Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione
(Versione per stampa)
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Autore: | Servizio Studi - Dipartimento affari esteri | ||
Titolo: | Visita di una delegazione dell'Assemblea costituente tunisina (21 giugno 2012) | ||
Serie: | Documentazione e ricerche Numero: 360 | ||
Data: | 20/06/2012 | ||
Descrittori: |
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Camera dei deputati |
XVI LEGISLATURA |
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Documentazione e ricerche |
Visita di una
delegazione dell’Assemblea costituente tunisina (21 giugno
2012) |
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n. 360 |
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20 giugno2012 |
Servizio responsabile: |
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File: Es1161.doc |
INDICE
Composizione
della delegazione
La transizione
istituzionale ed il quadro politico in Tunisia
Scheda Paese (a cura del
Ministero degli affari esteri)
Relazioni parlamentari
Italia-Tunisia (a cura del Servizio Rapporti internazionali)
Il sostegno dell’UE alla
Tunisia (a cura dell’Ufficio Rapporti con
l’Unione Europea)
§
Lo stato delle relazioni
UE-Tunisia e i passi futuri
Profili biografici
Mohamed Larbi FADHEL MOUSSA
Abdelkader KADRI
Hicham HOSNI
Azed BADI
Abdessatar DHIFI
VISITA
DI UNA DELEGAZIONE
DELL’ASSEMBLEA
COSTITUENTE TUNISIA
(Roma,18- 21 giugno 2012)
§ Mr Fadhel Moussa, président de la Commission, (Groupe démocratique)
§ Mr Abdessattar Dhifi (Groupe Liberté et Démocratie)
§
Mr Azed Bedi (dissident du CPR)
§
Mr Hichem Hossni (indépendant)
§
Mr Abdelkader Kadri (Groupe Nahdha)
§
BsiLi AdeL, directeur de la Commission
A seguito delle dimissioni del presidente
Ben Alì nel gennaio 2011, la Tunisia ha avviato un processo di transizione
istituzionale, che ha vissuto un passaggio fondamentale nelle elezioni
dell’Assemblea costituente, svoltesi il 23 ottobre 2011.
L’Assemblea è composta da 217 deputati
eletti in 33 circoscrizioni plurinominali (delle quali 6 estere) con
sistema proporzionale con metodo del quoziente con i più alti resti e liste
chiuse con presenza paritaria ed alternata di un candidato di sesso maschile e
di un candidato di sesso femminile. In attesa dell’approvazione della
Costituzione, l’Assemblea costituente ha approvato a metà dicembre una legge
sull’organizzazione provvisoria dei poteri che prevede l’elezione a maggioranza
assoluta da parte dell’Assemblea del Presidente della Repubblica (con
un’eventuale seconda votazione limitata ai candidati che abbiano ottenuto
almeno 15 voti).
Il Presidente della Repubblica deve
essere tunisino, musulmano, figlio di genitori tunisini e con un’età di almeno
35 anni. Il Presidente nomina il primo ministro, il cui governo deve ottenere
la fiducia dell’Assemblea. E’ previsto che il Presidente della Repubblica fissi
di concerto con il primo ministro la linea di politica estera, sia capo delle
forze armate ma non possa nominare gli ufficiali superiori senza il concerto
del primo ministro; potrà dichiarare la guerra con l’approvazione dei due terzi
dell’Assemblea. (sugli equilibri politici interni della Tunisia cfr. infra paragrafo
“La situazione politica interna”)
Una volta risolta la c.d. “questione
identitaria” (ovvero il possibile riferimento alla Shari’a come fonte di diritto nel progetto di Costituzione), tema
che aveva animato un forte dibattito nella società civile tunisina, con l’accordo anche del partito islamico Ennahdha sull’opportunità di tutelare la laicità dello Stato, i
lavori dell’Assemblea proseguono senza particolari scosse (in questi giorni
l’Assemblea sta lavorando al Preambolo
della Costituzione) in vista della scadenza della primavera 2013 per le
elezioni Presidenziali, elemento che conferma come l’esperienza tunisina possa
sin qui rappresentare un positivo esempio per tutta la regione.
Prima delle elezioni dell’Assemblea
costituente, il 9 febbraio 2011 il
Parlamento tunisino aveva approvato una legge che consentiva al presidente ad
interim (in base alla Costituzione previgente il Presidente della Camera
bassa) di emanare, su proposta del governo provvisorio, decreti con forza di
legge in materia quali i diritti dell’uomo come definiti dalle convenzioni
internazionali; l’organizzazione dei partiti politici; la riforma del sistema
elettorale; l’amnistia.
Su queste materie il Governo ha ricevuto i
pareri dell’Alta autorità per il raggiungimento degli obiettivi della
Rivoluzione, della riforma politica e della transizione democratica, costituita
il 18 febbraio 2011 e composta di rappresentanti di partiti politici,
organizzazioni e associazioni di carattere nazionale, esponenti della società
civile.
La costituzione dell’Alta autorità ha
coinciso con la decisione del governo provvisorio di convocare un’Assemblea
costituente, la cui legge elettorale è stata definita nell’ambito dei lavori
dell’Autorità medesima. L’Alta autorità ha concluso i suoi lavori con le elezioni
dell’Assemblea costituente.
Da segnalare, il rifiuto, nell’ambito dei
lavori dell’Alta Autorità, della sottoscrizione del “patto repubblicano”, una sorta di dichiarazione di intenti firmata
dai principali partiti tunisini e volta a delineare una società pluralista, libera ed egualitaria, nonché l’abbandono
dei lavori dell’Alta Autorità per protesta contro le limitazioni al
finanziamento estero contenute nello schema di decreto-legge sui partiti
politici (suscettibile di pregiudicare i significativi finanziamenti che
Ennahda riceverebbe da altri paesi arabi, come Arabia Saudita e Qatar).
Nell’assetto previgente la Repubblica tunisina era, dal punto di vista della forma di
governo, una repubblica presidenziale. Il Presidente della Repubblica
era eletto direttamente dai cittadini con un mandato di cinque anni
contestualmente all’elezione della Camera dei deputati. In base alla riforma
costituzionale del 2002, era stato eliminato il limite di tre mandati
consecutivi presidenziali introdotto nel 1988 (in precedenza, durante la
presidenza di Bourghiba, era prevista la carica di “presidente a vita”);
conseguentemente il presidente poteva essere rieletto senza limiti di mandato.
Il Presidente della Repubblica era anche capo del governo e poteva sciogliere
la Camera dei Deputati nel caso questa sfiduciasse il governo. Il Parlamento
era bicamerale. La Camera dei deputati era composta da 214 membri, eletti con
un mandato di cinque anni; 161 seggi erano assegnati con sistema maggioritario
uninominale a turno unico e i rimanenti con sistema proporzionale, tra i
candidati nei collegi uninominali non eletti che avevano ottenuto il maggior
numero dei voti. La Camera dei consiglieri era composta da 126 membri, eletti
con un mandato di sei anni; due terzi dei membri sono eletti con suffragio
indiretto dalle assemblee locali, mentre un terzo è di nomina presidenziale.
Con riferimento alle condizioni delle libertà politiche e civili
durante il regime di Ben Alì, si ricorda che solo i partiti ufficialmente
riconosciuti potevano partecipare alle elezioni e la disciplina in materia
risultava estremamente restrittiva. Pur esistendo, a fianco di quelle statali,
alcune emittenti private, i mezzi di comunicazione di massa risultavano sotto
il controllo governativo. La stampa indipendente risultava particolarmente
debole in quanto, tra le altre cose, la diffamazione veniva perseguita
penalmente e i giornalisti erano perseguibili anche per reati attinenti il
“disturbo dell’ordine pubblico”. La libertà di associazione e di riunione
risultava ostacolata da una normativa restrittiva in materia di registrazione
delle associazioni e di accesso ai finanziamenti (che, in particolare, rende
molto difficile prescindere dai finanziamenti governativi).
A seguito dei rivolgimenti del gennaio 2011,
che hanno condotto alla dimissioni del presidente Ben Alì, è stata consentita
la registrazione e la legalizzazione di tutti i partiti politici, saliti
rapidamente al numero di 81.
La situazione politica interna
Le elezioni per l’Assemblea costituente del
23 ottobre scorso hanno registrato l’affermazione del partito islamista Ennahda,
che ha conquistato la maggioranza relativa dei seggi.
Risultati elettorali delle elezioni dell’Assemblea
costituente
Partiti |
Percentuale di
voto |
Seggi |
Ennahda |
41,70 |
90 |
Congresso per la
Repubblica |
13,82 |
30 |
Forum democratico per il lavoro e la libertà |
9,68 |
21 |
Petizione
popolare |
8,19 |
19 |
Partito
democratico progressista |
7,86 |
17 |
Dopo le elezioni politiche si è avuta la formazione del nuovo Governo transitorio,
guidato da Hamadi Jebali, esponente di Ennahdha:
il governo Jebali è
sostenuto, oltre che da Ennahda, dal Congresso della Repubblica e dal
Forum democratico per la libertà e il lavoro. Esso è composto da quarantuno ministri ed undici
segretari. Ad Ennahda sono andati anche i ministeri dell’interno, della
giustizia e degli esteri, mentre l’economia è stata attribuita ad un
indipendente Hussein Dimassi. All’opposizione figura invece il Partito
democratico del progresso che ha annunciato, il 10 gennaio, la costituzione
insieme ad altri movimenti di una coalizione progressista di centro-sinistra
Il nuovo esecutivo
ha ottenuto la fiducia dell’Assemblea costituente il 23 dicembre con 154 voti a favori, 38 contrari e 11 astenuti.
Pochi giorni prima, il 12 dicembre, l’Assemblea costituente ha eletto presidente della
Repubblica Moncef Marzouki, leader di un movimento di
opposizione laica a Ben Alì. Il Presidente dell’Assemblea costituente è Mustafa
Ben Jafaar leader di un altro
movimento di opposizione laico a Ben Alì, il Forum democratico per la
libertà e il lavoro (Ettakol).
Gli orientamenti
delle principali forze politiche
Ennahda (Rinascita), vincitore netto delle elezioni, è un movimento
islamista moderato legato ai fratelli musulmani fondato nel 1981 da Rached
Ghannouchi e messo al bando nel 1989. A febbraio Ghannouchi ha affidato la
leadership attiva del movimento al portavoce Hamadi Jebali. Sulla base
delle dichiarazioni dei principali esponenti del partito, la piattaforma
politica del partito appare “flessibile” (o, secondo i critici, ambigua): il
movimento ha espresso il proprio sostegno non solo ai valori democratici ed ai
diritti umani, ma anche al codice personale e di famiglia come definito dalla
legislazione laica tunisina, che rifiuta la poligamia e prevede la piena
uguaglianza tra uomo e donna. Ennahda ha più volte indicato come
proprio modello l’AKP di Erdogan, nonché la propria volontà di conciliare
ispirazione religiosa e laicità dello Stato. Anche il comportamento del partito
nel corso della campagna elettorale è apparso orientato in senso moderato.
I due esponenti politici hanno altresì
definito l’indossare l’hijab come scelta personale; al tempo stesso però
viene confermata l’adesione del partito alla Sharia e il rifiuto della
separazione tra Stato e religione, puntando piuttosto ad una conciliazione
tra ispirazione religiosa e laicità dello Stato e richiamando il modello
del partito del primo ministro turco Erdogan, AKP. Il movimento appare
poi subire la pressione di movimenti giovanili “salafiti” più estremisti, come Hizb
al-Tahrir che invocano la costituzione di un califfato islamico e la messa
al bando dei partiti politici.
Movimenti
salafiti si sono resi protagonisti negli ultimi mesi di episodi di
antisemitismo e di attacchi a negozi di alcolici ed a donne prive del velo. Da segnalare anche la differenziazione operata da
Ennahda rispetto agli altri partiti impegnati nella transizione con il
rifiuto di sottoscrivere, la scorsa estate, il ”patto repubblicano”, un insieme
di disposizioni di riferimento discusse ed approvate dall’Alta Istanza allo
scopo di guidare i futuri membri della Costituente e che propone una società
pluralista, libera ed egualitaria. D’altro canto Ennahda aveva
abbandonato altresì l’Alta istanza in segno di protesta contro la volontà di
adottare un progetto di decreto legge-quadro sui partiti politici che limitava
significativamente la possibilità di finanziamenti esteri.
Il secondo vincitore delle elezioni è il Partito
del congresso per la Repubblica (PDR), partito di centro sinistra fondato
dal professore universitario e attivista per i diritti umani Moncef Marzouki
nel 2001. Illegale dal 2002 e riconosciuto solo nel marzo di questo anno dopo
le dimissioni di Ben Alì, il partito guidato da Moncef Marzouki, di
impostazione laica, chiede l’instaurazione di un regime democratico, rispettoso
dei diritti umani e civili. Ha caratterizzato la sua campagna elettorale per la
polemica contro i finanziamenti privati ai partiti politici.
Il Forum democratico per il lavoro
e la libertà (FDLL), fondato nel 1994 dal medico tunisino Mustafa Ben
Jafaar, di impostazione laica, radicato tra gli intellettuali, gli
attivisti per i diritti umani e i professionisti; il partito è stato
legalizzato nel 2002 ma il suo programma ha continuato a richiedere libere
elezioni, amnistia per i prigionieri politici e eliminazione del ruolo egemone nella
vita politica tunisina dell’RCD
Il Partito democratico progressista (PDP),
partito laico di centro sinistra fondato nel 1983 dall’avvocato Ahmed Najib
Chebbi, è stato uno dei pochi partiti legali durante il regime di Ben Ali,
pur subendo persecuzioni per l’assunzione di posizioni critiche contro il
regime e di denuncia dell’autoritarismo. Evolutosi da posizioni inizialmente di
ispirazione marxista verso una piattaforma liberaldemocratica, con un
accento comunque sulla tutela delle fasce più deboli della popolazione, è
guidato dal 2006 da Maya Jribi, prima donna leader di partito in Tunisia
e da tempo impegnata nella tutela dei diritti delle donne e nella parità
di genere.
Ettajdid: “Rinnovamento”, nato nel 1994 dalla
trasformazione del partito comunista, riconosciuto legalmente, guidato da Ahmed
Ibrahim con posizioni di centro-sinistra.
Petizione popolare, nuovo movimento fondato nel marzo 2011 dall’uomo
di affari e imprenditore televisivo tunisino Mohamed Hamdi,
dall’identità politica non nettamente definita, ha preso posizioni ostili sia
ad Ennahda sia ai sostenitori del precedente regime di Ben Alì. Ciononostante
al movimento sono state lanciate accuse di legami con il precedente regime di
Ben Alì. Parte di queste accuse sono legate anche alla biografia del leader del
movimento Hamdi. Hamdi infatti ha fondato negli anni novanta un canale
televisivo satellitare con sede a Londra (città dalla quale Hamdi ha anche
seguito tutta la campagna elettorale), che, dopo essere stato inizialmente
critico nei confronti di Ben Alì, ha successivamente evitato la
contrapposizione con il regime.
Tra i punti del programma elettorale
figurano l’assistenza sanitaria gratuita universale e un sussidio di
disoccupazione universale di 200 dinari mensili.
Merita rilevare che un questionario
sottoposto ai rappresentanti dei principali partiti tunisini da Human
Rights Watch mostra una sostanziale convergenza di tutti i partiti
sulla salvaguardia delle libertà pubbliche, compresa la libertà di
espressione e la libertà di stampa, mentre appaiono delle divergenze sui limiti
da individuare per la libertà di espressione in casi che coinvolgano il diritto
alla privacy, la protezione delle minoranze contro incitazioni all’odio
e la diffamazione in materia religiosa.
L’organizzazione non governativa segnala che
Ennahda non ha risposto, nonostante
numerosi inviti, al questionario. Al riguardo, Human Rights Watch segnala come il programma
ufficiale del partito affermi il riconoscimento e la protezione dei diritti
civili e politici cercando di radicarli nella storia e nei valori islamici e
sostenga che il “pensiero islamico
necessita di un rinnovamento al fine di renderlo pronto per le sfide della
modernità e necessita di essere interpretato in conformità con le dichiarazioni
internazionali sui diritti umani che sono, in generale, compatibili con i
valori e gli obiettivi dell’Islam”. In tal senso, il programma sostiene il
modello dello “Stato civile” come opposto allo “Stato islamico”.
Il programma riafferma i diritti delle donne
all’eguaglianza, all’educazione, al lavoro, alla partecipazione nella vita
pubblica, mentre non fa riferimento al diritto all’eguale eredità. In una
intervista il leader del partito Jebali ha minimizzato i contrasti tra la Sharia
e i principi internazionali in materia di diritti umani, affermando allo stesso
tempo che “Ennahda non autorizzerà ciò che è espressamente ritenuto illecito
da Dio e non proibirà ciò che è espressamente autorizzato da Dio. Altrimenti
non saremmo un movimento islamista”.
Nell’approvazione della legge
sull’organizzazione provvisoria dei poteri, che disciplinerà il funzionamento
istituzionale fino all’approvazione della nuova Costituzione (cfr. supra),
si è registrata una significativa differenziazione tra Ennahda, che ha
insistito per un assetto dei poteri
centrato sul primo ministro ed i due
alleati laici di governo che invece hanno insistito per un potenziamento
della figura del Presidente della
Repubblica, allo scopo probabilmente di evitare una concentrazione di
poteri eccessiva nel primo ministro appartenente al partito islamista: ne è
derivato un assetto provvisorio parzialmente ispirato al semi-presidenzialismo
francese.
L’affermazione delle tendenze fondamentaliste
L’evoluzione nel
2012 ha visto il
progressivo rafforzamento degli elementi più integralisti, lanciati alla
conquista delle principali moschee, ma anche impegnati in una serrata azione
nelle università che non ha mancato di destare reazioni di docenti e studenti.
Tuttavia il 23 marzo, l'onda di piena islamista è sembrata arrestarsi,
quando è sostanzialmente fallito un raduno alla Kasbah di Tunisi
dedicato alla volontà di far prevalere la legge coranica su quella civile,
ponendo la Shaaria a fondamento della futura Costituzione tunisina.
Un’ulteriore
frenata alle istanze islamico-radicali
è stata imposta dallo stesso partito maggioritario Ennahdha e dal suo leader
Gannouchi, con la decisione di confermare la formulazione vigente dell’art. 1
della Costituzione, escludendo quindi di porre la legge coranica alla base di
essa. Gannouchi, in sintonia in questo con il capo delle forze armate Ammar,
ha inoltre lanciato messaggi obliqui ai salafiti, che sembrano volerne spuntare
le manifestazioni più aggressive. Nonostante tutto ciò, il Governo islamico
moderato in carica è stato duramente contestato il 9 aprile da migliaia di
manifestanti nella capitale
La tensione tra le
autorità di governo – pur ispirate
all’islamismo moderato di Ennahdha – e le correnti islamiche più
fondamentaliste è proseguita il 23 e 24 aprile, quando il Ministero dell’interno
è stato infine costretto a intervenire contro l’asfissiante assedio portato
avanti da un mese e mezzo dagli estremisti islamici nei confronti dell’edificio
e del personale della televisione di Stato tunisina, accusata di essere una
roccaforte della tradizionale cultura laica del Paese: si è giunti a proibire sine
die qualunque manifestazione nello spazio antistante all’edificio della
televisione.
Una significativa
vittoria islamista è stata alla metà
di maggio la restituzione dello status di luogo di insegnamento alla Moschea
di Zitouna, del quale l’istituzione era stata privata dal governo laico
della Tunisia postcololoniale di Burghiba. Negli stessi giorni era a Tunisi
il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che il 17 maggio ha tenuto un discorso
innanzi all’Assemblea costituente tunisina: il Presidente italiano ha
tenuto a sottolineare il carattere esemplare della Tunisia per l’intero
processo di cambiamento in atto nei paesi del Nordafrica, in un equilibrio tra
fede religiosa e istituzioni che l’Italia intende doverosamente aiutare a
mantenere, nella fiducia che il paese saprà intraprendere una rinnovata strada
di sviluppo avvalendosi anche del proprio qualificato capitale umano.
Il 23 maggio la
procura militare del Kef ha richiesto la pena capitale nel procedimento contro
l'ex dittatore tunisino Ben Alì per la repressione delle sollevazioni
popolari all’inizio del 2011, giudicando la sua
responsabilità perfino superiore a quella di chi direttamente mise in atto la
repressione nelle prime fasi della rivolta tunisina: infatti, nei confronti
degli altri 22 imputati, la procura militare si è limitata a richiedere
genericamente l'applicazione di pene massime, e ciò ha costituito per la difesa
di Ben Alì motivo di opposizione alla richiesta di condanna a morte, che
colpirebbe un semplice associato ai fatti in causa, mentre ne sarebbero esenti
i diretti responsabili. Va peraltro ricordato che Ben Alì, con la moglie Leila
Trabelsi e il più piccolo dei figli, si trova dal 14 gennaio 2011 in Arabia Saudita,
ove né i circa sette decenni di condanne finora ricevute per ruberie e
malversazioni, né tantomeno l'eventuale condanna a morte potrebbero
raggiungerlo. Il 13 giugno,
comunque, Ben Ali ha subito due diverse
condanne per la repressione della rivolta popolare, la prima a venti anni di carcere e la seconda all’ergastolo.
Gli ultimi giorni
hanno visto un ulteriore peggioramento del clima civile della Tunisia, ove le manifestazioni di prepotenza dei
salafiti sembrano moltiplicarsi senza un'adeguata risposta da parte delle
autorità, e ciò comincia con evidenza a suscitare malumori anche nelle forze
di polizia, espressi dal loro sindacato maggioritario, che ha richiesto al
governo di poter finalmente agire in modo efficace per assolvere i compiti che
il quadro istituzionale del paese assegna alla polizia.
Vi sono inoltre segnali non meno
preoccupanti di insofferenza anche da parte di forze laiche, ispirate al
principio della separazione tra fede e Stato, che non sopportano più
l'arroganza aggressiva degli integralisti islamici. Il vero nodo, però, sta
proprio nel governo islamico moderato di Ennahdha, che sembra quasi
paralizzato tra le opposte esigenze dell’affermazione della legalità e la
scarsa volontà di colpire il movimento salafita, con cui evidentemente le
radici comuni non sono poi tanto secondarie, e nonostante tale movimento
critichi aspramente l’islamismo di governo per il suo carattere moderato.
Del resto, tale carattere moderato resta
ancora l'incognita che gli ambienti internazionali non riescono ancora a
mettere a fuoco, se è vero che il 30 maggio si è giunti addirittura a temere un
assedio di attivisti del partito di governo contro la sede della più
forte centrale sindacale tunisina, l’UGTT, accusata di mettere in
difficoltà l'Esecutivo con le sue richieste nell'ambito del rinnovo dei
contratti nazionali di varie categorie di lavoratori. Così, accanto alle voci
di organizzazione paramilitare tanto dei salafiti quanto di Ennahdha,
all'opposto circolano informazioni su milizie di autodifesa che sarebbero in
via di organizzazione in molti quartieri delle grandi città tunisine,
maggiormente permeate da principi laici e perciò timorose di prossimi attacchi
integralisti islamici.
In tutto ciò, l'ambiguità del partito di
governo non è sembrata certamente sciogliersi quando il 28 maggio è stata
autorizzata ufficialmente l'attività politica del partito Hezb Ettahir,
espressione politica dei salafiti: se è vero che questa apertura potrebbe
favorire una progressiva istituzionalizzazione del movimento salafita - e ciò
potrebbe credibilmente essere nei piani dell'élite direttiva di Ennahdha
-, è altrettanto vero che da parte dei salafiti potrebbe aversi buon gioco a
presentare questo successo come un segnale di debolezza della compagine
istituzionale, e un volano per un rinnovato slancio verso la conquista del
potere in Tunisia, o quantomeno l’imposizione
di elevati livelli di osservanza della legge coranica a tutto il paese.
Proprio questa seconda visione ha
evidentemente ispirato gli autori dei massicci
attacchi partiti l’11 giugno dal quartiere della Marsa (periferia della
capitale), inizialmente diretti contro una galleria d’arte che esponeva opere
giudicate immorali dagli integralisti, e successivamente estesi anche ad altre
città della Tunisia. Dopo un’iniziale incertezza, le forze di polizia – che
hanno registrato nei loro ranghi 65 feriti – si sono mosse, arrestando oltre
160 manifestanti, ed il 12 giugno è
stato imposto il coprifuoco nella capitale e in altri sei governatorati, la
misura più grave adottata dalla caduta di Ben Ali.
Poiché i salafiti hanno fissato per il
venerdì di preghiera (15 giugno) la data di una grande mobilitazione, le forze
di sicurezza guidate dal Ministero dell’interno, in cooperazione con le Forze armate, hanno
provveduto ad un massiccio presidio del
territorio per il rispetto del divieto di manifestazione, e di fatto le
previste dimostrazioni non hanno avuto luogo – va rilevato come solo da poche
ore fosse in vigore una normativa più
estensiva per l’uso delle armi da fuoco da parte delle forze dell’ordine,
tale da permetterne l’uso nei casi di pericolo per ciascun agente o propri
colleghi, ma più in generale per scongiurare attacchi contro le istituzioni; si
tratta evidentemente di una risposta ai malumori espressi nei giorni precedenti
dalla polizia per l’impossibilità di intervenire efficacemente contro le
manifestazioni salafite.
Tunisia
1956 Il Paese ottiene l’indipendenza dalla Francia.
1957 Con voto parlamentare, è deposto il Bey. La Tunisia diventa una Repubblica, con a capo Habib Bourguiba che introduce una serie di riforme in ambito politico e sociale, tra cui l’abolizione della poligamia e la promozione dei diritti delle donne.
1964 Il Neodestour, ribattezzato Partito Socialista Destour (PSD), diventa l’unico partito legale.
1975 Bourguiba è eletto Presidente a vita.
1982: L’OLP si
rifugia a Tunisi, costretta da Israele ad abbandonare il Libano.
1986 Bourguiba nomina il generale Zine el-Abdine Ben Ali Ministro degli Interni per arginare la deriva fondamentalista del Mouvement de la tendance islamique (MTI).
1987 Ben Ali depone per senilità il Presidente Bourguiba e diventa premier. Il PSD è rinominato RCD (Raggruppamento Costituzionale Democratico).
1988 La nuova Costituzione introduce il multipartitismo ed abolisce la Presidenza a vita. Vengono ammessi a partecipare alla vita politica tunisina anche due partiti dell’opposizione. Il MTI assume il nuovo nome di Partito della Rinascita (Hizb al-Nahda, o Ennahdha).
1989 L’RCD vince in tutti i seggi alle elezioni legislative, mentre i fondamentalisti conquistano il 13% dei voti. Ben Ali diventa Presidente della Repubblica.
1991 Fallisce un colpo di Stato attribuito al Partito della Rinascita. Viene intensificata la lotta contro i fondamentalisti.
1994 Ben Ali, candidato unico, è rieletto Presidente. Alle elezioni legislative, l’RCD si aggiudica tutti i seggi.
1999 Ben Ali domina nuovamente le elezioni presidenziali cui, per la prima volta, partecipano altri due candidati.
2002
Con due emendamenti alla costituzione del 1959, viene abolita la
clausola che limita a tre i mandati presidenziali. Viene inoltre innalzata a 75
anni l’età massima per ricoprire l’incarico presidenziale.
2004 Il 24 ottobre, in occasione delle elezioni presidenziali, il Presidente Ben Ali vince con il 94,48% di preferenze, ottenendo così il quarto mandato.
2005 Si svolgono le prime elezioni per la Camera dei Consiglieri, secondo ramo del Parlamento, composta da rappresentanti degli Enti locali territoriali e dalle parti sociali, nonché da membri di diretta nomina presidenziale.
2009 Nelle elezioni presidenziali del 25 ottobre il Presidente Ben Ali viene rieletto per il quinto mandato presidenziale consecutivo con l’89,62% dei voti.
2011 A seguito dei moti di protesta popolari, il Presidente Ben Ali abbandona il Paese il 14 gennaio. Il giorno dopo il Presidente della Camera Mebazaa giura quale nuovo Capo dello Stato ad interim e affida al Primo Ministro uscente Ghannouchi l’incarico di formare un Governo di unità nazionale. A seguito delle dimissioni di Ghannouchi, il 27 febbraio, viene nominato al suo posto Caid Essebsi. Il 23 ottobre si svolgono le elezioni per l’Assemblea Nazionale Costituente (ANC), che vedono vincitore il partito moderato di ispirazione islamica Ennahdha (89 seggi su 217). La ANC (Presidente Moustapha Ben Jafaar – Ettakatol) elegge Presidente provvisorio della Repubblica Moncef Marzouki (CPR), il quale nomina Primo Ministro Hamadi Jebali (Ennahdha), che assume funzioni il 24 dicembre.
STRUTTURA ISTITUZIONALE E POPOLAZIONE
Struttura
istituzionale e dati di base
Superficie: |
162.155 kmq |
Capitale: |
Tunisi (699.700 abitanti, esclusi i sobborghi) |
Principali città: |
Sfax, Ariana, Gabès, Sousse, Kairouan |
Nome Ufficiale: |
Repubblica tunisina |
Forma di
Governo: |
In via di definizione (è in corso la fase costituente). Con il “decreto sui poteri provvisori”, approvato ai primi di dicembre, l’assetto istituzionale del paese è “di fatto” quello di un regime parlamentare. |
Capo provvisorio
dello Stato: |
Moncef MARZOUKI |
Capo del
Governo: |
Hamadi JEBALI |
Ministro degli
Esteri: |
Rafik ABDESSELAM |
|
|
Sistema
legislativo: |
al momento monocamerale (Assemblea Nazionale Costituente) |
Sistema legale: |
fondato sul diritto francese e islamico |
Suffragio: |
20 anni; universale |
|
|
Partecipazione ad Organizzazioni Internazionali: |
ONU, UNCTAD, OIL, FMI, UNESCO, UNIDO, G77, BIRS, WTO, FAO, AIEA, ICAO, IFAD, IOM, UNHCR, WHO, Lega Araba, OIC, UMA, ecc. |
Popolazione
ed indicatori sociali
Popolazione: |
10,6 milioni di abitanti (stima al 1° luglio 2011 da Institut Nationale de la Statistique ) |
Tasso di crescita: |
1,2% (stima 2009 - INS) |
Aspettativa di vita alla nascita: |
uomini: 72,5 anni; donne: 76,5 anni (stima 2009 - INS) |
Gruppi etnici: |
arabi 98%; europei ed altri 2% |
Religioni: |
musulmana sunnita 98%; cristiana 1%; ebraica 1% |
Lingue: |
arabo (lingua ufficiale), francese |
Principali partiti politici: |
|
Composizione del Governo tunisino (24
dicembre 2011)
Primo Ministro |
Hamadi JEBALI |
Ministri |
|
Affari Esteri |
Rafik ABDELSSELAM |
Interno |
Ali LARAYEDH |
Trasporti |
Abd Karim HAROUNI |
Infrastrutture
e Urbanismo |
Mohamed SALAMANE |
Difesa Nazionale |
Aelkarim ZBIDI |
Tecnologie
della Comunicazione |
Mongi MARZOUK |
Affari Religiosi |
Nourdine KHADMI |
Giustizia |
Nourddine BHIRI |
Diritti
Umani, giustizia transitoria e portavoce |
Samir DILOU |
Affari Sociali |
Khalil ZAWIYA |
Pianificazione e Sviluppo regionale |
Jamel Eddine GHARBI |
Occupazione e Formazione Professionale |
Abd Waheb MAATAR |
Investimenti e Cooperazione
Internazionale |
Riadh BETTAIB |
Gioventù e Sport |
Tarek DHIAB |
Agricoltura |
Mohamed BEN SALEM |
Finanze |
Hassin DEMASSI |
Affari della Donna |
Siham BADI (Sig.ra) |
Insegnamento Superiore e Ricerca
Scientifica |
Moncef BEN SALEM |
Cultura |
Mahdi MABROUK |
Industria, Commercio e Artigianato |
Mohamed Amine CHAKHARI |
Salute |
Abd Latif MAKKI |
Ambiente |
Mamiya EL BANNA (Sig.ra) |
Turismo |
Elyes FAKHFAKH |
Istruzione |
Abd Latif ABID |
Demanio |
Slim Ben HMIDAINE |
Ministri
presso il Primo Ministro |
|
Trasparenza
e lotta corruzione |
Abd Rahmane ADGHAM |
Riforma
amministrativa |
Mohamed ABBOU |
Economia |
Ridha SAIDI |
Relazioni
con l’Ass. Naz. Costituente |
Abd Razek KILANI |
Il quadro politico della Tunisia è stato completamente modificato da quella che i media internazionali hanno chiamato la “rivoluzione dei gelsomini” e dall’abbandono del potere da parte del Presidente Ben Ali il 14 gennaio 2011.
I moti di protesta, inizialmente caratterizzati da rivendicazioni di carattere socio-economico da parte di studenti e disoccupati, cominciati nella seconda metà di dicembre 2010 a Sidi Bouzid, in una delle aree più depresse del Paese, si sono rapidamente estesi. Alle manifestazioni, represse con brutalità dalle Autorità tunisine, hanno successivamente aderito, grazie anche alla diffusione delle ragioni della protesta attraverso internet, altre componenti sociali, inclusi alcuni ordini professionali, come quello degli avvocati. Anche le richieste dei dimostranti si sono via, via ampliate, includendo rivendicazioni di carattere politico, in particolare per quanto concerne il rispetto delle libertà di stampa, espressione ed associazione, e inerenti il dilagare dei fenomeni di corruzione e nepotismo in favore dei familiari e dell’entourage del Presidente.
Il giorno successivo all’uscita di scena del Presidente Ben Ali, il 15 gennaio 2011, in base a quanto previsto dalla Costituzione tunisina, il Presidente della Camera, Mebazaa, ha giurato quale Capo dello Stato ad interim e ha conferito al Primo Ministro uscente, Ghannouchi, l’incarico di formare un Governo di Unità nazionale. Si trattava, tuttavia, di un Governo ancora largamente rappresentato da personalità legate al precedente regime. Il 27 febbraio, a seguito di alcuni incidenti e saccheggi in varie località del Paese, culminati in una grande manifestazione di piazza a Tunisi sfociata in nuove violenze (5 morti e vari feriti tra i dimostranti) e un sit-in di settimane presso la Casbah contro il governo, il Primo Ministro Ghannouchi, rassegnava quindi le proprie dimissioni. Lo sostituiva Be’ji Caid Essebsi, ottantacinquenne avvocato con una lunga esperienza di governo durante l’epoca di Bourghiba che nei giorni successivi procedeva ad un nuovo rimpasto che avrebbe sancito l’uscita di scena degli ultimi esponenti del vecchio regime ancora presenti nel governo, a soddisfazione della richiesta della piazza di una cesura netta ed irreversibile con il passato. Nonostante questo le manifestazioni sarebbero proseguite fino a maggio 2011.
Il Governo di Caid Essersi, pur nella criticità rappresentata dalle condizioni economiche del paese, dal persistere di un quadro securitario fragile (di cui fu tra l’altro termometro il massiccio flusso di migranti clandestini verso l’isola di Lampedusa nel periodo primaverile) come anche dalle tensioni createsi al confine tuniso-libico, ha comunque garantito una corretta transizione del Paese fino alle elezioni dell’Assemblea Nazionale Costituente (ANC) tenutesi il 23 ottobre 2011. Tali consultazioni si sono svolte nell’ordine ed in un clima partecipativo di generalizzato ottimismo, con un’affluenza del 54% ed una positiva valutazione dei numerosi osservatori internazionali in merito a trasparenza e correttezza della consultazione.
Favorito dalla
parcellizzazione del voto (hanno partecipato ben 118 partiti, nella quasi
totalità formatisi o legalizzati dopo la caduta di Ben Ali) e dal suo rapido
radicarsi sul territorio, oltre che per essere stato il partito i cui
componenti più avevano sofferto le repressioni del passato regime, il partito
di ispirazione islamica Ennahdha ha conquistato la maggioranza dei seggi (89 su
217) ed ha potuto esprimere il Primo Ministro ( Hamadi Jebali, Segretario Generale del partito) grazie ad un
accordo di maggioranza con CPR (29 seggi) e FDTL-Ettakatol (20), i cui leader
(rispettivamente Moncef Marzouki e Moustapha Ben Jafaar) sono stati eletti
rispettivamente Presidente provvisorio della Repubblica e Presidente dell’ANC.
L’Assemblea
Costituente è al lavoro per
redigere il testo della nuova Costituzione. Nelle ultime settimane, i lavori si
sono concentrati sulla c.d. “questione identitaria” e sul possibile riferimento
alla Shari’a come fonte di diritto nel progetto di Costituzione, come
inizialmente prospettato da Ennahdha. Il tema ha animato un forte dibattito
nella società civile tunisina, sfociato in manifestazioni anche violente da
parte di gruppi legati alla minoranza salafita a difesa della necessità di
introdurre un richiamo alla Legge coranica. A conferma dello spirito moderato
che ha sin qui caratterizzato l’azione di Ennahdha, il movimento ha convenuto
sull’opportunità, a tutela della laicità dello Stato, di non inserire alcun
riferimento alla Shari’a, ferma restando la salvaguardia del principio
dell’Islam come religione di Stato. Pur non essendo stato fissato un termine
per l’adozione della Costituzione (che, in caso di mancata approvazione da
parte dei 2/3 dell’Assemblea Costituente, sarà sottoposta a referendum) è
previsto indicativamente nella primavera del 2013 lo svolgimento delle elezioni
presidenziali, momento che segnerà la fine del periodo transitorio.
Alle Autorità transitorie tunisine è anche affidato il compito di realizzare importanti misure in campo economico e sociale in linea con le riforme, positivamente valutate dagli osservatori internazionali, portate avanti dal governo precedente soprattutto in tema di modernizzazione del sistema industriale, di liberalizzazione del commercio e di promozione degli investimenti. Si tratta di indicatori importanti per un Paese che si è sviluppato principalmente grazie all’apertura del mercato. Va ricordato, infatti, che tra il 2000 ed il 2010 la Tunisia ha assorbito oltre il 6% dell’insieme dei flussi d’investimento destinati al continente africano, flussi che hanno permesso di coprire i quattro quinti del deficit corrente tunisino (612 Milioni di Euro in media annua).
Dal punto di vista sociale, durante i suoi ventitre anni di governo, Ben Ali aveva agito lungo quattro direttrici fondamentali: alfabetizzazione del Paese ed istruzione gratuita (il tasso di analfabetismo è praticamente azzerato tra la popolazione in età scolare; scolarizzazione primaria ( al 97%); sviluppo del sistema sanitario pubblico; proprietà diffusa della « prima casa » (77%); diritti del fanciullo; libertà di religione e condizione della donna, giuridicamente assimilabile a quella maschile. In materia di pari opportunità tra uomo e donna la Tunisia è tradizionalmente all’avanguardia nel mondo arabo. Già nel 1956 il Codice dello Statuto Personale (modificato nel 1993) aveva tra l'altro abolito la poligamia, il divorzio tramite ripudio e limitato la pratica dei matrimoni combinati, stabilendo per le donne tunisine un quadro di riferimento del tutto simile a quello delle donne europee. Pur permanendo oggi alcune forme di discriminazione legate a precetti coranici, le donne rappresentano una componente sociale molto importante in Tunisia, con standard da Paese occidentale, anche se più in campo economico che politico.
La
fase transitoria avviatasi con la rivoluzione dei gelsomini ha ampliato le
politiche sociali alla sfera dei diritti umani, sia attraverso l’adesione della
Tunisia alle principali intese internazionali in tale materia, che tramite uno
sforzo di apertura alla pluralità politica (autorizzazione alla registrazione
di partiti politici, movimenti e ONG) ed in materia di media e informazione
(anche se questo settore sarebbe meritevole di un riordino complessivo) nonché
attraverso il tentativo di attenersi allo Stato di Diritto per quanto riguarda
i processi intentati nei confronti di Ben Ali, dei suoi familiari e principali
collaboratori.
All’inizio
di Aprile il Governo ha presentato un Piano di Azione, redatto in
collaborazione con un gruppo di esperti in campo economico e sociale, con il
principale Sindacato dei lavoratori (UGTT) e con la Federazione dei datori di
lavoro (UTICA). Gli obiettivi del Piano “per una Tunisia libera, democratica,
autentica, moderna, giusta e tollerante” sono: l’accelerazione delle riforme;
il miglioramento della sicurezza nazionale; la realizzazione di una società
“centrista” e la creazione di un ambiente multiculturale. Benché il Piano sia
già stato ampiamente criticato per il suo carattere troppo “idealista”,
sicuramente si tratta di una mossa mediatica diretta a tranquillizzare i
partner stranieri sulle intenzioni del Governo provvisorio, perlomeno della sua
componente più moderata.
Il
principale problema sul tavolo rimane quello del gap sociale, specialmente a
livello territoriale tra regioni più arretrate (il sud-ovest e l’interno del
Paese) e gran parte dell’area costiera. Il permanere di sacche di povertà in
varie zone del Paese, rimaste al margine del processo di sviluppo economico,
rappresenta ancora un significativo elemento di instabilità, che per anni ha
alimentato i flussi di migranti tunisini verso l’Europa, ha innescato i
disordini sfociati nella deposizione di Ben Ali e potrebbe innescarne di nuovi
se il nuovo Governo non sarà in grado di rispondere alle richieste di
cambiamento.
1. Andamento congiunturale e politiche economiche
Gli effetti negativi della crisi sull’economia e sulla finanza tunisina si sono manifestati in modo più evidente nella prima parte del 2011. L’economia ha registrato un brusco deterioramento con perdite stimate in circa 2,5 miliardi di Dinari, l’equivalente del 4% del PIL; principale causa della contrazione è stata il rallentamento delle attività produttive per i continui scioperi e sit-in da parte dei lavoratori. Nella seconda metà dell’anno, tuttavia, con l’instaurarsi di un clima di maggiore fiducia si è registrata una leggera ripresa e le stime a fine 2011 erano di una crescita tra lo zero ed il -0,3, in ogni modo in netto contrasto con la crescita media annua dell’ultimo decennio attestatasi intorno al 5% circa. L’anno si è chiuso con una recessione del 2,2% ed è prevista una debole ripresa per il 2012 (+2.8%).
Nel corso del 2011, a dispetto di
previsioni molto più pessimistiche, le esportazioni di beni e servizi sono
aumentate del 7,9% rispetto all’anno precedente, in conseguenza
della ripresa delle attività industriali anche nei comparti, a più alto valore
aggiunto, della trasformazione industriale. Il trend positivo è
continuato anche nei primi tre mesi del 2012 con un incremento del 9,1%.
Trainanti in tal senso si sono dimostrate le produzioni agroalimentari le
industrie elettriche e le industrie del tessile e dell’abbigliamento. Anche per
quanto riguarda le importazioni si è registrato un aumento del 12,45% spinto dall’aumento dei prezzi
dei generi alimentari ed energetici che hanno rappresentato rispettivamente il
27 ed 26% delle importazioni complessive. Nonostante la risalita
delle esportazioni, il deficit della bilancia commerciale ha raggiunto i 5,8
miliardi di USD e quello della bilancia delle partite correnti i 3,1 miliardi
di USD, principalmente per il rincaro dei prodotti energetici, il sostanziale
calo delle rimesse (in particolare dovuto alla crisi libica) ed lo stallo del
settore turistico. I flussi turistici in ingresso, a fine agosto 2011, secondo
i dati forniti dall’Office Nationale du
Tourisme, sono diminuiti di circa il 47% con una conseguente diminuzione
delle entrate in valuta da essi derivanti (-49,9%, nel primo semestre 2011). Le
riserve sono diminuite di oltre il 19,7% passando da 9,462 miliardi di USD a
7,372 miliardi ed il debito estero è passato da 21,5 miliardi di USD$ del 2010
ad oltre 23 miliardi nel 2011. La disoccupazione – soprattutto nella fascia dei
giovani diplomati -, il cui tasso era già relativamente alto, nel 2011 si è
attestato al 18% della popolazione attiva (circa 900.000 disoccupati molti dei
quali altamente scolarizzati), con un brusco aumento rispetto al biennio
2009-2010 (13%).
Il
rilancio dell’economia dipenderà, in primo luogo, dalla capacità, di fornire
rinnovato impulso alle attività produttive e dei servizi, dopo un periodo di
ridotti investimenti e mancati introiti e da una risposta adeguata alla
richiesta popolare di equa redistribuzione del reddito. E’ presumibile che la
Banca Centrale opterà per una politica monetaria espansiva, con un occhio
all’inflazione che nel 2011 si è attestata su una media del 3,5%. Nonostante il Governo tenterà di prevenire
il deprezzamento del dinaro per rallentare l’acuirsi del disavanzo delle
partite correnti, è presumibile che la valuta locale potrà viceversa
rafforzarsi per tutto il 2012, a causa del deprezzamento dell’Euro che
costituisce i due terzi del paniere a cui la valuta tunisina è ancorata.Le
strategie di politica economica dell’attuale Governo sono, quindi, influenzate
dalla necessità, da una parte, di cercare di riassorbire il più possibile la
disoccupazione strutturale, aggravata dai rientri di lavoratori tunisini dalla
Libia, e dall’altra di incoraggiare lo sviluppo degli IDE, attenuando al
contempo il gap sociale.
A fine 2011 è stato approvato il
Nuovo Piano di Sviluppo (2012-2016) che oltre a riprendere le misure adottate
dai precedenti governi in tema di sviluppo economico pone un maggiore accento
proprio a questioni di carattere sociale. Il Piano prevede importati
investimenti, in particolare nel settore delle infrastrutture di base, nelle
zone più depresse del Paese e la creazione di circa 75.000 nuovi posti di
lavoro nel settore pubblico. Per il prossimo biennio il Governo prevede un
aumento della spesa pubblica del 10% rispetto al 2011, spinta anche
dall’incremento dei sussidi, dei salari minimi statali e dagli indennizzi alle
imprese danneggiate nel corso dei moti rivoluzionari; il deficit di bilancio è
previsto ampliarsi di oltre il 9% in rapporto al PIL secondo le previsioni
dell’EIU. D’altro canto, obbiettivi di crescita appaiono difficili in presenza
di entrate limitate e di investimenti incerti e per questo motivo tra le
ipotesi formulate dal Governo vi è quella di sviluppare partnership pubblico-privato (PPP) che abbiano un impatto minimo sul
deficit e sul debito pubblico. La principale sfida sarà quella di venire
incontro alle richieste dei lavoratori senza scontentare gli investitori; un
traguardo arduo ma anche l’unico in grado di scongiurare una paralisi
dell’attività produttiva.
Gli Investimenti esteri hanno ricominciato a crescere dopo un periodo di contrazione, di oltre il 25% nel 2011 (in particolare quelli di portafoglio che hanno segnato un -59,5%). E’ da notare che nei primi nove mesi del 2011 a fronte di 82 imprese straniere chiuse, con una perdita di 5.900 posti di lavoro, ne sono state aperte 98 nuove ed ulteriori 136 aziende estere già operative nell’industria manifatturiera hanno ampliato le loro attività, permettendo di creare 6720 nuovi posti di lavoro. Dodici delle 98 nuove aziende si sono, peraltro, impiantate in regioni interne o meno sviluppate del Paese ed i dati relativi ai primi due mesi del 2012 indicano un aumento degli investimenti hanno del 35% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. Sono presenti nel Paese oltre 3000 imprese straniere, con circa 320.000 addetti, di cui circa il 88,6% di provenienza europea, in particolare da Francia (circa 1300 imprese), Italia (con circa 750 aziende), Gran Bretagna, Germania e Belgio, seguiti da Paesi del Nord America ed asiatici. Circa la metà di queste imprese operano in joint-venture ed il 76% di esse esportano la totalità della produzione.
La posizione della Tunisia relativamente al clima d’affari rimane quindi ancora buona nonostante il declassamento del Paese da parte delle principali agenzie di rating. Il rapporto della Banca Mondiale e della Società Finanziaria Internazionale, “Doing Business 2012”, pubblicato a novembre 2011 posiziona la Tunisia al 46° posto nella classifica dei 183 Paesi oggetto di rilevazione (contro il 40° posto dell’anno precedente); la Tunisia resta ben posizionata in tutta la regione Nord Africana e del Medio Oriente, preceduta solo dagli emirati Arabi (33° posto) e del Qatar (36° posto). La perdita di 6 posizioni é dovuta essenzialmente al peggioramento di alcuni indicatori tra i quali l’accesso al credito. Il settore bancario è frammentato e la piccola dimensione degli istituti di credito ostacola lo sfruttamento di importanti economie di scala. Una delle più preoccupanti incognite per gli investitori esteri è la risposta che il Governo tunisino vorrà dare alla richiesta di aumenti salariali da parte dei sindacati anche se l’impianto normativo particolarmente favorevole ed attrattivo sviluppato negli anni precedenti non è stato finora messo in discussione e gli investimenti privati continuano ad essere agevolati. Secondo le previsioni contenute nel “Regional Economic Outlook” del FMI, la crescita dei Paesi MENAP importatori di petrolio” nel 2012 , tra i quali la Tunisia, continuerà ad essere condizionata da fattori di instabilità sociale, politica ed economica. Il quadro è ulteriormente complicato da inefficienti politiche di bilancio e dall’aumento della bolletta energetica. Per questo motivo il Fondo suggerisce l’attuazione di riforme in materia di “business environment”, di protezione sociale ed in materia di mercato del lavoro nonché una più attenta gestione della spesa.
Con l’intento di rimettere in moto la crescita degli IDE nazionali ed esteri, l’OCSE ha di recente invitato la Tunisia ad aderire alla Declaration on International Investment and Multinational Enterprises. Tunisi si è riservata di verificare l’impatto che tale impegno potrebbe avere sulla propria economia anche con l’ausilio di un “Punto di Contatto Nazionale” che sarà ubicato all’interno del Ministero degli Investimenti e della Cooperazione Internazionale, composto da rappresentanti del Governo, delle imprese private e dei sindacati e che inizialmente provvederà a divulgare le Linee Guida dell’OCSE in materia di IDE ed investimenti multinazionali.
Infine, qualsiasi analisi economica sul futuro della Tunisia nel breve-medio termine non può prescindere da una valutazione sul futuro dell’economia dell’Eurozona. Le attività produttive in Tunisia, proprio per la loro natura export-oriented, hanno risentito più del calo della domanda estera, in primis di quella europea, che della variata situazione interna. Nel 2010 l’UE si è posizionata come principale partner della Tunisia sia in termini economici che commerciali. Più dei tre quarti dei flussi turistici in ingresso e circa due terzi di IDE complessivi sono di origine europea, la maggior parte delle rimesse provengono dall’Europa e l’UE che resta il principale mercato di sbocco delle merci tunisine.
2. Relazioni economiche e commerciali con i
Principali Paesi partner
Oltre il 75% dell’interscambio è realizzato con l’Unione Europea, in primis con la Francia e l’Italia, seguite da Germania e Spagna. Con l’UE, sin dall’entrata in vigore dell’Accordo di Associazione nel 1998, è stato avviato e concluso lo smantellamento tariffario per la maggioranza dei prodotti industriali e dal 2006 sono in corso negoziati per la liberalizzazione del settore agricolo e dei servizi. Altri partner commerciali di rilievo per il Paese sono gli Stati Uniti ed alcuni Paesi del mondo arabo. Con la Libia, nell’ambito dell’Accordo sulla liberalizzazione degli scambi, è stata concordata nel 2007 l’abolizione delle barriere tariffarie al fine di sviluppare ulteriormente la cooperazione in campo economico e commerciale. Sempre con la Libia, sono all’esame delle Autorità tunisine le prospettive di cooperazione energetica. Sullo stesso fronte, va registrata anche la partnership con l’Algeria nel cui ambito sono stati conclusi importanti accordi commerciali. Molto attiva è stata infine la collaborazione economica tra Tunisia ed Emirati Arabi Uniti, come testimoniato dai numerosi scambi di visite ad alto livello a partire dal 2005, che hanno portato, nel periodo in questione, ad un’importante crescita degli investimenti emiratini (acquisizione del 35% del capitale della Telecom –Tunisia; realizzazione del complesso turistico di Hergla). Ad inizio 2011 il gruppo del Qatar “Qtel” ha acquisito il 25% della società di telecomunicazioni Tunisiana - primo gestore GSM privato tunisino.
3. Rapporti con Istituzioni Finanziarie Internazionali
La Tunisia è membro del Fondo Monetario Internazionale sin dall’aprile 1958 (al momento non ha nessun accordo in corso) e della Banca Mondiale attiva nell’ambito della Country Assistance Strategy con 18 progetti nei settori delle infrastrutture, educazione ed energia per un ammontare complessivo di 700 milioni di USD. La BM, nel 2009, ha concesso alla Tunisia un prestito del valore di 250 milioni di USD (cofinanziati dall’UE e dalla Banca Africana di Sviluppo - AfDB) per il finanziamento di un programma d’appoggio alla competitività dell’economia, mirato a favorire lo snellimento delle procedure amministrative e la modernizzazione di quelle legislative. Inoltre la BM, nel 2011 ha erogato 500 milioni di USD ( Development Policy Loan) per il sostegno al Bilancio; si tratta di un prestito in due tranche annuali per complessivi 1,5 miliardi di USD. Nel marzo 2011 la BEI, ha messo a disposizione 600 Milioni di Euro per prestiti supplementari da integrare a quelli della BM. La Tunisia aderisce anche al Programma MEDA, lanciato dalla BEI, grazie al quale beneficia di un finanziamento per un progetto di assistenza tecnica a favore dello sviluppo di cinque poli tecnologici ed è membro fondatore dell’OMC.
A fine gennaio 2012 la Tunisia ha completato l’iter per l’ottenimento di Paese azionista della Banca Europea di Ricostruzione e Sviluppo (BERS). Già il 17 gennaio la BERS aveva autorizzato il ricorso ai cooperation funds per finanziare attività di assistenza tecnica nel Paese. La BERS focalizzerà la sua azione, in stretta cooperazione con le altre IFI, in settori in cui potrà fornire valore aggiunto, tra i quali: la ristrutturazione ed il rafforzamento del settore finanziario per favorire lo sviluppo del settore privato; il sostegno alle PMI; la promozione dell’efficienza energetica e lo sviluppo del settore dell’energia rinnovabile.
A febbraio 2012 la AfDB ha approvato un nuovo “Interim Country Strategy Paper 2012-2013”. Si tratta di un nuovo strumento flessibile che, a differenza del passato, copre un biennio anziché un quinquennio per rispondere alla fluidità di carattere sociale, politico ed economico che inevitabilmente caratterizzerà il futuro (almeno quello più prossimo) della Tunisia. Tra gli obiettivi del Paper vi è il sostegno alla crescita ed alla transizione economica sia attraverso il rafforzamento della governance che tramite la realizzazione di attività atte a favorire l’occupazione e l’inclusione delle fasce sociali più vulnerabili, con particolare riguardo alle diversità territoriali.
La FAO/WFP ha di recente approvato un progetto del valore di 42 milioni di USD per la sostenibilità alimentare delle popolazioni di quattro governatorati di aree depresse. Si tratta di un intervento “Cash for Work” (CFW) e di formazione che si avvarrà della collaborazione dell’amministrazione tunisina la quale ha già stanziato 5 milioni di Euro per l’avvio del progetto.
La Tunisia ha manifestato altresì interesse ad aderire alla Convenzione OCSE-CoE sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale.
4. Il “Partenariato di Deauville”
Nel solco dei consolidati rapporti con l’Unione Europea, gli Usa e le Istituzioni Finanziarie Internazionali si inserisce il “Partenariato di Deauville”, iniziativa del G8 in favore dei Paesi della cd. “Primavera Araba”. La Tunisia è stato il primo Paese chiamato a far parte di questo processo, che si propone di convogliare risorse politiche e finanziarie (in questo caso soprattutto attraverso una maggiore coordinazione e rimodulazione degli interventi delle IFI) a sostegno ai processi di transizione democratica.
La Tunisia pre-rivoluzione aveva da tempo impostato la propria politica estera su una scelta strategica di partenariato con l’UE, di mediazione nelle crisi regionali e di promozione dell'integrazione maghrebina. In tale contesto, si inquadrano anche la moderazione di toni nel sostegno assicurato alla causa palestinese e il clima di cauto dialogo con Israele. Per il momento, non sono intervenuti da parte del governo provvisorio segnali di cambiamento sostanziale delle linee guida della politica estera tunisina, anche se è possibile aspettarsi per il futuro un maggiore dinamismo, dalla rimodulazione dei rapporti con l’Unione Europea, a quella delle relazioni con i vicini e con i Paesi dell’area del Mediterraneo orientale, in particolare la Turchia.
I profondi legami del Paese
con il mondo arabo continuano ad essere al centro della politica estera
tunisina. La Tunisia è stata, fino al 1990, sede della Lega Araba ed ospita
tuttora una riunione annuale dei Ministri dell’Interno dell'Organizzazione.
La Tunisia, Paese moderato e tradizionalmente vicino all’Occidente, ha sempre manifestato il suo sostegno alla causa palestinese. La scelta strategica effettuata sul piano della sicurezza da Tunisi in favore di Washington non impedisce, infatti, alla Tunisia di esprimere un giudizio critico nei confronti della politica statunitense in Medio Oriente. Quanto alla Siria, la Tunisia, che sostiene apertamente il Consiglio Nazionale Siriano contro il regime di Bashar al-Assad, ha ospitato il 24 febbraio 2012 a Tunisi la prima riunione del Gruppo dei “Friends of Sirya”.
Per la sua stessa posizione geografica, la Tunisia è
attivamente impegnata nell’ambito dell’integrazione sub-regionale, in
particolare nel quadro dell’Unione del
Maghreb Arabo (UMA), non solo per motivi di sicurezza, ma anche come
presupposto di una più fattiva e profonda collaborazione con l’UE.
L‘integrazione del Maghreb costituirebbe per i tunisini un importante segnale
politico e avrebbe conseguenze economiche di rilievo, come l’avvio dei grandi
progetti infrastrutturali, che potrebbero costituire un ulteriore stimolo alla
crescita economica e allo sviluppo degli investimenti esteri. La Tunisia ha
svolto un’azione di primo piano tentando di rimediare alla situazione di stallo
che caratterizza l’Unione in conseguenza dei difficili rapporti bilaterali tra
Algeria e Marocco sulla questione del Sahara Occidentale. In tale quadro, è
stato avviato il processo di stabilimento in Tunisia della Banca Maghrebina di
Investimento e del Commercio Estero, il cui Statuto è stato parafato nel marzo
2010. Il tradizionale impegno tunisino a
favore dell’integrazione regionale caratterizza anche la politica estera del
Governo Jebali, il cui Ministro degli Esteri Abdessalem, forte anche dei
segnali di “distensione” recentemente registratisi nelle relazioni tra Algeria
e Marocco, nel corso dell’ultima riunione dei Ministri degli Esteri dei Paesi
dell’UMA (Rabat, 16-17 febbraio 2012) ha annunciato la disponibilità di Tunisi
ad ospitare entro la fine del 2012 un Vertice dei Capi di Stato e di Governo.
Sempre viva è stata
l’attenzione delle Autorità tunisine nei confronti dell’Africa sub-sahariana,
in un’ottica di stabilizzazione sub-regionale, anche in ragione della
preoccupazione tunisina per i focolai di instabilità presenti nella regione
sahariana. Pur in un contesto di
risorse limitate, la cooperazione tunisina con i Paesi Africani si era tradotta
nella promozione della cooperazione sud-sud, soprattutto nei settori sanitario
e della formazione, e nel convogliare le risorse dei Paesi occidentali per
progetti di cooperazione triangolare.
La Tunisia continua a
rappresentare un partner di primaria importanza per gli Stati Uniti
nella regione. Il Governo americano non ha mancato di assicurare il proprio
sostegno alla “rivoluzione dei gelsomini” e alla delicata fase di transizione
in atto, anche con importanti aiuti economici. La Tunisia è chiamata, da parte
americana, a svolgere un ruolo funzionale alla stabilizzazione della regione
nell’ambito del più ampio teatro strategico del “Grande Medio Oriente”. In tale ottica occorre peraltro inquadrare la
decisione di Washington di istituire a Tunisi, presso la propria Ambasciata,
l’Ufficio regionale per l’Africa del Nord per la messa in opera dell’“Iniziativa
di partenariato tra gli Stati Uniti e il Medio Oriente”.
Sempre nel contesto di uno stretto rapporto con l’Occidente, è da segnalare l’attenzione rivolta da Tunisi agli aspetti della sicurezza e alla cooperazione con la NATO.
Per quanto concerne la proposta di
moratoria sulla pena di morte, anche se in Tunisia resta in vigore la pena
capitale, sin dal 1991 è stata di fatto applicata una moratoria delle esecuzioni.
Per quanto
riguarda la riforma del Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite, dopo aver, in un primo tempo, appoggiato
le aspirazioni di Germania e Giappone nel quadro di una formula che prevedesse
l’attribuzione di seggi permanenti anche a Paesi in via di sviluppo, la Tunisia
si è allineata alla posizione comune africana (il c.d. “Consenso di Ezulwini”,
che prevede l’istituzione di sei nuovi seggi permanenti con diritto di veto, di
cui due da attribuire al Gruppo Africano, e cinque nuovi seggi non permanenti)
e sostiene la necessità di una maggiore rappresentanza per il continente
africano in CdS. Tale posizione è stata ribadita in tutti gli incontri
al più alto livello degli ultimi mesi. In particolare, da parte tunisina si è
posto l’accento sull’esigenza che ogni ipotesi di riforma raccolga la più ampia
adesione politica possibile e sia volta a riformare il CdS con l’obiettivo di
renderlo più efficace e trasparente.
5. Relazioni con l’Unione Europea
Per la Tunisia il continuo sviluppo e rafforzamento delle relazioni con l’UE costituisce una scelta strategica, come confermato ai più alti livelli in tutte le occasioni di incontro anche dall’attuale Governo di transizione. Tunisi aspira ad intrattenere relazioni privilegiate con l’UE in tutti i settori: il dialogo politico bilaterale si estende ormai a ogni ambito contemplato dall’Accordo di Associazione (firmato dalla Tunisia - primo dei Paesi dell’area - già nel 1995 ed entrato in vigore nel 1998), nonché dal Piano d’Azione PEV, adottato nel 2005, che ha ulteriormente approfondito le relazioni bilaterali.
Nell’ultimo
Consiglio di Associazione, svoltosi nel maggio 2010, si era deciso di avviare i
negoziati per un partenariato rafforzato, sul modello dello “Statuto
Avanzato” UE-Marocco, accogliendo le sollecitazioni tunisine al riguardo,
creando un gruppo di lavoro UE-Tunisia ad hoc. Da parte europea era stato
tuttavia a più riprese rilevato come il Paese non avesse compiuto sufficienti
sforzi per raggiungere gli obiettivi concordati, specie per quanto riguarda la
questione dei diritti umani (in particolare nel settore della libertà di
associazione e di espressione e in quello giudiziario). A seguito della
deposizione di Ben Ali, vi è stato generalizzato consenso in seno all’UE per
una rapida ripresa, su basi rinnovate, del negoziato sullo Statuto Avanzato,
inteso come chiaro segnale della volontà europea di sostenere il processo di
transizione tunisino. Lo Statuto Avanzato dovrà comunque essere concluso dal
Governo legittimamente eletto a seguito delle libere consultazioni popolari del
2012. Al riguardo, si segnala che il 2
febbraio 2012 il Primo Ministro tunisino Jebali e l’AR Ashton hanno
sottoscritto una dichiarazione congiunta per la concretizzazione di un
"partenariato privilegiato", in cui spiccano un
maggiore sostegno finanziario dell'UE (400 milioni di euro per il
2012-2013), l'impegno a riattivare, entro il 2012, i negoziati per un Accordo
di liberalizzazione dei prodotti agricoli e della pesca e la ripresa del
dialogo sulla mobilità. A quest’ultimo riguardo si fa presente
che sono in fase di conclusione i negoziati per la creazione di un Partenariato
di Mobilità e sicurezza, volto a dare risposte concrete alle sfide più
complesse, come quella di una gestione condivisa del fenomeno migratorio, attraverso
politiche che assicurino un’adeguata rilevanza alle aspettative dei giovani
provenienti dai Paesi della sponda sud in termini di formazione, di opportunità
occupazionali, di mobilità per motivi di studio e di lavoro.
Completano il quadro la previsione di negoziati per la liberalizzazione del traffico aereo e l'avvio dei negoziati per un Accordo sull'accettazione e valutazione di conformità dei prodotti industriali, per i settori elettrico e dei materiali da costruzione.
In campo economico, il Paese occupa già il primo posto nella regione in fatto di integrazione con l’UE ed è stato il primo dello spazio Euromed a entrare a far parte, il 1 gennaio 2008, di una zona di libero scambio con l’UE per i prodotti industriali, con due anni di anticipo rispetto alla data prevista. L’UE copre il 68% delle importazioni tunisine e il 73,5% delle sue esportazioni. Sono attualmente in corso negoziati sulla liberalizzazione graduale dei servizi, sui prodotti agricoli e sui prodotti agricoli trasformati, sul diritto di stabilimento.
La Tunisia beneficia dello Strumento Europeo di Vicinato e Partenariato (ENPI), che fornisce assistenza ai Paesi destinatari della Politica Europea di Vicinato. Il Piano Indicativo Nazionale 2011-2013 stanzia a favore della Tunisia 240 milioni di euro destinati a riforme politiche per democrazia, diritti umani, stato di diritto e buon governo; gestione dei flussi migratori e dell’asilo, lotta al crimine organizzato, al terrorismo e al riciclaggio; sviluppo di condizioni propizie all’investimento privato; sviluppo sostenibile ambientale, sociale ed economico; sostegno all’istruzione, alla formazione superiore e alla ricerca; rafforzamento dei programmi sociali; agevolazioni per lo scambio di beni e servizi; sviluppo dei trasporti, del settore energetico e della società dell’informazione.
Da ENPI è finanziato anche il Programma di cooperazione transfrontaliera tra Tunisia ed Italia che interessa 5 Province siciliane (Agrigento, Caltanissetta, Ragusa, Trapani e Siracusa), per un budget complessivo di 25 milioni di euro. Le priorità del Programma sono tre: lo sviluppo e l’integrazione regionale, la promozione dello sviluppo sostenibile e la cooperazione culturale e scientifica. Nel dicembre 2010 il relativo Comitato di Monitoraggio ha selezionato i primi 11 progetti per un totale di 7 milioni di euro.
Da parte tunisina si auspica un rafforzamento del sostegno europeo in ambito PEV, in considerazione della grave situazione di emergenza creatasi nel Paese. Vi è in tal senso un generalizzato consenso in ambito comunitario, anche se non si è ancora discusso di una concreta strategia di revisione della PEV. Sempre in materia di accordi, sono allo studio la possibile adesione della Tunisia all’Accordo sullo spazio aereo comune ed un progetto di Accordo sulla cooperazione marittima.
La Tunisia ha sostenuto fin dall’inizio l’iniziativa francese dell’Unione per il Mediterraneo ed aveva presentato la candidatura di Tunisi a sede del Segretariato della costituenda organizzazione. Il mancato accordo del gruppo arabo su tale ipotesi ha peraltro portato al ritiro della candidatura tunisina. La Tunisia partecipa attivamente al “Forum Mediterraneo” ed è interessata al rilancio del “Dialogo 5+5”, ambedue sedi di dialogo tra i Paesi delle due sponde del Mediterraneo. L’ultima riunione dei Ministri degli Esteri del 5+5 si è tenuta a Roma il 20 febbraio 2012, sotto la co-presidenza italo-tunisina. Nel corso della visita del Ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola a Tunisi dell’aprile 2012 è stata confermata la volontà da parte delle autorità tunisine di sostenere l’iniziativa 5+5 quale forma di cooperazione multilaterale in grado di garantire stabilità regionale e favorire condizioni di sviluppo e capacità di risposta congiunte nei vari scenari di interesse nel bacino occidentale del Mediterraneo.
Il rapporto tra Italia e Tunisia è ormai da anni amichevole e intenso: la prossimità geografica, la comune appartenenza all’area mediterranea e il continuo contatto tra le comunità italiana e tunisina sono gli elementi che, più di altri, hanno contribuito, sin dalla nascita della Repubblica di Tunisia nel 1956, ad un positivo sviluppo delle relazioni bilaterali.
Italia e Tunisia, anche alla luce della loro posizione geopolitica, mostrano una comune sensibilità su diverse tematiche di rilievo internazionale, sancita dalla conclusione nel 2003 del Trattato di Buon Vicinato, Amicizia e Collaborazione, che prevede periodici incontri e consultazioni al più alto livello politico. I due Paesi hanno tradizionalmente un intenso dialogo su tutte le principali tematiche internazionali ed hanno instaurato un ampio partenariato in vari settori, tra cui la lotta al terrorismo internazionale ed il contrasto all’immigrazione clandestina. A riprova dell’eccellente andamento delle relazioni bilaterali e al fine di darvi ulteriore slancio, il 16 maggio 2012 il Sig. Ministro Terzi e il Ministro degli Esteri tunisino Abdessalem hanno sottoscritto a Tunisi una Dichiarazione Congiunta di Partenariato Strategico Rafforzato istitutiva del Vertice bilaterale annuale.
Frequenti sono gli incontri ai più alti livelli, da ultimo: la visita a Tunisi del Presidente del Consiglio Prodi del 30 ottobre 2006; le visite in Tunisia del Ministro degli Affari Esteri D’Alema del 3-4 aprile 2007 e del 24-25 ottobre 2007; il Ministro degli Affari Esteri tunisino è stato ricevuto a Roma dal Ministro Frattini il 28 gennaio 2009; il 12 e 13 maggio 2009 ha avuto luogo la visita in Tunisia dell’On. Ministro Frattini, recatosi nuovamente a Tunisi il 16 e 17 gennaio 2010. L’On Ministro ha inoltre rappresentato l’Italia, accompagnato dal Sottosegretario Craxi, alla Conferenza Ministeriale del Dialogo 5+5, tenutasi a Tunisi il 15 e 16 aprile 2010. Il 1 novembre 2010 il Sottosegretario Craxi è stata ricevuta a Tunisi dal Ministro degli Affari Esteri e dalla sua omologa Chtioui. In quell’occasione l’On.le Stefania Craxi sensibilizzò con adeguata enfasi l’allora Ministro degli Esteri Morjane sulla questione del rispetto dei diritti umani in Tunisia.
Molto numerose le visite effettuate nel 2011.
L’On. Ministro Frattini si è recato a Tunisi per incontri con la dirigenza del nuovo corso politico il 14 febbraio 2011. Nel marzo il Sottosegretario Craxi ha svolto a Tunisi una missione nel corso della quale ha incontrato il Primo Ministro del Governo di unità nazionale, Essebsi. Il 25 marzo l’On. Ministro Frattini e il Ministro Maroni si sono recati in visita a Tunisi, incontrando, tra gli altri, il Primo Ministro Essebsi. Il 4 aprile u.s. il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, accompagnato dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni e dal Sottosegretario Craxi, ha incontrato a Tunisi il Presidente Mebazaa e il Primo Ministro Essebsi. Il 5 aprile 2011 il Ministro Maroni ha incontrato il suo omologo Essid ed è stato firmato un processo verbale di collaborazione migratoria (volto a regolare, in particolare, i seguiti dell’emergenza causata dagli irregolari tunisini verso l’isola di Lampedusa). Entrambi hanno partecipato, l’11 maggio 2011, a Civitavecchia alla cerimonia di consegna di 4 motovedette nell'ambito della suddetta Intesa.
Il 18 maggio 2011 il
Ministro Brambilla ha incontrato a Roma il suo omologo tunisino, Houas. Il 15-16
giugno 2011 il Ministro dello Sviluppo
Economico Paolo Romani ha
incontrato, accompagnato da una delegazione comprendente tra gli altri i
Presidenti di Ice, Sace, Simest e Sistema Moda, il Primo Ministro Caid Essebsi,
il Ministro degli Esteri Kefi, il Ministro del Piano e della Cooperazione
Internazionale Triki, il Ministro del Commercio e Turismo Houas ed il Ministro
di Stato presso il Primo Ministero Ben Achour. Il 12 settembre il Ministro
dell’Interno Roberto Maroni, accompagnato dal Sottosegretario agli Affari
Esteri Stefania Craxi e dal Sottosegretario all’Interno Sonia Viale, ha
incontrato il Ministro dell’Interno Habib Essid, il Ministro degli Affari
Esteri Mohamed Mouldi Kefi ed il Ministro della Difesa Abdelkarim Zbidi,
attualizzando ulteriormente il quadro delle intese in campo di contrasto
all’emigrazione clandestina.
Il 22 novembre 2011 Il Ministro degli Esteri Terzi ha incontrato il suo omologo tunisino Kefi a margine del G8 BMENA. Nel dicembre scorso il Ministro della Difesa di Paola ha incontrato il suo omologo tunisino a margine della Ministeriale Difesa del 5+5 (Nouackchott, 10-11 dicembre 2011). Il 6 gennaio 2012 il Ministro Terzi, in visita a Tunisi, ha avuto colloqui con il Presidente della Repubblica, il Presidente dell’Assemblea Costituente, il Primo Ministro e il Ministro degli Esteri.
Il 10 gennaio 2012 il SS all’Interno, Ruperto, ha incontrato il SS Abdouli, che l’11 gennaio 2012 ha avuto un colloquio a Roma con il SS Dassù. Il 14 gennaio 2012 il SS Dassù ha incontrato a Tunisi il MAE Abdessalem, a margine delle celebrazioni del primo anniversario della “rivoluzione dei gelsomini”. Il 13 e 14 febbraio 2012 il Ministro della Cooperazione Riccardi si è recato a Tunisi. Il 20 febbraio il Ministro degli Esteri Abdessalem ha co-presieduto con il Ministro Terzi la IX Ministeriale Esteri del Dialogo 5+5, svoltasi a Roma. Il 29 febbraio 2012 il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, si è recato in missione a Tunisi. Il 15 marzo 2012 il Capo del Governo di transizione tunisino, Hamadi Jebali, ha incontrato a Roma il Presidente della Repubblica, Napolitano, il Presidente del Consiglio, Monti e i Presidenti della Camera e del Senato, Fini e Schifani. Il 22 marzo 2012 il Ministro dell’Interno Cancellieri ha incontrato a Tunisi il suo omologo tunisino Larayedh e il Ministro degli Esteri Abdessalem. Il 14 aprile 2012 il Ministro della Difesa, Di Paola ha co-presieduto con l’omologo tunisino Zbidi a Tunisi la XIII Commissione Militare Mista italo-tunisina. Il 16-17 maggio 2012 il Presidente della Repubblica si è recato in visita a Tunisi, accompagnato dal Sig. Ministro Terzi, che ha incontrato il suo omologo tunisino Abdessalem. Il 5 giugno 2012 il Ministro per il Turismo Gnudi ha incontrato a Tunisi il suo omologo tunisino, Fakhfakh, occasione nella quale è stata sottoscritta una Dichiarazione Congiunta volta a rafforzare la collaborazione in materia di turismo tra i due Paesi e stabilire un piano di cooperazione per il periodo 2012-2014. Il 15 giugno 2012 il SS Dassù ha incontrato in Tunisia il SS tunisino Abdouli a margine del Seminario Aspen “Energizing the Mediterranean economies”.
2. Rapporti economici bilaterali
La classifica dei partner della Tunisia non presenta sostanziali variazioni da alcuni anni, con la Francia in testa (anche per motivi storico-sociali), l’Italia al secondo posto e la Germania, primo esportatore europeo, al terzo posto. Continua, però il trend di aumento delle importazioni di provenienza extra-UE, con particolare rilievo per quanto concerne quelle di provenienza cinese. Consistente anche l’incremento delle importazioni di provenienza russa, probabilmente riferite al settore energetico. Il principale Paese di destinazione delle merci tunisine continua ad essere la Francia, seguito dall’Italia, dalla Germania e dal Regno Unito mentre la crisi in Libia ha favorito l’avvicendamento con l’Algeria quale più importante partner regionale.
Nel corso del 2011 si è assistito ad un brusco rallentamento delle nostre esportazioni rispetto all’anno precedente (-11%) mentre le importazioni dalla Tunisia sono aumentate di circa il 10,5%. L’Italia importa dalla Tunisia principalmente articoli nel settore dell’abbigliamento (anche in pelle) e calzaturiero, che nel 2011 hanno rappresentato rispettivamente il 30,3% ed l’15,18% delle importazioni complessive, ma anche beni in settori a più alto valore aggiunto quali quelli delle attrezzature e macchinari ( oltre il 10% delle importazioni complessive). I principali prodotti esportati dal’Italia in Tunisia sono quelli derivanti dalla raffinazione del petrolio (oltre il 17% delle esportazioni complessive nel semestre in esame), i prodotti tessili ( il 15,19%) e macchinari di vario tipo, (che hanno costituito oltre il 19% delle nostre esportazioni).
Nell’ultimo decennio si è assistito ad un processo di delocalizzazione di nostre imprese nel Paese nord africano, rilevante ed articolata è quindi la presenza dell’imprenditoria italiana in Tunisia con circa 744 imprese nel 2010, con un numero di impiegati che supera le 55.000 unità ed un totale di investimenti di oltre 170 milioni di Euro nel 2010 e di circa 143 milioni di Euro nel 2011. Nel 2011 l’Italia risultava essere il primo investitore in Tunisia.
Circa l’82% delle imprese italiane destina almeno il 70% della produzione all’estero avvalendosi di una favorevole normativa off-shore che consente, tra l’altro, la defiscalizzazione degli utili su base decennale. Il settore merceologico con maggiore presenza è quello del tessile/abbigliamento dove operano in prevalenza piccole e medie imprese ma che vede anche la presenza di grandi gruppi industriali quali Benetton, Miroglio, Marzotto e Cucirini. La Tunisia ha sempre presentato caratteristiche ideali per gli investitori italiani, grazie alla vicinanza geografica, alla stabilità politica e sociale, ad una normativa particolarmente favorevole in materia di incentivi (prorogata sino alla fine del 2011) ed al basso costo dei fattori di produzione. Gli investimenti italiani sono stati indirizzati in varia misura verso tutti i principali settori industriali tra cui quello energetico, siderurgico ed automobilistico nonché a quelli delle costruzioni, dei servizi ed in particolare del turismo, dei trasporti, logistici e bancari. Tra le imprese che operano stabilmente in Tunisia figurano l’Eni, la Snam Progetti, la Terna, la Ansaldo Energia (che ad ottobre 2010 si è aggiudicata il contratto per la costruzione della centrale elettrica di Sousse) la Fiat Auto, la Fiat Iveco, la Fiat Avio e la Piaggio, la Colacem ed il Gruppo Safas, le Fonderie Fratelli Gervasoni e la Ilva.
Per quanto riguarda le grandi opere sono presenti la Todini, la Astaldi, la Tecnis, la Ferretti e la Carta Isnardo. L’interesse dell’Italia ai progetti nel settore delle infrastrutture in Tunisia è stato confermato da una recente missione dell’ANCE (febbraio 2012) alla quale hanno partecipato 80 imprese italiane. Nel corso degli incontri sono stati proposti agli operatori italiani nove “grandi progetti” attualmente allo studio
Nel settore bancario hanno aperto filiali ed uffici di rappresentanza il Monte de Paschi di Siena, la BNL (BNP Paribas), l’Agrileasing del Gruppo ICCREA e l’Intesa San Paolo. Il Gruppo Intesa ha di recente riferito l’intenzione di creare una filiale full-branch in luogo dell’Ufficio di rappresentanza a Tunisi; tale operazione potrà essere resa operativa attraverso uno specifico accordo tra le Banche Centrali dei due Paesi. Intesa San Paolo ha altresì segnalato l’intenzione di partecipare con una quota di capitale alla Banca tunisina BIAT.
Nel settore dei trasporti operano la CAI-Alitalia, la Messina, la Tarros, la Grimaldi e la Faggioli, tra le altre.
La Lucchini SpA si è aggiudicata il tender internazionale per fornitura di rotaie per un valore di oltre 3 milioni di euro e la Società Thales Italia S.p.A., leader mondiale nel settore delle apparecchiature di radionavigazione aerea, si è aggiudicata un contratto di fornitura del valore di 1,4 milioni di Euro. Per quanto le telecomunicazioni, è da segnalare l’acquisizione da parte della Mediaset del 25% della “Nessma TV” canale satellitare con sede a Tunisi, secondo canale privato del Paese rivolto non solo al pubblico tunisino ma all’audience araba di tutta l’area mediterranea.
La SIMEST è sempre stata molto attiva in Tunisia, con partecipazioni al capitale sociale di dieci società. A fine dicembre 2010 risultavano approvati dalla SIMEST 48 progetti per un totale di 47 milioni di euro.
Il settore energetico è uno tra i più rilevanti ambiti di collaborazione economica tra Italia e Tunisia. Tra le iniziative più rilevanti in questo settore vi è il Progetto congiunto ELMED, oggetto di due Memorandum d’Intesa firmati nel 2007 e nel 2008 nella prospettiva di integrazione tra il sistema elettrico europeo e maghrebino. Il progetto prevede la costruzione in Tunisia di una Centrale Elettrica da 1200 megawatt (di cui 800 diretti verso il mercato italiano) e della sua connessione elettrica con l’Italia, attraverso un cavo sottomarino, nonché la gestione dell’impianto da parte di una impresa mista composta dalla italiana TERNA e dalla tunisina STEG. Le fasi di progettazione del sistema di connessione ed il lancio della gara internazionale per la realizzazione della Centrale sono gestiti dalla joint-venture ELMED Etudes, composta dalla due sopra indicate società.
Si tratta di un’iniziativa di importanza strategica in una prospettiva di integrazione del mercato dell’energia nel Mediterraneo, per questo motivo, il progetto ha suscitato interesse anche da parte delle Istituzioni Europee, nell’ambito del progetto MED-EMIP e delle Istituzioni Internazionali, tra le quali la Banca Mondiale che lo ha inserito tra le 12 iniziative eleggibili di finanziamento nell’ambito della “Clean Technology Fund”.
L’8 giugno 2011 è stata approvata la lista delle società pre-qualificate tra le quali rientrano le italiane Enel, Edison e Sorgenia e sono in corso i negoziati per definire la cornice istituzionale bilaterale funzionale alla componente produttiva. Nel corso della visita del Ministro dell’Ambiente Clini, a febbraio 2012, nel riconfermare la valenza industriale dell’iniziativa, il Ministro ha tuttavia sottolineato l’esigenza di sviluppare nel suo ambito una componente rilevante da fonti rinnovabili.
Nel settore delle rinnovabili, l’ENEA sta negoziando un Protocollo di Intesa con la Società con sede a Tunisi SDI Med per lo sviluppo delle tecnologie ENEA mentre in quello degli idrocarburi è particolarmente rilevante è la presenza dell’ENI che gestisce, attraverso l’impresa controllata TTPC, il gasdotto Transmed che collega l’Algeria con la Sicilia attraverso la Tunisia. La portata del gasdotto è stata recentemente ampliata fino a raggiungere i 34 miliardi di metri cubi annui.
Con lo scopo di rafforzare la collaborazione bilaterale nei settori del turismo, dei trasporti, delle infrastrutture, energetico e delle PMI, nel mese di marzo 2012 è stato attivato, da questo Ministero degli Affari Esteri, un tavolo di coordinamento interistituzionale. Nell’ambito del primo incontro sono state esaminate iniziative a favore dei nostri Tour Operators, anche in collaborazione con la PROMOS, e progetti finalizzati ad incentivare l’occupazione locale, come quello finanziato con fondi della cooperazione allo sviluppo per la formazione del personale e lo sviluppo di nuovi itinerari culturali; è stato inoltre concordato di riavviare il negoziato per la formalizzazione dell’Accordo bilaterale nel settore del turismo, anch’esso incentrato sugli stessi temi di formazione e turismo culturale. Per quanto riguarda il sostegno alle PMI tunisine, la collaborazione verrà rafforzata attraverso una specifica linea di credito del valore di 73 milioni di Euro, recentemente approvata nell’ambito del Programma bilaterale di cooperazione allo sviluppo nonché dalle attività previste dalla PROMOS, che di recente ha dichiarato l’intenzione di voler creare un Centro Euromed per micro, piccole e medie imprese, anche con l’utilizzo del Membership Partnership Fund. Infine, relativamente al settore delle infrastrutture, l’ANCE sta lavorando per identificare possibili meccanismi destinati a finanziare la costituzione di joint-venture nel settore delle costruzioni.
3. Relazioni culturali, scientifiche e
tecnologiche
Le affinità culturali, il fiorente interscambio commerciale, l’influenza trentennale della televisione italiana e i crescenti flussi migratori verso il nostro Paese fanno registrare un sempre crescente interesse per la cultura e la lingua italiane, testimoniato anche dall’affluenza di pubblico e dal successo mediatico che riscuotono le iniziative organizzate dal locale Istituto Italiano di Cultura.
Sul piano istituzionale, le relazioni culturali tra Italia e Tunisia sono regolate dall’Accordo di Collaborazione culturale, scientifica e tecnologica, firmato a Roma il 29 maggio 1997 e ratificato nel 1999, e dal relativo Protocollo esecutivo valido per il triennio 2005-2007. Il testo definitivo del Protocollo esecutivo 2009-2013, che coinvolge diversi settori, dall’organizzazione di eventi, alla valorizzazione dei rispettivi patrimoni culturali, dagli scambi interuniversitari alla scienza ed alla tecnologia, è in attesa di essere licenziato definitivamente, dopo un lungo iter approvativo..
La lingua e cultura italiane sono veicolate nel Paese grazie all’attività in loco di molteplici strutture e enti culturali. L’Istituto di Cultura, fondato nel 1962, svolge un’intensa e qualificata attività linguistica e culturale, in stretta collaborazione con le istituzioni e gli atenei locali. E’ attualmente presieduto da un Direttore “di chiara fama”. La Scuola Italiana di Tunisi, legalmente riconosciuta, assicura l’insegnamento a livello materno, elementare, medio e scientifico.
L’insegnamento dell’italiano, come lingua opzionale, nelle scuole secondarie tunisine, è impartito in circa 400 licei sparsi su tutto il territorio nazionale, ad opera di circa 600 docenti e con la partecipazione di oltre 54.000 allievi. A livello universitario, la nostra lingua viene insegnata in 6 dei 12 Atenei esistenti nel Paese. Nell’anno accademico 2007-2008, il numero degli iscritti ai corsi di laurea in italiano ha superato le 3.500 unità.
Un contributo del nostro Ministero degli Affari Esteri assicura da anni una cattedra di italiano presso l’Università tunisina di Manouba e due lettorati.
E’ attualmente in negoziato un Accordo per consentire l’insegnamento della lingua araba e della cultura tunisina negli istituti scolastici italiani in favore dei giovani tunisini residenti nel nostro Paese.
I cambiamenti politici intervenuti dopo la rivoluzione del 14 gennaio 2011 non hanno influito sulla struttura delle diverse comunità straniere emigrate in Tunisia, tra cui quella italiana e che si può distinguere in due principali componenti:
a) una collettività storica (3.578 iscritti all’Anagrafe Consolare), che affonda le radici della sua presenza già nel Cinquecento e accompagna la storia della Tunisia sino all’indipendenza nel 1956. Si tratta di italiani provenienti generalmente dal Meridione per esercitare professioni e mestieri per lo più di natura artigianale oppure agricola e della pesca;
b) una recente presenza di titolari di imprese, non necessariamente residenti su base continuativa nel Paese e per lo più non registrati in anagrafe, che si avvalgono del regime di produzione “off shore” per condurre attività produttive destinate all’esportazione fuori della Tunisia. Si stima la presenza di circa 700 imprese sul territorio nazionale, cui puo’ corrispondere un numero non esattamente quantificabile di connazionali stimato in circa 1.000 unità, che continuano a mantenere un legame stretto con l’Italia e non si considerano residenti in Tunisia;
c) un nuovo fenomeno manifestatosi negli anni più recenti, che riguarda individui titolari di pensioni o di altre fonti di reddito stabile in euro che hanno scelto di dimorare per parte dell’anno in Tunisia, incentivate dal valore relativamente basso della moneta locale rispetto all’euro e dal costo della vita inferiore rispetto all’Italia.
Alla collettività italiana residente vengono erogati servizi di assistenza con l’ausilio di enti italiani di assistenza operanti in Tunisia. Si contano circa 60 connazionali indigenti, spesso anziani e senza mezzo di sostentamento e/o invalidi. A questi si aggiungono giovani donne italiane, senza lavoro, costrette a vivere in Tunisia per poter vedere i propri figli spesso sottratti dal genitore tunisino illegalmente.
Accanto a tale presenza stanziale o semi stanziale di nostri connazionali, si registra un consistente flusso turistico (4-500.000 unità) che ogni anno decide di trascorrere le proprie vacanze sul territorio tunisino.
La Tunisia fin dal 1998 è beneficiaria di una quota privilegiata per lavoro subordinato nell’ambito della programmazione annuale di ingressi in Italia di lavoratori stranieri. In particolare, il Decreto Flussi 2007 ha incrementato la quota riservata a favore di cittadini tunisini portandola da 3500 a 4.000 unità, quota riconfermata negli anni anche con il Decreto Flussi del 2011. Nel 2010 erano residenti in Italia oltre 3.800 tunisini, a questi si aggiungono immigrati irregolari che nel 2008 avevano raggiunto le 7.611 unità con un incremento rispetto al 2007 di oltre il 400% ma che grazie ad un’efficace opera di sorveglianza delle proprie coste da parte delle autorità tunisine nel 2009 e nel 2010 avevano subito un sostanziale decremento.
La crisi tunisina ha comportato una
recrudescenza del fenomeno, con un improvviso incremento degli sbarchi di
clandestini provenienti dalla Tunisia sulle coste italiane nella primavera del
2001, che ha creato una situazione di grave emergenza ed ha riproposto il tema della lotta
all’immigrazione clandestina al centro dell’agenda bilaterale. La ricerca di
una soluzione immediata ha portato alla formulazione di un’intesa mutualmente
soddisfacente concretizzatasi nel Processo Verbale firmato il 5 aprile 2011 dal
Ministro Maroni e dal suo omologo Essid che, accanto ad un consistente
programma di rimpatri, prevedeva rilevanti concessioni in termini di rilascio
di permessi di soggiorno temporanei per ragioni umanitarie ed un importante
programma di forniture a beneficio delle forze di polizia e della guardia
costiera tunisine. Solo parte degli equipaggiamenti promessi sono stati,
tuttavia finora forniti, per problemi legati alle procedure di gare
europee. Con l’inverno gli sbarchi si
sono via, via interrotti per poi riprendere con l’arrivo della primavera. Le
Autorità tunisine non escludono nuovi arrivi nel corso dell’estate 2012. La
consapevolezza di entrambi i Paesi di dover quindi operare un salto di qualità
non solo rispetto ad iniziative in emergenza ma anche ad integrazione di quanto
previsto in materia di riammissione (Scambio di Note del 1998) ha portato alla
formulazione, su spinta italiana, di un Accordo quadro, alla stregua di quello conclusosi con la Francia che affronti in modo
sinergico temi di sviluppo socio-economico, di mobilità legale e di lotta
all’immigrazione illegale Già nel
corso dell’incontro tra il Ministro Frattini
ed il suo omologo di allora Morjane, avvenuto a Tunisi il 16 gennaio
2010, si era convenuto sulla necessità di un aggiornamento del quadro
bilaterale in materia migratoria. Al riguardo, è in corso il negoziato per la conclusione di un Accordo
bilaterale che consentirà di affrontare la tematica secondo un approccio
onnicomprensivo, tale da includere il contrasto ai flussi migratori legali, la
gestione congiunta della migrazione legale, la mobilità, il co-sviluppo.
5. Cooperazione allo sviluppo
La Tunisia, tradizionale partner privilegiato
dell’Italia, è un Paese di prima priorità per la nostra Cooperazione. In linea
con le priorità elencate dal Governo tunisino, siamo attivi nel sostegno al
settore privato, con interventi tesi ad aumentare la produttività e la
competitività delle piccole e medie imprese; nella protezione dell’ambiente,
con una gestione ottimale delle risorse e degli effetti legati ai cambiamenti
climatici; nello sviluppo delle risorse umane; nella valorizzazione
socio-economica del patrimonio ambientale e culturale; nella promozione del
welfare e negli equilibri macro-economici del Paese.
La cooperazione allo sviluppo italo-tunisina è
regolata da Grandi Commissioni Miste (GCM) che si tengono di norma ogni tre
anni.
In Tunisia sono attualmente in corso iniziative
della Cooperazione allo Sviluppo per un totale di 324 milioni di Euro, di cui
72 milioni di Euro a dono e 252 milioni di Euro a credito d’aiuto, di cui una
buona parte approvata a seguito della “rivoluzione dei gelsomini”.
Nel dettaglio, questi sono i settori prioritari
dell’intervento di cooperazione italiano in Tunisia:
Settore privato. Sono state finora attivate sette
linee di credito, con un impegno globale di circa 232 milioni di euro.
Un’ottava linea di credito da 73 milioni è stata recentemente approvata, il
relativo Protocollo di Accordo è stato firmato a novembre 2011 e si attende ora
la ratifica dello stesso da parte del Governo tunisino. Il protocollo che
consentirà l’avvio del nuovo programma di cooperazione tecnica di sostegno al
settore privato da 9 ME, è stato interamente impegnato ed in parte erogato alle
controparti tunisine per il sostegno all’imprenditoria giovanile, femminile ed
allo sviluppo di incubatori di imprese. Si procederà ora alla creazione della
struttura di gestione del Programma. Il Programma agirà in sinergia con altri
strumenti a favore del settore privato in particolare il Commodity Aid del valore di 95 ME di cui sotto.
Sostegno alla bilancia dei pagamenti. L’impegno in
tale settore, nell’ultimo quinquennio, ha raggiunto circa 142 milioni di euro. Oltre il Commodity Aid a dono da 46,8 milioni di
Euro, sono stati stanziati 50 milioni di euro a credito per il triennio
2009-2011, poi elevati a 95 milioni nel novembre 2009, sulla base di una
richiesta del Governo tunisino maturata nel quadro delle discussioni bilaterali
sulle questioni migratorie.
Settore ambientale. L’Italia è tradizionalmente
impegnata in iniziative di cooperazione finalizzate alla gestione ottimale delle
risorse naturali (suolo agricolo, risorse idrauliche), alla protezione
dell’ambiente (gestione rifiuti solidi e liquidi). Il protocollo che consentirà
l’avvio del nuovo programma di cooperazione tecnica da 9 ME, centrato sui
cambiamenti climatici e sulla protezione del Mediterraneo è stato ratificato a
fine 2010 è già disponibile la prima tranche di finanziamento per un totale
pari a 3 milioni di Euro. L’avvio del progetto di gestione dei rischi di
inquinamento marino del valore di 35 ME a credito d’aiuto che vede il
coinvolgimento di diversi Ministeri (Trasporti, Interni, Difesa) è stato per
ora sospeso.
Welfare/Sanità. L’Italia è impegnata da anni sul
tema del welfare, con una particolare attenzione alla problematica della
disabilità e della salute delle donne. Attualmente sono in corso un programma
per la reinserzione socio-economica delle persone disabili e un programma di
prevenzione del cancro femminile al seno. Un nuovo programma da 6,5 milioni di
Euro, centrato sull’inserzione scolastica dei giovani disabili, sui cancri
femminili e sulla salute materno-infantile, è in fase di avvio.
Patrimonio culturale/Risorse umane. Da anni, l’Italia è impegnata in iniziative
finalizzate allo sviluppo delle risorse umane e alla salvaguardia del
patrimonio culturale del Paese; citiamo, a titolo di esempio, il progetto per
la formazione di personale specializzato nel recupero dell’architettura delle
città oasi, il recupero di complessi storici nelle Medine di Tunisi e Kairouan
e la riabilitazione del quartiere della Piccola Sicilia. Un nuovo programma da
9 milioni di Euro, centrato sullo sviluppo delle competenze in materia di
amministrazione elettronica e sul rafforzamento dei tecnici intermedi, nonché
sulla valorizzazione socio-economica del patrimonio ambientale e culturale, è
già stato approvato.
A seguito della crisi libica e dell’emergenza che
si è determinata al confine tra Libia e
Nel Paese operano da tempo le ONG COSPE e CISS, la
prima con un importante intervento a favore dello sviluppo della pesca e della
pescicoltura nella Regione del Nord Ovest, la seconda con il progetto “Sviluppo
integrato del quartiere di Sidi Amor Abada, Kairouan”, volto a impiegare i
giovani del quartiere attraverso lo sviluppo di 20 nuove attività
imprenditoriali.
Tunisia, vi è stata, da parte della nostra
Cooperazione una pronta
risposta umanitaria concretizzatasi nell’invio di aiuti di prima necessità e
nella prima assistenza e rimpatrio dei fuoriusciti dai teatri di guerra
(creazione di una struttura di appoggio al campo che l’UNHCR e l’OIM hanno
allestito a Choucha, 8 Km dal valico di Ras Edjir al confine con la Libia, e
operazioni di rimpatrio di cittadini egiziani, maliani e bengalesi).
Nel corso di un Tavolo Misto tenutosi a Tunisi il 17-18 febbraio 2012 si
è potuto tracciare uno schema condiviso di partenariato allo sviluppo nel
medio-lungo termine. L’Italia concentrerà le risorse già impegnate e quelle di
prossimo impegno principalmente per la promozione del settore privato
(attraverso i programmi già in corso ed il Commodity
Aid) con particolare enfasi sulle PMI e sulla micro-imprenditoria. Una
particolare attenzione è stata data proprio alle operazioni di micro-credito,
già previste dal citato Programma a sostegno del settore privato, il quale
include 1 ME da mettere a disposizione per lo sviluppo delle aree più depresse
del Paese.
Il settore della PMI permetterà di sviluppare sinergie anche con il
Ministero del Lavoro, per programmi di formazione e di assistenza
all’imprenditoria, che potrà godere di finanziamenti UE. L’Italia,
peraltro, nell’ambito del sistema comunitario, coordina a livello locale il
gruppo di lavoro sul settore privato.
PRESIDENTE
DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE COSTITUENTE TUNISINA |
Mustapha
Ben JAAFAR (Ettakatol, dal novembre 2011)
RAPPRESENTANTI
DIPLOMATICI |
AMBASCIATORE D’ITALIA
S.
E. Pietro BENASSI (dal 1° dicembre 2009)
AMBASCIATORE DI TUNISIA
S. E. Naceur MESTIRI (luglio 2011)
***
L’onorevole Gennaro Malgieri ha
ricevuto dal Presidente della Camera, on. Gianfranco Fini, l’incarico di
coordinare le relazioni della Camera con i Parlamenti dei Paesi arabi del
bacino del Mediterraneo.
In tale veste, il 23 gennaio 2009
l'on. Malgieri ha incontrato una delegazione di Ambasciatori dei Paesi arabi,
tra cui il Consigliere dell’Ambasciata della Tunisia, Sabri Bachtobji.
****
Si
ricorda che la Camera dei deputati italiana e la Camera dei deputati tunisina
hanno firmato il 7 ottobre 1997, in occasione della visita dell’allora
Presidente della Camera Violante in Tunisia[1], una Dichiarazione
Congiunta che prevede l’organizzazione di una giornata parlamentare a
cadenza biennale. Al momento non è ne è stata realizzata alcuna.
Corrispondenza
In data 5 dicembre 2011, il
Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha scritto al Presidente
dell’Assemblea Nazionale Costituente tunisina, Mustapha Ben Jaafar, una lettera di congratulazioni per la sua
elezione all’alto incarico.
Incontri
bilaterali
Il 15
marzo 2012, il Presidente della Camera,
Gianfranco Fini, ha incontrato Primo
Ministro della Tunisia, Hamadi Jebali. Durante l’incontro il Primo ministro
ha illustrato la fase critica di profondo cambiamento che sta attraversando il
Paese ed ha sottolineato che occorre risolvere nel breve periodo i problemi
economico-sociali per rafforzare i processi di democratizzazione in atto. Il
Primo ministro tunisino ha messo in rilievo il ruolo prioritario per la
trasformazione del Paese giocato dalla maggiore istruzione dei giovani e dai
nuovi mezzi di comunicazione ed ha sottolineato la necessità di imparare a
convivere con una mentalità nuova, modificando e relativizzando la concezione
di identità araba che deve essere profondamente rivista. Sotto questo profilo
Jebali ha anche espresso la preoccupazione per gli estremismi che si affacciano
non solo nell’ambito dell’Islam ma anche nell’estrema destra europea. Sono
state poi esaminate questioni relative agli altri paesi della regione, in
particolare alla Libia e all’Egitto. Il Presidente Fini ha espresso
l’intenzione di recarsi in visita ufficiale in Tunisia, prima della fine del
mandato del Primo ministro.
Il 29
febbraio 2012, il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha incontrato
il leader del Partito islamista Ennahdha, Rachid
Ghannouchi. Il Presidente Fini, ha ribadito la convinzione sulla necessitò
che le due sponde del Mediterraneo proseguano il dialogo ed ha auspicato che
l’Europa comprenda l’errore compiuto nell’aver mantenuto rapporti privilegiati
con i regimi che governavano i paesi arabi. Tuttavia ha anche affermato che vi
sono preoccupazioni per gli sviluppi della situazione nella regione, ma che la
primavera araba ha dimostrato che l’Islam non è incompatibile con la
democrazia. Il successo tunisino servirà in questo senso ad aiutare l’Europa a
mettere da parte la diffidenza. Lo stesso convegno, che si svolgerà in
giornata, organizzato dalla Comunità Sant’Egidio, dimostra l’attenzione del
mondo cattolico alle realtà della sponda sud del Mediterraneo. Il leader
tunisino ha apprezzato l’autocritica del Presidente Fini e, dopo aver ricordato
che per venti anni gli è stato impedito di venire in Italia, ha sottolineato
che la Tunisia sta cercando di costruire un nuovo futuro non solo per sé, ma
anche per tutta la regione. Si vuole infatti costruire un nuovo modello che
faccia incontrare l’Islam con la democrazia, il progresso, la scienza. La
primavera araba, secondo Ghannouchi, ha posto fine alla guerra dichiarata l’11
settembre, quando Bush avrebbe indetto una vera e propria crociata contro l’Islam.
L’islam è stato sequestrato dal terrorismo e ora la primavera araba lo ha
liberato. Il Governo tunisino è costituito da islamici e laici che ora lavorano
insieme per un futuro comune. E’importante, per il leader tunisino, imparare
dall’esperienza dell’occidente a gestire pacificamente un paese
pluralista. Per quello che riguarda la
situazione degli immigrati in Italia, Ghannouchi ha auspicato il miglioramento
della legge sui rifugiati e la concessione della cittadinanza.
Il 12
dicembre 2011, il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha ricevuto
alla Camera una delegazione degli
Ambasciatori dei Paesi delle Lega Araba, guidata dall’Ambasciatore della Libia, Abdulhafed Gaddur, Vice Decano del Corpo Diplomatico Arabo in Italia. Gli
altri Ambasciatori sono: Sabri Ateyeh,
Delegato Generale Palestinese;
Naceur Mestiri,
Ambasciatore della Tunisia; Nur Hassan Hussein,
Ambasciatore della Somalia; Said Nasser Al-Harthy, Ambasciatore dell'Oman; Saywan Mustafa Barzani,
Ambasciatore dell'Iraq; Sherif Fouad Sadek, Incaricato d'Affari della Lega degli
Stati Arabi.
L’incontro è stato richiesto dagli
Ambasciatori per discutere, in particolare, la questione palestinese in riferimento alle varie istanze di
riconoscimento presentate presso gli Organismi Internazionali ed agli sviluppi
del processo di pace con Israele. Gli Ambasciatori hanno richiesto il sostegno
dell’Italia in occasione della decisione dell’ONU in ordine al riconoscimento
dello Stato Palestinese. Tale richiesta non è stata avanzata per isolare Israele,
bensì perché si è constato lo stallo del negoziato. Il Presidente Fini, dopo
aver ricordare il tradizionale sostegno dell’Italia alla causa palestinese, ha
evidenziato che l’azione di un singolo Stato non otterrebbe nessun risultato:
determinante sarebbe riuscire ad avere una posizione unitaria in sede UE. In
tal caso sarebbe possibile esercitare un’effettiva pressione sugli USA, su
Israele e su Hamas per ottenere un risultato soddisfacente. L’Italia si sta
quindi impegnando affinchè la politica estera europea riesca finalmente a
parlare con una sola voce. Inoltre, ha invitato gli Ambasciatori a non
affrettare i tempi, ma aspettare un possibile cambio di scenario, riconducibile
a: le elezioni negli USA e in Israele, la possibilità che si riesca ad individuare
una data per le elezioni legislative palestinesi, la possibilità che – per
quelle date – l’UE abbia individuato una linea comune.
Il 29 giugno 2010, il
Presidente della Camera, on. Gianfranco Fini, si è recato in visita ufficiale a Tunisi, dove è stato ricevuto dall’allora Presidente della Camera
dei Rappresentanti, Fouad Mebazaa, e
dall’allora Ministro degli Affari esteri, Kamel
Morjane.
Nell’incontro con
il Presidente Mebazaa, a cui erano presenti il Vice Presidente dell’Assemblea
Sahbi Karoui, l’on. Salah Tabarki,
Presidente della Commissione Affari esteri e Presidente del Gruppo di amicizia
parlamentare Italia-Tunisia e l’on. Afifa Salah, Presidente della Commissione
per i diritti delle donne nei Paesi euro mediterranei dell’AP-UpM, è stato
sottolineata l’importanza dell’integrazione euro mediterranea e la necessità di
far avanzare il dossier relativo alla Banca euro mediterranea di sviluppo che
costituisce l’obiettivo più concreto e funzionale allo sviluppo della regione.
Il Presidente Mebazaa ha auspicato che la Presidenza di turno italiana
dell’AP-UpM possa far progredire la collaborazione tra le due rive del
Mediterraneo. E’ stata espressa preoccupazione per lo stallo del processo di
pace e l’auspicio di un’iniziativa statunitense in grado di far riprendere il
processo. Il Presidente Fini ha affermato la necessità che l’Unione europea
faccia sentire maggiormente la sua presenza, ma ha richiamato l’attenzione
sulla questione che la chiave della pace non è più solo il Medio Oriente ma
anche Teheran. E’ stata poi ricordata l’importanza di sostenere il dialogo tra
le civiltà e le politiche di integrazione.
Il Ministro degli esteri, Kamel Morjane, nel colloquio con il Presidente
Fini ha sottolineato l’impegno italiano per lo sviluppo della Tunisia e l’eccellente
relazione tra i due Paesi. Si è parlato anche dell’importanza delle politiche
di integrazione e il Ministro tunisino ha espresso l’auspicio che l’Italia
realizzi iniziative in questo senso. Il Presidente Fini ha affermato che
sarebbe opportuno dare il diritto di voto nelle elezioni amministrative ai
cittadini stranieri che vivono e lavorano da tempo nel nostro Paese.
Il 5 febbraio 2009 si è
svolto l’incontro del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, con l’allora Ministro degli Esteri di Tunisia,
Abdelwaheb Abdallah.
Commissioni
Il 15 giugno 2012, l’on. Mecacci si è recato in missione in Tunisia per partecipare ad un seminario organizzato dall'UNDP (United Nations Development Programme).
L’8 e 9 giugno 2012, una delegazione della Commissione Affari esteri, guidata dal Presidente Stefani e composta dai deputati Michaela Biancofiore e Jean Leonard Touadi, ha effettuato una missione in Tunisia, dove ha incontrato Riadh Bettaieb, Ministro dell’Investimento e della Cooperazione Internazionale, il Segretario di Stato agli Affari Esteri (per l’Europa) e Touhami Abdouli, Mustapha Ben Jaafar, Presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente ANC.
Il 18-19 gennaio 2012 una delegazione del Comitato Schengen, guidata dalla sua Presidente, Margherita Boniver, e composta dai deputati Strizzolo e D'Ippolito Vitale nonchè dai senatori De Feo e Livi Bacci, ha svolto una missione in Tunisia, nell'ambito dell'indagine conoscitiva su asilo, immigrazione ed integrazione.
Il 15 giugno 2011, una delegazione tunisina, guidata dal Prof.
Mohamed Salah Ben Aissa, Presidente del Sottocomitato per le Riforme giuridiche
e giudiziarie dell'Alta Istanza tunisina, si è recata in visita alla Camera e
ha incontrato il Presidente della Commissione
Affari costituzionali, Donato Bruno, e alcuni membri della medesima
Commissione, ossia i deputati Maria Piera Pastore, Mario Tassone e Roberto
Zaccaria, nonchè il Segretario della Commissione
Giustizia. Il Prof. Mohamed Salah Ben Aissa ha poi svolto un’audizione
informale presso la Commissione Affari
esteri sul processo di transizione democratica in atto in Tunisia.
Il 2 aprile 2009 il Presidente della Commissione Affari esteri, Stefano Stefani, ha incontrato l'allora Ambasciatore di Tunisia, S.E. Habib Achour.
Cooperazione multilaterale
La Tunisia partecipa alla cooperazione parlamentare nell’ambito dell’Assemblea Parlamentare Euro-Mediterranea
(APEM), che ha assunto la denominazione, a seguito della decisione adottata
dalla Sessione plenaria di Amman e resa esecutiva dal Bureau di Palermo del 18
giugno 2010, Assemblea parlamentare
dell’Unione del Mediterraneo (AP-UpM), prendendo parte a tutte le sedi ove
si svolge tale cooperazione. In tale ambito alla Tunisia era stata affidata,
per il quadriennio 2008-2012, la responsabilità della Presidente della
Commissione diritti della donna e la Vice Presidenza della Commissione per
l’energia e l’ambiente.; inoltre la
Tunisia ha copresieduto insieme all’Italia il Gruppo di lavoro tecnico
incaricato di approfondire ulteriormente la questione della trasformazione del
FEMIP[2] in
Banca
A seguito degli avvenimenti avvenuti in Tunisia, nessuna delegazione
parlamentare è intervenuta alla Sessione
Plenaria del 3 e 4 marzo 2011, svoltasi a Roma, a conclusione della Presidenza di turno italiana, né alla
successiva svoltasi a Rabat il 24 e 25 marzo 2012, a conclusione
dell’anno di Presidenza di turno del
Marocco. In tale occasione il
Plenum, su proposta del Bureau di Presidenza, ha deciso di affidare nuovamente
alla Tunisia la Presidenza della Commissione per i diritti delle donne nel
Mediterraneo.
Si ricorda che la Tunisia ha esercitato la Presidenza di turno dell’Assemblea Parlamentare dal marzo 2006 al marzo
2007 ed ha organizzato, a Tunisi,
la riunione Plenaria il 16 e 17 marzo
2007.
DIALOGO 5 + 5 La Tunisia partecipa al Dialogo 5 + 5 (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Malta e Algeria, Tunisia, Marocco, Libia e Mauritania), la cui terza e ultima riunione, dedicata al tema Le sfide del Mediterraneo, si è tenuta a Rabat, il 23 e 24 novembre 2006.
NATO Il Parlamento tunisino ha lo status di osservatore nel Gruppo Speciale del Mediterraneo e del Medio oriente dell’Assemblea Parlamentare della NATO (si segnala che nel giugno 2002 si è svolto a Tunisi l’incontro del Gruppo e in tale occasione è stato conferito alla Camera dei deputati tunisina tale status[3]). Il Gruppo Speciale Mediterraneo e Medio oriente (GSM) dell’Assemblea parlamentare della NATO è un organismo specializzato di tale Assemblea, creato nel 1997, per intensificare le relazioni con i paesi della riva sud del Mediterraneo; esso rappresenta un foro di dialogo per i parlamentari dei Paesi NATO e del Medio Oriente e Nord Africa per discutere questioni politiche e di sicurezza.
OSCE La Tunisia è partner per la cooperazione mediterranea dell’OSCE.
Il Presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare dell’OSCE e Vicepresidente dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE,, on. Riccardo Migliori (PdL), ha incontrato in tre occasioni l'Ambasciatore della Tunisia a Roma: S.E. Naceur Mestiri, il 31 gennaio 2012 e il 15 settembre 2011; l'Incaricato d'Affari, Min. Ridha Azaliz, il 22 giugno 2011 e S.E. Habib Achour, il 22 giugno 2010.
L'on. Riccardo Migliori e l'on. Matteo Mecacci, componente della Delegazione italiana e Presidente della Commissione Democrazia, Diritti umani e Questioni umanitarie dell'Assemblea OSCE, hanno svolto una missione in Tunisia dal 14 al 16 febbraio 2012. Nel corso della visita, hanno incontrato il Presidente dell'Assemblea Costituente tunisina, on. Mustapha Ben Jafaar e il Primo Vicepresidente della medesima Assemblea costituente, Mehrzia Laabidi; il Ministro dei diritti umani e della giustizia, Samir Dilou; il Ministro degli Affari sociali e dei tunisini all'estero, Houcine Jaziri ed il suo collaboratore Omayya Seddik; il Direttore generale per i rapporti con la UE del Ministero degli esteri tunisino, Selim Hammami; il direttore dell'ufficio di Tunisi dell'IFES (Fondazione internazionale per i sistemi elettorali), Nicolas Kaczorowski. Al centro dei colloqui, l'ipotesi di organizzare la Riunione autunnale 2012 dell'Assemblea OSCE a Tunisi e gli sviluppi della situazione politica in Tunisia.
L’Assemblea parlamentare dell’OSCE ha effettuato una missione di osservazione elettorale in Tunisia in occasione delle elezioni per la costituzione dell’Assemblea Costituente, del 23 ottobre 2011. L’on. Riccardo Migliori, Presidente della delegazione italiana all’assemblea parlamentare dell’OSCE, è stato incaricato di coordinare tale missione. Al termine della missione, sulla base delle risultanze del lavoro svolto, l’Assemblea parlamentare dell’OSCE ha espresso un giudizio positivo sullo svolgimento delle elezioni, apprezzando l’alta partecipazione al voto del popolo tunisino come una grande dimostrazione di maturità democratica. Sono stati comunque fatti anche alcuni rilievi critici che, tuttavia, nel complesso non inficiano il giudizio sostanzialmente positivo sulla tornata elettorale.
In vista di tale evento, l’on. Migliori, ha effettuato due visite pre-elettorali nel paese in
qualità di coordinatore della missione di osservazione: la prima dal 6 al 9 settembre 2011 e la seconda dal 28 settembre al 1° ottobre. Nel corso
della prima missione il Presidente Migliori ha incontrato Taieb Baccouche,
Ministro dell’Istruzione e Portavoce del Governo; Kemal Jendoubi, Presidente dell’Alta Commissione indipendente per
le elezioni in Tunisia (ISIE); Yadh Ben Achour, Presidente dell’Alta autorità per il raggiungimento
degli obiettivi della rivoluzione, della riforma politica e della transizione
democratica; Mohamed Mouldi Kefi, Ministro degli Affari
esteri, nonché esponenti dei partiti politici, delle ONG e della società
civile. Il Presidente Migliori ha svolto la seconda visita preelettorale nel
Sud del Paese per avere una diretta impressione del grado di preparazione delle
elezioni e per valutare il clima socio-politico nel corso della campagna
elettorale, incontrando nei dipartimenti di Sousse, Sfax, Gabes e Medenine, i
funzionari delle autorità elettorali locali, i leader e i candidati dei maggiori
partiti e i rappresentanti degli osservatori internazionali attivi sul
territorio. Ha altresì incontrato il Presidente dell’Autorità nazionale
indipendente per l’Informazione e le Comunicazioni ed i coordinatori delle
missioni di osservazione internazionale dell’Unione Europea e del Carter
center, per discutere sulle possibili forme di coordinamento e condivisione
delle informazioni nella fase preelettorale. Ha infine visitato due campi
profughi presso il confine con la Libia, a Ras Ajdir, gestiti dall’Alto
commissariato delle Nazioni Unite per I rifugiati (ACNUR) e dall’Organizzazione
internazionale per le migrazioni (OIM).
Si segnala che nell’ambito della Conferenza Internazionale, dedicata a "Le donne come agenti di cambiamento nel sud del Mediterraneo", organizzata presso la Camera, il 24 e 25 ottobre 2011, dall’on. Deborah Bergamini (PdL), Presidente del Centro Nord-Sud del Consiglio d'Europa, una specifica sessione è stata dedicata alle elezioni che si sono svolte in Tunisia e sono intervenuti nel corso della sessione il Professor Mohamed Aziza (Tunisia) dell'Osservatorio Mediterraneo, che ha moderato la sessione speciale, e la blogger e giornalista tunisina, Sondes Ben Khalifa.
Unione Interparlamentare
Nell’ambito dell’Unione interparlamentare opera il Gruppo di amicizia Italia - Tunisia. Il presidente della sezione è il sen. Gianpiero D’Alia (UDC-SVP-Aut); ne fanno altresì parte i deputati Francesco Colucci (PdL), Niccolò Cristaldi (PdL), Leoluca Orlando (IdV) e i senatori Francesco Amoruso (PdL), Giuseppe Lumia (PD) e Beppe Pisanu (PdL).
Il 27 dicembre 2011, in una dichiarazione congiunta, l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza (AR), Catherine Ashton, e il Commissario per l’allargamento, Stefan Füle, hanno espresso soddisfazione per la nomina del nuovo governo tunisino che rappresenta - dopo le elezioni del 23 ottobre 2011[4] - un ulteriore passo nella transizione del paese verso la democrazia. Nella dichiarazione è espressa la volontà dell’UE di avviare un intenso dialogo con il nuovo governo e ribadito l’impegno a continuare a fornire assistenza in risposta alle richieste delle nuove autorità e della società civile.
L’impegno dell’UE nei confronti del paese è stato confermato il 2 febbraio 2012, in occasione della prima visita ufficiale presso le istituzioni europee di Hamadi Jebali, Capo del Governo tunisino. In una dichiarazione congiunta, rilasciata al termine dell’incontro, UE e Tunisia hanno riaffermato il carattere privilegiato delle relazioni reciproche e la determinazione ad approfondirle in tutti i settori e a tutti i livelli. Nella dichiarazione congiunta sono state individuate le seguenti priorità:
· la ripresa dei negoziati per la conclusione di un partenariato privilegiato - attraverso la concessione dello status avanzato - che preveda in particolare il rafforzamento della cooperazione politica, il sostegno alla democratizzazione, l’integrazione progressiva nel mercato interno dell’UE. L’obiettivo è quello di arrivare ad un accordo entro l’anno;
· l’istituzione di un dialogo in materia di occupazione e formazione, volto anche a consentire la partecipazione della Tunisia allo spazio europeo di ricerca e innovazione;
· l’istituzione di un consiglio misto di imprese europee e tunisine, per rafforzare il clima di fiducia degli investitori privati;
· la ripresa, entro il primo semestre del 2012, dei negoziati per la liberalizzazione degli scambi di prodotti agricoli, agricoli trasformati e della pesca. La liberalizzazione sarà progressiva, accordando alla Tunisia un calendario di abolizioni asimmetriche delle tariffe;
· l’avvio di negoziati per un accordo di libero scambio completo ed approfondito che contribuisca all’integrazione dell’economia tunisina nel mercato dell’UE, con l’obiettivo di arrivare ad uno spazio economico comune[5];
· l’apertura di negoziati in vista di un accordo sulla conformità dei prodotti industriali;
· l’avvio di discussioni preliminari per pervenire alla liberalizzazione del trasporto aereo;
· il proseguimento del dialogo su migrazione, mobilità e sicurezza lanciato ad ottobre 2011, con l’obiettivo di concludere un partenariato per la mobilità. La Tunisia è il primo paese del Mediterraneo meridionale a beneficiare di questa iniziativa.
Il sostegno politico dell’Unione europea ai cambiamenti in atto nel paese è evidenziato anche nella relazione sui progressi compiuti dal paese nel corso del 2011, pubblicata dall’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza e dalla Commissione il 15 maggio 2012, nell’ambito del pacchetto sulla politica di vicinato. La relazione segnala che la Tunisia ha assunto nel corso del 2011 iniziative significative tra cui: l’istituzione di tre commissioni ad hoc sulle riforme politiche, sui casi di malversazione e corruzione, sugli abusi perpetrati durante la rivoluzione; l’adozione di una legislazione volta al rafforzamento della libertà di associazione; il miglioramento della situazione dei media; l’avvio di riforme in materia di indipendenza del sistema giudiziario; l’adesione a numerose convenzioni internazionali. Secondo la relazione la vita politica del paese ha conosciuto inoltre un’apertura senza precedenti, con l’interdizione dell’antico “partito-stato” e le legalizzazione di un numero molto elevato di nuovi partiti,
Per quanto riguarda il 2012, sulla base della relazione la Tunisia è invitata a:
· adottare la nuova legge elettorale;
· intraprendere la creazione dell’istanza pubblica indipendente, incaricata della gestione e organizzazione delle elezioni;
· assicurare l’attuazione effettiva delle convenzioni internazionali in materia di rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali;
· adottare le riforme legislative e organizzative necessarie al consolidamento della democrazia (indipendenza dl sistema giudiziario; riforma del settore della sicurezza, indipendenza dei media);
· prevedere l’adesione della Tunisia ad alcuni strumenti e convenzioni del Consiglio d’Europa;
· rafforzare il ruolo della società civile, come partner essenziale nel processo di democratizzazione;
· preparare la Tunisia all’integrazione nel mercato unico europeo, in particolare nel quadro dei negoziati per un’area di libero scambio completa e approfondita;
· siglare e ratificare la Convenzione regionale sulle norme di origine preferenziali paneuromediterranee[6].
Le relazioni tra Unione europea e Tunisia hanno trovato una prima definizione nel 1969, quando fu firmato un primo accordo di cooperazione, a prevalente contenuto commerciale; nel quadro della politica mediterranea dell’UE, nel 1976 nuovi accordi bilaterali furono firmati dall’UE con Tunisia, Algeria e Marocco. I nuovi accordi includono per la prima volta aiuto economico e finanziario, in forma di protocolli finanziari bilaterali. A seguito del lancio del partenariato euro mediterraneo nel 1995 a Barcellona, la Tunisia fu il primo paese a firmare un accordo di associazione con l’UE. L’accordo – che costituisce tuttora la base giuridica delle relazioni tra UE e Tunisia - include un partenariato politico e di sicurezza; un partenariato economico e finanziario; un partenariato culturale, sociale e umano. Sulla base delle previsioni dell’accordo, una zona di libero scambio dei prodotti industriali è in vigore dal 2008. Sono state inoltre istituite strutture permanenti di lavoro su dialogo politico e dialoghi settoriali. A partire dal 2004, le relazioni con la Tunisia si sono sviluppate anche nel quadro della politica europea di vicinato, sulla base del piano d’azione UE-Tunisia, adottato nel 2005. Nel contesto attuale, la Tunisia è chiamata ad elaborare nel corso del 2012 un nuovo piano d’azione.
La “politica europea di vicinato” (PEV) si rivolge ai
nuovi Stati indipendenti (Bielorussia, Moldova, Ucraina), ai paesi del
Mediterraneo meridionale (Algeria, Autorità palestinese, Egitto, Giordania,
Israele, Libano, Libia, Marocco, Siria, Tunisia) e a quelli del Caucaso
(Armenia, Azerbaigian e Georgia). Inaugurata dalla Commissione nel 2003 e più
volte rafforzata, ha l’obiettivo di prevenire l’emergere di nuove linee di
divisione tra l’Unione europea allargata e i suoi vicini, condividendo con
questi ultimi i benefici dell’allargamento e consentendo loro di partecipare
alle diverse attività dell’UE, attraverso una cooperazione politica, economica
e culturale rafforzata. La componente
principale della PEV è rappresentata dai piani d’azione che l’UE concorda con
ciascuno dei paesi interessati. Tali piani d’azione, differenziati, per
riflettere lo stato delle relazioni con ciascun paese, le sue necessità e
capacità, nonché gli interessi comuni, definiscono il percorso da seguire nel
medio periodo.
L’UE è intervenuta a sostegno della Tunisia
in occasione dei recenti cambiamenti politici. Sono state effettuate
numerose visite ad alto livello, la prima delle quali poche settimane dopo la
rivoluzione, il 14 febbraio 2011, da parte dell’Alto rappresentante dell’Unione
per gli affari esteri e la politica di sicurezza (AR), Catherine Ashton,
seguita da quelle del Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, dei
Commissari europei Štefan Füle (allargamento
e politica di vicinato), Cecilia Malmström
(affari interni) e Karel De Gucht (commercio internazionale), così come dal
Presidente pro-tempore del Parlamento
europeo, Jerzy Buzek.
L’UE ha fornito sostegno alla preparazione delle elezioni, attraverso la previsione di assistenza tecnica alle autorità transitorie cosi come attraverso il sostegno diretto alle organizzazioni della società civile.
E’ stato reso disponibile anche un considerevole aiuto umanitario, in particolar modo per aiutare la Tunisia a fronteggiare il massiccio afflusso di rifugiati dalla Libia.
A seguito del cambiamento di regime, l’UE ha incrementato i fondi disponibili per la cooperazione bilaterale per il periodo 2011-2013, aumentati da 240 a 400 milioni di euro, con un incremento di oltre il 60% degli aiuti.
Complessivamente per il solo 2011 l’UE ha raddoppiato il contributo, fino a 160 milioni di euro, destinati in particolare a:
Come anticipato, l’impegno dell’UE a sostegno della Tunisia sarà rafforzato. A tale scopo, una task force presieduta congiuntamente dall’Alto rappresentante, Catherine Ashton, e dal primo ministro tunisino è stata istituita per assicurare un migliore coordinamento tra il sostegno dell’UE e quello internazionale. In totale, quasi 4 miliardi di euro (inclusi prestiti e sovvenzioni) potrebbero essere resi disponibili per sostenere la transizione in Tunisia nei prossimi tre anni: 3 miliardi dalle istituzioni dell’UE banche dell’UE e istituti internazionali (banca africana per lo sviluppo banca islamica per lo sviluppo banca mondiale) e un miliardo dagli Stati membri dell’UE. La task force è chiamata anche ad individuare le priorità di azione.
Tali priorità includono, oltre a quelle riportate nella citata dichiarazione congiunta del 2 febbraio 2012, tra l’altro:
Per quanto riguarda le attività del 2012, è stata mobilitata una missione di programmazione, per rivedere la cooperazione in corso e definire obiettivi e parametri per i finanziamenti del 2012. L’attenzione dovrebbe essere concentrata su occupazione (quasi 60 milioni di euro) e giustizia (20 milioni di euro). Sarà anche valutato come rendere disponibili al paese i fondi del programma SPRING varato dalla Commissione il 27 settembre 2011 con un budget totale di 350 milioni di euro per due anni (2012-2013) e destinato a favorire la transizione democratica, la ripresa economica e la crescita inclusiva.
Oltre che con il sostegno ai singoli paesi, l’Unione europea ha risposto agli eventi della primavera araba con una serie di iniziative di carattere generale, messe in atto già a partire dall’inizio del 2011, riconoscendo - insieme all’importanza delle sfide poste dalla transizione politica ed economica della regione - anche la necessità di un nuovo approccio nelle relazioni con i suoi vicini meridionali.
A tal fine, l'Alto Rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza (AR), Catherine Ashton, ha istituito una task force volta a riunire il Servizio europeo di azione esterna e gli esperti della Commissione per adattare gli strumenti già a disposizione dell’UE al fine di aiutare i Paesi del Nord Africa. L'obiettivo è quello di fornire un pacchetto completo di misure adeguate alle esigenze specifiche di ciascun Paese.
La risposta strategica dell’UE è arrivata già durante il Consiglio europeo dell’11 marzo 2011, quando l’Alto rappresentante e la Commissione hanno presentato un documento orientativo, volto a proporre un nuovo partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale. Tale partenariato dovrebbe essere fondato su una maggiore integrazione economica, un accesso al mercato più ampio e la cooperazione politica. La comunicazione sottolinea la necessità di sostenere la domanda di partecipazione politica, dignità, libertà e opportunità di occupazione proveniente dai popoli della regione e di delineare un approccio basato sul rispetto dei valori universali e su interessi condivisi. Si propone inoltre il principio del “more for more” in base al quale maggiore assistenza finanziaria, mobilità incrementata e accesso al mercato unico dell’UE saranno resi disponibili ai paesi partner più avanzati sulla strada delle riforme.
Tale approccio è stato ulteriormente elaborato nella comunicazione “Una nuova risposta ad un vicinato in mutamento” (COM (2011) 313)[7] che l’Alto rappresentante e la Commissione hanno presentato il 25 maggio 2011 nell’ambito dell’annuale pacchetto sulla politica di vicinato. Secondo quanto indicato nella comunicazione, i risultati di un’ampia consultazione con le parti interessate avviata già nell’estate 2010 nonché i recenti avvenimenti nei paesi del bacino meridionale del Mediterraneo hanno mostrato che il sostegno dell’UE alle riforme politiche nei paesi vicini ha ottenuto risultati limitati; è emersa dunque la necessità di una maggiore flessibilità e di risposte più adeguate, in linea con la rapida evoluzione della situazione nei partner. Su tali basi, l’UE è impegnata nel breve e lungo periodo ad aiutare i suoi partner in due importanti sfide:
- in primo luogo, costruire una democrazia solida, non soltanto scrivendo costituzioni democratiche e conducendo libere elezioni, ma anche creando e sostenendo sistema giudiziario indipendente, libera stampa, società civile dinamica e tutte le altre caratteristiche di una democrazia matura;
- in secondo luogo, assicurare una crescita economica inclusiva e sostenibile, senza la quale la democrazia non può attecchire. Una particolare sfida è rappresentata dalla creazione di nuovi e solidi posti di lavoro.
Su tali basi e su sollecitazione del Consiglio europeo dell’1 e 2 marzo 2012, Commissione e AR hanno presentato – nell’ambito del pacchetto sulla politica europea di vicinato del 15 maggio 2012 - una tabella di marcia intesa a definire e orientare l'attuazione della politica dell'UE nei confronti dei partner del Mediterraneo meridionale, che elenca gli obiettivi, gli strumenti e le azioni, concentrandosi sulle sinergie con l'Unione per il Mediterraneo e altre iniziative regionali.
Il Consiglio europeo di marzo 2012 ha inoltre ribadito la volontà dell’UE di far corrispondere l’entità del sostegno economico al livello delle riforme democratiche, “offrendo maggiori aiuti ai partner che compiono maggiori progressi verso sistemi democratici inclusivi, riconsiderando il sostegno ai governi in casi di oppressione o di gravi o sistematiche violazioni dei diritti umani''.
Partito: Polo
Democratico Modernista
Gruppo: Gruppo
Democratico
Circoscrizione: Ariana
Commissione costituente: Presidente della Commissione per la
Giustizia giudiziaria, amministrativa, finanziaria e costituzionale.
Partito: Ennahdha
Gruppo: Gruppo
Ennahdha
Circoscrizione: Gabès
Commissione costituente: Membro della Commissione per la
Giustizia giudiziaria, amministrativa, finanziaria e costituzionale.
Commissione legislativa: Membro della Commissione per gli
Affari Sociali
Partito: Partito
della Lotta Progressista
Gruppo: /
Circoscrizione: Tunisi 1
Commissione costituente: Membro della Commissione per la
Giustizia giudiziaria, amministrativa, finanziaria e costituzionale.
Partito: Indipendente
Gruppo: Gruppo
Fedeltà alla Rivoluzione
Circoscrizione: Tozeur
Commissione costituente: Membro della Commissione per la
Giustizia giudiziaria, amministrativa, finanziaria e costituzionale.
Commissione legislativa: Membro della Commissione dei
Diritti, delle Libertà e delle Relazioni Esterne
Commissione speciale: Relatore della Commissione dei martiri e
feriti della rivoluzione e dell’Amnistia generale
Partito: Petizione
Popolare
Gruppo: Gruppo
Libertà e Democrazia
Circoscrizione: Italia
Commissione costituente: Membro della Commissione per la
Giustizia giudiziaria, amministrativa, finanziaria e costituzionale.
Commissione legislativa: Membro della Commissione dei
Diritti, delle Libertà e delle Relazioni Esterne
Commissione speciale: Membro della Commissione delle
Investigazioni
[1] Si segnala che nel
corso della XIV legislatura,
l’allora Presidente della Camera, on. Pier
Ferdinando Casini si è recato in visita ufficiale in Tunisia dal 16 al 17 gennaio 2003, su invito del
Presidente della Camera dei Deputati tunisina Mebazaă. Nel corso della
visita il Presidente Casini ha incontrato il Presidente della Repubblica
tunisina BEN ALÌ, il Presidente della Camera dei Deputati Fouad MEBAZAĂ e
il Ministro degli Affari Esteri Habib BEN YAHIA. Il Presidente Casini si è
nuovamente recato a Tunisi il 17 e 18 novembre 2005 per partecipare alla Conferenza UIP sul tema" Il ruolo
dei Parlamenti della società dell'informazione”. Anche la Commissione Esteri della Camera, nel corso della XIV legislatura ha
effettuato una missione in Tunisia dal 26 al 28 maggio 2002.
Si ricorda altresì che nella XIII legislatura il Presidente Luciano Violante ha effettuato una visita ufficiale in Tunisia nell’ottobre 1997.
[2] Si ricorda che il
Consiglio europeo di Barcellona del marzo 2002 ha istituito nell’ambito della
BEI, un Fondo finanziario euromediterraneo di investimenti, integrato da un
accordo di partenariato e denominato “Facilitazione euromediterranea di
investimenti e partenariato” (FEMIP).
[3] Il Parlamento
dell’Egitto, della Tunisia e il Consiglio Legislativo palestinese hanno lo
status di osservatore. Sono invece membri associati i Parlamenti di Israele,
Algeria, Giordania, e Marocco.
[4] Il 14 novembre 2011 il Consiglio affari esteri si è congratulato con la Tunisia per lo svolgimento delle prime elezioni democratiche per l'Assemblea costituente, durante le quali il popolo tunisino ha potuto esprimere liberamente e pacificamente la propria scelta. In occasione delle elezioni e su richiesta delle autorità tunisine, l’UE ha dispiegato - a partire dal 21 settembre 2011 - una missione di osservazione elettorale, diretta da un gruppo di 10 esperti da 5 Stati dell’UE e guidata da Michael Gahler, membro del Parlamento europeo.
[5] il Consiglio affari esteri del 14 dicembre 2011 ha autorizzato la Commissione ad avviare negoziati bilaterali con la Tunisia, l’Egitto, la Giordania e il Marocco.
[6] La convenzione – che l’UE ha ratificato il 25 marzo 2012 - stabilisce le disposizioni sull'origine delle merci scambiate nell'ambito degli accordi di libero scambio nella zona paneuromediterranea. Occorre infatti determinare l'origine delle merci per poter loro applicare delle preferenze tariffarie, vale a dire la riduzione o la soppressione dei dazi doganali e degli oneri di effetto equivalenti. Sono parti contraenti della Convenzione, oltre all’Unione europea gli Stati dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA), ovvero Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein; i signatari della dichiarazione di Barcellona, ovvero Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia, Autorità palestinese; le Isole Færøer; i paesi dei Balcani occidentali, partecipanti al processo di stabilizzazione e di associazione dell'Unione europea.
[7] Si veda il Bollettino a cura dell’Ufficio Rapporti con l’Unione europea, “Una nuova risposta ad un vicinato in mutamento” (COM (2011) 313), XVI legislatura-Documentazione per le Commissioni-Esami di atti e documenti dell’UE, n. 95, 8 luglio 2011.