ambiente ospedaliero o in strutture ad esso assimilabili, si apra una corsia preferenziale nell'iter di classificazione e negoziazione, in modo da conseguire tempi ridotti e certi per la dispensazione a carico del SSN.

 

L’articolo 12 del decreto legge 158/2012 reca interventi sul procedimento di classificazione dei medicinali erogati a carico del SSN. In particolare, si stabilisce che l’AIFA possa istruire la domanda di classificazione di un medicinale fra quelli erogabili a carico del SSN contestualmente alla contrattazione del relativo prezzo (comma 1). D’altra parte, le aziende farmaceutiche possono presentare domande di concedibilità soltanto dopo aver ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) dello stesso medicinale (comma 2). Ai sensi del comma 3, dell’articolo 12, derogano da tale procedura i farmaci orfani, quelli di eccezionale rilevanza terapeutica e sociale previsti in una specifica deliberazione dell’AIFA, adottata su proposta della Commissione consultiva tecnico-scientifica, o riguardanti medicinali utilizzabili esclusivamente in ambiente ospedaliero o in strutture ad esso assimilabili. Esclusivamente per tali categorie di farmaci, le aziende produttrici possono presentare domanda di classificazione e di avvio della procedura di contrattazione prima di aver ottenuto l’AIC. Per tutti gli altri farmaci, in attesa di una eventuale domanda di diversa classificazione da parte dell’azienda interessata, i medicinali che ottengono un’AIC comunitaria o nazionale[17] sono automaticamente collocati in una apposita sezione dedicata ai farmaci non ancora valutati ai fini della rimborsabilità e classificati nei medicinali di Fascia C, interamente a carico dell’assistito. Per i medicinali autorizzati con procedura nazionale, le indicazioni della classificazione sono incluse nel provvedimento di autorizzazione all'immissione in commercio. In ogni caso, prima dell'inizio della commercializzazione, il titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio è tenuto a comunicare all'AIFA il prezzo ex factory e il prezzo al pubblico del medicinale.

La collocazione in classe C, nelle more della negoziazione del prezzo di rimborso fra AIFA ed azienda produttrice, ai sensi dell’articolo 12, comma 5, ha riguardato fra gli altri farmaci antitumorali, vaccini e antivirali, determinando di fatto una situazione di forte discriminazione anche all'accesso di farmaci salvavita, soprattutto in assenza di termini massimi per la conclusione della procedura relativa alla domanda di classificazione, come d’altra parte illustrato dall’interrogazione a risposta immediata in commissione 5/00514. Nel corso del CdM n. 14 del 12 luglio 2013, è stata pertanto condivisa la proposta del Ministro della Salute di intervenire in materia, al fine di garantire tempi rapidi alla dispensazione a carico del SSN di speciali categorie di farmaci.

 

Nel dettaglio, il comma 4-bis cancella dal testo del comma 5 dell’articolo 12 del decreto legge 158/2012 la deroga relativa ai farmaci orfani, a quelli di eccezionale rilevanza terapeutica e sociale e a quelli ospedalieri, delineando un procedimento uniforme relativamente per tutti i farmaci.

 

Il successivo comma 4-ter introduce nell’articolo 12 del decreto-legge 158/2012 i commi 5-bis e 5-ter che autorizzano un apposito iter preferenziale per i farmaci orfani, per quelli di eccezionale rilevanza terapeutica e sociale, previsti in una specifica deliberazione dell’AIFA adottata su proposta della Commissione consultiva tecnico-scientifica, o riguardanti medicinali utilizzabili esclusivamente in ambiente ospedaliero o in strutture ad esso assimilabili.

In particolare il comma 5-bis stabilisce che l'AIFA valuta in via prioritaria la domanda di classificazione e di avvio della procedura di contrattazione del prezzo dei farmaci orfani, di quelli di eccezionale rilevanza terapeutica e sociale e di quelli ospedalieri, dando alla stessa precedenza rispetto ai procedimenti già pendenti alla data di presentazione della domanda stessa, anche attraverso la fissazione di sedute straordinarie delle competenti Commissioni. In tal caso, il termine di centottanta giorni di cui all’articolo 12, comma 4, del decreto-legge 158/2012, entro cui l’AIFA comunica le proprie determinazioni all’azienda interessata, è ridotto a cento giorni.

Il comma 5-ter stabilisce che l’azienda farmaceutica produttrice di un medicinale appartenente alle speciali categorie sopra menzionate debba presentare domanda di classificazione e di negoziazione del prezzo dello stesso farmaco entro 30 giorni dal rilascio della relativa AIC. Nel caso di mancata presentazione della domanda, l'AIFA sollecita l'azienda titolare dell’AIC del farmaco a provvedere entro i successivi 30 giorni. Decorso inutilmente tale termine, ne viene data informativa sul sito istituzionale dell'AIFA e viene meno la collocazione in Fascia C.


 

Articolo 44. comma 4-quater
(Assicurazione esercenti professioni sanitarie)

 


4-quater. Nelle more dell'emanazione della disciplina organica in materia di condizioni assicurative per gli esercenti le professioni sanitarie, di cui all'articolo 3 del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, e al fine di agevolare l'accesso alla copertura assicurativa anche per i giovani esercenti le professioni sanitarie, incentivandone l'occupazione, nonché di consentire alle imprese assicuratrici e agli esercenti stessi di adeguarsi alla predetta disciplina, il comma 5.1 dell'articolo 3 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, è sostituito dal seguente:

«5.1. Limitatamente agli esercenti le professioni sanitarie, gli obblighi di cui al comma 5, lettera e), si applicano decorsi due anni dalla data di entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica di cui all'alinea del medesimo comma 5».


 

 

Il comma 4-quater dell’articolo 44, inserito nel corso dell’esame in sede referente, prevede che, nelle more dell’emanazione della disciplina relativa alle polizze assicurative per gli esercenti le professioni sanitarie (prevista all’articolo 3 del D.L. n. 158/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 189/2012), allo scopo di agevolare l’accesso alla copertura assicurativa anche ai giovani esercenti le professioni sanitarie e di consentire ad essi e alle imprese assicuratrici di adeguarsi alla disciplina medesima, l’obbligo del professionista di stipulare a tutela del cliente idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale (di cui all’articolo 5, comma 3, lettera e) del D.L. 138/2011) si applica decorsi due anni (invece che un anno, come attualmente previsto), dalla data di entrata in vigore del D.P.R. di riforma degli ordinamenti professionali (non ancora emanato).

 

In proposito va ricordato che Il comma 2 dell’articolo 3 del D.L. n. 158/2012 (c.d. decreto Balduzzi) prevede l’adozione di un provvedimento regolamentare allo scopo di agevolare l’accesso alle polizze assicurative da parte degli esercenti le professioni sanitarie, anche in attuazione dell’articolo 3, comma 5, lettera e) del decreto-legge 138/2011[18] che statuisce il principio dell’obbligo del professionista di stipulare, a tutela del cliente, idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale.

Viene quindi demandato ad un decreto del Presidente della Repubblica, adottato ai sensi del comma 1 della legge n. 400/1988, su proposta del Ministro della salute, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze, sentite l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (ANIA), le Federazioni nazionali degli ordini e dei collegi delle professioni sanitarie e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative delle categorie professionali interessate, la disciplina delle procedure e dei requisiti minimi ed uniformi per l’idoneità dei relativi contratti di assicurazione, nel rispetto di alcuni criteri. Ad oggi il regolamento non è stato ancora emanato.


 

Articolo 44, comma 4-quinquies
(Foglietto illustrativo medicinali)

 

4-quinquies. All'articolo 37 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

«1-bis. Nei casi di modificazioni apportate al foglietto illustrativo, l'AIFA autorizza la vendita al pubblico delle scorte, subordinandola alla consegna al cliente, a cura del farmacista, di un foglietto sostitutivo conforme a quello autorizzato».

 

 

Il comma 4-quinquies, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, prevede, per i casi di modifiche apportate al foglietto illustrativo, una procedura di autorizzazione, da parte dell'AIFA, della vendita al pubblico delle scorte dei medicinali già immesse nel ciclo distributivo. L’autorizzazione viene subordinata alla consegna al cliente, a cura del farmacista, di un foglietto sostitutivo conforme a quello autorizzato. L’intervento legislativo è attuato con l’aggiunta, nel corpo dell’articolo 37 del D.Lgs. 219/2006[19], del comma 1-bis.

La norma intende fronteggiare il fenomeno del ritiro dei farmaci per modifiche dei foglietti illustrativi, evitando gli oneri e le procedure amministrative a carico di tutti gli operatori coinvolti nella filiera del farmaco, nonché la quasi certa distruzione dei farmaci interessati.

 

A partire dal maggio 2013, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha reso disponibili strumenti di nuova attivazione quali: Portale Variazioni, Banca Dati degli Stampati (BDS), Portale Stampati. Ai fini della norma ora illustrata, risulta di particolare interesse la Banca Dati Stampati che, consentirà, in ottemperanza alla normativa vigente la pubblicazione, da parte dell’AIFA, della versione più aggiornata degli stampati dei medicinali autorizzati. Sarà pertanto disponibile agli operatori del settore, nonché ai cittadini, un archivio elettronico nel quale saranno presenti, oltre ai riassunti delle caratteristiche del prodotto, anche i fogli illustrativi dei farmaci autorizzati. L’AIFA prevede che i nuovi sistemi informativi saranno operativi alla fine del 2013.


 

Articolo 45
(Omologazione delle macchine agricole)

 

1. Al primo periodo del comma 2 dell'articolo 107 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, dopo le parole: «degli uffici competenti del Dipartimento per i trasporti terrestri» sono aggiunte le seguenti «o da parte di strutture o Enti aventi i requisiti stabiliti con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali».

 

 

L’articolo 45, attraverso una modifica del comma 2 dell’articolo 107 del codice della strada (decreto legislativo n. 285/1992), prevede che, per le macchine agricole, l’accertamento dei dati di identificazione, della potenza del motore e della conformità alle prescrizioni tecniche previste dalla legge possa avvenire non solo da parte del Dipartimento per i trasporti terrestri del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, come attualmente previsto, ma anche da parte delle strutture o degli enti in possesso dei requisiti che saranno stabiliti con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro delle politiche agricole. Rimane fermo che le modalità di accertamento siano stabilite con decreto del Ministero dei trasporti, di concerto con i Ministri delle politiche agricole e forestali e del lavoro e delle politiche sociali, fatte salve le competenze del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio in materia di emissioni inquinanti e di rumore.

 

L’articolo 107, comma 1, del codice della Strada prevede che le macchine agricole siano soggette all'accertamento dei dati di identificazione, della potenza del motore quando ricorre e della corrispondenza alle prescrizioni tecniche ed alle caratteristiche disposte a norma di legge, rinviando al regolamento di esecuzione e di attuazione del codice (DPR n. 495/1992) l’individuazione delle categorie di macchine agricole operatrici trainate che sono escluse dall'accertamento di cui sopra (il regolamento prevede, all’articolo 292, l’esclusione degli aratri, delle seminatrici e degli erpici).

Il comma 2 dell’articolo 107, nel testo previgente alla modifica in commento prevedeva che l'accertamento di cui al comma 1 avesse luogo mediante visita e prova da parte degli uffici competenti del Dipartimento per i trasporti terrestri, secondo modalità stabilite con decreto del Ministero dei trasporti, di concerto con i Ministri delle politiche agricole e forestali e del lavoro e delle politiche sociali, fatte salve le competenze del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio in materia di emissioni inquinanti e di rumore.


 

Articolo 45-bis
(Abilitazione all'uso di macchine agricole)

 


1. Al comma 5 dell'articolo 73 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e le condizioni considerate equivalenti alla specifica abilitazione».

2. Il termine per l'entrata in vigore dell'obbligo dell'abilitazione all'uso delle macchine agricole, in attuazione di quanto disposto dall'accordo 22 febbraio 2012, n. 53, pubblicato nel supplemento ordinario n. 47 alla Gazzetta Ufficiale n. 60 del 12 marzo 2012, tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, concernente l'individuazione delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, nonché le modalità per il riconoscimento di tale abilitazione, i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi e i requisiti minimi di validità della formazione, in attuazione dell'articolo 73, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, è differito al 22 marzo 2015.


 

 

L’articolo 45-bis, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, reca disposizioni in tema di abilitazione all’uso di macchine agricole.

Il comma 1 prevede che, in attuazione di quanto disposto dall’articolo 73, comma 5, del D.Lgs. n. 81/2008, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano individui non solo le attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, le modalità per il riconoscimento di tale abilitazione, i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi ed i requisiti minimi di validità della formazione, ma anche le condizioni considerate equivalenti alla specifica abilitazione.

Il comma 2 posticipa al 22 marzo 2015 il termine per l'entrata in vigore dell'obbligo dell'abilitazione all'uso delle macchine agricole, introdotto dall’Accordo del 22 febbraio 2012, n. 53, tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano (adottato in attuazione di quanto previsto dal citato comma 5 dell’articolo 73 del D.Lgs. n. 81/2008). Il termine attualmente previsto è quello dell’entrata in vigore del citato Accordo, ossia il 12 marzo 2013[20].

 

L’articolo 73 del decreto legislativo n. 81/2008 prevede, nell'ambito degli obblighi di cui agli articoli 36 (informazione ai lavoratori) e 37 (formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti), l’obbligo per il datore di lavoro di provvedere affinché per ogni attrezzatura di lavoro messa a disposizione, i lavoratori incaricati dell'uso dispongano di ogni necessaria informazione e istruzione e ricevano una formazione e un addestramento adeguati, in rapporto alla sicurezza, relativamente alle condizioni di impiego delle attrezzature e alle situazioni anormali prevedibili. Il datore di lavoro provvede altresì a informare i lavoratori sui rischi cui sono esposti durante l'uso delle attrezzature di lavoro, sulle attrezzature di lavoro presenti nell'ambiente immediatamente circostante, anche se da essi non usate direttamente, nonché sui cambiamenti di tali attrezzature. Il comma 5, in particolare, dispone che in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sono individuate le attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori nonché le modalità per il riconoscimento di tale abilitazione, i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi ed i requisiti minimi di validità della formazione. A tale disposizione è stata data attuazione con l’Accordo del 22 febbraio 2012, n. 53.


 

Articolo 46
(EXPO Milano 2015)

 


1. In via straordinaria, e fino al 31 dicembre 2015, le disposizioni di cui ai commi 8 e 12, dell'articolo 6, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, non si applicano agli enti locali coinvolti nell'organizzazione del grande evento EXPO Milano 2015 indicati nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 6 maggio 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 28 maggio 2013, n. 123, limitatamente alle spese connesse all'organizzazione del grande evento.

1-bis. Al fine di promuovere l'adeguata presentazione delle iniziative e delle esperienze della cooperazione italiana all'Expo Milano 2015 nonché la valorizzazione delle esperienze innovative nel campo del diritto all'alimentazione, della sovranità alimentare e dell'accesso alle risorse naturali da essa condotte, è assegnato al Ministero degli affari esteri, nell'ambito dei fini e degli obiettivi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, un contributo di 1,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015, specificamente destinato alle attività di organizzazione logistica e comunicazione attinenti alla partecipazione all'Expo Milano 2015.

1-ter. Al fine di garantire la trasparenza nell'utilizzo delle risorse pubbliche, il comune di Milano, nonché gli enti coinvolti nella realizzazione dell'evento, sono obbligati a pubblicare nel proprio sito internet ufficiale le spese sostenute per l'organizzazione del grande evento Expo Milano 2015.

1-quater. Il comune di Milano può, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, destinare fino all'80 per cento del gettito derivante dall'applicazione dell'imposta di soggiorno nella città di Milano, relativamente agli anni 2013, 2014 e 2015, al programma di azioni finalizzato alla realizzazione dell'evento "Expo 2015" denominato "City Operations", approvato con deliberazione della Giunta comunale di Milano.

1-quinquies. Le azioni indicate nel programma di cui al comma 1-quater del presente articolo e le relative spese, finanziate con le entrate di cui al medesimo comma 1-quater, non sono sottoposte ai limiti e ai divieti di cui all'articolo 6 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

1-sexies. I comuni della provincia di Milano, e successivamente ricompresi nell'istituenda area metropolitana, possono istituire l'imposta di soggiorno ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, e successive modificazioni. Ai medesimi comuni sono estese le facoltà previste per il comune di Milano dai commi 1-quater e 1-quinquies del presente articolo, sulla base di idonee deliberazioni delle rispettive Giunte comunali.


 

 

L’articolo 46 prevede in via straordinaria, fino al 31 dicembre 2015, che i limiti di spesa vigenti per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità, rappresentanza e missioni non si applichino agli enti locali coinvolti nell’organizzazione del grande evento EXPO Milano 2015.

La norma specifica che gli enti locali coinvolti nell’EXPO 2015 sono quelli indicati nel D.P.C.M. 6 maggio 2013.

In particolare, la disposizione di cui al comma 1 prevede la non applicazione fino al 31 dicembre 2015 delle disposizioni di cui ai commi 8 e 12 dell’articolo 6 del D.L. n. 78/2010, limitatamente alle spese connesse con l’organizzazione del grande evento.

 

Il comma 8[21] dell’articolo 6, del D.L. n. 78/2010, stabilisce, a decorrere dal 2011, limiti annuali di spesa per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza; le amministrazioni pubbliche non possono effettuare spese per tali voci per un ammontare superiore al 20 per cento della spesa sostenuta nell'anno 2009 per le medesime finalità.

Il comma 12[22] dell’articolo 6, del D.L. n. 78/2010 stabilisce, a decorrere dal 2011, limiti annuali di spesa per le missioni, anche all’estero, delle pubbliche amministrazioni, che non possono effettuare spese per tali voci per un ammontare superiore al 50 per cento della spesa sostenuta nel 2009.

 

Il comma 1-bis assegna al Ministero degli affari esteri un contributo di 1,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015. Tale contributo è destinato alle attività di organizzazione logistica e comunicazioni relative alla partecipazione all’Expo 2015, a sostegno della presentazione delle iniziative della cooperazione italiana particolarmente nell’ambito della sicurezza alimentare. La norma fa esplicito riferimento alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, Nuova disciplina della cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo, nell’ambito della quale il contributo viene erogato.

Alla copertura del relativo onere finanziario si provvede tramite riduzione di 1,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015, dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 139, della legge n. 228/2012, riguardante il fondo per il pagamento dei canoni di locazione degli immobili conferiti dallo Stato ad uno o più fondi immobiliari, istituito, a decorrere dal 2013, presso lo stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Nel bilancio per il 2013-2015, la dotazione del Fondo (cap. 3074/Economia) è pari a 846 milioni per l’anno 2014 e a 590 milioni di euro per l’anno 2015.

 

Il comma 1-ter obbliga il Comune di Milano, nonché gli enti coinvolti nella realizzazione dell'evento, a pubblicare sul proprio sito ufficiale le spese sostenute per l'organizzazione dell’evento medesimo di cui al comma 1, al fine di garantire la trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche.

 

Il successivo comma 1-quater prevede che il Comune di Milano possa destinare il gettito derivante dall'applicazione dell'imposta di soggiorno, relativamente agli anni 2013, 2014, 2015 e fino all'80 per cento dell’imposta, al programma di azioni finalizzato alla realizzazione dell'evento "Expo 2015" denominato "City Operations", approvato con deliberazione della Giunta Comunale di Milano del 15 giugno 2013.

 

I progetti di “Milano 2015 City Operations” riguardano undici azioni “obbligatorie” e settequalificanti e strategiche”: I progetti obbligatori, cioè progetti fondamentali per la riuscita della manifestazione, che l’Amministrazione intende realizzare in quanto considerati necessari perché la città possa accogliere i milioni di visitatori previsti in maniera adeguata sotto il profilo di sicurezza, mobilità, turismo, eventi culturali. Si tratta di accessibilità, mobilità, trasporti, percorribilità; Accoglienza e turismo; Ambiente, gestione rifiuti, igiene del suolo; Autorizzazioni amministrative e gestione operativa dei siti di servizio per Expo 2015 Spa; Centro di coordinamento cittadino – City Commander Center; Formazione operatori sul territorio, programmi educativi e promozione sociale; Eventi culturali, sportivi e di intrattenimento; Giovani e Programma volontari; Immagine, comunicazione e supporto delle attività di marketing; Sicurezza e protezione civile; Servizi medici. I progetti “qualificanti” che rivestono un’importanza strategica per la promozione della città e/o per il perseguimento del piano generale di sviluppo e che l’Amministrazione realizzerà compatibilmente con le risorse disponibili. Si tratta di: Brand Milano; Darsena e Vie d’Acqua; Distretto Agricolo Milano, Cascine , Orti Urbani; Scuole di Milano per Expo; Nuove imprese per i giovani; Forum Città Mondo; Progetti tecnologici.

 

Si dispone, altresì, che le azioni indicate nel programma “City Operations” e le relative spese, finanziate con le entrate derivanti dall’imposta di soggiorno, non sono sottoposte ai limiti ed ai divieti previsti dall'articolo 6 del D.L. n. 78 del 2010 (comma 1-quinquies).

 

Si ricorda che il citato articolo 6 del D.L. n. 78/2010 prevede una serie di disposizioni volte al contenimento della spesa degli apparati amministrativi, quali riduzione dei costi degli organi collegiali, riduzione del 10% dei compensi dei componenti degli organi di indirizzo, direzione e controllo, e dei consigli di amministrazione, limitazioni al numero di componenti degli organi di amministrazione e controllo di tutti gli enti pubblici, riduzione del 10% del compenso degli organi di amministrazione e controllo di società non quotate del conto della P.A. e di società totalmente possedute dalle amministrazioni pubbliche, limitazione alle spese delle P.A. per studi, incarichi di consulenza, relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità, missioni, formazione e per autovetture, ecc.

 

Si osserva che il riferimento ai limiti e ai divieti di cui all’articolo 6 del D.L. n. 78/2010, relativo alla riduzione dei costi degli apparati amministrativi, appare generico, in quanto l’articolo è composto da circa 30 commi, che disciplinano numerosi aspetti delle spese delle amministrazioni considerate.

 

Infine, il comma 1-sexies prevede che anche i comuni della Provincia di Milano, e che saranno successivamente ricompresi nella istituenda Area Metropolitana, possono istituire l'imposta di soggiorno ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo n. 23 del 2011. Anche a tali comuni sono estese le facoltà previste per il Comune di Milano nei due commi precedentemente illustrati (vale a dire, la facoltà di destinare il gettito derivante dall'applicazione dell'imposta di soggiorno per gli anni 2013-2015 – fino al limite dell’80% dell’imposta - al programma di azioni finalizzato alla realizzazione dell'evento "Expo 2015" denominato "City Operation” nonché l’esclusione delle azioni e delle relative spese del programma medesimo dai limiti e dai divieti previsti dall'articolo 6 del D.L. n. 78/2010), sulla base di idonee deliberazioni delle rispettive Giunte Comunali.

Si ricorda che l’articolo 4 del D.Lgs. n. 23 del 2011 prevede che i comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni nonché i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte possono istituire, con deliberazione del consiglio, un'imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio, da applicare, secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo, sino a 5 euro per notte di soggiorno. Il relativo gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali.


 

Articolo 46-bis
(Rifinanziamento legge 499/1999 – settore agricolo)

 

1. Al fine di favorire il rilancio del settore agricolo e di assicurare la realizzazione delle iniziative in campo agroalimentare connesse all'evento Expo Milano 2015 nonché per la partecipazione all'evento medesimo, è autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013 e 2014 a favore del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

 

 

L’articolo in esame, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, prevede un finanziamento, pari a 5 milioni di euro per gli anni 2013 e 2014 a favore del Dicastero agricolo per far fronte alle spese relative alla partecipazione all’evento dell’Expo 2015, nella parte che interessa la competenza del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

Nel titolo si fa riferimento al rifinanziamento della legge n.499 del 1999, mentre manca un’indicazione puntuale all’interno del disposto normativo. Sarebbe stato forse più opportuno procedere anche attraverso una modifica formale all’articolo 4 riguardante il finanziamento delle attività di competenza del Dicastero agricolo

 

Si tratta della legge che assicura una programmazione economico-finanziaria agli interventi in ambito agricolo, agroalimentare, agroindustriale e forestale prevedendo l’approvazione del documento programmatico agroalimentare e l’individuazione delle risorse finanziarie statali, regionali ed europee destinate agli interventi pubblici nel settore, destinati ad accrescere le capacità concorrenziali del sistema agroalimentare italiano e a promuovere politiche di sviluppo e di tutela del mondo rurale. All’articolo 4, in particolare, si definiscono le attività di competenza del Ministero delle politiche agricole e forestali per le quali è previsto un finanziamento, peraltro, limitato ai soli anni compresi nel periodo 1999-2002.


 

Articolo 46-ter
(Disposizioni in favore dell’Esposizione Universale
di Milano del 2015)

 


1. Al fine dello svolgimento delle attività di propria competenza, la società Expo 2015 s.p.a. può avvalersi della struttura organizzativa di Consip spa, nella sua qualità di centrale di committenza ai sensi dell'articolo 3, comma 34, del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, mediante preventiva stipula di apposita convenzione che preveda il mero rimborso delle relative spese a carico della società Expo 2015 s.p.a. e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

2. Fermo restando il conseguimento complessivo dei risparmi di spesa previsti a legislazione vigente, le società in house degli enti locali soci di Expo 2015 s.p.a. possono procedere, anche in deroga agli specifici vincoli previsti dalla legislazione vigente in materia di personale, ad assunzioni di personale a tempo determinato necessarie per la realizzazione di opere infrastrutturali essenziali e altre opere, nonché per la prestazione di servizi e altre attività, tutte strettamente connesse all'evento, fino alla conclusione delle medesime e comunque con durata non oltre il 31 dicembre 2015, nei limiti delle risorse finalizzate a dette opere.

3. L'articolo 19, paragrafo 2, dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Bureau International des Expositions sulle misure necessarie per facilitare la partecipazione all'Esposizione Universale di Milano del 2015, fatto a Roma I'11 luglio 2012, ratificato ai sensi della legge 14 gennaio 2013, n. 3, si interpreta nel senso che le disposizioni dell'articolo 17, quinto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, si applicano anche alle prestazioni di servizi attinenti all'architettura e all'ingegneria previste al capo IV, sezione I, del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

4. Ai diritti per l'accesso all'Esposizione Universale di Milano del 2015 si applica, ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, l'aliquota ridotta del 10 per cento.

5. Al fine di garantire la tempestiva realizzazione delle opere Expo indispensabili per l'Evento, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, su richiesta del Commissario Unico di cui all'articolo 5 del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71, sentiti gli enti territoriali interessati, sono revocati, fino alla concorrenza del contributo in conto impianti dovuto dai soci inadempienti, i finanziamenti statali relativi ad opere connesse all'Evento, già incluse in apposito allegato al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 ottobre 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 277 del 26 novembre 2008, e successive modificazioni, il cui progetto definitivo non è stato approvato dal CIPE alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.


 

 

L’articolo 46-ter, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, prevede ulteriori interventi in favore dell’Esposizione universale di Milano del 2015, che riguardano il possibile coinvolgimento della Consip s.p.a., in qualità di centrale di committenza, la possibilità di procedere ad assunzioni di personale a tempo determinato da parte delle società in house degli enti locali soci di EXPO s.p.a., la revoca dei finanziamenti statali per opere il cui progetto definitivo non è stato approvato.

In particolare, il comma 1 consente alla società EXPO s.p.a., per lo svolgimento delle attività di propria competenza, di avvalersi di Consip[23] S.p.A., nella sua qualità di centrale di committenza[24], mediante la stipula di un’apposita convenzione, che preveda il rimborso delle relative spese a carico della società EXPO medesima e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

Il comma 2 consente assunzioni di personale a tempo determinato, necessario per la realizzazione di opere infrastrutturali essenziali e altre opere previste, nonché per la prestazione di servizi e altre attività, tutte strettamente connesse all'evento EXPO Milano 2015, fino alla conclusione delle medesime e comunque con durata non oltre il 31 dicembre 2015, da parte delle società in house[25] degli enti locali soci di EXPO s.p.a.

Sugli affidamenti diretti alle società in house, particolari caratteristiche assumono alcune procedure di affidamento diretto adottate a favore delle società in house degli enti locali soci, quale strumento giuridico autorizzato dalla disciplina specifica dettata per Expo e adottato dalla Società per la realizzazione di particolari progetti e/o servizi. Ai fini della realizzazione delle opere di competenza di EXPO, infatti, l’art. 4, comma 9, del D.P.C.M. 22 ottobre 2008[26] (ora sostituito dall’articolo 5, comma 9, del D.P.C.M. 6 maggio 2013 con il quale all’art. 8 è stato abrogato il D.P.C.M. 22 ottobre 2008), prevede che la Società “ può anche avvalersi degli uffici tecnici e amministrativi degli enti pubblici interessati e può disporre di personale comandato dagli stessi [...]”. In conformità a tale previsione, ed al fine di adottare celermente le procedure a evidenza pubblica per l’affidamento dei lavori di costruzione del sito espositivo, la Società ha deciso di avvalersi delle competenze, nonché degli uffici tecnici e amministrativi, di Metropolitane Milanesi S.p.A. e di Infrastrutture Lombarde S.p.A[27].

L’art. 5 del D.P.C.M. 6 maggio 2013 ha individuato i soci della società EXPO 2015 s.p.a: il Ministero dell’economia e delle finanze, il comune di Milano, la regione Lombardia, la provincia di Milano e la Camera di commercio di Milano, secondo le quote stabilite dal Ministero dell'economia e delle finanze. Altri enti locali o enti pubblici, secondo le procedure previste dalla normativa vigente sulle società per azioni, possono aderire alla EXPO 2015, previa definizione della rispettiva quota di partecipazione da parte del Ministero dell'economia e delle finanze.

 

Le assunzioni sono effettuate anche in deroga agli specifici vincoli previsti dalla legislazione vigente in materia di personale e nei limiti delle risorse finalizzate alla realizzazione delle opere, fermo restando il conseguimento complessivo dei risparmi di spesa previsti a legislazione vigente.

Al riguardo, si ricorda che l’articolo 4, commi 9-10 del D.L. n. 95/2012 ha disposto specifiche limitazioni nelle assunzioni per le società pubbliche che abbiano conseguito nel 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore di pubbliche amministrazioni superiore al 90%, con esclusione di quelle quotate e le loro controllate, nonché misure di contenimento della spesa per il personale dipendente dalle società medesime. In particolare, per tali società è stata disposta l’applicazione delle disposizioni limitative delle assunzioni previste per l’amministrazione pubblica controllante (considerando comunque che per talune amministrazioni, quali enti di ricerca, o per taluni enti territoriali, sussistono differenziazioni rispetto alle misure di contenimento dettate per la generalità della P.A.). Allo stesso tempo continua ad applicarsi l’articolo 18, comma 2, del D.L. n. 112/2008 (secondo cui le società a partecipazione pubblica totale o di controllo adottano criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi, anche di derivazione comunitaria, di trasparenza, pubblicità e imparzialità), salva comunque l’applicazione della disposizione più restrittiva in precedenza richiamata. Infine, è stato ridotto il ricorso a rapporti di lavoro di tipo temporaneo, stabilendo che le società in oggetto possano ricorrere a personale a tempo determinato o a contratto solo entro il limite del 50% della spesa sostenuta per tali finalità nell'anno 2009.

 

Il comma 3 reca una disposizione interpretativa dell’articolo 19, comma 2, dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Bureau International des Expositions sulle misure necessarie per facilitare la partecipazione all'Esposizione Universale di Milano del 2015, fatto a Roma l'11 luglio 2012, ratificato con la legge n. 3 del 2013.

 

L’articolo 19 dell’Accordo indica le agevolazioni fiscali in favore dell'Organizzatore, cioè della Società «Expo 2015 S.p.A.» che ha il compito, secondo le competenze delineate dalla normativa italiana, di porre in essere interventi infrastrutturali e organizzativi necessari per la realizzazione dell'Expo Milano 2015. In particolare il comma 2 prevede che le disposizioni di cui all'articolo 17, quinto comma, del D.P.R. n. 633 del 1972 (IVA), si applicano anche alle prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti appaltatori nei confronti dell'Organizzatore.

 

Il quinto comma dell’articolo 17 del D.P.R. n. 633 disciplina il meccanismo della reverse charge (inversione contabile), in base al quale il destinatario di una cessione di beni o prestazione di servizi, se soggetto passivo nel territorio dello Stato, è tenuto all'assolvimento dell'imposta in luogo del cedente o prestatore[28].

Previsto originariamente per le operazione del mercato dell’oro e dell’argento, il sesto comma dell’articolo 17 lo ha esteso:

a)    alle prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attività di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore;

a-bis)    alle cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione;

b)    alle cessioni di apparecchiature terminali per il servizio pubblico radiomobile terrestre di comunicazioni soggette alla tassa sulle concessioni governative, nonché dei loro componenti ed accessori;

c)    alle cessioni di personal computer e dei loro componenti ed accessori;

d)    alle cessioni di materiali e prodotti lapidei, direttamente provenienti da cave e miniere.

 

Il settimo comma dell’articolo 17 attribuisce al Ministro dell'economia e delle finanze la facoltà di estendere il meccanismo della reverse charge, mediante propri decreti, a ulteriori tipologie, purché rientranti fra quelle alle quali il predetto meccanismo risulta applicabile in virtù dell'autorizzazione prevista, in via generale, nella normativa comunitaria.

Il decreto del Ministero dell'economia del 10 luglio 2012 (G.U. n. 203 del 31 agosto 2012) ha disposto l’applicazione dell'inversione contabile alle prestazioni edili rese nell'ambito dell'Expo Milano 2015.

 

La disposizione in esame estende, in via interpretativa, le disposizioni di cui all’articolo 17, comma quinto del D.P.R. n. 633 del 1972 (reverse charge), anche alle prestazioni di servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria previste al Capo IV, Sezione I (artt. da 90 a 96), del D.Lgs. n. 163 del 2006 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture).

 

Il comma 4 prevede l’applicazione dell’aliquota IVA ridotta del 10 per cento (in luogo del 22 per cento) in relazione ai diritti per l’accesso (biglietti) all’Expo 2015 di Milano.

Al riguardo si ricorda che l’articolo 19 dell’Accordo, al comma 3, dispone che, ai fini dell'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto, le prestazioni rese dall'Organizzatore per l'accesso all'Expo Milano 2015 non rientrano fra quelle esenti dall’imposta ai sensi dell'articolo 10, primo comma, n. 22), del D.P.R. n. 633 del 1972, cioè le prestazioni proprie delle biblioteche, discoteche e simili e quelle inerenti alla visita di musei, gallerie, pinacoteche, monumenti, ville, palazzi, parchi, giardini botanici e zoologici e simili.

 

Il comma 5 demanda, al fine di garantire la tempestiva realizzazione delle opere dell’EXPO 2015 indispensabili per l’evento, a un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, la revoca dei finanziamenti statali delle opere connesse all’Evento, già incluse nel D.P.C.M. 22 ottobre 2008, il cui progetto definitivo non è stato approvato dal CIPE alla data di entrata in vigore delle legge di conversione del decreto legge. La revoca dei finanziamenti statali avviene su richiesta del Commissario unico del Governo per l’EXPO[29], sentiti gli enti territoriali interessati, fino alla concorrenza del contributo in conto impianti dovuto dai soci inadempienti.

Le opere connesse, già elencate in allegato al D.P.C.M. 22 ottobre 2008, sono ora elencate nell’allegato 2 del D.P.C.M. 6 maggio 2013, con il quale all’art. 8 è stato abrogato il D.P.C.M. del 2008. L’allegato 1 reca, invece, il dettaglio degli investimenti per opere infrastrutturali «essenziali» di Expo Milano 2015.

Il monitoraggio sullo stato di avanzamento delle opere “essenziali”, “connesse”, e “necessarie” (queste ultime non inserite nel dossier di candidatura di Expo), sui costi, sulle risorse disponibili e sulla loro ripartizione è effettuato dal Tavolo Lombardia (vedi tabelle).


 

Articolo 47
(Modifiche alla legge 27 dicembre 2002, n. 28-
Fondo di garanzia per i mutui per impianti sportivi)

 

1. L'articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, è così modificato:

a) al comma 13, come modificato dall'articolo 64, comma 3-ter, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni, dalla legge di conversione 7 agosto 2012, n. 134, le parole «Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport» sono sostituite da «Presidente del Consiglio dei Ministri, o dall'Autorità di Governo delegata per lo sport, ove nominata»;

b) il comma 15 è abrogato.

 

 

L’articolo 47 reca modifiche all’articolo 90 della legge n. 289 del 2002 in relazione al Fondo di garanzia per i mutui relativi alla costruzione, all'ampliamento, all'attrezzatura, al miglioramento o all'acquisto di impianti sportivi.

 

L’articolo 90 della legge finanziaria 2003 (legge n. 289 del 2002), al comma 12 nel testo originario - ha istituito presso l'Istituto per il credito sportivo un Fondo di garanzia per la fornitura di garanzia sussidiaria a quella ipotecaria per i mutui relativi alla costruzione, all'ampliamento, all'attrez­zatura, al miglioramento o all'acquisto di impianti sportivi, ivi compresa l'acquisizione delle relative aree, da parte di società o associazioni sportive dilettantistiche con personalità giuridica. Ai sensi del comma 13 con apposito regolamento del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa deliberazione del Consiglio nazionale del CONI, si sarebbe provveduto alla disciplina del Fondo, in particolar modo relativamente alle forme di intervento del Fondo in relazione all'entità del finanziamento e al tipo di impianto. Si dispone, inoltre che il Fondo è gestito e amministrato a titolo gratuito dall'Istituto per il credito sportivo (comma 14), mentre al comma 15 si ribadisce che la garanzia prestata dal Fondo è di natura sussidiaria, si esplica nei limiti e con le modalità stabiliti dal regolamento e opera entro i limiti delle disponibilità del Fondo.

I commi 12 e 13 sono stati sostituiti dall’articolo 64, comma 3-ter del D.L. n. 78 del 2012: in particolare il comma 12 ha eliminato la specifica che la garanzia del fondo sia sussidiaria a quella ipotecaria (specifica che, tuttavia, è contenuta nel successivo comma 15) e ha ampliato il novero dei soggetti che potranno usufruire della stessa garanzia, ricomprendendo anche “ogni altro soggetto pubblico o privato che persegua, anche indirettamente, finalità sportive”. Con la nuova formulazione del comma 13 il regolamento che avrebbe dovuto disciplinare il Fondo è stato sostituito dalla previsione di criteri di gestione approvati dal Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, su proposta dell'Istituto per il credito sportivo, sentito il Comitato olimpico nazionale italiano. Al Fondo possono essere destinati ulteriori apporti conferiti direttamente o indirettamente da enti pubblici.

 

Con la modifica recata dalla lettera a), novellando il comma 13 – come sostituito dall’articolo 64, comma 3-ter, del D.L. n. 78 del 2012 – si dispone che i criteri di gestione del Fondo siano approvati dal Presidente del Consiglio dei ministri, o dall’autorità di Governo delegata per lo sport, ove nominata, in luogo del Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport.

Tale disposizione, di carattere più generale, si rende necessaria alla luce delle continue modifiche della struttura della Presidenza del Consiglio dei ministri dovute al conferimento delle deleghe ai Ministri senza portafoglio nelle successive compagini governative. L’attuale formulazione “Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport” è stata infatti introdotta nel 2012 quando la delega per lo sport era stata ad esso attribuita.

 

La successiva lettera b) abroga il comma 15 dell’articolo 90 ai sensi del quale la garanzia prestata dal Fondo è di natura sussidiaria, si esplica nei limiti e con le modalità stabiliti dal regolamento e opera entro i limiti delle disponibilità del Fondo.

La soppressione della garanzia sussidiaria (già eliminata in sede di modifica del comma 12 ad opera del D.L. n. 78 del 2012) avrebbe lo scopo di rendere più fruibile l’accesso al fondo di garanzia per il finanziamento per la costruzione di impianti sportivi, per cui continuano a sussistere le ordinarie forme di garanzia.

 

Si segnala che in data 8 agosto 2013 é stata sottoscritta dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie con delega allo sport Delrio e dal Ministro per i beni, le attività culturali e il turismo Bray, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze Saccomanni, una nuova direttiva sull’Istituto per il credito sportivo, che permetterà ai Commissari straordinari dell’Istituto di sottoporre ai Ministeri vigilanti lo statuto e, una volta approvato, di nominare il consiglio di amministrazione e permettere all’Istituto di superare la fase di commissariamento e operare nel pieno delle sue funzioni.

In particolare la direttiva provvede alla definizione di nuovi criteri per la determinazione delle quote di partecipazione al fondo di dotazione, ripristinando la prevalenza pubblica per quanto riguarda il patrimonio; alla ridefinizione dei criteri per la distribuzione degli utili; alla semplificazione e lo snellimento delle strutture dell'Ente, ivi compresa la riduzione dei componenti degli organi sociali, come previsto dalla "spending review" e portando da 9 a 5 il numero dei componenti il consiglio di amministrazione; alla definizione di criteri di nomina dei rappresentanti degli organi sociali, alla presenza di genere nella composizione degli organi sociali; alla ridefinizione dei componenti del comitato di gestione dei fondi speciali (http://www.affariregionali.it/media/98046/agosto.pdf).


 

Articolo 47-bis
(Misure per garantire la piena funzionalità e semplificare l’attività della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi)

 


1. All'articolo 27 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 2:

1) le parole: «è composta da dodici membri» sono sostituite dalle seguenti: «è composta da dieci membri»;

2) dopo le parole: «quattro scelti fra il personale di cui alla legge 2 aprile 1979, n. 97,» sono inserite le seguenti: «anche in quiescenza,»;

3) le parole: «due fra i professori di ruolo» sono sostituite dalle seguenti: «e uno scelto fra i professori di ruolo»;

4) le parole: «e uno fra i dirigenti dello Stato e degli altri enti pubblici» sono soppresse;

b) dopo il comma 2 è inserito il seguente:

«2-bis. La Commissione delibera a maggioranza dei presenti. L'assenza dei componenti per tre sedute consecutive ne determina la decadenza».

2. La Commissione di cui all'articolo 27 della legge 7 agosto 1990, n. 241, come da ultimo modificato dal presente articolo, è ricostituita entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Fino alla data di nuova costituzione, la Commissione continua a operare nella precedente composizione.

3. Il primo periodo del comma 6 dell'articolo 12 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 2006, n. 184, è soppresso».


 

 

L’articolo 47-bis, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, incide sulla disciplina della Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi.

Il comma 1, in particolare, riduce il numero dei suoi componenti da dodici a dieci. La riduzione è operata sul numero dei professori di ruolo in materie giuridiche (da due a uno) e dei dirigenti dello Stato (da uno a zero). Resta fermo il numero dei deputati (due) e senatori (due) e dei membri (quattro) scelti fra il personale di cui alla legge 2 aprile 1979, n. 97 (magistrati ordinari e amministrativi, magistrati della giustizia militare e avvocati dello Stato). La disposizione specifica che per quest’ultima categoria possono essere nominati anche soggetti in quiescenza.

Viene, inoltre, introdotta una innovazione nell’organizzazione dei lavori, prevedendo che la Commissione delibera a maggioranza dei presenti e che l’assenza dei componenti per tre sedute consecutive ne determina la decadenza.

Attualmente, il quorum di validità delle sedute è contenuto nel regolamento in materia di accesso ai documenti amministrativi: infatti l’articolo 12, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 2006, n. 184 al primo periodo (che è soppresso dal comma 3) prevede che le sedute della Commissione sono valide con la presenza di almeno sette componenti.

La norma introdotta legifica pertanto una disposizione di rango secondario.

Il comma 2 pone un termine di 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (21 agosto 2013) per la ricostituzione della Commissione nella composizione così ridotta. Fino alla data di nuova costituzione, la Commissione resta operante nella precedente composizione.

 

L’accesso ai documenti amministrativi è un diritto garantito dalla legge sull’azione amministrativa (L. 241/1990, art. 22 e seguenti) ed è uno dei principi generale dell’attività amministrativa per le sue rilevanti finalità di pubblico interesse.

Dal punto di vista soggettivo, il diritto all’accesso è riconosciuto a “tutti i soggetti privati, compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso”.

Il diritto di accesso si concretizza con la possibilità di prendere visione e di estrarre copia dei documenti amministrativi.

Oggetto del diritto di accesso sono esclusivamente i documenti amministrativi, ossia tutti gli atti che hanno una rappresentazione materiale, essendo espressamente esclusi dall’accesso le informazioni in possesso della pubblica amministrazione che non hanno forma di documento amministrativo (fatta eccezione per i dati personali da parte della persona cui i dati si riferiscono, ai sensi del D.Lgs. n. 196/2003).

Una deroga al diritto di accesso è prevista per casi particolari quali:

§       i documenti coperti da segreto di Stato;

§       i procedimenti tributari, per i quali vigono norme speciali;

§       nei confronti dell'attività della pubblica amministrazione diretta all'emanazione di atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di programmazione, per i quali restano ferme le particolari norme che ne regolano la formazione;

§       nei procedimenti selettivi, nei confronti dei documenti amministrativi contenenti informazioni di carattere psicoattitudinale relativi a terzi.

Inoltre, il Governo può individuare, con regolamento, casi di sottrazione all'accesso di documenti amministrativi in determinate circostanze, quali, ad esempio, quando i documenti riguardino la vita privata o la riservatezza di persone fisiche, persone giuridiche o gruppi di persone.

Non sono in ogni caso ammissibili istanze di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell'operato delle pubbliche amministrazioni.

La Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi è l'organismo preposto alla vigilanza sull'attuazione del principio della piena conoscibilità e trasparenza dell'attività della pubblica amministrazione, al quale possono rivolgersi privati cittadini e pubbliche amministrazioni. Gli interessati possono ricorrere in via amministrativa alla Commissione avverso le determinazioni di diniego o differimento concernenti il diritto di accesso.


 

Articolo 48
(Modifiche al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66)

 


1. Al capo II del titolo II del libro terzo del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, dopo l'articolo 537-bis è aggiunto il seguente:

«Art. 537-ter - (Cooperazione con altri Stati per i materiali di armamento prodotti dall'industria nazionale) - 1. Il Ministero della difesa, nel rispetto dei principi, delle norme e delle procedure in materia di esportazione di materiali d'armamento di cui alla legge 9 luglio 1990, n. 185, e successive modificazioni, d'intesa con il Ministero degli affari esteri, può svolgere per conto di altri Stati esteri con i quali sussistono accordi di cooperazione o di reciproca assistenza tecnico-militare, e tramite proprie articolazioni, attività di supporto tecnico-amministrativo per l'acquisizione di materiali di armamento prodotti dall'industria nazionale anche in uso alle Forze armate e per le correlate esigenze di sostegno logistico e assistenza tecnica, richiesti dai citati Stati, nei limiti e secondo le modalità disciplinati nei predetti accordi.

2. Con regolamento adottato, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro della difesa di concerto con il Ministro degli affari esteri e il Ministro dell'economia e delle finanze, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, è definita la disciplina esecutiva e attuativa delle disposizioni di cui al presente articolo.

3. Le somme percepite per il rimborso dei costi sostenuti per le attività di cui al comma 1 sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere integralmente riassegnate ai fondi di cui all'articolo 619.».


 

 

L’articolo 48 del decreto legge in esame novella il decreto legislativo n. 66 del 2010 (Codice dell’ordinamento militare) al fine di inserirvi il nuovo articolo 537-bis in materia di cooperazione con altri Stati per i materiali di armamento prodotti dall'industria nazionale.

Nello specifico, il nuovo articolo 537-bis del Codice dell’ordinamento militare è finalizzato a consentire la partecipazione del Ministero della difesa, tramite le sue articolazioni, d’intesa con il Ministero degli affari esteri, alle attività di supporto tecnico-amministrativo e logistico, nonché di assistenza tecnica - con esclusione delle attività contrattuali - con altri Stati esteri, per l'acquisto da parte dei citati Stati di materiali di armamento prodotti dall'industria nazionale, ovvero in uso alle Forze armate italiane.

La disposizione in esame pone come condizione di operatività l’esistenza di accordi di cooperazione o di reciproca assistenza tecnico-militare tra l’Italia e il Paese con il quale si intende procedere a talune delle richiamate operazioni ed il pieno rispetto della normativa in materia di esportazione di materiali d'armamento di cui alla legge n. 185 del 1990.

La disposizione in esame demanda, poi, ad un apposito regolamento adottato su proposta del ministro della Difesa, previo parere delle Commissioni competenti, ai sensi del comma 1 dell’articolo 17 della legge n. 400 del 1988 il compito di definire la disciplina esecutiva e attuativa delle disposizioni previste dalla norma in esame. Viene, altresì, specificato che le somme percepite per il rimborso dei costi sostenuti per le citate attività siano versati all'entrata del bilancio dello Stato per essere integralmente riassegnati ai fondi di cui all'articolo 619 del codice dell'ordinamento militare.

In relazione al tema della cooperazione internazionale nel settore della difesa, si ricorda che l’Italia nel corso dei decenni ha stipulato accordi di cooperazione militare, e più in generale nel settore della difesa, con una molteplicità di Paesi, anche in ossequio alle direttrici fondamentali della propria politica estera e di sicurezza – al proposito vanno notati ad esempio i numerosi accordi bilaterali firmati con i Paesi emersi dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica e del blocco orientale.

Nell’ambito di tali accordi sono ricorrenti clausole che riguardano il commercio di armamenti, sovente con il riferimento a più ampi quadri di cooperazione internazionale che ne assicurano la praticabilità in relazione alla sicurezza. Si ricorda a tal proposito che le Nazioni Unite il 3 giugno 2013 hanno aperto alla firma il Trattato sul commercio internazionale delle armi (ATT – Arms Trade Treaty), la cui futura entrata in vigore aggiungerà certamente un’ulteriore cornice di regolazione nella materia. Il Consiglio dei Ministri dello scorso 12 luglio, ha approvato, su proposta dei ministri degli Affari Esteri Emma Bonino e della Difesa Mario Mauro, il disegno di legge di ratifica ed esecuzione del Trattato, adottato nel marzo 2013 dall’Assemblea Generale delle Nazioni unite e firmato a New York il 2 aprile 2013.

Il Trattato, frutto di un lungo e complesso impegno negoziale avviato in ambito ONU dal 2006, rappresenta un punto di svolta nella trattazione di una delicata problematica nell’ambito delle relazioni internazionali. Il commercio illecito e non regolamentato delle armi ha conseguenze dirette, non solo sulla sicurezza delle Nazioni, ma soprattutto sul piano umanitario, sociale, ed economico. Il commercio illegale, o scarsamente regolamentato di armi non convenzionali, reca un pesantissimo costo in vite umane: stime internazionali fissano in più di 740.000 le persone che ogni anno muoiono a causa delle violenze armate.

L’ATT risponde alla urgente necessità di colmare le lacune del commercio non regolamentato di armi convenzionali e di intensificare gli sforzi volti al consolidamento della pace e dell’assistenza umanitaria, perseguendo l’obiettivo di rendere il commercio, l’esportazione e il trasferimento delle predette armi più responsabili e trasparenti.

L’Italia, pur disponendo in materia di una delle normative più avanzate a livello mondiale, ha svolto un ruolo importante in ogni fase del negoziato per raggiungere, sul piano legislativo, il migliore risultato possibile.

Con riferimento alla compatibilità del Trattato con la normativa europea, l’Italia, come gli altri Paesi membri, ha firmato l’ATT previa autorizzazione del Consiglio europeo, il quale sta ora procedendo all’elaborazione della decisione che autorizzerà gli Stati al deposito dello strumento di ratifica presso il Segretariato generale delle Nazioni unite.


 

Articolo 49, commi 01, 1 e 2
(Proroga e differimento termini in materia di spendig review)

 


01. All'articolo 3, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, le parole: «entro il 31 dicembre 2012» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31 dicembre 2013».

1. All'articolo 4, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, lettera b), le parole «30 giugno 2013» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2013» e le parole «a decorrere dal 1° gennaio 2014» sono sostituite dalle seguenti: «a decorrere dal 1° luglio 2014»;

b) al comma 2, le parole: «a decorrere dal 1° gennaio 2014» sono sostituite dalle seguenti: «a decorrere dal 1° luglio 2014».

1-bis. Il comma 2 dell'articolo 5 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, si interpreta nel senso che le previsioni e i termini ivi previsti non si applicano alle società quotate e alle loro controllate.

2. Il termine di cui all'articolo 9, comma 4, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135 è differito al 31 dicembre 2013. Sono fatti salvi gli atti compiuti dagli enti, agenzie ed organismi che hanno proseguito la loro attività oltre il predetto termine.


 

 

Il comma 01 novella l’articolo 3, comma 3 del D.L. n. 95/2012 (legge n. 135/2012), differendo dal 31 dicembre 2012 al 31 dicembre 2013 il termine entro il quale le regioni e gli enti locali possono recedere dai contratti di locazione in essere alla data del 7 luglio 2012, anche in deroga ai termini di preavviso stabiliti dai medesimi contratti.

La facoltà di recesso anticipato concessa agli enti territoriali dall’articolo 3, comma 3, del D.L. n. 95/2012 e qui prorogata, è da correlarsi con quanto disposto dal comma 2 del medesimo articolo 3 del D.L. n. 95, che concede alle regioni e agli enti locali la possibilità, per fini istituzionali, dell’uso gratuito di beni immobili di proprietà statale e allo Stato, per i medesimi fini istituzionali, la possibilità dell’uso gratuito di beni immobili di proprietà regionale e locale.

In particolare, l’articolo 3 del D.L. n. 95/2012 (legge n. 135/2012) reca talune disposizioni in materia di riduzione dei costi per locazioni passive sostenuti dalla pubblica amministrazione. Il comma 2 di tale articolo prevede la possibilità che alle regioni e agli enti locali possa essere concesso, per fini istituzionali, l’uso gratuito di beni immobili di proprietà dello Stato, e che allo Stato, reciprocamente, possa essere concesso, per fini istituzionali, l’uso gratuito di beni immobili di proprietà delle regioni e degli enti locali. Al fine di agevolare l’utilizzabilità di tale disposizione, il successivo comma 3 dispone che - per i contratti in corso alla data del 7 luglio 2012 (data di entrata in vigore del decreto legge n. 95/2012), le regioni e gli enti locali hanno facoltà di recedere dal contratto, entro il 31 dicembre 2012 (31 dicembre 2013, a seguito della modifica in commento), anche in deroga ai termini di preavviso stabiliti dal contratto medesimo.

 

Il comma 1 proroga taluni termini relativi alla spending review sulle società pubbliche cd. “strumentali” disposta dall’articolo 4 del decreto legge n. 95/2012 (legge n. 135/2012).

Destinatarie delle misure in questione sono le società non quotate controllate direttamente o indirettamente dalle amministrazioni pubbliche di cui all'art. 1 comma 2, del D.Lgs. n. 165/2001[30] che abbiano conseguito nel 2011 un fatturato da prestazione di servizi alla P.A. superiore al 90% del loro intero fatturato.

 

Per tali società, l’articolo 4, comma 1, del D.L. n. 95/2012 ha previsto che si proceda, alternativamente, allo scioglimento ovvero all’alienazione, dettando, per l’una e per l’altra di queste operazioni, una tempistica differente:

a)   lo scioglimento, entro il 31 dicembre 2013;

b)   in alternativa allo scioglimento, l’alienazione con procedure ad evidenza pubblica delle partecipazioni detenute alla data del 7 luglio 2012[31]. In tale caso, il servizio è contestualmente assegnato alla società privatizzata per cinque anni.

 

Il decreto legge in esame proroga di sei mesi, dal 30 giugno 2013 al 31 dicembre 2013, il termine entro il quale procedere alla predetta alienazione delle partecipazioni, e di sei mesi, dal 1 gennaio 2014 al 1 luglio 2014, il termine a decorrere dal quale il servizio strumentale è assegnato per cinque anni alla società privatizzata.

 

Si osservi che la Corte costituzionale, con sentenza 16-23 luglio 2013, n. 229, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma 1 dell’articolo 4 del D.L. n. 95/2012, nella parte in cui si applica alle Regioni ad autonomia ordinaria[32].

Il comma 2 dell’articolo in esame differisce al 31 dicembre 2013 il termine, invero già scaduto il 7 aprile 2013, decorso il quale sono automaticamente soppressi gli enti, le agenzie e gli organismi non soppressi o riaccorpati dagli enti territoriali ai sensi dell’articolo 9, commi 1 e 4, del citato D.L. n. 95/2012.

 

Il comma 2, inoltre, fa salvi gli atti compiuti dagli enti, agenzie ed organismi che hanno proseguito la loro attività oltre il 7 aprile 2013.

Si ricorda che l’articolo 9 comma 1 del D.L. n. 95/2012 ha imposto alle regioni, alle province e ai comuni di sopprimere o accorpare enti, agenzie e organismi comunque denominati e di qualsiasi natura giuridica che, alla data del 7 luglio 2012, esercitavano, anche in via strumentale, funzioni fondamentali (di cui all'articolo 117, comma secondo, lettera p), della Costituzione) o funzioni amministrative spettanti a comuni, province e città metropolitane.

In alternativa alla soppressione o all’accorpamento, il legislatore ha consentito la riduzione in misura non inferiore al 20 per cento degli oneri finanziari dei predetti enti.

In caso di mancato intervento in tal senso da parte degli enti territoriali interessati entro il 7 aprile 2013[33], il comma 4 dell’articolo 9 ha disposto la soppressione automatica degli enti e la nullità di tutti gli atti adottati successivamente a tale data.

 

Con riferimento alla norma in commento, si osserva che essa, più che un differimento, sembra avere l’effetto di una riviviscenza di norme, rendendo ancora vigenti gli enti ed organismi che, alla data del 7 aprile 2013 dovrebbero essere stati già automaticamente soppressi, facendo salvi gli atti di quegli enti che hanno comunque proseguito l’attività.


 

Articolo 49, comma 1-bis
(Limiti alla spesa della P.A. per auto di servizio: norma di interpretazione autentica)

 

1-bis. Il comma 2 dell'articolo 5 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, si interpreta nel senso che le previsioni e i termini ivi previsti non si applicano alle società quotate e alle loro controllate.

 

 

Il comma 1-bis contiene una norma di interpretazione autentica del comma 2 dell’articolo 5 del D.L. n. 95/2012 (legge n. 135/2012).

Il comma 2 dell’articolo 5 del D.L. n. 95/2012 pone, a decorrere dall’anno 2013, un limite alla spesa pubblica per l’acquisto, la manutenzione, il noleggio e l’esercizio di autovetture, nonché per l’acquisto di buoni taxi. Tale spesa non può essere superiore al 50 per cento di quella sostenuta nell’anno 2011[34].

Il limite è imposto nei confronti delle:

§      amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge di contabilità pubblica (legge n. 196/2009) [35],

Sono escluse le autovetture utilizzate dall'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del MIPAFF, dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco o per i servizi istituzionali di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, per i servizi sociali e sanitari svolti per garantire i livelli essenziali di assistenza, ovvero per i servizi istituzionali svolti nell'area tecnico-operativa della difesa.

§      Autorità indipendenti, ivi inclusa la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob);

§      società dalle stesse amministrazioni controllate.

Il comma 1-bis in esame stabilisce che il menzionato comma 2, articolo 5 del D.L. n. 95 si interpreta nel senso che le previsioni e i termini ivi previsti non si applicano alle società quotate e alle loro controllate.

Dunque, in ragione del combinato disposto di tale comma con l’articolo 34, comma 38 del D.L. n. 179/2012 (legge n. 221/2012), l’articolo 5, comma 2 del D.L. n. 95/2012 non si applicherebbe:

§      alle società controllate pubbliche che emettono azioni quotate in mercati regolamentati;

§      alle società controllate pubbliche, che emettono altre tipologie di strumenti finanziari diverse dai titoli azionari, purché ammessi alla quotazione sui mercati regolamentati;

§      alle società (quotate e non quotate) controllate dalle predette società.

 

Si ricorda che l’articolo 34, comma 38 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 (legge n. 221/2012) definisce - ai fini della corretta applicazione delle disposizioni in materia di contenimento della spesa pubblica riguardanti le società partecipate dalle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196[36] - “società quotate le società emittenti strumenti finanziari quotati in mercati regolamentati.

L’Avvocatura generale dello Stato, con parere reso il 23 marzo 2013 su apposita istanza presentata dal Ministero dell’economia e finanze, ha fornito indicazioni in merito all’ambito applicativo del citato articolo 34, comma 38, del D.L. n. 179/2012.

L’Avvocatura ha espresso l’avviso di ricomprendere, nella definizione di società quotate fornita dalla predetta norma, sia le società che emettono azioni quotate in mercati regolamentati sia le società che mettono altri strumenti finanziari sempre quotati in mercati regolamentati, quali, ad esempio, i titoli obbligazionari.

Quanto, invece, all’individuazione del perimetro di applicazione della norma in argomento, ha inoltre ritenuto di comprendervi anche le società che abbiano emesso strumenti finanziari quotati in mercati regolamentati, anche dopo il 19 dicembre 2012, data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 179/2012, legge n. 221/2012, con la quale è stata introdotta la disposizione qui in commento, che avrebbe dunque – secondo il parere dell’Avvocatura - portata interpretativa generale.

L’Avvocatura rileva pertanto che, per ridurre la portata applicativa della norma, sarebbe opportuno un intervento legislativo volto a limitare il perimetro di applicazione della disposizione in argomento alle sole società che avessero già emesso, alla data 19 dicembre 2012, strumenti finanziari quotati in mercati regolamentati.


 

Articolo 49, comma 2-bis
(Spending review sanitaria)

 


2-bis. All'articolo 15 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 8, lettera d), le parole: «rilevati dai modelli CE» sono sostituite dalle seguenti: «trasmessi nell'ambito del nuovo sistema informativo sanitario ai sensi del decreto del Ministro della salute 15 luglio 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 2 del 4 gennaio 2005»;

b) al comma 14, dopo il primo periodo, è inserito il seguente: «Qualora nell'anno 2011 talune strutture private accreditate siano rimaste inoperative a causa di eventi sismici o per effetto di situazioni di insolvenza, le indicate percentuali di riduzione della spesa possono tenere conto degli atti di programmazione regionale riferiti alle predette strutture rimaste inoperative, purché la regione assicuri, adottando misure di contenimento dei costi su altre aree della spesa sanitaria, il rispetto dell'obiettivo finanziario previsto dal presente comma».


 

 

Il comma 2-bis dell’articolo 49, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, reca norme di proroga o differimento di termini in materia di spending review sanitaria.

Nello specifico il comma 2-bis apporta modificazioni all’articolo 15 del decreto legge 95/2012[37] (c.d. Spending Review). In particolare:

§      la lettera a) modificando l’articolo 15, comma 8, lettera d), del D.L. n. 95/2012, stabilisce che, per il monitoraggio complessivo della spesa sostenuta per l'assistenza farmaceutica ospedaliera invece di fare riferimento ai dati rilevati ai modelli CE, si prendono a riferimento i dati trasmessi nell’ambito del nuovo sistema informativo sanitario ai sensi del decreto del Ministro della salute 15 luglio 2004, Istituzione, presso l'Agenzia italiana del farmaco, di una banca dati centrale finalizzata a monitorare le confezioni dei medicinali all'interno del sistema distributivo, ovvero i dati trasmessi dalle aziende farmaceutiche all’NSIS corrispondenti al flusso informativo della tracciabilità del farmaco.

 

L’articolo 5-bis del D.Lgs. 540/1992[38], prevede l’istituzione presso il Ministero della salute di una Banca dati centrale che, partendo dai dati di produzione e fornitura dei bollini numerati dei prodotti medicinali, raccoglie e registra i movimenti delle singole confezioni. Inoltre, tutti gli attori della filiera (produttori, depositari, grossisti, farmacie aperte al pubblico, centri sanitari autorizzati all’impiego di medicinali, aziende sanitarie locali e smaltitori) sono tenuti ad archiviare e trasmettere a tale Banca dati il codice prodotto ed il numero identificativo (numerazione progressiva del bollino) di ciascun pezzo uscito e la relativa destinazione, mentre coloro che ricevono sono tenuti ad archiviare il codice prodotto ed il numero identificativo di ciascun pezzo ricevuto. Il DM 15 luglio 2004 ha istituito la Banca dati  per il monitoraggio dei medicinali nel canale distributivo, definendone le regole per l’alimentazione, in attuazione del modello teorico definito dalla Legge comunitaria 2001[39]. Il campo di applicazione del decreto ministeriale è rappresentato da tutti i prodotti medicinali ad uso umano immessi in commercio in Italia, disciplinati dal D.Lgs. n. 219/2006 , compresi anche l’ossigeno e gli altri gas medicinali dotati di AIC.

Si rileva che, successivamente, ai fini del monitoraggio dei consumi di medicinali in ambito ospedaliero è stato emanato il Decreto Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali 4 febbraio 2009, Istituzione del flusso informativo per il monitoraggio dei consumi di medicinali in ambito ospedaliero che prevede l’istituzione di una banca dati dedicata a partire dal 1 ottobre 2009 e ne disciplina il flusso informativo di alimentazione. Nell’aprile 2013, il Ministero della salute ha predisposto un documento in materia Monitoraggio dei consumi di medicinali in ambito ospedaliero (DM 4 Febbraio 2009): Linee guida per la predisposizione e la trasmissione dei file al NSIS.

 

§      la lettera b) aggiunge un periodo al comma 14 dell’articolo 15 del decreto legge 95/2012 in materia di riduzioni di spesa per l’acquisto di prestazioni sanitarie di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza ospedaliera, fornite da privati accreditati rimasti inoperativi a causa di eventi sismici o per effetto di situazioni di insolvenza.

 

L’articolo 15, comma 14, del decreto legge 95/2012 stabilisce una riduzione della spesa complessiva annua dello 0,5 per cento per il 2012, dell’1 per cento per il 2013 e del 2 per cento dal 2014, rispetto al valore di spesa consuntivato nel 2011, per l’acquisto di prestazioni sanitarie di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza ospedaliera, fornite da privati accreditati. Per conseguire tale obiettivo, la Regione o la Provincia autonoma applica, a tutti i contratti ed accordi, o agli eventuali atti di programmazione, vigenti nel 2012, una riduzione, in percentuale fissa, del volume delle attività prestate e del relativo importo erogato. La misura di contenimento della spesa si aggiunge alle misure adottate dalle Regioni o dalle Province autonome. La rideterminazione della spesa conseguita nel 2012 costituisce il parametro per la riduzione della spesa sanitaria regionale riguardante gli acquisti delle prestazioni sanitarie presso gli operatori privati accreditati, a partire dall’esercizio 2013.

 

Nello specifico, la lettera b) prevede che, qualora nell’anno 2011 talune strutture private accreditate siano rimaste inoperative a causa di eventi sismici o per effetto di situazioni di insolvenza, la riduzione di spesa per l’acquisto di prestazioni sanitarie fornite da privati accreditati, ai sensi dell’articolo 15, comma 14, del decreto legge 95/2012, sia calcolata rispetto a quella consuntivata per l'anno 2011 integrandola con i tetti di spesa fissati nel medesimo anno con gli atti di programmazione regionale per le strutture private accreditate rimaste inoperative a causa di eventi sismici od anche per effetto di situazioni di insolvenza. La regione deve comunque assicurare, adottando misure di contenimento dei costi su altre aree della spesa sanitaria, il rispetto del’obiettivo finanziario previsto.

 

Al proposito si rinvia all’Ordine del Giorno G10.101 all’A.S. 890 di conversione in legge del decreto legge 76/2013 in materia di interventi occupazione, coesione sociale, IVA e misure finanziarie. L’Ordine del giorno, accolto dal Governo, evidenziava come, a causa del concomitante perdurare degli effetti del terremoto e della inoperatività di alcune strutture private in stato di grave insolvenza, nel corso del 2011 il Servizio Sanitario Regionale Abruzzese non fosse stato in grado di erogare le prestazioni messe a budget, causando in tal modo notevoli disagi ai cittadini della regione, costretti ad una mobilità passiva nelle regioni limitrofe, con probabili aggravi di costo per il SSN. Per tale ragione, impegnava il Governo a valutare l'opportunità, anche in considerazione dei vincoli di bilancio, ad assumere iniziative volte a prevedere che la riduzione di spesa di cui al comma 14 dell’articolo 15, fosse calcolata rispetto a quella consuntivata per l'anno 2011 integrandola con i tetti di spesa fissati nel medesimo anno con gli atti di programmazione regionale per le strutture private accreditate rimaste in operative a causa di eventi sismici od anche per effetto di situazioni di insolvenza, ciò al fine di evitare un taglio ben superiore a quello previsto dalle norme sulla spending review.


 

Articolo 49-bis
(Misure per il rafforzamento della spending review)

 


1. Al fine di coordinare l'azione del Governo e le politiche volte all'analisi e al riordino della spesa pubblica e migliorare la qualità dei servizi pubblici offerti, è istituito un Comitato interministeriale, presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri e composto dal Ministro dell'economia e delle finanze, dal Ministro dell'interno, dal Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, dal Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con funzioni di Segretario del Consiglio dei ministri. Il Presidente del Consiglio dei ministri può invitare alle riunioni del Comitato interministeriale altri Ministri, in ragione della rispettiva competenza in ordine alle materie da trattare. Il Comitato svolge attività di indirizzo e di coordinamento in materia di razionalizzazione e revisione della spesa delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, degli enti pubblici, nonché delle società controllate direttamente o indirettamente da amministrazioni pubbliche che non emettono strumenti finanziari quotati in mercati regolamentati, con particolare riferimento alla revisione dei programmi di spesa e della disciplina dei trasferimenti alle imprese, alla razionalizzazione delle attività e dei servizi offerti, al ridimensionamento delle strutture, alla riduzione delle spese per acquisto di beni e servizi, all'ottimizzazione dell'uso degli immobili e alle altre materie individuate dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 maggio 2012, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 170 del 23 luglio 2012, o da ulteriori direttive del Presidente del Consiglio dei ministri.

2. Ai fini della razionalizzazione della spesa e del coordinamento della finanza pubblica, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, può nominare con proprio decreto un Commissario straordinario, con il compito di formulare indirizzi e proposte, anche di carattere normativo, nelle materie e per i soggetti di cui al comma 1, terzo periodo.

3. Il Commissario straordinario opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione ed è scelto tra persone, anche estranee alla pubblica amministrazione, dotate di comprovata esperienza e capacità in materia economica e di organizzazione amministrativa.

4. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 2 stabilisce:

a) la durata dell'incarico, che non può comunque eccedere i tre anni;

b) l'indennità del Commissario straordinario, nei limiti di quanto previsto dall'articolo 23-ter del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214;

c) le risorse umane e strumentali del Ministero dell'economia e delle finanze delle quali il Commissario straordinario può avvalersi nell'esercizio delle sue funzioni, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

5. Il Commissario straordinario ha diritto di corrispondere con tutti i soggetti di cui al comma 1, terzo periodo, e di chiedere ad essi, oltre a informazioni e documenti, la collaborazione per l'adempimento delle sue funzioni. In particolare, il Commissario straordinario ha il potere di chiedere alle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, l'accesso a tutte le banche di dati da esse costituite o alimentate. Nell'esercizio delle sue funzioni, il Commissario straordinario può disporre lo svolgimento di ispezioni e verifiche a cura dell'Ispettorato per la funzione pubblica e del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato e richiedere, previe intese ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68, la collaborazione della Guardia di finanza.

6. Entro venti giorni dalla nomina, il Commissario straordinario presenta al Comitato interministeriale di cui al comma 1 un programma di lavoro recante gli obiettivi e gli indirizzi metodologici dell'attività di revisione della spesa pubblica. Nel corso dell'incarico il Commissario straordinario, anche su richiesta del Comitato interministeriale, può presentare aggiornamenti e integrazioni del programma ai fini della loro approvazione da parte del medesimo Comitato. Il programma e gli eventuali aggiornamenti e integrazioni sono trasmessi alle Camere.

7. Il Commissario straordinario, se richiesto, svolge audizioni presso le competenti Commissioni parlamentari.

8. Agli oneri derivanti dal comma 4, lettera b), nel limite massimo di 150 mila euro per l'anno 2013, di 300 mila euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015 e di 200 mila euro per l'anno 2016, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

9. Gli articoli 1, 1-bis, 2, 3, 4, 5 e 6 del decreto-legge 7 maggio 2012, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio 2012, n. 94, e l'articolo 1, comma 2, della legge 6 luglio 2012, n. 94, sono abrogati.


 

 

L’articolo 49-bis reca una nuova disciplina dell’attività volta alla razionalizzazione della spesa pubblica, che sostituisce – semplificandola e rifondendola in un unico articolo, quello in esame – la disciplina già disposta dagli articoli da 1 a 6 del decreto legge n. 52/2012[40], che vengono conseguentemente abrogati.

La nuova disciplina conferma gli organi cui è affidata l’attività in esame già previsti dal D.L. 52 sopradetto, vale a dire il Comitato interministeriale (nel quale peraltro, rispetto alla attuale composizione, viene inserito anche il Ministro dell’interno, prevedendosi inoltre che possano partecipare, su iniziativa del Presidente del Consiglio, anche altri Ministri, in ragione della materia da trattare) ed il Commissario straordinario, la cui durata, prevista in un anno dalla disciplina vigente[41], viene ora estesa fino a tre anni.

Il Comitato svolge attività di indirizzo e coordinamento in materia di razionalizzazione della spesa di tutte le amministrazioni pubbliche, degli enti pubblici e delle società controllate direttamente o indirettamente da amministrazioni pubbliche che non emettono strumenti finanziari quotati in mercati regolamentati (vale a dire società per azioni ed altre società che emettono titoli quotati, anche se non azionari[42]). Tale attività dovrà concernere in particolare i trasferimenti alle imprese, la riduzione delle spese per acquisto di beni e servizi, l'ottimizzazione dell'uso degli immobili e le altre materie individuate dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 maggio 2012[43], o da ulteriori direttive del Presidente del Consiglio dei ministri (comma 1).

Il Presidente del Consiglio dei Ministri può altresì nominare un Commissario straordinario, con durata dell’incarico fino a tre anni, con il compito di formulare indirizzi e proposte, anche di carattere normativo, sulle materie oggetto di spending review (comma 2)[44]. Esso, che va scelto tra persone (anche estranee alla PA) dotate di comprovata esperienza economica ed organizzativa, ha poteri conoscitivi nei confronti di tutte le amministrazioni pubbliche, tra cui l’accesso alle banche dati dalle stesse alimentate, nonché poteri ispettivi, a mezzo degli organi della Ragioneria Generale dello Stato, e può richiedere la collaborazione della Guardia di finanza (comma 5). Entro venti giorni dalla nomina, il Commissario dovrà presentare al Comitato il proprio programma di lavoro, che va trasmesso anche alle Camere (comma 6). Per quanto concerne gli oneri derivanti dall’indennità da corrispondersi al Commissario, essi non potranno superare 150 mila euro per l'anno 2013[45], 300 mila euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015 e 200 mila euro per l'anno 2016, cui si provvede, mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del D.L. 282/2004 (comma 8).

 

Come già detto, a seguito delle nuove norme dettate dall’articolo 49-bis in esame vengono conseguentemente abrogate le disposizioni che attualmente regolano la materia, costituite dagli articoli 1, 1-bis, 2, 3, 4, 5 e 6 del D.L. n. 52/2012, nonché dall’articolo 1, comma 2, della legge di conversione dello stesso (L. n. 94/2012), che disponeva l’efficacia delle suddette norme fino alla data del 31 dicembre 2014, che di seguito si richiamano brevemente.

L'articolo 1 istituisce un Comitato interministeriale per la revisione della spesa pubblica con funzioni di indirizzo e coordinamento in ordine, principalmente, alla revisione dei programmi di spesa, alla riduzione delle spese per l’acquisto di beni e servizi, al ridimensionamento delle strutture ed all’ottimizzazione dell’uso degli immobili.

I commi da 1-bis ad 1-quinquies confermano i contenuti della disciplina sulla revisione della spesa pubblica detta dall’articolo 01 del decreto-legge n.138 del 2011, con alcune differenziazioni derivanti dalla necessità di prorogarne alcuni termini di realizzazione nonché dalla istituzione dei nuovi organi previsti dal decreto- legge in esame nell’ambito del processo di spending review, vale a dire il Comitato interministeriale ed il Commissario straordinario.

L'articolo 2 prevede la nomina - da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro per i rapporti con il Parlamento - di un Commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa per acquisti di beni e servizi con il compito di definire il livello di spesa per voci di costo delle amministrazioni pubbliche; a tal fine la disposizione reca l’elencazione delle amministrazioni cui si riferisce l’attività del Commissario, includendo tra le stese anche taluni tipi di società a controllo pubblico e, limitatamente alla spesa sanitaria, le regioni commissariate per i piani di rientro sanitari.

L’articolo 3 rinvia ad apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri la definizione della durata e dell’indennità del Commissario, la eventuale nomina di due subcommissari nonché l’individuazione di uffici, personale e mezzi dei quali il Commissario può avvalersi, nel rispetto dell’invarianza di spesa.

L'articolo 4 prevede che il Presidente del Consiglio dei Ministri riferisca al Parlamento sull’attività di razionalizzazione della spesa pubblica con cadenza semestrale, e invii altresì al Parlamento una relazione sulla medesima attività. Tali obblighi, in fase di prima applicazione, vengono adempiuti entro il 31 luglio 2012. L'articolo 5 conferisce al Commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa per acquisti di beni e servizi alcuni poteri di coordinamento e di indirizzo dell’attività di spending review con il coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche. In particolare, viene attribuito al Commissario il potere di chiedere informazioni e documenti alle singole amministrazioni e alle società a totale partecipazione pubblica diretta e indiretta e di disporre che vengano svolte ispezioni nei confronti delle stesse da parte dell’Ispettorato per la funzione pubblica e del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato. Al Commissario spetta, inoltre, il compito di definire, per voci di costo, il livello di spesa per acquisti di beni e servizi da parte delle amministrazioni pubbliche e di segnalare al Consiglio dei ministri o al presidente della regione interessata le norme di legge o di regolamento che determinano spese o voci di costo che possono essere razionalizzate. Esso inoltre segnala alle amministrazioni interessate le misure di riordino da operare, fissando un termine per l’adozione delle stesse, decorso il quale il Consiglio dei ministri può autorizzare l’esercizio di poteri sostitutivi.

L’articolo 6 detta i requisiti soggettivi per la nomina oltreché le condizioni fondamentali di operatività del Commissario straordinario.

L’articolo 1, comma 2 della legge di conversione n. 94/2012 dispone che le norme contenute nel Capo I del decreto-legge (vale a dire gli articolo da 1 a 6) hanno efficacia fino alla data del 31 dicembre 2014.


 

Articolo 49-ter
(Semplificazioni per i contratti pubblici)

 

1. Per i contratti pubblici di lavori, servizi e forniture sottoscritti dalle pubbliche amministrazioni a partire da tre mesi successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, la documentazione comprovante il possesso dei requisiti di carattere generale, tecnico-organizzativo ed economico-finanziario è acquisita esclusivamente attraverso la banca dati di cui all'articolo 6-bis del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

 

 

L’articolo 49-ter, introdotto durante l’esame parlamentare, prevede l’obbligo per i contratti pubblici di lavori, servizi e forniture sottoscritti dalle pubbliche amministrazioni a partire da tre mesi successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (21 agosto 2013), di acquisire la documentazione comprovante il possesso dei requisiti di carattere generale, tecnico-organizzativo ed economico-finanziario esclusivamente attraverso la Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici (BDNCP) di cui all'articolo 6-bis del decreto legislativo 163/2006 (Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture)[46].

L’articolo 6-bis del D.Lgs. n. 163/2006 dispone, al fine di ridurre gli oneri amministrativi derivanti dagli obblighi informativi che gli operatori economici devono sostenere per partecipare alle procedure di affidamento dei contratti pubblici, che, a partire dal 1° gennaio 2013, la documentazione attestante il possesso dei requisiti di carattere generale, tecnico-organizzativo ed economico-finanziario, sia acquisita presso la Banca Dati, istituita presso l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici (AVCP) dall’art. 62-bis del D.lgs. n. 82/2005 (Codice dell'amministrazione digitale), attraverso la quale le stazioni appaltanti possono verificare il possesso dei predetti requisiti.

L’AVCP, con la deliberazione 111/2012 ha introdotto l’AVCPASS, (Authority Virtual Company Passport), che consente alle stazioni appaltanti di verificare i requisiti di partecipazione degli operatori economici a cui devono obbligatoriamente registrarsi:

§       dal 1° luglio 2013, per tutti gli appalti di lavori in procedura aperta di importo a base d’asta pari o superiore a € 40.000 nei settori ordinari, ad eccezione di quelli interamente svolti con sistemi telematici, con sistemi dinamici di acquisizione o mediante il mercato elettronico, nonché di quelli nei settori speciali;

§       dal 1° gennaio 2014, per tutti gli appalti di importo a base d’asta pari o superiore a € 40.000,00 nei settori ordinari e speciali, interamente svolti con sistemi telematici, con sistemi dinamici di acquisizione o mediante il mercato elettronico.

Successivamente, l’AVCP, con il Comunicato del 12 giugno 2013, ha rinviato al 1° gennaio 2014 il passaggio al regime obbligatorio del nuovo sistema AVCPASS per le pubbliche gare d’appalto d’importo pari o superiore a 40.000 euro esperite in modalità non telematica[47]. Per gli appalti di importo a base d’asta pari o superiore a € 40.000,00 svolti attraverso procedure interamente gestite con sistemi telematici, nonché per i settori speciali, l’obbligo, prima stabilito a partire dal 1° gennaio 2014, di procedere alla verifica dei requisiti attraverso il sistema AVCPASS sarà regolamentato attraverso una successiva deliberazione dell’Autorità.


 

Articolo 49-quater
(Anticipazione di liquidità in favore
dell’Associazione italiana
della Croce Rossa)

 


1. Nelle more dello svolgimento delle attività di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178, l'Associazione italiana della Croce Rossa (CRI) può presentare al Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento del tesoro e Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, entro il 30 settembre 2013, con certificazione congiunta del presidente e del direttore generale, un'istanza di accesso ad anticipazione di liquidità, per l'anno 2014, nel limite massimo di 150 milioni di euro. L'anticipazione è concessa, previa presentazione da parte della CRI di un piano di pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2012 anche a carico di singoli comitati territoriali, a valere sulla sezione per assicurare la liquidità dei debiti certi, liquidi ed esigibili degli enti del Servizio sanitario nazionale del Fondo di cui all'articolo 1, comma 10, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64.

2. All'erogazione della somma di cui al comma 1 si provvede a seguito:

a) della predisposizione, da parte dell'ente, di misure idonee e congrue di copertura annuale del rimborso dell'anticipazione di liquidità maggiorata degli interessi, verificate da apposito tavolo tecnico cui partecipano l'ente, i Ministeri vigilanti e il Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato;

b) della sottoscrizione di apposito contratto tra il Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento del tesoro e la CRI, nel quale sono definite le modalità di erogazione e di restituzione delle somme comprensive di interessi e in un periodo non superiore a trenta anni, prevedendo altresì, qualora l'ente non adempia nei termini stabiliti al versamento delle rate dovute, sia le modalità di recupero delle medesime somme da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, sia l'applicazione di interessi moratori. Il tasso di interesse a carico dell'ente è pari al rendimento di mercato dei buoni poliennali del tesoro a cinque anni in corso di emissione.


 

 

L’articolo 49-quater, introdotto nel corso dell’esame in sede referente, consente alla Associazione italiana della Croce rossa (CRI) - nelle more dello svolgimento delle attività, disciplinate dall’articolo 4 del D.Lgs. n. 178/2012[48],volte alla ricognizione della massa patrimoniale dell’ente e al ripiano dell'indebitamento pregresso della CRI mediante procedura concorsuale – di avere accesso, per l’anno 2014, ad anticipazione di liquidità per il pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili, maturati alla data del 31 dicembre 2012, nel limite massimo di 150 milioni di euro a valere sulla Sezione per assicurare la liquidità dei debiti certi, liquidi ed esigibili degli enti del Servizio sanitario nazionale del Fondo anticipazioni liquidità di cui all’articolo 1, comma 10, del D.L. n. 35/2012 (legge n. 64/2013).

In particolare, l’articolo prevede che la CRI possa presentare - entro il 30 settembre 2013 - con certificazione congiunta del Presidente e del Direttore generale, un'istanza di accesso ad anticipazione di liquidità, per l’anno 2014, nel limite massimo di 150 milioni di euro al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento del Tesoro e della Ragioneria generale dello Stato.

 

A tale proposito, si ricorda che nel corso della seduta n. 15 del 14 maggio 2013 della Camera dei Deputati, dedicata alla Discussione del disegno di legge di Conversione in legge del decreto-legge 35/2013 (A.C. 676-A) è stato illustrato l’ordine del giorno 9/676-A/17, che impegna il Governo ad adottare misure che assicurino alla Croce Rossa Italiana la liquidità di cassa necessaria ad evitare il blocco delle procedure esecutive, anche prevedendo la possibilità di includere la stessa Croce Rossa tra i soggetti ammessi a beneficiare delle anticipazioni di liquidità previste dal decreto legge 35/2013.

L’ordine del giorno, accolto dal Governo, richiamava la grave situazione di liquidità di cassa della Croce Rossa, sottolineando allo stesso tempo come il D.Lgs. 178/2012, non garantendo più la solvibilità dei pagamenti e dei debiti pregressi, non fosse in grado di scongiurare la paralisi dell'attività della Croce Rossa nei confronti dell'utenza. Per quanto riguarda la situazione della C.R.I., essa appare dovuta a tre filoni di contenzioso antecedenti al 2009. In particolare, un debito pregresso derivante da un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo pari a circa 49 milioni di euro, un contenzioso incentivo personale a tempo determinato con un impatto di circa 70 milioni di euro e infine l'intervenuta sentenza 6077/13 del 12 febbraio 2013 della Corte di cassazione relativamente alla stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato nelle condizioni di cui alla legge finanziaria per il 2007, che ha visto soccombere la Croce Rossa, concretizzando maggiori spese per il personale pari a circa 37 milioni di euro.

 

L’anticipazione è concessa - previa presentazione da parte della C.R.I. di un piano di pagamenti dei debiti certi, liquidi e esigibili alla data del 31 dicembre 2012 anche a carico di singoli Comitati territoriali - a valere sulla sezione per assicurare la liquidità dei debiti certi, liquidi ed esigibili degli enti del Servizio sanitario nazionale del Fondo anticipazioni liquidità, di cui all’articolo 1, comma 10, del D.L. n. 35 (comma 1).

 

L’articolo dispone, inoltre, che all’erogazione della suddetta somma si provvede a seguito della:

a)      predisposizione, da parte dell’ente, di misure idonee e congrue di copertura annuale del rimborso dell’anticipazione di liquidità maggiorata degli interessi, le quali devono essere verificate da apposito Tavolo tecnico cui partecipano l’ente, i Ministeri vigilanti e il Ministero dell’economia e delle finanze – RGS;

b)      sottoscrizione di apposito contratto tra il Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento del Tesoro e l'Associazione italiana della Croce Rossa, nel quale sono definite le modalità di erogazione e di restituzione delle somme comprensive di interessi e in un periodo non superiore a trenta anni, prevedendo altresì, qualora l’ente non adempia nei termini stabiliti al versamento delle rate dovute, le modalità di recupero delle medesime somme da parte del Ministero dell’economia e l’applicazione di interessi moratori. Il tasso di interesse a carico dell’ente deve essere pari al rendimento di mercato dei Buoni poliennali del tesoro a cinque anni in corso di emissione.

 

Si ricorda che articolo 1, comma 10, del decreto legge n. 35/2013 (legge n. 64/2013) prevede l’istituzione nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze di un Fondo con obbligo di restituzione per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili, strutturandolo in tre sezioni (a cui corrispondono tre articoli del relativo capitolo di bilancio):

§       “Sezione per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili degli enti locali”;

§       “Sezione per assicurare la liquidità alle regioni e alle province autonome per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili diversi da quelli finanziari e sanitari”;

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