Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento istituzioni
Titolo: Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile - A.C. 1441-bis-B - Iter al Senato: esame in Assemblea (sedute dal 26 febbraio al 4 marzo 2009)
Riferimenti:
AC N. 1441-BIS-B/XVI   AC N. 1441/XVI
Serie: Progetti di legge    Numero: 33    Progressivo: 4
Data: 18/03/2009
Descrittori:
ECONOMIA NAZIONALE   FINANZA PUBBLICA
ORGANIZZAZIONE FISCALE   PIANI DI SVILUPPO
PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO   PROCESSO CIVILE
Organi della Camera: I-Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni
V-Bilancio, Tesoro e programmazione

 

Camera dei deputati

XVI LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione per l’esame di
Progetti di legge

Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile

A.C. 1441-bis-B

Iter al Senato: esame in Assemblea
(sedute dal 26 febbraio al 4 marzo 2009)

 

 

 

 

 

 

n. 33/4

(parte quinta)

 

 

16 marzo 2009

 


Servizio responsabile:

Servizio StudiCoordinamento del Dipartimento Affari costituzionali

( 066760-9475 / 066760-3855 – * st_istituzioni@camera.it

 

 

 

 

Per l’esame presso le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) dell’A.C. 1441-bis-B, Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile, sono stati predisposti i seguenti dossier:

§         n. 33/2: Elementi per l’istruttoria legislativa;

§         n. 33/3: Schede di lettura;

§         n. 33/4, suddiviso in 5 parti: Iter alla Camera (A.C. 1441) e Iter al Senato (A.S. 1082);

§         n. 33/5: Normativa di riferimento.

 

I dossier dei servizi e degli uffici della Camera sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

File: ID0006b5.doc

 


INDICE

Iter al Senato

Seguito esame in Assemblea

Seduta del 26 febbraio 2009 (antimeridiana)5

Seduta del 26 febbraio 2009 (pomeridiana)151

Seduta del 3 marzo 2009 (antimeridiana)199

Seduta del 3 marzo 2009 (pomeridiana)257

Seduta del 4 marzo 2009 (pomeridiana)385

 

 


SIWEB

Iter al Senato

 


Seguito esame in Assemblea

 


 

 

 

 

Senato della Repubblica

XVI LEGISLATURA

 

Assemblea

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

RESOCONTO STENOGRAFICO

ALLEGATI

 

 

ASSEMBLEA

 

160a seduta pubblica (antimeridiana):

 

 

giovedì 26 febbraio 2009

 

Presidenza della vice presidente MAURO

indi del presidente SCHIFANI

 


(omissis)

Seguito della discussione del disegno di legge:

(1082) Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile (Approvato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 10,02)

Stralcio, dal testo proposto dalle Commissioni riunite, dei commi da 3 a 5 (1082-bis) e 6 (1082-ter) dell'articolo 9 e degli articoli 16 (1082-quater) e 17 (1082-quinquies)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1082, già approvato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri si è conclusa la discussione generale e sono state svolte le repliche del relatore e del rappresentante del Governo. (Brusìo).

Onorevoli colleghi, vi invito a prendere posto.

 

Sul regime di ammissibilità degli emendamenti

LEGNINI (PD). Domando di parlare per un richiamo al Regolamento.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusìo).

Per cortesia, chiedo gentilmente ai colleghi, se non sono interessati, di continuare a discutere e a chiacchierare fuori dall'Aula.

Prego, senatore Legnini, inizi pure il suo intervento.

 

LEGNINI (PD). Signora Presidente, intervengo sull'ammissibilità degli emendamenti che ci accingiamo ad esaminare e a votare.

Ieri, signora Presidente, il senatore Zanda ha formulato a nome del nostro Gruppo una forte ed argomentata denuncia sullo scadimento generale del procedimento e della qualità legislativa che abbiamo registrato in questi mesi e di cui questo testo costituisce un emblema, essendosi vieppiù, in sede di esame presso le Commissioni di merito, rigonfiato di norme estranee al suo oggetto, frettolosamente e reiteratamente introdotte dal relatore e dal Governo fino a qualche ora fa: ben oltre, quindi, i termini fissati per la presentazione dei testi in Commissione.

Come è noto a lei e a tutti noi, stiamo esaminando un disegno di legge collegato alla finanziaria. La disciplina del regime di ammissibilità degli emendamenti per i disegni di legge collegati alla finanziaria è dettata in modo preciso dall'articolo 126-bis del Regolamento del Senato. Richiamo in particolare il comma 2-bis dell'articolo, signora Presidente, il quale prevede la preventiva declaratoria di accertamento del contenuto dei disegni di legge collegati rispetto alle previsioni contenute nel DPEF e nella relativa risoluzione parlamentare di approvazione. Questa declaratoria, essendo noi al Senato in seconda lettura, è stata effettuata alla Camera, ma è comunque un presupposto essenziale per accertare, appunto, la congruità del contenuto del disegno di legge rispetto al contenuto della manovra di finanza pubblica. Ma richiamo anche il comma 2-ter dell'articolo 126-bis, il quale prescrive l'inammissibilità degli emendamenti, di iniziativa sia parlamentare che governativa, che rechino disposizioni estranee all'oggetto di questo tipo di disegno di legge. Tale estraneità è da valutare, lo ripeto, rispetto alla legislazione vigente nonché al DPEF e alla relativa risoluzione parlamentare.

Di conseguenza, per questo tipo di disegno di legge è necessario un doppio vaglio preliminare, affidato al Presidente del Senato: quello del collegamento e quello dell'ammissibilità degli emendamenti secondo le regole fissate dall'articolo 126-bis del Regolamento.

Sottolineo che l'esame è doppio perché è evidente che, se prevalesse (com'è avvenuto e sta avvenendo, ed è questo l'oggetto del richiamo e della denuncia) un'interpretazione e un'applicazione estensiva del comma 2-ter, ovvero dei criteri di ammissibilità degli emendamenti, anche la disposizione principale, quella dell'accertamento del collegamento, risulterebbe sostanzialmente svuotata.

La ratio di questa norma regolamentare, di questo regime speciale è facile da individuare: i disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica beneficiano di una corsia preferenziale per un esame spedito, per le ragioni chiaramente dettate dalla norma regolamentare da me richiamata.

Tali norme, signora Presidente, che dettano appunto il regime restrittivo di ammissibilità degli emendamenti, a noi risultano palesemente violate per molti aspetti e su molti testi che sono stati presentati. Le potrei fornire un elenco che noi ci siamo fatti carico di redigere: non spetta però a noi farlo, bensì al Presidente. Ometto comunque di leggerlo per ragioni di brevità.

Mi limito quindi a richiamare la sua attenzione su questa necessità di esame accurato e preventivo sia in ragione della estraneità all'oggetto del disegno di legge (faccio rilevare che già il titolo del disegno di legge costituisce un perimetro molto ampio di materie: sviluppo economico, semplificazione, competitività, processo civile), sia relativamente a materie fatte oggetto di emendamenti che sono estranee al contenuto della risoluzione di approvazione al DPEF. Sottolineo questo aspetto, signora Presidente, perché vengono introdotti temi e testi che nulla hanno a che fare con gli argomenti elencati nella risoluzione stessa.

Si pone poi un problema ulteriore. Se per i testi che non sono stati approvati dalle Commissioni di merito, penso che lei, signora Presidente, non avrà alcuna difficoltà ad effettuare questo vaglio rigoroso e a dichiararli inammissibili, sulla base dei criteri che ho richiamato, il problema si pone invece relativamente agli emendamenti che già sono stati approvati dalle Commissioni di merito.

Questo argomento fu già affrontato, signora Presidente, nella seduta del 19 novembre 2008, allorquando noi sollevammo una questione analoga relativamente al regime di ammissibilità degli emendamenti ai decreti-legge. Il giorno seguente, il 20 novembre, il Presidente del Senato comunicò all'Aula una decisione alla quale voglio richiamarmi, che chiedo venga rispettata in questa sede. Nel sottolineare l'esigenza di un'applicazione rigorosa della norma regolamentare relativamente al regime di ammissibilità degli emendamenti ai decreti-legge, il Presidente disse che non se la sentiva di dichiarare inammissibili emendamenti già approvati dalle Commissioni di merito, perché questo avrebbe significato un'applicazione sostanzialmente retroattiva di questo orientamento più rigoroso. Tuttavia aggiunse: «Per il futuro dei nostri lavori, con particolare riferimento alla sessione di bilancio,» - e stiamo appunto esaminando disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica - «esprimo qui (...) una forte raccomandazione ai Presidenti delle Commissioni in ordine ad un puntuale vaglio di ammissibilità degli emendamenti a decreti-legge» - la regola quindi è la stessa, signora Presidente, anche testualmente è la stessa norma regolamentare - «anche sotto il profilo richiamato dalla recente giurisprudenza costituzionale (...). La Presidenza si riserva fin d'ora di valutare tali emendamenti con l'opportuno rigore» - disse il Presidente del Senato tre mesi fa - «e di dichiararne se del caso l'improponibilità qualunque sia la loro provenienza, dunque anche se approvati in Commissione o proposti dal Governo». Quindi è stata assunta una decisione sul punto.

Concludo, signora Presidente, facendo rilevare (ma - ripeto - è lei che deve svolgere questa attività) qualche esempio macroscopico: nel disegno di legge al nostro esame, oltre a voler riformare il processo civile, e su questo torneremo durante l'esame del provvedimento; si vuole riformare con una delega il processo amministrativo, ma non c'è traccia di questo tema nella risoluzione di approvazione del DPEF; si vuole riformare il processo contabile relativamente alla materia pensionistica, quello davanti alla Corte dei conti; si vuole riformare l'Avvocatura dello Stato; si vogliono dettare norme sulla dirigenza pubblica, sulla vigilanza sui servizi pubblici locali, sulle farmacie, sull'ENIT, sugli enti di ricerca, sui precari della Croce rossa, sulla fondazione «Ugo Bordoni», e potrei continuare ancora.

Insomma, mi sembra che occorra un intervento serio, risolutore, che chiediamo venga effettuato prima dell'inizio dell'esame degli emendamenti, altrimenti ci riserviamo di sollevare, volta per volta, in rapporto ai singoli emendamenti, la questione della loro ammissibilità, ritenendo non accertata e dichiarata l'inammissibilità in via preventiva, come la Presidenza dovrebbe fare.

Come ha detto ieri il senatore Zanda, vi siete vantati più volte di aver fatto una legge finanziaria snella e quindi di non aver consentito l'introduzione di un numero elevato ed eterogeneo di norme. In realtà si susseguono provvedimenti, quali il cosiddetto milleproroghe e quello al nostro esame, che contengono una montagna di disposizioni di modifica a norme emanate solo due mesi fa, con uno scadimento inaccettabile della qualità della legislazione. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Li Gotti).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, vi chiedo un attimo di attenzione.

Onorevole senatore Legnini, riferirò senz'altro al Presidente del Senato il senso del suo intervento. Peraltro, devo dire sin d'ora che bisogna osservare che il disegno di legge collegato in esame, così come trasmesso dalla Camera dei deputati e a seguito delle modifiche introdotte in sede referente dalle Commissioni riunite, costituisce un provvedimento estremamente complesso ed eterogeneo, che investe le competenze di diversi Ministeri e rende quindi non facile l'applicazione del comma 2‑ter dell'articolo 126‑bis.

Tuttavia, la Presidenza, pur in presenza di un sistema normativo difficilmente riconducibile ad unità per i suoi contenuti e le sue finalità, sta valutando la proponibilità dei numerosi emendamenti presentati, dovendo tenere in ogni caso presente l'articolo 126‑bis, comma 2‑quinques, del Regolamento, che consente la ripresentazione degli emendamenti respinti in sede di Commissione. Resta comunque fermo il principio, di cui al comma 2‑ter del richiamato articolo 126‑bis, dell'inammissibilità degli emendamenti ed eventualmente di parti di testo sui quali la 5a Commissione permanente esprima parere contrario per difetto di copertura finanziaria.

FERRARA (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FERRARA (PdL). Signora Presidente, avevo chiesto la parola prima che la Presidenza facesse le precisazioni che discendono dalle prerogative sancite dagli articoli 97 e 8 del Regolamento.

L'intervento del collega Legnini, molto variegato, variopinto, con un'abilità di linguaggio che gli fa onore, fa battere la lingua proprio dove il dente duole. Dico questo perché nel passato l'allora maggioranza, che ha avuto nel senatore Legnini un valido difensore, nonché relatore della legge finanziaria, faceva sì che tale legge fosse approvata in quest'Aula con migliaia di commi e con voto di fiducia. Noi invece abbiamo approvato una legge finanziaria di certo molto snella e stiamo approvando i provvedimenti collegati in quest'Aula non con un voto di fiducia, ma con una discussione che fa onore al Parlamento e a tutti noi, maggioranza e opposizione.

Quindi, non si lamenti il collega Legnini, perché è ingenerosa la critica sulla irricevibilità degli emendamenti rivolta alla Presidenza. In ogni caso, noi stiamo certamente facendo molto meglio di quanto fece l'allora maggioranza, perché stiamo discutendo sugli emendamenti, laddove loro impedirono la discussione poiché imposero la fiducia. (Applausi dal Gruppo PdL).

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

LEGNINI (PD). Signora Presidente, non commento le considerazioni del collega Ferrara perché si commentano da sole, visto che lui stesso sta ammettendo che si sta operando nel modo che denunciavo poc'anzi.

Intervengo solo per sottolineare che interpreto la sua comunicazione nel senso che ci riserviamo di volta in volta di sollevare il tema della inammissibilità degli emendamenti.

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n.1082 (ore 10,18)

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura dei pareri espressi dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.

AMATI, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo ad eccezione dell'articolo 23-bis sul quale il parere è di semplice contrarietà».

«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti relativi al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 11.0.700, 12-bis.700 (limitatamente al secondo periodo), 22.700, 22.701, 23-bis.0.700 (limitatamente alla lettera a) punto 2), 26.0.700 (testo 2).

Esprime parere di semplice contrarietà sulla proposta 12-bis.0.700, con l'osservazione che costituisce un utilizzo improprio il ricorso alle risorse al Fondo per le aree sottoutilizzate previsto dalla copertura finanziaria della proposta emendativa.

Esprime inoltre parere di semplice contrarietà sulle proposte 9.200, 9.30, 9.0.20, 9.0.4, 9.0.9, 13.0.100 (testo 2), 14.100, 18.100, 19.0.300 (testo 2), 19.0.400.

Esprime altresì un parere non ostativo sulle proposte 26.0.6000 e 26.0.9000, con le seguenti condizioni, rese ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione: che alla proposta 26.0.6000, al comma 7, sia soppresso l'ultimo periodo; che alla proposta 26.0.9000, al comma 5, sia soppresso l'ultimo periodo.

Esprime sulla proposta 26.0.8000 parere non ostativo con la seguente osservazione: ai fini di un corretto richiamo della normativa, occorre sostituire il riferimento all'articolo 3, comma 12 e 12-bis, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, con il richiamo all'articolo 3, comma 12, della citata legge n. 549 del 1995, nonché all'articolo 1, comma 299, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

Esprime parere non ostativo sulle restanti proposte fino all'articolo 26, ad eccezione che sugli emendamenti 19.400, 24-bis.0.300, 26.0.550, 26.0.501 e 26-quater.500, sui quali il parere è rinviato».

 

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'ordine del giorno G100, che si intende illustrato, su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MALAN, relatore. Signora Presidente, l'ordine del giorno G100 solleva una questione importante; chiede però una interpretazione della norma richiamata nel dispositivo diversa da quella che finora è stata data dal Governo nell'applicare la stessa. Pertanto, non possiamo esprimere un parere favorevole, perché vorrebbe dire fare con l'ordine del giorno una cosa diversa da quanto, secondo l'interpretazione data, la legge stabilisce. Suggerirei pertanto al senatore Saltamartini di modificare l'ordine del giorno, impegnando il Governo «ad esaminare la questione alla luce di quanto esposto nelle premesse».

PRESIDENTE. Senatore Saltamartini, accetta tale proposta di modifica?

SALTAMARTINI (PdL). Sì, signora Presidente.

 

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo accoglie l'ordine del giorno nel testo modificato.

 

PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G100 (testo 2) non sarà pertanto posto in votazione.

Procediamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalle Commissioni riunite.

Passiamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

VIMERCATI (PD). Signora Presidente, gli emendamenti 1.7, 1.8 e 1.9 vogliono sottolineare l'importanza degli investimenti in banda larga per il rilancio produttivo del nostro Paese. In tutto il mondo si guarda alle nuove tecnologie della comunicazione proprio come un grande impulso per la ripresa del sistema economico.

A noi pare che il Governo faccia poco in questa direzione: di qui la necessità di istituire un apposito fondo di sostegno alla diffusione della banda larga nelle aree in digital divide, che sono molto numerose nel nostro Paese, non solo al Sud ma anche al Centro e al Nord, ricordando che l'Italia è molto al di sotto della media europea per gli accessi in banda larga.

Vi è poi un emendamento dedicato alla questione delle frequenze, una materia molto tecnica ma molto importante che spiegherò rapidamente. Nel passaggio dalla tecnologia analogica a quella digitale della televisione si liberano delle porzioni di spettro elettromagnetico.

La direttiva europea stabilisce che una parte di tali frequenze deve essere attribuita al sistema delle telecomunicazioni per incentivare la banda larga, ma l'Italia è l'unico Paese che (ancora una volta forse pesa il conflitto d'interessi) non intende destinare neanche una frequenza alla banda larga. Di qui la necessità dell'emendamento 1.8, con cui si intende obbligare il Governo a destinare la quota, sia pur piccola, del 15 per cento delle frequenze che si liberano per lo sviluppo della banda larga. (Applausi dal Gruppo PD).

 

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

MALAN, relatore. Invito i presentatori degli emendamenti 1.2 e 1.3 a ritirarli perché sono stati già recepiti dall'ultimo periodo del comma 1 dell'articolo 1 del provvedimento; sostanzialmente, quindi, l'istanza di privilegiare queste zone è accettata. Per il motivo inverso inviterei i presentatori dell'emendamento 1.700 al ritiro.

Esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.6 e 1.7.

Invito a trasformare in ordine del giorno l'emendamento 1.8, poiché credo che l'aspetto considerato, relativo alla tematica delle frequenze, vada esaminato in altro provvedimento.

Il parere è contrario sull'emendamento 1.9, anche perché, essendoci un contributo aggiuntivo, inciderebbe sui costi del traffico. Inoltre, il parere è contrario sugli emendamenti 1.10 e 1.11.

Trasformo l'emendamento 1.100 in ordine del giorno di analogo contenuto. Infine, il parere è favorevole sull'ordine del giorno G1.100 della Commissione.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signora Presidente, il parere del Governo è conforme a quello del relatore, con una premessa di carattere generale.

Il senatore Legnini ha lamentato l'eterogeneità del contenuto di questo provvedimento e, per certi aspetti, un certo grado di eterogeneità esiste; vi è però anche una finalità teleologica, che è l'accorpamento di misure in tema di pubblica amministrazione e di processo, e in questo senso anche il processo amministrativo si sposa con il processo civile. Ricordiamo al riguardo che la semplificazione in materia processuale è uno degli strumenti essenziali anche per lo sviluppo economico, per l'ordinato andamento dei traffici commerciali.

Detto questo, l'Assemblea non si stupirà per il fatto che nel corso del dibattito sarò costretto, anche malvolentieri, a esprimermi in senso non positivo nei confronti di molti emendamenti. Vi sono infatti proposte che introducono ulteriori materie aggiuntive che vanno oltre la migliore gestione della pubblica amministrazione; pertanto, sotto questo profilo, anche se il provvedimento è più aperto rispetto a quello che forse sarebbe dovuto essere, spero che l'Assemblea non intenda ampliarlo ulteriormente.

Si consideri altresì che si tratta di un disegno di legge già approvato dall'altro ramo del Parlamento e quindi, tutto sommato, l'area di emendabilità dovrebbe conseguentemente risultarne più circoscritta rispetto a un provvedimento che venga esaminato per la prima volta.

PRESIDENTE. Stante l'assenza dei proponenti, gli emendamenti 1.2 e 1.3 sono decaduti.

Senatore Bodega, accoglie l'invito al ritiro dell'emendamento 1.700?

BODEGA (LNP). Signora Presidente, ritiriamo l'emendamento 1.700, anche se riteniamo che non sarebbe stato opportuno fissare una percentuale in questa sede. Invitiamo a riflettere anche su questi aspetti.

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.6

 

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.6, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Prego i colleghi di prendere posto e di evitare di correre da una parte all'altra poiché siamo in fase di votazione.

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.7.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.7, presentato dal senatore Vimercati e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

(Il senatore Legnini fa notare alla Presidenza la presenza di alcune luci accese tra i banchi della maggioranza a cui non corrispondono senatori).

Invito i colleghi senatori Segretari a verificare, onde evitare richiami da una parte e dall'altra, che ogni senatore voti per sé. (Commenti dei senatori Legnini e Garraffa).

Onorevoli colleghi, ve lo dico per l'ultima volta, prendete posto perché stiamo votando. Chi vota resti al suo posto e non lasci che un collega voti per suo conto. Vale per tutti. È una questione di serietà e di rispetto per il Parlamento.

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Per quanto riguarda l'emendamento 1.8, è stato rivolto un invito a trasformarlo in ordine del giorno. Chiedo al senatore Vimercati se accetta l'invito. (Brusìo).

Evitate di fare la ola, colleghi, per cortesia. Ripeto, si tratta di una questione di rispetto verso la Presidenza.

VIMERCATI (PD). Signora Presidente, accetto la proposta del relatore. Formulerò rapidamente il testo dell'ordine del giorno che consegnerò alla Presidenza.

 

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.8 non verrà posto in votazione.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.9.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.9, presentato dal senatore Vimercati e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Proteste dei senatori Garraffa e Legnini).

Colleghi, per cortesia, ci sono i senatori Segretari che verificano. I senatori di entrambi gli schieramenti sono pregati di evitare di urlare per il controllo delle schede.

(Segue la votazione).

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

LEGNINI (PD). Signora Presidente, dobbiamo affrontare centinaia di votazioni. La prego di far applicare la regola, che è stata fissata in modo chiaro, di far togliere le schede laddove non c'è un senatore seduto, altrimenti per ogni votazione chiederemo la verifica.

Da questa postazione si osservano quattro o cinque schede inserite, basta guardare, e mi dispiace che i senatori Segretari non se ne accorgano. Ad esempio, alla quinta fila ce ne sono due. La prego quindi di dare questa disposizione.

PRESIDENTE. Ricordo a tutti i colleghi senatori che la Conferenza dei Capigruppo ha assunto all'unanimità la decisione di togliere le schede dei senatori che non sono seduti al loro posto. Da questo momento, quindi, prego i senatori Segretari di togliere quelle schede, altrimenti sospendo la seduta. (Vivace scambio di battute tra il senatore Massidda e il senatore Garraffa).

Evitiamo queste scene, altrimenti sospendo la seduta.

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B). (Reiterate proteste del senatore Massidda).

 

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Senatore Massidda, per cortesia, c'è stata una disposizione assunta all'unanimità e qui sono presenti i Capigruppo. È una questione di serietà: le schede dei senatori che non sono seduti al loro posto verranno ritirate. Prego i Capigruppo di far rispettare le disposizioni ai colleghi senatori.

QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, i senatori del Gruppo del PdL prenderanno posto nei seggi a loro assegnati.

 

PRESIDENTE. Grazie, senatore Quagliariello.

 

QUAGLIARIELLO (PdL). La prego, però, di far intervenire i senatori Segretari e di non raccogliere le delazioni che vengono da altre parti. I senatori del PdL staranno al loro posto.

 

GARRAFFA (PD). Ma quali sono le delazioni, senatore Quagliariello? Che fa, scherziamo?

 

PRESIDENTE. Senatore Quagliariello, è lo stesso invito che ho rivolto a tutti i colleghi: rispettare il lavoro di ognuno. Vi sono i senatori Segretari che provvedono a controllare, per cui continuiamo con le votazioni, sulle quali invito i senatori Segretari a vigilare.

Evitiamo di tornare ancora sull'argomento, colleghi, o sospendo la seduta. (Brusìo).

PROCACCI (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PROCACCI (PD). Signora Presidente, la prego di prestarmi un attimo di attenzione, dal momento che si tratta di una cosa che riguarda anche lei. Questa questione dura da anni e la Camera dei deputati la sta risolvendo: mi preoccupo non tanto di noi, ma di quei giovani che siedono lì sopra, nelle tribune. È una vergogna che non possiamo più accettare, perché diamo scandalo! Lo dico ai colleghi... (Applausi dal Gruppo PD. Proteste dal Gruppo PdL).

 

PRESIDENTE. Collega Procacci, è interesse di tutti proseguire nella seduta.

 

PROCACCI (PD). Presidente, mi faccia concludere, cortesemente. Nell'agosto scorso ho letto su «La Stampa» di Torino... (Commenti dal Gruppo PdL).

MALAN, relatore. Lasci perdere «La Stampa» di Torino, senatore Procacci!

 

COLLINO (PdL). Avete votato con sette mani!

 

PRESIDENTE. Colleghi, facciamo concludere il collega Procacci e passiamo alla votazione, per cortesia.

 

PROCACCI (PD). Concludo, signora Presidente, se me lo lascia fare: non sto accusando la maggioranza o l'opposizione. Ho letto quest'estate su «La Stampa» una lettera di giovani alunni di una scuola media superiore di Torino. Fin quando sarà adottato questo sistema, non invitiamo più le scuole ad assistere alle nostre sedute, perché è una vergogna che non possiamo più accettare. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo PdL).

 

PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi, invito tutti quanti voi a riprendere la calma. Senatore Procacci, anche questo aspetto delle votazioni è già stato affrontato dalla Conferenza dei Capigruppo. Tutti ne sono informati ed è nell'interesse dei senatori per primi poter svolgere tranquillamente il proprio lavoro.

 

(omissis)

Ripresa della discussione del disegno di legge n.1082 (ore 10,38)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.10.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.10, presentato dai senatori Filippi Marco e Vimercati.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

(Commenti della senatrice Incostante).

 

PRESIDENTE. Colleghi, vi invito tutti a prendere posto. Senatrice Incostante, per cortesia, ci sono i colleghi senatori Segretari preposti a questo lavoro. Andiamo avanti con la votazione. (Brusìo).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.11.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, le chiedo di sospendere la seduta per cinque minuti, perché abbiamo bisogno di fare una riunione. Lei deve garantire la legalità delle votazioni. Non mi può rispondere in questo modo. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatrice Incostante, mi pare che questa Presidenza abbia risposto come hanno fatto gli altri Presidenti. Esiste un accordo, sottoscritto all'unanimità da tutti i Capigruppo, che stabilisce che verranno ritirate le schede inserite che non corrispondono a senatori presenti. Ho garantito per tutti. Inoltre ci sono i colleghi senatori Segretari preposti alla verifica. Vi prego di continuare nelle votazioni perché non ravvedo le motivazioni per sospendere la seduta.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.11.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

Per cortesia chi non ha voglia di rimanere in Aula esca. (Commenti dai banchi del Gruppo PD).

 

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.11, presentato dal senatore Filippi Marco.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. L'emendamento 1.100 è stato trasformato in un ordine del giorno, su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

 

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Lo accolgo, Presidente, così come accolgo l'ordine del giorno G1.100.

 

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G1.100 e G1.101 non verranno posti in votazione.

Passiamo alla votazione dell'articolo 1.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 1.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 2, soppresso dalle Commissioni riunite, che invito i presentatori ad illustrare.

INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, l'emendamento 2.0.9 riporta alcune norme sui temi della semplificazione delle informazioni e della produzione di documenti per via telematica, già presenti in una proposta di legge approvata alla Camera nella passata legislatura. Credo si tratti di norme in linea con gli altri provvedimenti che questo Governo tanto ha pubblicizzato in tema di riforma della pubblica amministrazione.

Per tale ragione non comprendiamo per quale motivo in Commissione sia stato espresso parere contrario su questo emendamento. Forse occorre una correzione formale al comma 2, nel senso che le norme dovrebbero riguardare l'anno 2010 e non l'anno 2009, tuttavia chiediamo ancora una volta una riflessione da parte del relatore e del rappresentante del Governo, trattandosi di una norma che semplifica le procedure della pubblica amministrazione rispetto ad alcuni adempimenti e si basa sulla procedura per via telematica. Per questi motivi sosteniamo questo emendamento.

 

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti presentati.

MALAN, relatore. Signora Presidente, invito i presentatori a ritirare gli emendamenti 2.0.1 e 2.0.2, in quanto ritengo che contengano entrambi norme troppo vincolanti per l'organizzazione delle istituzioni di cui si parla.

Esprimo parere contrario sull'emendamento 2.0.3.

Invito al ritiro degli emendamenti 2.0.6 e 2.0.7.

Per quanto riguarda l'emendamento 2.0.8, il mio parere è favorevole a condizione che al comma 1 vengano premesse le parole: «A decorrere dal 1° ottobre 2009»; in modo che le norme introdotte sarebbero valide a partire da quella data.

Esprimo parere contrario sugli emendamenti 2.0.9 e 2.0.10, in quanto prevedono l'invio delle informazioni solo per via telematica; si tratta di proposte utili, ma probabilmente andrebbero esaminate in altra sede.

Vorrei invitare i senatori Mugnai e Benedetti Valentini al ritiro degli emendamenti 2.0.12 e 2.0.13, poiché il contenuto di tali emendamenti è già previsto nella nuova formulazione dell'emendamento 12.0.3, anch'esso presentato dal senatore Benedetti Valentini, sul quale c'è un orientamento favorevole.

L'emendamento 2.0.14, presentato dal senatore Amato, è stato ritirato. Infine, vorrei chiedere l'accantonamento dell'emendamento 2.0.700 per avere la possibilità di esaminarlo più compiutamente.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Stante l'assenza dei proponenti, sono decaduti gli emendamenti 2.0.1 e 2.0.2.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.3.

 

BELISARIO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Belisario, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.0.3, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

La senatrice Segretario mi ha segnalato il ritiro di una scheda.

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Senatore D'Ambrosio Lettieri, intende accogliere l'invito al ritiro degli emendamenti 2.0.6 e 2.0.7?

 

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Sì, Presidente, accolgo l'invito e ritiro entrambi gli emendamenti.

 

PRESIDENTE. Gli emendamenti 2.0.6 e 2.0.7 sono pertanto ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.8, sul quale è stata avanzata dal relatore una proposta di modifica.

BONFRISCO (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BONFRISCO (PdL). Signora Presidente, accetto volentieri la modifica proposta dal relatore e ringrazio il Governo per il suo parere conforme rispetto a una vicenda che si trascina da qualche anno a causa di un'errata interpretazione data, nella passata legislatura dal precedente Governo, al recepimento della MiFID, la direttiva comunitaria sui servizi finanziari.

Rischiavamo di stroncare quasi sul nascere il percorso, spesso svolto da giovani, di consulenti finanziari indipendenti e liberi dal conflitto d'interesse con le banche. In questo modo riapriamo la strada alla crescita di una professione che dovrà aiutare il nostro Paese, per la propria parte, ad affrontare meglio e con maggiore consapevolezza l'attuale crisi finanziaria.

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.0.8 (testo 2), presentato dalla senatrice Bonfrisco.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.9, identico all'emendamento 2.0.10.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.0.9, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori, identico all'emendamento 2.0.10, presentato dai senatori Filippi Marco e Vimercati.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.12, identico all'emendamento 2.0.13.

Su tali emendamenti è stato formulato un invito al ritiro. I presentatori lo accolgono?

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signora Presidente, l'argomento trattato negli emendamenti in esame è di eccezionale interesse per il mondo delle imprese artigiane, che si vedono potenzialmente tagliate fuori da una grande quantità di lavori.

Avendo ascoltato quanto detto dal relatore, senatore Malan, il collega Mugnai ed io non avremmo nulla in contrario a ritirare gli emendamenti 2.0.12 e 2.0.13, che sono identici; sennonché, il relatore invita al ritiro perché il contenuto di questi emendamenti sarebbe assorbito dal successivo emendamento 12.0.3, a mia firma.

Ebbene, mentre gli emendamenti in esame hanno carattere soggettivo, facendo riferimento all'esclusione dei consorzi tra imprese artigiane (dunque non a qualsiasi consorzio, ma a quelli che consorziano esclusivamente le imprese artigiane, ossia i piccoli imprenditori artigiani), l'emendamento 12.0.3 concerne «Misure di semplificazione delle procedure relative ai piccoli appalti pubblici», prevedendo la possibilità di partecipare, per le imprese artigiane, in riferimento a ciò cui partecipano, cioè i piccoli lavori.

Pertanto, lo spirito degli emendamenti in esame e dell'emendamento 12.0.3 è lo stesso, ma non il meccanismo che si introduce. Perciò se il Governo e l'onorevole relatore ritengono che questo non comprometta l'impianto del provvedimento, penso che si potrebbero accogliere entrambe le proposte emendative, dato che intervengono sotto il profilo l'una oggettivo e l'altra soggettivo. Altrimenti, si stimolano gli artigiani a formare consorzi, che poi invece escludiamo anche dalle gare per l'assegnazione di piccoli appalti. Allora costoro non potranno concorrere mai.

La ratio degli emendamenti mi sembra trasparente e non comporta danni di alcun genere: veniamo incontro alle esigenze del mondo artigiano che in questo momento sono assolutamente stringenti. Se il rappresentante del Governo e il relatore credono siano giuste queste osservazioni, il senatore Mugnai ed io potremmo mantenere i nostri emendamenti, che non mi pare violino l'impianto del provvedimento.

MALAN, relatore. Signora Presidente, gli emendamenti 2.0.12 e 2.0.13 si riferiscono solo ai consorzi tra imprese artigiane e non ai consorzi in generale, per cui si creerebbe una disparità di trattamento tra i consorzi di imprese artigiane e i consorzi di altro tipo, mentre l'emendamento 12.0.3 si applicherebbe in ragione delle dimensioni dei lavori. Ritengo preferibile la situazione che si verrebbe a determinare con l'approvazione del l'emendamento 12.0.3, evitando di introdurre disparità.

Concordo con il senatore Benedetti Valentini che in un secondo tempo, magari prima che entri in vigore questa norma, è auspicabile pensare di togliere anche il limite dei 2-10 milioni di euro per i lavori e, riconoscendo valide le argomentazioni addotte sull'importanza di favorire i consorzi, in particolare, tra piccole imprese, ritengo che gli emendamenti in esame potrebbero essere trasformati in un ordine del giorno che impegni il Governo ad estendere in generale e non sono ai piccoli lavori le facilitazioni che saranno introdotte con l'approvazione dell'emendamento 12.0.3.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signora Presidente, il Governo è d'accordo con il relatore, tenendo presente che l'esclusione di carattere oggettivo dell'emendamento 12.0.3 trova una ragione nella limitatezza dei lavori e, quindi, nella possibilità di agevolare questi lavori anche in funzione anticongiunturale in questa epoca storica, mentre l'emendamento 2.0.13 opera un ragionamento di tipo soggettivo; il che può andar bene ma bisogna stare molto attenti, perché potrebbero anche essere opposte turbative al sistema della concorrenza. Può darsi che la caratteristica dimensionale di queste imprese coincida con altri tipi di imprese che non hanno la stessa caratteristica soggettiva. È un tema un po' delicato.

Quindi, mi permetto di suggerire ai presentatori di trasformare gli emendamenti in un ordine del giorno, che verrebbe accolto dal Governo.

 

SANGALLI (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SANGALLI (PD). Vorrei sostenere e sottoscrivere questi due emendamenti, Sottosegretario, per un motivo semplice: i consorzi artigiani sono normati secondo una legge specifica che, come lei sa, è la legge 8 agosto 1985, n. 443, che disciplina l'identità delle imprese artigiane. I consorzi sono artigiani quando sono prevalentemente formati da imprese artigiane ed hanno questa caratteristica. Una particolare tutela per questo tipo di consorzio è prevista dalla legge quadro per l'artigianato.

Quindi non facciamo nulla che alteri il sistema di concorrenza con altre tipologie di consorzio di imprese. Dare una priorità a quelli costituiti essenzialmente o prevalentemente da imprese artigiane, riservando loro sia una identità economica sia una quota specifica di mercato, come peraltro consigliano di fare anche gli europei con lo Small business act, che peraltro abbiamo adottato, è assolutamente coerente con le forme di aiuti che si intendono dare in modo bipartisan al sistema di imprese, che adesso sta pagando un prezzo più rilevante alla crisi. Sebbene nella forma che è ritenuta più adeguata, consiglierei comunque di accogliere gli emendamenti che sono stati proposti e, in ogni caso, come Partito Democratico, li sosteniamo e li facciamo nostri qualora venissero ritirati.

 

PRESIDENTE. Senatore Sangalli, le rammento che il Governo ha chiesto di ritirare gli emendamenti e trasformarli in un ordine del giorno. Chiedo pertanto ai presentatori se intendono accogliere la proposta del Governo

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Sono contento innanzitutto che si sia aperto questo confronto sul tema della partecipazione delle imprese artigiane, perché è molto utile che il mondo artigiano sappia che abbiamo ben presente questi ordini di problemi e che ce ne stiamo occupando, anche con spirito costruttivo tra Governo e settori del Parlamento.

Dal punto di vista dell'approfondimento, capisco che adesso, sul tamburo, varare una norma potrebbe prestarsi a qualche equivoco. Non lo nascondo e lo riconosco. La verità è che ci vorrebbe, sottosegretario Vegas, un combinato disposto tra gli emendamenti che stiamo esaminando e il 12.0.3 (testo 2), che ha il parere favorevole del relatore, considerando sia il profilo oggettivo sia quello soggettivo.

Ciò detto, per eliminare possibili equivoci, io e il collega Mugnai, che mi dice essere d'accordo, possiamo concordare nel ritirare gli emendamenti, proponendo al loro posto un ordine del giorno che non sia acqua saponata, ma costituisca un impegno per il Governo affinché si occupi di questo problema in termini ravvicinati, perché il mondo delle imprese sta aspettando. Nel frattempo ci concentriamo sul profilo oggettivo che verrà considerato nell'emendamento presentato all'articolo 12.

In conclusione, il collega Mugnai ed io ritiriamo gli emendamenti 2.0.12 e 2.0.13 e li trasformiamo in un ordine del giorno, che contiamo possa essere accolto pienamente dal Governo, per poi concentrarci sull'articolo 12.

 

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.0.12, non verrà posto in votazione.

SANGALLI (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SANGALLI (PD). Con riguardo all'ordine del giorno, sarebbe opportuno - lo dico senza spirito polemico, ma cercando un punto di incontro - mettere assieme la dimensione identitaria dell'impresa (cioè quella artigiana, secondo la legge 8 agosto 1985, n. 443), con la prevalenza dell'impresa artigiana nei consorzi genericamente intesi e non specificamente artigiani, e la dimensione del business a cui possono tali imprese possono partecipare. In questo modo daremmo loro la possibilità di partecipare sul serio ad interventi economicamente importanti.

Non potendo sottoscrivere gli emendamenti, che sono stati ritirati, sottoscrivo l'ordine del giorno, sottolineando l'opportunità di una formulazione un po' più strutturata.

 

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signora Presidente, con la preziosa collaborazione dei nostri Uffici, all'ordine del giorno firmato dal collega Mugnai e da me si aggiunge ben gradita la firma del senatore Sangalli con l'integrazione che egli propone e che per parte nostra condividiamo.

 

FIORONI (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FIORONI (PD). Signora Presidente, chiedo che venga aggiunta anche la mia firma e quella della senatrice Granaiola.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

L'emendamento 2.0.14 è ritirato e l'emendamento 2.0.700 è accantonato.

Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

PASTORE (PdL). Signora Presidente, l'emendamento 3.700 è di mera ripulitura del testo. Vorrei, però, richiamare l'attenzione anche dei colleghi dell'opposizione sul fatto che l'articolo 3 del testo approvato dalla Camera dei deputati, relativo alla chiarezza dei testi normativi, ha cambiato, nel corso dei lavori in Commissione (e io mi auguro anche di quelli in quest'Aula), la propria veste: prima era una norma bandiera, una norma manifesto, indirizzata a tutti e a nessuno; oggi, grazie al nuovo testo approvato dalle Commissioni riunite, la norma è diretta al Governo, cioè al più grande produttore di norme giuridiche. Mi auguro che in futuro questa stessa norma possa essere contenuta anche nei Regolamenti parlamentari, in modo che possa indirizzarsi al legislatore primario, cioè al Parlamento. Ripeto, quindi, che l'emendamento 3.700 è un emendamento di drafting.

Per quanto riguarda l'emendamento aggiuntivo 3.0.4, a seguito di una strana vicenda, tra l'altro avvenuta pochi mesi fa, con il cosiddetto decreto-legge anticrisi, che ha creato per le società a responsabilità limitata una sorta di pubblicità occulta - è un vero paradosso - nel registro delle imprese, verrà presentata una nuova formulazione. Chiedo, dunque, al rappresentante del Governo e al relatore di riconsiderare meglio questo testo, magari riesaminandolo nella sede più propria, che credo sia al termine dell'esame degli emendamenti del provvedimento in titolo.

PARDI (IdV). Signora Presidente, l'emendamento 3.3 ha un significato logico perché all'inizio dell'articolo 3 il testo proposto dalle Commissioni riunite introduce un articolo 13-bis (Chiarezza dei testi normativi) nella legge n. 400 del 1988, in cui in modo abbastanza curioso si stabilisce come si devono scrivere le leggi. Se così si operasse, tutte le volte che si fa una legge bisognerebbe anticipare il testo con un vademecum sul modo in cui essere chiari, riferirsi al contesto e procedere alla redazione.

Questa è un'abitudine di sistema che si è notata anche nel provvedimento sul testamento biologico, il cui primo articolo rappresenta una sorta di rifacimento peggiorativo di criteri costituzionali, del quale non si sentiva alcun bisogno.

Anche in questo caso vi sono ben due commi, il comma 1 e il comma 2, che introducono il criterio della perfetta redazione del testo. Poiché nel testo del disegno di legge si afferma che le disposizioni della presente legge costituiscono principi generali per la chiarezza dei testi normativi e non possono essere derogate, modificate o abrogate, se non in modo esplicito, con l'emendamento 3.3 intendiamo suggerire il modo per essere espliciti.

Indichiamo di aggiungere, quindi, il seguente comma 2-bis: «Le indicazioni e i rinvii normativi di cui ai commi 1 e 2 devono essere contenuti in un apposito allegato alla legge o al provvedimento nel quale è contenuta la norma che sostituisce, modifica, abroga, deroga o rimanda ad altre disposizioni legislative».

Se uno si limita a dire che bisogna essere chiari, ma non dice poi su che punto è necessaria la chiarezza, ciò ha il significato di una pura predica. Invece, con l'emendamento 3.3 noi diciamo che almeno il riferimento deve essere filologicamente corretto.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti presentati all'articolo 3.

MALAN, relatore. Signora Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 3.700.

Sull'emendamento 3.3, testé illustrato dal senatore Pardi, è certamente ragionevole quanto in esso è scritto, ma in altri casi, proprio per questioni di agilità e di chiarezza, può essere più conveniente inserire l'allegato direttamente nel testo (quando ciò non appesantisca il testo stesso della legge). Invito quindi alla trasformazione dell'emendamento 3.3 in un ordine del giorno, da accogliere come raccomandazione. Infatti, in alcuni casi può essere opportuno predisporre l'allegato - come già adesso si fa - in applicazione di altre norme che richiedano particolari caratteristiche alle leggi, ma in altri casi può essere conveniente lasciare i rinvii nel testo. Qualora non venga accolto l'invito testé rivolto ai presentatori, il parere del relatore è contrario.

Esprimo parere contrario sull'emendamento 3.100, perché la revisione ogni cinque anni, intesa come obbligo, sarebbe troppo frequente. Infatti, vi è un obbligo a fare la revisione almeno ogni sette anni e, quindi, si può arrivare ugualmente a farla ogni cinque anni.

Allo stesso modo, esprimo parere contrario sull'emendamento 3.101, in quanto l'espressione «esclusivamente modificando» sembra troppo restrittiva rispetto al normale modo di redazione dei codici e dei testi unici. Il parere è contrario anche sull'emendamento 3.701.

Per quanto riguarda, invece, l'emendamento aggiuntivo 3.0.4, il senatore Pastore mi segnala che vi è una riformulazione dello stesso. Ne chiederei dunque l'accantonamento per poterlo esaminare successivamente.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere conforme a quello del relatore, sottolineando tuttavia che l'emendamento 3.3 prevede una tecnica di rinvio separato. Ciò appesantisce la lettura e rende meno comprensibile il testo dei provvedimenti. Sotto questo profilo, dunque, il parere non è favorevole.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.700, presentato dal senatore Pastore.

È approvato.

 

Senatore Belisario, accetta l'invito del relatore a trasformare in un ordine del giorno l'emendamento 3.3?

BELISARIO (IdV). Signora Presidente, noi riteniamo che le norme vadano scritte in maniera lineare, così che chiunque sia nelle condizioni di comprenderle in modo chiaro senza rinvii ad altri testi, che spesso non è possibile trovare.

Per questo motivo insistiamo perché l'emendamento 3.3 venga posto in votazione e ne chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Belisario, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.3, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.100, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.701.

 

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.701, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.101.

 

PEGORER (PD). Chiediamo la verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico. (Proteste dai Gruppi PdL e LNP).

Calma, colleghi, non capisco qual è il problema.

PASTORE (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PASTORE (PdL). Presidente, lei ha chiesto il sostegno alla richiesta di verifica del numero legale e ci sono stati 16 richiedenti. Poi c'è stato un secondo voto, che è stato assunto per attestare la presenza in Aula, invece la tabella lo ha certificato nuovamente come riferito ai richiedenti la verifica.

PRESIDENTE. Colleghi, sono stata informata dagli Uffici che c'è stato un errore del sistema. Bisogna quindi ripetere la votazione per esprimere il sostegno alla richiesta di verifica del numero legale.

 

GARRAFFA (PD). Questo è il gioco delle tre carte, non esiste, ha sbagliato lei!

 

CUTRUFO (PdL). Sei volgare!

 

PRESIDENTE. Senatore Garraffa, non esiste nessun gioco delle tre carte! Sono stata informata dai tecnici.

Chiedo di esprimere nuovamente il sostegno alla richiesta di verifica del numero legale. (Segue la votazione).

La richiesta non risulta appoggiata. (Vivaci proteste dai Gruppi PD e IdV).

Calma, colleghi. Evidentemente questo conferma che il sistema si è bloccato. Tuttavia gli Uffici mi informano che ora tutto funziona.

Ripetiamo ancora una volta la votazione per esprimere il sostegno alla richiesta di verifica del numero legale. (Segue la votazione).

La richiesta di verifica del numero legale non è sostenuta dal prescritto numero di senatori. Quindi procediamo alla votazione dell'emendamento. (Vivaci proteste dai Gruppi PD e IdV).

ADRAGNA (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ADRAGNA (PD). Presidente, a quanto pare il sistema ancora non funziona, perché ho pigiato il tasto per esprimere il sostegno alla richiesta di verifica del numero legale e sulla tabella non è apparsa la luce rossa corrispondente al mio banco. Quindi il sistema non funziona.

 

LUSI (PD). Anche a me è successa la stessa cosa.

PRESIDENTE. Faremo una verifica, perché invece secondo i tecnici è tutto a posto, quindi non posso che prenderne atto. Ripeto, effettueremo una verifica. (Vivaci proteste dai Gruppi PD e IdV).

 

MORANDO (PD). Era a posto anche prima, Presidente!

 

PRESIDENTE. Colleghi, vi spiego qual è la procedura, anche se dovreste conoscerla, come la conosco io. Quando si apre la votazione per esprimere il sostegno alla richiesta di verifica del numero legale ci sono cinque secondi per votare. Dopo quei cinque secondi potete pigiare il pulsante quanto volete, ma il voto non viene più registrato. Quindi il sistema funziona. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

Dobbiamo ora procedere alla votazione dell'emendamento 3.101 per alzata di mano.

Metto ai voti l'emendamento 3.101, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 3, nel testo emendato.

È approvato.

Ricordo che l'emendamento 3.0.4 è stato accantonato.

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

LEGNINI (PD). Signora Presidente, la pregherei di far verificare puntualmente il sistema elettronico perché mi sembra che ci siano stati diversi sintomi di malfunzionamento. La inviterei pertanto a sospendere la seduta per dieci minuti, onde consentire di effettuare tale verifica. (Applausi del senatore Pegorer. Commenti dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Senatore Legnini, non posso accogliere la sua richiesta perché i tecnici mi hanno confermato che il sistema funziona. (Applausi dal Gruppo PdL) Faremo comunque le dovute verifiche e se ci sono delle anomalie riferirò puntualmente all'Assemblea. Tuttavia, supportata dai tecnici che dicono che il sistema funziona, non posso sospendere la seduta. Portate pazienza.

Passiamo all'esame dell'articolo 3-bis, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunciarsi.

MALAN, relatore. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 3-bis.400. Il parere è contrario sugli emendamenti 3-bis.700, 3-bis.750 e 3-bis.701, poiché propongono tutti una diversa formulazione della lettera c) del testo, laddove si ritiene più inclusiva quella attuale. Parimenti il parere è contrario sugli emendamenti 3-bis.702 e 3-bis.703. Esprimo poi parere favorevole sull'emendamento 3-bis.704 (testo corretto) e contrario sui restanti emendamenti, 3-bis.705, 3-bis.706 e 3-bis.707.

 

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere conforme al relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3-bis.400, presentato dal relatore.

È approvato.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 3-bis.700.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 3-bis.700, presentato dal senatore Casson e da altri senatori, fino alle parole «delle persone,».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 3-bis.700 e gli emendamenti 3-bis.750 e 3-bis.701.

 

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3-bis.702.

 

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3-bis.702, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3-bis.703.

 

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3-bis.703, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3-bis.704 (testo corretto), presentato dal senatore Pastore.

È approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3-bis.705, sostanzialmente identico all'emendamento 3-bis.706.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3-bis.705, presentato dal senatore Casson e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 3-bis.706, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3-bis.707, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 3-bis, nel testo emendato.

È approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 3-ter, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

PARDI (IdV). Signora Presidente, l'emendamento 3-ter.701 è fondato sulle stesse ragioni, che non avevo illustrato, degli emendamenti 3-bis.703 e 3-bis.707. La ratio è unica ed è quella di garantire, nel meccanismo della decisione, una maggiore collegialità, che invece non si coglie nel testo che tende a restringere i centri di decisione.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

MALAN, relatore. Signora Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 3-ter.700, mentre il mio parere è contrario sugli emendamenti 3-ter.701, 3-ter.702 (identico all'emendamento 3-ter.750), 3-ter.751 e 3-ter.752. Infine, invito il senatore Pastore a ritirare l'emendamento 3-ter.703.

 

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3-ter.700, presentato dal Governo.

È approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3-ter.701.

 

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3-ter.701, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3-ter.702, identico all'emendamento 3-ter.750.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3-ter.702, presentato dal senatore Casson e da altri senatori, identico all'emendamento 3-ter.750, presentato dal senatore D'Ambrosio e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3-ter.751.

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BELISARIO (IdV). Signora Presidente, nonostante gli Uffici la rassicurino, nella votazione precedente io ho votato, ma non si è accesa nessuna luce, quindi il terminale non funziona. Abbia pazienza, signora Presidente!

PRESIDENTE. Senatore, non risultano anomalie. Faremo svolgere delle verifiche approfondite. Se continuano a dirmi che non ci sono anomalie, non posso sospendere la seduta.

 

BELISARIO (IdV). Signora Presidente, io ho votato adesso.

 

PRESIDENTE. Senatore Belisario, chiedo ai tecnici di verificare il suo terminale. (I tecnici si avvicinano alla postazione del senatore Belisario per verificarne il funzionamento). Colleghi, vi invito alla calma. Si tratta di un minuto. Da qui noto che il sistema registra il voto del senatore Belisario, pertanto continuiamo con i nostri lavori.

Procediamo quindi alla votazione dell'emendamento 3-ter.751.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3-ter.751, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3-ter.752, presentato dal senatore Chiurazzi e da altri senatori.

Non è approvato.

Senatore Pastore, sull'emendamento 3-ter.703 era stato avanzato un invito al ritiro. Lo accoglie?

 

PASTORE (PdL). Signora Presidente, ritiro l'emendamento 3-ter.703.

 

PRESIDENTE. L'emendamento 3-ter.703 è quindi ritirato.

Metto ai voti l'articolo 3-ter, nel testo emendato.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 4.

È approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 5, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, l'emendamento 5.10 attiene ai temi della semplificazione per quanto riguarda la legge n. 241 del 1990 in materia di conclusione del procedimento. Anche in questo caso non comprendiamo perché, pur avendo trovato nella scorsa legislatura l'approvazione unanime da parte di un ramo del Parlamento, tali norme, che intervengono sullo snellimento e sulla certezza dei procedimenti anche da parte degli interventori nel procedimento stesso (quindi di molti cittadini e di molte imprese), siano invece considerate elementi da sottovalutare, come si evince dal parere contrario del Governo e del relatore. Inoltre si continua a ripetere che tali temi saranno presi in considerazione in altra sede, quando questa sarebbe quella opportuna. Diversamente, non è questa la sede per tanti altri elementi introdotti impropriamente nel disegno di legge al nostro esame.

ZANETTA (PdL). Signora Presidente, nell'emendamento 5.0.1 ho proposto la riduzione dei tempi per le procedure di valutazione di impatto ambientale, mentre in un successivo emendamento ho proposto la riduzione dei tempi per la Conferenza di servizi. Credo che questo sia il luogo opportuno per presentare simili proposte, ma dall'interlocuzione avuta sia con il rappresentante del Governo sia con il relatore ho appreso che oggi tale aspetto non potrà essere considerato. Ciò nonostante, ritengo che porre l'attenzione su questo tema sia una necessità per tutti noi.

La risposta in ordine alla riduzione dei termini nell'approvazione delle opere pubbliche sarà rimandata ad un altro provvedimento; in ogni caso la ritengo una necessità, per cui mi appresterei a ritirare i miei emendamenti pur rimarcando l'opportunità di rilevare tale aspetto.(Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

MALAN, relatore. Signora Presidente, l'emendamento 5.10 è una riformulazione dell'articolo 5 del testo originario. Le differenze sono poche. In particolare, al comma 3 del testo proposto per l'articolo 2 della legge n. 241 del 1990 si prevede che siano dei regolamenti e non un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ad individuare i termini. Vi sono poi altri dettagli. In gran parte si potrebbe concordare con il contenuto di tale emendamento, ma nelle parti in cui si discosta dal testo originario si ritiene migliore quest'ultimo, per cui il parere è contrario.

Esprimo inoltre parere contrario sugli emendamenti 5.2 e 5.3. Invito a ritirare l'emendamento 5.4, mentre, per quanto riguarda l'emendamento 5.700, mi sembra che precisi qualcosa già presente nel testo, rendendolo però meno chiaro; per cui anche in questo caso il parere è contrario.

Per quanto riguarda l'emendamento 5.0.1, invito il presentatore, senatore Zanetta, a ritirarlo, altrimenti il parere è contrario, in quanto i nuovi termini previsti in materia di valutazione di impatto ambientale vanno in senso contrario a quanto previsto all'ultimo periodo dell'ultimo comma dell'articolo 5 del provvedimento, creando così un inevitabile contrasto.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo si esprime in senso conforme al relatore.

Presidenza del presidente SCHIFANI(ore 11,32)

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.10, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.2.

 

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.2, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.3.

 

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.3, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione). (Commenti del senatore Esposito).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 5.4.

 

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, desidero aggiungere la mia firma a questo emendamento.

 

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto, senatrice Incostante, ma su di esso è stato avanzato un invito al ritiro che chiedo al presentatore se intende accettare.

 

CENTARO (PdL). Sì, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. L'emendamento 5.4 è stato dunque ritirato.

Metto ai voti l'emendamento 5.700, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

 

Nonè approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'articolo 5.

ADAMO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ADAMO (PD). Signor Presidente, penso che sia sfuggito a molti colleghi, se hanno guardato solo il testo originale e non quello uscito dalle Commissioni, l'emendamento 5.500, che è stato approvato dalle Commissioni e quindi ormai fa parte del nostro testo. Cosa si diceva in esso? Si parlava del termine per la procedura cui hanno diritto i cittadini per una risposta, prevedendo che debba essere di 30 giorni, che per leggi di particolare complessità si possa arrivare anche a 180 giorni e poi si concludeva dicendo che i termini ivi previsti non possono comunque superare i 180 giorni, con la sola esclusione dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana e di quelli riguardanti l'immigrazione.

Allora, ho chiesto spiegazioni alle Commissioni, ma non mi è stata data risposta. Qui sarebbe bastato introdurre una norma che specificasse che ciò vale ad esclusione di quelli previsti in apposite leggi; messa in questo modo, invece, tutti i cittadini italiani hanno diritto ad avere certezza dei tempi nei procedimenti amministrativi, tranne gli stranieri. Questi, per fare un esempio, se hanno fatto richiesta di permesso di soggiorno nel novembre 2007, sono ancora lì che aspettano e non sanno quando l'avranno.

Trovo che questa norma - a meno che qualcuno del Governo mi spieghi che ho capito male - sia indegna: quindi, voteremo contro anche per questo, oltre che per tutte le osservazioni che aveva fatto precedentemente la collega Incostante.

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 5.

È approvato.

 

Per quanto riguarda l'emendamento 5.0.1, è stato avanzato un invito al ritiro, che chiedo al presentatore se intende accogliere.

GRILLO (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GRILLO (PdL). Signor Presidente, questo emendamento, a mio giudizio, presenta spunti di grandissimo interesse: anziché ritirarlo, chiederemmo al relatore ed al Governo di valutare l'ipotesi di accantonarlo.

 

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.

 

MALAN, relatore. Signor Presidente, sono d'accordo con la proposta del senatore Grillo.

 

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere conforme a quello espresso dal relatore, signor Presidente.

 (omissis)

Ripresa della discussione del disegno di legge n.1082 (ore 11,37)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 6, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

ZANETTA (PdL). Signor Presidente, gli emendamenti 6.2 e 6.0.1 si avvalgono un po' dello stesso concetto in precedenza illustrato, nel senso che con essi si vanno a diminuire i tempi all'interno delle procedure delle Conferenze di servizi. Anch'essi credo abbiano la stessa impostazione dell'emendamento 5.0.1, quindi ne chiederò l'accantonamento.

 

PRESIDENTE. In tal modo blocchiamo l'intero articolo, senatore Zanetta, perché non potremo procedere alla votazione. Cosa propone il relatore?

MALAN, relatore. Signor Presidente, è vero che l'argomento è lo stesso dell'emendamento precedentemente accantonato. Speriamo di non andare avanti con altri accantonamenti, ma per coerenza con l'emendamento 5.0.1 effettivamente è meglio accantonare anche l'emendamento 6.2 e l'intero articolo 6.

 

PRESIDENTE. Dispongo pertanto l'accantonamento dell'articolo 6 e degli emendamenti ad esso riferiti.

Passiamo all'esame dell'articolo 7, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

ZANETTA (PdL). Signor Presidente, l'emendamento 7.0.1 pone la stessa questione dell'emendamento 6.2. Quindi, per la stessa ragione, ne chiedo l'accantonamento.

 

PRESIDENTE. Dispongo l'accantonamento dell'emendamento 7.0.1. Trattandosi di un emendamento aggiuntivo, possiamo proseguire con l'esame degli emendamenti all'articolo 7.

PASTORE (PdL). Signor Presidente, l'emendamento 7.3 mira a far funzionare le Conferenze di servizi nel caso sussistano conflitti tra varie amministrazioni. Finora, infatti, non funzionano e il meccanismo previsto nell'emendamento dovrebbe realizzare questo obiettivo.

PARDI (IdV). Signor Presidente, l'emendamento 7.5 cerca di introdurre alcuni correttivi di cautela a proposito delle dichiarazioni di inizio attività che in edilizia stanno diventando il grimaldello per intraprendere costruzioni edilizie di qualsiasi natura, di qualsiasi tipo, in qualsiasi luogo, spesso in deroga ad una quantità infinita di provvedimenti reali.

Cito, a solo titolo di esempio, quello che è successo con il caso del cinema multiplex a Firenze nella zona di Novoli, ex FIAT, dove con una sola dichiarazione di inizio attività corredata di un solo schizzo senza nemmeno un minimo di accenno di piano particolareggiato, si è costruito un palazzo di otto piani che doveva contenere da sette a otto cinema.

Dato che questo è un sintomo, diciamo così, di un modo di procedere totalmente fuori dai principi, si propone di aggiungere alla fine del comma 3, dove si parla dell'inizio attività, la formula cautelare: «Resta fermo il rispetto delle procedure e delle misure di tutela di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 recante il "Codice dei beni culturali e del paesaggio" e al decreto‑legislativo 3 aprile 2006 n. 152, recante "Norme in materia ambientale" e successive modificazioni». L'intenzione è quella di garantire una corretta applicazione della legge.

 

PRESIDENTE. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

MALAN, relatore. Esprimo parere contrario sull'emendamento 7.10.

Invito al ritiro dell'emendamento 7.3.

L'obiettivo sotteso all'emendamento 7.5, senatore Pardi, è sostanzialmente e forse più puntualmente espresso dal secondo periodo del comma 4 dell'articolo 5, che stabilisce che restano ferme le disposizioni di legge e di regolamento vigenti in materia ambientale che prevedono termini diversi da quelli di cui agli articoli 2 e 2‑bis della legge n. 241 del 1990. Pertanto invito al ritiro dell'emendamento, che mi sembra superfluo, altrimenti il parere è contrario.

 

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 7.10.

Non è approvato.

 

Senatore Pastore, ritira l'emendamento 7.3?

 

PASTORE (PdL). Lo ritiro, Presidente.

 

PRESIDENTE. L'emendamento 7.3 è dunque ritirato.

Senatore Pardi, lei condivide il richiamo del relatore all'articolo 5 al cui interno sembrerebbe risolta la tematica che lei paventava?

 

PARDI (IdV). No, Presidente, preferisco sia posto ai voti.

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 7.5.

 

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 7.5, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 7.

È approvato.

 

Ricordo che l'emendamento 7.0.1 è stato accantonato.

Metto ai voti l'articolo 8.

È approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 9, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

BUBBICO (PD). Signor Presidente, proponiamo la soppressione dei commi 1 e 2 dell'articolo 9, perché l'organizzazione dei servizi sanitari è competenza esclusiva delle Regioni. Peraltro, la Commissione ha già accolto una proposta in tal senso, premettendo alla delega le competenze regionali. Forse proprio per questa ragione, per una questione che attiene anche allo stile delle norme che variamo, sarebbe opportuno eliminare questi due commi, anche perché la previsione legislativa potrebbe risultare non applicabile in ragione di atti amministrativi che le Regioni potrebbero determinare con i piani sanitari regionali.

In aggiunta alla soppressione dei commi 1 e 2, chiediamo con il successivo emendamento 9.11 quanto meno la soppressione della lettera f), che anche in questo caso reca una previsione invasiva delle competenze regionali, in relazione alla qualificazione di ruralità delle farmacie. Tale norma è in contraddizione con l'intero articolo, perché vorrebbe sottrarre alle Regioni il riconoscimento delle peculiarità presenti nei rispettivi territori, tanto da limitare l'azione tesa a garantire la presenza dei presidi farmaceutici sostenuti da provvedimenti regionali anche nelle realtà rurali.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, il senatore Mercatali dà i suoi emendamenti per illustrati, ma personalmente desidero richiamare alcune proposte cofirmate insieme alla senatrice Poretti che intendono aggiungere, tutte le volte che si parla di farmacie, anche il riferimento alle parafarmacie, e in particolare per risolvere un problema all'interno dell'articolo 9, ossia una localizzazione o regionalizzazione eccessiva che, secondo noi, potrebbe addirittura avere dei profili di incostituzionalità.

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Signor Presidente, l'emendamento 9.17 è perfettamente coerente con il senso dell'articolo 9, così come già emendato nelle Commissioni 1ª e 2ª riunite, come ha poc'anzi ricordato il collega Bubbico. L'emendamento, fatte salve le competenze delle Regioni, prevede la possibilità che venga estesa l'attività della farmacia intesa come presidio sociosanitario del territorio, secondo le previsioni ben definite nei punti da a) ad f).

Tale emendamento tende a rimuovere una norma del Testo unico delle leggi sanitarie del 1934, che sostanzialmente prevedeva il principio della non cumulabilità delle professioni sanitarie per il giusto obiettivo di evitare condizioni di conflitto. Stiamo parlando del 1934, epoca in cui le professioni sanitarie erano quelle del medico, del farmacista e del veterinario. Oggi le professioni sanitarie sono oltre 25. La rimodulazione dell'articolo 102 del regio decreto n. 1265 del 1934, il Testo unico delle leggi sanitarie, consente di mantenere impregiudicato il principio dell'incompatibilità dell'esercizio delle due professioni in farmacia, quella del medico e quella del farmacista.

Resta impregiudicato cioè il principio che non è possibile che all'interno della farmacia si svolga un'attività da parte di un operatore della sanità che ha la cosiddetta legittimazione alla prescrizione, per evidenti motivi di conflitto, ma questo principio viene limitato esclusivamente a quelle professioni sanitarie che hanno la legittimazione alla prescrizione e non ad altre.

Ciòconsentirebbe, per esempio, ad un infermiere di recarsi periodicamente, in orari prestabiliti, in una farmacia e somministrare, dietro presentazione della ricetta medica in possesso del paziente, il vaccino antinfluenzale. Porto questo esempio, ma potremmo portarne tantissimi altri che vanno nella direzione di consolidare la farmacia quale presidio sociosanitario del territorio.

Si tratta di un ammodernamento che sembra sia condiviso in modo congiunto, che è assolutamente attuale con i tempi, che restituisce il valore e la dignità alla farmacia e la integra in modo più pieno nell'ambito dei servizi sanitari e sociosanitario-assistenziali del territorio, nel rispetto delle prerogative di carattere generale che attengono alla competenza legislativa dello Stato e della potestà legislativa in termini concorrenti delle Regioni, così come opportunamente precisato in premessa all'articolo 9.

Per queste motivazioni, signor Presidente, chiedo che l'emendamento in esame possa essere considerato con la necessaria attenzione e con favore, perché va nella direzione di qualificare i servizi sociosanitario-assistenziali del territorio.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

Colleghi, vorrei chiedervi un attimo di maggiore silenzio per ascoltare i pareri del relatore e del rappresentante del Governo.

 

MALAN, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 9.3, soppressivo dei due commi sopravvissuti dell'articolo 9.

Segue una serie di emendamenti tendente a introdurre le parafarmacie in questo programma: questo potrà eventualmente essere studiato in seguito, ma in questo momento sembra più appropriato riferireil programma alle sole farmacie, per cui esprimo parere contrario sugli emendamenti 9.4, 9.700, 9.5, 9.6, 9.7, 9.8 e 9.10.

Il parere è altresì contrario sull'emendamento 9.11, del senatoreBubbico, in quanto la questione delle competenze regionali è stata ampiamente trattata in Commissione ed è stata anche introdotta la specificazione che comunque non si va ad incidere nelle prerogative regionali.

L'emendamento 9.701 è inammissibile.

Formulo ai senatori Esposito e D'Ambrosio Lettieri un invito al ritiro dell'emendamento 9.17, il cui contenuto potrà essere più appropriatamente trattato in altra sede.

Esprimo parere favorevole sulla proposta di stralcio dei commi 3, 4 e 5 S9.1 della Commissione. Anche qui si tratta di argomenti che forse andrebbero esaminati insieme al codice delle autonomie. Resterebbero, pertanto, preclusi gli emendamenti 9.18, 9.100 e 9.20. Il contenuto dell'emendamento 9.15 è già accolto nel comma 5-bis dell'articolo 9, sostanzialmente identico. Invito pertanto a ritirare l'emendamento, altrimenti il parere è contrario in quanto la formula approvata in Commissione è più appropriata.

Esprimo parere favorevole anche sulla proposta di stralcio S9.2, presentata dalla Commissione, relativamente al comma 6, che precluderebbe, se approvata, tutti gli emendamenti successivi fino all'emendamento 9.37. Chiedo di accantonare l'emendamento 9.0.20 per poterlo esaminare meglio. Si tratta di un argomento a sé stante, per cui l'accantonamento non ci impedisce di andare avanti nella votazione dell'articolo 9.

Per quanto riguarda l'emendamento 9.0.4, identico al successivo 9.0.9, esprimo parere contrario; peraltro ricordo che sussiste una contrarietà semplice della 5a Commissione. Anche questo è un problema importante, probabilmente da esaminare in altra sede.

Invito a ritirare l'emendamento 9.0.5 (testo 3)/100 e l'emendamento 9.0.5 (testo 4). Si tratta di un argomento molto delicato che sarebbe più appropriato trattare in separata sede. Anticipo che chiederò l'accantonamento dell'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 9-bis.

 

PRESIDENTE. Faccio presente comunque che, se non ritirati, questi emendamenti saranno accantonati in quanto manca il parere della 5a Commissione permanente.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il parere è sostanzialmente conforme al relatore con una avvertenza di carattere generale. Come mi sono permesso di dire all'inizio, è vero che il provvedimento contiene norme eterogenee. Però, questo non consente a mio sommesso avviso di rendere l'eterogeneità l'elemento caratterizzante di questo provvedimento.

Nell'articolo 9 sono stati proposti emendamenti che riguardano la materia sanitaria, segnatamente l'emendamento 9.17, primo firmatario il senatore D'Ambrosio Lettieri, riguardante le professioni, che francamente poco concernono il tema di cui trattiamo. Si tratta di temi che sarebbe molto opportuno esaminare nelle Commissioni di merito in provvedimenti che si occupano di queste specifiche materie. Sotto questo profilo il parere del Governo è contrario alla trattazione di ulteriori temi all'interno dell'articolo 9.

Questo vale per tutti gli emendamenti citati dal relatore e, segnatamente, per l'emendamento 9.17.

Faccio presente, inoltre, che gli emendamenti 9.0.4 e 9.0.9, anche se coperti, pur facendo riferimento al Fondo per interventi strutturali di politica economica, sono sostanzialmente onerosi perché diminuiscono le sanzioni. L'effetto non è soltanto quello della diminuzione meccanica del gettito per la riduzione delle sanzioni, ma è anche quello del potenziale incremento dell'evasione; infatti, poiché la sanzione diventerebbe molto meno reale e concreta, si potrebbe registrare un effetto indiretto che potrebbe portare ad una perdita di gettito alquanto cospicua.

Per quanto riguarda l'emendamento 9.0.20, presentato dal senatore Boscetto, il relatore ha proposto un accantonamento rispetto al quale nulla quaestio.

Gli emendamenti 9.0.5 (testo 3)/100 e 9.0.5 (testo 4) trattano una questione che andrebbe affrontata in 12a Commissione permanente, giacché riguarda poco il tema oggi al nostro esame. Tra l'altro, vi potrebbero essere riflessi vari. Quindi, se si intende procedere ad un accantonamento, concordo; altrimenti si invitano i presentatori a ritirare le proposte emendative.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.3.

 

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Signor Presidente, prima di passare al voto, vorrei intervenire in ordine all'emendamento 9.0.9. (Commenti dal Gruppo PD).

 

PRESIDENTE. Senatore D'Ambrosio Lettieri, in questo momento stiamo votando l'emendamento 9.3. Quando arriveremo all'emendamento 9.0.9, le darò la possibilità di intervenire.

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). D'accordo, signor Presidente

 

Verifica del numero legale

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 9.3, presentato dai senatori Bubbico e Bastico.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 9.4, presentato dal senatore Mercatali e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.700.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PERDUCA (PD). Signor Presidente, nel parere contrario espresso dal relatore ho colto uno spiraglio rispetto alla possibilità di riprendere in considerazione la problematica rappresentata dalle proposte emendative in relazione alle parafarmacie, che - devo sottolinearlo - non andavano ad aggravare l'eterogeneità dei vari emendamenti proposti. Quindi, preannuncio il voto favorevole sull'emendamento 9.700 con la speranza di aver colto - e credo di averlo fatto - da parte della maggioranza il desiderio di ritornare sulla questione in futuro per regolamentare il doppio regime esistente tra farmacie e parafarmacie affinché le libertà economiche possano essere parimenti godute dai cittadini italiani.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.700, presentato dal senatore Perduca.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 9.5, presentato dal senatore Mercatali e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.6.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.6, presentato dal senatore Mercatali e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.7.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.7, presentato dal senatore Mercatali e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. A seguito della precedente votazione, l'emendamento 9.8 è precluso.

Metto ai voti l'emendamento 9.10, presentato dal senatore Mercatali e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 9.11, presentato dal senatore Bubbico.

Non è approvato.

Ricordo che l'emendamento 9.701 è inammissibile.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.17.

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Signor Presidente, chiedo cortesemente se è possibile procedere all'accantonamento di questo emendamento.

 

PRESIDENTE. Dovremmo accantonare tutto l'articolo 9. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunciarsi sulla richiesta avanzata dal senatore D'Ambrosio Lettieri.

MALAN, relatore. Signor Presidente, suggerirei piuttosto la trasformazione dell'emendamento in un ordine del giorno che ci consenta di proseguire con l'esame dell'articolo 9, che è complesso. Mi rimetto comunque alla valutazione del rappresentante del Governo.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, concordo con l'ipotesi del relatore perché non vorrei che si accantonassero troppe norme. Pertanto il Governo si dichiara disponibile ad accogliere un eventuale ordine del giorno.

PRESIDENTE. Senatore D'Ambrosio Lettieri, insiste nella sua richiesta di accantonamento?

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). No, signor Presidente. Accolgo la richiesta di trasformazione in ordine del giorno dell'emendamento 9.17 per un impegno al Governo di pari tenore rispetto al contenuto del provvedimento.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G9.17 non verrà posto in votazione.

Metto ai voti la proposta di stralcio S9.1, avanzata dalla Commissione

È approvata.

 

Sono pertanto preclusi i successivi emendamenti 9.18, 9.100 e 9.20.

In conseguenza dell'approvazione della proposta di stralcio, i commi 3, 4 e 5 dell'articolo 9 del testo proposto dalle Commissioni riunite, formeranno oggetto di un autonomo disegno di legge (1082-bis), dal titolo «Disposizioni in materia di ordinamento finanziario e contabile degli enti locali». Tale disegno di legge sarà assegnato alle competenti Commissioni parlamentari.

Metto ai voti l'emendamento 9.15, presentato dal senatore De Sena e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti la proposta di stralcio S9.2, avanzata dalla Commissione.

È approvata.

 

Sono pertanto preclusi gli emendamenti dal 9.23 al 9.37.

In conseguenza dell'approvazione della proposta di stralcio, il comma 6 dell'articolo 9 del testo proposto dalle Commissioni riunite, formerà oggetto di un autonomo disegno di legge (1082-ter), dal titolo «Delega al Governo per il riordino delle funzioni del segretario comunale nei Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti». Tale disegno di legge sarà assegnato alle competenti Commissioni parlamentari.

Metto ai voti l'articolo 9, nel testo emendato.

È approvato.

 

Sull'emendamento 9.0.20 è stata avanzata una proposta di accantonamento, sulla quale invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

 

MALAN, relatore. Esprimo parere favorevole all'accantonamento. Chiedo inoltre l'accantonamento degli identici emendamenti 9.0.4 e 9.0.9.

 

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere conforme e concordo con la proposta del relatore.

 

PRESIDENTE. Dispongo quindi l'accantonamento degli emendamenti 9.0.20, 9.0.4 e 9.0.9.

Passiamo all'emendamento 9.0.5 (testo 3)/100 sul quale è stato avanzato un invito al ritiro. Chiedo al presentatore, senatore Battaglia, se accoglie tale invito.

 

BATTAGLIA (PdL). Sì, signor Presidente, accolgo l'invito.

PRESIDENTE. L'emendamento 9.0.5 (testo 3)/100 è quindi ritirato.

Passiamo all'emendamento 9.0.5 (testo 4), sul quale è stato avanzato un invito al ritiro. Chiedo al suo primo firmatario, senatore Tomassini, se accoglie tale invito.

TOMASSINI (PdL). Signor Presidente, insisterei per l'accantonamento di tale emendamento. Faccio notare che si tratta di un problema molto importante perché, quando è stata varata, la legge n. 219 del 2005 doveva essere operativa un anno dopo, però, attraverso degli inserimenti in finanziaria, questa entrata in vigore tarda ormai da tre anni. Ciò crea un problema molto grave sull'autosufficienza riguardo alla disponibilità di sangue e di emoderivati, segnalata dal Centro nazionale sangue e condivisa dallo stesso Governo.

Ho cercato di predisporre una formulazione unica che comprendesse anche l'iniziativa del senatore Battaglia. Chiedo quindi, insistendo, l'accantonamento dell'emendamento.

BIANCO (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Prima di darle la parola, senatore Bianco, chiedo all'Aula un minimo di silenzio per riuscire a lavorare in un ambiente consono al ruolo istituzionale.

Senatore Bianco, ha facoltà di parlare.

 

BIANCO (PD). Signor Presidente, sono contrario all'accantonamento dell'emendamento 9.0.5 (testo 4). A lei personalmente, oltre che ai colleghi, vorrei suggerire un momento di riflessione.

Con grande chiarezza e - devo ammettere - con grande onestà intellettuale sia il relatore che il Governo - come già avvenuto in Commissione - hanno rivolto un pressante invito al primo sottoscrittore dell'emendamento, l'autorevole collega Tomassini, a ritirarlo.

La norma che egli propone con l'emendamento 9.0.5 (testo 4) è assolutamente estranea alla questione che stiamo affrontando. Nel momento in cui proprio la Commissione sanità si permette di dichiarare inammissibili emendamenti al testo del disegno di legge sul testamento biologico nella parte relativa ai palliativi, una materia assolutamente coerente con quella del provvedimento, francamente trovo inconcepibile che in un decreto sulla semplificazione venga introdotta una norma grazie alla quale viene eliminato il principio di reciprocità nell'ambito delle vendite nel settore degli emoderivati.

Si tratta di un principio fondamentale e semplicissimo: le imprese straniere possono vendere in Italia a condizione che le imprese italiane possano vendere nei Paesi da cui provengono le imprese straniere. Se viene eliminato questo principio, che peraltro non c'entra nulla nel disegno di legge in oggetto, si danneggia fortemente l'industria italiana del settore. Se c'è reciprocità, vi è ovviamente concorrenza, una situazione diversa non può essere consentita.

Ma cosa c'entra questo con l'argomento che stiamo esaminando? Se ne discuta in una sede appropriata e non in questa.

Rivolgo quindi un appello al collega Tomassini, coerentemente con ciò che hanno detto il relatore ed il rappresentante del Governo, invitandolo anch'io caldamente a ripresentare la questione in un momento diverso. (Applausi dal Gruppo PD).

BATTAGLIA (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BATTAGLIA (PdL). Presidente, ho accolto l'invito del relatore a ritirare l'emendamento 9.0.5 (testo 3)/100 all'interno di una logica di adesione ai suggerimenti che provengono dal relatore e dalla maggioranza, ma è chiaro che, dal momento che il senatore Tomassini insiste nel non accogliere la richiesta del relatore di ritirare l'emendamento, anch'io rimetto in discussione la mia decisione. Del resto, non condivido il contenuto di quella proposta emendativa, per motivazioni analoghe a quelle già esposte dal senatore Bianco.

Chiedo quindi di riesaminare l'argomento in Commissione sanità, dove potremo confrontarci sul contenuto dell'emendamento, perché ritengo che questo provvedimento sia lesivo degli interessi dell'industria italiana. (Brusìo in Aula).

 

PRESIDENTE. Colleghi, chiedo per l'ennesima volta un po' di silenzio. Chi parla al telefono, chi discute, chi si muove, chi dà le spalle, c'è di tutto oggi in quest'Aula!

TOMASSINI (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

TOMASSINI (PdL). Signor Presidente, la questione è diversa. Noi abbiamo lavorato in regime di monopolio fino al 2005. La motivazione per cui fu varata la legge n. 219 del 2005 - che venne approvata all'unanimità in quest'Aula, voglio ricordarlo - fu proprio quella di consentire una diversa identificazione delle aziende che operano sul territorio nazionale, ma che trattano il plasma anche al di fuori dei confini italiani, in maniera da assicurare pari opportunità e soprattutto per raggiungere un equilibrio di autosufficienza nel settore degli emoderivati.

Chi conosce bene la materia sa che è proprio per questo vincolo che l'autosufficienza non viene raggiunta. Debbo dire che l'incontro che abbiamo avuto con i rappresentanti dell'EMEA (l'Agenzia europea per i medicinali) proprio su questo punto ha chiarito ulteriormente quanto il criterio della cosiddetta reciprocità non sia vincolante, e che addirittura ci sono tutte le premesse per attuare definitivamente la legge n. 219 nell'immediato.

Su tali aspetti ho riscontrato una volontà concorde, ripeto, nel Centro nazionale sangue e nel Governo, per cui non ho difficoltà ad esaminare questa materia nella Commissione sanità. Tuttavia, con riferimento alle eventuali ricadute sul bilancio, insisto per l'accantonamento di questo emendamento. (Applausi dal Gruppo PdL)

 

PRESIDENTE. Chiedo al relatore e al rappresentante del Governo di esprimersi su questo punto.

MALAN, relatore. Si tratta di un tema estremamente complesso: il presidente della 12a Commissione Tomassini, con l'evidente competenza che tutti gli riconosciamo, il senatore Battaglia e il senatore Bianco hanno esposto i diversi aspetti di questo problema. Credo che sarebbe inappropriato assumere una decisione in questo momento, dovendo valutare una proposta che cambierebbe parecchio il testo.

Insisto quindi con il senatore Tomassini, chiedendogli di ritirare questo emendamento, proprio per poter studiare la materia nei suoi vari aspetti. Altrimenti dovremo procedere alla votazione, ma in quel caso dovrei esprimere con rincrescimento parere contrario.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, come ho già annunciato, e come ha detto poc'anzi il presidente Tomassini, si tratta di una materia tecnicamente alquanto complessa e quindi è difficile in questa sede esprimere un parere con chiarezza, tanto più che riguarda un Dicastero diverso da quello che ho l'onore di rappresentare.

Giustamente il senatore Tomassini ha detto che sarebbe opportuno esaminare la materia nell'ambito della Commissione sanità, ragionamento che condivido. Mi domando se c'è modo di esaminare l'emendamento in titolo in Commissione compatibilmente con i tempi di questo provvedimento che, malgrado tutto, è pur sempre un collegato e dovrebbe entrare in vigore entro una data plausibile, se non rapida.

Quindi, mi permetto di insistere eventualmente per una trasformazione dell'emendamento 9.0.5 (testo 4) in un ordine del giorno in questa sede, con la successiva rimessione della materia alla Commissione sanità, dove sarà affrontata con le giuste competenze tecniche. In questa sede francamente sarebbe opportuno alleggerire il testo di questa parte.

 

PRESIDENTE. Accoglie l'invito del Sottosegretario, senatore Tomassini?

TOMASSINI (PdL). Presidente, vorrei meglio comprendere la proposta del rappresentante del Governo. Se ho ben capito, mi è sembrato di intendere che si chiede la trasformazione di questo emendamento in un ordine del giorno che verrà accolto. Successivamente, la materia potrà essere nuovamente affrontata in sede di Commissione. Bene, accolgo tale richiesta trasformando l'emendamento 9.0.5 (testo 4) in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Senatore Tomassini, alla luce di questo breve dibattito, la Presidenza si permette di condividere quanto è stato detto. La tematica alla nostra attenzione è estremamente delicata e sarebbe preferibile venisse sottoposta all'Assemblea dalla competente Commissione sanità successivamente a un dibattito interno e non portata in un'Aula impegnata nell'esame di un articolato estremamente trasversale e multifunzionale. (Applausi della senatrice Bonfrisco).

La Presidenza condivide quindi che si passi dalla competente Commissione, si discute in quella sede e poi, a seguito di un confronto al proprio interno, la Commissione proponga una soluzione o un'idea articolata sulla scelta della tematica degli emoderivati. Sono state formulate anche obiezioni sul principio di reciprocità; è un tema che va discusso e credo che la competente Commissione potrà esaminare la materia subito dopo l'esame dell'articolato sul testamento biologico.

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Presidente, attesa la delicatezza dell'argomento che ha formato oggetto di questo approfondimento sull'emendamento del presidente Tomassini e considerata anche la grande attualità di un problema che è nella più alta priorità dell'attenzione non solo politica, ma anche delle organizzazioni del settore, chiedo che venga aggiunta la mia firma all'ordine del giorno del presidente Tomassini.

 

GRAMAZIO (PdL). Presidente, anch'io chiedo che venga aggiunta la mia firma.

 

PRESIDENTE. La Presidenza ne prendo atto.

BATTAGLIA (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BATTAGLIA (PdL). Signor Presidente, apprezzando la sensibilità del presidente Tomassini nell'accettare la richiesta di trasformazione dell'emendamento in ordine del giorno, chiedo di poter aggiungere la mia firma, considerando che l'ordine del giorno si articola compatibilmente alla natura dell'emendamento da me presentato.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G9.0.101 non verrà posto in votazione.

Passiamo all'esame dell'articolo 9-bis.

 

MALAN, relatore. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MALAN, relatore. Signor Presidente, come avevo preannunciato, chiedo l'accantonamento di tale articolo perché ritengo che il testo potrebbe essere riscritto.

 

PRESIDENTE. Dispongo l'accantonamento dell'articolo 9-bis.

Passiamo all'esame dell'articolo 10, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, sui quali invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunciarsi.

MALAN, relatore. I primi tre emendamenti a firma del senatore Marcenaro - 10.1, 10.2 e 10.3 - riscrivono il testo dell'articolo 10 in maniera per molti versi simile al testo approvato dalle Commissioni. La differenza è che si prevedono decreti legislativi anziché decreti ministeriali. Ciò mi induce ad esprimere parere contrario. Il mio parere è contrario anche sull'emendamento 10.4, con il quale si propone di sopprimere il comma 3.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 10.1, presentato dal senatore Marcenaro.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 10.2, presentato dal senatore Marcenaro.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 10.3, presentato dal senatore Marcenaro.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 10.4, presentato dal senatore Marcenaro.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 10.

È approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 11, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

ANTEZZA (PD). Signor Presidente, gentile Sottosegretario, onorevoli colleghi, l'emendamento 11.0.700, al comma 1, dà un'interpretazione autentica dell'articolo 62, comma 1, lettera a), della legge n. 289 del 2002 e in sostanza dà forma all'ordine del giorno G3.124 che è stato accolto dal Governo, nella persona del sottosegretario Vegas, in sede di approvazione della manovra finanziaria.

L'urgenza - così come avevo già detto in quell'occasione - è dovuta al fatto che numerose imprese che hanno fruito del credito d'imposta per investimenti nelle aree svantaggiate ai sensi della legge n. 388 del 2000 si trovano ad affrontare da alcuni mesi gravissimi problemi a seguito appunto della comunicazione da parte dell'amministrazione finanziaria della perdita del beneficio fiscale, già interamente compensato, per mancato invio del modello CVS.

Comprendendo quindi la gravità della paralisi finanziaria che si viene a determinare per queste imprese, anche considerando il momento di crisi che sta vivendo il Paese, particolarmente nel Mezzogiorno, in sostanza si dà questa interpretazione autentica limitatamente ai soli soggetti ricompresi nella lettera a) del comma 1 dell'articolo 62 della legge n. 289 del 2002, stabilendo che, "nell'ipotesi in cui il contribuente, prima dell'entrata in vigore delle disposizioni di cui all'articolo 62 della citata legge n. 289 del 2002, abbia interamente compensato il credito d'imposta maturato sugli investimenti realizzati fino al 31 dicembre 2002," data di entrata in vigore della disposizione, "e non abbia avviato ulteriori investimenti ancora da realizzare alla predetta data, lo stesso non è tenuto all'invio della comunicazione dei dati mediante modello CVS".

Con il comma 2, invece, si vuole stabilire che il blocco dei pagamenti dovuti dalle pubbliche amministrazioni per importi superiori ai 10.000 euro è sospeso nel caso ci sia il ricorso del beneficiario fino alla sua definizione.

Infine, vorrei far presente al relatore e al Sottosegretario che da parte della sottoscritta c'è la volontà eventualmente di ritirare il comma 2, che affronta un'altra questione, a cui corrisponde la relativa copertura finanziaria, e lasciare soltanto il comma 1, che non fa altro che riprendere alla lettera un ordine del giorno che il Governo ha già approvato in sede di manovra finanziaria.

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, appongo la mia firma all'emendamento 11.0.700, illustrato dalla senatrice Antezza. Si tratta di una proposta di assoluta equità, perché altrimenti si creano ostacoli burocratici per la semplice apposizione di un segno su una modulistica, a prescindere dal diritto vantato.

 

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

MALAN, relatore. Signor Presidente, in Commissione abbiamo cercato di risolvere i problemi in ordine alle questioni poste dalle parole «sentita la Conferenza permanente», contenute anche negli emendamenti identici 11.1 e 11.2. In alcuni casi abbiamo dato parere favorevole e sono state inserite nel testo, in altri abbiamo dato parere contrario, che confermerei in questo caso. Pertanto, il parere sugli emendamenti 11.1 e 11.2 è contrario.

Il parere è favorevole sull'ordine del giorno G11.100. Alla luce del parere contrario della 5a Commissione permanente sull'emendamento aggiuntivo 11.0.700, non posso che esprimere parere contrario. Esso tuttavia affronta una problematica reale, peraltro già oggetto di un ordine del giorno a suo tempo accolto dal Governo; pertanto, anche se avere due ordini del giorno sulla stessa questione non è molto utile, insisterei per una trasformazione.

 

PRESIDENTE. Vorrei ricordare a lei e alla senatrice Antezza che il disegno di legge è collegato alla manovra finanziaria e che pertanto il parere contrario della 5a Commissione rende inammissibile l'emendamento.

 

MALAN, relatore. A questo punto l'emendamento non potrebbe neanche essere esaminato. Tuttavia, se fosse trasformato in ordine del giorno immagino che verrebbe accolto.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello del relatore. Sull'ordine del giorno G11.100 sarei favorevole all'accoglimento se la parola "impegna" venisse cambiata in "invita" in modo da permettere una maggiore elasticità.

Sull'emendamento 11.0.700, ovviamente, essendoci un parere contrario della 5a Commissione, non c'è alternativa a quella della richiesta di una trasformazione in ordine del giorno, che il Governo accoglierebbe.

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 11.1, identico all'emendamento 11.2.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 11.1, presentato dal senatore Bubbico, identico all'emendamento 11.2, presentato dai senatori Oliva e Pistorio.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Poiché i presentatori dell'ordine del giorno G11.100 non sollevano obiezioni, la modifica proposta dal Governo si intende accolta.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G11.100 (testo 2) non verrà posto in votazione.

Passiamo alla votazione dell'articolo 11.

 

Verifica del numero legale

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

 

Il Senato non è in numero legale. (Proteste dei senatori Ferrara e Monti per il mancato voto del senatore Segretario).

Avevo chiuso la verifica, colleghi. Comunque quel voto era ininfluente.

 

Sospendo la seduta per venti minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 12,28, è ripresa alle ore 12,52).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n.1082

 

PRESIDENTE. Colleghi, la seduta è ripresa, vi prego di prendere posto.

Passiamo nuovamente alla votazione dell'articolo 11.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

 

Metto ai voti l'articolo 11.

È approvato.

 

Senatrice Antezza, accetta l'invito a trasformare l'emendamento 11.0.700 in ordine del giorno?

 

ANTEZZA (PD). Sì, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G11.0.700 non verrà posto in votazione.

Metto ai voti l'articolo 11-bis.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 12.

È approvato.

 

Passiamo all'esame degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 12, che invito i presentatori ad illustrare.

RANUCCI (PD). Signor Presidente, l'emendamento 12.0.2 riguarda la procedura d'acquisto elettronico per le pubbliche amministrazioni.

L'asta elettronica è uno strumento molto importante, che consente alle pubbliche amministrazioni un notevolissimo risparmio. Oggi, le pubbliche amministrazioni che lo usano sono poche, ma quelle poche che lo usano ottengono risparmi notevolissimi.

L'ottimizzazione dei costi è duplice: in primo luogo è indiretta, in quanto la velocizzazione delle procedure e il minore impiego di risorse umane producono un evidente risparmio; in secondo luogo è diretta, chiaramente, perché si riesce a spuntare prezzi migliori per l'acquisizione di beni e servizi e ad ottenere maggior trasparenza e quindi una maggior concorrenza tra le imprese senza quei truffaldini accordi che spesso le stesse imprese usano per spartirsi le risorse pubbliche. Soprattutto in questa situazione economica, signor Presidente, e mi rivolgo anche al Governo e al relatore, ciò vuol dire aprire di più il mercato e renderlo accessibile, per le forniture pubbliche, ad una maggior platea di imprese.

Rivolgo perciò alla maggioranza, al Governo e al relatore la preghiera di tenere in considerazione questo emendamento che non costa, fa risparmiare lo Stato e garantisce maggiore trasparenza.

Anticipo brevemente l'illustrazione dell'emendamento 12‑bis.701 rilevando che esso riguarda la semplificazione della tenuta dei registri dei clienti per le strutture ricettive, dunque è una pura semplificazione. (Applausi del senatore Villari).

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signor Presidente, mi riallaccio alla discussione che abbiamo svolto con il relatore e il rappresentante del Governo in relazione al precedente emendamento concernente le imprese artigiane. Qualora vi sia la conferma di un parere favorevole, direi di non dilungarci oltre ma di portare a casa il risultato nell'interesse delle imprese artigiane.

 

Sui lavori del Senato

 PRESIDENTE. Colleghi, comunico che per intese raggiunte tra i colleghi Capigruppo la seduta pomeridiana di oggi si concluderà alle ore 19.

Poiché non si fanno osservazioni, così rimane stabilito.

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082 (ore 12.02)

 

PRESIDENTE. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

MALAN, relatore. Signor Presidente, l'emendamento 12.0.1 è analogo se non identico all'emendamento 12‑bis.0.701, per cui li tratterò insieme. Suggerirei ad entrambi i presentatori di trasformarli in ordine del giorno, perché si tratta di una modifica al fondo per l'acquisto dei dispositivi medici, che è sicuramente una questione importante ma da trattare in altra sede.

Anche al senatore Ranucci proporrei una trasformazione in ordine del giorno dell'emendamento 12.0.2 per le stesse ragioni.

Sull'emendamento 12.0.3 (testo 2) il mio parere è favorevole con una piccola integrazione, analogamente a quanto fatto in precedenza per altro emendamento, e cioè che all'inizio del comma 1 siano aggiunte le parole: «A decorrere dal 1° luglio 2009», in modo che, nell'ormai breve spazio di tempo che ci separa da quella data, si possano fare le opportune verifiche rispetto alla normativa comunitaria.

Invito al ritiro dell'emendamento 12.0.5 (testo 2), che non è accoglibile in quanto fa riferimento ad un istituto che non può essere preso come parametro in una valutazione di legge.

Infine, esprimo parere contrario sull'emendamento 12.0.7, mentre ricordo che l'emendamento 12.0.100 è ritirato.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore, accogliendo gli ordini del giorno frutto della trasformazione degli emendamenti, secondo le indicazioni del relatore.

PRESIDENTE. Sull'emendamento 12.0.1, che tratta identica materia dell'emendamento 12-bis.0.701, vi è la richiesta del relatore di trasformazione in ordine del giorno. Domando ai presentatori se accolgono tale richiesta.

 

MAURO (LNP). Sì, Presidente.

 

BIANCONI (PdL). Anch'io accolgo la richiesta, Presidente.

 

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G12.0.1 non verrà posto in votazione.

 

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Chiedo di aggiungere la mia firma a tale ordine del giorno.

 

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Senatore Ranucci, accoglie l'invito alla trasformazione dell'emendamento 12.0.2 in ordine del giorno?

 

RANUCCI (PD). Sì, Presidente. Registro l'impegno del Governo di affrontare a breve questo problema, che è sicuramente importante.

 

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G12.0.2 non verrà posto in votazione.

Senatore Benedetti Valentini, accetta la modifica dell'emendamento 12.0.3 (testo 2) proposta dal relatore?

 

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signor Presidente, accetto l'integrazione proposta dal relatore Malan.

CICOLANI (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CICOLANI (PdL). Signor Presidente, nel chiedere di aggiungere la mia firma al suddetto emendamento, desidero altresì rivolgere un invito affinché l'emendamento 12.0.3 (testo 3) venga attentamente considerato. Esso regola la possibilità di piccole imprese artigiane, anche in caso fossero consorziate in consorzi stabili, di partecipare alle gare anche in caso ad esse prenda parte il consorzio stabile; pertanto, si equiparano le imprese artigiane alle cooperative.

In occasione del terzo decreto correttivo al codice degli appalti, abbiamo già regolato la materia in questa direzione, ed era sfuggita la necessità di modificare anche i commi qui richiamati degli articoli 36 e 37 del decreto legislativo n. 162 del 2006.

Nell'emendamento in questione ci si riferisce ad importi di lavori inferiori a 10 milioni e ad importi di forniture inferiori a 2 milioni. Gli articoli che andiamo a modificare si riferiscono invece a importi di lavori fino a 1 milione e a forniture fino a 100.000 euro, perché soltanto in quei casi è ammessa l'esclusione delle suddette offerte.

Chiedo pertanto, prima di passare alla votazione di tale emendamento, di fare una verifica poiché, se le mie osservazioni fossero esatte, sarebbe necessario modificare le cifre previste (10 milioni in 1 milione e 2 milioni in 100.000 euro), altrimenti l'emendamento sarebbe tecnicamente sbagliato.

MALAN, relatore. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MALAN, relatore. Signor Presidente, a questo punto, di fronte a tale osservazione, sia pure a malincuore (perché vorrei limitare l'accantonamento il più possibile), accoglierei la richiesta del senatore Cicolani per evitare di approvare una norma non corretta.

Credo che i due articoli in questione possano essere applicati anche a importi diversi, ma prima di approvare l'emendamento in esame dobbiamo esserne sicuri.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signor Presidente, ai fini della buona attività legislativa, non ho nulla in contrario, come chiede il collega Malan, all'accantonamento dell'emendamento 12.0.3 (testo 3) per un approfondimento. Vorrei solo richiamare alla sua attenzione, oltre che a quella dell'illustre collega Cicolani, che se fosse fondata la sua osservazione, non saremmo in presenza di una norma sbagliata, ma semmai ripetitiva, nel senso che il più conterrebbe il meno rispetto ad altra norma vigente.

In questo caso, mantenere gli importi di 10 milioni di euro per i lavori e di 2 milioni di euro per quanto attiene alle forniture o i servizi potrebbe significare che è inclusa anche la soglia ben più bassa che il senatore Cicolani indica, ma non che sarebbe superflua.

Pur non essendo contrario all'accantonamento per un approfondimento da parte relatore e del Governo, volevo sottolineare che non sarebbe una norma sbagliata; semmai si tratta di coordinamento, ma non di soppressione.

PRESIDENTE. Vorrei proporre ai colleghi di opposizione e di maggioranza di accogliere la richiesta di accantonamento avanzata dal relatore, che la Presidenza può anche condividere alla luce degli interventi svolti.

 

SANGALLI (PD). Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma all'emendamento 12.0.3 (testo 3).

 

BALDASSARRI (PdL). Signor Presidente, anch'io vorrei aggiungere la mia firma.

 

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto. Colleghi, fate pervenire agli Uffici della Presidenza le vostre richieste per aggiungere la firma.

Dispongo l'accantonamento dell'emendamento 12.0.3 (testo 3).

Metto ai voti l'emendamento 12.0.5 (testo 2), presentato dal senatore Piscitelli.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 12.0.7, presentato dalla senatrice Mauro e da altri senatori.

Non è approvato.

L'emendamento 12.0.100 (testo corretto) è stato ritirato.

Passiamo all'esame dell'articolo 12-bis, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

GRANAIOLA (PD). Signor Presidente, premesso che - ahimè - per quanto riguarda il turismo, si continua a perseguire la strada della disorganicità e si introducono provvedimenti qua e là nei vari decreti e che se si continua così difficilmente si riuscirà a dare ordine alla materia e rilancio ad un settore che langue e rischia di sprofondare, volevo sostanzialmente dire che lo stanziamento di 48 milioni di euro era già previsto nella finanziaria per il 2007.

Il comma 1228 dell'articolo 1 della legge n. 296 del 2006 stabiliva che quelle risorse fossero destinate allo sviluppo del settore del turismo e al suo posizionamento competitivo quale fattore produttivo di interesse nazionale, anche in relazione all'esigenza di incentivare l'adeguamento dell'offerta delle imprese turistico-ricettive. Con questo articolo il Governo cambia, dirottando lo stanziamento su non meglio precisati progetti di eccellenza e di competitività.

Ho presentato l'emendamento nell'intento di promuovere tutte le Regioni italiane e di salvaguardare quelle Regioni che non hanno fatto, né potuto fare, accordi di programma col Dipartimento. Mi sembrava altresì importante che le risorse non utilizzate nell'anno di competenza fossero ripartite fra tutte le Regioni.

Mi rendo conto che l'ultimo periodo potrebbe confliggere con la competenza regionale sulla materia, quindi lo elimino dal testo, riformulando conseguentemente l'emendamento. Spero che in questo modo possa essere accolto. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. L'emendamento 12-bis.701 è inammissibile.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

MALAN, relatore. Signor Presidente, come la stessa senatrice Granaiola ha ammesso, la seconda parte del suo emendamento è inammissibile.

La prima parte invece modifica assai poco quanto previsto dal testo, che già dice: «previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano». Osservo inoltre che la somma annua di 48 milioni negli anni scorsi non è stata spesa evidentemente perché c'era stata qualche difficoltà. Preferisco dunque mantenere il testo così come approvato dalle Commissioni ed esprimo parere contrario.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 12-bis.700 (testo 2), presentato dalla senatrice Granaiola.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 12-bis.

È approvato.

 

Passiamo all'esame degli emendamenti tendenti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 12-bis, che si intendono illustrati, e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

Ricordo che l'emendamento 12-bis.0.701 è stato trasformato nell'ordine del giorno G12.0.1.

MALAN, relatore. Signor Presidente, vorrei invitare il senatore Butti e gli altri numerosi senatori che hanno presentato questo emendamento, che solleva una problematica importante riguardante il trasporto pubblico sui laghi di Garda, Maggiore e di Como, a ritirarlo per poter trattare l'argomento in altra sede.

BUTTI (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BUTTI (PdL). Signor Presidente, accolgo volentieri l'invito del senatore Malan, che giustamente ha riconosciuto il gran numero di firme apposte a questo emendamento. Sono 20 colleghi del Popolo della Libertà che intendono sollecitare l'attenzione del Governo su un problema serio. Sono stati operati tagli molto pesanti in finanziaria sulla gestione della navigazione dei laghi.

Non trasformo nemmeno questo emendamento in un ordine del giorno, onorevole Vegas (so che lei porta la croce; è costretto a cantare e a farlo anche in modo intonato, quindi sa che non è una questione personale), perché non c'è il tempo per impegnare il Governo su qualcosa di concreto. E le spiego perché. Questi tagli porteranno nelle prossime settimane ad una forte riduzione delle corse dei battelli e quindi del trasporto pubblico lacuale e probabilmente determineranno anche una riduzione del numero dei lavoratori stagionali, pari a 160.

La questione è particolarmente delicata. Ringraziamo il ministro Matteoli che si è messo immediatamente a disposizione. Quindi ritiriamo l'emendamento perché con il ministro Matteoli stiamo praticando altre strade, cercando altre soluzioni per tentare di evitare che vi siano dei tagli sul trasporto pubblico lacuale, anche per quanto riguarda il personale, che è bensì stagionale, però non è formato da studenti, ma da padri di famiglia che lavorano per nove mesi, dopodiché ritirano il TFR con cui vivono per tre mesi per poi essere nuovamente riassunti.

Condividiamo la vostra politica dei tagli, per quanto riguarda i cosiddetti rami secchi. Però le posso garantire, Signor Sottosegretario, che se c'è una gestione virtuosa è proprio quella della navigazione dei laghi. Quindi ringraziamo ancora il ministro Matteoli per l'attenzione che ci ha manifestato e speriamo molto presto di risolvere questo problema.

 

PRESIDENTE. L'emendamento 12-bis.0.700 è ritirato.

Passiamo all'esame dell'articolo 12-ter, su cui sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare

GRANAIOLA (PD). Signor Presidente, come bene ha illustrato ieri il senatore Zanda, voglio esprimere preoccupazione per quel che si vuol fare dell'ENIT: prima lo si riforma, poi si nomina un presidente, poi si riducono pesantemente i fondi a disposizione.

Con questo articolo 12-ter si riconducono i membri da 13 a 9, e su questo si può essere anche d'accordo; però poi si introduce un concetto di commissariamento, senza peraltro indicare un tempo entro il quale questi membri debbano essere nominati. Mi sembra pertanto come minimo importante inserire l'emendamento 12-ter.701.

 

PRESIDENTE. Il restante emendamento si intende illustrato.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

MALAN, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 12-ter.700 perché sopprime l'articolo.

La senatrice Granaiola, invece, si preoccupa del fatto che le procedure vengano attuate in tempi ragionevoli; pertanto esprimo parere favorevole sull'emendamento 12-ter.701, perché si tratta di un adempimento in capo al Sottosegretario con delega al turismo.

Invito invece a trasformare in ordine del giorno l'emendamento 12-ter.702. Infatti, poiché la nomina è da farsi di intesa con la Conferenza unificata, non possiamo imporla ma certamente sollecitare il Governo a fare quanto sta ad esso per velocizzare questa scelta.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, sono d'accordo con il relatore. Faccio presente che l'emendamento 12-ter.702 fissa dei termini, che però sono già regolati, in caso di intesa, dalla legge La Loggia: quindi, si sovrapporrebbe e non funzionerebbe. Non lo trasformerei neanche in ordine del giorno, fermandomi semplicemente all'invito al ritiro. Esprimo invece parere favorevole sull'emendamento 12-ter.701.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 12-ter.700, presentato dal senatore Bubbico.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 12-ter.701, presentato dalla senatrice Granaiola.

È approvato.

Senatrice Granaiola, accoglie l'invito al ritiro dell'emendamento 12-ter.702 rivoltole dal rappresentante del Governo?

 

GRANAIOLA (PD). Sì, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. L'emendamento 12-ter.702 è pertanto ritirato.

Metto ai voti l'articolo 12-ter, nel testo emendato.

È approvato.

 

Passiamo all'esame dell'emendamento tendente ad inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 13, soppresso dalle Commissioni riunite, che si intende già illustrato e sul quale invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

 

MALAN, relatore. Trattandosi di un emendamento del relatore, il parere è naturalmente favorevole.

 

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo si rimette all'Assemblea.

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 13.0.100 (testo 2 corretto), presentato dal relatore.

È approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 14 sul quale sono stati presentati emendamenti, che invito i presentatori ad illustrare.

MALAN, relatore. Signor Presidente, devo illustrare l'emendamento 14.100 perché vorrei apporre una modifica: alla fine del comma 3, vorrei aggiungere le parole: «che è corrispondentemente ridotto di pari ammontare». Queste somme vanno a ridurre gli stanziamenti fissati nell'autorizzazione di spesa, di cui al comma citato.

PRESIDENTE. Il restante emendamento si intende illustrato.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

MALAN, relatore. Esprimo parere contrario sull'emendamento 14.700.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo esprime parere favorevole sull'emendamento 14.100 (testo 2) e parere contrario sull'emendamento 14.700, perché il termine in esso previsto è troppo ridotto.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 14.100 (testo 2), presentato dal relatore.

È approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 14.700.

 

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 14.700, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 14, nel testo emendato.

È approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 15.

Lo metto ai voti.

È approvato.

 

Passiamo all'esame degli emendamenti tendenti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 15, che invito i presentatori ad illustrare.

GERMONTANI (PdL). Signor Presidente, l'emendamento 15.0.1, presentato dal senatore Valentino, è simile all'emendamento 15.0.700, già 19.0.2, a mia firma, perché entrambi si pongono l'obiettivo di tenere ferma la volontà del legislatore di ristabilire l'incompatibilità tra iscrizione all'albo degli avvocati e rapporto di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione, cioè l'articolo 1 della legge 25 novembre 2003, n. 339, salvaguardando però le posizioni acquisite medio tempore, i cosiddetti diritti acquisiti, tra l'abolizione dell'incompatibilità stabilita dall'articolo 1, commi 56, 56-bis e 57, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e la sua reintroduzione. In sostanza, si tratta di un caso di giustizia sociale, di riparazione, che riguarda soltanto un numero molto limitato di pubblici dipendenti.

Tutto ciò è stato comunicato al Ministero della giustizia e a quello dell'economia e delle finanze dal Consiglio nazionale forense in sede di esame di una proposta di legge presentata nella scorsa legislatura, che è stata approvata all'unanimità dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati, ma che poi evidentemente non ha concluso il suo iter.

Quindi, con questo emendamento si supererebbero i seri problemi di incostituzionalità della legge n. 339 del 2003 ed, in particolare, dell'articolo 2, già sollevati in diverse sedi giudiziarie.

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

MALAN, relatore. Signor Presidente, propongo una trasformazione in ordine del giorno degli emendamenti 15.0.1, presentato dal senatore Valentino, e 15.0.700, presentato dalla senatrice Germontani, dato l'argomento particolare di cui si occupano, che non credo trovi la sua sede propria in questo provvedimento.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo concorda con il relatore, tenendo presente che in qualche modo l'esito che sarebbe dato alla materia contiene alcuni elementi contraddittori.

È sufficiente leggere il comma 3 dell'emendamento 15.0.1 per capire che si può creare un meccanismo di conflitto di interessi. Sarebbe meglio affrontare il tema nella sede propria e non in questo provvedimento.

Quindi, vi è un invito al ritiro e alla trasformazione in ordine del giorno, che sarebbe accolto dal Governo come raccomandazione.

PRESIDENTE. Chiedo al senatore Valentino e alla senatrice Germontani se accettano l'invito al ritiro e la trasformazione degli emendamenti 15.0.1 e 15.0.700 in un un ordine del giorno, accolto come raccomandazione dal Governo.

GERMONTANI (PdL). Sì, signor Presidente, accolgo l'invito.

VALENTINO (PdL). Anch'io, signor Presidente, ritiro l'emendamento e lo trasformo in ordine del giorno.

PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G15.0.1 non verrà posto in votazione.

Passiamo all'esame dell'articolo 16, sul quale la Commissione ha avanzato una proposta di stralcio che si dà per illustrata e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo esprime parere favorevole.

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di stralcio S16.100, avanzata dalla Commissione.

È approvata.

 

Sono pertanto preclusi gli emendamenti presentati all'articolo 16.

In conseguenza dell'approvazione della proposta di stralcio, l'articolo 16 del testo proposto dalle Commissioni riunite, formerà oggetto di un autonomo disegno di legge (1082-quater), dal titolo «Trasferimento delle risorse e delle funzioni agli enti territoriali». Tale disegno di legge sarà assegnato alle competenti Commissioni parlamentari.

Passiamo all'esame dell'articolo 17, sul quale la Commissione ha avanzato una proposta di stralcio, che si dà per illustrata e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo esprime parere favorevole.

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di stralcio S17.100, avanzata dalla Commissione.

È approvata.

 

Sono pertanto preclusi gli emendamenti presentati all'articolo 17.

In conseguenza dell'approvazione della proposta di stralcio, l'articolo 17 del testo proposto dalle Commissioni riunite, formerà oggetto di un autonomo disegno di legge (1082-quinquies), dal titolo «Mobilità delle funzioni amministrative e uso ottimale degli immobili pubblici». Tale disegno di legge sarà assegnato alle competenti Commissioni parlamentari.

Passiamo all'esame dell'articolo 18, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MALAN, relatore. Signor Presidente, gli emendamenti 18.1 e 18.2 del senatore Stradiotto e 18.3 del senatore Mercatali vogliono precisare maggiormente il contenuto del comma 2. Proporrei, a entrambi i presentatori, la trasformazione degli emendamenti in un unico ordine del giorno che suggerisca al Governo di mettere in atto queste procedure. Su tale ordine del giorno formulerei parere favorevole. Esprimo inoltre parere favorevole all'emendamento 18.100.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo esprime parere concorde a quello del relatore e dichiara di accogliere l'eventuale ordine del giorno.

 

PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori degli emendamenti 18.1, 18.2 e 18.3 se intendono accogliere l'invito del relatore e del Governo a trasformare gli emendamenti in un unico ordine del giorno.

STRADIOTTO (PD). Sì, signor Presidente.

MERCATALI (PD). Signor Presidente, anch'io accolgo l'invito.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G18.1 non verrà posto in votazione.

Metto ai voti l'emendamento 18.100, presentato dai relatori.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'articolo 18, nel testo emendato.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 18, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 19, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

SANNA (PD). Signor Presidente, l'emendamento 19.0.200 (testo 2)/1 chiede di sostituire il comma 2 dell'emendamento 19.0.200 (testo 2). Con questa norma alcune società di proprietà pubblica ed azioniste dell'INSAR SpA sono, per legge, tenute a revocare la liquidazione di tale società che in Sardegna gestisce alcune migliaia di procedimenti riguardanti l'imprenditorialità giovanile e femminile.

Inopinatamente, con un atto di indirizzo che io ritengo del tutto sottratto al controllo del Parlamento che pure ha istituito per legge tali società, esse sono state invitate a mettere in liquidazione l'INSAR.

L'emendamento, se approvato, dispone il passaggio delle quote azionarie alla Regione Sardegna, che è ben lieta (anche nella nuova interpretazione politica nelle mani del nuovo presidente della Regione, eletto due settimane fa) di poter utilizzare i servizi di questa società, in un momento particolarmente critico per l'economia dell'Italia e soprattutto della Sardegna.

 

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

MALAN, relatore. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 19.2, 19.3, 19.4, 19.5 e 19.8.

Mi rimetto al Governo sull'ordine del giorno G19.100.

Ritiro l'emendamento 19.0.100 (testo 2).

Esprimo parere contrario sull'emendamento 19.0.200 (testo 2)/1 del senatore Sanna, in quanto riporta in discussione la questione della INSAR spa, che era contenuta nella prima formulazione dell'emendamento 19.0.200. Credo che tale questione sia da affrontare separatamente e forse in forma più specifica, rispetto a quella più generale dell'ALES spa, su cui verte appunto l'emendamento 19.0.200 (testo 2), sul quale esprimo ovviamente parere favorevole.

All'emendamento 19.0.300 (testo 2), vengono soppresse le seguenti parole: «alla fondazione Gerolamo Gaslini di cui alla legge 21 novembre 1950, n. 897».

L'emendamento 19.0.400 è ritirato. Esprimo infine parere favorevole sull'emendamento 19.0.500 (testo 2).

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore e, comunque, favorevole sugli emendamenti da lui presentati.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 19.2, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 19.3, presentato dal senatore De Sena e da altri senatori, identico all'emendamento 19.4, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 19.5, presentato dai senatori Oliva e Pistorio.

Non è approvato.

 

Senatore Oliva, sull'emendamento 19.400 manca il parere della 5a Commissione. Insiste per la votazione?

 

OLIVA (Misto-MPA). Lo ritiro.

 

PRESIDENTE. L'emendamento 19.400 è quindi ritirato.

Metto ai voti l'emendamento 19.8, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori.

Non è approvato.

Sull'ordine del giorno G19.100, il relatore si è rimesso al Governo.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo è disponibile ad accogliere tale ordine del giorno se, nella parte finale del dispositivo, dopo le parole: «procedere attraverso il confronto con Regioni ed enti locali interessati e a salvaguardare», si aggiungono le parole: «ove possibile».

 

OLIVA (Misto-MPA). Accolgo la modifica proposta dal rappresentante del Governo.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G19.100 (testo 2) non verrà posto in votazione.

Metto ai voti l'articolo 19.

È approvato.

MALAN, relatore. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MALAN, relatore. Le chiedo scusa, signor Presidente, ma rettificando quanto ho detto prima, anziché ritirare l'emendamento 19.0.100 (testo 2), vorrei chiederne l'accantonamento, per verificare se ci sono margini per la sua approvazione, data l'importanza della fondazione.

PRESIDENTE. Dispongo l'accantonamento dell'emendamento 19.0.100 (testo 2).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 19.0.200 (testo 2)/1.

SANNA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SANNA (PD). Signor Presidente, vorrei richiamare l'attenzione dei colleghi, soprattutto quelli del Mezzogiorno, su uno degli effetti che si verrebbero a determinare a seguito dell'eventuale approvazione di questo emendamento. Nella procedura di liquidazione questa società, alla quale il Parlamento italiano ha conferito delle risorse per fare politiche di intervento sul lavoro nel Mezzogiorno, restituirà i soldi ad altre società, come Fintecna ed Italia Lavoro, che poi non saranno assolutamente vincolate ad impiegare a favore del Mezzogiorno le risorse derivanti da quella liquidazione. È questo un altro episodio sul quale vi prego di riflettere al momento del voto su questo emendamento, invitandovi a comportarvi di conseguenza nel caso non ne condividiate il contenuto.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 19.0.200 (testo 2)/1, presentato dal senatore Sanna e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 19.0.200 (testo 2), presentato dal relatore.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 19.0.300 (testo 3).

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, vorrei che l'Aula prendesse atto del fatto che quello che durante l'esame della manovra estiva dicevamo a proposito sia della ricerca che dei corsi di formazione professionale non erano bugie. Parlavamo della realtà. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 19.0.300 (testo 3), presentato dal relatore.

È approvato.

L'emendamento 19.0.400 è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 19.0.500 (testo 2).

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, l'emendamento in questione tratta del personale precario della Croce Rossa italiana, un grande ente, una grande istituzione che è ancora commissariata. Il commissario straordinario è stato nominato anche a causa del dissesto finanziario. La Croce Rossa italiana, attraverso le convenzioni, deve recuperare autonomamente i finanziamenti per il personale che è previsto dalle convenzioni stesse. Si dice che non bisogna ulteriormente caricare sul bilancio dello Stato. Purtroppo, si tratta dell'intero deficit della Croce Rossa italiana e siccome questo ente è ancora commissariato, penso che il Governo abbia il tempo di verificarne bene l'organizzazione, la gestione, la strategia.

Per queste ragioni, il nostro voto sull'emendamento 19.0.500 del relatore è contrario.

CURSI (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CURSI (PdL). Signor Presidente, prendendo spunto dall'intervento della senatrice Garavaglia, che si riferiva, ovviamente, ad una certa gestione della Croce Rossa, vorrei ricordare a me stesso ed all'Aula che il commissario straordinario è stato nominato un mese fa e che negli ultimi due anni qualcun altro ha presieduto la Croce Rossa e ne è stato direttore generale, creando i bilanci che tutti conosciamo. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Monti). Anche perché ricordiamo che quest'Aula ha votato una legge che ha escluso definitivamente l'interesse della politica nei confronti della Croce Rossa italiana, per cui gli organi della Croce rossa venivano eletti dai singoli partecipanti. (Commenti della senatrice Incostante).

 

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Da eletta sono stata commissariata, a proposito della mano politica!

 

CURSI (PdL). Pertanto, prima di fare certe affermazioni, anche perché la senatrice Garavaglia è stata autorevole commissario di questo ente, pensiamoci bene tutti quanti con senso di responsabilità.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 19.0.500 (testo 2), presentato dal relatore.

È approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 20, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e sui quali invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MALAN, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 20.200 e parere contrario sull'emendamento 20.1.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 20.200, presentato dai relatori.

È approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 20.1, presentato dal senatore Fazzone e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'articolo 20, nel testo emendato.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 20, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 21, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MALAN, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 21.1, mentre invito i presentatori a trasformare l'emendamento 21.2 in un ordine del giorno.

Il mio parere è contrario anche sugli emendamenti 21.700, 21.5 e 21.6, ovvero rivolgo un invito al ritiro di tale ultimo emendamento poiché il fatto di consultare queste associazioni credo che possa essere utile, non penso però sia opportuno inserirlo come obbligo nella legge. Esprimo parere contrario sull'emendamento 21.8.

Sull'ordine del giorno G21.700 mi rimetto al Governo ed il parere è favorevole sull'emendamento 21.0.100 (testo 2).

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. Accolgo l'ordine del giorno G21.700.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 21.1.

 

PETERLINI (UDC-SVP-Aut). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Peterlini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 21.1, presentato dal senatore D'Alia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1082

 

PRESIDENTE. Senatore Divina, accoglie l'invito a trasformare l'emendamento 21.2 in un ordine del giorno?

DIVINA (LNP). Signor Presidente, volevo far notare tanto al rappresentante del Governo quanto al relatore che abbiamo preso una direzione chiara in questo provvedimento: vogliamo andare incontro all'utente nei confronti delle grandi organizzazioni pubbliche e private che erogano servizi pubblici essenziali o di pubblica utilità.

Se prendiamo però la strada del sostegno ad una giustizia rapida e non costosa, cioè la via della conciliazione, è preferibile prenderla fino in fondo, non stabilire - come nel comma 2 che chiediamo di sopprimere - che se l'autorità che gestisce il servizio pubblico si dà una propria regolazione, questa esce completamente dalla possibilità di adire a vie alternative conciliative; altrimenti tutti i grandi enti che gestiscono servizi pubblici adotteranno un regolamento proprio che prevede una forma e un foro particolari e questo probabilmente sarebbe molto gravoso per i cittadini.

Chiedo gentilmente se è possibile rivedere la posizione, perché facendo rientrare la questione - come i sottoscrittori chiedono - nell'articolo 39, dove tra l'altro è prevista una rigorosa disciplina in materia di conciliazione prevedendo la rigidità e il controllo da parte del Governo, nonché la rapidità (si danno al massimo quattro mesi per definire le procedure), questa è una buona cosa che faremmo nei confronti dei cittadini.

Non vorremmo perdere questo treno, sarebbe un peccato. Se il Governo e il relatore non accetteranno la nostra proposta, un ordine del giorno potrebbe andar bene; tuttavia questo sarebbe un punto cardine, una pietra miliare fondamentale per le scelte che faranno i cittadini d'ora in poi.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. In relazione alla materia sarebbe meglio spostare questo emendamento direttamente all'articolo 39, in modo che venga valutato con le altre parti del suddetto articolo, ovviamente a condizione che sia eliminato l'inciso che sopprime il comma 2 dell'articolo 21.

Pertanto, con la suddetta modifica, l'emendamento 21.2 potrebbe essere accantonato e trattato insieme all'articolo 39; in questo modo non ci sarebbero problemi per l'articolo 21.

PRESIDENTE. Senatore Divina, accoglie la modifica proposta dal rappresentante del Governo?

 

DIVINA (LNP). Signor Presidente, l'accolgo.

PRESIDENTE. L'emendamento 21.2 (testo 2) è quindi ritirato e trasformato nell'emendamento 39.900.

Anticipo all'Assemblea che avrei intenzione di togliere la seduta dopo la conclusione dell'esame dell'articolo 21.

Metto ai voti l'emendamento 21.700, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 21.5, presentato dal senatore D'Alia.

Non è approvato.

Senatrice Germontani, sull'emendamento 21.6 è stato formulato un invito al ritiro, lo accoglie?

GERMONTANI (PdL). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 21.6 tenendo conto del fatto che il relatore ha riconosciuto l'importanza di sentire le associazioni dei consumatori proprio in relazione alla tutela non giurisdizionale dell'utente dei servizi pubblici. Questo articolo prevede, infatti, per categorie di utenti che lamentino la violazione di un diritto o di un interesse giuridico rilevante, di promuovere la risoluzione stragiudiziale della controversia. L'emendamento 21.6 andava proprio nel senso di sentire le associazioni dei consumatori nel momento in cui veniva emanato un decreto che individuava uno schema tipo di procedura conciliativa.

Quindi, ritiro l'emendamento 21.6, tenuto conto però del riconoscimento da parte del relatore dell'importanza di considerare le associazioni.

PRESIDENTE. L'emendamento 21.6 è quindi ritirato.

Metto ai voti l'emendamento 21.8, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Non è approvato.

 

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, intervengo per richiamare l'attenzione del relatore e del Governo sull'ordine del giorno G21.700, che va nella direzione del testo illustrato poco fa dal senatore Divina.

Ieri abbiamo approvato il cosiddetto disegno di legge antifannulloni che dispone l'introduzione della class action, seppur priva del risarcimento dei danni, all'interno della pubblica amministrazione. Pertanto, l'ordine del giorno G21.700 prevede di istituire attività conciliative all'interno della pubblica amministrazione per evitare che ci sia un ricorso alla giustizia nell'ambito dei servizi pubblici locali. Ciò avrebbe l'effetto di migliorare la qualità dei servizi, di soddisfare gli utenti e di evitare che ci sia un ricorso eccessivo ai tribunali. Per tutte queste ragioni chiedo l'attenzione del Sottosegretario e del relatore sull'ordine del giorno G21.700.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G21.700 non verrà posto in votazione.

Metto ai voti l'articolo 21.

È approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 21.0.100 (testo 2), presentato dai relatori.

È approvato.

 

Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

 

(omissis)

La seduta è tolta (ore 13,50).

 


 

Allegato A

 

DISEGNO DI LEGGE

 

Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile (1082)

 

ORDINE DEL GIORNO

G100

SALTAMARTINI, DE ANGELIS, PISCITELLI, FLERES

V. testo 2

Il Senato,

premesso che:

l'articolo 28, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006 n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n.248, prevede la riduzione del 20 per cento delle diarie per le missioni all'estero, di cui alla tabella B allegata al decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica in data 27 agosto 1998, e successive modificazioni, da corrispondere al personale delle pubbliche amministrazioni;

le indennità giornaliere stabilite dal citato decreto ministeriale sono sostitutive di quelle previste dall'articolo 1 del regio decreto 3 giugno 1926, n.941, recante «Indennità al personale dell'amministrazione dello Stato incaricato di missione all'estero», secondo quanto stabilito dagli articoli 2 e 3 del decreto luogotenenziale 21 agosto 1945, n.540, come modificati dall'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1971, n.286;

rispetto alla disciplina generale prevista dal citato regio decreto n. 941 del 1926, sono da considerare speciali le disposizioni di cui alla legge 8 luglio 1961, n. 642 (come integrata dall'articolo 1, comma 556, della legge 30 dicembre 2004, n. 311), al decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e alla legge 27 dicembre 1973, n.838, in materia di trattamento economico da corrispondere, rispettivamente, al personale delle Forze armate e delle Forze di polizia destinato all'estero presso delegazioni o rappresentanze militari ovvero presso enti, comandi od organismi internazionali, al personale diplomatico del Ministero degli affari esteri e al personale destinato agli uffici degli addetti militari;

la ratio, che giustifica la specialità della disciplina normativa richiamata, è rinvenibile nella particolare conformazione degli incarichi oggetto della regolamentazione, caratterizzati dal necessario affidamento del servizio all'estero ad uno stesso soggetto con carattere di continuità, per più anni consecutivi, con conseguente necessità di un trattamento economico adeguato in considerazione dei consistenti oneri a carico degli interessati derivanti dalla lunga permanenza all'estero;

con riguardo al sistema di calcolo della retribuzione previsto dalle disposizioni speciali sopra richiamate, mentre il decreto del Presidente della Repubblica n.18 del 1967 e la legge n.838 del 1973 dispongono direttamente in ordine alla misura delle indennità ivi previste, la legge n.642 del 1961 prevede la corresponsione di un assegno di lungo servizio all'estero in misura mensile ragguagliata a 30 diarie di missione intere, come stabilito per il Paese di destinazione dalle norme in vigore;

in presenza di detta disciplina, l'applicazione dell'articolo 28, comma 1, del decreto-legge n.223 del 2006 alla determinazione della misura dell'assegno di lungo servizio comporterebbe la sostanziale modifica della disciplina speciale prevista dalla legge n.642 del 1961, al fuori di espresse previsioni legislative;

una tale applicazione determinerebbe, altresì, nell'ambito di categorie di personale accomunate dalla prestazione di un servizio all'estero di lunga durata, una ingiustificata disparità di trattamento a danno del personale di cui alla legge n.642 del 1961 rispetto al personale diplomatico del Ministero degli affari esteri e a quello degli uffici degli addetti militari disciplinato, rispettivamente, dal decreto del Presidente della Repubblica n.18 del 1967 e dalla legge n.838 del 1973, entrambi esclusi dall'ambito di applicazione dell'articolo 28 in parola;

si deve ritenere, secondo un principio di ragionevolezza, che il legislatore abbia inteso riferire la riduzione prevista dall'articolo 28, comma 1, al trattamento economico collegato alle sole missioni all'estero di breve durata, in linea con la soppressione dell'indennità di trasferta per le missioni all'interno del territorio nazionale, anch'esse di breve durata, disposto dall'articolo 1, comma 213, delle legge finanziaria 2006, come evidenziato nella relazione illustrativa dello stesso articolo 28,

impegna il Governo:

ad applicare l'articolo 28, comma 1, del decreto-legge n.223 del 2006 secondo lo spirito della norma, che ha inteso ridurre le indennità giornaliere e non quelle relative a servizi di lunga durata, nel senso che la riduzione del 20 per cento delle diarie di missione ivi prevista non si applica al trattamento economico del personale di cui alla legge 8 luglio 1961, n.642, comandato all'estero per servizi di lunga durata.

 

G100 (testo 2)

SALTAMARTINI, DE ANGELIS, PISCITELLI, FLERES

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

premesso che:

l'articolo 28, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006 n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n.248, prevede la riduzione del 20 per cento delle diarie per le missioni all'estero, di cui alla tabella B allegata al decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica in data 27 agosto 1998, e successive modificazioni, da corrispondere al personale delle pubbliche amministrazioni;

le indennità giornaliere stabilite dal citato decreto ministeriale sono sostitutive di quelle previste dall'articolo 1 del regio decreto 3 giugno 1926, n.941, recante «Indennità al personale dell'amministrazione dello Stato incaricato di missione all'estero», secondo quanto stabilito dagli articoli 2 e 3 del decreto luogotenenziale 21 agosto 1945, n.540, come modificati dall'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1971, n.286;

rispetto alla disciplina generale prevista dal citato regio decreto n. 941 del 1926, sono da considerare speciali le disposizioni di cui alla legge 8 luglio 1961, n. 642 (come integrata dall'articolo 1, comma 556, della legge 30 dicembre 2004, n. 311), al decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e alla legge 27 dicembre 1973, n.838, in materia di trattamento economico da corrispondere, rispettivamente, al personale delle Forze armate e delle Forze di polizia destinato all'estero presso delegazioni o rappresentanze militari ovvero presso enti, comandi od organismi internazionali, al personale diplomatico del Ministero degli affari esteri e al personale destinato agli uffici degli addetti militari;

la ratio, che giustifica la specialità della disciplina normativa richiamata, è rinvenibile nella particolare conformazione degli incarichi oggetto della regolamentazione, caratterizzati dal necessario affidamento del servizio all'estero ad uno stesso soggetto con carattere di continuità, per più anni consecutivi, con conseguente necessità di un trattamento economico adeguato in considerazione dei consistenti oneri a carico degli interessati derivanti dalla lunga permanenza all'estero;

con riguardo al sistema di calcolo della retribuzione previsto dalle disposizioni speciali sopra richiamate, mentre il decreto del Presidente della Repubblica n.18 del 1967 e la legge n.838 del 1973 dispongono direttamente in ordine alla misura delle indennità ivi previste, la legge n.642 del 1961 prevede la corresponsione di un assegno di lungo servizio all'estero in misura mensile ragguagliata a 30 diarie di missione intere, come stabilito per il Paese di destinazione dalle norme in vigore;

in presenza di detta disciplina, l'applicazione dell'articolo 28, comma 1, del decreto-legge n.223 del 2006 alla determinazione della misura dell'assegno di lungo servizio comporterebbe la sostanziale modifica della disciplina speciale prevista dalla legge n.642 del 1961, al fuori di espresse previsioni legislative;

una tale applicazione determinerebbe, altresì, nell'ambito di categorie di personale accomunate dalla prestazione di un servizio all'estero di lunga durata, una ingiustificata disparità di trattamento a danno del personale di cui alla legge n.642 del 1961 rispetto al personale diplomatico del Ministero degli affari esteri e a quello degli uffici degli addetti militari disciplinato, rispettivamente, dal decreto del Presidente della Repubblica n.18 del 1967 e dalla legge n.838 del 1973, entrambi esclusi dall'ambito di applicazione dell'articolo 28 in parola;

si deve ritenere, secondo un principio di ragionevolezza, che il legislatore abbia inteso riferire la riduzione prevista dall'articolo 28, comma 1, al trattamento economico collegato alle sole missioni all'estero di breve durata, in linea con la soppressione dell'indennità di trasferta per le missioni all'interno del territorio nazionale, anch'esse di breve durata, disposto dall'articolo 1, comma 213, delle legge finanziaria 2006, come evidenziato nella relazione illustrativa dello stesso articolo 28,

impegna il Governo ad esaminare la questione alla luce di quanto esposto nelle premesse..

________________

(*) Accolto dal Governo

 

ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

Capo I

INNOVAZIONE

Art. 1.

Approvato

(Banda larga)

1. Il Governo, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle regioni e nel rispetto dell'articolo 4, comma 3, lettera h), del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1º agosto 2003, n.259, individua un programma di interventi infrastrutturali nelle aree sottoutilizzate necessari per facilitare l'adeguamento delle reti di comunicazione elettronica pubbliche e private all'evoluzione tecnologica e alla fornitura dei servizi avanzati di informazione e di comunicazione del Paese. Nell'individuare le infrastrutture di cui al presente comma, il Governo procede secondo finalità di riequilibrio socio-economico tra le aree del territorio nazionale. Il Governo individua e sottopone al Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) per l'approvazione nel programma le risorse necessarie, che integrano i finanziamenti pubblici, comunitari e privati allo scopo disponibili. Al relativo finanziamento si provvede con una dotazione di 800 milioni di euro per il periodo 2007-2013 a valere sulle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate, di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n.289, e successive modificazioni. In ogni caso è fatta salva la ripartizione dell'85 per cento delle risorse alle regioni del Mezzogiorno.

2. La progettazione e la realizzazione delle infrastrutture di cui al comma 1 nelle aree sottoutilizzate possono avvenire mediante modalità di finanza di progetto ai sensi del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163. Nell'ambito dei criteri di valutazione delle proposte o delle offerte deve essere indicata come prioritaria la condizione che i progetti, nelle soluzioni tecniche e di assetto imprenditoriale, contribuiscano allo sviluppo di un sistema di reti aperto alla concorrenza, nel rispetto dei princìpi e delle norme comunitarie.

3. A valere sul fondo di cui al comma 1 sono finanziati gli interventi che, nelle aree sottoutilizzate, incentivino la razionalizzazione dell'uso dello spettro radio al fine di favorire l'accesso radio a larghissima banda e la completa digitalizzazione delle reti di diffusione, a tal fine prevedendo il sostegno ad interventi di ristrutturazione dei sistemi di trasmissione e collegamento anche utilizzati dalle amministrazioni civili e militari dello Stato, favorendo altresì la liberazione delle bande di frequenza utili ai sistemi avanzati di comunicazione.

4. È attribuito al Ministero dello sviluppo economico il coordinamento dei progetti di cui al comma 2 anche attraverso la previsione della stipulazione di accordi di programma con le regioni interessate. Il Ministero dello sviluppo economico, nell'esercizio della sua funzione di coordinamento, si avvale del parere dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che è rilasciato avuto riguardo al rispetto degli obiettivi di cui al medesimo comma 2 e degli articoli 4 e 13 del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1º agosto 2003, n.259.

5. All'articolo 2 del decreto-legge 25 giugno 2008, n.112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133, è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«15-bis. Per gli interventi di installazione di reti e impianti di comunicazione elettronica in fibra ottica, la profondità minima dei lavori di scavo, anche in deroga a quanto stabilito dalla normativa vigente, può essere ridotta previo accordo con l'ente proprietario della strada».

6. All'articolo 231, comma 3, del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n.285, il primo periodo è sostituito dal seguente: «In deroga a quanto previsto dal capo I del titolo II, si applicano le disposizioni di cui al capo V del titolo II del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1º agosto 2003, n.259, e successive modificazioni».

7. Le disposizioni dell'articolo 2-bis, comma 13, del decreto-legge 23 gennaio 2001, n.5, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n.66, si applicano anche alle innovazioni condominiali relative ai lavori di ammodernamento necessari al passaggio dei cavi in fibra ottica.

 

 

EMENDAMENTI

 

1.2

PISTORIO, OLIVA

Decaduto

Al comma 1, dopo le parole: «nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle regioni» inserire le seguenti: «e d'intesa con le stesse».

1.3

PISTORIO, OLIVA

Decaduto

Al comma 1, dopo le parole: «interventi infrastrutturali nelle aree sotto utilizzate» inserire le seguenti: «con priorità nelle aree ricadenti nei territori individuati dall'articolo 17 del Regolamento CE n.1083 dell'11 luglio 2006 (Obiettivo «Convergenza»).

1.700

BODEGA, MAURO, MAZZATORTA

Ritirato

Al comma 1, sopprimere l'ultimo periodo.

1.6

BELISARIO, PARDI, LI GOTTI, GIAMBRONE, ASTORE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PEDICA, RUSSO

Respinto

Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:

«2-bis. L'affidamento della realizzazione dei progetti di cui al comma 2 avviene mediante gara ad evidenza pubblica nel rispetto della normativa comunitaria in materia, salvaguardando, ove possibile, le imprese già operanti sul territorio delle aree sottoutilizzate nei settori di cui al presente articolo».

1.7

VIMERCATI, FILIPPI MARCO, ADAMO

Respinto

Al comma 3, sopprimere la parola: « anche» e sostituire le parole: «ai sistemi avanzati di comunicazione» con le seguenti: «allo sviluppo della banda larga».

1.8

VIMERCATI, FILIPPI MARCO, ADAMO

Ritirato e trasformato nell'odg G1.8

Al comma 3 aggiungere, infine, le seguenti parole: «il 15 per cento delle frequenze radiotelevisive che si liberano in seguito al passaggio dalla tecnica analogica a quella digitale sono attribuite al sistema delle telecomunicazioni per reti in banda larga».

1.9

VIMERCATI, FILIPPI MARCO, ADAMO

Respinto

Dopo il comma 3 inserire il seguente:

«3-bis. A decorrere dall'anno 2009, è istituito, presso il Ministero delle infrastrutture, il Fondo per le agevolazioni di credito agli investimenti in infrastrutturazione a banda larga per le zone a digital divide, finalizzato alla concessione di contributi in conto interessi a piccole e medie imprese non pubbliche operanti nel settore delle comunicazioni elettroniche sui finanziamenti,della durata massima di dieci anni, deliberati da soggetti autorizzati all'attività bancaria. Al Fondo affluiscono un contributo pari allo 0,5 per cento dei ricavi da traffico voce e dati (sia su rete fissa che mobile), conseguiti da tutti gli operatori titolari di autorizzazione generale operanti nel settore delle comunicazioni elettroniche, nonché eventuali risorse finanziarie stanziate a tale fine nel bilancio dello Stato. I contributi sono concessi, nei limiti delle disponibilità finanziarie,a progetti di infrastrutturazione a banda larga, in fibra ottica o wireless (in spettro licenziato o non), ad operatori che non godano di ricavi da terminazione che presentino particolari caratteristiche di innovazione e/o siano rivolti ad aree dove non sia già presente l'infrastruttura in fibra ottica a banda larga Con successivo decreto del Ministero delle infrastrutture sono definite modalità, termini e condizioni per l'accesso alle agevolazioni di credito di cui al presente comma. L'ammontare del contributo è pari al 50 per cento degli interessi sull'importo ammesso al contributo medesimo, calcolati al tasso di riferimento fissato con decreto del Ministro dell'economia. Il tasso di interesse e le altre condizioni economiche alle quali è riferito il finanziamento sono liberamente concordati tra le parti.».

1.10

FILIPPI MARCO, VIMERCATI

Respinto

Dopo il comma 4, inserire il seguente:

«4-bis. Ai fini di cui al presente articolo, il Ministro della pubblica amministrazione e l'innovazione, d'intesa con il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e trasporti, predispone un piano formativo obbligatorio per amministratori e dirigenti degli enti locali e delle regioni in merito ai profili normativi e all'impatto tecnico, ambientale, paesaggistico dell'infrastrutturazione a banda larga dei territori. Il piano è realizzato avvalendosi della Scuola superiore per la formazione e la specializzazione dei dirigenti della pubblica amministrazione locale (SSPAL) secondo quanto previsto dall'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio 2008, n. 27».

1.11

FILIPPI MARCO

Respinto

Sopprimere il comma 5.

1.100

IL RELATORE

Ritirato e trasformato nell'odg G1.101

Dopo il comma 7, aggiungere il seguente:

«7-bis. All'articolo 50, comma 4, del decreto legislativo 1º agosto 2003, n. 259, il secondo periodo è sostituito dal seguente: "La conformità al sistema di contabilità dei costi è verificata da parte di una società di revisione, nominata dall'operatore interessato e scelta dall'Autorità tra quante risultano iscritte all'apposito albo tenuto presso la Commissione nazionale per le società e la borsa, ai sensi dell'articolo 161 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58". Allo stesso articolo 50, comma 4, il quarto periodo è abrogato.».

 

 

ORDINI DEL GIORNO

 

G1.100

LA COMMISSIONE

Non posto in votazione (*)

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 1082,

impegna il Governo:

a promuovere l'inclusione nei progetti di cui all'articolo 1, comma 2 della connessione all'infrastruttura in banda larga degli edifici scolastici.

________________

(*) Accolto dal Governo

G1.8 (già em. 1.8)

VIMERCATI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

in sede di esame del disegno di legge n. 1082,

invita il Governo a destinare parte delle frequenze radiotelevisive che si liberano in seguito al passaggio dalla tecnica analogica a quella digitale al sistema delle telecomunicazioni per reti in banda larga.

________________

(*) Accolto dal Governo

G1.101 (già em. 1.100)

Il Relatore

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

in sede di esame del disegno di legge n. 1082,

impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 1.100.

________________

(*) Accolto dal Governo


ARTICOLO SOPPRESSO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

 

CAPO II

CASA E INFRASTRUTTURE

 

Art. 2.

(Centrali di committenza)

1. All'articolo 33 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

«3-bis. Al fine di assicurare più effettivi e penetranti strumenti di controllo a tutela della trasparenza e della legalità dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, le amministrazioni regionali e la società CONSIP Spa possono svolgere, per conto e su richiesta degli enti locali siti nei relativi territori, diversi dai comuni metropolitani, le attività di centrali di committenza, anche avvalendosi delle province, dei provveditorati alle opere pubbliche e della collaborazione delle prefetture-uffici territoriali del Governo. Resta ferma, per gli enti locali diversi dai comuni metropolitani, la facoltà di costituire centrali di committenza associandosi o consorziandosi, ai sensi del comma 1.

3-ter. I soggetti che fungono da centrali di committenza ai sensi del comma 3-bis e l'Osservatorio predispongono capitolati prestazionali e prezzari di riferimento per prestazioni standardizzate o comunque comparabili, nell'osservanza dei valori espressi nelle convenzioni stipulate dalla società CONSIP Spa ai sensi dell'articolo 26 della legge 23 dicembre 1999, n.488, e successive modificazioni, e dei relativi parametri di qualità-prezzo, nonché sulla base della media dei prezzi praticati alle amministrazioni aggiudicatrici negli ultimi tre anni, ridotti del 5 per cento. Dei capitolati prestazionali e dei prezzari così rilevati è data evidenza pubblica mediante pubblicazione nel sito internet istituzionale della società CONSIP Spa ovvero di ciascuna centrale di committenza e nel sito dell'Osservatorio.

3-quater. I contratti di lavori, servizi o forniture per gli enti locali che si avvalgono delle procedure di cui al comma 3-bis sono stipulati prendendo a riferimento i prezzari di cui al comma 3-ter. Nel caso in cui, a seguito delle procedure di affidamento, il corrispettivo di ciascun contratto sia inferiore rispetto a quello determinato ai sensi del comma 3-ter, un importo non superiore alla differenza tra il prezzo di riferimento determinato ai sensi del comma 3-ter e il minore corrispettivo pagato dall'amministrazione per effetto del ricorso alle procedure di cui al comma 3-bis può essere ripartito, in misura convenzionalmente pattuita, tra l'ente locale interessato e la società CONSIP Spa ovvero la centrale di committenza, per essere destinato alla copertura delle spese necessarie ad assicurare il rispetto degli obblighi di pubblicità delle procedure, nonché a finalità di incentivazione e di miglioramento degli interventi di vigilanza e di controllo di cui al comma 5 dell'articolo 6 sui contratti di cui al presente articolo, anche nella relativa fase di esecuzione.

3-quinquies. Gli enti locali che si avvalgono delle centrali di committenza e le centrali di committenza di cui al presente articolo non sono tenuti al pagamento del contributo previsto ai sensi dell'articolo 1, comma 67, della legge 23 dicembre 2005, n.266, e successive modificazioni.

3-sexies. In sede di programmazione degli interventi infrastrutturali a carico del bilancio dello Stato, ai fini della ripartizione degli stessi su scala regionale, è assicurata una quota premiale delle relative risorse finanziarie in favore delle regioni che abbiano introdotto nella loro legislazione disposizioni volte a rendere effettivo il ricorso alle procedure gestite da centrali di committenza per gli enti locali siti all'interno del territorio regionale, in maniera tale da assicurare minori oneri in termini di fabbisogno e di indebitamento netto, per effetto del ricorso alle procedure di cui al comma 3-bis, rispetto all'anno precedente. L'ammontare di tale quota premiale è stabilito annualmente con il Documento di programmazione economico-finanziaria.

3-septies. Le amministrazioni locali che non si avvalgono delle procedure di cui al comma 3-bis sono tenute a motivarne specificamente le ragioni tecniche e di opportunità economica, con obbligo di trasmissione degli atti alle competenti sezioni regionali di controllo della Corte dei conti. In tale caso, il contratto non può essere stipulato prima di trenta giorni dalla data di trasmissione degli atti ai competenti uffici della Corte dei conti.

3-octies. Nel caso di contratto stipulato dagli enti locali senza il ricorso alle procedure di cui al comma 3-bis, in mancanza di adeguata motivazione delle ragioni tecniche e di opportunità economica, ferma ogni eventuale ulteriore pretesa erariale, dell'eventuale maggiore corrispettivo pagato dall'amministrazione rispetto a quelli determinati ai sensi del comma 3-ter rispondono comunque, a titolo personale e solidale, il pubblico ufficiale che ha stipulato il contratto e i componenti degli organi deputati all'eventuale approvazione o degli organi di controllo competenti secondo l'ordinamento delle singole amministrazioni, che non hanno rilevato preventivamente il fatto.

3-novies. In caso di mancato ricorso alle procedure di cui al comma 3-bis, i trasferimenti ordinari a carico del bilancio dello Stato sono stabilmente ridotti di un importo pari al maggiore onere sostenuto dalle amministrazioni rispetto a quanto sarebbe derivato dall'affidamento alle centrali di committenza, tenuto conto dei corrispettivi determinati ai sensi del comma 3-ter.

3-decies. Le amministrazioni locali che, per la realizzazione di opere pubbliche, non si avvalgano delle procedure di cui al comma 3-bis non possono fare ricorso, per il relativo finanziamento, all'imposta di scopo di cui all'articolo 1, commi 145 e seguenti, della legge 27 dicembre 2006, n.296. Gli stessi enti non possono procedere a variazioni in aumento di aliquote di tributi e di imposte propri o di compartecipazione a tributi statali o regionali per i successivi cinque esercizi, né possono prevedere, per lo stesso periodo, aumenti degli oneri concessori per la realizzazione di attività edilizie o di altre tariffe locali.

3-undecies. Ai fini del concorso delle autonomie locali al rispetto degli obblighi comunitari della Repubblica, al rispetto del patto di stabilità interno e alla realizzazione degli obblighi di contenimento e di razionalizzazione della spesa pubblica, nonché al fine di realizzare le migliori condizioni per l'acquisizione di lavori, beni e servizi nel rispetto dei princìpi di tutela della concorrenza, le disposizioni del presente articolo costituiscono princìpi di coordinamento della finanza pubblica».

 

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 2

2.0.1

PISTORIO, OLIVA

Decaduto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

(Modifica articolo 6-ter, comma 3 della legge 6 agosto 2008, n. 133)

1. All'articolo 6-ter, comma 3, della legge 6 agosto 2008, n. 133, la lettera a) è sostituita con la seguente:

a) i criteri per la redazione dello Statuto, nel quale è previsto che la Banca abbia necessariamente sede in una regione del Mezzogiorno d'Italia e che l'attività prevalente sia finalizzata al sostegno finanziario di imprese e al credito alle persone nei territori ricadenti nelle aree individuate dall'articolo 17 del Regolamento CE n. 1083 dell'11 luglio 2006 (Obiettivo ''Convergenza'')».

2.0.2

PISTORIO, OLIVA

Decaduto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

(Potenziamento della rete infrastrutturale dei territori ricadenti nelle aree individuate dall'articolo 17 del Regolamento CE n. 1083 dell'11 luglio 2006 [Obiettivo «Convergenza»])

1. All'articolo 6-quinquies, comma 1, della legge 6 agosto 2008, n.133 le parole da: ''È istituito'' fino alle parole: ''di livello nazionale'', son sostituite con le seguenti: ''È istituito, nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, a decorrere dall'anno 2009, un fondo per il finanziamento, in via prioritaria, di interventi finalizzati al potenziamento della rete infrastrutturale nazionale, in particolare dei territori ricadenti nelle aree individuate dall'articolo 17 del Regolamento CE n. 1083 dell'11 luglio 2006 (Obiettivo 'Convergenza')''».

2.0.3

PARDI, BELISARIO, LI GOTTI, GIAMBRONE, ASTORE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PEDICA, RUSSO

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

(Modifiche all'articolo 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133)

1. All'articolo 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, dopo le parole: ''tutti i servizi pubblici locali'' aggiungere le seguenti: '', ad esclusione del servizio idrico integrato,'';

b) al comma 2, dopo le parole: ''servizi pubblici locali'', aggiungere le seguenti: '', con esclusione del servizio idrico integrato,'';

c) il comma 8 è abrogato;

d) al comma 10, lettera d) sono abrogate le seguenti parole: '',nonché in materia di acqua''».

2.0.6

D'AMBROSIO LETTIERI, ESPOSITO

Ritirato

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

1. Il n. 1076 dell'Allegato A del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è sostituito dal seguente:

1076-Legge 23 maggio 1950, n. 253, ad esclusione dell'art. 35

Disposizioni per le locazioni e sublocazioni di immobili urbani

2. L'articolo 35 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 riacquista efficacia a decorrere dal 25 giugno 2008».

2.0.7

D'AMBROSIO LETTIERI, ESPOSITO

Ritirato

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

1. Il n. 1076 dell'Allegato A del decreto-legge 25 giugno 2008, n.112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è sostituito dal seguente:

1076-Legge 23 maggio 1950, n. 253, ad esclusione dell'art. 35

Disposizioni per le locazioni e sublocazioni di immobili urbani».

2.0.8

BONFRISCO

V. testo 2

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

Al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, dopo l'articolo 18-bis è inserito il seguente:

"Art. 18-ter.

(Società di consulenza finanziaria)

1. La riserva di attività di cui all'articolo 18, non pregiudica la possibilità per le società costituite in forma di società per azioni o società a responsablità limitata, in possesso dei requisiti patrimoniali e di indipendenza stabiliti con regolamento adottato dal Ministro dell'economia e delle finanze,sentite la Banca d'Italia e la CONSOB, di prestare la consulenza in materia di investimenti, senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti.

2. Il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la Banca d'Italia e la CONSOB, può prevedere il possesso, da parte degli esponenti aziendali, dei requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza.

3. Nell'albo di cui all'art. 18 bis, comma 2, è istituita una sezione dedicata alle società di consulenza finanziaria per la quale si applicano i commi 3, 4, 5, 6, 7 e 8 del medesimo articolo"».

2.0.8 (testo 2)

BONFRISCO

Approvato

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

Al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, dopo l'articolo 18-bis è inserito il seguente:

"Art. 18-ter.

(Società di consulenza finanziaria)

1. A decorrere dal 1° ottobre 2009 la riserva di attività di cui all'articolo 18, non pregiudica la possibilità per le società costituite in forma di società per azioni o società a responsablità limitata, in possesso dei requisiti patrimoniali e di indipendenza stabiliti con regolamento adottato dal Ministro dell'economia e delle finanze,sentite la Banca d'Italia e la CONSOB, di prestare la consulenza in materia di investimenti, senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti.

2. Il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la Banca d'Italia e la CONSOB, può prevedere il possesso, da parte degli esponenti aziendali, dei requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza.

3. Nell'albo di cui all'art. 18 bis, comma 2, è istituita una sezione dedicata alle società di consulenza finanziaria per la quale si applicano i commi 3, 4, 5, 6, 7 e 8 del medesimo articolo"».

2.0.9

INCOSTANTE, BIANCO, DE SENA, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, MARINO MAURO MARIA, PROCACCI, SANNA, VITALI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

1. All'articolo 9, comma 2, del decreto legislativo n. 163 del 12 aprile 2006, le parole: ''Le informazioni possono essere fornite anche per via telematica'' sono sostituite dalle seguenti: ''A partire dal 1º gennaio 2010, le informazioni devono essere fornite solo per via telematica''.

2. A partire dal 1º gennaio 2009 la partecipazione agli appalti per contratti pubblici di lavori, servizi, forniture delle Pubbliche Amministrazionidi cui all'articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, avviene mediante presentazione degli allegati e della documentazione richiesta dall'ente appaltante in formato file. La documentazione è consegnata mediante Posta Elettronica Certificata con marca tura temporale all'indirizzo indicato sul capitolato. La documentazione è firmata dal rappresentante legale del proponente mediante Firma Elettronica certificata.

3. il mancato rispetto degli adempimenti e degli obblighi previsti dal precedente comma esclude il richiedente dal processo di valutazione. Tale esclusione non dà diritto ad azioni di rivalsa né a ricorsi di alcun tipo nei confronti della Pubblica Amministrazionecommittente.

4. Le Amministrazioni sono tenute a pubblicare i capitolati., corredati di indicazione di Posta Elettronica Certificata a cui inviare la documentazione. I formati dei file con cui dovrà essere redatta la documentazione dovranno essere indicati nei capitolati.. Tutte le Amministrazionisi attrezzano per la gestione telematica degli appalti per contratti pubblici di lavori, servizi, forniture; la mancanza di sistemi informatici e telematici atti agli adempimenti di cui al presente articolo non costituisce deroga a tali norme. A partire dal 1º gennaio 2010, cessa l'obbligo di pubblicazione degli estratti''».

2.0.10

FILIPPI MARCO, VIMERCATI

Id. em. 2.0.9

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

1. All'articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, le parole: ''Le informazioni possono essere fornite anche per via telematica'' sono sostituite dalle seguenti: ''A partire dal 1º gennaio 2010, le informazioni devono essere fornite solo per via telematica''.

2. A partire dal 1º gennaio 2009 la partecipazione agli appalti per contratti pubblici di lavori, servizi, forniture delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, avviene mediante presentazione degli allegati e della documentazione richiesta dall'ente appaltante in formato file. La documentazione è consegnata mediante posta elettronica certificata con marcatura temporale all'indirizzo indicato sul capitolato. La documentazione è firmata dal rappresentante legale del proponente mediante firma elettronica certificata.

3. Il mancato rispetto degli adempimenti e degli obblighi previsti dal comma 2 esclude il richiedente dal processo di valutazione. Tale esclusione non dà diritto ad azioni di rivalsa né a ricorsi di alcun tipo nei confronti della pubblica amministrazione committente.

4. Le amministrazioni sono tenute a pubblicare i capitolati, corredati di indicazione di posta elettronica certificata a cui inviare la documentazione. I formati dei file con cui deve essere redatta la documentazione devono essere indicati nei capitolati. Tutte le amministrazioni si attrezzano per la gestione telematica degli appalti per contratti pubblici di lavori, servizi, forniture; la mancanza di sistemi informatici e telematici atti agli adempimenti di cui al presente articolo non costituisce deroga a tali norme. A partire dal 1º gennaio 2010, cessa l'obbligo di pubblicazione degli estratti».

2.0.12

MUGNAI, SANGALLI (*)

Ritirato e trasformato, congiuntamente all'em. 2.0.13, nell'odg G2.0.12

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

(Modifica dell'articolo 37, comma 7, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163)

1. All'ultimo periodo del comma 7 dell'articolo 37 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 162, dopo le parole: ''lettera b)'' sono inserite le seguenti: '', ad esclusione di quelli tra imprese artigiane di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443 e successive modificazioni.''».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

2.0.13

BENEDETTI VALENTINI, SANGALLI (*)

Ritirato e trasformato, congiuntamente all'em. 2.0.12, nell'odg G2.0.12

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

(Modifica dell'articolo 37, comma 7, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163)

1. All'ultimo periodo del comma 7 dell'articolo 37 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 162, dopo le parole: ''lettera b)'' sono inserite le seguenti: ''ad esclusione di quelli tra imprese artigiane di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443 e successive modificazioni,''».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

2.0.14

AMATO

Ritirato

Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 2-bis.

(Locazione di immobili per le attività ricettive di carattere sanitario)

1. L'articolo 27, comma 3, della legge 27 luglio 1978, n. 392, si interpreta nel senso che la durata della locazione, ivi prevista per un periodo non inferiore a nove anni, si applica anche agli immobili destinati ad attività recettive di carattere sanitario».

2.0.700

VALLARDI, BODEGA, MAURO, MAZZATORTA

Accantonato

Dopo l'articolo 2, inserire il seguente:

«Art. 2-bis. - 1. Per incentivare la produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici, i comuni possono usufruire del servizio di "scambio sul posto" dell'energia elettrica prodotta, secondo quanto stabilito dalla lettera a) dell'articolo 150 della legge n.244/07 per gli impianti di cui sono proprietari, senza tener conto, in deroga alla Delibera AEG 28/06, dell'obbligo di coincidenza tra il punto di immissione e il punto di prelievo dell'energia scambiata con la rete».

ORDINE DEL GIORNO

G2.0.12 (già emm. 2.0.12 e 2.0.13)

BENEDETTI VALENTINI, MUGNAI, VALENTINO, SANGALLI, FIORONI, BUBBICO, GRANAIOLA

Non posto in votazione (*)

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 1082,

impegna il Governo a riesaminare la materia, valutando la possibilità, a facilitazione dei consorzi tra imprese artigiane, di modificare l'ultimo periodo del comma 7 dell'articolo 37 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 162, inserendo dopo le parole: «lettera b)», le seguenti: «ad esclusione di quelli tra imprese artigiane di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443 e successive modificazioni,».

________________

(*) Accolto dal Governo

 

ARTICOLO 3 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

Capo III

SEMPLIFICAZIONI

Art. 3.

Approvato nel testo emendato

(Chiarezza dei testi normativi)

1. Al capo III della legge 23 agosto 1988, n.400, prima dell'articolo 14 è inserito il seguente:

«Art. 13-bis - (Chiarezza dei testi normativi) - 1. Il Governo, nell'ambito delle proprie competenze, provvede a che:

a) ogni norma che sia diretta a sostituire, modificare o abrogare norme vigenti ovvero a stabilire deroghe indichi espressamente le norme sostituite, modificate, abrogate o derogate;

b) ogni rinvio ad altre norme contenuto in disposizioni legislative, nonché in regolamenti, decreti o circolari emanati dalla pubblica amministrazione, contestualmente indichi, in forma integrale o in forma sintetica e di chiara comprensione, il testo ovvero la materia alla quale le disposizioni fanno riferimento o il principio, contenuto nelle norme cui si rinvia, che esse intendono richiamare.

2. Le disposizioni della presente legge in materia di chiarezza dei testi normativi e di trasparenza delle relative procedure di approvazione costituiscono princìpi generali per la produzione normativa e non possono essere derogate, modificate o abrogate se non in modo esplicito.

3. Periodicamente, e comunque almeno ogni sette anni, si provvede all'aggiornamento dei codici e dei testi unici con i medesimi criteri e procedure previsti nell'articolo 17-bis adottando, nel corpo del testo aggiornato, le opportune evidenziazioni.

4. La Presidenza del Consiglio dei ministri adotta atti di indirizzo e coordinamento per assicurare che gli interventi normativi incidenti sulle materie oggetto di riordino, mediante l'adozione di codici e di testi unici, siano attuati esclusivamente mediante modifica o integrazione delle disposizioni contenute nei corrispondenti codici e testi unici».

 

EMENDAMENTI

3.700

PASTORE

Approvato

Al comma 2, sopprimere le parole: «e di trasparenza delle relative procedure di approvazione».

3.3

BELISARIO, PARDI, LI GOTTI, GIAMBRONE, ASTORE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PEDICA, RUSSO

Respinto

Dopo il comma 2. aggiungere il seguente:

«2-bis. Le indicazioni e i rinvii normativi di cui ai commi 1 e 2 devono essere contenuti in un apposito allegato alla legge o al provvedimento nel quale è contenuta la norma che sostituisce, modifica, abroga, deroga, o rimanda ad altre disposizioni legislative».

3.100

CASSON, MARITATI, INCOSTANTE, DELLA MONICA, LATORRE, DE SENA, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, D'AMBROSIO, GALPERTI, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, MARINO MAURO MARIA, PROCACCI, SANNA, VITALI

Respinto

Al comma 3, sostituire la parola: «sette» con la seguente: «cinque».

3.701

PARDI, BELISARIO, LI GOTTI, GIAMBRONE, ASTORE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PEDICA, RUSSO

Respinto

Al comma 3, dopo le parole: «testi unici» inserire le seguenti: «previo parere delle Commissioni parlamentari permanenti competenti per materia e».

3.101

DELLA MONICA, CASSON, MARITATI, INCOSTANTE, LATORRE, DE SENA, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, D'AMBROSIO, GALPERTI, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, MARINO MAURO MARIA, PROCACCI, SANNA, VITALI

Respinto

Al comma 4, sostituire le parole da: «oggetto di riordino» fino alla fine del comma, con le seguenti: «che siano oggetto di riordino mediante codici e testi unici, siano attuati esclusivamente modificando le disposizioni contenute negli stessi codici e testi unici».

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 3

3.0.4

PASTORE, BENEDETTI VALENTINI, BOSCETTO, FAZZONE, LAURO, SARO, SARRO, SALTAMARTINI

Accantonato

Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 3-bis.

1. Il terzo comma dell'articolo 2470 del codice civile è abrogato».

 

ARTICOLO 3-BIS DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

Art. 3-bis.

Approvato nel testo emendato

(Semplificazione della legislazione)

1. All'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n.246, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 14 è sostituito dai seguenti:

«14. Entro ventiquattro mesi dalla scadenza del termine di cui al comma 12, il Governo è delegato ad adottare decreti legislativi che individuano le disposizioni legislative statali, pubblicate anteriormente al 1º gennaio 1970, anche se modificate con provvedimenti successivi, delle quali si ritiene indispensabile la permanenza in vigore, secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) esclusione delle disposizioni oggetto di abrogazione tacita o implicita;

b) esclusione delle disposizioni che abbiano esaurito la loro funzione o siano prive di effettivo contenuto normativo o siano comunque obsolete;

c) identificazione delle disposizioni la cui abrogazione comporterebbe lesione dei diritti costituzionali;

d) identificazione delle disposizioni indispensabili per la regolamentazione di ciascun settore, anche utilizzando a tal fine le procedure di analisi e verifica dell'impatto della regolazione;

e) organizzazione delle disposizioni da mantenere in vigore per settori omogenei o per materie, secondo il contenuto precettivo di ciascuna di esse;

f) garanzia della coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa;

g) identificazione delle disposizioni la cui abrogazione comporterebbe effetti anche indiretti sulla finanza pubblica;

h) identificazione delle disposizioni:

1) contenute nei decreti ricognitivi, emanati ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge 5 giugno 2003, n.131, aventi per oggetto i princìpi fondamentali della legislazione dello Stato nelle materie previste dall'articolo 117, terzo comma, della Costituzione;

2) che costituiscono adempimento di obblighi imposti dalla normativa comunitaria vigente o occorrenti per la ratifica e l'esecuzione di trattati internazionali in vigore.

14-bis. Nelle materie appartenenti alla legislazione regionale, le disposizioni normative statali, che restano in vigore ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 5 giugno 2003, n.131, continuano ad applicarsi, in ciascuna regione, fino alla data di entrata in vigore delle relative disposizioni regionali.

14-ter. Fatto salvo quanto stabilito dal comma 17, decorso un anno dalla scadenza del termine di cui al comma 14, ovvero del maggior termine previsto dall'ultimo periodo del comma 22, tutte le disposizioni legislative statali non comprese nei decreti legislativi di cui al comma 14, anche se modificate con provvedimenti successivi, sono abrogate.

14-quater. Il Governo è altresì delegato ad adottare uno o più decreti legislativi recanti l'abrogazione espressa, in via anticipata rispetto al termine di cui al comma 14-ter, di disposizioni legislative statali ricadenti fra quelle di cui alle lettere a) e b) del comma 14, anche se pubblicate successivamente al 1º gennaio 1970»;

b) il comma 16 è abrogato;

c) il comma 17 è sostituito dal seguente:

«17. Rimangono in vigore:

a) le disposizioni contenute nel codice civile, nel codice penale, nel codice di procedura civile, nel codice di procedura penale, nel codice della navigazione, comprese le disposizioni preliminari e di attuazione, e in ogni altro testo normativo che rechi nell'epigrafe la denominazione codice ovvero testo unico;

b) le disposizioni che disciplinano l'ordinamento degli organi costituzionali e degli organi aventi rilevanza costituzionale, nonché le disposizioni relative all'ordinamento delle magistrature e dell'Avvocatura dello Stato e al riparto della giurisdizione;

c) le disposizioni tributarie e di bilancio e quelle concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco;

d) le disposizioni in materia previdenziale e assistenziale»;

d) dopo il comma 18 è inserito il seguente:

«18-bis. Entro un anno dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di riassetto di cui al comma 18, nel rispetto degli stessi princìpi e criteri direttivi, possono essere emanate, con uno o più decreti legislativi, disposizioni integrative o correttive dei medesimi decreti legislativi»;

e) al comma 19 le parole: «una Commissione parlamentare» sono sostituite dalle seguenti: «la ''Commissione parlamentare per la semplificazione'', di seguito denominata ''Commissione''»;

f) il comma 21 è sostituito dal seguente:

«21. La Commissione:

a) esprime il parere sugli schemi dei decreti legislativi di cui ai commi 14, 14-quater, 15, 18 e 18-bis;

b) verifica periodicamente lo stato di attuazione del procedimento per l'abrogazione generalizzata di norme di cui al comma 14-ter e ne riferisce ogni sei mesi alle Camere;

c) esercita i compiti di cui all'articolo 5, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n.59»;

g) il comma 22 è sostituito dal seguente:

«22. Per l'acquisizione del parere, gli schemi dei decreti legislativi di cui ai commi 14, 14-quater, 15, 18 e 18-bis sono trasmessi alla Commissione, che si pronuncia entro trenta giorni. Il Governo, ove ritenga di non accogliere, in tutto o in parte, le eventuali condizioni poste, ritrasmette il testo, con le proprie osservazioni e con le eventuali modificazioni, alla Commissione per il parere definitivo, da rendere nel termine di trenta giorni. Se il termine previsto per il parere della Commissione cade nei trenta giorni che precedono la scadenza di uno dei termini previsti dai commi 14, 14-quater, 15, 18 e 18-bis, la scadenza medesima è prorogata di novanta giorni».

 

EMENDAMENTI

3-bis.400

IL RELATORE

Approvato

Al comma 1, lettera a), capoverso 14, dopo le parole: «il Governo è delegato ad adottare» inserire le seguenti: «, con le modalità di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n.59, e successive modificazioni,».

3-bis.700

CASSON, MARITATI, INCOSTANTE, DELLA MONICA, LATORRE, DE SENA, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, D'AMBROSIO, GALPERTI, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, MARINO MAURO MARIA, PROCACCI, SANNA, VITALI

Le parole da: «Al comma 1,» a: «delle persone» respinte; seconda parte preclusa

Al comma 1, lettera a), capoverso «14», sostituire la lettera e)con la seguente:

«c) identificazione delle disposizioni la cui abrogazine comporterebbe lesione dei diritti costituzionali delle persone, nonché di quelle previste dalla Costituzione, da norme costituzionali, o comunque dal contenuto costituzionalmente necessario o vincolato».

3-bis.750

DELLA MONICA, CASSON, MARITATI, INCOSTANTE, LATORRE, DE SENA, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, D'AMBROSIO, GALPERTI, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, MARINO MAURO MARIA, PROCACCI, SANNA, VITALI

Precluso

Al comma 1, lettera a), capoverso «14», sostituire la lettera c) con la seguente:

«c) identificazione delle disposizioni la cui abrogazione comporterebbe lesione dei diritti costituzionali delle persone, nonché di quelle previste dalla Costituzione, da norme costituzionali».

3-bis.701

MARITATI, CASSON, INCOSTANTE, DELLA MONICA, LATORRE, DE SENA, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, D'AMBROSIO, GALPERTI, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, MARINO MAURO MARIA, PROCACCI, SANNA, VITALI

Precluso

Al comma 1, lettera a), capoverso «14», sostituire la lettera c)con la seguente:

«c) identificazione delle disposizioni la cui abrogazione comporterebbe lesione dei diritti costituzionali delle persone, nonché disposizioni previste dalla Costituzione o norme costituzionali».

3-bis.702

PARDI, BELISARIO, LI GOTTI, GIAMBRONE, ASTORE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PEDICA, RUSSO

Respinto

Al comma 1, lettera a), sopprimere i commi 14-bis e 14-ter.

3-bis.703

PARDI, BELISARIO, LI GOTTI, GIAMBRONE, ASTORE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PEDICA, RUSSO

Respinto

Al comma 1, lettera a), nel comma 14-ter ivi richiamato, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «previo parere del Consiglio di Stato, delle Commissioni parlamentari competenti per materia e della Commissione parlamentare per la semplificazione, di cui al comma 19 del presente articolo».

3-bis.704 (testo corretto)

PASTORE

Approvato

Al comma 1, lettera a), sostituire il capoverso «14-quater» con il seguente:

«14-quater. Il Governo è altresì delegato ad adottare, entro il termine di cui al comma 14-ter, uno o più decreti legislativi recanti l'abrogazione espressa, con la medesima decorrenza prevista dal comma 14-ter, di disposizioni legislative statali ricadenti fra quelle di cui alle lettere a) e b) del comma 14, anche se pubblicate successivamente al 1º gennaio 1970».

3-bis.705

CASSON, MARITATI, INCOSTANTE, DELLA MONICA, LATORRE, DE SENA, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, D'AMBROSIO, GALPERTI, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, MARINO MAURO MARIA, PROCACCI, SANNA, VITALI

Respinto

Al comma 1, sostituire la lettera c) con la seguente:

«c) al comma 17, le lettere c), d), e), f), g), sono sostituite dalle seguenti:

"c) le disposizioni la cui abrogazione comporterebbe lesioni di diritti costituzionali delle persone;

d) le disposizioni di legge previste dalla Costituzione o da norme costituzionali o comunque dal contenuto costituzionalmente necessario o vincolato;

e) fuori dei casi di cui alla lettera a), le disposizioni di cui all'articolo 1 del codice penale, quelle che escludono il reato o la punibilià ovvero attenuano o aggravano la pena, nonché le disposizioni che prevedono misure di prevenzione o di sicurezza, fermo restando quanto previsto dal comma 14-quater"».

3-bis.706

DELLA MONICA, CASSON, MARITATI, INCOSTANTE, LATORRE, DE SENA, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, D'AMBROSIO, GALPERTI, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, MARINO MAURO MARIA, PROCACCI, SANNA, VITALI

Sost. id. em. 3-bis.705

Al comma 1, sostituire la lettera c) con la seguente:

«c) al comma 17, le lettere c), d), e), f), g), sono sostituite dalle seguenti:

"c) le disposizioni la cui abrogazione comporterebbe lesioni di diritti costituzionali delle persone;

d) le disposizioni di legge previste dalla Costituzione o da norme costituzionali o comunque necessarie ovvero dovute ai sensi della Costituzione o di norme costituzionali;

e) fuori dei casi di cui alla lettera a), le disposizioni di cui all'articolo l del codice penale, quelle che escludono il reato o la punibilità ovvero attenuano o aggravano la pena, nonché le disposizioni che prevedono misure di prevenzione o di sicurezza, fermo restando quanto previsto dal comma 14-quater"».

3-bis.707

PARDI, BELISARIO, LI GOTTI, GIAMBRONE, ASTORE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PEDICA, RUSSO

Respinto

Al comma 1, lettera g), nel comma 22 ivi richiamato, primo periodo, dopo le parole: «sono trasmessi» aggiungere le seguenti: «, oltre che alle Commissioni parlamentari permanenti competenti per materia,».

 

ARTICOLO 3-TER DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

Art. 3-ter.

Approvato nel testo emendato

(Modifiche alla disciplina dei regolamenti. Testi unici compilativi)

1. All'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n.400, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, alinea, le parole: «entro novanta giorni», sono sostituite dalle seguenti: «entro sessanta giorni»;

b) al comma 2, dopo le parole: «Consiglio di Stato» sono inserite le seguenti: «e previo parere delle Commissioni parlamentari competenti in materia, che si pronunciano entro trenta giorni dalla richiesta»;

c) è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«4-ter. Con regolamenti da emanare ai sensi del comma 1 del presente articolo, si provvede al periodico riordino delle disposizioni regolamentari vigenti, alla ricognizione di quelle che sono state oggetto di abrogazione implicita e all'espressa abrogazione di quelle che hanno esaurito la loro funzione o sono prive di effettivo contenuto normativo o sono comunque obsolete».

2. Nel capo III della legge 23 agosto 1988, n.400, dopo l'articolo 17 è aggiunto il seguente:

«Art. 17-bis. - (Testi unici compilativi) - 1. Il Governo provvede, mediante testi unici compilativi, a raccogliere le disposizioni aventi forza di legge regolanti materie e settori omogenei, attenendosi ai seguenti criteri:

a) puntuale individuazione del testo vigente delle norme;

b) ricognizione delle norme abrogate, anche implicitamente, da successive disposizioni;

c) coordinamento formale del testo delle disposizioni vigenti in modo da garantire la coerenza logica e sistematica della normativa;

d) ricognizione delle disposizioni, non inserite nel testo unico, che restano comunque in vigore.

2. Lo schema di ciascun testo unico è deliberato dal Consiglio dei ministri, valutato il parere che il Consiglio di Stato deve esprimere entro trenta giorni dalla richiesta. Ciascun testo unico è emanato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa ulteriore deliberazione del Consiglio dei ministri.

3. Il Governo può demandare la redazione degli schemi di testi unici ai sensi dell'articolo 14, numero 2º, del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato, di cui al regio decreto 26 giugno 1924, n.1054, al Consiglio di Stato, che ha facoltà di avvalersi di esperti, in discipline non giuridiche, in numero non superiore a cinque, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato. Sugli schemi redatti dal Consiglio di Stato non è acquisito il parere dello stesso, previsto ai sensi dell'articolo 16, primo comma, numero 3º, del citato testo unico di cui al regio decreto n.1054 del 1924, dell'articolo 17, comma 25, della legge 15 maggio 1997, n.127, e del comma 2 del presente articolo».

 

EMENDAMENTI

3-ter.700

IL GOVERNO

Approvato

Al comma 1, sopprimere la lettera a) e al comma 2, capoverso «Art. 17-bis», comma 2, primo periodo sostituire le parole: «entro trenta giorni» con le seguenti: «entro quarantacinque giorni».

3-ter.701

PARDI, BELISARIO, LI GOTTI, GIAMBRONE, ASTORE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PEDICA, RUSSO

Respinto

Al comma 2, capoverso «Art. 17-bis», comma 2, secondo periodo, dopo le parole: «testo unico» inserire le seguenti: «previo parere delle Commissioni parlamentari permanenti competenti per materia e della Commissione per la semplificazione, di cui alla legge 28 novembre 2005, n.246».

3-ter.702

CASSON, MARITATI, INCOSTANTE, DELLA MONICA, LATORRE, DE SENA, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, D'AMBROSIO, GALPERTI, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, MARINO MAURO MARIA, PROCACCI, SANNA, VITALI

Respinto

Al comma 2, capoverso «Art. 17-bis», sopprimere il comma 3.

3-ter.750

D'AMBROSIO, CASSON, MARITATI, INCOSTANTE, DELLA MONICA, LATORRE, DE SENA, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, GALPERTI, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, MARINO MAURO MARIA, PROCACCI, SANNA, VITALI

Id. em. 3-ter.702

Al comma 2, capoverso «Art. 17-bis», sopprimere il comma 3.

3-ter.751

CASSON, MARITATI, INCOSTANTE, DELLA MONICA, LATORRE, DE SENA, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, D'AMBROSIO, GALPERTI, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, MARINO MAURO MARIA, PROCACCI, SANNA, VITALI

Respinto

Al comma 2, capoverso «Art. 17-bis», nel comma 3, sopprimere le parole: «testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato, di cui al».

3-ter.752

CHIURAZZI, MARITATI, CASSON, INCOSTANTE, DELLA MONICA, LATORRE, DE SENA, CAROFIGLIO, D'AMBROSIO, GALPERTI, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, MARINO MAURO MARIA, PROCACCI, SANNA, VITALI

Respinto

Al comma 2, capoverso «Art. 17-bis», nel comma 3, dopo le parole: «avvalersi di esperti,» inserire la seguente: «anche».

3-ter.703

PASTORE

Ritirato

Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:

«2-bis. Alla legge 28 novembre 2005, n.246, dopo l'articolo 7 è aggiunto il seguente:

«Art. 7-bis. - (Legge semestrale di manutezione). - 1. Entro il 31 dicembre ed il 30 giugno di ciascun anno, il Governo, con deliberazione del Consiglio di ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione normativa, presenta al Parlamento un disegno di legge teso alla manutenzione dell'ordinamento giuridico statale.

2. La legge semestrale di manutenzione è finalizzata a:

a) eliminare le antinomie e colmare le lacune dell'ordinamento;

b) abrogare o modificare disposizioni normative superflue o contraddittorie;

c) correggere errori materiali o imprecisioni delle disposizioni vigenti;

d) prorogare o modificare i termini previsti da disposizioni legislative".».

ARTICOLI 4 E 5 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

Art. 4.

Approvato

(Misure per la semplificazione della gestione amministrativa e finanziaria delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici consolari)

1. Con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.400, su proposta del Ministro degli affari esteri e del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e con il Ministro per la semplificazione normativa, sono disciplinati i procedimenti in materia di autonomia gestionale e finanziaria delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici consolari di I categoria, di cui all'articolo 18, comma 2-bis, del decreto-legge 1º ottobre 2007, n.159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n.222, nell'osservanza dei princìpi di cui all'articolo 20, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n.59, e successive modificazioni, nonché dei seguenti criteri:

a) semplificazione e accelerazione dei procedimenti relativi ai trasferimenti finanziari all'estero e alla loro gestione;

b) semplificazione e razionalizzazione della struttura e della gestione del bilancio delle sedi all'estero, ai fini della razionalizzazione della spesa;

c) garanzia di opportune procedure di verifica e controllo delle attività svolte nell'ambito dell'autonomia gestionale e finanziaria di cui al presente comma, con particolare riferimento alla gestione contabile e delle risorse umane.

2. A decorrere dalla data di entrata in vigore delle norme regolamentari di cui al comma 1, sono abrogati:

a) il comma 15 dell'articolo 1 del decreto-legge 14 marzo 2005, n.35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n.80;

b) gli articoli 1, 3, 4, 8 e 9 del decreto legislativo 15 dicembre 2006, n.307;

c) l'articolo 75 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n.18, e successive modificazioni;

d) i commi 1318, 1320 e 1321 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n.296;

e) il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 2000, n.120.

Art. 5.

Approvato

(Certezza dei tempi di conclusione del procedimento)

1. Alla legge 7 agosto 1990, n.241, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 1:

1) al comma 1, dopo le parole: «di efficacia» sono inserite le seguenti: «, di imparzialità»;

2) al comma 1-ter, dopo le parole: «il rispetto» sono inserite le seguenti: «dei criteri e»;

b) l'articolo 2 è sostituito dal seguente:

«Art. 2. - (Conclusione del procedimento). - 1. Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad un'istanza, ovvero debba essere iniziato d'ufficio, le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante l'adozione di un provvedimento espresso.

2. Nei casi in cui disposizioni di legge ovvero i provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e 5 non prevedono un termine diverso, i procedimenti amministrativi di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali devono concludersi entro il termine di trenta giorni.

3. Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.400, su proposta dei Ministri competenti e di concerto con i Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa, sono individuati i termini non superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi i procedimenti di competenza delle amministrazioni statali. Gli enti pubblici nazionali stabiliscono, secondo i propri ordinamenti, i termini non superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi i procedimenti di propria competenza.

4. Nei casi in cui, tenendo conto della sostenibilità dei tempi sotto il profilo dell'organizzazione amministrativa, della natura degli interessi pubblici tutelati e della particolare complessità del procedimento, sono indispensabili termini superiori a novanta giorni per la conclusione dei procedimenti di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali, i decreti di cui al comma 3 sono adottati su proposta anche dei Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa e previa deliberazione del Consiglio dei ministri. I termini ivi previsti non possono comunque superare i centottanta giorni, con la sola esclusione dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana e di quelli riguardanti l'immigrazione.

5. Fatto salvo quanto previsto da specifiche disposizioni normative, le autorità di garanzia e di vigilanza disciplinano, in conformità ai propri ordinamenti, i termini di conclusione dei procedimenti di rispettiva competenza.

6. I termini per la conclusione del procedimento decorrono dall'inizio del procedimento d'ufficio o dal ricevimento della domanda, se il procedimento è ad iniziativa di parte.

7. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 17, i termini di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 del presente articolo possono essere sospesi, per una sola volta e per un periodo non superiore a trenta giorni, per l'acquisizione di informazioni o di certificazioni relative a fatti, stati o qualità non attestati in documenti già in possesso dell'amministrazione stessa o non direttamente acquisibili presso altre pubbliche amministrazioni. Si applicano le disposizioni dell'articolo 14, comma 2.

8. Salvi i casi di silenzio assenso, decorsi i termini per la conclusione del procedimento, il ricorso avverso il silenzio dell'amministrazione, ai sensi dell'articolo 21-bis della legge 6 dicembre 1971, n.1034, può essere proposto anche senza necessità di diffida all'amministrazione inadempiente, fintanto che perdura l'inadempimento e comunque non oltre un anno dalla scadenza dei termini di cui ai commi 2 o 3 del presente articolo. Il giudice amministrativo può conoscere della fondatezza dell'istanza. È fatta salva la riproponibilità dell'istanza di avvio del procedimento ove ne ricorrano i presupposti.

9. La mancata emanazione del provvedimento nei termini costituisce elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale»;

c) dopo l'articolo 2 è inserito il seguente:

«Art. 2-bis. - (Conseguenze per il ritardo dell'amministrazione nella conclusione del procedimento). - 1. Le pubbliche amministrazioni e i soggetti di cui all'articolo 1, comma 1-ter, sono tenuti al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell'inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento.

2. Le controversie relative all'applicazione del presente articolo sono attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in cinque anni»;

d) il comma 5 dell'articolo 20 è sostituito dal seguente:

«5. Si applicano gli articoli 2, comma 7, e 10-bis».

2. Il rispetto dei termini per la conclusione dei procedimenti rappresenta un elemento di valutazione dei dirigenti; di esso si tiene conto al fine della corresponsione della retribuzione di risultato. Il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro per la semplificazione normativa, adotta le linee di indirizzo per l'attuazione del presente articolo e per i casi di grave e ripetuta inosservanza dell'obbligo di provvedere entro i termini fissati per ciascun procedimento.

3. In sede di prima attuazione della presente legge, gli atti o i provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e 5 dell'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n.241, come da ultimo sostituito dal comma 1, lettera b), del presente articolo, sono adottati entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. Le disposizioni regolamentari vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, che prevedono termini superiori a novanta giorni per la conclusione dei procedimenti, cessano di avere effetto a decorrere dalla scadenza del termine indicato al primo periodo. Continuano ad applicarsi le disposizioni regolamentari, vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, che prevedono termini non superiori a novanta giorni per la conclusione dei procedimenti. La disposizione di cui al comma 2 del citato articolo 2 della legge n.241 del 1990 si applica dallo scadere del termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. Le regioni e gli enti locali si adeguano ai termini di cui ai commi 3 e 4 del citato articolo 2 della legge n.241 del 1990 entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge.

4. Per tutti i procedimenti di verifica o autorizzativi concernenti i beni storici, architettonici, culturali, archeologici, artistici e paesaggistici restano fermi i termini stabiliti dal codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42. Restano ferme le disposizioni di legge e di regolamento vigenti in materia ambientale che prevedono termini diversi da quelli di cui agli articoli 2 e 2-bis della legge 7 agosto 1990, n.241, come rispettivamente sostituito e introdotto dal presente articolo.

 

EMENDAMENTI

5.10

INCOSTANTE, BIANCO, DE SENA, CASSON, GALPERTI, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, MARINO MAURO MARIA, PROCACCI, SANNA, VITALI, DELLA MONICA, LATORRE, CAROFIGLIO, MARITATI, CHIURAZZI, D'AMBROSIO

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 5.

(Modifiche alla legge 7 agosto 1990, n. 241, in materia di conclusione del procedimento)

1. Alla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 1 sono apportate le seguenti modificazioni:

1) al comma 1, dopo le parole: ''di efficacia,'' sono inserite le seguenti: ''di imparzialità,'';

2) al comma 1-ter, dopo le parole: ''il rispetto'' sono inserite le seguenti: ''dei criteri e'' e sono aggiunte, in fine, le parole: '', nonché, limitatamente all'esercizio delle medesime attività, l'osservanza delle disposizioni di cui agli articoli 2, 2-bis e 3 della presente legge'';

b) l'articolo 2 è sostituito dal seguente:

''Art. 2. - (Conclusione del procedimento). - 1. Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad una istanza, ovvero debba essere iniziato d'ufficio, le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante l'adozione di un provvedimento espresso.

2. Nei casi in cui disposizioni di legge ovvero i provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e 5 non prevedono un termine diverso, i procedimenti amministrativi di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali devono concludersi entro il termine di trenta giorni.

3. Con regolamenti adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono individuati i termini non superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi i procedimenti di competenza delle amministrazioni statali. Gli enti pubblici nazionali stabiliscono, secondo i propri ordinamenti, i termini non superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi i procedimenti di propria competenza.

4. Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro competente, tenendo conto della sostenibilità dei termini sotto il profilo dell'organizzazione amministrativa, della natura degli interessi pubblici tutelati e della particolare complessità del procedimento, sono individuati i termini superiori a novanta giorni e comunque non superiori a centottanta giorni per la conclusione dei procedimenti di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali. Il numero totale di tali procedimenti non può comunque essere superiore ad un terzo del totale dei procedimenti di competenza dell'amministrazione o dell'ente pubblico nazionale di riferimento.

5. Fatto salvo quanto previsto da specifiche disposizioni normative, le Autorità di garanzia e di vigilanza disciplinano, in conformità ai propri ordinamenti, i termini di conclusione dei procedimenti di rispettiva competenza.

6. I termini per la conclusione del procedimento decorrono dall'inizio del procedimento d'ufficio, ovvero dal ricevimento della domanda, se il procedimento è ad iniziativa di parte.

7. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 17, i termini di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 del presente articolo possono essere sospesi, per una sola volta e per un periodo non superiore a trenta giorni, per l'acquisizione di informazioni o di certificazioni relative a fatti, stati o qualità non attestati in documenti già in possesso dell'amministrazione stessa o di altre pubbliche amministrazioni. Si applicano le disposizioni dell'articolo 14, comma 2'';

c) all'articolo 5 è aggiunto, in fine, il seguente comma:

''d-bis. Nei casi in cui la durata prevista per la conclusione del procedimento supera i trenta giorni, il responsabile, su richiesta degli interessati, fornisce con periodicità mensile, anche con mezzi telematici, informazioni circa lo stato del procedimento'';

d) all'articolo 10-bis, comma 1, terzo periodo, la parola: ''interrompe'' è sostituita dalla seguente: ''sospende'' e le parole: ''iniziano nuovamente'' sono sostituite dalla seguente: ''riprendono''.

2. Agli eventuali oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni introdotte dal comma 1, lettera c), si provvede nell'ambito degli stanziamenti di bilancio già previsti a legislazione vigente. il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli eventuali oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni dell'articolo 2-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, introdotto dal comma 1, lettera c), del presente articolo, anche ai fini dell'adozione dei provvedimenti correttivi di cui all'articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. I decreti eventualmente emanati ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, numero 2), della legge 5 agosto 1978, n. 468, prima dell'entrata in vigore dei provvedimenti o delle misure di cui al periodo precedente sono tempestivamente trasmessi alle Camere, corredati da apposite relazioni illustrative».

5.2

PARDI, BELISARIO, LI GOTTI, GIAMBRONE, ASTORE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PEDICA, RUSSO

Respinto

Al comma 1, lettera b), capoverso «Art. 2», al quarto comma, sostituire le parole: «interessi pubblici tutelati e particolare complessità del procedimento» con le seguenti: «interessi pubblici tutelati o della complessità del procedimento».

5.3

PARDI, BELISARIO, LI GOTTI, GIAMBRONE, ASTORE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PEDICA, RUSSO

Respinto

Al comma 1, lettera b), capoverso «Art. 2», al quarto comma, sostituire la parola: «indispensabili» con la seguente: «necessari».

5.4

CENTARO, INCOSTANTE (*)

Ritirato

Al comma 1, lettera c), capoverso "Art. 2-bis" dopo il primo comma, inserire il seguente:

«1-bis. Il risarcimento del danno è altresì dovuto nel caso in cui dall'inosservanza del termine di conclusione del procedimento derivi comunque la lesione di un diritto soggettivo dell'interessato».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

5.700

PARDI, BELISARIO, LI GOTTI, GIAMBRONE, ASTORE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PEDICA, RUSSO

Respinto

Al comma 4, ultimo periodo, dopo le parole: «materia ambientale» inserire le seguenti: «, ivi comprese quelle».

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 5

5.0.1

ZANETTA

Accantonato

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art 5-bis.

(Riduzione dei termini in materia di valutazione di impatto ambientale)

1. Al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 20, comma 3, le parole: ''quarantacinque giorni'' sono sostituite dalle seguenti: ''venti giorni'';

b) all'articolo 20, comma 4, primo periodo, le parole: ''quarantacinque giorni'' sono sostituite dalle seguenti: ''venti giorni'';

c) all'articolo 21, comma 4, le parole: ''sessanta giorni'' sono sostituite dalle seguenti: ''trenta giorni'';

d) all'articolo 23, comma 4, le parole: ''trenta giorni'' sono sostituite dalle seguenti: ''quindici giorni'';

e) all'articolo 24, comma 4, le parole: ''sessanta giorni'' sono sostituite dalle seguenti: ''trenta giorni'';

f) all'articolo 24, comma 9, primo periodo, le parole: ''sessanta giorni'', ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: ''trenta giorni'';

g) all'articolo 24, comma 9, secondo periodo, le parole: ''novanta giorni'' sono sostituite dalle seguenti: ''quarantacinque giorni'';

h) all'articolo 25, comma 2, le parole: ''sessanta giorni'' sono sostituite dalle seguenti: ''trenta giorni'';

i) all'articolo 25, comma 3, le parole: ''sessanta giorni'' sono sostituite dalle seguenti: ''trenta giorni'';

j) all'articolo 26, comma 1, primo periodo, le parole: ''centocinquanta'' sono sostituite dalle seguenti: ''novanta giorni'';

k) all'articolo 26, comma 1, secondo periodo, i termini previsti dalla medesima disposizione sono ridotti della metà;

l) all'articolo 26, comma 2, primo periodo le parole: ''centocinquanta'' sono sostituite dalle seguenti: ''novanta giorni2 e i termini previsti dalla medesima disposizione sono ridotti della metà;

m) all'articolo 26, comma 3, le parole: ''centoventi giorni'' sono sostituite dalle seguenti: ''sessanta giorni'' e le parole: ''sessanta giorni'', ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: ''trenta giorni'';

n) all'articolo 26, comma 3, quinto periodo, le parole: ''novanta giorni'' sono sostituite dalla seguenti: ''quarantacinque giorni''».

 

ARTICOLO 6 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

Art. 6.

Accantonato

(Certezza dei tempi in caso di attività consultiva e valutazioni tecniche)

1. Alla legge 7 agosto 1990, n.241, come da ultimo modificata dall'articolo 5 della presente legge, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 16:

1) al comma 1, primo periodo, la parola: «quarantacinque» è sostituita dalla seguente: «venti»;

2) al comma 1 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, che comunque non può superare i venti giorni dal ricevimento della richiesta»;

3) il comma 2 è sostituito dal seguente:

«2. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere obbligatorio o senza che l'organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie, è in facoltà dell'amministrazione richiedente di procedere indipendentemente dall'espressione del parere. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere facoltativo o senza che l'organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie, l'amministrazione richiedente procede indipendentemente dall'espressione del parere. Salvo il caso di omessa richiesta del parere, il responsabile del procedimento non può essere chiamato a rispondere degli eventuali danni derivanti dalla mancata espressione dei pareri di cui al presente comma»;

4) al comma 4, le parole: «il termine di cui al comma 1 può essere interrotto» sono sostituite dalle seguenti: «, i termini di cui al comma 1 possono essere interrotti»;

5) il comma 5 è sostituito dal seguente:

«5. I pareri di cui al comma 1 sono trasmessi con mezzi telematici»;

6) dopo il comma 6 è aggiunto il seguente:

«6-bis. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 127 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163, e successive modificazioni»;

b) all'articolo 25, comma 4, quarto periodo, dopo le parole: «Nei confronti degli atti delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato tale richiesta è inoltrata presso la Commissione per l'accesso di cui all'articolo 27» sono aggiunte le seguenti: «nonché presso l'amministrazione resistente».

EMENDAMENTI

6.1

INCOSTANTE, BIANCO, DE SENA, CASSON, GALPERTI, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, MARINO MAURO MARIA, PROCACCI, SANNA, VITALI, DELLA MONICA, LATORRE, CAROFIGLIO, MARITATI, CHIURAZZI, D'AMBROSIO

Accantonato

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 6.

(Modifiche alla legge 7 agosto 1990, n. 241, in materia di tempi del procedimento relativamente ad attività consultiva e valutazioni tecniche)

1. All'articolo 16 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

1) al comma 1, secondo periodo, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, che comunque non può superare i trenta giorni dal ricevimento della richiesta»;

2) il comma 2 è sostituito dal seguente:

''2. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere obbligatorio o senza che l'organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie, è in facoltà dell'amministrazione richiedente di procedere indipendentemente dall'espressione del parere. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere facoltativo o senza che l'organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie, l'amministrazione richiedente procede indipendentemente dall'espressione del parere. In tali casi, i soggetti responsabili dell'adozione del provvedimento non possono essere chiamati a rispondere degli eventuali danni derivanti dalla mancata espressione dei pareri di cui al presente comma'';

3) al comma 4, le parole: ''il termine di cui al comma 1 può essere interrotto'' sono sostituite dalle seguenti: ''i termini di cui al comma 1 possono essere interrotti'';

4) il comma 5 è sostituito dal seguente:

''5. I pareri di cui al comma 1 sono trasmessi con mezzi telematici'';

5) è aggiunto, in fine, il seguente comma:

''6-bis. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 127 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163'';

2. All'articolo 17 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

1) al comma l sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: ''Decorsi inutilmente ulteriori novanta giorni, l'organo competente procede comunque all'adozione del provvedimento. In tal caso, i soggetti responsabili dell'adozione del provvedimento non possono essere chiamati a rispondere degli eventuali danni derivanti dalla mancata emissione delle valutazioni tecniche di cui al presente comma'';

2) dopo il comma 2 è inserito il seguente:

''2-bis. Nei casi in cui per disposizione espressa di legge o di regolamento sia previsto che per l'adozione di un provvedimento debbano essere preventivamente acquisite le valutazioni tecniche di organi o enti appositi, i termini previsti dall'articolo 2, commi 2, 3, 4 e 5, sono sospesi fino all'acquisizione della valutazione e, comunque, salvo che per i casi di cui al comma 2 del presente articolo non oltre i termini massimi previsti dal comma 1''».

6.2

ZANETTA, BOSCETTO

Accantonato

Al comma 1, lettera a), dopo il n. 3), inserire il seguente:

«3-bis) Il comma 3 è abrogato;».

 

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 6

6.0.1

ZANETTA, BOSCETTO

Accantonato

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 6-bis.

(Sostituzione dell'articolo 146 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42)

1. L'articolo 146 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è sostituito dal seguente:

«Art. 146. - (Autorizzazione). - 1. I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili e aree oggetto degli atti e dei provvedimenti elencati all'articolo 157, oggetto di proposta formulata ai sensi degli articoli 138 e 141, tutelati ai sensi dell'articolo 142, ovvero sottoposti a tutela dalle disposizioni del piano paesaggistico, non possono distruggerli, ne'introdurvi modificazioni che rechino pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione.

2. I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo dei beni indicati al comma 1, hanno l'obbligo di sottoporre alla regione o all'ente locale al quale la regione ha affidato la relativa competenza i progetti delle opere che intendano eseguire, corredati della documentazione prevista, al fine di ottenere la preventiva autorizzazione.

3. Entro sei mesi dall'entrata in vigore del presente decreto legislativo, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, è individuata la documentazione necessaria alla verifica di compatibilità paesaggistica degli interventi proposti.

4. La domanda di autorizzazione dell'intervento indica lo stato attuale del bene interessato, gli elementi di valore paesaggistico presenti, gli impatti sul paesaggio delle trasformazioni proposte e gli elementi di mitigazione e di compensazione necessari.

5. L'amministrazione competente, nell'esaminare la domanda di autorizzazione, verifica la conformità dell'intervento alle prescrizioni contenute nei piani paesaggistici e ne accerta:

a) la compatibilità rispetto ai valori paesaggistici riconosciuti dal vincolo;

b) la congruità con i criteri di gestione dell'immobile o dell'area;

c) la coerenza con gli obiettivi di qualità paesaggistica.

6. L'amministrazione, accertata la compatibilità paesaggistica dell'intervento ed acquisito il parere della commissione per il paesaggio, entro il termine di venti giorni dalla ricezione dell'istanza, trasmette la proposta di autorizzazione, corredata dal progetto e dalla relativa documentazione, alla competente soprintendenza, dandone notizia agli interessati. Tale ultima comunicazione costituisce avviso di inizio del relativo procedimento, ai sensi e per gli effetti della legge 7 agosto 1990, n. 241. Qualora l'amministrazione verifichi che la documentazione allegata non corrisponde a quella prevista al comma 3, chiede le necessarie integrazioni; in tal caso, il predetto termine è sospeso dalla data della richiesta fino a quella di ricezione della documentazione. Qualora l'amministrazione ritenga necessario acquisire documentazione ulteriore rispetto a quella prevista al comma 3, ovvero effettuare accertamenti, il termine è sospeso, per una sola volta, dalla data della richiesta fino a quella di ricezione della documentazione, ovvero dalla data di comunicazione della necessità di accertamenti fino a quella di effettuazione degli stessi, per un periodo comunque non superiore a quindici giorni.

7. La soprintendenza comunica il parere entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla ricezione della proposta di cui al comma 6. Decorso inutilmente il termine per l'acquisizione del parere, l'amministrazione assume comunque le determinazioni in merito alla domanda di autorizzazione.

8. L'autorizzazione è rilasciata o negata dall'amministrazione competente entro il termine di venti giorni dalla ricezione del parere della soprintendenza e costituisce atto distinto e presupposto della concessione o degli altri titoli legittimanti l'intervento edilizio. I lavori non possono essere iniziati in difetto di essa.

9. Decorso inutilmente il termine indicato al comma 8, è data facoltà agli interessati di richiedere l'autorizzazione alla regione, che provvede anche mediante un commissario ad acta entro il termine di sessanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta. Qualora venga ritenuto necessario acquisire documentazione ulteriore o effettuare accertamenti, il termine è sospeso per una sola volta fino alla data di ricezione della documentazione richiesta ovvero fino alla data di effettuazione degli accertamenti. Laddove la regione non abbia affidato agli enti locali la competenza al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica, la richiesta di rilascio in via sostitutiva è presentata alla competente soprintendenza.

10. L'autorizzazione paesaggistica:

a) diventa efficace dopo il decorso di venti giorni dalla sua emanazione;

b) è trasmessa in copia, senza indugio, alla soprintendenza che ha emesso il parere nel corso del procedimento, nonché, unitamente al parere, alla regione ed alla provincia e, ove esistenti, alla comunità montana e all'ente parco nel cui territorio si trova l'immobile o l'area sottoposti al vincolo;

c) non può essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione anche parziale, degli interventi.

11. L'autorizzazione paesaggistica è impugnabile con ricorso al tribunale amministrativo regionale o con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, dalle associazioni ambientaliste portatrici di interessi diffusi individuate ai sensi dell'articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349 e da qualsiasi altro soggetto pubblico o privato che ne abbia interesse. Il ricorso è deciso anche se, dopo la sua proposizione ovvero in grado di appello, il ricorrente dichiari di rinunciare o di non avervi più interesse. Le sentenze e le ordinanze del Tribunale amministrativo regionale possono essere impugnate da chi sia legittimato a ricorrere avverso l'autorizzazione paesaggistica, anche se non abbia proposto il ricorso di primo grado.

12. Presso ogni comune è istituito un elenco, aggiornato almeno ogni sette giorni e liberamente consultabile, in cui è indicata la data di rilascio di ciascuna autorizzazione paesaggistica, con la annotazione sintetica del relativo oggetto e con la precisazione se essa sia stata rilasciata in difformità dal parere della soprintendenza. Copia dell'elenco è trasmessa trimestralmente alla regione e alla soprintendenza, ai fini dell'esercizio delle funzioni di vigilanza di cui all'articolo 155.

13. Le disposizioni dei precedenti commi si applicano anche alle istanze concernenti le attività minerarie di ricerca ed estrazione.

14. Le disposizioni del presente articolo non si applicano alle autorizzazioni per le attività di coltivazione di cave e torbiere. Per tali attività restano ferme le potestà del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio ai sensi della normativa in materia, che sono esercitate tenendo conto delle valutazioni espresse, per quanto attiene ai profili paesaggistici, dalle competente soprintendenza».

 

ARTICOLO 7 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

Art. 7.

Approvato

(Conferenza di servizi e silenzio assenso)

1. All'articolo 14-ter, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n.241, e successive modificazioni, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e può svolgersi per via telematica».

1-bis. All'articolo 14-ter della legge 7 agosto 1990, n.241, dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:

«2-bis. Alla conferenza di servizi di cui agli articoli 14 e 14-bis sono convocati i soggetti proponenti il progetto dedotto in conferenza, alla quale gli stessi partecipano senza diritto di voto.

2-ter. Alla conferenza possono partecipare, senza diritto di voto, i concessionari e i gestori di pubblici servizi, nel caso in cui il procedimento amministrativo o il progetto dedotto in conferenza implichi loro adempimenti ovvero abbia effetto diretto o indiretto sulla loro attività. Agli stessi è inviata, anche per via telematica e con congruo anticipo, comunicazione della convocazione della conferenza di servizi. Alla conferenza possono partecipare inoltre, senza diritto di voto, le amministrazioni preposte alla gestione delle eventuali misure pubbliche di agevolazione.».

2. Al comma 1 dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n.241, e successive modificazioni, al primo periodo, dopo le parole: «all'immigrazione,» sono inserite le seguenti: «all'asilo, alla cittadinanza,». Al comma 4 dell'articolo 20 della citata legge n.241 del 1990, e successive modificazioni le parole: «e l'immigrazione» sono sostituite dalle seguenti: «, l'immigrazione, l'asilo e la cittadinanza».

3. Al comma 2 dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n.241, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Nel caso in cui la dichiarazione di inizio attività abbia ad oggetto l'esercizio di attività di impianti produttivi di beni e di servizi e di prestazione di servizi di cui alla direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, compresi gli atti che dispongono l'iscrizione in albi o ruoli o registri ad efficacia abilitante o comunque a tale fine eventualmente richiesta, l'attività può essere iniziata dalla data della presentazione della dichiarazione all'amministrazione competente».

4. Al comma 3 dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n.241, e successive modificazioni, al primo periodo, dopo le parole: «dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 2,» sono inserite le seguenti: «o, nei casi di cui all'ultimo periodo del medesimo comma 2, nel termine di trenta giorni dalla data della presentazione della dichiarazione,».

5. Al comma 5 dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n.241, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il relativo ricorso giurisdizionale, esperibile da qualunque interessato nei termini di legge, può riguardare anche gli atti di assenso formati in virtù delle norme sul silenzio assenso previste dall'articolo 20».

6. Dall'attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Gli adempimenti previsti dal presente articolo sono svolti nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

 

EMENDAMENTI

7.10

INCOSTANTE, BIANCO, DE SENA, CASSON, GALPERTI, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, MARINO MAURO MARIA, PROCACCI, SANNA, VITALI, DELLA MONICA, LATORRE, CAROFIGLIO, MARITATI, CHIURAZZI, D'AMBROSIO

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 7. - (Modifiche alla legge 7 agosto 1990, n.241, in materia di dichiarazione di inizio attività e silenzio-assenso). - 1. All'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

1) al comma 1, primo periodo, le parole da: «,licenza» fino a: «artigianale» sono sostituite dalle seguenti: «comunque denominato, compresi gli atti che dispongono l'iscrizione in albi o ruoli o registri ad efficacia abilitante o comunque a tal fine eventualmente richiesta,»;

2) al comma 1, primo periodo, le parole da: «con la sola esclusione» fino a: «comunitaria» sono soppresse;

3) dopo il comma 3 sono inseriti i seguenti:

«3-bis. Salvo quanto previsto dal comma 3-ter, le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano agli atti che incidono:

a) sulla difesa nazionale, sulla pubblica sicurezza e sull'immigrazione;

b) sulla tutela dell'ambiente, nonché del patrimonio archeologico, storico, artistico-culturale e paesaggistico;

c) sulla tutela della salute e della pubblica incolumità;

d) sulle esigenze connesse all'amministrazione della giustizia e delle finanze;

e) sull'adempimento degli obblighi disposti dalla normativa comunitaria.

3-ter. Con uno o più regolamenti adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta de