Giunta per il regolamento - Comunicato delle Giunte e delle Commissioni - lunedì 8 novembre 2010
CAMERA DEI DEPUTATI
Lunedì 8 novembre 2010
393.
XVI LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Giunta per il regolamento
COMUNICATO
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Lunedì 8 novembre 2010. - Presidenza del Presidente Gianfranco FINI.

La seduta comincia alle 16.30.

Seguito della discussione sulle comunicazioni del Presidente concernenti la disciplina regolamentare e la relativa prassi applicativa in materia di limiti di correttezza degli interventi e relative conseguenze sul piano procedurale e disciplinare.

Gianfranco FINI, Presidente, ricorda che la riunione fa seguito a quella svoltasi il 21 ottobre scorso in cui era stata fatta una ricognizione della disciplina vigente in materia di limiti di correttezza degli interventi e relative conseguenze sul piano procedurale e disciplinare ed era stata rimessa all'esito del dibattito in Giunta ogni valutazione circa l'adeguatezza o meno dell'impianto normativo vigente e, conseguentemente, circa la necessità o meno di eventuali modifiche. Dopo un primo giro di interventi la prosecuzione del dibattito era stata rinviata ad una successiva riunione, con l'intesa che, ove ritenuto necessario, nel frattempo sarebbero state presentate eventuali proposte di modifica della disciplina vigente da parte dei componenti della Giunta. Avverte in proposito che non è pervenuta alcuna proposta di modifica.

Giuseppe CALDERISI rileva come, allo stato, le norme regolamentari vigenti in materia, come definite dagli indirizzi applicativi contenuti in particolare nel parere della Giunta per il Regolamento del 24 ottobre 1996, non richiedano modifiche o integrazioni. Al riguardo, richiama, in particolare, i punti 4.2 e 4.3 del succitato parere della Giunta, laddove si stabilisce il dovere della Presidenza di «assicurare che la libera manifestazione del pensiero e della critica non vada mai disgiunta dall'impiego dei modi corretti e delle forme appropriate al linguaggio parlamentare, e non abbia quindi a trascendere nella diffamazione personale o nel vilipendio di organi dello Stato».
La disciplina regolamentare e la prassi applicativa forniscono quindi un quadro complessivo adeguato e sufficiente - ancorché poco organico sul piano dell'intreccio delle fonti - sia quanto alla definizione delle fattispecie passibili di sanzioni che quanto alle sanzioni medesime e, sotto quest'ultimo aspetto, sia con riferimento alle sanzioni applicabili nell'immediatezza del fatto che con riguardo a quelle di competenza dell'Ufficio di Presidenza. Come ricordato dal Presidente, nell'intervento svolto lo scorso 21 ottobre, la prassi applicativa ha peraltro superato la distinzione tra le diverse fattispecie astrattamente previste dal Regolamento, così come la

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tipologia di sanzioni applicabili in Assemblea. A tal proposito, ritiene particolarmente appropriato lo strumento dell'interdizione della parola di cui all'articolo 39, comma 3, del Regolamento, al fine di evitare - in linea, del resto, con quanto precisato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 249 del 2006 - la prosecuzione di interventi sconvenienti o offensivi. Ritiene che lo strumento dell'interdizione della parola appare particolarmente appropriato durante le dirette televisive, quando risulta difficilmente praticabile lo strumento dell'esclusione dall'Aula.
Nell'esprimere apprezzamento per i contenuti della lettera inviata lo scorso 11 ottobre dal Presidente della Camera ai Vicepresidenti, con la quale si sollecita una rigorosa applicazione delle vigenti norme regolamentari in materia, si chiede per quali ragioni, in taluni casi, non sia poi data puntuale applicazione al dettato regolamentare. Non si tratta di questione che attiene alla formulazione delle norme, bensì di tipo culturale o politico, ascrivibile ad entrambi gli schieramenti: deve tuttavia sottolineare come nei confronti del Presidente del Consiglio sia, a suo avviso, in atto quella che un giornalista di sinistra (Fabrizio Rondolino) ha definito «caccia all'uomo»: a riprova di ciò invita alla lettura di un recente saggio (»Berlusconi ti odio» di Luca D'Alessandro) che raccoglie l'impressionante serie di epiteti, insulti e offese indirizzati al Presidente del Consiglio e tratti dalle agenzie di stampa, e che non conosce precedenti.
Si sofferma poi sul fatto che la Giunta abbia discusso del tema in discussione in ben due sedute, mentre nessuna riunione è stata dedicata ad affrontare questioni di ben altra portata, quale, ad esempio, l'attuazione del secondo comma dell'articolo 72 della Costituzione, in materia di procedimenti abbreviati da seguire per i disegni di legge di cui sia dichiarata l'urgenza. Ciò nonostante il fatto che su questo tema i due maggiori Gruppi, di maggioranza e di opposizione, abbiano avanzato specifiche proposte di modifica, sia pure non convergenti nel merito, e che una riforma di questo tipo potrebbe offrire uno strumento alternativo alla decretazione d'urgenza e di recupero del ruolo del Parlamento. Ricorda in proposito lo sforzo riformatore posto in campo alla Camera nella XIII legislatura, quando la Presidenza pro tempore si adoperò, con un incessante lavoro istruttorio della Giunta, e pur di fronte a distanze significative fra le diverse forze politiche, per pervenire ad obiettivi di riforma regolamentare in certa misura condivisi tra le diverse forze politiche.
Esprime dunque il suo profondo rammarico per il fatto che nessun tentativo del genere sia stato messo in campo dalla Presidenza della Camera in questa legislatura. Presidenza che, invece - come emerge dalle vicende di questi ultimi giorni - ha sollecitato l'apertura di una crisi di governo extraparlamentare ed ha consentito che i membri del Governo riconducibili alla sua parte politica le rimettessero la decisione circa la loro permanenza nell'Esecutivo. Ritiene che ciò costituisca una devastazione delle Istituzioni e, lungi dal portarle verso nuovi approdi, segni in realtà una regressione verso le peggiori prassi partitocratiche della prima Repubblica durante la quale pure - ricorda - era stata approvata la mozione Scalfaro-Biondi per la parlamentarizzazione delle crisi di governo.

Gianfranco FINI, Presidente, prende atto del rammarico espresso dall'onorevole Calderisi.

Gianclaudio BRESSA rileva come l'immobilismo denunciato dal collega Calderisi non possa che essere ascritto alla situazione politica che determina una sostanziale paralisi delle attività parlamentari, ivi comprese quelle attinenti a modifiche regolamentari, e non possa essere invece ricondotto in alcun modo a responsabilità di natura personale.

Gianfranco FINI, Presidente, concludendo, prende atto che i membri della Giunta non ritengono necessaria una modifica della disciplina vigente, valutando l'attuale normativa, anche alla luce della

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prassi applicativa che la integra (come descritta anche nella lettera inviata ai Vicepresidenti della Camera), pienamente idonea a regolare in modo compiuto la materia.
Quanto alla questione posta dal Questore Colucci - ed illustrata nella precedente riunione - relativa all'inopportunità di deferire al Collegio dei Questori l'istruttoria quando si tratti dell'uso di espressioni sconvenienti, integralmente riportate nel resoconto stenografico, in ordine alle quali non sono chiamate in causa le specifiche responsabilità dei Questori in Assemblea, ritiene che la richiesta possa essere accolta, sicché il Collegio dei Questori non sarà più investito di compiti istruttori in ordine alle espressioni sconvenienti sottoposte all'attenzione dell'Ufficio di Presidenza ai sensi del comma 3 dell'articolo 60 ove le affermazioni rilevanti ai fini del giudizio di competenza di tale organo emergano con tutta evidenza e in modo univoco dagli atti parlamentari. In tal caso spetterà al Presidente formulare, alla luce del dibattito, ed ove ritenuto necessario, una proposta di sanzioni da sottoporre alla deliberazione dell'Ufficio di Presidenza.

Comunicazioni del Presidente.

Gianfranco FINI, Presidente, desidera informare la Giunta di due ulteriori questioni postesi in questi giorni.
La prima riguarda la trasmissione da parte del Governo alle Camere, avvenuta lo scorso 5 novembre, della versione preliminare del Programma nazionale di riforma per il perseguimento degli obiettivi della Strategia 2020 per la crescita e l'occupazione, che dovrebbe essere presentato alla Commissione europea - in base alle decisioni assunte in sede comunitaria - entro il 12 novembre.
Si tratta di una procedura di carattere transitorio in vista dell'introduzione, a partire dal gennaio 2011, del cosiddetto «semestre europeo». La legge n. 11 del 2005, che disciplina la partecipazione dell'Italia al processo normativo dell'Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari, all'articolo 4-ter, prevede che il progetto di Programma sia «trasmesso, prima della sua presentazione alla Commissione europea, ai competenti organi parlamentari, che possono formulare osservazioni o adottare atti di indirizzo secondo le disposizioni contenute nei Regolamenti parlamentari».
Il parere della Giunta per il Regolamento del 14 luglio scorso ha stabilito che ogni documento programmatico o consuntivo trasmesso dal Governo ai sensi della legge n. 196/2009 (ivi compreso, ad esempio, lo schema di aggiornamento del programma di stabilità da presentare al Consiglio dell'UE e alla Commissione europea) è esaminato secondo la procedura di cui all'articolo 124 del Regolamento, cioè con assegnazione alla Commissione competente e con la possibilità, per questa, di concludere con il voto di una risoluzione.
Alla luce di ciò, come già comunicato alla Conferenza dei capigruppo il 5 novembre scorso (che ha concordato), il documento - in questa fase transitoria e dati i tempi ristretti legati alle scadenze comunitarie - è stato assegnato alla Commissione Bilancio la quale dovrà esprimersi in tempi definiti in coerenza con le scadenze comunitarie e sentito in proposito il Governo. Ritiene che, stante l'ampiezza delle materie trattate dal Programma, ancorché il Regolamento non lo preveda espressamente, si può stabilire che le Commissioni non assegnatarie - ma la cui competenza per materia sia investita almeno in parte, oltre ovviamente alla XIV Commissione - siano autorizzate ad esprimere rilievi alla Commissione Bilancio. In questo senso si riserva di inviare una lettera ai Presidenti di Commissione.
Ribadisce come la complessiva procedura sopra indicata riguardi esclusivamente la fase transitoria. La definizione della procedura a regime (cioè a partire dal prossimo anno) - eventualmente sulla falsariga di quella attualmente prevista per l'esame della decisione di finanza pubblica - sarà oggetto di successivo approfondimento. Ciò dovrà avvenire anche alla luce delle modifiche da apportare alla legge di

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riforma della contabilità (n. 196 del 2009) e previa concertazione con il Senato. In quella sede dovranno altresì valutarsi gli aspetti di un eventuale coinvolgimento dell'Assemblea ai fini della definizione della posizione della Camera sul documento in questione.

(La Giunta concorda)
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Gianfranco FINI, Presidente, evidenzia che la seconda questione riguarda l'iter del disegno di legge di stabilità in Commissione, in relazione all'intendimento del Governo, comunicato dal Ministro dell'economia nella seduta della Commissione bilancio del 4 novembre scorso, di presentare un emendamento o un insieme di emendamenti per introdurvi, ove ammissibili, i contenuti di un decreto-legge in fase di predisposizione da parte dell'Esecutivo, riguardante in particolare i temi degli ammortizzatori sociali, dell'università, del finanziamento dei contratti di produttività, del piano per il Sud e dei fabbisogni finanziari fondamentali per il 2011.
Come già unanimemente convenuto nella Conferenza dei capigruppo del 5 novembre scorso, con il consenso del Governo, la Commissione Bilancio è stata autorizzata a trasmettere tali emendamenti alle Commissioni di settore competenti sulle materie trattate dagli stessi perché queste possano esaminarli ed esprimere eventualmente un parere, in tempi compatibili con l'organizzazione dei lavori della Commissione bilancio.
Tale procedura, applicabile al solo caso di specie e limitatamente agli emendamenti del Governo, consentirà alle Commissioni di settore - che diversamente risulterebbero nell'impossibilità di esprimere il proprio parere su argomenti pure rientranti nella loro ordinaria competenza - di conoscere tempestivamente il contenuto dei nuovi interventi normativi che il Governo intende introdurre ed esprimere il proprio avviso al riguardo. Ciò peraltro coerentemente con i principi che presiedono alla ripartizione dei compiti fra la Commissione Bilancio e le Commissioni di settore nell'esame degli emendamenti alla manovra economica, come emerge in particolare dall'articolo 121, comma 3, del Regolamento, sia pure con riferimento agli emendamenti riferiti a ciascuna parte delle tabelle di ripartizione dei fondi speciali.

Gianclaudio BRESSA, svolgendo un'osservazione di carattere politico generale, stigmatizza l'operato del Governo in sede di prima applicazione della legge n. 196 di riforma della contabilità, approvata all'unanimità in Parlamento, la quale ne risulta di fatto stravolta, così privandosi i lavori parlamentari della necessaria dignità, autorevolezza e autonomia. Comprende come la procedura testé illustrata dal Presidente possa costituire un accorgimento valido ad attenuare gli effetti di questo comportamento, da limitare quindi a questa prima applicazione, senza che possa costituire precedente.

Gianfranco FINI, Presidente, fa presente che il Governo, in altre sedi, ha dato formali assicurazioni al riguardo.

La seduta termina alle 16.55.