CAMERA DEI DEPUTATI
Mercoledì 18 giugno 2008
18.
XVI LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Lavoro pubblico e privato (XI)
ALLEGATO
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ALLEGATO 1

Indagine conoscitiva sull'assetto delle relazioni industriali e sulle prospettive di riforma della contrattazione collettiva.

PROGRAMMA

Quadro di riferimento

Il punto di riferimento del sistema delle relazioni industriali e della contrattazione in Italia è ancora oggi di fatto rappresentato dal Protocollo siglato nel luglio 1993.
Si tratta di un accordo che ha avuto una grande rilevanza in una particolare fase economica e sociale, contribuendo a riportare sotto controllo le grandezze economico-finanziarie fondamentali (prime fra tutti il deficit pubblico e l'inflazione) nel quadro di una politica dei redditi realizzata sulla base di un sostanziale consenso sociale. Grazie anche agli obiettivi raggiunti sulla base del Protocollo del 1993, l'Italia è riuscita ad entrare nell'euro sin dalla sua prima fase, evitando i rischi economico-finanziari che sarebbero derivati dal mancato aggancio ad una solida prospettiva europea.
D'altra parte, alcuni elementi di quell'accordo non hanno mai trovato concreta attuazione - si pensi alla disciplina della rappresentatività sindacale e all'efficacia erga omnes del contratto collettivo - e, in via più generale, il Protocollo del 1993 appare in alcune parti obsoleto e privo della capacità di dare efficace risposta ai nuovi problemi del sistema produttivo e del mondo del lavoro, in gran parte connessi alla nuova integrazione tra Paesi intervenuta a livello economico.
Ciò si deve non tanto a limiti intrinseci di quel testo - che pure forse vi erano, dal momento che esso non è comunque riuscito a trovare integrale attuazione - quanto piuttosto al fatto che nel corso degli ultimi quindici anni si sono registrate profonde trasformazioni del tessuto giuridico, economico e sociale del Paese.
Sull'assetto delle relazioni industriali sono infatti intervenuti in questi anni fattori che hanno determinato un profondo mutamento nel contesto sociale, quali, tra l'altro, la frammentazione e la terziarizzazione delle strutture produttive, la privatizzazione di molti settori, e, più ancora, la pressione della competizione globale e la diversificazione della forza lavoro, nonché il cambiamento indotto dai processi di globalizzazione e di interdipendenza economica che ha mutato la divisione internazionale del lavoro a seguito dell'emergere di nuovi Paesi industriali.
In questo contesto, sulla revisione del modello delle relazioni industriali delineato dal Protocollo del 1993 si è da tempo sviluppato un dibattito anche su un piano puramente teorico e dottrinale.
Più recentemente, peraltro, tale dibattito sembra aver lasciato il terreno del mero confronto di idee per muoversi nella direzione di una concreta costruzione di un nuovo modello di relazioni industriali e di contrattazione. In questa direzione appaiono andare sia gli orientamenti emersi in seno alle principali organizzazioni imprenditoriali, sia gli indirizzi unitari affermatisi a livello sindacale.

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Obiettivi dell'indagine

In questo quadro, che finalmente vede una concreta prospettiva di modernizzazione e adeguamento del sistema delle relazioni industriali e della contrattazione, la XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) intende avviare una indagine conoscitiva che, partendo dall'analisi del Protocollo del 1993 e dei successivi protocolli, di ciò che il Protocollo del 1993 ha positivamente determinato e nel contempo dei limiti ad esso connaturati, abbia lo scopo di comprendere quale possa essere, alle soglie del secondo decennio del secolo, il nuovo assetto delle relazioni industriali e del sistema della contrattazione, affinché essi possano rispondere con efficacia alle esigenze delle aziende e dei lavoratori, e più in generale di un sistema produttivo nazionale che ogni giorno di più deve confrontarsi con le sfide derivanti dall'apertura dei mercati e dalla globalizzazione.
Nel pieno rispetto dell'autonomia delle parti sociali, si tratta quindi di compiere un approfondimento su una pluralità di aspetti:
quale possa essere l'evoluzione del sistema delle relazioni industriali e della contrattazione in Italia;
quali debbano essere - considerati sia singolarmente, sia in interazione reciproca - gli obiettivi di un possibile nuovo sistema, in termini di tutela dei diritti dei lavoratori, compresa la parità di trattamento tra uomo e donna, di competitività del sistema produttivo nazionale, di politiche dei redditi e di sviluppo;
quali possano essere gli strumenti attraverso i quali perseguire tali obiettivi, approfondendo alcune questioni di particolare rilevanza quali, fra le altre, il numero e la durata dei contratti collettivi, la tematica della contrattazione di secondo livello e della sua estensione e qualità, quella della partecipazione dei lavoratori alla definizione degli indirizzi strategici delle imprese, nonché il tema della bilateralità e del welfare contrattuale;
quale sia il modello europeo delle relazioni industriali e quale sia lo stato delle medesime e della contrattazione nei principali Paesi europei, e se da tali esperienze possano ricavarsi utili elementi per una possibile evoluzione della realtà italiana.

Questo lavoro di analisi dovrebbe altresì permettere alla Commissione di comprendere quale positivo contributo le istituzioni rappresentative e di Governo, in primo luogo il Parlamento, possano dare ad una riforma del sistema delle relazioni industriali e della contrattazione, in particolare attraverso forme di legislazione di sostegno.

Durata dell'indagine

L'indagine conoscitiva dovrebbe concludersi entro la fine del mese di gennaio 2009.

Soggetti da audire
Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali;
Commissario europeo per l'occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità;
Membri della Commissione per l'occupazione e gli affari sociali del Parlamento europeo;
Governatore della Banca d'Italia;
Rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali, in particolare Confindustria, Confapi, Confartigianato, Casartigiani, CNA, Compagnia delle Opere, Confcooperative,

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Lega delle cooperative, Forum Terzo settore;
Rappresentanti delle organizzazioni sindacali nazionali, in particolare CGIL, CISL, UIL, UGL, e rappresentanti delle organizzazioni sindacali a livello europeo;
Rappresentanti del CNEL;
Docenti universitari ed esperti della materia;
Rappresentanti di enti e organismi istituzionali aventi competenza nella materia oggetto dell'indagine;
Rappresentanti di forze politiche rilevanti nel Paese, ma non presenti in Parlamento.

Missioni

Al fine di acquisire elementi di informazione sullo stato delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva nei Paesi europei potrebbero essere eventualmente previste missioni in Germania e in Danimarca, per le quali sarà comunque richiesta apposita autorizzazione al Presidente della Camera.

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ALLEGATO 2

5-00044 Damiano: Funzionalità del Fondo di sostegno per le vittime di infortuni sul lavoro.

TESTO DELLA RISPOSTA

L'articolo 1, comma 1187, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, ha previsto, al fine di fornire un adeguato e tempestivo sostegno ai familiari delle vittime di gravi infortuni sul lavoro, l'istituzione presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale di un Fondo di sostegno rimettendo la piena operatività dei benefici in parola alla adozione di un decreto ministeriale diretto a definire le tipologie di benefici concessi nonché i requisiti e le modalità di accesso agli stessi.
Il relativo decreto ministeriale, 2 luglio 2007, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 9 ottobre 2007, prevede l'erogazione a favore dei familiari di vittime di infortuni sul lavoro di una somma una tantum, la quale assicuri al nucleo familiare un primo sostegno nei giorni immediatamente successivi al decesso del lavoratore. Viene, altresì, prevista, nei casi di erogazione del predetto beneficio, la liquidazione, da parte dell'Inail, di un'anticipazione della rendita di cui all'articolo 85 del testo unico sugli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Sin dalla pubblicazione del provvedimento è emersa la necessità, dettata da esigenze di giustizia sostanziale, di ammettere al beneficio i familiari delle vittime degli infortuni sul lavoro deceduti nell'intero anno 2007 e non solo i familiari di vittime decedute per infortuni sul lavoro successivamente alla entrata in vigore del citato decreto.
Il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, attuativo della legge n. 123/2007, ha quindi disposto all'articolo 9 che le prestazioni in oggetto vengano erogate, «previo trasferimento delle necessarie risorse da parte del Ministero del lavoro e della previdenza sociale» dall'INAIL e, per gli infortuni del settore marittimo, dall'IPSEMA, e che «in sede di prima applicazione, le relative prestazioni sono fornite con riferimento agli infortuni verificatisi a far data dal 1o gennaio 2007».
Ne deriva che i familiari dei lavoratori deceduti in occasione di lavoro dal 1o gennaio 2007 ad oggi hanno diritto all'erogazione al beneficio in parola che verrà corrisposto non appena completato il relativo iter.
A tal proposito nei prossimi giorni si terranno delle riunioni tecniche volte a definire le concrete modalità di trasferimento delle risorse all'INAIL ed all'IPSEMA e le disposizioni operative per gli uffici.
Pertanto, ritengo, di poter ragionevolmente rassicurare l'onorevole Damiano in ordine all'attenzione che il Governo presta a queste importanti tematiche nonché in ordine alla tempestività con la quale le procedure poste in evidenza verranno concluse.

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ALLEGATO 3

5-00084 Bianconi: Livelli occupazionali nello stabilimento Buitoni di San Sepolcro.

TESTO DELLA RISPOSTA

Con riferimento all'atto ispettivo presentato dall'onorevole Bianconi, sulle base delle informazioni fornite dai competenti Uffici del Ministero che rappresento, faccio presente quanto segue.
La multinazionale Nestlé, proprietaria del marchio Buitoni, ha deciso di dismettere dalla propria missione industriale la produzione di pasta e derivati da forno, produzione che impiega 450 lavoratori nello stabilimento di Sansepolcro, Arezzo.
In ordine all'acquisto di tale sito produttivo a suo tempo furono avanzate «dichiarazioni d'interesse» da parte di 20 imprese, numero poi ridottosi nelle fasi successive della presentazione delle offerte vincolanti e della presentazione dei piani industriali.
In fase di definizione della trattativa sono rimaste in corsa solo due proposte d'acquisto ovvero quella avanzata da una società con sede a Lugano, la TMT Group SA, e quella di una società con sede a Perugia, la Colussi s.p.a.
Comprensibilmente la decisione assunta dalla multinazionale Nestlé ha ingenerato nei lavoratori uno stato di inquietudine e preoccupazione in ordine al mantenimento dei livelli occupazionali.
Sono in grado di informare che, a livello territoriale, si stanno tenendo diversi incontri tra le parti sociali e le istituzioni locali volti a ricercare le soluzioni più idonee a risolvere la descritta situazione di difficoltà: è stato convocato dall'amministrazione comunale di Sansepolcro un «tavolo di crisi» e negli ultimi giorni si stanno tenendo diverse riunioni presso la regione Toscana, con la partecipazione dell'azienda, delle istituzioni e dei rappresentanti dei lavoratori.
Peraltro, in un incontro tenutosi il 12 giugno scorso, il management della Nestlé Italia ha comunicato alle parti intervenute di aver individuato la TMT Group SA di Lugano quale acquirente della Buitoni, dando luogo all'espressione di alcune perplessità da parte delle organizzazioni sindacali.
Tutti i soggetti coinvolti convengono comunque sulla necessità di prendere una decisone in tempi brevi, anche al fine di evitare che le quote di mercato attualmente detenute dalla Buitoni possano risentire dello stato di crisi in atto.
Per quanto concerne un coinvolgimento diretto dell'Esecutivo nella vicenda, non risulta che le Parti sociali abbiano, a tutt'oggi, richiesto alcun incontro presso il Ministero che rappresento ed il Ministero dello sviluppo economico per l'esame della situazione dell'azienda in argomento, né è pervenuta altra segnalazione al riguardo.
Sono comunque in grado di rassicurare l'onorevole interrogante circa la piena disponibilità del Governo, a costituire, su impulso delle parti interessate, un tavolo d'analisi e confronto finalizzato a individuare ogni possibile soluzione idonea a salvaguardare l'attività industriale e i livelli occupazionali dello stabilimento di Sansepolcro.
Con l'occasione rendo noto che, l'ultimo incontro in ordine di tempo, in sede regionale - presidiato da un vasto numero di lavoratori in sciopero provenienti da Sansepolcro - si è tenuto ieri, 17 giugno,

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a Firenze con la partecipazione dei presidenti della regione Toscana e Umbria.
Tale incontro - costituitosi nell'ottica di voler ricercare una soluzione quanto più condivisa possibile e di evidenziare che, nel rispetto dell'autonomia privata imprenditoriale, le operazioni di cessione aziendale dovrebbero tener conto non solo dei fattori finanziari ma anche di quelli relativi alle prospettive industriali e occupazionali - si è concluso ieri sera e ha fatto registrare l'interruzione delle trattative tra la Nestlé e la Colussi Spa circa la possibilità di cedere a quest'ultima lo stabilimento Buitoni di Sansepolcro.
Confermo la disponibilità del Governo ad accogliere e sostenere il confronto sociale ed istituzionale in essere.

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ALLEGATO 4

5-00054 Caparini: Modifica della classificazione della sede INAIL di Breno.

TESTO DELLA RISPOSTA

La legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria 2007) ha stabilito all'articolo 1, comma 404, le coordinate generali per la razionalizzazione ed il contenimento della spesa della pubblica amministrazione, da realizzarsi anche attraverso una rideterminazione delle sue strutture periferiche.
In attuazione di dette disposizioni, l'Inail ha rivisto il proprio modello organizzativo sulla base di valutazioni relative al bacino di utenza da soddisfare, alle risorse professionali disponibili ed alla compatibilità finanziaria di tale nuova veste organizzativa.
Con deliberazione del Consiglio di Amministrazione dell'Inail n. 500 del 24 dicembre 2007, sono state approvate le linee guida del nuovo Ordinamento delle Strutture centrali e Territoriali dell'Istituto.
In tale ambito, nell'effettuare una rivisitazione complessiva dell'assetto organizzativo, sono stati fissati i nuovi parametri per la classificazione della tipologia delle Sedi locali sulla base delle eventuali variazioni del carico di lavoro dalle stesse gestito.
Detti parametri - in linea con quanto disposto dalla precitata legge finanziaria 2007 - sono finalizzati a contemperare l'esigenza di razionalizzare le spese di funzionamento per ottenere risultati in termini di economicità e di efficienza con l'esigenza di ottimizzare i servizi resi all'utenza.
Per quanto di specifico interesse dell'onorevole Caparini, devo comunicare che la sede di Breno, che dipende dal punto di vista amministrativo dalla sede dirigenziale di Brescia, nel nuovo modello organizzativo è stata riclassificata come sede di tipologia «B», con conseguente implementazione delle attività relative al processo «Aziende».
Il nuovo assetto dovrà trovare concreta attuazione entro il termine del 31 ottobre 2008. Sono, state, quindi, impartite apposite istruzioni alle strutture competenti per lo svolgimento delle attività propedeutiche alla formale riclassificazione della sede in parola.

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ALLEGATO 5

Conversione in legge del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, recante disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie (C. 1185 Governo).

PROPOSTA DI PARERE DEL RELATORE APPROVATA DALLA COMMISSIONE

La XI Commissione,
esaminato - ai sensi dell'articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, per la parte previdenziale - il decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, recante disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie;
rilevato come il provvedimento introduca misure dirette a fornire una prima e parziale risposta agli effetti negativi sulla capacità di spesa delle famiglie causati dagli squilibri economici a livello globale avvenuti negli ultimi anni;
rilevato altresì che tali misure sono rivolte a migliorare l'efficienza delle imprese e la produttività del lavoro;
valutata favorevolmente la disposizione di cui all'articolo 2 nella parte in cui dispone l'introduzione, in via transitoria, di un regime fiscale agevolato in favore di specifiche remunerazioni dei lavoratori dipendenti del settore privato che, nel 2007, abbiano realizzato un reddito annuo non superiore a 30.000 euro, introdotta in un'ottica di contemperamento dell'esigenza di migliorare la retribuzione dei lavoratori con quella di incrementare la produttività delle aziende;
rilevato che appaiono comprensibili le motivazioni dell'esclusione dell'agevolazione fiscale ai lavoratori del settore pubblico, tra le quali figurano la natura sperimentale dell'agevolazione che richiede un'attenta valutazione per una sua più completa applicazione, la limitatezza delle risorse finanziarie e l'esigenza di attendere la preannunciata riforma complessiva della pubblica amministrazione, nonché la circostanza per cui, anche in altre occasioni, sono stati riconosciuti trattamenti particolari al solo lavoro privato;
ritenuto importante il raggiungimento dell'obiettivo - tramite le verifiche di cui al comma 5 dell'articolo 2 - di estensione dell'agevolazione fiscale anche ai lavoratori dipendenti del settore pubblico;
ritenuto comunque che andrebbe attentamente considerata, ai fini del regime fiscale agevolato per le remunerazioni da lavoro straordinario e altri istituti equipollenti, la particolare condizione delle Forze dell'ordine e dei Vigili del fuoco impegnati in compiti di servizio;
constatato che l'agevolazione fiscale di cui al comma 2 dell'articolo 2 si aggiunge alla misura di cui all'articolo 1, comma 67, della legge n. 247 del 2007, che, dando attuazione al Protocollo del 23 luglio 2007, prevede sgravi contributivi relativi alla quota di retribuzione imponibile costituita dalle erogazioni previste dai contratti collettivi aziendali e territoriali, ovvero di secondo livello, delle quali sono incerti la corresponsione o l'ammontare e la cui struttura sia correlata dal contratto collettivo medesimo alla misurazione di incrementi di produttività, qualità e altri elementi di competitività assunti come indicatori dell'andamento economico dell'impresa e dei suoi risultati;
segnalata l'esigenza di una tempestiva operatività dei decreti interministeriali relativi agli sgravi contributivi di cui sopra predisposti dal precedente Governo;

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ritenuto che, ai fini di una corretta applicazione della agevolazione fiscale per le remunerazioni da lavoro supplementare di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b), andrebbe effettuato un attento monitoraggio per evitare la trasformazione «di fatto» delle tipologie di lavoro ivi indicate in lavoro full time;
esprime

PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti osservazioni:
a) all'articolo 2, valutino le Commissioni di merito l'opportunità di prevedere, per le Forze dell'ordine e per i Vigili del fuoco impegnati in compiti di servizio, specifiche misure di agevolazione fiscale per il lavoro straordinario, nonché per voci retributive specifiche di natura equipollente a quelle indicate nel predetto articolo;
b) all'articolo 2, comma 1, lettera a), valutino le Commissioni di merito l'opportunità di specificare che il lavoro straordinario, la cui remunerazione è oggetto dell'agevolazione fiscale introdotta dall'articolo, è quello previsto e disciplinato dalla legge e dai contratti.

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ALLEGATO 6

Conversione in legge del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, recante disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie (C. 1185 Governo).

PROPOSTA DI PARERE ALTERNATIVO PRESENTATA DAGLI ONOREVOLI DAMIANO, PORCINO E PALADINI

La XI Commissione,
premesso che:
le misure contenute nel decreto-legge in esame determinano effetti marginali e penalizzano, attraverso tagli sostanziali, settori importati per la crescita del nostro Paese;
la disposizione dell'articolo 1 del suddetto disegno di legge prevede la totale esenzione dal pagamento dell'Ici sulla prima casa; tale intervento in realtà non reca nessun beneficio per gli inquilini; infatti, la totale esenzione dal pagamento dell'Ici sulla prima casa, sulle relative pertinenze e sulle abitazioni assimilate (ad esempio, una seconda o terza casa assegnata in uso gratuito a parenti in linea retta o collaterali) esclude le famiglie non proprietarie (a partire da quelle che vivono in affitto); inoltre, secondo i dati de Il Sole 24 Ore i beneficiari dell'esenzione ICI sono 16,9 milioni e mancano all'appello altre 7 milioni di famiglie, tra le quali la percentuale di nuclei in condizioni di povertà è maggiore che tra i nuclei proprietari dell'abitazione principale; al contrario, la legge 244 del 2007 (legge finanziaria 2008), contestualmente alla detrazione aggiuntiva ICI dell'1,33 per mille del valore catastale dell'immobile e fino a un massimo di 200 euro esonera, dal pagamento dell'imposta, il 40 per cento circa dei contribuenti e consente agli inquilini di detrarre fino a 300 euro l'anno, che aumentano fino 991,6 euro all'anno per i giovani affittuari tra i 20 e i 30 anni di età, con restituzione dello sgravio non goduto in caso di incapienza;
l'ICI poteva garantire un certo andamento crescente nel tempo, in relazione sia alle nuove edificazioni, sia e soprattutto alla modernizzazione della fotografia catastale del territorio e alla lotta all'evasione e all'elusione, su cui i Comuni hanno tanto investito con loro risorse tecnologiche, finanziarie e regolamentari; invece, il rimborso dell'ICI prima casa è previsto ancorato ai livelli del 2007 (peraltro sottostimati), senza alcun meccanismo di crescita nel tempo;
inoltre, la detassazione degli straordinari, articolo 2 del suddetto disegno di legge in esame, è iniqua e contiene molte criticità: ad esempio, in un Paese che conserva uno dei tassi più bassi d'Europa di occupazione femminile, un tasso di disoccupazione elevato in molte aree territoriali non sviluppate e salari e stipendi molto bassi anche nelle aree territoriali più sviluppate e competitive, sarebbe più conveniente e convincente partire da incentivi all'occupazione stabile e all'aumento degli stipendi e dei salari aziendali collegati alla crescita della produttività; ancora, il beneficio riguarda una minoranza di lavoratori, sono, infatti, esclusi i pubblici dipendenti, anche quelli che hanno un ruolo particolarmente importante per la collettività, come infermieri, poliziotti, guardie carcerarie, ecc.e inoltre, la misura esclude sostanzialmente

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anche i lavoratori più deboli, ossia le donne, molti lavoratori atipici, i lavoratori del Mezzogiorno;
per quanto riguarda la questione Alitalia, la trasformazione del prestito-ponte in patrimonio ha lo scopo evidente di prendere tempo ed evitare l'immediata liquidazione di Alitalia ai sensi del codice civile e si tratta di un finanziamento senza alcuna prospettiva;
la rinegoziazione del mutuo, articolo 3 del suddetto disegno di legge, è un intervento conveniente per le famiglie solo in apparenza; in realtà, alla fine del periodo di ammortamento, potrebbe rivelarsi vantaggioso per le banche proprio perché la convenzione è aperta e saranno le banche a decidere la convenienza o meno ad aderire all'operazione;
la copertura finanziaria del provvedimento in esame infligge tagli sostanziali al mondo della cultura, un mondo che aveva iniziato a respirare grazie ai finanziamenti avviati dalle ultime due leggi finanziarie del precedente Governo Prodi;
a fronte dei numerosi tagli di spesa utilizzati a copertura del provvedimento si segnala: la soppressione degli stanziamenti a favore delle attività socialmente utili; delle risorse destinate per il finanziamento delle attività dell'ISFOL, previste all'articolo 5, comma 9, lettera b), punto 12; l'abolizione degli stanziamenti relativi al fondo per l'immigrazione, disposto dal comma 11 del medesimo articolo: si tratta di risorse previste dalle finanziarie varate dal precedente Governo, che vengono in tal modo quasi interamente svuotate delle relative disponibilità finanziarie;
per quanto concerne le disposizioni di maggior rilievo ai fini delle competenze della Commissione XI, il contenuto dell'articolo 2 appare inadeguato, parziale nell'individuazione della platea dei beneficiari, in quanto esclude la totalità del comparto del pubblico impiego, e solo marginalmente efficace ai fini dell'aumento della disponibilità di salario per i lavoratori interessati; ben più risolutivo ed opportuno sarebbe stato l'utilizzo di dette risorse per disporre misure volte alla detassazione e decontribuzione dei salari, aumentando lo stanziamento previsto dall'articolo 1, commi 67 e 70 della legge 24 dicembre 2007, n. 247 o, in alternativa, la finalizzazione delle medesime risorse per la riduzione del prelievo fiscale sul salario di produttività;
esprime

PARERE CONTRARIO.