Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento istituzioni
Titolo: Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile - A.C. 1441-bis-B - Iter alla Camera: discussione in Assemblea
Riferimenti:
AC N. 1441-BIS-B/XVI   AC N. 1441/XVI
Serie: Progetti di legge    Numero: 33    Progressivo: 4
Data: 16/03/2009
Descrittori:
ECONOMIA NAZIONALE   FINANZA PUBBLICA
ORGANIZZAZIONE FISCALE   PIANI DI SVILUPPO
PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO   PROCESSO CIVILE
Organi della Camera: I-Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni
V-Bilancio, Tesoro e programmazione

 

Camera dei deputati

XVI LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione per l’esame di
Progetti di legge

Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile

A.C. 1441-bis-B

Iter alla Camera: discussione in Assemblea

 

 

 

 

 

 

n. 33/4

(parte seconda)

 

 

16 marzo 2009

 


Servizio responsabile:

Servizio StudiCoordinamento del Dipartimento Affari costituzionali

( 066760-9475 / 066760-3855 – * st_istituzioni@camera.it

 

 

 

 

Per l’esame presso le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) dell’A.C. 1441-bis-B, Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile, sono stati predisposti i seguenti dossier:

§         n. 33/2: Elementi per l’istruttoria legislativa;

§         n. 33/3: Schede di lettura;

§         n. 33/4, suddiviso in 5 parti: Iter alla Camera (A.C. 1441) e Iter al Senato (A.S. 1082);

§         n. 33/5: Normativa di riferimento.

 

I dossier dei servizi e degli uffici della Camera sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

File: ID0006b2.doc

 


INDICE

 

Relazione delle Commissioni riunite I Affari costituzionali e V Bilancio (A.C. 1441-bis-A)

§      Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria  3

Discussione in Assemblea

Seduta del 25 settembre 2008  143

Seduta del 30 settembre 2008  207

Seduta del 1° ottobre 2008  343

Seduta del 2 ottobre 2008  547

 

 


Relazione delle Commissioni riunite
I Affari costituzionali e V Bilancio
(A.C. 1441-bis-A)

 


N. 1441-bis-A

¾

CAMERA DEI DEPUTATI

______________________________

DISEGNO DI LEGGE

 

presentato dal ministro dell'economia e delle finanze

(TREMONTI)

dal ministro dello sviluppo economico

(SCAJOLA)

dal ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione

(BRUNETTA)

dal ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali

(SACCONI)

dal ministro per la semplificazione normativa

(CALDEROLI)

e dal ministro della giustizia

(ALFANO)

 

Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria

 

¾¾¾¾¾¾¾¾

Testo risultante dallo stralcio degli articoli 3, da 5 a 13, da 15 a 18, da 22 a 24, 31, 32, da 37 a 39, da 65 a 67 e 70 del disegno di legge n. 1441, deliberato dall'Assemblea il 5 agosto 2008)

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(Relatori: BERNINI BOVICELLI, per la I Commissione;

CORSARO, per la V Commissione)

NOTA: Le Commissioni permanenti I (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni) e V (Bilancio, tesoro e programmazione), il 24 settembre 2008, hanno deliberato di riferire favorevolmente sul disegno di legge. In pari data, le Commissioni hanno chiesto di essere autorizzate a riferire oralmente.


 

PARERE DEL COMITATO PER LA LEGISLAZIONE

Il Comitato per la legislazione,

esaminato il disegno di legge n. 1441-bis nel testo trasmesso dalle Commissioni in data odierna e rilevato che:

il provvedimento in esame, pur derivante dallo stralcio di un più ampio disegno di legge, reca comunque un contenuto estremamente articolato, investendo materie diverse quali, tra le altre, lo sviluppo della banda larga, gli appalti pubblici, le modalità di redazione dei testi normativi, la riforma del procedimento amministrativo, il funzionamento dei comuni di piccole dimensioni, la cooperazione allo sviluppo internazionale, le sedi diplomatiche, la tutela degli utenti del servizio postale, l'uso dei fondi comunitari e di quelli per le aree sottoutilizzate, l'efficienza della pubblica amministrazione ed il codice dell'amministrazione digitale, la giustizia amministrativa e civile, le procedure di mediazione e conciliazione, le spese di giustizia, le società pubbliche; la presenza di disposizioni che incidono su un così ampio spettro di ambiti normativi determina un'inevitabile difficoltà nell'iter parlamentare, dal momento che esse attengono alle competenze primarie di commissioni diverse da quelle competenti in sede referente (quale ad esempio la commissione Giustizia), il cui proficuo apporto all'istruttoria legislativa risulta dunque limitato alla sola funzione consultiva;

 in tali contenuti si innestano numerose disposizioni di delegazione legislativa, segnatamente in materia di «realizzazione delle infrastrutture di comunicazione elettronica a banda larga» (articolo 14, comma 2), di «individuazione di nuovi servizi a forte valenza socio-sanitaria erogati dalle farmacie pubbliche e private» (articolo 30, comma 1), di «razionalizzazione del ruolo del segretario comunale» nei comuni di piccole dimensioni (articolo 30, comma 6), di riordino del CNIPA, del FORMEZ e della SSPA (articolo 46, comma 1), di modifica del codice dell'amministrazione digitale (articolo 49, comma 1), nonché per l'emanazione di norme istitutive della mediazione in materia civile e commerciale (articolo 62-bis);

esso incide, inoltre, su una disposizione di delegificazione già esistente, al fine di integrarne le norme generali regolatrici della materia (articolo 40, comma 1-bis) e reca un'ulteriore autorizzazione al Governo per l'adozione di regolamenti di delegificazione per la disciplina dei procedimenti in materia di autonomia gestionale e finanziaria delle rappresentanze diplomatiche e degli Uffici consolari di I categoria (articolo 25-bis, che, dunque, modifica implicitamente l'articolo 18, comma 2-bis, del decreto-legge n. 159 del 2007, che aveva invece demandato tale compito a regolamenti di esecuzione); peraltro tale articolo andrebbe formulato sostituendo il riferimento a principi e criteri direttivi, ivi contenuto, con un richiamo alle norme generali regolatrici della materia, in coerenza con il modello di delegificazione delineato dall'articolo 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988;

 nell'intervenire, come segnalato, in ambiti normativi variegati, il provvedimento procede ad un adeguato coordinamento con la legge sul procedimento amministrativo e con le norme processualcivilistiche, mentre talune disposizioni non sono invece inserite in un contesto normativo di riferimento (ad esempio, l'articolo 25, sulla chiarezza dei testi normativi, e l'articolo 61-bis, concernente le decisioni delle questioni di giurisdizione);

formula, all'articolo 25, una prescrizione concernente la redazione tecnica dei testi normativi a fini di chiarezza della legge, che codifica i parametri di giudizio costantemente ribaditi dal Comitato per la legislazione in ordine alla corretta formulazione delle norme ed al loro impatto sulla normativa esistente prescrivendo, in più, l'obbligo di esplicitare ogni rinvio normativo con l'indicazione, in forma integrale ovvero in forma sintetica e di chiara comprensione, del testo ovvero della materia alla quale la disposizione si riferisce, ovvero del principio, contenuto nelle norme cui si rinvia, che si intende richiamare;

contiene disposizioni formulate in termini di norma interpretativa (all'articolo 28, comma 2 ed al comma 1, lettera f), dell'articolo 71, capoverso 32-bis), per le quali tuttavia andrebbe verificato se si tratti di disposizioni innovative cui si intende conferire carattere retroattivo, circostanza che peraltro susciterebbe perplessità con riguardo al citato articolo 28, comma 2, atteso che esso si riferisce ad una norma che entrerebbe in vigore contestualmente alla medesima interpretazione autentica;

reca capi e rubriche delle disposizioni non sempre coerenti con il loro contenuto (ad esempio, l'unico articolo del capo IV «Casa e infrastrutture» riguarda la diversa materia delle «Centrali di committenza»; il capo IX, «Privatizzazioni» contiene disposizioni prevalentemente dedicate alle società pubbliche; la rubrica dell'articolo 29 non ne rispecchia integralmente il contenuto e la rubrica dell'articolo 40, «Trasparenza sulle retribuzioni e sulle collaborazioni autonome», non reca alcun riferimento all'obbligo per i soggetti pubblici di inserire nei propri siti internet anche i tassi di assenza del personale distinti per uffici di livello dirigenziale di appartenenza);

alla luce dei parametri stabiliti dall'articolo 16-bis del Regolamento osserva quanto segue:

sotto il profilo dell'efficacia del testo per la semplificazione e il riordinamento della legislazione vigente:

all'articolo 14, comma 2 - ove si dettano principi e criteri direttivi relativi all'esercizio della delega volta a definire un quadro normativo finalizzato alla celere realizzazione delle infrastrutture di comunicazione elettronica a banda larga - dovrebbe valutarsi l'opportunità di un coordinamento con il disposto dell'articolo 2 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, che riguarda la medesima materia (la «banda larga») e che reca diverse disposizioni concernenti la denuncia di inizio attività, cui specificamente sono dedicati i principi ed i criteri direttivi di cui alla lettera c);

all'articolo 19, comma 1, capoverso 3-sexies, ultimo periodo - che inserisce ulteriori disposizioni nell'articolo 33 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e fissa nuovi contenuti del DPEF - dovrebbe valutarsi l'opportunità di novellare direttamente la legge n. 468 del 1978, al fine di inserire in essa le disposizioni concernenti i nuovi contenuti previsti per il documento di programmazione economico-finanziaria;

agli articoli 25 e 61-bis, in ragione della loro valenza generale, dovrebbe valutarsi l'opportunità di una collocazione in un contesto normativo sistematico; in particolare, l'articolo 25, che detta regole generali per la redazione dei testi normativi - prevedendo che ogni nuova norma espliciti modifiche e deroghe alla normativa vigente (comma 1) e che ogni rinvio normativo, sia esso contenuto in atti normativi o in atti amministrativi, debba richiamare «in forma integrale ovvero in forma sintetica» il testo, la materia o il principio di diritto richiamato - potrebbe essere collocato nel codice civile, nell'ambito delle disposizioni sulla legge in generale;

all'articolo 28, comma 1, lettera c) e comma 2 - ove si modifica il disposto del comma 9 dell'articolo 14-ter della legge n. 241 del 1990 al fine di semplificare il funzionamento della conferenza di servizi prevedendo che in quella sede si formi il verbale recante la determinazione conclusiva, con l'indicazione di dichiarazioni, assensi dinieghi e le eventuali prescrizioni integrative, anche se espressi da un'amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità - dovrebbe valutarsi l'esigenza di un coordinamento con l'articolo 14-quater della citata legge n. 241, che invece, al comma 3, disciplina in modo peculiare gli effetti del dissenso espresso dalle suddette amministrazioni;

all'articolo 40, comma 1- bis - che novella l'articolo 3, comma 52-bis, lettera c) della legge n. 244 del 2007, al fine di modificare una delle prescrizioni dettate in riferimento all'adozione di futuri regolamenti di delegificazione - dovrebbe valutarsi l'opportunità di intervenire anche sul termine fissato dal citato comma 52-bis per l'adozione del regolamento, atteso che esso scade il prossimo 31 ottobre 2008 e dunque presumibilmente prima della conclusione dell'iter del provvedimento in esame;

all'articolo 48 - che riconosce effetto di pubblicazione legale agli atti e provvedimenti amministrativi pubblicati sui siti informatici dalle amministrazioni e dai soggetti obbligati, prevedendo altresì la realizzazione e gestione da parte del CNIPA di un portale di accesso a tali siti e disponendo che, a decorrere dal 1o gennaio 2011, le pubblicazioni effettuate in forma cartacea non avranno effetto di pubblicazione legale - dovrebbe valutarsi l'esigenza di inserire tali previsioni nell'ambito delle disposizioni generali che disciplinano la pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi, quali, in particolare, l'articolo 26 della legge n. 241 del 1990, il Testo Unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1092 del 1985 e la normativa sui «siti istituzionali» delle pubbliche amministrazioni contenuta agli articoli 53 e 54 del Codice dell'amministrazione digitale di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005;

sotto il profilo della chiarezza e della proprietà della formulazione:

all'articolo 27, comma 1, lettera a), n. 1 - che, modificando l'articolo 16 della legge n. 241 del 1990, prevede un termine (massimo)di 45 giorni per l'espressione di pareri facoltativi - dovrebbe valutarsi l'opportunità di procedere ad un coordinamento con quanto statuito dall'articolo 26, comma 1, lettera a), che introduce nella medesima legge n. 241, all'articolo 2, un termine (ordinario) di durata dei procedimenti amministrativi non superiore a trenta giorni;

all'articolo 30, comma 5 - ove si prevede l'adozione di «un regolamento a norma dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, recante modelli e schemi contabili semplificati per i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, in deroga all'articolo 160 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267» - dovrebbe valutarsi l'opportunità di precisare a quale delle diverse tipologie di regolamento previste dal richiamato articolo 17 si intenda fare riferimento;

all'articolo 33, comma 1, lettera a) - ove si individuano come destinatari degli interventi di cooperazione a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione i «Paesi indicati dal decreto-legge 31 gennaio 2008, n. 8» - dovrebbe verificarsi l'opportunità di precisare che si tratta dei soli Paesi citati nell'articolo 2 del richiamato decreto legge n. 8;

all'articolo 42, comma 3 - secondo cui «i comuni con popolazione inferiore a 20.000 abitanti svolgono le funzioni relative alla gestione dei servizi pubblici locali in forma associata in modo che la popolazione complessiva dei comuni associati sia almeno pari a 20.000 abitanti» - dovrebbe valutarsi l'opportunità di chiarire il rapporto di tale disposizione con quanto statuito dall'articolo 23-bis del decreto legge n. 112 del 2008, il quale, al comma 10, autorizza il Governo ad adottare uno o più regolamenti, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988 aventi, tra le altre finalità, quella di prevedere che «i comuni con un limitato numero di residenti possano svolgere le funzioni relative alla gestione dei servizi pubblici locali in forma associata» (lettera b) del citato comma 10).»

 

PARERE DELLA II COMMISSIONE PERMANENTE

(Giustizia)

La II Commissione,

esaminato il disegno di legge in oggetto,

rilevato che:

il provvedimento in esame, come modificato dagli emendamenti, contiene numerose disposizioni volte a riformare la giustizia civile e, segnatamente, gli articoli, da 52 a 64;

l'assegnazione in sede referente alle Commissioni riunite I e V, per quanto ineccepibile sotto il profilo regolamentare, tuttavia comprime le prerogative e le competenze della Commissione giustizia, che rappresenta la sede naturale per un esame approfondito e consapevole dei provvedimenti di riforma del processo civile;

è necessario quindi che in futuro i provvedimenti che incidono sulla giustizia civile siano esaminati dalla Commissione giustizia, in sede referente e con lo svolgimento di un adeguato ciclo di audizioni degli operatori del settore;

il provvedimento in esame introduce rilevanti novità nel processo civile, con particolare riferimento ai profili della competenza; dell'incompatibilità del giudice; della valutazione del comportamento processuale delle parti, anche ai fini dell'incentivazione della composizione della controversia in sede conciliativa; dell'assunzione della prova testimoniale per iscritto; della nuova disciplina dell'ammissibilità del ricorso per cassazione; dell'introduzione del procedimento sommario di cognizione; della definizione dei principi di delega per l'emanazione di norme istitutive dell'istituto della mediazione in materia civile e commerciale; del recupero delle somme afferenti al bilancio della giustizia e per il contenimento e la razionalizzazione delle spese di giustizia;

i predetti interventi appaiono nel loro complesso apprezzabili, poiché idonei a migliorare l'efficienza della giustizia civile, nonché a determinare una chiara ed evidente accelerazione dello svolgimento del processo civile e, quindi, della sua conclusione;

con riferimento all'articolo 53, comma 7, che introduce la testimonianza scritta, appare opportuna una semplificazione della procedura di assunzione della prova, anche nell'ottica di una riconoscibilità dello strumento da parte degli operatori internazionali e di un ampliamento delle garanzie di autenticità del risultato probatorio;

l'articolo 53-bis, comma 1, sancisce il principio dell'appellabilità di tutti i provvedimenti di primo grado aventi natura decisoria, che potrebbe suscitare seri dubbi interpretativi in ordine a quei provvedimenti di natura decisoria per i quali la normativa vigente non prevede opportunamente il giudizio d'appello;

 con riferimento all'articolo 53-bis, comma 2, relativo all'ammissibilità del ricorso per cassazione, appare opportuna una ulteriore riflessione volta a definire i limiti della discrezionalità spettante al collegio, chiamato a decidere dell'ammissibilità medesima, nonché ad esplicitare il riferimento al rispetto del principio del contraddittorio;

esprime

PARERE FAVOREVOLE

con la seguente condizione:

all'articolo 53-bis sopprimere il comma 1;

e con le seguenti osservazioni:

a) valutino le Commissioni di merito l'opportunità di modificare l'articolo 53, comma 7, che introduce la testimonianza scritta, come descritto in premessa;

b) valutino le Commissioni di merito l'opportunità di modificare l'articolo 53-bis, comma 2, relativo all'ammissibilità del ricorso per cassazione, come descritto in premessa.

 

PARERE DELLA III COMMISSIONE PERMANENTE

(Affari esteri e comunitari)

La III Commissione,

esaminato, per le parti di propria competenza, il disegno di legge n. 1441-bis, recante disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, nel testo risultante dall'esame degli emendamenti ed articoli aggiuntivi approvati nel corso dell'esame in sede referente;

valutato positivamente l'inserimento dell'articolo 25-bis, che procede nella direzione della semplificazione della gestione del bilancio delle sedi all'estero, con particolare riferimento ai procedimenti relativi ai trasferimenti finanziari all'estero, nel quadro del processo di revisione degli assetti organizzativi del Ministero degli affari esteri e in attuazione della legge finanziaria per il 2007;

esaminato, inoltre, l'articolo 33, recante norme per semplificare le modalità di svolgimento delle procedure amministrative e contrattuali riguardanti gli interventi di cooperazione a sostegno dei processi di pace e stabilizzazione nei Paesi indicati nel decreto-legge 31 gennaio 2008, n. 8, convertito con modificazioni, dalla legge 13 marzo 2008, n. 45, nonché interventi di natura umanitaria sociale o economica in altre aree;

osservato, in particolare, che le disposizioni, di cui alla lettera a) dello stesso articolo 33, comma 1, sembrano in via interpretativa essere riferite ai Paesi di cui all'articolo 2, commi 1 e 3, del citato decreto-legge n. 8 del 2008, relativo ad interventi a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione;

rilevato infine che, con riferimento all'articolo 33, comma 1, lettera b), appare opportuno scongiurare formule generiche in ordine alle criticità ivi citate e provvedere a includere in tale nozione i casi di emergenza oltre che di natura umanitaria,

esprime

PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti osservazioni:

a) con riferimento all'articolo 33, comma 1, lettera a), valutino altresì le Commissioni di merito l'opportunità di prevedere il riferimento espresso all'articolo 2, commi 1 e 3, del decreto-legge 31 gennaio 2008, n. 8, convertito con modificazioni, dalla legge 13 marzo 2008, n. 45;

b) con riferimento all'articolo 33, comma 1, lettera b), valutino le Commissioni di merito l'opportunità di modificare la nozione di criticità nel senso di considerare quelle di carattere emergenziale o di natura umanitaria.

 

PARERE DELLA IV COMMISSIONE PERMANENTE

(Difesa)

La IV Commissione,

esaminato il nuovo testo del disegno di legge recante «Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria»;

considerato che il citato nuovo testo non contiene disposizioni di competenza della Commissione Difesa;

esprime:

NULLA OSTA

 

PARERE DELLA VI COMMISSIONE PERMANENTE

(Finanze)

La VI Commissione,

esaminato, ai sensi dell'articolo 73, comma 1-bis del regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria, il disegno di legge n. 1441-bis, recante disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, come risultante dallo stralcio di talune disposizioni;

rilevata l'opportunità di assicurare il migliore coordinamento delle norme contenute nel disegno di legge con quelle recate dal decreto-legge n. 112 del 2008,

esprime

PARERE FAVOREVOLE

con la seguente osservazione:

valutino le Commissioni di merito l'opportunità di sopprimere le disposizioni del provvedimento che risultano letteralmente identiche o sostanzialmente corrispondenti a disposizioni già contenute nel decreto-legge n. 112 del 2008, ovvero di assicurarne il coordinamento, con particolare riferimento, per quanto riguarda gli ambiti di competenza della Commissione Finanze, agli articoli 4, 14 e 20.

 

 

PARERE DELLA VII COMMISSIONE PERMANENTE

(Cultura, scienza e istruzione)

La VII Commissione,

esaminato, per le parti di propria competenza, il nuovo testo del disegno di legge n. 1441-bis recante «Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria», come risultante dagli emendamenti approvati,

esprime

PARERE FAVOREVOLE

con la seguente osservazione:

sarebbe opportuno coordinare le varie risorse disponibili di cui al comma 1, dell'articolo 51 sulle medesime finalizzazioni già in precedenza previste, in particolare su quelle del progetto «diamogli credito» promosso dal Ministero delle politiche giovanili e le attività sportive insieme con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, e quello per le riforme e le innovazioni della pubblica amministrazione, finalizzato ad un agevole accesso al credito da parte degli studenti impegnati nella formazione universitaria e post-universitaria.

 

PARERE DELLA VIII COMMISSIONE PERMANENTE

(Ambiente, territorio e lavori pubblici)

La VIII Commissione,

esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge n. 1441-bis, recante «Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria», come risultante al termine dell'esame degli emendamenti;

considerato che sono stati opportunamente soppressi l'articolo 2 e l'articolo 21 del testo originario, nel frattempo confluiti nel decreto-legge n. 112 del 2008, convertito dalla legge n. 133 del 2008;

osservato, invece, che il contenuto dell'articolo 19 non ha subìto sostanziali variazioni, nel corso dell'esame presso le Commissioni di merito;

rilevato, in proposito, che l'articolo 19 riguarda una nuova disciplina delle centrali di committenza, introducendo una serie di nuovi commi all'articolo 33 del «codice dei contratti pubblici» di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006, il cui scopo - secondo le intenzioni del Governo - è quello di permettere agli enti territoriali di minori dimensioni di avvalersi della qualificazione tecnica ed esperienza delle centrali di committenza regionali, con conseguenti contenimenti di costi da parte degli stessi enti e riduzione del numero delle stazioni appaltanti rispetto alle attuali 30.000 circa;

preso atto che la relazione tecnica del disegno di legge non sconta nei saldi gli effetti di risparmio che potranno derivare dalla norma, in quanto tali effetti potranno essere verificati solo in sede di consuntivo degli enti decentrati di spesa;

rilevato che le disposizioni citate, piuttosto che definire un impianto di incentivazione rispetto alle norme sopra richiamate, introducono una serie di disposizioni sanzionatorie nei confronti degli enti locali che non ricorrano alle predette procedure, in tal modo vincolando fortemente l'autonomia degli enti stessi e prevedendo misure eccessivamente penalizzanti per i comuni, in particolare per quelli di piccole dimensioni, i quali - per rispettare le norme contenute nell'articolo 19 - rischiano seriamente di vedere compromessa ogni possibilità di definire le proprie esigenze e le proprie priorità infrastrutturali, peraltro aggravando gli oneri relativi alla progettazione e pianificazione dei relativi appalti;

ricordato che il ricorso alle centrali di committenza è previsto dalle direttive comunitarie (2004/18 CE e 2004/17/CE) ed è giustamente ripreso dall'articolo 33 del codice dei contratti pubblici come una facoltà per le stazioni appaltanti e per gli enti aggiudicatori, nonché che, in passato, il ricorso obbligatorio alle centrali di committenza, previsto per gli appalti di servizi e forniture, attraverso la disciplina relativa alla CONSIP (introdotta con la legge finanziaria per il 2001), non ha prodotto i risultati attesi;

preso atto che, d'altra parte, il prodotto offerto dalla centralizzazione degli acquisti non sempre ha garantito la qualità e la specificità delle richieste delle singole amministrazioni, producendo spesso sprechi di denaro pubblico e risposte scadenti verso l'utenza, oltre che una limitazione eccessiva dell'autonomia delle amministrazioni, specialmente dei piccoli comuni con committenze contenute;

ritenuto, quindi, opportuno scongiurare che simili risultati possano prodursi anche nel delicato settore degli appalti di lavori pubblici e auspicato, semmai, un rafforzamento dei controlli rispetto alle ordinarie attività delle amministrazioni locali e una reale incentivazione della facoltà di ricorso alle centrali di committenza di area vasta,

esprime

PARERE FAVOREVOLE

con la seguente condizione:

per le motivazioni di cui in premessa, sia soppresso l'articolo 19 ovvero siano soppressi, quanto meno, i commi da 3-septies a 3-undecies del medesimo articolo 19, che potrebbero - in caso di loro approvazione - rappresentare una disciplina eccessivamente rigida per gli enti locali, che limiterebbe in misura eccessiva soprattutto le attività di pianificazione degli appalti dei piccoli comuni.

 

PARERE DELLA IX COMMISSIONE PERMANENTE

(Trasporti, poste e telecomunicazioni)

La IX Commissione,

esaminato, per le parti di propria competenza, il disegno di legge recante: «Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria» (C. 1441-bis, Governo),

esprime

PARERE FAVOREVOLE

 

 

 

PARERE DELLA X COMMISSIONE PERMANENTE

(Attività produttive, commercio e turismo)

La X Commissione,

esaminato il testo del disegno di legge (C. 1441-bis Governo) recante: «Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria», così come modificato dalle Commissioni competenti per materia,

delibera di esprimere

PARERE FAVOREVOLE

 

PARERE DELLA XI COMMISSIONE PERMANENTE

(Lavoro pubblico e privato)

La XI Commissione,

esaminato il nuovo testo del disegno di legge n. 1441-bis recante disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria,

esprime

PARERE FAVOREVOLE

 

PARERE DELLA XII COMMISSIONE PERMANENTE

(Affari sociali)

La XII Commissione,

esaminato per le parti di competenza il nuovo testo del disegno di legge n. 1441-bis, recante disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria;

considerata l'opportunità, ai fini di una migliore tutela della salute e per garantire un adeguato livello tecnologico e qualitativo dei dispositivi medici, nonché per garantire la stabilizzazione della finanza pubblica, di introdurre un contributo a carico delle aziende produttrici di dispositivi medici, a favore delle strutture del Servizio sanitario nazionale;

esprime:

PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti osservazioni:

all'articolo 30, valutino le Commissioni di merito l'opportunità di prevedere il superamento dei prezzi di riferimento, previsti dal disposto dell'articolo 1, comma 796, lettera v), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, relativo ai dispositivi medici, inserendo uno sconto in fattura fino all'1 per cento per le forniture a strutture del Servizio sanitario nazionale;

all'articolo 30, valutino le Commissioni di merito l'opportunità di modificare la rubrica al fine di renderla omogenea con il contenuto del medesimo articolo.

 

COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LE QUESTIONI REGIONALI

La Commissione parlamentare per le questioni regionali,

esaminato il disegno di legge C. 1441-bis Governo, in corso di esame presso le Commissioni riunite I e V della Camera, recante disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria;

 valutato che gli articoli 1, 2 e 4 del provvedimento, recanti norme, rispettivamente, in materia di revoca delle assegnazioni effettuate dal CIPE delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) a favore di amministrazioni centrali e regionali, di istituzione di un Fondo per il finanziamento di interventi tesi al potenziamento della rete infrastrutturale di livello nazionale e di concentrazione, da parte delle regioni, delle risorse del Quadro strategico nazionale per il periodo 2007-2013 su infrastrutture di interesse strategico regionale, nonché in materia di costituzione della società per azioni «Banca del Mezzogiorno», con il riconoscimento della funzione di soci fondatori allo Stato, alle regioni, alle province, ai comuni, aventi sede nelle regioni meridionali, appaiono di contenuto pressoché identico agli articoli 6-ter, 6-quater e 6-quinquies della legge 6 agosto 2008, n. 133, di conversione del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, rendendosi pertanto opportuno un coordinamento delle relative previsioni;

considerato l'articolo 19 del testo, che delinea un'articolata disciplina delle centrali di committenza regionali modificando l'articolo 33 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, il Codice dei contratti pubblici, stabilendo, al comma 3-undecies, che le disposizioni dell'articolo in oggetto costituiscono principi di coordinamento della finanza pubblica, con specifico riferimento alle previsioni che interessano le regioni e gli enti locali, in adesione all'articolo 117, comma terzo, della Costituzione, secondo cui il coordinamento della finanza pubblica è materia di legislazione concorrente; rilevato altresì che il comma 3-novies dispone che, qualora non si faccia ricorso alle procedure con le centrali di committenza, i trasferimenti ordinari a carico del bilancio dello Stato sono ridotti di un importo pari al maggiore onere sostenuto dalle amministrazioni rispetto a quanto sarebbe derivato dall'affidamento alle centrali di committenza, e considerata l'opportunità di applicare la suddetta previsione ai soli casi in cui gli enti locali non ricorrano alla centrale di committenza regionale ovvero ai capitolati e prezzari dei lavori della regione;

evidenziato che l'articolo 21 del provvedimento, che delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per il riordino della disciplina relativa all'affidamento e alla gestione dei servizi pubblici locali a rilevanza economica, prescrivendo che in deroga alla modalità ordinaria è ammessa una procedura speciale consistente nell'affidamento diretto senza gara nei confronti di società a capitale interamente pubblico, partecipate dall'ente locale, che hanno i requisiti comunitari per la gestione in house e delle società miste a partecipazione pubblica e privata, presenta notevoli analogie con l'articolo 23-bis della legge 6 agosto 2008, n. 133, di conversione del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, recante il riordino dei servizi pubblici locali, ravvisandosi al riguardo opportuno un coordinamento delle relative disposizioni;

preso atto dei contenuti dell'articolo 29 del provvedimento, che apporta modifiche alla legge 7 agosto 1990, n. 241, sull'azione amministrativa, nella parte in cui si individuano le disposizioni della predetta legge che, in quanto attinenti alla tutela del cittadino nei confronti dell'azione amministrativa, afferiscono ai livelli essenziali delle prestazioni, la cui disciplina è affidata dalla Costituzione alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, ai sensi dell'articolo 117, comma 2, lettera m), vincolando pertanto anche le Regioni e gli enti locali, quali quelle che riguardano la partecipazione dell'interessato al procedimento; l'individuazione del responsabile del procedimento; l'obbligo di conclusione del provvedimento entro il termine prefissato; il diritto di accesso alla documentazione amministrativa; rilevata altresì la definizione di un ambito di disposizioni della predetta legge riferibili ai livelli essenziali delle prestazioni, la cui applicazione può essere oggetto di intesa tra Stato e Regioni, quali l'istituto del silenzio assenso e quello della dichiarazione di inizio attività, per i quali possono delinearsi, in sede di Conferenza unificata, ulteriori casi di non applicazione per le autonomie locali;

considerate le previsioni di cui all'articolo 30 del testo, volte a semplificare la disciplina contabile per i comuni di piccole dimensioni e recanti delega al Governo per la razionalizzazione del ruolo del segretario comunale nei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti attraverso l'unificazione delle sedi di segreteria comunale ed il riordino delle funzioni dei segretari comunali in servizio presso le sedi di segreteria unificate; rilevato che, al comma 5, sarebbe opportuno legittimare gli enti locali a procedere, anche in caso di mancato esercizio della delega, ad adottare propri modelli e schemi contabili semplificati;

rilevato il contenuto dell'articolo 41 del provvedimento che, introducendo l'articolo 6-bis nel decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, reca disposizioni volte alla razionalizzazione delle spese per il funzionamento delle pubbliche amministrazioni subordinando il ricorso alle modalità di esternalizzazione della fornitura di servizi alla realizzazione di economie di gestione ed all'adozione di misure di contenimento delle spese di personale; evidenziato al riguardo che la Corte costituzionale, con sentenza n. 17 del 2004, ha ricondotto le previsioni di tale tenore all'ambito della competenza legislativa dello Stato relativa alla determinazione dei principi fondamentali nella materia riconducibile alla «armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario», ai sensi degli articoli 117, terzo comma e 119, secondo comma, della Costituzione;

considerate le previsioni dell'articolo 42 del testo, recanti modifiche all'articolo 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, sulle modalità di attuazione del conferimento delle funzioni amministrative agli enti territoriali e del trasferimento dei beni e delle risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative necessari per l'esercizio delle medesime funzioni; rilevato altresì il comma 3 dell'articolo 42 predetto, che pone una norma di principio in materia di servizi pubblici locali prevedendo che i comuni con meno di 20.000 abitanti debbano gestirli in forma associata; evidenziato al riguardo che la Corte costituzionale, con la sentenza 272/2004, ha precisato che la disciplina dei servizi pubblici locali «può essere agevolmente ricondotta nell'ambito della materia tutela della concorrenza, riservata dall'articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, alla competenza legislativa esclusiva dello Stato», qualora si tratti di servizi pubblici locali di rilevanza economica; segnalata inoltre l'opportunità di un coordinamento della disposizione in esame con le previsioni dell'articolo 23-bis della legge 6 agosto 2008, n. 133, di conversione del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, che reca una riforma di carattere generale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica;

esprime

PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti osservazioni:

a) valutino le Commissioni di merito l'opportunità di coordinare il contenuto degli articoli 1, 2, 4 e 21 del provvedimento in esame, recanti norme in materia di revoca delle assegnazioni effettuate dal CIPE delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS); di istituzione di un Fondo per il finanziamento di interventi tesi al potenziamento della rete infrastrutturale di livello nazionale e di concentrazione delle risorse del Quadro strategico nazionale per il periodo 2007-2013 su infrastrutture di interesse strategico regionale; di costituzione della società per azioni «Banca del Mezzogiorno» e di riordino della disciplina relativa all'affidamento e alla gestione dei servizi pubblici locali, con le previsioni di cui agli articoli 6-ter, 6-quater, 6-quinquies e 23-bis della legge 6 agosto 2008, n. 133, di conversione del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, aventi ad oggetto le medesime materie;

b) valutino le Commissioni di merito, all'articolo 19, comma 3-novies, del testo in esame, per il quale, qualora non si faccia ricorso alle procedure con le centrali di committenza, i trasferimenti ordinari a carico del bilancio dello Stato sono ridotti di un importo pari al maggiore onere sostenuto dalle amministrazioni rispetto a quanto sarebbe derivato dall'affidamento alle centrali di committenza, l'opportunità di applicare la suddetta previsione ai soli casi in cui gli enti locali non abbiano fatto ricorso alla centrale di committenza regionale ovvero ai capitolati e prezziari dei lavori della regione;

c) valutino le Commissioni di merito, all'articolo 30, di sopprimere i commi 1 e 2 affinché sia rinviata la disciplina delle farmacie rurali ad una apposita legge-quadro in materia;

d) valutino le Commissioni di merito, al comma 5 dell'articolo 30, l'opportunità di legittimare gli enti locali, anche in caso di mancato esercizio della delega nei tempi ivi previsti, ad adottare propri modelli e schemi contabili semplificati;

e) valutino inoltre le Commissioni di merito, al comma 6 del medesimo articolo 30, l'opportunità di riformulare la lettera a) prevedendo, quale criterio per l'esercizio della delega, l'istituzione di una sede di segreteria comunale unificata cui fanno riferimento almeno 3 comuni lasciando alla concertazione locale l'estensione fino a 15 mila abitanti;

f) valutino altresì le Commissioni di merito, in relazione al comma 3 dell'articolo 42 del provvedimento che dispone che i comuni con meno di 20.000 abitanti debbano gestire i servizi pubblici locali in forma associata, l'opportunità di precisare che tale principio opera in relazione ai servizi pubblici locali di rilevanza economica; sia inoltre attuato un coordinamento normativo tra la previsione suddetta e l'articolo 23-bis della legge 6 agosto 2008, n. 133, di conversione del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, che regola la materia.

 

 


 

TESTO

del disegno di legge

TESTO

delle Commissioni

TITOLO I

SVILUPPO ECONOMICO, SEMPLIFICAZIONE E COMPETITIVITÀ

TITOLO I

SVILUPPO ECONOMICO, SEMPLIFICAZIONE E COMPETITIVITÀ

Capo I

IMPRESA

Capo I

IMPRESA

Art. 1.

(Concentrazione strategica degli interventi del Fondo per le aree sottoutilizzate).

      Soppresso.

      1. Al fine di rafforzare la concentrazione delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate, di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, su interventi di rilevanza strategica nazionale, sono revocate le relative assegnazioni operate dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) per il periodo 2000-2006 in favore di amministrazioni centrali con le delibere adottate fino al 31 dicembre 2006, nel limite dell'ammontare delle risorse che entro la data del 31 maggio 2008 non sono state impegnate o programmate nell'ambito di accordi di programma quadro sottoscritti entro la medesima data, con esclusione delle assegnazioni per progetti di ricerca, anche sanitaria.

 

      2. Le disposizioni di cui al comma 1, per le analoghe risorse ad esse assegnate, costituiscono norme di principio per le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, tramite intese in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, sentite le amministrazioni centrali di volta in volta interessate, definiscono i criteri e le modalità per la riprogrammazione delle risorse disponibili.

 

      3. Le risorse oggetto della revoca di cui al comma 1 che sono già state trasferite ai soggetti assegnatari sono versate in entrata nel bilancio dello Stato per essere riassegnate all'unità previsionale di base in cui è iscritto il Fondo per le aree sottoutilizzate.

 

Art. 2.

(Fondo per il finanziamento di interventi finalizzati al potenziamento della rete infrastrutturale di livello nazionale).

      Soppresso.

      1. È istituito, nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, a decorrere dall'anno 2009, un fondo per il finanziamento, in via prioritaria, di interventi finalizzati al potenziamento della rete infrastrutturale di livello nazionale, ivi comprese le reti di telecomunicazione e quelle energetiche, di cui è riconosciuta la valenza strategica ai fini della competitività e della coesione del Paese. Il fondo è alimentato con gli stanziamenti nazionali assegnati per l'attuazione del Quadro strategico nazionale per il periodo 2007-2013 in favore di programmi di interesse strategico nazionale, di progetti speciali e di riserve premiali, fatte salve le risorse che, alla data del 31 maggio 2008, siano state vincolate all'attuazione di programmi già esaminati dal CIPE o destinate al finanziamento del meccanismo premiale disciplinato dalla delibera CIPE n. 82/2007 del 3 agosto 2007, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 29 dicembre 2007.

 

      2. Con delibera del CIPE, su proposta del Ministero dello sviluppo economico, si provvede alla ripartizione del fondo di cui al comma 1, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Nel rispetto delle procedure previste dal regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006, e successive modificazioni, i programmi operativi nazionali finanziati con risorse comunitarie per l'attuazione del Quadro strategico nazionale per il periodo 2007-2013 possono essere ridefiniti in coerenza con i princìpi di cui al presente articolo.

 

      3. Costituisce principio fondamentale ai sensi dell'articolo 117, terzo comma, della Costituzione la concentrazione, da parte delle regioni, delle risorse del Quadro strategico nazionale per il periodo 2007-2013 su infrastrutture di interesse strategico regionale, in sede di predisposizione dei programmi finanziati dal Fondo per le aree sottoutilizzate, di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, e di ridefinizione dei programmi finanziati dai Fondi strutturali comunitari.

 

Art. 3.

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Art. 4.

(Banca del Mezzogiorno).

      Soppresso.

      1. Al fine di assicurare la presenza nelle regioni meridionali d'Italia di un istituto bancario in grado di sostenerne lo sviluppo economico e di favorirne la crescita, è costituita la società per azioni «Banca del Mezzogiorno».

 

      2. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare, nel rispetto delle disposizioni del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1o settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, è nominato il comitato promotore della Banca, con oneri posti a carico delle risorse di cui al comma 4.

 

      3. Con il decreto di cui al comma 2 sono altresì disciplinati:

 

          a) i criteri per la redazione dello statuto, nel quale è previsto che la Banca abbia necessariamente sede in una regione del Mezzogiorno d'Italia;

 

          b) le modalità di composizione dell'azionariato della Banca, in maggioranza privato e aperto all'azionariato popolare diffuso, e il riconoscimento della funzione di soci fondatori allo Stato, alle regioni, alle province, ai comuni, alle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e agli altri enti e organismi pubblici, aventi sede nelle regioni meridionali, che conferiscono una quota di capitale sociale;

 

          c) le modalità per provvedere, attraverso trasparenti offerte pubbliche, all'acquisizione di marchi e di denominazioni, entro i limiti delle necessità operative della Banca, di rami di azienda già appartenuti ai banchi meridionali e insulari;

 

          d) le modalità di accesso della Banca ai fondi e ai finanziamenti internazionali, con particolare riferimento alle risorse prestate da organismi sopranazionali per lo sviluppo delle aree geografiche sottoutilizzate.

 

      4. È autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per l'anno 2008 per l'apporto al capitale della Banca da parte dello Stato, quale soggetto fondatore. Entro cinque anni dall'inizio dell'operatività della Banca tale importo è restituito allo Stato, il quale cede alla Banca stessa tutte le azioni ad esso intestate ad eccezione di una.

 

      5. All'onere di cui al comma 4 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2008-2010, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2008, allo scopo parzialmente utilizzando, quanto a 2,5 milioni di euro, l'accantonamento relativo al Ministero per i beni e le attività culturali e, quanto a 2,5 milioni di euro, l'accantonamento relativo al Ministero della salute.

 

      6. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Artt. 5-13.

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Capo II

INNOVAZIONE

Capo II

INNOVAZIONE

Art. 14.

(Banda larga).

Art. 14.

(Banda larga).

      1. Il Governo, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle regioni, individua un programma di interventi infrastrutturali nelle aree sottoutilizzate necessari per facilitare l'adeguamento delle reti di comunicazione elettronica pubbliche e private all'evoluzione tecnologica e alla fornitura dei servizi avanzati di informazione e di comunicazione del Paese. Nell'individuare le infrastrutture di cui al presente comma, il Governo procede secondo finalità di riequilibrio socio-economico tra le aree del territorio nazionale. Il Governo individua nel programma le risorse necessarie, che integrano i finanziamenti pubblici, comunitari e privati allo scopo disponibili. Al relativo finanziamento si provvede con una dotazione di 800 milioni di euro per il periodo 2007-2013 a valere sulle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate, di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni.

      1. Identico.

      2. Il Governo è delegato ad adottare, nel rispetto delle competenze delle regioni e in coerenza con la normativa comunitaria in materia, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi di riassetto normativo volti a definire un quadro normativo finalizzato alla celere realizzazione delle infrastrutture di comunicazione elettronica a banda larga, secondo le modalità e i princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, nonché nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

      2. Identico.

          a) disciplina delle tecniche di finanza di progetto e di accordo tra il settore pubblico e privato per finanziare e realizzare, con il concorso del capitale privato, le infrastrutture di cui al comma 1 nelle aree sottoutilizzate, a condizione che i progetti selezionati contribuiscano allo sviluppo di un sistema di reti aperto alla concorrenza nel rispetto dei princìpi e delle norme comunitari;

 

          b) fermi restando i compiti spettanti al Ministero dello sviluppo economico e all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ai sensi della legislazione vigente, razionalizzazione e semplificazione della disciplina generale della concessione dei diritti di passaggio nel rispetto delle norme comunitarie, abolendo qualunque diritto speciale o esclusivo nella posa e nel passaggio delle dorsali in fibra ottica e nell'accesso alla proprietà privata, favorendo e garantendo al tempo stesso l'utilizzazione condivisa di cavidotti e altre infrastrutture tra i diversi operatori;

 

          c) definizione di apposite procedure semplificate di inizio attività, da seguire in sostituzione di quelle attualmente previste per il rilascio dei provvedimenti concessori o autorizzatori di ogni specie e genere per gli scavi e per la posa in opera degli impianti realizzati secondo le più moderne tecnologie; definizione della durata delle medesime procedure non superiore a trenta giorni per l'approvazione dei progetti preliminari, comprensivi di quanto necessario per la localizzazione dell'opera d'intesa con l'ente locale competente; definizione delle procedure necessarie per la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza e per l'approvazione del progetto definitivo, la cui durata non può superare il termine di ulteriori sessanta giorni, con previsione del silenzio assenso alla scadenza di tale termine; definizione di termini perentori per la risoluzione delle interferenze con servizi pubblici e privati, con previsione di responsabilità patrimoniali in caso di mancata tempestiva risoluzione;

 

          d) previsione delle opportune modifiche al codice civile per favorire la posa di cavi e di infrastrutture avanzate di comunicazione all'interno dei condomìni;

 

          e) previsione di un regime agevolato per l'utilizzo del suolo pubblico che non ostacoli gli investimenti in reti a banda larga, prevedendo, nelle aree sottoutilizzate, la gratuità, per un congruo periodo di tempo, dell'utilizzo del suolo pubblico per la posa di cavi e di infrastrutture a banda larga; previsione di incentivi fiscali per la realizzazione di infrastrutture avanzate di comunicazione nelle nuove costruzioni e urbanizzazioni nonché nei casi di innovazioni finalizzate alla cablatura in fibra ottica dei condomìni e degli insediamenti residenziali, a valere sulle risorse disponibili di cui al comma 1;

 

          f) previsione di interventi che, nelle aree sottoutilizzate, incentivino la razionalizzazione dell'uso delle spettro radio al fine di favorire l'accesso radio a larghissima banda e la completa digitalizzazione delle reti di diffusione, prevedendo a tale fine misure di sostegno a interventi di ristrutturazione dei sistemi di trasmissione e di collegamento anche utilizzati dalle amministrazioni civili e militari dello Stato, favorendo altresì la liberazione delle bande di frequenza utili ai sistemi avanzati di comunicazione;

 

          g) attribuzione al Ministero dello sviluppo economico del coordinamento dei progetti di cui alla lettera a) attraverso la previsione della stipula di accordi di programma con le regioni interessate;

 

          h) affidamento della realizzazione dei progetti di cui alla lettera a) mediante gara ad evidenza pubblica nel rispetto della normativa comunitaria in materia.

 

      3. I decreti legislativi previsti dal comma 2 sono emanati previo parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, e delle competenti Commissioni parlamentari, che si pronunciano entro trenta giorni dalla trasmissione dei relativi schemi, trascorsi i quali i decreti sono emanati anche in assenza del parere.

      3. I decreti legislativi previsti dal comma 2 sono emanati previo parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, e delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si pronunciano entro trenta giorni dalla trasmissione dei relativi schemi, trascorsi i quali i decreti sono emanati anche in assenza del parere.

      4. Entro due anni dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 2, possono essere emanate disposizioni correttive e integrative dei decreti stessi nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e con le procedure di cui ai commi 2 e 3.

      4. Identico.

      5. Ai fini del presente articolo, sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano previste dagli statuti speciali e dalle relative norme di attuazione.

      5. Identico.

Capo III

ENERGIA

 

Artt. 15-18.

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Capo IV

CASA E INFRASTRUTTURE

Capo IV

CASA E INFRASTRUTTURE

Art. 19.

(Centrali di committenza).

Art. 19.

(Centrali di committenza).

      1. All'articolo 33 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

      1. Identico:

      «3-bis. Al fine di assicurare più effettivi e penetranti strumenti di controllo a tutela della trasparenza e della legalità dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, le amministrazioni regionali possono svolgere, per conto e su richiesta degli enti locali siti nei relativi territori, diversi dai comuni metropolitani, le attività di centrali di committenza, anche avvalendosi delle province, dei provveditorati alle opere pubbliche e della collaborazione delle prefetture-uffici territoriali del Governo. Resta ferma, per gli enti locali diversi dai comuni metropolitani, la facoltà di costituire centrali di committenza associandosi o consorziandosi, ai sensi del comma 1.

      «3-bis. Al fine di assicurare più effettivi e penetranti strumenti di controllo a tutela della trasparenza e della legalità dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, le amministrazioni regionali e CONSIP Spa possono svolgere, per conto e su richiesta degli enti locali siti nei relativi territori, diversi dai comuni metropolitani, le attività di centrali di committenza, anche avvalendosi delle province, dei provveditorati alle opere pubbliche e della collaborazione delle prefetture-uffici territoriali del Governo. Resta ferma, per gli enti locali diversi dai comuni metropolitani, la facoltà di costituire centrali di committenza associandosi o consorziandosi, ai sensi del comma 1.

      3-ter. I soggetti che fungono da centrali di committenza ai sensi del comma 3-bis e l'Osservatorio predispongono capitolati prestazionali e prezzari di riferimento per prestazioni standardizzate o comunque comparabili, anche sulla base dei valori espressi nelle convenzioni stipulate ai sensi dell'articolo 26 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, e successive modificazioni, e dei relativi parametri qualità-prezzo, nonché della media dei prezzi praticati alle amministrazioni aggiudicatrici negli ultimi tre anni, ridotti del 5 per cento. Dei capitolati prestazionali e dei prezzari così rilevati è data evidenza pubblica mediante pubblicazione sul sito internet istituzionale di ciascuna centrale di committenza e sul sito dell'Osservatorio.

      3-ter. I soggetti che fungono da centrali di committenza ai sensi del comma 3-bis e l'Osservatorio di cui all'articolo 7 predispongono capitolati prestazionali e prezzari di riferimento per prestazioni standardizzate o comunque comparabili, nell'osservanza dei valori espressi nelle convenzioni stipulate da CONSIP Spa ai sensi dell'articolo 26 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, e successive modificazioni, e dei relativi parametri qualità-prezzo, nonché sulla base della media dei prezzi praticati alle amministrazioni aggiudicatrici negli ultimi tre anni, ridotti del 5 per cento. Dei capitolati prestazionali e dei prezzari così rilevati è data evidenza pubblica mediante pubblicazione sul sito internet istituzionale di CONSIP Spa ovvero di ciascuna centrale di committenza e sul sito dell'Osservatorio.

      3-quater. I contratti di lavori, servizi o forniture per gli enti locali che si avvalgono delle procedure di cui al comma 3-bis sono stipulati prendendo a riferimento i prezzari di cui al comma 3-ter. Nel caso in cui, a seguito delle procedure di affidamento, il corrispettivo di ciascun contratto sia inferiore rispetto a quello determinato ai sensi del comma 3-ter, un importo non superiore alla differenza tra il prezzo di riferimento determinato ai sensi del comma 3-ter e il minore corrispettivo pagato dall'amministrazione derivante dal ricorso alle procedure di cui al comma 3-bis può essere ripartito, in misura convenzionalmente pattuita, tra l'ente locale interessato e la centrale di committenza, per essere destinato alla copertura delle spese necessarie ad assicurare il rispetto degli obblighi di pubblicità delle procedure, nonché a finalità di incentivazione e di miglioramento degli interventi di vigilanza e di controllo sui contratti di cui al presente articolo, anche nella relativa fase di esecuzione.

      3-quater. I contratti di lavori, servizi o forniture per gli enti locali che si avvalgono delle procedure di cui al comma 3-bis sono stipulati prendendo a riferimento i prezzari di cui al comma 3-ter. Nel caso in cui, a seguito delle procedure di affidamento, il corrispettivo di ciascun contratto sia inferiore rispetto a quello determinato ai sensi del comma 3-ter, un importo non superiore alla differenza tra il prezzo di riferimento determinato ai sensi del comma 3-ter e il minore corrispettivo pagato dall'amministrazione derivante dal ricorso alle procedure di cui al comma 3-bis può essere ripartito, in misura convenzionalmente pattuita, tra l'ente locale interessato e CONSIP Spa ovvero la centrale di committenza, per essere destinato alla copertura delle spese necessarie ad assicurare il rispetto degli obblighi di pubblicità delle procedure, nonché a finalità di incentivazione e di miglioramento degli interventi di vigilanza e di controllo sui contratti di cui al presente articolo, anche nella relativa fase di esecuzione.

      3-quinquies. Gli enti locali che si avvalgono delle centrali di committenza e le centrali di committenza non sono tenuti al pagamento del contributo previsto ai sensi dell'articolo 1, comma 67, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e successive modificazioni.

      3-quinquies. Gli enti locali che si avvalgono delle centrali di committenza e le centrali di committenza di cui al presente articolo non sono tenuti al pagamento del contributo previsto ai sensi dell'articolo 1, comma 67, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e successive modificazioni.

      3-sexies. In sede di programmazione degli interventi infrastrutturali a carico del bilancio dello Stato, ai fini della ripartizione degli stessi su scala regionale, è assicurata una quota premiale delle relative risorse finanziarie in favore delle regioni che abbiano introdotto nella loro legislazione disposizioni volte a rendere effettivo il ricorso alle procedure gestite da centrali di committenza per gli enti locali siti all'interno del territorio regionale, in maniera tale da assicurare minori oneri in termini di fabbisogno e di indebitamento netto, per effetto del ricorso alle procedure di cui al comma 3-bis, rispetto all'anno precedente. L'ammontare di tale quota premiale è stabilito annualmente con il Documento di programmazione economico-finanziaria.

      3-sexies. Identico.

      3-septies. Le amministrazioni locali che non si avvalgono delle procedure di cui al comma 3-bis sono tenute a motivarne specificamente le ragioni tecniche e di opportunità economica, con obbligo di trasmissione degli atti alle competenti sezioni regionali di controllo della Corte dei conti. In tale caso, il contratto non può essere stipulato prima di trenta giorni dalla data di trasmissione degli atti ai competenti uffici della Corte dei conti.

      3-septies. Identico.

      3-octies. Nel caso di contratto stipulato dagli enti locali senza il ricorso alle procedure di cui al comma 3-bis, in mancanza di adeguata motivazione delle ragioni tecniche e di opportunità economica, ferma ogni eventuale ulteriore pretesa erariale, dell'eventuale maggiore corrispettivo pagato dall'amministrazione rispetto a quelli determinati ai sensi del comma 3-ter rispondono comunque, a titolo personale e solidale, il pubblico ufficiale che ha stipulato il contratto e i componenti degli organi deputati all'eventuale approvazione o degli organi di controllo competenti secondo l'ordinamento delle singole amministrazioni che non hanno rilevato preventivamente il fatto.

      3-octies. Identico.

      3-novies. In caso di mancato ricorso alle procedure di cui al comma 3-bis, i trasferimenti ordinari a carico del bilancio dello Stato sono stabilmente ridotti di un importo pari al maggiore onere sostenuto dalle amministrazioni rispetto a quanto sarebbe derivato dall'affidamento alle centrali di committenza, tenuto conto dei corrispettivi fissati ai sensi del comma 3-ter.

      3-novies. Identico.

      3-decies. Le amministrazioni locali che, per la realizzazione di opere pubbliche, non si avvalgano delle procedure di cui al comma 3-bis non possono fare ricorso per il relativo finanziamento all'imposta di scopo di cui all'articolo 1, commi 145 e seguenti, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Gli stessi enti non possono procedere a variazioni in aumento di aliquote di tributi e di imposte propri o di compartecipazione a tributi statali o regionali per i successivi cinque esercizi, né possono prevedere, per lo stesso periodo, aumenti degli oneri concessori per la realizzazione di attività edilizie o di altre tariffe locali.

      3-decies. Identico.

      3-undecies. Ai fini del concorso delle autonomie locali al rispetto degli obblighi comunitari della Repubblica, al rispetto del patto di stabilità interno e alla realizzazione degli obblighi di contenimento e di razionalizzazione della spesa pubblica, nonché al fine di realizzare le migliori condizioni per l'acquisizione di lavori, beni e servizi nel rispetto dei princìpi di tutela della concorrenza, le disposizioni del presente articolo costituiscono princìpi di coordinamento della finanza pubblica».

      3-undecies. Identico».

Art. 20.

(Infrastrutture militari).

      Soppresso.

      1. All'articolo 27 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

          a) al comma 13-ter:

 

              1) le parole: «31 ottobre 2008» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2008»;

 

              2) le parole: «entro il 31 dicembre 2008, nonché altre strutture, per un valore complessivo pari almeno a 2.000 milioni di euro» sono sostituite dalle seguenti: «ad avvenuto completamento delle procedure di riallocazione concernenti i programmi di cui ai commi 13-ter e 13-ter.1»;

 

          b) al comma 13-ter 2:

 

              1) dopo le parole: «a procedure negoziate con enti territoriali» sono inserite le seguenti: «, società a partecipazione pubblica e soggetti privati»;

 

              2) l'ultimo periodo è sostituito dai seguenti: «Per consentire la riallocazione delle predette funzioni nonché per le più generali esigenze di funzionamento, ammodernamento, manutenzione e supporto dei mezzi, dei sistemi, dei materiali e delle strutture in dotazione alle Forze armate, inclusa l'Arma dei carabinieri, sono istituiti, nello stato di previsione del Ministero della difesa, un fondo in conto capitale e uno di parte corrente le cui dotazioni sono determinate dalla legge finanziaria in relazione alle esigenze di realizzazione del programma di cui al comma 13-ter.1. Al fondo in conto capitale concorrono anche i proventi derivanti dalle attività di valorizzazione effettuate dall'Agenzia del demanio con riguardo alle infrastrutture militari, ancora in uso al Ministero della difesa, oggetto del presente comma. Alla ripartizione dei predetti fondi si provvede mediante uno o più decreti del Ministro della difesa, da comunicare, anche con evidenze informatiche, al Ministero dell'economia e delle finanze»;

 

          c) dopo il comma 13-ter.2 è inserito il seguente:

 

      «13-ter.3. Ai proventi di cui al comma 13-ter.2 non si applica l'articolo 2, comma 615, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, ed essi sono riassegnati allo stato di previsione del Ministero della difesa integralmente nella misura percentuale di cui al citato comma 13-ter.2».

 

      2. All'articolo 3, comma 15-ter, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

          a) al primo periodo, le parole: «con gli enti territoriali» sono sostituite dalle seguenti: «di beni e di servizi con gli enti territoriali, con le società a partecipazione pubblica e con i soggetti privati»;

 

          b) il secondo periodo è sostituito dal seguente: «Le procedure di permuta sono effettuate dal Ministero della difesa, d'intesa con l'Agenzia del demanio, nel rispetto dei princìpi generali dell'ordinamento giuridico-contabile».

 

      3. Il Ministero della difesa - Direzione generale dei lavori e del demanio, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze - Agenzia del demanio, individua con apposito decreto gli immobili militari, non ricompresi negli elenchi di cui all'articolo 27, comma 13-ter, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, come da ultimo modificato del comma 1 del presente articolo, da alienare secondo le seguenti procedure:

 

          a) le alienazioni, le permute, le valorizzazioni e le gestioni dei beni, in deroga alla legge 24 dicembre 1908, n. 783, e successive modificazioni, e al regolamento di cui al regio decreto 17 giugno 1909, n. 454, e successive modificazioni, nonché alle norme della contabilità generale dello Stato, fermi restando i princìpi generali dell'ordinamento giuridico-contabile, sono effettuate direttamente dal Ministero della difesa - Direzione generale dei lavori e del demanio che può avvalersi del supporto tecnico-operativo di una società pubblica o a partecipazione pubblica con particolare qualificazione professionale ed esperienza commerciale nel settore immobiliare;

 

          b) la determinazione del valore dei beni da porre a base d'asta è decretata dal Ministero della difesa - Direzione generale dei lavori e del demanio, previo parere di congruità emesso da una commissione appositamente nominata dal Ministro della difesa, presieduta da un magistrato amministrativo o da un avvocato dello Stato e composta da esponenti dei Ministeri della difesa e dell'economia e delle finanze, nonché da un esperto in possesso di comprovata professionalità nella materia. Dall'istituzione della commissione non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e ai componenti della stessa non spetta alcun compenso o rimborso spese;

 

          c) i contratti di trasferimento di ciascun bene sono approvati dal Ministero della difesa. L'approvazione può essere negata per sopravvenute esigenze di carattere istituzionale dello stesso Ministero;

 

          d) le risorse finanziarie derivanti dalle gestioni degli immobili effettuate ai sensi del presente comma sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere integralmente riassegnate allo stato di previsione del Ministero della difesa;

 

          e) le alienazioni e le permute dei beni individuati possono essere effettuate a trattativa privata, qualora il valore del singolo bene, determinato ai sensi della lettera b), sia inferiore a 400.000 euro;

 

          f) ai fini delle permute e delle alienazioni degli immobili da dismettere, con cessazione del carattere demaniale, il Ministero della difesa comunica, insieme alle schede descrittive di cui all'articolo 12, comma 3, del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, l'elenco di tali immobili al Ministero per i beni e le attività culturali che si pronuncia, entro il termine perentorio di quarantacinque giorni dalla ricezione della comunicazione, in ordine alla verifica dell'interesse storico-artistico e individua, in caso positivo, le parti degli immobili stessi soggette a tutela, con riguardo agli indirizzi di carattere generale di cui all'articolo 12, comma 2, del citato codice. Per i beni riconosciuti di interesse storico-artistico, l'accertamento della relativa condizione costituisce dichiarazione ai sensi dell'articolo 13 del citato codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004. Le approvazioni e le autorizzazioni previste dal citato codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, e successive modificazioni, sono rilasciate o negate entro novanta giorni dalla ricezione dell'istanza. Le disposizioni del citato codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, parti prima e seconda, e successive modificazioni, si applicano anche dopo la dismissione.

 

      4. Ferme restando le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 568, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, i proventi derivanti dalle alienazioni di cui all'articolo 49, comma 2, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, sono integralmente riassegnati al fondo di parte corrente istituito nello stato di previsione del Ministero della difesa, in relazione alle esigenze di realizzazione del programma di cui al comma 13-ter.2 dell'articolo 27 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, come modificato dal comma 1 del presente articolo.

 

Capo V

LIBERALIZZAZIONI E DEREGOLAZIONE

Capo V

LIBERALIZZAZIONI E DEREGOLAZIONE

Art. 21.

(Delega al Governo per la riforma dei servizi pubblici locali).

      Soppresso.

      1. Il riordino della normativa nazionale che disciplina l'affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali è disposto, al fine di favorire la più ampia diffusione dei princìpi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale di rilevanza economica in ambito locale, nonché di garantire il diritto di tutti gli utenti all'universalità e all'accessibilità dei servizi pubblici locali e al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i princìpi di sussidiarietà, proporzionalità e leale collaborazione.

 

      2. Per le finalità di cui al comma 1, il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, uno o più decreti legislativi in materia di servizi pubblici locali, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

 

          a) prevedere che l'affidamento delle nuove gestioni e il rinnovo delle gestioni in essere dei servizi pubblici locali di rilevanza economica debbano avvenire mediante procedure competitive ad evidenza pubblica di scelta del gestore, nel rispetto della disciplina dell'Unione europea in materia di appalti pubblici e di servizi pubblici, fatta salva la proprietà pubblica delle reti, degli impianti e degli altri beni strumentali all'esercizio;

 

          b) consentire, in deroga all'ipotesi di cui alla lettera a), nelle situazioni che, per le peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l'affidamento a società a capitale interamente pubblico, partecipate dall'ente locale, che abbiano i requisiti richiesti dall'ordinamento comunitario per la gestione in house;

 

          c) considerare la possibilità di disporre l'affidamento diretto a società a partecipazione mista pubblica e privata, eccezionalmente, nei medesimi casi indicati alla lettera b) e se necessario per particolari situazioni di mercato, secondo modalità di selezione e di partecipazione dei soci pubblici e privati direttamente connesse alla gestione e allo sviluppo degli specifici servizi pubblici locali oggetto dell'affidamento, ferma restando la scelta dei soci privati mediante procedure competitive nelle quali siano già stabilite le condizioni e le modalità di svolgimento del servizio;

 

          d) prevedere, nell'ipotesi di cui alla lettera c), norme e clausole volte ad assicurare un efficace controllo pubblico della gestione del servizio e a evitare possibili conflitti di ruolo;

 

          e) prevedere che l'ente locale debba motivare le ragioni che impongono di ricorrere alle modalità di affidamento di cui alle lettere b) e c), anziché a quella di cui alla lettera a). In particolare l'ente locale deve dare adeguata pubblicità a tale scelta, definire il periodo temporale entro il quale effettuare la gara e giustificare gli affidamenti diretti in base a un'analisi di mercato e a una valutazione comparativa con l'offerta privata, da trasmettere, a fini di controllo, all'Autorità garante della concorrenza e del mercato e alle autorità di regolazione di settore, ove costituite. Le società di capitali cui sia attribuita la gestione ai sensi della lettera b) non possono svolgere servizi o attività per altri enti pubblici o privati, né direttamente, né tramite loro controllanti o altre società che siano da esse controllate o partecipate anche in forma indiretta, né partecipando a gare;

 

          f) escludere la possibilità di acquisire la gestione di servizi diversi o in ambiti territoriali diversi da quello di appartenenza, per i soggetti titolari della gestione di servizi pubblici locali non affidati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nonché per le imprese partecipate da enti locali, affidatarie della gestione di servizi pubblici locali, qualora usufruiscano di forme di finanziamento pubblico diretto o indiretto, fatta eccezione per il ristoro degli oneri connessi all'assolvimento degli obblighi di servizio pubblico derivanti dalla gestione di servizi affidati secondo procedure ad evidenza pubblica, ove evidenziati da sistemi certificati di separazione contabile e gestionale;

 

          g) individuare le modalità idonee a favorire la massima razionalizzazione ed economicità dei servizi pubblici locali, purché in conformità alla disciplina adottata ai sensi del presente articolo, anche mediante la gestione integrata di servizi diversi e l'estensione territoriale della gestione del medesimo servizio, da determinare anche attraverso l'identificazione, in base a criteri di efficienza, di bacini ottimali di utenza;

 

          h) definire le modalità con le quali incentivare, con misure di natura esclusivamente regolatoria e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, la gestione in forma associata dei servizi pubblici locali per gli enti locali con popolazione inferiore a 20.000 abitanti;

 

          i) prevedere una netta distinzione tra le funzioni di regolazione e le funzioni di gestione dei servizi pubblici locali, anche attraverso la revisione della disciplina sulle incompatibilità;

 

          l) armonizzare, nel rispetto delle competenze delle regioni, la nuova disciplina e quella di settore applicabile ai diversi servizi pubblici locali, individuando in modo univoco le norme applicabili in via generale per l'affidamento di tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica e apportando le necessarie modifiche alla vigente normativa di settore in materia di rifiuti, trasporti, energia elettrica e gas, nonché in materia di acqua, fermo restando quanto previsto dalla lettera a);

 

          m) disciplinare la fase transitoria, ai fini del progressivo allineamento delle gestioni in essere alla normativa adottata ai sensi delle lettere precedenti, prevedendo, se necessario, tempi e modi diversi per la progressiva applicazione a ciascun settore della nuova normativa;

 

          n) prevedere che gli affidamenti diretti in essere debbano cessare alla scadenza, con esclusione di ogni proroga o rinnovo;

 

          o) consentire ai soggetti affidatari diretti di servizi pubblici locali di concorrere, fino al 31 dicembre 2011, all'affidamento, mediante procedura competitiva ad evidenza pubblica da svolgere entro tale termine, dello specifico servizio già affidato, fermi restando i termini più brevi previsti dalla normativa di settore;

 

          p) prevedere l'applicazione del princìpio di reciprocità ai fini dell'ammissione di imprese estere alle gare;

 

          q) limitare, secondo criteri di proporzionalità, sussidiarietà orizzontale e razionalità economica del denegato ricorso al mercato, i casi di gestione in regime di esclusiva dei servizi pubblici locali, liberalizzando le altre attività economiche di prestazione di servizi di interesse generale in ambito locale compatibili con le garanzie di universalità e di accessibilità del servizio pubblico locale affidato ai sensi delle lettere precedenti;

 

          r) definire, sentite le competenti autorità amministrative indipendenti, garanzie di trasparenza e di imparzialità nella gestione delle procedure di affidamento;

 

          s) prevedere, nella disciplina degli affidamenti, idonee forme di ammortamento degli investimenti e una durata degli affidamenti strettamente proporzionale e mai superiore ai tempi di recupero degli investimenti.

 

      3. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 2, possono essere adottate disposizioni correttive e integrative dei decreti stessi, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e con la procedura di cui al medesimo comma 2.

 

Artt. 22-24.

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Capo VI

SEMPLIFICAZIONI

Capo VI

SEMPLIFICAZIONI

Art. 25.

(Chiarezza dei testi normativi).

Art. 25.

(Chiarezza dei testi normativi).

      1. Ogni norma che sia diretta a sostituire, modificare o abrogare norme vigenti ovvero a stabilire deroghe indica espressamente le norme sostituite, modificate, abrogate o derogate.

      1. Identico.

      2. Ogni rinvio ad altre norme contenuto in disposizioni legislative, nonché in regolamenti, decreti o circolari emanati dalla pubblica amministrazione deve contestualmente indicare, in forma integrale ovvero in forma sintetica e di chiara comprensione, il testo ovvero la materia alla quale le disposizioni fanno riferimento o il principio, contenuto nelle norme cui si rinvia, che esse intendono richiamare.

      2. Identico.

 

      3. Le disposizioni del presente articolo costituiscono princìpi generali per la chiarezza dei testi normativi e non possono essere derogate, modificate o abrogate se non in modo esplicito.

 

Art. 25-bis.

(Misure per la semplificazione della gestione amministrativa e finanziaria delle rappresentanze diplomatiche e degli Uffici consolari).

 

      1. Con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro degli affari esteri e del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e con il Ministro per la semplificazione normativa, sono disciplinati i procedimenti in materia di autonomia gestionale e finanziaria delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici consolari di I categoria, di cui all'articolo 18, comma 2-bis, del decreto-legge 1o ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, nell'osservanza dei princìpi di cui all'articolo 20, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, nonché dei seguenti criteri:

 

          a) semplificazione e accelerazione dei procedimenti relativi ai trasferimenti finanziari all'estero e alla loro gestione;

 

          b) semplificazione e razionalizzazione della struttura e della gestione del bilancio delle sedi all'estero, ai fini della razionalizzazione della spesa;

 

          c) garanzia di opportune procedure di verifica e controllo delle attività svolte nell'ambito dell'autonomia gestionale e finanziaria di cui al presente comma, con particolare riferimento alla gestione contabile delle risorse umane.

 

      2. A decorrere dalla data di entrata in vigore delle norme regolamentari di cui al comma 1, sono abrogati:

 

          a) l'articolo 1, comma 15, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80;

 

          b) gli articoli 1, 3, 4, 8 e 9 del decreto legislativo 15 dicembre 2006, n. 307;

 

          c) l'articolo 75 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni;

 

          d) i commi 1318, 1320 e 1321 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296;

 

          e) il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 2000, n. 120, e successive modificazioni.

Art. 26.

(Certezza dei tempi di conclusione del procedimento).

Art. 26.

(Certezza dei tempi di conclusione del procedimento).

      1. Alla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

      1. Identico.

          a) l'articolo 2 è sostituito dal seguente:

 

      «Art. 2. - (Conclusione del procedimento). - 1. Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad un'istanza, ovvero debba essere iniziato d'ufficio, le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di concluderlo, mediante una manifestazione di volontà chiara e univoca, anche ai sensi degli articoli 19 e 20, entro un termine certo, stabilito conformemente alle disposizioni del presente articolo.

 

      2. Nei casi in cui disposizioni di legge ovvero i provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e 5 non prevedono un termine diverso, i procedimenti amministrativi di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali devono concludersi entro il termine di trenta giorni.

 

      3. Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta dei Ministri competenti e di concerto con i Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa, sono individuati i termini non superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi i procedimenti di competenza delle amministrazioni statali. Gli enti pubblici nazionali stabiliscono, secondo i propri ordinamenti, i termini non superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi i procedimenti di propria competenza.

 

      4. Nei casi in cui, tenendo conto della sostenibilità dei tempi sotto il profilo dell'organizzazione amministrativa, della natura degli interessi pubblici tutelati e della particolare complessità del procedimento, sono indispensabili termini superiori a novanta giorni per la conclusione dei procedimenti di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali, i decreti di cui al comma 3 sono adottati su proposta anche dei Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa e previa delibera del Consiglio dei ministri. I termini ivi previsti non possono comunque superare i centottanta giorni.

 

      5. Fatto salvo quanto previsto da specifiche disposizioni normative, le autorità di garanzia e di vigilanza disciplinano, in conformità ai propri ordinamenti, i termini di conclusione dei procedimenti di rispettiva competenza.

 

      6. I termini per la conclusione del procedimento decorrono dall'inizio del procedimento d'ufficio o dal ricevimento della domanda, se il procedimento è ad iniziativa di parte.

 

      7. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 17, i termini di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 del presente articolo possono essere sospesi, per una sola volta e per un periodo non superiore a trenta giorni, per l'acquisizione di informazioni o di certificazioni relative a fatti, stati o qualità non attestati in documenti già in possesso dell'amministrazione stessa o non direttamente acquisibili presso altre pubbliche amministrazioni. Si applicano le disposizioni dell'articolo 14, comma 2.

 

      8. Salvi i casi di silenzio assenso, decorsi i termini per la conclusione del procedimento, il ricorso avverso il silenzio dell'amministrazione, ai sensi dell'articolo 21-bis della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, può essere proposto anche senza diffida all'amministrazione inadempiente, fintanto che perdura l'inadempimento e comunque non oltre un anno dalla scadenza dei termini di cui ai commi 2 o 3 del presente articolo. Il giudice amministrativo può conoscere della fondatezza dell'istanza. È fatta salva la riproponibilità dell'istanza di avvio del procedimento ove ne ricorrano i presupposti.

 

      9. Il dirigente è personalmente responsabile delle ulteriori spese conseguenti alla mancata emanazione del provvedimento nei termini prescritti»;

 

          b) dopo l'articolo 2 è inserito il seguente:

 

      «Art. 2-bis. - (Conseguenze per il ritardo dell'amministrazione nella conclusione del procedimento). - 1. Le pubbliche amministrazioni e i soggetti di cui all'articolo 1, comma 1-ter, sono tenuti al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell'inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento, indipendentemente dalla spettanza del beneficio derivante dal provvedimento richiesto.

 

      2. Indipendentemente dal risarcimento del danno di cui al comma 1, e con l'esclusione delle ipotesi in cui il silenzio dell'amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento dell'istanza, in caso di inosservanza del termine di conclusione del procedimento, le pubbliche amministrazioni e i soggetti di cui all'articolo 1, comma 1-ter, corrispondono ai soggetti istanti, per il mero ritardo, una somma di denaro stabilita in misura fissa ed eventualmente progressiva, tenuto conto anche della rilevanza degli interessi coinvolti nel procedimento stesso.

 

      3. Con regolamento, emanato su proposta dei Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, sono stabiliti la misura e il termine di corresponsione della somma di cui al comma 2 del presente articolo. Il regolamento stabilisce, altresì, le modalità di pagamento per le amministrazioni statali, gli enti pubblici nazionali e i soggetti di cui all'articolo 1, comma 1-ter. Le regioni, le province e i comuni determinano modalità di pagamento per i procedimenti di propria competenza.

 

      4. Le controversie relative all'applicazione del presente articolo sono attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Il diritto al risarcimento del danno di cui al comma 1 si prescrive in cinque anni; il diritto alla corresponsione della somma di cui al comma 2 si prescrive in due anni. In entrambi i casi, il termine di prescrizione di cui all'articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, e successive modificazioni, decorre dalla data del pagamento, che deve essere comunicata entro quindici giorni dall'amministrazione gravata del relativo onere economico»;

 

          c) il comma 5 dell'articolo 20 è sostituito dal seguente:

 

      «5. Si applicano gli articoli 2, comma 7, e 10-bis».

 

      2. Il rispetto dei termini per la conclusione dei procedimenti rappresenta un elemento di valutazione dei dirigenti, anche al fine della corresponsione della retribuzione di risultato. Il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro per la semplificazione normativa, adotta le linee di indirizzo per l'attuazione del presente articolo e per i casi di grave e ripetuta inosservanza dell'obbligo di provvedere entro i termini fissati per ciascun procedimento.

      2. Identico.

      3. In sede di prima attuazione della presente legge gli atti o provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e 5 dell'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, come da ultimo sostituito dal comma 1, lettera a), del presente articolo, sono adottati entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. Le disposizioni regolamentari vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, che prevedono termini superiori a novanta giorni per la conclusione dei procedimenti, cessano di avere effetto a decorrere dalla scadenza del termine di cui al primo periodo. Continuano ad applicarsi le disposizioni regolamentari, vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, che prevedono termini non superiori a novanta giorni per la conclusione dei procedimenti. La disposizione di cui al comma 2 del citato articolo 2 della legge n. 241 del 1990 si applica dallo scadere del termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge.

      3. In sede di prima attuazione della presente legge gli atti o provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e 5 dell'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, come da ultimo sostituito dal comma 1, lettera a), del presente articolo, sono adottati entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. Le disposizioni regolamentari vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, che prevedono termini superiori a novanta giorni per la conclusione dei procedimenti, cessano di avere effetto a decorrere dalla scadenza del termine di cui al primo periodo. Continuano ad applicarsi le disposizioni regolamentari, vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, che prevedono termini non superiori a novanta giorni per la conclusione dei procedimenti. La disposizione di cui al comma 2 del citato articolo 2 della legge n. 241 del 1990 si applica dallo scadere del termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. Le regioni e gli enti locali si adeguano ai termini di cui ai commi 3 e 4 del citato articolo 2 della legge n. 241 del 1990 entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge.

 

      4. Per tutti i procedimenti di verifica o autorizzativi concernenti i beni storici, architettonici, culturali, archeologici, artistici e paesaggistici restano fermi i tempi stabiliti dal codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni.

      4. Il regolamento previsto dall'articolo 2-bis, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241, introdotto dal comma 1, lettera b), del presente articolo, è emanato entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore del predetto regolamento, le regioni, le province e i comuni adottano gli atti finalizzati agli adempimenti previsti nel citato articolo 2-bis, comma 4, della legge n. 241 del 1990. Decorsi i termini prescritti, in caso di mancata adozione degli atti previsti dal presente comma, la somma di cui al comma 2 del medesimo articolo 2-bis è liquidata dal giudice secondo equità. In sede di prima applicazione delle disposizioni del citato articolo 2-bis della legge n. 241 del 1990, il regolamento di cui al comma 3 del citato articolo 2-bis provvede a determinare la somma di denaro di cui al medesimo articolo 2-bis, comma 2.

      5. Identico.

      5. Agli eventuali oneri derivanti dall'attuazione dell'articolo 2-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, introdotto dal comma 1, lettera b), del presente articolo, si provvede nell'ambito degli stanziamenti di bilancio già previsti a legislazione vigente. Il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli eventuali oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni del citato articolo 2-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, anche ai fini dell'adozione dei provvedimenti correttivi di cui all'articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. I decreti eventualmente emanati ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, numero 2), della citata legge n. 468 del 1978, prima dell'entrata in vigore dei provvedimenti o delle misure di cui al periodo precedente, sono tempestivamente trasmessi alle Camere, corredati da apposite relazioni illustrative.

      6. Identico.

Art. 27.

(Certezza dei tempi in caso di attività consultiva e valutazioni tecniche).

Art. 27.

(Certezza dei tempi in caso di attività consultiva e valutazioni tecniche).

      1. Alla legge 7 agosto 1990, n. 241, come da ultimo modificata dall'articolo 26 della presente legge, sono apportate le seguenti modificazioni:

      Identico.

          a) all'articolo 16:

 

              1) al comma 1, dopo le parole: «sarà reso» sono aggiunte le seguenti: «, che comunque non può superare i quarantacinque giorni dal ricevimento della richiesta»;

 

              2) il comma 2 è sostituito dal seguente:

 

      «2. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere obbligatorio o senza che l'organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie, è in facoltà dell'amministrazione richiedente di procedere indipendentemente dall'espressione del parere. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere facoltativo o senza che l'organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie, l'amministrazione richiedente procede indipendentemente dall'espressione del parere. Salvo il caso di omessa richiesta del parere, il responsabile del procedimento non può essere chiamato a rispondere degli eventuali danni derivanti dalla mancata espressione dei pareri di cui al presente comma»;

 

              3) al comma 4, le parole: «il termine di cui al comma 1 può essere interrotto» sono sostituite dalle seguenti: «i termini di cui al comma 1 possono essere interrotti»;

 

              4) il comma 5 è sostituito dal seguente:

 

      «5. I pareri di cui al comma 1 sono trasmessi con mezzi telematici»;

 

              5) dopo il comma 6 è aggiunto il seguente:

 

      «6-bis. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 127 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni»;

 

          b) all'articolo 17:

 

              1) al comma 1 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Decorsi inutilmente ulteriori novanta giorni, il responsabile del procedimento provvede comunque all'adozione del provvedimento. Salvo il caso di omessa richiesta della valutazione, il responsabile del procedimento non può essere chiamato a rispondere degli eventuali danni derivanti dalla mancata emissione delle valutazioni tecniche di cui al presente comma»;

 

              2) dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:

 

      «2-bis. Nei casi in cui leggi o regolamenti prevedono per l'adozione di un provvedimento l'acquisizione di valutazioni tecniche, i termini di cui all'articolo 2, commi 2, 3, 4 e 5, sono sospesi fino all'acquisizione della valutazione e, comunque, salvo che per i casi di cui al comma 2 del presente articolo, non oltre i termini massimi di cui al comma 1.

 

      2-ter. I servizi di controllo interno delle singole amministrazioni statali, ovvero le strutture delle medesime amministrazioni cui sono affidate, in forza dei rispettivi ordinamenti, le verifiche sul rispetto dei termini procedimentali, e i corrispondenti uffici od organi degli enti pubblici nazionali sono tenuti, anche avvalendosi dei sistemi di protocollo informatico, a misurare i tempi medi di conclusione dei procedimenti, nonché a predisporre un apposito rapporto annuale, indicando il numero e le tipologie dei procedimenti che non si sono conclusi nei termini previsti.

 

      2-quater. Il rapporto di cui al comma 2-ter, corredato da un piano di riduzione dei tempi, è presentato ogni anno, entro il 15 febbraio dell'anno successivo, alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Sulla base delle risultanze del rapporto si provvede, anche su impulso di quest'ultima, al conseguente adeguamento dei termini di conclusione dei procedimenti con le modalità di cui all'articolo 2, commi 3 e 4»;

 

          c) all'articolo 25, comma 4, dopo le parole: «Nei confronti degli atti delle pubbliche amministrazioni centrali e periferiche dello Stato tale richiesta è inoltrata presso la Commissione per l'accesso di cui all'articolo 27» sono inserite le seguenti: «nonché presso l'amministrazione resistente».

 

Art. 28.

(Conferenza di servizi e silenzio assenso).

Art. 28.

(Conferenza di servizi e silenzio assenso).

      1. All'articolo 14-ter della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

      1. Identico:

          a) al comma 1 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e può svolgersi per via telematica»;

          a) identica;

          b) dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:

          b) identica;

      «2-bis. La convocazione della conferenza di servizi è pubblica e ad essa possono partecipare, senza diritto di voto, i soggetti portatori di interessi pubblici o privati, individuali o collettivi, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o in comitati che vi abbiano interesse. Gli stessi soggetti possono proporre osservazioni, in ordine alle quali non sussiste obbligo di risposta da parte dell'amministrazione procedente. Si applica l'articolo 10, comma 1, lettera b).

      «2-bis. I soggetti portatori di interessi pubblici o privati, individuali o collettivi, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o in comitati che vi abbiano interesse, possono proporre osservazioni, in ordine alle quali non sussiste obbligo di risposta da parte dell'amministrazione procedente. Si applica l'articolo 10, comma 1, lettera b).

      2-ter. Alla conferenza di servizi partecipano anche, senza diritto di voto, i concessionari, i gestori o gli incaricati di pubblici servizi, chiamati ad adempimenti nella realizzazione di opere, che sono vincolati alle determinazioni assunte nella conferenza. Alla stessa possono partecipare inoltre, senza diritto di voto, le amministrazioni preposte alla gestione delle eventuali misure pubbliche di agevolazione»;

      2-ter. Identico»;

          c) al comma 9, le parole: «Il provvedimento finale conforme alla determinazione conclusiva di cui al comma 6-bis sostituisce» sono sostituite dalle seguenti: «Il verbale recante la determinazione conclusiva di cui al comma 6-bis, nonché l'indicazione delle dichiarazioni, degli assensi, dei dinieghi e delle eventuali prescrizioni integrative, sostituiscono».

          c) identica.

      2. Il comma 9 dell'articolo 14-ter della legge 7 agosto 1990, n. 241, come da ultimo modificato dal comma 1 del presente articolo, si interpreta nel senso che la relativa disposizione si applica anche alle amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità.

      2. Identico.

      3. Al comma 1 dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, dopo le parole: «all'immigrazione,» sono inserite le seguenti: «alla cittadinanza,». Al comma 4 dell'articolo 20 della stessa legge n. 241 del 1990, le parole: «e l'immigrazione» sono sostituite dalle seguenti: «, l'immigrazione e la cittadinanza».

      3. Identico.

      4. Al comma 2 dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Nel caso in cui la dichiarazione di inizio attività abbia ad oggetto l'esercizio di attività di impianti produttivi di beni e di servizi e di prestazione di servizi di cui alla direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, compresi gli atti che dispongono l'iscrizione in albi o ruoli o registri ad efficacia abilitante o comunque a tale fine eventualmente richiesta, il termine per l'inizio dell'attività decorre dalla data della presentazione della dichiarazione all'amministrazione competente».

      4. Identico.

      5. Al comma 3, primo periodo, dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, dopo le parole: «dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 2,» sono inserite le seguenti: «o, nei casi di cui all'ultimo periodo del citato comma 2, nel termine di trenta giorni,».

      5. Identico.

      6. Al comma 5 dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il relativo ricorso giurisdizionale, esperibile da qualunque interessato nei termini di legge, può riguardare anche gli atti di assenso formati in virtù delle norme sul silenzio assenso previste dall'articolo 20».

      6. Identico.

      7. Dall'attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Gli adempimenti previsti dal presente articolo sono svolti nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

      7. Identico.

Art. 29.

(Ulteriori livelli di tutela previsti dalle autonomie territoriali).

Art. 29.

(Ulteriori livelli di tutela previsti dalle autonomie territoriali).

      1. Alla legge 7 agosto 1990, n. 241, come da ultimo modificata dalla presente legge, sono apportate le seguenti modificazioni:

      1. Identico:

          a) all'articolo 22, il comma 2 è sostituito dal seguente:

          a) identica;

      «2. L'accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale dell'attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l'imparzialità e la trasparenza»;

 

          b) all'articolo 29:

          b) identico:

              1) il comma 1 è sostituito dal seguente:

              1) identico;

      «1. Le disposizioni della presente legge si applicano alle amministrazioni statali e agli enti pubblici nazionali. Le disposizioni della presente legge si applicano, altresì, alle società con totale o prevalente capitale pubblico, limitatamente all'esercizio delle funzioni amministrative. Le disposizioni di cui agli articoli 2-bis, 11, 15 e 25, commi 5, 5-bis e 6, nonché quelle del capo IV-bis si applicano a tutte le amministrazioni pubbliche»;

 

              2) dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti:

              2) identico:

      «2-bis. Attengono ai livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, le disposizioni della presente legge concernenti gli obblighi per la pubblica amministrazione di garantire la partecipazione dell'interessato al procedimento, di individuarne un responsabile, di concluderlo entro il termine prefissato e di assicurare l'accesso alla documentazione amministrativa.

      «2-bis. Attengono ai livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, le disposizioni della presente legge concernenti gli obblighi per la pubblica amministrazione di garantire la partecipazione dell'interessato al procedimento, di individuarne un responsabile, di concluderlo entro il termine prefissato e di assicurare l'accesso alla documentazione amministrativa nonché quelle relative alla durata massima dei procedimenti.

      2-ter. Attengono altresì ai livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, le disposizioni della presente legge concernenti la dichiarazione di inizio attività e il silenzio assenso, salva la possibilità di individuare, con intese in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, casi ulteriori in cui tali disposizioni non si applicano.

      2-ter. Identico.

      2-quater. Le regioni e gli enti locali, nel disciplinare i procedimenti amministrativi di loro competenza, non possono stabilire garanzie inferiori a quelle assicurate ai privati dalle disposizioni attinenti ai livelli essenziali delle prestazioni di cui ai commi 2-bis e 2-ter, ma possono prevedere livelli ulteriori di tutela.

      2-quater. Identico.

      2-quinquies. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano adeguano la propria legislazione alle disposizioni del presente articolo, secondo i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione».

      2-quinquies. Identico».

Art. 30.

(Disposizioni concernenti i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti).

Art. 30.

(Disposizioni concernenti i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti).

      1. L'articolo 2 della legge 8 marzo 1968, n. 221, è abrogato.

      2. La corresponsione dell'indennità annua di residenza, prevista dall'articolo 115 del testo unico delle leggi sanitarie, di cui al regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni, riconosciuta in favore dei farmacisti rurali dagli articoli 2 e seguenti della legge 8 marzo 1968, n. 221, come modificata dal comma 1 del presente articolo, è abolita a decorrere dal 1o gennaio 2009.

      1. Il Governo è delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi finalizzati all'individuazione di nuovi servizi a forte valenza socio-sanitaria erogati dalle farmacie pubbliche e private nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

          a) assicurare la partecipazione delle farmacie al servizio di assistenza domicialiare integrata a favore dei pazienti residenti nel territorio della sede di pertinenza di ciascuna farmacia, a supporto delle attività del medico di medicina generale, anche con l'obiettivo di garantire il corretto utilizzo dei medicinali prescritti e il relativo monitoraggio, al fine di favorire l'aderenza dei malati alle terapie mediche;

          b) collaborare ai programmi di educazione sanitaria della popolazione realizzati a livello nazionale e regionale;

          c) realizzare campagne di prevenzione delle principali patologie a forte impatto sociale, anche effettuando analisi di laboratorio di prima istanza nei limiti e alle condizioni stabilite con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, restando in ogni caso esclusa l'attività di prelievo di sangue o di plasma mediante siringhe;

          d) consentire la prenotazione in farmacia di visite ed esami specialistici presso le strutture pubbliche e private convenzionate, anche prevedendo la possibilità di pagamento delle relative quote di partecipazione alla spesa a carico del cittadino e di ritiro del referto in farmacia;

 

          e) prevedere da parte del Servizio sanitario nazionale forme di remunerazione delle attività di cui al presente comma entro il limite dei minori oneri accertati derivanti, per il Servizio sanitario nazionale, per le regioni e per gli enti locali, dallo svolgimento da parte delle farmacie delle suddette attività, e comunque senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;

          f) rivedere i requisiti di ruralità di cui agli articoli 2 e seguenti della legge 8 marzo 1968, n. 221, al fine di riservare la corresponsione dell'indennità annua di residenza prevista dall'articolo 115 del testo unico delle leggi sanitarie, di cui al regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni, in presenza di situazioni di effettivo disagio in relazione alla localizzazione delle farmacie e all'ampiezza del territorio servito.

      2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Gli schemi dei decreti legislativi adottati ai sensi del presente comma, ciascuno dei quali corredato di relazione tecnica sugli effetti finanziari delle disposizioni in esso contenute, sono trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili di carattere finanziario, che sono resi entro trenta giorni dalla data di trasmissione dei medesimi schemi di decreto. Decorso il termine di cui al periodo precedente, i decreti legislativi possono essere comunque adottati.

      3. Al fine di semplificare l'ordinamento finanziario nei comuni di piccole dimensioni, al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

      3. Identico.

          a) all'articolo 151, comma 2, dopo le parole: «Il bilancio» sono inserite le seguenti: «degli enti con popolazione superiore a 5.000 abitanti»;

 

          b) all'articolo 170, comma 1, dopo le parole: «enti locali» sono inserite le seguenti: «con popolazione superiore a 5.000 abitanti»;

 

          c) all'articolo 170, comma 8, dopo le parole: «per tutti gli enti» sono inserite le seguenti: «con popolazione superiore a 5.000 abitanti»;

 

          d) all'articolo 171, comma 1, dopo le parole: «enti locali» sono inserite le seguenti: «con popolazione superiore a 5.000 abitanti»;

 

          e) all'articolo 172, comma 1, lettera d), dopo le parole: «di cui alla legge 11 febbraio 1994, n. 109» sono aggiunte le seguenti: «, per gli enti con popolazione superiore a 5.000 abitanti»;

 

          f) all'articolo 197, comma 1, dopo le parole: «dei comuni» sono inserite le seguenti: «con popolazione superiore a 5.000 abitanti»;

 

          g) all'articolo 229, comma 2, dopo le parole: «è redatto» sono inserite le seguenti: «dagli enti con popolazione superiore a 5.000 abitanti»;

 

          h) all'articolo 233, dopo il comma 4 è aggiunto il seguente:

 

      «4-bis. Per i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti non si applicano le disposizioni di cui al presente articolo».

 

      4. Nel regolamento di cui al comma 5 sono individuati gli adempimenti sostitutivi per i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti.

      4. Identico.

      5. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, è emanato un regolamento a norma dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, recante modelli e schemi contabili semplificati per i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, in deroga all'articolo 160 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

      5. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, è emanato un regolamento a norma dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, recante modelli e schemi contabili semplificati per i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, in deroga all'articolo 160 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

      6. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo è delegato ad adottare un decreto legislativo volto alla razionalizzazione del ruolo del segretario comunale nei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

      6. Identico:

          a) istituzione di una sede di segreteria comunale unificata cui fanno riferimento più comuni limitrofi la cui popolazione complessiva sia pari almeno a 15.000 abitanti;

          a) istituzione di una sede di segreteria comunale unificata cui fanno riferimento più comuni la cui popolazione complessiva sia pari almeno a 15.000 abitanti ovvero con popolazione inferiore, a condizione che sia costituita da almeno quattro comuni;

          b) riordino dei compiti e delle funzioni del segretario comunale in servizio presso la sede unificata di cui alla lettera a);

          b) identica;

          c) ampliamento delle responsabilità del segretario comunale in servizio presso la sede unificata;

          c) identica;

          d) attribuzione al segretario comunale in servizio presso la sede unificata di funzioni di controllo interno e di gestione nonché di legittimità sugli atti.

          d) identica.

Artt. 31-32.

.................................................

.................................................

.................................................

 

Art. 33.

(Cooperazione allo sviluppo internazionale).

Art. 33.

(Cooperazione allo sviluppo internazionale).

      1. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro degli affari esteri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definite le modalità semplificate di svolgimento delle procedure amministrative e contrattuali riguardanti:

      1. Identico.

          a) gli interventi di cooperazione a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione nei Paesi indicati dal decreto-legge 31 gennaio 2008, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 marzo 2008, n. 45;

 

          b) gli interventi nelle ulteriori aree individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro degli affari esteri, finalizzati al superamento delle criticità di natura umanitaria, sociale o economica.

 

      2. Con il decreto di cui al comma 1 sono stabiliti, in particolare:

      2. Identico:

          a) le modalità di approvazione degli interventi, in conformità all'articolo 11, comma 3, della legge 26 febbraio 1987, n. 49, e successive modificazioni, e all'articolo 11, comma 1, del decreto-legge 1o luglio 1996, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1996, n. 426;

          a) identica;

          b) le specifiche deroghe alle norme di contabilità generale dello Stato;

          b) le specifiche e motivate deroghe alle norme di contabilità generale dello Stato;

          c) i presupposti per il ricorso ad esperti e a consulenti tecnici e giuridici;

          c) identica;

          d) le modalità di svolgimento delle procedure negoziate.

          d) identica;

 

      3. Nell'individuazione delle aree di intervento di cui al comma 1, lettera b), è data priorità ai Paesi che hanno sottoscritto accordi di rimpatrio o di collaborazione nella gestione dei flussi dell'immigrazione clandestina.

 

      4. Lo schema del decreto di cui al comma 1 è trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili di carattere finanziario. Il termine per l'espressione del parere è stabilito in trenta giorni dalla data di trasmissione. Decorso inutilmente il predetto termine il decreto può essere emanato.

 

      5. Oltre alla dotazione finanziaria assegnata da parte del Ministero degli affari esteri, le sedi all'estero possono disporre di somme erogate da parte della Commissione europea o di altri Stati membri dell'Unione europea per la realizzazione di interventi di cooperazione allo sviluppo per conto degli stessi donatori. I finanziamenti di cui al presente comma sono gestiti e rendicontati secondo la normativa prevista dalla Commissione europea relativamente al trasferimento di fondi agli Stati membri.

 

Art. 34.

(Trasparenza dei flussi finanziari dei Fondi strutturali comunitari e del Fondo per le aree sottoutilizzate).

Art. 34.

(Trasparenza dei flussi finanziari dei Fondi strutturali comunitari e del Fondo per le aree sottoutilizzate).

      1. Per prevenire l'indebito utilizzo delle risorse stanziate nell'ambito della programmazione unitaria della politica regionale per il periodo 2007-2013, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri interessati, sono definite le modalità e le procedure necessarie a garantire l'effettiva tracciabilità dei flussi finanziari relativi all'utilizzo, da parte dei soggetti beneficiari delle agevolazioni, delle risorse pubbliche e private impiegate per la realizzazione degli interventi oggetto di finanziamento a valere sui Fondi strutturali comunitari e sul Fondo per le aree sottoutilizzate, di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni. Le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, sono tenute, nell'utilizzo delle risorse dei predetti Fondi loro assegnate, ad applicare le modalità e le procedure definite dal decreto di cui al periodo precedente.

      Identico.

Art. 35.

(Misure in tema di concorrenza e tutela degli utenti nel settore postale).

Art. 35.

(Misure in tema di concorrenza e tutela degli utenti nel settore postale).

      1. All'articolo 2, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, dopo le parole: «espletamento del servizio universale» sono aggiunte le seguenti: «e adotta i provvedimenti necessari ad assicurare la continuità della fornitura di tale servizio anche in considerazione della funzione di coesione economica, sociale e territoriale che esso riveste».

      Identico.

      2. All'articolo 2, comma 2, lettera h), del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, dopo le parole: «rete postale pubblica» sono inserite le seguenti: «e ad alcuni elementi dei servizi postali, quali il sistema di codice di avviamento postale,».

 

      3. All'articolo 2, comma 2, lettera l), del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, le parole: «del servizio universale» sono sostituite dalle seguenti: «dei servizi postali».

 

      4. All'articolo 3, comma 3, lettera c), del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, dopo le parole: «criteri di ragionevolezza» sono inserite le seguenti: «e in considerazione della funzione di coesione sociale e territoriale del servizio e della relativa rete postale,».

 

      5. La rubrica dell'articolo 14 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, è sostituita dalla seguente: «Reclami e rimborsi».

 

      6. L'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, è sostituito dal seguente:

 

      «1. Relativamente al servizio universale, compresa l'area della riserva, sono previste dal fornitore del servizio universale, nella carta della qualità di cui all'articolo 12, comma 1, procedure trasparenti, semplici e poco onerose per la gestione dei reclami degli utenti, con particolare riferimento ai casi di smarrimento, furto, danneggiamento o mancato rispetto delle norme di qualità del servizio, comprese le procedure per determinare l'attribuzione della responsabilità qualora sia coinvolto più di un operatore. È fissato anche il termine per la trattazione dei reclami medesimi e per la comunicazione del loro esito all'utente».

 

      7. Dopo il comma 1 dell'articolo 14 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, come sostituito dal comma 6 del presente articolo, è inserito il seguente:

 

      «1-bis. Le procedure per la gestione dei reclami di cui al comma 1 comprendono le procedure conciliative in sede locale nonché le procedure extragiudiziali per la risoluzione delle controversie, uniformate ai princìpi comunitari in materia».

 

      8. All'articolo 14, comma 5-bis, del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, dopo le parole: «titolari di licenza individuale» sono inserite le seguenti: «e di autorizzazione generale».

 

Capo VII

PIANO INDUSTRIALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Capo VII

PIANO INDUSTRIALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Art. 36.

(Efficienza dell'azione amministrativa).

Art. 36.

(Efficienza dell'azione amministrativa).

      1. Le disposizioni del presente capo sono dirette a restituire efficienza all'azione amministrativa, a ridurre le spese di funzionamento delle amministrazioni pubbliche nonché ad incrementare le garanzie per i cittadini, nel rispetto dell'articolo 97 della Costituzione, dell'articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dell'articolo 197 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

      Identico.

      2. Per le finalità di cui al comma 1, le disposizioni del presente capo recano le misure concernenti il riordino e la razionalizzazione delle funzioni amministrative, la semplificazione e la riduzione degli oneri burocratici, la trasparenza e la tempestività nei procedimenti amministrativi e nell'erogazione dei servizi pubblici, nonché la diffusione delle nuove tecnologie nel settore pubblico.

 

Artt. 37-39.

.................................................

.................................................

.................................................

 

Art. 40.

(Trasparenza sulle retribuzioni e sulle collaborazioni autonome).

Art. 40.

(Trasparenza sulle retribuzioni e sulle collaborazioni autonome).

      1. Ciascuna delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, ha l'obbligo di pubblicare nel proprio sito internet le retribuzioni annuali, i curricula vitae, gli indirizzi di posta elettronica e i numeri telefonici dei dirigenti nonché di rendere pubblici, con lo stesso mezzo, i tassi di assenza del personale distinti per uffici di livello dirigenziale.

      1. Ciascuna delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, ha l'obbligo di pubblicare nel proprio sito internet le retribuzioni annuali, i curricula vitae, gli indirizzi di posta elettronica e i numeri telefonici ad uso professionale dei dirigenti nonché di rendere pubblici, con lo stesso mezzo, i tassi di assenza e di maggiore presenza del personale distinti per uffici di livello dirigenziale.

 

      2. Al comma 52-bis dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

          a) all'alinea, le parole: «31 ottobre 2008» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2008»;

 

          b) la lettera c) è sostituita dalla seguente:

          «c) obbligo per la singola amministrazione o società che conferisca nel medesimo anno allo stesso soggetto incarichi che superino il limite massimo, di assegnare l'incarico medesimo secondo i princìpi del merito e della trasparenza, dando adeguatamente conto, nella motivazione dell'atto di conferimento, dei requisiti di professionalità e di esperienza del soggetto in relazione alla tipologia di prestazione richiesta e alla misura del compenso attribuito».

Art. 41.

(Spese di funzionamento).

Art. 41.

(Spese di funzionamento).

      1. Dopo l'articolo 6 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, è inserito il seguente:

      1. Identico:

      «Art. 6-bis. - (Misure in materia di organizzazione e razionalizzazione della spesa di funzionamento delle pubbliche amministrazioni). - 1. Le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, nonché gli enti finanziati direttamente o indirettamente a carico del bilancio dello Stato sono autorizzati ad acquistare sul mercato i servizi, originariamente prodotti al proprio interno, a condizione di ottenere conseguenti economie di gestione e di adottare le necessarie misure in materia di personale e di dotazione organica.

      «Art. 6-bis. - (Misure in materia di organizzazione e razionalizzazione della spesa di funzionamento delle pubbliche amministrazioni). - 1. Le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, nonché gli enti finanziati direttamente o indirettamente a carico del bilancio dello Stato sono autorizzati, nel rispetto dei princìpi di concorrenza e trasparenza, ad acquistare sul mercato i servizi, originariamente prodotti al proprio interno, a condizione di ottenere conseguenti economie di gestione e di adottare le necessarie misure in materia di personale e di dotazione organica.

      2. Relativamente alla spesa per il personale e alle dotazioni organiche le amministrazioni interessate dai processi di cui al presente articolo provvedono al congelamento dei posti e alla temporanea riduzione dei fondi della contrattazione, fermi restando i conseguenti processi di riduzione e di rideterminazione delle dotazioni organiche nel rispetto dell'articolo 6 nonché i conseguenti processi di riallocazione e di mobilità del personale.

      2. Identico.

      3. I collegi dei revisori dei conti e gli organi di controllo interno delle amministrazioni che attivano i processi di cui al comma 1 vigilano sull'applicazione del presente articolo, dando evidenza, nei propri verbali, dei risparmi derivanti dall'adozione dei provvedimenti in materia di organizzazione e di personale, anche ai fini della valutazione del personale con incarico dirigenziale di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286».

      3. Identico».

Art. 42.

(Trasferimento delle risorse e delle funzioni agli enti territoriali).

Art. 42.

(Trasferimento delle risorse e delle funzioni agli enti territoriali).

      1. All'articolo 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

      1. Identico:

          a) il comma 2 è abrogato;

          a) identica;

          b) il comma 3 è sostituito dal seguente:

          b) identico:

      «3. Per le finalità di cui al comma 1, e comunque ai fini del trasferimento delle occorrenti risorse, sulla base degli accordi con le regioni e con le autonomie locali, da concludere in sede di Conferenza unificata, diretti in particolare all'individuazione dei beni e delle risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative necessari per l'esercizio delle funzioni e dei compiti da conferire, il Governo, su proposta del Ministro per le riforme per il federalismo e del Ministro per i rapporti con le regioni, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e con il Ministro dell'economia e delle finanze, può avviare i trasferimenti dei suddetti beni e risorse mediante uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, tenendo conto delle previsioni di spesa risultanti dal bilancio dello Stato e del patto di stabilità interno. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 3, 7, commi 8, 9, 10 e 11, e 8 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. Gli schemi di decreto, ciascuno dei quali deve essere corredato di idonea relazione tecnica, sono trasmessi alle Camere per l'acquisizione del parere delle Commissioni parlamentari competenti per le conseguenze di carattere finanziario, da rendere entro trenta giorni dall'assegnazione»;

      «3. Per le finalità di cui al comma 1, e comunque ai fini del trasferimento delle occorrenti risorse, sulla base degli accordi con le regioni e con le autonomie locali, da concludere in sede di Conferenza unificata, diretti in particolare all'individuazione dei beni e delle risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative necessari per l'esercizio delle funzioni e dei compiti da conferire, il Governo, su proposta del Ministro per le riforme per il federalismo e del Ministro per i rapporti con le regioni, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e con il Ministro dell'economia e delle finanze, può avviare i trasferimenti dei suddetti beni e risorse mediante uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, tenendo conto delle previsioni di spesa risultanti dal bilancio dello Stato e del patto di stabilità interno. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 3, 7, commi 8, 9, 10 e 11, e 8 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. Gli schemi di decreto, ciascuno dei quali deve essere corredato di idonea relazione tecnica, sono trasmessi alle Camere per l'acquisizione del parere delle Commissioni parlamentari competenti per le conseguenze di carattere finanziario, da rendere entro trenta giorni dall'assegnazione. Dalle disposizioni del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica»;

          c) il comma 5 è sostituito dal seguente:

          c) identica.

      «5. Dalla data di entrata in vigore dei decreti di cui al comma 3 o da quella diversa indicata negli stessi, le regioni o gli enti locali provvedono all'esercizio delle funzioni relative ai beni e alle risorse trasferiti dalla medesima. Dalla medesima data sono soppressi gli uffici delle amministrazioni statali precedentemente preposti all'esercizio delle predette funzioni, con le corrispondenti quote organiche di personale».

 

      2. I comuni e le province favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività e di servizi di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà orizzontale, individuando, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i servizi la cui erogazione è affidata ai privati anche a livello territoriale più ampio, mediante accordi di programma, consorzi e altre forme associative di erogazione di servizi.

      2. Identico.

      3. In attuazione dei princìpi di proporzionalità e di adeguatezza di cui all'articolo 118 della Costituzione, i comuni con popolazione inferiore a 20.000 abitanti svolgono le funzioni relative alla gestione dei servizi pubblici locali in forma associata in modo che la popolazione complessiva dei comuni associati sia almeno pari a 20.000 abitanti.

      3. Identico.

Art. 43.

(Mobilità delle funzioni amministrative e uso ottimale degli immobili pubblici).

Art. 43.

(Mobilità delle funzioni amministrative e uso ottimale degli immobili pubblici).

      1. Le amministrazioni pubbliche, tenuto conto della missione principale loro affidata, individuano tra le proprie funzioni quelle che possono essere esercitate temporaneamente, in modo più efficace o più economico, da altri soggetti pubblici o privati.

      1. Identico.

      2. Nel proporre il trasferimento dell'esercizio delle funzioni ciascuna amministrazione ne specifica gli effetti finanziari e organizzativi, con particolare riguardo al risparmio di spesa e alla riallocazione delle risorse umane e strumentali, nonché ai conseguenti processi di mobilità. Dal trasferimento non possono, in ogni caso, derivare maggiori oneri per la finanza pubblica.

      2. Identico.

      3. La proposta è presentata a un comitato interministeriale presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri o, per sua delega, dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, e del quale fanno parte il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dell'interno, il Ministro per i rapporti con le regioni, il Ministro per le riforme per il federalismo e il Ministro per la semplificazione normativa nonché i Ministri di volta in volta competenti in ordine alle funzioni interessate. Il comitato, qualora presenti la proposta all'approvazione del Consiglio dei ministri, indica lo strumento giuridico di diritto pubblico o privato idoneo ad assicurare il migliore esercizio della funzione.

      3. Identico.

      4. Le amministrazioni pubbliche favoriscono ogni iniziativa volta a realizzare, in armonia con le finalità istituzionali fissate dai rispettivi ordinamenti, l'obiettivo della piena utilizzazione e fruizione dei propri edifici da parte dei cittadini. Alle predette iniziative si provvede con le ordinarie risorse strumentali e finanziarie disponibili in sede di bilancio.

      4. Identico.

      5. Al personale delle rispettive amministrazioni effettivamente impiegato nelle attività realizzate sulla base delle iniziative di cui al comma 4 sono attribuiti incentivi economici da definire in sede di contrattazione collettiva nell'ambito delle risorse assegnate nei rispettivi fondi unici di amministrazione.

      Soppresso.

Art. 44.

(Diffusione delle buone prassi nelle pubbliche amministrazioni e tempi per l'adozione dei provvedimenti o per l'erogazione dei servizi al pubblico).

Art. 44.

(Diffusione delle buone prassi nelle pubbliche amministrazioni e tempi per l'adozione dei provvedimenti o per l'erogazione dei servizi al pubblico).

      1. Le amministrazioni pubbliche statali individuano nel proprio ambito gli uffici che provvedono con maggiore tempestività ed efficacia all'adozione di provvedimenti o all'erogazione di servizi e adottano le opportune misure al fine di garantire la diffusione delle relative buone prassi.

      1. Le amministrazioni pubbliche statali, individuati nel proprio ambito gli uffici che provvedono con maggiore tempestività ed efficacia all'adozione di provvedimenti o all'erogazione di servizi, che assicurano il contenimento dei costi di erogazione delle prestazioni, che offrono i servizi di competenza con modalità tali da ridurre significativamente il contenzioso e che assicurano il più alto grado di soddisfazione degli utenti, adottano le opportune misure al fine di garantire la diffusione delle relative buone prassi tra gli altri uffici.

      2. Le prassi individuate ai sensi del comma 1 sono pubblicate nei siti telematici istituzionali di ciascuna amministrazione e comunicate alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica.

      2. Identico.

      3. L'elaborazione e la diffusione delle buone prassi sono considerate ai fini della valutazione dei dirigenti e del personale amministrativo.

      3. L'elaborazione e la diffusione delle buone prassi sono considerate ai fini della valutazione dei dirigenti e del personale.

      4. In sede di Conferenza unificata, di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, sono conclusi accordi tra lo Stato, le regioni e gli enti locali per l'individuazione e la diffusione di buone prassi per le funzioni e i servizi degli enti territoriali.

      4. Identico.

      5. Al fine di aumentare la trasparenza dei rapporti tra le amministrazioni pubbliche e gli utenti, a decorrere dal 1o gennaio 2009 ogni amministrazione pubblica determina e pubblica, con cadenza annuale, nel proprio sito internet o con altre forme idonee:

      5. Identico.

          a) un indicatore dei propri tempi medi di pagamento relativi agli acquisti di beni, servizi e forniture, denominato «indicatore di tempestività dei pagamenti»;

 

          b) i tempi medi di definizione dei procedimenti e di erogazione dei servizi con riferimento all'esercizio finanziario precedente.

 

      6. Con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità di attuazione dell'obbligo informativo di cui al comma 5, lettera a), avuto riguardo all'individuazione dei tempi medi ponderati di pagamento con riferimento, in particolare, alle tipologie contrattuali, ai termini contrattualmente stabiliti e all'importo dei pagamenti.

      6. Identico.

Art. 45.

(Modifica all'articolo 2470 del codice civile, in materia di cessione di quote di società a responsabilità limitata).

      Soppresso.

      1. Il secondo comma dell'articolo 2470 del codice civile è sostituito dal seguente:

 

      «L'atto di trasferimento, sottoscritto con firma digitale nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione dei documenti informatici, ovvero con sottoscrizione autenticata dal notaio, deve essere depositato entro trenta giorni, a cura di un intermediario abilitato al deposito degli atti nel registro delle imprese di cui all'articolo 31, comma 2-quater, della legge 24 novembre 2000, n. 340, ovvero a cura del notaio autenticante, presso l'ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede sociale. L'iscrizione del trasferimento nel libro dei soci ha luogo, su richiesta dell'alienante o dell'acquirente, verso esibizione del titolo da cui risultino il trasferimento e l'avvenuto deposito, rilasciato dal professionista che vi ha provveduto ai sensi del periodo precedente. In caso di trasferimento a causa di morte il deposito e l'iscrizione sono effettuati a richiesta dell'erede o del legatario verso presentazione della documentazione richiesta per l'annotazione nel libro dei soci dei corrispondenti trasferimenti in materia di società per azioni».

 

Art. 46.

(Riorganizzazione del Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione, del Centro di formazione studi e della Scuola superiore della pubblica amministrazione).

Art. 46.

(Riorganizzazione del Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione, del Centro di formazione studi e della Scuola superiore della pubblica amministrazione).

      1. Al fine di realizzare un sistema unitario di interventi nel campo della formazione dei pubblici dipendenti, della riqualificazione del lavoro pubblico, dell'aumento della sua produttività, del miglioramento delle prestazioni delle pubbliche amministrazioni e della qualità dei servizi erogati ai cittadini e alle imprese, della misurazione dei risultati e dei costi dell'azione pubblica, nonché della digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni, il Governo è delegato ad adottare, secondo le modalità e i princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi di riassetto normativo finalizzati al riordino del Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione (CNIPA), del Centro di formazione studi (FORMEZ) e della Scuola superiore della pubblica amministrazione (SSPA), secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:

      Identico.

          a) ridefinizione delle missioni e delle competenze e riordino degli organi, in base a princìpi di efficienza, efficacia ed economicità, anche al fine di assicurare un sistema coordinato e coerente nel settore della formazione e della reingegnerizzazione dei processi produttivi della pubblica amministrazione centrale e delle amministrazioni locali;

 

          b) raccordo con le altre strutture, anche di natura privatistica, operanti nel settore della formazione e dell'innovazione tecnologica;

 

          c) riallocazione delle risorse umane e finanziarie in relazione alla riorganizzazione e alla razionalizzazione delle competenze.

 

      2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Alle attività previste dal presente articolo si provvede nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali previste dalla legislazione vigente.

 

Art. 47.

(Tutela non giurisdizionale dell'utente dei servizi pubblici).

Art. 47.

(Tutela non giurisdizionale dell'utente dei servizi pubblici).

      1. Le carte dei servizi dei soggetti pubblici e privati che erogano servizi pubblici o di pubblica utilità contengono la previsione della possibilità, per l'utente o per la categoria di utenti che lamenti la violazione di un diritto o di un interesse giuridico rilevante, di promuovere la risoluzione non giurisdizionale della controversia, che avviene entro i trenta giorni successivi alla richiesta; esse prevedono, altresì, l'eventuale ricorso a meccanismi di sostituzione dell'amministrazione o del soggetto inadempiente.

      1. Identico.

      2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le autorità amministrative che svolgono la propria attività nelle materie contemplate dal codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, dalla legge 14 novembre 1995, n. 481, e dalla legge 31 luglio 1997, n. 249, nell'autonomia garantita dai rispettivi ordinamenti, nonché, per i servizi pubblici o di pubblica utilità non regolati dalle medesime autorità, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, emanano una determinazione che individua uno schema-tipo di procedura conciliativa ai sensi del comma 1, da recepire nelle singole carte dei servizi entro il termine di novanta giorni dalla data della sua adozione.

      2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le autorità amministrative che svolgono la propria attività nelle materie contemplate dal codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, dalla legge 14 novembre 1995, n. 481, e dalla legge 31 luglio 1997, n. 249, nell'autonomia garantita dai rispettivi ordinamenti, nonché, per i servizi pubblici o di pubblica utilità non regolati dalle medesime autorità, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, emanano un decreto che individua uno schema-tipo di procedura conciliativa ai sensi del comma 1, da recepire nelle singole carte dei servizi entro il termine di novanta giorni dalla data della sua adozione.

Art. 48.

(Eliminazione degli sprechi relativi al mantenimento di documenti in forma cartacea).

Art. 48.

(Eliminazione degli sprechi relativi al mantenimento di documenti in forma cartacea).

      1. Gli obblighi di pubblicazione di atti e di provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale si intendono assolti con la pubblicazione da parte delle amministrazioni e dei soggetti obbligati nei propri siti informatici.

      1. Identico.

 

      2. Con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono individuati i casi per i quali, allo scopo di garantire la massima conoscibilità, resta fermo l'obbligo di assicurare la pubblicità di atti e provvedimenti mediante pubblicazione degli stessi nei giornali.

      2. Gli adempimenti di cui al comma 1 possono essere attuati mediante l'utilizzo di siti informatici di altri soggetti obbligati, ovvero di loro associazioni.

      3. Identico.

      3. Al fine di garantire e di facilitare l'accesso alle pubblicazioni di cui al comma 1 il CNIPA realizza e gestisce un Portale di accesso ai siti di cui al medesimo comma 1.

      4. Identico.

      4. A decorrere dal 1o gennaio 2011 le pubblicazioni effettuate in forma cartacea non hanno effetto di pubblicità legale.

      5. Identico.

      5. Agli oneri derivanti dalla realizzazione delle attività di cui al comma 1 del presente articolo si provvede a valere sulle risorse finanziarie assegnate ai sensi dell'articolo 27 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, e successive modificazioni, con decreto del Ministro per l'innovazione e le tecnologie 22 luglio 2005 al progetto «PC alle famiglie» non ancora impegnate alla data di entrata in vigore della presente legge.

      6. Identico.

Art. 49.

(Delega al Governo per la modifica del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82).

Art. 49.

(Delega al Governo per la modifica del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82).

      1. Il Governo è delegato ad adottare, secondo le modalità e i princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con i Ministri interessati, uno o più decreti legislativi volti a modificare il codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi specifici:

      Identico.

          a) prevedere forme sanzionatorie, anche inibendo l'erogazione dei servizi disponibili in modalità digitali attraverso canali tradizionali, per le amministrazioni che non ottemperano alle prescrizioni del codice;

 

          b) individuare meccanismi volti a quantificare gli effettivi risparmi conseguiti dalle singole pubbliche amministrazioni, da utilizzare per l'incentivazione del personale coinvolto e per il finanziamento di progetti di innovazione;

 

          c) modificare la normativa in materia di firma digitale al fine di semplificarne l'adozione e l'uso da parte della pubblica amministrazione, dei cittadini e delle imprese;

 

          d) prevedere il censimento e la diffusione delle applicazioni informatiche realizzate o comunque utilizzate dalle pubbliche amministrazioni e dei servizi erogati con modalità digitali, nonché delle migliori pratiche tecnologiche e organizzative adottate, introducendo sanzioni per le amministrazioni inadempienti;

 

          e) introdurre specifiche disposizioni volte a rendere la finanza di progetto strumento per l'accelerazione dei processi di valorizzazione dei dati pubblici e per l'utilizzazione da parte delle pubbliche amministrazioni centrali, regionali e locali;

 

          f) prevedere l'utilizzo del web nelle comunicazioni tra le amministrazioni e i propri dipendenti;

 

          g) prevedere la pubblicazione nei siti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, di indicatori di prestazioni, introducendo sanzioni per le amministrazioni inadempienti.

 

Art. 50.

(VOIP e Sistema pubblico di connettività).

Art. 50.

(VOIP e Sistema pubblico di connettività).

      1. Al fine di consentire l'attuazione di quanto previsto all'articolo 78, comma 2-bis, del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, il CNIPA provvede alla realizzazione e alla gestione di un nodo di interconnessione per i servizi VOIP per il triennio 2009-2011, in conformità all'articolo 83 del medesimo codice.

      Identico.

      2. All'attuazione del comma 1 si provvede nel limite delle risorse disponibili a legislazione vigente, assegnate al progetto «Lotta agli sprechi» dal decreto del Ministro per l'innovazione e le tecnologie 24 febbraio 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 116 del 20 maggio 2005, non ancora impegnate alla data di entrata in vigore della presente legge, nonché utilizzando le economie derivanti dalla realizzazione del Sistema pubblico di connettività di cui al decreto del Ministro per l'innovazione e le tecnologie 27 ottobre 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 304 del 29 dicembre 2004.

 

      3. Al fine di accelerare la diffusione del Sistema pubblico di connettività disciplinato dal citato codice di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, presso le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, nel rispetto dei princìpi di economicità e di concorrenza del mercato, il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione predispone, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un programma triennale atto ad assicurare, entro il 31 dicembre 2011, l'adesione di tutte le citate amministrazioni al predetto Sistema, la realizzazione di progetti di cooperazione tra i rispettivi sistemi informativi e la piena interoperabilità delle banche dati, dei registri e delle anagrafi, al fine di migliorare la qualità e di ampliare la tipologia dei servizi, anche on line, erogati a cittadini e a imprese, nonché di aumentare l'efficacia e l'efficienza dell'amministrazione pubblica.

 

      4. All'attuazione del programma di cui al comma 3 del presente articolo sono prioritariamente destinate le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate, di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, assegnate a programmi per lo sviluppo della società dell'informazione, e non ancora programmate.

 

Art. 51.

(Riallocazione di fondi).

Art. 51.

(Riallocazione di fondi).

      1. Le somme di cui all'articolo 2-bis, comma 1, lettera b), del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 agosto 2005, n. 168, non impegnate alla data di entrata in vigore della presente legge sono destinate al cofinanziamento dei progetti di sviluppo di reti di connettività, anche con tecnologie senza fili (wireless), e di servizi innovativi di tipo amministrativo e didattico presentati dalle università.

      1. Identico.

      2. Al fine di favorire le iniziative di creazione di imprese nei settori innovativi promosse da giovani ricercatori, il Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio dei ministri definisce un programma di incentivi e di agevolazioni, attuati in regime de minimis, dando priorità a progetti in grado di contribuire al miglioramento qualitativo e alla razionalizzazione dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione. All'attuazione del presente comma si provvede nel limite delle risorse finanziarie disponibili, assegnate, ai sensi dell'articolo 27 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, al progetto «Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese» con decreto dei Ministri delle attività produttive e per l'innovazione e le tecnologie 15 giugno 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 29 giugno 2004, non impegnate alla data di entrata in vigore della presente legge.

      2. Identico.

      3. Le risorse finanziarie assegnate al Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio dei ministri e al CNIPA con delibere del CIPE adottate ai sensi dell'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, non impegnate alla data di entrata in vigore della presente legge e non destinate all'attuazione di accordi di programma quadro di cui all'articolo 2, comma 203, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni, possono essere riprogrammate dal CIPE in favore degli interventi proposti dallo stesso Dipartimento. Possono altresì essere destinate alle finalità di cui al periodo precedente le risorse finanziarie per l'anno 2009 di cui all'articolo 1, comma 892, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, non ancora programmate.

      3. Identico.

 

      4. All'articolo 27, comma 1, della legge 16 gennaio 2003, n. 3, dopo le parole: «può inoltre promuovere e finanziare progetti» sono inserite le seguenti: «, anche di carattere internazionale,».

 

Art. 51-bis.

(Modifica all'articolo 48 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in materia di risparmio energetico).

 

      1. All'articolo 48, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, la parola: «statali» è sostituita dalla seguente: «centrali».

Capo VIII

GIUSTIZIA

Capo VIII

GIUSTIZIA

Art. 52.

(Modifiche al libro primo del codice di procedura civile).

Art. 52.

(Modifiche al libro primo del codice di procedura civile).

      1. All'articolo 7 del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:

      1. Identico:

          a) al primo comma, le parole: «lire cinque milioni» sono sostituite dalle seguenti: «settemilacinquecento euro»;

          a) al primo comma, le parole: «lire cinque milioni» sono sostituite dalle seguenti: «cinquemila euro»;

          b) al secondo comma, le parole: «lire trenta milioni» sono sostituite dalle seguenti: «venticinquemila euro».

          b) al secondo comma, le parole: «lire trenta milioni» sono sostituite dalle seguenti: «ventimila euro».

      2. L'articolo 38 del codice di procedura civile è sostituito del seguente:

      2. Identico.

      «Art. 38. - (Incompetenza). - L'incompetenza per materia, quella per valore e quella per territorio sono eccepite, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta tempestivamente depositata. L'eccezione di incompetenza per territorio si ha per non proposta se non contiene l'indicazione del giudice che la parte ritiene competente.

 

      Fuori dei casi previsti dall'articolo 28, quando le parti costituite aderiscono all'indicazione del giudice competente per territorio, la competenza del giudice indicato rimane ferma se la causa è riassunta entro tre mesi dalla cancellazione della stessa dal ruolo.

 

      L'incompetenza per materia, quella per valore e quella per territorio nei casi previsti dall'articolo 28 sono rilevate d'ufficio non oltre l'udienza di cui all'articolo 183.

 

      Le questioni di cui ai commi precedenti sono decise, ai soli fini della competenza, in base a quello che risulta dagli atti e, quando sia reso necessario dall'eccezione del convenuto o dal rilievo del giudice, assunte sommarie informazioni».

 

      3. All'articolo 39 del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:

      3. Identico.

          a) il primo comma è sostituito dal seguente:

 

    «Se una stessa causa è proposta davanti a giudici diversi, quello successivamente adito, in qualunque stato e grado del processo, anche d'ufficio, dichiara con ordinanza la litispendenza e dispone la cancellazione della causa dal ruolo»;

 

          b) al secondo comma, la parola: «sentenza» è sostituita dalla seguente: «ordinanza».

 

      4. All'articolo 40, primo comma, del codice di procedura civile, la parola: «sentenza» è sostituita dalla seguente: «ordinanza».

      4. Agli articoli 40, primo comma, 42, 44, 45, 47 e 49 del codice di procedura civile, la parola: «sentenza», ovunque ricorre, è sostituita dalla seguente: «ordinanza».

 

      5. All'articolo 43 del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:

 

          a) al primo comma, le parole: «La sentenza» sono sostituite dalle seguenti: «Il provvedimento» e la parola: «impugnata» è sostituita dalla seguente: «impugnato»;

 

          b) al terzo comma, la parola: «sentenza» è sostituita dalla seguente: «ordinanza».

      5. L'articolo 44 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente:

      Soppresso.

      «Art. 44. - (Efficacia dell'ordinanza che pronuncia sulla competenza). - L'ordinanza che, anche a norma degli articoli 39 e 40, pronuncia sulla competenza del giudice adito, se non è reclamata entro il termine di trenta giorni dalla comunicazione, rende incontestabili la decisione sulla competenza e la competenza del giudice in essa indicato, in ogni processo avente ad oggetto la medesima domanda.

 

      Il reclamo contro l'ordinanza del giudice di pace si propone dinanzi al tribunale in composizione monocratica nella cui circoscrizione ha sede il giudice che ha pronunciato l'ordinanza.

 

      Quando il tribunale pronuncia in composizione monocratica, il reclamo si propone al collegio, del quale non può far parte il giudice che ha emanato il provvedimento reclamato.

 

      Il reclamo contro l'ordinanza del tribunale e quello contro l'ordinanza della corte d'appello, quando pronuncia in unico grado, si propongono dinanzi al collegio diversamente composto.

 

      Il giudice pronuncia sul reclamo in camera di consiglio con ordinanza non impugnabile.

 

      In pendenza del reclamo il processo è sospeso, ma il giudice può autorizzare il compimento degli atti che ritiene urgenti».

 

      6. All'articolo 45 del codice di procedura civile, le parole: «alla sentenza» sono sostituite dalle seguenti: «all'ordinanza».

      Soppresso.

      7. All'articolo 47 del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:

      Soppresso.

          a) i commi primo, secondo e terzo sono abrogati;

 

          b) al quinto comma, le parole: «notificato il ricorso o» sono soppresse;

 

          c) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Procedimento del regolamento d'ufficio».

 

      8. All'articolo 48, primo comma, del codice di procedura civile, le parole: «dal giorno in cui è presentata l'istanza al cancelliere a norma dell'articolo precedente o» sono soppresse.

      Soppresso.

      9. All'articolo 49 del codice di procedura civile, la parola: «sentenza», ovunque ricorre, è sostituita dalla seguente: «ordinanza».

      Soppresso.

      10. Al primo comma dell'articolo 50 del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:

      6. Identico.

          a) la parola: «sentenza», ovunque ricorre, è sostituita dalla seguente: «ordinanza»;

 

          b) le parole: «sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «tre mesi».

 

 

      7. All'articolo 51 del codice di procedura civile, dopo il secondo comma è inserito il seguente:

 

      «L'autorizzazione di cui al secondo comma è richiesta altresì dal giudice che è chiamato nuovamente a conoscere in sede di reclamo o di opposizione o in altra sede, di un proprio provvedimento, anche relativo a procedimenti esecutivi o concorsuali; l'autorizzazione è negata solo se non è possibile designare un giudice diverso».

 

      8. All'articolo 54 del codice di procedura civile, il terzo comma è sostituito dal seguente:

 

      «Il giudice, con l'ordinanza con cui dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione, provvede sulle spese e può condannare la parte che l'ha proposta ad una pena pecuniaria non superiore a euro 250».

 

      9. All'articolo 67, primo comma, del codice di procedura civile, le parole: «non superiore a euro 10» sono sostituite dalle seguenti: «da euro 250 a euro 500».

 

      10. All'articolo 83, terzo comma, primo periodo, del codice di procedura civile sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, o della memoria di nomina del nuovo difensore, in aggiunta o in sostituzione del difensore originariamente designato».

      11. All'articolo 88 del codice di procedura civile è aggiunto, in fine, il seguente comma:

      Soppresso.

      «Le parti costituite devono chiarire le circostanze di fatto in modo leale e veritiero».

 

      12. Il primo comma dell'articolo 91 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente:

      «Il giudice, con il provvedimento che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell'altra parte e ne liquida l'ammontare insieme con gli onorari di difesa. Se accoglie la domanda in misura non superiore all'eventuale proposta conciliativa, condanna la parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo, salvo quanto disposto dal secondo comma dell'articolo 92».

      11. Al primo comma dell'articolo 91 del codice di procedura civile, il secondo periodo è sostituito dal seguente: «Il giudice, se accoglie la domanda in misura non superiore all'eventuale proposta conciliativa, condanna la parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo, salvo quanto disposto dal secondo comma dell'articolo 92».

 

      12. All'articolo 92, secondo comma, del codice di procedura civile, le parole: «o concorrono altri giusti motivi, esplicitamente indicati nella motivazione,» sono sostituite dalle seguenti: «o concorrono altre gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione,».

      13. All'articolo 96 del codice di procedura civile è aggiunto, in fine, il seguente comma:

      13. Identico:

      «In ogni caso, il giudice, anche d'ufficio, condanna la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma non inferiore alla metà e non superiore al doppio dei massimi tariffari».

      «In ogni caso,   quando pronuncia sulle spese ai sensi dell'articolo 91, il giudice, anche d'ufficio,   può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata, non inferiore alla metà e non superiore al doppio dei massimi tariffari».

 

      14. All'articolo 101 del codice di procedura civile è aggiunto, in fine, il seguente comma:

 

      «Se ritiene di porre a fondamento della decisione una questione rilevata d'ufficio, il giudice riserva la decisione, assegnando alle parti, a pena di nullità, un termine, non inferiore a venti e non superiore a quaranta giorni dalla comunicazione, per il deposito in cancelleria di memorie contenenti osservazioni sulla medesima questione».

      14. Al primo comma dell'articolo 115 del codice di procedura civile sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, nonché i fatti contestati in modo generico».

      15. Al primo comma dell'articolo 115 del codice di procedura civile sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, nonché i fatti ammessi o non contestati».

 

      16. All'articolo 118, terzo comma, del codice di procedura civile, le parole: «non superiore a euro 5» sono sostituite dalle seguenti: «da euro 250 a euro 1.500».

 

      17. All'articolo 120 del codice di procedura civile, il primo comma è sostituito dal seguente:

 

      «Nei casi in cui la pubblicità della decisione di merito può contribuire a riparare il danno, compreso quello derivante per effetto di quanto previsto all'articolo 96, il giudice, su istanza di parte, può ordinarla a cura e spese del soccombente, mediante inserzione per estratto, ovvero mediante comunicazione, nelle forme specificamente indicate, in una o più testate giornalistiche, radiofoniche o televisive o in siti internet da lui designati».

      15. Al secondo comma dell'articolo 132 del codice di procedura civile, il numero 4) è sostituito dal seguente:

      18. Identico.

      «4) la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione».

 

      16. All'articolo 153 del codice di procedura civile è aggiunto, in fine, il seguente comma:

      19. Identico.

      «La parte che dimostra di essere incorsa in decadenze per causa ad essa non imputabile può chiedere al giudice di essere rimessa in termini. Il giudice provvede a norma dell'articolo 294, secondo e terzo comma».

 

Art. 53.

(Modifiche al libro secondo del codice di procedura civile).

Art. 53.

(Modifiche al libro secondo del codice di procedura civile).

      1. Al secondo comma dell'articolo 170 del codice di procedura civile è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Questa disposizione si applica anche agli atti di impugnazione».

      Soppresso.

 

      1. All'articolo 285 del codice di procedura civile, le parole: «primo e terzo comma» sono soppresse, e all'articolo 330, primo comma, del codice di procedura civile, dopo le parole: «si notifica» sono inserite le seguenti: «, ai sensi dell'arti-colo 170,».

      2. Il secondo comma dell'articolo 182 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente:

      2. Identico.

      «Quando rileva un difetto di rappresentanza, di assistenza o di autorizzazione ovvero un vizio che determina la nullità della procura al difensore, il giudice assegna alle parti un termine perentorio per la costituzione della persona alla quale spetta la rappresentanza o l'assistenza, per il rilascio delle necessarie autorizzazioni, ovvero per il rilascio della procura alle liti o per la rinnovazione della stessa. L'osservanza del termine sana i vizi, e gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono sin dal momento della prima notificazione».

 

      3. Al sesto comma, alinea, dell'articolo 183 del codice di procedura civile, le parole: «il giudice concede» sono sostituite dalle seguenti: «il giudice, ove sussistano giusti motivi, può concedere».

      3. Al sesto comma, alinea, dell'articolo 183 del codice di procedura civile, le parole: «il giudice concede», sono sostituite dalle seguenti: «il giudice, ove sussistano gravi motivi, può concedere».

 

      4. L'articolo 184-bis del codice di procedura civile è abrogato.

      4. Il terzo comma dell'articolo 187 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente:

      Soppresso.

      «Il giudice provvede analogamente se sorgono questioni attinenti alla giurisdizione o ad altre pregiudiziali, ma può anche disporre che siano decise unitamente al merito. Le questioni attinenti alla competenza sono decise immediatamente con ordinanza, ai sensi dell'articolo 279, primo comma».

 

      5. Il primo comma dell'articolo 191 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente:

      5. Identico.

      «Nei casi previsti dagli articoli 61 e seguenti il giudice istruttore, con ordinanza ai sensi dell'articolo 183, settimo comma, o con altra successiva ordinanza, nomina un consulente, formula i quesiti e fissa l'udienza nella quale il consulente deve comparire».

 

      6. Il terzo comma dell'articolo 195 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente:

      6. Identico.

      «Il giudice fissa il termine entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione e il termine, comunque anteriore alla successiva udienza, entro il quale le parti possono depositare memorie contenenti osservazioni alla relazione del consulente».

 

      7. Al libro secondo, titolo I, capo II, sezione II, paragrafo 8, del codice di procedura civile, dopo l'articolo 257 è aggiunto il seguente:

      7. Identico:

      «Art. 257-bis. - (Testimonianza scritta). - Il giudice, sentite le parti e tenuto conto di ogni circostanza, può disporre, nelle cause aventi ad oggetto diritti disponibili, di assumere la deposizione chiedendo al testimone, anche nelle ipotesi di cui all'articolo 203, di fornire, per iscritto e nel termine fissato, le risposte ai quesiti sui quali deve essere interrogato.

      «Art. 257-bis. - (Testimonianza scritta). - Il giudice, sentite le parti e tenuto conto di ogni circostanza, può disporre, avuto particolare riguardo all'oggetto della causa, di assumere la deposizione chiedendo al testimone, anche nelle ipotesi di cui all'articolo 203, di fornire, per iscritto e nel termine fissato, le risposte ai quesiti sui quali deve essere interrogato.

      Il giudice, con il provvedimento di cui al primo comma, dispone che la parte che ha richiesto l'assunzione della prova predisponga il modello di testimonianza in conformità agli articoli ammessi e lo faccia notificare al testimone.

      Il giudice, con il provvedimento di cui al primo comma, dispone che la parte che ha richiesto l'assunzione predisponga il modello di testimonianza in conformità agli articoli ammessi e lo faccia notificare al testimone.

      Il testimone rende la deposizione compilando il modello di testimonianza in ogni sua parte, con risposta separata a ciascuno dei quesiti, e precisa quali sono quelli cui non è in grado di rispondere, indicandone la ragione.

      Identico.

      Il testimone sottoscrive la deposizione apponendo la propria firma autenticata su ciascuna delle facciate del foglio di testimonianza, che spedisce in busta chiusa con plico raccomandato o consegna alla cancelleria del giudice.

      Identico.

      Quando il testimone si avvale della facoltà di astensione di cui all'articolo 249, ha l'obbligo di compilare il modello di testimonianza, indicando le complete generalità e i motivi di astensione.

      Identico.

      Quando il testimone non spedisce o non consegna le risposte scritte nel termine stabilito, il giudice può condannarlo alla pena pecuniaria di cui all'articolo 255, primo comma.

      Identico.

      Il giudice, esaminate le risposte, può sempre disporre che il testimone sia chiamato a deporre davanti a lui o davanti al giudice delegato».

      Identico».

      8. All'articolo 279 del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:

      8. Identico:

          a) il primo comma è sostituito dal seguente:

          a) identico:

      «Il collegio pronuncia ordinanza quando provvede soltanto su questioni relative all'istruzione della causa, senza definire il giudizio, nonché quando decide questioni di competenza. In tal caso, se non definisce il giudizio, impartisce con la stessa ordinanza i provvedimenti per l'ulteriore istruzione della causa»;

      «Il collegio pronuncia ordinanza quando provvede soltanto su questioni relative all'istruzione della causa, senza definire il giudizio, nonché quando decide soltanto questioni di competenza. In tal caso, se non definisce il giudizio, impartisce con la stessa ordinanza i provvedimenti per l'ulteriore istruzione della causa»;

          b) al secondo comma, numero 1), le parole: «o di competenza» sono soppresse.

          b) identica.

      9. All'articolo 295 del codice di procedura civile è aggiunto, in fine, il seguente comma:

      Soppresso.

      «L'ordinanza di sospensione è reclamabile nei termini e nei modi di cui all'articolo 44».

 

      10. All'articolo 296 del codice di procedura civile sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, fissando l'udienza per la prosecuzione del processo medesimo».

      9. L'articolo 296 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente:

      «Il giudice istruttore, su istanza di tutte le parti, ove sussistano giustificati motivi, può disporre, per una sola volta, che il processo rimanga sospeso per un periodo non superiore a tre mesi, fissando l'udienza per la prosecuzione del processo medesimo».

      11. All'articolo 297, primo comma, del codice di procedura civile, le parole: «sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «tre mesi».

      10. Identico.

      12. All'articolo 305 del codice di procedura civile le parole: «sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «tre mesi».

      11. Identico.

      13. All'articolo 307 del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:

      12. Identico:

          a) al primo comma, le parole: «un anno» sono sostituite dalle seguenti: «tre mesi»;

          a) al primo comma, le parole: «del secondo comma» sono soppresse e le parole: «un anno» sono sostituite dalle seguenti: «tre mesi»;

          b) al terzo comma, la parola: «sei» è sostituita dalla seguente: «tre»;

          b) identica;

          c) il quarto comma è sostituito dal seguente:

          c) identica.

      «L'estinzione opera di diritto ed è dichiarata, anche d'ufficio, con ordinanza del giudice istruttore ovvero con sentenza del collegio».

 

      14. All'articolo 310, secondo comma, del codice di procedura civile, le parole: «e quelle che regolano la competenza» sono sostituite dalle seguenti: «e le ordinanze che pronunciano sulla competenza».

      Soppresso.

      15. All'articolo 323 del codice di procedura civile, le parole: «, oltre al regolamento di competenza nei casi previsti dalla legge,» sono soppresse.

      Soppresso.

      16. All'articolo 324 del codice di procedura civile, le parole: «né al regolamento di competenza,» sono soppresse.

      Soppresso.

      17. All'articolo 327, primo comma, del codice di procedura civile, le parole: «decorso un anno» sono sostituite dalle seguenti: «decorsi otto mesi».

      13. All'articolo 327, primo comma, del codice di procedura civile, le parole: «decorso un anno» sono sostituite dalle seguenti: «decorsi sei mesi»

      18. All'articolo 345, terzo comma, del codice di procedura civile, dopo le parole: «nuovi mezzi di prova» sono inserite le seguenti: «e non possono essere prodotti nuovi documenti».

      14. Identico.

      19. All'articolo 353 del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:

      15. Identico.

          a) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Rimessione al primo giudice per ragioni di giurisdizione»;

 

          b) al secondo comma, le parole: «sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «tre mesi».

 

      20. Il numero 2) del primo comma dell'articolo 360 del codice di procedura civile è abrogato.

      Soppresso.

      21. All'articolo 382 del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:

      Soppresso.

          a) nella rubrica, le parole: «e di competenza» sono soppresse;

 

          b) il secondo comma è abrogato.

 

      22. Al secondo comma dell'articolo 385 del codice di procedura civile, le parole: «o per violazione delle norme sulla competenza» sono soppresse.

      16. All'articolo 385 del codice di procedura civile, il quarto comma è abrogato.

      23. Al primo comma dell'articolo 392 del codice di procedura civile, le parole: «un anno» sono sostituite dalle seguenti: «tre mesi».

      17. Identico.

 

Art. 53-bis.

(Ulteriori modifiche al libro secondo del codice di procedura civile).

 

      1. Dopo l'articolo 339 del codice di procedura civile è inserito il seguente:

      «Art. 339-bis. - (Appellabilità dei provvedimenti aventi natura decisoria). - Tutti i provvedimenti pronunciati in primo grado aventi natura decisoria sono appellabili».

 

      2. Dopo l'articolo 360 del codice di procedura civile è inserito il seguente:

      «Art. 360-bis. - (Ammissibilità del ricorso). - Il ricorso è dichiarato ammissibile:

          a) quando il provvedimento impugnato ha deciso le questioni di diritto in modo difforme da precedenti decisioni della Corte;

 

          b) quando il ricorso ha per oggetto una questione nuova o una questione sulla quale la Corte ritiene di pronunciarsi per confermare o mutare il proprio orientamento ovvero quando esistono contrastanti orientamenti nella giurisprudenza della Corte;

 

          c) quando appare fondata la censura relativa a violazione dei princìpi regolatori del giusto processo;

 

          d) quando ricorrono i presupposti per una pronuncia ai sensi dell'articolo 363.

 

      Sull'ammissibilità del ricorso la Corte decide in camera di consiglio con ordinanza non impugnabile resa da un collegio di tre magistrati.

 

      Se il collegio ritiene inammissibile il ricorso, anche a norma dell'articolo 375, primo comma, numeri 1) e 5), seconda parte, il relatore deposita in cancelleria una relazione con la concisa esposizione delle ragioni che giustificano la dichiarazione di inammissibilità. Si applica l'articolo 380-bis, commi secondo, terzo e quarto.

 

      L'ordinanza che dichiara l'inammissibilità è comunicata alle parti costituite con biglietto di cancelleria, ovvero mediante telefax o posta elettronica, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, relativa a tali forme di comunicazione degli atti giudiziari.

 

      Il ricorso dichiarato ammissibile è assegnato a una sezione della Corte di cassazione per la sua trattazione. Se il ricorso è dichiarato inammissibile, il provvedimento impugnato passa in giudicato; l'ordinanza provvede sulle spese a norma dell'articolo 385, quarto comma».

 

      3. L'articolo 366-bis del codice di procedura civile è abrogato.

 

      4. All'articolo 375, primo comma, numero 5), del codice di procedura civile, le parole: «o per difetto dei requisiti previsti dall'articolo 366-bis» sono soppresse.

 

      5. Dopo l'articolo 131-bis delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368, è inserito il seguente:

 

      «Art. 131-ter. - (Appellabilità dei provvedimenti decisori di primo grado). - L'articolo 339-bis del codice si applica nei processi in cui può trovare applicazione anche l'articolo 360-bis».

Art. 54.

(Modifiche al libro terzo del codice di procedura civile).

Art. 54.

(Modifiche al libro terzo del codice di procedura civile).

      1. Al libro terzo, titolo IV, del codice di procedura civile, dopo l'articolo 614 è aggiunto il seguente:

      1. Identico:

      «Art. 614-bis. - (Attuazione degli obblighi di fare infungibile o di non fare). - Con il provvedimento di condanna all'adempimento di un obbligo di fare infungibile o di non fare il giudice, su richiesta di parte, fissa la somma dovuta all'avente diritto per ogni violazione o inosservanza successiva.

      Il provvedimento costituisce titolo esecutivo per il pagamento delle somme dovute per ogni violazione o inosservanza».

      «Art. 614-bis. - (Attuazione degli obblighi di fare infungibile o di non fare). - Con il provvedimento di condanna il giudice, salvo che ciò sia manifestamente iniquo, fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dall'obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell'esecuzione del provvedimento. La disposizione di cui al presente comma non si applica alle controversie di lavoro subordinato pubblico e privato e ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di cui all'articolo 409. Il giudice determina l'ammontare della somma di cui al primo comma tenuto conto del valore della controversia, della natura della prestazione, del danno quantificato o prevedibile, delle condizioni personali e patrimoniali delle parti, e di ogni altra circostanza utile».

 

      2. All'articolo 616 del codice di procedura civile, l'ultimo periodo è soppresso.

 

      3. All'articolo 624 del codice di procedura civile, i commi terzo e quarto sono abrogati.

Art. 55.

(Modifiche al libro quarto del codice di procedura civile).

Art. 55.

(Modifica al libro quarto del codice di procedura civile).

      1. All'articolo 669-octies del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:

      1. Identico.

          a) dopo il sesto comma è inserito il seguente:

 

      «Il giudice, quando emette uno dei provvedimenti di cui al sesto comma prima dell'inizio della causa di merito, provvede sulle spese del procedimento cautelare»;

 

          b) al settimo comma, le parole: «primo comma» sono sostituite dalle seguenti: «sesto comma».

 

      2. All'articolo 819-ter del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:

      Soppresso.

          a) al primo comma, il secondo periodo è sostituito dal seguente: «L'ordinanza con la quale il giudice afferma o nega la propria competenza in relazione ad una convenzione d'arbitrato è reclamabile a norma dell'articolo 44»;

 

          b) al secondo comma, dopo la parola: «44» sono inserite le seguenti: «, primo comma,».

 

Art. 56.

(Procedimento sommario non cautelare).

Art. 56.

(Procedimento sommario di cognizione).

      1. Dopo il capo III del titolo I del libro quarto del codice di procedura civile è inserito il seguente:

      1. Identico:

«Capo III-bis

DEL PROCEDIMENTO SOMMARIO DI COGNIZIONE

«Capo III-bis

DEL PROCEDIMENTO SOMMARIO DI COGNIZIONE

Art. 702-bis.

(Forma della domanda. Costituzione delle parti).

Art. 702-bis.

(Forma della domanda. Costituzione delle parti).

      Nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica, la domanda di condanna al pagamento di somme di denaro, anche se non liquide, ovvero alla consegna o al rilascio di cose può essere proposta con ricorso al tribunale competente. Il ricorso, sottoscritto a norma dell'articolo 125, deve contenere le indicazioni di cui ai numeri 1), 2), 3), 4), 5) e 6) e l'avviso di cui al numero 7) del terzo comma dell'articolo 163.

      Nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica, la domanda può essere proposta con ricorso al tribunale competente. Il ricorso, sottoscritto a norma dell'articolo 125, deve contenere le indicazioni di cui ai numeri 1), 2), 3), 4), 5) e 6) e l'avvertimento di cui al numero 7) del terzo comma dell'articolo 163.

      A seguito della presentazione del ricorso il cancelliere forma il fascicolo d'ufficio e lo presenta senza ritardo al presidente del tribunale, il quale designa il magistrato cui è affidata la trattazione del procedimento.

      Identico.

      Il giudice designato fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti, assegnando un termine perentorio per la notificazione del ricorso.

      Il giudice designato fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti, assegnando il termine per la costituzione del convenuto, che deve avvenire non oltre dieci giorni prima dell'udienza; il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell'udienza, deve essere notificato al convenuto almeno trenta giorni prima della data fissata per la sua costituzione.

 

      Il convenuto deve costituirsi almeno dieci giorni prima dell'udienza, mediante deposito in cancelleria della comparsa di risposta, nella quale deve proporre le sue difese e prendere posizione sui fatti posti dal ricorrente a fondamento della domanda, indicare i mezzi di prova di cui intende avvalersi e i documenti che offre in comunicazione, nonché formulare le conclusioni. A pena di decadenza deve proporre le eventuali domande riconvenzionali e le eccezioni processuali e di merito che non sono rilevabili d'ufficio.

      Il convenuto deve costituirsi mediante deposito in cancelleria della comparsa di risposta, nella quale deve proporre le sue difese e prendere posizione sui fatti posti dal ricorrente a fondamento della domanda, indicare i mezzi di prova di cui intende avvalersi e i documenti che offre in comunicazione, nonché formulare le conclusioni. A pena di decadenza deve proporre le eventuali domande riconvenzionali e le eccezioni processuali e di merito che non sono rilevabili d'ufficio.

      Se il convenuto intende chiamare un terzo in garanzia deve, a pena di decadenza, farne dichiarazione nella comparsa di costituzione e chiedere al giudice designato lo spostamento dell'udienza. Il giudice, con decreto comunicato dal cancelliere alle parti costituite, provvede a fissare la data della nuova udienza assegnando un termine perentorio per la citazione del terzo. La costituzione del terzo in giudizio avviene a norma del quarto comma.

      Identico.

Art. 702-ter.

(Procedimento).

Art. 702-ter.

(Procedimento).

      Il giudice, se ritiene di essere incompetente, pronuncia ordinanza reclamabile ai sensi dell'articolo 44. Si applica l'articolo 50.

      Il giudice, se ritiene di essere incompetente, lo dichiara con ordinanza.

      Se rileva che la domanda non rientra tra quelle indicate nell'articolo 702-bis, il giudice, con ordinanza non impugnabile, la dichiara inammissibile. Nello stesso modo provvede sulla domanda riconvenzionale.

      Identico.

      Se ritiene che le difese svolte dalle parti richiedono un'istruzione non sommaria, il giudice, con ordinanza non impugnabile, fissa l'udienza di cui all'articolo 183. In tal caso si applicano le disposizioni del libro II.

      Identico.

      Quando la causa relativa alla domanda riconvenzionale richiede un'istruzione non sommaria, il giudice ne dispone la separazione.

      Identico.

      Se non provvede ai sensi dei commi precedenti, il giudice, sentite le parti, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione indispensabili in relazione all'oggetto del provvedimento richiesto e provvede con ordinanza all'accoglimento o al rigetto delle domande.

      Al termine della prima udienza, se non provvede ai sensi dei commi precedenti, il giudice, sentite le parti, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione rilevanti in relazione all'oggetto del provvedimento richiesto e provvede con ordinanza all'accoglimento o al rigetto delle domande.

      L'ordinanza è provvisoriamente esecutiva e costituisce titolo per l'iscrizione di ipoteca giudiziale.

      L'ordinanza è provvisoriamente esecutiva e costituisce titolo per l'iscrizione di ipoteca giudiziale e per la trascrizione.

      Il giudice provvede in ogni caso sulle spese del procedimento ai sensi degli articoli 91 e seguenti.

      Identico.

Art. 702-quater.

(Appello).

Art. 702-quater.

(Appello).

      L'ordinanza emessa ai sensi del sesto comma dell'articolo 702-ter produce gli effetti di cui all'articolo 2909 del codice civile se non è appellata entro trenta giorni dalla sua comunicazione o notificazione. Sono ammessi nuovi mezzi di prova e nuovi documenti quando il collegio li ritiene indispensabili ai fini della decisione, ovvero la parte dimostra di non aver potuto proporli nel corso del procedimento sommario per causa ad essa non imputabile. Il presidente del collegio può delegare l'assunzione dei mezzi istruttori ad uno dei componenti del collegio».

      L'ordinanza emessa ai sensi del sesto comma dell'articolo 702-ter produce gli effetti di cui all'articolo 2909 del codice civile se non è appellata entro trenta giorni dalla sua comunicazione o notificazione. Sono ammessi nuovi mezzi di prova e nuovi documenti quando il collegio li ritiene rilevanti ai fini della decisione, ovvero la parte dimostra di non aver potuto proporli nel corso del procedimento sommario per causa ad essa non imputabile. Il presidente del collegio può delegare l'assunzione dei mezzi istruttori ad uno dei componenti del collegio».

Art. 57.

(Modifiche alle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368).

Art. 57.

(Modifiche alle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368).

      1. Dopo l'articolo 103 delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368, di seguito denominate «disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile», è inserito il seguente:

      1. Identico:

      «Art. 103-bis. - (Modello di testimonianza). - La testimonianza scritta è resa su di un modulo conforme al modello approvato con decreto del Ministro della giustizia, che individua anche le istruzioni per la sua compilazione, da notificare unitamente al modello. Il modello, sottoscritto in ogni suo foglio dalla parte che ne ha curato la compilazione, deve contenere, oltre all'indicazione del procedimento e dell'ordinanza di ammissione da parte del giudice procedente, idonei spazi per l'inserimento delle complete generalità del testimone, dell'indicazione della sua residenza, del suo domicilio e, ove possibile, di un suo recapito telefonico. Deve altresì contenere l'ammonimento del testimone ai sensi dell'articolo 251 del codice e la formula del giuramento di cui al medesimo articolo, oltre all'avviso in ordine alla facoltà di astenersi ai sensi degli articoli 351 e 352 del codice di procedura penale, con lo spazio per la sottoscrizione obbligatoria del testimone, nonché le richieste di cui all'articolo 252, primo comma, del codice, e la trascrizione dei quesiti ammessi, con l'avvertenza che il testimone deve rendere risposte circostanziate a ciascuna domanda.

      «Art. 103-bis. - (Modello di testimonianza). - La testimonianza scritta è resa su di un modulo conforme al modello approvato con decreto del Ministro della giustizia che individua anche le istruzioni per la sua compilazione, da notificare unitamente al modello. Il modello, sottoscritto in ogni suo foglio dalla parte che ne ha curato la compilazione, deve contenere, oltre all'indicazione del procedimento e dell'ordinanza di ammissione da parte del giudice procedente, idonei spazi per l'inserimento delle complete generalità del testimone, dell'indicazione della sua residenza, del suo domicilio e, ove possibile, di un suo recapito telefonico. Deve altresì contenere l'ammonimento del testimone ai sensi dell'articolo 251 del codice e la formula del giuramento di cui al medesimo articolo, oltre all'avviso in ordine alla facoltà di astenersi ai sensi degli articoli 351 e 352 del codice di procedura penale, con lo spazio per la sottoscrizione obbligatoria del testimone, nonché le richieste di cui all'articolo 252, primo comma, del codice, ivi compresa l'indicazione di eventuali rapporti personali con le parti, e la trascrizione dei quesiti ammessi, con l'avvertenza che il testimone deve rendere risposte specifiche e pertinenti a ciascuna domanda e deve altresì precisare se ha avuto conoscenza dei fatti oggetto della testimonianza in modo diretto o indiretto.

      Al termine di ogni risposta è apposta, di seguito e senza lasciare spazi vuoti, la sottoscrizione da parte del testimone.

      Identico.

      Le sottoscrizioni devono essere autenticate da un notaio o da un segretario comunale o dal cancelliere di un ufficio giudiziario. L'autentica delle sottoscrizioni è in ogni caso gratuita».

      Le sottoscrizioni devono essere autenticate da un notaio o da un segretario comunale o dal cancelliere di un ufficio giudiziario. L'autentica delle sottoscrizioni è in ogni caso gratuita nonché esente dall'imposta di bollo e da ogni diritto».

      2. All'articolo 104, primo comma, delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, dopo le parole: «questi la dichiara» sono inserite le seguenti: «, anche d'ufficio,».

      2. Il primo comma dell'articolo 104 delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile è sostituito dal seguente:

      «Se la parte senza giusto motivo non fa chiamare i testimoni davanti al giudice, questi la dichiara, anche d'ufficio, decaduta dalla prova, salvo che l'altra parte dichiari di avere interesse all'audizione».

      3. Il primo comma dell'articolo 118 delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile è sostituito dal seguente:

      «La motivazione della sentenza, di cui all'articolo 132, secondo comma, numero 4), del codice, consiste nella succinta esposizione dei fatti rilevanti della causa e delle ragioni giuridiche della decisione, anche con riferimento a precedenti conformi».

      3. Dopo il terzo comma dell'articolo 118 delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile è inserito il seguente:

      «Nel caso di domande manifestamente fondate o infondate la sentenza è succintamente motivata e la motivazione può consistere in un sintetico riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo, ovvero, se del caso, a un precedente conforme di una giurisdizione superiore».

Art. 58.

(Abrogazione dell'articolo 3 della legge 21 febbraio 2006, n. 102).

Art. 58.

(Abrogazione dell'articolo 3 della legge 21 febbraio 2006, n. 102, e disposizioni transitorie).

      1. L'articolo 3 della legge 21 febbraio 2006, n. 102, è abrogato.

      1. Identico.

 

      2. Alle controversie disciplinate dall'articolo 3 della legge 21 febbraio 2006, n. 102, pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al libro secondo, titolo IV, capo I, del codice di procedura civile. La disposizione di cui al presente comma non si applica ai giudizi introdotti con il rito ordinario e per i quali alla data di entrata in vigore della presente legge non è stata ancora disposta la modifica del rito ai sensi dell'articolo 426 del codice di procedura civile.

Art. 59.

(Notificazione a cura dell'Avvocatura dello Stato).

Art. 59.

(Notificazione a cura dell'Avvocatura dello Stato).

      1. L'Avvocatura dello Stato può eseguire la notificazione di atti civili, amministrativi e stragiudiziali ai sensi della legge 21 gennaio 1994, n. 53, e successive modificazioni.

      1. Identico.

      2. Per le finalità di cui al comma 1, l'Avvocatura generale dello Stato e ciascuna avvocatura distrettuale dello Stato si dotano di un apposito registro cronologico conforme alla normativa, anche regolamentare, vigente.

      2. Identico.

      3. La validità dei registri di cui al comma 2 è subordinata alla previa numerazione e vidimazione, in ogni mezzo foglio, rispettivamente, da parte dell'Avvocato generale dello Stato, o di un avvocato dello Stato allo scopo delegato, ovvero dell'avvocato distrettuale dello Stato.

      3. Identico.

      4. Dall'attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Gli adempimenti previsti dal presente articolo sono svolti nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

      4. Dall'attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Gli adempimenti previsti dalla presente disposizione sono svolti nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a disposizione vigente.

 

Art. 59-bis.

(Modifica all'articolo 9 della legge 21 luglio 2000, n. 205).

 

      1. Al comma 2 dell'articolo 9 della legge 21 luglio 2000, n. 205, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Se, in assenza dell'avviso di cui al primo periodo, è comunicato alle parti l'avviso di fissazione dell'udienza di discussione nel merito, i ricorsi sono decisi qualora almeno una parte costituita dichiari, anche in udienza a mezzo del proprio difensore, di avere interesse alla decisione; altrimenti sono dichiarati perenti dal presidente del collegio con decreto, ai sensi dell'articolo 26, settimo comma, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034».

Art. 60.

(Abrogazioni).

      Soppresso.

      1. Gli articoli 42, 43, 46 e 184-bis e il quarto comma dell'articolo 385 del codice di procedura civile e l'articolo 187 delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile sono abrogati.

 

Art. 61.

(Disposizioni transitorie).

Art. 61.

(Disposizioni transitorie).

      1. Fatto salvo quanto previsto dai commi successivi, le disposizioni della presente legge che modificano il codice di procedura civile e le disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile si applicano ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore.

      1. Identico.

      2. Ai giudizi pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore della presente legge si applica l'articolo 345 del codice di procedura civile, come modificato dalla presente legge.

      2. Ai giudizi pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore della presente legge si applicano gli articoli 132, 345 e 616 del codice di procedura civile e l'articolo 118 delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, come modificati dalla presente legge.

      3. Alle controversie disciplinate dall'articolo 3 della legge 21 febbraio 2006, n. 102, pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al libro secondo, titolo IV, capo I, del codice di procedura civile.

      Soppresso.

      4. Le disposizioni di cui ai commi quinto e sesto dell'articolo 155 del codice di procedura civile si applicano anche ai procedimenti pendenti alla data del 1o marzo 2006.

      3. Identico.

 

Art. 61-bis.

(Decisione delle questioni di giurisdizione).

 

      1. Il giudice che, in materia civile, amministrativa, contabile, tributaria o di giudici speciali, dichiara il proprio difetto di giurisdizione indica altresì, se esistente, il giudice nazionale che ritiene munito di giurisdizione. La pronuncia sulla giurisdizione resa dalle Sezioni unite della Corte di cassazione è vincolante per ogni giudice e per le parti anche in altro processo.

 

      2. Se, entro il termine perentorio di tre mesi dal passaggio in giudicato della pronuncia di cui al comma 1, la domanda è riproposta al giudice ivi indicato, nel successivo processo le parti restano vincolate a tale indicazione e sono fatti salvi gli effetti sostanziali e processuali che la domanda avrebbe prodotto se il giudice di cui è stata dichiarata la giurisdizione fosse stato adito sin dalla instaurazione del primo giudizio, ferme restando le preclusioni e le decadenze intervenute. Ai fini del presente comma la domanda si ripropone con le modalità e secondo le forme previste per il giudizio davanti al giudice adito in relazione al rito applicabile.

 

      3. Se sulla questione di giurisdizione non si sono già pronunciate, nel processo, le Sezioni unite della Corte di cassazione, il giudice davanti al quale la causa è riassunta può sollevare d'ufficio, con ordinanza, tale questione davanti alle medesime Sezioni unite della Corte di cassazione, fino alla prima udienza fissata per la trattazione del merito. Restano ferme le disposizioni sul regolamento preventivo di giurisdizione.

 

      4. L'inosservanza dei termini fissati ai sensi del presente articolo per la riassunzione o per la prosecuzione del giudizio comporta l'estinzione del processo, che è dichiarata anche d'ufficio alla prima udienza, e impedisce la conservazione degli effetti sostanziali e processuali della domanda.

 

      5. In ogni caso di riproposizione della domanda davanti al giudice di cui al comma 1, le prove raccolte nel processo davanti al giudice privo di giurisdizione possono essere valutate come argomenti di prova.

Art. 62.

(Sospensione dei termini processuali nel periodo feriale).

      Soppresso.

      1. All'articolo 1, primo comma, della legge 7 ottobre 1969, n. 742, le parole: «15 settembre» sono sostituite dalle seguenti: «31 agosto».

 

      2. La disposizione di cui al comma 1 si applica a decorrere dal 1o gennaio 2009.

 

 

Capo VIII-bis

DELEGA AL GOVERNO PER L'ADOZIONE DI NORME ISTITUTIVE DELLA MEDIAZIONE E DELLA CONCILIAZIONE IN MATERIA CIVILE E COMMERCIALE

 

Art. 62-bis.

(Delega al Governo in materia di mediazione e di conciliazione delle controversie civili e commerciali).

 

      1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi in materia di mediazione e di conciliazione in ambito civile e commerciale.

 

      2. La riforma adottata ai sensi del comma 1, nel rispetto e in coerenza con la normativa comunitaria e in conformità ai princìpi e criteri direttivi di cui al comma 3, realizza il necessario coordinamento con le altre disposizioni vigenti. I decreti legislativi previsti dal comma 1 sono adottati su proposta del Ministro della giustizia e successivamente trasmessi al Parlamento, ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, che sono resi entro il termine di trenta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale i decreti sono emanati anche in mancanza dei pareri. Qualora detto termine venga a scadere nei trenta giorni antecedenti allo spirare del termine previsto dal comma 1 o successivamente, la scadenza di quest'ultimo è prorogata di sessanta giorni.

 

      3. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi:

 

          a) prevedere che la mediazione, finalizzata alla conciliazione, abbia per oggetto controversie su diritti disponibili, senza precludere l'accesso alla giustizia;

 

          b) prevedere che la mediazione sia svolta da organismi professionali e indipendenti, stabilmente destinati all'erogazione del servizio di conciliazione;

 

          c) disciplinare la mediazione, nel rispetto della normativa comunitaria, anche attraverso l'estensione delle disposizioni di cui al decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5, e successive modificazioni, e in ogni caso attraverso l'istituzione, presso il Ministero della giustizia, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, di un Registro degli organismi di conciliazione, di seguito denominato «Registro», vigilati dal medesimo Ministero;

 

          d) prevedere che i requisiti per l'iscrizione nel Registro e per la sua conservazione siano stabiliti con decreto del Ministro della giustizia;

 

          e) prevedere la possibilità di istituire gli organismi di conciliazione anche presso i tribunali, stabilendo che, per il loro funzionamento, essi si possano avvalere del personale del consiglio dell'Ordine degli avvocati;

 

          f) prevedere che gli organismi di conciliazione istituiti presso i tribunali siano iscritti di diritto nel Registro;

 

          g) prevedere, per le controversie in particolari materie, la facoltà di istituire organismi di conciliazione presso i consigli degli Ordini professionali;

 

          h) prevedere che gli organismi di conciliazione di cui alla lettera g) siano iscritti di diritto nel Registro;

 

          i) prevedere che gli organismi di conciliazione iscritti nel Registro possano svolgere il servizio di mediazione anche attraverso procedure telematiche;

 

          l) per le controversie in particolari materie, prevedere la facoltà del conciliatore di avvalersi di esperti, iscritti all'albo dei consulenti e dei periti presso i tribunali, i cui compensi sono previsti dai decreti legislativi attuativi della delega di cui al comma 1 anche con riferimento a quelli stabiliti per le consulenze e per le perizie giudiziali;

 

          m) prevedere che le indennità spettanti ai conciliatori, da porre a carico delle parti, siano stabilite, anche con atto regolamentare, in misura maggiore per il caso in cui sia stata raggiunta la conciliazione tra le parti;

 

          n) prevedere, a favore delle parti, forme di agevolazione di carattere fiscale, assicurando, al contempo, l'invarianza del gettito attraverso gli introiti derivanti al Ministero della giustizia, a decorrere dall'anno precedente l'introduzione della norma e successivamente con cadenza annuale, dal Fondo unico giustizia di cui all'articolo 2 del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143;

 

          o) prevedere, nei casi in cui il provvedimento che chiude il processo corrisponda interamente al contenuto dell'accordo proposto in sede di procedimento di conciliazione, che il giudice possa escludere la ripetizione delle spese sostenute dal vincitore che ha rifiutato l'accordo successivamente alla proposta dello stesso, condannandolo altresì, e nella stessa misura, al rimborso delle spese sostenute dal soccombente, salvo quanto previsto dagli articoli 92 e 96 del codice di procedura civile, e, inoltre, che possa condannare il vincitore al pagamento di un'ulteriore somma a titolo di contributo unificato ai sensi dell'articolo 9 (L) del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto legislativo 30 maggio 2002, n. 115;

 

          p) prevedere che il procedimento di conciliazione non possa avere una durata eccedente i quattro mesi.

Art. 63.

(Misure urgenti per il recupero di somme afferenti al bilancio della giustizia e per il contenimento e la razionalizzazione delle spese di giustizia).

Art. 63.

(Misure urgenti per il recupero di somme afferenti al bilancio della giustizia e per il contenimento e la razionalizzazione delle spese di giustizia).

      1. All'articolo 36, secondo comma, del codice penale, le parole: «in uno o più giornali designati dal giudice» sono sostituite dalle seguenti: «nel sito internet del Ministero della giustizia. La durata della pubblicazione è stabilita dal giudice in misura non superiore a trenta giorni. In mancanza, la durata è di quindici giorni».

      1. Identico.

      2. Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

      2. Identico:

          a) all'articolo 262, il comma 3-bis è abrogato;

          Soppressa.

          b) all'articolo 535, comma 1, le parole: «relative ai reati cui la condanna si riferisce» sono soppresse e il comma 2 è abrogato;

          a) identica;

          c) all'articolo 536, comma 1, le parole: «e designa il giornale o i giornali in cui deve essere inserita» sono soppresse;

          b) identica.

          d) all'articolo 676, comma 1, le parole: «o alla devoluzione allo Stato delle somme di denaro sequestrate ai sensi del comma 3-bis dell'articolo 262» sono soppresse.

          Soppressa.

      3. Al comma 4 dell'articolo 171-ter della legge 21 aprile 1941, n. 633, la lettera b) è sostituita dalla seguente:

      3. Identico.

          «b) la pubblicazione della sentenza ai sensi dell'articolo 36, secondo comma, del codice penale».

 

      4. Al titolo IV, capo IV, delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, dopo l'articolo 187-bis è aggiunto il seguente:

      Soppresso.

      «Art. 187-ter. - (Devoluzione delle somme di denaro allo Stato). - Le somme di denaro depositate presso gli uffici postali, le banche o altri enti, in relazione a procedure esecutive, non riscosse o non reclamate dagli aventi diritto entro cinque anni dalla data in cui è divenuta definitiva l'ordinanza di distribuzione o di approvazione del progetto di distribuzione ovvero, in caso di opposizione, dal passaggio in giudicato della sentenza che definisce la controversia, sono devolute allo Stato. La devoluzione opera di diritto.

      Per le somme di denaro depositate presso gli uffici postali, le banche o altri enti, la cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento comunica l'avvenuta devoluzione al depositario, il quale provvede al versamento delle somme e dei valori, con i relativi interessi, in conto entrate al bilancio dello Stato. Gli importi versati sono riassegnati con decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, alle unità previsionali di base dello stato di previsione del Ministero della giustizia concernenti le spese di funzionamento dell'organizzazione giudiziaria».

 

 

      4. All'articolo 18, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, le parole da: «in uno o più giornali indicati dal giudice» fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: «nel sito internet del Ministero della giustizia. La sentenza è altresì pubblicata mediante affissione nel comune ove l'ente ha sede principale. La durata della pubblicazione è stabilita dal giudice in misura non superiore a trenta giorni. In mancanza, la durata è di quindici giorni».

      5. Al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

      5. Identico:

 

          a) all'articolo 13 (L), dopo il comma 2 è inserito il seguente:

      «2-bis. Per i processi dinanzi alla Corte di cassazione, oltre al contributo unificato, è dovuto un importo pari all'imposta fissa di registrazione dei provvedimenti giudiziari»;

 

          b) all'articolo 73 (R), dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

 

      «2-bis. I provvedimenti della Corte di cassazione sono esenti dall'obbligo della registrazione»;

          a) alla parte III, dopo il titolo XIV è aggiunto il seguente:

          c) alla parte II, dopo il titolo XIV è aggiunto il seguente:

«Titolo XIV-bis

REGISTRAZIONE DEGLI ATTI GIUDIZIARI NEL PROCESSO PENALE

«Titolo XIV-bis

REGISTRAZIONE DEGLI ATTI GIUDIZIARI NEL PROCESSO PENALE

Art. 73-bis (L).

(Termini per la richiesta di registrazione).

Art. 73-bis (L).

(Termini per la richiesta di registrazione).

      1. La registrazione della sentenza di condanna al risarcimento del danno deve essere richiesta entro cinque giorni dal passaggio in giudicato.

      1. La registrazione della sentenza di condanna al risarcimento del danno prodotto da fatti costituenti reato deve essere richiesta entro cinque giorni dal passaggio in giudicato.

Art. 73-ter (L).

(Procedura per la registrazione degli atti giudiziari).

Art. 73-ter (L).

(Procedura per la registrazione degli atti giudiziari).

      1. La trasmissione della sentenza all'ufficio finanziario è curata dal funzionario addetto all'ufficio del giudice, diverso dalla Corte di cassazione, il cui provvedimento è passato in giudicato o presso il quale il provvedimento è divenuto definitivo»;

      1. La trasmissione della sentenza all'ufficio finanziario è curata dal funzionario addetto all'ufficio del giudice dell'esecuzione»;

          b) l'articolo 111 (L) è sostituito dal seguente:

          Soppressa.

      «Art. 111 (L). - (Recupero nei confronti dell'imputato ammesso al patrocinio). - 1. Non si procede al recupero di alcuna spesa nei confronti dell'imputato ammesso al patrocinio a spese dello Stato.

 

      2. In caso di revoca dell'ammissione del patrocinio, ai sensi dell'articolo 112, comma 1, lettera d), e comma 2, si procede alla riscossione delle spese forfettizzate, delle spese anticipate dall'erario non comprese nella forfettizzazione nonché del contributo unificato e dell'imposta di registro»;

 

          c) all'articolo 154 (L), dopo il comma 3 sono aggiunti i seguenti:

          Soppressa.

      «3-bis. Salvo quanto previsto dai commi 1, 2 e 3, trascorsi cinque anni dalla data della sentenza non più soggetta ad impugnazione o dalla data in cui il provvedimento di archiviazione è divenuto definitivo, le somme di denaro, i titoli al portatore, quelli emessi o garantiti dallo Stato anche se non al portatore, i valori di bollo e i crediti pecuniari sequestrati, con i relativi interessi, se non ne è stata disposta la confisca e se nessuno ne ha chiesto la restituzione, reclamando di avervi diritto, sono devoluti allo Stato. La devoluzione opera di diritto.

 

      3-ter. Alla destinazione delle somme devolute provvede la cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento, osservando le disposizioni seguenti. Per le somme di denaro e i valori depositati presso gli uffici postali, le banche o altri enti, la cancelleria comunica l'avvenuta devoluzione al depositario, il quale provvede al versamento delle somme e dei valori, con i relativi interessi, in conto entrate al bilancio dello Stato. Tali importi sono riassegnati, con decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, alle unità previsionali di base dello stato di previsione del Ministero della giustizia concernenti le spese di funzionamento dell'organizzazione giudiziaria. Per le somme di denaro e per i valori depositati presso la cancelleria, questa vi provvede direttamente secondo le stesse modalità. Per i crediti pecuniari, la cancelleria comunica l'avvenuta devoluzione al debitore, il quale provvede al versamento delle somme di denaro, con i relativi interessi, in conto entrate al bilancio dello Stato. Tali somme sono riassegnate, con decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, alle unità previsionali di base dello stato di previsione del Ministero della giustizia concernenti le spese di funzionamento dell'organizzazione giudiziaria»;

 

 

          d) alla parte VII, titolo II, la rubrica è sostituita dalla seguente: «Disposizioni generali per le spese nel processo amministrativo, contabile e tributario»;

          d) all'articolo 205 (L):

          e) all'articolo 205 (L) sono apportate le seguenti modificazioni:

              1) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Recupero intero, forfettizzato e per quota»;

              1) identico;

              2) i commi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:

              2) identico:

      «1. Le spese del processo anticipate dall'erario sono recuperate nei confronti di ciascun condannato, senza vincolo di solidarietà, nella misura fissa stabilita con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, ai sensi dell'articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n. 400. L'ammontare degli importi può essere rideterminato ogni anno.

      «1. Le spese del processo penale anticipate dall'erario sono recuperate nei confronti di ciascun condannato, senza vincolo di solidarietà, nella misura fissa stabilita con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, ai sensi dell'articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n. 400. L'ammontare degli importi può essere rideterminato ogni anno.

      2. Il decreto determina la misura del recupero con riferimento al grado di giudizio e al tipo di procedimento. Il giudice, in ragione della complessità delle indagini e degli atti compiuti, nella statuizione di condanna al pagamento delle spese processuali può disporre che gli importi siano raddoppiati o triplicati. Sono recuperate per intero solamente le spese per la pubblicazione della sentenza penale di condanna e le spese per la demolizione di opere abusive e per la riduzione in pristino dei luoghi, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 32, comma 12, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326»;

      2. Il decreto di cui al comma 1 determina la misura del recupero con riferimento al grado di giudizio e al tipo di processo. Il giudice, in ragione della complessità delle indagini e degli atti compiuti, nella statuizione di condanna al pagamento delle spese processuali può disporre che gli importi siano aumentati sino al triplo. Sono recuperate per intero, oltre quelle previste dal comma 2-bis, le spese per la consulenza tecnica e per la perizia, le spese per la pubblicazione della sentenza penale di condanna e le spese per la demolizione di opere abusive e per la riduzione in pristino dei luoghi, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 32, comma 12, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326»;

              3) dopo il comma 2-ter sono aggiunti i seguenti:

              3) identico:

      «2-quater. Gli importi di cui al comma 2-bis, nonché le spese per la pubblicazione della sentenza penale di condanna, per la demolizione di opere abusive e per la riduzione in pristino dei luoghi di cui al comma 2, sono recuperati nei confronti di ciascun condannato in misura corrispondente alla quota del debito da ciascuno dovuta in base al decreto di cui al comma 1, senza vincolo di solidarietà.

      «2-quater. Gli importi di cui al comma 2-bis, nonché le spese per la consulenza tecnica e per la perizia, le spese per la pubblicazione della sentenza penale di condanna e le spese per la demolizione di opere abusive e per la riduzione in pristino dei luoghi di cui al comma 2, sono recuperati nei confronti di ciascun condannato in misura corrispondente alla quota del debito da ciascuno dovuta in base al decreto di cui al comma 1, senza vincolo di solidarietà.

      2-quinquies. Il contributo unificato e l'imposta di registro prenotati a debito per l'azione civile nel processo penale sono recuperati nei confronti di ciascun condannato al risarcimento del danno in misura corrispondente alla quota del debito da ciascuno dovuta, senza vincolo di solidarietà.

      2-quinquies. Identico.

      2-sexies. Gli oneri tributari relativi al sequestro conservativo di cui all'articolo 316 del codice di procedura penale sono recuperati nei confronti del condannato a carico del quale è stato disposto il sequestro conservativo»;

      2-sexies. Identico»;

          e) la rubrica del titolo II della parte VII è sostituita dalla seguente: «Disposizioni generali per spese di mantenimento in carcere e per spese processuali nel processo amministrativo, contabile e tributario»;

          Soppressa.

 

          f) all'articolo 208 (R), il comma 1 è sostituito dal seguente:

 

      «1. Se non diversamente stabilito in modo espresso, ai fini delle norme che seguono e di quelle cui si rinvia, l'ufficio incaricato della gestione delle attività connesse alla riscossione è così individuato:

 

          a) per il processo civile, amministrativo, contabile e tributario è quello presso il magistrato, diverso dalla Corte di cassazione, il cui provvedimento è passato in giudicato o presso il magistrato il cui provvedimento è divenuto definitivo;

 

          b) per il processo penale è quello presso il giudice dell'esecuzione (L)»;

 

          g) all'articolo 212 (R) sono apportate le seguenti modificazioni:

 

              1) al comma 1, le parole: «o, per le spese di mantenimento, cessata l'espiazione della pena in istituto» sono soppresse;

 

              2) al comma 2, le parole: «o dalla cessazione dell'espiazione della pena in istituto» sono soppresse;

          f) alla parte VII, dopo l'articolo 227, prima delle parole: «Capo I - Riscossione mediante ruolo», introdotte dall'articolo 52, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, sono inserite le seguenti: «Titolo II-bis. Disposizioni generali per spese processuali, pene pecuniarie, sanzioni amministrative pecuniarie e sanzioni pecuniarie processuali nel processo civile e penale»;

          Soppressa.

          g) nella parte VII, titolo II-bis, capo I, dopo l'articolo 227-ter, introdotto dall'articolo 52, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, sono aggiunti i seguenti:

      «Art. 227-quater (L). - (Ruoli informatizzati). - 1. Dopo aver svolto le attività previste dal comma 4 dell'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 3 settembre 1999, n. 321, l'agente della riscossione restituisce, in duplice esemplare, all'ufficio giudiziario i ruoli informatizzati.

      2. La restituzione dei ruoli informatizzati proveniente su supporto cartaceo o magnetico avviene:

          a) per le minute pervenute all'agente dal giorno 1° al giorno 15, entro l'ultimo giorno del mese;

          b) per le minute pervenute all'agente dal giorno 16, entro il giorno 15 del mese successivo.

      Art. 227-quinquies (L). - (Termini per la riscossione). - 1. I termini per l'attività dell'agente della riscossione previsti:

          a) dall'articolo 19, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112, e successive modificazioni, per procedere alla notifica della cartella di pagamento, sono ridotti a cinque mesi;

          b) dall'articolo 19, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112, per la presentazione della comunicazione di inesigibilità come causa di perdita del diritto al discarico, sono ridotti a sedici mesi;

          c) dall'articolo 50, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni, per procedere ad espropriazione forzata, sono ridotti a tre mesi dalla notificazione della cartella;

          d) dall'articolo 50, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni, di efficacia dell'avviso di cui al comma 2 dello stesso articolo, sono ridotti a novanta giorni;

          g) il capo VI-bis del titolo II della parte VII è sostituito dal seguente:

«TITOLO II-bis

DISPOSIZIONI GENERALI PER SPESE DI MANTENIMENTO IN CARCERE, SPESE PROCESSUALI, PENE PECUNIARIE, SANZIONI AMMINISTRATIVE PECUNIARIE E SANZIONI PECUNIARIE PROCESSUALI NEL PROCESSO CIVILE E PENALE

Capo I

RISCOSSIONE MEDIANTE RUOLO

Art. 227-bis (L).

(Quantificazione dell'importo dovuto).

      1. La quantificazione dell'importo dovuto è effettuata secondo quanto disposto dall'articolo 211. Ad essa provvede l'ufficio ovvero, a decorrere dalla data di stipula della convenzione prevista dall'articolo 1, comma 367, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, e per i crediti ivi indicati, la società Equitalia Giustizia Spa.

Art. 227-ter (L).

(Riscossione mediante ruolo).

      1. Entro un mese dalla data del passaggio in giudicato della sentenza o dalla data in cui è divenuto definitivo il provvedimento da cui sorge l'obbligo o, per le spese di mantenimento, cessata l'espiazione in istituto, l'ufficio ovvero, a decorrere dalla data di stipula della convenzione prevista dall'articolo 1, comma 367, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, e per i crediti ivi indicati, la società Equitalia Giustizia Spa procede all'iscrizione a ruolo.

Art. 227-quater (L).

(Norme applicabili).

      1. Alle attività previste dal presente titolo si applicano gli articoli 214, 215, 216, 218, comma 2, e 220».

          e) dall'articolo 53, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni, di perdita di efficacia del pignoramento senza che sia stato effettuato il primo incanto, sono ridotti a novanta giorni decorrenti dalla data di esecuzione del pignoramento;

 

          f) dall'articolo 25, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni, per adempiere l'obbligo risultante dal ruolo, sono ridotti a trenta giorni decorrenti dalla data di notificazione della cartella di pagamento.

 

      2. La comunicazione di inesigibilità dell'agente della riscossione costituisce attestazione di impossibilità di esazione della pena pecuniaria o di una rata di essa idonea all'attivazione della procedura di conversione della pena pecuniaria ai sensi dell'articolo 660, comma 2, del codice di procedura penale.

 

      Art. 227-sexies (L). - (Sequestro conservativo di somme di denaro nel processo penale). - 1. Quando è disposto il sequestro conservativo di una somma di denaro a norma dell'articolo 316 del codice di procedura penale, l'agente della riscossione, entro cinque giorni dalla consegna del ruolo, notifica al debitore un avviso di liquidazione degli importi dovuti con l'avvertenza che, qualora la somma di denaro sia sufficiente a soddisfare il credito, la stessa verrà prelevata nel termine di un mese.

 

      2. Qualora la somma sequestrata risulti insufficiente, ferma restando la soddisfazione parziale del credito con la medesima, per il residuo l'agente della riscossione provvede secondo le modalità ordinarie.

 

      3. Nel caso in cui le somme sequestrate eccedano il credito per il quale si procede alla riscossione, l'agente provvede alla restituzione dell'eccedenza previa verifica e soddisfazione, totale o parziale, di eventuali altri crediti erariali iscritti a ruolo sul territorio nazionale.

 

      Art. 227-septies (L). - (Sequestro conservativo di crediti, beni mobili e immobili nel processo penale). - 1. Quando è disposto sequestro conservativo di un credito, di un bene mobile o immobile a norma dell'articolo 316 del codice di procedura penale, e la sentenza di condanna prevede il pagamento di una pena pecuniaria, il funzionario addetto all'ufficio procede all'iscrizione del credito a ruolo e contestualmente trasmette all'agente della riscossione per via telematica l'elenco dei crediti e dei beni mobili o immobili sequestrati e il provvedimento che dispone il sequestro.

 

      2. L'agente della riscossione, entro cinque giorni dalla consegna del ruolo, prima di procedere alla fissazione degli incanti, notifica al debitore un avviso di liquidazione degli importi dovuti con l'avvertenza che, in caso di mancato integrale pagamento nel termine di un mese, si procederà all'esecuzione forzata.

 

      3. Gli effetti del sequestro cessano all'integrale pagamento della somma iscritta a ruolo.

 

      Art. 227-octies (L). - (Restituzione di cose sequestrate dopo il passaggio in giudicato del provvedimento di condanna). - 1. Dopo l'irrevocabilità del provvedimento di condanna le somme sequestrate di cui è stata disposta la restituzione al condannato sono versate dal funzionario addetto all'ufficio all'erario sino alla concorrenza del credito per le spese processuali, le pene pecuniarie, le sanzioni pecuniarie processuali e le sanzioni amministrative pecuniarie.

 

      2. Se oggetto del sequestro sono assegni o altri titoli di credito, su richiesta del funzionario addetto all'ufficio, le rispettive somme sono assegnate in pagamento delle spese processuali, pene pecuniarie, sanzioni pecuniarie processuali e sanzioni amministrative pecuniarie con provvedimento del giudice dell'esecuzione. Il funzionario addetto all'ufficio provvede alla vendita dei titoli sequestrati e versa il ricavato a pagamento di quanto indicato e alla restituzione dell'eccedenza.

 

      3. Le altre cose sequestrate al condannato sono vendute a cura del cancelliere e la somma ricavata è versata in conto spese processuali, pene pecuniarie, sanzioni pecuniarie processuali e sanzioni amministrative pecuniarie, dedotte le spese di cui all'articolo 155. Se la somma ricavata supera l'ammontare del credito, l'eccedenza è restituita al condannato.

 

      4. Del provvedimento di vendita degli oggetti sequestrati, il funzionario addetto all'ufficio dà avviso al condannato con avvertenza che può ritirarli pagando l'intero ammontare del credito.

 

      5. Con il provvedimento che ordina la vendita delle cose sequestrate, il giudice dell'esecuzione stabilisce le modalità della vendita e il luogo in cui deve eseguirsi.

 

      6. Il provvedimento che dispone la vendita deve essere affisso per dieci giorni continui nell'albo del tribunale e degli altri uffici giudiziari del circondario o, nel caso in cui giudice dell'esecuzione è il giudice di appello, nell'albo del tribunale che ha pronunciato la sentenza di primo grado e degli altri uffici giudiziari dello stesso circondario nonché nell'albo del tribunale del luogo in cui ha sede il giudice di appello.

 

      7. Se i beni rimangono invenduti, il funzionario addetto all'ufficio comunica senza ritardo all'avente diritto che può ritirare i beni e che le spese di custodia e di conservazione, decorsi venti giorni dalla comunicazione, sono in ogni caso dovute dallo stesso. Analoga comunicazione è eseguita nei riguardi del custode.

 

      8. Se i beni sono affidati alla cancelleria, in caso di mancato ritiro nel termine di trenta giorni dalla comunicazione, il funzionario presenta l'elenco al giudice dell'esecuzione che ne dispone la distruzione.

 

      9. Le spese per la distruzione dei beni rimasti invenduti sono in ogni caso a carico del condannato.

 

      Art. 227-novies (L). - (Norme applicabili). - 1. Al presente titolo si applicano gli articoli 214, 215, 216, 218, comma 2, e 220».

 

 

      6. Fino all'emanazione del decreto di cui all'articolo 205 (L), comma 1, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, come sostituito dal presente articolo, il recupero delle spese avviene secondo le norme anteriormente vigenti.

 

      7. L'articolo 208, comma 1 (L), del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, come sostituito dal presente articolo, si applica ai procedimenti definiti dopo la data di entrata in vigore della presente legge.

      6. Alla legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

      8. All'articolo 1, comma 367, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

          a) all'alinea, dopo le parole: «conseguenti ai provvedimenti passati in giudicato o divenuti definitivi a decorrere dal 1o gennaio 2008» sono inserite le seguenti: «o relative al mantenimento in carcere, per le quali sia cessata l'espiazione della pena in istituto a decorrere dalla stessa data»;

          a) all'articolo 1, comma 367, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

          «a) acquisizione dei dati anagrafici del debitore e quantificazione del credito, nella misura stabilita dal decreto del Ministro della giustizia adottato a norma dell'articolo 205 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, e successive modificazioni»;

          b) la lettera a) è sostituita dalla seguente:

              «a) identica»;

 

          c) la lettera b) è sostituita dalla seguente:

 

              «b) iscrizione a ruolo del credito»;

          b) all'articolo 1, comma 367, dopo la lettera b) è inserita la seguente:

          Soppressa.

          «b-bis) notificazione al debitore degli atti indicati nell'articolo 227-ter (L) del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115;»;

 

          c) all'articolo 1, comma 367, la lettera c) è sostituita dalla seguente:

          d) la lettera c) è abrogata.

          «c) su richiesta del contribuente, può concedere, nelle ipotesi di temporanea situazione di obiettiva difficoltà dello stesso, la ripartizione del pagamento del credito, fino ad un massimo di 72 rate mensili, fermo restando quanto previsto dalle norme speciali in materia di rateizzazione delle pene pecuniarie di cui all'articolo 236 (L), comma 1, del testo unicodi cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115»;

 

          d) all'articolo 1, dopo il comma 367 è inserito il seguente:

          Soppressa.

      «367-bis. Gli atti indicati nell'articolo 227-ter (L) del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, sono notificati dagli ufficiali giudiziari ai sensi degli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile. Le spese di notifica dell'invito al pagamento sono a carico del debitore, qualora quest'ultimo provveda al pagamento del credito; l'importo è aggiornato con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze».

 

Art. 64.

(Abrogazioni e modificazione di norme).

Art. 64.

(Abrogazioni e modificazione di norme).

      1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge:

      1. Identico:

          a) l'articolo 25 (L) del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, è abrogato;

          a) identica;

          b) al comma 1 dell'articolo 243 (R) del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, le parole: «e le somme relative ai diritti di cui all'articolo 25» sono soppresse;

          b) identica;

          c) gli articoli 1, comma 372, e 2, commi da 612 a 614, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, sono abrogati. Conseguentemente, gli articoli 211 (R), 212 (R) e 213 (R) del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, si applicano nel testo vigente prima della data di entrata in vigore della citata legge n. 244 del 2007.

          c) l'articolo 1, comma 372, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è abrogato.

Artt. 65-67.

.................................................

.................................................

.................................................

 

Art. 68.

(Rimedi giustiziali contro la pubblica amministrazione).

Art. 68.

(Rimedi giustiziali contro la pubblica amministrazione).

      1. All'articolo 13, primo comma, alinea, del decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199, dopo il secondo periodo è inserito il seguente: «Se ritiene che il ricorso non possa essere deciso indipendentemente dalla risoluzione di una questione di legittimità costituzionale che non risulti manifestamente infondata, sospende l'espressione del parere e, riferendo i termini e i motivi della questione, ordina alla segreteria l'immediata trasmissione degli atti alla Corte costituzionale, ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 23 e seguenti della legge 11 marzo 1953, n. 87, nonché la notifica del provvedimento ai soggetti ivi indicati».

      Identico.

      2. All'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

          a) al primo comma, primo periodo, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, conforme al parere del Consiglio di Stato» e il secondo periodo è soppresso;

 

          b) il secondo comma è abrogato.

 

Capo IX

PRIVATIZZAZIONI

Capo IX

PRIVATIZZAZIONI

Art. 69.

(Patrimonio dello Stato Spa).

Art. 69.

(Patrimonio dello Stato Spa).

      1. All'articolo 7, comma 10, del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112, sono apportate le seguenti modificazioni:

      Identico.

          a) al secondo periodo, dopo le parole: «iscrizione dei beni» sono inserite le seguenti: «e degli altri diritti costituiti a favore dello Stato»;

 

          b) dopo il secondo periodo è inserito il seguente: «La pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze che dispone il trasferimento dei crediti dello Stato e le modalità di realizzo dei medesimi produce gli effetti del primo comma dell'articolo 1264 del codice civile».

 

Art. 70.

.................................................

.................................................

.................................................

 

Art. 71.

(Società pubbliche).

Art. 71.

(Società pubbliche).

      1. All'articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

      1. Identico:

          a) il comma 12 è sostituito dai seguenti:

          a) identico:

      «12. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 1, commi 459, 460, 461, 462 e 463, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, ovvero da eventuali disposizioni speciali, gli statuti delle società non quotate, direttamente o indirettamente controllate dallo Stato ai sensi dell'articolo 2359, primo comma, numero 1), del codice civile, si adeguano alle seguenti disposizioni:

      «12. Identico:

          a) ridurre il numero massimo dei componenti degli organi di amministrazione a cinque se le disposizioni statutarie vigenti prevedono un numero massimo di componenti superiore a cinque, e a sette se le citate disposizioni statutarie prevedono un numero massimo di componenti superiore a sette. I compensi deliberati ai sensi dell'articolo 2389, primo comma, del codice civile sono ridotti, in sede di prima applicazione delle presenti disposizioni, del 25 per cento rispetto ai compensi precedentemente deliberati per ciascun componente dell'organo di amministrazione;

          a) identica;

          b) prevedere che al presidente non possano essere attribuite deleghe operative;

          b) prevedere che al presidente possano essere attribuite deleghe operative con delibera del consiglio di amministrazione;

          c) sopprimere la carica di vicepresidente eventualmente contemplata dagli statuti, ovvero prevedere che la carica stessa sia mantenuta esclusivamente quale modalità di individuazione del sostituto del presidente in caso di assenza o impedimento, senza dare titolo a compensi aggiuntivi;

          c) identica;

          d) prevedere che l'organo di amministrazione possa delegare proprie attribuzioni a un solo componente, al quale soltanto possono essere riconosciuti compensi ai sensi dell'articolo 2389, terzo comma, del codice civile;

          d) identica;

          e) prevedere, in deroga a quanto previsto dalla lettera d), la possibilità che l'organo di amministrazione conferisca deleghe per singoli atti anche ad altri membri dell'organo stesso, a condizione che non siano previsti compensi aggiuntivi;

          e) identica;

          f) prevedere che la funzione di controllo interno riferisca all'organo di amministrazione o, fermo restando quanto previsto dal comma 12-bis, a un apposito comitato eventualmente costituito all'interno dell'organo di amministrazione;

          f) identica;

          g) prevedere il divieto di corrispondere gettoni di presenza ai componenti degli organi sociali.

          g) identica.

      12-bis. Le società di cui al comma 12 provvedono a limitare la costituzione di comitati con funzioni consultive o di proposta ai casi strettamente necessari. Per il caso di loro costituzione, in deroga a quanto previsto dal comma 12, lettera d), può essere riconosciuta a ciascuno dei componenti di tali comitati una remunerazione complessivamente non superiore al 30 per cento del compenso deliberato per la carica di componente dell'organo amministrativo»;

      12-bis. Identico»;

          b) al comma 27, le parole: «o indirettamente» sono soppresse;

          b) identica;

          c) dopo il comma 27 è inserito il seguente:

          c) identica;

      «27-bis. Per le amministrazioni dello Stato restano ferme le competenze del Ministero dell'economia e delle finanze già previste dalle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge. In caso di costituzione di società che producono servizi di interesse generale e l'assunzione di partecipazioni in tali società, le relative partecipazioni sono attribuite al Ministero dell'economia e delle finanze, che esercita i diritti dell'azionista di concerto con i Ministeri competenti per materia»;

 

          d) dopo il comma 28 è inserito il seguente:

          d) identica;

      «28-bis. Per le amministrazioni dello Stato, l'autorizzazione è data con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente per materia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze»;

 

          e) al comma 29, le parole: «Entro diciotto mesi» sono sostituite dalle seguenti: «Entro trentasei mesi» ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Per le società partecipate dallo Stato, restano ferme le disposizioni di legge in materia di alienazione di partecipazioni»;

          e) identica;

          f) dopo il comma 32 sono inseriti i seguenti:

          f) identica.

      «32-bis. Il comma 734 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, si interpreta nel senso che non può essere nominato amministratore di ente, istituzione, azienda pubblica, società a totale o parziale capitale pubblico chi, avendo ricoperto nei cinque anni precedenti incarichi analoghi, abbia registrato, per tre esercizi consecutivi, un progressivo peggioramento dei conti per ragioni riferibili a non necessitate scelte gestionali.

 

      32-ter. Le disposizioni dei commi da 27 a 31 non si applicano per le partecipazioni in società emittenti strumenti finanziari quotati nei mercati regolamentati».

 

TITOLO II

STABILIZZAZIONE DELLA FINANZA PUBBLICA

TITOLO II

STABILIZZAZIONE DELLA FINANZA PUBBLICA

Art. 72.

(Copertura finanziaria delle leggi e legge finanziaria).

Soppresso.

      1. Alla legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

          a) all'articolo 11, comma 3:

 

              1) all'alinea, secondo periodo, dopo la parola: «realizzare» sono inserite le seguenti: «, con particolare riferimento agli enti inseriti nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni, individuati dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell'articolo 1, comma 5, della legge 30 dicembre 2004, n. 311,»;

 

              2) alla lettera a), dopo le parole: «di competenza,» sono inserite le seguenti: «del fabbisogno del settore statale e dell'indebitamento netto della pubblica amministrazione, articolato pro quota per livelli di governo,», dopo le parole: «pregresse» sono inserite le seguenti: «, analiticamente indicate in apposita tabella» e le parole: «specificamente indicate» sono soppresse;

 

              3) alla lettera i-bis), le parole «, salvo che esse si caratterizzino per un rilevante contenuto di miglioramento dei saldi di cui alla lettera a)» sono soppresse;

 

              4) la lettera i-ter) è abrogata;

 

          b) all'articolo 11-ter:

 

              1) al comma 1, alinea, secondo periodo, dopo le parole: «è determinata» sono inserite le seguenti: «, con riferimento al saldo netto da finanziare, al fabbisogno del settore statale e all'indebitamento netto del conto consolidato delle pubbliche amministrazioni,»;

 

              2) al comma 1, dopo la lettera c) è inserita la seguente:

 

          «c-bis) mediante compensazioni finanziarie, anche in termini di sola cassa, per far fronte agli effetti sul fabbisogno e sull'indebitamento netto»;

 

              3) dopo il comma 5 è inserito il seguente:

 

      «5-bis. La relazione tecnica di cui ai commi 2 e 3 è aggiornata all'atto del passaggio dell'esame tra i due rami del Parlamento».

 

Art. 73.

(Attuazione del federalismo).

Art. 73.

(Attuazione del federalismo).

      1. Per lo studio delle problematiche connesse all'effettiva attuazione della riforma federalista, assicurando un contesto di stabilità e piena compatibilità finanziaria con gli impegni europei e internazionali assunti, è stanziata la somma di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e di 1,2 milioni di euro a decorrere dall'anno 2010. Alla relativa copertura finanziaria si provvede, per gli anni 2008 e 2009, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2008-2010, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2008, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero della salute, e, a decorrere dall'anno 2010, a valere sulle risorse derivanti dall'attuazione dell'articolo 45, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112.

      Identico.

      2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Art. 74.

(Corte dei conti).

      Soppresso.

      1. Avverso le deliberazioni conclusive di controlli su gestioni che abbiano accertato il mancato raggiungimento degli obiettivi stabiliti o l'inefficienza dell'attività amministrativa svolta, l'amministrazione competente, nel termine perentorio di sessanta giorni dalla formale comunicazione, può, anche mediante strumenti telematici idonei allo scopo, proporre ricorso ad un apposito collegio delle sezioni riunite della Corte dei conti, composto da undici magistrati con qualifica non inferiore a consigliere e presieduto dal Presidente della Corte, che giudica in via esclusiva, con sentenza di mero accertamento, sulla fondatezza degli esiti istruttori e delle risultanze del controllo.

 

      2. Analogamente è dato ricorso ad ogni ente, istituto o amministrazione che avrebbe tratto diretto beneficio dalla gestione sottoposta a controllo, nonché ad ogni contribuente che dimostri, quale ulteriore condizione di procedibilità, di avere adempiuto negli ultimi tre anni ai propri obblighi fiscali.

 

      3. La decisione delle sezioni riunite della Corte dei conti che accerti violazione di norme o regole comunitarie inerenti ai bilanci può essere altresì comunicata, su conforme proposta del Presidente della Corte, ai competenti organi dell'Unione europea.

 

      4. Resta fermo quanto disposto dal comma 3-bis dell'articolo 2 della legge 5 agosto 1978, n. 468, introdotto dall'articolo 1, comma 171, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

 

      5. Le sezioni riunite della Corte dei conti in sede di controllo, ferme restando le attribuzioni ad esse demandate da norme di legge o di regolamento, contemporaneamente al giudizio di parifica del rendiconto generale dello Stato, a norma degli articoli 40 e 41 del testo unico di cui al regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214, rendono altresì al Parlamento il referto, ai fini di coordinamento del sistema complessivo di finanza pubblica, previsto dal comma 4 dell'articolo 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, come modificato dall'articolo 3, comma 65, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

 

      6. Le sezioni riunite della Corte dei conti procedono, altresì, all'analisi delle entrate, verificandone lo scostamento rispetto alle previsioni e le cause di esso, evidenziando anche la distribuzione territoriale e funzionale delle stesse entrate.

 

      7. Fermo restando il parere obbligatorio di cui al regio decreto-legge 9 febbraio 1939, n. 273, convertito dalla legge 2 giugno 1939, n. 739, il Presidente del Consiglio dei ministri può avvalersi della facoltà prevista per i Presidenti delle Camere dall'articolo 16, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e può altresì chiedere alla Corte dei conti pareri su questioni relative alla finanza pubblica.

 

      8. Il Presidente della Corte dei conti stabilisce se sottoporre le richieste di parere di cui al comma 7 alle sezioni riunite in sede consultiva ovvero, per ragioni di urgenza, a un collegio di sette magistrati da questo nominato.

 

      9. Il Presidente del Consiglio dei ministri chiede altresì il parere della Corte dei conti in ordine all'attuazione annuale dell'obbligo di cui al comma 3-bis dell'articolo 2 della legge 5 agosto 1978, n. 468, introdotto dall'articolo 1, comma 171, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

 

      10. Il Presidente del Consiglio dei ministri può invitare il Presidente della Corte dei conti, o un magistrato da questo delegato, ad assistere a riunioni tecniche del Governo per essere sentito su questioni relative alla finanza pubblica.

 

      11. Al fine di assicurare la trasparenza e l'affidabilità dei conti pubblici, il Presidente del Consiglio dei ministri o le competenti Commissioni parlamentari possono chiedere alla Corte dei conti la verifica e la certificazione delle risultanze dei conti pubblici. La Corte vi procede di concerto con il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze, previa stipula di uno specifico protocollo d'intesa, relativo alle modalità di lavoro, tra il Ragioniere generale dello Stato e il Segretario generale della Corte dei conti, nel rispetto delle direttive allo stesso impartite dal Presidente della Corte medesima.

 

      12. Le sezioni della Corte dei conti, per l'esercizio delle proprie funzioni, hanno accesso diretto in via telematica alle banche dati di ogni pubblica amministrazione.

 

TITOLO III

DISPOSIZIONI FINANZIARIE

TITOLO III

DISPOSIZIONI FINANZIARIE

Art. 75.

(Disposizioni finanziarie).

      Soppresso.

      1. Per la realizzazione degli interventi di cui ai capi I, II e III del titolo I, effettuati per il tramite dell'Agenzia per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa Spa, si provvede a valere sulle risorse finanziarie disponibili presso l'Agenzia medesima, ferme restando le modalità di utilizzo già previste dalla normativa vigente per le disponibilità giacenti sui conti di tesoreria intestati all'Agenzia.

 

 

 

 

 


Discussione in Assemblea

 


 

 

RESOCONTO

SOMMARIO e STENOGRAFICO

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55.

 

Seduta di GIOVEDì 25 SETTEMBRE 2008

 

presidenza del vicepresidente ROCCO BUTTIGLIONE

 

 

La seduta comincia alle 11,05.


Discussione del disegno di legge: Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria (Testo risultante dallo stralcio degli articoli 3, da 5 a 13, da 15 a 18, da 22 a 24, 31, 32, da 37 a 39, da 65 a 67 e 70 del disegno di legge n. 1441, deliberato dall'Assemblea il 5 agosto 2008) (A.C. 1441-bis-A) (ore 11,07).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria.

Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (vedi calendario).

Ricordo che nella seduta del 5 agosto scorso la Camera ha deliberato, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, di fissare al 1o ottobre il termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge all'ordine del giorno.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 1441-bis-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

Avverto che il presidente del gruppo parlamentare del Partito Democratico ne ha chiesto l'ampliamento, senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento.

Avverto, altresì, che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) si intendono autorizzate a riferire oralmente.

La relatrice per la I Commissione, onorevole Bernini Bovicelli, ha facoltà di svolgere la relazione.

ANNA MARIA BERNINI BOVICELLI, Relatore per la I Commissione. Signor Presidente, se possibile le chiederei di dare prima la parola all'onorevole Corsaro, relatore per la V Commissione.

PRESIDENTE. Non esiste alcuna obiezione, quindi il relatore per la V Commissione, onorevole Corsaro, ha facoltà di svolgere la relazione.

MASSIMO ENRICO CORSARO, Relatore per la V Commissione. Signor Presidente, per inquadrare il disegno di legge 1441-bis, di cui avviamo la discussione in Aula, credo sia utile ripercorrere un velocissimo excursus della sua genesi, giacché questo provvedimento nasce come una parte sostanziale, ma pur sempre una parte, di un insieme di interventi che l'attuale Governo ha avviato con l'approvazione del Documento di programmazione economico-finanziaria, con i decreti legge n. 93 del 2008 e n. 112 del 2008, che sono stati discussi ed approvati dal Parlamento prima della pausa estiva, con, appunto, la stesura del provvedimento di legge di cui stiamo discutendo oggi in Aula e, da ultimo, con la presentazione e quindi l'approvazione, nei giorni scorsi, da parte del Consiglio dei ministri, della manovra finanziaria per il 2009.

Dico ciò perché il disegno di legge n. 1441 nasce - ed è giusto ricordarlo - con un insieme corposo di normative e di argomenti che in esso erano contenuti e che miravano tanto alle materie attinenti allo sviluppo economico, alla razionalizzazione dell'utilizzo dei fondi per le aree sottoutilizzate e all'estensione della struttura dei distretti industriali, quanto alla scelta dell'investimento sull'innovazione e l'energia, con particolare riferimento allo sviluppo della produzione energetica nucleare, quanto ai percorsi di liberalizzazione e privatizzazione attinenti alla riforma dei servizi pubblici locali ed alla limitazione del ricorso a società partecipate o controllate direttamente o indirettamente dallo Stato, quanto alle semplificazioni e al contenimento dei termini procedurali e valutativi, quanto al migliore efficientamento e razionalizzazione strutturale della pubblica amministrazione.

Nel corso della vita parlamentare del disegno di legge in oggetto si è, viceversa, ritenuto, accondiscendendo ad un'esplicita e formale richiesta avanzata dai presidenti delle Commissioni lavoro e attività produttive della Camera dei deputati, di stralciare parti sostanziali di esso, dando vita a due altri provvedimenti, segnatamente il n. 1441-ter (assegnato alle competenze della Commissione attività produttive) e il n. 1441-quater (assegnato alle competenze della Commissione lavoro). Inoltre, nel corso del lavoro svolto dalle Commissioni congiunte I e V della Camera dei deputati, ho provveduto, insieme all'onorevole Bernini Bovicelli, correlatrice del provvedimento, a stralciare ulteriori parti considerabili superate, giacché tra la prima formulazione del provvedimento e l'avvio del lavoro da parte delle Commissioni parlamentari era sopraggiunta la definitiva conversione del decreto-legge n. 112 del 2008, che prevedeva già alcune norme contenute nel disegno di legge n. 1441.

Rimane, comunque, una parte sostanziale di lavoro all'interno del disegno di legge n. 1441-bis, che riguarda alcuni aspetti fondamentali relativi al tema della giustizia e della procedura civile (di cui parlerà l'onorevole Bernini Bovicelli, per quanto di sua competenza); rimane, altresì, la definizione del nuovo articolato, che - vorrei sottolinearlo - è passato da 75 articoli a 43 articoli, nel testo in cui si presenta oggi all'Aula della Camera dei deputati, anche emendato dai lavori delle Commissioni.

Come dicevo, si tratta di un provvedimento che continua a prevedere aspetti fondamentali che riguardano la semplificazione, la sburocratizzazione - in una parola, l'efficientamento - della pubblica amministrazione, esattamente nel solco di quanto, sin dall'avvio di questa legislatura, era stato indicato come obiettivo di questo Governo e della maggioranza che lo sostiene.

Vi sono provvedimenti che riguardano innovazioni tecnologiche, la possibilità di far recuperare a parti del Paese dei gap strutturali importanti: l'articolo 1 del testo in esame prevede la possibilità di destinare 800 milioni di euro per la realizzazione della banda larga in aree fortemente sottoutilizzate. Vi è la definizione di migliori modalità di esercizio delle prestazioni dei lavori da parte della pubblica amministrazione, a partire dalla valutazione delle cosiddette centrali di committenza per i lavori, i servizi e le forniture da parte degli enti locali.

Vi sono dei sostanziali interventi modificativi della legge n. 241 del 1990, per quanto attiene alla chiarezza dei testi normativi, alla certezza dei tempi di conclusione del procedimento amministrativo e alla Conferenza di servizi. In relazione a quest'ultima, abbiamo cercato di snellire le modalità di partecipazione, ma anche i tempi di effettuazione della stessa, cercando di impedire che la Conferenza di servizi diventi l'assemblea nella quale un singolo interesse privato, che abbia un motivo di contrarietà rispetto al più generale interesse pubblico, possa portare al blocco e alla sostanziale cancellazione della realizzazione di opere.

Si prevede il rafforzamento del ruolo delle farmacie, alle quali, dopo un intenso lavoro in Commissione, nel testo che viene rassegnato all'Assemblea della Camera dei deputati è riconosciuto un importante compito di diffusione capillare sul territorio dei servizi di prestazione sanitaria di primo livello. Vi è un'importante opera di semplificazione per le attività amministrative e contabili dei comuni minori che abbiano un dimensionamento inferiore a 5 mila abitanti. Vi è un intervento per l'efficienza dell'azione amministrativa, che riguarda il limite delle spese di funzionamento della pubblica amministrazione, il trasferimento delle funzioni, la definizione delle cosiddette buone prassi amministrative e la definizione di limiti temporali entro i quali la pubblica amministrazione deve dare conto del suo funzionamento, ma anche dei tempi con i quali adotta i provvedimenti a favore dei cittadini amministrati. Vi è l'eliminazione degli sprechi cartacei e una forte incentivazione all'uso della telematica.

Vi è anche la definizione dei rapporti, spesso contestati e spesso criticati, proprio in tema di possibilità di realizzazione di sprechi, per quanto riguarda il ricorso a società di stampo privatistico da parte delle pubbliche amministrazioni, con la diminuzione del ruolo, della casistica di specie e con la diminuzione anche del numero dei componenti dei consigli di amministrazione e con la definizione delle potestà di attribuzione di deleghe ai componenti del consiglio di amministrazione.

Mi pare di poter dire, signor Presidente, che, per quanto detto e, soprattutto, per quanto dopo di me dirà l'onorevole Bernini Bovicelli, stiamo parlando di un provvedimento che, per davvero, finisce per incidere in modo a nostro avviso fortemente positivo nel funzionamento amministrativo e, per certi versi, anche giudiziale della macchina pubblica, a maggior conforto della comprensione dei cittadini, della possibilità dei cittadini di utilizzare le strutture pubbliche e a maggiore tutela della garanzia dei cittadini di non vedersi soggetti al pregiudizio e al libero arbitrio da parte di chi deve, viceversa, interpretare l'azione della pubblica amministrazione.

Mi consenta però, signor Presidente, da ultimo, prima di chiudere questo mio intervento lasciando quindi il doveroso spazio alla collega onorevole Bernini Bovicelli, di rilevare - se non lo facessi, non potrei sentire di assolvere appieno al compito di relatore della Commissione bilancio - come anche in questa occasione, come già in precedenti casi, la Commissione bilancio della Camera dei deputati sia stata messa in condizione di lavorare con tempi estremamente limitati, soprattutto se raffrontati alla vastità e alla complessità dei temi che in questo disegno di legge erano e continuano ad essere contenuti. Tale vicenda si è oramai ripetuta nel corso di questi primi mesi di lavoro della nostra legislatura con continuità pressoché costante, tanto da far diventare assolutamente fisiologica questa modalità di lavoro. La qual cosa certamente non ha spaventato né i componenti della Commissione bilancio, né quanti, di provvedimento in provvedimento, hanno accompagnato il lavoro dei componenti della Commissione bilancio (in questo caso, ripeto, abbiamo lavorato insieme ai colleghi della Commissione affari costituzionali e, per certi versi, anche con i colleghi della Commissione giustizia). Va detto, però, che, se si chiede ad un organo parlamentare di assumersi il compito di realizzare un lavoro intenso e particolare in tempi particolarmente ristretti con una eterogeneità di argomenti da affrontare, poi bisogna anche che questa potestà sia lasciata per il compimento del buon lavoro.

Dico questo, signor Presidente, perché è accaduto, in qualche caso in forma poco piacevole, che al lavoro delle Commissioni interessate facesse seguito l'elevazione, come dire, di strali da parte di qualche altro organo parlamentare riguardo alla circostanza che, nello svolgimento del lavoro, ci si interessava di questo o di quell'argomento. Ripeto, signor Presidente, non spaventa l'intensità del lavoro e anche l'utilizzo, come dire, di tempi e di calendari per altri organismi parlamentari normalmente ignoti; quello che ritengo non possa verificarsi - e sono sicuro che lei lo comprenderà - è che la Commissione bilancio possa essere, di volta in volta, buona per il re e non per la regina.

PRESIDENTE. La ringrazio, e le assicuro che la Presidenza ha comprensione per il difficile lavoro che avete svolto ed anche per le circostanze nelle quali lo avete svolto. Il Presidente della Camera sarà informato dei problemi che lei ha sollevato.

L'onorevole Bernini Bovicelli, relatrice per la I Commissione, ha facoltà di svolgere la relazione.

ANNA MARIA BERNINI BOVICELLI, Relatore per la I Commissione. Signor Presidente, premessa la condivisione con il collega, onorevole Corsaro, del commento al provvedimento in oggetto, anche in ordine alle riflessioni spese sulla gemmazione della sua istruttoria legislativa, vorrei però ancora ribadire come il nostro disegno di legge, a partire dal suo titolo così ampio e articolato, rappresenti pienamente la filosofia del fare nella scelta di metodo che lo ha ispirato, ovvero una maggiore efficienza ed efficacia di tempi, costi e procedure, finalizzata ad una semplificazione di leggi, regole ed apparati, per una spinta vigorosa di implementazione allo sviluppo economico.

Ciò è avvenuto principalmente attraverso un recupero della qualità dei beni e dei servizi che lo Stato offre ai suoi utenti, comunque caratterizzati, siano essi cittadini, imprese, artigiani, professionisti, amministrazioni pubbliche, centrali o locali, in vista sia del riposizionamento del nostro sistema Paese in termini di vera competitività, domestica e soprattutto mondiale, sia del rispetto dei nostri impegni comunitari, peraltro recentemente ribaditi in maniera inequivoca attraverso l'adesione unanime al Trattato di Lisbona.

Per la parte del provvedimento in commento, il nostro filo conduttore rappresenta ciò che il diritto civile definisce la causa del contratto, ovvero la sua funzione insieme economica e sociale, che dà omogeneità e senso legittimante al suo oggetto ma soprattutto ai suoi effetti. Anche in questo caso, infatti, di contratto si tratta, da adempiersi nei confronti dei cittadini che hanno conferito a tutti noi, maggioranza e opposizione, un mandato fiduciario, chiedendoci buone regole di chiarezza, semplicità e di efficacia per la vita di relazione, personale e professionale, pubblica e privata.

Ristabilire nel Paese la certezza del diritto è il primo passo verso un recupero, insieme, di qualità dell'esistenza e di credibilità economica e finanziaria per un reale rilancio degli investimenti. Quindi, la riduzione di uno tra i costi più impopolari, inutili, onerosi e penalizzanti per i nostri amministrati, il costo del contenzioso, è un obiettivo non solo opportuno, ma doveroso. Il costo del contenzioso ingessa i rapporti in essere, abbatte la produttività, allontana i partner stranieri e crea comunque una generale percezione di inaffidabilità. Tale costo del contenzioso, ovviamente, si espande in proporzione al suo tempo di durata.

Tutti gli attori economici, i cittadini e lo Stato stesso, trovano ormai insostenibili ed oberanti le spese, peraltro in aumento esponenziale, connesse all'amministrazione della giustizia civile, penale ed amministrativa, senza distinzione. Lo Stato non può che prenderne atto e predisporre celermente strumenti di inversione di tendenza.

Si è quindi, nel testo in esame, proceduto ad una razionalizzazione di spese e costi economici, alla compressione di tempi immotivatamente lunghi e, per quanto possibile, all'attenuazione dei disagi logistici derivanti all'utente del servizio giustizia civile e commerciale, sia esso persona fisica o giuridica o amministrazione pubblica. Ciò è avvenuto attraverso un iniziale intervento incentrato su alcuni punti cardine, senza alcuna pretesa di riforma organica o di rivisitazione rivoluzionaria dell'impianto codicistico, ma solo allo scopo di rimuovere velocemente, a vantaggio di tutti, ostacoli ormai da troppo tempo conclamati e di stabilire, da subito, alcuni presupposti di utile, semplice e corretto impiego delle formule del processo.

In questa prospettiva funzionale, si è ritenuto di operare, in primo luogo, su talune tempistiche dei giudizi di primo grado e di impugnazione, comprimendole ed affinandole secondo criteri di equo contemperamento tra esigenze di economia procedimentale e il doveroso rispetto dei diritti di difesa di tutte le parti nel processo e adottando, ove possibile ed opportuno, schemi decisori più agili e semplificati. In secondo luogo, si è ritenuto di agire sugli utilizzatori, ovvero sulle parti che chiedono giustizia, dando un valore positivo o negativo al loro comportamento processuale, con previsione di sanzioni collegate alla malafede e alle male pratiche suscettibili di produrre lungaggini e distorsioni, a scapito dei tempi della decisione finale.

Il legislatore sta poi mostrando una particolare sensibilità, va rilevato, per strumenti di velocizzazione e deflazione del contenzioso praticati con successo in altri ordinamenti di settore e, in quanto tali, particolarmente funzionali perché noti, riconoscibili ed affidabili anche per operatori giuridici ed economici stranieri, potenziali utenti del nostro servizio di giustizia. Una risalente e proficua esperienza comparativa, ormai lunga mezzo secolo, ha certamente suggerito l'impiego razionalizzato di modelli extragiudiziali non vincolanti di composizione delle liti, quali la mediazione e la conciliazione, attraverso il conferimento al Governo di una delega legislativa per l'emanazione di un quadro organico di amministrazione della conciliazione nelle controversie civili e commerciali.

Ciò anche in ossequio alla sempre maggiore diffusione di pratiche ADR (alternative dispute resolution) all'interno della nostra legislazione di settore quali, ad esempio, l'ambito societario, quello del turismo, del credito al consumo, della finanza, dei contratti della pubblica amministrazione in materia di opere, servizi e forniture (ove viene definito accordo bonario) e soprattutto in ossequio ad una normativa comunitaria che, con sempre maggiore pervasività, ci sollecita all'interposizione di un filtro, volontario e non contenzioso, pre, infra e praeter processuale, per la riduzione delle richieste di giustizia «stogata» in particolare in settori micro o macro conflittuali ad alto tasso di avversarialità, anche emotiva.

L'esperienza dimostra che la conciliazione produce i suoi effetti fuori e dentro il processo, sia in una fase precontenziosa, per fermare il conflitto ad uno stadio per quanto possibile basso, sia come deterrente alla prosecuzione di un processo già radicato. Proprio in questo senso va l'introduzione di un filtro deflattivo interno al giudizio che prevede un aggravio di costi processuali per la parte che, pur vittoriosa, abbia rifiutato nel giudizio, senza giustificato motivo, una proposta conciliativa di importo corrispondente a quanto in seguito ottenuto in sentenza.

Vorrei anche ricordare, solo a titolo esemplificativo, l'introduzione di un ulteriore mezzo per consentire l'accesso, regolamentato dal giudice, di testimonianze scritte nel processo, che evoca un affidavit da tempo non più patrimonio esclusivo dei Paesi a diritto non codificato, ma anche di molti Paesi europei, quali ad esempio la Francia, e dello stesso processo comunitario. L'inserimento, nel processo di esecuzione, di uno strumento di immediato soddisfacimento delle pretese della parte vittoriosa in caso di inadempimento del soccombente ad obblighi di fare infungibile e di non fare, che munisce la sentenza di condanna anche della determinazione e liquidazione di una somma di denaro immediatamente esigibile. L'attivazione di un procedimento sommario di cognizione per cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica e per le sole domande relative a crediti di somme di danaro, anche non liquide, ed alla consegna o al rilascio di cose con rapido soddisfacimento della domanda grazie all'emanazione di un provvedimento immediatamente esecutivo su cui, in mancanza di appello, si forma il giudicato.

Si prevedono poi disposizioni volte a realizzare il contenimento e la razionalizzazione nella riscossione delle spese di giustizia.

Tra i diversi interventi, quelli maggiormente efficaci si trovano nella registrazione degli atti giudiziari nel processo penale, nel recupero delle spese nei confronti dell'imputato ammesso al gratuito patrocinio e nelle norme in materia di devoluzione dello Stato dei beni sequestrati.

Si tratta, lo si ribadisce, solo di alcuni esempi che rappresentano però importanti tappe di un percorso assai articolato e oggetto di una proposta tecnico-legislativa innovativa e di più ampio respiro che ha già avuto inizio e che in questo provvedimento vede la sua naturale prosecuzione per rispondere, proprio attraverso l'impegno delle cose fatte, a richieste di azioni e di risultati sempre più urgenti e non più procrastinabili.

GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.

ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, ascoltando le relazioni che hanno introdotto questo dibattito si ha la sensazione di essere di fronte ad un quadro quasi paradisiaco, nel senso che sembra che questo provvedimento realizzi tutti quegli obiettivi di semplificazione che sono stati enunciati, salvo il riferimento, da parte del relatore per la Commissione bilancio, a qualche difficoltà ad approvare queste cose in tempi molto ristretti.

Proprio per rendere merito a chi ha svolto questo lavoro introduttivo, vorrei dire che formalmente forse le cose stanno così, formalmente risulterà che quelle cose le ha approvate la Camera dei deputati, ma vi dico che sostanzialmente non è questo che è accaduto. Il processo legislativo che ci ha visti coinvolti, infatti, non ha consentito, al Parlamento e a questa Camera, in particolare di discutere, approfondire e controbattere quegli argomenti. Si tratta quindi di un «manifesto» che formalmente passa in Parlamento, ma sostanzialmente non è elaborato dal Parlamento.

Vedete, la semplificazione è una bella parola, ma se la applicate al termine democrazia, semplificare la democrazia è pericoloso.

Voglio dirvi, parlando soltanto di metodo - perché questo è il mio compito in questo momento e il metodo, naturalmente, in un'Aula parlamentare non è un elemento di dettaglio ma è un elemento fondamentale - che registro un profondo malessere certamente nell'opposizione - a nome della quale o, almeno per il Partito Democratico, parlo - nel modo in cui stiamo, in questo inizio di legislatura, elaborando gli atti normativi. Credo che questo malessere ci sia anche in qualche componente della maggioranza, ma non spetta a me dirlo. Mi sembra che questo malessere ci sia anche nelle strutture che accompagnano in maniera solida il nostro lavoro e che naturalmente registrano un confronto tra l'elaborazione di questi provvedimenti ed altri provvedimenti di altre epoche.

Veniamo da un primo periodo, prima della pausa estiva, nel quale abbiamo approvato sostanzialmente dodici decreti-legge, di cui cinque del Governo Prodi (ma sono stati ampiamente rielaborati, non so se in meglio o in peggio, penso in peggio, ma comunque rielaborati), sette decreti-legge di questo Governo e due sole leggi, il «lodo Alfano» e l'istituzione della Commissione antimafia. Questo ultimo provvedimento non ha richiesto grande tempo e neanche il «lodo Alfano», ma sarebbe stato meglio impiegarne di più. Non cito le ratifiche perché queste ultime tradizionalmente passano qui - lo sappiamo - abbastanza rapidamente.

Alla ripresa dell'attività parlamentare ci troviamo di fronte l'atto Camera n. 1441-bis. Il suo esame è iniziato formalmente a luglio, ma tutti sappiamo - è inutile che ci nascondiamo - che allora si stavano esaminando i decreti-legge ed eravamo impegnati su quei provvedimenti. Si trattava del decreto-legge n. 112 del 2008, che faceva da calamita e portava via molte cose dal disegno di legge. Il vero dibattito è iniziato, praticamente, nella prima decade di settembre, ossia quando si è ripreso il lavoro parlamentare. A quel punto è stata effettuata la calendarizzazione per l'Aula e oggi, 25 settembre, iniziamo l'esame. Pertanto, vi sono quindici giorni per approvare un testo che contiene al suo interno larga parte dello scibile umano. Il Governo ha presentato una valanga di emendamenti all'inizio della sessione autunnale. Quindi, vi sono quindici giorni. Perché ciò avviene? Questo è quanto vorrei chiedere e naturalmente sottoporre a una riflessione dell'Assemblea. Siamo di fronte ad un collegato alla manovra finanziaria. Ci stiamo muovendo nel solco dell'articolo 123-bis del Regolamento, norma significativa che consente, in un certo suo passaggio, al Governo di chiedere un esame sostanzialmente a data certa di un determinato provvedimento. Attenzione! Sono necessarie due precisazioni. Cosa si intende per «manovra finanziaria» (visto che il disegno di legge è collegato alla manovra finanziaria) e cosa si intende per «collegato». Una volta la manovra finanziaria era costituita dalla legge di bilancio, poi dalla legge finanziaria e tutto questo all'interno della sessione di bilancio, che fissava un perimetro anche temporale al tutto. Oggi un provvedimento collegato, il decreto-legge n. 112 del 2008, viene enfatizzato dal Governo come la vera manovra finanziaria e quindi la manovra finanziaria si estende come portata, allarga la sua nozione e il suo perimetro praticamente all'anno intero.

Passiamo ora al collegato alla manovra finanziaria. Collegato è sostanzialmente quel testo o quei testi formalmente indicati nel DPEF e nella risoluzione che ne approva il contenuto. Pertanto si tratta di una nozione formale perché nessuno, in qualche modo, esamina approfonditamente la natura e il contenuto di questi atti. Sulla base dei precedenti vi sono due tipologie di collegati. Quelli che si approvano nella sessione di bilancio e che sono collegati spesso omnibus, cioè molto complessi e predisposti per decongestionare il contenuto della legge finanziaria. Tutto ciò che aveva natura ordinamentale finiva nel provvedimento collegato, in modo che la legge finanziaria fosse più pulita. Ma i collegati approvati al di fuori della sessione sono diversi; il più delle volte sono stati concepiti come provvedimenti tematici, monografici. Nel 2002, in relazione alla manovra finanziaria del 2003 (ho tutti i precedenti ma non ho tempo di elencarli) i sette collegati sono tutti tematici: pubblica amministrazione, fiscale, attività produttive, agricoltura, mercato del lavoro, previdenziale, eccetera. Si tratta di provvedimenti collegati nel modo in cui li interpreta la legge sulla contabilità, la legge n. 468 del 1978, che stabilisce che il collegato reca disposizioni omogenee per materia.

Di fronte a questo è anche logico che il Governo possa chiedere al Parlamento una accelerazione dei tempi e quindi approvare i collegati in un mese o poco più. Ogni Commissione lavora sul suo argomento, prepara, riflette, fa quelle belle cose che ci ha detto la relatrice che vengono meditate, affrontate, discusse e diventano un prodotto del lavoro parlamentare.

Ma di fronte alla grandissima eterogeneità - l'ha detto l'altro relatore - il Comitato per la legislazione ha reso un parere che vi suggerisco di leggere se ne avete voglia che, praticamente, non usa la parola «eterogeneità», ma definisce il testo «articolato», «variegato»: sostanzialmente c'è tutto.

Il paradosso di tutto questo è che si fa la riforma del processo civile in Commissione bilancio e in Commissione affari costituzionali. La sottosegretaria - a un certo punto le è sfuggito nell'enfasi del discorso - ha detto, a un membro del centrodestra che faceva delle puntuali osservazioni: «lei non ha capito che questa è la più grande riforma del processo civile che abbiamo concepito». Ebbene, la si elabora al di fuori della Commissione giustizia! Adesso sento dire addirittura che, con un emendamento del Governo, su uno stralcio dell'atto Camera n. 1441, ossia il 1441-ter o il 1441-quater (non so esattamente quale sia) la class action verrebbe esaminata da un'altra Commissione, non so se dalla Commissione lavoro, dalla Commissione attività produttive o da un'altra ancora.

Si comincia a ritenere che la Commissione giustizia sia inidonea all'esame dei provvedimenti in materia. Guardate che è pericolosissimo questo tipo di atteggiamento. Tornando al nostro provvedimento, voglio ringraziare il presidente Bruno, il presidente Giorgetti e quelli che, durante i nostri lavori, ci hanno permesso di sfruttare al massimo le potenzialità consentite dal Regolamento e le strutture, che ci hanno dato una mano in questo senso. Tuttavia, per me rimane una fotografia allucinante e indimenticabile l'aver visto alcuni membri della Commissione giustizia nella sala del Mappamondo durante la seduta della Commissione bilancio e della Commissione affari costituzionali riunite che cercavano disperatamente di discutere della riforma del processo. Ce n'era uno della Lega, un paio del PdL, due o tre del Partito Democratico.

Ma vi pare giusto che avvenga questo in Parlamento, perché a tempo opportuno non è stato chiesto lo stralcio da chi di competenza? Io sinceramente sono annichilito. Se vogliamo andare avanti a produrre le norme in questo modo credo sia bene prendere atto che, sostanzialmente, questa Camera gioca un ruolo puramente rituale. Il modello sarà quello delle ratifiche: lo schermo «verde» che compare sempre al momento delle ratifiche, dieci minuti, nessun intervento e il voto. Questo non è il Parlamento. Pertanto, credo che dobbiamo formulare una proposta perché altrimenti da questa vicenda non ne usciamo e anche se noi faremo una polemica su questo punto, di sicuro non basterà perché la polemica una volta viene fatta da noi e la volta successiva sarà fatta da voi, senza nessun costrutto.

Credo sia necessario un rafforzamento del filtro del Presidente della Camera. Presidente Buttiglione, che pro tempore presiede questa seduta, io credo che sia bene che sulle proposte che sommessamente vorrei fare, si investa il Presidente della Camera perché da lì parte tutto lo snodo del nostro discorso.

Per prima cosa va fatta una verifica seria sul DPEF e sulla risoluzione che lo accompagna, perché non sia un atto rituale elencare dei collegati senza andare a vedere che cosa effettivamente vi sia dentro. Deve essere non solo descritta ma anche questa caratteristica motivata perché da lì poi parte una sorta di accelerazione dei lavori parlamentari ed un affievolimento di alcune fondamentali prerogative del Parlamento, che è inammissibile se non adeguatamente bilanciato.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ROBERTO ZACCARIA. Va distinto meglio il collegato di sessione e da quello fuori sessione di bilancio; bisogna rendere obbligatorio lo stralcio e non rimetterlo al buon cuore o all'iniziativa di quale presidente di Commissione più solerte di un altro; in ogni caso è necessario sottoporre all'Aula le alternative concrete che si presenteranno nell'iter parlamentare così fortemente accelerato.

Allora veramente noi avremo un criterio trasparente di procedura e non una giungla in cui ogni Commissione cerca di strappare qualcosa, ma alla fine prevale la prerogativa di sua maestà il Governo. Noi oggi non abbiamo un Governo forte in un Parlamento forte, ma abbiamo un Governo forte in un Parlamento inesistente (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori - Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.

MARIO TASSONE. Signor Presidente, non ho nessuna difficoltà ad esprimere ai relatori del provvedimento in esame apprezzamento per il lavoro svolto e per l'impegno profuso sui temi che sono stati posti in essere da questo provvedimento.

Svolgerò alcune valutazioni molto rapide e molto brevi. Signor Presidente, ci troviamo di fronte a vecchie e a nuove questioni e ad un rapporto sempre più articolato e complesso che dovremmo tentare di razionalizzare, di definire e di semplificare, tra il cittadino e la pubblica amministrazione e in merito all'efficienza della pubblica amministrazione, anche rispetto agli obiettivi che riguardano lo sviluppo economico che l'apparato statuale si prefigge di raggiungere.

Non c'è dubbio che la competitività del nostro Paese investe e riguarda direttamente anche l'aspetto economico dei traguardi, degli obiettivi, come si ricordava poc'anzi, dei passaggi che certamente dovrebbero garantire un procedimento e una procedura rapida. Tuttavia, dobbiamo svolgere in questo momento anche un esame ed una riflessione sul nostro modo di essere, perché non credo e non ritengo che semplicemente una norma od un insieme di norme possono definire l'insieme delle problematiche e possono dare al Paese il contegno, ma soprattutto la caratterizzazione, di civiltà e quindi di competitività.

Tuttavia, dalla chiarezza delle norme dipende certo la corrispondenza da parte del cittadino. Dipende certamente l'efficienza anche di una pubblica amministrazione che si deve sintonizzare con chiarezza con le attese più vere e più intime da parte del cittadino. Volevo soltanto aprire una parentesi: in queste ore, signor Presidente, ci sono delle aggressioni - abbiamo anche contezza di tutto ciò - anche attraverso delle scritte, nei confronti degli immigrati e del Presidente del Senato della Repubblica. Tutto ciò non aiuta né il Parlamento né il Paese a stare nei termini della civiltà, ma soprattutto di un confronto serio per definire un passaggio forte, oserei dire epocale, tra il vecchio ed il nuovo.

Tuttavia, dovremmo capire che cosa è il vecchio e che cosa è il nuovo e che cosa rappresenta il nuovo per noi e come definiamo queste novità. Quindi, non c'è dubbio che le solidarietà ci sono, ma nella misura in cui da parte del Parlamento vi sia una azione corrispondente e quindi sintonizzata con le esigenze reali di questo nostro Paese. In questo provvedimento, lo ricordavano sia l'onorevole Corsaro che l'onorevole Bernini Bovicelli, inizialmente vi era di tutto. Poi, con il decreto-legge n. 112 del 2008 e con gli atti Camera n. 1441-bis (assegnato per competenza alla Commissione attività produttive), n. 1441-ter, n. 1441-quater (assegnato alla Commissione lavoro), molti di questi articoli e di queste materie sono stati stralciati. Rimane una serie di norme che, a mio avviso, non possono essere tranquillamente degradate ad un giudizio di inutilità. Ritengo che siano delle norme che debbono avere un apprezzamento.

Il fatto vero è che ogni norma che rimane in piedi e che è oggetto della nostra discussione e della nostra valutazione richiama temi e argomenti più complessi. Ad esempio, quando parliamo dell'efficienza della pubblica amministrazione, di procedure accelerate, di unione di comuni e, quindi, di alleggerimento degli stessi e delle loro incombenze per quanto riguarda formazione di bilancio e conti consuntivi e quant'altro, richiamiamo argomenti molto più complessi e più vasti che non si possono fermare semplicemente all'insieme delle procedure.

Ad esempio, quando parliamo di unioni di comuni, mi sovviene una vecchia legge, la n. 142 del 1990 (quella dell'associazione di comuni), e tutti i vari problemi che sono in piedi, con riferimento alle comunità montane e al ruolo delle province.

Mi sovviene ovviamente tutto l'insieme che riguarda la definizione e l'articolarsi del nostro Paese e che quindi non costituisce soltanto un problema di procedure, di accelerazione e di certezze per il cittadino, ma anche quello di riformare fortemente le autonomie locali.

Ma mi sovviene anche un altro tema, quello delle regioni: stiamo varando un insieme di provvedimenti che sono importanti e fondamentali e siamo di fronte anche ad un tema che è all'ordine del giorno della politica - così si dice -, quello del federalismo fiscale. Rendiamo efficiente la pubblica amministrazione, ma dimentichiamo che esistono delle sacche - tanto per usare un eufemismo o soprattutto un termine riduttivo per il nostro Paese -, rappresentate dalle regioni, dove certamente non possiamo capire in questo momento (per una distribuzione di competenze o di riserve di legge) se possiamo intervenire per rendere efficiente anche la loro attività: parliamo delle unioni di comuni per quanto riguarda l'unificazione dei servizi, del segretario comunale (un altro discorso investe il ruolo del segretario comunale), ma non abbiamo ovviamente la possibilità di articolare una nostra azione politica di vasto raggio anche attraverso un'attenzione, ma soprattutto attraverso una possibilità di intervento o di raccordo con le regioni.

Questo è un dato su cui voglio richiamare l'attenzione sua, signor Presidente, e quella del Governo e dei colleghi, per capire che in fondo esistono ovviamente delle sollecitazioni, ma vi sono temi importanti che sono affrontati con questo provvedimento. Su questi temi io in parte concordo: non posso non accettare l'accelerazione delle procedure, l'innovazione tecnologica oppure quando si parla - e si è parlato nel disegno di legge originario - del nucleare; si tratta di una problematica che investe ovviamente le competenze dei Ministeri, rispetto alla quale certamente dobbiamo comprendere se vogliamo arrivare ad una legislazione organica, non suddivisa per materie, ma che investa aree che debbono trovare una sintesi fondamentale.

Ad esempio, si parla di farmacie: certo, c'è una indicazione importante sulle farmacie rurali, per una distribuzione e una presenza delle farmacie sul territorio, ma come organizziamo le farmacie, che dovrebbero dare un servizio sul territorio molto più complesso e ampio rispetto a quello che danno con il servizio sanitario? Non possiamo estrapolare degli aspetti particolari senza avere una visione organica della materia che ci porti a legiferare in termini compiuti e di certezza.

Vi sono anche altri temi che abbiamo affrontato e che erano delle indicazioni contenute nel disegno di legge n. 1441-bis originario, come il tema di Sviluppo Italia. Voglio fare un riferimento anche alla situazione di rapporti difficili tra Sviluppo Italia e le regioni, per la difficoltà o incapacità delle regioni a prevedere, dopo lo scioglimento di Sviluppo Italia, l'assorbimento di personale e soprattutto l'utilizzazione di professionalità e di capacità, che pure si sono manifestate anche in questo periodo di tempo (mi riferisco anche alla mia regione, la Calabria).

Non è soltanto questo il dato su cui voglio richiamare l'attenzione; vi sono anche altri aspetti che certamente investono direttamente il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione, come la possibilità che si dà alla pubblica amministrazione di esternalizzare alcuni servizi, soprattutto con una delega ai privati. Tuttavia, oggi abbiamo sul tappeto della discussione politica, come fatto di curiosità, semplicemente la diminuzione dei consiglieri di amministrazione. Non è soltanto questo l'aspetto e il dato che può interessare il Paese: può certamente interessare certi giornalisti e certa stampa, che va a curiosare, perché è il messaggio che arriva e che si capisce direttamente, ossia la riduzione delle spese e gli sperperi della politica.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

MARIO TASSONE. Con l'ultimo aspetto - signor Presidente, mi consenta 30 secondi - voglio fare riferimento anche a ciò che diceva il collega Zaccaria, ma che hanno detto anche i relatori, che sono stati di un'estrema sincerità.

Per quanto riguarda la giustizia, il mio è un appello, signor Presidente. Noi abbiamo un Regolamento che non vuole complicare la vita del Parlamento. Ieri il Ministro per i rapporti con il Parlamento ci ha spiegato alcune cose ed abbiamo anche interloquito, ma mettere in questo provvedimento un insieme di norme di riforma del codice di procedura civile, ritengo sia stata, quanto meno, una forzatura, non soltanto regolamentare, ma anche concettuale. Tanto è vero che abbiamo avuto nelle Commissioni riunite la presenza, graditissima, di tutti i colleghi della Commissione giustizia, che si sono trasferiti nelle Commissioni riunite. Fare una riforma del diritto processuale civile in questo modo, in termini surrettizi, non credo certamente ci abbia aiutati ed aiuti a rendere la giustizia snella, soprattutto per quanto riguarda alcuni impegni, che dovrebbero essere affrontati in collegamento con il codice penale e con il processo penale.

Certo, alcune questioni sono state ricordate, come la testimonianza scritta, e poi vi è stata anche l'attenzione da parte della stampa per quanto riguarda il ricorso al CSM.

PRESIDENTE. Deve concludere.

MARIO TASSONE. Questa norma - ho finito - nasce anche da un intendimento serio.

Per cui, signor Presidente, considereremo attentamente - l'ho detto ieri in Commissione - anche l'atteggiamento del Governo, per esprimere una valutazione complessiva, anticipando subito che, certamente, vi sono aspetti molto importanti e seri che ovviamente devono essere considerati da parte dei colleghi e del mio gruppo (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Follegot. Ne ha facoltà.

FULVIO FOLLEGOT. Signor Presidente, il disegno di legge n. 1441-bis, recante disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, è un provvedimento che interessa varie materie (dagli affari costituzionali alle finanze, dalla cultura ai trasporti) e che mira a dare risposte ad alcune problematiche che interessano la nostra società e i nostri cittadini.

Uno degli argomenti più importanti riguarda, peraltro, il tema della giustizia, anzi, potremmo dire che ci troviamo di fronte ad una serie di norme che costituiscono una vera e propria miniriforma del codice di procedura civile.

L'assegnazione in sede referente alle Commissioni affari costituzionali e bilancio ha sollevato qualche dubbio, ma non ha impedito una franca discussione sulle proposte.

A nessuno sfugge, infatti, il vantaggio per l'intero settore dell'economia, e non solo, che deriva da una giustizia che funzioni, come nessuno può minimizzare la necessità di una riforma della giustizia che superi la grave difficoltà in cui si trova questo importante servizio, che interessa la qualità della vita dei cittadini.

Le cause pendenti, sia in sede civile sia in sede penale, hanno superato ogni limite accettabile ed è indispensabile un rapido cambiamento di rotta. Per fare questo, serve una riforma tesa, da un lato, a semplificare e razionalizzare la normativa e, dall'altro, a correggere e migliorare i procedimenti, senza stravolgere i principi che rimangono a fondamento del nostro sistema giudiziario.

C'è chi ritiene che si debba arrivare ad una grande riforma complessiva in grado di risolvere tutto e subito, ma non può sfuggire agli onorevoli colleghi la difficoltà - oserei dire l'impossibilità - di arrivare ad una tale soluzione in tempi rapidi.

Se in tanti anni il Parlamento non è riuscito a produrre una normativa simile, significa che non vi sono le condizioni. La materia è così complessa che ci affidiamo ad un percorso morbido e, per quanto possibile, condiviso.

Si tratta, dunque, di lavorare di cesello, eliminando storture e vincolando giudici, pubblici ministeri ed avvocati a comportamenti responsabili, con una normativa più stringente, in grado di ridurre i tempi del processo civile.

È proprio la lunghezza del processo la causa prima dell'insoddisfazione dei cittadini. Avere una sentenza favorevole dopo anni e anni non è più giustizia; occorre, dunque, accelerare i tempi e responsabilizzare tutti, perché tutti ne avranno vantaggio.

È del tutto inutile ricercare responsabili dell'attuale drammatica situazione, ma ora ognuno per parte sua - politica, magistratura - deve sentirsi parte attiva e, se c'è chi fa le leggi e chi deve attuarle, non vi è dubbio che vi è la necessità di una forte collaborazione e di un grande senso di responsabilità.

Vi è, come dicevo, la necessità di cambiare: gran parte delle modifiche in materia di giustizia contenute nel disegno di legge possono essere condivise da maggioranza e da opposizione. Non solo in ballo valori e principi, ma disposizioni in grado di far funzionare meglio il processo civile e su questo punto vi può essere un'intesa. Vi è ormai urgenza di una riforma e questo è l'inizio di un percorso che permetterà ai cittadini di avere una giustizia giusta.

Il provvedimento in esame introduce numerose e rilevanti novità nel processo civile: viene incentivata la soluzione delle controversie in sede conciliativa, viene introdotto il procedimento sommario di cognizione, viene prevista la delega per l'emanazione di norme istitutive dell'istituto della mediazione in materia civile e commerciale, e molto altro ancora. L'obiettivo è quello di far funzionare il sistema giustizia in maniera efficiente, introducendo disposizioni processuali ispirate a criteri di razionalità che non scardinino l'esistente, ma che tuttavia accelerino i tempi del processo civile.

L'articolo 52, ad esempio, apporta modifiche al libro primo del codice di procedura civile; decisamente funzionale è l'aver elevato la competenza del giudice di pace, che sta assumendo un ruolo sempre più rilevante. La magistratura onoraria è ormai indispensabile per l'amministrazione della giustizia: è quindi necessario qualificare questa figura, in grado di liberare i giudici togati da un gran numero di cause. Può essere altresì utile attribuirle competenza per materia, combinata magari con il limite di valore.

Rimangono aperte alcune questioni. L'articolo 53, comma 7, prevede che dopo l'articolo 257 del codice di procedura civile sia inserito l'articolo 257-bis, che introduce nel sistema processuale la testimonianza scritta, la quale peraltro è aggiuntiva: ciò significa che quando c'è un processo importante, il giudice provvederà altrimenti. La testimonianza scritta può dare adito infatti a dubbi sulla sua attendibilità; al giudice rimane comunque la possibilità di chiedere chiarimenti, ma - lo ripeto - la testimonianza scritta è aggiuntiva e non sostitutiva e rimane nella piena discrezionalità del giudice: non ci saranno quindi cause di serie A o cause di serie B.

La Commissione giustizia, dando parere favorevole, ha posto la seguente osservazione: valutino le Commissioni di merito l'opportunità di modificare l'articolo 53, comma 7, che introduce la testimonianza scritta, motivando l'osservazione con l'opportunità di semplificare la procedura di assunzione della prova, anche nell'ottica di una riconoscibilità dello strumento da parte degli operatori internazionali e di un ampliamento delle garanzie di autenticità del sistema probatorio.

L'altra questione che rimane aperta riguarda l'ammissibilità del ricorso per Cassazione. Non vi è dubbio che il ricorso per Cassazione ora avvenga in maniera eccessiva e talora strumentale e, se tutti sono favorevoli a risolvere il problema, non si è trovato ancora il modo di limitare la discrezionalità del collegio chiamato a decidere dell'ammissibilità; anche su questo aspetto il parere della Commissione giustizia ha chiesto alla Commissione di merito di valutare l'opportunità di modificare il testo proposto.

La Lega Nord ha presentato una serie di emendamenti, uno dei quali riguarda il consulente tecnico: benché esistano già norme riguardanti la nomina, sarebbe opportuno limitare il numero di incarichi ad uno stesso soggetto, salvo comprovate ragioni ostative, e sanzionare il ritardo nella predisposizione delle perizie. L'obiettivo è quello di favorire i giovani tecnici, da un lato, e accelerare i tempi del processo dall'altro lato. Le norme proposte, che modificano il codice di procedura civile, non sono esaustive ma accelerano sicuramente la conclusione dei processi e rendono più efficiente la macchina della giustizia: cinque milioni di processi civili sono una palla al piede e mettono in difficoltà il modello sociale e anche il sistema economico.

Onorevoli colleghi, non vi è dubbio che le riforme debbano essere fatte con il maggior consenso possibile; se è vero che molte delle innovazioni introdotte sono condivise da entrambi gli schieramenti e molta parte della riforma è stata oggetto di studio approfondito nella passata legislatura, bisogna ricercare soluzioni equilibrate e la Lega Nord - come la maggioranza - è pronta al confronto su queste tematiche, ritenendo l'interesse del cittadino prioritario su ogni altro.

Vorrei ora soffermarmi sull'articolo 73 del disegno di legge in esame, riguardante l'attuazione del federalismo. È stata presentata dal Ministro Calderoli una proposta di riforma federalista ed ora, con questo articolo, si stanziano risorse per lo studio delle problematiche connesse alla sua attuazione.

Si tratta di una riforma importante e fondamentale; si va verso uno Stato federale, fatto storico senza precedenti. La condivisione che sta ottenendo è il segnale che in questi anni molto è cambiato e che sono stati superati i dubbi sulla sua reale efficacia: il federalismo fiscale è la condizione stessa del federalismo. È un federalismo equilibrato, che tiene conto delle regioni che hanno minore capacità economica e non penalizza nessuno. Viene chiesta maggiore responsabilità da parte di tutti e si fa riferimento al costo standard dei servizi e non più alla spesa storica; si fa riferimento, inoltre, al concetto di perequazione. Insomma, è un federalismo equilibrato. Qualcuno vorrebbe definirlo solidale, ma dalla solidarietà all'assistenzialismo il passo è breve: meglio allora parlare solo di federalismo e della sua attuazione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, colleghi e rappresentanti del Governo, quando noi dell'Italia dei Valori parliamo di «dittatura dolce» non facciamo riferimento al Ventennio, ma pensiamo a tutti quei casi in cui organi costituzionali e necessari alla democrazia vengono di fatto privati della possibilità di esprimersi nei modi e nelle forme adeguate previste anche dalla nostra Costituzione.

Come è evidente, abbiamo assistito in questa legislatura ad alcuni fatti che ritengo emblematici: abbiamo assistito al fatto che - credo per la prima volta a memoria storica - nel momento in cui veniva annunciato in questa Camera ed in questo consesso un decreto-legge, veniva anche preannunciata l'ipotesi della richiesta di fiducia. Ma adesso siamo andati addirittura al di là: adesso l'ipotesi della richiesta di fiducia viene annunciata dal Governo nello stesso momento in cui approva in Consiglio dei ministri un provvedimento.

Ma badate bene, quello è un atto di intimidazione - e credo che questa ne sia la dimostrazione - non nei confronti dell'opposizione, che deve fare l'opposizione, ma nei confronti della maggioranza, in quanto equivale a dire: non sognatevi di chiedere di modificare quel provvedimento! Ciò è quanto abbiamo constatato anche con riferimento ai provvedimenti che abbiamo approvato in questo scorcio di legislatura. Lo ricordo perché sia chiaro che anche sul provvedimento di cui stiamo ora discutendo non tutta la maggioranza è stata d'accordo, dal momento che sono serpeggiati qua e là - in molti casi sottotraccia, ma in qualche caso in modo esplicito, se non addirittura esplosivo - differenze e punti di vista diversi (in particolare, sul tema della giustizia).

Anche il provvedimento ora al nostro esame presenta complessivamente, qua e là, delle misure assolutamente condivisibili. Credo che nessuno, forse, voterebbe contro la questione della banda larga, così come ritengo che su singoli articoli possiamo essere assolutamente d'accordo. Ma certo vi sono delle crucialità che non dobbiamo nasconderci e che le stesse Commissioni parlamentari, nell'esprimere il parere, hanno messo in luce. Mi riferisco, ad esempio, alla questione delle centrali di committenza di cui all'articolo 19.

La stessa Commissione ha svolto dei rilievi e ha espresso un parere condizionato in cui chiede la soppressione di alcuni commi. In tal senso, anche noi dell'Italia dei Valori avevamo proposto dei suggerimenti, perché ci pare che in questo modo, in luogo di accelerare, in qualche caso, le procedure, si finisca con il renderle ancora più lunghe (pensiamo al caso della trasmissione alle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, con sospensione della stipula dei contratti per trenta giorni decorrenti dalla trasmissione degli atti agli uffici della Corte stessa). Anche in merito all'articolo 25, avevamo proposto alcune ipotesi migliorative che non sono state accolte. Riguardo all'articolo 30, recante la rubrica «Disposizioni concernenti i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti», noi avevamo svolto un ragionamento complessivo richiamato dianzi da un collega e che riguarda gli assetti istituzionali: quando le aziende si trovano a dover affrontare costi fissi eccessivamente elevati, di solito tentano di ampliare l'attività mantenendo fermi quei costi fissi e, spesso, ciò si ottiene attraverso la fusione che permette di accentrare determinate funzioni e, quindi, di ridurre i costi rispetto ad una attività che aumenta.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MAURIZIO LUPI (ore 12,10)

ANTONIO BORGHESI. Sappiamo bene che l'ipotesi di fondere i piccoli comuni è irrealizzabile per ragioni storico-politiche, tuttavia, dobbiamo essere capaci di fornire delle soluzioni e noi ne abbiamo proposta una. Ci siamo domandati per quale motivo non si renda obbligatoria la messa in comune, attraverso l'unione dei comuni, non di singole attività, ma di tutti i servizi generali che il comune fornisce (ad esempio: l'anagrafe, il servizio tecnico, la sicurezza, la contabilità), stabilendo una soglia minima di cittadini amministrati compatibile con i costi fissi che questo tipo di attività richiede. Si tratta di una proposta che abbiamo avanzato presentando due emendamenti, a questo articolo e ad uno successivo, e che secondo noi rappresenta una possibile soluzione ai problemi che abbiamo.

Un altro elemento che ci trova discordi proprio sull'articolo 30, è che qualcuno immagina che si siano eliminati, in queste ipotesi, controlli e bilancio. Può anche andar bene un'ipotesi di questo genere, tuttavia, che senso ha ridurre il controllo contabile derivante dal bilancio in comuni dove spesso il conflitto di interesse è, non dico più alto di quello di Berlusconi, perché ciò è impossibile, ma così elevato per cui chi fa il sindaco al mattino, al pomeriggio fa il geometra? Si tratta di pratiche diffusissime, anche se io adesso, per esemplificare, le ho banalizzate. Nei piccoli comuni possono esserci situazioni che dovrebbero portare a maggiori, e non a minori, controlli, mentre noi andiamo a togliere proprio il controllo sul bilancio. Ciò si può anche capire, ma forse si poteva stabilire una formula semplificata, forse si poteva, ricorrendo all'unione di comuni, chiedere che ci fosse un bilancio consolidato di più comuni che rispondesse ai criteri tradizionali dei bilanci comunali, ma anche questa ipotesi non è stata accolta.

Devo spendere alcune parole a proposito della giustizia anche se io non sono un tecnico della materia, ma lo è il mio collega Palomba, che fa parte della Commissione giustizia e che non ha potuto, a differenza di altri colleghi, per questioni di salute, essere presente con una sostituzione in una Commissione alla quale non appartiene (ma in questi giorni mi ha sempre trasmesso le sue sensazioni su quanto stava avvenendo). È evidente la questione dell'incompetenza delle nostre Commissioni ad affrontare un tema come questo. Non è che sui singoli articoli proposti noi abbiamo un atteggiamento negativo, anzi così non è, anche perché in larga parte - lo ricordava anche il nostro presidente Di Pietro - quegli articoli riflettono schemi che furono presentati e preparati dall'allora, nella legislatura precedente, nostro Sottosegretario alla giustizia Li Gotti persino - diceva lui qualche volta - con gli errori circa le virgole. Quindi noi eravamo interessati allora e ci mancherebbe che non lo fossimo adesso! Però è evidente che, se qualcuno intende far passare questa come una riforma generale del processo, si deve sapere che non è così.

Si tratta semplicemente di una serie di interventi, per così dire, «qua e là», in parte anche condivisibili, ma che certamente avrebbero richiesto - concludo Presidente - una ben diversa valutazione e una ben diversa riflessione. In particolare, anche la questione che riguarda il filtro della Cassazione è una questione importante, ancora non risolta, nonostante in quest'Aula si sia stabilito che, proprio per le vicende di cui abbiamo parlato, la Commissione Giustizia doveva esprimere un parere rinforzato che non è stato recepito dalle Commissioni bilancio e affari costituzionali durante l'iter del disegno di legge. Quindi noi staremo attenti a quanto accadrà in Aula. Certamente non ci sembra che, allo stato, il voto dell'Italia dei Valori sul provvedimento in esame possa essere favorevole (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Paniz. Ne ha facoltà.

MAURIZIO PANIZ. Signor Presidente, avverso questo disegno di legge contenente una pluralità di disposizioni si sono appuntate critiche di metodo e di merito, soprattutto con riferimento a quel pacchetto normativo che riguarda la riforma del codice di procedura civile. Ritengo che queste critiche di metodo e di merito siano ingiustificate. Sono ingiustificate soprattutto se noi le rapportiamo a quello che è il quadro della situazione rispetto al quale il Governo si trova a dover intervenire.

Domenica scorsa, il Corriere della sera ha pubblicato un sondaggio di Renato Mannheimer proprio sul tema della giustizia. Ai cittadini è stata posta una prima domanda riguardante la valutazione positiva o negativa sul sistema giudiziario attuale. La risposta è stata chiarissima: valutazione negativa per il 68 per cento degli intervistati; valutazione positiva per il 31 per cento; solo l'1 per cento ha dichiarato: «non so». Cosa significa questo? Significa che due italiani su tre sono insoddisfatti del funzionamento della giustizia. Si tratta, con riferimento alla quota di quelli soddisfatti, di una percentuale - badate bene - di gran lunga superiore alla somma dei voti del Partito Democratico, dell'Italia dei Valori, della Sinistra Arcobaleno e di altre formazioni politiche, il che significa ancora che una buona fetta dell'elettorato dei partiti dell'opposizione, in realtà, esprime una valutazione negativa sul sistema giudiziario e suggerisce un intervento.

La seconda domanda che è stata posta ai cittadini italiani nel ricordato sondaggio riguardava l'opportunità o meno di mettere in cantiere immediatamente una riforma del sistema processuale civile. Ebbene, per il 59 per cento degli intervistati la riforma non è soltanto opportuna ma è necessaria (da intendersi nel senso di indispensabile).

Per un altro 33 per cento, la riforma è opportuna anche se non da varare immediatamente. Il che vuol dire che la grandissima parte degli intervistati ha ritenuto in maniera inequivocabile che il tema giustizia dovesse essere affrontato, e affrontato con estrema rapidità. È quanto ha fatto il Governo: ha inserito questo «pacchetto» di norme in un disegno di legge, che contiene disposizioni per la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, in un quadro di norme, insomma, rispetto alle quali la giustizia è non materia estranea, ma complessivamente organica, indispensabile. Infatti, non vi è imprenditore, operatore del mercato nazionale, commerciante o artigiano che non si renda conto di quanto la giustizia sia indispensabile, se esercitata in modo corretto, per espletare in maniera adeguata la sua attività. Questo è quanto ha fatto il Governo. Lo ha fatto con un «pacchetto» di norme che sono intervenute proprio in quei gangli vitali causa dell'inefficienza del sistema. Ad esempio, il filtro per il ricorso in Cassazione: suvvia, qualsiasi operatore del diritto sa perfettamente che l'Italia è l'unico Paese in Europa che non ha un filtro in accesso per governare l'afflusso delle controversie in modo tale che i giudici di legittimità possano concentrare le loro energie su quelle di maggior rilevanza pubblica, su quelle che hanno un peso significativo. Questo è il dato incontestabile: l'afflusso dei procedimenti alla suprema Corte è triplicato rispetto a quello che si constatava soltanto una decina di anni fa. È evidente che di fronte a questa situazione l'intervento era richiesto con ragione di assoluta tempestività. Tant'è vero che ciò è stato confermato e pubblicamente dichiarato anche da autorevolissimi esponenti del supremo collegio. Basta pensare al presidente Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale ed ex vicepresidente del CSM, che è stato molto chiaro nel ribadire la necessità di un rimedio esterno legislativo, volto a decongestionare l'attuale flusso in entrata dei ricorsi per Cassazione. Basta pensare alle stesse parole del primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, nella relazione inaugurale dell'anno giudiziario, quando ha invitato il legislatore a intervenire esplicitamente nella materia dell'afflusso dei ricorsi alla suprema Corte.

Lo studio che «Bankitalia», nella materia, ha recentemente fatto, ha evidenziato, d'altra parte, una durata media dei procedimenti che nel 2006 è stata di 902 giorni, a fronte, come dicevo, di un afflusso di processi civili passato da 52 mila nel 1995 a più di 130 mila nell'anno 2005. Se questi non sono dati che impongono un intervento assolutamente immediato da parte del Governo e, conseguentemente, del Parlamento nel settore della giustizia, non so quali altri dati dovremmo attendere.

Eppure tutti sono concordi nel ritenere che il sistema giudiziario debba imporre qualche rimedio organico molto forte. Non bastano palliativi, perché tali sono stati giudicati tutti quelli che dal 1995 al 2005-2007 sono stati adottati: non hanno contribuito di fatto a ridurre il numero dei procedimenti, non hanno contribuito a rendere più rapido il tempo di trattazione, se pensiamo che nel 2005, ultimo dato disponibile, per una sentenza definitiva nei tre gradi di giudizio servivano 3.175 giorni, cioè 78 giorni in più di quanti ne servivano per lo stesso percorso giudiziario nel 1994. È la conferma esplicita che gli interventi tentati nell'ultimo decennio abbondante, non sono stati organici e sufficienti per consentire di dare una risposta all'esigenza di una giustizia tempestiva ed efficace. D'altra parte l'esame della cronologia, della tempistica dei procedimenti in Italia rispetto agli altri Paesi d'Europa è disarmante e vede l'Italia all'ultimo posto.

Ci sarà una ragione per la quale un procedimento di primo grado ha una durata media in Danimarca di 113 giorni, in Spagna di 239, in Francia di 246 e in Italia, invece, di 494 se in tribunale o di 223 se di fronte al giudice di pace.

Questi sono dati inequivoci e possiamo fare lo stesso discorso quando si parla dell'appello, per il quale in Polonia servono due soli mesi per arrivare alla sentenza, in Francia quindici mesi, in Germania si sale a 825 giorni, ma in Italia si arriva a 873 giorni. Questi sono i dati oggettivi che imponevano un intervento forte, tempestivo e immediato.

Il filtro per il ricorso in Corte di Cassazione è importante, è decisivo. Certo, è fuor di dubbio che poi starà all'equilibrio dei magistrati riuscire a comprendere che non solo la pregressa giurisprudenza della suprema Corte costituisce un elemento determinante per consentire l'accesso all'esame dei giudici della suprema Corte, perché vi sono materie innovative rispetto alle quali i giudici possono anche cambiare opinione. Tuttavia, non dobbiamo avere un'attestazione di sfiducia iniziale programmatica dei confronti dell'opera dei giudici della suprema Corte, dobbiamo invece avere quell'attenzione doverosa che il legislatore deve prestare alla risoluzione dei problemi, manifestando contemporaneamente fiducia nel modo in cui sarà esercitata l'attività di filtro che il Parlamento demanda alla suprema Corte.

Possiamo fare lo stesso discorso, cambiando più o meno le parole, con riferimento agli altri temi centrali della materia che ci accingiamo a modificare. Pensiamo alla delega in materia di mediazione in materia civile e commerciale: da tutta Italia, soprattutto dagli organi importanti nel settore imprenditoriale e commerciale (l'associazione degli industriali, le camere di commercio, le associazioni dei commercianti e degli artigiani) arrivano messaggi molto forti per chiedere al Governo di introdurre un sistema di mediazione che favorisca l'accesso a pratiche decisorie che snelliscano il sistema giustizia in senso organico. È questo che ci si accinge a fare, è questa la linea che il Governo ha ritenuto di adottare nel momento in cui ha chiesto una delega per adottare dei decreti legislativi diretti ad introdurre una mediazione finalizzata alla conciliazione anche nelle cause civili, senza necessità quindi di ricorrere di fronte al giudice.

Sulla stessa linea si pone l'utilizzo della prova testimoniale scritta, reclamata proprio dalla stessa magistratura. E noi, che spesso siamo operatori del diritto o lo siamo stati, sappiamo perfettamente quanto è inconcepibile, nell'attuale sistema, chiedere a certi testimoni di venire a confermare una fattura o situazioni che sono assolutamente banali e chiare, soprattutto spesso in cause contumaciali e così via dicendo.

È un sistema che imponeva una radicale riforma. Certo, qualcuno ha sollevato dubbi sull'attendibilità della testimonianza, ma i dubbi si possono sciogliere attraverso la facoltà, che al giudice è consentita, di chiamare il testimone, di sondarlo di nuovo, di richiedergli le stesse cose che sono oggetto della testimonianza scritta, la quale ha il grande vantaggio di snellire il suo lavoro, il lavoro dei collaboratori di giustizia e lo stesso lavoro dei professionisti.

È questa una serie di interventi che richiede apprezzamento e condivisione, non critica aprioristica. Noi invece, molto spesso, ci fermiamo alle critiche aprioristiche, di metodo o di merito, quando invece il sistema giustizia ha bisogno di interventi così rapidi e così efficaci, gli unici in grado di porre un rimedio sostanziale rispetto alla delicatezza della materia in esame.

Analogamente, il procedimento sommario di cognizione al quale le parti possono far ricorso consente di arrivare ad una definizione in tempi molto più stretti. Ho citato alcune soltanto delle possibilità di intervento previste in questo nuovo «pacchetto» normativo, però globalmente la valutazione non può che essere significativamente positiva, trattandosi di un «pacchetto» di norme proiettato a dare risposta a quell'esigenza di giustizia rapida, tempestiva e adeguata, per la quale i cittadini chiedono al Governo di provvedere prima di ogni altra cosa (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, desidero approfittare di questo intervento sull'ordine dei lavori per segnalarle e pregarla di riferire al Presidente della Camera una vicenda che riguarda il provvedimento di cui stiamo discutendo, non per quanto attiene al merito, bensì all'iter parlamentare che il citato provvedimento ha vissuto. A mio parere, infatti, siamo di fronte ad un episodio di grave scorrettezza istituzionale, che involge anche le prerogative e la dignità di questa Camera.

Come i colleghi ricordano, il presente collegato alla manovra finanziaria è stato man mano svuotato dei suoi contenuti di carattere economico ed è stato riempito dei contenuti di riforma del processo civile. Pertanto, il contenitore, pur avendo mantenuto un'etichetta che atteneva al collegato alla manovra finanziaria, di fatto, è diventato un provvedimento di riforma della giustizia. Nonostante questo, si è ritenuto di assegnare il provvedimento all'esame in sede referente delle Commissioni I e V e di non assegnarlo alla Commissione giustizia, espropriando in questo modo la Commissione competente di merito su una materia non di secondaria importanza, ma su una materia quale è il processo civile, che riguarda non solo gli operatori del settore (i magistrati e gli avvocati), ma anche tutti i cittadini che hanno un contenzioso che attiene ai loro diritti.

L'opposizione, pur dichiarando di non avere pregiudiziali negative nei confronti di questa materia e, anzi, dichiarando di condividere l'obiettivo del Governo e della maggioranza di accelerare il processo civile, si è lamentata e si è doluta di tale modalità procedurale che, di fatto, impediva ai componenti della Commissione giustizia (cioè ai parlamentari che hanno vocazione e competenza ad occuparsi di questo settore) di esprimere il proprio parere.

La vicenda è stata sollevata nella Conferenza dei presidenti di gruppo e in quella sede il rappresentante del Governo, il Ministro per i rapporti con il Parlamento, di fronte alle doglianze dell'opposizione (dei colleghi del Partito Democratico, dell'Italia dei Valori e del sottoscritto) ha assunto formale impegno a che, nonostante non vi fosse stata l'assegnazione in sede referente, il parere della Commissione giustizia sarebbe comunque stato ritenuto vincolante dal Governo. Il Presidente della Camera - signor Presidente di turno, la sollecito a riferire al Presidente Fini e a coinvolgerlo, perché vi è stato sul punto un suo impegno e, dunque, un suo coinvolgimento personale - in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo si è fatto, in qualche modo, garante dell'impegno del Governo di considerare vincolante il parere della Commissione giustizia.

È vero che non è stata scelta una soluzione formale a termini di Regolamento di intervenire qualificando, più o meno rafforzando, il parere, ma vi è stato un impegno politico - vorrei dire un patto tra gentiluomini, se l'esito non smentisse poi questa definizione - secondo cui, comunque, indipendentemente dalle deliberazioni delle Commissioni I e V, il Governo si sarebbe attenuto al parere della Commissione giustizia. Ebbene, ieri la Commissione giustizia ha reso il parere, ha imposto una condizione tassativa, cioè la previsione dell'eliminazione di un comma dell'articolo 53-bis (non entro nel dettaglio, perché non mi interessa in questa sede il merito) e ha posto due osservazioni relative a due questioni cardine contenute nella riforma - il filtro in Cassazione e l'acquisizione della prova testimoniale scritta - ipotizzando, addirittura, o lasciando intendere, profili di incostituzionalità.

Di fronte a questo parere, con l'apposizione formale di una condizione e di due osservazioni, il Governo, nelle Commissioni I e V, non si è attenuto all'impegno preso dal Ministro per i rapporti con il Parlamento, ma ha rifiutato di accettare la condizione e le osservazioni ed ha ritenuto di non modificare il provvedimento su questi punti.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Concludo, signor Presidente. Non sollevo problemi sui contenuti - discuteremo dei contenuti quando esamineremo gli emendamenti - ma sollevo un problema di rapporti corretti all'interno della Camera tra le forze parlamentari e tra le istituzioni della Camera. Quando il Governo assume un impegno, e di fronte a questo impegno l'opposizione accetta di non insistere per lo stralcio formale di questa parte, io credo che il fatto che poi lo stesso Governo, seppure in altra persona, abbia disatteso tale impegno, è un gravissimo vulnus nei rapporti non soltanto tra le forze politiche, ma tra le istituzioni di questo ramo del Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro e Partito Democratico).

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, anche il nostro gruppo si è più volte pronunciato relativamente al fatto sottolineato dal collega Vietti, anzitutto premettendo che, per quanto riguarda la materia della giustizia civile, si trattava di un terreno non proprio consono ad essere trattato all'interno di un collegato alla manovra finanziaria.

Tuttavia, ciò posto e data una disponibilità ad entrare nel merito delle questioni trattate dal collegato relativamente alla giustizia, si era tenuto conto di un impegno sicuramente di carattere politico della Presidenza, corroborato da una disponibilità pronunciata dal rappresentante del Governo, a fare in modo che gli orientamenti espressi dalla Commissione giustizia sarebbero stati, come dire, vincolanti al fine della definizione del testo che si sarebbe dovuto presentare per l'Aula.

Di fronte alla decisione di cui si è dovuto tener conto, nonostante i rilievi posti anche dai colleghi della Commissione di merito che avrebbe dovuto affrontare in sede referente la problematica giustizia, e posto che il tema giustizia è stato assegnato in sede referente congiuntamente alla I e alla V Commissione, si sarebbe dovuto almeno scegliere una procedura che avrebbe dovuto porre in capo alla Commissione giustizia un parere rinforzato e, quindi, formalmente garantendo un impegno politico, almeno attraverso una riduzione del danno derivante dal fatto che si era scelto di non affidare alla Commissione giustizia la trattazione nel merito delle norme contenute nel collegato riguardanti la giustizia civile.

Ciò posto, ora si tratta di comprendere se da parte della Presidenza sussista la disponibilità ad intervenire in modo che il Comitato dei diciotto ed il Governo tengano conto del parere espresso, soprattutto per quanto riguarda la condizione che già di per sé - sia pure essendo un parere espresso in sede consultiva - è un elemento assai rilevante. Tale parere, infatti, è stato espresso da una Commissione che si occupa di tale materia e che si sarebbe dovuta impegnare ad affrontare la vicenda. Come dicevo, si tratta, dunque, di comprendere se il Governo medesimo, da qui alla prossima settimana, quando si entrerà nel vivo della discussione e della votazione, non possa non tenere conto di quel parere vincolante e non si possa addivenire, o attraverso il Governo, o attraverso i relatori (consenziente la Presidenza e riaprendo anche una discussione, ma non intervenendo sui tempi previsti) ad una determinazione che sia quella di inserire a livello emendativo la condizione proposta e posta dalla Commissione giustizia.

Ovvero se non si ritenga di seguire la strada di proporre emendamenti da parte del Governo e dei relatori - che, come si sa, possono farlo in qualsiasi momento del procedimento parlamentare - riaprendo i termini per la sola parte del collegato relativa alla giustizia civile. In tal modo, i colleghi della Commissione giustizia potrebbero sottoporre alle Commissioni di merito I e V formulazioni di emendamenti che possono intervenire nel merito, derogando alla procedura: in questo caso il Presidente potrebbe decidere, avendone i pieni poteri, di derogare alla procedura prevista per la sessione di bilancio e i collegati relativi.

Ritengo che queste siano le cose che possono esser fatte. Se non si fa né l'una né l'altra, se non si determinano le condizioni in grado di realizzare la possibilità di emendamento e di miglioramento del testo tenendo conto in maniera vincolante dell'orientamento della Commissione giustizia, si tratterebbe di capire per quale motivo non si sia ottemperato ad un impegno reso vincolante - almeno dal punto di vista politico - dalla Presidenza e dal Governo. Ci troveremmo pertanto in una condizione di difficile discussione e anche di difficile comprensione, all'interno di un'Aula che dovrebbe affrontare, in maniera bipartisan, un tema di una certa rilevanza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per fare un momento di chiarezza: ritengo infatti che né il presidente Vietti né il collega Quartiani abbiano ben chiaro quanto avvenuto ieri pomeriggio. È ben vera la premessa, e cioè l'impegno assunto dal Ministro per i rapporti con il Parlamento, nella Conferenza dei presidenti di gruppo, che eventuali condizioni poste dalla Commissione giustizia sarebbero state valutate (si tratta peraltro di uno strappo alla regola che non vorrei diventasse precedente) e che, comunque, le Commissioni riunite affari costituzionali e bilancio avrebbero tenuto debitamente conto della condizione posta dalla Commissione giustizia e l'avrebbero introdotta nel testo.

Quello che è accaduto ieri è un fatto un po' diverso, nessuno è venuto meno all'impegno assunto dal Governo. La condizione posta dalla Commissione giustizia riguardava la soppressione del comma 1: purtroppo, non è stato previsto dai componenti che hanno votato in Commissione giustizia che la soppressione del comma 1 incideva anche sul comma 5. Pertanto, l'emendamento presentato dai relatori prevedeva sia la soppressione del comma 1 sia la soppressione del comma 5. Poiché ciò diverge ma, nello stesso tempo, amplia la portata della modifica dell'articolo in questione, giustamente - credo - il Governo ha espresso la necessità di valutare, allo stato, la portata della soppressione della comma 5, mentre sul primo punto aveva già manifestato la propria adesione. Per questo si è chiesto un tempo di riflessione, non solo a noi, allo stesso Governo, ai relatori e all'Aula. Pertanto abbiamo ritenuto, in quella sede, di dare per respinto l'emendamento dei relatori per l'Aula. Per cui in Aula verrà presentato quell'emendamento; i relatori confermano il loro parere favorevole; il Governo sta valutando, in riferimento al comma 5, qual è la posizione che deve assumere.

PRESIDENTE. Ovviamente riferirò al Presidente Fini della discussione e dei vostri interventi sull'ordine dei lavori. Mi sembra che il presidente Bruno abbia nel merito chiarito alcune questioni.

È iscritto a parlare l'onorevole Giovanelli. Ne ha facoltà.

ORIANO GIOVANELLI. Signor Presidente, credo si possa dire, senza particolare enfasi, che le stesse considerazioni che mi hanno preceduto evidenziano che ci troviamo di fronte ad un pasticcio, una forzatura, qualcosa che ci mette tutti in imbarazzo e che poco ha a che fare con il merito del provvedimento e con il titolo del medesimo, anche fin troppo ed impropriamente pomposo.

Credo che la verità stia nel fatto che questo disegno di legge, nato per accompagnare la manovra economica estiva e, dallo stesso decreto n. 112 del 2008, svuotato di parti significative, andava ritirato e riorganizzato per omogeneità di materie, in modo tale da consentire alle Commissioni di merito di esprimere pareri motivati senza trovarci in questo imbarazzo. A poco servono le parole del collega Paniz che finiscono, se non altro, per avvalorare quello che sto dicendo. Parliamo di un provvedimento sullo sviluppo economico e ci troviamo a disquisire su testimoni e su giudici e, paradossalmente, la Commissione giustizia, che dovrebbe avere titolarità ad entrare nel merito in quella che è stata definita una riforma radicale del processo civile, si trova ad esprimere un parere consultivo. Se questo non è imbarazzante per il nostro funzionamento, per il sistema delle Commissioni e dell'Aula, ditemi voi cosa dobbiamo attenderci.

La verità è che siamo di fronte ad una specie di resa, una resa fatalista, per la quale l'idea stessa che un disegno di legge arrivi in Aula viene considerata un po' come quegli autobus africani che passano in quelle strade lunghe e polverose, se e forse, e per questo sono pieni di gente, perché non esiste la certezza che ne passi un altro successivamente, quindi ci salgono tutti. Ogni Ministro ci vuole mettere del suo, ogni esigenza particolare e singolare viene sollevata all'interno del Governo e, alla fine, la maggioranza si adegua e asseconda le esigenze e le spinte dei singoli rappresentanti del Governo, creando una commistione anche sulla chiarezza del testo legislativo - direi sulla purezza della norma - che sembra non appartenere più a queste aule, a queste stanze. È un po' paradossale e fa anche sorridere il fatto che all'articolo 25 di questo disegno di legge ci sia un riferimento alla chiarezza dei testi normativi, di fronte a un guazzabuglio di questo genere.

Diventa difficile, alla luce di questi fatti, anche entrare nel merito del provvedimento, un merito al cui interno ci sono ovviamente parti condivisibili; va però detto che anche queste parti condivisibili hanno poco a che fare con l'obiettivo pomposo del titolo. Qui non ci sono grandi risorse economiche da mobilitare, non ci sono risparmi fiscali, non c'è, non è sicuramente un provvedimento che incide sulla situazione di stagnazione economica e sulla pressione fiscale, che - leggo dalle anticipazioni della legge finanziaria - rimarrà stabile al 43,1 per cento, cioè non scende.

E mentre gli altri Governi di altri Paesi si stanno interrogando su come rispondere ad una congiuntura economica così difficile, noi ci troviamo di fronte ad uno strumento operativo come quello del disegno di legge al nostro esame che afferma, nel titolo, di voler affrontare il tema dello sviluppo, ma nella sostanza non c'è nulla che fa esplicito riferimento ad una possibile ripresa economica. Non c'è una liberalizzazione, c'è qualche semplificazione, non c'è la lesione di alcun «potere costituito», di quelli cioè che bloccano lo sviluppo di questo Paese.

Volete una prova? È stato soppresso, perché in parte anticipato dal decreto-legge n. 112 del 2008, l'articolo 21 sulla riforma dei servizi pubblici locali. Potevate cogliere l'occasione per correggere quell'impostazione del decreto-legge n. 112 del 2008, che ha tutt'altro che liberalizzato e valorizzato il mercato nel campo dei servizi pubblici locali.

Del resto cosa dobbiamo aspettarci da un Governo che si appresta (anzi, che ha lavorato, non si appresta e adesso dobbiamo anche sperare che tale lavoro vada in porto), che ha lavorato con convinzione per creare un monopolio del trasporto aereo nazionale? Che si ponga il problema delle liberalizzazioni, della concorrenza e del mercato? Ne aveva l'occasione, ma ha stralciato l'articolo e ha rinunciato a chiedere la delega sulla riforma dei servizi pubblici locali.

Altri aspetti risultano anche quanto meno riduttivi rispetto alle questioni che si vorrebbero affrontare. Sembra che il tema delle farmacie rurali sia uno dei perni su cui costruire la competitività e lo sviluppo di questo Paese. Ciò mi sembra significativo dell'altezza cui collochiamo l'asticella per quanto riguarda la competitività del nostro Paese.

Per il resto vi sono parti di questo disegno di legge che sono veri e propri prestiti - di cui ovviamente non ci dispiaciamo - di un lavoro svolto nella precedente legislatura e che ovviamente sottolineiamo positivamente. Ciò significa che il Governo e la maggioranza precedenti non avevano idee così completamente sballate. Mi riferisco all'insistenza con cui avevamo cercato di portare a termine la riforma della rete distributiva dei carburanti ma anche, in particolare, ad un tema cui ho dedicato personalmente parte del lavoro e che riguarda la semplificazione amministrativa. Si trattava di un tema importante, vale a dire la manutenzione della legge n. 241 del 1990. Se osservo gli articoli 26 e 27 del disegno di legge in esame e in buona parte anche l'articolo 28 si trova letteralmente il lavoro svolto nella precedente legislatura e contenuto nel disegno di legge atto Camera n. 2161 presentato alla Camera dei deputati il 24 gennaio 2007, cosiddetto Nicolais, che a merito dell'Assemblea, aveva suscitato un dibattito serio e approfondito sui diritti dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione, sul riparo rispetto a quegli aggiramenti della norma che dal 1990 la burocrazia aveva messo in atto pur di non corrispondere alla lettera della legge n. 241 del 1990. Una manutenzione che aveva trovato d'accordo questa Assemblea, tant'è che in questo ramo del Parlamento il disegno di legge Nicolais fu approvato senza voti contrari. Si riprende questo cammino e non possiamo ovviamente che esserne lieti. Rileviamo l'importanza che si sarebbe avuta se avessimo avuto la possibilità di chiamare le cose con il loro nome: dibattito sulla semplificazione amministrativa piuttosto che sulle altre materie omogenee.

Richiamo l'attenzione dei relatori e dell'Assemblea su una serie di questioni che cito sinteticamente: farmacie rurali, ordinamento contabile dei piccoli comuni, segretario comunale e anche quanto contenuto nell'articolo 19 sui centri regionali per gli acquisti, perché vi è un parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali che deve essere recuperato integralmente e che, a mio avviso, corrisponde davvero all'obiettivo di non creare complicazioni ai comuni e nello stesso tempo all'obiettivo di avere maggiori certezze rispetto ai prezzi da porre a base d'asta ed anche di rendere più razionale l'organizzazione del lavoro del segretario comunale. Si dice di mettere insieme 15 mila abitanti per ogni segretario comunale. Metteteli insieme nelle valli della Lombardia e del Piemonte 15 mila abitanti! Questo segretario comunale dovrebbe essere una specie di Flash Gordon che corre su e giù per le valli per essere dappertutto e per mettere insieme 15 mila cittadini.

L'ultima cosa che voglio dire, che mi lascia molto perplesso anche sull'atteggiamento dei relatori e della maggioranza, riguarda la delega in bianco che viene chiesta dal Governo in merito alla riorganizzazione di tre importantissime strutture: il CNIPA, il Formez e la Scuola superiore della pubblica amministrazione locale. Vaghezza generale, non c'è un paletto, non c'è alcun riferimento...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ORIANO GIOVANELLI. Concludo, signor Presidente. Sarebbe stato dovere dei relatori, e spero che sia esigenza di quest'Aula, chiedere certezza rispetto a strumenti importanti per lo sviluppo, la certezza e la correttezza della pubblica amministrazione nel nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Volevo comunicare che alle 13,15 la seduta sarà sospesa per la riunione del Parlamento in seduta comune. Sono iscritti a parlare nella parte antimeridiana della seduta e devono ancora intervenire gli onorevoli De Girolamo, Ferranti e Miotto e aveva chiesto di poter anticipare il suo intervento, se possibile, l'onorevole Vannucci. È evidente che sarebbe auspicabile che i colleghi iscritti a parlare, con la disponibilità di tutti, riuscissero a intervenire al mattino, altrimenti alcuni dovranno intervenire nel pomeriggio, quindi chiederei a tutti la cortesia di contenersi nei tempi.

È iscritta a parlare l'onorevole De Girolamo. Ne ha facoltà.

NUNZIA DE GIROLAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto volevo ringraziare i relatori per il faticoso lavoro svolto. Il disegno di legge oggetto dell'odierna discussione investe diverse materie, fra le quali appunto numerose disposizioni volte a riformare la giustizia civile, introducendo rilevanti novità nel processo civile.

Gli apprezzabili interventi introdotti dal provvedimento incidono sicuramente sul processo in termini di efficienza e contribuiscono a determinare una accelerazione dello svolgimento del processo civile e quindi della sua conclusione. L'attuale realtà economica e culturale è così mutata da rendere in parte superata la vigente normativa in materia di processo civile.

Ma quando parliamo di processo dobbiamo distinguere tre concetti: il giusto processo, ai sensi dell'articolo 111 della Costituzione, che ha come corollario ineludibile il rispetto di formalità e contraddittorio e quindi la dilatazione dei tempi processuali; poi vi è il concetto di processo celere, che è nozione di carattere economicistico, con una sussunzione in campo giuridico di concetti legati alla vita degli scambi commerciali; altro concetto ancora è il processo di ragionevole durata, concetto espresso dall'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Questi concetti, spesso richiamati nel dibattito politico, sono in stridente contraddizione: il processo più giusto è quello con più garanzie e quindi è quello più lento, ma la celerità del processo è elemento essenziale della competitività di un Paese. Il punto di contemperamento fra le opposte esigenze è costituito, allora, dal processo di ragionevole durata, dal contemperamento di due esigenze opposte, ma entrambe imprescindibili.

La nostra cultura tradizionale ci induce a credere che il processo è migliore se è circondato da più garanzie senza verificare se tali garanzie possano essere realizzate in concreto e quale sia il loro reale impatto sull'organizzazione complessiva della giustizia del Paese. Le garanzie non devono essere solo scritte, ma effettive e l'effettività non è garantita se le nostre leggi e i nostri sofisticati e giusti processi non vengono conclusi in termini ragionevoli ed utili per chi ricorre all'autorità giudiziaria.

Negli ultimi anni si sono manifestati due orientamenti diversi, tutti volti a rendere più veloce il processo: da un lato, si sono creati i riti speciali, in ragione della materia da trattare o dello status dei soggetti processuali, dall'altro, si è tentato di ridurre il contenzioso con strumenti alternativi al processo (penso ai tentativi di conciliazione). È evidente che entrambi gli orientamenti non costituivano strumenti sufficienti per rendere più veloce il processo, ma strumenti molto spesso per eluderlo.

Solo pochi interventi hanno inciso sul processo dal suo interno, la maggior parte hanno finito per determinare la fuga dal processo o la creazione di corsie preferenziali. Eppure, nel codice di rito, strumenti adeguatamente valorizzati, ovviamente, potrebbero avere una portata acceleratrice dell'intero sistema.

Il processo, nel suo aspetto teorico, non è mai lento; lo diviene nell'applicazione pratica, quando deve scontrarsi con la massa enorme del contenzioso. Fra le soluzioni, secondo me, senza ledere, chiaramente, l'articolo 24 della Costituzione, si potrebbe modificare o potenziare ancor più la condanna alle spese del soccombente.

Questa deve divenire, da mero risarcimento tra privati, vera e propria pena privata, con effetto dissuasivo nei contenziosi avventati.

Ma non dobbiamo dimenticare che il processo - per essere giusto - lo deve essere nel suo insieme: esso si compone di diversi gradi e attualmente il grosso lavoro si concentra nel primo, riservando ai successivi la parte nobile. Quindi, è necessario rendere il processo giusto nel suo insieme e celere complessivamente.

Le modifiche introdotte a questo pacchetto di norme hanno il merito di avviare l'introduzione di un meccanismo processuale nuovo, idoneo a garantire la celerità del processo, ma è chiaro che un'idea moderna di giustizia e un pensare europeo al sistema giustizia richiedono un ulteriore sforzo da parte di tutti noi, dagli operatori del diritto ai magistrati, ai politici, ai cittadini. Infatti, se realmente vogliamo aumentare la qualità del sistema giustizia, dobbiamo abbandonare logiche non al passo con il tempo e, contestualmente, umilmente chiederci se abbiamo fatto quanto era nelle nostre possibilità e se intendiamo realmente trovare la strada per realizzare il giusto e celere processo (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Onorevole De Girolamo, oltre che per il suo intervento, la ringrazio anche per essere rimasta ampiamente nei tempi.

È iscritta a parlare l'onorevole Ferranti. Ne ha facoltà.

DONATELLA FERRANTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò anch'io di impiegare il minor tempo possibile. Tuttavia, è ineludibile che, come abbiamo visto in questi interventi, in realtà nella discussione generale di questo disegno di legge - intitolato «Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria» si è parlato più che altro della riforma del processo civile. Inoltre, nel disegno di legge al nostro esame la firma del Ministro Alfano è l'ultima. Questa è una delle tante anomalie di questo disegno di legge, che si è tentato di far comprendere in più sedi e forse anche fino allo sfinimento, ma non vi è stata la possibilità di ottenere alcun risultato.

L'intervento dell'onorevole Vietti rappresenta l'ennesima prova della assoluta sordità del Governo a tener conto delle effettive esigenze della riforma della giustizia. Stiamo parlando della riforma della giustizia civile. Un efficiente sistema di giustizia civile è certamente essenziale ai fini della competitività del Paese e della sua capacità di attrarre investimenti internazionali. Ne siamo tutti convinti. Ma il recupero di efficienza deve essere anche il recupero della effettività della tutela giurisdizionale.

È stato detto in maniera molto significativa da altri colleghi prima di me che non può condividersi - e deve respingersi - la scelta del Governo di inserire importanti segmenti di una riforma del processo civile in un disegno di legge collegato alla manovra finanziaria. Infatti, di segmenti si è trattato. Alcuni di essi sono stati tratti da un progetto di riforma più complessiva che, con il Governo precedente il Ministro Mastella aveva presentato ed era in discussione in Commissione giustizia del Senato, attraverso anche un comitato legislativo.

In quel caso, il disegno era più ampio ed è estremamente grave - l'abbiamo già affermato in più sedi e continuiamo ad affermarlo - che non è stato consentito alla Commissione giustizia di discutere e approfondire con i naturali interlocutori (ovvero con gli operatori della giustizia: gli avvocati, i magistrati e chi fa parte della cultura della giurisdizione) un provvedimento di propria ed esclusiva competenza.

Ringraziamo certamente il presidenti della Commissione affari costituzionali e della Commissione bilancio per l'ospitalità, la pazienza e il senso di democrazia che hanno dimostrato. Tuttavia, non era quella la nostra sede e forse abbiamo occupato anche più del tempo necessario, ma in qualche modo volevamo che il Governo ascoltasse. Tuttavia, il Governo è sordo e il Ministro non mantiene le sue promesse. Infatti, aveva promesso, nel discorso programmatico presso la Commissione giustizia, che avrebbe fatto la riforma della giustizia in pieno dialogo con tutti gli operatori della giustizia e nella Commissione competente. Ciò non è avvenuto.

Non è condivisibile un impianto normativo che procede per segmenti, per lo più attraverso la burocratizzazione dei tempi, un impianto in cui all'ultimo momento è stato inserito un filtro per la Corte di cassazione.

Questa riforma è priva di omogeneità, di una valutazione sistematica, di una valutazione essenziale dell'allocazione delle risorse economiche e umane e soprattutto di quella che prevede che a fianco di un giudice che deve portare avanti con le parti un processo vi deve essere anche un ufficio del processo, personale amministrativo competente e riqualificato nel proprio ruolo. Invece, tutto questo è in contrasto con i tagli continui che abbiamo di fronte per la giustizia.

Noi sicuramente avremmo condiviso una riforma basata sul principio civile della lealtà processuale, della conciliazione giudiziale effettiva e garantita, della razionalizzazione e accelerazione dei tempi del processo, con un alleggerimento delle questioni di competenza, che era stato accennato e poi immediatamente rivisto dal Governo, perché la tecnica legislativa era sbagliata e il contraddittorio veniva completamente annullato. Avremmo condiviso la previsione di una indicazione specifica dei motivi di appello, l'introduzione di un modello di procedimento sommario che garantisse comunque le parti, la semplificazione del regime di nullità che fosse in linea con i tempi e soprattutto una responsabilizzazione e razionalizzazione dei tempi del processo attraverso la concentrazione delle udienze, la riduzione dei tempi, il calendario del processo, una responsabilizzazione del giudice e delle parti.

Nonostante quanto gli interventi che ci hanno proceduti vogliono far credere, il Partito Democratico non è contrario all'efficienza della giustizia, vogliamo soltanto che l'efficienza della giustizia non faccia perdere dignità alla effettività della tutela dei diritti. Senza parlare, poi, del fatto che non si arriva ad una maggiore efficienza della giustizia attraverso un aumento indiscriminato delle competenze dei giudici di pace. Se vi fosse stato un effettivo dialogo in Commissione giustizia si sarebbero potute ascoltare le associazioni degli avvocati e capire se quello era un sistema efficiente, che conduce ad una giustizia più agevole, più celere e più effettiva per il cittadino.

Così per la testimonianza scritta: abbiamo argomentato molto in sede di Commissione, abbiamo cercato di far capire alcune questioni, e la stessa maggioranza ha poi fatto delle osservazioni che non si è sentita di porre come vincolanti, ma ha comunque inserito delle osservazioni puntuali nel parere della Commissione giustizia; perché quella testimonianza scritta che si dice presa da altri ordinamenti, ma in realtà è un pezzetto di altri ordinamenti scaraventato nel nostro sistema, non accelera nulla perché è farraginosa ed eccessivamente burocratica nelle modalità di formazione, crea soltanto privilegi e valori formali, come quello della autenticità della sottoscrizione e non dà rilievo assoluto al valore più sostanziale, quello della genuinità dell'informazione somministrata dal terzo.

Voglio arrivare al momento finale che abbiamo vissuto nelle Commissioni che ci hanno ospitato, quello in cui è stato proposto il filtro per la Cassazione, un'introduzione di una norma tecnicamente mal posta, tant'è vero che, come diceva anche il presidente Bruno, non ha consentito, perché l'articolato è unico, nemmeno di adempiere ad una prescrizione della Commissione giustizia da parte del Governo che era favorevole, perché il primo comma non si collega poi con gli altri. In ogni caso, la norma propone l'introduzione di un filtro che non ha nulla a che fare con il principio del contraddittorio, con il principio della parità delle parti, con il principio della terzietà e imparzialità del giudice. L'attinenza con il principio di ragionevole durata è poi soltanto apparente e destinata ad essere contraddetta dalla realtà degli effetti della disposizione che sarebbero tutt'altro che acceleratori.

Per quanto, poi, riguarda il settimo comma dell'articolo 111 della Costituzione, la norma, anziché costituirne un'attuazione, si pone in contrasto con quel principio che stabilisce la ricorribilità in Cassazione per violazione di legge di tutte le sentenze. Pertanto, tutti coloro che operano nella giustizia, tutti quelli che lavorano in Cassazione, sono tutti consapevoli dell'assoluta necessità, onorevole Paniz, di affrontare misure realmente efficienti per contrastare il sovraccarico della Corte e dei suoi magistrati e così anche di tutta la giustizia; l'esigenza di filtri e di altri sistemi di deflazione è profondamente sentita come condizione essenziale, ma non può essere qualcosa che viene imposta con emendamenti articolati all'ultimo momento.

È necessario che i giusti propositi di riforma si traducano in un impegno di studio ponderato e saggio, di confronto culturale aperto e trasparente, che coinvolga tutta la magistratura, soprattutto quella di legittimità, laddove si parla di filtro della Cassazione, l'avvocatura e gli studiosi del processo e dell'ordinamento costituzionale; ovviamente, l'ultima voce, quella di sintesi, deve essere quella delle forze politiche.

Gli interventi di riforma sono urgentissimi, ma è chiaro che questa volta...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

DONATELLA FERRANTI. ...abbiamo avuto la prova e credo che in tutti, anche nelle forze della maggioranza, vi sia la consapevolezza che questa non è la strada. Non è questa la strada, mascherando le riforme della giustizia attraverso provvedimenti che vedono, come ultimo firmatario di una lista, il Ministro della giustizia. Non fa onore ad Alfano e spero che questa sia l'ultima volta che percorre questa strada (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Miotto. Ne ha facoltà.

ANNA MARGHERITA MIOTTO. Signor Presidente, siamo in presenza, come hanno già detto molti colleghi, di un'ulteriore umiliazione del Parlamento, un doppio esproprio, anche in questo caso utilizzando il più veloce strumento del collegato alla manovra economica per introdurre una nuova legge delega al Governo per riformare il settore delle farmacie. È uscita come un coniglio dal cappello 48 ore fa.

Questo è avvenuto al di fuori della Commissione di merito, la XII, che è stata privata della possibilità di presentare gli emendamenti sul testo. Quindi, un doppio esproprio: sterilizzata la discussione con un blitz della maggioranza e una nuova legge delega del Governo per riformare un settore importante del sistema sanitario.

Tutto ciò per rispondere a quale esigenza di urgenza? Non è chiaro. L'improvvisazione regna sovrana da questo punto di vista, se è vero, com'è vero, che il Governo si appresta ad emendare nuovamente l'articolo 30, come ha annunciato ieri in Commissione il sottosegretario Fazio.

Nel merito, il Governo aveva azzerato il ruolo e la funzione delle farmacie rurali, che rappresentano un presidio sanitario importante ed essenziale per garantire l'accessibilità al diritto alla salute a parti della popolazione che vivono in territori a minore densità abitativa.

Sarebbe stata una norma chiaramente in conflitto con l'articolo 32 della Costituzione, perché avrebbe, di fatto, negato l'accesso ad un livello essenziale di assistenza per fasce consistenti di cittadini. Ebbene, il Governo ha fatto una parziale retromarcia su questo punto; bene per la retromarcia, male perché è parziale, perché fra i contenuti della delega si pensa di rideterminare le indennità in base all'effettivo disagio. Comunque, quindi, le farmacie rurali hanno alle porte un provvedimento che le penalizza, con ripercussioni negative sui cittadini.

Accanto alla parziale retromarcia si propone la legge delega per riordinare le farmacie, ampliandone le funzioni e collocandole nella rete dei servizi. Teoricamente è una buona idea, peraltro già oggi, almeno in parte, attuata in alcune regioni; ragion per cui, la delega potrebbe addirittura rivelarsi inutile.

Ma quali sono le obiezioni che mi sento di sollevare? Sono tre. La prima: la delega riguarda una materia di competenza regionale e non è compito dello Stato normare questi aspetti. Potrebbe farlo, se modifica i livelli essenziali di assistenza, ma in tal caso dovrebbe prevederne il corrispettivo finanziamento, che, anzi, qui è escluso.

Siamo di fronte all'ennesimo episodio di un attacco all'autonomia regionale. Non è veritiera, in realtà, l'affermazione, fatta in queste ore secondo la quale le regioni verranno consultate; come è ben noto, questo è un livello di discussione diverso. La responsabilità organizzativa regionale in questo campo è esclusiva e non può essere oggetto di violazione così palese.

Seconda osservazione: non viene salvaguardato il ruolo e la funzione di altri professionisti che operano nel settore sanitario e socio-sanitario. Si fa riferimento all'assistenza domiciliare e alle funzioni della prevenzione che sarebbero estese alle farmacie. Ma quali relazioni con i distretti e i medici di medicina generale, che sono i titolari di questa funzione? Ricordo che i medici di medicina generale sono più capillari sul territorio di ogni altro soggetto, anche rispetto alle farmacie.

La norma è assolutamente carente da questo punto di vista e rischia di ritagliare per le farmacie ruoli e funzioni distinti, se non talora sovrapposti ad altri servizi, per i quali la programmazione regionale ha individuato responsabilità e protocolli operativi.

La terza obiezione: tutto ciò deve avvenire a costo zero. Questo è davvero singolare! Le nuove funzioni affidate alle farmacie costano e vanno remunerate. È immaginabile chiudere servizi che funzionano, spostare funzioni, per renderli più capillari, e tutto questo dovrebbe avvenire a costo zero?

Si dice che larga parte del Paese non sa cosa sono i distretti dell'assistenza domiciliare; ma allora - mi chiedo - potranno le farmacie supplire a queste lacune gravi senza aumentare la spesa? Ed ancora: genericamente si afferma che le nuove funzioni saranno remunerate diminuendo gli sprechi e ricorrendo ad un luogo comune che è inaccettabile, se non è accompagnato da azioni concrete di rimozione delle spese davvero inutili; voglio ricordare che in Italia il Servizio sanitario è fra i migliori al mondo ed è finanziato, rispetto alla media europea, grazie al lavoro fatto dai Governi Prodi, sulla base dei livelli essenziali di assistenza. Ora i tagli della manovra di luglio lo condannano ad un nuovo periodo di sottofinanziamento e di rimessa in discussione dei LEA; ma le inefficienze, come le liste di attesa, sono già pagate dai cittadini. Non è una buona terapia aumentare i compiti e le funzioni del sistema sanitario per poter immaginare che le inefficienze di punto in bianco svaniscano: occorre un serio lavoro riformatore sulla valutazione, sulla misurazione dei risultati, di cui purtroppo non c'è traccia nell'azione di governo in questi mesi, più attenta invece a denigrare il lavoro dei pubblici dipendenti e dei medici in modo generalizzato. Insomma, continua l'opera di drammatizzazione delle situazioni per poi poter tagliare i finanziamenti.

Così avviene anche con l'articolo 30: si annuncia al Paese che le farmacie saranno i nuovi attori dei servizi di assistenza domiciliare, ma intanto si ridimensionano le farmacie rurali. Perciò ci apprestiamo a presentare alcuni emendamenti, che potrebbero migliorare il testo al fine di rendere davvero accessibile ed esigibile il diritto alla salute, come è previsto dall'articolo 32 della Costituzione.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Miotto, anche per aver rispettato il tempo, anzi ne ha usato molto meno di quanto a lei assegnato.

Sull'ordine dei lavori (ore 13,18).

MAURIZIO TURCO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURIZIO TURCO. Signor Presidente, sarò breve.

PRESIDENTE. Sa che dobbiamo sospendere la seduta.

MAURIZIO TURCO. So che fra poco inizierà la farsa dell'elezione del giudice della Corte costituzionale...

PRESIDENTE. Non è una farsa.

MAURIZIO TURCO. È una farsa: l'elezione del giudice della Corte costituzionale, a seguito delle dimissioni del professor Vaccarella del 4 maggio 2007, è ormai oggettivamente una farsa. Ho qui una lettera del Presidente della Repubblica Napolitano del 30 ottobre 2007, un anno fa: «Posso assicurarvi - scriveva ai deputati radicali - che continuerò a sollecitare ogni utile iniziativa che consenta al Parlamento di adempiere al dovere di assicurare la piena funzionalità della Corte costituzionale». Un anno fa! Dopo che erano già passati sei mesi, in una Corte costituzionale in cui il professor Vaccarella era l'unico penalista! Era l'unico penalista della Corte costituzionale e da diciotto mesi la Corte costituzionale continua a deliberare senza il plenum previsto dalla Costituzione e senza alcun penalista.

Signor Presidente, la questione è molto semplice: noi intanto a questa farsa, da questa seduta, non parteciperemo più. I nove parlamentari radicali non parteciperanno più a queste votazioni e sollecitiamo per l'ennesima volta (avevamo avuto l'attenzione del Presidente Fini) che il Parlamento venga convocato fino a voto utile; altrimenti questo vorrà dire che la farsa non è dei partiti, ma anche degli organi istituzionali.

PRESIDENTE. Onorevole Turco, ribadisco, ma credo che anche lei, dal contenuto e dal tono del suo intervento, sia d'accordo, che ciò a cui dobbiamo procedere, cioè l'elezione di un membro della Corte costituzionale, non sia assolutamente una farsa, ma anzi sia un atto fondamentale di questo Parlamento. Proprio per questo, credo sia corretto riportare la sua sollecitazione e, da parte della Presidenza, faremo il possibile per convocare le sedute, come abbiamo fatto, affinché il Parlamento possa procedere all'elezione del membro mancante della Corte costituzionale.

Sospendo la seduta, che riprenderà al termine della riunione del Parlamento in seduta comune con il seguito della discussione generale del disegno di legge n. 1441-bis.

La seduta, sospesa alle 13,20, è ripresa alle 16,55.

Si riprende la discussione.

(Ripresa discussione sulle linee generali - A.C. 1441-bis-A)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Vannucci. Ne ha facoltà.

MASSIMO VANNUCCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, signori del Governo, discutiamo oggi un disegno di legge con un titolo altisonante, ambizioso e importante: «Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria».

La risonanza è stata data anche questa mattina dalle relazioni che abbiamo ascoltato. L'onorevole Bernini ci ha detto che il provvedimento è animato dalla filosofia del fare, che avrà grandi effetti, che darà una spinta rigorosa verso una vera competitività. Francamente a noi, di fronte alle difficoltà del Paese, alla congiuntura internazionale, il provvedimento sembra inadeguato e insufficiente. Non vi è il coraggio necessario. Del resto, non ci sono le condizioni in questa maggioranza. Il contenuto non corrisponde, quindi, alle aspirazioni. Si tratta in gran parte di norme manifesto, prive di efficacia concreta, spesso di dichiarazioni di intenti, di titoli, di deleghe molto generiche, che questo Parlamento concede al Governo - secondo noi - con eccessiva leggerezza.

Sono molti i rinvii, gli impegni da affrontare, i problemi che vedranno lunghi bracci di ferro nella maggioranza, per arrivare ad esiti come sempre insoddisfacenti, parziali e sbagliati. Lo abbiamo già visto e sperimentato. Vedete, al di là della regia sapiente ormai collaudata di palazzo Chigi, della favolosa centrale comunicativa che dosa bene i messaggi da mandare al Paese con maestria, capace di navigare sulle onde delle emozioni popolari dosando bene paure e riassicurazioni, riteniamo che nella maggioranza di Governo permangano profonde differenze, diverse visioni che ne paralizzano l'azione e che non gli permettono di andare realmente a fondo dei problemi, di fare azioni strutturali.

Allora, si fanno degli spot, si fa propaganda, si sta al Governo come se ancora si fosse all'opposizione. Si fanno proclami. Non si assume la responsabilità di governare davvero. È tutto volto al consenso immediato, non al futuro. Posso farvi degli esempi: c'è insicurezza, gli sbarchi di clandestini aumentano, non riusciamo ad arginare questo fenomeno. Non basta la faccia dura, intere regioni sono in mano alla criminalità: dichiariamo guerra agli zingari. Vogliamo tagliare risorse agli enti locali (tanto poi le pagheranno i cittadini): si tratta dei mille modi di mettere le mani in tasca agli italiani.

Dichiariamo guerra ai fannulloni, vogliamo tagliare risorse alla scuola, facciamo parlare di grembiulini, di voti in condotta, di maestro unico, di disciplina. Potrei continuare. Credo che il Ministro Tremonti se ne sia ormai accorto: la vera divisione tra «mercatisti» e statalisti è interna alla sua maggioranza. Bisogna che dopo la sua conversione alle teorie no global avvenga quella di altri, che non vediamo così veloce. Tuttavia, essendoci stata questa inversione vediamo invece i suoi liberali, quelli che chiama «mercatisti», in difficoltà, spiazzati. Ciò si è visto quando siamo ritornati indietro sulla riforma dei servizi pubblici locali: dove è la concorrenza promessa? Ma si è visto anche in altre occasioni: quando questi liberali si sono visti rifilare la tariffa indicizzata sull'autotrasporto (una nuova scala mobile, unico Paese in Europa); quando hanno subito l'attacco ancora in corso, per quanto ne sappiamo, verso l'autorità indipendenti, prima fra tutte quella dell'energia; quando si è bloccato il processo di liberalizzazione e di aumento della concorrenza verso banche, assicurazioni, monopoli e si è di fatto bloccata la possibilità dell'azione collettiva a tutela dei consumatori; quando hanno visto i regali alle società autostradali e quando vedono corporazioni sempre più potenti in questo Paese.

Anche qui potrei continuare, ma voglio invece rassicurare il Ministro Tremonti - lo faccio attraverso il gentile sottosegretario Vegas, sempre attento e puntuale - che noi non siamo oggi ideologici al contrario; noi del PD veniamo da storie e da culture diverse che abbiamo potuto unire proprio perché per tutti noi il mercato è sempre stato un mezzo e non un fine in sé, come per la gran parte di voi, imbevuti di teorie liberiste e di processi di deregolamentazione assoluta. Noi abbiamo sempre pensato che il mercato, la globalizzazione, andava e vada regolata per garantire una crescita in grado di offrire pari opportunità e giustizia sociale; abbiamo la flessibilità mentale necessaria per sapere quando ci vuole lo Stato e quando il mercato: abbiamo chiaro questo equilibrio. Le lezioni, i testi, le elaborazioni di questi ultimi tempi credo siano per i colleghi di maggioranza.

Signor Presidente, questa premessa era doverosa per entrare nel merito del provvedimento del quale confermo il giudizio di parzialità, di improvvisazione, almeno per le parti che abbiamo discusso nelle Commissioni di merito.

La distanza fra le ambizioni e la reale efficacia riguarda in gran parte la giustizia civile, di cui hanno già parlato i colleghi e ne parlerà ancora la collega onorevole, Cinzia Capano (che ringrazio anche per questo scambio di turno). Le norme introdotte sono controverse: servono davvero a recuperare efficienza, ad abbattere i tempi ormai inaccettabili, a garantire le parti offese? Noi ne dubitiamo. Serviranno a farci recuperare il deficit di credibilità internazionale che agisce negativamente sull'attività del nostro sistema economico?

Anche con riferimento al resto del provvedimento, per confermare il mio giudizio posso farvi degli esempi. Se andate all'articolo 73 trovate un titolo: «Attuazione del federalismo»; andando a leggerlo si tratta di un fondo di 3 milioni di euro all'anno per studiare la problematica. Vi è poi un titolo recante «Privatizzazioni», nell'ambito del quale l'articolo 69 parla della Patrimonio dello Stato Spa; voi magari pensate che si affronti il tema del patrimonio dello Stato, del modo in cui valorizzarlo (magari alienandolo e non regalandolo come si è fatto in passato) e che si affronti finalmente il tema che è connesso con il vero macigno che questo Paese ha: il debito pubblico. Il sottosegretario Vegas ci ha informato, infatti, nei giorni scorsi che quest'anno abbiamo pagato 5 miliardi di euro in più per oneri, per interessi passivi; siamo ben oltre gli 80 miliardi, il 15 per cento della nostra spesa, il 5 per cento del PIL: è la vera palla al piede di questo Paese, la vera tassa occulta, e il trend peggiorerà con le burrasche finanziarie di questi giorni. Ebbene, forse questa è l'ambizione che dobbiamo dare al Paese, forse questa legislatura era l'occasione per affrontare questi temi se avessimo saputo mantenere un filo di confronto e di dialogo. Invece, questo articolo sulla Patrimonio dello Stato Spa non è niente di tutto questo, è una novella di una norma che oltre ai beni fa affluire anche i diritti a favore dello Stato.

Se andate all'articolo 33 e vedete il titolo: «Cooperazione allo sviluppo internazionale» magari pensate che questo nostro Paese ripensi ai recenti tagli che ha praticato questo Governo, che fanno di noi la Cenerentola fra i Paesi europei con destinazione di fondi risibili, al di sotto degli impegni internazionali. E poi ci riempiamo la bocca dicendo che la soluzione del fenomeno dell'immigrazione clandestina sta nel combatterlo aiutando i Paesi di provenienza! Ed invece no, modifichiamo le procedure!

È ovvio che vi sono parti condivisibili: va apprezzato l'impegno dei presidenti, dei relatori, dell'onorevole Bernini Bovicelli e dell'onorevole Corsaro che, cortesi ed anche capaci, hanno operato per migliorare e rafforzare il provvedimento. Noi, da parte nostra, ci siamo anche confrontati costruttivamente, ma la base, il punto di partenza era debole, il provvedimento rimane debole rispetto alle esigenze di modernizzazione che il Paese ha.

Non credo che da questo atto possa partire nemmeno un ennesimo eclatante messaggio ingannatorio al Paese, in quanto scomponendo i tre temi del titolo - sviluppo economico, stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione - registriamo in ordine allo sviluppo economico che il Paese è fermo e non cresce. La nota di aggiornamento ci dirà che stiamo rideterminando la crescita allo 0,1 per cento, siamo di fatto in recessione e ogni giorno si registrano crisi aziendali in vari comparti.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

MASSIMO VANNUCCI. Avete interpretato - ho finito Presidente - la stabilizzazione della finanza pubblica con tagli lineari del 17 per cento. Avete così tagliato sia la spesa buona sia quella cattiva.

Siete convinti che dentro ogni Ministero per ogni missione e per ogni programma si faccia questa cernita o rimanga anche la spesa cattiva, la spesa retributiva? Avete interpretato la perequazione tributaria solo togliendo l'ICI anche ai ricchi; vi è una norma sugli straordinari, che abbiamo condiviso, ma vale solo 600 milioni di euro. Noi producemmo una norma sul cuneo fiscale che valeva 7 miliardi di euro e produrrà effetti. Certamente siete più bravi, in quanto si parla più dei vostri 600 milioni di euro che dei nostri 7 miliardi di euro, ma voi siete più bravi a comunicare, non a risolvere i problemi del Paese. L'occasione c'era e l'avete detto nel rendiconto.

PRESIDENTE. Deve concludere.

MASSIMO VANNUCCI. Concludo. Avete ammesso finalmente lo stato dei conti del Paese. Ciò è scritto e l'abbiamo rimarcato in quest'Aula. L'occasione deve essere, sottosegretario Vegas, la prossima legge finanziaria. In quella sede dobbiamo veramente realizzare la perequazione tributaria in ordine alle tasse sulle retribuzioni e sulle pensioni, in quanto il Paese può ripartire solo se in grado di aumentare la domanda interna, di sostenere i consumi, di riprendere gli investimenti rispetto ai quali, anche su questo, avrei detto parole molto dure e di critica, contenute nella prossima finanziaria, ma il mio tempo è scaduto.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Rao. Ne ha facoltà.

ROBERTO RAO. Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, non posso fare a meno anch'io all'inizio del mio intervento di sottolineare negativamente le modalità con cui si è svolta fin qui la discussione. Discussione in materia di modifica al codice di procedura civile: forse era questo il nome giusto da dare al provvedimento in esame, o almeno a buona parte di esso che doveva essere stralciata ed esaminata in maniera diversa.

Questo giudizio, a nostro avviso negativo e direi prudente anche da parte di autorevoli esponenti della maggioranza, è stato espresso non solo dalle opposizioni, ma dalla Commissione giustizia all'unanimità ieri, come risulta dal parere approvato in Commissione. Nel parere si evidenzia come l'assegnazione in sede referente alle Commissioni affari costituzionali e bilancio comprime le prerogative e le competenze della Commissione giustizia, che rappresenta - sostiene il parere della Commissione - la sede naturale per un esame approfondito e consapevole dei provvedimenti di riforma del processo civile. Nel parere, votato da tutti, si aggiunge: « è necessario che in futuro provvedimenti che incidono sulla giustizia civile siano esaminati dalla Commissione giustizia in sede referente e con lo svolgimento di un adeguato ciclo di audizioni degli operatori del settore».

Mi sembra che questo giudizio sia assolutamente chiaro e confidiamo che in futuro la Presidenza della Camera si attenga anche a questa indicazione. L'assegnazione in sede referente alle Commissioni affari costituzionali e bilancio ha causato la totale espropriazione della nostra Commissione e della sua naturale competenza e ciò, peraltro, è stato rilevato con serietà anche in momenti diversi dai tre presidenti delle Commissioni interessate: dal presidente Bruno, dal presidente Giancarlo Giorgetti e dalla presidente Bongiorno. Ciò ha impedito un confronto di merito serio ed approfondito su una riforma di portata, a nostro giudizio, assai rilevante, privilegiando una celerità maggiormente funzionale più che al reale approfondimento dei problemi, all'effetto annuncio cui ci sta abituando il Governo, ma da cui speravamo che almeno la giustizia civile potesse essere immune.

Si aggiunga che il Governo, nel corso dell'esame da parte delle Commissioni riunite, è continuamente intervenuto con emendamenti modificativi o sostitutivi addirittura di interi articoli, costringendo l'opposizione non solo ad una continua funzione di supplenza dei propri componenti nelle Commissione affari costituzionali e bilancio, ma anche ad un defatigante inseguimento di un testo in permanente mutazione.

Insomma, è stato curioso vedere i nostri colleghi, membri della Commissione giustizia, inseguire il provvedimento nelle aule delle Commissioni della Camera alla ricerca del testo perduto o sottratto. Sorvolo sulle motivazioni addotte dal Governo, ovvero l'esigenza di celerità. Sì, capiamo ma i tempi si sono allungati lo stesso e le modifiche fatte dal Governo sono venute male.

Questo precedente rischia, a mio giudizio, di creare un vulnus anche sulla funzione delle Commissioni e di penalizzare la competenza non solo dei deputati, ma anche quella - a volte straordinaria - degli uffici della Camera, che forniscono sempre un supporto qualificato e prezioso ai nostri lavori. Supporto, forse, da cui avrebbe potuto trarre beneficio anche il Governo, per evitare qualche pasticcio in questi giorni.

Questo iter, forse, è frutto dell'approssimazione, ma si inserisce, purtroppo, nella logica - finora seguita dalla maggioranza e dal Governo - di proclamare continuamente a parole un dialogo, però disatteso nei fatti, per un motivo o per l'altro, con colpa o con dolo. Insomma, signor Ministro, siete riusciti, purtroppo, a far prevalere ancora una volta la polemica e a farvi dare torto anche quando vi erano le condizioni per arrivare ad un più ampio consenso. Ciò induce inevitabilmente l'opposizione, oggi, a far prevalere una questione pregiudiziale di metodo rispetto alle proposte modificative, pur in parte, ribadisco, condivise.

Evidentemente, alla maggioranza e al Governo non solo non interessa - questo forse è il dato più grave - il parere dell'opposizione, che attraverso il confronto parlamentare può, a nostro giudizio, migliorare il provvedimento, ma forse non interessa neppure ottenere un voto favorevole che rappresenti un più ampio consenso. Peraltro, il processo civile e il suo snellimento sono i tipici argomenti sui quali potrebbero convergere, anche programmaticamente, in nome dell'interesse generale, interessi politici, evitando contrapposizioni ideologiche. Era stato proprio lei, signor Ministro della giustizia, in diverse circostanze, ad auspicarlo, raccogliendo la nostra disponibilità di principio, salvo poi praticare un'altra strada, che speriamo lei non ripercorra, sul cammino - peraltro più controverso - della riforma complessiva dell'ordinamento giudiziario.

Signor Presidente, se me lo consente, mi riservo di consegnare il mio intervento, contenente altri aspetti tecnici di merito del provvedimento, dal momento che diversi colleghi dell'opposizione e anche alcuni della maggioranza hanno sottolineato gli stessi aspetti: non vorrei dilungarmi o ripeterli. Sono certo, comunque, che il Governo li valuterà con grande attenzione. Mi soffermo soltanto su un ultimo aspetto: una riflessione a parte, che merita il dietro-front - mi dispiace definirlo così - del Governo sull'annunciata riduzione di un terzo della sospensione feriale dei termini processuali. Un'opposizione seria riconosce i suoi limiti, oltre a denunciare quelli della maggioranza e del Governo. Forse offro l'occasione al Ministro Alfano di chiarire su questo aspetto, che oggi è evidenziato dai giornali.

In questi giorni ci siamo concentrati molto sul pessimo metodo seguito per l'esame del disegno di legge in esame. Sul merito, abbiamo sviscerato e provato a migliorare il provvedimento (inutilmente), ma oggi gli organi di informazione (che fanno loro dovere: molti cronisti sono attenti alla materia della giustizia) ci segnalano un grave e ulteriore elemento di criticità sul provvedimento in esame, che finora era passato inosservato. Il Guardasigilli aveva infatti assicurato che le cosiddette vacanze della giustizia in Italia avrebbero avuto inizio, come sempre, il primo agosto, ma quest'anno sarebbero terminate, per la prima volta, il 31 dello stesso mese, non più il 15 settembre. Su ciò il Ministro aveva ricevuto il plauso anche nostro (come su altri aspetti), perché l'annuncio era effettivamente importante e andava incontro alle esigenze dei cittadini di velocizzare il processo e cercare di eliminare i tempi morti (esigenza che, peraltro, lei, signor Ministro, aveva ribadito fin dalla sua prima audizione in Commissione giustizia).

Invece, abbiamo avuto la sorpresa che tutto è rimasto come prima e le buone intenzioni del Ministro erano già venute meno, per quest'anno perché le norme che le prevedevano erano state stralciate dal disegno di legge n. 1441 e inserite in questo disegno di legge collegato; oggi, però, grazie alla soppressione della norma da parte delle Commissioni riunite - attraverso un emendamento presentato dal Governo - queste intenzioni sono purtroppo scomparse del tutto.

Ciò, ovviamente, continuerà a penalizzare la tanto auspicata efficacia e, soprattutto, riduzione dei tempi del processo civile. Ci auguriamo, comunque, che l'esame in Aula subisca un'inversione di tendenza. So che il Governo sta lavorando in questo senso per migliorare il provvedimento e, rispetto alle logiche precedentemente adottate, speriamo che qualcosa cambi, al fine di trovare soluzioni il più largamente condivise anche dal Parlamento, in grado di soddisfare - su questo siamo d'accordo con lei, signor Ministro - il sempre crescente desiderio di giustizia breve ed efficace da parte dei cittadini (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro e Partito Democratico).

Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale del mio intervento.

PRESIDENTE. Onorevole Rao, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.

È iscritto a parlare l'onorevole Ciccanti. Ne ha facoltà.

AMEDEO CICCANTI. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il testo del disegno di legge n. 1441-bis, come è noto, è parte di una serie di norme che sono state approvate unitamente al decreto-legge n. 112 del 2008 ed è anche parte di un testo sul quale vi sono stati altri due stralci che saranno valutati in seguito da quest'Aula. Gli altri due stralci riguardano l'energia, l'internazionalizzazione del nostro sistema produttivo e la delega al Governo in materia di lavori usuranti.

Il provvedimento in esame è complesso ed articolato ed è improntato alla definizione di misure economiche, volte a favorire lo sviluppo economico e la competitività. È la seconda fase, ovvero la fase complementare del Governo rispetto alla fase della stabilizzazione della finanza pubblica, operata con la manovra triennale 2009-2011, che ha anticipato la finanziaria per il 2009, prima della pausa estiva.

Abbiamo giudicato negativamente le misure varate lo scorso agosto con il decreto-legge n. 112 del 2008, perché abbiamo ritenuto che avessero un contenuto recessi