Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Bilancio dello Stato
Altri Autori: Servizio Commissioni
Titolo: A.C. 1386 - DL 112/08: Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria
Riferimenti:
AC N. 1386/XVI     
Serie: Note di verifica    Numero: 7
Data: 01/07/2008
Descrittori:
DELEGIFICAZIONE   ECONOMIA NAZIONALE
FINANZA PUBBLICA   ORGANIZZAZIONE FISCALE
PIANI DI SVILUPPO   PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO
Organi della Camera: V-Bilancio, Tesoro e programmazione
VI-Finanze
Altri riferimenti:
DL N. 112 DEL 25-GIU-08     

 


Camera dei deputati

XVI LEGISLATURA

 

 

 

SERVIZIO BILANCIO DELLO STATO

SERVIZIO COMMISSIONI

 

 

 

 

 

Verifica delle quantificazioni

 

 

 

A.C. 1386

 

Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria

 

(D.L. n. 112/2008)

 

 

 

 

N. 7 – 1° luglio 2008

 

 

 


 

La verifica delle relazioni tecniche che corredano i provvedimenti all'esame della Camera e degli effetti finanziari dei provvedimenti privi di relazione tecnica è curata dal Servizio Bilancio dello Stato.

La verifica delle disposizioni di copertura, evidenziata da apposita cornice, è curata dalla Segreteria della V Commissione (Bilancio, tesoro e programmazione).

L’analisi è svolta a fini istruttori, a supporto delle valutazioni proprie degli organi parlamentari, ed ha lo scopo di segnalare ai deputati, ove ne ricorrano i presupposti, la necessità di acquisire chiarimenti ovvero ulteriori dati e informazioni in merito a specifici aspetti dei testi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SERVIZIO BILANCIO DELLO STATO

Tel. 2174 – 9455

 

SERVIZIO COMMISSIONI – Segreteria della V Commissione

Tel 3545 – 3685

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Estremi del provvedimento

 

 

A.C.

 

1386

Titolo breve:

 

Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria – Decreto-legge n. 112 del 2008.

 

Iniziativa:

 

governativa

 

in prima lettura alla Camera

 

 

Commissione di merito:

 

V e VI Commissione

 

Relatore per le

Commissioni di merito:

 

 

Zorzato e Jannone

Gruppo:

PdL

 

Relazione tecnica:

presente

 

 

verificata dalla Ragioneria generale

 

 

riferita al testo presentato alla Camera

 

 

 

Nota di verifica n. 7

 

 

 


INDICE

ARTICOLO 1. 12

Finalità e ambito di intervento.. 12

ARTICOLO 2, comma 2. 15

Banda larga.. 15

ARTICOLO 3. 16

Tassazione delle plusvalenze derivanti da cessioni di partecipazioni16

ARTICOLO 4. 18

Strumenti innovativi di investimento.. 18

ARTICOLO 5. 18

Sorveglianza dei prezzi18

ARTICOLO 6. 20

Sostegno all’internazionalizzazione delle imprese. 20

ARTICOLO 7. 21

Strategia energetica nazionale. 21

ARTICOLO 8. 22

Legge obiettivo per lo sfruttamento di giacimenti di idrocarburi22

ARTICOLO 9. 23

Sterilizzazione dell’IVA sui prodotti petroliferi23

ARTICOLO 10. 25

Interventi infrastrutturali strategici e nei settori energia e telecomunicazioni25

ARTICOLO 11. 25

Piano Casa.. 25

ARTICOLO 12. 31

Abrogazione della revoca delle concessioni TAV.. 31

ARTICOLO 13. 34

Valorizzazione del patrimonio residenziale pubblico.. 34

ARTICOLO 14. 35

Expo Milano 2015. 35

ARTICOLO 15. 38

Costo dei libri scolastici38

ARTICOLO 16. 39

Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università.. 39

ARTICOLO 17. 41

Progetti di ricerca di eccellenza.. 41

ARTICOLO 18. 42

Reclutamento del personale delle società pubbliche. 42

ARTICOLO 19. 43

Modifiche alla normativa in materia di cumulo tra pensione e redditi di lavoro.. 43

ARTICOLO 20, commi 1-2. 47

Estensione dell’obbligo contributivo per la maternità e la malattia.. 47

ARTICOLO 20, comma 3. 49

Disposizioni in materia di base imponibile contributiva.. 49

ARTICOLO 20, commi 4-6. 50

Estensione dell’obbligo contributivo per l’assicurazione contro la disoccupazione. 50

ARTICOLO 20 commi 7-9. 52

Riunificazione di procedimenti giudiziari in materia di previdenza.. 52

ARTICOLO 20, comma 10. 53

Disposizioni in materia di requisiti per il diritto all’assegno sociale. 53

ARTICOLO 20, comma 11. 54

Modifiche relative alla normativa riguardante i comitati provinciali INPS. 54

ARTICOLO 20, commi 12-14. 55

Disposizioni in materia di trasmissione di dati sulle variazioni anagrafiche. 55

ARTICOLO 21. 56

Modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato.. 56

ARTICOLO 22. 57

Modifiche alla disciplina dei contratti occasionali di tipo accessorio.. 57

ARTICOLO 23. 59

Modifiche alla disciplina del contratto di apprendistato.. 59

ARTICOLO 24. 59

Taglia-leggi59

ARTICOLO 25. 60

Misurazione e riduzione degli oneri amministrativi60

ARTICOLI 26 e 63, comma 2. 61

Soppressione o riordino di enti pubblici61

ARTICOLO 27. 65

Risparmi delle pubbliche amministrazioni sui costi per la carta e per la stampa.. 65

ARTICOLO 28. 66

Razionalizzazione di strutture tecniche statali66

ARTICOLO 30. 68

Semplificazione di controlli amministrativi68

ARTICOLO 31. 69

Validità della carta d’identità.. 69

ARTICOLO 32, commi 1-2. 72

Limitazioni all’uso del contante. 72

ARTICOLO 32, comma 3. 73

Tracciabilità dei compensi dei professionisti73

ARTICOLO 33, commi 1-2. 73

Termine di pubblicazione degli studi di settore. 73

ARTICOLO 33, comma 3. 74

Elenco dei clienti e fornitori74

ARTICOLO 34. 75

Verificazione degli strumenti metrici75

ARTICOLO 37, comma 2. 76

Certificazioni e prestazioni sanitarie. 76

ARTICOLO 38. 77

Impresa in un giorno.. 77

ARTICOLO 39. 79

Introduzione del libro unico del lavoro.. 79

ARTICOLO 40. 80

Tenuta dei documenti di lavoro e adempimenti formali80

ARTICOLO 41. 81

Modifiche alla disciplina sull’orario di lavoro.. 81

ARTICOLO 42. 83

Accesso agli elenchi dei contribuenti83

ARTICOLO 43. 83

Attrazione degli investimenti83

ARTICOLO 44. 85

Semplificazione e riordino delle procedure di erogazione dei contributi all’editoria.. 85

ARTICOLO 45. 86

Soppressione del Servizio consultivo ed ispettivo tributario e della Commissione spesa pubblica   86

ARTICOLO 46. 87

Riduzione delle collaborazioni e consulenze nella pubblica amministrazione. 87

ARTICOLO 47. 87

Controlli su incompatibilità e cumulo degli incarichi87

ARTICOLO 48. 88

Interventi per il risparmio energetico.. 88

ARTICOLO 49. 90

Utilizzo del lavoro flessibile. 90

ARTICOLO 50. 91

Cancellazione della causa dal ruolo.. 91

ARTICOLO 51. 91

Comunicazioni e notificazioni per via telematica.. 91

ARTICOLO 52. 92

Disposizioni in materia di spese di giustizia.. 92

ARTICOLO 54. 93

Accelerazione processo amministrativo.. 93

ARTICOLO 55. 94

Accelerazione contenzioso tributario.. 94

ARTICOLO 57. 95

Servizi di cabotaggio.. 95

ARTICOLO 58. 97

Ricognizione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di regioni ed enti locali97

ARTICOLO 59. 98

Aumento del capitale di Finmeccanica S.p.A.98

ARTICOLO 60. 99

Missioni di spesa e monitoraggio della finanza pubblica.. 99

ARTICOLO 60, commi 1-2. 102

Tagli lineari degli stanziamenti di bilancio.. 102

ARTICOLO 60, commi 3-6. 107

Norme di flessibilizzazione del bilancio.. 107

ARTICOLO 60, comma 7. 110

Copertura delle leggi di spesa.. 110

ARTICOLO 60, commi  8-9. 112

Fondo flessibilità.. 112

ARTICOLO 60, comma 10. 113

Accantonamenti ai sensi del comma 507 della legge finanziaria 2007. 113

ARTICOLO 60, comma 11. 115

Riduzione fondo Paesi in via di sviluppo.. 115

ARTICOLO 60, comma 12. 116

Riduzione fondo sostegno programma industria difesa nazionale. 116

ARTICOLO 60, commi 13-14. 116

Sospensione di impegni di spesa e titoli di pagamento.. 116

ARTICOLO 60, comma 15. 117

Frazionamento della spesa del bilancio dello Stato in dodicesimi117

ARTICOLI da 63 a 76. 118

Quantificazione degli effetti indotti118

ARTICOLO 63, comma 1. 119

Missioni internazionali di pace. 119

ARTICOLO 63 comma  3. 120

Incremento del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche. 120

ARTICOLO 63, comma 4. 121

Finanziamento del Gruppo Ferrovie dello Stato S.p.a.121

ARTICOLO 63, comma 5. 122

ANAS SpA.. 122

ARTICOLO 63, comma 6. 124

Incremento delle risorse del Fondo per l’occupazione. 124

ARTICOLO 63, comma 7. 125

Fondo nazionale per le politiche sociali125

ARTICOLO 63, comma 8. 125

Fondo proroga agevolazioni fiscali125

ARTICOLO 63, comma 9. 126

Finanziamento del CONI126

ARTICOLO 63, comma 10. 127

Incremento delle risorse del Fondo per interventi strutturali di politica economica.. 127

ARTICOLO 63, comma 11. 129

Investimenti immobiliari dell’INAIL. 129

ARTICOLO 63, commi 12 e 13. 133

Fondo per il sostegno dello sviluppo del trasporto pubblico locale. 133

ARTICOLO 64. 134

Disposizioni in materia di organizzazione scolastica.. 134

ARTICOLO 65. 140

Risorse per la professionalizzazione delle Forze armate. 140

ARTICOLO 66, comma 1. 142

Rideterminazione del fabbisogno triennale di personale. 142

ARTICOLO 66, commi da 2 a 5, 7, da 9 a 12. 143

Interventi in materia di turn over e di stabilizzazione del personale precario.. 143

ARTICOLO 66, commi 6 e 8. 146

Riduzione dei fondi per le assunzioni in deroga alle limitazioni del turn over.. 146

ARTICOLO 66, comma 13. 146

Limitazioni del turn over relative al personale delle università.. 146

ARTICOLO 66, comma 14. 148

Disposizioni sul turn over degli enti di ricerca.. 148

ARTICOLO 67, commi da 1 a 6. 148

Fondi destinati alla contrattazione integrativa.. 148

ARTICOLO 67, commi da 7 a 12. 152

Controlli sullo svolgimento della contrattazione collettiva.. 152

ARTICOLO 68. 153

Riduzione degli organismi collegiali e di duplicazioni di strutture. 153

ARTICOLO 69. 157

Progressione economica del personale in regime di diritto pubblico.. 157

ARTICOLO 70. 158

Esclusione di trattamenti economici aggiuntivi in caso di infermità per causa di servizio   158

ARTICOLO 71. 160

Assenze per malattia e permessi retribuiti nelle pubbliche amministrazioni160

ARTICOLO 72. 162

Esonero dal servizio per i dipendenti pubblici prossimi al collocamento a riposo.. 162

ARTICOLO 73. 166

Part Time.. 166

ARTICOLO 74. 167

Riduzione degli assetti organizzativi167

ARTICOLO 75. 169

Autorità indipendenti169

ARTICOLO 76. 171

Spese di personale per gli enti locali e delle camere di commercio.. 171

ARTICOLO 77. 173

Patto di stabilità interno.. 173

ARTICOLO 78. 175

Disposizioni urgenti per Roma capitale. 175

ARTICOLO 79. 178

Programmazione delle risorse per la spesa sanitaria.. 178

ARTICOLO 80. 182

Piano straordinario di verifica delle invalidità civili182

ARTICOLO 81, commi 1-7. 184

Ulteriore prelievo di un’aliquota di produzione della coltivazione di idrocarburi184

ARTICOLO 81, commi 8-15. 186

Acconto sulle aliquote di prodotto della coltivazione di idrocarburi186

ARTICOLO 81, commi 16-18. 188

Addizionale IRES per le società operanti nel settore energetico.. 188

ARTICOLO 81, commi 19-25. 190

Valutazione delle rimanenze per le imprese operanti nel settore petrolifero.. 190

ARTICOLO 81, commi 26-28. 193

Conferimento allo Stato da parte dei concessionari della coltivazione di idrocarburi193

ARTICOLO 81, commi 29-38. 194

Fondo di solidarietà per i cittadini meno abbienti e istituzione carta acquisti194

ARTICOLO 82, commi 1-5. 196

Criteri di deducibilità degli interessi passivi per banche ed assicurazioni196

ARTICOLO 82, commi 6-8. 199

Deducibilità  della variazione della riserva sinistri199

ARTICOLO 82, commi 9 e 10. 203

Misura degli acconti delle imposte di bollo e dell’imposta sulle assicurazioni203

ARTICOLO 82, commi 11-13. 204

Svalutazione di crediti ed accantonamenti per rischi su crediti204

ARTICOLO 82, commi 14 e 15. 208

Imposta di registro contratti di locazione immobiliare. 208

ARTICOLO 82, comma 16. 209

Regime IVA delle prestazioni ausiliarie nei gruppi bancari e assicurativi209

ARTICOLO 82, commi 17 - 22. 211

Disposizioni tributarie riguardanti fondi d’investimento immobiliare “familiari”. 211

ARTICOLO 82, commi 23 e 24. 213

Abolizione di agevolazioni in materia di stock options. 213

ARTICOLO 82, commi 25 e 26. 215

Cooperative a mutualità prevalente. 215

ARTICOLO 82, comma 27. 216

Elevazione della ritenuta sugli interessi corrisposti dalle cooperative ai soci216

ARTICOLO 82, commi 28 e 29. 217

Cooperative di consumo e consorzi217

ARTICOLO 83, commi 1 e 2. 219

Controllo obblighi fiscali e contributivi dei soggetti extracomunitari e dei non residenti219

ARTICOLO 83, comma 3. 219

Sviluppo attività di controllo.. 219

ARTICOLO 83, commi 5-7. 221

Contrasto alle frodi in materia di imposta sul valore aggiunto.. 221

ARTICOLO 83, commi 8-15. 223

Piano straordinario di controlli finalizzati all’accertamento sintetico.. 223

ARTICOLO 83, commi 16 e 17. 225

Contrasto all’evasione fiscale derivante dalle estero-residenze fittizie delle persone fisiche  225

ARTICOLO 83, comma 18. 227

Semplificazione nella gestione dei rapporti tributari227

ARTICOLO 83, commi 19 e 20. 229

Studi di settore su base regionale e comunale. 229

ARTICOLO 83, commi 21 e 22. 229

Restituzione di pagamenti in eccesso effettuati da soggetti iscritti a ruolo.. 229

ARTICOLO 83, comma 23. 230

Soppressione delle garanzie per rateazione di importi iscritti a ruolo.. 230

ARTICOLO 83, comma 24. 232

Aumento valore catastale per immobili messi all’incanto.. 232

ARTICOLO 83, commi 25-28. 232

Comitato strategico sviluppo e tutela all’estero degli interessi nazionali in economia   232

ARTICOLO 84. 233

Copertura finanziaria.. 233

Prospetto riepilogativo degli effetti di finanza pubblica.. 237


 PREMESSA

 

Il provvedimento dispone la conversione in legge del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria. 

Il disegno di legge è corredato di relazione tecnica.

Si esaminano di seguito le norme considerate dalla relazione tecnica nonché le ulteriori disposizioni suscettibili di determinare effetti finanziari.

 

ONERI QUANTIFICATI DALLA RELAZIONE TECNICA

 

Nella tabella seguente si riportano in forma sintetica gli effetti del provvedimento sui diversi saldi di finanza pubblica, risultanti dal prospetto riepilogativo allegato alla relazione tecnica. Per l’indicazione puntuale degli effetti ascritti alle singole disposizioni, si rinvia al citato prospetto, riportato in calce al presente dossier, nonché alle successive schede di verifica.

(dati in mln di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Reperimento delle risorse

(manovra lorda)

2.298

21.252

19.454

31.789

2.366

14.340

21.017

34.817

2.366

15.117

21.210

34.770

Maggiori entrate

2.138

6.244

6.005

9.879

2.346

5.484

5.450

5.772

2.346

5.505

5.452

5.773

Minori spese

159

15.008

13.449

21.910

20

8.857

15.567

29.044

20

9.613

15.759

28.997

di cui: parte corrente

159

8.326

8.650

13.106

20

6.647

12.141

20.710

20

7.403

12.333

20.663

conto capitale

 

6.682

4.799

8.803

 

2.210

3.426

8.334

 

2.210

3.426

8.334

Utilizzo delle risorse

2.298

21.252

19.454

31.789

2.366

14.340

21.017

34.817

2.366

15.117

21.210

34.770

Misure espansive

1.521

5.569

4.179

4.181

1.770

5.309

4.101

4.173

1.875

5.309

4.171

4.168

Minori entrate

117

43

73

61

118

545

124

102

118

545

134

97

Maggiori spese

1.404

5.526

4.106

4.120

1.653

4.764

3.977

4.071

1.758

4.764

4.037

4.071

di cui: parte corrente

1.291

4.866

3.951

3.951

1.573

4.634

3.822

3.892

1.678

4.634

3.882

3.892

conto capitale

113

660

155

169

80

130

155

179

80

130

155

179

Correzione indeb. netto

(manovra netta)

777

15.683

15.275

27.608

596

9.031

16.917

30.644

491

9.808

17.040

30.602

manovra netta sulle entrate

2.021

6.201

5.932

9.818

2.228

4.939

5.326

5.670

2.228

4.960

5.318

5.676

manovra netta sulle spese

-1.244

9.482

9.343

17.790

-1.633

4.093

11.591

24.974

-1.738

4.849

11.722

24.926

di cui: parte corrente

-1.131

3.460

4.699

9.155

-1.553

2.013

8.320

16.819

-1.658

2.769

8.451

16.771

conto capitale

-113

6.022

4.644

8.634

-80

2.080

3.271

8.155

-80

2.080

3.271

8.155

 

ARTICOLO 1

Finalità e ambito di intervento

La norma definisce l’ambito di intervento del provvedimento affermando che esso contiene le misure necessarie e urgenti ad attuare, a decorrere dalla seconda metà dell’esercizio finanziario in corso, i seguenti obiettivi di finanza pubblica:

§        un livello di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche pari al 2,5 per cento del PIL nel 2008 e, conseguentemente, al 2 per cento nel 2009, all’1 per cento nel 2010, e allo 0,1 per cento nel 2011;

§        un rapporto tra debito pubblico e PIL entro valori non superiori al 103,9 per cento nel 2008, al 102,7 per cento nel 2009, al 100,4 per cento nel 2010 ed al 97,2 per cento nel 2011;

§        la crescita del tasso di incremento del PIL rispetto agli andamenti tendenziali per l’esercizio in corso e per il successivo triennio.

 

La relazione tecnica e il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari del provvedimento non recano indicazioni specificamente riferite all’articolo in esame che definisce il contenuto e le finalità dell’intero provvedimento.

 

Al riguardo, sotto il profilo della quantificazione, appaiono opportuni chiarimenti in merito alla misura del concorso del provvedimento in esame al raggiungimento di ciascuno degli obiettivi sopra indicati.

Con riferimento all’obiettivo di indebitamento netto (deficit della P.A.) si osserva che, sulla base dei dati contenuti nella relazione tecnica e nel relativo prospetto riassuntivo – prescindendo pertanto in questa sede da valutazioni in merito alla conseguibilità degli effetti attesi e alla congruità delle quantificazioni operate, per le quali si rinvia alle successive schede di analisi –, il provvedimento in esame risulta contribuire in misura quasi integrale alla correzione dei saldi attesa.

Nelle tabelle seguenti si riporta una ricostruzione, operata a titolo meramente indicativo, della misura del concorso del provvedimento in esame al raggiungimento degli obiettivi indicati nell’articolo 1. A tal fine, poiché il prospetto riepilogativo allegato al provvedimento fornisce un’indicazione dell’apporto della manovra al miglioramento del saldo primario e non anche della conseguente riduzione indotta sulla spesa in termini di interessi, si è reso necessario operare una stima di quest’ultima voce. Tale stima, condotta sulla base delle limitate informazioni fornite dal DPEF sui tassi attesi del debito pubblico[1], è soggetta ad un notevole grado di approssimazione ed assume carattere meramente indicativo dell’ordine di grandezza della correzione operata[2]:

(Valori in mln di euro)

 

2008

2009

2010

2011

Indebitamento netto tendenziale DPEF

-39.629

-42.780

-34.981

-34.452

Indebitamento netto programmatico DPEF

-39.135

-32.699

-16.391

-1.530

Correzione necessaria

494

10.081

18.590

32.922

Correzione operata dal DL 112/08 sull'avanzo primario

491

9.808

17.040

30.602

Stima della riduzione indotta dal DL 112/08 sulla spesa per interessi

7

256

917

2.152

Correzione operata dal DL 112/08 sull'indebitamento netto

498

10.064

17.957

32.755

Correzione residua da operare

-4

17

633

167

 

(Valori in percentuale del Pil)

 

2008

2009

2010

2011

Indebitamento netto tendenziale DPEF

-2,49

-2,61

-2,07

-1,98

Indebitamento netto programmatico DPEF

-2,46

-2,00

-0,97

-0,09

Correzione necessaria

0,03

0,62

1,10

1,89

Correzione operata dal DL 112/08 sull'avanzo primario

0,03

0,60

1,01

1,76

Riduzione indotta dal DL 112/08 sulla spesa per interessi

0,00

0,02

0,05

0,12

Correzione operata dal DL 112/08 sull'indebitamento netto

0,03

0,61

1,06

1,88

Correzione residua da operare

0,00

0,00

0,04

0,01

 

Fonte: elaborazione del Servizio bilancio dello Stato su dati del DPEF e del prospetto riepilogativo allegato al provvedimento in esame

Qualora la ricostruzione sopra operata, pur nel suo carattere meramente indicativo, risultasse sostanzialmente corretta - e sul punto appare necessario acquisire l’avviso del Governo - al provvedimento in esame sarebbe ascrivibile l’intera correzione attesa sul saldo primario sia per l’esercizio in corso che per il 2009, mentre per gli esercizi 2010 e 2011 una correzione residua, peraltro di importo assai modesto, risulterebbe rinviata a successivi provvedimenti.

Con riferimento all’obiettivo di maggiore crescita del Pil rispetto agli andamenti tendenziali, si segnala che il DPEF indica, per tutto l’arco di tempo considerato, previsioni di crescita identiche sia in termini tendenziali che in termini programmatici, non ascrivendo pertanto alla manovra alcun effetto di incremento della crescita. Andrebbe pertanto chiarito se il contributo delle misure di sostegno alla crescita citate dall’articolo in esame sia quello di compensare eventuali effetti depressivi conseguenti al carattere restrittivo della manovra, al fine di conseguire, anche in termini programmatici, i valori di crescita tendenziali che si otterrebbero in assenza della manovra in esame.

Si ricorda che, in proposito, il DPEF afferma che “l’impatto della manovra finanziaria sulla crescita del Pil risulterebbe modesto e sostanzialmente neutrale; le ricadute sarebbero più significative per alcune componenti specifiche ma sarebbero compensate da variazioni in altre componenti”.

Peraltro, l’assunzione di un Pil programmatico identico a quello tendenziale sembra rispondere alla metodologia adottata in sede europea per il controllo degli andamenti di finanza pubblica degli Stati membri.

Con riferimento al contributo del provvedimento in esame al conseguimento dell’obiettivo del contenimento del rapporto debito-Pil, si segnala che la correzione operata sul saldo di fabbisogno, come risultante dal prospetto riepilogativo allegato al decreto legge, spiega l’intera correzione attesa sul rapporto debito/Pil: qualora si consideri anche l’effetto indotto in termini di riduzione della spesa per interessi, si perviene a valori del rapporto inferiori rispetto all’obiettivo programmatico indicato nel DPEF[3]. Appare pertanto opportuno che sia chiarito se tale apparente sottostima della correzione del rapporto debito/Pil ottenibile mediante il provvedimento in esame derivi da un orientamento di tipo cautelativo ovvero da previsioni circa l’andamento di fattori residuali (variazioni tassi di cambio, scarti di emissione, ecc.).

Da ultimo, la circostanza che il provvedimento in esame risulti più che sufficiente a spiegare l’intera correzione del rapporto debito/Pil necessaria al raggiungimento degli obiettivi programmatici sembra implicare che a tale obiettivo non concorrano le operazioni di privatizzazione indicate nel DPEF. In proposito dovrebbe essere chiarito se ciò derivi da ragioni cautelative, data l’indeterminatezza del profilo temporale e finanziario delle operazioni in questione.

 

ARTICOLO 2, comma 2

Banda larga

La norma reca una disciplina volta ad agevolare gli interventi di installazione di reti di comunicazione elettronica in fibra ottica. In particolare si prevede che l’operatore della comunicazione ha facoltà di utilizzare per la posa della fibra nei cavidotti, senza oneri, le infrastrutture civili già esistenti di proprietà pubblica o comunque in titolarità di concessionari pubblici. Se dall’esecuzione dell’opera può derivare un pregiudizio alle infrastrutture civili esistenti, le parti concordano un equo indennizzo, che, in caso di dissenso, è determinato dal giudice.

 

La relazione tecnica non considera la norma né alla stessa risultano imputati effetti, nel prospetto riepilogativo ai fini dei saldi di finanza pubblica.

 

Al riguardo andrebbe meglio precisato il significato dell’espressione “senza oneri” al fine di valutare la portata della norma.

Quanto all’eventuale pregiudizio ad infrastrutture pubbliche, pur considerando che la previsione di equo indennizzo non comporta effetti diretti sulla finanza pubblica, andrebbero valutate le eventuali implicazioni dal punto di vista del patrimonio pubblico e della funzionalità di infrastrutture di titolarità pubblica o di concessionari pubblici, tenuto conto che la norma non precisa i criteri di determinazione dell’indennizzo in questione.

 

ARTICOLO 3

Tassazione delle plusvalenze derivanti da cessioni di partecipazioni

Le norme introducono un regime di esenzione delle plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso delle partecipazioni, degli strumenti finanziari e dei contratti di associazione in partecipazione di cui alle lettere c) e c-bis) del comma 1 dell’articolo 67 del TUIR, recante definizione dei redditi diversi ai fini IRPEF.

Si tratta, rispettivamente di plusvalenze realizzate mediante cessioni a titolo oneroso di partecipazioni qualificate (lettera c) e di plusvalenze mediante cessione a titolo oneroso di azioni o partecipazioni che configurino una partecipazione non qualificata al capitale o al patrimonio di una società (lettera c-bis).

Sul piano fiscale, le prime, ai sensi di quanto stabilito dall’articolo 1, commi 38 e 39, della legge n. 244 del 2007 e dal successivo DM 2 aprile 2008 concorrono, come le relative minusvalenze, alla formazione del reddito imponibile nella misura del 49,72 per cento, se realizzate a decorrere dal 1° gennaio 2009. Resta ferma la misura del 40 per cento per le plusvalenze e le minusvalenza derivanti da atti di realizzo posti in essere anteriormente al 1° gennaio 2009, ma i cui corrispettivi siano in tutto o in parte percepiti a decorrere dalla stessa data.

Sulle plusvalenze realizzate mediante cessione delle partecipazioni di cui alla lettera c-bis) si applica un’imposta sostitutiva del 12,5 per cento.

Requisito oggettivo ai fini dell’esenzione è che si tratti di partecipazioni in società di persone (articolo 5 TUIR), escluse le società semplici e gli enti ad esse equiparati o nelle società di cui all’articolo 73, comma 1, lett. a) del TUIR, costituite da non più di sette anni, possedute da almeno tre anni. Nel caso di cessione di strumenti finanziari e dei contratti di associazione in partecipazione nelle stesse società, i medesimi devono essere, rispettivamente, posseduti o stipulati da almeno tre anni.

Affinché le predette plusvalenze non concorrano alla formazione del reddito del cedente è necessario che, entro due anni dal loro conseguimento, siano reinvestite in società di cui all’articolo 5 e all’articolo 73, comma 1, lett. a), che svolgono la medesima attività, mediante la sottoscrizione di capitale sociale o l’acquisto di partecipazioni al capitale delle medesime, purché si tratti di società costituite da non più di tre anni.

L’importo dell’esenzione non può, comunque, eccedere il quintuplo del costo sostenuto dalla società le cui partecipazioni sono cedute, nei cinque anni anteriori alla cessione, per l’acquisto o la realizzazione di:

·        beni materiali ammortizzabili, esclusi gli immobili;

·        beni immateriali ammortizzabili;

·        spese di ricerca e sviluppo.

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento assegna alle norme i seguenti effetti in termini di minori entrate correnti.

 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Minori entrate

0

43

73

61

0

43

73

61

0

43

73

61

 

La relazione tecnica, ai fini della stima, assume, in mancanza del dato relativo agli investimenti in beni strumentali effettuati da parte delle società, la cessione delle cui partecipazioni ha generato la plusvalenza oggetto di esenzione, che prudenzialmente i requisiti di cui alle norme proposte siano rispettati nella misura del 25% dei casi dichiarati.

Si considera, inoltre, trascurabile il dato relativo alle plusvalenze conseguite dai soggetti non commerciali (società semplici, etc.) nell’ambito delle società di persone.

In base ai dati delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche presentate nel 2006 risulta un ammontare di plusvalenze qualificate che concorre alla formazione del reddito imponibile (il 40% della plusvalenza complessiva, secondo la percentuale allora vigente) pari a circa 329 milioni di euro da parte di 10.404 soggetti mentre le plusvalenze assoggettate ad imposta sostitutiva del 12,5% sono pari a circa 856 milioni di euro, da parte di 15.331 soggetti.

In base ad elaborazioni di simulazione della legislazione vigente effettuate mediante l’utilizzo del modello di microsimulazione IRPEF basato sui dati delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche presentate nel 2005 (redditi estrapolati al 2008), risulta, per i contribuenti che dichiarano redditi da quadro RT, un’aliquota marginale media pari al 33%.

La perdita di gettito di competenza annua ai fini IRPEF risulta, pertanto, pari a circa 329*  49,72% / 40% * 25% * 33% = 33,7 milioni di euro mentre la perdita di gettito massima da imposta sostitutiva è pari a circa 856 * 25% * 12,5% = 27 milioni di euro.

La relazione tecnica, inoltre, assume che le norme abbiano efficacia a partire dalle cessioni avvenute successivamente al 30 giugno 2008. In base a tale ipotesi, scontando una percentuale di acconto effettivo del 75 per cento, si stima il seguente andamento del minore gettito per cassa.

(milioni di euro)

CASSA

2008

2009

2010

2011

Imposta sostitutiva al 12,5%

 

-13,5

-27

-27

Saldo IRPEF 2008

 

-16,9

 

 

Acconto IRPEF 2009

 

-12,7

+12,7

 

Saldo IRPEF 2009

 

 

-33,7

 

Acconto IRPEF 2010

 

 

-25,3

+25,3

Saldo IRPEF 2010

 

 

 

-33,7

Acconto IRPEF 2011

 

 

 

-25,3

 

 

 

 

 

TOTALE

-

-43,1

-73,3

-60,7

 

Al riguardo, si rileva che, non essendo le ipotesi alla base della quantificazione proposta dalla relazione tecnica suffragate da riscontri oggettivi, non risulta possibile valutarne il grado di prudenzialità.

Si rileva, inoltre, che le disposizioni non recano alcun presidio documentale o autorizzatorio ai fini della dimostrazione e del controllo del rispetto delle particolari condizioni, di carattere soggettivo ed oggettivo, poste all’applicazione dell’esenzione, né rinviano ad atti di normativa secondaria che ne disciplinino più dettagliatamente l’attuazione.

Tali circostanze potrebbero rendere difficoltoso per l’Amministrazione finanziaria, in sede di accertamento, il riscontro circa la sussistenza dei requisiti richiesti.

In proposito appare opportuno acquisire l’avviso del Governo.

 

ARTICOLO 4

Strumenti innovativi di investimento

La norma prevede, per lo sviluppo di programmi di investimento destinati ad iniziative produttive con elevato contenuto di innovazione, la possibilità di costituire appositi fondi di investimento a partecipazione sia pubblica che privata (comma 1).

Dalla disposizione in esame non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica; sono inoltre escluse garanzie a carico delle amministrazioni pubbliche sulle operazioni attivabili (comma 2).

 

La relazione tecnica non considera la norma né alla stessa risultano imputati effetti, nel prospetto riepilogativo, ai fini dei saldi di finanza pubblica.

 

Nulla da osservare al riguardo, nel presupposto che la partecipazione di soggetti pubblici ai fondi di investimento sia intesa come una facoltà, da esercitarsi in presenza di risorse destinabili a tali finalità, peraltro non stanziate dal presente provvedimento.

 

ARTICOLO 5

Sorveglianza dei prezzi

Normativa vigente: i commi da 196 a 203 dell’articolo 2 della legge finanziaria 2008 recano misure per il controllo dei prezzi; in particolare si affida alle Camere di commercio la verifica delle dinamiche dei prezzi di beni e servizi praticati ai consumatori (comma 196). La verifica può essere effettuata sulla base di convenzioni non onerose stipulate dalle Camere di commercio con enti locali e prefetture (comma 197), convenzioni il cui standard  può essere disciplinato dalla Conferenza unificata in accordo con altri soggetti (comma 198). Si istituisce, presso il Ministero dello Sviluppo economico, il Garante per la sorveglianza dei prezzi, con il compito di elaborare le informazioni richieste alle camere di commercio, all’ISTAT e ad altri soggetti, rendendole note in forma telematica (comma 199). E’ previsto che il Garante, scelto tra i dirigenti di prima fascia del Ministero dello Sviluppo economico, svolga i suoi compiti di supervisione ed informazione senza compenso e mantenendo le proprie funzioni (comma 200) e che le CCIAA adempiano le loro nuove funzioni con le risorse umane, finanziarie e strumentali già disponibili a legislazione vigente e che dalle disposizioni sopra illustrate non debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica (comma 203).

 

La norma abroga il comma 198 della legge finanziaria 2008, (relativo alla predisposizione di una convenzione-tipo) e sostituisce il comma 199, prevedendo, tra l’altro, che il Garante per la sorveglianza dei prezzi possa avvalersi per l’esercizio delle proprie attività  di una serie di enti già previsti dalla vigente normativa, nonché dell’Ismea, e possa svolgere indagini conoscitive avvalendosi del supporto operativo della Guardia di finanza. L’attività del Garante viene resa nota attraverso l’Osservatorio dei prezzi del Ministero dello sviluppo economico.

 

La relazione tecnica non considera la norma né alla stessa risultano imputati effetti nel prospetto riepilogativo, ai fini dei saldi di finanza pubblica.

 

Al riguardo, pur rilevando che la clausola di non onerosità recata dal comma 203 della legge finanziaria si estende alle norme in esame, in quanto sostitutive di disposizioni della medesima legge, si osserva che le modifiche sopra indicate - con particolare riguardo al coinvolgimento dell’Ismea e allo svolgimento di indagini conoscitive da parte del Garante per la sorveglianza dei prezzi, con il supporto della Guardia di Finanza - appaiono suscettibili di determinare compiti aggiuntivi per gli enti e le amministrazioni interessate. Andrebbe quindi fornita assicurazione circa la possibilità, per i medesimi, di far fronte ai predetti compiti con le risorse umane e finanziarie attualmente disponibili.

Analoga conferma andrebbe acquisita in ordine ai compiti assegnati all’Osservatorio dei prezzi del Ministero dello sviluppo economico.

 

ARTICOLO 6

Sostegno all’internazionalizzazione delle imprese

Le norme prevedono il riordino del sostegno all’internazionalizzazione delle imprese, stabilendo, in primo luogo, che le imprese italiane possano usufruire di agevolazioni all’esportazione extra-comunitaria solamente alle condizioni previste dal regolamento CE 1998/2006 per gli aiuti di importanza minore, definendo la natura degli interventi ammessi e rinviando a successive delibere del CIPE le modalità di erogazione delle agevolazioni (commi da 1 a 3).

Per tali interventi è previsto l’utilizzo delle disponibilità del fondo a carattere rotativo destinato alla concessione di finanziamenti a tasso agevolato alle imprese esportatrici a fronte di programmi di penetrazione commerciale - istituito dall'articolo 2 del decreto-legge n. 251/1981[4] - con le stesse modalità di utilizzo di tale fondo rotativo. Entro il 30 giugno di ciascun anno, il CIPE delibera il piano previsionale dei fabbisogni finanziari del fondo. Le ulteriori assegnazioni di risorse sono stabilite in via ordinaria dalla legge finanziaria o in via straordinaria da apposite leggi di finanziamento (comma 4).

Sono abrogate gran parte delle disposizioni recate dal citato DL 251/1981 ed altre norme relative al sostegno alla internazionalizzazione delle imprese, precisando che i riferimenti alle norme abrogate, contenuti nel comma 1 dell’articolo 25 del D.Lgs. 143/1998 (che attribuisce alla SIMEST - Società italiana per le imprese all’estero - la gestione di una serie di interventi di sostegno all’internazionalizzazione) debbano intendersi riferiti all’articolo in esame (commi 5 e  6).

 

Nel prospetto riepilogativo allegato alla relazione tecnica non risultano imputati effetti alla norma ai fini dei saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica afferma che la disposizione non comporta effetti sui saldi in quanto per far fronte agli interventi previsti vengono utilizzate le risorse derivanti dal Fondo rotativo di cui all’articolo 2, comma 1, del DL 251/81 con le medesime modalità di rotazione delle risorse.

La relazione illustrativa indica, tra i motivi di riordino della disciplina di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese, l’adeguamento all’ordinamento comunitario per evitare possibili sanzioni, anche in considerazione del fatto che esiste sulla materia un contenzioso con la Commissione Europea in sede di Corte di Giustizia.

Nulla da osservare al riguardo nel presupposto che, come enunciato nell’articolato e nella RT, le delibere attuative emanate dal CIPE prevedano le medesime modalità di rotazione del Fondo impiegato.

 

ARTICOLO 7

Strategia energetica nazionale

Le norme prevedono la definizione, da parte del Consiglio dei ministri, di una “strategia energetica nazionale” con indicazione delle priorità per il breve e lungo periodo nel campo energetico, disponendo a tal fine la convocazione di una Conferenza nazionale dell’energia e dell’ambiente e autorizzando l’avvio della stipula[5] di accordi con gli Stati membri dell’Unione europea o paesi terzi per il processo di sviluppo dell’energia nucleare.

Tali accordi potranno utilizzare modelli contrattuali destinati all’ottenimento di fornitura di energia nucleare nel lungo termine, che prevedano la restituzione di tale energia, eventualmente con interessi, a conclusione del processo di costruzione e di ristrutturazione delle centrali sul territorio nazionale.

In proposito, la relazione illustrativa precisa che il Governo italiano potrà intavolare trattative con altri Paesi ai fini dell’erogazione di un prestito energetico quinquennale o decennale, che si sostanzia nell’acquisizione di energia con accordo di restituzione di energia nucleare, una volta avviata la produzione nazionale.

Viene espressamente prevista la non onerosità delle norme in esame, disponendo che dalle stesse non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

La relazione tecnica e il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari non considerano le norme.

 

Al riguardo, andrebbero meglio precisati i profili attuativi della disciplina in esame, tenuto conto che le obbligazioni assunte in sede internazionale (con l’impegno a restituire l’energia fornita, anche con il riconoscimento di interessi) potrebbero richiedere la corresponsione di contropartite finanziarie o di altre agevolazioni nei confronti degli operatori coinvolti nell’intervento, con possibili oneri a carico della finanza pubblica.

 

ARTICOLO 8

Legge obiettivo per lo sfruttamento di giacimenti di idrocarburi

Le norme dispongono che - limitatamente alle acque del golfo di Venezia - il divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi[6] possa applicarsi fino a che non venga definitivamente accertata la non sussistenza di apprezzabili rischi di subsidenza sulle coste, accertamento che dovrà essere attuato dal Consiglio dei ministri sulla base di studi presentati da titolari di permessi di ricerca e delle concessioni di coltivazione (comma 1). 

Viene prevista un’attività di ricognizione dei giacimenti di idrocarburi marginali[7], prevedendo che i titolari delle concessioni di coltivazione, nel cui ambito ricadono giacimenti marginali non produttivi e per i quali non sia stata presentata domanda per il riconoscimento della marginalità economica di idrocarburi, comunichino l’elenco di tali giacimenti al Ministero dello sviluppo economico. Il Ministero pubblica l’elenco dei giacimenti ai fini dell’attribuzione ad altro titolare con procedura competitiva (comma 2 e 3).

Viene, altresì, abrogata ogni incentivazione prevista per i giacimenti marginali  dall’articolo 5 del decreto legislativo n. 164/2000 (comma 4).

Si ricorda che il citato articolo 5 riconosce ai titolari di concessioni di coltivazione di idrocarburi, nelle quali sono presenti giacimenti riconosciuti come marginali, una maggiore deducibilità ai fini fiscali degli investimenti (oltre agli altri ammortamenti previsti dalla normativa).

La relazione illustrativa riferisce che dall’entrata in vigore della norma non è stata presentata alcuna domanda di incentivazione per i giacimenti marginali.

 

La relazione tecnica e il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari del provvedimento non considerano la norma.

 

Nulla da osservare al riguardo, nel presupposto – sul quale appare opportuno acquisire una conferma da parte del Governo -  che dalla nuova attribuzione delle concessioni prevista dai commi 2 e 3 non possano derivare oneri per la finanza pubblica connessi alla revisione di clausole contrattuali, non considerate dalla disciplina in esame.

 

ARTICOLO 9

Sterilizzazione dell’IVA sui prodotti petroliferi

Normativa vigente: l’articolo 1, commi 290 e 291, della legge n. 244/2007[8] - nel disporre una riduzione delle misure delle aliquote di accisa sui prodotti energetici[9] al fine di compensare le maggiori entrate dell’imposta sul valore aggiunto derivanti dalle variazioni del prezzo internazionale, espresso in euro, del petrolio greggio – prevedono la possibilità di adottare un decreto ministeriale di variazione delle accise, avente cadenza trimestrale, qualora il prezzo del petrolio aumenti in misura pari o superiore, nella media del periodo, a due punti percentuali rispetto al valore di riferimento indicato nel Documento di programmazione economico-finanziaria[10], oppure qualora il prezzo presenti una diminuzione rispetto al medesimo valore di riferimento.

Le norme prevedono che - qualora si verifichino le condizioni di variazione dei prezzi del petrolio greggio indicati nell’articolo 1, comma 291, della legge finanziaria 2008 – debba necessariamente essere adottato il decreto ministeriale per la variazione delle aliquote di accisa sui prodotti energetici usati come carburanti o come combustibili per usi civili (comma 1).

La modifica normativa consiste nel rendere obbligatoria l’adozione del decreto ministeriale, rispetto ad una formulazione previgente, che configurava tale adozione come facoltativa.

Viene, inoltre, disposto che l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.a.[11] stipuli una convenzione con il Ministero dello sviluppo economico e provveda fino al 31 dicembre 2008, con proprie risorse e nell’ambito delle proprie funzioni istituzionali, alle misure di sostegno volte al mantenimento dei livelli di competitività dei settori dell’agricoltura, della pesca professionale e dell’autotrasporto, colpiti dalla crisi conseguente all’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi (comma 2).

Le modalità e le risorse per l’attuazione delle misure di sostegno saranno definite nella Convenzione, che sarà approvata con decreto ministeriale[12] entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame (comma 3).

Restano ferme le modalità di utilizzazione previste dalla normativa vigente per le disponibilità giacenti sui conti di tesoreria intestati all’Agenzia.

Viene infine stabilito che l’applicazione delle disposizioni in esame è subordinata alla preventiva approvazione da parte della Commissione Europea (comma 4).

 

La relazione tecnica e il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari non considerano la norma.

Al riguardo, con specifico riferimento alle norme di cui al comma 1, si osserva, come già sottolineato in precedenti occasioni[13], che a fini cautelativi l’utilizzo a compensazione delle maggiori entrate IVA, indotte in questo caso dall’aumento del prezzo dei prodotti energetici, dovrebbe essere subordinato alla previa verifica del rispetto di andamenti di finanza pubblica coerenti con il raggiungimento degli obiettivi complessivi prefissati, andrebbero inoltre previste forme di compensazione alternative nel caso in cui tale verifica dia esiti negativi.

La normativa modificata non prevede tale condizione, limitandosi a richiedere che si verifichi un aumento del prezzo dei prodotti energetici: tale presupposto non appare di per sé idoneo a garantire l’invarianza dei saldi rispetto alle previsioni, in quanto l’aumento del gettito IVA conseguente al suddetto aumento del prezzo potrebbe essere compensato da fattori di segno opposto (ad esempio nel caso si verifichi una riduzione delle quantità vendute sia dei prodotti energetici che di altri prodotti).

In proposito si segnala, ad esempio, che sulla base delle stime dell’andamento del gettito IVA riferito ai prodotti petroliferi, elaborate dall’Unione petrolifera[14], risulterebbe una flessione del gettito per l’anno 2007, dalla quale si evince che l’ammontare del prelievo è diminuito in corrispondenza della crescita dei prezzi (in quanto sono diminuite le quantità vendute) compensando così gli effetti positivi ai fini fiscali.

Pertanto il meccanismo automatico di utilizzo delle maggiori entrate IVA in corrispondenza di un aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi non sembrerebbe idoneo a garantire la neutralità finanziaria della disposizione, potendo generare effetti negativi per la finanza pubblica. Sul punto appare necessario acquisire l’avviso del Governo.[15]

Con riferimento alle norme di cui ai commi 2 e 3, al fine di verificare il possibile impatto finanziario dell’intervento, andrebbero chiariti sia la tipologia che il presumibile impegno finanziario conseguente all’adozione delle norme ivi presente. Andrebbero inoltre identificate le risorse a tali fini disponibili per consentire una valutazione di sostenibilità degli interventi in questione.

 

ARTICOLO 10

Interventi infrastrutturali strategici e nei settori energia e telecomunicazioni

Normativa vigente: l’articolo 1, comma 355, della legge n. 311/2004, ha istituito presso la gestione separata della Cassa depositi e prestiti Spa un fondo rotativo, alimentato con le risorse del risparmio postale, con dotazione iniziale di 6.000 milioni di euro, da destinare prioritariamente a determinati interventi.

La norma ammette al finanziamento del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca anche gli interventi di investimento in infrastrutture nel settore energetico e nelle reti di comunicazione.

 

La relazione tecnica e il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari non considerano la norma.

Nulla da osservare al riguardo, nel presupposto – sul quale appare opportuno acquisire una conferma da parte del Governo - che l’utilizzo per nuove finalità delle risorse del Fondo rotativo non pregiudichi interventi già programmati a valere sulle medesime risorse.

 

ARTICOLO 11

Piano Casa

Le norme, al fine di superare in maniera organica e strutturale il disagio sociale e il degrado urbano derivante dai fenomeni di alta tensione abitativa, prevedono, tra l’altro, che:

·        il CIPE approvi un piano nazionale di edilizia abitativa, rivolto all’incremento del patrimonio immobiliare ad uso abitativo attraverso l’offerta di alloggi di edilizia residenziale, da realizzare nel rispetto dei criteri di efficienza energetica e di riduzione delle emissioni inquinanti, con il coinvolgimento di capitali pubblici e privati (commi 1 e 2).

Gli alloggi sono destinati prioritariamente a prima casa per le seguenti categorie sociali svantaggiate nell’accesso al libero mercato degli alloggi in locazione:

a) nuclei familiari a basso reddito, anche monoparentali o monoreddito;

b) giovani coppie a basso reddito;

c) anziani in condizioni sociali o economiche svantaggiate;

d) studenti fuori sede;

e) soggetti sottoposti a procedure esecutive di rilascio;

f) altri soggetti in possesso dei requisiti di cui all’art.1 della legge n. 9 del 2007;

g) immigrati regolari;

·        il Piano nazionale abbia ad oggetto la realizzazione di misure di recupero del patrimonio abitativo esistente o di costruzione di nuovi alloggi (comma 3).

Si prevede, in particolare, che il Piano sia articolato attraverso i seguenti interventi:

a) costituzione di fondi immobiliari destinati alla valorizzazione e all’incremento dell’offerta abitativa, ovvero alla promozione di strumenti finanziari immobiliari innovativi e con la partecipazione di altri soggetti pubblici o privati, articolati anche in un sistema integrato nazionale e locale, per l’acquisizione e la realizzazione di immobili per l’edilizia residenziale;

b) incremento del patrimonio abitativo di edilizia sociale con le risorse derivanti dalla alienazione di alloggi di edilizia pubblica in favore degli occupanti muniti di titolo legittimo;

c) promozione da parte di privati di interventi ai sensi della parte II, titolo III, del Capo III del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (codice dei contratti pubblici, disciplina relativa al promotore finanziario, alle società di progetto e alla locazione finanziaria per i lavori);

d) agevolazioni, anche amministrative, in favore di cooperative edilizie costituite tra i soggetti destinatari degli interventi in esame;

e) realizzazione di programmi integrati di promozione di edilizia sociale e nei sistemi metropolitani ai sensi del comma 5;

·        il Piano nazionale sia realizzato con le modalità di cui alla parte II, titolo III , del Capo IV del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (disciplina concernente i lavori per infrastrutture strategiche e insediamenti produttivi), ovvero, per gli interventi integrati di valorizzazione del contesto urbano e dei servizi metropolitani, ai sensi dei commi da 5 a 8 (comma 4);

·        possano essere stipulati appositi accordi di programma, promossi dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per l’attuazione di interventi volti a garantire la messa a disposizione di una quota di alloggi, da destinare alla locazione a canone convenzionato, stabilito secondo criteri di sostenibilità economica, e all’edilizia sovvenzionata, complessivamente non inferiore al 60% degli alloggi previsti da ciascun programma, congiuntamente alla realizzazione di interventi di rinnovo e rigenerazione urbana, caratterizzati da elevati livelli di qualità in termini di vivibilità, salubrità, sicurezza e sostenibilità ambientale ed energetica (comma 5).

A tal fine sono attuati interventi di cui alla parte II, titolo III, capo III del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, mediante le seguenti modalità:

a) trasferimento di diritti edificatori in favore dei promotori degli interventi di incremento del patrimonio abitativo destinato alla locazione a canone agevolato, con la possibilità di prevedere come corrispettivo della cessione dei diritti edificatori in tutto o in parte la realizzazione di unità abitative di proprietà pubblica da destinare alla locazione a canone agevolato, ovvero da destinare alla alienazione in favore di categorie sociali svantaggiate, di cui al comma 2;

b) incrementi premiali di diritti edificatori finalizzati alla dotazione di servizi, spazi pubblici e di miglioramento della qualità urbana;

c) provvedimenti mirati alla riduzione del prelievo fiscale di pertinenza comunale o degli oneri di costruzione e strumenti di incentivazione del mercato della locazione;

d) costituzione di fondi immobiliari di cui al comma 3, lett. a), con la possibilità di prevedere altresì il conferimento al Fondo dei canoni di locazione, al netto delle spese di gestione degli immobili;

·        per la realizzazione degli interventi di cui al presente articolo l’alloggio sociale, in quanto servizio economico generale, è identificato, ai fini dell’esenzione dell’obbligo della notifica degli aiuti di Stato, di cui agli articoli 87 e 88 del Trattato istitutivo della Comunità Europea, come parte essenziale e integrante della più complessiva offerta di edilizia residenziale sociale, che costituisce nel suo insieme servizio abitativo finalizzato al soddisfacimento di esigenze primarie (comma 6);

·        per la migliore realizzazione dei programmi, i comuni e le province possono associarsi ai sensi di quanto previsto dal testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. I programmi integrati di cui al comma 5 sono dichiarati di interesse strategico nazionale al momento della sottoscrizione dell’accordo di cui all’accordo di cui al comma 5 (comma 8).

 

Per l’attuazione degli interventi previsti dall’articolo in esame è istituito un Fondo nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nel quale confluiscono le risorse finanziarie di cui all’articolo 1, comma 1154, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 nonché quelle di cui agli articoli 21, 21-bis e 41 del decreto-legge 1 ottobre 2007, n. 159, convertito con modificazioni dalla legge 29 novembre 2007, n 222. Gli eventuali provvedimenti adottati in attuazione delle citate disposizioni legislative, incompatibili con il presente articolo, restano privi di effetti. A tale scopo le risorse di cui agli articoli 21, 21-bis e 41 del citato decreto-legge n. 159 del 2007, ivi comprese quelle già trasferite alla Cassa Depositi e Prestiti, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere iscritte sul Fondo di cui al presente comma, negli importi corrispondenti agli effetti in termini di indebitamento netto previsti per ciascun anno in sede di iscrizione in bilancio delle risorse finanziarie di cui alle indicate autorizzazioni di spesa (comma 9).

 

Si ricorda che l’art. 1, comma 1154, della legge n. 296/2006 (legge finanziaria 2007)  ha autorizzato la spesa di 30 milioni di euro per gli anni 2008 e 2009 per la realizzazione di un piano straordinario di edilizia pubblica residenziale sovvenzionata. alla  norma risultavano imputati i seguenti effetti di maggiore spesa sui tre saldi:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento

Maggiori spese c/capitale

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

Edilizia pubblica

0

30

30

0

20

30

0

20

30

 

Il D.L. n. 159/2007, collegato alla manovra per il 2008, all’art. 21 ha autorizzato la spesa di 550 milioni di euro per l'anno 2007 (544,5 per spese in conto capitale e 5,5 mln per spese correnti) per finanziare, nei comuni ad alta tensione abitativa e nei comuni capoluogo di provincia o confinanti[16], un programma straordinario di edilizia residenziale pubblica. L'1% del finanziamento è destinato alla costituzione ed al funzionamento dell’Osservatorio nazionale e degli Osservatori regionali sulle politiche abitative al fine di assicurare la formazione e l’alimentazione delle banche dati necessarie per la programmazione degli interventi di edilizia residenziale con finalità sociali, nonché al fine di monitorare il fenomeno dell'occupazione senza titolo degli alloggi di proprietà dell'ex IACP o dei comuni. E’ previsto che le risorse possano essere trasferiti direttamente ai comuni e agli ex IACP, ovvero in tutto o in parte alla Cassa Depositi e Prestiti, previa attivazione di apposita convenzione per i medesimi fini. Il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari del provvedimento imputava l’effetto relativo ai 544,5 mln di euro di spese in c/capitale per interventi di edilizia residenziale esclusivamente all’anno 2007 anche ai fini dei saldi di fabbisogno e di indebitamento.[17] Lo stesso D.L. n. 159/2007, all’art. 21-bis, ha previsto che le risorse originariamente destinate[18] ai programmi di edilizia residenziale in favore dei dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata, non impegnate alla data del 31 dicembre 2007, fossero destinate al finanziamento delle proposte, già ritenute idonee ma non risultate beneficiarie di finanziamenti, concernenti il programma denominato “Contratti di quartiere II”. Nell’ambito delle predette risorse, una quota fino a 60 mln è stata destinata alla prosecuzione degli interventi nelle zone terremotate del Molise e di Foggia[19]. La relazione tecnica allegata al provvedimento ha stimato che le risorse residue, giacenti in appositi conti correnti presso la Cassa depositi e prestiti e utilizzabili per le finalità di cui alla norma in esame, ammontassero a circa 320 mln di euro (rispetto ai circa 500 mln originariamente stanziati per il programma di edilizia residenziale dal citato DL 152/1991), fatte salve possibili riduzioni dovute ad eventuali ratifiche, entro il 31/12/2007, di accordi di programma conformi alle finalità originarie delle somme. Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento non stimava alcun effetto sui saldi di finanza pubblica in corrispondenza della norma in esame. Ciò in relazione alla disposizione dello stesso art. 21-bis che autorizzava Il Ministro dell’economia e delle finanze ad iscrivere, nei limiti degli effetti positivi stimati per ciascun anno in termini di indebitamento netto, le risorse destinate agli interventi in questione, previo versamento all’entrata del bilancio dello Stato delle risorse finanziarie depositate su specifici conti correnti di tesoreria.

Infine, l’art. 41 del D.L.159, al fine di incrementare il patrimonio immobiliare destinato alla locazione di edilizia abitativa, ha previsto la costituzione, ad opera del Ministero dell’economia e delle finanze, tramite l’Agenzia del demanio, di una società di scopo per promuovere la formazione di strumenti finanziari immobiliari a totale o parziale partecipazione pubblica, per l’acquisizione, il recupero, la ristrutturazione, la realizzazione di immobili ad uso abitativo, che tramite l’utilizzo di beni di proprietà dello Stato o di altri soggetti pubblici. Per tali finalità è stata autorizzata, per l’anno 2007, la spesa massima di 100 mln di euro. Ai fini dei saldi di fabbisogno e di indebitamento l’effetto della norma (originariamente pari a 150 mln di euro) veniva distribuito sugli esercizi 2007 e 2008.

 

Il prospetto riepilogativo allegato al provvedimento in esame non ascrive alcun effetto alla norma ai fini dei saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica evidenzia come la norma non comporti effetti negativi sui saldi di finanza pubblica in quanto la dotazione del Fondo è composta da  risorse derivanti da precedenti autorizzazioni di spesa che sono iscritte nel bilancio dello Stato ovvero giacenti in conti di tesoreria intestati alla Cassa Depositi e Prestiti.

Le risorse, iscritte sul bilancio dello Stato e già impegnate, nonché quelle giacenti presso la Cassa vengono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate al Fondo, compatibilmente con gli effetti previsti in termini di indebitamento netto.

In particolare, la RT cita i seguenti stanziamenti già previsti dalla vigente normativa:

·        l’art. 1, c. 1154, legge finanziaria 2007 che ha autorizzato 30 milioni per ciascuno degli anni 2008 e 2009 per un piano straordinario di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata; la RT evidenzia che le risorse risultano disponibili, in quanto non impegnate; 

·        l’art. 21 del DL 159/2007 che ha stanziato risorse, pari a 544,5 milioni per l’anno 2007, per il finanziamento di un programma straordinario di edilizia pubblica: tali somme, secondo la RT risultano impegnate a favore della Cassa Depositi e Prestiti e vengono versate all’entrata del bilancio. La loro reiscrizione in bilancio non comporta effetti sull’indebitamento netto,  in quanto il loro utilizzo era già previsto nei tendenziali di spesa nell’anno 2008;

·        l’art. 21-bis del DL n. 159/2007: si tratta delle risorse relative ai contratti di quartiere, che si trovano presso la Cassa Depositi e Prestiti. Le stesse devono essere versate all’entrata del  bilancio dello Stato e reiscritte in bilancio nei limiti degli effetti  stimati per ciascuno anno in termini di indebitamento netto, così come previsto dallo stesso art. 21-bis. Pertanto, gli effetti in termini di indebitamento netto sono già scontati secondo le previsioni già effettuate in sede di D.L. 159/2007;

·        l’art. 41 del medesimo D.L. n. 159/2007: le risorse destinate allo scopo, pari a 100 milioni di euro per l’anno 2007, risultano contabilmente impegnate. La loro reiscrizione in bilancio non comporta effetti sull’indebitamento netto,  in quanto il loro utilizzo è stato  già previsto nei tendenziali di spesa per l’anno 2008.

 

Al riguardo, appare necessario preliminarmente acquisire chiarimenti in ordine alle conseguenze derivanti dalla destinazione alle finalità previste dalla norma in esame delle somme che, in base alle indicazioni recate della relazione tecnica, risultano attualmente impegnate per le finalità previste dalle norme che hanno disposto gli originari stanziamenti.

In particolare, andrebbe verificato se siano configurabili conseguenze di carattere finanziario per impegni eventualmente già assunti con soggetti esterni alla pubblica amministrazione.

Inoltre, riguardo alla disposizione recata dal comma 9 - in base alla quale gli eventuali provvedimenti adottati in attuazione delle predette disposizioni, ove incompatibili con il presente articolo, restano privi di effetti – sembrerebbe utile conoscere in quale misura le norme esame siano suscettibili di incidere su interventi già avviati in base alla previgente normativa, ma non più realizzabili in base alla disciplina in esame, con conseguente impossibilità di utilizzo di quote di risorse originariamente stanziate. Andrebbero inoltre acquisite valutazioni in ordine ad eventuali implicazioni in termini di contenzioso.

In merito agli interventi previsti, ivi compresi quelli di carattere agevolativo, nulla da osservare nel presupposto che essi siano realizzati nel rispetto del limite costituito dalle risorse del Fondo e delle altre risorse, preordinate alle medesime finalità, eventualmente disponibili nei bilanci degli interessati. Con riferimento alla facoltà, prevista al comma 5, di stipulare appositi accordi di programma che potranno prevedere, tra l’altro, anche “provvedimenti miranti alla riduzione del prelievo fiscale di pertinenza comunale o degli oneri di costruzione e strumenti di incentivazione del mercato della locazione “ (comma 5, lett. c), si osserva che le agevolazioni in questione potrebbero risultare in parte non compatibili sia con la natura di parte capitale degli stanziamenti previsti sia con la durata degli stessi, limitata agli esercizi 2008 e 2009, laddove le agevolazioni stesse, in particolare quelle di natura fiscale, dovessero presentare una diversa proiezione temporale.

Con riguardo agli effetti sui saldi di indebitamento e di fabbisogno, la RT evidenzia che la reiscrizione in bilancio delle risorse stanziate dall’art. 21 e dall’art. 41 del D.L. n. 159/2007 non comporta effetti sull’indebitamento, in quanto il relativo utilizzo era già previsto nei tendenziali di spesa nell’anno 2008. Non appaiono peraltro chiare le ragioni di tali previsioni tenuto conto che, in base alla documentazione tecnica allegata alle norme previgenti al DL in esame, gli effetti dell’art. 21 del D.L. 159 risultavano imputati esclusivamente all’esercizio 2007 mentre l’importo stanziato dall’art. 41 risultava imputato solo per una quota all’esercizio 2008.

In ordine ai profili sopra segnalati andrebbero quindi acquisiti chiarimenti.

Infine, in merito alle risorse già previste dall’art. 21-bis , sarebbe opportuno chiarire se ed eventualmente in quale misura risulti confermata la destinazione di una quota delle risorse in questione alla prosecuzione degli interventi nelle zone terremotate del Molise e di Foggia.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, si rileva, con riferimento al comma 9, che da un’interrogazione effettuata alla banca dati della RGS risulta che le risorse autorizzate dall’articolo 1, comma 1154, della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007), iscritte al capitolo 7439 dello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture, risultano interamente disponibili per l’anno 2008.

Si segnala, inoltre, l’opportunità di precisare l’esercizio finanziario nel quale si intende istituire il Fondo.

 

ARTICOLO 12

Abrogazione della revoca delle concessioni TAV

Normativa vigente: L’art. 13 (comma 8-quinquiesdecies) del D.L. n. 7/2007 (convertito, con  modificazioni, dalla legge n. 40/2007) ha disposto la revoca delle concessioni rilasciate dall’Ente ferrovie dello Stato alla Società TAV Spa per al realizzazione del sistema “Alta Velocità”.

Il comma 8-sexiesdecies del medesimo articolo ha previsto che gli effetti delle predette revoche si estendessero a tutti i rapporti convenzionali da esse derivanti o collegati stipulati da TAV S.p.A. con i general contractors in data 15 ottobre 1991 e in data 16 marzo 1992, incluse le successive modificazioni ed integrazioni. Il successivo comma 8-septiesdecies ha disposto che Ferrovie dello Stato S.p.A. provvedesse direttamente o tramite società del gruppo all'accertamento e al rimborso, anche in deroga alla normativa vigente, secondo la disciplina di cui al comma 8-duodevicies, degli oneri delle attività progettuali e preliminari ai lavori di costruzione oggetto di revoca nei limiti dei soli costi effettivamente sostenuti, adeguatamente documentati e non ancora rimborsati alla data di entrata in vigore del decreto legge n. 7/2007. Il comma 8-duodevicies, con norma di carattere generale, è poi intervenuto sulla disciplina di cui all'articolo 21-quinquies della legge 7 agosto 1990, n. 241, dettando i criteri per la determinazione dell’indennizzo nei casi di revoca di atti amministrativi ad efficacia durevole o istantanea che incidano su rapporti negoziali: in tali casi, è stato disposto che l'indennizzo debba essere liquidato dall'amministrazione agli interessati parametrandolo al solo danno emergente e tenendo conto sia dell'eventuale conoscenza o conoscibilità da parte dei contraenti della contrarietà dell'atto amministrativo oggetto di revoca all'interesse pubblico, sia dell'eventuale concorso dei contraenti o di altri soggetti all'erronea valutazione della compatibilità di tale atto con l'interesse pubblico.

Al comma 8-undevicies è stata infine prevista la trasmissione da parte del Governo al Parlamento, entro il 30 giugno di ciascun anno, di una relazione sugli effetti economici-finanziari derivanti dall'attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 8-quinquiesdecies a 8-duodevicies, con particolare riferimento alla realizzazione delle opere del Sistema alta velocità.

 

La norma reca modifiche all’articolo 13 del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, nelle parti prima illustrate. In particolare, sono apportate le seguenti modifiche:

·        il comma 8–sexiesdecies viene interamente riformulato, prevedendo che, per effetto delle revoche disposte dal citato art. 13, i rapporti convenzionali stipulati da TAV S.p.A. con i contraenti generali in data 15 ottobre 1991 ed in data 16 marzo 1992 continuino, senza soluzione di continuità, con RFI S.p.A. ed i relativi atti integrativi prevedano la quota di lavori che deve essere affidata dai contraenti generali ai terzi mediante procedura concorsuale conforme alle previsioni delle direttive comunitarie;

·        sono abrogati i commi 8-septiesdeces (rimborso degli oneri per attività progettuali), 8-duodevicies (nuovi criteri di determinazione degli indennizzi) ed 8-undevicies (relazione al Parlamento).

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento e la relazione tecnica non considerano la norma.

La relazione illustrativa evidenzia che la norma si rende necessaria per far ripartire i progetti relativi alle infrastrutture ferroviarie e cita altresì l’ordinanza del TAR del Lazio che ha censurato il citato art. 13 D.L. n. 7/2007, rimettendo alla Corte di Giustizia UE la decisione sulla compatibilità della stessa norma con l’ordinamento comunitario.

 

Al riguardo, non disponendo di elementi in merito alla situazione di fatto determinatasi a seguito dell’emanazione del D.L. n. 7/2007, si ritiene comunque necessario acquisire la valutazione del Governo in ordine alle possibili implicazioni di carattere finanziario delle disposizioni in esame.

Si ricorda in proposito che, la relazione tecnica allegata al DL 7/2007 evidenziava come l’applicazione del medesimo si sarebbe concretizzata “in un rilevantissimo risparmio di spesa per l’amministrazione, paragonando gli oneri dovuti ai general contractor in relazione alla revoca con l’importo che avrebbe con ogni probabilità caratterizzato la realizzazione dell’opera da parte degli stessi, alla luce dell’univoca serie storica”.

Va peraltro rilevato che alla norma del D.L. n. 7/2007 non sono stati ascritti espressi effetti di risparmio.

Si ricorda in proposito che – come evidenziato anche in occasione dell’esame del precedente D.L. n. 7/2007 [20] – la previsione di risparmi (così come l’eventuale venir meno degli stessi per effetto delle modifiche in esame) potrebbe considerarsi rilevante sul piano delle conseguenze dirette delle norme sui saldi di finanza pubblica, soltanto se considerata afferente a poste effettivamente scontate nei tendenziali di spesa.

Per quanto riguarda la soppressione della norma della legge n. 241/1991, relativa alla determinazione degli indennizzi in caso di revoca delle concessioni per ragioni di pubblica utilità, si osserva che essa assumeva una valenza generale; andrebbe quindi espressamente individuata la normativa applicabile a seguito della predetta abrogazione. Va inoltre considerato che la norma abrogata prevedeva criteri di determinazione degli indennizzi, che, al momento della loro introduzione, erano stati indicati come più favorevoli per la p.a. rispetto a quelli desumibili dalla normativa preesistente (si veda l’art. 158 del d.lgs. 163/2006[21]), anche se agli stessi non sono stati imputati effetti ai fini dei saldi di finanza pubblica.

La RT allegata al D.L. n. 7/2007 (A.C. 2201) evidenziava che, oltre a minimizzare gli oneri per il caso in esame, tali norme avrebbero consentito “futuri ingentissimi risparmi di spesa, adesso neppure quantificabili, favorendo l’intervento in autotutela dell’amministrazione ogni qualvolta si evidenzi il contrasto di precedenti atti e rapporti negoziali rivelatisi contrastanti con l’interesse pubblico che, viceversa, l’amministrazione deve in ogni caso perseguire”.

Occorre quindi fornire chiarimenti circa il possibile impatto finanziario della prevista abrogazione che, come già rilevato, non riguarda esclusivamente le fattispecie riconducibili alle revoche per la TAV.

Per quanto attiene all’abrogazione del comma 8-undeviecies, si ricorda che lo stesso era stato introdotto sulla base di una condizione (non formulata ai sensi dell’art. 81, quarto comma, della Costituzione) contenuta nel parere espresso dalla Commissione Bilancio della Camera. Si evidenza altresì che il comma,  oltre a far riferimento alle disposizioni ora abrogate, riguardava anche l’attuazione del comma 8-sexiesdecies – riformulato, ma non abrogato dall’articolo in esame – e prevedeva che la relazione da presentare al Parlamento facesse particolare riferimento alla realizzazione delle opere del Sistema Alta Velocità .

 

ARTICOLO 13

Valorizzazione del patrimonio residenziale pubblico

La norma, al fine di valorizzare gli immobili residenziali costituenti il patrimonio degli Istituti autonomi per le case popolari, comunque denominati, e di favorire il soddisfacimento dei fabbisogni abitativi, dispone che, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto in esame, il Ministro delle infrastrutture ed il Ministro per i rapporti con le regioni promuovano, in sede di Conferenza unificata,  la conclusione di accordi con regioni ed enti locali aventi ad oggetto la semplificazione delle procedure di alienazione degli immobili di proprietà dei predetti Istituti (comma 1).

Ai fini della conclusione degli accordi, si tiene conto dei seguenti criteri:

a) determinazione del prezzo di vendita delle unità immobiliari in proporzione al canone di locazione;

b) riconoscimento del diritto di opzione all’acquisto in favore dell'assegnatario unitamente al proprio coniuge, qualora risulti in regime di comunione dei beni, ovvero, in caso di rinunzia da parte dell'assegnatario, in favore del coniuge in regime di separazione dei beni, o, gradatamente, del convivente more uxorio, purché la convivenza duri da almeno cinque anni, dei figli conviventi, dei figli non conviventi;

c) destinazione dei proventi delle alienazioni alla realizzazione di interventi volti ad alleviare il disagio abitativo (comma 2).

Nei medesimi accordi, fermo quanto disposto dall’articolo 1, comma 6, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410 (applicazione della disciplina relativa alla ricognizione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico), può essere prevista la facoltà per le amministrazioni regionali e locali di stipulare convenzioni con società di settore per lo svolgimento delle attività strumentali alla vendita dei singoli beni immobili (comma 3).

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento e la relazione tecnica non considerano la norma.

 

Al riguardo, considerato che la norma assume caratteri precipuamente programmatici, essa non sembra suscettibile di determinare effetti diretti ed immediati sui saldi di finanza pubblica.

Va peraltro considerato che, per quanto attiene ai prezzi di vendita degli alloggi, la norma fa riferimento ad un criterio di proporzionalità rispetto ai canoni di locazione, senza peraltro precisare le modalità di determinazione dei prezzi medesimi, prevedendo altresì che i relativi proventi siano destinati ad interventi volti ad alleviare il disagio abitativo. Andrebbe peraltro espressamente escluso che l’applicazione della disciplina in esame possa determinare l’applicazione di prezzi di vendita meno vantaggiosi per le amministrazioni rispetto a quelli già fissati in base a precedenti normative e/o piani di vendita e in relazione ai quali risultino eventualmente già scontati effetti nei bilanci degli enti interessati.

 

ARTICOLO 14

Expo Milano 2015

La norma, perla realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento EXPO Milano 2015, in adempimento degli obblighi internazionali assunti dal Governo italiano nei confronti del Bureau International des Expositions (BIE), autorizza la spesa di 30 milioni di euro per l’anno 2009, 45 milioni di euro per l’anno 2010, 59 milioni di euro per l’anno 2011, 223 milioni di euro per l’anno 2012, 564 milioni di euro per l’anno 2013, 445 milioni di euro per l’anno 2014 e 120 milioni di euro per l’anno 2015 (comma 1).

Ai predetti fini, il Sindaco di Milano pro tempore, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato, è nominato Commissario straordinario del Governo per l’attività preparatoria urgente. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Presidente della Regione Lombardia e sentiti i rappresentanti degli Enti locali interessati, sono istituiti gli organismi per la gestione delle attività, compresa la previsione di un tavolo istituzionale per il governo complessivo degli interventi regionali e sovra regionali presieduto dal Presidente della Regione Lombardia pro tempore e sono stabiliti i criteri di ripartizione e le modalità di erogazione dei finanziamenti (comma 2).

 

Il prospetto riepilogativo  allegato alla relazione tecnica indica i seguenti effetti della norma sui saldi di finanza pubblica:

 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Maggiori spese c/capitale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 14

(Expo Milano)

0

30

45

59

0

30

45

59

0

30

45

59

 

 

La relazione tecnica evidenzia come la norma autorizzi un spesa complessiva di 1.486 milioni di euro, di cui 30 milioni per l’anno 2009, 45 milioni per l’anno 2010, 59 milioni per l’anno 2011, 223 milioni per l’anno 2012,  564 milioni di euro per l’anno 2013, 445 milioni per l’anno 2014 e 120 milioni per l’anno 2015.

L’importo complessivamente autorizzato corrisponde alla quota a carico dello Stato per la realizzazione delle opere considerate essenziali per lo svolgimento dell’EXPO Milano 2015, come quantificata nel dossier di candidatura presentato dal Comitato promotore ed approvato dal BIE. La cadenza temporale dell’autorizzazione di spesa è coerente con gli esborsi finanziari previsti dal piano finanziario, in relazione alla progettazione e alla realizzazione delle opere.

Per far fronte al costo complessivo degli interventi, pari a 3.228 milioni di euro, lo stesso piano prevede il cofinanziamento della Regione e degli enti locali interessati per 851 milioni e di soggetti privati per 891 milioni.

L’effetto sull’indebitamento netto è pari agli importi previsti dall’autorizzazione di spesa nei singoli anni dal 2009 al 2015. Tali  importi, secondo la RT, sono stati stimati in base alle effettive esigenze correlate all’andamento dei lavori.

 

Al riguardo, si rileva preliminarmente che gli effetti scontati nell’apposito prospetto riepilogativo e che risultano considerati anche dalla norma di copertura di cui all’art. 84, riguardano le sole spese autorizzate per il triennio 2009-2011. Va peraltro considerato che l’onere annuo massimo derivante dall’autorizzazione di spesa in esame si realizza oltre il triennio, nel 2013 (564 mln); inoltre anche negli esercizi 2012 e 2014 l’onere annuo appare in misura considerevole superiore alla media del triennio 2009-2011. Tale circostanza andrebbe considerata sotto il profilo dei vincoli posti ai futuri bilanci e della coerenza temporale, anche oltre il triennio, tra oneri e mezzi di copertura.

Si osserva altresì che, in base alla relazione tecnica, la spesa autorizzata a carico del bilancio dello Stato costituisce una quota degli esborsi complessivi da effettuare in base agli impegni assunti, mentre la restante parte risulterà a carico, in parte, della regione e degli enti locali (851 mln), in parte dei soggetti privati (891 mln). Data la rilevante entità della spesa che, in base ad impegni che non appaiono derogabili,  dovrà essere imputata agli enti territoriali, appare opportuno acquisire l’avviso del Governo circa l’effettiva compatibilità di tale onere con i vincoli imposti agli enti dal patto interno di stabilità, tenuto conto che, ove tale coerenza non dovesse essere assicurata, anche la spesa in questione andrebbe coperta con le debite modalità.

Quanto alla partecipazione del capitale privato, non sono espressamente indicati modalità e tempi di tale intervento né risulta chiarito come si intendano sopperire le relative risorse in caso di mancato coinvolgimento, nella misura indicata, dei capitali privati.

Riguardo agli effetti finanziari indicati nell’apposito prospetto riepilogativo,  dati i criteri che presiedono alla  quantificazione dell’impatto dei provvedimenti sul conto economico della p.a., l’imputazione alla norma di identici esiti ai fini dei tre saldi di finanza pubblica presuppone che gli esborsi di cassa riflettano perfettamente l’ammontare delle spese autorizzate in ciascun anno. Peraltro, tenuto conto dell’entità degli interventi da realizzare, anche sotto il profilo delle procedure e degli adempimenti preordinati alla realizzazione degli stessi, tale ipotesi potrebbero risultare realistica nel caso in cui, ai fini della realizzazione degli interventi, si determini il mero trasferimento, di anno in anno, di somme a soggetti non appartenenti al perimetro della p.a. (come definito in base al sistema contabile europeo). Qualora le risorse dovessero essere trasferite a soggetti pubblici o comunque appartenenti al predetto comparto ai fini della realizzazione da parte degli stessi degli interventi programmati, la modulazione temporale degli effetti di cassa potrebbe risultare diversa da quella prevista per il saldo netto da finanziare, con corrispondente possibile aggravio sugli esercizi successivi al 2009. Sul punto appare quindi necessario acquisire l’avviso del Governo nonché ulteriori elementi di valutazione.

In merito al comma 2, si rileva che la clausola di non onerosità, oltre ad essere riferita al solo bilancio dello Stato anziché al più ampio comparto della finanza pubblica, sembra riguardare esclusivamente la nomina del Sindaco di Milano a Commissario straordinario di Governo per l’attività preparatoria urgente. Appare peraltro necessario che sia espressamente esclusa la possibilità di conseguenze onerose connesse all’applicazione delle altre disposizioni recate dal comma 2, che prevedono l’istituzione di organismi per la gestione delle attività, compresa la previsione di un tavolo istituzionale per il governo complessivo degli interventi regionali  e sovra regionali.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, si rileva l’opportunità, con riferimento al comma 2, di riformulare le clausole di invarianza 2 facendo riferimento non agli “oneri aggiuntivi” come indicato nelle disposizioni, ma ai nuovi o maggiori oneri, in maniera conforme alla prassi consolidata.

 

 

ARTICOLO 15

Costo dei libri scolastici

La norma dispone quanto segue:

·        a partire dall’anno scolastico 2008-2009 i libri di testo per i diversi gradi di istruzione - che dovranno essere prodotti nelle versioni a stampa, on line scaricabile da internet e mista – devono essere individuati da parte dei competenti organi fra quelli disponibili, in tutto o in parte, nella rete internet (comma 1);

·        a partire dall’anno scolastico 2011-2012 il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista (comma 2);

·        le caratteristiche dei libri di testo ed il relativo prezzo saranno determinati con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’istruzione (comma 3);

·        le Università e le Istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica adottano analoghe linee di indirizzo (comma 4).

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento e la relazione tecnica non considerano la norma in esame.

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

ARTICOLO 16

Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università

La norma:

·        sancisce la facoltà per le Università pubbliche di deliberare la propria trasformazioni in fondazioni di diritto privato al cui fondo di dotazione viene trasferita, con decreto dell’Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università che vengono trasformate (commi 1 e 2).

          Si ricorda che l’art. 59 della legge finanziaria per il 2001 (l. n. 388/2000) ha stabilito la possibilità per una o più università di costituire fondazioni di diritto privato, con la partecipazione di enti ed amministrazioni pubbliche e soggetti privati, per lo svolgimento delle attività strumentali e di supporto alla didattica e alla ricerca. Le suddette fondazioni sono state in seguito disciplinate da un regolamento (D.P.R. n. 254/2001). Tale innovazione ha consentito agli atenei di essere affiancati da una struttura di supporto alla quale trasferire tutta una serie di attività strumentali, da svolgere anche con l'apporto finanziario di privati, lasciando alle università le attività istituzionali relative alla didattica e alla ricerca.

          L’articolo in esame, invece, prevede la possibilità di un cambiamento della natura giuridica delle università, da enti pubblici dotati di autonomia funzionale – secondo la qualificazione prevista dall’art. 1, co. 4, lett. d), della legge 15 marzo 1997, n. 59 – a enti di diritto privato organizzati in forma di fondazioni;

·        stabilisce che gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni ad essi connesse siano esenti da imposte e tasse (comma 3);

·        dispone che i trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie siano esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo, nonché interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Riduce inoltre del 90 per cento gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie (comma 5);

·        stabilisce che le fondazioni universitarie adottino un regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici (comma 7);

·        dispone che il bilancio venga redatto con periodicità almeno triennale e che sia mantenuto il sistema di finanziamento pubblico; specifica inoltre che, a fini perequativi, costituisce elemento di valutazione l’entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione (comma 9).

          In base all’art. 5 della legge n. 537/1993, che disciplina il sistema di finanziamento delle università, le risorse statali sono ripartite in tre distinti fondi, imputati ciascuno a un corrispondente capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'università e della ricerca. I fondi sono:

          a) Fondo per il finanziamento ordinario delle università, che attiene al funzionamento degli atenei e comprende anche le spese per il personale docente e non docente e per la ricerca scientifica universitaria, nonché quelle per la manutenzione ordinaria;

          b) Fondo per l'edilizia universitaria e per le grandi attrezzature scientifiche, che comprende la quota a carico del bilancio statale per la realizzazione di investimenti;

          c) Fondo per la programmazione dello sviluppo del sistema universitario, che include le risorse destinate al finanziamento di specifiche iniziative, attività e progetti, ivi comprese le nuove iniziative didattiche.

          L’ammontare di tutti e tre i fondi è determinato annualmente dalla tabella C della legge finanziaria e le relative risorse sono ripartite con decreti ministeriali.

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari e la relazione tecnica non considerano la norma.

 

Al riguardo, andrebbero forniti chiarimenti con riferimento alle previsioni di esenzione e di agevolazioni fiscali contenute nel testo. In particolare, riguardo alla previsione di cui al comma 5 di integrale deducibilità dal reddito del soggetto erogante dei trasferimenti, a titolo di contributo o di liberalità in favore delle fondazioni universitarie, appaiono opportuni elementi di valutazione in merito all’eventualità che le esenzioni in questione comportino un effetto negativo in termini di minor gettito rispetto alle previsione scontate in bilancio.

L’art. 15 del DPR 917/1986 (Testo Unico delle imposte sui redditi) stabilisce, tra l’altro, che dall'imposta lorda si detrae un importo pari al 19 per cento  degli oneri sostenuti dal contribuente, se non deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formare il reddito complessivo, per le erogazioni liberali in denaro a favore di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro, che svolgono o promuovono attività di studio, di ricerca e di documentazione di rilevante valore culturale e artistico o che organizzano e realizzano attività culturali.

Nulla da osservare, invece, in relazione al mantenimento del sistema di finanziamento pubblico, nel presupposto che, seppur con diverse modalità di ripartizione, il medesimo avvenga nell’ambito degli stanziamenti già previsti a legislazione vigente.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, si rileva l’opportunità, con riferimento al comma 12, di riformulare le clausole di invarianza 2 facendo riferimento non agli “oneri aggiuntivi” come indicato nelle disposizioni, ma ai nuovi o maggiori oneri, in maniera conforme alla prassi consolidata.

 

ARTICOLO 17

Progetti di ricerca di eccellenza

La norma:

·        dispone la soppressione della Fondazione IRI dal 1° luglio 2008 allo scopo di realizzare una redistribuzione di risorse pubbliche verso il sostegno e l’incentivazione di progetti di ricerca d’eccellenza ed innovativi considerato, altresì, l’esaurimento delle finalità originariamente perseguite dall’istituto (comma 1).

La Fondazione IRI, nata al momento della liquidazione dell’IRI s.p.a. nel giugno 2000, è stata istituita con il compito, previsto dal suo statuto, di promuovere:

a)       la ricerca storica sulle vicende dell’IRI, anche attraverso la gestione attiva del patrimonio documentario, archivistico, iconografico e culturale;

b)      programmi ad elevato contenuto professionale nel campo della formazione manageriale;

c)       progetti di ricerca in campo economico-finanziario ed istituzionale, con riferimento, in particolare,          all’evoluzione del rapporto tra settore pubblico e mercato;

·        stabilisce che le dotazioni patrimoniali e ogni altro rapporto giuridico della Fondazione IRI, in essere al 1° luglio 2008, siano devoluti alla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia (comma 2).

L’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), istituito con l’articolo 4 del D.L. n. 269/2003,  è una fondazione, posta sotto la vigilanza congiunta del Ministero dell'Istruzione e del Ministero dell'Economia, finalizzata alla promozione della ricerca tecnologica, per lo sviluppo del sistema produttivo nazionale, in collegamento con organismi similari operanti in Italia e all’estero.

Si segnala che, per l’anno 2007, l’istituto non ha fruito di risorse statali in relazione al definanziamento operato dalla tabella E della legge finanziaria 2007 (legge 296/2006). Per l’esercizio 2008 all’Istituto sono stati attribuiti 80 milioni di euro sul cap. 7380 dello stato di previsione del Ministero dell’Economia, nell’ambito del Programma Ricerca di base e applicata e della Missione Ricerca e innovazione. Sul cap. 7381 sono inoltre allocati 10 milioni di euro destinati al rimborso della Cassa depositi e prestiti per finanziamenti all’istituto;

·        prevede che il patrimonio storico e documentale della Fondazione IRI sia devoluto, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, ad una società totalitariamente controllata dallo Stato al fine di curarne la conservazione, la quale succederà in eventuali rapporti di lavoro ancora in essere con la Fondazione IRI al 1° luglio 2008, ovvero in altri rapporti giuridici attivi o passivi che dovessero risultare incompatibili con le finalità o l’organizzazione della Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia (comma 3);

·        specifica che le risorse devolute alla Fondazione IIT devono essere destinate esclusivamente al finanziamento di programmi per la ricerca applicata finalizzati alla realizzazione di progetti in settori tecnologici altamente strategici e alla creazione di una rete di infrastrutture di ricerca di alta tecnologia localizzate presso primari centri di ricerca pubblici e privati (comma 4).

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento e la relazione tecnica non considerano la norma in esame.

 

Al riguardo si osserva che andrebbe espressamente escluso, in base a dati ed elementi di valutazione da acquisire dal Governo, che, per effetto della devoluzione prevista dal comma 2, possano determinarsi effetti sui saldi di finanza pubblica, nonché sul debito pubblico, tenuto conto che l’Istituto Italiano di Tecnologia risulta ricompreso nel settore delle pubbliche amministrazioni.

Effetti sui saldi potrebbero determinarsi anche con riferimento al comma 3, nel caso in cui l’istituenda società dovesse risultare – in base ai dati di bilancio e di gestione – come appartenente al settore delle pubbliche amministrazione. In proposito andrebbe acquisito l’avviso del Governo.

 

ARTICOLO 18

Reclutamento del personale delle società pubbliche

La norma prevede[22] che le società che gestiscono servizi pubblici locali a totale partecipazione pubblica adottino criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento di incarichi in conformità ai principi[23] in materia vigenti per le pubbliche amministrazioni (comma 1).

L’art. 35, comma 3 del D.Lgs. n. 165/2001, - prevede che le procedure di reclutamento nelle pubbliche amministrazioni siano conformi a seguenti principi: a) adeguata pubblicità della selezione e modalità di svolgimento che garantiscano l'imparzialità e assicurino economicità e celerità di espletamento, ricorrendo, ove è opportuno, all'ausilio di sistemi automatizzati, diretti anche a realizzare forme di preselezione; b) adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti, idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali richiesti in relazione alla posizione da ricoprire; c) rispetto delle pari opportunità tra lavoratrici e lavoratori; d) decentramento delle procedure di reclutamento; e) composizione delle commissioni esclusivamente con esperti di provata competenza nelle materie di concorso, scelti tra funzionari delle amministrazioni, docenti ed estranei alle medesime, che non siano componenti dell'organo di direzione politica dell'amministrazione, che non ricoprano cariche politiche e che non siano rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali o dalle associazioni professionali.

Si prevede, inoltre, che le altre società a totale partecipazione pubblica o di controllo adottino per le medesime finalità, criteri e modalità nel rispetto dei principi, anche di derivazione comunitaria, di trasparenza, pubblicità ed imparzialità (comma 2).

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento e la relazione tecnica non considerano la norma.

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

ARTICOLO 19

Modifiche alla normativa in materia di cumulo tra pensione e redditi di lavoro

Normativa vigente: sulla base della previgente normativa[24] le condizioni per cumulare, in tutto o in parte, la pensione con il reddito da lavoro sono le seguenti:

 

Pensione

reddito da lavoro

anni contributivi

quota pensione

Vecchiaia

dipendente o autonomo

non influente

intero importo

anzianità

dipendente

- almeno 40 anni

- 37 anni (58 anni di età)

intero importo

- meno di 40 anni

nessuna

autonomo

- almeno 40 anni

- 37 anni (58 anni di età)

intero importo

meno di 35 anni

minimo INPS + 70 per cento eccedenza (*)

invalidità

dipendente

almeno 40 anni

intero importo

meno di 40 anni

minimo INPS + 50 per cento eccedenza

autonomo

almeno 40 anni

intero importo

meno di 40 anni

minimo INPS + 70 per cento eccedenza (*)

(*) La trattenuta non può comunque superare il 30 per cento del reddito di lavoro.

 

La norma, a decorrere dal 1° gennaio 2009, dispone la totale cumulabilità con i redditi da lavoro dipendente e autonomo per le pensioni di anzianità a carico dell’AGO e delle forme esclusive ed esonerative, per le pensioni dirette conseguite nel regime contributivo da soggetti con età inferiore a 65 anni, se uomini, e a 60 anni, se donne, a carico dell’AGO e della gestione per i parasubordinati, a condizione che il soggetto abbia maturato i requisiti di anzianità anagrafica e contributiva previsti dall’articolo 1, commi 6 e 7, della legge n. 243/2004[25] e secondo il regime delle decorrenze previsto dalla medesima normativa[26].

Sono, inoltre, pienamente cumulabili anche le pensioni di vecchiaia liquidate interamente con il sistema contributivo, con riferimento sia ai soggetti con anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni sia con riferimento ai soggetti con età pari o superiore a 65 anni, se uomini, e 60 anni, se donne (comma 1).

La norma, quindi, dispone l’abrogazione dei commi 21 e 22 dell’articolo 1 della legge n. 335/1995[27] (comma 2) nonché la conferma delle vigenti limitazioni in materia di cumulo per i dipendenti pubblici[28].

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi:

 (milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Maggiori entrate correnti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 19,

commi 1-3

 

100

100

100

 

100

100

100

 

100

100

100

Maggiori spese correnti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 19,

Commi 1-3

 

390

390

390

 

390

390

390

 

390

390

390

 

 

Pertanto, la norma determina un effetto netto di peggioramento dei saldi nelle seguenti misure:

(milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Art. 19, commi 1-3

0

290

290

290

0

290

290

290

0

290

290

290

 

 

La relazione tecnica quantifica i maggiori oneri recati dalle disposizioni in esame come risulta dalla seguente tabella:

(milioni di euro)

 

2009

2010

2011

al lordo degli effetti fiscali

390

390

390

al netto degli effetti fiscali

290

290

290

 

La quantificazione è condotta sui dati amministrativi, dai quali risulta che ammonta a circa 300-310 milioni di euro annui la somma delle trattenute per divieto di cumulo, comprensive di quelle, pari a circa 100 milioni di euro annui, derivanti dagli assegni di invalidità, la cui normativa non è modificata dalle disposizioni in esame. Pertanto, i maggiori oneri per il venire meno delle trattenute sono quantificabili in circa 200-210 milioni di euro annui, rideterminati al netto degli effetti fiscali (considerando un’aliquota marginale media del 27 per cento) in circa 150 milioni di euro annui.

A tale onere è necessario sommare quello derivante dall’aumento della spesa pensionistica per l’anticipo all’accesso al pensionamento di quei lavoratori dipendenti[29] che, a normativa vigente, manifestano la propensione a proseguire l’attività lavorativa una volta maturato il requisito anagrafico[30] congiunto all’anzianità contributiva pari a 35 anni[31]. Si tratta di una quota[32] di coloro che maturano nel 2009  59 anni di età (o età superiori, fino a 64 anni per gli uomini e 59 per le donne) e 36 anni di contributi prudenzialmente stimabile, sulla base dei dati amministrativi, in circa 8.000 lavoratori per un anticipo di circa un anno.

Sulla base di un importo medio di pensione pari a circa 23.000 euro annui, si ottiene una maggiore spesa pensionistica lorda di circa 185 milioni di euro annui, rideterminata, al netto degli effetti fiscali in 140 milioni di euro annui.

Per quanto riguarda gli anni successivi al 2009, la quantificazione risulta prudenziale in considerazione del progressivo innalzamento dei requisiti minimi per l’accesso al pensionamento anticipato e per l’applicazione del regime delle decorrenze.

Infine, la relazione tecnica sottolinea che la continuità della copertura è in grado di compensare, nel medio-lungo periodo, anche i maggiori oneri, peraltro non quantificati, derivati dalle modifiche introdotte alla disciplina in materia di cumulo tra pensione e reddito da lavoro nel sistema contributivo, uniformata a quella prevista nei regimi retributivo e misto.

 

Al riguardo appare opportuno esplicitare le ipotesi sulla base delle quali è stata stimata la platea di lavoratori dipendenti che anticiperanno il pensionamento.

Si segnala inoltre che la relazione tecnica non fornisce la quantificazione degli oneri di medio-lungo periodo derivanti dall’uniformazione dei regimi pensionistici in materia di cumulo, oneri compensati dalla continuità della copertura assicurata agli oneri di breve periodo.

 

ARTICOLO 20, commi 1-2

Estensione dell’obbligo contributivo per la maternità e la malattia

Normativa vigente: il comma 2 dell’articolo 6 della legge n. 138/1943 dispone che l’indennità di malattia a carico dell’ente previdenziale non è dovuta quando il datore di lavoro, per legge o per contratto collettivo, corrisponde tale trattamento economico in misura pari o superiore a quella fissata dai contratti collettivi.

Le norme prevedono:

a)      l’interpretazione autentica del comma 2 dell’articolo 6 della legge n. 138/1943, in base alla quale, fino al 31 dicembre 2008, i datori di lavoro che, sulla base della legge o del contratto collettivo, hanno corrisposto, in luogo dell’Inps, il trattamento economico di malattia, sono esonerati, conseguentemente, dall’obbligo del versamento all’Istituto previdenziale della relativa contribuzione. Restano acquisite alla gestione e conservano la loro efficacia le contribuzioni comunque versate per i periodi anteriori al 1° gennaio 2009 (comma 1);

b)     l’estensione, a decorrere dal 1° gennaio 2009, dell’obbligo contributivo per maternità e malattia per gli operai, alle imprese dello Stato, degli enti pubblici e degli enti locali, privatizzate e a capitale misto (comma 2).

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi:

 (milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Maggiori entrate contributive

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 20, commi 1-2

 

0

0

0

 

49

59

61

 

58

60

62

Minori entrate contributive

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 20, commi 1-2

 

0

0

0

 

0

21

17

 

0

26

16

Maggiori spese correnti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 20, commi 1-2

 

0

0

0

 

10

10

10

 

10

10

10

Minori spese correnti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 20, commi 1-2

 

39

49

51

 

0

0

0

 

0

0

0

 

Pertanto, la norma determina un effetto netto di miglioramento dei saldi nelle seguenti misure:

(milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Articolo 20, commi 1-2

 

39

49

51

 

39

28

34

 

48

24

36

 

La relazione tecnica quantifica i seguenti effetti finanziari:

(milioni di euro – segno meno = peggioramento)

 

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2009

2010

2011

2009

2010

2011

entrate contributive lorde

49

59

61

58

60

62

entrate contributive nette

49

38

44

58

34

46

maggiori prestazioni

-10

-10

-10

-10

-10

-10

effetto complessivo

39

28

34

48

24

36

 

La quantificazione è basata sui seguenti parametri:

-                 stima monte retributivo contributo maternità: circa 3.700 milioni di euro

-                 stima monte retributivo contributo malattia operai: circa 1.800 milioni di euro

-                 aliquota contributiva maternità: 0,46 per cento

-                 aliquota contributiva malattia: 2,22 per cento

-                 stima prestazioni di malattia (sulla base dei dati amministrativi relativi al ricorso della generalità dei dipendenti): circa 5,2 milioni di euro su base annua

-                 stima prestazioni di maternità (sulla base dei dati amministrativi relativi al ricorso della generalità dei dipendenti): circa 4,8 milioni di euro su base annua

 

Al riguardo, premesso che la quantificazione delle maggiori entrate contributive risulta corretta, appare necessario acquisire ulteriori elementi in merito alla stima della spesa per prestazioni.

Con riferimento agli effetti di risparmio sul saldo netto da finanziare (pari a 39 milioni di euro nel 2009, 49 milioni di euro nel 2010 e 51 milioni di euro nel 2011), peraltro non quantificati dalla relazione tecnica, appare opportuna una conferma circa la natura delle minori spese, afferenti presumibilmente alla riduzione delle prestazioni assicurative (per malattia e maternità) corrisposte dal datore di lavoro in luogo dell’INPS.

Infatti, l’estensione dell’obbligo contributivo per l’assicurazione di maternità e malattia recato dalla norma in esame riguarda i dipendenti (lavoratori con qualifica di operai) delle imprese dello Stato, degli enti pubblici e degli enti locali privatizzate  e a capitale misto che attualmente sono escluse dall’obbligo di assicurazione. 

 

ARTICOLO 20, comma 3

Disposizioni in materia di base imponibile contributiva

Normativa vigente: il comma 2 dell’articolo 16 della legge n. 223/1991 prevede, alla lettera a), l’obbligo per i datori di lavoro, in caso di mobilità del personale, del versamento di un contributo nella misura dello 0,30 per cento delle retribuzioni assoggettate al contributo integrativo per l'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria.

La norma, modificando la lettera a) del comma 2 dell’articolo 16 della legge n. 223/1991, dispone che, a decorrere dal 1° gennaio 2009, l’aliquota dello 0,30 per cento quale contributo obbligatorio a carico del datore di lavoro, in caso di mobilità del personale, è commisurata alle retribuzioni che costituiscono imponibile contributivo.

 

La relazione tecnica non considera la norma né alla stessa risultano imputati effetti, nel prospetto riepilogativo ai fini dei saldi di finanza pubblica.

 

Nulla da osservareal riguardo.

Si segnala peraltro che la norma, ampliando la base di commisurazione del contributo, determina un aumento del gettito contributivo, a parità di spesa, prudenzialmente non quantificato e non scontato sui saldi di finanza pubblica.

 

ARTICOLO 20, commi 4-6

Estensione dell’obbligo contributivo per l’assicurazione contro la disoccupazione

La norma, con effetto dal primo periodo di paga successivo decorrente dal 1° gennaio 2009, estende l’obbligo assicurativo contro la disoccupazione involontaria agli impiegati, agenti e operai stabili di aziende pubbliche, nonché agli impiegati, agenti e operai delle aziende esercenti pubblici servizi e di quelle private, quando ad essi sia garantita la stabilità d'impiego[33].

La relazione tecnica precisa che tale disposizione riguarda le imprese del settore “industria energia elettrica, gas e acqua”.

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi:

 (milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Maggiori entrate contributive

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 20, commi 4-6

 

0

0

0

 

63

77

80

 

75

78

80

Minori entrate correnti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 20, commi 4-6

 

0

0

0

 

0

28

22

 

0

33

18

Maggiori spese correnti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 20, commi 4-6

 

0

0

0

 

10

15

20

 

10

15

20

Minori spese correnti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 20, commi 4-6

 

53

62

60

 

0

0

0

 

0

0

0

 

Pertanto, la norma determina un effetto netto di miglioramento dei saldi nelle seguenti misure:

(milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Articolo 20, commi 4-6

 

53

62

60

 

53

34

38

 

65

30

42

 

La relazione tecnica quantifica i seguenti effetti finanziari:

 

(milioni di euro – segno meno = peggioramento)

 

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2009

2010

2011

2009

2010

2011

entrate contributive lorde

63

77

80

75

78

80

entrate contributive nette

63

49

58

75

45

62

maggiori prestazioni

-10

-15

-20

-10

-15

-20

effetto complessivo

53

34

38

65

30

42

 

La quantificazione si basa sui seguenti parametri:

-                 stima monte retributivo: 4.700 milioni di euro circa

-                 aliquota contributiva disoccupazione: 1,31 per cento

-                 aliquota contributiva mobilità: 0,3 per cento

-                 stima prestazioni di disoccupazione e di mobilità: sulla base di 1.800 beneficiari complessivi (di cui 300 per mobilità), crescenti nei primi anni per quanto riguarda l’indennità di mobilità

 

Al riguardo appare opportuno acquisire ulteriori dettagli in merito alla stima della maggiore spesa per prestazioni di disoccupazione e di mobilità.

Con riferimento agli effetti di risparmio sul saldo netto da finanziare (pari a 53 milioni di euro nel 2009, 62 milioni di euro nel 2010 e 60 milioni di euro nel 2011), peraltro non quantificati dalla relazione tecnica, appare opportuna una conferma circa la natura e le determinanti delle minori spese indicate.

 

ARTICOLO 20 commi 7-9

Riunificazione di procedimenti giudiziari in materia di previdenza

La norma, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, dispone, con riferimento a procedimenti relativi a controversie in materia di previdenza e assistenza sociale, la riunificazione d’ufficio delle domande che frazionino un credito relativo al medesimo rapporto, comprensivo delle somme eventualmente dovute per interessi, competenze e onorari (comma 7).

In mancanza della riunificazione, il convenuto può richiedere l’improcedibilità della domanda, in ogni stato e grado del procedimento (comma 8). Il giudice, ove abbia notizia della mancata riunificazione, sospende il giudizio o revoca la provvisoria esecutività dei decreti (comma 9).

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi:

 (milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Minori spese correnti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 20, commi 7-9

 

60

60

60

 

60

60

60

 

60

60

60

 

La relazione tecnica quantifica le seguenti economie di spesa:

 

(milioni di euro)

2009

2010

2011

60

60

60

 

La relazione tecnica precisa che la norma è volta a porre fine all’artificio, già censurato dalle Sezioni Unite della Corte di cassazione[34], della promozione da parte di molti avvocati di più cause relative allo stesso credito, frazionando le relative domande, ad esempio, una per ogni anno del credito principale, una per ogni anno di interessi e, avverso una medesima sentenza, un atto ingiuntivo per la parte capitale, uno per gli interessi e uno per competenze e onorari professionali.

La stima dei risparmi conseguibili tiene conto del contenzioso Inps di circa 800.000 cause in corso, molte di esiguo valore e per crediti frazionati, considerando che il fenomeno in questione riguarda circa il 30 per cento delle cause.

 

Al riguardo si osserva che dai dati forniti dalla relazione tecnica non è possibile la procedere alla verifica dei risparmi stimati. Occorre quindi acquisire più puntuali elementi in ordine ai criteri di qualificazione utilizzati.

Inoltre, si segnala che i risparmi recati dalla norma in esame, scontati nei saldi di finanza pubblica, non realizzano economie di carattere certo, in quanto condizionate dall’andamento dei contenziosi. Potrebbe quindi non risultare prudenziale utilizzare tali risparmi per compensare oneri di carattere certo. 

 

ARTICOLO 20, comma 10

Disposizioni in materia di requisiti per il diritto all’assegno sociale

La norma, a decorrere dal 1° gennaio 2009, dispone che la corresponsione agli aventi diritto dell’assegno sociale[35] è condizionata al requisito del soggiorno legale sul territorio nazionale di almeno cinque anni, in via continuativa.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi:

 (milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Minori spese correnti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 20, comma 10

 

5

24

52

 

5

24

52

 

5

24

52

 

 

La relazione tecnica quantifica le seguenti minori spese:

(milioni di euro)

2009

2010

2011

5

24

52

 

La relazione tecnica precisa che la disposizione intende porre rimedio al fenomeno dei ricongiungimenti familiari surrettizi con effetti di riduzione della spesa per assegno sociale, senza intaccare i diritti previdenziali e assistenziali, maturati dai lavoratori, comunitari ed extracomunitari.

Infatti, sulla base delle vigenti normative comunitarie, i cittadini comunitari e i familiari a carico residenti in Italia da almeno tre mesi possono, in presenza degli altri requisiti principalmente legati al reddito, richiedere l’assegno sociale, accludendo il certificato di iscrizione anagrafica presso il comune di residenza. Ciò ha dato luogo a riconoscimenti surrettizi di ascendenti con più di 65 anni che, sulla base della semplice iscrizione anagrafica, possono ottenere la liquidazione delle prestazioni puramente assistenziali.

La quantificazione si basa sui seguenti parametri ed ipotesi:

-                 importo assegno sociale (2008): 5.144 euro;

-                 stima minor numero di assegni a fine anno, considerando una stabilizzazione negli anni successivi al 2011:

 

2009

2010

2011

2.000

7.000

12.000

 

 

La quantificazione risulta corretta. Appare tuttavia opportuno un chiarimento sulla possibilità che tale norma, che entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2009, possa indurre ad un’accelerazione delle richieste nel corso dell’anno corrente, con possibili effetti di maggior spesa riscontrabili a consuntivo.

 

ARTICOLO 20, comma 11

Modifiche relative alla normativa riguardante i comitati provinciali INPS

La norma, modificando l’articolo 43, comma 1, del DPR n. 639/1970, dispone che, a decorrere dal 1° gennaio 2009, ai componenti dei Comitati provinciali dell’Inps non siano più erogati emolumenti per l’esercizio delle funzioni inerenti alle rispettive cariche.

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi:

 (milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Minori spese correnti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 20, comma 11

 

0

0

0

 

2

3

3

 

2

3

3

 

 

La relazione tecnica quantifica le seguenti economie di spesa, al netto degli effetti fiscali indotti:

(milioni di euro)

2009

2010

2011

2

3

3

La quantificazione si basa su una spesa annua di 3-3,5 milioni di euro per il funzionamento di 853 organismi per un totale di circa 5.800 componenti.

 

Al riguardo si rileva che i dati forniti dalla relazione tecnica non appaiono sufficienti per la verifica dei risparmi ascritti alla disposizione in esame.

 

ARTICOLO 20, commi 12-14

Disposizioni in materia di trasmissione di dati sulle variazioni anagrafiche

La norma dispone che, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’Inps mette a disposizione dei Comuni modalità telematiche di trasmissione per le comunicazione relative ai decessi e alle variazioni di stato civile da effettuarsi obbligatoriamente entro due giorni dalla data dell’evento[36].

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi:

 (milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Minori spese correnti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 20, comma 12-14

 

80

80

80

 

80

80

80

 

80

80

80

 

 

La relazione tecnica quantifica le seguenti economie di spesa:

(milioni di euro)

2009

2010

2011

80

80

80

La relazione tecnica precisa che la disposizione è volta ad evitare il fenomeno del pagamento di prestazioni indebite, di difficile recupero, a soggetti che poi risultano essere deceduti o non aventi più diritto, stante il loro nuovo stato civile.

Sulla base dei dati amministrativi forniti dall’Inps, la relazione tecnica valuta che la disposizione consenta, con riferimento a circa 50.000 partite con importo medio mensile di circa 700 euro, un recupero di circa 3 mesi di erogazione (ipotizzando un ritardo medio di quattro mesi che, con l’esclusione delle comunicazioni ritardate di un solo mese, ritenute fisiologiche, si riduce a risparmi per tre mesi), per effetto del potenziamento della procedura di comunicazione Inps-Comuni.

 

Al riguardo, pur tenendo presente che l’importo dei risparmi è stato prudenzialmente ridotto, si rileva che le informazioni fornite dalla relazione tecnica non consentono una verifica della quantificazione indicata: andrebbero quindi meglio precisati i criteri utilizzati ai fini della stima.

 

ARTICOLO 21

Modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato

Le norme, modificando l’articolo 5, comma 4-bis e 4-quater, del decreto legislativo n. 368/2001, prevedono, tra l’altro, con riferimento alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro e alla precedenza dei lavoratori a termine in caso di nuove assunzioni, la possibilità che i contratti collettivi, stipulati a  livello nazionale, territoriale o aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, prevedano una disciplina ad hoc.

La relazione illustrativa precisa che l’intervento è diretto a valorizzare l’autonomia della parti sociali, che anche a garanzia di una reale tutela dei lavoratori, possono valutare meglio del legislatore le esigenze del settore, del territorio e delle singole aziende.

 

La relazione tecnica non considera la norma né alla stessa risultano imputati effetti, nel prospetto riepilogativo ai fini dei saldi di finanza pubblica.

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

ARTICOLO 22

Modifiche alla disciplina dei contratti occasionali di tipo accessorio

Normativa vigente: l’articolo 70 del decreto legislativo n. 276/2003 definisce prestazioni di lavoro accessorio le attività lavorative di natura meramente occasionale rese da soggetti a rischio di esclusione sociale o comunque non ancora entrati nel mercato del lavoro, ovvero in procinto di uscirne, nei seguenti ambiti:

a)       piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresa l’assistenza domiciliare a bambini e anziani;

b)      insegnamento privato supplementare;

c)       piccoli lavori di giardinaggio, di manutenzione e pulizia di edifici e monumenti;

d)      realizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli;

e)      lavori di emergenza, in caso di calamità, e di solidarietà;

f)        impresa familiare, limitatamente al commercio, al turismo e ai servizi;

g)      vendemmie di breve durata e a carattere saltuario, effettuate da studenti e pensionati.

Con riferimento a tali attività è previsto a carico del datore di lavoro il versamento di una contribuzione ridotta all’Inps (gestione per i parasubordinati) e all’INAIL, a fini assicurativi.

 

Le norme, modificando gli articoli 70-72 del decreto legislativo n. 276/2003, dispongono, tra l’altro, l’ampliamento della tipologia delle attività rientranti nella fattispecie di lavoro accessorio e dei soggetti che possono svolgere attività di lavoro accessorio.

La norma, sostituendo l’articolo 70, fa riferimento, ad esempio, a lavori domestici e non più a piccoli lavori domestici; al giardinaggio, pulizia e manutenzione e non più a piccoli lavori di giardinaggio ecc.; ad attività agricole di carattere stagionale e non più alla vendemmia di breve durata e saltuaria effettuata da studenti e pensionati. Si introducono, inoltre, le fattispecie di attività svolte dagli studenti durante le vacanze nonché la consegna porta a porta e la vendita ambulante di stampa quotidiana e periodica.

Inoltre, abrogando l’articolo 71, dispone l’ampliamento della tipologia di soggetti che possono esercitare tali attività, prima limitate ai disoccupati da oltre un anno, alle casalinghe, studenti e pensionati, ai disabili e soggetti in comunità di recupero nonché a lavoratori extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia, nei sei mesi successivi alla perdita del lavoro.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi:

 (milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Minori entrate contributive

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 22

0

0

0

0

1

2

2

2

1

2

2

2

Maggiori spese correnti (anticip. Bilancio INPS)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 22

1

2

2

2

0

0

0

0

0

0

0

0

 

La relazione tecnica quantifica gli effetti recati dalle disposizioni in esame come risulta dalla seguente tabella:

 

(milioni di euro)

2008

2009

2010

2011

-0,5

-2

-2

-2

 

La relazione tecnica precisa che l’ampliamento delle tipologie di lavoro accessorio, fermi restando i limiti di reddito per la definizione di tali attività[37], non comporta  sul piano previdenziale un maggior onere per prestazioni in quanto le stesse risultano correlate ai contributi versati nel sistema contributivo. Tuttavia nel breve periodo si registrano minori incassi contributivi per effetto delle ridotte  aliquote, rispetto a quelle ordinarie,  per i soggetti che svolgono lavoro accessorio. Tali minori incassi contributivi afferiscono primariamente al settore agricolo atteso che per il lavoro domestico il complessivo carico contributivo permane in ogni caso attorno ai 20 punti percentuali.

Le minori entrate contributive sono state valutate decuplicando prudenzialmente l’onere stimato con riferimento all’attività agricola esclusivamente riferita all’esecuzione di vendemmie di breve durata e a carattere saltuario (attuale lettera e-bis del comma 1 dell’articolo 70, sostituito dalla disposizione in esame).

 

Al riguardo, pur tenendo presente che l’importo delle minori entrate contributive è stato calcolato in modo prudenziale, si rileva che la relazione tecnica non fornisce dati relativi al numero dei soggetti interessati dalla norma in esame.

 

ARTICOLO 23

Modifiche alla disciplina del contratto di apprendistato

Le norme, modificando l’articolo 49 e 50 del decreto legislativo n. 276/2003, prevedono, tra l’altro:

a)      l’eliminazione della durata minima di due anni richiesta per la stipulazione del contratto di apprendistato, fermo restando il tetto massimo dei sei anni (comma1),

La normativa vigente prevede la durata del contratto professionalizzante non può essere inferiore a due anni e superiore a sei (articolo 49, comma 3, del decreto legislativo  n. 276/2003);

b)     in caso di formazione esclusivamente aziendale, la regolamentazione dei profili formativi dell’apprendistato professionalizzante, in via esclusiva, da parte dei contratti di lavoro stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale ovvero agli enti bilaterali (comma 2).

La normativa vigente prevede che la regolamentazione dei profili formativi dell'apprendistato professionalizzante è rimessa alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano, d'intesa con le associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano regionale (articolo 49, comma 5, del decreto legislativo  n. 276/2003).

 

La relazione tecnica non considera la norma né alla stessa risultano imputati effetti nel prospetto riepilogativo ai fini dei saldi di finanza pubblica.

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

ARTICOLO 24

Taglia-leggi

La norma, a far data dal sessantesimo giorno successivo all’entrata in vigore del D.L., dispone l’abrogazione di una serie di disposizioni elencate nell’Allegato A al medesimo decreto.

 

La relazione tecnica e il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari del provvedimento  non considerano al norma.

 

Al riguardo, in mancanza di valutazioni nella documentazione tecnica allegata al provvedimento, si richiede al Governo una conferma che l’abrogazione disposta non determini alcun impatto, anche di carattere indiretto, sulla finanza pubblica.

 

ARTICOLO 25

Misurazione e riduzione degli oneri amministrativi

Le norme prevedono l’approvazione di un programma per la misurazione degli oneri amministrativi derivanti da obblighi informativi[38] nelle materie affidate alla competenza dello Stato, con l’obiettivo di giungere, entro il 31 dicembre 2012, alla riduzione di tali oneri per una quota complessiva del 25 per cento come stabilito in sede europea (commi 1-2).

Ciascun Ministro adotta il piano di riduzione degli oneri amministrativi, che definisce le misure normative, organizzative e tecnologiche finalizzate al raggiungimento dell’obiettivo fissato dal programma, assegnando i relativi obiettivi ai dirigenti titolari dei centri di responsabilità amministrativa (comma 3).

Con decreto ministeriale si provvede a definire le linee guida per la predisposizione dei piani di cui al comma 3 e delle forme di verifica dell’effettivo raggiungimento dei risultati, anche utilizzando strumenti di consultazione pubblica delle categorie e dei soggetti interessati (comma 4).

Sulla base degli esiti della misurazione e comunque entro il 30 settembre 2012, il Governo è delegato ad adottare uno o più regolamenti di delegificazione contenenti gli interventi normativi volti a ridurre gli oneri amministrativi gravanti sulle imprese nei settori misurati e a semplificare e riordinare la relativa disciplina (comma 5).

 

La relazione tecnica e il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari  non considerano le norme.

 

Al riguardo, andrebbe acquisito un chiarimento da parte del Governo al fine di precisare se il processo di riduzione degli oneri amministrativi in esame possa interessare - direttamente o indirettamente - anche i diritti, i bolli e le tasse che le imprese sono tenute a versare per ottemperare ai relativi obblighi di informazione, nel qual caso potrebbero determinarsi in prospettiva oneri finanziari.

Nulla da osservare in ordine ai restanti commi dell’articolo, nel presupposto – sul quale appare opportuno acquisire una conferma da parte del Governo - che le attività di consultazione pubblica previste dal comma 4 possano essere effettivamente attuate nell’ambito delle risorse già disponibili a legislazione vigente.

 

ARTICOLI 26 e 63, comma 2

Soppressione o riordino di enti pubblici

Normativa vigente: a partire dal 2001 le leggi finanziarie annuali hanno ripetutamente disciplinato il riordino e la soppressione degli enti pubblici, con la finalità di razionalizzare e ridurre la relativa spesa a carico della finanza pubblica[39].

Da ultimo, l’articolo 1, comma 482, della legge finanziaria 296/2006 ha dettato una nuova disciplina in materia[40], con la finalità di conseguire obiettivi di risparmio quantificati dal comma 483 in 205 milioni di euro per il 2007, 310 milioni per il 2008 e 415 milioni a decorrere dal 2009([41]). Per il raggiungimento di tali risultati è stata introdotta una clausola di salvaguardia  [comma 621, lettera a)], in base alla quale, in caso di mancato ottenimento degli risparmi attesi, sarebbero stati ridotti in maniera lineare i trasferimenti ai predetti enti dal bilancio dello Stato, ivi compresi quelli di Tabella C, fino a concorrenza delle economie previste.

L’articolo 2, commi 634-642, della legge finanziaria 244/2007 ha parzialmente modificato la procedura per il riordino e la soppressione di enti ed organismi pubblici statali, prevedendo il contestuale trasferimento delle funzioni degli enti soppressi all’amministrazione che riveste preminente competenza nella materia (commi 634-635). In apposito allegato è stata inoltre individuata una serie di enti da considerare comunque soppressi[42], sempre con il trasferimento delle funzioni all’amministrazione competente (comma 636). A tali norme, che non mutavano sostanzialmente le analoghe misure previste dalla precedente legge finanziaria, non sono stati ascritti effetti di risparmio aggiuntivi rispetto a quelli già scontati, per l’esercizio 2008 e a regime, dalla stessa legge finanziaria 296/2006; a tal fine, veniva confermata l’operatività della clausola di salvaguardia di cui al comma 621, lettera a).

Con riferimento alle predette disposizioni della legge 244/2007 il Servizio Bilancio ha a suo tempo rilevato una carenza di informazione, da parte del Governo, circa l’effettivo conseguimento dei risparmi previsti, tenuto anche conto che, almeno per il 2007, avrebbe dovuto operare il meccanismo di salvaguardia (riduzione lineare dei trasferimenti agli enti pubblici) disposto con il comma 621, lettera a). È stato osservato, inoltre, che il Governo non aveva escluso la possibile formazione di oneri per la finanza pubblica dovuti  al trasferimento, all’amministrazione competente in via primaria, delle funzioni degli enti soppressi.

 

Le norme prevedono la soppressione[43] degli enti pubblici non economici con una dotazione organica inferiore alle 50 unità, nonché degli enti pubblici di cui al citato articolo 2, comma 636, della legge finanziaria 244/2007. Restano esclusi da detta soppressione una serie di enti (articolo 25, comma 1).

Si tratta dei seguenti enti: ordini professionali e loro federazioni; federazioni sportive; enti non inclusi nell’elenco ISTAT delle amministrazioni pubbliche; enti parco; enti di ricerca; altri enti espressamente confermati con decreto ministeriale; enti le cui funzioni sono attribuite ad organi diversi dal Ministero che riveste competenza primaria nella materia (in tal caso le funzioni esercitate da tale Ministero sono attribuite all’amministrazione vigilante e le risorse finanziarie ed umane sono trasferite a quest’ultima, che vi succede a titolo universale in ogni rapporto, anche controverso).

Sono altresì soppressi tutti gli altri enti pubblici non economici con dotazione organica superiore alle 50 unità e che non siano stati individuati dalle rispettive amministrazioni - entro il 31 dicembre 2008 - al fine della loro conferma, riordino o trasformazione ai sensi del citato articolo 2, comma 634, della legge finanziaria 244/2007. Le relative funzioni sono trasferite al Ministero vigilante (articolo 25, comma 2).

Con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione è disposta la destinazione delle risorse finanziarie, strumentali e di personale degli enti soppressi. In caso di incapienza della dotazione organica del Ministero vigilante, si applica “l’articolo 3, comma 128, della presente legge”[44]. Al personale che rifiuta il trasferimento si applicano le disposizioni in materia di eccedenza e mobilità collettiva.

All’allegato di cui all’articolo 2, comma 636, della legge 244/2007 (recante l’elenco degli enti da considerare comunque soppressi[45], con il trasferimento delle relative funzioni all’amministrazione competente) sono aggiunti i seguenti enti: Ente italiano montagna; Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente;  Istituto agronomico per l’oltremare (articolo 25, comma 3).

Si prevede infine che per l’anno 2008 non si applichi l’articolo 1, comma 621, lettera a), della legge finanziaria 296/2006 (articolo 63, comma 2).

Si tratta, come detto, del meccanismo introdotto al fine di garantire l'effettivo conseguimento degli obiettivi di risparmio (310 milioni di euro per il 2008 e 415 milioni a decorrere dal 2009 per il riordino e la soppressione di enti pubblici) di cui all’articolo 1, comma 483, della medesima legge: tale meccanismo – operante nel caso di risparmi minori rispetto alle previsioni – consiste in una riduzione lineare delle dotazioni di bilancio relative ai trasferimenti agli enti pubblici (comprese quelle di tabella C) fino a concorrenza degli importi indicati dal medesimo comma 483.

 

La relazione tecnica e il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari  non considerano le disposizioni di cui all’articolo 25.

Per quanto concerne invece l’articolo 63, comma 2, gli effetti sui saldi di finanza pubblica sono così indicati nel prospetto riepilogativo (la RT si limita a descrivere il contenuto della norma):

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

 

Maggiori spese correnti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 63 Comma 2

-

-

-

-

280

30

-

-

310

-

­-

-

 

Al riguardo, si osserva preliminarmente che la disciplina in materia di riordino e di soppressione di enti pubblici è stata ripetutamente oggetto di interventi finalizzati a razionalizzare e a ridurre la spesa del comparto, con la previsione - da ultimo – di effetti finanziari espressamente scontati sui saldi di fabbisogno e di indebitamento.

Le norme in esame intervengono nuovamente sullo stesso comparto, disponendo, da un lato, un’ulteriore revisione della disciplina e, dall’altro, la sospensione per un anno della clausola di salvaguardia che era stata posta a presidio degli obiettivi di risparmio precedentemente fissati (per l’esercizio 2008: 310 milioni di euro).

La nuova disciplina appare maggiormente cogente, rispetto a quanto previsto dalle precedenti normative in materia, nella parte in cui introduce termini tassativi alla scadenza dei quali la soppressione degli enti interessati interverrà automaticamente (mentre le norme previgenti essenzialmente rinviavano la concreta attuazione del riordino a successivi atti amministrativi). D’altra parte, tuttavia, la nuova disciplina introduce anche un’ampia serie di deroghe al predetto meccanismo di riduzione degli enti (deroghe espressamente indicate dal comma 1 ovvero semplicemente consentite dal comma 2), il cui impatto “riduttivo” in termini di minori risparmi non è valutabile in assenza di ipotesi - almeno di larga massima - sugli effetti concretamente conseguibili.

Appare pertanto necessario acquisire preliminarmente una valutazione in ordine all’efficacia della disciplina previgente[46], al fine di chiarire se essa sia risultata in tutto o in parte inidonea al conseguimento dei risparmi previsti. Qualora ciò fosse confermato, sarebbe necessario esplicitare i motivi in base ai quali si valuta che la nuova regolamentazione consenta invece di raggiungere gli obiettivi di gettito già previsti per gli anni 2009 e seguenti (415 milioni di euro).

Andrebbe inoltre chiarito se tali risultati siano conseguibili anche indipendentemente dall’operare della clausola posta dal comma 621, lett. a), che – come già a suo tempo rilevato dal Servizio Bilancio - per la sua attivazione automatica potrebbe intervenire anche su risorse poste nei bilanci degli enti a fronte di obbligazioni contrattuali o spese obbligatorie (per esempio, retribuzioni): ne deriverebbe una possibile limitazione all’effettivo dispiegarsi della predetta clausola con conseguenti effetti sulla realizzazione dei risparmi attesi.

Si ricorda che, con riferimento a tali aspetti, in occasione di precedenti dibattiti parlamentari in materia il Governo ha precisato[47] che la clausola di salvaguardia dovrebbe fungere da deterrente rispetto all’inerzia delle amministrazioni interessate. I risultati di risparmio previsti avrebbero dovuto quindi risultare “pienamente conseguibili indipendentemente dall’operare della clausola di salvaguardia”.

In ordine alle responsabilità dello Stato nella successione degli enti soppressi, premesso che sembrerebbe confermata anche dalla nuova disciplina in esame la previsione – contenuta nella legislazione previgente[48] – in base alla quale lo Stato è chiamato a rispondere sulle passività degli enti soppressi e messi in liquidazione “nei limiti dell'attivo della singola liquidazione”, occorrerebbe peraltro acquisire una precisazione circa il possibile impatto finanziario della nuova disposizione (contenuta nell’articolo 25, comma 1) che prevede l’assunzione da parte dei Ministeri vigilanti di ogni rapporto, anche controverso, riguardante gli enti (esclusi dalla soppressione) le cui funzioni vengano attribuite ad organi diversi dal Ministero competente.

Con specifico riferimento, infine, agli effetti finanziari ascritti all’articolo 63, comma 2, si fa presente che la maggiore spesa corrente scontata sul saldo di fabbisogno per il 2008 (280 milioni di euro) non corrisponde al risparmio a suo tempo contabilizzato per il medesimo anno (310 milioni di euro): andrebbero pertanto chiarite le ragioni del disallineamento quantitativo che si riscontra fra il (maggiore) risparmio previsto dalla legge finanziaria 296/2006 e il (minore) mancato risparmio ora registrato a seguito della sospensione per un anno del meccanismo di salvaguardia introdotto dalla medesima legge.

 

ARTICOLO 27

Risparmi delle pubbliche amministrazioni sui costi per la carta e per la stampa

Le norme dispongono la riduzione, dal 1° gennaio 2009, del 50 per cento della spesa delle amministrazioni pubbliche per la stampa delle relazioni e di ogni altra pubblicazione prevista da leggi e regolamenti e distribuita gratuitamente o inviata ad altre amministrazioni (comma 1).

La riduzione  del 50 per cento è calcolata rispetto alla spesa sostenuta nell’anno 2007.

Dispongono inoltre – per ridurre i costi di produzione e di distribuzione - la sostituzione, dal 1° gennaio 2009, della diffusione in abbonamento della Gazzetta Ufficiale (a carico di organi costituzionali, di amministrazioni o enti pubblici o locali) con l’abbonamento telematico (comma 2).

Il costo degli abbonamenti è conseguentemente rideterminato entro 60 giorni dalla data di conversione del decreto legge in esame.

 

La relazione tecnica e il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari  non considerano le norme.

 

Nulla da osservare al riguardo, trattandosi di norme finalizzate al conseguimento di risparmi sui costi sostenuti dalle amministrazioni pubbliche per la stampa e la distribuzione di documenti e pubblicazioni.

Si segnala tuttavia l’opportunità di acquisire una previsione, almeno di massima, circa i possibili effetti finanziari delle norme, tenuto conto che:

-            il comma 1 prevede un vincolo di riduzione della spesa rispetto al quale non sono fornite indicazioni in ordine alla base utilizzata come parametro di calcolo (spesa 2007);

-            il comma 2 prevede che, a fronte della trasformazione della diffusione cartacea con la diffusione telematica, venga conseguentemente rideterminato il costo degli abbonamenti.

 

ARTICOLO 28

Razionalizzazione di strutture tecniche statali

Le norme:

·        istituiscono, sotto la vigilanza del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, l’Istituto di ricerca per la protezione ambientale (IRPA) , che svolge le funzioni, con le inerenti risorse finanziarie strumentali e di personale, dell’Agenzia per la protezione dell’Ambiente e per i servizi tecnici, dell’Istituto Nazionale per la fauna selvatica e dell’Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (commi 1 e 2);

·        rinviano ad un decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, la determinazione, in coerenza con obiettivi di funzionalità, efficienza ed economicità, degli organi di amministrazione e controllo, la sede, le modalità di costituzione e di funzionamento, le procedure per la definizione e l'attuazione dei programmi per l'assunzione e l'utilizzo del personale, nel rispetto del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto degli enti di ricerca e della normativa vigente, nonché per l'erogazione delle risorse dell’IRPA. In sede di definizione del decreto si tiene conto dei risparmi da realizzare a regime per effetto della riduzione degli organi di amministrazione e controllo degli enti soppressi, nonché conseguenti alla razionalizzazione delle funzioni amministrative, anche attraverso l’eliminazione delle duplicazioni organizzative e funzionali e al minor fabbisogno di risorse strumentali e logistiche (comma 3);

·        prevedono che, per garantire l'ordinaria amministrazione e lo svolgimento delle attività istituzionali fino all'avvio dell'IRPA, il Ministro dell’Ambiente, con proprio decreto, da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, nomini un commissario e due subcommissari (comma 5);

·        dispongono che dall’attuazione dell’articolo in esame, compresa l’attività dei commissari di cui al comma precedente, non debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica (comma 6);

·        prevedono che la Commissione istruttoria per l’autorizzazione ambientale integrata - IPPC, di cui all’art. 10 del DP.R. 14 maggio 2007, n. 90, sia composta da ventitre esperti (in luogo dei venticinque prima previsti), provenienti dal settore pubblico e privato, con elevata qualificazione giuridico-amministrativa o tecnico-scientifica. Infine, viene prescritto che almeno tre dei componenti con qualificazione giuridica siano scelti fra magistrati ordinari, amministrativi e contabili, oppure tecnico-scientifica (comma 8).

Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare procede, con proprio decreto, alla nomina dei ventitre esperti, in modo da adeguare la composizione dell’organo alle prescrizioni di cui al periodo precedente. Sino all’adozione del decreto di nomina dei nuovi esperti, lo svolgimento delle attività istituzionali è garantita dagli esperti in carica alla data di entrata in vigore del presente decreto (comma 9);

·        prevedono che la Commissione di valutazione degli investimenti e di supporto alla programmazione e gestione degli interventi ambientali di cui all’art. 2 del D.P.R. 14 maggio 2007, n. 90, sia composta da ventitre membri (in luogo dei trentatre prima previsti) di cui peraltro dieci tecnici, scelti fra ingegneri, architetti, biologi, chimici e geologi, e tredici scelti fra giuristi ed economisti, tutti di comprovata esperienza, di cui almeno tre scelti fra magistrati ordinari, amministrativi e contabili (comma 10);

·        dispongono che i componenti della predetta commissione siano nominati entro 45 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge in esame (comma 11);

·        dispongono nuovamente al comma 13 (con disposizione analoga a quella del comma 6), che dall’attuazione dell’articolo in esame, “compresa l’attività dei commissari di cui al comma 11”, non debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento e la relazione tecnica non considerano la norma.

 

Al riguardo, premessa la necessità di un chiarimento riguardo alla correttezza del riferimento ai “commissari di cui al comma 11” contenuto nel comma 13, si rileva che le disposizioni non sembrerebbero suscettibili di determinare nuovi oneri, sia in considerazione delle predette clausole di invarianza finanziaria, sia in considerazione della riduzione del numero di componenti di alcuni organismi.

Andrebbe peraltro acquisita una espressa conferma che i nuovi criteri e requisiti indicati per la composizione dei predetti organismi non siano tali da determinare incrementi dei compensi eventualmente corrisposti.

Quanto alla prescritta presenza di almeno tre magistrati tra i componenti delle medesime commissioni, andrebbe altresì confermato che la previsione non determini il rischio di carenze di organico cui sopperire con nuove assunzioni, né problemi di funzionalità degli uffici giudiziari.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, si ricorda, che l’articolo 28 ripropone il contenuto dei commi 3 e 3-bis, poi soppressi, dell’articolo 7 dell’Atto Camera n.1145-A, recante la conversione in legge del decreto-legge n. 90 del 2008 in materia di rifiuti nella regione Campania. La clausola di invarianza di cui al comma 6, a differenza di quella di cui al comma 13, era già prevista dal suddetto articolo.

Con riferimento alla clausola di invarianza di cui al comma 6, si rileva l’opportunità di modificarla riferendola ai commi da 1 a 5.

Con riferimento alla clausola di invarianza di cui al comma 13, in considerazione del fatto che le disposizioni di cui ai commi 7 e 8 prevedono requisiti diversi per i componenti della Commissione istruttoria per l’autorizzazione ambientale integrata (IPPC) rispetto a quelli previsti dall’articolo 10 del Decreto del presidente della Repubblica n. 90 del 2007 che, nel provvedere al riordino di diversi organismi, ha anche definito l’attuale assetto della suindicata commissione, appare opportuno che il Governo confermi che la clausola di invarianza si rende necessaria per garantire il rispetto dell’articolo 23 del suddetto Decreto del Presidente della Repubblica n.90 del 2007, il quale prevede che la spesa complessiva degli organismi previsti, ivi compresi gli eventuali compensi per i componenti, sia ridotta del trenta per cento rispetto a quella sostenuta nell’esercizio finanziario 2005. Nel caso in cui il Governo confermi la predetta finalità della clausola di invarianza, appare opportuno che questa sia modificata indicando esplicitamente che si riferisce alle disposizioni di cui ai commi da 7 a 12 e, non all’intero articolo, in modo da evitare sovrapposizioni rispetto alla clausola già prevista dal comma 6.

 

ARTICOLO 30

Semplificazione di controlli amministrativi

Le norme prevedono che, per le imprese soggette a certificazione ambientale o di qualità rilasciata da un soggetto certificatore accreditato, i controlli periodici svolti dagli enti certificatori sostituiscano i controlli amministrativi o le attività amministrative di verifica, anche ai fini dell’eventuale rinnovo o aggiornamento delle autorizzazioni per l’esercizio dell’attività[49] (comma 1). 

Il testo precisa che la previsione richiamata è espressione di un principio generale di sussidiarietà orizzontale ed attiene ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (comma 2).

Viene infine rinviata ad apposito regolamento di delegificazione  l’individuazione delle tipologie dei controlli e degli ambiti nei quali la predetta disposizione troverà applicazione (comma 3).

 

La relazione tecnica e il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari  non considerano le norme.

 

Al riguardo – premessa l’opportunità di una conferma circa la compensatività tra le minori spese per le pubbliche amministrazioni per la gestione dei servizi di controllo e le eventuali minori entrate connesse alla riscossione di tariffe o diritti, qualora non più esigibili -, andrebbero esclusi eventuali ulteriori effetti onerosi connessi ai rapporti intercorrenti fra le amministrazioni pubbliche e i soggetti privati chiamati a svolgere i controlli in esame.

 

ARTICOLO 31

Validità della carta d’identità

La norma dispone la proroga della validità della carta d’identità da cinque a dieci anni, precisando che tale prolungamento interessa anche le carte d’identità in corso di validità “alla data di entrata in vigore della presente legge”[50].

La disposizione in esame[51], prolungando il termine delle carte d’identità in formato cartaceo incide indirettamente anche sulla piena diffusione delle carte d’identità in formato elettronico (CIE) e quindi sulla sostituzione delle tradizionali carte d’identità con le CIE.

Si ricorda che la legge 43/2005 ha previsto[52], a decorrere dal 1° gennaio 2006, il rilascio da parte dei comuni della carta d'identità elettronica in sostituzione di quella cartacea, all'atto della richiesta del primo rilascio o del rinnovo del documento

La legge finanziaria 2007([53]) ha posto a carico dei soggetti richiedenti la corresponsione di un importo pari almeno alle spese necessarie per la produzione e la spedizione del documento, nonché per la manutenzione necessaria all'espletamento dei servizi connessi. Il suddetto importo, determinato annualmente con decreto del Ministro dell'economia, stabilisce che le somme percepite dai comuni siano versate all'entrata del bilancio dello Stato e riassegnate nell'ambito dell’upb «servizi del Poligrafico dello Stato» del Ministero dell'economia, per i beni ed i servizi forniti dall'Istituto.

La medesima norma della legge finanziaria 2007 ha previsto che una quota (euro 1,85) dell'IVA inclusa nel costo della carta di identità elettronica sia riassegnata al Ministero dell'interno per essere destinata, per euro 1,15, alla copertura dei costi di gestione del Ministero medesimo e, per euro 0,70, ai comuni, per la copertura delle spese connesse alla gestione e alla distribuzione del documento.

Il D.M. 16 febbraio 2007, adottato sulla base della norma citata, ha previsto che l'importo del corrispettivo da porre a carico dei richiedenti la carta d’identità elettronica sia pari ad euro 20,00 - IVA inclusa - e che questo sia riscosso dai Comuni all'atto della richiesta di emissione della carta stessa. Tale importo è stato determinato sulla base delle esigenze di copertura dei costi sostenuti dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. per la produzione, la fornitura delle infrastrutture e dei servizi, la personalizzazione e diffusione sull'intero territorio nazionale, nonché per le attrezzature hardware e software necessarie per le relative postazioni di rilascio e di controllo.

 

La relazione tecnica e il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari  non considerano la norma.

 

Al riguardo, si osserva che la norma in esame riproduce un’identica disposizione contenuta nel disegno di legge in materia di modernizzazione e di efficienza delle pubbliche amministrazioni, esaminato dal Parlamento nel corso della precedente legislatura e non approvato in via definitiva.

Si tratta dell’articolo 15, commi 1 e 2, nel testo elaborato dalla Commissione di merito durante l’esame in prima lettura presso la Camera dei deputati (AC 2161-A). Si ricorda peraltro che l’articolo 19 del medesimo testo recava un obbligo di neutralità finanziaria riferito all’intero disegno di legge[54].

La norma in esame, in particolare, prevedendo un prolungamento del periodo di validità dei documenti d’identità, può determinare una riduzione del flusso dei rinnovi degli stessi e, quindi, generare relative minori entrate rispetto a quelle previste a legislazione vigente.

In ordine a tale aspetto, in occasione dell’esame del provvedimento sopra richiamato, il Servizio Bilancio aveva richiesto chiarimenti al Governo, al fine di verificare se dalla norma potessero derivare effetti negativi per la finanza pubblica. Si ribadisce l’opportunità di acquisire tali elementi.

In particolare – pur rilevando che le componenti di prezzo relative alla carta d’identità elettronica sono definite in modo da coprire i costi di gestione sostenuti dai comuni, dal Ministero dell’interno e dall’Istituto poligrafico zecca dello Stato – veniva richiesta una conferma circa la neutralità finanziaria della norma per le varie amministrazioni pubbliche interessate, considerato fra l’altro che:

-            gli enti locali, a fronte del rilascio dei documenti d’identità, percepiscono diritti di segreteria;

-            l’Istituto poligrafico zecca dello Stato, pur non facendo parte del comparto delle pubbliche amministrazioni, è strutturato in forma di società per azioni integralmente posseduta dal Ministero dell’economia.

Tenuto conto del carattere non univoco delle risposte a suo tempo fornite dal Governo alle predette osservazioni, si ritiene necessario formulare nuovamente analoga richiesta di chiarimenti, al fine di escludere effetti finanziari negativi non previsti.

Si ricorda infatti che dalla documentazione trasmessa alla Commissione bilancio della Camera[55] sono desumibili i seguenti dati ed elementi di valutazione forniti dal Governo:

-            numero di esemplari cartacei richiesti nell’anno 2006: 9 milioni;

-            importo medio richiesto dalle amministrazioni comunali (in termini di costo del servizio): 5 euro;

-            entrate 2006 da rilascio/rinnovo: 45 milioni di euro;

-            effetto medio derivante da un raddoppio del periodo di validità: dimezzamento delle entrate annuali (=meno 22,5 milioni di euro);

-            numero di esemplari elettronici rilasciati in via sperimentale nell’anno 2006: 383.000;

-            importo medio richiesto dalle amministrazioni comunali (in termini di costo del servizio): 25 euro;

-            entrate 2006 da rilascio: 9,6 milioni di euro;

-            effetto medio derivante da un raddoppio del periodo di validità: non stimabile, in quanto i dati della rilevazione sono parziali (in ragione del carattere ancora sperimentale, nel 2006, della procedura di rilascio);

-            la misura di semplificazione introdotta con la norma sull’estensione della validità delle carte d’identità “determina una riduzione dei costi amministrativi legati al rilascio della carta”;

-            “per la carta d’identità elettronica, l’eventuale minore entrata derivante dalla riduzione del numero delle carte emesse sarà compensata dalla progressiva riduzione, dovuta agli avanzamenti tecnologici, dei costi delle componenti della carta, attualmente coperti dal prezzo pagato dal cittadino per il rilascio della carta stessa”;

-            il possibile minor gettito per i comuni derivante dall’estensione della durata di validità della carta d’identità “non può che essere considerato nei termini previsti all’articolo 19([56]) del provvedimento medesimo, che assicura anche per la finanza pubblica l’invarianza finanziaria di tutte le norme contenute”.

 

ARTICOLO 32, commi 1-2

Limitazioni all’uso del contante

Le norme modificano l’articolo 49 del D. Lgs. n. 231 del 2007[57], relativo a limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore. In particolare elevano da 5.000 a 12.500 euro il limite:

·        del valore delle operazioni oltre il quale è vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi. Trasferimenti di importo superiore possono essere eseguiti tramite banche, istituti di moneta elettronica e Poste italiane S.p.a.;

·        dell’importo a partire dal quale gli assegni bancari e postali emessi devono recare il nome e la ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;

·        dell’importo al di sotto del quale gli assegni circolari, vaglia postali e cambiari possono essere richiesti per iscritto dal cliente  senza la clausola di non trasferibilità;

·        del valore di saldo massimo sui libretti di deposito bancari o postali al portatore.

Resta ferma la possibilità per il Ministro dell’economia e delle finanze di modificare teli limiti di importo.

E’, inoltre, abrogata la disposizione che prevede l’obbligo, pena la nullità, di indicare negli assegni bancari o postali richiesti in forma libera, per ciascuna girata, il codice fiscale del girante.

 

Il prospetto riepilogativo allegato alla relazione tecnica non sconta alcun effetto sui saldi con riferimento alle norme in esame.

 

La relazione tecnica non considera le norme.

Nulla da osservare al riguardo.

 

ARTICOLO 32, comma 3

Tracciabilità dei compensi dei professionisti

Normativa vigente: I commi 12 e 12-bis dell’articolo 35 del decreto legge n. 223 del 2006[58] recano disposizioni in materia di tracciabilità dei compensi degli esercenti arti e professioni.

In particolare, tali soggetti sono obbligati a tenere uno o più conti correnti bancari o postali ai quali affluiscono le somme derivanti dall’esercizio dell’attività e dai quali sono prelevate quelle utilizzate per il pagamento delle relative spese. I compensi in denaro per l’esercizio di arti e professioni devono, inoltre essere riscossi esclusivamente con assegni non trasferibili o bonifici, ovvero altre modalità di pagamento bancario,  postale o elettronico, con eccezione per gli importi unitari inferiori a cento euro (comma 12).

Tale limite di importo si applica dal 1° luglio 2009. Dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge n. 223 del 2006 fino al 30 giugno 2008  il limite di importo è fissato a mille euro. Dal 1° luglio 2008 al 30 giugno 2009 il limite è stabilito in 500 euro. 

Le norme abrogano i commi 12 e 12-bis dell’articolo 35 del decreto legge n. 223 del 2006.

 

Il prospetto riepilogativo allegato alla relazione tecnica non sconta alcun effetto sui saldi con riferimento alle norme in esame.

 

La relazione tecnica non considera le norme.

 

Nulla da osservare al riguardo, in quanto alle disposizioni ora abrogate non risultava originariamente ascritto alcun effetto finanziario.

Si ricorda, in particolare, che il comma 12-bis dell’articolo 35 del decreto legge n. 223 del 2006 prevedeva la presentazione al Parlamento, entro il 31 gennaio 2008, da parte del Ministro dell’economia e delle finanze di una relazione sull’applicazione del comma medesimo. Tale relazione, tuttavia, non risulta presentata.

 

ARTICOLO 33, commi 1-2

Termine di pubblicazione degli studi di settore

Normativa vigente: L’articolo 1, comma 1, del DPR n. 195 del 1999[59] dispone che le modalità di applicazione degli studi di settore ai fini dell’accertamento, di cui all’articolo 10, commi dal 1 a 6, della legge n. 146 del 1998, si applichino a partire dagli accertamenti relativi al periodo d’imposta in cui entrano in vigore gli studi di settore. Tali disposizioni si applicano anche se gli studi di settore sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale entro il 31 marzo del periodo d’imposta successivo a quello di entrata in vigore.

Le norme in esame prescrivono che, a decorrere dal 2009, gli studi di settore siano pubblicati nella Gazzetta ufficiale entro il 30 settembre del periodo d’imposta in cui entrano in vigore. Per il 2008 il suddetto termine è fissato al 31 dicembre.

Resta ferma la possibilità di emanare regolamenti governativi, nel caso di successive disposizioni legislative che regolino la materia, ove le medesime non lo escludano espressamente.

 

Il prospetto riepilogativo allegato alla relazione tecnica non sconta alcun effetto sui saldi con riferimento alle norme in esame.

 

La relazione tecnica non considera le norme.

 

Nulla da osservare a riguardo.

 

ARTICOLO 33, comma 3

Elenco dei clienti e fornitori

Le norme abrogano i commi 4-bis e 6 dell’articolo 8-bis del DPR n. 322 del 1998[60], recanti, rispettivamente, l’obbligo per i soggetti IVA di presentare annualmente l’elenco dei soggetti nei confronti dei quali sono state emesse fatture e dei soggetti titolari di partita IVA da cui sono stati effettuati acquisti rilevanti ai fini dell’applicazione dell’imposta ed il relativo regime sanzionatorio, applicabile per omessa trasmissione di tali elenchi, ovvero nei casi di invio di dati incompleti o non veritieri.

 

Il prospetto riepilogativo allegato alla relazione tecnica non sconta alcun effetto sui saldi con riferimento alle norme in esame.

 

La relazione tecnica non considera le norme.

 

Nulla da osservare a riguardo.

 

 

ARTICOLO 34

Verificazione degli strumenti metrici

La norma attribuisce ai Comuni le funzioni esercitate dalle camere di commercio, in materia di verificazione degli strumenti metrici ai sensi dell’articolo 20 del decreto legislativo 112/1998[61], contestualmente abrogato (comma 1). Conseguentemente presso ciascun comune va individuato un responsabile del controllo di conformità degli strumenti di misura, analogamente a quanto previsto per le camere di commercio dalla normativa abrogata (comma 2). E’ previsto che dall’attuazione della disposizione in esame non debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e che le attività delle Amministrazioni pubbliche interessate siano svolte nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente (comma 3).

Il comma 44 dell’articolo 1 della legge finanziaria 2006 prevede che al finanziamento delle funzioni di verificazione le camere di commercio provvedano con i proventi derivanti dalla prestazione dei relativi servizi sulla base di criteri stabiliti con decreto ministeriale[62].

 

La relazione tecnica non considera la norma né alla stessa risultano imputati effetti, nell’approvato prospetto riepilogativo, ai fini dei saldi di finanza pubblica.

 

Al riguardo si osserva che la normativa previgente prevede il pagamento di una tariffa per la procedura di verificazione degli strumenti metrici, mentre la norma in esame non contiene alcuna disposizione in tal senso. Appare pertanto necessario acquisire un chiarimento in ordine agli effetti sui saldi di finanza pubblica derivanti dal mancato introito dei corrispettivi in questione per il settore delle pubbliche amministrazioni. Inoltre, poiché le attività in questione hanno carattere obbligatorio, andrebbero acquisiti dati ed elementi volti a suffragare l’effettiva possibilità che la predetta funzione sia svolta nell’ambito delle risorse disponibili, anche in considerazione del fatto che finora sono stati richiesti, par tali servizi, appositi corrispettivi.

Non dovrebbero invece determinarsi effetti di rilievo in merito al gettito IVA riferito alle tariffe attualmente corrisposte per le prestazioni di verifica, in ragione dei meccanismi di detraibilità previsti. Sul punto appare comunque necessaria una conferma da parte del Governo.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, con riferimento al comma 3 dal punto di vista formale, fermo restando la richiesta di chiarimento avanzata in sede di verifica della quantificazione degli oneri, si segnala l’opportunità di modificare la clausola facendo riferimento alle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, anziché, genericamente, alle “risorse disponibili a legislazione vigente”.

 

ARTICOLO 37, comma 2

Certificazioni e prestazioni sanitarie

Normativa vigente: l’articolo 1, comma 2 del decreto legislativo n. 286/1998 stabilisce che le disposizioni concernenti le prestazioni sociali previste in favore dei cittadini stranieri non si applicano ai cittadini degli Stati membri dell'Unione europea, se non in quanto si tratti di norme più favorevoli.

La norma, modificando l’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 286/1998, dispongono che il predetto testo unico non si applica ai cittadini dell’Unione Europea salvo quanto previsto dalle norme di attuazione dell’ordinamento comunitario.

 

Nel prospetto riepilogativo alla norma non risultano imputati effetti ai fini dei saldi di finanza pubblica.

 

 

La relazione tecnica afferma che la norma è diretta ad impedire che si determinino oneri a carico del Servizio sanitario nazionale.

La relazione tecnica specifica che le norme, disponendo che il predetto testo unico non si applichi ai cittadini dell’Unione, fatto salvo quanto previsto dalle norme di attuazione dell’ordinamento comunitario, sono dirette ad escludere il miglior trattamento ivi previsto (in favore dei cittadini extra Unione). In tal modo la norma impedisce che cittadini dell’Unione, non titolari presso il paese d’origine di diritti a fruire di prestazioni sociali (in particolare sanitarie), né titolari di assicurazione sanitaria privata o di iscrizione volontaria al Servizio sanitario nazionale italiano, possano viceversa beneficiarne in Italia, determinando oneri a carico della finanza pubblica non coperti. Infatti, in tale caso lo Stato italiano non ha la possibilità di rivalersi nei confronti del paese d’origine, come viceversa avviene ordinariamente in ambito UE e, in conseguenza di accordi bilaterali, anche in ambito extra UE (mobilità internazionale).

 

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

ARTICOLO 38

Impresa in un giorno

Le norme, al fine di garantire il diritto di iniziativa economica privata di cui all’art. 41 della Costituzione, prevedono una nuova disciplina procedurale preordinata all’avvio di attività imprenditoriali e all’acquisizione dei relativi titoli autorizzatori.

Le previsioni dell’articolo in esame sono espressamente qualificate come attinenti ai livelli essenziali delle prestazioni per garantire uniformemente i diritti civili e sociali ed omogenee condizioni per l’efficienza del mercato e la concorrenzialità delle imprese su tutto il territorio nazionale, ai sensi dell’art. 117, seconda comma, lett. m) della Costituzione (comma 2).

A tali fini, vengono demandati ad un regolamento, adottato ai sensi dell’art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (regolamento di delegificazione) la semplificazione ed il riordino della disciplina dello sportello unico per le attività produttive di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n. 447 (comma 3).

Tra i principi e criteri per la definizione della predetta disciplina. si segnala:

·          il principio secondo cui, salvo quanto previsto per i soggetti privati di cui alla lettera c), lo sportello unico costituisce l’unico punto di accesso per il richiedente in relazione a tutte le vicende amministrative riguardanti la sua attività produttiva e fornisce, altresì, una risposta unica e tempestiva per conto di tutte le pubbliche amministrazioni comunque coinvolte nel procedimento, ivi comprese quelle di cui all’art. 14-quater, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241;

·          l’applicazione delle nuove disposizioni sia per l’espletamento delle procedure e delle formalità per i prestatori di servizi di cui alla direttiva del Consiglio e del Parlamento europeo del 12 dicembre 2006, n. 123, sia per la realizzazione e la modifica di impianti produttivi di beni e servizi;

·          la possibilità di affidare l’attestazione della sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa per la realizzazione, la trasformazione, il trasferimento e la cessazione dell’esercizio dell’attività di impresa può essere affidata a soggetti privati accreditati (“Agenzie per le imprese”). Per i procedimenti che comportino attività discrezionale da parte dell’Amministrazione, i soggetti privati accreditati svolgono unicamente attività istruttorie in luogo e a supporto dello sportello unico;

·          la possibilità, per i comuni, di esercitare le funzioni inerenti allo sportello unico anche avvalendosi del sistema camerale.

Si prevede altresì che , sempre con regolamenti di delegificazione, siano stabiliti i requisiti e le modalità di accreditamento dei soggetti privati che attestino i requisiti per l’esercizio dell’attività di impresa e le forme di vigilanza sugli stessi, eventualmente anche demandando tali funzioni al sistema camerale, nonché le modalità per la divulgazione, anche informatica, delle tipologie di autorizzazione per le quali è sufficiente l’attestazione dei soggetti privati accreditati, secondo criteri omogenei sul territorio nazionale e tenendo conto delle diverse discipline regionali (comma 4).

Il Comitato per la semplificazione di cui all’art. 1 del decreto legge n. 4 del 2006 predispone un piano di formazione dei dipendenti pubblici, con la eventuale partecipazione anche di esponenti del sistema produttivo, che miri a diffondere sul territorio nazionale la capacità delle amministrazioni pubbliche di assicurare sempre e tempestivamente l’esercizio del diritto di cui al comma 1 attraverso gli strumenti di semplificazione di cui al presente articolo (comma 5).

Infine, si dispone che dall’attuazione dell’articolo in esame non debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica (comma 6).

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento e la relazione tecnica non considerano la norma.

 

Al riguardo, si rileva che il comma 2 qualifica la disciplina in esame come attinente ai livelli essenziali delle prestazioni per garantire uniformemente i diritti civili e sociali ed omogenee condizioni di concorrenzialità e di mercato sul territorio nazionale, ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lett. m) della Costituzione.

Pertanto le norme in esame appaiono suscettibili di dar luogo a pretese che risulterebbero difficilmente eludibili o comprimibili, pur in mancanza di adeguate risorse per farvi fronte.

Appare quindi necessario acquisire dati e chiarimenti volti a suffragare l’effettiva possibilità di dare attuazione alle norme senza nuovi oneri, come prescritto dal comma 6.

I chiarimenti dovrebbero riguardare in primo luogo la dimostrazione, anche in base a dati quantitativi, dell’effettiva possibilità per le amministrazioni e gli enti interessati di realizzare agli adempimenti prescritti con le risorse umane, finanziarie e strumentali già previste in base alla vigente normativa. Andrebbero altresì chiarite le modalità ed i termini per l’intervento dei soggetti privati accreditati (Agenzie per le imprese) per attività di supporto o sostitutive rispetto a quelle svolte da soggetti pubblici, precisando se siano configurabili corrispettivi o comunque erogazioni a carico della finanza pubblica e quali siano le risorse con le quali farvi fronte.

Inoltre, andrebbe espressamente esclusa la possibilità, per l’attività di vigilanza sui soggetti privati accreditati, di oneri a carico dei Ministeri interessati ovvero a carico del sistema camerale, tenuto conto che anche le camere di commercio rientrano nel settore delle pubbliche amministrazioni, settore al quale è riferito il conto economico consolidato della p.a. e, quindi, il saldo di indebitamento netto.

In merito alla possibilità per i comuni di avvalersi delle camere di commercio per le funzioni inerenti lo sportello unico, premessa la necessità di evitare maggiori oneri a carico del sistema delle camere di commercio, non si hanno rilievi da formulare nel presupposto che, trattandosi di una mera facoltà, la stessa sia esercitata dai comuni compatibilmente con i vincoli posti dal patto interno di stabilità.

 

ARTICOLO 39

Introduzione del libro unico del lavoro

Le norme introducono il “libro unico del lavoro”, nel quale sono registrati in ciascun mese tutti i dati anagrafici, retributivi, fiscali, previdenziali e assistenziali relativi ai lavoratori impiegati nell’azienda (commi 1-5).

Prevedono sanzioni amministrative per la violazione degli obblighi in materia di conservazione e di omessa esibizione del libro unico del lavoro, nonché di omessa o infedele registrazione dei dati rilevanti sui trattamenti retributivi, previdenziali o fiscali (commi 6 e 7).

Prevedono modalità innovative di denuncia all’istituto assicuratore, da parte del datore di lavoro, dell’inizio dell’attività per alcune categorie di lavoratori (parenti, affini, affiliati, soci di cooperative): tale denuncia deve avvenire prima dell’inizio dell’attività lavorativa (comma 8).

Dispongono la soppressione o l’integrazione di alcune disposizioni[63] in materia di registrazione dei lavoratori a domicilio, riducendo - inoltre - il campo di applicazione delle sanzioni amministrative per omessa trascrizione delle prestazioni lavorative e delle retribuzioni corrisposte (comma 9).

Dispongono infine l’abrogazione di una serie di disposizioni in materia di rapporti di lavoro (commi 10-12).

Alcune delle abrogazioni appaiono collegate all’introduzione del libro unico del lavoro: ci si riferisce, in particolare, all’abolizione l’obbligo di mantenimento - da parte del datore di lavoro - del libro di matricola, del libro di paga e (nel settore agricolo) del registro di impresa.

Le altre norme oggetto di abrogazione riguardano, in sintesi:

-            il collocamento dei lavoratori dello spettacolo;

-            le modalità per la risoluzione del contratto di lavoro per dimissioni volontarie; l’aumento della contribuzione per i contratti di lavoro a tempo parziale;

-            l’inserimento lavorativo dei lavoratori svantaggiati;

-            i contratti di lavoro intermittente;

-            i rapporti di lavoro a carattere discontinuo nel settore del turismo e dello spettacolo;

-            l’introduzione di indici di congruità per la regolarità contributiva;

-            alcune misure di salvaguardia in materia di attività lavorative svolte in regime di appalto e subappalto.

 

La relazione tecnica e il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari  non considerano le norme.

 

Al riguardo, tenuto conto dell’ampiezza delle abrogazioni disposte con il comma 10, andrebbe acquisito un chiarimento da parte del Governo in ordine all’effettiva neutralità finanziaria dell’intervento, atteso che la materia investe - direttamente o indirettamente - profili di carattere fiscale, previdenziale e assistenziale.

Si segnala inoltre che dalla nuova disciplina introdotta con il comma 7 (nel confronto con la norma previgente, oggetto di una delle abrogazioni in esame[64]), emerge una significativa riduzione delle sanzioni pecuniarie per omessa detenzione della documentazione obbligatoria sul lavoro. Analoga osservazione vale anche per alcune delle modifiche apportate, dal comma 9, alla legge 877/1973 in materia di lavoro a domicilio.

La soppressione disposta dal comma 12, infine, determina l’abolizione delle sanzioni pecuniarie previste per la violazione dell’obbligo, da parte del datore di lavoro, di munire i lavoratori di tessera di riconoscimento nell'ambito delle attività svolte in regime di appalto e subappalto.

 

ARTICOLO 40

Tenuta dei documenti di lavoro e adempimenti formali

La norma prevede una serie di misure di modifica o di integrazione della disciplina vigente in materia di rapporti di lavoro volte alla semplificazione degli adempimenti formali richiesti ai datori di lavoro.

Si tratta delle seguenti misure:

-            facoltà, per i datori di lavoro, di conservare la documentazione amministrativa e fiscale dei dipendenti presso lo studio di professionisti abilitati[65], dandone comunicazione alla competente Direzione provinciale del lavoro (comma 1);

-            obbligo dei datori di lavoro di consegnare ai lavoratori, all’atto dell’assunzione, una copia della comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro o una copia del contratto individuale con le tutte le informazioni sul rapporto di lavoro (comma 2);

-            introduzione di una procedura semplificata di registrazione delle prestazioni dei lavoratori mobili nel settore dell’autotrasporto, mediante scritturazioni nel libro unico del lavoro[66] (comma 3);

-            abolizione dell’obbligo di trasmissione periodica dei prospetti riguardanti l’integrazione lavorativa dei soggetti disabili nel caso in cui, rispetto al precedente prospetto già inviato, non avvengano cambiamenti nella situazione occupazionale tali da incidere sul computo dell’apposita quota di riserva. Introduzione dell’invio dei richiamati prospetti per via telematica (comma 4);

-            abolizione dell’obbligo, da parte delle imprese, di richiedere agli uffici competenti la certificazione sul rispetto delle norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili (comma 5);

-            obbligo, per gli armatori e per le società di armamento, di comunicare agli uffici di collocamento della gente di mare l’assunzione e la cessazione dei rapporti di lavoro relativi al personale marittimo (comma 6).

 

La relazione tecnica e il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari  non considerano la norma.

 

Nulla da osservare al riguardo, nel presupposto – sul quale appare opportuno acquisire una conferma da parte del Governo - che le amministrazioni pubbliche interessate alle procedure in esame possano dare attuazione ai relativi adempimenti nell’ambito delle risorse finanziarie, strumentali e organizzative disponibili a legislazione vigente.

È il caso, per esempio, della ricezione e dell’archiviazione telematica dei prospetti periodici relativi agli adempimenti dei datori di lavoro in materia di integrazione lavorativa dei soggetti disabili.

 

ARTICOLO 41

Modifiche alla disciplina sull’orario di lavoro

La norma introduce una serie di modifiche al D. Lgs. 66/2003, in materia di organizzazione dell'orario di lavoro, e al D. Lgs. 81/2008, in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Vengono introdotte le seguenti modifiche alla disciplina sull’organizzazione dell’orario di lavoro:

-            viene precisata la definizione di lavoratore notturno con l’inserimento di un requisito aggiuntivo, consistente in un periodo minimo di almeno tre ore di lavoro in attività notturne (comma 1);

-            viene estesa la definizione di lavoratore mobile anche ai soggetti impiegati in aziende che effettuino servizi di trasporto in conto terzi o per conto proprio (comma 2);

-            sono esclusi dal campo di applicazione del D. Lgs. 66/2003 gli addetti ai servizi di vigilanza privata  (comma 3);

-            vengono escluse dagli obblighi in materia di riposo minimo giornaliero le attività che richiedono regimi di reperibilità (comma 4);

-            viene integrata la disciplina sui periodi minimi di riposo settimanale introducendo il parametro di riferimento di 14 giorni (comma 5) e precisando che il lavoro a turni è escluso dagli obblighi di riposo minimo previsti per la generalità dei lavoratori (comma 6);

-            viene consentito di derogare, mediante accordi stipulati in sede contrattazione territoriale o aziendale, agli obblighi in materia di riposo giornaliero, di pause, di lavoro notturno e di durata massima settimanale (comma 7);

-            vengono precisati alcuni meccanismi di applicazione delle sanzioni amministrative per le violazioni degli obblighi in materia di orario, di riposo e di ferie: in particolare, viene modificato il calcolo della sanzione per la violazione del diritto al riposo giornaliero (comma 9) e vengono soppresse le sanzioni per la violazione dei limiti di orario settimanale (comma 10) e degli obblighi di comunicazione del superamento dell’orario massimo di lavoro settimanale (comma 14);

-            vengono escluse dal campo di applicazione della sanzione della sospensione di attività le violazioni dei limiti in materia di orario lavorativo e di riposo (commi 11 e 12).

 

La norma dispone, inoltre, che al personale delle aree dirigenziali degli enti e delle aziende del Servizio sanitario nazionale non si applichino i limiti, previsti dagli articoli 4 e 7 del richiamato D. Lgs. 66/2003, relativi alla durata massima settimanale dell’orario di lavoro  e alla durata minima del riposo giornaliero (comma 13).

Il testo precisa che tale deroga è collegata alla qualifica dirigenziale ed alla conseguente necessità di conformare l’impegno di servizio al pieno esercizio della responsabilità propria dell’incarico. Demanda, inoltre, alla contrattazione collettiva la definizione delle modalità atte a garantire ai dirigenti condizioni di lavoro che consentano una protezione appropriata e il pieno recupero delle energie psico-fisiche.

 

La relazione tecnica e il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari  non considerano la norma.

 

Al riguardo, appare opportuno acquisire un chiarimento da parte del Governo al fine di escludere che dalle nuove deroghe alla durata massima settimanale dell’orario di lavoro e alla durata minima del riposo giornaliero – introdotte con i commi 4 e 13 – possano derivare, per le pubbliche amministrazioni interessate, maggiori oneri connessi alla necessità di riconoscere emolumenti aggiuntivi al personale interessato alle fattispecie richiamate.

 

ARTICOLO 42

Accesso agli elenchi dei contribuenti

Le norme dispongono in materia di pubblicazione degli elenchi dei contribuenti. In particolare vengono modificati gli articoli 69 del DPR n. 600 del 1973 e 66-bis del DPR n. 633 del 1972 prevedendo, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali[67], che gli elenchi dei contribuenti, relativi alle imposte sui redditi e all’IVA, siano depositati e consultabili mediante visione ed estrazione di copia, nei modi e nei limiti stabiliti dalla disciplina in materia di accesso ai documenti amministrativi[68], per la durata di un anno.

È previsto, inoltre, che, per l’accesso, non siano più dovuti i tributi speciali, di cui al DPR n. 648 del 1972 e che la comunicazione o diffusione, totale o parziale, con qualsiasi mezzo, degli elenchi e dei dati personali ivi contenuti, ove il fatto non costituisca reato, sia punita con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da cinque mila a trenta mila euro. La somma può essere infine aumentata sino al triplo, qualora risulti inefficace in ragione delle condizioni economiche del contravventore.

 

Il prospetto riepilogativo non considera la norma, che non è corredata di relazione tecnica.

 

Al riguardo, appare opportuno acquisire elementi di valutazione dal Governo in ordine all’incidenza sul gettito erariale della prevista soppressione dell’obbligo di corresponsione dei tributi speciali.

 

ARTICOLO 43

Attrazione degli investimenti

Le norme prevedono l’emanazione di un decreto ministeriale di natura non regolamentare per stabilire i criteri e le modalità per la concessione di agevolazioni finanziarie per l’attrazione degli investimenti con particolare riferimento al Mezzogiorno, affidando la gestione delle agevolazioni alla Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti, s.p.a. e la vigilanza al ministero per lo sviluppo economico (commi 1 e 2).

Le agevolazioni sono concesse a valer su apposito fondo da istituire presso il Ministero dello sviluppo economico sul quale affluiscono le risorse ordinarie disponibili a legislazione vigente già assegnate al MSE in forza di Piani pluriennali di intervento e del Fondo FAS, nell’ambito dei programmi previsti dal Quadro strategico nazionale 2007-2013, previa ricognizione delle risorse esistenti (comma 3). Per l’utilizzo di tale Fondo il MSE si avvale dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti (comma 4).

Dalla data di entrata in vigore del decreto non possono più essere presentate domande per agevolazioni sulla base dei contratti di programma di cui all’articolo 2, comma 203, lettera e), della legge 662/1996, compresi i contratti di localizzazione, di cui alle delibere CIPE  130/2002 e 16/2003 (comma 5).

Sono abrogate le seguenti norme:  le disposizioni della legge finanziaria 2005([69]) relative ad agevolazioni a valere sul FAS; i commi dell’articolo 6 del DL 35/2005[70] che prevedono la costituzione presso il CIPE del Comitato per l'attrazione delle risorse in Italia; il comma 13 dell’articolo 1 dello stesso DL, in materia di reinvestimento in Italia delle imprese italiane che hanno trasferito all’estero la propria produzione (comma 6).

Si prevede infine che agli interventi di cui al presente articolo effettuati direttamente dall’Agenzia per l’attrazione degli investimenti, si possa provvedere a valere sulle risorse finanziarie,  disponibili presso l’Agenzia medesima, ferme restando le modalità di utilizzo già previste dalla normativa vigente per le disponibilità giacenti sui conti di tesoreria intestati all’Agenzia (comma 7).

 

Nel prospetto riepilogativo, alla norma non risultano imputati effetti ai fini dei saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica afferma che la disposizione non comporta effetti sui saldi in quanto le somme che affluiscono all’apposito fondo istituito ai sensi del comma 3 costituiscono risorse ordinarie disponibili a legislazione vigente già assegnate al Ministero dello sviluppo economico, la cui quantificazione e ricognizione è rinviata ad un successivo decreto adottato dallo stesso Ministero, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze. In quella sede, tra l’altro, si provvederà ad assicurare che le risorse individuate per affluire al Fondo non producano effetti negativi sui saldi.

 

Al riguardo, si osserva che la neutralità per i saldi di finanza pubblica, da assicurarsi - secondo quanto affermato dalla RT - in sede di ricognizione delle risorse esistenti, non è esplicitamente menzionata nell’articolo in esame, che non fa inoltre riferimento a specifici criteri per evitare effetti negativi sui saldi di fabbisogno e di indebitamento rispetto alle previsioni iscritte nei tendenziali di spesa.

Andrebbero pertanto acquisiti elementi volti ad escludere che i criteri e le modalità di utilizzo delle risorse possano determinare una dinamica delle erogazioni, per quanto attiene all’impatto sui predetti saldi, diversa da quella originariamente prevista per le risorse in questione, con conseguenti effetti di accelerazione della spesa.

Si segnala in particolare che attualmente gli effetti di cassa dell’utilizzo del FAS sono stimati in misura largamente inferiore per i primi anni (1/3 il primo anno, 2/3 il secondo anno), rispetto a quelli contabilizzati ai fini del saldo netto da finanziare, in ragione dei tempi previsti per la realizzazione degli interventi.

 

ARTICOLO 44

Semplificazione e riordino delle procedure di erogazione dei contributi all’editoria

La norma detta principi e criteri direttivi per l’emanazione - entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legge in esame - di un regolamento di delegificazione per l’adozione di misure di semplificazione e riordino della disciplina di erogazione dei contributi all’editoria di cui alla legge n. 250/1990,[71] e successive modificazioni, e alla legge n. 62/2001[72].

In particolare, le nuove norme devono essere improntate alla semplificazione della documentazione necessaria per accedere al contributo e dei relativi criteri di calcolo – assicurando comunque la prova dell’effettiva distribuzione e messa in vendita della testata - nonché del procedimento di erogazione, anche attraverso il ricorso a procedure informatizzate, affinché il contributo possa essere effettivamente erogato entro e non oltre l’anno successivo a quello di riferimento.

Specifica inoltre che le nuove norme devono essere emanate senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica e tenuto conto delle somme complessivamente stanziate nel bilancio dello Stato per il settore dell’editoria, le quali costituiscono limite massimo di spesa.

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento e la relazione tecnica non considerano la norma in esame.

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, si rileva l’opportunità, con riferimento al comma 1, di riformulare le clausole di invarianza 2 facendo riferimento non agli “oneri aggiuntivi” come indicato nelle disposizioni, ma ai nuovi o maggiori oneri, in maniera conforme alla prassi consolidata.

 

ARTICOLO 45

Soppressione del Servizio consultivo ed ispettivo tributario e della Commissione spesa pubblica

Le norme dispongono la soppressione, a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto in esame, del Servizio consultivo ed ispettivo tributario. Le relative funzioni sono attribuite al Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e delle finanze ed il relativo personale è restituito alle amministrazioni di appartenenza ovvero, se del ruolo del Ministero dell’economia e delle finanze, assegnato al Dipartimento delle finanze di tale Ministero. Sono conseguentemente abrogate, a decorrere dalla medesima data, tutte le norme incompatibili con la disposizione in esame (commi 1 e 2).

È disposta inoltre la soppressione, a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto in esame, della Commissione tecnica per la finanza pubblica, di cui al comma 474 dell’articolo unico, della legge finanziaria per il 2007.

Vengono conseguentemente abrogati i commi 477, 478 e 479, del medesimo articolo. Le risorse derivanti dall’abrogazione del comma 477[73] sono iscritte in un apposito fondo dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze. Con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze sono adottate le variazioni degli assetti organizzativi e funzionali conseguenti alla soppressione del predetto organismo e si provvede anche con riferimento al relativo personale.

 

 Il prospetto riepilogativo non considera la norma, che non è considerata dalla relazione tecnica.

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

ARTICOLO 46

Riduzione delle collaborazioni e consulenze nella pubblica amministrazione

La norma modifica le disposizioni vigenti in materia di conferimento di incarichi individuali e di collaborazione da parte di pubbliche amministrazioni.

Le modifiche prevedono che debba sussistere un legame di coerenza tra le prestazioni oggetto dell’incarico conferito e le finalità istituzionali perseguite dalla pubblica amministrazione contraente. Si prevede anche che l’affidamento di incarichi disposto in violazione dei criteri stringenti fissati dalle norme in esame è causa di responsabilità amministrativa del dirigente che ha stipulato i contratti.

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento non considera la norma in esame.

 

La relazione tecnica non considera la norma in esame.

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria,si osserva che il comma 3, novellando l’articolo 3, comma 56, della legge finanziaria per il 2008, prevede, tra le altre cose, che non siano più i regolamenti sull’ordinamento degli uffici e dei servizi emanati ai sensi dell’articolo 89, del decreto legislativo n. 267 del 2000, ma il bilancio preventivo a stabilire il limite massimo della spesa annua per incarichi di collaborazione. Al riguardo, appare opportuno che il Governo confermi che con l’espressione “bilancio preventivo”, si faccia riferimento al bilancio degli enti locali.

 

ARTICOLO 47

Controlli su incompatibilità e cumulo degli incarichi

La norma prevede che il Dipartimento della funzione pubblica possa disporre verifiche del rispetto della disciplina delle incompatibilità tra impiego pubblico e svolgimento di altra attività lavorativa[74]. A tal fine l’Ispettorato per la funzione pubblica stipula apposite convenzioni con i servizi ispettivi delle diverse amministrazioni, si avvale della Guardia di finanza e collabora con il Ministero dell’economia al fine dell’accertamento delle violazioni.

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento non considera la norma in esame.

 

La relazione tecnica non considera la norma in esame.

 

Nulla da osservare al riguardo nel presupposto che le nuove attività dell’Ispettorato possano essere svolte utilizzando le dotazioni di personale e finanziarie esistenti anche tenuto conto della possibilità di stipulare convenzioni.

Andrebbe, altresì, chiarito se le nuove funzioni attribuite alla Guardia di finanza possano essere svolte senza che si determinino maggiori oneri, utilizzando le dotazioni finanziarie e di personale esistenti.

 

ARTICOLO 48

Interventi per il risparmio energetico

Normativa vigente: La norma in esame sembra costituire una misura integrativa, in materia di approvigionamento energetico, di quanto disposto, in termini generali, in tema di “razionalizzazione del sistema di acquisto di beni e servizi” da parte delle amministrazioni statali, dall’art. 2, commi 569-576 della L. n. 244/2007 (legge finanziaria 2008). Sul punto, facendo nel dettaglio rinvio a quanto illustrato dal Servizio bilancio dello Stato della Camera dei deputati nel relativo Dossier[75], si rileva che la suddetta disposizione della legge finanziaria 2008 ha, tra l’altro, previsto che: a) le amministrazioni statali centrali e periferiche, ad esclusione degli istituti e scuole di ogni ordine e grado, delle istituzioni educative e di quelle universitarie, inviino annualmente al Ministero dell’economia e delle finanze un prospetto contenente le previsioni del proprio fabbisogno di beni e servizi, per il cui acquisto si applica il codice dei contratti pubblici di cui al D.Lgs n. 163/2006 (comma 569); b) sulla base delle informazioni di cui al comma precedente e dei dati relativi agli acquisti effettuati dalle amministrazioni relativamente agli anni 2005-2007, il MEF – tramite CONSIP s.p.a.[76] - individui gli indicatori di spesa sostenibile per il soddisfacimento dei fabbisogni (comma 570); c) gli indicatori e i parametri di spesa siano messi a disposizione delle amministrazioni, anche attraverso la pubblicazione sul portale degli acquisti in rete del MEF e di CONSIP, quale strumento di supporto nell’attività di programmazione degli acquisti e nell’attività di controllo (comma 571); d) il MEF per il tramite di CONSIP metta a disposizione delle amministrazioni pubbliche gli strumenti di supporto per la valutazione della comparabilità dei beni e servizi e per l’utilizzo dei parametri di prezzo-qualità di cui all’art. 26, comma 3, della L n. 488/1999 (legge finanziaria 2000) (comma 572)[77]; e) al fine di raggiungere gli obiettivi di contenimento e razionalizzazione della spesa pubblica, le amministrazioni aggiudicatici[78] di cui all’art. 3, comma 25, del D.Lgs. n. 163/2006 di contratti pubblici possano ricorrere per l’acquisto di beni e servizi alle convenzioni CONSIP, nel rispetto dei principi di tutela della concorrenza (comma 573). Il comma 575, finalizzando le suddette misure ad una riduzione della spesa, effettua, inoltre, un taglio lineare delle dotazioni di bilancio dei singoli ministeri relative a spese per consumi intermedi non aventi natura obbligatoria, per un importo pari a 545 milioni per l’anno 2008 , 700 milioni per il 2009 e 900 milioni a decorrere dal 2010[79]. Da ultimo, il comma 576, infine, dispone che il Ministro dell'economia e delle finanze, in occasione del Documento di programmazione economica e finanziaria, presenti, in allegato allo stesso Documento, una relazione sull'applicazione delle misure del presente articolo e sull'entità dei risparmi conseguiti.

 

La norma prevede che le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le istituzioni universitarie, gli enti pubblici non economici nazionali, l’ARAN[80], le Agenzie di cui al D.Lgs n. 300/1999, siano tenute ad approvvigionarsi di combustibile da riscaldamento, dei relativi servizi, nonché di energia elettrica tramite convenzioni CONSIP[81] o, comunque a prezzi non superiori a quelli praticati dalla CONSIP. Per le altre amministrazioni pubbliche si prevede che queste adottino delle misure di contenimento delle spese relative ai medesimi approvvigionamenti, in modo da ottenere risparmi equivalenti.

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento e la relazione tecnica non considerano la norma.

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

ARTICOLO 49

Utilizzo del lavoro flessibile

La norma riscrive l’articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, concernente l’utilizzo di contratto di lavoro flessibile.

Si conferma la precedente impostazione che indica nel contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato la modalità adottata in via ordinaria dalle pubbliche amministrazioni al fine di costituire un rapporto di impiego. Rispetto alla norma sostituita, come da ultimo modificata dall’articolo 3, comma 79, della legge 24 dicembre 2007, n. 244,  il nuovo testo rende meno complesso il ricorso a forme di lavoro flessibile.

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento indica i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Maggiori spese correnti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Utilizzo di lavoro flessibile

0

0

0

0

3

5

5

5

3

5

5

5

 

La relazione tecnica stima un maggior onere di 10 milioni di euro lordi in ragione di anno. La maggior spesa si giustifica in quanto in relazione alla precedente e più stringente riformulazione dell’articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165[82], erano stati scontati risparmi di pari entità.

Si veda in proposito la relazione tecnica riferita all’articolo 92 del testo base del d.d.l. finanziaria per il 2008 contenuta nell’AS. 1817 a pag. 333. Le norme in questione corrispondono all’articolo 3, commi da 90 a 97 della legge n. 244/2007.  Anche con riferimento a tali norme gli effetti di risparmio conseguiti non erano stati contabilizzati, presumibilmente per motivi di prudenzialità, sul saldo netto da finanziare.

 

Nulla da osservare al riguardo.

La discrasia tra l’importo indicato nella relazione tecnica e quello riportato nell’apposito prospetto riepilogativo, è da imputare all’incidenza degli effetti indotti.

 

ARTICOLO 50

Cancellazione della causa dal ruolo

La norma sostituisce il comma 1 dell’art. 181, del codice di procedura civile apportando, rispetto al testo previgente, delle modifiche di ordine testuale. In particolare si prevede che se nessuna delle parti compare alla prima e alla successiva udienza il giudice ordini la cancellazione della causa dal ruolo e dichiari l’estinzione del processo (comma 1).

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento e la relazione tecnica non considerano la norma.

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

ARTICOLO 51

Comunicazioni e notificazioni per via telematica

La norma stabilisce che, nel corso del procedimento civile, le comunicazioni e le notificazioni al procuratore ed al consulente devono essere effettuate per via telematica nel rispetto della vigente normativa relativa il processo telematico e concernente la sottoscrizione, trasmissione ricezione dei documenti.

Con decreto del Ministro della giustizia:

§        è fissata la data a decorrere dalla quale le norme in esame trovano applicazione;

§        individua i circondari di tribunale tenuti all’applicazione della nuova disciplina previa verifica della funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici dei rispettivi uffici giudiziari.

Analoghi principi sono applicati con riferimento alle notificazioni e alle comunicazioni da effettuare alle parti nei procedimenti in materia di diritto societario e in materia bancaria e creditizia[83].

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento non considera la norma in esame.

 

La relazione tecnica non considera la norma in esame.

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

ARTICOLO 52

Disposizioni in materia di spese di giustizia

Le norme modificano il Testo unico delle disposizioni in materia di spese di giustizia[84], introducendo un nuovo capo, contenente gli articoli 227-bis e 227-ter, in materia di riscossione mediante ruoli. In particolare viene disposto che l’ufficio della riscossione proceda all’iscrizione a ruolo, entro un mese dal passaggio in giudicato o dalla definitività del provvedimento da cui sorge l’obbligo. L’agente della riscossione notifica, inoltre, al debitore una comunicazione con l’intimazione a pagare l’importo dovuto nel termine di un mese e contestuale cartella di pagamento contenente l’intimazione ad adempiere entro il termine diventi giorni successivi alla scadenza del termine di cui alla comunicazione con l’avvertenza che in mancanza si procederà ad esecuzione forzata.

Se il ruolo è ripartito in più rate, l’intimazione ad adempiere produce effetti relativamente a tutte le rate.

Si evidenzia che la legge finanziaria per il 2008, commi da 367 a 373, dell’articolo 1, ha disposto che, entro il mese di Aprile 2008, il Ministero della giustizia dovesse stipulare con una società interamente posseduta da Equitalia S.p.a. una convenzione in base alla quale la società stipulante si impegna a provvedere alla gestione dei crediti con riferimento alle spese e pene pecuniarie di cui al Testo unico delle disposizioni in materia di spese di giustizia. Alla data di entrata in vigore del decreto in esame, detta società non risulta ancora costituita. Si ricorda, infine, che alle norme sopra richiamate della legge finanziaria per il 2008, non erano stati ascritti effetti di gettito.

 

Il prospetto riepilogativo non considera la norma, che non è corredata di relazione tecnica.

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

ARTICOLO 54

Accelerazione processo amministrativo

La norma:

·        riduce da 10 a 5 anni il termine per la perenzione dei ricorsi ultradecennali di cui all’art. 9 comma 2, della L. n. 205/2000[85] (comma 1);

·        subordina la proponibilità della domanda di equa riparazione per violazione del diritto ad un'equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole - di cui all’art. 2, comma 1 (rectius L. n. 89/2001[86]) - alla presentazione nel giudizio de quo – nel termine di sei mesi di cui all’art. 4, comma 1 della medesima legge[87] - di un’istanza volta a dichiarare il ricorso urgente[88] (comma 2);

·        modifica gli artt. 1 e 5 della L. n. 186/1982[89] attribuendo al Presidente[90] del Consiglio di Stato il potere di individuare[91] - tra le sei sezioni in cui si divide il consiglio stesso[92] - quelle svolgenti funzioni giurisdizionali e quelle titolari di funzioni consultive. Si prevede, inoltre, l’attribuzione al Presidente del potere di determinare la composizione dell’Adunanza plenaria, potestà attribuita a legislazione vigente al Consiglio di Presidenza (comma 3). 

Gli artt. 1 e 5 della L. n. 186/1982, nel testo previgente, prevedono, tra l’altro, che Il Consiglio di Stato si divida in sei sezioni, tre con funzioni consultive e le altre con funzioni giurisdizionali, e che l'Adunanza plenaria dello stesso sia composta da dodici magistrati del Consiglio di Stato scelti dal consiglio di presidenza in ragione di quattro per ciascuna delle sezioni giurisdizionali.

 

Il prospetto riepilogativodegli effetti del provvedimento e la relazione tecnica non considerano la norma.

 

La relazione illustrativa afferma che la norma mira a determinare una “accelerazione dei processi amministrativi” configurando un assetto organizzativo del Consiglio di Stato che, senza modificare il numero delle sei sezioni in cui lo stesso si divide e quindi senza oneri a carico del bilancio dello Stato, sia più funzionale all’assolvimento del maggior carico di lavoro connesso allo svolgimento dell’attività processuale rispetto a quella consultiva di verifica.

 

Nulla da osservare a riguardo.

 

ARTICOLO 55

Accelerazione contenzioso tributario

Normativa vigente: l’art. 1, comma 351, della L .n. 244/2007 (finanziaria 2008) prevede, tra l’altro, che allo scopo di ridurre le spese a carico del bilancio dello Stato e di giungere ad una rapida definizione delle controversie pendenti presso la Commissione tributaria centrale, a decorrere dal 1° maggio 2008, il numero delle sezioni della predetta Commissione è ridotto a 21. Le predette sezioni hanno sede presso ciascuna commissione tributaria regionale avente sede nel capoluogo di ogni regione e presso le commissioni tributarie di secondo grado di Trento e di Bolzano.

La norma prevede che per i processi pendenti, su ricorso degli Uffici dell’Amministrazione finanziaria, innanzi alla Commissione tributaria centrale alla data del 1° maggio 2008[93], per i quali non è stata ancora fissata l’udienza di trattazione alla data di entrata in vigore della norma in esame, i medesimi uffici depositano presso la competente segreteria apposita dichiarazione di persistenza del proprio interesse alla definizione del giudizio. Nel caso in cui manchi tale dichiarazione i processi si estinguono di diritto e le spese di giudizio restano a carico della parte che le ha sopportate (comma 1); si prevede, inoltre, che non si provveda alla nomina di nuovi giudici della Commissione tributaria centrale e che le sezioni della stessa siano, all’occorrenza, integrate solo con componenti delle commissioni tributarie regionali presso le quali le predette sezioni hanno sede (comma 2).

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento e la relazione tecnica non considerano la norma.

 

Nulla da osservare a riguardo.

 

ARTICOLO 57

Servizi di cabotaggio

Normativa vigente: il D.Lgs. 422/1997([94]) disciplina il conferimento alle regioni ed agli enti locali delle funzioni e dei compiti in materia di servizi pubblici di trasporto di interesse regionale e locale con qualsiasi modalità effettuati ed in qualsiasi forma affidati, e fissa i criteri di organizzazione dei servizi.

In particolare, l’articolo 17 prevede che le regioni e gli enti locali, allo scopo di assicurare la mobilità degli utenti, definiscono obblighi di servizio pubblico, prevedendo nei contratti di servizio le corrispondenti compensazioni economiche alle aziende esercenti i servizi stessi. L’articolo 18 stabilisce che l’esercizio dei servizi di trasporto pubblico regionale e locale è affidato tramite ricorso a procedure concorsuali, in conformità alla normativa comunitaria e nazionale sugli appalti pubblici di servizi. Non possono partecipare alla gara le società che, in Italia o all'estero, gestiscono servizi in affidamento diretto o a seguito di procedure non ad evidenza pubblica (comprese le relative società controllanti, controllate o collegate) e le società di gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali.

Lo stesso articolo 18 prevede, al comma 3-bis, che le regioni fissino un periodo transitorio nel corso del quale è possibile mantenere tutti gli affidamenti agli attuali concessionari ed alle società derivanti dalla trasformazione delle aziende speciali e dei consorzi, fermo restando l’obbligo di affidare quote di servizio o servizi speciali mediante procedure concorsuali. Il periodo transitorio avrebbe dovuto concludersi entro il 31 dicembre 2003. Tale termine è stato più volte prorogato: da ultimo l’articolo 6, comma 4-bis, del D.L. 300/2006[95] ne ha disposto la proroga al 31 dicembre 2007.

 

Le norme affidano alle regioni le funzioni di programmazione e di amministrazione relative ai servizi di cabotaggio marittimo di servizio pubblico che si svolgono all’interno del territorio regionale. La gestione dei servizi di cabotaggio è regolata da contratti di servizio secondo quanto previsto dal decreto legislativo n. 422/1997 (comma 1).

Le risorse attualmente previste nel bilancio dello Stato per il finanziamento dei contratti di servizio pubblico di cabotaggio marittimo sono destinate alla compartecipazione dello Stato alla spesa sostenuta dalle regioni per l’erogazione di tali servizi. La ripartizione di tali risorse è disposta, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente pro-tempore, con decreto ministeriale. Le regioni, per accedere al contributo, stipulano i contratti e determinano oneri di servizio pubblico e dinamiche tariffarie sulla base di criteri comuni stabiliti dal CIPE, sentita la Conferenza Stato-regioni (comma 2).

Su richiesta delle regioni interessate, da effettuarsi entro 120 giorni dall’entrata in vigore del DL in esame, l’intera partecipazione detenuta dalla Società Tirrenia di Navigazione Spa (società interamente partecipata da FINTECNA a sua volta interamente controllata dal MEF) nelle società Caremar, Saremar, Toremar e Siremar  è trasferita, a titolo gratuito, rispettivamente alle Regioni Campania, Sardegna, Toscana, Sicilia. Entro il medesimo termine, la Regione Puglia e la Regione Lazio possono richiedere il trasferimento gratuito, a società da loro interamente partecipate, del complesso dei beni, delle attività e delle risorse umane utilizzate rispettivamente dalla Tirrenia e dalla Caremar per l’esercizio dei collegamenti con le Isole Tremiti e con l’arcipelago Pontino (comma 3).

In deroga agli articoli 10, 17 e 18 del decreto legisaltivo n. 422/1997, le Regioni possono affidare l’esercizio di servizi di cabotaggio a società di capitale da esse interamente partecipate secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario (comma 4).

E’ infine abrogata una disposizione recata dall’articolo 2, comma 192, della legge n. 662/1996 (collegato alla legge finanziari 1997) che prevede, nel caso di cessione di una quota azionaria da parte di IRI e FINMARE (ora da ritenersi riferita a FINTECNA), tale da comportare la perdita della maggioranza del capitale nelle società esercenti servizi di trasporto aereo o marittimo, la trasmissione, da parte del Governo, del relativo piano industriale al Parlamento per l'espressione di un parere (comma 5).

 

La relazione tecnica non considera la norma né alla stessa risultano imputati effetti, nell’apposito prospetto riepilogativo, ai fini dei saldi di finanza pubblica.

La relazione illustrativa indica tra le finalità della norma quella di dare attuazione al D.lgs. 422/1997 e di agevolare la privatizzazione della Società Tirrenia trasferendo alle regioni le azioni da essa detenute nelle società svolgenti servizi di cabotaggio. Si ricorda che anche il DPEF 2009-2011 prevede l’attivazione tempestiva di un processo di privatizzazione di Tirrenia spa.

In relazione al comma 4, la relazione illustrativa ritiene opportuno che le società regionali di navigazione siano dotate di contabilità separata e che tutti i contratti di programma siano notificati alla Commissione per verificare che gli importi riconosciuti alle società svolgenti il servizio pubblico non comportino sovracompensazione.

 

Al riguardo, appaiono necessari chiarimenti in ordine ai possibili effetti sui saldi di finanza pubblica del trasferimento alle regioni delle società di navigazione locale, pur considerando che tale cessione è prevista dalla norma come una facoltà e non come un obbligo.

In particolare occorre considerare l’ipotesi che, a seguito della predetta cessione, le società regionali di navigazione possano rientrare nell’ambito della PA nel caso in cui non si finanzino per almeno il 50 per cento sul mercato. Al verificarsi di questa condizione, le loro eventuali perdite produrrebbero effetti sull’indebitamento della PA. Andrebbe pertanto acquisito l’avviso del Governo in ordine a tale eventualità. Analoghe considerazioni possono essere svolte anche con riferimento ai debiti che risulterebbero in capo a tali società e agli eventuali riflessi sul debito pubblico.

 

ARTICOLO 58

Ricognizione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di regioni ed enti locali

La norma prevede un piano di riordino, gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di Regioni, Province, Comuni e altri Enti locali mediante:

- l’individuazione, da parte di ciascun ente, dei singoli beni immobili ricadenti nel territorio di competenza, non strumentali all’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, suscettibili di valorizzazione ovvero di dismissione e la conseguente redazione di un “Piano delle alienazioni immobiliari” allegato al bilancio di previsione[96];

- la possibilità, per gli immobili in questione, di utilizzare le procedure di valorizzazione previste dagli articoli 3-bis e 4 del decreto-legge n. 351/2001 (concessioni o conferimento in fondi immobiliari), o forme di valorizzazione alternative individuate dagli enti proprietari

 

La relazione tecnica e il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento non considerano la norma.

 

Al riguardo, si osserva che la norma, finalizzata ad incentivare il processo di dismissione e valorizzazione immobiliare degli enti territoriali, appare suscettibile di concorrere al rispetto degli obiettivi del nuovo patto di stabilità interno, fissati dal successivo articolo 77. Tale concorso peraltro implica che una quota dei risparmi attesi dal patto di stabilità interno avrebbe carattere di una tantum[97]. Tale circostanza non sembra peraltro presa in considerazione dal DPEF che prevede che, a decorrere dal 2009, agli obiettivi di saldo non concorrano effetti di natura una tantum[98]. L’eventuale utilizzo degli strumenti disposti dalla norma in esame per importi significativi, potrebbe pertanto compromettere, seppure in misura parziale, la natura strutturale della correzione dei saldi attesa dal comparto delle Amministrazioni locali. In proposito occorre acquisire l’avviso del Governo.

 

ARTICOLO 59

Aumento del capitale di Finmeccanica S.p.A.

La norma autorizza il Ministero dell’economia e delle finanze, in caso di aumenti di capitale finalizzati ad iniziative strategiche di sviluppo nel corso del 2008, da parte della società Finmeccanica S.p.A., a sottoscrivere azioni di nuova emissione della stessa società per un importo massimo di 250 milioni di euro, attraverso l’esercizio di una quota dei diritti di opzione spettanti allo Stato. Si prevede che tale sottoscrizione avvenga mediante utilizzo delle risorse derivanti, almeno per pari importo, dalla distribuzione di riserve disponibili da parte di società controllate dallo Stato, che vengono versate su apposita contabilità speciale per le finalità del presente articolo.

 

La relazione tecnica e il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento non considerano la norma.

La relazione illustrativa evidenzia che la norma non comporta oneri per il bilancio dello Stato né effetti di finanza pubblica in quanto la sottoscrizione di nuove azioni avverrà a valere sulle risorse derivanti dalla distribuzione delle riserve disponibili da parte di società controllate dallo Stato che affluiranno ad apposita contabilità speciale, senza transitare per il bilancio dello Stato.

 

Al riguardo, al fine di escludere che dalla norma possano derivare effetti finanziari, sia sotto il profilo dei saldi di finanza pubblica che sotto il profilo del debito, andrebbero forniti chiarimenti volti a meglio definire i caratteri dell’operazione. In particolare:

- andrebbe confermato che l’operazione di conferimento, avente natura finanziaria e quindi irrilevante ai fini del saldo dell’indebitamento netto, non sia suscettibile di essere diversamente classificata ai fini del SEC 95 in relazione alle previsioni di redditività della società Finmeccanica S.p.A.[99];

- andrebbe escluso che la distribuzione di riserve disponibili di società controllate dallo Stato possa avvenire a valere su eventuali disponibilità liquide giacenti su conti aperti dalle predette società presso la tesoreria: in tal caso infatti, trattandosi di somme già incluse nei conti di cassa delle Amministrazioni pubbliche, il loro utilizzo ai fini del finanziamento dell’operazione di conferimento in esame non risulterebbe compensativo sotto il profilo dei saldi di cassa;

- andrebbe chiarito se la distribuzione di riserve disponibili, ancorché con afflusso delle relative risorse su una contabilità separata, si configuri come un’entrata delle Amministrazioni pubbliche assimilabile alla distribuzione dei dividendi: in tal caso tale posta andrebbe computata ai fini del miglioramento dell’indebitamento netto, mentre il relativo utilizzo ai fini dell’operazione di conferimento non inciderebbe negativamente sul predetto saldo, in quanto classificabile come operazione di natura finanziaria. In tale ipotesi dall’operazione sembrerebbe derivare un effetto positivo sul deficit della PA.

Diversamente, nel caso in cui l’operazione di distribuzione delle riserve disponibili non configurasse un passaggio di proprietà delle medesime società ai soci (fra cui lo Stato), ma un mero deposito delle riserve stesse presso la contabilità speciale, emergerebbe una posizione debitoria dello Stato nei confronti delle società controllate, con conseguenti possibili effetti peggiorativi sullo stock di debito e sul fabbisogno;

- da ultimo, andrebbe chiarito se la riduzione del patrimonio delle società controllate, conseguente alla distribuzione delle riserve disponibili, sia compatibile con l’equilibrio patrimoniale delle stesse e con l’eventuale necessità di offrire garanzie finanziarie alternative a fronte di finanziamenti eventualmente assunti.

Tali chiarimenti andrebbero acquisiti onde evitare eventuali riflessi negativi, sia pur indiretti, sulla finanza pubblica, data la natura pubblica dei soggetti cui fa capo il controllo delle società in questione.

 

ARTICOLO 60

Missioni di spesa e monitoraggio della finanza pubblica

Al riguardo, fatti salvi i rilievi formulati nelle successive schede sui profili di quantificazione riferiti ai singoli commi, in merito ai profili di copertura finanziaria, si segnala che il comma 1 prevede, per il triennio 2009-2011, la riduzione delle dotazioni finanziarie, a legislazione vigente, delle missioni di spesa di ciascun Ministero degli importi indicati nell’elenco 1. Nell’elenco è data autonoma evidenziazione contabile all’entità della riduzione relativa, per ciascuna missione, alle spese predeterminate per legge. Dalle predette riduzioni sono, espressamente (comma 2), escluse le seguenti tipologie di spesa: spese connesse al personale, al pagamento degli interessi, alle poste correttive e compensative delle entrate, comprese le regolazioni contabili con le Regioni, i trasferimenti in favore degli enti territoriali aventi natura obbligatoria, il fondo ordinario delle università, le risorse destinate alla ricerca, al finanziamento del 5 per mille, quelli dipendenti da parametri stabiliti dalla legge e quelle connesse ad obblighi internazionali.

Dalla relazione tecnica è possibile desumere i criteri con i quali si è proceduto alla ricognizione delle risorse e alla loro riduzione. In particolare, si segnala che si è proceduto, anche in questo caso come già fatto nelle precedenti leggi finanziarie, all’applicazione di un taglio lineare, pari al 21,9% per l’anno 2009, al 22,9 per l’anno 2010 e al 40,5 per l’anno 2011, del complesso delle spese predeterminate per legge e di quelle relative al fabbisogno, vale a dire delle spese discrezionali. Nella relazione tecnica è possibile desumere anche che il taglio è stato realizzato, in misura lineare, su alcune particolari categorie economiche di spesa quali: i consumi intermedi, gli investimenti fissi lordi, i trasferimenti correnti e i contributi agli investimenti degli enti pubblici, famiglie, imprese ed estero, le altre uscite correnti e gli altri trasferimenti in conto capitale. La riduzione prevista dalla norma in esame sembra, quindi, avere una portata più ampia rispetto ai precedenti tagli, sia per l’entità degli stessi sia per le categorie economiche alle quali si applica[100]. Ai sensi del comma 10, dell’articolo 60, per l’anno 2009, l’importo delle riduzioni operate comprende, altresì, le quote accantonate ai sensi dell’articolo 1, comma 507, della legge finanziaria per il 2007.

Con riferimento all’elenco 1, si segnala che è indicato, con riferimento alle missioni di competenza dei singoli ministeri, l’importo complessivo della riduzione e la quota riconducibile alle dotazioni predeterminate per legge. Si evidenzia, in proposito, l’opportunità che il Governo fornisca un più approfondito corredo informativo, indicando l’importo della riduzione relativo a ciascuna unità previsionale di base. Per quanto concerne le spese predeterminate per legge, dovrebbe essere fornita una specificazione delle singole autorizzazioni di spesa interessate e l’entità della riduzione operata con riferimento a ciascuna di esse, al fine di valutare più compiutamente la portata delle riduzioni stesse, in relazione alle decisioni assunte dal Parlamento con atti legislativi.

L’esplicita indicazione delle autorizzazioni legislative delle quali è previsto il taglio consentirebbe, inoltre, di meglio valutare le eventuali proposte di rimodulazione delle risorse tra i vari programmi che i Ministri interessati potranno richiedere, ai sensi del comma 4 del medesimo articolo 60, in sede di predisposizione del progetto di bilancio annuale. Tale specificazione fornirebbe, inoltre, al Parlamento di disporre di un quadro informativo in rapporto al quale valutare l’allegato a ciascun stato di previsione nel quale saranno esposte le autorizzazioni legislative e i relativi importi da utilizzare previsto dal successivo comma 5.

Il comma 6 reca alcune disposizioni volte ad ampliare la flessibilità nella gestione del bilancio. Come indicato nella relazione tecnica, l’introduzione di tali disposizioni è giustificata dalle potenziali criticità che potrebbero determinarsi in corso di gestione in seguito alle rimodulazione delle risorse previste dal comma 1 e dall’eventuale esigenza di interventi più tempestivi di quelli previsti dal comma 3. Si osserva, peraltro, che le disposizioni del comma 6 coincidono con quelle del comma 3, dell’articolo 5, del decreto legge n. 93 del 2008 in corso di conversione, nel testo risultante dall’approvazione dell’emendamento Dis.1.1 del Governo sul quale è stata posta la questione di fiducia nella seduta del 25 giugno 2008.

Tale testo coincide relativamente alla disposizione richiamata con  quello approvato dalle Commissioni competenti in sede referente. Rispetto al suddetto testo del decreto-legge la disposizione in esame si differenzia unicamente per quanto concerne l’espressione del secondo parere da parte delle Commissioni competenti per i profili finanziari. Nel provvedimento in esame il termine viene, infatti, stabilito, in dieci giorni, anziché in venti.

L’articolo 60 reca, infine, disposizioni di contenimento della spesa non solo con riferimento all’iscrizione in bilancio di somme, ma anche con riferimento all’impegnabilità delle medesime risorse, in modo da verificare più tempestivamente il rispetto dei limiti previsti. In particolare si segnalano le disposizioni di cui ai commi 13 e 15. Il comma 13 modifica l’articolo 1, comma 21, della legge finanziaria per il 2006 specificando che la possibilità di sospendere l'assunzione di impegni di spesa o emissione di titoli di pagamento su segnalazione dell’ufficio centrale di bilancio ovvero del servizio di controllo interno abbia ad oggetto non i singoli capitoli, di spesa, ma i relativi programmi.  Il comma 15, ripristina il disposto dell’articolo 1, comma 7 della legge finanziaria per il 2007, abrogato dal comma 626 dell’articolo 2 della legge finanziaria per il 2008 e prevede che , a decorrere dal 2009, il limite all’assunzione di impegni da parte delle Amministrazioni pubbliche, ad eccezione del comparto della sicurezza e del soccorso, avvenga per importi non superiori ad un dodicesimo della spesa prevista per ciascuna unità previsionale di base, con esclusione di alcune tipologie di spesa (stipendi, retribuzioni, pensioni e altre spese aventi natura obbligatoria  non frazionabili, nonché poste correttive o compensative delle entrate, comprese le regolazioni contabili, accordi internazionali, obblighi comunitari , limiti di impegni e rate di ammortamento mutui).

 

ARTICOLO 60, commi 1-2

Tagli lineari degli stanziamenti di bilancio

La norma dispone la riduzione delle dotazioni finanziarie delle missioni di spesa dei Ministeri iscritte nel bilancio a legislazione vigente 2009-2011 per gli importi indicati nell’elenco 1 allegato al D.L. in esame. È data separata indicazione delle componenti relative alla quota predeterminata per legge (comma 1).

L’elenco 1 evidenzia per il complesso dei Ministeri una riduzione, in termini di SNF, pari a:

-          8.135 milioni per il 2009, di cui 6.365 milioni relativi a spese predeterminate per legge

-          8.529 milioni per il 2010, di cui 6.450 milioni relativi a spese predeterminate per legge

-          15.211 milioni per il 2011, di cui 11.507 milioni relativi a spese predeterminate per legge.

 

Dalle riduzioni sono escluse le spese obbligatorie ed altre spese (comma 2)

La norma esclude le seguenti spese:

-          stipendi, assegni, pensioni e altre spese fisse

-          spesa per interessi

-          poste correttive e compensative delle entrate, comprese le regolazioni contabili con le regioni

-          trasferimenti agli enti territoriali aventi natura obbligatoria

-          fondo ordinario delle università

-          risorse destinate alla ricerca

-          risorse destinatela finanziamento del 5 per mille delle imposte sul reddito delle persone fisiche

-          spese dipendenti da parametri stabiliti dalla legge o derivanti da accordi internazionali.

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimentoespone i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento

Art 60,

co 1

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Minori spese correnti

-

3.359

3.730

6.408

-

2.183

3.171

6.216

-

2.939

3.362

6.168

Minori spese c/capitale

-

4.777

4.799

8.803

-

2.210

3.426

8.334

-

2.210

3.426

8.334

Totale

-

8.136

8.529

15.211

-

4.393

6.597

14.550

-

5.149

6.788

14.502

 

La relazione tecnica precisa che le previsioni di spesa nel bilancio triennale a legislazione vigente sono state previamente ridefinite sulla base degli elementi previsionali più aggiornati.

 Ai fini della quantificazione dell’ammontare complessivo della riduzione si è, inoltre, tenuto conto degli effetti derivanti, per il 2009, dal comma 10 dell’articolo 60 in esame: tale disposizione porta in riduzione delle relative dotazioni di bilancio la quota indisponibile per tale anno ai sensi del comma 507 della legge. n. 296/2006 (cfr infra).

Si è quindi proceduto alla individuazione dell’insieme delle spese predeterminate per legge e del fabbisogno complessivo iscritto nel bilancio triennale a legislazione vigente 2009-2011, al netto della quota parte delle dotazioni di spesa di ciascuna missione connesse alle fattispecie escluse dalla riduzione ai sensi del comma 2.

Tra le voci escluse figurano anche i Fondi per la riassegnazione dei residui passivi perenti di parte corrente e di parte capitale, il Fondo di riserva per le spese obbligatorie e d’ordine e il Fondo di riserva per le spese impreviste di cui agli articoli 7, 8 e 9 della legge 468/1978, i cui importi sono determinati da apposito articolo della legge di bilancio: tali voci peraltro non figurano tra quelle indicate al comma 2.

Sono stati, inoltre, esclusi gli stanziamenti relativi ad ammortamenti, poste correttive e compensative delle entrate e acquisizione di attività finanziarie, data la non rilevanza delle eventuali riduzioni ai fini degli effetti sull’indebitamento netto della P.A.           ; in altri casi, l’esclusione è stata motivata dal fatto che la quantificazione della spesa non risulta essere sotto il diretto controllo dell’Amministrazione.

Per quanto riguarda i trasferimenti ad enti ed organismi pubblici, sono state escluse le quote di spese relative ad oneri del personale.

Sono stati invece ridotti i trasferimenti a favore degli enti territoriali concernenti interventi in specifici settori non aventi natura non obbligatoria, peraltro con effetto esclusivo in termini di saldo netto da finanziare per quanto riguarda le quote considerate strumentali al conseguimento degli obiettivi fissati per il rispetto del Patto di stabilità interno.

 

Si è così individuato, per differenza, l’importo della “massa aggredibile” pari, in termini di saldo netto da finanziare, a 37.142 milioni per il 2009, 37.176 milioni per il 2010 e 37.562 milioni per il 2011.

In considerazione dell’entità della manovra in termini di indebitamento netto, prevista in 5.150 milioni per il 2009, 6.800 milioni per il 2010 e 14.500 milioni per il 2011, è stato applicato un taglio lineare, rispettivamente, pari al 21,9% per l’anno 2009, 22,9% per l’anno 2010 e 40,5% per l’anno 2011.

La seguente tavola, tratta dalla R.T. evidenzia l’importo dei tagli sulle categorie economiche, in termini di saldo netto da finanziare e di indebitamento.

 

 

 S.N.F.

INDEBITAMENTO

 

 (milioni di euro)

 categorie di spesa

2009

2010

2011

2009

2010

2011

parte corrente

 

 

 

 

 

 

consumi intermedi

     6.469

     6.743

     6.698

     6.390

     6.500

     6.500

enti pubblici

     4.872

     5.351

     4.962

     4.030

     4.630

     4.880

Famiglie

       656

       709

       710

       600

       650

       700

Imprese

     1.297

     1.262

     1.257

     1.000

     1.100

     1.200

Estero

       757

       802

       805

       600

       700

       750

altre partite correnti

     1.281

     1.390

     1.389

       800

     1.100

     1.200

totale parte corrente

   15.332

   16.258

   15.822

   13.420

   14.680

   15.230

conto capitale

 

 

 

 

 

 

investimenti fissi lordi

     2.249

     2.044

     1.907

       800

     1.500

     2.100

enti pubblici

     5.030

     3.912

     3.907

     1.805

     2.677

     3.199

Famiglie

         97

         51

         51

         70

         60

         60

Imprese

     5.773

     5.236

     5.876

     4.600

     4.700

     5.700

Estero

         25

         25

         25

         20

         25

         20

partite in c.capitale

     8.635

     9.650

     9.973

     2.800

     6.000

     9.500

totale c.capitale

   21.810

   20.919

   21.740

   10.095

   14.962

   20.579

totale generale

   37.142

   37.176

   37.562

   23.515

   29.642

   35.809

Manovra

8.135

8.529

15.211

5.150

8.600

14.500

Percentuale riduzione

 

 

 

21,9%

22,9%

40,5%

Fonte: R.T.

Al riguardo, va, innanzitutto, rilevata la differenza di importi relativi agli effetti della disposizione in esame in termini di indebitamento netto per l’anno 2010 riportati, rispettivamente, dalla relazione tecnica e dal prospetto riepilogativo: a fronte di minori spese per  6.788 milioni indicate nel prospetto, la R.T indica una correzione di 8.600 milioni. Tale importo, peraltro, corrisponderebbe ad una riduzione degli stanziamenti del 29% e non del 22,9%, come invece indicato nella tabella sopra riportata. Sul punto appare opportuno un chiarimento sull’entità effettiva della correzione proposta.

Si registrano poi ulteriori differenze tra  la R.T. e il prospetto, con particolare riferimento agli effetti sull’indebitamento nel 2010, indicati in 8.600 nella RT e in 6.788 nel prospetto riepilogativo:

(milioni di euro)

Art 60,co 1

SNF

INDEBITAMENTO

 

2009

2010

2011

2009

2010

2011

Prospetto riepilogativo

8.136

8.529

15.211

5.149

6.788

14.502

RT

8.135

8.529

15.211

5.150

8.600

14.500

 

Si rileva inoltre che, pur fornendo l’elenco 1 allegato al D.L. separata indicazione della quota del taglio lineare sugli stati di previsione dei singoli Ministeri ascrivibile a spese predeterminate per legge, al fine di poter valutare la sostenibilità della riduzione appare necessario che il Governo fornisca gli elementi alla base della quantificazione, ed in particolare: l’elenco delle leggi interessate e, per ciascuna legge, gli stanziamenti previsti a legislazione vigente (pre-decreto), i relativi impegni e pagamenti, e l’importo della riduzione effettuata ai sensi del comma 1 dell’articolo in esame.

Occorre, inoltre, un’integrazione delle informazioni con la ripartizione del BLV 2009-2011 per missioni e programmi, possibilmente aggiornate per tener conto delle modifiche intervenute in corso di gestione: la mancanza di tale disaggregazione (non contenuta nella legge 245/2007[101], che limita tale ripartizione al 2008) non consente una compiuta valutazione delle riduzioni indicate nell’elenco 1.

Più in generale si osserva che gli stanziamenti di bilancio interessati dalla manovra di riduzione (la c.d. “massa aggredibile”[102]) corrispondono, sia per composizione che per importo (circa 37 miliardi annui in termini di SNF), agli stanziamenti su cui è intervenuto, nel triennio 2007-2009, il comma 507 della legge finanziaria per il 2007 (cfr infra).

A fronte, peraltro, di un accantonamento ex comma 507 compreso tra il 12 e il 14 per cento degli stanziamenti ritenuti comprimibili, il taglio lineare disposto dalla norma in esame comporta un’incidenza del 21,9 per cento nel primo anno, che aumenta ad oltre il 40 per cento nel 2011.

La relazione tecnica, peraltro, non fornisce elementi sufficienti che consentano di valutare se la flessibilizzazione, in sede di predisposizione e di gestione del bilancio, prevista dai successivi commi 3-6 consenta alle Amministrazioni di attenuare l’impatto riduttivo della norma attraverso una razionalizzazione dei programmi di spesa. Tali elementi consentirebbero anche una più avveduta valutazione della sostenibilità dei tagli disposti.

Tale valutazione si impone anche alla luce di precedenti analoghe esperienze cui hanno fatto seguito successivi interventi volti a rimodulare i tagli inizialmente previsti ovvero a reintegrare negli anni successivi le dotazioni di bilancio oggetto di riduzione.

Dovrebbe inoltre essere chiarito se gli stanziamenti che concorrono a definire la spesa riducibile, indicati nella tabella sopra riportata, già scontino gli effetti previsti sia dal DL 93/2008 che dal DL 112/2008 in esame, entrambi in fase di conversione, in caso contrario, infatti, la riduzione sarebbe ancora più accentuata.

 

ARTICOLO 60, commi 3-6

Norme di flessibilizzazione del bilancio

Normativa vigente: la legge di bilancio 2008, confermando quanto già previsto per l’esercizio 2007, prevede (art. 22, comma 19) per l’anno in corso che, con decreti del Ministro dell’Economia, su proposta del Ministro competente, da comunicare alle Commissioni parlamentari competenti e inviare alla Corte dei conti per la registrazione, possono essere effettuate variazioni compensative tra capitoli di unità previsionali di base[103] dello stesso stato di previsione, fatta eccezione per le spese regolate direttamente per legge, quelle obbligatorie, e le spese in annualità e a pagamento differito[104]. Per le medesime finalità di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica e per una migliore flessibilità gestionale, si possono effettuare variazioni compensative in termini di cassa, nell’ambito di ciascun titolo di bilancio: in questo caso non sono precluse variazioni anche tra capitoli di u.p.b. recanti stanziamenti relativi a spese regolate direttamente per legge, quelle obbligatorie, e le spese in annualità e a pagamento differito.

La medesima procedura può essere attivata, ai sensi del comma 22, limitatamente a capitoli che sono stati frazionati e riallocati in u.p.b. (omogenee) facenti capo a diversi programmi dello stesso stato di previsione: in questo caso, senza le eccezioni prima ricordate. La norma ha lo scopo di consentire un aggiustamento in itinere che si renda necessario rispetto al frazionamento di risorse stabilito legislativamente. E’ da notare che pur trattandosi di una norma che dovrebbe avere carattere transitorio rispondendo ad una esigenza di prima attuazione della riforma del bilancio, non è previsto un limite temporale.

Infine, il comma 23 prevede che i Ministri competenti, nell’ambito dei programmi concernenti i propri stati di previsione, possano effettuare, all’interno della stessa categoria economica, variazioni compensative tra capitoli di spese discrezionali allocati nei diversi centri di responsabilità amministrativa che gestiscono il medesimo programma. Tali variazioni non devono comportare alterazione dei saldi.

 

La norma dispone che per il triennio 2009-2011, in sede di predisposizione del bilancio annuale e pluriennale, i Ministri possono rimodulare le riduzioni delle missioni di spesa di cui al comma 1 tra i relativi programmi, nel rispetto delle finalità stabilite dalle disposizioni legislative relative ai medesimi programmi e dei saldi di finanza pubblica. E’ consentita una rimodulazione tra spese di funzionamento e spese per interventi previsti per legge nel limite del 10 per cento delle risorse stanziate per gli interventi. Resta precluso l’utilizzo di stanziamenti di conto capitale per finanziare maggiori spese correnti (comma 3). Entro la prima decade di settembre 2008, i Ministri inviano al Ministero dell’Economia-RGS le proposte di rimodulazione delle risorse tra programmi, in considerazione di quelli ritenuti prioritari e nel rispetto di quanto stabilito al comma 3 (comma 4). In apposito allegato sono indicate le autorizzazioni legislative e gli importi da utilizzare per ciascun programma (comma 5).

Il successivo comma 6, riprendendo quanto già previsto dall’art.3, comma 5, del D.L. 93/2008 come modificato durante l’iter alla Camera, dispone che, in via sperimentale e fino alla riforma della legge n. 468/1978, fermo restando quanto previsto in materia di flessibilità dalla legge annuale di bilancio[105], nel ddl di bilancio e nel ddl di assestamento[106], ovvero quando si rendano necessari provvedimenti più tempestivi, con decreti del Ministro dell’economia su proposta dei Ministri competenti, le dotazioni finanziarie possono essere rimodulate tra i programmi ricompresi all’interno di ciascuna missione di spesa. Le variazioni possono essere effettuate nel rispetto dell’invarianza dei saldi.

Tale facoltà, prevista anche per le spese predeterminate per legge, non è consentita per le spese obbligatorie, e per quelle in annualità e a pagamento differito. Le rimodulazioni tra spese di funzionamento e spese per interventi previsti per legge può avvenire nel limite del 10 per cento delle risorse stanziate per gli interventi. Resta inoltre precluso l’utilizzo di stanziamenti di conto capitale per finanziare maggiori spese correnti.

Gli schemi dei decreti di variazione sono trasmessi alle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che devono esprimersi entro quindici giorni. Decorso inutilmente il termine, i decreti possono essere adottati. Ove il parere sia stato espresso e il Governo non intenda conformarsi alle condizioni relative ai profili finanziari, i decreti sono trasmessi nuovamente alle Camere, con elementi integrativi di informazione, ai fini dell’espressione del parere definitivo, che deve essere reso entro i successivi dieci giorni[107]. I pareri sono vincolanti nel caso di variazioni che interessino dotazioni finanziarie direttamente determinate per legge.

 

La relazione tecnica  precisa che,  in sede di predisposizione del progetto di bilancio annuale e pluriennale dello Stato per il triennio 2009-2011, i Ministeri interessati potranno rivedere i propri programmi di spesa nell’ambito di ciascuna missione esclusivamente in funzione delle dotazioni finanziarie di cui al comma 1 dell’articolo in esame, individuando quelli considerati prioritari, mentre le voci escluse dalle riduzioni non potranno essere valutate a tali fini sotto il profilo quantitativo.

Le dotazioni finanziarie di ciascuna missione di spesa, con esclusione delle quote non soggette al diretto controllo dell’Amministrazione, potranno quindi essere rimodulate tra i relativi programmi, nel rispetto delle finalità stabilite dalle disposizioni legislative e dei saldi di finanza pubblica assunti quali obiettivi per il Patto di stabilità. Tale rimodulazione potrà essere realizzata su proposta del Ministro competente entro la prima decade di settembre 2008, per il tramite degli uffici centrali del bilancio del Dipartimento della RGS.

Gli effetti della  rimodulazione verranno evidenziati in apposito allegato a ciascuno stato di previsione della spesa, nel quale vengono esposte le autorizzazioni legislative ed i relativi importi da utilizzare per ciascun programma, nonché le variazioni apportate alle spese di cui al comma 2.

Tenuto conto delle potenziali criticità che potrebbero sopravvenire in corso di gestione in conseguenza delle richiamate rimodulazioni e della complessiva riduzione delle risorse disponibili nell’ambito di ciascun programma di spesa, quando si evidenzi l’esigenza di interventi più tempestivi, con decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, possono essere rimodulate tra i programmi le dotazioni finanziarie di ciascuna missione di spesa.

Tale margine di flessibilità, nel rispetto dell’invarianza degli effetti sui saldi di finanza pubblica e dell’obiettivo di pervenire al consolidamento dell’articolazione per missioni e per programmi di ciascun stato di previsione, resta peraltro contenuto: sono escluse variazioni  per le spese di natura obbligatoria, per le spese in annualità e a pagamento differito; le variazioni tra spese di funzionamento e quelle per interventi  sono consentite entro il limite massimo del 10 per cento delle risorse stanziate nell’ambito del programma interessato dalla riduzione; resta precluso l’utilizzo degli stanziamenti di spesa in conto capitale per finanziare spese correnti.

La norma, pertanto,  nel riconnettersi  alla riforma del bilancio dello Stato ed a quanto previsto per il 2008 con il D.L. 93/2008, conferma il potenziamento dei meccanismi di flessibilità di bilancio, e quindi dei margini di discrezionalità sui programmi della spesa da parte delle Amministrazioni statali, introducendo tuttavia una nuova procedura a livello previsionale. Viene, infatti, consentito di riesaminare i programmi di spesa in atto, al fine  di liberare risorse da riallocare in sede di presentazione delle previsioni di bilancio, secondo un nuovo criterio su base budgetaria, attraverso scelte valutate secondo la corrispondenza agli obiettivi di Governo, che potranno essere successivamente riviste dal Parlamento attraverso l’esame del disegno di legge del bilancio.

Gli schemi dei decreti di cui al comma 6 sono, infatti trasmessi al Parlamento per l’espressione del parere delle Commissioni competenti per materia e per i profili di carattere finanziario.

 

Nulla da osservare al riguardo sotto il profilo della quantificazione, atteso che le variazioni, di carattere compensativo, dovranno garantire l’invarianza dei saldi.

Andrebbero tuttavia resi disponibili, in sede di esame parlamentare, dati ed elementi volti a suffragare adeguatamente detta invarianza.

 

ARTICOLO 60, comma 7

Copertura delle leggi di spesa

La norma dispone che, ai fini del rispetto effettivo dei parametri previsti in sede internazionale e del Patto di stabilità e crescita, la copertura di nuove o maggiori spese previste da disposizioni normative sia riferita al saldo netto da finanziare, al fabbisogno del settore statale e all’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni.

 

Le previsioni in esame sembrano recepire orientamenti già enunciati da precedenti atti governativi di indirizzo. Si intende far riferimento, in primo luogo, alla direttiva[108] del Presidente del Consiglio dei ministri del 2004, che ha introdotto la c.d. “relazione tecnica standard” da allegare a tutti i provvedimenti che comportano effetti finanziari. Tale modello di relazione tecnica prevede, tra l’altro, che gli effetti finanziari siano valutati non solo in termini di saldo netto da finanziare, ma anche ai fini del fabbisogno e dell’indebitamento e che, qualora vi siano differenze degli effetti stimati rispetto ai tre aggregati, siano adeguatamente esplicitate le relative motivazioni.

La necessità della valutazione degli effetti finanziari sui tre saldi trova riscontro anche nella più recente direttiva[109] del Presidente del Consiglio dei ministri, adottata nel corso della XV legislatura, che, richiamando anche la precedente Direttiva del 2004, ha precisato che le coperture finanziarie dei nuovi provvedimenti devono essere idonee a garantire il rispetto dell’articolo 81 della Costituzione, nonché degli obiettivi contenuti nel Patto di stabilità, in relazione agli impatti sui saldi di finanza pubblica. A tale scopo nella relazione tecnica va dimostrato l’equilibrio di copertura con riguardo al saldo netto da finanziare del bilancio statale, al fabbisogno e all’indebitamento.

 

La relazione tecnica non  considera la norma.

 

Al riguardo, si osserva che la norma sembra comportare riflessi sulla disciplina relativa alla verifica del rispetto del vincolo di copertura finanziaria delle leggi recanti effetti onerosi.

Si ricorda in proposito che l’articolo 11-ter, comma 2, della legge 468/1978 ha disposto che i provvedimenti governativi che comportino conseguenze finanziarie debbano essere corredati di una relazione tecnica sulla quantificazione delle entrate e degli oneri recati da ciascuna disposizione, nonché delle relative coperture, con l’indicazione dei dati e dei metodi utilizzati per la quantificazione, delle loro fonti e di ogni elemento utile per la verifica tecnica in sede parlamentare. Per prassi tale obbligo è stato tradizionalmente inteso come riferito agli effetti delle norme sul saldo netto da finanziare. Solo di recente le citate direttive del Presidente del Consiglio dei ministri del 2004 e del 2006 hanno previsto un’estensione delle informazioni contenute nelle relazioni tecniche all’impatto sulle variabili di fabbisogno e di indebitamento. Va tuttavia segnalato che il modello standard per la predisposizione delle relazioni tecniche non ha finora trovato una sistematica applicazione.

Si rileva altresì, sotto il profilo metodologico, che i parametri del fabbisogno e dell’indebitamento fanno riferimento ad aggregati contabili più ampi del bilancio dello Stato, che riguardano l’intero comparto della pubblica amministrazione; inoltre le operazioni che ne influenzano l’andamento sono per lo più contabilizzate secondo criteri diversi da quelli che presiedono alla registrazione delle operazioni nel bilancio dello Stato[110].

 

Qualora, per effetto della norma in esame, l’obbligo di copertura debba intendersi riferito  – come si evince dalla formulazione del testo – anche ai saldi di fabbisogno e di indebitamento netto, le garanzie previste dalla vigente normativa (legge n. 468/1978), volte ad assicurare la “verifica tecnica” degli oneri e delle relative coperture, dovrebbero conseguentemente estendersi alla quantificazione degli effetti delle norme sui predetti saldi: a tal fine, le relazioni tecniche, oltre ad evidenziare tale impatto, dovrebbero dar conto dei relativi criteri di quantificazione, nonché dei dati e di ogni elemento utile per la verifica di tali stime.

E’ evidente infatti che, come appare dagli elementi sopra indicati, l’introduzione di un obbligo di copertura finanziaria di portata più ampia rispetto a quello attualmente previsto presuppone una revisione delle modalità di definizione, nelle relazioni tecniche, degli effetti finanziari connessi a ciascuna disposizione, che assicuri un’espressa indicazione delle modalità di quantificazione riferite a ciascun aggregato ed alle reciproche interrelazioni.

Va inoltre considerato che, in base alla vigente normativa, l’obbligo di predisporre la relazione tecnica è disposto per i provvedimenti e gli emendamenti di iniziativa governativa, anche se sussiste la possibilità per le Commissioni parlamentari di richiedere la RT con riguardo ad iniziative legislative parlamentari. Va evidenziato che, per i progetti di legge che non dovessero essere corredati di tale strumento, si incontrerebbero maggiori difficoltà nella identificazione dei relativi effetti sui saldi di fabbisogno e di indebitamento, ai fini della copertura richiesta dalla norma in esame.

Si segnala, altresì, che ai fini della copertura sui tre saldi di nuovi o maggiori oneri, la norma in esame fa riferimento esclusivamente alle spese e non anche alle minori entrate: tale circostanza non appare compatibile con la normativa sopra richiamata, che equipara sostanzialmente, ai fini degli obblighi di copertura e quantificazione, gli oneri derivanti da maggiori spese e quelli afferenti a minori entrate. Sul punto occorre acquisire l’avviso del Governo.

 

ARTICOLO 60, commi  8-9

Fondo flessibilità

La norma integra di 100 milioni per il 2009 e 300 milioni per ciascuno degli anni 2010 e 2011 la dotazione del Fondo di cui all’art. 5, comma 4, del D.L. 93/2008.

 

Normativa vigente: sempre a fini di flessibilità di gestione e per fronteggiare eventuali esigenze determinate dalle riduzioni di autorizzazioni di spesa previste dall’articolo 5 del decreto-legge 93/2008, il medesimo provvedimento istituisce un fondo con una dotazione pari a 115 milioni di euro per il 2008, 120 milioni per il 2009 e di 55,5 milioni di euro per l’anno 2010[111], da utilizzare a reintegro delle dotazioni finanziarie di programmi di spesa. L’utilizzo del fondo è disposto, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministero competente, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimentoespone i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Maggiori spese correnti

0

100

300

300

0

70

240

300

0

100

300

300

 

La relazione tecnica non prende in considerazione la norma.

 

Al riguardo, fermo restando che i maggiori oneri sono contenuti entro un limite di spesa, appare opportuno un chiarimento circa il diverso profilo indicato sui saldi di fabbisogno ed indebitamento.

 

ARTICOLO 60, comma 10

Accantonamenti ai sensi del comma 507 della legge finanziaria 2007

La norma  prevede che per il 2009 non si applichino le disposizioni dell’art. 1, commi 507 e 508, della legge 296/2006 e che la quota di accantonamenti indisponibile per tale anno sia portata in riduzione delle dotazioni finanziarie dei programmi di spesa.

La legge n. 296/2006 (legge finanziaria 2007) ha stabilito che fosse accantonata e resa indisponibile una quota pari a 4.572 milioni di euro per il 2007, a 5.031 milioni per il 2008 e a 4.922 milioni per il 2009, delle dotazioni iniziali delle u.p.b. iscritte nel bilancio dello Stato, anche con riferimento alle spese predeterminate legislativamente, relative alle seguenti categorie economiche (e con esclusione del comparto della radiodiffusione televisiva locale):

·        consumi intermedi;

·        trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche, con esclusione degli enti territoriali, degli enti previdenziali e degli organi costituzionali, nonché dei trasferimenti a favore della protezione civile e del fondo ordinario per le università statali:

·        trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni sociali privati, a imprese e a estero, con esclusione dei trasferimenti all’estero aventi natura obbligatoria, delle pensioni di guerra e altri assegni vitalizi, delle erogazioni agli istituti di patronato e di assistenza sociale, nonché alle confessioni religiose;

·        altre uscite correnti;

·        tutte le categorie di spesa di conto capitale, con esclusione dei limiti di impegno già attivati, delle rate ammortamento mutui, dei trasferimenti agli enti territoriali e delle acquisizioni di attività finanziarie , nonché dei trasferimenti a favore della protezione civile e del 50% del fondo per le aree sottoutilizzate.

Erano inoltre escluse le seguenti categorie economiche relative a spese correnti: redditi da lavoro dipendente, imposte pagate sulla produzione, risorse proprie CEE, interessi passivi e redditi da capitale, poste correttive e compensative, ammortamenti.

 

La relazione tecnica allegata al ddl finanziaria 2007 quantificava i seguenti effetti sui saldi di fabbisogno e indebitamento netto:

 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno settore statale

Indebitamento netto P.A.

comma 507

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

Minori spese correnti

-

-

-

1.850

2.985

3.185

2.370

3.315

3.159

Minori spese c/capit.

-

-

-

828

1.195

1.415

828

1.195

1.415

Totale

 

 

 

2.678

4.180

4.600

3.198

4.510

4.574

 

Non erano, invece, scontati effetti sul SNF, in quanto le relative somme, anche se indisponibili, restavano iscritte in bilancio. Gli importi non utilizzati vanno in economia a fine esercizio.

E’ da rilevare che, al netto delle componenti escluse dal taglio lineare, gli stanziamenti ritenuti aggredibili (compresi in una cifra tra i 36 e i 37 miliardi in ciascun anno del triennio) rappresentavano circa il 7% delle previsioni iniziali di spesa del bilancio dello Stato. Le somme accantonate, pari a meno dell’1% delle spese finali, incidevano peraltro sui suddetti stanziamenti per il 12-14%.

Nonostante i margini di flessibilità previsti dalla norma[112], tale taglio si è rivelato difficilmente sostenibile da parte delle amministrazioni: il D.L. 81/2007[113] ha, infatti, disposto la reintegrazione, per un importo pari a circa 2 miliardi per il 2007, di tali accantonamenti[114]. Ulteriori integrazioni degli stanziamenti sono stati disposti con la legge di assestamento per il 2007 e dalle disposizioni normative approvate nel seconda parte dell’anno.

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti del provvedimento espone i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

Art. 60,

 co 10

SNF

Fabbisogno

Indebitamento

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010