Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento istituzioni
Titolo: Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile - A.C. 1441-bis-B - Schede di lettura
Riferimenti:
AC N. 1441-BIS-B/XVI   AC N. 1441/XVI
Serie: Progetti di legge    Numero: 33    Progressivo: 3
Data: 23/03/2009
Descrittori:
ECONOMIA NAZIONALE   FINANZA PUBBLICA
ORGANIZZAZIONE FISCALE   PIANI DI SVILUPPO
PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO   PROCESSO CIVILE
Organi della Camera: I-Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni
V-Bilancio, Tesoro e programmazione

 

Camera dei deputati

XVI LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione per l’esame di
Progetti di legge

Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile

A.C. 1441-bis-B

Schede di lettura

 

 

 

 

 

 

n. 33/3

 

 

 

23 marzo 2009

 


Servizio responsabile:

Servizio Studi – coordinamento: Dipartimento Istituzioni

( 066760-9475 / 066760-3855 – * st_istituzioni@camera.it

Hanno partecipato alla redazione del dossier i seguenti Servizi e Uffici:

Servizio Bilancio dello Stato

Nota di verifica - dossier n. 61

( 066760-2174 / 066760-9455 – * bs_segreteria@camera.it

Servizio Commissioni – Segreteria V Commissione

( 066760-3545 / 066760-3685 – * com_bilancio@camera.it

Segreteria Generale – Ufficio Rapporti con l’Unione europea

( 066760-2145 – * cdrue@camera.it

§         La nota di sintesi e le schede di lettura sono state redatte dal Servizio Studi.

§         Le parti relative ai profili di carattere finanziario sono state curate dal Servizio Bilancio dello Stato, nonché dalla Segreteria della V Commissione per quanto concerne le coperture.

§         Le parti relative ai documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea e alle procedure di contenzioso sono state curate dall'Ufficio Rapporti con l'Unione europea.

 

Per l’esame presso le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) dell’A.C. 1441-bis-B, Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile, sono stati predisposti i seguenti dossier:

§         n. 33/2: Elementi per l’istruttoria legislativa;

§         n. 33/3: Schede di lettura;

§         n. 33/4, suddiviso in 5 parti: Iter alla Camera (A.C. 1441) e Iter al Senato (A.S. 1082);

§         n. 33/5: Normativa di riferimento.

I dossier dei servizi e degli uffici della Camera sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

File: ID0006a.doc

 


INDICE

Schede di lettura

§      Articoli soppressi e disposizioni stralciate  3

§      Articolo 1 (Banda larga)5

§      Articolo 2 (Società di consulenza finanziaria)13

§      Articolo 3 (Chiarezza dei testi normativi)17

§      Articolo 4 (Semplificazione della legislazione)21

§      Articolo 5 (Modifiche alla disciplina dei regolamenti. Testi unici compilativi)29

§      Articolo 6 (Misure per la semplificazione della gestione amministrativa e finanziaria delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici)33

§      Articolo 7 (Certezza dei tempi di conclusione del procedimento)39

§      Articolo 8 (Certezza dei tempi in caso di attività consultiva e valutazioni tecniche)48

§      Articolo 9 (Conferenza di servizi e silenzio assenso)53

§      Articolo 10 (Tutela degli interessi nei procedimenti amministrativi di competenza delle regioni e degli enti locali)59

§      Articolo 11, commi 1 e 2 (Delega al Governo in materia di nuovi servizi erogati dalle farmacie nell'ambito del Servizio sanitario nazionale)66

§      Articolo 11, comma 3 (Disposizioni concernenti i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti)70

§      Articolo 12 (Delega al Governo per l’adozione di decreti legislativi integrativi e correttivi in materia ambientale)72

§      Articolo 13 (Cooperazione allo sviluppo internazionale)79

§      Articolo 14 (Trasparenza dei flussi finanziaria dei Fondi strutturali comunitari e del Fondo per le aree sottoutilizzate)87

§      Articolo 15 (Fondo nazionale di garanzia per i servizi turistici)91

§      Articolo 16 (Misure in tema di concorrenza e tutela degli utenti nel settore postale)94

§      Articolo 17 (Misure di semplificazione delle procedure relative ai piccoli appalti pubblici)101

§      Articolo 18 (Progetti di eccellenza per il rilancio della competitività turistica italiana)104

§      Articolo 19 (ENIT – Agenzia nazionale del turismo)107

§      Articolo 20 (Misure urgenti per l’efficienza del Corpo forestale dello Stato)111

§      Articolo 21 (Trasparenza sulle retribuzioni dei dirigenti e sui tassi di assenza e di maggiore presenza del personale)116

§      Articolo 22 (Spese di funzionamento e disposizioni in materia di gestione delle risorse umane)120

§      Articolo 23 (Diffusione delle buone prassi nelle pubbliche amministrazione e tempi per l’adozione dei provvedimenti o per l’erogazione dei servizi al pubblico)124

§      Articolo 24 (Riorganizzazione del Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione, del Centro di formazione studi e della Scuola superiore della pubblica amministrazione)127

§      Articolo 25 (Trasformazione in fondazione del Centro per la documentazione e la valorizzazione delle arti contemporanee)131

§      Articolo 26 (Misure occupazionali nei confronti di personale impiegato in attività socialmente utili attraverso società partecipate da Italia Lavoro S.p.A.)138

§      Articolo 27 (Modifica della legge 27 settembre 2007, n. 165, recante delega in materia di riordino degli enti di ricerca)141

§      Articolo 28 (Personale a tempo determinato presso la Croce Rossa italiana)150

§      Articolo 29 (Disposizioni relative alle sedi diplomatiche e consolari)152

§      Articolo 30 (Tutela non giurisdizionale dell’utente dei servizi pubblici)155

§      Articolo 31 (Modifiche all’articolo 41 della legge 16 gennaio 2003, n. 3 – Fondazione Bordoni)158

§      Articolo 32 (Eliminazione degli sprechi relativi al mantenimento di documenti in forma cartacea)162

§      Articolo 33 (Delega al Governo per la modifica del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82)167

§      Articolo 34 (Servizi informatici per le relazioni tra pubbliche amministrazioni e utenti)176

§      Articolo 35 (Diffusione delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni)180

§      Articolo 36 (VOIP e Sistema pubblico di connettività)182

§      Articolo 37 (Carta nazionale dei servizi)186

§      Articolo 38 (Modifica dell'articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53)190

§      Articolo 39 (Riallocazione di fondi)200

§      Articolo 40 (Modifiche agli articoli 38 e 48 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in materia di impresa in un giorno e di risparmio energetico)206

§      Articolo 41 (Modifiche al decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 123)211

§      Articolo 42 (Integrazione della composizione del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa)217

§      Articolo 43 (Disposizioni concernenti la Corte dei conti)221

§      Articolo 44 (Norme urgenti per la funzionalità dell'Avvocatura dello Stato)225

§      Articolo 45 (Delega al Governo per il riassetto della disciplina del processo amministrativo)230

§      Articolo 46 (Modifiche al libro primo del codice di procedura civile)237

§      Articolo 47 (Modifiche al libro secondo del codice di procedura civile)252

§      Articolo 48 (Ulteriori modifiche al libro secondo del codice di procedura civile)265

§      Articolo 49 (Introduzione dell'articolo 540-bis del codice di procedura civile)270

§      Articolo 50 (Modifiche al libro terzo del codice di procedura civile)272

§      Articolo 51 (Modifiche al libro quarto del codice di procedura civile)276

§      Articolo 52 (Procedimento sommario di cognizione)278

§      Articolo 53 (Modifiche alle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368)283

§      Articolo 54 (Abrogazione dell'articolo 3 della legge 21 febbraio 2006, n. 102, e disposizioni transitorie)289

§      Articolo 55 (Delega al Governo per la riduzione e semplificazione dei procedimenti civili)291

§      Articolo 56 (Notificazione a cura dell'Avvocatura dello Stato)295

§      Articolo 57 (Misure in tema di razionalizzazione delle modalità di proposizione e notificazione delle domande giudiziali)297

§      Articolo 58 (Modifica all'articolo 9 della legge 21 luglio 2000, n. 205)299

§      Articolo 59 (Disposizioni transitorie)301

§      Articolo 60 (Decisione delle questioni di giurisdizione)304

§      Articolo 61 (Delega al Governo in materia di mediazione e di conciliazione delle controversie civili e commerciali)308

§      Articolo 62 (Disposizioni in materia di proposta di concordato)316

§      Articolo 63 (Efficacia della trascrizione della domanda giudiziale, del pignoramento immobiliare e del sequestro conservativo sugli immobili)318

§      Articolo 64 (Disposizioni in materia di annotazione nei pubblici registri immobiliari)321

§      Articolo 65 (Trasferimento presso gli uffici provinciali delle sezioni staccate dei servizi di pubblicità immobiliare)325

§      Articolo 66 (Delega al Governo in materia di atto pubblico informatico redatto dal notaio)327

§      Articolo 67 (Semplificazione delle procedure per l'accesso al notariato)330

§      Articolo 68 (Misure urgenti per il recupero di somme afferenti al bilancio della giustizia e per il contenimento e la razionalizzazione delle spese di giustizia)336

§      Articolo 69 (Abrogazioni e modificazione di norme)350

§      Articolo 70 (Rimedi giustiziali contro la pubblica amministrazione)352

§      Articolo 71 (Patrimonio dello Stato Spa)354

§      Articolo 72 (Società pubbliche)356

§      Articolo 73 (Clausola di salvaguardia)363

 

 


Schede di lettura

 


 

Articoli soppressi e disposizioni stralciate

Il disegno di legge recante Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, nonché in materia di processo civile, collegato alla legge di bilancio 2009 (c.d. Collegato competitività)[1], già approvato con modificazioni dalla Camera, è stato approvato dal Senato il 4 marzo 2009 (A.S. 1082). Nel corso dell’esame al Senato, il testo ha subito ulteriori interventi aggiuntivi e di modifica, giungendo alla Camera, in seconda lettura, arricchito di ulteriori 32 articoli, mentre gli interventi di modifica, più o meno incisivi, hanno riguardato 26 articoli.

Nelle schede di lettura sui singoli articoli dell’A.C. 1441-bis-B sono evidenziate le modificazioni e le integrazioni apportate dal Senato. Qui seguito si elencano invece gli interventi soppressivi riferiti ad interi articoli, nonché gli stralci deliberati nel corso dell’esame presso l’altro ramo del Parlamento.

 

Il Senato ha dunque soppresso interamente i seguenti articoli (la numerazione è riferita al testo approvato dalla Camera in prima lettura):

§         articolo 2, recante un’articolata disciplina volta ad integrare le norme generali sugli appalti pubblici e gli accordi quadro stipulati dalle centrali di committenza. L'intervento intendeva ridurre il numero delle stazioni appaltanti rispetto alle attuali, rivolgendosi in particolare agli enti territoriali di minori dimensioni, con conseguenti contenimenti di costi da parte degli stessi;

§         articolo 13, recante indicazioni programmatiche sui successivi provvedimenti contenuti nel Capo IV (Capo III del 1441-bis-B), finalizzati a restituire efficienza all'azione amministrativa, attraverso il riordino e la razionalizzazione delle funzioni amministrative, la semplificazione e la riduzione degli oneri burocratici, la trasparenza e la tempestività nei procedimenti amministrativi e nell’erogazione dei servizi pubblici, nonché grazie alla diffusione delle nuove tecnologie nel settore pubblico;

§         articolo 45, recante lo stanziamento di risorse per lo studio delle problematiche connesse all’effettiva attuazione della riforma federalista, assicurando un contesto di stabilità e piena compatibilità finanziaria con gli impegni europei e internazionali assunti.

 

Si segnalano infine gli stralci, dai quali sono risultati i disegni di legge A.S.1082-bis, A.S.1082-ter, A.S.1082-quater, A.S.1082-quinquies :

 

§         articolo 9[2], commi 3, 4 e 5 dell’A.S. 1082, recanti disposizioni in materia di ordinamento finanziario e contabile degli enti locali. In particolare, viene prevista una semplificazione dell’ordinamento finanziario dei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti[3];

§         articolo 9, comma 6, recante delega al Governo per il riordino dei compiti e delle funzioni del segretario comunale nei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti[4];

§         articolo 16, che modifica le procedure mediante le quali il Governo può provvedere al trasferimento delle risorse necessarie al conferimento di funzioni amministrative alle amministrazioni locali[5];

§         articolo 17, che attribuisce alle amministrazioni pubbliche la facoltà di cedere l'esercizio temporaneo di funzioni ad altri soggetti pubblici o privati, incoraggiando pertanto l'esternalizzazione nei casi in cui a tale modalità organizzativa consegua un recupero di margini di efficienza per l'azione amministrativa. La disposizione intendeva inoltre favorire la piena utilizzazione degli edifici assegnati alle pubbliche amministrazioni assicurandone la fruizione anche da parte dei cittadini[6].

 

 


 

Articolo 1
(Banda larga)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 1.

(Banda larga).

Art. 1.

(Banda larga).

      1. Il Governo, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle regioni, individua un programma di interventi infrastrutturali nelle aree sottoutilizzate necessari per facilitare l'adeguamento delle reti di comunicazione elettronica pubbliche e private all'evoluzione tecnologica e alla fornitura dei servizi avanzati di informazione e di comunicazione del Paese. Nell'individuare le infrastrutture di cui al presente comma, il Governo procede secondo finalità di riequilibrio socio-economico tra le aree del territorio nazionale. Il Governo individua e sottopone al Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) per l'approvazione nel programma le risorse necessarie, che integrano i finanziamenti pubblici, comunitari e privati allo scopo disponibili. Al relativo finanziamento si provvede con una dotazione di 800 milioni di euro per il periodo 2007-2013 a valere sulle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate, di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni.

      1. Il Governo, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle regioni e nel rispetto dell'articolo 4, comma 3, lettera h), del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259, individua un programma di interventi infrastrutturali nelle aree sottoutilizzate necessari per facilitare l'adeguamento delle reti di comunicazione elettronica pubbliche e private all'evoluzione tecnologica e alla fornitura dei servizi avanzati di informazione e di comunicazione del Paese. Nell'individuare le infrastrutture di cui al presente comma, il Governo procede secondo finalità di riequilibrio socio-economico tra le aree del territorio nazionale. Il Governo individua e sottopone al Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) per l'approvazione nel programma le risorse necessarie, che integrano i finanziamenti pubblici, comunitari e privati allo scopo disponibili. Al relativo finanziamento si provvede con una dotazione di 800 milioni di euro per il periodo 2007-2013 a valere sulle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate, di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni. In ogni caso è fatta salva la ripartizione dell'85 per cento delle risorse alle regioni del Mezzogiorno.

      2. La progettazione e la realizzazione delle infrastrutture di cui al comma 1 nelle aree sottoutilizzate possono avvenire mediante modalità di finanza di progetto ai sensi del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. Nell'ambito dei criteri di valutazione delle proposte o delle offerte deve essere indicata come prioritaria la condizione che i progetti, nelle soluzioni tecniche e di assetto imprenditoriale, contribuiscano allo sviluppo di un sistema di reti aperto alla concorrenza, nel rispetto dei princìpi e delle norme comunitarie.

      2. Identico.

      3. A valere sul fondo di cui al comma 1 sono finanziati gli interventi che, nelle aree sottoutilizzate, incentivino la razionalizzazione dell'uso dello spettro radio al fine di favorire l'accesso radio a larghissima banda e la completa digitalizzazione delle reti di diffusione, a tal fine prevedendo il sostegno ad interventi di ristrutturazione dei sistemi di trasmissione e collegamento anche utilizzati dalle amministrazioni civili e militari dello Stato, favorendo altresì la liberazione delle bande di frequenza utili ai sistemi avanzati di comunicazione.

      3. Identico.

      4. È attribuito al Ministero dello sviluppo economico il coordinamento dei progetti di cui al comma 2 anche attraverso la previsione della stipulazione di accordi di programma con le regioni interessate. Il Ministero dello sviluppo economico, nell'esercizio della sua funzione di coordinamento, si avvale del parere dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che è rilasciato avuto riguardo al rispetto degli obiettivi di cui al medesimo comma 2 e degli articoli 4 e 13 del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259.

      4. Identico.

      5. All'articolo 2 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è aggiunto, in fine, il seguente comma:

      5. Identico.

      «15-bis. Per gli interventi di installazione di reti e impianti di comunicazione elettronica in fibra ottica, la profondità minima dei lavori di scavo, anche in deroga a quanto stabilito dalla normativa vigente, può essere ridotta previo accordo con l'ente proprietario della strada».

 

      6. All'articolo 231, comma 3, del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, il primo periodo è sostituito dal seguente: «In deroga a quanto previsto dal capo I del titolo II, si applicano le disposizioni di cui al capo V del titolo II del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259, e successive modificazioni».

      6. Identico.

      7. Le disposizioni dell'articolo 2-bis, comma 13, del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, si applicano anche alle innovazioni condominiali relative ai lavori di ammodernamento necessari al passaggio dei cavi in fibra ottica.

      7. Identico.

 

 

L’articolo 1 reca norme volte alla realizzazione delle infrastrutture necessarie all’adeguamento delle reti di comunicazione elettronica nelle aree sottoutilizzate, nonché circa la profondità degli scavi per l'installazione delle reti di telecomunicazione in fibra ottica e circa il quorum delle delibere condominiali per l'installazione delle medesime reti.

 

Il comma 1 stabilisce che il Governo – nel rispetto delle competenze regionali e previa approvazione del CIPE - definisca un programma nel quale siano indicati gli interventi necessari alla realizzazione delle infrastrutture necessarie all’adeguamento delle reti di comunicazione elettronica nelle aree sottoutilizzate. Con una modifica introdotta dal Senato, si precisa che tale programma dovrà essere elaborato nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 4 del d.lgs. n. 259/2003 (Codice delle comunicazioni elettroniche), che indica gli obiettivi generali della disciplina di reti e servizi di comunicazione elettronica.

 

In particolare, secondo tale disposizione, la disciplina delle reti e servizi di comunicazione elettronica è volta a salvaguardare, nel rispetto del principio della libera circolazione delle persone e delle cose, i diritti costituzionalmente garantiti di libertà di comunicazione, segretezza delle comunicazioni, e libertà di iniziativa economica e suo esercizio in regime di concorrenza, garantendo un accesso al mercato delle reti e servizi di comunicazione elettronica secondo criteri di obiettività, trasparenza, non discriminazione e proporzionalità.

 

Il comma 1 in esame reca una dotazione di 800 milioni per il periodo 2007-2013, a valere sulle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate. Con modifica introdotta dal Senato, la norma precisa che resta ferma laripartizione dell'85 per cento delle risorse alle regioni del Mezzogiorno. Tale criterio di ripartizione è stato individuato dalla stessa norma istitutiva del Fondo (articolo 61, comma 10, della legge n. 289/2002).

 

Il Fondo per le aree sottoutilizzate, istituito dall’articolo 61 della legge finanziaria per il 2003 (legge n. 289/2002), è destinato, fra l'altro, al finanziamento degli interventi attuativi del Programma per lo sviluppo della larga banda nel Mezzogiorno da parte dell'ex-ministero delle comunicazioni (soppresso e confluito nel Ministero dello sviluppo economico) per il tramite della Società infrastrutture e telecomunicazioni per l'Italia S.p.a (Infratel Italia). Il programma, approvato con delibera CIPE n. 83/03 del 13 novembre 2003 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27 febbraio 2004) è stato esteso in tutte le aree sottoutilizzate, dall'articolo 7, del decreto-legge 35/2005. Con la legge finanziaria 2007 sono state incrementate le risorse assegnate a tale Fondo nella misura di 10 milioni di euro per gli anni 2007, 2008 e 2009, e si è prevista l’attribuzione di ulteriori 50 milioni - sulla base di un’apposita delibera del CIPE - a beneficio dell'ex-ministero delle comunicazioni, destinati a sostenere nuovi processi di realizzazione delle infrastrutture per la larga banda e di completare il suddetto Programma per lo sviluppo della larga banda nel Mezzogiorno. Anche nella legge finanziaria per il 2008  (articolo 2, comma 299) è stato disposto un incremento, pari a 50 milioni di euro per il 2008, della dotazione del Fondo, al fine di sostenere nuovi processi di realizzazione delle infrastrutture per la larga banda sul territorio nazionale.

 

Il comma 2 contiene una prima disposizione di carattere meramente enunciatorio, prevedendo, come già è nella vigente legislazione, che la progettazione e la realizzazione delle infrastrutture di cui al comma 1 nelle aree sottoutilizzate, possono avvenire mediante finanza di progetto ai sensi del D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture).

Il secondo periodo del comma 2 in esame introduce un criterio preferenziale di valutazione delle proposte e delle offerte da parte dell'amministrazione aggiudicatrice, nell'ambito della procedura di finanza di progetto. Viene, quindi, disposto che, nell'ambito dei criteri di valutazione delle proposte o delle offerte, va indicata come prioritaria la condizione che i progetti nelle soluzioni tecniche e di assetto imprenditoriale contribuiscano allo sviluppo di un sistema di reti aperto alla concorrenza nel rispetto dei principi e delle norme comunitarie.

 

Il comma 3 introduce un criterio per l'individuazione e il finanziamento degli interventi a valere sul fondo di cui al comma 1, con riguardo a quelli che, nelle aree sottoutilizzate, incentivino la razionalizzazione dell'uso delle spettro radio al fine di favorire l'accesso radio a larghissima banda e la completa digitalizzazione delle reti di diffusione

A tal fine gli interventi dovranno prevedere il sostegno ad interventi di ristrutturazione dei sistemi di trasmissione e collegamento anche utilizzati dalle amministrazioni civili e militari dello Stato e favorire la liberazione delle bande di frequenza utili ai sistemi avanzati di comunicazione.

 

Il comma 4 attribuisce al Ministero dello sviluppo economico il coordinamento dei progetti di cui al comma 2, anche attraverso la previsione di stipulazioni di accordi di programma con le regioni interessate.

Il Ministero dello sviluppo economico nella sua funzione di coordinamento si avvale del parere dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che viene rilasciato avuto riguardo al rispetto degli obiettivi di cui al comma 2 e degli articoli 4 e 13 del codice delle comunicazioni elettroniche.

 

L'articolo 4 del codice, come sopra accennato, enuncia gli obiettivi generali della disciplina di reti e servizi di comunicazione elettronica. L'articolo 13 indica gli obiettivi e principi dell'attività di regolamentazione da parte del Ministero dello sviluppo economico e dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (neutralità tecnologica, nel rispetto dei princìpi di garanzia della concorrenza e non discriminazione tra imprese).

 

Il comma 5 modifica l'articolo 2 del decreto-legge 112/2008[7] che ha introdotto la procedura della denuncia di inizio attività (DIA) per la realizzazione dei lavori necessari alla installazione delle reti di comunicazione in fibra ottica. In particolare, viene aggiunto un nuovo comma 15-bis, con il quale è disposto che, per gli interventi di installazione di reti ed impianti di comunicazione elettronica in fibra ottica, la profondità minima dei lavori di scavo, anche in deroga a quanto stabilito dalla normativa vigente, può essere ridotta previo accordo con l'ente proprietario della strada.

Si ricorda in proposto che l’articolo 66 del DPR n. 495/1992 (Regolamento di esecuzione del codice della strada) prevede che la profondità, rispetto al piano stradale, dell'estradosso dei manufatti protettivi degli attraversamenti in sotterraneo deve essere previamente approvata dall'ente proprietario della strada in relazione alla condizione morfologica dei terreni e delle condizioni di traffico; la profondità minima misurata dal piano viabile di rotolamento non può essere inferiore a 1 metro.

 

Si ricorda che l’articolo 2 del citato decreto-legge 112/2008 ha introdotto norme per agevolare i lavori di infrastrutturazione nel settore delle comunicazioni elettroniche. A tal fine, il comma 1 prevede che l’installazione di reti e impianti in fibra ottica sono realizzabili con la procedura della denuncia di inizio attività (DIA). Ai sensi dell’articolo 22 del DPR n. 380/2001 (Testo unico in materia di edilizia), sono realizzabili mediante denuncia di inizio attività gli interventi non subordinati al permesso di costruire e non rientranti nella categoria dell’attività edilizia libera, purché conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente.

Il comma 14 dello stesso articolo 2 stabilisce che i soggetti pubblici non possano opporsi alla installazione nelle loro proprietà di reti e impianti per la comunicazione elettronica in fibra ottica, a meno che si tratti di beni appartenenti al patrimonio indisponibile di Stato, province o comuni, ovvero che l’attività possa arrecare turbamento al pubblico servizio.

 

Il comma 6 sostituisce il primo periodo del comma 2, dell'articolo 231, comma 3, del codice della strada ove è disposto che, in deroga a quanto previsto dal capo I del titolo II, del medesimo codice (costruzione e tutela delle strade ed aree pubbliche) continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al libro quarto, titolo I, capo VI (Limitazioni legali - Servitù - Espropriazioni) del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni, approvato con D.P.R. n. 156/1973, e quelle di cui alla legge n. 27/1978 (Modifiche al sistema sanzionatorio in materia di tasse automobilistiche).

Il nuovo testo sostituisce la normativa speciale che si applica alle reti ed impianti di telecomunicazioni, individuandola, anziché nel citato testo unico 156/1973, nel capo V (disposizioni relative a reti ed impianti) del titolo II (Reti e servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico) del d.lgs. n. 269/2003 (Codice delle comunicazioni elettroniche), ove sono disciplinate: le procedure autorizzatorie per la realizzazione delle reti (opere civili, scavi ed occupazione di suolo pubblico) e la coubicazione delle infrastrutture.

Si osserva che la modifica elimina anche il riferimento alla legge n. 27/1978, che riguarda il sistema sanzionatorio in materia di tasse automobilistiche.

 

Il comma 7 estende l'applicabilità delle disposizioni di cui all'articolo 2-bis, comma 13, del decreto-legge n. 5/2001[8] anche alle innovazioni condominiali relative ai lavori di ammodernamento necessari al passaggio dei cavi in fibra ottica.

Tale norma dispone che, al fine di favorire lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie di radiodiffusione da satellite (parabole satellitari) le opere di installazione di nuovi impianti sono innovazioni necessarie ai sensi dell'articolo 1120, primo comma, del codice civile; per l'approvazione delle relative deliberazioni si applica l'articolo 1136, terzo comma, dello stesso codice (numero di voti che rappresenti il terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore dell'edificio); le predette disposizioni non costituiscono titolo per il riconoscimento di benefìci fiscali.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea

Il 27 novembre 2008 il Consiglio ha raggiunto un accordo politico sulle proposte modificate del pacchetto di riforma delle telecomunicazioni, presentato dalla Commissione il 13 novembre 2007 e adottato in prima lettura dal Parlamento europeo, secondo la procedura di codecisione, il 24 settembre 2008.

Le proposte modificate riguardano due proposte di direttive di modifica alle direttive vigenti in materia di autorizzazioni (COM(2008)724) e di servizio universale, trattamento dati e tutela dei consumatori (COM(2008)723), e una proposta di regolamento, che istituisce un'Autorità europea del mercato delle comunicazioni elettroniche COM(2008)720).

La finalità delle proposte è quella di permettere ai cittadini, ovunque vivano e viaggino all'interno dell'UE, di beneficiare di servizi di comunicazione migliori e a minor prezzo, sia che usino telefoni cellulari, connessioni ad alta velocità, a banda larga o TV via cavo.

La prima delle tre proposte intende consentire una gestione più efficace dello spettro radio in modo da agevolare l'accesso agli operatori e promuovere l'innovazione.

Il Parlamento europeo dovrebbe esaminare in seconda lettura il pacchetto di proposte nell’ambito della sessione del 21 aprile 2009.

 

Il 3 marzo 2009 la Commissione ha adottato la comunicazione "Migliorare l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle zone rurali" (COM(2009)103), nella quale riafferma l’obiettivo “banda larga per tutti” entro il 2010, fissato nell’ambito del piano europeo di ripresa economica (COM(2008)800) del 26 novembre 2008.

Nel documento la Commissione chiede agli Stati membri di utilizzare i finanziamenti per le infrastrutture per la banda larga previsti dal citato piano e ricorda che il 30% della popolazione rurale dell’UE è attualmente priva di accesso alla banda larga.

Il documento è stato trasmesso al Consiglio e al Parlamento europeo.

 

Il 14 novembre 2008 si è conclusa una consultazione pubblica avviata il 18 settembre 2008 dalla Commissione europea sui principi normativi che gli Stati membri dell’UE dovranno applicare in materia di reti d'accesso di prossima generazione a banda larga (Next Generation Access Networks, NGA).

La consultazione si basa su un progetto di raccomandazione, destinato alle autorità di regolamentazione dei 27 Stati membri UE, che propone la definizione di categorie armonizzate di servizi regolamentati, condizioni di accesso, tassi di rendimento e premi di rischio adeguati.

La Commissione completerà la raccomandazione alla luce delle osservazioni pervenute, per poi adottarla ufficialmente nel corso del 2009.

 

 


 

Articolo 2
(Società di consulenza finanziaria)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 2.

(Società di consulenza finanziaria).

 

      1. Al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, dopo l'articolo 18-bis è inserito il seguente:

 

      «Art. 18-ter. - (Società di consulenza finanziaria). - 1. A decorrere dal 1o ottobre 2009, la riserva di attività di cui all'articolo 18 non pregiudica la possibilità per le società costituite in forma di società per azioni o società a responsabilità limitata, in possesso dei requisiti patrimoniali e di indipendenza stabiliti con regolamento adottato dal Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la Banca d'Italia e la CONSOB, di prestare la consulenza in materia di investimenti, senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti.

 

      2. Il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la Banca d'Italia e la CONSOB, può prevedere il possesso, da parte degli esponenti aziendali, dei requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza.

 

      3. Nell'albo di cui all'articolo 18-bis, comma 2, è istituita una sezione dedicata alle società di consulenza finanziaria per la quale si applicano i commi 3, 4, 5, 6, 7 e 8 del medesimo articolo».

 

L’articolo 2 disciplina le società di consulenza finanziaria, consentendo l’esercizio di tale attività alle persone giuridiche costituite in forma di società per azioni e società a responsabilità limitata, a determinate condizioni stabilite dalla legge.

Nel dettaglio, la disposizione inserisce un nuovo articolo 18-ter nel Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria – TUF, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.

 

Ai sensi del comma 1 della norma in esame, a partire dal 1° ottobre 2009 anche le società per azioni o le società a responsabilità limitata in possesso di adeguati requisiti patrimoniali e di indipendenza – da stabilirsi con regolamento del Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la Banca d'Italia e la CONSOB –, potranno prestare consulenza in materia di investimenti, senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti, similmente a quanto già consentito dall’articolo 18-bis alle persone fisiche (cfr. infra).

 

Tale facoltà non è pregiudicata dalla riserva di esercizio professionale dei servizi e delle attività di investimento nei confronti del pubblico che, ai sensi dell’articolo 18 del TUF, è concessa alle imprese di investimento e alle banche.

 

Si ricorda in proposito che l’articolo 18 del TUF riserva alle imprese di investimento e alle banche l’esercizio professionale dei servizi e delle attività di investimento nei confronti del pubblico. I servizi di gestione di portafogli e consulenza in materia di investimenti  (previsti dall'articolo 1, comma 5, lettere d) ed f) del TUF) possono essere esercitati professionalmente e nei confronti del pubblico dalle società di gestione del risparmio (SGR) e dalle società di gestione armonizzate autorizzate nello Stato membro d'origine.

Le società di intermediazione mobiliare possono prestare professionalmente nei confronti del pubblico i servizi accessori e altre attività finanziarie, nonché attività connesse o strumentali.

In particolare, per quanto riguarda l’attività di consulenza finanziaria, essa non è pregiudicata dalla riserva di esercizio di cui al citato articolo 18. L’articolo 18-bis del TUF (inserito dall’articolo 3, comma 3 del D.Lgs. 17 settembre 2007 n. 164[9]) consente alle persone fisiche in possesso di specifici requisiti (di professionalità, onorabilità, indipendenza e patrimoniali stabiliti con regolamento adottato dal Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la Banca d'Italia e la Consob) di prestare la consulenza in materia di investimenti[10], anche senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti.

I consulenti finanziari sono iscritti in un albo apposito, tenuto da un costituendo organismo. E’ demandato alla Consob (comma 5) di determinare con regolamento, tra l’altro, i principi e i criteri relativi – tra l’altro - alla formazione dell'albo e alle relative forme di pubblicità.

Nelle more dell’approvazione dei provvedimenti attuativi dell’articolo 18-bis, è stato previsto (articolo 19, comma 14 del citato D.Lgs n. 164 del 2007), comunque – a seguito della proroga recata dall’articolo 41, comma 16-bis del decreto-legge “mille proroghe 2009”[11] - non oltre il 30 giugno 2009, che la riserva di attività di cui all'articolo 18 del TUF non pregiudichi la possibilità per i soggetti che, alla data del 31 ottobre 2007, prestavano la consulenza in materia di investimenti, di continuare a svolgere tale servizio senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti.

Ad oggi non risulta avvenuta la costituzione dell’organismo apposito, né l’istituzione dell’albo. Il D.M. 24 dicembre 2008, n. 206 ha recato il regolamento di disciplina dei requisiti di professionalità, onorabilità, indipendenza e patrimoniali per l'iscrizione all'albo delle persone fisiche consulenti finanziari.

 

Il comma 2 dell’articolo in esame dispone che il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la Banca d'Italia e la CONSOB, possa prevedere il possesso dei requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza da parte degli esponenti aziendali di tali società.

Pertanto, a differenza di quanto previsto dall’articolo 18-bis del TUF, che richiede obbligatoriamente il possesso di specifici requisiti di professionalità, onorabilità, indipendenza e patrimoniali (fissati nel DM n. 206 del 2008 sopradetto) alle persone fisiche esercenti l’attività di consulenza finanziaria, il comma in esame dispone che tali requisiti siano necessari per le SpA e le Srl esercenti la medesima attività solo qualora intervenga una decisione in tal senso da parte del Ministro per l’economia e le finanze.

 

Sembrerebbe opportuno specificare l’esatta portata della locuzione “esponenti aziendali” delle società di consulenza finanziaria, al fine di individuare i soggetti cui può essere richiesto il possesso dei requisiti di professionalità. Ciò appare utile per determinare se in tale categoria siano compresi i dipendenti della società che svolgono concretamente l’attività di consulenza nei confronti del pubblico, ovvero se si tratti dei soli “soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo”, analogamente a quanto disposto dall’articolo 13 del TUF.

Nella seconda ipotesi, sembrerebbe da presumere – e su tale punto potrebbe risultare utile un chiarimento – che l’attività di consulenza sia esercitabile solo da tale categoria di soggetti, in considerazione del fatto che solo per essi risulterebbero necessari i requisiti di professionalità previsti (seppur solo a seguito di una apposita decisione da parte del Ministro dell’economia e delle finanze) dal comma in esame.

 

Il comma 3 dispone che nell’albo dei consulenti finanziari sia istituita una sezione apposita dedicata alle società di consulenza, per la quale si applicano alcune norme dell’articolo 18-bis.

Si tratta, in particolare, delle disposizioni relative alla natura dell’organismo costituito per la tenuta dell’albo (comma 3), alle sue funzioni (comma 4), ai poteri regolamentari, decisionali e di vigilanza spettanti alla Consob in materia (commi 5-8).

 

 


 

Articolo 3
(Chiarezza dei testi normativi)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 3.

(Chiarezza dei testi normativi).

Art. 3.

(Chiarezza dei testi normativi).

 

            1. Al capo III della legge 23 agosto 1988, n. 400, prima dell'articolo 14 è inserito il seguente:

 

      «Art. 13-bis. - (Chiarezza dei testi normativi). - 1. Il Governo, nell'ambito delle proprie competenze, provvede a che:

      1. Ogni norma che sia diretta a sostituire, modificare o abrogare norme vigenti ovvero a stabilire deroghe indica espressamente le norme sostituite, modificate, abrogate o derogate.

      a) ogni norma che sia diretta a sostituire, modificare o abrogare norme vigenti ovvero a stabilire deroghe indichi espressamente le norme sostituite, modificate, abrogate o derogate;

      2. Ogni rinvio ad altre norme contenuto in disposizioni legislative, nonché in regolamenti, decreti o circolari emanati dalla pubblica amministrazione, deve contestualmente indicare, in forma integrale ovvero in forma sintetica e di chiara comprensione, il testo ovvero la materia alla quale le disposizioni fanno riferimento o il principio, contenuto nelle norme cui si rinvia, che esse intendono richiamare.

      b) ogni rinvio ad altre norme contenuto in disposizioni legislative, nonché in regolamenti, decreti o circolari emanati dalla pubblica amministrazione, contestualmente indichi, in forma integrale o in forma sintetica e di chiara comprensione, il testo ovvero la materia alla quale le disposizioni fanno riferimento o il principio, contenuto nelle norme cui si rinvia, che esse intendono richiamare.

      3. Le disposizioni del presente articolo costituiscono princìpi generali per la chiarezza dei testi normativi e non possono essere derogate, modificate o abrogate se non in modo esplicito.

      2. Le disposizioni della presente legge in materia di chiarezza dei testi normativi costituiscono princìpi generali per la produzione normativa e non possono essere derogate, modificate o abrogate se non in modo esplicito.

 

      3. Periodicamente, e comunque almeno ogni sette anni, si provvede all'aggiornamento dei codici e dei testi unici con i medesimi criteri e procedure previsti nell'articolo 17-bis adottando, nel corpo del testo aggiornato, le opportune evidenziazioni.

 

      4. La Presidenza del Consiglio dei ministri adotta atti di indirizzo e coordinamento per assicurare che gli interventi normativi incidenti sulle materie oggetto di riordino, mediante l'adozione di codici e di testi unici, siano attuati esclusivamente mediante modifica o integrazione delle disposizioni contenute nei corrispondenti codici e testi unici».

 

 

L’articolo 3, in materia di chiarezza dei testi normativi, è stato riformulato dal Senato – rispetto al testo approvato dalla Camera – in termini di novella al capo III della legge 23 agosto 1988, n. 400, dedicato alla potestà normativa del Governo, di cui va a costituire il primo articolo (art. 13-bis). In questo modo, quello che – nel testo della Camera – si prefigurava come una sorta di raccomandazione al legislatore diventa un obbligo per il Governo a provvedere affinché:

§         ogni norma diretta a sostituire, modificare o abrogare norme vigenti ovvero a stabilire deroghe indichi espressamente le norme oggetto di sostituzione, modifica, abrogazione o deroga (comma 1, lettera a) del nuovo articolo 13-bis);

§         le disposizioni legislative, di rango secondario e contenute in circolari che rinviano ad altre norme indichino, in forma integrale ovvero in forma sintetica (sembrerebbe questa la strada più percorribile, per evitare citazioni eccessivamente lunghe) e di chiara comprensione, il testo ovvero la materia alla quale fanno riferimento o il principio, contenuto nelle norme cui si rinvia, che esse intendono richiamare(comma 1, lettera b) del nuovo articolo 13-bis).

Il comma 2 del nuovo articolo 13-bis estende la valenza delle disposizioni recate al comma 1 a tutto l’ordinamento, attraverso la loro qualificazione come “princìpi generali per la produzione normativa[12]” e ne vieta deroghe o modificazioni o abrogazioni implicite. La qualificazione come “principi generali” dell’ordinamento implica – evidentemente – la loro funzione di indirizzo anche nei confronti delle Regioni.

Si innova così l’ordinamento, in quanto per la prima volta due principi attinenti alla formulazione tecnica dei testi legislativi (e non solo) trovano spazio in una fonte di rango primario a carattere generale.

 

Si rammenta in proposito che a livello legislativo sono presenti disposizioni attinenti alle fonti normative, mentre le regole di stesura tecnica dei testi (cosiddetto drafting) sono raccolte in tre circolari di identico contenuto emanate contemporaneamente dal Presidente del Consiglio e dai Presidenti delle due Camere il 20 aprile 2001.

Per quanto riguarda il livello legislativo, rilevano in particolare:

     le disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile (cosiddette preleggi), che in due distinti capi trattano delle fonti del diritto e dell’applicazione della legge in generale;

     gli articoli da 14 a 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, recante disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, raccolti nel capo III dedicato alla potestà normativa del Governo. In particolare, vengono disciplinati, anche in attuazione della Costituzione, il potere delegato e la decretazione d’urgenza, nonché la potestà regolamentare del Governo;

     i primi 7 articoli della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente, i quali pongono alcuni vincoli nell’esercizio della potestà normativa ed amministrativa in materia tributaria. In particolare l’articolo 3 della legge, limitatamente alle disposizioni di carattere tributario, già contiene – con qualche differenza – i principi disciplinati in via generale dall’articolo in commento.

In particolare, il comma 3 dispone che i “richiami di altre disposizioni contenuti nei provvedimenti normativi in materia tributaria si fanno indicando anche il contenuto sintetico della disposizione alla quale si intende fare rinvio” ed il comma 4 stabilisce che le “disposizioni modificative di leggi tributarie debbono essere introdotte riportando il testo conseguentemente modificato”;

     altre leggi che disciplinano – facendo sistema con specifiche norme dei regolamenti parlamentari – contenuti e procedure di leggi di particolare rilevanza e ad andamento ciclico, quali la legge finanziaria, la legge comunitaria e la legge di semplificazione (rispettivamente, si tratta delle leggi: 5 agosto 1978, n. 468, recante riforma di alcune norme di contabilità generale dello Stato in materia di bilancio; 4 febbraio 2005, n. 11, recante norme generali sulla partecipazione dell'Italia al processo normativo dell'Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari; 15 marzo 1997, n. 59, recante delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa, con specifico riguardo all’articolo 20).

 

Per le leggi ordinarie che disciplinano l’esercizio della potestà legislativa – inclusa quella in esame – si presenta il problema della loro equiparazione agli strumenti normativi che vanno a regolare: un’altra legge, essendo equiordinata, può derogare implicitamente alle norme sulla produzione legislativa. Il legislatore, conscio della questione, ha generalmente corredato le leggi sulla produzione di una clausola (anch’essa comunque derogabile implicitamente) volta a prevedere che le disposizioni di tali leggi possono essere derogate o modificate solo espressamente e mai da leggi speciali. Una clausola analoga (senza il riferimento alle leggi speciali) è contenuta nel comma 2 in esame.

 

I commi 3 e 4 dell’articolo recano disposizioni volte ad assicurare la tenuta ed il costante aggiornamento dei processi di riordino normativo, prevedendo che:

il Governo possa aggiornare, almeno ogni sette anni, codici e testi unici con i medesimi criteri e procedure dettati per i testi unici compilativi dall’articolo 17-bis della legge n. 400/1988 (introdotto dall’articolo 5, comma 2 del provvedimento in esame: cfr. infra anche per quanto riguarda la natura dei testi unici compilativi);

la Presidenza del Consiglio adotti atti di indirizzo e coordinamento (evidentemente rivolti alle articolazioni ministeriali) per assicurare che gli interventi normativi incidenti sulle materie oggetto di codici e testi unici siano attuati esclusivamente andando a “novellare” (cioè a modificare espressamente) tali codici e testi unici.

Una disposizione di analogo tenore era contenuta nell’articolo 7 della legge di semplificazione 1998 (legge 8 marzo 1999, n. 50),  abrogato dall’articolo 23 della legge 29 luglio 2003, n. 229, il quale recitava: “Le disposizioni contenute in un testo unico non possono essere abrogate, derogate, sospese o comunque modificate se non in modo esplicito, mediante l'indicazione precisa delle fonti da abrogare, derogare, sospendere o modificare. La Presidenza del Consiglio dei ministri adotta gli opportuni atti di indirizzo e di coordinamento per assicurare che i successivi interventi normativi incidenti sulle materie oggetto di riordino siano attuati esclusivamente mediante la modifica o l'integrazione delle disposizioni contenute nei testi unici”.

Le citate circolari sulla formulazione tecnica dei testi legislativi (paragrafo 3, lettera a) ) contengono analoga raccomandazione, volta ad evitare “modifiche implicite o indirette” a testi normativi vigenti, che il Comitato per la legislazione ha sempre utilizzato nei propri pareri, con specifico riguardo alla necessità di garantire la struttura di fonti unitarie dei testi unici e codicistici.

 


 

Articolo 4
(Semplificazione della legislazione)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 4.

(Semplificazione della legislazione).

 

1. All'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

a) il comma 14 è sostituito dai seguenti:

 

«14. Entro ventiquattro mesi dalla scadenza del termine di cui al comma 12, il Governo è delegato ad adottare, con le modalità di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, decreti legislativi che individuano le disposizioni legislative statali, pubblicate anteriormente al 1o gennaio 1970, anche se modificate con provvedimenti successivi, delle quali si ritiene indispensabile la permanenza in vigore, secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:

 

a) esclusione delle disposizioni oggetto di abrogazione tacita o implicita;

 

b) esclusione delle disposizioni che abbiano esaurito la loro funzione o siano prive di effettivo contenuto normativo o siano comunque obsolete;

 

c) identificazione delle disposizioni la cui abrogazione comporterebbe lesione dei diritti costituzionali;

 

d) identificazione delle disposizioni indispensabili per la regolamentazione di ciascun settore, anche utilizzando a tal fine le procedure di analisi e verifica dell'impatto della regolazione;

 

e) organizzazione delle disposizioni da mantenere in vigore per settori omogenei o per materie, secondo il contenuto precettivo di ciascuna di esse;

 

f) garanzia della coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa;

 

g) identificazione delle disposizioni la cui abrogazione comporterebbe effetti anche indiretti sulla finanza pubblica;

 

h) identificazione delle disposizioni:

 

1) contenute nei decreti ricognitivi, emanati ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131, aventi per oggetto i princìpi fondamentali della legislazione dello Stato nelle materie previste dall'articolo 117, terzo comma, della Costituzione;

 

2) che costituiscono adempimento di obblighi imposti dalla normativa comunitaria vigente o occorrenti per la ratifica e l'esecuzione di trattati internazionali in vigore.

 

14-bis. Nelle materie appartenenti alla legislazione regionale, le disposizioni normative statali, che restano in vigore ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131, continuano ad applicarsi, in ciascuna regione, fino alla data di entrata in vigore delle relative disposizioni regionali.

 

14-ter. Fatto salvo quanto stabilito dal comma 17, decorso un anno dalla scadenza del termine di cui al comma 14, ovvero del maggior termine previsto dall'ultimo periodo del comma 22, tutte le disposizioni legislative statali non comprese nei decreti legislativi di cui al comma 14, anche se modificate con provvedimenti successivi, sono abrogate.

 

14-quater. Il Governo è altresì delegato ad adottare, entro il termine di cui al comma 14-ter, uno o più decreti legislativi recanti l'abrogazione espressa, con la medesima decorrenza prevista dal comma 14-ter, di disposizioni legislative statali ricadenti fra quelle di cui alle lettere a) e b) del comma 14, anche se pubblicate successivamente al 1o gennaio 1970»;

 

b) il comma 16 è abrogato;

 

c) il comma 17 è sostituito dal seguente:

 

«17. Rimangono in vigore:

 

a) le disposizioni contenute nel codice civile, nel codice penale, nel codice di procedura civile, nel codice di procedura penale, nel codice della navigazione, comprese le disposizioni preliminari e di attuazione, e in ogni altro testo normativo che rechi nell'epigrafe la denominazione codice ovvero testo unico;

 

b) le disposizioni che disciplinano l'ordinamento degli organi costituzionali e degli organi aventi rilevanza costituzionale, nonché le disposizioni relative all'ordinamento delle magistrature e dell'Avvocatura dello Stato e al riparto della giurisdizione;

 

c) le disposizioni tributarie e di bilancio e quelle concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco;

 

d) le disposizioni in materia previdenziale e assistenziale»;

 

d) dopo il comma 18 è inserito il seguente:

 

«18-bis. Entro un anno dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di riassetto di cui al comma 18, nel rispetto degli stessi princìpi e criteri direttivi, possono essere emanate, con uno o più decreti legislativi, disposizioni integrative o correttive dei medesimi decreti legislativi»;

 

e) al comma 19, le parole: «una Commissione parlamentare» sono sostituite

 

dalle seguenti: «la "Commissione parlamentare per la semplificazione", di seguito denominata "Commissione"»;

 

f) il comma 21 è sostituito dal seguente:

 

«21. La Commissione:

 

a) esprime il parere sugli schemi dei decreti legislativi di cui ai commi 14, 14-quater, 15, 18 e 18-bis;

 

b) verifica periodicamente lo stato di attuazione del procedimento per l'abrogazione generalizzata di norme di cui al comma 14-ter e ne riferisce ogni sei mesi alle Camere;

 

c) esercita i compiti di cui all'articolo 5, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59»;

 

g) il comma 22 è sostituito dal seguente:

 

«22. Per l'acquisizione del parere, gli schemi dei decreti legislativi di cui ai commi 14, 14-quater, 15, 18 e 18-bis sono trasmessi alla Commissione, che si pronuncia entro trenta giorni. Il Governo, ove ritenga di non accogliere, in tutto o in parte, le eventuali condizioni poste, ritrasmette il testo, con le proprie osservazioni e con le eventuali modificazioni, alla Commissione per il parere definitivo, da rendere nel termine di trenta giorni. Se il termine previsto per il parere della Commissione cade nei trenta giorni che precedono la scadenza di uno dei termini previsti dai commi 14, 14-quater, 15, 18 e 18-bis, la scadenza medesima è prorogata di novanta giorni».

 

 

L’articolo 4 novella l’articolo 14 della legge di semplificazione e riassetto normativo per il 2005 (legge 28 novembre 2005, n. 246), il quale reca la delega cosiddetta “taglia-leggi”: si tratta di un meccanismo volto alla individuazione di tutte le norme antecedenti al 1° gennaio 1970 tuttora vigenti, considerando abrogate tutte le disposizioni non incluse nei decreti legislativi ivi previsti. Le novelle incidono su un testo che dal 2005 ad oggi ha subito una sola modifica, peraltro molto recente, apportata dalla legge 4 marzo 2009, n. 15[13], della quale si darà conto nel prosieguo, e sono così sintetizzabili:

§         al comma 14, relativo ai principi e criteri direttivi della delega:

a)              nell’alinea viene soppresso il riferimento – in realtà non di immediata comprensione – al rispetto, nell’esercizio della delega, dell’articolo 1, comma 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (sulla cedevolezza delle norme statali in materie rimesse alla competenza legislativa regionale). Tale profilo va a costituire oggetto del nuovo comma 14-bis;

b)              alla lettera b), si indica tra i criteri e principi direttivi della delega la “esclusione delle disposizioni che abbiano esaurito la loro funzione o siano prive di effettivo contenuto normativo o siano comunque obsolete” (nel testo vigente si  richiamano le “disposizioni che abbiano esaurito o siano prive di effettivo contenuto normativo”): il riferimento all’esaurimento della funzione completa e precisa quindi il principio di delega;

c)              la nuova lettera h) prevede la identificazione delle disposizioni: contenute nei decreti legislativi ricognitivi, emanati ai sensi dell’articolo 1, comma 4, della citata legge n. 131/2003, aventi per oggetto i principi fondamentali della legislazione dello Stato nelle materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni[14]  e delle disposizioni che costituiscono adempimento di obblighi imposti dalla normativa comunitaria vigenti o occorrenti per la ratifica e l’esecuzione di trattati internazionali in vigore. Tali tipologie di disposizioni rientrano quindi nel meccanismo “taglia-leggi”, dal quale sono attualmente escluse (essendo enumerate nel comma 17, lettere c) e d) );

§         dopo il comma 14 vengono introdotti tre ulteriori commi:

a)               il comma 14-bis, come già accennato, stabilisce che le disposizioni normative statali concernenti le materie di esclusiva competenza regionale che restano in vigore ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della citata legge n. 131/2003, continuano ad applicarsi, in ciascuna regione, fino alla data di entrata in vigore delle relative disposizioni regionali: sembrerebbe la ripetizione di un principio già stabilito dalla citata legge n. 131 in ordine alla cedevolezza delle norme statali in materie di esclusiva competenza legislativa regionale;

b)               il comma 14-ter sposta di un anno l’applicazione della cosiddetta “ghigliottina” nei riguardi di tutti gli atti normativi non censiti nei decreti legislativi di cui al comma 14: l’attuale comma 16 (che viene contestualmente abrogato) dispone infatti che la ghigliottina scatti decorso il termine di 48 mesi dalla data di entrata in vigore della legge per l’emanazione dei decreti legislativi di cui al comma 14 (16 dicembre 2009); il nuovo comma 14-ter dispone che la ghigliottina scatti decorso un anno dalla scadenza del termine del 16 dicembre 2009 ovvero del maggior termine previsto dall’ultimo periodo del comma 22 (cfr. infra). Si tratta di un accorgimento dettato dall’esperienza, in quanto già adottato in occasione della conversione dei decreti-legge nn. 112 e 200 del 2008, che hanno previsto – rispettivamente – l’abrogazione di 3.370 e 28.409 atti normativi con efficacia differita, in modo da lasciare un cuscinetto temporale nel quale provvedere ad eventuali correzioni[15];

c)               anche il comma 14-quater si connette strettamente con l’esperienza dei due citati decreti-legge, riconducendo alla cornice unitaria della delega – all’evidente fine di evitare per il futuro un ulteriore ricorso alla decretazione d’urgenza – la possibilità per il Governo di accompagnare alla individuazione delle disposizioni vigenti ulteriori decreti legislativi volti alla speculare operazione di abrogazione delle disposizioni legislative statali oggetto di abrogazione tacita o implicita ovvero obsolete, di cui alle lettere a) e b) del comma 14. Si segnala che per tali decreti di abrogazione generalizzata si supera il discrimine temporale del 1° gennaio 1970, prevedendo che essi possano intervenire anche su norme successive, senza limite temporale. Il termine per l’esercizio della nuova delega coincide con quello del comma 14-ter : è quindi fissato al 16 dicembre 2010, salva la possibilità di proroga prevista dal comma 22 (cfr. infra). Con formula suscettibile di valutazione, la decorrenza dei decreti legislativi di abrogazione viene fatta coincidere con il termine per la loro emanazione;

§         il comma 16,  relativo alla decorrenza della ghigliottina, viene abrogato in conseguenza dell’introduzione del comma 14-ter;

§         il comma 17  viene novellato esclusivamente in conseguenza delle modifiche apportate al comma 14 (vengono cioè soppresse le lettere c) e d) );

§         dopo il comma 18 viene introdotto il comma 18-bis, il quale sembra doversi leggere in connessione con il nuovo testo del comma 18 come integralmente sostituito dall’articolo 13 della legge 4 marzo 2009, n. 15. Il comma 18, nella nuova formulazione, delega il Governo all’adozione, entro due anni dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 14, di decreti legislativi contenenti disposizioni “integrative, di riassetto o correttive, esclusivamente nel rispetto dei principi e criteri direttivi di cui al comma 15 e previo parere della Commissione parlamentare per la semplificazione”. Come già accennato, il comma 15, ampliando i possibili contenuti dei decreti legislativi di cui al comma 14, dispone che essi possano provvedere anche “alla semplificazione o al riassetto della materia che ne è oggetto…. anche al fine di armonizzare le disposizioni mantenute in vigore con quelle pubblicate successivamente alla data del 1° gennaio 1970”. Non appare quindi chiaro il coordinamento tra il nuovo comma 18 e il comma 15, in quanto il primo fa riferimento anche a disposizioni integrative e correttive ma poi richiama il principio di delega relativo esclusivamente al riassetto normativo. Il nuovo comma 18-bis, introdotto dall’articolo in esame, con esclusivo riferimento ai decreti legislativi di riassetto di cui al comma 18 (e quindi, sembrerebbe, non anche integrativi e correttivi), prevede l’adozione di decreti legislativi integrativi e correttivi entro un anno dalla data di entrata in vigore di tali decreti di riassetto. Andrebbe valutata l’opportunità di coordinare tra di loro i commi 15, 18 e 18-bis, in particolare chiarendo che i decreti legislativi di cui al comma 18-bis non possano integrare e correggere i decreti legislativi integrativi e correttivi indicati al comma 18, per evitare di avere una doppia sequenza di tale tipologia di decreti;

§         il comma 19 viene novellato in modo di trasferire anche nella legge la denominazione assunta nella prassi dalla Commissione parlamentare chiamata a svolgere i compiti elencati al comma 21 (“Commissione parlamentare per la semplificazione”);

§         il comma 21 viene novellato esclusivamente in conseguenza delle modifiche apportate ai commi precedenti, con una sola aggiunta relativa all’inclusione, nel novero degli schemi di decreti legislativi su cui la Commissione è chiamata ad esprimere il proprio parere, di quelli di cui al comma 15. Si segnala in proposito che quest’ultimo comma si limita a prevedere ulteriori contenuti dei decreti legislativi di cui al comma 14 e quindi non sembra avere autonomia rispetto a quest’ultima previsione. Apparirebbe pertanto preferibile, nel caso, richiamare gli schemi dei decreti legislativi di cui ai commi 14 e 15;

§         il comma 22 prevede la possibilità di prorogare di 90 giorni il termine per l’esercizio della delega nel caso in cui il termine previsto per l’espressione del parere della Commissione parlamentare cada nei trenta che precedono la scadenza dei termini per l’adozione di tutti i decreti legislativi previsti dall’articolo 14 (inclusi quelli di cui al comma 15, per cui si richiamano le osservazioni già svolte con riguardo alla novella del comma 21), e non solo di quelli di cui al comma 14.

 

 


 

Articolo 5
(Modifiche alla disciplina dei regolamenti. Testi unici compilativi)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 5.

(Modifiche alla disciplina dei regolamenti. Testi unici compilativi).

 

      1. All'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

          a) al comma 2, dopo le parole: «Consiglio di Stato» sono inserite le seguenti: «e previo parere delle Commissioni parlamentari

 

competenti in materia, che si pronunciano entro trenta giorni dalla richiesta»;

 

          b) è aggiunto, in fine, il seguente comma:

 

      «4-ter. Con regolamenti da emanare ai sensi del comma 1 del presente articolo, si provvede al periodico riordino delle disposizioni regolamentari vigenti, alla ricognizione di quelle che sono state oggetto di abrogazione implicita e all'espressa abrogazione di quelle che hanno esaurito la loro funzione o sono prive di effettivo contenuto normativo o sono comunque obsolete».

 

      2. Nel capo III della legge 23 agosto 1988, n. 400, dopo l'articolo 17 è aggiunto il seguente:

 

      «Art. 17-bis. - (Testi unici compilativi). - 1. Il Governo provvede, mediante testi unici compilativi, a raccogliere le disposizioni aventi forza di legge regolanti materie e settori omogenei, attenendosi ai seguenti criteri:

 

          a) puntuale individuazione del testo vigente delle norme;

 

          b) ricognizione delle norme abrogate, anche implicitamente, da successive disposizioni;

 

          c) coordinamento formale del testo delle disposizioni vigenti in modo da garantire la coerenza logica e sistematica della normativa;

 

          d) ricognizione delle disposizioni, non inserite nel testo unico, che restano comunque in vigore.

 

      2. Lo schema di ciascun testo unico è deliberato dal Consiglio dei ministri, valutato il parere che il Consiglio di Stato deve esprimere entro quarantacinque giorni dalla richiesta. Ciascun testo unico è emanato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa ulteriore deliberazione del Consiglio dei ministri.

 

      3. Il Governo può demandare la redazione degli schemi di testi unici ai sensi dell'articolo 14, numero 2o, del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato, di cui al regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, al Consiglio di Stato, che ha facoltà di avvalersi di esperti, in discipline non giuridiche, in numero non superiore a cinque, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato. Sugli schemi redatti dal Consiglio di Stato non è acquisito il parere dello stesso, previsto ai sensi dell'articolo 16, primo comma, numero 3o, del citato testo unico di cui al regio decreto n. 1054 del 1924, dell'articolo 17, comma 25, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e del comma 2 del presente articolo».

 

 

L’articolo 5 si compone di due commi, volti a novellare il capo III della legge 23 agosto 1988, n. 400, dedicato alla potestà normativa del Governo.

Il comma 1 novella l’articolo 17, riguardante il potere regolamentare del Governo, prevedendo:

§         con una integrazione al comma 2, il parere delle Commissioni parlamentari competenti in materia su tutti gli schemi di regolamenti di delegificazione, da esprimere entro trenta giorni dalla richiesta. Si stabilisce così in via generale il coinvolgimento delle Camere nel procedimento di adozione dei regolamenti di delegificazione, che nella prassi già viene spesso previsto nelle singole autorizzazioni alla delegificazione;

§         con il comma aggiuntivo 4-ter, la possibilità per il Governo di procedere al riordino delle disposizioni regolamentari vigenti, alla ricognizione di quelle che sono state oggetto di abrogazione implicita ed all’espressa abrogazione di quelle che hanno esaurito la loro funzione o sono prive di effettivo contenuto normativo o sono comunque obsolete. La disposizione è finalizzata a prevedere espressamente per quanto riguarda le fonti regolamentari un periodico riordino basato su linee direttrici analoghe a quelle individuate per il cosiddetto meccanismo taglia-leggi (cfr. quanto detto sull’articolo 4).

Il comma 2 introduce l’articolo 17-bis, che autorizza il Governo all’adozione di testi unici compilativi, nella forma di decreti del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio di Stato. Il Governo può demandare la redazione degli schemi dei testi unici al Consiglio di Stato, che in questa ipotesi non si pronuncia sugli schemi stessi.

Si innova così l’ordinamento autorizzando in via permanente il Governo all’adozione di testi unici compilativi.

Nell’ordinamento repubblicano, infatti, i testi unici anche di mero coordinamento e raccolta di norme vengono emanati a seguito  di deleghe legislative[16] o, almeno, autorizzazioni al Governo[17].

 

Nel passato si registrano quattro testi unici meramente compilativi cosiddetti “spontanei”, emanati cioè dal Governo in assenza di delega o autorizzazione da parte del Parlamento; si tratta dei DPR:  30 marzo 1957, n, 361 (elezioni della Camera dei deputati); 15 giugno 1959, n. 393 (circolazione stradale); 16 maggio 1960, n. 570 (composizione ed elezione degli organi delle amministrazioni comunali); 20 marzo 1967, n. 223 (elettorato attivo e liste elettorali).

Si segnala, in proposito, come la Corte costituzionale abbia mutato il proprio orientamento in materia, passando dall’iniziale atteggiamento di negare forza di legge al testo unico che il Parlamento non avesse espressamente delegato al Governo[18] fino a riconoscere forza di legge anche a tale categoria di testi unici, operando, però, in sede di dispositivo, un espresso richiamo alla norma-base, cioè alla legge da cui era tratta la norma confluita nel testo unico (sentenza n. 46 del 1969). L’anno successivo (con la sentenza n. 43 del 1970) la Corte ha dapprima operato il richiamo alla disposizione originaria soltanto nella motivazione per poi ometterlo completamente nella sentenza n. 47.

In ambito dottrinario la categoria dei testi unici compilativi è stata al centro di un ampio dibattito, con specifico riguardo alla sua rilevanza giuridica, da più parti negata: il testo unico compilativo viene assimilato da alcuni a mere raccolte private ovvero – da altri – ad atto interno proprio dell’autorità amministrativa.

Profili finanziari

La relazione tecnica non considera la norma, che è stata introdotta nel corso dell’esame presso il Senato.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare, nel presupposto che il Consiglio di Stato[19], che può avvalersi della facoltà di nominare gli esperti per la redazione dei testi unici compilativi (comma 3), possa espletare tale funzione nell’ambito delle risorse finanziarie previste a legislazione vigente, ai fini del rispetto della clausola di neutralità finanziaria posta dalla norma.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, si segnala, con riferimento al comma 2, che dal punto di vista formale la clausola di invarianza andrebbe riformulata in conformità alla prassi consolidata seguita in casi analoghi nel senso di indicare non genericamente gli “oneri aggiuntivi”, ma piuttosto i “nuovi o maggiori oneri”.


 

Articolo 6
(Misure per la semplificazione della gestione amministrativa e finanziaria delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 4.

(Misure per la semplificazione della gestione amministrativa e finanziaria delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici consolari).

Art. 6.

(Misure per la semplificazione della gestione amministrativa e finanziaria delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici consolari).

      1. Con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro degli affari esteri e del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e con il Ministro per la semplificazione normativa, sono disciplinati i procedimenti in materia di autonomia gestionale e finanziaria delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici consolari di I categoria, di cui all'articolo 18, comma 2-bis, del decreto-legge 1o ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, nell'osservanza dei princìpi di cui all'articolo 20, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, nonché dei seguenti criteri:

      Identico.

          a) semplificazione e accelerazione dei procedimenti relativi ai trasferimenti finanziari all'estero e alla loro gestione;

 

          b) semplificazione e razionalizzazione della struttura e della gestione del bilancio delle sedi all'estero, ai fini della razionalizzazione della spesa;

 

          c) garanzia di opportune procedure di verifica e controllo delle attività svolte nell'ambito dell'autonomia gestionale e finanziaria di cui al presente comma, con particolare riferimento alla gestione contabile e delle risorse umane.

 

      2. A decorrere dalla data di entrata in vigore delle norme regolamentari di cui al comma 1, sono abrogati:

 

          a) il comma 15 dell'articolo 1 del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80;

 

          b) gli articoli 1, 3, 4, 8 e 9 del decreto legislativo 15 dicembre 2006, n. 307;

 

          c) l'articolo 75 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni;

 

          d) i commi 1318, 1320 e 1321 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296;

 

          e) il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 2000, n. 120.

 

 

 

L’attuale articolo 6, introdotto dalleCommissioni Affari costituzionali e Bilancio nel corso dell’esame referentealla Camera, non è stato modificato nel corso dell’esame al Senato.

In particolare, il comma 1 dispone che con regolamento di delegificazione, ai sensi dell’art. 17, comma 2 della legge n. 400 del 1988, vengano disciplinati i procedimenti - di cui all’art. 18, comma 2-bis del D.L. 1° ottobre 2007, n. 159[20] - in materia di autonomia gestionale e finanziaria delle rappresentanze diplomatiche, nonché degli uffici consolari di I categoria.

Questo regolamento è emanato - su proposta del Ministro degli affari esteri e del Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e con il Ministro per la semplificazione normativa – nell’osservanza dei principi di cui all’art. 20, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59[21] e successive modificazioni, nonché dei criteri appresso specificati:

§         semplificazione e accelerazione delle procedure che regolano i trasferimenti finanziari all’estero;

§         semplificazione della gestione di bilancio delle sedi all’estero, avendo riguardo alla razionalizzazione delle relative spese;

§         garanzia di procedure di controllo dell’autonomia finanziaria e della gestione delle risorse umane delle sedi all’estero.

 

Si ricorda anzitutto che il decreto-legge n. 159 del 2007, al comma 2-bis dell’art. 18, nel conferire l’autonomia gestionale e finanziaria alle rappresentanze diplomatiche e agli Uffici consolari di categoria I, aveva indicato, per la sua attuazione, lo strumento dei regolamenti di esecuzione di cui al comma 1 dell’art. 17 della legge n. 400 del 1988. Inoltre, il conferimento di autonomia gestionale e finanziaria veniva posto in coerenza con quanto previsto dai processi di revisione organizzativa di cui alla lettera g) del comma 404 (art. 1) della legge finanziaria per il 2007.

 

Si ricorda inoltre che il comma 404 dell’art. 1 della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007), al fine di “razionalizzare e ottimizzare l'organizzazione delle spese e dei costi di funzionamento dei Ministeri” ha disposto l’emanazione di regolamenti ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis – ovvero regolamenti di delegificazione dedicati all’organizzazione e alla disciplina degli uffici ministeriali - della legge n. 400 del 1988, fissando peraltro il termine del 30 aprile 2007. Una specifica previsione era poi dedicata al Ministero degli Affari esteri. Infatti la lettera g) del comma 404 prescriveva l’”avvio della ristrutturazione” della rete diplomatica, consolare e degli istituti di cultura ed in particolare l'unificazione dei servizi contabili degli uffici della rete diplomatica aventi sede nella stessa città estera. A quest’ultimo proposito si precisava che le nuove norme dovessero prevedere che le funzioni delineate dagli articoli 3, 4 e 6 del regolamento di cui al DPR n. 120 del 2000[22] fossero svolte dal responsabile dell'ufficio unificato per conto di tutte le rappresentanze medesime.

 

In attuazione delle previsioni del comma 404 della legge finanziaria per il 2007 è stato emanato il DPR n. 258 del 2007[23] che all’art. 12 delinea gli indirizzi e le finalità dell’avvio della ristrutturazione della rete diplomatica, consolare e degli istituti di cultura, da attuarsi mediante misure di accorpamento in missione diplomatica unificata di rappresentanze permanenti presso enti o organizzazioni internazionali aventi sede nella stessa città estera; accorpamento di uffici, istituzione di cancellerie consolari nelle ambasciate di riferimento e modifica delle circoscrizioni consolari; ristrutturazione della rete degli istituti di cultura anche in funzione della possibilità di ricondurne le attività all’interno di rappresentanze diplomatiche o uffici consolari nello Stato di accreditamento.

 

Si ricorda che i principi di cui all’art. 20, comma 4 della legge n. 59 del 1997 sono:

§         semplificazione dei procedimenti amministrativi e di quelli connessi o strumentali, in modo da ridurre il numero delle fasi procedimentali e delle amministrazioni chiamate ad intervenire, anche riordinando le competenze degli uffici;

§         riduzione dei termini per la conclusione dei procedimenti e uniformazione dei tempi di conclusione previsti per procedimenti tra loro analoghi;

§         regolazione uniforme dei procedimenti dello stesso tipo che si svolgono presso diverse amministrazioni o presso diversi uffici della medesima amministrazione;

§         riduzione del numero di procedimenti amministrativi e accorpamento dei procedimenti che si riferiscono alla medesima attività;

§         semplificazione e accelerazione delle procedure di spesa e contabili, anche mediante l'adozione di disposizioni che prevedano termini perentori, per le fasi di integrazione dell'efficacia e di controllo degli atti;

§         aggiornamento delle procedure, prevedendo la più estesa e ottimale utilizzazione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, anche nei rapporti con i destinatari dell'azione amministrativa;

§         generale possibilità di utilizzare, da parte delle amministrazioni e dei soggetti a queste equiparati, strumenti di diritto privato, salvo che nelle materie o nelle fattispecie nelle quali l'interesse pubblico non può essere perseguito senza l'esercizio di poteri autoritativi;

§         conformazione ai princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, nella ripartizione delle attribuzioni e competenze tra i diversi soggetti istituzionali, nella istituzione di sedi stabili di concertazione e nei rapporti tra i soggetti istituzionali ed i soggetti interessati, secondo i criteri dell'autonomia, della leale collaborazione, della responsabilità e della tutela dell'affidamento;

§         riconduzione delle intese, degli accordi e degli atti equiparabili comunque denominati, nonché delle conferenze di servizi, previste dalle normative vigenti, aventi il carattere della ripetitività, ad uno o più schemi base o modelli di riferimento nei quali, siano stabilite le responsabilità, le modalità di attuazione e le conseguenze degli eventuali inadempimenti;

§         utilizzazione di uffici e strutture tecniche e amministrative pubbliche da parte di altre pubbliche amministrazioni, sulla base di accordi conclusi ai sensi dell'articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni.

 

Il comma 2 dispone che all'entrata in vigore del regolamento di delegificazione di cui al comma precedente vengano abrogate le seguenti norme in materia di gestione amministrativa e contabile della rete all’estero, che in dettaglio riguardano:

•      l'articolo 1, comma 15, del D.L. n. 35 del 2005[24], secondo cui i funzionari delegati presso gli uffici all’estero possono effettuare trasferimenti tra le aperture di credito disposte in loro favore su capitoli relativi all'acquisizione di beni e servizi nell'ambito dell’UPB «Uffici all'estero» dello stato di previsione del Ministero degli affari esteri.

•      gli articoli 1 (Finalità e ambito di applicazione), 3 (Spese degli uffici all'estero), 4 (Fluidità del flussi finanziari), 8 (Semplificazione delle comunicazioni contabili con gli uffici all'estero), 9 (Attuazione per via regolamentare) del decreto legislativo 15 dicembre 2006, n. 307[25].

•      l’articolo 75 del DPR n. 18 del 1967[26]  concernente I funzionari direttivi amministrativi con funzioni amministrativo-contabili all’estero.

•      l'articolo 1, commi 1318 (Istituzione di un fondo speciale presso rappresentanze diplomatiche e uffici consolari), 1320 (Finanziamento del Fondo speciale) e 1321 (Finanziamento e rendicontazione del Fondo) della legge finanziaria per il 2007;

•      il regolamento di cui al citato DPR n. 120 del 2000.

 

Si segnala in particolare la parziale abrogazione del decreto legislativo 15 dicembre 2006, n. 307, che è stato adottato in attuazione della delega a suo tempo fornita dalla legge 28 novembre 2005, n. 246 (Semplificazione e riassetto normativo per l'anno 2005), il cui articolo 4 ha costituito un antecedente logico e cronologico degli ormai numerosi approcci legislativi volti a semplificare e rendere più economiche le procedure di gestione amministrativa e contabile degli uffici all’estero del MAE.

Il richiamato articolo 4, infatti, delegava il Governo all’adozione, non oltre un anno dall’entrata in vigore della legge, di un decreto legislativo con riflessi sull’organizzazione ed il funzionamento del Ministero degli Affari esteri, avente ad oggetto il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di gestione amministrativa e contabile degli uffici all’estero.

Il decreto legislativo in questione avrebbe dovuto essere emanato secondo i principi, i criteri direttivi e le procedure del citato articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59.

Il decreto legislativo doveva inoltre essere emanato in accordo a ulteriori principi e criteri direttivi, quali:

§         l’aggiornamento e la semplificazione del linguaggio normativo;

§         la delegificazione e la semplificazione degli aspetti organizzativi e procedimentali della gestione;

§         la semplificazione della gestione di bilancio, anche attraverso l’accorpamento dei capitoli di bilancio compresi nelle unità previsionali di base;

§         la fluidità dei flussi finanziari per e dalle sedi estere; semplificazione delle procedure di acquisizione di beni e servizi;

§         l’adeguamento delle procedure contrattuali agli ordinamenti locali;

§         lo snellimento delle procedure per l’assistenza dei connazionali e la promozione culturale e commerciale;

§         la semplificazione, anche attraverso l’informatizzazione, della gestione delle comunicazioni contabili con gli uffici all’estero.

La previsione di un riassetto normativo di rango primario operata dall’articolo 4 della legge di semplificazione 2005 ha superato quanto stabilito nella Legge finanziaria per il 2005 (legge 30 dicembre 2004, n. 311, art 1, comma 81), laddove, onde conseguire una semplificazione nella gestione finanziaria degli uffici all’estero, era stata prevista, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge, l’emanazione di un decreto del Ministro degli Affari esteri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze – da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3[27], della citata legge 23 agosto 1988, n. 400.

Il disposto dell’art. 4 della legge di semplificazione 2005 prendeva atto dell’obiettiva difficoltà a riordinare la materia in esame mediante atto normativo secondario, posto che buona parte della stessa è regolata a livello primario.

 

 


 

Articolo 7
(Certezza dei tempi di conclusione del procedimento)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 5.

(Certezza dei tempi di conclusione del procedimento).

Art. 7.

(Certezza dei tempi di conclusione del procedimento).

      1. Alla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

      1. Identico:

          a) all'articolo 1:

          a) identica;

              1) al comma 1, dopo le parole: «di efficacia» sono inserite le seguenti: «, di imparzialità»;

 

              2) al comma 1-ter, dopo le parole: «il rispetto» sono inserite le seguenti: «dei criteri e»;

 

          b) l'articolo 2 è sostituito dal seguente:

          b) identico:

      «Art. 2. - (Conclusione del procedimento). - 1. Ove il procedimento consegua

      «Art. 2. - (Conclusione del procedimento). - 1. Identico.

obbligatoriamente ad un'istanza, ovvero debba essere iniziato d'ufficio, le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante l'adozione di un provvedimento espresso.

 

      2. Nei casi in cui disposizioni di legge ovvero i provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e 5 non prevedono un termine diverso, i procedimenti amministrativi di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali devono concludersi entro il termine di trenta giorni.

      2. Identico.

      3. Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta dei Ministri competenti e di concerto con i Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa, sono individuati i termini non superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi i procedimenti di competenza delle amministrazioni statali. Gli enti pubblici nazionali stabiliscono, secondo i propri ordinamenti, i termini non superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi i procedimenti di propria competenza.

      3. Identico.

      4. Nei casi in cui, tenendo conto della sostenibilità dei tempi sotto il profilo dell'organizzazione amministrativa, della natura degli interessi pubblici tutelati e della particolare complessità del procedimento, sono indispensabili termini superiori a novanta giorni per la conclusione dei procedimenti di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali, i decreti di cui al comma 3 sono adottati su proposta anche dei Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa e previa deliberazione del Consiglio dei ministri. I termini ivi previsti non possono comunque superare i centottanta giorni, con la sola esclusione dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana.

      4. Nei casi in cui, tenendo conto della sostenibilità dei tempi sotto il profilo dell'organizzazione amministrativa, della natura degli interessi pubblici tutelati e della particolare complessità del procedimento, sono indispensabili termini superiori a novanta giorni per la conclusione dei procedimenti di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali, i decreti di cui al comma 3 sono adottati su proposta anche dei Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa e previa deliberazione del Consiglio dei ministri. I termini ivi previsti non possono comunque superare i centottanta giorni, con la sola esclusione dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana e di quelli riguardanti l'immigrazione.

      5. Fatto salvo quanto previsto da specifiche disposizioni normative, le autorità di garanzia e di vigilanza disciplinano, in conformità ai propri ordinamenti, i termini di conclusione dei procedimenti di rispettiva competenza.

      5. Identico.

      6. I termini per la conclusione del procedimento decorrono dall'inizio del procedimento d'ufficio o dal ricevimento della domanda, se il procedimento è ad iniziativa di parte.

      6. Identico.

      7. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 17, i termini di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 del presente articolo possono essere sospesi, per una sola volta e per un periodo non superiore a trenta giorni, per l'acquisizione di informazioni o di certificazioni relative a fatti, stati o qualità non attestati in documenti già in possesso dell'amministrazione stessa o non direttamente acquisibili presso altre pubbliche amministrazioni. Si applicano le disposizioni dell'articolo 14, comma 2.

      7. Identico.

      8. Salvi i casi di silenzio assenso, decorsi i termini per la conclusione del procedimento, il ricorso avverso il silenzio dell'amministrazione, ai sensi dell'articolo 21-bis della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, può essere proposto anche senza necessità di diffida all'amministrazione inadempiente, fintanto che perdura l'inadempimento e comunque non oltre un anno dalla scadenza dei termini di cui ai commi 2 o 3 del presente articolo. Il giudice amministrativo può conoscere della fondatezza dell'istanza. È fatta salva la riproponibilità dell'istanza di avvio del procedimento ove ne ricorrano i presupposti.

      8. Identico.

      9. La mancata emanazione del provvedimento nei termini costituisce elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale»;

      9. Identico»;

          c) dopo l'articolo 2 è inserito il seguente:

          c) identica;

      «Art. 2-bis. - (Conseguenze per il ritardo dell'amministrazione nella conclusione del procedimento). - 1. Le pubbliche amministrazioni e i soggetti di cui all'articolo 1, comma 1-ter, sono tenuti al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell'inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento.

 

      2. Le controversie relative all'applicazione del presente articolo sono attribuite

 

alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in cinque anni»;

 

          d) il comma 5 dell'articolo 20 è sostituito dal seguente:

          d) identica.

      «5. Si applicano gli articoli 2, comma 7, e 10-bis».

 

      2. Il rispetto dei termini per la conclusione dei procedimenti rappresenta un elemento di valutazione dei dirigenti; di esso si tiene conto al fine della corresponsione della retribuzione di risultato. Il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro per la semplificazione normativa, adotta le linee di indirizzo per l'attuazione del presente articolo e per i casi di grave e ripetuta inosservanza dell'obbligo di provvedere entro i termini fissati per ciascun procedimento.

      2. Identico.

      3. In sede di prima attuazione della presente legge, gli atti o i provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e 5 dell'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, come da ultimo sostituito dal comma 1, lettera b), del presente articolo, sono adottati entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. Le disposizioni regolamentari vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, che prevedono termini superiori a novanta giorni per la conclusione dei procedimenti, cessano di avere effetto a decorrere dalla scadenza del termine indicato al primo periodo. Continuano ad applicarsi le disposizioni regolamentari, vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, che prevedono termini non superiori a novanta giorni per la conclusione dei procedimenti. La disposizione di cui al comma 2 del citato articolo 2 della legge n. 241 del 1990 si applica dallo scadere del termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. Le regioni e gli enti locali si adeguano ai termini di cui ai commi 3 e 4 del citato articolo 2 della legge n. 241 del 1990 entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge.

      3. Identico.

      4. Per tutti i procedimenti di verifica o autorizzativi concernenti i beni storici,

      4. Per tutti i procedimenti di verifica o autorizzativi concernenti i beni storici,

architettonici, culturali, archeologici, artistici e paesaggistici restano fermi i termini stabiliti dal codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

architettonici, culturali, archeologici, artistici e paesaggistici restano fermi i termini stabiliti dal codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. Restano ferme le disposizioni di legge e di regolamento vigenti in materia ambientale che prevedono termini diversi da quelli di cui agli articoli 2 e 2-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, come rispettivamente sostituito e introdotto dal presente articolo.

 

 

L’articolo 7 apporta novelle alla L. 241/1990, recante le norme generali che regolano l’attività amministrativa, al fine principale di ridurre e conferire maggiore certezza ai tempi di conclusione del procedimento amministrativo.

L’articolo ha formato oggetto di due modifiche nel corso dell’esame al Senato: la prima è volta ad escludere i procedimenti in materia di immigrazione (oltre a quelli di acquisto della cittadinanza) dal limite massimo di durata (180 giorni) posto in via generale dalla nuova disciplina; la seconda è volta a tener fermi i termini per la conclusione dei procedimenti fissati dalle vigenti disposizioni in materia ambientale.

 

La L. 241/1990 ha il duplice obiettivo di garantire trasparenza all’attività della pubblica amministrazione attraverso il coinvolgimento dei soggetti interessati, e, nel contempo, di migliorarne la qualità, rendendola più efficiente ed economica. Le disposizioni della legge sono applicabili ad ogni amministrazione dello Stato e delle autonomie locali, fatte salve le prerogative delle Regioni.

La legge è stata in più punti modificata e integrata da successivi interventi legislativi. In particolare, si ricordano la L. 15/2005, che ha apportato sostanziali modifiche alla disciplina, e gli ulteriori interventi disposti dal D.L. 35/2005 (c.d. “decreto-legge sulla competitività”), principalmente in materia di denuncia di inizio attività (ridenominata dichiarazione di inizio attività), conclusione del procedimento amministrativo, silenzio-assenso.

 

Le novelle alla L. 241/1990 sono recate dal comma 1 dell’articolo in esame, suddiviso nelle lettere da a) a d).

La lettera a) prevede l’inserimento del criterio di imparzialità fra i principi generali dell’attività amministrativa di cui all’art. 1 della L. 241/1990. Attualmente detto criterio, che ha peraltro rango costituzionale (art. 97), non è espressamente previsto dalla disposizione legislativa.

La lettera b) sostituisce interamente l’art. 2 della L. 241/1990, che disciplina la conclusione del procedimento amministrativo.

 

Secondo tale articolo, ogni amministrazione ha il dovere di concludere ciascun procedimento cui ha dato avvio con l’adozione di un provvedimento espresso ed entro termini prefissati. Il termine varia a seconda del tipo di procedimento e, nel testo originario, era determinato e reso pubblico da ciascuna amministrazione per i procedimenti di propria competenza. Nel caso in cui l’amministrazione competente non avesse provveduto ad indicare un termine, questo si intendeva fissato in 30 giorni.

Sull’art. 2 ha inciso dapprima la L. 15/2005, e successivamente l’art. 3, co. 6-bis, del D.L. 35/2005, che lo ha interamente riscritto. Secondo il testo vigente dell’articolo:

§         la fissazione dei termini entro i quali i procedimenti di competenza delle amministrazioni statali devono concludersi, ove non siano direttamente previsti per legge, è rimessa ad uno o più regolamenti governativi (da adottare entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. 35/2005); gli enti pubblici nazionali (entro lo stesso termine) fissano, secondo i propri ordinamenti, i termini entro i quali devono concludersi i procedimenti di propria competenza;

§         la determinazione dei termini deve avvenire considerando “la loro sostenibilità, sotto il profilo dell’organizzazione amministrativa e della natura degli interessi pubblici tutelati”;

§         in caso di mancata individuazione dei tempi, il termine è di 90 giorni;

§         sono previste ipotesi di sospensione dei termini in caso di acquisizione di valutazioni tecniche di organi o enti appositi, o di acquisizione di informazioni o certificazioni relative a fatti, stati o qualità non attestati in documenti già in possesso dell’amministrazione stessa o non direttamente acquisibili presso altre pubbliche amministrazioni. Si prevede inoltre la possibilità di ricorso alla conferenza di servizi (art. 14, co. 2, L. 241/1990);

§         qualora, avverso il silenzio dell’amministrazione (e salvi i casi di silenzio assenso) sia stato proposto ricorso (per il quale non occorre previo atto di diffida), il giudice amministrativo è competente a conoscere della fondatezza dell’istanza.

 

La riformulazione dell’art. 2 della L. 241/1990 proposta dalla disposizione in esame, oltre a ribadire la necessità di un provvedimento conclusivo espresso, reca i seguenti, principali elementi di novità:

§         in assenza di un termine fissato dalla legge o dalle amministrazioni competenti, i procedimenti di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali devono concludersi entro 30 giorni (anziché 90, come oggi previsto);

§         i termini che possono essere fissati per la conclusione dei procedimenti di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali, non possono in via generale superare i 90 giorni;

§         la fissazione di tali termini, per quanto concerne le amministrazioni statali, è rimessa non più a regolamenti governativi (da adottare con D.P.R. ai sensi dell’art. 17, co. 1, della L. 400/1988 ) ma a regolamenti, da adottare (ex art. 17, co. 3, della stessa L. 400/1988) con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro di volta in volta competente di concerto con i ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa. All’introduzione di un termine massimo corrisponde il venir meno dell’indicazione di espliciti criteri per l’adozione dei regolamenti;

§         se per taluni procedimenti, e per ragioni connesse all’organizzazione amministrativa, alla natura degli interessi pubblici tutelati ed alla particolare complessità del procedimento, emergesse l’esigenza di fissare termini superiori a 90 giorni, il testé menzionato D.P.C.M. dev’essere adottato anche su proposta dei ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa, e previa deliberazione del Consiglio dei ministri. I termini non possono comunque superare i 180 giorni, salvo che si tratti di procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana e di procedimenti riguardanti l’immigrazione (esclusione, quest’ultima, inserita nel corso dell’esame al Senato).

 

La deliberazione del Consiglio dei ministri sembra richiesta in deroga alla disciplina di cui alla L. 400/1988. In particolare, l’art. 2 (Attribuzioni del Consiglio dei ministri) di tale legge disciplina l’individuazione (tassativa) degli atti sottoposti alla deliberazione del Consiglio dei ministri, e l’art. 17 (Regolamenti) richiede la previa deliberazione del Consiglio dei ministri per i soli regolamenti governativi, approvati con D.P.R. ai sensi dei co. 1 e 2 dell’articolo, e non dei regolamenti ministeriali ex co. 3;

 

§         anche le Autorità di garanzia e di vigilanza sono chiamate a fissare i termini di conclusione dei procedimenti di propria competenza;

§         è prevista la possibilità di sospensione, per una sola volta, per l'acquisizione di informazioni o di certificazioni; ma la durata di quest’ultima non può superare i 30 giorni;

§         è inoltre aggiunto un comma 9 nel quale si afferma che la mancata emanazione del provvedimento nei termini costituisce “elemento di valutazione” della responsabilità dirigenziale .

Di responsabilità “da ritardo” della p.a. si occupa la lettera c) del comma 1, che introduce nella L. 241/1990 il nuovo art. 2-bis (Conseguenze per il ritardo dell’amministrazione nella conclusione del procedimento). Tale articolo pone a carico di tutte le amministrazioni pubbliche – nonché dei soggetti privati preposti all'esercizio di attività amministrative di cui all’art. 1, co. 1-ter, della medesima L. 241/1990 – l’obbligo di risarcire il danno ingiusto causato dall’inosservanza, dolosa o colposa, dei termini procedimentali. Le controversie in materia di mancato rispetto dei termini per la conclusione del procedimento sono inoltre attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, e il diritto al risarcimento si prescrive in cinque anni.

Il comma 1, lettera d), dell’articolo in commento apporta una modifica, a meri fini di coordinamento, al co. 5 del successivo art. 20 della L. 241/1990, in materia di silenzio assenso, per adeguare quest’ultimo comma al nuovo testo dell’art. 2.

 

Il successivo comma 2 dell’articolo in esame inserisce il rispetto dei termini per la conclusione dei procedimenti tra gli elementi da considerare nell’ambito della valutazione dei dirigenti e di cui tenere conto al fine della corresponsione a questi ultimi della retribuzione di risultato. Il comma inoltre rimette al ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il ministro per la semplificazione normativa, l’adozione delle linee di indirizzo per l'attuazione dell’intero articolo in esame, nonché per i casi di “grave e ripetuta inosservanza” dell'obbligo di rispettare i termini fissati per ciascun procedimento.

 

Il procedimento per la valutazione del personale dirigenziale è disciplinato dall’art. 5 del D.Lgs. 286/1999. Ai sensi del co. 4 di tale articolo, la valutazione costituisce presupposto per l'applicazione delle misure di cui all’art. 21 del D.Lgs. 165/2001, in materia di responsabilità del dirigente per mancato raggiungimento degli obiettivi e per inosservanza delle direttive a lui imputabili.

L’art. 24 del D.Lgs. 165/2001 stabilisce che il trattamento economico del personale con qualifica di dirigente è fissato dai contratti collettivi per le aree dirigenziali, che ne determinano soltanto la misura fondamentale (comma 1). Per gli stessi soggetti è inoltre previsto un trattamento economico accessorio – il quale consta di due voci: retribuzione di posizione (parte fissa) e retribuzione di risultato –, commisurato alle funzioni loro attribuite e alle responsabilità connesse. La graduazione delle funzioni e delle responsabilità (ai fini del calcolo del trattamento economico accessorio) è definita con decreti ministeriali (comma 1).

Il trattamento economico fondamentale spettante a coloro che rivestono incarichi di uffici dirigenziali di livello generale è invece stabilito con contratto individuale. Al medesimo contratto è anche demandata la quantificazione del trattamento economico accessorio, che deve essere correlato sia al livello di responsabilità che l'incarico comporta, sia ai risultati conseguiti dal dirigente generale nell'esercizio delle funzioni amministrative e di gestione.

 

Il comma 3 dell’articolo in commento reca le disposizioni necessarie per l’attuazione del novellato art. 2 e del nuovo art. 2-bis della L. 241/1990, anche con riguardo alle autonomie territoriali.

 

Il comma 4, al primo periodo, precisa che restano fermi i termini previsti dal codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, per quanto attiene ai procedimenti di verifica o autorizzativi concernenti i beni storici, architettonici, culturali, archeologici, artistici e paesaggistici. Il secondo periodo, introdotto nel corso dell’esame al Senato, tiene ferme altresì le disposizioni vigenti in materia ambientale, che rechino termini per la conclusione dei procedimenti diversi da quelli introdotti dal comma 1 del presente articolo.

 

 

 


 

Articolo 8
(Certezza dei tempi in caso di attività consultiva
e valutazioni tecniche)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 6.

(Certezza dei tempi in caso di attività consultiva e valutazioni tecniche).

Art. 8.

(Certezza dei tempi in caso di attività consultiva e valutazioni tecniche).

      1. Alla legge 7 agosto 1990, n. 241, come da ultimo modificata dall'articolo 5 della presente legge, sono apportate le seguenti modificazioni:

      1. Alla legge 7 agosto 1990, n. 241, come da ultimo modificata dall'articolo 7 della presente legge, sono apportate le seguenti modificazioni:

          a) all'articolo 16:

          a) identica;

              1) al comma 1, primo periodo, la parola: «quarantacinque» è sostituita dalla seguente: «venti»;

 

              2) al comma 1 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, che comunque non può superare i venti giorni dal ricevimento della richiesta»;

 

              3) il comma 2 è sostituito dal seguente:

 

      «2. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere obbligatorio o senza che l'organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie, è in facoltà dell'amministrazione richiedente di procedere indipendentemente dall'espressione del parere. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere facoltativo o senza che l'organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie, l'amministrazione richiedente procede indipendentemente dall'espressione del parere. Salvo il caso di omessa richiesta del parere, il responsabile del procedimento non può essere chiamato a rispondere degli eventuali danni derivanti dalla mancata espressione dei pareri di cui al presente comma»;

 

              4) al comma 4, le parole: «il termine di cui al comma 1 può essere interrotto» sono sostituite dalle seguenti: «, i termini di cui al comma 1 possono essere interrotti»;

 

              5) il comma 5 è sostituito dal seguente:

 

      «5. I pareri di cui al comma 1 sono trasmessi con mezzi telematici»;

 

              6) dopo il comma 6 è aggiunto il seguente:

 

      «6-bis. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 127 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni»;

 

          b) all'articolo 25, comma 4, quarto periodo, dopo le parole: «Nei confronti degli atti delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato tale richiesta è inoltrata presso la Commissione per l'accesso di cui all'articolo 27» sono aggiunte le seguenti: «nonché presso l'amministrazione resistente».

          b) identica.

 

 

L’articolo 8 non ha subìto modificazioni nel corso dell’esame al Senato.

Esso novella – alla lettera a) del comma 1 – l’art. 16 della L. 241/1990, in materia di attività amministrativa, introducendo modifiche alla disciplina generale relativa all’acquisizione di pareri nell’ambito dell’istruttoria del procedimento amministrativo, al fine di abbreviare e dare maggiore certezza ai tempi di conclusione della fase consultiva. La lettera b) modifica invece la disciplina delle modalità di esercizio del diritto di accesso, prevista dall’art. 25 della L. 241/1990.

Si segnala che la rubrica dell’articolo – che fa riferimento anche alle attività di valutazione tecnica e non menziona, di converso, le disposizioni in materia di diritto di accesso – non rispecchia con precisione il contenuto dell’articolo stesso.

 

La lettera a) introduce, come si è detto, modifiche alla disciplina dei termini per l’espressione dei pareri ed alle modalità della loro trasmissione.

 

L’art. 16 della L. 241/1990, come risultante a seguito delle modifiche introdotte dall’art. 17, co. 24, L. 127/1997, reca una disciplina generale del termine per l’espressione dei pareri nell’ambito del procedimento amministrativo, prevedendo un diverso regime a seconda che l’attiva consultiva abbia carattere obbligatorio (e quindi l’amministrazione procedente sia tenuta a richiedere un parere all’organo consultivo) ovvero facoltativo (e quindi la decisione circa la richiesta del parere sia rimessa alla discrezionalità dell’amministrazione procedente).

Quanto ai pareri obbligatori l’art. 16 stabilisce che le pubbliche amministrazioni (così come definite dall’art. 1, co. 2, del D.Lgs 165/2001) provvedano ad emetterli entro 45 giorni dal ricevimento della relativa richiesta. Qualora l’organo consultato abbia rappresentato esigenze di carattere istruttorio, il termine può essere interrotto per una sola volta e, comunque, il parere deve essere reso entro 15 giorni dal ricezione degli elementi istruttori da parte dell’amministrazioni cui sia stato richiesto il parere stesso .

Per i pareri facoltativi non è invece previsto un termine di carattere generale, stabilendosi che siano gli organi consultivi interpellati a dare immediata comunicazione alle amministrazioni richiedenti del termine previsto per l’emissione del parere.

In ogni caso, una volta decorso il termine previsto per l’espressione del parere senza che esso sia stato comunicato o siano state rappresentate esigenze istruttorie l’amministrazione richiedente ha la facoltà di proseguire il procedimento anche in assenza del parere stesso.

La disciplina descritta non si applica ai pareri rilasciati da amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistica, territoriale e della salute dei cittadini.

 

I numeri 1) e 2) della lettera a) in esame introducono nuovi termini per l’espressione dei pareri: 20 giorni dalla richiesta, sia per i pareri obbligatori sia per quelli facoltativi. Tali modifiche vanno poste in relazione al termine per la conclusione del procedimento, che la nuova formulazione dell’art. 2, co. 2, della L. 241/1990, come sostituito dall’art. 7 del d.d.l. in esame, ha ridotto (salva diversa disposizione) a 30 giorni (vedi supra).

Il numero 3) della lettera a) innova invece la disciplina relativa alla mancata espressione del parere nei termini prescritti, prevedendo una diversa regolamentazione secondo che il parere sia obbligatorio o facoltativo. Nel secondo caso, infatti, l’amministrazione richiedente ha il dovere (e non la facoltà) di procedere indipendentemente dal parere stesso. In caso di mancata espressione di un parere obbligatorio, continua invece ad applicarsi la disciplina vigente, secondo la quale l’amministrazione richiedente ha la facoltà di proseguire il procedimento in assenza del parere stesso.

In entrambi i casi, il responsabile del procedimento non può essere chiamato a rispondere degli eventuali danni derivanti dalla mancata espressione dei pareri, a meno che abbia omesso di richiedere il previsto parere.

Il successivo numero 4), in relazione alla fissazione di un termine generale anche per l’espressione dei pareri facoltativi, estende a questi ultimi la disciplina dell’interruzione dei termini per esigenze di carattere istruttorio già prevista per i pareri obbligatori dall’art. 16, co. 4, della L. 241/1990.

Il numero 5) interviene sulle modalità di trasmissione del parere da parte dell’organo consultivo, prevedendo che all’invio si debba sempre provvedere con mezzi telematici, innovando rispetto al vigente co. 5 dell’art. 16, in base al quale tale obbligo è limitato ai soli pareri favorevoli privi di osservazioni ed è realizzabile in via alternativa attraverso il ricorso ad una comunicazione telegrafica.

 

In proposito si ricorda che il Codice dell’amministrazione digitale prevede in via generale che le comunicazioni di documenti tra le pubbliche amministrazioni avvengano di norma mediante l’utilizzo della posta elettronica, subordinandone la validità ai fini del procedimento amministrativo alla verifica della provenienza (art. 47, co. 1).

 

Il numero 6) fa in ogni caso salvo quanto previsto dall’articolo 127 del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 163/2006).

 

Tale disposizione prevede in particolare, al comma 3, che il Consiglio superiore dei lavori pubblici esprima:

§         parere obbligatorio sui progetti definitivi di lavori pubblici di competenza statale – o comunque finanziati per almeno il 50 per cento dallo Stato – di importo superiore ai 25 milioni di euro;

§         parere sui progetti delle altre stazioni appaltanti che siano pubbliche amministrazioni, sempre superiori a tale importo, e nel caso ne facciano richiesta.

Per i lavori pubblici di importo inferiore a 25 milioni di euro, la stessa disposizione prevede che le competenze del Consiglio siano esercitate dai comitati tecnici amministrativi presso i servizi integrati infrastrutture e trasporti (SIIT) e che se il lavoro pubblico di importo inferiore a 25 milioni di euro, presenti elementi di particolare rilevanza e complessità, il direttore del settore infrastrutture sottopone il progetto, con motivata relazione illustrativa, al parere del Consiglio superiore.

Il co. 2 dell’art. 127 demanda ad un successivo D.P.R., da adottare su proposta del ministro delle infrastrutture, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, l’attribuzione al Consiglio superiore, su materie identiche o affini a quelle già di competenza del Consiglio medesimo, poteri consultivi affidati dalla normativa vigente ad altri organi istituiti presso altre amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo.

Il successivo co. 5 prevede che il parere sia espresso entro 45 giorni dalla trasmissione del progetto e che, decorso tale termine, il procedimento prosegua prescindendo dal parere omesso; in tal caso, l’amministrazione motiva autonomamente l’atto amministrativo da emanare.

 

La lettera b) del comma 1 dell’articolo in esame interviene sulla disciplina della tutela non giurisdizionale nei casi di diniego, espresso o tacito, dell'accesso agli atti amministrativi o di differimento dello stesso.

 

L’art. 22 della L. 241/1990 ha riconosciuto in via generale il diritto degli interessati di prendere visione e di estrarre copia di documenti amministrativi. il diritto di accesso così riconosciuto costituisce, secondo la prevalente giurisprudenza amministrativa , un diritto soggettivo a carattere strumentale rispetto alla protezione di un’ulteriore o sottesa situazione soggettiva, che non necessariamente è di interesse legittimo o di diritto soggettivo, ma che può avere la consistenza di un interesse collettivo o diffuso o di un interesse semplice o di fatto.

In assenza di casi che giustifichino l’esclusione o il differimento dell’accesso, il relativo procedimento deve concludersi entro 30 giorni dalla presentazione della richiesta all'ufficio competente. L'amministrazione può decidere di negare, limitare o rinviare temporaneamente l'accesso, specificandone le ragioni nella risposta. La mancata risposta entro il termine di 30 giorni costituisce una fattispecie di tacito diniego della richiesta di accesso. Contro le decisioni (o la mancata risposta) dell'amministrazione, il cittadino ha accesso a forme di tutela giurisdizionale e amministrativa, che sono state ridisegnate da ultimo con la L. 15/2005 . Entro 30 giorni l’interessato può:

§         ricorrere al tribunale amministrativo regionale, che decide in camera di consiglio entro 30 giorni dal termine per la presentazione del ricorso;

§         chiedere un riesame della suddetta determinazione.

Nei confronti degli atti delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali, il riesame può essere richiesto al difensore civico competente per ambito territoriale, ove costituito. Qualora detto organo non sia stato istituito, la competenza è attribuita al difensore civico competente per l'ambito territoriale immediatamente superiore.

Nei confronti degli atti delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato tale richiesta è inoltrata presso la Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi, istituita dall’art. 27 della L. 241/1990.

Il difensore civico e la Commissione per l'accesso si pronunciano entro 30 giorni dalla presentazione dell’istanza, altrimenti essa si intende respinta. Qualora il diniego o il differimento dell’accesso siano ritenuti illegittimi, l’autorità competente può adottare un provvedimento confermativo motivato entro 30 giorni dalla comunicazione della decisione, altrimenti l’accesso si intende consentito.

Quanto ai rapporti tra rimedi amministrativi e giurisdizionale, il ricorso amministrativo non ha carattere alternativo, ma ha effetto sospensivo sul decorso dei termini per la presentazione del ricorso in sede giurisdizionale.

Quando l’accesso sia negato o differito per motivi inerenti ai dati personali riferiti a soggetti terzi, si prevede la consultazione preventiva, da parte della Commissione, del Garante per la protezione dei dati personali, che si pronuncia entro il termine di 10 giorni dalla richiesta.

 

La disposizione in esame interviene sulla disciplina del riesame in sede amministrativa, prevedendo che la richiesta di riesame nei confronti di atti delle amministrazioni statali debba essere trasmessa – oltre che alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi – anche all’amministrazione interessata (qualificata dalla norma come “resistente” pur in assenza di una controversia di carattere giurisdizionale).


 

Articolo 9
(Conferenza di servizi e silenzio assenso)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 7.

(Conferenza di servizi e silenzio assenso).

Art. 9.

(Conferenza di servizi e silenzio assenso).

      1. All'articolo 14-ter, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e può svolgersi per via telematica».

      1. Identico.

 

      2. All'articolo 14-ter della legge 7 agosto 1990, n. 241, dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:

 

      «2-bis. Alla conferenza di servizi di cui agli articoli 14 e 14-bis sono convocati i soggetti proponenti il progetto dedotto in conferenza, alla quale gli stessi partecipano senza diritto di voto.

 

      2-ter. Alla conferenza possono partecipare, senza diritto di voto, i concessionari e i gestori di pubblici servizi, nel caso in cui il procedimento amministrativo o il progetto dedotto in conferenza implichi loro adempimenti ovvero abbia effetto diretto o indiretto sulla loro attività. Agli stessi è inviata, anche per via telematica e con congruo anticipo, comunicazione della convocazione della conferenza di servizi. Alla conferenza possono partecipare inoltre, senza diritto di voto, le amministrazioni preposte alla gestione delle eventuali misure pubbliche di agevolazione».

      2. Al comma 1 dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, al primo periodo, dopo le parole: «all'immigrazione,» sono inserite le seguenti: «alla cittadinanza,». Al comma 4 dell'articolo 20 della citata legge n. 241 del 1990, e successive modificazioni, le parole: «e l'immigrazione» sono sostituite dalle seguenti: «, l'immigrazione e la cittadinanza».

      3. Al comma 1 dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, al primo periodo, dopo le parole: «all'immigrazione,» sono inserite le seguenti: «all'asilo, alla cittadinanza,». Al comma 4 dell'articolo 20 della citata legge n. 241 del 1990, e successive modificazioni, le parole: «e l'immigrazione» sono sostituite dalle seguenti: «, l'immigrazione, l'asilo e la cittadinanza».

      3. Al comma 2 dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Nel caso in cui la dichiarazione di inizio attività abbia ad oggetto l'esercizio di attività di impianti produttivi di beni e di servizi e di prestazione di servizi di cui alla direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, compresi gli atti che dispongono l'iscrizione in albi o ruoli o registri ad efficacia abilitante o comunque a tale fine eventualmente richiesta, l'attività può essere iniziata dalla data della presentazione della dichiarazione all'amministrazione competente».

      4. Identico.

      4. Al comma 3 dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, al primo periodo, dopo le parole: «dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 2,» sono inserite le seguenti: «o, nei casi di cui all'ultimo periodo del medesimo comma 2, nel termine di trenta giorni dalla data della presentazione della dichiarazione,».

      5. Identico.

      5. Al comma 5 dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il relativo ricorso giurisdizionale, esperibile da qualunque interessato nei termini di legge, può riguardare anche gli atti di assenso formati in virtù delle norme sul silenzio assenso previste dall'articolo 20».

      6. Identico.

      6. Dall'attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Gli adempimenti previsti dal presente articolo sono svolti nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

      7. Identico.

 

 

L’articolo 9 apporta modifiche agli artt. 14-ter e 19 della L. 241/1990, rispettivamente in materia di conferenza di servizi e di dichiarazione di inizio attività. Il Senato ha modificato l’articolo in due punti:

§         consentendo la partecipazione alla conferenza di servizi, senza diritto di voto, di alcune categorie di soggetti interessati;

§         sottraendo alla disciplina della dichiarazione di inizio attività gli atti e i procedimenti riguardanti l’asilo.

Si segnala che la rubrica dell’articolo – facendo riferimento all’istituto del silenzio assenso anziché alla dichiarazione di inizio attività – non rispecchia con precisione il contenuto dell’articolo stesso.

 

I primi due commi dell’articolo modificano l’art. 14-ter della L. 241/1990, che disciplina le modalità di svolgimento della conferenza di servizi.

 

La conferenza di servizi, disciplinata in via generale negli artt. da 14 a 15 della L. 241/1990, è uno strumento organizzativo volto ad accelerare l’espressione dei consensi delle amministrazioni coinvolte quando risulti opportuno esaminare contestualmente più interessi pubblici ovvero sia necessario acquisire una pluralità di atti di intesa (concerti, nulla osta, pareri, etc.). In tali casi le decisioni assunte nella conferenza di servizi indetta dall’amministrazione procedente sostituiscono, a tutti gli effetti, ogni atto di tutte le amministrazioni partecipanti.

La legge prevede tre tipi di conferenza dei servizi:

§         conferenza c.d. istruttoria;

§         conferenza su istanze o progetti preliminari;

§         conferenza c.d. decisoria.

La conferenza istruttoria può essere indetta ogni qual volta sia opportuno un confronto tra più amministrazioni portatrici di interessi pubblici coinvolti in un procedimento amministrativo. La conferenza su istanze o progetti preliminari è convocata – su richiesta dell’interessato – per progetti di particolare complessità e di insediamenti produttivi di beni e servizi, al fine di verificare le condizioni alle quali potrebbe essere dato l’assenso sull’istanza o sul progetto definitivo. La conferenza decisoria interviene nei procedimenti che prevedono, per il loro perfezionamento, l’assenso di più autorità. In questi casi l’amministrazione responsabile del procedimento è tenuta prima ad esperire la procedura normale richiedendo formalmente, al momento dell’avvio del procedimento, l’assenso alle altre amministrazioni interessate. Se questo non è ottenuto entro 30 giorni dalla richiesta (o si è verificato il dissenso di una amministrazione coinvolta) si procede con la convocazione della conferenza.

 

Il comma 1 modifica il co. 1 dell’art. 14-ter della L. 241/1990, disponendo che la conferenza di servizi può svolgersi per via telematica.

 

Si ricorda che il co. 5-bis dell’art. 14 della L. 241/1990 già dispone che, “previo accordo tra le amministrazioni coinvolte, la conferenza di servizi è convocata e svolta avvalendosi degli strumenti informatici disponibili, secondo i tempi e le modalità stabiliti dalle medesime amministrazioni”.

 

Il comma 2, introdotto nel corso dell’esame al Senato, aggiunge due nuovi commi al medesimo art. 14-ter della L. 241/1990, inserendoli dopo il co. 2 dell’articolo.

Il primo dei due commi aggiuntivi (comma 2-bis) dispone che sia alla conferenza di servizi di cui all’art. 14 sia alla conferenza di servizi preliminare di cui all’art. 14-bissiano obbligatoriamente convocati i soggetti proponenti il progetto dedotto in conferenza; tali soggetti partecipano a quest’ultima senza diritto di voto.

Il successivo, nuovo comma 2-terdispone inoltre che alla conferenza di servizi possono partecipare, senza diritto di voto:

§      i concessionari, i gestori e gli incaricati di pubblici servizi quando il procedimento amministrativo di che trattasi, ovvero il progetto dedotto in conferenza implichi loro adempimenti ovvero abbia effetto diretto o indiretto sulla loro attività; è fatto obbligo di comunicare a tali soggetti con adeguato anticipo, anche per via telematica, la convocazione della conferenza di servizi.

 

Una definizione di servizio pubblico è indicata nella direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 gennaio 1994[28], secondo la quale sono considerati “servizi pubblici, anche se svolti in regime di concessione o mediante convenzione, quelli volti a garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla salute, all’assistenza e previdenza sociale, alla istruzione e alla libertà di comunicazione, alla libertà e alla sicurezza della persona, alla libertà di circolazione, ai sensi dell’art. 1 della legge 12 giugno 1990, n. 146, e quelli di erogazione di energia elettrica, acqua e gas”.

 

§      le amministrazioni preposte alla gestione delle eventuali misure pubbliche di agevolazione.

La disposizione di cui al nuovo comma 2-ter era presente, con formulazione in parte diversa, nel testo originario del d.d.l. presentato dal Governo (A.C. 1441), ma era stata soppressa, insieme ad altre, nel corso dell’esame alla Camera.

 

Il comma 3 dell’articolo in esame modifica l’art. 19, co. 1, della L. 241/1990 allo scopo di sottrarre alla disciplina della dichiarazione di inizio attività (DIA) gli atti e i procedimenti amministrativi riguardanti la cittadinanza e l’asilo. Il riferimento all’asilo è stato introdotto nel corso dell’esame al Senato.

 

Il vigente art. 19, co. 1, esclude dalle disposizioni sulla DIA gli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all’immigrazione, all’amministrazione della giustizia e a quella delle finanze (inclusi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito anche derivante dal gioco), alla tutela della salute e della pubblica incolumità, del patrimonio culturale e paesaggistico e dell’ambiente, nonché gli atti imposti dalla normativa comunitaria.

 

Il comma 4 aggiunge un periodo al co. 2 del medesimo art. 19, ove si prevede che, nei casi in cui la disciplina sulla DIA trova applicazione, l’interessato può iniziare l’attività oggetto della dichiarazione (dandone contestuale comunicazione all’amministrazione competente) decorsi 30 giorni dalla data di presentazione della dichiarazione all’amministrazione medesima. Il periodo aggiunto consente di dare inizio all’attività già a decorrere dalla data della presentazione della dichiarazione, se questa ha ad oggetto l’esercizio di attività di impianti produttivi di beni e di servizi e di prestazione di servizi di cui alla direttiva 2006/123/CE.

 

In tema di semplificazioni burocratiche per l’avvio dell’attività d’impresa si ricorda l’art. 9 del D.L. 7/2007, il quale ha stabilito che gli adempimenti amministrativi a carico delle imprese per l’iscrizione nel registro delle imprese, a fini previdenziali (iscrizione all’Inps), assistenziali (iscrizione all’Inail) e per l’ottenimento del codice fiscale e della partita IVA, siano sostituiti da una comunicazione unica all’Ufficio del registro delle imprese delle camere di commercio.

Il suddetto Ufficio rilascia contestualmente una ricevuta che costituisce titolo per l’immediato avvio dell’attività imprenditoriale e informa le amministrazioni competenti dell’avvenuta presentazione della comunicazione unica. Queste, da parte loro, comunicano immediatamente all'interessato e all'ufficio del registro delle imprese, per via telematica, il codice fiscale e la partita IVA ed entro i successivi sette giorni gli ulteriori dati definitivi relativi alle posizioni registrate.

La disposizione prevede, inoltre, che la procedura si applichi anche in caso di modifiche o di cessazioni dell’attività d’impresa e che la comunicazione, la ricevuta e gli atti amministrativi, siano di norma adottati in formato elettronico e trasmessi per via telematica. A tal fine le camere di commercio, previa intesa con le associazioni imprenditoriali, assicurano gratuitamente ai privati l’assistenza e il supporto tecnico di cui necessitano.

L’individuazione del modello di comunicazione unica è stata demandata ad un decreto del Ministro dello sviluppo economico .

 

La formulazione del comma sembra includere nella fattispecie – e dunque assoggettare sia alla DIA sia all’abbreviazione del termine – anche gli atti che dispongono l’iscrizione in albi o ruoli o registri, anche ad efficacia abilitante.

Il comma 5 integra con un inciso il successivo co. 3 dell’art. 19, a meri fini di coordinamento con la novella introdotta dal comma precedente.

Il comma 6 aggiunge un periodo al co. 5 del medesimo art. 19, che devolve alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie relative all’applicazione della DIA. Nel nuovo periodo si precisa che il ricorso può riguardare anche gli atti di assenso formati (tacitamente) in virtù delle norme sul silenzio assenso previste dal successivo art. 20.

Il comma 7 reca la clausola di invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica in conseguenza dell’attuazione delle disposizioni introdotte dall’articolo.

 

 


 

Articolo 10
(Tutela degli interessi nei procedimenti amministrativi di competenza delle regioni e degli enti locali)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 8.

(Tutela degli interessati nei procedimenti amministrativi di competenza delle regioni e degli enti locali).

Art. 10.

(Tutela degli interessati nei procedimenti amministrativi di competenza delle regioni e degli enti locali).

      1. Alla legge 7 agosto 1990, n. 241, come da ultimo modificata dalla presente legge, sono apportate le seguenti modificazioni:

      Identico.

          a) all'articolo 22, il comma 2 è sostituito dal seguente:

 

      «2. L'accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale dell'attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l'imparzialità e la trasparenza»;

 

          b) all'articolo 29:

 

              1) il comma 1 è sostituito dal seguente:

 

      «1. Le disposizioni della presente legge si applicano alle amministrazioni statali e agli enti pubblici nazionali. Le disposizioni della presente legge si applicano, altresì, alle società con totale o prevalente capitale pubblico, limitatamente all'esercizio delle funzioni amministrative. Le disposizioni di cui agli articoli 2-bis, 11, 15 e 25, commi 5, 5-bis e 6, nonché quelle del capo IV-bis si applicano a tutte le amministrazioni pubbliche»;

 

              2) dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti:

 

      «2-bis. Attengono ai livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione le disposizioni della presente legge

 

concernenti gli obblighi per la pubblica amministrazione di garantire la partecipazione dell'interessato al procedimento, di individuarne un responsabile, di concluderlo entro il termine prefissato e di assicurare l'accesso alla documentazione amministrativa, nonché quelle relative alla durata massima dei procedimenti.

 

      2-ter. Attengono altresì ai livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione le disposizioni della presente legge concernenti la dichiarazione di inizio attività e il silenzio assenso, salva la possibilità di individuare, con intese in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, casi ulteriori in cui tali disposizioni non si applicano.

 

      2-quater. Le regioni e gli enti locali, nel disciplinare i procedimenti amministrativi di loro competenza, non possono stabilire garanzie inferiori a quelle assicurate ai privati dalle disposizioni attinenti ai livelli essenziali delle prestazioni di cui ai commi 2-bis e 2-ter, ma possono prevedere livelli ulteriori di tutela.

 

      2-quinquies. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano adeguano la propria legislazione alle disposizioni del presente articolo, secondo i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione».

 

 

 

L’articolo 10, non modificato dal Senato, reca modifiche alla legge n. 241/1990[29] sull’azione amministrativa, intervenendo in ordine all’ambito di applicazione della legge medesima, con riguardo alle società con totale o prevalente capitale pubblico ed alle amministrazioni regionali e locali.

 

Il comma 1, alla lettera a), riformula il comma 2 dell’art. 22 della L. 241/1990, che eleva il diritto di accesso ai documenti amministrativi, in ragione delle sue finalità di interesse pubblico generale, a principio generale dell’attività amministrativa e lo riconduce tra i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che, in base all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, spetta alla potestà legislativa esclusiva dello Stato garantire uniformemente su tutto il territorio nazionale.

La nuova formulazione, mantenendo intatta la prima parte del comma, espunge – per esigenze di coordinamento normativo – la seconda parte, comprendente il richiamo all’art. 117, co. 2°, lett. m), Cost., che viene trasferita all’art. 29 dalla successiva lettera b) del comma 1 in commento (vedi infra).

 

La lettera b) novella per l’appunto l’art. 29 della L. 241/1990, che definisce l’àmbito di applicazione della legge medesima.

Il primo elemento innovativo è operato attraverso una riformulazione dell’art. 29, co. 1, mediante la quale l’applicazione della legge nel suo complesso, oggi riferita alle amministrazioni statali e agli enti pubblici nazionali, è estesa alle società con totale o prevalente capitale pubblico, limitatamente all'esercizio delle funzioni amministrative.

 

Si ricorda che, ai sensi dell’art. 1, co. 1-ter, della L. 241/1990, introdotto dalla L. 15/2005, i “soggetti privati preposti all'esercizio di attività amministrative” sono tenuti ad assicurare il rispetto dei princìpi generali fissati dall’art. 1, co. 1 (principalmente: economicità, efficacia, pubblicità e trasparenza), ma non sono soggetti a tutte le disposizioni recate dalla legge medesima.

 

La seconda innovazione consiste nella ridefinizione del novero delle disposizioni della legge la cui applicazione è estesa a tutte le amministrazioni pubbliche, comprese le Regioni e gli enti locali.

Questo secondo profilo di intervento sembra finalizzato ad adeguare l’ambito di applicazione della legge alle modifiche costituzionali intervenute con la revisione del Titolo V della Parte II della Costituzione, come aveva in parte già fatto la L. 15/2005, operando una prima modifica dell’art. 29 e introducendo la disposizione in materia di accesso citata sopra.

Il problema che si intende affrontare nasce dalla considerazione che, seppure la nuova ripartizione di potestà legislativa tra Stato e Regioni operata dalla riforma non prevede tra le materie riservate allo Stato la disciplina del procedimento amministrativo, appare insopprimibile l’esigenza di garantire una disciplina unitaria dell’azione amministrativa su tutto il territorio nazionale.

 

La riformulazione dell’art. 29, co. 1, della L. 241/1990, include pertanto tra le disposizioni della legge applicabili a tutte le amministrazioni pubbliche quelle di cui:

§      all’art. 2-bis, concernente le Conseguenze per il ritardo dell’amministrazione nella conclusione del procedimento, introdotto dall’art. 7 del disegno di legge in esame (per il quale si rinvia alla relativa scheda di lettura);

§      all’art. 11 (Accordi integrativi o sostitutivi del provvedimento), che disciplina la facoltà delle amministrazioni procedenti di concludere, senza pregiudizio dei diritti dei terzi e in ogni caso nel perseguimento del pubblico interesse, accordi con gli interessati al fine di determinare il contenuto discrezionale del provvedimento finale ovvero in sostituzione di questo;

§      all’art. 15 (Accordi fra pubbliche amministrazioni), ai sensi del quale le amministrazioni pubbliche possono sempre concludere accordi tra loro per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune;

§      all’art. 25, commi 5, 5-bis e 6, che disciplinano le modalità di ricorso al giudice amministrativo contro le determinazioni concernenti il diritto di accesso;

§      al capo IV-bis (artt. da 21-bis a 21-novies), che disciplina l’efficacia e le ipotesi di invalidità del provvedimento amministrativo, nonché gli istituti della revoca e del recesso.

 

Ai sensi del vigente art. 29, co. 1, alle amministrazioni pubbliche diverse da quelle statali e dagli enti pubblici nazionali si applicano le sole disposizioni in tema di giustizia amministrativa. Si ricorda in proposito che l’art. 117, 2° co., lett. l), Cost., affida la “giustizia amministrativa” alla competenza legislativa esclusiva allo Stato.

Il co. 2 dell’art. 29 – non modificato dal testo in esame – individua un ulteriore ambito di influenza della legge nei confronti delle autonomie. Le Regioni e gli enti locali hanno la facoltà di regolare in modo autonomo la propria azione amministrativa, con due condizioni: il rispetto del sistema costituzionale e delle garanzie del cittadino nei riguardi dell’azione amministrativa, così come definite dai principi stabiliti nella L. 241/1990.

 

Il testo in esame non modifica il co. 2 dell’art. 29, ma aggiunge all’articolo quattro ulteriori commi, nei quali individua con più precisione quali disposizioni della L. 241/1990, in quanto riguardanti la tutela del cittadino nei confronti dell’azione amministrativa, attengono ai livelli essenziali delle prestazioni, la cui disciplina è affidata dalla Costituzione alla competenza legislativa esclusiva dello Stato (art. 117, co. 2°, lett. m), Cost.), e pertanto sono vincolanti anche per le Regioni e gli enti locali.

Le disposizioni in questione riguardano (nuovo co. 2-bis dell’art. 29 della L. 241/1990):

§         la partecipazione dell'interessato al procedimento;

§         l’individuazione del responsabile del procedimento;

§         l’obbligo di conclusione del provvedimento entro il termine prefissato;

§         il diritto di accesso alla documentazione amministrativa;

§         la durata massima dei procedimenti.

In pratica, il meccanismo previsto dal testo vigente della L. 241/1990 (art. 22, co. 2) per il solo diritto di accesso, viene ora esteso a gran parte degli altri istituti della L. 241/1990.

 

Si ricorda in proposito che la Corte costituzionale, nella sentenza n. 399 del 2006, proprio richiamando la disposizione dell’articolo 22, comma 2, della L. 241/1990 (come modificato dalla L. 15/2005) ha riconosciuto che l’accesso ai documenti amministrativi attiene, di per sé, ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali. Secondo la Corte, «dalla norma costituzionale e dalla legge statale citate emerge un sistema composito di tutela del diritto all’accesso, che si articola nella necessaria disciplina statale dei livelli essenziali e nella eventuale disciplina regionale o locale di livelli ulteriori.»

 

Viene, poi, individuato un altro gruppo di disposizioni della legge anch’esse ritenute indispensabili per garantire i livelli essenziali delle prestazioni, la cui applicazione può essere però oggetto di intesa tra Stato e Regioni.

Si tratta dell’istituto del silenzio assenso e di quello di dichiarazione di inizio attività, per i quali possono essere individuati, in sede di Conferenza unificata, ulteriori casi, rispetto alla disciplina recata dalla L. 241/1990, di non applicazione a livello locale (così il nuovo co. 2-ter introdotto nell’art. 29 della L. 241/1990).

Il nuovo co. 2-quater vieta alle Regioni e agli enti locali di stabilire, negli ambiti sopra indicati, garanzie inferiori a quelle stabilite nella L. 241/1990, consentendo loro di prevedere livelli più alti di tutela.

Infine, è prevista la consueta clausola di applicazione delle norme alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome, le quali adeguano la propria legislazione secondo i rispettivi statuti (nuovo co. 2-quinques).

Modificazioni proposte dall’articolo 29 al testo della L. 241/1990

L. 241/1990 (testo vigente)

L. 241/1990 (A.C. 1441, art. 29)

[…]

[…]

Art. 22
(Definizioni e princìpi in materia di accesso)

Art. 22
(Definizioni e princìpi in materia di accesso)

[…]

[…]

2. L'accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale dell'attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l'imparzialità e la trasparenza, ed attiene ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione. Resta ferma la potestà delle regioni e degli enti locali, nell'àmbito delle rispettive competenze, di garantire livelli ulteriori di tutela.

2. L'accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale dell'attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l'imparzialità e la trasparenza.

[…]

[…]

Art. 29
(Àmbito di applicazione della legge)

Art. 29
(Àmbito di applicazione della legge)

1. Le disposizioni della presente legge si applicano ai procedimenti amministrativi che si svolgono nell'àmbito delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali e, per quanto stabilito in tema di giustizia amministrativa, a tutte le amministrazioni pubbliche.

1. Le disposizioni della presente legge si applicano alle amministrazioni statali e agli enti pubblici nazionali. Le disposizioni della presente legge si applicano, altresì, alle società con totale o preva­lente capitale pubblico, limitatamente all'esercizio delle funzioni amministra­tive. Le disposizioni di cui agli articoli 2-bis, 11, 15 e 25, commi 5, 5-bis e 6, nonché quelle del capo IV-bis si applicano a tutte le amministrazioni pubbliche.

2. Le regioni e gli enti locali, nell'àmbito delle rispettive competenze, regolano le materie disciplinate dalla presente legge nel rispetto del sistema costituzionale e delle garanzie del cittadino nei riguardi dell'azione amministrativa, così come definite dai princìpi stabiliti dalla presente legge.

2. [Identico].

 

2-bis. Attengono ai livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, le disposizioni della presente legge concernenti gli obblighi per la pubblica amministrazione di garantire la partecipazione dell'inte­ressato al procedimento, di indivi­duarne un responsabile, di concluderlo entro il termine prefissato e di assicurare l'accesso alla documenta­zione amministrativa, nonché quelle relative alla durata massima dei procedimenti.

 

2-ter. Attengono altresì ai livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, le disposizioni della presente legge concernenti la dichiarazione di inizio attività e il silenzio assenso, salva la possibilità di individuare, con intese in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, casi ulteriori in cui tali disposizioni non si applicano.

 

2-quater. Le regioni e gli enti locali, nel disciplinare i procedimenti ammini­strativi di loro competenza, non possono stabilire garanzie inferiori a quelle assicurate ai privati dalle disposizioni attinenti ai livelli essenziali delle prestazioni di cui ai commi 2-bis e 2-ter, ma possono prevedere livelli ulteriori di tutela.

 

2-quinquies. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano adeguano la propria legislazione alle disposizioni del presente articolo, secondo i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione.

[…]

[…]

 

 

 

 


 

Articolo 11, commi 1 e 2
(Delega al Governo in materia di nuovi servizi erogati dalle farmacie nell'ambito del Servizio sanitario nazionale)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 9.

(Disposizioni concernenti i comuni con popolazione sino a 5.000 abitanti).

Art. 11.

(Delega al Governo in materia di nuovi servizi erogati dalle farmacie nell'ambito del Servizio sanitario nazionale nonché disposizioni concernenti i comuni con popolazione sino a 5.000 abitanti).

      1. Il Governo è delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi finalizzati all'individuazione di nuovi servizi a forte valenza socio-sanitaria erogati dalle farmacie pubbliche e private nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

      1. Ferme restando le competenze regionali, il Governo è delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi finalizzati all'individuazione di nuovi servizi a forte valenza socio-sanitaria erogati dalle farmacie pubbliche e private nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

          a) assicurare, nel rispetto di quanto previsto dai singoli piani regionali socio-sanitari, la partecipazione delle farmacie al servizio di assistenza domiciliare integrata a favore dei pazienti residenti nel territorio della sede di pertinenza di ciascuna farmacia, a supporto delle attività del medico di medicina generale, anche con l'obiettivo di garantire il corretto utilizzo dei medicinali prescritti e il relativo monitoraggio, al fine di favorire l'aderenza dei malati alle terapie mediche;

          a) identica;

          b) collaborare ai programmi di educazione sanitaria della popolazione realizzati a livello nazionale e regionale, nel rispetto di quanto previsto dai singoli piani regionali socio-sanitari;

          b) identica;

          c) realizzare, nel rispetto di quanto previsto dai singoli piani regionali socio-sanitari, campagne di prevenzione delle principali patologie a forte impatto sociale, anche effettuando analisi di laboratorio di prima istanza nei limiti e alle condizioni stabiliti con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, restando in ogni caso esclusa l'attività di prelievo di sangue o di plasma mediante siringhe;

          c) identica;

          d) consentire, nel rispetto di quanto previsto dai singoli piani regionali socio-sanitari, la prenotazione in farmacia di visite ed esami specialistici presso le strutture pubbliche e private convenzionate, anche prevedendo la possibilità di pagamento delle relative quote di partecipazione alla spesa a carico del cittadino e di ritiro del referto in farmacia;

          d) identica;

          e) prevedere forme di remunerazione delle attività di cui al presente comma da parte del Servizio sanitario nazionale entro il limite dell'accertata diminuzione degli oneri derivante, per il medesimo Servizio sanitario nazionale, per le regioni e per gli enti locali, dallo svolgimento delle suddette attività da parte delle farmacie, e comunque senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;

          e) identica;

          f) rivedere i requisiti di ruralità di cui agli articoli 2 e seguenti della legge 8 marzo 1968, n. 221, al fine di riservare la corresponsione dell'indennità annua di residenza prevista dall'articolo 115 del testo unico delle leggi sanitarie, di cui al regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni, in presenza di situazioni di effettivo disagio in relazione alla localizzazione delle farmacie e all'ampiezza del territorio servito.

          f) identica.

      2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Gli schemi dei decreti legislativi adottati ai sensi del presente comma, ciascuno dei quali corredato di relazione tecnica sugli effetti finanziari delle disposizioni in esso contenute, sono trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili di carattere finanziario, che sono resi entro trenta giorni dalla data di trasmissione dei medesimi schemi di decreto. Decorso il termine di cui al periodo precedente, i decreti legislativi possono essere comunque adottati.

      2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Gli schemi dei decreti legislativi adottati ai sensi del presente comma, ciascuno dei quali corredato di relazione tecnica sugli effetti finanziari delle disposizioni in esso contenute, sono trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili di carattere finanziario, che sono resi entro trenta giorni dalla data di trasmissione dei medesimi schemi di decreto. Decorso il termine di cui al periodo precedente, i decreti legislativi possono essere comunque adottati.

(…)

(…)

 

 

L’articolo 11, ai commi 1 e 2, prevede e disciplina una delega al Governo, da esercitare entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge, concernente: l'individuazione, per la farmacie pubbliche e private, di nuovi servizi e funzioni; e la revisione dei requisiti di ruralità. Conseguentemente, nel corso dell’esame presso il Senato, è stata modificata la rubrica dell’articolo 11 in modo da comprendere anche le fattispecie disciplinate dai commi sopraccitati.

Le lettere da a) a e) del comma 1 definiscono i principii e i criteri direttivi per l'attuazione della parte della delega riguardante i nuovi servizi e funzioni, che le farmacie pubbliche e private devono svolgere nell'àmbito del Servizio sanitario nazionale: in tale ambito è stata approvata dal Senato una modifica diretta a salvaguardare espressamente le competenze regionali in materia.

Più specificamente, i principi sopraccitati attengono alla partecipazione delle farmacie al servizio di assistenza domiciliare integrata in favore dei pazienti (lettera a), alla collaborazione delle stesse ai programmi di educazione sanitaria della popolazione nonché allo svolgimento di campagne di prevenzione delle principali patologie a forte impatto sociale[30] (lettere b e c), e all’espletamento delle attività connesse alla prenotazione, alla riscossione delle quote di partecipazione e al ritiro dei referti di visite specialistiche presso le strutture sanitarie pubbliche e private convenzionate.

La lettera e) prescrive che gli oneri derivanti dalla remunerazione delle nuove attività svolte dalle farmacie debbano essere contenuti entro il conseguente risparmio di spesa per il Servizio sanitario Nazionale.

Come già ricordato la delega comprende anche (lettera f)) la revisione dei requisiti di ruralità delle farmacie, ai fini della corresponsione dell'indennità annua di residenza; l’erogazione di quest’ultima è consentita soltanto in presenza di situazioni di effettivo disagio, in relazione all'ubicazione delle farmacie e all'ampiezza del territorio servito.

 

Si ricorda che, in base alla normativa statale vigente , l'indennità annua di residenza compete alle farmacie ubicate in comuni o centri abitati con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti o anche - a determinate condizioni reddituali - a quelle site in località con popolazione compresa tra i 3.000 e i 4.999 abitanti. La misura dell'indennità varia in relazione a determinate fasce demografiche. Occorre, tuttavia, ricordare che con leggi regionali si è provveduto non solo ad aggiornare gli importi in esame, ma anche a modificare i requisiti - sempre, in ogni caso, nell'àmbito del limite di 4.999 abitanti (o di quello suddetto di 2.999 abitanti) -.

 

 

 


Articolo 11, comma 3
(Disposizioni concernenti i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 9.

(Disposizioni concernenti i comuni con popolazione sino a 5.000 abitanti).

Art. 11.

(Delega al Governo in materia di nuovi servizi erogati dalle farmacie nell'ambito del Servizio sanitario nazionale nonché disposizioni concernenti i comuni con popolazione sino a 5.000 abitanti).

(…)

(…)

 

      3. Nel caso in cui ai comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti siano richiesti da qualsiasi pubblica amministrazione atti, documenti, provvedimenti, copia degli stessi, dati, rilevazioni statistiche e informazioni che siano o debbano essere già nella disponibilità di altri enti pubblici, gli uffici comunali di riferimento sono tenuti unicamente ad indicare presso quali enti, amministrazioni o uffici siano disponibili gli atti, i dati o le informazioni loro richieste, senza che tale procedura comporti alcuna penalizzazione.

 

 

L’articolo 9 del testo approvato dalla Camera (divenuto articolo 11 dell’A.C. 1441-bis-B in esame) recava disposizioni concernenti i comuni, che sono state soppresse o stralciate nel corso dell’esame al Senato.

 

In particolare, è stato disposto lo stralcio delle seguenti disposizioni:

§         commi 3, 4 e 5, recanti norme in materia di ordinamento finanziario e contabile degli enti locali con finalità di semplificazione dell’ordinamento finanziario dei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti;

§         comma 6, recante delega al Governo per il riordino dei compiti e delle funzioni del segretario comunale nei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti.

Sono stati invece soppressi i commi 7 e 8, che differivano al 1° marzo 2009 il termine recato dall’art. 2, co. 28, della legge finanziaria 2008 (L. 244/2007), che dispone l’adesione dei comuni ad un’unica forma associativa per quanto concerne consorzi, unioni di comuni ed esercizio associato di funzioni e servizi (artt. 31-33 del TUEL). Il termine in questione, in origine fissato al 30 settembre 2008 e già in precedenza prorogato, è stato nel frattempo differito al 1° gennaio 2010 dal dall'art. 3, co. 1-ter del D.L. 207/2008[31].

 

Per altro verso, il Senato ha introdotto nel medesimo articolo un nuovo comma 3, volto a semplificare taluni adempimenti amministrativi a carico dei comuni di minori dimensioni.

La disposizione ha per destinatari i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti e prevede che, qualora altre pubbliche amministrazioni facciano richiesta di atti o documenti, ovvero di dati, rilevazioni statistiche e altre informazioni, che siano già o debbano essere nella disponibilità di altri enti pubblici, i competenti uffici comunali non siano tenuti alla trasmissione, ma possano limitarsi a segnalare gli enti, amministrazioni o uffici presso i quali gli atti o i dati richiesti si trovano, “senza che tale procedura comporti alcuna penalizzazione”.

 

È in corso di esame presso le Commissioni riunite V e VIII della Camera in sede referente la proposta di legge A.C. 54 (on. Realacci), recante Misure per il sostegno e la valorizzazione dei comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti nonché dei comuni compresi nelle aree naturali protette.

 

 


 

Articolo 12
(Delega al Governo per l’adozione di decreti legislativi integrativi
e correttivi in materia ambientale)

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 12.

(Delega al Governo per l'adozione di decreti legislativi integrativi e correttivi in materia ambientale).

 

      1. Il Governo è delegato ad adottare, entro il 30 giugno 2010, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi emanati ai sensi dell'articolo 1 della legge 15 dicembre 2004, n. 308, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi stabiliti dalla stessa legge.

 

      2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, con il Ministro per le politiche europee e con gli altri Ministri interessati, sentito il Consiglio di Stato e acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

 

      3. Il Governo trasmette alle Camere gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1, accompagnati dall'analisi tecnico-normativa e dall'analisi dell'impatto della regolamentazione, per l'espressione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari. Ciascuna Commissione esprime il proprio parere entro trenta giorni dalla data di assegnazione degli schemi dei decreti legislativi. Decorso inutilmente tale termine, i decreti legislativi possono essere comunque emanati.

 

L’articolo 12 – introdotto nel corso dell’esame al Senato - reca una delega al governo – da esercitare entro il 30 giugno 2010 - in materia ambientale.

 

Si ricorda che la materia ambientale è stata recentemente oggetto di una ampia delega (recata dall'art.1 della legge 15 dicembre 2004, n. 308) che ha portato all’emanazione del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (cd. Codice ambientale), il quale ha operato un generale riordino della normativa: esso ha infatti uniformato e razionalizzato la normativa per le valutazioni ambientali (VIA, VAS e IPPC), le norme sulla difesa del suolo e per la tutela delle acque dall’inquinamento e per la gestione delle risorse idriche, quelle in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati, la normativa sulla riduzione dell'inquinamento atmosferico e quella in materia di tutela risarcitoria contro i danni all’ambiente.

Il codice è entrato in vigore il 29 aprile 2006, ad eccezione della Parte II in materia di VIA, VAS e IPCC, la cui entrata in vigore al 31 luglio 2007 era stata da ultimo disposta dall’art. 5, comma 2, del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300[32].

L’art. 1, comma 6, della legge delega n. 308/2004 aveva stabilito che, entro due anni dall’entrata in vigore di ciascuno dei citati decreti legislativi (ovvero entro il 29 aprile 2008), il governo potesse emanare disposizioni integrative o correttive, sulla base di una relazione motivata presentata alle Camere dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio contenente le disposizioni dei decreti legislativi su cui si intendeva intervenire e le ragioni dell'intervento normativo proposto. In attuazione di tale disposizione sono stati emanati due decreti correttivi (d.lgs. 8 novembre 2006, n. 284 e d.lgs. 16 gennaio 2008, n. 4).

Si osserva, in proposito, che l’intero decreto reca poi, una serie assai lunga di rinvii a successivi atti attuativi molti dei quali non ancora emanati. Si ricorda, infine, che modifiche al Codice ambientale sono state inserite anche in alcuni provvedimenti d’urgenza varati successivamente all’entrata in vigore del d.lgs. n. 152[33].

 

Quanto alla procedura di adozione dei decreti legislativi, il comma 2 prevede che essi siano adottati su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, con il Ministro per le politiche europee e con gli altri Ministri interessati, sentito il Consiglio di Stato e acquisito il parere della Conferenza unificata.

Ai sensi del comma 3, le Commissioni parlamentari esprimono il parere entro trenta giorni dalla data di assegnazione degli schemi dei decreti legislativi, che devono essere accompagnati dall'analisi tecnico-normativa e dall'analisi dell'impatto della regolamentazione. Decorso inutilmente tale termine, i decreti legislativi possono essere comunque emanati.

 

In proposito, si ricorda che la precedente legge delega prevedeva (art. 1, comma 5 un doppio parere da parte delle Commissioni parlamentari, riferito – rispettivamente – allo schema di decreto originariamente approvato dal governo e ad una successiva versione, ritrasmessa alle Camere, comprensiva delle modifiche e integrazioni apportate a seguito dei pareri parlamentari. Tale procedura ha consentito una effettiva partecipazione del Parlamento anche nella fase di attuazione della delega[34].

 

Quanto ai princìpi e criteri direttivi della delega, il comma 1 rinvia a quelli stabiliti dalla precedente legge delega n. 308 del 2004.

 

Si ricorda che l’articolo 1, comma 8, della legge n. 308 del 2004, individua i seguenti principi e criteri direttivi generali, comuni cioè a tutti i settori e a tutte le materie della delega:

a) salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell'ambiente, della protezione della salute umana, dell'utilizzazione delle risorse naturali, della promozione sul piano internazionale delle norme destinate a risolvere i problemi dell'ambiente;

b) maggiore efficienza e tempestività dei controlli ambientali, nonché certezza delle sanzioni;

c) invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica;

d) sviluppo e coordinamento degli incentivi e disincentivi volti a sostenere l'adozione delle migliori tecnologie disponibili nonché il risparmio e l'efficienza energetica, e a rendere più efficienti le azioni di tutela dell'ambiente e di sostenibilità dello sviluppo;

e) piena e coerente attuazione delle direttive comunitarie, al fine di garantire elevati livelli di tutela dell'ambiente e di contribuire in tale modo alla competitività dei sistemi territoriali e delle imprese, evitando fenomeni di distorsione della concorrenza;

f) affermazione dei princìpi comunitari di prevenzione, di precauzione, di correzione e riduzione degli inquinamenti e dei danni ambientali e del principio «chi inquina paga»;

g) previsione di misure che assicurino la tempestività e l'efficacia dei piani e dei programmi di tutela ambientale;

h) previsione di misure che assicurino l'efficacia dei controlli e dei monitoraggi ambientali;

i) coordinamento e l'integrazione della disciplina del sistema sanzionatorio, amministrativo e penale;

l) semplificazione amministrativa, anche mediante il ricorso a regolamenti di delegificazione;

m) riaffermazione del ruolo delle regioni, ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione;

n) adozione di strumenti economici volti ad incentivare le piccole e medie imprese ad aderire ai sistemi di certificazione ambientale.

Il successivo comma 9 stabilisce i principi e i criteri direttivi specifici per l’esercizio della delega nei diversi settori e materie da questa interessati, tra i quali si ricordano in particolare:

a) quanto ai rifiuti, assicurare un'efficace azione per l'ottimizzazione quantitativa e qualitativa della produzione, finalizzata, comunque, a ridurne la quantità e la pericolosità; semplificare e razionalizzare le procedure di gestione dei rifiuti speciali; promuovere il riciclo e il riuso dei rifiuti; razionalizzare il sistema di raccolta e di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, mediante la definizione di ambiti territoriali di adeguate dimensioni all'interno dei quali siano garantiti la costituzione del soggetto amministrativo competente, il graduale passaggio allo smaltimento secondo forme diverse dalla discarica e la gestione affidata tramite procedure di evidenza pubblica;

b) quanto alle acque, dare piena attuazione alla gestione del ciclo idrico integrato; promuovere il risparmio idrico favorendo l'introduzione e la diffusione delle migliori tecnologie per l'uso e il riutilizzo della risorsa; pianificare, programmare e attuare interventi diretti a garantire la tutela e il risanamento dei corpi idrici superficiali e sotterranei, previa ricognizione degli stessi;

c) quanto al suolo, rimuovere gli ostacoli alla piena operatività degli organi amministrativi e tecnici preposti alla tutela e al risanamento del suolo e del sottosuolo, superando la sovrapposizione tra i diversi piani settoriali di rilievo ambientale e coordinandoli con i piani urbanistici; valorizzare gli organismi a composizione mista statale e regionale; adeguare la disciplina dell'attività di risanamento idrogeologico del territorio e della messa in sicurezza delle situazioni a rischio; prevedere meccanismi premiali a favore dei proprietari delle zone agricole e dei boschi che investono per prevenire fenomeni di dissesto idrogeologico, nel rispetto del piano di bacino;

d) quanto alle aree protette, confermare le finalità della legge quadro 6 dicembre 1991, n. 394; estendere la percentuale di territorio sottoposto a salvaguardia e valorizzazione ambientale; articolare le misure di salvaguardia in relazione alle specifiche situazioni territoriali; armonizzare e coordinare le funzioni previste dalle convenzioni internazionali e dalla normativa comunitaria per la conservazione della biodiversità;

Si segnala peraltro che la delega sulle aree protette non è stata esercitata.

e) quanto al danno ambientale, conseguire l'effettività delle sanzioni amministrative per danno ambientale; rivedere le procedure relative agli obblighi di ripristino, al fine di garantire l'efficacia delle prescrizioni delle autorità competenti e il risarcimento del danno; definire le modalità di quantificazione del danno; prevedere meccanismi premiali per coloro che assumono comportamenti ed effettuano investimenti per il miglioramento della qualità dell'ambiente sul territorio nazionale;

f) quanto alla valutazione di impatto ambientale, garantire il pieno recepimento della direttive comunitarie in materia di VIA e VAS e semplificarne le procedure; introdurre un sistema di controlli idoneo; garantire il completamento delle procedure in tempi certi; prevedere l'estensione della procedura di IPPC ai nuovi impianti; accorpare in un unico provvedimento di autorizzazione le diverse autorizzazioni ambientali;

g) quanto all’aria, riordinare la normativa in materia di tutela dell'aria e di riduzione delle emissioni in atmosfera, mediante una revisione della disciplina per le emissioni di gas inquinanti in atmosfera, nel rispetto delle norme comunitarie.

Profili finanziari

La relazione tecnica non considera le norme, essendo le stesse state introdotte nel corso dell’esame al Senato.

 

Nulla da osservare al riguardo, nel presupposto che l’adozione di uno o più decreti legislativi in materia ambientale, ai sensi dell’articolo 1 della L. 308/2004 (Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione), avvenga senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

In proposito, si ricorda che la stessa L. 308/2004, all’articolo 1, comma 1, specifica che l’adozione dei relativi decreti legislativi deve avvenire senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, condizione ribadita peraltro al successivo comma 8, lettera c), dove tra i princìpi e i criteri direttivi viene esplicitata l’invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea

Politica ambientale

Il 2 luglio 2008 la Commissione ha adottato il quinto riesame della politica ambientale (COM(2008)409), che illustra i maggiori sviluppi della politica ambientale dell’Unione intervenuti nel 2007, sottolineando la necessità di integrare sempre di più la politica ambientale con la dimensione socioeconomica, con le politiche settoriali e con settori strategici.

Rifiuti

Il 3 dicembre 2008 la Commissione ha presentato un libro verde sulla gestione dei rifiuti organici biodegradabili nella UE (COM(2008)811) con cui prospetta la necessità di definire nuove norme legislative per contribuire a incrementare il riciclaggio e il recupero energetico dei rifiuti organici, e con cui stimolare il dibattito tra tutte le parti interessate per aiutare la Commissione a valutare la necessità di ulteriori interventi a livello UE.

Il documento della Commissione prende le mosse dalla constatazione per cui l’energia che può essere generata dai rifiuti organici nella forma di biogas o di energia termica può contribuire in misura significativa alla lotta ai cambiamenti climatici. Inoltre, il compost di qualità potrebbe favorire la biodiversità e la difesa del suolo. In base all’esito della consultazione conclusa il 15 marzo 2009, la Commissione si riserva di prendere ulteriori iniziative in materia.

Il 3 dicembre 2008 la Commissione ha, inoltre, presentato una proposta di rifusione della direttiva sulla restrizione dell'uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (COM(2008)809), intesa a migliorare la normativa esistente (direttiva 2002/95/CE nota anche come direttiva RoHS – Restriction of Hazardous Substances), ed unaproposta di rifusione della direttiva direttiva 2002/96/CE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) (COM(2008) 810), che mira a ridurre l’impatto ambientale di tale tipologia di rifiuti.

Le proposte, che seguono la procedura di codecisione, potrebbero essere esaminate in prima lettura dal Parlamento europeo il 24 novembre 2009.

Biodiversità

Il 3 dicembre 2008 la Commissione ha presentato la comunicazione “Verso una strategia comunitaria per le specie invasive” (COM(2008)789), intesa a descrivere la natura della minaccia posta dalle specie invasive (SI) e i possibili approcci alla soluzione del problema.

Il 16 dicembre 2008 la Commissione ha presentato una comunicazione sulla valutazione intermedia dell’attuazione del piano d’azione comunitario sulla biodiversità (COM(2008)864).

Emissioni di ozono

Il 1º agosto 2008 la Commissione ha presentato la comunicazioneCompletare l’eliminazione delle sostanze che riducono lo strato di ozono — Legiferare meglio: costruire su 20 anni di successi”, alla quale ha affiancato una proposta di rifusione del regolamento sulle sostanze che riducono lo strato di ozono (COM(2008)505), intesa ad unire in un unico testo sia le disposizioni originarie che rimangono invariate, sia una serie di modifiche sostanziali intese a semplificare, razionalizzare e rafforzare il regolamento n. 2037/2000.

La proposta, che segue la procedura di codecisione, potrebbe essere esaminata dal Parlamento europeo in prima lettura nella seduta plenaria del 26 marzo 2009.

Acque

Attraverso un ampio processo di consultazione, avviato nel 2003 e tuttora in corso, la Commissione sta valutando, insieme con gli Stati membri e gli altri soggetti interessati, diverse opzioni per la revisione della direttiva 98/83/CE del 3 novembre 1998, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, al fine di adattare la legislazione esistente ai progressi scientifici e tecnologici e ad alle implicazioni scaturite dall’allargamento dell’UE.

In particolare, tale processo è rivolto ad integrare nella nuova proposta i concetti di valutazione e gestione dei rischi connessi alla produzione e distribuzione dell’acqua potabile all’interno di un approccio legato alla pianificazione della sicurezza dell’acqua (Water Safety Approach – WSP).

Il 12 marzo 2009 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzionesulle risorse idriche in vista del quinto Forum mondiale dell'acqua a Istanbul dal 16 al 22 marzo 2009.

Il Parlamento europeo considera l'acqua un bene comune dell'umanità e ritiene che l'accesso all'acqua potabile dovrebbe costituire un diritto fondamentale e universale; inoltre, sottolinea che l'acqua, nella sua qualità di bene pubblico, dovrebbe essere messa sotto controllo pubblico indipendemente dal fatto che se ne deleghi la gestione a soggetti privati.

Suolo

Il 22 settembre 2006 la Commissione ha presentato una comunicazione relativa ad una strategia tematica per la protezione del suolo (COM(2006)231)unitamente ad una proposta di direttiva che istituisce un quadro per la protezione del suolo e modifica la direttiva 2004/35/CE(COM(2006)232). La Commissione propone diverse misure quali l’individuazione di zone a rischio, la predisposizione di piani nazionali per conseguire riduzione di tali rischi o di strategie nazionali per la bonifica delle aree contaminate, attraverso le quali gli Stati membri potranno evitare il degrado del suolo.

La proposta, che segue la procedura di codecisione, è stata approvata in prima lettura dal Parlamento europeo il 14 novembre 2007, ma resta tuttora in attesa dell’esame da parte del Consiglio a causa di contrasti sorti nel suo seno, in particolare per l'opposizione di Regno Unito, Germania, Francia, Austria e Paesi Bassi contrari al ricorso alla direttiva come strumento legislativo.

Procedure di contenzioso

In materia ambientale, al 19 marzo 2009 risultano aperte nei confronti dell’Italia 43 procedure d’infrazione tra le quali si segnala quella relativa all’emergenza rifiuti in Campania, per la quale il 3 luglio 2008 la Commissione europea ha presentato un ricorso con cui deferisce formalmente l’Italia davanti alla Corte di giustizia[35].

Più recentemente, si segnala che il 19 febbraio 2009 la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato[36] contestando all’Italia di non avere ottemperato agli obblighi previsti dalla direttiva 91/271/CE in materia di trattamento delle acque reflue urbane.

In particolare, la Commissione ritiene che l’Italia non abbia provveduto ad istituire, entro il termine massimo del 31 dicembre 2000 stabilito dalla direttiva in questione, sistemi adeguati per la raccolta e il trattamento delle acque in 299 centri urbani con oltre 15.000 abitanti. Qualora la Commissione rilevi il persistere dello stato di infrazione potrebbe decidere di deferire l’Italia di fronte alla Corte di giustizia europea.

 


 

Articolo 13
(Cooperazione allo sviluppo internazionale)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 10.

(Cooperazione allo sviluppo internazionale).

Art. 13.

(Cooperazione allo sviluppo internazionale).

      1. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro degli affari esteri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definite le modalità semplificate di svolgimento delle procedure amministrative e contrattuali riguardanti:

      1. Identico.

          a) gli interventi di cooperazione a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione nei Paesi indicati dal decreto-legge 31 gennaio 2008, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 marzo 2008, n. 45;

 

          b) gli interventi nelle ulteriori aree individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro degli affari esteri, finalizzati al superamento delle criticità di natura umanitaria, sociale o economica.

 

      2. Con il decreto di cui al comma 1 sono stabiliti, in particolare:

      2. Identico.

          a) le modalità di approvazione degli interventi, in conformità all'articolo 11, comma 3, della legge 26 febbraio 1987, n. 49, e successive modificazioni, e all'articolo 11, comma 1, del decreto-legge 1o luglio 1996, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1996, n. 426;

 

          b) le specifiche e motivate deroghe alle norme di contabilità generale dello Stato;

 

          c) i presupposti per il ricorso ad esperti e a consulenti tecnici e giuridici;

 

          d) le modalità di svolgimento delle procedure negoziate.

 

 

      3. Il decreto di cui al comma 1, relativamente agli interventi di cooperazione di cui alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, è emanato nel rispetto delle disposizioni, contenute nel regolamento di cui all'articolo 5 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, attuative di quanto previsto dal comma 6 del medesimo articolo 5.

      3. Nell'individuazione delle aree di intervento di cui al comma 1, lettera b), è data priorità ai Paesi che hanno sottoscritto accordi di rimpatrio o di collaborazione nella gestione dei flussi dell'immigrazione clandestina ovvero diretti ad agevolare l'esecuzione delle pene detentive delle persone condannate in Italia presso gli istituti esistenti nei luoghi di origine delle medesime.

      4. Nell'individuazione delle aree di intervento di cui al comma 1, lettera b), è data priorità ai Paesi che hanno sottoscritto accordi di rimpatrio o di collaborazione nella gestione dei flussi dell'immigrazione clandestina ovvero diretti ad agevolare l'esecuzione delle pene detentive delle persone condannate in Italia presso gli istituti esistenti nei luoghi di origine delle medesime. È inoltre attribuita priorità ai progetti con i Paesi terzi per il rimpatrio volontario degli stranieri titolari di permesso di soggiorno che si trovino in stato di disoccupazione a causa della crisi economica.

      4. Lo schema del decreto di cui al comma 1 è trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili di carattere finanziario. Il termine per l'espressione del parere è stabilito in trenta giorni dalla data di trasmissione. Decorso inutilmente il predetto termine, il decreto può essere comunque emanato.

      5. Identico.

      5. Oltre alla dotazione finanziaria assegnata da parte del Ministero degli affari esteri, le sedi all'estero possono disporre di somme erogate da parte della Commissione europea o di altri Stati membri dell'Unione europea per la realizzazione di interventi di cooperazione allo sviluppo per conto degli stessi donatori. I finanziamenti di cui al presente comma sono gestiti e rendicontati secondo la normativa prevista dalla Commissione europea relativamente al trasferimento di fondi agli Stati membri.

      6. Identico.

 

      7. Per la realizzazione delle attività di cooperazione nel campo della ricerca e dello sviluppo industriale, scientifico e tecnologico con il Governo dello Stato d'Israele, di cui alla legge 11 luglio 2002, n. 154, lo stanziamento previsto a decorrere dal 2004 è incrementato di euro 2.000.000 a decorrere dal 2009.

 

      8. All'onere derivante dall'attuazione della disposizione di cui al comma 7, pari ad euro 2.000.000 a decorrere dall'anno 2009, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, come determinata dalla Tabella C allegata alla legge 22 dicembre 2008, n. 203.

 

      9. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

 

L'articolo 13 riguarda le procedure amministrative e contrattuali con cui si attuano gli interventi di cooperazione internazionale sia per la costruzione e il mantenimento della pace, sia per il superamento delle emergenze umanitarie sociali ed economiche.

In particolare, il comma 1 prevede che, al fine di semplificare le modalità di svolgimento di tali procedure amministrative e contrattuali, il Ministro degli affari esteri emani un decreto, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, entro il termine di due mesi dall’entrata in vigore del provvedimento in esame.

Gli interventi di cooperazione interessati dalla norma sono, come accennato, di due tipi:

a)      interventi di cooperazione a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione nei Paesi indicati dal decreto-legge 31 gennaio 2008, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 marzo 2008, n. 45 Disposizioni urgenti in materia di interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché relative alla partecipazione delle Forze armate e di polizia a missioni internazionali.

b)      interventi per fronteggiare emergenze di carattere umanitario, sociale o economico in aree che saranno di volta in volta individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro degli affari esteri.

Il comma 2 specifica i contenuti del Decreto del Ministro degli esteri, che deve contenere: le modalità di approvazione degli interventi; le deroghe alle norme di contabilità generale dello Stato; i presupposti per il ricorso ad esperti e a consulenti; le modalità di svolgimento delle procedure negoziate.

In particolare, le modalità di approvazione dovranno essere conformi all’articolo 11, co. 3 della legge n. 49 del 1987[37], nonché all’articolo 11, co. 1, del D.L. n. 347 del 1996[38] convertito, con modificazioni, dalla legge n. 426 del 1996.

 

Il comma 3, introdotto nel corso dell’esame al Senato, precisa che, relativamente agli interventi di cooperazione allo sviluppo, il decreto del Ministro degli esteri, di cui al comma 1, dovrà rispettare il dettato del regolamento di cui all’art. 5, comma 6, del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163[39].

 

La norma contenuta nel comma 6 dell’art. 5 del D.Lgs 163/2006 ha lo scopo di assicurare la compatibilità con gli ordinamenti esteri delle procedure di affidamento ed esecuzione dei lavori, servizi e forniture, eseguiti sul territorio dei rispettivi Stati esteri, nell'ambito di attuazione della legge 26 febbraio 1987, n. 49, sulla cooperazione allo sviluppo. A tal fine, esso prevede che, il regolamento – previsto dal comma 1 del medesimo art. 5 del citato D.Lgs 163 - recante la disciplina esecutiva e attuativa del codice dei contratti pubblici in relazione ad alcune sue parti, debba tenere conto della specialità delle condizioni per la realizzazione di lavori, servizi e forniture, e delle procedure applicate in materia dalle organizzazioni internazionali e dall’Unione europea.

 

Il comma 4 specifica che le aree di intervento per fronteggiare emergenze di carattere umanitario, sociale o economico di cui al comma 1, lettera b) sono individuate dando priorità ai Paesi che hanno sottoscritto accordi di riammissione, di collaborazione nella gestione dei flussi dell’immigrazione clandestina, o accordi per agevolare l’esecuzione di pene detentive delle persone condannate in Italia presso istituti nei loro paesi.

Durante l’esame al Senato, il comma 4 è stato integrato da un periodo aggiuntivo inteso a  dare priorità a progetti di rimpatrio volontario di stranieri con permesso di soggiorno che si trovino in stato di disoccupazione a causa della crisi economica.

Si ricorda al proposito che la Decisione n. 575/2007/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 maggio 2007, ha istituito il Fondo europeo per i rimpatri per il periodo 2008-2013 nell’ambito del programma generale Solidarietà e gestione dei flussi migratori. La Decisione, tra l’altro, incoraggia gli Stati membri a promuovere il rimpatrio volontario.

 

Il comma 5 precisa che il decreto di cui al comma 1 deve essere trasmesso alle Camere per il parere delle commissioni di competenza (che deve essere espresso entro 30 giorni dalla trasmissione) e della commissione bilancio.

 

Il comma 6 stabilisce che le sedi all’estero deputate alla realizzazione di interventi di cooperazione possano disporre, oltre alla dotazione finanziaria assegnata al MAE, anche di finanziamenti della Commissione europea o degli Stati membri dell’UE e che i trasferimenti vengano gestiti e rendicontati secondo la normativa della Commissione relativa al trasferimento di fondi agli Stati membri.

 

I commi 7, 8 e 9 sono stati introdotti durante l’esame presso l’altro ramo del Parlamento.

 

Il comma 7 prevede un incremento di 2 milioni di euro, a decorrere dal 2009, dello stanziamento previsto dalla legge 11 luglio 2002, n. 154[40], per la realizzazione di attività di cooperazione in campo della ricerca e dello sviluppo industriale, scientifico e tecnologico con lo Stato d’Israele.

 

L’articolo 3 della legge n. 154/2002 quantifica l’onere derivante dall’attuazione dell’accordo con Israele in euro 968.873 per l'anno 2002, in euro 1.026.716 per l'anno 2003 ed in euro 1.046.858 annui a decorrere dal 2004. Per effetto della norma in esame, quest’ultimo importo viene dunque aumentato di 2 milioni di euro l’anno a partire dal 2009.

 

Il comma 8 reca la clausola di copertura finanziaria che è reperita mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, come determinata dalla Tabella C allegata alla legge finanziaria per il 2009 (L. 22 dicembre 2008, n. 203).

 

Il comma 9 reca la norma di rito che autorizza il Ministro dell’economia ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio.

Profili finanziari

Le modifiche, introdotte con proposte emendative approvate nel corso dell’esame al Senato, non sono corredate di relazione tecnica.

Con specifico riferimento ai commi 7-9, che incrementano lo stanziamento previsto, a decorrere dal 2004, dalla legge n. 154/2002 nel campo della ricerca e dello sviluppo industriale, scientifico e tecnologico tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo dello Stato d'Israele, si ricorda che detto stanziamento era stato determinato sulla base di una quantificazione di oneri, riportata nella relazione tecnica, riferita alle seguenti voci di spesa:

 

 

2001

2002

2003

Annotazioni

Art. 4 lett. b) spese per seminari, simposi e conferenze

193.984

 

 

251.928

 

 

251.928

 

 

Spese di viaggio e missione per l’organizzazione di Workshop in Israele (3 nel 2001, 4 nel 2002 e 2003)

Art. 4 lett. c) finanziamenti per i progetti

 

 

774.685

 

 

 

 

774.685

 

 

 

 

774.685

 

 

 

 

Tenuto conto di un apporto di 258.000 euro (circa 500 mln di lire) per ciascun progetto da parte italiana su un equivalente ammontare da parte israeliana.

Art. 9 Commissione Mista

-

 

-

 

20.154

 

Spese di missione e viaggio per l’invio di funzionari ed esperti in Israele

TOTALE

968.670

1.026.613

1.046.767

 

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare, tenuto conto che lo stanziamento aggiuntivo previsto dal comma 7 si configura come limite massimo di spesa.

Sarebbe utile disporre di indicazioni circa le specifiche voci di spesa da integrare e le esigenze alla base dell’integrazione medesima, tenendo conto della quantificazione originariamente operata dalla RT allegata alle disposizioni della legge n. 154/2002.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, con riferimento al comma 7, si ricorda preliminarmente che l’articolo 3, comma 1, della legge n. 154 del 2002 prevede un onere di 968.873 euro per l’anno 2002, di 1.026.716 euro per l’anno 2003 e di 1.046.858 euro a decorrere dal 2004 per l’attuazione della medesima legge n. 154. Per quanto attiene alla formulazione letterale della disposizione, si segnala che il comma 7 in esame fa riferimento genericamente agli stanziamenti di cui alla legge n. 154 del 2002. Al riguardo, appare opportuno acquisire l’avviso del Governo in merito all’eventualità di integrare la presente disposizione facendo esplicito riferimento al citato articolo 3, comma 1 della medesima legge.

Con riferimento al comma 8, appare opportuno che il Governo chiarisca se l’utilizzo delle risorse di cui alla legge n. 49 del 1987, relativa alla cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, come rifinanziata dalla tabella C, possa pregiudicare la realizzazione degli interventi già previsti a legislazione vigente a valere sulle stesse.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea

Sono attualmente in vigore accordi di riammissione tra la Comunità europea e i seguenti paesi: Ucraina (decisione del Consiglio 2007/839/CE del 29 novembre 2007); Moldova (decisione del Consiglio 2007/826/CE del 22 novembre 2007); Bosnia-Erzegovina (decisione del Consiglio 2007/820/CE: dell’ 8 novembre 2007); Serbia (decisione del Consiglio 2007/819/CE: Decisione del Consiglio, dell’ 8 novembre 2007); Montenegro (decisione del Consiglio 2007/818/CE dell’ 8 novembre 2007); ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (decisione del Consiglio 2007/817/CE dell’ 8 novembre 2007); Federazione russa (decisione del Consiglio 2007/341/CE del 19 aprile 2007) Sri Lanka (decisione del Consiglio 2005/372/CE del 3 marzo 2005); Albania (decisione del Consiglio 2005/371/CE del 3 marzo 2005); Regione ad amministrazione speciale di Macao della Repubblica popolare cinese (decisione del Consiglio 2004/424/CE del 21 aprile 2004); Regione ad amministrazione speciale di Hong Kong della Repubblica popolare cinese (decisione del Consiglio 2004/80/CE del 17 dicembre 2003)

Il 6 marzo 2009, a conclusione di negoziati svoltisi tra il 2004 e il 2007, la Commissione europea ha presentato una proposta di decisione relativa alla conclusione dell’accordo di riammissione fra la Comunità europea e il Pakistan (COM(2009)106).

La proposta, che segue la procedura di consultazione, è in attesa di esame da parte del Parlamento europeo.

La Commissione ha inoltre ricevuto dal Consiglio il mandato per negoziare accordi di riammissione con Marocco (settembre 2000), Algeria, Cina, Turchia (Maggio 2002) e Georgia (dicembre 2008).

Il 17 novembre 2008 la Commissione ha raccomandato al Consiglio di autorizzare l’apertura di negoziati conCapo Verde.

Si segnala che clausole di riammissione sono generalmente contenute negli accordi di associazione e cooperazione. Il più significativo tra questi è l'accordo di Cotonou, firmato nel 2000 con 77 paesi ACP. L'articolo 13 di tale accordo prevede il rimpatrio nei paesi ACP, e nei paesi dell'UE, dei cittadini presenti illegalmente sul territorio di uno dei paesi dell'altra "regione". Si tratta di mere "clausole abilitanti" dal momento che le misure operative di attuazione della riammissione devono essere specificate di volta in volta da apposite convenzioni tra la Comunità europea o gli Stati membri e il Paese terzo.

La lotta all’immigrazione clandestina e la facilitazione della riammissione di immigrati clandestini è uno degli obiettivi del Programma tematico per l’immigrazione e l’asilo, lanciato dalla Commissione europea nel giugno 2007 per sostenere progetti volti a migliorare la gestione del fenomeno migratorio dei paesi terzi, con una dotazione complessiva di 380 milioni di euro per il periodo 2007-2013.

Per quanto riguarda la cooperazione con i paesi terzi nella gestione dei flussi migratori si ricorda inoltre che, nell’ambito dell’Approccio globale in materia di migrazioni, il 5 giugno 2008 sono stati lanciati partenariati di mobilità con la Moldova e con Capo Verde, per ora in fase di progetti pilota, attraverso la firma di una dichiarazione comune con ciascuno dei due paesi[41]. La dichiarazione contiene in allegato l’elenco delle iniziative concrete proposte dai firmatari, in tema di : migliori opportunità di migrazione legale; assistenza per lo sviluppo della capacità di gestione dei flussi migratori legali; misure per affrontare il rischio della fuga di cervelli e promuovere la migrazione circolare o di rientro; miglioramento e/o facilitazione delle procedure per il rilascio di visti di breve durata. Al partenariato partecipano anche Frontex e la Fondazione europea per la formazione, in qualità di agenzie comunitarie.

Il Consiglio affari generali e relazioni esterne del 16 giugno 2008 ha adottato conclusioni sull’approccio globale in materia di migrazione nelle quali ha invitato la Commissione, insieme agli Stati membri e alla Presidenza, a condurre colloqui esplorativi con la Georgia e il Senegalal fine di lanciare ulteriori partenariati pilota.

Il Consiglio ha inoltre accolto con favore i progressi compiuti nello sviluppo di un concetto di piattaforme di cooperazione e nella creazione di una prima piattaforma di cooperazione in loco con l’Etiopia.

La creazione di piattaforme di cooperazione per l’immigrazione è stata prevista dal Consiglio europeo del 14-15 dicembre 2006, allo scopo di riunire in una gestione coerenze delle migrazioni il paese partner interessato, gli Stati membri dell’UE e la Commissione nonché le appropriate organizzazioni internazionali.


 

Articolo 14
(Trasparenza dei flussi finanziaria dei Fondi strutturali comunitari
e del Fondo per le aree sottoutilizzate)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 11.

(Trasparenza dei flussi finanziari dei Fondi strutturali comunitari e del Fondo per le aree sottoutilizzate).

Art. 14.

(Trasparenza dei flussi finanziari dei Fondi strutturali comunitari e del Fondo per le aree sottoutilizzate).

      1. Per prevenire l'indebito utilizzo delle risorse stanziate nell'ambito della programmazione unitaria della politica regionale per il periodo 2007-2013, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri interessati, sono definite le modalità e le procedure necessarie a garantire l'effettiva tracciabilità dei flussi finanziari relativi all'utilizzo, da parte dei soggetti beneficiari delle agevolazioni, delle risorse pubbliche e private impiegate per la realizzazione degli interventi oggetto di finanziamento a valere sui Fondi strutturali comunitari e sul fondo per le aree sottoutilizzate, di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni. Le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, sono tenute, nell'utilizzo delle risorse dei predetti Fondi loro assegnate, ad applicare le modalità e le procedure definite dal decreto di cui al periodo precedente.

      Identico.

 

 

L’articolo 14, non modificato dal Senato, reca disposizioni volte ad introdurre misure di tracciabilità dei flussi finanziari derivanti dall’impiego delle risorse dei Fondi strutturali comunitari e del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), allo scopo di prevenirne l’indebito utilizzo delle risorse stanziate nell’ambito della programmazione unitaria della politica regionale per il periodo 2007-2013.

Il comma 1 prevede, al riguardo, l’emanazione di un decreto del Ministro dell’economia, di concerto con i Ministri interessati, per la definizione delle modalità e delle procedure necessarie a garantire l’effettiva tracciabilità dell’utilizzo di risorse pubbliche e private, da parte dei soggetti beneficiari delle agevolazioni, impiegate per l’attuazione di interventi finanziati a valere sui Fondi strutturali comunitari e sul FAS.

Nell’utilizzo delle risorse dei predetti fondi, le Amministrazioni pubbliche interessate sono tenute ad applicare le modalità e le procedure definite dal suddetto decreto.

La norma fa riferimento alle Amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165/2001, vale a dire le Amministrazioni dello Stato (tra cui scuole e amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo), gli enti territoriali (inclusi loro consorzi e associazioni), le istituzioni universitarie, gli istituti autonomi per le case popolari, le Camere di commercio e loro associazioni, gli enti non economici nazionali e territoriali, gli enti dell’SSN e le Agenzie, tra cui l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie fiscali.

 

Si ricorda che nel luglio 2006 la Commissione europea ha definito la programmazione della politica regionale di sviluppo per il periodo 2007-2013, stabilendo le risorse da assegnare ai nuovi obiettivi della politica di coesione (Convergenza, Competitività regionale e occupazione e Cooperazione territoriale europea)[42]. Per l’intero periodo di programmazione 2007-2013, per i Fondi (FESR, FSE e Fondo di coesione) sono stanziate risorse complessive, a prezzi 2004, pari a oltre 308 miliardi di euro (art. 18, Reg. n. 1083/2006).

Le risorse assegnate all’Italia ammontano a 28,8 miliardi di euro[43]. In corrispondenza alle risorse comunitarie i regolamenti comunitari prevedono un ammontare pressoché pari di cofinanziamento nazionale.

Nel Quadro strategico nazionale (QSN) 2007-2013 – approvato dalla Commissione europea con Decisione del 13 luglio 2007 – è stata prevista una programmazionesettennale di tutti gli strumenti finanziari di attuazione della politica di coesione e di sviluppo, costituiti oltre che dai fondi strutturali comunitari e dal cofinanziamento nazionale anche dalle risorse aggiuntive nazionali stanziate sul Fondo per le aree sottoutilizzate, istituito ai sensi dell’articolo 61 della legge n. 289/2002 (finanziaria 2003).

Le dotazioni complessive delle risorse definite nel QSN 2007-2013 ammontano per l’intero periodo a oltre 124 miliardi di euro, così ripartite per obiettivo:

 

QSN 2007-2013 – Dotazioni finanziarie complessive
(in miliardi di euro, valori indicizzati al 2006)

 

Fondi strutturali

Cofinanz. nazionale

FAS

TOTALE

QSN 2007-2013 (risorse complessive)

28,7

31,6

64,4*

124,7

Obiettivo Convergenza

21,6

21,8

-

43,4

Obiettivo Competitività regionale e occupazione

6,3

9,6

-

15,9

Obiettivo Cooperazione territoriale

0,8

0,2

-

1

 

Per quanto riguarda le risorse FAS effettivamente disponibili per il periodo di programmazione 2007-2013, si sottolinea che il CIPE, con delibera approvata il 18 dicembre 2008 ma non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale, ha provveduto ad aggiornare la dotazione del Fondo per le aree sottoutilizzate riferita alla programmazione 2007-2013, rispetto al profilo finanziario indicato nella delibera n. 166 del dicembre 2007, a seguito delle numerose riduzioni apportate a carico del FAS dalla normativa adottata nel corso dell’anno 2008 per oltre 13,8 miliardi, di cui 11,4 a valere sulla programmazione 2007-2013.

Pertanto, rispetto all’importo complessivo di oltre 64 miliardi considerato dalla delibera CIPE n. 166/2007 (già ridotta a 63,2 miliardi dalla stessa delibera CIPE n. 166/2007), la programmazione delle risorse del FAS per il periodo 2007-2013 è stata rideterminata in oltre 53 miliardi di euro. Di tale importo, con la suddetta delibera del 18 dicembre 2008, circa 7,4 miliardi sono stati assegnati dal CIPE alle infrastrutture. In sostanza, le risorse del FAS ancora riferibili al periodo di programmazione 2007-2013, relative all’attuazione del QSN, ammontano a oltre 45 miliardi di euro (vedi Comunicato stampa della Presidenza del Consiglio del 6 marzo 2009).

Documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea

Il 20 ottobre 2008 la Commissione ha presentato la relazione annuale sull’esecuzione dei Fondi strutturali (2007) (COM(2008)659).

In particolare, la relazione evidenzia, con riferimento al Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), nel 2007 il tasso globale d'esecuzione degli stanziamenti di pagamento ha raggiunto il 99,9%.

Anche con riguardo al Fondo sociale europeo (FSE)a parere della Commissione l'esecuzione del bilancio nel 2007 è stata molto soddisfacente: Il tasso globale d'esecuzione degli stanziamenti di pagamento dell’FSE ha raggiunto il 99,9 %.

 

Il 19 febbraio 2008 la Commissione ha presentato un piano d’azione per il rafforzamento della funzione di supervisione della Commissione stessa nel contesto della gestione condivisa delle azioni strutturali (COM(2008)97).

Il piano d'azione intende migliorare il controllo sulla gestione dei fondi strutturali negli Stati membri, rilevandone il carattere cruciale per ridurre i rischi di indebito utilizzo dei fondi stessi. In questo quadro, gli Stati membri che non hanno ottemperato ai loro obblighi legali inviando le sintesi dei loro sistemi di audit e le dichiarazioni relative al 2007 o le cui sintesi siano incomplete riceveranno una lettera di richiesta di informazioni da parte della Commissione. Nella lettera si farà presente che in caso di mancata ottemperanza essi rischiano una procedura d'infrazione.

Più in generale, la Commissione intende migliorare la rendicontazione sulle rettifiche finanziarie operate dagli Stati membri stessi, assicurando un ricorso più celere alle procedure di sospensione e di rettifica finanziaria previste dai regolamenti sui fondi strutturali vigenti.

 

 

 


 

Articolo 15
(Fondo nazionale di garanzia per i servizi turistici)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 15.

(Fondo nazionale di garanzia per i servizi turistici).

 

1. All'articolo 86, comma 1, lettera f), del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, dopo le parole: «di cui all'articolo 100» sono aggiunte le seguenti: «nonché dichiarazione che il venditore o l'organizzatore concorre ad alimentare il suddetto fondo nella misura stabilita dal comma 2 del citato articolo 100».

 

2. All'articolo 100 del citato codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, dopo il comma 3 è inserito il seguente:

 

«3-bis. Le istanze di rimborso al fondo non sono soggette ad alcun termine di decadenza».

 

 

L’articolo 15, introdotto dal Senato, reca modifiche ed integrazioni ad alcune disposizioni del Codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, relative al contratto di vendita di pacchetti turistici e al Fondo nazionale di garanzia per i servizi turistici.

 

La normativa in materia di tutela dei consumatori è stata riordinata e raccolta nel cd. Codice del consumo (decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206)emanato in attuazione della delega contenuta nell’articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229 (recante Interventi in materia di qualità della regolazione, riassetto normativo e semplificazione – Legge di semplificazione 2001). Il Codice è intervenuto su di un tessuto normativo costituito da provvedimenti di recepimento di direttive comunitarie, da norme del Codice civile (artt. 1496-bis e seguenti, in tema di clausole abusive, e 1519-bis e seguenti, in tema di vendita di beni mobili di consumo) e da numerosi atti di diverso rango legislativo, formalmente non coordinati con la principale legge di riferimento, la legge 30 luglio 1998, n. 281 (recante "Disciplina dei diritti dei consumatori e degli utenti"), con la quale si era provveduto all’introduzione di una disciplina generale dei principi che presiedono alla tutela dei consumatori, definendo una carta dei diritti dei consumatori e degli utenti. Il nuovo “Codice del consumo” reca una disciplina organica in materia di "tutela dei consumatori", coordinata con la normativa comunitaria e diretta alla semplificazione normativa sia sul piano quantitativo, attraverso l’unificazione redazionale di numerosi provvedimenti legislativi, che su quello qualitativo della unificazione del linguaggio e della coerenza giuridica e sistematica delle norme. Il Codice ha subito alcune modifiche per dare attuazione agli obblighi comunitari di cui alla direttiva 2005/29/CE, in materia di Pubblicità ingannevole e Pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori (recepita all'interno del Codice, rispettivamente, con i decreti legislativi n. 145 e n. 146 del 2 agosto 2007) e per adeguarlo alle Disposizioni correttive ed integrative adottate con il decreto legislativo n. 221 del 23 ottobre 2007 che ha convogliato nel Codice del consumo le disposizioni di attuazione della direttiva 2002/65/CE, in materia di commercializzazione a distanza di servizi finanziari ai consumatori, recate dal decreto legislativo n. 190/2005.

 

Il comma 1 provvede a modificare l’articolo 86, comma 1, lettera f) del Codice, in materia di elementi che devono essere contenuti nel contratto di vendita di pacchetti turistici.

 

In particolare, l’articolo 86 citato, tra gli elementi da inserire nel contratto di vendita di pacchetti turistici, alla lettera f) contempla i presupposti e modalità di intervento del fondo di garanzia di cui all'articolo 100. L’articolo da ultimo menzionato istituisce presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un fondo nazionale di garanzia, per consentire, in caso di insolvenza o di fallimento del venditore o dell'organizzatore, il rimborso del prezzo versato ed il rimpatrio del consumatore nel caso di viaggi all'estero, nonché per fornire una immediata disponibilità economica in caso di rientro forzato di turisti da Paesi extracomunitari in occasione di emergenze, imputabili o meno al comportamento dell'organizzatore.

 

Con modifica di cui al comma in esame si dispone che nel contratto di vendita di pacchetti turistici deve essere inserita la dichiarazione che il venditore o l’organizzatore concorre ad alimentare il fondo di cui all’articolo 100 del Codice nella misura stabilita dal comma 2 del medesimo articolo 100 (quota pari al 2 per cento dell'ammontare del premio delle polizze di assicurazione obbligatoria stipulate dall’organizzatore e dal venditore per la responsabilità civile verso il consumatore).

Il comma 2 invece è volto a novellare l’articolo 100 del Codice - che come detto istituisce un fondo nazionale di garanzia per i servizi turistici (cfr. supra) – aggiungendo un comma 3-bis ai sensi del quale le istanze di rimborso al fondo di garanzia non sono soggette ad alcun termine di decadenza.


Profili finanziari

La relazione tecnica non considera le norme, essendo le stesse state introdotte nel corso dell’esame al Senato.

 

Nulla da osservare al riguardo, dal momento che la dotazione del Fondo nazionale di garanzia si configura come limite di spesa e che quindi la modifica introdotta durante l’esame al Senato, volta ad escludere un termine di decadenza per le istanze di rimborso presentate al suddetto fondo, non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 


 

Articolo 16
(Misure in tema di concorrenza e tutela degli utenti
nel settore postale)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 12.

Art. 16.

(Misure in tema di concorrenza e tutela degli utenti nel settore postale).

(Misure in tema di concorrenza e tutela degli utenti nel settore postale).

      1. All'articolo 2, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 22 luglio 1999,

      Identico.

n. 261, dopo le parole: «espletamento del servizio universale» sono aggiunte le seguenti: «e adotta i provvedimenti necessari ad assicurare la continuità della fornitura di tale servizio anche in considerazione della funzione di coesione economica, sociale e territoriale che esso riveste».

 

      2. All'articolo 2, comma 2, lettera h), del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, dopo le parole: «rete postale pubblica» sono inserite le seguenti: «e ad alcuni elementi dei servizi postali, quali il sistema di codice di avviamento postale,».

 

      3. All'articolo 2, comma 2, lettera l), del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, le parole: «del servizio universale» sono sostituite dalle seguenti: «dei servizi postali».

 

      4. All'articolo 3, comma 3, lettera c), del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, dopo le parole: «criteri di ragionevolezza» sono inserite le seguenti: «e in considerazione della funzione di coesione sociale e territoriale del servizio e della relativa rete postale,».

 

      5. La rubrica dell'articolo 14 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, è sostituita dalla seguente: «Reclami e rimborsi».

 

      6. Il comma 1 dell'articolo 14 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, è sostituito dal seguente:

 

      «1. Relativamente al servizio universale, compresa l'area della riserva, sono previste dal fornitore del servizio universale, nella carta della qualità di cui all'articolo 12, comma 1, procedure trasparenti, semplici e poco onerose per la gestione dei reclami degli utenti, con particolare riferimento ai casi di smarrimento, furto, danneggiamento o mancato rispetto delle norme di qualità del servizio, comprese le procedure per determinare l'attribuzione della responsabilità qualora sia coinvolto più di un operatore. È fissato anche il termine per la trattazione dei reclami medesimi e per la comunicazione del loro esito all'utente».

 

      7. Dopo il comma 1 dell'articolo 14 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, come sostituito dal comma 6 del presente articolo, è inserito il seguente:

 

      «1-bis. Le procedure per la gestione dei reclami di cui al comma 1 comprendono

 

le procedure conciliative in sede locale nonché le procedure extragiudiziali per la risoluzione delle controversie, uniformate ai princìpi comunitari in materia».

 

      8. All'articolo 14, comma 5-bis, del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, dopo le parole: «titolari di licenza individuale» sono inserite le seguenti: «e di autorizzazione generale».

 

 

 

L’articolo 16, non modificato dal Senato, novella il D.Lgs. 261/1999[44], che disciplina il servizio postale, recependo alcune previsioni introdotte dalla normativa comunitaria.

L’articolo in esame, ai commi da 1 a 4, amplia le funzioni dell’Autorità di regolamentazione, con l’intento di incrementare la concorrenza nel settore postale ed espressamente riconoscendo la funzione di coesione che il servizio postale riveste.

I successivi commi da 5 a 8 dettano disposizioni in materia di tutela degli utenti in caso di disservizi del servizio postale.

 

Il comma 1 dell’articolo 16 novella l’articolo 2, comma 2, del D.Lgs. 261/1999, relativo alle funzioni dell’Autorità di regolamentazione del settore postale, che in Italia è stata individuata nell’ex-Ministero delle comunicazioni,,ora soppresso e confluito nel Ministero dello sviluppo economico[45]. Il comma in esame prevede che l’Autorità, oltre a verificare il rispetto degli obblighi connessi all’espletamento del servizio universale[46], adotta i provvedimenti necessari ad assicurare la continuità della fornitura di tale servizio, anche in considerazione della funzione di coesione economica, sociale e territoriale che esso riveste.

La modifica proposta è diretta a recepire una previsione della direttiva 2008/6/CE[47], la quale, novellando l’articolo 4 della direttiva 97/67/CE[48], stabilisce che gli Stati membri adottano misure volte a garantire che le condizioni a cui viene affidato il servizio universale si basino su principi di trasparenza, non discriminazione e proporzionalità, garantendo in tal modo la continuità della fornitura del servizio universale e tenendo conto del ruolo importante che questo servizio svolge nella coesione sociale e territoriale.

 

Anche il comma 2 dell’articolo in esame interviene sull’articolo 2, comma 2, del D.Lgs. 261/1999, in particolare sulla lettera h). La norma vigente prevede che l’Autorità di regolamentazione promuova l’adozione di provvedimenti per realizzare l’accesso di operatori alla rete postale pubblica, in condizioni di trasparenza e non discriminazione. La novella stabilisce che i menzionati provvedimenti siano diretti anche a realizzare l’accesso ad alcuni elementi dei servizi postali, tra i quali viene espressamente citato il sistema di codice di avviamento postale.

La novella recepisce il nuovo articolo 11-bis della direttiva 97/67/CE, introdotto dalla direttiva 2008/6/CE, il quale prevede che gli Stati membri, qualora sia necessario per tutelare gli interessi degli utenti e/o per promuovere una concorrenza efficace, garantiscono condizioni di accesso trasparenti e non discriminatorie per elementi dell’infrastruttura o dei servizi postali forniti nell’ambito di applicazione del servizio universale. Tra questi vengono espressamente menzionati: il sistema di codice di avviamento postale, le banche dati di indirizzi, le caselle postali, le cassette di recapito, le informazioni sui cambiamenti di indirizzo, il servizio di instradamento della posta verso nuovi indirizzi e il servizio di rinvio al mittente.

La ratio della norma, secondo la relazione illustrativa, è duplice, poiché se da un lato risponde a esigenze di tutela della concorrenza e di corretto funzionamento del mercato di riferimento e dei mercati attigui, che si avvalgono del servizio postale, dall'altro garantisce gli utenti del servizio postale in ordine ai propri diritti, in qualità di destinatari degli invii veicolati da operatori diversi dal fornitore del servizio universale.

 

Il comma 3 dell’articolo 16, che novella la lettera l) del già citato articolo 2, comma 2, del D.Lgs. 261/1999, estende a tutti i servizi postali, anziché al solo servizio universale, come attualmente previsto, l’obbligo di dare pubblicamente agli utenti informazioni sulle caratteristiche dei servizi offerti, in particolare per quanto riguarda le condizioni generali di accesso ai servizi, i prezzi e il livello di qualità. L’accertamento del rispetto di tale obbligo rientra tra i compiti dell’Autorità di regolamentazione.

La novella recepisce le modifiche all’articolo 6 della direttiva 97/67/CE, apportate dalla direttiva 2008/6/CE.

 

Il comma 4 ribadisce la funzione di coesione sociale e territoriale del servizio e della rete postale, stabilendo che tale funzione deve essere considerata, assieme ai criteri di ragionevolezza, al fine di specificare l’estensione territoriale del servizio postale universale.

 

Il comma 4 in esame novella l’articolo 3, comma 3, del D.Lgs. 261/1999, il quale individua le caratteristiche del servizio postale universale. In particolare viene modificata la lettera c), che specifica il significato dell’espressione “tutti i punti del territorio nazionale”, utilizzata per definire l’ambito territoriale entro il quale il servizio postale universale deve essere garantito.

 

Il commi da 5 a 8 dell’articolo 16 modificano l’articolo 14 del D.Lgs. 261/1999, il quale disciplina i reclami degli utenti del servizio postale, introducendo misure più stringenti di tutela degli utenti, in considerazione della loro natura di “contraenti deboli”, ed estendendo a tutti gli operatori postali i medesimi obblighi.

 

Il citato articolo 14 stabilisce che il fornitore del servizio postale universale deve prevedere le procedure per la gestione dei reclami dei clienti, comprese le procedure conciliative in sede locale. Tali procedure devono essere trasparenti, semplici e poco onerose. In caso di accertamento del disservizio, è previsto inoltre un sistema di rimborso o di compensazione. Qualora l’utente non sia soddisfatto del risultato ottenuto, può rivolgersi al Ministero delle comunicazioni, il quale, come già ricordato sopra, svolge le funzioni di Autorità di regolamentazione. L’utente ha comunque la possibilità di adire l’autorità giudiziaria, indipendentemente dalla presentazione del reclamo.

La disciplina illustrata si applica anche ai titolari di licenza individuale.

 

Il comma 5 modifica la rubrica del citato articolo 14, introducendovi la parola rimborsi, dopo la parola reclami. A tal proposito si segnala che la disciplina dei rimborsi non viene modificata dall’articolo 16 in esame.

 

Il comma 6 novella il comma 1 dell’articolo 14 prevedendo che il fornitore del servizio universale, nel disciplinare le procedure per la gestione dei reclami, deve prevedere in particolare le ipotesi di smarrimento, furto, danneggiamento e mancato rispetto delle norme di qualità del servizio. Dovranno inoltre essere disciplinate procedure per determinare l'attribuzione della responsabilità, nei casi in cui sia coinvolto più di un operatore.

La novella è diretta a recepire nel nostro ordinamento disposizioni comunitarie contenute già nel testo originario della direttiva 97/67/CE (articolo 19, paragrafo 1), per quel che riguarda la previsione di procedure di reclamo per i casi di smarrimento, furto, danneggiamento e mancato rispetto delle norme di qualità del servizio, e nella successiva direttiva 2002/39/CE[49] per quel che riguarda le procedure per la determinazione della responsabilità, in caso di pluralità di operatori coinvolti.

 

Il comma 7 introduce un nuovo comma 1-bis al già citato articolo 14 del D.Lgs. 261/1999. Il nuovo comma prevede che le procedure per la gestione dei reclami devono comprendere anche:

-       procedure conciliative in sede locale;

-       procedure extragiudiziali.

Si segnala che le procedure conciliative sono già comprese nel testo vigente del comma 1 dell’articolo 14, ma non sono più contemplate nel nuovo testo di tale comma, introdotto dal precedente comma 6, e sono state pertanto introdotte nel nuovo comma 1-bis.

Le procedure extragiudiziali rappresentano invece una innovazione, in attuazione delle novelle apportate dalla direttiva 2008/6/CE all’articolo 19 della direttiva 97/67/CE.

 

Il considerando 42 della citata direttiva 2008/6/CE sottolinea l’opportunità di incoraggiare il ricorso a procedure di soluzione extragiudiziale delle controversie in materia di servizi postali, al fine di aumentare l’efficacia delle procedure di trattamento dei reclami. A questo proposito il considerando cita la raccomandazione 98/257/CE della Commissione, del 30 marzo 1998, riguardante i principi applicabili agli organi responsabili per la risoluzione extragiudiziale delle controversie in materia di consumo, e la raccomandazione 2001/310/CE della Commissione, del 4 aprile 2001, sui principi applicabili agli organi extragiudiziali che partecipano alla risoluzione consensuale delle controversie in materia di consumo, ricordate anche nella relazione illustrativa dell’articolo 16 in esame.

 

Il comma 8 infine, novellando il comma 5-bis del citato articolo 14, estende le disposizioni di questo articolo ai titolari di autorizzazione generale.

Si segnala che il citato articolo 14 era originariamente riferito al solo fornitore del servizio universale. Successivamente l’articolo 7 del D.Lgs. 384/2003[50] ne ha disposto l’estensione ai titolari di licenza individuale.

 

Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera q), del D.Lgs. 261/1999, le imprese, per poter fornire servizi postali e creare e gestire reti postali per la fornitura di tali servizi, devono essere autorizzate. Sono previste due tipologie di autorizzazione:

-        l’autorizzazione generale, che non richiede all'impresa interessata di ottenere una esplicita decisione da parte dell'Autorità di regolamentazione prima dell'esercizio dei diritti derivanti dall’autorizzazione stessa;

-        la licenza individuale, per la quale è richiesta una previa decisione dell’Autorità di regolamentazione,con la quale sono conferiti diritti ed obblighi specifici ad un'impresa in relazione a prestazioni non riservate rientranti nel servizio universale.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea

Il 22 dicembre 2008 la Commissione ha presentato la quarta relazione sull’applicazione della direttiva postale (direttiva 97/67/CE modificata dalla direttiva 2002/39/CE) (COM(2008) 884), che fornisce, come per le precedenti[51], una valutazione completa del recepimento della direttiva postale negli Stati membri, anche per quanto riguarda l’applicazione degli elementi chiave della direttiva, gli sviluppi normativi nonché le tendenze di mercato specifiche. La relazione illustra i principali sviluppi intervenuti dall’ultima relazione sull’applicazione adottata nell’ottobre 2006, riferendosi al periodo 2006-2008.

La relazione evidenzia che durante il periodo di riferimento è proseguita la graduale apertura del settore postale e, in particolare, che la Germania ha completamente liberalizzato il suo mercato postale. La concorrenza ha continuato a progredire; tuttavia, tale sviluppo vantaggioso per imprese e consumatori – pur delineato – risulta tuttora più lento del previsto. La Commissione ricorda che nel febbraio 2008 è stata adottata la terza direttiva postale 2008/06/CE, che modifica ulteriormente la direttiva postale, costituendo la base giuridica per la realizzazione del mercato interno dei servizi postali. La relazione ritiene fondamentale predisporre in tutti gli Stati membri un sistema di regolazione efficiente ed evitare che la legislazione nazionale in materia postale costituisca un freno allo sviluppo della concorrenza e comprometta gli effetti positivi per i consumatori. La Commissione conclude che nei prossimi anni rivestirà fondamentale importanza non solo il processo di recepimento della terza direttiva postale, ma anche il monitoraggio del mercato e la valutazione critica della vigente direttiva postale.

 


 

Articolo 17
(Misure di semplificazione delle procedure relative ai piccoli
appalti pubblici)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 17.

(Misure di semplificazione delle procedure relative ai piccoli appalti pubblici).

 

      1. A decorrere dal 1o luglio 2009, non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 36, comma 5, terzo periodo, nonché all'articolo 37, comma 7, terzo periodo, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni.

 

 

L’articolo 17introdotto nel corso dell’esame al Senato – introduce alcune modifiche alla procedura di partecipazione alle gare dei consorzi stabili, intervenendo sugli articoli 36 e 37 del Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 163 del 2006).

 

In particolare, la norma in commento elimina - a decorrere dal 1° luglio 2009 – il divieto per i consorzi e le cooperative di produzione e lavoro a partecipare alle gare cui partecipano i consorziati, laddove l’amministrazione si avvalga della facoltà di applicare l’esclusione automatica dell’offerta anomala per le gare di lavori di importo pari o inferiore ad 1 milione d euro e di forniture e servizi di importo pari o inferiore a 100 mila euro.

 

Si ricorda che ai sensi del comma 1 dell’articolo 36 del d.lgs. 163/2006, si intendono per consorzi stabili quelli, in possesso dei requisiti prescritti, formati da non meno di tre consorziati che abbiano stabilito di operare in modo congiunto nel settore dei contratti pubblici di lavori, servizi, forniture, per un periodo di tempo non inferiore a cinque anni, istituendo a tal fine una comune struttura di impresa.

 

Per effetto delle recenti modifiche introdotte dal terzo decreto correttivo al Codice (d.lgs. 152 del 2008), sia i consorzi stabili che le cooperative di produzione e lavoro (di cui all’art. 34, comm1, lett. b)) devono indicare in sede di gara i concorrenti per i quali il consorzio concorre e, solo per essi, è fatto divieto di partecipare alla medesima gara sotto duplice veste, individuale e come consorziati.

 

E’ dunque venuto meno definitivamente il divieto generalizzato di partecipazione alla gara del consorzio stabile e dei consorziati.

 

Tale divieto permaneva, invece, ai sensi della precedente formulazione come modificata dal citato terzo correttivo, sia per i consorzi stabili (art. 36, comma 5, terzo periodo), sia per i consorzi di cooperative (art. 37, comma 7, terzo periodo) laddove l’amministrazione si fosse avvalsa della facoltà di applicare l’esclusione automatica dell’offerta anomala per le gare di lavori di importo pari o inferiore ad 1 milione d euro, ai sensi dell’art. 122, comma 9, del Codice, e per le gare di forniture e servizi di importo pari o inferiore a 100 mila euro, ai sensi dell’art.124, comma 8. In entrambi i casi la sanzione è quella della imputazione del reato di turbativa d’asta.

 

Si osserva che la norma, configurandosi come modifica permanente alle disposizioni del Codice citate, dovrebbe essere formulata come novella agli articoli 36, comma 5, e 37, comma 7, del Codice dei contratti.

 

Profili finanziari

La relazione tecnica non considera la norma, che è stata introdotta nel corso dell’esame presso il Senato.

 

Al riguardo, tenuto conto che le norme in esame intervengono su discipline riguardanti le procedure di gara per l’affidamento di appalti pubblici, andrebbero acquisiti dal Governo elementi di valutazione circa la conformità all’ordinamento comunitario delle previsioni introdotte, al fine di evitare il rischio di eventuali sanzioni.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea

Il 25 giugno 2008 la Commissione ha presentato la comunicazione “Una corsia preferenziale per la piccola impresa” – Alla ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la Piccola Impresa (un ”Small Business Act” per l’Europa) (COM(2008)394), per consentire alle piccole e medie imprese europee (PMI) di valorizzare pienamente le loro potenzialità in termini di crescita sostenibile nel lungo periodo e di creazione di un maggior numero di posti di lavoro.

L’Atto sulle piccole imprese per l’Europa stabilisce dieci principi nonché misure concrete destinate a rendere la vita più facile per le piccole imprese, incluse alcune nuove proposte legislative ispirate al principio “Pensare anzitutto in piccolo”.

Nell’ambito di tali principi, l’Atto per le piccole imprese stabilisce, fra l’altro, che si debba facilitare la partecipazione delle  Piccole e medie imprese agli appalti pubblici e usare meglio le possibilità degli aiuti di Stato per le Piccole e medie imprese.

Per tradurre questo principio in pratica, la Commissione, fra l’altro:

-   sta agevolando l’accesso all’informazione sulle offerte di appalto completando i siti web dell’UE, attualmente ad esse dedicati, con varie iniziative: pubblicazione facoltativa di avvisi di appalto per forniture di importo inferiore alla soglia; uno strumento on-line per trovare partner; maggior trasparenza nei requisiti degli appalti pubblici;

Gli Stati membri, dovranno cercare, fra l’altro, di:

-   istituire portali elettronici per ampliare l’accesso all’informazione sugli appalti pubblici disponibili di importo inferiore alle soglie UE;

-   incoraggiare le loro autorità contraenti a suddividere, ove possibile, i contratti in lotti e rendere più visibili le possibilità di subappalto.

Il Consiglio competitività del 1° e 2 dicembre 2008 ha adottato conclusioni sullo “Small business Act” nelle quali, fra l’altro, invita gli Stati membri e la Commissione a promuovere lo SBA al più alto livello politico, assicurandone l’attuazione a tutti i livelli pertinenti e a rendere conto dei progressi realizzati nel quadro del nuovo ciclo 2008-2010 della Strategia di Lisbona rinnovata.

Il 10 marzo 2009 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sull’Atto sulle piccole imprese nella quale lo appoggia con convinzione e si rammarica per il fatto che non sia uno strumento giuridicamente vincolante. Il PE sottolinea l’assoluta necessità di applicare i dieci principi guida a livello europeo, nazionale e regionale. Esorta, fra l’altro, la Commissione e gli Stati membri a collaborare strettamente con tutte le parti interessate per definire le priorità e ad attuare urgentemente, in particolare  a livello nazionale, il piano d’azione relativo allo “Small business Act”, garantendo che tutte le parti interessate facciano propri i principi guida.

La Commissione attività produttive, commercio e turismo della Camera dei deputati ha avviato, il 26 febbraio 2009, l’esame della risoluzione sull’Atto per le piccole imprese approvata dal Parlamento europeo il 4 dicembre 2008, in vista del Consiglio europeo dell’11 e 12 dicembre 2008.

 

 


 

Articolo 18
(Progetti di eccellenza per il rilancio della competitività
turistica italiana)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 18.

(Progetti di eccellenza per il rilancio della competitività turistica italiana).

 

1. All'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, il comma 1228 è sostituito dal seguente:

 

«1228. Per le finalità di sviluppo del settore del turismo e per il suo posizionamento competitivo quale fattore produttivo di interesse nazionale, onde consentire la realizzazione di progetti di eccellenza per lo sviluppo e la promozione del sistema turistico nazionale, nonché il recupero della sua competitività sul piano internazionale, il Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri può stipulare appositi protocolli di intesa con le regioni e gli enti locali, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Per il cofinanziamento delle iniziative e dei progetti presentati ai sensi del periodo precedente, è autorizzata la spesa di 48 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009. Il Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo provvede a cofinanziare le iniziative e i progetti di cui al presente comma attraverso accordi di programma con le regioni territorialmente interessate».

 

 

L’articolo 18, introdotto dal Senato, è volto a sostituire il comma 1228 dell’art. 1 della L. 296/2006 (finanziaria 2007), che reca stanziamenti finalizzati al sostegno del turismo per il triennio 2007-2009.

 

Il menzionato comma 1228 autorizza la spesa di 48 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 per le finalità di sviluppo e competitività del settore del turismo, anche in relazione alla necessità di incentivare l’adeguamento dell’offerta delle imprese turistico-ricettive – che data la rilevanza economica necessita di nuovi livelli di servizi definiti sulla base di parametri unitari ed omogenei – nonché per favorire l'unicità della titolarità tra la proprietà dei beni ad uso turistico-ricettivo e la relativa attività di gestione, compresi i processi di crescita dimensionale delle suddette imprese nel rispetto del patrimonio paesaggistico, ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004, e al fine di promuovere forme di turismo ecocompatibile.

Si dispone quindi che alla definizione dei criteri, delle procedure e delle modalità di attuazione delle disposizioni del comma in esame si provvede con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da adottare, sentita la Conferenza permanente Stato-regioni, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge finanziaria 2007[52]. A tale previsione si è data attuazione con il DPCM 16 febbraio 2007[53]

 

Il citato comma 1228, come sostituito dall’articolo in esame, dispone invece che per le finalità di sviluppo del settore del turismo e per il suo posizionamento competitivo quale fattore produttivo di interesse nazionale, onde consentire la realizzazione di progetti di eccellenza per lo sviluppo e la promozione del sistema turistico nazionale, nonché il recupero della sua competitività sul piano internazionale, il Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri può stipulare appositi protocolli di intesa con le regioni e gli enti locali, previa intesa con la Conferenza permanente Stato-regioni. Per il cofinanziamento delle iniziative e dei progetti presentati in attuazione di tale previsione, viene autorizzata la spesa di 48 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009. Il Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo provvede a cofinanziare le iniziative e i progetti in questione attraverso accordi di programma con le regioni territorialmente interessate.

 

Si ricorda che il comma 98 dell'articolo 2 del D.L. 262/2006[54], mediante una modifica all’articolo 1, comma 19-bis del D.L. 181/2006, incardina presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo,che subentra nelle funzioni alla Direzione generale del turismo[55] contestualmente soppressa[56].

 

Profili finanziari

La relazione tecnica non considera la norma che è stata introdotta nel corso  dell’esame presso il Senato.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare, considerato che la modifica dell’articolo 1128 della legge n. 296/2006 è stata introdotta al fine di semplificare le procedure per l’utilizzazione delle risorse già stanziate dal medesimo articolo.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, si ricorda che le modalità applicative del comma 1228 dell’articolo 1, della legge n. 296 del 2006, anche con riferimento alla destinazione delle risorse, sono state fissate dal D.P.C.M. 16 febbraio 2007 e dal decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo del 23 gennaio 2008. Peraltro, la procedura prevista nell’attuale formulazione del predetto comma 1228, per l’attuazione delle disposizioni da esso recato, che ha dato luogo all’emanazione dei suddetti due decreti, non viene riproposta nel nuovo testo del comma 1228.

Tutto ciò considerato, appare opportuno che il Governo chiarisca se l’ambito di applicazione del citato comma 1228, come modificato dalla norma in esame, coincida sostanzialmente con la normativa vigente, ivi inclusi i sopraindicati due decreti. Nel caso in cui la normativa proposta diverga invece dalle finalità di cui al vigente comma 1228, sembra opportuno che il Governo chiarisca se le relative risorse siano già state impegnate ed in caso affermativo se ciò possa essere compatibile con la realizzazione delle finalità della nuova disposizione in esame, a valere sulle medesime risorse.

Si ricorda che le risorse stanziate dal comma 1228 sono confluite nel bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 


 

Articolo 19
(ENIT – Agenzia nazionale del turismo)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 19.

(ENIT - Agenzia nazionale del turismo).

 

      1. Il Governo è autorizzato a modificare il comma 1 dell'articolo 5 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 aprile 2006, n. 207, in conformità ai commi 2, 3, 4 e 5 del presente articolo che restano in vigore nelle more dell'approvazione del nuovo regolamento.

 

      2. Il consiglio di amministrazione dell'ENIT - Agenzia nazionale del turismo è composto da un presidente e nove membri. Alle riunioni del consiglio di amministrazione interviene, senza diritto di voto, il capo del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri. In caso di parità di voti, quello del presidente vale doppio.

 

      3. La ripartizione dei nove seggi fra le amministrazioni e le associazioni di categoria è stabilita con decreto del sottosegretario di Stato con delega al turismo da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

 

      4. Effettuata la ripartizione di cui al comma 3, i componenti del consiglio di amministrazione sono nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

 

      5. Fino all'insediamento del nuovo consiglio di amministrazione le funzioni dell'organo collegiale di amministrazione dell'ENIT - Agenzia nazionale del turismo sono svolte da un commissario straordinario nominato secondo le norme vigenti.

 

 

L’articolo 19, introdotto dal Senato, prevede modifiche alla disciplina relativa alla composizione e alle modalità di nomina del consiglio di amministrazione dell’Agenzia nazionale del turismo.

 

L’articolo 12 del decreto-legge n. 35/05[57] ha disposto, al comma 2, la trasformazione dell'Ente nazionale italiano per il turismo (ENIT)[58] in Agenzia Nazionale del Turismo, per una promozione unitaria dell'offerta turistica nazionale. Lo scopo di questa trasformazione rientra nella promozione dell’immagine unitaria dell’offerta turistica italiana per favorirne le condizioni di commercializzazione. L’Agenzia, qualificata come ente dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, fornito di autonomia statutaria, regolamentare, organizzativa, patrimoniale, contabile e di gestione, è sottoposta all’attività di indirizzo e di vigilanza del Ministero delle attività produttive (ora: Ministero dello sviluppo economico). Tra i compiti della nuova Agenzia rientrano, in particolare, lo sviluppo e la cura del turismo culturale, da effettuarsi in raccordo con le iniziative di valorizzazione del patrimonio culturale e del turismo congressuale.

Il D.P.R. 6 aprile 2006, n. 207[59] reca l’organizzazione e la disciplina dell’Agenzia. In particolare, il decreto stabilisce funzioni e composizione dell'Agenzia, nonché le modalità di nomina e funzioni del Presidente dell'Agenzia, del Consiglio di Amministrazione, del Collegio dei Revisori e del Direttore Generale. Il provvedimento istituisce inoltre un Comitato tecnico-consultivo con funzioni consultive in merito alle attività dell'Agenzia, specificandone composizione, funzioni e modalità di nomina dei membri. Infine, esso istituisce, presso la Presidenza del Comitato nazionale per il turismo, l'Osservatorio nazionale del turismo "con compiti di studio, analisi e monitoraggio delle dinamiche economico-sociali".

 

In particolare, il comma 1 autorizza il Governo a modificare il comma 1 dell’art. 5 del DPR n. 207 del 2006 (che appunto disciplina la nomina e la composizione del citato consiglio di amministrazione), in conformità alle disposizioni di cui ai successivi commi da 2 a 5 dell’articolo in esame.

Viene quindi precisato che nelle more dell’emanazione del nuovo regolamento “restano in vigore” (rectius: “si applicano”) le disposizioni dei menzionati commi da 2 a 5.

 

Il citato art. 5 del DPR n. 207 del 2006 al comma 1 dispone che il consiglio di amministrazione dell’Agenzia nazionale del turismo è nominato con decreto del Ministro delle attività produttive (ora: Ministro dello sviluppo economico), d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, ed è composto, oltre al Presidente, al Coordinatore degli assessori regionali al turismo e al Direttore della Direzione generale per il turismo del Ministero delle attività produttive (alla quale è subentrato il Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo[60]), da tredici membri, di cui sei in rappresentanza delle regioni, designati dalla Conferenza permanente Stato-regioni, tre designati dalle organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative, due designati dal Ministro delle attività produttive, uno designato dal Ministro degli affari esteri ed uno designato dall'Unioncamere.

 

In particolare, il comma 2 dispone che il consiglio di amministrazione dell’Agenzia nazionale del turismo è composto da un Presidente e nove membri e che alle riunioni del consiglio di amministrazione interviene, senza diritto di voto, il capo del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo. In caso di parità di voti prevale quello del Presidente.

Ai sensi del comma 3, la ripartizione dei nove seggi fra le amministrazioni e le associazioni di categoria è stabilità con decreto del sottosegretario di Stato con delega al turismo che deve essere emanato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame.

Il comma 4 stabilisce quindi che, effettuata la ripartizione dei seggi, i componenti del consiglio di amministrazione sono nominati con DPCM, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni.

Infine il comma 5 precisa che fino all'insediamento del nuovo consiglio di amministrazione le funzioni dell'organo collegiale di amministrazione dell'Agenzia sono svolte da un commissario straordinario nominato secondo la normativa vigente.

 

 

 

Profili finanziari

Le norme, introdotte con un emendamento approvato nel corso dell’esame al Senato, non sono corredate di relazione tecnica.

 

Al riguardo, con riferimento alla disposizione di cui al comma 5 - che prevede che le funzioni dell’organo collegiale di amministrazione dell’ENIT siano svolte da un commissario straordinario fino all’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione – andrebbe chiarito con quali risorse si intenda far fronte ai relativi oneri.

 

 


 

Articolo 20
(Misure urgenti per l’efficienza del Corpo forestale dello Stato)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 20.

(Misure urgenti per l'efficienza del Corpo forestale dello Stato).

 

      1. Al fine di garantire maggiore efficacia, efficienza e tempestività nell'azione amministrativa e nell'erogazione dei servizi nonché per razionalizzare ed economizzare le procedure, il Corpo forestale dello Stato, limitatamente all'anno 2009, è autorizzato ad assumere personale operaio a tempo determinato ai sensi dell'articolo 1 della legge 5 aprile 1985, n. 124, entro il limite di spesa di 3 milioni di euro.

 

      2. All'onere derivante dall'attuazione del comma 1, pari a 3 milioni di euro per l'anno 2009, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

 

      3. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con proprio decreto, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

      4. Il comma 3 dell'articolo 8 del decreto legislativo 3 aprile 2001, n. 155, si applica anche agli idonei nominati, nell'anno 2008, nelle qualifiche dirigenziali ai sensi della lettera c) del comma 346 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente disposizione, quantificati in euro 177.503,69 per il 2008, euro 24.037 per il 2009 ed euro 24.037 per il 2010, si provvede con gli stanziamenti fissati nella autorizzazione di spesa di cui alla lettera c) del comma 346 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, che sono corrispondentemente ridotti di pari ammontare.

 

 

L’articolo 20, introdotto al Senato, autorizza il Corpo forestale dello Stato, limitatamente all'anno 2009, ad assumere personale operaio a tempo determinato ai sensi dell'articolo 1 della legge 5 aprile 1985, n. 124[61], entro il limite di spesa di 3 milioni di euro, al fine di conseguire una maggiore efficacia, efficienza e tempestività nell'azione amministrativa e nell'erogazione dei servizi nonché di razionalizzare ed economizzare le procedure.

L‘articolo 1 della legge 124/1985 stabilisce che, fino all’ all'entrata in vigore della legge di definizione della disciplina generale dei parchi nazionali e delle riserve di cui all'articolo 83 del DPR 616/1977[62] e in deroga con le previsioni della legge 205/1962[63] e dell’articolo 9 della legge 130/1983[64], la gestione conservativa del patrimonio della ex Azienda di Stato per le foreste demaniali del Ministero dell'agricoltura e delle foreste, per fronteggiare le esigenze relative all'esecuzione dei lavori condotti in amministrazione diretta per la conservazione e la protezione dei beni indicati negli articoli 68 e 83 del DPR 616/1977[65], può ricorrere ad assunzioni di personale operaio con contratto a tempo indeterminato e a tempo determinato. Tali assunzioni, nonché il trattamento economico, sono regolati dalle norme sulla disciplina del contratto collettivo nazionale di lavoro e da quelle sul collocamento. Nella norma richiamata si specifica, tra l’altro, che l’operaio assunto ai sensi della legge 124 non acquista la qualifica di operaio dello Stato.http://bd01.leggiditalia.it/cgi-bin/FulShow?KEY=01LX0000110175ART0&NOTXT=1&SSCKEY=529114344&OPERA=01&NONAV=1&DS_POS=0&TIPO=5& - 2

 

Il comma 2 reca la norma di copertura finanziaria degli oneri derivanti dalle assunzioni disposte dal precedente comma, pari a 3 milioni di euro per il 2009. A tali oneri si provvede mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica, istituito dall'articolo 10, comma 5, del D.L. 282/2004[66].

 

Il citato comma 5 dell’art. 10 del citato decreto-legge n. 282/2004 ha previsto - al fine di agevolare il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica - l’istituzione nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze di un apposito fondo, denominato “Fondo per interventi strutturali di politica economica". Il fondo viene in sostanza utilizzato in modo flessibile ai fini del reperimento delle risorse occorrenti a copertura di interventi legislativi recanti oneri finanziari.

Il Fondo è iscritto nell’ambito del Ministero dell’economia e finanze, Missione politiche economico finanziarie e di bilancio, u.p.b. 1.2.3, cap. 3075.

 

Nella legge di bilancio per il 2009 (legge n. 204/2008 e D.M. economia e finanze 30 dicembre 2008, recante la ripartizione in capitoli delle unità previsionali di base) il Fondo risulta dotato di 77,8 milioni di euro.

Per quanto concerne le effettive disponibilità di bilancio, si fa presente che a valere sulle disponibilità del Fondo per l’anno 2009 hanno trovato copertura finanziaria ulteriori provvedimenti legislativi adottati nell’ultimo trimestre 2008 e in corso d’anno.

In base alle informazioni fornite dalla Ragioneria generale dello Stato, alla data del 16 marzo 2009 sul Fondo per gli interventi strutturali di politica economica risultano disponibili, scontando i 3 milioni di euro utilizzati a copertura dalla norma in esame, circa 427.000 euro.

 

Il comma 3 autorizza il Ministro dell'economia e delle finanze ad apportare con proprio decreto le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Infine, il comma 4 dispone l’applicazione dell’articolo 8, comma 3 del D.lgs. 155/2001[67] agli idonei nominati nell’anno 2008, nelle qualifiche dirigenziali ai sensi dell’articolo 1, comma 346, lettera c) della legge 244/2007 (Finanziaria per il 2008).

Gli oneri derivanti dalla norma in esame sono quantificati in euro 177.503,69 per il 2008, euro 24.037 sia per il 2009 che per il 2010.

Alla copertura finanziaria di tali oneri si provvede mediante la riduzione degli stanziamenti di spesa autorizzati dall’articolo 1, comma 346, lettera c), della legge n. 244/2007 (legge finanziaria per il 2008).

 

L’articolo 8, comma 3, del decreto legislativo n. 155/2001, prevede che la nomina a primo dirigente del Corpo forestale dello Stato decorre a tutti gli effetti dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello nel quale si sono verificate le vacanze ed è conferita secondo l'ordine della graduatoria. Ai fini della determinazione del posto in ruolo i vincitori del concorso precedono i funzionari che hanno superato il corso di formazione dirigenziale

L’articolo 1, comma 346, della legge 244/2007, ha disposto una serie di autorizzazioni di spesa volte ad assunzioni di personale, anche di qualifica dirigenziale, anche in deroga ai limiti previsti dalla normativa vigente, al fine di potenziare le attività di accertamento, ispettive e di contrasto alle frodi, di soccorso pubblico, di ispettorato e di controllo di altre amministrazioni statali, nonché al fine di ridurre gli oneri derivanti dall’applicazione della L. 24 marzo 2001, n. 89[68]. In particolare, la lettera c) dispone uno stanziamento di 1 milione di euro per il 2008, 8 milioni di euro per il 2009 e 16 milioni di euro annui a decorrere dal 2010 per assunzioni nel Corpo forestale dello Stato, anche nei ruoli iniziali nel limite delle vacanze dei ruoli superiori e con successivo riassorbimento al passaggio a tali ruoli, con la possibilità di utilizzazione delle graduatorie di idonei dei concorsi già banditi o conclusi, nonché per compensare gli effetti finanziari dell’eventuale deroga all’articolo 5, comma 5, ultimo periodo, della legge n. 36 del 2004[69]. Quest’ultima norma disponeva la modifica delle dotazioni organiche nell'ambito del ruolo direttivo dei funzionari e del ruolo dei dirigenti del Corpo forestale dello Stato attraverso l’istituzione della dirigenza a livello provinciale connessa alla funzione di comandante di ufficio provinciale.

 

Profili finanziari

 

La relazione tecnica non considera la norma, introdotta nel corso dell’esame in presso il Senato.

 

In merito ai profili di quantificazione si rileva che non si dispone di dati o parametri ai fini della valutazione della congruità della quantificazione del maggior onere disposto dalla norma di cui al comma 4. In particolare si rileva che il relativo emendamento introduttivo[70] è stato approvato in Aula con parere di semplice contrarietà della 5ª Commissione[71]. Nel corso della trattazione del provvedimento in Commissione in merito ad un emendamento[72] di sostanziale analogo contenuto normativo il rappresentante del Governo ha affermato, tra l’altro, che la proposta di applicazione del comma 3 dell’art. 8 (nomina a primo dirigente del Corpo Forestale dello Stato) del D.lgs. n. 155/2001 agli idonei nominati nella qualifica dirigenziale, si configura come un’innovazione normativa suscettibile di avere effetti retroattivi incompatibili con il disposto di cui al citato comma 346.

Nulla da osservare in merito a quanto disposto ai commi 1-3, essendo il maggiore onere previsto dalla norma autorizzato entro un limite massimo di spesa.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, con riferimento al comma 2, si rileva che il Fondo per interventi strutturali di politica economica del quale è previsto l’utilizzo, reca, come indicato nel prospetto riepilogativo depositato dal Governo nella seduta della Commissione bilancio della Camera del 24 febbraio 2009, le necessarie disponibilità.

Sotto il profilo formale si segnala che, a differenza di quanto previsto in casi analoghi, la norma anziché disporre la riduzione dello stanziamento iscritto nel Fondo, prevede una esplicita riduzione della relativa autorizzazione di spesa.

Con riferimento al comma 4, si rileva la necessità di acquisire un chiarimento da parte del Governo in merito alla riduzione anche per l’anno 2008 dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 346, della legge n. 244 del 2007, in considerazione del fatto che l’effettiva erogazione delle spettanze da attribuire ai dirigenti - relativamente all’anno 2008 - non potrà avvenire che nell’attuale esercizio finanziario. Appare inoltre opportuno acquisire una conferma da parte del Governo in merito alla disponibilità delle risorse utilizzate a copertura.

Inoltre, trattandosi di risorse stanziate in bilancio per finalità omogenee con gli interventi previsti dalla norma in esame, sembrerebbe opportuno, a fini di copertura, prevedere una formulazione in base alla quale agli oneri derivanti dalla norma si provvede “a valere” sulle risorse della autorizzazione di spesa di cui al citato comma 346, anziché disporre la riduzione della stessa.

Si segnala, infine, che dal punto di vista formale la clausola di copertura finanziaria, utilizzando l’inciso “quantificati”, non chiarisce se si tratti di un una previsione di spesa o, più presumibilmente, di un limite di spesa. Al riguardo, appare opportuno che il Governo chiarisca la natura della spesa al fine di riformulare in maniera conforme la relativa copertura finanziaria.

 

 


 

Articolo 21
(Trasparenza sulle retribuzioni dei dirigenti e sui tassi di assenza
e di maggiore presenza del personale)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 14.

(Trasparenza sulle retribuzioni dei dirigenti e sui tassi di assenza e di maggiore presenza del personale).

Art. 21.

(Trasparenza sulle retribuzioni dei dirigenti e sui tassi di assenza e di maggiore presenza del personale).

      1. Ciascuna delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, ha l'obbligo di pubblicare nel proprio sito internet le retribuzioni annuali, i curricula vitae, gli indirizzi di posta elettronica e i numeri telefonici ad uso professionale dei dirigenti nonché di rendere pubblici, con lo stesso mezzo, i tassi di assenza e di maggiore presenza del personale distinti per uffici di livello dirigenziale.

      1. Ciascuna delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, ha l'obbligo di pubblicare nel proprio sito internet le retribuzioni annuali, i curricula vitae, gli indirizzi di posta elettronica e i numeri telefonici ad uso professionale dei dirigenti e dei segretari comunali e provinciali nonché di rendere pubblici, con lo stesso mezzo, i tassi di assenza e di maggiore presenza del personale distinti per uffici di livello dirigenziale.

      2. Al comma 52-bis dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, sono apportate le seguenti modificazioni:

      2. Al comma 52-bis dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, la lettera c) è sostituita dalla seguente:

          a) all'alinea, le parole: «31 ottobre 2008» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2008»;

          soppressa

          b) la lettera c) è sostituita dalla seguente:

 

          «c) obbligo, per la singola amministrazione o società che conferisca nel medesimo anno allo stesso soggetto incarichi che superino il limite massimo, di assegnare l'incarico medesimo secondo i princìpi del merito e della trasparenza, dando adeguatamente conto, nella motivazione dell'atto di conferimento, dei requisiti di professionalità e di esperienza del soggetto in relazione alla tipologia di prestazione richiesta e alla misura del compenso attribuito».

          «c) identica».

 

      3. Il termine di cui all'alinea del comma 52-bis dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è differito fino al sessantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge.

 

 

L’articolo 21, al comma 1, pone a carico delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 165/2001[73] (si tratta in pratica della generalità delle pubbliche amministrazioni quali scuole e università, regioni ed enti locali, enti pubblici non economici, agenzie), l’obbligo di pubblicare nel proprio sito internet le retribuzioni annuali, i curricula vitae, gli indirizzi di posta elettronica e i numeri telefonici (ad uso professionale) dei dirigenti nonché di rendere pubblici, con la stessa modalità di comunicazione, i tassi di assenza e di maggiore presenza del personale distinti per uffici di livello dirigenziale di appartenenza.

Il Senato ha stabilito che gli obblighi di pubblicazione dei dati dei dirigenti sono estesi anche ai segretari comunali e provinciali.

 

I commi 2 e 3 apportano due modifiche (la prima delle quali sotto forma di novella) all’articolo 3, comma 52-bis della legge finanziaria 2008[74] (244/2007), in materia di operatività dei limiti agli emolumenti erogati dalle pubbliche amministrazioni.

La disposizione che qui si intende modificare in realtà è recentissima, essendo stata introdotta dall’art. 4-quater, comma 1, del D.L. 97/2008 recante proroghe di termini[75]. Nel testo vigente, essa prevede che le disposizioni della finanziaria 2008 relative alla ‘stretta’ sugli emolumenti dei dipendenti pubblici (commi 44-52)[76] siano applicabili a decorrere dalla data di entrata in vigore di un regolamento di delegificazione, da emanare entro il 31 ottobre 2008 sulla base dei seguenti criteri:

§                     esclusione, dal computo che concorre alla definizione del limite, della retribuzione percepita dal dipendente pubblico presso l'amministrazione di appartenenza nonché del trattamento di pensione;

§                     non applicabilità della disciplina agli emolumenti correlati a prestazioni professionali o a contratti d'opera di natura non continuativa nonché agli emolumenti determinati ai sensi dell'articolo 2389, terzo comma, del codice civile;

§                     obbligo per la singola amministrazione o società, che conferisca nel medesimo anno allo stesso soggetto incarichi che superino il limite massimo, di fornire adeguata e specifica motivazione e dare pubblicità all'incarico medesimo;

§                     obbligo per il soggetto che riceve un incarico di comunicare, all'amministrazione che conferisce l'incarico, tutti gli altri incarichi in corso, ai quali dare adeguata pubblicità;

§                     individuazione di specifiche forme di vigilanza e controllo sulle modalità applicative della presente disciplina.

 

Il comma 2 modifica il criterio sopra indicato alla lettera c) che è sostituto dal seguente: obbligo per la singola amministrazione o società che conferisca nel medesimo anno allo stesso soggetto incarichi che superino il limite massimo,  di assegnare l'incarico medesimo secondo i princìpi del merito e della trasparenza, dando adeguatamente conto, nella motivazione dell'atto di conferimento, dei requisiti di professionalità e di esperienza del soggetto in relazione alla tipologia di prestazione richiesta e alla misura del compenso attribuito.

 

Il comma 3, introdotto nel corso dell’esame da parte del Senato,  differisce fino al 60° giorno successivo alla data di entrata in vigore del provvedimento in esame il termine per l’adozione del citato regolamento di delegificazione (scaduto come si è detto il 31 ottobre 2008).

Nel testo approvato dalla Camera dei deputati (A.C. 1441) il termine per l’adozione del regolamento veniva prorogato al 31 dicembre 2008 (art. 14, comma 2 lett. a).

 

In sostanza: è ampliato il termine finale per rendere operativa la disciplina limitativa; si regola in maniera più dettagliata il conferimento di incarichi che superino il limite massimo, attraverso la menzione dei princìpi del merito e della trasparenza e la specificazione del contenuto necessario della motivazione (viene meno però la previsione dell’obbligo espresso di “dare pubblicità” all’incarico sopra-soglia, probabilmente assorbita dal concetto di trasparenza).

 

Profili finanziari

La relazione tecnica non considera la norma che è stata introdotta nel corso dell’esame presso il Senato.

 

Nulla da osservare al riguardo, in quanto alle disposizioni volte a limitare i compensi dei pubblici dipendenti recate dalla finanziaria 2008, in relazione alle quali viene differito il termine per l’emanazione delle modalità applicative, non erano stati ascritti effetti finanziari. Si osserva che la nuova disciplina è suscettibile di determinare una riduzione dei risparmi conseguibili sulla base della normativa attualmente in vigore. Tale riduzione non rileva, tuttavia, ai fini dei saldi di finanza pubblica, tenuto conto che alla normativa in questione non sono ascritti effetti.

 

 

 

 

 


 

Articolo 22
(Spese di funzionamento e disposizioni in materia di gestione
delle risorse umane)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 15.

(Spese di funzionamento).

Art. 22.

(Spese di funzionamento e disposizioni in materia di gestione delle risorse umane).

      1. Dopo l'articolo 6 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, è inserito il seguente:

      1. Identico.

      «Art. 6-bis. - (Misure in materia di organizzazione e razionalizzazione della spesa per il funzionamento delle pubbliche amministrazioni). - 1. Le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, nonché gli enti finanziati direttamente o indirettamente a carico del bilancio dello Stato sono autorizzati, nel rispetto dei princìpi di concorrenza e di trasparenza, ad acquistare sul mercato i servizi, originariamente prodotti al proprio interno, a condizione di ottenere conseguenti economie di gestione e di adottare le necessarie misure in materia di personale e di dotazione organica.

 

      2. Relativamente alla spesa per il personale e alle dotazioni organiche, le amministrazioni interessate dai processi di cui al presente articolo provvedono al congelamento dei posti e alla temporanea riduzione dei fondi della contrattazione, fermi restando i conseguenti processi di riduzione e di rideterminazione delle dotazioni organiche nel rispetto dell'articolo 6 nonché i conseguenti processi di riallocazione e di mobilità del personale.

 

      3. I collegi dei revisori dei conti e gli organi di controllo interno delle amministrazioni che attivano i processi di cui al comma 1 vigilano sull'applicazione del presente articolo, dando evidenza, nei propri verbali, dei risparmi derivanti dall'adozione dei provvedimenti in materia di organizzazione e di personale, anche ai fini della valutazione del personale con incarico dirigenziale di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286».

 

 

      2. All'articolo 7, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come da ultimo modificato dall'articolo 46, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, al penultimo capoverso, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

          a) le parole: «di contratti d'opera» sono sostituite dalle seguenti: «di contratti di collaborazione di natura occasionale o coordinata e continuativa»;

 

          b) le parole: «o dei mestieri artigianali» sono sostituite dalle seguenti: «, dei mestieri artigianali o dell'attività informatica nonché a supporto dell'attività didattica e di ricerca, per i servizi di orientamento, compreso il collocamento, e di certificazione dei contratti di lavoro di cui al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, purché con oneri esterni non a carico del bilancio».

 

 

L’articolo 22 dispone alcune modifiche al D.lgs. 165/2001[77].

Il comma 1 introduce l’articolo 6-bis, recante misure in materia di organizzazione e razionalizzazione della spesa per il funzionamento delle pubbliche amministrazioni.

Il comma 1 autorizza le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2 del D.lgs. 165/2001[78], nonché gli enti finanziati direttamente o indirettamentea carico del bilancio dello Stato, nel rispetto dei principi di concorrenza e di trasparenza, ad acquistare sul mercato i servizi, originariamente prodotti al proprio interno, a condizione di ottenere conseguenti economie di gestione e di adottare le necessarie misure in materia di personale e di dotazione organica.

Il comma 2, con riferimentoalla spesa per il personale e alle dotazioni organiche, prevede che le stesse amministrazioni provvedano al congelamento dei posti e alla temporanea riduzione dei fondi della contrattazione, fermi restando i conseguenti processi di riduzione e di rideterminazione delle dotazioni organiche (nel rispetto dell'articolo 6), nonché i conseguenti processi di riallocazione e di mobilità del personale.

 

Si ricorda che l’articolo 6, comma 1, del D.Lgs 165/2001, recante l’organizzazione e la disciplina degli uffici e dotazioni organiche, dispone che nelle amministrazioni pubbliche l'organizzazione e la disciplina degli uffici, nonché la consistenza e la variazione delle dotazioni organiche sono determinate in funzione delle finalità indicate nel precedente articolo 1, comma 1, previa verifica degli effettivi fabbisogni e previa consultazione delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Le amministrazioni pubbliche, inoltre, curano l'ottimale distribuzione delle risorse umane attraverso la coordinata attuazione dei processi di mobilità e di reclutamento del personale.

 

Il comma 3prevedeche i collegi dei revisori dei conti e gli organi di controllo interno delle amministrazioni, che attivano i processi sopra esposti al comma 1, vigilino sull'applicazione di quanto stabilito nell’articolo in esame, evidenziando, nei propri verbali, i risparmi derivanti dall'adozione dei provvedimenti in materia di organizzazione e di personale, anche ai fini della valutazione del personale con incarico dirigenziale di cui all'articolo 5 del D.lgs. 286/1999[79].

 

Il successivo comma 2 modifica in più parti l’articolo 7, comma 6, del D.lgs. 165/2001.

L’articolo 7, comma 6, del D.lgs. 165/2001, stabilisce che le amministrazioni pubbliche, per rispondere ad esigenze non fronteggiabili con il personale in servizio, possano conferire incarichi individuali ad esperti di provata specializzazione anche universitaria, determinando preventivamente durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione. Le prestazioni devono corrispondere alle competenze dell’amministrazione conferente, ad obiettivi e progetti specifici, coerente con le esigenze di funzionalità della stessa amministrazione. Inoltre, tali prestazioni, di cui sia preliminarmente accertata l’impossibilità di espletare con risorse umane interne all’amministrazione, devono essere natura temporanea e altamente qualificata.

 

Con la modifica in esame si interviene sulla parte dell’articolo 7, comma 6, in cui si stabilisce che si prescinde dal requisito della comprovata specializzazione universitaria in caso di stipulazione di contratti d'opera per attività che debbano essere svolte da professionisti iscritti in ordini o albi o con soggetti che operino nel campo dell'arte, dello spettacolo o dei mestieri artigianali, ferma restando la necessità di accertare la maturata esperienza nel settore. In particolare

§      da un lato, si introduce il riferimento ai contratti di collaborazione di natura occasionale o coordinata e continuativa, in luogo di quello ai contratti d’opera, come indicato nel testo attualmente in vigore della norma;

§      dall’altro, tra i soggetti incaricati, oltre a coloro che operano nel campo dei mestieri artigianali, sono indicati quelli dell'attività informatica e del supporto dell'attività didattica e di ricerca, per i servizi di orientamento, compreso il collocamento, e di certificazione dei contratti di lavoro di cui al D.lgs. 276/2003, purché con oneri esterni non a carico del bilancio.

 

Profili finanziari

In merito ai profili di copertura finanziaria, appare opportuno che il Governo confermi se l’espressione “con oneri esterni non a carico del bilancio” stia ad indicare che dall’attuazione della disposizione non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Nel caso il Governo confermi tale interpretazione, sarebbe opportuno modificare la formulazione della disposizione.

Si ricorda che sulla proposta emendativa con la quale è stata introdotta la disposizione in esame (emendamento 18.100 dei relatori), la Commissione bilancio del Senato, nella seduta del 26 febbraio 2009, aveva espresso un parere di contrarietà non motivato ai sensi dell’articolo 81, quarto comma, della Costituzione.

 

 


Articolo 23
(Diffusione delle buone prassi nelle pubbliche amministrazione e tempi per l’adozione dei provvedimenti o per l’erogazione dei servizi al pubblico)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 18.

(Diffusione delle buone prassi nelle pubbliche amministrazioni e tempi per l'adozione dei provvedimenti o per l'erogazione dei servizi al pubblico).

Art. 23.

(Diffusione delle buone prassi nelle pubbliche amministrazioni e tempi per l'adozione dei provvedimenti o per l'erogazione dei servizi al pubblico).

      1. Le amministrazioni pubbliche statali, individuati nel proprio ambito gli uffici che provvedono con maggiore tempestività ed efficacia all'adozione di provvedimenti o all'erogazione di servizi, che assicurano il contenimento dei costi di erogazione delle prestazioni, che offrono i servizi di competenza con modalità tali da ridurre significativamente il contenzioso e che assicurano il più alto grado di soddisfazione degli utenti, adottano le opportune misure al fine di garantire la diffusione delle relative buone prassi tra gli altri uffici.

      1. Identico.

      2. Le prassi individuate ai sensi del comma 1 sono pubblicate nei siti telematici istituzionali di ciascuna amministrazione e comunicate alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica.

      2. Identico.

      3. L'elaborazione e la diffusione delle buone prassi sono considerate ai fini della valutazione dei dirigenti e del personale.

      3. Identico.

      4. In sede di Conferenza unificata, di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, sono conclusi accordi tra lo Stato, le regioni e gli enti locali per l'individuazione e la diffusione di buone prassi per le funzioni e i servizi degli enti territoriali.

      4. Identico.

      5. Al fine di aumentare la trasparenza dei rapporti tra le amministrazioni pubbliche e gli utenti, a decorrere dal 1o gennaio 2009 ogni amministrazione pubblica determina e pubblica, con cadenza annuale, nel proprio sito internet o con altre forme idonee:

      5. Identico.

          a) un indicatore dei propri tempi medi di pagamento relativi agli acquisti di beni, servizi e forniture, denominato «indicatore di tempestività dei pagamenti»;

 

          b) i tempi medi di definizione dei procedimenti e di erogazione dei servizi con riferimento all'esercizio finanziario precedente.

 

      6. Con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità di attuazione dell'obbligo informativo di cui al comma 5, lettera a), avuto riguardo all'individuazione dei tempi medi ponderati di pagamento con riferimento, in particolare, alle tipologie contrattuali, ai termini contrattualmente stabiliti e all'importo dei pagamenti.

      6. Con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata, da adottare entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità di attuazione dell'obbligo informativo di cui al comma 5, lettera a), avuto riguardo all'individuazione dei tempi medi ponderati di pagamento con riferimento, in particolare, alle tipologie contrattuali, ai termini contrattualmente stabiliti e all'importo dei pagamenti.

 

 

L’articolo 23, modificato dal Senato limitatamente al comma 6, promuove l’individuazione e la diffusione delle buone prassi in uso presso gli uffici delle pubbliche amministrazioni pubbliche statali e introduce l’obbligo per le medesime amministrazioni di pubblicare, sul proprio sito web o con idonee modalità, un indicatore dei tempi medi di pagamento dei beni, dei servizi e delle forniture acquistate nonché dei tempi medi di definizione dei procedimenti e di erogazione dei servizi resi all'utenza.

 

Ai sensi del comma 1 le amministrazioni pubbliche statali, per conseguire un miglioramento dell’efficacia della complessiva azione amministrativa, individuano tra i propri uffici quelli che:

§         adottano i provvedimenti o erogano i servizi con maggiore tempestività ed efficacia;

§         assicurano il contenimento dei costi di erogazione delle prestazioni;

§         offrono i servizi di competenza con modalità tali da ridurre significativamente il contenzioso;

§         assicurano il più alto grado di soddisfazione degli utenti.

Una volta individuati gli uffici che operano in maniera maggiormente efficace, le amministrazioni debbono introdurre le opportune misure per diffondere le relative buone prassi agli altri uffici.

Il comma 2 dispone la pubblicazione delle buone prassi sui siti telematici istituzionali di ciascuna amministrazione e la loro comunicazione al Dipartimento della funzione pubblica.

Il comma 3 stabilisce che l'elaborazione e la diffusione delle buone prassi sono considerate ai fini della valutazione professionale dei dirigenti e del personale.

Per garantire la diffusione delle buone prassi anche a livello locale, il comma 4 prevede che, in sede di Conferenza unificata, siano conclusi accordi tra lo Stato, le regioni e gli enti locali per promuovere l’individuazione e la diffusione delle buone prassi tra gli enti territoriali.

I successivi due commi sono finalizzati ad accrescere la trasparenza nei rapporti tra le amministrazioni pubbliche e gli utenti.

Il comma 5 impone a ciascuna amministrazione pubblica, a partire dal 1° gennaio 2009, di pubblicare con periodicità annuale, sul proprio sito web o con altre modalità idonee:

§         un indicatore dei tempi medi di pagamento dei beni, dei servizi e delle forniture acquistate (denominato indicatore di tempestività dei pagamenti);

§         i tempi medi di definizione dei procedimenti e di erogazione dei servizi resi all'utenza con riferimento all’esercizio precedente.

Riguardo alla sola pubblicazione dei tempi di pagamento, le modalità attuative dell'obbligo informativo in capo alle pubbliche amministrazioni sono rimesse, ai sensi del comma 6, ad un decreto del ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, da emanarsi di concerto con il ministro dell'economia e delle finanze entro un mese dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame. Ai fini dell’adozione del decreto di cui sopra, secondo quanto previsto da una modifica introdotta al Senato, viene acquisito il parere della Conferenza unificata, presumibilmente in quanto l’obbligo di pubblicazione dei dati sul sito web grava anche sugli enti territoriali.

 


Articolo 24
(Riorganizzazione del Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione, del Centro di formazione studi e della Scuola superiore della pubblica amministrazione)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 19.

(Riorganizzazione del Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione, del Centro di formazione studi e della Scuola superiore della pubblica amministrazione).

Art. 24.

(Riorganizzazione del Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione, del Centro di formazione studi e della Scuola superiore della pubblica amministrazione).

      1. Al fine di realizzare un sistema unitario di interventi nel campo della formazione dei pubblici dipendenti, della riqualificazione del lavoro pubblico, dell'aumento della sua produttività, del miglioramento delle prestazioni delle pubbliche amministrazioni e della qualità dei servizi erogati ai cittadini e alle imprese, della misurazione dei risultati e dei costi dell'azione pubblica, nonché della digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni, il Governo è delegato ad adottare, secondo le modalità e i princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi di riassetto normativo finalizzati al riordino del Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione (CNIPA), del Centro di formazione studi (FORMEZ) e della Scuola superiore della pubblica amministrazione (SSPA), secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:

      1. Al fine di realizzare un sistema unitario di interventi nel campo della formazione dei pubblici dipendenti, della riqualificazione del lavoro pubblico, dell'aumento della sua produttività, del miglioramento delle prestazioni delle pubbliche amministrazioni e della qualità dei servizi erogati ai cittadini e alle imprese, della misurazione dei risultati e dei costi dell'azione pubblica, nonché della digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni, il Governo è delegato ad adottare, secondo le modalità e i princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi di riassetto normativo finalizzati al riordino, alla trasformazione, fusione o soppressione del Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione (CNIPA), del Centro di formazione studi (FORMEZ) e della Scuola superiore della pubblica amministrazione (SSPA), secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:

     a) ridefinizione delle missioni e delle competenze e riordino degli organi, in base a princìpi di efficienza, efficacia ed economicità, anche al fine di assicurare un sistema coordinato e coerente nel settore della formazione e della reingegnerizzazione dei processi produttivi della pubblica amministrazione centrale e delle amministrazioni locali;

     a) identica;

 

      b) trasformazione, fusione o soppressione degli organismi di cui al presente comma in coerenza con la ridefinizione delle competenze degli stessi ai sensi della lettera a);

     b) raccordo con le altre strutture, anche di natura privatistica, operanti nel settore della formazione e dell'innovazione tecnologica;

      c) identica;

      c) riallocazione delle risorse umane e finanziarie in relazione alla riorganizzazione e alla razionalizzazione delle competenze.

      d) identica.

     2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Alle attività previste dal presente articolo si provvede nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali previste dalla legislazione vigente.

    2. Identico.

 

 

L’articolo 24, al comma 1, delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi di riassetto normativo aventi ad oggetto il riordino, la trasformazione, la fusione o la soppressione (queste ultime tre indicazioni sulle modalità di attuazione della delega sono state aggiunte nel corso dell’esame al Senato) del Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione (CNIPA), del Centro di formazione studi (Formez) e della Scuola superiore della pubblica amministrazione (SSPA).

La delega è conferita per il conseguimento delle seguenti finalità: realizzare un sistema unitario di interventi nel campo della formazione dei dipendenti pubblici; della riqualificazione del lavoro pubblico e dell’aumento della sua produttività; del miglioramento delle prestazioni delle pubbliche amministrazioni e della qualità dei servizi erogati ai cittadini e alle imprese; della misurazione dei risultati e dei costi dell'azione pubblica; della digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni.

 

Per quanto riguarda la Scuola superiore di pubblica amministrazione, la disposizione sostituisce il progetto di riordino previsto dalla legge finanziaria 2007 e di recente abrogato dal D.L. 112/2008 (conv. dalla L. 133/2008)[80].

 

Il termine per l’esercizio della delega è di un anno dall’entrata in vigore del provvedimento in esame.

Per le modalità di adozione dei decreti legislativi, si fa riferimento alla procedura che l’art. 11 della L. 59/1997[81] (il rinvio a tale disposizione, anziché all’art. 20 della medesima legge come era previsto nel testo approvato dalla Camera, è stato introdotto dal Senato) ha stabilito per i decreti legislativi con cui si è proceduto ad una complessiva riorganizzazione dell’amministrazione statale (vedi infra), attuata in connessione con il processo di trasferimento di funzioni e compiti dello Stato alle regioni ed enti locali delineato dalla stessa legge.

La procedura dettata dall’art. 11, comma 2, prevede che i decreti siano emanati previa acquisizione del parere della Commissione parlamentare consultiva sull’attuazione della riforma amministrativa[82] e che debbano essere resi entro il termine di 30 giorni dalla trasmissione dei relativi schemi.

Quanto alla determinazione dei princípi e criteri direttivi, si fa innanzitutto rinvio, come per le procedure di adozione di cui sopra, ai princípi e criteri generali contenuti nel citato art. 11 della L. 59/1997.

 

L'art. 11 della legge 59/1997 ha conferito una delega al Governo per riordinare:

§         la Presidenza del Consiglio e i Ministeri (comma 1, lettera a));

§         gli enti pubblici non operanti nei settori della previdenza (comma 1, lettera b));

§         gli strumenti di valutazione dell'attività amministrativa (comma 1, lettera c));

§         gli interventi di promozione e sostegno della ricerca scientifica e gli organismi che operano nel settore (comma 1, lettera d));

§         la dirigenza pubblica, le procedure di contrattazione collettiva e la giurisdizione sulle controversie di lavoro dei pubblici dipendenti (comma 4).

I successivi articoli 12, 14, 17 e 18 recano i principi direttivi cui il Governo era tenuto ad attenersi per l’esercizio delle deleghe previste rispettivamente dalle lettere a), b), c) e d).

In attuazione della delega conferita dalla L. 59/1997 (in particolare, degli artt. 11, comma 1, lettera a), e 12, comma 1, lettere s) e t)[83]), si è proceduto alla riorganizzazione della SSPA (con il D.Lgs. 287/1999[84]) e del Formez (D.Lgs. 285/1999[85]).

 

In secondo luogo, l’articolo in esame individua specifici principi e criteri direttivi per l’esercizio delle delega (lettere a), b), c) e d) del comma 1), quali:

§         la ridefinizione delle missioni e delle competenze delle tre strutture e il riordino dei loro organi, secondo i princìpi di efficienza, efficacia ed economicità, anche con l’intento di assicurare un sistema coordinato e coerente nel settore della formazione e della reingegnerizzazione dei processi produttivi della pubblica amministrazione centrale e delle amministrazioni locali;

§         la trasformazione, fusione o soppressione dei medesimi organismi in coerenza con la ridefinizione delle loro competenze (questo principio direttivo è stato aggiunto nel corso dell’esame al Senato in connessione con la modifica dell’oggetto della delega, vedi supra);

§         il raccordo con le altre strutture, pubbliche e private, che operano nei medesimi settori della formazione e dell'innovazione tecnologica;

§         la riallocazione delle risorse umane e finanziarie in relazione alla riorganizzazione e alla razionalizzazione delle competenze.

Il comma 2 dell’articolo in esame dispone che dall'attuazione della delega non debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, dovendosi provvedere alle attività previste nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali previste dalla legislazione vigente.

 

 

 

 

 


 

Articolo 25
(Trasformazione in fondazione del Centro per la documentazione
e la valorizzazione delle arti contemporanee)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 25.

(Trasformazione in fondazione del Centro per la documentazione e la valorizzazione delle arti contemporanee).

 

      1. Il Centro per la documentazione e la valorizzazione delle arti contemporanee, istituito dall'articolo 1 della legge 12 luglio 1999, n. 237, è trasformato con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali in fondazione di diritto privato ed assume la denominazione di «Fondazione MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo» svolgendo i compiti già propri del Centro suddetto anche attraverso la realizzazione, la gestione e la promozione dei Musei «MAXXI Arte» e «MAXXI Architettura». Con il medesimo decreto, il Ministro per i beni e le attività culturali approva lo statuto della Fondazione, che prevede l'esercizio da parte del Ministero della vigilanza sul conseguimento di livelli adeguati di pubblica fruizione delle opere d'arte e delle raccolte in uso o nella titolarità della Fondazione, e conferisce in uso mediante assegnazione al fondo di dotazione della Fondazione il compendio immobiliare sito in Roma, via Guido Reni - via Masaccio e le raccolte individuati con decreto ministeriale. Alla Fondazione, oltre al Ministero per i beni e le attività culturali, possono partecipare in qualità di soci fondatori promotori, mediante la sottoscrizione dell'atto costitutivo, gli enti pubblici territoriali nel cui ambito la Fondazione ha sede. Possono diventare soci, previo consenso dei soci fondatori promotori, altri soggetti, pubblici e privati, i quali contribuiscano ad incrementare il fondo di dotazione e il fondo di gestione della Fondazione. A decorrere dalla data di adozione dello statuto della Fondazione, è abrogata la lettera z) del comma 2 dell'articolo 7 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 novembre 2007, n. 233, e, al comma 4 dello stesso articolo 7, sono soppresse le parole: «, compreso il Centro per la documentazione e la valorizzazione delle arti contemporanee», intendendosi soppresso anche il corrispondente ufficio di cui al medesimo comma 4.

 

      2. Per la partecipazione del Ministero per i beni e le attività culturali al fondo di gestione della Fondazione è autorizzata, a titolo di contributo per le spese di funzionamento, la spesa rispettivamente di euro 1.637.544 per l'anno 2009, di euro 1.833.125 per l'anno 2010 e di euro 1.406.533 a decorrere dall'anno 2011, allo scopo intendendosi corrispondentemente ridotta l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 11, della legge 12 luglio 1999, n. 237, e successive modificazioni.

 

 

L’articolo 25, introdotto dal Senato, prevede, al comma 1, cheil Centro per la documentazione e la valorizzazione delle arti contemporanee,  di cui all’art. 1 della L. 237/1999[86], sia trasformato in fondazione di diritto privato e assuma la denominazione di Fondazione MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo (di seguito indicata come Fondazione MAXXI). Alla Fondazione sono assegnati i compiti precedentemente svolti dal Centro per la documentazione, anche attraverso la realizzazione, la gestione e la promozione dei Musei “MAXXI Arte” e “MAXXI Architettura”.

 

 

L’art. 1 della L. 237/1999 ha istituito il Centro per la documentazione e la valorizzazione delle arti contemporanee in Roma, con il compito di raccogliere, conservare, valorizzare ed esporre le testimonianze materiali della cultura visiva internazionale, favorire la ricerca, nonché svolgere manifestazioni e attività connesse. La legge ha, inoltre, stabilito, che il Centro sia sede del Museo delle Arti contemporanee e ha istituito, presso il medesimo, il Museo dell’architettura, prevedendo risorse finanziarie per la progettazione e la realizzazione della sede, nonché per il funzionamento e per l’acquisizione delle opere[87].

Il Centro ha autonomia scientifica, organizzativa, amministrativa e finanziaria. Attualmente, è uno dei cinque uffici dirigenziali non generali della del Direzione generale per la qualità e la tutela del paesaggio, l'architettura e l'arte contemporanee (PARC) del Ministero per i beni e le attività culturali (MIBAC).

 

L’istituzione della Fondazione avviene con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, con il quale viene anche approvato lo statuto. Quest’ultimo prevede che il MIBAC eserciti la vigilanza sul conseguimento di adeguati livelli di fruizione, da parte dell’utenza pubblica, delle opere d’arte e delle raccolte in uso o nella titolarità della stessa Fondazione. Inoltre, il decreto conferisce in uso mediante assegnazione al fondo di dotazione della Fondazione il compendio immobiliare sito in Roma, via Guido Reni – Via Masaccio[88] e le raccolte.

 

Con riferimento a quest’ultimo passaggio, sembrerebbe opportuno chiarire il riferimento all’individuazione “con decreto ministeriale”, in considerazione del fatto che già la concessione in uso è disposta con decreto.

 

Oltre al MIBAC, possano essere soci fondatori promotori, partecipando alla sottoscrizione dell’atto costitutivo, anche gli enti pubblici territoriali nel cui ambito la Fondazione ha sede.

Possono, inoltre, diventare soci, previo consenso dei soci fondatori promotori, ulteriori soggetti, pubblici o privati, purché contribuiscano ad incrementare il fondo di dotazione ed il fondo di gestione della Fondazione.

 

Nell’ordinamento giuridico italiano, la disciplina normativa delle fondazioni è recata dal codice civile (artt. 14-35). L’istituto viene classicamente definito come “stabile organizzazione predisposta per la destinazione di un patrimonio ad un determinato scopo di pubblica utilità[89]”.

Al pari delle associazioni, la fondazione rientra, dunque, nel novero delle organizzazioni collettive mediante le quali i privati perseguono scopi che superano la sfera individuale. Secondo la tradizionale ricostruzione della dottrina, a differenza delle società, fondazioni e associazioni si caratterizzano per l’assenza di uno scopo di lucro (distribuzione di utili). Tuttavia, per quanto concerne la fondazione, l’opinione dominante nella dottrina ne individua la peculiarità non tanto in questo criterio negativo, quanto, piuttosto, nel perseguimento di fini di rilevante interesse collettivo.

Il codice civile stabilisce, innanzitutto, i requisiti dell’atto costitutivo e dello statuto della fondazione, con i quali il fondatore enuncia un determinato scopo, predispone la struttura organizzativa che dovrà provvedere alla sua realizzazione e la fornisce dei mezzi patrimoniali necessari, nonché regola i profili relativi alle responsabilità degli amministratori, all’estinzione e alla trasformazione della fondazione. La disciplina recata dal codice è completata dalle norme del DPR 10 febbraio 2000, n. 361, con il quale è stato riformato il procedimento per l’acquisto della personalità giuridica ed il sistema dei controlli sulle persone giuridiche private[90].

Accanto al modello codicistico, occorre, peraltro, sottolineare che, negli ultimi anni, il legislatore ha fatto più volte ricorso alla forma organizzativa della fondazione, dettando singole discipline settoriali per specifiche categorie di enti. Si ricordano, ad esempio, la normativa relativa alle fondazioni bancarie[91], quella relativa alle fondazioni lirico-sinfoniche[92], quella relativa alle fondazioni universitarie[93]. Da ultimo, si ricorda l’art. 16 del d.l. n. 112/2008[94] che ha introdotto la facoltà per le università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato mediante delibera del Senato accademico, soggetta ad approvazione ministeriale[95].

Al riguardo, si evidenzia che in dottrina è stato rilevato che, in relazione alla presenza, nelle discipline speciali previste per ciascun tipo di fondazione, di uno o più degli indici rivelatori di pubblicità, “spesso […] la conclusione è che il singolo soggetto volta per volta analizzato non è una fondazione di diritto privato, bensì un ente pubblico, qualunque sia il nomen utilizzato dal legislatore”[96].

Quanto agli indici rivelatori della pubblicità, così come ricavati dalla nozione comunitaria di organismo di diritto pubblico[97] essi attengono, oltre che al possesso della personalità giuridica, al finanziamento dell’attività in modo maggioritario da parte dello Stato o di altri enti pubblici o organismi di diritto pubblico; alla gestione soggetta a controllo da parte dei pubblici poteri; al fatto che gli organi di amministrazione, direzione o vigilanza sono costituiti a maggioranza da membri designati dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico; al fatto, infine, che l’istituzione dell’ente sia volta a soddisfare specificamente bisogni di interesse generale non aventi carattere industriale o commerciale.

Con riferimento specifico all’ambito dei servizi museali e culturali, si ricorda che la forma gestionale della fondazione, per la sua caratteristica non lucrativa, è stata ritenuta particolarmente idonea, portando, in particolare, nel tempo, a far emergere lo schema della c.d. fondazione di partecipazione. Questa è divenuta strumento tipico di gestione dei beni culturali statali a far data dal D.lgs. n. 368 del 1998[98], che ha previsto la possibilità per il Ministero per i beni e le attività culturali, ai fini della gestione dei servizi relativi ai beni culturali di interesse nazionale, di costituire o partecipare ad associazioni, fondazioni o società (articolo 10, comma 1, lett. b).

In attuazione di quanto disposto dalla norma richiamata, è stato adottato il D.M. n. 491 del 2001[99], ai sensi del quale il Ministero può costituire fondazioni aventi personalità giuridica di diritto privato, ovvero parteciparvi allo scopo di perseguire il più efficace esercizio delle proprie funzioni e, in particolare, della gestione e valorizzazione dei beni culturali e della promozione delle attività culturali.

La materia è stata, da ultimo, modificata dal D.lgs. n. 156 del 2006[100], che ha disposto l’abrogazione esplicita dell’articolo 10 del D.lgs. n. 368 del 1998, parallelamente alla ‘riscrittura’ degli artt. 112 e 115 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, concernenti la valorizzazione e la gestione dei beni culturali di appartenenza pubblica interni agli istituti e luoghi della cultura.

In particolare, l’art. 112 (commi 4, 5, 8) prevede che Stato, regioni ed altri enti pubblici territoriali stipulano accordi per definire strategie ed obiettivi comuni di valorizzazione, nonché per elaborare i conseguenti piani strategici di sviluppo culturale. Per l’elaborazione e lo sviluppo di tali piani, possono essere costituiti appositi soggetti giuridici, ai quali possono partecipare privati proprietari di beni culturali, nonché persone giuridiche private senza scopo di lucro, anche quando non dispongano di beni culturali che siano oggetto della valorizzazione, a condizione che l’intervento in tale settore di attività sia per esse previsto dalla legge o dallo statuto.

 

Conseguentemente, si prevede che, a decorrere dalla data di adozione dello statuto della fondazione, è abrogata la disposizione del Regolamento di organizzazione del MIBAC che prevede che il Direttore generale della Direzione generale per la qualità e la tutela del paesaggio, l'architettura e l'arte contemporanee (PARC) coordina ed indirizza le attività del Centro per la documentazione (art. 7, c. 2, lett. z), del D.P.R. 233/2007[101]). Si dispone, inoltre, indirettamente, la soppressione del relativo ufficio dirigenziale non generale, di cui al c. 4 del medesimo art. 7.

 

Potrebbe essere opportuno chiarire se l’abrogazione dell’art. 7, c. 2, lett. z), del DPR 233/2007 interverrà a decorrere dalla data di adozione dello statuto della Fondazione – presumibilmente da parte degli organi competenti – ovvero a decorrere dalla data di approvazione dello stesso con decreto ministeriale.

 

Il comma 2 reca l’autorizzazione di spesa per la partecipazione del MIBAC, a titolo di contributo per le spese di funzionamento, al fondo di gestione della Fondazione MAXXI. In particolare, è autorizzata la spesa di 1.637.544 euro per l’anno 2009, di 1.833.125 euro per l’anno 2010 e di 1.406.533 euro a decorrere dall’anno 2011, intendendosi corrispondentemente ridotta l’autorizzazione di spesa recata dall’articolo 1, comma 11, della L. 237/1999.

 

L’articolo 1, comma 11, della L. 237/1999 ha autorizzato la spesa di lire 6.200 milioni (circa 3,2 milioni di euro) a decorrere dall'anno 2000 per l'organizzazione, nonché per la nomina di un curatore e per il funzionamento del Centro e dei due nuovi musei istituti con il medesimo art. 11[102].

Profili finanziari

La relazione tecnica non considera la norma che è stata introdotta nel corso dell’esame presso il Senato.

 

In merito ai profili di quantificazione, con riferimento al conferimento in uso alla Fondazione degli immobili di cui al comma 1, si osserva che il trasferimento, a titolo gratuito, di un diritto reale di godimento comporta la rinuncia da parte dello Stato alla valorizzazione economica dell’immobile conferito.

Nulla da osservare sotto il profilo della quantificazione relativamente al contributo autorizzato ai sensi del comma 2, trattandosi di un limite di spesa.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, con riferimento al comma 2, si segnala che la norma dispone la riduzione dell’autorizzazione di spesa relativa all’articolo 1, comma 11, della legge n. 237 del 1999. Tale disposizione autorizzava la spesa di 6.200 milioni di lire (circa 3,2 milioni di euro) a decorrere dall’anno 2009 per l’organizzazione, la nomina di un curatore e il funzionamento del Centro per la documentazione e la valorizzazione delle arti contemporanee e dei musei dell’audiovisivo e della fotografia. Tali risorse sono iscritte nel capitolo 5605 del Ministero per i beni e le attività culturali.

Tale capitolo sulla base delle schede di analisi non è classificato come spesa autorizzata per legge, ma è una spesa rimodulabile di carattere discrezionale ed è stata oggetto delle riduzioni previste dall’articolo 60, commi 1 e 3 del decreto-legge n. 112 del 2008.

Nel bilancio per l’anno 2009 sono iscritte in conto competenza sul suddetto capitolo risorse pari a euro 1.638.591. Da una interrogazione effettuata alla banca dati della RGS, sul suddetto capitolo risulta accantonata una somma pari all’intero stanziamento. Una parte di questo accantonamento, nella misura di 1.447 euro, è riconducibile al taglio lineare degli accantonamenti previsto dal decreto-legge n. 180 del 2008, in materia di istruzione, la restante parte, pari a 1.637.144 euro, è accantonata per la disposizione in esame. Al riguardo, appare opportuna una conferma da parte del Governo. Qualora il Governo confermi la ricostruzione effettuata, si segnala che la norma in esame prevede un utilizzo dello stanziamento superiore, anche se in misura irrisoria (400 euro), alle somme accantonate e disponibili.

Appare, infine, opportuno che il Governo chiarisca se l’utilizzo delle suddette risorse, soprattutto con riferimento agli anni successivi al 2009, possa pregiudicare la realizzazione degli interventi già previsti a legislazione vigente.

 

 


 

Articolo 26
(Misure occupazionali nei confronti di personale impiegato in attività socialmente utili attraverso società partecipate
da Italia Lavoro S.p.A.)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 26.

(Misure occupazionali nei confronti di personale impiegato in attività socialmente utili attraverso società partecipate da Italia Lavoro S.p.A.).

 

      1. Al fine di garantire la continuità occupazionale del personale impiegato in Ales S.p.A., la partecipazione azionaria attualmente detenuta da Italia Lavoro S.p.A. in Ales S.p.A. è trasferita al Ministero per i beni e le attività culturali, senza corrispettivo. A seguito del trasferimento, il patrimonio netto di Italia Lavoro S.p.A. è ridotto del valore contabile corrispondente alla partecipazione trasferita.

 

      2. Tutte le operazioni di cui al presente articolo sono effettuate in regime di neutralità fiscale. Tutti i relativi atti, contratti, convenzioni e trasferimenti sono esenti da qualsivoglia tributo, comunque denominato.

 

 

L’articolo 26, introdotto al Senato, dispone, al comma 1, il trasferimento a titolo gratuito al Ministero per i beni e le attività culturali (MiBAC) della titolarità della partecipazione azionaria detenuta da Italia Lavoro S.p.a. in Ales S.p.a..

 

In base a tale previsione, il MiBAC diviene azionista unico della Società Ales S.p.a.,il cui capitale sociale è attualmente detenuto in parte dal MiBAC (30 per cento), in parte da Italia lavoro S.p.a (70 per cento).

La società in questione (Arte lavoro e Servizi s.p.a.) è stata costituita nel dicembre 1998 ed ha come oggetto sociale lo svolgimento di attività di servizi di conservazione del patrimonio culturale.

A seguito del trasferimento della partecipazione azionaria, il patrimonio di Italia Lavoro è ridotto in misura contabile corrispondente.

Il trasferimento è finalizzato a “garantire la continuità occupazionale” del personale impiegato in Ales S.p.a., con riguardo – secondo quanto desumibile dalla rubrica dell’articolo in commento - al personale impiegato in attività socialmente utili, attraverso società partecipate da Italia Lavoro S.p.a.

L’articolo in esame deriva da un emendamento del relatore[103] approvato presso l’Assemblea del Senato. Nel corso dell’esame non sono emerse indicazioni circa le modalità mediante cui il trasferimento della partecipazione azionaria disposto dalla norma consenta di realizzare la tutela occupazionale cui la norma medesima risulta destinata.

 

Il comma 2 prevede la neutralità fiscale di qualsiasi operazione effettuata in attuazione del comma 1; tutti gli atti sono esenti da qualsivoglia tributo.

 

La società Italia Lavoro S.p.A. è sorta nel 1997 (in base alla direttiva del Presidente del Consiglio del 13 maggio 1997), ai fini dell'esercizio di alcune tipologie di attività dell'ITAINVEST (quest'ultima - ex GEPI - è poi confluita nella società Sviluppo Italia[104]), con il trasferimento delle relative competenze nelle politiche attive del lavoro ed il conferimento di una serie di partecipazioni societarie. Essa, in particolare:

§       opera per la promozione, la progettazione, la realizzazione e la gestione di attività ed interventi finalizzati allo sviluppo dell'occupazione sull'intero territorio nazionale, con particolare riguardo alle aree territoriali depresse ed ai soggetti svantaggiati del mercato del lavoro(direttiva del 20 luglio 2000 del Ministro del lavoro);.

§       collabora con il Ministro del lavoro per la promozione e la gestione di interventi nel campo delle politiche attive del lavoro e dell'assistenza tecnica ai servizi per l'impiego (art. 30 L.448/2001).

§       svolge attività per il monitoraggio e la valutazione dello stato di avanzamento dei soggetti affidati dal Ministero del Lavoro e della previdenza sociale alla società medesima (art. 7-terdecies della L. 31 marzo 2005, n. 43

 

 

 

 

Profili finanziari

La norma introdotta con un emendamento approvato nel corso dell’esame al Senato, non è corredata di relazione tecnica.

 

Nulla da osservare al riguardo dal momento che le operazioni in esame riguardano enti facenti parte del medesimo aggregato delle pubbliche amministrazioni.

 

 

 


 

Articolo 27
(Modifica della legge 27 settembre 2007, n. 165, recante delega in materia di riordino degli enti di ricerca)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 27.

(Modifica della legge 27 settembre 2007, n. 165, recante delega in materia di riordino degli enti di ricerca).

 

      1. All'articolo 1, comma 1, della legge 27 settembre 2007, n. 165, recante delega al Governo in materia di riordino degli enti di ricerca, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

          a) nell'alinea, le parole: «il termine di diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge» sono sostituite dalle seguenti: «il 31 dicembre 2009»;

 

          b) nella lettera b), al primo periodo, dopo le parole: «degli statuti» sono inserite le seguenti: «e dei regolamenti di amministrazione, finanza e contabilità, e del personale» ed il secondo periodo è sostituito dal seguente: «Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca esercita il controllo sui regolamenti di amministrazione, finanza e contabilità, sentito il Ministro dell'economia e delle finanze, nonché sui regolamenti del personale, sentiti il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione»;

 

          c) la lettera c) è sostituita dalla seguente:

 

          «c) formulazione e deliberazione degli statuti, in sede di prima attuazione, da parte dei consigli di amministrazione integrati da cinque esperti di alto profilo scientifico, nominati, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Agli esperti non è riconosciuto alcun compenso o indennità. I predetti statuti sono deliberati previo parere dei consigli scientifici».

 

      2. Le disposizioni di cui all'articolo 26, comma 1, secondo periodo, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, non si applicano agli enti di ricerca, di cui alla legge 27 settembre 2007, n. 165, qualora entro il 31 dicembre 2009 siano adottati decreti legislativi attuativi della delega prevista dalla stessa legge n. 165 del 2007.

 

      3. Le disposizioni di cui all'articolo 26, comma 1, secondo periodo, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, non si applicano altresì all'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), di cui all'articolo 2, comma 138, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, all'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica (ANSAS), di cui all'articolo 1, comma 610, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, all'Ente nazionale di assistenza magistrale (ENAM), di cui al decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 21 ottobre 1947, n. 1346, ratificato con legge 21 marzo 1953, n. 190, e all'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI), istituito con il decreto legislativo 19 novembre 2004, n. 286, e riordinato ai sensi dell'articolo 1, commi 612, 613, 614 e 615, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, qualora entro il 31 dicembre 2009 siano adottati regolamenti di riordino degli stessi enti, tenendo conto dei princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 2, comma 634, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

 

 

L’articolo 27, introdotto durante l’esame al Senato, al comma 1 modifica alcune disposizioni dell’art. 1, comma 1, della legge 27 settembre 2007, n. 165, con la quale è stata conferita una delega al Governo per il riordino degli enti di ricerca vigilati dal Ministero dell’università e della ricerca (ora, Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca).

 

Si ricorda, al riguardo, che la delega è stata conferita allo scopo di promuovere, rilanciare e razionalizzare le attività nel settore della ricerca e di garantire autonomia, trasparenza ed efficienza nella gestione degli enti pubblici nazionali di ricerca. La delega deve essere esercitata nel rispetto dei principi e criteri direttivi indicati nell’art. 18 della legge n. 59 del 1997[105], nonché dei principi e criteri direttivi specificamente indicati (sui quali, si veda infra), e riguarda - in ragione del Ministero vigilante -: l’Agenzia spaziale italiana (ASI)[106];il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR)[107]; il Consorzio per l'area di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste[108]; l’Istituto italiano di studi germanici[109]; l’Istituto nazionale di alta matematica (INDAM)[110]; l’Istituto nazionale di astrofisica (INAF)[111]; l’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN)[112]; l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV)[113]; l’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (OGS)[114]; lIstituto nazionale di ricerca metrologica (INRIM)[115]; il Museo storico della fisica e Centro di studi e ricerche "Enrico Fermi"[116]; la Stazione zoologica "Anton Dohrn"[117][118].

 

La prima modifica recata dalla norma in esame attiene al termine per l’esercizio della delega, fissato dalla norma originaria in 18 mesi a decorrere dalla data della sua entrata in vigore[119], e ora fissato al 31 dicembre 2009 (comma 1, lett. a)).

La seconda e la terza modifica attengono ad alcuni dei principi e criteri direttivi specificamente previsti dall’art. 1, c. 1, della legge n. 165 del 2007.

 

In particolare, con il comma 1, lett. b), si prevede che anche i regolamenti di amministrazione, finanza e contabilità, nonché del personale, debbano essere formulati, deliberati ed emanati – come già gli statuti – da parte degli organi statutari competenti dei singoli enti, previo controllo di legittimità e di merito del Ministro dell’università e della ricerca, nelle forme previste dall’art. 6, c. 9 e 10, della legge n. 168 del 1989[120].

Inoltre, si prevede che il controllo sui regolamenti di amministrazione, finanza e contabilità sia esercitato sentito il Ministro dell’economia e delle finanze, mentre il controllo sui regolamenti del personale sia esercitato sentito, oltre che il Ministro dell’economia e delle finanze, anche il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione.

Si modifica, in tal modo, la precedente previsione, in base alla quale il controllo del Ministro competente doveva essere esercitato sentite le competenti Commissioni parlamentari, chiamate ad esprimersi entro 30 giorni dalla data della richiesta del parere.

 

Con il comma 1, lett. c), si modifica la procedura di formulazione e deliberazione degli statuti in sede di prima attuazione, prevedendo che alle stesse procedano i consigli di amministrazione integrati da cinque esperti di alto profilo scientifico, nominati dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, previo parere dei consigli scientifici. Agli esperti non è riconosciuto alcun compenso o indennità.

Nella formulazione originaria, queste attività erano affidate ai consigli scientifici, integrati dai 5 esperti.

 

Per completezza, si ricorda che gli altri principi e criteri direttivi specificamente previsti dall’art. 1 della l. n.165 del 2007 attengono a:

- riconoscimento agli enti dell’autonomia statutaria[121], ferma restando la responsabilità del Governo nell’indicazione della missione e di specifici obiettivi di ricerca per ciascun ente, nell’ambito del Programma nazionale della ricerca[122]  e degli obiettivi strategici fissati dall’Unione europea[123][124];

§         verifica daparte dell’Agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca (ANVUR) dei risultati ottenuti dagli enti, con periodica relazione al Governo[125];

§         assegnazione delle risorse finanziarie sulla base di criteri che tengano conto della valutazione espressa dall’Agenzia;

§         riordino degli organi statutari;

§         composizione del consiglio di amministrazione del CNR in modo che la metà dei componenti sia di nomina governativa;

§         adozione di procedure di valutazione comparativa per la nomina dei direttori degli organi di ricerca;

§         previsione di misure volte a potenziare la professionalità e l’autonomia dei ricercatori;

§         incentivazione della cooperazione scientifica e tecnica con enti ed istituzioni di altri Paesi;

§         raccordo con l’attività delle regioni in materia di ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi;

§         adozione di misure anti discriminatorie fra donne e uomini nella composizione degli organi statutari;

§         ridefinizione, attraverso accorpamenti o scorpori, di enti attivi nei settori della fisica della materia, dell’ottica e dell’ingegneria navale, nonché dell’Istituto italiano di tecnologia.

Si ricorda, infine, che, ai sensi dell’art. 1, comma 6, della legge n. 165 del 2007, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi, il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti correttivi o modificativi.

Tutti gli schemi di decreto devono essere trasmessi alle Camere ai fini dell’espressione dei pareri da parte delle Commissioni competenti per materia e per le conseguenze di ordine finanziario entro 45 giorni dalla trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere emanati.

 

I commi 2 e 3 concernono esoneri alla disciplina del Taglia enti di cui all’art. 26, comma 1, secondo periodo, del d.l. n. 112 del 2008[126] che, con decorrenza 31 marzo 2009, dispone la soppressione degli enti pubblici non economici per i quali, alla medesima data, non siano stati emanati i regolamenti di riordino previsti dall’art. 2, c. 634, della legge finanziaria 2008 (L. 244/2007).

 

Al riguardo, si evidenzia che l’art. 2, comma 634, della legge finanziaria 2008, come da ultimo modificato dall’art. 4 del dl n. 207 del 2008[127], prevede che i regolamenti di riordino siano adottati entro il 30 giugno 2009.

 

In particolare, il comma 2 esclude dalla soppressione in questione gli enti di ricerca di cui alla già citata legge n. 165 del 2007 - ossia, si intende, gli enti vigilati dal MIUR - a condizione che entro il 31 dicembre 2009 siano adottati i decreti legislativi attuativi della delega prevista dalla medesima legge. Delega sulla quale, come si è visto, interviene il comma 1 dell’art. 27.

 

Al riguardo si ricorda che il primo periodo dell’art. 26, c. 1, del d.l. n. 112 del 2008 – che prevede, salvo che non siano esplicitamente confermati alla data del 20 novembre 2008, la soppressione degli enti pubblici non economici aventi una dotazione organica inferiore alle 50 unità - esclude da tale soppressione gli enti di ricerca.

 

Il comma 3 esclude dalla medesima soppressione l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR)[128], l’Agenzia per lo sviluppo dell’autonomia scolastica (ANSAS)[129], l’Ente nazionale di assistenza magistrale (ENAM)[130], l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI)[131], a condizione che entro il 31 dicembre 2009 siano adottati i regolamenti di riordino dei medesimi enti.

Si osserva che, alla luce del contenuto dei commi 2 e 3, sembrerebbe opportuno integrare la rubrica dell’articolo con un riferimento al “Taglia enti” di cui all’art. 26 del decreto legge n. 112 del 2008.

Sembrerebbe, altresì, opportuno riformulare i commi 2 e 3 apportando modifiche testuali espresse all’art. 26, comma 1, secondo periodo, del medesimo decreto legge n. 112 del 2008.

Profili finanziari

La relazione tecnica non considera la norma, introdotta nel corso dell’esame presso il Senato, che autorizza esoneri dalla disciplina del “taglia enti” di cui all’art. 26, comma 1, secondo periodo, del d.l. n. 112 del 2008.

La 5° Commissione ha espresso, nel corso della seduta del 24 febbraio 2009, un parere di semplice contrarietà sull’emendamento[132] contenente le norme in esame. Il rappresentante del Governo, nel corso della medesima seduta, ha espresso analogo avviso, precisando che non erano associati effetti di risparmio quantificati in relazione all’articolo 26 del decreto-legge n. 112 del 2008.

 Giova ricordare che l’assenza di una quantificazione di risparmi, in relazione alle norme di cui al citato articolo 26 del decreto legge n. 112/2008, appare essere giustificata anche con il fatto che tale intervento si inseriva nell’ambito della periodica revisione della disciplina concernente il riordino e la soppressione degli enti pubblici. Nell’ambito di tale processo periodico di revisione, l’articolo 1, comma 482, della legge finanziaria 296/2006 aveva recato disposizioni in materia[133] di riordino, con la finalità di conseguire obiettivi di risparmio quantificati dal comma 483 in 205 milioni di euro per il 2007, 310 milioni per il 2008 e 415 milioni a decorrere dal 2009. Tali  obiettivi di risparmio erano presidiati da una specifica clausola[134] di salvaguardia volta a garantire comunque il conseguimento degli effetti finanziari attesi mediante un eventuale taglio lineare degli stanziamenti della tabella C.

In occasione di precedenti dibattiti parlamentari sulla medesima materia il Governo ha, peraltro, affermato che la clausola di salvaguardia posta dal comma 621, lettera a), dovrebbe fungere esclusivamente da deterrente rispetto all’inerzia delle amministrazioni interessate. In altre parole i risultati di risparmio attesi devono essere considerati “pienamente conseguibili indipendentemente dall’operare della clausola di salvaguardia”[135].

Successivamente l’articolo 2, commi 634-642, della legge finanziaria 244/2007 ha parzialmente modificato la procedura per il riordino e la soppressione di enti ed organismi pubblici statali. A tali norme, che non mutavano sostanzialmente le analoghe misure previste dalla precedente legge finanziaria, non sono stati ascritti effetti di risparmio aggiuntivi rispetto a quelli già scontati, per l’esercizio 2008 e a regime, dalla stessa legge finanziaria 296/2006; a tal fine, veniva confermata l’operatività della clausola di salvaguardia di cui al comma 621, lettera a).

Si rammenta che il decreto legge n. 112/2008, oltre a dettare le ulteriori norme in materia di riordino recate dall’articolo 26, prevedeva la disapplicazione della clausola di salvaguardia più volte citata certificando, in tal modo, il mancato conseguimento, a tutto il 2008, degli obiettivi di risparmio prefigurati dalla legge n. 296/2006 in materia di riordino e soppressione degli enti.

La clausola di salvaguardia posta dal comma 621, lettera a) è stata disapplicata anche nel 2007 a norma dell’articolo 12 del decreto legge n. 159/2007.

 

Al riguardo appare necessario che il Governo chiarisca se l’esclusione degli enti di ricerca vigilati dal Ministero dell’istruzione, università e ricerca e degli enti di cui al comma 3 dal novero degli enti oggetto di soppressione possa risultare suscettibile di pregiudicare il pieno conseguimento degli obiettivi di risparmio a suo tempo quantificati in relazione alle norme di cui l’articolo 1, comma 482, della legge finanziaria 296/2006.

 

 

 


 

Articolo 28
(Personale a tempo determinato presso la Croce Rossa italiana)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 28.

(Personale a tempo determinato presso la Croce Rossa italiana).

 

      1. A valere sulle convenzioni stipulate con gli enti del Servizio sanitario nazionale o con altri enti, l'associazione italiana della Croce Rossa, al fine di assicurare l'espletamento e la prosecuzione delle attività, in regime convenzionale, nel settore dei servizi sociali e socio-sanitari nonché per la gestione dei servizi di emergenza sanitaria, può prorogare i contratti di lavoro a tempo determinato di cui all'articolo 2, comma 366, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, fino alla scadenza delle medesime convenzioni. Alla copertura dell'onere relativo la Croce Rossa provvede nell'ambito delle risorse finanziarie previste dalle convenzioni e in ogni caso senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

 

L’articolo 28, inserito nel corso dell’esame presso il Senato, consente all'Associazione italiana della Croce Rossa, al fine di assicurare l'espletamento e la prosecuzione delle attività convenzionali stipulate con diversi enti nel settore dei servizi sociali e socio-sanitari, nonché per la gestione dei servizi di emergenza sanitaria, di prorogare i contratti di lavoro a tempo determinato, previsti dall’articolo 2, comma 366, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), fino alla scadenza delle medesime convenzioni.

Alla copertura dell'onere relativo la Croce Rossa provvede nell'ambito delle risorse finanziarie previste dalle convenzioni e in ogni caso senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

In particolare, la norma prevista all’articolo 2, comma 366, della legge 24 dicembre 2007 n. 244 (legge finanziaria 2008), dispone che i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati dall'Associazione italiana della Croce rossa sulla base delle convenzioni relative sono confermati, dopo la scadenza, fino alla durata della relativa convenzione. Rispetto alla formulazione da ultimo ricordata, l’articolo 28 in esame attribuisce a regime una facoltà all’Associazione italiana della Croce rossa che, alle condizioni previste dalla disposizione, potrà essere esercitata senza necessità di una specifica previsione normativa.

 

Profili finanziari

La relazione tecnica non considera la norma la quale prevede che i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati dalla Croce rossa sulla base di convenzioni per l’espletamento di attività in campo socio-sanitario possono essere confermati per la durata delle convenzioni medesime. Viene, inoltre, specificato che alla copertura del relativo onere la Croce rossa provvede nell'ambito delle risorse finanziarie previste dalle convenzioni e in ogni caso senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Si rileva, come già chiarito dalla relazione tecnica allegata al disegno di legge finanziaria 2008[136] e riferita da una norma di analogo contenuto, che l’onere per i contratti in questione viene coperto con gli introiti derivanti dalle convenzioni stipulate dalla CRI, convenzioni che rappresentano la causa del contratto stesso.

 

Nulla da osservare al riguardo.

 


Articolo 29
(Disposizioni relative alle sedi diplomatiche e consolari)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 20.

(Disposizioni relative alle sedi diplomatiche e consolari).

Art. 29.

(Disposizioni relative alle sedi diplomatiche e consolari).

      1. All'articolo 60 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è aggiunto, in fine, il seguente comma:

      1. Identico:

      «15-bis. Fermo restando quanto previsto dal comma 15, il Ministero degli affari esteri, per le spese connesse al funzionamento e alla sicurezza delle rappresentanze diplomatiche e consolari nonché agli interventi di emergenza per la tutela dei cittadini italiani all'estero, può assumere impegni superiori a quanto previsto dal predetto comma, nel rispetto, in ogni caso, del limite complessivo anche a valere sulle altre unità previsionali di base del bilancio del medesimo Ministero».

      «15-bis. Fermo restando quanto previsto dal comma 15, il Ministero degli affari esteri, per le spese connesse al funzionamento e alla sicurezza delle rappresentanze diplomatiche e consolari nonché agli interventi di emergenza per la tutela dei cittadini italiani all'estero, può assumere impegni superiori a quanto previsto dal predetto comma, nel rispetto, in ogni caso, del limite complessivo annuo anche a valere sulle altre unità previsionali di base del bilancio del medesimo Ministero».

 

      2. All'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, dopo le parole: «delle organizzazioni di volontariato di cui alla legge 1o agosto 1991, n. 266,» sono inserite le seguenti: «degli uffici all'estero di cui all'articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18,».

 

 

L’articolo 29 introduce (comma 1) un comma aggiuntivo all'articolo 60 del decreto-legge n. 112 del 2008 (“Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”); ed apporta (comma 2)una modifica all’art. 3 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (“Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”).

 

Comma 1. Il comma aggiuntivo (15-bis) all'articolo 60 del decreto-legge n. 112 del 2008 autorizza il Ministero degli affari esteri ad assumere mensilmente impegni superiori a quanto previsto dal precedente comma 15 del citato articolo 60, ovvero un dodicesimo della spesa prevista da ciascuna U.P.B. degli stati di previsione del bilancio - nel rispetto, in ogni caso, del limite complessivo annuo - anche a valere sulle altre U.P.B del bilancio del medesimo Ministero. La precisazione sul carattere annuale del limite complessivo è stata introdotta nel corso dell’esame al Senato.

Tale deroga è consentita tuttavia solo per le spese connesse al funzionamento ed alla sicurezza delle rappresentanze diplomatiche e consolari nonché agli interventi di emergenza per la tutela dei cittadini italiani all'estero.

 

Il comma 15 dell’art. 60 del D.L. n. 112/2008 reintroduce la norma, originariamente prevista dalla legge finanziaria per il 2006[137] ed abrogata dal comma 626, articolo 2, della legge finanziaria per il 2008 (legge n. 244 del 2007), che prevedeva un limite per le amministrazioni dello Stato all’assunzione mensile di impegni di spesain misura non superiore ad un dodicesimo della spesa prevista da ciascuna U.P.B. (unità previsionale di base) degli stati di previsione del bilancio.

Dal punto di vista soggettivo, sono esplicitamente esclusi dal rispetto del limite il comparto della sicurezza e del soccorso.

Dal punto di vista oggettivo sono esclusi dal predetto limite le seguenti spese, sostanzialmente riconducibili alla categoria delle spese obbligatorie o aventi natura obbligatoria:

§           stipendi, retribuzioni, pensioni e altre spese fisse o aventi natura obbligatoria ovvero non frazionabili in dodicesimi;

§           interessi;

§           poste correttive e compensative delle entrate, comprese le regolazioni contabili;

§           spese relative ad accordi internazionali e ad obblighi derivanti dalla normativa comunitaria;

§           annualità relative ai limiti di impegno e alle rate di ammortamento mutui.

La disposizione del comma 15, infine, precisa che la violazione del limite rileva anche con riferimento ai profili di responsabilità contabile.

 

Comma 2. La modifica al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, introdotta dal Senato, concerne il comma 2 dell’art. 3, e si sostanzia nell’introduzione, all’elenco dei settori per i quali il decreto legislativo viene applicato tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative, degli uffici italiani all’estero dell’Amministrazione degli Affari esteri, individuati nell’art. 30 del DPR 5 gennaio 1967, n. 18.

 

L’art. 30 del DPR 5 gennaio 1967, n. 18, è dedicato alla classificazione, istituzione e soppressione degli uffici all’estero, tra i quali figurano le rappresentanze diplomatiche, che si distinguono in Missioni diplomatiche e in rappresentanze permanenti presso Enti o Organizzazioni internazionali; gli uffici consolari, che si distinguono in uffici consolari di I e di II categoria; gli istituti italiani di cultura.

 

L’articolo 3 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 amplia il campo di applicazione delle disposizioni in materia di salute e sicurezza, riferibile ora tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio, senza alcuna differenziazione di tipo formale, nonché a tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati e autonomi, e ai soggetti ad essi equiparati ed anche ai lavoratori autonomi.

Il comma 2 prevede particolari forme di applicazione per specifici settori (ad esempio Forze armate e di Polizia, Corpo nazionale dei vigili del fuoco, protezione civile, strutture giudiziarie, penitenziarie, università, organizzazioni di volontariato), le cui particolari esigenze sono individuate entro e non oltre 24 mesi dalla data di entrata in vigore del Decreto legislativo mediante specifici regolamenti di delegificazione.

 


 

Articolo 30
(Tutela non giurisdizionale dell’utente dei servizi pubblici)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 21.

(Tutela non giurisdizionale dell'utente dei servizi pubblici).

Art. 30.

(Tutela non giurisdizionale dell'utente dei servizi pubblici).

      1. Le carte dei servizi dei soggetti pubblici e privati che erogano servizi pubblici o di pubblica utilità contengono la previsione della possibilità, per l'utente o per la categoria di utenti che lamenti la violazione di un diritto o di un interesse giuridico rilevante, di promuovere la risoluzione non giurisdizionale della controversia, che avviene entro i trenta giorni successivi alla richiesta; esse prevedono, altresì, l'eventuale ricorso a meccanismi di sostituzione dell'amministrazione o del soggetto inadempiente.

      1. Identico.

      2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le autorità amministrative che svolgono la propria attività nelle materie contemplate dal codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, dalla legge 14 novembre 1995, n. 481, e dalla legge 31 luglio 1997, n. 249, nell'autonomia garantita dai rispettivi ordinamenti, nonché, per i servizi pubblici o di pubblica utilità non regolati dalle medesime autorità, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, nonché con il Ministro per gli affari regionali relativamente ai servizi pubblici locali, emanano un decreto che individua uno schema-tipo di procedura conciliativa ai sensi del comma 1, da recepire nelle singole carte dei servizi entro il termine di novanta giorni dalla data della sua adozione.

      2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le autorità amministrative che svolgono la propria attività nelle materie contemplate dal codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, dalla legge 14 novembre 1995, n. 481, e dalla legge 31 luglio 1997, n. 249, nell'autonomia garantita dai rispettivi ordinamenti, nonché, per i servizi pubblici o di pubblica utilità non regolati dalle medesime autorità, esclusi i servizi pubblici locali, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, emanano un decreto che individua uno schema-tipo di procedura conciliativa ai sensi del comma 1, da recepire nelle singole carte dei servizi entro il termine di novanta giorni dalla data della sua adozione.

 

Il comma 1 dell’articolo 30, non modificato dal Senato, stabilisce che le carte dei servizi predisposte da coloro che erogano servizi pubblici o di pubblica utilità debbano prevedere, in favore degli utenti che lamentino la violazione di un diritto o di un interesse giuridico rilevante, la possibilità:

§         di promuovere la risoluzione non giurisdizionale della controversia entro i trenta giorni successivi alla richiesta;

§         di ricorrere a meccanismi di sostituzione dell'amministrazione o del soggetto erogatore inadempiente.

Si ricorda che, ai sensi dell’art. 11 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, i soggetti che erogano servizi di pubblica utilità sono tenuti ad adottare una Carta dei Servizi con la quale assumono nei confronti dell'utente impegni diretti a garantire predeterminati e controllabili livelli di qualità delle prestazioni.

Le modalità di definizione, adozione e publicizzazione degli standard di qualità, i casi e le modalità di adozione delle carte dei servizi, i criteri di misurazione della qualità dei servizi, le condizioni di tutela degli utenti, nonché i casi e le modalità di indennizzo automatico e forfetario all'utenza per mancato rispetto degli standard di qualità sono stabilite con direttive, aggiornabili annualmente, del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Già in precedenza, dopo l’emanazione della direttiva del Presidente del Consiglio 27 gennaio 1994 che aveva fissato i principi in base ai quali dovesse essere effettuata l'erogazione dei servizi pubblici,

 

La direttiva del Presidente del consiglio dei ministri del 27 gennaio 1994 ha fissato i princìpi cui deve uniformarsi l'erogazione dei servizi pubblici al fine di tutelare le esigenze dei cittadini che ne fruiscono. Tra gli strumenti individuati dalla direttiva vi è l'istituzione, presso la Presidenza del Consiglio, di un Comitato per l'attuazione della Carta dei servizi pubblici con compiti prevalentemente consultivi e di controllo nei confronti delle public utilities. Viene così introdotta nell'ordinamento lo strumento della Carta dei servizi pubblici, strumento di confronto tra soggetti erogatori di servizi di pubblica utilità e utenti sugli standard qualitativi dei servizi forniti.

Tale strumento ha trovato attuazione pratica con l'articolo 2 del D.L. 12 maggio 1995, n. 163, convertito dalla legge 11 luglio 1995, n. 273 (poi abrogato è sostituito dall’art. 11 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286), che ha imposto ai soggetti erogatori di servizi pubblici di adottare le rispettive carte sulla base di schema generali di riferimento da emanarsi con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il DPCM del 19 maggio 1995 ha individuato i seguenti settori dei servizi pubblici, ai fini dell'emanazione degli schemi generali di riferimento delle Carte dei servizi pubblici: sanità; assistenza e previdenza sociale; istruzione; comunicazioni e trasporti; energia elettrica; l'acqua; gas; fisco (quest'ultimo aggiunto dal DPCM 2 dicembre 1997).

In seguito sono stati emanati alcuni decreti del Presidente del Consiglio recanti gli schemi generali di riferimento per la predisposizione delle Carte relative a diversi settori quali sanità (DPCM 19 maggio 1995), istruzione (DPCM 7 giugno 1995); elettricità (DPCM 18 settembre 1995); gas (DPCM 18 settembre 1995); assistenza e previdenza sociale (DPCM 21 dicembre 1995); poste (DPCM 30 gennaio 1996); mobilità (DPCM 30 dicembre 1998); servizio idrico integrato (DPCM 29 aprile 1999).

Più recentemente, è stato posto l’obbligo per gli enti locali, al fine di incrementare la tutela dei diritti dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici locali, di emanare, in sede di stipula dei contratti di servizio, una "Carta della qualità dei servizi", dalla quale si possano evincere: standard qualitativi e quantitativi delle prestazioni erogate; modalità di accesso alle informazioni concernenti la proposizione dei reclami e quelle per adire le vie conciliative e giudiziarie nonché le modalità di ristoro dell'utenza (L. 24 dicembre 2007, n. 244, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008, art. 2, comma 461).

 

Il comma 2 dispone che, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame, le autorità amministrative che svolgono attività nelle materie contemplate dal Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture (D.Lgs. 163/2006), dalla legge 481/1995 e dalla legge 249/1997, nell'autonomia garantita dai rispettivi ordinamenti, nonché, per i servizi pubblici o di pubblica utilità non regolati dalle medesime autorità, esclusi i servizi pubblici locali (tale esclusione è stata introdotta dal Senato), il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, emanino un decreto che individua uno schema-tipo di procedura conciliativa ai sensi del comma 1, che entro novanta giorni deve essere recepita nelle singole carte dei servizi.

Si ricorda che il decreto legislativo 163/2006 (cd. codice dei contratti pubblici) disciplina, ai sensi dell'art. 1, comma 1, i contratti delle stazioni appaltanti, degli enti aggiudicatori e dei soggetti aggiudicatori, aventi per oggetto l’acquisizione di servizi, prodotti, lavori e opere, sia nei settori ordinari (i settori diversi da quelli del gas, energia termica, elettricità, acqua, trasporti, servizi postali, sfruttamento di area geografica, come definiti dalla parte III del codice) che speciali (settori del gas, energia termica, elettricità, acqua, trasporti, servizi postali, sfruttamento di area geografica, come definiti dalla parte III del codice).

La legge 481/1995 ha istituito due autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità: l’Autorità per l’energia elettrica ed il gas e l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni in seguito disciplinata più specificamente dalla legge 249/1997. Il legislatore, nella norma istitutiva, ha dichiarato espressamente le finalità e le funzioni delle autorità indipendenti tra le quali si ricorda, in particolare, quella di garantire la concorrenza e l’efficienza nel settore dei servizi di pubblica utilità.

 

 


 

Articolo 31
(Modifiche all’articolo 41 della legge 16 gennaio 2003, n. 3 – Fondazione Bordoni)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 31.

(Modifiche all'articolo 41 della legge 16 gennaio 2003, n. 3).

 

      1. I primi due periodi del comma 5 dell'articolo 41 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, sono sostituiti dai seguenti: «La Fondazione Ugo Bordoni è riconosciuta istituzione di alta cultura e ricerca ed è sottoposta alla vigilanza del Ministero dello sviluppo economico. La Fondazione elabora e propone, in piena autonomia scientifica, strategie di sviluppo del settore delle comunicazioni, da potere sostenere nelle sedi nazionali e internazionali competenti, e coadiuva operativamente il Ministero dello sviluppo economico e altre amministrazioni pubbliche nella soluzione organica ed interdisciplinare delle problematiche di carattere tecnico, economico, finanziario, gestionale, normativo e regolatorio connesse alle attività del Ministero e delle amministrazioni pubbliche. La Fondazione, su richiesta dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ovvero di altre Autorità amministrative indipendenti, svolge attività di ricerca ed approfondimento su argomenti di carattere tecnico, economico e regolatorio. Le modalità di collaborazione con il Ministero, con le altre amministrazioni pubbliche e con l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e altre Autorità amministrative indipendenti sono stabilite attraverso apposite convenzioni, predisposte sulla base di atti che stabiliscono le condizioni anche economiche cui la Fondazione Ugo Bordoni è tenuta ad attenersi nell'assolvere agli incarichi ad essa affidati».

 

      2. Il primo periodo del comma 6 dell'articolo 41 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, è sostituito dal seguente: «Lo statuto, l'organizzazione e i ruoli organici della Fondazione Ugo Bordoni sono ridefiniti in coerenza con le attività indicate al comma 5 e con la finalità, prevalente e dedicata, di ricerca e assistenza in favore del Ministero dello sviluppo economico, di altre amministrazioni pubbliche, nonché delle Autorità amministrative indipendenti».

 

      3. Dall'applicazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

 

 

L’articolo 31, introdotto nel corso dell’esame presso il Senato, amplia le funzioni della Fondazione Ugo Bordoni, novellando i commi 5 e 6 dell’articolo 41 della legge n. 3/2003[138].

 

La “Fondazione Ugo Bordoni”, fu istituita nel 1952 e dichiarata estinta e messa in liquidazione nel 2000. Nel 2001 venne costituita una nuova Fondazione che, con la citata legge n. 3/2003, è stata riconosciuta come istituto privato di alta cultura e posta sotto la vigilanza del Ministero delle comunicazioni. La Fondazione effettua e promuove ricerche e studi scientifici ed applicativi nel campo delle telecomunicazioni, dell’informatica e dell’elettronica. La Fondazione svolge inoltre attività di rappresentanza dell’Italia in diversi organismi internazionali scientifici e di normativa e ha il compito di realizzare la rete di monitoraggio dei livelli di campo elettromagnetico a livello nazionale. Ai sensi dell’articolo 7, comma 2, del D.L. 35/2005[139], la Fondazione presenta annualmente, al Governo e alle competenti Commissioni parlamentari, una relazione sulla propria attività.

 

Il comma 1 dell’articolo 31 sostituisce i primi due periodi dell’articolo 41, comma 5, della legge 3/2003. Il nuovo testo, più ampio di quello vigente, si differenzia da quest’ultimo nei seguenti punti:

§      la Fondazione è riconosciuta come istituzione di alta cultura e ricerca, anziché come istituzione privata di alta cultura;

§      in attuazione dell’articolo 1, comma 7, del D.L. 85/2008[140], la Fondazione è sottoposta alla vigilanza del Ministero delle sviluppo economico, anziché del Ministero delle comunicazioni;

§      è espressamente riconosciuta la piena autonomia scientifica della Fondazione nell’elaborare e proporre strategie di sviluppo del settore delle comunicazioni;

§      la Fondazione coadiuva operativamente non il solo Ministero dello sviluppo economico, ma anche altre amministrazioni pubbliche;

§      la Fondazione svolge attività di ricerca ed approfondimento su argomenti di carattere tecnico, economico e regolatorio su richiesta dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni o di altre Autorità amministrative indipendenti (attività attualmente non prevista);

§      è prevista la conclusione di apposite convenzioni con le quali sono stabilite le modalità di collaborazione della Fondazione con il Ministero dello sviluppo economico, le altre amministrazioni pubbliche, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e le altre Autorità amministrative indipendenti. Tali convenzioni saranno predisposte sulla base di atti, che stabiliscono le condizioni, anche economiche, cui la Fondazione dovrà attenersi nell’assolvere agli incarichi affidatigli.

 

Il comma 2 dell’articolo 31 novella il comma 6 del citato articolo 41 precisando che lo statuto, l’organizzazione e i ruoli organici della Fondazione dovranno essere ridefiniti in coerenza, non solo con lo svolgimento delle attività indicate al comma 5 dello stesso articolo 41 - come già attualmente previsto –, ma anche con la finalità, prevalente e dedicata, di ricerca e assistenza in favore del Ministero dello sviluppo economico, delle altre amministrazioni pubbliche e delle Autorità amministrative indipendenti.

 

Il comma 3 prevede infine che l’applicazione del presente articolo non deve comportare nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

 

Profili finanziari

Le norme, introdotte dal Senato non sono corredate di relazione tecnica.

 

Nulla da osservare al riguardo, tenuto conto, altresì, della clausola di invarianza finanziaria di cui al comma 3.

 


Articolo 32
(Eliminazione degli sprechi relativi al mantenimento di documenti
in forma cartacea)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 22.

(Eliminazione degli sprechi relativi al mantenimento di documenti in forma cartacea).

Art. 32.

(Eliminazione degli sprechi relativi al mantenimento di documenti in forma cartacea).

      1. Gli obblighi di pubblicazione di atti e di provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale si intendono assolti con la pubblicazione da parte delle amministrazioni e dei soggetti obbligati nei propri siti informatici.

    1. A far data dal 1o gennaio 2010, gli obblighi di pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale si intendono assolti con la pubblicazione nei propri siti informatici da parte delle amministrazioni e degli enti pubblici obbligati.

      2. Con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono individuati i casi per i quali, allo scopo di garantire la massima conoscibilità, resta fermo l’obbligo di assicurare la pubblicità di atti e provvedimenti mediante pubblicazione degli stessi nei giornali.

      2. Dalla stessa data del 1o gennaio 2010, al fine di promuovere il progressivo superamento della pubblicazione in forma cartacea, le amministrazioni e gli enti pubblici tenuti a pubblicare sulla stampa quotidiana atti e provvedimenti concernenti procedure ad evidenza pubblica o i propri bilanci, oltre all’adempimento di tale obbligo con le stesse modalità previste dalla legislazione vigente alla data di entrata in vigore della presente legge, ivi compreso il richiamo all’indirizzo elettronico, provvedono altresì alla pubblicazione nei siti informatici, secondo modalità stabilite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione.

      3. Gli adempimenti di cui al comma 1 possono essere attuati mediante l’utilizzo di siti informatici di altri soggetti obbligati, ovvero di loro associazioni.

      3. Gli adempimenti di cui ai commi 1 e 2 possono essere attuati mediante utilizzo di siti informatici di altre amministrazioni ed enti pubblici obbligati, ovvero di loro associazioni.

      4. Al fine di garantire e di facilitare l’accesso alle pubblicazioni di cui al comma 1, il CNIPA realizza e gestisce un portale di accesso ai siti di cui al medesimo comma 1.

      4. Al fine di garantire e di facilitare l’accesso alle pubblicazioni di cui ai commi 1 e 2 il CNIPA realizza e gestisce un portale di accesso ai siti di cui al medesimo comma 1.

      5. A decorrere dal 1o gennaio 2011 le pubblicazioni effettuate in forma cartacea non hanno effetto di pubblicità legale.

      5. A decorrere dal 1o gennaio 2010 e, nei casi di cui al comma 2, dal 1o gennaio 2013, le pubblicazioni effettuate in forma cartacea non hanno effetto di pubblicità legale, ferma restando la possibilità per le amministrazioni e gli enti pubblici, in via integrativa, di effettuare la pubblicità sui quotidiani a scopo di maggiore diffusione, nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio.

      6. Agli oneri derivanti dalla realizzazione delle attività di cui al comma 1 del presente articolo si provvede a valere sulle risorse finanziarie assegnate ai sensi dell’articolo 27 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, e successive modificazioni, con decreto del Ministro per l’innovazione e le tecnologie 22 luglio 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 226 del 28 settembre 2005, al progetto «PC alle famiglie», non ancora impegnate alla data di entrata in vigore della presente legge.

      6. Agli oneri derivanti dalla realizzazione delle attività di cui al presente articolo si provvede a valere sulle risorse finanziarie assegnate ai sensi dell’articolo 27 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, e successive modificazioni, con decreto del Ministro per l’innovazione e le tecnologie 22 luglio 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 226 del 28 settembre 2005, al progetto «PC alle famiglie», non ancora impegnate alla data di entrata in vigore della presente legge.

 

 

L’articolo 32 reca disposizioni finalizzate all’“eliminazione degli sprechi” collegati al mantenimento delle pubblicazioni legali in forma cartacea.

 

Il comma 1 riconosce effetto di pubblicità legale agli atti e ai provvedimenti amministrativi pubblicati dalle amministrazioni e dagli enti pubblici obbligati sui propri siti informatici. Un emendamento approvato dal Senato attribuisce efficacia alla disposizione a decorrere dal 1° gennaio 2010.

Con “siti informatici” delle pubbliche amministrazioni, l’espressione intende probabilmente riferirsi ai “siti istituzionali” su reti telematiche di cui agli artt. 53 e 54 del Codice dell’amministrazione digitale (D.Lgs. 82/2005). Per tale profilo potrebbe risultare utile un esplicito coordinamento normativo.

 

In particolare, la circolare Funzione pubblica 13 marzo 2001, n. 3, detta le linee guida per l’organizzazione, l’usabilità e l’accessibilità dei siti web delle pubbliche amministrazioni; successivamente, con la direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 30 maggio 2002 , viene riconosciuta prioritaria la necessità di impartire direttive alle pubbliche amministrazioni per lo sviluppo dello strumento dei servizi in linea ai cittadini e alle imprese con l’attivazione e la registrazione del dominio di secondo livello gov.it.; contemporaneamente viene realizzato il portale nazionale per il cittadino al quale seguirà quello per le imprese.

 

Il comma 2, introdotto dalla Camera e sostanzialmente modificato dal Senato, dispone, con la medesima decorrenza, che la pubblicazione sulla stampa quotidiana di bilanci, ovvero di atti e provvedimenti concernenti procedure ad evidenza pubblica, che la normativa vigente impone ad amministrazioni od enti pubblici, sia (non sostituita ma) accompagnata dalla pubblicazione nei siti informatici, secondo modalità da fissare con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione. La finalità dichiarata è quella di “promuovere il progressivo superamento della pubblicazione in forma cartacea”.

Il comma 3, anch’esso modificato dal Senato, consente che la pubblicazione imposta ai sensi dei precedenti commi 1 e 2 possa aver luogo utilizzando, anziché il sito informatico dell’amministrazione tenuta all’adempimento, siti di altre amministrazioni ed enti pubblici obbligati (il testo approvato dalla Camera si riferiva più genericamente a siti “di altri soggetti obbligati o di loro associazioni”).

Il comma 4 prevede altresì la realizzazione e gestione da parte del CNIPA di un portale di accesso ai suddetti siti.

Il comma 5, nel testo approvato dalla Camera, disponeva che a decorrere dal 1° gennaio 2011, le pubblicazioni effettuate in forma cartacea non avessero effetto di pubblicità legale.

Il Senato ha modificato la decorrenza di tale disposizione, anticipandola al 1° gennaio 2010 con riguardo alla generalità delle pubblicazioni legali (di cui al precedente comma 1) e differendola al 1° gennaio 2013 con riguardo alle pubblicazioni sulla stampa quotidiana di cui al comma 2. Al contempo, la disposizione è stata integrata consentendo esplicitamente alle amministrazioni ed enti pubblici di continuare a far ricorso anche alla pubblicità sui quotidiani, qualora lo ritengano utile a fini di maggior diffusione, purché nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio.

Sembra opportuno un più esplicito coordinamento – valutando anche l’opportunità di una riformulazione della norma in forma di novella – sia con le disposizioni generali che disciplinano la pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi (ci si riferisce principalmente al testo unico approvato con D.P.R. 1092/1985 ed agli artt. 3-bis e 26 della L. 241/1990), sia con le disposizioni che disciplinano l’accesso telematico ai dati e documenti delle pubbliche amministrazioni, con particolare riguardo alle caratteristiche e ai requisiti di affidabilità dei siti istituzionali su reti telematiche (cfr. artt. 52-54 del Codice dell’amministrazione digitale).

 

Si ricordano, tra gli altri , i commi 4 e 4-bis del citato art. 54: ai sensi del primo, le pubbliche amministrazioni “garantiscono che le informazioni contenute sui siti siano conformi e corrispondenti alle informazioni contenute nei provvedimenti amministrativi originali”; il secondo dispone che la pubblicazione telematica “produce effetti di pubblicità legale nei casi e nei modi espressamente previsti dall’ordinamento”.

 

Il comma 6 dispone infine che agli oneri derivanti dalle attività relative alla pubblicazione degli atti o provvedimenti amministrativi sui siti informatici delle amministrazioni pubbliche, dei soggetti obbligati, o di loro associazioni, si provveda a valere sulle risorse finanziarie disponibili, e non ancora impegnate a legislazione vigente, del Fondo di finanziamento per i progetti strategici nel settore informatico di cui all’art. 27 della L. 3/2003, successivamente assegnate con decreto del ministro per l’innovazione e le tecnologie 22 luglio 2005  alla realizzazione del progetto “PC alle famiglie”.

 

Profili finanziari

La relazione tecnica, riferita al testo originario, non ha quantificato gli oneri connessi all’attuazione dell’articolo, limitandosi ad affermare che  l’utilizzo di fondi non ancora impegnati (risorse finanziarie destinate al progetto “PC alle famiglie”, a valere sul Fondo per i progetti strategici nel settore informatico) costituisce “una riprogrammazione di risorse finanziarie destinate alla realizzazione di interventi della medesima tipologia di competenza dello stesso Dipartimento, senza effetti sui saldi”.

 

In merito ai profili di quantificazione si osserva che il comma 6 indica la sussistenza di oneri riferiti all’intero articolo 32, mentre la relazione tecnica provvede a quantificare – senza peraltro fornire né lo sviluppo temporale delle spese né i dati e le voci di costo sottostanti a tale stima - i soli oneri derivanti dalla realizzazione del portale CNIPA per l’accesso ai documenti in rete.

Andrebbe quindi chiarito se siano configurabili effetti onerosi anche per le amministrazioni pubbliche tenute a conformarsi agli obblighi previsti dalla norma (pubblicazione nei siti informatici degli atti e dei provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale), ovvero se queste già dispongano dei mezzi finanziari e tecnici necessari per l’attuazione dei relativi adempimenti.

Si segnala inoltre che andrebbe chiarito se sussista, sotto il profilo temporale, la necessaria coerenza fra l’onere (esteso a più esercizi) e la disponibilità delle risorse di cui si prevede l’utilizzo (risorse precedentemente destinate al progetto “PC alle famiglie”, a valere sul Fondo per i progetti strategici nel settore informatico).

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, in riferimento al comma 5, si rileva l’opportunità di integrare la disposizione al fine di prevedere che la facoltà per le amministrazioni e gli enti pubblici di effettuare, in via integrativa, la pubblicità sui quotidiani a scopo di maggiore diffusione, avvenga oltre che “nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio” anche senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Sul punto appare opportuno acquisire l’avviso del Governo.

 

 


Articolo 33
(Delega al Governo per la modifica del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 23.

(Delega al Governo per la modifica del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82).

Art. 33.

(Delega al Governo per la modifica del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82).

      1. Il Governo è delegato ad adottare, secondo le modalità e i princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con i Ministri interessati, uno o più decreti legislativi volti a modificare il codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi specifici:

      1. Il Governo è delegato ad adottare, secondo le modalità e i princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con i Ministri interessati, uno o più decreti legislativi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, volti a modificare il codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi specifici:

          a) prevedere forme sanzionatorie, anche inibendo l'erogazione dei servizi disponibili in modalità digitali attraverso canali tradizionali, per le amministrazioni che non ottemperano alle prescrizioni del codice;

          a) prevedere forme sanzionatorie, anche inibendo l'erogazione dei servizi disponibili in modalità digitali attraverso canali tradizionali, per le pubbliche amministrazioni che non ottemperano alle prescrizioni del codice;

          b) individuare meccanismi volti a quantificare gli effettivi risparmi conseguiti dalle singole pubbliche amministrazioni, da utilizzare per l'incentivazione del personale coinvolto e per il finanziamento di progetti di innovazione;

          b) identica;

 

          c) individuare meccanismi volti a quantificare i mancati risparmi derivati dall'inottemperanza alle disposizioni del codice al fine di introdurre decurtazioni alle risorse finanziarie assegnate o da assegnare alle amministrazioni inadempienti;

 

          d) prevedere l'affidamento temporaneo delle funzioni di cui all'articolo 17 del codice ad altre strutture in caso di mancata istituzione del centro di competenza;

          c) modificare la normativa in materia di firma digitale al fine di semplificarne l'adozione e l'uso da parte della pubblica amministrazione, dei cittadini e delle imprese;

          e) modificare la normativa in materia di firma digitale al fine di semplificarne l'adozione e l'uso da parte della pubblica amministrazione, dei cittadini e delle imprese, garantendo livelli di sicurezza non inferiori agli attuali;

          d) prevedere il censimento e la diffusione delle applicazioni informatiche realizzate o comunque utilizzate dalle pubbliche amministrazioni e dei servizi erogati con modalità digitali, nonché delle migliori pratiche tecnologiche e organizzative adottate, introducendo sanzioni per le amministrazioni inadempienti;

          f) identica;

 

      g) individuare modalità di verifica dell'attuazione dell'innovazione tecnologica nelle pubbliche amministrazioni centrali e delle ulteriori funzioni di cui all'articolo 16 del codice con l'introduzione di forme di monitoraggio che includano valutazioni sull'impatto tecnologico, nonché sulla congruenza e compatibilità delle soluzioni adottate, prevedendo l'affidamento al CNIPA delle relative attività istruttorie;

 

          h) disporre l'implementazione del riuso dei programmi informatici di cui all'articolo 69 del codice, prevedendo a tal fine che i programmi sviluppati per le amministrazioni pubbliche presentino caratteri di modularità ed intersettorialità;

          e) introdurre specifiche disposizioni volte a rendere la finanza di progetto strumento per l'accelerazione dei processi di valorizzazione dei dati pubblici e per l'utilizzazione da parte delle pubbliche amministrazioni centrali, regionali e locali;

          i) identica;

 

          l) indicare modalità di predisposizione di progetti di investimento in materia di innovazione tecnologica e di imputazione della spesa dei medesimi che consentano la complessiva ed organica valutazione dei costi e delle economie che ne derivano;

          f) prevedere l'utilizzo del web nelle comunicazioni tra le amministrazioni e i propri dipendenti;

          m) prevedere l'obbligo dell'utilizzo delle procedure e delle reti informatiche nelle comunicazioni tra le pubbliche amministrazioni, di qualsiasi livello, tra loro, con i propri dipendenti e con i concessionari di pubblici servizi;

          g) prevedere la pubblicazione di indicatori di prestazioni nei siti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, introducendo sanzioni per le amministrazioni inadempienti.

          n) identica;

 

          o) equiparare alle pubbliche amministrazioni le società interamente partecipate da enti pubblici o con prevalente capitale pubblico;

 

          p) prevedere che tutte le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001 eroghino i propri servizi, ove possibile, nelle forme informatiche e con le modalità telematiche;

 

          q) introdurre nel codice ulteriori disposizioni volte ad implementare la sicurezza informatica dei dati, dei sistemi e delle infrastrutture delle pubbliche amministrazioni, anche in relazione al Sistema pubblico di connettività.

 

 

L’articolo 33, composto di un unico comma, delega il Governo ad adottare entro diciotto mesi, secondo le modalità, i principi e i criteri direttivi contenuti nell’art. 20 della legge 59/1997[141] (vedi infra), e sulla base di criteri direttivi specificamente indicati, uno o più decreti legislativi volti a modificare il Codice dell’amministrazione digitale (D.Lgs. 82/2005[142]). Titolare del potere di iniziativa è il ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con i ministri interessati. Con una modifica approvata dal Senato, si precisa che i decreti attuativi della delega dovranno essere adottati rispettando il principio dell’invarianza della spesa.

 

L’art. 20 della legge 59/1997, riscritto integralmente dall’art. 1 della legge 229/2003 e integrato dalla legge 246/2005, disciplina in via generale la politica di semplificazione e di riassetto normativo del Governo.

Ogni anno il Governo, dopo aver acquisito le proposte dei ministri competenti, mette a punto un programma di priorità di interventi, sulla cui base predispone un disegno di legge per la semplificazione e il riassetto normativo, in cui sono definiti, per l’anno successivo, gli indirizzi, i criteri, le modalità e le materie di intervento (comma 1).

I princìpi e criteri direttivi generali ai quali dovranno attenersi tutti i decreti legislativi adottati sulla base delle leggi di semplificazione sono dettati dai commi 3 e 4 dell’art. 20.

Questi, in sintesi, i princìpi e criteri direttivi di cui al comma 3:

§         la codificazione della normativa primaria regolante la materia (che costituisce il principio-base);

§         l’acquisizione in via preventiva del parere del Consiglio di Stato;

§         la determinazione dei princìpi fondamentali nelle materie di legislazione concorrente;

§         il coordinamento formale e sostanziale del testo delle disposizioni vigenti;

§         l’indicazione espressa delle norme abrogate;

§         una serie di criteri finalizzati a realizzare la più ampia “liberalizzazione” delle attività economiche, tra i quali vi sono: l’eliminazione di interventi amministrativi a carattere autorizzatorio, la riduzione e, ove possibile, la “dismissione” delle funzioni amministrative, la promozione di interventi di autoregolazione delle categorie interessate, etc.

Il comma 4 individua ulteriori principi, riferiti alla disciplina delle funzioni amministrative mantenute in essere, quali:

§         la semplificazione dei procedimenti amministrativi, con la riduzione del numero delle fasi procedimentali e delle amministrazioni intervenienti;

§         la riduzione dei termini per la conclusione dei procedimenti;

§         la regolazione uniforme dei procedimenti dello stesso tipo;

§         la riduzione del numero di procedimenti amministrativi e l’accorpamento di quelli che si riferiscono alla stessa attività;

§         la semplificazione e accelerazione delle procedure di spesa e contabili;

§         l’adeguamento delle procedure alle nuove tecnologie informatiche.

§         la possibilità di utilizzare, da parte delle amministrazioni, strumenti di diritto privato;

§         la conformazione ai principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza nella ripartizione delle attribuzioni e competenze tra i diversi soggetti istituzionali;

§         la riconduzione delle intese, degli accordi e degli atti equiparabili ad uno o più schemi base di riferimento che stabiliscano le responsabilità e le conseguenze degli eventuali inadempimenti;

§         la possibilità di utilizzare uffici e strutture tecniche e amministrative pubbliche da parte di altre pubbliche amministrazioni.

La procedura indicata dall’art. 20, comma 5, della legge 59/1997, prevede che i decreti legislativi siano emanati su proposta del ministro competente, di concerto con il Presidente del Consiglio o con il ministro per la funzione pubblica, con i ministri interessati e con il ministro dell’economia e delle finanze. È espressamente prevista la previa acquisizione del parere della Conferenza unificata e, successivamente, dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti, che devono essere resi entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta. È inoltre previsto (comma 3) il parere del Consiglio di Stato.

 

L’articolo in esame individua inoltre i seguenti specifici princìpi e criteri direttivi per l’esercizio delle delega, in più punti modificati e integrati nel corso dell’esame al Senato[143]:

§         l’inserimento nel Codice della previsione di forme sanzionatorie per le pubbliche amministrazioni che non si conformino alle prescrizioni in esso contenute. Tali forme sanzionatorie sono individuate anche nell’inibizione per le amministrazioni inadempienti della possibilità di erogare i servizi disponibili in modalità digitali attraverso i canali tradizionali, ancorché in assenza di norme legislative che impongano l’erogazione in modalità esclusivamente digitale (lett. a);

§         l’individuazione di meccanismi in grado di quantificare i risparmi effettivamente conseguiti dalle pubbliche amministrazioni. Tali risorse dovranno quindi essere utilizzate per l’incentivazione del personale e per il finanziamento di progetti di innovazione (lett. b);

 

Tale principio sembra trovare corrispondenza con quanto previsto dall’art. 1, comma 1, della legge 15/2009[144], che reca una delega al Governo per la riforma del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici, con l’obiettivo, tra gli altri, di introdurre sistemi di valutazione del personale e delle strutture pubbliche, finalizzati ad assicurare l’offerta di servizi conformi agli standard internazionali di qualità e a valorizzare il merito e conseguentemente a riconoscere meccanismi premiali al personale.

 

§         la determinazione di meccanismi atti a valutare i mancati risparmi derivati dall'inosservanza delle disposizioni del Codice, con lo scopo di prevedere riduzioni delle risorse finanziarie assegnate o da assegnare alle amministrazioni inadempienti (lett. c);

§         l'affidamento temporaneo delle funzioni previste dall'art. 17 del Codice ad altre strutture in caso di mancata istituzione del centro di competenza (lett. d);

 

Per garantire l’attuazione delle disposizioni normative e delle direttive volte alla riorganizzazione e alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, l'art. 17 del Codice stabilisce che in ciascun ministero debba essere istituito un (unico) centro di competenza con il compito di coordinare e monitorare lo sviluppo dei sistemi informativi e la sicurezza informatica, di garantire la coerenza tra l'organizzazione dell'amministrazione e l'utilizzo delle nuove tecnologie al fine di migliorare la soddisfazione dell'utenza e la qualità dei servizi e ridurre i costi dell'azione amministrativa, di progettare iniziative per assicurare una più efficace erogazione di servizi in rete a cittadini e imprese e, in generale, di attuare le direttive del Ministro delegato per l'innovazione e le tecnologie.

 

§         la modifica della normativa in materia di firma digitale con l’intento di semplificarne ed intensificarne l’uso da parte della pubblica amministrazione, dei cittadini e delle imprese, assicurando comunque gli attuali livelli di sicurezza (questa ultima precisazione è stata aggiunta nel corso dell’esame al Senato) (lett.e);

 

La firma digitale è una procedura informatica di autenticazione volta a riconoscere al documento informatico gli stessi requisiti di certezza propri di un documento cartaceo autografo. Fa parte di un insieme di strumenti definiti genericamente firme elettroniche (firma elettronica, firma elettronica avanzata, firma elettronica qualificata, firma digitale e, nel linguaggio comune, firma elettronica “debole” e “forte”), disciplinati dal Codice (artt. 24-37).

 

§         la previsione della mappatura e della diffusione delle applicazioni informatiche realizzate o utilizzate dalle pubbliche amministrazioni e dei servizi erogati con modalità digitali, nonché delle best practices tecnologiche e organizzative adottate, introducendo sanzioni per le amministrazioni inadempienti (lett.f);

 

L’art. 18 del disegno di legge in esame (alla cui scheda si rinvia) promuove, in via generale, l’individuazione e la diffusione delle buone prassi in uso presso gli uffici delle pubbliche amministrazioni pubbliche statali.

 

§         la definizione di sistemi di verifica dello stato di attuazione dell'innovazione tecnologica nelle pubbliche amministrazioni centrali e del corretto utilizzo delle risorse finanziarie per l'informatica da parte delle stesse, prevedendo, tra l’altro, valutazioni sull'impatto tecnologico, sulla congruenza e sulla compatibilità delle soluzioni adottate e demandando al CNIPA le attività istruttorie relative (lett. g);

§         l'attivazione del riuso dei programmi informatici, prevedendo che i softwares e le applicazioni informatiche sviluppati per le amministrazioni pubbliche abbiano caratteri di modularità ed intersettorialità, per facilitarne l’interscambio e la fruibilità (lett. h);

 

Il Codice (art. 69) reca norme per favorire il riuso di programmi informatici realizzati per conto di altre amministrazioni e prevede l’istituzione, a cura del CNIPA, di un’apposita banca dati informativa a livello nazionale dei programmi informatici riutilizzabili. A tale scopo il CNIPA ha attivato il Portale del riuso. Le pubbliche amministrazioni centrali che intendono acquistare programmi applicativi devono valutare prima la possibilità di riuso delle applicazioni analoghe rese note dal CNIPA, motivandone l'eventuale mancata adozione.

 

§         l’introduzione di specifiche disposizioni per utilizzare la finanza di progetto come strumento per l’accelerazione dei processi di valorizzazione dei dati pubblici e di una loro migliore utilizzazione da parte delle pubbliche amministrazioni centrali, regionali e locali (lett. i);

§         l’indicazione di direttive per la realizzazione di progetti di investimento in materia di innovazione tecnologica e di imputazione della spesa degli stessi che permettano di valutarne i costi e i risparmi conseguenti (lett. l);

§         la previsione dell’obbligarietà dell’utilizzo delle reti telematiche (internet e intranet) nelle comunicazioni tra le amministrazioni, con i propri dipendenti e con i concessionari di pubblici servizi (lettera m, così modificata dal Senato);

 

Il Codice (art. 12) stabilisce in via generale che le pubbliche amministrazioni si servono delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nell'organizzare la loro attività, per conseguire efficienza, efficacia, economicità, imparzialità, trasparenza, semplificazione e partecipazione, e se ne avvalgono nei rapporti interni tra le diverse amministrazioni e tra queste e i privati. Inoltre, l’art. 47 dispone che le comunicazioni di documenti tra le pubbliche amministrazioni avvengono di norma mediante l’utilizzo della posta elettronica, precisando che esse sono valide ai fini del procedimento amministrativo se ne sia verificata la provenienza specificando le modalità che consentono la verifica della provenienza delle comunicazioni allo scopo di conferire ad esse efficacia legale certa.

 

§         la previsione della pubblicazione nei siti delle pubbliche amministrazioni[145] di indicatori di prestazioni, introducendo sanzioni per le amministrazioni inadempienti (lett. n);

§         l’equiparazione alle pubbliche amministrazioni delle società interamente partecipate da enti pubblici o con prevalente capitale pubblico ai fini della applicazione delle disposizioni del Codice (lett. o);

§         la previsione che tutte le pubbliche amministrazioni eroghino i propri servizi, ove possibile, nelle forme informatiche e con le modalità telematiche (lett. p);

 

Si veda in proposito la scheda relativa al successivo art. 34, in cui sono richiamati i principi generali del Codice con riferimento al comma 1 di quella disposizione.

 

§         l’inserimento nel Codice di ulteriori disposizioni per sviluppare la sicurezza informatica dei dati, dei sistemi e delle infrastrutture delle pubbliche amministrazioni, anche in relazione al Sistema pubblico di connettività (lett. q).

 

Le strategie in materia di sicurezza informatica e delle telecomunicazioni per la pubblica amministrazione sono state definite dalla direttiva del 16 gennaio 2002[146]. Con decreto del 24 luglio 2002[147] è stato istituito uno specifico Comitato tecnico nazionale, quale organismo tecnico di coordinamento tra le amministrazioni interessate, nell’ambito della realizzazione del Piano Nazionale della sicurezza informatica e delle telecomunicazioni.

Profili finanziari

La relazione tecnica, riferita al testo originario, non considera le norme.

 

In merito ai profili di quantificazione si rileva che la clausola di invarianza introdotta dal Senato nel corso dell’esame in seconda lettura appare coerente con il più generale obbligo di neutralità finanziaria già previsto per l’intero Codice dell’amministrazione digitale[148].

Si osserva tuttavia che, considerata la portata innovativa di alcune delle previsioni contenute nell’articolo 33 (come i progetti di investimento in materia di innovazione tecnologica[149] e l’obbligo di utilizzare, nelle relazioni tra pubbliche amministrazioni e cittadini, le procedure e le reti informatiche[150]), l’effettiva idoneità di tale obbligo ad evitare l’insorgere di nuovi a maggiori oneri è connessa sia all’attuale stato di avanzamento dei sistemi e delle dotazioni dei quali sarà necessaria l’utilizzazione sia – presumibilmente – alle modalità e alla tempistica di attuazione dei nuovi adempimenti previsti dal testo.

Sul punto appare opportuno acquisire una valutazione da parte del Governo.

 

In merito ai profili di copertura, in riferimento al comma 1, si ricorda che nel corso dell’esame del provvedimento al Senato è stata introdotta una clausola di invarianza con riferimento alla delega di cui al comma 1.

Si rileva tuttavia che alla luce delle modifiche apportate dall’altro ramo del Parlamento, sembrerebbe opportuno prevedere una disposizione finale volta a sostituire la predetta clausola di invarianza, stabilendo che all’attuazione della delega di cui al comma 1 le amministrazioni interessate provvedono con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

 

 

 


Articolo 34
(Servizi informatici per le relazioni tra pubbliche amministrazioni
e utenti)

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 34.

(Servizi informatici per le relazioni tra pubbliche amministrazioni e utenti).

 

      1. Entro il 30 giugno 2009, le amministrazioni pubbliche già dotate di un sito internet sono tenute a pubblicare nella pagina iniziale del loro sito un indirizzo di posta elettronica certificata a cui il cittadino possa rivolgersi per qualsiasi richiesta, in adempimento alle norme del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. Le amministrazioni devono altresì assicurare un servizio che renda noti al pubblico i tempi di risposta, le modalità di lavorazione delle pratiche e i servizi disponibili.

 

      2. Entro il 31 dicembre 2009 le amministrazioni pubbliche già dotate di un sito internet devono pubblicare il registro dei processi automatizzati rivolti al pubblico. Tali processi devono essere dotati di appositi strumenti per la verifica a distanza da parte del cittadino dell'avanzamento delle pratiche.

 

      3. Le pubbliche amministrazioni locali hanno facoltà di assegnare ai cittadini residenti caselle di posta elettronica certificata atte alla trasmissione di documentazione ufficiale.

 

      4. Dall'applicazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

L’articolo 34, aggiunto nel corso dell’esame al Senato, reca disposizioni per favorire le relazioni tra le pubbliche amministrazioni e gli utenti attraverso un maggiore utilizzo della posta elettronica certificata come strumento di comunicazione.

A tale scopo, il comma 1 stabilisce l’obbligo, per le amministrazioni pubbliche che abbiano già realizzato un proprio sito internet, di pubblicare nella pagina iniziale del sito un indirizzo di posta elettronica certificata che ciascun cittadino possa utilizzare per inoltrare richieste all’amministrazione. Tale obbligo deve essere assolto entro il 30 giugno 2009.

 

La disposizione in esame trova riscontro in alcuni principi generali del Codice dell’amministrazione digitale (D.Lgs. 82/2005[151]), in cui si sancisce preliminarmente che le pubbliche amministrazioni centrali e locali sono tenute ad organizzarsi, rideterminando le proprie strutture e procedimenti secondo le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, per assicurare la disponibilità, la gestione, l’accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità dell’informazione in modalità digitale (art. 2).

Quanto alle modalità di comunicazione tra pubblica amministrazione e cittadini, il Codice riconosce ai cittadini e alle imprese il diritto all’uso delle tecnologie, ovvero il diritto di richiedere e di ottenere l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nei rapporti con le pubbliche amministrazioni centrali e con i gestori di pubblici servizi statali, entro i limiti posti dal Codice. Tale diritto è esercitabile anche nei riguardi delle amministrazioni regionali e locali nei limiti delle risorse tecnologiche e amministrative disponibili e nel rispetto della loro autonomia normativa (art. 3).

Il diritto di comunicare in rete con la pubblica amministrazione e di ottenere l’erogazione di servizi in linea è ribadito con particolare riguardo alla partecipazione al procedimento amministrativo (con riferimento alle comunicazioni relative all’avvio del procedimento e alle varie fasi di esso) e al diritto di accesso ai documenti amministrativi, nel rispetto dei diritti sanciti dalla legge 241/1990 (art. 4).

Le pubbliche amministrazioni devono consentire agli utenti l’utilizzo di strumenti informatici per l’invio di atti e documenti.

Lo strumento ordinario per le comunicazioni informatiche tra cittadini e amministrazioni è individuato nella posta elettronica certificata – PEC - (le cui caratteristiche consentono di attestare la data e l’ora di spedizione e di ricezione nonché, grazie alla firma elettronica, la provenienza e l’integrità del contenuto), prevista e disciplinata da uno specifico regolamento (D.P.R. 68/2005[152]).

Le pubbliche amministrazioni centrali utilizzano la PEC per ogni scambio di documenti e informazioni con i soggetti interessati che ne fanno richiesta e che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo di PEC. La disposizione si applica anche alle pubbliche amministrazioni regionali e locali salvo che non sia diversamente stabilito.(art. 6).

I commi 589 e 590 dell’art. 2 della legge finanziaria 2008 (L. 244/2007) hanno introdotto disposizioni volte a sanzionare, attraverso una riduzione delle risorse finanziarie, il mancato utilizzo della PEC da parte delle pubbliche amministrazioni centrali e degli enti pubblici non economici nazionali.

Da ultimo, il decreto-legge 185/2008[153] (conv. L. 2/2009) reca disposizioni finalizzate a portare a regime l’uso della PEC quale ordinario strumento di comunicazione per le imprese e i professionisti, in alternativa all’invio postale di documenti cartacei. E’ esteso a tutte le amministrazioni pubbliche[154] l’obbligo di istituire una casella di PEC, o analogo indirizzo di posta elettronica, e di comunicare tali caselle al CNIPA, che provvede alla loro pubblicazione in un elenco consultabile liberamente per via telematica (art. 16, comma 8); sono inoltre tenuti ad adottare un indirizzo di PEC le imprese costituite in forma societaria e i professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge statale (commi 6 e 7).

I commi da 5 a 8 dell’art. 16-bis sono invece diretti a diffondere l’uso della PEC tra i cittadini, prevedendo che venga assegnata, a tutti i cittadini che ne facciano richiesta, una casella di PEC, di cui possano servirsi per le comunicazioni con le amministrazioni pubbliche, e che la PEC venga usata con effetto equivalente, ove necessario, alla notificazione avvenuta per mezzo della posta ordinaria. Si impone inoltre alle amministrazioni pubbliche l’uso della PEC per le comunicazioni e le notificazioni che hanno come destinatari i dipendenti delle medesime amministrazioni. La definizione delle modalità di rilascio e di uso della casella di PEC assegnata ai cittadini è demandata ad un D.P.C.M., che non risulta ancora emanato.

 

Le pubbliche amministrazioni devono inoltre garantire un servizio che permetta al pubblico di conoscere “i tempi di risposta, le modalità di lavorazione delle pratiche e i servizi disponibili”. La formulazione della disposizione non esplicita se tali informazioni debbano essere rese note attraverso i servizi informatici (nel sito), come appare presumibile, ovvero con altre modalità.

Entro il 31 dicembre 2009, le amministrazioni pubbliche che abbiano un sito internet devono pubblicare un registro dei processi automatizzati rivolti al pubblico, e consentire, mediante strumenti specifici, di accertare a distanza lo stato di avanzamento delle pratiche (comma 2).

I commi 1 e 2 adottano espressioni dal significato tecnico-giuridico di non immediata evidenza o generiche, quali “processi automatizzati rivolti al pubblico”, “tempi di risposta”, “modalità di lavorazione delle pratiche”.

Il comma 3 dà facoltà alle pubbliche amministrazioni locali (province, comuni, comunità montane e loro consorzi e associazioni) di assegnare ai cittadini residenti caselle di posta elettronica certificata da utilizzare per la trasmissione di documentazione ufficiale.

Le disposizioni di cui ai commi da 1 a 3 si inseriscono in un settore normativo già regolato dal Codice dell’amministrazione digitale e dall’apposito regolamento di delegificazione sulla posta elettronica certificata (D.P.R. 68/2005). Dovrebbe valutarsi pertanto l’opportunità di una riformulazione, almeno parziale, dei commi illustrati in termini di novella ai due testi richiamati, al fine di non comprometterne i caratteri di unitarietà, tenuto anche conto che l’art. 89 del Codice stabilisce che "la Presidenza del Consiglio dei Ministri adotta gli opportuni atti di indirizzo e di coordinamento per assicurare che i successivi interventi normativi, incidenti sulle materie oggetto di riordino siano attuati esclusivamente mediante la modifica o l'integrazione delle disposizioni contenute nel presente Codice”.

Il comma 4 reca la clausola di invarianza finanziaria.

Profili finanziari

La relazione tecnica non considera la norma che è stata introdotta nel corso dell’esame in Commissione presso il Senato.

 

La norma stabilisce che, entro il 30 giugno 2009, le amministrazioni pubbliche già dotate di un sito internet sono tenute a pubblicare sulla pagina di partenza del loro sito un indirizzo di posta elettronica certificata a cui il cittadino possa rivolgersi per qualsiasi richiesta  (comma 1). Entro il 31 dicembre 2009 le stesse amministrazioni devono pubblicare il registro dei processi automatizzati rivolti al pubblico che dovranno essere dotati di appositi strumenti per la verifica a distanza da parte del cittadino dell'avanzamento delle pratiche (comma 2).

Le pubbliche amministrazioni locali hanno facoltà di assegnare ai cittadini residenti caselle di posta elettronica certificata (comma 3).

E’ stabilito che dall'applicazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica (comma 4).

 

Al riguardo si osserva che la norma sembra porre oneri a carico delle amministrazioni pubbliche dal momento che, attualmente, solo le amministrazioni centrali appaiono  obbligate ad attivare un casella di posta elettronica certificata. A tal proposito appare opportuno che il Governo fornisca ulteriori elementi informativi considerato che l’onere è posto anche a carico delle amministrazioni non statali.

Si deve, peraltro, rilevare che l’eventuale onere posto a carico di ogni singola amministrazione dovrebbe essere di ammontare esiguo come affermato dal Governo nella RT.

Appare, altresì, opportuno che il Governo fornisca elementi circa l’impatto atteso, in termini di organizzazione amministrativa, dall’applicazione dalle norme che impongono di pubblicare il registro dei processi automatizzati rivolti al pubblico. Tali elementi dovranno consentire di comprendere se l’applicazione della disciplina in esame possa essere effettivamente disposta senza oneri a carico delle amministrazioni interessate.


Articolo 35
(Diffusione delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni)

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 35.

(Diffusione delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni).

 

      1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo adotta, ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, un regolamento volto a definire le modalità per l'attribuzione di indirizzo di posta elettronica certificata in base a tecnologie che certifichino data e ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni e l'integrità del contenuto delle stesse, garantendo l'interoperabilità con analoghi sistemi internazionali.

 

L’articolo 35, aggiunto nel corso dell’esame al Senato, autorizza il Governo ad adottare, entro sei mesi dall’entrata in vigore del provvedimento, un regolamento per definire le modalità per l'assegnazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata in base a tecnologie che consentano di:

§         certificare la data e l’ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni;

§         l'integrità del loro contenuto;

§         assicurare l'interoperabilità dei servizi offerti con analoghi sistemi internazionali.

 

Si ricorda che la posta elettronica certificata è disciplinata da un apposito regolamento di delegificazione, il D.P.R. 68/2005[155], con caratteristiche analoghe a quelle previste dalla disposizione in esame.

il Codice dell’amministrazione digitale (art. 48), nel far rinvio al D.P.R. 68/2005, stabilisce in via generale che:

§         essa deve essere necessariamente utilizzata per le comunicazioni che richiedano una ricevuta di invio e una ricevuta di consegna;

§         l’invio mediante PEC equivale, nei casi consentiti dalla legge, alla notificazione a mezzo posta;

§         le relative data e ora di trasmissione e di ricezione sono opponibili ai terzi, se conformi alle disposizioni del D.P.R. 68/2005 e alle relative regole tecniche.

Il D.P.R. 68/2005 disciplina la validità della trasmissione e ricezione del messaggio di PEC, che è attestata rispettivamente dalla ricevuta di accettazione e dalla ricevuta di avvenuta consegna generate dal gestore del servizio: quest’ultima fornisce al mittente prova che il suo messaggio di PEC è effettivamente pervenuto all'indirizzo elettronico dichiarato dal destinatario e certifica il momento della consegna (art. 6 del D.P.R. 68/2005).

Il servizio di PEC può essere esercitato anche da gestori non iscritti nell’elenco, se stabiliti in altri Stati membri dell’Unione europea e siano in possesso di requisiti conformi alla legislazione dello Stato membro di stabilimento ed equivalenti a quelli previsti dalla normativa italiana e che operino nel rispetto delle regole tecniche dettate in Italia, verificati dal CNIPA.

Le regole tecniche per la formazione, la trasmissione e la validazione, anche temporale, della PEC, in cui sono riportati i requisiti tecnico-funzionali che devono essere rispettati dalle piattaforme utilizzate per erogare il servizio, sono contenute nel D.M. 2 novembre 2005[156]. La normativa impone ai differenti gestori di PEC di garantire la piena interoperabilità dei servizi offerti, secondo le specifiche tecniche definite nell'allegato di tale D.M..

Si ricordano infine i commi da 5 a 8 dell’art. 16-bis del decreto-legge 185/2008[157] (conv. L. 2/2009), diretti a diffondere l’uso della PEC tra i cittadini.

Per ulteriori approfondimenti sulla PEC, si rinvia alla scheda di commento all’art. 34.

 

La disposizione in esame non sembra individuare requisiti nuovi, rispetto a quelli previsti dalla normativa vigente, per l'assegnazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata, ad eccezione del riferimento esplicito alla interoperabilità dei servizi offerti con sistemi internazionali, che peraltro è richiesta per i gestori stabiliti in altri Stati membri dell’Unione europea.

Si rileva inoltre che non è specificata la natura del regolamento da adottarsi, essendo operato un rinvio generico all'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400 e che, come già ricordato, le disposizioni che regolano la materia sono contenute in un regolamento di delegificazione.

 

 


Articolo 36
(VOIP e Sistema pubblico di connettività)

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 24.

(VOIP e Sistema pubblico di connettività).

Art. 36.

(VOIP e Sistema pubblico di connettività).

      1. Al fine di consentire l'attuazione di quanto previsto all'articolo 78, comma 2-bis, del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, il CNIPA provvede alla realizzazione e alla gestione di un nodo di interconnessione per i servizi «Voce tramite protocollo internet» (VOIP) per il triennio 2009-2011, in conformità all'articolo 83 del medesimo codice.

      1. Identico.

      2. All'attuazione del comma 1 si provvede nel limite delle risorse disponibili a legislazione vigente, assegnate al progetto «Lotta agli sprechi» dal decreto del Ministro per l'innovazione e le tecnologie 24 febbraio 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 116 del 20 maggio 2005, non ancora impegnate alla data di entrata in vigore della presente legge, nonché utilizzando le economie derivanti dalla realizzazione del Sistema pubblico di connettività di cui al decreto del Ministro per l'innovazione e le tecnologie 27 ottobre 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 304 del 29 dicembre 2004.

      2. Identico.

      3. Al fine di accelerare la diffusione del Sistema pubblico di connettività disciplinato dal citato codice di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, presso le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, nel rispetto dei princìpi di economicità e di concorrenza del mercato, il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione predispone, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un programma triennale atto ad assicurare, entro il 31 dicembre 2011, l'adesione di tutte le citate amministrazioni al predetto Sistema, la realizzazione di progetti di cooperazione tra i rispettivi sistemi informativi e la piena interoperabilità delle banche dati, dei registri e delle anagrafi, al fine di migliorare la qualità e di ampliare la tipologia dei servizi, anche on line, erogati a cittadini e a imprese, nonché di aumentare l'efficacia e l'efficienza dell'amministrazione pubblica.

      3. Al fine di accelerare la diffusione del Sistema pubblico di connettività disciplinato dal citato codice di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, presso le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, nel rispetto dei princìpi di economicità e di concorrenza del mercato, il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione predispone, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un programma biennale atto ad assicurare, entro il 31 dicembre 2010, l'adesione di tutte le citate amministrazioni al predetto Sistema, la realizzazione di progetti di cooperazione tra i rispettivi sistemi informativi e la piena interoperabilità delle banche dati, dei registri e delle anagrafi, al fine di migliorare la qualità e di ampliare la tipologia dei servizi, anche on line, erogati a cittadini e a imprese, nonché di aumentare l'efficacia e l'efficienza dell'amministrazione pubblica.

      4. All'attuazione del programma di cui al comma 3 del presente articolo sono prioritariamente destinate le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate, di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, assegnate a programmi per lo sviluppo della società dell'informazione, e non ancora programmate.

      4. Identico.

      5. All'articolo 2 del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, dopo il comma 2 è inserito il seguente:

      5. Identico.

      «2-bis. Tutte le disposizioni previste dal presente codice per le pubbliche amministrazioni si applicano, ove possibile tecnicamente e a condizione che non si producano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica ovvero, direttamente o indirettamente, aumenti di costi a carico degli utenti, anche ai soggetti privati preposti all'esercizio di attività amministrative».

 

 

 

L’articolo 36 affida al Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione (CNIPA) il compito di realizzare e gestire fino al 2011 un nodo per i servizi VOIP, ossia Voce tramite protocollo internet (commi 1 e 2); prevede la predisposizione da parte del Governo di un piano biennale per diffondere il Sistema pubblico di connettività (SPC) tra le pubbliche amministrazioni (commi 3 e 4); estende l’applicazione delle disposizioni del Codice dell’amministrazione digitale (D.Lgs. 82/2005) anche ai soggetti privati preposti all’esercizio di attività amministrative (comma 5).

 

Il comma 1 dell’articolo in esame prevede che il CNIPA[158] provveda alla realizzazione e gestione di un nodo di interconnessione per i servizi VOIP nel contesto dello SPC per il triennio 2009-2011, in conformità a quanto stabilito dall’art. 83 (contratti quadro) del Codice dell’amministrazione digitale.

 

L’utilizzo del sistema VoIP – Voice over Internet protocol - si inquadra nel percorso di razionalizzazione delle risorse delle pubbliche amministrazioni; il sistema rende infatti possibile effettuare una conversazione telefonica sfruttando una connessione internet, o altra rete dedicata, permettendo un collegamento telefonico senza costi aggiuntivi rispetto alla connessione dati, con risparmi sulle chiamate e minori costi infrastrutturali.

 

La disposizione consentirà l’attuazione di quanto previsto dall’articolo 78, comma 2-bis del Codice dell’amministrazione digitale che impone a tutte le pubbliche amministrazioni l’obbligo di utilizzare i servizi VOIP previsti dal Sistema pubblico di connettività o da analoghe convenzioni stipulate dalla CONSIP[159].

Il citato obbligo decorre dal 1° gennaio 2008 e, comunque, a partire dalla scadenza dei contratti relativi ai servizi di fonia in corso alla medesima data.

 

Per l’attuazione di quanto disposto dal comma 1, il successivo comma 2 dispone che vengano utilizzate le risorse, non ancora impegnate, assegnate al progetto ”Lotta agli sprechi” dal decreto del Ministro per l’innovazione e le tecnologie del 24 febbraio 2005, recante individuazione di progetti da finanziare, ai sensi dell'articolo 27, commi 1 e 2, della legge 3/ 2003[160].

 

I commi 3 e 4 stabiliscono che il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione predisponga, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della disposizione, un programma in grado di assicurare l’adesione al SPC di tutte le amministrazioni pubbliche, nonché la realizzazione di progetti di cooperazione tra i rispettivi sistemi operativi e la piena interoperabilità delle banche dati, dei registri e delle anagrafi, al fine di migliorare la qualità e di ampliare la tipologia dei servizi, anche online, erogati a cittadini ed imprese.

La durata del programma, fissata inizialmente in tre anni, è stata ridotta a due anni a seguito di una modifica apportata dal Senato. Viene così anticipato al 31 dicembre 2010 il termine di realizzazione del SPC.

Le risorse necessarie per l’attuazione del programma sono prioritariamente individuate fra quelle destinate al Fondo aree sottoutilizzate (FAS)[161] e, in particolare, assegnate ai programmi per lo sviluppo della società dell’informazione.

 

Il Sistema pubblico di connettività e cooperazione (SPC), istituito e disciplinato con il decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 42 ha sostituito la Rete unitaria delle pubbliche amministrazioni (RUPA) con l’obiettivo di raccordare i sistemi informatici di tutte le pubbliche amministrazioni statali, regionali e locali.

Il SPC è una infrastruttura e un insieme di servizi di connettività condivisi dalle pubbliche amministrazioni finalizzato a garantire la piena interazione e la cooperazione applicativa tra i sistemi informativi dello Stato, delle Regioni e delle autonomie locali; esso consente a questi soggetti di utilizzare i servizi telematici per elaborare ed erogare i propri servizi direttamente ai cittadini e alle imprese.

 

Il comma 5, attraverso una novella del Codice dell’amministrazione digitale (art. 2, co. 2-bis) estende l’applicazione di tutte le disposizioni previste dal Codice medesimo, attualmente destinate alle pubbliche amministrazioni, anche ai soggetti privati preposti all'esercizio di attività amministrative, ove sia possibile tecnicamente e a condizione che da ciò non derivino nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica ovvero aumenti dei costi a carico degli utenti.

Profili finanziari

La relazione tecnica, riferita al testo originario, esclude un’accelerazione della spesa - con effetti negativi sui saldi - in quanto l’utilizzo delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate per l’attuazione del programma di cui al comma 3 (programma per l'adesione delle pubbliche amministrazioni al Sistema pubblico di connettività) avverrà nell’arco temporale di tre anni.

 

Al riguardo, si osserva che la modifica introdotta dal Senato (riduzione da tre a due anni del programma ministeriale per la diffusione del Sistema pubblico di connettività) va ad incidere sui tempi di erogazione della spesa, realizzando un’accelerazione che potrebbe determinare – secondo quanto desumibile  dalla relazione tecnica -  effetti negativi sui saldi.

Sul punto appare opportuno acquisire un chiarimento da parte del Governo.

 


Articolo 37
(Carta nazionale dei servizi)

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 37.

(Carta nazionale dei servizi).

 

      1. La carta nazionale dei servizi (CNS) e le altre carte elettroniche ad essa conformi possono essere rilasciate fino al 31 dicembre 2010 anche ai titolari di carta d'identità elettronica (CIE).

 

      2. Al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 2 marzo 2004, n. 117, sono apportate le seguenti modifiche:

 

          a) all'articolo 2, comma 3, al primo periodo, le parole: «e accerta che il soggetto richiedente non sia in possesso della carta d'identità elettronica» e, al secondo periodo, le parole: «e se il soggetto richiedente non risulta titolare di una carta d'identità elettronica» sono soppresse;

 

          b) all'articolo 8, il comma 5 è abrogato.

 

      3. All'articolo 64, comma 3, del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, l'ultimo periodo è soppresso.

 

 

L’articolo 37, introdotto nel corso dell’esame al Senato, reca disposizioni concernenti la Carta nazionale dei servizi.

Il comma 1 consente, fino al 31 dicembre 2010 il rilascio della carta nazionale dei servizi (CNS) e delle altre carte elettroniche ad essa conformi anche ai titolari di carta d’identità elettronica (CIE).

Il comma 2 apporta modifiche al regolamento concernente la diffusione della CNS (D.P.R. 117/2004)[162]:

§         la lettera a) modifica l’art. 2, co. 3, del regolamento, concernente le modalità per il rilascio della CNS. Ai sensi di tale comma, al momento dell'emissione o del rinnovo della carta l'amministrazione accerta, tra l’altro, che il soggetto richiedente non sia in possesso della carta di identità elettronica e consente l’emissione della CNS solo in questo caso. La lettera a) in esame sopprime la previsione di tale accertamento;

§         la lettera b) abroga il co. 8 dell’art. 5 del regolamento, che recava una disposizione transitoria (in vigore sino al 31 dicembre 2005) in ordine alla menzionata procedura di accertamento preventivo del possesso della CIE ai fini del rilascio della CNS, riguardante i cittadini residenti nei comuni che diffondono la carta d’identità elettronica.

Correlativamente, il comma 3 abroga l’art. 64, co. 3, del Codice dell'amministrazione digitale (D.Lgs. 82/2005), limitatamente all’ultimo periodo, che proroga al 31 dicembre 2009 la procedura di preventivo accertamento del possesso della CIE, riguardante le richieste di emissione di CNS da parte dei cittadini non residenti nei comuni in cui è diffusa la carta d’identità elettronica.

 

La carta d’identità elettronica (CIE) costituisce uno dei principali progetti del disegno di informatizzazione della pubblica amministrazione. Essa, oltre a mantenere la funzione del documento cartaceo attestante l’identità della persona, ha la funzione di strumento di accesso ai servizi innovativi che le pubbliche amministrazioni locali e nazionali metteranno a disposizione per via telematica, inoltre, la carta dovrà poter essere utilizzata e dovrà funzionare nello stesso modo in qualsiasi punto del territorio nazionale.

Affine alla carta d’identità elettronica, la carta nazionale dei servizi (CNS) è un documento su supporto informatico che consente ai cittadini l’accesso per via telematica ai servizi erogati dalla pubblica amministrazione e da altri enti, senza peraltro svolgere la funzione di documento di identità.

Ai sensi del Codice dell’amministrazione digitale (art. 63), i servizi in rete forniti dalle pubbliche amministrazioni sono realizzati in base a criteri di valutazione di efficacia, economicità ed utilità, e “mirando alla migliore soddisfazione delle esigenze degli utenti”. Ai servizi in rete per i quali è necessaria l’autenticazione informatica si accede, di norma, attraverso la carta d’identità elettronica (CIE) e la carta nazionale dei servizi (CNS) (art. 64, co. 1), ma per la presentazione di istanze e dichiarazioni è sufficiente la firma digitale (art. 65). In via transitoria, è consentito l’accesso ai servizi in rete, oltre che con la CIE e la CNS, anche con strumenti diversi, a condizione che essi siano in condizione di accertare l’identità del soggetto che richiede in servizio (art. 64. co. 2). Il Codice peraltro demanda a un decreto del Presidente del Consiglio (o del Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione), d’intesa con la Conferenza unificata, la fissazione della data di conclusione della fase transitoria, oltre la quale non sarà più consentito l’accesso ai servizi in rete con strumenti diversi da CIE e CNS. In ogni caso, la fase transitoria non avrebbe dovuto superare il 31 dicembre 2007, termine prorogato dal D.L. 248/2007 e da ultimo al 31 dicembre 2009 dal recente D.L. 207/2008[163].

Alla medesima data è contestualmente fissato il termine relativo alla procedura di preventivo accertamento del possesso della Carta di identità elettronica (fissato, per i cittadini residenti nei comuni che diffondono la carta d’identità elettronica, al 31 dicembre 2005 dall’art. 8, co. 5, del D.P.R. 117/2004) limitatamente alle richieste di emissione di Carte nazionali dei servizi da parte dei cittadini non residenti nei comuni in cui è diffusa la Carta di identità elettronica (CIE).

 

In relazione al corretto rapporto tra fonti normative, si segnala che il comma 2 apporta, con norma di rango legislativo, modifiche testuali a una fonte di natura regolamentare.

 

Profili finanziari

La norma introdotta con un emendamento approvato nel corso dell’esame al Senato, non è corredata di relazione tecnica.

 

Al riguardo appare opportuno un chiarimento da parte del Governo circa la possibilità che il venir meno dell’alternatività tra la carta nazionale dei servizi (CNS) e la carta d’identità elettronica (CIE), disposto dalla norma in esame, possa recare oneri a carico delle amministrazioni interessate, sulle quali ricade l’onere economico di produzione e rilascio delle carte nazionali dei servizi[164]. Tale chiarimento appare necessario dal momento che, sebbene la norma in esame attribuisce alle pubbliche amministrazioni la facoltà di rilasciare la Carta anche ai soggetti già titolari di CIE,  il codice dell’amministrazione digitale[165] prevede, tuttavia, l’obbligo a carico delle PP.AA. di rilasciare su richiesta del soggetto interessato la carta nazionale dei servizi.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea

E’ attualmente in corso in ambito UE un progetto pilota  volto a garantire il riconoscimento transnazionale dei sistemi nazionali d’identità elettronica e permettere un accesso semplificato ai servizi pubblici dei diversi Stati membri (progetto STORK - SecureidenTity acrOss boRders linKed- ).

Il progetto, lanciato dalla Commissione europea il 30 maggio 2008, intende testare alcune delle funzionalità più utili dell’identità elettronica al fine di individuare un insieme di specifiche comuni che permettano il riconoscimento delle diverse identità elettroniche nazionali tra i paesi partecipanti. Il nuovo sistema, che non sostituirà i sistemi nazionali, dovrebbe permettere ai cittadini di identificarsi in via elettronica in modo protetto e trattare con le amministrazioni pubbliche dei diversi Stati membri, sia a partire da uffici pubblici, sia dal loro computer o da qualsiasi altro dispositivo mobile.

Al progetto, che si articolerà su tre anni (fino al 1° giugno 2011) con un finanziamento di 10 milioni di euro da parte dell’Unione europea a titolo del Programma di sostegno strategico in materia di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) e un contributo equivalente da parte dei partner,  partecipano, insieme alla Commissione, 13 Stati membri (Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Italia[166], Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Slovenia, Spagna e Svezia) e l’Islanda (parte contraente dell’accordo sullo Spazio economico europeo con l’UE).

Il Programma di sostegno strategico in materia di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) fa parte del programma quadro per l'innovazione e la competitività (CIP), istituito per il periodo 2007-2013 con decisione n. 1639/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 2006, al fine di perseguire gli obiettivi della rinnovata strategia di Lisbona. Il programma quadro è dotato di un budget complessivo pari a 3,621 miliardi di euro per l'intera durata del programma di cui 730 milioni di euro destinato al programma di sostegno strategico in materia di TIC.

 


 

Articolo 38
(Modifica dell'articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 38.

(Modifica dell'articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53).

 

      1. L'articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53, è sostituito dal seguente:

 

      «Art. 9. - (Misure per conciliare tempi di vita e tempi di lavoro). - 1. Al fine di promuovere e incentivare azioni volte a conciliare tempi di vita e tempi di lavoro, nell'ambito del Fondo per le politiche per la famiglia di cui all'articolo 19 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, è destinata annualmente una quota individuata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro delegato alle politiche per la famiglia, al fine di erogare contributi in favore di datori di lavoro privati, ivi comprese le imprese collettive, iscritti in pubblici registri, di aziende sanitarie locali, di aziende ospedaliere e di aziende ospedaliere universitarie i quali attuino accordi contrattuali che prevedano le seguenti tipologie di azione positiva:

 

          a) progetti articolati per consentire alle lavoratrici e ai lavoratori di usufruire di particolari forme di flessibilità degli orari e dell'organizzazione del lavoro, quali part time reversibile, telelavoro e lavoro a domicilio, banca delle ore, orario flessibile in entrata o in uscita, sui turni e su sedi diverse, orario concentrato, con specifico interesse per i progetti che prevedano di applicare, in aggiunta alle misure di flessibilità, sistemi innovativi per la valutazione della prestazione e dei risultati;

 

          b) programmi ed azioni volti a favorire il reinserimento delle lavoratrici e dei lavoratori dopo un periodo di congedo parentale o per motivi comunque legati ad esigenze di conciliazione;

 

          c) progetti che, anche attraverso l'attivazione di reti tra enti territoriali, aziende e parti sociali, promuovano interventi e servizi innovativi in risposta alle esigenze di conciliazione dei lavoratori. Tali progetti possono essere presentati anche da consorzi o associazioni di imprese, ivi comprese quelle temporanee, costituite o costituende, che insistono sullo stesso territorio, e possono prevedere la partecipazione degli enti locali anche nell'ambito dei piani per l'armonizzazione dei tempi delle città.

 

      2. Destinatari dei progetti di cui al comma 1 sono lavoratrici o lavoratori, inclusi i dirigenti, con figli minori, con priorità nel caso di disabilità ovvero di minori fino a dodici anni di età, o fino a quindici anni in caso di affidamento o di adozione, ovvero con a carico persone disabili o non autosufficienti, ovvero persone affette da documentata grave infermità.

 

      3. Una quota delle risorse di cui al comma 1, da stabilire con il provvedimento di cui al comma 4, è, inoltre, impiegata per l'erogazione di contributi in favore di progetti che consentano ai titolari di impresa, ai lavoratori autonomi o ai liberi professionisti, per esigenze legate alla maternità o alla presenza di figli minori ovvero disabili, di avvalersi della collaborazione o sostituzione di soggetti in possesso dei necessari requisiti professionali.

 

      4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro delegato alle politiche per la famiglia, di concerto con il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali e con il Ministro per le pari opportunità, sentita la Conferenza unificata, nei limiti delle risorse di cui al comma 1, sono definiti i criteri e le modalità per la concessione dei contributi di cui al presente articolo e, in particolare, la percentuale delle risorse da destinare a ciascuna tipologia progettuale, l'importo massimo finanziabile per ciascuna tipologia progettuale e la durata delle azioni progettuali. In ogni caso, le richieste dei contributi provenienti dai soggetti pubblici saranno soddisfatte a concorrenza della somma che residua una volta esaurite le richieste di contributi dei soggetti privati.

 

      5. Le risorse di cui al comma 1 possono essere, in misura non superiore al 10 per cento, destinate alle attività di promozione delle misure in favore della conciliazione, di consulenza alla progettazione, di monitoraggio delle azioni da effettuare anche attraverso reti territoriali».

 

      2. I commi 1255 e 1256 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono abrogati.

 

 

L’articolo 38, introdotto al Senato, modifica l’articolo 9 della L. 8 marzo 2000, n. 53[167], così come modificato dall’articolo 1, comma 1254, della L. 296/2006 (legge finanziaria per il 2007), concernente gli incentivi per l’applicazione, da parte delle aziende, di accordi contrattuali che prevedano azioni positive per la flessibilità degli orari, volte a conciliare i tempi di vita e di lavoro.

 

In particolare, il comma 1 dell’articolo in esame, rispetto al testo vigente del richiamato articolo 9 della L. 53/2000 prevede:

 

§         che le risorse nell’ambito del Fondo delle politiche per la famiglia[168] siano destinate all’erogazione di contributia favore di datori di lavoro privati, ivi comprese le imprese collettive, iscritti in pubblici registri, di aziende sanitarie locali, di aziende ospedaliere (anche universitarie) che applicano gli accordi di cui sopra.

Viene soppresso, rispetto al testo vigente, il riferimento generico alle aziende e quello al vincolo di destinazione del 50% di tali contributi alle aziende con meno di 50 dipendenti;

§         che la quota delle risorse annuali erogabili sia individuata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro delegato alle politiche per la famiglia.

Il testo vigente rimanda l’individuazione della quota ad un decreto del Ministro delle politiche per la famiglia.

Il riferimento alla possibilità di individuare le richiamate risorse attraverso le due fonti indicate, in alternativa tra loro, appare non indispensabile, anche alla luce dell’art. 9, co. 2, della L. 400/1988[169];

§         per quanto attiene alle forme di flessibilità degli orari e dell’organizzazione del lavoro, si prevede che i progetti di usufruizione di flessibilità siano riferibili al part-time reversibile, alla flessibilità di orario anche su turni e sedi diverse, all’orario concentrato “con specifico interesse per i progetti che prevedano di applicare, in aggiunta alle misure di flessibilità, sistemi innovativi per la valutazione della prestazione e dei risultati” (comma 1, lettera a));

Si ricorda che nel testo vigente, così come modificato dal richiamato comma 1254, si fa riferimento semplicemente al part-time.

§         specifici programmi di formazione per il reinserimento dei lavoratori dopo il periodo di congedo parentale, o per motivi comunque legati ad esigenze di conciliazione (comma 1, lettera b));

In proposito, si potrebbe valutare l’opportunità di una più puntuale individuazione delle esigenze di conciliazione richiamate;

§         progetti che, anche attraverso l'attivazione di reti tra enti territoriali, aziende e parti sociali, promuovano interventi e servizi innovativi per le esigenze di conciliazione dei lavoratori. In particolare, i richiamati progetti possono essere presentati anche da consorzi o associazioni di imprese, comprese quelle temporanee, costituite o costituende, che insistono sullo stesso territorio, e possono prevedere la partecipazione degli enti locali, anche nell'ambito dei piani per l'armonizzazione dei tempi delle città (comma 1, lettera c));

Si evidenzia che tra i progetti che danno diritto alle erogazioni non sono più considerati quelli finalizzati alla sostituzione del titolare di impresa o del lavoratore autonomo con altro imprenditore o lavoratore autonomo, nonché quelli volti a favorire la sostituzione, il reinserimento, l'articolazione della prestazione lavorativa e la formazione dei lavoratori con figli minori o disabili a carico ovvero con anziani non autosufficienti a carico. Allo stesso tempo, il nuovo testo del suddetto articolo 9 inserisce, ai successivi commi 2 e 3, le categorie di soggetti evidenziate tra i destinatari dei progetti di cui al comma 1;

§         viene precisato che destinatari dei diverse tipologie progettuali sono le lavoratrici o i lavoratori, inclusi i dirigenti, con figli minori, con priorità in caso di disabilità ovvero di minori fino a 12 anni di età, o fino a quindici anni in caso di affidamento o di adozione, ovvero con a carico persone disabili o non autosufficienti, ovvero persone affette da documentata grave infermità (comma 2);

§         che i criteri e le modalità per la concessione dei contributi e, in particolare, la percentuale delle risorse da destinare a ciascuna tipologia progettuale, l'importo massimo finanziabile per ciascuna tipologia progettuale e la durata delle azioni progettuali siano definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro delegato alle politiche per la famiglia, di concerto con il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali e con il Ministro per le pari opportunità, sentita la Conferenza unificata, nei limiti delle risorse di cui al precedente comma 1, sono definiti e di cui al presente articolo (comma 4);

Si rimanda, per quanto attiene alla fonte regolamentare alla quale è demandata la concessione delle risorse, a quanto osservato in precedenza al comma 1;

§         che una quota delle richiamate risorse, da stabilire con il provvedimento di cui al comma 4, debba essere impiegata per l'erogazione di contributi in favore di progetti che consentano ai titolari di impresa, ai lavoratori autonomi o ai liberi professionisti, per esigenze legate alla maternità o alla presenza di figli minori ovvero disabili, di avvalersi della collaborazione o sostituzione di soggetti in possesso dei necessari requisiti professionali (comma 3);

Il testo vigente prevede erogazioni in favore di progetti idonei a consentire la sostituzione del titolare di impresa io lavoratore autonomo beneficiari del periodo di astensione obbligatoria con altro imprenditore o lavoratore autonomo.

§         che le più volte richiamate risorse possano essere, in misura non superiore al 10%, destinate alle attività di promozione delle misure in favore della conciliazione, di consulenza alla progettazione, di monitoraggio delle azioni da effettuare anche attraverso reti territoriali (comma 5).

Il testo vigente prevede che le risorse possano essere in parte destinate alle attività di promozione delle misure in favore della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, di consulenza alla progettazione, di monitoraggio delle azioni positive nonché all’attività della Commissione tecnica con compiti di selezione e valutazione dei progetti.

 

Infine, il comma 2 dell’articolo in commento, a fini di coordinamento legislativo, abroga i commi 1255 e 1256 dell’articolo 1 della L. 296/2006, concernenti, rispettivamente, la destinazione di parte delle risorse e delle modalità di erogazione dei contributi (vedi supra) in virtù delle nuove disposizioni contenute nei commi 4 e 5 del nuovo testo dell’articolo 9 della L. 53/2000.

Profili finanziari

La relazione tecnica non considera la norma che è stata introdotta nel corso dell’esame presso il Senato.

 

Nulla da osservare al riguardo, tenuto conto che le norme si limitano a rendere più articolata la disciplina concernente le misure previste al fine per conciliare tempi di vita e tempi di lavoro provvedendo alla riscrittura dell’articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53[170]. La nuova disciplina pone gli interventi, come già previsto dalla legislazione vigente, a carico di una quota del Fondo per le politiche della famiglia[171] da determinare annualmente con decreto del Presidente del Consiglio.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea

Orientamenti integrati per l’occupazione

Nell’ambito degli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione 2008-2010, adottati con decisione del Consiglio il 15 luglio 2008, l’orientamento n. 18  “Promuovere un approccio al lavoro basato sul ciclo di vita” richiede, fra l’altro, una migliore armonizzazione tra il lavoro e la vita privata e offerta di strutture accessibili e poco costose per la custodia dei bambini e per l’assistenza ad altre persone a carico.

Pacchetto di iniziative sulla conciliazione tra vita privata e vita professionale

Il 3 ottobre 2008 la Commissione ha presentato un pacchetto di iniziative per migliorare l’equilibrio tra vita privata e vita professionale per tutti i cittadini europei, sia uomini che donne. Le misure presentate sono le seguenti:

·   una comunicazione “un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata: sostenere maggiormente gli sforzi tesi a conciliare la vita professionale, privata e familiare” (COM(2008) 635);

·   una proposta di direttiva sull’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, che rappresenta la revisione della direttiva 92/85/CEE (COM(2008) 637, procedura di codecisione);

·   una proposta di direttiva sull’applicazione del principio della parità di trattamento fra le donne e gli uomini che esercitano un’attività autonoma COM(2008) 636, procedura di codecisione);

·   una relazione sull’attuazione degli obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Barcellona del 2002 riguardanti le strutture di custodia per i bambini in età prescolatica (COM (2008) 638).

Il 17 settembre 2008, inoltre, le parti sociali a livello europeo[172] hanno avviato negoziati sul congedo maternità per rivedere la legislazione comunitaria esistente in materia, basata a sua volta su un accordo quadro stipulato fra i datori di lavoro europei e i rappresentanti dei sindacati. La Commissione ha manifestato altresì l’intenzione di avviare iniziative per migliorare le condizioni di altri tipi di congedo familiare, quali il congedo paternità, congedo per adozione e il congedo filiale (per occuparsi dei familiari a carico).

Comunicazione su “un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata”

La comunicazione sottolinea che un più ampio sostegno alle misure a favore della conciliazione tra aspetti professionali e privati dell’esistenza aiuterà a raggiungere importanti obiettivi politici dell’UE, soprattutto nel campo della crescita e dell’occupazione, dell’integrazione sociale dei gruppi vulnerabili e delle pari opportunità.

Nel sottolineare che la responsabilità principale di sviluppare e promuovere le misure di conciliazione ricade sugli Stati membri, la Commissione chiededi attuare le misure che accompagnano la comunicazione in modo da consentire a uomini e donne effettive possibilità di scelta, colmando i forti ritardi da essi accumulati nel perseguire gli obiettivi che essi stessi si sono prefissi nell’ambito dell’assistenza all’infanzia.

Per allargare la conoscenza delle politiche a favore della conciliazione e degli strumenti d’analisi atti a valutarla, la Commissione si impegna:

-         a stimolare gli scambi e la diffusione di buone pratiche tra Stati membri;

-         a promuovere l’uso, da parte degli Stati membri e di altri attori, dei manuali redatti dalla Commissione nel 2007 e nel 2008 sull’integrazione di genere nell’ambiente di lavoro, sull’inclusione sociale e sulle politiche di protezione sociale;

-         a continuare a sviluppare a livello europeo, insieme agli Stati membri, una base comune per ottenere statistiche tempestive, comparabili e pertinenti sulla conciliazione tra vita professionale, privata e familiare.

La comunicazione ricorda infine che la politica di coesione dell’UE continuerà a cofinanziare (anche attraverso il Fondo sociale europeo) iniziative a livello nazionale e locale a favore della conciliazione, sostenendo servizi di assistenza ai bambini e altre persone a carico, la formazione e la qualificazione del personale assistente e i datori di lavoro che offrono ai loro dipendenti interruzioni di carriera, assistenza all’infanzia nonché altri servizi di sostegno alla famiglia.

Relazione sulla realizzazione degli obiettivi di Barcellona

La relazione sull’attuazione degli obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Barcellona del 2002 riguardanti le strutture di custodia per i bambini in età prescolastica sottolinea che risulta che una maggioranza di Stati membri non raggiungerà probabilmente tali obiettivi entro la data prefissata del 2010. Nonostante i progressi compiuti, la relazione afferma che restano da realizzare numerosi sforzi per raggiungere livelli soddisfacenti, soprattutto per quanto riguarda i bambini di età inferiore a 3 anni.

Nel marzo 2002 il Consiglio europeo di Barcellona ha invitato gli Stati membri a rimuovere i disincentivi alla partecipazione femminile alla forza lavoro e sforzarsi, tenuto conto della domanda di strutture per la custodia dei bambini e conformemente ai sistemi nazionali di offerta di cure, per fornire, entro il 2010, un’assistenza all’infanzia per almeno il 90% dei bambini di età compresa fra i tre anni e l’età dell’obbligo scolastico e per almeno il 33% dei bambini di età inferiore ai tre anni. Tali obiettivi fanno parte integrante della strategia europea per la crescita e l’occupazione  e hanno il fine di aumentare il tasso d’occupazione dei giovani genitori, segnatamente delle donne, e di contribuire in tal modo ad una maggiore uguaglianza tra le donne e gli uomini.

Per quanto riguarda la classe di età inferiore (da 0 a 3 anni) la relazione afferma che l’Italia, insieme ad altri sei Stati membri, si trova a un livello intermedio (tra 16% e 26%) rispetto all’obiettivo di Barcellona pari al 33% di tasso di copertura. Per quanto riguarda i bambini da 3 anni all’età della scuola dell’obbligo, l’Italia, insieme ad altri sette Stati membri, ha superato l’obiettivo di Barcellona pari al 90% di tasso di copertura[173]. Inoltre, risulta che le strutture di custodia per bambini di questa fascia d’età funzionano in proporzioni spesso significative a tempo parziale.

Per quanto riguarda i dati forniti, la relazione sottolinea che le cifre presentate devono essere debitamente interpretate tenendo conto degli aspetti specifici nazionali di organizzazione dell’insegnamento materno e della disponibilità o meno di servizi di custodia dopo-scuola.

La relazione evidenzia che le strutture di custodia per bambini non sono sempre sostenibili finanziariamente e gli orari di apertura non sono sempre compatibili con un posto di lavoro retribuito a tempo pieno, ovvero con posto di lavoro a orari atipici, il che costituisce un freno alla piena realizzazione del potenziale produttivo dei genitori, in particolare per quanto riguarda le donne.

Conclusioni del Consiglio del 16 e 17 dicembre 2008

Il Consiglio occupazione del 16 e 17 dicembre 2008 ha adottato conclusioni sulla conciliazione della vita professionale e della vita familiare nelle quali, fra l’altro, invita gli Stati membri e la Commissione:

-    a continuare a migliorare la raccolta, l’analisi e la diffusione di dati europei precisi, pertinenti e comparabili in settori quali i congedi parentali e le persone anziane dipendenti, in collaborazione con gli uffici statistici nazionali e l’Ufficio statistico delle Comunità europee;

chiede agli Stati membri di adottare misure appropriate per conciliare la vita professionale, familiare e privata e, a tal fine, tra l’altro:

-   d’intensificare gli sforzi per conseguire gli obiettivi fissati a Barcellona nel 2002;,

-   di accelerare i progressi tesi a venire incontro alle esigenze delle famiglie che devono assumersi la responsabilità di persone non autosufficienti;

-   di continuare adottare le misure necessarie per incoraggiare gli uomini a condividere con le donne, su un piano di parità, le responsabilità familiari e domestiche;

-   di incoraggiare le imprese ad adottare misure favorevoli alla famiglia e a tener conto dell’esigenza di conciliare la vita professionale e familiare nelle loro disposizioni in materia di orario di lavoro

-   di tener conto dell’uguaglianza di genere nei regimi di congedo familiare, nonché delle implicazioni del lavoro a tempo parziale;

invita la Commissione europea, fra l’altro:

-   a continuare ad appoggiare la realizzazione degli obiettivi di Barcellona riguardo ai tipi di servizi di custodia dei bambini e allo sviluppo di strutture di assistenza per le persone non autosufficienti;

-   a promuovere gli scambi di conoscenze tra Stati membri su pratiche innovative per facilitare la conciliazione della vita professionale, familiare e privata;

-   ad assicurare un’applicazione efficace del quadro normativo comunitario vigente su tutti gli aspetti della conciliazione.

Relazione sulla parità tra donne e uomini – 2009

Anche la relazione annuale sulla parità tra donne e uomini relativa al 2009 (COM(2009)77) pone l’accento sull’esigenza di favorire un’equa suddivisione, tra donne e uomini, delle responsabilità private e familiari. Al riguardo sottolinea la necessità di rafforzare le politiche a favore della conciliazione della vita privata e della vita professionale, che rispondono a sfide economiche e demografiche a lungo termine. In particolare si richiama l’attenzione sull’importanza di istituire servizi di cura per bambini e altre persone a carico, che siano abbordabili, accessibili e di qualità, e sull’esigenza che le politiche di conciliazione consentano alle donne e agli uomini di scegliere personalmente modalità più flessibili per il lavoro e le ferie e che debbano essere applicate a tutti i livelli sul posto di lavoro.

Programma delle tre presidenze dell’Unione europea

Anche le tre Presidenze francese, ceca e svedese, nel programma dei 18 mesi presentato il 30 giugno 2008, pongono l’accento sulle iniziative volte a conciliare la vita professionale con la vita familiare.

La Presidenza ceca, nel favorire la prosecuzione dell’esame delle iniziative in materia, intende inoltre richiamare l’attenzione sulla problematica dei genitori che restano a casa per occuparsi dei propri figli e del suo legame con la politica dell’occupazione, sottolineando l’importanza di un tale attività come alternativa alla vita professionale, degna di rispetto e di sostegno da parte dello Stato e della società.

 


Articolo 39
(Riallocazione di fondi)

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 25.

(Riallocazione di fondi).

Art. 39.

(Riallocazione di fondi).

      1. Le somme di cui all'articolo 2-bis, comma 1, lettera b), del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 agosto 2005, n. 168, non impegnate alla data di entrata in vigore della presente legge, sono destinate al cofinanziamento dei progetti di sviluppo di reti di connettività, anche con tecnologie senza fili (wireless), e di servizi innovativi di tipo amministrativo e didattico presentati dalle università.

      Identico.

      2. Al fine di favorire le iniziative di creazione di imprese nei settori innovativi promosse da giovani ricercatori, la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, definisce un programma di incentivi e di agevolazioni, attuati in regime de minimis, dando priorità a progetti in grado di contribuire al miglioramento qualitativo e alla razionalizzazione dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione. All'attuazione del presente comma si provvede nel limite delle risorse finanziarie disponibili, assegnate, ai sensi dell'articolo 27 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, al progetto «Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese» con decreto dei Ministri delle attività produttive e per l'innovazione e le tecnologie 15 giugno 2004, pubblicato nella Gazzetta Uf-ficiale n. 150 del 29 giugno 2004, non impegnate alla data di entrata in vigore della presente legge.

 

      3. Le risorse finanziarie assegnate al Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio dei ministri e al CNIPA con delibere del CIPE adottate ai sensi dell'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, non impegnate alla data di entrata in vigore della presente legge e non destinate all'attuazione di accordi di programma quadro di cui all'articolo 2, comma 203, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni, possono essere riprogrammate dal CIPE in favore degli interventi proposti dallo stesso Dipartimento. Possono altresì essere destinate alle finalità di cui al periodo precedente le risorse finanziarie per l'anno 2009 di cui all'articolo 1, comma 892, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, non ancora programmate.

 

      4. All'articolo 27, comma 1, della legge 16 gennaio 2003, n. 3, dopo le parole: «può inoltre promuovere e finanziare progetti» sono inserite le seguenti: «, anche di carattere internazionale,».

 

 

L’articolo 39, non modificato dal Senato, prevede al comma 1 che le somme destinate per l’anno 2005 – ai sensi dell’articolo 2-bis, comma 1, lettera b), del d.l. n.115 del 2005[174] – all’erogazione di un contributo per l’acquisto di personal computer da parte degli studenti che usufruiscono dell’esenzione dalle tasse e dai contributi universitari, che alla data di entrata in vigore della legge non risultano ancora impegnate, siano destinate al cofinanziamento di progetti per lo sviluppo di reti di connettività, anche senza fili, presentati dalle università, nonché alla fornitura alle stesse di strumenti didattici e amministrativi innovativi.

 

In relazione alle somme di cui si dispone una diversa finalizzazione, si ricorda che l’articolo 2-bis del D.L. 115/2005 ha finanziato sia la realizzazione di reti di connettività senza fili nelle università, sia l’acquisto di personal computer da parte degli studenti esonerati da tasse e contributi universitari.

In particolare, il comma 1 ha autorizzato, nell’esercizio finanziario 2005, la spesa di:

§         2,5 milioni di euro per il cofinanziamento di progetti per la realizzazione di reti di connettività senza fili nelle università;

§         10 milioni di euro per l’erogazione di un contributo di 200 euro per l’acquisto di personal computer da parte degli studenti che usufruiscono delle esenzioni dalle tasse e dai contributi universitari;

§         2,5 milioni di euro per la costituzione di un Fondo di garanzia per la copertura dei rischi sui prestiti erogati da istituti di credito agli studenti universitari che intendono acquistare un personal computer[175].

In attuazione dell’articolo 2-bis e del d.m. 6 dicembre 2005[176], il Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri[177] ha avviato il progetto “Un C@ppuccino per un Pc”, il quale mira a favorire gli studenti regolarmente iscritti alle Università statali e non statali legalmente riconosciute nell’acquisto di un Pc con connessione WiFi, attraverso due diverse agevolazioni:

§         il prestito garantito: gli studenti possono usufruire di un prestito garantito dallo Stato, erogato dai soggetti finanziatori convenzionati per un importo massimo di 1200 €, rimborsabile in 36 mesi (1€ circa al giorno, il prezzo di un cappuccino);

§         il bonus governativo: gli studenti che usufruiscono dell'esonero totale o parziale dalle tasse e dai contributi universitari possono beneficiare, oltre che del prestito, anche di un contributo governativo pari a 200 €.

 

Le somme di cui si propone una diversa destinazione sono, dunque, gestite dal Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. A sua volta, la riprogrammazione delle risorse è destinata alla realizzazione di interventi di competenza dello stesso Dipartimento[178].

 

In proposito, si ricorda che l’ordinamento finanziario e contabile della Presidenza del Consiglio[179] prevede, all’articolo 11, l’istituto del riporto delle somme di conto capitale non impegnate alla chiusura dell’esercizio, sui corrispondenti stanziamenti dell’esercizio successivo. Il riporto delle somme avviene con decreto del Segretario generale.

Dunque, poiché la norma in esame si riferisce a somme stanziate per l’esercizio finanziario 2005 e non impegnate, è presumibile che tali somme siano state oggetto di riporto negli esercizi successivi, fino a quello in corso. Di tali somme, peraltro, non è noto l’importo.

 

Il comma 2 è volto a favorire le iniziative di creazione di imprese nei settori innovativi promosse da giovani ricercatori e prevede che la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie definisca, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, un programma di incentivi e di agevolazioni, dando priorità ai progetti volti a migliorare qualitativamente e a razionalizzare i servizi offerti dalla pubblica amministrazione. Tali incentivi e agevolazioni devono essere attuati in regime de minimis.

 

Si ricorda che la norma de minimis, come aggiornata dal Regolamento (CE) n. 1998/2006 della Commissione[180], del 15 dicembre 2006, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato agli aiuti d'importanza minore, prevede che non siano considerati aiuti di Stato e dunque non debbano essere notificati per l’autorizzazione della Commissione europea gli incentivi fino ai 200 mila euro percepiti in tre anni (in precedenza il limite massimo era di 100 mila euro). Al fine di evitare abusi sono stati esclusi gli aiuti alle imprese in difficoltà e quelli il cui ammontare non può essere calcolato in anticipo (i cosiddetti aiuti “non trasparenti”[181]).

A differenza della precedente disciplina, la nuova normativa sul de minimis si applica al settore della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti agricoli e a quello dei trasporti. Per quest’ultimo è però previsto un tetto di 100 mila euro e l’esclusione dei veicoli per il trasporto merci su strada.

 

Il secondo periodo del comma 2 reca la norma di copertura, secondo la quale agli oneri connessi all’attuazione dei suddetti progetti si provvederà utilizzando le risorse assegnate al progetto “Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese” con decreto interministeriale 15 giugno 2004 (ai sensi dell’art. 27 della legge n. 3/2003) che risultino non impegnate all’entrata in vigore del presente provvedimento.

 

Il decreto del Ministro delle attività produttive e del Ministro per l’innovazione e le tecnologie del 15 giugno 2004, al fine di facilitare l'accesso delle PMI alle fonti di finanziamento per lo sviluppo di progetti innovativi basati sulle tecnologie digitali, ha disposto l'istituzione di una apposita sezione speciale del Fondo di garanzia per le PMI. Ad essa il decreto ha destinato le risorse di cui all’art. 27 della legge n. 3/2003 concernenti il Fondo di finanziamento per i progetti strategici nel settore informatico, per un importo pari a 20 milioni di euro per l’anno 2004, 20 milioni di euro per l’anno 2005, 20 milioni di euro per il 2006 (articolo 1). La sezione speciale del Fondo di garanzia è riservata alla concessione di garanzie su finanziamenti di durata non inferiore a 36 mesi e non superiore a 10 anni, a fronte di programmi di investimento delle PMI, finalizzati a introdurre innovazioni di prodotto e di processo attraverso l’utilizzo di tecnologiche digitali. Modificazioni e integrazioni al decreto interministeriale 15 giugno 2004 sono state apportate successivamente dal decreto 24 novembre 2004 (GU 27 dicembre 2004), che consente alla sezione speciale di concedere garanzie su finanziamenti anche alle PMI fornitrici di applicazioni tecnologiche digitali. L’art. 1, comma 209, della legge finanziaria 2005 (L. 311/2004) ha integrato della somma di 40 milioni di euro per l’anno 2005, 40 milioni di euro per l’anno 2006 e 20 milioni di euro per l’anno 2007, la citata sezione speciale. Lo stesso comma 209, come modificato dall’art. 4, comma 1, lett. a-ter), del DL 14 marzo 2005, n. 35, ha previsto, inoltre, che gli stanziamenti integrativi della sezione speciale possono essere utilizzati al termine di ciascun anno - limitatamente a quelli non impegnati - per altri interventi del Fondo garanzia. Il successivo DM 20 giugno 2005 all’art. 5 ha rinviato ad un decreto dei Ministri delle attività produttive e per l’innovazione e le tecnologie la determinazione annuale delle risorse della suddetta sezione speciale che possono essere utilizzate per il Fondo di garanzia. Il recente decreto del Ministro dello sviluppo economico 17 aprile 2008 (GU 7 luglio 2008), in considerazione del fatto che al termine degli anni 2006 e 2007 gli stanziamenti integrativi della sezione speciale, pari a 60 milioni di euro, risultano non impegnati, ha pertanto destinato tale somma agli interventi del Fondo di garanzia per le PMI.

 

Il comma 3stabilisce che le risorse finanziarie assegnate dal CIPE in sede di riparto del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) in favore del Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio e del CNIPA (Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione) - che non risultino impegnate alla data di entrata in vigore del provvedimento in esame e che non siano destinate all’attuazione di accordi di programma quadro (APQ) - possano essere riprogrammate dal CIPE in favore di interventi che possono essere proposti dallo stesso Dipartimento.

 

In base alle assegnazioni effettuate dal CIPE in sede di riparto delle risorse del FAS, nel periodo 2003-2006 risultano essere state destinate al Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio risorse per oltre 660 milioni (dati forniti dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica – DIPE della Presidenza del Consiglio dei Ministri).

 

Al finanziamento degli interventi proposti dal Dipartimento per l’innovazione e le tecnologiedella Presidenza del Consiglio, ai sensi del periodo precedente, possono essere altresì destinate le risorse finanziarie stanziate per il 2009 dall’articolo 1, comma 892, della legge finanziaria 2007, che risultino ancora in attesa di programmazione.

La norma citata autorizza la spesa di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 destinati alla realizzazione di progetti per la societàdell'informazione.

 

Il richiamato comma 892 prevedeva l’emanazione di decreti di natura non regolamentare del Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, di concerto con il ministro per gli affari regionali e le autonomie locali con riferimento agli interventi che interessano regioni ed enti locali, da emanarsi entro il 30 aprile 2007, per l’individuazione delle azioni da realizzare, delle aree destinatarie della sperimentazione e delle modalità operative e di gestione dei progetti.

In attuazione di quanto previsto, sono stati emanati due decreti in data 16 maggio 2007 e 23 febbraio 2008, che individuano le azioni da realizzare nei settori della scuola, sanità, lavoro, studi e ricerche per la società dell’informazione, nonché per la realizzazione del progetto “servizi consolari online”.

 

Il comma 4 - non modificato nel corso dell’esame al Senato - novellando l’articolo 27, comma 1, della legge n. 3/2003, specifica che i progetti per lo sviluppo dei sistemi informativi del Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie, caratterizzati da grande contenuto innovativo, rilevanza strategica, preminente interesse nazionale, promossi e finanziati dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, possono essere anche di carattere internazionale.

 

Il citato art. 27 prevede che nel perseguimento dei fini di maggior efficienza ed economicità dell'azione amministrativa, nonché di modernizzazione e sviluppo del Paese, il Ministro per l'innovazione e le tecnologie (ora Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione), nell'attività di coordinamento e di valutazione dei programmi, dei progetti e dei piani di azione formulati dalle amministrazioni per lo sviluppo dei sistemi informativi, sostiene progetti di grande contenuto innovativo, di rilevanza strategica, di preminente interesse nazionale, con particolare attenzione per i progetti di carattere intersettoriale; può inoltre promuovere e finanziare progetti del Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie con le medesime caratteristiche (comma 1). Il Ministro, sentito il Comitato dei Ministri per la società dell'informazione, individua i progetti con l'indicazione degli stanziamenti necessari per la realizzazione di ciascuno di essi. Per il finanziamento relativo è istituito un apposito «Fondo di finanziamento per i progetti strategici nel settore informatico» (comma 2).

 

 


Articolo 40
(Modifiche agli articoli 38 e 48 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in materia di impresa in un giorno e di risparmio energetico)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

Art. 26.

(Modifica all'articolo 48 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in materia di risparmio energetico).

Art. 40.

(Modifiche agli articoli 38 e 48 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in materia di impresa in un giorno e di risparmio energetico).

 

      1. All'articolo 38 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

          a) il comma 2 è sostituito dal seguente:

 

      «2. Ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettere e), m), p) e r), della Costituzione, le disposizioni del presente articolo introducono, anche attraverso il coordinamento informativo statistico e informatico dei dati delle amministrazioni, misure per assicurare, nel rispetto delle libertà fondamentali, l'efficienza del mercato, la libera concorrenza e i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Esse costituiscono adempimento della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, ai sensi dell'articolo 117, primo comma, della Costituzione»;

 

          b) al comma 3, dopo le parole: «Ministro per la semplificazione normativa» sono inserite le seguenti: «, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione»;

 

          c) al comma 4, dopo le parole: «Ministro per la semplificazione normativa» sono inserite le seguenti: «, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione,».

      1. All'articolo 48, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, la parola: «statali» è sostituita dalla seguente: «centrali».

      2. Identico.

 

 

Il comma 1, introdotto dal Senato, dell’articolo 40 apporta alcune modifiche all’articolo 38 del decreto-legge n. 112/2008[182] in materia di “impresa in un giorno”, che detta appunto norme volte a semplificare le procedure per l’avvio e lo svolgimento delle attività imprenditoriali, mediante autorizzazione al Governo a modificare, nel rispetto di specifici principi e criteri, la disciplina dello sportello unico per le attività produttive di cui al DPR n. 447 del 1998.

 

Si ricorda che il comma 1 del citato articolo 38 reca una disposizione di principio, sancendo che anche l’attività inerente l’avvio d’impresa gode della copertura costituzionale relativa alla libertà di iniziativa economica sancita dall’articolo 41 della Costituzione.

Il comma 2 riconduce alla garanzia su tutto il territorio nazionale dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, che l’articolo 117, comma 2, lettera m) e p) della Costituzione, rimette alla competenza legislativa esclusiva statale, la materia oggetto della disposizione in esame.

Il comma 3 demanda a un regolamento di delegificazione, da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro per la semplificazione amministrativa, sentita la Conferenza unificata di cui all’art. 8 del D.Lgs. n. 281/1997, la semplificazione e il riordino della disciplina dello sportello unico delle attività produttive di cui al DPR n. 447 del 1998. Il regolamento deve essere adottato in base a specifici principi e criteri, espressamente indicati, tra cui si segnala: configurazione dello sportello unico quale unico punto di accesso in relazione a tutte le vicende amministrative riguardanti l’attività produttiva del richiedente, con il compito di fornire una risposta unica e tempestiva in luogo di tutte le amministrazioni coinvolte nel procedimento; possibilità di affidare l’istruttoria e l’attestazione della sussistenza dei requisiti normativi previsti a soggetti privati accreditati (“Agenzie per le imprese”);possibilità di avviare immediatamente l’attività d’impresa nei casi in cui sia sufficiente la presentazione della dichiarazione di inizio attività (DIA), con rilascio da parte dello sportello unico di una ricevuta che vale come titolo autorizzatorio; facoltà per l’amministrazione procedente di concludere il procedimento anche in mancanza dei pareri delle altre amministrazioni una volta scaduto il termine ad esse assegnato per esprimersi.

Il comma 4 dispone che con uno o più regolamenti di delegificazione, da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro per la semplificazione amministrativa, sentita la Conferenza unificata, si procede: all’individuazione dei requisiti e delle modalità di accreditamento dei soggetti privati di cui al comma 3, lettera c)[183], e delle forme di vigilanza sui medesimi soggetti; alla definizione delle modalità di divulgazione, anche informatica, delle tipologie di autorizzazione per le quali è sufficiente l’attestazione dei soggetti privati accreditati, secondo criteri omogenei sul territorio nazionale e tenendo conto delle diverse discipline regionali.

Il comma 5 rimette al Comitato per la semplificazione di cui all’articolo 1 del decreto-legge n. 4 del 2006 il compito di predisporre un piano di formazione dei dipendenti pubblici, con la eventuale partecipazione di esponenti del sistema produttivo, al fine di assicurare la piena applicazione delle nuove norme relative all’attività degli sportelli unici.

Infine il comma 6 dispone che le nuove disposizioni non devono comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

In particolare, la lettera a) sostituisce interamente il comma 2 dell’articolo 38 del decreto-legge n. 112/2008.

La materia disciplinata dall’articolo 38 viene ricondotta nell’ambito della competenza legislativa esclusiva statale (con richiamo all’articolo 117, secondo comma, lettere e), m), p) e r), della Costituzione), e si stabilisce che le disposizioni dello stesso articolo 38 introducono, anche attraverso il coordinamento informativo statistico e informatico dei dati delle amministrazioni, misure per assicurare, nel rispetto delle libertà fondamentali, l'efficienza del mercato, la libera concorrenza e i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale.

In tal modo, queste disposizioni costituiscono adempimento della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, ai sensi dell'articolo 117, primo comma, della Costituzione.

 

La direttiva 2006/123/CE, nota anche come “direttiva servizi", propone quattro obiettivi principali in vista della realizzazione di un mercato interno dei servizi:

§         facilitare la libertà di stabilimento e la libertà di prestazione di servizi nell'UE;

§         rafforzare i diritti dei destinatari dei servizi in quanto utenti di tali servizi;

§         promuovere la qualità dei servizi;

§         stabilire una cooperazione amministrativa effettiva tra gli Stati membri.

La direttiva stabilisce dunque un quadro giuridico generale favorevole all'esercizio della libertà di stabilimento dei prestatori di servizi nonché della libera circolazione di qualsiasi servizio fornito dietro corrispettivo economico (ad eccezione dei settori esclusi[184]), garantendo nel contempo un livello di qualità elevato per i servizi.

Secondo questa direttiva, gli Stati membri esaminano ed eventualmente semplificano le procedure e formalità applicabili per accedere ad un'attività di servizi ed esercitarla, prevedendo, in particolare:

§         l'istituzione di sportelli unici presso i quali il prestatore possa espletare tutte le formalità necessarie per esercitare la propria attività;

§         l'obbligo di rendere possibile l'espletamento di tali procedure per via elettronica;

§         l'eliminazione degli ostacoli giuridici e amministrativi allo sviluppo del settore dei servizi.

Il termine per il recepimento della direttiva è fissato al 28 dicembre 2009.

Si segnala inoltre che nel disegno di legge comunitaria 2008 approvato dal Senato (A.S. 1078-A), la “direttiva servizi” è inclusa nell’allegato B e l’articolo 41 detta principi e criteri specifici di delega per la sua attuazione.

 

La lettera b) integra il comma 3 del citato articolo 38 prevedendo, per il regolamento di delegificazione volto alla semplificazione e al riordino della disciplina dello sportello unico delle attività produttive (cfr. supra), che la relativa proposta sia effettuata dai Ministri dello sviluppo economico e per la semplificazione amministrativa di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione.

La lettera c), analogamente, integra il comma 4 dell’articolo 38 del D.L. 112/2008 prevedendo, per i regolamenti di delegificazione relativi all’individuazione dei requisiti e delle modalità di accreditamento delle “Agenzie per le imprese” e alla definizione delle modalità di divulgazione delle autorizzazioni per le quali è sufficiente l’attestazione di tali soggetti accreditati (cfr. supra), che la relativa proposta sia effettuata dai Ministri dello sviluppo economico e per la semplificazione amministrativa di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione.

Il comma 2, attraverso una modifica all’articolo 48 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112[185], prevede che l’obbligo di approvvigionarsi di combustibile da riscaldamento e dei relativi servizi nonché di energia elettrica mediante convenzioni Consip, o comunque a prezzi inferiori o uguali a quelli praticati da Consip, vige in capo alle amministrazioni centrali, anziché alle amministrazioni statali, come invece previsto nel testo vigente.

 

In particolare, l’articolo 48, nel testo vigente, richiama le pubbliche amministrazioni indicate all'art. 1, comma z) del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell'amministrazione digitale).

 

Il predetto comma z) dell'art. 1 del decreto legislativo n. 82 del 2005 utilizza la definizione "pubbliche amministrazioni centrali" per indicare le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le istituzioni universitarie, gli enti pubblici non economici nazionali, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), le agenzie svolgono attività a carattere tecnico-operativo di interesse nazionale, già esercitate da ministeri ed enti pubblici, ai sensi dell'art. 8, comma 1 del decreto legislativo 20 luglio 1999, n. 300.

 

 


 

Articolo 41
(Modifiche al decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 123)

 

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 41.

(Modifiche al decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 123).

 

      1. All'articolo 16 del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 123, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

          a) al comma 1, dopo la lettera a) è inserita la seguente:

 

              «a-bis) il personale non dirigenziale del ruolo speciale della protezione civile di cui al citato articolo 9-ter del decreto legislativo n. 303 del 1999, proveniente dalle aree funzionali del servizio sismico nazionale di cui alla tabella E allegata al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 5 aprile 1993, n. 106, nonché il personale comandato o in fuori ruolo immesso nel medesimo ruolo speciale ai sensi del comma 3 dell'articolo 3 del decreto-legge 31 maggio 2005, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 152, appartenente all'area seconda, posizione economica equivalente o superiore alla fascia retributiva F4, è immesso, mediante l'espletamento delle medesime procedure selettive di cui alla lettera a) e nei limiti delle risorse di cui al comma 3, secondo periodo, nella fascia retributiva F1 della terza area funzionale del medesimo ruolo;»;

 

          b) al comma 3, dopo il primo periodo è inserito il seguente: «Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 1, lettera a-bis), pari a euro 47.000 a decorrere dall'anno 2009, si provvede a valere sul Fondo di protezione civile, che presenta le occorrenti disponibilità e non ne pregiudica le relative finalità».

 

 

L’articolo 41, introdotto durante l’esame al Senato, apporta una serie di modifiche all’articolo 16 del D.L. 90/2008 recante “Misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile”[186].

Anzitutto, con l’introduzione della lettera a-bis) al comma 1 del sopra citato articolo 16, viene disposta l’immissione nellafascia retributiva F1 della terza area funzionale del medesimo ruolo (lettera a) dell’articolo 41 in commento) del personale non dirigenziale del ruolo speciale della protezione civile di cui all’articolo 9-ter del D.lgs 303/1999[187], proveniente dalle aree funzionali del servizio sismico nazionale di cui alla tabella E, allegata al regolamento di cui al D.P.R. 106/1993[188], nonché del personale comandato o in fuori ruolo immesso nel medesimo ruolo speciale ai sensi del comma 3 dell'articolo 3 del D.L. 90/2005[189], appartenente all'area seconda, posizione economica equivalente o superiore alla fascia retributiva F4.

Si ricorda che è stata adottata recentemente una nuova classificazione con il CCNL del 14 settembre 2007 relativo al personale del comparto ministeri per il quadriennio normativo 2006 – 2009 e biennio economico 2006 – 2007, ispirato ai principi della valorizzazione delle professionalità interne, ai fini del conseguimento di prestazioni di elevata qualificazione ed efficacia, e della flessibilità nella gestione delle risorse umane.

Tale sistema di classificazione (articolo 6 del richiamato CCNL è articolato in tre aree (denominate Prima, Seconda e Terza) caratterizzate da livelli omogenei di competenze, conoscenze e capacità necessarie per l’espletamento di una gamma di attività lavorative. Le aree, individuate con declaratorie che descrivono l’insieme dei requisiti indispensabili per l’inquadramento nell’area medesima, corrispondono a livelli omogenei di competenze, conoscenze e capacità necessarie per l’espletamento di una vasta e diversificata gamma di attività lavorative.

All’interno di ogni singola area sono collocati i profili professionali, tra loro omogenei o affini, che definiscono i contenuti tecnici della prestazione lavorativa. L’accesso dall’esterno nelle aree è previsto nella posizione retributiva iniziale di ciascun profilo professionale.

Ai fini della valorizzazione della professionalità dei dipendenti vi è la possibilità di effettuare progressioni all’interno del sistema classificatorio, mentre in ciascun profilo viene individuato un sistema di progressioni economiche attuato con l’attribuzione di successive fasce retributive. Ciascun profilo è unico e si caratterizza per il titolo di studio necessario per l’accesso dall’esterno, nonché per il livello di complessità, responsabilità ed autonomia richiesto per lo svolgimento delle mansioni in esso ricomprese.

Le progressioni dei dipendenti all’interno del nuovo ordinamento professionale si configurano sia come progressioni tra le aree, dall’area sottostante alla posizione di accesso dell’area superiore, nel rispetto dei principi in materia di accesso dall’esterno, della valutazione dei titoli presentati dal candidato, attraverso l’espletamento di una selezione interna e compatibilmente con i posti vacanti, sia come sviluppi economici all’interno delle aree, con la previsione di successive fasce retributive all’interno di ciascuna area.

 

Di seguito, si riporta la tabella B allegata al richiamato CCNL di trasposizione automatica del sistema di classificazione (da attuarsi ad invarianza di spesa).

 

Aree precedente

sistema classificatorio

Posizioni economiche del precedente sistema classificatorio

Aree nuovo sistema classificatorio

Fasce retributive all’interno delle aree

A (I-III l.321/80)

A1

PRIMA AREA

F1

A1S

F2

///

F3

B (IV-VI l.321/80)

B1

SECONDA AREA

F1

B2

F2

B3

F3

B3S

F4

///

F5

///

F6

C (VII-IX l.321/80)

C1

TERZA AREA[190]

F1

C1S

F2

C2

F3

C3

F4

C3S

F5

///

F6

///

F7

 

 

L’immissione nella fascia retributiva F1 sopra esposta avviene mediante l'espletamento delle procedure selettive di cui alla precedente lettera a) dell’articolo 16[191] e nei limiti delle risorse previste al secondo periodo del comma 3, introdotto dalla successiva lettera b) dell’articolo 41 in esame.

Con quest’ultima norma - che aggiunge, appunto, un periodo al comma 3 dell’articolo 16 del D.L. 90/2008 - si provvede alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dall’articolo in commento, quantificati in euro 47.000 a decorrere dall'anno 2009.

A tali oneri si provvede a valere sulle risorse del Fondo di protezione civile, che, in base a quanto indicato dalla norma medesima, presenta le occorrenti disponibilità.

Le risorse del Fondo di protezione civile sono iscritte sui capitoli 7446 e 7447 della U.P.B. 6.2.8 dello stato di previsione del Ministero dell’economia e finanze, che per l’anno 2009 presentano in bilancio una disponibilità finanziaria pari, rispettivamente, a 235,7 milioni e 391,3 milioni.

 

La norma specifica inoltre che l’utilizzo delle risorse del Fondo di protezione civile per le finalità di cui alla nuova lettera a-bis) dell’articolo 16 del D.L. n. 90/2008, (immissione nella fascia retributiva F1 del personale non dirigenziale del ruolo speciale della protezione civile nonché del personale comandato o in fuori ruolo) non pregiudica le finalità del Fondo medesimo.

Profili finanziari

La relazione tecnica non considera la norma che è stata introdotta nel corso dell’esame presso il Senato.

La 5° Commissione del Senato a reso parere non ostativo sul testo della norma in esame[192].

 

In merito ai profili di quantificazione, appare opportuno che il Governo fornisca gli elementi informativi necessari a verificare la congruità delle risorse poste a copertura degli oneri relativi all’inquadramento di unità di personale in servizio presso il Dipartimento della protezione civile, fascia retributiva F1 della terza area funzionale. Le indicazioni fornite dovrebbero, altresì, consentire di accertare se l’onere a regime non sia suscettibile di incrementarsi in relazione a possibile dinamiche di carriera: in tale ipotesi l’onere a regime dovrebbe essere rideterminato in considerazione di tali dinamiche.

Appare altresì opportuno che il Governo chiarisca se le disponibilità attualmente esistenti sul Fondo della protezione civile abbiano natura permanente, ossia analoga alla tipologia di spesa di cui si dispone la copertura.

Appare, infine, opportuno che il Governo chiarisca se la disposizione in esame, che determina l’avanzamento ex lege di una ristretta platea di pubblici dipendenti, non sia suscettibile di determinare richieste emulative da parte di altre categorie di pubblici dipendenti.

A tal proposito si rammenta che il Governo aveva reso parere contrario[193], in assenza di una relazione tecnica, su un emendamento[194] di analogo tenore presentato nel corso dell’esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 6 novembre 2008, n. 172.

 

In merito ai profili di copertura, con riferimento al comma 1, lettera b), si rileva che la norma autorizza la spesa di 47.000 euro a decorrere dall’anno 2009 e dispone che alla copertura dei relativi oneri si provveda a valere sul Fondo di protezione civile. Appare opportuno acquisire l’avviso del Governo in ordine alla formulazione in termini di limite massimo dell’autorizzazione di spesa. In particolare, anche in considerazione del fatto che le altre disposizioni di contenuto analogo previste dall’articolo 16 del decreto-legge n. 90 del 2008 sono formulate in termini di previsione di spesa e che si tratta di oneri di personale, appare necessario che il Governo confermi che i suddetti oneri possano essere contenuti in un limite di spesa[195].

Con riferimento alle risorse utilizzate a copertura, si segnala che, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, sono previsti due fondi per la protezione civile, rifinanziati dalla tabella C allegata alla legge finanziaria, uno di parte corrente (capitolo 2184) ed uno di conto capitale (capitolo 7447). Dal momento che gli oneri dei quali è prevista la copertura hanno natura di parte corrente, al fine di evitare una dequalificazione della spesa, la norma dovrebbe utilizzare a copertura il Fondo per la protezione civile avente la medesima natura, vale a dire quello previsto ai sensi dell’articolo 1 della legge n. 225 del 1992. Al riguardo, pertanto, appare opportuno acquisire l’avviso del Governo in ordine all’opportunità di riformulare la clausola di copertura prevedendo che agli oneri derivanti dalla novella si provveda a valere sulle risorse di parte corrente del Fondo per la protezione civile, come determinato dalla tabella C allegata alla legge 22 dicembre 2008, n. 203.

Appare, infine, opportuno, trattandosi di somme affluite al bilancio della Presidenza del consiglio dei ministri, che il Governo confermi che - come previsto esplicitamente dalla norma - il Fondo presenti le “occorrenti disponibilità” e che il suo utilizzo non pregiudichi “le relative finalità”. Tale conferma appare necessaria, anche al fine di valutare una possibile riformulazione della disposizione in termini pienamente conformi alla prassi contabile vigente, eliminando il suddetto inciso dal testo della disposizione.

 

 


Articolo 42
(Integrazione della composizione del Consiglio di presidenza
della giustizia amministrativa)

TESTO

approvato dalla Camera

dei deputati

TESTO

modificato dal Senato

della Repubblica

 

Art. 42.

(Integrazione della composizione del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa).

 

      1. Al fine di adeguare la composizione del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa a quella degli organi di autogoverno delle altre magistrature e dell'Avvocatura dello Stato, nell'ambito delle risorse disponibili, all'articolo 7, comma 1, lettera d), della legge 27 aprile 1982, n. 186, la parola: «quattro» è sostituita dalla seguente: «sei» e la parola: «due», ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente: «tre».

 

 

L’articolo 42, introdotto nel corso dell’esame del Senato, aumenta da quattro a sei il numero dei membri del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa eletti dal Parlamento (3 eletti dalla Camera e 3 dal Senato), portando la composizione complessiva dell’organo di autogoverno del Consiglio di Stato e dei Tribunali amministrativi regionali da 15 a 17 membri.

La motivazione dell’ampliamento risiede – come esplicitato dalla stessa disposizione – nell’adeguamento della composizione del Consiglio di presidenza della magistratura amministrativa a quella degli organi di autogoverno delle altre magistrature e dell’Avvocatura di Stato.

 

Attualmente la composizione del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa è definita dalla legge 186/1982[196], secondo la quale ne fanno parte:

§         il Presidente del Consiglio di Stato (membro di diritto) che lo presiede;

§         4 magistrati in servizio presso il Consiglio di Stato e 6  in servizio presso i TAR, eletti da tutti i magistrati dei rispettivi organi;

§         4 cittadini eletti, due dalla Camera e due dal Senato, tra professori ordinari in materie giuridiche o avvocati con almeno venti anni di esercizio professionale.

 

Il Consiglio di presidenza ha compiti relativi sia ai provvedimenti disciplinari e allo stato giuridico dei magistrati (trasferimenti, promozioni ecc.), sia all’organizzazione interna, tra cui la predisposizione dei criteri per la ripartizioni degli affari tra le sezioni del Consiglio di Stato e tra i TAR e per la fissazione dei carichi di lavoro dei magistrati, l’elaborazione di proposte di adeguamento e ammodernamento delle strutture e dei servizi.

 

Per quanto riguarda gli altri organi di autogoverno della magistratura, rileva in primo luogo il Consiglio di presidenza della Corte dei conti, che ha compiti e funzioni simili a quelli della giustizia amministrativa. Tale organo è stato recentemente riformato ad opera dell’art. 11 della legge 15/2009[197], che ne ha modificato anche la composizione riducendone il numero dei membri da 17 a 11. L’attuale composizione è la seguente:

§         il Presidente della Corte;

§         il Presidente aggiunto;

§         il Procuratore generale;

§         4 rappresentanti del Parlamento eletti 2 dalla Camera e 2 dal Senato;

§         4 magistrati eletti dai magistrati contabili (in precedenza erano 10).

 

Il Consiglio superiore della magistratura (CSM) a seguito della riforma della legge 195/1958[198] introdotta dalla legge 44/2002 è attualmente composto da 27 membri:

§         il Presidente della Repubblica, che lo presiede;

§         il Primo Presidente della Corte di cassazione;

§         il Procuratore generale della Corte di cassazione;

§         16 magistrati eletti dai magistrati ordinari;

§         8 componenti eletti dal Parlamento in seduta comune.

 

Il Consiglio della magistratura militare (CMM) è composto da:

§         il Primo Presidente della Corte di cassazione, che lo presiede;

§         il Procuratore generale militare presso la Corte di cassazione;

§         4 componenti eletti dai magistrati militari, di cui almeno uno magistrato militare di cassazione;

§         1 componente estraneo alla magistratura militare, scelto d'intesa tra i Presidenti delle due Camere fra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno quindici anni di esercizio professionale;

Anche in questo caso la composizione del Consiglio è stata riformata di recente ad opera della legge finanziaria 2008 che ha ridotto i componenti eletti dai magistrati da 5 a 4 e quelli di nomina parlamentare da 2 a 1[199].

 

Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, organo di autogoverno dei giudici delle commissioni tributarie regionali e provinciali è composto da 15 membri (D.Lgs. 545/1992[200]):

§         11 componenti eletti dai giudici tributari;

§         4 componenti eletti dal Parlamento, 2 dalla Camera e 2 dal Senato tra professori di università in materie giuridiche o i soggetti abilitati alla difesa dinanzi alle commissioni tributarie che risultino iscritti ai rispettivi albi professionali da almeno 12 anni.

 

Il Consiglio degli avvocati e procuratori dello Stato (di cui all’art. 21 della legge 103/1979[201]) è composto da 9 membri:

§         l'Avvocato generale dello Stato, che lo presiede;

§         2 avvocati dello Stato, con incarico di vice avvocato generale, più anziani nell'incarico;

§         2 avvocati dello Stato, con incarico di avvocato distrettuale, più anziani nell'incarico;

§         4 componenti, di cui almeno un procuratore dello Stato, eletti da tutti gli avvocati e procuratori.

 

Nella tabella che segue sono poste a confronto le composizioni degli organi sopra citati ad esclusione del Consiglio dell’Avvocatura che, non avendo una componente laica è solo parzialmente confrontabile con gli altri.

 

Organo

Di diritto

Togati