Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento attività produttive
Altri Autori: Servizio Studi - Dipartimento finanze , Ufficio Rapporti con l'Unione Europea
Titolo: Misure urgenti per la crescita del Paese D.L. 83/2012 - A.C. 5312 Schede di lettura
Riferimenti:
AC N. 5312/XVI     
Serie: Progetti di legge    Numero: 660
Data: 03/07/2012
Organi della Camera: VI-Finanze
X-Attività produttive, commercio e turismo

 

Camera dei deputati

XVI LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione per l’esame di
Progetti di legge

Misure urgenti per la crescita del Paese

D.L. 83/2012 – A.C. 5312

Schede di lettura

 

 

 

 

 

 

n. 660

 

 

 

3 luglio 2012

 

 


Servizio responsabile:

Servizio Studi – Dipartimento Attività produttive

( 066760-9574 – * st_attprod@camera.it

Servizio Studi – Dipartimento Finanze

( 066760-9496 – * st_finanze@camera.it

Ha partecipato alla redazione del dossier il seguente Ufficio:

Segreteria Generale – Ufficio Rapporti con l’Unione europea

( 066760-2145 – * cdrue@camera.it

§       Le schede di lettura sono state redatte dal Servizio Studi.

§       Le parti relative ai documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea e alle procedure di contenzioso, nonché l’introduzione, sono state curate dall'Ufficio rapporti con l'Unione europea.

 

 

I dossier dei servizi e degli uffici della Camera sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

File: D12083.doc

 


INDICE

Sintesi del contenuto

§      Le misure per le infrastrutture, l’edilizia ed i trasporti (articoli 1-22).............. 1

§      Le misure per lo sviluppo economico (articoli 23-59).................................... 2

§      Le misure per la ricerca scientifica e tecnologica (articoli 60-63)................. 3

§      Le misure per il turismo e lo sport (articoli 64-67)......................................... 4

Introduzione

§      Le raccomandazioni della Commissione nell’ambito del semestre europeo 2012    5

§      Il Patto per la crescita e l’occupazione........................................................... 6

Schede di lettura

§      Articolo 1 (Integrazione della disciplina relativa all’emissione di obbligazioni e di titoli di debito da parte delle società di progetto – project bond)...................................................... 11

§      Articolo 2 (Disposizioni in materia di finanziamento di infrastrutture mediante defiscalizzazione)     18

§      Articolo 3 (Conferenza di servizi preliminare e requisiti per la predisposizione degli studi di fattibilità nella finanza di progetto)............................................................................... 23

§      Articolo 4 (Percentuale minima affidamento lavori a terzi nelle concessioni)26

§      Articolo 5 (Determinazione corrispettivi a base di gara per gli affidamenti di contratti di servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria)...................................................................... 29

§      Articolo 6 (Utilizzazione crediti d’imposta per la realizzazione di opere infrastrutturali)   32

§      Articolo 7 (Disposizioni urgenti in materia di gallerie stradali e ferroviarie).. 34

§      Articolo 8  (Grande evento EXPO 2015 e Fondazione La Grande Brera)... 38

§      Articolo 9 (Ripristino IVA per cessioni e locazioni nuove costruzioni)......... 46

§      Articolo 10 (Ulteriori misure per la ricostruzione e la ripresa economica nei territori colpiti dagli eventi sismici del maggio 2012)............................................................................. 50

§      Articolo 11 (Detrazioni per interventi di ristrutturazione e di efficientamento energetico)     62

§      Articolo 12 (Piano nazionale per le città)...................................................... 67

§      Articolo 13 (Semplificazioni in materia di autorizzazioni e pareri per l’esercizio dell’attività edilizia)   80

§      Articolo 14 (Autonomia finanziaria dei porti)................................................. 85

§      Articolo 15 (Disposizioni finanziarie in materia di infrastrutturazione portuale)92

§      Articolo 16 (Disposizioni urgenti per la continuità di alcuni servizi di trasporto)     96

§      Articolo 17 (Disposizioni in materia di autoservizi pubblici non di linea).... 104

§      Articolo 18 (Amministrazione aperta)......................................................... 107

§      Articoli 19-22 (Istituzione dell’Agenzia per l’Italia digitale)........................... 116

§      Articolo 23 (Fondo per la crescita sostenibile)........................................... 130

§      Articolo 24 (Contributo tramite credito di imposta per le nuove assunzioni di profili altamente qualificati).................................................................................................... 136

§      Articolo 25 (Monitoraggio, controlli, attività ispettiva)................................. 145

§      Articolo 26 (Moratoria delle rate di finanziamento dovute dalle imprese concessionarie di agevolazioni)............................................................................................... 150

§      Articolo 27 (Riordino della disciplina in materia di riconversione e riqualificazione produttiva di aree di crisi industriale complessa)....................................................................... 153

§      Articolo 28 (Semplificazione dei procedimenti agevolativi di “industria 2015”)159

§      Articolo 29 (Accelerazione della definizione di procedimenti agevolativi).. 161

§      Articolo 30 (Disposizioni relative al Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca – FRI)............................................................................................. 167

§      Articolo 31 (Ulteriori disposizioni finanziarie).............................................. 171

§      Articolo 32 (Strumenti di finanziamento per le imprese)............................ 174

§      Articolo 33 (Revisione della legge fallimentare per favorire la continuità aziendale)  185

§      Articolo 34 (Disposizioni per la gestione e la contabilizzazione dei biocarburanti)204

§      Articolo 35 (Disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi)214

§      Articolo 36 (Semplificazioni di adempimenti per il settore petrolifero)....... 221

§      Articolo 37 (Disciplina delle gare per la distribuzione di gas naturale e nel settore idroelettrico)  230

§      Articolo 38 (Semplificazioni delle attività di realizzazione di infrastrutture energetiche e liberalizzazioni nel mercato del gas naturale)..................................................................... 244

§      Articolo 39 (Criteri di revisione del sistema delle accise sull’elettricità e sui prodotti energetici e degli oneri generali di sistema elettrico per le imprese a forte consumo di energia; regimi tariffari speciali per i grandi consumatori industriali di energia elettrica)............................. 251

§      Articolo 40 (Modifiche al decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, in materia di attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un proprio patrimonio). 257

§      Articolo 41 (Razionalizzazione dell’organizzazione dell’ICE - Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e dell’ENIT - Agenzia nazionale per il turismo all’estero)260

§      Articolo 42 (Sostegno all’internazionalizzazione delle imprese e  consorzi per l’internazionalizzazione)264

§      Articolo 43 (Potere sanzionatorio in materia di Made in Italy)..................... 272

§      Articolo 44 (Società a responsabilità limitata a capitale ridotto)................. 274

§      Articolo 45 (Contratto di rete)..................................................................... 279

§      Articolo 46 (Adeguamento del sistema sanzionatorio delle cooperative).. 282

§      Articolo 47 (Semplificazione della governance di Unioncamere)............... 285

§      Articolo 48 (Lodo arbitrale)......................................................................... 287

§      Articolo 49 (Commissario ad acta)............................................................ 289

§      Articolo 50 (Modifiche al decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270)............ 292

§      Articolo 51 (Cedibilità tax credit digitale)..................................................... 297

§      Articolo 52 (Disposizioni in materia di tracciabilità dei rifiuti)...................... 299

§      Articolo 53 (Modificazioni al decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito nella legge 14 settembre 2011, n. 148)............................................................................. 303

§      Articolo 54 (Appello)................................................................................... 311

§      Articolo 55 (Modifiche alla legge 24 marzo 2001, n. 89)............................ 318

§      Articolo 56 (Modifiche Scuola Magistratura  ed esonero parziale dall’attività giurisdizionale)  327

§      Articolo 57 (Misure per lo sviluppo dell’occupazione giovanile nel settore della green economy)     330

§      Articolo 58 (Fondo per la distribuzione di derrate alimentari  alle persone indigenti)  336

§      Articolo 59, commi 1 e 2 (Tutela dei consorzi delle Dop ed Igp vitivinicole)340

§      Articolo 59, commi 3-5 (Sostegno nelle crisi di mercato).......................... 342

§      Articolo 59, comma 6 (Controllo e certificazione delle sementi)................ 345

§      Articolo 59, comma 7 (Produzione di energia elettrica)............................. 346

§      Articolo 59, commi 8-10 (Relazione su biomasse ad uso agroenergetico)348

§      Articolo 59, commi 11 e 12 (Impianti di acquacoltura marina).................. 350

§      Articolo 59, comma 13 (Credito peschereccio)......................................... 352

§      Articolo 59, commi 14-19 (Etichettatura dei prodotti della pesca)............. 353

§      Articolo 60 (Campo di applicazione. Soggetti ammissibili, tipologie e strumenti di intervento)     356

§      Articolo 61 (Fondo per gli investimenti in ricerca scientifica e tecnologica (FIRST))363

§      Articolo 62 (Modalità di attuazione e procedure di valutazione)................. 367

§      Articolo 63 (Disposizioni finali).................................................................... 372

§      Articolo 64 (Fondo per lo sviluppo e la capillare diffusione della pratica sportiva)376

§      Articolo 65 (Comitato Italiano Paraolimpico - Federazioni sportive nazionali e le discipline sportive)379

§      Articolo 66 (Reti di impresa)....................................................................... 382

§      Articolo 67 (Fondazione di Studi Universitari e di Perfezionamento sul Turismo)384

§      Articolo 68 (Assicurazioni estere).............................................................. 388

§      Articolo 69 (Copertura finanziaria).............................................................. 391

§      Articolo 70 (Entrata in vigore)..................................................................... 397

Allegato 1

§      Disposizioni abrogate................................................................................. 401

 


Sintesi del contenuto

Il decreto-legge in esame reca disposizioni per favorire la crescita, lo sviluppo e la competitività nei settori delle infrastrutture, dell'edilizia e dei trasporti, nonché per il riordino degli incentivi per la crescita e lo sviluppo sostenibile, finalizzate ad assicurare, nell'attuale situazione di crisi internazionale, un sostegno al sistema produttivo del Paese, anche al fine di garantire il rispetto degli impegni assunti in sede europea.

Le misure per le infrastrutture, l’edilizia ed i trasporti (articoli 1-22)

Viene in primo luogo introdotto un regime fiscale agevolato per gli interessi derivanti dalle obbligazioni emesse dalle società di progetto per finanziare gli investimenti in infrastrutture o nei servizi di pubblica utilità (project bond), consistente nell’assimilazione ai titoli di Stato e, dunque, a tassazione sostitutiva con aliquota al 12,5 per cento.

Al fine di assicurare la sostenibilità economica dell‘operazione di partenariato pubblico privato, viene esteso l‘ambito di applicazione della normativa in materia di finanziamento di infrastrutture mediante defiscalizzazione, già introdotta dall’articolo 18 della legge di stabilità 2012 alla realizzazione di tutte le nuove opere infrastrutturali in partenariato pubblico-privato.

Si introduce l’obbligo di indire sempre la conferenza di servizi preliminare nella procedura di finanza di progetto, che dovrà esprimersi sulla base del documento progettuale (studio di fattibilità o progetto preliminare) posto a base di gara, consentendo che esso sia modificato solo in presenza di significativi elementi emersi nelle fasi successive del procedimento.

Al fine di favorire una maggiore partecipazione degli operatori economici, anche di medie e piccole dimensioni, nella realizzazione degli interventi presenti nel piano degli investimenti previsti nelle convenzioni di concessione, si eleva dal 50 al 60 per cento la percentuale minima che i titolari di concessioni sono tenuti ad affidare a terzi. Si elimina il limite massimo di 516 mila euro per la compensazione dei crediti d’imposta per gli enti locali che abbiano maturato il credito di imposta in relazione ai dividendi distribuiti dalle ex aziende municipalizzate trasformate in società per azioni, introducendo un vincolo di destinazione alla realizzazione di infrastrutture necessarie al miglioramento dei servizi pubblici.

Viene reintegrata l'autorizzazione di spesa per la realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento “EXPO Milano 2015”.

Al fine di rendere disponibili risorse economiche attualmente immobilizzate, sono assoggettate all'imposizione IVA le operazioni relative a cessioni e locazioni di abitazioni effettuate dai costruttori anche oltre il limite dei cinque anni dall’ultimazione dei lavori.

Per la ricostruzione e la ripresa economica nel territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo colpite dagli eventi sismici del 20-29 maggio 2012, oltre all’apprestamento urgente di moduli abitativi provvisori e di moduli destinati ad uso scolastico ed edifici pubblici, si prevede il procedimento per la ripianificazione del territorio comunale definendo le linee di indirizzo strategico per assicurarne la ripresa socio-economica, la riqualificazione dell'abitato e garantendo un'armonica ricostituzione del tessuto urbano abitativo e produttivo, tenendo anche conto dei nuovi insediamenti abitativi.

In relazione alle spese documentate per le ristrutturazioni edilizie sostenute dal 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del decreto) fino al 30 giugno 2013, si dispone l’innalzamento della detrazione a fini Irpef dal 36 al 50 per cento e del limite dell’ammontare complessivo da 48.000 a 96.000 euro. E’ inoltre prorogata fino al 30 giugno 2013 la detrazione per le spese per interventi di riqualificazione energetica degli edifici, abbassando la percentuale dall’attuale 55 per cento (prevista fino al 31 dicembre 2012) al 50 per cento.

Sono infine istituiti un Fondo per l‘attuazione del Piano nazionale per le città per la riqualificazione di aree urbane, con particolare riguardo a quelle degradate e un Fondo per interventi infrastrutturali nei porti.

Le misure per lo sviluppo economico (articoli 23-59)

Con l’obiettivo prioritario di finanziare programmi ed interventi per la competitività e il sostegno dell'apparato produttivo sulla base di progetti di rilevante interesse nazionale, capaci di accrescere il patrimonio tecnologico del Paese, si provvede al riordino, alla razionalizzazione e alla riprogrammazione degli strumenti esistenti per l’incentivazione alle attività imprenditoriali, mediante abrogazione di norme, semplificazione di procedure e rimodulazione di precedenti normative. Inoltre il Fondo speciale rotativo per l'innovazione tecnologica (FIT) di cui all’articolo 14 della legge 17 febbraio 1982, n. 46, viene rinominato in Fondo per la crescita sostenibile e ad esso sono assegnate nuove finalità tra cui: promozione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione, rafforzamento della struttura produttiva, in particolare del Mezzogiorno e, infine, promozione della presenza internazionale delle imprese e l’attrazione di investimenti dall’estero.

Si istituisce quindi un credito di imposta a favore di tutte le imprese che effettuano nuove assunzioni a tempo indeterminato di profili altamente qualificati. Sono rese più appetibili le obbligazione emesse dalle imprese per autofinanziarsi; si agevola la gestione delle crisi aziendali e, al contempo, si semplificano le procedure per gestire le crisi delle imprese da sovraindebitamento e favorire in tal modo la continuità aziendale.

Nell’ambito delle misure per lo sviluppo e il rafforzamento del settore energetico, sono introdotte norme volte alla semplificazione delle procedure per la realizzazione di infrastrutture energetiche e alla liberalizzazione nel mercato del gas naturale.

Si prevede quindi la revisione del sistema delle accise sull’elettricità e sui prodotti energetici per le imprese a forte consumo di energia nonché regimi tariffari speciali per i grandi consumatori industriali di energia elettrica.

Tra le altre misure a sostegno delle imprese, si segnalano quelle volte alla promozione all’estero e all’internazionalizzazione delle imprese italiane, l’istituzione della società a responsabilità limitata a capitale ridotto, le misure per l’occupazione giovanile nella green economy e per le imprese nel settore agricolo, le norme di semplificazione per l’accesso al contratto di rete, la cedibilità del tax credit digitale.

Sono quindi previste misure in materia di giustizia civile volte a modificare la disciplina delle impugnazioni sia di merito che di legittimità, mediante l’introduzione di un filtro di inammissibilità incentrato su una prognosi di non ragionevole fondatezza del gravame, formulata dal medesimo giudice dell'appello in via preliminare alla trattazione dello stesso.

Le misure per la ricerca scientifica e tecnologica (articoli 60-63)

Al fine di rendere più funzionale il sistema pubblico della ricerca allo sviluppo ed all’innovazione del Paese, sono ridefiniti gli interventi di competenza del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca diretti al sostegno delle attività di ricerca fondamentale e di ricerca industriale, estese ai processi di sviluppo sperimentale. Gli obiettivi - esplicitati nella relazione illustrativa - sono quelli di indirizzare le disponibilità finanziarie verso progetti collegati funzionalmente alle politiche economiche del Paese, specializzando la ricerca verso settori nel quale si intende raggiungere un’eccellenza a livello internazionale, rendere sempre più connessa la ricerca di base e quella applicata e rivedere le procedure di valutazione, semplificandole e accentuando l’importanza delle quelle ex post. Si individuano i soggetti che possono beneficiare degli interventi e le tipologie ammissibili degli stessi.

Per rispondere alla particolare situazione di crisi economico-finanziaria, si prevede, nell’ambito del Fondo per gli investimenti in ricerca scientifica e tecnologica (FIRST), una modalità di "copertura a garanzia" degli anticipi concessi alle imprese mediante la trattenuta dell'accantonamento di una quota del finanziamento dei progetti.

Le misure per il turismo e lo sport (articoli 64-67)

E’ istituito il Fondo per lo sviluppo e la capillare diffusione della pratica sportiva, finalizzato alla realizzazione di nuovi impianti sportivi ovvero alla ristrutturazione di quelli esistenti, con una dotazione finanziaria, per l'anno 2012, fino a 23 milioni di euro. Si prevede, inoltre, il riconoscimento alle federazioni sportive nazionali e alle discipline sportive associate svolgenti attività sportiva per disabili la natura di associazione con personalità giuridica di diritto privato.

 


Introduzione

Le misure contenute nel decreto legge in esame si inseriscono in buona parte nell’ambito delle raccomandazioni predisposte dalla Commissione europea in esito all’esame del programma di stabilità e del programma nazionale di riforma dell’Italia nell’ambito del semestre europeo 2012 e, più in generale, nel quadro degli obiettivi ed indirizzi definiti dall’Unione europea in materia di crescita e occupazione.

Le raccomandazioni della Commissione nell’ambito del semestre europeo 2012

Le raccomandazioni, presentate dalla Commissione europea il 30 maggio 2012[1]ed esaminate dal Consiglio del 22 giugno, sono state avallate dal Consiglio europeo del 28-29 giugno, e saranno adottate in via definitiva dall’ECOFIN del 10 luglio.

Per quanto riguarda l’Italia, nei settori in cui interviene il decreto legge in oggetto, la Commissione raccomanda di:

§      dare attuazione del Piano d’azione coesione al fine di migliorare il tasso di assorbimento dei fondi strutturali europei, in particolare nel meridione;

§      assumere ulteriori iniziative per affrontare la disoccupazione giovanile, incluse misure per promuovere la formazione orientata al lavoro, attraverso incentivi per lo start up delle nuove imprese e per le assunzioni;

§      promuovere la mobilità del lavoro anche attraverso la generalizzazione del sistema di riconoscimento delle qualifiche professionali;

§      ridurre il campo di applicazione delle esenzioni e delle deduzioni fiscali, nonché le al quote ridotte IVA;

§      procedere in direzione dello spostamento del carico fiscale dal capitale e dal lavoro verso il consumo e i patrimoni, nonché promuovere una tassazione funzionale agli obiettivi ecologici;

§      attuare la nuova legislazione in materia di liberalizzazioni e semplificazione nel settore dei servizi;

§      semplificare ulteriormente il quadro normativo per le imprese e rafforzare la capacità amministrativa;

§      migliorare l‘accesso delle imprese agli strumenti finanziari, in particolare al capitale di rischio, per finanziare la crescita dimensionale e l’innovazione;

§      realizzare la riorganizzazione, giàpianificata, del sistema giudiziario civile, e promuovere l’uso degli strumenti extra-giudiziali;

§      migliorare l’accesso al mercato nel settore delle reti, migliorare la capacità infrastrutturale e le interconnessioni.

Il Patto per la crescita e l’occupazione

Il Consiglio europeo del 28-29 giugno ha, nel più ampio contesto delle misure in materia economica e finanziaria, approvato un Patto per la crescita e l’occupazione che definisce un quadro organico per l'adozione di misure, di natura legislativa e non legislativa, a livello nazionale, dell'UE e della zona euro.

 

Il Patto prevede anzitutto l’impegno per gli Stati membri a :

§      perseguire politiche di consolidamento fiscale differenziato e favorevole alla crescita e che assicurino la sostenibilità dei sistemi previdenziali;

§      ristrutturare il sistema bancario e ripristinare il flusso ordinario del credito all’economia reale;

§      promuovere la competitività, portando avanti le riforme strutturali per liberare il proprio potenziale di crescita, anche attraverso l'apertura alla concorrenza delle industrie di rete, la promozione dell'economia digitale, lo sfruttamento del potenziale di un'economia verde, l'abolizione delle restrizioni ingiustificate imposte ai fornitori di servizi e l'agevolazione dell'avvio di un'attività commerciale;

§      combattere la disoccupazione, in particolare quella giovanile, avvalendosi delle possibilità di finanziare temporaneamente, a partire dal Fondo sociale europeo, gli incentivi a favore delle assunzioni, ed attuare contestualmente politiche di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale;

§      modernizzare la pubblica amministrazione, in particolare rimediando ai ritardi della giustizia, riducendo gli oneri amministrativi e sviluppando i servizi amministrativi online.

 

Con riferimento al contributo delle politiche dell’UE alla crescita, il Patto prevede, anzitutto, la mobilitazione di 120 miliardi di euro (equivalenti a circa l'1% dell'RNL dell'UE) per misure ad effetto rapido a favore della crescita, combinando diversi interventi:

§      l’aumento di capitale pari a 10 miliardi di euro per la Banca europea per gli investimenti (che dovrà essere deliberato dal consiglio dei governatori della BEI affinché entri in vigore entro il 31 dicembre 2012) allo scopo di accrescerne la capacità totale di prestito di 60 miliardi di EUR, liberando in tal modo fino a 180 miliardi di EUR di investimenti supplementari;

§      l’avvio immediato della fase pilota relativa ai prestiti obbligazionari per il finanziamento di progetti infrastrutturali nei settori dei trasporti, dell'energia e dell'infrastruttura a banda larga (cd. project bonds), capaci di mobilitare, secondo le stime della Commissione, fino a 4,5 miliardi di euro di investimenti;

§      la riprogrammazione dei Fondi strutturali. In particolare, nel rispetto delle regole di disimpegno, gli Stati membri potranno in cooperazione con la Commissione:

-       usare parte degli stanziamenti dei fondi in modo tale da condividere il rischio di prestito della BEI e offrire garanzie sui prestiti per conoscenze e competenze, efficienza delle risorse, infrastrutture strategiche e accesso ai finanziamenti per le PMI;

-       valutare l'eventualità di riassegnazioni all'interno delle dotazioni nazionali, nel rispetto delle norme vigenti;

§       l’ampliamento dell'intervento del Fondo europeo per gli investimenti (fondo della BEI che investe in fondi di venture capital e strumenti con ripartizione del rischio per finanziarie le PMI), in particolare con riguardo all'attività di venture capital, in collegamento con le strutture nazionali esistenti.

 

In secondo luogo, il Patto prospetta l’adozione da parte delle Istituzioni UE di misure legislative e non legislative volte, in particolare, a:

§      completare del mercato unico, con l’approvazione delle proposte ancora pendenti (relative ad appalti pubblici, firma elettronica e riconoscimento delle qualifiche professionali), la presentazione di ulteriori proposte della Commissione europea per l’autunno 2012 e l’'attuazione della legislazione vigente, in particolare della direttiva sui servizi (che consentirebbe di realizzare un ulteriore utile economico fino a 330 miliardi di EUR);

§      conseguire un mercato unico digitale funzionante entro il 2015, dando priorità alle misure per sviluppare ulteriormente il commercio elettronico transfrontaliero e stimolando la domanda per lo sviluppo di Internet ad alta velocità;

§      completare il mercato interno dell'energia entro il 2014, garantendo che nessuno Stato membro rimanga isolato dalle reti europee di distribuzione del gas e dell'energia elettrica dopo il 2015;

§      rafforzare lo Spazio europeo della ricerca, migliorando in particolare il sostegno all'R&S e le opportunità d'investimento per le start-up e PMI innovative;

§      migliorare la mobilità dei lavoratori all'interno dell'UE, trasformando il portale EURES in un autentico strumento europeo di collocamento e assunzione

§      far contribuire la politica fiscale al risanamento di bilancio e alla crescita sostenibile. A questo scopo il Patto

-       reca l’impegno proseguire i lavori sulle proposte della Commissione riguardanti la tassazione dell'energia, la base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società e la revisione della direttiva sulla tassazione dei redditi da risparmio;

-       prende atto che alcuni Stati membri chiederanno una cooperazione rafforzata affinché la proposta di direttiva relativa a una tassa sulle transazioni finanziarie sia adottata entro dicembre 2012;

-       impegna la Commissione a presentare un piano d'azione recante soluzioni concrete per potenziare la lotta contro la frode e l'evasione fiscali e presenterà a breve;

-       precede che siano rapidamente convenute le direttive di negoziato per gli accordi sulla tassazione dei redditi da risparmio con i paesi terzi;

-       impegna gli Stati membri che partecipano al patto Euro Plus a proseguire le loro discussioni strutturate in materia di politica tributaria.


Schede di lettura


 

Articolo 1
(
Integrazione della disciplina relativa all’emissione di obbligazioni e di titoli di debito da parte delle società di progetto – project bond)

 


1. Gli interessi delle obbligazioni di progetto emesse dalle società di cui all'articolo 157 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, sono soggette allo stesso regime fiscale previsto per i titoli del debito pubblico.

2. All'articolo 3, comma 115, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, dopo le parole: «diversi dalle banche» sono aggiunte le seguenti: «e dalle società di cui all'articolo 157 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163».

3. Le garanzie di qualunque tipo da chiunque e in qualsiasi momento prestate in relazione alle emissioni di obbligazioni e titoli di debito da parte delle società di cui all'articolo 157 del decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163, nonché le relative eventuali surroghe, postergazioni, frazionamenti e cancellazioni anche parziali, ivi comprese le cessioni di credito stipulate in relazione a tali emissioni, sono soggette alle imposte di registro, ipotecarie e catastali in misura fissa di cui rispettivamente al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 e al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347.

4. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3, si applicano alle obbligazioni emesse nei tre anni successivi alla data di entrata in vigore del presente decreto.

5. È ammessa l'emissione di obbligazioni ai sensi dell'articolo 157 anche ai fini del rifinanziamento del debito precedentemente contratto per la realizzazione dell'infrastruttura o delle opere connesse al servizio di pubblica utilità di cui sia titolare.


 

 

L’articolo 1 disciplina il regime fiscaleapplicabile alle emissioni obbligazionarie effettuate nei tre anni successivi al 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del decreto in esame) emesse dalle società di progettoper finanziare gli investimenti in infrastrutture o nei servizi di pubblica utilità (project bond).

Viene a tal fine introdotto un regime fiscale agevolato per gli interessi derivanti dai predetti titoli, consistente nell’assimilazione ai titoli di Stato e, dunque, a tassazione sostitutiva con aliquota al 12,5%. Le disposizioni in esame precisano poi i limiti di deducibilità degli interessi passivi per i project bond; introducono un regime agevolato, ai fini delle imposte di registro e ipocatastali, per le garanzie (e le operazioni ad esse correlate) rilasciate in relazione all’emissione di project bond.

L’emissione di detti titoli viene infine consentita anche alle società già operative, per coprire debiti contratti precedentemente sulle infrastrutture esistenti.

 

La relazione illustrativa specifica che tale norma è volta ad agevolare l‘emissione e il collocamento di obbligazioni da parte di società di progetto, rendendole appetibili per gli investitori; tale proposta deve essere inquadrata nel più generale contesto europeo che prevede lo sviluppo di forme analoghe di finanziamento delle infrastrutture pubbliche volte ad attrarre capitale privato.

Viene a tal proposito rammentata l’iniziativa “Project bond 2020”[2] promossa dalla Commissione europea con lo scopo di orientare gli investitori istituzionali verso il finanziamento a lungo termine di progetti infrastrutturali rilevanti nei settori del trasporto, dell‘energia e della banda larga; lo strumento prevede un meccanismo di condivisione da parte della Banca Europea degli investimenti - BEI del rischio a garanzia (entro la percentuale massima del 20%) delle obbligazioni emesse dalle società di progetto per finanziare i relativi progetti infrastrutturali.

Si rammenta in proposito che il 22 maggio è stato raggiunto un accordo in sede di trilogo (Parlamento europeo - Commissione europea - Consiglio dell'UE) su un progetto pilota di 18 mesi, che destina 230 milioni di garanzie e prestiti (a carico del bilancio dell'UE e della Banca europea per gli investimenti) per l'emissione di project bond, in grado di mobilizzare 4,6 miliardi di euro di investimenti privati per progetti per infrastrutture in trasporti, energia e tecnologie digitali. L'accordo è stato approvato dalla Commissione bilancio del PE il 31 maggio, prima di andare all'approvazione della plenaria nella sessione di luglio 2012.

 

La disciplina di tali strumenti è stata oggetto di modifica con l’articolo 41 del D.L. n. 1 del 2012 (cd. “liberalizzazioni”), che, novellando tra l’altro l’articolo 157 del decreto legislativo n. 163 del 2006 (Codice dei contratti pubblici), ha consentito alle società di progetto (di cui all’art. 156[3] del medesimo Codice) e alle società titolari di un contratto di partenariato pubblico-privato[4] di emettere, oltre alle obbligazioni, anche titoli di debito, con lo scopo di realizzare una singola infrastruttura o un nuovo servizio di pubblica utilità, anche in deroga ai limiti previsti dal Codice civile.

Gli strumenti sono sottoscritti solo da investitori qualificati (ai sensi del regolamento di attuazione del D.Lgs. n. 58/1998 concernente la disciplina degli emittenti, adottato dalla Consob con delibera n. 11971 del 14 maggio 1999; gli investitori qualificati sono elencati all'art. 34-ter, comma 1: tra di essi figurano banche, società di gestione del risparmio, Sicav, fondi pensione, imprese di assicurazione, fondazioni bancarie).Il D.L. “liberalizzazioni” ha eliminato l’obbligo che tali strumenti siano garantiti pro-quota mediante ipoteca.

Le obbligazioni e i titoli di debito sono nominativi e non possono essere trasferiti a soggetti che non siano investitori qualificati.

In rapporto ai project bond non trovano applicazione specifiche norme del codice civile in materia di emissioni obbligazionarie (tra cui quelle in materia di riduzione di capitale, garanzie, assemblea degli obbligazionisti).

I titoli e la relativa documentazione di offerta devono riportare chiaramente ed evidenziare distintamente un avvertimento circa l'elevato profilo di rischio associato all'operazione.

Tali obbligazioni e titoli di debito possono essere garantiti, sino all'avvio della gestione dell'infrastruttura da parte del concessionario, dal sistema finanziario, da fondazioni e da fondi privati, secondo modalità da definire con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze (MEF) di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti (MIT)[5].

Tali norme si applicano anche:

§       alle società titolari delle autorizzazioni alla costruzione di infrastrutture di trasporto di gas e delle concessioni di stoccaggio di cui agli artt. 9 e 11 del D.Lgs. n. 164/2000[6]; l’articolo 9 del D.Lgs. n. 164/2000 reca la definizione di rete nazionale di gasdotti e di rete di trasporto regionale. L’articolo 11 riguarda l’attività di stoccaggio del gas naturale in giacimenti o unità geologiche profonde, che è svolta sulla base di concessione, di durata non superiore a venti anni, rilasciata dal Ministero dello sviluppo economico. Il maggiore operatore italiano nel settore dello stoccaggio del gas naturale è Stogit, società di Snam con 8 giacimenti attivi;

§       alle società titolari delle autorizzazioni alla costruzione di infrastrutture facenti parte del Piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale[7] dell’energia elettrica;

§       a quelle titolari delle autorizzazioni per la costruzione e l’esercizio di terminali di rigassificazione di gas naturale liquefatto, di cui all'art. 46 del decreto-legge n. 159/2007[8].

 

Più in dettaglio, il comma 1 dell’articolo in esame prevede che gli interessi delle richiamate obbligazioni di progetto (project bond) emesse per finanziare gli investimenti in infrastrutture o nei servizi di pubblica utilità, siano soggette allo stesso regime fiscale previsto per i titoli del debito pubblico, ovvero ad una tassazione con aliquota al 12,5 per cento.

 

In merito si ricorda che il D.L. 138 del 2011 (in particolare l'articolo 2 ai commi da 6 a 34) ha previsto, con decorrenza al 1° gennaio 2012, una complessiva revisione del sistema impositivo dei redditi di natura finanziaria, volto a unificare le attuali aliquote del 12,50 per cento e del 27 per cento, previste sui redditi di capitale e sui redditi diversi, ad un livello intermedio fissato al 20 per cento.

L’articolo 2, comma 7 del citato provvedimento sottrae alla predetta unificazione delle aliquote talune tipologie di proventi, con lo scopo di salvaguardare alcuni interessi generali di natura pubblica oppure specifici interessi meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento.

In particolare, le fattispecie cui non si applica l’aliquota del 20 per cento sono le seguenti:

a)  obbligazioni e titoli pubblici italiani ed equiparati, di cui all’articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601;

b)  obbligazioni emesse dagli Stati white listed, ovvero quelli inclusi nella lista di cui al decreto emanato ai sensi dell’articolo 168-bis, comma 1, del TUIR (coi quali dunque esiste un adeguato scambio di informazioni ai fini fiscali);

c)  titoli di risparmio per l’economia meridionale di cui all’articolo 8, comma 4, del decreto legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106 (di cui al successivo paragrafo “Titoli di risparmio per l’economia meridionale”);

d)  piani di risparmio a lungo termine appositamente istituiti.

Per quanto riguarda i titoli pubblici italiani ed equiparati il richiamato articolo 31 del D.P.R. n. 601 del 1973 fa riferimento alle remunerazioni “dei titoli del debito pubblico, dei buoni postali di risparmio, delle cartelle di credito comunale e provinciale emesse dalla Cassa depositi e prestiti e delle altre obbligazioni e titoli similari emesse da amministrazioni statali, anche con ordinamento autonomo, da regioni, province e comuni e da enti pubblici istituiti esclusivamente per l’adempimento di funzioni statali o per l’esercizio diretto di servizi pubblici in regime di monopolio”.

Continuano, pertanto, ad essere soggetti ad imposta sostitutiva con la previgente minore aliquota del 12,50 per cento, indipendentemente dalla loro durata, gli interessi e gli altri proventi derivanti da titoli emessi dallo Stato e da amministrazioni statali, ma -come precisa in merito l’Agenzia delle entrate nella circolare n. 11/E del 28 marzo 2012 - anche da regioni, province e comuni. Conseguentemente, tale misura di tassazione rimane ferma anche con riferimento agli interessi ed altri proventi derivanti da titoli pubblici e da quelli equiparati emessi all’estero a decorrere dal 10 settembre 1992.

 

Il comma 2, novellando l’articolo 3, comma 115 della legge 28 dicembre 1995, n. 549 specifica che i limiti, ivi previsti, di deducibilità degli interessi passivi derivanti da obbligazioni nonsi applicano alle società che emettono project bond.

Come precisa in merito la relazione illustrativa, tale disposizione è volta a ricondurre il trattamento fiscale degli interessi pagati dal concessionario sui project bond a quello degli interessi pagati sui finanziamenti bancari, escludendo pertanto l‘applicazione dei limiti di deducibilità assoluta di cui all‘articolo 3, comma 115, della legge n. 549/1995.

 

Il comma 115 – che è stato oggetto di novella da parte del D.L. 138 del 2011 - reca la disciplina fiscale degli interessi da obbligazioni emesse da società ed enti non quotati. Si tratta, più precisamente, di titoli emessi da società il cui capitale è rappresentato da azioni non negoziate in mercati regolamentati degli Stati membri dell’Unione Europea e degli Stati aderenti allo Spazio Economico Europeo inclusi nella white list.

Ai fini della determinazione del reddito di impresa, gli interessi passivi derivanti dai predetti titoli sono deducibili a condizione che, al momento di emissione, il tasso di rendimento effettivo non sia superiore: a) al doppio del tasso ufficiale di riferimento, per le obbligazioni ed i titoli similari negoziati in mercati regolamentati degli Stati membri dell’Unione europea e degli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio Economico Europeo che sono inclusi nella white list, o collocati mediante offerta al pubblico ai sensi della disciplina vigente al momento di emissione; b) al tasso ufficiale di riferimento aumentato di due terzi, delle obbligazioni e dei titoli similari diversi dai precedenti. Qualora il tasso di rendimento effettivo all’emissione superi i predetti limiti, gli interessi passivi eccedenti l’importo derivante dall’applicazione dei tassi “soglia” ivi indicati sono indeducibili dal reddito di impresa. In sostanza, una volta verificato che alla data di emissione dei titoli il tasso di rendimento effettivo non risulti superiore al limite vigente al momento, gli interessi passivi saranno completamente deducibili per tutto l’arco di durata del prestito; in tal modo i prestiti caratterizzati da un tasso elevato non penalizzano il sottoscrittore (che sconta la tassazione del 20%, come il sottoscrittore di titoli a basso rendimento), ma continuano a determinare interessi parzialmente indeducibili in capo alla società emittente.

Tale limite, che nel testo previgente non si applicava alle banche, per effetto delle norme in commento si estende alle società emittenti i project bond.

 

Il comma 3 introduce un regime fiscale agevolato per le garanzie rilasciate in rapporto ai “project bond”, nonché sulle relative operazioni.

Più in dettaglio, si prevede l’applicazione delle imposte di registro, ipotecarie e catastali in misura fissa (pari a euro 168) alle garanzie di qualunque tipo, da chiunque e in qualsiasi momento prestate in relazione alle emissioni di obbligazioni e titoli di debito da parte delle società di progetto (di cui al richiamato articolo 157 del Codice dei contratti pubblici).

Tale regime si applica anche alle relative eventuali surroghe, postergazioni, frazionamenti e cancellazioni anche parziali, ivi comprese le cessioni di credito stipulate in relazione a tali emissioni.

 

Ai sensi dell’articolo 6, comma 1 della Tariffa allegata D.P.R. n. 131 del 1986 (Testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro), sono assoggettate ad imposta di registro in misura proporzionale (0,50%) le cessioni di crediti, le compensazioni e remissioni di debiti, le quietanze, tranne quelle rilasciate mediante scrittura privata non autenticata, nonché le garanzie reali e personali a favore di terzi, se non richieste dalla legge.

 

Il comma 4 fissa i limiti temporali all’applicazione della disciplina agevolata così introdotta: essa si applicherà alle obbligazioni emesse nei tre anni successivi al 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del decreto in esame).

 

Infine, il comma 5 interviene sull’ambito applicativo della disciplina su tali titoli, estendendo la possibilità di emetterlo anche con finalità di rifinanziamento del debito precedentemente contratto per la realizzazione dell‘infrastruttura o delle opere connesse al servizio di pubblica utilità di cui sia titolare la società di progetto interessata dall’emissione.

In sostanza l'emissione dei titoli potrà essere fatta sia dalle società di progetto che si candidano a realizzare e gestire un'opera infrastrutturale, sia dai concessionari già operativi, per coprire debiti contratti precedentemente sulle infrastrutture esistenti.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

L’emissione di project bond si inserisce in una più ampia strategia dell’UE volta a promuovere il ricorso agli strumenti finanziari innovativi per reperire sul mercato, a fronte della ridotta disponibilità di capitale di rischio, consistenti finanziamenti per investimenti strategici nei settori dei trasporti, dell’energia e delle tecnologie digitali, considerati essenziali per la ripresa dell’economia europea e, più in generale, per il perseguimento degli obiettivi di crescita e occupazione previsti dalla Strategia Europa 2020.

 

Secondo le proposte della Commissione, i project bond consisterebbero in titoli obbligazionari emessi direttamente da parte delle imprese che realizzano progetti infrastrutturali e garantiti dalla Commissione (sulla base del bilancio dell'UE) e dalla BEI per migliorarne l'affidabilità creditizia delle obbligazioni, al fine di attrarre gli investitori del mercato dei capitali di debito, quali fondi pensione e compagnie di assicurazione.

 

Il ricorso ai project bond dovrebbe avere secondo la Commissione un rilievo centrale nell’ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) dell’UE per il 2014-2020, che destinerebbe all’emissione di tale tipologia di strumenti il 2% degli stanziamenti complessivi, rispetto all’1% del periodo di programmazione 2007-2013.

In vista della entrata in vigore del QFP 2014-2020 la Commissione ha proposto l’avvio, già per il 2012 e il 2013, di un progetto pilota volto all’emissione di project bond nel settore delle reti transeuropee dei trasporti e dell'energia, presentando al riguardo una apposita proposta di regolamento (COM(2011)659).

L’approvazione della proposta che il PE dovrebbe approvare in prima lettura il 5 luglio 2012 consentirà l’avvio di progetto pilota di 18 mesi che destina 230 milioni di garanzie e prestiti (a carico del bilancio dell'UE e della Banca europea per gli investimenti) per l'emissione di project bonds, in grado di mobilizzare 4,5 miliardi di euro di investimenti privati per progetti per infrastrutture in trasporti, energia e tecnologie digitali.

Il progetto pilota sarà attuato in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti (BEI); a partire dal 2014, la Commissione si riserva la facoltà di coinvolgervi altre istituzioni finanziarie pubbliche.

Al riguardo, è opportuno sottolineare che il Consiglio europeo del 28-29 giugno ha dato il proprio assenso all’aumento del capitale di 10 miliardi di euro, che dovrà ora essere deliberato formalmente dal Consiglio dei Governatori della BEI[9] entro il 31 dicembre 2012. Secondo le indicazioni del Consiglio europeo, tale aumento di capitale dovrebbe mobilitare ulteriori 180 miliardi di investimenti supplementari.

Il ricorso ai project bond è strettamente connesso all’istituzione, nell’ambito del Quadro finanziario pluriennale dell’UE per il 2014-2020, del nuovo meccanismo per collegare l'Europa (Connecting Europe Facility - CEF) con il quale l’UE intende promuovere il finanziamento di determinate infrastrutture prioritarie che rispettino i criteri di sviluppo sostenibile definiti dalla Strategia Europa 2020 (COM(2011)665)[10].

Il CEF si avvarrebbe sia di sovvenzioni sia di strumenti finanziari che comprenderebbero, oltre a strumenti di capitale proprio, anche strumenti con ripartizione del rischio tra cui project bond.

Pertanto, il richiamato progetto pilota – che sarà oggetto, entro la seconda metà del 2013 di una revisione - si configura come una fase sperimentale in vista della emissione a regime, a partire dal 2014, di project bonds nell’ambito del CEF. A partire da tale data, inoltre, lo strumento potrebbe essere aperto a finanziamenti in altri settori come, per esempio, le infrastrutture sociali, le energie rinnovabili e determinati progetti spaziali.


 

Articolo 2
(
Disposizioni in materia di finanziamento di infrastrutture mediante defiscalizzazione)

 


1. All'articolo 18 della legge 12 novembre 2011, n. 183, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, l'alinea è sostituita dalla seguente:

«1. Al fine di favorire la realizzazione di nuove infrastrutture, previste in piani o programmi di amministrazioni pubbliche, da realizzare con contratti di partenariato pubblico privato di cui all'articolo 3, comma 15-ter, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, riducendo ovvero azzerando il contributo pubblico a fondo perduto, in modo da assicurare la sostenibilità economica dell'operazione di partenariato pubblico privato tenuto conto delle condizioni di mercato, possono essere previste, per le società di progetto costituite ai sensi dell'articolo 156 del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, nonché, a seconda delle diverse tipologie di contratto, per il soggetto interessato, le seguenti misure:»;

b) il comma 2-ter è soppresso;

c) al comma 2-quater:

1) le parole: «di cui ai commi 2-bis e 2-ter» sono sostituite dalle seguenti: «di cui al comma 2-bis»;

2) le parole: «di cui ai predetti commi 2-bis e 2-ter» sono sostituite dalle seguenti: «di cui al predetto comma 2-bis»;

d) dopo il comma 2-quater è inserito il seguente:

«2-quinquies. Restano salve le disposizioni di cui all'articolo 1, commi 990 e 991, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, con riguardo agli interventi di finanza di progetto già individuati ed in parte finanziati ai sensi del citato comma 991.».


 

 

L’articolo 2 apporta modifiche alla normativa in materia di finanziamento di infrastrutture mediante defiscalizzazione contenuta nell’articolo 18 della legge di stabilità 2012 (legge n. 183 del 12 novembre 2011).

Viene a tal fine rimodulato l‘ambito di applicazione delle misure di defiscalizzazione, che viene reso applicabile alla realizzazione di tutte le nuove infrastrutture in partenariato pubblico-privato[11], in luogo della limitazione di tali agevolazioni al project financing in determinati settori e con precisi limiti temporali.

Viene altresì reso flessibile, in coerenza con le predette modifiche, anche il novero dei destinatari delle misure agevolative, che vengono rese applicabili – oltre alle società di progetto –più in generale al soggetto interessato, a seconda delle diverse tipologie di contratto.

Si interviene inoltre sulla disciplina della defiscalizzazione relativa alle opere portuali, sopprimendo la norma che subordinava l‘attribuzione del maggior gettito IVA registrato per la nuova opera all'andamento del gettito dell'intero sistema portuale nazionale.

 

Nella sua formulazione antecedente, la norma (già oggetto di numerose modifiche nel corso del tempo ad opera, in particolare, del D.L. n. 201 del 2011, del D.L. n. 1 del 2012 e del D.L. n. 16 del 2012) contemplava la possibilità di prevedere agevolazioni fiscali in favore delle società di progetto, finalizzate a:

§       realizzare nuove infrastrutture stradali e autostradali, anche di carattere regionale, con il sistema del project financing, purché le relative procedure fossero state avviate ai sensi della normativa vigente, e non fossero state ancora definite al 1° gennaio 2012 (di entrata in vigore della medesima legge di stabilità 2012);

§       realizzare nuove opere di infrastrutturazione ferroviaria metropolitana e di sviluppo ed ampliamento dei porti e dei collegamenti stradali e ferroviari inerenti i porti nazionali appartenenti alla rete strategica transeuropea di trasporto essenziale (CORE TEN-T NETWORK).

L’agevolazione consiste nella possibilità di compensare l’ammontare dovuto a titolo di specifiche imposte, in via totale o parziale, con le somme da versare al concessionario a titolo di contributo pubblico a fondo perduto per la realizzazione dell’infrastruttura, mediante riduzione o azzeramento di quest’ultimo.

In particolare:

§       si consente di compensare parzialmente o integralmente le imposte sui redditi e l’IRAP generati durante il periodo di concessione con la riduzione o l’azzeramento del contributo a fondo perduto;

§       si consente di assolvere agli obblighi di versamento IVA mediante compensazione parziale o integrale con il predetto contributo (nel rispetto delle disposizioni europee in materia di versamenti IVA recati dalla direttiva 2006/112/CE e di risorse proprie del bilancio UE);

§       limitatamente alle grandi infrastrutture portuali, per un periodo non superiore ai 15 anni, la suddetta compensazione è consentita anche con il 25% dell'incremento del gettito IVA relativa alle operazioni di importazione riconducibili all'infrastruttura oggetto dell'intervento.

Tra le misure previste è compresa la possibilità di riconoscere come contributo in conto esercizio l’ammontare del canone annuo di concessione previsto dall’articolo 1, comma 1020, della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007) nonché l’integrazione della misura del canone annuo prevista dall’articolo 19, comma 9-bis, del decreto-legge n. 78/2009. Il riconoscimento del contributo in conto esercizio si traduce di fatto in un beneficio per le imprese a fronte delle spese di gestione/funzionamento dalle stesse sostenute.

Si prevede quindi che il contributo a fondo perduto, nonché le modalità e i termini delle misure fiscali precedentemente descritte, utilizzabili anche cumulativamente, sono posti a base di gara per l’individuazione del concessionario e sono riportate nel contratto di concessione che deve essere approvato con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La misura del contributo pubblico, comprese le agevolazioni fiscali di cui al comma 1, non può, comunque, eccedere il 50 per cento del costo dell’investimento e deve essere conforme alla normativa nazionale e comunitaria.

Il maggior gettito IVA è così determinato:

§       per i progetti di nuove infrastrutture, in misura pari all'ammontare delle riscossioni dell'IVA registrato nell'anno;

§       per i progetti di ampliamento ovvero potenziamento di infrastrutture esistenti, in misura pari alla differenza tra l'ammontare delle riscossioni dell'IVA registrato nell'anno e la media delle riscossioni conseguite nel triennio immediatamente precedente l'entrata in esercizio dell'infrastruttura oggetto dell'intervento.

Ai sensi del successivo comma 2-ter, soppresso dall’articolo in commento,gli incrementi di gettito IVA in oggetto, registrati nei vari porti, per poter essere accertati devono essere stati realizzati nel singolo porto, tenendo conto anche dell’andamento del gettito dell'intero sistema portuale, secondo le modalità definite dal successivo comma 2-quater.

Infine il comma 2-quater prevede che, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze - di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - siano stabilite:

§       le modalità per l'accertamento, il calcolo e la determinazione dell’incremento di gettito sopra evidenziato;

§       le modalità di corresponsione della quota di incremento del predetto gettito alla società di progetto;

§       ogni altra disposizione attuativa delle precedenti disposizioni.

Il comma 3 subordina l’efficacia delle misure fiscali e di quanto previsto dal comma 2 all’emanazione del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze previsto dall’articolo 104, comma 4, del D.P.R. n. 917 del 1986, che determina le quote di ammortamento finanziario ammesse in deduzione per le concessioni relative alla costruzione e all’esercizio di opere pubbliche.

Infine, il comma 4 dell’articolo 18 prescrive che, in occasione degli aggiornamenti periodici del piano economico-finanziario si procede alla verifica del calcolo del costo medio ponderato del capitale investito ed eventualmente del premio di rischio indicati nel contratto di concessione vigente, nonché alla rideterminazione delle misure di agevolazione sopra illustrate sulla base dei valori consuntivati nel periodo regolatorio precedente, anche alla luce delle stime di traffico registrate nel medesimo periodo.

 

Le disposizioni in commento in primo luogo riformulano l’alinea dell’articolo 18, estendendo l‘ambito di applicazione della defiscalizzazione alla realizzazione di tutte le nuove opere infrastrutturali in partenariato pubblico-privato[12] (comma 1, lettera a)), in luogo della limitazione di tali agevolazioni al project financing in determinati settori, con i suddetti limiti temporali.

La medesima disposizione precisa che tali interventi agevolativi sono volti ad assicurare la sostenibilità economica dell‘operazione di partenariato pubblico privato, tenuto conto delle condizioni di mercato.

Viene altresì reso flessibile, in coerenza con le predette modifiche, anche il novero dei destinatari delle misure agevolative, che vengono rese applicabili – oltre alle società di progetto costituite ai sensi dell'articolo 156[13] del codice dei contratti (D.Lgs. n. 163/2006) – più in generale al soggetto interessato a seconda delle diverse tipologie di contratto.

 

La lettera b)del comma 1sopprime il comma 2-ter dell’articolo 18, intervenendo sulla disciplina della defiscalizzazione relativa alle opere portuali.

 

Sulla situazione delle infrastrutture portuali si rinvia alle schede di lettura relative agli articoli 14 e 15.

 

Viene a tal fine soppressa la norma che subordinava l‘attribuzione del maggior gettito IVA registrato per la nuova opera all'andamento del gettito dell'intero sistema portuale nazionale.

 

La relazione illustrativa in merito precisa che tale norma non rendeva appetibile per il privato l‘impiego del proprio capitale in quanto, non legando la defiscalizzazione allo specifico intervento da realizzare, comportava un rischio sostanzialmente indefinito.

La lettera c)reca gli opportuni coordinamenti formali all’articolo 18, conseguenti alla soppressione del comma 2-ter.

 

Infine, si prevede (comma 1, lettera d)), una norma di salvaguardia delle contribuzioni pubbliche già previste e destinate ad infrastrutture portuali dall‘art. 1, commi 990 e 991, della legge n. 296/2006 e, dunque, volta a tutelare i relativi procedimenti attualmente in corso di definizione.

 

L’articolo 1, comma 990 della legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296/2006) prevede che con decreto del Ministro dei trasporti si proceda al riparto tra le autorità portuali della quota dei tributi diversi dai diritti portuali, riscossi nelle stesse e da destinare ad interventi infrastrutturali. Il successivo comma 991 autorizza un contributo di 10 milioni di euro per quindici anni a decorrere dall'anno 2007, a valere sulle risorse per la realizzazione delle opere strategiche di preminente interesse nazionale di cui alla legge-obiettivo (legge n. 443/2001), per la realizzazione di grandi infrastrutture portuali che risultino immediatamente cantierabili.

 

La relazione illustrativa precisa che la disposizione di salvaguardia è volta ad eliminare il rischio di compromettere la realizzazione delle iniziative già avviate in attuazione dell’articolo 1, comma 990, della legge n. 296/2006, evitando che, sulla base di un‘interpretazione estensiva dell‘art. 18 vigente, non sia consentito accedere alla defiscalizzazione per i soggetti che hanno già beneficiato ai sensi delle suddette disposizioni di contributi superiori al 50% del valore dell‘opera (infatti il comma 2 dell’articolo 18 precisa che la misura massima del contributo pubblico, ivi incluse le misure di cui al comma 1, non può eccedere il 50 per cento del costo dell'investimento.)

 

Le disposizioni di cui al comma 1, lett. c) sono disposizioni di coordinamento conseguenti alla soppressione del comma 2-ter dell‘articolo 18 della legge n. 183/2001.


 

Articolo 3
(
Conferenza di servizi preliminare e requisiti per la predisposizione degli studi di fattibilità nella finanza di progetto)

 


1. All'articolo 14-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

«1-bis. In relazione alle procedure di cui all'articolo 153 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, la conferenza dei servizi è sempre indetta. La conferenza si esprime sulla base dello studio di fattibilità per le procedure che prevedono che lo stesso sia posto a base di gara ovvero sulla base del progetto preliminare per le procedure che prevedono che lo stesso sia posto a base di gara. Le indicazioni fornite in sede di conferenza possono essere motivatamente modificate o integrate solo in presenza di significativi elementi emersi nelle fasi successive del procedimento.».

2. All'articolo 153 del decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163, e successive modificazioni, dopo il comma 2 è inserito il seguente:

«2-bis. Lo studio di fattibilità da porre a base di gara è redatto dal personale delle amministrazioni aggiudicatrici in possesso dei requisiti soggettivi necessari per la sua predisposizione in funzione delle diverse professionalità coinvolte nell'approccio multidisciplinare proprio dello studio di fattibilità. In caso di carenza in organico di personale idoneamente qualificato, le amministrazioni aggiudicatrici possono affidare la redazione dello studio di fattibilità a soggetti esterni, individuati con le procedure previste dal presente codice.».


 

 

L’articolo 3 introduce l’obbligo di indire sempre la conferenza di servizi preliminare nella procedura di finanza di progetto. Nell’ambito della medesima procedura viene previsto che la redazione dello studio di fattibilità da porre a base di gara sia effettuata dal personale delle amministrazioni aggiudicatrici, eccetto i casi di carenza in organico di personale avente i necessari requisiti professionali per la predisposizione dello studio nei quali si può fare ricorso a soggetti esterni.

 

Il comma 1 dell'articolo in commento aggiunge un comma 1-bis all’art. 14-bis della L. 241/1990[14], che introduce l’obbligo di indire sempre la conferenza di servizi preliminare nell’ambito della procedura di finanza di progetto.

Viene altresì disposto che la citata conferenza si esprime sulla base del documento progettuale posto a base di gara, cioè sulla base dello studio di fattibilità (SdF) ovvero sulla base del progetto preliminare (PP).

Lo stesso comma consente la modifica o l’integrazione delle indicazioni fornite in sede di conferenza, solo se motivate e solo in presenza di significativi elementi emersi nelle fasi successive del procedimento.

Tale ultima disposizione reca un contenuto analogo a quello del comma 4 dell’art. 14-bis della L. 241/1990 con il quale pertanto potrebbe essere coordinata.

 

Con riferimento alla conferenza di servizi preliminare disciplinata dall’art. 14-bis della L. 241/1990, si ricorda in particolare che il comma 2 prevede che, nelle procedure di realizzazione di opere pubbliche e di interesse pubblico, la conferenza di servizi si esprime sul progetto preliminare al fine di indicare quali siano le condizioni per ottenere, sul progetto definitivo, le intese, i pareri, le concessioni, le autorizzazioni, le licenze, i nulla osta e gli assensi, comunque denominati, richiesti dalla normativa vigente. Lo stesso comma disciplina il ruolo, nell’ambito della conferenza, delle amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità, mentre il successivo comma 3 disciplina il caso in cui sia richiesta la valutazione d’impatto ambientale (VIA).

 

Si fa notare che, rispetto alla procedura attualmente prevista dal comma 2, il nuovo comma 1-bis prevede la possibilità che la conferenza si esprima sullo studio di fattibilità, qualora sia posto a base di gara.

La relazione illustrativa sottolinea che tale norma è volta a superare “i problemi connessi alle frequenti richieste di modifica al progetto dell'opera da parte delle amministrazioni competenti a rilasciare le autorizzazioni necessarie, che possono mettere a rischio l'equilibrio economico finanziario e la bancabilità stessa dell'opera”; in tal modo “le successive fasi progettuali dovrebbero risultare più celeri e snelle ed, in particolare, il progetto definitivo dovrebbe superare in modo più agevole la conferenza dì servizi decisoria”.

 

Il comma 2 inserisce un comma 2-bis all’art. 153 del D.Lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici), che prevede la redazione dello SdF da porre a base di gara da parte del personale delle amministrazioni aggiudicatrici.

Lo stesso comma prevede che tale personale deve essere in possesso dei requisiti soggettivi necessari per la predisposizione dello studio di fattibilità, in funzione delle diverse professionalità coinvolte nell‘approccio multidisciplinare proprio dello studio di fattibilità. Il riferimento ai requisiti soggettivi è da intendersi pertanto ai requisiti di professionalità necessari per la predisposizione dello studio di fattibilità secondo quanto riportato anche dalla relazione illustrativa che sottolinea che la norma in commento “risponde all'esigenza di definire in modo esauriente, in conseguenza al ruolo chiave che viene ad assumere lo studio di fattibilità nella finanza di progetto, i requisiti di qualificazione dei soggetti incaricati di predisporre lo studio di fattibilità laddove lo stesso sia posto a base di gara, prevedendo l'espressa menzione dei requisiti di professionalità sui temi economico-finanziari necessari per redigere un documento che sia in grado di fornire indicazioni adeguate sulla gestione economica e funzionale della infrastruttura”.

In caso di carenza in organico di personale idoneamente qualificato, la norma consente alle amministrazioni aggiudicatrici di affidare la redazione dello SdF a soggetti esterni, individuati con le procedure previste dal Codice dei contratti (D.Lgs. 163/2006), cioè, secondo quanto esplicitato dalla relazione illustrativa, mediante apposita gara.

 

Si ricorda che la procedura “tradizionale” di project financing, disciplinata dal comma 1 dell’art. 153 (che disciplina anche altre forme alternative di finanza di progetto), prevede, per la realizzazione di lavori pubblici o di lavori di pubblica utilità inseriti nella programmazione triennale e finanziabili in tutto o in parte con capitali privati, che le amministrazioni aggiudicatrici possano, in alternativa all'affidamento mediante concessione di lavori pubblici di cui all’art. 143 del Codice, affidare una concessione ponendo a base di gara uno SdF, mediante pubblicazione di un bando finalizzato alla presentazione di offerte che contemplino l'utilizzo di risorse totalmente o parzialmente a carico dei soggetti proponenti.

Con riferimento al contenuto dello SdF, esso viene disciplinato dall’art. 14, comma 2, del D.P.R. 207/2010 (regolamento di attuazione del Codice dei contratti) nei casi in cui lo SdF sia posto a base di gara, ai sensi degli articoli 58 e 153 del Codice. In tali casi viene previsto che, salva diversa motivata determinazione del responsabile del procedimento, lo SdF si componga di una relazione illustrativa generale (contenente, tra l’altro, la verifica della compatibilità con gli strumenti urbanistici; l’analisi dell'impatto socio-economico con riferimento al contesto produttivo e commerciale esistenti; l'analisi delle alternative progettuali; lo studio dell'impatto ambientale riferito alla soluzione progettuale individuata e alle possibili soluzioni alternative), di una relazione tecnica (contenente le caratteristiche funzionali e tecniche dei lavori da realizzare; la descrizione delle misure idonee a salvaguardare la tutela ambientale, i valori culturali e paesaggistici; un’analisi sommaria delle tecniche costruttive e indicazione delle norme tecniche da applicare; il cronoprogramma e una stima sommaria dell'intervento); di elaborati progettuali stabiliti dal responsabile del procedimento tra quelli previsti dall'articolo 21 e di un elaborato tecnico-economico contenente, tra l’altro, l’analisi della fattibilità finanziaria (costi-ricavi) e della fattibilità economica e sociale (costi-benefici), oltre allo schema di sistema tariffario, nel caso di concessione, e agli elementi essenziali dello schema di contratto.

Si ricorda, in materia di redazione e affidamento degli SdF, quanto enunciato nelle linee guida emanate dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici (AVCP) con la determinazione n. 1/2009[15], ove si legge (a pag. 41) che «lo SdF deve essere, di norma, redatto dagli Uffici Tecnici delle amministrazioni aggiudicatrici; il ricorso a professionisti esterni è possibile solo in caso di carenze dell’organico ai sensi dell'articolo 90, comma 6 e dell'articolo 10, comma 7, per i servizi, del D.Lgs. n. 163/2006. Al concetto di "carenza dell’organico" va dato un significato stringente e sostanziale, in quanto lo SdF rappresenta per l'amministrazione un elaborato a valenza strategica e non meramente professionale, come si intende per la progettazione. Qualora si tratti di uno studio particolarmente complesso, potrà farsi ricorso all'attività di supporto, in particolare per gli aspetti economici, finanziari, delle indagini sui flussi, ecc.».


 

Articolo 4
(Percentuale minima affidamento lavori a terzi nelle concessioni)

 

All'articolo 51, comma 1, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, le parole: «50 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «60 per cento».

 

 

L’articolo 4 eleva dal 50 al 60% la percentuale minima che i titolari di concessioni già assentite alla data del 30 giugno 2002, ivi comprese quelle rinnovate o prorogate ai sensi della legislazione successiva, sono tenuti ad affidare a terzi.

 

La disposizione viene introdotta quale novella al comma 1 dell’art. 51 del decreto legge n. 1/2012 che aveva recentemente elevato tale percentuale dal 40 al 50%. La relazione illustrativa sottolinea che l’innalzamento della soglia al 60% di affidamento a terzi ha un “carattere pro-concorrenziale”, in quanto inciderebbe soprattutto sulle vigenti concessioni del settore autostradale, per lo più affidate senza confronto concorrenziale, e favorirebbe una maggiore partecipazione degli operatori economici, anche di medie e piccole dimensioni, nella realizzazione degli interventi presenti nel piano degli investimenti previsti nelle convenzioni di concessione, con effetto anticongiunturale nel settore.

 

Si fa presente che il decreto-legge n. 1/2012, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività (cd. decreto liberalizzazioni), all’art. 51, comma 1, con una modifica all’art. 253, comma 25, del D.Lgs. n. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici), ha elevato dal 40[16] al 50% la percentuale minima che i titolari di concessioni già assentite alla data del 30 giugno 2002, ivi comprese quelle rinnovate o prorogate ai sensi della legislazione successiva, sono tenuti ad affidare a terzi.Il citato comma 25 dispone altresì che i concessionari agiscono a tutti gli effetti come amministrazioni aggiudicatrici esclusivamente per la quota di lavori affidata a terzi. Il comma 2 dell’art. 51 del citato decreto-legge n. 1/2012 dispone quindi che la norma si applichi a decorrere dal 1° gennaio 2015. La relazione illustrativa al decreto-legge n. 1/2012 precisa che il periodo transitorio fino al 1° gennaio 2015 è necessario al fine di evitare il blocco degli investimenti già avviati dai concessionari autostradali.

Si ricorda, inoltre, che il comma 25 dell’art. 253 del Codice dei contratti reca una disposizione derogatoria rispetto alle previsioni dell’articolo 146 del medesimo Codice che (sulla scorta di quanto previsto dall’articolo 60 della direttiva 2004/18/CE), fatto salvo quanto dispone l’articolo 147 per l’affidamento di lavori complementari, prevede che la stazione appaltante possa imporre al concessionario di lavori pubblici di affidare a terzi appalti corrispondenti ad una percentuale non inferiore al 30% del valore globale dei lavori oggetto della concessione.

Si segnala, infine, che nel corso delle audizioni informali svolte al Senato nell’ambito dell’esame del decreto legge n. 1/2012, si sono registrate divergenti posizioni circa la noma di cui all’articolo 51[17].

 

Si osserva che andrebbe valutata l’opportunità di riferire la novella al comma 25 dell’articolo 253 del decreto legislativo n. 163 del 2006 anziché all’articolo 51, comma 1, del decreto-legge n. 1 del 2012 al fine di evitare dubbi interpretativi. Si segnala, in proposito, che la circolare sulla formulazione tecnica dei testi legislativi dispone che "se un atto ha subito modifiche, eventuali «novelle» sono riferite all'atto modificato e non agli atti modificanti".

In assenza di precisazioni circa la decorrenza dell’applicazione della disposizione in commento sembra evincersi, sulla scorta di quanto stabilito dal comma 2 dell’articolo 51 del decreto-legge n. 1 del 2012, che l’incremento della percentuale debba applicarsi dal 1° gennaio 2015.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Il 20 dicembre 2011 la Commissione europea ha presentato una proposta di direttiva (COM(2011)897) sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, con l’obiettivo di fornire – sulla base della giurisprudenza elaborata in materia dalla Corte di giustizia dell’UE - un quadro giuridico certo nelle procedure di aggiudicazione delle concessioni

La proposta ha per oggetto le concessioni, sia di lavori sia di servizi, il cui valore sia pari o superiore ai 5.000.000 di euro; alle concessioni il cui valore sia compreso tra i 2.500.000 e i 5.000.000 di euro si applicano solo alcune disposizioni recanti l’obbligo di pubblicare l’avviso di aggiudicazione della concessione.

 

La Commissione ha inteso fissare in via normativa i criteri per il calcolo del valore stimato delle concessioni, tra cui l’introduzione del concetto di appalto unico, alla stregua del quale il valore stimato della concessione deve calcolarsi facendo riferimento al valore della globalità dei lavori e dei servizi, anche se acquistati tramite appalti differenti, qualora tali appalti facciano parte di un progetto unico. Si precisa che la scelta del metodo per il calcolo del valore stimato della concessione non può avvenire con l’intenzione di escludere la concessione stessa dal campo di applicazione, e che un progetto di lavori o una globalità di servizi non possono essere frazionati allo scopo di escluderli, a meno che ciò non sia giustificato da ragioni obiettive.

Inoltre, ai fini del giudizio di sussistenza delle condizioni di partecipazione è consentito ad un operatore economico candidato di affidarsi alle capacità di altri soggetti, indipendentemente dalla natura giuridica dei suoi rapporti con loro, purché dimostri all’amministrazione aggiudicatrice o all’ente aggiudicatore di poter disporre delle risorse necessarie per l’intera durata della concessione; in tal caso, ai fini del riscontro della capacità economica e finanziaria, l’amministrazione aggiudicatrice può stabilire il requisito della responsabilità solidale per l’esecuzione della concessione in capo all’operatore economico e ai soggetti cui quest’ultimo intende affidarsi.

 

La proposta, che segue la procedura legislativa ordinaria, dovrebbe essere esaminata dalla plenaria del Parlamento europeo in prima lettura presumibilmente il 27 febbraio 2013.


 

Articolo 5
(
Determinazione corrispettivi a base di gara per gli affidamenti di contratti di servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria)

 


1. All'articolo 9 comma 2, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, è aggiunto, in fine, il seguente periodo:

«Ai fini della determinazione dei corrispettivi da porre a base di gara nelle procedure di affidamento di contratti pubblici dei servizi relativi all'architettura e all'ingegneria di cui alla parte II, titolo I, capo IV del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, si applicano i parametri individuati con il decreto di cui al primo periodo, da emanarsi, per gli aspetti relativi alle disposizioni di cui al presente periodo, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti; con il medesimo decreto sono altresì definite le classificazioni delle prestazioni professionali relative ai predetti servizi. I parametri individuati non possono condurre alla determinazione di un importo a base di gara superiore a quello derivante dall'applicazione delle tariffe professionali vigenti prima dell'entrata in vigore del presente decreto.».

2. Fino all'emanazione del decreto di cui all'articolo 9 comma 2, penultimo periodo, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, le tariffe professionali e le classificazioni delle prestazioni vigenti prima della data di entrata in vigore del predetto decreto-legge n. 1 del 2012 possono continuare ad essere utilizzate, ai soli fini, rispettivamente, della determinazione del corrispettivo da porre a base di gara per l'affidamento dei contratti pubblici di servizi attinenti all'architettura e all'ingegneria e dell'individuazione delle prestazioni professionali.


 

 

L’articolo 5 modifica l’art. 9 del D.L. 1/2012, abrogativo delle tariffe professionali, al fine di introdurre una disciplina per la determinazione dei corrispettivi da porre a base di gara nelle procedure di affidamento di contratti pubblici dei servizi relativi all’architettura e all’ingegneria, che consenta di colmare il vuoto normativo venutosi a creare in seguito alla citata abrogazione e che ha creato numerose difficoltà alle stazioni appaltanti.

 

In particolare, il comma 1 integra il disposto del comma 2 dell’art. 9 del D.L. 1/2012 aggiungendovi, in fine, un periodo volto a disciplinare la determinazione dei corrispettivi da porre a base di gara nelle procedure di affidamento di contratti pubblici dei servizi relativi all’architettura e all’ingegneria di cui alla parte II, titolo I, capo IV, del D.Lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici).

Si ricorda che l’art. 9 del D.L. 1/2012 (come convertito dalla L. 27/2012) ha previsto l’abrogazione delle tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico. Inoltre il primo periodo del comma 2 ha previsto che, in caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista sia determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del Ministro vigilante, da adottare entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione (vale a dire entro il 23 luglio 2012[18]).

La relazione illustrativa sottolinea le motivazioni sottese alla norma in esame. In essa viene infatti ricordato che “l’art. 9 del D.L. n. 1/2012 ha abrogato tutte le tariffe professionali demandando alla contrattazione diretta tra professionista e cliente la determinazione del compenso; ciò nello spirito di pervenire ad una totale liberalizzazione del settore delle professioni ordinistiche che possa stimolare una maggiore concorrenza di mercato. Ferma restando l'abrogazione delle tariffe, è necessario superare la situazione di assoluta indeterminatezza in cui si sono venute a trovare le stazioni appaltanti che, in tema di affidamento dei servizi di architettura e di ingegneria, non dispongono più di riferimenti da utilizzare per stabilire l'importo da porre a base di gara. Tale indeterminatezza si sta rilevando infatti foriera di conseguenze negative sia in termini di qualità delle prestazioni che di limitazione della concorrenza sul mercato. Inoltre, sempre nell'ambito degli appalti pubblici relativi ai servizi di architettura e di ingegneria, ci si trova nell'impossibilità di procedere alla individuazione delle prestazioni, anche ai fini della richiesta dei requisiti di partecipazione alla gara da dimostrare da parte dei professionisti, tenuto conto che la classificazione sulla base della quale venivano individuate le prestazioni professionali era contenuta nell'art. 14 della legge 143/49, oggi abrogato. La situazione di incertezza sopra descritta ha già richiesto l'intervento dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici che, nell'ambito di un tavolo tecnico appositamente istituito, ha fornito delle prime indicazioni con la deliberazione n. 49 del 3 maggio 2012[19]”. La delibera considera tre aspetti: l’importo a base di gara, le modalità di definizione dei requisiti di partecipazione e la verifica di congruità; alla luce delle considerazioni in essa esposte, in conclusione, si rileva che la determinazione dell’importo a base di gara per i servizi di architettura ed ingegneria debba discendere da una corretta analisi della prestazione richiesta, al fine di garantire la qualità del servizio, di individuare le corrette modalità di affidamento e la relativa pubblicità, nonché di fornire elementi per la valutazione della congruità delle offerte.

 

Per superare le difficoltà segnalate dalla relazione illustrativa, la norma prevede, ai fini della determinazione dei corrispettivi da porre a base di gara negli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria, l’applicazione dei parametri individuati con il decreto di cui al primo periodo, cioè il decreto del Ministro vigilante.

 

Viene altresì stabilito che tale decreto:

§      dovrà essere emanato, per gli aspetti relativi alle disposizioni recate dalla norma in commento, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti;

§      provvederà alla definizione delle classificazioni delle prestazioni professionali relative ai predetti servizi di architettura e ingegneria.

 

Viene inoltre disposto che i parametri individuati devono condurre alla determinazione di un importo a base di gara che non può essere superiore a quello derivante dall’applicazione delle tariffe professionali vigenti prima dell’entrata in vigore del decreto-legge n. 1/2012.

Tale limite massimo si giustifica, secondo quanto riportato nella relazione illustrativa, per finalità di contenimento della spesa pubblica.

 

Il comma 2 reca una disposizione volta a dettare un regime transitorio da applicare nelle more dell’emanazione del citato decreto ministeriale.

In tale regime viene consentita l’utilizzazione delle tariffe professionali e delle classificazioni delle prestazioni vigenti prima dell’entrata in vigore del D.L. 1/2012, ai soli fini, rispettivamente, della determinazione del corrispettivo da porre a base di gara per l‘affidamento di servizi di architettura e ingegneria e dell‘individuazione delle prestazioni professionali.

La relazione illustrativa sottolinea che il comma 2, che è finalizzato ad “assicurare la continuità dell'azione amministrativa”, prevede che si continuino ad utilizzare “le tariffe professionali vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto-legge e, per la qualificazione dei progettisti, la classificazione contenuta nell'art. 14 della legge 143/49”.


 

Articolo 6
(
Utilizzazione crediti d’imposta per la realizzazione di opere infrastrutturali)

 


1. Al decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, dopo l'articolo 26, è inserito il seguente:

«Art. 26-bis (Utilizzazione di crediti d'imposta per la realizzazione di opere infrastrutturali e investimenti finalizzati al miglioramento dei servizi pubblici locali). - 1. A decorrere dall'esercizio 2012, il limite massimo determinato dall'articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, dei crediti di imposta compensabili ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, non si applica agli enti locali che abbiano maturato il credito di imposta in relazione ai dividendi distribuiti dalle ex aziende municipalizzate trasformate in società per azioni.

2. I rimborsi dovuti ai sensi dell'articolo 1, comma 52, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e le compensazioni di cui al comma 1 sono destinati esclusivamente alla realizzazione di infrastrutture necessarie per il miglioramento dei servizi pubblici, nel rispetto degli obiettivi fissati dal patto di stabilità interno.».


 

 

L’articolo 6, inserendo un nuovo articolo 26-bis nel D.L. n. 1 del 2012, prevede che il limite massimo di 516 mila euro per la compensazione dei crediti d’imposta non si applichi agli enti locali che abbiano maturato il credito di imposta in relazione ai dividendi distribuiti dalle ex aziende municipalizzate trasformate in società per azioni. Si dispone, inoltre, il vincolo di destinare tali compensazioni esclusivamente alla realizzazione di infrastrutture necessarie al miglioramento dei servizi pubblici.

 

Il nuovo articolo 26-bis nel D.L. n. 1 del 2012, inserito dall’articolo 6 in commento, al comma 1, esclude dal limite massimo per la compensazione dei crediti d’imposta (determinato in 516.456,90 euro dall’articolo 34 della legge n. 388 del 2000) i crediti d’imposta maturati dagli enti locali in relazione ai dividendi distribuiti dalle ex aziende municipalizzate trasformate in società per azioni.

Il comma 1-bis dell'articolo 14 del D.P.R. 917/1986, TUIR (in vigore fino al 31 dicembre 2003 e abrogato con effetto dal 1° gennaio 2004 dal D.Lgs. n. 344 del 2003 che ha introdotto l'Ires in sostituzione dell'Irpeg), prevedeva per i Comuni (non soggetti all'allora Irpeg) la possibilità di usufruire del credito d'imposta sui dividendi ad essi distribuiti dalle società, comunque costituite, che gestivano servizi pubblici locali, utilizzandolo in compensazione.

Il limite massimo previsto dall'art. 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, dei crediti di imposta compensabili ai sensi dell'articoli 17 del D.Lgs. n. 241 del 1997 è pari a 516.456,90 euro per ciascuna annualità.

Ai sensi del comma 1 del citato articolo 17, i contribuenti eseguono versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti all’INPS e delle altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali, con eventuale compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche dei redditi. Tale compensazione deve essere effettuata entro la data di presentazione della dichiarazione successiva.

 

Il comma 2 del nuovo articolo 26-bis nel D.L. n. 1 del 2012 dispone che i rimborsi dovuti ai sensi dell'articolo 1, comma 52, della legge n. 311 del 2004 e le compensazioni di cui al comma 1 sono destinati esclusivamente alla realizzazione di infrastrutture necessarie per il miglioramento dei servizi pubblici, nel rispetto degli obiettivi fissati dal patto di stabilità interno.

L’articolo 1, comma 52, della legge n. 311 del 2004 (Finanziaria 2005) ha istituito per l'anno 2005, presso lo stato di previsione del Ministero dell'interno, il fondo per il rimborso agli enti locali delle minori entrate derivanti dall'abolizione del credito d'imposta, con una dotazione di 10 milioni di euro. Inoltre con il D.P.R. del 18 settembre 2006, n. 287 è stato approvato il regolamento concernente la disciplina e i criteri di ripartizione del fondo per il rimborso agli enti locali delle minori entrate derivanti dall'abolizione del credito d'imposta, per l'anno 2004, sui dividendi percepiti dalle società di gestione dei servizi pubblici locali. Per gli anni successivi al 2004 non è stato disposto alcun rimborso.

 

La relazione illustrativa afferma che i Comuni, per effetto del limite alle compensazioni, hanno ancora consistenti crediti d'imposta in ragione soprattutto di dividendi distribuiti dalle ex aziende municipalizzate trasformate in società per azioni. Per essi viene a ridursi al minimo, se non ad azzerarsi, la possibilità di utilizzare dette risorse per investimenti in infrastrutture.

Pertanto, la finalità della norma proposta è di consentire ai Comuni di utilizzare i sopra richiamati crediti d'imposta per la realizzazione di opere infrastrutturali necessarie per migliorare i servizi pubblici, compensando crediti e debiti all'interno del comparto della pubblica amministrazione.


 

Articolo 7
(
Disposizioni urgenti in materia di gallerie stradali e ferroviarie)

 


1. Per le attività di cui al numero 80 della Tabella dell'Allegato I del regolamento emanato con il decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151, esistenti alla data di pubblicazione del predetto regolamento, gli adempimenti amministrativi stabiliti dal medesimo regolamento sono espletati entro i sei mesi successivi al completamento degli adeguamenti previsti nei termini disciplinati dall'articolo 55, comma 1-bis, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27.

2. Ai sensi e per gli effetti dell'articolo 19 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, per ciascuna attività di cui al comma 1 del presente articolo, i gestori presentano al Comando provinciale dei vigili del fuoco territorialmente competente, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, una scheda asseverata da un tecnico qualificato, contenente le caratteristiche e le dotazioni antincendio allo stato esistenti, nonché una relazione riportante, per gli aspetti di sicurezza antincendio, il programma operativo degli interventi di adeguamento da realizzare nei termini prescritti.

3. All'articolo 59 del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, il comma 2 è sostituito dal seguente:

«2. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti può autorizzare, con proprio decreto, ai sensi del presente capo, altri laboratori ad effettuare:

a) prove sui materiali da costruzione;

b) indagini geotecniche in sito, compresi il prelievo dei campioni e le prove in sito;

c) prove di laboratorio su terre e rocce.».


 

 

L’articolo 7, ai commi 1 e 2, reca disposizioni relative alle verifiche antincendio nelle gallerie stradali e ferroviarie, mentre, al comma 3, estende le attività che possono essere svolte dai laboratori autorizzati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti relativamente alle indagini geotecniche in sito.

In particolare, il comma 1 prevede che per le attività soggette alle visite e ai controlli di prevenzione incendi di cui al n. 80 della Tabella dell’Allegato I del regolamento di semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi di cui al D.P.R. n. 151/2011, ossia per le “gallerie stradali di lunghezza superiore a 500 m. e ferroviarie superiori a 2.000 m.”, gli adempimenti previsti dal citato D.P.R. consistenti nella presentazione dell’istanza per il rilascio del certificato di prevenzione incendi mediante Scia, vengano espletati entro i sei mesi successivi al completamento degli adeguamenti previsti nei termini di cui all’art. 55, comma 1-bis, del decreto legge n. 1/2012.

 

L’art. 55, comma 1-bis, del decreto n. 1/2012, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività, ha previsto che per le attività soggette alle visite e ai controlli di prevenzione incendi di cui al n. 80 della Tabella di cui all'Allegato I del D.P.R. n. 151/2011, ovvero per le “Gallerie stradali di lunghezza superiore a 500 m. e ferroviarie superiori a 2.000 m.”, i termini degli adempimenti restino quelli previsti rispettivamente dal D.Lgs. n. 264/2006 per la sicurezza delle gallerie stradali e dal D.M. del 28 ottobre 2005[20] per la sicurezza delle gallerie ferroviarie:

§       nel caso delle gallerie stradali, gli interventi di adeguamento delle gallerie esistenti dovranno essere effettuati entro il 30 aprile 2019 (art. 10 del D.Lgs. n. 264/2006);

§       per le gallerie ferroviarie il termine per l’adeguamento è distinto tra quello previsto per le gallerie con progetto, stabilito al 7 aprile 2016, e quello per le gallerie in esercizio, fissato al 7 aprile 2021 (artt. 10 ed 11 del D.M. 28 ottobre 2005).

Si ricorda, inoltre, che con citato il D.P.R. n. 151/2011 è stato approvato il regolamento di semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi, in attuazione del disposto dell’art. 49, comma 4-quater, del D.L. 78/2010[21], che è entrato in vigore il 7 ottobre 2011. Sono stati, pertanto, introdotti nuovi criteri e nuovi modelli procedurali per la verifica antincendio degli edifici e delle attività produttive, inserendo le gallerie stradali e ferroviarie rispettivamente sopra i 500 metri e i 2000 metri (allegato 1, rigo 80), finora escluse dalle procedure di diretta competenza dei Vigili del Fuoco, nel campo di applicazione delle attività soggette alla SCIA. L’art. 4 del citato D.P.R. n. 151dispone, infatti, che per le attività di cui all'Allegato I – tra cui, come anzidetto, rientrano le gallerie stradali di lunghezza superiore a 500 m. e ferroviarie superiori a 2.000 m. - l'istanza di cui al comma 2 dell'art. 16 del D.Lgs. n. 139/2006, ossia il certificato di prevenzione incendi, sia presentata al Comando provinciale dei vigili del fuoco prima dell'esercizio dell'attività, mediante segnalazione certificata di inizio attività (Scia) e corredata dalla documentazione prevista dal decreto di cui all'art. 2, comma 7, dello stesso D.P.R. (che prevede, al fine di garantire l'uniformità delle procedure, che le modalità di presentazione delle istanze oggetto del regolamento e la relativa documentazione siano disciplinate con apposito decreto del Ministro dell'interno che non è stato ancora emanato).

 

La disposizione in commento, prevedendo un termine pari a sei mesi decorrenti dal completamento degli adeguamenti da eseguirsi entro i termini fissati dal citato art. 55, comma 1-bis, del decreto legge n. 1/2012, consentirebbe, come sottolinea la relazione illustrativa, ai gestori delle gallerie stradali e ferroviarie di presentare l’istanza di prevenzione incendi mediante Scia, prevista dall’art. 4 del citato D.P.R. n. 151/2011.

 

In merito alla Scia, si ricorda, in estrema sintesi, che la relativa disciplina è contenuta nell’art. 19 della legge n. 241/1990. L’art. 5 del decreto legge n. 70/2011 ne ha espressamente sancito l’applicabilità a tutte le tipologie di intervento edilizio soggette precedentemente al regime della Dia, eccetto per la Dia alternativa al permesso di costruire (cd. superDia), consentendo di avviare i lavori il giorno stesso della sua presentazione (mentre con la Dia occorre attendere 30 giorni). Ulteriori semplificazioni in relazione alla Scia sono contenute anche nell’art. 13 del decreto legge in esame.

 

Il comma 2 dispone che, ai sensi e per gli effetti dell’art. 19 del D.Lgs. n. 139/2006[22] relativo alle attività di vigilanza affidate al Corpo nazionale dei vigili del fuoco sull'applicazione della normativa di prevenzione incendi, per ciascuna galleria stradale o ferroviaria indicate nel comma 1, i gestori presentino al Comando provinciale dei vigili del fuoco territorialmente competente, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge, una scheda asseverata da un tecnico qualificato recante le caratteristiche e le dotazioni antincendio esistenti, accompagnata da una relazione che riporti, sempre in relazione agli aspetti di sicurezza antincendio, il programma operativo degli interventi di adeguamento da realizzare nei termini prescritti dallo stesso comma 1.

 

L’art. 19 del D.Lgs. n. 139/2006, prevede che il Corpo nazionale dei vigili del fuoco esercita, con i poteri di polizia amministrativa e giudiziaria, la vigilanza sull'applicazione della normativa di prevenzione incendi in relazione alle attività, costruzioni, impianti, apparecchiature e prodotti ad essa assoggettati. La vigilanza si realizza attraverso visite tecniche, verifiche e controlli disposti di iniziativa dello stesso Corpo, anche con metodo a campione o in base a programmi settoriali per categorie di attività o prodotti, ovvero nelle ipotesi di situazioni di potenziale pericolo segnalate o comunque rilevate. Nell'esercizio dell'attività di vigilanza, il Corpo nazionale può avvalersi di amministrazioni, enti, istituti, laboratori e organismi aventi specifica competenza. L’articolo disciplina quindi le modalità delle ispezioni e verifiche e i provvedimenti da adottare qualora, dall’esito dell’attività di vigilanza siano rilevate condizioni di rischio o l'inosservanza della normativa di prevenzione incendi.

 

Il comma 3 riscrive il comma 2 dell’art. 59 del D.P.R. 380/2001 (TU edilizia) incidendo sulle attività che possono essere effettuate da altri laboratori (diversi da quelli ufficiali indicati al comma 1 del medesimo art. 59) autorizzati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT).

Il fine della precisazione apportata – evidenziato nella relazione illustrativa – è quello di estendere le indagini geognostiche “al terreno ed alle rocce nel significato più vasto di territorio, area, sito”:

La previgente formulazione dell'art. 59, comma 2, del D.P.R. 380/2001 prevedeva infatti che i laboratori autorizzati dal MIT potessero effettuare “prove su materiali da costruzione, comprese quelle geotecniche su terreni e rocce". Tale espressione, secondo quanto evidenziato dalla relazione illustrativa, “deve però intendersi riferita non solo alle terre ed alle rocce intese come materiale o campioni, bensì al terreno ed alle rocce nel significato più vasto di territorio, area, sito”.

La relazione illustrativa sottolinea altresì che la norma in esame è “finalizzata a ricondurre nell'ambito di attività dei laboratori autorizzati le indagini geognostiche, il prelievo dei campioni e le prove in sito, quando questi riguardino indagini geotecniche, in quanto, per tali tipologie di indagini, l'autorizzazione soddisfa esigenze di pubblica utilità, avendo dette prove implicazione sulla sicurezza delle costruzioni. L'autorizzazione è tesa infatti a costituire indispensabile supporto sia alla corretta progettazione delle opere - atteso che accerta l'affidabilità dei risultati delle prove eseguite sulla base dei quali viene caratterizzato il comportamento meccanico dei terreni sui cui dovrà sorgere l'opera e quindi l’affidabilità della progettazione stessa - che al controllo della buona esecuzione dei lavori da parte dell'impresa. In tale modo sono soggette ad autorizzazione due fasi distinte del processo con il quale viene caratterizzato il comportamento meccanico dei terreni sui cui dovrà sorgere l'opera, la cui conoscenza, come già accennato, è alla base dell'affidabilità della progettazione stessa: da un lato le indagini preliminari che si effettuano sul sito dove sorgerà l'opera, il prelievo dei campioni e le prove in sito, che rappresentano nel loro insieme le cosiddette indagini geotecniche, finalizzate alla redazione della relazione geotecnica, (distinte dalle eventuali indagini geognostiche finalizzate unicamente alla redazione della relazione geologica e per le quali non è richiesta l'autorizzazione), dall'altra le prove di laboratorio sui campioni di terra o roccia che sono stati prelevati nella prima fase e vengono successivamente consegnati in laboratorio per le prove”.


 

Articolo 8
(
Grande evento EXPO 2015 e Fondazione La Grande Brera)

 


1. Al fine di reintegrare l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 14 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nell'importo originariamente previsto, per la realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento EXPO Milano 2015 è autorizzata la spesa di 4.092.408 euro per il 2012, di 4.680.489 euro per il 2013, di 3.661.620 euro per il 2014 e di 987.450 euro per il 2015.

2. All'articolo 14, comma 2, primo capoverso, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo la parola: «urgente», sono aggiunte le seguenti: «, il quale, con proprio provvedimento, può nominare uno o più delegati per specifiche funzioni.».

3. A seguito dell'ampliamento e della risistemazione degli spazi espositivi della Pinacoteca di Brera e del riallestimento della relativa collezione, il Ministro per i beni e le attività culturali, nell'anno 2013, costituisce la fondazione di diritto privato denominata «Fondazione La Grande Brera», con sede in Milano, finalizzata al miglioramento della valorizzazione dell'Istituto, nonché alla gestione secondo criteri di efficienza economica.

4. La Fondazione di cui al comma 3 è costituita ai sensi del regolamento di cui al decreto ministeriale 27 novembre 2001, n. 491 e del codice civile. L'atto costitutivo prevede il conferimento in uso alla Fondazione, mediante assegnazione al relativo fondo di dotazione, della collezione della Pinacoteca di Brera, dell'immobile che la ospita, nonché degli eventuali ulteriori beni mobili e immobili individuati con apposito decreto ministeriale. Lo statuto della Fondazione prevede l'esercizio da parte del Ministero della vigilanza sul conseguimento di livelli adeguati di pubblica fruizione delle opere d'arte e delle raccolte in uso o nella titolarità della Fondazione.

5. Oltre al Ministero per i beni e le attività culturali, che assume la qualità di fondatore, possono partecipare alla Fondazione di cui al comma 3, in qualità di soci promotori, secondo le modalità stabilite dallo statuto, gli enti territoriali nel cui ambito la Fondazione ha sede, che assumano l'impegno di contribuire stabilmente al fondo di gestione in misura non inferiore al Ministero. Possono altresì diventare soci, previo consenso del fondatore e dei soci promotori, altri soggetti, pubblici e privati, i quali contribuiscano ad incrementare il fondo di dotazione e il fondo di gestione della Fondazione nella misura e secondo le modalità stabilite dallo statuto.

6. Il funzionamento della Fondazione di cui al comma 3 è assicurato mediante un apposito fondo di gestione, alimentato annualmente dal Ministero per i beni e le attività culturali per un importo pari a 2.000.000,00 di euro. Alla relativa spesa si provvede, a decorrere dal 2013, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75, con specifico riferimento alle risorse di parte corrente.

7. La Fondazione di cui al comma 3 può avvalersi di personale appartenente ai ruoli del Ministero per i beni e le attività culturali e degli enti territoriali che abbiano acquisito la qualità di soci promotori, sulla base di protocolli d'intesa stipulati ai sensi dell'articolo 23-bis, commi 7 e seguenti, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. I protocolli d'intesa prevedono l'integrale rimborso della spesa per il suddetto personale alle amministrazioni di appartenenza. La gestione finanziaria della Fondazione è soggetta al controllo della Corte dei conti.


 

 

L’articolo 8, ai commi 1 e 2, reca disposizioni in materia di Expo 2015 allo scopo di prevedere rispettivamente una reintegrazione degli stanziamenti originariamente previsti per la realizzazione delle opere e delle attività connesse e la possibilità di nomina, da parte del sindaco di Milano quale Commissario straordinario del Governo, di uno o più delegati per lo svolgimento di specifiche funzioni. I commi da 3 a 7 riguardano la costituzione, nel 2013, di una fondazione di diritto privato denominata “Fondazione La Grande Brera”.

 

Il comma 1 è volto a reintegrare l'autorizzazione di spesa di cui all'art. 14 del D.L. 112/2008 (convertito dalla L. 133/2008) nell'importo originariamente previsto, per la realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento “EXPO Milano 2015”.

A tal fine viene autorizzata la spesa complessiva di 13.421.967 euro nel periodo 2012-2015 secondo la seguente ripartizione temporale:

 

Anno

Spesa autorizzata (in euro)

2012

4.092.408

2013

4.680.489

2014

3.661.620

2015

987.450

 

La relazione illustrativa sottolinea che il reintegro dei finanziamenti operato dal comma 1 neutralizza “gli effetti dei tagli previsti dal decreto sulle semplificazioni fiscali, decreto legge n. 16/2012[23]

 

Si ricorda che l’art. 14, comma 1, del D.L. 112/2008 ha autorizzato, per la realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento EXPO Milano 2015, un finanziamento complessivo nel periodo 2009-2015 di 1.486 milioni di euro, stanziando: 30 milioni per il 2009, 45 milioni per il 2010, 59 milioni per il 2011, 223 milioni di euro per l'anno 2012, 564 milioni di euro per l'anno 2013, 445 milioni di euro per l'anno 2014 e 120 milioni di euro per l'anno 2015.

Il capitolo 7695 iscritto nello stato di previsione del Ministero delle Infrastrutture, nel Programma “Opere strategiche, edilizia statale ed interventi speciali e per pubbliche calamità” reca le spese per la realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento Expo Milano. La dotazione iniziale di competenza di tale capitolo, a legge di bilancio 2012, era pari a 223 milioni nel 2012, a 564 milioni nel 2013 e a 445 milioni nel 2014.

L’articolo 13, comma 1-quinquies,del D.L. n. 16/2012 ha disposto una riduzione lineare delle spese rimodulabili del bilancio iscritte nelle missioni di spesa del bilancio a legislazione vigente in misura complessivamente pari a 280 milioni di euro per l'anno 2012 e a 180 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013[24]. Il Ministero dell’economia e finanze è stato autorizzato ad accantonare e rendere indisponibili le predette somme e le amministrazioni sono state autorizzate a proporre su tali accantonamenti variazioni compensative, anche tra missioni diverse, nel rispetto dell'invarianza sui saldi finanziari.

Il capitolo 7695/Infrastrutture, in quanto capitolo rimodulabile, è stato interessato dagli accantonamenti disposti ai sensi del D.L. n. 16, in misura pari all’integrazione di spesa prevista dall’articolo in esame.

Da informazioni ricevute dalla Ragioneria generale, infatti, gli accantonamenti operati sui capitoli interessati non si sono attualmente ancora tradotti in riduzioni lineari.

 

Si ricorda peraltro che il D.L. n. 74/2012, all’art. 2, co. 5, lettera c), dispone, per ciascuno degli anni 2013 e 2014, una riduzione per un miliardo di euro per le voci di spesa indicate nell’elenco indicato alla legge n. 225/1992, demandando ad un D.P.C.M., da adottarsi su proposta del Ministro dell’economia e finanze l’individuazione delle riduzioni delle dotazioni finanziarie e le voci di spesa interessate. Nelle voci di spesa indicate nel predetto elenco, sulle quali dunque è possibile effettuare la riduzione, è incluso anche il capitolo 7596/infrastrutture.

 

La relazione evidenzia altresì che “con la medesima finalità i finanziamenti destinati all'EXPO 2015 sono esclusi dal taglio lineare previsto per la copertura dei maggiori oneri derivanti dal presente decreto-legge”. Si veda al riguardo quanto disposto dall’articolo 69, comma 2, lettera b), alla cui scheda di commento si rinvia.

 

In merito alla realizzazione e al finanziamento delle opere connesse alla manifestazione “Expo Milano 2015”, nella sua audizione presso l’8a Commissione del Senato del 4 aprile 2012[25], il Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti ha ricordato, con riferimento alla suddivisione del citato finanziamento complessivo, che “il quadro delle competenze finanziarie statali per gli anni 2009-2015, al lordo delle competenze per il funzionamento delle Segreterie tecniche del Commissario straordinario e del Commissario generale, prevede la seguente ripartizione tra i principali enti territoriali direttamente interessati: per il Comune di Milano, 536 milioni di euro; per la Regione Lombardia, 117,4 milioni di euro; per Expo 2015 SpA, 832,6 milioni di euro”. Con riferimento alle somme impegnate e trasferite nella disponibilità di cassa di ciascuno dei soggetti attuatori, nella medesima audizione, è stato precisato che tali risorse ammontano “per il Comune di Milano, dal 2009 ad oggi, a 10,748 milioni di euro; per la Regione Lombardia a 5.182.480 euro; per Expo 2015 SpA a 67.278.692,97 euro…Si tratta di risorse destinate alla predisposizione delle opere e delle attività connesse all’Expo, soprattutto con riferimento alle infrastrutture necessarie a favorire l’accessibilità dei visitatori alle sedi dell’evento e agli spazi espositivi. Si tenga sempre presente che tali opere sono state ripartite in tre gruppi: pertanto abbiamo 13 opere essenziali, 17 connesse e 36 necessarie. Le prime riguardano la mobilità e l’accessibilità diretta al sito; le seconde sono ritenute indispensabili affinché l’area sia collegata alla rete infrastrutturale esistente o le vie di accesso già presenti siano potenziate per adeguarsi ai volumi di affluenza previsti; le ultime, infine, richiedono interventi finalizzati a garantire la mobilità nell’area del sito espositivo e del territorio contiguo”[26].

Il comma 2 novella il comma 2 dell’art. 14 del D.L. 112/2008 al fine di consentire al Sindaco di Milano, nella sua veste di Commissario straordinario del Governo per l'attività preparatoria urgente, di nominare, con proprio provvedimento, uno o più delegati per specifiche funzioni.

Si ricorda che il testo previgente del primo periodo del citato comma 2 prevedeva semplicemente, ai fini della realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento EXPO Milano 2015, la nomina del Sindaco di Milano pro tempore, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, a Commissario straordinario del Governo per l'attività preparatoria urgente. A seguito delle dimissioni di Letizia Moratti, con D.P.C.M. 5 agosto 2011 (pubblicato sulla GU n. 233 del 6-10-2011), che ha sostituito l’articolo 2 del D.P.C.M. 22 ottobre 2008[27], il nuovo sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, è stato nominato fino al 31 dicembre 2016, quale Commissario straordinario del Governo per la realizzazione dell'Expo 2015. Il decreto ha, quindi, provveduto a definirne le attribuzioni.

 

I commi da 3 a 7 riguardano la costituzione, nel 2013, di una fondazione di diritto privato denominata “Fondazione La Grande Brera”, finalizzata ad una migliore valorizzazione della collezione della Pinacoteca di Brera[28] e a consentire la gestione secondo criteri di efficienza economica[29]. La Fondazione è vigilata dal Mibac e sottoposta al controllo della Corte dei conti.

 

Si ricorda che la Pinacoteca di Brera nasce a fianco dell'Accademia di Belle Arti, voluta da Maria Teresa d’Austria nel 1776, con finalità didattiche. Doveva infatti costituire una collezione di opere esemplari, destinate alla formazione degli studenti. Quando Milano divenne capitale del Regno Italico la raccolta, per volontà di Napoleone, si trasformò in un museo che intendeva esporre i dipinti più significativi provenienti da tutti i territori conquistati dalle armate francesi. Brera quindi, a differenza di altri grandi musei italiani, come gli Uffizi ad esempio, non nasce dal collezionismo privato dei principi e dell'aristocrazia ma da quello politico e di stato. Nel 1882 la Pinacoteca viene resa autonoma dall’Accademia di Belle Arti. Dal 1989 è stato avviato un complesso intervento di ristrutturazione e razionalizzazione degli spazi, dotati di nuovi impianti tecnologici

 

In particolare, il comma 3 affida la costituzione della Fondazione, per le finalità indicate, al Ministro per i beni e le attività culturali, e ricollega tale previsione all’ampliamento e alla risistemazione degli spazi espositivi della Pinacoteca di Brera e al riallestimento della relativa collezione.

 

Al riguardo si ricorda che il 19 luglio 2010 è stato firmato, presso il Comune di Milano, il protocollo d’intesa “Per la Conservazione e la Valorizzazione del Patrimonio culturale della città di Milano”, che prevede l’espansione della Pinacoteca con l’avvio del progetto de “La Grande Brera” e l’ampliamento dell’Accademia di belle arti di Brera con la creazione di un secondo polo presso l’ex caserma di Via Mascheroni.

L’accordo prevede l’espansione dell’Accademia delle Belle Arti negli spazi messi a disposizione del Ministero della Difesa, cioè la Caserma “Magenta” e la Caserma “Carroccio”. Ciò - come si leggeva nel comunicato stampa presente sul sito del Mibac - comporterà anche il conseguente ampliamento della Pinacoteca nell’area lasciata libera dall’Accademia[30].

 

Il comma 4 disciplina la costituzione della Fondazione, richiamando l’apposito decreto ministeriale a suo tempo emanato per la costituzione e la partecipazione a fondazioni da parte del Ministero per i beni e le attività culturali (DM 491/2001) e il codice civile.

 

Nell’ordinamento giuridico italiano, la disciplina normativa delle fondazioni è recata dal codice civile (artt. 14-35). L’istituto viene classicamente definito come “stabile organizzazione predisposta per la destinazione di un patrimonio ad un determinato scopo di pubblica utilità[31]”.

Il codice civile stabilisce, innanzitutto, i requisiti dell’atto costitutivo e dello statuto della fondazione, con i quali il fondatore enuncia un determinato scopo, predispone la struttura organizzativa che dovrà provvedere alla sua realizzazione e la fornisce dei mezzi patrimoniali necessari, nonché regola i profili relativi alle responsabilità degli amministratori, all’estinzione e alla trasformazione della fondazione. La disciplina recata dal codice è completata dalle norme del D.P.R. 361/2000, con il quale è stato riformato il procedimento per l’acquisto della personalità giuridica ed il sistema dei controlli sulle persone giuridiche private[32].

Accanto al modello codicistico, occorre, peraltro, sottolineare che, negli ultimi anni, il legislatore ha fatto più volte ricorso alla forma organizzativa della fondazione, dettando singole discipline settoriali per specifiche categorie di enti. Si ricordano, ad esempio, le disposizioni relative alle fondazioni bancarie[33], alle fondazioni lirico-sinfoniche[34], alle fondazioni universitarie[35], alla costituzione della Fondazione MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo[36].

Con riferimento specifico all’ambito dei servizi museali e culturali, si ricorda che la forma gestionale della fondazione, per la sua caratteristica non lucrativa, è stata ritenuta particolarmente idonea, portando, in particolare, nel tempo, a far emergere lo schema della c.d. fondazione di partecipazione. Questa è divenuta strumento tipico di gestione dei beni culturali statali a far data dal D.Lgs. n. 368 del 1998, che ha previsto la possibilità per il Ministero per i beni e le attività culturali, ai fini della gestione dei servizi relativi ai beni culturali di interesse nazionale, di costituire o partecipare ad associazioni, fondazioni o società (articolo 10, comma 1, lett. b).

In attuazione di quanto disposto dalla norma richiamata, è stato adottato il D.M. 491/ 2001[37], ai sensi del quale il Ministero può costituire fondazioni aventi personalità giuridica di diritto privato, ovvero parteciparvi allo scopo di perseguire il più efficace esercizio delle proprie funzioni e, in particolare, della gestione e valorizzazione dei beni culturali e della promozione delle attività culturali.

La materia è stata, da ultimo, modificata dal D.Lgs. 156/2006, che ha disposto l’abrogazione esplicita dell’art. 10 del D.Lgs. 368/1998, parallelamente alla ‘riscrittura’ degli artt. 112 e 115 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, concernenti la valorizzazione e la gestione dei beni culturali di appartenenza pubblica interni agli istituti e luoghi della cultura.

In particolare, l’art. 112 (commi 4, 5, 8) prevede che Stato, regioni ed altri enti pubblici territoriali stipulano accordi per definire strategie ed obiettivi comuni di valorizzazione, nonché per elaborare i conseguenti piani strategici di sviluppo culturale. Per l’elaborazione e lo sviluppo di tali piani, possono essere costituiti appositi soggetti giuridici, ai quali possono partecipare privati proprietari di beni culturali, nonché persone giuridiche private senza scopo di lucro, anche quando non dispongano di beni culturali che siano oggetto della valorizzazione, a condizione che l’intervento in tale settore di attività sia per esse previsto dalla legge o dallo statuto.

 

Inoltre, il comma 4 stabilisce che l’atto costitutivo prevede il conferimento in uso alla Fondazione, attraverso l’assegnazione al fondo di dotazione:

§      della collezione della Pinacoteca di Brera;

§      dell’immobile in cui la Pinacoteca è ospitata;

§      degli eventuali, ulteriori, beni mobili e immobili indicati con un apposito decreto ministeriale.

Infine, dispone che lo statuto della Fondazione prevede la vigilanza del Mibac sul conseguimento di adeguati livelli di pubblica fruizione delle opere d’arte e delle raccolte in uso o nella titolarità della Fondazione[38].

 

Il comma 5 reca la disciplina delle partecipazioni alla Fondazione. Oltre al Ministero, che è il fondatore, possono partecipare, quali soci promotori, secondo le modalità stabilite dallo statuto, gli enti territoriali nel cui ambito la Fondazione ha sede: condizione per la partecipazione è che gli stessi enti assumano l’impegno di contribuire stabilmente al fondo di gestione in misura non inferiore al Ministero (dunque, in misura non inferiore ai 2 milioni di euro annui di cui al comma 6).

Previo consenso del Ministero e dei soci promotori, possono partecipare altri soggetti pubblici e privati che contribuiscano ad incrementare il fondo di dotazione e il fondo di gestione della Fondazione nella misura e secondo le modalità stabilite dallo statuto.

 

Il comma 6 individua le risorse per il funzionamento della Fondazione, disponendo che ogni anno il fondo di gestione a ciò finalizzato è alimentato dal Mibac con 2 milioni di euro. Alla copertura di tale onere si provvede, dal 2013, mediante riduzione - con riferimento alle risorse di parte corrente - dell’autorizzazione di spesa con la quale, dal 2011, sono state incrementate le risorse per la manutenzione e la conservazione dei beni culturali.

Si tratta, in particolare, dell’autorizzazione di spesa di 80 milioni di euro annui disposta dall’art. 1, co. 1, lett. b), del D.L. 34/2011 (L. 75/2011)[39].

Al riguardo, la relazione illustrativa precisa che la parte dell’autorizzazione di spesa relativa alle risorse di parte corrente è quantificata, complessivamente, in 12,7 milioni di euro (dei quali 2 milioni già finalizzati, dal 2012, alle attività e al funzionamento dell’Accademia dei Lincei e dell’Accademia della Crusca[40]) e sottolinea che i 2 milioni di euro previsti dal D.L. consentono di coprire integralmente sia le spese iniziali di costituzione della Fondazione, sia quelle inerenti al suo funzionamento, anche in considerazione dell’assenza di ogni onere inerente la sede.

Evidenzia, infine, che la Fondazione dovrà attrarre capitali privati e che è già noto l’interesse manifestato da soggetti privati che intendono partecipare.

 

Per completezza, si ricorda che con deliberazione n. 38 del 23 marzo 2012[41], il CIPE ha assegnato al Mibac 70 milioni di euro del Fondo per lo sviluppo e la coesione, per la realizzazione di 9 interventi prioritari di competenza del medesimo Ministero su sedi museali di rilievo nazionale: in particolare, 23 milioni di euro sono stati destinati alla Grande Brera.

 

Il comma 7 dispone, anzitutto,in ordine al personale della Fondazione. Essa può avvalersi di personale appartenente ai ruoli del Mibac e degli enti territoriali che diventino soci promotori, sulla base di protocolli di intesa stipulati ai sensi dell’art. 23, commi 7 e seguenti, del D.Lgs. 165/2001. Dispone, inoltre, che la gestione finanziaria della Fondazione è assoggettata al controllo della Corte dei conti.

 

L’art. 23, co. 7, del D.Lgs. 165/2001 dispone - per quanto qui interessa - che, sulla base di appositi protocolli di intesa tra le parti, le pubbliche amministrazioni possono disporre, per singoli progetti di interesse specifico dell'amministrazione e con il consenso dell'interessato, l'assegnazione temporanea di personale presso altre pubbliche amministrazioni o imprese private. I protocolli disciplinano le funzioni, le modalità di inserimento, l'onere per la corresponsione del trattamento economico, da porre a carico dei soggetti destinatari.

Sotto questo profilo, si precisa che l’articolo in esame, nel disporre che i protocolli d’intesa prevedono l’integrale rimborso della spesa per il suddetto personale alle amministrazioni di appartenenza, appare parzialmente derogatorio rispetto alla previsione dell’articolo 23-bis, co. 7, sopra riportata.


 

Articolo 9
(
Ripristino IVA per cessioni e locazioni nuove costruzioni)

 


1. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 10, primo comma, i numeri 8), 8-bis) e 8-ter) sono sostituiti dai seguenti:

«8) le locazioni e gli affitti, relative cessioni, risoluzioni e proroghe, di terreni e aziende agricole, di aree diverse da quelle destinate a parcheggio di veicoli, per le quali gli strumenti urbanistici non prevedono la destinazione edificatoria, e di fabbricati, comprese le pertinenze, le scorte e in genere i beni mobili destinati durevolmente al servizio degli immobili locati e affittati, escluse le locazioni, per le quali nel relativo atto il locatore abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione, di fabbricati abitativi effettuate dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di cui all'articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed f), del Testo Unico dell'edilizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, di fabbricati abitativi destinati ad alloggi sociali come definiti dal decreto del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro della solidarietà sociale, il Ministro delle politiche per la famiglia ed il Ministro per le politiche giovanili e le attività sportive del 22 aprile 2008, e di fabbricati strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni;

8-bis) le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato diversi da quelli di cui al numero 8-ter), escluse quelle effettuate dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di cui all'articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed f), del Testo Unico dell'edilizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, entro cinque anni dalla data di ultimazione della costruzione o dell'intervento, ovvero quelle effettuate dalle stesse imprese anche successivamente nel caso in cui nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione;

8-ter) le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni, escluse quelle effettuate dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di cui all'articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed f), del Testo Unico dell'edilizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, entro cinque anni dalla data di ultimazione della costruzione o dell'intervento, e quelle per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione;»;

b) all'articolo 17, sesto comma, la lettera a-bis) è sostituita dalla seguente:

«a-bis) alle cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato di cui ai numeri 8-bis) e 8-ter) del primo comma dell'articolo 10 per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione»;

c) alla tabella A, parte terza, il n. 127-duodevicies) è sostituito dal seguente:

«127-duodevicies) locazioni di fabbricati abitativi effettuate dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito gli interventi di cui all'articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed f), del Testo Unico dell'edilizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e locazioni di fabbricati abitativi destinati ad alloggi sociali come definiti dal decreto del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro della solidarietà sociale, il Ministro delle politiche per la famiglia e il Ministro per le politiche giovanili e le attività sportive, del 22 aprile 2008».


 

 

L'articolo 9 è diretto ad assoggettare all'imposizione IVA le operazioni relative a cessioni e locazioni di abitazioni effettuate dai costruttori anche oltre il limite dei cinque anni dall’ultimazione dei lavori. La normativa previgente, non considerando dette operazioni imponibili IVA, non consentiva di portare a compensazione l’IVA a credito relativa agli immobili, determinando una perdita per gli operatori del settore stimata dalla relazione illustrativa in circa 840 milioni di euro.

 

Secondo quanto emerge dalla relazione illustrativa, infatti, la norma è volta a rendere disponibili risorse economiche, che attualmente le imprese di costruzione non utilizzano a causa della vigente normativa che prevede che le cessioni di immobili destinati ad uso abitativo effettuate da dette imprese costruttrici, oltre i cinque anni dalla costruzione, sono esenti dall'imposizione di IVA; inoltre sono esenti anche la maggior parte delle locazioni di abitazioni effettuate da parte dei medesimi soggetti; tali fattispecie rendono, pertanto, l'IVA non neutrale nei confronti degli imprenditori edili.

 

Si ricorda preliminarmente che la disciplina era stata recentemente modificata dall’articolo 57 del decreto-legge n. 1 del 2012 (liberalizzazioni), che aveva assoggettato all'imposizione IVA le operazioni relative agli interventi su fabbricati destinati ad alloggi sociali ed aveva consentito alle imprese che operano nel settore immobiliare di optare per la contabilizzazione separata relativamente alle operazioni di cessione di immobili abitativi in esenzione IVA. Tale ampliamento dell'opzione per la separazione (già applicata per la gestione relativa alle locazioni in esenzione) era volto a facilitare la gestione delle operazioni di cessione in esenzione.

 

Più in dettaglio, la lettera a) del comma 1 dell'articolo in esame novella i numeri 8), 8-bis) e 8-ter) dell'articolo 10, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972, il quale elenca le operazioni esenti da IVA.

Per effetto delle modifiche apportate al numero 8), non sono esenti da IVA le locazioni, per le quali nel relativo atto il locatore abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione:

§       di fabbricati abitativi, effettuate dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, interventi di restauro e di risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, o ristrutturazione urbanistica (di cui all’articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed f), del testo unico dell’edilizia,D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380);

§       di fabbricati abitativi destinati ad alloggi sociali;

§       di fabbricati strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni.

 

Si ricorda che il D.M. 22 aprile 2008, emanato dal Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro della solidarietà sociale, il Ministro delle politiche per la famiglia ed il Ministro per le politiche giovanili e le attività sportive, definisce all'articolo 1 come «alloggio sociale» l'unità immobiliare adibita ad uso residenziale in locazione permanente che svolge la funzione di interesse generale, nella salvaguardia della coesione sociale, di ridurre il disagio abitativo di individui e nuclei familiari svantaggiati, che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi nel libero mercato.

 

Per effetto delle modifiche apportate al numero 8-bis), non sono esenti da IVA le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato:

§      effettuate dalle imprese costruttrici o dalle imprese che vi hanno eseguito interventi edilizi, anche oltre cinque anni dalla data di ultimazione della costruzione - o dell'intervento di restauro e di risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, o ristrutturazione urbanistica - nel caso in cui nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione.

 

Per effetto delle modifiche apportate al numero 8-ter), non sono esenti da IVA le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni:

§      effettuate dalle imprese costruttrici o dalle imprese che vi hanno eseguito interventi edilizi, anche oltre cinque anni dalla data di ultimazione della costruzione - o dell'intervento di restauro e di risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, o ristrutturazione urbanistica - per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione.

 

La lettera b) del comma 1 dell'articolo in esame novella quindi la lettera a-bis dell'articolo 17, sesto comma, del medesimo D.P.R. n. 633/1972, il quale prevede l’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile (cosiddetto reverse charge) alle cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato strumentali.

 

Si ricorda che l’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile comporta che il destinatario della cessione, se soggetto passivo d’imposta nel territorio dello Stato, sia obbligato all’assolvimento dell’imposta in luogo del cedente. Ciò, in deroga al principio di carattere generale secondo cui debitore d’imposta nei confronti dell’Erario, ai fini Iva, è il soggetto che effettua la cessione di beni o la prestazione di servizi.

Per effetto delle modifiche introdotte, il meccanismo dell’inversione contabile viene quindi esteso a tutte le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato – anche non strumentali - di cui ai numeri 8-bis) e 8-ter) sopra citati per le quali nel relativo attoil cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione.

 

La lettera c) infine novella il n. 127-duodevicies) della tabella A, parte terza, allegata al D.P.R. n. 633/1972, che elenca i beni e servizi soggetti all'aliquota ridotta del 10 per cento.

Il precedente n. 127-duodevicies) assoggettava all'aliquota del 10 per cento le locazioni di immobili di civile abitazione effettuate in esecuzione di programmi di edilizia abitativa convenzionata e le locazioni di fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali.

Ferma restando la disciplina delle locazioni di fabbricati abitativi destinati ad alloggi sociali, per effetto delle modifiche apportate l’aliquota del 10 per cento viene quindi estesa alle locazioni di:

§       tutti i fabbricati abitativi (e non solo di quelli in esecuzione di programmi di edilizia abitativa convenzionata), effettuate dalle imprese costruttrici o dalle imprese che vi hanno eseguito gli interventi edilizi sopra richiamati;

§       fabbricati strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni.

 

Resta invece confermata la normativa vigente in tema di aliquote IVA sulle cessioni, in sostanza:

§       4 per cento per cessioni a favore di soggetti in possesso dei requisiti per le agevolazioni prima casa destinate ad uso abitativo del proprietario del terreno o di altri addetti alla coltivazione dello stesso o all’allevamento del bestiame ed attività connesse;

§       10 per cento per cessioni a favore di soggetti non in possesso dei predetti requisiti, per cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricati sui quali sono stati eseguiti interventi di restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia e ristrutturazione urbanistica, con l’esclusione invece di quelli di manutenzione ordinaria e straordinaria, per cessioni di opere di urbanizzazione primaria e secondaria ovvero di linee di trasporto metropolitane tranviarie ed altre linee di trasporto ad impianto fisso; per cessioni di impianti di depurazione destinati ad essere collegati a reti fognarie anche intercomunali ed ai relativi collettori di adduzione; infine, per cessione di impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica;

§       21 per cento per cessioni di fabbricati aventi caratteristiche di lusso e cessioni di fabbricati ad uso non abitativo.


 

Articolo 10
(
Ulteriori misure per la ricostruzione e la ripresa economica nei territori colpiti dagli eventi sismici del maggio 2012)

 


1. I Commissari delegati di cui all'articolo 1, comma 2 del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, provvedono, nei territori dei comuni delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, interessate dagli eventi sismici dei giorni 20 e 29 maggio 2012, per i quali è stato adottato il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 1° giugno 2012 di differimento dei termini per l'adempimento degli obblighi tributari, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 130 del 6 giugno 2012, nonché di quelli ulteriori indicati nei successivi decreti adottati ai sensi dell'articolo 9, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, in termini di somma urgenza alla progettazione e realizzazione di moduli temporanei abitativi - destinati all'alloggiamento provvisorio delle persone la cui abitazione è stata distrutta o dichiarata inagibile con esito di rilevazione dei danni di tipo «E» o «F», ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 5 maggio 2011 - ovvero destinati ad attività scolastica ed uffici pubblici, nonché delle connesse opere di urbanizzazione e servizi, per consentire la più sollecita sistemazione delle persone fisiche ivi residenti o stabilmente dimoranti, ove non abbiano avuto assicurata altra sistemazione nell'ambito degli stessi comuni o dei comuni limitrofi.

2. I Commissari delegati provvedono, sentiti i sindaci dei comuni interessati, alla localizzazione delle aree destinate alla realizzazione dei moduli di cui al comma 1, anche in deroga alle vigenti previsioni urbanistiche, utilizzando prioritariamente le aree di ricovero individuate nei piani di emergenza, se esistenti. Non si applicano gli articoli 7 ed 8 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il provvedimento di localizzazione comporta dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza delle opere di cui al comma 1 e costituisce decreto di occupazione d'urgenza delle aree individuate.

3. L'approvazione delle localizzazioni di cui al comma 2, se derogatoria dei vigenti strumenti urbanistici, costituisce variante degli stessi e produce l'effetto della imposizione del vincolo preordinato alla espropriazione. Le aree destinate alla realizzazione dei moduli temporanei dovranno essere soggette alla destinazione d'uso di area di ricovero. In deroga alla normativa vigente ed in sostituzione delle notificazioni ai proprietari ed ogni altro avente diritto o interessato da essa previste. I Commissari delegati danno notizia della avvenuta localizzazione e conseguente variante mediante pubblicazione del provvedimento all'albo del comune e su due giornali, di cui uno a diffusione nazionale ed uno a diffusione regionale. L'efficacia del provvedimento di localizzazione decorre dal momento della pubblicazione all'albo comunale. Non si applica l'articolo 11 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327.

4. Per le occupazioni d'urgenza e per le eventuali espropriazioni delle aree per l'attuazione del piano di cui al comma 1, i Commissari delegati provvedono, prescindendo da ogni altro adempimento, alla redazione dello stato di consistenza e del verbale di immissione in possesso dei suoli. Il verbale di immissione in possesso costituisce provvedimento di provvisoria occupazione a favore dei Commissari delegati o di espropriazione, se espressamente indicato, a favore della Regione o di altro ente pubblico, anche locale, specificatamente indicato nel verbale stesso. L'indennità di provvisoria occupazione o di espropriazione è determinata dai Commissari delegati entro dodici mesi dalla data di immissione in possesso, tenuto conto delle destinazioni urbanistiche antecedenti la data del 29 maggio 2012.

5. Avverso il provvedimento di localizzazione ed il verbale di immissione in possesso è ammesso esclusivamente ricorso giurisdizionale o ricorso straordinario al Capo dello Stato. Non sono ammesse le opposizioni amministrative previste dalla normativa vigente.

6. L'utilizzazione di un bene immobile in assenza del provvedimento di localizzazione o del verbale di immissione in possesso, o comunque di un titolo ablatorio valido, può essere disposta dai Commissari delegati, in via di somma urgenza, con proprio provvedimento, espressamente motivando la contingibilità ed urgenza della utilizzazione. L'atto di acquisizione di cui all'articolo 42-bis, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, è adottato, ove ritenuto necessario, con successiva ordinanza, dai Commissari delegati a favore del patrimonio indisponibile della Regione o di altro ente pubblico anche locale.

7. L'affidamento degli interventi può essere disposto anche con le modalità di cui all'articolo 57, comma 6, del codice dei contratti pubblici relativi ai lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, anche in caso di affidamento ai sensi dell'articolo 176 del medesimo decreto legislativo, compatibilmente con il quadro emergenziale e con la collaborazione, anche in ambito locale, degli ordini professionali e delle associazioni di categoria di settore. In deroga all'articolo 118 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, è consentito il subappalto delle lavorazioni della categoria prevalente fino al cinquanta per cento.

8. Alla realizzazione dei moduli temporanei destinati ad uffici pubblici ovvero all'attività scolastica, provvedono i presidenti delle regioni di cui all'articolo 1, comma 2 del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, potendosi anche avvalere del competente provveditorato interregionale per le opere pubbliche e dei competenti uffici scolastici provinciali, che operano nell'ambito delle proprie attività istituzionali, con le risorse umane e strumentali disponibili a legislazione vigente.

9. I Commissari delegati possono procedere al reperimento di alloggi per le persone sgomberate anche individuando immobili non utilizzati per il tempo necessario al rientro delle popolazioni nelle abitazioni riparate o ricostruite, assicurando l'applicazione di criteri uniformi per la determinazione del corrispettivo d'uso.

10. Secondo criteri indicati dai Commissari delegati con proprie ordinanze, l'assegnazione degli alloggi di cui al comma 1 e al comma 8 è effettuata dal sindaco del comune interessato, il quale definisce le modalità dell'uso provvisorio, anche gratuito, degli stessi da parte dei beneficiari.

11. I comuni per i quali è stato adottato il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 1° giugno 2012 di differimento dei termini per l'adempimento degli obblighi tributari, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 130 del 6 giugno 2012, nonché di quelli ulteriori indicati nei successivi decreti adottati ai sensi dell'articolo 9, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, predispongono, d'intesa con i Commissari delegati, sentito il presidente della provincia territorialmente competente, e d'intesa con quest'ultimo nelle materie di sua competenza, la ripianificazione del territorio comunale definendo le linee di indirizzo strategico per assicurarne la ripresa socio-economica, la riqualificazione dell'abitato e garantendo un'armonica ricostituzione del tessuto urbano abitativo e produttivo, tenendo anche conto degli insediamenti abitativi realizzati ai sensi del comma 1.

12. Agli oneri derivanti dai commi da 1 a 11 del presente articolo, si fa fronte, nel limiti delle risorse del Fondo di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74.

13. Per consentire l'espletamento da parte dei lavoratori delle attività in condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, il 35 per cento delle risorse destinate nell'esercizio 2012 dall'INAIL al finanziamento dei progetti di investimento e formazione in materia di salute e sicurezza del lavoro - bando ISI 2012 - ai sensi dell'articolo 11, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, viene trasferito alle contabilità speciali di cui all'articolo 2, comma 6, del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, per finanziare interventi di messa in sicurezza, anche attraverso la loro ricostruzione, dei capannoni e degli impianti industriali a seguito degli eventi sismici che hanno colpito l'Emilia, la Lombardia e il Veneto. La ripartizione fra le regioni interessate delle somme di cui al precedente periodo, nonché i criteri generali per il loro utilizzo sono definite, su proposta dei presidenti delle regioni interessate, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. Si applicano, in quanto compatibili, le previsioni di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto-legge n. 74 del 2012.

14. Sulla base di apposita convenzione da stipularsi con il Ministero dell'economia e delle finanze, Fintecna o società da questa interamente controllata assicura alla regione Emilia-Romagna il supporto necessario per le attività tecnico-ingegneristiche dirette a fronteggiare con la massima tempestività le esigenze delle popolazioni colpite dal sisma del 20 e 29 maggio 2012, individuate ai sensi dell'articolo 1 comma 1 del decreto-legge n. 74 del 2012. Ai relativi oneri, nel limite di euro 2 milioni per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014, si provvede nei limiti delle risorse del Fondo di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74.

15. All'articolo 1, comma 5, del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «A tal fine, i Presidenti delle regioni possono costituire apposita struttura commissariale, composta di personale dipendente delle pubbliche amministrazioni in posizione di comando o distacco, nel limite di quindici unità, i cui oneri sono posti a carico delle risorse assegnate nell'ambito della ripartizione del Fondo, di cui all'articolo 2, con esclusione dei trattamenti fondamentali che restano a carico delle amministrazioni di appartenenza.».


 

 

L’articolo 10 reca ulteriori disposizioni per la ricostruzione e la ripresa economica nel territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo colpite dagli eventi sismici del 20-29 maggio 2012. Le misure sono specificamente volte all’apprestamento urgente di moduli abitativi provvisori, nonché di moduli destinati ad uso scolastico ed edifici pubblici, Tali disposizioni integrano quanto già previsto dal decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, in corso di esame parlamentare, che reca interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dai predetti eventi sismici.

 

In particolare, il comma 1 prevede che i Commissari delegati,di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto-legge n. 74 del 2012, ossia i presidenti delle regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, provvedano con la massima urgenza alla progettazione e realizzazione - nei comuni per i quali è stato disposto il differimento dei termini per l'adempimento degli obblighi tributari con D.M. dell'economia e delle finanze del 1° giugno 2012, nonché di quelli ulteriori indicati nei successivi decreti adottati ai sensi dell'articolo 9, comma 2, della legge n. 212/2000 - di moduli temporanei abitativi, ovvero destinati ad attività scolastica ed edifici pubblici,nonché alle relative opere di urbanizzazione e servizi, per consentire la sistemazione delle persone fisiche residenti o stabilmente dimoranti in abitazioni che sono state distrutte o dichiarate non agibili dai competenti organi tecnici pubblici, qualora non abbiano avuto assicurata altra sistemazione nell'ambito degli stessi comuni o dei comuni limitrofi.

 

Si ricorda che con il citato D.M. del MEF del 1° giugno 2012 è stata disposta la sospensione dei termini per l'adempimento degli obblighi tributari scadenti nel periodo compreso tra il 20 maggio 2012 ed il 30 settembre 2012 a favore dei contribuenti colpiti dal sisma del 20 maggio 2012, verificatosi nelle province di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo. Nell’allegato 1 al DM sono quindi individuati i 104 comuni danneggiati dagli eventi sismici[42]. Il richiamato articolo 9, comma 2, della legge n. 212/2000 recante disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente, dispone che, con proprio decreto, il Ministro dell’economia e delle finanze può sospendere o differire il termine per l'adempimento degli obblighi tributari a favore dei contribuenti interessati da eventi eccezionali ed imprevedibili.

 

La norma specifica che i moduli temporanei abitativi sono destinati all’alloggiamento provvisorio delle persone la cui abitazione è stata distrutta o dichiarata inagibile con esito di rilevazione dei danni di tipo “E” o “F”, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 maggio 2011.

Si ricorda che con il D.P.C.M. 5 maggio 2011[43] è stato approvato il modello per il rilevamento dei danni, pronto intervento e agibilità per edifici ordinari nell'emergenza post-sismica e del relativo manuale di compilazione, la cd. scheda AeDES, dei quali dovranno dotarsi le amministrazioni dello Stato e gli enti locali in occasione di eventi sismici per il rilevamento rapido dei danni, la definizione di provvedimenti di pronto intervento e la valutazione dell'agibilità post-sismica degli edifici ordinari.. Nella scheda di rilevazione, il giudizio di agibilità di un edificio viene espresso in base ad una scala che va dalla lettera A (Edificio agibile) alle lettere E (Edificio inagibile) ed F (Edificio inagibile per rischio esterno).


Procedura per la localizzazione dei moduli abitativi (commi 2 e 3)

La procedura per la localizzazione dei moduli abitativi ripercorre l’iter procedimentale adottato di norma nelle situazioni di emergenza (individuazione dei siti per la localizzazione in variante automatica degli strumenti urbanistici vigenti, dichiarazione implicita di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza delle opere, valore di decreto di occupazione d’urgenza dello stesso provvedimento di localizzazione).

L’articolo in commento reca, in alcuni punti, un contenuto analogo all’articolo 2 del decreto-legge n. 39 del 2009 recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile.

 

Il comma 2 dispone, infatti, che la localizzazione delle aree destinate alla realizzazione dei moduli abitativi, anche in deroga alle vigenti previsioni urbanistiche, dovrà essere indicata con provvedimento dei Commissari delegati, sentiti i sindaci dei comuni interessati, utilizzando prioritariamente le aree di ricovero individuate nei piani di emergenza, se esistenti.

Non si applicano gli articoli 7 ed 8 della legge 7 agosto 1990, n. 241 sulla comunicazione ai soggetti interessati dell’avvio del procedimento e sulla possibilità per i soggetti di intervenire nel procedimento stesso.

 

Si ricorda che l’art. 7 della legge n. 241 del 1990 prevede, riguardo alla partecipazione al procedimento amministrativo, che l'avvio del procedimento è comunicato ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti ed a quelli che per legge debbono intervenirvi e anche ai soggetti ai quali possa derivare un pregiudizio al procedimento stesso. Si prevede espressamente che ciò possa non avvenire quando vi siano particolari esigenze di celerità del procedimento. L'art. 8 attiene a modalità e contenuti della comunicazione di avvio del procedimento.

 

Lo stesso comma dispone che il provvedimento di localizzazione comporta dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza delle opere e costituisce decreto di occupazione d’urgenza delle aree individuate.

 

Si ricorda, per quanto concerne il decreto di occupazione di urgenza, che esso è volto a trasferire temporaneamente il possesso di un bene immobile per soddisfare urgenti necessità pubbliche, spesso preordinate all'esproprio per pubblica utilità. La relativa procedura di occupazione, recata dall’art. 22-bis del D.P.R. n. 327 del 2001 (TU in materia di espropriazione per pubblica utilità), può essere così riassunta:

§       dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell'opera;

§       decreto di occupazione emesso dal sindaco previa deliberazione consiliare;

§       inizio dell'occupazione entro e non oltre 3 mesi dal decreto e contestuale redazione dello stato di consistenza dell'immobile, in contraddittorio con il proprietario in presenza di almeno due testimoni;

§       termine dell'occupazione non oltre 5 anni dalla immissione in possesso.

 

Il comma 3 prevede che la localizzazione, qualora avvenga in deroga ai vigenti strumenti urbanistici, costituisce variante degli stessi e produce l'effetto di imporre il vincolo preordinato alla espropriazione.

Per quanto riguarda il vincolo preordinato all’esproprio, si rammenta che esso è previsto nella prima fase del procedimento espropriativo. Infatti, secondo le disposizioni del citato D.P.R. n. 327 del 2001, l’emanazione del decreto di esproprio potrà avvenire (ai sensi dell’art. 8) soltanto qualora siano state percorse le seguenti tre fasi:

§       l'opera da realizzare sia stata prevista nello strumento urbanistico generale o una sua variante e sul bene sia stato apposto il vincolo preordinato all'esproprio;

§       sia stata emessa la dichiarazione di pubblica utilità dell'opera;

§       sia stata determinata, anche se in via provvisoria, l'indennità di espropriazione dovuta al soggetto espropriato.

 

Lo stesso comma 3 prevede forme di comunicazione agli interessati diverse da quellerecate dalla vigente normativa di cui al citato TU n. 327 del 2001.

Viene previsto che, in deroga alla normativa vigente ed in sostituzione delle notificazioni ai proprietari e ad ogni altro avente diritto, il Commissario delegato informi dell’avvenuta localizzazione edella conseguente variante mediante pubblicazione del provvedimento all’albo del comune e su due quotidiani, di cui uno a diffusione nazionale ed uno a diffusione regionale. L’efficacia del provvedimento di localizzazione decorre dal momento della pubblicazione all’albo comunale.

Viene, infine, esclusa l’applicabilità dell’art. 11 del citato D.P.R. n. 327 del 2001 relativo all'obbligo di avviso dell'avvio del procedimento al proprietario del bene sul quale si intende apporre il vincolo preordinato all'esproprio.

 

L’art. 11 del citato D.P.R. n. 327 del 2001 disciplina la partecipazione degli interessati nella fase della sottoposizione del bene al vincolo preordinato all'esproprio. Al proprietario del bene sul quale si intende apporre il vincolo preordinato all'esproprio dovrà essere inviato l'avviso dell'avvio del procedimento:

a)    nel caso di adozione di una variante al piano regolatore per la realizzazione di una singola opera pubblica, almeno venti giorni prima della delibera del consiglio comunale;

b)    nei casi previsti dall'art. 10, comma 1 (ovvero per un'opera pubblica o di pubblica utilità non prevista dal piano urbanistico generale) almeno 20 giorni prima dell'emanazione dell'atto se ciò risulti compatibile con le esigenze di celerità del procedimento.

 

Procedure semplificate in materia di espropriazioni (commi 4-6)

I commi 4-6 disciplinano uno speciale procedimento amministrativo semplificato in materia di espropriazioni per le finalità previste dal decreto in esame, derogando alla normativa recata dal citato D.P.R. n. 327 del 2001.

Il comma 4 dispone che i Commissari delegati provvedono alle occupazioni d'urgenza e alle eventuali espropriazioni delle aree per l’attuazione degli interventi di cui al comma 1 redigendo lo stato di consistenza ed il verbale di immissione in possesso dei suoli.

Il verbale di immissione in possesso costituisce, altresì provvedimento di:

§      provvisoria occupazione a favore del Commissario delegato;

§      espropriazione, se espressamente indicato, a favore della Regione o di altro ente pubblico, anche locale, specificatamente indicato nel verbale stesso.

 

I Commissari delegati determinano, altresì, l'indennità di provvisoria occupazione o di espropriazione entro dodici mesi dalla data di immissione in possesso, tenendo conto delle destinazioni urbanistiche antecedenti la data del 29 maggio 2012.

 

Il comma 5 stabilisce che avverso il provvedimento di approvazione (da parte dei Commissario delegati) della localizzazione delle aree destinate alla realizzazione dei moduli abitativi di cui al comma 1 ed il conseguente verbale di immissione in possesso dei suoli sono ammessi esclusivamente il ricorso al giudice amministrativo (TAR) o il ricorso straordinario al Capo dello Stato. La disposizione esclude gli ulteriori ordinari rimedi esperibili per via amministrativa.

 

Per quanto concerne il ricorso giurisdizionale, le controversie aventi per oggetto gli atti, i provvedimenti, gli accordi e i comportamenti delle amministrazioni pubbliche e soggetti equiparati, conseguenti alla applicazione delle disposizioni in materia di espropriazione sono devoluti alla giurisdizione esclusiva del tribunale amministrativo regionale ai sensi dell’art. 133 del Codice del processo amministrativo (D.Lgs. n. 104 del 2010). In particolare, per i giudizi relativi a provvedimenti sulle procedure di occupazione e di espropriazione delle aree destinate all'esecuzione di opere pubbliche o di pubblica utilità si prevede l’applicazione del rito abbreviato di cui all’art. 119 del Codice, che prevede, in particolare, il dimezzamento dei termini processuali.

Sono, invece, di competenza del giudice ordinario le controversie sulla determinazione e corresponsione delle indennità di esproprio.

 

Il comma 6 consente ai Commissari delegati, in via di “somma urgenza”, di utilizzare beni immobili in assenza del provvedimento di localizzazione o del verbale di immissione in possesso o, comunque di un titolo ablatorio valido, motivando espressamente, con proprio provvedimento, la contingibilità e l’urgenza dell’utilizzazione.

L’atto di acquisizione, ai sensi dell’art. 42-bis, comma 1, del D.P.R. n. 327 del 2001, sarà adottato con successiva ordinanza, qualora ritenuto necessario dai Commissari delegati, a favore del patrimonio indisponibile della Regione o di altro ente pubblico anche locale.

Si ricorda che l’art. 42-bis del D.P.R. n. 327 del 2001 relativo all’utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di interesse pubblico prevede che l'autorità che utilizza un bene immobile per scopi di interesse pubblico, modificato in assenza del valido ed efficace provvedimento di esproprio o dichiarativo della pubblica utilità, possa disporre che esso sia acquisito, non retroattivamente, al suo patrimonio indisponibile e che al proprietario sia corrisposto un indennizzo per il pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale.

 

Il comma 7 reca speciali deroghe alle procedure di affidamento degli interventi per la realizzazione dei moduli abitativi, al fine di assicurare un’adeguata e tempestiva sistemazione della popolazione colpita dal sisma.

Tale affidamento, compatibilmente con il quadro emergenziale e con la collaborazione anche in ambito locale delle associazioni di categoria di settore e anche degli Ordini professionali, dovrà avvenire secondo la procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara di cui all’art. 57, comma 6, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (cd. Codice dei contratti pubblici). Tale procedura potrà essere applicata anche nel caso di affidamento al contraente generale ai sensi dell’art. 176.

 

Si ricorda che l’art. 57 del D.Lgs. n. 163 del 2006 riguarda la procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara che è consentita solo nelle tassative ipotesi previste dallo stesso art. 57, comma 2, tra le quali c’è anche quella derivante dall’estrema urgenza risultante da eventi imprevedibili per le stazioni appaltanti (lettera c) del comma 2).

Nel richiamato comma 6 viene indicata la procedura seguita per tale fattispecie. La stazione appaltante dovrà:

§       individuare gli operatori economici da consultare sulla base di informazioni riguardanti le caratteristiche di qualificazione economico - finanziaria e tecnico - organizzativa desunte dal mercato, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza, rotazione;

§       selezionare almeno tre operatori economici, se sussistono in tale numero soggetti idonei;

§       invitare gli operatori economici selezionati a presentare le offerte oggetto della negoziazione, con lettera contenente gli elementi essenziali della prestazione richiesta;

§       scegliere l’operatore economico che ha offerto le condizioni più vantaggiose, secondo il criterio del prezzo più basso o dell’offerta economicamente più vantaggiosa, previa verifica del possesso dei requisiti di qualificazione previsti per l’affidamento di contratti di uguale importo mediante procedura aperta, ristretta, o negoziata previo bando.

Il richiamato art. 176 riguarda la disciplina relativa al contraente generale, ovvero un soggetto dotato di adeguata esperienza e qualificazione nella costruzione di opere nonché di adeguata capacità organizzativa, tecnico-realizzativa e finanziaria cui viene affidata la realizzazione con qualsiasi mezzo dell'opera, nel rispetto delle esigenze specificate nel progetto preliminare o nel progetto definitivo redatto dal soggetto aggiudicatore e posto a base di gara, contro un corrispettivo pagato in tutto o in parte dopo l'ultimazione dei lavori.

 

Il comma 7 prevede, inoltre, anche una deroga alla percentuale di lavori prevalenti che possono essere subappaltati, fissandola fino al 50%, in luogo del 30% previsto dall'art. 118 del decreto legislativo n. 163 del 2006.

Ai sensi dell’art. 118, commi 1 e 2, del D.Lgs. n. 163 del 2006, i soggetti affidatari dei contratti sono tenuti ad eseguire in proprio le opere comprese nel contratto. La stazione appaltante è tenuta ad indicare nel progetto e nel bando di gara le singole prestazioni e, per i lavori, la categoria prevalente con il relativo importo, nonché le ulteriori categorie, relative a tutte le altre lavorazioni previste in progetto, anch'esse con il relativo importo. Tutte le prestazioni e le lavorazioni, a qualsiasi categoria appartengano, sono subappaltabili e affidabili in cottimo. Per i lavori, per quanto riguarda la categoria prevalente, con il regolamento, è definita la quota parte subappaltabile, in misura eventualmente diversificata a seconda delle categorie medesime, ma in ogni caso non superiore al 30%. L'affidamento in subappalto o in cottimo è sottoposto, inoltre, ad una serie di condizioni indicate nello stesso comma 2.

 

Ai sensi del comma 8, alla realizzazione dei moduli temporanei destinati ad uffici pubblici o all'attività scolastica, provvedono i presidenti delle regioni di cui all'art. 1, comma 2 del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, anche avvalendosi del competente provveditorato interregionale per le opere pubbliche e dei competenti uffici scolastici provinciali, che operano nell'ambito delle proprie attività istituzionali, con le risorse umane e strumentali disponibili a legislazione vigente.

 

Il comma 9 autorizza i Commissari delegati a reperire degli alloggi per le persone sgomberate anche individuando immobili non utilizzati per il tempo necessario al rientro delle popolazioni nelle abitazioni recuperate o ricostruite, assicurando l’applicazione di criteri uniformi per la determinazione del corrispettivo d’uso.

 

L’assegnazione dei moduli temporanei (commi 1 e 8) dovrà essere disposta - secondo i criteri indicati con le ordinanze dei Commissari delegati - dai sindaci dei comuni interessati, i quali sono chiamati a definire le modalità di uso provvisorio, anche gratuito da parte dei beneficiari (comma 10).

 

Il comma 11 prevede la ripianificazione del territorio comunale da parte dei comuni stessi, d'intesa con i Commissari delegati, sentito il presidente della provincia territorialmente competente, e d'intesa con quest'ultimo nelle materie di sua competenza.

Riguardo ai contenuti della ripianificazione, viene previsto che con essa:

§      si definiscano le linee di indirizzo strategico per assicurare la ripresa socio-economica e la riqualificazione dell'abitato;

§      si garantisca un'armonica ricostituzione del tessuto urbano abitativo e produttivo;

§      si tenga conto degli insediamenti abitativi realizzati ai sensi del comma 1.

I comuni oggetto della disposizione sono quelli per i quali è stato adottato il D.M. economia e finanze 1° giugno 2012 di differimento dei termini per l'adempimento degli obblighi tributari (pubblicato nella G.U. n. 130 del 6 giugno 2012), nonché di quelli ulteriori indicati nei successivi decreti adottati ai sensi dell'art. 9, comma 2, della L. 212/2000.

 

Il comma 12 disciplina la copertura finanziaria dei precedenti commi, disponendo che agli oneri da essi derivanti si fa fronte, nel limiti delle risorse del Fondo per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 20-29 maggio 2012 istituito, dall'art. 2, comma 1, del D.L. 74/2012, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze.

Il citato comma 1 prevede che tale fondo venga assegnato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per le finalità previste dal decreto-legge 74/2012.

 

In proposito la relazione illustrativa sottolinea che la modalità di copertura adottata si giustifica alla luce del fatto che “il computo relativo alla valutazione dei fabbisogni e degli scopi da perseguire da commisurare con le risorse disponibili è un compito che dovrà essere espletato dai Commissari delegati, nel corso dell'attuazione degli interventi individuati dal decreto-legge sopra citato”.

 

Il comma 13 reca disposizioni finalizzate a consentire l'espletamento da parte dei lavoratori delle attività in condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro. A tal fine viene disposto il trasferimento alle contabilità speciali intestate ai presidenti delle regioni (istituite dall’art. 2, comma 6, del D.L. 74/2012) colpite dal sisma del 35% delle risorse destinate nell'esercizio 2012 dall'INAIL al finanziamento dei progetti di investimento e formazione in materia di salute e sicurezza del lavoro (bando ISI 2012) ai sensi dell'art. 11, comma 5, del D.Lgs. 81/2008.

Si ricorda il comma 6 dell’art. 2 del D.L. 74/2012 ha previsto l’intestazione ai presidenti delle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, di apposite contabilità speciali aperte presso la tesoreria statale su cui sono assegnate, con apposito DPCM, le risorse provenienti dal Fondo per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 20-29 maggio 2012, destinate al finanziamento degli interventi previsti dal decreto-legge n. 74. Sulle citate contabilità speciali confluiscono anche le risorse derivanti dalle erogazioni liberali effettuate alle stesse regioni ai fini della realizzazione di interventi per la ricostruzione e ripresa dei territori colpiti dagli eventi sismici.

Relativamente ai bandi ISI dell’INAIL, si ricorda che essi hanno sostanzialmente la finalità di erogare incentivi a fondo perduto per il miglioramento dei livelli di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. In particolare, solitamente nei richiamati bandi sono previsti incentivi per investimenti sulla sicurezza (quali ad esempio specifici interventi finalizzati alla riduzione o all’eliminazione del rischio, la ristrutturazione o modifica strutturale e/o impiantistica degli ambienti di lavoro) nonché l’adozione di determinati modelli organizzativi e di responsabilità sociale (quali ad esempio l’SGSL o il SA8000).

La relazione illustrativa sottolinea che “per l'anno 2012, l'INAIL avrebbe una disponibilità di bilancio di circa 225 milioni di euro per il finanziamento di progetti di investimento e formazione, di cui alla proposta, e il bando per l'anno 2012 non è ancora pubblicato. Si tratta di risorse derivanti dai premi INAIL, che vengono distribuite fra le imprese a scopi di incentivazione; pertanto, la finalità originaria non verrebbe meno”.

Il 35% dell’importo indicato equivale quindi a circa 79 milioni di euro.

 

Tale trasferimento è destinato a finanziare interventi di messa in sicurezza, anche attraverso la loro ricostruzione, dei capannoni e degli impianti industriali a seguito degli eventi sismici che hanno colpito l'Emilia, la Lombardia e il Veneto.

In merito si segnala che l'Assemblea generale del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, nell'adunanza del 22 giugno, ha espresso il proprio parere favorevole sul progetto di “Linee guida per la valutazione della vulnerabilità e interventi per le costruzioni ad uso produttivo in zona sismica”, che intendono costituire un agile strumento di riferimento per tecnici ed operatori impegnati nella fase emergenziale nelle regioni colpite dai recenti eventi sismici.

 

La ripartizione fra le regioni interessate delle somme citate, nonché i criteri generali per il loro utilizzo sono definite con apposito DPCM, su proposta dei presidenti delle regioni interessate, e di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali.

Viene altresì prevista l’applicazione, in quanto compatibile, del disposto dell'art. 2, comma 2, del D.L. 74/2012.

Si ricorda che il citato comma 2 prevede che al riparto tra le regioni del Fondo per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 20-29 maggio 2012 istituito dal precedente comma 1, per le finalità previste dal D.L. 74/2012, si provveda con apposito DPCM, su proposta dei Presidenti delle Regioni colpite, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Lo stesso comma dispone che il citato D.P.C.M. provvede anche a determinare i “criteri generali idonei ad assicurare, a fini di equità, la parità di trattamento dei soggetti danneggiati, nel rispetto delle risorse allo scopo finalizzate” e che “la proposta di riparto è basata su criteri oggettivi aventi a riferimento l'effettività e la quantità dei danni subiti e asseverati delle singole Regioni”.

 

Ai sensi del comma 14, sulla base di apposita convenzione con ilMinistero dell’economia e delle finanze,Fintecna (o società da questa interamente controllata) assicura alla regione Emilia-Romagna il supporto necessario per le attività tecnico-ingegneristiche dirette a fronteggiare con la massima tempestività le esigenze delle popolazioni colpite dal sisma, individuate ai sensi dell'art. 1, comma 1, del D.L. 74/2012[44].

Agli oneri derivanti da tale disposizione, nel limite di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014, si provvede nei limiti delle risorse del Fondo per la ricostruzione istituito dall'art. 2, comma 1, del D.L. 74/2012.

Si segnala che l’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 27 giugno 2012, n. 87, attribuisce alla Cassa Depositi e Prestiti il diritto di opzione per l'acquisto delle partecipazioni azionarie detenute dallo Stato in Fintecna S.p.A ed in altre società, disponendo, al comma 5, che Fintecna S.p.A. continua a svolgere le attività già affidate sulla base di provvedimenti normativi e regolamentari vigenti alla data di entrata in vigore del decreto-legge.

 

Il comma 15 novella il comma 5 dell’art. 1 del D.L. 74/2012 - che contemplava unicamente la possibilità per i presidenti delle regioni di avvalersi per gli interventi dei sindaci dei comuni e dei presidenti delle province interessati dal sisma, adottando idonee modalità di coordinamento e programmazione degli interventi stessi - aggiungendovi, alla fine, un periodo volto a consentire ai medesimi presidenti di regione, di costituire apposita struttura commissariale.

Lo stesso periodo aggiuntivo disciplina la composizione di tale struttura, prevedendo che sia composta di personale dipendente delle pubbliche amministrazioni in posizione di comando o distacco [45], nel limite di quindici unità.

 

Relativamente agli oneri, essi sono posti a carico delle risorse assegnate nell'ambito della ripartizione del Fondo per la ricostruzione, con esclusione dei trattamenti fondamentali che restano a carico delle amministrazioni di appartenenza.


 

Articolo 11
(
Detrazioni per interventi di ristrutturazione e di efficientamento energetico)

 


1. Per le spese documentate, sostenute dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 30 giugno 2013, relative agli interventi di cui all'articolo 16-bis, comma 1 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, spetta una detrazione dall'imposta lorda pari al 50 per cento, fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 96.000 euro per unità immobiliare. Restano ferme le ulteriori disposizioni contenute nel citato articolo 16-bis.

2. All'articolo 1, comma 48, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, dopo il primo periodo è aggiunto il seguente: «Per le spese sostenute dal 1° gennaio 2013 al 30 giugno 2013, fermi restando i valori massimi, le detrazioni spettano per una quota pari al 50 per cento delle spese stesse».

3. All'articolo 4, comma 4, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, l'ultimo periodo è soppresso; la presente disposizione si applica a decorrere dal 1° gennaio 2012.


 

 

L’articolo 11, dispone l’innalzamento della detrazione a fini Irpef dal 36 al 50% e del limite dell’ammontare complessivo da 48.000 a 96.000 euro in relazione alle spese per le ristrutturazioni edilizie sostenute dal 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del decreto) fino al 30 giugno 2013 (comma 1).

Viene, inoltre, previsto che per le spese di riqualificazione energetica degli edifici sostenute dal 1° gennaio al 30 giugno 2013 spetta una detrazione del 50% delle stesse spese (comma 2).

È disposta, infine, una norma di coordinamento volta a ricomprendere, a decorrere dal 1° gennaio 2012, le spese per la realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici da fonti rinnovabili nell‘ambito della detrazione spettante per le ristrutturazioni edilizie (comma 3).

 

Il comma 1aumenta dal 36% al 50% la detrazione Irpef delle spese, tramite bonifico tracciabile, effettuate dal 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del decreto in esame) fino al 30 giugno 2013 per le ristrutturazioni edilizie delle abitazioni. Il limite di spesa massima agevolabile sale a 96 mila euro (attualmente è fissato a quota 48 mila euro) per unità immobiliare. Non occorre inviare prima dell’inizio lavori la comunicazione al Centro operativo di Pescara né la manodopera in fattura.

La norma fa riferimento alle spese documentate sostenute dal 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del decreto in esame) fino al 30 giugno, relative agli interventi di cui all’articolo 16-bis del D.P.R. n. 917 del 1986.

L’articolo 4 del D.L. n. 201 del 2011 (c.d. “salva Italia”), inserendo un nuovo articolo 16-bis nel D.P.R. n. 917 del 1986 (TUIR), ha introdotto a regime la detrazione Irpef del 36% per le spese di ristrutturazione edilizia. Il beneficio sul quale calcolare la detrazione spetta fino al limite massimo di spesa di 48.000 euro da suddividere in dieci anni.

Con la norma in esame, nel periodo di tempo tra il 26 giugno 2012 e il 30 giugno 2013 la detrazione sale al 50% e il limite massimo di spesa a 96.000 euro.

 

Detrazione del 36% sulle ristrutturazioni edilizie

La detrazione fiscale per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio è stata introdotta dall'articolo 1, comma 5, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. La norma è stata successivamente modificata e prorogata e, infine, resa stabile con il nuovo articolo 16-bis nel D.P.R. n. 917 del 1986 (TUIR).

 

La detrazione è concessa (comma 1 del nuovo articolo 16-bis) per i seguenti interventi:

§       manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, effettuati su tutte le parti comuni degli edifici residenziali (secondo le modifiche introdotte nel corso dell’esame parlamentare);

§       manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, e sulle loro pertinenze;

§       ricostruzione o ripristino di immobili danneggiati a seguito di eventi calamitosi, quando sia stato dichiarato lo stato di emergenza - anche anteriormente alla data di entrata in vigore della presente disposizione - anche se non rientranti nelle tipologie di intervento di cui alle lettere a) e b);

§       realizzazione di autorimesse o di posti auto pertinenziali, anche di proprietà comune;

§       eliminazione di barriere architettoniche;

§       adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio di atti illeciti da parte di terzi;

§       realizzazione di interventi di cablatura degli edifici e di contenimento di inquinamento acustico;

§       conseguimento di risparmi energetici;

§       adozione di misure antisismiche;

§       bonifica dall’amianto e di esecuzione di opere volte ad evitare gli infortuni domestici.

 

Il comma 2 del nuovo articolo 16-bis (TUIR) ricomprende tra le spese sostenute quelle di progettazione e per prestazioni professionali connesse all'esecuzione delle opere edilizie e alla messa a norma degli edifici ai sensi della legislazione vigente in materia.

 

Il comma 3 del nuovo articolo 16-bis (TUIR) riconduce a regime la detrazione d’imposta del 36 per cento sull’acquisto di immobili ristrutturati da imprese di costruzione o ristrutturazione o da cooperative, istituita dall’articolo 9, comma 2, della legge n. 448 del 2001.

 

 

Tra le più recenti novità si segnalano:

§       l’abolizione dell’obbligo di invio della comunicazione di inizio lavori al Centro operativo di Pescara (articolo 7, comma 2, lett. q), del D.L. n. 70 del 2011; si veda inoltre la circolare 19/E del 1° giugno 2012 dell’Agenzia delle entrate). In sostanza, a decorrere dal 14 maggio 2011, la norma prescrive l’obbligo di indicare taluni dati nella dichiarazione dei redditi e di conservare la documentazione prevista dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 149646 del 2 novembre 2011;

§       la riduzione della percentuale (dal 10 al 4%) della ritenuta d’acconto sui bonifici che banche e Poste hanno l’obbligo di operare (articolo 25 del decreto legge n. 78 del 2010, come modificato dall’articolo 23, comma 8 ,del decreto legge 98 del 2011);

§       con la risoluzione n. 55/E del 7 giugno 2012 l’Agenzia delle entrate ha chiarito che il contribuente che intenda fruire dell’agevolazione deve utilizzare un bonifico dal quale risulti: 1) la causale del versamento; 2) il codice fiscale del beneficiario della detrazione; 3) il numero di partita IVA ovvero il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato;

§       l’eliminazione dell’obbligo di indicare il costo della manodopera, in maniera distinta, nella fattura emessa dall’impresa che esegue i lavori (articolo 7, comma 2, lett. r) del D.L. n. 70 del 2011; si veda inoltre la circolare 19/E del 1° giugno 2012 dell’Agenzia delle entrate); tale soppressione ha effetto anche per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici (cfr. circolare n. 36/E del 31 maggio 2007).

§       la facoltà riconosciuta al venditore, nel caso in cui l’unità immobiliare sulla quale sono stati eseguiti i lavori sia ceduta prima che sia trascorso l’intero periodo di godimento della detrazione, di scegliere se continuare a usufruire delle detrazioni non ancora utilizzate o trasferire il diritto all’acquirente (persona fisica) dell’immobile (commi 12-bis e 12-ter dell’art. 2 del decreto-legge n. 138 del 2011);

§       l’obbligo per tutti i contribuenti di ripartire l’importo detraibile in 10 quote annuali: dal 2012 non è più prevista per i contribuenti di 75 e 80 anni la possibilità di ripartire la detrazione, rispettivamente, in 5 o 3 quote annuali (articolo 4, comma 7 del D.L. n. 201 del 2011);

§       l’estensione dell’agevolazione agli interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, se è stato dichiarato lo stato di emergenza (articolo 16-bis, comma 1, lett. c), del TUIR).

 

Il comma 2 proroga fino al 30 giugno 2013 la detrazione per le spese per interventi di riqualificazione energetica degli edifici, abbassando la percentuale dall’attuale 55% (prevista fino al 31 dicembre 2012) al 50%. I valori massimi detraibili per ciascun tipo di intervento rimangono inalterati.

L’articolo 4, comma 4, del D.L. n. 201 del 2011 ha prorogato fino al 31 dicembre 2012 la detrazione Irpef del 55% delle spese di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio. A decorrere dal 1° gennaio 2013 era previsto che per tali interventi si applicasse la detrazione del 36 per cento come modificata dal nuovo articolo 16-bis del TUIR.

 

 

Detrazione del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici

L’agevolazione consiste nel riconoscimento di detrazioni d’imposta nella misura del 55% delle spese sostenute, da ripartire in rate annuali di pari importo, entro un limite massimo di detrazione, diverso in relazione a ciascuno degli interventi previsti. Si tratta di riduzioni dall’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) e dall’Ires (Imposta sul reddito delle società) concesse per interventi che aumentino il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti e che riguardano, in particolare, le spese sostenute per:

§       la riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento: detrazione massima 100.000 euro;

§       il miglioramento termico dell’edificio (finestre, comprensive di infissi, coibentazioni, pavimenti): detrazione massima 60.000 euro;

§       l’installazione di pannelli solari: detrazione massima 60.000 euro;

§       la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale: detrazione massima 30.000 euro.

La norma che ha introdotto l’agevolazione in esame è contenuta nei commi da 344 a 349 dell'articolo unico della legge finanziaria 2007 (legge n. 296 del 2006). Successivamente la normativa in materia è stata più volte modificata. I cambiamenti si riferiscono, in particolare, alle procedure da seguire per avvalersi correttamente delle agevolazioni.

L’articolo 1, comma 48, della legge n. 220 del 2010(leggedi stabilità per il 2011) ha stabilito una proroga per usufruire delle detrazioni per le spese sostenute e documentate sino al 31 dicembre 2011 o, per i soggetti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, fino al periodo d’imposta in corso alla predetta data.

 

In sintesi la normativa al riguardo prevede che:

§       la detrazione dalle imposte sui redditi (Irpef o Ires) è pari al 55% delle spese sostenute, entro il limite massimo che varia a seconda della tipologia dell’intervento eseguito;

§       l’agevolazione non è cumulabile con altri benefici fiscali previsti da disposizioni di legge nazionali (come, ad esempio, la detrazione del 36% per il recupero del patrimonio edilizio) o altri incentivi riconosciuti dalla Comunità Europea; dal 1° gennaio 2009 la detrazione non è cumulabile con eventuali incentivi riconosciuti dalla Comunità Europea, dalle Regioni o dagli enti locali;

§       non è necessario effettuare alcuna comunicazione preventiva di inizio dei lavori all’Agenzia delle Entrate;

§       i contribuenti non titolari di reddito d’impresa devono effettuare il pagamento delle spese sostenute mediante bonifico bancario o postale (i titolari di reddito di impresa sono invece esonerati da tale obbligo);

§       è previsto l’esonero dalla presentazione della certificazione energetica per la sostituzione di finestre, per gli impianti di climatizzazione invernale e per l’installazione di pannelli solari;

§       al momento del pagamento del bonifico effettuato dal contribuente che intende avvalersi della detrazione, le banche e le Poste Italiane Spa hanno l’obbligo di effettuare una ritenuta a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dall’impresa che effettua i lavori; dal 6 luglio 2011 (data di entrata in vigore del decreto legge n. 98/2011) la ritenuta sui bonifici è stata ridotta dal 10 al 4%;

§       per gli interventi eseguiti dal 2011 è obbligatorio ripartire la detrazione in dieci rate annuali di pari importo (per gli anni 2009 e 2010 andava ripartita in cinque rate).

 

Il comma 3 sopprime la norma di coordinamento contenuta nell’ultimo periodo dell’articolo 4, comma 4, del D.L. n. 201 del 2011.

Tale disposizione, da un lato, come detto, ha prorogato per l'anno 2012 la detrazione per gli interventi finalizzati alla riqualificazione energetica degli edifici e, dall'altro, ha disposto che la detrazione per la realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all'installazione di impianti basati sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia (prevista dall'articolo 16-bis, comma 1, lettera h), del testo unico delle imposte sui redditi), si applica alle spese effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2013.

Si tratta, nella sostanza, di interventi che pur avendo la medesima finalità di quelli agevolati con la detrazione del 55%, non rispondono alle caratteristiche tecniche necessarie per ottenere la predetta agevolazione. Pertanto, per effetto di quanto attualmente disposto dall'ultimo periodo dell'articolo 4, comma 4 del D.L. n. 201 del 2011, gli interventi relativi alla realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici che non possiedono i requisiti tecnici per rientrare tra quelli che danno diritto alla detrazione prevista dalla legge n. 296 del 2006 (55%), sarebbero ingiustificatamente esclusi, per l'anno 2012, anche dalla detrazione spettante ai sensi dell' art. 16-bis del TUIR (36%).

Per effetto del comma 3 in esame gli interventi volti a realizzare opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici da fonti rinnovabili rientrano nell‘ambito della detrazione spettante per le ristrutturazioni edilizie (36%) a decorrere dal 1° gennaio 2012.

Peraltro tali interventi, ai sensi del comma 1, beneficiano, fino al 30 giugno 2013, dell’innalzamento della soglia della detrazione al 50% e dell’ammontare complessivo a 96.000 euro.


 

Articolo 12
(
Piano nazionale per le città)

 


1. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti predispone un piano nazionale per le città, dedicato alla riqualificazione di aree urbane con particolare riferimento a quelle degradate. A tal fine, con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, è istituita, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, la Cabina di regia del piano, composta da due rappresentanti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di cui uno con funzioni di presidente, da due rappresentanti della Conferenza delle Regioni e delle province autonome, da un rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze, del Ministero dello sviluppo economico, del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, del Ministero per i beni e le attività culturali, del Ministero dell'interno, dei Dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri per lo sviluppo e la coesione economica, per la cooperazione internazionale e l'integrazione e per la coesione territoriale, dell'Agenzia del demanio, della Cassa depositi e prestiti, dell'Associazione nazionale comuni italiani e, in veste di osservatori, da un rappresentante del Fondo Investimenti per l'Abitare (FIA) di CDP Investimenti SGR e da un rappresentante dei Fondi di investimento istituiti dalla società di gestione del risparmio del Ministero dell'economia e delle finanze costituita ai sensi dell'articolo 33 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111; con il medesimo decreto sono stabilite le modalità di funzionamento della Cabina di regia.

2. Ai fini della predisposizione del piano di cui al comma 1, i comuni inviano alla Cabina di regia proposte di Contratti di valorizzazione urbana costituite da un insieme coordinato di interventi con riferimento ad aree urbane degradate, indicando:

a) la descrizione, le caratteristiche e l'ambito urbano oggetto di trasformazione e valorizzazione;

b) gli investimenti ed i finanziamenti necessari, sia pubblici che privati, comprensivi dell'eventuale cofinanziamento del comune proponente;

c) i soggetti interessati;

d) le eventuali premialità;

e) il programma temporale degli interventi da attivare;

f) la fattibilità tecnico-amministrativa.

3. La Cabina di regia seleziona le proposte sulla base dei seguenti criteri:

a) immediata cantierabilità degli interventi;

b) capacità e modalità di coinvolgimento di soggetti e finanziamenti pubblici e privati e di attivazione di un effetto moltiplicatore del finanziamento pubblico nei confronti degli investimenti privati;

c) riduzione di fenomeni di tensione abitativa, di marginalizzazione e degrado sociale;

d) miglioramento della dotazione infrastrutturale anche con riferimento all'efficientamento dei sistemi del trasporto urbano;

e) miglioramento della qualità urbana, del tessuto sociale ed ambientale.

4. La Cabina di regia, sulla base degli apporti e delle risorse messe a disposizione dai vari organismi che la compongono, definisce gli investimenti attivabili nell'ambito urbano selezionato; la stessa propone al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la destinazione delle risorse del Fondo di cui al comma 5 alle finalità del Contratto di valorizzazione urbana. La Cabina di regia promuove, di intesa con il comune interessato, la sottoscrizione del Contratto di valorizzazione urbana che regolamenta gli impegni dei vari soggetti pubblici e privati, prevedendo anche la revoca dei finanziamenti in caso di inerzia realizzativa. L'insieme dei Contratti di valorizzazione urbana costituisce il piano nazionale per le città.

5. Per l'attuazione degli interventi previsti dal presente articolo, a decorrere dall'esercizio finanziario 2012 e fino al 31 dicembre 2017, è istituito, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un Fondo, denominato «Fondo per l'attuazione del piano nazionale per le città», nel quale confluiscono le risorse, non utilizzate o provenienti da revoche, relativamente ai seguenti programmi:

a) interventi costruttivi finanziati ai sensi dell'articolo 18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, per i quali non siano stati ratificati, entro il termine del 31 dicembre 2007, gli accordi di programma previsti dall'articolo 13, comma 2, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51, e già destinate all'attuazione del piano nazionale di edilizia abitativa ai sensi dell'articolo 11, comma 12, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133 e successive modificazioni;

b) programmi di recupero urbano finanziati ai sensi dell'articolo 2, comma 63, lettera b), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, dell'articolo 1, comma 8 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e dell'articolo 61, comma 1 della legge 23 dicembre 1998, n. 448;

c) programmi innovativi in ambito urbano, finanziati ai sensi dell'articolo 145, comma 33, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e dell'articolo 4, comma 3. della legge 8 febbraio 2001, n. 21.

6. All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, nel limite di euro 10 milioni per l'anno 2012, di euro 24 milioni per l'anno 2013, di euro 40 milioni per l'anno 2014 e di euro 50 milioni per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017, si provvede mediante utilizzo delle risorse previste alle lettere a) e b) del comma 5 che sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate sul Fondo di cui al medesimo comma 5.

7. I programmi di cui all'articolo 18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, per i quali sia stato ratificato l'Accordo di programma entro il 31 dicembre 2007 ai sensi dell'articolo 13, comma 2, della legge 28 febbraio 2006, n. 51, possono essere rilocalizzati nell'ambito della medesima regione ovvero in regioni confinanti ed esclusivamente nei comuni capoluogo di provincia. È esclusa, in ogni caso, la possibilità di frazionare uno stesso programma costruttivo in più comuni. A tal fine il termine per la ratifica degli Accordi di programma di cui all'articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, è fissato al 31 dicembre 2013.

8. All'articolo 2 della legge 1° agosto 2002, n. 166, il comma 5 è sostituito dal seguente:

«5. Agli interventi di edilizia sovvenzionata di cui all'articolo 18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, si applicano i limiti di costo di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 5 agosto 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 194 del 20 agosto 1994, vigenti in ciascuna regione e aggiornati ai sensi dell'articolo 9 del medesimo decreto, fermo restando, in ogni caso, il finanziamento statale ed il numero complessivo degli alloggi da realizzare.».

9. Per gli interventi di edilizia sovvenzionata rilocalizzati ai sensi del comma 7 il soggetto attuatore contribuisce con fondi propri all'incremento del finanziamento statale di edilizia sovvenzionata ai fini della completa realizzazione dell'intervento costruttivo. Le disposizioni di cui ai commi 7 e 8 si applicano anche ai programmi già finanziati ai sensi dell'articolo 18 del citato decreto-legge n. 152 del 1991 per i quali risulti già sottoscritta la convenzione attuativa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e per i quali si renda necessario procedere ad aggiornarne i costi di realizzazione.


 

 

L’articolo 12 prevede disposizioni per la riqualificazione di aree urbane, con particolare riguardo a quelle degradate, attraverso un nuovo strumento operativo, il “Piano nazionale per le città” del quale vengono indicate le modalità operative (commi 1 – 6); reca, altresì, disposizioni volte a consentire la rilocalizzazione degli interventi del programma straordinario di edilizia residenziale per i dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata (commi 7-9).

 

 

Procedure per il finanziamento degli interventi di recupero (commi 1 e 2)

 

Ai sensi dei commi 1 e 2, i Comuni propongono ad uno specifico organismo, la Cabina di regia, ai fini della predisposizione del “Piano nazionale per le città” da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT), proposte di contratti di valorizzazione urbana (vedi infra) costituite da un insieme coordinato di interventi per la valorizzazione di aree urbane degradate indicando una serie di elementi indicati nel comma 2 e, in particolare:

§      la descrizione, le caratteristiche e l‘ambito urbano oggetto di trasformazione e valorizzazione;

§      gli investimenti ed i finanziamenti necessari, sia pubblici che privati, comprensivi dell‘eventuale cofinanziamento del comune proponente;

§      i soggetti interessati;

§      le eventuali premialità;

§      il programma temporale degli interventi da attivare;

§      la fattibilità tecnico-amministrativa.

 

Si ricorda che il “Piano nazionale per le città” fa seguito al “Tavolo sul Piano per le città” avviato il 4 maggio 2012 dal Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, con cui sono state definite le modalità e la tempistica di attuazione degli interventi per il rilancio e la valorizzazione delle aree urbane del Paese. All’iniziativa hanno partecipato i vertici della Conferenza delle Regioni, dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) e dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili).

Si segnala che l’art. 5 del decreto-legge n. 70/2011 ha introdotto una normativa nazionale quadro per la riqualificazione delle aree urbane degradate (per l’avvio di un cd. Piano per le città), che prevedeva, a regime, leggi regionali finalizzate ad un concreto processo di riqualificazione urbana accompagnato da incentivi (tra i quali i bonus volumetrici) e la semplificazione di alcune procedure. Le regioni avrebbero dovuto, infatti, approvare, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto (entro l'11 settembre 2011), proprie leggi al fine riqualificare le aree urbane degradate, tenendo conto anche della necessità di favorire lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. In caso di inerzia delle regioni sarebbero state, invece, immediatamente applicabili le volumetrie aggiuntive premiali indicate nello stesso art. 5 del decreto legge n. 70. Si ricorda, da ultimo che, accanto a tale normativa nazionale quadro introdotta dal citato decreto legge n. 70, alcune regioni hanno già approvato, nell’ambito della legislazione regionale attuativa del cd. Piano casa 2, specifiche disposizioni che incentivano la riqualificazione urbana.[46]

 

La relazione illustrativa sottolinea come con il nuovo Piano per le città consentirà la realizzazione, in modo coordinato e razionale, di interventi soprattutto nelle aree urbane degradate relativi a nuove infrastrutture, alla riqualificazione urbana, alla costruzione di parcheggi, alloggi e scuole. Attraverso uno specifico organismo, la Cabina di regia, sarà quindi possibile accorpare interventi diffusi e isolati (incentivi, fondi europei, fondi per l'edilizia scolastica, per l'housing sociale o per programmi non più attivi), snellire le procedure e coinvolgere gli investitori interessati, con particolare riferimento agli investitori privati, con un ruolo centrale attribuito al partenariato pubblico-privato.

 

Il comma 1 indica quindi la composizione della Cabina di regia che dovrà essere costituita con decreto del MIT senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Con lo stesso decreto dovranno essere indicate anche le relative modalità di funzionamento.

A far parte della Cabina di regia saranno chiamati, oltre che due rappresentanti del MIT e della Conferenza delle Regioni ed un rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze, del Ministero dello sviluppo economico, del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, del Ministero per i beni e le attività culturali, del Ministero dell'interno, dei Dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri per lo sviluppo e la coesione economica, per la cooperazione internazionale e l'integrazione e per la coesione territoriale, anche un rappresentante dell’Agenzia del demanio, della Cassa depositi e prestiti, dell’Anci, e, in veste di osservatori, un rappresentante del Fondo Investimenti per l’Abitare gestito da Cassa Depositi e Prestiti Investimenti SGR[47] (CDPI) e un rappresentante dei fondi di investimento istituiti dalla società di gestione del risparmio del Ministero dell’economia e delle finanze (MEF) costituita ai sensi dell’art. 33 del decreto-legge n. 98/2011[48].

 

I commi 3 e 4 definiscono quindi i compiti della Cabina di regia cui viene sostanzialmente assegnato un ruolo di coordinamento e selezione dei programmi di riqualificazione proposti dai Comuni,in base a valutazioni sugli effetti economici e sociali degli interventi stessi.

Pertanto i criteri per la scelta delle proposte dei contratti di valorizzazione urbana inviate dai Comuni, indicati dal comma 3, sono:

§      l’immediata cantierabilità dell’intervento;

§      la capacità di coinvolgere finanziamenti pubblici e privati e di attivare un effetto moltiplicatore del finanziamento pubblico nei confronti di quelli privati;

§      la riduzione della tensione abitativa e del degrado sociale;

§      il miglioramento delle infrastrutture e in particolare del trasporto urbano;

§      il miglioramento della qualità urbana e del tessuto socio ambientale.

 

Il comma 4 definisce i compiti della Cabina di regia che consistononella:

§      definizione, in base agli apporti e alle risorse messe a disposizione dai vari organismi che la compongono, degli investimenti attivabili nell‘ambito urbano selezionato;

§      proposta al MIT della destinazione delle risorse del Fondo di cui al successivo comma 5 alle finalità del Contratto di valorizzazione urbana;

§      promozione, di intesa con il comune interessato, della sottoscrizione del contratto di valorizzazione urbana.

 

Viene quindi introdotto un nuovo strumento attuativo - il contratto di valorizzazione urbana - la cui sottoscrizione viene promossa dalla Cabina di regia, d’intesa con il comune interessato. Il Contratto è volto a regolamentare gli impegni dei vari soggetti pubblici e privati interessati, prevedendo anche la revoca dei finanziamenti.

Viene infine precisato che l’insieme dei Contratti di valorizzazione urbana costituisce il “Piano nazionale per le città”.

Le prime città che hanno accolto favorevolmente le proposte di riqualificazione urbana sono quelle di Bari, Firenze, Napoli, Pavia, Piacenza, Roma, Torino, Verona, che hanno fatto pervenire il loro interesse all’Anci, che aveva messo a disposizione un’apposita casella di posta elettronica per le prime spontanee candidature[49].

 

Fondo per l‘attuazione del Piano nazionale per le città e risorse disponibili (commi 5 e 6)

Per l‘attuazione degli interventi del Piano viene istituito, ai sensi del comma 5, nello stato di previsione del MIT, un apposito “Fondo per l‘attuazione del Piano nazionale per le città” nel quale confluiranno le risorse, non utilizzate o provenienti da revoche, relativamente ad alcuni programmi in materia di edilizia residenziale di competenza del MIT e che, secondo quanto riportato dalla relazione tecnica, ammontano a circa 224 milioni di euro giacenti pressola Cassa depositi e prestiti.

 

In particolare, si tratta delle risorse non utilizzate o provenienti da revoche relative a:

a)  interventi del programma straordinario di edilizia residenziale a favore dei dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata introdotto dall‘art. 18 del decreto-legge n. 152/1991, per i quali non siano stati ratificati, entro il termine del 31 dicembre 2007, gli accordi di programma ai sensi dell‘art. 13, comma 2, del decreto-legge n. 273/2005 (vedi nota 8) e già destinate all‘attuazione del Piano nazionale di edilizia abitativa istituito dall‘art. 11, comma 12, del decreto-legge n. 112/2008. La relazione tecnica quantifica le risorse derivanti da tali interventi in 219,5 milioni di euro;

L’art. 18 del decreto-legge n. 152/1991[50] ha dato avvio ad un programma straordinario di edilizia residenziale da concedere in locazione o in godimento ai dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata. La realizzazione degli interventi (tanto di recupero che di nuova costruzione) veniva affidata ai comuni, agli IACP, ad imprese di costruzione e loro consorzi e a cooperative e loro consorzi (per ulteriori approfondimenti della disciplina si rinvia al successivo comma 7 dell’articolo in esame). Si ricorda, inoltre, che le risorse disponibili al 31 dicembre 2007 e non ancora impegnate per tale programma straordinario sono state dapprima destinate al rifinanziamento dei programmi innovativi in ambito urbano, cd. “Contratti di quartiere II” dall’art. 21-bis del decreto legge n. 159/2007 e che successivamente le risorse dei Contratti di quartiere II sono state a loro volta destinate all’attuazione del Piano casa, ai sensi dell’art. 11, comma 12 del decreto legge n. 112/2008, ad eccezione di quelle già iscritte nei bilanci degli enti destinatari e, quindi, già impegnate.

 

b)  programmi di recupero urbano finanziati ai sensi dell‘art. 2, comma 63, lett. b), della legge n. 662/1996, dell‘art. 1, comma 8, della legge n. 449/1997 e dell‘art. 61, comma 1, della legge n. 448/1998 (legge finanziaria 1999). La relazione tecnica quantifica le risorse derivanti da tali interventi in 4,5 milioni di euro;

L’art. 2, comma 63, lett. b), della legge n. 662/1996 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica)ha destinato 200 mld di lire (derivanti delle maggiori entrate provenienti dai fondi ex Gescal per gli anni 1993 e 1994) ad interventi sperimentali nel settore dell’edilizia residenziale sovvenzionata da realizzare nell’ambito dei programmi di recupero urbano denominati “Contratti di quartiere”, previsti dall'art. 2, comma 1, lett. f), della legge n. 457/1978 "Norme per l'edilizia residenziale".

L’art. 1, comma 8, della legge n. 449/1997 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica) ha poi destinato ai Contratti di quartiere altri 100 mld di lire e l’art. 61 della legge n. 448/1998 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo) ha ulteriormente incrementato le disponibilità finanziarie per la realizzazione di tali progetti.

Da ultimo si ricorda, in estrema sintesi, che con il D.M. 22 ottobre 1997[51] sono state indicate le modalità attuative dei “Contratti di quartiere”. Si trattava di programmi complessi per il recupero delle periferie urbane costituiti da interventi edilizi su edifici residenziali, urbanizzazione primaria, piazze e verde, centri anziani, centri sanitari, spazi sportivi, servizi pubblici e spazi per i giovani. Successivamente con una serie di D.M. emanati a partire dal 2001[52] si è dato avvio ad un nuovo programma innovativo in ambito urbano denominato "Contratti di quartiere II" con l’intento di intervenire in situazioni caratterizzate da diffuso degrado delle costruzioni e dell'ambiente urbano, da carenza di servizi e da un contesto di scarsa coesione sociale e di marcato disagio abitativo. A differenza della prima edizione dei Contratti di quartiere, i nuovi interventi sono gestiti dalle singole regioni che, attraverso propri bandi, invitano le amministrazioni comunali a proporre progetti e a competere per la destinazione dei fondi.

 

c)  programmi innovativi in ambito urbano finanziati dall‘art. 145, comma 33, della legge n. 388/2000 e dall‘art. 4, comma 3, della legge n. 21/2001. La relazione tecnica non indica le risorse derivanti da tali ultimi programmi;

 

L’art. 145, comma 33, della n. 388/2000 (legge finanziaria 2001) autorizzava la spesa di lire 80 mld. per l'anno 2001 per il finanziamento delle iniziative relative a studi, ricerche e sperimentazioni in materia di edilizia residenziale di cui al citato art. 2, comma 63, lett. b), della legge n. 662/1996, nonché per interventi a favore di categorie sociali svantaggiate di cui allo stesso art. 2, comma 63. Per l'attuazione di tali programmi veniva altresì autorizzato un limite di impegno quindicennale di lire 80 mld. per l'anno 2002.

L’art. 4 della legge n. 21/2001 (Misure per ridurre il disagio abitativo ed interventi per aumentare l'offerta di alloggi in locazioni) avviava un programma innovativo in ambito urbano finalizzato prioritariamente ad incrementare, con la partecipazione di investimenti privati, la dotazione infrastrutturale dei quartieri degradati di comuni e città a più forte disagio abitativo, per il quale veniva autorizzata una spesa di 30 mld. per ciascuno degli anni 2000, 2001 e 2002. Con D.M. del 27 dicembre 2001[53] ne sono state definite le modalità attuative.

 

Il comma 6 dispone in merito alla copertura finanziaria prevedendo che dall‘attuazione delle disposizioni recate dall’articolo in commento, nel limite di complessivi di 224 milioni di euro, così ripartiti:

§      10 milioni di euro per l‘anno 2012;

§      24 milioni di euro per l‘anno 2013;

§      40 milioni di euro per l‘anno 2014;

§      50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017;

si provveda mediante utilizzo delle risorse previste per i Contratti di quartiere e per programmi innovativi in ambito urbano - lett. a) e b) del precedente comma 5 - che sono versate all‘entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate all’istituendo “Fondo per l‘attuazione del Piano nazionale per le città”.

 

Il programma straordinario di edilizia residenziale per i dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata (commi da 7 a 9)

I restanti commi 7, 8 e 9 recano disposizioni volte a consentire la rilocalizzazione degli interventi del citato programma straordinario di edilizia residenziale a favore dei dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata.

 

In particolare, il comma 7 dispone che i programmi di edilizia sovvenzionata[54]ed agevolata[55] del citato Programma straordinario previsti dall'art. 18 del decreto-legge n. 152/1991, per i quali sia stato ratificato l'accordo di programma entro il 31 dicembre 2007 ai sensi dell‘art. 13, comma 2, del decreto legge n. 273 del 2005, possono essere rilocalizzati nell’ambito della stessa regione oppure anche in regioni confinanti, ma esclusivamente nei comuni capoluogo di provincia.

Viene poi esclusa la possibilità di frazionare uno stesso programma costruttivo in più comuni. A tal fine il termine per la ratifica degli accordi di programma viene fissato al 31 dicembre 2013.

 

In relazione alla formulazione del comma 7 occorrerebbe integrare il riferimento dell’’art. 13, comma 2, della legge di conversione n. 51 del 2006, con il relativo decreto-legge n. 273 del 2005.

Per quanto riguarda, invece, le disposizioni relative alla rilocalizzazione, occorrerebbe chiarire se essa dovrà essere disposta secondo le modalità previste dall’art. 4, comma 150, della legge n. 350/2003 (di seguito illustrato).

 

La relazione illustrativa sottolinea come la rilocalizzazione degli interventi in ambiti regionali confinanti potrà accelerare, in una congiuntura economica caratterizzata da una forte scarsità di risorse disponili, la sottoscrizione di nuove convenzioni in relazione a programmi non ancora avviati ma per i quali sia già stato ratificato l'accordo di programma nel termine previsto del 31 dicembre 2007 e di favorire, al contempo, la spesa degli investimenti statali destinati al settore. Essa aggiunge anche che gli interventi “sono finalizzati, in prevalenza, alla realizzazione di nuova costruzione di edilizia residenziale nonché alla realizzazione di edifici commerciali e terziari ed alle relative opere di urbanizzazione”. Conseguentemente non è chiaro se tali disposizioni sono volte unicamente agli interventi del programma straordinario di edilizia residenziale per i dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata, oppure se riguardano anche altri interventi come quelli riportati nella relazione illustrativa.

 

Come già accennato nel commento al comma 5, l’art. 18 del decreto-legge n. 152/1991 ha dato avvio ad un programma straordinario di edilizia residenziale (sovvenzionata ed agevolata) da concedere in locazione o in godimento ai dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata. La realizzazione degli interventi (tanto di recupero che di nuova costruzione) veniva affidata ai comuni, agli IACP, ad imprese di costruzione e loro consorzi e a cooperative e loro consorzi. Sotto il profilo finanziario, l’art. 18 prevedeva un finanziamento attraverso un limite di impegno di 50 miliardi di lire per l'edilizia agevolata, e un finanziamento di 900 miliardi di lire per l'edilizia sovvenzionata. Con la delibera CIPE n. 98/1991[56]si fissavano, quindi, i limiti di costo per l’attuazione del programma straordinario[57], mentre con D.M. del 17 gennaio 1992 si disciplinava il confronto pubblico concorrenziale per la realizzazione del programma stesso.

Successivamente l’art. 11 della legge 136/1999 (Norme per il sostegno ed il rilancio dell'edilizia residenziale pubblica e per interventi in materia di opere a carattere ambientale) ha stabilito ulteriori modalità attuative del programma straordinario. Spetta al Ministro dei lavori pubblici - in qualità di Segretario generale del CER - comunicare ai Presidenti delle Giunte regionali interessate, entro i trenta giorni successivi alla data di entrata in vigore della stessa legge n. 136:

§       l’elenco delle proposte di attuazione dei programmi straordinari di edilizia residenziale per la mobilità dei dipendenti pubblici, cui si riferiscono i procedimenti ancora pendenti;

§       i soggetti attuatori o proponenti di tali proposte.

Compete, invece, al presidente della giunta regionale proporre al sindaco del comune territorialmente competente ed al soggetto attuatore o proponente la sottoscrizione di un accordo di programma, nell’ambito delle disponibilità delle somme accantonate. La ratifica di tale accordo da parte del consiglio comunale determina direttamente la immediata ammissione del programma al finanziamento. Lo stesso articolo 11 dispone però l’esclusione dal finanziamento per gli accordi di programma non ratificati entro il 31 dicembre 2007[58]. Il successivo art. 12 ha, tra l’altro, previsto la possibilità di introdurre varianti ai programmi sulla mobilità dei dipendenti pubblici, impegnati nella lotta alla criminalità organizzata, qualora questi siano già stati ammessi al finanziamento, siano stati approvati dal consiglio comunale e qualora dalla variante non derivino variazioni nel finanziamento pubblico o nel numero degli alloggi e l’esclusione dal finanziamento qualora la convenzione urbanistica con il comune per la realizzazione dei programmi non sia conclusa entro il 31 dicembre 2007[59].

 

L’art. 4, comma 150, della legge n. 350/2003 (legge finanziaria 2004) è intervenuto sulla disciplina delle procedure relative all’attuazione degli accordi di programma, prevedendo la rilocalizzazione del programma in altra regione, nel caso in cui la regione interessata non provveda all’attivazione degli accordi di programma entro trenta giorni dalla richiesta del soggetto proponente. La rilocalizzazione avviene su proposta del soggetto proponente, da comunicare alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ed ha luogo attraverso la sottoscrizione di un accordo di programma tra il presidente della giunta regionale e il sindaco del comune interessati alla nuova localizzazione. L’accordo di programma deve essere ratificato dal consiglio comunale entro diciotto mesi dalla sottoscrizione: termine da ultimo prorogato al 31 dicembre 2007 dall’art. 13, comma 2, del decreto legge n. 273/2005.

 

Si ricorda, infine, anche la disposizione contenuta nell’art. 1, comma 453, della legge n. 266/2005 (legge finanziaria 2006) che, allo scopo di garantire maggiore elasticità nell’attuazione degli interventi previsti, ha abolito l’obbligo della contiguità delle aree di localizzazione degli interventi all’interno della stessa Regione che, tra l’altro, era stato già previsto dalla citata delibera CIPE n. 98/1991.

 

Il comma 8, con la sostituzione del comma 5 dell’art. 2 della legge n. 166/2002, consente di applicare agli interventi di edilizia residenziale pubblica compresi nel citato programma straordinario, i massimali di costo per tale tipologia di intervento previsti dal D.M. 5 agosto 1994[60], vigenti in ciascuna regione e aggiornati ai sensi dell‘art. 9 dello stesso D.M., fermo restando il finanziamento statale ed il numero complessivo degli alloggi da realizzare.

La relazione illustrativa precisa come la finalità della disposizione sia quella “di allinearsi alla normativa vigente in materia di contratti pubblici evitando, contemporaneamente, il rischio di attivare procedure di gara per l'affidamento dei lavori sulla base di costi non congrui e di rendere più efficaci gli investimenti statali”.


Per un confronto con il precedente comma 5, che ora viene sostituito, si veda il seguente testo a fronte:

 

Testo previgente dell’art. 2, comma 5, della legge n. 166/2002

Art. 2, comma 5, della legge n. 166/2002, come novellato dal D.L. in esame

Agli interventi di edilizia sovvenzionata di cui all'articolo 18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, si applicano i limiti di costo di cui al D.M. 5 agosto 1994 del Ministro dei lavori pubblici, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 194 del 20 agosto 1994, nel caso in cui le gare di appalto per la realizzazione dei lavori siano andate deserte per almeno due volte. In tale ultimo caso si può procedere ad una eventuale riduzione del numero degli alloggi da realizzare. In alternativa, il concessionario del programma di cui al predetto articolo 18 può contribuire con fondi propri all'incremento del finanziamento statale, nei limiti massimi di costo di cui al citato D.M. 5 agosto 1994 del Ministro dei lavori pubblici, ai fini della completa realizzazione dell'opera.

Agli interventi di edilizia sovvenzionata di cui all'articolo 18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, si applicano i limiti di costo di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 5 agosto 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 194 del 20 agosto 1994, vigenti in ciascuna regione e aggiornati ai sensi dell‘articolo 9 del medesimo decreto, fermo restando, in ogni caso, il finanziamento statale ed il numero complessivo degli alloggi da realizzare.

 

 

Si ricorda che sulla disciplina del programma straordinario era intervenuto anche l’art. 2 della legge n. 166/2002 (Disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti) che ha disciplinato i limiti di costo applicabili alle gare di appalto (comma 5 che ora viene sostituito) e il prezzo al quale gli alloggi realizzati con il finanziamento privato possono essere ceduti agli enti locali, agli istituti autonomi case popolari o enti assimilati (comma 6). I commi 7 ed 8 hanno stabilito, tra l’altro, che i finanziamenti sono attivati comunque subordinatamente alle disponibilità esistenti - alla data di ratifica da parte del comune dell’accordo di programma – sullo stanziamento destinato alla realizzazione del programma stesso.

In relazione al richiamato D.M. 5 agosto 1994 esso reca la“Determinazione dei limiti massimi di costo per gli interventi di edilizia residenziale sovvenzionata e di edilizia residenziale agevolata[61]. L’art. 7 autorizza le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano a deroghe motivate al limite massimo di costo totale dell'intervento per maggiori costi dell'area e degli oneri di urbanizzazione o di acquisizione degli immobili con possibilità di accantonamento delle risorse in fase di programmazione degli interventi, nonché ad individuare costi totali di intervento inferiori o superiori a quelli massimi stabiliti dallo stesso D.M. sulla base delle specifiche situazioni territoriali, ferme restando le quantità fisiche da realizzare. Infine l’art. 9 prevede che le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano possano aggiornare, annualmente, il limite di costo di realizzazione tecnica da loro definito sulla base della variazione percentuale fatta registrare dall'indice ISTAT generale nazionale del costo di costruzione di un fabbricato residenziale fra il mese di giugno 1994 e il mese di giugno di ciascun anno successivo.

 

Il comma 9 prevede, in caso di rilocalizzazione dell'intervento originario, che il soggetto attuatore contribuisca utilizzando fondi propri ai fini della completa realizzazione dell’intervento costruttivo di edilizia sovvenzionata, fermo restando in ogni caso, il finanziamento pubblico originariamente previsto.

 

In merito a tale disposizione si ricorda che era stata già prevista (al comma 5 modificato dal comma 8 dell’articolo in commento) una procedura alternativa per il completamento degli interventi, basata sul contributo di capitali privati (il concessionario del programma poteva infatti contribuire con fondi propri all’incremento del finanziamento statale).

 

Da ultimo, viene previsto che i commi 8 e 9 in commento, vengano applicati anche ai programmi già finanziati ai sensi del citato art. 18 del decreto legge n. 152/1991 per i quali risulti già sottoscritta la convenzione attuativa con il MIT e per i quali si renda necessario procedere ad aggiornarne i costi di realizzazione.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Il 18 giugno 2012 la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica, che si concluderà il 6 luglio prossimo, sull'attuazione del piano d'azione sulla mobilità urbana (COM(2009)490) che prospetta una serie di azioni volte a migliorare la mobilità urbana nell'UE nel periodo 2009-2012. Sulla base dei risultati della consultazione, la Commissione europea si riserva di valutare l'opportunità di proporre ulteriori misure. Si ricorda che la Commissione trasporti ha esaminato il piano d'azione, approvando un documento finale il 21 luglio 2010.

 

Nell’ambito della proposte legislative relative alla politica di coesione per il periodo 2014-2020, presentate dalla Commissione europea nell’ottobre 2011[62], tra la proposta regolamento relativo a disposizioni specifiche concernenti il Fondo europeo di sviluppo regionale - FESR (COM(2011)614) prevede che sia data particolare attenzione allo sviluppo urbano sostenibile.

In particolare, la Commissione propone di destinare a questo scopo almeno il 5% delle risorse del FESR (complessivamente pari a circa 183 milioni di euro), attraverso azioni integrate per far fronte alle sfide economiche, ambientali, climatiche e sociali che si pongono nelle zone urbane.

Ciascuno Stato membro stabilirebbe nel proprio contratto di partenariato (principale strumento di programmazione per il 2014-2020)un elenco di città in cui devono essere realizzate le azioni integrate per lo sviluppo urbano sostenibile e la dotazione annua indicativa destinata a tali azioni a livello nazionale.

Alla Comissione europea sarebbe attribuito il compito di definire una piattaforma per lo sviluppo urbano al fine di promuovere lo sviluppo di capacità, la creazione di reti tra città e lo scambio di esperienze.

Tale piattaforma comprenderebbe un elenco di massimo 300 città, con un massimo di 20 città per ciascuno Stato membro, selezionate in base ai seguenti criteri:

§       la popolazione, tenendo conto delle specificità dei sistemi urbani nazionali;

§       l'esistenza di una strategia per le azioni integrate volte a far fronte alle sfide economiche, ambientali, climatiche e sociali delle zone urbane.

 

Il QFP dovrebbe essere adottato entro la fine del 2012 (sotto Presidenza cipriota), così da agevolare la transizione dal QFP attuale a quello futuro, che dovrebbe entrare in vigore il 1º gennaio 2014.


 

Articolo 13
(
Semplificazioni in materia di autorizzazioni e pareri per l’esercizio dell’attività edilizia)

 


1. All'articolo 19 della legge 7 agosto 1990 n. 241, il terzo periodo del comma 1 è sostituito dal seguente: «Nei casi in cui la normativa vigente prevede l'acquisizione di atti o pareri di organi o enti appositi, ovvero l'esecuzione di verifiche preventive, essi sono comunque sostituiti dalle autocertificazioni, attestazioni e asseverazioni o certificazioni di cui al presente comma, salve le verifiche successive degli organi e delle amministrazioni competenti.».

2. All'articolo 23 del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, sono apportate le seguenti modifiche:

a) dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:

«1-bis. Nei casi in cui la normativa vigente prevede l'acquisizione di atti o pareri di organi o enti appositi, ovvero l'esecuzione di verifiche preventive, con la sola esclusione dei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali e degli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all'immigrazione, all'asilo, alla cittadinanza, all'amministrazione della giustizia, all'amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, nonché di quelli previsti dalla normativa per le costruzioni in zone sismiche e di quelli imposti dalla normativa comunitaria, essi sono comunque sostituiti dalle autocertificazioni, attestazioni e asseverazioni o certificazioni di tecnici abilitati relative alla sussistenza dei requisiti e presupposti previsti dalla legge, dagli strumenti urbanistici approvati o adottati e dai regolamenti edilizi, da produrre a corredo della documentazione di cui al comma 1, salve le verifiche successive degli organi e delle amministrazioni competenti.

1-ter. La denuncia, corredata dalle dichiarazioni, attestazioni e asseverazioni nonché dai relativi elaborati tecnici, può essere presentata mediante posta raccomandata con avviso di ricevimento, ad eccezione dei procedimenti per cui è previsto l'utilizzo esclusivo della modalità telematica; in tal caso la denuncia si considera presentata al momento della ricezione da parte dell'amministrazione. Con regolamento, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e semplificazione, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, si procede alla individuazione dei criteri e delle modalità per l'utilizzo esclusivo degli strumenti telematici, ai fini della presentazione della denuncia.»;

b) al comma 3, prima delle parole: «Qualora l'immobile», sono inserite le seguenti: «Nel caso dei vincoli e delle materie oggetto dell'esclusione di cui al comma 1-bis,»;

c) al comma 4, prima delle parole: «Qualora l'immobile», sono inserite le seguenti: «Nel caso dei vincoli e delle materie oggetto dell'esclusione di cui al comma 1-bis,».


 

 

L’articolo 13 reca misure concernenti i procedimenti amministrativi relativi alla Scia e alla Dia, prevedendo che, nei casi ordinari, per iniziare i lavori sarà sufficiente accompagnare i due titoli abilitativi con autocertificazioni o certificazioni di tecnici abilitati, anziché con i pareri tecnici e gli altri atti preliminari.

 

La relazione illustrativa sottolinea come tali modifiche proseguano il processo di semplificazione procedimentale avviato con l’introduzione di disposizioni in materia di attività edilizia libera, di Scia e di formazione del silenzio-assenso sulla domanda di permesso di costruire.

 

Si ricorda, infatti, che a partire dal 2010, sono state apportate numerose modifiche ai titoli abilitativi all’attività edilizia [63], tutte volte sostanzialmente ad estendere i sistemi alternativi all’assenso preventivo della pubblica amministrazione. Sono state ampliate le tipologie di interventi rientranti nell’attività edilizia libera, ovvero realizzabili senza alcun titolo abilitativo prevedendo, comunque, per alcuni di essi, anche una comunicazione di inizio lavori e la relazione di un tecnico abilito (art. 5 del decreto legge 40/2010, che ha interamente sostituito l’art. 6 del T.U.). Con l’art. 5 del decreto legge 70/2011 è stata espressamente sancita l’applicabilità della Scia a tutte le tipologie di intervento edilizio soggette in precedenza al regime della Dia, la quale è rimasta solo per alcune determinate ipotesi (vedi infra). E’ stato, infine, completamente ridisegnato l’iter procedimentale per il rilascio del permesso di costruire prevedendo, tra le maggiori novità, l’introduzione del silenzio-assenso in luogo del precedente regime basato sul silenzio-rifiuto (art. 5 del decreto legge 70/2011).

 

In particolare, la modifica introdotta dal comma 1 è volta a semplificare ulteriormente le modalità di presentazione della Scia nei casi in cui qualsivoglia normativa, non solo di rango legislativo, ma anche regolamentare, preveda che i pareri degli enti o organi preposti o le verifiche preventive siano comunque sostituiti dalle autocertificazioni dei privati o attestazioni e asseverazioni di tecnici, salve le verifiche successive degli organi o amministrazioni competenti.

La modifica viene apportata con una novella al terzo periodo del comma 1 dell’art. 19 della legge n. 241/1990, ove viene sostituito il termine “legge” con “normativa vigente”.

La relazione illustrativa motiva tale novella con il fatto che, a livello regionale e locale, continuano ad essere in vigore “molti farraginosi passaggi procedimentali” previsti da atti regolamentari.

 

In considerazione del fatto che l’art. 19 della legge n. 241 regolamenta anche la Scia relativa all’attività di impresa, oltre a quella edilizia, la modifica introdotta riguarderà non solo il settore edilizio, ma anche l’attività imprenditoriale, commerciale e artigianale, per le quali era stata originariamente introdotta la Scia.

 

Si ricorda che non possono essere sostituiti dalla Scia, per espressa previsione del primo periodo del comma 1 dell’art. 19 e, rimangono, pertanto, soggetti a pareri e verifiche preventive, cioè anteriori all'inizio delle attività, tutti gli interventi che interferiscono con vincoli ambientali, paesaggistici, culturali, di pubblica sicurezza, difesa nazionale, costruzioni in zone sismiche, normativa comunitaria e gli altri elencati nello stesso primo periodo del comma 1 dell’art. 19.

In relazione alla disciplina della Scia si rammenta che essaè stataintrodottadal comma 4-bis dell'art. 49 del decreto legge n. 78/2010 sostituendo integralmente la disciplina della dichiarazione di inizio attività contenuta nel previgente art. 19 della legge n. 241/1990. Tale riforma ha risposto all’esigenza di liberalizzare l'attività d'impresa, consentendo di iniziare immediatamente l’attività stessa. La Scia, infatti, consente di iniziare l’attività immediatamente e senza necessità di attendere la scadenza di alcun termine, ciò traducendosi in una sostanziale accelerazione e semplificazione rispetto alla precedente disciplina contenuta nel citato art. 19, che prevedeva il decorso del termine di 30 giorni prima di poter avviare l’attività oggetto della Dia e legittimava l’esercizio di poteri inibitori da parte dell’amministrazione entro l’ulteriore termine di trenta giorni dalla comunicazione di avvio della medesima attività. Quanto all’ambito di applicazione, con la circolare del 16 settembre 2010 il Ministero per la semplificazione normativa ha chiarito che la Scia non si applica solo all'avvio dell'attività di impresa ma sostituisce anche la DIA in edilizia, eccetto la Dia alternativa al permesso di costruire (c.d. superDia) e nei casi in cui le leggi regionali abbiano previsto l’utilizzo della Dia per ulteriori tipologie di intervento rispetto a quelle previste dal T.U. dell’edilizia (art. 22, comma 4), consentendo di avviare i lavori il giorno stesso della sua presentazione, mentre con la Dia occorre attendere 30 giorni. Successivamente tale interpretazione è stata confermata con l’art. 5 del decreto legge n. 70/2011, ove è stato anche precisato che essa deve corredata delle dichiarazioni, attestazioni e asseverazioni, nonché dei relativi elaborati tecnici a cura del professionista abilitatoil quale se dichiara o attesta falsamente l’esistenza dei requisiti o dei presupposti previsti è punito con la reclusione da uno a tre anni. Per il settore edilizio, si ricorda, infine, che sono stati esclusi dalla Scia i casi relativi alla normativa antisismica e quelli in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali. Da ultimo l'art. 6 del decreto legge n. 138/2011 ha introdotto alcune disposizioni di coordinamento con le norme del decreto legge 70/2011 e l’art. 2, comma 1, del decreto legge n. 5/2012, ha ulteriormente semplificato la procedura amministrativa prevedendo che la Scia venga corredata dalle attestazioni e asseverazioni dei tecnici abilitati non più in via generale, ma solo ove previsto dalle norme di settore.

 

Il comma 2, con l’inserimento di due commi aggiuntivi all’art. 23 del T.U. dell’edilizia, D.P.R. n. 380/2001, estende alla Dia le stesse semplificazioni procedimentali prevista per la Scia in relazione alla possibilità di sostituire atti o pareri di enti o organi con autocertificazioni o certificazioni di tecnici abilitati.

 

Nello specifico il nuovo comma 1-bis dell’art. 23 prevede che anche per la Dia, analogamente alla Scia, le autocertificazioni, attestazioni, asseverazioni o certificazioni di tecnici abilitati sostituiscano gli atti o pareri di organi o enti appositi o le verifiche preventive, salve le verifiche successive degli organi e delle amministrazioni competenti.

Conseguentemente i pareri preliminari di stampo tecnico saranno sostituiti da attestazioni e asseverazioni di professionisti abilitati, andandosi ad ampliare il sistema delle autocertificazioni sostitutive del controllo pubblico preventivo che rimane, invece, obbligatorio nel caso di vincoli ambientali, paesaggistici, pubblica sicurezza e negli altri casi previsti nello stesso comma 1-bis.

 

Le certificazioni devono essere prodotte da tecnici abilitati ed attestare la sussistenza dei requisiti previsti dalla legge, dagli strumenti urbanistici approvati o adottati e dai regolamenti edilizi. Esse devono essere prodotte a corredo della documentazione richiesta nel momento della presentazione della Dia prevista dal comma 1 dello stesso art. 23.

 

Si ricorda che il citato comma 1 dell’art. 23 dispone che il proprietario dell'immobile, almeno 30 giorni prima dell'effettivo inizio dei lavori, presenti allo sportello unico la Dia, accompagnata da una dettagliata relazione a firma di un progettista abilitato e dagli opportuni elaborati progettuali, che asseveri la conformità delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici approvati e non in contrasto con quelli adottati ed ai regolamenti edilizi vigenti, nonché il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie.

 

Analogamente alla Scia, vengono mantenuti gli stessi casi di esclusione per interventi per i quali sussistano: vincoli ambientali, paesaggistici, culturali, degli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all'immigrazione, all'asilo, alla cittadinanza, all'amministrazione della giustizia, all'amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, nonché di quelli previsti dalla normativa per le costruzioni in zone sismiche e di quelli imposti dalla normativa comunitaria.

 

Secondo la relazione illustrativa l’introduzione di regole di semplificazione analoghe per la Dia e per la Scia consentirà di rimettere “ordine quantomeno procedimentale” in una materia nella quale alcune le leggi regionali hanno previsto il ricorso alla Dia o alla Scia in termini confusi ed alternativi.

 

Si ricorda, in proposito che, a seguito dell’introduzione della Scia in edilizia, si è avuto un ridimensionamento della Dia che è rimasta quale istituto di carattere speciale. La Scia si applica, infatti, a tutte le tipologie di intervento edilizio che erano soggette in precedenza al regime della Dia ai sensi dell’art. 22, commi 1 e 2, del T.U. dell’edilizia, ad eccezione delle ipotesi in cui la Dia è alternativa al permesso di costruire, cd. SuperDia (art. 22, comma 3) e nei casi in cui le leggi regionali abbiano previsto l’utilizzo della Dia o della SuperDia per ulteriori tipologie di intervento rispetto a quelle previste dal T.U. dell’edilizia (art. 22, comma 4).

Da ultimo si elencano alcune delle differenze sostanziali tra i due titoli abilitativi: la Scia permette di avviare i lavori contestualmente alla sua presentazione, mentre con la Dia occorre attendere 30 giorni, entro i quali l’amministrazione può effettuare le eventuali verifiche. Con la Scia, invece, tali verifiche possono essere effettuate, sempre entro 30 giorni, ma a lavori già avviati. La Scia non reca un termine di validità, mentre la Dia è sottoposta al termine massimo di efficacia di tre anni, conseguentemente i lavori devono essere ultimati entro tale termine e la realizzazione della parte non ultimata è subordinata a nuova denuncia. Solo per la Dia l'interessato è tenuto a comunicare allo sportello unico: la data di ultimazione dei lavori, il certificato di collaudo finale che attesta la conformità dell'opera al progetto presentato con la denuncia di inizio attività e la ricevuta dell'avvenuta presentazione della variazione catastale ovvero la dichiarazione che le stesse non hanno comportato modificazioni del classamento.

 

Il nuovo comma 1-ter estende alla Dia le stesse modalità di presentazione previste per la Scia (art. 19, comma 1, ultimo periodo, della legge n. 241/1990).

Rispetto alla Scia, è prevista l’emanazione di un regolamento per l’individuazione dei criteri e delle modalità per l'utilizzo esclusivo degli strumenti telematici per la presentazione della Dia.

Il regolamento dovrà essere adottato ai sensi dell'art. 17, comma 2, della n. 400/1988, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e semplificazione e d'intesa con la Conferenza unificata.

Tale previsione si discosta, pertanto, dal modello delineato dall’articolo 17, comma 2 della legge n. 400/1988, in quanto non si indicano né le norme generali regolatrici della materia né le disposizioni da abrogare con effetto dalla data di entrata in vigore del regolamento.

Fino all’emanazione del regolamento, la Dia, corredata dalle dichiarazioni e asseverazioni nonché dai relativi elaborati tecnici, può essere presentata mediante posta raccomandata con avviso di ricevimento, ad eccezione dei procedimenti per cui è previsto l'utilizzo esclusivo della modalità telematica ed, in tal caso, essa si considera presentata al momento della ricezione da parte dell'amministrazione.

 

Le ultime modifiche all’art. 23 estendono i casi di esclusione introdotti dal nuovo comma 1-bis ai commi 3 e 4 dello stesso art. 23 relativi ai casi in cui l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela compete all'amministrazione comunale o a un soggetto diverso.

 

L'art. 23, comma 3, dispone che nel caso l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela compete, anche in via di delega, alla stessa amministrazione comunale, il termine di 30 giorni per l’effettivo inizio dei lavori decorre dal rilascio del relativo atto di assenso. Ove tale atto non sia favorevole, la denuncia è priva di effetti. Qualora l’immobile sia, invece, sottoposto ad un vincolo la cui tutela non compete all'amministrazione comunale, ove il parere favorevole del soggetto preposto alla tutela non sia allegato alla denuncia, l’ufficio comunale convoca una conferenza di servizi ai sensi degli artt. 14 e segg. della legge 241/1990. Il termine di 30 giorni decorre dall'esito della conferenza. In caso di esito non favorevole, la denuncia è priva di effetti (comma 4).


 

Articolo 14
(
Autonomia finanziaria dei porti)

 


1. Alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, dopo l'articolo 18 è inserito il seguente:

«Art. 18-bis (Autonomia finanziaria delle autorità portuali e finanziamento della realizzazione di opere nei porti). - 1. Al fine di agevolare la realizzazione delle opere previste nei rispettivi piani regolatori portuali e nei piani operativi triennali e per il potenziamento della rete infrastrutturale e dei servizi nei porti e nei collegamenti stradali e ferroviari nei porti, è istituito, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un fondo per il finanziamento degli interventi di adeguamento dei porti alimentato su base annua, in misura pari all'1 per cento dell'imposta sul valore aggiunto e delle accise riscosse nei porti e negli interporti rientranti nelle circoscrizioni territoriali delle autorità portuali, nel limite di 70 milioni di euro annui.

2. Entro il 30 aprile di ciascun esercizio finanziario, il Ministero dell'economia e delle finanze quantifica l'ammontare delle riscossioni dell'imposta sul valore aggiunto e delle accise nei porti rientranti nelle circoscrizioni territoriali delle autorità portuali e la quota da iscrivere nel fondo.

3. Le autorità portuali trasmettono al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la documentazione relativa alla realizzazione delle infrastrutture portuali in attuazione del presente articolo.

4. Il fondo di cui al comma 1 è ripartito con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, attribuendo a ciascun porto l'ottanta per cento della quota delle riscossioni dell'imposta sul valore aggiunto e delle accise ad esso relative e ripartendo il restante venti per cento tra i porti, con finalità perequative, tenendo altresì conto delle previsioni dei rispettivi piani operativi triennali e piani regolatori portuali.

5. Per la realizzazione delle opere e degli interventi di cui al comma 1, le autorità portuali possono, in ogni caso, fare ricorso a forme di compartecipazione del capitale privato, secondo la disciplina della tecnica di finanza di progetto di cui all'articolo 153 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e successive modifiche ed integrazioni, stipulando contratti di finanziamento a medio e lungo termine con istituti di credito nazionali ed internazionali abilitati, inclusa la Cassa depositi e prestiti S.p.A.

6. Sono abrogati i commi da 247 a 250 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244.».

2. All'onere derivante dall'attuazione del comma 1, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 13, comma 12, della legge 11 marzo 1988, n. 67.


 

 

L’articolo 14 istituisce un fondo per interventi infrastrutturali nei porti alimentato, nel limite di 70 milioni di euro annui, con la destinazione, su base annua, dell’uno per cento del gettito dell’IVA e delle accise riscosse nei porti e negli interporti rientranti nelle circoscrizioni delle autorità portuali.

Al riguardo, la relazione illustrativa indica quale finalità della norma il completamento dell’autonomia finanziaria delle Autorità portuali, in modo da dare impulso al processo di infrastrutturazione portuale.

 

In proposito, si ricorda preliminarmente che il rapporto Elementi per una revisione della spesa pubblica presentato, nell’ambito della c.d. Spending Review, dal Ministro per i rapporti con il Parlamento lo scorso 30 aprile prospetta la necessità della riduzione del numero e della riqualificazione delle Autorità portuali, prospettando anche l’opportunità di una riflessione “sull’incremento degli spazi di autonomia ed iniziativa imprenditoriale delle più importanti autorità portuali nella prospettiva di consentire lautofinanziamento degli investimenti”.

 

Si segnala peraltro che la medesima materia (promozione dell’autonomia finanziaria e degli interventi infrastrutturali delle autorità portuali) è stata da ultimo affrontata anche con l’articolo 1, commi 247-250 della legge n. 244/2007 (legge finanziaria 2008) che ora la disposizione in commento abroga, nonché dall’articolo 1, comma 990 della legge n. 296/2006 (legge finanziaria 2007) (cfr. infra)

 

In particolare, il comma 1 dell’articolo in commento introduce un nuovo articolo 18-bis nella legge n. 84/1994, recante il riordino della legislazione in materia portuale. Il nuovo articolo 18-bis, al comma 1, al fine di potenziare l’autonomia finanziaria delle autorità portuali e il finanziamento della rete infrastrutturale e dei servizi nei porti e nei collegamenti stradali e ferroviari nei porti, istituisce, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un fondo alimentato su base annua con la destinazione dell’uno per cento del gettito dell’IVA e delle accise riscosse nei porti e negli interporti rientranti nelle circoscrizioni territoriali delle autorità portuali, nel limite di 70 milioni di euro annui.

 

La legge n. 84/1994 ha riordinato la legislazione portuale in precedenza disciplinata dal Codice della navigazione, in particolare sopprimendo il regime monopolistico di cui beneficiavano le compagnie portuali (per le imprese di carico-scarico le imprese armatoriali erano obbligate ad avvalersi delle maestranze facenti capo a tali compagnie). Si è previsto inoltre l’obbligo di trasformazione delle compagnie portuali in società o in cooperative ed è stata affermata la separazione tra funzioni di programmazione e controllo, affidate ad un soggetto pubblico, le Autorità portuali, e le funzioni di gestione del traffico e dei terminali affidate alle società e cooperative sopra richiamate. Le imprese che esercitano attività portuali devono essere autorizzate da parte delle Autorità portuali. Le aree portuali possono essere utilizzate da più imprese autorizzate oppure essere assegnate in concessione ad una specifica impresa. In base all’articolo 6, della legge n. 84/1994 le Autorità portuali sono soggetti di diritto pubblico e sono istituite nei porti di Ancona, Bari, Brindisi, Cagliari, Catania, Civitavecchia, Genova, La Spezia, Livorno, Manfredonia, Marina di Carrara, Messina, Napoli, Palermo, Ravenna, Savona, Taranto, Trieste e Venezia. Successivamente sono state istituite le Autorità portuali di Augusta, Gioia Tauro, Olbia, Piombino, Salerno. Il successivo articolo 7 definisce come organi delle Autorità il presidente; il comitato portuale; il segretario generale ed il collegio dei revisori dei conti. L’articolo 8 prevede che il Presidente dell’Autorità portuale sia nominato con una procedura che coinvolge il Ministro competente e gli enti territoriali, nonché le Camere di commercio, interessati[64].

Un progetto di legge di riforma complessiva della legislazione portuale italiana è attualmente all’esame in sede referente della 8ª Commissione del Senato (Testo unificato AA. SS. 143-263-754-2403).

 

Per interporti si intendono le strutture finalizzate allo scambio di merci tra le diverse modalità di trasporto, comprendenti uno scalo ferroviario idoneo a formare e ricevere treni e in collegamento con porti, aeroporti e viabilità di grande comunicazione, nonché aree coperte e scoperte utilizzate a fini di logistica, sosta e servizi. Il 12 aprile 2012 la Camera ha approvato in prima lettura una proposta di legge-quadro in materia di interporti e di piattaforme territoriali logistiche, ora all’esame del Senato (S. 3257). L’articolo 1 della proposta di legge definisce gli “interporti” come “il complesso organico di infrastrutture e di servizi integrati di rilevanza nazionale gestito da un soggetto imprenditoriale che opera al fine di favorire la mobilità delle merci tra diverse modalità di trasporto, con l’obiettivo di accrescere l’intermodalità e l’efficienza dei flussi logistici”

 

In base al comma 1 dell’articolo 18-bis le risorse del fondo devono essere in particolare destinate alla realizzazione:

§       dei piani regolatori portuali

§       dei piani operativi triennali

 

Il “piano regolatore portuale”, in base all’articolo 5 della legge n. 84/1994, è chiamato a definire “l'ambito e l'assetto complessivo del porto, ivi comprese le aree destinate alla produzione industriale, all'attività cantieristica e alle infrastrutture stradali e ferroviarie”; il piano è adottato dal Comitato portuale[65] dell’Autorità, previa intesa con il Comune o i comuni interessati”. Invece il “piano operativo triennale”, in base all’articolo 9 della legge n. 84/1994, concerne “le strategie di sviluppo delle attività portuali e gli interventi volti a garantire il rispetto degli obiettivi prefissati” ed è approvato dal Comitato portuale.

 

I commi 2, 3 e 4 dell’articolo 18-bisintervengono in materia di ripartizione del Fondo istituito dal comma 1.

 

Il comma 2 prevede che il Ministero dell’economia e delle finanze quantifichi entro il 30 aprile di ciascun anno il gettito derivante da IVA ed accise riscosso nelle circoscrizioni territoriali delle Autorità portuali, nonché l’importo corrispondente all’uno per cento di tale gettito da destinare alle Autorità portuali medesime, fermo restando il rispetto del limite di spesa di 70 milioni di euro annui.

 

Al riguardo, la relazione tecnica precisa che, proiettando gli ultimi dati forniti dall’Agenzia delle dogane relativi al gettito IVA ed accise per operazioni nei porti e negli interporti sulle stime di crescita del PIL per gli anni 2012 e seguenti contenuti nell’ultima relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica, si può stimare che l’importo della compartecipazione dell’1 per cento dell’IVA riscossa si aggiri intorno ai 69,5 milioni di euro, mentre la compartecipazione dell’1 per cento delle accise riscosse si aggiri intorno ai 0,5 milioni di euro per un totale corrispondente appunto a circa 70 milioni di euro.

 

Il precedente comma 3 prevede invece l’invio da parte delle Autorità portuali al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti della documentazione relativa agli interventi infrastrutturali realizzati in attuazione dell’articolo 18-bis introdotto dalla disposizione in commento.

 

Occorrerebbe precisare se l’invio della documentazione debba avvenire su base annuale ed entro quale termine.

 

Il comma 4 prevede che il fondo sia ripartito tra le singole Autorità portuali con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-regioni, seguendo questi criteri:

§       a ciascuna Autorità portuale dovrà essere attribuito un importo pari all’ottanta per cento della quota corrispondente all’uno per cento del gettito da IVA e accise riscosso in quel porto

§       il restante venti per cento del fondo complessivo dovrà essere ripartito tra le autorità portuali con finalità perequative, tenendo anche conto delle previsioni dei rispettivi piani operativi triennali e piani regolatori portuali (e quindi, sembra intendersi, dei programmi di investimento prospettati in tali documenti).

 

Al riguardo, dovendosi intendere che la ripartizione del fondo avvenga annualmente, potrebbe risultare opportuno precisare il termine temporale entro il quale provvedere, in ciascun anno, all’emanazione del decreto di ripartizione, in maniera analoga a quanto previsto al comma 2 per la quantificazione del gettito da IVA ed accise (il termine dovrebbe essere successivo al 30 aprile individuato dal comma 2).

 

Il comma 5 consente alle Autorità portuali di fare ricorso a forme di compartecipazione del capitale privato, utilizzando la tecnica della finanza di progetto di cui all’articolo 153 del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo n. 163/2006

 

Per Finanza di progetto l’articolo 153 del Codice dei contratti pubblici intende la procedura con la quale si procede al contratto di concessione di un’opera finanziabile in tutto o in parte con capitali privati la cui aggiudicazione da parte dell’amministrazione aggiudicatrice è fatta ponendo a base di gara uno studio di fattibilità. In tal senso, la finanza di progetto si colloca all’interno delle più ampie operazioni di “partenariato pubblico privato” definiti dall’articolo 3, comma 15-ter del Codice come contratti aventi per oggetto una o più prestazioni quali la progettazione, la costruzione, la gestione o la manutenzione di un’opera pubblica o di pubblica utilità, oppure la fornitura di un servizio, compreso in ogni caso il finanziamento totale o parziale a carico dei privati, anche in forme diverse, di tali prestazioni, con allocazione dei rischi ai sensi delle prescrizioni e degli indirizzi comunitari vigenti”. Più in generale con il termine project financing si intende la tecnica finanziaria volta a rendere possibile il finanziamento di iniziative economiche sulla base della valenza tecnico-economica del progetto stesso piuttosto che sulla capacità autonoma di indebitamento dei soggetti promotori dell'iniziativa. In pratica garanzia primaria per il rimborso del debito ai finanziatori e per la remunerazione del loro capitale di rischio diviene la capacità dell’opera di generare flussi di cassa, da destinare appunto ai finanziatori attraverso l’affidamento in varia misura agli stessi della gestione dell’opera medesima.

 

In questo quadro, il comma 5 fa anche riferimento alla possibilità di contratti di finanziamento a medio e lungo termine con istituti di credito nazionali ed internazionali abilitati, inclusa la Cassa depositi e prestiti S.p.A.

 

Il comma 6 dispone l’abrogazione delle disposizioni che sulla medesima materia erano contenute nei commi da 247 a 250 dell’articolo 1 della legge n. 244/2007 (legge finanziaria 2008). In particolare:

§       il comma 247 prevedeva l’attribuzione alla regioni e alle province autonome dell’incremento delle riscossioni derivanti da IVA ed accise riscosse nei porti e negli interporti per il finanziamento del potenziamento della rete infrastrutturale e dei servizi nei porti;

§       il comma 248 precisava che l’incremento doveva verificarsi rispetto all’ammontare del gettito da IVA ed accise riscosse nei porti e negli interporti e risultante dal consuntivo dell’anno precedente; si sarebbe inoltre provveduto al riparto dell’incremento a condizione che il gettito complessivo derivante da IVA ed accise nell’anno di riferimento risultasse almeno pari a quanto previsto nella relazione previsionale e programmatica presentata contestualmente ai disegni di legge finanziaria e di bilancio previsionale riferiti al medesimo anno.

§       il comma 249 istituiva un fondo alimentato con gli incrementi del gettito da IVA ed accise riscosse nei porti e negli interporti, al netto delle somme da destinare, ai sensi dell’articolo 1, comma 990, della legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296 del 2006), al riparto tra le autorità portuali della quota dei tributi diversi dai diritti portuali, anch’esse finalizzate ad interventi infrastrutturali. Il medesimo comma prevedeva che al riparto si provvedesse con decreto del Ministro dei trasporti, in modo che a ciascuna regione spettasse comunque l’80 per cento dell’incremento delle riscossioni nei porti nel territorio regionale.

§       Il comma 250 prevedeva che con decreto del Ministro dei trasporti si provvedesse anche le modalità attuative della partecipazione alla riscossione dei tributi in questione, i criteri per la destinazione delle risorse e per il monitoraggio degli interventi.

 

Il comma 2 dell’articolo 14 prevede che all’onere derivante dal nuovo articolo 18-bis della legge n. 84/1994, introdotto dal comma 1, onere che si deve intendere pari a 70 milioni di euro annui, considerato il limite di spesa di cui al comma 1 di tale articolo, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa finalizzata, ai sensi dell’articolo 13, comma 12 della legge n. 67/1988, all’ammortamento dei mutui che le ferrovie in regime di concessione e in gestione commissariale governativa sono autorizzate a contrarre per la realizzazione di investimenti infrastrutturali.

 

L’articolo 13, comma 12, della legge n. 67/1988 (legge finanziaria 1988) stanziava 200 miliardi per l'anno 1988, 500 miliardi di lire per l'anno 1989 e 700 miliardi di lire per l'anno 1990, disponendo che per gli anni successivi si provvedesse, in coerenza con quanto previsto dall’articolo 19, quattordicesimo comma, della legge n. 887/1984 (legge finanziaria 1985), con “aggiornamento annuale per scorrimento”. Le relative risorse risultano allocate nel capitolo n. 7141 dello Stato di previsione della spesa del Ministero delle infrastrutture per l’anno 2012 ed ammontano a 336.250.459 euro sia in termini di competenza che in termini di cassa.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Il 19 giugno 2012 la Commissione europea ha lanciato una consultazione online per acquisire il parere delle parti interessate sulla necessità di potenziare il ruolo dei porti e di sfruttarne le potenzialità ai fini del miglioramento della crescita, dell'occupazione e della concorrenza nell'UE. I risultati della consultazione saranno discussi nel corso di una conferenza ad alto livello che si svolgerà a Bruxelles il 25 e 26 settembre prossimi.

Tale esercizio si inserisce nell'ambito della riflessione in corso sulla revisione della politica dell'UE in materia portuale, che dovrebbe portare alla presentazione da parte della Commissione europea, nel 2013, di una specifica proposta legislativa volta alla creazione di un quadro per la politica futura dell'UE in materia di porti.

Ad avviso della Commissione europea, tale revisione si rende ancora più necessaria per il ruolo centrale che viene riconosciuto ai porti dai futuri orientamenti per le reti transeuropee di trasporto (COM(2011)650) – all’esame della IX Commissione trasporti ai sensi dell’articolo 127 del regolamento della Camera - e dal Meccanismo per collegare l’Europa (Connecting Europe facility) (COM(2011)665) che definisce la dotazione finanziaria necessaria per la realizzazione di infrastrutture prioritarie nel settore dei trasporti, delle telecomunicazioni e dell’energia.

In base al nuovo impianto, la rete TEN-T dovrebbe essere articolata in due livelli:

§      una rete globale, da realizzare entro il 2050, essenzialmente di competenza dei singoli Stati membri che dovrebbe contribuire a rafforzare la coesione territoriale, economica e sociale;

§      una rete centrale a livello UE o core network, da realizzare entro il 2030, che costituirà la spina dorsale della rete transeuropea di trasporto in quanto comprenderà quelle parti della rete globale a maggiore valore strategico per il conseguimento degli obiettivi TEN-T, nonché i progetti a maggiore valore aggiunto europeo.

La rete centrale interesserà, tra l’altro, 83 porti europei principali mediante collegamenti ferroviari e stradali; inoltre, ogni corridoio della rete centrale dovrà includere porti marittimi e loro accessi. Nel promuovere i progetti di interesse comune gli Stati membri, al fine di favorire l’intermodalità, gli operatori dei porti e i gestori delle infrastrutture dovranno garantire che i porti interni siano collegati con l'infrastruttura stradale o ferroviaria della rete globale e offrano almeno un terminale merci.

Il 7 giugno 2012 il Consiglio trasporti ha avvito l’esame in prima lettura delle due proposte, che seguono la procedura legislativa ordinaria; anche il Parlamento europeo dovrebbe avviarne prossimamente l’esame in prima lettura.


 

Articolo 15
(
Disposizioni finanziarie in materia di infrastrutturazione portuale)

 


1. Ai fini dell'attuazione dell'articolo 2, comma 2-novies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, la disposizione di cui all'ultimo periodo del comma 2-undecies dello stesso articolo 2, si applica ai fondi trasferiti ed imputati ad opere i cui bandi di gara sono stati pubblicati alla data di entrata in vigore del presente decreto. I finanziamenti non rientranti nella predetta fattispecie sono revocati e le relative risorse sono destinate alle finalità stabilite dal medesimo articolo 2, comma 2-novies, con priorità per gli investimenti di cui alla lettera a), secondo le modalità e procedure di cui all'articolo 2, commi da 2-novies a 2-undecies, del predetto decreto-legge n. 225 del 2010.


 

 

L’articolo 15 include tra le risorse inizialmente trasferite alle Autorità portuali per interventi infrastrutturali e da revocare in assenza di avvio delle procedure di gara, al fine della riassegnazione ad altri progetti infrastrutturali nel medesimo settore, anche le risorse destinate ad interventi delle Autorità portuali che operino in siti di bonifica di interesse nazionale nei casi in cui i relativi bandi di gara non siano pubblicati alla data di pubblicazione del decreto-legge. La finalità della disposizione, in base alla relazione illustrativa, è quella di destinare ulteriori risorse agli interventi infrastrutturali nel settore portuale

 

La disposizione interviene sulla revoca dei fondi statali trasferiti o assegnati alle Autorità portuali per la realizzazione di opere infrastrutturali, a fronte della mancata pubblicazione del bando di gara per l'assegnazione dei lavori entro il quinto anno dal trasferimento o dall'assegnazione, e sulla loro destinazione ad interventi infrastrutturali nel settore portuale, misure entrambe disposte dall’articolo 2, comma 2-novies del D.L. 225/2010 e da attuarsi, in base a tale disposizione, entro il 15 marzo 2011.

 

Alla disposizione sopra richiamata è stata data attuazione con il decreto del Ministro delle infrastrutture n. 357 del 13 ottobre 2011. Tale decreto ha individuato in 131.359.740,72 euro le risorse complessive revocate. Oggetto di revoca sono state somme (i relativi importi sono indicati tra parentesi) destinate alle Autorità portuali di:

§       Bari (21.182.049,70 euro revocati e riversati al bilancio dello Stato; 51.500.000 euro quote di finanziamento di mutuo ancora disponibili presso il soggetto finanziatore e cedute ai nuovi soggetti finanziati);

§       Genova (8.699.808 euro revocati e riversati al bilancio dello Stato; 43.681.075 euro quote di finanziamento di mutuo ancora disponibili presso il soggetto finanziatore e cedute ai nuovi soggetti finanziati);

§       Gioia Tauro (50.060,29 euro revocati e riversati al bilancio dello Stato);

§       Salerno (3.157,04 euro revocati e riversati al bilancio dello Stato);

§       Savona (117.226,68 euro revocati e riversati al bilancio dello Stato;

§       Catania (1.300.407,46 euro quote di finanziamento di mutuo ancora disponibili presso il soggetto finanziatore e cedute ai nuovi soggetti finanziati);

§       Piombino (4.825.956,55 euro quote di finanziamento di mutuo ancora disponibili presso il soggetto finanziatore e cedute ai nuovi soggetti finanziati).

Le somme resesi così disponibili (sia quelle riversate nel bilancio dello Stato sia quelle derivanti da quote di mutuo cedute) sono state assegnate:

§       all’Autorità portuale di Savona (68.909.740,72 euro) per il cofinanziamento del progetto di realizzazione del terminal contenitori di Vado Ligure;

§       all’Autorità portuale di Cagliari (1.250.000 euro) per il sostegno alle attività di transhipment;

§       all’Autorità portuale di Gioia Tauro (5.200.000 euro) per il sostegno alle attività di transhipment;

§       all’Autorità portuale di Taranto (6.000.000 euro) per il sostegno alle attività di transhipment;

§       all’Autorità portuale di Genova (50.000.000 euro) per il progetto di banchinamento e riempimento dello specchio acqueo a levante del pontile Delta del porto petroli di Multedo.

 

L’articolo 2, comma 2-undecies del D.L. n. 225/2010 escludeva dalla revoca i fondi trasferiti o assegnati alle Autorità portuali per il finanziamento di opere in scali marittimi da esse amministrati ricompresi in siti di bonifica di interesse nazionale ai sensi dell'articolo 1 della legge n. 426/1998.

 

Le disposizioni di cui all’articolo 15 circoscrivono ora l’esclusione, disponendo che la stessa operi unicamente per le opere i cui bandi di gara risultino pubblicati alla data di entrata in vigore del decreto. Le somme non rientranti in tali fattispecie sono destinate alle medesime finalità individuate, nel rispetto di un limite complessivo fissato per l’anno 2011 a 250 milioni di euro, per le altre somme oggetto di revoca e descritte dalle lettere a), b) e c) del richiamato articolo 2, comma 2-novies della D.L. 225/2010 e vale a dire:

a)   realizzazione di grandi infrastrutture portuali rientranti nella legge-obiettivo (legge n. 443/1988; nel limite di 150 milioni di euro nel 2011);

b)   finanziamento delle Autorità portuali i cui porti siano prevalentemente interessati da attività di transhipment (nel limite di 20 milioni di euro nel 2011)[66];

c)  il finanziamento delle Autorità portuali che presentino progetti cantierabili (nel limite, per il 2011, della quota residua e cioè di 70 milioni di euro).

 

Una particolare priorità deve essere attribuita alla realizzazione delle grandi infrastrutture portuali rientranti nella legge-obiettivo (legge n. 443/2001).

 

Si ricorda che la legge n. 426/1998 ha stanziato per interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati, ivi compresi aree e specchi d'acqua marittimi, lacuali, fluviali e lagunari limiti di impegno venticinquennali di 27.000 milioni di lire a decorrere dall'anno 1998, di 5.600 milioni di lire a decorrere dall'anno 1999 e di 16.200 milioni di lire a decorrere dall'anno 2000. Per le medesime finalità e' stata inoltre autorizzata la spesa di 130.000 milioni di lire per l'anno 2000, mentre per gli anni successivi veniva previsto che si provvedesse mediante rifinanziamento nella tabella C della legge finanziaria (ora legge di stabilità). La definizione degli interventi era rinviata ad un programma nazionale di interventi la cui predisposizione era affidata al Ministero dell’ambiente, d’intesa con la Conferenza Stato-regioni e sentite le competenti Commissioni parlamentari. Come primi interventi di interesse nazionale, la legge individua i seguenti:

-       Venezia (Porto Marghera);

-       Napoli orientale;

-       Gela e Priolo;

-       Manfredonia;

-       Brindisi;

-       Taranto;

-       Cengio e Saliceto;

-       Piombino;

-       Massa e Carrara;

-       Casal Monferrato;

-       Litorale Domizio-Flegreo e Agro aversano (Caserta-Napoli);

-       Pitelli (La Spezia);

-       Balangero;

-       Pieve Vergonte.

-       Sesto San Giovanni (aree industriali e relative discariche);

-       Napoli Bagnoli-Coroglio (aree industriali);

-       Pioltello e Rodano.

-       Brescia-Caffaro (aree industriali e relative discariche da bonificare);

-       Broni;

-       Falconara Marittima;

-       Serravalle Scrivia;

-       laghi di Mantova e polo chimico;

-       Orbetello area ex Sitoco;

-       aree del litorale vesuviano;

-       aree industriali di Porto Torres;

-       area industriale della Val Basento;

-       il territorio del bacino del fiume Sacco, con riferimento ai comuni di Colleferro, Segni e Gavignano della provincia di Roma, ed ai comuni di Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo e Supino, della provincia di Frosinone;

-       l’area industriale del Comune di Milazzo;

-       bacino idrografico del fiume Sarno.

Come si vede in questi territori risultano presenti le Autorità portuali di Brindisi, La Spezia, Manfredonia, Marina di Carrara, Napoli, Piombino,Taranto e Venezia, che potrebbero risultare pertanto interessate dalla disposizione.


 

Articolo 16
(
Disposizioni urgenti per la continuità di alcuni servizi di trasporto)

 


1. Al fine di garantire la continuità del servizio pubblico di navigazione sui laghi Maggiore, di Garda e di Como, alla Gestione governativa navigazione laghi sono attribuite, per l'anno 2012, risorse pari a euro 6.000.000,00. Le maggiori risorse di cui al presente comma sono destinate al finanziamento delle spese di esercizio per la gestione dei servizi di navigazione lacuale. È comunque fatto salvo quanto previsto dall'articolo 4, quarto comma, della legge 18 luglio 1957, n. 614.

2. Per la prosecuzione del servizio intermodale dell'autostrada ferroviaria alpina attraverso il valico del Frejus, è autorizzata, per l'anno 2012, la spesa di euro 4.500.000,00.

3. Al fine di garantire il contributo dovuto, per l'anno 2012, per l'esercizio della Funivia Savona-San Giuseppe, in concessione a Funivie S.p.A, è autorizzata, per l'anno 2012, la spesa di euro 5.000.000,00.

4. Al fine di consentire l'attivazione delle procedure per il trasferimento della proprietà sociale dello Stato delle Ferrovie della Calabria s.r.l. e delle Ferrovie del Sud-Est e Servizi Automobilistici s.r.l., rispettivamente alle Regioni Calabria e Puglia, nonché per garantire il raggiungimento di obiettivi di efficientamento e razionalizzazione della gestione aziendale, è autorizzata la spesa complessiva di euro 40.000.000,00, a condizione che entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto siano sottoscritti con le regioni interessate i relativi accordi di trasferimento entro il 31 dicembre 2012.

5. Il Commissario ad acta nominato ai sensi dell'articolo 14, comma 22, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, per l'attuazione delle misure relative alla razionalizzazione e al riordino delle società partecipate regionali, recate dal piano di stabilizzazione finanziaria della Regione Campania approvato con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 20 marzo 2012, al fine di consentire l'efficace realizzazione del processo di separazione tra l'esercizio del trasporto ferroviario regionale e la proprietà, gestione e manutenzione della rete, anche in applicazione dell'articolo 4 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, salvaguardando i livelli essenziali delle prestazioni e la tutela dell'occupazione, effettua, entro 30 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto-legge, una ricognizione della consistenza dei debiti e dei crediti delle società esercenti il trasporto regionale ferroviario. Nei successivi 60 giorni, sulla base delle risultanze dello stato dei debiti e dei crediti, il Commissario elabora un piano di rientro dal disavanzo accertato e un piano dei pagamenti, alimentato dalle risorse regionali disponibili in bilancio e dalle entrate conseguenti all'applicazione delle disposizioni di cui al comma 9, della durata massima di 60 mesi, da sottoporre all'approvazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministero dell'economia e delle finanze. Il piano di rientro dovrà individuare gli interventi necessari al perseguimento delle finalità sopra indicate e all'equilibrio economico delle suddette società, nonché le necessarie azioni di riorganizzazione, riqualificazione o potenziamento del sistema di mobilità regionale su ferro.

6. Nelle more della predisposizione dei piani di cui al comma 5 ed al fine di garantire la continuità dell'erogazione dei servizi di trasporto pubblico regionale nel rispetto della normativa vigente e con le risorse disponibili allo scopo a carico del bilancio regionale, il Commissario adotta ogni atto necessario ad assicurare lo svolgimento della gestione del servizio da parte di un unico gestore a livello di ambito o bacino territoriale ottimale, coincidente con il territorio della Regione, ai sensi dell'articolo 4, comma 32, lettera a), del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, garantendo in ogni caso il principio di separazione tra la gestione del servizio e la gestione e manutenzione delle infrastrutture.

7. Al fine di assicurare lo svolgimento delle attività di cui al comma 5 e l'efficienza e continuità del servizio di trasporto secondo le modalità di cui al comma 6, per un periodo di 12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive, anche concorsuali, nei confronti delle società a partecipazione regionale esercenti il trasporto ferroviario regionale ed i pignoramenti eventualmente eseguiti non vincolano gli enti debitori e i terzi pignorati, i quali possono disporre delle somme per le finalità istituzionali delle stesse società. I relativi debiti insoluti producono, nel suddetto periodo di dodici mesi, esclusivamente gli interessi legali di cui all'articolo 1284 del codice civile, fatti salvi gli accordi tra le parti che prevedono tassi di interesse inferiori.

8. È istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un tavolo tecnico, senza oneri per la finanza pubblica, di verifica degli adempimenti regionali per la disamina, in prima istanza, della documentazione pervenuta per la stipula e la successiva sottoscrizione dell'accordo di approvazione dei piani di cui al comma 5, sottoscritto dai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze e dal Presidente della Regione.

9. A copertura dei debiti del sistema di trasporto regionale su ferro, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica e previa approvazione dei piani di cui al comma 5, la Regione Campania può utilizzare, per gli anni 2012 e 2013, le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, di cui alla delibera CIPE n. 1/2009 del 6 marzo 2009, pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. 137 del 16 giugno 2009, ad esse assegnate, entro il limite complessivo di 200 milioni di euro. A decorrere dall'anno 2013, subordinatamente al mancato verificarsi dei presupposti per l'aumento delle misure di cui all'articolo 2, comma 86, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, il predetto aumento automatico è destinato alla ulteriore copertura del piano di rientro di cui al comma 5. A decorrere dal medesimo anno, per garantire la completa copertura del piano di rientro, nel caso in cui si verifichino i presupposti per l'aumento delle misure di cui all'articolo 2, comma 86, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, l'incremento nelle misure fisse ivi previsto è raddoppiato. Il Ministero delle infrastrutture comunica al Ministero dell'economia e delle finanze e all'Agenzia delle entrate, il verificarsi delle condizioni per l'applicazione del predetto incremento automatico.

10. I termini per l'approvazione dei bilanci consuntivi delle società di cui al comma 5 sono differiti al sessantesimo giorno successivo all'approvazione dei piani di cui allo stesso comma 5.


 

 

L’articolo 16 dispone finanziamenti per la continuità e la riorganizzazione dei seguenti servizi pubblici di trasporto:

§       trasporto marittimo pubblico sui laghi Maggiore, di Garda e di Como;

§       prosecuzione del servizio intermodale dell’autostrada ferroviaria nel valico del Frejus;

§       esercizio delle funivia Savona-San Giuseppe.

Viene inoltre previsto il trasferimento, rispettivamente alle regioni Calabria e Puglia, della proprietà sociale delle Ferrovie Calabria S.r.l. e delle Ferrovie del Sud-Est e Servizi Automobilistici S.r.l., nonché la riorganizzazione del trasporto ferroviario regionale nella Regione Campania.

 

 

Il comma 1 dell’articolo 16 intende garantire, anche per l’anno 2012, la continuità del servizio pubblico di navigazione sui laghi Maggiore, di Garda e di Como, attribuendo alla Gestione governativa navigazione laghi risorse per 6 milioni di euro, che dovranno essere destinate al finanziamento delle spese di esercizio per la gestione dei predetti servizi pubblici.

Viene fatto salvo quanto previsto dalla legge n. 614 del 1957 (Sistemazione dei servizi pubblici di linea di navigazione sui laghi Maggiore, di Garda e di Como), secondo la quale gli utili di gestione risultanti dal conto economico sono versati allo stato di previsione dell'entrata dello Stato.

L’articolo 1 della legge n. 614/1957, ha autorizzato il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a gestire direttamente i servizi pubblici di navigazione sui laghi di Garda, Maggiore e di Como a mezzo di apposito gestore. L’articolo 2 della stessa legge prevede che l'eventuale disavanzo di gestione debba essere coperto con i fondi stanziati annualmente nello stato di previsione del Ministero, cui spetta la vigilanza sull’amministrazione affidata al gestore.

La relazione tecnica al decreto ricorda infatti che la Gestione Governativa Navigazione Laghi deve garantire, per nome e per conto dello Stato, le linee di navigazione in servizio pubblico sui suddetti laghi: La Gestione garantisce ogni anno il trasporto di circa 9 milioni di passeggeri e di 700.000 veicoli e si avvale complessivamente di 96 navi sui tre laghi. Le entrate del traffico e le altre entrate, nonché i finanziamenti del MIT, per un totale nel 2012 di 59,59 milioni di euro, non coprono le spese del servizio, pari a 71,09 milioni di Euro (di cui circa la metà per il personale), generando un disavanzo di gestione 2012 di 11,5 milioni di euro, che vengono solo in parte coperti con l’avanzo 2011 pari a 5,5 mln. Rimane pertanto da coprire il restante disavanzo di 6 milioni con il finanziamento disposto dal comma 1 dell’art. 16 in esame.

La relazione illustrativa ricorda anche che esiste una Convenzione italo-svizzera per la disciplina della navigazione sul lago Maggiore e sul lago di Lugano in base alla quale deve essere garantito il trasporto pubblico nel bacino svizzero del Lago Maggiore.

Si ricorda che già l’art. 7-sexies, comma 4 del D.L. n. 5 del 2009 aveva consentito alla Gestione governativa navigazione laghi per gli esercizi finanziari 2009 e 2010, al fine di scongiurare la possibilità che fosse compromessa la continuità del servizio pubblico di navigazione sui laghi Maggiore, di Garda e di Como, l'utilizzo degli avanzi di amministrazione risultanti dai bilanci 2007 e 2008 per fronteggiare le spese di esercizio per la gestione dei servizi di navigazione lacuale. Successivamente, l’art. 2, comma 12-ter del D.L. 225/2010 ha prorogato tale facoltà anche per il biennio 2011-2012, con riferimento agli avanzi dei bilanci 2009-2010 ed il comma 12-bis dello stesso articolo ha attribuito per il 2011 alla Gestione governativa navigazione laghi 2 milioni di euro,al fine di assicurare la continuità del servizio, sempre precisando che le maggiori entrate avrebbero dovuto essere destinate al finanziamento delle spese di esercizio per i servizi della navigazione lacuale. Più recentemente altre norme sono intervenute su aspetti diversi della navigazione lacuale; tra queste, l’art. 30 del D.L. n. 201 del 2011 ha previsto (comma 3-quater), che la normativa tecnica per la progettazione e la costruzione delle unità navali adibite al trasporto pubblico locale lagunare sia emanata con regolamento adottato dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute.

 

Il comma 2 dell’articolo 16disponela prosecuzione del servizio intermodale dell’autostrada ferroviaria alpina attraverso il valico del Frejus mediante un finanziamento, per l'anno 2012, di 4,5 milioni di euro. Si tratta di un contributo statale da erogarsi alla società Trenitalia S.p.A. che assicura attualmente il servizio in base ad un Accordo di Programma con i Ministeri delle infrastrutture e dell’Ambiente stipulato negli anni 2004-2006 e successivamente prorogato fino al 2011.

Come ricorda la relazione tecnica, la promozione e la sperimentazione di modalità più sicure di trasporto combinato strada-rotaia tra Italia e Francia, risale al vertice Governativo italo-francese di Torino del 19 gennaio 2001, successivo all’incidente nel tunnel del Monte Bianco del 1999. Nacque pertanto il progetto di Autostrada Ferroviaria Alpina sulla tratta Orbassano-Aiton ed a fine 2003 fu avviata da due imprese ferroviarie (Trenitalia e la francese SNCF) la gestione del servizio sperimentale, tutt’ora in corso e a carico in maniera paritaria dei due Stati, che offre alcuni collegamenti giornalieri tra le due località ad un prezzo competitivo con quello dell’attraversamento stradale del Frejus. L’Accordo di Programma triennale con Trenitalia, autorizzato dalla Commissione UE, per il progetto Autostrada Ferroviaria Alpina è stato rinnovato fino al 2009 e poi prorogato fino al 2011[67]. Per il 2012 è stata inoltrata richiesta alla Commissione europea di autorizzazione dell’aiuto di Stato e si è in attesa della relativa decisione. In particolare è stata richiesta la compatibilità dell’aiuto con il mercato interno in quanto aiuto destinato ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, senza alterare le condizioni degli scambi (art. 107, par. 3, lett. c)) del TFUE). Nelle more, ed in attesa del reperimento dei fondi, il servizio viene comunque erogato da Trenitalia.

 

La relazione tecnica riporta un prospetto di rendicontazione della gestione da cui si evince un risultato netto negativo della gestione (dal 2005 al 2011) variabile tra i 9,8 ed i 13,7 milioni di euro annui, che divisi al 50% tra i due Stati portano ad un corrispondente contributo pubblico che ha oscillato, tra il 2005 ed il 2010, tra circa 5,3 e 6,1 milioni di euro; in particolare negli ultimi due anni (2010 e 2011) il contributo pubblico italiano è stato di circa 5,5 milioni di euro annui.

Per l’anno 2012, presentando l’Amministrazione una disponibilità di solo 1 milione di euro, si rende pertanto necessario il finanziamento, disposto con il comma 2, dei mancanti 4,5 milioni di euro.

 

Il comma 3, al fine di garantire l’esercizio delle funivia Savona-San Giuseppe autorizza, per l'anno 2012, la spesa di 5 milioni di euro per il contributo dovuto per la concessione alla società Funivie S.p.A..

La relazione governativa ricorda che si tratta di un contributo dovuto in base ad una convenzione di concessione stipulata il 15 novembre 2007 con il Ministero dei trasporti. La società è concessionaria della Funivia fino al 20 dicembre 2032. L’impegno annuo delle risorse è stato definito con D.M. n. 4452 del 16 novembre 2009 e per il 2012 tale decreto prevede un contributo di 8,664 milioni di euro, di cui risultano iscritti in bilancio solo 3,664 milioni, necessitandosi così di un ulteriore finanziamento, disposto dal comma in esame, pari a 5 milioni di euro.

 

Il comma 4 interviene per facilitare il trasferimento, rispettivamente alle regioni Calabria e Puglia, della proprietà sociale delle Ferrovie Calabria s.r.l. e delle Ferrovie del Sud-Est e Servizi Automobilistici s.r.l., attualmente del Ministero delle infrastrutture e trasporti. In particolare, sia per attivare le procedure per il trasferimento, che per garantire il raggiungimento di obiettivi di efficientamento e razionalizzazione della gestione aziendale, viene autorizzata la spesa complessiva di 40 milioni di euro, a condizione che siano sottoscritti con le regioni interessate i relativi accordi di trasferimento entro sessanta giorni.

Si segnala che la norma appare formulata in modo non chiaro relativamente al termine entro il quale dovranno essere sottoscritti gli accordi con le regioni citate, prevedendosi, nello stesso comma 4, sia il termine di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto che il termine del 31 dicembre 2012 (da intendersi forse come termine per il trasferimento della proprietà alle Regioni).

 

Secondo la relazione governativa l’aumento di capitale sarà di 20 milioni di euro per ciascuna delle due società e si rende necessario per far fronte alla crisi di liquidità delle due società. Le società infatti effettuano dal 2001 servizi automobilistici e ferroviari di competenza regionale in base a contratti di servizio stipulati con le due regioni. Tali contratti hanno generato crediti verso le rispettive regioni pari a circa 90 milioni di euro per Ferrovie della Calabria S.r.l. ed a circa 120 milioni di euro per Ferrovie del Sud-Est S.r.l., la cui mancata riscossione ha generato una crisi di liquidità e contenzioso, che ha prodotto, per la società Ferrovie della Calabria (di cui lo Stato è socio unico), anche una situazione di insolvenza.

 

I commi da 5 a 10 intervengono in materia di trasporto ferroviario regionale campano, delineando una procedura di accertamento dei disavanzi e una conseguente procedura di definizione dei piani di rientro, da realizzarsi nel termine di 5 anni, necessarie a riorganizzare e riqualificare il sistema di mobilità regionale su ferro della Regione Campania.

In particolare, il comma 5 prevede che il Commissario ad acta effettui, nel termine di 30 giorni dall'entrata in vigore del decreto, una ricognizione della consistenza dei debiti e dei crediti delle società esercenti il trasporto regionale ferroviario e che nei successivi 60 giorni, sulla base delle risultanze dello stato dei debiti e dei crediti, elabori un piano di rientro dal disavanzo accertato e un piano dei pagamenti, alimentato dalle risorse regionali disponibili in bilancio e dalle entrate conseguenti all'applicazione delle disposizioni di cui al successivo comma 9. Il piano avrà una durata massima di 60 mesi, dovrà essere sottoposto all'approvazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministero dell'economia e delle finanze e dovrà individuare gli interventi necessari al perseguimento delle finalità sopra indicate e all'equilibrio economico delle suddette società, nonché le necessarie azioni di riorganizzazione, riqualificazione o potenziamento del sistema di mobilità regionale su ferro.

Si ricorda che si tratta del Commissario nominato ai sensi dell'articolo 14, comma 22, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78[68], per l'attuazione delle misure relative alla razionalizzazione e al riordino delle società partecipate regionali, recate dal piano di stabilizzazione finanziaria della Regione Campania approvato con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 20 marzo 2012, al fine di consentire l'efficace realizzazione del processo di separazione tra l'esercizio del trasporto ferroviario regionale e la proprietà, gestione e manutenzione della rete, anche in applicazione dell'articolo 4 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138[69], salvaguardando i livelli essenziali delle prestazioni e la tutela dell'occupazione.

Il comma 10 provvede altresì a differire al sessantesimo giorno successivo all'approvazione dei piani di rientro, i termini per l'approvazione dei bilanci consuntivi delle citate società esercenti il trasporto regionale ferroviario.

 

Il comma 6, per garantire la continuità dell'erogazione dei servizi di trasporto pubblico regionale, consente al Commissario ad acta, nelle more dei tre mesi previsti per la predisposizione del piano di rientro, di adottare ogni atto necessario ad assicurare lo svolgimento della gestione del servizio da parte di un unico gestore a livello di ambito o bacino territoriale ottimale, coincidente con il territorio della Regione, con il vincolo di garantire comunque il principio di separazione tra la gestione del servizio e la gestione e manutenzione delle infrastrutture.

 

Il comma 7 dispone che per un periodo di 12 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto-legge non possano essere intraprese o proseguite azioni esecutive, anche concorsuali, nei confronti delle società a partecipazione regionale esercenti il trasporto ferroviario regionale ed i pignoramenti eventualmente eseguiti non vincolino gli enti debitori e i terzi pignorati, i quali possono disporre delle somme per le finalità istituzionali delle stesse società. Si prevede anche che i relativi debiti insoluti producano, sempre nel periodo di dodici mesi, esclusivamente gli interessi legali di cui all'articolo 1284 del codice civile, fatti salvi gli accordi tra le parti che prevedano tassi di interesse inferiori. La finalità del comma 7 è quella di assicurare lo svolgimento delle attività di cui al comma 5 e l'efficienza e continuità del servizio di trasporto secondo le modalità di cui al comma 6.

 

Ai fini della stipula e della successiva sottoscrizione dell'accordo di approvazione dei piani di rientro, accordo che in base alla norma dovrà essere sottoscritto dai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze e dal Presidente della Regione, il comma 8 istituisce presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un apposito tavolo tecnico, senza oneri per la finanza pubblica, di verifica degli adempimenti regionali per la disamina, in prima istanza, della documentazione pervenuta.

 

Il comma 9 reca il meccanismo per la copertura finanziaria dei debiti del sistema di trasporto regionale su ferro. In particolare si prevede che la Regione Campania possa utilizzare, per gli anni 2012 e 2013, le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, di cui alla delibera CIPE n. 1/2009 del 6 marzo 2009[70], entro il limite complessivo di 200 milioni di euro. La disposizione è applicabile nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica e subordinatamente all’approvazione dei piani di rientro di cui al comma 5.

A decorrere dall’anno 2013 si prevede invece un meccanismo di copertura che, sia pure con una formulazione non priva di dubbi interpretativi, consente di destinare al finanziamento del sistema di trasporto regionale su ferro la possibilità di aumento dell’aliquota IRAP e dell’addizionale regionale IRPEF introdotta per porre rimedio alla situazione di disavanzo sanitario della regione Campania.

Infatti si prevede, a decorrere dall'anno 2013, subordinatamente al mancato verificarsi dei presupposti per l'aumento automatico dell’aliquota IRAP e dell’addizionale regionale IRPEF in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro del disavanzo sanitario regionale campano, di cui all'articolo 2, comma 86, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, che il predetto aumento automatico sia comunque disposto e destinato alla ulteriore copertura del piano di rientro dal disavanzo dei servizi di trasporto ferroviario regionale.

 

Si ricorda che l’art. 2, comma 86 della legge finanziaria 2010 ha disposto che ilmancato raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro dal disavanzo sanitario, con conseguente determinazione di un disavanzo sanitario, comporta per le Regioni anche l'incremento nelle misure fisse di 0,15 punti percentuali dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive e di 0,30 punti percentuali dell'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche rispetto al livello delle aliquote vigenti, secondo le procedure previste dal citato articolo 1, comma 174, della legge n. 311 del 2004, come modificato dal comma 76 dell’articolo in esame.

Nel caso invece in cui vengano mancati gli obiettivi del piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale campano e quindi si proceda all’aumento automatico delle aliquota IRAP e dell’addizionale regionale IRPEF, tale aumento viene raddoppiato, al fine di destinare risorse anche al piano di rientro dal disavanzo dei servizi di trasporto ferroviario regionale.

Il Ministero delle infrastrutture è tenuto a comunicare al Ministero dell'economia e delle finanze e all'Agenzia delle entrate, il verificarsi delle condizioni per l'applicazione dell’incremento automatico.


 

Articolo 17
(
Disposizioni in materia di autoservizi pubblici non di linea)

 

1. All'articolo 2, comma 3, del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73, le parole: «entro e non oltre il 30 giugno 2012» sono sostituite dalle seguenti: «entro e non oltre il 31 dicembre 2012».

 

 

L’articolo 17 proroga fino al 31 dicembre 2012, il termine per l’emanazione del decreto del Ministero delle infrastrutture e trasporti recante le disposizioni attuative per impedire le pratiche di esercizio abusivo del servizio taxi e del servizio di noleggio con conducente.

 

Infatti, l’articolo 17 provvede a novellare l’art. 2, comma 3 del D.L. n. 40 del 2010,che prevedeva l’emanazione entro il 30 giugno 2012 delle disposizioni attuative per impedire le pratiche di esercizio abusivo del servizio taxi e del servizio di noleggio con conducente non rispondenti ai principi ordinamentali che regolano la materia. Con il suddetto decreto dovrebbero altresì definirsi gli indirizzi generali per l'attività di programmazione e di pianificazione delle regioni, ai fini del rilascio, da parte dei Comuni, dei titoli autorizzativi.

Il termine per l’emanazione del decreto del Ministro delle infrastrutture e trasporti, che dovrà essere emanato di concerto con il Ministero dello sviluppo economico e previa intesa con la Conferenza Unificata[71], viene differito al 31 dicembre 2012.

Nella relazione governativa si evidenzia che la proroga si rende necessaria per evitare l’entrata in vigore di una disposizione che contiene elementi fortemente restrittivi della concorrenza, attesa anche la pendenza di una causa pregiudiziale a seguito di un rinvio da parte di un giudice italiano avente ad oggetto l’interpretazione della disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici non di linea.

 

Le disposizioni introdotte con l’art. 29, comma 1-quater, del D.L. n. 207/2008, riguardano specificamente il servizio di noleggio con conducente[72], in relazione al quale sono stati ampliati gli obblighi a carico degli esercenti ed introdotte specifiche limitazioni, prevedendo:

§      una preventiva autocertificazione per l’accesso nel territorio di altri comuni;

§      nuove modalità per il rilascio delle licenze e delle autorizzazioni, con obbligatoria disponibilità, in base a valido titolo giuridico, di una sede, di una rimessa o di un pontile situati nel territorio del comune che ha rilasciato l'autorizzazione;

§      l’obbligo di inizio e termine di ogni singolo servizio di noleggio con conducente presso la rimessa;

§      l'obbligo di compilazione e tenuta da parte del conducente di un “foglio di servizio”;

§      il divieto di sostare in posteggio di stazionamento su suolo pubblico nei comuni ove sia presente il servizio di taxi.

Si ricorda che l’applicazione della nuova disciplina è stata più volte differita nel tempo. L’art. 5, comma 3, del decreto legge n. 194/2009[73], ha stabilito che, nelle more della ridefinizione della disciplina dettata dalla legge n. 21/1992, da effettuare nel rispetto delle competenze attribuite dal quadro costituzionale e ordinamentale alle regioni e agli enti locali[74], l’efficacia del citato articolo 29 comma 1-quater fosse sospesa fino al 31 marzo 2010. Le successive proroghe del termine sono state disposte dall’art. 51, comma 7 del n. 78 del 2010[75] (al 31 dicembre 2010), dalla Tabella 1 del D.L. n. 225 del 2010[76] (al 31 marzo 2011), dall’art. 3, comma 11-bis del D.L. n. 138 del 2011[77] , dal DPCM 25 marzo 2011 (al 31 dicembre 2011) e dall’art. 11, comma 4 del D.L. n. 216 del 2011[78], al 30 giugno 2012.

 

Si ricorda peraltro che in materia di liberalizzazione del servizio taxi è intervenuto di recente l’art. 36, del D.L. n. 1 del 2012 (c.d. liberalizzazioni)[79] che ha istituito l'Autorità di regolazione nel settore dei trasporti e dell'accesso alle relative infrastrutture, prevedendo, al comma 1, lett. m), per quanto riguarda il servizio taxi, che l’Autorità provveda tra l’altro a monitorare e verificare la corrispondenza del servizio, delle tariffe e della qualità delle prestazioni alle esigenze dei diversi contesti urbani, secondo i criteri di ragionevolezza e proporzionalità. allo scopo di garantire il diritto di mobilità degli utenti.

La norma prevede inoltre che icomuni e le regioni, nell’ambito delle proprie competenze, dovranno provvedere, previo parere dell’Autorità, ad adeguare il servizio sulla base dei seguenti principi:

a)    l'incremento del numero delle licenze ove ritenuto necessario anche in base alle analisi effettuate dall’Autorità per confronto nell'ambito di realtà comunitarie comparabili, a seguito di istruttoria sui costi-benefici anche ambientali, in relazione a comprovate ed oggettive esigenze di mobilità ed alle caratteristiche demografiche e territoriali, bandendo concorsi straordinari in conformità alla vigente programmazione numerica; qualora la suddetta programmazione numerica manchi o sia ritenuta inidonea, rilasciando a titolo gratuito o oneroso, nuove licenze da assegnare ai soggetti iscritti nei ruoli dei conducenti di veicoli adibiti ad autoservizi pubblici non di linea; in caso di rilascio a titolo oneroso fissando il relativo importo; individuando criteri di selettivi di valutazione automatica o immediata che assicurino la conclusione in tempi celeri della procedura; destinando i proventi del rilascio di licenze a titolo oneroso all’erogazione di adeguate compensazioni da corrispondere a favore di coloro che già sono titolari di licenza;

b)    consentire, d’intesa con i Comuni, ai titolari di licenza una maggiore libertà di organizzazione del servizio, per fronteggiare particolari eventi o periodi di prevedibile aumento della domanda, e, in numero proporzionato alle esigenze, per sviluppare nuovi servizi integrativi come, il taxi ad uso collettivo o altre forme;

c)    consentire una maggiore libertà nella fissazione delle tariffe; la possibilità di una loro corretta e trasparente pubblicizzazione, prevedendo la possibilità per gli utenti di avvalersi di tariffe predeterminate dal Comune per percorsi prestabiliti;

d)    migliorare la qualità del servizio attraverso:

-       l’ampliamento della formazione professionale degli operatori con riferimento alla sicurezza stradale ed alle lingue straniere;

-       la conoscenza della normativa fiscale, amministrativa e civilistica del settore;

-       la promozione dell’investimento in nuove tecnologie per l’efficientamento del servizio;

-       l’adozione a livello regionale della Carta dei servizi.

e)    con riferimento alla disciplina relativa al servizio taxi, si prevede che l’Autorità possa ricorrere al Tribunale amministrativo del Lazio.


 

Articolo 18
(
Amministrazione aperta)

 


1. La concessione delle sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari alle imprese e l'attribuzione dei corrispettivi e dei compensi a persone, professionisti, imprese ed enti privati e comunque di vantaggi economici di qualunque genere di cui all'articolo 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241 ad enti pubblici e privati, sono soggetti alla pubblicità sulla rete internet, ai sensi del presente articolo e secondo il principio di accessibilità totale di cui all'articolo 11 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.

2. Nei casi di cui al comma 1 ed in deroga ad ogni diversa disposizione di legge o regolamento, nel sito internet dell'ente obbligato sono indicati: a) il nome dell'impresa o altro soggetto beneficiario ed i suoi dati fiscali; b) l'importo; c) la norma o il titolo a base dell'attribuzione; d) l'ufficio e il funzionario o dirigente responsabile del relativo procedimento amministrativo; e) la modalità seguita per l'individuazione del beneficiario; f) il link al progetto selezionato, al curriculum del soggetto incaricato, nonché al contratto e capitolato della prestazione, fornitura o servizio.

3. Le informazioni di cui al comma 2 sono riportate, con link ben visibile nella homepage del sito, nell'ambito dei dati della sezione «Trasparenza, valutazione e merito» di cui al citato decreto legislativo n. 150 del 2009, che devono essere resi di facile consultazione, accessibili ai motori di ricerca ed in formato tabellare aperto che ne consente l'esportazione, il trattamento e il riuso ai sensi dell'articolo 24 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.

4. Le disposizioni del presente articolo costituiscono diretta attuazione dei principi di legalità, buon andamento e imparzialità sanciti dall'articolo 97 della Costituzione, e ad esse si conformano entro il 31 dicembre 2012, ai sensi dell'articolo 117, comma 2, lettere g), h), l), m), r) della Costituzione, tutte le pubbliche amministrazioni centrali, regionali e locali, i concessionari di servizi pubblici e le società a prevalente partecipazione o controllo pubblico. Le regioni ad autonomia speciale vi si conformano entro il medesimo termine secondo le previsioni dei rispettivi Statuti.

5. A decorrere dal 1° gennaio 2013, per le concessioni di vantaggi economici successivi all'entrata in vigore del presente decreto-legge, la pubblicazione ai sensi del presente articolo costituisce condizione legale di efficacia del titolo legittimante delle concessioni ed attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell'anno solare previste dal comma 1, e la sua eventuale omissione o incompletezza è rilevata d'ufficio dagli organi dirigenziali e di controllo, sotto la propria diretta responsabilità amministrativa, patrimoniale e contabile per l'indebita concessione o attribuzione del beneficio economico. La mancata, incompleta o ritardata pubblicazione è altresì rilevabile dal destinatario della prevista concessione o attribuzione e da chiunque altro abbia interesse, anche ai fini del risarcimento del danno da ritardo da parte dell'amministrazione, ai sensi dell'articolo 30 del codice del processo amministrativo di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104.

6. Restano fermi l'articolo 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241, i decreti legislativi 7 marzo 2005, n. 82, 12 aprile 2006, n. 163 e 6 settembre 2011, n. 159, l'articolo 8 del decreto-legge 7 maggio 2012, n. 52 e le ulteriori disposizioni in materia di pubblicità. Ai pagamenti obbligatori relativi ai rapporti di lavoro dipendente ed ai connessi trattamenti previdenziali e contributivi si applicano le disposizioni ad essi proprie. Il Governo, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, è autorizzato ad adottare entro il 31 dicembre 2012, previo parere della Conferenza unificata, un regolamento ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, volto a coordinare le predette disposizioni con il presente articolo ed a disciplinare le modalità di pubblicazione dei dati di cui ai commi precedenti anche sul portale nazionale della trasparenza di cui al citato decreto legislativo n. 150 del 2009. Lo stesso regolamento potrà altresì disciplinare le modalità di attuazione del presente articolo in ordine ai pagamenti periodici e per quelli diretti ad una pluralità di soggetti sulla base del medesimo titolo.

7. Dall'attuazione del presente articolo non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e alle attività previste si farà fronte con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.


 

 

L’articolo18 vincola le pubbliche amministrazioni centrali, regionali e locali, i concessionari di servizi pubblici e le società a prevalente partecipazione o controllo pubblico, ad utilizzare la rete internet per assolvere all’obbligo di pubblicità di dati, specificamente indicati, relativi all’erogazione di vantaggi economici. Le disposizioni in esame introducono così obblighi ulteriori rispetto a quelli già stabiliti dall'articolo 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241, che si limita a prevedere un obbligo di pubblicità dei criteri e delle modalità seguiti ai fini dell’emanazione di atti attributivi di vantaggi economici. I soggetti indicati, nonché le regioni ad autonomia speciale secondo le previsioni dei rispettivi statuti, devono conformarsi a tale prescrizione entro il 31 dicembre 2012. Dal 1° gennaio 2013, l’efficacia dei titoli che attribuiscono vantaggi economici di importo complessivo superiore a mille euro nell'anno solare è subordinata alla pubblicazione dei relativi dati sulla rete internet, la cui mancanza, incompletezza o ritardo è azionabile ai fini del risarcimento del danno.

 

L’articolo in esame, rubricato “amministrazione aperta”, dispone in tema di pubblicità via internet degli atti posti in essere da soggetti pubblici, diretti a concedere o attribuire vantaggi economici ad altri soggetti pubblici o privati, ad esclusione di quelli che costituiscono pagamenti obbligatori per rapporti di lavoro dipendente e connessi trattamenti previdenziali e contributivi.

All’’obbligo di predeterminazione e pubblicazione dei criteri e delle modalità seguiti per i provvedimenti attributivi di vantaggi economici già stabilito dall’art. 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241, cui i soggetti eroganti provvedevano nelle forme deliberate, l’articolo 18 rende uniforme per i soggetti indicati, sia la modalità sia il contenuto dell’obbligo di pubblicità:

 

Il citato art. 12 della legge 241/1990 è espressione di un principio di ordine generale “che esige, in materia di sovvenzioni, contributi, sussidi e ausili finanziari e di attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati, la predeterminazione e pubblicazione dei criteri e modalità cui le Amministrazioni devono attenersi per un'esigenza di trasparenza dell'azione amministrativa” (così Corte dei conti, Sez. Contr., det. n. 76 del 10 maggio 1993).

 

L’art. 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241, prevede che la concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari e l'attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati sono subordinate alla predeterminazione ed alla pubblicazione da parte delle amministrazioni procedenti, nelle forme previste dai rispettivi ordinamenti, dei criteri e delle modalità cui le amministrazioni stesse devono attenersi. La stessa disposizione prevede che l'effettiva osservanza di tali regole procedimentali risulti dai singoli provvedimenti relativi all’attribuzione dei vantaggi economici.

 

Ai fini della valutazione della portata innovativa dell’articolo in esame, occorre tenere conto del quadro normativo vigente, nel quale rilevano, oltre alle fonti espressamente richiamate dal comma 6 tra cui il citato art. 12 della legge 241/1990, ulteriori disposizioni in tema di pubblicità su siti istituzionali, in merito alle quali il medesimo comma formula un generico rinvio.

Ai fini di una indicativa di ricognizione di tali fonti si ricordano:

§       l’art. 3, comma 54 della L. 244/2007[80] che ha novellato il comma 127 dell’art. 1 della L. 23 dicembre 1996, n. 662, prevedendo che le pubbliche amministrazioni che si avvalgono di collaboratori esterni o che affidano incarichi di consulenza per i quali è previsto un compenso sono tenute a pubblicare sul proprio sito web i relativi provvedimenti completi di indicazione dei soggetti percettori, della ragione dell’incarico e dell’ammontare erogato. In caso di omessa pubblicazione, la liquidazione del corrispettivo per gli incarichi di collaborazione o consulenza di cui al presente comma costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale del dirigente preposto. Copia degli elenchi è trasmessa semestralmente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica.

§       l’art. 3, comma 44 della l. 244/2007, che ha previsto che nessun atto comportante spesa per emolumenti a carico delle pubbliche finanze anche nell’ambito di rapporti di lavoro autonomo con pubbliche amministrazioni statali di cui all’articolo 1 , comma 2, D.Lgs. n. 165/2001agenzie, enti pubblici anche economici, enti di ricerca, università, società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica nonché le loro controllate, o per collegi e organi di governo e di controllo di società non quotate, può ricevere attuazione, se non sia stato previamente reso noto, con l’indicazione nominativa dei destinatari e dell’ammontare del compenso, attraverso la pubblicazione sul sito web dell’amministrazione o del soggetto interessato e, in caso di violazione, l’amministratore che abbia disposto il pagamento e il destinatario del medesimo sono tenuti al rimborso, a titolo di danno erariale, di una somma pari a dieci volte l’ammontare eccedente la cifra consentita.Tali disposizioni non si applicano ai contratti di diritto privato in corso alla data del 28 settembre 2007 e alla Banca d’Italia e alle altre autorità indipendenti tale previsione di pubblicità si applica solo a partire da determinati importi.

§       l’art. 4, comma 2, lett. h), n. 3) della L. 15/2009[81] che prescrive un principio di delega relativo all'adozione da parte delle pubbliche amministrazioni, sentite le associazioni di cittadini, consumatori e utenti rappresentate nel Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, di un programma per la trasparenza, di durata triennale, da rendere pubblico anche attraverso i siti web delle pubbliche amministrazioni. La disposizione delegata contenuta nell’art. 11 del D.Lgs. n. 150 /2009, espressamente richiamato dal comma 1 dell’articolo in esame, definisce la trasparenza (amministrativa) in termini di accessibilità totale, da attuare anche attraverso la pubblicazione sui siti istituzionali delle amministrazioni pubbliche, di informazioni concernenti anche gli indicatori relativi all'utilizzo di risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali. In base all’art. 11 l’accessibilità dei dati favorisce forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità e costituisce livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lett. m) della Costituzione. Ai sensi di tale disposizione ogni amministrazione adotta un Programma triennale per la trasparenza e l'integrità, che ha l'obbligo di pubblicare sul proprio sito in apposita sezione denominata: «Trasparenza, valutazione e merito».; sul medesimo sito la stessa disposizione prescrive che siano pubblicati gli incarichi conferiti anche a privati. L’inadempimento degli obblighi di pubblicazione comporta il divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti preposti agli uffici coinvolti.

 

I soggetti destinatari degli obblighi di pubblicità già previsti dal quadro normativo vigente sopra tratteggiato sono costituiti:

§       ai sensi dell’art. 11 del D.Lgs. 150/2009, dalle amministrazioni pubbliche indicate all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 165/2001 - cioè tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, nonché,fino alla revisione organica della disciplina di settore, il CONI;

§       ai sensi dell’art. 3, comma 44, della legge n. 244/2007 alle pubbliche amministrazioni statali (di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165/2001) vanno aggiunti: agenzie, enti pubblici anche economici, enti di ricerca, università, società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica nonché le loro controllate.

 

Perciò, dal punto di vista soggettivo, la platea dei soggetti obbligati ai sensi del comma 4 dell’articolo in esame appare più ampia di quella prevista dalle norme sopra illustrate, in quanto comprende tutte le pubbliche amministrazioni centrali, regionali e locali, i concessionari di servizi pubblici e le società a prevalente partecipazione o controllo pubblico, nonché le regioni ad autonomia speciale che si conformano secondo le previsioni dei rispettivi statuti, con l’avvertenza,però, che, per le società, non sono espressamente menzionate le società a totale controllo pubblico, né quelle controllate.

 

Dal punto di vista dell’oggetto dell’obbligo di pubblicità sul web, la disposizione in esame sembra avere un contenuto più ampio di quelle sopra illustrate, che deve essere articolato, ai sensi del comma 2, in modo da evidenziare: a) il nome dell'impresa o altro soggetto beneficiario ed i suoi dati fiscali; b) l'importo; c) la norma o il titolo a base dell'attribuzione; d) l'ufficio e il funzionario o dirigente responsabile del relativo procedimento amministrativo; e) la modalità seguita per l'individuazione del beneficiario; f) il link al progetto selezionato, al curriculum del soggetto incaricato, nonché al contratto e capitolato della prestazione, fornitura o servizio.

E’ infatti compreso ogni tipo di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari, restando però esclusi i pagamenti obbligatori relativi ai rapporti di lavoro dipendente ed ai connessi trattamenti previdenziali e contributivi. In merito a tali pagamenti si può notare che, per quelli da lavoro dipendente sia l’art. 3 della legge 244/2007, sia l’art. 11 del D.Lgs. 150/2009 prevedono la pubblicazione sul web di retribuzioni.

 

Sotto il profilo dell’estensione degli effetti delle disposizioni in esame a quanto di competenza regionale, il comma 4 afferma che il regime previsto costituisce attuazione dei principi di legalità, buon andamento e imparzialità di cui all'articolo 97 della Costituzione, ed è espressione di competenza esclusiva dello Stato sensi dell'articolo 117, comma 2, lettere g), h), l) m), r) della Costituzione. A tale regime tutti i soggetti che ne sono destinatari debbono conformarsi entro il 31 dicembre 2012.

Le materie di competenza esclusiva dello Stato cui il richiamo è riferito sono l’ordinamento e l’organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali (lett. g)), l’ordine pubblico e sicurezza (lett. h)), giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa (lett. l)); determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (lett. m), nonché quella del coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale nell’ambito della lett. r)).

 

A decorrere dal 1° gennaio 2013, in base al comma 5, primo periodo, l’adeguamento al medesimo regime, quindi la pubblicazione sul web attraverso il sito istituzionale degli atti attributivi di vantaggi economici costituisce condizione per l’efficacia dell’atto stesso se di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell'anno solare.

Il secondo periodo di tale comma dispone che l’omissione della pubblicazione o la pubblicazione incompleta è rilevata d'ufficio dagli organi dirigenziali e di controllo, sotto la propria diretta responsabilità amministrativa, patrimoniale e contabile per l'indebita concessione o attribuzione del beneficio economico.

In merito si rileva che:

§       il richiamo delle forme di responsabilità indicate è effettuato con riferimento ai soli organi dirigenziali e di controllo, non anche ai soggetti cui spetta provvedere alla pubblicità, e riguarda il rilievo d’ufficio dell’incompletezza, del ritardo o della mancanza di pubblicazione;

§       la disposizione contempla la fattispecie di ritardo di pubblicazione, ma non stabilisce il termine entro il quale l’atto attributivo di vantaggi economici, una volta adottato, debba essere pubblicato;

§       le disposizioni che compongono il vigente quadro normativo in materia di obblighi di pubblicazione sui siti istituzionali collegano all’omissione di pubblicazione l’illecito disciplinare e la responsabilità erariale (art. 1, comma 127, L. 23 dicembre 1996, n. 662) o il divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti preposti agli uffici coinvolti (art. 11 del D.Lgs. n. 150 /2009);

§       le responsabilità stabilite dal comma 5 dovrebbero riferirsi a tutte le fattispecie di erogazione di vantaggi economici da parte dei soggetti di cui al comma 4; tra di essi, però, sono compresi anche soggetti di natura privata rispetto ai quali non appare chiaro in quali termini possono essere fatte valere le diverse forme di responsabilità indicate.

 

Sulla materia, le norme costituzionali di riferimento sono l’art. 28 Cost., in base al quale i funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione dei diritti, nonché l’art. 103 Cost. che stabilisce la competenza della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica.

L’art. 28 Cost. collega la responsabilità, fondata su un principio di legalità, alla disposizione costituzionale alla sussistenza di un rapporto di servizio.

Secondo costante giurisprudenza della Corte costituzionale rientra nella discrezionalità del legislatore conformare tale responsabilità e, “ancorché non sia possibile desumere l'esistenza di un principio di inderogabilità delle comuni regole in tema di elemento soggettivo della responsabilità”, la discrezionalità del legislatore, “per essere correttamente esercitata, deve determinare e graduare i tipi e i limiti della responsabilità, caso per caso, in riferimento alle diverse categorie di dipendenti pubblici ovvero alle particolari situazioni, stabilendo, per ciascuna di esse, le forme più idonee a garantire i principi del buon andamento e del controllo contabile” (sentenze n. 1032 del 1988, n. 164 del 1982 e n. 54 del 1975 e n. 371 del 1978). Infatti, il legislatore è “arbitro di stabilire non solo quali comportamenti possano costituire titolo di responsabilità, ma anche quale grado di colpa sia richiesto ed a quali soggetti la responsabilità sia ascrivibile (sentenza n. 411 del 1988), senza limiti o condizionamenti che non siano quelli della non irragionevolezza e non arbitrarietà”. Quindi, “è indubbio che la responsabilità amministrativa, in generale, presenti una peculiare connotazione, rispetto alle altre forme di responsabilità previste dall’ordinamento, che deriva dalla accentuazione dei profili sanzionatori rispetto a quelli risarcitori. In questa prospettiva, il legislatore ha, tra l’altro, il potere di delimitare l’ambito di rilevanza delle condotte perseguibili, stabilendo, nella combinazione di elementi restitutori e di deterrenza, quanto del rischio dell’attività debba restare a carico dell’apparato e quanto a carico del dipendente, nella ricerca di un punto di equilibrio tale da rendere, per dipendenti ed amministratori pubblici, la prospettiva della responsabilità ragione di stimolo, e non di disincentivo (sentenze n. 453 e n. 371 del 1998 e 355 del 2010).

Quanto alla giurisdizione della Corte dei conti di cui all’art. 103 Cost., ai sensi dell’art. 1, comma 1, della legge 20/1994[82]la responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica è personale e limitata ai fatti ed alle omissioni commessi con dolo o con colpa grave, ferma restando l'insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali. In ogni caso è esclusa la gravità della colpa quando il fatto dannoso tragga origine dall’emanazione di un atto vistato e registrato in sede di controllo preventivo di legittimità, limitatamente ai profili presi in considerazione nell'esercizio del controllo. Pertanto, risulta necessario, ai fini dell’eventuale condanna, l’accertamento dell’elemento soggettivo della condotta del dipendente, del danno causato alla pubblica amministrazione e del rapporto causale tra la condotta e il danno stesso.

Tuttavia, secondo la giurisprudenza costituzionale (sent. n. 24 del 1993) “costituisce 'ius receptum' che la responsabilità amministrativa patrimoniale, devoluta alla giurisdizione della Corte dei conti, ha natura contrattuale, in quanto presuppone l'esistenza di un rapporto di servizio tra l'autore del danno e l'ente danneggiato (oltreché la violazione di doveri inerenti a detto rapporto), e che, invece, per i danni cagionati ad enti pubblici diversi da quello di appartenenza (ovvero a privati), i pubblici dipendenti rispondono a titolo di responsabilità extracontrattuale, soggetta a giurisdizione del giudice ordinario.carattere non cogente ed assoluto, ma solo tendenzialmente generale, dell'attribuzione alla Corte dei conti, ad opera dell'art. 103 Cost., della giurisdizione in materia di contabilità pubblica, intesa come comprensiva sia dei giudizi di conto che di quelli sulla responsabilità amministrativa patrimoniale dei pubblici dipendenti ed amministratori”. Tuttavia, “la concreta attribuzione della giurisdizione, in relazione alle diverse fattispecie di responsabilità amministrativa è (..) rimessa alla discrezionalità del legislatore ordinario e non opera automaticamente in base all'art. 103 Cost., richiedendo l'interpositio legislatoris, al quale sono rimesse valutazioni che non toccano solo gli aspetti procedimentali del giudizio, investendo la stessa disciplina sostanziale della responsabilità (sentenze nn. 189 e 241 del 1984; n. 641 del 1987; nn. 411, 421 e 773 del 1988, n. 24 del 1993).

 

Il secondo periodo dello stesso comma 5 prevede che la mancata, incompleta o ritardata pubblicazione è altresì rilevabile dal destinatario della prevista concessione o attribuzione e da chiunque altro abbia interesse, anche ai fini del risarcimento del danno da ritardo da parte dell'amministrazione, ai sensi dell'articolo 30 del Codice del processo amministrativo di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104; tale articolo riguarda l’azione di condanna nei confronti della pubblica amministrazione, esperibile quindi, in tal caso, per danno ingiusto derivante da mancato esercizio di attività amministrativa obbligatoria.

 

Il citato art. 30 integra sul piano processuale quanto previsto dall’art. 2-bis della legge 241/1990 (aggiunto dalla legge n. 69/2009) che ha previsto la risarcibilità del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento. La previsione dell’obbligo del risarcimento è ora garantita dal citato art. 30 del codice del processo amministrativo, che prevede, in tali ipotesi, una specifica azione in favore del ricorrente. Il termine per proporre l’azione di risarcimento del danno da ritardo è di un anno e 120 giorni decorrenti dalla scadenza del termine entro il quale si sarebbe dovuto provvedere alla pubblicazione del provvedimento attributivo del beneficio economico (art. 30, comma 4).

 

Il comma 6 espressamente tiene ferme le disposizioni contenute nelle seguenti fonti:

§       art. 12, già citato, della L. n. 241/1990;

§       D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82, recante "Codice dell'Amministrazione digitale";

§       D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, recante " Codice dei contratti pubblici";

§       D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159, recante “Codice delle leggi antimafia" che prevede l’istituzione di una Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia, istituita presso il Ministero dell'Interno;

§       art. 8 D.L. 7 maggio 2012, n. 52, in corso di conversione, recante "Disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica".

A tale espressa indicazione il comma 6 aggiunge, come clausola residuale di chiusura, il riferimento alle ulteriori disposizioni in materia di pubblicità.

La relazione illustrativa richiama, inoltre, l’ulteriore fonte, non menzionata nel testo del comma, costituita l’art. 6 del D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, convertito nella legge 4 aprile 2012, n. 35, c.d. "decreto semplificazioni", che istituisce presso l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori servizi e forniture la "Banca dati nazionale dei contratti pubblici", per favorire la riduzione degli oneri amministrativi derivanti dagli obblighi informativi e assicurare l'efficacia, la trasparenza e il controllo in tempo reale dell'azione amministrativa.

Il medesimo comma 6 rinvia a regolamento di delegificazione, da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, entro il 31 dicembre 2012, previo parere della Conferenza unificata, l’individuazione delle modalità di attuazione della normativa introdotta dall’articolo in esame, nonché le disposizioni di coordinamento tra di essa e quella già vigente.

 

Il comma 7 prevede che dall'attuazione delle disposizioni illustrate non derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e che alle attività previste si faccia fronte con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.


 

Articoli 19-22
(
Istituzione dell’Agenzia per l’Italia digitale)

 


Art. 19
Istituzione dell'Agenzia per l'Italia digitale

1. È istituita l'Agenzia per l'Italia Digitale, sottoposta alla vigilanza del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro da lui delegato, del Ministro dell'economia e delle finanze, del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

2. L'Agenzia opera sulla base di principi di autonomia organizzativa, tecnico-operativa, gestionale, di trasparenza e di economicità. Per quanto non previsto dal presente decreto all'Agenzia si applicano gli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.

 

Art. 20
Funzioni

1. L'Agenzia per l'Italia Digitale è preposta alla realizzazione degli obiettivi dell'Agenda digitale italiana, in coerenza con gli indirizzi elaborati dalla Cabina di regia di cui all'articolo 47 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito in legge con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, e con l'Agenda digitale europea.

2. L'Agenzia svolge, altresì, fatte salve le funzioni dell'INDIRE per quanto attiene il supporto allo sviluppo dell'innovazione del piano di innovazione nelle istituzioni scolastiche, le funzioni di coordinamento, di indirizzo e regolazione affidate a DigitPA dalla normativa vigente e, in particolare, dall'articolo 3 del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 177 fatto salvo quanto previsto dal successivo comma 4, nonché le funzioni affidate all'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione istituita dall'articolo 1, comma 368, lettera d), della legge 23 dicembre 2005, n. 266 e le funzioni svolte dal Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l'innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L'Agenzia assicura il coordinamento informatico dell'amministrazione statale, regionale e locale, in attuazione dell'articolo 117, secondo comma, lettera r), della Costituzione.

3. In particolare l'Agenzia:

a) contribuisce alla diffusione dell'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, allo scopo di favorire l'innovazione e la crescita economica, anche mediante l'accelerazione della diffusione delle Reti di nuova generazione (NGN);

b) elabora indirizzi, regole tecniche e linee guida in materia di omogeneità dei linguaggi, delle procedure e degli standard, anche di tipo aperto, per la piena interoperabilità e cooperazione applicativa tra i sistemi informatici della pubblica amministrazione e tra questi e i sistemi dell'Unione Europea;

c) assicura l'uniformità tecnica dei sistemi informativi pubblici destinati ad erogare servizi ai cittadini ed alle imprese, garantendo livelli omogenei di qualità e fruibilità sul territorio nazionale, nonché la piena integrazione a livello europeo;

d) supporta e diffonde le iniziative in materia di digitalizzazione dei flussi documentali delle amministrazioni, ivi compresa la fase della conservazione sostitutiva, accelerando i processi di informatizzazione dei documenti amministrativi e promuovendo la rimozione degli ostacoli tecnici che si frappongono alla realizzazione dell'amministrazione digitale e alla piena ed effettiva attuazione del diritto all'uso delle tecnologie di cui all'articolo 3 del Codice dell'amministrazione digitale;

e) vigila sulla qualità dei servizi e sulla razionalizzazione della spesa in materia informatica, in collaborazione con CONSIP Spa, anche mediante la collaborazione inter-istituzionale nella fase progettuale e di gestione delle procedure di acquisizione dei beni e servizi, al fine di realizzare l'accelerazione dei processi di informatizzazione e risparmi di spesa;

f) promuove e diffonde le iniziative di alfabetizzazione informatica rivolte ai cittadini, nonché di formazione e addestramento professionale destinate ai pubblici dipendenti, anche mediante intese con la Scuola Superiore della pubblica amministrazione e il Formez, e il ricorso a tecnologie didattiche innovative;

g) effettua il monitoraggio dell'attuazione dei piani di Information and Communication Technology (ICT) delle pubbliche amministrazioni, redatti in osservanza delle prescrizioni di cui alla lettera b), sotto il profilo dell'efficacia ed economicità proponendo agli organi di governo degli enti e, ove necessario, al Presidente del Consiglio dei Ministri i conseguenti interventi correttivi.

4. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono affidate a Consip Spa le funzioni di cui all'articolo 3, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 177, limitatamente alla formulazione dei pareri sulla congruità economica e tecnica degli interventi e dei contratti relativi all'acquisizione di beni e servizi informatici e telematici, al monitoraggio dell'esecuzione degli interventi e dei contratti suddetti, nonché le funzioni di cui alla lettera d) e quelle di cui al comma 3 del medesimo articolo.

5. Per lo svolgimento delle funzioni di cui al comma 4, Consip S.p.A. applica il contributo di cui all'articolo 18, comma 3, del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 177 e al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 giugno 2010.

 

Art. 21
Organi e statuto

1. Sono organi dell'Agenzia:

a) il Direttore generale;

b) il Comitato di indirizzo;

c) il Collegio dei revisori dei conti.

2. Entro trenta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei Ministri, o il Ministro delegato, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, con il Ministro dello sviluppo economico, con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e con il Ministro dell'economia e finanze nomina, previo avviso pubblico, il Direttore generale tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione.

3. Il Direttore generale è il legale rappresentante dell'Agenzia, la dirige e ne è responsabile. Resta in carica tre anni.

4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, è approvato lo statuto dell'Agenzia entro 45 giorni dalla nomina del Direttore generale, in conformità ai principi e criteri direttivi previsti dall'articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, in quanto compatibili con il presente decreto. Lo Statuto prevede che il Comitato di indirizzo sia composto da un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico, un rappresentante del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, un rappresentante del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, un rappresentante del Ministero dell'economia e finanze e due rappresentanti designati dalla Conferenza Unificata. I rappresentanti partecipano al Comitato di indirizzo senza oneri a carico della finanza pubblica. Con lo statuto sono altresì disciplinate le modalità di nomina, le attribuzioni e le regole di funzionamento del Comitato di indirizzo e le modalità di nomina del Collegio dei Revisori.

 

Art. 22
Soppressione di DigitPa, dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione, successione dei rapporti e individuazione delle effettive risorse umane e strumentali

1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, DigitPA e l'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione sono soppressi.

2. Al fine di garantire la continuità dei rapporti facenti capo agli enti soppressi, gli organi in carica alla data di approvazione del presente decreto continuano a svolgere le rispettive funzioni fino alla nomina del Direttore generale e deliberano altresì i bilanci di chiusura degli enti soppressi alla data di cessazione degli enti stessi, corredati della relazione redatta dall'organo interno di controllo in carica alla medesima data e trasmessi per l'approvazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero dell'economia e delle finanze. Il Direttore Generale esercita in via transitoria le funzioni svolte dagli enti soppressi e dal Dipartimento di cui all'articolo 20, comma 2, in qualità di commissario straordinario fino alla nomina degli altri organi dell'Agenzia.

3. Sono trasferite all'Agenzia per l'Italia digitale il personale di ruolo delle amministrazioni di cui all'articolo 20, comma 2, le risorse finanziarie e strumentali degli enti e delle strutture di cui al medesimo articolo 20, comma 2, compresi i connessi rapporti giuridici attivi e passivi, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione, neppure giudiziale. È fatto salvo il diritto di opzione per il personale in servizio a tempo indeterminato presso il Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l'innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per i restanti rapporti di lavoro l'Agenzia subentra nella titolarità del rapporto fino alla naturale scadenza.

4. Il personale attualmente in servizio in posizione di comando presso le amministrazioni di cui all'articolo 20, comma 2, può optare per il transito alle dipendenze dell'Agenzia. Il transito è effettuato, previo interpello, con valutazione comparativa della qualificazione professionale posseduta nonché dell'esperienza maturata nel settore dell'innovazione tecnologica, dell'anzianità di servizio nelle amministrazioni di cui all'articolo 20, comma 2, e dei titoli di studio. Il personale comandato non transitato all'Agenzia ritorna alle amministrazioni o agli enti di appartenenza.

5. Nelle more della definizione dei comparti di contrattazione, ai sensi dell'articolo 40, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, al personale dell'Agenzia si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto Ministeri.

6. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, da emanarsi entro quarantacinque giorni dalla nomina del Direttore generale dell'Agenzia, è determinata l'effettiva dotazione delle risorse umane, nel limite del personale effettivamente trasferito ai sensi dei commi 3 e 4, con corrispondente riduzione delle dotazioni organiche delle amministrazioni di provenienza, fissata entro un tetto massimo 150 unità, nonché la dotazione delle risorse finanziarie e strumentali necessarie al funzionamento dell'Agenzia stessa, tenendo conto del rapporto tra personale dipendente e funzioni dell'Agenzia, in un'ottica di ottimizzazione delle risorse e di riduzione delle spese per il funzionamento e per le collaborazioni esterne. Con lo stesso decreto è definita la tabella di equiparazione del personale trasferito con quello del personale appartenente al comparto Ministeri. I dipendenti trasferiti mantengono l'inquadramento previdenziale di provenienza, nonché il trattamento economico fondamentale e accessorio, limitatamente alle voci fisse e continuative, corrisposto al momento dell'inquadramento. Nel caso in cui risulti più elevato rispetto a quello del comparto Ministeri il personale percepisce per la differenza un assegno ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici.

7. Con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, da emanarsi entro quarantacinque giorni dalla nomina del Direttore generale dell'Agenzia e non oltre la data di adozione del decreto di cui al comma 4 6, le strutture della Presidenza del Consiglio dei Ministri sono adeguate in considerazione del trasferimento delle funzioni di cui all'articolo 20, comma 2.

8. Dall'attuazione degli articoli 19, 20, 21 e 22 non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato ed alle attività previste si farà fronte con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

9. All'Agenzia si applicano le disposizioni sul patrocinio e l'assistenza in giudizio di cui all'articolo 1 del regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611.


 

 

Gli articoli 19, 20, 21 e 22 del decreto-legge in esame razionalizzano le funzioni in materia di innovazione tecnologica e di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, creando a tal fine un organismo unico, denominato Agenzia per l’Italia digitale al posto della pluralità di amministrazioni e di enti finora competenti in materia.

 

L'articolo 19 istituisce l'Agenzia per l'Italia digitale, che, ai sensi del comma 1, è sottoposta alla vigilanza del Presidente del Consiglio o di un Ministro da lui delegato, nonché dei seguenti ministri:

§      economia e finanze;

§      pubblica amministrazione e semplificazione;

§      sviluppo economico;

§      istruzione, università e ricerca.

 

Il comma 2, primo periodo, indica espressamente taluni princìpi cui l'Agenzia dovrà attenersi mentre, per altri aspetti della sua attività, il secondo periodo del comma rimanda ai dettami di carattere generale per tutte le agenzie governative recati dagli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.

 

I princìpi esplicitati dal primo periodo del comma 2 sono:

§      l'autonomia organizzativa, tecnico-operativa e gestionale;

§      la trasparenza;

§      l'economicità.

Per quanto concerne invece la parte del comma 2 dell'articolo 19 che si riferisce al suddetto decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, si ricorda che la norma di carattere generale stabilisce innanzi tutto che le agenzie sono strutture le quali svolgono attività a carattere tecnico-operativo di interesse nazionale, in atto esercitate da ministeri ed enti pubblici, e operano al servizio delle amministrazioni pubbliche, comprese anche quelle regionali e locali.

 

In base all'articolo 8 del decreto legislativo 300/1999, le agenzie sono sottoposte al controllo della Corte dei conti e ai poteri di indirizzo e di vigilanza di un ministro. Il medesimo articolo 8 del decreto legislativo elenca altresì i princìpi e criteri direttivi cui gli statuti delle agenzie devono conformarsi.

L'articolo 9 del decreto legislativo 300/1999, a sua volta, verte sul personale e sulla dotazione finanziaria delle agenzie. Alla copertura dell'organico delle agenzie si provvede, nell'ordine, mediante l'inquadramento del personale trasferito dai ministeri e dagli enti pubblici, mediante procedure di mobilità e, quando l'agenzia è ormai a regime, mediante le ordinarie forme di reclutamento. Sempre secondo l'articolo 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, gli oneri di funzionamento delle agenzie sono coperti mediante risorse finanziarie trasferite da amministrazioni, mediante introiti derivanti dai contratti stipulati con le amministrazioni per le prestazioni di collaborazione, consulenza, assistenza, servizio, supporto e promozione, e mediante finanziamento annuale, nei limiti del fondo a tale scopo stanziato in apposita unità previsionale di base dello stato di previsione del ministero competente.

Funzioni dell’Agenzia per l’Italia digitale

L'articolo 20 del decreto-legge delinea le funzioni dell'Agenzia per l'Italia digitale.

In primo luogo, ai sensi del comma 1, l'Agenzia si occuperà di realizzare gli obiettivi dell'Agenda digitale Italiana.

 

Il 19 maggio 2010 la Commissione europea ha adottato la comunicazione “Un’agenda digitale europea” (COM(2010)245).

L’Agenda, che rappresenta una delle sette “iniziative faro” della Strategia per la crescita “Europa 2020”, mira a stabilire il ruolo chiave delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) per raggiungere gli obiettivi che l'UE si è prefissata per il 2020.

Nell’ambito dell’attuazione dell’Agenda digitale europea, con l’articolo 47 del D.L. n. 5/2012 (D.L. “semplificazioni”), l’Italia ha istituito la Cabina di regia per l’Agenda digitale italiana, entrata in funzione il 1° marzo 2012, presso il Ministero dello sviluppo economico, con il compito di accelerare il percorso di attuazione dell'Agenda digitale italiana, coordinando gli interventi dei diversi soggetti pubblici diretti a favorire lo sviluppo di domanda e offerta di servizi digitali innovativi, potenziare l'offerta di connettività a larga banda, incentivare cittadini e imprese all'utilizzo di servizi digitali e promuovere la crescita di capacità industriali adeguate a sostenere lo sviluppo di prodotti e servizi innovativi.

La Cabina di Regia è articolata in sei gruppi di lavoro che curano i principali target dell’Agenda digitale: infrastrutture e sicurezza; e-Commerce; alfabetizzazione digitale e competenze digitali; e-Government; ricerca e innovazione e smart cities e communities.

Inoltre, il Documento di economia e finanza 2012 (doc. LVII, n. 5) individua l’agenda digitale come una delle quattro priorità a cui andranno destinati i fondi strutturali recentemente riprogrammati, unitamente allo sblocco della quota di cofinanziamento nazionale del Fondo sviluppo e coesione. Le azioni previste prevedono il completamento del piano nazionale banda larga nel Mezzogiorno; la diffusione della banda larga ultraveloce; la realizzazione di data center per la creazione di un sistema di cloud computing propriamente rivolto a scuole, biblioteche digitali, educazione televisiva.

 

Il comma 2 dell’articolo in esame attribuisce all’Agenzia le funzioni precedentemente espletate da DigitPA e dall’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione (enti che vengono soppressi dall'articolo 22, comma 1 del decreto-legge), nonché quelle facenti capo al Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, destinato dall'articolo 22, comma 7, ad essere riorganizzato con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Sono invece fatte salve le funzioni dell'INDIRE relative all'innovazione nel campo delle istituzioni scolastiche.

 

DigitPA, uno dei due enti soppressi dall'articolo 22, comma 1, è un ente pubblico non economico, con sede in Roma, che si occupa di tecnologie dell'informazione e della comunicazione nell'ambito della pubblica amministrazione, con la missione di contribuire alla creazione di valore per cittadini e imprese attraverso la realizzazione dell'amministrazione digitale. DigitPA, nuovo nome assunto dal Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione (CNIPA) in occasione della riorganizzazione di quest'ultimo disposta dal decreto legislativo n. 177/2009, opera secondo le direttive e sotto la vigilanza del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro delegato, con autonomia tecnica e funzionale, amministrativa, contabile, finanziaria e patrimoniale. DigitPA ha fornito consulenze, assistenza e collaborazione tecnica -anche alle regioni e agli enti locali - emana regole, standard e guide tecniche e ne vigila e controlla il rispetto, effettua valutazioni di progetti preventive e successive, monitoraggi, e gestisce progetti innovativi. Gli organi direttivi di DigitPA sono il Presidente, il Comitato Direttivo (formato da quattro membri, tra cui il Presidente) e il Comitato dei Revisori.

 

Il secondo ente in via di soppressione, l'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, con sede a Milano, è stato istituito dall'articolo 1, comma 368, lettera d), della legge n. 266/2005 (legge finanziaria per il 2006), allo scopo di accrescere la capacità competitiva delle piccole e medie imprese e dei distretti industriali attraverso la diffusione di nuove tecnologie e delle relative applicazioni industriali. La legge istitutiva ha posto l'ente sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il suo Statuto definisce l'Agenzia ente di ricerca che promuove l'innovazione nel Paese, contribuisce alla realizzazione dello Spazio europeo della ricerca e dell'innovazione e coordina la propria azione con le istituzioni e gli organismi europei, nazionali e regionali aventi analoghe finalità. Organi dell'Agenzia sono il Presidente, il Consiglio di Amministrazione, il Collegio dei Revisori dei Conti e il Direttore Generale.

 

Per quanto riguarda dall'Istituto nazionale di documentazione per l'innovazione e la ricerca educativa (INDIRE) si tratta di un ente di ricerca autonomo, vigilato dal ministero dell’istruzione. E’ stato istituito dal D.Lgs. 298/1999, poi soppresso e sostituito dall'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica, per effetto dell'articolo 1, comma 611, della legge n. 296/2006 (legge finanziaria per il 2007), poi ripristinato dal D.L. 98/2011 (art. 19).

 

Il Dipartimento per la digitalizzazione è la struttura di supporto, incardinata nella Presidenza del Consiglio, di cui si avvale il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione ai fini del coordinamento e dell'attuazione delle politiche di promozione dello sviluppo della società dell'informazione, nonché delle connesse innovazioni per le amministrazioni pubbliche, i cittadini e le imprese.

Tra i compiti principali del Dipartimento, indicati nel decreto ministeriale del 13 luglio 2011 recante la riorganizzazione del Dipartimento si segnalano i seguenti:

§       fornire al Ministro per la pubblica amministrazione il supporto per la definizione di una strategia unitaria per la modernizzazione del Paese attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione assicurando il coordinamento informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale ai sensi dell'articolo 117 secondo comma, lettera r) della Costituzione;

§       concorrere alla definizione degli indirizzi strategici del Governo per la diffusione e l'impiego delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nel Paese

§       promuovere e realizzare iniziative di digitalizzazione delle attività degli uffici;

§       ridurre il digital-divide.

 

All'Agenzia, inoltre, il comma in esame affida il compito di assicurare il coordinamento informativo dell'amministrazione statale, regionale e locale, in attuazione dell'articolo 117, secondo comma, lettera r), della Costituzione. Infatti, tale disposizione costituzionale attribuisce allo Stato la legislazione esclusiva, tra l’altro, in materia coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale. Tale compito come si è detto spettava al Dipartimento per la digitalizzazione.

 

Il comma 3 elenca in maniera particolareggiata le funzioni spettanti all'Agenzia per l'Italia digitale. Si tratta di funzioni di carattere generale che hanno solo in parte analogia con quelle svolte finora dagli organismi soppressi.

In primo luogo, la nuova agenzia ha tra i suoi compiti istituzionali la promozione dell’utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, allo scopo di favorire l'innovazione e la crescita economica, anche mediante l'accelerazione della diffusione delle Reti di nuova generazione (NGN). Si tratta di funzioni in parte assimilabili a quelle dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione, istituita al fine di accrescere la capacità competitiva delle piccole e medie imprese e dei distretti industriali, attraverso la diffusione di nuove tecnologie e delle relative applicazioni industriali, con il compito precipuo di promuovere l'integrazione fra il sistema della ricerca ed il sistema produttivo attraverso l'individuazione, valorizzazione e diffusione di nuove conoscenze, tecnologie, brevetti ed applicazioni industriali prodotti su scala nazionale ed internazionale.

Le altre funzioni della nuova Agenzia, che riguardano prevalentemente l’informatizzazione della pubblica amministrazione, sono state fin qui svolte dalla DigitPA.

Tra le funzioni attribuite all’Agenzia si segnalano:

§      la disciplina in materia di omogeneità dei linguaggi, delle procedure e degli standard per la interoperabilità tra i sistemi informatici della pubblica amministrazione e tra questi e i sistemi dell'Unione Europea;

§      l'uniformità tecnica dei sistemi informativi pubblici destinati ad erogare servizi ai cittadini ed alle imprese;

§      la diffusione di iniziative in materia di digitalizzazione dei flussi documentali delle amministrazioni;

§      la vigilanza sulla qualità dei servizi e sulla razionalizzazione della spesa in materia informatica, in collaborazione con CONSIP Spa;

§      la promozione dell’alfabetizzazione informatica dei cittadini, e dei pubblici dipendenti, anche mediante intese con la Scuola Superiore della pubblica amministrazione e il Formez;

§      il monitoraggio dell'attuazione dei piani di Information and Communication Technology (ICT) delle pubbliche amministrazioni.

Si tratta di funzioni che ricalcano parzialmente quelle indicate nell’articolo 3, comma 2, della D.Lgs. 177/2009, di disciplina della DigitPA. Infatti, due importanti funzioni di carattere operativo esercitate da DigitPA sono trasferite alla Consip (comma 4).

 

Consip spa è una società per azioni del Ministero dell'Economia e delle Finanze, che ne è l'azionista unico. Consip S.p.A. opera secondo gli indirizzi strategici del Ministero, lavorando al servizio esclusivo delle pubbliche amministrazioni.

Essenzialmente, Consip S.p.A. gestisce il Programma per la razionalizzazione degli acquisti nella P.A e fornisce servizi di consulenza e di assistenza progettuale, organizzativa e tecnologica per l'innovazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze e della Corte dei conti.

 

La prima funzione trasferita consiste nella formulazione di pareri alle amministrazioni sulla coerenza strategica e sulla congruità economica e tecnica degli interventi e dei contratti relativi all'acquisizione di beni e servizi informatici e telematici e del monitoraggio dell'esecuzione degli interventi e dei contratti suddetti.

Tale funzione è indicata nell’art. 3, co. 2, lett. c) del citato D.Lgs. 177/2009 che comprende anche altre attività quali:

§      il monitoraggio dell'attuazione dei piani di ICT delle pubbliche amministrazioni;

§      il coordinamento delle attività delle singole amministrazioni

§      la verifica dei i risultati sotto il profilo dell'efficienza, efficacia e qualità dei sistemi informativi;

§      l’effettuazione di valutazioni, preventive e successive, sull'impatto di iniziative innovative nel settore dell'ICT.

Queste altre attività, anche se solo in parte richiamate nella lett. g) del comma 3, presumibilmente saranno svolte dalla nuova Agenzia.

 

Si osserva che verrebbero così suddivisi tra due diversi organismi fasi di un procedimento, quello del controllo e della valutazione delle attività informatiche delle p.a., che sembrerebbe presentare caratteristiche di unitarietà.

 

La seconda funzione trasferita alla Consip è quella contenuta nell’art. 3, co. 2 lett. d) del D.Lgs. 277/2010. In realtà si tratta di diverse funzioni tra cui la più rilevante riguarda la realizzazione, diretta o attraverso soggetti terzi, e la gestione di specifici progetti di innovazione digitale. Oltre a questa la disposizione richiamata indica altre funzioni:

§      attività di studio, ricerca, sviluppo e sperimentazione in materia di ICT,

§      compiti attribuiti dall'ordinamento in materia di reti telematiche delle pubbliche amministrazioni, di Sistema Pubblico di Connettività (SPC) e di Rete Internazionale della Pubblica Amministrazione (RIPA);

§      compiti tecnico-operativi in materia di formazione informatica del personale delle pubbliche amministrazioni.

 

Si osserva che queste ultime funzioni sembrano sovrapporsi per alcuni aspetti a quelle poste in capo alla nuova Agenzia dal comma precedente. In particolare, i compiti tecnico-operativi in materia di formazione informatica dei pubblici dipendenti, trasferita alla Consip, sembrano costituire una duplicazione della competenza dell’Agenzia digitale contenuta nella lettera f) del comma 3 dell’articolo in esame. Inoltre, alcune delle funzioni attribuite a Consip appaiono estranee a quelle istituzionali che attengono alla razionalizzazione delle procedure di acquisto di beni e servizi da parte delle p.a.

 

Il comma 5 stabilisce che, a seguito del trasferimento di funzioni da DigitPA a Consip spa di cui al precedente comma 4, vadano a Consip spa i relativi futuri contributi che la normativa prevedeva in favore di DigitPA.

Si tratta dei contributi forfetari che DigitPA riceve dalle amministrazioni contraenti nell'ambito di gare o accordi quadro predisposti direttamente o con altri soggetti(art. 18, comma 3, D.Lgs. 177/2009). I contributi sono calcolati, in percentuale sul valore del contratto sottoscritto che vanno dal 4 all’8 per mille a seconda del tipo di contratto (DPCM 23 giugno 2010).

Organi e statuto dell’Agenzia

L’articolo 21 individua i seguenti organi dell’agenzia:

§      il direttore generale;

§      il comitato di indirizzo;

§      il collegio dei revisori dei conti.

 

Il direttore generale, legale rappresentante dell'Agenzia, la dirige e ne è responsabile, è scelto tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione. Esso è nominato entro trenta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, dal Presidente del Consiglio dei Ministri, o il Ministro delegato, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, con il Ministro dello sviluppo economico, con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e con il Ministro dell'economia e finanze nomina, previo avviso pubblico. Il direttore dura in carica 3 anni e non è prevista (né esclusa la possibilità) di conferma (la durata in carica del presidente di DigitPA è fissata in 4 anni ed è rinnovabile una sola volta).

Non è specificato l’atto formale di nomina (il presidente di DigitPA è nominato don decreto del Presidente della Repubblica).

 

Il comitato di indirizzo è composto da:

§      un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri;

§      un rappresentante di ciascuno dei Ministeri vigilanti (sviluppo economico, istruzione, università e ricerca, pubblica amministrazione e semplificazione, economia e finanze);

§      due rappresentanti designati dalla Conferenza Unificata.

I rappresentanti partecipano al Comitato di indirizzo senza oneri a carico della finanza pubblica.

 

Entro 45 giorni dalla nomina del direttore generale, è adottato lo statuto dell’Agenzia, approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Lo statuto dovrà anche disciplinare le modalità di nomina, le attribuzioni e le regole di funzionamento del comitato di indirizzo e le modalità di nomina del collegio dei revisori.

Inoltre, lo statuto deve conformarsi ai principi e criteri direttivi previsti in generale per le agenzie istituite ai sensi del D.Lgs. 300/1999, in quanto compatibili con il decreto in commento.

 

L'articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, prevede come contenuto necessario degli statuti delle agenzie, tra l’altro:

§       la definizione delle attribuzioni del direttore generale dell'agenzia e dei dirigenti, tra cui i poteri e la responsabilità della gestione, nonché della responsabilità per il conseguimento dei risultati fissati dal ministro;

§       la previsione di un comitato direttivo, composto da dirigenti dei principali settori di attività dell'agenzia, in numero non superiore a quattro, con il compito di coadiuvare il direttore generale nell'esercizio delle attribuzioni ad esso conferite;

§       la definizione dei poteri ministeriali di vigilanza, tra cui l'approvazione dei bilanci e rendiconti, pur secondo modalità idonee a garantire l'autonomia dell'agenzia;

§       la definizione, tramite una apposita convenzione da stipularsi tra il ministro competente e il direttore generale dell'agenzia, degli obiettivi specificamente attribuiti a questa ultima, nell'ambito della missione ad essa affidata dalla legge;

§       l’attribuzione all'agenzia di autonomia di bilancio, nei limiti del fondo stanziato a tale scopo in apposita unità previsionale di base dello stato di previsione del ministero competente; attribuzione altresì all'agenzia di autonomi poteri per la determinazione delle norme concernenti la propria organizzazione ed il proprio funzionamento;

§       la previsione di un collegio dei revisori, nominato con decreto del ministro competente, composto di tre membri, due dei quali scelti tra gli iscritti all'albo dei revisori dei conti o tra persone in possesso di specifica professionalità e la previsione di un membro supplente.

Disposizioni in materia di personale, transitorie e finali

L’articolo 22 reca alcune disposizioni relative al personale, oltre a norme di carattere finale e transitorie, necessarie a disciplinare la fase di passaggio al nuovo regime.

Innanzitutto, il comma 1, dispone la soppressione di DigitPA e dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione. La soppressione ha decorrenza immediata, a partire dalla data di entrata in vigore del decreto. Per questo i commi seguenti disciplinano la fase transitoria fino alla costituzione della nuova agenzia.

 

Si osserva in proposito che alla soppressione degli organi succitati, non corrisponde una contestuale soppressione delle disposizioni normative che istituiscono e disciplinano tali organi che rimarrebbero vigenti senza produrre nessun effetto.

 

Il Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio, pur di fatto svuotato completamente delle sue funzioni che sono trasferite alla nuova Agenzia, non viene soppresso direttamente dal decreto in esame, che, in ossequio al principio di autonomia organizzativa e gestionale riconosciuta alla Presidenza del Consiglio con il D.Lgs. 303/1999, ne demanda la riorganizzazione ad un successivo decreto del Presidente del Consiglio (comma 7)

 

Ai sensi del comma 2, gli organi in carica degli organismi alla data di approvazione del presente decreto continuano a svolgere le rispettive funzioni fino alla nomina del nuovo direttore generale dell’Agenzia. Ad essi spetta inoltre deliberare i bilanci di chiusura degli enti soppressi alla data di cessazione degli enti stessi, corredati della relazione redatta dall'organo interno di controllo in carica alla medesima data e trasmessi per l'approvazione alla Presidenza del Consiglio e al Ministero dell'economia e delle finanze.

Una volta nominato il direttore generale dell’Agenzia eserciterà in via transitoria le funzioni svolte dagli enti soppressi e dal Dipartimento di cui all'articolo 20, comma 2, in qualità di commissario straordinario fino alla nomina degli altri organi dell'Agenzia.

 

Il personale di ruolo delle amministrazioni soppresse è trasferito all’Agenzia digitale, così come le risorse finanziarie e strumentali, compresi i connessi rapporti giuridici attivi e passivi, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione, neppure giudiziale. Per il solo personale in servizio a tempo indeterminato presso il Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l'innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio è fatto salvo il diritto di opzione. Per i restanti rapporti di lavoro l'Agenzia subentra nella titolarità del rapporto fino alla naturale scadenza (comma 3).

 

Il personale attualmente in servizio in posizione di comando presso gli organismi soppressi, può optare per il transito alle dipendenze dell'Agenzia. Il passaggio non è però automatico ma è effettuato, previo interpello, con valutazione comparativa della qualificazione professionale posseduta nonché dell'esperienza maturata nel settore dell'innovazione tecnologica, dell'anzianità di servizio e dei titoli di studio. Il personale comandato che non passa all'Agenzia ritorna alle amministrazioni o agli enti di appartenenza (comma 4).

 

Al personale della nuova agenzia, ai sensi del comma 6 si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto Ministeri, nelle more della eventuale definizione di un diverso comparto di contrattazione, ai sensi dell'articolo 40, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che disciplina la definizione dei comparti contrattuali del pubblico impiego e all’interno di esse sezioni contrattuali specifiche per determinate professionalità. Ma in proposito si veda anche il comma 6, ultimi due periodi.

 

Attualmente il rapporto di lavoro del personale di DigitPA (come per altri enti quali CNEL, ENEA, ENAC ecc.) è regolato da un contratto collettivo separato da quello dei ministeri, in virtù della deroga operata dall’articolo 70 del D.Lgs. 165/2001. L’Agenzia dell’innovazione non risulta compresa tra gli enti in deroga, e pertanto il suo personale è sottoposto al CCNL comparto ministeri. Il personale del Dipartimento per la digitalizzazione ha il CCNL della Presidenza del Consiglio.

 

Il comma 6 fissa in 150 unità il limite massimo della dotazione organica della nuova Agenzia.

 

Attualmente la pianta organica di DigitPA prevede 120 posti complessivi, di cui 20 dirigenti (D.Lgs. 177/2009, Tabella A).

La dotazione organica dell’Agenzia per l’innovazione consta di 40 posti di cui 2 dirigenti (Regolamento di organizzazione e gestione del personale dell’Agenzia approvato dal Ministro per la pubblica amministrazione con il decreto del 3 agosto 2009). Si ricorda che il D.P.R. 28 ottobre 2010, n. 237, recante il riordino dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione ha imposto la riduzione di almeno il 10% della dotazione organica, che pertanto non può superare 36 unità.

Attualmente, al Dipartimento per la digitalizzazione sono assegnati circa 40 dipendenti.

 

L'effettiva dotazione delle risorse umane, nel limite del personale effettivamente trasferito ai sensi dei commi 3 e 4, con corrispondente riduzione delle dotazioni organiche delle amministrazioni di provenienza, è stabilita, sempre nel limite sopra indicato, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, di concerto con gli altri ministri vigilanti da adottarsi entro quarantacinque giorni dalla nomina del direttore generale dell'Agenzia.

Lo stesso decreto determina:

§      la dotazione delle risorse finanziarie e strumentali necessarie al funzionamento dell'Agenzia, tenendo conto del rapporto tra personale dipendente e funzioni dell'Agenzia, in un'ottica di ottimizzazione delle risorse e di riduzione delle spese per il funzionamento e per le collaborazioni esterne;

§      la tabella di equiparazione del personale trasferito con quello del personale appartenente al comparto Ministeri.

I dipendenti trasferiti mantengono l'inquadramento previdenziale di provenienza, nonché il trattamento economico fondamentale e accessorio, limitatamente alle voci fisse e continuative, corrisposto al momento dell'inquadramento. Nel caso in cui il trattamento economico risulti più elevato rispetto a quello del comparto Ministeri il personale percepisce per la differenza un assegno ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici.

 

In proposito si valuti l’opportunità di coordinare tale disposizione con quella di cui al comma 5 che prevede l’applicazione ai dipendenti dell’Agenzia del contratto del comparto ministeri.

 

Il comma 8 reca la clausola di neutralità finanziaria disponendo l’assenza di nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato e prevedendo che alle attività previste si farà fronte con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili.

 

Infine, il comma 9 prevede che la rappresentanza in giudizio dell’Agenzia sia assicurata dall’Avvocatura dello Stato ai sensi dell'articolo 1 del regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Con riferimento agli articoli da 18 a 22, si ricorda che la Commissione europea il 15 dicembre 2010 ha presentato il “piano d'azione europeo per l'e-Government 2011-2015 - Valorizzare le TIC per promuovere un'amministrazione digitale intelligente, sostenibile e innovativa” (COM(2010)743).

La comunicazione rientra nell’ambito dell'agenda digitale europea –una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020 - che si propone di incrementare fino al 50% l'uso dei servizi e-government da parte dei cittadini dell'UE e fino all'80% da parte delle imprese dell'UE entro il 2015.

Il pacchetto dell’agenda digitale è composto da una comunicazione per promuovere gli investimenti nella rete di banda larga (COM(2010)472), una raccomandazione sull’accesso regolato alla rete Next Generation Access (NGA) (C(2010)6223, pubblicato in G.U.U.E. L, n. 251 del 25.9.2010) e una proposta di decisione sulla creazione di un programma per la politica dello spettro radio (COM(2010)471).

 

Obiettivo generale del piano d'azione è quello di facilitare la transizione dall'attuale e-Government verso una nuova generazione di servizi di amministrazione digitale a livello locale, regionale, nazionale ed europeo. Per raggiungere questo obiettivo, la Commissione individua le seguenti azioni concernenti:

§      sviluppare servizi concepiti in funzione delle esigenze degli utenti, migliorando la trasparenza, facilitando l’accesso alle informazioni del settore pubblico da parte dei cittadini;

§      rafforzare il mercato interno,anche mediante la creazione di una infrastruttura transnazionale che consenta alle imprese di vendere beni e fornire servizi alle amministrazioni pubbliche di altri Stati nonché con misure che incoraggino la mobilità dei cittadini che desiderano muoversi da uno Stato membro all'altro per motivi di studio, lavoro, cure mediche;

§      il miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia delle amministrazioni mettendo in primo piano le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC), semplificando i processi amministrativi e generalizzando le procedure elettroniche per gli appalti pubblici;

§      la riduzione degli oneri amministrativi, tra l’altro, applicando il principio della registrazione unica per taluni dati;

§      lo sviluppo dell'interoperabilità e dell'innovazione, nonché il superamento dei criteri attuali di identificazione e autenticazione per la creazione di modelli più sofisticati.


 

Articolo 23
(
Fondo per la crescita sostenibile)

 


1. Le presenti disposizioni sono dirette a favorire la crescita sostenibile e la creazione di nuova occupazione nel rispetto delle contestuali esigenze di rigore nella finanza pubblica e di equità sociale, in un quadro di sviluppo di nuova imprenditorialità, con particolare riguardo al sostegno alla piccola e media impresa e di progressivo riequilibrio socio-economico, di genere e fra le diverse aree territoriali del Paese.

2. Il Fondo speciale rotativo di cui all'articolo 14 della legge 17 febbraio 1982, n. 46, istituito presso il Ministero dello sviluppo economico assume la denominazione di «Fondo per la crescita sostenibile» (di seguito Fondo).

Il Fondo è destinato, sulla base di obiettivi e priorità periodicamente stabiliti e nel rispetto dei vincoli derivanti dall'appartenenza all'ordinamento comunitario, al finanziamento di programmi e interventi con un impatto significativo in ambito nazionale sulla competitività dell'apparato produttivo, con particolare riguardo alle seguenti finalità:

a) la promozione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione di rilevanza strategica per il rilancio della competitività del sistema produttivo, anche tramite il consolidamento dei centri e delle strutture di ricerca e sviluppo delle imprese;

b) il rafforzamento della struttura produttiva, in particolare del Mezzogiorno, il riutilizzo di impianti produttivi e il rilancio di aree che versano in situazioni di crisi complessa di rilevanza nazionale tramite la sottoscrizione di accordi di programma;

c) la promozione della presenza internazionale delle imprese e l'attrazione di investimenti dall'estero, anche in raccordo con le azioni che saranno attivate dall'ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane.

3. Per il perseguimento delle finalità di cui al comma 2, con decreti di natura non regolamentare del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, sono individuate le priorità, le forme e le intensità massime di aiuto concedibili nell'ambito del Fondo, avuto riguardo a quanto previsto dall'articolo 7 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123 ad eccezione del credito d'imposta. Le predette misure sono attivate con bandi ovvero direttive del Ministro dello sviluppo economico, che individuano, i termini, le modalità e le procedure per la concessione ed erogazione delle agevolazioni. Per la gestione degli interventi il Ministero dello sviluppo economico può avvalersi, sulla base di apposita convenzione, di società in house ovvero di società o enti in possesso dei necessari requisiti tecnici, organizzativi e di terzietà scelti, sulla base di un'apposita gara, secondo le modalità e le procedure di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. Agli oneri derivanti dalle convenzioni e contratti di cui al presente comma si applica quanto previsto dall'articolo 3, comma 2 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123 e dall'articolo 19, comma 5 del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni con legge 3 agosto 2009, n. 102.

4. Il Fondo può operare anche attraverso le due distinte contabilità speciali già intestate al Fondo medesimo esclusivamente per l'erogazione di finanziamenti agevolati che prevedono rientri e per gli interventi, anche di natura non rotativa, cofinanziati dall'Unione Europea o dalle regioni, ferma restando la gestione ordinaria in bilancio per gli altri interventi. Per ciascuna delle finalità indicate al comma 2 è istituita un'apposita sezione nell'ambito del Fondo.

5. Il comitato tecnico previsto dall'articolo 16, comma 2 della legge 17 febbraio 1982, n. 46 continua a svolgere le proprie funzioni, sino alla data del 31 dicembre 2015, per le attività e i procedimenti avviati alla data di entrata in vigore del presente decreto, che continuano ad essere disciplinati dalle pertinenti disposizioni attuative della medesima legge.

6. I finanziamenti agevolati concessi a valere sul Fondo possono essere assistiti da garanzie reali e personali. È fatta salva la prestazione di idonea garanzia per le anticipazioni dei contributi.

7. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge sono abrogate le disposizioni di legge indicate dall'allegato 1, fatto salvo quanto previsto dal comma 11 del presente articolo.

8. Gli stanziamenti iscritti in bilancio non utilizzati nonché le somme restituite o non erogate alle imprese, a seguito dei provvedimenti di revoca e di rideterminazione delle agevolazioni concesse ai sensi delle disposizioni abrogate ai sensi del precedente comma, così come accertate con decreto del Ministro dello sviluppo economico, affluiscono all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate nel medesimo importo alla contabilità speciale del Fondo, operativa per l'erogazione di finanziamenti agevolati. Le predette disponibilità sono accertate al netto delle risorse necessarie per far fronte agli impegni già assunti e per garantire la definizione dei procedimenti di cui al comma 11.

9. Limitatamente agli strumenti agevolativi abrogati ai sensi del comma 7, le disponibilità esistenti sulle contabilità speciali nella titolarità del Ministero dello sviluppo economico e presso l'apposita contabilità istituita presso Cassa Depositi e Prestiti per l'attuazione degli interventi di cui all'articolo 2, comma 203, lettera f) della legge 23 dicembre 1996, n. 662 sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate nel medesimo importo, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, su richiesta del Ministero dello sviluppo economico, ad apposito capitolo dello stato di previsione dello stesso Ministero per la successiva assegnazione alla contabilità speciale del Fondo operativa per l'erogazione di finanziamenti agevolati. Le predette disponibilità sono accertate al netto delle risorse necessarie per far fronte agli impegni già assunti e per garantire la definizione dei procedimenti di cui al successivo comma 11. Le predette contabilità speciali continuano ad operare fino al completamento dei relativi interventi ovvero, ove sussistano, degli adempimenti derivanti dalle programmazioni comunitarie già approvate dalla UE alla data di entrata in vigore del presente decreto.

10. Al fine di garantire la prosecuzione delle azioni volte a promuovere la coesione e il riequilibrio economico e sociale tra le diverse aree del Paese, le disponibilità accertate e versate al Fondo ai sensi dei commi 8 e 9 del presente articolo, rinvenienti da contabilità speciali o capitoli di bilancio relativi a misure di aiuto destinate alle aree sottoutilizzate sono utilizzate secondo il vincolo di destinazione di cui all'articolo 18, comma 1 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

11. I procedimenti avviati in data anteriore a quella di entrata in vigore del presente decreto-legge sono disciplinati, ai fini della concessione e dell'erogazione delle agevolazioni e comunque fino alla loro definizione, dalle disposizioni delle leggi di cui all'Allegato 1 e dalle norme di semplificazione recate dal presente decreto-legge.

12. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


 

 

L’articolo 23 riordina gli strumenti esistenti per l’incentivazione delle attività imprenditoriali, trasformando, tra l’altro, il Fondo speciale rotativo per l'innovazione tecnologica (FIT) nel Fondo per la crescita sostenibile, chiamato a promuovere i progetti di ricerca strategica, il rafforzamento della struttura produttiva e la presenza internazionale delle imprese nazionali, e abrogando numerose disposizioni, contenute nell’Allegato 1, che prevedono diversi meccanismi di incentivazione alle imprese.

 

Più in particolare, l’articolo in esame, dopo aver definito al comma 1, le finalità dell’intervanto (crescita sostenibile e creazione di nuova occupazione) dispone, al comma 2, la trasformazione del Fondo speciale rotativoper l'innovazione tecnologica (FIT) di cui all’articolo 14 della legge 17 febbraio 1982, n. 46, nel Fondo per la crescita sostenibile.

Principali finalità del Fondo, che diventa il principale strumento di interventonel settore, consistono:

§      promozione di progetti di ricerca strategica, anche tramite il consolidamento dei centri di ricerca delle imprese;

§      il rafforzamento della struttura produttiva, in particolare del Mezzogiorno;

§      la promozione della presenza internazionale delle imprese e l’attrazione di investimenti dall’estero, anche in raccordo con le azioni che saranno attivate dall’ICE - Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

 

Il MISE, con decreti di natura non regolamentare, ai fini dell’erogazione delle agevolazioni, individua:

§       le priorità e le forme di aiuto concedibili nell’ambito del Fondo. Gli aiuti possono essere erogati nella forma di concessione di garanzia, contributo in conto capitale, contributo in conto interessi e finanziamento agevolato (articolo 7, D.Lgs. 123/1998), con esclusione del credito di imposta (tale attività è svolta con decreto e di concerto con il MEF);

§       i termini, le modalità e le procedure attraverso bandi o direttive;può avvalersi, sulla base di apposita convenzione, di società in house ovvero di società o enti in possesso dei necessari requisiti tecnici, organizzativi e di terzietà scelti, sulla base di un’apposita gara (gli oneri derivanti dalle convenzioni sono a carico degli stanziamenti cui le convenzioni si riferiscono) (comma 3).

 

Il rinvio a decreti di natura non regolamentare, peraltro contenuto in altre disposizioni del decreto-legge in esame (articoli 26, co. 1, 27, co. 8, 34, co. 7, 42, commi 1, lettera b), e 6, 50, comma 1, lettera d), 62, 64, comma 2) è stato oggetto di esame da parte della Corte costituzionale. La Corte, nella sentenza n. 116 del 2006, con riferimento ad un decreto ministeriale del quale si esplicitava la natura non regolamentare (articolo 3 del decreto-legge n. 279 del 2004), lo qualificava come “un atto statale dalla indefinibile natura giuridica”. Più recentemente, il Consiglio di Stato in adunanza plenaria, con sentenza 4 maggio 2012, n. 9, sulla natura giuridica dell’articolo 4 del decreto ministeriale in data 6 febbraio 2006, ha osservato che: «deve rilevarsi che, nonostante la crescente diffusione di quel fenomeno efficacemente descritto in termini di “fuga dal regolamento” (che si manifesta, talvolta anche in base ad esplicite indicazioni legislative, tramite l’adozione di atti normativi secondari che si autoqualificano in termini non regolamentari) deve, in linea di principio, escludersi che il potere normativo dei Ministri e, più in generale, del Governo possa esercitarsi medianti atti “atipici”, di natura non regolamentare».

 

Il Fondo può operare anche attraverso le due distinte contabilità speciali già esistenti nell’ambito del FIT, esclusivamente per l’erogazione dei finanziamenti agevolati sotto forma di prestiti e per gli interventi cofinanziati dall’UE o dalle regioni, anche di natura non rotativa. Rimane la gestione ordinaria nel bilancio statale per gli altri tipi di intervento. Inoltre, si istituiscono per ciascuna delle finalità previste al comma 2 apposite sezioni nell’ambito del Fondo (comma 4).

Per lesole attività avviate prima dell’entrata in vigore dei presente decreto, il comitato tecnico già istituito all’articolo 16, comma 2, L. 46/1982, continuerà a svolgere le proprie funzioni fino al 31 dicembre 2015 (comma 5).

I finanziamenti agevolati concessi a valere sul Fondo per la crescita sostenibile potranno essere assistiti da garanzie reali e personali facendo salva, al contempo, la necessaria prestazione di idonea garanzia per le anticipazioni dei contributi (comma 6).

 

Si ricorda che l’articolo 14 della L. 46/1982, ha istituito presso il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato (ora Ministero dello sviluppo economico) il Fondo speciale rotativo per l'innovazione tecnologica, che opera con gestione fuori bilancio ai sensi dell'articolo 9 della legge 25 novembre 1971, n. 1041.

Gli interventi del Fondo hanno per oggetto programmi di imprese destinati ad introdurre rilevanti avanzamenti tecnologici finalizzati a nuovi prodotti o processi produttivi o al miglioramento di prodotti o processi produttivi già esistenti, oppure rilevanti innovazioni di contenuto stilistico e qualitativo del prodotto. Tali programmi riguardano le attività di progettazione, sperimentazione, sviluppo, preindustrializzazione e i processi realizzativi di campionatura innovativa, unitariamente considerati.

La relazione tecnica precisa che il Ministero dello sviluppo economico per l’istruttoria dei programmi e per l’erogazione delle agevolazioni già previste dalla stessa legge 46/82, si avvale di banche convenzionate e che le risorse in bilancio per i contributi in conto capitale ammontano a euro 11,23 milioni di euro necessari a far fronte ai programmi già proposti dalle imprese.

 

Conseguentemente, si provvede, con l’Allegato 1, ad abrogare le leggi e le normative sparse in numerose provvedimenti contenenti misure di incentivo non ritenute più efficaci o che ormai hanno esaurito i loro effetti (comma 7). Alla fine del dossier una Tabella riepilogativa darà conto del contenuto delle norme abrogate.

 

La relazione tecnica precisa che gran parte delle disposizioni inserite nell’elenco, sebbene formalmente vigenti, sono di fatto da lungo tempo non operative e, pertanto, essendosi conclusi i relativi procedimenti amministrativi, non vi sono stanziamenti di risorse finanziarie né vi è la necessità di erogare somme, salvi gli effetti dei contenziosi pendenti. Tuttavia, alcune delle leggi abrogande presentano un’attività di gestione connessa a procedimenti in essere che proseguirà regolata da norme abrogate e alle disposizioni di semplificazione introdotte al comma 11.

 

I commi 8 e 9 prevedono il reimpiego delle economie rinvenienti dagli interventi agevolativi concessi ai sensi delle norme abrogate dal precedente comma 7, con riferimento sia agli stanziamenti di bilancio non utilizzati sia delle disponibilità esistenti sulle apposite contabilità speciali.

 

In particolare, il comma 8 dispone che gli stanziamenti iscritti in bilancio non utilizzati, nonché le risorse restituite ovvero non erogate alle imprese a seguito di provvedimenti di revoca e di rideterminazione delle agevolazioni concesse ai sensi delle disposizioni abrogate dal comma precedente, affluiscano all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate alla contabilità speciale del Fondo per la crescita sostenibile, per il successivo loro utilizzo. Le predette disponibilità da versare all’entrata del bilancio dello Stato devono essere accertate con apposito decreto del Ministero dello sviluppo economico, al netto delle risorse necessarie per far fronte agli impegni già assunti e per garantire la definizione dei procedimenti già avviati in data anteriore a quella di entrata in vigore del presente decreto-legge.

 

Il comma 9 prevede, altresì, il recupero delle disponibilità relative agli strumenti agevolativi abrogati dal precedente comma 7 esistenti sia sulle contabilità speciali intestate al Ministero dello sviluppo economico sia sulla specifica contabilità istituita presso la Cassa Depositi e Prestiti per l'attuazione dei contratti d’area, di cui all'articolo 2, comma 203, lettera f) della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

Anche per tali disponibilità è previsto il versamento all'entrata del bilancio dello Stato ai fini della loro successiva riassegnazione, nel medesimo importo, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, su richiesta del Ministero dello sviluppo economico, ad apposito capitolo dello stato di previsione dello stesso Ministero, per la successiva assegnazione alla contabilità speciale del Fondo.

Le disponibilità sono accertate al netto delle risorse necessarie per far fronte agli impegni già assunti e per garantire la definizione dei procedimenti già avviati in data anteriore a quella di entrata in vigore del presente decreto-legge.

Pertanto, le predette contabilità speciali continuano ad operare fino al completamento dei relativi interventi ovvero degli adempimenti derivanti dalle programmazioni comunitarie già approvate dalla UE alla data di entrata in vigore del presente decreto.

Si prevede, infine, che le misure di aiuto destinate alle aree sottoutilizzate siano impiegate secondo il vincolo di destinazione dell’85% delle risorse al Mezzogiorno e del restante 15% alle regioni del centro-nord (comma 10).

 

Il comma 11 prevede che ai procedimenti avviati prima dell'entrata in vigore della nuova disciplina continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti pro tempore e le nuove norme di semplificazione.

 

Il comma 12. prevede che le occorrenti variazioni di bilancio siano effettuate dal Ministro dell’economia e delle finanze con propri decreti.

 

Secondo quanto riportato nella relazione tecnica, il nuovo Fondo avrà una consistenza iniziale pari alle disponibilità presenti sul FIT alla data di entrata in vigore del decreto-legge in esame, al netto degli impegni già assunti, stimata pari a circa 300 milioni di euro.

Al fine di fornire una rappresentazione dell’entità del flusso dei rientri sul Fondo, la relazione evidenzia che, nel 2011, questi sono stati pari a circa 238 milioni di euro.

Tale dotazione sarà implementata, per effetto delle disposizioni di cui al presente decreto, con le risorse derivanti dalle misure abrogate, di cui è dato specificamente conto nelle tre tabelle allegate alla relazione tecnica.

In particolare, per quanto riguarda le risorse in bilancio rinvenienti dalle abrogazioni (riportate nella Tabella n. 1), sussistono disponibilità da trasferire al Fondo per 3,96 milioni di euro nel periodo 2012-2014.

Inoltre, sempre secondo quanto riportato nella relazione, il Fondo potrà disporre di risorse rinvenienti dalle contabilità speciali e dai conti di tesoreria (riportati nella Tabella n. 2 della relazione), per un importo complessivo pari a 292,4 milioni di euro. In particolare, le risorse disponibili ad oggi presenti sulle contabilità speciali, cui si riferisce il comma 9, al netto di quelle già impegnate, consistono in circa 118 milioni euro per i Contratti di programma (registrati nell’ambito della contabilità speciale n. 1726 “aree depresse”) e in circa 144,3 milioni euro per i Contratti d’area[83] (registrati sul conto di tesoreria n. 29851, acceso presso la Cassa Depositi e Prestiti). Ulteriori 30 milioni sono riferibili al Fondo salvataggio imprese (registrati sul conto di tesoreria del MISE n. 22051).

Dette rinvenienze derivano da misure di aiuto erogate alle imprese sotto forma di contributo a fondo perduto. Nel nuovo sistema saranno versate sulla contabilità del Fondo rotativo per essere utilizzate sotto forma di finanziamento agevolato.


 

Articolo 24
(
Contributo tramite credito di imposta per le nuove assunzioni di profili altamente qualificati)

 


1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dalle dimensioni aziendali, dal settore economico in cui operano, nonché dal regime contabile adottato, è concesso un contributo sotto forma di credito d'imposta del 35%, con un limite massimo pari a 200 mila euro annui ad impresa, del costo aziendale sostenuto per le assunzioni a tempo indeterminato di:

a) personale in possesso di un dottorato di ricerca universitario conseguito presso una università italiana o estera se riconosciuta equipollente in base alla legislazione vigente in materia;

b) personale in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico, di cui all'Allegato 2 al presente decreto, impiegato in attività di Ricerca e Sviluppo, come specificato al comma 3.

Il credito d'imposta è riservato alle assunzioni di personale in possesso dei titoli accademici previsti alle lettere a) e b) del presente comma.

2. Il credito d'imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di maturazione del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d'imposta nei quali lo stesso è utilizzato e non è soggetto al limite annuale di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. Esso non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell'imposta regionale sulle attività produttive, non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ed è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni.

3. Il credito d'imposta, di cui alla lettera b) del comma 1, è concesso per il personale impiegato nelle seguenti attività:

a) lavori sperimentali o teorici svolti, aventi quale principale finalità l'acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o utilizzazioni pratiche dirette;

b) ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti ovvero la creazione di componenti di sistemi complessi, necessaria per la ricerca industriale, ad esclusione dei prototipi di cui alla lettera c);

c) acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati. Può trattarsi anche di altre attività destinate alla definizione concettuale, alla pianificazione e alla documentazione concernenti nuovi prodotti, processi e servizi; tali attività possono comprendere l'elaborazione di progetti, disegni, piani e altra documentazione, purché non siano destinati ad uso commerciale; realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali e di progetti pilota destinati ad esperimenti tecnologici o commerciali, quando il prototipo è necessariamente il prodotto commerciale finale e il suo costo di fabbricazione è troppo elevato per poterlo usare soltanto a fini di dimostrazione e di convalida. L'eventuale, ulteriore sfruttamento di progetti di dimostrazione o di progetti pilota a scopo commerciale comporta la deduzione dei redditi così generati dai costi ammissibili.

4. Il diritto a fruire del contributo decade:

a) se il numero complessivo dei dipendenti è inferiore o pari a quello indicato nel bilancio presentato nel periodo di imposta precedente all'applicazione del presente beneficio fiscale;

b) se i posti di lavoro creati non sono conservati per un periodo minimo di tre anni, ovvero di due anni nel caso delle piccole e medie imprese;

c) nei casi in cui vengano definitivamente accertate violazioni non formali, sia alla normativa fiscale che a quella contributiva in materia di lavoro dipendente per le quali sono state irrogate sanzioni di importo non inferiore a euro 5.000, oppure violazioni alla normativa sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori previste dalle vigenti disposizioni, nonché nei casi in cui siano emanati provvedimenti definitivi della magistratura contro il datore di lavoro per condotta antisindacale.

5. Per la gestione della misura di agevolazione di cui al presente articolo, il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, potrà avvalersi, sulla base di apposita convenzione, di società in house ovvero di società o enti in possesso dei necessari requisiti tecnici, organizzativi e di terzietà scelti, sulla base di un'apposita gara, secondo le modalità e le procedure di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

6. Per fruire del contributo le imprese presentano un'istanza, secondo le modalità che saranno individuate con il decreto di cui al comma 11, al Ministero dello sviluppo economico che concede il contributo nel rispetto del previsto limite di spesa di cui al comma 12.

7. Qualora sia accertata l'indebita fruizione, anche parziale, del contributo per il verificarsi del mancato rispetto delle condizioni previste dalle presenti disposizioni, il Ministero dello sviluppo economico procede, ai sensi dell'articolo 1, comma 6, del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73, al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni secondo legge.

8. I controlli avvengono sulla base di apposita documentazione contabile certificata da un professionista iscritto al registro dei revisori contabili o dal collegio sindacale. Tale certificazione va allegata al bilancio.

9. Le imprese non soggette a revisione contabile del bilancio e prive di un collegio sindacale devono comunque avvalersi della certificazione di un revisore dei conti o di un professionista iscritto al registro dei revisori contabili che non abbia avuto, nei tre anni precedenti, alcun rapporto di collaborazione o di dipendenza con l'impresa stessa. Le spese sostenute per l'attività di certificazione contabile di cui al presente comma sono considerate ammissibili entro un limite massimo di 5 mila euro.

10. Nei confronti del revisore contabile che incorre in colpa grave nell'esecuzione degli atti che gli sono richiesti per il rilascio della certificazione di cui ai commi 8 e 9 si applicano le disposizioni dell'articolo 64 del codice di procedura civile.

11. Con successivo decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, da emanarsi entro 60 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, sono adottate le disposizioni applicative necessarie.

12. All'ultimo periodo dell'articolo 1, comma 851, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, dopo la parola «riassegnate» sono inserite le seguenti: «, per la parte eccedente l'importo di 25 milioni di euro per l'anno 2012 e di 50 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013,».

13. Per l'attuazione del presente articolo è autorizzata la spesa di 25 milioni di euro per l'anno 2012 e di 50 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013. Al relativo onere si provvede con le risorse rivenienti dal comma 12.


 

 

L’articolo 24 istituisce un contributo in forma di credito di imposta a favore di tutte le imprese che effettuano nuove assunzioni a tempo indeterminato di profili altamente qualificati. La misura, che decorre dal 26 giugno 2012 e non ha un limite temporale di applicazione, prevede un contributo del 35% sulle spese effettuate per le nuove assunzioni di personale, con un tetto massimo di 200 mila euro per impresa.

Il nuovo personale deve essere aggiuntivo rispetto al numero complessivo dei dipendenti nel periodo di imposta precedente. Per non decadere dal contributo, inoltre, i nuovi posti di lavoro devono essere conservati per almeno tre anni (due anni nel caso di PMI). Sono stabilmente destinati alla misura 50 milioni di euro all’anno rinvenienti dalle risorse che provengono annualmente dalla riscossione delle tasse sui diritti brevettuali.

In dettaglio, il comma 1 prevede che il credito d'imposta annuale del 35%, con un limite massimo di 200 mila euro per impresa, è riservato alle assunzioni relative a:

1)   dottori di ricerca con titolo conseguito presso una università italiana o estera se riconosciuta equipollente in base alla legislazione vigente in materia;

2)   personale in possesso di una laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico, impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo specificatamente descritte nel successivo comma 3.

Si tratta, in particolare, di attività di carattere sperimentale o teorico, aventi quale principale finalità l'acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o utilizzazioni pratiche dirette; ovvero di ricerca pianificata per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti; ovvero di acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati. Tali ultime attività possono comprendere l'elaborazione di progetti, disegni, piani e altra documentazione, purché non siano destinati ad uso commerciale; possono inoltre comprendere la realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali e di progetti pilota destinati ad esperimenti tecnologici o commerciali, quando il prototipo è necessariamente il prodotto commerciale finale e il suo costo di fabbricazione è troppo elevato per poterlo usare soltanto a fini di dimostrazione e di convalida. L'eventuale, ulteriore sfruttamento di progetti di dimostrazione o di progetti pilota a scopo commerciale comporta la deduzione dei redditi così generati dai costi ammissibili.

 

Le classi di laurea interessate dalla norma sono le seguenti:

LM-12Design;

LM-13 Farmacia e farmacia industriale

LM-17 Fisica

LM-18 Informatica

LM-20 Ingegneria aerospaziale e astronautica

LM-21 Ingegneria biomedica

LM-22 Ingegneria chimica

LM-23 Ingegneria civile

LM-24 Ingegneria dei sistemi edilizi

LM-25 Ingegneria dell'automazione

LM-26 Ingegneria della sicurezza

LM-27 Ingegneria delle telecomunicazioni

LM-28 Ingegneria elettrica

LM-29 Ingegneria elettronica

LM-30 Ingegneria energetica e nucleare

LM-31 Ingegneria gestionale

LM-32 Ingegneria informatica

LM-33 Ingegneria meccanica

LM-34 Ingegneria navale

LM-35 Ingegneria per l'ambiente e il territorio

LM-4 Architettura e ingegneria edile - architettura

LM-40 Matematica

LM-44 Modellistica matematico-fisica per l'ingegneria

LM-53 Scienza e ingegneria dei materiali

LM-54 Scienze chimiche

LM-6 Biologia

LM-60 Scienze della natura

LM-61 Scienze della nutrizione umana

LM-66 Sicurezza informatica

LM-69 Scienze e tecnologie agrarie

LM-7 Biotecnologie agrarie

LM-70 Scienze e tecnologie alimentari

LM-71 Scienze e tecnologie della chimica industriale

LM-72 Scienze e tecnologie della navigazione

LM-73 Scienze e tecnologie forestali ed ambientali

LM-74 Scienze e tecnologie geologiche

LM-75 Scienze e tecnologie per l'ambiente e il territorio

LM-79 Scienze geofisiche

LM-8 Biotecnologie industriali

LM-82 Scienze statistiche

LM-86 Scienze zootecniche e tecnologie animali

LM-9 Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche

LM-91 Tecniche e metodi per la società dell'informazione

 

 

Possono usufruire dell’agevolazione tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dalle dimensioni aziendali, dal settore economico in cui operano e dal regime contabile adottato.

Per fruire del contributo le imprese presentano un'istanza secondo le modalità che saranno definite dal decreto attuativo del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto in esame.

 

Al riguardo la relazione illustrativa anticipa che l’istanza sarà di tipo telematico: sarà costituita, infatti, un'apposita piattaforma informatica per la ricezione e la gestione delle istanze telematiche presentate dalle imprese e per il monitoraggio sia economico in riferimento all'agevolazione, sia tecnico scientifico per analizzare l'orientamento degli investimenti in ricerca e sviluppo.

 

Il comma 5 prevede che per la gestione del credito di imposta in esame, il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, potrà avvalersi, sulla base di apposita convenzione, di società in house ovvero di società o enti in possesso dei necessari requisiti tecnici, organizzativi e di terzietà scelti, sulla base di un'apposita gara, secondo le modalità e le procedure previste dal Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. n. 163 del 2006).

Il sistema degli affidamenti in house (in house providing) – pur essendo derogatorio rispetto al metodo di scelta del contraente mediante gara pubblica richiesto dai principi comunitari a tutela della concorrenza e del mercato – è stato ritenuto ammissibile dalla Corte di Giustizia e dalla giurisprudenza nazionale entro determinati limiti. Più specificatamente, le condizioni necessarie affinché si possa derogare alla gara pubblica (secondo la sentenza del 18 novembre 1999 della Corte di Giustizia, c.d. “Sentenza Teckal”, in causa C-107/98) sono:

§       l’esercizio da parte dell’ente committente, sul soggetto affidatario, di un “controllo analogo” a quello che esercita sui propri servizi;

§       la necessità che il soggetto affidatario realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente committente (o gli enti se son più di uno) che la controlla.

 

Il diritto a fruire del credito d'imposta decade al verificarsi delle seguenti condizioni:

a)  se, il numero complessivo dei dipendenti, è inferiore o pari a quello indicato nel bilancio presentato nel periodo di imposta precedente all'applicazione del presente beneficio fiscale; deve, pertanto, trattarsi di assunzioni aggiuntive;

b)  se i posti di lavoro creati non sono conservati per un periodo minimo di tre anni, ovvero di due anni nel caso delle piccole e medie imprese;

c)  nei casi in cui vengano definitivamente accertate violazioni non formali, sia alla normativa fiscale che a quella contributiva in materia di lavoro dipendente per le quali sono state irrogate sanzioni di importo non inferiore a euro 5.000, oppure violazioni alla normativa sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori previste dalle vigenti disposizioni, nonché nei casi in cui siano emanati provvedimenti definitivi della magistratura contro il datore di lavoro per condotta antisindacale.

 

Qualora sia accertata l'indebita fruizione, anche parziale, del contributo, il Ministero dello sviluppo economico procede al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni secondo legge.

I controlli, secondo quanto disposto dai commi 8 e 9, avvengono sulla base di apposita documentazione contabile certificata da un revisore iscritto nel registro dei revisori dei conti o dal collegio sindacale. La certificazione viene allegata al bilancio. Le imprese non soggette a revisione contabile e prive di collegio sindacale devono avvalersi per la certificazione delle spese di un consulente tecnico indipendente (che non abbia avuto nei tre anni precedenti un rapporto di collaborazione o dipendenza con l’impresa) e iscritto al registro dei revisori contabili. La spesa sostenuta per la certificazione contabile è ammessa a contributo nel limite di 5.000 euro.

Nel caso di colpa grave nell'esecuzione degli atti di certificazione al revisore si applicano le sanzioni previste dall'articolo 64 del codice di procedura civile: il consulente tecnico che incorre in colpa grave nell'esecuzione degli atti che gli sono richiesti, è punito con l'arresto fino a un anno o con la ammenda fino a euro 10.329. Si applica inoltre la sospensione dall’esercizio della professione (ai sensi dell'articolo 35 del codice penale). In ogni caso è dovuto il risarcimento dei danni causati alle parti.

Il credito d’imposta deve essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi e non concorre alla formazione della base imponibile ai fini delle imposte sul reddito e dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP). Il credito d’imposta non rileva, inoltre, ai fini della determinazione della percentuale di deducibilità degli interessi passivi, di cui all’articolo 61 del TUIR (D.P.R. n. 917 del 1986), né rispetto ai criteri di inerenza per la deducibilità delle spese, di cui all’articolo 109, comma 5, del medesimo TUIR.

 

L’articolo 61 del TUIR disciplina la percentuale di deducibilità degli interessi passivi dal reddito d’impresa. Tale quota è pari al rapporto tra i ricavi e gli altri proventi che concorrono a formare il reddito e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi. L’articolo 109, comma 5, del TUIR prevede che le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, siano deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi. Se si riferiscono indistintamente ad attività o beni produttivi di proventi computabili e ad attività o beni produttivi di proventi non computabili in quanto esenti nella determinazione del reddito, sono deducibili per la parte corrispondente al rapporto di cui ai commi 1, 2, e 3 dell'articolo 96.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, secondo le norme generali in materia di compensazione dei crediti tributari dettate dall'articolo 17 del D.Lgs. n. 241 del 1997.

 

Ai sensi del comma 1 del citato articolo 17, i contribuenti eseguono versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti all’INPS e delle altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali, con eventuale compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche dei redditi. Tale compensazione deve essere effettuata entro la data di presentazione della dichiarazione successiva.

 

 

Si segnala che l’articolo 1 del D.L. n. 70 del 2011 (c.d. decreto sviluppo 2011) ha istituito un credito d’imposta, per gli anni 2011 e 2012, in favore delle imprese che finanziano progetti di ricerca in Università o enti pubblici di ricerca. Il credito d’imposta compete nella misura del 90 per cento della spesa incrementale di investimento, rispetto alla media di investimenti in ricerca effettuati nel triennio 2008-2010. Tale disposizione ha assorbito il credito di imposta per la ricerca e lo sviluppo previsto dall’articolo 1, comma 25, della legge n. 220 del 2010.

Il credito spetta in relazione agli investimenti realizzati a decorrere dal periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2010 fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012, ossia, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, per gli investimenti effettuati negli anni 2011 e 2012.

L’articolo 1, comma 25, della legge di stabilità per il 2011 (legge 13 dicembre 2010, n. 220) ha attribuito un credito d’imposta, nel limite di spesa di 100 milioni di euro per l'anno 2011, in favore delle impreseche affidanoattività di ricerca e sviluppo a università o enti pubblici di ricerca in relazione agli investimenti realizzati a decorrere dal 1° gennaio 2011 e fino al 31 dicembre 2011. La misura del beneficio non risulta ad oggi determinata in quanto non è stato emanato il decreto ministerialeprevisto dalla norma.

In precedenza un altro credito d’imposta in favore delle imprese che avevano sostenuto, nel periodo 2007-2009, costi per l’attività di ricerca industriale e di sviluppo precompetitivo era stato istituito dalla legge finanziaria per il 2007(legge n. 296 del 2006, articolo 1, commi da 280 a 283).

Per ovviare ai problemi di copertura finanziaria sorti in applicazione del beneficio in argomento, l’articolo 29 del D.L. n. 185 del 2008 ha introdotto l’obbligo per i contribuenti di presentare una comunicazione relativa agli investimenti agevolabili per consentire il monitoraggio del credito d’imposta in esame.

La disciplina del monitoraggio dei crediti d’imposta, introdotta per esigenze conoscitive finalizzate anche a garantire la copertura finanziaria dell’onere a carico della finanza pubblica, consente all’Amministrazione finanziaria di conoscere, in via anticipata, la fruizione complessiva del beneficio concesso. In taluni casi, essa prevede anche l’obbligo per il contribuente di presentare apposita richiesta e subordina la fruizione all’acquisizione dell’autorizzazione da parte dell’amministrazione competente.

Successivamente si è reso necessario disporre un rifinanziamento dell’autorizzazione di spesa. In particolare, l’articolo 2, comma 236, della legge finanziaria per il 2010 (legge n. 191 del 2009) ha, in un primo momento, incrementato lo stanziamento di 200 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2010 e 2011 e, in un secondo momento, il decreto legge n. 40 del 2011 lo ha ridotto di 50 milioni per l’anno 2010. Il beneficio era pari al 10% della spesa sostenuta ovvero al 40% della stessa qualora fosse stata riferita a contratti stipulati con università ed enti pubblici di ricerca, non potendo, in ogni caso, superare 50 milioni annui. Tali risorse sono state assegnate dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, del 4 marzo 2011, ai soggetti che non hanno ricevuto il nulla-osta per la fruizione del credito di imposta per l’esaurimento delle risorse disponibili.

 

L’articolo 2 dello stesso D.L. n. 70 del 2011 ha istituito, inoltre, un credito d’imposta per ogni lavoratore assunto a tempo indeterminato nelle regioni del Mezzogiorno nei dodici mesi successivi all’entrata in vigore del decreto in esame. Si tratta di uno sgravio fiscale del 50% sui costi salariali dei contratti stipulati con personale “svantaggiato” o “molto svantaggiato” nel periodo compreso tra il 14 maggio 2011 e il 13 maggio 2013.

Con il decreto 24 maggio 2012 del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e il Ministro per la coesione territoriale (pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 127 del 1° giugno 2012) è stata attuata tale normativa. Le otto regioni interessate dallo stanziamento dei fondi, che ammontano a 142 milioni di euro, sono Abruzzo (4 milioni di euro), Molise (1 milione di euro), Basilicata (2 milioni di euro), Campania (20 milioni di euro), Calabria (20 milioni di euro), Puglia (10 milioni di euro), Sicilia (65 milioni di euro) e Sardegna (20 milioni di euro).

Per«lavoratore svantaggiato» si intende chiunque rientri in una delle seguenti categorie:

§       chi non ha un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi;

§       chi non possiede un diploma di scuola media superiore o professionale;

§       lavoratori che hanno superato i 50 anni di età;

§       adulti che vivono soli con una o più persone a carico;

§       lavoratori occupati in professioni o settori caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna in tutti i settori economici dello Stato membro interessato se il lavoratore interessato appartiene al genere sottorappresentato.

Per «lavoratore molto svantaggiato» si intende colui il quale è privo di lavoro da più di 24 mesi.

 

 

I commi 12 e 13 sono volti a disciplinare le modalità di copertura finanziaria degli oneri derivanti dalla disposizione dell’articolo in esame.

In particolare, il comma 13 autorizza la spesa, per l’attuazione del credito d’imposta in esame, quantificandola nell’importo di 25 milioni di euro per l'anno 2012 e di 50 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013. Al relativo onere si provvede attraverso l’utilizzo di quota parte dei proventi derivanti da diritti sui brevetti per invenzione industriale e per i modelli di utilità e sulla registrazione di disegni e modelli, nonché dai diritti di opposizione alla registrazione dei marchi d’impresa, di cui all’articolo 1, comma 851 della legge n. 296 del 2006, che, in base alla novella recata dal comma 12 a tale norma, per l’importo corrispondente agli oneri indicati, non saranno riassegnati allo stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, ma resteranno acquisiti all’entrata del bilancio dello Stato, per il finanziamento del credito d’imposta in esame.

Si ricorda, in proposito, che l’articolo 1, comma 851, della legge n. 296/2006 (legge finanziaria 2007), nella sua formulazione originaria, prevedeva che le somme derivanti dal pagamento dei i diritti sui brevetti per invenzione industriale e per i modelli di utilità e sulla registrazione di disegni e modelli nonché i diritti di opposizione alla registrazione dei marchi d'impresa, fossero interamente versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate allo stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, anche al fine di potenziare le attività del medesimo Ministero di promozione, di regolazione e di tutela del sistema produttivo nazionale, di permettere alle piccole e medie imprese la piena partecipazione al sistema di proprietà industriale, di rafforzare il brevetto italiano, anche con l'introduzione della ricerca di anteriorità per le domande di brevetto per invenzione industriale.


 

Articolo 25
(
Monitoraggio, controlli, attività ispettiva)

 


1. Allo scopo di vigilare sul corretto utilizzo delle agevolazioni di cui al presente decreto-legge, il Ministero dello sviluppo economico può avvalersi del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie della Guardia di Finanza, il quale svolge, anche d'iniziativa, analisi, ispezioni e controlli sui programmi di investimento ammessi alle agevolazioni. A tal fine, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sottoscrive un protocollo d'intesa con il Comandante della Guardia di Finanza.

Per l'esecuzione delle attività di cui al comma 1, fermo restando quanto previsto dall'articolo 2 del decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68, gli appartenenti al Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie:

a) si avvalgono anche dei poteri e delle facoltà previsti dall'articolo 8, comma 4, lettere a) e b) del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231;

b) possono accedere, anche per via telematica, alle informazioni detenute nelle banche dati in uso al Ministero dello sviluppo economico, agli Enti previdenziali ed assistenziali, nonché, in esenzione da tributi e oneri, ai soggetti pubblici o privati che, su mandato del Ministero dello sviluppo economico, svolgono attività istruttorie e di erogazione di fondi pubblici. Tali soggetti pubblici e privati consentono, altresì, l'accesso alla documentazione in loro possesso connessa alla gestione delle risorse finanziarie pubbliche.

2. Dall'attuazione del comma 1 non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato e alle attività previste si farà fronte con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

3. Gli oneri relativi alle attività ispettive sui programmi di investimento oggetto di agevolazioni concesse dal Ministero dello sviluppo economico, anche ai sensi delle disposizioni abrogate di cui all'articolo 23, comma 7, sono posti a carico del Fondo, entro il limite di 400.000 euro per anno.

4. Per consentire lo svolgimento delle attività di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 7 agosto 1997, n. 266 anche tramite analisi strutturate e continuative sull'efficacia degli interventi agevolativi, il Ministero della sviluppo economico determina, per ciascun intervento, gli impatti attesi tramite la formulazione di indicatori e valori-obiettivo. Di tale determinazione è data adeguata pubblicità sul sito istituzionale dell'Amministrazione anteriormente al termine iniziale di presentazione delle domande di agevolazione cui i predetti impatti si riferiscono.

5. I soggetti beneficiari degli interventi di cui al presente decreto-legge si impegnano a fornire al Ministero dello sviluppo economico e ai soggetti dallo stesso incaricati, anche con cadenza periodica e tramite strumenti informatici, ogni informazione utile al monitoraggio dei programmi agevolati. I contenuti e le modalità di trasmissione delle predette informazioni sono individuati, tenuto conto delle caratteristiche e finalità dei singoli interventi agevolativi cui i programmi si riferiscono, con circolari del Ministero dello Sviluppo Economico. Con decreto del medesimo Ministero di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze sono individuati i contenuti minimi delle predette informazioni alla luce di quanto stabilito ed adottato per il sistema di monitoraggio del Quadro Strategico Nazionale 2007/2013 ed ai fini di quanto previsto dall'articolo 13 della legge 31 dicembre 2009, n. 196. La non corretta alimentazione del sistema di monitoraggio da parte dei soggetti beneficiari degli interventi comporta per l'impresa inadempiente la sospensione dell'erogazione dei benefici fino al ripristino delle condizioni di corretta alimentazione del predetto sistema ovvero, in caso di reiterazione dell'inadempimento, la revoca del beneficio concesso.

6. Per consentire un'adeguata trasparenza degli interventi agevolativi disposti ai sensi del presente decreto-legge, il Ministero dello sviluppo economico pubblica sul proprio sito istituzionale l'elenco delle iniziative oggetto di finanziamento a valere sul fondo di cui all'articolo 23, comma 2.


 

 

L’articolo 25 reca le disposizioni in materia di controlli sugli interventi agevolativi contenuti nel provvedimento in esame.

In particolare, a tale scopo il Ministero dello sviluppo economico può avvalersi del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie della Guardia di Finanza, che può anche avvalersi dei poteri e delle facoltà connesse alle attività antiriciclaggio, nonché accedere alle opportune banche dati.

Sono posti a carico del Fondo per la crescita sostenibile, istituito al comma 2, articolo 23 del decreto in esame gli oneri relativi alle attività ispettive sulle agevolazioni concesse dal Ministero dello sviluppo economico, anche ai sensi delle disposizioni abrogate di cui all‘articolo 23, comma 7, nel limite di 400.000 euro per anno.

Si affidano al MISE le opportune valutazioni degli impatti attesi dalle misure introdotte, al fine di svolgere l’attività di valutazione e controllo sugli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive. E’ previsto l’obbligo, per i beneficiari degli interventi agevolativi, di fornire al MISE ogni informazione utile al monitoraggio dei programmi agevolati. La non corretta alimentazione del sistema di monitoraggio può essere sanzionata, per l’impresa inadempiente, con la sospensione dell’erogazione dei benefici.

 

Più in dettaglio, il comma 1 prevede che al predetto scopo il Ministero dello sviluppo economico può avvalersi del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie della Guardia di Finanza, cui è demandato il compito di svolgere, anche d‘iniziativa propria, analisi, ispezioni e controlli sui programmi di investimento ammessi alle agevolazioni.

E’ previsto a tal fine che il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell‘economia e delle finanze, sottoscriva un protocollo d‘intesa con il Comandante della Guardia di Finanza.

Fermi restando i compiti istituzionali della Guardia di Finanza (enumerati dall‘articolo 2 del decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68), per l’esecuzione del suddetto monitoraggio gli appartenenti al citato Nucleo:

§      potranno esercitare anche i poteri e le facoltà specificamente previsti dalla normativa antiriciclaggio (in particolare dall‘articolo 8, comma 4, lettere a) e b) del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231).

Essi potranno anzitutto avvalersi dei dati contenuti nell’anagrafe tributaria; per effetto del predetto rinvio, infatti, i membri del Nucleo Speciale si avvalgono dei dati (ai sensi dell'articolo 7, sesto e undicesimo comma del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605) comunicati da banche, Poste italiane, intermediari finanziari, imprese di investimento, organismi di investimento collettivo del risparmio, società di gestione del risparmio e altri operatori finanziari, relativi ai clienti e ai soggetti con cui intrattengono rapporti, che sono archiviati in apposita sezione dell'anagrafe tributaria.

Inoltre, il Nucleo Speciale potrà esercitare anche i poteri attribuiti dalla normativa valutaria, che verranno estesi ai militari appartenenti ai reparti della Guardia di finanza, con possibilità di delega di compiti.

§      potranno accedere, anche per via telematica, alle informazioni detenute nelle banche dati in uso al Ministero dello sviluppo economico, agli Enti previdenziali ed assistenziali, nonché, in esenzione da tributi e oneri, ai soggetti pubblici o privati che, su mandato del Ministero dello sviluppo economico, svolgono attività istruttorie e di erogazione di fondi pubblici. Tali soggetti pubblici e privati dovranno consentire, l’accesso alla documentazione in loro possesso connessa alla gestione delle risorse finanziarie pubbliche.

 

Ai sensi del comma 2, che dall‘attuazione di tali disposizioni non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Alle attività previste si farà fronte con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

 

Il comma 3 pone a carico del Fondo per la crescita sostenibile istituito al comma 2, articolo 23 del decreto in esame gli oneri relativi alle attività ispettive sui programmi di investimento oggetto di agevolazioni concesse dal Ministero dello sviluppo economico, anche ai sensi delle disposizioni abrogate di cui all‘articolo 23, comma 7, nel limite di 400.000 euro per anno.

 

Dal tenore della norma non appare chiaro se le attività ispettive sono effettuate solo sulle nuove agevolazioni concesse sul Fondo per la crescita ovvero anche ai sensi delle disposizioni abrogate che continuano a operare fino ad esaurimento: alcune delle leggi abrogande, infatti, presentano un’attività di gestione connessa a procedimenti in essere che proseguirà regolata da norme abrogate e dalle disposizioni di semplificazione introdotte al comma 11.

 

Ai sensi del comma 4, il Ministero della sviluppo economico determina, per ciascun intervento agevolativo, gli impatti attesi, tramite la formulazione di indicatori e valori-obiettivo, affinché l’attività di valutazione e controllo del Governo sull'efficacia e sul rispetto delle finalità delle leggi e dei conseguenti provvedimenti amministrativi in materia di sostegno alle attività economiche e produttive sia svolta mediante analisi strutturate e continuative sull‘efficacia degli interventi. Tale attività implica, si ricorda, la presentazione alle commissioni parlamentari competenti in materia industriale, entro il mese di aprile di ogni anno, di una relazione illustrativa delle caratteristiche e dell'andamento, nell'anno precedente, dei diversi provvedimenti in materia di sostegno alle attività economiche e produttive (ai sensi dell‘articolo 1, comma 1, della legge 7 agosto 1997, n. 266).

Detta relazione fornisce in forma articolata elementi di monitoraggio, rispetto agli andamenti degli anni precedenti, nonché l'illustrazione dei risultati dell'attività di vigilanza e di controllo esercitata dal Governo anche nei confronti di società o enti vigilati dalle pubbliche amministrazioni, ovvero dalle medesime direttamente o indirettamente controllati, al fine di mettere in grado le Commissioni di valutare l'efficacia di detti provvedimenti.

Le determinazioni sugli impatti attesi dalle introdotte misure agevolative sono pubblicate sul sito istituzionale dell‘Amministrazione anteriormente al termine iniziale di presentazione delle domande di agevolazione cui i predetti impatti si riferiscono.

 

Il comma 5 obbliga i beneficiari degli interventi agevolativi di cui al decreto legge in esame a fornire al Ministero dello sviluppo economico e ai soggetti dallo stesso incaricati, anche con cadenza periodica e tramite strumenti informatici, ogni informazione utile al monitoraggio dei programmi agevolati.

Si demanda l’individuazione dei contenuti e delle modalità di trasmissione delle predette informazioni - tenuto conto delle caratteristiche e finalità dei singoli interventi agevolativi cui i programmi si riferiscono – a circolari del Ministero dello Sviluppo Economico.

Un decreto del medesimo Ministero, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, individuerà i contenuti minimi delle predette informazioni alla luce di quanto stabilito ed adottato per il sistema di monitoraggio del Quadro Strategico Nazionale 2007/2013 ed ai fini dell’alimentazione della banca dati delle amministrazioni pubbliche prevista dall’articolo 13 della legge di contabilità (legge 31 dicembre 2009 n.196).

 

La proposta di Regolamento generale sulla politica di coesione comunitaria per il periodo 2007-2013 prevede un approccio programmatico strategico e un raccordo organico della politica di coesione con le strategie nazionali degli Stati membri. A tal fine, l'Italia ha presentato all'Unione Europea un Quadro Strategico Nazionale con l'obiettivo di indirizzare le risorse che la politica di coesione destinerà al nostro Paese, sia nelle aree del Mezzogiorno sia in quelle del Centro-Nord.

 

Sono previste specifiche sanzioni per la non corretta alimentazione del sistema di monitoraggio da parte dei soggetti beneficiari degli interventi; per l’impresa inadempiente è disposta la sospensione dell’erogazione dei benefici fino al ripristino delle condizioni di corretta alimentazione del predetto sistema ovvero, in caso di reiterazione dell’inadempimento, la revoca del beneficio concesso.

Il comma 6 prevede infine la pubblicazione dell’elenco dei progetti beneficiari delle agevolazioni che attingono dal Fondo per la crescita sostenibile (di cui all’articolo 23 del provvedimento in esame, alla cui scheda di lettura si rinvia), mediante conferimento sul sito istituzionale del Ministero dello sviluppo economico.


 

Articolo 26
(Moratoria delle rate di finanziamento dovute dalle imprese concessionarie di agevolazioni)

 


1. In relazione ai finanziamenti agevolati già concessi dal Ministero dello sviluppo economico a valere sul Fondo di cui all'articolo 14 della legge 17 febbraio 1982, n. 46, e dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca a valere sul Fondo per le agevolazioni alla ricerca (FAR) di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297, può essere disposta, per una sola volta, una sospensione di dodici mesi del pagamento della quota capitale delle rate con scadenza non successiva al 31 dicembre 2013. La sospensione determina la traslazione del piano di ammortamento per un periodo di dodici mesi. Gli interessi relativi alla rata sospesa sono corrisposti alle scadenze originarie ovvero, ove le rate risultino già scadute alla data di concessione del beneficio, entro sessanta giorni dalla predetta data, maggiorati degli interessi di mora. Al tal fine il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con decreti di natura non regolamentare da adottare entro novanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto-legge, stabiliscono, per le agevolazioni di rispettiva competenza, condizioni e criteri per la concessione del suddetto beneficio nonché i termini massimi per la relativa richiesta, prevedendone l'applicazione anche alle iniziative nei cui confronti sia stata già adottata la revoca delle agevolazioni in ragione della morosità nella restituzione delle rate, purché il relativo credito non sia stato iscritto a ruolo, e determinando, in tal caso, modalità di restituzione graduali. Qualora dalla traslazione del piano di ammortamento consegua il superamento dell'equivalente sovvenzione lordo massimo concedibile, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca provvedono, per le agevolazioni di rispettiva competenza, alla rideterminazione delle agevolazioni concesse all'impresa.

2. La norma non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.


 

 

L’articolo 26 detta disposizioni volte a concedere una moratoria di un anno del pagamento della quota capitale delle rate alle imprese beneficiarie di finanziamenti agevolati concessi a valere sul Fondo per l'innovazione tecnologica di cui all'articolo 14 della legge 17 febbraio 1982, n. 46, trasformato dall’art. 23 del decreto-legge in esame in Fondo per la crescita sostenibile, e sul Fondo per le agevolazioni alla ricerca (FAR) di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297.

 

Si ricorda che l’articolo 14 della L. 46/1982, ha istituito presso il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato (ora Ministero dello sviluppo economico) il Fondo speciale rotativo per l'innovazione tecnologica, che opera con gestione fuori bilancio ai sensi dell'articolo 9 della legge 25 novembre 1971, n. 1041[84].

Gli interventi del Fondo hanno per oggetto programmi di imprese destinati ad introdurre rilevanti avanzamenti tecnologici finalizzati a nuovi prodotti o processi produttivi o al miglioramento di prodotti o processi produttivi già esistenti, oppure rilevanti innovazioni di contenuto stilistico e qualitativo del prodotto. Tali programmi riguardano le attività di progettazione, sperimentazione, sviluppo, preindustrializzazione e i processi realizzativi di campionatura innovativa, unitariamente considerati.

La gestione del Fondo per le agevolazioni alla ricerca (FAR) era articolata in una sezione relativa agli interventi nel territorio nazionale e in una sezione relativa ad interventi nelle aree depresse; con l’articolo 1, commi 870-874, della legge finanziaria per il 2007, è stato istituito nello stato di previsione del Ministero dell'università e della ricerca il Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST), nel quale sono confluite, appunto, sia le risorse del Fondo per le agevolazioni alla ricerca (FAR), sia quelle del Fondo per gli investimenti della ricerca di base (FIRB) sia quelle del Fondo per le aree sottoutilizzate per quanto di competenza del Ministero dell'università e della ricerca, sia infine le risorse annuali per i progetti di ricerca di interesse nazionale delle università (PRIN).

Si segnala, come peraltro già ricordato, che l’articolo 23, comma 2 e seguenti del decreto in esame provvede a rinominare il Fondo speciale rotativo di cui all’articolo 14 della legge 17 febbraio 1982, n. 46 in Fondo per la crescita sostenibile, per ulteriori approfondimenti si rinvia alla scheda di lettura.

 

Il comma 1 prevede che la sospensione del pagamento della quota capitale delle rate può essere disposta per una sola volta e con riferimento alle rate con scadenza non successiva al 31 dicembre 2013. La sospensione determina la traslazione del piano di ammortamento per un periodo di dodici mesi. Gli interessi relativi alla rata sospesa sono corrisposti alle scadenze originarie ovvero, ove le rate risultino già scadute alla data di concessione del beneficio, entro sessanta giorni dalla predetta data, maggiorati degli interessi di mora.

Con decreti distinti del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca saranno individuati i criteri per la concessione del beneficio, ivi compresi i criteri di recupero e di pagamento degli interessi connessi alla rata sospesa, prevedendone l'applicazione anche alle iniziative nei cui confronti sia stata già adottata la revoca delle agevolazioni in ragione della morosità nella restituzione delle rate, purché il relativo credito non sia stato iscritto a ruolo, e determinando, in tal caso, modalità di restituzione graduali. Qualora dalla traslazione del piano di ammortamento consegua il superamento dell'equivalente sovvenzione lorda massima concedibile, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca provvedono, per le agevolazioni di rispettiva competenza, alla rideterminazione delle agevolazioni concesse all'impresa.

 

La relazione illustrativa afferma che tale intervento, coerente con l'accordo sottoscritto il 28 febbraio 2012 dai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico con l'ABI e le associazioni imprenditoriali, si rende opportuno, nell'attuale contesto di grave crisi economica, al fine di non penalizzare le imprese che hanno portato o stanno portando regolarmente a compimento i programmi di investimento agevolati e si trovano in una situazione di temporanea difficoltà nella restituzione delle rate di mutuo. La revoca del beneficio, prevista dalle disposizioni vigenti, determinerebbe in moltissime situazioni l'insolvenza totale della società. Inoltre per rispondere alla grave crisi economica del Paese, la relazione illustrativa precisa che la norma si applica per le stesse motivazioni ed effetti agli interventi concessi dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca a valere sul Fondo per le agevolazioni alla ricerca (FAR) di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297.

 

Il comma 2, infine, stabilisce l’invarianza sui saldi di finanza pubblica.


 

Articolo 27
(
Riordino della disciplina in materia di riconversione e riqualificazione produttiva di aree di crisi industriale complessa)

 


1. Nel quadro della strategia europea per la crescita, al fine di sostenere la competitività del sistema produttivo nazionale, l'attrazione di nuovi investimenti nonché la salvaguardia dei livelli occupazionali nei casi di situazioni di crisi industriali complesse con impatto significativo sulla politica industriale nazionale, il Ministero dello sviluppo economico adotta Progetti di riconversione e riqualificazione industriale. Sono situazioni di crisi industriale complessa, quelle che, a seguito di istanza di riconoscimento della regione interessata, riguardano specifici territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale derivante da:

una crisi di una o più imprese di grande o media dimensione con effetti sull'indotto;

una grave crisi di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione nel territorio.

Non sono oggetto di intervento le situazioni di crisi che risultano risolvibili con risorse e strumenti di competenza regionale.

2. I Progetti di cui al comma 1 promuovono, anche mediante cofinanziamento regionale e con l'utilizzo di tutti i regimi d'aiuto disponibili per cui ricorrano i presupposti, investimenti produttivi anche a carattere innovativo, la riqualificazione delle aree interessate, la formazione del capitale umano, la riconversione di aree industriali dismesse, il recupero ambientale e l'efficientamento energetico dei siti e la realizzazione di infrastrutture strettamente funzionali agli interventi.

Il Piano di promozione industriale di cui agli articoli 5, 6, e 8 della legge 15 maggio 1989, n. 181, come esteso dall'articolo 73 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, si applica esclusivamente per l'attuazione dei progetti di riconversione e riqualificazione industriale.

3. Per assicurare l'efficacia e la tempestività dell'iniziativa, i Progetti di riconversione e riqualificazione industriale sono adottati mediante appositi accordi di programma che disciplinano gli interventi agevolativi, l'attività integrata e coordinata di amministrazioni centrali, regioni, enti locali e dei soggetti pubblici e privati, le modalità di esecuzione degli interventi e la verifica dello stato di attuazione e del rispetto delle condizioni fissate. Le opere e gli impianti compresi nel Progetto di riconversione e riqualificazione industriale sono dichiarati di pubblica utilità, urgenti ed indifferibili.

4. Le conferenze di servizi strumentali all'attuazione del Progetto sono indette dal Ministero dello sviluppo economico ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241. Resta ferma la vigente normativa in materia di interventi di bonifica e risanamento ambientale dei siti contaminati.

5. La concessione di finanziamenti agevolati mediante contributo in conto interessi per l'incentivazione degli investimenti di cui al decreto-legge 1° aprile 1989, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, è applicabile, nell'ambito dei progetti di cui al comma 1 in tutto il territorio nazionale, fatte salve le soglie di intervento stabilite dalla disciplina comunitaria per i singoli territori, nei limiti degli stanziamenti disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

6. Per la definizione e l'attuazione degli interventi del Progetto di riconversione e riqualificazione industriale, il Ministero dello sviluppo economico si avvale dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, S.p.A., le cui attività sono disciplinate mediante apposita convenzione con il Ministero dello sviluppo economico. Gli oneri derivanti dalle predette convenzioni sono posti a carico delle risorse assegnate all'apposita sezione del fondo di cui all'articolo 23, comma 2 utilizzate per l'attuazione degli accordi di cui al presente articolo, nel limite massimo del 3 per cento delle risorse stesse.

7. Il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, elabora misure volte a favorire il ricollocamento professionale dei lavoratori interessati da interventi di riconversione e riqualificazione industriale.

8. Il Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con decreto di natura non regolamentare, da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, disciplina le modalità di individuazione delle situazioni di crisi industriale complessa e determina i criteri per la definizione e l'attuazione dei Progetti di riconversione e riqualificazione industriale. Il Ministro dello sviluppo economico impartisce le opportune direttive all'Agenzia di cui al comma 6, prevedendo la priorità di accesso agli interventi di propria competenza.

9. All'attuazione degli interventi previsti dai Progetti di cui ai commi precedenti, ivi compresi gli oneri relativi alla convenzione di cui al comma 6, si provvede a valere sulle risorse finanziarie individuate dalle Amministrazioni partecipanti di cui al comma 3 e, relativamente agli interventi agevolativi, a valere sulle risorse stanziate sugli strumenti agevolativi prescelti, ovvero, qualora non disponibili, sul Fondo di cui all'articolo 23, comma 2. Le attività del presente articolo sono svolte dalle amministrazioni territoriali partecipanti nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente.

10. Le risorse destinate al finanziamento degli interventi di cui all'articolo 7 della legge n. 181 del 15 maggio 1989, al netto delle somme necessarie per far fronte agli impegni assunti e per finanziare eventuali domande oggetto di istruttoria alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, affluiscono all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate nel medesimo importo con decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, su richiesta del Ministro dello sviluppo economico, ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico per la successiva assegnazione al Fondo di cui all'articolo 23 comma 2.

11. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


 

 

L’articolo 27 prevede che in caso di situazioni di crisi industriali complesse possano essere attivati i progetti di riconversione e riqualificazione industriale la cui finalità è quella di agevolare gli investimenti produttivi, anche di carattere innovativo, nonché la riconversione industriale e riqualificazione economico produttiva dei territori interessati.

 

Le situazioni di crisi industriali complesse si hanno quando specifici territori siano soggetti a recessione economica e perdita occupazionale e riscontrino:

§       la crisi di una o più imprese di media o grande dimensione con effetti sull’indotto;

§       la crisi di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione nel territorio.

Qualora la crisi è passibile di risoluzione con le ordinarie risorse regionali, essa non rientra nell’ambito oggettivo delle disposizioni in esame.

Il procedimento ai fini del riconoscimento di tale crisi è caratterizzato da un elemento formale: l'istanza di riconoscimento della regione interessata (comma 1).

 

Il comma 2, evidenzia la finalità del Progetto e il relativo finanziamento. Sotto il primo profilo i Progetti promuovono:

§       investimenti produttivi, anche di carattere innovativo;

§        la riqualificazione delle aree interessate;

§       la formazione del capitale umano;

§       la riconversione delle aree industriali dismesse;

§       il recupero ambientale;

§       l’efficientamento energetico;

§       la realizzazione di infrastrutture funzionali agli interventi.

 

Sotto il secondo profilo è previsto:

§       il cofinanziamento regionale;

§       l’utilizzo di tutti i regimi d’aiuto per cui ricorrano i presupposti;

§       il contributo in conto interessi di cui all’art. 7 D.L. 120/1989, che viene reso applicabile a tutto il territorio nazionale;

§       il Fondo di cui all’art. 23.

 

Viene previsto che il Piano di promozione industriale di cui agli articoli 5, 6, e 8 del D.L. n. 120/1989, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, venga applicato esclusivamente per i progetti di riconversione e riqualificazione industriale.

 

Si osserva che la novità introdotta (finalizzazione del Piano di promozione industriale ai soli progetti di riconversione e riqualificazione industriale) richiederebbe una modifica testuale agli articoli del D.L. n. 120/1989 che hanno definito l’ambito applicativo del Piano.

 

Si ricorda in proposito che il D.L. n. 120 del 1989, convertito con modificazioni dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, e successive modifiche e integrazioni, ha disposto misure di sostegno e di reindustrializzazione per le aree di crisi siderurgica, in attuazione del piano di risanamento della siderurgia e, in particolare, con gli articoli 5 e 8, ha affidato alla SPI (Società per la promozione e lo sviluppo industriale, confluita nel 2000 in Sviluppo Italia e quindi nell'Agenzia succedutale) la realizzazione di un Piano di promozione industriale. Tale Piano fu successivamente dichiarato compatibile con il mercato comune dalle competenti sedi comunitarie e con la nota di autorizzazione del 18 settembre 2003 C(2003) 3365 la Commissione europea comunicò altresì di considerare compatibile con il mercato comune l'estensione del sistema agevolativo previsto dalla normativa del 1989 a nuove aree di crisi industriale diverse da quella siderurgica, come previsto dall'art. 73 della legge n. 289 del 2002 (legge finanziaria 2003) e quindi potenzialmente a tutto il territorio nazionale, laddove si verificassero crisi settoriali localizzate. Ulteriori estensioni degli incentivi previsti dal decreto legge n. 120 del 1989, riconducibili all'autorizzazione comunitaria predetta, sono state poi approvate dalle successive leggi finanziarie.

Si ricorda che il D.M. 3 dicembre 2007, n. 747 prevede che le agevolazioni concesse ai sensi del decreto legge n. 120 del 1989 non possono essere cumulati con altri aiuti di Stato ai sensi del Trattato dell'Unione europea, né con altre misure di finanziamento comunitario o nazionale, qualora tale cumulo dia luogo a un'intensità d'aiuto superiore al livello fissato dalla Carta degli aiuti di Stato a finalità regionale 2007-2013

 

Il comma 3 prevede che possano essere attivati accordi di programma al fine dell’adozione dei Progetti in esame, al fine di disciplinare:

§       gli interventi agevolativi;

§       l’attività integrata e coordinata di amministrazioni centrali, regioni, enti locali e dei soggetti pubblici e privati;

§       le modalità di esecuzione degli interventi e la verifica dello stato di attuazione e del rispetto delle condizioni fissate.

Tutte le opere e gli impianti richiamati all’interno dei Progetti sono dichiarati di pubblica utilità, urgenti e indifferibili.

 

Il comma 4 prevede, a supporto all’attuazione del progetto, la costituzione di apposite conferenze di servizi.

 

Il comma 5 permette l’applicazione del finanziamento agevolato di cui al D.L. 120/1989 su tutto il territorio nazionale, fatte salve le soglie di intervento stabilite dalla disciplina comunitaria stabilite per i singoli territori.

 

Il D.M. 3 dicembre 2007, n. 747 prevede che le agevolazioni concesse ai sensi del decreto legge n. 120 del 1989 non possono essere cumulati con altri aiuti di Stato ai sensi del Trattato dell'Unione europea, né con altre misure di finanziamento comunitario o nazionale, qualora tale cumulo dia luogo a un'intensità d'aiuto superiore al livello fissato dalla Carta degli aiuti di Stato a finalità regionale 2007-2013.

 

Il comma 6 prevede che il MISE si avvalga dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A., quale soggetto responsabile della definizione ed attuazione dei progetti e si prevede una convenzione per disciplinarne le attività, i cui oneri sono posti a carico dell’istituendo Fondo per la crescita sostenibile di cui all’art.23, comma 2 del decreto in esame.

 

Si ricorda che, a partire dalla legge finanziaria 2005, sono stati previsti diversi strumenti di intervento per favorire l’attrazione di investimenti in Italia, assegnandone la competenza gestionale a Sviluppo Italia. La legge finanziaria 2007 (legge n. 296 del 2006) all’articolo 1, comma 460, oltre a mutare la denominazione di Sviluppo Italia S.p.A. in “Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A.“, ha attribuito al Ministro dello sviluppo economico una serie di poteri, tra cui quello di definire con apposite direttive le priorità e gli obiettivi dell’Agenzia. La direttiva del Ministro dell’economia e delle finanze del 27 marzo 2007 ha stabilito che l’azione dell’Agenzia è diretta, con particolare riferimento al Mezzogiorno, a conseguire le seguenti priorità:

§       favorire l’attrazione degli investimenti esteri di elevata qualità, in grado di dare un contributo allo sviluppo del sistema economico e produttivo nazionale;

§       sviluppare l’innovazione e la competitività industriale e imprenditoriale nei sistemi produttivi e nei sistemi territoriali;

§       promuovere la competitività e le potenzialità attrattive dei territori.

 

Il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, adotta le misure per il ricollocamento professionale dei lavoratori interessati da interventi di riconversione e riqualificazione industriale (comma 7).

 

Il Ministro dello sviluppo economico adotta, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto in esame, le modalità di attuazione dei progetti, impartendo direttive all'Agenzia e prescrivendo la priorità di accesso agli strumenti agevolativi di competenza del Ministero stesso (comma 8).

 

Il comma 9 opera una clausola di invarianza finanziaria, per ogni onere ulteriore rispetto alla previsione che fa gravare i costi dell’attuazione degli interventi, previsti dai Progetti, a valere sulle risorse finanziarie individuate dalle Amministrazioni partecipanti e, relativamente agli interventi agevolativi, a valere sulle risorse stanziate sugli strumenti agevolativi prescelti, ovvero, qualora non disponibili, sul Fondo di cui all’articolo 23.

 

Il comma 10, poi, individua nell'articolo 7 del D.L. n. 120 del 1989 la fonte delle risorse destinate al finanziamento degli interventi, mentre per il comma 11 il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Nel quadro della strategia per la "Modernizzazione degli aiuti di Stato dell'UE", prospettata in una comunicazione (COM(2012)209) dell'8 maggio 2012, la Commissione annuncia la possibilità di procedere a una revisione degli orientamenti comunitari sugli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione per le imprese in difficoltà, approvati dalla Commissione nel 2004 e la cui validità è stata prorogata fino al 9 ottobre 2012.

Gli orientamenti della Commissione specificano che uno Stato membro può intervenire per interrompere il processo di uscita dal mercato di un’impresa a condizione che sia garantito in ogni caso il ritorno della redditività a lungo termine.

La necessità di procedere a un aggiornamento di tali orientamenti è sostenuta anche nell’iniziativa faro sulla politica industriale dell’UE (COM(2010)614) che è attualmente sottoposta a una consultazione in vista del suo riesame, annunciato per settembre 2012.

 

Il tema della ristrutturazione e della riconversione delle imprese è stato inoltre affrontato dalla Commissione in un apposito Libro verde (COM(2012)7) oggetto di una consultazione svolta ad inizio 2012.

In tale contesto, la Commissione sottolinea il ruolo delle autorità pubbliche nell’incoraggiare una ristrutturazione proattiva e dinamica che, da un lato agevoli il coordinamento tra le imprese e i loro interlocutori esterni, e dall’altro agevoli la riconversione economica e la transizione professionale, evitando disagi sociali e promuovendo nuove competenze e la creazione di nuovi posti di lavoro. 


 

Articolo 28
(
Semplificazione dei procedimenti agevolativi di “industria 2015”)

 


1. Le agevolazioni concesse in favore dei programmi oggetto dei progetti di innovazione industriale di cui all'articolo 1, comma 842 della legge 27 dicembre 2006 n. 296 sono revocate qualora entro diciotto mesi dalla data del provvedimento di concessione delle agevolazioni non sia stata avanzata almeno una richiesta di erogazione per stato di avanzamento. Per i programmi di investimento per i quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, sia stato già emanato il predetto provvedimento di concessione delle agevolazioni, la richiesta di erogazione per stato di avanzamento deve essere presentata entro il termine di sei mesi dalla predetta data di entrata in vigore, fatto salvo il maggior termine conseguente dall'applicazione del periodo precedente.

2. Le imprese titolari dei progetti di cui al comma 1 decadono dalle agevolazioni concedibili qualora, decorsi 60 giorni dalla richiesta formulata dal soggetto gestore degli interventi, non provvedano a trasmettere la documentazione necessaria per l'emanazione del provvedimento di concessione delle agevolazioni.

3. Il Ministero dello sviluppo economico adotta le necessarie misure anche di carattere organizzativo volte a semplificare ed accelerare le procedure per la concessione ed erogazione delle agevolazioni in favore dei progetti di cui al comma 1. A tal fine lo stesso Ministero provvede ad emanare specifiche direttive nei confronti del soggetto gestore degli interventi.


 

 

L'articolo 28 stabilisce termini certi per la definizione dei procedimenti agevolativi riferiti ai progetti di innovazione industriale individuati nell'ambito delle aree tecnologiche dell'efficienza energetica, della mobilità sostenibile, delle nuove tecnologie della vita, delle nuove tecnologie per il made in Italy e delle tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e turistiche (di cui all'articolo 1, comma 842, della L. n. 296/06), prevedendo la revoca delle agevolazioni qualora l'impresa non abbia avanzato almeno una richiesta di erogazione per stato d'avanzamento o non abbia consegnato la documentazione necessaria.

 

I commi 1 e 2 prevedono la decadenza dei procedimenti agevolativi di cui all’articolo 1, comma 842, della L. n. 296/06 (“Industria 2015”), qualora entro diciotto mesi dalla data del provvedimento di concessione delle agevolazioni non sia stata avanzata almeno una richiesta di erogazione per stato di avanzamento(ovvero entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, in caso di già avvenuta concessione) e la decadenza dalle agevolazioni qualora l'impresa non trasmetta la documentazione necessaria per l'emanazione del provvedimento di concessione entro sessanta giorni dalla richiesta formulata dal soggetto gestore dell'intervento.

 

I progetti in questione trovano copertura nel fondo per la competitività, istituito dalla legge n. 296/06, art. 1, comma 841, che ha assorbito tutti i pregressi strumenti di agevolazione.

Con decreto 8 febbraio 2008, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, si è provveduto alla individuazione della quota delle risorse da assegnare – allocate ai capitoli 7342 e 7445 del Ministero dello sviluppo economico – che sono state puntualmente ripartite nelle distinte aree tecnologiche sopra indicate. Ulteriori somme sono state destinate al perseguimento di tali finalità dal CIPE nella seduta del 2 aprile 2008 e dalla Comunità Europea per il periodo 2007-2013[85].

 

Il comma 3 rinvia a successivi decreti del Ministero dello sviluppo economico la disciplina di ulteriori misure di semplificazione e accelerazione delle procedure attribuendo allo stesso Ministero anche la possibilità di emanare specifiche direttive nei confronti del soggetto gestore degli interventi.

 

La relazione tecnica precisa che la norma risponde all'esigenza di introdurre dei riferimenti temporali rigidi, richiedendo alle imprese gli atti di impulso necessari a manifestare la reale volontà di intraprendere l'investimento e permettendo, in assenza delle iniziative anzidette, la definizione dei procedimenti agevolativi.

Inoltre la RT dà conto del quadro finanziario complessivo della misura che può essere così riassunto: sono stati ammessi alle agevolazioni 232 progetti per complessivi 846 M euro, dì cui 668,2 M euro con risorse in bilancio e i restanti a valere sul PON R&C nella contabilità speciale 1726. Sono stati ad oggi emanati 128 provvedimenti di concessione per 507 M euro e sono state effettuate erogazioni per 13 M euro.


 

Articolo 29
(
Accelerazione della definizione di procedimenti agevolativi)

 


1. In considerazione della particolare gravità della crisi economica che ha colpito il sistema produttivo, le imprese beneficiarie delle agevolazioni di cui all'articolo 1 del decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415, convertito con modificazioni dalla legge 19 dicembre 1992, n. 488, e di cui alla legge 25 febbraio 1992, n. 215, non sono più tenute al rispetto degli obblighi derivanti dal calcolo degli indicatori utilizzati per la formazione delle graduatorie. Sono fatti salvi i provvedimenti già adottati.

2. Al fine di conseguire la definitiva chiusura dei procedimenti relativi alle agevolazioni di cui al comma 1, di quelle di cui alla legge 1° marzo 1986, n. 64, nonché di quelle concesse nell'ambito dei patti territoriali e dei contratti d'area, qualora alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge non sia stata avanzata alcuna richiesta di erogazione per stato di avanzamento, il Ministero dello sviluppo economico, entro novanta giorni dalla predetta data, accerta la decadenza dai benefici per l'insieme delle imprese interessate con provvedimento da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

3. La rimodulazione dei programmi d'investimento oggetto di agevolazioni a valere sui contratti di programma di cui all'articolo 2, comma 203, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 è consentita entro e non oltre un anno dalla data della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana della delibera del CIPE di approvazione e finanziamento dei contratti. In tale caso il CIPE può prorogare il termine di ultimazione degli investimenti per non più di un anno dal termine originariamente previsto.

4. Fatto salvo quanto previsto dal comma 3, non è consentito alcun differimento del termine di ultimazione degli investimenti, eventualmente prorogato, per effetto di variazioni del programma e dei soggetti proponenti.

5. Qualora, con riferimento ai contratti di programma già oggetto di deliberazione del CIPE di approvazione e di finanziamento, non venga presentato il progetto esecutivo entro novanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto-legge, il Ministero dello sviluppo economico dispone la decadenza delle imprese interessate dalle agevolazioni previste e ne dà comunicazione al CIPE. Per i programmi oggetto di notifica alla Commissione europea, il predetto termine decorre dalla comunicazione degli esiti della notifica, qualora successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge.

6. È disposta la risoluzione dei contratti di programma già stipulati qualora, decorsi centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, l'impresa non abbia prodotto la documentazione comprovante l'avvio degli investimenti e l'ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie al predetto avvio. Qualora il contratto sia riferito ad una pluralità di iniziative, la risoluzione ha effetto limitatamente alle iniziative interessate dall'inadempimento.

7. Nell'ambito dei contratti di programma, non si procede alla revoca delle agevolazioni qualora si registri uno scostamento dell'obiettivo occupazionale contenuto nel limite di cinquanta punti percentuali in diminuzione. Per scostamenti compresi tra gli ottanta e i cinquanta punti percentuali si applica una percentuale di revoca parziale pari alla differenza tra lo scostamento stesso ed il limite di cinquanta punti percentuali. Lo scostamento superiore agli ottanta punti percentuali è sanzionato con la revoca totale delle agevolazioni.

8. Le iniziative agevolate ai sensi dell'articolo 12 della legge 6 ottobre 1982, n. 752, della legge 30 luglio 1990, n. 221, del decreto-legge 24 aprile 1993, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 1993, n. 204, e dell'articolo 114, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, purché avviate alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, sono concluse entro il termine perentorio di diciotto mesi dalla predetta data. La documentazione finale di spesa è presentata dai beneficiari entro sei mesi, non più prorogabili, dalla scadenza del termine di ultimazione come sopra definito. Il mancato rispetto dei termini previsti dal presente articolo comporta la revoca delle agevolazioni.

9. Il Ministro dello sviluppo economico, in presenza di situazioni di particolari gravità sotto il profilo economico e finanziario delle imprese beneficiarie tali comunque da minacciare la continuità delle attività produttive ed il mantenimento dei relativi livelli occupazionali, può disporre in via eccezionale la sospensione dei termini di ultimazione di programmi agevolati a valere sugli strumenti di propria competenza fino all'adozione dei conseguenti programmi di ristrutturazione anche tramite cessione dei complessi aziendali.


 

 

L’articolo 29 prevede modalità semplificate per accelerare la chiusura dei procedimenti agevolativi concessi ad imprese che operano in aree sottoutilizzate.

 

Il comma 1 prevede che le imprese beneficiarie delle agevolazioni di cui all’articolo 1 del decreto legge 22 ottobre 1992, n. 415, convertito con modificazioni dalla legge 19 dicembre 1992, n. 488, non sono più tenute al rispetto degli obblighi derivanti dal calcolo degli indicatori utilizzati per la formazione delle graduatorie.

 

La relazione tecnica precisa che la disposizione si rende necessaria poiché gli obblighi sono stati assunti dalle imprese in un contesto economico del tutto diverso da quello dell'attuale situazione di crisi:, inoltre gli ultimi provvedimenti di concessione emanati per la legge 488/92 risalgono al 2007. Poiché gli accertamenti sul rispetto degli indicatori vengono svolti successivamente all'ultimazione del programma e non condizionano le erogazioni, la disposizione non è suscettibile di influenzare la dinamica di queste ultime, favorendo, invece, la definizione dei procedimenti amministrativi.

 

La legge n. 488/1992 costituisce il principale intervento di agevolazione a favore delle imprese previsto nell’ambito dell’intervento ordinario nelle aree sottoutilizzate del territorio nazionale. L’articolo 1, comma 2, del D.L. n. 415/1992 (convertito con modificazioni dalla legge n. 488/1992) ha affidato al CIPE la definizione delle disposizioni per la concessione delle agevolazioni alle nuove iniziative relative ad attività produttive nelle aree depresse del territorio nazionale, sulla base di specifici criteri. Con il D.M. Industria 3 luglio 2000 sono state raccolte in un testo unico tutte le disposizioni adottate a livello ministeriale che disciplinano la concessione e l’erogazione delle agevolazioni alle attività produttive nelle aree depresse. Le agevolazioni della legge n. 488/1992 sono concesse ai programmi di investimento alle imprese del settore industria, finalizzati alla costruzione, ampliamento e ammodernamento degli impianti produttivi relativi alle attività estrattive e manifatturiere, alle attività di produzione e distribuzione di energia elettrica, di vapore e acqua calda, alle attività di costruzioni e, nei limiti del 5% delle risorse, alle attività dei servizi reali alle imprese nel settore dell'informatica (e dei servizi connessi di formazione professionale), del trasferimento tecnologico e intermediazione dell'informazione, di consulenza tecnico-economica. Le agevolazioni sono state inoltre estese alle imprese, localizzate nelle aree sottoutilizzate, operanti nel settore turistico-alberghiero (art. 9 legge n. 449/1997) e alle imprese operanti nel settore del commercio (art. 54, comma 2, legge n. 448/1998). Le agevolazioni della legge n. 488/1992 possono essere concesse alle imprese situate nei territori considerati ammissibili agli interventi dei Fondi Strutturali comunitari (aree obiettivo 1, aree obiettivo 2 e aree "phasing out"), nonché nelle aree individuate in base alle deroghe previste dal Trattato dell'Unione europea in relazione agli aiuti di Stato a finalità regionale, individuate nella c.d. Carta degli aiuti.

L'intensità di aiuto in rapporto al costo agevolabile è graduata a seconda delle zone dove operano le imprese e della dimensione delle stesse, privilegiando le aree più arretrate e le imprese di minore dimensione, cui è riservato il 50% delle risorse disponibili annualmente. Il sistema agevolativo viene attuato attraverso una procedura a bando[86]. La formazione delle graduatorie viene effettuata calcolando cinque indicatori, sulla base degli esiti istruttori della banca concessionaria e, per quanto concerne il valore dell’agevolazione richiesta, di quanto indicato dall’imprenditore nel modulo di domanda[87].

La medesima disciplina del comma 1 si applica alle agevolazioni di cui alla legge 25 febbraio 1992, n. 215 (Azioni positive per l’imprenditoria femminile), peraltro rifluita nel decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 (Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, a norma dell'articolo 6 della legge 28 novembre 2005, n. 246)[88].

 

il comma 2 prevede modalità semplificate per accelerare la chiusura dei procedimenti relativi alle leggi di cui al comma 1, di quelle di cui alla legge 1° marzo 1986, n. 64 (disciplina organica dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno), nonché di quelle concesse nell'ambito dei patti territoriali e dei contratti d'area. In tutti questi casi, se i beneficiari non abbiano avanzato alcuna richiesta di erogazione per stato di avanzamento alla data di entrata in vigore del decreto, è stabilita la decadenza delle agevolazioni, accertata con provvedimento del Ministero dello sviluppo economico, sono fatti salvi i provvedimenti già adottati.

 

Si ricorda che la legge n. 64/1986 rientra tra i provvedimenti che l’Allegato 1 elenca ai fini della loro abrogazione.

 

Il comma 3 prevede che, al fine di determinare date certe di completamento degli investimenti oggetto dei contratti di programma (articolo 2, comma 203, della legge 23 dicembre 1996, n. 662) stabilisce dei limiti alla possibilità di prorogare i termini e rimodulare le previsioni originarie dei Contratti oggetto di delibera CIPE.

Tale limite fissa il periodo di proroga massimo ad un anno per la rimodulazione dei programmi e ad un ulteriore anno per l'ultimazione degli investimenti.

 

Si ricorda che i contratti di programma sono rivolti, attraverso la negoziazione[89] tra imprese e amministrazione pubblica, al finanziamento di grandi investimenti industriali con un rilevante impatto in termini di occupazione, capacità produttiva, riduzione del divario tecnologico, formazione e valorizzazione delle risorse del territorio. Essendo uno strumento rivolto a favorire la realizzazione di progetti di investimento, generalmente, di grandi dimensioni, il contratto di programma favorisce l’attrazione degli investimenti verso le aree depresse del Paese.

Nel caso di contratti di programma proposti da grandi imprese, l’oggetto del contratto è rappresentato da piani progettuali articolati sul territorio, atti a generare significative ricadute sull’apparato produttivo mediante prevalente attivazione di nuovi impianti e creazione di occupazione aggiuntiva. Nel caso di contratti proposti da consorzi di PMI, l’oggetto del contratto è rappresentato da iniziative facenti parte di organici piani per la realizzazione di nuove iniziative produttive o di ampliamenti di quelle esistenti. Nel caso di contratti proposti da rappresentanze dei distretti, l’oggetto del contratto è costituito da iniziative facenti parte di organici piani di investimento produttivi, operanti anche in più settori, che potranno comprendere attività di ricerca e attività di servizio a gestione consortile.

Le iniziative oggetto di contratto possono riguardare sia programmi di investimenti produttivi sia programmi di ricerca e sviluppo industriale. Le spese ammissibili sono quelle relative all’acquisto o, con esclusione delle imprese turistiche, alla realizzazione delle immobilizzazioni (anche immateriali) relative alle finalità del programma oggetto della domanda: progettazione e studi; suolo aziendale; opere murarie ed assimilabili; macchinari, impianti ed attrezzature; per le imprese operanti nel settore agricolo e della pesca, i limiti e le condizioni di ammissibilità sono fissati nei Programmi operativi regionali (POR) e nei relativi complementi di programmazione (CdP), per le regioni dell’obiettivo 1, o nei Piani di sviluppo rurale (PSR), per tutte le altre regioni. Riguardo agli investimenti realizzati nell’ambito del settore della ricerca sono ammessi sia i costi per la realizzazione di programmi di ricerca che le spese per investimenti in centri di ricerca.

 

Il comma 4 prevede che non sia ammesso alcun differimento del termine di ultimazione degli investimenti, se non quello previsto dal comma 3, anche in presenza di eventuali proroghe determinate da variazioni del programma e dei soggetti proponenti.

 

Il comma 5 dispone che i contratti di programma, la cui approvazione e finanziamento è stata già oggetto di delibera CIPE, decadono dalle agevolazioni previste se non presentano il progetto esecutivo entro novanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto-legge, Per i programmi oggetto di notifica alla Commissione europea, il predetto termine decorre dalla comunicazione degli esiti della notifica, qualora successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto.

 

Il comma 6 prevede la risoluzione dei contratti di programma già stipulati allorché non sia stata prodotta da parte dell'impresa la documentazione idonea a comprovare l' avvio degli investimenti e l'ottenimento delle autorizzazioni a tale scopo necessarie.

 

Il comma 7 prevede una attenuazione dell’operatività dell’obiettivo occupazionale previsto dai contratti di programma. Più in particolare non si procede alla revoca delle agevolazioni qualora si registri uno scostamento dell'obiettivo occupazionale contenuto.

La relazione illustrativa afferma che la norma introduce una disposizione volta a liberare risorse impegnate per iniziative di fatto mai avviate o comunque non utilmente completate. Si prevede a tal fine di agevolare la positiva definizione dei programmi correttamente realizzati, nonostante non siano stati raggiunti gli obiettivi prefissati in termini di occupazione aggiuntiva.

La relazione tecnica precisa che la disposizione ha lo scopo di mitigare e non sopprimere il vincolo dell'obiettivo occupazionale in considerazione del carattere negoziato della procedura che ha dato luogo alla concessione delle agevolazioni.

Il comma 8 introduce la necessità di revocare le iniziative non ancora avviate e fissare un termine perentorio di 18 mesi per il completamento di quelle già in corso e di ulteriori sei mesi, non più prorogabili, per la presentazione della documentazione finale di spesa. La disposizione si riferisce alle iniziative agevolate ai sensi dell'articolo 12 della legge 6 ottobre 1982, n. 752 (contributi in c/interessi ai concessionari minerari tramite Istituti di credito), della legge 30 luglio 1990, n. 221 (iniziative sostitutive delle attività minerarie localizzate nei bacini minerari in crisi), del decreto-legge 24 aprile 1993, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 1993, n. 204 (interventi di recupero ambientale dei siti minerari dismessi da destinare a scopi turistici o sociali), e dell'articolo 114, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (interventi per il ripristino ambientale e la sicurezza nelle cave)

 

Il comma 9 disciplina la possibilità di disporre in via eccezionale la sospensione, su disposizione del Ministro, dei termini di ultimazione dei programmi agevolati qualora ricorrano condizioni di particolare gravità sotto il profilo economico finanziario.


 

Articolo 30
(
Disposizioni relative al Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca – FRI)

 


1. All'articolo 1, comma 855, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è aggiunto in fine il seguente periodo: «Gli interventi di cui al presente comma possono assumere anche la forma di contributi in conto interessi concessi dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano a valere sulle proprie risorse a fronte di finanziamenti deliberati da Cassa depositi e prestiti S.p.A. al tasso di interesse vigente pro tempore, determinato con il decreto di cui all'articolo 1, comma 358 della legge 30 dicembre 2004, n. 311».

2. Per il perseguimento delle finalità di cui all'articolo 23, comma 2 del presente decreto-legge, i programmi e gli interventi destinatari del Fondo per la crescita sostenibile possono essere agevolati anche a valere sulle risorse del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (di seguito anche FRI) di cui all'articolo 1, comma 354 della legge 30 dicembre 2004, n. 311. I finanziamenti agevolati concessi a valere sul FRI possono essere assistiti da idonee garanzie.

3. Fermo restando quanto previsto dai commi 358, 359, 360 e 361 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le risorse non utilizzate del FRI al 31 dicembre 2012 e, a decorrere dal 2013, al 31 dicembre di ciascun anno, sono destinate alle finalità di cui al comma 2, nel limite massimo del 70 per cento delle risorse non ancora utilizzate di cui al comma 354. Ai fini del presente comma sono da intendersi non utilizzate le risorse già destinate dal CIPE per interventi in relazione ai quali non siano ancora state pubblicate le modalità per la presentazione delle istanze di accesso alle agevolazioni, ovvero quelle derivanti da rimodulazione o rideterminazione delle agevolazioni concedibili, nonché quelle provenienti dai rientri di capitale dei finanziamenti già erogati e dai rientri di capitale derivanti dalle revoche formalmente comminate.

4. Con decreti interministeriali del Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro dello sviluppo economico sono determinate le modalità di ricognizione delle risorse non utilizzate di cui al comma 3, nonché le modalità di utilizzo e il riparto delle predette risorse tra gli interventi destinatari del Fondo per la crescita sostenibile di cui all'articolo 23, comma 2 del presente decreto-legge.

5. Sono abrogati i commi 361-bis, 361-ter e 361-quater dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311.

6. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi oneri a carico della finanza pubblica.


 

 

L’articolo 30 detta disposizioni volte alla razionalizzazione dell’attuale quadro normativo relativo al Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI), istituito dall’articolo 1, comma 354, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, presso la Cassa depositi e prestiti S.p.A.; da un lato, operando integrazioni alla disciplina che ha esteso l’ambito di operatività del FRI agli interventi previsti da leggi regionali di agevolazione ovvero di competenza regionale (comma 1), e dall’altro consentendo l’utilizzo del FRI per le finalità del Fondo per la crescita sostenibile, di cui all’articolo 23 del provvedimento in esame (commi 2-5).

L’articolo 30, dunque, letto in combinato disposto con l’articolo 23 del provvedimento, rientra nel quadro degli interventi – delineati dal decreto legge – volti al riordino, alla razionalizzazione e alla riprogrammazione degli strumenti nazionali vigenti di incentivazione alle attività imprenditoriali, anche mediante interventi di abrogazione di norme (comma 5).

In particolare, il comma 1, novellando l'articolo 1, comma 855, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, consente alla Regioni di concedere, in alternativa al già previsto finanziamento agevolato a valere sul fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI), un contributo in conto interessi a valere sulle risorse proprie, a fronte di un finanziamento deliberato da Cassa depositi e prestiti S.p.A. al tasso di interesse vigente pro tempore, determinato con il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze di cui all'articolo 1, comma 358, della legge 30 dicembre 2004, n. 311.

L’articolo 1, comma 354, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), ha disposto l’istituzione, presso la gestione separata della Cassa depositi e prestiti Spa, del “Fondo rotativo per il sostegno alle imprese“, finalizzato alla concessione di finanziamenti agevolati alle imprese in forma di anticipazione di capitali rimborsabile secondo un piano di rientro pluriennale. La dotazione iniziale del Fondo, alimentato con le risorse del risparmio postale, è stabilita in 6 miliardi di euro.

La ripartizione del Fondo è rimessa a delibere del CIPE, presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri in maniera non delegabile, sottoposte al controllo preventivo della Corte dei conti: il Fondo è destinato ad interventi agevolativi alle imprese, individuati dalle stesse delibere sulla base degli interventi già disposti a legislazione vigente e per i quali sussiste apposito stanziamento di bilancio (comma 355). Al Ministro competente è attribuita la funzione di stabilire i requisiti e le condizioni per l'accesso ai finanziamenti agevolati (comma 357). Al Ministro dell'economia e delle finanze è attribuita, invece, la competenza a determinare il tasso di interesse da applicare alle somme erogate in anticipazione. La differenza risultante tra il tasso così fissato e quello di finanziamento agevolato è posta a carico del bilancio statale, a valere sull’autorizzazione di spesa di cui al comma 361, come pure a carico dello Stato risultano gli oneri riferiti alle spese gestionali del Fondo sostenuti dalla stessa Cassa depositi e prestiti (comma 358).

Sulla base della predetta disciplina, il CIPE, stabilendo i criteri generali di erogazione dei finanziamenti agevolati, ha approvato lo schema di convenzione per la regolazione dei rapporti tra la CDP, i Ministeri titolari dei regimi di aiuto e i soggetti abilitati a svolgere le istruttorie dei finanziamenti, ed ha ripartito i 6 miliardi di euro di dotazione iniziale del FRI (alimentata dal risparmio postale) secondo le seguenti percentuali di riserva:

 

Settori

Strumenti

Ministero

Riserva %

Innovazione tecnologica

FIT

MISE

32,4

Ricerca

FAR

MIUR

29,8

Incentivi alle imprese

L. n. 488/92

MISE

27,0

Agricoltura

Contratti di filiera, operazioni di riordino fondiario

MIPAFF

5,0

Infrastrutture Strategiche

Legge Obiettivo

MIT

5,8

La disciplina del Fondo rotativo di cui sopra è stata quindi modificata dall’art. 6 del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, il quale, in particolare, ha provveduto a ridenominare il Fondo, divenuto “Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca”, in quanto una quota - pari ad almeno il 30 per cento della dotazione finanziaria del fondo medesimo - è stata destinata al sostegno di attività, programmi e progetti strategici di ricerca e sviluppo delle imprese, da realizzare anche congiuntamente a soggetti della ricerca pubblica. L’individuazione degli obiettivi e delle modalità di utilizzo è affidata al Programma Nazionale della Ricerca (PNR), approvato annualmente dal CIPE.

L’ambito di operatività del Fondo è stato esteso agli interventi previsti da leggi regionali ovvero conferiti alle Regioni ai sensi del D.Lgs. n. 112/98, in virtù di quanto previsto dall’articolo 1, comma commi 855-859, della legge n. 296/2006, che ha implementato le risorse del FRI di ulteriori 2 miliardi di euro.

Cassa depositi e prestiti S.p.A. è stata autorizzata ad apportare alla dotazione iniziale del Fondo un incremento nell’importo massimo fino a 2 miliardi di euro (sempre a valere sulle risorse del risparmio postale).

La relazione tecnica afferma che circa 2 miliardi delle risorse del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI) risultano attualmente non utilizzate.

 

Il comma 2 prevede l’utilizzo delle risorse del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI) per agevolare la promozione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione, per il rafforzamento della struttura produttiva, in particolare del Mezzogiorno e, infine, per la promozione della presenza internazionale delle imprese e l’attrazione di investimenti dall’estero (sono le finalità del Fondo per la crescita sostenibile di cui all'articolo 23).

Tale Fondo, previsto dall’articolo 23 del decreto legge in sostituzione del Fondo speciale rotativo per l'innovazione tecnologica (FIT) diviene, in virtù del decreto legge in esame, il principale strumento di intervento nel settore. Le principali finalità del Fondo consistono:

§       nella promozione di progetti di ricerca strategica, anche tramite il consolidamento dei centri di ricerca delle imprese;

§       nel rafforzamento della struttura produttiva, in particolare del Mezzogiorno;

§       nella promozione della presenza internazionale delle imprese e l’attrazione di investimenti dall’estero, anche in raccordo con le azioni che saranno attivate dall’ICE - Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

 

Il comma 3 detta criteri per la ricognizione delle suddette risorse non utilizzate e la ripartizione delle stesse a favore degli interventi attuativi del riordino, secondo una scansione temporale (con riferimento al 31 dicembre 2012 e, successivamente, al 31 dicembre di ciascun anno, prevedendo la possibilità di destinare, fino al 70 per cento delle stesse, alle finalità del Fondo per la crescita sostenibile).

 

Il comma 4 affida ad un decreto interministeriale del Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro dello sviluppo economico la determinazione del meccanismo per la ricognizione e la ripartizione delle risorse del FRI non utilizzate.

 

Il comma 5 opera l'abrogazione di alcune norme incompatibili con il sistema ora delineato.

Si ricorda che le norme abrogate (commi 361-bis, 361-ter e 361-quater dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311) prevedevano la destinazione delle risorse inutilizzate per una quota fino al 50 per cento delle risorse destinata al finanziamento agevolato delle imprese attraverso l'intermediazione di enti creditizi con priorità per quelle di dimensioni piccole e medie e anche mediante meccanismi di condivisione del rischio creditizio.

 

Il comma 6, infine, stabilisce l'invarianza sui saldi di finanza pubblica.


 

Articolo 31
(
Ulteriori disposizioni finanziarie)

 


1. Al fine di dare attuazione all'articolo 3, comma 1, lettera c), del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 10, nel rispetto degli impegni assunti precedentemente all'entrata in vigore del predetto decreto-legge n. 225 del 2010, le residue disponibilità del fondo per il sostegno della domanda finalizzata ad obiettivi di efficienza energetica di cui all'articolo 4 del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito con modificazioni dalla legge 22 maggio 2010, n. 73, giacenti sul conto corrente postale intestato al Ministero dello sviluppo economico, sono versate all'entrata del bilancio dello Stato entro il termine di trenta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto.

2. Le disponibilità del Fondo di cui all'articolo 1 della legge 27 febbraio 1985, n. 49, al netto delle somme occorrenti a finanziare le domande già prevenute alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate nel medesimo importo, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, su richiesta del Ministero dello sviluppo economico, ad apposito capitolo dello stato di previsione dello stesso Ministero per la successiva assegnazione al Fondo di cui al titolo II della legge 27 febbraio 1985, n. 49.

3. Le risorse annualmente assegnate al Ministero dello sviluppo economico per il finanziamento delle agevolazioni industriali la cui gestione non sia stata assunta dalle Regioni ai sensi degli articoli 10 e 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, sono riassegnate nel medesimo importo, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, su richiesta del Ministero dello sviluppo economico, ad apposito capitolo dello stato di previsione dello stesso Ministero per essere utilizzate, previo accordo con le Regioni interessate, per iniziative in favore delle piccole e medie imprese operanti in tali Regioni.

4. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

5. All'articolo 33, comma 32, della legge 12 novembre 2011, n. 183, le parole da «, la cui erogazione» a «contenziosi pregressi» sono soppresse.


 

 

L’articolo 31. destina agli interventi di venture capital per le imprese innovative le residue disponibilità del fondo per l'efficienza energetica; dispone il trasferimento delle risorse del Fondo di rotazione per la promozione e lo sviluppo della cooperazione (denominato Foncooper), in favore del Fondo speciale per gli interventi a salvaguardia dei livelli di occupazione; prevede che le risorse annualmente assegnate al Ministero dello sviluppo economico, la cui gestione non sia stata assunta dalle Regioni siano utilizzate per finanziare iniziative a favore delle piccole e medie imprese operanti in quei territori.

 

Si ricorda preliminarmente che il venture capital è l'attività di investimento in capitale di rischio realizzata da operatori professionali e finalizzata ad operazione c.d. di early stage ovvero l'insieme dei finanziamenti (seed financing e start up financing) a sostegno delle imprese nei primi stadi di vita.

 

Il comma 1 destina agli interventi di venture capital per le imprese innovative di cui alla legge n.388/2000 le residue disponibilità del fondo per l'efficienza energetica previsto dall'art. 4 del decreto legge n. 40 del 2010 e successive modifiche ed integrazioni, al fine di dare copertura alle iniziative già approvate che non dispongono più delle risorse originariamente destinate alla misura per effetto dell'articolo 3, comma 1, lettera c) del D.L. 225/2010, che ha disposto il trasferimento di 73 milioni di euro disponibili a favore di altri interventi, determinando l'impossibilità di erogare le quote ancora dovute alle iniziative approvate.

 

Il comma 2 dispone il trasferimento delle risorse del Fondo di rotazione per la promozione e lo sviluppo della cooperazione (denominato Foncooper) di cui all’art. 1 della legge 27 febbraio 1985, n. 49, al netto delle somme occorrenti a finanziare le domande attualmente in istruttoria, in favore del Fondo speciale per gli interventi a salvaguardia dei livelli di occupazione.

 

Il comma 3 prevede che le risorse annualmente assegnate al Ministero dello sviluppo economico, per i settori la cui gestione non sia stata assunta dalle Regioni ai sensi del citato decreto legislativo n. 112/98, siano utilizzate, previo accordo con tali Regioni, per finanziare iniziative a favore delle piccole e medie imprese operanti in quei territori.

 

La relazione tecnica precisa che due Regioni (Sicilia e Valle d'Aosta) non hanno attuato il previsto decentramento amministrativo. Conseguentemente, con le risorse attribuite dallo Stato il Ministero dello sviluppo economico ha, fino ad ora, attuato una serie di misure, oggi da ritenersi di "vecchia generazione" (quali, tra le altre, quelle di cui ai cosiddetti incentivi automatici), in quanto oramai superate nella concezione e particolarmente onerose per le imprese e per l'Amministrazione, in molti casi impossibilitata all'utilizzo stesso delle risorse per l'avvenuta scadenza delle convenzioni con i gestori.

La norma mira, pertanto, a consentire l'attivazione di misure più attuali da parte del Ministero dello sviluppo economico ovvero a permettere alle due citate Regioni di utilizzare le risorse in questione per il cofinanziamento di strumenti gestiti dallo stesso Ministero.

 

Per il comma 4 il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le variazioni di bilancio occorrenti all'attuazione delle predette norme.

 

Il comma 5, infine, consente che l’erogazione dei 70 milioni di euro per l’anno 2012, già previsti dalla legge di stabilità 2012[90], in favore dei policlinici universitari gestiti direttamente da università non statali[91], avvenga senza la sottoscrizione del protocollo d'intesa tra università e regione, comprensivo della regolazione condivisa di eventuali contenziosi pregressi.


 

Articolo 32
(
Strumenti di finanziamento per le imprese)

 


1. Ai fini del presente articolo per società si intendono le società non emittenti strumenti finanziari quotati su mercati regolamentati o su sistemi multilaterali di negoziazione, diverse dalle banche e dalle micro-imprese, come definite nella raccomandazione 2003/361/CE della Commissione Europea del 6 maggio 2003.

2. Anche in deroga all'articolo 11 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, le società possono emettere cambiali finanziarie, come definite alla legge 13 gennaio 1994, n. 43, e obbligazioni a condizione che:

a) l'emissione sia assistita da uno sponsor;

b) l'ultimo bilancio dell'emittente sia assoggettato a revisione contabile da parte di un revisore legale o di una società di revisione legale iscritti nel Registro dei revisori legali e delle società di revisione;

c) i titoli siano:

i. collocati esclusivamente presso investitori qualificati che non siano, direttamente o indirettamente, soci della società emittente,

ii. destinati alla circolazione esclusivamente tra tali investitori.

Ai fini delle norme contenute nel presente articolo le cambiali finanziarie sono titoli similari alle obbligazioni.

3. Ai fini del presente articolo per investitori qualificati si intendono i soggetti definiti ai sensi dell'articolo 100 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.

4. Sono esclusi dalle disposizioni dei commi 2 e 3, nonché dei successivi commi 15, 16, 17 (sponsor) e 19, 20, 21, 22, 23, 24 (clausole di subordinazione e partecipazione) gli strumenti finanziari oggetto di offerta al pubblico ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera t), del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 e ammessi alle negoziazioni in un mercato regolamentato o in un sistema multilaterale di negoziazione italiano o di altro stato membro dell'Unione europea.

5. All'articolo 1, comma 1, della legge 13 gennaio 1994, n. 43, le parole: «ed aventi una scadenza non inferiore a tre mesi e non superiore a dodici mesi dalla data di emissione» sono sostituite dalle seguenti: «ed aventi una scadenza non inferiore a un mese e non superiore a diciotto mesi dalla data di emissione».

6. Il limite massimo all'ammontare di cambiali finanziarie in circolazione è pari al totale dell'attivo corrente come rilevabile dall'ultimo bilancio approvato. Per attivo corrente si intende l'importo delle attività in bilancio con scadenza entro l'anno dalla data di riferimento del bilancio stesso. Nel caso in cui l'emittente sia tenuto alla redazione del bilancio consolidato o sia controllato da una società o ente a ciò tenuto, può essere considerato l'ammontare rilevabile dall'ultimo bilancio consolidato approvato.

7. Dopo l'articolo 1 della legge 13 gennaio 1994, n. 43, è inserito il seguente: «Art. 1-bis. - 1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 83-bis, comma 1, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, le cambiali finanziarie possono essere emesse anche in forma dematerializzata; a tal fine l'emittente si avvale esclusivamente di una società autorizzata alla prestazione del servizio di gestione accentrata di strumenti finanziari.

2. Per l'emissione di cambiali finanziarie in forma dematerializzata, l'emittente invia una richiesta alla società di gestione accentrata, contenente la promessa incondizionata di pagare alla scadenza le somme dovute ai titolari della cambiali finanziarie che risultano dalle scritture contabili degli intermediari depositari.

Nella richiesta sono specificati altresì:

a) l'ammontare totale dell'emissione;

b) l'importo di ogni singola cambiale;

c) il numero delle cambiali;

d) l'importo dei proventi, totale e suddiviso per singola cambiale;

e) la data di emissione;

f) gli elementi specificati nell'articolo 100, primo comma, numeri da 3) a 7), del regio decreto 14 dicembre 1933, n. 1669;

g) le eventuali garanzie a supporto dell'emissione, con l'indicazione dell'identità del garante e l'ammontare della garanzia;

h) l'ammontare del capitale sociale versato ed esistente alla data dell'emissione;

i) la denominazione, l'oggetto e la sede dell'emittente;

j) l'ufficio del registro al quale l'emittente è iscritto.

3. Si applicano, ove compatibili, le disposizioni contenute nella Parte III, Titolo II, Capo II, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.

4. Le cambiali emesse ai sensi del presente articolo sono esenti dall'imposta di bollo di cui all'articolo 6 della tariffa allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, ferma restando comunque l'esecutività del titolo».

8. Le disposizioni dell'articolo 3, comma 115, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, non si applicano nei casi in cui le obbligazioni e i titoli similari, emessi dai soggetti di cui al comma 1 a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, siano sottoscritti da investitori qualificati che non siano, anche per il tramite di società fiduciarie o per interposta persona, direttamente o indirettamente soci della società emittente.

9. Nell'articolo 1 del Decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239, il primo comma è sostituto dal seguente: «1. La ritenuta del 20 per cento di cui al comma 1 dell'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, non si applica sugli interessi ed altri proventi delle obbligazioni e titoli similari, emessi da banche, da società per azioni con azioni negoziate in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione degli Stati membri dell'Unione europea e degli Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo inclusi nella lista di cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dell'articolo 168-bis del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e da enti pubblici economici trasformati in società per azioni in base a disposizione di legge, nonché sugli interessi ed altri proventi delle obbligazioni e titoli similari negoziati nei medesimi mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione emessi da società diverse dalle prime».

10. Per i titoli emessi dalle società diverse dalle banche e dalle società con azioni quotate nei mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione degli Stati membri dell'Unione europea e degli Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo inclusi nella lista di cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dell'articolo 168-bis del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, la disposizione di cui al comma 9 si applica con riferimento ai titoli emessi a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

11. Nell'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, al comma 1, le parole «obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie» sono sostituite dalle seguenti «obbligazioni e titoli similari».

12. I dati sull'emissione delle obbligazioni e titoli similari non negoziati in mercati regolamentati devono essere comunicati dall'emittente entro trenta giorni all'Agenzia delle Entrate per consentire adeguato monitoraggio ai fini antielusivi. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate saranno indicati eventuali ulteriori adempimenti.

13. Le spese di emissione delle cambiali finanziarie, delle obbligazioni e dei titoli similari di cui all'articolo 1 del Decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239, primo comma, sono deducibili nell'esercizio in cui sono sostenute indipendentemente dal criterio di imputazione a bilancio.

14. Possono assumere il ruolo di sponsor ai sensi del comma 2 le banche, le imprese di investimento, le SGR, le società di gestione armonizzate, SICAV, gli intermediari finanziari iscritti nell'elenco previsto dall'articolo 107 del T.U. bancario, nonché le banche autorizzate all'esercizio dei servizi di investimento anche aventi sede legale in uno Stato extracomunitario, purché autorizzate alla prestazione di servizi nel territorio della Repubblica.

15. Lo sponsor assiste la società nella procedura di emissione dei titoli supportando l'emittente nella fase di emissione e di collocamento. Egli assume altresì con l'emittente impegni volti ad assicurare la liquidabilità, almeno a intervalli predefiniti, dei titoli fino alla scadenza. Il collocamento dei titoli presso investitori qualificati in rapporto di controllo con il soggetto che assume il ruolo di sponsor è disciplinato dalle norme vigenti in materia di conflitti di interesse.

16. Lo sponsor mantiene nel proprio portafoglio, fino alla naturale scadenza, una quota dei titoli emessi non inferiore al 5% del valore di emissione dei titoli, per le emissioni fino a 5 milioni di euro, al 3% del valore di emissione eccedente 5 milioni di euro, fino a 10 milioni di euro, in aggiunta alla quota precedente, ed il 2% del valore di emissione eccedente 10 milioni di euro, in aggiunta alle quote anzidette.

17. Lo sponsor procede ad una valutazione periodica, almeno semestrale, del valore dei titoli. Lo sponsor provvede altresì, tramite propri modelli formalizzati, alla classificazione dell'emittente in una categoria di rischio identificata secondo procedure che tengano conto della qualità creditizia delle imprese, avendo riferimento alla Comunicazione della Commissione Europea 2008/C 14/02, relativa alla revisione del metodo di fissazione dei tassi di riferimento e di attualizzazione. In particolare, lo sponsor classifica l'emittente con periodicità almeno semestrale, e comunque ogniqualvolta intervengano elementi straordinari atti a modificare il giudizio, distinguendo almeno cinque categorie di qualità creditizia dell'emittente (ottima, buona, soddisfacente, scarsa e negativa), da incrociarsi, per le operazioni garantite, con i livelli di garanzia elevata, normale o bassa. Lo sponsor rende pubbliche le descrizioni della classificazione adottata e ne aggiorna tempestivamente i contenuti ogni qual volta sia necessario.

18. In deroga a quanto previsto dal comma 2, lettera a), del presente articolo, le società diverse dalle medie e dalle piccole imprese come definite dalla raccomandazione 2003/361/CE, del 6 maggio 2003 possono rinunciare alla nomina dello sponsor ovvero alle prestazioni da esso dovute ai sensi dei commi 15, 16 e 17.

19. Le obbligazioni emesse da società di cui al comma 1 possono prevedere clausole di partecipazione agli utili d'impresa e di subordinazione, purché con scadenza iniziale uguale o superiore a 60 mesi.

20. La clausola di subordinazione definisce i termini di postergazione del portatore del titolo ai diritti degli altri creditori della società e ad eccezione dei sottoscrittori del solo capitale sociale. Alle società emittenti titoli subordinati si applicano le norme di cui all'articolo 2435 del codice civile.

Le emissioni di obbligazioni subordinate rientrano tra le emissioni obbligazionarie e ne rispettano i limiti massimi fissati dalla legge.

21. La clausola di partecipazione regola la parte del corrispettivo spettante al portatore del titolo obbligazionario, commisurandola al risultato economico dell'impresa emittente. Il tasso di interesse riconosciuto al portatore del titolo (parte fissa del corrispettivo) non può essere inferiore al Tasso Ufficiale di Riferimento pro tempore vigente. La società emittente titoli partecipativi si obbliga a versare annualmente al soggetto finanziatore, entro trenta giorni dall'approvazione del bilancio, una somma commisurata al risultato economico dell'esercizio, nella percentuale indicata all'atto dell'emissione (parte variabile del corrispettivo).

Tale somma è proporzionata al rapporto tra obbligazioni partecipative in circolazione e capitale sociale, aumentato della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio approvato.

22. Le regole di calcolo della parte variabile del corrispettivo sono fissate all'atto dell'emissione, non possono essere modificate per tutta la durata dell'emissione, sono dipendenti da elementi oggettivi e non possono discendere, in tutto o in parte, da deliberazioni societarie assunte in ciascun esercizio di competenza.

23. La variabilità del corrispettivo riguarda la remunerazione dell'investimento e non si applica al diritto di rimborso in linea capitale dell'emissione.

24. Qualora l'emissione con clausole partecipative contempli anche la clausola di subordinazione e comporti il vincolo a non distribuire capitale sociale se non nei limiti dei dividendi sull'utile d'esercizio, la componente variabile del corrispettivo costituisce oggetto di specifico accantonamento per onere nel conto dei profitti e delle perdite della società emittente, rappresenta un costo e, ai fini dell'applicazione delle imposte sui redditi, è computata in diminuzione del reddito dell'esercizio di competenza. Ad ogni effetto di legge gli utili netti annuali si considerano depurati da detta somma.

25. La parte variabile del corrispettivo non è soggetta alla legge del 7 marzo 1996, n. 108.

26. All'articolo 2412 del codice civile, il quinto comma è sostituito dal seguente «I commi primo e secondo non si applicano alle emissioni di obbligazioni destinate ad essere quotate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione ovvero di obbligazioni che danno il diritto di acquisire ovvero di sottoscrivere azioni.».


 

 

L’articolo 32 consente alle società non emittenti strumenti finanziari quotati su mercati regolamentati o su sistemi multilaterali di negoziazione, diverse dalle banche e dalle micro-imprese, di emettere cambiali finanziarie e obbligazioni a condizione che l'emissione sia assistita da uno sponsor, l'ultimo bilancio dell'emittente sia assoggettato a revisione contabile, i titoli siano collocati esclusivamente presso investitori qualificati che non siano, direttamente o indirettamente, soci della società emittente e destinati alla circolazione esclusivamente tra tali investitori.

 

Si segnala che l’articolo riprende, sostanzialmente, il contenuto del testo unificato delle Pdl 4790 e 4795, attualmente all’esame della Commissione Finanze della Camera.

 

Secondo quanto emerge dalla relazione illustrativa, le disposizioni contenute nell'articolo intendono semplificare ed integrare l'attuale ordinamento degli strumenti per il finanziamento dell'attività d'impresa, consentendo in particolare la sollecitazione del mercato monetario e finanziario da parte di emittenti finora esclusi, come le imprese non quotate, medie e piccole (secondo la classificazione europea), ampliando infine le opportunità di investimento degli operatori istituzionali nell'economia nazionale.

 

Si ricorda che la cambiale finanziaria è disciplinata dalla legge 13 gennaio 1994, n. 43, e dalla delibera del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (CICR) del 3 marzo 1994, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 58 dell'11 marzo 1994, poi revocata dalla delibera del medesimo CICR n. 1058 del 19 luglio 2005, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 188 del 13 agosto 2005, che ha armonizzato la normativa della raccolta del risparmio da parte dei soggetti non bancari alle norme introdotte con la modifica del diritto societario.

In sostanza, si tratta di titoli di credito caratterizzati dall'essere emessi in serie, all'ordine, con durata ben delimitata (minimo tre mesi) in cui la girata è senza garanzia per evitare azioni di regresso.

Possono emettere cambiali finanziarie le società e gli enti con titoli negoziati in un mercato regolamentato, nonché le società non quotate purché le emissioni siano assistite da garanzia (in misura non inferiore al 100 per cento del loro valore di emissione) rilasciata da soggetti vigilati o dalla società Servizi assicurativi del commercio estero (SACE) S.p.A.

In Italia, peraltro, tale strumento non ha trovato ampia diffusione. Le ragioni della modesta utilizzazione delle cambiali finanziarie sono riconducibili, per le imprese quotate, a motivi di carattere fiscale, legati al mancato assoggettamento dei redditi relativi alle cambiali finanziarie all'imposta sostitutiva di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239; a motivi di carattere regolamentare, legati alla durata, da tre a dodici mesi, mentre in altri Paesi le commercial paper sono emesse in quantità maggiore con durata fino a un mese; a motivi di carattere formale e procedurale, in quanto le cambiali finanziarie sono ancora oggi titoli necessariamente materiali, difficili quindi da collocare in quantità elevata e da negoziare nei mercati finanziari, che trattano ormai quasi esclusivamente titoli dematerializzati.

Inoltre, per le imprese medio-grandi non quotate, pesa l'obbligo di ricorrere al supporto di una garanzia bancaria.

L’opportunità di rilanciare tale strumento era stata peraltro sollecitata da più parti nel corso dell'indagine conoscitiva sul mercato degli strumenti finanziari recentemente svolta dalla Commissione Finanze della Camera dei deputati, ed è contenuta tra le proposte del documento conclusivo dell'indagine, approvato dalla stessa Commissione il 19 luglio 2011. La Commissione ha successivamente esaminato alcune proposte di legge (A.C. 4790 e abb.), confluite in un testo unificato, sul quale i gruppi parlamentari hanno espresso l’assenso al trasferimento dell’esame alla sede legislativa.

 

Nel dettaglio, il comma 1 reca la definizione di società ai fini delle disposizioni sulle cambiali finanziarie: per società si intendono quindi le società non emittenti strumenti finanziari quotati su mercati regolamentati o su sistemi multilaterali di negoziazione, diverse dalle banche e dalle micro-imprese, come definite nella raccomandazione 2003/361/CE della Commissione Europea del 6 maggio 2003.

 

Ai sensi della raccomandazione 2003/361/CE, si considera impresa ogni entità, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, che eserciti un'attività economica. In particolare sono considerate tali le entità che esercitano un'attività artigianale o altre attività a titolo individuale o familiare, le società di persone o le associazioni che esercitino un'attività economica. La categoria delle microimprese delle piccole imprese e delle medie imprese (PMI) è costituita da imprese che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di EUR oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di EUR. Nella categoria delle PMI si definisce piccola impresa un'impresa che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di EUR. Nella categoria delle PMI si definisce microimpresa un'impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di EUR. Da ultimo, la direttiva 2012/6/UE ha introdotto la definizione di microentità, indicando le società che alla data di chiusura del bilancio non superano i limiti numerici di due dei tre criteri seguenti: totale dello stato patrimoniale: 350 000 EUR, importo netto del volume di affari: 700 000 EUR, numero di dipendenti occupati in media durante l'esercizio: 10.

 

Il comma 2 consente alle predette società di emettere cambiali finanziarie e obbligazioni, anche in deroga al divieto di raccolta del risparmio di cui all'articolo 11 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, (TUB) a condizione che:

a)  l'emissione sia assistita da uno sponsor, le cui caratteristiche sono definite ai commi 14, 15, 16, 17, tranne che per le società diverse dalle medie e dalle piccole imprese (comma 18), le quali possono rinunciarvi;

b)  l'ultimo bilancio dell'emittente sia assoggettato a revisione contabile da parte di un revisore legale o di una società di revisione legale iscritti nel Registro dei revisori legali e delle società di revisione;

c)  i titoli siano collocati esclusivamente presso investitori qualificati che non siano, direttamente o indirettamente, soci della società emittente e destinati alla circolazione esclusivamente tra tali investitori.

 

Si chiarisce inoltre che le cambiali finanziarie sono titoli similari alle obbligazioni.

 

Per investitori qualificati si intendono i soggetti definiti ai sensi dell'articolo 100 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (comma 3).

 

Ai sensi dell’articolo 34-ter, comma 1, lettera b) del regolamento emittenti della Consob, gli investitori qualificati sono i “clienti professionali” indicati all'articolo 26, comma 1, lettera d), del regolamento in materia di intermediari, adottato dalla Consob con delibera n. 16190 del 29 ottobre 2007. Le imprese di investimento e gli enti creditizi comunicano la propria classificazione, su richiesta, all'emittente. Le imprese di investimento autorizzate a continuare a considerare tali gli attuali clienti professionali, a norma dell'articolo 71, paragrafo 6, della direttiva 2004/39/CE, relativa ai mercati degli strumenti finanziari, sono autorizzate a trattare tali clienti come investitori qualificati ai sensi dell'articolo 100 del Testo unico.

 

Il comma 4 specifica che restano invariate le opportunità ed i trattamenti previsti per i soggetti che hanno emesso strumenti finanziari oggetto di offerta la pubblico e sono quotati su mercati regolamentati o su sistemi multilateralì dì negoziazione.

 

I commi 5, 6 e 7 modificano la disciplina della cambiale finanziaria. Mediante modifica dell'articolo 1, comma 1, della legge 13 gennaio 1994, n. 43, la scadenza delle cambiali viene allungata, prevedendo un limite minimo di un mese (anziché tre mesi) e un limite massimo non superiore a diciotto mesi (anziché dodici) dalla data di emissione (comma 5). Ai sensi del comma 6, il limite massimo all'ammontare di cambiali finanziarie in circolazione è pari al totale dell'attivo corrente - vale a dire l'importo delle attività in bilancio con scadenza entro l'anno dalla data di riferimento del bilancio stesso - come rilevabile dall'ultimo bilancio approvato. Nel caso in cui l'emittente sia tenuto alla redazione del bilancio consolidato o sia controllato da una società o ente a ciò tenuto, può essere considerato l'ammontare rilevabile dall'ultimo bilancio consolidato approvato.

 

Il comma 7 consente quindi (attraverso l’introduzione del nuovo articolo 1-bis nella legge, n. 43 del 1994), la dematerializzazione delle cambiali finanziarie ad opera di una società autorizzata alla prestazione del servizio di gestione accentrata di strumenti finanziari. Sono quindi definiti i requisiti e la documentazione per l'emissione di cambiali finanziarie in forma de materializzata. Si applicano, ove compatibili, le disposizioni in materia di intermediari contenute nella Parte III, Titolo II, Capo II, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF). Le cambiali in questione, per renderne sempre più diffuso l'utilizzo, si intendono esenti dall'imposta di bollo di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, ferma restando comunque l'esecutività del titolo.

 

I commi 8, 9, 10 e 11 prevedono una modifica del trattamento fiscale delle obbligazioni e dei titoli similari emessi. In particolare, al comma 8 si prevede che la disposizione contenuta nell’articolo 3, comma 115, della legge n. 549 del 1995 sulla parziale indeducibilità degli interessi non si applichi nel caso in cui le nuove emissioni di obbligazioni e i titoli similari siano sottoscritte da investitori qualificati che non siano soci della società emittente. In tal modo si rendono deducibili gli interessi su tali titoli uniformando il trattamento fiscale fra emittenti nel caso di titoli sottoscritti da investitori qualificati non soci per evitare abusi e arbitraggi fiscali. Inoltre, al fine rendere efficiente anche per gli investitori stranieri la possibilità di sottoscrivere le obbligazioni, allineando la nostra normativa a quella dei principali paesi comunitari, si estende l'esenzione da ritenuta, che il D.Lgs. 239/1996 prevede per le obbligazioni emesse dai cd. "grandi emittenti" (banche e società quotate), anche alle obbligazioni emesse dalle società di cui al comma 1 a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge. Al fine di rendere neutrale la scelta fra diverse tipologie di strumenti di credito (obbligazioni, cambiali finanziarie e prestiti bancari), il trattamento fiscale della cambiale finanziaria è uniformato a quello delle obbligazioni societarie. Viene quindi modificato l’articolo 26 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, eliminando le cambiali finanziarie dai titoli soggetti alla ritenuta del 20 per cento sugli interessi ed altri proventi corrisposti ai possessori.

 

Il comma 12 introduce in capo all'emittente l'obbligo di comunicazione entro 30 giorni all'Agenzia delle Entrate dei dati relativi alle emissioni di titoli di debito e similari non negoziati su mercati regolamentati, con finalità di monitoraggio antielusione e demanda ad un provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate eventuali ulteriori adempimenti.

 

Il comma 13 prevede la deducibilità fiscale degli oneri per l'emissione delle cambiali finanziarie, delle obbligazioni e dei titoli similari (di cui all'articolo 1 del D.Lgs. 239/1996), nell'esercizio nel quale vengono sostenuti, indipendentemente dal criterio di imputazione a bilancio adottato.

 

I commi 14, 15, 16, 17 definiscono le caratteristiche e i compiti dello sponsor.

In particolare, ai sensi del comma 14, possono assumere il ruolo di sponsor le banche, le imprese di investimento, le SGR, le società di gestione armonizzate, SICAV, gli intermediari finanziari iscritti nell'elenco previsto dall'articolo 107 del TUB, nonché le banche autorizzate all'esercizio dei servizi di investimento anche aventi sede legale in uno Stato extracomunitario, purché autorizzate alla prestazione di servizi nel territorio della Repubblica.

 

Lo sponsor (comma 15) assiste la società nella procedura di emissione dei titoli supportando l'emittente nella fase di emissione e di collocamento, favorisce la liquidità degli scambi sui titoli per tutta la durata dell'emissione, impegnandosi ad assicurare la negoziabilità, almeno a intervalli predefiniti. Si applica la disciplina in materia di conflitti di interesse.

 

Viene altresì previsto (comma 16) che lo sponsor mantenga nel proprio portafoglio, fino alla naturale scadenza, una quota dei titoli emessi non inferiore al 5% del valore di emissione dei titoli, per le emissioni fino a 5 milioni di euro, al 3% del valore di emissione eccedente 5 milioni di euro, fino a 10 milioni di euro, in aggiunta alla quota precedente, ed il 2% del valore di emissione eccedente 10 milioni di euro, in aggiunta alle quote anzidette. Lo sponsor predispone altresì una valutazione periodica, almeno semestrale, del valore dei titoli stessi nel caso in cui non siano quotati (comma 17), rendendo pubbliche le descrizioni della classificazione adottata e aggiornandone tempestivamente i contenuti ogni qual volta sia necessario.

 

Con i commi dal 19 al 25 viene data la possibilità alle società di cui al comma 1 di emettere obbligazioni con clausole di partecipazione agli utili di impresa e di subordinazione purché con scadenza uguale o superiore a 60 mesi.. La clausola di subordinazione (comma 20) definisce i termini di postergazione del portatore del titolo ai diritti degli altri creditori della società e ad eccezione dei sottoscrittori del solo capitale sociale. In tal modo - secondo la relazione illustrativa - si rafforza la struttura finanziaria dell'impresa meglio tutelando le ragioni creditorie di clienti e fornitori, nonché dei creditori ordinari e garantiti. Alle società emittenti titoli subordinati si applicano le norme in materia di pubblicazione del bilancio e dell'elenco dei soci e dei titolari di diritti su azioni (di cui all'articolo 2435 del codice civile). Viene quindi chiarito che le emissioni di obbligazioni subordinate rientrano tra le emissioni obbligazionarie e ne rispettano i limiti massimi fissati dalla legge.

 

Ai sensi del comma 21, la clausola di partecipazione regola la parte del corrispettivo spettante al portatore del titolo obbligazionario, commisurandola al risultato economico dell'impresa emittente. Il tasso di interesse riconosciuto al portatore del titolo (vale a dire, la parte fissa del corrispettivo) non può essere inferiore al Tasso Ufficiale di Riferimento. La società emittente titoli partecipativi si obbliga a versare annualmente al soggetto finanziatore, entro trenta giorni dall'approvazione del bilancio, una somma commisurata al risultato economico dell'esercizio, nella percentuale indicata all'atto dell'emissione (parte variabile del corrispettivo). Tale somma è proporzionata al rapporto tra obbligazioni partecipative in circolazione e capitale sociale, aumentato della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio approvato.

 

Secondo la relazione illustrativa, la norma consente, tramite la clausola di subordinazione, un rafforzamento del capitale senza intaccare l'equilibrio societario e proprietario, mantenendo coesione e determinazione dell'assetto di comando aziendale. Qualora accompagnato da clausola partecipativa, il titolo consente anche di modulare gli esborsi finanziari in funzione dei risultati d'impresa, favorendo la sostenibilità delle fasi di rapida crescita o di ristrutturazione, in cui i flussi di cassa possono essere sotto tensione per investimenti e per ricostituzione dei margini operativi.

 

Le regole di calcolo della parte variabile del corrispettivo sono fissate all'atto dell'emissione, non possono essere modificate per tutta la durata dell'emissione, sono dipendenti da elementi oggettivi e non possono discendere, in tutto o in parte, da deliberazioni societarie assunte in ciascun esercizio di competenza (comma 22). La variabilità del corrispettivo riguarda la remunerazione dell'investimento e non si applica al diritto di rimborso in linea capitale dell'emissione (comma 23).

 

Ai sensi del comma 24, qualora l'emissione con clausole partecipative contempli anche la clausola di subordinazione e comporti il vincolo a non distribuire capitale sociale se non nei limiti dei dividendi sull'utile d'esercizio, la componente variabile del corrispettivo costituisce oggetto di specifico accantonamento per onere nel conto dei profitti e delle perdite della società emittente, rappresenta un costo e, ai fini dell'applicazione delle imposte sui redditi, è computata in diminuzione del reddito dell'esercizio di competenza. Ad ogni effetto di legge gli utili netti annuali si considerano depurati da detta somma.

 

La parte variabile del corrispettivo non è soggetta alle disposizioni in materia di usura di cui alla legge del 7 marzo 1996, n. 108 (comma 25). Con il comma 26, infine, infine, si modifica l'art. 2412 del codice civile prevedendo che i limiti all'emissione per le società per azioni non trovano applicazione nel caso di emissioni obbligazionarie destinate ad essere quotate in mercati regolamenti o in sistemi multilaterali di negoziazione ovvero di obbligazioni che danno il diritto di acquisire ovvero di sottoscrivere azioni.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Il 7 dicembre 2011 la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento (COM(2011)860) volta a migliorare i finanziamenti tramite venture capital (investimenti in capitale di rischio), realizzate da operatori professionali e destinate in particolare a PMI innovative nelle fasi iniziali del loro sviluppo (start-up).

 

La Commissione osserva che potenziali investitori tendono a preferire investimenti in "private equity"[92] piuttosto che in venture capital. Nel periodo di riferimento 2003-2010, i fondi dedicati al venture capital ammontavano a 64 miliardi di euro a fronte di un totale di 437 miliardi di euro investiti nel più ampio settore del "private equity". Quindi, il venture capital rappresentava soltanto il 14,6% del totale, mentre il "private equity" ammontava all'85,4%. Inoltre, secondo i dato della Commissione, le dimensioni medie di un fondo europeo di venture capital sono notevolmente al di sotto delle dimensioni ottimali per questo tipo di strumento di finanziamento. Mentre negli Stati Uniti il fondo di venture capital medio raggruppa attività in gestione per 130 milioni di euro, le dimensioni medie degli FVC europei sono di circa 60 milioni di euro.

Con specifico riguardo all’Italia, in base a stime elaborate dalla Commissione europea sulla base dei dati forniti dalla Banca mondiale e dall’OCSE (relativi al 2009), in Italia il venture capital ammonterebbe a meno dello 0,01 del PIL a fronte dello 0,07% del Belgio, dello 0,05% della Francia, dello 0,03 della Germania e dello 0,02% della Spagna.

 

Di conseguenza, in questa fase, il venture capital riveste un ruolo secondario nel finanziamento delle PMI, che quindi dipendono essenzialmente (per circa l’80% del totale) dai prestiti bancari .

 

 

La proposta introduce:

§      requisiti uniformi per i gestori di organismi di investimento collettivo che operano sotto la denominazione di "Fondo europeo di venture capital";

§      requisiti inerenti al portafoglio d'investimento, alle tecniche d'investimento, e alle imprese ammissibili per un fondo europeo di venture capital qualificato.

§      regole uniformi sulle categorie di investitori su cui può concentrarsi un fondo di venture capital qualificato e sull'organizzazione interna dei gestori che commercializzano tali fondi.

Le nuove misure dovrebbero consentire alle PMI di ricorrere ad investitori in capitale di rischio a lungo termine anziché soltanto a prestiti bancari a breve termine, migliorandone di conseguenza la competitività ed il potenziale di crescita in un mercato globale.

 

Il Consiglio competitività del 20 febbraio ha svolto un dibattito orientativo sulla proposta. L’esame del Parlamento europeo, nell’ambito della procedura legislativa ordinaria (già procedura di codecisione) è atteso per la sessione del 22 ottobre 2012.


 

Articolo 33
(
Revisione della legge fallimentare per favorire la continuità aziendale)

 


1. Al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 67, terzo comma, sono apportate le seguenti modificazioni:

1) la lettera d) è sostituita dalla seguente:

«d) gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell'impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria; un professionista indipendente designato dal debitore, iscritto nel registro dei revisori legali ed in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 28, lettere a) e b) deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano; il professionista è indipendente quando non è legato all'impresa e a coloro che hanno interesse all'operazione di risanamento da rapporti di natura personale o professionale tali da comprometterne l'indipendenza di giudizio; in ogni caso, il professionista deve essere in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 2399 del codice civile e non deve, neanche per il tramite di soggetti con i quali è unito in associazione professionale, avere prestato negli ultimi cinque anni attività di lavoro subordinato o autonomo in favore del debitore ovvero partecipato agli organi di amministrazione o di controllo; il piano può essere pubblicato nel registro delle imprese su richiesta del debitore;»;

2) alla lettera e): dopo le parole «dell'articolo 182-bis» sono aggiunte le seguenti: «, nonché gli atti, i pagamenti e le garanzie legalmente posti in essere dopo il deposito del ricorso di cui all'articolo 161;»;

b) all'articolo 161 sono apportate le seguenti modificazioni:

1) al secondo comma, dopo la lettera d), è aggiunta la seguente:

«e) un piano contenente la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta.»;

2) al terzo comma sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo la parola «professionista» sono aggiunte le seguenti: «,designato dal debitore,»;

b) dopo il primo periodo è aggiunto, in fine, il seguente: «Analoga relazione deve essere presentata nel caso di modifiche sostanziali della proposta o del piano.»;

3) al quinto comma, dopo le parole «pubblico ministero» sono aggiunte le seguenti: «ed è pubblicata, a cura del cancelliere, nel registro delle imprese entro il giorno successivo al deposito in cancelleria»;

4) dopo il quinto comma sono aggiunti i seguenti:

«L'imprenditore può depositare il ricorso contenente la domanda di concordato riservandosi di presentare la proposta, il piano e la documentazione di cui ai commi secondo e terzo entro un termine fissato dal giudice compreso fra sessanta e cento venti giorni e prorogabile, in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni. Nello stesso termine, in alternativa e con conservazione sino all'omologazione degli effetti prodotti dal ricorso, il debitore può depositare domanda ai sensi dell'articolo 182-bis, primo comma. In mancanza, si applica l'articolo 162, commi secondo e terzo.

Dopo il deposito del ricorso e fino al decreto di cui all'articolo 163 il debitore può compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione previa autorizzazione del tribunale, il quale può assumere sommarie informazioni. Nello stesso periodo e a decorrere dallo stesso termine il debitore può altresì compiere gli atti di ordinaria amministrazione. I crediti di terzi eventualmente sorti per effetto degli atti legalmente compiuti dal debitore sono prededucibili ai sensi dell'articolo 111.»;

c) all'articolo 168 sono apportate le seguenti modificazioni:

1) al primo comma sono apportate le seguenti modificazioni:

a) le parole «presentazione del ricorso» sono sostituite dalle seguenti: «pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese»;

b) dopo la parola «esecutive» sono aggiunte le seguenti: «e cautelari»;

c) dopo le parole «creditori per titolo o causa anteriore» la parola «decreto» è soppressa;

2) al terzo comma è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le ipoteche giudiziali iscritte nei novanta giorni che precedono la data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al concordato.»;

d) dopo l'articolo 169 è aggiunto il seguente articolo:

«Articolo 169-bis (Contratti in corso di esecuzione). - Il debitore nel ricorso di cui all'articolo 161 può chiedere che il Tribunale o, dopo il decreto di ammissione, il giudice delegato lo autorizzi a sciogliersi dai contratti in corso di esecuzione alla data della presentazione del ricorso. Su richiesta del debitore può essere autorizzata la sospensione del contratto per non più di sessanta giorni, prorogabili una sola volta.

In tali casi, il contraente ha diritto ad un indennizzo equivalente al risarcimento del danno conseguente al mancato adempimento. Tale credito è soddisfatto come credito anteriore al concordato.

Lo scioglimento del contratto non si estende alla clausola compromissoria in esso contenuta.

Le disposizioni di questo articolo non si applicano ai rapporti di lavoro subordinato nonché ai contratti di cui agli articoli 72, ottavo comma, e 80 primo comma.»;

e) all'articolo 182-bis sono apportate le seguenti modificazioni:

1) il primo comma è sostituito dal seguente:

«L'imprenditore in stato di crisi può domandare, depositando la documentazione di cui all' articolo 161, l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, unitamente ad una relazione redatta da un professionista, designato dal debitore, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, terzo comma, lettera d) sulla veridicità dei dati aziendali e sull'attuabilità dell'accordo stesso con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l'integrale pagamento dei creditori estranei nei rispetto dei seguenti termini:

a) entro cento venti giorni dall'omologazione, in caso di crediti già scaduti a quella data;

b) entro cento venti giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti alla data dell'omologazione.»;

2) al terzo comma, primo periodo, dopo la parole «patrimonio del debitore», sono aggiunte le seguenti: «, né acquisire titoli di prelazione se non concordati»;

3) al sesto comma, primo periodo, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo le parole «all'articolo 161, primo e secondo comma» sono aggiunte le seguenti: «lettere a), b), c) e d)»;

b) le parole «il regolare» sono sostituite dalle seguenti: «l'integrale»;

4) al settimo comma, secondo periodo, le parole «il regolare» sono sostituite dalle seguenti: «l'integrale»;

5) l'ottavo comma è sostituito dal seguente:

«A seguito del deposito di un accordo di ristrutturazione dei debiti nei termini assegnati dal tribunale trovano applicazione le disposizioni di cui al secondo, terzo, quarto e quinto comma. Se nel medesimo termine è depositata una domanda di concordato preventivo, si conservano gli effetti di cui ai commi sesto e settimo.»;

f) dopo l'articolo 182-quater sono aggiunti i seguenti articoli:

«Articolo 182-quinquies (Disposizioni in tema di finanziamento e di continuità aziendale nel concordato preventivo e negli accordi di ristrutturazione dei debiti). - Il debitore che presenta, anche ai sensi dell'articolo 161 sesto comma, una domanda di ammissione al concordato preventivo o una domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell'articolo 182 bis, primo comma, o una proposta di accordo ai sensi dell'articolo 182 bis, sesto comma, può chiedere al tribunale di essere autorizzato, assunte se del caso sommarie informazioni, a contrarre finanziamenti, prededucibili ai sensi dell'articolo 111, se un professionista designato dal debitore in possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, terzo comma, lettera d), verificato il complessivo fabbisogno finanziario dell'impresa sino all'omologazione, attesta che tali finanziamenti sono funzionali alla migliore soddisfazione dei creditori.

L'autorizzazione di cui al primo comma può riguardare anche finanziamenti individuati soltanto per tipologia ed entità, e non ancora oggetto di trattative.

Il tribunale può autorizzare il debitore a concedere pegno o ipoteca a garanzia dei medesimi finanziamenti.

Il debitore che presenta domanda di ammissione al concordato preventivo con continuità aziendale, anche ai sensi dell'articolo 161 sesto comma, può chiedere al tribunale di essere autorizzato, assunte se del caso sommarie informazioni, a pagare crediti anteriori per prestazioni di beni o servizi, se un professionista in possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, terzo comma, lettera d), attesta che tali prestazioni sono essenziali per la prosecuzione della attività di impresa e funzionali ad assicurare la migliore soddisfazione dei creditori. L'attestazione del professionista non è necessaria per pagamenti effettuati fino a concorrenza dell'ammontare di nuove risorse finanziarie che vengano apportate al debitore senza obbligo di restituzione o con obbligo di restituzione postergato alla soddisfazione dei creditori.

Il debitore che presenta una domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell'articolo 182-bis, primo comma, o una proposta di accordo ai sensi dell'articolo 182-bis, sesto comma, può chiedere al Tribunale di essere autorizzato, in presenza dei presupposti di cui al quarto comma, a pagare crediti anche anteriori per prestazioni di beni o servizi. In tal caso i pagamenti effettuati non sono soggetti all'azione revocatoria di cui all'articolo 67.

Articolo 182-sexies (Riduzione o perdita del capitale della società in crisi). - Dalla data del deposito della domanda per l'ammissione al concordato preventivo, anche a norma dell'articolo 161, sesto comma, della domanda per l'omologazione dell'accordo di ristrutturazione di cui all'articolo 182 bis ovvero della proposta di accordo a norma del sesto comma dello stesso articolo e sino all'omologazione non si applicano gli articoli 2446, commi secondo e terzo, 2447, 2482-bis, commi quarto, quinto e sesto, e 2482-ter del codice civile. Per lo stesso periodo non opera la causa di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale sociale di cui agli articoli 2484, n. 4, e 2545-duodecies del codice civile.

Resta ferma, per il periodo anteriore al deposito delle domande e della proposta di cui al primo comma, l'applicazione dell'articolo 2486 del codice civile.»;

g) all'articolo 184, primo comma, primo periodo, le parole «al decreto di apertura della procedura di concordato» sono sostituite dalle seguenti: «alla pubblicazione nel registro delle imprese del ricorso di cui all'articolo 161»;

h) dopo l'articolo 186 è aggiunto il seguente articolo:

«Articolo 186-bis (Concordato con continuità aziendale). - Quando il piano di concordato di cui all'articolo 161, secondo comma, lettera e) prevede la prosecuzione dell'attività di impresa da parte del debitore,la cessione dell'azienda in esercizio ovvero il conferimento dell'azienda in esercizio in una o più società, anche di nuova costituzione, si applicano le disposizioni del presente articolo, nonché gli articoli 160 e seguenti, in quanto compatibili. Il piano può prevedere anche la liquidazione di beni non funzionali all'esercizio dell'impresa.

Nei casi previsti dal presente articolo:

a) il piano di cui all'articolo 161, secondo comma, lettera e), deve contenere anche un'analitica indicazione dei costi e dei ricavi attesi dalla prosecuzione dell'attività d'impresa prevista dal piano di concordato, delle risorse finanziarie necessarie e delle relative modalità di copertura;

b) la relazione del professionista di cui all'articolo 161, terzo comma, deve attestare che la prosecuzione dell'attività d'impresa prevista dal piano di concordato è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori;

c) Il piano può prevedere una moratoria fino a un anno dall'omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione.

Fermo quanto previsto nell'articolo 169-bis, i contratti in corso di esecuzione alla data di deposito del ricorso, anche stipulati con pubbliche amministrazioni, non si risolvono per effetto dell'apertura della procedura. Sono inefficaci eventuali patti contrari. L'ammissione al concordato preventivo non impedisce la continuazione di contratti pubblici se il professionista designato dal debitore di cui all'articolo 67 ha attestato la conformità al piano e la ragionevole capacità di adempimento. Di tale continuazione può beneficiare, in presenza dei requisiti di legge, anche la società cessionaria o conferitaria d'azienda o di rami d'azienda cui i contratti siano trasferiti. Il giudice delegato, all'atto della cessione o del conferimento, dispone la cancellazione delle iscrizioni e trascrizioni.

L'ammissione al concordato preventivo non impedisce la partecipazione a procedure di assegnazione di contratti pubblici, quando l'impresa presenta in gara:

a) una relazione di un professionista in possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, lettera d) che attesta la conformità al piano e la ragionevole capacità di adempimento del contratto;

b) la dichiarazione di altro operatore in possesso dei requisiti di carattere generale, di capacità finanziaria, tecnica, economica nonché di certificazione, richiesti per l'affidamento dell'appalto, il quale si è impegnato nei confronti del concorrente e della stazione appaltante a mettere a disposizione, per la durata del contratto, le risorse necessarie all'esecuzione dell'appalto e a subentrare all'impresa ausiliata nel caso in cui questa fallisca nel corso della gara ovvero dopo la stipulazione del contratto, ovvero non sia per qualsiasi ragione più in grado di dare regolare esecuzione all'appalto. Si applica l'articolo 49 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

Fermo quanto previsto dal comma precedente, l'impresa in concordato può concorrere anche riunita in raggruppamento temporaneo di imprese, purché non rivesta la qualità di mandataria e sempre che le altre imprese aderenti al raggruppamento non siano assoggettate ad una procedura concorsuale. In tal caso la dichiarazione di cui al precedente comma, lettera b), può provenire anche da un operatore facente parte del raggruppamento.

Se nel corso di una procedura iniziata ai sensi del presente articolo l'esercizio dell'attività d'impresa cessa o risulta manifestamente dannosa per i creditori, il tribunale provvede ai sensi dell'articolo 173. Resta salva la facoltà del debitore di modificare la proposta di concordato.»;

i) la rubrica del capo terzo del titolo sesto è sostituita dalla seguente:

«Capo III. - Disposizioni applicabili nel caso di concordato preventivo, accordi di ristrutturazione dei debiti, piani attestati e liquidazione coatta amministrativa»;

l) dopo l'articolo 236 è inserito il seguente:

«Articolo 236-bis (Falso in attestazioni e relazioni). - Il professionista che nelle relazioni o attestazioni di cui agli articoli 67, terzo comma, lettera d), 161, terzo comma, 182-bis, 182-quinquies e 186-bis espone informazioni false ovvero omette di riferire informazioni rilevanti, è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 50.000 a 100.000 euro.

Se il fatto è commesso al fine di conseguire un ingiusto profitto per sé o per altri, la pena è aumentata.

Se dal fatto consegue un danno per i creditori la pena è aumentata fino alla metà».

2. All'articolo 38, primo comma, lettera a), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 dopo le parole «concordato preventivo» sono aggiunte le seguenti: «,salvo il caso di cui all'articolo 186-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267».

3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano ai procedimenti di concordato preventivo e per l'omologazione di accordi di ristrutturazione dei debiti introdotti dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, nonché ai piani di cui al comma 1, lettera a), n. 1) elaborati successivamente al predetto termine.

4. Il comma 4 dell'articolo 88 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 è sostituito dal seguente:

«4. Non si considerano sopravvenienze attive i versamenti in denaro o in natura fatti a fondo perduto o in conto capitale alle società e agli enti di cui all'articolo 73, comma 1, lettere a) e b), dai propri soci e la rinuncia dei soci ai crediti, né gli apporti effettuati dai possessori di strumenti similari alle azioni, né la riduzione dei debiti dell'impresa in sede di concordato fallimentare o preventivo o per effetto della partecipazione delle perdite da parte dell'associato in partecipazione. In caso di accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell'articolo 182 bis regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, ovvero di un piano attestato ai sensi dell'articolo 67, lettera d) regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, pubblicato nel registro delle imprese, la riduzione dei debiti dell'impresa non costituisce non sopravvenienza attiva per la parte che eccede le perdite, pregresse e di periodo, di cui all'articolo 84.».

5. Il comma 5 dell'articolo 101 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 è sostituito dal seguente:

«5. Le perdite di beni di cui al comma 1, commisurate al costo non ammortizzato di essi, e le perdite su crediti sono deducibili se risultano da elementi certi e precisi e in ogni caso, per le perdite su crediti, se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali o ha concluso un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell'articolo 182-bis regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. Ai fini del presente comma, il debitore si considera assoggettato a procedura concorsuale dalla data della sentenza dichiarativa del fallimento o del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa o del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo o del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi; ai medesimi fini si considera concluso un accordo di ristrutturazione dei debiti dalla data del decreto del Tribunale di omologazione dell'accordo medesimo.».


 

 

L’articolo 33 modifica la legge fallimentare ed è diretto a migliorare l'efficienza dei procedimenti di composizione delle crisi d'impresa disciplinati dalla legge fallimentare, in modo da incentivare l'impresa a denunciare per tempo la propria situazione di crisi. A tal fine, in particolare:

§       sono ampliati i casi di non assoggettabilità alla revocatoria fallimentare;

§       nel concordato preventivo è anticipata l’applicabilità delle misure a tutela del debitore ed è introdotta la possibilità di sciogliersi in alcuni casi da contratti in corso di esecuzione;

§       negli accordi di ristrutturazione del debito è introdotta una moratoria legale dei pagamenti;

§       sono individuate misure di finanza interinale, volte a consentire finanziamenti o pagamenti del debitore nelle more della definizione dei procedimenti di ristrutturazione del debito e di concordato preventivo;

§       sono introdotte deroghe per le società in crisi alla disciplina sulla perdita di capitale;

§       è introdotto il concordato con continuità aziendale, con prosecuzione dell’attività d’impresa;

§       è adeguata la disciplina fiscale sulle sopravvenienze attive e la deducibilità delle perdite.

 

In dettaglio, il comma 1 è composto dalle lettere da a) ad l).

 

La lettera a) amplia l’area degli atti, pagamenti e garanzie non soggetti all’azione revocatoria fallimentare.

Al numero 1), modifica l’art. 67, terzo comma, della legge fallimentare (LF): sono rafforzate le garanzie di indipendenza del professionista, che è designato dal debitore e deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano di risanamento dell’azienda.

Infatti: tra gli atti non soggetti all’azione revocatoria sono compresi gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano idoneo a consentire il risanamento e il riequilibrio della situazione finanziaria dell’impresa; di questo piano il professionista è chiamato ad attestare la veridicità e la fattibilità.

Si rammenta che l’azione revocatoria è disciplinata dalla legge fallimentare. Sono privi di effetto rispetto ai creditori, se compiuti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, gli atti a titolo gratuito, esclusi i regali d'uso e gli atti compiuti in adempimento di un dovere morale o a scopo di pubblica utilità, in quanto la liberalità sia proporzionata al patrimonio del donante (art. 64). Sono inoltre privi di effetto rispetto ai creditori i pagamenti di crediti che scadono nel giorno della dichiarazione di fallimento o posteriormente, se tali pagamenti sono stati eseguiti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento (art. 65). Il curatore può domandare che siano dichiarati inefficaci gli atti compiuti dal debitore in pregiudizio dei creditori, secondo le norme del codice civile. L'azione si propone dinanzi al tribunale fallimentare, sia in confronto del contraente immediato, sia in confronto dei suoi aventi causa nei casi in cui sia proponibile contro costoro (art. 66). L’art. 67 individua poi i casi in cui vi è obbligo di revoca, salvo che l'altra parte provi che non conosceva lo stato d'insolvenza del debitore ed elenca gli atti, i pagamenti e le garanzie che non sono soggetti all’azione revocatoria.

 

La lettera a), numero 2), aggiunge alla lista degli atti non soggetti alla revocatoria fallimentare gli atti, i pagamenti e le garanzie legalmente posti in essere dopo il deposito della domanda relativa al concordato preventivo di cui all’art. 161 LF (v. ultra, il commento alla lettera b)).

 

Più in dettaglio, il vigente art. 67 LF elenca gli atti soggetti a revocatoria fallimentare e quelli non soggetti.

 

1)    Debbono essere revocati:

2)    gli atti a titolo oneroso compiuti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, in cui le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte dal fallito sorpassano di oltre un quarto ciò che a lui è stato dato o promesso;

3)    gli atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non effettuati con danaro o con altri mezzi normali di pagamento, se compiuti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento;

4)    i pegni, le anticresi e le ipoteche volontarie costituiti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento per debiti preesistenti non scaduti;

5)    i pegni, le anticresi e le ipoteche giudiziali o volontarie costituiti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento per debiti scaduti.

Sono altresì revocati, se il curatore prova che l'altra parte conosceva lo stato d'insolvenza del debitore, i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, gli atti a titolo oneroso e quelli costitutivi di un diritto di prelazione per debiti, anche di terzi, contestualmente creati, se compiuti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento.

Non sono soggetti all'azione revocatoria:

a)    i pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso;

b)    le rimesse effettuate su un conto corrente bancario, purché non abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca;

c)    le vendite ed i preliminari di vendita trascritti ai sensi dell'articolo 2645-bis del codice civile, i cui effetti non siano cessati ai sensi del comma terzo della suddetta disposizione, conclusi a giusto prezzo ed aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo, destinati a costituire l'abitazione principale dell'acquirente o di suoi parenti e affini entro il terzo grado;

d)    gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell'impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria e la cui ragionevolezza sia attestata da un professionista iscritto nel registro dei revisori contabili e che abbia i requisiti previsti dall'articolo 28, lettere a) e b) (avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e ragionieri commercialisti; studi professionali associati o società tra professionisti), ai sensi dell'articolo 2501-bis, quarto comma, del codice civile;

e)    gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere in esecuzione del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata, nonché dell'accordo omologato ai sensi dell'articolo 182-bis;

f)      i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate da dipendenti ed altri collaboratori, anche non subordinati, del fallito;

g)    i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti alla scadenza per ottenere la prestazione di servizi strumentali all'accesso alle procedure concorsuali di amministrazione controllata e di concordato preventivo.

Le disposizioni dell’art. 67 non si applicano all'istituto di emissione, alle operazioni di credito su pegno e di credito fondiario; sono salve le disposizioni delle leggi speciali.

 

A seguito delle molteplici modifiche apportate:

§       la verifica del piano spetta a un professionista indipendente, iscritto nell’albo dei revisori legali e designato dal debitore;

§       il professionista deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano (e non più la sua ragionevolezza);

§       il professionista è indipendente quando non è legato all’impresa e a coloro che hanno interesse all’operazione di risanamento da rapporti di natura personale o professionale tali da comprometterne l’indipendenza di giudizio;

§       in ogni caso, il professionista deve essere in possesso dei requisiti previsti dall’art. 2399 del codice civile (cause di ineleggibilità e decadenza dalla carica di componente del collegio sindacale) e non deve, neanche per il tramite di soggetti con i quali è unito in associazione professionale, avere prestato negli ultimi cinque anni attività di lavoro subordinato o autonomo in favore del debitore ovvero partecipato agli organi di amministrazione o di controllo;

§       il piano può essere pubblicato nel registro delle imprese su richiesta del debitore.

 

Il comma 1, lettera a), numero 2), dell’articolo 33 integra la lista degli atti sottratti alla revocatoria fallimentare in quanto riconducibili alla procedura di concordato preventivo, con l’indicazione degli atti, dei pagamenti e delle garanzie legalmente posti in essere dopo il deposito del ricorso con cui è presentata domanda per l’ammissione al concordato preventivo.

 

Come noto, il concordato preventivo è un mezzo di soddisfacimento delle ragioni dei creditori che si svolge in luogo del fallimento. Consiste in un accordo tra l’imprenditore e la maggioranza dei creditori finalizzato a risolvere la crisi aziendale e a evitare il fallimento tramite una soddisfazione, anche parziale, delle ragioni creditorie.

Come si legge nella relazione illustrativa del disegno di legge di conversione, “la norma deve essere letta congiuntamente al nuovo ultimo comma dell'articolo 161 (punto 4 della lettera b) dell'articolato), che prevede la prededucibilità dei crediti dei terzi sorti da atti di straordinaria ed ordinaria amministrazione legalmente posti in essere dal debitore dopo il deposito del ricorso; lo scopo della norma è quello di promuovere la continuazione aziendale, incentivando i terzi a contrarre con l'impresa in crisi”.

 

La lettera b) del comma 1 modifica l’art. 161 LF sulla domanda per l’ammissione al concordato preventivo, stabilendo che il debitore deve presentare un piano, anche successivamente alla presentazione della domanda, sulle modalità e i tempi dell’adempimento, definendo tempi e modalità di presentazione della domanda e del piano e individuando gli atti che il debitore può porre in essere prima ancora dell’ammissione alla procedura.

Come si legge nella relazione illustrativa, si vuole così consentire al debitore di beneficiare degli effetti protettivi del proprio patrimonio connessi al deposito della domanda di concordato, impedire che i tempi di preparazione della proposta e del piano aggravino la situazione di crisi sino a generare un vero e proprio stato di insolvenza e promuovere la prosecuzione dell' attività produttiva dell’imprenditore in concordato.

 

In base all’art. 161 LF, la domanda per l'ammissione alla procedura di concordato preventivo è proposta con ricorso, sottoscritto dal debitore, al tribunale del luogo in cui l'impresa ha la propria sede principale.

Il debitore deve presentare con il ricorso:

a)    un’aggiornata relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'impresa;

b)    uno stato analitico ed estimativo delle attività e l'elenco nominativo dei creditori, con l'indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione;

c)    l'elenco dei titolari dei diritti reali o personali su beni di proprietà o in possesso del debitore;

d)    il valore dei beni e i creditori particolari degli eventuali soci illimitatamente responsabili.

Il piano e la documentazione devono essere accompagnati dalla relazione di un professionista in possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, terzo comma, lettera d), che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano medesimo.

La domanda di concordato è comunicata al pubblico Ministero.

 

Le modifiche introdotte prevedono che:

§       il debitore debba presentare con la domanda di concordato preventivo un piano contenente la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta;

§       il professionista chiamato a redigere la relazione di accompagnamento del piano deve essere designato dal debitore;

§       l’obbligo di presentazione della relazione sussiste anche nel caso di modifiche sostanziali della proposta o del piano;

§       la domanda di concordato deve essere pubblicata, a cura del cancelliere, nel registro delle imprese entro il giorno successivo al deposito in cancelleria;

§       l’imprenditore può riservarsi di presentare la proposta, il piano e la documentazione entro un termine fissato dal giudice (fra sessanta e centoventi giorni) prorogabile, in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni;

§       nello stesso termine, in alternativa e con conservazione sino all'omologazione degli effetti prodotti dal ricorso, il debitore può depositare domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti. In mancanza, si applica l’articolo 162, commi secondo e terzo (dichiarazione di inammissibilità della proposta di concordato e dichiarazione di fallimento del debitore da parte del tribunale); si osserva che la sintetica locuzione “in mancanza” dovrebbe intendersi riferita ad entrambe le fattispecie: il mancato deposito - nei termini previsti – della proposta, del piano per il concordato preventivo e della relativa documentazione da parte del debitore; il mancato deposito – nei termini previsti - della domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione.

§       dopo il deposito del ricorso e fino al decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo, il debitore può compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione previa autorizzazione del tribunale, il quale può assumere sommarie informazioni. Nello stesso periodo e a decorrere dallo stesso termine il debitore può altresì compiere gli atti di ordinaria amministrazione. I crediti di terzi eventualmente sorti per effetto degli atti legalmente compiuti dal debitore sono prededucibili ai sensi dell'articolo 111.

In base all’art. 111 LF, le somme ricavate dalla liquidazione dell'attivo sono erogate in primo luogo per il pagamento dei crediti prededucibili, per il pagamento dei crediti ammessi con prelazione sulle cose vendute secondo l'ordine assegnato dalla legge, per il pagamento dei creditori chirografari, in proporzione dell'ammontare del credito per cui ciascuno di essi fu ammesso. Sono considerati crediti prededucibili quelli così qualificati da una specifica disposizione di legge, e quelli sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali; tali crediti sono soddisfatti con preferenza.

 

La lettera c) del comma 1 modifica l’art. 168 LF sugli effetti della presentazione del ricorso relativo alla domanda di ammissione al concordato preventivo e sugli effetti nei confronti dei creditori.

Si persegue così l’intento di risolvere l'attuale difetto di coordinamento tra l'articolo 168 e l'articolo 184 LF in ordine alla estensione soggettiva degli effetti del concordato.

Come si legge nella relazione illustrativa, “il contrasto è risolto prevedendo al quinto comma dell'art. 161 la pubblicazione obbligatoria e ex officio della domanda per concordato preventivo, ivi compresa quella anticipata, e individuando nel momento della suddetta pubblicazione il confine tra creditori concorsuali e non. Il secondo periodo aggiunto all'ultimo comma dell'art. 168 dispone, poi, l'inefficacia rispetto ai creditori concordatari delle ipoteche giudiziali iscritte nei novanta giorni antecedenti al deposito della domanda di concordato, disinnescando la corsa dei creditori dell'imprenditore in crisi a costituirsi cause di prelazione, spesso causa del mancato raggiungimento di soluzioni negoziali di risanamento”.

In base all’art. 168, dalla data della presentazione del ricorso e fino al momento in cui il decreto di omologazione del concordato preventivo diventa definitivo, i creditori per titolo o causa anteriore al decreto non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore. Le prescrizioni che sarebbero state interrotte dagli atti predetti rimangono sospese, e le decadenze non si verificano. I creditori non possono acquistare diritti di prelazione con efficacia rispetto ai creditori concorrenti, salvo che vi sia autorizzazione del giudice nei casi previsti dall'articolo precedente.

 

E’ previsto adesso che i limiti per i creditori per titolo o causa anteriori sono efficaci a decorrere dalla data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e che i creditori per titolo o causa anteriore non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni cautelari, oltre che esecutive, sul patrimonio del debitore.

E’ inoltre specificato che le ipoteche giudiziali iscritte nei novanta giorni che precedono la data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al concordato.

 

La lettera g) del comma 1 modifica conseguentemente l’art. 184 LF, sugli effetti del concordato sui creditori, prevedendo che il concordato omologato è obbligatorio per tutti i creditori anteriori alla pubblicazione nel registro delle imprese del ricorso per l’ammissione al concordato preventivo (e non più al decreto di apertura della procedura di concordato).

 

La lettera d) del comma 1 introduce l’art. 169-bis LF sui contratti in corso di esecuzione. Si tratta di una disciplina finora non prevista dalla legge, in base a cui il debitore può sciogliersi dai contratti in corso qualora ciò faciliti la risoluzione della crisi.

Si prevede infatti che il debitore, nel ricorso con cui presenta la domanda di ammissione al concordato preventivo, possa chiedere che il Tribunale (oppure, dopo il decreto di ammissione, il giudice delegato) lo autorizzi a sciogliersi dai contratti in corso di esecuzione alla data della presentazione del ricorso. Su richiesta del debitore può essere autorizzata la sospensione del contratto per non più di sessanta giorni, prorogabili una sola volta. In tali casi il contraente ha diritto a un indennizzo equivalente al risarcimento del danno conseguente al mancato adempimento e tale credito è soddisfatto come credito anteriore al concordato. Lo scioglimento del contratto non si estende alla clausola compromissoria in esso contenuta.

Le nuove disposizioni non si applicano ai rapporti di lavoro subordinato, ai contratti preliminari di vendita trascritti, aventi ad oggetto un immobile ad uso abitativo destinato a costituire l'abitazione principale dell'acquirente o di suoi parenti ed affini entro il terzo grado e il contratto di locazione di immobili.

 

La lettera e) del comma 1 modifica l’art. 182-bis LF in materia di accordi di ristrutturazione dei debiti. In particolare viene stabilita una moratoria legale di centoventi giorni per il pagamento dei creditori estranei. In questo modo si intende consentire al debitore in crisi di poter beneficiare del c.d. scaduto fisiologico.

Si ricorda che, a partire dal decreto-legge 35/2005 (convertito con modificazioni dalla legge 80/2005), è stata introdotta la possibilità del debitore, nell’ambito del concordato preventivo, di concludere con i creditori un accordo stragiudiziale di ristrutturazione dei debiti che gli permetta di fare fronte alla crisi dell’impresa tramite un piano concordato con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti. L’accordo è poi omologato dal tribunale.

 

Più in dettaglio, viene specificato anche al primo comma dell’art. 182-bis che:

§       il professionista che redige la relazione relativa all’accordo è designato dal debitore;

§       la relazione riguarda la veridicità dei dati aziendali (oltre all’attuabilità dell’accordo stesso);

§       oggetto della verifica è l’idoneità dell’accordo ad assicurare l’integrale (e non il regolare) pagamento dei creditori estranei;

§       il pagamento integrale deve avere luogo entro centoventi giorni dall’omologazione in caso di crediti già scaduti a quella data ovvero entro centoventi giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti alla data dell’omologazione.

 

Al terzo comma dell’art. 182-bis è previsto che, nel periodo di sessanta giorni dalla pubblicazione dell’accordo nel registro delle imprese, i creditori per titolo e causa anteriore – oltre a non potere iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive sul patrimonio del debitore – non possono acquisire titoli di prelazione se non concordati.

E’ inoltre modificato il sesto comma dell’art. 182-bis, sulla possibilità di richiedere il divieto di azioni cautelari o esecutive anche prima della formalizzazione dell’accordo, in modo da ridurre gli oneri per il debitore.

Il sesto comma stabilisce che il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive può essere richiesto dall'imprenditore anche nel corso delle trattative e prima della formalizzazione dell'accordo, depositando presso il tribunale competente la documentazione di cui all'articolo 161, primo e secondo comma (ricorso, relazione sulla situazione dell’impresa, stato analitico ed estimativo delle attività e l'elenco nominativo dei creditori, titolari dei diritti reali o personali su beni del debitore, valore dei beni). Insieme deve depositare anche una proposta di accordo corredata da una dichiarazione dell'imprenditore, attestante che sulla proposta sono in corso trattative con i creditori che rappresentano almeno il sessanta per cento dei crediti e da una dichiarazione del professionista circa l’idoneità della proposta ad assicurare il regolare pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative.

 

La modifica circoscrive la documentazione che il debitore deve presentare. Si tratta del ricorso, della relazione sulla situazione d’impresa, dello stato analitico ed estimativo delle attività e dell’elenco nominativo dei creditori. Anche in questo caso la proposta del debitore deve essere idonea ad assicurare l’integrale (e non più il regolare) pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative.

Anche il settimo comma è modificato per coordinamento, in modo da prevedere che tra gli oggetti delle verifiche del tribunale, in ordine alla sussistenza dei presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione dei debiti, rientrino anche le condizioni per l’integrale (e non più il regolare) pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative.

La modifica dell’ottavo comma comporta in primo luogo la possibilità per il debitore di depositare un accordo diverso da quello annunciato nella proposta. Si fa infatti riferimento al deposito di un accordo di ristrutturazione dei debiti (e non dell’accordo di ristrutturazione).

In secondo luogo è prevista l’eventualità che, qualora sia invece presentata una domanda di concordato preventivo, si determini la conservazione degli effetti protettivi già prodottisi.

 

La lettera f) del comma 1 introduce due nuovi articoli nel capo della legge fallimentare dedicato all'omologazione e all'esecuzione del concordato preventivo e agli accordi di ristrutturazione di debiti. L’art. 182-quinquies riguarda finanziamento e continuità aziendale nel concordato preventivo e negli accordi di ristrutturazione dei debiti. L’art. 182-sexies disciplina la riduzione o perdita del capitale della società in crisi.

Il nuovo art. 182-quinquies interessa la c.d. finanza interinale che, come evidenziato nella relazione illustrativa, costituisce una delle criticità del sistema vigente che maggiormente impedisce la tempestiva risoluzione delle crisi di impresa.

Si tratta della sostanziale inesistenza di un mercato della finanza interinale dovuta, soprattutto, alla circostanza che i finanziatori non possono sapere se il loro credito godrà o meno del beneficio della prededuzione fino a un momento molto avanzato del procedimento di ristrutturazione.

Pertanto, il debitore che presenta una domanda di ammissione al concordato preventivo o una domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti o una proposta di accordo prima della sua formalizzazione può chiedere al tribunale di essere autorizzato a contrarre finanziamenti, prededucibili, se un professionista - designato dal debitore e in possesso dei prescritti requisiti di indipendenza – dopo avere verificato il complessivo fabbisogno finanziario dell'impresa sino all'omologazione, attesta che tali finanziamenti sono funzionali alla migliore soddisfazione dei creditori.

L'autorizzazione può riguardare anche finanziamenti individuati soltanto per tipologia ed entità, e non ancora oggetto di trattative.

Il tribunale può autorizzare il debitore a concedere pegno o ipoteca a garanzia dei medesimi finanziamenti.

Il debitore che presenta domanda di ammissione al concordato preventivo con continuità aziendale può chiedere al tribunale di essere autorizzato a pagare crediti anteriori per prestazioni di beni o servizi, se un professionista indipendente attesta che tali prestazioni sono essenziali per la prosecuzione dell’attività di impresa e funzionali ad assicurare la migliore soddisfazione dei creditori.

L'attestazione del professionista non è necessaria per pagamenti effettuati fino a concorrenza dell'ammontare di nuove risorse finanziarie che vengano apportate al debitore senza obbligo di restituzione o con obbligo di restituzione postergato alla soddisfazione dei creditori.

 

Analoga disposizione sui pagamenti di crediti anteriori riguarda il debitore che presenta una domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti o una proposta di accordo prima della sua formalizzazione può chiedere al Tribunale di essere autorizzato, in presenza degli stessi presupposti, a pagare crediti anche anteriori per prestazioni di beni e servizi. I pagamenti effettuati non sono soggetti all’azione revocatoria.

 

Il nuovo art. 182-sexies LF riguarda la perdita del capitale della società in crisi, volto a incentivare la risoluzione delle situazioni di crisi di impresa. A tal fine è prevista l’inapplicabilità degli obblighi di capitalizzazione della società in perdita e della causa di scioglimento per riduzione o perdita del capitale sociale, in costanza dei procedimenti di concordato preventivo e per l'omologazione degli accordi di ristrutturazione.

Come rileva nella relazione illustrativa, la norma recepisce un orientamento interpretativo diffuso in tema di concordato preventivo (per la verità formatosi soprattutto con riguardo al concordato liquidatorio piuttosto che rispetto a quello con continuità aziendale) ma lo estende anche al procedimento di ristrutturazione di cui all'articolo 182-bis, commi primo e sesto. Naturalmente, al momento dell'omologazione gli obblighi di capitalizzazione saranno evasi proprio per effetto del piano o dell'accordo di ristrutturazione.

 

Pertanto, il nuovo art. 182-sexies prevede che:

§       dalla data del deposito della domanda per l'ammissione al concordato preventivo, della domanda per l'omologazione dell'accordo di ristrutturazione del debito ovvero della proposta di accordo e sino all'omologazione non si applicano gli articoli del codice civile che riguardano gli obblighi di riduzione del capitale in caso di perdita nelle società per azioni e nelle società a responsabilità limitata;

§       per lo stesso periodo non opera la causa di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale;

§       resta ferma, per il periodo anteriore al deposito delle domande e della proposta, l'applicazione dell'articolo 2486 del codice civile sui poteri e responsabilità degli amministratori al verificarsi di una causa di scioglimento.

 

La lettera h) del comma 1 introduce un nuovo art. 186-bis della legge fallimentare relativo al concordato con continuità aziendale, con l’intento di favorire i piani di concordato preventivo finalizzati alla prosecuzione dell'attività d'impresa.

 

Viene pertanto previsto che:

§       quando il piano di concordato prevede la prosecuzione dell'attività di impresa da parte del debitore, la cessione dell'azienda in esercizio ovvero il conferimento dell'azienda in esercizio in una o più società si applicano le disposizioni del nuovo articolo “nonché gli articoli 160 e seguenti, in quanto compatibili”. Si tratta delle disposizioni sull’ammissione al concordato preventivo. Si osserva che il richiamo agli artt. 160 ss. appare indeterminato e che la clausola di applicabilità rischia di determinare contenzioso;

§       il piano può prevedere anche la liquidazione di beni non funzionali all'esercizio dell'impresa; 

§       il piano con i tempi e le modalità di adempimento della proposta deve indicare anche i costi e i ricavi attesi dalla prosecuzione dell'attività d'impresa prevista dal piano di concordato, delle risorse finanziarie necessarie e delle relative modalità di copertura;

§       la relazione del professionista deve attestare che la prosecuzione dell'attività d'impresa prevista dal piano di concordato è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori;

§       il piano può prevedere una moratoria fino a un anno dall'omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca;

§       i contratti in corso di esecuzione alla data di deposito del ricorso, anche stipulati con pubbliche amministrazioni, non si risolvono per effetto dell'apertura della procedura e sono inefficaci eventuali patti contrari;

§       l'ammissione al concordato preventivo non impedisce la continuazione di contratti pubblici se il professionista indipendente ha attestato la conformità al piano e la ragionevole capacità di adempimento. Di tale continuazione può beneficiare, in presenza dei requisiti di legge, anche la società cessionaria o conferitaria d'azienda o di rami d'azienda cui i contratti siano trasferiti. Il giudice delegato, all'atto della cessione o del conferimento, dispone la cancellazione delle iscrizioni e trascrizioni;

§       l'ammissione al concordato preventivo non impedisce la partecipazione a procedure di assegnazione di contratti pubblici, quando l'impresa soddisfa alcuni requisiti, tra cui la dichiarazione di altro operatore in possesso dei requisiti per l'affidamento dell'appalto, il quale si è impegnato nei confronti del concorrente e della stazione appaltante a mettere a disposizione, per la durata del contratto, le risorse necessarie all'esecuzione dell'appalto e a subentrare all'impresa ausiliata nel caso in cui questa fallisca nel corso della gara ovvero dopo la stipulazione del contratto, ovvero non sia per qualsiasi ragione più in grado di dare regolare esecuzione all'appalto. Si applicano le disposizioni in materia di avvalimento contenute nel codice dei contratti pubblici;

§       l'impresa in concordato può concorrere all’aggiudicazione di contratti pubblici, a certe condizioni, anche riunita in raggruppamento temporaneo di imprese;

§       se nel corso di una procedura di concordato con continuità aziendale l'esercizio dell'attività d'impresa cessa o risulta manifestamente dannosa per i creditori, il tribunale revoca l'ammissione al concordato e dichiara il fallimento. Resta salva la facoltà del debitore di modificare la proposta di concordato.

 

La lettera i) del comma 1 modifica la rubrica del capo II del Titolo VI della legge fallimentare: “Disposizioni applicabili nel caso di concordato preventivo, accordi di ristrutturazione dei debiti, piani attestati e liquidazione coatta amministrativa” in luogo di “Disposizioni applicabili nel caso di concordato preventivo, di amministrazione controllata e di liquidazione coatta amministrativa”.

 

La lettera l) del comma 1 introduce il nuovo art. 236-bis nella legge fallimentare, relativo al falso in attestazioni e relazioni.

E’ punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 50.000 a 100.000 euro il professionista che espone informazioni false ovvero omette di riferire informazioni rilevanti nelle relazioni o attestazioni sopra richiamate.

Si tratta delle attestazioni relative alla sulla veridicità e fattibilità del piano aziendale; alla fattibilità del piano o dell’accordo di ristrutturazione dei debiti; al ricorso alla finanza interinale e al pagamento dei crediti nel concordato preventivo o nell’accordo di ristrutturazione dei debiti in continuità aziendale; allaconformità al piano dell’accesso a contratti pubblici.

 

Se il fatto è commesso al fine di conseguire un ingiusto profitto per sé o per altri, la pena è aumentata. Se dal fatto consegue un danno per i creditori la pena è aumentata fino alla metà.

Nella relazione illustrativa viene sottolineato che tale “soluzione si impone per evitare asimmetrie irragionevoli, in un'ottica costituzionale, rispetto alla rilevanza penale della condotta dell'organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento del debitore non fallibile che «rende false attestazioni in ordine alla veridicità dei dati contenuti nella proposta o nei documenti ad essa allegati ovvero in ordine alla fattibilità del piano di ristrutturazione dei debiti proposto dal debitore», a norma dell'articolo 19, comma 2, della legge n. 3 del 2012”.

Si ricorda che, in base al citato art. 19, comma 2, della legge n. 3 del 2012, il componente dell'organismo di composizione della crisi che rende false attestazioni in ordine all'esito della votazione dei creditori sulla proposta di accordo formulata dal debitore ovvero in ordine alla veridicità dei dati contenuti in tale proposta o nei documenti ad essa allegati ovvero in ordine alla fattibilità del piano di ristrutturazione dei debiti proposto dal debitore è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 1.000 a 50.000 euro.

 

Il comma 2 dell’art. 33 modifica per coordinamento l’art. 38 del codice degli appalti pubblici (D.Lgs. 163/2006), relativo alla esclusione dalla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi, e dall’affidamento di subappalti di coloro che si trovano in stato di fallimento, di liquidazione coatta, di concordato preventivo, o nei cui riguardi sia in corso un procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni. Viene infatti fatta salva la disciplina del nuovo art. 186-bis della legge fallimentare sul concordato con continuità aziendale. Come si è visto, l’ammissione a tale forma di concordato non impedisce la partecipazione a procedure di assegnazione di contratti pubblici.

 

Il comma 3 reca una disposizione transitoria.

Stabilisce infatti che tutte le disposizioni sopra descritte si applicano ai procedimento di concordato preventivo e per l’omologazione di accordi di ristrutturazione dei debiti introdotti dal 30° giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione nonché ai piani di risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa ex nuovo art. 67, terzo comma, lettera d), LF.

 

Con la modifica di cui al comma 4 si interviene sulla disciplina del regime fiscale delle sopravvenienze attive contenuta nell’articolo 88, comma 4, del testo unico delle imposte sui redditi – TUIR (D.P.R. n. 917 del 1986), novellato dalla norma in esame.

Si ricorda che per sopravvenienze si intendono, nella vita dell’impresa, quegli eventi di carattere economico riferiti ad elementi di reddito imputati ad esercizi precedenti; sono dunque elementi che rettificano il reddito di precedenti esercizi. A seconda del fatto che le genera, si qualificano come sopravvenienze attive o passive. In genere, le sopravvenienze sono tassate secondo il criterio di competenza.

 

Per effetto delle disposizione in commento viene integrato l’elenco delle esclusioni dalla disciplina delle sopravvenienze attive; più in dettaglio, non è considerata sopravvenienza attiva la riduzione del debito a seguito dell'accordo di ristrutturazione omologato, ovvero di un piano di risanamento attestato e pubblicato nel registro delle imprese ai sensi dell'articolo 67, lettera d) della legge fallimentare, per la parte che eccede le perdite, pregresse e di periodo, riportabili nei successivi periodi d’imposta (ai sensi delle disposizioni dell’articolo 84 del TUIR).

 

La formulazione letterale della norma contiene una doppia negazione (per cui la riduzione del debito a seguito di accordo di ristrutturazione “non costituisce non sopravvenienza attiva”) che, anche sulla base del riscontro con la relazione tecnica, appare riconducibile ad un refuso.

 

Una prassi costante dell’Agenzia delle Entrate riteneva l’accordo di ristrutturazione dei debiti (di cui all’articolo 182-bis della legge fallimentare) non assimilabile al concordato preventivo, motivando tale differenza di trattamento sulla base della diversa ratio degli istituti in questione e, in particolare, della diversa rilevanza dell’autonomia privata nelle due procedure. Ne conseguiva che – sotto il profilo fiscale – all’accordo di ristrutturazione dei debiti non trovavano applicazione i seguenti trattamenti fiscali riservati al concordato preventivo: 1) per i creditori, le perdite su crediti non erano soggette all’articolo 101, comma 5, ultimo periodo del TUIR; 2) per il debitore, la sopravvenienza attiva risultava tassabile, in quanto non trovava applicazione l’articolo 88, comma 4, del TUIR; essa dunque concorreva alla formazione del reddito imponibile dell’interessato[93].

 

Il comma 5 modifica l’articolo 101, comma 5, del TUIR in materia di deducibilità delle perdite sui crediti.

Per effetto delle modifiche in commento, viene prevista la irrilevanza da tassazione per la riduzione dei debiti anche nel caso in cui intervenga una ristrutturazione ex articolo 182-bis della legge fallimentare; le perdite su crediti saranno dunque deducibili anche in tali casi, non solo nell’ipotesi di procedure concorsuali.

Si ricorda che la legge, poiché l’insolvenza del debitore può dar luogo a perdite sui crediti, consente al creditore di rinunciare al credito o cederlo a terzi. Le perdite sui crediti a fini fiscali (ai sensi dell’articolo 101, comma 5, del TUIR) sono deducibili dall’imponibile solo se risultano da elementi certi e precisi e, in ogni caso, ove derivino da procedure concorsuali. In relazione a queste ultime, la legge riconosce immediatamente la sussistenza dei requisiti di “certezza” e “precisione” della perdita, che risulta detraibile senza bisogno di attendere la conclusione delle procedure stesse.

Nella sua precedente formulazione, l’articolo 101, comma 5, il debitore si considera assoggettato a procedura concorsuale dalla data:

§       della sentenza dichiarativa del fallimento

§       del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa

§       del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo

§       del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.

Erano esclusi dal novero delle “procedure concorsuali” (e dunque soggetti alla regola della certezza e precisione degli elementi da cui risultino le perdite, cfr. circolare n. 42/E del 2010 dell’Agenzia delle Entrate) che davano diritto all’immediata deducibilità le perdite su crediti generatesi per effetto di quanto previsto nell'accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all'articolo 182-bis della legge fallimentare omologato dal tribunale. L’Agenzia, nella citata circolare n. 42/E, affermava tuttavia che la rilevanza fiscale del differenziale (derivante dalla conversione o estinzione del credito) poteva essere riconosciuta ai sensi dell’articolo 101, comma 5, primo periodo, del TUIR, atteso che gli elementi certi e precisi richiesti dalla norma erano integrati a partire dalla data in cui il decreto di omologa dell'accordo fosse divenuto definitivo.

Per effetto delle modifiche in commento, è consentito al creditore di dedurre immediatamente le perdite sui crediti derivanti da un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi del citato articolo 182-bis della legge fallimentare; l’accordo si considera concluso dalla data del decreto del Tribunale di omologazione.

In sostanza, se la prassi ammetteva la deducibilità delle predette perdite al momento in cui il decreto di omologazione diventava definitivo - in quanto tale definitività integrava il requisito di certezza e precisione richiesti dall’articolo 101, comma 5 - per effetto delle norme in commento:

§      la deducibilità è immediata, opera ossia dalla data del decreto di omologazione e non dal momento in cui esso diventa inoppugnabile;

§      essa opera ex lege, analogamente alle altre procedure concorsuali enumerate al richiamato comma 5.

 

Si ricorda, infine, che l’articolo 12 del disegno di legge di delega al Governo per la riforma fiscale (A.C. 5291), tra i princìpi e criteri direttivi per l’introduzione di norme volte a ridurre le incertezze nella determinazione del reddito e della produzione netta e per favorire l’internazionalizzazione dei soggetti economici operanti in Italia, contempla altresì l’estensione del regime fiscale previsto per le procedure concorsuali anche ai nuovi istituti introdotti dalla riforma fallimentare e dalla normativa sul sovraindebitamento; in particolare, la lettera a) prevede l’introduzione di criteri di tassazione chiari e coerenti con la disciplina di redazione del bilancio, in particolare per determinare il momento del realizzo delle perdite su crediti.


 

Articolo 34
(
Disposizioni per la gestione e la contabilizzazione dei biocarburanti)

 


1. All'articolo 33, comma 4, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, sono aggiunte all'inizio le parole «Al fine di permettere ai produttori di biocarburanti comunitari di attuare le modificazioni tecnologiche necessarie alla produzione dei biocarburanti di seconda generazione, fino al 31 dicembre 2014,» e all'ultimo periodo le parole «pari a 9 Giga-calorie» sono sostituite dalle parole «pari a 8 Giga-calorie».

2. All'articolo 33, comma 5, del decreto legislativo 3 marzo 2011 n. 28 dopo le parole «rifiuti e sottoprodotti» è aggiunto «, entrambi prodotti e trasformati in biocarburanti nel territorio Comunitario, che non presentino altra utilità produttiva o commerciale al di fuori del loro impiego per la produzione di carburanti o a fini energetici,». Alla fine dello stesso comma sono aggiunte le parole «Al biocarburante prodotto da materie cellulosiche o lignocellulosiche, indipendentemente dalla classificazione di queste ultime come materie di origine non alimentare, rifiuti, sottoprodotti o residui, si applica sempre la maggiorazione di cui al periodo precedente.».

3. All'articolo 33 del decreto legislativo 3 Marzo 2011 n. 28, dopo il comma 5 sono aggiunti i seguenti commi:

«5-bis. Per il periodo dall'entrata in vigore del presente decreto legislativo fino al 31 ottobre 2012, è comunque ammissibile il contributo dei biocarburanti prodotti a partire da rifiuti e sottoprodotti, come definiti, individuati e tracciati ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per le finalità di cui al comma 5.

5-ter. A decorrere dal 1° novembre 2012, limitatamente alla categoria dei sottoprodotti, hanno accesso alle maggiorazioni di cui al comma 5 esclusivamente i residui di seguito elencati, che possono essere qualificati come sottoprodotti qualora soddisfino i requisiti stabiliti dall'articolo 184 bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 :

acque glicerinose;

acidi grassi provenienti dalla raffinazione, fisica o chimica, degli oli, condotta all'interno degli stabilimenti di produzione del biodiesel (nella misura massima del 5% in peso della relativa produzione di biodiesel);

acidi grassi saponificati provenienti dalla neutralizzazione della parte acida residua dell'olio durante il processo di produzione del biodiesel (nella misura massima del 5% in peso della relativa produzione di biodiesel);

residui dalla reazione di distillazione degli acidi grassi grezzi (nella misura massima del 5% in peso della relativa produzione di acidi grassi distillati) e delle acque glicerinose (nella misura massima del 5% in peso della relativa produzione di Glicerina distillata) condotta nelle aziende oleochimiche;

oli lubrificanti vegetali esausti derivati da acidi grassi;

feccia da vino e vinaccia;

grassi animali di categoria 1, nel rispetto del Regolamento (CE) 1069/2009 e del Regolamento (CE) 142/2011 e della Comunicazione della Commissione sull'attuazione pratica del regime UE di sostenibilità per i biocarburanti e sulle norme di calcolo per i biocarburanti (2010/C 160/02).

5-quater. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, entro il 30 gennaio di ogni anno, può essere modificato, nel rispetto dei criteri di cui al comma 5, l'elenco di cui al comma 5-ter dei sottoprodotti che hanno accesso alle maggiorazioni previste dal comma 5 e le modalità di tracciabilità degli stessi, con efficacia a decorrere dal 1° gennaio dell'anno successivo e stabilite variazioni della misura massima percentuale prevista dal comma 5-quinquies.

5-quinquies. Ai fini del rispetto dell'obbligo di cui all'articolo 2-quater del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito con modificazioni dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, a decorrere dall'anno 2013 i soggetti obbligati possono adempiere al proprio obbligo annuale complessivo di immissione in consumo di biocarburanti nella misura massima del 20% con certificati di immissione in consumo di biocarburanti che sono stati prodotti a partire da rifiuti e sottoprodotti, ai sensi dell'articolo 33, comma 5, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28.

5-sexies. A decorrere dall'1 gennaio 2013, le competenze operative e gestionali assegnate al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ai sensi del provvedimento di attuazione dell'articolo 2-quater del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, così come modificato dall'articolo 1, comma 368, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono attribuite al Ministero dello sviluppo economico che le esercita anche avvalendosi del Gestore dei servizi energetici S.p.A. Gli oneri gestionali sono posti a carico dei soggetti obbligati e con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, ne è determinata l'entità in funzione delle Giga calorie di biocarburante da immettere in consumo e le relative modalità di versamento al Gestore dei servizi energetici S.p.A. Per l'esercizio di tali competenze è costituito presso il Ministero dello sviluppo economico un comitato tecnico consultivo composto da rappresentanti del Ministero dello sviluppo economico, del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, del Ministero dell'economia e delle finanze, e del Gestore dei servizi energetici S.p.A., con oneri a carico dello stesso Gestore. Dall'attuazione del presente comma non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

5-septies. In riferimento alle attività previste dall'articolo 7-bis del decreto legislativo 21 marzo 2005 n. 66, come introdotto dall'articolo 1 comma 6 del decreto legislativo 31 marzo 2011 n. 55, il Gestore dei servizi energetici S.p.A. ed l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale assicurano il necessario raccordo dei flussi informativi al fine della semplificazione degli adempimenti a carico degli operatori economici. Il comma 2 dell'articolo 3 del decreto legislativo 31 marzo 2011 n. 55 è abrogato.

4. A decorrere dal trentesimo giorno successivo all'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ai fini del rispetto dell'obbligo di cui all'articolo 2-quater del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2 convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, come modificato dal comma 1 dell'articolo 33 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, l'importazione di biocarburanti prodotti in Paesi non appartenenti all'Unione Europea è soggetta ad autorizzazione del Ministero dello sviluppo economico, d'intesa con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita l'Agenzia delle Dogane.

5. I soggetti che intendono importare in Italia biocarburanti da immettere sul mercato interno ai fini del comma 4 devono presentare istanza al Ministero dello sviluppo economico - Direzione generale per la sicurezza dell'approvvigionamento e le infrastrutture energetiche e al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare o inviarla, mediante sistemi di identificazione e autenticazione elettronica, corredata dalla seguente documentazione:

a) copia della licenza di attività dell'impianto, nella quale risulti la capacità riconosciuta all'impianto, la ragione sociale, ubicazione dell'impresa titolare dell'impianto, il numero di identificazione fiscale, il codice di attività o il documento equivalente del paese nel quale si trova l'impianto;

b) relazione rilasciata da un soggetto indipendente che certifichi la capacità di produzione dell'impianto che risulta operativo al momento della presentazione dell'istanza e le specifiche tecniche del prodotto importato, con indicazione dei controlli di qualità effettuati e relativi risultati;

c) dichiarazione giurata del titolare dell'impianto che afferma quanto segue:

di essere in regola con gli obblighi di pagamento relativi alla previdenza sociale e con gli obblighi fiscali del paese corrispondente;

di operare in conformità con la normativa ambientale del paese nel quale si trova l'impianto o l'unità produttiva oggetto della domanda;

che il biocarburante è interamente prodotto nell'impianto;

d) procura valida ed autentica conferita al firmatario della domanda.

6. Le domande di cui al comma 5 devono essere redatte in lingua italiana. I documenti redatti in altra lingua devono essere corredati dalla relativa traduzione giurata in lingua italiana. Il Ministero dello sviluppo economico ed il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare pubblicano nel proprio sito Internet il «Registro delle autorizzazioni all'importazione di biocarburanti prodotti in paesi non appartenenti all'Unione Europea». Dall'attuazione dei commi 4 e 5 non derivano nuovi a maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

7. Le specifiche convenzionali di carburanti e biocarburanti riportate nell'allegato 1) del decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali del 29 aprile 2008, n. 110, «Regolamento recante criteri, condizioni e modalità per l'attuazione dell'obbligo di immissione in consumo nel territorio nazionale di una quota minima di biocarburanti», emanato ai sensi dell'articolo 2-quater, punto 3, del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, come sostituito dall'articolo 1, comma 368, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono aggiornate e integrate con decreto di natura non regolamentare del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell'economia e delle finanze.


 

 

L’articolo 34 contiene misure per razionalizzare la filiera di produzione dei biocarburanti da utilizzare nel settore dei trasporti e per favorire il sistema produttivo nazionale e comunitario, rispetto ai prodotti finiti importati da Paesi extra-Comunitari (per i quali si rende obbligatorio ottenere un’autorizzazione ministeriale).

A tal fine si riconosce un maggiore valore, ai fini del calcolo dell'obbligo comunitario, ai biocarburanti di produzione nazionale e comunitaria e si limita il riconoscimento del valore doppio ai fini del calcolo dell’obbligo solo ai biocarburanti "di seconda generazione" (da materie cellulosiche e da alghe), prodotti da rifiuti e sottoprodotti che non abbiano già altri usi industriali e provenienti dalla produzione nazionale e comunitaria.

Viene infine trasferita dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali al MISE la gestione del sistema di monitoraggio sui biocarburanti.

 

I commi 1-3 modificano ed integrano l’articolo 33 del D.Lgs. 28/2011[94], che ha recepito la nuova direttiva europea sulle fonti rinnovabili.

La finalità evidenziata dalla relazione illustrativa è quella di razionalizzazione la filiera dì produzione dei biocarburanti da utilizzare nel settore dei trasporti, per favorire il sistema produttivo e di trasformazione nazionale e comunitario, prodotto nel rispetto di precisi standard ambientali e sociali, rispetto ai prodotti finiti importati da Paesi extra-Comunitari, limitando gli effetti negativi su altri comparti industriali che utilizzano le stesse materie prime.

In particolare, al comma 1, si prevede una modifica del comma 4 del predetto articolo 33, al fine di permettere - come precisa la relazione illustrativa - ai produttori di biocarburanti nazionali e comunitari di attuare le modificazioni tecnologiche necessarie alla produzione dei biocarburanti di seconda generazione (da materie cellulosiche e lignocellulosiche ed alghe), per un periodo di tempo limitato al 31 dicembre 2014, in correlazione alla prevista revisione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, prevedendo che il diritto ad un certificato di immissione in consumo matura quando è immessa una quantità di biocarburanti pari a 8 Giga-calorie e non più 9 Giga calorie.

La provenienza della materia prima dalla filiera nazionale e europea, insieme alla previsione di trasformazione e produzione dei biocarburanti in impianti di produzione dislocati sull'intero territorio europeo, dovrebbe consentire – sempre secondo la relazione - una maggiore riduzione delle emissioni di CO2 per unità di biocarburante e riportare alla giusta concorrenza un mercato fortemente distorto da una concorrenza sleale di importazione da Paesi extra UE.

Il comma 2, modifica il comma 5 dell’articolo 33, che disciplina il riconoscimento di una premialità doppia, (c.d. double counting), di cui usufruiscono determinate categorie di materie prime, rifiuti e sottoprodotti utilizzate per la produzione di biocarburanti.

A tal fine, si chiarisce meglio la definizione di "rifiuti e sottoprodotti" ai fini del double counting, precisando che:

§       possono essere utilizzati solo quei "rifiuti e sottoprodotti" che non presentino altra utilità produttiva o commerciale al di fuori del loro impiego per la produzione di carburanti o a fini energetici;

§       la cui provenienza debba essere esclusivamente, per entrambe le tipologie, nazionale e comunitaria, al fine di impedire una massiccia importazione di rifiuti e sottoprodotti extra UE, senza le garanzie di definizione, individuazione e tracciabilità assicurate dal Codice ambientale (D.Lgs. n. 152/2006).

Per favorire, poi, la filiera produttiva nazionale che – sempre secondo la relazione illustrativa - appare all'avanguardia mondiale, per i biocarburanti derivanti da materiali lignocellulosico, si chiarisce che non vi sono limiti di impiego ai fini del double counting anche se vengono prodotti a partire da rifiuti o sottoprodotti lignocellulosici.

Più nel dettaglio, le modifiche operate sono evidenziate dal seguente testo a fronte.

D.Lgs. 28/2011, articolo 33, commi 4 e 5

D.Lgs. 28/2011, articolo 33, commi 4 e 5, come modificati dall’articolo 34, commi 1 e 2 in esame

 

 

4. Allo scopo di valorizzare il contributo alla riduzione delle emissioni climalteranti dei biocarburanti prodotti in luoghi vicini a quelli di consumo finale, ai fini del rispetto dell'obbligo di cui all'articolo 2-quater del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, come modificato dal comma 1 del presente articolo, a decorrere dal 1° gennaio 2012 il contributo energetico dei biocarburanti diversi da quelli di cui al comma successivo è maggiorato rispetto al contenuto energetico effettivo qualora siano prodotti in stabilimenti ubicati in Stati dell'Unione europea e utilizzino materia prima proveniente da coltivazioni effettuate nel territorio dei medesimi Stati. Identica maggiorazione è attribuita ai biocarburanti immessi in consumo al di fuori della rete di distribuzione dei carburanti, purché la percentuale di biocarburante impiegato sia pari al 25%, fermi restando i requisiti di sostenibilità. Per tali finalità, fatto salvo il comma 5, il diritto a un certificato di immissione in consumo ai fini del rispetto del richiamato obbligo matura allorché è immessa in consumo una quantità di biocarburanti pari a 9 Giga-calorie.

4. Al fine di permettere ai produttori di biocarburanti comunitari di attuare le modificazioni tecnologiche necessarie alla produzione dei biocarburanti di seconda generazione, fino al 31 dicembre 2014, allo scopo di valorizzare il contributo alla riduzione delle emissioni climalteranti dei biocarburanti prodotti in luoghi vicini a quelli di consumo finale, ai fini del rispetto dell'obbligo di cui all'articolo 2-quater del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, come modificato dal comma 1 del presente articolo, a decorrere dal 1° gennaio 2012 il contributo energetico dei biocarburanti diversi da quelli di cui al comma successivo è maggiorato rispetto al contenuto energetico effettivo qualora siano prodotti in stabilimenti ubicati in Stati dell'Unione europea e utilizzino materia prima proveniente da coltivazioni effettuate nel territorio dei medesimi Stati. Identica maggiorazione è attribuita ai biocarburanti immessi in consumo al di fuori della rete di distribuzione dei carburanti, purché la percentuale di biocarburante impiegato sia pari al 25%, fermi restando i requisiti di sostenibilità. Per tali finalità, fatto salvo il comma 5, il diritto a un certificato di immissione in consumo ai fini del rispetto del richiamato obbligo matura allorché è immessa in consumo una quantità di biocarburanti pari a 8 Giga-calorie.

5. Ai fini del rispetto dell'obbligo di cui all'articolo 2-quater del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, come modificato dal comma 1 del presente articolo, il contributo dei biocarburanti, incluso il biometano, per i quali il soggetto che li immette in consumo dimostri, mediante le modalità di cui all'articolo 39, che essi sono stati prodotti a partire da rifiuti e sottoprodotti, come definiti, individuati e tracciati ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, materie di origine non alimentare, ivi incluse le materie cellulosiche e le materie ligno-cellulosiche, alghe, è equivalente all'immissione in consumo di una quantità pari a due volte l'immissione in consumo di altri biocarburanti, diversi da quelli di cui al comma 4.

5. Ai fini del rispetto dell'obbligo di cui all'articolo 2-quater del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, come modificato dal comma 1 del presente articolo, il contributo dei biocarburanti, incluso il biometano, per i quali il soggetto che li immette in consumo dimostri, mediante le modalità di cui all'articolo 39, che essi sono stati prodotti a partire da rifiuti e sottoprodotti, entrambi prodotti e trasformati in biocarburanti nel territorio Comunitario, che non presentino altra utilità produttiva o commerciale al di fuori del loro impiego per la produzione di carburanti o a fini energetici, come definiti, individuati e tracciati ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, materie di origine non alimentare, ivi incluse le materie cellulosiche e le materie ligno-cellulosiche, alghe, è equivalente all'immissione in consumo di una quantità pari a due volte l'immissione in consumo di altri biocarburanti, diversi da quelli di cui al comma 4. Al biocarburante prodotto da materie cellulosiche o lignocellulosiche, indipendentemente dalla classificazione di queste ultime come materie di origine non alimentare, rifiuti, sottoprodotti o residui, si applica sempre la maggiorazione di cui al periodo precedente.

 

Il comma 3 aggiunge alcuni commi dopo il comma 5 del predetto articolo 33. In particolare si introducono:

§      il comma 5-bis, che dispone la vigenza fino al 31 ottobre 2012 delle disposizioni precedenti per i contratti già sottoscritti;

§      il comma 5-ter, che elenca i soli sottoprodotti utilizzabili, a partire dal 1 novembre 2012, ai fini del double counting. Secondo la relazione illustrativa, in questo modo si risolve la problematica interpretativa sulla ammissibilità o meno di alcune tipologie di sottoprodotti;

§      il comma 5-quater, secondo il quale l’elenco di cui al comma precedente può essere modificato delineandone la tempistica attuativa con un decreto interministeriale (MISE, MIPAAF e MATTM);

§      il comma 5-quinquìes, secondo il quale, per permettere uno sviluppo equilibrato delle diverse fonti rinnovabili per il raggiungimento del target imposto dall’UE del 17%, il tetto alla possibilità per gli operatori petroliferi di coprire l'obbligo di miscelazione dei biocarburanti attraverso l'impiego di rifiuti e sottoprodotti è fissato nella percentuale del 20%.

L'attuale riconoscimento di una premialità doppia di cui essi usufruiscono, secondo la relazione illustrativa, risulta troppo favorevole e spiazza tutte le altre modalità di copertura. Ciò renderebbe non equilibrato il contributo delle diverse fonti rinnovabili al raggiungimento del target nazionale del 17% al 2020. Tale "valore doppio", infatti, ai sensi della direttiva 2009/28/CE, mentre vale per raggiungere il target settoriale dei trasporti (10% al 2020), non vale ai fini del target complessivo sopra richiamato. Ciò costringerebbe il nostro Paese a coprire la parte mancante con le altre fonti rinnovabili (eolico, fotovoltaico, etc.), con aggravi di costi per i cittadini. Inoltre, un sistema troppo vantaggioso senza alcun limite di utilizzo, potrebbe facilmente innescare meccanismi fraudolenti di difficile controllo e potrebbe rappresentare un ostacolo allo sviluppo dei biocarburanti di seconda generazione (da materie cellulosiche e ligno-cellulosiche ed alghe) su cui il nostro Paese sta investendo con buone prospettive;

§      il comma 5-sexies, che attribuisce, a partire dal 1 gennaio 2013, al Ministero dello sviluppo economico le competenze operative e gestionali in materia di biocarburanti; fino al 31 dicembre 2012, le stesse continueranno ad essere svolte dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. A tal fine il Ministero dello sviluppo economico si avvale del Gestore dei servizi energetici S.p.A. e di un comitato tecnico consultivo interministeriale.

Per quanto concerne gli oneri della disposizione, la relazione illustrativa afferma che dall'attuazione del presente comma non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica (come precisato dalla clausola di salvaguardia finanziaria esplicitata dalla norma); al contrario le disposizioni in esame dovrebbero comportare una riduzione dei costi della pubblica amministrazione. Infatti nulla viene innovato per quanto riguarda le sanzioni amministrative in caso di inadempienza, che sono versate al bilancio dello Stato; gli oneri gestionali per le attività che prima erano svolte dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, e quindi a carico del bilancio dello Stato, ora invece vengono posti a carico dei soggetti che ai sensi di legge sono obbligati ad immettere in consumo una quota percentuale di biocarburanti (compagnie petrolifere), con entità e modalità di versamento al Gestore dei servizi energetici – GSE, da definire con decreto del Ministero dello sviluppo economico, di concerto col Ministro dello sviluppo economico. Gli oneri gestionali a carico del GSE sono comunque limitati, essendo relativi all'aggiornamento del software di gestione delle certificazioni e ad alcune unità di personale per la gestione delle certificazioni, e al funzionamento del Comitato interministeriale e non sono evidentemente tali da incidere sui bilanci delle società petrolifere, che già ora riversano in ogni caso sul prezzo finale dei carburanti gli oneri derivanti dagli obblighi comunitari di loro miscelazione con i più costosi biocarburanti, con un’incidenza di pochi millesimi di euro al litro. La relazione precisa infine che il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali si trova in accordo con la formulazione dell'intero articolo.

§      il comma 5-septies, che razionalizza la gestione dei controlli eliminando la previsione di oneri aggiuntivi a carico degli operatori economici che già sono controllati attraverso quanto previsto dal D.M. 23 gennaio 2012[95]. Si prevede anche il coordinamento tra il Gestore dei servizi energetici S.p.A. con l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, per evitare duplicazioni di adempimenti a carico degli operatori.

 

I commi da 4 a 6 introducono l’obbligo di ottenere un’autorizzazione per l’importazione di biocarburanti prodotti in Paesi non appartenenti all'Unione Europea. Tale obbligo entra in vigore un mese dopo l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge. L’autorizzazione è rilasciata dal Ministero dello sviluppo economico, d'intesa con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e sentita l'Agenzia delle Dogane. Il comma 5 dettaglia le modalità di presentazione dell’istanza al Ministero da parte dei soggetti interessati all’importazione extracomunitaria di biocarburanti. Ai sensi del comma 6, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare faranno fronte alla competenza autorizzativa e alla pubblicazione sul rispettivo sito internet dell'elenco delle autorizzazioni mediante le ordinarie risorse di personale.

Secondo la relazione illustrativa, l’introduzione di tale obbligo è motivata dall'attuale crescita delle importazioni di biocarburanti da paesi extra comunitari, che spesso sono prodotti senza adottare i necessari standard ambientali e sociali, e quindi a costi minori, realizzando pertanto una distorsione di mercato con i prodotti realizzati in impianti di produzione europea, dove sono in vigore precise normative di carattere ambientale e per la tutela sociale.

Al fine di evitare tale distorsione di mercato, in sede di autorizzazione verrà verificato il rispetto di tali normative nel paese di produzione.

La misura prevista non introduce alcun ostacolo alle importazioni di biocarburanti da paesi extra comunitari, ma un sistema di autorizzazione in grado di assicurare un controllo ed una tracciabilità delle importazioni che consenta di ripristinare condizioni di mercato concorrenziale in linea con i principi nazionali, comunitari ed internazionali di libero mercato.

La procedura autorizzativa sarà svolta dal Dipartimento energia del MISE, che già dispone di un ufficio che cura il settore dei biocarburanti, e dal MATTM nell'ambito delle ordinarie risorse di personale e finanziarie, come indicato dalla clausola di invarianza finanziaria.

Il comma 7 prevede che, con decreti del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il MIPAF, MATTM e con il MEF, possono essere aggiornate ed integrate, con uno o più decreti di natura non regolamentare, le specifiche convenzionali dei carburanti e biocarburanti utilizzabili per adempiere all'obbligo di immissione di biocarburanti.

Si ricorda che il D.M. 29 aprile 2008[96] detta criteri, condizioni e modalità per l'attuazione degli obblighi di cui all'articolo 2-quater, comma 3, della legge 11 marzo 2006, n. 81[97], così come modificato dalla legge finanziaria per il 2007, e contiene, all’Allegato1, le specifiche convenzionali di carburanti e biocarburanti.

Secondo la relazione illustrativa la norma è finalizzata a porre rimedio ad un’incertezza operativa lamentata da molti operatori economici. Occorre infatti prevedere la base di calcolo in termini di potere calorifico inferiore (MJ/Kg) di biocarburanti non presenti nel decreto 110/2008 e che il mercato e l'innovazione tecnologica ha reso disponibile negli ultimi anni.

 

La normativa relativa ai biocarburanti è stata inizialmente disposta con il decreto legge n. 2/2006[98], art. 2-quater che, completamente riscritto dal comma 368 della legge n. 296/06 “Finanziaria 2007”, fra le altre misure prevede l’obbligo per i petrolieri di commercializzare una quota minima di biocarburanti (comma 1).

Pertanto, a decorrere dal 1o gennaio 2007, per i soggetti che immettono in consumo benzina o gasolio per autotrazione prodotti a partire da fonti primarie non rinnovabili, vige l’obbligo di immettere in consumo, nell'anno successivo, una quota minima di carburanti liquidi o gassosi per trasporti, purché ricavati esclusivamente da biomasse (comma 4 dell’art. 2-quater[99]).

Relativamente alla determinazione della quota minima, è stata fissata all’1% per il 2007, elevato al 2% a decorrere dal 2008 (comma 2 dell’art. 2-quater). Per il 2009 è intervenuta la legge 244/07 (finanziaria per il 2008) che, con l’art. 2, comma 139, ha elevato la quota minima al 3%, e con il successivo co. 140 ha stabilito che per gli anni successivi al 2009 un decreto ministeriale potesse incrementare la quota stabilita per il 1009. E’ così stato approvato il D.M. 25/1/2010[100] che ha stabilito che il 2010 la quota minima è del 3,5, per l'anno 2011 è del 4% e per il 2012 è del 4,5%. Infine, l’art. 33 (comma 2) del D.Lgs. n. 28/2011 ha determinato la quota da conseguire entro l'anno 2014 (5%), demandando a successivi decreti interministeriali sia la definizione degli incrementi annuali necessari al raggiungimento dell’obiettivo, sia la rideterminazione dell’obiettivo stesso.

Per assolvere all’obbligo della “quota minima” è anche consentito l’acquisto, in tutto o in parte, dell'equivalente quota di immissione o dei relativi diritti da altri soggetti dei cosiddetti certificati verdi (comma 1 dell’art. 2-quater del D.L.2/06), ovvero titoli emessi dal Gestore dei servizi elettrici (GSE) attestanti la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Le sanzioni pecuniarie per il mancato adempimento dell’obbligo di cui sopra (produzione di carburanti da biomasse o acquisto di certificati verdi) sono state definite con il Decreto 23 aprile 2008, n. 100 del Ministro dello sviluppo economicoe potranno successivamente essere aggiornate, mentre con decreto 29 aprile 2008, n. 110, del Ministro delle politiche agricole sono state approvate condizioni e modalità per l'attuazione dell'obbligo di immissione.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

In una comunicazione (COM(2012)271) presentata il 6 giugno 2012 la Commissione prospetta le priorità d’azione nel settore delle fonti energetiche rinnovabili per il 2020 e pone in rilievo la necessità di procedere, entro il 2014, a una valutazione dell’efficacia degli attuali criteri di sostenibilità individuati dalla direttiva sulle energie rinnovabili (direttiva 2009/28/CE).

Inoltre, la Commissione si accinge a presentare relazioni e proposte per rafforzare ulteriormente il quadro UE in materia di sostenibilità. Essa esaminerà anche quale possa essere l’uso più appropriato della bioenergia dopo il 2020 in modo che sia coerente con le aspettative dell’Unione europea in materia di energia e di clima da oggi al 2030, tenendo nel contempo pienamente conto delle considerazioni ambientali, sociali ed economiche.


 

Articolo 35
(
Disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi)

 


1. L'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è sostituito dal seguente:

«17. Ai fini di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, all'interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, fatti salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi, nonché l'efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati alla medesima data, anche ai fini della esecuzione delle attività di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare nell'ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi. Le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo. Dall'entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell'articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, i titolari delle concessioni di coltivazione in mare sono tenuti a corrispondere annualmente l'aliquota di prodotto di cui all'articolo 19, comma 1 del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, elevata dal 7% al 10% per il gas e dal 4% al 7% per l'olio. Il titolare unico o contitolare di ciascuna concessione è tenuto a versare le somme corrispondenti al valore dell'incremento dell'aliquota ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato, per essere interamente riassegnate, in parti uguali, ad appositi capitoli istituiti nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello sviluppo economico, per assicurare il pieno svolgimento rispettivamente delle azioni di monitoraggio e contrasto dell'inquinamento marino e delle attività di vigilanza e controllo della sicurezza anche ambientale degli impianti di ricerca e coltivazione in mare.».

2. All'articolo 184, al comma 5 bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 è aggiunto il seguente periodo: «con lo stesso decreto interministeriale sono determinati i criteri di individuazione delle concentrazioni soglia di contaminazione di cui all'Allegato 5 alla parte quarta del Presente decreto, applicabili ai siti appartenenti al Demanio Militare e alle aree ad uso esclusivo alle Forze Armate, tenuto conto delle attività effettivamente condotte nei siti stessi o nelle diverse porzioni di essi.».


 

 

L’articolo 35, al comma 1, reca modifiche alla disciplina delle attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare e volte prevalentemente a fissare un’unica fascia di rispetto per lo svolgimento di tali attività in mare e, al comma 2, dispone in ordine all’individuazione delle soglie di contaminazione applicabili ai siti appartenenti al Demanio militare e alle aree ad uso esclusivo delle Forze armate.

In particolare, il comma 1 sostituisce l’art. 6, comma 17, del D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’ambiente) che disciplina le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare.

La principale modifica prevista dal nuovo testo del comma 17 consiste - come sottolineato dalla relazione illustrativa - nella fissazione di “un'unica, per olio e per gas, e più rigida fascia di rispetto, fino alle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, per qualunque nuova attività di prospezione, ricerca e coltivazione”.

Rimane invece immutato il divieto con riferimento alle attività suddette all'interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette.

La differenza tra le due discipline (vigente e previgente), con riferimento alle zone esterne al perimetro delle aree marine e costiere protette, viene evidenziata, oltre che dal testo a fronte riportato più avanti, dal seguente schema.

 

Area interessata

Distanza entro cui vige il divieto (testo previgente)

Distanza entro cui vige il divieto (nuovo testo)

Zone di mare prospicienti il perimetro costiero nazionale[101]

5 miglia

(il divieto opera solo limitatamente agli idrocarburi liquidi)

12 miglia

Zone di mare esterne al perimetro delle aree marine e costiere protette

12 miglia

12 miglia

 

La relazione illustrativa sottolinea che il nuovo limite, ancorché più restrittivo, consente comunque lo svolgimento di attività imprenditoriali importanti in quanto il comma in esame prevede, altresì, che siano fatti salvi i procedimenti concessori in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 128/2010 (cioè al 26 agosto 2010), nonché dei procedimenti ad essi conseguenti e connessi.

Viene altresì confermata la disposizione recentemente inserita nel testo del comma 17 dalla lettera a) del comma 1 dell’art. 24 del D.L. 5/2012, recante disposizioni in materia di semplificazione e sviluppo, con la quale resta ferma l'efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati alla stessa data, anche ai fini delle eventuali relative proroghe.

Anzi, tale disposizione sembra venire ampliata, secondo quanto affermato dalla relazione illustrativa, ove si legge che il comma in esame chiarisce “che nell'ambito dei titoli già rilasciati possono essere svolte, oltre alle attività di esercizio, tutte le altre attività di ricerca, sviluppo e coltivazione di giacimenti già noti o ancora da accertare, consentendo di valorizzare nel migliore dei modi tutte le risorse presenti nell'ambito dei titoli stessi”.

E’, altresì, confermata la disposizione secondo cui le attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA). Si segnala, in proposito, che “prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare” sono attività incluse (al numero 7) nell’allegato II alla parte II del Codice relativo ai progetti sottoposti a VIA statale.

 

Con riferimento alla citata data di entrata in vigore del D.Lgs. 128/2010, si rammenta che il comma 17 è stato inserito nel testo dell’art. 6 del Codice proprio ad opera del D.Lgs. 128/2010 (precisamente dalla lettera h) del comma 3 dell'art. 2). Quindi il riferimento al D.Lgs. 128/2010 è di fatto un riferimento all’entrata in vigore dello stesso comma 17, avvenuta in data 26 agosto 2010[102].

Nel fare salvi i procedimenti in corso, la norma in esame richiama i “procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991”.

Si ricorda in proposito che l’art. 4 prevede un divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi (fatti salvi i permessi, le autorizzazioni e le concessioni in atto) nelle acque del Golfo di Napoli, del Golfo di Salerno e delle Isole Egadi, nonché nelle acque del Golfo di Venezia, nel tratto di mare compreso tra il parallelo passante per la foce del fiume Tagliamento e il parallelo passante per la foce del ramo di Goro del fiume Po, mentre gli articoli 6 e 9 disciplinano, rispettivamente, il conferimento del permesso di ricerca e la concessione di coltivazione.

 

In merito alle disposizioni commentate la relazione illustrativa aggiunge che esse consentono di “completare alcuni progetti di sviluppo di giacimenti già scoperti sui quali risultavano già fatti investimenti e di sviluppare i progetti conseguenti a nuovi rinvenimenti su aree già richieste, evitando oneri a carico delle finanze pubbliche conseguenti a richieste di risarcimento da parte delle imprese allo Stato italiano per la revoca degli affidamenti fatta ad investimenti in corso”[103].

 

Vengono poi elevate di tre punti percentuali le royalties che i titolari delle concessioni di coltivazione in mare devono corrispondere annualmente allo Stato. Le risorse aggiuntive derivanti dall’incremento saranno equiripartite tra il MATTM (per le azioni di monitoraggio e contrasto dell'inquinamento marino[104]) e il MISE (per le attività di vigilanza e controllo della sicurezza anche ambientale degli impianti di ricerca e coltivazione in mare).

Si ricorda che l’articolo 19 del D.Lgs. n. 625/1996[105] riguarda la disciplina sulle aliquote di prodotto della coltivazione. Il comma 1 prevede che l’obbligo per il titolare di ciascuna concessione di coltivazione di corrispondere annualmente allo Stato il valore di un'aliquota del prodotto della coltivazione pari 7% della quantità di idrocarburi gassosi e al 4% della quantità di idrocarburi liquidi estratti in mare.

Si valuti l’alternativa di variare le aliquote effettuando, per chiarezza normativa, la novella al D.Lgs. 625/1996 (articolo 19, comma 1), invece di inserire la norma all’interno del Codice ambientale.

 

Si segnala infine che sono in corso d’esame in sede referente presso la 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato alcuni disegni di legge che disciplinano prospezioni, canoni ed aliquote per la coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi estratti in terraferma e in mare (Atti Senato nn. 2267, 1507, 1920 e 1998).

Il seguente testo a fronte evidenzia le modifiche testé commentate rispetto al testo previgente:

 

Art. 6, co. 17, D.Lgs. 152/2006
Testo previgente

Art. 6, co. 17, D.Lgs. 152/2006
Nuovo testo

 

 

17. Ai fini di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, all'interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia marine

17. Ai fini di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, all'interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale e

dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, oltre che per i soli idrocarburi liquidi nella fascia marina compresa entro cinque miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l'intero perimetro costiero nazionale.

Per la baia storica del Golfo di Taranto di cui all'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1977, n. 816, il divieto relativo agli idrocarburi liquidi è stabilito entro le cinque miglia dalla linea di costa.

 

Resta ferma l'efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati alla stessa data, anche ai fini delle eventuali relative proroghe.

dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, fatti salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi, nonché l'efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati alla medesima data, anche ai fini della esecuzione delle attività di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare nell'ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi.

Al di fuori delle medesime aree,

le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano ai procedimenti autorizzatori in corso alla data di entrata in vigore del presente comma.

 

Le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo.

 

Dall'entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell'articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239.

Dall'entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell'articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239.

 

A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, i titolari delle concessioni di coltivazione in mare sono tenuti a corrispondere annualmente l'aliquota di prodotto di cui all'articolo 19, comma 1 del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, elevata dal 7% al 10% per il gas e dal 4% al 7% per l'olio. Il titolare unico o contitolare di ciascuna concessione è tenuto a versare le somme corrispondenti al valore dell'incremento dell'aliquota ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato, per essere interamente riassegnate, in parti uguali, ad appositi capitoli istituiti nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello sviluppo economico, per assicurare il pieno svolgimento rispettivamente delle azioni di monitoraggio e contrasto dell'inquinamento marino e delle attività di vigilanza e controllo della sicurezza anche ambientale degli impianti di ricerca e coltivazione in mare.

 

Il comma 2 dell'articolo in esame novella il comma 5-bis dell’art. 184 del decreto legislativo n. 152 del 2006 in materia di gestione dei materiali e dei rifiuti e di bonifica dei siti e delle infrastrutture direttamente destinati alla difesa militare e alla sicurezza nazionale.

In considerazione del contenuto della disposizione di cui al comma 2, andrebbe valutata l’opportunità di modificare la rubrica dell'articolo in esame.

 

Il citato comma 5-bis ha demandato ad apposito decreto interministeriale sia l’individuazione dei “sistemi d'arma, i mezzi, i materiali e le infrastrutture direttamente destinati alla difesa militare ed alla sicurezza nazionale” sia la disciplina delle procedure da seguire per “la gestione dei materiali e dei rifiuti e la bonifica dei siti ove vengono immagazzinati i citati materiali”.

In attuazione di tale disposizione sono stati emanati due diversi decreti interministeriali, in data 6 marzo 2008 (di individuazione dei sistemi d'arma, dei mezzi, dei materiali e delle infrastrutture direttamente destinati alla difesa militare e alla sicurezza nazionale) e 22 ottobre 2009 (di disciplina delle procedure per la gestione dei materiali e dei rifiuti e la bonifica dei siti e delle infrastrutture direttamente destinati alla difesa militare e alla sicurezza nazionale).

 

La novella in esame integra il disposto del citato comma 5-bis al fine di prevedere che con lo stesso decreto interministeriale sono determinati i criteri di individuazione delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) di cui all'Allegato 5 alla parte IV del D.Lgs. 152/2006, applicabili ai siti appartenenti al Demanio Militare e alle aree ad uso esclusivo alle Forze Armate, tenuto conto delle attività effettivamente condotte nei siti stessi o nelle diverse porzioni di essi.

Si ricorda che l’Allegato 5 citato elenca le concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee in relazione alla specifica destinazione d'uso dei siti da bonificare, distinguendo i valori limite a seconda che si tratti di siti ad uso “verde pubblico, privato e residenziale” o di siti “ad uso commerciale e industriale”. Ai sensi dell’art. 240, comma 1, lettera b), le CSC sono definite come “i livelli di contaminazione delle matrici ambientali che costituiscono valori al di sopra dei quali è necessaria la caratterizzazione del sito e l'analisi di rischio sito specifica”. Tale ultima procedura conduce alla determinazione di “concentrazioni soglia di rischio” (CSR), cioè dei livelli di contaminazione delle matrici ambientali il cui superamento richiede la messa in sicurezza e la bonifica del sito.

 

La relazione illustrativa sottolinea che il comma in esame consente di ricondurre anche i siti militari (e/o loro porzioni) «alle citate categorie previste dalla normativa di carattere generale. Il Codice dell'Ambiente, infatti, all'articolo 240, comma 1, lett. b), stabilisce i livelli di contaminazione delle matrici ambientali (CSC) al di sopra dei quali è necessario procedere alla "caratterizzazione" del sito e alla valutazione del rischio di contaminazione, cd. "analisi del rischio sito specifica" ai fini delle eventuali necessarie bonifiche. Detti valori sono individuati, nonché differenziati in riferimento a categorie di impiego delle aree di carattere generale (es. aree adibite a verde pubblico, aree residenziali ed a quelle commerciali/industriali), per cui non sempre risulta agevole rapportare i siti e le attività militari. Tale esigenza è stata peraltro condivisa dal Governo, il quale ha accolto l'ordine del giorno 4.0.304 all'A.S. 3162 e si è impegnato ad affrontare e risolvere la problematica in argomento[106]. La presente norma prevede che, con decreto interministeriale, siano fissati criteri idonei ad individuare quali dei valori di CSC siano da applicare ai predetti siti».


 

Articolo 36
(
Semplificazioni di adempimenti per il settore petrolifero)

 


1. All'articolo 57, comma 9, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito con modificazioni nella legge 4 aprile 2012, n. 35 recante «Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni e di sviluppo» dopo le parole: «Nel caso di», sono inserite le seguenti: «chiusura di un impianto di raffinazione e sua trasformazione in deposito, con realizzazione di» e dopo le parole «reindustrializzazione dei siti» sono inserite le seguenti: «contaminati, anche» e all'ultimo periodo sostituire le parole: «di eventuali» con la seguente: «degli».

2. All'articolo 57, comma 2, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito con modificazioni nella legge 4 aprile 2012, n. 35 recante «Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni e di sviluppo» dopo le parole «il Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti», sono inserite le seguenti: «limitatamente agli impianti industriali strategici e relative infrastrutture, disciplinati dall'articolo 52 del Codice della Navigazione, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1952, n. 328».

3. All'articolo 57, comma 4, della legge 4 aprile 2012, n. 35, «Conversione in legge, con modificazioni del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 recante disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo»sostituire le parole «eventualmente previsti» con le seguenti «previsti dalla legislazione ambientale», e sostituire le parole «centottanta giorni» con le seguenti «novanta giorni».

4. All'articolo 57, dopo il comma 15, è inserito il seguente:

«15-bis. Al Titolo V, Parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modifiche e integrazioni, all'articolo 252, comma 4, sono aggiunte, infine, le seguenti parole: «il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare adotta procedure semplificate per le operazioni di bonifica relative alla rete di distribuzione carburanti.».

5. Dopo l'articolo 57 è inserito il seguente articolo aggiuntivo:

«Art. 57-bis (Semplificazione amministrativa in materia infrastrutture strategiche). - 1. Le periodicità di cui alle Tabelle A e B del decreto ministeriale 1° dicembre 2004 n. 329 non si applicano agli impianti di produzione a ciclo continuo nonché a quelli per la fornitura di servizi essenziali, monitorati in continuo e ricadenti, ambedue le tipologie, nel campo di applicazione dell'articolo 8 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334 e successive modifiche e interazioni. Sotto la responsabilità dell'utilizzatore deve essere accertata, da un organismo notificato per la direttiva 97/23/CE in materia di attrezzature a pressione, la sostenibilità della diversa periodicità in relazione alla situazione esistente presso l'impianto. Sulla base dell'accertamento, qualora le condizioni di sicurezza accertate lo consentano, potrà essere utilizzata una periodicità incrementale non superiore ad anni 3 rispetto a quelle previste per legge. La documentazione di accertamento deve essere conservata dall'utilizzatore per essere presentata, a richiesta, agli Enti preposti alle verifiche periodiche di sicurezza espletate dai competenti organi territoriali.

2. Per le infrastrutture e insediamenti strategici individuati ai sensi dell'articolo 1, comma 7, lettera i), della legge 23 agosto 2004, n. 239, per gli impianti a ciclo continuo e per quelli che rivestono carattere di pubblica utilità o servizio essenziale, in presenza di difetti che possono pregiudicare la continuità di esercizio di un'attrezzatura, a giudizio e sotto la responsabilità dell'utilizzatore, possono essere effettuati interventi temporanei di riparazione, anche con attrezzatura in esercizio, finalizzati a mantenere la stabilità strutturale dell'attrezzatura e garantire il contenimento delle eventuali perdite per il tempo di ulteriore esercizio fino alla data di scadenza naturale della verifica periodica successiva alla temporanea riparazione. Tali temporanee riparazioni sono effettuate secondo le specifiche tecniche previste ai sensi dall'articolo 3 del presente decreto 1° dicembre, n. 329, o norme tecniche internazionali riconosciute».

6. A decorrere dal 1° gennaio 2013 l'importazione di prodotti petroliferi finiti liquidi da Paesi non appartenenti all'Unione Europea è soggetta ad autorizzazione del Ministero dello sviluppo economico, sentita l'Agenzia delle Dogane, rilasciata sulla base di criteri determinati con decreto del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, da adottare entro tre mesi dall'entrata in vigore del presente decreto, nel quale sono individuati i requisiti minimi per l'ottenimento dell'autorizzazione, tenendo anche conto dell'aderenza dell'impianto estero di produzione dei prodotti petroliferi oggetto di importazione alle prescrizioni ambientali, di salute dei lavoratori e di sicurezza, previste dalla disciplina comunitaria per gli impianti produttivi ubicati all'interno della Comunità. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato e si farà fronte con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

7. All'articolo 276, comma 6, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal decreto legislativo 29 giugno 2010, n. 128, dopo le parole «ove producano emissioni in atmosfera» sono aggiunte le seguenti «e non risultino adeguati alle prescrizioni di cui all'allegato VII alla parte quinta del presente decreto».


 

 

L’articolo 36 contiene alcune semplificazioni di adempimenti burocratici per il settore petrolifero, con particolare attenzione al settore della raffinazione. A tal fine vengono integrate, fra l’altro, alcune norme in materia dettate dal decreto “semplificazioni” (D.L. 5/2012) e dal Codice ambientale (D.Lgs. 152/2006).

 

In particolare, si dispone che:

§       i sistemi di sicurezza già in atto possono continuare ad essere utilizzati solo nel caso di chiusura di un impianto di raffinazione e sua trasformazione in deposito (e non più in caso di reindustrializzazione dei siti di interesse nazionale), in caso di attività di reindustrializzazione dei siti contaminati;

§       la concertazione con il Ministero delle infrastrutture è necessaria solo per gli impianti industriali strategici;

§       il termine per il rilascio dei provvedimenti amministrativi per apportare modifiche agli stabilimenti di lavorazione di oli minerali; passi da 180 a 90 giorni;

§       il Ministero dell’ambiente adotti procedure semplificate per le operazioni di bonifica relative alla rete di distribuzione dei carburanti;

§       non si applichino le verifiche periodiche delle attrezzature a pressione per gli impianti di produzione a ciclo continuo e per quelli di fornitura di servizi essenziali;

§       l’importazione di prodotti petroliferi da Paesi non appartenenti all’Unione europea sia soggetta ad autorizzazione del MISE a partire dal 2012;

§       non sia necessaria una particolare autorizzazione per le pensiline di carico di benzina su autobotti all’interno dei depositi petroliferi.

Più in particolare, I commi 1-5 modificano ed integrano il D.L. 5/2012[107] (c.d. “decreto semplificazioni”).

In particolare i commi 1-4 modificano l’articolo 57 relativo alle infrastrutture strategiche, e il comma 5 aggiunge l’articolo 57-bis che apporta semplificazioni amministrative sempre in materia infrastrutture strategiche.

Il comma 1 interviene sul comma 9 del citato articolo 57 rendendolo applicabile solo al caso di chiusura di un impianto di raffinazione e sua trasformazione in deposito, e non a tutte le attività di reindustrializzazione dei siti di interesse nazionale, come risulta dal seguente testo a fronte.

 

Articolo 57, comma 9, D.L. 5/2012

Articolo 57, comma 9, D.L. 5/2012 come integrato dal comma 1 in esame

9. Nel caso di attività di reindustrializzazione dei siti di interesse nazionale, i sistemi di sicurezza operativa già in atto possono continuare a essere eserciti senza necessità di procedere contestualmente alla bonifica, previa autorizzazione del progetto di riutilizzo delle aree interessate, attestante la non compromissione di eventuali successivi interventi di bonifica, ai sensi dell'articolo 242 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

9. Nel caso di chiusura di un impianto di raffinazione e sua trasformazione in deposito, con realizzazione di attività di reindustrializzazione dei siti contaminati, anche di interesse nazionale, i sistemi di sicurezza operativa già in atto possono continuare a essere eserciti senza necessità di procedere contestualmente alla bonifica, previa autorizzazione del progetto di riutilizzo delle aree interessate, attestante la non compromissione degli successivi interventi di bonifica, ai sensi dell'articolo 242 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

 

Come precisato dalla relazione illustrativa, la norma in esame da una parte estende la semplificazione prevista al comma 9 dell’articolo 57 del decreto “semplificazioni” a tutti i siti contaminati e dall'altra la limita al solo caso di trasformazione da raffineria a deposito, dove l'attività di stoccaggio è già insita negli impianti di raffinazione.

 

Si ricorda che il comma 9 dell’articolo 57 del decreto “semplificazioni”, nel testo previgente, mira a ridurre gli oneri amministrativi per le attività di reindustrializzazione dei siti di interesse nazionale, consentendo di continuare ad utilizzare i sistemi di sicurezza operativa già in atto senza necessità di procedere alla contestuale bonifica del sito, purché l’autorizzazione al riutilizzo delle aree interessate previamente acquisita attesti che non vengono compromessi eventuali successivi interventi di bonifica che dovessero risultare necessari ai sensi dell’art. 242 del D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’ambiente).

Il comma 2 integra il comma 2 del citato articolo 57 del decreto “semplificazioni” esplicitando che la concertazione con il Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti per le autorizzazioni relative ad una serie di infrastrutture-insediamenti propri del settore energetico, è necessaria solo per gli impianti industriali strategici e le relative infrastrutture disciplinati dall’articolo 52 del Codice della Navigazione. Si tratta dei depositi e degli stabilimenti situati, anche soltanto in parte, entro i confini del demanio marittimo o del mare territoriale, ovvero comunque collegati al mare, a corsi d'acqua o canali marittimi. Le concessioni per l’impianto e l’esercizio di tali strutture sono disciplinate dal codice della Navigazione.

Si segnala in proposito che viene identificato il codice della navigazione con il D.P.R. n.328/1952 mentre tale provvedimento reca il Regolamento di esecuzione del codice della navigazione, quest’ultimo contenuto nel R.D. 30 marzo 1942, n. 327.

 

Articolo 57, comma 2, D.L. 5/2012

Articolo 57, comma 2, D.L. 5/2012 come integrato dal comma 1 in esame

2. Fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano e le normative in materia ambientale, per le infrastrutture e insediamenti strategici di cui al comma 1, le autorizzazioni previste all'articolo 1, comma 56, della legge 23 agosto 2004, n. 239, sono rilasciate dal Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con le Regioni interessate.

 

2. Fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano e le normative in materia ambientale, per le infrastrutture e insediamenti strategici di cui al comma 1, le autorizzazioni previste all'articolo 1, comma 56, della legge 23 agosto 2004, n. 239, sono rilasciate dal Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti limitatamente agli impianti industriali strategici e relative infrastrutture, disciplinati dall’articolo 52 del Codice della Navigazione, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1952, n.328, d'intesa con le Regioni interessate..

 

Si ricorda che l’articolo 57, comma 2, del D.L. 5/2012, nel testo previgente, prevedeva che le autorizzazioni relative ad una serie di infrastrutture-insediamenti propri del settore energetico (gli stabilimenti di lavorazione e stoccaggio di oli minerali, i depositi costieri di oli minerali, i depositi di carburante per aviazione siti nelle aree aeroportuali, i depositi di stoccaggio di prodotti petroliferi (escluso il GPL) di capacità superiore a 10.000 metri cubi, i depositi di stoccaggio di GPL di capacità non inferiore a 200 tonnellate, gli oleodotti facenti parte della rete nazionale degli oleodotti)fossero rilasciate dallo Stato e, in specie, dal Ministero dello Sviluppo economico, di concerto con il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con le Regioni interessate. Sono per altro fatte salve le particolari competenze in materia delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano, nonché le normative in materia ambientale.

 

Il comma 3 interviene sul comma 4 del citato articolo 57, in particolare abbreviando il termine ivi previsto da 180 a 90 giorni.

Secondo la relazione illustrativa, la norma introduce un coordinamento delle "autorizzazioni ambientali" prevedendo tempi certi di rilascio, fatta salva la VIA.

Si ricorda che il comma 4 dell’articolo 57 del decreto “semplificazioni” assoggetta al termine finale di 180 giorni il rilascio di una serie di altri provvedimenti amministrativi (autorizzazioni, concessioni, concerti, intese, nulla osta, pareri e assensi) che siano eventualmente previsti, dalle normative di settore, per poter apportare le modifiche agli stabilimenti di lavorazione e ai depositi di oli minerali e agli oleodotti cui si riferisce il comma 58 dell’art. 1 della L. 239 del 2004.

 

 

Articolo 57, comma 4, D.L. 5/2012

Articolo 57, comma 4, D.L. 5/2012 come integrato dal comma 1
in esame

4. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 26 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, le autorizzazioni, concessioni, concerti, intese, nulla osta, pareri o assensi eventualmente previsti per le modifiche di cui all'articolo 1, comma 58, della legge 23 agosto 2004, n. 239, sono rilasciati entro il termine di centottanta giorni.

4. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 26 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, le autorizzazioni, concessioni, concerti, intese, nulla osta, pareri o assensi previsti dalla legislazione ambientale per le modifiche di cui all'articolo 1, comma 58, della legge 23 agosto 2004, n. 239, sono rilasciati entro il termine di novanta giorni.

 

Il comma 4 aggiunge al citato articolo 57 del decreto “semplificazioni” il comma 15-bis, che integra l’articolo 252 del Codice ambientale (D.Lgs. 152/2006) in materia di procedura di bonifica dei siti di interesse nazionale, per prevedere che il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare adotti procedure semplificate per le operazioni di bonifica relative alla rete di distribuzione carburanti.

 

Secondo la relazione tecnica, le modifiche proposte hanno l'obiettivo di ridurre i tempi di bonifica e gli oneri sulle imprese al fine di migliorare la competitività economica. La prima modifica riguarda i punti vendita ubicati nei Siti di interesse nazionale (SIN) ed è volta ad unificare le competenze per i procedimenti di bonifica per la rete carburanti in capo alle Regioni, i cui tempi di conclusione del procedimento amministrativo di bonifica possono essere molto più rapidi che non nei Siti di interesse nazionale, in ragione della complessità di quest'ultimi. Infatti, la gestione dei 57 Siti di interesse nazionale è molto complessa e la procedura conseguente risulta troppo articolata per questa specifica tipologia di siti di ridotte dimensioni, a cui sono state dedicate anche procedure semplificate nelle linee guida tecniche di analisi di rischio predisposte da ISPRA (appendice V, giugno 2009).

Nella relazione tecnica si fa inoltre riferimento ad una seconda modifica, che darebbe la “facoltà all'operatore di poter richiedere all'amministrazione competente per il procedimento di bonifica anche l'autorizzazione allo scarico delle (acque) di falda emunte”. Tuttavia di tale norma non vi è traccia nel comma in esame.

 

Il comma 5 aggiunge l’articolo 57-bis al decreto “semplificazioni” (si segnala che l’articolo 57-bis è già presente nel testo del decreto, come modificato dalla legge di conversione) in materia di verifiche periodiche delle attrezzature a pressione. Tali verifiche comportano la fermata degli impianti, e pertanto la norma punta a coordinare la calendarizzazione delle verifiche con le esigenze di continuità operativa e produttiva, in particolare per gli impianti di produzione a ciclo continuo (ad esempio le raffinerie) e per la fornitura di servizi essenziali.

La disciplina attualmente applicata per le verifiche periodiche di riqualificazione dell'integrità (con cadenza decennale) e del funzionamento (con cadenza biennale) delle attrezzature a pressione è costituita D.M. 329/2004[108].

 

Secondo la relazione illustrativa tali verifiche periodiche presuppongono quasi sempre la fermata degli impianti, compromettendo la continuità operativa e produttiva degli impianti a ciclo continuo, soprattutto con riferimento alle cadenze biennali. Tali fermate di verifica, infatti, si aggiungono alle fermate già previste per le manutenzioni generali degli impianti, tipicamente e ciclicamente programmate ogni 4 - 6 anni, producendo fenomeni di fatica termo-meccanica delle attrezzature e delle macchine con diminuzione delle caratteristiche di sicurezza, oltre ad un'ingiustificata perdita dì produzione ed energia termica. Ai sensi del DM 329/2004, il MiSE (autorità autorizzante competente) attualmente può consentire deroghe alla tempistica delle ispezioni, purché il gestore dimostri e garantisca, tramite adeguata relazione tecnica un livello di protezione equivalente.

La norma in esame, dunque, intende integrare la disciplina in materia per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la continuità operativa e produttiva delle infrastrutture e degli insediamenti a ciclo continuo, alcuni dei quali ritenuti strategici in quanto rivestono carattere di pubblica utilità o servizio essenziale. Oltre a coordinare la calendarizzazione delle verifiche con le esigenze di continuità operativa e produttiva (comma 1), per i medesimi impianti, qualora si verifichino avarie/difetti controllabili e risolvibili in sicurezza tramite tempestivi interventi di manutenzione che consentano al contempo di mantenere l'impianto in esercizio, la relazione illustrativa valuta inappropriato attuare una fermata imprevista dell'impianto che produrrebbe in ogni caso fenomeni di fatica termo-meccanica delle attrezzature e delle macchine con diminuzione delle caratteristiche di sicurezza e di efficienza energetica, oltre a comportare notevoli perdite di produzione o servizi essenziali. Alcune attività di manutenzione possono infatti essere svolte con interventi temporanei che siano comunque in grado di garantire lo standard di sicurezza atteso e con procedure che assicurano il livello di affidabilità richiesto come risulta da esperienze da lungo tempo consolidate sulla base di norme tecniche internazionali riconosciute. Tali interventi, al momento non disciplinati dal DM 329/04, sono finalizzati a mantenere la stabilità strutturale dell'attrezzatura e garantire il contenimento delle eventuali perdite per il tempo di ulteriore esercizio sino alla fermata successiva dell'impianto come disciplinate a seguito della revisione della normativa operata dalla norma stessa (comma 2).

Più in particolare, il comma 1 del nuovo articolo 57-bis prevede che non si applichino agli impianti di produzione a ciclo continuo nonché a quelli per la fornitura di servizi essenziali le periodicità di cui alle Tabelle A e B del citato D.M. 329/2004, che riportano le frequenze della riqualificazione periodica delle attrezzature a pressione (ad esempio: tubazioni per gas, recipienti contenenti gas compressi, liquefatti e disciolti o vapori, bombole per apparecchi respiratori, estintori portatili).

Tali impianti sono monitorati in continuo e ricadono nel campo di applicazione dell’articolo 8 del D.Lgs. n. 334/1999[109], ovvero il loro gestore è tenuto a redigere un rapporto di sicurezza.

Sotto la responsabilità dell’utilizzatore deve essere accertata, da un organismo notificato[110] per la direttiva 97/23/CE in materia di attrezzature a pressione, la sostenibilità della diversa periodicità in relazione alla situazione esistente presso l’impianto. Sulla base dell’accertamento potrà essere utilizzata una periodicità incrementale non superiore ad anni 3 rispetto a quelle previste per legge. La documentazione di accertamento deve essere conservata dall’utilizzatore per essere presentata, a richiesta, agli Enti preposti alle verifiche periodiche di sicurezza espletate dai competenti organi territoriali.

Con il comma 2 del nuovo articolo 57-bis si prevede che per le infrastrutture e insediamenti strategici, per gli impianti a ciclo continuo e per quelli che rivestono carattere di pubblica utilità o servizio essenziale, in presenza di difetti che possono pregiudicare la continuità di esercizio di un'attrezzatura, a giudizio e sotto la responsabilità dell’utilizzatore, possono essere effettuati interventi temporanei di riparazione, anche con attrezzatura in esercizio, finalizzati a mantenere la stabilità strutturale dell'attrezzatura e garantire il contenimento delle eventuali perdite per il tempo di ulteriore esercizio fino alla data di scadenza naturale della verifica periodica successiva alla temporanea riparazione.

Tali temporanee riparazioni sono effettuate secondo le specifiche tecniche previste ai sensi dall’articolo 3 del presente D.M. n.329/2004, o norme tecniche internazionali riconosciute.

Si ricorda che il citato articolo 3 prevede che, su richiesta del Ministero dello sviluppo economico le specifiche tecniche concernenti l'esercizio delle attrezzature e degli insiemi di cui sono elaborate in collaborazione con l'ISPESL e con l'Ente Nazionale Italiano di Unificazione (UNI), tenendo conto delle normative emanate dal Comitato europeo di normazione, sentite le associazioni di categoria interessate, e successivamente approvate dal MiSE di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

 

Il comma 6 assoggetta l’importazione di prodotti petroliferi finiti liquidi da Paesi non appartenenti all’Unione Europea, a partire dal 2012, ad autorizzazione del Ministero dello sviluppo economico, sentita l’Agenzia delle Dogane.

Tale autorizzazione è rilasciata sulla base di criteri determinati con decreto del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, da adottare entro tre mesi dall’entrata in vigore del presente decreto, nel quale sono individuati i requisiti minimi per l’ottenimento dell’autorizzazione, tenendo anche conto dell’aderenza dell’impianto estero di produzione dei prodotti petroliferi oggetto di importazione alle prescrizioni ambientali, di salute dei lavoratori e di sicurezza, previste dalla disciplina comunitaria per gli impianti produttivi ubicati all’interno della Comunità.

Il comma contiene infine una clausola di salvaguardia finanziaria.

 

La relazione illustrativa evidenzia la duplice finalità di evitare

§       le distorsioni di mercato tra prodotti petroliferi prodotti in stabilimento ubicati all'interno dell'Unione europea, soggetti a severe normative ambientali e di sicurezza, rispetto a prodotti petroliferi raffinati in impianti che non sono soggetti a tali normative e quindi con costi di produzione sensibilmente minori;

§       il peggioramento delle condizioni ambientali complessive attraverso la delocalizzazione delle raffinerie in paesi extraeuropei che hanno vincoli ambientali minori.

 

Al riguardo si segnala che, presso la Commissione X della Camera dei Deputati è in corso un’indagine conoscitiva sulla crisi del settore della raffinazione. In numerose audizioni è emersa proprio la problematica dei differenti vincoli ambientali e di sicurezza tra l’area UE e il resto del mondo, che finisce per incentivare l’acquisto di raffinati provenienti dalle raffinerie di paesi dove sono applicate normative meno restrittive sul piano ambientale, che quindi implicano costi di produzione ben diversi.

 

Il comma 7 dispone un intervento di semplificazione amministrativa per le pensiline di carico di benzina su autobotti all'interno di depositi petroliferi che siano già adeguate alle prescrizioni in materia del Codice ambientale.

Secondo la relazione illustrativa, la ratio della norma risiede nell’attuazione di un regime di semplificazione procedurale, dal momento che si tratta di emissioni poco significative.

A tal fine, la norma integra l’articolo 276, comma 6, del Codice ambientale (D.Lgs. 152/2006) in modo da non rendere necessaria una particolare autorizzazione per gli impianti di caricamento di benzina presso i terminali che risultino adeguati alle prescrizioni di cui all’allegato VII alla parte quinta del Codice stesso, relativo alle operazioni di deposito della benzina e sua distribuzione dai terminali agli impianti di distribuzione.

Si ricorda che il citato comma 6, nel testo previgente, richiede per gli stabilimenti in cui sono presenti gli impianti di caricamento di benzina presso i terminali che producano emissioni in atmosfera l'autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti, di cui all'articolo 269 del Codice.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Bonifiche siti petroliferi contaminati

Il 22 settembre 2006 la Commissione ha presentato una proposta di direttiva quadro per la protezione del suolo (COM(2006)232), tuttora all’esame delle istituzioni europee, che contiene disposizioni per gli Stati membri finalizzate a contenere l’immissione di sostanze pericolose nel suolo, per evitarne l’accumulo che potrebbe ostacolare lo svolgimento delle funzioni del suolo e comportare un rischio per la salute umana e per l’ambiente. Si prospetta, inoltre, la predisposizione di inventari nazionali dei siti contaminati individuati attraverso idonee procedure di valutazione del rischio, presente e futuro, che prevedono anche l’istituzione di un’autorità competente.

 

Il 13 febbraio 2012 la Commissione ha presentato una relazione (COM(2012)46) sull’attuazione della strategia UE per la protezione del suolo, presentata nel 2006 (COM(2006)231) unitamente alla sopracitata proposta di direttiva. Sulla base degli aspetti scientifici contenuti nella relazione del 2010 sullo stato dell’ambiente[111], a cura dell’Agenzia europea dell’ambiente, la Commissione indica tra le priorità d’azione futura:

§      consolidare un monitoraggio armonizzato del suolo a vari fini, compresi sicurezza e protezione alimentare, contaminazione diffusa e adattamento ai cambiamenti climatici e mitigazione.

In tale contesto la Commissione intende valutare la possibilità di indagini sui suoli periodiche (cinque-dieci anni), anche avvalendosi delle nuove tecnologie di telerilevamento quali, ad esempio, quelle offerte dal programma europeo di monitoraggio della terra per l’ambiente e la sicurezza (GMES)[112];

§      integrare ulteriormente la protezione del suolo nelle politiche dell’UE, con particolare riferimento ai provvedimenti prospettati nella Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse[113], nella PAC e nella politica regionale.


 

Articolo 37
(
Disciplina delle gare per la distribuzione di gas naturale e nel settore idroelettrico)

 


1. Al decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) l'articolo 14, comma 5, è sostituito dal seguente: «Alle gare di cui al comma 1 sono ammesse, senza limitazioni territoriali, società per azioni o a responsabilità limitata, anche a partecipazione pubblica, e società cooperative a responsabilità limitata, sulla base di requisiti oggettivi, proporzionati e non discriminatori, con la sola esclusione delle società, delle loro controllate, controllanti e controllate da una medesima controllante, che, in Italia e in altri Paesi dell'Unione europea, o in Paesi non appartenenti all'Unione europea, gestiscono di fatto, o per disposizioni di legge, di atto amministrativo o per contratto, servizi pubblici locali in virtù di affidamento diretto o di una procedura non ad evidenza pubblica. Alle gare sono ammessi inoltre i gruppi europei di interesse economico. La esclusione di cui al primo periodo non si applica alle società quotate in mercati regolamentati e alle società da queste direttamente o indirettamente controllate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, nonché al socio selezionato ai sensi dell'articolo 4, comma 12, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito nella legge 14 settembre 2011, n. 148, e alle società a partecipazione mista, pubblica e privata, costituite ai sensi del medesimo comma»;

b) il primo periodo dell'articolo 15, comma 10, del decreto legislativo 23 maggio 2010, n. 164, è sostituito dai seguenti:

«I soggetti titolari degli affidamenti o delle concessioni di cui al comma 5 del presente articolo possono partecipare alle prime gare per ambiti territoriali, indette a norma dell'articolo 14, comma 1, successive al periodo transitorio, su tutto il territorio nazionale e senza limitazioni, anche se, in Italia o all'estero, tali soggetti o le loro controllate, controllanti o controllate da una medesima controllante gestiscono servizi pubblici locali, anche diversi dalla distribuzione di gas naturale, in virtù di affidamento diretto o di una procedura non ad evidenza pubblica. Per le prime gare di cui sopra non si applicano le disposizioni dell'articolo 4, comma 33, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, e successive modifiche e integrazioni."

2. Sono fatte salve le disposizioni dell'articolo 46-bis del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, in materia di distribuzione di gas naturale, e gli ambiti di distribuzione gas determinati ai sensi del medesimo articolo, in base a cui devono essere espletate le gare per l'affidamento del servizio di distribuzione gas in conformità con l'articolo 24, comma 4, del decreto legislativo 1° giugno 2011, n. 93.

3. In sede di affidamento del servizio di distribuzione del gas naturale, al fine di garantire la sicurezza del servizio, sono fatti salvi gli obblighi in materia di tutela dell'occupazione stabiliti dai provvedimenti emanati ai sensi dell'articolo 28, comma 6, del decreto legislativo 23 maggio 2010, n. 164, che, a causa dell'obbligatorietà, non costituiscono elemento di valutazione dell'offerta.

4. All'articolo 12 del decreto legislativo 16 marzo 1999 , n. 79, sono apportate le seguenti modifiche:

a) il comma 1 è sostituito dal seguente: «1. L'amministrazione competente, cinque anni prima dello scadere di una concessione di grande derivazione d'acqua per uso idroelettrico e nei casi di decadenza, rinuncia e revoca, fermo restando quanto previsto dal comma 4, ove non ritenga sussistere un prevalente interesse pubblico ad un diverso uso delle acque, incompatibile con il mantenimento dell'uso a fine idroelettrico, indice una gara ad evidenza pubblica, nel rispetto della normativa vigente e dei principi fondamentali di tutela della concorrenza, libertà di stabilimento, trasparenza e non discriminazione, per l'attribuzione a titolo oneroso della concessione per un periodo di durata ventennale, avendo riguardo all'offerta di miglioramento e risanamento ambientale del bacino idrografico di pertinenza, alle misure di compensazione territoriale, alla consistenza e qualità del piano di interventi programmati per assicurare la conservazione della capacità utile di invaso e, prioritariamente, all'offerta economica per l'acquisizione dell'uso della risorsa idrica e degli altri beni oggetto di concessione e all'aumento dell'energia prodotta o della potenza installata;

b) al comma 2, è aggiunto il seguente periodo: «Con lo stesso decreto è determinata la percentuale dell'offerta economica di cui al comma 1, risultata aggiudicataria, da destinare alla riduzione dei costi dell'energia elettrica a beneficio della generalità dei clienti finali, secondo modalità definite nel medesimo decreto.».

5. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 25, comma 1, del Testo Unico di cui al regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, il bando di gara per l'attribuzione di una concessione di grande derivazione ad uso idroelettrico prevede, per garantire la continuità gestionale, il trasferimento dal concessionario uscente al nuovo concessionario della titolarità del ramo d'azienda relativo all'esercizio della concessione, comprensivo di tutti i rapporti giuridici afferenti alla concessione.

6. Al concessionario uscente spetta un corrispettivo predeterminato e concordato tra questi e l'amministrazione concedente prima della fase di offerta e reso noto nel bando di gara. Il corrispettivo è determinato con riferimento al valore di mercato dei beni materiali diversi da quelli di cui all'articolo 25, comma 1, del Testo Unico di cui al regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, inteso come valore di ricostruzione a nuovo diminuito nella misura dell'ordinario degrado, e con riferimento agli investimenti effettuati sui beni di cui al citato articolo 25, comma 1, e non ammortizzati alla data di scadenza della concessione. In caso di mancato accordo, si provvede attraverso tre qualificati ed indipendenti soggetti terzi, di cui due indicati rispettivamente da ciascuna delle parti, che ne sopportano i relativi oneri, ed il terzo dal presidente del Tribunale delle Acque Pubbliche territorialmente competente, i quali operano secondo sperimentate metodologie e rendono la pronuncia entro novanta giorni dalla nomina.

7. Al fine di assicurare un'omogenea disciplina sul territorio nazionale delle attività di generazione idroelettrica e parità di trattamento tra gli operatori economici, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, sono stabiliti i criteri generali per la determinazione secondo criteri di economicità e ragionevolezza, da parte delle regioni, di valori massimi dei canoni di concessione ad uso idroelettrico.

8. Sono abrogati i commi 489 e 490 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266.


 

 

I commi 1-3 riguardano la disciplina delle gare per la distribuzione di gas naturale, mentre i commi 4-8 le gare nel settore idroelettrico.

Con riferimento alla distribuzione del gas, le norme mirano fondamentalmente a precisare la specificità normativa delle gare per l'affidamento del servizio di distribuzione del gas in relazione alla nuova disciplina generale in materia di servizi pubblici locali, contenuta nell'articolo 25 del decreto “liberalizzazioni”.

Nel settore idroelettrico, la modifica più rilevante consiste nella riduzione di dieci anni della durata delle concessioni idroelettriche (da 30 a 20 anni).

 

Riguardo alle gare per la distribuzione di gas naturale, le disposizioni contenute nei commi 1-3 dell’articolo in esame forniscono, secondo la relazione tecnica, chiarimenti sulle potenziali interferenze della nuova disciplina generale in materia di servizi pubblici locali, contenuta nell'articolo 25 del decreto legge "liberalizzazioni", con le norme specifiche che regolano le imminenti gare per l'affidamento del servizio di distribuzione del gas per ambiti sovra comunali (177 in tutta Italia) da parte di consorzi di comuni. Lo scopo è di evitare possibili contenziosi e ritardi nell'avvio delle gare, eliminando le possibili incertezze di interpretazione. In particolare:

§      si chiarisce che alle gare per ambito territoriale sono ammessi tutti i soggetti, con la sola esclusione di quelli che, a livello di gruppo societario, gestiscono al momento della gara servizi pubblici locali a seguito di affidamento diretto o di una procedura non ad evidenza pubblica (con eccezione delle società quotate e loro collegate);

§      si consente in via transitoria la partecipazione alle gare a tutti i soggetti interessati, quotati e non quotati, anche se hanno affidamenti diretti, anche a livello di gruppo, anche in servizi pubblici diversi dalla distribuzione gas;

§      vengono fatti salvi i 177 ambiti di gara già determinati con decreto MISE e le norme a tutela dell'occupazione del distributore uscente, concordate a livello sindacale, che nel settore del gas restano obbligatorie e non facoltative come previsto per la generalità dei servizi pubblici locali.

 

Più in dettaglio, il comma 1 interviene sul D.Lgs. n. 164/2000 (c.d. decreto Letta[114]) di liberalizzazione del mercato del gas, e in particolare sugli articoli riguardanti la partecipazione alle gare per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas.

Si ricorda che i medesimi articoli del decreto Letta su cui insiste il decreto-legge in esame, erano già stati modificati dal D.L. 1/2012 (c.d. decreto “liberalizzazioni”), e in particolare dall’articolo 25, comma 3.

La lettera a) del comma 3 dell’articolo 25 del decreto “liberalizzazioni” ha integrato l’articolo 14, comma 5, del decreto Letta prevedendo l’applicazione per definire l’ammissibilità dei soggetti alle gare anche dei principi di garanzia stabiliti dall’articolo 4, comma 33, del D.L. 138/2011.

Il comma 5 dell’articolo 14 del decreto Letta concerne le società ammesse alle gare per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas. Alle gare sono ammesse, senza limitazioni territoriali, società per azioni o a responsabilità limitata, anche a partecipazione pubblica, e società cooperative a responsabilità limitata, sulla base di requisiti oggettivi, proporzionati e non discriminatori, con la sola esclusione delle società, delle loro controllate, controllanti e controllate da una medesima controllante, che, in Italia o in altri Paesi dell'Unione europea, gestiscono servizi pubblici locali in virtù di affidamento diretto o di una procedura non ad evidenza pubblica. Alle gare sono ammessi inoltre i gruppi europei di interesse economico. Tale previsione è stata integrata dal decreto “liberalizzazioni” con l’applicazione dei principi del citato comma 33 del D.L. 138/2011, che contiene ulteriori vincoli di ammissibilità alle gare di affidamento del servizio di distribuzione del gas per i soggetti che, in Italia o all'estero, gestiscono servizi pubblici locali affidati senza gara nonché per i soggetti cui è affidata la gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali degli enti locali, qualora separata dall'attività di erogazione dei servizi.

La lettera b) del comma 3 dell’articolo 25 del decreto “liberalizzazioni” ha modificato l’articolo 15, comma 10, del decreto Letta che concerne il c.d “periodo transitorio”.

Si ricorda che il citato “decreto Letta” ha previsto all’articolo 14 che l’affidamento del servizio pubblico di distribuzione del gas deve avvenire esclusivamente mediante gara, da svolgersi decorso il “periodo transitorio” (che è in pratica il periodo di attesa per l’avvio delle gare) disciplinato dal successivo articolo 15. Gli enti locali, dunque, devono affidare la gestione del servizio solamente a mezzo gara: cessano quindi le gestioni comunali dirette (“in economia” o a mezzo di aziende speciali) per le quali è stabilito (articolo 15, commi 1-3) l’obbligo di trasformarsi in società di capitali.

Si ricorda che il citato comma 10 dispone che i soggetti titolari degli affidamenti o delle concessioni in essere possono partecipare senza limitazioni alle gare ad evidenza pubblica per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas. Per le gestioni degli enti locali che devono essere trasformate in società di capitali o in società cooperative a responsabilità limitata, la partecipazione alle gare è consentita a partire dalla data dell'avvenuta costituzione o trasformazione. A seguito delle modifiche apportate dalla lettera b) del comma 3 dell’articolo 25 del decreto “liberalizzazioni”, per le gestioni degli enti locali che devono subire la trasformazione societaria, “la partecipazione alle prime gare successive al periodo transitorio, su tutto il territorio nazionale, è consentita a partire dalla data dell'avvenuta costituzione o trasformazione”.

 

Il decreto Letta, emanato in attuazione della prima direttiva sul mercato del gas naturale, ha effettuato la scelta della gara pubblica, anche in forma aggregata fra gli Enti locali concedenti, come unica forma di assegnazione del servizio di distribuzione gas. A tal fine lo stesso decreto ha previsto una cessazione anticipata delle concessioni previgenti, in funzione di una serie di parametri tesi ad aggregare i distributori esistenti (che dal 2000 ad oggi sono diminuiti da circa 780 a 230), secondo termini di scadenza che, anche in funzione di modifiche normative successive, sono divenuti più lunghi dei cinque anni iniziali; conseguentemente la maggior parte delle concessioni previgenti al D.Lgs. n.164 del 2000 ha un termine di scadenza tra il 2009 e il 2012.

Le centinaia di gare che hanno avuto luogo nel trascorso decennio, per scadenza naturale delle concessioni più antiche, sono state prevalentemente basate, in assenza di criteri prestabiliti, sul massimo canone offerto ed hanno comportato numerosi contenziosi, in particolare per quanto riguarda il valore di rimborso della rete da corrispondere al gestore uscente.

Inoltre alle nuovi gestioni spetta anche il compito di assicurare impegnativi investimenti in manutenzione e sostituzione di molte reti di distribuzione che hanno raggiunto un tasso elevato di obsolescenza, dato l’ormai pluridecennale sviluppo della metanizzazione italiana, nonché per completare la metanizzazione del territorio, in particolare nel Mezzogiorno, dato che, con la riduzione delle risorse statali a disposizione, il finanziamento pubblico di tali opere si è sostanzialmente ridotto.

Per questi motivi, oltre che per migliorare l’efficacia e l’efficienza del servizio, il legislatore, con il D.L. 1 ottobre 2007, n. 159, convertito con legge 29 novembre 2007, n. 222, da ultimo modificato con la legge 23 luglio 2009, n.99, ha affidato ai Ministri dello sviluppo economico e per i rapporti regionali il compito di emanare un decreto che definisca gli ambiti territoriali minimi per lo svolgimento delle gare per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas e un decreto che individui i criteri di gara e di valutazione delle offerte.

Il "Regolamento Criteri"[115], in vigore dall’11 febbraio 2012, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 gennaio 2012. Si tratta dell’ultimo decreto che completa le norme relative all’indizione delle Gare di Ambito per la distribuzione del gas. In questo modo, le nuove gare saranno disciplinate secondo criteri stabiliti per legge e omogenei (idonei a regolamentare il calcolo del valore di riscatto, gli oneri in capo all’aggiudicatario, i criteri di aggiudicazione, il contratto di servizio ecc).

Il “decreto Ambiti[116] è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 marzo 2011. Come già nelle intenzioni del decreto Letta, il decreto Ambiti è stato strutturato per ottenere un riassetto delle concessioni da cui conseguirà una sensibile riduzione degli operatori attivi. Sono previsti 177 ambiti (che sono gli insiemi minimi di comuni i cui impianti dovranno essere gestiti da un unico soggetto). Il 28 ottobre 2011 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il "Decreto Comuni"[117] che definisce i confini territoriali dei 177 ambiti per lo svolgimento delle gare per l'affidamento del servizio di distribuzione del gas[118].

Per quanto riguarda la salvaguardia dell'occupazione nelle società di distribuzione del Gas, è stato pubblicato in G.U. il 4 maggio 2011 il cosiddetto "Decreto Tutela"[119], emanato dal Ministero dello Sviluppo economico e dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, continuando a completare la riforma dell'assetto delle concessioni.

 


Il comma 1 in esame modifica il D.Lgs. 164 del 2000 come risulta dal seguente testo a fronte:

 

Articolo 14, comma 5, D.Lgs. 164/2000