Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento istituzioni
Titolo: Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di sfalci e potature, di miscelazione di rifiuti speciali e di oli usati, nonché di misure per incrementare la raccolta differenziata - A.C. 4240 ' Nuovo testo - Elementi per la valutazione degli aspetti di legittimità costituzionale
Riferimenti:
AC N. 4240/XVI     
Serie: Note per la I Commissione affari costituzionali    Numero: 355
Data: 01/02/2012
Descrittori:
DL 2006 0152   RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI
RIFIUTI E MATERIALE DI SCARTO   SMALTIMENTO DI RIFIUTI
Organi della Camera: I-Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni

 

1° febbraio 2012

 

n. 355

Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di sfalci e potature, di miscelazione di rifiuti speciali e di oli usati, nonché di misure per incrementare
la raccolta differenziata

A.C. 4240 – Nuovo testo

Elementi per la valutazione degli aspetti di legittimità costituzionale

 

Numero del progetto di legge

AC 4240 – Nuovo testo

Titolo

Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di sfalci e potature, di miscelazione di rifiuti speciali e di oli usati, nonché di misure per incrementare la raccolta differenziata (Nuovo testo)

Iniziativa

Lanzarin ed altri

Iter al Senato

No

Numero di articoli

3

Date:

 

adozione quale testo base

25 gennaio 2012

richiesta di parere

25 gennaio 2012

Commissione competente

VIII (Ambiente)

Sede e stato dell’iter

Richiesta pareri

 


Contenuto

La proposta di legge in esame, il cui contenuto è stato modificato nel corso dell’esame presso la Commissione di merito, reca talune modifiche al D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, (c.d. Codice ambientale), che intervengono rispettivamente sulla disciplina riguardante gli sfalci e le potature, la miscelazione di rifiuti speciali e di oli usati, la raccolta differenziata.

L'art. 1, introdotto nel corso dell’esame presso la Commissione di merito, novella la lettera f) del comma 1 dell’art. 185 del D.Lgs. 152/2006 al fine di escludere, dall’applicazione della disciplina sui rifiuti, gli sfalci e le potature derivanti dalla manutenzione del verde pubblico e privato, che saranno utilizzati per la produzione di energia da questa biomassa mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana. Gli scarti derivanti dalla manutenzione del verde pubblico e privato possono essere utilizzati come prodotti, e non come rifiuti, a condizione che siano configurabili come sottoprodotti ai sensi dell’art. 184-bis del medesimo decreto.

Si fa notare che prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 205/2010, che ha recepito la direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008, in base all’art. 185, comma 2, potevano essere considerati sottoprodotti i “materiali fecali e vegetali provenienti da sfalci e potature di manutenzione del verde pubblico e privato, oppure da attività agricole, utilizzati nelle attività agricole, anche al di fuori del luogo di produzione, ovvero ceduti a terzi, o utilizzati in impianti aziendali o interaziendali per produrre energia o calore, o biogas”.

L’espunzione del riferimento agli sfalci e potature derivanti dal verde pubblico e privato operata dal D.Lgs. 205/2010 ha creato incertezze negli operatori del settore, tanto che il Ministero dell'ambiente ha dovuto chiarire (con la nota 1° marzo 2011, prot. 11338), che i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi quali giardini, parchi e aree cimiteriali vanno classificati come rifiuti urbani ai sensi dell'art. 184, comma 2, lettera e), del D.Lgs. 152/2006, poiché l'esclusione dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti per la "paglia, sfalci e potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzati in agricoltura, nella selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa" (art. 185, comma 1, lett. f) del D.Lgs. 152/2006) va riferita esclusivamente ai materiali provenienti da attività agricola o forestale destinati agli utilizzi ivi descritti.

Si ricorda, infine, che ai sensi dell’art. 184-bis citato è un sottoprodotto e non un rifiuto “qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa tutte le seguenti condizioni:

a) la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;

b) è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;

c) la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;

d) l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.

L'art. 2, comma 1, introduce all'art. 187 del Codice ambientale un comma 2-bis recante una norma transitoria che – secondo quanto affermato nella relazione illustrativa – dovrebbe consentire agli enti competenti di avere il tempo necessario per adeguare le autorizzazioni degli impianti di recupero e di smaltimento in essere alle norme in materia di miscelazione di rifiuti speciali, come modificate dal d.lgs. 205/2010. A tal fine il citato comma 2-bis dispone che gli effetti delle autorizzazioni in essere relative all'esercizio degli impianti di recupero o di smaltimento di rifiuti che prevedono la miscelazione di rifiuti speciali, consentita ai sensi dell’art. 187 e dell’allegato G nei testi vigenti prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 205/2010, restano in vigore fino alla revisione delle autorizzazioni medesime.

Si ricorda che l’art. 187 del D.Lgs. 152/2006, come riscritto dall’art. 15 del D.Lgs. 3 dicembre 2010, n. 205, ai fini del recepimento dell’art. 18 della direttiva 2008/98/CE, conferma il divieto di miscelazione di rifiuti pericolosi, già contemplato dal testo previgente, specificando che la miscelazione comprende la diluizione di sostanze pericolose e consentendo, altresì, la miscelazione, in deroga, purché sia effettuata da ente o impresa autorizzata e che sia conforme alle migliori tecniche disponibili.

Le modifiche apportate dal comma 2 dell’art. 2 all'art. 216-bis del Codice ambientale, sulla base di quanto rilevato nella relazione illustrativa, dovrebbero ripristinare la piena operatività di un sistema di recupero collaudato da tempo, considerato che “la raccolta degli oli usati è sempre avvenuta miscelando le diverse tipologie degli stessi, dal produttore all'impianto di recupero, poiché perfettamente compatibile con il processo di rigenerazione a cui sono destinati gli oli stessi”. A tal fine si provvede a sostituire il comma 2 dell’art. 216-bis del Codice ambientale in modo da consentire che la gestione degli oli usati (a partire dal deposito temporaneo) possa avvenire anche miscelando gli stessi oli, in deroga al divieto di miscelazione previsto dall’art. 187, comma 1, fatti salvi i requisiti di cui alle lettere a), b) e c) del comma 2 del medesimo art. 187, in modo da tenere comunque costantemente separati, per quanto tecnicamente possibile, gli oli usati da destinare a processi di trattamento diversi fra loro. Viene inoltre ribadito il divieto di miscelare gli oli usati con altri tipi di rifiuti o di sostanze, già previsto dal testo vigente. In proposito si fa notare che la norma in esame si riferisce semplicemente agli oli usati e non, come invece fa il testo vigente, agli oli minerali usati. Tale modifica non sembra mutare l’ambito di applicazione della norma, considerato che tra l’altro l’aggettivo “minerali” è attualmente utilizzato solo nel comma 2 dell’art. 216-bis, mentre nel resto dell’articolo si fa riferimento solo agli oli usati.

 

Si ricorda che il comma 2 dell’art. 216-bis prevede che, fermo quanto previsto dall’articolo 187, il deposito temporaneo, la raccolta e il trasporto degli oli usati sono realizzati in modo da tenere costantemente separate, per quanto tecnicamente possibile, tipologie di oli usati da destinare, secondo l’ordine di priorità di cui all’articolo 179, comma 1, a processi di trattamento diversi fra loro. È fatto comunque divieto di miscelare gli oli minerali usati con altri tipi di rifiuti o di sostanze.

L'art. 3, introdotto nel corso dell’esame presso la Commissione di merito, aggiunge un comma 3-bisall’articolo 205 del d.lgs. 152/2006 allo scopo di consentire alle associazioni di volontariato senza fine di lucro di effettuare raccolte di oggetti o indumenti ceduti da privati, per destinarli al riutilizzo previa convenzione con i comuni, fatto salvo l’obbligo del conferimento ad operatori autorizzati, ai fini del successivo recupero o smaltimento, dei materiali residui. La norma precisa che tali materiali rientrano nelle percentuali della raccolta differenziata di cui al comma 1 del citato articolo 205, che prescrive il raggiungimento di una percentuale minima di raccolta differenziata dei rifiuti urbani in ogni ambito territoriale ottimale pari al sessantacinque per cento entro il 31 dicembre 2012.

 

Relazioni allegate

Alla proposta di legge è allegata la relazione illustrativa.

 

Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite

La proposta di legge è riconducibile alla materia tutela dell’ambiente, attribuita dall’art. 117 Cost., secondo comma, lettera s) alla competenza esclusiva dello Stato.

 

 

 


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File: cost355-AC4240.doc