Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento attività produttive
Titolo: Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese - D.L. 179/2012- A.C. 5626 - Schede di lettura
Riferimenti:
AC N. 5626/XVI     
Serie: Progetti di legge    Numero: 737
Data: 10/12/2012
Organi della Camera: IX-Trasporti, poste e telecomunicazioni
X-Attività produttive, commercio e turismo
Altri riferimenti:
DL N. 179 DEL 18-OTT-12     

 

Camera dei deputati

XVI LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione per l’esame di
Progetti di legge

Ulteriori misure urgenti
per la crescita del Paese

D.L. 179/2012 – A.C.5626

Schede di lettura

 

 

 

 

 

 

n. 737

 

 

 

10 dicembre 2012

 

 


Servizio responsabile:

Servizio Studi – Dipartimento Attività produttive

( 066760-9574 – * st_attprod@camera.it

Servizio Studi – Dipartimento Trasporti

( 066760-2614 – * st_trasporti@camera.it

Ha partecipato alla redazione del dossier il seguente Ufficio:

Segreteria Generale – Ufficio Rapporti con l’Unione europea

( 066760-2145 – * cdrue@camera.it

§       Le schede di lettura sono state redatte dal Servizio Studi.

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File: D12179.doc

 


INDICE

 

 

Schede di lettura

§      Articolo 1 del ddl di conversione. 3

§      Articolo 1, comma 1 (Attuazione dell’Agenda digitale italiana) 4

§      Articolo 1, comma 2 (Documento digitale unificato) 15

§      Articolo 1, comma 3 (Finanziamento dell'ISTAT) 22

§      Articolo 1, comma 4 (Incremento del Fondo per interventi strutturali di politica economica - Fondo ISPE) 24

§      Articolo 2 (Anagrafe nazionale della popolazione residente) 25

§      Articolo 2-bis (Agenzia per l’Italia digitale) 34

§      Articolo 3 (Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni e Archivio nazionale dei numeri civici delle strade urbane) 35

§      Articolo 4 (Domicilio digitale del cittadino) 42

§      Articolo 5 (Posta elettronica certificata - indice nazionale degli indirizzi delle imprese e dei professionisti) 46

§      Articolo 6, commi 1 e 2 (Trasmissione di documenti per via telematica; sottoscrizione di accordi tra amministrazioni) 51

§      Articolo 6, commi 3 e 4 (Stipula dei contratti pubblici) 55

§      Articolo 6, commi 5 e 6 (Atti in formato elettronico redatti da notai) 57

§      Articolo 7 (Trasmissione telematica delle certificazioni di malattia) 59

§      Articolo 8 (Misure per l’innovazione dei sistemi di trasporto) 62

§      Articolo 9 (Documenti informatici, dati di tipo aperto e inclusione digitale) 76

§      Articolo 9-bis (Acquisizione di software da parte della pubblica amministrazione) 88

§      Articolo 10 (Anagrafe nazionale degli studenti e altre misure in materia scolastica) 89

§      Articolo 11, commi da 1 a 3 e 4-novies (Libri e centri scolastici digitali) 97

§      Articolo 11, commi 4-4-octies (Rigenerazione integrata del patrimonio immobiliare scolastico e altre disposizioni in materia di edilizia scolastica) 108

§      Articolo 11-bis (Credito d’imposta per promuovere l’offerta on line di opere dell’ingegno) 114

§      Articolo 12 (Fascicolo sanitario elettronico e sistemi di sorveglianza nel settore sanitario) 116

§      Articolo 13 (Prescrizione medica e cartella clinica digitale) 127

§      Articolo 13-bis (Principio attivo farmaco) 132

§      Articolo 13-ter (Carta dei diritti) 134

§      Articolo 14, commi 1-7 (Interventi per la diffusione delle tecnologie digitali – Banda larga) 135

§      Articolo 14, commi 8-10 (Inquinamento elettromagnetico) 145

§      Articolo 14, comma 10-bis (Identificazione utenti internet ) 153

§      Articolo 14, comma 10-ter (Autocertificazione attivazione banda ultralarga) 155

§      Articolo 14-bis (Pubblicità dei lavori parlamentari) 158

§      Articolo 15, commi 1-3 (Pagamenti elettronici alle pubbliche amministrazioni, anche con tecnologie mobili, SICOGE) 160

§      Articolo 15, commi 4-5 e 5-bis (Pagamenti fra privati) 169

§      Articolo 15, comma 5-ter (Sicurezza informatica) 173

§      Articolo 15, comma 5-quater (Sovrapprezzo per transazioni elettroniche) 174

§      Articolo 16 (Biglietti di cancelleria, comunicazioni e notificazioni per via telematica) 175

§      Articolo 17 (Modifiche alla legge fallimentare e al decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270) 180

§      Articolo 18 (Modificazioni alle legge 27 gennaio 2012, n. 3 e all’art. 217-bis della legge fallimentare) 188

§      Articolo 19 (Grandi progetti di ricerca e innovazione e appalti precommerciali) 213

§      Articolo 20 (Comunità intelligenti) 219

§      Articolo 20-bis (Informatizzazione delle attività di controllo e giurisdizionali della Corte dei Conti) 230

§      Articolo 20-ter (Interventi urgenti connessi all’attività di protezione civile) 232

§      Articolo 21 (Misure per l'individuazione ed il contrasto delle frodi assicurative) 235

§      Articolo 22 (Misure a favore della concorrenza e della tutela del consumatore nel mercato assicurativo) 241

§      Articolo 23, commi 1-12 (Misure per le società cooperative e di mutuo soccorso) 251

§      Articolo 23, comma 10-bis (Fondo comune Ente nazionale microcredito) 256

§      Articolo 23-bis (Termine per la surrogazione nei contratti di finanziamento) 259

§      Articolo 23-ter (Fondi di solidarietà bilaterali alternativi) 260

§      Articolo 23-quater (Banche popolari) 263

§      Articolo 24, commi 1 e 2 (Vendite allo scoperto di strumenti finanziari) 267

§      Articolo 24, commi 3-6 (Partecipazione italiana all’aumento di capitale della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo) 273

§      Articolo 24-bis (Bancoposta) 276

§      Articolo 24-ter (Modifiche TUB: obbligazioni degli esponenti bancari) 283

§      Articolo 25 (Start-up innovativa e incubatore certificato: finalità, definizione e pubblicità) 285

§      Articolo 26 (Deroga al diritto societario e riduzione degli oneri per l’avvio) 291

§      Articolo 27 (Remunerazione con strumenti finanziari della start-up innovativa e dell’incubatore certificato) 294

§      Articolo 27-bis (Misure di semplificazione per l’accesso alle agevolazioni per le assunzioni di personale nelle start-up innovative e negli incubatori certificati) 299

§      Articolo 28 (Disposizioni in materia di rapporto di lavoro subordinato per le società start-up innovative) 302

§      Articolo 29 (Incentivi all’investimento in start-up innovative) 309

§      Articolo 30 (Raccolta di capitali di rischio tramite portali on line e altri interventi di sostegno per le start-up innovative) 313

§      Articolo 31 (Composizione e gestione della crisi nell’impresa start-up innovativa) 319

§      Articolo 32 (Pubblicità e valutazione dell'impatto delle misure) 322

§      Articolo 33, commi 1-2-quater e 3 (Disposizioni per incentivare la realizzazione di nuove infrastrutture) 324

§      Articolo 33, comma 3-bis (Emissione di obbligazioni e titoli di da parte di società operanti nei servizi pubblici locali) 332

§      Articolo 33, comma 3-ter (Soggetto destinatario dei fondi per la realizzazione di interventi ferroviari) 333

§      Articolo 33, comma 4 (Disposizioni concernenti l’autostrada Livorno Civitavecchia) 334

§      Articolo 33, comma 4-bis (Emissione di obbligazioni per la realizzazione di reti di comunicazione elettronica e di telecomunicazioni pubbliche) 335

§      Articolo 33, comma 4-ter (Delegazione di pagamento a garanzia del pagamento delle rate di ammortamento di mutui e prestiti delle università) 337

§      Articolo 33, commi 5-7 (Disposizioni sul contrasto alla pirateria) 340

§      Articolo 33, comma 6-bis (Procedura per la realizzazione di nuovi istituti penitenziari) 344

§      Articolo 33, comma 7-bis (Sistema digitale Forze di Polizia) 345

§      Articolo 33-bis (Modifica al Regolamento di attuazione del Codice dei contratti con riguardo al requisito della cifra d’affari realizzata) 346

§      Articolo 33-ter (Anagrafe unica delle stazioni appaltanti) 348

§      Articolo 33-quater (Disposizioni in materia di svincolo delle garanzie di buona esecuzione) 350

§      Articolo 33-quinquies (Disposizioni in materia di revisione triennale dell'attestato SOA) 353

§      Articolo 33-sexies (Risorse per la proroga della convenzione con Radio radicale) 354

§      Articolo 33-septies (Infrastrutture digitali) 356

§      Articolo 33-octies (Conferenza dei servizi) 358

§      Articolo 34, comma 1 (Concessione integrata per la gestione della miniera del Sulcis) 362

§      Articolo 34, comma 2 (Destinazione delle somme da restituire alla Cassa conguaglio per il settore elettrico) 365

§      Articolo 34, comma 3, lettera a) (Esclusione dalla riduzione dei canoni per locazioni passive) 367

§      Articolo 34, comma 3, lettera b) (Trasferimento di parte dell’Arsenale al Comune di Venezia ) 369

§      Articolo 34, comma 4 (Procedure per la valutazione di impatto ambientale delle grandi opere) 374

§      Articolo 34, comma 5 (Completamento degli interventi per la discarica abusiva di Bussi) 376

§      Articolo 34, comma 6 (Expo 2015) 377

§      Articolo 34, commi 7-10 (Piloti dell’Ente nazionale dell’aviazione civile) 378

§      Articolo 34, commi 11-12 (Disposizioni riguardanti ANAS) 381

§      Articolo 34, comma 13 (Patenti di guida) 384

§      Articolo 34, comma 14 (Risorse finanziarie rivenienti da finanziamenti revocati per opere infrastrutturali) 385

§      Articolo 34, comma 15 (Valutazione degli investimenti relativi ad opere pubbliche) 388

§      Articolo 34, commi 16-19 (Misure urgenti in materia di energia) 390

§      Articolo 34, commi 20-25 (Servizi pubblici locali) 394

§      Articolo 34, comma 26 (Illuminazione votiva) 410

§      Articolo 34, comma 27 (Servizi strumentali delle pubbliche amministrazioni) 412

§      Articolo 34, comma 28 (Impianti geotermici) 414

§      Articolo 34, comma 29 (Tariffa del servizio idrico) 415

§      Articolo 34, comma 30 (Sanzioni in materia di commercializzazione di sacchi per asporto merci nel rispetto dell’ambiente) 416

§      Articolo 34, commi 31-33 (Interventi per Pescara) 419

§      Articolo 34, comma 34 (Introiti derivanti dalla vendita dei biglietti d’ingresso ad alcuni luoghi della cultura) 421

§      Articolo 34, comma 35 (Spese per la pubblicazione dei bandi) 425

§      Articolo 34, commi 36 e 37 (Riduzione di somme da recuperare al bilancio dello Stato) 426

§      Articolo 34, comma 38 (Definizione di società quotate partecipate da P.A.) 428

§      Articolo 34, comma 39 (Modifiche D.L. liberalizzazioni) 430

§      Articolo 34, comma 40 (installazione sistemi ABS) 431

§      Articolo 34, comma 41 (Sconti sulla merce venduta dagli edicolanti) 434

§      Articolo 34, comma 42 (Esonero dall’obbligo di tenere i registri di carico e scarico) 436

§      Articolo 34, comma 43 (Bolla di accompagnamento merci viaggianti) 437

§      Articolo 34, comma 44 (Depositi IVA) 439

§      Articolo 34, commi 45 e 46 (Regolamento di contabilità Guardia costiera) 441

§      Articolo 34, comma 47 (Iniziative di promozione turistica dell’Italia) 443

§      Articolo 34, comma 48 (Revisione obbligatoria delle macchine agricole) 444

§      Articolo 34, comma 49 (Manutenzione degli istituti penitenziari) 445

§      Articolo 34, commi 50 e 51 (Disposizioni sui concorsi notarili) 447

§      Articolo 34, comma 52 (Caratteristiche tecniche degli impianti termici civili) 449

§      Articolo 34, comma 53 (Scarichi degli impianti termici degli edifici) 451

§      Articolo 34, comma 54 (Modifiche alla legge 28 giugno 2012, n. 92, di riforma del mercato del lavoro) 453

§      Articolo 34, comma 55 (Soggetti tenuti alla trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri) 455

§      Articolo 34, comma 56 (Permuta per la realizzazione di edifici giudiziari) 456

§      Articolo 34, comma 57 (Assunzioni CONSOB) 458

§      Articolo 34-bis (Commissione per la valutazione, trasparenza e integrità delle amministrazioni pubbliche) 461

§      Articolo 34-ter (Documentazione di spesa per interventi realizzati con finanziamenti pubblici ) 464

§      Articolo 34-quater (Imprese turistico-balneari) 465

§      Articolo 34-quinquies (Piano strategico di sviluppo del turismo) 468

§      Articolo 34-sexies (Privilegi in materia di accise) 469

§      Articolo 34-septies (Modifiche al regime del registro delle imprese di pesca) 471

§      Articolo 34-octies (Riordino dei servizi automobilistici sostitutivi o integrativi dei servizi ferroviari di interesse regionale e locale) 474

§      Articolo 34-novies (Definizione dei contributi per programmi di edilizia residenziale) 477

§      Articolo 34-decies (Disposizioni in materia di collegamento stabile viario e ferroviario tra Sicilia e continente) 480

§      Articolo 34-undecies (Disposizioni in materia di trasporto pubblico locale) 486

§      Articolo 34-duodecies (Concessioni demaniali marittime) 489

§      Articolo 35 (Desk Italia – Sportello Unico Attrazione Investimenti Esteri) 493

§      Articolo 36, commi 1 e 2 (Misure in materia di confidi) 497

§      Articolo 36, commi 2-bis e 2-ter (Fondi mutualistici in agricoltura) 499

§      Articolo 36, comma 3 (Modifiche alla disciplina degli strumenti di finanziamento per le imprese) 501

§      Articolo 36, commi 3-bis–3-decies (Partecipazione delle fondazioni bancarie in Cassa Depositi e Prestiti) 504

§      Articolo 36, commi 4 e 5 (Contratti di rete) 510

§      Articolo 36, comma 4-bis (Soggettività giuridica della rete di imprese) 512

§      Articolo 36, commi 5-bis e 5-ter (Contratto di rete e contenuto degli atti notarili) 513

§      Articolo 36, comma 6 (Valorizzazione e commercializzazione all'estero dei prodotti italiani) 515

§      Articolo 36, comma 6-bis (Disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione dei prodotti agricoli) 517

§      Articolo 36, comma 7 e 7-bis (Impianti sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale) 518

§      Articolo 36, comma 7-ter e 7-quater (Zone vulnerabili da nitrati di origine agricola) 522

§      Articolo 36, comma 7-quinquies (Bacini imbriferi montani) 524

§      Articolo 36, comma 8 (Società agricola professionale) 525

§      Articolo 36, comma 8-bis (IVA prodotti agricoli) 527

§      Articolo 36, commi 9 e 10 (Fondo per la crescita sostenibile) 529

§      Articolo 36, comma 10-bis (Spese di funzionamento dell’ISPRA) 530

§      Articolo 36, comma 10-ter (Credito agrario) 531

§      Articolo 36, comma 10-quater (Agenzia in attività finanziaria) 533

§      Articolo 36, comma 10-quinquies (Programma SFOP) 534

§      Articolo 36. comma 10-sexies e 10-septies (Fondo di garanzia a favore delle piccole e medie imprese) 535

§      Articolo 36-bis (Disciplina delle relazioni commerciali in agricoltura) 536

§      Articolo 37 (Finanziamento delle agevolazioni in favore delle imprese delle Zone Franche Urbane ricadenti nell'Obiettivo Convergenza) 537

§      Articolo 37-bis (Zone a burocrazia zero) 544

§      Articolo 38, comma 1 (Disciplina fiscale e contributiva dei vettori esteri) 546

§      Articolo 38, comma 2 (Modifiche alla disciplina dell'IVA) 550

§      Articolo 38, commi 3-5 (Copertura finanziaria) 551

 


Schede di lettura


Articolo 1 del ddl di conversione

 

 

Il comma 1 dell’articolo 1 reca la consueta formula che dispone la conversione in legge del decreto-legge in esame.

 

Il comma 1-bis, introdotto nel corso dell’esame al Senato, dispone in merito alla validità degli atti e dei provvedimenti adottati e fa salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base delle norme del D.L. 2 novembre 2012, n. 187, recante “Misure urgenti per la ridefinizione dei rapporti contrattuali con la società Stretto di Messina s.p.a. ed in materia di trasporto pubblico locale” (che non sarà convertito in legge) ora divenute gli articolo 34-decies, commi 1-10, e 34-undecies, comma 1, del provvedimento in esame (cfr. relativa scheda di lettura).

 

Il comma 2 fissa la data di entrata in vigore della legge di conversione al giorno successivo a quello successivo a quello della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.


 

Articolo 1, comma 1
(
Attuazione dell’Agenda digitale italiana)

 

 

Il comma 1 dell’articolo 1 prevede la presentazione alle competenti commissioni parlamentari, per il 2013 entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, e per gli anni successivi entro il 30 giugno di ciascun anno, di una relazione sullo stato di attuazione dell’Agenda digitale italiana come definita dall’articolo 47 del decreto-legge n. 5/2012 (c.d. “D.L. semplificazioni”)[1]. Ai fini della predisposizione della relazione, il governo si potrà avvalere dell’Agenzia per l’Italia digitale istituita dall’articolo 19 del decreto-legge n. 83/2012 (c.d. “decreto sviluppo”)[2]

 

Con un emendamento inserito al Senato è stato precisato che l’attuazione dell’Agenda digitale dovrà avvenire nel quadro delle indicazioni sancite a livello europeo, con particolare riferimento agli effetti prodotti e ai risultati conseguiti. Si è inoltre previsto che la relazione contenga anche una dettagliata illustrazione di ogni finanziamento, con distinta indicazione degli interventi per i quali le risorse sono state utilizzate.

 

La previsione della relazione è preceduta, al primo periodo, da un’indicazione dei principi che devono ispirare lo Stato nel settore della digitalizzazione: in particolare si prevede che lo Stato promuova lo sviluppo dell’economia e della cultura digitali, definisca le politiche di incentivo e favorisca l’alfabetizzazione informatica e la ricerca e l’innovazione tecnologica quali fattori essenziali di progresso ed opportunità di arricchimento economico, culturale e civile. Con un emendamento approvato al Senato si è precisato che il sostegno all’alfabetizzazione informatica avvenga attraverso azioni concrete e si è inserito il riferimento alla promozione da parte dello Stato anche dello sviluppo delle competenze digitali con particolare riguardo alle categorie a rischio di esclusione sociale. Si è inoltre precisato che lo Stato dovrà svolgere questi compiti nel rispetto del principio di leale collaborazione con le autonomie regionali.

 

Nell’ambito dell’attuazione dell’Agenda digitale europea, con l’articolo 47 del D.L. n. 5/2012, l’Italia ha istituito la Cabina di regia per l’Agenda digitale italiana, entrata in funzione il 1° marzo 2012, presso il Ministero dello sviluppo economico, con il compito di accelerare il percorso di attuazione dell'Agenda digitale italiana, coordinando gli interventi dei diversi soggetti pubblici diretti a favorire lo sviluppo di domanda e offerta di servizi digitali innovativi, potenziare l'offerta di connettività a larga banda, incentivare cittadini e imprese all'utilizzo di servizi digitali e promuovere la crescita di capacità industriali adeguate a sostenere lo sviluppo di prodotti e servizi innovativi. La Cabina di Regia è articolata in sei gruppi di lavoro che curano i principali target dell’Agenda digitale: infrastrutture e sicurezza; e-Commerce; alfabetizzazione digitale e competenze digitali; e-Government; ricerca e innovazione e smart cities e communities. Il comma 9 dell’articolo 12 del presente decreto ne prevede l’integrazione delle competenze anche con riferimento al settore sanitario (cfr. infra la relativa scheda di lettura).

Inoltre, il Documento di economia e finanza 2012 (doc. LVII, n. 5) individua l’agenda digitale come una delle quattro priorità a cui andranno destinati i fondi strutturali recentemente riprogrammati, unitamente allo sblocco della quota di cofinanziamento nazionale del Fondo sviluppo e coesione. Le azioni previste prevedono il completamento del piano nazionale banda larga nel Mezzogiorno; la diffusione della banda larga ultraveloce; la realizzazione di data center per la creazione di un sistema di cloud computing[3] propriamente rivolto a scuole, biblioteche digitali, educazione televisiva.

Da ultimo, la IX Commissione Trasporti e telecomunicazioni ha approvato nella seduta del 26 luglio 2012, un testo unificato delle due proposte di legge C. 4891 e C. 5093, concernenti misure per l’attuazione dell’Agenda digitale nazionale, inviato al parere delle Commissioni competenti in sede consultiva. Tra le misure prospettate dal testo unificato si segnalano:

§       un contributo in favore delle famiglie ai fini della connessione alla rete Internet;

§       misure di deduzione fiscale per le startup innovative;

§       riduzione degli oneri previdenziali per le startup innovative;

§       detassazione dei ricavi del commercio elettronico delle micro e piccole imprese;

§       l'appiclazione dell'aliquota IVA agevolata del 4% per i prodotti editoriali digitali via Internet;

§       un credito d'imposta e la detrazione degli utili reinvestiti per le aziende videoludiche italiane;

§       l'adozione del software libero da parte delle pubbliche amministrazioni.

 

Con riferimento al contenuto della disposizione in commento si segnala che l’articolo 2 del testo unificato prevede una legge biennale per l’incentivo e lo sviluppo dei servizi digitali (il relativo disegno di legge deve essere presentato ogni due anni entro il 30 aprile) nonché una relazione annuale sulla conformità dell’ordinamento italiano rispetto alle principi dell’Unione europea, nonché sull’attuazione degli interventi previsti dalla legge biennale e sulle segnalazioni in materia dell’Autorità per le garanzie delle comunicazioni da presentare al Parlamento entro il 31 ottobre di ciascun anno

 

Il 19 maggio 2010 la Commissione europea ha adottato la comunicazione “Un’agenda digitale europea” (COM(2010)245). L’Agenda rappresenta una delle sette “iniziative faro” della Strategia per la crescita “Europa 2020”, mira a stabilire il ruolo chiave delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) per raggiungere gli obiettivi che l'UE si è prefissata per il 2020. In particolare, si individuano le azioni fondamentali per affrontare in modo sistematico sette aree problematiche nelle TIC: la frammentazione dei mercati digitali, la mancanza di interoperabilità, l’aumento della criminalità informatica, la mancanza di investimenti nelle reti, l’impegno insufficiente nella ricerca e nell’innovazione, la mancanza di alfabetizzazione informatica e le opportunità mancate nella risposta ai problemi della società.

Nell’ambito dell’Agenda digitale europea, il 20 settembre 2010 la Commissione europea ha presentato un "pacchetto" di misure finalizzate al raggiungimento dell’obiettivo di fornire ai cittadini europei l’accesso alla banda larga (base per il 2013 e veloce per il 2020), composto da:

§      la decisione 243/2012/UE sulla creazione di un programma per la politica dello spettro radio (COM(2010)471), che espone orientamenti per la pianificazione strategica e l'armonizzazione dell'uso dello spettro radio per realizzare il mercato interno; in particolare, si prevede la liberazione della banda di frequenza 800 MHz per i servizi internet a banda larga senza fili in tutti gli Stati membri entro il 1° gennaio 2013;

§      una comunicazione per promuovere gli investimenti nella rete di banda larga (COM(2010)472), che indica i seguenti obiettivi: 1) banda larga di base per tutti entro il 2013: copertura con banda larga di base per il 100% dei cittadini dell'UE. (Valore di riferimento: nel dicembre 2008 la copertura totale DSL (espressa sotto forma di percentuale della popolazione dell'UE) era pari al 93%). 2) Banda larga veloce entro il 2020: copertura con banda larga pari o superiore a 30 Mbps per il 100% dei cittadini UE. (Valore di riferimento: nel gennaio 2010 il 23% degli abbonamenti a servizi di banda larga prevedeva una velocità di almeno 10 Mbps): 3) Banda larga ultraveloce entro il 2020: il 50% degli utenti domestici europei dovrebbe avere abbonamenti per servizi con velocità superiore a 100 Mbps. (Nessun valore di riferimento);

§      una raccomandazione sull’accesso regolato alla rete Next Generation Access (NGA) (C(2010)6223, pubblicato in G.U.U.E. L, n. 251 del 25.9.2010), che mira a favorire lo sviluppo del mercato unico rafforzando la certezza del diritto e promuovendo gli investimenti, la concorrenza e l'innovazione sul mercato dei servizi a banda larga.

 

Inoltre, nell’ambito del pacchetto di misure “Meccanismo per collegare l'Europa” (Connecting Europe Facility), presentato ad ottobre 2011, attualmente in fase di negoziato all'interno del quadro finanziario pluriennale 2014-2020, la Commissione europea ha previsto l'importo originario di 9,2 miliardi di euro per sostenere gli investimenti in reti a banda larga veloci e ultraveloci e in servizi digitali paneuropei.. Il finanziamento del meccanismo potrà attrarre altri finanziamenti privati e pubblici, dando credibilità ai progetti infrastrutturali e riducendone i profili di rischio. Basandosi su stime relativamente prudenti, la Commissione ritiene che il finanziamento per le infrastrutture di rete promuoverà investimenti pari a oltre 50 miliardi di euro. Per quanto riguarda i servizi digitali, il meccanismo prevede sovvenzioni per costruire le infrastrutture necessarie, tra le altre cose, per l'identificazione elettronica, gli appalti pubblici elettronici, le cartelle cliniche elettroniche, e i servizi doganali. I fondi serviranno a garantire l'interoperabilità e a finanziare i costi di gestione e di interconnessione delle infrastrutture a livello europeo.

 

Infine, nel mese di giugno 2012 la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica sull'applicazione delle norme comunitarie in materia di aiuti di Stato al finanziamento pubblico delle reti a banda larga. La questione principale è quella di adattare le linee guida attualmente in vigore agli obiettivi dell'Agenda digitale UE per costruire un quadro normativo dinamico in questo settore strategico che incentivi gli investimenti, razionalizzi le regole e favorisca decisioni più rapide. In base alle osservazioni pervenute, la Commissione adotterà linee guida sulla banda larga nel mese di dicembre 2012.

 

Per ulteriori dettagli si rinvia alla sezione curata dall’Ufficio rapporti con l’Unione europea

 

Gli articoli da 19 a 22 del decreto-legge n. 83/2012 hanno istituito e disciplinato le funzioni dell’Agenzia per l’Italia digitale: l’Agenzia assorbe le funzioni dei preesistenti organismi DigitPA e Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione ed ha il compito di promuovere la realizzazione in Italia dell'Agenda digitale europea, con particolare riferimento allo sviluppo delle reti di nuova generazione e dell'interoperabilità tra i sistemi informatici delle pubbliche amministrazioni e tra questi e quelli dell'Unione europea.

In particolare, l’articolo 19 istituisce l'Agenzia per l'Italia digitale, che, ai sensi del comma 1, è sottoposta alla vigilanza del Presidente del Consiglio o di un Ministro da lui delegato, nonché dei ministri dell’economia e finanze; della pubblica amministrazione e semplificazione; dello sviluppo economico; dell’istruzione, università e ricerca. Il comma 2 descrive i principi di organizzazione dell’Agenzia, individuandoli nei principi dell'autonomia organizzativa, tecnico-operativa e gestionale; della trasparenza; dell'economicità, nonché negli altri principi conformanti l’attività delle Agenzie governative di cui agli articoli 8 e 9 del D.Lgs n. 300/1999[4].

L'articolo 20 delinea le funzioni dell'Agenzia per l'Italia digitale: questa cura la realizzazione degli obiettivi dell'Agenda digitale Italiana ed assorbe le funzioni all’Agenzia le funzioni precedentemente espletate da DigitPA e dall’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione (enti che vengono soppressi dall'articolo 22, comma 1 del decreto-legge), nonché quelle facenti capo al Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei Ministri; svolge inoltre il coordinamento informativo dell'amministrazione statale, regionale e locale, in attuazione dell'articolo 117, secondo comma, lettera r), della Costituzione.

L’articolo 21 individua i seguenti organi dell’agenzia: 1) il direttore generale; 2) il comitato di indirizzo; 3) il collegio dei revisori dei conti.

Il direttore generale, legale rappresentante dell'Agenzia, la dirige e ne è responsabile, è scelto tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione. Esso è nominato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, o dal Ministro delegato, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, con il Ministro dello sviluppo economico, con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e con il Ministro dell'economia e finanze nomina, previo avviso pubblico. Il direttore dura in carica 3 anni e non è prevista (né esclusa la possibilità) di conferma

Il comitato di indirizzo è composto da 1) un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri; 2) un rappresentante di ciascuno dei Ministeri vigilanti (sviluppo economico, istruzione, università e ricerca, pubblica amministrazione e semplificazione, economia e finanze); 3) due rappresentanti designati dalla Conferenza Unificata.

I rappresentanti partecipano al Comitato senza emolumento né indennità né rimborso spese. Anche i componenti del comitato (non solo il direttore generale, dunque) debbono essere persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione.

Entro 45 giorni dalla nomina del direttore generale, è adottato lo statuto dell’Agenzia, approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Inoltre, lo statuto deve conformarsi ai principi e criteri direttivi previsti in generale per le agenzie istituite ai sensi del D.lgs. 300/1999, in quanto compatibili con il decreto in commento.

L’articolo 22 dispone la soppressione di DigitPA e dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione. Insieme reca alcune disposizioni relative al personale nonché volte a disciplinare la transizione.

 

Nella riunione del 30 ottobre 2012, come risulta dal relativo comunicato stampa, il Consiglio dei Ministri ha preso atto della nomina di Agostino Ragosa, ingegnere delle telecomunicazioni, responsabile dell'innovazione e dello sviluppo ICT del gruppo Poste italiane Spa, a direttore dell'Agenzia per l'Italia digitale. La nomina ha rappresentato l’esito della procedura, gestita dai ministri dello sviluppo economico, della pubblica amministrazione e dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di selezione delle oltre duecento candidature giunte a seguito dell'Avviso per la selezione del direttore generale dell'Agenzia per l'Italia digitale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 217 del 17 settembre 2012.

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione Europea)

L’Agenda digitale europea (AGE) è una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020 (Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva (COM(2010)2020), lanciata a marzo 2010 dalla Commissione europea, con l’intento di uscire dalla crisi e di preparare l’economia dell’UE delle sfide del prossimo decennio. La strategia mira a stabilire il ruolo chiave delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) per raggiungere gli obiettivi che l’Europa si è prefissata per il 2020 e prevede sette grandi linee d'azione:

§      realizzare il mercato unico del digitale favorendo l'accesso a servizi e contenuti online, semplificando i meccanismi esistenti di liberatoria del diritto d’autore, rilascio transfrontaliero di licenze e gestione dei diritti l’accesso a contenuti legali;

§      migliorare l'interoperabilità delle TIC attraverso la promozione di standard tecnici; rafforzare la sicurezza e la privacy dei cittadini europei nell'utilizzazione delle TIC, considerato che l’88% dei consumatori online in Europa non si sente sicuro e non fa ricorso a tecnologie delle quali non si fida;

§      assicurare la diffusione capillare e l'accesso dei cittadini a Internet ad altissima velocità offrendo entro il 2020 l’accesso a internet a velocità pari o superiori a 30Mbps per tutti i cittadini europei, e lavorare affinché entro la stessa data almeno il 50% delle famiglie si abboni a internet con connessioni al di sopra di 100 Mbps;

§      aumentare gli stanziamenti su ricerca e innovazione nel settore delle tecnologie dell’informazione e telecomunicazioni (TIC);

§      promuovere la conoscenza delle TIC per favorirne l'uso da parte di tutti i cittadini migliorando l’alfabetizzazione e l’inclusione nel mondo digitale (oltre la metà dei cittadini europei, 250 milioni, si collega a internet ogni giorno, ma un altro 30%, 150 milioni, non lo ha mai fatto; l’obiettivo del 2015 è di dimezzare questo dato);

§      accelerare l'adozione di soluzioni intelligenti basate sulle TIC per affrontare le grandi sfide del futuro come la riduzione dei consumi energetici, il miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti e dei disabili (e-health), i servizi digitali pubblici (e-government)

Pacchetto banda larga

Nel quadro dell’agenda digitale, la Commissione europea ha presentato a settembre 2010 un pacchetto di misure al fine di fornire ai cittadini europei l’accesso alla banda larga (base per il 2013 e veloce per il 2020).

Il pacchetto è composto da una comunicazione per promuovere gli investimenti nella rete di banda larga (COM(2010)472), una raccomandazione sull’accesso regolato alla rete Next Generation Access (NGA) (C(2010)6223, pubblicato in G.U.U.E. L, n. 251 del 25.9.2010) e una proposta di decisione sulla creazione di un programma per la politica dello spettro radio (COM(2010)471).

Comunicazione sulla banda larga

La comunicazione “La banda larga in Europa: investire nella crescita indotta dalla tecnologia digitale” (COM(2010)472) indica per il 2020 l’obiettivo di assicurare l’accesso a internet per tutti i cittadini ad una velocità di connessione superiore a 30 megabit per secondo, e per almeno il 50% delle famiglie la disponibilità di un accesso a internet con una velocità superiore a 100 Megabit per secondo.

Secondo la Commissione il ruolo che la rete svolgerà nella ripresa economica, costituendo sostegno all'innovazione in tutti i settori economici, è paragonabile al ruolo cruciale svolto a suo tempo dall’energia elettrica e dai trasporti.

La diffusione di reti veloci e superveloci, aperte e competitive, stimolerà un circolo virtuoso nello sviluppo dell'economia digitale, perché permetterà il decollo di nuovi servizi che richiedono grandi capacità di banda, alimentando la domanda crescente dei cittadini, che a sua volta favorirà lo sviluppo della banda larga.

La comunicazione indica alcuni obiettivi di prestazione fondamentali nel settore della banda larga, tratti essenzialmente dal Benchmarking framework 2011-2015 (quadro di valutazione comparativa 2011-2015) approvato dagli Stati membri dell'UE nel novembre 2009:

Banda larga di base per tutti entro il 2013: copertura con banda larga di base per il 100% dei cittadini dell'UE. (Valore di riferimento: nel dicembre 2008 la copertura totale DSL (espressa sotto forma di percentuale della popolazione dell'UE) era pari al 93%).

Banda larga veloce entro il 2020: copertura con banda larga pari o superiore a 30 Mbps per il 100% dei cittadini UE. (Valore di riferimento: nel gennaio 2010 il 23% degli abbonamenti a servizi di banda larga prevedeva una velocità di almeno 10 Mbps).

Banda larga ultraveloce entro il 2020: il 50% degli utenti domestici europei dovrebbe avere abbonamenti per servizi con velocità superiore a 100 Mbps. (Nessun valore di riferimento).

Obblighi degli Stati membri

Gli Stati membri sono chiamati a: elaborare e rendere operativi, entro il 2012, piani nazionali per la banda larga per raggiungere gli obiettivi in materia di copertura, velocità e adozione definiti nella strategia Europa 2020, utilizzando finanziamenti pubblici conformi alle norme UE in materia di aiuti di stato e di concorrenza; adottare misure per facilitare gli investimenti nella banda larga, ad esempio assicurando che le opere di edilizia coinvolgano sistematicamente i potenziali investitori, eliminando i diritti di passaggio, procedendo alla mappatura delle infrastrutture passive disponibili che si prestano al cablaggio e aggiornando il cablaggio degli edifici; utilizzare i fondi strutturali e per lo sviluppo rurale già accantonati per investimenti in infrastrutture e servizi TIC; mettere in atto il programma sulla politica europea in materia di spettro radio, al fine di assegnare le frequenze dello spettro in modo coordinato per raggiungere il 100% di copertura di internet a 30 Mbps entro il 2020, e adottare la raccomandazione sulle reti NGA.

Spettro radio

La proposta di decisione che stabilisce il primo programma relativo alla politica in materia di spettro radio (COM(2010)471) espone orientamenti per la pianificazione strategica e l'armonizzazione dell'uso dello spettro radio per realizzare il mercato interno; mira a garantire l'uso e la gestione efficiente dello spettro radio, la promozione della neutralità della tecnologia e del servizio, l'applicazione di un sistema di autorizzazione più snello.

Fra gli obiettivi da perseguire da parte degli Stati membri e della Commissione: favorire il più possibile la disponibilità, la flessibilità, l’efficienza dello spettro radio; evitare distorsioni della concorrenza, nonché interferenze e disturbi nocivi; armonizzare le condizioni tecniche e garantire la tutela della salute; migliorare la visibilità dell'UE nelle trattative internazionali e offrire un ausilio agli Stati membri nelle trattative con i paesi terzi.

Entro il 2015 la Commissione dovrà trasmettere una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio e gli Stati membri dovranno attuare la decisione.

Reti di nuova generazione

Del pacchetto sulla banda larga fa parte anche la raccomandazione relativa all'accesso regolamentato alle reti di accesso di nuova generazione (NGA) (C(2010)6223) ha lo scopo di favorire lo sviluppo del mercato unico rafforzando la certezza del diritto e promuovendo gli investimenti, la concorrenza e l'innovazione sul mercato dei servizi a banda larga, in particolare nella transizione alle reti di accesso di nuova generazione (NGA).

Le reti di accesso di nuova generazione (NGA) sono reti di accesso cablate costituite in tutto o in parte da elementi ottici e in grado di fornire servizi d'accesso a banda larga con caratteristiche più avanzate (quale una maggiore capacità di trasmissione) rispetto a quelli forniti tramite le reti in rame esistenti.

Il documento indica una serie di misure relative all’accesso all'ingrosso alle infrastrutture fisiche di rete, all’accesso a larga banda all’ingrosso, alla migrazione, ai criteri per la fissazione dei prezzi per l’accesso alle reti NGA, alle infrastrutture di ingegneria civile, al nodo metropolitano, alla rete in rame, ai criteri per la determinazione del premio di rischio.

Identificazione elettronica

Il 4 giugno 2012 la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni nel mercato interno (COM(2012)238). La proposta, che abroga la direttiva 1999/93/CE relativa ad un quadro comunitario per le firme elettroniche, è volta a:

§      stabilire le norme per l’identificazione elettronica e i servizi fiduciari elettronici per le transazioni elettroniche, allo scopo di garantire il buon funzionamento del mercato interno;

§      fissare le condizioni a cui gli Stati membri riconoscono e accettano i mezzi di identificazione elettronica delle persone fisiche e giuridiche che rientrano in un regime notificato di identificazione elettronica di un altro Stato membro;

§      istituire un quadro giuridico per le firme elettroniche, i sigilli elettronici, la validazione temporale elettronica, i documenti elettronici, i servizi elettronici di recapito e l’autenticazione dei siti web.

§      garantire che i servizi e prodotti fiduciari ad esso conformi sono autorizzati a circolare liberamente nel mercato interno.

La normativa proposta si applicherà all’identificazione elettronica fornita dagli Stati membri o a loro nome o sotto la loro responsabilità, nonché ai prestatori di servizi fiduciari stabiliti nell’Unione. Il regolamento non si applicherà alla prestazione di servizi fiduciari elettronici sulla base di accordi volontari di diritto privato, né agli aspetti legati alla conclusione e alla validità di contratti o di altri vincoli giuridici per i quali la normativa nazionale o UE prevedano obblighi formali.

E-government

Nell’ambito dell’agenda digitale, la Commissione ha presentato il 15 dicembre 2010 il “piano d'azione europeo per l'e-Government 2011-2015 - Valorizzare le TIC per promuovere un'amministrazione digitale intelligente, sostenibile e innovativa” (COM(2010)743) con i seguenti obiettivi da conseguire entro il 2015: rendere disponibile online un certo numero di servizi pubblici transfrontalieri fondamentali che consentiranno, indipendentemente dal luogo di origine, agli imprenditori di stabilirsi e gestire un'impresa e ai cittadini di studiare, lavorare ovunque in Europa; consentire al 50% dei cittadini europei e all'80% delle imprese di avvalersi dei servizi di e-Government.

Le conclusioni del Consiglio del 27 maggio 2011 riconoscono in particolare l'esigenza di servizi di amministrazione digitale aperti, flessibili e collaborativi concepiti e realizzati per apportare benefici e rispondere alle esigenze dei cittadini e delle imprese. Si invitano gli Stati membri ad adottare misure per aumentare l'uso dei servizi di e-Government, al 50% da parte dei cittadini dell'UE e all'80% da parte delle imprese entro il 2015. Inoltre si invitano gli Stati membri: a rafforzare la sicurezza, la riservatezza e la fiducia in questi servizi applicando soluzioni di identificazione elettronica reciprocamente riconosciute; ad assicurare la formazione professionale per i funzionari pubblici nazionali per migliorare le loro competenze elettroniche e migliorare i servizi pubblici riducendo gli oneri amministrativi.

Il mercato unico digitale

Nell’atto per il mercato unico II (COM(2012)57) del 3 ottobre 2012 si afferma che tutti i cittadini e tutte le imprese devono poter partecipare all’economia digitale e allo stesso tempo essere protetti contro il commercio illecito. Prossimi passi importanti saranno i progressi da compiere nel risolvere il problema della frammentazione lungo i confini nazionali dell’offerta dei servizi online, nell’affrontare la sfida degli investimenti nella rete ad alta velocità e nel consentire all’amministrazione pubblica non cartacea di esplicare tutti i suoi benefici.

Il documento indica le azioni chiave concernenti l’economia digitale:

§      sostenere i servizi online accrescendo l’efficienza dei servizi di pagamento nell’UE;

§      ridurre i costi e accrescere l’efficienza nella realizzazione delle infrastrutture di comunicazione ad alta velocità;

§      fare in modo che la fatturazione elettronica diventi la norma negli appalti pubblici.

Consiglio europeo del 18 – 19 ottobre 2012

Il Consiglio europeo del 18-19 ottobre 2012 nelle sue conclusioni ha ricordato che il conseguimento di un mercato unico digitale porterebbe a una crescita del PIL del 4% entro il 2020. Per raggiungere questo obiettivo è altresì importante che la prossima revisione intermedia dell'Agenda digitale identifichi quelle aree in cui è necessario intensificare gli sforzi.

Consultazione sui mercati rilevanti di telecomunicazione

La Commissione europea il 16 ottobre ha avviato una consultazione pubblica, che si concluderà l’8 gennaio 2013, in vista dell'aggiornamento dell'elenco dei mercati delle telecomunicazioni al dettaglio e all'ingrosso che rientrano nella cosiddetta “procedura dell’articolo 7” della direttiva quadro sulle comunicazioni elettroniche 2002/21/CE. Tale articolo prevede un meccanismo di consultazione e di notifica in base al quale i regolatori nazionali delle telecomunicazioni devono informare la Commissione sulle misure che intendono introdurre nel mercato delle telecomunicazioni. La revisione terrà conto dei principali mercati e sviluppi tecnologici, come le applicazioni e i servizi basati sul web, la convergenza tra diversi tipi di reti e servizi nonché gli sviluppi di reti e servizi Internet ad alta velocità. Sulla base dei risultati la Commissione rivedrà l'attuale raccomandazione sui mercati rilevanti, il cui ultimo aggiornamento risale al 2007.

Il Meccanismo per collegare l’Europa

Nell’ambito del pacchetto di misure “Meccanismo per collegare l'Europa” (Connecting Europe Facility) presentato ad ottobre 2011 e attualmente in fase di negoziato, all’interno del Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020, la Commissione europea ha previsto originariamente 9,2 miliardi di euro per sostenere gli investimenti in reti a banda larga veloci e ultraveloci e in servizi digitali paneuropei.

Il finanziamento del meccanismo potrà attrarre altri finanziamenti privati e pubblici, dando credibilità ai progetti infrastrutturali e riducendone i profili di rischio.

Basandosi su stime relativamente prudenti, la Commissione ritiene che il finanziamento per le infrastrutture di rete promuoverà investimenti pari a oltre 50 miliardi di euro.

Per quanto riguarda i servizi digitali, il meccanismo prevede sovvenzioni per costruire le infrastrutture necessarie per l'identificazione elettronica, gli appalti pubblici elettronici, le cartelle cliniche elettroniche, Europeana, e-Justice e servizi doganali.

I fondi serviranno a garantire l'interoperabilità e a finanziare i costi di gestione e di interconnessione delle infrastrutture a livello europeo.


 

Articolo 1, comma 2
(Documento digitale unificato)

 

 

L'articolo 1, comma 2, modificato al Senato, novella alcune disposizioni concernenti il processo di unificazione della carta di identità elettronica e della tessera sanitaria su medesimo supporto informatico.

 

Le principali novità introdotte attengono all’oggetto del D.P.C.M. di attuazione del già previsto processo di unificazione, disponendosi tra l’altro l’ampliamento delle possibili utilizzazioni della carta d’identità elettronica in relazione all’unificazione con la tessera sanitaria.

Un finanziamento aggiuntivo di 60 milioni per il 2013 e di 82 milioni a decorrere dal 2014, è disposto per la realizzazione e il rilascio gratuito del suddetto documento unificato.

La tecnica normativa utilizzata è quella dell’introduzione di novelle ad alcune delle disposizioni previste dal decreto-legge n. 70/2001[5] già modificato dal decreto-legge n. 1/2012[6].

 

 

D.L. 13 maggio 2011, n. 70
Semestre Europeo - Prime disposizioni urgenti per l'economia

Articolo 10
Servizi ai cittadini

Testo vigente prima dell’emanazione
del D.L. 179/2012

Testo risultante dalle modifiche apportate dal D.L. 179/2012

 

 

(omissis)

(omissis)

2. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e della salute per gli aspetti relativi alla tessera sanitaria, unificata alla carta d'identità elettronica ai sensi del comma 3 del presente articolo, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono determinate le modalità tecniche di attuazione della disposizione di cui al comma 2-bis, dell'articolo 7-vicies ter, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, aggiunto dal comma 1 del presente articolo, e definito un piano per il graduale rilascio, a partire dai comuni identificati con il medesimo decreto, della carta d'identità elettronica sul territorio nazionale. Nelle more della definizione delle modalità di convergenza della tessera sanitaria nella carta d'identità elettronica, il Ministero dell'economia e delle finanze continua ad assicurare la generazione della tessera sanitaria su supporto di Carta nazionale dei servizi, ai sensi dell'articolo 11, comma 15, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

2. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, il Ministro delegato all'innovazione tecnologica e con il Ministro della salute per gli aspetti relativi alla tessera sanitaria, unificata alla carta d'identità elettronica ai sensi del comma 3 del presente articolo, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono determinate le modalità tecniche di attuazione della disposizione di cui al comma 2-bis, dell'articolo 7-vicies ter, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, aggiunto dal comma 1 del presente articolo, e definito un piano per il graduale rilascio, a partire dai comuni identificati con il medesimo decreto, della carta d'identità elettronica sul territorio nazionale. Nelle more della definizione delle modalità di convergenza della tessera sanitaria nella carta d'identità elettronica, il Ministero dell'economia e delle finanze continua ad assicurare la generazione della tessera sanitaria su supporto di Carta nazionale dei servizi, ai sensi dell'articolo 11, comma 15, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, con il Ministro della salute e con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, è disposta anche progressivamente, nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, la unificazione sul medesimo supporto della carta d'identità elettronica con la tessera sanitaria, nonché il rilascio gratuito del documento unificato, mediante utilizzazione, anche ai fini di produzione e rilascio, di tutte le risorse disponibili a legislazione vigente per la tessera sanitaria e per la carta di identità elettronica, ivi incluse le risorse dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Le modalità tecniche di produzione, distribuzione e gestione del documento unificato sono stabilite con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e, limitatamente ai profili sanitari con il Ministro della Salute.

3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'interno e del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e con il Ministro delegato per l'innovazione tecnologica, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 sentita l'Agenzia per l'Italia digitale, è disposto anche progressivamente, nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, l'ampliamento delle possibili utilizzazioni della carta d'identità elettronica anche in relazione all'unificazione sul medesimo supporto della carta d'identità elettronica con la tessera sanitaria, alle modifiche ai parametri della carta d'identità elettronica e della tessera sanitaria necessarie per l'unificazione delle stesse sul medesimo supporto, nonché al rilascio gratuito del documento unificato, mediante utilizzazione, anche ai fini di produzione e rilascio, di tutte le risorse disponibili a legislazione vigente per la tessera sanitaria. Le modalità tecniche di produzione, distribuzione gestione e supporto all’utilizzo del documento unificato, nel rispetto di quanto stabilito al comma 1, sono stabilite entro sei mesi con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e con il Ministro delegato per l'innovazione tecnologica e, limitatamente ai profili sanitari, con il Ministro della salute.

 

3-bis. Per la realizzazione e il rilascio gratuito del documento unificato di cui al comma 3, in aggiunta alle risorse già previste dallo stesso comma 3, e' autorizzata la spesa di 60 milioni di euro per l'anno 2013 e di 82 milioni di euro a decorrere dal 2014.

 

3-ter. In attesa dell'attuazione dei commi 3 e 3-bis, si mantiene il rilascio della carta di identità elettronica di cui all'articolo 7-vicies ter del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, al fine di non interromperne l'emissione e la relativa continuità di esercizio.

(omissis)

 

 

 

La carta di identità elettronica, introdotta dalla legge 127/1997[7] e successivamente modificata dalla L. 191/1998[8], è definita dal Codice dell'amministrazione digitale (D.Lgs. n. 82/2005), modificato dal D.Lgs. 30 dicembre 2010, n. 235, come “il documento d'identità munito di elementi per l'identificazione fisica del titolare rilasciato su supporto informatico dalle amministrazioni comunali con la prevalente finalità di dimostrare l'identità anagrafica del suo titolare” (Articolo 1, comma 1 lettera c). Il D.Lgs. n. 235/2010 (Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante Codice dell'amministrazione digitale, a norma dell'articolo 33 della legge 18 giugno 2009, n. 69), come detto, ha apportato alcune modifiche alla disciplina della carta di identità elettronica. In particolare con riferimento all’accesso ai servizi erogati in rete dalle pubbliche amministrazioni viene previsto che la carta d'identità elettronica e la carta nazionale dei servizi costituiscono strumenti per l'accesso ai servizi erogati in rete dalle pubbliche amministrazioni per i quali sia necessaria l'”identificazione” – anziché l’“autenticazione” – informatica. Viene inoltre soppressa la disposizione (art. 64, comma 3 del CAD) che prevedeva la fissazione con DPCM di una data, comunque non successiva al 31 dicembre 2010, dalla quale non sarebbe più consentito l’accesso ai servizi in rete delle pubbliche amministrazioni con strumenti diversi dalla carta d’identità elettronica e dalla carta dei servizi.

Da ultimo si segnala che l’art. 7 del D.L. 9 febbraio 2012, n. 5 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e sviluppo), al comma 1, stabilisce, tra l’altro, che i documenti di identità e di riconoscimento, successivamente all’entrata in vigore del decreto medesimo, sono rilasciati o rinnovati con validità fino alla data, corrispondente al giorno e mese di nascita del titolare, immediatamente successiva alla scadenza che sarebbe altrimenti prevista per il documento medesimo.

Con riguardo alla Tessera sanitaria (TS), ai sensi dell’articolo 50, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269[9], questa può essere utilizzata per le funzionalità che ne hanno determinato l'emissione: sostituisce il tesserino di codice fiscale; abilita all'accesso delle prestazioni sanitarie erogate dal SSN su tutto il territorio nazionale ed è Tessera di assicurazione malattia (Team) ai fini del riconoscimento dell'assistenza sanitaria nei Paesi della Comunità europea. Il DM 11 marzo 2004 ha definito le caratteristiche tecniche della TS. A regime, il progetto TS prevede che la tessera contenga le informazioni sanitarie del proprietario (prescrizioni, diagnosi e referti sanitari), configurandosi pertanto come un documento personale sanitario ma anche come chiave di accesso ai servizi online forniti dal SSN. In tal senso, l’articolo 50, comma 13, del citato decreto legge 269/2003, prevede la definizione delle modalità per il successivo e progressivo assorbimento, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato, della TS nella carta di identità elettronica o nella carta nazionale dei servizi (CNS), demandando tale processo ad appositi decreti di natura non regolamentare del Ministro per l'innovazione e le tecnologie (ora Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione). La carta CNS, ovvero il sistema CNS, si configura come l’infrastruttura per l’accesso (via internet e digitale terrestre) ai servizi in rete della pubblica amministrazione (sanità, trasporti, biglietti) e alla gestione personalizzata delle informazioni da parte del cittadino-utente. La CNS corrisponde nella maggior parte dei casi alla Carta Regionale dei Servizi (CRS), una tessera dotata di microprocessore (smart card) che riunisce le funzioni di tessera sanitaria (TS) e carta nazionale dei servizi (CNS), configurandosi come uno strumento elettronico multiuso, finora adottato, in forma sperimentale e con modalità diverse, solo in alcune Regioni (Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Sicilia).

Il decreto legge 78/2010, all’articolo 11, comma 15, ha disposto che, in occasione del rinnovo delle tessere sanitarie in scadenza, il Ministero dell'economia e delle finanze curi la generazione e la progressiva consegna della TS-CNS, autorizzando a tal fine la spesa di 20 milioni di euro annui a decorrere dal 2011. Tale periodo transitorio avrà termine quando sarà emanato il decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione recante modalità di assorbimento della tessera sanitaria nella carta nazionale dei servizi.

In definitiva, con riguardo all’unificazione di carta d’identità elettronica e di tessera sanitaria, le stesse sono state oggetto di una normazione stratificata. Negli ultimi anni si è, infatti, assistito, sia a livello nazionale che regionale, a una proliferazione di carte che, a vario titolo, consentono l'accesso a servizi messi a disposizione dalle diverse amministrazioni. Ebbene, nel tentativo di omogeneizzare le diverse realtà locali, il piano e-Gov 2012 ha previsto, tra l’altro, che le carte nazionali/regionali dei servizi sostituiscano o integrino le tessere sanitarie in tutte le regioni italiane (obiettivo 17).

 

Nel dettaglio, la lettera a) novella il comma 2 dell’art. 10 del D.L. 70/2011 coinvolgendo nel concerto ministeriale propedeutico al procedimento di emissione della CIE, il ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e il ministro delegato all'innovazione tecnologica.

 

Si ricorda che l’art. 10 del D.L. n. 70/2011, ai commi da 1 a 3, interviene in materia di carta di identità elettronica (CIE), da un lato riservando al Ministero dell’interno la responsabilità sul processo di produzione e rilascio di essa, dall’altro prevedendo l’unificazione, anche progressiva, della CIE con la tessera sanitaria e la conseguente definizione delle modalità di realizzazione, distribuzione e gestione del documento unificato[10].

In particolare si fa presente che una delle novità introdotte dal D.L. n. 70/2011, all’art. 10 comma 2, riguarda proprio il processo di emissione della CIE, in precedenza attribuito ai comuni, oggi riservato al Ministero dell’interno, in un’ottica di semplificazione dell’intero sistema del rilascio. Le modalità tecniche di attuazione delle disposizioni sull’emissione ed inizializzazione della carta d’identità elettronica sono demandate ad un decreto del Ministro dell’interno (da adottare entro tre mesi dall’entrata in vigore del D.L. 70/2011), di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro della salute (la norma si limitava a prevedere il concerto del ministro della salute in ragione dell’unificazione della carta d’identità elettronica con la tessera sanitaria).

Il comma 2, specifica, poi, che fino a quando non sarà realizzata l’unificazione della tessera sanitaria e della carta d’identità elettronica, la generazione della tessera sanitaria su supporto di Carta nazionale dei servizi continuerà ad essere assicurata dal Ministero dell’economia e delle finanze.

 

Ulteriore integrazione è disposta al comma 3 dall’art. 10 dalla lettera b), che amplia l’oggetto del già previsto decreto del Presidente del Consiglio. Nel testo modificato infatti, il decreto doveva disporre la progressiva unificazione di carta d’identità elettronica e tessera sanitaria mentre la novella introdotta prevede che tale atto, per l’emanazione del quale non è previsto termine, abbia per oggetto l'ampliamento delle possibili utilizzazioni della carta d'identità elettronica nonché la modifica dei parametri della carta d'identità elettronica e della tessera sanitaria, ai fini della loro unificazione sul medesimo supporto.

Con modifica intervenuta al Senato, è stata inserita l’intesa con la Conferenza Stato-Regioni ai fini dell’adozione del D.P.C.M.

 

La mancata fissazione di un termine per l’adozione dell’atto andrebbe valutata alla luce dei requisiti di necessità e urgenza prescritti dall’articolo 77 della Costituzione per l’adozione dei decreti legge.

 

Oltre a quanto sopra riportato, viene espunto il riferimento alle risorse dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, che erano invece espressamente richiamate nell'articolo 10, comma 3, del D.L. n. 70/2011, nel demandare al decreto del Presidente del Consiglio l'attuazione del gratuito rilascio del documento unificato, attingendo a tutte le risorse disponibili a legislazione vigente per la tessera sanitaria e per la carta di identità elettronica, ivi incluse le risorse del predetto Istituto.

 

Si ricorda che per quanto concerne la convergenza sul medesimo supporto della carta di identità elettronica e della tessera sanitaria, il comma 3 oggetto della novella prevedeva l’intervento di due atti normativi:

§      un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno, d’intesa con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro della salute e con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, tramite il quale disporre l’unificazione anche progressiva dei due documenti nell’ambito delle risorse disponibili e il rilascio gratuito del documento utilizzando a tali fini tutte le risorse disponibili a legislazione vigente, comprese quelle del Poligrafico e Zecca dello Stato. Si fa presente come non sia stabilito alcun termine per l’adozione di tale atto normativo.

§      un decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e, limitatamente ai profili sanitari con il Ministro della Salute cui sono demandate le modalità tecniche per la produzione distribuzione e gestione del documento unificato. Anche in questo caso non erano previsti termini per l’adozione dell’atto.

Nel corso dell’esame presso il Senato, tale ultima parte è stata integrata in modo da prevedere che il decreto del Ministro dell’interno, cui è rimessa la fissazione delle modalità tecniche per la produzione, distribuzione, gestione e supporto all’utilizzo del documento unificato, sia emanato entro sei mesi.

 

Non appare chiaro il coordinamento, anche temporale, tra le disposizioni di cui al comma 2 e quelle di cui al comma 3 dell’articolo modificato dalle novelle introdotte dalla lett. a) e dalle lett. b) del comma in esame. In particolare il decreto ministeriale di attuazione delle disposizioni concernenti l’emissione e l’inizializzazione della carta d’identità elettronica, da emanare entro tre mesi, fa riferimento all’unificazione di carta e tessera sanitaria che però non è immediatamente operativa in quanto demandata ad un D.P.C.M. per il quale non sono stabiliti i termini.

 

Con la lettera c), infine, viene autorizzato, con un nuovo comma 3-bis, un finanziamento aggiuntivo di 60 milioni per il 2013, di 82 milioni a decorrere dal 2014, in aggiunta alle risorse disponibili a legislazione vigente previste dallo stesso comma 3.

A detta della relazione illustrativa allegata, questo finanziamento è destinato, per il 2013, alla realizzazione delle piattaforme centrali (onde attuare il processo di produzione, personalizzazione e distribuzione del documento unificato) nonché alla fornitura ai Comuni delle necessarie postazioni informatiche (per l’acquisizione e la trasmissione delle richieste e dei dati dei cittadini). Negli anni successivi, è destinato alla distribuzione del documento unificato nei Comuni progressivamente abilitati.

 

Si fa presente come il finanziamento qui disposto si aggiunge a quello - pari a 20 milioni annui (dal 2011) - disposto dall’art. 11, comma 15 del D.L. n. 78/2010[11] ai fini dell'evoluzione della Tessera Sanitaria (TS) verso la Tessera Sanitaria-Carta nazionale dei servizi (TS-CNS), in occasione del rinnovo delle tessere in scadenza.

Non l'intera quota di quello stanziamento annuo di 20 milioni è utilizzabile per il documento unificato, giacché permane (seppur in quantità via via decrescente) una produzione residua di TS-CNS (per i cittadini stranieri, per i cittadini italiani con carta d’identità cartacea ancora valida) nonché della tessera europea di assicurazione di malattia (TEAM) presente sul retro della TS-CNS, non inclusa nel futuro documento unificato.

Riporta la relazione illustrativa che le TS-CNS sono oggi 25 milioni - numero che il Governo conta pertanto di aumentare, a 30 milioni entro fine 2012.

 

Il successivo comma 3-ter, introdotto in sede referente al Senato, è volto a disciplinare la fase di transizione antecedente l’attuazione di quanto previsto dai commi 3 e 3-bis. In particolare si prevede il mantenimento della carta di identità elettronica ex art. 7-vicies ter del D.L. n. 7/2005[12], al fine di non interromperne l'emissione e la relativa continuità di esercizio (comma 3-ter).

 

Il citato art. 7-vicies ter reca norme in merito al rilascio documentazione in formato elettronico, stabilendo, tra l’altro, che a decorrere dal 1° gennaio 2006 la carta d'identità su supporto cartaceo è sostituita, all'atto della richiesta del primo rilascio o del rinnovo del documento, dalla carta d'identità elettronica, classificata carta valori, prevista dall'articolo 36 del DPR 445/2000. A tal fine i comuni che non vi abbiano ancora ottemperato provvedono entro il 31 ottobre 2005 alla predisposizione dei necessari collegamenti all'Indice nazionale delle anagrafi (INA) presso il Centro nazionale per i servizi demografici (CNSD) ed alla redazione del piano di sicurezza per la gestione delle postazioni di emissione secondo le regole tecniche fornite dal Ministero dell'interno.

In attuazione di quanto sopra disposto sono stati emanati il D.M. 2 agosto 2005 e, più specificamente, il D.M. 8 novembre 2007 recante le regole tecniche della Carta d'identità elettronica.


 

Articolo 1, comma 3
(
Finanziamento dell'ISTAT)

 

 

L'articolo 1, comma 3, destina all'ISTAT (Istituto nazionale di statistica) un finanziamento di 18 milioni di euro annui, a decorrere dal 2013, per lo svolgimento delle proprie attività istituzionali, avuto particolare riguardo a quelle conseguenti all'attuazione degli obblighi comunitari in materia statistica.

 

L'ISTAT, si ricorda, è un ente pubblico dotato di autonomia scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile, di recente oggetto di rordino ad opera del D.P.R. n. 166 del 7 settembre 2010 che, all’art. 2, ne disegna i compiti, prevedendo che, quelli di cui all’art. 15 del D.Lgs. n. 322/1989 (Norme sul Sistema statistico nazionale e sulla riorganizzazione dell'Istituto nazionale di statistica) vengano esercitati anche al fine di dare attuazione alle disposizioni contenute nel regolamento (CE) n. 223/2009, relativo alle statistiche europee; nel regolamento (CE) n. 177/2008, che istituisce un quadro comune per i registri di imprese utilizzati a fini statistici e ai principi contenuti nella raccomandazione della Commissione europea del 25 maggio 2005, relativa all'indipendenza, all'integrità e alla responsabilità della autorità statistiche nazionali e comunitarie. Nell’ambito di tale contesto, l’ISTAT, ai sensi del citato art. 2, provvede inoltre:

a)    a mantenere i rapporti con enti ed uffici internazionali operanti nel settore dell'informazione statistica, a coordinare tutte le attività connesse allo sviluppo, alla produzione e alla diffusione di statistiche europee e a fungere da interlocutore della Commissione europea per le questioni statistiche;

b)    allo svolgimento dell'attività di formazione e qualificazione professionale per i dirigenti ed il personale dell'ISTAT e delle pubbliche amministrazioni, per gli operatori e per gli addetti al Sistema statistico nazionale e per altri soggetti pubblici e privati;

c)    a definire i metodi e i formati da utilizzare da parte delle pubbliche amministrazioni per lo scambio e l'utilizzo in via telematica dell'informazione statistica e finanziaria, nonché a coordinare modificazioni, integrazioni e nuove impostazioni della modulistica e dei sistemi informativi utilizzati dalle pubbliche amministrazioni per raccogliere informazioni utilizzate o da utilizzare per fini statistici.

Si fa presente che il quadro normativo europeo di riferimento comprende, oltre a quelli sopra riportati, svariati altri regolamenti e direttive comunitarie, relativi alla produzione statistica ufficiale nei diversi settori della vita economica e sociale, quali le statistiche economiche congiunturali e strutturali, nonché di conti nazionali, prezzi al consumo, occupazione e disoccupazione.

In aggiunta a quanto sopra riportato, è opportuno aver presente che l’Istat fornisce anche dati e prodotti dell’Eurostat (Ufficio Statistico dell'Unione Europea) tramite l'ESDS (European Statistical Data Support). L'Eurostat è una Direzione Generale della Commissione Europea che raccoglie ed elabora dati dagli Stati membri a fini statistici, promuovendo il processo di armonizzazione della metodologia statistica tra gli Stati membri e fornendo all'Unione Europea un servizio informativo statistico basato sui dati comparabili tra Paesi e regioni.

 

Sul bilancio 2013 (a valere sullo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, 24.4), lo stanziamento per le spese di funzionamento dell'ISTAT è di 32,7 milioni, cui si affiancano 277 milioni per lo svolgimento dei censimenti e 139,7 milioni per spese di natura obbligatoria.

 

Si segnala infine che interviene sull'ISTAT anche l’articolo 3 del decreto-legge in esame.


 

Articolo 1, comma 4
(
Incremento del Fondo per interventi strutturali di politica economica - Fondo ISPE)

 

 

Il comma 4 incrementa di 12 milioni di euro per il 2013 la dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica economica (Fondo ISPE).

 

Si segnala che alcune disposizioni introdotte nel corso dell’esame al Senato prevedono, tuttavia, riduzioni della dotazione del Fondo. In particolare:

§      il comma 33 dell’articolo 34, prevede una riduzione della dotazione del Fondo di 12 milioni per l’anno 2013;

§      il comma 1-ter dell’articolo 37, prevede una riduzione della dotazione del Fondo di 2 milioni a decorrere dal 2013.

 

Si ricorda che il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica è stato istituito dall’articolo 10, comma 5, del decreto-legge n. 282 del 2004[13], al fine di agevolare il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, anche mediante interventi volti alla riduzione della pressione fiscale. Il Fondo, iscritto nello stato di previsione del Ministero dell’economia e finanze (Cap. 3075) viene utilizzato in modo flessibile ai fini del reperimento delle risorse occorrenti a copertura di interventi legislativi recanti oneri finanziari.

Nel disegno di legge di bilancio 2013-2015, come approvato dalla Camera dei deputati (A.S. 3585/bis), il predetto Fondo presenta una dotazione pari a 14,9 milioni per il 2013, 12,4 milioni per il 2014 e a 7,4 milioni per il 2015.


 

Articolo 2
(
Anagrafe nazionale della popolazione residente)

 

 

L'articolo 2 dispone l'unificazione in un'unica anagrafe - l'Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR) – del sistema anagrafico attualmente strutturato in quattro partizioni (Indice nazionale delle anagrafi-INA, anagrafe comunale, AIRE centrale e AIRE comunale) (commi 1, 2, 4 e 5), l’invio telematico ai comuni delle attestazioni e delle dichiarazioni di nascita e dei certificati di morte da parte dei sanitari (comma 3), la facoltà per i sindaci i sindaci di comuni facenti parte di un’unione di comuni di delegare le funzioni di ufficiale dello stato civile e di anagrafe a personale dell'unione o di singoli comuni associati (comma 6), prevedendo un apposito stanziamento (comma 7).

 

Più specificamente, il comma 1, modificando l’art. 62, comma 1, del Codice dell’amministrazione digitale (CAD), istituisce presso il Ministero dell'interno l'Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), quale base di dati di interesse nazionale, che subentra all'Indice nazionale delle anagrafi (INA) e all'Anagrafe della popolazione italiana residente all'estero (AIRE).

Con modifica introdotta al Senato si è introdotto l’inciso ai sensi del quale tale base di dati è sottoposta a un audit di sicurezza con cadenza annuale in conformità alle regole tecniche dell'articolo 51 del CAD (Sicurezza dei dati, dei sistemi e delle infrastrutture delle pubbliche amministrazioni). I risultati dell'audit sono inseriti nella relazione annuale del Garante per la Protezione dei dati personali.

La tabella di seguito riportata è volta a evidenziare le novità introdotte dal testo in esame.

 

 

D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82
Codice dell'amministrazione digitale

Testo vigente prima dell’emanazione
del D.L. 179/2012

Testo risultante dalle modifiche apportate dal D.L. 179/2012

 

 

Articolo 62

Art. 62

Anagrafe nazionale della popolazione residente - ANPR

Anagrafe nazionale della popolazione residente - ANPR

1. L'Indice nazionale delle anagrafi (INA), di cui all'articolo 1 della legge 24 dicembre 1954, n. 1228, è realizzato con strumenti informatici e nel rispetto delle regole tecniche concernenti il sistema pubblico di connettività, in coerenza con le quali il Ministero dell'interno definisce le regole di sicurezza per l'accesso e per la gestione delle informazioni anagrafiche e fornisce i servizi di convalida delle informazioni medesime ove richiesto per l'attuazione della normativa vigente

1. È istituita presso il Ministero dell'interno l'Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), quale base di dati di interesse nazionale, ai sensi dell'articolo 60, che subentra all'Indice nazionale delle anagrafi (INA), istituito ai sensi del comma 5 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 1954, n. 1228, recante «Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente» e all'Anagrafe della popolazione italiana residente all'estero (AIRE), istituita ai sensi della legge 27 ottobre 1988, n. 470, recante «Anagrafe e censimento degli italiani all'estero. Tale base di dati è sottoposta ad un audit di sicurezza con cadenza annuale in conformità alle regole tecniche dell'articolo 51. I risultati dell'audit sono inseriti nella relazione annuale del Garante per la Protezione dei dati personali».

 

2. Ferme restando le attribuzioni del sindaco di cui all'articolo 54, comma 3, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, approvato con il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, l'ANPR subentra altresì alle anagrafi della popolazione residente e dei cittadini italiani residenti all'estero tenute dai comuni. Con il decreto di cui al comma 6 è definito un piano per il graduale subentro dell'ANPR alle citate anagrafi, da completare entro il 31 dicembre 2014. Fino alla completa attuazione di detto piano, l'ANPR acquisisce automaticamente in via telematica i dati contenuti nelle anagrafi tenute dai comuni per i quali non è ancora avvenuto il subentro. L'ANPR è organizzata secondo modalità funzionali e operative che garantiscono la univocità dei dati stessi.

 

3. L'ANPR assicura al singolo comune la disponibilità dei dati anagrafici della popolazione residente e degli strumenti per lo svolgimento delle funzioni di competenza statale attribuite al sindaco ai sensi dell'articolo 54, comma 3, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, approvato con il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché la disponibilità dei dati anagrafici e dei servizi per l'interoperabilità con le banche dati tenute dai comuni per lo svolgimento delle funzioni di competenza. L'ANPR consente esclusivamente ai comuni la certificazione dei dati anagrafici nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 33 del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, anche in modalità telematica. I comuni, inoltre, possono consentire anche mediante apposite convenzioni la fruizione dei dati anagrafici da parte dei soggetti aventi diritto. L'ANPR assicura alle pubbliche amministrazioni e agli organismi che erogano pubblici servizi l'accesso ai dati contenuti nell'ANPR.

 

4. Con il decreto di cui al comma 6 sono disciplinate le modalità di integrazione nell'ANPR dei dati dei cittadini attualmente registrati in anagrafi istituite presso altre amministrazioni nonché dei dati relativi al numero e alla data di emissione e di scadenza della carta di identità della popolazione residente.

 

5. Ai fini della gestione e della raccolta informatizzata di dati dei cittadini, le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 2, comma 2, del presente Codice si avvalgono esclusivamente dell'ANPR, che viene integrata con gli ulteriori dati a tal fine necessari.

 

6. Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'interno, del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e del Ministro delegato all'innovazione tecnologica, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con l'Agenzia per l'Italia digitale, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano nonché con la Conferenza Stato – città e autonomie locali, di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, per gli aspetti d'interesse dei comuni, sentita l'ISTAT e acquisito il parere del Garante per la protezione dei dati personali, sono stabiliti i tempi e le modalità di attuazione delle disposizioni del presente articolo, anche con riferimento:

 

a) alle garanzie e alle misure di sicurezza da adottare nel trattamento dei dati personali, alle modalità e ai tempi di conservazione dei dati e all'accesso ai dati da parte delle pubbliche amministrazioni per le proprie finalità istituzionali secondo le modalità di cui all'articolo 58 del decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82;

 

b) ai criteri per l'interoperabilità dell'ANPR con le altre banche dati di rilevanza nazionale e regionale, secondo le regole tecniche del sistema pubblico di connettività di cui al capo VIII del presente decreto, in modo che le informazioni di anagrafe, una volta rese dai cittadini, si intendano acquisite dalle pubbliche amministrazioni senza necessità di ulteriori adempimenti o duplicazioni da parte degli stessi;

 

c) all'erogazione di altri servizi resi disponibili dall'ANPR, tra i quali il servizio di invio telematico delle attestazioni e delle dichiarazioni di nascita e dei certificati di cui all'articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, compatibile con il sistema di trasmissione di cui al decreto del Ministro della salute in data 26 febbraio 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 19 marzo 2010.

 

 

L’Indice Nazionale delle Anagrafi (INA) è stato istituito quale istanza di raccordo a livello nazionale, presso il Ministero dell’Interno; viene alimentato e costantemente aggiornato tramite collegamento informatico da tutti i comuni e "promuove la circolarità delle informazioni anagrafiche essenziali al fine di consentire, alle amministrazioni pubbliche centrali e locali collegate le disponibilità, in tempo reale, dei dati relativi alle generalità delle persone residenti in Italia, certificati dai comuni e, limitatamente al codice fiscale, dall'Agenzia delle entrate" (cfr. art. 1-novies del D.L. 31 marzo 2005 n. 44[14]).

L'INA rappresenta l’infrastruttura tecnologica di riferimento e di interscambio dei dati anagrafici comunali e le pubbliche amministrazioni, assicurando la disponibilità, in tempo reale, tramite i servizi di interscambio, dei dati relativi alle generalità, alla cittadinanza, alla famiglia anagrafica e all'indirizzo anagrafico delle persone iscritte in APR e in AIRE.

A tal fine l'INA è collegato con le principali anagrafi, oltre a quelle comunali, come INPS, Sistema informativo della fiscalità, Motorizzazione.

Nell'INA sono contenuti tutti i dati che consentono la corretta ed univoca associazione tra cittadino e comune di residenza; viene aggiornato dai comuni tramite il Sistema di Accesso ed Interscambio Anagrafico – Saia, il quale consente agli stessi di scambiare, telematicamente, tra loro e con le altre pubbliche amministrazioni locali e centrali, i dati relativi alle variazioni anagrafiche dei cittadini.

Ai dati resi disponibili dall'INA accedono, in modalità telematica, i soggetti individuati dal DM 13 ottobre 2005, n. 240, recante Regolamento di gestione dell'Indice nazionale delle anagrafi (Ina).

 

L’AIRE nazionale, istituita presso il Ministero dell´Interno, contiene i dati trasmessi dalle anagrafi comunali (su cui v. sub comma 2); oltre ai dati anagrafici, l´AIRE centrale registra l´indicazione relativa all´iscrizione del cittadino nelle liste elettorali del comune di provenienza sulla base dei dati inviati dai singoli comuni via web-mail, utilizzando un sistema di sicurezza e un´apposita procedura informatica.

 

Il comma 2 dell’art. 62 stabilisce che l'ANPR subentra anche alle anagrafi della popolazione residente e dei cittadini italiani residenti all'estero tenute dai comuni. Restano ferme le funzioni che il sindaco, quale ufficiale del Governo, svolge per la tenuta dei registri di stato civile e di popolazione e per gli adempimenti demandatigli dalle leggi in materia elettorale, di leva militare e di statistica (art. 54, comma 3, TUEL).

Con il D.P.C.M. attuativo (su cui v. infra comma 6) è definito un piano per il graduale subentro dell'ANPR alle citate anagrafi, da completare entro il 31 dicembre 2014. Fino alla completa attuazione di detto piano, l'ANPR acquisisce automaticamente in via telematica i dati contenuti nelle anagrafi tenute dai comuni per i quali non è ancora avvenuto il subentro; il sistema è organizzato secondo modalità funzionali e operative che garantiscano la univocità dei dati stessi.

 

In via generale per anagrafe comunale s’intende il registro della popolazione che viene mantenuto dall'amministrazione di ogni comune allo scopo di documentare la situazione numerica degli abitanti residenti, ovvero di quelli che storicamente lo sono stati, mediante la tenuta delle schede individuali e degli stati di famiglia (le attuali tecnologie informatiche consentono di conservare i dati senza ausilio del supporto cartaceo e di gestire le situazioni di famiglia mediante la sola tenuta e aggiornamento delle schede individuali). L’anagrafe ha la funzione di registrare nominativamente, secondo determinati caratteri naturali e sociali, gli abitanti residenti in un comune, sia come singoli sia come componenti di una famiglia o componenti di una convivenza, nonché le successive variazioni che si verificano nella popolazione stessa. Le anagrafi sono, dunque, la risultante di due componenti:

§       l´adempimento degli obblighi anagrafici degli uffici comunali,

§       l´adempimento degli obblighi dei singoli cittadini.

L´attività anagrafica costituisce, poi, la base di numerosi altri servizi pubblici, quali quello elettorale, scolastico, tributario, di leva, assistenziale, che attingono alla fonte anagrafica per le notizie necessarie.

Ai sensi dell’art. 14 del TUEL, spetta ai comuni la competenza in ordine alla regolare tenuta dell´anagrafe della popolazione, sia di quella residente in Italia sia dei cittadini residenti all´estero. Infatti, tali enti mantengono due registri anagrafici paralleli: l'anagrafe della popolazione residente (APR) e l'AIRE; a tal fine, in ogni comune è presente l'ufficiale dell'anagrafe mentre il Sindaco, ex art. 53 comma 3 TUEL, ricopre, quale ufficiale del Governo, anche le funzioni di Ufficiale d'Anagrafe e Ufficiale dello Stato Civile, normalmente affidati con apposita delega al personale dipendente del Comune (si ricorda che, oltre a queste, esiste l'Anagrafe tributaria, che registra i dati relativi alla situazione finanziaria di singoli cittadini e imprese). La vigente disciplina dell'ufficiale dell'anagrafe è contenuta nella legge 24 dicembre 1954, n. 1228 (Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente) e nel DPR 30 maggio 1989, n. 223 (Approvazione del nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente).

Con riferimento all'Anagrafe della popolazione italiana residente all´estero (AIRE) si ricorda che questa è stata istituita nel 1990, a seguito dell'emanazione della legge 27 ottobre 1988, n. 470 (Anagrafe e censimento degli italiani all´estero) e del relativo regolamento di esecuzione, DPR. 6 settembre 1989, n. 323. L´AIRE contiene i dati dei cittadini che hanno dichiarato di voler risiedere all´estero per un periodo di tempo superiore ai dodici mesi o per i quali sia stata accertata d´ufficio tale residenza. Devono iscriversi all´AIRE: i cittadini che trasferiscono la propria residenza, da un comune italiano all´estero, per un periodo superiore all´anno; i cittadini nati e residenti fuori dal territorio nazionale, il cui atto di nascita sia stato trascritto in Italia e la cui cittadinanza italiana sia stata accertata dal competente ufficio consolare di residenza; le persone che acquisiscono la cittadinanza italiana all´estero, continuando a risiedervi; i cittadini la cui residenza all´estero sia stata giudizialmente dichiarata. In tutti i casi sopra indicati, l´iscrizione presuppone, comunque, la comunicazione, da parte dell´Ufficio consolare di residenza al comune di iscrizione, dell´esatto e completo indirizzo estero.

 

Ai sensi del comma 3 dell’art. 62 CAD, sostituito nel corso dell’esame presso il Senato, l'ANPR assicura al singolo comune la disponibilità dei dati anagrafici della popolazione residente e degli strumenti per lo svolgimento delle funzioni di competenza statale attribuite al sindaco, quale ufficiale del Governo, per la tenuta dei registri di stato civile e di popolazione e per gli adempimenti in materia elettorale, di leva militare e di statistica; l’ANPR assicura altresì la disponibilità dei dati anagrafici e dei servizi per l'interoperabilità con le banche dati tenute dai comuni per lo svolgimento delle funzioni di competenza.

L'ANPR consente esclusivamente ai comuni la certificazione dei dati anagrafici nel rispetto di quanto previsto dall'art. 33 del D.P.R. n. 223/1989, anche in modalità telematica. I comuni, inoltre, possono consentire anche mediante apposite convenzioni la fruizione dei dati anagrafici da parte dei soggetti aventi diritto.

L'art. 33 del D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223 prevede, in particolare, che l'ufficiale di anagrafe rilascia a chiunque ne faccia richiesta, fatte salve le limitazioni di legge, i certificati concernenti la residenza e lo stato di famiglia. Ogni altra posizione anagrafica può essere attestata o certificata, qualora non vi ostino gravi o particolari esigenze di pubblico interesse, dall'ufficiale di anagrafe d'ordine del sindaco.

 

L'ANPR assicura inoltre alle pubbliche amministrazioni e agli organismi che erogano pubblici servizi l'accesso ai dati contenuti nell'ANPR.

 

Il comma 4, modificato al Senato, rimette al D.P.C.M. attuativo di cui al comma 6 la disciplina delle modalità di integrazione nell'ANPR dei dati dei cittadini attualmente registrati in anagrafi istituite presso altre amministrazioni nonché dei dati relativi al numero e alla data di emissione e di scadenza della carta di identità della popolazione residente. Il comma 5 prevede che, ai fini della gestione e della raccolta informatizzata dei dati dei cittadini, le pubbliche amministrazioni alle quali si applica il CAD si avvalgono esclusivamente dell'ANPR, integrata con gli ulteriori dati a tal fine necessari.

Il comma 6 dell’art. 62 CAD, modificato dal Senato rimette a uno o più D.P.C.M. la definizione dei tempi e delle modalità di attuazione dell’articolo.

La procedura di approvazione del D.P.C.M. prevede la proposta congiunta del Ministro dell'interno, del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e del Ministro delegato all'innovazione tecnologica, il concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, l’intesa con l’Agenzia per l’Italia digitale e con la Conferenza Stato-Regioni e, per gli aspetti di interesse dei comuni, con la Conferenza Stato-città nonché i pareri dell'ISTAT e del Garante per la protezione dei dati personali.

In merito ai contenuti, si specifica che tali decreti devono provvedere anche con riferimento a:

a)   le garanzie e le misure di sicurezza da adottare nel trattamento dei dati personali, le modalità e i tempi di conservazione dei dati e l'accesso ai dati da parte delle pubbliche amministrazioni per le proprie finalità istituzionali secondo le modalità di fruibilità dei dati fissate dal CAD;

b)   i criteri per l'interoperabilità dell'ANPR con le altre banche dati di rilevanza nazionale e regionale, secondo le regole tecniche del sistema pubblico di connettività (SPC) in modo che le informazioni di anagrafe, una volta rese dai cittadini, si intendano acquisite dalle pubbliche amministrazioni senza necessità di ulteriori adempimenti o duplicazioni da parte degli stessi;

L’SPC è l'insieme di infrastrutture tecnologiche e di regole tecniche, per lo sviluppo, la condivisione, l'integrazione e la diffusione del patrimonio informativo e dei dati della pubblica amministrazione, necessarie per assicurare l'interoperabilità di base ed evoluta e la cooperazione applicativa dei sistemi informatici e dei flussi informativi, garantendo la sicurezza, la riservatezza delle informazioni, nonché la salvaguardia e l'autonomia del patrimonio informativo di ciascuna pubblica amministrazione. Le regole tecniche e di sicurezza per il funzionamento del Sistema pubblico di connettività sono state dettate dal DPCM del 1 aprile 2008.

c)   l'erogazione di altri servizi resi disponibili dall'ANPR, tra i quali il servizio di invio telematico delle attestazioni e delle dichiarazioni di nascita e dei certificati di morte, compatibile con il servizio di trasmissione telematica dei certificati di malattia.

 

L’articolo 2, comma 4, prevede, altresì, che il D.P.C.M. in sede di prima applicazione deve essere adottato entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto.

 

Il comma 2 dell’art. 2 sostituisce, poi, il riferimento all’INA con il riferimento all’istituenda ANPR nell’ambito della disposizione del CAD concernente la base di dati di interesse nazionale.

In breve si ricorda che, ai sensi dell’art. 60 del CAD, per base di dati di interesse nazionale s’intende l'insieme delle informazioni raccolte e gestite digitalmente dalle pubbliche amministrazioni, omogenee per tipologia e contenuto e la cui conoscenza è utilizzabile dalle pubbliche amministrazioni, anche per fini statistici, per l'esercizio delle proprie funzioni e nel rispetto delle competenze e delle normative vigenti.

Si osserva peraltro che il riferimento all’INA è contenuto in diverse altre disposizioni dell’ordinamento.

 

Il comma 3 dell’articolo 2, modificato dal Senato, con disposizione immediatamente efficace, prevede che le comunicazioni ai comuni delle attestazioni e delle dichiarazioni di nascita e dei certificati di morte da parte della struttura sanitaria e del medico necroscopo si svolgano esclusivamente in via telematica e rimette a un decreto interministeriale, d'intesa con la Conferenza Stato – città, la fissazione delle relative modalità tecniche.

 

Il comma 5, prevede che, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame, con regolamento governativo di esecuzione, venga modificato il regolamento anagrafico della popolazione residente (DPR 30 maggio 1989, n. 223), al fine di adeguarne la disciplina alle modifiche apportate dal comma 1 all’art. 62 del CAD.

 

L’articolo 2, comma 6 – modificando l’art. 32 del testo unico degli enti locali (TUEL) - prevede infine che, in caso di unione di comuni, i sindaci possono delegare, previa apposita convenzione, le funzioni di ufficiale dello stato civile e di anagrafe a personale idoneo dell'unione o di singoli comuni associati.

Rimangono ferme, in tal caso, le previsioni dell'art. 1, comma 3, e 4, comma 2, del DPR n. 396 del 2000.

 

Il citato art. 1, comma 3 stabilisce che le funzioni di ufficiale dello stato civile possono essere delegate ai dipendenti a tempo indeterminato e, in caso di esigenze straordinarie e temporalmente limitate, a tempo determinato del comune, previo superamento di apposito corso, o al presidente della circoscrizione ovvero ad un consigliere comunale che esercita le funzioni nei quartieri o nelle frazioni, o al segretario comunale.

L'art. 4, comma 2 prevede, poi, che fino alla conclusione dei corsi di formazione, il sindaco può delegare le funzioni di ufficiale dello stato civile a coloro che, alla data di entrata in vigore del regolamento per la revisione e la semplificazione dell'ordinamento dello stato civile, abbiano svolto per almeno cinque anni le funzioni di ufficiale dello stato civile ovvero le abbiano svolte per un periodo inferiore ed abbiano frequentato uno dei corsi di aggiornamento professionale organizzati dal Ministero dell'interno.

 

Il comma 7, ai fini dell’attuazione dell’articolo, prevede uno stanziamento di 15 milioni di euro per il 2013, di 3 milioni annui dal 2014.

 

Attinenti alla Anagrafe nazionale della popolazione residente sono altresì le disposizioni recate dall'articolo 4, v. infra.


 

Articolo 2-bis
(Agenzia per l’Italia digitale)

 

 

L’articolo 2-bis affida all’Agenzia per l’Italia digitale la predisposizione, entro 90 giorni dalla conversione del decreto delle regole tecniche per l’identificazione, tra le Basi di dati di interesse nazionale come definite dal Codice dell’amministrazione digitale (D.Lgs. n. 82/2005),[15] della basi critiche.

 

Le regole tecniche dovranno in particolare definire:

§       le modalità di aggiornamento;

§       la garanzia della qualità dei dati presenti, secondo standard internazionali.

 

La qualificazione di una base di dati come critica sembra legata alla problematicità della sua conservazione.

 

L’articolo 60 definisce base di dati di interesse nazionale l'insieme delle informazioni raccolte e gestite digitalmente dalle pubbliche amministrazioni, omogenee per tipologia e contenuto e la cui conoscenza e' utilizzabile dalle pubbliche amministrazioni, anche per fini statistici, per l'esercizio delle proprie funzioni e nel rispetto delle competenze e delle normative vigenti. Le basi di dati vengono identificate con D.P.C.M. su proposta del presidente del Consiglio dei ministri o del ministro delegato per l'innovazione e le tecnologie, di concerto con i ministri di volta in volta interessati, d'intesa con la Conferenza unificata, nelle materia di sua competenza, sentito il Garante per la protezione dei dati personali e l’ISTAT. In sede di prima applicazione sono comunque individuati come basi di dati di interesse nazionale: a) repertorio nazionale dei dati territoriali; b) anagrafe nazionale della popolazione residente istituita dal presente provvedimento; c) banca dati nazionale dei contratti pubblici; d) casellario giudiziale; e) registro delle imprese; f) gli archivi automatizzati in materia di immigrazione e di asilo.


 

Articolo 3
(
Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni
e Archivio nazionale dei numeri civici delle strade urbane
)

 

 

L'articolo 3 rimette ad un regolamento di delegificazione il riordino del Sistema statistico nazionale, e quindi, dell'ISTAT (comma 4); prevede altresì l’introduzione del cd. censimento permanente, ossia di un censimento della popolazione e delle abitazioni continuo, a cadenza annuale e le modalità definizione dei contenuti dell’Archivio nazionale delle strade e dei numeri civici (ANNCSU) (commi 1-3); istituisce nuovamente la Commissione per la garanzia della qualità dell’informazione statistica (comma 6).

 

L’articolo 3, comma 1, modificato nel corso dell’esame al Senato, rimette a un decreto del Presidente del Consiglio, da adottarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione, la definizione dei tempi di realizzazione del censimento della popolazione e delle abitazioni, da effettuarsi dall’ISTAT con cadenza annuale e nel rispetto delle raccomandazioni internazionali e dei regolamenti europei. Viene così introdotto il cd. censimento permanente.

Il procedimento di emanazione del DPCM prevede la proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e del Ministro dell'economia e delle finanze, il parere del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ISTAT, e l’intesa con la Conferenza unificata.

 

Intendimento della disposizione, a detta della relazione illustrativa, è rendere più tempestiva e costante la produzione dei risultati censuari nonché ridurne i costi complessivi.

Secondo primi calcoli basati sull’esperienza acquisita con le innovazioni introdotte per il censimento del 2011, è stimabile un costo annuale del censimento permanente (a prezzi 2011) pari a circa 40 milioni di euro. Moltiplicando tale valore per dieci anni, si otterrebbe un costo di 400 milioni, con un risparmio complessivo rispetto al costo del censimento 2011 (stimabile in 590 milioni) di oltre il 30 per cento.

Si ricorda, altresì, che l'art. 15, comma 1, lett. b), del D.Lgs. n. 322/1989 stabilisce che l'ISTAT provvede alla esecuzione dei censimenti e delle altre rilevazioni statistiche previste dal programma statistico nazionale ed affidate alla esecuzione dell'Istituto.

 

Il menzionato D.P.C.M. è, altresì, chiamato, ai sensi del comma 2, a stabilire i contenuti dell’Archivio nazionale dei numeri civici delle strade urbane (ANNCSU) (in origine il testo faceva riferimento all’ANSC, Archivio nazionale delle strade e dei numeri civici), realizzato e aggiornato dall’ISTAT e dall’Agenzia del territorio, nonché gli obblighi e le modalità di conferimento degli indirizzari e stradari comunali tenuti dai singoli comuni ai sensi del regolamento anagrafico della popolazione residente (D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223); le modalità di accesso dei soggetti autorizzati; i criteri per l’interoperabilità con le altre banche dati di rilevanza nazionale e regionale.

Per la realizzazione dell'ANNCSU l'ISTAT può stipulare apposite convenzioni con concessionari di servizi pubblici dotati di un archivio elettronico con dati toponomastici puntuali sino a livello di numero civico su tutto il territorio nazionale, provvedendo nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie previste dalla legislazione vigente.

 

L'Archivio nazionale degli stradari e dei numeri civici (ANSC) è costituito dall'unione dei singoli stradari comunali ed è soggetto a periodico aggiornamento da parte dei comuni. Esso è frutto della collaborazione tra l'Agenzia del Territorio (istituita a seguito della riforma del ministero dell'economia e delle finanze, quale ente pubblico erogatore di servizi catastali, cartografici e di pubblicità immobiliare, quindi preposto tra l'altro all'anagrafe integrata dei beni immobiliari) e l'ISTAT, formalizzata con la convenzione stipulata tra i due enti il 21 giugno 2010. Per la certificazione e l'aggiornamento nel tempo dell'archivio nazionale degli stradari, nelle more dell'adeguamento del servizio al Sistema pubblico di connettività, sono, inoltre, state predisposte specifiche funzionalità sull'infrastruttura tecnologica denominata “Portale per i Comuni”, messo a disposizione dall'Agenzia del Territorio.

Si segnala, altresì, che nell'ambito del Piano di e-government 2009-2012, l'Agenzia del Territorio ha raggiunto un accordo con DigitPA per costruire un archivio nazionale degli stradari informatizzato e codificato, che risponda all‘esigenza di poter disporre di un riferimento unico, utile alla standardizzazione della chiave di indirizzo all'interno dei propri archivi, consentendo una migliore integrazione tra le banche dati.

 

Il comma 3 prescrive che per le attività preparatorie per l’introduzione del censimento permanente e per la realizzazione dell’ANNCSU si provvede nell’ambito delle risorse già stanziate per l’indizione del 15° Censimento generale (art. 50 D.L. n. 78/2010).

Si ricorda che l'art. 50 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), ha autorizzato la spesa di 200 milioni di euro per l'anno 2011, di 277 milioni per l'anno 2012 e di 150 milioni per l'anno 2013 in occasione dell’indizione del 15° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni, di cui al Regolamento (CE) 9 luglio 2008, n. 763/08[16] oltre al 9° censimento generale dell'industria e dei servizi e al censimento delle istituzioni non-profit.

 

Il comma 4, modificato al Senato, demanda a un regolamento governativo di delegificazione, da emanare entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione, la riforma dell’organizzazione del Sistema statistico nazionale, dettando i relativi principi.

Il provvedimento deve essere adottato su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo economico, previa intesa con la Conferenza unificata e previo parere del Garante per la protezione dei dati personali.

 

In materia di rilevazioni statistiche, si rammenta che il D.Lgs. n. 322 del 1989[17] ha istituito il Sistema Statistico Nazionale (SISTAN), che mira a razionalizzare la produzione e la diffusione dell’informazione statistica ufficiale mediante un disegno di coordinamento organizzativo e funzionale che coinvolge l’intera organizzazione pubblica.

Una posizione centrale del SISTAN è riservata all’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) che si pone quale punto di riferimento di tutta l’attività, e al quale sono innanzitutto affidate le tradizionali attribuzioni in materia di elaborazione statistica, dall’esecuzione dei censimenti e di altre importanti rilevazioni (ad esempio, le indagini campionarie sulle famiglie e sulle imprese), alla pubblicazione e diffusione delle ricerche e degli studi effettuati da esso o da altri uffici del SISTAN che non possono provvedervi direttamente. In particolare, gli uffici di statistica presso le amministrazioni centrali dello Stato e presso le aziende autonome sono posti alle dipendenze funzionali dell’ISTAT, il quale esercita poteri di indirizzo e coordinamento nei confronti degli uffici statistici regionali e delle province autonome.

 

La normativa cui mira l’intervento di riordino è contenuta soprattutto nel sopra menzionato D.Lgs. n. 322 del 1989 che, sino a oggi, non è stato oggetto di interventi organici di revisione; difatti, il DPR 7 settembre 2010 n. 166[18] di riordino dell'ISTAT, composto da soli sei articoli, reca alcuni limitati aspetti prevalentemente relativi a composizione numerica di organi e personale (si rinvia alla scheda sub art. 1, comma 3, per una ulteriore disamina).

 

I principi e criteri direttivi indicati tendono a implementare il funzionamento dell’apparato statistico al fine di perseguire le seguenti specifiche finalità:

a)   rafforzare l'indipendenza professionale dell'ISTAT e degli enti e degli uffici di statistica del SISTAN;

b)   migliorare gli assetti organizzativi dell'ISTAT e rafforzarne i compiti di indirizzo e coordinamento tecnico-metodologico;

c)   favorire l'armonizzazione del funzionamento del SISTAN con i principi europei in materia di organizzazione e di produzione delle statistiche ufficiali;

d)   semplificare e razionalizzare la procedura di adozione del Programma Statistico Nazionale e la disciplina in materia di obbligo a fornire i dati statistici;

e)   migliorare i servizi resi al pubblico dal SISTAN;

f)     adeguare alla normativa europea e alle raccomandazioni internazionali la disciplina in materia di tutela del segreto statistico, di protezione dei dati personali e amministrativi oggetto di trattamento per finalità statistiche.

Infine, il comma 5 prescrive che quanto sopra dettato dovrà essere attuato con invarianza di spesa.

 

Il comma 6 prevede la reistituzione della Commissione per la garanzia dell’informazione statistica, riscrivendo l’art. 12 del D.Lgs. n. 322/1989, recante la relativa disciplina (cfr. tabella).

Si ricorda che la Commissione avrebbe dovuto essere soppressa alla scadenza, in base alle disposizioni del decreto-legge sulla cd. spending review (art. 12, comma 20, D.L. 95/2012).

 

In particolare:

§      viene lievemente modificato il nome della Commissione, che diviene Commissione per la garanzia della qualità dell'informazione statistica;

§      viene meno il riferimento esplicito all’istituzione della Commissione presso la Presidenza del Consiglio, anche se le funzioni di segreteria restano affidate al Segretariato generale presso la Presidenza, che istituisce a tal fine una struttura di segreteria (e non più un ufficio che può avvalersi di esperti esterni);

§      le funzioni dell’organo restano sostanzialmente invariate, anche se viene meno il riferimento esplicito alla vigilanza sulla qualità delle metodologie statistiche e delle tecniche informatiche adottate e vengono diversamente delineate le funzioni in materia di segreto statistico e tutela dei dati personali;

Per quest'ultimo profilo, secondo la relazione illustrativa, le disposizioni del presente comma sono volte al rafforzamento della "funzione di regolazione svolta dall’ISTAT, al fine di migliorare il coordinamento e l’integrazione delle fonti di produzione statistica e ridefinire il sistema delle regole di privacy in ambito statistico, anche attraverso la revisione e l’eventuale integrazione del “Codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali a scopi statistici e di ricerca scientifica”, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (allegato A.3), in linea con le migliori pratiche e le più recenti raccomandazioni internazionali ed europee in materia di “confidenzialità” dei dati statistici".

§      il numero dei membri della Commissione è ridotto da 9 a 5;

§      è ripristinata la disposizione che disciplina la durata in carica dei membri, determinata in 5 anni, e prevede la non confermabilità.

Il testo originario dell’art. 12, comma 5 del D.Lgs. 322/1989 prevedeva che i membri della commissione durassero in carica sei anni senza possibilità di essere confermati. Successivamente il regolamento per il riordino degli organismi operanti presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri di cui al DPR 14 maggio 2007, n. 84, all’art. 6 ha previsto la soppressione di tale comma.

§      è previsto che la partecipazione alla Commissione è gratuita e che gli eventuali rimborsi spese per la partecipazione dei membri alle riunioni sono a carico dell’ISTAT.

Il testo modificato prevedeva che i compensi per i membri della commissione, determinati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell’economia, sono posti a carico del bilancio dell'ISTAT.

 

Le nuove disposizioni si applicano peraltro a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione.

 

 

D.Lgs. 6 settembre 1989, n. 322

Testo vigente prima dell’emanazione
del D.L. 179/2012

Testo risultante dalle modifiche apportate dal D.L. 179/2012

 

 

Articolo 12
Commissione per la garanzia dell'informazione statistica

Articolo 12
Commissione per la garanzia dell'informazione statistica

1. Al fine di garantire il principio della imparzialità e della completezza dell'informazione statistica è istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la commissione per la garanzia dell'informazione statistica. In particolare, la commissione vigila:

1. E' istituita la Commissione per la garanzia della qualità dell'informazione statistica avente il compito di:

a) sulla imparzialità e completezza dell'informazione statistica e contribuisce alla corretta applicazione delle norme che disciplinano la tutela della riservatezza delle informazioni fornite all'ISTAT e ad altri enti del Sistema statistico nazionale, segnalando anche al Garante per la protezione dei dati personali i casi di inosservanza delle medesime norme o assicurando altra collaborazione nei casi in cui la natura tecnica dei problemi lo richieda;

a) vigilare sull'imparzialità, sulla completezza e sulla qualità dell'informazione statistica, nonché sulla sua conformità con i regolamenti, le direttive e le raccomandazioni degli organismi internazionali e comunitari, prodotta dal Sistema statistico nazionale;

b) sulla qualità delle metodologie statistiche e delle tecniche informatiche impiegate nella raccolta, nella conservazione e nella diffusione dei dati;

b) contribuire ad assicurare il rispetto della normativa in materia di segreto statistico e di protezione dei dati personali, garantendo al Presidente dell'Istat e al Garante per la protezione dei dati personali la più ampia collaborazione, ove richiesta;

c) sulla conformità delle rilevazioni alle direttive degli organismi internazionali e comunitari.

c) esprimere un parere sul Programma statistico nazionale predisposto ai sensi dell'articolo 13

cfr. comma 6

d) redigere un rapporto annuale, che si allega alla relazione di cui all'articolo 24

2. La commissione, nell'esercizio delle attività di cui al comma 1, può formulare osservazioni e rilievi al presidente dell'ISTAT, il quale provvede a fornire i necessari chiarimenti entro trenta giorni dalla comunicazione, sentito il comitato di cui all'art. 17; qualora i chiarimenti non siano ritenuti esaustivi, la commissione ne riferisce al Presidente del Consiglio dei Ministri.

2. La Commissione, nell'esercizio dei compiti di cui al comma 1, può formulare osservazioni e rilievi al Presidente dell'ISTAT, il quale provvede a fornire i necessari chiarimenti entro trenta giorni dalla comunicazione, sentito il Comitato di cui all'articolo 3 del regolamento di cui al D.P.R. 7 settembre 2010, n. 166; qualora i chiarimenti non siano ritenuti esaustivi, la Commissione ne riferisce al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Esprime inoltre parere sul programma statistico nazionale ai sensi dello art. 13, ed è sentita ai fini della sottoscrizione dei codici di deontologia e di buona condotta relativi al trattamento dei dati personali nell'ambito del Sistema statistico nazionale.

3. La Commissione é sentita ai fini della sottoscrizione dei codici di deontologia e di buona condotta relativi al trattamento dei dati personali nell'ambito del Sistema statistico nazionale.

3. La commissione è composta di nove membri, nominati entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, dei quali sei scelti tra professori ordinari in materie statistiche, economiche ed affini o direttori di istituti di statistica o di ricerca statistica non facenti parte del Sistema statistico nazionale, e tre tra alti dirigenti di enti e amministrazioni pubbliche, che godano di grande prestigio e competenza nelle discipline e nei campi collegati alla produzione, diffusione e analisi delle informazioni statistiche e che non siano preposti ad uffici facenti parte del Sistema statistico nazionale. Possono essere nominati anche cittadini di Paesi comunitari che abbiano i medesimi requisiti.

4. Il presidente della commissione è eletto dagli stessi membri.

5. Soppresso.

4. La Commissione é composta da cinque membri, nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e scelti tra professori ordinari in materie statistiche, economiche ed affini o tra direttori di istituti di statistica o di ricerca statistica non facenti parte del Sistema statistico nazionale, ovvero tra alti dirigenti di enti e amministrazioni pubbliche, che godano di particolare prestigio e competenza nelle discipline e nei campi collegati alla produzione, diffusione e analisi delle informazioni statistiche e che non siano preposti a uffici facenti parte del Sistema statistico nazionale. Possono essere nominati anche cittadini di Paesi dell'Unione europea in possesso dei medesimi requisiti. I membri della Commissione restano in carica per cinque anni e non possono essere riconfermati. Il Presidente é eletto dagli stessi membri.

6. La commissione si riunisce almeno due volte all'anno e redige un rapporto annuale, che si allega alla relazione al Parlamento sull'attività dell'ISTAT.

7. Partecipa alle riunioni il presidente dell'ISTAT.

5. La Commissione si riunisce almeno due volte all'anno e alle riunioni partecipa il Presidente dell'ISTAT. Il Presidente della Commissione partecipa alle riunioni del Comitato di cui al comma 2.

8. Alle funzioni di segreteria della commissione provvede il Segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che istituisce, a questo fine, un apposito ufficio, che può avvalersi anche di esperti esterni ai sensi della legge 23 agosto 1988, n. 400.

6. Alle funzioni di segreteria della Commissione provvede il Segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri che istituisce, a questo fine, un'apposita struttura di segreteria.

9. I compensi di cui all'art. 20 per i membri della commissione sono posti a carico del bilancio dell'ISTAT.

7. La partecipazione alla Commissione é gratuita e gli eventuali rimborsi spese del Presidente e dei componenti derivanti dalle riunioni di cui al comma 5 sono posti a carico del bilancio dell'ISTAT.


 

Articolo 4
(
Domicilio digitale del cittadino)

 

 

L'articolo 4 riconosce ad ogni cittadino la facoltà di indicare alla pubblica amministrazione un proprio indirizzo di posta elettronica certificata (PEC), da eleggere come domicilio digitale, cui le pubbliche amministrazioni e i gestori di pubblici servizi sono tenuti ad inviare le comunicazioni dal 1° gennaio 2013, e consente alle amministrazioni di predisporre le comunicazioni ai cittadini, in mancanza di domicilio digitale, come documenti informatici sottoscritti con firma digitale o elettronica avanzata, da inviare per posta in copia analogica.

 

In particolare, il comma unico dell’articolo, modificato al Senato, introduce un nuovo art. 3-bis nel CAD, che, al comma 1 introduce la facoltà dei cittadini di indicare alla pubblica amministrazione un proprio indirizzo di posta elettronica certificata (PEC), quale domicilio digitale, facendo espresso riferimento alla PEC rilasciata ai sensi dell'art. 16-bis, comma 5, del D.L. n. 185/2008.

 

Si ricorda che la posta elettronica certificata (PEC) è il sistema che consente di inviare e-mail con valore legale equiparato ad una raccomandata con ricevuta di ritorno, come stabilito dalla vigente normativa (DPR 11 febbraio 2005, n. 68). In particolare, ai sensi dell’art. 1, comma 1, lett. v-bis) del CAD, come modificato dal D.Lgs. 235/2010, la PEC è un sistema di comunicazione in grado di attestare l'invio e l'avvenuta consegna di un messaggio di posta elettronica e di fornire ricevute opponibili ai terzi; la nuova formulazione del comma 3 dell’art. 47 del CAD prescrive alle pubbliche amministrazioni e di istituire e pubblicare nell'Indice PA almeno una casella di posta elettronica certificata per ciascun registro di protocollo.

Nonostante il servizio PEC presenti forti similitudini con la tradizionale posta elettronica, ha caratteristiche aggiuntive, tali da fornire agli utenti la certezza – a valore legale - dell’invio e della consegna (o della mancata consegna) delle e-mail al destinatario. Difatti, ai sensi del combinato disposto degli artt. 6 e 48 del CAD, le pubbliche amministrazioni, con i soggetti che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo ai sensi della vigente normativa tecnica, utilizzano la PEC che ha il medesimo valore legale della raccomandata con ricevuta di ritorno con attestazione dell'orario esatto di spedizione e, grazie ai protocolli di sicurezza utilizzati, garantisce la certezza del contenuto non rendendo possibili modifiche al messaggio, sia per quanto riguarda i contenuti che eventuali allegati; inoltre, la PEC garantisce, in caso di contenzioso, l'opponibilità a terzi del messaggio.

Il termine certificata si riferisce al fatto che il gestore del servizio rilascia al mittente una ricevuta che costituisce prova legale dell’avvenuta spedizione del messaggio ed eventuali allegati. Allo stesso modo, il gestore della casella PEC del destinatario invia al mittente la ricevuta di avvenuta consegna. I gestori certificano quindi con le proprie "ricevute" che il messaggio: è stato spedito; è stato consegnato; non è stato alterato. In ogni avviso inviato dai gestori è apposto anche un riferimento temporale che certifica data ed ora di ognuna delle operazioni descritte. I gestori inviano ovviamente avvisi anche in caso di errore in una qualsiasi delle fasi del processo (accettazione, invio, consegna) in modo che non possano esserci dubbi sullo stato della spedizione di un messaggio. Nel caso in cui il mittente dovesse smarrire le ricevute, la traccia informatica delle operazioni svolte, conservata dal gestore per 30 mesi, consentirà la riproduzione, con lo stesso valore giuridico, delle ricevute stesse.

Si ricorda che già la L. 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), al fine di conseguire il contenimento dei costi delle amministrazioni e implementare l’utilizzo della PEC, all’art. 2 commi 589 e 590, recava disposizioni volte a sanzionare, attraverso una riduzione delle risorse finanziarie, il mancato uso da parte delle pubbliche amministrazioni delle modalità di trasmissione informatica dei documenti.

Successivamente il D.L. n. 185/2008 (Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale), all’art. 16-bis, per favorire la realizzazione degli obiettivi di massima diffusione delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni, previsti dal CAD, prevede che ai cittadini che ne facciano richiesta sia attribuita una casella di posta elettronica certificata o analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrità del contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilità con analoghi sistemi internazionali. Al provvedimento di cui sopra ha fatto seguito il DPCM 6 maggio 2009 recante Disposizioni in materia di rilascio e di uso della casella di posta elettronica certificata assegnata ai cittadini il quale ha definito le modalità di rilascio e di utilizzo della casella di posta elettronica certificata, assegnata ai cittadini ai sensi dell’art. 16-bis, commi 5-6 del D.L. 185/2009, con particolare riguardo alle categorie a rischio di esclusione ai sensi dell’art. 8 del CAD, nonché le modalità di attivazione del servizio mediante procedure di evidenza pubblica, anche utilizzando strumenti di finanza di progetto.

Anche la L. 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile) con l’art. 34 ha introdotto disposizioni per favorire le relazioni tra le pubbliche amministrazioni e gli utenti attraverso un maggiore utilizzo della posta elettronica certificata come strumento di comunicazione e per permettere al pubblico di conoscere i tempi di risposta, le modalità di lavorazione delle pratiche e i servizi disponibili.

Anche il D.L. n. 78/2009 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali), modificando il CAD ha previsto, ai fini della presentazione telematica di istanze e dichiarazioni alle pubbliche amministrazioni, l’identificazione del cittadino tramite le credenziali per l’accesso alla sua utenza personale di posta elettronica certificata istituendo, a fini di trasparenza amministrativa, un Indice degli indirizzi delle pubbliche amministrazioni, gestito dal soppresso CNIPA.

Da ultimo l’art. 47-quinquies (Organizzazione e finalità dei servizi in rete) del D.L. n. 5/2012, novellando l'art. 63 del CAD, ha disposto che le amministrazioni pubbliche nonché le società partecipate, a partire dal 1o gennaio 2014, utilizzino esclusivamente i canali e i servizi telematici, ivi inclusa la posta elettronica certificata, per determinate tipologie di atti (presentazione di denunce, garanzie fideiussorie, richieste di certificazioni) prescrivendone, altresì, l’utilizzazione esclusiva anche per gli atti, comunicazioni o servizi resi. La medesima disposizione ha prescritto che deroghe e eventuali limitazioni al principio di esclusività devono essere stabilite con DPCM sentita la Conferenza unificata, entro 180 giorni dalla pubblicazione del D.L. 5/2012, anche al fine di escludere l’insorgenza di nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Il DPCM non risulta peraltro ancora emanato.

Sulla PEC delle imprese, si consulti la scheda relativa all'art. 5.

 

Ai sensi del comma 2 il domicilio digitale è inserito nell’anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR) (cfr. articolo 2 sopra) e reso disponibile a tutte le amministrazioni e ai gestori di pubblici servizi, tramite servizi di accesso telematico.

Il comma 3 rimette a un decreto interministeriale, sentita l’Agenzia per l’Italia digitale, la definizione delle modalità di comunicazione, variazione e cancellazione del proprio domicilio digitale da parte del cittadino, nonché le modalità di consultazione dell’ANPR da parte delle pubbliche amministrazioni e dei gestori o esercenti di pubblici servizi ai fini del reperimento del domicilio digitale dei cittadini.

 

Il comma 4. modificato in sede referente al Senato, prevede che, dal 1° gennaio 2013, salvo i casi in cui è prevista ex lege una diversa modalità di comunicazione o di pubblicazione in via telematica, le amministrazioni pubbliche e i gestori o esercenti di pubblici servizi comunicano con il cittadino esclusivamente tramite il domicilio digitale dallo stesso dichiarato, anche per quanto concerne i provvedimenti limitativi della sfera giuridica dei privati, senza oneri di spedizione a suo carico. Ogni altra forma di comunicazione non può produrre effetti pregiudizievoli per il destinatario e l'utilizzo di differenti modalità di comunicazione rientra tra i parametri di valutazione della performance dirigenziale ai sensi dell’ art. 11, comma 9, del D.Lgs. n. 150/2009 (cd. decreto Brunetta), che prevede il divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti in mancato assolvimento di obblighi di pubblicazione, tra cui quelli relativi alla PEC.

 

Nel corso dell’esame in sede referente presso il Senato, all’articolo in esame sono stati aggiunti tre nuovi commi volti a disciplinare la eventualità in cui non sia stato creato il domicilio digitale.

Il comma 4-bis prevede, infatti, che, in assenza del domicilio digitale di cui al comma 1, le amministrazioni possono predisporre le comunicazioni verso i cittadini come documenti informatici sottoscritti con firma digitale o firma elettronica avanzata, da conservare nei propri archivi, e inviare agli stessi, per posta ordinaria o raccomandata A.R., copia analogica di tali documenti sottoscritti con firma autografa sostituita a mezzo stampa predisposta secondo le disposizioni di cui all'articolo 3 del D.Lgs. 12 dicembre 1993, n. 39.

 

Il citato articolo 3 stabilisce, in via generale, che gli atti amministrativi adottati da tutte le pubbliche amministrazioni sono di norma predisposti tramite i sistemi informativi automatizzati. Prevede, altresì, che nell'ambito delle pubbliche amministrazioni l'immissione, la riproduzione su qualunque supporto e la trasmissione di dati, informazioni e documenti mediante sistemi informatici o telematici, nonché l'emanazione di atti amministrativi attraverso i medesimi sistemi, devono essere accompagnate dall'indicazione della fonte e del responsabile dell'immissione, riproduzione, trasmissione o emanazione. Se per la validità di tali operazioni e degli atti emessi sia prevista l'apposizione di firma autografa, la stessa è sostituita dall'indicazione a stampa, sul documento prodotto dal sistema automatizzato, del nominativo del soggetto responsabile.

 

Ai sensi del comma 4-ter le predette disposizioni soddisfano a tutti gli effetti di legge gli obblighi di conservazione e di esibizione dei documenti previsti dalla legislazione vigente laddove la copia analogica inviata al cittadino contenga una dicitura che specifichi che il documento informatico, da cui la copia è tratta, è stato predisposto e conservato presso l'amministrazione in conformità alle regole tecniche di cui al CAD.

Il successivo comma 4-quater stabilisce che le modalità di predisposizione della copia analogica di cui sopra soddisfano le condizioni di cui all'articolo 23-ter, comma 5, del CAD salvo i casi in cui il documento rappresenti, per propria natura, una certificazione rilasciata dall'amministrazione da utilizzarsi nei rapporti tra privati.

Il menzionato art. 23-ter, comma 5, prescrive che, al fine di assicurare la provenienza e la conformità all'originale, sulle copie analogiche di documenti informatici, è apposto a stampa, sulla base dei criteri definiti con linee guida emanate da DigitPA (ora Agenzia per l’Italia digitale), un contrassegno generato elettronicamente, formato nel rispetto delle regole tecniche stabilite ai sensi dell'articolo 71 e tale da consentire la verifica automatica della conformità del documento analogico a quello informatico.

 

Il comma 5 reca una clausola di invarianza finanziaria.


 

Articolo 5
(Posta elettronica certificata - indice nazionale degli indirizzi delle imprese e dei professionisti)

 

 

L’articolo 5 estende alle imprese individuali l’obbligo, già previsto per le società, di depositare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) presso il registro delle imprese o l'albo delle imprese artigiane. Viene inoltre istituito il pubblico elenco denominato Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INI-PEC) delle imprese e dei professionisti, presso il Ministero per lo sviluppo economico.

 

In particolare il comma 1 estende anche alle imprese individuali il suddetto obbligo stabilito per le imprese costituite in forma societaria dall’art. 16, comma 6, del D.L. n. 185/2008, senza ricorrere alla tecnica della novellazione.

 

L’art. 16 (Riduzione dei costi amministrativi a carico delle imprese) del D.L. 185/2008, al comma 6, impone già alle imprese costituite in forma societaria l’obbligo di indicare nella domanda di iscrizione al registro delle imprese il proprio indirizzo di posta elettronica certificata o analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrità del contenuto delle stesse. Entro tre anni dalla data di entrata in vigore del D.L. n.185/2008 (e cioè entro il 29 novembre 2011) tutte le imprese, già costituite in forma societaria alla medesima data di entrata in vigore, avrebbero dovuto comunicare al registro delle imprese l'indirizzo di posta elettronica certificata.

L’art. 37 del D.L. n. 5/2012 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo) ha aggiunto il comma 6-bis, all’articolo 16 del D.L. 185/2008 prevedendo che l’ufficio del registro delle imprese, che riceve una domanda di iscrizione da parte di un'impresa costituita in forma societaria, sospenda la domanda di iscrizione se le stesse imprese non abbiano provveduto a comunicare l’indirizzo di posta elettronica certificata (la domanda rimane sospesa per tre mesi fino a quando l’impresa non provvede a comunicare l’indirizzo di posta elettronica certificata). Ciò in luogo dell'irrogazione della sanzione prevista dall'articolo 2630 del codice civile ("Omessa esecuzione di denunce, comunicazioni e depositi) che prevede che chiunque, essendovi tenuto per legge a causa delle funzioni rivestite in una società o in un consorzio, omette di eseguire, nei termini prescritti, denunce, comunicazioni o depositi presso il registro delle imprese, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 103 euro a 1.032 euro.

Oltre a quanto riportato, si segnala che il medesimo art. 16, al comma 10, assicura la consultazione telematica libera e gratuita (da parte delle pubbliche amministrazioni, delle imprese e dei cittadini) degli indirizzi di posta elettronica certificata presenti nel registro delle imprese o negli albi o elenchi costituiti ai sensi dell’art. 16 stesso. Il comma 11 del medesimo articolo ha abrogato, poi, il comma 4 dell’articolo 4 del regolamento per l’utilizzo della posta elettronica certificata, di cui al D.P.R. 68/2005 (ai sensi del quale le imprese possono dichiarare la volontà di accettare, nei reciproci rapporti, l’invio di posta elettronica certificata, mediante indicazione nell’atto di iscrizione al registro delle imprese) mentre il comma 12, novellando l’art. 23 del CAD, al fine di semplificare gli oneri amministrativi per le imprese e, in generale, per tutti i soggetti tenuti per legge alla conservazione di atti e documenti, ha eliminato anche la distinzione tra originali unici e non unici di modo che qualsiasi documento “analogico” sia sostituibile da una copia su supporto informatico se la conformità è assicurata dal detentore mediante ricorso alla firma digitale (viene tuttavia introdotta una possibile eccezione per talune tipologie di documenti analogici originali unici, per le quali emergano “esigenze di natura pubblicistica”).

 

Quindi, ai sensi del comma 2, primo periodo, le imprese individuali che presentano la domanda di prima iscrizione al registro delle imprese o all'albo delle imprese artigiane dopo la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame sono tenute ad indicare l’indirizzo PEC[19], mentre quelle già iscritte sono tenute a farlo entro il 30 giugno 2013

.

Il secondo periodo del comma 2 prevede che l’'ufficio del registro delle imprese che riceve una domanda di iscrizione da parte di un'impresa individuale che non ha “iscritto” il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, in luogo dell'irrogazione della sanzione prevista dall'articolo 2630 del codice civile, ne sospende la domanda.

La sospensione dura fino all’integrazione, cioè al deposito, del dato mancante e, comunque per quarantacinque giorni. Decorso tale periodo la domanda si intende non presentata, “in attesa che essa sia integrata con l'indirizzo di posta elettronica certificata”.

La formulazione del secondo periodo annette alla mancanza dell’indirizzo PEC, protratta per 40 giorni, da un lato un effetto di mancata presentazione della domanda, dall’altro un effetto di pendenza della domanda stessa, effetti la cui coesistenza appare meritevole di una valutazione di compatibilità.

Appare inoltre meritevole di una valutazione di opportunità la previsione di regimi differenziati, quanto agli effetti della mancanza dell’indirizzo PEC, previsti da un lato dal comma 2 secondo periodo per le domande di iscrizione di imprese individuali e, dall’altro, dal comma 6 bis dell’art. 16 sopra richiamato per le domande di iscrizione di imprese aventi forma societaria.

 

Il comma 3, infine, novella il CAD, introducendo l’articolo 6 bis, mediante l’istituzione di un indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti (INI-PEC).

Si tratta di una modalità che attinge alle misure normative vigenti, consentendo alla pubblica amministrazione un accesso unico ai dati dei professionisti e delle imprese.

 

Va rammentato che l'art. 6 del CAD stabilisce che le pubbliche amministrazioni centrali utilizzano la PEC per ogni scambio di documenti e informazioni con i soggetti interessati che ne fanno richiesta e che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo di PEC; in tal caso il servizio deve essere utilizzato dalle amministrazioni per la trasmissione telematica di comunicazioni che necessitano di una ricevuta di invio e di una ricevuta di consegna, come previsto dall'art. 48 del CAD. Uno dei due requisiti (l'aver previamente comunicato il proprio indirizzo PEC) potrebbe doversi considerare integrato, appena il dato conferito ai soli fini del registro delle imprese (o dell'ordine professionale) dovesse essere reso disponibile a tutte le pubbliche amministrazioni mediante la loro accessibilità all'Anagrafe in questione. Del resto, alla posta elettronica certificata viene dato particolare rilevo all’interno della PA, per la garanzia di qualità, tracciabilità e sicurezza che essa offre: nella circolare n. 1/2010 del Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica (DDI), si sottolineava la necessità di utilizzare nuovi canali informatici al fine di aumentare il grado di informatizzazione e di digitalizzazione dei processi amministrativi e di rendere più trasparente ed efficace l’azione pubblica; vi si evidenziava l’importanza della comunicazione tramite PEC, quale sistema facile e sicuro per l’interazione tra pubbliche amministrazioni, cittadini, imprese. Già con il DPCM 6 maggio 2009 (Disposizioni in materia di rilascio ed uso della casella di posta elettronica certificata assegnata ai cittadini) si definivano la modalità di attivazione della PEC e gli obblighi per le pubbliche amministrazioni in materia, già previsti nel CAD (art. 6 e art 47) e nella legge 2/2009 (art. 16 e art 16-bis); all’art.4 del citato DPCM si stabiliva che le amministrazioni pubbliche “istituiscono una casella di PEC per ogni registro di protocollo e ne danno comunicazione al CNIPA (ora denominato DigitPa), “rendono disponibili sul loro sito istituzionale, per ciascun procedimento, ogni tipo di informazione idonea a consentire l’inoltro di istanze da parte dei cittadini titolari di PEC, inclusi i tempi previsti per l’espletamento della procedura”; le PA inoltre “accettano le istanze dei cittadini inviate tramite PEC” nel rispetto dell’art. 65 del CAD.

In sintesi, a seguito di quanto stabilito dalle diverse disposizioni in materia, le pubbliche amministrazioni hanno l’obbligo di:

§      dotarsi di una casella di PEC per qualsiasi scambio di informazioni e documenti (art. 6 Codice dell’amministrazione digitale);

§      dotarsi di una casella di PEC per ciascun registro di protocollo (art. 47 comma 3 del CAD e art. 16 comma 8 legge 2/2009);

§      comunicare al DigitPa gli indirizzi di posta elettronica certificata istituiti per ciascun registro di protocollo (art. 16 comma 8 legge 2/2009 e art. 4 DPCM 6 maggio 2009);

§      utilizzare la PEC per ogni scambio di documenti e informazioni con tutti i soggetti interessati che ne fanno richiesta e che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo di posta elettronica (art.6 Codice amministrazione digitale);

§      pubblicare nella pagina iniziale del sito web istituzionale l’indirizzo di PEC a cui può rivolgersi il cittadino per qualsiasi richiesta (art. 54 CAD e art. 34 della legge 69/2009) e di rendere disponibili sul sito per ciascun procedimento le informazioni necessarie per consentire l’inoltro di istanze da parte dei cittadini (art. 4 DPCM 6 maggio 2009);

§      definire le modalità di attribuzione - mediante convenzione con il dipartimento per l’innovazione e le tecnologie (ora DDI) o con l’affidatario del servizio – della casella di PEC ai propri dipendenti e di utilizzare la PEC per le comunicazioni e le notificazioni destinate ai dipendenti pubblici (art. 16-bis legge 2/2009 e art. 9 DPCM 6 maggio 2009). Le amministrazioni pubbliche sono inoltre chiamate a: collegare il sistema di protocollazione e gestione dei documenti (conforme al DPCM del 31 ottobre 2000) a sistemi idonei a trasmettere e ricevere documenti anche mediante PEC (Circolare n°1/2010 DDI);divulgare i propri indirizzi di PEC, oltre che sul sito istituzionale, attraverso altri canali di comunicazione con il cittadino (Circolare n°2/2010 DDI);dotarsi di strumenti per l’apposizione della firma digitale sui documenti da trasmettere nei casi previsti dalla legge (Circolare n.1/2010, DDI).

L’attuazione dei dettami inerenti l’attivazione e l’uso della PEC è rilevante ai fini della misurazione e della valutazione della performance organizzativa e individuale previste dal decreto legislativo 150/2009 (cd. decreto Brunetta). Per quanto riguarda, poi, la diffusione degli indirizzi di PEC comunicati dalle pubbliche amministrazioni al DigitPa, quest’ultimo ha l’obbligo di rendere disponibili per via telematica gli indirizzi di PEC (art. 4 DPCM 6 maggio 2009 e art. 16 legge 2/2009). Tali indirizzi sono disponibili nell’archivio informatico consultabile su sito www.indicepa.gov.it.

 

Merita ricordare, altresì, che l’art. 5-bis, comma 1, del CAD già impone (dal 1° luglio 2013) la presentazione esclusivamente in via telematica di istanze, dichiarazioni, dati e lo scambio di informazioni e documenti, anche a fini statistici, tra le imprese e le amministrazioni pubbliche; a decorrere dalla stessa data poi, in tutti i casi in cui non è prevista una diversa modalità di comunicazione telematica, le comunicazioni avverranno mediante l'utilizzo della posta elettronica certificata, secondo le disposizioni di cui agli articoli 48 e 65, comma 1, lettera c-bis) del CAD[20].

La confluenza di tali dati nell'Indice nazionale INI-PEC è ora disposta dall'articolo 6-bis inserito nel CAD, anche se il capoverso 2 lascia presumere, con la locuzione a partire dagli elenchi, che possano esservi altre, fonti di attingimento successivo del dato di interesse.

 

Il comma 2 dell’art. 6 bis prevede che l'Indice nazionale istituito dal comma 1 è realizzato a partire dagli elenchi di indirizzi PEC costituiti presso il registro delle imprese e gli ordini o collegi professionali, in attuazione di quanto previsto dal citato articolo 16 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

 

Secondo il comma 3, l’accesso all’INI-PEC è consentito a tutti i cittadini tramite sito Web e senza necessità di autenticazione. L’indice è realizzato in formato aperto, secondo la definizione cui all’articolo 68, comma 3, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82

 

I commi 4 e 5 del nuovo articolo 6-bis precisano che il Ministero per lo sviluppo economico, al fine del contenimento dei costi e dell'utilizzo razionale delle risorse, si avvale, sentita l’Agenzia Digitale, secondo quanto precisato al Senato, per la realizzazione e gestione operativa dell'INI-PEC, delle strutture informatiche delle Camere di commercio deputate alla gestione del registro imprese. Con proprio decreto, da emanare entro 60 giorni, il Ministero stesso definisce:

§      le modalità di accesso e di aggiornamento dell’Indice;

§      le modalità e le forme con cui gli ordini e i collegi professionali comunicano all'INI-PEC tutti gli indirizzi PEC relativi ai professionisti di propria competenza;

§      gli strumenti telematici resi disponibili dalle Camere di commercio per il tramite delle proprie strutture informatiche al fine di ottimizzare la raccolta e aggiornamento dei medesimi indirizzi.

Il comma 6 del nuovo articolo 6-bis contiene la clausola di salvaguardia finanziaria.

La relazione illustrativa precisa che le Camere di Commercio dispongono già di sistemi informativi adatti alla gestione dell’INI-PEC.


 

Articolo 6, commi 1 e 2
(
Trasmissione di documenti per via telematica; sottoscrizione
di accordi tra amministrazioni
)

 

 

I commi 1 e 2 dell’articolo 6, recano disposizioni volte a rendere più cogenti le previsioni in tema di trasmissione di documenti per via telematica tra pubbliche amministrazioni e tra queste e privati. Si dispone, inoltre, che siano sottoscritti con firma digitale gli accordi che le amministrazioni pubbliche concludono tra loro per disciplinare lo svolgimento di attività di interesse comune.

 

In tal senso il comma 1, alla lettera a) novella l’art. 47 del Codice dell’amministrazione digitale (CAD) stabilendo, con un nuovo comma 1-bis, che la mancata trasmissione di documenti per via telematica tra pubbliche amministrazioni e tra queste e privati determina responsabilità amministrativa e dirigenziale anche in aggiunta ad eventuale responsabilità per danno erariale.

 

Si ricorda che l’art. 47, nel disciplinare la trasmissione dei documenti attraverso la posta elettronica tra le pubbliche amministrazioni, prescrive che tali comunicazioni avvengano mediante l'utilizzo della posta elettronica o in cooperazione applicativa stabilendo, altresì, che esse sono valide ai fini del procedimento amministrativo una volta che ne sia verificata la provenienza.

La previsione di tali e ulteriori forme di responsabilità connesse al mancato utilizzo dello strumento telematico si inserisce nell’iter del processo teso al pieno riconoscimento dell’autonomia gestionale e organizzativa dei dirigenti pubblici, inaugurato dalla cd. riforma Brunetta (cfr. artt. 41 e 42 del D.Lgs. 150/2009). Tale percorso ha operato l’integrale responsabilizzazione dei dirigenti in relazione ai risultati complessivamente conseguiti e, in specie, all’attuazione dei progetti e dei programmi a essi attribuiti.

 

Alla lettera b) l’oggetto della novella è l'art. 65 del CAD (v. tabella sotto) concernente le istanze e le dichiarazioni presentate alle pubbliche amministrazioni per via telematica.


 

D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82
Codice dell'amministrazione digitale

Testo vigente prima dell’emanazione
del D.L. 179/2012

Testo risultante dalle modifiche apportate dal D.L. 179/2012

 

 

Articolo 65

Art. 65

Istanze e dichiarazioni presentate alle pubbliche amministrazioni per via telematica.

 

1. Le istanze e le dichiarazioni presentate alle pubbliche amministrazioni per via telematica ai sensi dell'articolo 38, commi 1 e 3, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, sono valide:

1. Le istanze e le dichiarazioni presentate per via telematica alle pubbliche amministrazioni e ai gestori dei servizi pubblici ai sensi dell'articolo 38, commi 1 e 3, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, sono valide:

Omissis

Omissis

 

1-ter. Il mancato avvio del procedimento da parte del titolare dell'ufficio competente a seguito di istanza o dichiarazione inviate ai sensi e con le modalità di cui al comma 1, lettere a), c) e c-bis), comporta responsabilità dirigenziale e responsabilità disciplinare dello stesso

 

 

La modifica inserisce un nuovo comma 1-ter al fine di prevedere che anche il mancato avvio del procedimento da parte del titolare dell'ufficio competente su istanza inviate con modalità telematica, comporta responsabilità dirigenziale e disciplinare dello stesso.

In aggiunta, con la lettera c), vengono ricompresi anche i gestori dei servizi pubblici nell’ambito di applicazione del medesimo articolo 65.

Allo stesso modo, con la lettera d), mediante integrazione dell’art. 54, sono estese ai gestori di servizi pubblici le previsioni vigenti circa l'obbligo di pubblicare nei propri siti un indirizzo istituzionale di posta elettronica certificata, a cui il cittadino possa rivolgersi per qualsiasi richiesta ai sensi del Codice dell'amministrazione digitale, oltre a quello di assicurare un servizio che renda noti al pubblico i tempi di risposta.

 

La lettera d-bis), introdotta nel corso dell’esame in sede referente al Senato, novella l’art. 57-bis del CAD, disciplinante l’indice degli indirizzi delle pubbliche amministrazioni, integrando la disposizione istitutiva di tale indice al fine di assicurare la pubblicità dei riferimenti telematici delle pubbliche amministrazioni e dei gestori dei pubblici servizi.

 

Il testo previgente del comma 1 stabiliva che, al fine di assicurare la trasparenza delle attività istituzionali è istituito l'indice degli indirizzi delle amministrazioni pubbliche, nel quale sono indicati, gli indirizzi di posta elettronica da utilizzare per le comunicazioni e per lo scambio di informazioni e per l'invio di documenti a tutti gli effetti di legge fra le amministrazioni e fra le amministrazioni ed i cittadini.

La novella aggiunge anche il richiamo ai gestori di pubblici servizi.

 

Il comma 2, modificato presso il Senato, dispone, altresì, che, a decorrere dal 1° gennaio 2013, siano sottoscritti con firma digitale o con firma elettronica avanzata o con altra firma elettronica qualificata, a pena di nullità, gli accordi, cd. organizzativi, che le amministrazioni pubbliche concludono tra loro per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune.

La modifica introdotta in sede referente al Senato ha aggiunto che, dall'attuazione della presente disposizione non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato dovendosi provvedere nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie previste dalla legislazione vigente.

 

Si ricorda, in breve, che l'art. 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, ha generalizzato l’istituto degli accordi di programma dettando la normativa generale di riferimento destinata a trovare applicazione, in ordine a tali fattispecie, tutte le volte in cui non vi siano specifiche previsioni in materia; per gli enti locali, infatti, la disciplina di riferimento risiede nell’art. 34 del TUEL che, al contrario della prima, si presenta come disposizione tipica con i caratteri della specialità.

Con particolare riferimento all’inciso altra firma elettronica qualificata, il Codice dell'amministrazione digitale all’art. 1 contempla:

-       firma elettronica: l'insieme dei dati in forma elettronica, allegati oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati elettronici, utilizzati come metodo di identificazione informatica;

-       firma elettronica avanzata: insieme di dati in forma elettronica allegati oppure connessi a un documento informatico che consentono l'identificazione del firmatario del documento e garantiscono la connessione univoca al firmatario, creati con mezzi sui quali il firmatario può conservare un controllo esclusivo, collegati ai dati ai quali detta firma si riferisce in modo da consentire di rilevare se i dati stessi siano stati successivamente modificati;

-       firma elettronica qualificata: un particolare tipo di firma elettronica avanzata che sia basata su un certificato qualificato e realizzata mediante un dispositivo sicuro per la creazione della firma;

-       firma digitale: un particolare tipo di firma elettronica avanzata basata su un certificato qualificato e su un sistema di chiavi crittografiche, una pubblica e una privata, correlate tra loro, che consente al titolare tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l'integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici.


Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione Europea)

Si rinvia a quanto osservato in relazione all’art. 1, co. 1.


 

Articolo 6, commi 3 e 4
(
Stipula dei contratti pubblici)

 

 

I commi 3 e 4 dell’articolo 6 modificano l’articolo 11 del D.Lgs. n. 163 del 2006 (Codice dei contratti pubblici) prevedendo, per un verso, che il contratto deve essere stipulato a pena di nullità nelle modalità ivi previste e, per l’altro, che il contratto può essere stipulato in forma pubblica amministrativa in modalità elettronica.

 

In particolare, il comma 3 dell’articolo 6, nel novellare l’art. 11 del D.Lgs. n. 163 del 2006 (Codice dei contratti pubblici) in tema di contratti pubblici, utilizzando il sintagma "a pena di nullità", uniforma la disciplina del Codice dei contratti pubblici a quella della previgente normativa di contabilità pubblica. Con questo il decreto-legge intende porre fine ad un'incertezza interpretativa sul requisito della forma scritta ad substantiam, che aveva reso necessaria anche l'espressione di un parere da parte dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici.

 

L’Autorità, nel parere del 27 gennaio 2011 (rif. AG 43/2010), affermava che:

«Per quanto riguarda l’interpretazione dell’art. 11, comma 13, del d. lgs. n. 163/2006 (“Il contratto è stipulato mediante atto pubblico notarile, o mediante forma pubblica amministrativa a cura dell’ufficiale rogante dell’amministrazione aggiudicatrice, ovvero mediante scrittura privata, nonché in forma elettronica secondo le norme vigenti per ciascuna stazione appaltante), occorre premettere che la disciplina generale della forma dei contratti pubblici è contenuta nel decreto sull’amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato (R.D. n.2440/1923), agli articoli 16 […], 17 […] e 18 […]. Secondo tale disciplina tutti i contratti stipulati dalla Pubblica Amministrazione, anche quando quest’ultima agisce iure privatorum, richiedono la forma scritta ad substantiam, pur se consistono in appalti di manufatti di modesta entità e vanno consacrati in un unico documento (Corte di Cassazione, sez. I civile, 4 settembre 2009, n. 19206). In particolare è richiesta la forma pubblica amministrativa (art. 16), fatte salve le deroghe di cui all’art. 17 che consente, in caso di trattativa privata, la stipula a mezzo di scrittura privata ed anche la conclusione a distanza a mezzo di corrispondenza […]»[21].

 

La disposizione precisa inoltre che la "forma elettronica" del contratto non è in alternativa alla forma pubblica amministrativa, ma ne rappresenta una delle modalità.

Dal testo della disposizione novellata, quindi, si ricava che la stipula conseguente all'atto di aggiudicazione può avere una delle seguenti forme:

§      l'atto pubblico notarile informatico;

§      la forma pubblica amministrativa, con modalità elettronica secondo le norme vigenti per ciascuna stazione appaltante, a cura dell’Ufficiale rogante dell’amministrazione aggiudicatrice;

§      la scrittura privata.

 

Si ricorda che il vigente comma 13 dell’art. 11 del Codice – che ora viene novellato - dispone che il contratto è stipulato mediante atto pubblico notarile, o mediante forma pubblica amministrativa a cura dell’Ufficiale rogante dell’amministrazione aggiudicatrice, ovvero mediante scrittura privata, nonché in forma elettronica secondo le norme vigenti per ciascuna stazione appaltante.

 

Ai sensi del comma 4, l'efficacia delle disposizioni di cui al comma 3 decorre dal 1° gennaio 2013.


 

Articolo 6, commi 5 e 6
(Atti in formato elettronico redatti da notai)

 

 

Il comma 5 consente ai notai di redigere gli atti pubblici in formato elettronico, ai sensi del decreto legislativo n. 110 del 2010[22], utilizzando il sistema di conservazione degli stessi gestito dal Consiglio nazionale del notariato.

Tale disciplina è da considerarsi transitoria, ovvero efficace in attesa dell’adozione dei decreti attuativi previsti dell’articolo 68-bis della legge sul notariato n. 89 del 1913, sul punto modificata dallo stesso decreto legislativo del 2010.

Si tratta della disposizione che demanda ad uno o più decreti non aventi natura regolamentare del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e il Ministro per la semplificazione normativa sentiti il Consiglio nazionale del notariato ed il Garante per la protezione dei dati personali e la DigitPA, la determinazione di:

a)    le tipologie di firma elettronica ulteriori rispetto a quella prevista dall'articolo 52-bis che possono essere utilizzate per la sottoscrizione dell'atto pubblico, ferma restando l'idoneità dei dispositivi di cui all'articolo 1, comma 1, lettere q), r) e s), dello stesso decreto;

b)    le regole tecniche per l'organizzazione della struttura di cui al comma 1 dell'articolo 62-bis;

c)    le regole tecniche per la trasmissione telematica, la conservazione e la consultazione degli atti, delle copie e della documentazione di cui agli articoli 62-bis e 62-ter;

d)    le regole tecniche per il rilascio delle copie da parte del notaio di quanto previsto alla lettera c);

e)    le regole tecniche per l'esecuzione delle annotazioni previste dalla legge sugli atti di cui all'articolo 62-bis;

f)      le regole tecniche per l'esecuzione delle ispezioni di cui agli articoli da 127 a 134, per il trasferimento agli archivi notarili degli atti, dei registri e dei repertori formati su supporto informatico e per la loro conservazione dopo la cessazione del notaio dall'esercizio o il suo trasferimento in altro distretto.

 

Spetterà alla struttura predisposta dal Consiglio nazionale del notariato fornire all’amministrazione degli archivi notarili apposite credenziali di accesso al sistema ai seguenti fini:

§      per l’esecuzione delle ispezioni (previste dallo stesso ordinamento del notariato, agli articoli da 127 a 134);

§      per il trasferimento agli archivi notarili degli atti formati su supporto informatico;

§      per la conservazione degli atti formati su supporto informatico dopo la cessazione del notaio dall’esercizio della professione o il suo trasferimento in altro distretto.

In particolare, il trasferimento degli atti presso le strutture dell’Amministrazione degli archivi notarili dovrà essere disciplinato con provvedimento del Direttore generale degli archivi notarili.

 

Il successivo comma 6 dispone, in via generale, che agli adempimenti previsti dall'articolo in commento si provvede con le risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente.


 

Articolo 7
(Trasmissione telematica delle certificazioni di malattia)

 

 

L’articolo 7 disciplina la trasmissione telematica delle certificazioni di malattia nel settore pubblico e privato (come precisato nel corso dell’esame al Senato).

 

Più specificamente, i commi 1 e 2 riguardano l'ambito di applicazione delle norme già vigenti sulle certificazioni di malattia per i dipendenti pubblici e sulla loro trasmissione per via telematica, di cui all'art. 55-septies del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165[23].

 

Il comma 3 concerne la certificazione di malattia dei figli, in relazione al relativo congedo spettante al lavoratore dipendente.

Nel corso dell’esame al Senato, la disposizione è stata più volte modificata.

 

In particolare, il comma 1 estende l'applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 55-septies del D.Lgs. 165/2001 al personale non contrattualizzato della P.A. (si tratta, in sostanza, del personale in regime di diritto pubblico di cui all’articolo 3 dello stesso D.Lgs. 165)[24]. L’estensione opera a decorrere dal sessantesimo giorno dalla data di entrata in vigore della disposizione in esame (e cioè dal 18 dicembre 2012) in tutti i casi di certificazione della malattia, ed è attuata nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

 

Nel corso dell’esame al Senato è stato inserito il comma 1-bis, che aggiungendo un periodo al più volte richiamato articolo 55-septies, comma 2, prevede l’obbligo, per il medico o la struttura sanitaria, di inviare telematicamente la medesima certificazione anche all’indirizzo di posta elettronica personale del lavoratore, nel caso in cui quest’ultimo ne faccia espressamente richiesta fornendo all’uopo un valido indirizzo.

 

Ai sensi del comma 2, restano escluse da tale applicazione, in deroga a quanto disposto dal comma precedente, le certificazioni per via telematica rilasciate al personale delle Forze Armate e dei Corpi armati dello Stato, nonché del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

 

Si ricorda che l’articolo 55-septies del D.Lgs. 165 prevede, in sintesi, che nell'ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a 10 giorni nonché, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell'anno solare, l'obbligo di giustificazione dell'assenza esclusivamente mediante certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il S.S.N., nonché l'obbligo, in tutti i casi di assenza per malattia, di invio della certificazione medica per via telematica, da parte del medico o della struttura sanitaria che la rilascia, all'INPS, il quale l'inoltra, sempre in via telematica, all'amministrazione interessata.

 

Il comma 3 modifica la disciplina relativa al congedo spettante al lavoratore dipendente in caso di malattia dei figli, di cui al Capo VII del D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, T.U. in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità.

In particolare, vengono modificati i commi 3 e 3-bis dell’articolo 47 del D.Lgs. 151/2000 (lettera a)), così come introdotti dallo stesso D.L. 179/2012.

 

Il nuovo comma 3 dispone che la certificazione di malattia necessaria al genitore per fruire dei congedi per malattia dei figli individuati dallo stesso articolo sia inviata per via telematica direttamente dal medico curante del S.S.N. o con esso convenzionato all'I.N.P.S., utilizzando il sistema di trasmissione delle certificazioni di malattia di cui al decreto del Ministro della salute del 26 febbraio 2010, secondo le modalità stabilite con decreto di cui al successivo comma 3-bis, e dal predetto Istituto è immediatamente inoltrata, con le medesime modalità, al datore di lavoro interessato.

Il successivo comma 3-bis prevede appunto che con lo specifico D.P.C.M. richiamato siano adottate, in conformità delle regole tecniche previste dal Codice dell’amministrazione digitale, di cui al D.Lgs. 82/2005, le disposizioni necessarie per l’attuazione del precedente comma 3.

Si segnala, al riguardo, che il testo non prevede un termine per l’emanazione del richiamato D.P.C.M..

 

In seguito alle modificazioni apportate nel corso dell’esame al Senato:

§      è stato specificato che il medico tenuto all’invio della certificazione per via telematica, sia del S.S.N. o con esso convenzionato, deve essere quello che ha in cura il minore;

§      che l’INPS, debba inoltrare immediatamente la certificazione anche all’indirizzo di posta elettronica del lavoratore che ne faccia richiesta, come specificato nel corso dell’esame al Senato;

§      che il richiamato D.P.C.M. tra le modalità previste debba contenere anche comprese la definizione del modello di certificazione e le relative specifiche, come precisato nel corso dell’esame al Senato.

Inoltre, viene sostituito l’articolo 51, comma 1, dello stesso D.Lgs. 151/2001 (lettera b)).

 

Tale comma disponeva l’obbligo, per la lavoratrice ed il lavoratore, di presentare una dichiarazione rilasciata ai sensi dell'articolo 47 del D.P.R. 445/2000[25], attestante che l'altro genitore non fosse in congedo negli stessi giorni per il medesimo motivo.

 

Il nuovo testo del comma 1 prevede l’obbligo, a carico del lavoratore e della lavoratrice,come precisato nel corso dell’esame al Senato, ai fini della fruizione del congedo richiamato, di comunicare direttamente al medico, all'atto della compilazione del certificato di malattia figli, le proprie generalità allo scopo di usufruire del congedo medesimo, come specificato nel corso dell’esame al Senato.

 

Infine, sempre nel corso dell’esame al Senato, è stato aggiunto il comma 3-bis all’articolo 51 del D.Lgs. 151/2001.

Il nuovo comma prevede che le disposizioni di cui al nuovo comma 1 dell’articolo 51 si applichino a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del provvedimento in esame.


 

Articolo 8
(Misure per l’innovazione dei sistemi di trasporto)

 

 

L’articolo 8, commi 1-3, prevede l’adozione, da parte delle aziende di trasporto pubblico locale, di sistemi di bigliettazione elettronica, anche interoperabili a livello nazionale, e di biglietti elettronici integrati nelle Città metropolitane.

I commi 4-9 dettano disposizioni di recepimento della direttiva 2010/40/UE, sulla diffusione dei sistemi di trasporto intelligenti (ITS) nel settore del trasporto stradale e nelle interfacce con altri modi di trasporto.

Il comma 5-bis, inserito nel corso dell’esame presso il Senato, consente ai dipendenti dei concessionari stradali e autostradali e dei soggetti affidatari del servizio di riscossione dei pedaggi, di prevenire e accertare le violazioni dell’obbligo di pagamento del pedaggio.

I commi 9-bis e 9-ter, inserito nel corso dell’esame presso il Senato, prevedono l’istituzione del Comitato tecnico permanente per la sicurezza dei sistemi di trasporto ad impianti fissi, che svolgerà le funzioni precedentemente attribuite alla Commissione interministeriale di cui alla legge n. 410/1949, sulla riattivazione dei pubblici servizi di trasporto in concessione.

Il comma 9-quater, inserito nel corso dell’esame presso il Senato, consente all’ente proprietario della strada, in determinate circostanze, di prescrivere l'utilizzo esclusivo di pneumatici invernali.

I commi 10-17 dettano disposizioni di recepimento della direttiva 2010/65/UE relativa alle formalità di dichiarazione delle navi in arrivo o in partenza da porti degli Stati membri e sostituiscono l’articolo 179 del codice della navigazione.

Commi 1-3: Sistemi di bigliettazione elettronica

Il comma 1 contiene una norma di carattere programmatico, rivolta alle aziende di trasporto pubblico locale, relativamente all’adozione di sistemi di bigliettazione elettronica interoperabili a livello nazionale. Nel corso dell’esame presso il Senato è stato approvato un emendamento con il quale si stabilisce che dovrà essere promossa anche l’adozione di biglietti elettronici integrati nelle Città metropolitane. Le previsioni del comma 1 sono finalizzate al miglioramento dei servizi ai cittadini nel settore del trasporto pubblico locale e alla riduzione di costi connessi all’emissione dei biglietti cartacei.

 

Il comma 2 demanda a un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro delegato per l’innovazione tecnologica le regole tecniche necessarie al fine di attuare quanto disposto dal comma 1, anche gradualmente e nel rispetto delle soluzioni esistenti.

Il decreto dovrà essere emanato entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del D.Lgs. n. 281/1997[26] ed in coerenza con il D.Lgs. n. 82/2005[27].

 

Il comma 3, novellato nel corso dell’esame presso il Senato, con disposizione di carattere programmatico, stabilisce che le aziende di trasporto pubblico locale e le amministrazioni interessate, anche in deroga alle normative nazionali di settore, consentono l’utilizzo della bigliettazione elettronica anche attraverso l'addebito diretto sul credito telefonico,[28] nel rispetto del limite di spesa per ciascun biglietto acquistato, ovvero senza costi aggiuntivi, tramite qualsiasi dispositivo di telecomunicazione. Il titolo digitale del biglietto è consegnato sul dispositivo di comunicazione.

Commi 4-9: Recepimento direttiva 2010/40/CE: Sistemi di trasporto intelligenti

Il comma 4 detta disposizioni di recepimento, nell’ordinamento nazionale, della direttiva 2010/40/UE[29] sulla diffusione dei sistemi di trasporto intelligenti (ITS) nel settore del trasporto stradale e nelle interfacce con altri modi di trasporto, dettando i seguenti settori di intervento, costituenti obiettivi prioritari per la diffusione e l’utilizzo, in modo coordinato e coerente, di sistemi di trasporto intelligenti sul territorio nazionale:

a)   uso ottimale dei dati relativi alle strade, al traffico e alla mobilità;

b)   continuità dei servizi ITS di gestione del traffico e del trasporto merci;

c)   applicazioni ITS per la sicurezza stradale e la sicurezza del trasporto;

d)   collegamento telematico tra veicoli e infrastruttura di trasporto.

 

La direttiva 2010/40/UE - che si compone di 20 articoli e 2 allegati – istituisce un quadro a sostegno della diffusione e dell'utilizzo di sistemi di trasporto intelligenti (ITS) nell’ambito dell’Unione europea, mediante azioni specifiche all’interno di settori prioritari, illustrati all’interno della direttiva stessa (articolo 1).

I sistemi di trasporto intelligenti sono definiti dall’articolo 4 quali sistemi in cui sono applicate tecnologie dell'informazione e della comunicazione, nel settore del trasporto stradale, infrastrutture, veicoli e utenti compresi, e nella gestione del traffico e della mobilità.

I settori prioritari ai quali dovranno applicarsi le azioni specifiche, indicati dall’articolo 2, sono:

I.           l'uso ottimale dei dati relativi alle strade, al traffico e alla mobilità;

II.         la continuità dei servizi ITS di gestione del traffico e del trasporto merci;

III.        le applicazioni ITS per la sicurezza stradale e per la sicurezza (security) del trasporto;

IV.      il collegamento tra i veicoli e l'infrastruttura di trasporto.

In tale ambito, costituiscono azioni prioritarie, ai sensi dell’articolo 3:

a)    la predisposizione di servizi di informazione sulla mobilità multimodale;

b)    la predisposizione di servizi di informazione sul traffico in tempo reale;

c)    i dati e le procedure per la comunicazione gratuita agli utenti, ove possibile, di informazioni minime universali sul traffico connesse alla sicurezza stradale;

d)    la predisposizione armonizzata di un servizio elettronico di chiamata di emergenza (eCall) interoperabile;

e)    la predisposizione di servizi d'informazione per aree di parcheggio sicure per gli automezzi pesanti e i veicoli commerciali;

f)      la predisposizione di servizi di prenotazione per aree di parcheggio sicure per gli automezzi pesanti e i veicoli commerciali.

L’articolo 5 prevede che gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che le specifiche, adottate dalla Commissione ai sensi dell'articolo 6, siano applicate agli ITS all'atto della loro diffusione, conformemente ai principi di cui all'Allegato II, fermo restando il diritto di ciascuno Stato membro di decidere sulla diffusione delle applicazioni e dei servizi ITS nel suo territorio.

Secondo l’articolo 6, la Commissione adotta, entro il 27 febbraio 2013, le specifiche necessarie ad assicurare la compatibilità, l'interoperabilità e la continuità per la diffusione e l'utilizzo operativo degli ITS inizialmente per le azioni prioritarie.

La direttiva prevede inoltre, all’articolo 7, che la Commissione possa adottare atti delegati, per quanto riguarda le specifiche, in conformità alle disposizioni della direttiva.

E’ ancora da segnalare l’articolo 10, in base al quale gli Stati membri assicurano che il trattamento dei dati personali nel quadro del funzionamento delle applicazioni e dei servizi ITS avvenga nel rispetto delle norme dell'Unione in materia di tutela dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone, assicurando che i dati personali siano protetti contro utilizzi impropri.

Entro il 27 agosto 2011 gli Stati membri devono trasmettere alla Commissione una relazione sulle attività e sui progetti nazionali riguardanti i settori prioritari, ed entro il 27 agosto 2012 dovranno comunicare alla Commissione stessa informazioni sulle azioni nazionali previste in materia di ITS per i successivi cinque anni (articolo 17).

Gli Allegati I e II dettagliano, rispettivamente, la normativa contenuta nella direttiva sulle Azioni e settori prioritari e quella sui Principi per le specifiche e la diffusione degli ITS.

Il termine di recepimento della direttiva è stabilito al 27 febbraio 2012 (articolo 18).

La direttiva è contenuta nell’allegato B del disegno di legge comunitaria 2011[30], ove sono indicate le direttive per il cui recepimento è previsto anche il parere parlamentare sul relativo schema.

 

Il comma 5 demanda ai sistemi di trasporto intelligenti, nell’ambito dei settori di intervento di cui al comma 4, di garantire sul territorio nazionale:

a)   la predisposizione di servizi di informazione sulla mobilità multimodale;

b)   la predisposizione di servizi di informazione sul traffico in tempo reale;

c)   i dati e le procedure per la comunicazione gratuita agli utenti, ove possibile, di informazioni minime universali sul traffico connesse alla sicurezza stradale;

d)   la predisposizione armonizzata di un servizio elettronico di chiamata di emergenza (eCall) interoperabile;

e)   la predisposizione di servizi d’informazione per aree di parcheggio sicure per gli automezzi pesanti e i veicoli commerciali;

f)     la predisposizione di servizi di prenotazione per aree di parcheggio sicure per gli automezzi pesanti e i veicoli commerciali.

 

Il comma 6 disciplina il trattamento dei dati personali, nel quadro del funzionamento delle applicazioni e dei servizi ITS, prevedendo che esso avvenga nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale di settore, incoraggiando l’utilizzo di dati anonimi, per garantire la tutela della vita privata. I dati personali dovranno essere trattati solo nella misura in cui ciò sia necessario per il funzionamento delle applicazioni e dei servizi ITS.

 

Il comma 7, che recepisce l’articolo 11 della direttiva 2010/40/CE, prevede che le questioni relative alla responsabilità, riguardo alla diffusione ed all’utilizzo delle applicazioni e dei servizi ITS, siano trattate in conformità a quanto previsto dal diritto comunitario, inclusa, in particolare, la direttiva 85/374/CEE,[31] nonché alla legislazione nazionale di riferimento.

 

Il comma 8 impone il possesso di una banca dati relativa all’infrastruttura e al servizio di propria competenza, da tenere costantemente aggiornata, agli enti proprietari ed ai gestori di infrastrutture, aree di sosta e di servizio e nodi intermodali.

Nel corso dell’esame presso il Senato è stato approvato un emendamento, il quale prevede che la banca dati deve essere consultabile, fatta salva la previsione di eventuali limiti, come dati di tipo aperto. Stabilisce inoltre che dall’applicazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

Si ricorda che l’articolo 68, comma 3, del Codice delle amministrazioni digitali (D. Lgs. n. 82/2005), come sostituito dall’articolo 9, comma 1, lettera b), del presente provvedimento definisce “dati di tipo aperto” quelli che presentano le seguenti caratteristiche:

1)  sono disponibili secondo i termini di una licenza che ne permetta l'utilizzo da parte di chiunque, anche per finalità commerciali;

2)  sono accessibili attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, ivi comprese le reti telematiche pubbliche e private, in formati aperti ai sensi della lettera a), sono adatti all'utilizzo automatico da parte di programmi per elaboratori e sono provvisti dei relativi metadati;

3)  resi disponibili gratuitamente attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, ivi comprese le reti telematiche pubbliche e private, oppure sono resi disponibili ai costi marginali sostenuti per la loro riproduzione e divulgazione.

 

Il comma 9 demanda ad un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri competenti per materia, l’adozione di direttive con cui vengono stabiliti i requisiti:

§      per la diffusione, progettazione e realizzazione degli ITS;

§      per assicurare la disponibilità di informazioni gratuite di base e l'aggiornamento delle informazioni infrastrutturali e dei dati di traffico.

Il decreto stabilisce inoltre le azioni per favorire lo sviluppo degli ITS sul territorio nazionale in modo coordinato, integrato e coerente con le politiche e le attività in essere a livello nazionale e comunitario. Il decreto dovrà essere emanato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge.

Comma 5-bis: Modalità di pagamento dei pedaggi stradali e autostradali

Il comma 5-bis, introdotto nel corso dell’esame presso il Senato, novella il comma 11 dell’articolo 176 del D.Lgs. n. 285/1992, Codice della strada. Rispetto al testo vigente si rilevano le seguenti modifiche:

§      la disposizione si applica anche alle strade a pagamento e non solo alle autostrade;

§      si prevede espressamente che l’esazione del pedaggio possa essere effettuata mediante modalità manuale o automatizzata, anche con sistemi di telepedaggio, con o senza barriere;

§      si consente al personale dei concessionari autostradali e stradali e dei soggetti ai quali questi hanno affidato il servizio di riscossione dei pedaggi, lo svolgimento dei servizi relativi alla prevenzione e all’accertamento delle violazioni dell'obbligo di pagamento del pedaggio. Il suddetto personale, che deve superare un esame di qualificazione, può svolgere i servizi in esame in relazione alle violazioni commesse sulle autostrade oggetto della concessione; lo svolgimento di tali servizi in relazione alle violazioni commesse sulle altre autostrade è possibile previo accordo con i concessionari competenti.

Commi 9-bis-9-ter: Comitato tecnico permanente per la sicurezza dei sistemi di trasporto ad impianti fissi

Il comma 9-bis, introdotto nel corso dell’esame presso il Senato, stabilisce che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti istituisca, con proprio decreto, il Comitato tecnico permanente per la sicurezza dei sistemi di trasporto ad impianti fissi. Il Comitato esercita anche le funzioni della Commissione interministeriale di cui all’articolo 12 della legge n. 410/1949[32] sulla riattivazione dei pubblici servizi di trasporto in concessione.

Le funzioni attualmente attribuite alla menzionata Commissione sono:

§      funzioni connesse all’applicazione della citata legge n. 410/1949;

§      espressione di parere in occasione dell’adozione, da parte del Ministro dei trasporti, di provvedimenti per l'esercizio e il potenziamento di ferrovie e di altre linee di trasporto in regime di concessione (articolo 10, secondo e terzo comma, legge 1221/1952[33]);

§      espressione di parere sui progetti di massima e sui progetti esecutivi di costruzione di ferrovie metropolitane e relative varianti (articolo 2, secondo comma, della legge n. 1042/1969[34]);

§      espressione di parere su progetti nel settore dei sistemi di trasporto rapido di massa (articolo 5, comma 2, della legge n. 211/1992)[35].

 

L’istituzione del Comitato non deve comportare oneri aggiuntivi per lo Stato.

 

Nel testo si parla di “Commissioni interministeriali”, ma si tratta di una sola Commissione, la cui composizione varia in relazione agli argomenti trattati.

 

Il comma 9-ter, anch’esso introdotto nel corso dell’esame presso il Senato, stabilisce che, fino all’istituzione del Comitato di cui al comma precedente, alla Commissione interministeriale di cui all’articolo 12 della legge n. 410/1949, non si applichi l’articolo 29 del D.L. n. 223/2006.[36]

Il citato articolo 29 reca misure per il contenimento della spesa per commissioni, comitati ed altri organismi, anche monocratici, prevedendo, oltre a una riduzione della spesa del trenta per cento, rispetto a quella sostenuta nel 2005, il riordino dei suddetti organismi, anche mediante soppressione o accorpamento. Con particolare riferimento agli organismi operanti nell'ambito del Ministero dei trasporti, è stato emanato il D.P.R. 14 maggio 2007, n. 93, il quale ha previsto, all’articolo 1, comma 1, lettera h), che la citata Commissione interministeriale fosse confermata e continuasse ad operare fino al 28 luglio 2010,[37] subordinandone l’ulteriore proroga a una verifica della sua perdurante utilità.

Comma 9-quater: Obbligo di pneumatici invernali

Il comma 9-quater introduce una nuova fattispecie tra i possibili oggetti delle ordinanze che gli enti proprietari delle strade possono adottare ai sensi dell’articolo 6, comma 4 del codice della strada (D. Lgs. 285/1992)[38]. Si prevede infatti che l’ente proprietario delle strade possa prescrivere al di fuori dei centri abitati, in previsione di manifestazioni atmosferiche nevose di rilevante intensità, l'utilizzo esclusivo di pneumatici invernali, qualora non sia possibile garantire adeguate condizioni di sicurezza per la circolazione stradale e per l'incolumità delle persone mediante il ricorso a soluzioni alternative.

 

Si ricorda che il comma 4 dell’articolo 6 del Codice della Strada prevede che con ordinanza l’ente proprietario della strada possa:

a)    disporre, per il tempo strettamente necessario, la sospensione della circolazione di tutte o di alcune categorie di utenti per motivi di incolumità pubblica ovvero per urgenti e improrogabili motivi attinenti alla tutela del patrimonio stradale o ad esigenze di carattere tecnico;

b)    stabilire obblighi, divieti e limitazioni di carattere temporaneo o permanente per ciascuna strada o tratto di essa, o per determinate categorie di utenti, in relazione alle esigenze della circolazione o alle caratteristiche strutturali delle strade;

c)    riservare corsie, anche protette, a determinate categorie di veicoli, anche con guida di rotaie, o a veicoli destinati a determinati usi;

d)    vietare o limitare o subordinare al pagamento di una somma il parcheggio o la sosta dei veicoli;

e)    prescrivere che i veicoli siano muniti ovvero abbiano a bordo mezzi antisdrucciolevoli o pneumatici invernali idonei alla marcia su neve o su ghiaccio;

f)      vietare temporaneamente la sosta su strade o tratti di strade per esigenze di carattere tecnico o di pulizia, rendendo noto tale divieto con i prescritti segnali non meno di quarantotto ore prima ed eventualmente con altri mezzi appropriati.

 

Il comma 9-quater dell’art. 8 in commento aggiunge a tali fattispecie una nuova lett. f-bis) che prevede la possibilità, da parte dell’ente proprietario della strada, di prescrivere, sempre con ordinanza, l’utilizzo esclusivo di pneumatici invernali in previsione di manifestazioni atmosferiche nevose di particolare intensità.

La norma pone peraltro una condizione: che non sia possibile garantire adeguate condizioni di sicurezza per la circolazione stradale e per l’incolumità delle persone mediante il ricorso a soluzioni alternative. A tale proposito si ricorda che, come previsto dalla lett. e) sopra citata, rimane comunque vigente la possibilità di prescrivere anche le catene da neve (definiti nell’art. 6 del Codice come “mezzi antisdrucciolevoli”). Pertanto la prescrizione dell’obbligo dell’uso esclusivo dei pneumatici invernali sembrerebbe quindi limitata a casi particolarmente gravi.

Per quanto riguarda le sanzioni, si applicherebbe, in base al comma 14 dell’art. 6, la stessa sanzione amministrativa prevista in generale per chi viola le disposizioni del comma 4, consistente nel pagamento di una somma da euro 80 a euro 318.

Si ricorda che la Direttiva 92/23/CE[39], relativa agli pneumatici dei veicoli a motore e dei loro rimorchi nonché al loro montaggio, definisce come “pneumatico da neve" uno pneumatico in cui la scolpitura del battistrada e la struttura sono concepite in modo particolare per garantire sul fango e nella neve fresca o bagnata un comportamento migliore di quello dei pneumatici normali. La scolpitura del battistrada dei pneumatici da neve è caratterizzata in linea di massima da intagli e/o da rilievi più spaziati gli uni dagli altri rispetto ai pneumatici normali. Sugli pneumatici da neve devono figurare le lettere "M+S "(oppure "M.S" o "M & S"). Le gomme con marcatura M+S sono quindi pneumatici particolarmente adatti per pioggia, neve sciolta e fango e basse temperature e inadatti per uso ad alte temperature ed all´asciutto, che esonerano dall’obbligo di montare pneumatici invernali puri o catene da neve. Tale marcatura non sempre coincide con quella, prevista nel mercato americano e presente su molti pneumatici invernali, del simbolo del fiocco di neve (snowflake) incorniciato dalla sagoma di una montagna, che si trova sul fianco esterno (o spalla) della ruota. Accanto alla marcatura, ovvero alle scritte indicanti la misure caratteristiche della gomma, deve esserci anche la dicitura M+S (o MS, M/S, M-S, M&S), indispensabile per l’omologazione europea di ogni pneumatico per essere definito invernale.Quindi il simbolo M+S è sinonimo di pneumatico invernale, mentre il fiocco di neve è considerato aggiuntivo e non obbligatorio.

 

Per quanto riguarda gli “enti proprietari delle strade” che possono emettere le ordinanze in questione, ai sensi dell’articolo 6, comma 5, del Codice della strada, si tratta dei seguenti:

§      per le strade e le autostrade statali, dal capo dell'ufficio periferico dell'A.N.A.S. competente per territorio;

§      per le strade regionali, dal presidente della giunta;

§      per le strade provinciali, dal presidente della provincia;

§      per le strade comunali e le strade vicinali, dal sindaco.

 

Le strade statali sono in realtà oggetto di un rapporto concessorio tra lo Stato ed A.N.A.S, qualificabile come società in house e concessionario ex lege, mentre le autostrade sono oggetto di un rapporto concessorio tra A.N.A.S soggetto concedente per conto dello Stato (al quale dovrebbe ora subentrare, in base all’articolo 36 del decreto-legge n. 98/2011, l’Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali, ma al riguardo cfr. scheda di lettura art. 34) e soggetti privati terzi, concessionari della rete.

 

Si segnala infine che una disposizione di tenore analogo risulta inserita nel progetto di legge C. 4662 e abb.-A, recante Delega al Governo per la riforma del codice della strada, non ancora esaminata dall’Assemblea della Camera. In particolare il principio di delega di cui all’articolo 2, comma 2, lettera m) prescrive, nell’attuazione della delega, la “previsione di apposite disposizioni riguardanti la circolazione dei veicoli sulla rete autostradale nel periodo invernale, in presenza di manifestazioni atmosferiche di particolare intensità, al fine di preservare l’incolumità degli utenti e di garantire idonei livelli di circolazione veicolare, attribuendo, esclusivamente in tal caso, all’ente proprietario o al concessionario di autostrade la facoltà di imporre l’utilizzo di pneumatici invernali, ove non sia possibile garantire adeguate condizioni di sicurezza mediante il ricorso a soluzioni alternative”. Tale principio di delega contempla tuttavia la possibilità che a prescrivere l’utilizzo dei pneumatici invernali siano non solo gli enti proprietari delle strade, ma anche gli enti concessionari.

Commi 10-17: Recepimento direttiva 2010/65/CE: Dichiarazione delle navi in arrivo e in partenza

I commi 10-17 dettano disposizioni di recepimento, nell’ordinamento nazionale, della direttiva 2010/65/UE[40] relativa alle formalità di dichiarazione delle navi in arrivo o in partenza da porti degli Stati membri.

 

La direttiva 2010/65/UE del 20 ottobre 2010 è finalizzata alla semplificazione e all’armonizzazione delle procedure amministrative applicate ai trasporti marittimi, attraverso l’uso generalizzato della trasmissione elettronica delle informazioni e la razionalizzazione delle formalità di dichiarazione.

Ai fini della direttiva, per formalità di dichiarazione si intendono le informazioni, elencate nell’allegato, che devono essere fornite, per fini amministrativi e procedurali, dai comandati (o da altre persone abilitate dall’armatore) alle autorità competenti, designate dai singoli Stati membri.

Le informazioni sono fornite su formulari standard (denominati nella direttiva formulari FAL), conformi alla Convenzione sulla facilitazione del traffico marittimo internazionale dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO), adottata il 9 aprile 1965 (c.d. Convenzione FAL).

Per l’adempimento delle formalità di dichiarazione si dovrà adottare il formato elettronico, al più tardi entro il 1° giugno 2015. Entro il medesimo termine la trasmissione delle formalità dovrà avvenire attraverso un’interfaccia unica che collega anche SafeSeaNet (per la cui definizione si veda oltre), la dogana elettronica e altri sistemi elettronici, in modo tale che le informazioni siano dichiarate una solo volta e messe a disposizione delle diverse autorità competenti (articolo 5). Si prevede inoltre lo scambio di informazioni tra Stati membri, da realizzare attraverso il sistema SafeSeaNet (articolo 6).

La direttiva si applica alle formalità di dichiarazione alle quali sono tenute le navi in arrivo o in partenza da porti degli Stati membri. Sono esentate le navi che:

§       rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva 2002/59/CE[41];

§       operano tra porti situati sul territorio doganale dell’Unione;

§       non provengono, non fanno scalo o non si recano in un porto situato al di fuori dell’Unione o in una zona franca (articolo 9).

L’articolo 8 impone agli Stati membri di adottare le misure necessarie per garantire la riservatezza delle informazioni commerciali e riservate, che siano state fornite in conformità alla direttiva.

Gli articoli da 10 a 13 disciplinano le procedure di modifica dell’allegato della direttiva, attribuendo alla Commissione il potere di adottare atti delegati, per garantire che si tenga conto delle eventuali modifiche ai formulari FAL, che dovessero essere introdotte dall’Organizzazione marittima internazionale (IMO) La direttiva 2010/65/UE abroga la direttiva 2002/6/CE[42], anch’essa relativa alle formalità di dichiarazione delle navi. La nuova direttiva si differenzia dalla precedente per la previsione dell’uso generalizzato della trasmissione elettronica delle informazioni.

Il termine di recepimento della direttiva è fissato al 19 maggio 2012.

La direttiva è contenuta nell’allegato B del citato disegno di legge comunitaria 2011[43], ove sono indicate le direttive per il cui recepimento è previsto anche il parere parlamentare sul relativo schema.

 

Il comma 10 stabilisce che le procedure amministrative, relative alle navi, in arrivo o in partenza dai porti nazionali, che svolgono traffico di cabotaggio o internazionale nell’ambito dell’Unione europea o che provengono o sono dirette in porti situati al di fuori dell’UE, siano effettuate con il ricorso ai seguenti sistemi:

a)   SafeSeaNet: sistema dell’Unione europea per lo scambio di dati marittimi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera t-bis, del D.Lgs. n. 196/2005,[44] SafeSeaNet è un sistema per lo scambio in formato elettronico di informazioni relative alla sicurezza portuale e marittima, alla protezione dell’ambiente marino e all’efficienza del traffico e del trasporto marittimi;

b)   PMIS, Port management Information System: sistema informativo per la gestione amministrativa delle attività portuali, di cui all’articolo 14-bis del citato D.Lgs n. 196/2005. PMIS è un portale per lo scambio telematico di dati via web, già in sperimentazione in più porti nazionali, che dovrà costituire il canale ordinario di scambio delle informazioni relative alle attività di carattere commerciale.

Nel corso dell’esame presso il Senato è stato approvato un emendamento nel quale si specifica che dovranno essere assicurati la semplificazione delle procedure ed appropriati livelli di interoperatività tra i diversi sistemi pubblici, che operano nell'ambito logistico trasportistico, secondo quanto indicato al successivo comma 13. Dall'applicazione del presente comma 10 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica

 

Il comma 11 sostituisce l’articolo 179 del Codice della navigazione (Nota di informazioni all’autorità marittima).

Il nuovo testo (in neretto le modifiche rispetto al testo previgente) al primo comma, dispone che all’arrivo della nave in porto e prima della partenza, il comandante della nave o il raccomandatario marittimo o altro funzionario o persona autorizzata dal comandante fanno pervenire (il testo previgente recita “devono far pervenire”), anche in formato elettronico, all’autorità marittima (in luogo del comandante del porto o l'autorità consolare) i formulari, in appresso indicati, di cui alla Convenzione FAL dell’IMO adottata il 9 aprile 1965, come recepita nell’ambito dell’Unione europea:

§      formulario FAL n. 1 dichiarazione generale;

§      formulario FAL n. 2 dichiarazione di carico (non prevista nel testo previgente);

§      formulario FAL n. 3 dichiarazione delle provviste di bordo;

§      formulario FAL n. 4 dichiarazione degli effetti personali dell’equipaggio;

§      formulario FAL n. 5 ruolo dell’equipaggio;

§      formulario FAL n. 6 elenco dei passeggeri (il testo previgente limita l’obbligo alle navi certificate per trasportare un massimo di 12 passeggeri);

§      formulario FAL n. 7 dichiarazione merci pericolose a bordo;

§      dichiarazione sanitaria marittima (non prevista nel testo previgente).

Nell’elenco dei passeggeri (formulario FAL n. 6) devono essere indicati gli estremi dei documenti di identità validi per l’ingresso nel territorio dello Stato per i passeggeri che non siano cittadini di Stati membri dell’UE (secondo comma).

Il terzo comma è nuovo rispetto al testo previgente e dispone che la comunicazione delle informazioni di cui al primo comma avviene con un anticipo di almeno ventiquattro ore o al momento in cui la nave lascia il porto precedente, qualora la navigazione sia di durata inferiore alle ventiquattro ore. Qualora, alla partenza della nave, non è noto il porto di scalo o esso cambi nel corso del viaggio, il comandante della nave invia le informazioni di cui al primo comma senza ritardo, non appena sia noto il porto di destinazione.

Il quarto comma prevede che all’arrivo in porto, il comandante della nave comunica all’Autorità marittima eventuali ulteriori dati richiesti in base alla normativa vigente in ambito UE ed ogni altra informazione da rendersi in ottemperanza ad altre disposizioni legislative o regolamentari di carattere speciale. Prima della partenza, il comandante della nave inoltra all’autorità marittima una dichiarazione integrativa relativa all’avvenuto adempimento di ogni obbligo di sicurezza, di polizia, sanitario, fiscale, contrattuale e statistico.

Il quinto comma dispone che il comandante di una nave diretta in un porto estero, inoltra le informazioni di cui al primo comma all’autorità consolare (sono soppresse le disposizioni nel caso di chiusura del consolato). In caso di inesistenza di uffici consolari presso il porto di destinazione, le informazioni vengono rese presso l’autorità consolare più prossima al porto di arrivo (sono soppresse le disposizioni nel caso di assenza del consolato).

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con proprio decreto, adotta le modifiche tecniche ai formulari FAL recepiti dall’Unione europea (tale previsione è assente nel testo previgente) e regola gli adempimenti cui sono tenute le navi addette ai servizi locali, alla pesca, alla navigazione da diporto o di uso privato, nonché per altre categorie di navi adibite a servizi particolari.

 

Il comma 12 dell’articolo 8 in esame prevede che l’inoltro delle dichiarazioni di cui all’articolo 179 del codice della navigazione, come modificato dal precedente comma 11, non esime il comandante della nave dall’osservanza dell’obbligo di inoltrare ogni altra comunicazione prescritta dalla normativa comunitaria o nazionale di attuazione di strumenti giuridici internazionali.

 

Il comma 13 demanda a un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri dell’interno e dell’economia e delle finanze, la definizione delle modalità per la trasmissione elettronica dei dati di cui ai formulari FAL con l’implementazione dell’interfaccia unica costituita dal sistema PMIS, assicurando l’interoperabilità dei dati immessi nel sistema PMIS con il Safe Sea Net e, in base a quanto stabilito da un emendamento approvato nel corso dell’esame presso il Senato, con il Sistema Informativo delle Dogane, per quanto riguarda gli aspetti di competenza doganale. Dovrà inoltre essere assicurata la piena accessibilità delle informazioni alle altre autorità competenti, ai sensi dell’articolo 9 del citato D.Lgs. n. 196/2005, e agli Stati membri dell’Unione europea.

Nel corso dell’esame presso il Senato è stato approvato un emendamento che prescrive che l’interoperatività debba essere assicurata anche rispetto alle piattaforme realizzate dalle Autorità Portuali per il miglior espletamento delle funzioni di indirizzo e coordinamento dei nodi logistici che alle stesse fanno capo. Prevede inoltre che dall'applicazione del presente comma 13 non debbono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Il decreto ministeriale dovrà essere adottato, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge n. 400/1988, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

 

Il comma 14 fissa la data del 1° giugno 2015 per la cessazione dell’inoltro delle informazioni in formato cartaceo. Prevede inoltre che, fino a tale data, le informazioni contenute nei formulari FAL numeri 2, 5 e 6 e la dichiarazione sanitaria siano inoltrate dal comandante della nave anche all’autorità doganale, all’autorità di pubblica sicurezza di frontiera ed all’autorità sanitaria, competenti per il porto di arrivo

 

Il comma 15 esclude dall’obbligo di comunicazione del formulario FAL n. 2 (dichiarazione di carico) le navi soggette al regime di monitoraggio di cui al citato D.Lgs. n. 196/2005, che operano tra porti situati sul territorio doganale dell’Unione, non provenienti da un porto situato al di fuori del territorio dell’Unione o da una zona franca soggetta alle modalità di controllo di tipo I ai sensi della legislazione doganale, e che non vi fanno scalo, né vi si recano.

Restano fermi gli obblighi di comunicazioni previsti dagli altri formulari FAL di cui all’articolo 179 del codice della navigazione e la comunicazione di ogni altro dato necessario a tutela dell’ordine e la sicurezza pubblica ed in ottemperanza della normativa doganale, fiscale, di immigrazione, di tutela dell’ambiente o sanitaria.

 

Il comma 16 prevede l’applicazione del D.Lgs. n. 196/2003[45] per il trattamento dei dati e delle informazioni commerciali comunicati ai sensi del presente articolo.

 

Il comma 17 infine abroga il D.Lgs. n. 335/2004,[46] recante attuazione della direttiva 2002/6/CE, sulle formalità di dichiarazione delle navi in arrivo o in partenza da porti degli Stati membri della Comunità, che è stata a sua volta abrogata dalla direttiva 2010/65/CE.

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione Europea)

Il Consiglio trasporti informale del 17 luglio 2012 ha concordato sulla necessità di incentivare ed ottimizzare l’applicazione delle tecnologie delle comunicazioni e delle informazioni al settore dei trasporti (cosiddetti trasporti intelligenti - ITS) al fine di promuovere la crescita economica e la mobilità sostenibile. Il Consiglio ha tra l’altro evidenziato l’importanza di promuovere biglietterie integrate e pianificatori di viaggio multimodali a livello paneuropeo per favorire la prenotazione online dei viaggi in tutta l’UE, combinando varie modalità di trasporto.

 

Il 30 agosto la Commissione europea ha adottato una comunicazione (COM(2012)474) sull’attuazione del servizio europeo di telepedaggio (SET) previsto dalla decisione 2009/750/CE. La Commissione rileva che a causa dello scarso impegno degli Stati membri e delle parti interessate il SET, che dovrà essere complementare ai servizi nazionali, non è ancora operativo. Invita pertanto le parti interessate a: accelerare l’attuazione uniforme della suddetta decisione; realizzare in un primo momento l’interoperabilità dei sistemi di telepedaggio a livello transfrontaliero per poi estenderla gradualmente a tutte le infrastrutture stradali soggette a pedaggio nell’UE; assicurare la conformità ai requisiti previsti per il SET al momento di avviare nuovi progetti o di rinnovare le concessioni.

Procedure di contenzioso
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione Europea)

Il 23 marzo 2012 la Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora (procedura n. 2012/0197) per non aver comunicato le misure di recepimento della direttiva 2010/40/UE sulla diffusione dei sistemi di trasporto intelligenti (ITS) nel settore del trasporto stradale e nelle interfacce con altri modi di trasporto. Il termine di recepimento era il 27 febbraio 2012.

 

Il 18 luglio 2012 la Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora (procedura n. 2012/0280) per non aver comunicato le misure di recepimento della direttiva 2010/65/UE relativa alle formalità di dichiarazione delle navi in arrivo o in partenza da porti degli Stati membri. Il termine di recepimento era il 19 maggio 2012.


 

Articolo 9
(Documenti informatici, dati di tipo aperto e inclusione digitale)

 

 

L’articolo 9 reca una serie di novelle al Codice dell'amministrazione digitale (D.Lgs. n. 82/2005) volte a integrare la disciplina concernente:

§      il documento informatico sottoscritto con firma elettronica;

§      l’accesso telematico e la riutilizzazione di dati e documenti delle pubbliche amministrazioni nonché gli obiettivi delle politiche di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico curate dall’Agenzia per l'Italia Digitale ;

§      l’acquisizione di programmi informatici a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico;

§      l'accessibilità, anche da parte dei soggetti disabili, agli strumenti informatici.

 

In primo luogo le lettere 0a) e 0b) del comma 1, introdotte in sede referente al Senato, novellano l'articolo 21 (Documento informatico sottoscritto con firma elettronica) del CAD, precisando che l'utilizzo del dispositivo di firma elettronica qualificata o digitale si presume riconducibile al titolare, salvo che questi dia prova contraria. Viene inoltre specificato che gli atti per i quali la legge prevede il requisito della forma scritta, ai sensi dell'art. 1350, primo comma, n. 13, c.c. soddisfano comunque tale requisito se sottoscritti con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale.

La lettera 0c) sostituisce il comma 5 dell’art. 23-ter (Documenti amministrativi informatici) introducendo la possibilità di apporre sulle copie analogiche di documenti amministrativi informatici un contrassegno, che sostituisce a tutti gli effetti di legge la sottoscrizione autografa, tramite il quale è possibile ottenere il documento informatico o verificare la corrispondenza dello stesso alla copia analogica.

 

Il comma 1, alla lettera a), riscrive integralmente l'articolo 52 del Codice come da tabella sotto riportata.


 

D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82

Codice dell'amministrazione digitale

D.L. 18 ottobre 2012 n. 179

Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese

 

 

Articolo 52

Articolo 52

Accesso telematico e riutilizzazione dei dati e documenti delle pubbliche amministrazioni

Accesso telematico e riutilizzo dei dati delle pubbliche amministrazioni

1. L'accesso telematico a dati, documenti e procedimenti è disciplinato dalle pubbliche amministrazioni secondo le disposizioni del presente codice e nel rispetto delle disposizioni di legge e di regolamento in materia di protezione dei dati personali, di accesso ai documenti amministrativi, di tutela del segreto e di divieto di divulgazione. I regolamenti che disciplinano l'esercizio del diritto di accesso sono pubblicati su siti pubblici accessibili per via telematica.

1. L'accesso telematico a dati, documenti e procedimenti e il riutilizzo dei dati e documenti e' disciplinato dai soggetti di cui all'articolo 2, comma 2, secondo le disposizioni del presente codice e nel rispetto della normativa vigente, fatti salvi i dati presenti in Anagrafe tributaria. Le pubbliche amministrazioni pubblicano nel proprio sito web, all'interno della sezione "Trasparenza, valutazione e merito", il catalogo dei dati, dei metadati e delle relative banche dati in loro possesso e i regolamenti che ne disciplinano l'esercizio della facoltà di accesso telematico e il riutilizzo, fatti salvi i dati presenti in Anagrafe tributaria.

1-bis. Le pubbliche amministrazioni, al fine di valorizzare e rendere fruibili i dati pubblici di cui sono titolari, promuovono progetti di elaborazione e di diffusione degli stessi anche attraverso l'uso di strumenti di finanza di progetto, assicurando:

 

a) il rispetto di quanto previsto dall'articolo 54, comma 3;

 

b) la pubblicazione dei dati e dei documenti in formati aperti di cui all'articolo 68, commi 3 e 4.

 

 

2. I dati e i documenti che le amministrazioni titolari pubblicano, con qualsiasi modalità, senza l'espressa adozione di una licenza di cui all'articolo 2, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 24 gennaio 2006, n. 36, si intendono rilasciati come dati di tipo aperto ai sensi all'articolo 68, comma 3, del presente Codice. L'eventuale adozione di una licenza di cui al citato articolo 2, comma 1, lettera h), e' motivata ai sensi delle linee guida nazionali di cui al comma 7.

 

3. Nella definizione dei capitolati o degli schemi dei contratti di appalto relativi a prodotti e servizi che comportino la raccolta e la gestione di dati pubblici, le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 2, comma 2, prevedono clausole idonee a consentire l'accesso telematico e il riutilizzo, da parte di persone fisiche e giuridiche, di tali dati, dei metadati, degli schemi delle strutture di dati e delle relative banche dati.

 

4. Le attività volte a garantire l'accesso telematico e il riutilizzo dei dati delle pubbliche amministrazioni rientrano tra i parametri di valutazione della performance dirigenziale ai sensi dell'articolo 11, comma 9, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.

 

5. L'Agenzia per l'Italia digitale promuove le politiche di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico nazionale e attua le disposizioni di cui al capo V del presente Codice.

 

6. Entro il mese di febbraio di ogni anno l'Agenzia trasmette al Presidente del Consiglio dei Ministri o al Ministro delegato per l'innovazione tecnologica, che li approva entro il mese successivo, un' Agenda nazionale in cui definisce contenuti e gli obiettivi delle politiche di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico e un rapporto annuale sullo stato del processo di valorizzazione in Italia; tale rapporto e' pubblicato in formato aperto sul sito istituzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

7. L'Agenzia definisce e aggiorna annualmente le linee guida nazionali che individuano gli standard tecnici, compresa la determinazione delle ontologie dei servizi e dei dati, le procedure e le modalità di attuazione delle disposizioni del Capo V del presente Codice con l'obiettivo di rendere il processo omogeneo a livello nazionale, efficiente ed efficace. Le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 2, comma 2, del presente Codice si uniformano alle suddette linee guida.

 

8. Il Presidente del Consiglio o il Ministro delegato per l'innovazione tecnologica riferisce annualmente al Parlamento sullo stato di attuazione delle disposizioni del presente articolo.

 

9. L'Agenzia svolge le attività indicate dal presente articolo con le risorse umane, strumentali, e finanziarie previste a legislazione vigente.

 

 

Il sostituito articolo 52, come modificato dall’art. 36, D.Lgs. 30 dicembre 2010, n. 235; stabiliva che, l'accesso telematico a dati, documenti e procedimenti fosse disciplinato dalle pubbliche amministrazioni secondo le disposizioni del CAD e nel rispetto delle disposizioni di legge e di regolamento in materia di protezione dei dati personali, di accesso ai documenti amministrativi, di tutela del segreto e di divieto di divulgazione. Prescriveva, altresì, che i regolamenti disciplinanti l'esercizio del diritto di accesso fossero pubblicati su siti pubblici accessibili per via telematica. Inoltre, le pubbliche amministrazioni, al fine di valorizzare e rendere fruibili i dati pubblici di cui sono titolari, erano tenute a promuovere progetti di elaborazione e di diffusione degli stessi anche attraverso l'uso di strumenti di finanza di progetto, assicurando il rispetto dei principi contenuti nell'art. 54, recante "Contenuto dei siti delle pubbliche amministrazioni", che al comma 3 prevede che i dati pubblici contenuti nei siti delle pubbliche amministrazioni siano fruibili in rete gratuitamente e senza necessità di identificazione informatica. Le pubbliche amministrazioni assicurano, altresì, che la pubblicazione dei dati e dei documenti in formati aperti ex art. 68 "Analisi comparativa delle soluzioni", che, nei rispettivi commi 3 e 4, stabilisce che, per formato dei dati di tipo aperto si intende un formato dati reso pubblico e documentato esaustivamente e che la DigitPA istruisce e aggiorna, con periodicità almeno annuale, un repertorio dei formati aperti utilizzabili nelle pubbliche amministrazioni e delle modalità di trasferimento dei formati.

 

Secondo il capoverso 1 del nuovo articolo 52, modificato nel corso dell’esame al Senato, l’accesso telematico a dati, documenti e procedimenti e il riutilizzo dei dati e documenti, fatti salvi i dati presenti in Anagrafe tributaria, è disciplinato dai soggetti di cui all’art. 2, comma 2, del CAD e quindi identificati come "pubblica amministrazione" nonché dalle società, interamente partecipate da enti pubblici o con prevalente capitale pubblico inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT).

 

Per una disamina completa si veda l’elenco delle amministrazioni inserite nel conto economico individuate ai sensi dell’art. 1, comma 3 della L. 196/2009 da ultimo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 settembre 2012, n. 227.

 

Per rendere operative le predette disposizioni si prevede che le pubbliche amministrazioni pubblicano nel proprio sito web, all'interno della sezione "Trasparenza, valutazione e merito", il catalogo dei dati, dei metadati e delle relative banche dati in loro possesso e i regolamenti che ne disciplinano l'esercizio della facoltà di accesso telematico e il riutilizzo.

Al riguardo, il comma 3 dell’articolo in commento, stabilisce che, in sede di prima applicazione, la pubblicazione di tali regolamenti avvenga entro 120 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame.

 

Ai sensi del capoverso 2, i dati e i documenti che le amministrazioni titolari pubblicano, con qualsiasi modalità, senza l’espressa adozione di una licenza, si intendono rilasciati come dati di tipo aperto.

Per ciò che concerne i documenti ed i dati già pubblicati, il comma 3 dell’articolo in commento, stabilisce che i termini di cui al predetto capoverso 2, sono stabiliti in novanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto.

 

La definizione di licenza standard per il riutilizzo è fornita dall'articolo 2, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 24 gennaio 2006, n. 36[47], in base al quale, per licenza standard per il riutilizzo è da intendersi il contratto, o altro strumento negoziale, redatto ove possibile in forma elettronica, nel quale sono definite le modalità di riutilizzo dei documenti delle pubbliche amministrazioni o degli organismi di diritto pubblico.

L’eventuale adozione di un tale tipo di licenza - prosegue il capoverso - è motivata ai sensi delle linee guida nazionali di cui al successivo comma 7, che individuano gli standard tecnici, compresa la determinazione delle ontologie dei servizi e dei dati, le procedure e le modalità di attuazione delle disposizioni del Capo V del Codice, che definisce i dati delle pubbliche amministrazioni e i servizi in rete con l’obiettivo di rendere il processo omogeneo a livello nazionale, efficiente ed efficace.

 

Il capoverso 3 stabilisce che, nella definizione dei capitolati o degli schemi dei contratti di appalto relativi a prodotti e servizi che comportino la raccolta e la gestione di dati pubblici, le pubbliche amministrazioni prevedono clausole idonee a consentire l’accesso telematico e il riutilizzo da parte di persone fisiche e giuridiche, di tali dati, dei metadati, degli schemi delle strutture di dati e delle relative banche dati.

Il capoverso 4 , inserisce tra i parametri di valutazione della prestazione dei dirigenti le attività volte ad assicurare l'accesso telematico e il riutilizzo dei dati delle pubbliche amministrazioni, secondo quanto previsto dalle disposizioni dell'articolo 11, comma 9, del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150.

 

L'articolo 11, comma 9, del citato decreto legislativo n. 150 (cd. decreto Brunetta), reca disposizioni in materia di trasparenza e prevede che, in caso di mancata adozione e realizzazione del Programma triennale per la trasparenza e l'integrità o di mancato assolvimento degli obblighi di pubblicazione di cui ai commi 5 e 8, è fatto divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti preposti agli uffici coinvolti.

 

Il capoverso 5 assegna all’Agenzia per l’Italia digitale il compito di promuovere le politiche di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico nazionale attuando, altresì, le disposizioni di cui al già richiamato capo V del CAD.

 

Si ricorda che il D.L. 22 giugno 2012, n. 83, (Misure urgenti per la crescita del Paese), all'art. 22 prevede la soppressione di DigitPa e dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione. Il presente articolo stabilisce che, al fine di garantire la continuità dei rapporti facenti capo agli enti soppressi, gli organi in carica alla data di approvazione del suddetto decreto continuano a svolgere le rispettive funzioni fino alla nomina del Direttore generale il quale esercita in via transitoria le funzioni svolte dagli enti soppressi e dal Dipartimento di cui all'articolo 20, comma 2, in qualità di commissario straordinario fino alla nomina degli altri organi dell'Agenzia.

Risultano quindi trasferite all'Agenzia per l'Italia digitale il personale di ruolo, le risorse finanziarie e strumentali degli enti e delle strutture compresi i connessi rapporti giuridici attivi e passivi, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione, neppure giudiziale.

 

Ai sensi del capoverso 6, entro il mese di febbraio di ogni anno, l’Agenzia trasmette al Presidente del Consiglio o al Ministro delegato per l’innovazione tecnologica, un'Agenda nazionale che definisce i contenuti e gli obiettivi delle politiche di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico nonché un rapporto annuale sullo stato del processo di valorizzazione in Italia che dovrà esser pubblicato in formato aperto sul sito istituzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Viene, inoltre, prescritto che l'approvazione di tali documenti deve avvenire entro il mese successivo a quello della loro presentazione.

Al capoverso 7, si precisa che all’Agenzia è attribuito il compito di definire ed aggiornare, con cadenza annuale, le linee guida nazionali che individuano gli standard tecnici, compresa la determinazione delle ontologie dei servizi e dei dati, le procedure e le modalità di attuazione delle disposizioni del Capo V del CAD, al fine di rendere il processo omogeneo a livello nazionale, efficiente ed efficace. Le pubbliche amministrazioni si uniformano così alle linee guida fissate dall'Agenzia.

Il capoverso 8 attribuisce al Presidente del Consiglio o al Ministro delegato per l’innovazione tecnologica il compito di riferire annualmente al Parlamento relativamente allo stato di attuazione delle disposizioni del presente articolo.

Infine, il capoverso 9 chiarisce che l’Agenzia svolge le attività indicate dal presente articolo utilizzando le risorse umane, strumentali, e finanziarie previste a legislazione vigente.

 

Il comma 1, lettera b), dell'articolo in commento sostituisce le disposizioni dell'articolo 68, comma 3, del CAD come da tabella sotto riportata.

 

 

D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82

Codice dell'amministrazione digitale

D.L. 18 ottobre 2012 n. 179

Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese