CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 30 luglio 2009
213.
XVI LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Lavoro pubblico e privato (XI)
ALLEGATO
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ALLEGATO

Indagine conoscitiva su taluni fenomeni distorsivi del mercato del lavoro (lavoro nero, caporalato e sfruttamento della manodopera straniera).

PROGRAMMA

L'attuale crisi produttiva, economica e finanziaria, che ha assunto negli ultimi mesi dimensioni globali, ha sottoposto - unitamente all'evoluzione del fenomeno migratorio - anche il mercato del lavoro italiano al rischio che si acuiscano al suo interno taluni elementi distorsivi. Infatti, la liberalizzazione dei servizi, la circolazione delle merci e delle persone, insieme ai processi di globalizzazione e alla profonda interconnessione tra le economie nazionali - oltre ad aver amplificato le opportunità di lavoro e di scambio commerciale, recando indiscussi benefici in termini di competizione, sviluppo economico e occupazionale - hanno anche favorito la produzione di alcuni effetti collaterali, legati spesso alla necessità di ridurre i costi del lavoro, in vista di una «tenuta sul mercato» delle aziende meno competitive.
Tra taluni di questi effetti bisogna, in particolare, segnalare - nell'ambito del mondo del lavoro - quelli connessi al lavoro nero e sommerso, nonché al cosiddetto «caporalato» e allo sfruttamento della manodopera immigrata, ossia a fenomeni che rischiano di sottoporre taluni settori produttivi ad un regime di concorrenza sleale, con aggressive forme di dumping sociale. Si tratta di fenomeni - la cui dimensione quantitativa non appare ancora chiara - che possono interessare non tanto il sistema imprenditoriale nel suo complesso (che risulta sostanzialmente sano e in grado di assicurare una sufficiente protezione sociale ai lavoratori), quanto talune specifiche aziende che, chiamate a competere ormai in un contesto internazionale assai ampio e diversificato soprattutto in alcuni settori produttivi, finiscono per essere invogliate o addirittura «costrette» a selezionare la manodopera tra una cerchia ristretta di soggetti in cerca di occupazione, per lo più di origine straniera, in taluni casi applicando a questi lavoratori bassi regimi di tutela sociale e sindacale. Al riguardo, peraltro, occorre considerare che l'incrementata presenza di stranieri nel Paese, favorita anche dalla circostanza che l'Italia è divenuta da Paese di transito a luogo di «destinazione finale» del processo migratorio, è destinata, in larga parte, a soddisfare la richiesta di manodopera realmente esistente nel sistema imprenditoriale, specie in alcuni comparti (prevalentemente quello agricolo e dell'edilizia). Il lavoro degli immigrati, infatti, in molti di questi ambiti non sembra essere in concorrenza con quello degli italiani (che appaiono piuttosto restii ad impiegarsi in determinati settori lavorativi) e tende ad assumere la configurazione di risorsa indispensabile per la nostra economia.
Il problema, pertanto, si pone con forza soprattutto in riferimento all'utilizzo «in nero» di tali lavoratori, quando (come è testimoniato anche da recenti studi in materia) si verificano casi per cui essi sono costretti ad accettare forme di impiego marginali, soprattutto perché esposti al ricatto della disoccupazione e al rischio del rimpatrio. Al contempo, un fenomeno altrettanto allarmante può essere rappresentato dal cosiddetto «caporalato», ossia da quella forma di sfruttamento della manodopera (soprattutto straniera) condotta

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da talune organizzazioni malavitose, guidate dai cosiddetti «caporali», che svolgono una funzione di intermediazione illegale tra la domanda e l'offerta di lavoro, costituendo una sorta di figura di raccordo tra l'attività di organizzazione dell'ingresso clandestino di lavoratori immigrati e la collocazione degli stessi sul territorio e sullo stesso mercato produttivo. Da un'indagine condotta dall'associazione «Medici senza frontiere» tra giugno e novembre del 2008 (dal titolo «Una stagione all'inferno»), risulta che i cosiddetti «lavoratori stagionali» lavorano spesso in condizioni di vero e proprio sfruttamento: alcuni di loro, infatti, sarebbero scarsamente pagati, pressati da intermediari e datori di lavoro, e non godrebbero di forme di tutela sindacale, operando spesso al di fuori delle norme di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Rispetto ai problemi sopra esposti, dunque, occorre concentrare l'attenzione del Parlamento, svolgendo approfondite considerazioni e riflessioni che consentano di analizzare la dimensione di questi fenomeni distorsivi, che sembrano avere assunto una connotazione sempre più complessa e preoccupante nell'ambito dei mercati del lavoro dell'Europa intera, presentando rilevanti punti di contatto - prima che con aspetti di ordine pubblico e di diritto penale, legati anche alle procedure di ingresso degli immigrati nel nostro territorio - con profili economici, sociali, professionali, assicurativi e fiscali, che richiedono un'azione politica integrata da parte di tutte le istituzioni chiamate ad individuare una soluzione adeguata. Prima ancora di adottare qualsiasi tipo di misura repressiva, quindi, appare importante poter avviare una riflessione circa la possibilità di misurare l'entità del problema e definire un quadro comune di norme e politiche che disciplinino l'accesso regolare al mercato del lavoro, favorendo anche un rilancio degli investimenti produttivi.
In questo quadro, la XI Commissione intende avviare una indagine conoscitiva, ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, che abbia lo scopo di indagare sui richiamati fenomeni distorsivi del mercato del lavoro, in primo luogo sul fenomeno del lavoro nero e del cosiddetto «caporalato», prestando particolare attenzione ai possibili casi di impiego irregolare di manodopera immigrata. Si prospetta, quindi, l'opportunità di fornire una fotografia precisa di tali processi e di comprendere la loro reale dimensione, nella consapevolezza che - pur non dovendosi in alcun modo sottovalutare la riflessione in corso sugli aspetti di ordine pubblico che conseguono dalle tendenze delle politiche migratorie in atto - vi è, comunque, la necessità di individuare e perseguire, senza indugi, le forme più aberranti di sfruttamento della manodopera.
Risulta, pertanto, utile concentrare una parte decisiva dell'analisi parlamentare sugli aspetti più intimamente connessi al mercato del lavoro, valutando sostanzialmente i seguenti profili:
le dimensioni effettive del fenomeno del lavoro nero o sommerso e la sua articolazione territoriale;
le eventuali forme e dimensioni del collocamento illegale e del trasporto non autorizzato di manodopera a fini di lucro (cosiddetto «caporalato»);
la verifica delle specifiche condizioni di sfruttamento della manodopera femminile, anche al fine della possibile definizione di azioni di tutela del lavoro delle donne e di sostegno delle pari opportunità;
l'opportunità di intraprendere politiche di riduzione e di semplificazione degli oneri fiscali e amministrativi che gravano sulle imprese (soprattutto quelle piccole e medie), che possano realmente rendere meno vantaggioso, anche dal punto di vista economico, il ricorso alla manodopera irregolare;
l'eventualità di introdurre più efficaci e flessibili sistemi di protezione sociale a tutela dei lavoratori immigrati, in particolare nei settori a rischio più elevato;
l'individuazione di eventuali risposte alternative alla pressione migratoria e al fabbisogno delle imprese, che favoriscano

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un ordinato incontro tra domanda ed offerta di lavoro in relazione agli stranieri, anche provenienti da Paesi terzi;
la verifica dell'effettiva funzione preventiva del sistema dei controlli e dell'apparato sanzionatorio, anche al fine di valutare la possibile introduzione di misure in grado di ridurre i fenomeni di dumping sociale o di forme più aggressive di sfruttamento della manodopera immigrata.

L'indagine si articolerà nelle audizioni dei seguenti soggetti:
Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali;
Ministro per le pari opportunità;
Ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali;
nonché nelle audizioni di rappresentanti di:
organizzazioni sindacali;
organizzazioni imprenditoriali (in particolare, Confindustria e ANCE);
associazioni di rappresentanza dell'impresa agricola (in particolare, CIA, Coldiretti, Confagricoltura);
CNEL;
ISTAT, CENSIS e EURISPES;
Comando Carabinieri per la tutela del lavoro;
associazioni di volontariato (in particolare, Acli, Medici senza frontiere, Caritas);
centri di ricerca, associazioni ed istituti, anche universitari, nonché organismi nazionali ed internazionali, specializzati nelle tematiche dell'indagine.

L'indagine conoscitiva potrà, altresì, prevedere lo svolgimento di incontri e sopralluoghi, con particolare riferimento alle questioni che la Commissione riterrà di maggiore interesse, anche alla luce degli elementi informativi acquisiti nel corso dell'indagine stessa. In tal caso, saranno avviate le necessarie procedure per l'autorizzazione di eventuali missioni.
Il termine per la conclusione dell'indagine conoscitiva è fissato per il 31 marzo 2010.