Allegato A
Seduta n. 28 di giovedì 3 luglio 2008

TESTO AGGIORNATO AL 7 LUGLIO 2008

INTERPELLANZE URGENTI

Iniziative per garantire un adeguato ed efficiente sistema di smaltimento dei rifiuti nella regione Puglia, con particolare riferimento alla realizzazione di impianti di termovalorizzazione - 2-00067

A)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere - premesso che:
il piano rifiuti adottato dall'allora Commissario delegato per l'emergenza rifiuti in Puglia, Raffaele Fitto, prevedeva la realizzazione nel territorio della regione di tre termovalorizzatori, uno dei quali a Trani;
nel 2004, la gara per l'aggiudicazione della costruzione del termovalorizzatore di Trani fu vinta dalla società Rea di Trani, associazione temporanea di imprese a maggioranza pubblica (con una partecipazione al 51 per cento di Amet Trani), con la previsione di un investimento complessivo di circa 97 milioni di euro, di cui solo 5 sotto forma di cofinanziamento regionale, tramite il programma operativo regionale della Puglia, e il resto a carico dell'azienda aggiudicataria;
tuttavia, nel dicembre 2005, il nuovo Commissario delegato per l'emergenza rifiuti, Nichi Vendola, con l'adozione dell'atto di aggiornamento, completamento e modifica del piano regionale di gestione dei rifiuti, ha espresso la contrarietà della nuova gestione commissariale alla realizzazione di termovalorizzatori sul territorio pugliese e, nel giugno 2006, ha revocato l'aggiudicazione della gara per la costruzione del termovalorizzatore di Trani;
di conseguenza, la società aggiudicataria dell'appalto ha chiesto un risarcimento danni quantificato tra 180 e 190 milioni di euro, che, se riconosciuto, comporterebbe per la regione Puglia un aggravio di spesa maggiore di ben 38 volte rispetto alla spesa di cinque milioni di euro prevista per la realizzazione dell'impianto;
la contrarietà del nuovo Commissario alla realizzazione dei termovalorizzatori, inoltre, troverebbe la propria giustificazione nell'ipotesi che la Puglia possa raggiungere entro il 2010 la quota del 55 per cento di raccolta differenziata, un dato del tutto irrealistico se si considera che attualmente questa percentuale è ferma all'11 per cento e che negli ultimi tre anni è aumentata di appena l'1 per cento;
appare, quindi, del tutto evidente ed improrogabile la necessità di avviare la costruzione del termovalorizzatore di Trani e degli altri due previsti a Bari e Brindisi, al fine di garantire alla regione un adeguato sistema di smaltimento di rifiuti che la metta al riparo da un eventuale «rischio Campania» -:
quali iniziative intenda assumere, nell'ambito dei propri poteri, affinché sul territorio della regione Puglia possano essere
portate a completamento quanto prima le opere necessarie a garantire un adeguato ed efficiente sistema di smaltimento dei rifiuti.
(2-00067)
Carlucci, Di Cagno Abbrescia, Distaso, Osvaldo Napoli, Scalera, Murgia, Tortoli, Garagnani, Stradella, Biasotti, Bergamini, Armosino, Mannucci, Minardo, Centemero, Aracri, Mondello, Speciale, Mazzoni, Moles, Luciano Rossi, Lainati, Giulio Marini, Holzmann, Cicu, Soglia, Petrenga, Barba, Ascierto, Bertolini, De Nichilo Rizzoli, De Luca».

Intendimenti del Governo circa l'ipotesi di realizzazione di un sito di stoccaggio di gas naturale presso il comune di San Felice sul Panaro (Modena) - 2-00075

B)

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere - premesso che:
il gas rappresenta una fonte energetica d'importanza fondamentale per il nostro Paese e la tecnologia acquisita consente di poterlo immagazzinare in tutta sicurezza, ove vengano correttamente utilizzati giacimenti già precedentemente sfruttati, in modo da creare uno stock utile per sopperire alle eventuali carenze o a calmierare i prezzi;
nel comune di San Felice sul Panaro (Modena), in località Rivara, tuttavia, è allo studio un sito di stoccaggio di gas nel sottosuolo di natura ben diversa, che avrebbe un volume pari a 3,2 miliardi di metri cubi ed un'estensione di 120 chilometri quadrati, coinvolgendo, per questo, anche il territorio di diversi comuni dell'area nord modenese;
gli abitanti dell'area interessata corrisponderebbero al numero di circa 70.000;
il progetto, da quanto si evince dal documento redatto dal Comitato ambiente e salute, sarebbe di natura sperimentale, date le sue dimensioni e la sua tipologia «in acquifero»;
tale carattere sperimentale del sito desterebbe nei cittadini e negli esperti serie preoccupazioni riguardo alla sicurezza dell'opera;
sul piano geologico, infatti, non potrebbe essere data alcuna rassicurazione circa la destabilizzazione del suolo, considerando la natura sismica della zona, la presenza di preesistenti fratture del terreno e la pressione ulteriore che si verrebbe a creare su questo per la presenza di una falda acquifera nella cavità in cui andrebbe immesso il gas;
sul piano dell'impatto ambientale in superficie lo stesso impianto risulterebbe causa di inquinamento acustico, oltre che atmosferico, per l'utilizzo di turbine e per l'emissione di gas inquinanti;
oltre al rischio geologico, dunque, si andrebbe a sommare l'immissione di agenti inquinanti in atmosfera in un'area dove, secondo l'annuario statistico dell'ordine dei medici, è già presente la più alta percentuale di tumori sul territorio italiano;
il riscaldamento prodotto dalle turbine per l'immissione di gas nel sottosuolo provocherebbe, inoltre, un innalzamento della temperatura superficiale tale da mutare il microclima della zona con evidenti danni all'ecosistema;
l'ossido di azoto sprigionato, infatti, nei processi di stoccaggio è considerato un inquinante primario e il maggiore responsabile dell'inquinamento antropico, visto che è lo stesso agente tossico prodotto dal traffico autoveicolare;

per di più gli ossidi di azoto, in alta concentrazione, oltre ad essere soggetti ad una notevole reattività fotochimica, assorbendo l'energia della radiazione solare, possono trasformarsi in presenza di umidità atmosferica in acido nitrico e, di conseguenza, in nitrati che ricadono poi al suolo con le piogge e portano alla produzione di una grande quantità di radicali liberi, con danni agli uomini e alle colture;
il fenomeno della subsidenza, ossia dell'abbassamento del suolo, ha già dimostrato tutta la sua pericolosità nella pianura padana nel passato, a seguito dell'estrazione di gas metano, e pone inquietanti interrogativi circa le conseguenze che la manipolazione dei depositi del sottosuolo potrebbe provocare non solo nella provincia di Modena, ma anche in quelle circostanti, come quelle di Ferrara e Rovigo, più vicine al mare;
più specificamente in quest'ultima provincia, ossia quella di Rovigo, vista la presenza di ampi territori soggetti a depressione, l'intervento sulle falde del sottosuolo potrebbe risultare estremamente dannoso, considerando anche il recente rapporto Onu sul riscaldamento climatico e l'innalzamento del livello dei mari;
già nel mese di dicembre 2006 fu fatta formale richiesta di un monitoraggio della situazione del sito di Rivara al dipartimento della protezione civile presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, sollevando con questa la questione del pericolo ambientale, su cui il Governo pubblicamente non si è ancora pronunciato;
posizioni contrastanti, anche all'interno della coalizione della maggioranza di Governo, consiglierebbero di assumere una posizione chiarificatrice su quale sia la posizione dell'Esecutivo circa questa questione, in modo da fornire una posizione univoca e dare risposte chiare ai cittadini preoccupati per l'eventuale realizzazione dell'impianto di stoccaggio -:
se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali siano le intenzioni del Governo in merito a questa presunta realizzazione del sito di stoccaggio di gas naturale presso il comune di San Felice sul Panaro.
(2-00075)
«Bellotti, Alessandri, Bertolini, Brigandì, Rainieri, Comaroli, Migliori, Lo Presti, Garagnani, Divella, Patarino, Angela Napoli, Antonio Pepe, Caparini, Malgieri, Lamorte, Biancofiore, Torazzi, Crosio, Moroni, Carlucci, Consiglio, Guido Dussin, Sbai, Cristaldi, Gidoni, Fava, Paniz, Consolo, Mariarosaria Rossi, Fugatti, Laboccetta, Tortoli, Santelli, Mondello, Munerato».

Orientamenti del Governo in merito all'ampliamento della base militare americana di Vicenza, anche alla luce della recente sentenza del tribunale amministrativo regionale del Veneto - 2-00060

C)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della difesa, per sapere - premesso che:
accogliendo una richiesta di sospensiva avanzata dal Codacons e dai comitati del «No Dal Molin», la prima sezione del tribunale amministrativo regionale del Veneto ha bloccato i lavori di ampliamento della nuova base militare americana denominata Ederle 2;
le argomentazioni che hanno motivato l'ordinanza firmata dal presidente Bruno Amoroso, alcuni giorni fa, attengono alla valutazione dell'impatto ambientale, alla mancanza di una consultazione della popolazione interessata e ad alcuni profili riguardanti la redazione del bando di gara per la realizzazione dei lavori;
nell'ordinanza del tribunale amministrativo regionale del Veneto, tuttavia, si legge anche che «non è dato riscontrare alcuna traccia documentale di supporto» all'autorizzazione «come si evince dai documenti prodotti dall'avvocatura di Stato», che «menziona un atto di consenso prestato dal Governo italiano a
quello degli Stati Uniti d'America espresso verbalmente nelle forme e nelle sedi istituzionali»;
tale consenso, espresso oralmente e, sembrerebbe, da un dirigente del ministero della difesa, si configura extra ordinem, estraneo ad ogni regola inerente l'attività amministrativa e, quindi, non compatibile con l'importanza della materia trattata;
la decisione di allargare la base aerea dell'aeroporto Dal Molin, dove è dislocata parte della 173a brigata già impegnata in operazioni militari in Iraq e in Afghanistan, è stata adottata dal Governo Berlusconi e confermata in seguito dal Governo Prodi -:
come intenda procedere rispetto ad una vicenda che potrebbe comportare la decisione degli Stati Uniti di ricongiungere in Germania parte della 173a brigata di stanza a Vicenza, nonostante l'ambasciatore Usa, Ronald Spogli, abbia ribadito l'importanza logistica attribuita alla base Dal Molin e le assicurazioni fornite in tal senso da due Governi in tempi successivi.
(2-00060)
«Bosi, Pisacane, Adornato, Buttiglione, Casini, Cera, Cesa, Ciccanti, Ciocchetti, Compagnon, De Poli, Dionisi, Drago, Anna Teresa Formisano, Galletti, Libè, Mannino, Naro, Occhiuto, Oppi, Pezzotta, Pionati, Rao, Romano, Ruggeri, Ruvolo, Tassone, Nunzio Francesco Testa, Vietti, Zinzi».

Orientamenti del Ministro della giustizia in merito al concerto da esprimere per la nomina del dottor Antonio Franco Cassata a procuratore generale presso la Corte di appello di Messina - 2-00070

D)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
il giorno 21 maggio 2008 il quotidiano messinese La Gazzetta del Sud ha dato notizia che il giorno prima la competente commissione del Consiglio superiore della magistratura, con voto unanime, aveva proposto il dottor Antonio Franco Cassata per ricoprire il posto, che sarà lasciato scoperto a breve per il pensionamento del dottor Ennio D'Amico, di procuratore generale presso la corte di appello di Messina;
su tale nomina il Ministro interpellato è ora chiamato ad esprimere il proprio concerto;
il dottor Antonio Franco Cassata è ininterrottamente in servizio alla procura generale di Messina, con funzioni di sostituto, dal 1989, ma non è solo la permanenza pressoché vitalizia, con l'assunzione della guida dell'ufficio, di quel magistrato alla procura generale di Messina, di guisa che ne apparirebbe quasi proprietario, a suscitare negli interpellanti insopprimibili perplessità sulla proposta avanzata;
del dottor Antonio Franco Cassata il Consiglio superiore della magistratura ebbe ad occuparsi in un procedimento avviato a carico di quel magistrato, ai sensi dell'articolo 2 del regio decreto-legge 31 maggio 1946, n. 511, definito dal plenum del Consiglio, con voto a maggioranza, con l'archiviazione su conforme proposta della prima commissione; nell'ambito di tale procedimento, tuttavia, erano emerse sul conto del dottor Antonio Franco Cassata circostanze che, pur ritenute allora inidonee al trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale, non possono che destare apprensione;
il boss incontrastato della mafia barcellonese Giuseppe Gullotti, al momento in cui si rese responsabile, quale mandante (come riconosciuto con sentenza passata in giudicato) dell'omicidio del giornalista Beppe Alfano, avvenuto a Barcellona Pozzo di Gotto l'8 gennaio 1993, era socio e frequentatore del circolo culturale Corda fratres, del quale il dottor Cassata, già presidente, era per sua stessa ammissione il principale animatore;

dello stesso circolo Corda fratres, insieme a numerosi esponenti della massoneria barcellonese, era socio il noto Rosario Cattafi, già indagato dalla procura della Repubblica di Caltanissetta nell'indagine sui mandanti occulti delle stragi di Capaci e via D'Amelio e, soprattutto, destinatario nel 2000 della misura di prevenzione antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, irrogatagli dal tribunale di Messina, con provvedimento definitivo, per i suoi accertati legami con boss del calibro di Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla, Angelo Epaminonda, Giuseppe Gullotti ed altri ancora;
durante la latitanza di Giuseppe Gullotti, sottrattosi ad una misura cautelare emessa nel procedimento relativo all'omicidio Alfano, il dottor Cassata nel settembre 1994 era stato avvistato da due carabinieri mentre conversava in strada con Venera Rugolo, figlia del vecchio boss barcellonese Francesco Rugolo e, soprattutto, moglie di Giuseppe Gullotti. Nei giorni successivi il dottor Cassata, presso il proprio ufficio, aveva esercitato pressioni nei confronti di uno dei due carabinieri, che avevano redatto al riguardo apposita relazione di servizio, perché la relazione di servizio venisse soppressa, lamentandosi del comportamento dei militari. Innanzi al Consiglio superiore della magistratura il dottor Cassata ammise l'incontro con la moglie di Gullotti, adducendone l'occasionalità e giustificando di essersi fermato con la donna per fare una carezza al neonato, figlio del boss Gullotti e della signora, che si trovava nella carrozzina. Senonché, dall'audizione dei due militari che avevano redatto la relazione di servizio, sentiti sia dal Consiglio superiore della magistratura sia dall'autorità giudiziaria, era emerso che il dottor Cassata e la moglie di Gullotti colloquiavano da soli e che non era presente alcuna carrozzina, né, tanto meno, alcun infante;
nel 1974 il dottor Cassata era stato protagonista di un viaggio in auto a Milano in compagnia del boss Giuseppe Chiofalo. Tale circostanza, allora segnalata al Consiglio superiore della magistratura da un esposto del senatore barcellonese Carmelo Santalco, è stata confermata dallo stesso Chiofalo nel corso della deposizione da lui resa il 20 febbraio 2004 innanzi al tribunale di Catania, prima sezione penale, nel processo a carico, fra gli altri, di alcuni magistrati messinesi (i dottori Giovanni Lembo e Marcello Mondello) e del boss messinese Luigi Sparacio; il dottor Antonio Franco Cassata gestisce a Barcellona Pozzo di Gotto un museo etno-antropologico, che riceve considerevoli finanziamenti dalla Regione siciliana e da enti locali, quali il comune di Barcellona Pozzo di Gotto e la provincia regionale di Messina, che operano nel territorio del proprio ufficio giudiziario;
il dottor Cassata nel 1998 aveva esercitato pressioni nei confronti di un magistrato allora in servizio al tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, il dottor Daniele Cappuccio, affinché questi rinviasse la trattazione dell'udienza preliminare di un processo a carico, fra gli altri, del consigliere comunale Giuseppe Cannata, al fine di consentire l'elezione di Cannata a vicepresidente del consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto prima dell'eventuale rinvio a giudizio dello stesso per gravi reati;
il dottor Cassata nel 1997 intervenne anche, come risultò dall'intercettazione di una conversazione che coinvolgeva personalmente il magistrato, in una vicenda giudiziaria che riguardava un carabiniere, che al tempo gli faceva da autista. Il dottor Cassata cercò di frenare le iniziative dell'ufficiale dei carabinieri che conduceva le indagini e interloquì anche con un complice del proprio autista, al quale prospettò la necessità di intimidire la denunciante, proposito poi effettivamente praticato dal suo interlocutore, che venne processato e patteggiò la pena per il reato di minaccia nei confronti della denunciante di quella vicenda;
il 21 maggio 2002 il dottor Cassata produsse al Consiglio superiore della magistratura
un articolo de La Gazzetta del Sud di quel giorno dal titolo: «Gullotti voleva la morte del procuratore generale Cassata», riportante le dichiarazioni spontanee rese il giorno prima al tribunale di Catania da Luigi Sparacio, che aveva affermato che il dottor Cassata era inavvicinabile e per questo Gullotti nel 1990 lo voleva uccidere. Sennonché nel prosieguo dello stesso processo, Luigi Sparacio, sottoponendosi ad esame, riferì che le dichiarazioni spontanee precedentemente rese nel processo, a carico, fra gli altri, del magistrato Giovanni Lembo, amico del dottor Cassata e dallo stesso dottor Cassata assistito in sede disciplinare innanzi al Consiglio superiore della magistratura, erano false ed evidentemente, ad avviso degli interpellanti, mirate a destituire di fondamento l'impostazione accusatoria di quel processo (queste le testuali parole di Sparacio, nel corso dell'esame reso all'udienza del 5 novembre 2004: «se ho fatto quelle dichiarazioni è per mandare dei messaggi»);
come detto, il Consiglio superiore della magistratura nel 2003 archiviò il procedimento ex articolo 2 del regio decreto-legge 31 maggio 1946, n. 511, a carico del dottor Cassata, rinvenendo in quelle condotte soltanto «un atteggiamento "interventista" del dottor Cassata in situazioni nelle quali le regole deontologiche avrebbero dovuto consigliargli di astenersi, mantenendo un contegno consono alla funzione professionale svolta, che impone riserbo e rispetto delle altrui sfere di competenza e libera determinazione». Occorre rilevare, peraltro, che il Consiglio superiore della magistratura non ebbe contezza dei riscontri, sopra succintamente indicati, emersi solo successivamente alle proprie determinazioni (viaggio a Milano in compagnia del mafioso Pino Chiofalo; false dichiarazioni di Luigi Sparacio circa un inesistente proposito del boss Gullotti di attentare alla vita del dottor Cassata);
va poi tenuto conto di un'allarmante vicenda riportata, ormai molti mesi or sono, sul numero 6/2007 del periodico Micromega. Su tale rivista, nel corpo di un articolo titolato «Dialogo tra una cittadina informata e un Ministro al di sopra di ogni sospetto», imperniato su un «dialogo» tra Sonia Alfano (figlia del giornalista ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto l'8 gennaio 1993) e l'allora Ministro della giustizia Clemente Mastella, si leggeva: «Vorrei ad esempio segnalare il caso di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Qualche anno fa un giovane sostituto procuratore, De Feis, in servizio proprio a Barcellona ha condotto insieme ai carabinieri un'indagine grazie alla quale sono state scoperte le intime frequentazioni tra il pubblico ministero di Barcellona, Olindo Canali, e il dottor Salvatore Rugolo, cognato del capomafia - attualmente in carcere - Giuseppe Gullotti. Nel corso dell'indagine, mentre emergeva sempre più nitido un quadro di allarmante contiguità tra apparati investigativi e personaggi legati alla criminalità, il pubblico ministero e i carabinieri ricevettero delle pressioni da parte di Franco Cassata, sostituto procuratore generale della corte di assise e d'appello di Messina, da parte di Rocco Sisci, procuratore capo del tribunale di Barcellona, e dallo stesso Olindo Canali, affinché le indagini venissero stoppate. Dopo due anni di quell'indagine non si sa più nulla, nonostante sia ancora argomento quotidiano di discussione sia al palazzo di giustizia, sia nella città. Una cosa è certa: il titolare dell'indagine, De Feis, non è più a Barcellona, così come è stato trasferito il capitano dei carabinieri Cristaldi, mentre sono ancora al loro posto sia il sostituto procuratore generale Franco Cassata, sia Rocco Sisci e Olindo Canali». Quanto sopra riportato dalla rivista Micromega non è mai stato, fino ad oggi, smentito da alcuno degli interessati -:
se, nell'esprimere il proprio concerto, non intenda valutare adeguatamente tutti gli elementi segnalati in premessa;
se, una volta verificata la veridicità di quanto sopra riportato, non ritenga doverosa l'adozione di attività ispettiva presso
gli uffici giudiziari suddetti, al fine di poter assumere le eventuali necessarie determinazioni in materia disciplinare.
(2-00070) «Di Pietro, Donadi».

Iniziative normative per la partecipazione del Ministero della giustizia al piano interministeriale di impiego delle risorse finanziarie dell'INAIL - 2-00077

E)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri del lavoro, salute e politiche sociali e della giustizia, per sapere - premesso che:
le disponibilità liquide dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, giacenti presso la tesoreria centrale, ammonterebbero, al 5 giugno 2008, a circa 14.882 milioni di euro;
negli ultimi anni si è verificato un costante incremento delle disponibilità liquide dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro dovuto: all'impossibilità di effettuare investimenti immobiliari stanti i vincoli fissati dalla leggi finanziarie; alle dismissioni di buona parte del patrimonio immobiliare dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro attraverso diverse operazioni di cartolarizzazione degli immobili sia per quanto riguarda quelli da reddito, che quelli ad uso istituzionale; e, inoltre, al parziale smobilizzo delle partecipazioni azionarie e degli altri titoli detenuti dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro;
si tratta, dunque, di un'ingente somma, di fatto improduttiva che, se pur in parte utilizzabile per implementare le riserve tecniche dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, per il residuo, assai congruo, potrebbe, come previsto dalle vigenti disposizioni e da più parti sostenuto, essere utilizzata per alcune finalità economico-sociali e infrastrutturali;
allo stato, le vigenti disposizioni prevedono che la liquidità di tesoreria dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, possa essere utilizzata previa adozione di un piano di impiego interministeriale, per finalità che riguardano i settori di competenza del welfare (lavoro e salute) e pubblica istruzione -:
quali iniziative normative intendano assumere per favorire l'inserimento del ministero della giustizia nel concerto previsto per l'adozione del piano di impiego delle risorse di cui sopra, al fine di reperire gli strumenti economico-finanziari idonei a sostenere interventi di modernizzazione e di miglioramento dell'efficienza dell'amministrazione della giustizia che interessino le infrastrutture e gli strumenti operativi dell'intero sistema giudiziario italiano.
(2-00077)
«Lo Presti, Contento, Bernini Bovicelli, De Girolamo, Consolo, Scelli, Cristaldi, Sbai, Costa, Angela Napoli, Lorenzin, Laffranco, Bianconi, Cirielli, Porcu, Nizzi, Vella, Moffa, Simeoni, Stracquadanio, Saltamartini, Giudice, Bertolini, Martinelli, Paolo Russo, Cicu, Marinello, Pittelli, Cassinelli, Maria Rosaria Rossi, Proietti Cosimi, Landolfi, Distaso, Holzmann, Polidori, Germanà, Misuraca, Bellotti, Cazzola, Orsini, Mancuso, La Loggia, Granata, Mazzocchi, Beccalossi».

Iniziative per una moratoria relativa alla distruzione di embrioni umani a fini di ricerca e per la promozione di una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico - 2-00069

F)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali, degli affari esteri e dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere - premesso che:
Ian Wilmut, lo scienziato scozzese padre della pecora «Dolly», ha deciso da
tempo di abbandonare le sue ricerche sulla clonazione e la sperimentazione sugli embrioni umani;
già nel 2004, lo scienziato italiano Angelo Vescovi aveva affermato che esistono alternative per produrre cellule embrionali staminali senza produrre e distruggere embrioni;
due recenti studi convergenti, uno giapponese e uno statunitense, hanno rivoluzionato il settore della ricerca sulle staminali, aprendo prospettive di ricerca totalmente nuove;
secondo la nuova tecnica, infatti, è possibile riprogrammare le cellule adulte per ottenere cellule con le stesse caratteristiche simili;
fino ad oggi nessuna staminale embrionale è mai stata prodotta con la tecnica della clonazione, oltre al fatto che proprio la virtù principale di queste cellule, la totipotenza, le rende difficili da controllare e propense a generare tumori;
è auspicabile che il Governo italiano contribuisca alla ricostruzione di un'intesa in sede europea (dopo la nefasta decisione dell'allora Ministro dell'università e della ricerca scientifica, Mussi, di togliere la firma di adesione dell'Italia dalla cosiddetta minoranza di blocco) che ponga fine alla ricerca che comporta la distruzione di embrioni umani;
questo sarebbe un segnale di grande significato culturale e politico;
alla luce dei nuovi sviluppi scientifici, a parere degli interpellanti, i finanziamenti dei progetti di ricerca sulle cellule staminali risultano pertanto inutili, motivati solo da un preciso indirizzo ideologico o per soddisfare le ambizioni personali di singoli scienziati e di singoli Paesi, favorendo la frode e lo spreco di ingenti risorse economiche;
l'articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, proclamata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, afferma il diritto alla vita di ogni essere umano;
il preambolo della Dichiarazione dei diritti del fanciullo, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1959, afferma che il fanciullo ha bisogno di una particolare protezione e di cure speciali, compresa un'adeguata protezione giuridica, sia prima che dopo la nascita;
l'articolo 6, comma 1, del Patto internazionale sui diritti civili e politici, adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 16 dicembre 1966, ratificato dall'Italia il 15 settembre 1978 in seguito ad autorizzazione disposta con la legge del 25 ottobre 1977, n. 881, afferma il diritto alla vita della persona umana e il principio in base al quale nessuno può essere arbitrariamente privato della vita, impegnando gli Stati a proteggere tale diritto;
l'articolo 6 della Convenzione sui diritti dei fanciullo, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1990, ratificata dall'Italia il 5 settembre 1991, in seguito ad autorizzazione disposta con la legge del 27 maggio 1991, n. 176, obbliga gli Stati parti a riconoscere il diritto alla vita di ogni fanciullo e ad assicurare in tutta la misura del possibile la sua sopravvivenza e il suo sviluppo;
nell'articolo 1 della legge n. 194 del 1978 si afferma che «l'interruzione volontaria di gravidanza di cui alla presente legge non è mezzo per il controllo delle nascite»;
si va diffondendo nel mondo la pratica dell'aborto selettivo a danno prevalentemente delle concepite di sesso femminile, che va provocando in alcune aree geografiche un forte squilibrio fra i sessi;
esistono legislazioni che attivamente promuovono l'aborto come strumento di controllo demografico e di politiche, che colpiscono con sanzioni di vario genere le donne che rifiutano l'aborto;
nel rendiconto economico del report 2007 dell'United nation population fund,
l'agenzia che si occupa della popolazione nel mondo, il 38 per cento degli impegni economici sono stanziati per «l'assistenza ai diritti riproduttivi», termine con cui si suole indicare l'insieme di pratiche che puntano alla «riduzione della natalità»;
nel predetto report, inoltre, la parola «aborto» viene citata una sola volta, quando si invoca il «controllo delle nascite per ridurre il numero di aborti insicuri», termine che sta per «illegale», prospettando, quindi, un appoggio indiretto alla promozione della legalizzazione dell'interruzione di gravidanza per abbassare il numero di donne che muoiono durante aborti illegali;
l'United nation population fund risulterebbe, infine, con un sostegno di 50.000 dollari nel 2006, tra i maggiori finanziatori del Center for reproductive rights, un'organizzazione che attua una pressante attività di lobbying in favore della legalizzazione dell'aborto nel mondo -:
se non ritengano di promuovere presso le sedi europee una moratoria che consenta di sospendere per un congruo periodo di anni la distruzione di embrioni umani a fini di ricerca, consentendo nel frattempo ai laboratori e agli scienziati del settore di poter usare le linee cellulari staminali embrionali già, esistenti senza dover interrompere gli studi già avanzati;
se non ritengano, altresì, di farsi promotori per l'adozione di una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire.
(2-00069)
«Volontè, Capitanio Santolini, Buttiglione, Vietti».