Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento bilancio
Titolo: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011) - Legge 13 dicembre 2010, n. 220 - Schede di lettura
Serie: Progetti di legge    Numero: 398    Progressivo: 4
Data: 21/01/2011
Descrittori:
BILANCIO DELLO STATO   L 2010 0220

 

Camera dei deputati

XVI LEGISLATURA

 

 

Progetti di legge

 

 

 

 

Le leggi

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge di stabilità 2011)

Legge 13 dicembre 2010, n. 220

Schede di lettura

 

 

 

 

 

 

n. 398/4

 

 

 

21 gennaio 2011

 


Servizio responsabile:

Servizio Studi – Dipartimento Bilancio

( 066760-9932 – * st_bilancio@camera.it

Ha partecipato alla redazione del dossier il:

Servizio Bilancio dello Stato

Andamenti di finanza pubblica - dossier n. 12

( 066760-2174 / 066760-9455 – * bs_segreteria@camera.it

 

 

 

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File: ID0017.doc

 


INDICE

Tavola di raffronto tra il testo del disegno di legge presentato dal Governo (A.C. 3778) e i testi approvati dalla V Commissione bilancio (A.C. 3778-A) e dall’Assemblea del Senato (A.S. 2464)3

Schede di lettura

§      Articolo 1, comma 1 (Livelli massimi del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato)9

§      Articolo 1, commi 2-4 (Importi da trasferire all’INPS da parte dello Stato)14

§      Articolo 1, comma 5 (Utilizzo risorse del FAS destinate alla programmazione regionale per interventi di edilizia sanitaria pubblica)18

§      Articolo 1, commi 6 e 7 (Risorse per il trasporto pubblico regionale e locale ferroviario)28

§      Articolo 1, commi 8-13 (Diritti d’uso di frequenze radioelettriche)33

§      Articolo 1, comma 14 (Riduzione delle dotazioni del Fondo ISPE)43

§      Articolo 1, commi 15 e 16 (Regime tributario dei contratti leasing immobiliari)46

§      Articolo 1, commi 17-22 (Disposizioni in materia di accertamento e di sanzioni amministrative pecuniarie)52

§      Articolo 1, comma 23 (Attribuzione di compiti e risorse alla SOSE ed all’IFEL ai fini dell’attuazione del federalismo fiscale)60

§      Articolo 1, comma 24 (Fondo di finanziamento ordinario dell’università)64

§      Articolo 1, comma 25 (Credito di imposta per ricerca e sviluppo)67

§      Articolo 1, comma 26 (Fondo di intervento integrativo per la concessione dei prestiti d’onore e l’erogazione delle borse di studio)70

§      Articolo 1, comma 27 (Fondo per le missioni internazionali di pace)72

§      Articolo 1, comma 28 (Controllo del territorio da parte delle Forze armate)74

§      Articolo 1, commi 29 e 34 (Fondo sociale per occupazione e formazione)77

§      Articolo 1, commi 30-33 e 36 (Ammortizzatori sociali)81

§      Articolo 1, comma 35 (Apprendistato)92

§      Articolo 1, comma 37 (Decorrenze dei trattamenti pensionistici)94

§      Articolo 1, comma 38 (Finanziamento del Fondo nazionale per le politiche sociali)97

§      Articolo 1, comma 39 (Aliquote contributive)99

§      Articolo 1, comma 40 (Rifinanziamento per l’anno 2011 del Fondo esigenze indifferibili ed urgenti)102

§      Articolo 1, comma 41 (Agevolazioni fiscali piccola proprietà contadina)107

§      Articolo 1, comma 42 (Credito d’imposta per la crescita dimensionale delle aggregazioni professionali)109

§      Articolo 1, commi 43-46 (Rifinanziamento del Fondo ISPE nel 2010 e agevolazioni contributive in agricoltura)111

§      Articolo 1, comma 47 (Proroga detassazione premi di produttività)117

§      Articolo 1, comma 48 (Proroga al 2011 delle agevolazioni  per la riqualificazione energetica degli edifici)122

§      Articolo 1, comma 49 (Finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale)128

§      Articolo 1, commi 50-52 (Misure per le regioni in disavanzo sanitario)130

§      Articolo 1, comma 53 (Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale)135

§      Articolo 1, comma 54 (Proroga detrazione fiscale per carichi di famiglia per non residenti)137

§      Articolo 1, commi 55 e 56 (Contributi all’editoria- stampa italiana all’estero)140

§      Articolo 1, comma 57 (Destinazione di risorse alla ricerca aerospaziale ed elettronica)143

§      Articolo 1, comma 58 (Sostegno all’editoria)145

§      Articolo 1, commi 59 e 60 (Fondo pagamenti dei Comuni alle imprese)149

§      Articolo 1, comma 61 (Sostegno all’emittenza televisiva locale e all’emittenza radiofonica locale e nazionale)151

§      Articolo 1, commi 62 e 63 (Nuova linea ferroviaria Torino - Lione)154

§      Articolo 1, commi 64-82 (Misure in materia di giochi)157

§      Articolo 1, comma 83 (Incremento della dotazione del Fondo ISPE)179

§      Articolo 1, comma 84 (Eventi sismici del dicembre 2009 in Umbria)181

§      Articolo 1, comma 85 (Istituti universitari ad ordinamento speciale)183

§      Articolo 1, comma 86 (Regime IVA per le cessioni di immobili)186

§      Articolo 1, commi 87-124 (Patto di stabilità interno per gli enti locali)189

§      Articolo 1, commi 125-150 (Patto di stabilità per le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano)215

§      Articolo 1, commi 151-159 (Rapporti finanziari con la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia)230

§      Articolo 1, commi 160-164 (Rapporti finanziari con la Regione Valle d'Aosta)238

§      Articolo 1, comma 165 (Fondi speciali - Tabelle A e B)243

§      Articolo 1, comma 166 (Dotazioni di bilancio relative a leggi di spesa permanente  Tabella C)250

§      Articolo 1, comma 167 (Dotazioni di bilancio relative a leggi di spesa permanente  Tabella D)267

§      Articolo 1, commi 168-169 (Tabella E)269

§      Articolo 1, comma 170 (Prospetto di copertura degli oneri correnti)278

§      Articolo 1, comma 171 (Entrata in vigore)280

 


Tavola di raffronto tra il testo del disegno di legge presentato dal Governo (A.C. 3778)
e i testi approvati dalla V Commissione bilancio della Camera (A.C. 3778-A)
e dall’Assemblea del Senato (A.S. 2464)


 

Titolo

A.C. 3778

A.C. 3778-A

A.S. 2464

Legge n. 220/2010

 

Articolo 1

Articolo 1

Articolo 1

Articolo 1

Livelli massimi del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato

co. 1

co. 1

co. 1

co. 1

Importi da trasferire all’INPS da parte dello Stato

co. 2-4

co. 2-4

co. 2-4

co. 2-4

Modalità per l’effettuazione dei tagli dei trasferimenti alle regioni a statuto ordinario disposti da D.L. n. 78/2010

co. 5

soppresso

 

 

Utilizzo risorse del FAS destinate alla programmazione regionale per interventi di edilizia sanitaria pubblica

co. 6

co. 5

co. 5

co. 5

Trasporto pubblico regionale ferroviario – contratti di servizio

co. 7

co. 6-7

co. 6-7

co. 6-7

Diritti d’uso di frequenze radioelettriche

 

co. 8-13

co. 8-13

co. 8-13

Riduzione delle dotazioni del Fondo ISPE

 

co. 14

co. 14

co. 14

Regime tributario dei contratti leasing immobiliari

 

co. 15-16

co. 15-16

co. 15-16

Disposizioni in materia di accertamento e di sanzioni amministrative pecuniarie

 

co. 17-22

co. 17-22

co. 17-22

Attribuzione di compiti e risorse alla SOSE ed all’IFEL ai fini dell’attuazione del federalismo fiscale

 

co. 23

co. 23

co. 23

Fondo di finanziamento ordinario dell’università

 

co. 24

co. 24

co. 24

Credito di imposta per ricerca e sviluppo

 

co. 25

co. 25

co. 25

Fondo di intervento integrativo per la concessione dei prestiti d’onore e l’erogazione delle borse di studio

 

co. 26

co. 26

co. 26

Fondo per le missioni internazionali di pace

 

co. 27

co. 27

co. 27

Controllo del territorio da parte delle Forze armate

 

co. 28

co. 28

co. 28

Incremento del Fondo sociale per occupazione e formazione

 

co. 29

co. 29

co. 29

Ammortizzatori sociali

 

co. 30-34

co. 30-34

co. 30-34

Apprendistato

 

co. 35

co. 35

co. 35

Competenza del Ministero del lavoro in tema di trattamenti di cassa integrazione guadagni straordinaria e di mobilità a favore del personale dipendente dalle società di gestione aeroportuale e dalle società derivate da queste ultime

 

co. 36

co. 36

co. 36

Decorrenze dei trattamenti pensionistici

 

co. 37

co. 37

co. 37

Finanziamento del Fondo nazionale per le politiche sociali

 

co. 38

co. 38

co. 38

Aliquote contributive

 

co. 39

co. 39

co. 39

Rifinanziamento per l’anno 2011 del Fondo esigenze indifferibili ed urgenti

 

co. 40

co. 40

co. 40

Agevolazioni fiscali piccola proprietà contadina

 

co. 41

co. 41

co. 41

Credito d’imposta per la crescita dimensionale delle aggregazioni professionali

 

co. 42

co. 42

co. 42

Rifinanziamento del Fondo ISPE nel 2010 e agevolazioni contributive in agricoltura

 

co. 43-46

co. 43-46

co. 43-46

Proroga detassazione premi di produttività

 

co. 47

co. 47

co. 47

Proroga al 2011 delle agevolazioni per la riqualificazione energetica degli edifici

 

 

co. 48

co. 48

Finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale

 

co. 48

co. 49

co. 49

Misure per le regioni in disavanzo sanitario

 

co. 49-51

co. 50-52

co. 50-52

Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale

 

co. 52

co. 53

co. 53

Proroga detrazione fiscale per carichi di famiglia per non residenti

 

co. 53

co. 54

co. 54

Contributi all’editoria- stampa italiana all’estero

 

co. 54-55

co. 55-56

co. 55-56

Destinazione di risorse alla ricerca aerospaziale ed elettronica

 

co. 56

co. 57

co. 57

Sostegno all’editoria

 

co. 57

co. 58

co. 58

Fondo pagamenti dei Comuni alle imprese

 

co. 58-59

co. 59-60

co. 59-60

Sostegno all’emittenza televisiva locale e all’emittenza radiofonica locale e nazionale

 

co. 60

co. 61

co. 61

Nuova linea ferroviaria Torino – Lione

 

co. 61-62

co. 62-63

co. 62-63

Misure in materia di giochi

 

co. 63-81

co. 64-82

co. 64-82

Incremento della dotazione del Fondo ISPE

 

co. 82

co. 83

co. 83

Eventi sismici del dicembre 2009 in Umbria

 

co. 83

co. 84

co. 84

Istituti universitari ad ordinamento speciale

 

co. 84

co. 85

co. 85

Regime IVA per le cessioni di immobili

 

co. 85

co. 86

co. 86

Patto di stabilità interno per gli enti locali

 

co. 86-122

co. 87-124

co. 87-124

Patto di stabilità per le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano

 

co. 123-148

co. 125-150

co. 125-150

Rapporti finanziari con la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia

 

co. 149-157

co. 151-159

co. 151-159

Rapporti finanziari con la Regione Valle d'Aosta

 

co. 158-162

co. 160-164

co. 160-164

Fondi speciali - Tabelle A e B

co. 8

co. 163

co. 165

co. 165

Dotazioni di bilancio relative a leggi di spesa permanente - Tabella C

co. 9

co. 164

co. 166

co. 166

Dotazioni di bilancio relative a leggi di spesa permanente - Tabella D

co. 10

co. 165

co. 167

co. 167

Autorizzazioni di spesa recate da leggi pluriennali di spesa - Tabella E

co. 11-12

co. 166-167

co. 168-169

co. 168-169

Copertura degli oneri di parte corrente

 

co. 168

co. 170

co. 170

Entrata in vigore

co. 13

co. 169

co. 171

co. 171


Schede di lettura


 

Articolo 1, comma 1
(Livelli massimi del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato)

 

1. I livelli massimi del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato finanziario, in termini di competenza, di cui all'articolo 11, comma 3, lettera a), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, per gli anni 2011, 2012 e 2013, sono indicati nell'allegato 1. I livelli del ricorso al mercato si intendono al netto delle operazioni effettuate al fine di rimborsare prima della scadenza o di ristrutturare passività preesistenti con ammortamento a carico dello Stato.

 

 

Livello massimo dei saldi di bilancio

Il comma 1 fissa il livello massimo del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato per l’anno 2011 e per i due anni successivi, 2012 e 2013, compresi nel bilancio pluriennale, come indicati nell’allegato 1 alla legge stessa.

Il saldo netto da finanziare è pari alla differenza tra le entrate finali e le spese finali iscritte nel bilancio dello Stato, cioè la differenza tra il totale delle entrate e delle spese al netto delle operazioni di accensione e rimborso prestiti.

Il ricorso al mercato rappresenta la differenza tra le entrate finali e il totale delle spese. Esso indica la misura in cui occorre fare ricorso al debito per far fronte alle spese che si prevede effettuare nell’anno e che non sono coperte dalle entrate finali: tale importo coincide, pertanto, con l’accensione dei prestiti.

 

Per il 2011, il limite massimo del saldo netto da finanziare è pari a 41,9 miliardi, in termini di competenza, al netto di 11.306 milioni per regolazioni debitorie, come indicato dalle risoluzioni parlamentari[1] di approvazione della Decisione di finanza pubblica (DFP).

Tale limite è superiore al valore effettivo del saldo (40.639 milioni) risultante dal bilancio a legislazione vigente come modificato per effetto della legge di stabilità medesima[2]. La differenza (1.261 milioni) rappresenta un margine “cautelativo” rispetto ad eventuali variazioni in aumento del saldo che dovessero verificarsi in corso d’anno. Anche nelle precedenti leggi finanziarie si prevedeva una differenza tra il saldo di bilancio e il limite massimo, di ampiezza di anno in anno diversa.

Il valore contabile del SNF (40,6 miliardi) coincide con il valore-obiettivo del saldo indicato nel bilancio programmatico dello Stato[3], inferiore quindi al livello massimo fissato dal comma in esame (41,9 miliardi).

Per quanto riguarda il ricorso al mercato, per l’anno 2011 è fissato un livello massimo, in termini di competenza, pari a 268 miliardi. In tale limite è compreso l’indebitamento all’estero, per un importo complessivo non superiore a 4 miliardi, relativo ad interventi non considerati nel bilancio di previsione.

Anche in questo caso il valore massimo del ricorso al mercato fissato dal comma 1 è superiore a quello risultante dal bilancio come integrato con gli effetti della legge di stabilità, pari a 261,9 miliardi (al netto dei 4 miliardi per l’indebitamento estero).

Per il biennio successivo, il livello massimo del SNF è fissato in misura pari a 22,8 miliardi per il 2012 e a 15 miliardi per il 2012, al netto di 3.332 milioni e 3.150 milioni per regolazioni debitorie nei due anni.

Tali livelli “massimi” si situano al di sopra dei valori risultanti dal bilancio come integrato con gli effetti della legge di stabilità pari, rispettivamente, a 22,1 miliardi nel 2012 e a 13,9 miliardi nel 2013.

Per tale biennio, i valori del SNF relativi al bilancio programmatico, pari a quelli indicati nelle risoluzioni di approvazione della DFP, coincidono, a differenza di quanto rilevato per il 2011, con il valore del limite massimo del saldo fissato dal comma 1 in esame.

Il livello massimo del ricorso al mercato è determinato in 276 miliardi nel 2012 e 242 miliardi nel 2013 (273,9 miliardi e 239,5 miliardi, rispettivamente, nei due anni, nel bilancio integrato con la legge di stabilità).

Come specificato dall’allegato 1, i livelli massimi del ricorso al mercato relativi a ciascuna annualità si intendono al netto delle operazioni effettuate al fine di rimborsare in via anticipata (o di ristrutturare) passività preesistenti con ammortamento a carico dello Stato.

La disposizione, che viene di norma inserita nella legge di stabilità, è diretta a consentire margini di flessibilità nella gestione del debito pubblico.

Regolazioni contabili e debitorie

I valori dei saldi fissati dal comma 1 sono calcolati al netto delle regolazioni debitorie.

Le regolazioni contabili rappresentano lo strumento per ricondurre in bilancio operazioni che hanno già manifestato il loro impatto economico-finanziario. Esse possono esplicare effetti unicamente sul bilancio dello Stato (attraverso la contabilizzazione di un uguale importo nelle entrate e nelle spese), ovvero coinvolgere anche la Tesoreria. Ciò avviene in presenza di anticipazioni di tesoreria, che vengono regolate in esercizi successivi. L’operazione incide sul fabbisogno (del settore statale e del settore pubblico) e sull’indebitamento nell’anno in cui avviene l’anticipazione; incide invece sul bilancio dello Stato nell’anno in cui ci si fa carico della sua regolazione.

Oltre alle regolazioni contabili, vi sono le c.d. regolazioni debitorie in senso stretto, il cui trattamento contabile viene valutato caso per caso. Ai fini dell’indebitamento netto, di norma, una partita debitoria sviluppa i suoi effetti nel momento in cui nasce l’obbligazione, a condizione tuttavia che siano chiaramente identificabili sia i soggetti creditori che l’ammontare del debito. Tale criterio si applica anche se l’iscrizione nel bilancio dello Stato e il flusso dei pagamenti (e quindi l’effetto sul fabbisogno) avviene ratealmente. In mancanza di tali condizioni, la contabilizzazione dell’operazione nel conto della PA segue i flussi di cassa e corrisponde a quanto annualmente viene pagato a titolo di restituzione del debito, oppure è allineata all’ammontare dei rimborsi validato nell’anno dall’Amministrazione a prescindere dall’effettivo pagamento[4].

Quanto ai rimborsi d’imposta pregressi, si tratta di somme che vengono iscritte in bilancio per essere destinate a rimborsi di imposta richiesti in anni precedenti. Esse vengono registrate nel conto economico della PA secondo il principio della competenza economica e quindi nell’anno in cui è avvenuta la richiesta di rimborso. Hanno invece effetto sul fabbisogno nell’anno in cui sono rimborsate[5].

Secondo quanto risulta dai prospetti contenuti nella legge di stabilità e nel bilancio, esse sono così determinate nel triennio:

REGOLAZIONI CONTABILI E DEBITORIE

(competenza - milioni di euro)

 

2011

2012

2013

 

 

 

 

Entrate

30.445

29.542

29.672

Rimborsi IVA

30.445

29.542

29.672

Spesa corrente

41.751

32.874

32.822

·       Rimborsi IVA

30.445

29.542

29.672

·       Banca d’Italia sospesi

1.991

182

 

·       Poste editoria

242

0

0

·       FSN-saldo IRAP

5.923

0

0

·       Rimborso imposte dirette pregresse

3.150

3.150

3.150

Spesa in conto capitale

0

0

0

Totale spesa BLV

41.751

32.874

32.822

 

 

 

 

Differenza regolazioni spesa -entrate

11.306

3.332

3.150

Fonte: legge di stabilità 2011

 

Profili finanziari

 

Gli effetti finanziari della legge di stabilità (testo iniziale e modifiche approvate durante l’iter parlamentare) comportano un peggioramento del saldo netto da finanziare, pari a 987 milioni nel 2011, 2,8 miliardi nel 2012 e 9,3 miliardi nel 2013, a fronte di un miglioramento in termini di fabbisogno e indebitamento netto pari a 0,9 milioni nel 2011, 1,6 milioni nel 2012 e di 0,4 milioni nel 2013.

La differenza di impatto complessivo del SNF rispetto agli altri saldi deriva dal fatto che sia il rifinanziamento del Fondo di rotazione per le politiche comunitarie (+5,5 miliardi nel 2013), che la rimodulazione del FAS (+1 miliardo nel 2011, +3 miliardi nel 2012, +4 miliardi nel 2013[6]) disposti dalla Tabella E sono valutati come privi di effetti in termini di indebitamento netto e fabbisogno.

Secondo la Nota tecnico-illustrativa al ddl di stabilità[7], i mancati effetti in termini di indebitamento e fabbisogno del finanziamento del Fondo di rotazione per le politiche comunitarie derivano dal fatto che si tratta di obblighi internazionali a legislazione vigente (Accordo Interistituzionale U.E. del maggio 2006): tale finanziamento pertanto è già considerato nei tendenziali. Per quanto concerne le risorse del FAS, sempre secondo la Nota, le maggiori spese dovranno rientrare nei vincoli imposti dal Patto di stabilità interno, trovando compensazione nella riduzione di altre poste di spesa[8].

 

In merito ai profili di quantificazione, è stata sottolineata un’asimmetria tra gli effetti finanziari attribuiti alla rimodulazione del FAS disposta dalla legge di stabilità (che sconta un effetto di maggiore spesa solo in termini di SNF) e quelli attribuiti a disposizioni di analogo tenore contenuti in altri provvedimenti. Si osserva, infatti, che ad ogni variazione del FAS sul saldo netto da finanziare sono sempre stati attribuiti effetti su fabbisogno e indebitamento netto, anche se in misura tale da tenere conto dell’effettiva spendibilità nel tempo delle risorse in questione[9]. Non è invece mai stata espunta a tal fine la quota di risorse FAS di spettanza regionale, sulla base della considerazione, sottolineata dalla Nota tecnica, che la spendibilità delle stesse incontra un limite nei vincoli sulla spesa del Patto di stabilità interno.

Non sono state, invece, formulate osservazioni circa il rifinanziamento del Fondo di rotazione delle politiche comunitarie, atteso che trattasi di un obbligo internazionale e che l’importo autorizzato è in linea con quanto previsto negli esercizi precedenti[10].


 

Articolo 1, commi 2-4
(Importi da trasferire all’INPS da parte dello Stato)

 


2. Nell'allegato 2 sono indicati:

a) l'adeguamento degli importi dei trasferimenti dovuti dallo Stato, ai sensi rispettivamente dell'articolo 37, comma 3, lettera c), della legge 9 marzo 1989, n. 88, e successive modificazioni, e dell'articolo 59, comma 34, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, per l'anno 2011;

b) gli importi complessivamente dovuti dallo Stato per l'anno 2011 in conseguenza di quanto stabilito ai sensi della lettera a).

3. Gli importi complessivi di cui al comma 2 sono ripartiti tra le gestioni interessate con il procedimento di cui all'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni. Nell'alle­gato 2 sono, inoltre, indicati gli importi che, prima del riparto, sono attribuiti:

a) alla gestione per i coltivatori diretti, mezzadri e coloni a completamento dell'integrale assunzione a carico dello Stato dell'onere relativo ai trattamenti pensionistici liquidati anteriormente al 1° gennaio 1989;

b) alla gestione speciale minatori;

c) all'Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i lavoratori dello spettacolo e dello sport professionistico.

4. Nell'allegato 2 sono, inoltre, indicati:

a) i maggiori oneri, per gli anni 2009 e 2010, a carico della gestione per l'eroga­zione delle pensioni, assegni e indennità agli invalidi civili, ciechi e sordomuti di cui all'articolo 130 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;

b) gli importi, utilizzati per il finanziamento dei maggiori oneri di cui alla lettera a), delle somme risultanti, sulla base del bilancio consuntivo dell'Istituto nazionale della previdenza sociale per l'anno 2009, trasferite alla gestione di cui all'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88, e successive modificazioni, in ecce­denza rispetto agli oneri per prestazioni e provvidenze varie, ovvero accantonate presso la medesima gestione, in quanto non utilizzate per i rispettivi scopi.


 

 

I commi 2 e 3 dell’articolo 1 recano disposizioni relative ai trasferimenti a favore di alcune gestioni previdenziali dell’INPS.

 

In primo luogo, il comma 2 determina l'adeguamento, per l'anno 2011, dei trasferimenti dovuti dallo Stato verso la “Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali” (GIAS) presso l’INPS, a favore di alcune specifiche gestioni pensionistiche (Fondo pensioni lavoratori dipendenti, Gestione dei lavoratori autonomi, Gestione speciale minatori e ENPALS).

 

La GIAS (gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali) è stata istituita, presso l’INPS, dall’articolo 37 della L. 9 marzo 1989, n. 88[11], per la progressiva separazione tra previdenza e assistenza e la correlativa assunzione a carico dello Stato delle spese relative a quest'ultima. Il finanziamento della gestione è posto progressivamente a carico del bilancio dello Stato.

Ai sensi della lettera c) del comma 3 dell’articolo 37 della L. 88/1989, è a carico della GIAS una quota parte delle pensioni erogate dal Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD), dalla gestione dei lavoratori autonomi, dalla gestione speciale minatori e dall'ENPALS. La somma a ciò destinata è incrementata annualmente, con la legge finanziaria, in base alla variazione - maggiorata di un punto percentuale - dell'indice nazionale annuo dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati calcolato dall'ISTAT.

L’articolo 59, comma 34, della L. 449/1997 (provvedimento collegato alla manovra finanziaria per il 1998) ha previsto un ulteriore incremento dell’importo dei trasferimenti dallo Stato alle gestioni pensionistiche, di cui alla predetta lettera c). Tale incremento è assegnato esclusivamente al FPLD, alla gestione artigiani e alla gestione esercenti attività commerciali ed è a sua volta incrementato annualmente in base ai criteri previsti dalla medesima lettera c).

 

Gli incrementi dei trasferimenti disposti per il 2011, nell’ambito della Missione 025 - Politiche previdenziali, e Programma 003 – Previdenza obbligatoria e complementare, assicurazioni sociali, ai sensi di quanto contenuto nell’Allegato 2, pari complessivamente a 542,07 milioni di euro, sono determinati:

a)   nella misura di 434,67 milioni di euro, in favore del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD), delle gestioni dei lavoratori autonomi, della gestione speciale minatori e dell’ENPALS (v. punto 2.a1) dell’Allegato 2);

b)   nella misura di 107,40 milioni di euro, in favore del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (ad integrazione) e delle gestioni artigiani ed esercenti attività commerciali (v. punto 2.a2) dell’Allegato 2).

 

Pertanto, come previsto dal successivo comma 3, gli importi complessivamente dovuti dallo Stato per l’anno 2011, sempre come evidenziato dall’Allegato 2, sono determinati:

§      per il FPLD, le gestioni dei lavoratori autonomi, la gestione speciale minatori e l’ENPALS – considerando l'incremento di cui al punto 2.a1) dell’Allegato 2, – in 18.556,19 milioni di euro (per l’anno 2010 l’importo dovuto era pari a 18.121,52 milioni). Di tale importo (v. punto 2.b1) dell’Allegato 2):

-        787,29 milioni sono dovuti ad integrazione annuale degli oneri di pensione per i coltivatori diretti, i mezzadri e i coloni prima del 1° gennaio 1989 (lettera a);

-        2,78 milioni di euro sono dovuti per la gestione previdenziale speciale minatori (lettera b));

-        64,57 milioni sono dovuti per l’ENPALS (lettera c)).

§         per il FPLD (ad integrazione) e le gestioni artigiani ed esercenti attività commerciali – considerando l'incremento di cui al comma 2, lettera a) – in 4.585,28 milioni di euro (nel 2010 l’importo dovuto era pari a 4.477,88 milioni); (v. punto 2.b2) dell’Allegato 2).

 

Infine, il comma 4, lettera a), prevede l’utilizzo di specifiche risorse, individuate anche esse dall’Allegato 2, nell’ambito della Missione 024 – Diritti sociali, politiche sociali e famiglia; Missione 012 – Trasferimenti assistenziali a Enti previdenziali, finanziamento nazionale spesa sociale, promozione e programmazione politiche sociali, monitoraggio e valutazione interventi, ai fini del finanziamento dei maggiori oneri a carico della Gestione per l'erogazione delle pensioni, assegni e indennità agli invalidi civili, ciechi e sordomuti di cui all’articolo 130 del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112[12], valutati in 462 milioni di euro per il 2009 ed in 120 milioni di euro per il 2010.

 

Nell’Allegato 2 sono inoltre indicati gli importi, utilizzati per il finanziamento dei maggiori oneri di cui al precedente comma 2, lettera a), delle somme che risultano – nel bilancio consuntivo dell’INPS per l’anno 2009 – trasferite alla “Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali” (GIAS) in eccedenza rispetto agli oneri per prestazioni e provvidenza varie pari a 302 milioni di euro, ovvero accantonate presso la medesima Gestione, in quanto non utilizzate per i rispettivi scopi, pari a 280 milioni di euro (lettera b)).

Profili finanziari

 

 

Il prospetto riepilogativo ascrivealla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2010

2011

2012

2013

2010

2011

2012

2013

2010

2011

2012

2013

Maggiori spese correnti

 

542,07

542,07

542,07

 

 

 

 

 

 

 

 

Minori spese correnti

 

542,07

542,07

542,07

 

 

 

 

 

 

 

 

effetto netto

 

0

0

0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La relazione tecnica afferma che gli importi dei trasferimenti fissati per il 2010 sono stati adeguati, in coerenza con i contenuti della Decisione di Finanza Pubblica per gli anni 2011-2013, nella misura dello 0,7 per cento per il 2010 e dell’ 1,6 per cento per il 2011 ed applicando a tali variazioni l’incremento di un punto percentuale[13].

Conseguentemente, l’incremento dell’importo da trasferire all’INPS dal bilancio dello Stato è pari a 434,67 milioni di euro[14]. A tale somma si aggiunge l’importo da trasferire a titolo di concorso dello Stato all’onere pensionistico derivante dalle pensioni di invalidità liquidate prima dell’entrata in vigore della legge n. 222/1984[15], pari a 107,40 milioni di euro. Pertanto, l’importo complessivo a carico del bilancio dello Stato è pari a 542,07 milioni di euro. Tale onere è compensato integralmente in quanto il miglioramento dei saldi delle gestioni previdenziali, conseguenti alle disposizioni in esame, determina corrispondenti minori esigenze di trasferimenti dovuti, a diverso titolo, alle medesime gestioni previdenziali.

Per quanto riguarda le somme da ripartire tra le gestioni, la relazione tecnica precisa che queste sono da considerarsi al netto del trasferimento della somma attribuita alla gestione dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri per i trattamenti liquidati prima del 1° gennaio 1989, pari a 787,29 milioni di euro, e delle somme attribuite a fondo minatori ed ENPALS, pari rispettivamente a 2,78 e 63,06 milioni di euro.

 

In merito ai profili di quantificazione, non sono stati formulati rilievi.

 

 


 

Articolo 1, comma 5
(Utilizzo risorse del FAS destinate alla programmazione regionale per interventi di edilizia sanitaria pubblica)

 

5. Una quota, pari a 1.500 milioni di euro per l'anno 2012, delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate destinate alla programmazione regionale, incluse quelle derivanti dalla rimodula­zione disposta ai sensi della Tabella E, è destinata a interventi di edilizia sanitaria pubblica. In ogni caso è fatta salva la ripartizione dell'85 per cento delle risorse alle regioni del Mezzogiorno e del restante 15 per cento alle regioni del centro-nord.

 

 

Il comma 5 destina ad interventi di edilizia sanitaria pubblica una quota pari a 1.500 milioni di euro, per il 2012, delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate destinate alla programmazione regionale, incluse quelle derivanti dalla rimodulazione disposta ai sensi della Tabella E (cfr infra).

La disposizione specifica che nella ripartizione delle suddette risorse deve essere rispettata la percentuale di destinazione dell’85% alle regioni del Mezzogiorno e del 15% alle regioni del Centro-Nord, che caratterizza la destinazione dei fondi FAS (cfr infra).

Il programma pluriennale di interventi di edilizia sanitaria pubblica

L’articolo 2, comma 69, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (legge finanziaria per il 2010), ha elevato a 24 miliardi di euro l’importo per il programma pluriennale di interventi in materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico previsto dall’articolo 20 della legge n. 67/1988.

Ai fini dell’attuazione del programma pluriennale a partire dal 1999 (articolo 50, comma 1, lett. c), legge n. 448/1998), sono intervenute numerose disposizioni di finanziamento degli interventi di edilizia straordinaria. Da ultimo l’articolo 2, comma 246, della medesima legge n. 191/2009 ha disposto per gli anni 2011-2012 un rifinanziamento, rispettivamente, pari a 200 milioni e 1.800 milioni, per l'attuazione del programma decennale di interventi in materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico, finanziato dall’articolo 50, comma 1, della legge n. 448/1998.

 

La disciplina relativa all'edilizia sanitaria è stata in origine dettata dall'art. 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato), che autorizza l'esecuzione di un programma pluriennale di interventi di ristrutturazione edilizia, di ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico e di realizzazione di residenze per anziani e soggetti non autosufficienti, indicando anche gli obiettivi di massimada perseguire (ristrutturazione della rete ospedaliera ed extraospedaliera, costituzione di nuove residenze assistenziali per anziani, adeguamento degli impianti).

Al finanziamento degli interventi si provvede mediante operazioni di mutuo che le regioni e le province autonome sono autorizzate ad effettuare, nel limite del 95 per cento della spesa ammissibile risultante dal progetto, con la BEI, con la Cassa depositi e prestiti e con gli istituti e aziende di credito all'uopo abilitati, secondo modalità e procedure da stabilirsi con decreto ministeriale.

I soggetti beneficiari[16] del programma di investimenti sono le regioni e province autonome, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, i policlinici universitari, l’istituto superiore di sanità, gli ospedali classificati[17] e gli istituti zooprofilattici sperimentali.

Il decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229[18], modificando l’articolo 5-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502[19], ha successivamente disposto la possibilità, per il Ministro della salute, di stipulare, nell’ambito dei programmi regionali per la realizzazione degli interventi previsti dall’art. 20 della legge n. 67 del 1988, accordi di programma con le regioni e con altri soggetti pubblici interessati, previo concerto con il Ministro dell’economia e finanze e d’intesa con la Conferenza Stato-regioni, nei limiti delle disponibilità finanziarie iscritte nel bilancio dello Stato e nei bilanci regionali[20].

 

Il citato articolo 20 della legge n. 67/1988 ha originariamente programmato per il piano pluriennale 30.000 miliardi di lire (circa 15,5 miliardi di euro). Tale importo è stato via via aumentato con le successive leggi finanziarie, dapprima a34.000 miliardi di lire (circa 17,6 miliardi di euro) dall’articolo 83, comma 3, della legge n. 388/2000 (legge finanziaria 2001), poi a 20 miliardi di euro dall’articolo 1, comma 796, lett. n), della legge n. 296/2006 (legge finanziaria 2007) a 23 miliardi di euro dall’articolo 1, comma 279, della legge finanziaria 2008 (legge n. 244/2007) e, da ultimo, a 24 miliardi di euro. dalla legge finanziaria per il 2010.

 

Ai fini dell’attuazione del programma, l’articolo 50, comma 1, lettera c), della legge n. 448/1998 (collegato alla legge finanziaria per il 1999) ha autorizzato la spesa complessiva di 1,893 miliardi di euro (di cui 1.200 miliardi di lire per il 1999, di 1.165 miliardi per il 2000 e di 1.300 miliardi per il 2001), poi incrementata a 2,065 miliardi di euro dall’articolo 4-bis del D.L. n. 450 del 1998 (in particolare, 135 miliardi di lire per il 2000 e di 200 miliardi per il 2001).

Negli anni successivi le risorse destinate all’edilizia sanitaria sono state oggetto di rifinanziamenti (tab. D), definanziamenti (tab. E) e rimodulazioni (tab. F) da parte delle leggi finanziarie:

§       la legge finanziaria 2000 (legge n. 488/1999) ha disposto rifinanziamenti di 551,6 milioni di euro (1.068 miliardi di lire) per il 2000, di 776,8 milioni (1.504 miliardi di lire) nel 2001 e di 1.422,8 milioni (2.755 miliardi di lire) nel 2002; contemporaneamente la tabella F riduceva le risorse per il 2000 di 237,6 milioni di euro (460 miliardi di lire) e di 307,3 milioni (595 miliardi di lire) per il 2001), spostando 397,7 milioni di euro al 2002 (770 miliardi di lire) e 147,2 milioni (285 miliardi di lire) al 2003 e anni seguenti;

§       la legge finanziaria 2001 (legge n. 388/2000) con la Tabella D ha assegnato un rifinanziamento pari a 90,9 milioni di euro (176 miliardi di lire) nel 2001, a 922,9 milioni (1.787 miliardi di lire) nel 2002 e a 915,2 milioni (1.772 miliardi di lire) nel 2003; la tabella F ha disposto riduzioni di 413,2 milioni di euro (800 miliardi di lire) nel 2001 e di 1.136,2 milioni (2.200 miliardi di lire) nel 2002, con incremento di 1.032,9 milioni (2.000 miliardi di lire) delle autorizzazioni di spesa del 2003 e di 516,5 milioni (1.000 miliardi di lire) di quelle relative al 2004 e anni seguenti;

§       la legge finanziaria 2002 (legge n. 448/2001) alla Tabella F ha ridotto di 707 milioni di euro per il 2002, di 966 milioni di euro per il 2003, di 88 milioni di euro per il 2004, con slittamento complessivo delle risorse (1.761 milioni di euro nel 2005 e anni successivi). Inoltre la Tabella D ha disposto un rifinanziamento di 516 milioni di euro per il 2004, mentre la Tabella E ha previsto un definanziamento di 119 milioni per il 2002, di 104 milioni per il 2003 e di 25 milioni per il 2004;

§       la legge finanziaria 2003 (legge n. 289/2002) alla tabella F ha disposto riduzioni di 250 milioni di euro nel 2003, di 250 milioni nel 2004 e di 1.000 milioni nel 2005, che slittano al 2006 ed anni successivi (+1.500 milioni);

§       la legge finanziaria 2004 (legge n. 350/2003) alla tabella D ha autorizzato un rifinanziamento di 1.840 milioni di euro per il 2006;

§       la legge finanziaria 2005 (legge n. 311/2004) alla tabella D ha autorizzato un rifinanziamento di 1 miliardo di euro per il 2007, mentre la tabella F ha ridotto le risorse nella misura di 100 milioni nel 2005, di 2,7 miliardi nel 2006, di 300 milioni nel 2007, con slittamento (3.100 milioni) al 2008 e anni successivi;

§       la legge finanziaria 2006 (legge n. 266/2005) alla tabella E ha autorizzato un definanziamento di 256 per ciascuna annualità 2006-2008, mentre la tabella F ha spostato 60 milioni del 2007 e 2.460 milioni del 2008 al 2009 ed anni successivi (+2.520 milioni); inoltre il comma 316 ha ridotto di 100 milioni le disponibilità relative al 2006;

§       la legge finanziaria 2007 (legge n. 296/2006) alla tabella D ha disposto un rifinanziamento di 1 miliardo di euro per il 2009;

§       la legge finanziaria 2008 (legge n. 244/2007) alla tabella D ha disposto un rifinanziamento di 1.600 milioni di euro per il 2010;

§       la legge finanziaria 2010 (legge n. 191/2009)alla tabella D ha disposto per gli anni 2011-2012 un rifinanziamento, rispettivamente, pari a 200 milioni e 1.800 milioni.

 

Nella successiva tavola viene esposto l’ammontare degli stanziamenti di bilancio riferiti all’art. 50, comma 1, lett. c), della legge n. 448/1998, come indicato dalle rispettive tabelle F delle leggi finanziarie a decorrere dal 2003.

(dati in milioni di euro)

 

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

Fin. 2003

1.500,0

 

 

 

 

 

 

Fin. 2004

3.340,0

 

 

 

 

 

 

Fin. 2005

640,0

700,0

3.100,0

 

 

 

 

Fin. 2006

384,0

384,0

384,0

2.520,0

 

 

 

Fin. 2007

 

784,0

784,0

1.520,0

1.200,0

 

 

Fin. 2008

 

 

784,0

1.520,0

2.800,0

 

 

Fin. 2009

 

 

 

1.174,2

2.126,1

595,8

 

Fin. 2010

 

 

 

 

2.120,3

795,8

1.800,0

 

A seguito delle riduzioni disposte dall’articolo 14, comma 2, del D.L. n. 78 del 2010 le risorse esposte nella tabella E della legge di stabilità 2011 in esame (legge n. 220/2010) ammontano a 226 milioni per il 2011 e a 512,3 milioni per il 2012. Ad esse vanno aggiunti, per il 2012, i 1.500 milioni di euro relativi alle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate, ai sensi del comma in commento.

Il Fondo per le aree sottoutilizzate

La tabella E della legge di stabilità 2011 (legge n. 220/2010) dispone una rimodulazione del Fondo per le aree sottoutilizzate,chedetermina un incremento dellerelativerisorse per 1 miliardo nel 2011, per 3 miliardi nel 2012, per 4 miliardi nel 2013, con una riduzione compensativa di 8 miliardi nel 2014.

Conseguentemente, rispetto al bilancio a legislazione vigente (A.C. 3779), le risorse disponibili vengono così a determinarsi:

(milioni di euro)

2011

2012

2013

2014 e ss.

BLV

8.073,7

4.137,5

9.900,0

22.805,2

Rimodulazione

+1.000,0

+3.000,0

+4.000,0

-8.000,0

Importi esposti in Tabella E

9.073,0

7.137,5

13.900,0

14.805,2

 

Per quanto riguarda le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate si ricorda che a partire dal 2003, con la legge n. 289/2002, le risorse destinate agli interventi nelle aree sottoutilizzate del Paese sono state concentrate in un Fondo di carattere generale (FAS), attualmente iscritto nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico.

Nel Fondo sono iscritte tutte le risorse finanziarie aggiuntive nazionali, destinate a finalità di riequilibrio economico e sociale, nonché a incentivi e investimenti pubblici.

L’articolo 60, comma 1, della legge n. 289/2002 attribuisce al CIPE la facoltà di ripartire, con proprie deliberazioni, la dotazione del Fondo tra gli interventi in esso compresi, destinandone l'85% al Sud e il 15% al Centro Nord.

 

L’articolo 18 del D.L. 185/2008 ha previsto la riprogrammazione e la concentrazione delle risorse nazionali disponibili destinate allo sviluppo delle aree sottoutilizzate nel periodo 2007-2013 su tre Fondi settoriali:

-        Fondo sociale per occupazione e formazione, istituito nello stato di previsione del Ministero del lavoro, sul quale confluiscono anche le risorse del Fondo per l'occupazione nonché ogni altra risorsa comunque destinata al finanziamento degli ammortizzatori sociali e alla formazione;

-        Fondo infrastrutture, istituito ai sensi del precedente D.L. n. 112/2008 nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico (cap. 8355), destinato al finanziamento, in via prioritaria, di interventi finalizzati al potenziamento della rete infrastrutturale di livello nazionale, comprese le reti di telecomunicazione e le reti energetiche, alla messa in sicurezza delle scuole, alla realizzazione di opere di risanamento ambientale, all’edilizia carceraria, alle infrastrutture museali ed archeologiche, all’innovazione tecnologica e alle infrastrutture strategiche per la mobilità. Il Fondo infrastrutture viene ripartito dal CIPE, su proposta del Ministero dello sviluppo economico, d’intesa con il Ministero delle infrastrutture e trasporti, sentita la Conferenza unificata. Lo schema di delibera è trasmesso al Parlamento per il parere delle Commissioni competenti per materia e per i profili finanziari;

-        Fondo strategico per il Paese a sostegno dell’economia reale, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri dall’articolo 7-quinquies, commi 10 e 11, del decreto-legge 5/2009, attraverso una novella all’articolo 18, comma 1, del D.L. 185/2008. Nel bilancio dello Stato il Fondo risulta costituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze al cap. 2836.

 

Con alcune delibere adottate nel marzo 2009, il CIPE ha così assegnato le risorse FAS:

-        27 miliardi alle Amministrazioni regionali per la realizzazione dei Programmi di interesse strategico regionale;

-        25,4 miliardi alle Amministrazioni centrali. Tale quota è stata successivamente ripartita dal CIPE tra i tre suddetti fondi settoriali nei seguenti importi:

-        Fondo infrastrutture: 12,4 miliardi;

-        Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale: 9 miliardi;

-        Fondo sociale per l’occupazione e la formazione: 4 miliardi.

 

La quota regionale

Per quanto concerne la quota di pertinenza delle Amministrazioni regionali va segnalato che nel 2007 con la delibera n. 166 il CIPE aveva assegnato 28.385 milioni agli interventi di loro competenza. A seguito delle riduzioni delle autorizzazioni di spesa disposte dal D.L. n. 112 del 2008, con la delibera n. 1 del 6 marzo 2009 ha rideterminato la quota da assegnare alle amministrazioni regionali nella misura di 27.027 milioni di euro, così ripartiti.

-        21.831,5 milioni in favore delle regioni del Mezzogiorno (85%);

-        5.195,5 milioni in favore del Centro-Nord (15%).

 

Rispetto all'importo originariamente programmato con la delibera CIPE n. 166, la quota assegnata alle Amministrazioni regionali risulta inferiore di oltre 1,3 miliardi di euro.

La delibera n. 1/2009 indica comunque la possibilità che tali risorse vengano reintegrate nell’importo originario "a partire dal 2011, ovvero anticipatamente, in un quadro di finanza pubblica più favorevole".

Il riparto regionale è indicato nelle tavole seguenti:

(dati in milioni di euro)

 

 

CIPE 166/07

%

CIPE 1/09

Differenza

MEZZOGIORNO

22.841,5

100,0

21.831,5

-1.009,96

Programmi di interesse strategico regionale

Abruzzo

854,7

4,73

811,1

-43,6

Molise

476,6

2,64

452,3

-24,3

Campania

4.105,5

22,72

3.896,4

-209,1

Puglia

3.271,7

18,11

3.105,1

-166,6

Basilicata

900,3

4,98

854,4

-45,9

Calabria

1.868,4

10,34

1.773,3

-95,1

Sicilia

4.313,5

23,87

4.093,8

-219,7

Sardegna

2.278,5

12,61

2.162,5

-116,0

Progetti strategici di interesse interregionale

Energie rinnovabili e risparmio energetico

814,0

 

772,5

-41,5

Attrattori culturali, naturali e turismo

946,3

 

898,1

-48,2

Obiettivi servizio (premialità)

3.012,0

 

3.012,0

-

 

 

 

CIPE 166/07

%

CIPE 1/09

Differenza

CENTRO-NORD

5.544,0

100,0

5.195,5

-348,5

Programmi di interesse strategico regionale

Piemonte

889,3

16,04

833,4

-55,9

Valle d'Aosta

41,6

0,75

39,0

-2,6

Lombardia

846,6

15,27

793,4

-53,2

Bolzano

85,9

1,55

80,5

-5,4

Trento

57,7

1,04

54,0

-3,7

Veneto

608,7

10,98

570,5

-38,2

Friuli Venezia Giulia

190,2

3,43

178,2

-12

Liguria

342,1

6,17

320,6

-21,5

Emilia Romagna

286,1

5,16

268,1

-18

Toscana

757,3

13,66

709,7

-47,6

Umbria

253,4

4,57

237,4

-16

Marche

240,6

4,34

225,5

-15,1

Lazio

944,7

17,04

885,3

-59,4

 

La delibera n. 1 del 2009 specifica che il Ministero dello sviluppo economico esamina i programmi definiti nell’originario valore stabilito dalla delibera n. 166/2007, collegando l’impegnabilità annua delle somme eccedenti l’assegnazione delle risorse effettuata con la delibera n. 1/2009 (pari a circa 1,3 miliardi di euro) alla sussistenza di maggiori risorse da destinare al FAS, a partire dal 2011, ovvero anticipatamente in un quadro di finanza pubblica più favorevole, ovvero alla disponibilità di risorse già programmate e non utilizzate. Entro 30 giorni dall’esame con esito positivo del programma ricevuto, il Ministero trasmette il programma al CIPE per la relativa presa d’atto.

Con delibera n. 11 del 6 marzo 2009 il CIPE ha preso atto dei programmi attuativi FAS di interesse strategico delle regioni Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e della provincia autonoma di Bolzano.

Con delibera n. 69 del 31 luglio 2009 il CIPE ha preso atto del programma attuativo FAS di interesse strategico (PAR – Programma attuativo regionale) della Regione Siciliana.

 

Infine, si ricorda che la legge finanziaria per il 2010 (legge n. 191 del 2009) all’articolo 2, comma 90, ha previsto che le regioni interessate dai piani di rientro dai disavanzi sanitari, d’intesa con il Governo, possono utilizzare a copertura dei debiti sanitari le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate relative ai programmi di interesse strategico regionale (delibera CIPE n. 1/2009), nel limite individuato nella delibera di presa d’atto dei singoli piani attuativi regionali da parte del CIPE.

 

Si ricorda che rispetto al quadro generale delle risorse del FAS il decreto legge n. 78/2010 ha disposto la riduzione lineare del 10% delle dotazioni finanziarie, iscritte a legislazione vigente nell’ambito delle spese rimodulabili delle missioni di ciascun Ministero, la quale ha inciso sul Fondo per complessivi 4.990,7 milioni, di cui 897,1 milioni relativi al 2011, 459,7 milioni al 2012, e 3.633,9 milioni al 2013.

Pertanto, tale riduzione delle risorse FAS dovrà essere “considerata” dal CIPE in sede di riprogrammazione e ripartizione delle risorse tra i fondi settoriali.

 

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascriveal comma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica, mentre ascrive alla rimodulazione disposta ai sensi della Tabella E, cui il comma in esame fa esplicitamente riferimento, i seguenti effetti:

 

 

 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

Maggiori spese c. capitale

2011

2012

2013

2011

2012

2013

2011

2012

2013

Tab. E rimodulazioni

1.000

3.000

4.000

0

0

0

0

0

0

 

Si ricorda che all’aumento degli stanziamenti per il triennio 2011-2013, pari complessivamente, come sopra riportato, a 8 mld, corrisponde una riduzione di pari ammontare degli stanziamenti 2014, esercizio non riportato nel prospetto riepilogativo degli effetti.

 

La relazione tecnica riferita al testo originarioafferma che la disposizione di cui al comma 5 (che prevede che una quota, pari a 1,5 mld, delle risorse FAS spettanti alle regioni per l’anno 2012 - tenuto conto della rimodulazione disposta ai sensi della tabelle E - sia destinata ad interventi di edilizia sanitaria pubblica) non determina effetti negativi sui saldi di finanza pubblica.

Si ricorda che, con riferimento alla rimodulazione del FAS operata in tabella E, la Tavola 2.7[21] della Decisione di finanza pubblica per gli anni 2011-2013 afferma che essa non modifica gli andamenti tendenziali di finanza pubblica in quanto, si tratta di somme destinate alle regioni, per le quali il patto di stabilità interno prevede un tetto di spesa. In proposito la Nota tecnico-illustrativa alla legge di stabilità in esame aggiunge che le spese relative all’utilizzo del FAS dovranno trovare compensazione nella riduzione di altre poste di spesa delle regioni stesse.

La relazione tecnica riferita al maxiemendamento del Governo presentato alla Camera afferma che il principio della territorialità del FAS secondo la ripartizione dell’85% alle regioni del Mezzogiorno e del 15% a quelle del centro-nord, è privo di effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

 

In merito ai profili di quantificazione, si è osservato, in primo luogo, che l’effetto del combinato disposto del comma in esame e della rimodulazione del FAS prevista in tabella E sembra compensare, in parte, i tagli dei trasferimenti alle regioni a statuto ordinario operati dall’articolo 14, comma 2, del DL n. 78/2010 per il triennio 2011-2013. Infatti, si produce un effetto di parziale elisione tra l’attribuzione di risorse aggiuntive, disposta dalla tabella E (con vincolo di destinazione all’edilizia sanitaria per una quota delle risorse), e il contestuale taglio di risorse operato dal citato DL 78 (applicabile anche ai capitoli dei trasferimenti riguardanti l’edilizia sanitaria).

E’ stata in proposito evidenziata l’opportunità di acquisire chiarimenti in merito all’eventualità che si determini una riduzione degli effetti di risparmio attesi dalla relazione tecnica allegata al citato DL n. 78 e confermati dalla relazione tecnica allegata alle disposizioni del presente provvedimento relative al patto di stabilità interno per le regioni (commi 125-150). Si ricorda infatti che, nel corso dell’esame parlamentare del citato DL78/2010 è stato chiarito dal Governo che la riduzione dei trasferimenti “doveva intendersi senz’altro come un contributo al raggiungimento degli obiettivi del patto”[22].

Si è osservato, in ogni caso, che il provvedimento in esame dispone, alla tabella E, un aumento delle risorse spettanti alle regioni, pari a 8 mld in tre anni, al quale non sono attribuiti effetti sui saldi di fabbisogno e indebitamento netto in ragione dell’assoluta impossibilità per le regioni di utilizzare le risorse aggiuntive loro attribuite in vigenza dei vincoli del patto di stabilità interno. Sul carattere assoluto di tale impossibilità, sembrano peraltro sussistere profili problematici.

In merito all’efficacia dei vincoli sulla spesa ai fini dell’irrilevanza sui saldi della dotazione di risorse delle regioni, si richiamano alcune problematiche riguardanti la possibilità per le regioni di utilizzare le risorse aggiuntive loro attribuite in vario modo:

-        sulle voci di spesa soggette a vincolo nel caso di capienza di quest’ultimo. In tal caso, fermo restando il conseguimento degli obiettivi ascritti al patto di stabilità interno, si potrebbe determinare la rinuncia a risparmi ulteriori. Si ricorda infatti che in molti esercizi il comparto delle regioni ha mostrato ampi margini di rispetto del vincolo sulla spesa, che avrebbe consentito quindi spese addizionali a valere sulle risorse aggiuntive[23];

-        sulle voci di spesa non soggette a vincolo. Si ricorda infatti che quest’ultimo concerne solo una quota della spesa non sanitaria delle regioni[24];

-        sul lato delle entrate, escluse dal vincolo.

Con riferimento alle risorse aggiuntive che risultino effettivamente inutilizzabili per effetto dei vincoli del patto sulla spesa, si ricorda infine che l’efficacia degli effetti di risparmio potrebbe non ritenersi assicurata nel lungo periodo: le risorse congelate restano infatti nella disponibilità delle regioni che potrebbero esercitare pressioni crescenti al fine di ottenerne lo sblocco.

Con riferimento all’integrazione del comma 5 volta a confermare i criteri di ripartizione territoriale del FAS, non sono state formulate osservazioni,atteso che la disposizione interviene sulla distribuzione di risorse già stanziate.

Si ricorda che durante l’esame in seconda lettura il Servizio del Bilancio del Senato ha chiesto chiarimenti circa la compatibilità della destinazione delle risorse FAS a interventi di edilizia sanitaria pubblica rispetto ai programmi di spesa già in essere e circa la possibilità che tale destinazione dia luogo a una riprogrammazione delle risorse, con possibili differenti impatti sui saldi di finanza pubblica.

 


 

Articolo 1, commi 6 e 7
(Risorse per il trasporto pubblico regionale e locale ferroviario)

 


6. L'erogazione delle risorse disponibili previste dall'articolo 25, comma 2, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e successive modificazioni, è subordinata alla verifica, entro il primo semestre dell'anno 2011, da parte dei Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze, della previsione, nei contratti di servizio, di misure di efficientamento e di razionaliz­zazione. Le risorse previste dal comma 1 del medesimo articolo 25 del decreto-legge n. 185 del 2008, convertito, con modifica­zioni, dalla legge n. 2 del 2009, e successive modificazioni, e dal relativo decreto di attuazione del 22 luglio 2009, pari a 425 milioni di euro, sono ripartite, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previo parere favorevole della Conferenza unificata, di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, di seguito denominata «Conferenza unificata», quali contributi per il sostenimento dei costi relativi al materiale rotabile per le regioni a statuto ordinario. Fermi restando i criteri generali di ripartizione del Fondo per le aree sottoutilizzate di cui all'articolo 18, comma 3, del decreto-legge n. 185 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2009, tale ripartizione tiene conto, in deroga a quanto previsto dall'articolo 25, comma 4, del medesimo decreto-legge n. 185 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2009, dei seguenti criteri:

a) programmazione e realizzazione di investimenti con risorse regionali proprie nel periodo 2009-2011 e nel triennio precedente;

b) aumenti tariffari negli esercizi 2010 e 2011 da cui risulti l'incremento del rapporto tra ricavi da traffico e corrispettivi;

c) razionalizzazione dei servizi nell'ot­tica di una più efficiente programmazione, nel periodo di efficacia dei contratti, in rapporto ai servizi resi nell'anno preceden­te, con conseguente incremento del carico medio annuo dei passeggeri trasportati nel primo periodo di applicazione del contratto;

d) ammontare del cofinanziamento an­nuo regionale per il contratto di servizio.

7. I contratti di servizio per le regioni a statuto speciale devono prevedere criteri di efficientamento e di razionalizzazione e sono stipulati nei limiti degli stanziamenti di bilancio a carattere continuativo allo scopo autorizzati. Eventuali risorse aggiuntive sono utilizzate in favore dei soggetti di cui al comma 6, alinea, secondo periodo, e sulla base dei criteri previsti nelle lettere a), b), c) e d) del medesimo comma.

 


 

 

I commi 6 e 7 dell’articolo 1 dettano disposizioni per la ripartizione tra le regioni delle risorse per il trasporto pubblico ferroviario locale e regionale, con particolare riferimento a quelle di cui all’articolo 25 del D.L. n. 185/2008.[25]

 

Il primo periodo del comma 6 conferma che l’erogazione delle risorse disponibili di cui all’articolo 25, comma 2, del D.L. n. 185/2008, è subordinata alla verifica della previsione, nei contratti di servizio del trasporto pubblico locale su ferro, di misure di efficientamento e razionalizzazione. La norma aggiunge che la verifica deve essere effettuata, entro il primo semestre del 2011, da parte dei Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti e dell’economia e delle finanze.

Si ricorda che il citato articolo 25, comma 2, ha autorizzato la spesa di 480 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011, per la stipula dei nuovi contratti di servizio dello Stato e delle Regioni a statuto ordinario con Trenitalia s.p.a.. L’erogazione è subordinata alla stipula dei suddetti contratti e alla rispondenza di questi ultimi a criteri di efficientamento e razionalizzazione volti a garantire che:

-        il fabbisogno dei servizi sia contenuto nel limite degli stanziamenti autorizzati dal bilancio dello Stato e delle eventuali ulteriori risorse messe a disposizione dalle Regioni;

-        non vi siano aumenti tariffari nei servizi di trasporto pubblico regionale e locale per l’anno 2009.

 

Il secondo periodo del comma 6 prevede che i 425 milioni di euro per l’anno 2009, rinvenienti dal comma 1 del medesimo articolo 25 del D.L. n. 185/2008, sono ripartiti quali contributi per il sostenimento dei costi relativi al materiale rotabile per le Regioni a statuto ordinario.

Si ricorda che il comma 1 del citato articolo 25 ha istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, un fondo per gli investimenti del Gruppo Ferrovie dello Stato s.p.a. con una dotazione di 960 milioni di euro per l'anno 2009. Un successivo decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, emanato il 22 luglio 2009, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ha provveduto alla ripartizione del Fondo, come di seguito indicato:

a)       500 milioni di euro a favore di Trenitalia S.p.A., da destinare:

-        per 425 milioni di euro all’acquisto di nuovo materiale rotabile per il trasporto regionale e locale;

-        per 75 milioni di euro per la copertura dei costi afferenti al materiale rotabile per le esigenze di mobilità legate all’Expo 2015;

b)       460 milioni di euro a favore di Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. (RFI) per il finanziamento degli investimenti dell’infrastruttura ferroviaria, da finalizzare nell’ambito dell’aggiornamento 2009 del Contratto di programma 2007/2011.

 

La norma in commento stabilisce che la ripartizione delle menzionate risorse tra le Regioni a statuto ordinario sia effettuata con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previo parere favorevole della Conferenza Unificata di cui all’articolo 8 del D.Lgs. n. 281/1997.

 

Il terzo periodo del comma 6 stabilisce che, fermi restando i criteri generali di destinazione territoriale del Fondo per le aree sottoutilizzate[26], la ripartizione tra le Regioni delle risorse di cui al comma 1 dell’articolo 25 del D.L. n. 185/2008 è effettuata in deroga a quanto disposto dal comma 4 dello stesso articolo 25 (15 per cento al nord del Paese e 85 per cento al sud) e tenendo conto dei seguenti criteri:

a)      programmazione e realizzazione di investimenti con risorse regionali proprie nel periodo 2009 – 2011 e nel triennio precedente;

b)      aumenti tariffari negli esercizi 2010 e 2011, da cui risulti l’incremento del rapporto tra ricavi da traffico e corrispettivi;

c)      razionalizzazione dei servizi, con conseguente incremento del carico medio annuo dei passeggeri trasportati nel primo periodo di applicazione del contratto rispetto all’anno precedente;

d)      ammontare del cofinanziamento annuo regionale per il contratto di servizio.

 

Il comma 7 stabilisce che anche i contratti di servizio del trasporto pubblico locale ferroviario delle Regioni a statuto speciale devono prevedere criteri di efficientamento e razionalizzazione. I contratti devono essere stipulati nei limiti degli stanziamenti di bilancio a carattere continuativo autorizzati allo scopo.

Eventuali risorse aggiuntive, rispetto ai suddetti stanziamenti a carattere continuativo, sono utilizzate in favore dei soggetti di cui al secondo periodo del comma 6, ovvero delle Regioni a statuto ordinario, sulla base dei criteri di ripartizione di cui al terzo periodo dello stesso comma 6.

Si osserva che non appare chiara la provenienza delle risorse aggiuntive, e non sono definiti i criteri e le competenze secondo cui dovrebbe determinarsi l’utilizzazione di risorse spettanti a Regioni a statuto speciale in favore di Regioni a statuto ordinario.

 

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativonon ascrive effetti alle norme.

 

La relazione tecnicariferita al maxiemendamento del Governo presentato alla Camera afferma che le norme non comportano effetti sui saldi di finanza pubblica in quanto si tratta di risorse già autorizzate che verranno comunque utilizzate per i contratti di trasporto ferroviario regionale delle regioni a statuto ordinario[27].

 

In merito ai profili di quantificazione, pur preso atto che le norme intervengono sull’erogazione di somme già stanziate a legislazione vigente, è stato richiesto di chiarire se, ed eventualmente in quale misura, la norma in esame, stabilendo come condizione per l’erogazione dei fondi la dimostrazione dell’adozione di specifiche misure di efficientamento entro il primo semestre 2011, possa modificare il profilo di cassa originariamente ascritto alle spese in questione. Infatti la norma originaria e gli effetti di cassa ad essa associati presupponevano l’utilizzo delle somme a decorrere dal 2009 (per quanto riguarda lo stanziamento di 480 milioni) e a decorrere dal 2010 (per quanto attiene a quota parte della somma di 425 milioni),

Lo stanziamento di 425 milioni di euro costituiva una quota, individuata con decreto ministeriale, della complessiva spesa di 960 milioni per il 2009, autorizzata dal comma 1 dell’articolo 25 citato. In relazione al predetto stanziamento, nonché a quello di cui all’articolo 25, comma 2, del DL 185/2008, la relativa relazione tecnica scontava i seguenti effetti onerosi (ai quali veniva data copertura mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa relativa al Fondo per le aree sottoutilizzate, a valere sulla quota destinata alla realizzazione di infrastrutture):

 

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

Articolo 25, comma 1 (DL 185/2008)

Maggiori spese conto capitale

 

960

0

0

 

0

240

720

 

0

240

720

Articolo 25, comma 2 (DL 185/2008)

Maggiori spese conto corrente

 

480

480

480

 

480

480

480

 

480

480

480

Articolo 25, comma 2 (DL 185/2008)

Minori spese conto capitale

Riduzione FAS

 

1.440

480

480

 

480

720

1.200

 

480

720

1.200

 

Per tali motivi è stato anche richiesto di fornire dati circa gli impegni eventualmente assunti negli esercizi 2009 e 2010 sulle predette somme.

Infine, in relazione ai criteri di ripartizione indicati, non sono state formulate osservazioni nel presupposto che si tratti di impegni e di destinazioni già adottati in base alla previgente normativa.

 

 


 

Articolo 1, commi 8-13
(Diritti d’uso di frequenze radioelettriche)

 


8. Entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, l'Autorità per le garanzie nelle comunica­zioni avvia le procedure per l'assegnazione di diritti d'uso di frequenze radioelettriche da destinare a servizi di comunicazione elettronica mobili in larga banda con l'utilizzo della banda 790-862 MHz e di altre risorse eventualmente disponibili, conformemente a quanto previsto dal codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259. In coerenza con la normativa dell'Unione europea, il Ministro dello sviluppo economico fissa la data per l'assegnazione delle frequenze della banda 790-862 MHz e delle altre risorse eventualmente disponibili ai servizi di comunicazione elettronica mobili in larga banda. La liberazione delle frequenze di cui al primo periodo per la loro destinazione ai servizi di comunicazione elettronica mobili in larga banda deve comunque avere luogo entro il 31 dicembre 2012. Il Ministero dello sviluppo economico può sostituire le frequenze già assegnate nella banda 790-862 MHz con quelle liberate ai sensi delle disposizioni dei commi da 9 a 12 o altrimenti disponibili. Il piano nazionale di ripartizione delle frequenze e il piano nazionale di asse­gnazione delle frequenze televisive sono adeguati alle disposizioni del presente comma.

9. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri e le modalità per l'attribuzione di misure economiche di natura compensativa, a valere sugli introiti della gara di cui al comma 8, per una percentuale pari al 10 per cento degli introiti della gara stessa e comunque per un importo non eccedente 240 milioni di euro, finalizzate a promuovere un uso più efficiente dello spettro attualmente desti­nato alla diffusione di servizi di media audiovisivi in ambito locale. A tal fine, la predetta percentuale di introiti è iscritta in un apposito fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico.

10. Prima della data stabilita per la definitiva cessazione delle trasmissioni televisive in tecnica analogica, ai sensi dell'articolo 2-bis, comma 5, primo periodo, del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, e successive modificazioni, il Ministero dello sviluppo economico provvede alla definitiva asse­gnazione dei diritti d'uso del radiospettro, anche mediante la trasformazione del rilascio provvisorio in assegnazione defini­tiva dei diritti d'uso, e rilascia i relativi titoli abilitativi conformemente ai criteri previsti dall'articolo 15, comma 1, del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radio­fonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, e successive modificazioni, e dall'articolo 8-novies del decreto-legge 8 aprile 2008, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2008, n. 101, e successive modificazioni. Suc­cessivamente all'assegnazione di cui al precedente periodo, i soggetti privi del necessario titolo abilitativo si astengono dal compiere atti che comportino l'utilizzo delle radiofrequenze o che siano suscet­tibili di interferire con il legittimo uso delle stesse da parte di terzi. In caso di violazione di tale obbligo o di indebita occupazione delle radiofrequenze da parte di soggetti operanti in tecnica analogica o digitale, si applicano gli articoli 97 e 98 del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, e successive modificazioni. L'attiva­zione, anche su reti SFN (Single Frequency Network), di impianti non preventivamente autorizzati dal Ministero dello sviluppo economico comporta, ferma restando la disattivazione dell'impianto illecitamente attivato, la sospensione tem­poranea del diritto d'uso da un minimo di tre mesi a un massimo di un anno e, in caso di recidiva entro tre anni, la revoca del medesimo diritto d'uso.

11. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministero dello sviluppo economico e l'Autorità per le garanzie nelle comunica­zioni, nell'ambito delle rispettive compe­tenze, fissano gli ulteriori obblighi dei titolari dei diritti d'uso delle radiofrequenze destinate alla diffusione di servizi di media audiovisivi, ai fini di un uso più efficiente dello spettro e della valorizzazione e promozione delle culture regionali o locali. Il mancato rispetto degli obblighi stabiliti ai sensi del presente comma comporta l'applicazione delle sanzioni di cui all'articolo 52, comma 3, del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Il Ministero dello sviluppo economico acquisisce il diritto di disporre dei diritti d'uso sulle radiofrequenze precedente­mente assegnate.

12. In caso di trasmissione di programmi televisivi in tecnica digitale in mancanza del necessario titolo abilitativo, al soggetto che ne ha la responsabilità editoriale si applicano le sanzioni ammini­strative pecuniarie previste dall'articolo 98, comma 2, del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, e successive modificazioni. L'operatore di rete che ospita nel proprio blocco di diffusione un fornitore di servizi di media audiovisivi privo di titolo abilitativo è soggetto alla sospensione o alla revoca dell'utilizzo della risorsa assegnata con il diritto d'uso.

13. Dall'attuazione dei commi da 8 a 12 derivano proventi stimati non inferiori a 2.400 milioni di euro. Le procedure di assegnazione devono concludersi in termini tali da assicurare che gli introiti dell'assegnazione siano versati all'entrata del bilancio dello Stato entro il 30 settembre 2011. Nel caso in cui, in sede di attuazione del presente comma, si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alla previsione, ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede, con proprio decreto, alla riduzione lineare, fino alla concorrenza dello scostamento finanziario riscontrato, delle dotazioni finanziarie, iscritte a legislazione vigente, nell'ambito delle spese rimodulabili di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b), della citata legge n. 196 del 2009, delle missioni di spesa di ciascun Ministero. Dalle predette riduzioni sono esclusi il Fondo per il finanziamento ordinario delle università, nonché le risorse destinate alla ricerca e al finanziamento del cinque per mille dell'im­posta sul reddito delle persone fisiche. Eventuali maggiori entrate accertate rispetto alla stima di cui al presente comma sono riassegnate nello stesso anno al Ministero dello sviluppo economico per misure di sostegno al settore, da definire con apposito decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.


 

 

I commi da 8 a 13 dell’articolo 1 disciplinano la procedura per l’attribuzione delle frequenze radioelettriche a servizi di comunicazione elettronica.

 

Il comma 8 prevede in proposito che, entro 15 giorni dall’entrata in vigore della legge, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni deve avviare le procedure per l’assegnazione di tali frequenze, che saranno destinate a servizi di comunicazione elettronica mobile in banda larga. La data per l’attribuzione delle frequenze verrà individuata dal Ministero dello sviluppo economico, tenendo conto della normativa dell’Unione europea. Il Ministro potrà sostituire frequenze già assegnate con altre che si rendano disponibili. Il Piano di ripartizione delle frequenze e il Piano di assegnazione delle frequenze verranno aggiornati secondo le nuove disposizioni introdotte dal comma in esame.

 

Si ricorda che la Commissione Europea ha proposto nel settembre 2010 un piano quinquennale per la concessione e armonizzazione dello spettro radio nell’Unione Europea, con il fine di potenziare il dispiego e l’adozione della banda larga rapida e ultra-rapida. Tale indirizzo è stato confermato dal Commissario per l’Agenda digitale europea Neelie Kroes, nel corso dell’audizione svoltasi il 10 novembre presso le competenti Commissioni di Camera e Senato.Va inoltre segnalato che la gara per l’assegnazione di frequenze della banda 800 MHz destinata alla telefonia mobile, effettuata in Germania nello mese di maggio del 2010, ha determinato un ricavo complessivo per lo Stato di circa 3,5 miliardi di euro.

 

Il comma 9 dispone che, con decreto del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, vengano definiti criteri e modalità per quantificare e attribuire misure finanziarie compensative, pari al 10 per cento degli introiti derivanti dalla procedura di cui al comma precedente, e comunque entro il limite massimo di 240 milioni di euro, destinate ad un apposito fondo istituito presso il Ministero dello sviluppo economico e finalizzate a promuovere un uso più efficiente dello spettro attualmente destinato alla diffusione di trasmissioni in ambito locale.

 

Il comma 10 stabilisce che, entro la data di cessazione delle trasmissioni in tecnica analogica – che ai sensi dell’art. 2-bis del decreto-legge n. 5/2001, convertito dalla legge n. 66/2001, è fissata al 31 dicembre 2012 - il Ministero dello sviluppo economico provvede alla definitiva assegnazione dei diritti d’uso del radiospettro, anche mediante la trasformazione del rilascio provvisorio in assegnazione definitiva, e rilascia i titoli abilitativi secondo i criteri previsti dall’art. 15, comma 1, del Testo unico sui servizi di media audiovisivi (D.Lgs. n. 177/2005), nonché dell’articolo 8-novies del decreto-legge n. 59/2008, convertito con legge n. 101/2008.

L’art. 15, comma 1, del D.Lgs. n. 177/2005, come modificato dall’art. 8-novies, comma 1, del decreto legge n. 59/2008,prevede chela disciplina per l'attività di operatore di rete su frequenze terrestri in tecnica digitale si conforma ai princìpi delle direttive 2002/20/CE e 2002/77/CE, ed è soggetta al regime dell'autorizzazione generale. Lo stesso art. 8-novies dispone inoltre, al comma 2, che le licenze individuali già rilasciate - ai sensi del regolamento di cui alla deliberazione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 435/01/CONS del 15 novembre 2001 – sono convertite entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, su iniziativa del Ministero dello sviluppo economico. Il comma 4 dello stesso art. 8-novies prevede che, nel corso della progressiva attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale terrestre, i diritti di uso delle frequenze per l'esercizio delle reti televisive digitali saranno assegnati, in conformità ai criteri di cui alla deliberazione n. 181/09/CONS dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, del 7 aprile 2009, nel rispetto dei princìpi stabiliti dal diritto comunitario, basati su criteri obiettivi, proporzionati, trasparenti e non discriminatori.

Dopo l’assegnazione dei diritti d’uso del radiospettro, i soggetti privi di titolo abilitativo dovranno astenersi dal compiere atti che comportino utilizzo delle radiofrequenze o che possano interferire con l’uso delle stesse da parte di terzi. Per la violazione di tali obblighi, è prevista l’applicazione degli articoli 97 e 98 del codice delle comunicazioni elettroniche (D.Lgs. n. 259/2003).

 

L’art. 97 prevede che chiunque esplichi attività che rechi, in qualsiasi modo, danno ai servizi di comunicazione elettronica è punito ai sensi dell'articolo 635, secondo comma, n. 3, del codice penale (che prevede la reclusione da sei mesi a tre anni per il danneggiamento di edifici pubblici o destinati a uso pubblico). Il comma 2 vieta di arrecare disturbi o causare interferenze ai servizi di comunicazione elettronica ed alle opere ad essi inerenti. Nei confronti dei trasgressori provvedono direttamente, in via amministrativa, gli ispettorati territoriali del Ministero. La violazione del divieto comporta l'applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da 500,00 a 5.000,00 euro. L’art. 98 reca una serie di sanzioni amministrative pecuniarie per le diverse fattispecie di violazione delle norme relative a reti e servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico.

 

Si dispone inoltre che l’attivazione di impianti non autorizzati, anche su reti SFN (Single Frequency Network,rete con una sola frequenza di trasmissione o monofrequenziale), comporta la disattivazione dell’impianto stesso, e la sospensione del diritto d’uso da tre mesi a un anno, con revoca del diritto in caso di recidiva nel triennio

 

Le reti Single Frequency Network, o SFN, sono caratterizzate da un segnale televisivo trasmesso nelle zone adiacenti sulla stessa frequenza, mentre le reti di trasmissione del segnale televisivo Multi Frequency Network, o MFN, prevedono che lo stesso segnale televisivo sia irradiato su frequenze differenti in zone adiacenti.

 

Il comma 11 dispone che, entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge, il Ministero dello sviluppo economico e l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni stabiliscano gli obblighi gravanti sui titolari dei diritti d’uso delle radiofrequenze destinate alla diffusione di servizi di media audiovisivi, ai fini di un uso efficiente dello spettro, nonché della promozione delle culture regionali e locali. In caso di violazione degli obblighi suddetti, si applicano le sanzioni di cui all’art. 52, comma 3, del testo unico dei servizi i media audiovisivi (D.Lgs. n. 177/2005), il quale prevede che in caso di mancato utilizzo delle radiofrequenze assegnate, il Ministero dispone la revoca ovvero la riduzione dell'assegnazione. Il Ministero in questo caso acquisisce il diritto di disporre delle frequenze precedentemente assegnate.

 

Il comma 12 prevede che, in caso di trasmissioni di programmi televisivi in digitale privi del titolo abilitativo, al responsabile editoriale si applicano le sanzioni di cui all’art. 98, comma 2, del codice delle comunicazioni elettroniche (D.Lgs. n. 259/2003). Tale comma stabilisce che, in caso di installazione e fornitura di reti di comunicazione elettronica od offerta di servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico senza la relativa autorizzazione generale, il Ministero commina, se il fatto non costituisce reato, una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 15.000,00 ad euro 2.500.000,00.

Lo stesso comma 12 precisa infine che l’operatore di rete il quale ospiti nel proprio blocco di diffusione un fornitore di servizi di media audiovisivi privo del titolo abilitativo è soggetto alla sospensione o alla revoca dell’utilizzo della risorsa assegnata con diritto d’uso.

 

Si ricorda che per regolamentare la fase di transizione verso il definitivo passaggio dal sistema televisivo analogico al digitale terrestre (switch off), previsto in Italia, come già detto, entro il 2012, il citato art. 8-novies del decreto legge n. 59/2008 ha modificato la disciplina vigente in materia radiotelevisiva (decreto legislativo n. 177/2005), tenendo conto dei principi elaborati in sede di Unione europea. E’ stato pertanto introdotto il regime dell’autorizzazione generale per l’attività di operatore di rete, anche per la fase di transizione, e si è stabilito che le procedure da applicarsi per le assegnazioni dei diritti d’uso delle frequenze per le reti digitali terrestri sono quelle indicate dalla delibera n. 603/2007 dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Successivamente, con decreto del Ministero dello sviluppo economico del 13 novembre 2008, è stato approvato il Piano nazionale di ripartizione delle frequenze.

Con la delibera n. 181/2009 del 7 aprile 2009, l’AGCom ha adottato i criteri per la completa digitalizzazione delle reti terrestri, che integrano e modificano quelli indicati nella precedente citata delibera n. 603/07. In particolare, l’allegato A della delibera n. 181/2009, recante “Criteri per la completa digitalizzazione delle reti televisive terrestri”, prevede tra l’altro la disponibilità di un dividendo digitale, non inferiore a cinque reti nazionali, la cui assegnazione dovrà avvenire attraverso procedure selettive basate sui criteri obiettivi, proporzionati, trasparenti e non discriminatori. Tre delle cinque reti saranno riservate a “nuovi entranti”, o ad operatori già esistenti, con esclusione dei soggetti già titolari di due (o più) reti nazionali. Le regole per le procedure di gara potranno prevedere l’utilizzo del meccanismo del “beauty contest”. Tale sistema – assimilabile a quello della licitazione privata – prevede una selezione fra i soggetti interessati, al fine di individuare quello più idoneo all’aggiudicazione, sulla base di una serie di requisiti (affidabilità, esperienza maturata, risorse finanziarie, caratteristiche del progetto, etc.). Si precisa peraltro che nella definizione delle procedure di gara, si terrà conto dei seguenti principi:

-        assicurare un uso efficiente dello spettro attraverso l’utilizzo della SFN (single frequency network);

-        promuovere l’innovazione tecnologica nell’interesse sia dell’industria, sia dei consumatori;

-        assicurare la miglior valutazione dello spettro tenendo conto della diffusione di contenuti di buona qualità alla più vasta maggioranza della popolazione italiana.

A seguito di tale delibera, l'art. 45 della legge comunitaria 2008 (l. n. 88/2009) ha modificato il citato art. 8-novies del D.L. n. 59/2008, prevedendo appunto che per l’assegnazione delle nuove frequenze televisive vengano applicati i criteri stabiliti nella delibera n. 181/2009 di AGCom.

Con la delibera n. 300 del 15 giugno 2010 l'AGCom ha poi approvato i criteri generali ai fini dell'assegnazione delle frequenze per il servizio di radioffusione televisiva terrestre in tecnica digitale. In particolare, la delibera detta i criteri generali per la definizione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze per il servizio di radiodiffusione televisiva in tecnica digitale, che deve conformarsi ai principi di uso pluralistico ed efficiente dello spettro radioelettrico e alle raccomandazioni e decisioni assunte in sede comunitaria, identifica il numero delle reti televisive nazionali digitali terrestri e correlate frequenze, e riserva almeno un terzo delle frequenze pianificabili alle emittenti televisive locali. La pianificazione delle frequenze adottata nella delibera tiene conto – come specificato nei considerata iniziali - degli sviluppi relativi alla utilizzazione delle frequenze della banda 800 MHz per servizi diversi dalla radiodiffusione televisiva secondo gli indirizzi comunitari, e che le frequenze non assegnate concorrono alla riorganizzazione dello spettro per l’assegnazione al dividendo digitale esterno. A tal fine, l’articolo 1 della delibera dispone, al comma 12, che le frequenze non utilizzate in conformità con quanto previsto dalla normativa vigente, quelle non necessarie e quelle non assegnate concorrono alla riorganizzazione dello spettro radio ai fini della costituzione di un dividendo digitale “esterno”, in linea con gli obiettivi comunitari di utilizzazione di parte dello spettro UHF per i servizi di telecomunicazioni.

 

Il comma 13 stima in non meno di 2.400 milioni di euro i proventi derivanti dall’attuazione dei commi da 8 a 12, relativi all’assegnazione dei diritti d’uso di frequenze radioelettriche da destinare a servizi di comunicazione elettronica.

Le procedure di assegnazione dei diritti devono concludersi in termini tali che i relativi introiti siano versati all'entrata dello Stato entro il 30 settembre 2011.

 

In sede di attuazione della misura, nell’ipotesi in cui si verifichino o in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alla previsione di entrata, il Ministro dell’economia provvede con proprio decreto, alla riduzione lineare, sino a concorrenza dello scostamento, delle dotazioni finanziarie iscritte nel bilancio dello Stato a legislazione vigente nell’ambito delle spese rimodulabili delle missioni di spesa di ciascun Ministero.

Dalla riduzione è escluso il Fondo ordinario delle università e le risorse destinate alla ricerca ed al finanziamento del 5 per mille.

Nell’ipotesi di maggiori entrate accertate rispetto alla stima, queste sono riassegnate nell’anno al Ministero dello sviluppo economico, per essere destinate a misure di sostegno da definire con decreto del Ministro.

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativoascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2011

2012

2013

2011

2012

2013

2011

2012

2013

Maggiori entrate extratributarie. Frequenze digitali

(co. 8-13)

2.400,00

/

/

2.400,00

/

/

2.400,00

/

/

Minori entrate extratributarie Cessazione canoni emittenti locali (co. 8-13)

 

2,4

2,4

 

2,4

2,4

 

2,4

2,4

Maggiori spese correnti Compensazioni emittenti locali (co. 9)

195

 

 

195

 

 

195

 

 

Maggiori spese correnti. Emittenti locali (co. 61)*

45

 

 

45

 

 

45

 

 

*Per chiarezza la riga non riporta l’ulteriore incremento dell’autorizzazione di spesa di cui all’art. 10 del DL 323/1993 (sostegno dell’emittenza televisiva locale)  – pari a 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012 e 2013 – che viene previsto sempre dal comma 61, ma non a valere sui proventi della gara per l’assegnazione delle frequenze digitali (v. la successiva scheda riferita al c. 61).

 

La relazione tecnica riferita al maxiemendamento del Governo presentato alla Camera afferma che per procedere a una quantificazione dei possibili effetti finanziari della gara, che tenga conto della peculiarità italiana, è opportuno fare riferimento alle più recenti gare svolte in Italia per l’assegnazione di diritti d’uso di frequenze a operatori di comunicazioni elettroniche e, in particolare, ai criteri contenuti nella delibera con cui l’Autorità ha fissato le regole per l’assegnazione delle frequenze in banda 900-2100 MHz.

Assumendo come riferimento tali criteri, per ciascun blocco di 5 MHz in spettro accoppiato in banda 1.800 MHz si può stimare un valore pari a euro 8.659.405,2 euro per ciascun anno. Tale valore considera un incremento del 20% rispetto al valore di 7.216.171 euro, previsto dal comma 14 dell’articolo 2 dell’Allegato n. 10 del Codice delle comunicazioni elettroniche come contributo annuo per l’espletamento dei servizi GSM indicato dall’autorità, come prezzo di riserva per l’assegnazione delle frequenze in banda 2.100 MHz.

Per quanto riguarda le frequenze in banda 800 MHz, in considerazione della maggiore capacità propagativa delle frequenze più basse, si può prendere come riferimento il parametro considerato dall’Autorità per le frequenze in banda 900 MHz. Per queste ultime l’Autorità, ha previsto la facoltà per il Ministero dello sviluppo economico di aumentare il prezzo di riserva, entro un massimo del 30%, rispetto al valore di 7.216.171 euro, per tener conto delle migliori capacità di copertura della banda 900 MHz rispetto a quella di 2.100 MHz, su cui erano inizialmente parametrati i contributi. Le frequenze più basse, infatti, hanno migliori caratteristiche di propagazione e hanno una maggiore penetrazione attraverso le mura degli edifici.

Per la medesima ragione si può applicare alla frequenza in banda 800 MHz un ulteriore incremento del 30% rispetto alle frequenze in banda 900 MHz. Per ciascun blocco di 5 MHz in spettro accoppiato e per ciascun anno si determinerebbe pertanto un valore pari a euro 12.195.328,99.

Per quanto riguarda le frequenze in banda 2.600 MHz, si può prendere come valore di riferimento la base d’asta della gara svoltasi nel 2008 per le frequenze in banda 3.500 MHz, pari a euro 1.093.866,66. Si può inoltre ipotizzare, esclusivamente per i blocchi accoppiati (FDD), una rivalutazione del 30% per le migliori caratteristiche propagative; per tali blocchi si otterrebbe pertanto un valore pari a euro 1.422.026,65.

 

Come già specificato, i valori così determinati devono quindi essere parametrati alla quantità di banda assegnata e alla durata dei diritti d’uso. Riguardo a quest’ultimo aspetto si può considerare che di norma i diritti d’uso sono assegnati per una durata di 15 anni.

Si perviene pertanto ai seguenti valori complessivi (i valori non sono indicizzati perché si considera un pagamento effettuato immediatamente di seguito all’aggiudicazione):

1) frequenze in banda 800 MHz:

euro 12.195.328,99 x 6 blocchi da 5 MHz accoppiati x 15 anni =

euro 1.097.579.609,10

2) frequenze in banda 1.800 MHz:

euro 8.659.405,20 x 3 blocchi da 5 MHz accoppiati x 15 anni =

euro 389.673.234

3) frequenze in banda 2.600 MHz:

euro 1.422.026,65 x 14 blocchi da 5 MHz accoppiati (FDD) x 15 anni =

euro 298.625.596,50

euro 1.093.866,66 x 4 blocchi da 5 Mhz non accoppiati (TDD) x 15 anni =

 euro 65.631.999,60

 

Le residue frequenze in banda 2.100 MHz e 3.500 MHz dovrebbero essere assegnate al Ministero della difesa per ottenere la disponibilità delle frequenze, più pregiate, in banda 1800 MHz e 2600 MHz.

 

In totale, approssimando per difetto, si può stimare che per l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze da destinare a servizi di comunicazione elettronica mobili in larga banda, si possa ottenere un introito complessivo di 1.850 milioni di euro.

Peraltro, in considerazione del fatto che nell’ambito della definizione delle procedure di gara potranno essere introdotti meccanismi competitivi che inducano gli operatori ad incrementare il valore delle proprie offerte e tenuto conto altresì dell’esito particolarmente favorevole dell’asta effettuata in Germania per la vendita delle frequenze in banda 800 MHz (3.577 milioni di euro, che hanno rappresentato la gran parte del ricavo complessivo dell’asta, pari a 4,4 miliardi di euro), la stima delle maggiori entrate sopra calcolata può essere incrementata di una percentuale pari al 30%. Si determinerebbe pertanto una stima complessiva delle entrate dell’asta pari a circa 2.400 milioni di euro complessivi.

A fronte di tali entrate sussistono:

§      oneri per eventuali misure compensative da definire nell’apposito decreto, per far fronte ai quali viene stabilita l’assegnazione al MISE di un importo fissato nella misura massima del 10% dei proventi incassati e comunque non oltre 240 milioni. Tali risorse sono parzialmente utilizzate, nell’ambito del presente provvedimento (comma 61), al fine di concedere alle televisioni locali un contributo di 45 milioni di euro nel 2011;

§      minori entrate relative al venir meno del canone versato dalle emittenti locali. Come sopra segnalato, la liberazione delle frequenze utilizzate da emittenti locali comporta il venir meno del relativo canone annuale a queste addebitato.

Tale canone è determinato, per le emittenti analogiche, nell’1% del fatturato, ovvero, assumendo un fatturato medio di 1.500.000 euro per ciascuna emittente, in 15.000 euro per emittente locale.

Le emittenti in banda 800 MHz che dovrebbero rinunciare alle frequenze sono 8 per regione. Considerando in via cautelativa tutte le 20 regioni, si ottiene una minore entrata annua pari a euro 2.400.000 (15.000 x 8 x 20).

Sempre in un’ottica prudenziale, si può considerare che la liberazione delle frequenze abbia luogo dall’anno 2012, per cui le minori entrate dovrebbero essere computate già a decorrere da tale esercizio.

 

In merito ai profili di quantificazione, è stato rilevato che la quantificazione operata dalla relazione tecnica risultava coerente con i dati da essa forniti.

È parso tuttavia opportuno chiedere al Governo di acquisire elementi in merito all’effettiva possibilità di assicurare l’espletamento delle gare in tempi idonei a garantire gli introiti previsti per l’esercizio 2012, anche in considerazione dei passaggi procedurali preordinati alla razionalizzazione delle frequenze attualmente in uso, ai fini delle successive assegnazioni.

In proposito è stato evidenziato che la norma prevede che, in caso di scostamenti degli introiti rispetto alle previsioni, il Ministro dell’economia e delle finanze provveda con proprio decreto ad una riduzione lineare delle dotazioni finanziarie delle missioni di spesa dei Ministeri. Per valutare l’idoneità di tale meccanismo di salvaguardia, andrebbero forniti elementi diretti a suffragare la sostenibilità di tali eventuali riduzioni per le amministrazioni interessate.

È stata infine rilevata l’utilità di acquisire elementi circa i criteri di contabilizzazione, secondo il sistema europeo, delle risorse in questione, che sembrano caratterizzarsi come entrate di natura non strutturale. Ciò al fine di valutare la possibilità di utilizzare le risorse medesime per la copertura di oneri, quali quelli previsti dalle norme in esame, che sembrano invece incidere anche sull’indebitamento netto strutturale.

Si ricorda che durante l’esame in seconda lettura, il Servizio Bilancio del Senato ha osservato, in merito alla concretizzazione del gettito atteso, che un elemento cruciale è costituito dal numero degli operatori interessati a concorrere rispetto al numero dei blocchi a disposizione. Il numero dei blocchi risulterebbe rilevante soprattutto in relazione all'efficacia dei "meccanismi competitivi che inducano gli operatori ad incrementare il valore delle proprie offerte", sui quali la RT fa affidamento nella quantificazione del gettito atteso. A questo proposito, si ricorda che in Germania le frequenze della banda 800 MHz sono state suddivise in tre blocchi, a fronte di quattro operatori interessati ad acquisirle, mentre la RT ipotizza, per le frequenze della banda 800 MHz, un numero di blocchi pari a sei.

 


 

Articolo 1, comma 14
(Riduzione delle dotazioni del Fondo ISPE)

 

14. La dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, è ridotta di 1.752 milioni di euro per l'anno 2011, di 225 milioni di euro per l'anno 2012 e di 49 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2013.

 

 

Il comma 14 riduce di 1.752 milioni di euro per il 2011, di 225 milioni per il 2012 e di 49 milioni a decorrere dal 2013 la dotazione del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5 del decreto legge n. 282/2004.

 

Si rammenta che nella legge di stabilità per il 2011 ulteriori disposizioni hanno inciso sulle disponibilità del Fondo ISPE.

In particolare, il comma 83 dell’articolo 1 prevede un incremento della dotazione del Fondo di 192 milioni nel 2012, di 61 milioni per il 2013 e di 195 a decorrere dal 2014.

Ulteriori disposizioni che concernono la dotazione e l’utilizzo del Fondo in questione, relativamente all’anno 2010, sono poi contenute nell’articolo 1, commi 43-46.

Il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica (ISPE) è stato istituito dal comma 5 dell’articolo 10 del D.L. n. 282 del 2004 (legge n. 307/2004), nello stato di previsione del Ministero dell’economia e finanze (missione “Politiche economico finanziarie e di bilancio”, programma “Analisi, monitoraggio e controllo della finanza pubblica e politiche di bilancio”, cap. 3075) al fine di agevolare il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, anche mediante interventi volti alla riduzione della pressione fiscale. Il Fondo viene utilizzato in modo flessibile ai fini del reperimento delle risorse occorrenti a copertura di interventi legislativi recanti oneri finanziari.

La legge di bilancio 2011[28] reca una dotazione del Fondo pari a 6,4 milioni di euro per il 2011, di 200,1 milioni per il 2012 e di 65,3 milioni per il 2013.

La Tabella che segue illustra lo stanziamento iniziale del Fondo come risultante dal disegno di legge di bilancio 2011 (A.C. 3779), gli impieghi e gli incrementi del Fondo previsti dalla legge di stabilità e le risorse iscritte a legge di bilancio 2011, in virtù della contabilizzazione delle disposizioni della legge di stabilità.

Cap.
3075

 

2011

2012

2013

 

BLV 2011

1.758.402.720

233.059.000

53.283.270

 

L. Stabilità 2011(L. n. 220/2010)

 

 

 

 

- Articolo 1, comma 14

-1.752.000.000

-225.000.000

-49.000.000

 

- Articolo 1, comma 83

0

+192.000.000

+61.000.000

 

Legge di bilancio 2011(L.. n. 221/2010 e D.M. 21/12/2010 )

6.402.720

200.059.000

65.283.270

 

Si osserva che, successivamente alla presentazione del BLV 2011, sono state adottate ulteriori disposizioni che, sebbene non contabilizzate nella legge di bilancio 2011, hanno operato una riduzione delle risorse del Fondo in oggetto. Si tratta, in particolare:

-        del D.L. 12 novembre 2010 n. 187[29], il quale, all’art. 3, commi 3-4, opera una riduzione di 2 milioni di euro per l'anno 2011 e 4 milioni di euro per l'anno 2012 del Fondo ISPE, a copertura dell’onere derivante dall’assegnazione di pari risorse all’Agenzia delle entrate per il potenziamento dell’attività istituzionale;

-        della legge 4 novembre 2010 n. 183[30], che all’articolo 17 riduce il Fondo ISPE di 3,020 milioni di euro a decorrere dal 2010 a copertura dell’applicazione dei contratti collettivi del comparto della Presidenza del Consiglio al personale dirigenziale e non dirigenziale trasferito.

 

In virtù di tali ulteriori riduzioni, lo stanziamento residuale del Fondo in oggetto risulta, alla data del 13 gennaio 2011, pari a 1,4 milioni per il 2011, a 193 milioni per il 2012 e a 62,3 milioni per il 2013.

 

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2011

2012

2013

2011

2012

2013

2011

2012

2013

Minori spese correnti

1.752

225

49

1.752

225

49

1.752

225

49

 

La relazione tecnica ribadisce il contenuto della norma.

 

Nulla da osservare in merito ai profili di quantificazione.

Si ricorda il Fondo ISPE è oggetto di ulteriori rifinanziamenti e  definanziamenti nell’ambito del testo in esame. In particolare:

-        il successivo comma 43 destina al Fondo ISPE (invece che al Fondo per le missioni internazionali di pace, come previsto a normativa vigente) sia le maggiori entrate derivanti, per l'anno 2010, da misure in materia di giochi sia una quota delle maggiori entrate, per il medesimo anno, derivanti dalle misure in materia di definizione agevolata delle controversie relative alle società ex concessionarie del servizio della riscossione;

-        il comma 44 dispone un definanziamento del medesimo Fondo ISPE, al fine di garantire la copertura dell’onere derivante dalla proroga 2010 delle agevolazioni contributive nel settore agricolo di cui al comma 45;

-        il comma 83 interviene sul fondo ISPE per incrementarne la dotazione relativamente agli anni 2012 e seguenti.

 


 

Articolo 1, commi 15 e 16
(Regime tributario dei contratti leasing immobiliari)

 


15. Al fine di disciplinare il trattamento tributario del contratto di locazione finanziaria (leasing) applicato al settore immobiliare e di garantirne la coerenza con le disposizioni relative alle imposte di registro, ipotecaria e catastale applicate per i trasferimenti operati con strumenti contrattuali diversi dallo stesso, sono disposte le seguenti modificazioni:

a) al testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131:

1) all'articolo 57, dopo il comma 1-bis è inserito il seguente:

«1-ter. L'utilizzatore dell'immobile concesso in locazione finanziaria è solidalmente obbligato al pagamento del tributo per l'immobile, anche da costruire o in corso di costruzione, acquisito dal locatore per la conclusione del contratto»;

2) nella nota all'articolo 1 della tariffa, parte II, dopo le parole: «credito al consumo,» sono inserite le seguenti: «ivi compresi quelli di locazione finanziaria immobiliare,»;

b) all'articolo 11, comma 2, del testo unico delle disposizioni concernenti le imposte ipotecaria e catastale, di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, nonché l'utilizzatore dell'immobile concesso in locazione finanziaria»;

c) all'articolo 35 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248:

1) il comma 10-ter è sostituito dal seguente:

«10-ter. Per le volture catastali e le trascrizioni relative alle cessioni di beni immobili strumentali di cui all'articolo 10, primo comma, numero 8-ter), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, anche se assoggettati all'im­posta sul valore aggiunto, di cui siano parte fondi immobiliari chiusi disciplinati dall'articolo 37 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modifi­cazioni, e dall'articolo 14-bis della legge 25 gennaio 1994, n. 86, e successive modificazioni, le aliquote delle imposte ipotecaria e catastale, come modificate dal comma 10-bis del presente articolo, sono ridotte della metà»;

2) dopo il comma 10-ter è inserito il seguente:

«10-ter.1. Alle cessioni, effettuate dalle banche e dagli intermediari finanziari auto­rizzati di cui all'articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, nel caso di esercizio, da parte dell'utilizza­tore, dell'opzione di acquisto dell'immobile concesso in locazione finanziaria, ovvero nel caso di immobile riveniente da contratti di locazione finanziaria risolti per inadempienza dell'utilizzatore, le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono dovute in misura fissa»;

3) il comma 10-sexies è abrogato.

16. In deroga alle disposizioni di cui all'articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, per tutti i contratti di locazione finan­ziaria di immobili in corso di esecuzione alla data del 1° gennaio 2011 le parti sono tenute a versare un'imposta sostitutiva delle imposte ipotecaria e catastale da corrispondere in unica soluzione entro il 31 marzo 2011, le cui modalità di versamento sono determinate con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare entro il 15 gennaio 2011. La misura del tributo è definita applicando all'importo, determinato secondo le mo­dalità previste dal comma 10-sexies dell'articolo 35 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, nel testo vigente prima della data di entrata in vigore della presente legge, una riduzione di una percentuale pari al 4 per cento moltiplicato per gli anni di durata residua del contratto.


 

 

I commi 15 e 16 intervengono sul regime fiscale (imposte di registro, ipotecarie e catastali) relativo ai contratti di locazione finanziaria di beni immobili con riferimento sia alle imposte pagate sui canoni periodici (imposta di registro) sia a quelle relative al trasferimento del cespite.

Nel contratto di leasing finanziario, che rappresenta una forma di finanziamento in favore di chi acquista l’immobile, intervengono tre soggetti:

1)       il locatore, ossia la società di leasing che svolge attività di intermediario finanziario in quanto acquista il bene per poi concederlo in locazione finanziaria;

2)       l’utilizzatore o locatario, ossia il soggetto che effettivamente utilizza il bene pagando un canone periodico di locazione. Al termine del periodo fissato egli può decidere di acquistare il bene ad un prezzo generalmente molto basso (valore di riscatto);

3)       il fornitore, cioè colui che vende l’immobile alla società di leasing.

 

Il nuovo regime tributario si applica ai contratti leasing stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2011 (comma 15) mentre per i contratti in corso alla predetta data viene introdotta una imposta sostitutiva (comma 16) al fine di uniformare la nuova disciplina tributaria applicabile al momento del riscatto del bene immobile oggetto di leasing.

La normativa vigente fino al 31 dicembre 2010 prevedeva il pagamento delle imposte ipotecarie e catastali in due momenti: nell’atto di trasferimento dal fornitore alla società di leasing e nel momento dell’esercizio del diritto di riscatto. Inoltre, era dovuta l’imposta di registro da applicare sui canoni di locazione periodici corrisposti dal locatario. Al fine di evitare una duplicazione delle imposte versate sui trasferimenti - in quanto, come già precisato – l’operazione di leasing richiede un doppio trasferimento del bene - le imposte ipocatastali dovute negli atti di cessione relativi a beni immobili strumentali oggetto di contratto di leasing erano ridotte alla metà. In altre parole, le aliquote ordinarie previste (3% per le imposte ipotecarie e 1% per le imposte catastali) venivano pagate in due momenti: metà al primo atto di trasferimento e metà al momento del riscatto.

Inoltre, dalle imposte ipotecarie e catastali dovute in sede di riscatto dell’immobile l’utilizzatore poteva scomputare l’ammontare delle imposte di registro versate sui canoni di locazione nel periodo del leasing. Anche questa disposizione era diretta ad evitare che il regime impositivo applicato nelle cessioni di immobili tramite leasing alle cessioni immobiliari effettuate direttamente tra fornitore e utilizzatore.

 

Le lettere a), n. 1), e b) del comma 15, stabiliscono che l’utilizzatore dell’immobile concesso in leasing finanziario (ossia colui che paga il canone di locazione alla società di leasing) è responsabile solidalmente per il pagamento dell’imposta di registro e delle imposte ipotecarie e catastali dovute dal locatore (ossia società di leasing) sull’immobile da quest’ultimo acquisito per la conclusione del contratto.

 

Il numero 2 della lettera a) del comma 15 interviene sulla disciplina dell’imposta di registro stabilendo che essa sia dovuta solo in caso d’uso e in misura fissa. In sostanza, mentre sui canoni pagati fino al 31 dicembre 2010 era dovuta anche l’imposta di registro determinata in misura pari all’1% del canone stesso, a decorrere dal 2011 tale imposta è dovuta solo in caso di registrazione del contratto.

Il contratto di leasing finanziario immobiliare deve essere redatto in forma scritta. Ai fini della registrazione occorre distinguere se si tratta di una scrittura privata non autenticata ovvero di una scrittura privata autenticata o di atto pubblico. Il primo caso, ammesso a condizione che l’operazione sia assoggettata anche ad IVA, l’obbligo del versamento dell’imposta sorge al momento della registrazione dell’atto; nel secondo caso l’obbligo di registrazione entro un termine fisso determina anche l’obbligo del pagamento della relativa imposta.

Nel dettaglio, i contratti di locazione finanziaria immobiliare vengono inseriti nella Tariffa, parte seconda, allegata al D.P.R. n. 131/1986 la quale individua gli atti per i quali non è richiesta la registrazione obbligatoria, ma che sono soggetti a registrazione solo in caso d’uso.

 

La lettera c) del comma 15 interviene sulla misura delle imposte ipotecarie e catastali dovute, anche se assoggettate ad IVA, dalle società di leasing, banche e intermediari finanziari per le cessioni di beni immobili strumentali effettuate a seguito di esercizio di opzione da parte dell’utilizzatore disponendo:

§       la modifica del comma 10-ter dell’art. 35 del D.L. n. 223/2006 e l’introduzione del comma 10-ter.1 al fine di disporre il pagamento in misura intera (e non più ridotta alla metà) delle imposte ipocatastali all’atto di acquisto da parte della società di leasing e di sostituire la misura delle imposte ipotecarie e catastali dovute al momento del riscatto da proporzionale (numero 1)) a misura fissa (numero 2))[31];

§       la soppressione del comma 10-sexies dell’art. 35 del D.L. n. 223/2006 (numero 3). Tale comma dispone che il soggetto utilizzatore che, alla fine del contratto leasing, esercita il riscatto della proprietà del bene immobile strumentale può scomputare dalle imposte ipotecarie e catastali dovute sul trasferimento (e determinate in misura proporzionale) un ammontare corrispondente alle imposte di registro proporzionali corrisposte sui canoni di locazione.

 

Il comma 16 introduce una imposta sostitutiva delle imposte ipotecarie e catastali dovute sui contratti di leasing immobiliare in corso alla data del 1° gennaio 2011.

Il nuovo regime tributario è introdotto in deroga all’articolo 3 della legge n. 212 del 2000 (statuto del contribuente) ai sensi del quale le disposizioni tributarie non possono avere effetto retroattivo e, per i tributi periodici, le modifiche possono essere introdotte solo a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni che le prevedono.

L’imposta sostitutiva si applica, come già detto, su tutti i contratti di leasing in corso al 1° gennaio 2011 ed aventi ad oggetto beni immobili, indipendentemente dal fatto che essi siano strumentali o meno.

Il termine per il versamento è fissato al 31 marzo 2011, mentre per le relative modalità si rinvia ad un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate da emanare entro il 15 gennaio 2011.

In ottemperanza di tale disposizione in data 14 gennaio 2011 è stato emanato il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 6275/2011[32].

 

In merito alla misura dell’imposta, la norma in esame non stabilisce la misura dell’aliquota applicabile ma disciplina un procedimento per la determinazione dell’importo dovuto. In particolare, la misura dell’imposta è determinata dalla differenza tra:

-        l’ammontare del tributo determinato ai sensi dell’art. 35, comma 10-sexies, D.L. n. 223/2006, nel testo vigente al 31 dicembre 2010.

Il richiamato comma 10-sexies, nel testo previgente, stabilisce che, ai fini della determinazione delle imposte ipocatastali dovute nel caso di riscatto della proprietà del bene immobile strumentale oggetto di contratto leasing, possono essere portate a scomputo le somme corrisposte a titolo di imposta di registro in misura proporzionale di cui all'articolo 5 della Tariffa, parte prima, del D.P.R. n. 131/1986.

Le misure fissate nel richiamato articolo 5 riguardano, tra le altre, i seguenti contratti di locazioni e affitti di beni immobili :

a)       quando hanno per oggetto fondi rustici: 0,50%;

b)       quando hanno per oggetto immobili strumentali, ancorché assoggettati ad IVA: 1%;

c)       in ogni altro caso: 2%.

-        una riduzione dell’importo di cui sopra, il cui valore è determinato in misura pari al 4% moltiplicato per gli anni di durata residua del contratto.

 

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo ascrivealle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2010

2011

2012

2013

2010

2011

2012

2013

2010

2011

2012

2013

Maggiori entrate tributarie

 

348

168

161

 

348

168

161

 

348

168

161

 

La relazione tecnica, confrontando le modifiche introdotte dalle norme con la normativa vigente, afferma che la disposizione di cui al comma 15, lettera a), numero 1), riguardante la responsabilità solidale dell’utilizzatore, ha carattere meramente ordinamentale.

Con riguardo alle altre modifiche apportate alla normativa vigente, la relazione rileva per i nuovi contratti un effetto di anticipo del pagamento delle imposte che sarebbero state pagate, in parte, all’acquisto dell’immobile oggetto di leasing, in parte, al momento del riscatto.

In termini di gettito delle imposte di registro, ipotecarie e catastali, si avrà un effetto positivo di anticipo del pagamento delle imposte che si sarebbero dovute versare al momento del riscatto, con riguardo ai nuovi contratti, ed un effetto negativo dovuto al mancato pagamento delle imposte al momento del riscatto, con riguardo sia ai contratti in essere che ai nuovi.

Dai dati di fonte Assilea[33] risulta che l’applicazione del nuovo regime determinerà un effetto netto di maggior gettito di 175 milioni di euro nel 2011, 168 milioni di euro nel 2012 e di 161 milioni di euro nel 2013.

Con riguardo all’introduzione dell’imposta sostitutiva delle imposte ipotecarie e catastali, la relazione tecnica stima, sulla base di dati di fonte Assilea e tenendo conto della diversa durata dei contratti in essere, un effetto di maggiore gettito di 173 milioni di euro nel 2011.

Pertanto, la norma in esame comporta, nel complesso, un effetto di maggior gettito di 348 milioni di euro nel 2011, di 168 milioni di euro nel 2012 e di 161 milioni di euro nel 2013.

 

In merito ai profili di quantificazione, si è osservato che la relazione tecnica fornisce i risultati finali delle elaborazioni effettuate sui dati di fonte Assilla, senza esplicitare il procedimento di calcolo e le ipotesi adottate. Tale circostanza rende difficoltosa una verifica della congruità della stima proposta.

Si è rilevato, inoltre, che la relazione tecnica sembrerebbe non considerare l’effetto di perdita di gettito a titolo di imposte ipotecarie e catastali che si determina, in conseguenza dell’introduzione dell’imposta sostitutiva, al momento dell’eventuale riscatto dell’immobile, allorché tali imposte sarebbero state versate in unica soluzione.

Si è, infine, precisato, quanto alla durata degli effetti, che il maggior gettito stimato dovrebbe essere di natura permanente, nonostante la relazione tecnica sembri limitarne la stima al solo triennio 2011-2013.

 

 


 

Articolo 1, commi 17-22
(Disposizioni in materia di accertamento e di sanzioni amministrative pecuniarie)

 


17. Al fine di migliorare le attività di controllo fiscale indirizzandole verso situazioni a maggiore rischio di evasione, al comma 1 dell'articolo 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, dopo le parole: «tenendo anche conto» sono inserite le seguenti: «di specifiche analisi del rischio di evasione e»; al comma 1 dell'articolo 41-bis del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, e successive modificazioni, le parole: «dagli accessi, ispezioni e verifiche» sono sostituite dalle seguenti: «dalle attività istruttorie di cui all'articolo 32, primo comma, numeri da 1) a 4),»; al quarto comma dell'articolo 54 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, le parole: «dagli accessi, ispezioni e verifiche» sono sostituite dalle seguenti: «dalle attività istruttorie di cui all'articolo 51, secondo comma, numeri da 1) a 4),».

18. A decorrere dal 1° febbraio 2011 al decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 2, comma 5, le parole: «un quarto» sono sostituite dalle seguenti: «un terzo»;

b) all'articolo 3, comma 3, le parole: «un quarto» sono sostituite dalle seguenti: «un terzo»;

c) all'articolo 15, comma 1, le parole: «un quarto», ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «un terzo».

19. A decorrere dal 1° febbraio 2011, al comma 6 dell'articolo 48 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, e successive modificazioni, le parole: «di un terzo» sono sostituite dalle seguenti: «del 40 per cento» e le parole: «ad un terzo» sono sostituite dalle seguenti: «al 40 per cento».

20. A decorrere dal 1° febbraio 2011, al decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 13, comma 1, alla lettera a), le parole: «un dodicesimo» sono sostituite dalle seguenti: «un decimo»; alla lettera b), le parole: «un decimo» sono sostituite dalle seguenti: «un ottavo»; alla lettera c), le parole: «un dodicesimo», ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «un decimo»;

b) all'articolo 16, comma 3, le parole: «un quarto», ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «un terzo»;

c) all'articolo 17, comma 2, le parole: «un quarto», ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «un terzo».

21. Le disposizioni di cui al comma 18 si applicano con riferimento agli atti definibili emessi dagli uffici dell'Agenzia delle entrate a decorrere dal 1° febbraio 2011.

22. Le disposizioni di cui al comma 19 si applicano ai ricorsi presentati a decorrere dal 1° febbraio 2011. Le disposizioni di cui al comma 20, lettera a), si applicano alle violazioni commesse a decorrere dal 1° febbraio 2011; le disposizioni di cui alle lettere b) e c) del medesimo comma si applicano con riferimento agli atti emessi a decorrere dal 1° febbraio 2011.


 

 

I commi da 17 a 22 recano norme in materia di accertamento dei tributi e disposizioni che innalzano la misura di alcune sanzioni amministrative pecuniarie in materia fiscale.

Le disposizioni in materia di accertamento

Il comma 17 reca disposizioni volte a migliorare le attività di controllo fiscale, al fine di indirizzarle verso situazioni a maggiore rischio di evasione.

Anzitutto, con una modifica alla disciplina dell’accertamento delle imposte sui redditi (in particolare, dell’articolo 36-ter, comma 1 del DPR 29 settembre 1973, n. 600[34]), si specifica che gli uffici periferici dell'amministrazione finanziaria, nell’attività di controllo formale delle dichiarazioni presentate dai contribuenti e dai sostituti d'imposta devono tenere conto anche di specifiche analisi del rischio di evasione, oltre che delle capacità operative degli uffici medesimi.

In secondo luogo - modificando l’articolo 41-bis del citato D.P.R. 600/1073 e l’articolo 54, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633[35] - si amplia il novero degli elementi in ragione dei quali è possibile procedere ad accertamento cosiddetto “parziale” in materia di imposte sui redditi e di IVA.

L’articolo 41-bis del D.P.R. 600/1973 (e, con norma di analogo tenore, l’articolo 54 del D.P.R. n. 633/1972),in deroga ai principi di unicità e globalità dell’azione di accertamento fiscale, consente di esperire anche una forma “parziale” di accertamento, limitata ad alcuni elementi (ad esempio, la maggiore imposta dovuta o la non spettanza di determinate agevolazioni) senza pregiudizio dell'ulteriore azione accertatrice, da svolgersi nei termini stabiliti dalla legge, restando dunque impregiudicata l’ulteriore ed eventuale attività istruttoria da cui può derivare un successivo avviso.

Nella formulazione precedente, la norma prevedeva che gli elementi da cui potesse scaturire un accertamento parziale fossero gli accessi, le ispezioni e le verifiche, nonché le segnalazioni effettuate da alcuni organi e uffici (dalla Direzione centrale accertamento dell’Agenzia delle Entrate, da una Direzione regionale ovvero da un ufficio della medesima Agenzia ovvero di altre Agenzie fiscali, dalla Guardia di finanza, o da pubbliche amministrazioni ed enti pubblici oppure dai dati in possesso dell'anagrafe tributaria).

Con la disposizione in commento – tramite l’inserimento di riferimenti all’articolo 32, primo comma, del medesimo D.P.R. 600/1973 e, per quanto riguarda l’IVA, all’articolo 51, secondo comma del D.P.R. 633/1972 - si consente all’Amministrazione finanziaria di procedere ad accertamento parziale sulla base di un più ampio complesso di attività istruttorie svolte dagli uffici, disciplinate nei predetti articoli 32, comma 1, numeri da 1 a 4 del D.P.R. 600/1973 (per le imposte sui redditi) e 51, comma secondo, numeri da 1 a 4 del D.P.R. 633/1972 (per l’IVA).

Per effetto delle norme introdotte, quindi, l’accertamento parziale delle imposte sui redditi potrà essere basato sia sulle segnalazioni, sia su accessi, ispezioni e verifiche (di cui al citato articolo 32, comma 1, n. 1)), sia sulle seguenti attività:

§       inviti a comparire rivolti ai contribuenti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell'accertamento nei loro confronti (di cui all’articolo 32, comma 1, n. 2));

§       inviti ad esibire o trasmettere atti e documenti rilevanti ai fini dell'accertamento nei loro confronti ovvero, per i soggetti obbligati, i bilanci o i rendiconti e i libri o i registri previsti dalle disposizioni tributarie (di cui all’articolo 32, comma 1, n. 3));

§       questionari inviati ai contribuenti e relativi a dati e notizie di carattere specifico rilevanti ai fini dell'accertamento nei loro confronti, nonché nei confronti di altri contribuenti con i quali abbiano intrattenuto rapporti, con invito a restituirli compilati e firmati (di cui all’articolo 32, comma 1, n. 4)).

 

Analogamente l’accertamento parziale dell’IVA potrà basarsi, oltre che su segnalazioni, accessi, ispezioni e verifiche (di cui al citato articolo 51, comma 1, n. 1) del DPR 633/1972), sia sulle risultanze di inviti a comparire, di questionari, nonché di inviti all’esibizione ed alla trasmissione di documenti e fatture (articolo 51, comma 1, n. da 2) a 4))

Le modifiche alla disciplina sanzionatoria.

I commi da 18 a 20 modificano l’ammontare di alcune sanzioni amministrative pecuniarie applicabili in materia fiscale, rimodulando a tal fine le riduzioni disposte dalle norme vigenti in caso di ravvedimento operoso e di altri istituti deflativi del contenzioso.

Il comma 18 – modificando a tal fine talune disposizioni del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218[36] - a decorrere dal 1° febbraio 2011 innalza (lettera a) e b))da un quarto a un terzo del minimo previsto dalla legge l’ammontare delle sanzioni amministrative applicabili nel caso di accertamento con adesione riferito alle imposte sui redditi, all’IVA e alle altre imposte indirette.

Sono a tal fine modificati gli articoli 2 e 3 del predetto decreto legislativo 218/1997. In materia di imposte sui redditi ed IVA, il comma 5 dell’articolo 2 fissa la misura delle sanzioni che, a seguito di accertamento con adesione, si applicano alle violazioni concernenti i tributi oggetto dell'adesione e alle violazioni sul contenuto delle dichiarazioni. Il successivo articolo 3, comma 3 reca la misura delle sanzioni dovute nel caso di adesione per altre imposte indirette (imposte sulle successioni e donazioni, di registro, ipotecaria, catastale).

Le disposizioni in commento modificano inoltre (lettera c)) la disciplina dell’omessa impugnazione dell’accertamento.

Viene a tal fine rimodulata la misura della riduzione delle sanzioni pecuniarie applicabile per le violazioni in tema di imposte dirette, IVA ed altre imposte indirette, ove si rinunci ad impugnare l'avviso di accertamento o liquidazione e a formulare istanza di accertamento con adesione: in luogo dell’originaria riduzione delle sanzioni applicabili a un quarto del dovuto, per effetto delle norme in esame la riduzione è limitata a un terzo delle stesse somme.

E’ innalzataanche la misura minima applicabile delle sanzioni, da un quarto a un terzo del minimo previsto per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo.

A tale scopo, è modificato l’articolo 15, comma 1 del predetto decreto legislativo 218/1997.

 

Il comma 19, con la medesima decorrenza (1° febbraio 2011), rimodula la misura delle sanzioni applicabilinell’ipotesi di definizione della controversia tributaria con conciliazione giudiziale, portandole da un terzo al quaranta per cento delle somme irrogabili in rapporto dell'ammontare del tributo conciliato. La modifica in commento aumenta, di analoga misura, il quantum minimo applicabile.

Allo scopo, viene operata una modifica al comma 6 dell'articolo 48 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546[37].

 

Il comma 20, sempre a partire dal 1° febbraio 2011, in primo luogo (lettera a)) rimodula le riduzioni delle sanzioni pecuniarie previste per le diverse ipotesi di ravvedimento operoso, tramite modifica delle lettere a) a c) dell’articolo 13, comma 1 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472.[38]

L’istituto del “ravvedimento” consente ai contribuenti di regolarizzare spontaneamente le violazioni tributarie eventualmente commesse, mediante il pagamento di una sanzione ridotta, alle condizioni di legge.

La lettera a) del comma 1 dell’articolo 13 quantifica la riduzione della sanzione nei casi di mancato pagamento del tributo o di un acconto, ove esso sia eseguito nel termine di trenta giorni dalla data della sua commissione; per effetto delle norme in commento, tale riduzione è innalzata dalla misura originaria di un dodicesimo a un decimo del minimo.

La successiva lettera b) del comma 1 fissa la riduzione prevista nel caso in cui la regolarizzazione degli errori e delle omissioni (anche incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo) avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall'omissione o dall'errore. La misura della riduzione passa, per effetto delle norme in commento, da un decimo ad un ottavo del minimo.

Infine, la lettera c) quantifica l’ammontare delle sanzioni dovute per l'omissione della presentazione della dichiarazione, sanata con ritardo; per effetto delle disposizioni in commento, si passa da un ammontare pari a un dodicesimo del minimo a un decimo della stessa somma.

Il comma 20, alla lettera b) – tramite modifica all’articolo 16, comma 3 del citato D.Lgs. 472/1997 – rimodula la misura della somma dovuta nel caso di pagamento della sanzione successivo alla sua contestazione, ma entro i termini per la proposizione del ricorso. Tale ammontare passa da un quarto della sanzione contestata a un terzo della medesima. E’ aumentato della stessa misura l’importo minimo comunque dovuto (da un quarto a un terzo dei minimi edittali).

Infine, la lettera c)della norma in commento modifica le norme in materia di irrogazione immediata delle sanzioni (articolo 17, comma 2 del D.Lgs. 472/1997). Viene incrementata la misura della riduzione prevista nel caso irrogazione di sanzioni contestuale all’avviso di accertamento o di rettifica, che passa da un quarto a un terzo della sanzione. Analogamente, per effetto delle norme introdotte, il quantum da pagare non può essere comunque inferiore ad un terzo dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo.

 

I commi 21 e 22 recano disposizioni sull’efficacia temporale delle norme introdotte in materia sanzionatoria.

In particolare, ai sensi del comma 21, le rimodulazioni previste al suesposto comma 18 (per l’accertamento con adesione e la rinuncia ad impugnare) si applicano con riferimento agli atti definibili emessi dagli uffici dell'Agenzia delle entrate a decorrere dal 1° febbraio 2011.

Il comma 22 prevede che l’aumento della misura delle sanzioni dovute nel caso di conciliazione giudiziale (di cui al predetto comma 19) trovino applicazione ai ricorsi presentati a decorrere dal 1° febbraio 2011. Le innovate misure delle riduzioni per il ravvedimento operoso (comma 20, lettera a)) si applicano alle violazioni commesse decorrere dal 1° febbraio 2011. Infine, le norme in tema di sanzioni per la definizione agevolata (di cui alle lettere b) e c) del medesimo comma 20) trovano applicazione con riferimento agli atti emessi dagli uffici a decorrere dal 1° febbraio 2011.

 

Profili finanziari (comma 17)

 

 

Il prospetto riepilogativo assegna alle disposizioni i seguenti effetti sui saldi:

 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2011

2012

2013

2011

2012

2013

2011

2012

2013

Maggiori entrate tributarie

102

102

102

60

60

60

60

60

60

Maggiori entrate extratributarie

18

18

18

10

10

10

10

10

10

 

La relazione tecnica afferma che la maggiore efficienza nel procedimento di selezione delle posizioni da sottoporre a verifica e l’utilizzo di modalità istruttorie veloci, quali il questionario o l’invito al contribuente a fornire informazioni, determinano un duplice ordine di effetti.

Da un lato possono provocare una riduzione di circa 10.000 accertamenti ordinari tra quelli che si pongono, in base ad una distribuzione percentile per maggiore imposta accertata, nei livelli di percentile più bassi. Tali accertamenti presentano un ammontare unitario di maggiore imposta definita e di sanzioni non superiore a 1000 euro. Considerando una percentuale di definizione del 50 per cento, tali accertamenti riguarderebbero 5 milioni di maggiore imposta riscossa (10.000*1000*50% =5 milioni).

D’altro canto, secondo la relazione tecnica, le nuove modalità introdotte dalle disposizioni appaiono suscettibili di determinare l’emissione di 30.000 accertamenti parziali.

Per tali accertamenti, in quanto condotti con modalità più selettive, è possibile ipotizzare una percentuale di definizione pari al 55 per cento. Applicando il valore mediano della maggiore imposta definita riscontrato per gli accertamenti ordinari, pari a 4.000 euro, la stima del potenziale maggior gettito atteso si cifra in circa 60 milioni di euro, al netto della contrazione di gettito di 5 milioni di euro connessa ai 10.000 accertamenti ordinari non effettuati [(30.000*4.000*55%)-5 milioni = 61 milioni arrotondati a 60 milioni]. Aggiungendo l’ammontare delle sanzioni ridotte, calcolabili nella misura di un sesto, si perviene ad una stima di maggior gettito di 70 milioni di euro in termini di cassa . In termini di competenza si considera un importo pari a 120 milioni di euro annui.

 

In merito ai profili di quantificazione si è rilevato che la quantificazione non appare suffragata da oggettivi elementi di riscontro che ne giustifichino la congruità ed il grado di certezza. Tale circostanza assume rilievo particolare in considerazione sia del non trascurabile effetto di maggior gettito attribuito alle norme, sia del fatto che tale maggior gettito è posto a copertura, nell’ambito complessivo della legge in esame, di oneri generalmente caratterizzati da un elevato grado di certezza.

Nel corso dell’esame in seconda lettura, il servizio bilancio del Senato ha rilevato, con riferimento alla percentuale di definizione, dichiarata pari al 55%, che, in provvedimenti di portata analoga, anche se riferiti a fattispecie di accertamento differenti, come quelli di cui all’articolo 83 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, il coefficiente di effettivo incasso era fatto pari in alcuni casi al 15%, in altri al 10%. Inoltre, per la stima dei successivi commi da 18 a 22 della legge in esame, concernenti la riduzione delle sanzioni, il rapporto tra le somme accertate e quelle effettivamente riscosse è pari a circa il 35 per cento. Sul punto non sono stati forniti chiarimenti da parte del Governo

 

Profili finanziari (commi 18-22)

 

 

Il prospetto riepilogativoascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2011

2012

2013

2011

2012

2013

2011

2012

2013

Maggiori entrate extra tributarie

490

490

490

170

170

170

170

170

170

 

La relazione tecnica afferma che la disposizione razionalizza la misura delle riduzioni delle sanzioni di cui il contribuente può usufruire nei casi di ravvedimento operoso e di adesione agli istituti deflativi e definitori del contenzioso.

Le relazione precisa che le modifiche “determinano una lieve diminuzione delle riduzioni applicabili” (ossia un incremento delle sanzioni), al fine di rafforzare la deterrenza dei comportamenti evasivi ed incrementare l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari.

La stima del maggior gettito connesso all’entrata in vigore della norma viene prudenzialmente limitata ai soli settori delle imposte sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto ed è calcolata valutando le variazioni dell’importo delle sanzioni stabilite dalla norma in esame.

In particolare, secondo la relazione tecnica, si tiene conto della misura delle riduzioni delle sanzioni in materia di accertamento con adesione (da un quarto ad un terzo) e definizione degli inviti di cui all’articolo 5, comma 1-bis (da un ottavo ad un sesto), dei processi verbali di constatazione ai sensi dell’articolo 5-bis del decreto legislativo n. 218 del 1997 (da un ottavo ad un sesto), nonché di rinuncia all’impugnazione dell’avviso di accertamento (se non preceduto dall'invito al contraddittorio formulato ai sensi dell'art. 5 del decreto legislativo n. 218 del 1997 e processo verbale di constatazione definibile ai sensi dell'articolo 5-bis del decreto legislativo n. 218 del 1997 (da un ottavo ad un sesto) e di conciliazione giudiziale (da un terzo al 40 per cento).

 Per la stima del maggiore gettito si è, altresì, tenuto conto dell’ammontare delle sanzioni riscosse nel 2009 in base ad accertamenti con adesione, definizione degli inviti e dei processi verbali di constatazione (circa 300.000.000 euro), di rinuncia all’impugnazione (80.000.000 euro), di conciliazione giudiziale (40.000.000 euro), di definizione delle sole sanzioni (90.000.000 euro) e delle diverse modifiche della misura delle riduzioni.

Se si sommano le cifre indicate si ottiene che l’ammontare degli attuali incassi utilizzato per la determinazioni dei maggiori introiti per sanzione è di 510 milioni di euro.

Rapportando i sopra indicati importi riscossi nel 2009 alle diverse, meno favorevoli, riduzioni dell’ammontare delle sanzioni introdotte dalla norma in relazione ai detti istituti, vengono stimate, prudenzialmente, maggiori entrate, in termini di cassa, di circa 170 milioni di euro annui.

L’importo di competenza, ai fini del solo saldo netto da finanziare, è di 490 milioni di euro annui, sulla base del rapporto tra le somme accertate e quelle effettivamente riscosse.

 

In merito ai profili di quantificazione, si è evidenziata l’esigenza di acquisire indicazioni di maggiore dettaglio circa il procedimento seguito per la quantificazione delle maggiori entrate nonché di acquisire gli elementi quantitativi necessari a riscontrare la correttezza dei calcoli effettuati. In particolare, nel corso dell’esame in seconda lettura, il Servizio bilancio del Senato ha evidenziato, preliminarmente, la mancanza di coerenza, con riferimento al precedente comma 17, della stima della percentuale di incasso delle somme accertate, che risulta pari al 35 per cento. È stato, inoltre, rilevato che, in base ai commi in esame, come risultanti dalle modifiche apportate nel corso dell’esame in prima lettura alla Camera, tutte le nuove disposizioni si applicano con riferimento agli atti emessi ed ai ricorsi presentati a decorrere dal 1° febbraio 2011. Tale circostanza dovrebbe pertanto avere l’effetto di ridurre il gettito, almeno per il primo anno di applicazione (il 2011), per un importo pari ad 1/12 di quanto stimato in termini di competenza e di cassa nella relazione tecnica. Su tali rilievi non sono stati forniti chiarimenti da parte del Governo.

 


 

Articolo 1, comma 23
(Attribuzione di compiti e risorse alla SOSE ed all’IFEL ai fini dell’attuazione del federalismo fiscale)

 


23. Al fine di favorire l'attuazione del federalismo fiscale:

a) la società di cui all'articolo 10, comma 12, della legge 8 maggio 1998, n. 146, predispone altresì le metodologie ed elabora i dati per la definizione dei fabbisogni e dei costi standard delle funzioni e dei servizi resi, nei settori diversi dalla sanità, dalle regioni e dagli enti locali, secondo modalità definite con apposita convenzione stipulata con il Ministero dell'economia e delle finanze. La mede­sima società realizza, sulla base delle informazioni messe a disposizione dall'Agenzia delle entrate in condizioni di parità, prodotti e servizi per la gestione aziendale da mettere a disposizione delle imprese. Per le esigenze di potenziamento del sistema informativo della fiscalità, anche in vista dell'attuazione del fede­ralismo fiscale, è autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011, 2012 e 2013;

b) al terzo periodo del comma 5 dell'articolo 10 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e successive modificazioni, dopo le parole: «organizza le relative attività strumentali» sono ag­giunte le seguenti: «e provvede, attraverso l'Istituto per la finanza e l'economia locale (IFEL), all'analisi dei bilanci comunali e della spesa locale, al fine di individuare i fabbisogni standard dei comuni». Conse­guentemente, al comma 1 dell'articolo 3 del decreto del Capo del Dipartimento per le politiche fiscali del Ministero dell'economia e delle finanze 22 novembre 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 13 del 17 gennaio 2006, come modificato dall'articolo 1, comma 251, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, le parole: «dello 0,8 per mille» sono sostituite dalle seguenti: «dell'1 per mille».


 

 

Il comma 23 affida alla SOSE S.p.A. – società costituita ai sensi dell’articolo 10, comma 12, della legge n. 146/1998 per curare la realizzazione degli studi di settore – il compito di predisporre, anche per l’attuazione del federalismo fiscale, le metodologie ed elaborare i dati per la definizione dei fabbisogni standard nei servizi resi dalle regioni e dagli enti locali nei settori diversi da quello della sanità.

 

La Società per gli studi di settore – SOSE S.p.A. è una società per azioni costituita ai sensi dell’articolo 10, comma 12 della legge 8 maggio 1998, n. 146 per l'affidamento, in concessione, della elaborazione degli Studi di Settore e di ogni altra attività di studio e ricerca in materia tributaria. Essa è partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze per l'89 per cento e della Banca d'Italia per l'11 per cento.

La società ha iniziato ad operare dal mese di marzo 2002, in forza di una convenzione della durata di nove anni con il Dipartimento delle Politiche fiscali del ministero dell’economia e delle finanze. La predetta convenzione ha affidato alla So.Se. il compito di svolgere tutte le attività relative alla costruzione, realizzazione e aggiornamento degli studi di settore, nonché ogni altra attività di supporto metodologico all’Amministrazione finanziaria in materia tributaria e di economia d’impresa.

 

Il comma 23 affida altresì all’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) il compito di provvedere mediante l’Istituto per la finanza e l’economia locale (IFEL)[39] all’analisi dei bilanci e della spesa locale al fine di individuare i fabbisogni standard dei comuni.

 

L’articolo 10, comma 5, del D.Lgs. n. 504/1992, prevede che, allo scopo di consentire la prosecuzione dei servizi finalizzati a fornire adeguati strumenti conoscitivi per una efficace azione accertativa dei comuni, nonché per agevolare i processi telematici di integrazione nella pubblica amministrazione ed assicurare il miglioramento dell'attività di informazione ai contribuenti, l'ANCI organizzi le relative attività strumentali. A tal fine è stato previsto un contributo originariamente pari allo 0,6 per mille del gettito ICI. Tale percentuale, da versarsi all’IFEL da parte dei concessionari del servizio nazionale della riscossione, è stata elevata allo 0,8 per mille del gettito ICI dall’articolo 1, comma 251, della legge n. 244/2007 (legge finanziaria per il 2008).

 

Viene autorizzata a tal fine, per quanto concerne la SOSE, una spesa di 5 milioni annui nel triennio 2011-2013 e, riguardo all’IFEL, un aumento dallo 0,8 all’1 per mille della percentuale del contributo ICI a favore dell’IFEL medesimo.

Le nuove funzioni previste nel comma in esame sono da mettere in relazione, principalmente, ai compiti di natura tecnica affidati alla SOSE ed all’IFEL ai fini della determinazione dei fabbisogni nel decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216, in tema di fabbisogni standard degli enti locali (G.U. n. 294 del 17 dicembre 2010).

 

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2011

2012

2013

2011

2012

2013

2011

2012

2013

Maggiori spese correnti

(comma 23, lett. a))

5

5

5

5

5

5

5

5

5

Maggiori spese correnti

(comma 23, lett. b))

2

2

2

0

0

0

0

0

0

Minori entrate tributarie

(comma 23, lett. b))

0

0

0

2

2

2

2

2

2

 

La relazione tecnica afferma che per l’espletamento delle attività della SOSE, ivi incluse le esigenze di potenziamento del sistema informativo della fiscalità, viene autorizzata la spesa massima di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011, 2012 e 2013, con corrispondenti effetti sui saldi.

Inoltre, con riferimento all’incremento del contributo a favore dell’IFEL, afferma che la norma determina minori entrate per i comuni stimate in 2 milioni di euro annui, a decorrere dal 2011, con corrispondenti effetti negativi sui tre saldi di finanza pubblica.

 

In merito ai profili di quantificazione, con riferimento alla norma che aumenta la misura della percentuale del contributo ICI a favore dell’IFEL, sono stati chiesti chiarimenti in merito agli effetti scontati nel prospetto riepilogativo. In particolare, le minori disponibilità dei comuni, pari a 2 milioni di euro annui, dovrebbero essere compensate dalle maggiori entrate a favore dell’IFEL, ente incluso nel comparto delle pubbliche amministrazioni. Inoltre, è stata chiesta conferma che gli effetti di maggiore spesa corrente sul saldo netto da finanziare per il triennio siano da ascrivere a maggiori trasferimenti a carico del bilancio dello Stato a favore dei comuni al fine di compensare le minori entrate tributarie a questi spettanti.

In merito alla norma che autorizza la spesa di 5 milioni di euro per il potenziamento del sistema informativo della Società per gli studi di settore (SOSE) non sono stati formulati rilievi dal momento che l’onere è limitato all’entità dello stanziamento.

Si ricorda, a tale proposito, che il 26 novembre 2010 è stato emanato il decreto legislativo n. 216/2010, in attuazione della legge n. 42/2009, recante disposizioni in materia di determinazione dei fabbisogni standard di comuni, città metropolitane e province, il quale affida alla SOSE, che si avvale della collaborazione scientifica dell’IFEL, il compito di predisporre le metodologie occorrenti alla individuazione di fabbisogni standard degli enti locali e di provvedere al monitoraggio della fase applicativa e all’aggiornamento delle elaborazioni. Inoltre, in data 15 luglio 2010 è stato siglato l’accordo tra il Governo e la Conferenza unificata in materia di “mutua collaborazione per la determinazione dei fabbisogni standard per il finanziamento delle funzioni fondamentali e dei relativi servizi di comuni, province e città metropolitane”, nel quale il Governo si impegna ad assicurare alla SOSE e all’IFEL gli adeguamenti normativi e finanziari occorrenti per il perseguimento degli obiettivi previsti dall’accordo.

In relazione alle attività della SOSE, è stato rilevato che il decreto legislativo 216/2010 assegna alla predetta società il compito di elaborare i soli fabbisogni standard degli enti locali e non anche quelli delle regioni, come invece prevede la norma in esame, seppur limitatamente ai settori diversi dalla sanità.

 


 

Articolo 1, comma 24
(Fondo di finanziamento ordinario dell’università)

 


24. La dotazione del Fondo per il finanziamento ordinario delle università è incrementata, per l'anno 2011, di 800 milioni di euro, nonché di 500 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2012. A valere su quota parte delle risorse di cui al primo periodo del presente comma, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'uni­versità e della ricerca, da emanare entro il 31 gennaio di ciascun anno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, è approvato un piano straordinario per la chiamata di professori di seconda fascia per ciascuno degli anni 2011-2016. Per le predette chiamate non trovano applicazione le disposizioni di cui all'articolo 66, comma 13, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni.


 

 

Il comma 24 dispone una integrazione del fondo di finanziamento ordinario dell’università, nella misura di 800 milioni di euro per il 2011 e 500 milioni di euro annui a decorrere dal 2012.

Dispone, altresì, che, a valere su quota parte delle risorse indicate, entro il 31 gennaio di ogni anno sia emanato un decreto interministeriale[40] per l’approvazione di un piano straordinario per la chiamata di professori associati per ciascuno degli anni 2011-2016, per la qualenon si applicano le disposizioni sulla limitazione del turn-over nelle università recate dall’art. 66, comma 13, del D.L. 112 del 2008[41].

La formulazione della disposizione sembra far riferimento agli anni solari che, quindi, sono 6, e non agli anni accademici (che sarebbero 5).

 

Per effetto dell’incremento disposto dal comma in esame,nonché dello stanziamento di 5,2 milioni di euro per il 2011 per gli istituti universitari ad ordinamento speciale disposto dal successivo comma 85 (v. infra),la dotazione del FFO per il triennio 2011-2013 - esposta nel cap. 1694 dello stato di previsione del MIUR – è diventata, quindi, quindi, la seguente:

(milioni di euro)

2011

6.935,5

2012

6.552,3

2013

6.514,3

 

E’ utile evidenziare che l’art. 29, comma 9, della legge n. 240 del 2010, di riforma universitaria, ha precisato che la quota, a valere sulle risorse previste dalla legge di stabilità per il 2011 per il FFO, riservata alla chiamata di professori di seconda fascia è non superiore a 13 milioni di euro per il 2011, 93 milioni di euro per il 2012 e 173 milioni di euro annui a decorrere dal 2013. Inoltre, ha disposto che il decreto interministeriale per l’utilizzo delle risorse è sottoposto al parere delle Commissioni parlamentari competenti, introducendo, quindi, per questo aspetto, un elemento di novità rispetto al comma della legge di stabilità in commento. Non è, invece, intervenuto sul termine di emanazione del decreto.

 

E’ altresì utile evidenziare - in quanto appare consequenziale - che nella Tab. A della legge di stabilità l’importo dell’accantonamento relativo al MIUR, previsto dal disegno di legge in 550 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012 e 2013 e che, in base a quanto riportato nella nota illustrativa, comprendeva le risorse da destinare al FFO e al finanziamento di scuole non statali – è stato ridotto a 50 milioni di euro.

 

Si segnala, inoltre, che il FFO è stato escluso da eventuali riduzioni lineari che dovessero rendersi necessarie se dalla gara per l’assegnazione di diritti d’uso di frequenze radioelettriche di cui ai commi da 8 a 12 non dovessero derivare gli introiti previsti (art. 1, comma 13).

 

Per completezza - vertendo sempre su questioni universitarie - si evidenzia, infine, che il comma 40, disponendo il rifinanziamento di 924 milioni di euro per il 2011 del Fondo esigenze indifferibili ed urgenti (si veda infra), ha previsto l’assegnazione di 25 milioni di euro per il sostegno alle università non statali legalmente riconosciute di cui alla L. 29 luglio 1991, n. 243.

 

 

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2011

2012

2013

2011

2012

2013

2011

2012

2013

Maggiori spese correnti

800

500

500

452,2

282,7

282,7

452,2

282,7

282,7

 

La relazione tecnica afferma, tra l’altro, che le assunzioni di professori di seconda fascia, da attuare nel periodo 2011-2016, sono da considerare aggiuntive rispetto a quelle previste dall’art. 66, comma 13, del D.L. 112.

 

In merito ai profili di quantificazione, sono stati richiesti maggiori dettagli in relazione alle modalità temporali di attuazione del programma di assunzioni, tenuto conto, tra l’altro che non viene definita la quota percentuale da destinare al programma di assunzioni. Inoltre è stato richiesto di chiarire se con l’espressione “anni 2011-2016” si intenda fare riferimento all’anno solare o a quello accademico. Nel primo caso, infatti, la norma implicherebbe un programma di assunzioni da attuare nell’arco di sei anni. Nel caso in cui, invece, la norma fosse riferita ad anni accademici, gli anni da prendere in considerazione per lo svolgimento del programma suddetto sarebbero cinque.

In merito all’effetto complessivo delle norme in esame sui saldi di fabbisogno e indebitamento netto, pari a circa il 51% del saldo netto da finanziare, l’indicazione contenuta nel prospetto riepilogativo sembra essere conseguenza dello scomputo degli effetti indotti (entrate a titolo di contributi ed imposte) recati della norma. Sul punto è stata richiesta una conferma da parte del Governo.

 

 


 

Articolo 1, comma 25
(Credito di imposta per ricerca e sviluppo)

 


25. Al fine di finanziare la concessione di un credito d'imposta a favore delle imprese che affidano attività di ricerca e sviluppo a università o enti pubblici di ricerca, è autorizzata la spesa di 100 milioni di euro per l'anno 2011. Il credito d'imposta spetta per gli investimenti realizzati a decorrere dal 1° gennaio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, nella misura percentuale, stabilita con il decreto di cui all'ultimo periodo del presente comma, rapportata ai costi sostenuti per attività di ricerca e sviluppo riferiti a contratti stipulati con università ed enti pubblici di ricerca. Il credito d'imposta deve essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi e non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell'imposta regionale sulle attività produttive. Esso non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, ed è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dello sviluppo economico, sono individuate le disposizioni di attuazione del presente comma e, in parti­colare, le tipologie di interventi suscettibili di agevolazione, i soggetti beneficiari meritevoli di agevolazione, la percentuale di cui al secondo periodo nonché le modalità di fruizione del credito d'imposta nel rispetto del limite di spesa com­plessivo.


 

 

Il comma 25 attribuisce un credito d’imposta, nel limite di spesa di 100 milioni di euro per l'anno 2011, in favore delle imprese che affidano attività di ricerca e sviluppo a università o enti pubblici di ricerca.

 

Il credito spetta in relazione agli investimenti realizzati a decorrere dal 1° gennaio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, e in misura percentuale stabilita con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'istruzione e dell'università. Tale percentuale deve essere rapportata ai costi sostenuti per attività di ricerca e sviluppo riferiti a contratti stipulati con università ed enti pubblici di ricerca.

Il credito d'imposta deve essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi, ma esso:

non concorre alla formazione del reddito;

non concorre alla formazione della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).

Il credito d’imposta non rileva inoltre ai fini della determinazione della percentuale di deducibilità degli interessi passivi, di cui all’articolo 61 del Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), emanato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, né rispetto ai criteri di inerenza delle spese, di cui all’articolo 109, comma 5, del medesimo TUIR.

 

L’articolo 61 del TUIR disciplina la percentuale di deducibilità degli interessi passivi dal reddito d’impresa. Tale quota è pari al rapporto tra i ricavi e gli altri proventi che concorrono a formare il reddito e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi. L’articolo 109, comma 5, del TUIR prevede che le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, siano deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi. Se si riferiscono indistintamente ad attività o beni produttivi di proventi computabili e ad attività o beni produttivi di proventi non computabili in quanto esenti nella determinazione del reddito, sono deducibili per la parte corrispondente al rapporto di cui ai commi 1, 2, e 3 dell'articolo 96.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, secondo le norme generali in materia di compensazione dei crediti tributari dettata dall'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241[42]

Ai sensi del comma 1 del citato articolo 17, i contribuenti eseguono versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti all’INPS e delle altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali, con eventuale compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche dei redditi. Tale compensazione deve essere effettuata entro la data di presentazione della dichiarazione successiva.

 

Al predetto decreto non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze, adottato di concerto con il Ministro dell'istruzione e dell'università, si demanda di individuare le relative disposizioni di attuazione e, in particolare:

§       le tipologie di interventi suscettibili di agevolazione;

§       i soggetti beneficiari meritevoli di agevolazione;

§       la percentuale degli investimenti cui commisurare il credito d’imposta;

§       le modalità di fruizione del credito medesimo, nel rispetto del limite di spesa complessivo.

Si ricorda tra l’altro che l’articolo 2, comma 236, della legge finanziaria 2010 (legge n. 191/2009) ha previsto l’incremento dell’autorizzazione di spesa (nel dettaglio, 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011) per il credito d’imposta (disciplinato dall’articolo 1, commi da 280 a 283 della legge n. 296 del 2006, come successivamente modificati e integrati, nonché dagli articoli 17 e 29 del D.L. n. 185 del 2008) in favore delle imprese che hanno sostenuto, dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2006 e fino alla chiusura del periodo d'imposta in corso alla data del 31 dicembre 2009, costi per l’attività di ricerca industriale e di sviluppo precompetitivo. La misura del credito è pari al 10% della spesa sostenuta, ovvero al 40% della stessa qualora riferita a contratti stipulati con università ed enti pubblici di ricerca.

 

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo ascrivealla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2010

2011

2012

2013

2010

2011

2012

2013

2010

2011

2012

2013

Maggiori spese c/capitale

 

100

 

 

 

100

 

 

 

100

 

 

 

La relazione tecnica ribadisce che la disposizione prevede la concessione di un credito d’imposta a favore delle imprese che affidano attività di ricerca e sviluppo ad Università o enti pubblici di ricerca, autorizzando una spesa di 100 milioni di euro per l’anno 2011.

 

     In merito ai profili di quantificazione, non sono stati formulati rilievi, nel presupposto che le modalità di fruizione del credito, da stabilire con successivo decreto, siano idonee ad assicurare il contenimento della spesa nei limiti quantitativi e temporali dello stanziamento autorizzato dalle norme.

In proposito, è stato, altresì, sottolineato che le disposizioni non fissano alcun termine per l’emanazione del suddetto decreto attuativo. 

 


 

Articolo 1, comma 26
(Fondo di intervento integrativo per la concessione dei prestiti d’onore e l’erogazione delle borse di studio)

 

26. La dotazione del Fondo di intervento integrativo per la concessione dei prestiti d'onore e delle borse di studio da ripartire tra le regioni è incrementata di 100 milioni di euro per l'anno 2011.

 

 

Il comma 26 dispone che la dotazione del Fondo di intervento integrativo da ripartire fra le regioni per la concessione dei prestiti d’onore e l’erogazione delle borse di studio[43]è incrementata di 100 milioni di euro per il 2011.

Il Fondo è allocato sul cap. 1695 dello stato di previsione del MIUR, rimodulabile, esposto in tab. C della legge di stabilità.

Lo stanziamento inizialmente presente nel disegno di legge di stabilità e nel disegno di legge di bilancio per il 2011 era pari a 25,7 milioni di euro[44]. Lo stanziamento definitivo del cap. 1695, pari a 125,2 milioni di euro[45], come desumibile dal D.M. 21 dicembre 2010, recante la ripartizione in capitoli delle unità di voto parlamentare relative al bilancio 2011 e per il triennio 2011-2013[46], deriva dalla somma dello stanziamento previsto dalla tab. C della legge di stabilità con riferimento all’autorizzazione di spesa di cui alla legge n. 147 del 1992, pari a 25,7 milioni di euro, e da quella aggiuntiva disposta dal comma in commento, al netto della riduzione lineare delle dotazioni di parte corrente, relative alle autorizzazioni di spesa di cui alla predetta tabella C per un importo pari a 40 milioni di euro per l’anno 2011. Tale riduzione, inizialmente prevista dall’articolato (articolo 1, comma 164, dell’A.C. 3778-A) è stata poi esplicitamente e direttamente applicata alle voci iscritte nella tabella stessa.

 

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2011

2012

2013

2011

2012

2013

2011

2012

2013

Maggiori spese correnti

100

0

0

0

0

0

0

0

0

 

La relazione tecnica, dopo aver ribadito il contenuto della norma, afferma che stante l’assenza di deroghe al patto di stabilità interno, non si determinano effetti negativi sull’indebitamento netto e sul fabbisogno.

 

In merito ai profili di quantificazione, non sono stati formulati rilievi.

 

 


 

Articolo 1, comma 27
(Fondo per le missioni internazionali di pace)

 

27. Ai fini della proroga fino al 30 giugno 2011 della partecipazione italiana a missioni internazionali, la dotazione del fondo di cui all'articolo 1, comma 1240, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è incrementata di 750 milioni di euro per l'anno 2011.

 

 

Il comma 27 dispone un ulteriore stanziamento di 750 milioni di euro per il 2011 destinato al Fondo per le missioni internazionali di pace, per la proroga della partecipazione italiana fino al 30 giugno 2011.

 

Il Fondo per le missioni internazionali di pace è stato istituito, nello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze (capitolo 3004), dall'articolo 1, comma 1240, della legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296/2006).

Per l’esercizio finanziario 2011 è presente uno stanziamento di 4,3 milioni di euro, previsto dal comma 5 dell’articolo 55 del D.L. n. 78/2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122/2010, che ha disposto l'integrazione del medesimo Fondo rispettivamente nella misura di 320 milioni di euro per il 2010; di 4,3 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2011 al 2014; di 64,2 milioni di euro per l’anno 2015 e di 106,9 milioni di euro per gli anni dal 2016 al 2020.

Il D.L. n. 228 del 2010 autorizza, per il primo semestre 2011, la spesa di 754,3 milioni di euro per la proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia. Viene utilizzato, per la copertura finanziaria dell’onere, l’ammontare complessivo del suddetto Fondo per le missioni.

 

Si ricorda che, per l’anno 2010, il Fondo per le missioni internazionali di pace è stato finanziato nei seguenti termini:

§       il D.L. n. 40/2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 73/2010, aveva provveduto a destinare al fondo per l'anno 2010:

-        le maggiori entrate derivante da giochi (articolo 2, comma 2-quinquies);

-        una quota delle maggiori entrate derivanti dalla definizione di controversie relative alle attività svolte nell'esercizio in concessione del servizio di riscossione: 17 milioni su 50 milioni di euro previsti (articolo 2, comma 2-undecies);

-        le maggiori entrate derivanti dal rilascio di nuove concessioni in materia di giochi, quantificate in 357.260.772 euro per il 2010 (articolo 2, comma 4-octies, come modificato dall'articolo 8, al comma 1, del D.L. n. 102/2010);

-        le maggiori entrate derivanti dalla definizione del contenzioso tributario, accertate annualmente con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze (articolo 3, comma 2-bis).

Il sopracitato D.L. 78/2010 aveva previsto, al comma 5 dell’articolo 55, l'integrazione del Fondo per le missioni nella misura di 320 milioni di euro per il 2010 ed aveva provveduto a destinare al medesimo Fondo, i rimborsi corrisposti dall'ONU quale corrispettivo per il contributo degli Stati membri, in termini di personale, di mezzi e di servizi di supporto, alle missioni di peacekeeping (articolo 8, comma 11). La relazione tecnica allegata al D.L. 102/2010 ha quantificato in 24.142.221 euro la somma derivante da tali introiti.

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2011

2012

2013

2011

2012

2013

2011

2012

2013

Maggiori spese correnti

750

0.0

0.0

750

0.0

0.0

750

0.0

0.0

 

La relazione tecnica ribadisce il contenuto della norma.

 

In merito ai profili di quantificazione,. non sono state formulate osservazioni, essendo l’onere limitato all’entità dello stanziamento.

 


 

Articolo 1, comma 28
(Controllo del territorio da parte delle Forze armate)

 


28. Al fine di assicurare la prosecuzione degli interventi di cui all'articolo 24, commi 74 e 75, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, a decorrere dal 1° gennaio 2011, il piano di impiego di cui all'articolo 7-bis, comma 1, terzo periodo, del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 125, può essere prorogato fino al 30 giugno 2011. Si applicano le disposizioni di cui al medesimo articolo 7-bis, commi 1, 2 e 3, del decreto-legge n. 92 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 125 del 2008, e successive modificazioni. A tal fine è autorizzata la spesa di 36,4 milioni di euro per l'anno 2011, con specifica destinazione di 33,5 milioni di euro e di 2,9 milioni di euro, rispettiva­mente, per il personale di cui al comma 74 e di cui al comma 75 del citato articolo 24 del decreto-legge n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009.


 

 

Il comma 28 stabilisce che, al fine di assicurare il proseguimento dell'attività di presidio e controllo del territorio da parte delle Forze Armate e delle Forze di polizia di cui all’art. 24, commi 74 e 75, del DL n. 78/2009[47], il piano di impiego di cui all'art. 7-bis, co. 1, terzo periodo, del DL n. 92/2008[48], può essere prorogato fino al 30 giugno 2011. A tale riguardo si applicano le disposizioni di cui al medesimo art. 7-bis, commi 1, 2 e 3, del DL n. 92/2008.

Pertanto, è autorizzata la spesa di 36,4 milioni di euro per l'anno 2011, con specifica destinazione di 33,5 milioni di euro e di 2,9 milioni di euro, rispettivamente, per il personale di cui al comma 74 e di cui al comma 75, del citato articolo 24 del decreto-legge n. 78 del 2009.

 

Il citato art. 7-bis dispone che, per far fronte a specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, ove risulti opportuno un accresciuto controllo del territorio, può essere autorizzato un piano di impiego di un contingente di personale militare appartenente alle Forze armate, preferibilmente carabinieri impiegati in compiti militari o comunque volontari delle stesse Forze armate specificatamente addestrati per i compiti da svolgere, posto a disposizione dei prefetti delle province comprendenti aree metropolitane e comunque aree densamente popolate. Il piano, adottato con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro della difesa, sentito il Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica integrato dal Capo di stato maggiore della difesa e previa informazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, può essere autorizzato per un periodo di sei mesi, rinnovabile per una volta, per un contingente non superiore a 3.000 unità.

Il piano di impiego, ai sensi dell’art. 24, comma 74 del D.L. n. 78/2009, è stato prorogato per due ulteriori semestri per un contingente di militari incrementato con ulteriori 1.250 unità, interamente destinate a servizi di perlustrazione e pattuglia in concorso e congiuntamente alle Forze di polizia.

Da ultimo, si ricorda che ai sensi dell’art. 55, comma 3 del D.L. n. 78/2010, al fine di assicurare la prosecuzione degli interventi di cui al suddetto art. 24, a decorrere dal 4 agosto 2010, il piano di impiego di cui al D.L. n. 92/2008 è stato prorogato fino al 31 dicembre 2010.

 

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2011

2012

2013

2011

2012

2013

2011

2012

2013

Maggiori spese correnti

36,4

0.0

0.0

18,8

0.0

0.0

18,8

0.0

0.0

 

 

La relazione tecnica, in merito all’autorizzazione di spesa disposta per il proseguimento - per il primo semestre del 2011 - dell'attività di presidio e controllo del territorio da parte delle Forze armate e delle Forze di polizia, riferisce che gli oneri sono quantificati prendendo a riferimento quanto riportato nella RT al DL n. 78/2009, che ha previsto un’attività di presidio della durata di un anno (ultimi cinque mesi del 2009 e primi sette mesi del 2010). La RT precisa che l’importo comprende le spese derivanti dall’impiego sia delle Forze armate che della Polizia di Stato.

La RT allegata al DL n. 78/2009[49], in merito all’art. 24, comma 74, precisava che il relativo onere era stato quantificato sulla base degli elementi utilizzati per l’art. 7-bis, comma 1, del DL n. 92/2008. In relazione all’art. 24, comma 75, la stessa RT si limitava a qualificare il relativo onere come previsione di spesa.Si rammenta che l’art. 24, comma 74, del DL n. 78/2009, ha disposto la possibilità di prorogare, a decorrere dal 4 agosto 2009, il piano di impiego delle Forze armate nel controllo del territorio in concorso con le Forze di polizia, di cui all’art. 7-bis del DL n. 92/2008, per ulteriori due semestri (fino al 4 agosto 2010) con incremento del contingente di 1.250 militari, rispetto al piano operativo originario che prevedeva l’impiego di 3.000 unità. Il contingente complessivo è composto, pertanto, da 4.250 unità e per tale finalità la norma ha autorizzato la spesa di 27,7 milioni di euro per il 2009 (cinque mesi) e di 39,5 milioni di euro per il 2010 (sette mesi). L’art. 24, comma 75, del DL n. 78/2009, ha previsto, inoltre, la corresponsione al personale delle Forze di polizia impiegato nel presidio del territorio, in concorso con il personale delle Forze armate, di un’indennità di importo analogo all’indennità onnicomprensiva spettante al personale delle Forze armate. Agli oneri derivanti dall'attuazione di tale disposizione, pari a 2,3 milioni di euro per il 2009 (5 mesi) e a 3,3 milioni di euro per il 2010, la norma disponeva che si provvedesse, mediante corrispondente riduzione delle autorizzazioni di spesa di cui all’art. 61 comma 18, del DL 112/2008 - per il 2009 – e all’art. 3, comma 151, della L. n. 350/2003, per l’anno 2010.

Da ultimo, l’art. 55, comma 3, del DL n. 78/2010 ha disposto la proroga di quanto previsto dall’art. 24, commi 74 e 75, fino al 31 dicembre 2010. A tal fine la norma ha autorizzato la spesa di 30 milioni di euro per l'anno 2010, con specifica destinazione di 27,7 milioni di euro e di 2,3 milioni di euro, rispettivamente, per il personale di cui al comma 74 e di cui al comma 75.

 

In merito ai profili di quantificazione, in relazione alla possibilità disporre la proroga dell’art. 24, commi 74 e 75, del DL. n. 78/2009 - che prevedono l’impiego delle Forze armate in attività di presidio e controllo del territorio in concorso con il personale delle Forze di polizia e la corresponsione a quest’ultimo di un’indennità di importo analogo all’indennità onnicomprensiva spettante al personale delle Forze armate - non sono state formulate osservazioni, atteso quanto affermato nella RT e considerato che il maggior onere è limitato all’entità dello stanziamento.

In merito all’effetto complessivo delle norme in esame sui saldi di fabbisogno e indebitamento netto, pari a circa il 51% del saldo netto da finanziare, l’indicazione contenuta nel prospetto riepilogativo sembra essere conseguenza dello sconto degli effetti indotti (entrate a titolo di contributi ed imposte) recati della norma. Sul punto è stata richiesta una conferma da parte del Governo.

 

 


 

Articolo 1, commi 29 e 34
(Fondo sociale per occupazione e formazione)

 


29. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, confluita nel Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'arti­colo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, è incrementata di 1.000 milioni di euro per l'anno 2011. Avendo riguardo alle concrete modalità con le quali le singole regioni, in conformità a quanto stabilito in materia di Fondo sociale europeo con l'accordo tra lo Stato e le regioni del 12 febbraio 2009 e con l'intesa sancita dalla Conferenza perma­nente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano l'8 aprile 2009, concorrono finanziariamente alle esigenze di cui al comma 30, una quota delle risorse di cui al presente comma, stabilita con decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con le singole regioni interessate, può essere attribuita alle regioni stesse per le esigenze del trasporto pubblico locale.

34. Gli oneri derivanti dai commi da 30 a 33 sono posti a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, come rifinanziato dalla presente legge.


 

 

Il comma 29 incrementa di 1 miliardo di euro per l'anno 2011 l’autorizzazione di spesa relativa al Fondo sociale per occupazione e formazione (di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del D.L. 185/2008).

 

L’articolo 18, comma 1 del D.L. 185/2008 ha disposto che, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento, il CIPE, presieduto dal Presidente del Consiglio, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze - nonché di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti per quanto attiene le risorse destinate alle infrastrutture – provveda ad assegnare, in coerenza con gli indirizzi assunti in sede europea, al Fondo sociale per occupazione e formazione (appositamente istituito nello stato di previsione del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali), una quota delle risorse nazionali disponibili del Fondo aree sottoutilizzate. Nel nuovo Fondo sociale per occupazione e formazione affluiscono anche le risorse del Fondo per l'occupazione (di cui all’articolo 1, comma 7, del DL n. 148 del 1993), nonché ogni altra risorsa comunque destinata al finanziamento degli ammortizzatori sociali, concessi in deroga alla normativa vigente, e quelle destinate in via ordinaria dal CIPE alla formazione.

Le risorse del FAS sono state trasferite al Fondo sociale per occupazione e formazione con la delibera CIPE, n. 2 del 6 marzo 2009.

Si ricorda che la dotazione del Fondo sociale per occupazione e formazione è stato ridotto dai seguenti interventi:

-        articolo 1, comma 2, D.L. 78/2009 (recante “Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini”, convertito con modificazioni dalla legge 102/2009), di 20 milioni di euro per l’anno 2009 e in 150 milioni di euro per l’anno 2010;

-        articolo 2, comma 158, della Legge 191/2009 (“Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2010)”, di 100 milioni di euro per l’anno 2010;

-        articolo 5, comma 1, D.M. 49281/2009 (recante “Utilizzo dei lavoratori percettori di sostegno al reddito nei progetti di formazione in azienda”), di 20 milioni di euro per l’anno 2009 e in 150 milioni di euro per l’anno 2010;

-        articolo 10-quinquies, comma 1, D.L. 194/2009 (recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative”, convertito con modificazioni dalla Legge 25/2010), di 7 milioni di euro per l’anno 2010, per il finanziamento delle attività formazione professionale dell’ISFOL.

 

La disposizione in esame prevede, poi, che una quota delle nuove risorse sia attribuita alle Regioni per le esigenze del trasporto pubblico locale.

Tale destinazione avviene con decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con ilMinistro dell'economia e delle finanze, d'intesa con le singole Regioni interessate, avendo riguardo alle concrete modalità con le quali le singole Regioni concorrono finanziariamente alle esigenze di cui al successivo comma 36 (ammortizzatori sociali), secondo quanto stabilito in materia di Fondo sociale europeo con gli accordi tra Stato e Regioni del 12 febbraio 2009 e dell'8 aprile 2009.

 

Con l’Accordo Stato–Regioni del 12 febbraio 2009, sancito nella riunione della Conferenza Stato-Regioni del 26 febbraio 2009, sono stati destinati 8 miliardi di euro, nel biennio 2009-2010, per azioni di sostegno al reddito e di politica attiva del lavoro. L’intervento, rivolto ai lavoratori destinatari degli ammortizzatori sociali “in deroga”, è connotato da un contributo nazionale, impiegato per il pagamento dei contributi figurativi e per la parte maggioritaria del sostegno al reddito, e da un contributo regionale, a valere sui programmi regionali FSE, impiegato per azioni formative o di politica attiva governata dalla Regione.

In particolare, gli stanziamenti sono stati ripartiti tra un intervento statale, per una somma di 5.350 milioni di euro, e contributi regionali, pari a 2.650 milioni di euro, a valere sui programmi regionali del Fondo Sociale Europeo (FSE).

Le risorse statali sono state coperte:

-        in parte attraverso precedenti stanziamenti di sostegno al reddito e all'occupazione (circa 1.400 milioni derivanti dalle disposizioni di cui all’articolo 2, comma 35, della legge 203/2008 e dall’articolo 19 del D.L. 185/2008);

-        in parte (3.950 milioni di euro) tramite le assegnazioni del Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS), sia per la quota nazionale, sia, ai sensi dell’articolo 6-quater del D.L. 112/2008, convertito dalla legge 133/2008, per la quota a favore delle amministrazioni centrali e regionali, nel limite dell’ammontare delle risorse che entro la data del 31 maggio 2008 non sono state impegnate o programmate nell’ambito di accordi di programma quadro (APQ).

Successivamente, sullo schema di accordo per l’utilizzo delle risorse del FSE è stata raggiunta un intesa nella Conferenza Stato-regioni dell’8 aprile 2009.

 

Il comma 34 dispone la copertura degli oneri derivanti dalle disposizioni di cui ai commi da 30 a 33 (cfr. la relativa scheda) a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del D.L. 29 novembre 2008, n. 185, convertito dalla L. 28 gennaio 2009, n. 2, come rifinanziato dalla presente legge.

 

Profili finanziari (commi 29-34)

Il prospetto riepilogativo ascrive al comma 29 i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2011

2012

2013

2011

2012

2013

2011

2012

2013

Maggiori spese in conto capitale

1.000

0.0

0.0

600

0.0

0.0

600

0.0

0.0

 

Non vengono ascritti, invece, effetti finanziari ai commi 30-34.

 

La relazione tecnica, in merito al comma 29, afferma che la norma è diretta a rifinanziare il Fondo sociale per occupazione e formazione per l’anno 2011, per un importo di 1.000 milioni di euro, al fine di garantire l’attivazione, per detto anno, degli interventi usualmente a carico del Fondo medesimo (ammortizzatori sociali in deroga ed altri interventi finanziari). La RT precisa che tali interventi prevedono anche il riconoscimento della contribuzione figurativa, la quale non ha immediato effetto in termini di indebitamento netto. Pertanto, l’onere connesso a maggiori prestazioni sociali da erogare, in termini di indebitamento netto, risulta ridotto (stimato in 600 milioni di euro) e limitato alle sole prestazioni al netto della citata contribuzione figurativa che, considerata la tipologia di interventi adottati e le limitazioni previste, incide mediamente sull’onere complessivo per circa il 40 %

 

Con riferimento ai commi 30-34 la relazione tecnica precisa che dalle disposizioni non conseguono nuovi o maggiori oneri, dal momento che la concessione degli ammortizzatori sociali in esame è a valere sulle risorse già previste nell’ambito del Fondo sociale per occupazione e formazione, anche come derivanti dal rifinanziamento di cui al precedente comma 29.

 

In merito ai profili di quantificazione, è stata formulata la richiesta al Governo di precisare l’ammontare dei limiti di spesa relativi ai commi 30 e 33, quarto periodo, allo scopo di verificare che tali ammontari, unitamente agli altri indicati dalle disposizioni (pari, complessivamente, a 175 milioni di euro), trovino capienza nel rifinanziamento di 1.000 di euro nel 2011 del Fondo sociale per occupazione e formazione, il cui onere in termini di indebitamento netto, è indicato 600 milioni di euro dalla relazione tecnica al precedente comma 29.

 


 

Articolo 1, commi 30-33 e 36
(Ammortizzatori sociali)

 


30. In attesa della riforma degli ammortizzatori sociali, per l'anno 2011 e nel limite delle risorse di cui al comma 34, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, può disporre, sulla base di specifici accordi governativi e per periodi non superiori a dodici mesi, in deroga alla normativa vigente, la concessione, anche senza soluzione di continuità, di trattamenti di cassa integrazione guadagni, di mobilità e di disoccupazione speciale, anche con riferimento a settori produttivi e ad aree regionali. Nell'ambito delle risorse finan­ziarie destinate alla concessione, in deroga alla normativa vigente, anche senza soluzione di continuità, di trattamenti di cassa integrazione guadagni, di mobilità e di disoccupazione speciale, i trattamenti concessi ai sensi dell'articolo 2, comma 138, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, possono essere prorogati, sulla base di specifici accordi governativi e per periodi non superiori a dodici mesi, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'eco­nomia e delle finanze. La misura dei trattamenti di cui al periodo precedente è ridotta del 10 per cento nel caso di prima proroga, del 30 per cento nel caso di seconda proroga e del 40 per cento nel caso di proroghe successive. I trattamenti di sostegno del reddito, nel caso di proroghe successive alla seconda, pos­sono essere erogati esclusivamente nel caso di frequenza di specifici programmi di reimpiego, anche miranti alla riqualifi­cazione professionale, organizzati dalla regione. Bimestralmente il Ministero del lavoro e delle politiche sociali invia al Ministero dell'economia e delle finanze una relazione sull'andamento degli impegni delle risorse destinate agli ammortizzatori in deroga.

31. Al fine di garantire criteri omogenei di accesso a tutte le forme di integrazione del reddito, si applicano anche ai lavoratori destinatari dei trattamenti di cassa integrazione guadagni in deroga e di mobilità in deroga, rispettivamente, le disposizioni di cui all'articolo 8, comma 3, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160, e di cui all'articolo 16, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223. Con riferimento ai lavoratori di cui al primo periodo, ai fini del calcolo del requisito di cui al citato articolo 16, comma 1, della legge n. 223 del 1991, si considerano valide anche eventuali men­silità accreditate dalla medesima impresa presso la Gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, con esclusione dei soggetti individuati ai sensi dell'articolo 1, comma 212, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, per i soggetti che abbiano conseguito in regime di monocommittenza un reddito superiore a 5.000 euro com­plessivamente riferito a dette mensilità. All'articolo 7-ter del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, e successive modificazioni, al comma 3, le parole: «2009-2010» sono sostituite dalle seguenti: «2009-2011» e, al comma 7, le parole: «per gli anni 2009 e 2010» sono sostituite dalle seguenti: «per gli anni 2009, 2010 e 2011».

32. È prorogata, per l'anno 2011, l'applicazione delle disposizioni di cui ai commi 10-bis, 11, 13, 14, nel limite di 30 milioni di euro per l'anno 2011, 15 e 16 dell'articolo 19 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e successive modificazioni. L'intervento di cui all'articolo 19, comma 12, del citato decreto-legge n. 185 del 2008 è prorogato per l'anno 2011 nel limite di spesa di 15 milioni di euro. Al comma 7 dell'articolo 19 del citato decreto-legge n. 185 del 2008, convertito, con modifica­zioni, dalla legge n. 2 del 2009, e successive modificazioni, le parole: «per gli anni 2009 e 2010» sono sostituite dalle seguenti: «per gli anni 2009, 2010 e 2011».

33. L'intervento di cui al comma 6 dell'articolo 1 del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, è prorogato per l'anno 2011 nel limite di 80 milioni di euro. Al comma 8 dello stesso articolo 1 del citato decreto-legge n. 78 del 2009, le parole: «per gli anni 2009 e 2010» sono sostituite dalle seguenti: «per gli anni 2009, 2010 e 2011». L'intervento a carattere sperimentale di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, è prorogato per l'anno 2011 nel limite di 50 milioni di euro con le modalità definite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'eco­nomia e delle finanze. Gli interventi a carattere sperimentale di cui all'articolo 2, commi 131, 132, 134 e 151, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, sono prorogati per l'anno 2011 con le modalità definite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, e nel limite di importi definiti con lo stesso decreto, anche a seguito del monitoraggio degli effetti conseguenti dalla sperimentazione degli interventi per l'anno 2010, e comunque non superiori a quelli stabiliti per il medesimo anno 2010.

36. All'articolo 2, comma 37, della legge 22 dicembre 2008, n. 203, le parole: «il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali» sono sostituite dalle seguenti: «il Ministero del lavoro e delle politiche sociali».


 

 

Il comma 30 prevede, in attesa della riforma degli ammortizzatori sociali, la concessione, per l’anno 2011, di trattamenti di cassa integrazione guadagni, di mobilità e di disoccupazione speciale, anche senza soluzione di continuità e con riferimento a settori produttivi e ad aree regionali. Gli interventi vengono disposti, nel limite delle risorse indicate al successivo comma 34 (cfr. la relativa scheda), con provvedimento del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, in deroga alla normativa vigente, sulla base di specifici accordi governativi e per periodi non superiori a dodici mesi.

La norma dispone, poi, la proroga dei trattamenti concessi ai sensi dell'articolo 2, comma 138, della L. 191/2009[50], sempre sulla base di specifici accordi governativi e per periodi non superiori a dodici mesi, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Tale proroga avviene nell'ambito delle risorse finanziarie destinate alla concessione, in deroga alla normativa vigente, anche senza soluzione di continuità, di trattamenti di cassa integrazione guadagni, di mobilità e di disoccupazione speciale.

La misura di tali trattamenti viene ridotta progressivamente:

§       del 10 per cento nel caso di prima proroga,

§       del 30 per cento nel caso di seconda proroga

§       del 40 per cento nel caso di proroghe successive. In tali casi l’erogazione avviene esclusivamente sulla base della frequenza di specifici programmi di reimpiego, anche miranti alla riqualificazione professionale, organizzati dalla regione.

Infine, la norma in esame prevede una relazione, con cadenza bimestrale, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali al Ministero dell'economia e delle finanze sull'andamento degli impegni delle risorse destinate agli ammortizzatori in deroga.

 

L’articolo 2, comma 138 della legge 191/2009 detta norme sugli ammortizzatori sociali in deroga, al fine di consentire l’intervento in settori scoperti dalla normativa vigente e di prorogare per l’anno 2010 gli interventi in deroga già disposti per il 2009.

In primo luogo, per l’anno 2010, si prevede che il Ministro del lavoro, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, possa disporre, nei limiti delle risorse di cui al comma 140[51], sulla base di specifici accordi governativi per periodi non superiori a 12 mesi, in deroga alla normativa vigente, la concessione, anche senza soluzione di continuità, di trattamenti di CIG, di mobilità e di disoccupazione speciale, anche con riferimento a settori produttivi e ad aree regionali.

In secondo luogo, si prevede che nell’ambito delle risorse finanziarie destinate per il 2010 agli interventi in deroga, i trattamenti in deroga già previsti per il 2009 indicati all’articolo 2, comma 36, della legge n. 203/2008 e all’articolo 19, comma 9, del DL n. 185/2008, siano prorogati al 2010, con la riduzione del 10 per cento nel caso di prima proroga, del 30 per cento nel caso di seconda proroga e del 40 per cento nel caso di proroghe successive. Nel caso di proroghe successive alla seconda, i trattamenti sono erogati esclusivamente nel caso di frequenza di specifici programmi di reimpiego, anche miranti alla riqualificazione professionale, organizzati dalla regione.

 

Il comma 31, al fine di garantire criteri omogenei di accesso a tutte le forme di integrazione del reddito, prevede l’applicazione ai lavoratori destinatari della cassa integrazione guadagni in deroga e della mobilità in deroga, rispettivamente, dell’articolo 8 comma 3, del D.L. 86/1988[52] e dell’articolo 16, comma 1, della legge 223/1991[53].

L’articolo 8, comma 3, del D.L. 86/1988 prevede che l'ammissione del lavoratore ai trattamenti di integrazione salariale straordinaria è subordinata al conseguimento di una anzianità lavorativa presso l'impresa di almeno 90 giorni alla data della richiesta del trattamento.

L’articolo 16, della legge 223/1991, prevede l’indennità di mobilità per i lavoratori disoccupati in conseguenza di licenziamento per riduzione di personale da parte delle imprese, diverse da quelle edili, rientranti nel campo di applicazione della disciplina dell'intervento straordinario di integrazione salariale. A tal fine il lavoratore deve far valere una anzianità aziendale di almeno 12 mesi, di cui almeno sei di lavoro effettivamente prestato, ivi compresi i periodi di sospensione del lavoro derivanti da ferie, festività e infortuni, con un rapporto di lavoro a carattere continuativo e comunque non a termine.

 

Ai fini del calcolo del requisito indicato all’articolo 16, comma 1, della legge n. 223/1991, per i soggetti che abbiano conseguito in regime di monocommittenza un reddito superiore a 5.000 euro complessivamente riferito a dette mensilità si considerano valide anche eventuali mensilità accreditate dalla medesima impresa presso la Gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 335/1995.

Si fa presente che le disposizioni di cui ai primi due periodi del comma in oggetto appaiono prive di contenuto normativo innovativo, in quanto una norma identica è contenuta all’articolo 7-ter, comma 6, del DL 5/2009.

 

Viene poi modificato l'articolo 7-ter del D.L. 5/2009[54]:

§       al comma 3 viene prorogata al 2011 l’autorizzazione all’INPS, concessa in via sperimentale (per gli anni 2009-2010), ad anticipare i trattamenti di integrazione salariale in deroga con richiesta di pagamento diretto sulla base della domanda corredata dagli accordi conclusi dalle parti sociali e dell’elenco dei beneficiari, conformi agli accordi quadro regionali ed entro gli specifici limiti di spesa previsti;

§       al comma 7 viene prorogata all’anno 2011 l’erogazione, da parte dell’INPS, di un incentivo per i datori di lavoro, le cui aziende non siano interessate da trattamenti di CIGS, che assumano lavoratori destinatari di ammortizzatori sociali in deroga, che siano stati licenziati o sospesi da imprese non rientranti nella disciplina della L. 223/1991, a seguito della cessazione, parziale o totale, dell’attività o per intervento di procedura concorsuale.

 

Il comma 32 proroga anche per il 2011 alcuni interventi di sostegno al reddito già previsti, per il 2009, dall’articolo 19 del D.L. 185/2008, e già prorogati, per il 2010, dall’articolo 2, commi 136 e 137, della legge finanziaria per il 2010 (L. 191/2009)

Si tratta delle seguenti disposizioni del DL n. 185/2008:

§       articolo 19, comma 10-bis, che ha riconosciuto, a favore dei lavoratori non destinatari dell’indennità di mobilità ai sensi della normativa a regime (di cui all’articolo 7 della L. 223/1991), l’erogazione di un trattamento di ammontare equivalente all’indennità di mobilità nell’ambito delle risorse finanziarie destinate per l’anno 2009 agli ammortizzatori sociali in deroga. Per gli stessi lavoratori è prevista altresì l’applicazione della normativa di disoccupazione, di cui all’articolo 19, primo comma del R.D.L. 636/1939, esclusivamente per quanto concerne la contribuzione figurativa per i periodi previsti dall’articolo 1, comma 25, della L. 247/2007[55];

§       articolo 19, comma 11, che ha consentito che, in attesa della riforma degli ammortizzatori sociali e, in ogni caso, non oltre il 31 dicembre 2009, siano concessi trattamenti di integrazione salariale straordinaria e di mobilità ai dipendenti delle imprese esercenti attività commerciali con più di 50 dipendenti, delle agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici, con più di 50 dipendenti e delle imprese di vigilanza con più di15 dipendenti. I relativi oneri, entro un limite di spesa di 45 milioni di euro, sono a carico del Fondo per l'occupazione;

§       articolo 19, comma 13, con il quale è stata disposta la proroga al 31 dicembre 2009[56] della possibilità di iscrivere nelle liste di mobilità i lavoratori delle imprese con meno di 15 dipendenti licenziati per giustificato motivo oggettivo, connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività o di lavoro. Il diritto all'iscrizione è riconosciuto ai soli fini dei benefici contributivi conseguenti all'eventuale rioccupazione, con esclusione dell'indennità di mobilità;

§       articolo 19, comma 14, che haprorogato al 31 dicembre 2009 il termine entro il quale le imprese non rientranti nell'ambito ordinario di applicazione della disciplina dei contratti di solidarietà possono stipulare tali contratti[57], beneficiando di determinate agevolazioni, ai sensi dell'articolo 5, commi 5 e 8, del D.L. 20 maggio 1993, n. 148[58].Il comma ha autorizzato una spesa di 35 milioni di euro, di cui 5 milioni di euro per l’anno 2009, a valere sulle risorse del Fondo per l'occupazione e 30 milioni mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 1161, della legge finanziaria per il 2007, concernente il finanziamento per le risorse destinate all’accordo di solidarietà tra generazioni di cui al precedente comma 1160.

Si segnala che il comma in esame prevede la proroga per questo istituto nel limite di 30 milioni nel 2011;

§       articolo 19, comma 15, con il quale sono stati destinati 30 milioni di euro, per il 2009, a carico del Fondo per l'occupazione, per le possibili proroghe, da parte del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, dei trattamenti di integrazione salariale straordinaria per crisi aziendale, nel caso di cessazione dell'attività dell'intera azienda, di un settore di attività, di uno o più stabilimenti o parte di essi. La proroga in esame può determinare l'allungamento della durata del trattamento (di norma prevista entro il limite di 12 mesi) fino a 24 mesi. In ogni caso, tale proroga era subordinata alla conclusione di uno specifico accordo in sede governativa e di un programma inteso alla ricollocazione dei lavoratori, nonché dell'accertamento, da parte del Ministero del lavoro, del concreto avvio, nei primi 12 mesi di trattamento, del piano di gestione delle eccedenze occupazionali;

§       articolo 19, comma 16, che ha attribuito per il 2009 a Italia Lavoro S.p.A. 13 milioni di euro, a carico del Fondo per l’occupazione, come contributo per gli oneri di funzionamento e per i costi generali di struttura;

§       articolo 19 comma 12, che (nell’ambito del limite complessivo di spesa indicato dal comma 9 dello stesso articolo 19[59]), ha destinato,al fine di rendere più efficaci gli strumenti di sostegno al reddito in favore dei lavoratori interessati,una quota di 12 milioni di euro, a carico del Fondo per l'occupazione, alla concessione, per l'anno 2009,di una indennità, pari a un ventiseiesimo del trattamento massimo mensile d’integrazione salariale straordinaria previsto dalle vigenti disposizioni, nonché alla relativa contribuzione figurativa e gli assegni per il nucleo familiare:

-        per ogni giornata di mancato avviamento al lavoro;

-        per le giornate di mancato avviamento al lavoro che coincidano, in base al programma, con le giornate definite festive, durante le quali il lavoratore sia risultato disponibile[60].

 

Il comma 32 in esame, nel prorogare l’agevolazione prevista all’articolo 19, comma 12 del D.L. 185/2008, prevede un limite di spesa di 15 milioni di euro (15 milioni di euro sono stati stanziati anche nel 2010[61]).

 

Il comma 33 proroga al 2011 alcuni istituti sperimentali di sostegno al reddito per determinate categorie di lavoratori, previsti dal DL 78/2010 e dalla legge finanziaria per il 2010 (L 191/2009).

Sono in particolare prorogati per il 2011:

§       l'incremento, stabilito in via sperimentale per il biennio 2009-2010 dall'articolo 1, comma 6, del DL 78/2009, dell'ammontare del trattamento di integrazione salariale per i contratti di solidarietà difensivi nella misura del 20%, pari attualmente all’80% del trattamento perso a seguito della riduzione di orario. Tale intervento è prorogato per l’anno 2011 per 80 milioni di euro;

Per contratti di solidarietà difensivi si intendono quelli collettivi aziendali, stipulati tra imprese industriali rientranti nel campo di applicazione della CIGS e le rappresentanze sindacali, che, a norma dell'articolo 1 del D.L. 30 ottobre 1984, n. 726 , stabiliscano una riduzione dell'orario di lavoro, al fine di evitare, in tutto o in parte, la riduzione o la dichiarazione di esubero del personale. In relazione a tale riduzione d'orario, di cui sia stata accertata la finalizzazione da parte dell'Ufficio regionale del lavoro, il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, concede il trattamento d'integrazione salariale il cuiammontare è determinato nella misura del 60% (attualmente 80%) del trattamento retributivo perso a seguito della riduzione d'orario.

Tale integrazione opera nel limite massimo di 40 milioni di euro per l'anno 2009 e di 80 milioni di euro per l'anno 2010. L'onere è posto a carico delle risorse per l'anno 2009 e 2010 del Fondo sociale per l'occupazione e formazione, trasferite al medesimo fondo con la delibera CIPE n. 2 del 6 marzo 2009. Ad un apposito decreto interministeriale sono demandate le modalità di attuazione del presente comma e il relativo raccordo con i complessivi interventi di ammortizzatori sociali in deroga disciplinati dall'Accordo tra Stato e Regioni del 12 febbraio 2009 (per una disamina più approfondita dell’Accordo, si rinvia alla scheda relativa all’articolo 1, comma 35);

§       la liquidazione, previsto in via sperimentale per il biennio 2009-2010 dall'articolo 1, comma 8, del DL 78/2009, su richiesta, a favore di determinate categorie di lavoratori, del trattamento di integrazione salariale straordinaria per un numero di mensilità pari a quelle deliberate non ancora percepite. I lavoratori interessati sono quelli già percettori del trattamento di cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria;

I commi 7 e 8 dell’articolo 1 del D.L. 78/2009 hanno introdotto particolari benefici per i lavoratori destinatari di trattamenti di sostegno al reddito che intraprendano attività di impresa, lavoro autonomo o si associno in cooperativa. Entrambi i benefici sono cumulabili con il fondo per gli interventi a salvaguardia dei livelli di occupazione istituito presso la Sezione speciale per il credito alla cooperazione ai sensi dell'articolo 17 della L. 49/1985[62].

In particolare, il comma 8 ha previsto, in via sperimentale per il biennio 2009-2010, la liquidazione, su richiesta, a favore di determinate categorie di lavoratori, del trattamento di integrazione salariale straordinaria per un numero di mensilità pari a quelle deliberate non ancora percepite. I lavoratori interessati sono quelli già percettori del trattamento di cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria. Lo stesso comma ha stabilito, in caso di crisi aziendale a seguito di cessazione totale o parziale dell'impresa, di procedura concorsuale o comunque nei casi in cui il lavoratore sospeso sia stato dichiarato in esubero strutturale, la liquidazione, nel caso in cui il medesimo lavoratore abbia diritto, ai sensi dell’articolo 16, comma 1, della L. 223/1991, all’indennità di mobilità, del trattamento di mobilità per 12 mesi al massimo.

La liquidazione viene erogata a condizione che il lavoratore intraprenda una attività di lavoro autonomo, per l’avviamento di attività autoimprenditoriale o di micro impresa o per associarsi in cooperativa in conformità alle norme vigenti. Per poter fruire dei richiamati benefici, sussiste l’obbligo di dimissioni da parte del lavoratore dall'impresa di appartenenza nel periodo tra l’ammissione al beneficio e l'erogazione del medesimo.

§       l'intervento a carattere sperimentale di cui all'articolo 1, comma 1, del DL 78/2009, concernente la possibilità, da parte dell’impresa di appartenenza, di utilizzare, in via sperimentale per il biennio 2009-2010, i lavoratori destinatari di trattamenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro, in progetti di formazione o riqualificazione che possono includere attività produttiva connessa all'apprendimento, nel limite di 50 milioni di euro con le modalità definite da decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze;

I commi da 1 a 4-bis dell’articolo 1 del D.L. 78/2009 hanno recatodisposizioni in materia di formazione professionale per i lavoratori che fruiscono di ammortizzatori sociali. In particolare, al lavoratore spetta un trattamento economico, erogato dai datori di lavoro, pari alla differenza tra il trattamento di sostegno al reddito e la retribuzione. L'inserimento del lavoratore nelle attività formative può avvenire sulla base di uno specifico accordo stipulato in sede di Ministero del lavoro e delle politiche sociali, stipulato dalle medesime parti sociali che sottoscrivono l'accordo relativo agli ammortizzatori.

§       specifici interventi a carattere sperimentale di cui all’articolo 2, commi 131, 132, 134 e 151 della legge finanziaria per il 2010 (L 191/2009). Tali interventi concernono:

-        i requisiti previdenziali ai fini della fruizione dell’indennità di disoccupazione non agricola con requisiti normali[63], di cui all'articolo 19, primo comma, del R.D.L. 14 aprile 1939, n. 636, convertito dalla L. 6 luglio 1939, n. 1272 (articolo 2, comma 131, della finanziaria 2010).

In particolare, il comma 131, introducendo il comma 2-bis all’articolo 19 del D.L. 185/2008, specifica che, in via sperimentale per il 2010, per l'indennità richiamata ai fini del perfezionamento del requisito contributivo si computano anche i periodi svolti nel biennio precedente in via esclusiva sotto forma di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, nella misura massima di tredici settimane. Lo stesso comma ha individuato altresì i criteri ai fini della quantificazione dei periodi di copertura assicurativa svolti sotto forma di collaborazione coordinata e continuativa, prevedendo di calcolare l'equivalente in giornate lavorative, dividendo il totale dell'imponibile contributivo ai fini della gestione separata nei due anni precedenti per il minimale di retribuzione giornaliera;

-        la contribuzione figurativa integrativa (In via sperimentale per l’anno 2010 e fino alla data di maturazione del diritto al pensionamento e comunque non oltre la data del 31 dicembre 2010) a favore dei lavoratori beneficiari di qualsiasi trattamento di sostegno al reddito non connesso a sospensioni dal lavoro (ai sensi della legislazione vigente in materia di ammortizzatori sociali) che abbiano almeno 35 anni di anzianità contributiva, a condizione che accettino un’offerta di lavoro che preveda l’inquadramento in un livello retributivo inferiore di almeno il 20% a quello corrispondente alle mansione di provenienza (articolo 2, comma 132 della finanziaria 2010)

-        l’estensione, in via sperimentale per l'anno 2010 (e comunque non oltre il 31 dicembre 2010), della riduzione contributiva di cui agli articoli 8, comma 2, e 25, comma 9, della L. 23 luglio 1991, n. 223[64], a favore dei datori di lavoro che assumono i beneficiari della indennità di disoccupazione non agricola con requisiti normali che abbiano almeno 50 anni di età (commi 134 e 135 dell’articolo 2 della finanziaria 2010). Le norme prevedono altresì il prolungamento della durata della stessa riduzione contributiva per chi assuma lavoratori in mobilità o che beneficiano dell'indennità di disoccupazione non agricola con requisiti normali, a condizione che gli stessi abbiano almeno 35 anni di anzianità contributiva, fino alla data di maturazione del diritto al pensionamento e comunque non oltre il 31 dicembre 2010. Il beneficio previdenziale è concesso a domanda nei limiti di 120 milioni di euro per l'anno 2010;

-        l’erogazione da parte dell’INPS, in via sperimentale per il 2010 ed entro il limite di 12 milioni di euro, di uno specifico incentivo a favore dei datori di lavoro, che non abbiano effettuato nei dodici mesi precedenti riduzione di personale avente la stessa qualifica dei lavoratori da assumere e le cui aziende non siano interessate da trattamenti di CIGS, i quali assumano a tempo pieno e indeterminato, senza esservi tenuti, lavoratori destinatari dell'indennità di disoccupazione involontaria e del trattamento speciale di disoccupazione per i lavoratori licenziati da imprese edili ed affini. L’incentivo è pari all’indennità spettante al lavoratore, nel limite di spesa autorizzato ed escludendo quanto dovuto per contributi figurativi, per il numero di mensilità di trattamento non erogate (articolo 2, comma 151 della finanziaria 2010).

Esso viene erogato, a domanda e nei limiti delle risorse richiamate in precedenza, tramite conguaglio con le somme dovute dai datori di lavoro a titolo di contributi previdenziali ed assistenziali. In ogni caso, il diritto al beneficio è escluso nelle ipotesi in cui i lavoratori interessati siano stati collocati in mobilità, nei sei mesi precedenti, da imprese dello stesso o di diverso settore di attività con assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli dell'impresa che assume, ovvero che abbiano con quest'ultima un rapporto di collegamento o controllo ai sensi delle disposizioni codicistiche. Le modalità di attuazione della richiamata procedura sono demandate ad un apposito decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze[65]

 

Il comma 36 apporta una modifica formale al comma 37 dell’articolo 2 della legge finanziaria per il 2009 (L. 203/2008), che ha previsto, a decorrere dal 1° gennaio 2009, la concessione, da parte del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociale, in deroga alla normativa vigente, dei trattamenti di cassa integrazione guadagni straordinaria, per una durata massima di ventiquattro mesi, e di mobilità a favore del personale dipendente dalle società di gestione aeroportuale e dalle società derivate da queste ultime.

Il comma precisa che la materia è di competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in seguito alle disposizioni di cui alla L. 13 novembre 2009, n. 172[66], che ha “spacchettato” il precedente Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e istituito il Ministero della salute.

 

 

Profili finanziari

Vedi la precedente scheda relativa al comma 29.


 

Articolo 1, comma 35
(Apprendistato)

 

35. All'articolo 118, comma 16, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, le parole: «100 milioni di euro per l'anno 2010» sono sostituite dalle seguenti: «100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011».

 

 

In materia di apprendistato, il comma 35 proroga per il 2011 il finanziamento delle attività di formazione nell’esercizio dell’apprendistato, di cui all’articolo 118, comma 16, della legge finanziaria per il 2001 (L. 388/2000).

Si ricorda che è già intervenuto in materia l’articolo 2, commi 154-155, della legge finanziaria per il 2010 (L. 191/2009). In particolare, il comma 154, modificando il richiamato articolo 118, comma 16, ha previsto che Il Ministero del Lavoro, con proprio decreto, destini una quota fino a 100 milioni di euro per l’anno 2010 per le attività di formazione nell'esercizio dell'apprendistato.

 

L’articolo 118, comma 16, della legge n. 388/2000, ha previsto, a partire dal 2001, la destinazione da parte del Ministro del lavoro con proprio decreto, di uno stanziamento a valere sulla quota del Fondo per l'occupazione relativa al finanziamento dell'obbligo formativo fino a 18 anni, per le attività di formazione nell'esercizio dell'apprendistato anche se svolte con riferimento a soggetti che abbiano superato il diciottesimo anno di età. Nella norma il 20 per cento delle risorse vengono destinate prioritariamente all'attuazione degli articoli 48 e 50 del D.Lgs. 276/2003,per le attività di formazione nell'esercizio dell’apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione anche se svolte oltre il compimento del diciottesimo anno di età, secondo le modalità di cui all'articolo 16 della legge 196/1997[67].

Si ricorda che gli stanziamenti, nel corso degli anni, sono stati determinati nella misura di 200 miliardi di lire per l'anno 2001, di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2003, 2004, 2005, 2006 e 2007 e di 80 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009.

 

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla disposizione effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica precisa che la disposizione non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, disciplinando la destinazione di risorse già previste a legislazione vigente.

 

In merito ai profili di quantificazione, non sono stati formulati rilievi, dal momento che la spesa (100 milioni di euro nel 2011) viene prevista nell’ambito di risorse già preordinate allo scopo.

 

 


 

Articolo 1, comma 37
(Decorrenze dei trattamenti pensionistici)

 


37. All'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sono apportate le seguenti modifica­zioni:

a) al comma 5, lettera a), le parole: «comma 2» sono sostituite dalle seguenti: «commi 1 e 2»;

b) dopo il comma 5 è inserito il seguente:

«5-bis. Con riferimento ai lavoratori di cui alle lettere da a) a c) del comma 5, ancorché maturino i requisiti per l'accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e comunque entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito di cui alle medesime lettere, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, nei limiti delle risorse disponibili del Fondo sociale per occupa­zione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, può disporre, in deroga alla normativa vigente, in via alternativa a quanto previsto dal citato comma 5, la concessione del prolungamento dell'inter­vento di tutela del reddito per il periodo di tempo necessario al raggiungimento della decorrenza del trattamento pensionistico sulla base di quanto stabilito dal presente articolo e in ogni caso per una durata non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data computata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del presente decreto e la data della decorrenza del trattamento pensionistico computata sulla base di quanto stabilito dal presente articolo».


 

 

Il comma 37 modifica l’articolo 12, comma 5 del D.L. 78/2010,che ha previsto alcune deroghe al nuovo regime di decorrenza dei trattamenti pensionistici (c.d. “finestre”).

 

L’articolo 12 del D.L. 78/2010 ha modificato la disciplina relativa ai termini di decorrenza dei trattamenti pensionistici (cd. finestre).

In particolare, i commi 1 e 2 dispongono, per i soggetti i quali, a decorrere dal 2011, maturino il requisito anagrafico per il diritto, rispettivamente, alla pensione di vecchiaia e alla pensione di anzianità, che il termine di decorrenza della pensione di vecchiaia (compresi i trattamenti liquidati interamente con il sistema contributivo) sia pari a 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti per i lavoratori dipendenti, e a 18 mesi dalla maturazione dei requisiti per gli iscritti alle gestioni INPS relative agli artigiani, commercianti, coltivatori diretti e alla Gestione separata INPS.

Deroghe all’applicazione della nuova disciplina sono previste ai commi 4 e 5.

In particolare, il comma 5 (su cui interviene la disposizione in esame) prevede l’applicazione della normativa previgente, a condizione che i lavoratori maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e, comunque, nei limiti di 10.000 soggetti beneficiari, a favore:

§       dei lavoratori collocati in mobilità ai sensi degli articoli 4 e 24 della L. 223/1991, sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 30 aprile 2010, e che maturino i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità (articolo 7, comma 2, della legge n. 223/1991) (lettera a));

§       dei lavoratori collocati in mobilità lunga, ai sensi dell’articolo 7, commi 6 e 7, della L. 223/1991, per effetto di accordi collettivi stipulati entro il 30 aprile 2010 (lettera b));

§       dei lavoratori che, all’entrata in vigore del provvedimento in esame, siano titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore di cui all’articolo 2, comma 28, della L. 662/1996 (lettera c)).

 

In primo luogo viene modificata la lettera a), in maniera da ricomprendere, tra i beneficiari della disposizione sopra indicata (vale a dire i lavoratori collocati in mobilità ai sensi degli articoli 4 e 24 della L. 223/1991, sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 30 aprile 2010, che maturino i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità), oltre quelli indicati al comma 2, anche quelli di cui al comma 1 dell’articolo 7 della legge 223/1991.

All’articolo 7 della legge 223/1991 al comma 1 vengono indicati i lavoratori collocati in mobilità in possesso dei requisiti di cui all'articolo 16, comma 1 (che fa riferimento all’indennità di mobilità per i lavoratori disoccupati in conseguenza di licenziamento per riduzione di personale), mentre al comma 2 si fa riferimento all’indennità di mobilità corrisposta nelle aree indicate al D.P.R. 6 marzo 1978, recante Testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno[68].

In particolare, per i titolari dell’indennità di mobilità indicati al comma 1 il periodo massimo del trattamento è di dodici mesi, elevato a ventiquattro per i lavoratori con più di quaranta anni e a trentasei per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni. Nel comma 2 l’indennità di mobilità è corrisposta per un periodo massimo di ventiquattro mesi, elevato a trentasei per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a quarantotto per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni.

 

In secondo luogo, viene aggiunto il comma 5-bis in base al quale il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, può disporre il prolungamento dell'intervento di tutela del reddito per il periodo di tempo necessario al raggiungimento della decorrenza del trattamento pensionistico. Tale prolungamento avviene per un periodo non superiore a quello che intercorre tra la data computata sulla base delle norme sui trattamenti pensionistici vigenti prima del decreto n. 78/2010 e quella computata sulla base dell’articolo 12 del D.L. n. 78.

L’intervento avviene nei limiti delle risorse disponibili del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del D.L. 185/2008 e in deroga alla normativa vigente, in via alternativa a quanto previsto al primo periodo dell’articolo 12, comma 5 (ossia oltre il tetto dei 10.000 beneficiari ivi previsto).

 

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla disposizione effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica precisa che non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica dalla disposizione che prevede, in alternativa all’applicazione delle disposizioni pensionistiche previgenti, la possibilità di concedere ai lavoratori in mobilità o percettori di trattamenti a carico dei fondi di solidarietà di settore, purché maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento, a decorrere dal 1° gennaio 2011, il prolungamento dell’intervento di tutela del reddito fino al raggiungimento della decorrenza del trattamento pensionistico. L’assenza di effetti discende dalla circostanza che il procedimento di concessione in esame (c.d. ammortizzatori sociali in deroga) si svolge nei limiti delle risorse disponibili sulla base della legislazione vigente.

Anche la disposizione che precisa l’ambito di applicazione della deroga per l’accesso al pensionamento secondo le norme pensionistiche previgenti (articolo 12, comma 5, lettera a), del DL n. 78/2010) non comporta effetti a carico della finanza pubblica, stante comunque il limite di 10.000 unità posto dal medesimo articolo 12 comma 5, del DL n. 78/2010.

 

In merito ai profili di quantificazione, non sono stati formulati rilievi sulla disposizione in materia di prolungamento del trattamento, in deroga alla normativa vigente, dal momento che tali prolungamenti saranno finanziati nell’ambito delle risorse messe a disposizione, anno per anno, per l’erogazione dei trattamenti di ammortizzatori sociali in deroga.

Inoltre, non sono state formulate osservazioni in relazione alla ulteriore disposizione in materia di lavoratori in mobilità, rimanendo fermo il limite delle 10.000 unità.

 

 


 

Articolo 1, comma 38
(Finanziamento del Fondo nazionale per le politiche sociali)

 

38. Per l'anno 2011, lo stanziamento del Fondo nazionale per le politiche sociali, di cui all'articolo 20, comma 8, della legge 8 novembre 2000, n. 328, è incrementato di 200 milioni di euro.

 

 

Il comma 38 incrementa di 200 milioni di euro, per l’anno 2011, lo stanziamento del Fondo nazionale per le politiche sociali di cui all’articolo 20, comma 8, della legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali).

 

Alle risorse sopra disposte, si deve aggiungere quanto previsto in Tabella C della legge di stabilità 2011 (L. 220/2011), per il capitolo 3671 dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in cui sono iscritte le risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali, pari a 73,8 milioni di euro per il 2011.

Complessivamente le risorse per le politiche sociali, da ripartirsi tra le regioni e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ammontano per il 2011 a 273,8 milioni di euro.

 

Nel Fondo nazionale per le politiche sociali, istituito dalla legge n. 449/1997 (legge finanziaria per il 1998), sono contenute le risorse che lo Stato stanzia annualmente con la legge finanziaria per le politiche di assistenza sociale. Con decreto interministeriale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell’economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza unificata (Stato, regioni, città e autonomie locali), avviene il riparto annuale degli stanziamenti per le politiche sociali a favore di INPS, regioni, province autonome, comuni e Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Si ricorda che la legge finanziaria 2010 (L. 191/2009) ha previsto, all’art. 2, co. 103 e 104, che a decorrere dall’anno 2010, le risorse per i diritti soggettivi, contemplate da specifiche disposizioni legislative, non siano più finanziate a valere sul Fondo nazionale delle politiche sociali, bensì iscritte in appositi capitoli di spesa obbligatoria dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali[69].

Per il 2010, la legge di bilancio 2010-2012 (legge n. 192/2009) ha destinato ai diritti soggettivi un importo di 854 milioni di euro e al Fondo da ripartire tra le regioni, le province autonome e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, iscritto sul cap. 3671/Lavoro, un importo pari a 435,2 milioni di euro[70].

 

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo ascrive alla disposizione i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2011

2012

2013

2011

2012

2013

2011

2012

2013

Maggiori spese correnti

200

0

0

200

0

0

200

0

0

 

 

La relazione tecnica nulla aggiunge al contenuto della disposizione.

 

In merito ai profili di quantificazione, non sono stati formulati rilievi, dal momento che l’onere è limitato all’entità dello stanziamento.

 

 

 


 

Articolo 1, comma 39
(Aliquote contributive)

 

39. Il comma 10 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247, è abrogato. Alla compensazione delle minori entrate derivanti dal presente comma concorrono i risparmi di cui all'articolo 12, comma 12-terdecies, primo periodo, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

 

 

Il comma 39 abroga l’articolo 1, comma 10, della L. 24 dicembre 2007, n. 247.

Tale norma prevedeva, a decorrere dal 1° gennaio 2011, un innalzamento nella misura di 0,09 punti percentualidelle aliquote contributive di finanziamento relative:

§       all'assicurazione generale obbligatoria (AGO) ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, con riferimento agli iscritti lavoratori dipendenti e per la quota a carico dei medesimi lavoratori;

§       alle gestioni pensionistiche degli artigiani, degli esercenti attività commerciali e dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni iscritti alle rispettive gestioni speciali dell’INPS;

§       alla gestione separata INPS di cui all'articolo 2, comma 26, della L. 335/1995.

Inoltre, si prevedeva che, sempre a decorrere dal 1° gennaio 2011, le aliquote contributive per il computo delle prestazioni pensionistiche fossero incrementate in misura corrispondente alle aliquote di finanziamento (cioè la quota della retribuzione lorda che viene versata sotto forma di contributo obbligatorio).

 

In materia di aliquote, merita ricordare che l’articolo 1, comma 769, della legge finanziaria per il 2007 (L. 296 del 2006) ha previsto, a decorrere dal 1° gennaio 2007, l’innalzamento di 0,3 punti percentuali dell’aliquota contributiva di finanziamento per gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, per la quota a carico del lavoratore. La norma precisa comunque che l’aliquota contributiva totale, data dalla somma della quota a carico del lavoratore (anche considerando l’aumento di 0,3 punti) e di quella a carico del datore di lavoro, non possa essere superiore al 33%. A seguito dell’incremento dello 0,3% disposto dal citato comma 769, l’aliquota pensionistica complessiva per il FPLD sarà pari al 33%, di cui il 9,19% a carico del lavoratore.

Inoltre, l’articolo 1, comma 768, della legge finanziaria per il 2007 ha disposto, a decorrere dal 1° gennaio 2007, l’innalzamento delle aliquote contributive pensionistiche per il finanziamento delle gestioni speciali presso l’INPS dei lavoratori artigiani e commercianti. Tali aliquote sono stabilite in misura pari al 19,50% a decorrere dal 1° gennaio 2007 e al 20% a decorrere dal 1° gennaio 2008.

Infine, l’articolo 1, comma 79, della richiamata L. 247/2007 ha disposto, dal 1° gennaio 2010, l’incremento dell’aliquota contributiva pensionistica corrisposta alla gestione separata INPS nella misura del 24% per l’anno 2008, del 25% per l’anno 2009 e del 26% a decorrere dall’anno 2010 dagli iscritti che non siano assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie, nonché l’incremento al 17%, a decorrere dal 1° gennaio 2008, dell’aliquota contributiva pensionistica corrisposta alla stessa gestione dai rimanenti iscritti rispetto a quelli di cui sopra (cioè dai soggetti già titolari di pensione o dai soggetti già assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie).

 

Alla compensazione delle minori entrate conseguenti all’intervento normativo concorrono i risparmi di cui all'articolo 12, comma 12-terdecies, primo periodo, del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla L. 30 luglio 2010, n. 122.

Tale norma ha disposto, per ciascuno degli esercizi finanziari 2011-2013, una riduzione degli specifici stanziamenti iscritti nelle U.P.B. dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali a favore dei finanziamenti degli Istituti di patronato e di assistenza sociale, complessivamente e proporzionalmente nella misura di 30 milioni di euro annui. La norma ha inoltre disposto la destinazione di tali risparmi alla compensazione derivante dalla non applicazione degli aumenti delle aliquote contributive previste dall’articolo 1, comma 10 della L. 247/2007, ora abrogato dal comma in esame.

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo ascrive alla disposizione i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2011

2012

2013

2011

2012

2013

2011

2012

2013

maggiori spese correnti

509

509

509

0

0

0

0

0

0

minori entrate contributive

0

0

0

509

509

509

509

509

509

maggiori entrate tributarie

116

144

117

116

144

117

116

144

117

minori spese correnti

30

30

30

30

30

30

30

30

30

 

La relazione tecnica, sulla base della stima delle maggiori entrate relative alla disposizione soppressa, quantifica i seguenti effetti finanziari, sia in termini si saldo netto da finanziare sia in termini di indebitamento netto:

(milioni di euro)

 

2011

2012

2013

dal 2014

minori entrate lordo fisco

-509

-509

-509

-509

minori entrate netto fisco

-393

-365

-392

-392

parziale copertura risparmi riduzione finanziamento ai patronati

30

30

30

 

effetto netto

-363

-335

-362

-392

 

In merito ai profili di quantificazione, è stato richiesto un chiarimento del Governo in merito all’iscrizione nei saldi di finanza pubblica dei risparmi derivanti dalla riduzione del finanziamento dei patronati. Infatti gli effetti positivi di tale disposizione erano già stati scontati nel prospetto riepilogativo degli effetti del DL n. 78/2010, al fine di compensare la non applicazione dell’aumento contributivo dello 0,09 per cento prevista dal medesimo provvedimento. Date queste premesse, pertanto, la norma non appare modificativa di quanto già previsto dal citato DL n. 78/2010, limitatamente al triennio 2011-2013.

 

 


 

Articolo 1, comma 40
(Rifinanziamento per l’anno 2011 del
Fondo esigenze indifferibili ed urgenti)

 


40. La dotazione del fondo di cui all'articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, è incrementata di 924 milioni di euro per l'anno 2011. Una quota delle risorse di cui al primo periodo, pari a 874 milioni di euro per l'anno 2011, è ripartita, con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, tra le finalità indicate nell'elenco 1 allegato alla presente legge. Le risorse, pari a 250 milioni di euro, di cui all'ultima voce del suddetto elenco 1 sono contestualmente ripartite con un unico decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, previo conforme parere delle Commissioni parlamentari competenti per i profili di carattere finanziario, da rendere entro trenta giorni dalla trasmissione della richiesta. Al fine di assicurare il finan­ziamento di interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico e allo sviluppo dei territori, alle attività di ricerca, assistenza e cura dei malati oncologici e alla promozione di attività sportive, culturali e sociali, è destinata una quota del fondo di cui al primo periodo, pari a 50 milioni di euro per l'anno 2011. Alla ripartizione della predetta quota e all'individuazione dei beneficiari si provvede con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, in coerenza con apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per i profili di carattere finanziario. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono stabiliti i criteri per l'effettuazione di interventi in favore del settore dell'autotrasporto di merci.


 

 

Il comma 40 dispone l’incremento di 924 milioni di euro per l'anno 2011 della dotazione del Fondo esigenze indifferibili ed urgenti, istituito ai sensi dell'articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge n. 5/2009.

Una quota delle predette risorse – pari a 874 milioni di euro – è destinata ad essere ripartita, con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, tra le finalità e negli importi indicati nell’elenco 1 allegato alla legge in esame.

Per quanto concerne le risorse dell’ultima voce dell’elenco 1, titolata “interventi di carattere sociale”, nella quale sono raggruppate diverse ed eterogenee autorizzazioni di spesa (cfr. infra,Tabella) – cui sono assegnati complessivamente a 250 milioni di euro – la ripartizione del relativo importo avviene con unico D.P.C.M., da pubblicare in Gazzetta Ufficiale, previo parere conforme delle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari, le quali debbono renderlo entro 30 giorni dalla data di trasmissione della richiesta.

 

Si ricorda che il Fondo in oggetto è stato rifinanziato e ripartito per il triennio 2010-2012, ai sensi dell’articolo 2, comma 250 della legge finanziaria per il 2010 (legge n. 191/2009). Al riparto delle risorse si è provveduto con D.P.C.M. 18 marzo 2010.

In particolare, il citato comma 250 ha disposto la destinazione delle disponibilità del Fondo - negli importi di 2.214 milioni di euro nel 2010, di 213 milioni nel 2011 e di 160 milioni nel 2012 – al finanziamento delle seguenti finalità:

-        130 milioni nel 2010, per il rifinanziamento di norme volte all’adempimento degli impegni dello Stato derivanti dalla partecipazione a banche e fondi internazionali;

-        400 milioni nel 2010, per il rifinanziamento di alcune autorizzazioni di spesa riferite alla devoluzione della quota del 5 per mille IRPEF;

-        103 milioni nel 2010 per la gratuità parziale dei libri di testo scolastici;

-        100 milioni per ciascuno degli anni 2010, 2011 e 2012, per interventi in agricoltura destinati al rifinanziamento del Fondo di solidarietà;

-        400 milioni, per l’incremento nel 2010 della dotazione finanziaria del Fondo per il finanziamento delle università;

-        130 milioni nel 2010 per il sostegno alle scuole non statali;

-        400 milioni nel 2010 per il sostegno del settore dell’autotrasporto;

-        370 milioni per il finanziamento della stipula di convenzioni con i comuni per la stabilizzazione occupazionale dei lavoratori impiegati in attività socialmente utili:LSU Scuola (art. 78, comma 31 legge n. 388/2000), LSU Napoli e Palermo (D.L. n. 67/1997);

-        181 milioni nel 2010, 113 milioni nel 2011 e 60 milioni nel 2012, per interventi finalizzati a misure di particolare valenza sociale e di riequilibrio socio-economico, di garanzia dell’equilibrio finanziario degli enti locali danneggiati dal sisma dell’Abruzzo, ad adempimenti comunitari per enti locali, alla funzionalità del sistema giustizia, destinati alle singole autorizzazioni legislative di spesa ivi previste.

Nella legge di bilancio 2011, sul Fondo risultano iscritte risorse paria 924 milioni per il 2011, di 400.000 euro per il 2012 e nessuno stanziamento per il 2013 [71].

 

Rispetto alle finalità che sono state oggetto di finanziamento da parte del Fondo ai sensi del citato articolo 2, comma 250 della legge n. 191/2009, l’elenco 1 allegato alla legge di stabilità in esame ne include solo alcune, ed in particolare :

§      il sostegno alle scuole non statali;

§      interventi a sostegno del settore dell’autotrasporto;

§      la proroga della liquidazione del cinque per mille dell’IRPEF;

§      una serie di interventi (partecipazione a banche e fondi internazionali, gratuità parziale dei libri di testo scolastici, stabilizzazione di lavoratori occupati in attività socialmente utili), che nel precedente elenco 1 avevano una specifica indicazione di stanziamento, sono ora invece indistintamente raggruppati sotto l’ultima voce, “interventi di carattere sociale”, e dunque soggetti, relativamente agli importi da assegnare a ciascuno di essi, a D.P.C.M. di ripartizione da adottare secondo le modalità sopra indicate.

L’elenco 1 reca le seguenti nuove voci:

§      interventi straordinari a sostegno del settore editoriale, nel quadro di compatibilità comunitaria, di cui all’articolo 4, commi da 181 a 186 della legge n. 350/2003. Tale norma prevede, in particolare, il riconoscimento di un credito di imposta alle imprese editrici di quotidiani e di periodici e alle imprese editrici di libri iscritte al registro degli operatori di comunicazione per l'acquisto della carta utilizzata per la stampa delle testate edite e dei libri;

§      sostegno alle università non statali legalmente riconosciute, disciplinate dalla legge 29 luglio 1991, n. 243;

§      interventi in tema di sclerosi laterale amiotrofica per ricerca e assistenza domiciliare ai malati, di cui al “Fondo per le non autosufficienze” di cui all’articolo 1, comma 1264 della legge finanziaria 2007 (legge n. 296/2006), istituito presso il Ministero della Salute.

Si riporta, di seguito l’elenco 1, allegato alla legge di stabilità 2011, in cui sono esposti gli interventi rifinanziati ai sensi del comma 40 ed i relativi importi:

(dati in milioni di euro)

Finalità di cui all’elenco 1

2011

INTERVENTI di cui alle prime tre voci dell’elenco 1

 

1. Sostegno alle scuole non statali attraverso il rifinanziamento del programma di interventi di cui all’articolo 2, comma 47, legge n. 203/2008.

245

2. Proroga della liquidazione della quota del 5 per mille IRPEF, di cui all’articolo art. 2-bis, co. 4-novies a 4-terdecies, D.L. n. 40/2010 (5x1000 dell’anno finanziario 2010)[72].

100

3. Interventi straordinari a sostegno del settore editoriale, di cui all’articolo 4, commi da 181 a 186 della legge n. 350/2003 (credito di imposta alle imprese editrici per l’acquisto di carta per la stampa di testate e di libri)

30

4. Interventi a sostegno del settore dell’autotrasporto, attraverso il rifinanziamento degli interventi di cui all’articolo 29, comma 1-bis, terzo periodo, D.L. n. 207/2008; all’articolo 2, comma 2, D.P.R. 227/2007, articolo 45, comma 1, lett. c), legge n. 488/1999; all’articolo 83-bis, comma 26, D.L. n. 112/2008, all’articolo 1, co. 103 e 106, L. n. 266/2005.

124

5.Sostegno alle università non statali legalmente riconosciute di cui alla legge 29 luglio 1991, n. 243

25

6. Interventi in tema di sclerosi laterale amiotrofica, per ricerca e assistenza domiciliare ai malati ai sensi dell’articolo 1, comma 1264, L. n. 296/2006

100

interventi di cui all’ultima voce dell’elenco 1

 

Interventi di carattere sociale:

-        Partecipazione italiana a banche e fondi internazionali, di cui all’art. 25 D.L. n. 78/2009

-        Gratuità parziale dei libri di testo scolastici, di cui all’articolo 27, comma 1, legge n. 448/1998

-        Stipula di convenzione con i comuni finalizzate alla stabilizzazione dei lavoratori impiegati in attività socialmente utili: LSU Scuola (art. 9, comma 15-bis, decreto-legge n. 78/2010), LSU Napoli e Palermo (D.L. n. 67/1997), LSU Regioni e province autonome Trento e Bolzano (art. 2, co. 552, L. n. 244/2007)

250

Totale

874

 

La restante quota dello stanziamento per il 2011 disposto a favore del Fondo esigenze indifferibili ed urgenti dal comma 40 in esame – pari a 50 milioni di euro – è destinata ad assicurare il finanziamento di interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico e allo sviluppo dei territori, alle attività di ricerca, assistenza e cura dei malati oncologici e alla promozione di attività sportive, culturali e sociali.

Alla ripartizione di tale quota e all’individuazione dei beneficiari si provvede con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, in coerenza con apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari.

 

Infine, il comma 40 demanda ad un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da adottarsi di concerto con il Ministro dell’economia e finanze, la definizione dei criteri per l’effettuazione di interventi in favore dell’autotrasporto. Il decreto deve essere adottato entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento.

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

 (milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2011

2012

2013

2011

2012

2013

2011

2012

2013

Maggiori spese correnti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondo art.

7quinquies

800

-

-

800

-

-

800

-

-

Fondo art

7quinquie

autotrasporto

124

-

-

124

-

-

124

-

-

Totale

924

-

-

924

-

-

924

-

-

 

La relazione tecnica relativa all’emendamento che ha introdotto la norma (em 1.500 del Governo, presentato durante l’iter in Commissione Bilancio della Camera) non è utilizzabile, in quanto il testo della norma in esame è stato successivamente modificato nel senso sia di precisare la destinazione dei finanziamenti, che di incrementarli (+124 milioni) in favore dell’autotrasporto.

La relazione tecnica del 17 novembre (relativa all’em 1.500 della Commissione, presentato durante l’iter in Assemblea), si limita a descrivere sinteticamente la norma, precisando che l’incremento di dotazione del Fondo per 124 milioni nel 2011, da destinare ad interventi in favore dell’autotrasporto, è finanziato dal bonus fiscale di cui all’articolo 48[[73]].

In merito ai profili di quantificazione, premesso che la norma in esame autorizza un incremento di spesa nel limite suddetto, è stato osservato che l’elenco 1, con il quale vengono indicate le finalizzazioni delle risorse in esame, contiene un insieme di voci per le quali non sempre appare evidente la coincidenza fra effetti di cassa e effetti di competenza. Tale coincidenza viene invece presupposta dagli importi riportati nel prospetto riepilogativo.

Si fa riferimento a titolo esemplificativo, alle misure a favore dell’autotrasporto, rispetto alle quali erano stati individuati, negli originari provvedimenti, effetti di cassa differenziati rispetto a quelli di competenza (v. art. 1, cc 103 e 106, della legge 266/2005).

Per quanto riguarda la proroga del 5 per mille, è stata chiesto al Governo di chiarire se si intendesse rendere disponibili per finalità di spesa, nell’anno 2011, le risorse derivanti dalle opzioni dei contribuenti effettuate nell’anno finanziario 2010 con riferimento al periodo di imposta 2009. E’ stata inoltre richiesta una valutazione circa la congruità delle risorse destinate alla predetta finalità (100 milioni per il 2011), tenuto conto dell’andamento delle opzioni effettuate dai contribuenti e dai relativi utilizzi negli anni precedenti.

Sul punto si segnala che l’articolo 2, comma 1, del DL 225/2010 (Proroga termini 2011), attualmente all’esame del Parlamento, reca un rifinanziamento della medesima autorizzazione di spesa (5 per mille) per un ammontare pari a 200 milioni di euro nel 2011.

 


 

Articolo 1, comma 41
(Agevolazioni fiscali piccola proprietà contadina)

 

41. Al comma 4-bis, primo periodo, dell'articolo 2 del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, concernente le agevolazioni fiscali per la piccola proprietà contadina, le parole: «e fino al 31 dicembre 2010» sono soppresse.

 

 

La norma in commento rende permanenti le agevolazioni stabilite con l’art. 2, co. 4-bis del D.L. 194/2009 di “proroga termini” in favore della piccola proprietà contadina, la cui applicazione è stata prevista fino al 31 dicembre 2010, termine che viene soppresso.

Le agevolazioni stabilite dal menzionato art. 2, co. 4-bis, tutte destinate agli atti di ricomposizione fondiaria della piccola proprietà contadina, incidono sull’imposta di registro, ipotecaria e catastale e sulla determinazione degli oneri notarili. Nel dettaglio, le operazioni agevolate sono:

-        gli atti di trasferimento a titolo oneroso di terreni agricoli e delle relative pertinenze qualificati come “agricoli” in base a strumenti urbanistici vigenti, ove siano posti in essere a favore di coltivatori diretti ed imprenditori agricoli professionali, iscritti nella relativa gestione previdenziale ed assistenziale;

-        le operazioni fondiarie operate attraverso l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare – ISMEA.

Le agevolazioni concesse consistono nei seguenti benefici:

-        applicazione delle imposte di registro ed ipotecaria nella misura fissa;

-        applicazione dell’imposta catastale nella misura dell'1 per cento;

-        riduzione del 50% degli onorari notarili dovuti per le operazioni suindicate.

 

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo ascrivealla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2010

2011

2012

2013

2010

2011

2012

2013

2010

2011

2012

2013

Minori entrate tributarie

 

44

44

44

 

44

44

44

 

44

44

44

 

 

La relazione tecnica ricorda che le agevolazioni, che si introducono a regime dal 2011, consistono nell’applicazione dell’imposta di registro e dell’imposta ipotecaria in misura fissa, nonché dell’imposta catastale nella misura dell’1 per cento.

La relazione stima un effetto di perdita di gettito di 44 milioni di euro annui dal 2011.

La quantificazione si basa sui dati riguardanti i trasferimenti a titolo oneroso di terreni agricoli registrati nel 2009, pari a 17.700, cui corrisponde un valore dichiarato di 1.800 milioni.

A legislazione vigente, tali trasferimenti avrebbero scontato un prelievo dell’11 per cento (8% registro, 2% ipotecaria ed 1% catastale) corrispondente a 198 milioni.

A seguito della proroga e della messa a regime dell’agevolazione, tali trasferimenti scontano un prelievo di 24 milioni di euro[74], con una perdita di gettito potenziale pari a 174 milioni annui.

Considerando, però, che la norma è rivolta ai soli coltivatori iscritti nelle relative gestioni previdenziali e che questi sono stimati essere, in base alle indicazioni fornite dal Ministero delle politiche agricole e forestali, circa un quarto del totale, la perdita di gettito risulta essere pari a circa 44 milioni annui.

 

    

In merito ai profili di quantificazione, non sono state formulate osservazioni, in quanto la stima della perdita di gettito risulta corretta in base ai dati ed alle ipotesi assunte dalla relazione tecnica ed in linea con le stime formulate in occasione di precedenti analoghe misure.

 

 

 


 

Articolo 1, comma 42
(Credito d’imposta per la crescita dimensionale
delle aggregazioni professionali)

 

42. All'articolo 1, comma 71, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, le parole: «dicembre 2010» sono sostituite dalle seguenti: «dicembre 2009».

 

 

Il comma 42, modificando l’articolo 1, comma 71 della legge finanziaria 2008 (legge 24 dicembre 2007, n. 244) limita l’applicazione del credito d’imposta per la crescita dimensionale delle aggregazioni professionali alle operazioni di aggregazione effettuate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2008 e il 31 dicembre 2009, in luogo dell’originario termine del 31 dicembre 2010.

 

I commi da 70 a 76 dell’articolo 1della legge finanziaria 2008 hanno disciplinato il credito d’imposta per la crescita dimensionale delle aggregazioni professionali. Esso (comma 70) è riconosciuto agli studi professionali associati o alle altre entità giuridiche, anche in forma societaria, risultanti dall’aggregazione di almeno quattro, ma non più di dieci professionisti, per un importo pari al 15 per cento dei costi sostenuti per l’acquisizione, anche mediante locazione finanziaria, di specifiche tipologie beni (cfr. infra), nonché per l’ammodernamento, ristrutturazione e manutenzione degli immobili utilizzati i quali, per le loro caratteristiche, sono imputabili ad incremento del costo dei beni ai quali si riferiscono. Il credito spetta per i costi sostenuti a partire dalla data in cui l’operazione di aggregazione risulta effettuata e nei successivi dodici mesi.

Per quanto riguarda i requisiti di spettanza del credito d’imposta (comma 72), esso è attribuito a condizione che tutti i soggetti partecipanti alle operazioni di aggregazione esercitino l’attività professionale esclusivamente all’interno della struttura risultante dall’aggregazione. L’agevolazione non trova applicazione per quelle strutture che, in forma associata, si limitano ad eseguire attività meramente strumentali all’esercizio dell’attività professionale.

Ai sensi del comma 73, il credito d’imposta è commisurato all’ammontare complessivo dei costi sostenuti per l’acquisizione di:

a)  beni mobili ed arredi specifici, attrezzature informatiche, macchine d’ufficio, impianti ed attrezzature varie;

b)  programmi informatici e brevetti concernenti nuove tecnologie di servizi.

Il credito d’imposta, indicato nella relativa dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta nel quale sono stati sostenuti i costi agevolati, è utilizzabile in compensazione.

 

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo ascrivealla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2010

2011

2012

2013

2010

2011

2012

2013

2010

2011

2012

2013

Maggiori entrate extratrib.

10,4

7,2

 

 

10,4

7,2

 

 

10,4

7,2

 

 

 

La relazione tecnica ed il prospetto riepilogativo allegati al maxiemendamento presentato nel corso dell’esame presso la Camera dei deputati assegnano alla disposizione un effetto di ripresa di gettito di 10,4 milioni di euro nel 2010.

In particolare, la relazione tecnica afferma che la misura di natura agevolativa in questione non è stata, di fatto, mai avviata, poiché non ha ricevuto l’autorizzazione comunitaria preventiva. Pertanto, la soppressione del credito d’imposta nel 2010 consente un risparmio di 10,4 milioni a valere sui tre saldi.

 

In merito ai profili di quantificazione, è stata rilevata l’esigenza di chiarire il motivo in base al quale il risparmio di spesa derivante dalla soppressione del credito d’imposta per le operazioni di aggregazione effettuate nel 2010 sia stato ascritto esclusivamente a tale esercizio, dal momento che il credito sarebbe spettato in proporzione alle spese effettuate nei dodici mesi successivi all’operazione di aggregazione. Pertanto tale credito sarebbe stato, in parte, fruibile in compensazione delle imposte dovute anche nell’esercizio 2011.

A fronte del predetto risparmio, che stando agli elementi forniti dalla RT si riverserebbe integralmente nell’anno 2010, nel prospetto riepilogativo degli effetti finanziari del provvedimento presentato al Senato risulta invece ascritto alla norma, come evidenziato nella tabella, anche un effetto di ripresa di gettito di 7,2 milioni di euro nel 2011. In merito, non sono stati forniti dal Governo ulteriori elementi informativi.     

 

 

 


 

Articolo 1, commi 43-46
(Rifinanziamento del Fondo ISPE nel 2010
e agevolazioni contributive in agricoltura)

 


43. All'articolo 2 del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 2-quinquies le parole: «al fondo di cui all'articolo 1, comma 1240, della legge 27 dicembre 2006, n. 296,» sono sostituite dalle seguenti: «al Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307,»;

b) al comma 2-undecies, le parole: «50 milioni» sono sostituite dalle seguenti: «81 milioni» e le parole: «nel limite di 17 milioni di euro, al fondo di cui all'articolo 1, comma 1240, della legge 27 dicembre 2006, n. 296» sono sostituite dalle seguenti: «nel limite di 48 milioni di euro, al Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307».

44. All'onere derivante dall'attuazione del comma 45, pari a 86 milioni di euro per l'anno 2010, si provvede, quanto a 72,8 milioni di euro, mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi struttu­rali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, quanto a 10,4 milioni di euro, con le risorse rivenienti dal comma 42 del presente articolo, che sono acquisite all'entrata del bilancio dello Stato, e, quanto a 2,8 milioni di euro, mediante corrispondente riduzione dello stanzia­mento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2010, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

45. A decorrere dal 1° agosto 2010 continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 49, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, in materia di agevolazioni contributive nel settore agricolo.

46. Le disposizioni di cui ai commi da 42 al presente comma entrano in vigore alla data di pubblicazione della presente legge nella Gazzetta Ufficiale.


 

 

Il comma 43, attraverso talune novelle all’articolo 2, comma 2-quinquies e comma 2-undecies, del decreto legge n. 40/2010, dispone il rifinanziamento per l’anno 2010 del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica[75], destinando ad esso :

a)      le maggiori entrate derivanti, per l'anno 2010,dalle misure in materia di raccolta del gioco a distanza con vincite in denaro ed esercizio delle scommesse (contenute nei commi da 2-bis a 2-quater del predetto articolo 2), le quali non vengono dunque più destinate al Fondo per le missioni internazionali di pace, di cui all'articolo 1, comma 1240, della legge n. 296/2006;

b)      le maggiori entrate – pari a 31 milioni di euro - che si prevede derivino per il 2010 dalle misure (contenute nel medesimo articolo 2, commi da 2-septies a 2-decies) in materia di definizione agevolata delle controversiependenti da parte delle società ex concessionarie del servizio della riscossione; entrate che complessivamentepassano da una previsione iniziale di 50 milioni ad una di 81 milioni di euro nel 2010.

Al Fondo interventi strutturali sono inoltre destinati ulteriori 17 milioni di euro nel 2010 derivanti dalle originarie previsioni di entrate, che avrebbero dovuto essere finalizzate al Fondo per le missioni internazionali di pace, di cui all'articolo 1, comma 1240, della legge n. 296/2006.

 

Il comma 44 quantifica l’onere derivante dal comma 45, relativo alla rideterminazione delle agevolazioni contributive del settore agricolo, in 86 milioni di euro per l'anno 2010, disponendo che ad esso si provveda:

§       quanto a 72,8 milioni di euro, mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, come integrato dal presente provvedimento;

§       quanto a 10,4 milioni di euro, con le risorse derivanti dal comma 42, relativoalla soppressione per il 2010 del credito d’imposta per aggregazione tra professionisti, di cui all’articolo 1, comma 71 della legge n. 244/2007;

§       quanto a 2,8 milioni di euro, mediante riduzione del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

 

Il comma 46 fa decorrere l’entrata in vigore dei commi in esame dalla data di pubblicazione della legge di stabilità nella Gazzetta Ufficiale.

 

Il comma 45 conferma, a regime dal 1° agosto 2010, la rideterminazione delle agevolazioni contributive di cui all’articolo 9, commi 5, 5-bis e 5-ter della L. 67/1988, per i datori di lavoro agricoli di zone svantaggiate o particolarmente svantaggiate, così come in precedenza rimodulate per il periodo 2006-2008 dall’articolo 01, comma 2, del D.L. 10 gennaio 2006, n. 2, convertito dalla L. 11 marzo 2006, n. 81[76], e successivamente prorogate al 31 dicembre 2009 dall’articolo 1-ter del D.L. 3 novembre 2008, n. 171[77], convertito dalla L. 30 dicembre 2008, n. 235, e da ultimo prorogate per il periodo 1° gennaio – 31 luglio 2010, dall’articolo 2, comma 49 della legge finanziaria per il 2010 (L. 191/2009).

Si tratta, ai sensi del comma 5 del richiamato articolo 9 della L. 67/1988, della disciplina concernente le agevolazioni contributive per le imprese agricoledi zone svantaggiate o particolarmente svantaggiate. Più specificamente, tale articolo, così come modificato dall’articolo 11, comma 27, della L. 24 dicembre 1993, n. 537[78], ha stabilito una riduzione percentuale dei premi e dei contributi relativi alle gestioni previdenziali ed assistenziali, dovuti dai datori di lavoro agricolo per il proprio personale dipendente, occupato a tempo indeterminato e a tempo determinato, operanti:

-        nei territori montani particolarmente svantaggiati di cui all'articolo 9, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601[79], e cioè i territori dei comuni situati ad una altitudine di almeno 700 metri, i territori compresi nell’elenco dei territori montani compilato dalla Commissione censuaria centrale e quelli facenti parte di comprensori di bonifica montana. Per tali territori i richiamati contributi sono fissati nella misura del 20% a decorrere dal 1° ottobre 1994, del 25% a decorrere dal 1° ottobre 1995 e del 30% a decorrere dal 1° ottobre 1996;

-        nelle zone agricole svantaggiate, delimitate ai sensi dell'articolo 15 della L. 27 dicembre 1977, n. 984[80], per le quali i richiamati contributi sono fissati nella misura del 30% a decorrere dal 1° ottobre 1994, del 40% a decorrere dal 1° ottobre 1995, del 60% a decorrere dal 1° ottobre 1996.

Tali agevolazioni non spettano ai datori di lavoro agricolo per i lavoratori occupati in violazione delle norme sul collocamento (comma 5-bis), e si applicano soltanto sulla quota a carico del datore di lavoro (comma 5-ter).

 

Successivamente, l’articolo 01 del D.L. 2/2006, introducendo disposizioni varie relative alla previdenza agricola, al comma 2 ha disposto, dal 1° gennaio 2006 e per il triennio 2006-2008, l’aumento delle richiamate agevolazioni contributive per i datori di lavoro agricoli di zone svantaggiate o particolarmente svantaggiate.

In sostanza, il comma 2 ha reso più vantaggiose le agevolazioni sopra descritte per il triennio 2006-2008, stabilendo che:

-        nei territori montani particolarmente svantaggiati, lo sgravio contributivo, rispetto a quanto normalmente dovuto sul territorio nazionale, spetta nella misura del 75% dei contributi a carico del datore di lavoro (pertanto la quota da versare sarà del 25%, quindi più bassa rispetto alla quota del 30% attualmente dovuta);

-        nelle zone agricole svantaggiate, comprese le aree dell’obiettivo 1 del Regolamento (CE) n. 1260/1999, recante “Disposizioni generali sui Fondi strutturali”, nonché i territori dei comuni delle regioni Abruzzo, Molise e Basilicata, lo sgravio contributivo compete nella misura del 68% (pertanto la quota da versare sarà del 32%, notevolmente più bassa rispetto al 60% attualmente previsto).

 

Da ultimo, l’articolo 1-ter del D.L. 171/2008 ha disposto l’applicazione, fino al 31 dicembre 2009, delle agevolazioni contributive previste dall’articolo 9, commi da 5 a 5-ter, della L. 67/1988 (legge finanziaria 1988), nei territori montani particolarmente svantaggiati e nelle zone agricole svantaggiate, nelle misure - più favorevoli - stabilite dall’articolo 01, comma 2, del D.L. 2/2006.

 

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2010

2011

2012

2013

2010

2011

2012

2013

2010

2011

2012

2013

Minori entrate contr.

(comma 45 )

0

0

0

0

86

206

206

206

86

206

206

206

Maggiori spese correnti

(comma 44)

86

206

206

206

0

0

0

0

0

0

0

0

Minori spese correnti – Fondo ISPE

(comma 44)

72,8

0

0

0

72,8

0

0

0

72,8

0

0

0

Minori spese correnti (comma 44)

2,8

0

0

0

2,8

0

0

0

2,8

0

0

0

Maggiori entrate extr.

(comma 42)

10,4

0

0

0

10,4

0

0

0

10,4

0

0

0

 

La relazione tecnica precisa che la disposizione è diretta a mettere a regime, a decorrere dal 1° agosto 2010, la rideterminazione delle agevolazioni contributive del settore agricolo[81], precedentemente in vigore fino al 31 luglio 2010.

Sulla base dei dati amministrativi relativi agli attuali incassi, la relazione tecnica quantifica le minori entrate contributive in 206 milioni di euro su base annua, Pertanto, la norma determina minori entrate valutate per 86 milioni di euro per l’anno 2010 e 206 milioni di euro a decorrere dall’anno 2011.

 

Alla copertura degli oneri, pari a 86 milioni, per l’anno 2010, si provvede nei seguenti termini:

- quanto a 72,8 milioni di euro, mediante riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica», di cui all' articolo 10, comma 5 del decreto legge 29 novembre 2004, n. 282 convertito con modificazioni dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, come integrato dal comma 43;

- quanto a 10,4 milioni di euro, con le risorse derivanti dalla soppressione della disposizione relativa al credito d’imposta per aggregazione tra professionisti, di cui all’articolo 1, comma 71, della legge n. 244 del 2007, che sono acquisite all’entrata del bilancio dello Stato. La relazione tecnica precisa che si tratta di misura mai avviata perché non ha ricevuto l’autorizzazione comunitaria preventiva e per la quale viene risparmiato sui tre saldi di finanza pubblica il predetto importo per il 2010.

- quanto a 2,8 milioni di euro, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010- 2012, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2010, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

A decorrere dall’anno 2011, si provvede nell’ambito delle risorse complessive derivanti dalle modifiche apportate dalla legge di stabilità.

Infine la relazione tecnica ribadisce che le disposizioni in esame entrano in vigore alla data della pubblicazione della presente legge, affinché abbiano effetto anche per l’anno 2010.

 

In merito ai profili di quantificazione degli oneri relativi all’estensione dell’agevolazione contributiva prevista dal comma 45, non sono stati formulati rilievi, dal momento tale stima appare coerente con i dati forniti dal Governo in occasione dell’approvazione della legge finanziaria per il 2010 e delle precedenti leggi che stabilivano la proroga della norma in esame[82]. Infatti, in occasione dell’approvazione della legge finanziaria 2010, che stabiliva la proroga di sette mesi della citata agevolazione (1° gennaio 2010-31 luglio 2010) l’onere era stato quantificato per il 2010 in 120 milioni di euro annui. A tale ammontare pertanto corrisponde un onere mensile pari a 17 milioni di euro circa.

Con riferimento alla copertura degli oneri, si ricorda che, limitatamente all’anno 2010, il provvedimento dispone che questi siano coperti per una parte con le risorse derivanti dai commi 42 e 43, rispettivamente pari a 10,4 e 72,8 milioni di euro. A tale proposito si rileva che il comma 43 utilizza le risorse derivanti dalle maggiori entrate ascritte:

a) alla disciplina autorizzatoria e concessoria del settore dei giochi [art. 2, commi da 2-bis a 2 quater del DL  40/2010].

Si ricorda che con i predetti commi sono state introdotte modifiche alla disciplina concessoria nei settori della raccolta a distanza, delle scommesse e degli apparecchi da intrattenimento con vincite in denaro. La relazione tecnica indicava effetti finanziari positivi pari a 30 mln di euro all’anno, mentre nel prospetto riepilogativo tali importi non erano stati computati, in quanto si affermava che l'utilizzo delle maggiori entrate sarebbe stato  condizionato all'accertamento della loro effettiva sussistenza;

b) alla procedura di definizione del contenzioso riguardante le società di riscossione [art. 2, commi da 2 septies a 2-decies del DL 40/2010].

Con i predetti commi  è stato consentito alle società ex-concessionarie del servizio della riscossione di definire mediante il versamento di importi ridotti alcune controversie pendenti, relative alle attività svolte fino al 30 giugno 1999. La RT ascriveva alle norme un effetto di maggiore entrata pari a 50 mln per l'anno 2010.

Le predette maggiori entrate [sopra indicate con le lett. a) e b)] erano in parte destinate, in base alla vigente normativa, all’alimentazione per il 2010 del Fondo missioni internazionali. Dette risorse, ai predetti fini, vengono trasferite dal fondo missioni internazionali al Fondo ISPE. È stato pertanto richiesto al Governo di chiarire se le dotazioni residue del Fondo missioni internazionali risultassero sufficienti, per l’anno 2010, a far fronte agli impegni di cooperazione internazionale.

In relazione alle maggiori entrate pari a 10,4 milioni di euro derivanti dalla soppressione della disposizione relativa al credito d’imposta, si rinvia alle osservazioni relative al precedente comma 42.

 


 

Articolo 1, comma 47
(Proroga detassazione premi di produttività)

 


47. In attuazione dell'articolo 53, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e successive modificazioni, le parole: «31 dicembre 2010» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2011». Per il periodo dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2011 la disciplina richiamata nel primo periodo del presente comma si applica ai titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore, nell'anno 2010, a 40.000 euro. Ai fini dell'applicazione dei primi due periodi del presente comma, l'annualità indicata nei periodi secondo e terzo del comma 1 dell'articolo 5 del citato decreto-legge n. 185 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2009, e successive modificazioni, si considera riferita all'anno 2010. Lo sgravio dei contributi dovuti dal lavoratore e dal datore di lavoro previsto dall'articolo 53, comma 2, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è concesso per il periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2011, con i criteri e le modalità di cui all'articolo 1, commi 67 e 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, nei limiti delle risorse stanziate a tal fine per il medesimo anno 2011 ai sensi del quarto periodo dell'articolo 1, comma 68, della citata legge n. 247 del 2007. All'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e successive modificazioni, le parole: «Nell'anno 2009 e nell'anno 2010» sono sostituite dalle seguenti: «Negli anni 2009, 2010 e 2011». Ai fini dell'applica­zione del periodo precedente, il limite di reddito indicato nelle disposizioni ivi richiamate è da riferire all'anno 2010.


 

 

Il comma 47 proroga al 2011 il regime di detassazione dei contratti di produttività di cui all’articolo 5 del D.L. 185/2008[83].

 

L’articolo 5 del D.L. n. 185 del 2008 ha prorogato agli anni 2009 e 2010 il regime di agevolazione fiscale per i lavoratori dipendenti del settore privato limitatamente alle remunerazioni corrisposte in relazione a incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa e altri elementi di competitività e redditività legati all'andamento economico dell'impresa introdotto, in via temporanea, dall’articolo 2 del D.L. 93/2008[84]. Si tratta, in sostanza, della quota di retribuzione caratteristica del secondo livello di contrattazione collettiva legata alla produttività aziendale.

L’articolo 4, comma 3, del D.L. n. 185 del 2008 estende l’applicazione del regime sostitutivo agevolato, entro limiti di spesa fissati, al personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, in ragione della specificità dei compiti e delle condizioni di stato e di impiego del comparto.

 

Ai sensi del comma in esame, la proroga è disciplinata in attuazione dell’articolo 53 del D.L. n. 78/2010[85]. Tale articolo ha previsto l’introduzione di una disposizione di proroga al 2011 dei benefici fiscali (comma 1) nonché l’introduzione di uno sgravio dei contributi dovuti dal lavoratore e dal datore di lavoro nei limiti di specifiche risorse (comma 2). Ai sensi del comma 3 del richiamato art. 53 il governo, sentite le parti sociali, provvede alla determinazione del sostegno fiscale e contributivo previsto nei commi 1 e 2 entro il 31 dicembre 2010.

 

In merito al profilo fiscale, ai sensi dei primi tre periodi del comma in esame il lavoratore dipendente del settore privato che realizza nel 2011 redditi in relazione a incrementi di produttività e lavoro straordinario può optare per l’applicazione, su tali redditi, di un’imposta sostitutiva (10%), in luogo dell’IRPEF e delle relative addizionali.

Sono ammessi al beneficio i soggetti che realizzano nel 2010 un reddito di lavoro dipendente non superiore a 40.000 euro (fino al 2009 era fissato in 35.000) e comunque su un ammontare imponibile non superiore a 6.000 euro.

Inoltre, il penultimo periodo del comma in esame stabilisce che la proroga al 2011 si applica anche al personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico secondo le modalità indicate nell’articolo 4, comma 3, del DL 185/2008.

 

In merito al profilo contributivo, il quarto periodo del comma in esame rinvia all’articolo 53 del D.L. 78/2010, il quale, come già ricordato, nel prorogare tale agevolazione per il periodo 1° gennaio 2011-31 dicembre 2011 ha altresì previsto uno sgravio dei contributi dovuti dal lavoratore e dal datore di lavoro nei limiti delle risorse stanziate a tal fine ai sensi dell'ultimo periodo dell’articolo 1, commi 67 e 68 della L. 24 dicembre 2007, n. 247 (legge di attuazione del protocollo sul welfare), ovvero nel limite di spesa di 650 milioni di euro annui.

 

Il Fondo per il finanziamento di sgravi contributivi per incentivare la contrattazione di secondo livello è stato istituito dall’articolo 1, comma 67, della L. 247/2007, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, con una dotazione finanziaria pari a 650 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008-2010. Si è previsto, in via sperimentale, sempre con riferimento al triennio 2008-2010, nel limite delle risorse del medesimo Fondo, la concessione di uno sgravio contributivo relativo alla quota di retribuzione imponibile di cui all'articolo 12, terzo comma, della L. 153/1969[86], costituita dalle erogazioni previste dai contratti collettivi aziendali e territoriali, ovvero di secondo livello, caratterizzate da incertezza della corresponsione o dell'ammontare, oppure correlazione, stabilita dal contratto medesimo, tra la struttura della quota di retribuzione e la misurazione di incrementi di produttività, qualità, nonché altri elementi di competitività, assunti come indicatori dell'andamento economico dell'impresa e dei suoi risultati.

Il successivo comma 68 ha disposto che le modalità di attuazione dell’istituzione del Fondo sono stabilite con apposito decreto interministeriale, anche con riferimento all’individuazione dei criteri di priorità sulla base dei quali debba essere concessa, nel rigoroso rispetto dei limiti finanziari previsti, l’ammissione al beneficio contributivo, e con particolare riguardo al monitoraggio dell’attuazione, al controllo del flusso di erogazioni e al rispetto dei tetti di spesa[87].

Lo stesso comma 68 ha, inoltre, istituito un Osservatorio, presso il Ministero del lavoro, con la partecipazione delle parti sociali, ai fini del monitoraggio e della verifica di coerenza dell’attuazione del comma 67 con gli obiettivi definiti nel “Protocollo sul welfare”, nonché delle caratter