Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Bilancio dello Stato
Altri Autori: Servizio Commissioni
Titolo: A.C. 1185: Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie (D.L. n. 93/2008)
Riferimenti:
AC N. 1185/XVI     
Serie: Note di verifica    Numero: 5
Data: 04/06/2008
Descrittori:
AGEVOLAZIONI FISCALI   CONTRIBUTI PUBBLICI
IMPOSTE E TRIBUTI COMUNALI   LAVORO STRAORDINARIO
LINEE AEREE ITALIANE, ALITALIA   MUTUI EDILIZI
Organi della Camera: V-Bilancio, Tesoro e programmazione
VI-Finanze

 


Camera dei deputati

XVI LEGISLATURA

 

 

 

SERVIZIO BILANCIO DELLO STATO

SERVIZIO COMMISSIONI

 

 

 

 

 

Verifica delle quantificazioni

 

 

 

A.C. 1185

 

Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere

di acquisto delle famiglie

 

(D.L. n. 93/2008)

 

 

 

 

 

 

N. 5 – 4 giugno 2008

 

 

 


 

La verifica delle relazioni tecniche che corredano i provvedimenti all'esame della Camera e degli effetti finanziari dei provvedimenti privi di relazione tecnica è curata dal Servizio Bilancio dello Stato.

La verifica delle disposizioni di copertura, evidenziata da apposita cornice, è curata dalla Segreteria della V Commissione (Bilancio, tesoro e programmazione).

L’analisi è svolta a fini istruttori, a supporto delle valutazioni proprie degli organi parlamentari, ed ha lo scopo di segnalare ai deputati, ove ne ricorrano i presupposti, la necessità di acquisire chiarimenti ovvero ulteriori dati e informazioni in merito a specifici aspetti dei testi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SERVIZIO BILANCIO DELLO STATO

Tel. 2174 – 9455

 

SERVIZIO COMMISSIONI – Segreteria della V Commissione

Tel 3545 – 3685

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Estremi del provvedimento

 

 

A.C.

 

1185

Titolo breve:

 

Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie

Iniziativa:

 

governativa

 

in prima lettura alla Camera

 

 

Commissione di merito:

 

Commissioni V e VI  riunite

 

Relatore per la

Commissione di merito:

 

Ravetto per la V Commissione

Fugatti per la VI Commissione

Gruppo:        

Rispettivamente PDL e LNP      

 

 

Relazione tecnica:

presente

 

 

verificata dalla Ragioneria generale

 

 

riferita al testo presentato alla Camera

 

 

 

 

 

 

 

Nota di verifica n. 5

 

 


INDICE

 

ARTICOLO 1. 5

Esenzione ICI prima casa.. 5

ARTICOLO 2. 9

Riduzione dell’imposizione fiscale per le prestazioni di lavoro straordinario.. 9

ARTICOLO 3. 13

Rinegoziazione dei mutui per la prima casa.. 13

ARTICOLO 4. 16

Sviluppo dei servizi di trasporto aereo.. 16

ARTICOLO 4, commi 7 e 8. 18

Clausola di copertura.. 18

ARTICOLO 5, comma 3. 20

Flessibilità di bilancio.. 20

ARTICOLO 5, commi 1,2,5,6,7,8,9,10 e 11. 23

Copertura finanziaria.. 23

 


 


 

PREMESSA

 

Il provvedimento dispone la conversione in legge del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, recante disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie. 

Il disegno di legge è corredato di relazione tecnica.

Si esaminano di seguito le norme considerate dalla relazione tecnica, nonché le ulteriori disposizioni suscettibili di determinare effetti finanziari.

 

ONERI QUANTIFICATI DALLA RELAZIONE TECNICA

 

Il prospetto seguente riporta gli effetti del provvedimento quantificati dalla relazione tecnica[1] con riferimento, non solo al saldo del bilancio dello Stato (saldo netto da finanziare), ma anche ai saldi di cassa e di competenza del complesso della pubblica amministrazione (denominati rispettivamente fabbisogno e indebitamento netto):

 

(milioni di euro)

oneri art. 1, 2, 3, 5 co. 4

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2008

2009

2010

2008

2009

2010

2008

2009

2010

Art. 1 - esenzione ICI 1^ casa - fondo rimborso ai comuni

1.700

1.700

1.700

1.700

1.700

1.700

1.700

1.700

1.700

Art. 2 - detassazione straordinario

649

401,5

0

649

401,5

0

649

401,5

0

Art. 3 - rinegoziazione dei mutui

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 5 - comma 4 - fondo reintegro programmi di spesa

100

100

60

70

90

100

100

100

60

 totale oneri

2.449,0

2.201,5

1.760,0

2.419,0

2.191,5

1.800,0

2.449,0

2.201,5

1.760,0

 

Con riferimento all’articolo 4 vengono quantificati effetti compensativi:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2008

2009

2010

2008

2009

2010

2008

2009

2010

oneri art. 4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

comma 8

300,0

 

 

0,0

 

 

0,0

 

 

comma 3

0,0

 

 

300,0

 

 

300,0

 

 

copertura oneri (art. 4)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

comma 7 - lettera a)

205,0

 

 

205,0

 

 

205,0

 

 

comma 7 - lettera b)

85,0

 

 

85,0

 

 

85,0

 

 

comma 7 - lettera c)

10,0

 

 

10,0

 

 

10,0

 

 

totale copert. oneri (art. 4)

300

 

 

300

 

 

300

 

 

effetto sui saldi (art. 4)

0

 

 

0

 

 

0

 

 

 

A fronte degli oneri sopra indicati la relazione tecnica quantifica i seguenti mezzi di copertura:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2008

2009

2010

2008

2009

2010

2008

2009

2010

art. 5, c. 2 - fondo interv. Strutt. (el. 1) - (a)

1.010,5

842,3

644,5

633,9

723,4

706,1

639,4

723,9

705,1

art. 5, c. 2 - fondo interv. Strutt. (prospetto modifiche norme c.10)   (b)

656,1

749,1

213,1

319,7

521,6

553,6

324,7

530,1

556,1

art. 5, c. 8 (tab. B) 

( c )

75,0

172,1

240,0

65,0

150,0

200,0

65,0

150,0

200,0

art. 5, c. 6 - Infrastrutture pubbliche e logistica   (d)

752,5

 

 

550,0

500,0

150,0

550,0

500,0

150,0

sub totale  Fondo interventi strutturali (a)+(b)+(c)+(d)

2.494,1

1.763,5

1.097,6

1.568,5

1.894,9

1.609,6

1.579,0

1.903,9

1.611,1

maggiori entrate  (art. 2, c. 6)

 

 

37,0

 

 

37,0

 

 

37,0

maggiori entrate  (art. 5, c. 6)

 

438,0

173,0

 

 

 

 

 

 

centro polifunz. e investimenti INAIL

 

 

 

 

 

 

700,0

600,0

600,0

tabella A

170,0

0,0

452,4

170,0

0,0

410,0

170,0

0,0

410,0

art. 5, c. 7, lett. d) - riduzione lineare tab. C -6,78%

 

 

985,8

 

 

985,8

 

 

985,8

totale copertura oneri (art. 1-2-3-5)

2.664,1

2.201,5

2.745,8

1.738,5

1.894,9

3.042,4

2.449,0

2.503,9

3.643,9

 

Gli effetti complessivi del provvedimento, quantificati dalla relazione tecnica, sono pertanto i seguenti:

Segno meno = peggioramento                            (milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2008

2009

2010

2008

2009

2010

2008

2009

2010

Totale complessivo

215,1

0,0

985,8

-680,5

-296,6

1.242,4

0,0

302,4

1.883,9

 

Al riguardo, rinviando ai successivi articoli con riferimento alle osservazioni ivi formulate per i profili di quantificazione nonché all’articolo 5 per l’analisi dei profili di copertura ai fini del saldo del bilancio dello Stato, si segnala in questa sede che non appare garantita la compensatività del provvedimento ai fini di tutti i saldi di finanza pubblica: come evidenziato dalla stessa relazione tecnica, infatti, il provvedimento presenta effetti peggiorativi sul saldo del fabbisogno per gli esercizi 2008 e 2009. Il peggioramento del saldo di cassa, peraltro, determina un aumento della necessità di reperire risorse sul mercato finanziario, con un conseguente aumento della spesa per interessi. Tale aumento di spesa, direttamente imputabile all’effetto del provvedimento in esame, incide negativamente su tutti e tre i saldi finanziari con riferimento agli esercizi 2008 e 2009.

Si segnala pertanto che gli effetti neutrali del provvedimento indicati dalla relazione tecnica per gli esercizi 2008 e 2009 – rispettivamente con riferimento al saldo dell’indebitamento netto e al saldo netto da finanziare - non tengono conto del suddetto incremento di spesa per interessi, sul quale appare necessario acquisire chiarimenti dal Governo in merito all’entità stimabile ed ai mezzi per farvi fronte.

 

VERIFICA DELLE QUANTIFICAZIONI

 

ARTICOLO 1

Esenzione ICI prima casa

La norma dispone, a decorrere dall’anno 2008, l’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo (comma 1).

La disposizione precisa che per unità immobiliare adibita ad abitazione principale si intende quella considerata tale ai sensi del d.lgs. n. 504 del 1992, nonché quelle ad esse assimilate dal Comune con regolamento vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto. Restano escluse dall’agevolazione in esame le unità immobiliari di categoria catastale A1, A8 e A9, per le quali continua ad applicarsi esclusivamente la detrazione[2] prevista dall’articolo 8, commi 2 e 3 del citato decreto 504/1992 (comma 2).

L’esenzione in esame è riconosciuta anche: al soggetto passivo che, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, non risulti assegnatario della casa coniugale[3]; alle unità immobiliari, appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari; nonché agli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari[4] (comma 3).

La minore imposta che deriva dall’applicazione dei commi precedenti, pari a 1.700 milioni di euro a decorrere dall’anno 2008 è rimborsata ai singoli Comuni, in aggiunta a quella prevista dal comma 2-bis, dell’articolo 8 del d.lgs. n. 504 del 1992, introdotto dal comma 5, dell’articolo 1, della legge finanziaria per il 2008. A tale fine, nello stato di previsione del ministero dell’Interno l’apposito fondo è dotato di un importo pari a quanto sopra stabilito a decorrere dall’anno 2008. In sede di Conferenza Stato-Città ed Autonomie locali sono stabiliti, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, criteri e modalità per l’erogazione del rimborso ai Comuni, previsto con apposito decreto del Ministro dell’Interno (comma 4).

Viene inoltre disposto che il contributo posto a carico dei concessionari del servizio nazionale della riscossione, da corrispondere in favore dell’Istituto per la Finanza e l’economia locale (IFEL), di cui all’articolo 3, comma 1, del DM 22 novembre 2005, come rideterminato dal comma 251[5], dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2008, sia erogato dal Ministero dell’Interno in misura pari allo 0,8 per mille dei rimborsi di cui al comma precedente (comma 5).

Viene, infine, sospeso, dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino alla definizione dei contenuti del nuovo patto di stabilità interno, il potere delle Regioni e degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad esse attribuiti con legge dello Stato (comma 7).

La norma di sospensione non coinvolge altresì gli aumenti delle aliquote collegati ai piani di rientro dei disavanzi finanziari causati dalla spesa sanitaria nonché le ipotesi in cui eventuali aumenti siano stati già deliberati in sede di predisposizione dello schema di bilancio di previsione predisposto dall’organo esecutivo, presentato per l’approvazione dell’organo collegiale.

Al riguardo, la relazione illustrativa precisa che il blocco in questione opera concretamente solo a partire dal 2009 dal momento che gli enti locali hanno praticamente già deliberato per l’anno 2008, pur avendo la possibilità di farlo fino al prossimo 31 maggio. Per quanto riguarda, invece, i tributi attribuiti alle Regioni, queste ultime hanno già deliberato l’assetto tariffario per questo anno antro il mese di dicembre 2007 . La medesima relazione precisa inoltre che la norma non coinvolge le deliberazioni relative alle entrate patrimoniali, quali il canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche-COSAP, la tariffa di igiene ambientale-TIA ed il canone per l’installazione dei mezzi pubblicitari-CIMP, che gli enti locali possono istituire con regolamento in sostituzione della TOSAP, della TARSU e dell’imposta sulla pubblicità.

 

La relazione tecnica afferma che la minore imposta derivante dal dettato normativo è pari a 1.700 milioni di euro a decorrere dall’anno 2008, dal momento che la legge finanziaria aveva già concesso agevolazioni sull’ICI prima casa per complessivi 904 milioni di euro. Pertanto l’esenzione ICI comporta un minor gettito complessivo pari a 2.604 milioni di euro.

Infatti la relazione tecnica al comma 5, dell’articolo 1, della legge finanziaria per il 2008 stimava un gettito ICI prima casa pari a circa 2.665 milioni di euro, ne consegue che l’ammontare complessivo dell’ICI relativa all’abitazione principale, dopo l’applicazione del dettato della Finanziaria 2008, risulta essere pari a 1.761 milioni di euro (= 2.665 – 904).

Peraltro la RT alla norma in esame afferma che, in base alle statistiche catastali dell’Osservatorio sul Mercato Immobiliare dell’Agenzia del Territorio, il valore imponibile potenziale ai fini ICI delle unità immobiliari di categoria catastale A1, A8 e A9 è pari a 21.862 milioni di euro. Una nota dell’Agenzia del Territorio indirizzata al Ministero dell’Interno stima, inoltre, un’incidenza dell’abitazione principale pari al 62 per cento della base imponibile. Applicando tale coefficiente alla base relativa alle categorie catastali A1, A8 e A9, si perviene a una base imponibile pari a 13.616 milioni di euro. Applicando a tale base imponibile un’aliquota media ICI che, in via prudenziale, viene individuata in 0,45% si perviene a una stima di ICI per abitazione principale pari a 61 milioni di euro, relativamente alle categorie escluse dal provvedimento.

L’entrata in vigore della proposta normativa comporta, pertanto, un ulteriore minor gettito ICI, su base annua, pari a 1.700 milioni di euro (=1.761 – 61).

 

Al riguardo si evidenziano i seguenti elementi problematici, sui quali appare opportuno acquisire l’avviso del Governo:

-          con riferimento all’ICI, si osserva che l’esenzione introdotta risulta compensata da maggiori trasferimenti erariali quantificati in misura costante nel tempo, non considerando, pertanto, la dinamica del gettito del tributo. Ciò appare suscettibile di determinare, da un lato, maggiori difficoltà per il mantenimento, nel tempo, degli equilibri di bilancio degli enti locali e, dall’altro, di costituire il presupposto per richieste di maggiori trasferimenti compensativi da parte degli enti locali. A tal fine sarebbe opportuno acquisire, ove disponibili, i dati relativi al gettito sulla prima casa effettivamente conseguito nel 2007[6], nonché le risultanze delle comunicazioni effettuate dagli enti locali entro il 30 aprile in merito alle previsioni per il 2008[7], anche allo scopo di ottenere più fondate indicazioni sulla recente dinamica del gettito in questione.

Con riferimento alle modalità di versamento del suddetto rimborso, che la norma rimanda ad un successivo decreto, da approvarsi entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente provvedimento, si segnala che potrebbero determinarsi difficoltà di cassa per i Comuni, per il mancato conseguimento della rata nel termine del 16 giugno[8].

Tenuto conto, inoltre, delle difficoltà di qualificare talune voci di entrata di pertinenza delle amministrazioni territoriali come entrate tributarie (oggetto della sospensione prevista dal comma 7), o come entrate patrimoniali (escluse invece dalla sospensione, come precisato dalla relazione illustrativa), sarebbe auspicabile che l’ambito applicativo del comma 7 fosse meglio esplicitato al fine di delimitare compiutamente le entrate soggette alla sospensione in esame;

-          con riferimento al blocco delle addizionali si segnala che la conseguente riduzione dei margini di manovrabilità delle entrate da parte delle Regioni e degli enti locali potrebbe contribuire a generare difficoltà nell’effettiva possibilità di mantenimento degli equilibri finanziari degli enti, i cui bilanci fossero caratterizzati da una maggiore rigidità sul fronte della spesa;

-          in ordine al comma 5, al fine di escludere effetti finanziari negativi andrebbe chiarita la portata applicativa della disposizione. Infatti qualora il contributo all’IFEL non fosse corrisposto a valere sulla quota complessiva dei rimborsi ICI[9], tale spesa costituirebbe un onere[10] di cui non è indicata né la quantificazione, né la copertura.

 

ARTICOLO 2

Riduzione dell’imposizione fiscale per le prestazioni di lavoro straordinario

Le norme, di natura sperimentale, con riferimento al periodo 1° luglio 2008-31 dicembre 2008 e limitatamente ai lavoratori dipendenti del settore privato con un reddito da lavoro non superiore, nel 2007, a 30.000 euro, dispongono:

a)      l’assoggettamento ad un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali pari al 10 per cento, entro il limite di importo complessivo pari a 3.000 euro lordi, delle somme erogate a livello aziendale per lavoro straordinario effettuato tra il 1° luglio e il 31 dicembre 2008, per prestazioni di lavoro supplementare effettuate nel medesimo periodo, con riferimento a contratti di lavoro a tempo parziale stipulati prima della data di entrata in vigore del decreto in esame, nonché in relazione a incrementi di produttività (comma 1);

b)     la non concorrenza  di tali somme ai fini fiscali e della determinazione della situazione economica equivalente del percipiente o del suo nucleo familiare nel limite massimo di 3.000 euro, ferma restando la loro computabilità ai fini dell’accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali, fatte salve le prestazioni in godimento (comma 2).

Le norme dispongono, inoltre, l’applicazione della imposta sostitutiva in esame da parte del sostituto di imposta (comma 3) nonché l’applicazione, in quanto compatibili, delle ordinarie disposizioni in materia di accertamento, riscossione, sanzioni e contenzioso (comma 4); la verifica, trenta giorni prima della scadenza della sperimentazione, degli effetti delle disposizioni in esame e della possibilità di estenderle ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche (comma 5);

c)      la soppressione della disposizione del TUIR[11] che esclude dalla formazione del reddito di lavoro dipendente le erogazioni liberali non superiori, nel periodo di imposta, a 258,23 euro concesse in occasione di festività o ricorrenze alla generalità o a categorie di dipendenti, i sussidi occasionali concessi in occasione di rilevanti esigenze personali o familiari del dipendente, i sussidi corrisposti a dipendenti vittime dell’usura o di estorsioni (comma 6).

 

La relazione tecnica quantifica l’effetto di gettito complessivo di cassa delle disposizioni in esame come risulta dalla tabella che segue:

 

Effetto complessivo di gettito (segno meno = peggioramento)

 (milioni di euro)

 

2008

2009

2010

IRPEF

-649,0

-299,5

35,0

Addizionale regionale

0,0

-78,5

1,5

Addizionale comunale

0,0

-23,5

0,5

Totale

-649,0

-401,5

37,0

 

Più in particolare, con riferimento alle singole disposizioni, l’andamento del gettito di cassa è il seguente:

a)      detassazione degli straordinari (commi 1-5)

 

(milioni di euro)

 

2008

2009

2010

IRPEF

-665,0

-333,0

0,0

Addizionale regionale

0,0

-80,0

0,0

Addizionale comunale

0,0

-24,0

0,0

Totale

-665,0

-437,0

0,0

 

b)     concorso alla formazione del reddito delle erogazioni liberali e di altri sussidi (comma 6)

 

(milioni di euro)

 

2008

2009

2010

IRPEF

16,0

33,5

35,0

Addizionale regionale

0,0

1,5

1,5

Addizionale comunale

0,0

0,5

0,5

Totale

16,0

35,5

37,0

 

La quantificazione degli effetti è condotta sulla base dei seguenti parametri ed ipotesi:

a)       detassazione degli straordinari (commi 1-5)

-                       monte retributivo base pari a 213.380 milioni di euro nel 2008 con riferimento ai lavoratori dipendenti con redditi non superiori a 30.000 euro nel 2007.

A tale ammontare si perviene applicando ai redditi di lavoro dipendente risultanti dalle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2005, estrapolati agli anni di riferimento, la percentuale dell’89 per cento, corrispondente alla retribuzione base, comprensiva degli straordinari (87 per cento) maggiorata per tenere conto di alcune voci del costo del lavoro, unilateralmente stabilite dalle imprese e che concorrono a definire il livello della retribuzione media oraria[12]. Al monte retributivo così ottenuto (227.000 mln euro) si sottrae la quota (6 per cento) relativa ai lavoratori a progetto e tipologie analoghe ai quali, di regola, non vengono retribuiti straordinari e premi[13];

-                 monte retributivo del settore privato pari a 153.207 milioni di euro (71,8 per cento del monte retributivo base), calcolato sulla base dei dati Istat di Contabilità Nazionale;

-                 incidenza media delle ore di lavoro straordinario pari al 4,7 per cento circa[14] del totale delle ore complessivamente lavorate;

-                 ammontare degli emolumenti da lavoro straordinario pari a 9.361 milioni di euro (6,1 per cento dell’ammontare delle retribuzioni in esame), considerando che la retribuzione delle ore di straordinario risulta maggiorata mediamente del 30 per cento[15];

-                 ammontare degli emolumenti per premi di produttività su base annua pari a 6.128 milioni di euro (pari al 4 per cento del monte retributivo[16]);

-                 base imponibile, relativa al periodo 1° luglio-31 dicembre 2008 pari a 7.737 milioni di euro (emolumenti lavoro straordinario+emolumenti premi di produttività/2);

-                 base imponibile su cui incide il plafond di 3.000 euro pari a 6.190 milioni di euro (pari all’80 per cento della base imponibile considerata);

-                 aliquota marginale media pari al 25,5 per cento;

-                 aliquota prevista dal decreto in esame pari al 10 per cento;

-                 perdita di gettito IRPEF pari a 960 milioni di euro;

-                 perdita di gettito addizionale regionale pari a 74 milioni di euro;

-                 perdita di gettito addizionale comunale pari a 22 milioni di euro;

-                 lavoratori a tempo parziale pari a 1,9 milioni di euro[17], di cui 950.000 potenzialmente interessati al lavoro supplementare[18];

-                 premio medio per lavoro supplementare pari a 500 euro;

-                 base imponibile interessata pari a 475 milioni di euro;

-                 differenza di aliquota pari a 8 punti percentuali;

-                 minor gettito IRPEF pari a 38 milioni di euro (su base annua?);

-                 minor gettito addizionale regionale pari a 6 milioni di euro;

-                 minor gettito addizionale comunale pari a 2 milioni di euro.

b)      concorso alla formazione del reddito delle erogazioni liberali e di altri sussidi (comma 6)

La relazione tecnica evidenzia la mancanza di dati sulle somme in esame e, pertanto, perviene alla stima del maggior gettito sulla base delle ipotesi che seguono:

-                       lavoratori dipendenti interessati pari a 1 milione;

-                       erogazione media percepita pari a 130 euro (50 per cento dell’attuale tetto di

258,23 euro);

-                       maggior imponibile IRPEF pari a 130 milioni di euro;

-                       aliquota marginale media pari al 27 per cento circa;

-                       maggior gettito IRPEF su base annua pari a 35 milioni di euro;

-                       maggior gettito annuo addizionale regionale pari a 1,5 milioni di euro;

-                       maggior gettito annuo addizionale comunale pari a 0,5 milioni di euro.

 

Al riguardo, si osserva preliminarmente che la non concorrenza ai fini fiscali e della determinazione della situazione economica equivalente (ISEE) della quota di reddito a tassazione sostitutiva alla formazione del reddito complessivo del percipiente o del suo nucleo familiare (comma 2) appare suscettibile di determinare un aumento della platea dei potenziali beneficiari di alcune agevolazioni fiscali collegate al livello di reddito complessivo (per esempio, la detrazione per canoni di affitto) e delle prestazioni di carattere socio-assistenziale collegate al parametro ISEE (per esempio, l’erogazione di borse di studio, gli assegni di maternità a carico dei comuni, ecc.). Tali effetti appaiono suscettibili di incidere sui saldi di finanza pubblica e andrebbero quindi opportunamente quantificati. L’esclusione di effetti onerosi a carico della finanza pubblica che la relazione tecnica ascrive al comma 2, infatti, sembra piuttosto riferita al secondo periodo di tale comma, che conferma il computo della quota di reddito a tassazione sostitutiva ai fini dell’accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali e fa salve le prestazioni già in godimento sulla base del reddito del 2007. In merito appare pertanto opportuno acquisire l’avviso del Governo.

Si osserva altresì che potrebbe non rivelarsi prudenziale l’utilizzo a copertura parziale delle misure onerose contenute nel provvedimento in esame l’effetto di maggior gettito connesso alla disposizione di cui al comma 6, di modifica dell’articolo 51 del TUIR. Infatti, la quantificazione di tale ripresa di gettito, pur se di importo modesto, è fondata esclusivamente, come, del resto, precisato dalla relazione tecnica, su ipotesi e parametri non suffragati da un riscontro basato su dati effettivamente rilevati. Anche su tale punto, pertanto, appare opportuno acquisire l’avviso del Governo.

Inoltre, con riguardo alla quantificazione degli effetti recati dalle altre norme (commi 1-5), si rilevano alcuni profili di criticità per i quali appare opportuno acquisire ulteriori chiarimenti. In particolare, non appaiono chiari i criteri utilizzati per l’imputazione per cassa delle minori entrate derivanti dalle disposizioni in esame, con riferimento alla distribuzione sui due anni dei minori versamenti mensili IRPEF afferenti le prestazioni oggetto della norma. Infine, dall’esame della relazione tecnica sembrerebbe che gli effetti di minor gettito afferenti le somme percepite per le prestazioni di lavoro supplementare, siano riferiti all’intero anno anziché al semestre considerato dalla norma.

In ultimo si segnala che, in termini di cassa, a seguito dell’introduzione del versamento in acconto dell’addizionale IRPEF comunale ad opera dell’articolo 1, comma 142, della legge 296/2006, anche tale tributo dovrebbe essere imputato per cassa, tenendo conto del meccanismo di saldo-acconto, commisurato alla misura dell’acconto prevista per tale tributo (30% in termini nominali). La mancata considerazione di tale effetto sembra pertanto comportare una moderata sottostima delle minori entrate locali con riferimento all’esercizio 2009.

 

ARTICOLO 3

Rinegoziazione dei mutui per la prima casa

Le norme prevedono, in particolare, quanto segue:

·        il Ministero dell’Economia e delle finanze e l’Associazione bancaria italiana, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legge in esame, definiscono con apposita convenzione, aperta all’adesione delle banche e degli intermediari finanziari, le modalità ed i criteri di rinegoziazione dei mutui a tasso variabile, stipulati anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto legge[19], finalizzati all’acquisto, alla costruzione e ristrutturazione dell’abitazione principale;

·        l’importo delle rate di mutuo risultante dalla rinegoziazione, fisso per tutta la durata del mutuo, deve essere pari all’importo ottenuto applicando all’ammontare originario del mutuo il tasso di interesse risultante dalla media aritmetica dei tassi applicati ai sensi del contratto nell’anno 2006;

·        il differenziale tra l’importo della rata di mutuo dovuto in base al piano di ammortamento originario e quello dovuto in base all’atto di rinegoziazione è addebitato su un conto di finanziamento accessorio, regolato ad un tasso fisso pari all’ IRS[20] a dieci anni, rilevato alla data dell’atto di rinegoziazione, aumentato di 0,50 punti percentuali. Nel caso in cui tale differenziale, dopo la rinegoziazione, generi saldi a favore del mutuatario, la differenza è imputata a credito sul conto di finanziamento accessorio. Se, a seguito di una dinamica favorevole dei tassi, il debito sul conto accessorio risulta interamente rimborsato, l’ammortamento del mutuo ha luogo secondo la rata variabile prevista in base al contratto originario;

·        l’eventuale debito risultante sul conto accessorio alla data di originaria scadenza del mutuo viene rimborsato dal cliente in rate costanti di importo pari a quello risultante dalla rinegoziazione e l’ammortamento è calcolato in base allo stesso tasso d’interesse applicato sul conto accessorio, purché più favorevole al cliente.  Il rimborso del debito maturato sul conto accessorio è assistito dalle medesime garanzie  iscritte a fronte del mutuo oggetto di rinegoziazione;

·        le operazioni di rinegoziazione sono esenti da imposte e tasse e le banche e gli intermediari finanziari non possono imputare costi ai clienti a  seguito di tali operazioni.

 

La relazione tecnica afferma che le disposizioni non comportano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

Al riguardo appaiono in primo luogo necessari chiarimenti in merito all’ambito applicativo della disposizione che esenta da imposizione le operazioni di rinegoziazione dei mutui. In particolare non è chiaro se essa operi limitatamente agli atti di rinegoziazione posti in essere in base alla convenzione, ovvero riguardi tutti gli atti di rinegoziazione posti in essere successivamente all’entrata in vigore del decreto legge. Non può escludersi che vengano operate rinegoziazioni anche al di fuori della convenzione. Infatti, come auspicato dalla stessa Autorità garante della concorrenza e del mercato[21], la convenzione non dovrebbe escludere la facoltà per le stesse banche aderenti di offrire ai propri clienti condizioni anche più vantaggiose rispetto a quelle previste dalla convenzione stessa.

In merito appare comunque opportuno acquisire chiarimenti sul possibile effetto di perdita di gettito connesso alla citata esenzione fiscale, con riguardo alla quota di contratti di mutuo che sarebbero stati comunque rinegoziati e che ora si avvalgono dell’agevolazione introdotta[22].

Sarebbe, inoltre opportuno chiarire se, e con quali modalità, al rimborso dell’eventuale debito risultante dal conto accessorio possa continuare ad applicarsi la detrazione degli interessi passivi di cui all’articolo 15, comma 1, lettera b) del TUIR, dal momento che tale debito risulta determinato per una quota dal differenziale degli interessi dovuti in base al mutuo originario rispetto a quelli pagati in base alla rinegoziazione e per una quota dagli interessi maturati sul conto accessorio.

Si segnala, infine, che le disposizioni appaiono suscettibili di determinare effetti indiretti di segno opposto sul gettito delle imposte dirette, sia con riguardo alle banche ed agli intermediari finanziari, che con riguardo ai soggetti mutuatari.

Andrebbe, peraltro, valutato se tali effetti, che presumibilmente sono destinati singolarmente a compensarsi in un ampio ambito temporale, possano complessivamente considerarsi neutrali in riferimento a ciascun esercizio di applicazione delle disposizioni.

Infatti, è presumibile che le banche incasseranno inizialmente un minore ammontare annuo di interessi passivi, con effetti negativi in termini di redditività e di imposte dirette. Tali effetti, ferme restando le ulteriori condizioni che incidono sulla redditività del settore, potrebbero tuttavia risultare compensati, nell’immediato, dall’emersione di minori sofferenze nel comparto dei mutui ipotecari e, quindi, di minori costi per il recupero dei crediti e, nel lungo periodo, dalla maggiore durata dei periodi di ammortamento.

D’altro canto, i soggetti IRPEF mutuatari potranno detrarre annualmente un ammontare inferiore di interessi passivi, con presumibile effetto di ripresa di gettito. Tale effetto potrebbe tuttavia compensarsi ove la detrazione si applicasse anche alle rate di ammortamento del debito maturato sul conto di finanziamento accessorio.     

 

ARTICOLO 4

Sviluppo dei servizi di trasporto aereo

Le norme prevedono quanto segue:

·        la somma di 300 milioni di euro erogata ad Alitalia ai sensi dell’articolo 1 del d.l. n. 80/2008 è rimborsata nel minore termine tra il trentesimo giorno successivo a quello della cessione o alla perdita di controllo effettivo da parte da parte del MEF[23] ed il 31 dicembre 2008. Tale somma è gravata da una maggiorazione del tasso di interesse previsto dall’articolo 1, comma 2, del citato d.l. n. 80 del 2008 (commi 1 e 2);

·        la medesima somma di cui sopra ed i relativi interessi maturati sono utilizzati per fronteggiare le perdite della società che determinino una riduzione del capitale versato e delle riserve al di sotto del livello minimo legale (comma 3);

·        in caso di liquidazione di Alitalia il debito è rimborsato solo una volta soddisfatti tutti gli altri creditori, unitamente e proporzionalmente al capitale sociale (comma 4). Il ripristino dell’obbligo di integrale pagamento del debito e degli interessi maturati si applica nel caso di cessione o perdita di controllo del MEF e di realizzo di utili da parte della società (commi 5 e 6).

Il comma 7 dispone che all’onere derivante dall’utilizzo di cui al comma 3, pari a 300 milioni di euro nel 2008, si fa fronte:

·        quanto a 205 milioni di euro mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui al comma 841 dell’articolo 1 della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007).

Il  comma 841 conferisce al Fondo per la competitività e lo sviluppo la somma di 300 milioni di euro per il 2007 e di 360 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009. Per effetto dell’articolo 29, comma 11, del dl n. 248/ 2008, lo stanziamento per il 2008 è stato ridotto di 90,5 milioni di euro, mentre quello per il 2009 è stato integrato per il medesimo importo. Pertanto, le risorse relative a tale stanziamento di spesa in conto capitale, in base a quanto riportato nell’Allegato 7 ai testi definitivamente approvati dei provvedimenti citati , dovrebbe essere il seguente:

 

(milioni di euro)

 

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

 

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

 

L.296/06

300,0

360,0

360,0

100,0

170,0

260,0

100,0

170,0

260,0

 

dl 248/07

 

-90,5

90,5

 

-40,0

-10,0

 

-40,0

-10,0

 

Totale

300,0

269,5

450,5

100,0

130,0

250,0

100,0

130,0

250,0

 

·        quanto a 85 milioni di euro mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 847 della medesima legge n. 296/2006;

Il comma conferisce al Fondo per la finanza d’impresa la somma di 50 milioni di euro nel 2007, 100 milioni di euro per il 2008 e 150 milioni di euro per il 2009. L’Allegato 7 al testo del provvedimento definitivamente approvato assegna allo stanziamento i seguenti effetti di maggior spesa in conto capitale sui saldi.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

c/capitale

50,0

100,0

150,0

20,0

40,0

80,0

10,0

30,0

50,0

 

·        quanto a 10 milioni di euro mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio 2008-2010, nell’ambito del programma Fondi di riserva e speciali della missione “fondi da ripartire” dello stato di previsione del MEF per il 2008 (accantonamento relativo al Ministero della solidarietà sociale).

L’importo di 300 milioni viene versato sulla contabilità speciale 1201, relativa al Fondo rotativo per l’innovazione tecnologica, utilizzata ai sensi del dl n. 80  del 2008 per concedere l’anticipazione ad Alitalia, al fine di reintegrare l’importo già erogato. Le eventuali somme rimborsate dalla società sono versate all’entrata del bilancio dello Stato e proporzionalmente riassegnate alle originarie finalizzazioni di spesa (comma 8).

 

La relazione tecnica precisa che la norma è volta a salvaguardare per i prossimi dodici mesi la continuità aziendale di Alitalia, provvedendo a fornire alla stessa i mezzi finanziari e patrimoniali necessari a verificare le possibili soluzioni alternative per il risanamento della Società ed escludendo, nel medesimo periodo di tempo,ogni ricorso ad ipotesi di liquidazione o di applicazione di procedure concorsuali.

Afferma altresì che, in conseguenza delle disposizioni di copertura finanziaria e della disposizione che prevede  il versamento all’entrata delle eventuali somme rimborsate ai sensi del comma 5 e la loro riassegnazione alle originarie finalità di spesa, l’intervento è interamente coperto per i relativi effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

Il prospetto riepilogativo degli oneri e delle coperture sui saldi di finanza pubblica, allegato al disegno di legge di conversione in esame, prevede i seguenti effetti:

 

(milioni di euro)

ART. 4

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2008

2009

2010

2008

2009

2010

2008

2009

2010

Oneri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Co. 8

300,0

 

 

0,0

 

 

0,0

 

 

Co.3

0,0

 

 

300,0

 

 

300,0

 

 

Copertura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Co. 7 let.a)

205,0

 

 

205,0

 

 

205,0

 

 

Co. 7 let.b)

85,0

 

 

85,0

 

 

85,0

 

 

Co. 7 let.c)

10,0

 

 

10,0

 

 

10,0

 

 

Totale

300,0

 

 

300,0

 

 

300,0

 

 

                                                                                                                                                      

Al riguardo si rileva che la finalizzazione delle somme erogate ad Alitalia, ai sensi del comma 1 dell’articolo 1 del decreto legge n. 80 del 2008, al ripiano di perdite che possano comportare una diminuzione del capitale versato e delle riserve al di sotto del livello del minimo legale, comporta, in base ai criteri di contabilizzazione adottati ai fini del rispetto dei parametri fissati in sede comunitaria, la trasformazione dell’intervento da una operazione di natura finanziaria, irrilevante ai fini dell’indebitamento netto, ad una operazione di natura economica, che incide su tale saldo: infatti, l’erogazione in questione è contabilizzata come trasferimento in conto capitale con pari effetto sull’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche per il 2008.

Si segnala, inoltre, che la disposizione di cui al comma 4 appare suscettibile di compromettere la possibilità per lo Stato, in caso di liquidazione di Alitalia, di poter recuperare il credito vantato nei confronti della Società.

 

ARTICOLO 4, commi 7 e 8

Clausola di copertura

La norma, al comma 7, dispone che all’onere derivante dal comma 3 del presente articolo, il quale prevede che le somme già erogate ad Alitalia – Linee aree italiane S.p.A. ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge n 80 del 2008, pari a 300 milioni di euro per l’anno 2008, si fa fronte:

a) quanto a 205 milioni di euro di euro mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 841, della legge n. 296 del 2006;

b) quanto a 85 milioni di euro mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 847, della legge n. 296 del 2006;

c) quanto a 10 milioni di euro mediante corrispondente riduzione dell’accantonamento del fondo speciale di parte corrente 2008-2010 di competenza del Ministero della solidarietà sociale.

Il comma 8 prevede che l’importo di 300 milioni di euro sia versato sulla contabilità speciale 1201, utilizzata ai sensi dell’articolo 1, comma 1, del decreto-legge n. 80 del 2008, per concedere l’anticipazione ad Alitalia. Le eventuali somme, rimborsate ai sensi del comma 5 del presente articolo, saranno versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate, nella stessa proporzione e fino alla concorrenza massima dell’importo ridotto, alle autorizzazioni di spesa di cui all’articoli 1, commi 841 e 847 della legge n. 296 del 2006.

L’articolo 1, comma 841, della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007) ha istituito, presso il Ministero dello sviluppo economico il Fondo per la competitività e lo sviluppo al quale sono conferite risorse già assegnate a fondi, quale il fondo unico  per gli incentivi alle imprese, ora soppressi. Al fondo è altresì assegnata la somma di 300 milioni di euro per il 2007 e di 360 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009.

L’articolo 1, comma 847, della legge n. 296 del 2006, ha istituito il Fondo per la finanza d’impresa, nel quale confluiscono le risorse già assegnate al fondo di garanzia costituito presso il Mediocredito centrale Spa e al fondo rotativo nazionale per gli interventi nel capitale di rischio. Al fondo è altresì conferita la somma di 50 milioni di euro per il 2007, di 100 milioni di euro per l’anno 2008 e di 150 milioni di euro per l’anno 2009.

 

Al riguardo, si segnala che i fondi sopra indicati, istituiti nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, recano la necessaria disponibilità per far fronte all’onere di 300 milioni di euro per l’anno 2008 previsto dal presente articolo.

In particolare, da una interrogazione effettuata alla banca dati dei capitoli di bilancio della RGS, si osserva che il fondo per la competitività e lo sviluppo, iscritto nei capitoli 7342 e 7445, presenta una disponibilità di competenza complessivamente pari a 239 milioni di euro, mentre il fondo per la finanza d’impresa, iscritto al capitolo 7450, reca una disponibilità di competenza pari 85 milioni di euro.

Anche l’accantonamento del fondo speciale di parte corrente utilizzato presenta la necessaria disponibilità.

Si osserva che, secondo quanto indicato nella relazione tecnica, con le disposizioni di cui al comma 7 si provvede a compensare gli effetti sull’indebitamento netto e sul fabbisogno per l’anno 2008 derivanti dalla erogazione dei 300 milioni di euro a titolo di trasferimento in conto capitale che, come previsto dal comma 3, può essere utilizzato per ripiano di perdite. La copertura prevista per l’esercizio 2008 dall’articolo in esame potrebbe tuttavia  presentare un profilo di criticità con riferimento alla compensazione ai fini del fabbisogno (autorizzazioni di cassa) e dell’indebitamento netto. Infatti, le autorizzazioni di spesa di cui si opera la riduzione, per finalità di copertura, presentano, nelle iniziali previsioni di bilancio, ai fini del fabbisogno e dell’indebitamento netto, effetti stimati di spesa nel 2008 inferiori rispetto all’onere previsto e quindi inidonei a compensare l’effetto negativo che si determina a livello dei due saldi. Infatti, mentre nel prospetto C allegato alla relazione tecnica del DL in esame, le disposizioni utilizzate sono scontate per lo stesso importo sui tre saldi, nell’allegato 7 relativo al testo della legge finanziaria del 2007, le disposizioni sono scontate in misura inferiore per quanto concerne il fabbisogno e l’indebitamento. Al riguardo appare opportuno acquisire un chiarimento da parte del Governo.

Il comma 8 è finalizzato a garantire il ripristino della contabilità speciale  relativa al Fondo per l’innovazione tecnologica dalla quale erano state prelevate le risorse utilizzate per la corresponsione del prestito ponte di cui al decreto-legge n. 80, così come i fondi di cui ai commi 841 e 847 dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2007.

 

ARTICOLO 5, comma 3

Flessibilità di bilancio

Normativa vigente: la legge di bilancio 2008, confermando quanto già previsto dal bilancio 2007, prevede (art. 22, comma 19) per l’esercizio in corso che, con decreti del Ministro dell’Economia, su proposta del Ministro competente, da comunicare alle Commissioni parlamentari competenti e inviare alla Corte dei conti per la registrazione, possono essere effettuate variazioni compensative tra capitoli di unità previsionali di base (i macroaggregati oggetto di approvazione parlamentare)[24] dello stesso stato di previsione, fatta eccezione per le spese regolate direttamente per legge, quelle obbligatorie, e le spese in annualità e a pagamento differito[25]. Per le medesime finalità di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica e per una migliore flessibilità gestionale, si possono effettuare variazioni compensative in termini di cassa, nell’ambito di ciascun titolo di bilancio: in questo caso non sono precluse variazioni anche tra capitoli di u.p.b. recanti stanziamenti relativi a spese regolate direttamente per legge, quelle obbligatorie, e le spese in annualità e a pagamento differito.

La medesima procedura può essere attivata, ai sensi del comma 22, limitatamente a capitoli che sono stati frazionati e riallocati in u.p.b. (omogenee) facenti capi a diversi programmi dello stesso stato di previsione: in questo caso, senza le eccezioni prima ricordate. La norma ha lo scopo di consentire un aggiustamento in itinere che si renda necessario rispetto al frazionamento di risorse stabilito legislativamente. E’ da notare che pur trattandosi di una norma che dovrebbe avere carattere transitorio rispondendo ad una esigenza di prima attuazione della riforma del bilancio, non è previsto un limite temporale.

Infine, il comma 23 prevede che i Ministri competenti, nell’ambito dei programmi concernenti i propri stati di previsione, possano effettuare, all’interno della stessa categoria economica, variazioni compensative tra capitoli di spese discrezionali allocati nei diversi centri di responsabilità amministrativa che gestiscono il medesimo programma. Tali variazioni non devono comportare alterazione dei saldi.

Sempre a fini di flessibilità di gestione e per fronteggiare eventuali esigenze determinate dalle riduzioni di autorizzazioni di spesa previste dall’articolo 5, il decreto-legge in esame istituisce, ai sensi del comma 4, un fondo con una dotazione pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e di 60 milioni di euro per l’anno 2010, da utilizzare a reintegro delle dotazioni finanziarie di programmi di spesa. L’utilizzo del fondo è disposto, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministero competente, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La copertura finanziaria relativa alla dotazione del fondo è assicurata ai sensi del comma 7 dell’articolo 5.

 

La norma dispone che, fermo restando quanto previsto dall’art. 22, comma 22, della legge di bilancio per il 2008, con decreti del Ministro dell’economia su proposta dei Ministri competenti, le dotazioni finanziarie possono essere rimodulate tra i programmi ricompresi all’interno di ciascuna missione di spesa. Tale facoltà, prevista anche per le spese predeterminate per legge, non è consentita per le spese obbligatorie, e per quelle in annualità e a pagamento differito. Resta inoltre precluso l’utilizzo di stanziamenti di conto capitale per finanziare maggiori spese correnti. Le variazioni possono essere effettuate nel rispetto dell’invarianza dei saldi.

Qualora, poi, i programmi interessati dalle rimodulazioni siano ricompresi tra quelli che hanno subito riduzioni degli stanziamenti, le variazioni tra le spese di funzionamento e quelle per interventi - che costituiscono i macroaggreagati oggetto di approvazione parlamentare – sono consentite nel limite del 10% degli stanziamenti.

I decreti di variazione sono comunicati alle Commissioni parlamentari competenti e inviati alla Corte dei conti per la registrazione.

 

La relazione tecnica precisa che la norma si connette alla riforma del bilancio dello Stato per missioni e per programmi, introdotta a legislazione invariata, a partire dall’esercizio in corso. Essa introduce ulteriori meccanismi di flessibilità del bilancio, consentendo alle Amministrazioni di potenziare i margini di discrezionalità sui programmi di spesa, tenuto anche conto delle possibili difficoltà gestionali che possono derivare dai tagli di spesa previsti dal comma 1 dell’art. 5 del decreto in esame. Tale flessibilità è diretta ad attivare gradualmente il processo di revisione della spesa (spending review) e, attraverso il riesame dei programmi di spesa in atto, dovrebbe consentire di liberare risorse da riallocare sulla base delle priorità del Governo.

La RT specifica che le variazioni devono garantire l’invarianza dei saldi sia in termini di saldo netto da finanziare che di fabbisogno e indebitamento netto.

 

Nulla da osservare al riguardo sotto il profilo della quantificazione, atteso che le variazioni, di carattere compensativo, dovranno garantire l’invarianza dei saldi.

Appare, tuttavia, opportuno acquisire un chiarimento circa i programmi cui si applica il limite del 10% delle variazioni in aumento o in riduzione delle dotazioni finanziarie: in particolare dovrebbe essere chiarito se gli stanziamenti interessati siano solo quelli oggetto dei tagli di cui al comma 1 dell’art. 5, così come specificato dalla relazione tecnica, o anche quelli oggetto delle altre riduzioni disposte dal decreto in esame (art. 5, co. 9-11). Dovrebbe, inoltre, essere confermato se tale limitazione valga solo per i suddetti programmi o anche per quelli che non sono stati ridotti.

Si rileva infine che la norma sembra consentire, nell’attuale formulazione, variazioni di risorse tra programmi, facenti capo ad un’unica missione, allocati anche su stati di previsione di Ministeri diversi. Sul punto appare opportuno un chiarimento da parte del Governo.

 

Al riguardo, si rileva che la previsione di cui al comma 3 permette di adottare con decreto ministeriale variazioni delle dotazioni finanziarie dei programmi inclusi in ciascuna missione con esclusione delle spese di natura obbligatoria e delle spese in annualità e a pagamento differito. La variazione operata in via amministrativa si riferisce – come esplicitato nella relazione tecnica – anche a stanziamenti determinati in via legislativa. Al riguardo è opportuno che il Governo chiarisca la portata della disposizione precisando se la stessa, se pure implicitamente, intenda rimuovere il vincolo giuridico costituito dal ricorso allo strumento legislativo per la iscrizione a bilancio di specifici stanziamenti. Ciò appare tanto più opportuno in quanto la disposizione sembrerebbe autorizzare variazioni su poste contabili disposte in via legislativa mediante un atto amministrativo che non costituirebbe oggetto di pronuncia parlamentare, limitandosi la disposizione a prevedere la mera trasmissione del decreto ministeriale di variazione alle Camere e alla Corte dei conti. Tanto premesso si segnala l’opportunità di acquisire l’avviso del Governo circa la eventuale previsione di una procedura parlamentare per l’esame degli schemi di variazione delle dotazioni dei programmi di spesa, mediante la espressione del parere da parte delle competenti Commissioni.

Si osserva, inoltre, che la disposizione, non specificando l’arco temporale nel quale si applica, sembrerebbe avere carattere permanente e non sperimentale.

 

ARTICOLO 5, commi 1,2,5,6,7,8,9,10 e 11

Copertura finanziaria

La norma di copertura prevede l’utilizzo di risorse provenienti da riduzioni di autorizzazioni di spesa, da maggiori entrate e dall’utilizzo degli accantonamenti dei fondi speciali 2008-2010 e si articola in una serie di disposizioni volte al reperimento delle risorse necessarie per far fronte agli oneri derivanti dagli articoli 1 e 2 del provvedimento, nonché dal comma 4 del presente articolo, e quantificati, al comma 7,  in 2.449 milioni di euro per l’anno 2008 che aumentano a 2.664,1 milioni di euro, ai fini della compensazione in termini di indebitamento netto, in 2.201,5 milioni di euro per l’anno 2009, in 1.760 milioni di euro per l’anno 2010 e in 1.700 milioni di euro a decorrere dall’anno 2011.

Per fare fronte ai citati oneri, al comma 1, si procede in primo luogo a ridurre, per gli importi ivi previsti:

a) per la maggior parte, una serie di autorizzazioni di spesa disposte dalla legge finanziaria 2008;

b) quattro autorizzazioni di spesa disposte dal decreto-legge n. 248 del 2007, cosiddetto decreto “mille proroghe”;

c) l’autorizzazione di spesa disposta dall’articolo 1, comma 827, della legge finanziaria 2007;

d) l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 49 del decreto-legge n. 269 del 2003.

Le risorse rivenienti dalle riduzioni di spesa sopra indicate, contenute nell’elenco 1 allegato al decreto-legge, ammontano a 1.010,5 milioni di euro per l’anno 2008, 842,3 milioni di euro per l’anno 2009, 644,5 milioni di euro per l’anno 2010 e 186,5 milioni di euro a decorrere dall’anno 2011.

Successivamente, ai commi 9, 10, e 11 si provvede ad apportare modifiche normative a ulteriori disposizioni contenute nella legge finanziaria 2008, nel decreto cosiddetto “mille proroghe” e nella legge finanziaria 2007. Le risorse derivanti dalle modifiche apportate dai commi 9, 10 e 11 sono quantificate in 665,1 milioni di euro per il 2008, 749,1 milioni di euro per l’anno 2009, 213,1  milioni di euro per l’anno 2010, 124,5 milioni di euro per l’anno 2011, 131,5 milioni di euro per l’anno 2012, 79,5 milioni di euro per l’anno 2013 e 75,5 milioni di euro a decorrere dal 2014.

Ai sensi del comma 2, si dispone che sia le risorse rivenienti dal suddetto elenco 1 sia le risorse rivenienti dalle disposizioni di cui ai commi 9, 10 e 11 siano iscritte nel “Fondo per interventi strutturali di politica economica” di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge n. 282 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 307 del 2004.

Allo stesso Fondo per interventi strutturali di politica economica affluiscono inoltre:

-          ai sensi del comma 6, la somma iscritta nel bilancio dello Stato per l’anno 2008, nell’ambito della missione “infrastrutture pubbliche e logistica”, programma “Sistemi stradali e autostradali”, in attuazione dell’articolo 1, comma 1155, della legge n. 296 del 2006[26], per l’intero importo di 1.363,5 milioni di euro. A valere sulle predette risorse una quota pari a 611 milioni di euro è versata nell’anno 2008 su apposita contabilità speciale, ai fini del riversamento all’entrata del bilancio dello Stato nell’anno 2009 per 438 milioni di euro e nell’anno 2010 per 173 milioni di euro;

-          ai sensi del comma 8, le risorse finanziarie iscritte nel fondo speciale di conto capitale 2008-2010 per un importo complessivo di 75 milioni di euro per l’anno 2008, 172,1 milioni di euro per l’anno 2009 e di 240 milioni di euro per l’anno 2010, utilizzando gli accantonamenti sotto indicati:

 

Anni di riferimento

2008

2009

2010

Ministero dell’economia e delle finanze

  65.000.000

128.100.000

198.000.000

Ministero degli affari esteri

2.300.000

         3.000.000

              0

Ministero delle politiche agricole e alimentari

  0

0

200.000

Ministero per i beni e le attività culturali

7.700.000

41.000.000

41.800.000

Totale

75.000.000

172.100.000

240.000.000

 

 

Pertanto le risorse che complessivamente affluiscono al Fondo per gli interventi strutturali di politica economica ammontano a 2.494,1 milioni di euro per il 2008, a 1.763,5 milioni di euro per il 2009, a 1.097,6 milioni di euro per il 2010, a 311 milioni di euro per il 2011, a 318 milioni di euro per il 2012, a 266 milioni di euro per il 2013 e a 262 milioni di euro a decorrere dal 2014.

Le predette risorse sono utilizzate, ai sensi della lettera a) del comma 7, per fornire quota parte della copertura degli oneri sopra indicati.

Per la restante quota di copertura sono utilizzate le seguenti risorse (rispettivamente lettere b), c), d) ed e) del comma 7):

-          quanto a 37 milioni di euro per il 2010, le maggiori entrate derivanti dall’articolo 2, comma 6;

-          quanto a 438 milioni di euro per il 2009, a 173 milioni di euro per il 2010, le maggiori entrate rivenienti dal comma 6 del presente articolo. Si tratta di quota parte delle risorse che affluiscono al Fondo per interventi strutturali di politica economica che vengono versate nell’anno 2008, per un importo pari a 611 milioni di euro su apposita contabilità speciale;

-          quanto a 985,8 milioni di euro a decorrere dal 2010, mediante riduzione lineare del 6,78 per cento degli stanziamenti di parte corrente relativi alle autorizzazioni di spesa determinate della tabella C della legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria 2008);

-          quanto a 170 milioni di euro per il 2008 e a 452 milioni di euro a decorrere dal 2010 mediante corrispondente utilizzo degli accantonamenti del fondo speciale di parte corrente 2008-2010, utilizzando gli accantonamenti sotto indicati:

 

Anni di riferimento

2008

2010

Ministero dell’economia e delle finanze

  6.158.000

17.418.000

Ministero del lavoro e della previdenza sociale

0

29.000

Ministero della giustizia

20.490.000

36.146.000

Ministero della pubblica istruzione

19.250.000

0

Ministero dell’interno

33.000.000

64.093.000

Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali

171.000

0

Ministero per i beni e le attività culturali

4.989.000

11.809.000

Ministero della salute

20.670.000

151.682.000

Ministero dei trasporti

800.000

3.120.000

Ministero dell’università e della ricerca

4.372.000

2.958.000

Ministero della solidarietà sociale

60.100.000

165.145.000

Totale

170.000.000

452.400.000

 

Di seguito si riporta un prospetto relativo agli oneri derivanti dagli articoli 1, 2 e 5, comma 4, del decreto-legge e le modalità di copertura.

 

Oneri articoli 1, 2 e 5, co. 3, del decreto-legge

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

 

2449,1*

  2.201,5

  1.760,0

     1.700

     1.700

     1.700

     1.700

 

 

 

 

 

 

 

 

Mezzi di copertura

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

Risorse del Fondo per interventi strutturali

 

 

 

 

 

 

 

Art. 1, co.1 (riduzioni di autorizzazione di spesa – elenco 1)

  1.010,5

     842,3

     644,5

     186,5

     186,5

     186,5

     186,5

Art. 1, co. 6 (Risorse provenienti dalla missione "infrastrutture e logistica)

     752,5

 

 

 

 

 

 

Art. 1, co. 8 (Fondo speciale di conto capitale)

       75,0

     172,1

     240,0

 

 

 

 

Art. 1, co. 9, 10 e 11 (Modifiche normative)

     656,1

     749,1

     213,1

     124,5

     131,5

       79,5

       75,5

Totale

  2.494,1

  1.763,5

  1.097,6

     311,0

     318,0

     266,0

     262,0

 

 

 

 

 

 

 

 

Ulteriori risorse utilizzate ai sensi dell'articolo 5, comma 7

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

Art. 5, co. 7, lett. b) (maggiori entrate derivanti dall'art. 2, co. 6)

 

 

       37,0

 

 

 

 

Art. 5, co. 7, lett. c) (maggiori entrate derivanti dall'art. 5, co. 6)

 

     438,0

     173,0

 

 

 

 

Art. 5, co. 7, lett. d) (taglio lineare Tab. C)

 

 

     985,8

     985,8

     985,8

     985,8

     985,8

Art. 5, co. 7, lett. e) (Fondo speciale di parte corrente)

     170,0

             -

     452,4

     452,4

     452,4

     452,4

     452,4

Totale

     170,0

     438,0

  1.648,2

  1.438,2

  1.438,2

  1.438,2

  1.438,2

Totale complessivo delle risorse utilizzate a fini di copertura

  2.664,1

  2.201,5

  2.745,8

  1.749,2

  1.756,2

  1.704,2

  1.700,2

*Si tratta dell'onere quantificato ai fini del saldo netto da finanziare. L'onere aumenta fino a 2.664,1 milioni di euro ai fini della compensazione in termini di indebitamento netto

 

 

 

 

 

 

 

 

Si rileva inoltre che il comma 5 abroga gli articoli 22-quater e 47-quinquies del decreto-legge n. 248 del 2007 e dispone la revoca degli eventuali provvedimenti attuativi. La relazione tecnica precisa che a seguito della citata disposizione viene meno il maggiore onere per complessivi 700 milioni sull’indebitamento netto per il 2008 e quelli scontati, in sede di RUEF, per 600 milioni annuali nei tendenziali per il 2009 e 2010 in relazione al carattere strutturale dell’articolo 22-quater.[27]

Al riguardo, si evidenzia la necessità di un chiarimento da parte del Governo circa l’effettiva disponibilità delle risorse che affluirebbero al Fondo per gli interventi strutturali di politica economica, vale a dire quelle rivenienti dalle riduzioni di autorizzazioni di spesa di cui all’elenco 1, quelle derivanti dalle modifiche legislative operate dai commi 9, 10 e 11, e quelle relative all’articolo 1, comma 1155, della legge n. 296 del 2006.

Risultano comunque disponibili le risorse degli accantonamenti di parte corrente e di conto capitale dei fondi speciali 2008-2010 utilizzati per finalità di copertura.

Per quanto riguarda specificamente l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 3, comma 3, della legge n. 244 del 2007, contenuta nell’elenco 1 allegato al presente decreto, si segnala che la stessa disponeva il rifinanziamento delle disponibilità relative alla quota destinata allo Stato dell’otto per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), per un importo di 60 milioni di euro per l’anno 2008. In tal modo si intendeva recuperare, per il medesimo anno, il taglio disposto in sede di legge finanziaria per il 2004.

Si osserva che al Fondo per gli interventi strutturali, iscritto in bilancio nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze nell’ambito dell’unità previsionale di base 1.2.3 (oneri comuni di parte corrente)  affluirebbero non soltanto risorse di parte corrente ma anche di conto capitale.  L’attribuzione al Fondo di risorse di conto capitale pare finalizzata all’utilizzo delle medesime a copertura di oneri correnti, anche se il testo non ne dispone la destinazione diretta, prevedendosene l’iscrizione nel suddetto Fondo che già in passato è stato utilizzato alla stregua di un “contenitore” nel quale far confluire risorse di diversa provenienza per la copertura di nuove spese (si veda, ad esempio, l’articolo 1-ter, del decreto-legge n. 203 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2005.).

L’iscrizione nel fondo appare rispondere all’obiettivo di superare il vincolo del divieto di utilizzo di stanziamenti di conto capitale per far fronte a spese di parte corrente.

Per quanto concerne l’utilizzo, a decorrere dal 2010, degli stanziamenti di parte corrente relativi alle autorizzazioni di spesa determinate dalla tabella C allegata alla legge finanziaria 2008, appare opportuno acquisire alcuni chiarimenti da parte del Governo. Va in proposito osservato che in base alla vigente disciplina contabile, (articolo 11, comma, 3, lettera d), della legge n. 468 del 1978) alla tabella  C è affidato il compito di stabilire gli importi da iscrivere per ciascuna delle annualità del bilancio triennale relativi a leggi che determinano spese di carattere permanente. Perché una legge di spesa possa essere inclusa nella tabella C è tuttavia  necessario che la stessa non determini puntualmente l’entità del relativo onere, che deve essere quindi modulabile in aumento ovvero in riduzione. Nel caso di specie, l’importo cui non è possibile far fronte mediante utilizzo delle autorizzazioni di spesa ovvero dei fondi speciali richiamati, è invece determinato precisamente dalla norma in esame in 985,8 milioni di euro.

La soluzione prospettata, di un taglio lineare delle risorse di parte corrente anche per annualità successive al triennio di riferimento, pur non essendo direttamente riconducibile al tenore letterale della richiamata lettera d) del comma 3 dell’articolo 11 richiamata in precedenza, trova tuttavia precedenti nella legislazione vigente (si veda, in particolare, l’articolo 1, comma 296, della legge n. 311 del 2004 che ha disposto la riduzione in maniera lineare delle dotazioni di parte corrente di tabella C per un importo di 650 milioni di euro per l’anno 2005 e di 850 milioni di euro a decorrere dall’anno 2006). In quei casi, l’utilizzo con taglio lineare delle risorse di tabella C si giustificava in ragione del fatto che la medesima tabella, ancorché suscettibile di variazioni annuali quanto alle voci in essa incluse e alle relative dotazioni, presenta comunque una forte regolarità e una tendenziale stabilità negli importi complessivi e anche nella ricorrenza delle voci inserite.

Tanto premesso, è comunque indispensabile che il Governo chiarisca se, considerata l’entità del taglio operato, la riduzione della tabella C risulti effettivamente sostenibile e, in particolare, se essa non pregiudichi l’ordinario funzionamento delle amministrazioni che ne sarebbero investite. Si ricorda infatti che le voci di tabella C sono, per la maggior parte, destinate a finanziare il funzionamento di enti, istituti e organismi.

Per quanto concerne l’elenco 1 di cui all’articolo 5, comma 1, si segnala che questo prevede anche la riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 2, comma 67, della legge n. 244 del 2007, che prevede un contributo in favore dell’Accademia delle scienze del terzo Mondo (TWAS ), le cui risorse sono state iscritte nel capitolo 2754 del ministero degli affari esteri. Tale capitolo è compreso tra le spese obbligatorie, vale a dire le spese il cui stanziamento può essere incrementato mediante il ricorso al Fondo spese obbligatorie e d’ordine di cui all’articolo 9, della legge n. 468 del 1978. Il contributo di cui all’articolo 2, comma 67, pertanto, potrebbe essere comunque erogato mediante il prelievo dal Fondo spese obbligatorie e d’ordine.

Si segnala infine che il suddetto elenco 1 prevede, inoltre, la riduzione di una serie di autorizzazioni di spesa - in particolare l’articolo 2, commi 41, relativo al fondo per le isole minori, 272, concernente un contributo per i campionati mondiali di ciclismo, 408, recante risorse per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, 463 recante risorse per il  Piano contro la violenza alle donne, 483 e 487 recante un contributo per la predisposizione dei bilanci e delle statistiche di genere, 564 relativo all’Osservatorio nazionale per l’impiantistica sportiva, 566 recante il Fondo eventi sportivi, 567 recante un contributo per i campionati maschili di pallavolo e 568 recante un contributo per il Comitato italiano paralimpico – le cui risorse iscritte nel bilancio dello Stato sono già state trasferite al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri[28].

 

 



[1] Cfr. il prospetto C.

[2] Ci si riferisce alla detrazione d’imposta pari a 103,29 euro, la quale spetta a tutte le unità immobiliari adibite ad abitazione principale e alle relative pertinenze.

[3] Articolo 6, comma 3bis, del d.lgs. n. 504 del 1992.

[4] Articolo 8, comma 4, del d.lgs. n. 504 del 1992.

[5] La disposizione richiamata ha elevato la misura del predetto contributo dallo 0,6 per mille del gettito ICI allo 0,8 per mille.

[6] Infatti la RT della legge finanziaria 2008, su cui si basa anche la RT alla norma in esame, fa riferimento non a dati di consuntivo, bensì a dati di previsione.

[7] In merito si ricorda che la legge finanziaria per il 2008 (articolo 1, comma 7) ha previsto che i Comuni trasmettessero al Ministero dell’Interno la certificazione del mancato gettito previsto entro il 30 aprile 2008.

[8] Termine per il versamento della prima rata di acconto ICI.

[9] Ossia decurtando tali rimborsi ai Comuni della quota corrispondente al contributo IFEL.

[10] Presumibilmente pari allo 0,8 per mille del totale di 1.700 milioni di euro (circa 1,36 milioni di euro).

[11] Articolo 51, comma 2, lettera b), del DPR n. 917/1986.

[12] A tale percentuale si perviene sulla base della Tavola C5 “Retribuzione totale lorda e minimo da contratto nazionale” dell’Indagine sulle imprese industriali e dei servizi (anno di riferimento 2006) elaborata dalla Banca d’Italia.

[13] Alla percentuale del 6 per cento la relazione tecnica perviene elaborando i dati desunti dalle dichiarazioni dei redditi Mod. 770 semplificato presentate nel 2005.

[14] Tavola C2 della citata Indagine sulle imprese industriali e dei servizi (anno di riferimento 2006) elaborata dalla Banca d’Italia.

[15] Come precisato dalla relazione tecnica, di norma, la maggiorazione minima prevista per le retribuzioni degli straordinari è del 25 per cento; per straordinari notturni, festivi, ecc. sono previste percentuali di maggiorazione anche superiori al 50 per cento.

[16] La relazione tecnica precisa che, dai rapporti del CNEL del 30 novembre 2007 e della Banca d’Italia del novembre 2006 sul livello di copertura per settore delle forme retributive aziendali integrative, risulta che il contributo della contrattazione aziendale alla crescita media delle retribuzioni nelle imprese con oltre 50 dipendenti è pari a circa lo 0,8 per cento. Tale percentuale è elevata al 4 per cento considerando anche i premi individuali stabiliti a livello aziendale in relazione ad incrementi di produttività e tenendo conto, in via cautelativa, dei possibili effetti indotti sul comportamento in fase di definizione dei compensi futuri.

[17] Cfr. la Tabella A6 della Relazione generale sulla situazione economica del Paese 2007.

[18] La relazione tecnica stima che almeno la metà dei soggetti non sia interessato al provvedimento in quanto non percepisce le somme in oggetto ovvero non trovi una convenienza nella sua applicazione in virtù di aliquote marginali molto basse.

[19] Il Comunicato ABI del 21 maggio 2008, relativo alla bozza di convenzione, fa riferimento, peraltro, ai mutui stipulati prima del 1° gennaio 2007.

[20] Interest rate swap.

[21] Cfr. Nota dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato sul provvedimento in esame del 27 maggio 2008.

[22] Il Presidente dell’ABI ha affermato che nel corso del 2007 le banche hanno avviato una consistente attività di rinegoziazione dei mutui. Cfr. Comunicato ABI del  21/5/2007.

[23] L’articolo 1 del decreto citato fa riferimento al trentesimo giorno successivo a quello della cessione dell’intera quota del capitale sociale di pertinenza del MEF.

[24] I macroaggregati (u.p.b. – unità di voto parlamentare) sono i seguenti:

-          Titolo I (spesa corrente): Funzionamento, Interventi, Oneri comuni, Trattamenti di quiescenza, integrativi e sostitutivi

-          Titolo II (spesa in conto capitale): Investimenti, Altre spese in c/capitale, Oneri comuni

-          Titolo III (rimborso prestiti): Rimborso del debito pubblico.

[25] Vale, anche se non esplicitato dalla norma, il principio contabile generale di non dequalificxazione della spesa, di cui all’art. 11-ter, lett d), della legge n. 468/1978.

[26] Si tratta delle risorse inerenti agli impegni assunti da Fintecna S.p.a. nei confronti di Stretto di Messina S.p.a, al fine della realizzazione del collegamento stabile viario e ferroviario fra la Sicilia ed il continente.

[27] L’articolo 1, comma 47-quinquies apporta una modifica all’articolo 2, comma 488 della legge n. 244 del 2007 al quale è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Nel rispetto del limite del 7 per cento dei fondi disponibili, l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) è autorizzato a procedere in forma diretta alla realizzazione dell'investimento relativo al Centro polifunzionale della polizia di Stato di Napoli secondo le modalità di cui all’articolo 1, comma 438, della legge n. 296 del 2006”.  

L’articolo 22-quater del decreto-legge 248/2007 sostituisce il comma 489 dell’articolo 2 della legge 244 del 2007 con il seguente: “Sono comunque fatti salvi i procedimenti in corso relativi a somme accantonate per i piani di impiego approvati dai Ministeri vigilanti, a fronte dei quali non sono state assunte obbligazioni giuridicamente perfezionate; le medesime somme sono investite entro il limite di cui al comma 488. Sono, altresì, fatti salvi i procedimenti per opere per le quali siano stati già consegnati i lavori ai sensi dell’art. 130 del Regolamento di cui al D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554, o per le quali si sia positivamente concluso il procedimento di valutazione di congruità tecnico-economica con riferimento all’investimento immobiliare da realizzare da parte degli organismi deputati”. A tal fine viene valutato un onere di 50 milioni annui a decorrere dal 2008.

[28] Le suddette risorse sono iscritte nei seguenti capitoli della Presidenza del Consiglio: nn. 447, 988, 981, 496, 889 e 849.