Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione
(Versione per stampa)
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Autore: | Servizio Studi - Dipartimento affari esteri |
Titolo: | IL PROGRAMMA ALIMENTARE MONDIALE (PAM / WFP) |
Serie: | Note di politica internazionale Numero: 27 |
Data: | 21/10/2009 |
Organi della Camera: | III-Affari esteri e comunitari |
n. 27– 21 ottobre 2009
Il Programma alimentare
mondiale (WFP)
La presenza in Roma di tre agenzie delle Nazioni Unite con competenze contigue nel settore agricolo-alimentare e con vocazione al sostegno dei processi si sviluppo, ancorché derivante da circostanze storiche legate alla "gemmazione" dal filone principale costituito dalla FAO (Food and Agriculture Organization) si configura oggi come un vero e proprio "polo", caratterizzato non soltanto dai dati costitutivi, ma anche dalle ampie possibilità di sinergia che esse hanno e potranno avere in futuro. Tale sinergia è stata sempre sottolineata dal Governo italiano come criterio-guida per la realizzazione di tutta una serie di programmi di sviluppo, soprattutto in alcuni paesi, come quelli dell’area sub-sahariana, considerati prioritari per l'Italia.
Nel perseguire la lotta globale contro la fame e la povertà, il WFP (World Food Programme) si concentra soprattutto sulla fornitura di aiuti alimentari, la FAO mette a disposizione la propria esperienza tecnica nel settore agricolo mentre l’IFAD (International Fund for Agricultural Development) è impegnato sul versante dell’assistenza finanziaria internazionale. I progetti di cooperazione fra le tre Agenzie prevedono soprattutto luogo la fornitura di cibo e il sostegno alle infrastrutture, all’attività agricola e allo sviluppo di attività di microfinanza.
Il Programma alimentare mondiale (WFP,
secondo l’acronimo inglese), nato nel 1962 come organo sussidiario dell'ONU e
della FAO per l'utilizzo di eccedenze alimentari, si è sviluppato fino a
raggiungere un assetto autonomo con
la creazione dal 1° gennaio 1996 di un proprio Consiglio d'amministrazione.
In parallelo le competenze, pur incentrate sulla nozione di aiuto alimentare d'emergenza, si sono
largamente svincolate dall'utilizzo di eccedenze e ampliate verso finalità di
un aiuto proiettato verso la self-sustainability,
cioè non limitato alla semplice erogazione alimentare in condizioni
d'emergenza, ma mirato a determinare assetti meno congiunturali di
stabilizzazione alimentare (es.: progetti food
for work o riabilitazione agricola post-bellica).
Il Piano
strategico del PAM per il 2008-2011 – che l’Organizzazione definisce come un
cambio di marcia decisivo verso un’azione più “strutturale” e di lungo
periodo per ridurre le criticità alimentari nei Paesi interessati – pone
attenzione soprattutto a cinque
obiettivi, sintetizzabili nella protezione della vita umana dalle crisi
alimentari, ma anche dalla sottonutrizione cronica; nella capacità di
affrontare problematiche alimentari legate a disastri naturali o a contesti
post-conflittuali; nel rafforzamento delle capacità autoctone dei vari contesti
di ridurre le criticità alimentari.
Il PAM dichiara che nel 2009 prevede di fornire assistenza alimentare a
più di 100 milioni di persone in 74 Paesi: in tali attività sono
impegnati sul campo gran parte dei circa diecimila componenti dello staff del PAM.
La principale
fonte di bilancio del PAM è costituita dai contributi volontari da parte di oltre
60 Paesi. Il Programma non riceve
infatti alcun finanziamento dai fondi delle Nazioni Unite. Inoltre il PAM
può ricevere contributi da imprese private, che spesso si concretizzano
nell’invio di proprio personale per risolvere situazioni di emergenza e per
accrescere le capacità del PAM in ordine alla logistica e alla mobilitazione di
risorse finanziarie.
Nel 2009 (dati aggiornati al 18 ottobre) gli Stati Uniti d’America sono
stati ancora una volta il maggior Paese donatore, con oltre 1.260 milioni di
dollari, seguiti dall’Unione europea con più di 250 milioni, e dal Giappone con
circa 195 milioni di dollari.
L’Italia si è
collocata nel 2009 al 17° posto, con un contributo pari a poco più di 25 milioni di dollari: va comunque ricordato
che il Governo italiano finanzia anche la base
ONU di Brindisi, utilizzata per fornire una rapida risposta alle situazioni
di emergenza umanitaria di cui il PAM si occupa[1].
Dopo il 2004, quando una serie di emergenze a livello mondiale fece
registrare un’allocazione a tale scopo di ben 1.126 milioni di dollari, a
fronte di 644 milioni per i più durevoli programmi
di aiuto e recupero (PRROs), la quota destinata a questi ultimi è stata costantemente
superiore a quella per le emergenze.
Quest’ultima componente si è nuovamente elevata nel biennio 2008-2009,
caratterizzato da un’acuta crisi
alimentare globale, con forte crescita dei prezzi delle derrate alimentari
di base.
Il WFP è amministrato da un Consiglio costituito da 36 Stati membri, eletti metà dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite e metà dalla FAO. I membri del Consiglio restano in carica per tre anni e sono rieleggibili. Il Direttore esecutivo è nominato congiuntamente dal Segretario Generale dell’ONU e dal Direttore Generale della FAO per un mandato di cinque anni. L’organico presente nella sede di Roma è di circa 600 unità.
Il PAM collabora principalmente, oltre che con la FAO con cui conserva forti legami istituzionali, con l'UNHCR (l'Alto Commissariato per i rifugiati), sul piano più strettamente operativo.
L’attuale Direttore esecutivo è dall’aprile 2007 la statunitense Josette Sheeran, già Sottosegretario di
Stato per gli affari economici, agricoli e dell’energia. Josette Sheeran è
intervenuta in Parlamento già all’inizio di questa legislatura, il 15 luglio
2008, nell’ambito dell’indagine conoscitiva
sugli esiti della Conferenza sulla sicurezza alimentare mondiale, svoltasi a Roma dal 3 al 5 giugno 2008.
Nel corso dell’audizione è stato affrontato il tema dell'aumento dei prezzi dei beni alimentari e del suo impatto sulle popolazioni più vulnerabili. La signora Sheeran ha sottolineato come tale fenomeno si sia ripercosso fortemente sulla capacità di fornire aiuti alle popolazioni bisognose. Il vertiginoso aumento del prezzo del riso, l’alimento che costituisce la dieta base delle popolazioni più povere, ha causato il dimezzamento delle razioni erogate a quelle persone, già gravemente sottoalimentate.
Come illustrato dal suo Direttore esecutivo, il WFP è la più grande
agenzia dell’ONU, l’unica a basarsi interamente su finanziamenti volontari, in
grado di raggiungere tempestivamente le situazioni di emergenza ad ogni capo
del mondo. Il PAM distribuisce medicinali, oltre agli alimenti, servendosi di
migliaia di elicotteri e navi, ma anche di asini e cammelli, essendo
un’organizzazione molto presente sul territorio e molto duttile, capace di
utilizzare tutti gli strumenti a disposizione. Inoltre, il WFP, sempre secondo
quanto riportato dalla signora Sheeran, si configura come un organismo dai
ridotti costi amministrativi, poiché spende per il proprio funzionamento solo
il 7% delle donazioni.
Il Direttore esecutivo del WFP ha altresì ricordato, nel corso
dell’audizione del 15 luglio 2008, che la sua organizzazione assiste circa 90 milioni di persone (3 milioni nel
solo Darfur), anche se di fame e malnutrizione soffrirebbero complessivamente
nel mondo ben 130 milioni di individui.
A suo parere la recente crisi dei prezzi avrebbe peraltro comportato un calo
del 40% negli acquisti alimentari. La Sheeran ha poi fatto riferimento ai casi
di successo del Mozambico e del Senegal, in cui il WFP non si è limitato
all'assistenza, ma ha favorito lo sviluppo della produzione e del consumo
locale, per concludere il proprio intervento auspicando una sempre maggiore
collaborazione tra l'ONU e l'Unione europea per la sicurezza alimentare.
Il WFP adotta una politica
definita “80-80-80”, in base alla quale l'80% delle risorse finanziarie viene impiegato per l'acquisto di alimenti nei Paesi in via
di sviluppo, l'80% dei servizi di
trasporto e stoccaggio vengono acquistati in questi stessi Paesi –
producendo quindi un miglioramento della loro base tecnologica – e anche l'80% dello staff è reclutato
localmente nei Paesi in via di sviluppo. Una politica che dunque non si limita
alla semplice erogazione di derrate alimentari indispensabili alla
sopravvivenza delle popolazioni più bisognose, ma si propone anche di favorire
il loro sviluppo in vista di un loro futuro affrancamento dagli aiuti dei paesi
più ricchi.
Il Programma
alimentare mondiale pubblica una serie di analisi puntuali sulle tendenze
dei mercati mondiali dei generi alimentari di base, che complessivamente
rappresentano un efficace monitoraggio anche in relazione alle più pressanti
urgenze.
In particolare, per quanto
riguarda il periodo giugno-settembre
2009, si evidenzia un aggravamento
della situazione alimentare nei Paesi del Corno d’Africa e in Kenya, ove si
è registrato un decremento del 15% nei raccolti rispetto alle medie
consolidate, risultato di oltre tre anni di siccità con effetti devastanti
nelle aree meno irrigate. La tendenza a una crescita dei conflitti regionali
non fa che peggiorare le previsioni, secondo le quali più di 20 milioni di individui subiranno gli
effetti del decremento produttivo in agricoltura.
Anche nel
subcontinente asiatico si prevede una crescita delle urgenze alimentari,
in conseguenza di minori raccolti estivi dovuti a monsoni ritardatari e
irregolari: i Paesi più colpiti dovrebbero essere l’India, il Pakistan e il
Nepal.
Nel complesso, collegando i dati climatici alla crisi economico-finanziaria mondiale, e persistendo livelli piuttosto elevati dei prezzi mondiali delle derrate di base, si calcola che circa 100 milioni di persone in più si troveranno anche nel 2010 in condizioni di fame o malnutrizione. A questo riguardo, il Rapporto congiunto FAO-WFP, pubblicato il 14 ottobre scorso, constata l’esistenza di poco più di un miliardo di persone ormai in condizione di malnutrizione, dei quali solo 15 milioni nei Paesi più sviluppati. Secondo il Rapporto peraltro a tale negativo risultato si è giunti nel corso di un trend decennale, e non solo a causa della crisi economica mondiale.
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File: es0313inf.doc
[1] Si ricorda altresì che con il DPCM 25 giugno 2004 l’Avvocatura dello
Stato ha ricevuto l’autorizzazione ad assumere la rappresentanza e la difesa
del PAM nei giudizi attivi e passivi innanzi alle autorità giudiziarie, ai
collegi arbitrali e ad altre giurisdizioni amministrative e speciali.