Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento attività produttive
Titolo: Le leggi - D.L. 22 giugno 2012, n. 83 "Misure urgenti per la crescita del Paese" convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 - Schede di lettura
Riferimenti:
DL N. 83 DEL 22-GIU-12   L N. 134 DEL 07-AGO-12
Serie: Progetti di legge    Numero: 660    Progressivo: 3
Data: 10/10/2012
Organi della Camera: X-Attività produttive, commercio e turismo

 

Camera dei deputati

XVI LEGISLATURA

 

 

Progetti di legge

 

 

 

Le leggi

D.L. 22 giugno 2012, n. 83

“Misure urgenti per la crescita del Paese” convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134

Schede di lettura

 

 

 

 

 

 

n. 660/3

 

 

 

10 ottobre 2012

 

 


Servizio responsabile:

Servizio Studi – Dipartimento Attività produttive

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File: D12083c.doc


INDICE

Schede di lettura

§      Articolo 1 (Integrazione della disciplina relativa all’emissione di obbligazioni e di titoli di debito da parte delle società di progetto – project bond)3

§      Articolo 2 (Disposizioni in materia di finanziamento di infrastrutture mediante defiscalizzazione)9

§      Articolo 3 (Conferenza di servizi preliminare e requisiti per la predisposizione degli studi di fattibilità nella finanza di progetto)14

§      Articolo 4 (Percentuale minima di affidamento di lavori a terzi nelle concessioni)17

§      Articolo 4-bis (Contratto di disponibilità)19

§      Articolo 5 (Determinazione corrispettivi a base di gara per gli affidamenti di contratti di servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria)21

§      Articolo 6 (Utilizzazione crediti d’imposta per la realizzazione di opere infrastrutturali)24

§      Articolo 7 (Disposizioni urgenti in materia di gallerie stradali e ferroviarie e di laboratori autorizzati ad effettuare prove ed indagini)26

§      Articolo 8 (Grande evento EXPO 2015 e Fondazione La Grande Brera)30

§      Articolo 9 (Ripristino IVA per cessioni e locazioni nuove costruzioni)39

§      Articolo 10 (Ulteriori misure per la ricostruzione e la ripresa economica nei territori colpiti dagli eventi sismici del maggio 2012)43

§      Articolo 11 (Detrazioni per interventi di ristrutturazione e di efficientamento energetico)57

§      Articolo 12 (Piano nazionale per le città)63

§      Articolo 12-bis (Istituzione del Comitato interministeriale per le politiche urbane )75

§      Articolo 13 (Semplificazioni in materia di autorizzazioni e pareri per l’esercizio dell’attività edilizia)79

§      Articolo 13-bis (Modifiche all'articolo 6 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, in materia di attività edilizia libera)89

§      Articolo 13-ter (Disposizioni in materia di responsabilità solidale dell'appaltatore)91

§      Articolo 14 (Autonomia finanziaria dei porti)94

§      Articolo 15 (Disposizioni finanziarie in materia di infrastrutturazione portuale)100

§      Articolo 16 (Disposizioni urgenti per la continuità di alcuni servizi di trasporto)104

§      Articolo 17 (Disposizioni in materia di autoservizi pubblici non di linea)114

§      Articolo 17-bis (Finalità e definizioni)117

§      Articolo 17-ter (Legislazione regionale)122

§      Articolo 17-quater (Normalizzazione)125

§      Articolo 17-quinquies (Semplificazione dell'attività edilizia e diritto ai punti di ricarica)127

§      Articolo 17-sexies (Disposizioni in materia urbanistica)130

§      Articolo 17-septies (Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica)131

§      Articolo 17-octies (Azioni di sostegno alla ricerca)135

§      Articolo 17-nonies (Indicazioni all'Autorità per l'energia elettrica e il gas)136

§      Articolo 17-decies (Incentivi per l'acquisto di veicoli)139

§      Articolo 17-undecies (Fondo per l'erogazione degli incentivi)142

§      Articolo 17-duodecies (Copertura finanziaria)145

§      Articolo 17-terdecies (Norme per il sostegno e lo sviluppo della riqualificazione elettrica dei veicoli circolanti)146

§      Articolo 18 (Amministrazione aperta)147

§      Articoli 19-22 (Istituzione dell’Agenzia per l’Italia digitale)156

§      Articolo 23 (Fondo per la crescita sostenibile)172

§      Articolo 24 (Contributo tramite credito di imposta per le nuove assunzioni di profili altamente qualificati)178

§      Articolo 24-bis (Misure a sostegno della tutela dei dati personali, della sicurezza nazionale, della concorrenza e dell'occupazione nelle attività svolte da call center)187

§      Articolo 25 (Monitoraggio, controlli, attività ispettiva)189

§      Articolo 26 (Moratoria delle rate di finanziamento dovute dalle imprese concessionarie di agevolazioni)194

§      Articolo 27 (Riordino della disciplina in materia di riconversione e riqualificazione produttiva di aree di crisi industriale complessa)197

§      Articolo 28 (Semplificazione dei procedimenti agevolativi di “Industria 2015”)202

§      Articolo 29 (Accelerazione della definizione di procedimenti agevolativi)204

§      Articolo 29-bis (Accelerazione degli interventi strategici per il riequilibrio economico e sociale)210

§      Articolo 30 (Disposizioni relative al Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca – FRI)212

§      Articolo 31 (Ulteriori disposizioni finanziarie)216

§      Articolo 32 (Strumenti di finanziamento per le imprese)219

§      Articolo 32-bis (Liquidazione dell'IVA secondo la contabilità di cassa)230

§      Articolo 33 (Revisione della legge fallimentare per favorire la continuità aziendale)234

§      Articolo 34 (Disposizioni per la gestione e la contabilizzazione dei biocarburanti)256

§      Articolo 35 (Disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi)266

§      Articolo 36 (Semplificazioni di adempimenti per il settore petrolifero)273

§      Articolo 36-bis (Razionalizzazione dei criteri di individuazione di siti di interesse nazionale)282

§      Articolo 37 (Disciplina delle gare per la distribuzione di gas naturale e nel settore idroelettrico)284

§      Articolo 38 (Semplificazioni delle attività di realizzazione di infrastrutture energetiche e liberalizzazioni nel mercato del gas naturale)298

§      Articolo 38-bis (Individuazione degli impianti di produzione di energia elettrica necessari per situazioni di emergenza e delle relative condizioni di esercizio e funzionamento)305

§      Articolo 38-ter (Inserimento dell'energia geotermica tra le fonti energetiche strategiche)308

§      Articolo 39 (Criteri di revisione del sistema delle accise sull’elettricità e sui prodotti energetici e degli oneri generali di sistema elettrico per le imprese a forte consumo di energia; regimi tariffari speciali per i grandi consumatori industriali di energia elettrica)310

§      Articolo 40 (Modifiche al decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, in materia di attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un proprio patrimonio)316

§      Articolo 41 (Razionalizzazione dell’organizzazione dell’ICE - Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e dell’ENIT - Agenzia nazionale per il turismo all’estero)319

§      Articolo 41-bis (Incentivazione dei flussi imprenditoriali e turistici verso l'Italia e promozione delle relazioni economiche in ambito internazionale)323

§      Articolo 42 (Sostegno all’internazionalizzazione delle imprese e  consorzi per l’internazionalizzazione)326

§      Articolo 43 (Potere sanzionatorio in materia di Made in Italy)333

§      Articolo 44 (Società a responsabilità limitata a capitale ridotto)337

§      Articolo 45 (Contratto di rete)342

§      Articolo 46 (Adeguamento del sistema sanzionatorio delle cooperative)346

§      Articolo 46-bis (Modifiche alla legge 28 giugno 2012, n. 92, e misure in materia di accordi di lavoro)349

§      Articolo 47 (Semplificazione della governance di Unioncamere)356

§      Articolo 48 (Lodo arbitrale)358

§      Articolo 49 (Commissario ad acta)360

§      Articolo 50 (Modifiche al decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, in materia di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza)363

§      Articolo 51 (Cedibilità tax credit digitale)368

§      Articolo 51-bis (Misure per lo sviluppo delle imprese culturali dello spettacolo)370

§      Articolo 52 (Disposizioni in materia di tracciabilità dei rifiuti)372

§      Articolo 53 (Modificazioni al decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito nella legge 14 settembre 2011, n. 148, in materia di disciplina dei servizi pubblici locali)377

§      Articolo 54 (Appello)384

§      Articolo 55 (Modifiche alla legge 24 marzo 2001, n. 89, in materia di indennizzo per violazione del termine di durata ragionevole del processo civile e penale)393

§      Articolo 56 (Modifiche Scuola Magistratura  ed esonero parziale dall’attività giurisdizionale)402

§      Articolo 57 (Misure per lo sviluppo dell’occupazione giovanile nel settore della green economy)405

§      Articolo 58 (Fondo per la distribuzione di derrate alimentari  alle persone indigenti)412

§      Articolo 59, commi 1 e 2 (Tutela dei consorzi delle Dop ed Igp vitivinicole)416

§      Articolo 59, commi 3-5 (Sostegno nelle crisi di mercato)418

§      Articolo 59, comma 6 (Controllo e certificazione delle sementi)420

§      Articolo 59, comma 7 (Produzione di energia elettrica)422

§      Articolo 59, commi 8-10 (Relazione su biomasse ad uso agroenergetico)424

§      Articolo 59, commi 11 e 12 (Impianti di acquacoltura marina)425

§      Articolo 59, comma 13 (Credito peschereccio)427

§      Articolo 59, commi 14-19 (Etichettatura dei prodotti della pesca)428

§      Articolo 59-bis (Sistemi di sicurezza contro le contraffazioni dei prodotti agricoli e alimentari)431

§      Articolo 59-ter (Informatizzazione del registro dei pescatori marittimi)433

§      Articolo 59-quater (Modifiche al decreto legislativo 9 gennaio 2012, n. 4, in materia di pesca e acquacoltura)435

§      Articolo 60 (Campo di applicazione. Soggetti ammissibili, tipologie e strumenti di intervento)437

§      Articolo 61 (Fondo per gli investimenti in ricerca scientifica e tecnologica (FIRST))444

§      Articolo 62 (Modalità di attuazione e procedure di valutazione)448

§      Articolo 63 (Disposizioni finali)453

§      Articolo 64 (Fondo per lo sviluppo e la capillare diffusione della pratica sportiva)457

§      Articolo 65 (Comitato Italiano Paraolimpico - Federazioni sportive nazionali e le discipline sportive)461

§      Articolo 66 (Reti di impresa)464

§      Articolo 66-bis (Interventi in favore della sicurezza del turismo montano)467

§      Articolo 67, commi 1-5 (Fondazione di Studi Universitari e di Perfezionamento sul Turismo)473

§      Articolo 67, comma 5-bis (Finanziamento di grandi eventi sportivi di rilevanza mondiale)477

§      Articolo 67, comma 5-ter (Celebrazioni per il settimo centenario della nascita di Boccaccio)479

§      Articolo 67, comma 5-quater (Imposta erariale sui voli dei passeggeri di aerotaxi)481

§      Articolo 67-bis (Chiusura dello stato di emergenza)482

§      Articolo 67-ter (Gestione ordinaria della ricostruzione)485

§      Articolo 67-quater (Criteri e modalità della ricostruzione)490

§      Articolo 67-quinquies (Disposizioni transitorie e finali)498

§      Articolo 67-sexies (Copertura finanziaria)502

§      Articolo 67-septies (Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 20 e del 29 maggio 2012)505

§      Articolo 67-octies (Credito d'imposta in favore di soggetti danneggiati dal sisma del 20 e del 29 maggio 2012)507

§      Articolo 68 (Assicurazioni estere)510

§      Articolo 69 (Disposizioni finanziarie)514

§      Articolo 70 (Entrata in vigore)521

 


Schede di lettura


 

Articolo 1
(
Integrazione della disciplina relativa all’emissione di obbligazioni e di titoli di debito da parte delle società di progetto – project bond)

 

 


1. Gli interessi delle obbligazioni di progetto emesse dalle società di cui all'articolo 157 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, sono soggette allo stesso regime fiscale previsto per i titoli del debito pubblico.

2. All'articolo 3, comma 115, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, dopo le parole: «diversi dalle banche» sono aggiunte le seguenti: «e dalle società di cui all'articolo 157 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163».

3. Le garanzie di qualunque tipo da chiunque e in qualsiasi momento prestate in relazione alle emissioni di obbligazioni e titoli di debito da parte delle società di cui all'articolo 157 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nonché le relative eventuali surroghe, postergazioni, frazionamenti e cancellazioni anche parziali, ivi comprese le cessioni di credito stipulate in relazione a tali emissioni, sono soggette alle imposte di registro, ipotecarie e catastali in misura fissa di cui rispettivamente al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 e al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347.

4. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3, si applicano alle obbligazioni emesse nei tre anni successivi alla data di entrata in vigore del presente decreto.

5. È ammessa l'emissione di obbligazioni ai sensi dell'articolo 157 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 , anche ai fini del rifinanziamento del debito precedentemente contratto per la realizzazione dell'infrastruttura o delle opere connesse al servizio di pubblica utilità di cui sia titolare.


 

 

L’articolo 1 reca la disciplina fiscaleapplicabile ai cd. “project bond”, ovvero alle emissioni obbligazionarie effettuate, nei tre anni successivi al 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del D.L. 83 del 2012 in commento), dalle società di progettoper finanziare gli investimenti in infrastrutture o nei servizi di pubblica utilità (project bond).

Viene a tal fine introdotto un regime fiscale agevolato per gli interessi derivanti dai predetti titoli, consistente nell’assimilazione ai titoli di Stato e, dunque, a tassazione sostitutiva con aliquota al 12,5%. Le disposizioni in esame precisano poi i limiti di deducibilità degli interessi passivi per i project bond; introducono un regime agevolato, ai fini delle imposte di registro e ipocatastali, per le garanzie (e le operazioni ad esse correlate) rilasciate in relazione all’emissione di project bond.

L’emissione di detti titoli viene infine consentita anche alle società già operative, per coprire debiti contratti precedentemente sulle infrastrutture esistenti.

 

La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) specifica che tale norma è volta ad agevolare l‘emissione e il collocamento di obbligazioni da parte di società di progetto, rendendole appetibili per gli investitori; tale proposta deve essere inquadrata nel più generale contesto europeo che prevede lo sviluppo di forme analoghe di finanziamento delle infrastrutture pubbliche volte ad attrarre capitale privato.

Viene a tal proposito rammentata l’iniziativa “Project bond 2020”[1] promossa dalla Commissione europea con lo scopo di orientare gli investitori istituzionali verso il finanziamento a lungo termine di progetti infrastrutturali rilevanti nei settori del trasporto, dell‘energia e della banda larga; lo strumento prevede un meccanismo di condivisione da parte della Banca Europea degli investimenti - BEI del rischio a garanzia (entro la percentuale massima del 20%) delle obbligazioni emesse dalle società di progetto per finanziare i relativi progetti infrastrutturali.

Si rammenta in proposito che il 22 maggio è stato raggiunto un accordo in sede di trilogo (Parlamento europeo - Commissione europea - Consiglio dell'UE) su un progetto pilota di 18 mesi, che destina 230 milioni di garanzie e prestiti (a carico del bilancio dell'UE e della Banca europea per gli investimenti) per l'emissione di project bond, in grado di mobilizzare 4,6 miliardi di euro di investimenti privati per progetti per infrastrutture in trasporti, energia e tecnologie digitali. L'accordo è stato approvato dalla Commissione bilancio del PE il 31 maggio, prima di andare all'approvazione della plenaria nella sessione di luglio 2012.

 

La disciplina di tali strumenti è stata oggetto di modifica con l’articolo 41 del D.L. n. 1 del 2012 (cd. “liberalizzazioni”), che, novellando tra l’altro l’articolo 157 del decreto legislativo n. 163 del 2006 (Codice dei contratti pubblici), ha consentito alle società di progetto (di cui all’art. 156[2] del medesimo Codice) e alle società titolari di un contratto di partenariato pubblico-privato[3] di emettere, oltre alle obbligazioni, anche titoli di debito, con lo scopo di realizzare una singola infrastruttura o un nuovo servizio di pubblica utilità, anche in deroga ai limiti previsti dal Codice civile.

Gli strumenti sono sottoscritti solo da investitori qualificati (ai sensi del regolamento di attuazione del D.lgs. n. 58/1998 concernente la disciplina degli emittenti, adottato dalla Consob con delibera n. 11971 del 14 maggio 1999; gli investitori qualificati sono elencati all'art. 34-ter, comma 1: tra di essi figurano banche, società di gestione del risparmio, Sicav, fondi pensione, imprese di assicurazione, fondazioni bancarie).Il D.L. “liberalizzazioni” ha eliminato l’obbligo che tali strumenti siano garantiti pro-quota mediante ipoteca.

Le obbligazioni e i titoli di debito sono nominativi e non possono essere trasferiti a soggetti che non siano investitori qualificati.

In rapporto ai project bond non trovano applicazione specifiche norme del codice civile in materia di emissioni obbligazionarie (tra cui quelle in materia di riduzione di capitale, garanzie, assemblea degli obbligazionisti).

I titoli e la relativa documentazione di offerta devono riportare chiaramente ed evidenziare distintamente un avvertimento circa l'elevato profilo di rischio associato all'operazione.

Tali obbligazioni e titoli di debito possono essere garantiti, sino all'avvio della gestione dell'infrastruttura da parte del concessionario, dal sistema finanziario, da fondazioni e da fondi privati, secondo modalità da definire con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze (MEF) di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti (MIT)[4].

Tali norme si applicano anche:

§       alle società titolari delle autorizzazioni alla costruzione di infrastrutture di trasporto di gas e delle concessioni di stoccaggio di cui agli artt. 9 e 11 del D.lgs. n. 164/2000[5]; l’articolo 9 del D.lgs. n. 164/2000 reca la definizione di rete nazionale di gasdotti e di rete di trasporto regionale. L’articolo 11 riguarda l’attività di stoccaggio del gas naturale in giacimenti o unità geologiche profonde, che è svolta sulla base di concessione, di durata non superiore a venti anni, rilasciata dal Ministero dello sviluppo economico. Il maggiore operatore italiano nel settore dello stoccaggio del gas naturale è Stogit, società di Snam con 8 giacimenti attivi;

§       alle società titolari delle autorizzazioni alla costruzione di infrastrutture facenti parte del Piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale[6] dell’energia elettrica;

§       a quelle titolari delle autorizzazioni per la costruzione e l’esercizio di terminali di rigassificazione di gas naturale liquefatto, di cui all'art. 46 del decreto-legge n. 159/2007[7].

 

Più in dettaglio, il comma 1 dell’articolo in esame prevede che gli interessi delle richiamate obbligazioni di progetto (project bond) emesse per finanziare gli investimenti in infrastrutture o nei servizi di pubblica utilità, siano soggette allo stesso regime fiscale previsto per i titoli del debito pubblico, ovvero ad una tassazione con aliquota al 12,5 per cento.

 

In merito si ricorda che il D.L. 138 del 2011 (in particolare l'articolo 2 ai commi da 6 a 34) ha previsto, con decorrenza al 1° gennaio 2012, una complessiva revisione del sistema impositivo dei redditi di natura finanziaria, volto a unificare le attuali aliquote del 12,50 per cento e del 27 per cento, previste sui redditi di capitale e sui redditi diversi, ad un livello intermedio fissato al 20 per cento.

L’articolo 2, comma 7 del citato provvedimento sottrae alla predetta unificazione delle aliquote talune tipologie di proventi, con lo scopo di salvaguardare alcuni interessi generali di natura pubblica oppure specifici interessi meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento.

In particolare, le fattispecie cui non si applica l’aliquota del 20 per cento sono le seguenti:

a)  obbligazioni e titoli pubblici italiani ed equiparati, di cui all’articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601;

b)  obbligazioni emesse dagli Stati white listed, ovvero quelli inclusi nella lista di cui al decreto emanato ai sensi dell’articolo 168-bis, comma 1, del TUIR (coi quali dunque esiste un adeguato scambio di informazioni ai fini fiscali);

c)  titoli di risparmio per l’economia meridionale di cui all’articolo 8, comma 4, del decreto legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106 (di cui al successivo paragrafo “Titoli di risparmio per l’economia meridionale”);

d)  piani di risparmio a lungo termine appositamente istituiti.

Per quanto riguarda i titoli pubblici italiani ed equiparati il richiamato articolo 31 del D.P.R. n. 601 del 1973 fa riferimento alle remunerazioni “dei titoli del debito pubblico, dei buoni postali di risparmio, delle cartelle di credito comunale e provinciale emesse dalla Cassa depositi e prestiti e delle altre obbligazioni e titoli similari emesse da amministrazioni statali, anche con ordinamento autonomo, da regioni, province e comuni e da enti pubblici istituiti esclusivamente per l’adempimento di funzioni statali o per l’esercizio diretto di servizi pubblici in regime di monopolio”.

Continuano, pertanto, ad essere soggetti ad imposta sostitutiva con la previgente minore aliquota del 12,50 per cento, indipendentemente dalla loro durata, gli interessi e gli altri proventi derivanti da titoli emessi dallo Stato e da amministrazioni statali, ma -come precisa in merito l’Agenzia delle entrate nella circolare n. 11/E del 28 marzo 2012 - anche da regioni, province e comuni. Conseguentemente, tale misura di tassazione rimane ferma anche con riferimento agli interessi ed altri proventi derivanti da titoli pubblici e da quelli equiparati emessi all’estero a decorrere dal 10 settembre 1992.

 

Il comma 2, novellando l’articolo 3, comma 115 della legge 28 dicembre 1995, n. 549 specifica che i limiti, ivi previsti, di deducibilità degli interessi passivi derivanti da obbligazioni nonsi applicano alle società che emettono project bond.

Come precisa in merito la relazione illustrativa al ddl di legge di conversione (A.C. 5312), tale disposizione è volta a ricondurre il trattamento fiscale degli interessi pagati dal concessionario sui project bond a quello degli interessi pagati sui finanziamenti bancari, escludendo pertanto l‘applicazione dei limiti di deducibilità assoluta di cui all‘articolo 3, comma 115, della legge n. 549/1995.

 

Il comma 115 – che è stato oggetto di novella da parte del D.L. 138 del 2011 - reca la disciplina fiscale degli interessi da obbligazioni emesse da società ed enti non quotati. Si tratta, più precisamente, di titoli emessi da società il cui capitale è rappresentato da azioni non negoziate in mercati regolamentati degli Stati membri dell’Unione Europea e degli Stati aderenti allo Spazio Economico Europeo inclusi nella white list.

Ai fini della determinazione del reddito di impresa, gli interessi passivi derivanti dai predetti titoli sono deducibili a condizione che, al momento di emissione, il tasso di rendimento effettivo non sia superiore: a) al doppio del tasso ufficiale di riferimento, per le obbligazioni ed i titoli similari negoziati in mercati regolamentati degli Stati membri dell’Unione europea e degli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio Economico Europeo che sono inclusi nella white list, o collocati mediante offerta al pubblico ai sensi della disciplina vigente al momento di emissione; b) al tasso ufficiale di riferimento aumentato di due terzi, delle obbligazioni e dei titoli similari diversi dai precedenti. Qualora il tasso di rendimento effettivo all’emissione superi i predetti limiti, gli interessi passivi eccedenti l’importo derivante dall’applicazione dei tassi “soglia” ivi indicati sono indeducibili dal reddito di impresa. In sostanza, una volta verificato che alla data di emissione dei titoli il tasso di rendimento effettivo non risulti superiore al limite vigente al momento, gli interessi passivi saranno completamente deducibili per tutto l’arco di durata del prestito; in tal modo i prestiti caratterizzati da un tasso elevato non penalizzano il sottoscrittore (che sconta la tassazione del 20%, come il sottoscrittore di titoli a basso rendimento), ma continuano a determinare interessi parzialmente indeducibili in capo alla società emittente.

Tale limite, che nel testo previgente non si applicava alle banche, per effetto delle norme in commento si estende alle società emittenti i project bond.

 

Il comma 3 introduce un regime fiscale agevolato per le garanzie rilasciate in rapporto ai “project bond”, nonché sulle relative operazioni.

Più in dettaglio, si prevede l’applicazione delle imposte di registro, ipotecarie e catastali in misura fissa (pari a euro 168) alle garanzie di qualunque tipo, da chiunque e in qualsiasi momento prestate in relazione alle emissioni di obbligazioni e titoli di debito da parte delle società di progetto (di cui al richiamato articolo 157 del Codice dei contratti pubblici).

Tale regime si applica anche alle relative eventuali surroghe, postergazioni, frazionamenti e cancellazioni anche parziali, ivi comprese le cessioni di credito stipulate in relazione a tali emissioni.

 

Ai sensi dell’articolo 6, comma 1 della Tariffa allegata D.P.R. n. 131 del 1986 (Testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro), sono assoggettate ad imposta di registro in misura proporzionale (0,50%) le cessioni di crediti, le compensazioni e remissioni di debiti, le quietanze, tranne quelle rilasciate mediante scrittura privata non autenticata, nonché le garanzie reali e personali a favore di terzi, se non richieste dalla legge.

 

Si segnala al riguardo che con il decreto 7 agosto 2012 del Ministero dell'economia e delle finanze (G.U. n. 210 dell'8 settembre 2012) sono state stabilite le modalità per la prestazione delle garanzie sulle obbligazioni e sui titoli di debito, di cui all'articolo 157 del D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici), concernente l'emissione di obbligazioni e di titoli di debito da parte delle società di progetto (cd. project bond).

 

Il comma 4 fissa i limiti temporali all’applicazione della disciplina agevolata così introdotta: essa si applicherà alle obbligazioni emesse nei tre anni successivi al 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del decreto in esame).

 

Infine, il comma 5 interviene sull’ambito applicativo della disciplina su tali titoli, estendendo la possibilità di emetterlo anche con finalità di rifinanziamento del debito precedentemente contratto per la realizzazione dell‘infrastruttura o delle opere connesse al servizio di pubblica utilità di cui sia titolare la società di progetto interessata dall’emissione.

In sostanza l'emissione dei titoli potrà essere fatta sia dalle società di progetto che si candidano a realizzare e gestire un'opera infrastrutturale, sia dai concessionari già operativi, per coprire debiti contratti precedentemente sulle infrastrutture esistenti.

 


 

Articolo 2
(
Disposizioni in materia di finanziamento di infrastrutture mediante defiscalizzazione)

 

 


1. All'articolo 18 della legge 12 novembre 2011, n. 183, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, l'alinea è sostituito dal seguente:

«1. Al fine di favorire la realizzazione di nuove infrastrutture, previste in piani o programmi di amministrazioni pubbliche, da realizzare con contratti di partenariato pubblico privato di cui all'articolo 3, comma 15-ter, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, riducendo ovvero azzerando il contributo pubblico a fondo perduto, in modo da assicurare la sostenibilità economica dell'operazione di partenariato pubblico privato tenuto conto delle condizioni di mercato, possono essere previste, per le società di progetto costituite ai sensi dell'articolo 156 del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, nonché, a seconda delle diverse tipologie di contratto, per il soggetto interessato, le seguenti misure:»;

b) il comma 2-ter è soppresso;

c) al comma 2-quater:

1) le parole: «di cui ai commi 2-bis e 2-ter» sono sostituite dalle seguenti: «di cui al comma 2-bis»;

2) le parole: «di cui ai predetti commi 2-bis e 2-ter» sono sostituite dalle seguenti: «di cui al predetto comma 2-bis»;

d) dopo il comma 2-quater è inserito il seguente:

«2-quinquies. Restano salve le disposizioni di cui all'articolo 1, commi 990 e 991, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, con riguardo agli interventi di finanza di progetto già individuati ed in parte finanziati ai sensi del citato comma 991.».


 

 

L’articolo 2 apporta modifiche alla normativa in materia di finanziamento di infrastrutture mediante defiscalizzazione contenuta nell’articolo 18 della legge di stabilità 2012 (legge n. 183 del 12 novembre 2011).

Viene a tal fine rimodulato l‘ambito di applicazione delle misure di defiscalizzazione, reso applicabile alla realizzazione di tutte le nuove infrastrutture in partenariato pubblico-privato[8], in luogo della limitazione di tali agevolazioni al project financing in determinati settori e con precisi limiti temporali.

Viene altresì reso flessibile, in coerenza con le predette modifiche, anche il novero dei destinatari delle misure agevolative, che sono rese applicabili – oltre alle società di progetto – più in generale al soggetto interessato, a seconda delle diverse tipologie di contratto.

Si interviene inoltre sulla disciplina della defiscalizzazione relativa alle opere portuali, sopprimendo la norma che subordinava l‘attribuzione del maggior gettito IVA registrato per la nuova opera all'andamento del gettito dell'intero sistema portuale nazionale.

 

Nella sua formulazione antecedente, la norma (già oggetto di numerose modifiche nel corso del tempo ad opera, in particolare, del D.L. n. 201 del 2011, del D.L. n. 1 del 2012 e del D.L. n. 16 del 2012) contemplava la possibilità di prevedere agevolazioni fiscali in favore delle società di progetto, finalizzate a:

§       realizzare nuove infrastrutture stradali e autostradali, anche di carattere regionale, con il sistema del project financing, purché le relative procedure fossero state avviate ai sensi della normativa vigente, e non fossero state ancora definite al 1° gennaio 2012 (di entrata in vigore della medesima legge di stabilità 2012);

§       realizzare nuove opere di infrastrutturazione ferroviaria metropolitana e di sviluppo ed ampliamento dei porti e dei collegamenti stradali e ferroviari inerenti i porti nazionali appartenenti alla rete strategica transeuropea di trasporto essenziale (CORE TEN-T NETWORK).

L’agevolazione consiste nella possibilità di compensare l’ammontare dovuto a titolo di specifiche imposte, in via totale o parziale, con le somme da versare al concessionario a titolo di contributo pubblico a fondo perduto per la realizzazione dell’infrastruttura, mediante riduzione o azzeramento di quest’ultimo.

In particolare:

§       si consente di compensare parzialmente o integralmente le imposte sui redditi e l’IRAP generati durante il periodo di concessione con la riduzione o l’azzeramento del contributo a fondo perduto;

§       si consente di assolvere agli obblighi di versamento IVA mediante compensazione parziale o integrale con il predetto contributo (nel rispetto delle disposizioni europee in materia di versamenti IVA recati dalla direttiva 2006/112/CE e di risorse proprie del bilancio UE);

§       limitatamente alle grandi infrastrutture portuali, per un periodo non superiore ai 15 anni, la suddetta compensazione è consentita anche con il 25% dell'incremento del gettito IVA relativa alle operazioni di importazione riconducibili all'infrastruttura oggetto dell'intervento.

Tra le misure previste è compresa la possibilità di riconoscere come contributo in conto esercizio l’ammontare del canone annuo di concessione previsto dall’articolo 1, comma 1020, della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007) nonché l’integrazione della misura del canone annuo prevista dall’articolo 19, comma 9-bis, del decreto-legge n. 78/2009. Il riconoscimento del contributo in conto esercizio si traduce di fatto in un beneficio per le imprese a fronte delle spese di gestione/funzionamento dalle stesse sostenute.

Si prevede quindi che il contributo a fondo perduto, nonché le modalità e i termini delle misure fiscali precedentemente descritte, utilizzabili anche cumulativamente, sono posti a base di gara per l’individuazione del concessionario e sono riportate nel contratto di concessione che deve essere approvato con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La misura del contributo pubblico, comprese le agevolazioni fiscali di cui al comma 1, non può, comunque, eccedere il 50 per cento del costo dell’investimento e deve essere conforme alla normativa nazionale e comunitaria.

Il maggior gettito IVA è così determinato:

§       per i progetti di nuove infrastrutture, in misura pari all'ammontare delle riscossioni dell'IVA registrato nell'anno;

§       per i progetti di ampliamento ovvero potenziamento di infrastrutture esistenti, in misura pari alla differenza tra l'ammontare delle riscossioni dell'IVA registrato nell'anno e la media delle riscossioni conseguite nel triennio immediatamente precedente l'entrata in esercizio dell'infrastruttura oggetto dell'intervento.

Ai sensi del successivo comma 2-ter, soppresso dall’articolo in commento,gli incrementi di gettito IVA in oggetto, registrati nei vari porti, per poter essere accertati devono essere stati realizzati nel singolo porto, tenendo conto anche dell’andamento del gettito dell'intero sistema portuale, secondo le modalità definite dal successivo comma 2-quater.

Infine il comma 2-quater prevede che, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze - di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - siano stabilite:

§       le modalità per l'accertamento, il calcolo e la determinazione dell’incremento di gettito sopra evidenziato;

§       le modalità di corresponsione della quota di incremento del predetto gettito alla società di progetto;

§       ogni altra disposizione attuativa delle precedenti disposizioni.

Il comma 3 subordina l’efficacia delle misure fiscali e di quanto previsto dal comma 2 all’emanazione del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze previsto dall’articolo 104, comma 4, del D.P.R. n. 917 del 1986, che determina le quote di ammortamento finanziario ammesse in deduzione per le concessioni relative alla costruzione e all’esercizio di opere pubbliche.

Infine, il comma 4 dell’articolo 18 prescrive che, in occasione degli aggiornamenti periodici del piano economico-finanziario si procede alla verifica del calcolo del costo medio ponderato del capitale investito ed eventualmente del premio di rischio indicati nel contratto di concessione vigente, nonché alla rideterminazione delle misure di agevolazione sopra illustrate sulla base dei valori consuntivati nel periodo regolatorio precedente, anche alla luce delle stime di traffico registrate nel medesimo periodo.

 

Le disposizioni in commento in primo luogo riformulano l’alinea dell’articolo 18, estendendo l‘ambito di applicazione della defiscalizzazione alla realizzazione di tutte le nuove opere infrastrutturali in partenariato pubblico-privato[9] (comma 1, lettera a)), in luogo della limitazione di tali agevolazioni al project financing in determinati settori, con i suddetti limiti temporali.

La medesima disposizione precisa che tali interventi agevolativi sono volti ad assicurare la sostenibilità economica dell‘operazione di partenariato pubblico privato, tenuto conto delle condizioni di mercato.

Viene altresì reso flessibile, in coerenza con le predette modifiche, anche il novero dei destinatari delle misure agevolative, che vengono rese applicabili – oltre alle società di progetto costituite ai sensi dell'articolo 156[10] del codice dei contratti (D.lgs. n. 163/2006) – più in generale al soggetto interessato a seconda delle diverse tipologie di contratto.

 

La lettera b)del comma 1sopprime il comma 2-ter dell’articolo 18, intervenendo sulla disciplina della defiscalizzazione relativa alle opere portuali.

 

Sulla situazione delle infrastrutture portuali si rinvia alle schede di lettura relative agli articoli 14 e 15.

 

Viene a tal fine soppressa la norma che subordinava l‘attribuzione del maggior gettito IVA registrato per la nuova opera all'andamento del gettito dell'intero sistema portuale nazionale.

 

La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) in merito precisa che tale norma non rendeva appetibile per il privato l‘impiego del proprio capitale in quanto, non legando la defiscalizzazione allo specifico intervento da realizzare, comportava un rischio sostanzialmente indefinito.

La lettera c)reca gli opportuni coordinamenti formali all’articolo 18, conseguenti alla soppressione del comma 2-ter.

 

Infine, si prevede (comma 1, lettera d)), una norma di salvaguardia delle contribuzioni pubbliche già previste e destinate ad infrastrutture portuali dall‘art. 1, commi 990 e 991, della legge n. 296/2006 e, dunque, volta a tutelare i relativi procedimenti attualmente in corso di definizione.

L’articolo 1, comma 990 della legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296/2006) prevede che con decreto del Ministro dei trasporti si proceda al riparto tra le autorità portuali della quota dei tributi diversi dai diritti portuali, riscossi nelle stesse e da destinare ad interventi infrastrutturali. Il successivo comma 991 autorizza un contributo di 10 milioni di euro per quindici anni a decorrere dall'anno 2007, a valere sulle risorse per la realizzazione delle opere strategiche di preminente interesse nazionale di cui alla legge-obiettivo (legge n. 443/2001), per la realizzazione di grandi infrastrutture portuali che risultino immediatamente cantierabili.

 

La citata relazione illustrativa precisa che la disposizione di salvaguardia è volta ad eliminare il rischio di compromettere la realizzazione delle iniziative già avviate in attuazione dell’articolo 1, comma 990, della legge n. 296/2006, evitando che, sulla base di un‘interpretazione estensiva dell‘art. 18 vigente, non sia consentito accedere alla defiscalizzazione per i soggetti che hanno già beneficiato ai sensi delle suddette disposizioni di contributi superiori al 50% del valore dell‘opera (infatti il comma 2 dell’articolo 18 precisa che la misura massima del contributo pubblico, ivi incluse le misure di cui al comma 1, non può eccedere il 50 per cento del costo dell'investimento.)

 

Le disposizioni di cui al comma 1, lett. c) sono disposizioni di coordinamento conseguenti alla soppressione del comma 2-ter dell‘articolo 18 della legge n. 183/2001.

 


 

Articolo 3
(
Conferenza di servizi preliminare e requisiti per la predisposizione degli studi di fattibilità nella finanza di progetto)

 


1. All'articolo 14-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

«1-bis. In relazione alle procedure di cui all'articolo 153 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, la conferenza dei servizi è sempre indetta. La conferenza si esprime sulla base dello studio di fattibilità per le procedure che prevedono che lo stesso sia posto a base di gara ovvero sulla base del progetto preliminare per le procedure che prevedono che lo stesso sia posto a base di gara. Le indicazioni fornite in sede di conferenza possono essere motivatamente modificate o integrate solo in presenza di significativi elementi emersi nelle fasi successive del procedimento.».

2. All'articolo 153 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, dopo il comma 2 è inserito il seguente:

«2-bis. Lo studio di fattibilità da porre a base di gara è redatto dal personale delle amministrazioni aggiudicatrici in possesso dei requisiti soggettivi necessari per la sua predisposizione in funzione delle diverse professionalità coinvolte nell'approccio multidisciplinare proprio dello studio di fattibilità. In caso di carenza in organico di personale idoneamente qualificato, le amministrazioni aggiudicatrici possono affidare la redazione dello studio di fattibilità a soggetti esterni, individuati con le procedure previste dal presente codice. Gli oneri connessi all'affidamento di attività a soggetti esterni possono essere ricompresi nel quadro economico del progetto.».


 

 

L’articolo 3 introduce l’obbligo di indire sempre la conferenza di servizi preliminare nella procedura di finanza di progetto. Nell’ambito della medesima procedura viene previsto che la redazione dello studio di fattibilità da porre a base di gara sia effettuata dal personale delle amministrazioni aggiudicatrici, eccetto i casi di carenza in organico di personale avente i necessari requisiti professionali per la predisposizione dello studio nei quali si può fare ricorso a soggetti esterni.

 

Il comma 1 dell'articolo in commento aggiunge un comma 1-bis all’art. 14-bis della L. 241/1990[11], che introduce l’obbligo di indire sempre la conferenza di servizi preliminare nell’ambito della procedura di finanza di progetto.

Viene altresì disposto che la citata conferenza si esprime sulla base del documento progettuale posto a base di gara, cioè sulla base dello studio di fattibilità (SdF) ovvero sulla base del progetto preliminare (PP).

Lo stesso comma consente la modifica o l’integrazione delle indicazioni fornite in sede di conferenza, solo se motivate e solo in presenza di significativi elementi emersi nelle fasi successive del procedimento.

Tale ultima disposizione reca un contenuto analogo a quello del comma 4 dell’art. 14-bis della L. 241/1990 con il quale pertanto potrebbe essere coordinata.

 

Con riferimento alla conferenza di servizi preliminare disciplinata dall’art. 14-bis della L. 241/1990, si ricorda in particolare che il comma 2 prevede che, nelle procedure di realizzazione di opere pubbliche e di interesse pubblico, la conferenza di servizi si esprime sul progetto preliminare al fine di indicare quali siano le condizioni per ottenere, sul progetto definitivo, le intese, i pareri, le concessioni, le autorizzazioni, le licenze, i nulla osta e gli assensi, comunque denominati, richiesti dalla normativa vigente. Lo stesso comma disciplina il ruolo, nell’ambito della conferenza, delle amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità, mentre il successivo comma 3 disciplina il caso in cui sia richiesta la valutazione d’impatto ambientale (VIA).

 

Si fa notare che, rispetto alla procedura attualmente prevista dal comma 2, il nuovo comma 1-bis prevede la possibilità che la conferenza si esprima sullo studio di fattibilità, qualora sia posto a base di gara.

La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) sottolinea che tale norma è volta a superare “i problemi connessi alle frequenti richieste di modifica al progetto dell'opera da parte delle amministrazioni competenti a rilasciare le autorizzazioni necessarie, che possono mettere a rischio l'equilibrio economico finanziario e la bancabilità stessa dell'opera”; in tal modo “le successive fasi progettuali dovrebbero risultare più celeri e snelle ed, in particolare, il progetto definitivo dovrebbe superare in modo più agevole la conferenza dì servizi decisoria”.

 

Il comma 2 inserisce un comma 2-bis all’art. 153 del D.lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici), che prevede la redazione dello SdF da porre a base di gara da parte del personale delle amministrazioni aggiudicatrici.

Lo stesso comma prevede che tale personale deve essere in possesso dei requisiti soggettivi necessari per la predisposizione dello studio di fattibilità, in funzione delle diverse professionalità coinvolte nell‘approccio multidisciplinare proprio dello studio di fattibilità. Il riferimento ai requisiti soggettivi è da intendersi pertanto ai requisiti di professionalità necessari per la predisposizione dello studio di fattibilità secondo quanto riportato anche dalla relazione illustrativa che sottolinea che la norma in commento “risponde all'esigenza di definire in modo esauriente, in conseguenza al ruolo chiave che viene ad assumere lo studio di fattibilità nella finanza di progetto, i requisiti di qualificazione dei soggetti incaricati di predisporre lo studio di fattibilità laddove lo stesso sia posto a base di gara, prevedendo l'espressa menzione dei requisiti di professionalità sui temi economico-finanziari necessari per redigere un documento che sia in grado di fornire indicazioni adeguate sulla gestione economica e funzionale della infrastruttura”.

In caso di carenza in organico di personale idoneamente qualificato, la norma consente alle amministrazioni aggiudicatrici di affidare la redazione dello SdF a soggetti esterni, individuati con le procedure previste dal Codice dei contratti (D.lgs. 163/2006), cioè, secondo quanto esplicitato dalla relazione illustrativa, mediante apposita gara.

 

Si ricorda che la procedura “tradizionale” di project financing, disciplinata dal comma 1 dell’art. 153 (che disciplina anche altre forme alternative di finanza di progetto), prevede, per la realizzazione di lavori pubblici o di lavori di pubblica utilità inseriti nella programmazione triennale e finanziabili in tutto o in parte con capitali privati, che le amministrazioni aggiudicatrici possano, in alternativa all'affidamento mediante concessione di lavori pubblici di cui all’art. 143 del Codice, affidare una concessione ponendo a base di gara uno SdF, mediante pubblicazione di un bando finalizzato alla presentazione di offerte che contemplino l'utilizzo di risorse totalmente o parzialmente a carico dei soggetti proponenti.

Con riferimento al contenuto dello SdF, esso viene disciplinato dall’art. 14, comma 2, del D.P.R. 207/2010 (regolamento di attuazione del Codice dei contratti) nei casi in cui lo SdF sia posto a base di gara, ai sensi degli articoli 58 e 153 del Codice. In tali casi viene previsto che, salva diversa motivata determinazione del responsabile del procedimento, lo SdF si componga di una relazione illustrativa generale (contenente, tra l’altro, la verifica della compatibilità con gli strumenti urbanistici; l’analisi dell'impatto socio-economico con riferimento al contesto produttivo e commerciale esistenti; l'analisi delle alternative progettuali; lo studio dell'impatto ambientale riferito alla soluzione progettuale individuata e alle possibili soluzioni alternative), di una relazione tecnica (contenente le caratteristiche funzionali e tecniche dei lavori da realizzare; la descrizione delle misure idonee a salvaguardare la tutela ambientale, i valori culturali e paesaggistici; un’analisi sommaria delle tecniche costruttive e indicazione delle norme tecniche da applicare; il cronoprogramma e una stima sommaria dell'intervento); di elaborati progettuali stabiliti dal responsabile del procedimento tra quelli previsti dall'articolo 21 e di un elaborato tecnico-economico contenente, tra l’altro, l’analisi della fattibilità finanziaria (costi-ricavi) e della fattibilità economica e sociale (costi-benefici), oltre allo schema di sistema tariffario, nel caso di concessione, e agli elementi essenziali dello schema di contratto.

Si ricorda, in materia di redazione e affidamento degli SdF, quanto enunciato nelle linee guida emanate dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici (AVCP) con la determinazione n. 1/2009[12], ove si legge (a pag. 41) che «lo SdF deve essere, di norma, redatto dagli Uffici Tecnici delle amministrazioni aggiudicatrici; il ricorso a professionisti esterni è possibile solo in caso di carenze dell’organico ai sensi dell'articolo 90, comma 6 e dell'articolo 10, comma 7, per i servizi, del D.lgs. n. 163/2006. Al concetto di "carenza dell’organico" va dato un significato stringente e sostanziale, in quanto lo SdF rappresenta per l'amministrazione un elaborato a valenza strategica e non meramente professionale, come si intende per la progettazione. Qualora si tratti di uno studio particolarmente complesso, potrà farsi ricorso all'attività di supporto, in particolare per gli aspetti economici, finanziari, delle indagini sui flussi, ecc.».

 


 

Articolo 4
(Percentuale minima di affidamento di lavori a terzi nelle concessioni)

 

1. All'articolo 51 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, le parole: «cinquanta per cento» sono sostituite dalle seguenti: «60 per cento»;

b) al comma 2, le parole: «1° gennaio 2015» sono sostituite dalle seguenti: «1° gennaio 2014».

 

 

L’articolo 4, comma 1, lettera a), eleva dal 50 al 60% la percentuale minima che i titolari di concessioni già assentite alla data del 30 giugno 2002, ivi comprese quelle rinnovate o prorogate ai sensi della legislazione successiva, sono tenuti ad affidare a terzi.

 

La disposizione viene introdotta quale novella al comma 1 dell’art. 51 del decreto legge n. 1/2012 che aveva recentemente elevato tale percentuale dal 40 al 50%. La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) sottolinea che l’innalzamento della soglia al 60% di affidamento a terzi ha un “carattere pro-concorrenziale”, in quanto inciderebbe soprattutto sulle vigenti concessioni del settore autostradale, per lo più affidate senza confronto concorrenziale, e favorirebbe una maggiore partecipazione degli operatori economici, anche di medie e piccole dimensioni, nella realizzazione degli interventi presenti nel piano degli investimenti previsti nelle convenzioni di concessione, con effetto anticongiunturale nel settore.

 

Si fa presente che il decreto-legge n. 1/2012, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività, all’art. 51, comma 1, con una modifica all’art. 253, comma 25, del D.lgs. n. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici), ha elevato dal 40[13] al 50% la percentuale minima che i titolari di concessioni già assentite alla data del 30 giugno 2002, ivi comprese quelle rinnovate o prorogate ai sensi della legislazione successiva, sono tenuti ad affidare a terzi.Il citato comma 25 dispone altresì che i concessionari agiscono a tutti gli effetti come amministrazioni aggiudicatrici esclusivamente per la quota di lavori affidata a terzi. Il comma 2 dell’art. 51 del citato decreto-legge n. 1/2012 prevedeva quindi che la norma si applicasse a decorrere dal 1° gennaio 2015. La relazione illustrativa al decreto-legge n. 1/2012 precisava che il periodo transitorio fino al 1° gennaio 2015 era necessario al fine di evitare il blocco degli investimenti già avviati dai concessionari autostradali.

Si ricorda, inoltre, che il comma 25 dell’art. 253 del Codice dei contratti reca una disposizione derogatoria rispetto alle previsioni dell’articolo 146 del medesimo Codice che (sulla scorta di quanto previsto dall’articolo 60 della direttiva 2004/18/CE), fatto salvo quanto dispone l’articolo 147 per l’affidamento di lavori complementari, prevede che la stazione appaltante possa imporre al concessionario di lavori pubblici di affidare a terzi appalti corrispondenti ad una percentuale non inferiore al 30% del valore globale dei lavori oggetto della concessione.

Si segnala, infine, che nel corso delle audizioni informali svolte al Senato nell’ambito dell’esame del decreto legge n. 1/2012, si sono registrate divergenti posizioni circa la noma di cui all’art. 51[14].

 

Il comma 1, lettera b), introdotto nel corso dell’esame parlamentare,novella l’articolo 51, comma 2, del citato decreto-legge 1/2012 anticipando di un anno, ossia al 1° gennaio 2014, l’applicazione del comma 1.


 

Articolo 4-bis
(Contratto di disponibilità)

 

 


1. All'articolo 160-ter del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 2 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Il contratto determina le modalità di ripartizione dei rischi tra le parti, che possono comportare variazioni dei corrispettivi dovuti per gli eventi incidenti sul progetto, sulla realizzazione o sulla gestione tecnica dell'opera, derivanti dal sopravvenire di norme o provvedimenti cogenti di pubbliche autorità. Salvo diversa determinazione contrattuale e fermo restando quanto previsto dal comma 5, i rischi sulla costruzione e gestione tecnica dell'opera derivanti da mancato o ritardato rilascio di autorizzazioni, pareri, nulla osta e ogni altro atto di natura amministrativa sono a carico del soggetto aggiudicatore»;

b) al comma 5 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «L'amministrazione aggiudicatrice può attribuire all'affidatario il ruolo di autorità espropriante ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327».

2. Le disposizioni di cui al comma 1, lettera a), si applicano ai contratti stipulati successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.


 

 

L’articolo 4-bis, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, novella il comma 2 dell’articolo 160-ter del Codice dei contratti pubblici (D.lgs. n. 163/2006[15]) relativo alla disciplina del contratto di disponibilità.

 

Si ricorda, in estrema sintesi, che il contratto di disponibilità costituisce un contratto di partenariato pubblico-privato nel quale l'affidatario assume il rischio della costruzione e della gestione tecnica dell'opera per il periodo di messa a disposizione dell'amministrazione aggiudicatrice.

 

L’articolo in commentointegra la predetta disposizione con la finalità di “temperare” la scelta di attribuire all’aggiudicatario ogni tipo di rischio, prevedendo che il contratto esenti le imprese dalla responsabilità di eventi incidenti sulla progettazione, costruzione e gestione che derivino da norme o provvedimenti della P.a. sopravvenuti.

Si specifica, inoltre, che, salvo diversa determinazione contrattuale, i rischi della costruzione e della gestione tecnica dell'opera per mancato o ritardato rilascio di qualsivoglia autorizzazione o atto di natura amministrativa sono a carico del soggetto aggiudicatore. L’amministrazione aggiudicatrice può attribuire all'affidatario il ruolo di autorità espropriante.

Nello specifico, il comma 1, lettera a) aggiunge due nuovi periodi all'articolo 160-ter, comma 2, in base al quale l'affidatario assume il rischio della costruzione e della gestione tecnica dell'opera per il periodo di messa a disposizione dell'amministrazione aggiudicatrice. Il primo nuovo periodo specifica che il contratto determina le modalità di ripartizione dei rischi tra le parti, che possono comportare variazioni dei corrispettivi dovuti per gli eventi incidenti sul progetto, sulla realizzazione o sulla gestione tecnica dell'opera, derivanti dal sopravvenire di norme o provvedimenti cogenti di pubbliche autorità. Il secondo nuovo periodo pone a carico del soggetto aggiudicatore, salvo diversa determinazione contrattuale (e fermo restando quanto previsto dal comma 5, del medesimo articolo 160-ter,che consente all’affidatario di introdurre varianti progettuali) i rischi sulla costruzione e sulla gestione tecnica dell'opera derivanti da mancato o ritardato rilascio di autorizzazioni, pareri, nulla osta e ogni altro attodi natura amministrativa.

 

Il comma 1, lettera b) aggiunge un nuovo periodo all’articolo 160-ter, comma 5, prevedendo la possibilità per l’amministrazione aggiudicatrice di attribuire al privato il ruolo di autorità espropriante ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 327/2001[16], al fine di velocizzare il procedimento ablatorio.

 

Si ricorda che il comma 5 dell’articolo 160-ter dispone che il progetto definitivo, il progetto esecutivo e le eventuali varianti in corso d'opera sono redatti a cura dell'affidatario; l'affidatario ha la facoltà di introdurre le eventuali varianti finalizzate ad una maggiore economicità di costruzione o gestione, nel rispetto del capitolato prestazionale e delle norme e provvedimenti di pubbliche autorità vigenti e sopravvenuti; il progetto definitivo, il progetto esecutivo e le varianti in corso d'opera sono ad ogni effetto approvati dall'affidatario, previa comunicazione all'amministrazione aggiudicatrice e, ove prescritto, alle terze autorità competenti. Il rischio della mancata o ritardata approvazione da parte di terze autorità competenti della progettazione e delle eventuali varianti è a carico dell'affidatario. Si ricorda, inoltre, che la nuova disposizione conferma la possibilità di espropriare l’immobile, possibilità che precedentemente era solo accennata nel comma 3 dello stesso art. 160-ter che dispone che “gli oneri connessi agli eventuali espropri sono considerati nel quadro economico degli investimenti e finanziati nell'ambito del contratto di disponibilità”. Mancava, pertanto, una disposizione espressa analoga a quella prevista per il contratto di locazione finanziaria all’art. 160-bis, comma 4-quater che prevede che “l'opera oggetto del contratto di locazione finanziaria può seguire il regime di opera pubblica ai fini urbanistici, edilizi ed espropriativi; l'opera può essere realizzata su area nella disponibilità dell'aggiudicatario”.

 

Il comma 2 precisa che le disposizioni di cui al comma 1, lettera a), si applicano ai contratti stipulati successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto.


 

Articolo 5
(
Determinazione corrispettivi a base di gara per gli affidamenti di contratti di servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria)

 


1. All'articolo 9, comma 2, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, è aggiunto, in fine, il seguente periodo:

«Ai fini della determinazione dei corrispettivi da porre a base di gara nelle procedure di affidamento di contratti pubblici dei servizi relativi all'architettura e all'ingegneria di cui alla parte II, titolo I, capo IV del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, si applicano i parametri individuati con il decreto di cui al primo periodo, da emanarsi, per gli aspetti relativi alle disposizioni di cui al presente periodo, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti; con il medesimo decreto sono altresì definite le classificazioni delle prestazioni professionali relative ai predetti servizi. I parametri individuati non possono condurre alla determinazione di un importo a base di gara superiore a quello derivante dall'applicazione delle tariffe professionali vigenti prima dell'entrata in vigore del presente decreto.».

2. Fino all'emanazione del decreto di cui all'articolo 9, comma 2, penultimo periodo, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, introdotto dal comma 1 del presente articolo, le tariffe professionali e le classificazioni delle prestazioni vigenti prima della data di entrata in vigore del predetto decreto-legge n. 1 del 2012 possono continuare ad essere utilizzate, ai soli fini, rispettivamente, della determinazione del corrispettivo da porre a base di gara per l'affidamento dei contratti pubblici di servizi attinenti all'architettura e all'ingegneria e dell'individuazione delle prestazioni professionali.


 

 

L’articolo 5 modifica l’art. 9 del D.L. 1/2012, abrogativo delle tariffe professionali, al fine di introdurre una disciplina per la determinazione dei corrispettivi da porre a base di gara nelle procedure di affidamento di contratti pubblici dei servizi relativi all’architettura e all’ingegneria, che consenta di colmare il vuoto normativo venutosi a creare in seguito alla citata abrogazione e che ha creato numerose difficoltà alle stazioni appaltanti.

 

In particolare, il comma 1 integra il disposto del comma 2 dell’art. 9 del D.L. 1/2012 aggiungendovi, in fine, un periodo volto a disciplinare la determinazione dei corrispettivi da porre a base di gara nelle procedure di affidamento di contratti pubblici dei servizi relativi all’architettura e all’ingegneria di cui alla parte II, titolo I, capo IV, del D.lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici).

Si ricorda che l’art. 9 del D.L. 1/2012 (come convertito dalla L. 27/2012) ha previsto l’abrogazione delle tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico. Inoltre il primo periodo del comma 2 ha previsto che, in caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista sia determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del Ministro vigilante, da adottare entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione[17]. Si segnala, in proposito, che è stato pubblicato (sulla G.U. n. 195 del 22 agosto 2012) il decreto del Ministero della Giustizia 20 luglio 2012, n. 140, contenente il «Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolarmente vigilate dal Ministero della giustizia».

La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) sottolinea le motivazioni sottese alla norma in esame. In essa viene infatti ricordato che “l’art. 9 del D.L. n. 1/2012 ha abrogato tutte le tariffe professionali demandando alla contrattazione diretta tra professionista e cliente la determinazione del compenso; ciò nello spirito di pervenire ad una totale liberalizzazione del settore delle professioni ordinistiche che possa stimolare una maggiore concorrenza di mercato. Ferma restando l'abrogazione delle tariffe, è necessario superare la situazione di assoluta indeterminatezza in cui si sono venute a trovare le stazioni appaltanti che, in tema di affidamento dei servizi di architettura e di ingegneria, non dispongono più di riferimenti da utilizzare per stabilire l'importo da porre a base di gara. Tale indeterminatezza si sta rilevando infatti foriera di conseguenze negative sia in termini di qualità delle prestazioni che di limitazione della concorrenza sul mercato. Inoltre, sempre nell'ambito degli appalti pubblici relativi ai servizi di architettura e di ingegneria, ci si trova nell'impossibilità di procedere alla individuazione delle prestazioni, anche ai fini della richiesta dei requisiti di partecipazione alla gara da dimostrare da parte dei professionisti, tenuto conto che la classificazione sulla base della quale venivano individuate le prestazioni professionali era contenuta nell'art. 14 della legge 143/49, oggi abrogato. La situazione di incertezza sopra descritta ha già richiesto l'intervento dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici che, nell'ambito di un tavolo tecnico appositamente istituito, ha fornito delle prime indicazioni con la deliberazione n. 49 del 3 maggio 2012[18]”. La delibera considera tre aspetti: l’importo a base di gara, le modalità di definizione dei requisiti di partecipazione e la verifica di congruità; alla luce delle considerazioni in essa esposte, in conclusione, si rileva che la determinazione dell’importo a base di gara per i servizi di architettura ed ingegneria debba discendere da una corretta analisi della prestazione richiesta, al fine di garantire la qualità del servizio, di individuare le corrette modalità di affidamento e la relativa pubblicità, nonché di fornire elementi per la valutazione della congruità delle offerte.

 

Per superare le difficoltà segnalate dalla relazione illustrativa, la norma prevede, ai fini della determinazione dei corrispettivi da porre a base di gara negli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria, l’applicazione dei parametri individuati con il decreto di cui al primo periodo, cioè il decreto del Ministro vigilante.

 

Viene altresì stabilito che tale decreto:

§      dovrà essere emanato, per gli aspetti relativi alle disposizioni recate dalla norma in commento, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti;

§      provvederà alla definizione delle classificazioni delle prestazioni professionali relative ai predetti servizi di architettura e ingegneria.

 

Viene inoltre disposto che i parametri individuati devono condurre alla determinazione di un importo a base di gara che non può essere superiore a quello derivante dall’applicazione delle tariffe professionali vigenti prima dell’entrata in vigore del decreto-legge n. 1/2012.

Tale limite massimo si giustifica, secondo quanto riportato nella relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) per finalità di contenimento della spesa pubblica.

 

Il comma 2 reca una disposizione volta a dettare un regime transitorio da applicare nelle more dell’emanazione del citato decreto ministeriale.

In tale regime viene consentita l’utilizzazione delle tariffe professionali e delle classificazioni delle prestazioni vigenti prima dell’entrata in vigore del D.L. 1/2012, ai soli fini, rispettivamente, della determinazione del corrispettivo da porre a base di gara per l‘affidamento di servizi di architettura e ingegneria e dell‘individuazione delle prestazioni professionali.

La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) sottolinea che il comma 2, che è finalizzato ad “assicurare la continuità dell'azione amministrativa”, prevede che si continuino ad utilizzare “le tariffe professionali vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto-legge e, per la qualificazione dei progettisti, la classificazione contenuta nell'art. 14 della legge 143/49”.

 


 

Articolo 6
(
Utilizzazione crediti d’imposta per la realizzazione di opere infrastrutturali)

 


1. Al decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, dopo l'articolo 26, è inserito il seguente:

«Art. 26-bis (Utilizzazione di crediti d'imposta per la realizzazione di opere infrastrutturali e investimenti finalizzati al miglioramento dei servizi pubblici locali). - 1. A decorrere dall'esercizio 2012, il limite massimo determinato dall'articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, dei crediti di imposta compensabili ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, non si applica agli enti locali che abbiano maturato il credito di imposta in relazione ai dividendi distribuiti dalle ex aziende municipalizzate trasformate in società per azioni.

2. I rimborsi dovuti ai sensi dell'articolo 1, comma 52, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e le compensazioni di cui al comma 1 sono destinati esclusivamente alla realizzazione di infrastrutture necessarie per il miglioramento dei servizi pubblici, nel rispetto degli obiettivi fissati dal patto di stabilità interno.».


 

 

L’articolo 6, inserendo un nuovo articolo 26-bis nel D.L. n. 1 del 2012, prevede che il limite massimo di 516 mila euro per la compensazione dei crediti d’imposta non si applichi agli enti locali che abbiano maturato il credito di imposta in relazione ai dividendi distribuiti dalle ex aziende municipalizzate trasformate in società per azioni. Si dispone, inoltre, il vincolo di destinare tali compensazioni esclusivamente alla realizzazione di infrastrutture necessarie al miglioramento dei servizi pubblici.

 

Il nuovo articolo 26-bis nel D.L. n. 1 del 2012, inserito dall’articolo 6 in commento, al comma 1, esclude dal limite massimo per la compensazione dei crediti d’imposta (determinato in 516.456,90 euro dall’articolo 34 della legge n. 388 del 2000) i crediti d’imposta maturati dagli enti locali in relazione ai dividendi distribuiti dalle ex aziende municipalizzate trasformate in società per azioni.

Il comma 1-bis dell'articolo 14 del D.P.R. 917/1986, TUIR (in vigore fino al 31 dicembre 2003 e abrogato con effetto dal 1° gennaio 2004 dal D.lgs. n. 344 del 2003 che ha introdotto l'Ires in sostituzione dell'Irpeg), prevedeva per i Comuni (non soggetti all'allora Irpeg) la possibilità di usufruire del credito d'imposta sui dividendi ad essi distribuiti dalle società, comunque costituite, che gestivano servizi pubblici locali, utilizzandolo in compensazione.

Il limite massimo previsto dall'art. 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, dei crediti di imposta compensabili ai sensi dell'articoli 17 del D.lgs. n. 241 del 1997 è pari a 516.456,90 euro per ciascuna annualità.

Ai sensi del comma 1 del citato articolo 17, i contribuenti eseguono versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti all’INPS e delle altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali, con eventuale compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche dei redditi. Tale compensazione deve essere effettuata entro la data di presentazione della dichiarazione successiva.

 

Il comma 2 del nuovo articolo 26-bis nel D.L. n. 1 del 2012 dispone che i rimborsi dovuti ai sensi dell'articolo 1, comma 52, della legge n. 311 del 2004 e le compensazioni di cui al comma 1 sono destinati esclusivamente alla realizzazione di infrastrutture necessarie per il miglioramento dei servizi pubblici, nel rispetto degli obiettivi fissati dal patto di stabilità interno.

L’articolo 1, comma 52, della legge n. 311 del 2004 (Finanziaria 2005) ha istituito per l'anno 2005, presso lo stato di previsione del Ministero dell'interno, il fondo per il rimborso agli enti locali delle minori entrate derivanti dall'abolizione del credito d'imposta, con una dotazione di 10 milioni di euro. Inoltre con il D.P.R. del 18 settembre 2006, n. 287 è stato approvato il regolamento concernente la disciplina e i criteri di ripartizione del fondo per il rimborso agli enti locali delle minori entrate derivanti dall'abolizione del credito d'imposta, per l'anno 2004, sui dividendi percepiti dalle società di gestione dei servizi pubblici locali. Per gli anni successivi al 2004 non è stato disposto alcun rimborso.

 

La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) afferma che i Comuni, per effetto del limite alle compensazioni, hanno ancora consistenti crediti d'imposta in ragione soprattutto di dividendi distribuiti dalle ex aziende municipalizzate trasformate in società per azioni. Per essi viene a ridursi al minimo, se non ad azzerarsi, la possibilità di utilizzare dette risorse per investimenti in infrastrutture.

Pertanto, la finalità della norma proposta è di consentire ai Comuni di utilizzare i sopra richiamati crediti d'imposta per la realizzazione di opere infrastrutturali necessarie per migliorare i servizi pubblici, compensando crediti e debiti all'interno del comparto della pubblica amministrazione.

 


 

Articolo 7
(
Disposizioni urgenti in materia di gallerie stradali e ferroviarie e di laboratori autorizzati ad effettuare prove ed indagini)

 


1. Per le attività di cui al numero 80 della Tabella dell'Allegato I del regolamento emanato con il decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151, esistenti alla data di pubblicazione del predetto regolamento, gli adempimenti amministrativi stabiliti dal medesimo regolamento sono espletati entro i sei mesi successivi al completamento degli adeguamenti previsti nei termini disciplinati dall'articolo 55, comma 1-bis, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 53 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27.

2. Ai sensi e per gli effetti dell'articolo 19 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, per ciascuna attività di cui al comma 1 del presente articolo, i gestori presentano al Comando provinciale dei vigili del fuoco territorialmente competente, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, una scheda asseverata da un tecnico qualificato, contenente le caratteristiche e le dotazioni antincendio allo stato esistenti, nonché una relazione riportante, per gli aspetti di sicurezza antincendio, il programma operativo degli interventi di adeguamento da realizzare nei termini prescritti.

2-bis. All'articolo 11, comma 4, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151, le parole: «un anno» sono sostituite dalle seguenti: «due anni». (10)

3. All'articolo 59 del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, il comma 2 è sostituito dal seguente:

«2. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti può autorizzare, con proprio decreto, ai sensi del presente capo, altri laboratori ad effettuare:

a) prove sui materiali da costruzione;

[b) indagini geotecniche in sito, compresi il prelievo dei campioni e le prove in sito];

c) prove di laboratorio su terre e rocce.».


 

 

L’articolo 7, ai commi 1 e 2, reca disposizioni relative alle verifiche antincendio nelle gallerie stradali e ferroviarie, mentre, al comma 3, estende le attività che possono essere svolte dai laboratori autorizzati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) relativamente alle indagini geotecniche in sito.

 

In particolare, il comma 1 prevede che per le attività soggette alle visite e ai controlli di prevenzione incendi di cui al n. 80 della Tabella dell’Allegato I del regolamento di semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi di cui al D.P.R. n. 151/2011, ossia per le “gallerie stradali di lunghezza superiore a 500 m. e ferroviarie superiori a 2.000 m.”, gli adempimenti previsti dal citato D.P.R. consistenti nella presentazione dell’istanza per il rilascio del certificato di prevenzione incendi mediante Scia, vengano espletati entro i sei mesi successivi al completamento degli adeguamenti previsti nei termini di cui all’art. 55, comma 1-bis, del decreto legge n. 1/2012.

 

L’art. 55, comma 1-bis, del decreto n. 1/2012, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività, ha previsto che per le attività soggette alle visite e ai controlli di prevenzione incendi di cui al n. 80 della Tabella di cui all'Allegato I del D.P.R. n. 151/2011, ovvero per le “Gallerie stradali di lunghezza superiore a 500 m. e ferroviarie superiori a 2.000 m.”, i termini degli adempimenti restino quelli previsti rispettivamente dal D.lgs. n. 264/2006 per la sicurezza delle gallerie stradali e dal D.M. del 28 ottobre 2005[19] per la sicurezza delle gallerie ferroviarie:

§       nel caso delle gallerie stradali, gli interventi di adeguamento delle gallerie esistenti dovranno essere effettuati entro il 30 aprile 2019 (art. 10 del D.lgs. n. 264/2006);

§       per le gallerie ferroviarie il termine per l’adeguamento è distinto tra quello previsto per le gallerie con progetto, stabilito al 7 aprile 2016, e quello per le gallerie in esercizio, fissato al 7 aprile 2021 (artt. 10 ed 11 del D.M. 28 ottobre 2005).

Si ricorda, inoltre, che con citato il D.P.R. n. 151/2011 è stato approvato il regolamento di semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi, in attuazione del disposto dell’art. 49, comma 4-quater, del D.L. 78/2010[20], che è entrato in vigore il 7 ottobre 2011. Sono stati, pertanto, introdotti nuovi criteri e nuovi modelli procedurali per la verifica antincendio degli edifici e delle attività produttive, inserendo le gallerie stradali e ferroviarie rispettivamente sopra i 500 metri e i 2000 metri (allegato 1, rigo 80), finora escluse dalle procedure di diretta competenza dei Vigili del Fuoco, nel campo di applicazione delle attività soggette alla SCIA. L’art. 4 del citato D.P.R. n. 151dispone, infatti, che per le attività di cui all'Allegato I – tra cui, come anzidetto, rientrano le gallerie stradali di lunghezza superiore a 500 m. e ferroviarie superiori a 2.000 m. - l'istanza di cui al comma 2 dell'art. 16 del D.lgs. n. 139/2006, ossia il certificato di prevenzione incendi, sia presentata al Comando provinciale dei vigili del fuoco prima dell'esercizio dell'attività, mediante segnalazione certificata di inizio attività (Scia) e corredata dalla documentazione prevista dal decreto di cui all'art. 2, comma 7, dello stesso D.P.R. (che prevede, al fine di garantire l'uniformità delle procedure, che le modalità di presentazione delle istanze oggetto del regolamento e la relativa documentazione siano disciplinate con apposito decreto del Ministro dell'interno che non è stato ancora emanato).

 

Per quanto riguarda la richiesta delle verifiche antincendio, il testo precisa che i gestori dovranno provvedervi, mediante la Scia, entro i sei mesi dal completamento dell’infrastruttura.

 

In merito alla Scia, si ricorda, in estrema sintesi, che la relativa disciplina è contenuta nell’art. 19 della legge n. 241/1990. L’art. 5 del decreto legge n. 70/2011 ne ha espressamente sancito l’applicabilità a tutte le tipologie di intervento edilizio soggette precedentemente al regime della Dia, eccetto per la Dia alternativa al permesso di costruire (cd. superDia), consentendo di avviare i lavori il giorno stesso della sua presentazione (mentre con la Dia occorre attendere 30 giorni). Ulteriori semplificazioni in relazione alla Scia sono contenute anche nell’art. 13 del decreto legge in esame.

 

Nel corso dell’esame parlamentare è stato aggiunto un periodo al comma 1 che ha precisato che resta fermo quanto previsto dall’art. 53 del decreto-legge 1/2012. Il riferimento riguarda il comma 4 dell’art. 53, ove viene disposto che non possono essere applicati alla progettazione e costruzione delle nuove gallerie stradali e autostradali,nonché agli adeguamenti di quelle esistenti, parametri e standard tecnici e funzionali più stringenti rispetto a quelli previsti dagli accordi e dalle norme dell'Unione Europea.

 

Il comma 2 dispone che, ai sensi e per gli effetti dell’art. 19 del D.lgs. n. 139/2006 relativo alle attività di vigilanza affidate al Corpo nazionale dei vigili del fuoco sull'applicazione della normativa di prevenzione incendi, per ciascuna galleria stradale o ferroviaria, i gestori dovranno presentare al Comando provinciale dei vigili del fuoco territorialmente competente, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge, una scheda asseverata da un tecnico qualificato recante le caratteristiche e le dotazioni antincendio esistenti, accompagnata da una relazione che riporti, sempre in relazione agli aspetti di sicurezza antincendio, il programma operativo degli interventi di adeguamento da realizzare nei termini prescritti dallo stesso comma 1.

 

L’art. 19 del D.lgs. n. 139/2006, prevede che il Corpo nazionale dei vigili del fuoco esercita, con i poteri di polizia amministrativa e giudiziaria, la vigilanza sull'applicazione della normativa di prevenzione incendi in relazione alle attività, costruzioni, impianti, apparecchiature e prodotti ad essa assoggettati. La vigilanza si realizza attraverso visite tecniche, verifiche e controlli disposti di iniziativa dello stesso Corpo, anche con metodo a campione o in base a programmi settoriali per categorie di attività o prodotti, ovvero nelle ipotesi di situazioni di potenziale pericolo segnalate o comunque rilevate. Nell'esercizio dell'attività di vigilanza, il Corpo nazionale può avvalersi di amministrazioni, enti, istituti, laboratori e organismi aventi specifica competenza. L’articolo disciplina quindi le modalità delle ispezioni e verifiche e i provvedimenti da adottare qualora, dall’esito dell’attività di vigilanza, siano rilevate condizioni di rischio o l'inosservanza della normativa di prevenzione incendi.

 

Nel corso dell’esame parlamentare è stato anche aggiunto un comma 2-bis che proroga di un anno, vale a dire fino al 7 ottobre 2013, il termine (previsto dall’art. 11, comma 4, del D.P.R. 151/2011) entro il quale il Corpo nazionale dei vigili del fuoco dovrà effettuare i controlli di prevenzione antincendio sulle gallerie stradali di lunghezza superiore a 500 metri e ferroviarie superiori a 2.000 metri.

 

Il comma 3 riscrive, infine, il comma 2 dell’art. 59 del D.P.R. 380/2001 (TU edilizia) incidendo sulle attività che possono essere effettuate da altri laboratori (diversi da quelli ufficiali indicati al comma 1 del medesimo art. 59) autorizzati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT). Il fine della precisazione apportata – evidenziato nella relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) – è quello di estendere le indagini geognostiche “al terreno ed alle rocce nel significato più vasto di territorio, area, sito”:

 

La previgente formulazione dell'art. 59, comma 2, del D.P.R. 380/2001 prevedeva infatti che i laboratori autorizzati dal MIT potessero effettuare “prove su materiali da costruzione, comprese quelle geotecniche su terreni e rocce". Tale espressione, secondo quanto evidenziato dalla relazione illustrativa, “deve però intendersi riferita non solo alle terre ed alle rocce intese come materiale o campioni, bensì al terreno ed alle rocce nel significato più vasto di territorio, area, sito”. La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) sottolinea altresì che la norma in esame è “finalizzata a ricondurre nell'ambito di attività dei laboratori autorizzati le indagini geognostiche, il prelievo dei campioni e le prove in sito, quando questi riguardino indagini geotecniche, in quanto, per tali tipologie di indagini, l'autorizzazione soddisfa esigenze di pubblica utilità, avendo dette prove implicazione sulla sicurezza delle costruzioni”.

 

Nel corso dell’esame parlamentare sono state eliminate dal novero delle attività effettuabili dai laboratori citati, le indagini geotecniche in sito, compreso il prelievo dei campioni e le prove in sito (era la lettera b) del capoverso 2). La modifica di fatto riporta la disposizione recata dal comma 2 dell’art. 59 a una formulazione analoga a quella vigente prima dell’emanazione del decreto-legge.

 


 

Articolo 8
(
Grande evento EXPO 2015 e Fondazione La Grande Brera)

 


1. Al fine di reintegrare l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 14 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nell'importo originariamente previsto, per la realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento EXPO Milano 2015 è autorizzata la spesa di 9.092.408 euro per il 2012, di 9.680.489 euro per il 2013, di 8.661.620 euro per il 2014 e di 987.450 euro per il 2015.

1-bis. Una quota delle somme di cui al comma 1, pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014, è destinata alla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano per straordinari interventi conservativi e manutentivi del Duomo di Milano necessari anche in vista dello svolgimento del grande evento EXPO Milano 2015.

2. All'articolo 14, comma 2, primo periodo, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo la parola: «urgente», sono aggiunte le seguenti: «. Il Commissario straordinario, con proprio provvedimento, può nominare uno o più delegati per specifiche funzioni.».

2-bis. Al fine di accelerare la realizzazione delle opere necessarie al grande evento EXPO Milano 2015, il termine di cui al comma 5 dell'articolo 127 del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, per l'espressione del parere sui progetti relativi alle predette opere da rendere ai sensi del medesimo comma 5, è stabilito in trenta giorni non prorogabili. A tale fine il Consiglio superiore dei lavori pubblici, anche convocando sedute straordinarie, procede all'esame dei progetti relativi al grande evento EXPO Milano 2015 con assoluta priorità. Nel caso in cui il parere debba essere espresso dai comitati tecnici amministrativi di cui al comma 3 del citato articolo 127, il termine è fissato entro trenta giorni non prorogabili, con la medesima priorità di cui al periodo precedente.

2-ter. All'articolo 32, comma 17, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, le parole: «con provvedimento del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, su richiesta degli interessati, e sentito l'A.N.A.S» sono sostituite dalle seguenti: «su richiesta degli interessati, e sentita la società ANAS Spa, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, nel quale, in esito ad apposita valutazione tecnica, sono individuati specificamente i tratti stradali oggetto di deroga e, in relazione ad essi, le distanze minime da osservare».

3. A seguito dell'ampliamento e della risistemazione degli spazi espositivi della Pinacoteca di Brera e del riallestimento della relativa collezione, il Ministro per i beni e le attività culturali, nell'anno 2013, costituisce la fondazione di diritto privato denominata «Fondazione La Grande Brera», con sede in Milano, finalizzata al miglioramento della valorizzazione dell'Istituto, nonché alla gestione secondo criteri di efficienza economica.

4. La Fondazione di cui al comma 3 è costituita ai sensi del regolamento di cui al decreto ministeriale 27 novembre 2001, n. 491 e del codice civile. L'atto costitutivo prevede il conferimento in uso alla Fondazione, mediante assegnazione al relativo fondo di dotazione, della collezione della Pinacoteca di Brera, dell'immobile che la ospita, nonché degli eventuali ulteriori beni mobili e immobili individuati con apposito decreto ministeriale. Lo statuto della Fondazione prevede l'esercizio da parte del Ministero della vigilanza sul conseguimento di livelli adeguati di pubblica fruizione delle opere d'arte e delle raccolte in uso o nella titolarità della Fondazione.

5. Oltre al Ministero per i beni e le attività culturali, che assume la qualità di fondatore, possono partecipare alla Fondazione di cui al comma 3, in qualità di soci promotori, secondo le modalità stabilite dallo statuto, gli enti territoriali nel cui ambito la Fondazione ha sede, che assumano l'impegno di contribuire stabilmente al fondo di gestione in misura non inferiore al Ministero. Possono altresì diventare soci, previo consenso del fondatore e dei soci promotori, altri soggetti, pubblici e privati, i quali contribuiscano ad incrementare il fondo di dotazione e il fondo di gestione della Fondazione nella misura e secondo le modalità stabilite dallo statuto.

6. Il funzionamento della Fondazione di cui al comma 3 è assicurato mediante un apposito fondo di gestione, alimentato annualmente dal Ministero per i beni e le attività culturali per un importo pari a 2.000.000,00 di euro. Alla relativa spesa si provvede, a decorrere dal 2013, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75, con specifico riferimento alle risorse di parte corrente.

7. La Fondazione di cui al comma 3 può avvalersi di personale appartenente ai ruoli del Ministero per i beni e le attività culturali e degli enti territoriali che abbiano acquisito la qualità di soci promotori, sulla base di protocolli d'intesa stipulati ai sensi dell'articolo 23-bis, commi 7 e seguenti, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. I protocolli d'intesa prevedono l'integrale rimborso della spesa per il suddetto personale alle amministrazioni di appartenenza. La gestione finanziaria della Fondazione è soggetta al controllo della Corte dei conti.


 

 

L’articolo 8, come modificato durante l'esame parlamentare,ai commi da 1 a 2-ter reca disposizioni in materia di Expo 2015 allo scopo di accelerare la realizzazione delle relative opere: mettendo a disposizione ulteriori risorse per la realizzazione delle opere e delle attività connesse; prevedendo la possibilità di nomina, da parte del sindaco di Milano quale Commissario straordinario del Governo, di uno o più delegati per lo svolgimento di specifiche funzioni; riducendo le tempistiche concesse al Consiglio superiore dei lavori pubblici per l’esame dei progetti relativi alle opere dell’Expo.

I commi da 3 a 7 riguardano la costituzione, nel 2013, di una fondazione di diritto privato denominata “Fondazione La Grande Brera”.

 

In particolare, il comma 1reintegra l'autorizzazione di spesa di cui all'art. 14 del D.L. 112/2008 (legge n. 133/2008) relativa alla realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento “EXPO Milano 2015”.

A tal fine, il comma autorizza la spesa complessiva di 28.421.967 euro nel periodo 2012-2015 secondo la seguente ripartizione temporale:

 

Anno

Spesa autorizzata (in euro)

2012

9.092.408

2013

9.680.489

2014

8.661.620

2015

987.450

Il comma 1-bis riserva una quota del predetto importo, pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014, ad interventi straordinari per il Duomo di Milano.

 

La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) sottolinea che il reintegro dei finanziamenti operato dal comma 1 neutralizza “gli effetti dei tagli previsti dal decreto sulle semplificazioni fiscali, decreto legge n. 16/2012[21]

 

Si ricorda che l’art. 14, comma 1, del D.L. 112/2008 ha autorizzato, per la realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento EXPO Milano 2015, un finanziamento complessivo nel periodo 2009-2015 di 1.486 milioni di euro, stanziando: 30 milioni per il 2009, 45 milioni per il 2010, 59 milioni per il 2011, 223 milioni di euro per l'anno 2012, 564 milioni di euro per l'anno 2013, 445 milioni di euro per l'anno 2014 e 120 milioni di euro per l'anno 2015.

Il capitolo 7695 iscritto nello stato di previsione del Ministero delle Infrastrutture, nel Programma “Opere strategiche, edilizia statale ed interventi speciali e per pubbliche calamità” reca le spese per la realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento Expo Milano. La dotazione iniziale di competenza di tale capitolo, a legge di bilancio 2012, era pari a 223 milioni nel 2012, a 564 milioni nel 2013 e a 445 milioni nel 2014.

L’articolo 13, comma 1-quinquies,del D.L. n. 16/2012 ha disposto una riduzione lineare delle spese rimodulabili del bilancio iscritte nelle missioni di spesa del bilancio a legislazione vigente in misura complessivamente pari a 280 milioni di euro per l'anno 2012 e a 180 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013[22]. Il Ministero dell’economia e finanze è stato autorizzato ad accantonare e rendere indisponibili le predette somme e le amministrazioni sono state autorizzate a proporre su tali accantonamenti variazioni compensative, anche tra missioni diverse, nel rispetto dell'invarianza sui saldi finanziari.

Il capitolo 7695/Infrastrutture, in quanto capitolo rimodulabile, è stato interessato dagli accantonamenti disposti ai sensi del D.L. n. 16, in misura pari all’integrazione di spesa - al netto della riserva a favore del Duomo di Milano - prevista dall’articolo in esame.

 

La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) evidenzia altresì che con la medesima finalità i finanziamenti destinati all'EXPO 2015 sono esclusi dal taglio lineare previsto per la copertura dei maggiori oneri derivanti dal presente decreto-legge. Si veda al riguardo quanto disposto dall’articolo 69, comma 2, lettera b), alla cui scheda di commento si rinvia.

 

In merito alla realizzazione e al finanziamento delle opere connesse alla manifestazione “Expo Milano 2015”, nella sua audizione presso l’8a Commissione del Senato del 4 aprile 2012[23], il Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti ha ricordato, con riferimento alla suddivisione del citato finanziamento complessivo, che “il quadro delle competenze finanziarie statali per gli anni 2009-2015, al lordo delle competenze per il funzionamento delle Segreterie tecniche del Commissario straordinario e del Commissario generale, prevede la seguente ripartizione tra i principali enti territoriali direttamente interessati: per il Comune di Milano, 536 milioni di euro; per la Regione Lombardia, 117,4 milioni di euro; per Expo 2015 SpA, 832,6 milioni di euro”. Con riferimento alle somme impegnate e trasferite nella disponibilità di cassa di ciascuno dei soggetti attuatori, nella medesima audizione, è stato precisato che tali risorse ammontano “per il Comune di Milano, dal 2009 ad oggi, a 10,748 milioni di euro; per la Regione Lombardia a 5.182.480 euro; per Expo 2015 SpA a 67.278.692,97 euro…Si tratta di risorse destinate alla predisposizione delle opere e delle attività connesse all’Expo, soprattutto con riferimento alle infrastrutture necessarie a favorire l’accessibilità dei visitatori alle sedi dell’evento e agli spazi espositivi. Si tenga sempre presente che tali opere sono state ripartite in tre gruppi:….13 opere essenziali, 17 connesse e 36 necessarie. Le prime riguardano la mobilità e l’accessibilità diretta al sito; le seconde sono ritenute indispensabili affinché l’area sia collegata alla rete infrastrutturale esistente o le vie di accesso già presenti siano potenziate per adeguarsi ai volumi di affluenza previsti; le ultime, infine, richiedono interventi finalizzati a garantire la mobilità nell’area del sito espositivo e del territorio contiguo”[24].

 

Il comma 2 novella il comma 2 dell’art. 14 del D.L. 112/2008 al fine di consentire al Sindaco di Milano, nella sua veste di Commissario straordinario del Governo, di nominare, con proprio provvedimento, uno o più delegati per specifiche funzioni.

 

Si ricorda che il testo previgente del primo periodo del citato comma 2 prevedeva semplicemente, ai fini della realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento EXPO Milano 2015, la nomina del Sindaco di Milano pro tempore, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, a Commissario straordinario del Governo per l'attività preparatoria urgente. A seguito delle dimissioni di Letizia Moratti, con D.P.C.M. 5 agosto 2011 (pubblicato sulla GU n. 233 del 6-10-2011), che ha sostituito l’articolo 2 del D.P.C.M. 22 ottobre 2008[25], il nuovo sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, è stato nominato fino al 31 dicembre 2016, quale Commissario straordinario del Governo per la realizzazione dell'Expo 2015. Il decreto ha, quindi, provveduto a definirne le attribuzioni.

 

Nel corso dell’esame parlamentare sono stati inseriti i commi 2-bis e 2- ter, volti arisolvere alcune problematiche connesse alla tempistica relativa alla realizzazione delle opere dell’Expo.

Il comma 2-bis riduce, infatti, il termine per l'espressione del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici sui progetti relativi a opere necessarie per l'EXPO 2015 da 45 giorni a 30 giorni non prorogabili.

 

Si ricorda che il comma 3 dell'art. 127 del D.lgs. n. 163/2006, Codice dei contratti pubblici, dispone che il Consiglio superiore dei lavori pubblici esprime parere obbligatorio sui progetti definitivi di lavori pubblici di competenza statale, o comunque finanziati per almeno il 50 per cento dallo Stato, di importo superiore ai 25 milioni di euro, nonché parere sui progetti delle altre stazioni appaltanti che siano pubbliche amministrazioni, sempre superiori a tale importo, ove esse ne facciano richiesta. Per i lavori pubblici di importo inferiore a 25 milioni di euro, le competenze del Consiglio superiore sono esercitate dai comitati tecnici amministrativi presso i servizi integrati infrastrutture e trasporti (SIIT). Qualora il lavoro pubblico di importo inferiore a 25 milioni di euro presenti elementi di particolare rilevanza e complessità, il direttore del settore infrastrutture sottopone il progetto, con motivata relazione illustrativa, al parere del Consiglio superiore.

 

Il termine per l'espressione del parere è ridotto a 30 giorni non prorogabili anche nel caso esso debba essere espresso dai succitati comitati tecnici amministrativi.

 

Il comma 2-ter, con una novella all'art. 32, comma 17, del decreto-legge n. 98/2011, e ribadendone sostanzialmente il disposto, stabilisce che, con riferimento alle opere essenziali di preparazione e di realizzazione del Sito di EXPO 2015 (di cui all'allegato 1 al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 22 ottobre 2008, e successive modificazioni, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 277 del 2008), le distanze di cui all'art. 41-septies della legge 17 agosto 1942, n. 1150, all'articolo 4, D.M. 1° aprile 1968, n. 1404, nonché all'art. 28 del D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, possono essere ridotte per determinati tratti, ove particolari circostanze lo richiedano, su richiesta degli interessati, e sentita l'ANAS Spa, con decreto del MIT, nel quale, in esito ad apposita valutazione tecnica, sono individuati specificamente i tratti stradali oggetto di deroga e, in relazione ad essi, le distanze minime da osservare (il testo previgente richiedeva solo un provvedimento del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, su richiesta degli interessati, e sentita l'A.N.A.S.).

 

Si ricorda, infatti che il richiamato comma 17 dell’art. 32 del decreto legge n. 98/2011, al fine di permettere la realizzazione delle opere “essenziali” dell’Expo 2015, consente una deroga, per determinati tratti ove particolari circostanze lo richiedano, alla disciplina delle distanze minime per l’edificazione del nastro stradale e per l’edificazione nei centri abitati previste dalla normativa vigente. Pertanto, su richiesta degli interessati e sentita la società ANAS Spa, con decreto del MIT, sono individuati specificamente i tratti stradali oggetto di deroga e, in relazione ad essi, le distanze minime da osservare.

 

I commi da 3 a 7 riguardano la costituzione, nel 2013, di una fondazione di diritto privato denominata “Fondazione La Grande Brera”, finalizzata ad una migliore valorizzazione della collezione della Pinacoteca di Brera[26] e a consentire la gestione secondo criteri di efficienza economica[27]. La Fondazione è vigilata dal Mibac e sottoposta al controllo della Corte dei conti.

 

Si ricorda che la Pinacoteca di Brera nasce a fianco dell'Accademia di Belle Arti, voluta da Maria Teresa d’Austria nel 1776, con finalità didattiche. Doveva infatti costituire una collezione di opere esemplari, destinate alla formazione degli studenti. Quando Milano divenne capitale del Regno Italico la raccolta, per volontà di Napoleone, si trasformò in un museo che intendeva esporre i dipinti più significativi provenienti da tutti i territori conquistati dalle armate francesi. Brera quindi, a differenza di altri grandi musei italiani, come gli Uffizi ad esempio, non nasce dal collezionismo privato dei principi e dell'aristocrazia ma da quello politico e di stato. Nel 1882 la Pinacoteca viene resa autonoma dall’Accademia di Belle Arti. Dal 1989 è stato avviato un complesso intervento di ristrutturazione e razionalizzazione degli spazi, dotati di nuovi impianti tecnologici.

 

In particolare, il comma 3 affida la costituzione della Fondazione, per le finalità indicate, al Ministro per i beni e le attività culturali, e ricollega tale previsione all’ampliamento e alla risistemazione degli spazi espositivi della Pinacoteca di Brera e al riallestimento della relativa collezione.

 

Al riguardo si ricorda che il 19 luglio 2010 è stato firmato, presso il Comune di Milano, il protocollo d’intesa “Per la Conservazione e la Valorizzazione del Patrimonio culturale della città di Milano”, che prevede l’espansione della Pinacoteca con l’avvio del progetto de “La Grande Brera” e l’ampliamento dell’Accademia di belle arti di Brera con la creazione di un secondo polo presso l’ex caserma di Via Mascheroni.

L’accordo prevede l’espansione dell’Accademia delle Belle Arti negli spazi messi a disposizione del Ministero della Difesa, cioè la Caserma “Magenta” e la Caserma “Carroccio”. Ciò - come si leggeva nel comunicato stampa presente sul sito del Mibac - comporterà anche il conseguente ampliamento della Pinacoteca nell’area lasciata libera dall’Accademia[28].

 

Il comma 4 disciplina la costituzione della Fondazione, richiamando l’apposito decreto ministeriale a suo tempo emanato per la costituzione e la partecipazione a fondazioni da parte del Ministero per i beni e le attività culturali (DM 491/2001) e il codice civile.

 

Nell’ordinamento giuridico italiano, la disciplina normativa delle fondazioni è recata dal codice civile (artt. 14-35). L’istituto viene classicamente definito come “stabile organizzazione predisposta per la destinazione di un patrimonio ad un determinato scopo di pubblica utilità[29]”.

Il codice civile stabilisce, innanzitutto, i requisiti dell’atto costitutivo e dello statuto della fondazione, con i quali il fondatore enuncia un determinato scopo, predispone la struttura organizzativa che dovrà provvedere alla sua realizzazione e la fornisce dei mezzi patrimoniali necessari, nonché regola i profili relativi alle responsabilità degli amministratori, all’estinzione e alla trasformazione della fondazione. La disciplina recata dal codice è completata dalle norme del D.P.R. 361/2000, con il quale è stato riformato il procedimento per l’acquisto della personalità giuridica ed il sistema dei controlli sulle persone giuridiche private[30].

Accanto al modello codicistico, occorre, peraltro, sottolineare che, negli ultimi anni, il legislatore ha fatto più volte ricorso alla forma organizzativa della fondazione, dettando singole discipline settoriali per specifiche categorie di enti. Si ricordano, ad esempio, le disposizioni relative alle fondazioni bancarie[31], alle fondazioni lirico-sinfoniche[32], alle fondazioni universitarie[33], alla costituzione della Fondazione MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo[34].

Con riferimento specifico all’ambito dei servizi museali e culturali, si ricorda che la forma gestionale della fondazione, per la sua caratteristica non lucrativa, è stata ritenuta particolarmente idonea, portando, in particolare, nel tempo, a far emergere lo schema della c.d. fondazione di partecipazione. Questa è divenuta strumento tipico di gestione dei beni culturali statali a far data dal D.lgs. n. 368 del 1998, che ha previsto la possibilità per il Ministero per i beni e le attività culturali, ai fini della gestione dei servizi relativi ai beni culturali di interesse nazionale, di costituire o partecipare ad associazioni, fondazioni o società (articolo 10, comma 1, lett. b).

In attuazione di quanto disposto dalla norma richiamata, è stato adottato il D.M. 491/ 2001[35], ai sensi del quale il Ministero può costituire fondazioni aventi personalità giuridica di diritto privato, ovvero parteciparvi allo scopo di perseguire il più efficace esercizio delle proprie funzioni e, in particolare, della gestione e valorizzazione dei beni culturali e della promozione delle attività culturali.

La materia è stata, da ultimo, modificata dal D.lgs. 156/2006, che ha disposto l’abrogazione esplicita dell’art. 10 del D.lgs. 368/1998, parallelamente alla ‘riscrittura’ degli artt. 112 e 115 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, concernenti la valorizzazione e la gestione dei beni culturali di appartenenza pubblica interni agli istituti e luoghi della cultura.

In particolare, l’art. 112 (commi 4, 5, 8) prevede che Stato, regioni ed altri enti pubblici territoriali stipulano accordi per definire strategie ed obiettivi comuni di valorizzazione, nonché per elaborare i conseguenti piani strategici di sviluppo culturale. Per l’elaborazione e lo sviluppo di tali piani, possono essere costituiti appositi soggetti giuridici, ai quali possono partecipare privati proprietari di beni culturali, nonché persone giuridiche private senza scopo di lucro, anche quando non dispongano di beni culturali che siano oggetto della valorizzazione, a condizione che l’intervento in tale settore di attività sia per esse previsto dalla legge o dallo statuto.

 

Inoltre, il comma 4 stabilisce che l’atto costitutivo prevede il conferimento in uso alla Fondazione, attraverso l’assegnazione al fondo di dotazione:

§      della collezione della Pinacoteca di Brera;

§      dell’immobile in cui la Pinacoteca è ospitata;

§      degli eventuali, ulteriori, beni mobili e immobili indicati con un apposito decreto ministeriale.

Infine, dispone che lo statuto della Fondazione prevede la vigilanza del Mibac sul conseguimento di adeguati livelli di pubblica fruizione delle opere d’arte e delle raccolte in uso o nella titolarità della Fondazione[36].

 

Il comma 5 reca la disciplina delle partecipazioni alla Fondazione. Oltre al Ministero, che è il fondatore, possono partecipare, quali soci promotori, secondo le modalità stabilite dallo statuto, gli enti territoriali nel cui ambito la Fondazione ha sede: condizione per la partecipazione è che gli stessi enti assumano l’impegno di contribuire stabilmente al fondo di gestione in misura non inferiore al Ministero (dunque, in misura non inferiore ai 2 milioni di euro annui di cui al comma 6).

Previo consenso del Ministero e dei soci promotori, possono partecipare altri soggetti pubblici e privati che contribuiscano ad incrementare il fondo di dotazione e il fondo di gestione della Fondazione nella misura e secondo le modalità stabilite dallo statuto.

 

Il comma 6 individua le risorse per il funzionamento della Fondazione, disponendo che ogni anno il fondo di gestione a ciò finalizzato è alimentato dal Mibac con 2 milioni di euro. Alla copertura di tale onere si provvede, dal 2013, mediante riduzione - con riferimento alle risorse di parte corrente - dell’autorizzazione di spesa con la quale, dal 2011, sono state incrementate le risorse per la manutenzione e la conservazione dei beni culturali.

Si tratta, in particolare, dell’autorizzazione di spesa di 80 milioni di euro annui disposta dall’art. 1, co. 1, lett. b), del D.L. 34/2011 (L. 75/2011)[37].

Al riguardo, la relazione illustrativa precisava che la parte dell’autorizzazione di spesa relativa alle risorse di parte corrente è quantificata, complessivamente, in 12,7 milioni di euro (dei quali 2 milioni già finalizzati, dal 2012, alle attività e al funzionamento dell’Accademia dei Lincei e dell’Accademia della Crusca[38]) e sottolineava che i 2 milioni di euro previsti dal D.L. consentono di coprire integralmente sia le spese iniziali di costituzione della Fondazione, sia quelle inerenti al suo funzionamento, anche in considerazione dell’assenza di ogni onere inerente la sede.

Evidenziava, infine, che la Fondazione dovrà attrarre capitali privati e che è già noto l’interesse manifestato da soggetti privati che intendono partecipare.

 

Per completezza, si ricorda che con deliberazione n. 38 del 23 marzo 2012[39], il CIPE ha assegnato al Mibac 70 milioni di euro del Fondo per lo sviluppo e la coesione, per la realizzazione di 9 interventi prioritari di competenza del medesimo Ministero su sedi museali di rilievo nazionale: in particolare, 23 milioni di euro sono stati destinati alla Grande Brera.

 

Il comma 7 dispone, anzitutto,in ordine al personale della Fondazione. Essa può avvalersi di personale appartenente ai ruoli del Mibac e degli enti territoriali che diventino soci promotori, sulla base di protocolli di intesa stipulati ai sensi dell’art. 23, commi 7 e seguenti, del D.lgs. 165/2001. Dispone, inoltre, che la gestione finanziaria della Fondazione è assoggettata al controllo della Corte dei conti.

 

L’art. 23-bis, co. 7, del D.lgs. 165/2001 dispone - per quanto qui interessa - che, sulla base di appositi protocolli di intesa tra le parti, le pubbliche amministrazioni possono disporre, per singoli progetti di interesse specifico dell'amministrazione e con il consenso dell'interessato, l'assegnazione temporanea di personale presso altre pubbliche amministrazioni o imprese private. I protocolli disciplinano le funzioni, le modalità di inserimento, l'onere per la corresponsione del trattamento economico, da porre a carico dei soggetti destinatari.

Sotto questo profilo, si precisa che l’articolo in esame, nel disporre che i protocolli d’intesa prevedono l’integrale rimborso della spesa per il suddetto personale alle amministrazioni di appartenenza, appare parzialmente derogatorio rispetto alla previsione dell’articolo 23-bis, co. 7, sopra riportata.

 


 

Articolo 9
(
Ripristino IVA per cessioni e locazioni nuove costruzioni)

 


1. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 10, primo comma, i numeri 8), 8-bis) e 8-ter) sono sostituiti dai seguenti:

«8) le locazioni e gli affitti, relative cessioni, risoluzioni e proroghe, di terreni e aziende agricole, di aree diverse da quelle destinate a parcheggio di veicoli, per le quali gli strumenti urbanistici non prevedono la destinazione edificatoria, e di fabbricati, comprese le pertinenze, le scorte e in genere i beni mobili destinati durevolmente al servizio degli immobili locati e affittati, escluse le locazioni, per le quali nel relativo atto il locatore abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione, di fabbricati abitativi effettuate dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di cui all'articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed f), del Testo Unico dell'edilizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, di fabbricati abitativi destinati ad alloggi sociali come definiti dal decreto del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro della solidarietà sociale, il Ministro delle politiche per la famiglia ed il Ministro per le politiche giovanili e le attività sportive del 22 aprile 2008, e di fabbricati strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni;

8-bis) le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato diversi da quelli di cui al numero 8-ter), escluse quelle effettuate dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di cui all'articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed f), del Testo Unico dell'edilizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, entro cinque anni dalla data di ultimazione della costruzione o dell'intervento, ovvero quelle effettuate dalle stesse imprese anche successivamente nel caso in cui nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione, e le cessioni di fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali, come definiti dal decreto del Ministro delle infrastrutture 22 aprile 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 146 del 24 giugno 2008, per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione;

8-ter) le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni, escluse quelle effettuate dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di cui all'articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed f), del Testo Unico dell'edilizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, entro cinque anni dalla data di ultimazione della costruzione o dell'intervento, e quelle per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione;»;

b) all'articolo 17, sesto comma, la lettera a-bis) è sostituita dalla seguente:

«a-bis) alle cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato di cui ai numeri 8-bis) e 8-ter) del primo comma dell'articolo 10 per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione»;

c) alla tabella A, parte terza, il n. 127-duodevicies) è sostituito dal seguente:

«127-duodevicies) locazioni di fabbricati abitativi effettuate dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito gli interventi di cui all'articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed f), del Testo Unico dell'edilizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e locazioni di fabbricati abitativi destinati ad alloggi sociali come definiti dal decreto del Ministro delle infrastrutture 22 aprile 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 146 del 24 giugno 2008»


 

 

L'articolo 9, modificato nel corso dell’esame parlamentare, è diretto ad assoggettare all'imposizione IVA le operazioni relative a cessioni e locazioni di abitazioni effettuate dai costruttori anche oltre il limite dei cinque anni dall’ultimazione dei lavori. La normativa previgente, non considerando dette operazioni imponibili IVA, non consentiva di portare a compensazione l’IVA a credito relativa agli immobili, determinando una perdita per gli operatori del settore stimata dalla relazione illustrativa in circa 840 milioni di euro.

 

Secondo quanto emerge dalla relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) la norma è volta a rendere disponibili risorse economiche, che attualmente le imprese di costruzione non utilizzano a causa della vigente normativa che prevede che le cessioni di immobili destinati ad uso abitativo effettuate da dette imprese costruttrici, oltre i cinque anni dalla costruzione, sono esenti dall'imposizione di IVA; inoltre sono esenti anche la maggior parte delle locazioni di abitazioni effettuate da parte dei medesimi soggetti; tali fattispecie rendono, pertanto, l'IVA non neutrale nei confronti degli imprenditori edili.

 

Si ricorda preliminarmente che la disciplina era stata recentemente modificata dall’articolo 57 del decreto-legge n. 1 del 2012 (liberalizzazioni), che aveva assoggettato all'imposizione IVA le operazioni relative agli interventi su fabbricati destinati ad alloggi sociali ed aveva consentito alle imprese che operano nel settore immobiliare di optare per la contabilizzazione separata relativamente alle operazioni di cessione di immobili abitativi in esenzione IVA. Tale ampliamento dell'opzione per la separazione (già applicata per la gestione relativa alle locazioni in esenzione) era volto a facilitare la gestione delle operazioni di cessione in esenzione.

 

Più in dettaglio, la lettera a) del comma 1 dell'articolo in esame novella i numeri 8), 8-bis) e 8-ter) dell'articolo 10, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972, il quale elenca le operazioni esenti da IVA.

Per effetto delle modifiche apportate al numero 8), non sono esenti da IVA le locazioni, per le quali nel relativo atto il locatore abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione:

§       di fabbricati abitativi, effettuate dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, interventi di restauro e di risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, o ristrutturazione urbanistica (di cui all’articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed f), del testo unico dell’edilizia,D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380);

§       di fabbricati abitativi destinati ad alloggi sociali;

§       di fabbricati strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni.

 

Si ricorda che il D.M. 22 aprile 2008, emanato dal Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro della solidarietà sociale, il Ministro delle politiche per la famiglia ed il Ministro per le politiche giovanili e le attività sportive, definisce all'articolo 1 come «alloggio sociale» l'unità immobiliare adibita ad uso residenziale in locazione permanente che svolge la funzione di interesse generale, nella salvaguardia della coesione sociale, di ridurre il disagio abitativo di individui e nuclei familiari svantaggiati, che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi nel libero mercato.

 

Per effetto delle modifiche apportate al numero 8-bis), non sono esenti da IVA le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato:

§      effettuate dalle imprese costruttrici o dalle imprese che vi hanno eseguito interventi edilizi, anche oltre cinque anni dalla data di ultimazione della costruzione - o dell'intervento di restauro e di risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, o ristrutturazione urbanistica - nel caso in cui nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione.

 

Inoltre, a seguito di una modifica introdotta nel corso dell’esame parlamentare, non sono esenti da IVA le cessioni di fabbricati di civile abitazione:

§      destinati ad alloggi sociali, ove il cedente abbia manifestato espressamente l'opzione per l'imposizione nel relativo atto.

 

Per effetto delle modifiche apportate al numero 8-ter), non sono esenti da IVA le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni:

§      effettuate dalle imprese costruttrici o dalle imprese che vi hanno eseguito interventi edilizi, anche oltre cinque anni dalla data di ultimazione della costruzione - o dell'intervento di restauro e di risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, o ristrutturazione urbanistica - per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione.

 

La lettera b) del comma 1 dell'articolo in esame novella quindi la lettera a-bis dell'articolo 17, sesto comma, del medesimo D.P.R. n. 633/1972, il quale prevede l’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile (cosiddetto reverse charge) alle cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato strumentali.

Si ricorda che l’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile comporta che il destinatario della cessione, se soggetto passivo d’imposta nel territorio dello Stato, sia obbligato all’assolvimento dell’imposta in luogo del cedente. Ciò, in deroga al principio di carattere generale secondo cui debitore d’imposta nei confronti dell’Erario, ai fini Iva, è il soggetto che effettua la cessione di beni o la prestazione di servizi.

Per effetto delle modifiche introdotte, il meccanismo dell’inversione contabile viene quindi esteso a tutte le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato – anche non strumentali - di cui ai numeri 8-bis) e 8-ter) sopra citati per le quali nel relativo attoil cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione.

 

La lettera c)infine novella il n. 127-duodevicies) della tabella A, parte terza, allegata al D.P.R. n. 633/1972, che elenca i beni e servizi soggetti all'aliquota ridotta del 10 per cento.

Il precedente n. 127-duodevicies) assoggettava all'aliquota del 10 per cento le locazioni di immobili di civile abitazione effettuate in esecuzione di programmi di edilizia abitativa convenzionata e le locazioni di fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali.

Ferma restando la disciplina delle locazioni di fabbricati abitativi destinati ad alloggi sociali, per effetto delle modifiche apportate l’aliquota del 10 per cento viene quindi estesa alle locazioni di:

§       tutti i fabbricati abitativi (e non solo di quelli in esecuzione di programmi di edilizia abitativa convenzionata), effettuate dalle imprese costruttrici o dalle imprese che vi hanno eseguito gli interventi edilizi sopra richiamati;

§       fabbricati strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni.

 

Resta invece confermata la normativa vigente in tema di aliquote IVA sulle cessioni, in sostanza:

§       4 per cento per cessioni a favore di soggetti in possesso dei requisiti per le agevolazioni prima casa destinate ad uso abitativo del proprietario del terreno o di altri addetti alla coltivazione dello stesso o all’allevamento del bestiame ed attività connesse;

§       10 per cento per cessioni a favore di soggetti non in possesso dei predetti requisiti, per cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricati sui quali sono stati eseguiti interventi di restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia e ristrutturazione urbanistica, con l’esclusione invece di quelli di manutenzione ordinaria e straordinaria, per cessioni di opere di urbanizzazione primaria e secondaria ovvero di linee di trasporto metropolitane tranviarie ed altre linee di trasporto ad impianto fisso; per cessioni di impianti di depurazione destinati ad essere collegati a reti fognarie anche intercomunali ed ai relativi collettori di adduzione; infine, per cessione di impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica;

§       21 per cento per cessioni di fabbricati aventi caratteristiche di lusso e cessioni di fabbricati ad uso non abitativo.


 

Articolo 10
(
Ulteriori misure per la ricostruzione e la ripresa economica nei territori colpiti dagli eventi sismici del maggio 2012)

 


1. I Commissari delegati di cui all'articolo 1, comma 2 del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, provvedono, nei territori dei comuni delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, interessate dagli eventi sismici dei giorni 20 e 29 maggio 2012, per i quali è stato adottato il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 1° giugno 2012 di differimento dei termini per l'adempimento degli obblighi tributari, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 130 del 6 giugno 2012, nonché di quelli ulteriori indicati nei successivi decreti adottati ai sensi dell'articolo 9, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, in termini di somma urgenza alla progettazione e realizzazione di moduli temporanei abitativi - destinati all'alloggiamento provvisorio delle persone la cui abitazione è stata distrutta o dichiarata inagibile con esito di rilevazione dei danni di tipo «E» o «F», ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 5 maggio 2011- ovvero destinati ad attività scolastica ed uffici pubblici, nonché delle connesse opere di urbanizzazione e servizi, per consentire la più sollecita sistemazione delle persone fisiche ivi residenti o stabilmente dimoranti, ove non abbiano avuto assicurata altra sistemazione nell'ambito degli stessi comuni o dei comuni limitrofi.

2. I Commissari delegati provvedono, sentiti i sindaci dei comuni interessati, alla localizzazione delle aree destinate alla realizzazione dei moduli di cui al comma 1, anche in deroga alle vigenti previsioni urbanistiche, utilizzando prioritariamente le aree di ricovero individuate nei piani di emergenza, se esistenti. Non si applicano gli articoli 7 ed 8 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il provvedimento di localizzazione comporta dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza delle opere di cui al comma 1 e costituisce decreto di occupazione d'urgenza delle aree individuate.

3. L'approvazione delle localizzazioni di cui al comma 2, se derogatoria dei vigenti strumenti urbanistici, costituisce variante degli stessi e produce l'effetto della imposizione del vincolo preordinato alla espropriazione. Le aree destinate alla realizzazione dei moduli temporanei dovranno essere soggette alla destinazione d'uso di area di ricovero. In deroga alla normativa vigente ed in sostituzione delle notificazioni ai proprietari ed ogni altro avente diritto o interessato da essa previste, i Commissari delegati danno notizia della avvenuta localizzazione e conseguente variante mediante pubblicazione del provvedimento all'albo del comune e su due giornali, di cui uno a diffusione nazionale ed uno a diffusione regionale. L'efficacia del provvedimento di localizzazione decorre dal momento della pubblicazione all'albo comunale. Non si applica l'articolo 11 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327.

4. Per le occupazioni d'urgenza e per le eventuali espropriazioni delle aree per l'attuazione del piano di cui al comma 1, i Commissari delegati provvedono, prescindendo da ogni altro adempimento, alla redazione dello stato di consistenza e del verbale di immissione in possesso dei suoli. Il verbale di immissione in possesso costituisce provvedimento di provvisoria occupazione a favore dei Commissari delegati o di espropriazione, se espressamente indicato, a favore della Regione o di altro ente pubblico, anche locale, specificatamente indicato nel verbale stesso. L'indennità di provvisoria occupazione o di espropriazione è determinata dai Commissari delegati entro dodici mesi dalla data di immissione in possesso, tenuto conto delle destinazioni urbanistiche antecedenti la data del 29 maggio 2012.

5. Avverso il provvedimento di localizzazione ed il verbale di immissione in possesso è ammesso esclusivamente ricorso giurisdizionale o ricorso straordinario al Capo dello Stato. Non sono ammesse le opposizioni amministrative previste dalla normativa vigente.

6. L'utilizzazione di un bene immobile in assenza del provvedimento di localizzazione o del verbale di immissione in possesso, o comunque di un titolo ablatorio valido, può essere disposta dai Commissari delegati, in via di somma urgenza, con proprio provvedimento, espressamente motivando la contingibilità ed urgenza della utilizzazione. L'atto di acquisizione di cui all'articolo 42-bis, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, è adottato, ove ritenuto necessario, con successiva ordinanza, dai Commissari delegati a favore del patrimonio indisponibile della Regione o di altro ente pubblico anche locale.

7. L'affidamento degli interventi può essere disposto anche con le modalità di cui all'articolo 57, comma 6, del codice dei contratti pubblici relativi ai lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, compatibilmente con il quadro emergenziale e con la collaborazione, anche in ambito locale, degli ordini professionali e delle associazioni di categoria di settore. In deroga all'articolo 118 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, è consentito il subappalto delle lavorazioni della categoria prevalente fino al cinquanta per cento.

8. Alla realizzazione dei moduli temporanei destinati ad uffici pubblici ovvero all'attività scolastica, provvedono i presidenti delle regioni di cui all'articolo 1, comma 2 del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, potendosi anche avvalere del competente provveditorato interregionale per le opere pubbliche e dei competenti uffici scolastici provinciali, che operano nell'ambito delle proprie attività istituzionali, con le risorse umane e strumentali disponibili a legislazione vigente.

9. I Commissari delegati possono procedere al reperimento di alloggi per le persone sgomberate anche individuando immobili non utilizzati per il tempo necessario al rientro delle popolazioni nelle abitazioni riparate o ricostruite, assicurando l'applicazione di criteri uniformi per la determinazione del corrispettivo d'uso.

10. Secondo criteri indicati dai Commissari delegati con proprie ordinanze, l'assegnazione degli alloggi di cui al comma 1 e al comma 8 è effettuata dal sindaco del comune interessato, il quale definisce le modalità dell'uso provvisorio, anche gratuito, degli stessi da parte dei beneficiari.

11. I comuni per i quali è stato adottato il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 1° giugno 2012 di differimento dei termini per l'adempimento degli obblighi tributari, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 130 del 6 giugno 2012, nonché di quelli ulteriori indicati nei successivi decreti adottati ai sensi dell'articolo 9, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, predispongono, d'intesa con i Commissari delegati, sentito il presidente della provincia territorialmente competente, e d'intesa con quest'ultimo nelle materie di sua competenza, la ripianificazione del territorio comunale definendo le linee di indirizzo strategico per assicurarne la ripresa socio-economica, la riqualificazione dell'abitato e garantendo un'armonica ricostituzione del tessuto urbano abitativo e produttivo, tenendo anche conto degli insediamenti abitativi realizzati ai sensi del comma 1.

12. Agli oneri derivanti dai commi da 1 a 11 del presente articolo, si fa fronte, nei limiti delle risorse del Fondo di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74.

13. Per consentire l'espletamento da parte dei lavoratori delle attività in condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, il 35 per cento delle risorse destinate nell'esercizio 2012 dall'INAIL al finanziamento dei progetti di investimento e formazione in materia di salute e sicurezza del lavoro - bando ISI 2012 - ai sensi dell'articolo 11, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, viene trasferito alle contabilità speciali di cui all'articolo 2, comma 6, del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, per finanziare interventi di messa in sicurezza, anche attraverso la loro ricostruzione, dei capannoni e degli impianti industriali a seguito degli eventi sismici che hanno colpito l'Emilia, la Lombardia e il Veneto. La ripartizione fra le regioni interessate delle somme di cui al precedente periodo, nonché i criteri generali per il loro utilizzo sono definite, su proposta dei presidenti delle regioni interessate, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. Si applicano, in quanto compatibili, le previsioni di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto-legge n. 74 del 2012.

14. Sulla base di apposita convenzione da stipularsi con il Ministero dell'economia e delle finanze, Fintecna o società da questa interamente controllata assicura alle regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto il supporto necessario unicamente per le attività tecnico-ingegneristiche dirette a fronteggiare con la massima tempestività le esigenze delle popolazioni colpite dal sisma del 20 e 29 maggio 2012, individuate ai sensi dell'articolo 1, comma 1 del decreto-legge n. 74 del 2012. Ai relativi oneri, nel limite di euro 2 milioni per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014, si provvede nei limiti delle risorse del Fondo di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74.

15. All'articolo 1, comma 5, del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «A tal fine, i Presidenti delle regioni possono costituire apposita struttura commissariale, composta di personale dipendente delle pubbliche amministrazioni in posizione di comando o distacco, nel limite di quindici unità, i cui oneri sono posti a carico delle risorse assegnate nell'ambito della ripartizione del Fondo, di cui all'articolo 2, con esclusione dei trattamenti fondamentali che restano a carico delle amministrazioni di appartenenza.».

15-bis. All'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, dopo la lettera b) è aggiunta la seguente:

«b-bis) le modalità di predisposizione e di attuazione di un piano di interventi urgenti per il ripristino degli edifici ad uso pubblico, ivi compresi archivi, musei, biblioteche e chiese, a tale fine equiparati agli immobili di cui alla lettera a). I Presidenti delle regioni - Commissari delegati, per la realizzazione degli interventi di cui alla presente lettera, stipulano apposite convenzioni con i soggetti proprietari, titolari degli edifici ad uso pubblico, per assicurare la celere esecuzione delle attività di ricostruzione delle strutture ovvero di riparazione, anche praticando interventi di miglioramento sismico, onde conseguire la regolare fruibilità pubblica degli edifici medesimi».

15-ter. Al fine di operare l'opportuno raccordo con le ulteriori amministrazioni interessate, i Presidenti delle regioni possono, inoltre, avvalersi, nel rispetto della normativa vigente e nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, di soggetti attuatori all'uopo nominati, cui affidare specifici settori di intervento sulla base di specifiche direttive e indicazioni appositamente impartite.


 

 

L’articolo 10, modificato nel corso dell’esame parlamentare, reca ulteriori misure per la ricostruzione e la ripresa economica nel territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo colpite dal sisma del 20 e 29 maggio 2012. Le misure sono volte all’apprestamento urgente di moduli abitativi provvisori, nonché di moduli destinati ad uso scolastico ed edifici pubblici.

Tali disposizioni integrano quanto già previsto dal decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74 che reca interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dai predetti eventi sismici.

 

In particolare, il comma 1 prevede che i Commissari delegati,di cui all’art. 1, comma 2, del decreto-legge n. 74 del 2012, ossia i presidenti delle regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, provvedano con la massima urgenza alla progettazione e realizzazione - nei comuni per i quali è stato disposto il differimento dei termini per l'adempimento degli obblighi tributari con D.M. dell'economia e delle finanze del 1° giugno 2012, nonché di quelli ulteriori indicati nei successivi decreti adottati ai sensi dell'art. 9, comma 2, della legge n. 212/2000 - di moduli temporanei abitativi, ovvero destinati ad attività scolastica ed edifici pubblici,nonché alle relative opere di urbanizzazione e servizi, per consentire la sistemazione delle persone fisiche residenti o stabilmente dimoranti in abitazioni che sono state distrutte o dichiarate non agibili per gravi danni (classificate “E” o “F”) dai competenti organi tecnici pubblici, qualora non abbiano avuto altra sistemazione nell'ambito degli stessi comuni o dei comuni limitrofi.

 

Si ricorda che con il citato D.M. del MEF del 1° giugno 2012 è stata disposta la sospensione dei termini per l'adempimento degli obblighi tributari scadenti nel periodo compreso tra il 20 maggio 2012 ed il 30 settembre 2012 a favore dei contribuenti colpiti dal sisma del 20 maggio 2012, verificatosi nelle province di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo. Nell’allegato 1 al DM sono quindi individuati i 104 comuni danneggiati dagli eventi sismici[40]. Il richiamato articolo 9, comma 2, della legge n. 212/2000 recante disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente, dispone che, con proprio decreto, il Ministro dell’economia e delle finanze può sospendere o differire il termine per l'adempimento degli obblighi tributari a favore dei contribuenti interessati da eventi eccezionali ed imprevedibili. Per i territori colpiti dal sisma è stata inoltre disposta, con il D.M. Economia 24 agosto 2012 (G.U. n. 202 del 30 agosto) la proroga, al 30 novembre 2012, del termine di scadenza della sospensione degli adempimenti e versamenti tributari.

Si ricorda che con il D.P.C.M. 5 maggio 2011[41] è stato approvato il modello per il rilevamento dei danni, pronto intervento e agibilità per edifici ordinari nell'emergenza post-sismica e del relativo manuale di compilazione, la cd. scheda AeDES, dei quali dovranno dotarsi le amministrazioni dello Stato e gli enti locali in occasione di eventi sismici per il rilevamento rapido dei danni, la definizione di provvedimenti di pronto intervento e la valutazione dell'agibilità post-sismica degli edifici ordinari.. Nella scheda di rilevazione, il giudizio di agibilità di un edificio viene espresso in base ad una scala che va dalla lettera A (Edificio agibile) alle lettere “E” (Edificio inagibile) ed “F” (Edificio inagibile per rischio esterno).

Procedura per la localizzazione dei moduli abitativi (commi 2 e 3)

La procedura per la localizzazione dei moduli abitativi ripercorre l’iter procedimentale adottato di norma nelle situazioni di emergenza (individuazione dei siti per la localizzazione in variante automatica degli strumenti urbanistici vigenti, dichiarazione implicita di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza delle opere, valore di decreto di occupazione d’urgenza dello stesso provvedimento di localizzazione).

 

L’articolo in commento reca, in alcuni punti, un contenuto analogo all’art. 2 del decreto-legge n. 39 del 2009 recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile.

 

Il comma 2 dispone che i Commissari, sentiti i sindaci dei comuni interessati, debbano anche provvedere alla localizzazione delle aree ove realizzare i moduli, utilizzando prioritariamente le aree di ricovero individuate nei piani di emergenza, se esistenti.

Non si applicano gli artt. 7 ed 8 della legge 7 agosto 1990, n. 241 sulla comunicazione ai soggetti interessati dell’avvio del procedimento e sulla possibilità per i soggetti di intervenire nel procedimento stesso.

 

Si ricorda che l’art. 7 della legge n. 241 del 1990 prevede, riguardo alla partecipazione al procedimento amministrativo, che l'avvio del procedimento è comunicato ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti ed a quelli che per legge debbono intervenirvi e anche ai soggetti ai quali possa derivare un pregiudizio al procedimento stesso. Si prevede espressamente che ciò possa non avvenire quando vi siano particolari esigenze di celerità del procedimento. L'art. 8 attiene a modalità e contenuti della comunicazione di avvio del procedimento.

 

Lo stesso comma dispone che il provvedimento di localizzazione comporta dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza delle opere e costituisce decreto di occupazione d’urgenza delle aree individuate.

Si ricorda, per quanto concerne il decreto di occupazione di urgenza, che esso è volto a trasferire temporaneamente il possesso di un bene immobile per soddisfare urgenti necessità pubbliche, spesso preordinate all'esproprio per pubblica utilità. La relativa procedura di occupazione, recata dall’art. 22-bis del D.P.R. n. 327 del 2001 (TU in materia di espropriazione per pubblica utilità), può essere così riassunta:

§       dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell'opera;

§       decreto di occupazione emesso dal sindaco previa deliberazione consiliare;

§       inizio dell'occupazione entro e non oltre 3 mesi dal decreto e contestuale redazione dello stato di consistenza dell'immobile, in contraddittorio con il proprietario in presenza di almeno due testimoni;

§       termine dell'occupazione non oltre 5 anni dalla immissione in possesso.

 

Il comma 3 prevede che la localizzazione, qualora avvenga in deroga ai vigenti strumenti urbanistici, costituisce variante degli stessi e produce l'effetto di imporre il vincolo preordinato alla espropriazione.

Per quanto riguarda il vincolo preordinato all’esproprio, si rammenta che esso è previsto nella prima fase del procedimento espropriativo. Infatti, secondo le disposizioni del citato D.P.R. n. 327 del 2001, l’emanazione del decreto di esproprio potrà avvenire (ai sensi dell’art. 8) soltanto qualora siano state percorse le seguenti tre fasi:

§       l'opera da realizzare sia stata prevista nello strumento urbanistico generale o una sua variante e sul bene sia stato apposto il vincolo preordinato all'esproprio;

§       sia stata emessa la dichiarazione di pubblica utilità dell'opera;

§       sia stata determinata, anche se in via provvisoria, l'indennità di espropriazione dovuta al soggetto espropriato.

 

Lo stesso comma 3 prevede forme di comunicazione agli interessati diverse da quellerecate dalla vigente normativa di cui al citato TU n. 327 del 2001. Viene previsto che, in deroga alla normativa vigente ed in sostituzione delle notificazioni ai proprietari e ad ogni altro avente diritto, il Commissario informi dell’avvenuta localizzazione edella conseguente variante mediante pubblicazione del provvedimento all’albo del comune e su due quotidiani, di cui uno a diffusione nazionale ed uno a diffusione regionale. L’efficacia del provvedimento di localizzazione decorre dal momento della pubblicazione all’albo comunale.

Viene, infine, esclusa l’applicabilità dell’art. 11 del citato D.P.R. n. 327 del 2001 relativo all'obbligo di avviso dell'avvio del procedimento al proprietario del bene sul quale si intende apporre il vincolo preordinato all'esproprio.

 

L’art. 11 del citato D.P.R. n. 327 del 2001 disciplina la partecipazione degli interessati nella fase della sottoposizione del bene al vincolo preordinato all'esproprio. Al proprietario del bene sul quale si intende apporre il vincolo preordinato all'esproprio dovrà essere inviato l'avviso dell'avvio del procedimento:

a)    nel caso di adozione di una variante al piano regolatore per la realizzazione di una singola opera pubblica, almeno venti giorni prima della delibera del consiglio comunale;

b)    nei casi previsti dall'art. 10, comma 1 (ovvero per un'opera pubblica o di pubblica utilità non prevista dal piano urbanistico generale) almeno 20 giorni prima dell'emanazione dell'atto se ciò risulti compatibile con le esigenze di celerità del procedimento.

 

Procedure semplificate in materia di espropriazioni (commi 4-6)

Vista la situazione di emergenza post sisma, i commi 4-6 disciplinano uno speciale procedimento amministrativo semplificato in materia di espropriazioni per le finalità previste dal decreto in esame, derogando alla normativa recata dal citato D.P.R. n. 327 del 2001.

 

Il comma 4 dispone che i Commissari provvedono alle occupazioni d'urgenza e alle eventuali espropriazioni delle aree per l’attuazione degli interventi previsti dal comma 1 redigendo lo stato di consistenza ed il verbale di immissione in possesso dei suoli.

Il verbale di immissione in possesso costituisce, altresì provvedimento di:

§      provvisoria occupazione a favore del Commissario delegato;

§      espropriazione, se espressamente indicato, a favore della Regione o di altro ente pubblico, anche locale, specificatamente indicato nel verbale stesso.

 

Spetterà inoltre ai Commissari determinare l'indennità di provvisoria occupazione o di espropriazione entro dodici mesi dalla data di immissione in possesso, tenendo conto delle destinazioni urbanistiche antecedenti la data del 29 maggio 2012.

 

Il comma 5 stabilisce che avverso il provvedimento di approvazione (da parte dei Commissario delegati) della localizzazione delle aree destinate alla realizzazione dei moduli abitativi ed il conseguente verbale di immissione in possesso dei suoli sono ammessi esclusivamente il ricorso al giudice amministrativo (TAR) o il ricorso straordinario al Capo dello Stato. La disposizione esclude gli ulteriori ordinari rimedi esperibili per via amministrativa.

 

Per quanto concerne il ricorso giurisdizionale, le controversie aventi per oggetto gli atti, i provvedimenti, gli accordi e i comportamenti delle amministrazioni pubbliche e soggetti equiparati, conseguenti alla applicazione delle disposizioni in materia di espropriazione sono devoluti alla giurisdizione esclusiva del tribunale amministrativo regionale ai sensi dell’art. 133 del Codice del processo amministrativo (D.lgs. n. 104 del 2010). In particolare, per i giudizi relativi a provvedimenti sulle procedure di occupazione e di espropriazione delle aree destinate all'esecuzione di opere pubbliche o di pubblica utilità si prevede l’applicazione del rito abbreviato di cui all’art. 119 del Codice, che prevede, in particolare, il dimezzamento dei termini processuali.

Sono, invece, di competenza del giudice ordinario le controversie sulla determinazione e corresponsione delle indennità di esproprio.

 

Il comma 6 consente ai Commissari, in via di “somma urgenza”, di utilizzare beni immobili in assenza del provvedimento di localizzazione o del verbale di immissione in possesso o, comunque di un titolo ablatorio valido, motivando espressamente, con proprio provvedimento, la contingibilità e l’urgenza dell’utilizzazione.

L’atto di acquisizione, ai sensi dell’art. 42-bis, comma 1, del D.P.R. n. 327 del 2001, sarà adottato con successiva ordinanza, qualora ritenuto necessario dai Commissari delegati, a favore del patrimonio indisponibile della Regione o di altro ente pubblico anche locale.

 

Si ricorda che l’art. 42-bis del D.P.R. n. 327 del 2001 relativo all’utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di interesse pubblico prevede che l'autorità che utilizza un bene immobile per scopi di interesse pubblico, modificato in assenza del valido ed efficace provvedimento di esproprio o dichiarativo della pubblica utilità, possa disporre che esso sia acquisito, non retroattivamente, al suo patrimonio indisponibile e che al proprietario sia corrisposto un indennizzo per il pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale.

 

Il comma 7 reca speciali deroghe alle procedure di affidamento degli interventi per la realizzazione dei moduli abitativi, al fine di assicurare un’adeguata e tempestiva sistemazione della popolazione colpita dal sisma. Tale affidamento potrà avvenire, oltre che con gare pubbliche, anche con le modalità della trattativa privata, ossia secondo la procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara di cui all’art. 57, comma 6, del decreto legislativo n. 163/2006 (cd. Codice dei contratti pubblici).

 

Si ricorda che l’art. 57 del D.lgs. n. 163 del 2006 riguarda la procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara che è consentita solo nelle tassative ipotesi previste dallo stesso art. 57, comma 2, tra le quali c’è anche quella derivante dall’estrema urgenza risultante da eventi imprevedibili per le stazioni appaltanti (lettera c) del comma 2).

Nel richiamato comma 6 viene indicata la procedura seguita per tale fattispecie. La stazione appaltante dovrà:

§       individuare gli operatori economici da consultare sulla base di informazioni riguardanti le caratteristiche di qualificazione economico - finanziaria e tecnico - organizzativa desunte dal mercato, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza, rotazione;

§       selezionare almeno tre operatori economici, se sussistono in tale numero soggetti idonei;

§       invitare gli operatori economici selezionati a presentare le offerte oggetto della negoziazione, con lettera contenente gli elementi essenziali della prestazione richiesta;

§       scegliere l’operatore economico che ha offerto le condizioni più vantaggiose, secondo il criterio del prezzo più basso o dell’offerta economicamente più vantaggiosa, previa verifica del possesso dei requisiti di qualificazione previsti per l’affidamento di contratti di uguale importo mediante procedura aperta, ristretta, o negoziata previo bando.

 

Il comma 7 ammette, infine, anche una deroga alla percentuale di lavori prevalenti che possono essere subappaltati, fissandola fino al 50%, in luogo del 30% previsto dall'art. 118 del richiamato D.lgs. n. 163/2006.

Ai sensi dell’art. 118, commi 1 e 2, del D.lgs. n. 163 del 2006, i soggetti affidatari dei contratti sono tenuti ad eseguire in proprio le opere comprese nel contratto. La stazione appaltante è tenuta ad indicare nel progetto e nel bando di gara le singole prestazioni e, per i lavori, la categoria prevalente con il relativo importo, nonché le ulteriori categorie, relative a tutte le altre lavorazioni previste in progetto, anch'esse con il relativo importo. Tutte le prestazioni e le lavorazioni, a qualsiasi categoria appartengano, sono subappaltabili e affidabili in cottimo. Per i lavori, per quanto riguarda la categoria prevalente, con il regolamento, è definita la quota parte subappaltabile, in misura eventualmente diversificata a seconda delle categorie medesime, ma in ogni caso non superiore al 30%. L'affidamento in subappalto o in cottimo è sottoposto, inoltre, ad una serie di condizioni indicate nello stesso comma 2.

 

Per la realizzazione dei moduli temporanei destinati ad uffici pubblici o all'attività scolastica, ai sensi del comma 8, provvedono i presidenti delle regioni anche avvalendosi del competente provveditorato interregionale per le opere pubbliche e dei competenti uffici scolastici provinciali, che operano nell'ambito delle proprie attività istituzionali, con le risorse umane e strumentali disponibili a legislazione vigente.

 

I Commissari procedono anche al reperimento degli alloggi per le persone sgomberate anche in immobili inutilizzati per il tempo necessario al rientro delle popolazioni nelle abitazioni recuperate o ricostruite, assicurando l’applicazione di criteri uniformi per la determinazione del corrispettivo d’uso (comma 9).

 

Secondo i criteri indicati con ordinanze dei Commissari, l’assegnazione dei moduli temporanei (commi 1 e 8) dovrà essere disposta dai sindaci dei comuni interessati, i quali sono chiamati a definire le modalità di uso provvisorio, anche gratuito da parte dei beneficiari (comma 10).

 

I comuni colpiti dal sisma predispongono, d'intesa con i Commissari e con il presidente della provinciaterritorialmente competente, la ripianificazione del territorio comunale, definendo le linee di indirizzo strategico per assicurare la ripresa socio-economica e la riqualificazione dell'abitato e garantendo un'armonica ricostituzione del tessuto urbano abitativo e produttivo.

I comuni oggetto della disposizione sono quelli per i quali è stato adottato il D.M. economia e finanze 1° giugno 2012 di differimento dei termini per l'adempimento degli obblighi tributari[42], nonché di quelli ulteriori indicati nei successivi decreti adottati ai sensi dell'art. 9, comma 2, della L. 212/2000 (comma 11).

 

Il comma 12 disciplina la copertura finanziaria, disponendo che agli oneri da essi derivanti si fa fronte, nel limiti delle risorse del Fondo per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 20-29 maggio 2012 istituito, dall'art. 2, comma 1, del D.L. n. 74/2012, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF).

 

Il citato art. 2, comma 1, del D.L. n. 74/2012 prevede che tale fondo venga assegnato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per le finalità previste dal decreto-legge 74/2012.

In proposito la relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) sottolinea che la modalità di copertura adottata si giustifica alla luce del fatto che “il computo relativo alla valutazione dei fabbisogni e degli scopi da perseguire da commisurare con le risorse disponibili è un compito che dovrà essere espletato dai Commissari delegati, nel corso dell'attuazione degli interventi individuati dal decreto-legge sopra citato”.

 

Il comma 13 reca misure finalizzate a consentire l'espletamento da parte dei lavoratori delle attività in condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro.

A tal fine viene disposto il trasferimento alle contabilità speciali intestate ai presidenti delle regioni (istituite dall’art. 2, comma 6, del D.L. 74/2012) colpite dal sisma del 35% delle risorse destinate nell'esercizio 2012 dall'INAIL al finanziamento dei progetti di investimento e formazione in materia di salute e sicurezza del lavoro (bando ISI 2012) ai sensi dell'art. 11, comma 5, del D.lgs. n. 81/2008. Tale trasferimento è destinato a finanziare interventi di messa in sicurezza, anche attraverso la loro ricostruzione, dei capannoni e degli impianti industriali a seguito degli eventi sismici che hanno colpito l'Emilia, la Lombardia e il Veneto.

 

Si ricorda che il comma 6 dell’art. 2 del D.L. 74/2012 ha previsto l’intestazione ai presidenti delle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, di apposite contabilità speciali aperte presso la tesoreria statale su cui sono assegnate, con apposito DPCM, le risorse provenienti dal Fondo per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 20-29 maggio 2012, destinate al finanziamento degli interventi previsti dal decreto-legge n. 74. Sulle citate contabilità speciali confluiscono anche le risorse derivanti dalle erogazioni liberali effettuate alle stesse regioni ai fini della realizzazione di interventi per la ricostruzione e ripresa dei territori colpiti dagli eventi sismici.

Relativamente ai bandi ISI dell’INAIL, si ricorda che essi hanno sostanzialmente la finalità di erogare incentivi a fondo perduto per il miglioramento dei livelli di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. In particolare, solitamente nei richiamati bandi sono previsti incentivi per investimenti sulla sicurezza (quali ad esempio specifici interventi finalizzati alla riduzione o all’eliminazione del rischio, la ristrutturazione o modifica strutturale e/o impiantistica degli ambienti di lavoro) nonché l’adozione di determinati modelli organizzativi e di responsabilità sociale (quali ad esempio l’SGSL o il SA8000).

La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) sottolinea che “per l'anno 2012, l'INAIL avrebbe una disponibilità di bilancio di circa 225 milioni di euro per il finanziamento di progetti di investimento e formazione, di cui alla proposta, e il bando per l'anno 2012 non è ancora pubblicato. Si tratta di risorse derivanti dai premi INAIL, che vengono distribuite fra le imprese a scopi di incentivazione; pertanto, la finalità originaria non verrebbe meno”.

Il 35% dell’importo indicato equivale quindi a circa 79 milioni di euro.

Da ultimo si segnala che l'Assemblea generale del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, nell'adunanza del 22 giugno, ha espresso il proprio parere favorevole sul progetto di “Linee guida per la valutazione della vulnerabilità e interventi per le costruzioni ad uso produttivo in zona sismica”, che intendono costituire un agile strumento di riferimento per tecnici ed operatori impegnati nella fase emergenziale nelle regioni colpite dai recenti eventi sismici.

 

La ripartizione fra le regioni interessate delle somme citate, nonché i criteri generali per il loro utilizzo saranno definite con apposito DPCM, su proposta dei presidenti delle regioni interessate, e di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali.

Viene altresì prevista l’applicazione, in quanto compatibile, del disposto dell'art. 2, comma 2, del D.L. n. 74/2012.

 

Si ricorda che il citato art. 2, comma 2, del D.L. n. 74/2012 prevede che al riparto tra le regioni del Fondo per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 20-29 maggio 2012 istituito dal precedente comma 1, per le finalità previste dal D.L. stesso, si provveda con apposito DPCM, su proposta dei Presidenti delle Regioni colpite, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Lo stesso comma dispone che il citato D.P.C.M. provvede anche a determinare i “criteri generali idonei ad assicurare, a fini di equità, la parità di trattamento dei soggetti danneggiati, nel rispetto delle risorse allo scopo finalizzate” e che “la proposta di riparto è basata su criteri oggettivi aventi a riferimento l'effettività e la quantità dei danni subiti e asseverati delle singole Regioni”.

 

Un’apposita convenzione con ilMEF assicurerà il supporto di Fintecna (o società da questa interamente controllata) alle regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto - secondo una modifica introdotta nel corso dell'esame parlamentare - esclusivamente per le attività tecnico-ingegneristiche nell’ambito della ricostruzione .

Agli oneri derivanti da tale disposizione, nel limite di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014, si provvede nell’ambito delle risorse del Fondo per la ricostruzione istituito dall'art. 2, comma 1, del D.L. n. 74/2012 (comma 14).

 

Si segnala che l’art. 1, comma 1, del D.L. n. 87/2012, attribuisce alla Cassa Depositi e Prestiti il diritto di opzione per l'acquisto delle partecipazioni azionarie detenute dallo Stato in Fintecna S.p.A ed in altre società, disponendo, al comma 5, che Fintecna S.p.A. continua a svolgere le attività già affidate sulla base di provvedimenti normativi e regolamentari vigenti alla data di entrata in vigore del decreto-legge.

Infine, i Commissari possono costituire un’apposita struttura commissariale di supporto (comma 15).

Tale facoltà è attribuita attraverso una novella al comma 5 dell’art. 1 del D.L. 74/2012 che contemplava unicamente la possibilità per i presidenti delle regioni di avvalersi per gli interventi dei sindaci dei comuni e dei presidenti delle province interessati dal sisma, adottando idonee modalità di coordinamento e programmazione degli interventi stessi.

Viene quindi disciplinata la composizione di tale struttura, prevedendo che sia composta di personale dipendente delle p.a. in posizione di comando o distacco[43], nel limite di quindici unità.

Relativamente agli oneri, essi sono posti a carico delle risorse assegnate nell'ambito della ripartizione del Fondo per la ricostruzione, con esclusione dei trattamenti fondamentali che restano a carico delle amministrazioni di appartenenza (comma 15).

 

Nel corso dell’esame parlamentare sono stati introdottii commi 15-bis e 15-ter.

Il comma 15-bis, con l’aggiunta diuna lettera b-bis) al comma 1 dell’art. 4 del decreto-legge n. 74/2012, affida ai Presidenti delle regioni il compito di stabilire, oltre a quanto già previsto dal testo vigente, anche le modalità di predisposizione e di attuazione di un piano di interventi urgenti per il ripristino degli edifici ad uso pubblico, ivi compresi archivi, musei, biblioteche e chiese, a tal fine equiparati agli immobili pubblici (del cui ripristino si occupa la lettera a) del medesimo comma 1). Per la realizzazione di tali interventi, i Presidenti delle regioni – Commissari delegati, stipulano apposite convenzioni con i soggetti proprietari, titolari degli edifici ad uso pubblico, per assicurare la celere esecuzione delle attività di ricostruzione delle strutture ovvero di riparazione, anche praticando interventi di miglioramento sismico, onde conseguire la regolare fruibilità pubblica degli edifici medesimi.

 

Il comma 15-ter, al fine di operare l'opportuno raccordo con le ulteriori amministrazioni interessate, attribuisce ai Presidenti delle regioni la facoltà di avvalersi, nel rispetto della normativa vigente e nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, di soggetti attuatori all'uopo nominati, cui affidare specifici settori di intervento sulla base di direttive ed indicazioni.

 

Si ricorda che l’art. 4, ai commi 1 e 2, del D.L. n. 74/2012 dispone che i Presidenti delle regioni colpite dal sisma stabiliscano, d’intesa tra di loro e sentite le province ed i comuni interessati, con propri provvedimenti, le modalità di predisposizione di un piano di interventi urgenti per il ripristino degli immobili pubblici e le modalità organizzative per consentire la ripresa dell’attività degli uffici.

In particolare, il comma 1 prevede che i Presidenti delle regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, d’intesa tra loro e sentiti le province ed i comuni interessati per i profili di competenza, con propri provvedimenti adottati in coerenza con i criteri stabiliti dal D.P.C.M. previsto dall’art. 2, comma 2, sulla base dei danni effettivamente verificatisi ed entro il limite delle risorse allo scopo finalizzate a valere sulle contabilità speciali ivi individuate, stabiliscano:

a)    le modalità di predisposizione e di attuazione di un piano di interventi urgenti per il ripristino degli immobili pubblici, danneggiati dagli eventi sismici,che comprendono i seguenti immobili pubblici:

          gli immobili adibiti all'uso scolastico cui si sono aggiunti, nel corso dell’esame presso la Camera dei deputati in prima lettura, gli immobili adibiti all’uso educativo per la prima infanzia, e le strutture edilizie universitarie per i quali si specifica una priorità, a seguito di una modifica approvata sempre nel corso dell’esame presso la Camera;

          le caserme in uso all'amministrazione della difesa;

          gli edifici municipali;

          gli immobili demaniali o di proprietà di enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, formalmente dichiarati di interesse storico-artistico ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004 (cd. Codice dei beni culturali).

Il comma 2 detta disposizioni in merito alla realizzazione degli interventi urgenti per il ripristino degli immobili pubblici prevedendo che vi provvedano i presidenti delle regioni interessate, anche avvalendosi del competente provveditorato interregionale alle opere pubbliche e degli uffici scolastici provinciali, che operano nell’ambito delle proprie attività istituzionali, con le risorse umane e strumentali disponibili a legislazione vigente.

Nell’ambito del piano di interventi urgenti per il ripristino degli immobili pubblici e delle risorse individuate dal D.P.C.M. previsto dall’art. 2, comma 2, del decreto-legge secondo modalità stabilite d’intesa con il Ministero per i beni e le attività culturali e con il presidente della regione interessata, si provvede alle esigenze connesse con:

-        gli interventi di messa in sicurezza degli immobili danneggiati;

-        gli interventi di rimozione e ricovero dei beni culturali e archivistici mobili;

-        la rimozione controllata e il ricovero delle macerie del patrimonio culturale danneggiato;

-        l’avvio degli interventi di ricostruzione, ripristino, conservazione, restauro e miglioramento strutturale del patrimonio culturale danneggiato.

 


 

Articolo 11
(
Detrazioni per interventi di ristrutturazione e di efficientamento energetico)

 


1. Per le spese documentate, sostenute dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 30 giugno 2013, relative agli interventi di cui all'articolo 16-bis, comma 1 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, spetta una detrazione dall'imposta lorda pari al 50 per cento, fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 96.000 euro per unità immobiliare. Restano ferme le ulteriori disposizioni contenute nel citato articolo 16-bis.

2. All'articolo 1, comma 48, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, e successive modificazioni, le parole: «entro il 31 dicembre 2012» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 30 giugno 2013».

2-bis. All'onere derivante dall'attuazione del comma 2, pari a 1,7 milioni di euro per l'anno 2013, a 18 milioni di euro per l'anno 2014 e a 11,3 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2015 fino all'anno 2023, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 52, comma 18, della legge 28 dicembre 2001, n. 448.

3. All'articolo 4, comma 4, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, l'ultimo periodo è soppresso; la presente disposizione si applica a decorrere dal 1° gennaio 2012.


 

 

L’articolo 11, modificato nel corso dell’esame parlamentare,dispone l’innalzamento della detrazione a fini Irpef dal 36 al 50% e del limite dell’ammontare complessivo da 48.000 a 96.000 euro in relazione alle spese per le ristrutturazioni edilizie sostenute dal 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del decreto) fino al 30 giugno 2013 (comma 1).

Viene, inoltre, previsto che per le spese di riqualificazione energetica degli edifici la detrazione del 55% si applica alle spese sostenute sino al 30 giugno 2013 (comma 2); al relativo onere si provvede mediante riduzione delle risorse stanziate per il sostegno all'emittenza televisiva locale e all'emittenza radiofonica locale e nazionale (comma 2-bis).

È disposta, infine, una norma di coordinamento volta a ricomprendere, a decorrere dal 1° gennaio 2012, le spese per la realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici da fonti rinnovabili nell‘ambito della detrazione spettante per le ristrutturazioni edilizie (comma 3).

 

Il comma 1aumenta dal 36% al 50% la detrazione Irpef delle spese, tramite bonifico tracciabile, effettuate dal 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del decreto in esame) fino al 30 giugno 2013 per le ristrutturazioni edilizie delle abitazioni. Il limite di spesa massima agevolabile sale a 96 mila euro (attualmente è fissato a quota 48 mila euro) per unità immobiliare. Non occorre inviare prima dell’inizio lavori la comunicazione al Centro operativo di Pescara né la manodopera in fattura.

La norma fa riferimento alle spese documentate sostenute dal 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del decreto in esame) fino al 30 giugno, relative agli interventi di cui all’articolo 16-bis del D.P.R. n. 917 del 1986.

L’articolo 4 del D.L. n. 201 del 2011 (c.d. “salva Italia”), inserendo un nuovo articolo 16-bis nel D.P.R. n. 917 del 1986 (TUIR), ha introdotto a regime la detrazione Irpef del 36% per le spese di ristrutturazione edilizia. Il beneficio sul quale calcolare la detrazione spetta fino al limite massimo di spesa di 48.000 euro da suddividere in dieci anni.

Con la norma in esame, nel periodo di tempo tra il 26 giugno 2012 e il 30 giugno 2013 la detrazione sale al 50% e il limite massimo di spesa a 96.000 euro.

 

Detrazione del 36% sulle ristrutturazioni edilizie

La detrazione fiscale per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio è stata introdotta dall'articolo 1, comma 5, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. La norma è stata successivamente modificata e prorogata e, infine, resa stabile con il nuovo articolo 16-bis nel D.P.R. n. 917 del 1986 (TUIR).

 

La detrazione è concessa (comma 1 del nuovo articolo 16-bis) per i seguenti interventi:

§       manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, effettuati su tutte le parti comuni degli edifici residenziali;

§       manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, e sulle loro pertinenze;

§       ricostruzione o ripristino di immobili danneggiati a seguito di eventi calamitosi, quando sia stato dichiarato lo stato di emergenza - anche anteriormente alla data di entrata in vigore della presente disposizione - anche se non rientranti nelle tipologie di intervento di cui alle lettere a) e b);

§       realizzazione di autorimesse o di posti auto pertinenziali, anche di proprietà comune;

§       eliminazione di barriere architettoniche;

§       adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio di atti illeciti da parte di terzi;

§       realizzazione di interventi di cablatura degli edifici e di contenimento di inquinamento acustico;

§       conseguimento di risparmi energetici;

§       adozione di misure antisismiche;

§       bonifica dall’amianto e di esecuzione di opere volte ad evitare gli infortuni domestici.

 

Il comma 2 del nuovo articolo 16-bis (TUIR) ricomprende tra le spese sostenute quelle di progettazione e per prestazioni professionali connesse all'esecuzione delle opere edilizie e alla messa a norma degli edifici ai sensi della legislazione vigente in materia.

 

Il comma 3 del nuovo articolo 16-bis (TUIR) riconduce a regime la detrazione d’imposta del 36 per cento sull’acquisto di immobili ristrutturati da imprese di costruzione o ristrutturazione o da cooperative, istituita dall’articolo 9, comma 2, della legge n. 448 del 2001.

 

Tra le più recenti novità si segnalano:

§       l’abolizione dell’obbligo di invio della comunicazione di inizio lavori al Centro operativo di Pescara (articolo 7, comma 2, lett. q), del D.L. n. 70 del 2011; si veda inoltre la circolare 19/E del 1° giugno 2012 dell’Agenzia delle entrate). In sostanza, a decorrere dal 14 maggio 2011, la norma prescrive l’obbligo di indicare taluni dati nella dichiarazione dei redditi e di conservare la documentazione prevista dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 149646 del 2 novembre 2011;

§       la riduzione della percentuale (dal 10 al 4%) della ritenuta d’acconto sui bonifici che banche e Poste hanno l’obbligo di operare (articolo 25 del decreto legge n. 78 del 2010, come modificato dall’articolo 23, comma 8 ,del decreto legge 98 del 2011);

§       con la risoluzione n. 55/E del 7 giugno 2012 l’Agenzia delle entrate ha chiarito che il contribuente che intenda fruire dell’agevolazione deve utilizzare un bonifico dal quale risulti: 1) la causale del versamento; 2) il codice fiscale del beneficiario della detrazione; 3) il numero di partita IVA ovvero il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato;

§       l’eliminazione dell’obbligo di indicare il costo della manodopera, in maniera distinta, nella fattura emessa dall’impresa che esegue i lavori (articolo 7, comma 2, lett. r) del D.L. n. 70 del 2011; si veda inoltre la circolare 19/E del 1° giugno 2012 dell’Agenzia delle entrate); tale soppressione ha effetto anche per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici (cfr. circolare n. 36/E del 31 maggio 2007).

§       la facoltà riconosciuta al venditore, nel caso in cui l’unità immobiliare sulla quale sono stati eseguiti i lavori sia ceduta prima che sia trascorso l’intero periodo di godimento della detrazione, di scegliere se continuare a usufruire delle detrazioni non ancora utilizzate o trasferire il diritto all’acquirente (persona fisica) dell’immobile (commi 12-bis e 12-ter dell’art. 2 del decreto-legge n. 138 del 2011);

§       l’obbligo per tutti i contribuenti di ripartire l’importo detraibile in 10 quote annuali: dal 2012 non è più prevista per i contribuenti di 75 e 80 anni la possibilità di ripartire la detrazione, rispettivamente, in 5 o 3 quote annuali (articolo 4, comma 7 del D.L. n. 201 del 2011);

§       l’estensione dell’agevolazione agli interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, se è stato dichiarato lo stato di emergenza (articolo 16-bis, comma 1, lett. c), del TUIR).

 

Il comma 2, modificato nel corso dell’esame parlamentare, proroga dal 31 dicembre 2012 al 30 giugno 2013 la detrazione del 55% per le spese per interventi di riqualificazione energetica degli edifici. I valori massimi detraibili per ciascun tipo di intervento rimangono inalterati.

Si rammenta che la disposizione originaria del decreto-legge n. 83 del 2012, nel disporre la proroga delle detrazioni per le spese di riqualificazione energetica fino al 30 giugno 2012, aveva abbassato la quota detraibile al 50%.

Il comma 2-bis,introdotto nel corso dell’esame parlamentare, reca la copertura finanziaria dell'onere recato dal comma 2.

Tale onere - quantificato in 1,7 milioni di euro per l'anno 2013, 18 milioni di euro per l'anno 2014 e 11,3 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2015 fino all'anno 2023 - viene coperto mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 52, comma 18, della legge n. 448 del 2001 (legge finanziaria 2002), in materia di risorse a sostegno dell'emittenza televisiva locale e dell'emittenza radiofonica locale e nazionale.

 

 

Detrazione del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici

L’agevolazione consiste nel riconoscimento di detrazioni d’imposta nella misura del 55% delle spese sostenute, da ripartire in rate annuali di pari importo, entro un limite massimo di detrazione, diverso in relazione a ciascuno degli interventi previsti. Si tratta di riduzioni dall’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) e dall’Ires (Imposta sul reddito delle società) concesse per interventi che aumentino il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti e che riguardano, in particolare, le spese sostenute per:

§       la riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento: detrazione massima 100.000 euro;

§       il miglioramento termico dell’edificio (finestre, comprensive di infissi, coibentazioni, pavimenti): detrazione massima 60.000 euro;

§       l’installazione di pannelli solari: detrazione massima 60.000 euro;

§       la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale: detrazione massima 30.000 euro.

La norma che ha introdotto l’agevolazione in esame è contenuta nei commi da 344 a 349 dell'articolo unico della legge finanziaria 2007 (legge n. 296 del 2006). Successivamente la normativa in materia è stata più volte modificata. I cambiamenti si riferiscono, in particolare, alle procedure da seguire per avvalersi correttamente delle agevolazioni.

L’articolo 1, comma 48, della legge n. 220 del 2010(leggedi stabilità per il 2011) ha stabilito una proroga per usufruire delle detrazioni per le spese sostenute e documentate sino al 31 dicembre 2011 o, per i soggetti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, fino al periodo d’imposta in corso alla predetta data.

L’articolo 4, comma 4, del D.L. n. 201 del 2011 aveva prorogato fino al 31 dicembre 2012 la detrazione Irpef del 55% delle spese di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio. A decorrere dal 1° gennaio 2013 era previsto che per tali interventi si applicasse la detrazione del 36 per cento come modificata dal nuovo articolo 16-bis del TUIR.

 

In sintesi la normativa al riguardo prevede che:

§       la detrazione dalle imposte sui redditi (Irpef o Ires) è pari al 55% delle spese sostenute, entro il limite massimo che varia a seconda della tipologia dell’intervento eseguito;

§       l’agevolazione non è cumulabile con altri benefici fiscali previsti da disposizioni di legge nazionali (come, ad esempio, la detrazione del 36% per il recupero del patrimonio edilizio) o altri incentivi riconosciuti dalla Comunità Europea; dal 1° gennaio 2009 la detrazione non è cumulabile con eventuali incentivi riconosciuti dalla Comunità Europea, dalle Regioni o dagli enti locali;

§       non è necessario effettuare alcuna comunicazione preventiva di inizio dei lavori all’Agenzia delle Entrate;

§       i contribuenti non titolari di reddito d’impresa devono effettuare il pagamento delle spese sostenute mediante bonifico bancario o postale (i titolari di reddito di impresa sono invece esonerati da tale obbligo);

§       è previsto l’esonero dalla presentazione della certificazione energetica per la sostituzione di finestre, per gli impianti di climatizzazione invernale e per l’installazione di pannelli solari;

§       al momento del pagamento del bonifico effettuato dal contribuente che intende avvalersi della detrazione, le banche e le Poste Italiane Spa hanno l’obbligo di effettuare una ritenuta a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dall’impresa che effettua i lavori; dal 6 luglio 2011 (data di entrata in vigore del decreto legge n. 98/2011) la ritenuta sui bonifici è stata ridotta dal 10 al 4%;

§       per gli interventi eseguiti dal 2011 è obbligatorio ripartire la detrazione in dieci rate annuali di pari importo (per gli anni 2009 e 2010 andava ripartita in cinque rate).

 

Il comma 3 sopprime la norma di coordinamento contenuta nell’ultimo periodo dell’articolo 4, comma 4, del D.L. n. 201 del 2011.

Tale disposizione, da un lato, come detto, ha prorogato per l'anno 2012 la detrazione per gli interventi finalizzati alla riqualificazione energetica degli edifici e, dall'altro, ha disposto che la detrazione per la realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all'installazione di impianti basati sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia (prevista dall'articolo 16-bis, comma 1, lettera h), del testo unico delle imposte sui redditi), si applica alle spese effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2013.

Si tratta, nella sostanza, di interventi che pur avendo la medesima finalità di quelli agevolati con la detrazione del 55%, non rispondono alle caratteristiche tecniche necessarie per ottenere la predetta agevolazione. Pertanto, per effetto di quanto attualmente disposto dall'ultimo periodo dell'articolo 4, comma 4 del D.L. n. 201 del 2011, gli interventi relativi alla realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici che non possiedono i requisiti tecnici per rientrare tra quelli che danno diritto alla detrazione prevista dalla legge n. 296 del 2006 (55%), sarebbero ingiustificatamente esclusi, per l'anno 2012, anche dalla detrazione spettante ai sensi dell' art. 16-bis del TUIR (36%).

Per effetto del comma 3 in esame gli interventi volti a realizzare opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici da fonti rinnovabili rientrano nell‘ambito della detrazione spettante per le ristrutturazioni edilizie (36%) a decorrere dal 1° gennaio 2012.

Peraltro tali interventi, ai sensi del comma 1, beneficiano, fino al 30 giugno 2013, dell’innalzamento della soglia della detrazione al 50% e dell’ammontare complessivo a 96.000 euro.

 


 

Articolo 12
(
Piano nazionale per le città)

 


1. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti predispone un piano nazionale per le città, dedicato alla riqualificazione di aree urbane con particolare riferimento a quelle degradate. A tal fine, con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, è istituita, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, la Cabina di regia del piano, composta da due rappresentanti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di cui uno con funzioni di presidente, da due rappresentanti della Conferenza delle Regioni e delle province autonome, da un rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze, del Ministero dello sviluppo economico, del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, del Ministero per i beni e le attività culturali, del Ministero dell'interno, dei Dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri per lo sviluppo e la coesione economica, per la cooperazione internazionale e l'integrazione e per la coesione territoriale, dell'Agenzia del demanio, della Cassa depositi e prestiti, dell'Associazione nazionale comuni italiani e, in veste di osservatori, da un rappresentante del Fondo Investimenti per l'Abitare (FIA) di CDP Investimenti SGR e da un rappresentante dei Fondi di investimento istituiti dalla società di gestione del risparmio del Ministero dell'economia e delle finanze costituita ai sensi dell'articolo 33 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111; con il medesimo decreto sono stabilite le modalità di funzionamento della Cabina di regia. Ai rappresentanti delle amministrazioni pubbliche nella Cabina di regia non è corrisposto alcun emolumento, indennità o rimborso di spese.

1-bis. Il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti riferiscono alle Commissioni parlamentari competenti in merito all'attività della Cabina di regia con apposita relazione allegata al Documento di economia e finanza.

2. Ai fini della predisposizione del piano di cui al comma 1, i comuni inviano alla Cabina di regia proposte di Contratti di valorizzazione urbana costituite da un insieme coordinato di interventi con riferimento ad aree urbane degradate, indicando:

a) la descrizione, le caratteristiche e l'ambito urbano oggetto di trasformazione e valorizzazione;

b) gli investimenti ed i finanziamenti necessari, sia pubblici che privati, comprensivi dell'eventuale cofinanziamento del comune proponente;

c) i soggetti interessati;

d) le eventuali premialità;

e) il programma temporale degli interventi da attivare;

f) la fattibilità tecnico-amministrativa.

3. La Cabina di regia seleziona le proposte sulla base dei seguenti criteri:

a) immediata cantierabilità degli interventi;

b) capacità e modalità di coinvolgimento di soggetti e finanziamenti pubblici e privati e di attivazione di un effetto moltiplicatore del finanziamento pubblico nei confronti degli investimenti privati;

c) riduzione di fenomeni di tensione abitativa, di marginalizzazione e degrado sociale;

d) miglioramento della dotazione infrastrutturale anche con riferimento all'efficientamento dei sistemi del trasporto urbano;

e) miglioramento della qualità urbana, del tessuto sociale ed ambientale e contenimento del consumo di nuovo suolo non edificato .

4. La Cabina di regia, sulla base degli apporti e delle risorse messe a disposizione dai vari organismi che la compongono, definisce gli investimenti attivabili nell'ambito urbano selezionato; la stessa propone al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la destinazione delle risorse del Fondo di cui al comma 5 alle finalità del Contratto di valorizzazione urbana. La Cabina di regia promuove, di intesa con il comune interessato, la sottoscrizione del Contratto di valorizzazione urbana che regolamenta gli impegni dei vari soggetti pubblici e privati, prevedendo anche la revoca dei finanziamenti in caso di inerzia realizzativa. L'insieme dei Contratti di valorizzazione urbana costituisce il piano nazionale per le città.

5. Per l'attuazione degli interventi previsti dal presente articolo, a decorrere dall'esercizio finanziario 2012 e fino al 31 dicembre 2017, è istituito, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un Fondo, denominato «Fondo per l'attuazione del piano nazionale per le città», nel quale confluiscono le risorse, non utilizzate o provenienti da revoche, relativamente ai seguenti programmi:

a) interventi costruttivi finanziati ai sensi dell'articolo 18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, per i quali non siano stati ratificati, entro il termine del 31 dicembre 2007, gli accordi di programma previsti dall'articolo 13, comma 2, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51, e già destinate all'attuazione del piano nazionale di edilizia abitativa ai sensi dell'articolo 11, comma 12, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133 e successive modificazioni;

b) programmi di recupero urbano finanziati ai sensi dell'articolo 2, comma 63, lettera b), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, dell'articolo 1, comma 8 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e dell'articolo 61, comma 1 della legge 23 dicembre 1998, n. 448;

c) programmi innovativi in ambito urbano, finanziati ai sensi dell'articolo 145, comma 33, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e dell'articolo 4, comma 3 della legge 8 febbraio 2001, n. 21.

6. All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, nel limite di euro 10 milioni per l'anno 2012, di euro 24 milioni per l'anno 2013, di euro 40 milioni per l'anno 2014 e di euro 50 milioni per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017, si provvede mediante utilizzo delle risorse previste alle lettere a) e b) del comma 5 che sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate sul Fondo di cui al medesimo comma 5.

7. I programmi di cui all'articolo 18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, per i quali sia stato ratificato l'Accordo di programma entro il 31 dicembre 2007 ai sensi dell'articolo 13, comma 2, della legge 23 febbraio 2006, n. 51, possono essere rilocalizzati nell'ambito della medesima regione ovvero in regioni confinanti ed esclusivamente nei comuni capoluogo di provincia. È esclusa, in ogni caso, la possibilità di frazionare uno stesso programma costruttivo in più comuni. A tal fine il termine per la ratifica degli Accordi di programma di cui all'articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, è fissato al 31 dicembre 2013.

8. All'articolo 2 della legge 1° agosto 2002, n. 166, il comma 5 è sostituito dal seguente:

«5. Agli interventi di edilizia sovvenzionata di cui all'articolo 18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, si applicano i limiti di costo di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 5 agosto 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 194 del 20 agosto 1994, vigenti in ciascuna regione e aggiornati ai sensi dell'articolo 9 del medesimo decreto, fermo restando, in ogni caso, il finanziamento statale ed il numero complessivo degli alloggi da realizzare.».

9. Per gli interventi di edilizia sovvenzionata rilocalizzati ai sensi del comma 7 il soggetto attuatore contribuisce con fondi propri all'incremento del finanziamento statale di edilizia sovvenzionata ai fini della completa realizzazione dell'intervento costruttivo. Le disposizioni di cui ai commi 7 e 8 si applicano anche ai programmi già finanziati ai sensi dell'articolo 18 del citato decreto-legge n. 152 del 1991 per i quali risulti già sottoscritta la convenzione attuativa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e per i quali si renda necessario procedere ad aggiornarne i costi di realizzazione.


 

 

L’articolo 12 prevede disposizioni per la riqualificazione di aree urbane, con particolare riguardo a quelle degradate, attraverso un nuovo strumento operativo, il “Piano nazionale per le città” del quale vengono indicate le modalità operative (commi 1 – 6); reca, altresì, disposizioni volte a consentire la rilocalizzazione degli interventi del programma straordinario di edilizia residenziale per i dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata (commi 7-9).

 

Procedure per il finanziamento degli interventi di recupero (commi 1 e 2)

 

Ai sensi dei commi 1 e 2, i comuni inviano ad uno specifico organismo, la Cabina di regia, ai fini della predisposizione del “Piano nazionale per le città” da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT), proposte di contratti di valorizzazione urbana (vedi infra) costituite da un insieme coordinato di interventi per la valorizzazione di aree urbane degradate indicando una serie di elementi, in particolare:

§      la descrizione, le caratteristiche e l‘ambito urbano oggetto di trasformazione e valorizzazione;

§      gli investimenti ed i finanziamenti necessari, sia pubblici che privati, comprensivi dell‘eventuale cofinanziamento del comune proponente;

§      i soggetti interessati;

§      le eventuali premialità;

§      il programma temporale degli interventi da attivare;

§      la fattibilità tecnico-amministrativa.

 

Durante l’esame parlamentare è stato inserito un nuovo periodo al comma 1 vietando che ai rappresentanti delle amministrazioni pubbliche nella Cabina di regia venga corrisposto alcun emolumento, indennità o rimborso spese.

 

Si ricorda che il “Piano nazionale per le città” fa seguito al “Tavolo sul Piano per le città” avviato il 4 maggio 2012 dal Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, con cui sono state definite le modalità e la tempistica di attuazione degli interventi per il rilancio e la valorizzazione delle aree urbane del Paese. All’iniziativa hanno partecipato i vertici della Conferenza delle Regioni, dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) e dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili).

Si segnala che l’art. 5 del decreto-legge n. 70/2011 ha introdotto una normativa nazionale quadro per la riqualificazione delle aree urbane degradate (per l’avvio di un cd. Piano per le città), che prevedeva, a regime, leggi regionali finalizzate ad un concreto processo di riqualificazione urbana accompagnato da incentivi (tra i quali i bonus volumetrici) e la semplificazione di alcune procedure. Le regioni avrebbero dovuto, infatti, approvare, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto (entro l'11 settembre 2011), proprie leggi al fine riqualificare le aree urbane degradate, tenendo conto anche della necessità di favorire lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. In caso di inerzia delle regioni sarebbero state, invece, immediatamente applicabili le volumetrie aggiuntive premiali indicate nello stesso art. 5 del decreto legge n. 70. Si ricorda, da ultimo che, accanto a tale normativa nazionale quadro introdotta dal citato decreto legge n. 70, alcune regioni hanno già approvato, nell’ambito della legislazione regionale attuativa del cd. Piano casa 2, specifiche disposizioni che incentivano la riqualificazione urbana[44].

 

La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) sottolinea come con il nuovo Piano per le città consentirà la realizzazione, in modo coordinato e razionale, di interventi soprattutto nelle aree urbane degradate relativi a nuove infrastrutture, alla riqualificazione urbana, alla costruzione di parcheggi, alloggi e scuole. Attraverso uno specifico organismo, la Cabina di regia, sarà quindi possibile accorpare interventi diffusi e isolati (incentivi, fondi europei, fondi per l'edilizia scolastica, per l'housing sociale o per programmi non più attivi), snellire le procedure e coinvolgere gli investitori interessati, con particolare riferimento agli investitori privati, con un ruolo centrale attribuito al partenariato pubblico-privato.

 

Il comma 1 indica quindi la composizione della Cabina di regia che deve essere costituita con decreto del MIT senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Con lo stesso decreto devono essere indicate anche le relative modalità di funzionamento. A far parte della Cabina di regia sono chiamati, oltre che due rappresentanti del MIT e della Conferenza delle Regioni ed un rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze, del Ministero dello sviluppo economico, del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, del Ministero per i beni e le attività culturali, del Ministero dell'interno, dei Dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri per lo sviluppo e la coesione economica, per la cooperazione internazionale e l'integrazione e per la coesione territoriale, anche un rappresentante dell’Agenzia del demanio, della Cassa depositi e prestiti, dell’Anci, e, in veste di osservatori, un rappresentante del Fondo Investimenti per l’Abitare gestito da Cassa Depositi e Prestiti Investimenti SGR[45] (CDPI) e un rappresentante dei fondi di investimento istituiti dalla società di gestione del risparmio del Ministero dell’economia e delle finanze (MEF) costituita ai sensi dell’art. 33 del decreto-legge n. 98/2011[46].

Il decreto ministeriale 3 agosto 2012[47] ha disciplinato la composizione e il funzionamento della Cabina di regia, nonché la presentazione e la selezione delle proposte.

 

Durante l’esame parlamentare è stato inserito un nuovo comma 1-bis che prevede la presentazione alle competenti Commissioni parlamentari, da parte del Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti, di una relazione sull’attività svolta dalla Cabina di regia, che dovrà essere allegata al Documento di economia e finanza (DEF).

 

I commi 3 e 4 definiscono quindi i compiti della Cabina di regia cui viene sostanzialmente assegnato un ruolo di coordinamento e selezione dei programmi di riqualificazione proposti dai Comuni,in base a valutazioni sugli effetti economici e sociali degli interventi stessi.

Pertanto i criteri per la scelta delle proposte dei contratti di valorizzazione urbana inviate dai Comuni, indicati dal comma 3, sono:

§      l’immediata cantierabilità dell’intervento;

§      la capacità di coinvolgere finanziamenti pubblici e privati e di attivare un effetto moltiplicatore del finanziamento pubblico nei confronti di quelli privati;

§      la riduzione della tensione abitativa e del degrado sociale;

§      il miglioramento delle infrastrutture e in particolare del trasporto urbano;

§      il miglioramento della qualità urbana e del tessuto socio ambientale.

 

Durante l’esame parlamentare è stato integrato il comma 3, lett. e)prevedendo che, tra i criteri per la scelta delle proposte dei contratti di valorizzazione urbana dei Comuni da parte della Cabina di regia, rientri oltre al miglioramento della qualità urbana e del tessuto socio ambientale, anche il contenimento del consumo di nuovo suolo non edificato.

 

Il comma 4 definisce i compiti della Cabina di regia che consistononella:

§      definizione, in base agli apporti e alle risorse messe a disposizione dai vari organismi che la compongono, degli investimenti attivabili nell‘ambito urbano selezionato;

§      proposta al MIT della destinazione delle risorse del Fondo di cui al successivo comma 5 alle finalità del Contratto di valorizzazione urbana;

§      promozione, di intesa con il comune interessato, della sottoscrizione del contratto di valorizzazione urbana.

 

Viene quindi introdotto un nuovo strumento attuativo - il contratto di valorizzazione urbana - la cui sottoscrizione viene promossa dalla Cabina di regia, d’intesa con il comune interessato. Il contratto è volto a regolamentare gli impegni dei vari soggetti pubblici e privati interessati, prevedendo anche la revoca dei finanziamenti.

Viene infine precisato che l’insieme dei contratti di valorizzazione urbana costituisce il “Piano nazionale per le città”.

 

Fondo per l‘attuazione del Piano nazionale per le città e risorse disponibili (commi 5 e 6)

Per l‘attuazione degli interventi del Piano viene istituito, ai sensi del comma 5, nello stato di previsione del MIT, un apposito “Fondo per l‘attuazione del Piano nazionale per le città” nel quale confluiranno le risorse, non utilizzate o provenienti da revoche, relativamente ad alcuni programmi in materia di edilizia residenziale di competenza del MIT e che, secondo quanto riportato dalla relazione tecnica, ammontano a circa 224 milioni di euro giacenti pressola Cassa depositi e prestiti.

 

In particolare, si tratta delle risorse non utilizzate o provenienti da revoche relative a:

a)  interventi del programma straordinario di edilizia residenziale a favore dei dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata introdotto dall‘art. 18 del decreto-legge n. 152/1991, per i quali non siano stati ratificati, entro il termine del 31 dicembre 2007, gli accordi di programma ai sensi dell‘art. 13, comma 2, del decreto-legge n. 273/2005 e già destinate all‘attuazione del Piano nazionale di edilizia abitativa istituito dall‘art. 11, comma 12, del decreto-legge n. 112/2008. La relazione tecnica quantifica le risorse derivanti da tali interventi in 219,5 milioni di euro;

L’art. 18 del decreto-legge n. 152/1991[48] ha dato avvio ad un programma straordinario di edilizia residenziale da concedere in locazione o in godimento ai dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata. La realizzazione degli interventi (tanto di recupero che di nuova costruzione) veniva affidata ai comuni, agli IACP, ad imprese di costruzione e loro consorzi e a cooperative e loro consorzi (per ulteriori approfondimenti della disciplina si rinvia al successivo comma 7 dell’articolo in esame). Si ricorda, inoltre, che le risorse disponibili al 31 dicembre 2007 e non ancora impegnate per tale programma straordinario sono state dapprima destinate al rifinanziamento dei programmi innovativi in ambito urbano, cd. “Contratti di quartiere II” dall’art. 21-bis del decreto legge n. 159/2007 e che successivamente le risorse dei Contratti di quartiere II sono state a loro volta destinate all’attuazione del Piano casa, ai sensi dell’art. 11, comma 12 del decreto legge n. 112/2008, ad eccezione di quelle già iscritte nei bilanci degli enti destinatari e, quindi, già impegnate.

 

b)  programmi di recupero urbano finanziati ai sensi dell‘art. 2, comma 63, lett. b), della legge n. 662/1996, dell‘art. 1, comma 8, della legge n. 449/1997 e dell‘art. 61, comma 1, della legge n. 448/1998 (legge finanziaria 1999). La relazione tecnica quantifica le risorse derivanti da tali interventi in 4,5 milioni di euro;

L’art. 2, comma 63, lett. b), della legge n. 662/1996 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica)ha destinato 200 mld di lire (derivanti delle maggiori entrate provenienti dai fondi ex Gescal per gli anni 1993 e 1994) ad interventi sperimentali nel settore dell’edilizia residenziale sovvenzionata da realizzare nell’ambito dei programmi di recupero urbano denominati “Contratti di quartiere”, previsti dall'art. 2, comma 1, lett. f), della legge n. 457/1978 "Norme per l'edilizia residenziale".

L’art. 1, comma 8, della legge n. 449/1997 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica) ha poi destinato ai Contratti di quartiere altri 100 mld di lire e l’art. 61 della legge n. 448/1998 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo) ha ulteriormente incrementato le disponibilità finanziarie per la realizzazione di tali progetti.

Da ultimo si ricorda, in estrema sintesi, che con il D.M. 22 ottobre 1997[49] sono state indicate le modalità attuative dei “Contratti di quartiere”. Si trattava di programmi complessi per il recupero delle periferie urbane costituiti da interventi edilizi su edifici residenziali, urbanizzazione primaria, piazze e verde, centri anziani, centri sanitari, spazi sportivi, servizi pubblici e spazi per i giovani. Successivamente con una serie di D.M. emanati a partire dal 2001[50] si è dato avvio ad un nuovo programma innovativo in ambito urbano denominato "Contratti di quartiere II" con l’intento di intervenire in situazioni caratterizzate da diffuso degrado delle costruzioni e dell'ambiente urbano, da carenza di servizi e da un contesto di scarsa coesione sociale e di marcato disagio abitativo. A differenza della prima edizione dei Contratti di quartiere, i nuovi interventi sono gestiti dalle singole regioni che, attraverso propri bandi, invitano le amministrazioni comunali a proporre progetti e a competere per la destinazione dei fondi.

 

c)  programmi innovativi in ambito urbano finanziati dall‘art. 145, comma 33, della legge n. 388/2000 e dall‘art. 4, comma 3, della legge n. 21/2001. La relazione tecnica non indica le risorse derivanti da tali ultimi programmi;

 

L’art. 145, comma 33, della n. 388/2000 (legge finanziaria 2001) autorizzava la spesa di lire 80 mld. per l'anno 2001 per il finanziamento delle iniziative relative a studi, ricerche e sperimentazioni in materia di edilizia residenziale di cui al citato art. 2, comma 63, lett. b), della legge n. 662/1996, nonché per interventi a favore di categorie sociali svantaggiate di cui allo stesso art. 2, comma 63. Per l'attuazione di tali programmi veniva altresì autorizzato un limite di impegno quindicennale di lire 80 mld. per l'anno 2002.

L’art. 4 della legge n. 21/2001 (Misure per ridurre il disagio abitativo ed interventi per aumentare l'offerta di alloggi in locazioni) avviava un programma innovativo in ambito urbano finalizzato prioritariamente ad incrementare, con la partecipazione di investimenti privati, la dotazione infrastrutturale dei quartieri degradati di comuni e città a più forte disagio abitativo, per il quale veniva autorizzata una spesa di 30 mld. per ciascuno degli anni 2000, 2001 e 2002. Con D.M. del 27 dicembre 2001[51] ne sono state definite le modalità attuative.

 

Il comma 6 dispone in merito alla copertura finanziaria prevedendo che dall‘attuazione delle disposizioni recate dall’articolo in commento, nel limite di complessivi di 224 milioni di euro - e precisamente 10 milioni di euro per l‘anno 2012; 24 milioni di euro per l‘anno 2013; 40 milioni di euro per l‘anno 2014; 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017 - si provveda mediante utilizzo delle risorse previste per i Contratti di quartiere e per programmi innovativi in ambito urbano - lett. a) e b) del precedente comma 5 - che sono versate all‘entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate all’istituendo “Fondo per l‘attuazione del Piano nazionale per le città”.

 

Il programma straordinario di edilizia residenziale per i dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata (commi da 7 a 9)

I restanti commi 7, 8 e 9 recano disposizioni volte a consentire la rilocalizzazione degli interventi del citato programma straordinario di edilizia residenziale a favore dei dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata.

 

In particolare, il comma 7 dispone che i programmi di edilizia sovvenzionata[52]ed agevolata[53] del citato Programma straordinario previsti dall'art. 18 del decreto-legge n. 152/1991, per i quali sia stato ratificato l'accordo di programma entro il 31 dicembre 2007 ai sensi dell‘art. 13, comma 2, del decreto legge n. 273 del 2005, possono essere rilocalizzati nell’ambito della stessa regione oppure anche in regioni confinanti, ma esclusivamente nei comuni capoluogo di provincia.

Viene poi esclusa la possibilità di frazionare uno stesso programma costruttivo in più comuni. A tal fine il termine per la ratifica degli accordi di programma viene fissato al 31 dicembre 2013.

 

La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) sottolinea come la rilocalizzazione degli interventi in ambiti regionali confinanti potrà accelerare, in una congiuntura economica caratterizzata da una forte scarsità di risorse disponili, la sottoscrizione di nuove convenzioni in relazione a programmi non ancora avviati ma per i quali sia già stato ratificato l'accordo di programma nel termine previsto del 31 dicembre 2007 e di favorire, al contempo, la spesa degli investimenti statali destinati al settore. Essa aggiunge anche che gli interventi “sono finalizzati, in prevalenza, alla realizzazione di nuova costruzione di edilizia residenziale nonché alla realizzazione di edifici commerciali e terziari ed alle relative opere di urbanizzazione”. Conseguentemente non è chiaro se tali disposizioni sono volte unicamente agli interventi del programma straordinario di edilizia residenziale per i dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata, oppure se riguardano anche altri interventi come quelli riportati nella relazione illustrativa.

 

Come già accennato nel commento al comma 5, l’art. 18 del decreto-legge n. 152/1991 ha dato avvio ad un programma straordinario di edilizia residenziale (sovvenzionata ed agevolata) da concedere in locazione o in godimento ai dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata. La realizzazione degli interventi (tanto di recupero che di nuova costruzione) veniva affidata ai comuni, agli IACP, ad imprese di costruzione e loro consorzi e a cooperative e loro consorzi. Sotto il profilo finanziario, l’art. 18 prevedeva un finanziamento attraverso un limite di impegno di 50 miliardi di lire per l'edilizia agevolata, e un finanziamento di 900 miliardi di lire per l'edilizia sovvenzionata. Con la delibera CIPE n. 98/1991[54]si fissavano, quindi, i limiti di costo per l’attuazione del programma straordinario[55], mentre con D.M. del 17 gennaio 1992 si disciplinava il confronto pubblico concorrenziale per la realizzazione del programma stesso.

Successivamente l’art. 11 della legge 136/1999 (Norme per il sostegno ed il rilancio dell'edilizia residenziale pubblica e per interventi in materia di opere a carattere ambientale) ha stabilito ulteriori modalità attuative del programma straordinario. Spetta al Ministro dei lavori pubblici - in qualità di Segretario generale del CER - comunicare ai Presidenti delle Giunte regionali interessate, entro i trenta giorni successivi alla data di entrata in vigore della stessa legge n. 136:

§       l’elenco delle proposte di attuazione dei programmi straordinari di edilizia residenziale per la mobilità dei dipendenti pubblici, cui si riferiscono i procedimenti ancora pendenti;

§       i soggetti attuatori o proponenti di tali proposte.

Compete, invece, al presidente della giunta regionale proporre al sindaco del comune territorialmente competente ed al soggetto attuatore o proponente la sottoscrizione di un accordo di programma, nell’ambito delle disponibilità delle somme accantonate. La ratifica di tale accordo da parte del consiglio comunale determina direttamente la immediata ammissione del programma al finanziamento. Lo stesso articolo 11 dispone però l’esclusione dal finanziamento per gli accordi di programma non ratificati entro il 31 dicembre 2007[56]. Il successivo art. 12 ha, tra l’altro, previsto la possibilità di introdurre varianti ai programmi sulla mobilità dei dipendenti pubblici, impegnati nella lotta alla criminalità organizzata, qualora questi siano già stati ammessi al finanziamento, siano stati approvati dal consiglio comunale e qualora dalla variante non derivino variazioni nel finanziamento pubblico o nel numero degli alloggi e l’esclusione dal finanziamento qualora la convenzione urbanistica con il comune per la realizzazione dei programmi non sia conclusa entro il 31 dicembre 2007[57].

 

L’art. 4, comma 150, della legge n. 350/2003 (legge finanziaria 2004) è intervenuto sulla disciplina delle procedure relative all’attuazione degli accordi di programma, prevedendo la rilocalizzazione del programma in altra regione, nel caso in cui la regione interessata non provveda all’attivazione degli accordi di programma entro trenta giorni dalla richiesta del soggetto proponente. La rilocalizzazione avviene su proposta del soggetto proponente, da comunicare alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ed ha luogo attraverso la sottoscrizione di un accordo di programma tra il presidente della giunta regionale e il sindaco del comune interessati alla nuova localizzazione. L’accordo di programma deve essere ratificato dal consiglio comunale entro diciotto mesi dalla sottoscrizione: termine da ultimo prorogato al 31 dicembre 2007 dall’art. 13, comma 2, del decreto legge n. 273/2005.

 

Si ricorda, infine, anche la disposizione contenuta nell’art. 1, comma 453, della legge n. 266/2005 (legge finanziaria 2006) che, allo scopo di garantire maggiore elasticità nell’attuazione degli interventi previsti, ha abolito l’obbligo della contiguità delle aree di localizzazione degli interventi all’interno della stessa Regione che, tra l’altro, era stato già previsto dalla citata delibera CIPE n. 98/1991.

 

Il comma 8, con la sostituzione del comma 5 dell’art. 2 della legge n. 166/2002, consente di applicare agli interventi di edilizia residenziale pubblica compresi nel citato programma straordinario, i massimali di costo per tale tipologia di intervento previsti dal D.M. 5 agosto 1994[58], vigenti in ciascuna regione e aggiornati ai sensi dell‘art. 9 dello stesso D.M., fermo restando il finanziamento statale ed il numero complessivo degli alloggi da realizzare.

La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) precisa come la finalità della disposizione sia quella “di allinearsi alla normativa vigente in materia di contratti pubblici evitando, contemporaneamente, il rischio di attivare procedure di gara per l'affidamento dei lavori sulla base di costi non congrui e di rendere più efficaci gli investimenti statali”.

 

Per un confronto con il precedente comma 5, che ora viene sostituito, si veda il seguente testo a fronte:

 

Testo previgente dell’art. 2, comma 5, della legge n. 166/2002

Art. 2, comma 5, della legge n. 166/2002, come novellato dal D.L. in esame

Agli interventi di edilizia sovvenzionata di cui all'articolo 18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, si applicano i limiti di costo di cui al D.M. 5 agosto 1994 del Ministro dei lavori pubblici, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 194 del 20 agosto 1994, nel caso in cui le gare di appalto per la realizzazione dei lavori siano andate deserte per almeno due volte. In tale ultimo caso si può procedere ad una eventuale riduzione del numero degli alloggi da realizzare. In alternativa, il concessionario del programma di cui al predetto articolo 18 può contribuire con fondi propri all'incremento del finanziamento statale, nei limiti massimi di costo di cui al citato D.M. 5 agosto 1994 del Ministro dei lavori pubblici, ai fini della completa realizzazione dell'opera.

Agli interventi di edilizia sovvenzionata di cui all'articolo 18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, si applicano i limiti di costo di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 5 agosto 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 194 del 20 agosto 1994, vigenti in ciascuna regione e aggiornati ai sensi dell‘articolo 9 del medesimo decreto, fermo restando, in ogni caso, il finanziamento statale ed il numero complessivo degli alloggi da realizzare.

 

 

Si ricorda che sulla disciplina del programma straordinario era intervenuto anche l’art. 2 della legge n. 166/2002 (Disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti) che ha disciplinato i limiti di costo applicabili alle gare di appalto (comma 5 che ora viene sostituito) e il prezzo al quale gli alloggi realizzati con il finanziamento privato possono essere ceduti agli enti locali, agli istituti autonomi case popolari o enti assimilati (comma 6). I commi 7 ed 8 hanno stabilito, tra l’altro, che i finanziamenti sono attivati comunque subordinatamente alle disponibilità esistenti - alla data di ratifica da parte del comune dell’accordo di programma – sullo stanziamento destinato alla realizzazione del programma stesso.

In relazione al richiamato D.M. 5 agosto 1994 esso reca la“Determinazione dei limiti massimi di costo per gli interventi di edilizia residenziale sovvenzionata e di edilizia residenziale agevolata[59]. L’art. 7 autorizza le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano a deroghe motivate al limite massimo di costo totale dell'intervento per maggiori costi dell'area e degli oneri di urbanizzazione o di acquisizione degli immobili con possibilità di accantonamento delle risorse in fase di programmazione degli interventi, nonché ad individuare costi totali di intervento inferiori o superiori a quelli massimi stabiliti dallo stesso D.M. sulla base delle specifiche situazioni territoriali, ferme restando le quantità fisiche da realizzare. Infine l’art. 9 prevede che le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano possano aggiornare, annualmente, il limite di costo di realizzazione tecnica da loro definito sulla base della variazione percentuale fatta registrare dall'indice ISTAT generale nazionale del costo di costruzione di un fabbricato residenziale fra il mese di giugno 1994 e il mese di giugno di ciascun anno successivo.

 

Il comma 9 prevede, in caso di rilocalizzazione dell'intervento originario, che il soggetto attuatore contribuisca utilizzando fondi propri ai fini della completa realizzazione dell’intervento costruttivo di edilizia sovvenzionata, fermo restando in ogni caso, il finanziamento pubblico originariamente previsto.

 

In merito a tale disposizione si ricorda che era stata già prevista (al comma 5 modificato dal comma 8 dell’articolo in commento) una procedura alternativa per il completamento degli interventi, basata sul contributo di capitali privati (il concessionario del programma poteva infatti contribuire con fondi propri all’incremento del finanziamento statale).

 

Da ultimo, viene previsto che i commi 8 e 9 in commento vengano applicati anche ai programmi già finanziati ai sensi del citato art. 18 del decreto legge n. 152/1991 per i quali risulti già sottoscritta la convenzione attuativa con il MIT e per i quali si renda necessario procedere ad aggiornarne i costi di realizzazione.


 

Articolo 12-bis
(Istituzione del Comitato interministeriale per le politiche urbane )

 


1. Al fine di coordinare le politiche urbane attuate dalle amministrazioni centrali interessate e di concertarle con le regioni e con le autonomie locali, nella prospettiva della crescita, dell'inclusione sociale e della coesione territoriale, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri è istituito il Comitato interministeriale per le politiche urbane (CIPU). Il CIPU è presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Ministro delegato ed è composto dal Ministro per la coesione territoriale, dal Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, dal Ministro dell'interno, dal Ministro dell'economia e delle finanze, dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, dal Ministro dello sviluppo economico, dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Alle riunioni del CIPU partecipano, inoltre, i Ministri aventi competenza sulle materie oggetto dei provvedimenti e delle tematiche inseriti all'ordine del giorno.

2. Partecipano, altresì, alle riunioni del CIPU un rappresentante delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, un rappresentante delle province e un rappresentante dei comuni, nominati dalla componente rappresentativa delle autonomie territoriali nell'ambito della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni.

3. Il CIPU svolge i propri compiti nel rispetto delle competenze attribuite dalla Costituzione e dalla legge al Parlamento, al Consiglio dei Ministri, alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e alla Conferenza Stato-città ed autonomie locali.

4. Per la preparazione delle proprie riunioni, il CIPU si avvale di una segreteria tecnica istituita presso il Segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, come struttura generale ai sensi dell'articolo 7 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e successive modificazioni.

5. Il funzionamento del CIPU e della segreteria tecnica sono disciplinati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Ai componenti del CIPU e della segreteria tecnica non è corrisposto alcun compenso, indennità o rimborso di spese. Gli oneri correlati al funzionamento del CIPU e della segreteria tecnica sono a carico degli ordinari stanziamenti di bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

6. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.


 

 

L'articolo 12-bis, introdotto durante l'esame parlamentare,istituisce il Comitato interministeriale per le politiche urbane (CIPU) presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, disciplinandone la composizione, i compiti e il funzionamento.

Nello specifico, il comma 1 istituisce, come anzidetto, il Comitato interministeriale per le politiche urbane (CIPU) presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

Finalità esplicita è quella del coordinamento delle politiche urbane attuate dalle amministrazioni centrali interessate e del relativo concerto con le regioni e con le autonomie locali, nella prospettiva della crescita, dell’inclusione sociale e della coesione territoriale.

Il CIPU è presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri (o dal Ministro delegato) ed è composto da:

§      il Ministro per la coesione territoriale,

§      il Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport,

§      il Ministro dell’interno,

§      il Ministro dell’economia e delle finanze,

§      il Ministro del lavoro e delle politiche sociali,

§      il Ministro dello sviluppo economico,

§      il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,

§      il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca,

§      il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

 

Alle riunioni del CIPU partecipano, inoltre:

§      Ministri aventi competenza sulle materie oggetto dei provvedimenti e delle tematiche inseriti all’ordine del giorno,

§      un rappresentante delle regioni (ex comma 2),

§      un rappresentante delle province autonome di Trento e di Bolzano (ex comma 2),

§      un rappresentante delle province (ex comma 2),

§      un rappresentante dei comuni (ex comma 2),

I rappresentanti delle autonomie territoriali - ancora ai sensi del comma 2 - sono nominati dalla componente rappresentativa delle autonomie territoriali nell’ambito della Conferenza unificata[60].

 

Il comma 3 impone al CIPU, nello svolgimento dei propri compiti, il rispetto delle competenze attribuite dalla Costituzione e dalla legge al Parlamento, al Consiglio dei ministri, alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e alla Conferenza Stato città ed autonomie locali.

 

Il comma 4 incarica una segreteria tecnica - istituita presso il Segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei ministri[61] - della preparazione delle riunioni del CIPU. Il funzionamento del CIPU e della segreteria tecnica sono disciplinati, ai sensi del comma 5, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Ai componenti del CIPU e della segreteria non è corrisposto alcun compenso o rimborso. Gli oneri sono a carico degli ordinari stanziamenti di bilancio della Presidenza del Consiglio. Correlativamente, il comma 6 prescrive che dall’attuazione dell'articolo in esame non devono derivare oneri a carico della finanza pubblica.

I comitati interministeriali

I comitati interministeriali sono organi collegiali di governo concorrenti all'attuazione dell'indirizzo politico (se anche alla sua determinazione, è profilo più controverso in dottrina) in specifici settori.

Volti ad una 'saldatura' tra decisione politica ed attuazione amministrativa, essi sono espressione di un potere di auto-organizzazione, proprio degli organi costituzionali.

Qualora tra le loro attribuzioni figuri l'adozione di atti amministrativi (o di atti che possano valere da presupposti sostanziali di atti amministrativi), essi sono istituiti per legge, in una sorta di 'intersezione' delle riserve di legge poste dall'articolo 95 e dall'articolo 97 della Costituzione.

 

I comitati interministeriali (che hanno origine pre-repubblicana: ad esempio il Comitato per il credito e il risparmio, ancor oggi operante, risale al 1936-38) aumentarono di numero (e di attribuzioni, nel caso del Comitato per la programmazione economica, la cui legge istitutiva fu la n. 48 del 1967) nel nome della programmazione affermatasi negli anni Sessanta, e declinata come programmazione di settore dai secondi anni Settanta.

Una drastica loro riduzione fu imposta dalla legge n. 593 del 1993 (articolo 1, commi 21 e 25), che molti ne soppresse, in modo 'nominato' - il Comitato interministeriale per il coordinamento della politica industriale (CIPI); il Comitato interministeriale per la politica economica estera (CIPES); il Comitato interministeriale per la cinematografia; il Comitato interministeriale per la protezione civile; il Comitato interministeriale per l'emigrazione (CIEM); il Comitato interministeriale per la tutela delle acque dall'inquinamento; il Comitato interministeriale prezzi (CIP); il Comitato interministeriale per la programmazione economica nel trasporto (CIPET); il Comitato interministeriale per la lotta all'AIDS; il Comitato interministeriale per gli scambi di materiali di armamento per la difesa (CISD); il Comitato interministeriale gestione fondo interventi educazione e informazione sanitaria) - o non ("sono altresì soppressi...gli altri comitati interministeriali, che prevedano per legge la partecipazione di più Ministri o di loro delegati").

Furono lasciati in vita dalla legge del 1993 solo i seguenti comitati, tuttora operanti:

§      Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), poi oggetto del decreto legislativo n. 430 del 1997, che ne ha riordinato le competenze;

§      Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (CICR), le cui competenze deliberative sono state da ultimo definite dal Testo unico bancario del 1993;

§      Comitato interministeriale per le informazioni e la sicurezza - che ha poi assunto la denominazione di Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR), con la legge n. 124 del 2007 ("Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto");

§      Comitato dei ministri per i servizi tecnici nazionali e gli interventi nel settore della difesa del suolo (istituito dalla legge n. 183 del 1989; cfr. ora il decreto legislativo n. 152 del 2006, recante "Norme in materia ambientale", articolo 57);

§      Comitato interministeriale per la salvaguardia di Venezia (istituito dalla legge n. 798 del 1984).

In tempo successivo, si è avuta l'istituzione del Comitato interministeriale per gli affari comunitari (CIACE) (legge n. 11 del 2005, articolo 2).

A quelli or ricordati, che costituiscono l'insieme di comitati per così dire ordinamentale in quanto ormai stabile nel tempo, alcuni altri si sono andati aggiungendo. Non sono mancate infatti leggi istitutive di ulteriori comitati per specifiche materie, come: il Comitato la prevenzione e la riduzione dell'inquinamento elettromagnetico (articolo 6 della legge n. 36 del 2001); il Comitato per fronteggiare la crisi del settore bieticolo-saccarifero (articolo 2 del decreto-legge n. 2 del 2006, come convertito dalla legge n. 81; cfr. anche il decreto-legge n. 5 del 2012 recante "Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo", articolo 29, convertito dalla legge n. 35); il Comitato per le politiche di semplificazione e di qualità della regolazione (articolo 1 del decreto-legge n. 4 del 2006, come convertito dalla legge n. 80).


 

Articolo 13
(
Semplificazioni in materia di autorizzazioni e pareri per l’esercizio dell’attività edilizia)

 


01. All'articolo 2, comma 9-bis, della legge 7 agosto 1990, n. 241, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Per ciascun procedimento, sul sito internet istituzionale dell'amministrazione è pubblicata, in formato tabellare e con collegamento ben visibile nella homepage, l'indicazione del soggetto a cui è attribuito il potere sostitutivo e a cui l'interessato può rivolgersi ai sensi e per gli effetti del comma 9-ter. Tale soggetto, in caso di ritardo, comunica senza indugio il nominativo del responsabile, ai fini della valutazione dell'avvio del procedimento disciplinare, secondo le disposizioni del proprio ordinamento e dei contratti collettivi nazionali di lavoro, e, in caso di mancata ottemperanza alle disposizioni del presente comma, assume la sua medesima responsabilità oltre a quella propria».

1. All'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, il terzo periodo del comma 1 è sostituito dal seguente: «Nei casi in cui la normativa vigente prevede l'acquisizione di atti o pareri di organi o enti appositi, ovvero l'esecuzione di verifiche preventive, essi sono comunque sostituiti dalle autocertificazioni, attestazioni e asseverazioni o certificazioni di cui al presente comma, salve le verifiche successive degli organi e delle amministrazioni competenti.».

2. Al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 5:

1) dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:

«1-bis. Lo sportello unico per l'edilizia costituisce l'unico punto di accesso per il privato interessato in relazione a tutte le vicende amministrative riguardanti il titolo abilitativo e l'intervento edilizio oggetto dello stesso, che fornisce una risposta tempestiva in luogo di tutte le pubbliche amministrazioni, comunque coinvolte. Acquisisce altresì presso le amministrazioni competenti, anche mediante conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14, 14-bis, 14-ter, 14-quater e 14-quinquies della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, gli atti di assenso, comunque denominati, delle amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità. Resta comunque ferma la competenza dello sportello unico per le attività produttive definita dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2010, n. 160.

1-ter. Le comunicazioni al richiedente sono trasmesse esclusivamente dallo sportello unico per l'edilizia; gli altri uffici comunali e le amministrazioni pubbliche diverse dal comune, che sono interessati al procedimento, non possono trasmettere al richiedente atti autorizzatori, nulla osta, pareri o atti di consenso, anche a contenuto negativo, comunque denominati e sono tenuti a trasmettere immediatamente allo sportello unico per l'edilizia le denunce, le domande, le segnalazioni, gli atti e la documentazione ad esse eventualmente presentati, dandone comunicazione al richiedente»;

2) il comma 3 è sostituito dal seguente:

«3. Ai fini del rilascio del permesso di costruire, lo sportello unico per l'edilizia acquisisce direttamente o tramite conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14, 14-bis, 14-ter, 14-quater e 14-quinquies della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, gli atti di assenso, comunque denominati, necessari ai fini della realizzazione dell'intervento edilizio. Nel novero di tali assensi rientrano, in particolare:

a) il parere dell'azienda sanitaria locale (ASL), nel caso in cui non possa essere sostituito da una dichiarazione ai sensi dell'articolo 20, comma 1;

b) il parere dei vigili del fuoco, ove necessario, in ordine al rispetto della normativa antincendio;

c) le autorizzazioni e le certificazioni del competente ufficio tecnico della regione, per le costruzioni in zone sismiche di cui agli articoli 61, 62 e 94;

d) l'assenso dell'amministrazione militare per le costruzioni nelle zone di salvaguardia contigue ad opere di difesa dello Stato o a stabilimenti militari, di cui all'articolo 333 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66;

e) l'autorizzazione del direttore della circoscrizione doganale in caso di costruzione, spostamento e modifica di edifici nelle zone di salvaguardia in prossimità della linea doganale e nel mare territoriale, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 19 del decreto legislativo 8 novembre 1990, n. 374;

f) l'autorizzazione dell'autorità competente per le costruzioni su terreni confinanti con il demanio marittimo, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 55 del codice della navigazione;

g) gli atti di assenso, comunque denominati, previsti per gli interventi edilizi su immobili vincolati ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, fermo restando che, in caso di dissenso manifestato dall'amministrazione preposta alla tutela dei beni culturali, si procede ai sensi del medesimo codice;

h) il parere vincolante della Commissione per la salvaguardia di Venezia, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 6 della legge 16 aprile 1973, n. 171, e successive modificazioni, salvi i casi in cui vi sia stato l'adeguamento al piano comprensoriale previsto dall'articolo 5 della stessa legge, per l'attività edilizia nella laguna veneta nonché nel territorio dei centri storici di Chioggia e di Sottomarina e nelle isole di Pellestrina, Lido e Sant'Erasmo;

i) il parere dell'autorità competente in materia di assetti e vincoli idrogeologici;

l) gli assensi in materia di servitù viarie, ferroviarie, portuali e aeroportuali;

m) il nulla osta dell'autorità competente ai sensi dell'articolo 13 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, in materia di aree naturali protette»;

3) il comma 4 è abrogato;

b) al capo I del titolo II, dopo l'articolo 9 è aggiunto il seguente:

«Art. 9-bis.- (Documentazione amministrativa). - 1. Ai fini della presentazione, del rilascio o della formazione dei titoli abilitativi previsti dal presente testo unico, le amministrazioni sono tenute ad acquisire d'ufficio i documenti, le informazioni e i dati, compresi quelli catastali, che siano in possesso delle pubbliche amministrazioni e non possono richiedere attestazioni, comunque denominate, o perizie sulla veridicità e sull'autenticità di tali documenti, informazioni e dati»;

c) all'articolo 13, comma 1, le parole: «del competente ufficio comunale» sono sostituite dalle seguenti: «dello sportello unico»;

d) all'articolo 20:

1) al comma 1, le parole: «dal regolamento edilizio» sono soppresse;

2) al comma 3, le parole: «commi 3 e 4» sono sostituite dalle seguenti: «comma 3» e le parole: «, sempre che gli stessi non siano già stati allegati alla domanda dal richiedente» sono soppresse;

3) dopo il comma 5 è inserito il seguente:

«5-bis. Se entro il termine di cui al comma 3 non sono intervenute le intese, i concerti, i nulla osta o gli assensi, comunque denominati, delle altre amministrazioni pubbliche, o è intervenuto il dissenso di una o più amministrazioni interpellate, qualora tale dissenso non risulti fondato sull'assoluta incompatibilità dell'intervento, il responsabile dello sportello unico indice la conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni. Le amministrazioni che esprimono parere positivo possono non intervenire alla conferenza di servizi e trasmettere i relativi atti di assenso, dei quali si tiene conto ai fini dell'individuazione delle posizioni prevalenti per l'adozione della determinazione motivata di conclusione del procedimento, di cui all'articolo 14-ter, comma 6-bis, della citata legge n. 241 del 1990, e successive modificazioni»;

4) il comma 6 è sostituito dal seguente:

«6. Il provvedimento finale, che lo sportello unico provvede a notificare all'interessato, è adottato dal dirigente o dal responsabile dell'ufficio, entro il termine di trenta giorni dalla proposta di cui al comma 3. Qualora sia indetta la conferenza di servizi di cui al comma 5-bis, la determinazione motivata di conclusione del procedimento, assunta nei termini di cui agli articoli da 14 a 14-ter della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, è, ad ogni effetto, titolo per la realizzazione dell'intervento. Il termine di cui al primo periodo è fissato in quaranta giorni con la medesima decorrenza qualora il dirigente o il responsabile del procedimento abbia comunicato all'istante i motivi che ostano all'accoglimento della domanda, ai sensi dell'articolo 10-bis della citata legge n. 241 del 1990, e successive modificazioni. Dell'avvenuto rilascio del permesso di costruire è data notizia al pubblico mediante affissione all'albo pretorio. Gli estremi del permesso di costruire sono indicati nel cartello esposto presso il cantiere, secondo le modalità stabilite dal regolamento edilizio»;

5) il comma 10 è sostituito dal seguente:

«10. Qualora l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela non compete all'amministrazione comunale, il competente ufficio comunale acquisisce il relativo assenso nell'ambito della conferenza di servizi di cui al comma 5-bis. In caso di esito non favorevole, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-rifiuto»;

e) all'articolo 23:

1) dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:

«1-bis. Nei casi in cui la normativa vigente prevede l'acquisizione di atti o pareri di organi o enti appositi, ovvero l'esecuzione di verifiche preventive, con la sola esclusione dei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali e degli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all'immigrazione, all'asilo, alla cittadinanza, all'amministrazione della giustizia, all'amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, nonché di quelli previsti dalla normativa per le costruzioni in zone sismiche e di quelli imposti dalla normativa comunitaria, essi sono comunque sostituiti dalle autocertificazioni, attestazioni e asseverazioni o certificazioni di tecnici abilitati relative alla sussistenza dei requisiti e dei presupposti previsti dalla legge, dagli strumenti urbanistici approvati o adottati e dai regolamenti edilizi, da produrre a corredo della documentazione di cui al comma 1, salve le verifiche successive degli organi e delle amministrazioni competenti.

1-ter. La denuncia, corredata delle dichiarazioni, attestazioni e asseverazioni nonché dei relativi elaborati tecnici, può essere presentata mediante posta raccomandata con avviso di ricevimento, ad eccezione dei procedimenti per cui è previsto l'utilizzo esclusivo della modalità telematica; in tal caso la denuncia si considera presentata al momento della ricezione da parte dell'amministrazione. Con regolamento, emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, si procede all'individuazione dei criteri e delle modalità per l'utilizzo esclusivo degli strumenti telematici ai fini della presentazione della denuncia»;

2) al comma 3, alle parole: «Qualora l'immobile» sono premesse le seguenti: «Nel caso dei vincoli e delle materie oggetto dell'esclusione di cui al comma 1-bis,»;

3) al comma 4, alle parole: «Qualora l'immobile» sono premesse le seguenti: «Nel caso dei vincoli e delle materie oggetto dell'esclusione di cui al comma 1-bis,».

2-bis. Le amministrazioni comunali sono tenute ad applicare le disposizioni di cui al comma 2 entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.


 

 

L’articolo 13 reca misure concernenti i procedimenti amministrativi relativi ai titoli abilitativi dell’attività edilizia - Scia, Dia, permesso di costruirenonchéallo sportello unico per l’edilizia.

L’articolo,profondamente modificato durante l’esame parlamentare,dispone, riguardo ai procedimenti amministrativi, la pubblicazione, sul sito istituzionale dell’amministrazione, del soggetto cui è attribuito il potere sostituivo in caso di inerzia dell'amministrazione e al quale l’interessato può rivolgersi e detta disposizioni in merito all'attivazione di eventuali procedimenti disciplinari; modifica alcune norme del T.U. dell’edilizia relative alla disciplina dello sportello unico per l’edilizia, reca misure concernenti i procedimenti amministrativi relativi alla Scia e prevede che, nei casi ordinari, per iniziare i lavori sarà sufficiente accompagnare i due titoli abilitativi con autocertificazioni o certificazioni di tecnici abilitati, anziché con i pareri tecnici e gli altri atti preliminari.

 

La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) sottolinea come tali modifiche proseguano il processo di semplificazione procedimentale avviato con l’introduzione di disposizioni in materia di attività edilizia libera, di Scia e di formazione del silenzio-assenso sulla domanda di permesso di costruire.

Si ricorda, infatti, che a partire dal 2010 sono state apportate numerose modifiche ai titoli abilitativi all’attività edilizia[62], tutte volte sostanzialmente ad estendere i sistemi alternativi all’assenso preventivo della pubblica amministrazione. Sono state ampliate le tipologie di interventi rientranti nell’attività edilizia libera, ovvero realizzabili senza alcun titolo abilitativo prevedendo, comunque, per alcuni di essi, anche una comunicazione di inizio lavori e la relazione di un tecnico abilito (art. 5 del decreto legge 40/2010, che ha interamente sostituito l’art. 6 del T.U. dell’edilizia, DPR n. 380/2001). Con l’art. 5 del decreto legge 70/2011 è stata espressamente sancita l’applicabilità della Scia a tutte le tipologie di intervento edilizio soggette in precedenza al regime della Dia, la quale è rimasta solo per alcune determinate ipotesi (vedi infra). E’ stato, infine, completamente ridisegnato l’iter procedimentale per il rilascio del permesso di costruire prevedendo, tra le maggiori novità, l’introduzione del silenzio-assenso in luogo del precedente regime basato sul silenzio-rifiuto (art. 5 del decreto legge 70/2011).

 

In particolare, a seguito di una modifica approvata nel corso dell'esame parlamentare, è stato premesso un comma 01 che, con una novella all’art. 2, comma 9-bis, della legge n. 241 del 1990, dispone che, per ciascun procedimento amministrativo, venga pubblicato, sul sito istituzionale dell’amministrazione, il soggetto cui è attribuito il potere sostitutivo in caso di inerzia e al quale l’interessato può rivolgersi ai sensi del successivo comma 9-ter per la conclusione del procedimento. In caso di ritardo, tale soggetto comunica senza indugio il nominativo del responsabile per valutare l’opportunità di avviare il procedimento disciplinare, secondo le disposizioni del proprio ordinamento e dei contratti collettivi nazionali di lavoro, e, in caso di mancata ottemperanza a tali disposizioni, assume, oltre alla propria responsabilità, anche quella del responsabile.

 

La modifica introdotta dal comma 1 è volta, invece, a semplificare ulteriormente le modalità di presentazione della Scia nei casi in cui qualsivoglia normativa, non solo di rango legislativo, ma anche regolamentare, preveda che i pareri degli enti o organi preposti o le verifiche preventive siano comunque sostituiti dalle autocertificazioni dei privati o attestazioni e asseverazioni di tecnici, salve le verifiche successive degli organi o amministrazioni competenti.

La modifica viene apportata con una novella al terzo periodo del comma 1 dell’art. 19 della legge n. 241/1990, ove viene sostituito il termine “legge” con “normativa vigente”.

Sostanzialmente tali disposizioni confermano quanto già introdotto dai precedenti decreti (70/2011 e 5/2012) con particolare riferimento alla sostituzione ipso iure di tutti i pareri di organi o enti appositi, nonché delle verifiche preventive di loro competenza, con autocertificazioni, attestazioni e asseverazioni o certificazioni di tecnici abilitati. La novità è da rinvenirsi nel fatto che il testo previgente prevedeva l'effetto sostitutivo solo in caso di pareri o verifiche richieste dalla legge, mentre il testo novellato rinvia in termini più generali alla «normativa vigente»: rientrano pertanto nell'ambito applicativo della nuova disposizione tutti i pareri ed i nulla osta previsti non solo dalla legge, ma anche da provvedimenti di valenza regolamentare emanati da qualsiasi ente competente (quali ad es. gli strumenti urbanistici comunali).

La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) motiva tale novella con il fatto che, a livello regionale e locale, continuano ad essere in vigore “molti farraginosi passaggi procedimentali” previsti da atti regolamentari.

 

In relazione alla disciplina della Scia si rammenta che essaè stataintrodottadal comma 4-bis dell'art. 49 del decreto legge n. 78/2010 sostituendo integralmente la disciplina della dichiarazione di inizio attività contenuta nel previgente art. 19 della legge n. 241/1990. Tale riforma ha risposto all’esigenza di liberalizzare l'attività d'impresa, consentendo di iniziare immediatamente l’attività stessa. La Scia, infatti, consente di iniziare l’attività immediatamente e senza necessità di attendere la scadenza di alcun termine, ciò traducendosi in una sostanziale accelerazione e semplificazione rispetto alla precedente disciplina contenuta nel citato art. 19, che prevedeva il decorso del termine di 30 giorni prima di poter avviare l’attività oggetto della Dia e legittimava l’esercizio di poteri inibitori da parte dell’amministrazione entro l’ulteriore termine di trenta giorni dalla comunicazione di avvio della medesima attività.

Quanto all’ambito di applicazione, con la circolare del 16 settembre 2010 il Ministero per la semplificazione normativa ha chiarito che la Scia non si applica solo all'avvio dell'attività di impresa ma sostituisce anche la DIA in edilizia, eccetto la Dia alternativa al permesso di costruire (c.d. superDia) e nei casi in cui le leggi regionali abbiano previsto l’utilizzo della Dia per ulteriori tipologie di intervento rispetto a quelle previste dal T.U. dell’edilizia (art. 22, comma 4), consentendo di avviare i lavori il giorno stesso della sua presentazione, mentre con la Dia occorre attendere 30 giorni. Successivamente tale interpretazione è stata confermata con l’art. 5 del decreto legge n. 70/2011, ove è stato anche precisato che essa deve corredata delle dichiarazioni, attestazioni e asseverazioni, nonché dei relativi elaborati tecnici a cura del professionista abilitatoil quale se dichiara o attesta falsamente l’esistenza dei requisiti o dei presupposti previsti è punito con la reclusione da uno a tre anni.

Per il settore edilizio, si ricorda, infine, che sono stati esclusi dalla Scia i casi relativi alla normativa antisismica e quelli in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali. Da ultimo l'art. 6 del decreto legge n. 138/2011 ha introdotto alcune disposizioni di coordinamento con le norme del decreto legge 70/2011 e l’art. 2, comma 1, del decreto legge n. 5/2012, ha ulteriormente semplificato la procedura amministrativa prevedendo che la Scia venga corredata dalle attestazioni e asseverazioni dei tecnici abilitati non più in via generale, ma solo ove previsto dalle norme di settore.

 

Il comma 2, lett. e), estende alla Dia le stesse semplificazioni procedimentali prevista per la Scia prevedendo che anche per la Dia le autocertificazioni, attestazioni, asseverazioni o certificazioni di tecnici abilitati sostituiscano gli atti o pareri di organi o enti appositi o le verifiche preventive, salve le verifiche successive degli organi e delle amministrazioni competenti e rendendo, di fatto, la disciplina di tale istituto ancora più simile a quella della Scia.

Attraverso l'inserimento dei commi 1-bis e 1-ter all'art. 23 del T.U. dell’edilizia, DPR n. 380/2001, viene previsto, infatti, anche per la Dia, la possibilità di sostituire l'acquisizione di atti o pareri di organi o enti appositi (ovvero l'esecuzione di verifiche preventive), con autocertificazioni, attestazioni, asseverazioni o certificazioni di tecnici abilitati relative alla sussistenza dei requisiti e presupposti previsti dalla legge, dagli strumenti urbanistici e regolamenti edilizi per l'esecuzione dell'intervento, da produrre a corredo della relazione e degli elaborati progettuali necessari da allegare alla denuncia (analogamente a quanto già previsto per la Scia).

La norma sancisce tassativamente anche i casi in cui non è possibile ricorrere alle autocertificazioni sostitutive: precisamente quando sussistono vincoli ambientali, paesaggistici o culturali e in tutti i casi in cui sono previsti atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all'immigrazione, all'asilo, alla cittadinanza, all'amministrazione della giustizia, all'amministrazione delle finanze, compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito (anche derivante dal gioco), nonché atti e verifiche previsti dalla normativa per le costruzioni in zone sismiche o imposti dalla normativa comunitaria.

Come già previsto dal comma 1 dell'art. 19 della legge 241/1990 per la Scia, ora anche la Dia potrà essere presentata - corredata dalle dichiarazioni, attestazioni e asseverazioni nonché dai relativi elaborati tecnici - mediante posta raccomandata con avviso di ricevimento (in tal caso la denuncia si considera presentata al momento della ricezione del plico da parte dell'amministrazione destinataria).

A tale nuova modalità di presentazione fanno eccezione esclusivamente i procedimenti per i quali è previsto l'utilizzo esclusivo della modalità telematica, i cui criteri generali a livello nazionale sono ancora da definirsi con apposito regolamento ex art. 17, comma 2, della legge 400/1988, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il ministro per la Pubblica amministrazione e semplificazione, nonché d'intesa con la Conferenza unificata.

 

Si ricorda, in proposito che, a seguito dell’introduzione della Scia in edilizia, si è avuto un ridimensionamento della Dia che è rimasta quale istituto di carattere speciale. La Scia si applica, infatti, a tutte le tipologie di intervento edilizio che erano soggette in precedenza al regime della Dia ai sensi dell’art. 22, commi 1 e 2, del T.U. dell’edilizia, ad eccezione delle ipotesi in cui la Dia è alternativa al permesso di costruire, cd. SuperDia (art. 22, comma 3) e nei casi in cui le leggi regionali abbiano previsto l’utilizzo della Dia o della SuperDia per ulteriori tipologie di intervento rispetto a quelle previste dal T.U. dell’edilizia (art. 22, comma 4).

Da ultimo si elencano alcune delle differenze sostanziali tra i due titoli abilitativi: la Scia permette di avviare i lavori contestualmente alla sua presentazione, mentre con la Dia occorre attendere 30 giorni, entro i quali l’amministrazione può effettuare le eventuali verifiche. Con la Scia, invece, tali verifiche possono essere effettuate, sempre entro 30 giorni, ma a lavori già avviati. La Scia non reca un termine di validità, mentre la Dia è sottoposta al termine massimo di efficacia di tre anni, conseguentemente i lavori devono essere ultimati entro tale termine e la realizzazione della parte non ultimata è subordinata a nuova denuncia. Solo per la Dia l'interessato è tenuto a comunicare allo sportello unico: la data di ultimazione dei lavori, il certificato di collaudo finale che attesta la conformità dell'opera al progetto presentato con la denuncia di inizio attività e la ricevuta dell'avvenuta presentazione della variazione catastale conseguente alle opere realizzate ovvero la dichiarazione che le stesse non hanno comportato modificazioni del classamento.

 

Il comma 2,lett. a) e b),modifica alcune norme del T.U. dell’edilizia relative alla disciplina dello sportello unico per l’edilizia ed alla documentazione amministrativa.

Le disposizioni, introdotte durante l’esame parlamentare, sono volte a rafforzare lo sportello unico per l'edilizia (Sue), disciplinato dall'art. 5 del T.U., attribuendo all'ufficio maggiori competenze decisorie e istruttorie, al fine di accelerare le procedure amministrative e ridurre gli adempimenti a carico dei privati.

Attraverso alcune novelle all'art. 5, lo Sue costituirà l'unico punto di accesso per il privato interessato in relazione a tutte le vicende amministrative riguardanti il titolo abilitativo e l'intervento edilizio oggetto dello stesso, al fine di fornire una risposta tempestiva in luogo di tutte le pubbliche amministrazioni coinvolte nel procedimento (comprese quelle preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità), oltre ad essere l'unico ufficio ad acquisire direttamente - da tali amministrazioni -, tutti gli atti di assenso comunque denominati (anche mediante conferenza di servizi).

Il ruolo dello Sportello viene rafforzato altresì dal divieto espresso - in capo a tutti gli altri uffici comunali e altre amministrazioni pubbliche interessati al procedimento - di trasmettere al richiedente atti autorizzatori, nulla osta, pareri o atti di consenso, anche a contenuto negativo, comunque denominati, a cui si affianca l'obbligo (per le medesime amministrazioni e uffici) di trasmettere immediatamente allo sportello tutte le denunce, le domande, le segnalazioni, gli atti e la documentazione ad esse eventualmente presentati, dandone comunicazione al richiedente.

La novella abroga, infine, il comma 4 relativo all'obbligo di indire la conferenza di servizi per l'acquisizione degli atti di assenso preliminari in determinate materie (quali le autorizzazioni e certificazioni del competente ufficio tecnico della regione, per le costruzioni in zone sismiche; assenso dell'amministrazione militare per le costruzioni nelle zone di salvaguardia contigue ad opere di difesa dello Stato o a stabilimenti militari; le autorizzazioni doganali e demaniali; le autorizzazioni e pareri in materia di beni culturali e paesaggio o di tutela idrogeologica; gli assensi in materia di servitù viarie, ferroviarie, portuali ed aeroportuali), ampliando conseguentemente l'ambito applicativo del comma 3 che prevede, oltre al ricorso alla conferenza di servizi ove necessario, la possibilità di acquisire direttamente dalle amministrazioni preposte tutti gli atti di assenso, comunque denominati, necessari ai fini della realizzazione dell'intervento edilizio in ordine alle fattispecie a suo tempo individuate nell'abrogato comma 4.

Con la modifica, al comma 2, lett. c), anche all'art. 13 del T.U., infine, lo Sportello diventa l'unico ufficio comunale ad avere la competenza nel rilascio dei permessi di costruire.

Viene, inoltre, inserito, anche un articolo aggiuntivo - art. 9-bis -relativo alla documentazione amministrativa - che prevede l'obbligo, in capo alle amministrazioni, di acquisire d'ufficio i documenti, le informazioni e i dati (compresi quelli catastali), che siano in possesso della pubblica amministrazione, ai fini della presentazione, del rilascio o della formazione dei titoli abilitativi edilizi. La stessa disposizione prevede anche il divieto per le amministrazioni di richiedere attestazioni, comunque denominate, o perizie sulla veridicità e l'autenticità dei documenti, informazioni e dati che siano in possesso della Pa (in forza del principio della decertificazione dei rapporti tra privati e PA già sancito dall'articolo 15 della legge 183/2011).

 

Con il comma 2, lett. d) sono state introdotte anche modifiche procedurali al permesso di costruire, attraverso alcune novelle all'art. 20 del T.U. Viene prevista:

- la soppressione del riferimento ai regolamenti edilizi per gli elaborati progettuali da allegare alla domanda di rilascio del titolo, divenendo d'ora in poi irrilevante che il regolamento edilizio comunale contenga o meno l'indicazione di tutti gli elaborati progettuali, purché gli stessi siano previsti dalle altre normative di settore;

- la soppressione della facoltà in capo al richiedente di allegare pareri e atti di assenso eventualmente necessari, che dovranno invece essere acquisti d'ufficio, attraverso lo Sportello unico dell'edilizia, entro 60 giorni dalla presentazione della domanda;

- l'introduzione del comma 5-bis, relativo all'obbligo di indizione della conferenza di servizi in capo al responsabile dello Sportello, se entro i 60 giorni dalla presentazione della domanda non sono intervenute le intese, i concerti, i nulla osta o gli assensi comunque denominati delle altre amministrazioni pubbliche, ovvero sia intervenuto il dissenso di una o più amministrazioni interpellate, qualora tale dissenso non risulti fondato sulla assoluta incompatibilità dell'intervento. La nuova disposizione precisa altresì che le amministrazioni che esprimono parere positivo possono non intervenire alla conferenza di servizi e trasmettere i relativi atti di assenso, dei quali si tiene conto ai fini della individuazione delle posizioni prevalenti per l'adozione della determinazione motivata di conclusione del procedimento (ex art. 14-ter, comma 6-bis, legge 241/1990);

- la sostituzione del comma 6, mantenendo inalterati i termini previgenti per l'adozione del provvedimento finale, ma con la precisazione che la determinazione motivata di conclusione del procedimento (assunta nei termini di cui alla legge 241/1990) è, ad ogni effetto, titolo per la realizzazione dell'intervento, nei casi in cui sia indetta la conferenza di servizi, prevista dal neo introdotto comma 5-bis;

- la riformulazione del comma 10 che disciplina i casi in cui l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela non compete all'amministrazione comunale. D'ora in poi il competente ufficio comunale acquisirà il relativo assenso nell'ambito della conferenza di servizi di cui al comma 5-bis e, in caso di esito non favorevole, sulla domanda di permesso di costruire dovrà intendersi formato (come in precedenza) il silenzio-rifiuto. Anche da questa disposizione scompare la facoltà del richiedente di produrre direttamente il parere favorevole dell'autorità preposta, nonché la previsione di decorrenza del termine per l'adozione del provvedimento finale dalla conclusione della conferenza.

 

Il comma 2-bis dispone, infine, che le norme introdotte con il citato art. 13, comma 2, dovranno essere attuate dalle amministrazioni comunali entro il termine massimo di sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto.


 

Articolo 13-bis
(Modifiche all'articolo 6 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, in materia di attività edilizia libera)

 


1. All'articolo 6 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 2, dopo la lettera e) è aggiunta la seguente:

«e-bis) le modifiche interne di carattere edilizio sulla superficie coperta dei fabbricati adibiti ad esercizio d'impresa, ovvero le modifiche della destinazione d'uso dei locali adibiti ad esercizio d'impresa»;

b) il comma 3 è abrogato;

c) il comma 4 è sostituito dal seguente:

«4. Limitatamente agli interventi di cui al comma 2, lettere a) ed e-bis), l'interessato, unitamente alla comunicazione di inizio dei lavori, trasmette all'amministrazione comunale i dati identificativi dell'impresa alla quale intende affidare la realizzazione dei lavori e una relazione tecnica provvista di data certa e corredata degli opportuni elaborati progettuali, a firma di un tecnico abilitato, il quale dichiara preliminarmente di non avere rapporti di dipendenza con l'impresa né con il committente e che assevera, sotto la propria responsabilità, che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi vigenti e che per essi la normativa statale e regionale non prevede il rilascio di un titolo abilitativo. Limitatamente agli interventi di cui al comma 2, lettera e-bis), sono trasmesse le dichiarazioni di conformità da parte dell'Agenzia per le imprese di cui all'articolo 38, comma 3, lettera c), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, relative alla sussistenza dei requisiti e dei presupposti di cui al presente comma».


 

 

L'articolo 13-bis, introdotto nel corso dell'esame parlamentare,con alcune modifiche all’art. 6 del T.U. dell’edilizia di cui al D.P.R. n. 380/2001, amplia le tipologie rientranti nell'attività edilizia libera.

Attraverso l'inserimento della lettera e-bis al comma 2 dell'art. 6 del T.U. vengono ampliati gli interventi realizzabili in regime di attività edilizia libera, previa comunicazione di inizio dei lavori al Comune, con la nuova fattispecie delle modifiche interne di carattere edilizio sulla superficie coperta dei fabbricati adibiti ad esercizio di impresa ovvero le modifiche della destinazione d'uso dei locali adibiti ad esercizio d'impresa.

 

Si ricorda che, mentre le modifiche cd. «interne» risultavano già coperte (a prescindere dalla destinazione d'uso dei locali) dalla previgente casistica, visto che la lettera a) dell’art. 6 - nell'ambito degli interventi di manutenzione straordinaria - rende possibile in edilizia libera «l'apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne, sempre che non riguardino le parti strutturali dell'edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento dei parametri urbanistici», l'innovazione di rilievo consiste nella liberalizzazione dei mutamenti di destinazione d'uso delle attività produttive,precedentemente soggetti a Scia.

Data l'assenza di specifica norma derogatoria al riguardo, sembra comunque ritenersi applicabile la disciplina generale di cui all'art. 19, comma 3, del medesimo T.U. nella parte in cui prevede - in caso di modifica della destinazione d'uso di opere destinate ad usi diversi dalla residenza intervenuta nei dieci anni successivi all'ultimazione dei lavori - la corresponsione del contributo di costruzione nella misura massima corrispondente alla nuova destinazione, determinata con riferimento al momento dell'intervenuta variazione. E’ stato evidenziato[63] come attraverso tale tipologia il legislatore intenda favorire il più possibile le trasformazioni che, a vario titolo, riguardino l'interno degli edifici industriali e che siano finalizzate a utilizzare diversamente gli spazi esistenti, anche attraverso la creazione di nuove unità immobiliari o l'accorpamento delle stesse.

 

Viene inoltre abrogato, infine, il comma 3 del medesimo art. 6 che prevedeva l'obbligo di allegare alla comunicazione di inizio lavori, le autorizzazioni eventualmente obbligatorie ai sensi delle normative di settore e, limitatamente agli interventi di manutenzione straordinaria, i dati identificativi dell'impresa affidataria dei lavori e, in conseguenza delle precedenti modifiche, viene riformulato il comma 4.


 

Articolo 13-ter
(Disposizioni in materia di responsabilità solidale dell'appaltatore)

 


1. Il comma 28 dell'articolo 35 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, è sostituito dai seguenti:

«28. In caso di appalto di opere o di servizi, l'appaltatore risponde in solido con il subappaltatore, nei limiti dell'ammontare del corrispettivo dovuto, del versamento all'erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e del versamento dell'imposta sul valore aggiunto dovuta dal subappaltatore all'erario in relazione alle prestazioni effettuate nell'ambito del rapporto di subappalto. La responsabilità solidale viene meno se l'appaltatore verifica, acquisendo la documentazione prima del versamento del corrispettivo, che gli adempimenti di cui al periodo precedente, scaduti alla data del versamento, sono stati correttamente eseguiti dal subappaltatore. L'attestazione dell'avvenuto adempimento degli obblighi di cui al primo periodo può essere rilasciata anche attraverso un'asseverazione dei soggetti di cui all'articolo 35, comma 1, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e all'articolo 3, comma 3, lettera a), del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322. L'appaltatore può sospendere il pagamento del corrispettivo fino all'esibizione della predetta documentazione da parte del subappaltatore. Gli atti che devono essere notificati entro un termine di decadenza al subappaltatore sono notificati entro lo stesso termine anche al responsabile in solido.

28-bis. Il committente provvede al pagamento del corrispettivo dovuto all'appaltatore previa esibizione da parte di quest'ultimo della documentazione attestante che gli adempimenti di cui al comma 28, scaduti alla data del pagamento del corrispettivo, sono stati correttamente eseguiti dall'appaltatore e dagli eventuali subappaltatori. Il committente può sospendere il pagamento del corrispettivo fino all'esibizione della predetta documentazione da parte dell'appaltatore. L'inosservanza delle modalità di pagamento previste a carico del committente è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 200.000 se gli adempimenti di cui al comma 28 non sono stati correttamente eseguiti dall'appaltatore e dal subappaltatore. Ai fini della predetta sanzione si applicano le disposizioni previste per la violazione commessa dall'appaltatore.

28-ter. Le disposizioni di cui ai commi 28 e 28-bis si applicano in relazione ai contratti di appalto e subappalto di opere, forniture e servizi conclusi da soggetti che stipulano i predetti contratti nell'ambito di attività rilevanti ai fini dell'imposta sul valore aggiunto e, in ogni caso, dai soggetti di cui agli articoli 73 e 74 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni. Sono escluse dall'applicazione delle predette disposizioni le stazioni appaltanti di cui all'articolo 3, comma 33, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163».


 

 

L’articolo 13-ter, introdotto durante l’esame parlamentare,sostituisce il comma 28 dell'articolo 35 del decreto-legge n. 223 del 2006, concernente i soggetti responsabili per il versamento di somme all’erario nel caso di appalto di opere e di servizi, aggiungendo altresì i commi 28-bis e 28-ter.

In particolare si stabilisce che i soggetti responsabili in solido dei versamenti siano l’appaltatore e il subappaltatore; che tale responsabilità riguardi, oltre alle ritenute sul lavoro dipendente, l' IVA dovuta dal subappaltatore per le prestazioni effettuate nel rapporto di subappalto; che la responsabilità solidale dell’appaltatore viene meno se questi verifica il corretto adempimento degli obblighi del subappaltatore. Viene quindi subordinato il pagamento del corrispettivo dovuto dal committente all’appaltatore all’esibizione della documentazione che attesti il corretto adempimento dei predetti obblighi. Viene infine prevista l'applicazione delle predette norme ai contratti di appalto e subappalto di opere, forniture e servizi conclusi da soggetti che operano nell’ambito di attività rilevanti a fini IVA, dai soggetti IRES, dallo Stato e dagli enti pubblici, escludendo le stazioni appaltanti.

 

Più in dettaglio, l'articolo 13-ter in esame sostituisce il comma 28 dell'articolo 35 del decreto-legge n. 223 del 2006[64] e vi aggiunge i commi 28-bis e 28-terin tema di soggetti responsabili per il versamento di somme all’erario nel caso di appalto di opere e di servizi.

 

Si ricorda che il comma 28 dell'articolo 35 citato, come modificato dal comma 5-bis dell'articolo 2 del decreto-legge n. 16 del 2012[65]:

§       ha esteso la responsabilità in solido anche al committente imprenditore o datore di lavoro e a ciascuno degli eventuali subappaltatori;

§       ha stabilito il limite della responsabilità in due anni dalla cessazione dell’appalto;

§       ha limitato l’oggetto dalla responsabilità solidale al versamento delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e dell’IVA relative alle fatture inerenti le prestazioni in questione;

§       ha fatto salva la possibilità di dimostrare di aver messo in atto tutte le cautele per evitare l’inadempimento.

 

Specificamente il comma 28 dell'articolo 35, come novellato dal testo in commento, in luogo della previsione di una responsabilità solidale di committente, appaltatore ed eventuali subappaltatori per il versamento delle ritenute su redditi di lavoro dipendente e per l’IVA dovuta in rapporto alle fatture inerenti alle prestazioni effettuate nell'ambito dell'appalto - stabilisce:

§      che i soggetti responsabili in solido dei versamenti siano l’appaltatore e il subappaltatore (e non più, pertanto, il committente imprenditore);

§      che tale responsabilità riguardi, oltre alle ritenute sul lavoro dipendente, la sola IVA dovuta dal subappaltatore per le prestazioni effettuate nel rapporto di subappalto;

§      che non operi la limitazione temporale della responsabilità (fissata in due anni dalla cessazione dell’appalto dal testo originario).

Affinché venga meno la responsabilità solidale dell’appaltatore, questi deve effettuare un’apposita verifica del corretto adempimento degli obblighi da parte del subappaltatore; a tal fine, viene data all’appaltatore la possibilità di sospendere i pagamenti nei confronti del subappaltatore fino all’esibizione della documentazione che attesti i corretti adempimenti fiscali.

Si prevede altresì che gli atti da notificare al subappaltatore entro un termine di decadenza debbano essere notificati entro lo stesso termine anche al responsabile in solido.

 

Il comma 28-bisdell'articolo 35 subordina il pagamento del corrispettivo dovuto dal committente all’appaltatore all’esibizione della documentazione che attesti il corretto adempimento dei predetti obblighi; si prevede altresì la possibilità di sospensione dei pagamenti fino all’esibizione dei predetti documenti.

Dal mancato rispetto di tali modalità di pagamento a carico del committente discendono specifiche sanzioni amministrative pecuniarie (da 5.000 euro fino a 200.000 euro); in tal caso, ai fini della sanzione si applicano le disposizioni previste per la violazione commessa dall'appaltatore.

 

Il comma 28-terinfine individua l’ambito di applicazione delle norme di cui ai due commi precedenti: esse operano pertanto per i contratti di appalto e subappalto di opere, forniture e servizi conclusi da soggetti che operano nell’ambito di attività rilevanti a fini IVA, dai soggetti IRES, dallo Stato e dagli enti pubblici. Sono invece escluse dalle disposizioni in materia di responsabilità solidale le stazioni appaltanti di cui all'articolo 3, comma 33, del decreto legislativo n. 163 del 2006, cd. Codice dei contratti pubblici (ovvero amministrazioni aggiudicatrici, concessionari di servizi e di lavori pubblici, società con capitale pubblico anche non maggioritario che non sono organismi di diritto pubblico, le quali hanno ad oggetto della loro attività la realizzazione di lavori o opere).

 


 

Articolo 14
(
Autonomia finanziaria dei porti)

 


1. Alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, dopo l'articolo 18 è inserito il seguente:

«Art. 18-bis (Autonomia finanziaria delle autorità portuali e finanziamento della realizzazione di opere nei porti). - 1. Al fine di agevolare la realizzazione delle opere previste nei rispettivi piani regolatori portuali e nei piani operativi triennali e per il potenziamento della rete infrastrutturale e dei servizi nei porti e nei collegamenti stradali e ferroviari nei porti, è istituito, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un fondo per il finanziamento degli interventi di adeguamento dei porti alimentato su base annua, in misura pari all'1 per cento dell'imposta sul valore aggiunto dovuta sull'importazione delle merci introdotte nel territorio nazionale per il tramite di ciascun porto, nel limite di 70 milioni di euro annui.

2. Entro il 30 aprile di ciascun esercizio finanziario, il Ministero dell'economia e delle finanze quantifica l'ammontare dell'imposta sul valore aggiunto dovuta sull'importazione delle merci introdotte nel territorio nazionale per il tramite di ciascun porto, nonché la quota da iscrivere nel fondo.

3. Le autorità portuali trasmettono al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la documentazione relativa alla realizzazione delle infrastrutture portuali in attuazione del presente articolo.

4. Il fondo di cui al comma 1 è ripartito con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, attribuendo a ciascun porto l'ottanta per cento della quota dell'imposta sul valore aggiunto dovuta sull'importazione delle merci introdotte nel territorio nazionale per suo tramite e ripartendo il restante venti per cento tra i porti, con finalità perequative, tenendo altresì conto delle previsioni dei rispettivi piani operativi triennali e piani regolatori portuali.

5. Per la realizzazione delle opere e degli interventi di cui al comma 1, le autorità portuali possono, in ogni caso, fare ricorso a forme di compartecipazione del capitale privato, secondo la disciplina della tecnica di finanza di progetto di cui all'articolo 153 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e successive modifiche ed integrazioni, stipulando contratti di finanziamento a medio e lungo termine con istituti di credito nazionali ed internazionali abilitati, inclusa la Cassa depositi e prestiti S.p.A.

6. Sono abrogati i commi da 247 a 250 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244.».

2. All'onere derivante dall'attuazione del comma 1, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 13, comma 12, della legge 11 marzo 1988, n. 67.


 

 

L’articolo 14, modificato nel corso dell’esame parlamentare, istituisce un fondo per interventi infrastrutturali nei porti e nei collegamenti stradali e ferroviari nei porti alimentato, nel limite di 70 milioni di euro annui, con la destinazione, su base annua, dell’uno per cento del gettito dell’IVA relativa all’importazione di merci introdotte nel territorio nazionale per il tramite di ciascun porto.

In particolare, il comma 1 dell’articolo in commento, introduce un nuovo articolo 18-bis nella legge n. 84/1994, recante il riordino della legislazione in materia portuale, il quale istituisce nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un fondo finalizzato:

§       ad agevolare la realizzazione delle opere previste nei rispettivi piani regolatori portuali e nei piani operativi triennali;

§       al potenziamento della rete infrastrutturale e dei servizi nei porti e nei collegamenti stradali e ferroviari nei porti.

Il fondo è alimentato su base annua con la destinazione dell’uno per cento del gettito dell’IVA relativa all’importazione di merci introdotte nel territorio nazionale per il tramite di ciascun porto, nel limite di 70 milioni di euro annui.

 

La legge n. 84/1994 ha riordinato la legislazione portuale in precedenza disciplinata dal Codice della navigazione, in particolare sopprimendo il regime monopolistico di cui beneficiavano le compagnie portuali (per le imprese di carico-scarico le imprese armatoriali erano obbligate ad avvalersi delle maestranze facenti capo a tali compagnie). Si è previsto inoltre l’obbligo di trasformazione delle compagnie portuali in società o in cooperative ed è stata affermata la separazione tra funzioni di programmazione e controllo, affidate ad un soggetto pubblico, le Autorità portuali, e le funzioni di gestione del traffico e dei terminali affidate alle società e cooperative. Le imprese che esercitano attività portuali devono essere autorizzate da parte delle Autorità portuali. Le aree portuali possono essere utilizzate da più imprese autorizzate oppure essere assegnate in concessione ad una specifica impresa. In base all’articolo 6, della legge n. 84/1994 le Autorità portuali sono soggetti di diritto pubblico e sono istituite nei porti di Ancona, Bari, Brindisi, Cagliari, Catania, Civitavecchia, Genova, La Spezia, Livorno, Marina di Carrara, Messina, Napoli, Palermo, Ravenna, Savona, Taranto, Trieste e Venezia. Sono state successivamente istituite le Autorità portuali di Augusta, Gioia Tauro, Manfredonia, Olbia, Piombino, Trapani, Salerno. Con due DPR del 2007 le autorità di Manfredonia e di Trapani sono state soppresse. Il successivo articolo 7 definisce come organi delle Autorità il presidente; il comitato portuale; il segretario generale ed il collegio dei revisori dei conti. L’articolo 8 prevede che il Presidente dell’Autorità portuale sia nominato con una procedura che coinvolge il Ministro competente e gli enti territoriali, nonché le Camere di commercio, interessati[66].

Il “piano regolatore portuale”, in base all’articolo 5 della legge n. 84/1994, è chiamato a definire “l'ambito e l'assetto complessivo del porto, ivi comprese le aree destinate alla produzione industriale, all'attività cantieristica e alle infrastrutture stradali e ferroviarie”; il piano è adottato dal Comitato portuale[67] dell’Autorità, previa intesa con il Comune o i comuni interessati”. Invece il “piano operativo triennale”, in base all’articolo 9 della legge n. 84/1994, concerne “le strategie di sviluppo delle attività portuali e gli interventi volti a garantire il rispetto degli obiettivi prefissati” ed è approvato dal Comitato portuale.

Si ricorda che la relazione illustrativa al ddl di conversione A.C. 5312 indicava quale finalità dell’art. 14 il completamento dell’autonomia finanziaria delle Autorità portuali, in modo da dare impulso al processo di infrastrutturazione portuale.

In proposito, si ricorda anche che il rapporto Elementi per una revisione della spesa pubblica presentato, nell’ambito della c.d. Spending Review, dal Ministro per i rapporti con il Parlamento il 30 aprile 2012 prospetta la necessità della riduzione del numero e della riqualificazione delle Autorità portuali, nonché l’opportunità di una riflessione “sull’incremento degli spazi di autonomia ed iniziativa imprenditoriale delle più importanti autorità portuali nella prospettiva di consentire lautofinanziamento degli investimenti”.

Si segnala peraltro che la medesima materia (promozione dell’autonomia finanziaria e degli interventi infrastrutturali delle autorità portuali) è stata da ultimo affrontata anche con l’articolo 1, commi 247-250 della legge n. 244/2007 (legge finanziaria 2008) che ora la disposizione in commento abroga, nonché dall’articolo 1, comma 990 della legge n. 296/2006 (legge finanziaria 2007) (cfr. infra)

Un progetto di legge di riforma della legislazione portuale italiana di cui alla legge n. 84/1994 è stato approvato dal Senato il 12 settembre 2012 [T. U. S.263, S.754, S.2403 (Gov.)] ed è attualmente all’esame in sede referente della IX Commissione (Trasporti) della Camera dei deputati (A.C. 5453).

Il 12 aprile 2012 la Camera ha inoltre approvato in prima lettura una proposta di legge-quadro in materia di interporti e di piattaforme territoriali logistiche, ora all’esame del Senato (S. 3257). Per interporti si intendono le strutture finalizzate allo scambio di merci tra le diverse modalità di trasporto, comprendenti uno scalo ferroviario idoneo a formare e ricevere treni e in collegamento con porti, aeroporti e viabilità di grande comunicazione, nonché aree coperte e scoperte utilizzate a fini di logistica, sosta e servizi. L’articolo 1 della proposta di legge definisce gli “interporti” come “il complesso organico di infrastrutture e di servizi integrati di rilevanza nazionale gestito da un soggetto imprenditoriale che opera al fine di favorire la mobilità delle merci tra diverse modalità di trasporto, con l’obiettivo di accrescere l’intermodalità e l’efficienza dei flussi logistici”.

 

I nuovi commi 2, 3 e 4 dell’articolo 18-bisintervengono in materia di ripartizione del Fondo istituito dal comma 1.

In particolare il comma 2 prevede che il Ministero dell’economia e delle finanze quantifichi entro il 30 aprile di ciascun esercizio finanziario l'ammontare dell'imposta sul valore aggiunto dovuta sull'importazione delle merci introdotte nel territorio nazionale per il tramite di ciascun porto, nonché la quota da iscrivere nel fondo.

Al riguardo, la relazione tecnica al ddl di conversione A.C. 5312, riferita al testo originario del provvedimento (che attribuiva ai porti anche una percentuale dell’uno per cento delle accise riscosse), proiettando gli ultimi dati forniti dall’Agenzia delle dogane relativi al gettito IVA ed accise per operazioni nei porti e negli interporti sulle stime di crescita del PIL per gli anni 2012 e seguenti contenuti nell’ultima relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica, stimava l’importo della compartecipazione dell’1 per cento dell’IVA riscossa intorno ai 69,5 milioni di euro, mentre la compartecipazione dell’1 per cento delle accise riscosse intorno ai 0,5 milioni di euro, per un totale corrispondente appunto a circa 70 milioni di euro.

 

Il comma 3 prevede l’invio da parte delle Autorità portuali al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti della documentazione relativa alla realizzazione delle infrastrutture portuali in attuazione del presente articolo.

 

Il comma 4 prevede che il fondo sia ripartito con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-regioni, seguendo questi criteri:

§       a ciascun porto dovrà essere attribuito un importo pari all’ottanta per cento della quota dell’IVA dovuta sull'importazione delle merci introdotte nel territorio nazionale per suo tramite;

§       il restante venti per cento del fondo complessivo dovrà essere ripartito tra i porti con finalità perequative, tenendo anche conto delle previsioni dei rispettivi piani operativi triennali e piani regolatori portuali (e quindi, sembra intendersi, dei programmi di investimento prospettati in tali documenti).

Al riguardo, non è precisato il termine temporale entro il quale provvedere, in ciascun anno, all’emanazione del decreto di ripartizione, in maniera analoga a quanto previsto al comma 2 per la quantificazione del gettito da IVA (il termine dovrebbe essere successivo al 30 aprile individuato dal comma 2).

 

Il comma 5, modificato nel corso dell’esame parlamentare, consente alle Autorità portuali di fare ricorso a forme di compartecipazione del capitale privato, per la realizzazione delle opere e degli interventi di cui al comma 1, utilizzando la tecnica della finanza di progetto di cui all’articolo 153 del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo n. 163/2006 stipulando contratti di finanziamento a medio e lungo termine con istituti di credito nazionali ed internazionali abilitati, inclusa la Cassa depositi e prestiti S.p.A.

Per Finanza di progetto l’articolo 153 del Codice dei contratti pubblici intende la procedura con la quale si procede al contratto di concessione di un’opera finanziabile in tutto o in parte con capitali privati la cui aggiudicazione da parte dell’amministrazione aggiudicatrice è fatta ponendo a base di gara uno studio di fattibilità. In tal senso, la finanza di progetto si colloca all’interno delle più ampie operazioni di “partenariato pubblico privato” definiti dall’articolo 3, comma 15-ter del Codice come contratti aventi per oggetto una o più prestazioni quali la progettazione, la costruzione, la gestione o la manutenzione di un’opera pubblica o di pubblica utilità, oppure la fornitura di un servizio, compreso in ogni caso il finanziamento totale o parziale a carico dei privati, anche in forme diverse, di tali prestazioni, con allocazione dei rischi ai sensi delle prescrizioni e degli indirizzi comunitari vigenti”. Più in generale con il termine project financing si intende la tecnica finanziaria volta a rendere possibile il finanziamento di iniziative economiche sulla base della valenza tecnico-economica del progetto stesso piuttosto che sulla capacità autonoma di indebitamento dei soggetti promotori dell'iniziativa. In pratica garanzia primaria per il rimborso del debito ai finanziatori e per la remunerazione del loro capitale di rischio diviene la capacità dell’opera di generare flussi di cassa, da destinare appunto ai finanziatori attraverso l’affidamento in varia misura agli stessi della gestione dell’opera medesima.

 

Il comma 6 dispone l’abrogazione delle disposizioni che sulla medesima materia erano contenute nei commi da 247 a 250 dell’articolo 1 della legge n. 244/2007 (legge finanziaria 2008). In particolare:

§       il comma 247 prevedeva l’attribuzione alla regioni e alle province autonome dell’incremento delle riscossioni derivanti da IVA ed accise riscosse nei porti e negli interporti per il finanziamento del potenziamento della rete infrastrutturale e dei servizi nei porti;

§       il comma 248 precisava che l’incremento doveva verificarsi rispetto all’ammontare del gettito da IVA ed accise riscosse nei porti e negli interporti e risultante dal consuntivo dell’anno precedente; si sarebbe inoltre provveduto al riparto dell’incremento a condizione che il gettito complessivo derivante da IVA ed accise nell’anno di riferimento risultasse almeno pari a quanto previsto nella relazione previsionale e programmatica presentata contestualmente ai disegni di legge finanziaria e di bilancio previsionale riferiti al medesimo anno.

§       il comma 249 istituiva un fondo alimentato con gli incrementi del gettito da IVA ed accise riscosse nei porti e negli interporti, al netto delle somme da destinare, ai sensi dell’articolo 1, comma 990, della legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296 del 2006), al riparto tra le autorità portuali della quota dei tributi diversi dai diritti portuali, anch’esse finalizzate ad interventi infrastrutturali. Il medesimo comma prevedeva che al riparto si provvedesse con decreto del Ministro dei trasporti, in modo che a ciascuna regione spettasse comunque l’80 per cento dell’incremento delle riscossioni nei porti nel territorio regionale.

§       Il comma 250 prevedeva che con decreto del Ministro dei trasporti si provvedesse anche le modalità attuative della partecipazione alla riscossione dei tributi in questione, i criteri per la destinazione delle risorse e per il monitoraggio degli interventi.

 

Il comma 2 dell’articolo 14 reca la copertura finanziaria prevedendo che all’onere derivante dal nuovo articolo 18-bis della legge n. 84/1994, introdotto dal comma 1, onere che si deve intendere pari a 70 milioni di euro annui, considerato il limite di spesa di cui al comma 1 di tale articolo, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa finalizzata, ai sensi dell’articolo 13, comma 12 della legge n. 67/1988, all’ammortamento dei mutui che le ferrovie in regime di concessione e in gestione commissariale governativa sono autorizzate a contrarre per la realizzazione di investimenti infrastrutturali.

 

L’articolo 13, comma 12, della legge n. 67/1988 (legge finanziaria 1988) stanziava 200 miliardi di lire per l'anno 1988, 500 miliardi di lire per l'anno 1989 e 700 miliardi di lire per l'anno 1990, disponendo che per gli anni successivi si provvedesse, in coerenza con quanto previsto dall’articolo 19, quattordicesimo comma, della legge n. 887/1984 (legge finanziaria 1985), con “aggiornamento annuale per scorrimento”. Le relative risorse risultano allocate nel capitolo n. 7141 dello Stato di previsione della spesa del Ministero delle infrastrutture per l’anno 2012 ed ammontano a 336.250.459 euro sia in termini di competenza che in termini di cassa.


 

Articolo 15
(
Disposizioni finanziarie in materia di infrastrutturazione portuale)

 


1. Ai fini dell'attuazione dell'articolo 2, comma 2-novies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, la disposizione di cui all'ultimo periodo del comma 2-undecies dello stesso articolo 2, si applica ai fondi trasferiti ed imputati ad opere i cui bandi di gara sono stati pubblicati alla data di entrata in vigore del presente decreto. I finanziamenti non rientranti nella predetta fattispecie sono revocati e le relative risorse sono destinate alle finalità stabilite dal medesimo articolo 2, comma 2-novies, con priorità per gli investimenti di cui alla lettera a) nonché per gli investimenti finalizzati allo sviluppo dei traffici con uso di container, anche sulla base degli accordi di programma già sottoscritti, e comunque per il perfezionamento degli interventi già avviati per i quali non siano state ancora completate le procedure autorizzative, secondo le modalità e procedure di cui all'articolo 2, commi da 2-novies a 2-undecies, del predetto decreto-legge n. 225 del 2010. Eventuali risorse disponibili una volta soddisfatte le priorità di cui alla citata lettera a) del comma 2-novies dell'articolo 2 del decreto-legge n. 225 del 2010 dovranno essere destinate agli investimenti finalizzati allo sviluppo dei traffici con uso di container, anche sulla base degli accordi di programma già sottoscritti, e comunque al perfezionamento degli interventi già avviati per i quali non siano state ancora completate le procedure di autorizzazione.


 

 

L’articolo 15 include tra le risorse per interventi infrastrutturali da revocare alle autorità portuali in assenza di avvio delle procedure di gara, al fine della riassegnazione ad altri progetti infrastrutturali nel medesimo settore, anche le risorse destinate ad interventi delle Autorità portuali che operino in siti di bonifica di interesse nazionale nei casi in cui i relativi bandi di gara non siano pubblicati alla data di pubblicazione del decreto-legge. La finalità della disposizione, in base alla relazione illustrativa, è quella di destinare ulteriori risorse agli interventi infrastrutturali nel settore portuale.

 

La Camera dei deputati ha modificato il comma 1, prevedendo che le risorse revocate dallo stesso comma siano prioritariamente destinate anche agli investimenti finalizzati allo sviluppo dei traffici containerizzati. Si specifica che eventuali risorse disponibili, una volta soddisfatte le priorità di cui alla lettera a) del comma 2-novies dell'articolo 2 del D.L. n. 225/2010 (vedi infra) dovranno essere destinate agli investimenti finalizzati allo sviluppo dei traffici con uso di container anche sulla base degli accordi di programma già sottoscritti e comunque di perfezionamento degli interventi già avviati per i quali non siano state ancora completate le procedure di autorizzazione.

 

La disposizione interviene sulla revoca dei fondi statali trasferiti o assegnati alle Autorità portuali per la realizzazione di opere infrastrutturali, a fronte della mancata pubblicazione del bando di gara per l'assegnazione dei lavori entro il quinto anno dal trasferimento o dall'assegnazione, e sulla loro destinazione ad interventi infrastrutturali nel settore portuale, misure entrambe disposte dall’articolo 2, comma 2-novies del D.L. 225/2010 e da attuarsi, in base a tale disposizione, entro il 15 marzo 2011.

 

Alla disposizione sopra richiamata è stata data attuazione con il decreto del Ministro delle infrastrutture n. 357 del 13 ottobre 2011. Tale decreto ha individuato in 131.359.740,72 euro le risorse complessive revocate. Oggetto di revoca sono state somme (i relativi importi sono indicati tra parentesi) destinate alle autorità portuali di:

§       Bari (21.182.049,70 euro revocati e riversati al bilancio dello Stato; 51.500.000 euro quote di finanziamento di mutuo ancora disponibili presso il soggetto finanziatore e cedute ai nuovi soggetti finanziati);

§       Genova (8.699.808 euro revocati e riversati al bilancio dello Stato; 43.681.075 euro quote di finanziamento di mutuo ancora disponibili presso il soggetto finanziatore e cedute ai nuovi soggetti finanziati);

§       Gioia Tauro (50.060,29 euro revocati e riversati al bilancio dello Stato);

§       Salerno (3.157,04 euro revocati e riversati al bilancio dello Stato);

§       Savona (117.226,68 euro revocati e riversati al bilancio dello Stato;

§       Catania (1.300.407,46 euro quote di finanziamento di mutuo ancora disponibili presso il soggetto finanziatore e cedute ai nuovi soggetti finanziati);

§       Piombino (4.825.956,55 euro quote di finanziamento di mutuo ancora disponibili presso il soggetto finanziatore e cedute ai nuovi soggetti finanziati).

Le somme resesi così disponibili (sia quelle riversate nel bilancio dello Stato sia quelle derivanti da quote di mutuo cedute) sono state assegnate:

§       all’Autorità portuale di Savona (68.909.740,72 euro) per il cofinanziamento del progetto di realizzazione del terminal contenitori di Vado Ligure;

§       all’Autorità portuale di Cagliari (1.250.000 euro) per il sostegno alle attività di transhipment;

§       all’Autorità portuale di Gioia Tauro (5.200.000 euro) per il sostegno alle attività di transhipment;

§       all’Autorità portuale di Taranto (6.000.000 euro) per il sostegno alle attività di transhipment;

§       all’Autorità portuale di Genova (50.000.000 euro) per il progetto di banchinamento e riempimento dello specchio acqueo a levante del pontile Delta del porto petroli di Multedo.

 

L’articolo 2, comma 2-undecies del D.L. n. 225/2010 escludeva dalla revoca i fondi trasferiti o assegnati alle Autorità portuali per il finanziamento di opere in scali marittimi da esse amministrati ricompresi in siti di bonifica di interesse nazionale ai sensi dell'articolo 1 della legge n. 426/1998.

 

Le disposizioni di cui all’articolo 15 circoscrivono ora l’esclusione, disponendo che la stessa operi unicamente per le opere i cui bandi di gara risultino pubblicati alla data di entrata in vigore del decreto. Le somme non rientranti in tali fattispecie sono destinate alle medesime finalità individuate, nel rispetto di un limite complessivo fissato per l’anno 2011 a 250 milioni di euro, per le altre somme oggetto di revoca e descritte dalle lettere a), b) e c) del richiamato articolo 2, comma 2-novies della D.L. 225/2010 e vale a dire:

a)   realizzazione di grandi infrastrutture portuali rientranti nella legge-obiettivo (legge n. 443/1988; nel limite di 150 milioni di euro nel 2011);

b)   finanziamento delle Autorità portuali i cui porti siano prevalentemente interessati da attività di transhipment (nel limite di 20 milioni di euro nel 2011)[68];

c)  il finanziamento delle Autorità portuali che presentino progetti cantierabili (nel limite, per il 2011, della quota residua e cioè di 70 milioni di euro).

 

Una particolare priorità, nella rassegnazione delle risorse, deve essere attribuita alla realizzazione delle grandi infrastrutture portuali rientranti nella legge-obiettivo (legge n. 443/2001), nonché, a seguito delle modifiche introdotte nel corso dell’esame parlamentare, agli investimenti finalizzati allo sviluppo dei traffici containerizzati.

 

Si ricorda che la legge n. 426/1998 ha stanziato per interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati, ivi compresi aree e specchi d'acqua marittimi, lacuali, fluviali e lagunari limiti di impegno venticinquennali di 27.000 milioni di lire a decorrere dall'anno 1998, di 5.600 milioni di lire a decorrere dall'anno 1999 e di 16.200 milioni di lire a decorrere dall'anno 2000. Per le medesime finalità e' stata inoltre autorizzata la spesa di 130.000 milioni di lire per l'anno 2000, mentre per gli anni successivi veniva previsto che si provvedesse mediante rifinanziamento nella tabella C della legge finanziaria (ora legge di stabilità). La definizione degli interventi era rinviata ad un programma nazionale di interventi la cui predisposizione era affidata al Ministero dell’ambiente, d’intesa con la Conferenza Stato-regioni e sentite le competenti Commissioni parlamentari. Come primi interventi di interesse nazionale, la legge individua i seguenti:

-       Venezia (Porto Marghera);

-       Napoli orientale;

-       Gela e Priolo;

-       Manfredonia;

-       Brindisi;

-       Taranto;

-       Cengio e Saliceto;

-       Piombino;

-       Massa e Carrara;

-       Casal Monferrato;

-       Litorale Domizio-Flegreo e Agro aversano (Caserta-Napoli);

-       Pitelli (La Spezia);

-       Balangero;

-       Pieve Vergonte.

-       Sesto San Giovanni (aree industriali e relative discariche);

-       Napoli Bagnoli-Coroglio (aree industriali);

-       Pioltello e Rodano.

-       Brescia-Caffaro (aree industriali e relative discariche da bonificare);

-       Broni;

-       Falconara Marittima;

-       Serravalle Scrivia;

-       laghi di Mantova e polo chimico;

-       Orbetello area ex Sitoco;

-       aree del litorale vesuviano;

-       aree industriali di Porto Torres;

-       area industriale della Val Basento;

-       il territorio del bacino del fiume Sacco, con riferimento ai comuni di Colleferro, Segni e Gavignano della provincia di Roma, ed ai comuni di Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo e Supino, della provincia di Frosinone;

-       l’area industriale del Comune di Milazzo;

-       bacino idrografico del fiume Sarno.

Come si vede in questi territori risultano presenti le autorità portuali di Brindisi, La Spezia, Manfredonia, Marina di Carrara, Napoli, Piombino,Taranto e Venezia, che potrebbero risultare pertanto interessate dalla disposizione.

 


 

Articolo 16
(
Disposizioni urgenti per la continuità di alcuni servizi di trasporto)

 


1. Al fine di garantire la continuità del servizio pubblico di navigazione sui laghi Maggiore, di Garda e di Como, alla Gestione governativa navigazione laghi sono attribuite, per l'anno 2012, risorse pari a euro 6.000.000,00. Le maggiori risorse di cui al presente comma sono destinate al finanziamento delle spese di esercizio per la gestione dei servizi di navigazione lacuale. È comunque fatto salvo quanto previsto dall'articolo 4, quarto comma, della legge 18 luglio 1957, n. 614.

2. Per la prosecuzione del servizio intermodale dell'autostrada ferroviaria alpina attraverso il valico del Frejus, è autorizzata, per l'anno 2012, la spesa di euro 4.500.000,00.

3. Al fine di garantire il contributo dovuto, per l'anno 2012, per l'esercizio della Funivia Savona-San Giuseppe, in concessione a Funivie S.p.A., è autorizzata, per l'anno 2012, la spesa di euro 5.000.000,00.

4. Al fine di consentire l'attivazione delle procedure per il trasferimento della proprietà sociale dello Stato delle Ferrovie della Calabria s.r.l. e delle Ferrovie del Sud-Est e Servizi Automobilistici s.r.l., rispettivamente alle Regioni Calabria e Puglia, nonché per garantire il raggiungimento di obiettivi di efficientamento e razionalizzazione della gestione aziendale, è autorizzata la spesa complessiva di euro 40.000.000,00, a condizione che entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto siano sottoscritti con le regioni interessate i relativi accordi di trasferimento entro il 31 dicembre 2012. A seguito del trasferimento della proprietà sociale, le predette regioni, a copertura degli oneri necessari per la regolazione delle partite debitorie delle società di cui al primo periodo, possono utilizzare, entro il limite complessivo di euro 100 milioni, per ciascuna regione, le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione ad esse assegnate. Per la regione Calabria, le risorse di cui al secondo periodo sono rese disponibili previa rimodulazione del piano di interventi di cui alla delibera del CIPE n. 62/2011 del 3 agosto 2011, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 304 del 31 dicembre 2011. Gli accordi di trasferimento devono essere corredati di una dettagliata ricognizione della situazione debitoria e creditoria delle società trasferite.

4-bis. All'articolo 1, comma 1031, lettera b), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, dopo le parole: «tranviarie e filoviarie» sono aggiunte le seguenti: «, nonché per l'acquisto di unità navali destinate al trasporto pubblico locale effettuato per via marittima, lagunare, lacuale e fluviale».

5. Il Commissario ad acta nominato ai sensi dell'articolo 14, comma 22, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, per l'attuazione delle misure relative alla razionalizzazione e al riordino delle società partecipate regionali, recate dal piano di stabilizzazione finanziaria della Regione Campania approvato con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 20 marzo 2012, al fine di consentire l'efficace realizzazione del processo di separazione tra l'esercizio del trasporto ferroviario regionale e la proprietà, gestione e manutenzione della rete, anche in applicazione dell'articolo 4 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, salvaguardando i livelli essenziali delle prestazioni e la tutela dell'occupazione, effettua, entro 30 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto-legge, una ricognizione della consistenza dei debiti e dei crediti delle società esercenti il trasporto regionale ferroviario e delle società capogruppo. Nei successivi 60 giorni, sulla base delle risultanze dello stato dei debiti e dei crediti, il Commissario elabora un piano di rientro dal disavanzo accertato e un piano dei pagamenti, alimentato dalle risorse regionali disponibili in bilancio e dalle entrate conseguenti all'applicazione delle disposizioni di cui al comma 9, della durata massima di 60 mesi, da sottoporre all'approvazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministero dell'economia e delle finanze. Il piano di rientro dovrà individuare gli interventi necessari al perseguimento delle finalità sopra indicate e all'equilibrio economico delle suddette società, nonché le necessarie azioni di riorganizzazione, riqualificazione o potenziamento del sistema di mobilità regionale su ferro.

6. Nelle more della predisposizione dei piani di cui al comma 5 ed al fine di garantire la continuità dell'erogazione dei servizi di trasporto pubblico regionale nel rispetto della normativa vigente e con le risorse disponibili allo scopo a carico del bilancio regionale, il Commissario adotta ogni atto necessario ad assicurare lo svolgimento della gestione del servizio da parte di un unico gestore a livello di ambito o bacino territoriale ottimale, coincidente con il territorio della Regione, ai sensi dell'articolo 4, comma 32, lettera a), del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, garantendo in ogni caso il principio di separazione tra la gestione del servizio e la gestione e manutenzione delle infrastrutture.

6-bis. Non trovano applicazione le disposizioni contenute negli articoli 2502-bis e 2503 del codice civile.

6-ter. Sono revocati senza indugio tutti gli atti, adottati dalle società di cui al comma 5 successivamente all'approvazione del piano di stabilizzazione finanziaria della regione Campania di cui al medesimo comma 5, da cui derivano incrementi di spesa rispetto all'anno 2010, ove in contrasto con le prescrizioni del predetto piano o, in ogni caso, non strettamente necessari al proseguimento dello stesso.

6-quater. Per le attività di cui ai commi da 5 a 6-ter, il Commissario può costituire una struttura di supporto, definendone i compiti e le modalità operative, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

7. Al fine di assicurare lo svolgimento delle attività di cui al comma 5 e l'efficienza e continuità del servizio di trasporto secondo le modalità di cui al comma 6, per un periodo di 12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive, anche concorsuali, nei confronti delle società a partecipazione regionale esercenti il trasporto ferroviario regionale ed i pignoramenti eventualmente eseguiti non vincolano gli enti debitori e i terzi pignorati, i quali possono disporre delle somme per le finalità istituzionali delle stesse società. I relativi debiti insoluti producono, nel suddetto periodo di dodici mesi, esclusivamente gli interessi legali di cui all'articolo 1284 del codice civile, fatti salvi gli accordi tra le parti che prevedono tassi di interesse inferiori.

8. È istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un tavolo tecnico, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, di verifica degli adempimenti regionali per la disamina, in prima istanza, della documentazione pervenuta per la stipula e la successiva sottoscrizione dell'accordo di approvazione dei piani di cui al comma 5, sottoscritto dai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze e dal Presidente della Regione.

9. A copertura dei debiti del sistema di trasporto regionale su ferro, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica e previa approvazione dei piani di cui al comma 5, la Regione Campania può utilizzare, per gli anni 2012 e 2013, le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, di cui alla delibera CIPE n. 1/2009 del 6 marzo 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 137 del 16 giugno 2009, ad esse assegnate, entro il limite complessivo di 200 milioni di euro. A decorrere dall'anno 2013, subordinatamente al mancato verificarsi dei presupposti per l'aumento delle misure di cui all'articolo 2, comma 86, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, il predetto aumento automatico è destinato alla ulteriore copertura del piano di rientro di cui al comma 5. A decorrere dal medesimo anno, per garantire la completa copertura del piano di rientro, nel caso in cui si verifichino i presupposti per l'aumento delle misure di cui all'articolo 2, comma 86, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, l'incremento nelle misure fisse ivi previsto è raddoppiato. Il Ministero delle infrastrutture comunica al Ministero dell'economia e delle finanze e all'Agenzia delle entrate, il verificarsi delle condizioni per l'applicazione del predetto incremento automatico.

10. I termini per l'approvazione dei bilanci consuntivi delle società di cui al comma 5 sono differiti al sessantesimo giorno successivo all'approvazione dei piani di cui allo stesso comma 5.

10-bis. Al fine di garantire l'approvazione in tempi certi del progetto definitivo del prolungamento a nord dell'autostrada A31, già compresa nelle Reti transeuropee dei trasporti (TEN-T), secondo le procedure di cui alla legge 21 dicembre 2001, n. 443, e alla relativa normativa di attuazione, l'intesa generale quadro prevista dall'articolo 161, comma 1, del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, deve essere raggiunta entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.


 

 

L’articolo 16, modificato nel corso dell’esame parlamentare, reca numerose disposizioni per la continuità di alcuni servizi di trasporto.

In primo luogo dispone finanziamenti per la continuità e la riorganizzazione dei seguenti servizi pubblici di trasporto:

§       trasporto marittimo pubblico sui laghi Maggiore, di Garda e di Como;

§       prosecuzione del servizio intermodale dell’autostrada ferroviaria nel valico del Frejus;

§       esercizio delle funivia Savona-San Giuseppe;

§       trasporto pubblico locale o per via marittima, lagunare, lacuale e fluviale.

In secondo luogo prevede:

§       il trasferimento, rispettivamente alle regioni Calabria e Puglia, della proprietà sociale delle Ferrovie Calabria S.r.l. e delle Ferrovie del Sud-Est e Servizi Automobilistici S.r.l.;

§       la riorganizzazione del trasporto ferroviario regionale nella Regione Campania;

§       la fissazione del termine ultime per raggiungere l’intesa quadro relativamente al prolungamento a nord dell'autostrada A31.

Trasporto marittimo pubblico sui laghi Maggiore, di Garda e di Como

Il comma 1 dell’articolo 16 intende garantire, anche per l’anno 2012, la continuità del servizio pubblico di navigazione sui laghi Maggiore, di Garda e di Como, attribuendo alla Gestione governativa navigazione laghi risorse per 6 milioni di euro, che dovranno essere destinate al finanziamento delle spese di esercizio per la gestione dei predetti servizi pubblici.

Viene fatto salvo quanto previsto dalla legge n. 614 del 1957 (Sistemazione dei servizi pubblici di linea di navigazione sui laghi Maggiore, di Garda e di Como), secondo la quale gli utili di gestione risultanti dal conto economico sono versati allo stato di previsione dell'entrata dello Stato.

L’articolo 1 della legge n. 614/1957, ha autorizzato il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a gestire direttamente i servizi pubblici di navigazione sui laghi di Garda, Maggiore e di Como a mezzo di apposito gestore. L’articolo 2 della stessa legge prevede che l'eventuale disavanzo di gestione debba essere coperto con i fondi stanziati annualmente nello stato di previsione del Ministero, cui spetta la vigilanza sull’amministrazione affidata al gestore.

La relazione tecnica al ddl di conversione A.C. 5312 ricorda infatti che la Gestione Governativa Navigazione Laghi deve garantire, per nome e per conto dello Stato, le linee di navigazione in servizio pubblico sui suddetti laghi: La Gestione garantisce ogni anno il trasporto di circa 9 milioni di passeggeri e di 700.000 veicoli e si avvale complessivamente di 96 navi sui tre laghi. Le entrate del traffico e le altre entrate, nonché i finanziamenti del MIT, per un totale nel 2012 di 59,59 milioni di euro, non coprono le spese del servizio, pari a 71,09 milioni di Euro (di cui circa la metà per il personale), generando un disavanzo di gestione 2012 di 11,5 milioni di euro, che vengono solo in parte coperti con l’avanzo 2011 pari a 5,5 mln. Rimane pertanto da coprire il restante disavanzo di 6 milioni con il finanziamento disposto dal comma 1 dell’art. 16 in esame.

La relazione illustrativa al ddl di conversione A.C. 5312 ricorda anche che esiste una Convenzione italo-svizzera per la disciplina della navigazione sul lago Maggiore e sul lago di Lugano in base alla quale deve essere garantito il trasporto pubblico nel bacino svizzero del Lago Maggiore.

Si ricorda che già l’art. 7-sexies, comma 4 del D.L. n. 5 del 2009 aveva consentito alla Gestione governativa navigazione laghi per gli esercizi finanziari 2009 e 2010, al fine di scongiurare la possibilità che fosse compromessa la continuità del servizio pubblico di navigazione sui laghi Maggiore, di Garda e di Como, l'utilizzo degli avanzi di amministrazione risultanti dai bilanci 2007 e 2008 per fronteggiare le spese di esercizio per la gestione dei servizi di navigazione lacuale. Successivamente, l’art. 2, comma 12-ter del D.L. 225/2010 ha prorogato tale facoltà anche per il biennio 2011-2012, con riferimento agli avanzi dei bilanci 2009-2010 ed il comma 12-bis dello stesso articolo ha attribuito per il 2011 alla Gestione governativa navigazione laghi 2 milioni di euro,al fine di assicurare la continuità del servizio, sempre precisando che le maggiori entrate avrebbero dovuto essere destinate al finanziamento delle spese di esercizio per i servizi della navigazione lacuale. Più recentemente altre norme sono intervenute su aspetti diversi della navigazione lacuale; tra queste, l’art. 30 del D.L. n. 201 del 2011 ha previsto (comma 3-quater), che la normativa tecnica per la progettazione e la costruzione delle unità navali adibite al trasporto pubblico locale lagunare sia emanata con regolamento adottato dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute.

Servizio intermodale dell’autostrada ferroviaria nel valico del Frejus

Il comma 2 dell’articolo 16disponela prosecuzione del servizio intermodale dell’autostrada ferroviaria alpina attraverso il valico del Frejus mediante un finanziamento, per l'anno 2012, di 4,5 milioni di euro. Si tratta di un contributo statale da erogarsi alla società Trenitalia S.p.A. che assicura attualmente il servizio in base ad un Accordo di Programma con i Ministeri delle infrastrutture e dell’Ambiente stipulato negli anni 2004-2006 e successivamente prorogato fino al 2011.

Come ricorda la relazione tecnica al ddl di conversione A.C. 5312, la promozione e la sperimentazione di modalità più sicure di trasporto combinato strada-rotaia tra Italia e Francia, risale al vertice Governativo italo-francese di Torino del 19 gennaio 2001, successivo all’incidente nel tunnel del Monte Bianco del 1999. Nacque pertanto il progetto di Autostrada Ferroviaria Alpina sulla tratta Orbassano-Aiton ed a fine 2003 fu avviata da due imprese ferroviarie (Trenitalia e la francese SNCF) la gestione del servizio sperimentale, tutt’ora in corso e a carico in maniera paritaria dei due Stati, che offre alcuni collegamenti giornalieri tra le due località ad un prezzo competitivo con quello dell’attraversamento stradale del Frejus. L’Accordo di Programma triennale con Trenitalia, autorizzato dalla Commissione UE, per il progetto Autostrada Ferroviaria Alpina è stato rinnovato fino al 2009 e poi prorogato fino al 2011[69]. Per il 2012 è stata inoltrata richiesta alla Commissione europea di autorizzazione dell’aiuto di Stato e si è in attesa della relativa decisione. In particolare è stata richiesta la compatibilità dell’aiuto con il mercato interno in quanto aiuto destinato ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, senza alterare le condizioni degli scambi (art. 107, par. 3, lett. c)) del TFUE). Nelle more, ed in attesa del reperimento dei fondi, il servizio viene comunque erogato da Trenitalia.

La relazione tecnica al ddl di conversione A.C. 5312 riporta anche un prospetto di rendicontazione della gestione da cui si evince un risultato netto negativo della gestione (dal 2005 al 2011) variabile tra i 9,8 ed i 13,7 milioni di euro annui, che divisi al 50% tra i due Stati portano ad un corrispondente contributo pubblico che ha oscillato, tra il 2005 ed il 2010, tra circa 5,3 e 6,1 milioni di euro; in particolare negli ultimi due anni (2010 e 2011) il contributo pubblico italiano è stato di circa 5,5 milioni di euro annui.

Per l’anno 2012, presentando l’Amministrazione una disponibilità di solo 1 milione di euro, si rende pertanto necessario il finanziamento, disposto con il comma 2, dei mancanti 4,5 milioni di euro.

Esercizio delle funivia Savona-San Giuseppe

Il comma 3, al fine di garantire l’esercizio delle funivia Savona-San Giuseppe autorizza, per l'anno 2012, la spesa di 5 milioni di euro per il contributo dovuto per la concessione alla società Funivie S.p.A..

La relazione governativa al ddl di conversione A.C. 5312 ricorda che si tratta di un contributo dovuto in base ad una convenzione di concessione stipulata il 15 novembre 2007 con il Ministero dei trasporti. La società è concessionaria della Funivia fino al 20 dicembre 2032. L’impegno annuo delle risorse è stato definito con D.M. n. 4452 del 16 novembre 2009 e per il 2012 tale decreto prevede un contributo di 8,664 milioni di euro, di cui risultano iscritti in bilancio solo 3,664 milioni, necessitandosi così di un ulteriore finanziamento, disposto dal comma in esame, pari a 5 milioni di euro.

Trasferimento della proprietà delle Ferrovie Calabria S.r.l. e delle Ferrovie del Sud-Est e Servizi Automobilistici S.r.l

Il comma 4, modificato nel corso dell’esame parlamentare, interviene per facilitare il trasferimento, rispettivamente alle regioni Calabria e Puglia, della proprietà sociale delle Ferrovie Calabria s.r.l. e delle Ferrovie del Sud-Est e Servizi Automobilistici s.r.l., attualmente del Ministero delle infrastrutture e trasporti. In particolare, sia per attivare le procedure per il trasferimento, che per garantire il raggiungimento di obiettivi di efficientamento e razionalizzazione della gestione aziendale, viene autorizzata la spesa complessiva di 40 milioni di euro, a condizione che siano sottoscritti con le regioni interessate i relativi accordi di trasferimento. Il termine entro il quale dovranno essere sottoscritti gli accordi con le regioni citate, è fissato in novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto[70]:, cioè dal 12 agosto 2012; pertanto il termine scadrà il 10 novembre 2012.

Entro il 31 dicembre 2012 dovrà quindi essere completato il trasferimento della proprietà alle Regioni.

 

Si autorizzano inoltre le predette regioni, a seguito del trasferimento della proprietà sociale, a copertura degli oneri per la regolazione delle partite debitorie delle società menzionate, ad utilizzare, entro il limite di 100 milioni di euro per ciascuna regione, le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione ad esse assegnate. Per la regione Calabria, le risorse autorizzate per tale trasferimento sono rese disponibili previa rimodulazione del piano di interventi previsto dalla delibera CIPE n. 62 del 3 agosto 2011.

Gli accordi di trasferimento dovranno essere corredati di una dettagliata ricognizione della situazione debitoria e creditoria delle società trasferite.

Trasporto pubblico locale o per via marittima, lagunare, lacuale e fluviale

Il nuovo comma 4-bis, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, prevede che il Fondo per gli investimenti destinatoall'acquisto di veicoli adibiti al trasporto pubblico locale (art. 1, co. 1031, legge n. 296/2006) possa essere utilizzato anche per l’acquisto di unità navali destinate al trasporto pubblico locale effettuato per via marittima, lagunare, lacuale e fluviale.

Trasporto ferroviario regionale campano

I commi da 5 a 10 intervengono in materia di trasporto ferroviario regionale campano, delineando una procedura di accertamento dei disavanzi e una conseguente procedura di definizione dei piani di rientro, da realizzarsi nel termine di 5 anni, necessarie a riorganizzare e riqualificare il sistema di mobilità regionale su ferro della Regione Campania.

In particolare, il comma 5, modificato nel corso dell’esame parlamentare,prevede che il Commissario ad acta effettui, nel termine di 30 giorni dall'entrata in vigore del decreto, una ricognizione della consistenza dei debiti e dei crediti delle società esercenti il trasporto regionale ferroviario nonché delle relative società capogruppo e che nei successivi 60 giorni, sulla base delle risultanze dello stato dei debiti e dei crediti, elabori un piano di rientro dal disavanzo accertato e un piano dei pagamenti, alimentato dalle risorse regionali disponibili in bilancio e dalle entrate conseguenti all'applicazione delle disposizioni di cui al successivo comma 9.

Il piano avrà una durata massima di 60 mesi, dovrà essere sottoposto all'approvazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministero dell'economia e delle finanze e dovrà individuare gli interventi necessari al perseguimento delle finalità sopra indicate e all'equilibrio economico delle suddette società, nonché le necessarie azioni di riorganizzazione, riqualificazione o potenziamento del sistema di mobilità regionale su ferro.

Il comma 6, per garantire la continuità dell'erogazione dei servizi di trasporto pubblico regionale, consente al Commissario ad acta, nelle more dei tre mesi previsti per la predisposizione del piano di rientro, di adottare ogni atto necessario ad assicurare lo svolgimento della gestione del servizio da parte di un unico gestore a livello di ambito o bacino territoriale ottimale, coincidente con il territorio della Regione, con il vincolo di garantire comunque il principio di separazione tra la gestione del servizio e la gestione e manutenzione delle infrastrutture.

Il nuovo comma 6-bis, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, esclude l’applicazione delle procedure di deposito presso il registro delle imprese delle decisioni di fusione (Art. 2502-bis C.C.) e di opposizione dei creditori in caso di fusione (Art. 2503 C.C.).

Il comma 6-ter, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, prevede la revoca senza indugio di tutti gli atti da cui derivino incrementi di spesa, rispetto all’anno 2010, adottati dalle società esercenti il trasporto ferroviario regionale successivamente all’adozione del Piano di stabilizzazione finanziaria della regione, se in contrasto con le prescrizioni del Piano o comunque non strettamente necessari al perseguimento dello stesso.

Il comma 6-quater introdotto anch’esso nel corso dell’esame parlamentare, prevede che il commissario ad acta possa costituire una struttura di supporto, definendone i compiti e le modalità operative, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Si ricorda che si tratta del Commissario nominato ai sensi dell'articolo 14, comma 22, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78[71], per l'attuazione delle misure relative alla razionalizzazione e al riordino delle società partecipate regionali, recate dal piano di stabilizzazione finanziaria della Regione Campania approvato con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 20 marzo 2012, al fine di consentire l'efficace realizzazione del processo di separazione tra l'esercizio del trasporto ferroviario regionale e la proprietà, gestione e manutenzione della rete, anche in applicazione dell'articolo 4 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138[72], salvaguardando i livelli essenziali delle prestazioni e la tutela dell'occupazione.

Il comma 7 dispone che per un periodo di 12 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto-legge non possano essere intraprese o proseguite azioni esecutive, anche concorsuali, nei confronti delle società a partecipazione regionale esercenti il trasporto ferroviario regionale ed i pignoramenti eventualmente eseguiti non vincolino gli enti debitori e i terzi pignorati, i quali possono disporre delle somme per le finalità istituzionali delle stesse società. Si prevede anche che i relativi debiti insoluti producano, sempre nel periodo di dodici mesi, esclusivamente gli interessi legali di cui all'articolo 1284 del codice civile, fatti salvi gli accordi tra le parti che prevedano tassi di interesse inferiori. La finalità del comma 7 è quella di assicurare lo svolgimento delle attività di cui al comma 5 e l'efficienza e continuità del servizio di trasporto secondo le modalità di cui al comma 6.

Ai fini della stipula e della successiva sottoscrizione dell'accordo di approvazione dei piani di rientro, accordo che in base alla norma dovrà essere sottoscritto dai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze e dal Presidente della Regione, il comma 8 istituisce presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un apposito tavolo tecnico, senza oneri per la finanza pubblica, di verifica degli adempimenti regionali per la disamina, in prima istanza, della documentazione pervenuta.

Il comma 9 reca il meccanismo per la copertura finanziaria dei debiti del sistema di trasporto regionale su ferro. In particolare si prevede che la Regione Campania possa utilizzare, per gli anni 2012 e 2013, le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione (ex Fondo per le aree sottoutilizzate), di cui alla delibera CIPE n. 1/2009 del 6 marzo 2009[73], relativa alla definizione della dotazione del Fondo per le aree sottoutilizzate per la programmazione delle politiche di coesione 2007-2013, entro il limite complessivo di 200 milioni di euro. La disposizione è applicabile nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica e subordinatamente all’approvazione dei piani di rientro di cui al comma 5.

A decorrere dall’anno 2013 si prevede invece un meccanismo di copertura che, sia pure con una formulazione non priva di dubbi interpretativi, consente di destinare al finanziamento del sistema di trasporto regionale su ferro la possibilità di aumento dell’aliquota IRAP e dell’addizionale regionale IRPEF introdotta per porre rimedio alla situazione di disavanzo sanitario della regione Campania.

Infatti si prevede, a decorrere dall'anno 2013, subordinatamente al mancato verificarsi dei presupposti per l'aumento automatico dell’aliquota IRAP e dell’addizionale regionale IRPEF in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro del disavanzo sanitario regionale campano, di cui all'articolo 2, comma 86, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, che il predetto aumento automatico sia comunque disposto e destinato alla ulteriore copertura del piano di rientro dal disavanzo dei servizi di trasporto ferroviario regionale.

 

Si ricorda che l’art. 2, comma 86 della legge finanziaria 2010 ha disposto che ilmancato raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro dal disavanzo sanitario, con conseguente determinazione di un disavanzo sanitario, comporta per le Regioni anche l'incremento nelle misure fisse di 0,15 punti percentuali dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive e di 0,30 punti percentuali dell'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche rispetto al livello delle aliquote vigenti, secondo le procedure previste dall’articolo 1, comma 174, della legge n. 311 del 2004, come modificato dal comma 76 dell’articolo 2.

Nel caso invece in cui vengano mancati gli obiettivi del piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale campano e quindi si proceda all’aumento automatico delle aliquota IRAP e dell’addizionale regionale IRPEF, tale aumento viene raddoppiato, al fine di destinare risorse anche al piano di rientro dal disavanzo dei servizi di trasporto ferroviario regionale.

Il Ministero delle infrastrutture è tenuto a comunicare al Ministero dell'economia e delle finanze e all'Agenzia delle entrate, il verificarsi delle condizioni per l'applicazione dell’incremento automatico.

Il comma 10 provvede infine a differire al sessantesimo giorno successivo all'approvazione dei piani di rientro, i termini per l'approvazione dei bilanci consuntivi delle citate società esercenti il trasporto regionale ferroviario.

Prolungamento a nord dell'autostrada A31

Il nuovo comma 10-bis, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, stabilisce che, al fine di garantire l'approvazione in tempi certi del progetto definitivo secondo le procedure di cui alla c.d. legge Obiettivo e della relativa normativa di attuazione, l’intesa generale quadro prevista dall’articolo 161, comma 1, del D.lgs. n. 163 del 2006[74] per il prolungamento a nord dell’autostrada A31 (Valdastico), dovrà essere raggiunta entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto[75], quindi entro 60 giorni a partire dal 12 agosto 2012. Il termine scade pertanto l’11 ottobre 2012.


 

Articolo 17
(
Disposizioni in materia di autoservizi pubblici non di linea)

 

1. All'articolo 2, comma 3, del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73, le parole: «entro e non oltre il 30 giugno 2012» sono sostituite dalle seguenti: «entro e non oltre il 31 dicembre 2012».

 

 

L’articolo 17 proroga al 31 dicembre 2012, il termine per l’emanazione del decreto del Ministero delle infrastrutture e trasporti recante le disposizioni attuative per impedire le pratiche di esercizio abusivo del servizio taxi e del servizio di noleggio con conducente.

 

Infatti, l’articolo 17 provvede a novellare l’art. 2, comma 3 del D.L. n. 40 del 2010,che prevedeva l’emanazione entro il 30 giugno 2012 delle disposizioni attuative per impedire le pratiche di esercizio abusivo del servizio taxi e del servizio di noleggio con conducente non rispondenti ai principi ordinamentali che regolano la materia. Con il suddetto decreto dovrebbero altresì definirsi gli indirizzi generali per l'attività di programmazione e di pianificazione delle regioni, ai fini del rilascio, da parte dei Comuni, dei titoli autorizzativi.

Il termine per l’emanazione del decreto del Ministro delle infrastrutture e trasporti, che dovrà essere emanato di concerto con il Ministero dello sviluppo economico e previa intesa con la Conferenza Unificata[76], viene differito al 31 dicembre 2012.

Nella relazione governativa al ddl di conversione A.C. 5312 si evidenzia che la proroga si rende necessaria per evitare l’entrata in vigore di una disposizione che contiene elementi fortemente restrittivi della concorrenza, attesa anche la pendenza di una causa pregiudiziale a seguito di un rinvio da parte di un giudice italiano avente ad oggetto l’interpretazione della disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici non di linea.

Le disposizioni introdotte con l’art. 29, comma 1-quater, del D.L. n. 207/2008, riguardano specificamente il servizio di noleggio con conducente[77], in relazione al quale sono stati ampliati gli obblighi a carico degli esercenti ed introdotte specifiche limitazioni, prevedendo:

§      una preventiva autocertificazione per l’accesso nel territorio di altri comuni;

§      nuove modalità per il rilascio delle licenze e delle autorizzazioni, con obbligatoria disponibilità, in base a valido titolo giuridico, di una sede, di una rimessa o di un pontile situati nel territorio del comune che ha rilasciato l'autorizzazione;

§      l’obbligo di inizio e termine di ogni singolo servizio di noleggio con conducente presso la rimessa;

§      l'obbligo di compilazione e tenuta da parte del conducente di un “foglio di servizio”;

§      il divieto di sostare in posteggio di stazionamento su suolo pubblico nei comuni ove sia presente il servizio di taxi.

Si ricorda che l’applicazione della nuova disciplina è stata più volte differita nel tempo. L’art. 5, comma 3, del decreto legge n. 194/2009[78], ha stabilito che, nelle more della ridefinizione della disciplina dettata dalla legge n. 21/1992, da effettuare nel rispetto delle competenze attribuite dal quadro costituzionale e ordinamentale alle regioni e agli enti locali[79], l’efficacia del citato articolo 29 comma 1-quater fosse sospesa fino al 31 marzo 2010. Le successive proroghe del termine sono state disposte dall’art. 51, comma 7 del n. 78 del 2010[80] (al 31 dicembre 2010), dalla Tabella 1 del D.L. n. 225 del 2010[81] (al 31 marzo 2011), dall’art. 3, comma 11-bis del D.L. n. 138 del 2011[82] , dal DPCM 25 marzo 2011 (al 31 dicembre 2011) e dall’art. 11, comma 4 del D.L. n. 216 del 2011[83], al 30 giugno 2012.

 

Si ricorda peraltro che in materia di liberalizzazione del servizio taxi è intervenuto di recente l’art. 36, del D.L. n. 1 del 2012 (c.d. liberalizzazioni)[84] che ha istituito l'Autorità di regolazione nel settore dei trasporti e dell'accesso alle relative infrastrutture, prevedendo, al comma 1, lett. m), per quanto riguarda il servizio taxi, che l’Autorità provveda tra l’altro a monitorare e verificare la corrispondenza del servizio, delle tariffe e della qualità delle prestazioni alle esigenze dei diversi contesti urbani, secondo i criteri di ragionevolezza e proporzionalità. allo scopo di garantire il diritto di mobilità degli utenti.

La norma prevede inoltre che icomuni e le regioni, nell’ambito delle proprie competenze, dovranno provvedere, previo parere dell’Autorità, ad adeguare il servizio sulla base dei seguenti principi:

a)    l'incremento del numero delle licenze ove ritenuto necessario anche in base alle analisi effettuate dall’Autorità per confronto nell'ambito di realtà comunitarie comparabili, a seguito di istruttoria sui costi-benefici anche ambientali, in relazione a comprovate ed oggettive esigenze di mobilità ed alle caratteristiche demografiche e territoriali, bandendo concorsi straordinari in conformità alla vigente programmazione numerica; qualora la suddetta programmazione numerica manchi o sia ritenuta inidonea, rilasciando a titolo gratuito o oneroso, nuove licenze da assegnare ai soggetti iscritti nei ruoli dei conducenti di veicoli adibiti ad autoservizi pubblici non di linea; in caso di rilascio a titolo oneroso fissando il relativo importo; individuando criteri di selettivi di valutazione automatica o immediata che assicurino la conclusione in tempi celeri della procedura; destinando i proventi del rilascio di licenze a titolo oneroso all’erogazione di adeguate compensazioni da corrispondere a favore di coloro che già sono titolari di licenza;

b)    consentire, d’intesa con i Comuni, ai titolari di licenza una maggiore libertà di organizzazione del servizio, per fronteggiare particolari eventi o periodi di prevedibile aumento della domanda, e, in numero proporzionato alle esigenze, per sviluppare nuovi servizi integrativi come, il taxi ad uso collettivo o altre forme;

c)    consentire una maggiore libertà nella fissazione delle tariffe; la possibilità di una loro corretta e trasparente pubblicizzazione, prevedendo la possibilità per gli utenti di avvalersi di tariffe predeterminate dal Comune per percorsi prestabiliti;

d)    migliorare la qualità del servizio attraverso:

-       l’ampliamento della formazione professionale degli operatori con riferimento alla sicurezza stradale ed alle lingue straniere;

-       la conoscenza della normativa fiscale, amministrativa e civilistica del settore;

-       la promozione dell’investimento in nuove tecnologie per l’efficientamento del servizio;

-       l’adozione a livello regionale della Carta dei servizi.

e)    con riferimento alla disciplina relativa al servizio taxi, si prevede che l’Autorità possa ricorrere al Tribunale amministrativo del Lazio.

 


 

Articolo 17-bis
(Finalità e definizioni)

 


1. Il presente capo è finalizzato allo sviluppo della mobilità sostenibile, attraverso misure volte a favorire la realizzazione di reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica e la sperimentazione e la diffusione di flotte pubbliche e private di veicoli a basse emissioni complessive, con particolare riguardo al contesto urbano, nonché l'acquisto di veicoli a trazione elettrica o ibrida.

2. Ai fini del presente capo si intende:

a) per reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica, i prodotti, le reti e gli impianti che consentono ai veicoli alimentati ad energia elettrica di riapprovvigionarsi di energia mediante qualsiasi tecnologia, comprese la sostituzione delle batterie o tecnologie equivalenti;

b) per veicoli a basse emissioni complessive, i veicoli a trazione elettrica, ibrida, a GPL, a metano, a biometano, a biocombustibili e a idrogeno, che producono emissioni di anidride carbonica (CO 2 ) allo scarico non superiori a 120 g/km e ridotte emissioni di ulteriori sostanze inquinanti;

c) per veicoli, i veicoli di cui all'articolo 47, comma 1, lettere e), f), g) e n), del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, appartenenti alle categorie L1, L2, L3, L4, L5, M1 e N1 di cui al comma 2 del medesimo articolo 47, nonché quelli di cui all'articolo 54, comma 1, lettere a), c), d), f) e g), del medesimo codice di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992, e i veicoli appartenenti alle categorie L6e e L7e di cui all'articolo 1, paragrafo 3, della direttiva 2002/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 marzo 2002;

d) per veicoli a trazione elettrica, i veicoli dotati di motorizzazione finalizzata alla sola trazione di tipo elettrico, con energia per la trazione esclusivamente di tipo elettrico e completamente immagazzinata a bordo;

e) per veicoli a trazione ibrida:

1) i veicoli dotati di almeno una motorizzazione elettrica finalizzata alla trazione con la presenza a bordo di un motogeneratore termico volto alla sola generazione di energia elettrica, che integra una fonte di energia elettrica disponibile a bordo (funzionamento ibrido);

2) i veicoli dotati di almeno una motorizzazione elettrica finalizzata alla trazione con la presenza a bordo di una motorizzazione di tipo termico volta direttamente alla trazione, con possibilità di garantire il normale esercizio del veicolo anche mediante il funzionamento autonomo di una sola delle motorizzazioni esistenti (funzionamento ibrido bimodale);

3) i veicoli dotati di almeno una motorizzazione elettrica finalizzata alla trazione con la presenza a bordo di una motorizzazione di tipo termico volta sia alla trazione sia alla produzione di energia elettrica, con possibilità di garantire il normale esercizio del veicolo sia mediante il funzionamento contemporaneo delle due motorizzazioni presenti sia mediante il funzionamento autonomo di una sola di queste (funzionamento ibrido multimodale).

3. Al fine di perseguire i livelli prestazionali in materia di emissioni delle autovetture fissati dal regolamento (CE) n. 443/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, e di contribuire alla strategia europea per i veicoli puliti ed efficienti sul piano energetico, di cui alla comunicazione COM(2010)186 della Commissione, del 28 aprile 2010, la realizzazione delle reti infrastrutturali di cui al comma 1 nel territorio nazionale costituisce obiettivo prioritario e urgente dei seguenti interventi:

a) interventi statali e regionali a tutela della salute e dell'ambiente;

b) interventi per la riduzione delle emissioni nocive nell'atmosfera, per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico e per il contrasto del riscaldamento globale prodotto dall'uso di combustibili fossili;

c) interventi per l'ammodernamento del sistema stradale urbano ed extraurbano;

d) interventi per la promozione della ricerca e dello sviluppo nel settore delle tecnologie avanzate;

e) interventi per l'incentivazione dell'economia reale e per l'adeguamento tecnologico e prestazionale degli edifici pubblici e privati.

4. Lo Stato, le regioni e gli enti locali perseguono l'obiettivo di cui al comma 3, secondo le rispettive competenze costituzionali, anche mediante interventi di incentivazione, di semplificazione delle procedure, di tariffazione agevolata e di definizione delle specifiche tecniche dei prodotti e dell'attività edilizia.

5. All'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo si provvede nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.


 

 

Il Capo IV-bis (articoli da 17-bis a 17-duodecies) è stato introdotto nel corso dell’esame parlamentare e reca disposizioni per favorire lo sviluppo della mobilità mediante veicoli a basse emissioni complessive.

Si segnala che il 6 ottobre 2010 le Commissioni riunite IX (Trasporti) e X (Attività produttive) della Camera dei deputati hanno avviato l’esame delle proposte di legge C. 2844[85] e C. 3553[86], alle quali è stata successivamente abbinata la proposta di legge C. 3773[87], aventi contenuto analogo a quello del Capo in esame.

 

L’articolo 17-bis indica le finalità e le definizioni del Capo IV-bis: le prime consistono nell’incentivazione della mobilità sostenibile attraverso la realizzazione di reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli elettrici, la sperimentazione e la diffusione di flotte pubbliche e private di veicoli a basse emissioni complessive e l’acquisto di veicoli a trazione elettrica o ibrida. Sono definiti veicoli a basse emissioni complessive quelli a trazione elettrica, ibrida, GPL, a metano, a biometano, a biocombustibili ed a idrogeno che producono emissioni di anidride carbonica non superiori a 120 g/Km. Si specifica che all’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo si provvede nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

Il comma 1 enuncia le finalità del Capo IV-bis.

 

Il comma 2, lettera a) reca la definizione di reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica: i prodotti, le reti e gli impianti che consentono ai veicoli alimentati ad energia elettrica di riapprovvigionarsi di energia mediante qualsiasi tecnologia, comprese la sostituzione delle batterie o tecnologie equivalenti.

 

Il comma 2, lettera b) definisce i veicoli a basse emissioni complessive: quelli a trazione elettrica, ibrida, a GPL, a metano, a biometano, a biocombustibili e a idrogeno, che producono emissioni di anidride carbonica (CO2) allo scarico non superiori a 120 g/km e ridotte emissioni di ulteriori sostanze inquinanti.

 

Il comma 2, lettera c) individua i veicoli ai fini della normativa in commento, mediante rinvio all'articolo 47, comma 1, lettere e) (ciclomotori), f)(motoveicoli), g) (autoveicoli) e n) (veicoli con caratteristiche atipiche) del codice della strada (D.lgs. n. 285/1992[88]). Nell’ambito di tali veicoli, la normativa in commento si applica a quelli classificati come appresso indicato, in base alle categorie internazionali, nel modo seguente (riportate dall’articolo 47, comma 2, del codice della strada):

§      categoria L1 veicoli a due ruote la cilindrata del cui motore (se si tratta di motore termico) non supera i 50 cc e la cui velocità massima di costruzione (qualunque sia il sistema di propulsione) non supera i 50 km/h;

§      categoria L2: veicoli a tre ruote la cilindrata del cui motore (se si tratta di motore termico) non supera i 50 cc e la cui velocità massima di costruzione (qualunque sia il sistema di propulsione) non supera i 50 km/h;

§      categoria L3: veicoli a due ruote la cilindrata del cui motore (se si tratta di motore termico) supera i 50 cc o la cui velocità massima di costruzione (qualunque sia il sistema di propulsione) supera i 50 km/h;

§      categoria L4: veicoli a tre ruote asimmetriche rispetto all'asse longitudinale mediano, la cilindrata del cui motore (se si tratta di motore termico) supera i 50 cc o la cui velocità massima di costruzione (qualunque sia il sistema di propulsione) supera i 50 km/h (motocicli con carrozzetta laterale);

§      categoria L5: veicoli a tre ruote simmetriche rispetto all'asse longitudinale mediano, la cilindrata del cui motore (se si tratta di motore termico) supera i 50 cc o la cui velocità massima di costruzione (qualunque sia il sistema di propulsione) supera i 50 km/h;

§      categoria M1: veicoli destinati al trasporto di persone, aventi al massimo otto posti a sedere oltre al sedile del conducente;

§      categoria N1: veicoli destinati al trasporto di merci, aventi massa massima non superiore a 3,5 t.

Pertanto i veicoli destinati al trasporto di persone con più di otto posti a sedere e i veicoli merci con massa massima superiore a 3,5 t. sono esclusi.

Rientrano inoltre tra i veicoli ai quali si applica la normativa le autovetture, gli autoveicoli per trasporto promiscuo, gli autocarri, gli autoveicoli per trasporti specifici e gli autoveicoli per uso speciale (lettere a), c), d), f) e g) dell’articolo 54, comma 1, del codice della strada), e i quadrici leggeri e quelli pesanti, di cui alle categorie L6e e L7e previste dall’ articolo 1, paragrafo 3, della direttiva 2002/24/CE,[89]

 

Il comma 2, lettera d) definisce i veicoli a trazione elettrica: quelli dotati di motorizzazione finalizzata alla sola trazione di tipo elettrico, con energia per la trazione esclusivamente di tipo elettrico e completamente immagazzinata a bordo.

 

Il comma 2, lettera e) individua i veicoli a trazione ibrida:

1)  i veicoli dotati di almeno una motorizzazione elettrica finalizzata alla trazione con la presenza a bordo di un motogeneratore termico volto alla sola generazione di energia elettrica, che integra una fonte di energia elettrica disponibile a bordo (funzionamento ibrido);

2)  i veicoli dotati di almeno una motorizzazione elettrica finalizzata alla trazione con la presenza a bordo di una motorizzazione di tipo termico volta direttamente alla trazione, con possibilità di garantire il normale esercizio del veicolo anche mediante il funzionamento autonomo di una sola delle motorizzazioni esistenti (funzionamento ibrido bimodale);

3)  i veicoli dotati di almeno una motorizzazione elettrica finalizzata alla trazione con la presenza a bordo di una motorizzazione di tipo termico volta sia alla trazione sia alla produzione di energia elettrica, con possibilità di garantire il normale esercizio del veicolo sia mediante il funzionamento contemporaneo delle due motorizzazioni presenti sia mediante il funzionamento autonomo di una sola di queste (funzionamento ibrido multimodale).

 

Il comma 3 dichiara che al fine di perseguire i livelli prestazionali in materia di emissioni delle autovetture fissati dal regolamento (CE) n. 443/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, e di contribuire alla strategia europea per i veicoli puliti ed efficienti sul piano energetico, di cui alla comunicazione COM(2010)186 della Commissione, del 28 aprile 2010, la realizzazione nel territorio nazionale delle reti infrastrutturali di cui al comma 1 costituisce obiettivo prioritario e urgente dei seguenti interventi:

a)   interventi statali e regionali a tutela della salute e dell'ambiente;

b)   interventi per la riduzione delle emissioni nocive in atmosfera, per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico e per il contrasto del riscaldamento globale prodotto dall'uso di combustibili fossili;

c)   interventi per l'ammodernamento del sistema stradale urbano ed extraurbano;

d)   interventi per la promozione della ricerca e dello sviluppo nel settore delle tecnologie avanzate;

e)   interventi per l'incentivazione dell'economia reale e per l'adeguamento tecnologico e prestazionale degli edifici pubblici e privati.

 

Il comma 4 demanda allo Stato, alle regioni ed agli enti locali di perseguire l'obiettivo di cui al comma 2, secondo le rispettive competenze costituzionali, anche mediante interventi di incentivazione, di semplificazione delle procedure, di tariffazione agevolata e di definizione delle specifiche tecniche dei prodotti e dell'attività edilizia.

 

Il comma 5 contiene la clausola di salvaguardia finanziaria, prevedendo che all’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo si provvede nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.


 

Articolo 17-ter
(Legislazione regionale)

 


1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le regioni emanano le disposizioni legislative di loro competenza, nel rispetto dei principi fondamentali contenuti nel presente capo e dell'intesa di cui al comma 4.

2. Il Friuli-Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Sudtirol, la Valle d'Aosta/Vallee d'Aoste e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono a quanto disposto dal comma 1 in conformità ai rispettivi statuti e alle relative norme di attuazione.

3. Le disposizioni regionali e provinciali di cui ai commi 1 e 2 salvaguardano comunque l'unità economica nazionale e i livelli minimi essenziali delle prestazioni nel territorio dello Stato, stabiliti in attuazione del comma 4.

4. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Governo promuove la stipulazione di un'intesa ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, per assicurare la realizzazione di posizioni unitarie e l'armonizzazione degli interventi e degli obiettivi comuni nel territorio nazionale in materia di reti infrastrutturali di ricarica a servizio dei veicoli alimentati ad energia elettrica.

5. Fino alla data di entrata in vigore delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2, le disposizioni del presente capo si applicano nell'intero territorio nazionale.


 

 

L'articolo 17-ter, inserito durante l'esame parlamentare, prevede che – entro il 12 febbraio 2013 (ovvero nel termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente D.L.) - il Governo promuova un’intesa con le Regioni per assicurare l’armonizzazione degli interventi in materia di reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica; entro il medesimo termine le Regioni emanano le disposizioni legislative di loro competenza, nel rispetto dei principi fondamentali del presente Capo e dei contenuti dell’intesa.

 

Il comma 1 impone alle Regioni di emanare le disposizioni legislative di loro competenza nel rispetto dei princìpi fondamentali contenuti nel presente capo e dell’intesa di cui al comma 4.

Il termine per l'adeguamento è di sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame.

 

Il comma 2 impone alle Autonomie speciali di provvedere a quanto disposto dal comma 1 in conformità ai rispettivi statuti e alle relative norme di attuazione.Non è fissato un termine, e può apparire dubbio se sia applicabile quello del comma 1.

 

Il comma 3 impone alle disposizioni regionali e provinciali di cui ai commi 1 e 2 salvaguardare comunque l’unità economica nazionale e i livelli minimi essenziali delle prestazioni nel territorio dello Stato, stabiliti in attuazione del comma 4 (vale a dire dell'intesa).

 

Il comma 4 affida al Governo la promozione di un’intesa ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge n. 131/2003, finalizzata a favorire l'armonizzazione delle rispettive legislazioni o il raggiungimento di posizioni unitarie o il conseguimento di obiettivi comuni.

 

Nel caso di questa specifica intesa non è possibile applicare le disposizioni di cui ai commi 3 e 4 del decreto legislativo n. 281/1997[90] che consentono al Consiglio dei ministri, decorsi trenta giorni in assenza del raggiungimento dell’intesa di provvedere con deliberazione motivata ovvero, per motivata urgenza, di prescindere in ogni caso dal conseguimento dell’intesa.

 

La previsione di un’intesa ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131” non chiarisce se l’intesa debba essere stipulata in seno alla ConferenzaStato-regioni ovvero alla Conferenza unificata (richiamata esplicitamente dall’articolo 17-septies per l'intesa pure ivi prevista), poiché tale disposizione della legge 131/2003 fa riferimento ad entrambe le tipologie di intesa.

 

Il comma 5 prescrive che, fino alla data di entrata in vigore delle disposizioni regionali (sia delle regioni a statuto ordinario che delle Autonomie speciali) le disposizioni del capo in esame si applichino nell’intero territorio nazionale.

 

La norma, che sembra adottare un modello di legislazione statale sostitutiva e cedevole[91], potrebbe essere ritenuta incompatibile con la posizione di autonomia costituzionale riconosciuta alle Autonomie a Statuto speciale.

Può essere utile richiamare al riguardo, sia pure con riferimento all'esercizio di un potere sostitutivo unilaterale dello Stato in caso di mancata intesa con una singola regione interessata, la recente sentenza 179 del 2012, dove la Corte costituzionale ha ribadito l’illegittimità costituzionale di una norma statale che preveda un potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento dell’intesa, affermando – in particolare - che «la previsione dell’intesa, imposta dal principio di leale collaborazione, implica che non sia legittima una norma contenente una “drastica previsione” della decisività della volontà di una sola parte, in caso di dissenso, ma che siano necessarie “idonee procedure per consentire reiterate trattative volte a superare le divergenze” (ex plurimis, sentenze n. 121 del 2010, n. 24 del 2007, n. 339 del 2005).Solo nell’ipotesi di ulteriore esito negativo di tali procedure mirate all’accordo, può essere rimessa al Governo una decisione unilaterale» (sentenza n. 165 del 2011), come nel caso relativo alla disciplina del procedimento di certificazione dei siti idonei all’insediamento degli impianti nucleari (sentenza n. 33 del 2011).

 


 

Articolo 17-quater
(Normalizzazione)

 


1. Fatte salve le competenze dell'Unione europea stabilite dalla direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, sono consentite la realizzazione e l'installazione di reti infrastrutturali di ricarica dei veicoli elettrici rispondenti agli standard fissati dagli organismi di normalizzazione europei e internazionali International electrotechnical Commission (IEC) e Comitè europeen de normalisation electrotechnique (CENELEC).

2. Gli organismi nazionali di normalizzazione di cui all'articolo 1, comma 1, lettera l), della legge 21 giugno 1986, n. 317, e successive modificazioni, provvedono, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ad assumere i provvedimenti di loro competenza ai fini di quanto previsto al comma 1 del presente articolo, eventualmente integrando e modificando le determinazioni precedentemente assunte.

3. Si applicano le disposizioni degli articoli 5, 6, 9, 9-bis e 9-ter della legge 21 giugno 1986, n. 317, e successive modificazioni.


 

 

L’articolo 17-quater,inserito nel corso dell’esame parlamentare,consente, al comma 1, la realizzazione e l’installazione delle reti infrastrutturali di ricarica dei veicoli a basse emissioni, rispondenti agli standardfissati dagli organismi di normazione europea ed internazionale IEC (International Electrotechnical Commission) e CENELEC (Comité Européèn de Normalisation Electrotechnique). Sono fatte salve le competenze dell'Unione europea stabilite dalla direttiva 98/34/CE[92].

 

Il comma 2 demanda agli organismi nazionali di normalizzazione di cui all'articolo 1, comma 1, lettera l), della legge n. 317/1986[93], di assumere, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. in commento (ovvero entro il 12 novembre 2012), i provvedimenti di loro competenza ai fini di quanto previsto dal comma 1, eventualmente integrando e modificando le determinazioni precedentemente assunte.

Il citato articolo 1, comma 1, lettera l), della legge n. 317/1986 individua “l’organismo nazionale di normalizzazione” per rinvio all’allegato II della citata direttiva 98/34/CE:

§       UNI Ente nazionale italiano di unificazione;

§       CEI Comitato elettrotecnico italiano.

 

Il comma 3 prevede l’applicabilità delle disposizioni dei seguenti articoli, della citata legge n. 317/1986:

§      articolo 5: Adempimenti degli organismi di normalizzazione e delle amministrazioni pubbliche;

§      articolo 6: Comunicazione delle informazioni da parte del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato;

§      articolo 9: Differimento della messa in vigore di regole tecniche;

§      articolo 9-bis. Adempimenti procedurali;

§      articolo 9-ter: Esclusione di adempimenti.

 


 

Articolo 17-quinquies
(Semplificazione dell'attività edilizia e diritto ai punti di ricarica)

 


1. Al comma 2 dell'articolo 4 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, sono premessi i seguenti:

«1-ter. Entro il 1° giugno 2014, i comuni adeguano il regolamento di cui al comma 1 prevedendo, con decorrenza dalla medesima data, che ai fini del conseguimento del titolo abilitativo edilizio sia obbligatoriamente prevista, per gli edifici di nuova costruzione ad uso diverso da quello residenziale con superficie utile superiore a 500 metri quadrati e per i relativi interventi di ristrutturazione edilizia, l'installazione di infrastrutture elettriche per la ricarica dei veicoli idonee a permettere la connessione di una vettura da ciascuno spazio a parcheggio coperto o scoperto e da ciascun box per auto, siano essi pertinenziali o no, in conformità alle disposizioni edilizie di dettaglio fissate nel regolamento stesso.

1-quater. Decorso inutilmente il termine di cui al comma 1-ter del presente articolo, le regioni applicano, in relazione ai titoli abilitativi edilizi difformi da quanto ivi previsto, i poteri inibitori e di annullamento stabiliti nelle rispettive leggi regionali o, in difetto di queste ultime, provvedono ai sensi dell'articolo 39.

1-quinquies. Le disposizioni di cui ai commi 1-ter e 1-quater non si applicano agli immobili di proprietà delle amministrazioni pubbliche».

2. Fatto salvo il regime di cui all'articolo 1102 del codice civile, le opere edilizie per l'installazione delle infrastrutture di ricarica elettrica dei veicoli in edifici in condominio sono approvate dall'assemblea di condominio, in prima o in seconda convocazione, con le maggioranze previste dall'articolo 1136, secondo comma, del codice civile.

3. Nel caso in cui il condominio rifiuti di assumere, o non assuma entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto, le deliberazioni di cui al comma 2, il condomino interessato può installare, a proprie spese, i dispositivi di cui al citato comma 2, secondo le modalità ivi previste. Resta fermo quanto disposto dagli articoli 1120, secondo comma, e 1121, terzo comma, del codice civile.


 

 

L'articolo 17-quinquies, inserito nel corso dell'esame parlamentare, al comma 1 aggiunge i commi 1-ter, 1-quater e 1-quinquies all'articolo 4 del DPR n. 380 del 2001[94]. In particolare, il comma 1-ter dispone che entro il 1° giugno 2014 i comuni adeguino i propri regolamenti sull’attività edilizia in modo da prevedere che, per gli edifici di nuova costruzione ad uso diverso da quello residenziale di superficie superiore ai 500 mq e per i relativi interventi di ristrutturazione, l’installazione di infrastrutture elettriche per la ricarica dei veicoli sia obbligatoria ai fini del conseguimento del titolo abilitativo edilizio.

Il comma 1-quinquies dell’articolo 4del DPR n. 380/2001stabilisce che, decorso inutilmente il termine del 1° giugno 2014, di cui al comma 1-ter, le regioni applichino, in relazione ai titoli abilitativi edilizi difformi da quanto ivi previsto, e cioè rilasciati anche se privi della previsione dell’installazione di infrastrutture elettriche per la ricarica dei veicoli, i poteri inibitori e di annullamento stabiliti nelle rispettive leggi regionali o, in difetto di queste ultime, provvedano all'annullamento del permesso di costruire ai sensi dell'articolo 39 del DPR n. 380 del 2001.

Il nuovo comma 1-quaterspecifica, infine, che tali disposizioni non si applicano agli immobili di proprietà delle Amministrazioni pubbliche.

 

Si ricorda che l'articolo 4 del DPR n. 380 del 2001 riguarda i regolamenti edilizi comunali e prevede che essi debbano contenere la disciplina delle modalità costruttive, con particolare riguardo al rispetto delle normative tecnico-estetiche, igienico-sanitarie, di sicurezza e vivibilità degli immobili e delle pertinenze degli stessi. L'articolo 39 del medesimo DPR prevede l'annullamento del permesso di costruire da parte della regione, disponendo che entro dieci anni dalla loro adozione le deliberazioni ed i provvedimenti comunali che autorizzano interventi non conformi a prescrizioni degli strumenti urbanistici o dei regolamenti edilizi o comunque in contrasto con la normativa urbanistico-edilizia vigente al momento della loro adozione, possono essere annullati dalla regione, con un provvedimento che è preceduto dalla contestazione delle violazioni stesse al titolare del permesso, al proprietario della costruzione, al progettista, e al comune. Entro sei mesi dalla data di adozione del provvedimento di annullamento, deve essere ordinata la demolizione delle opere eseguite in base al titolo annullato.

 

Il comma 2 prevede che la decisione circa le opere edilizie per l’installazione delle infrastrutture di ricarica elettrica negli edifici in condominio sia approvata con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell'edificio.

Viene a tal proposito fatto salvo il regime previsto dall'articolo 1102 del codice civile e cioè la possibilità da parte dei condomini di servirsi delle parti comuni purché non se ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri condomini di farne parimenti uso secondo il loro diritto. L'articolo del codice civile richiamato prevede, inoltre che il condomino possa apportare a proprie spese le modificazioni necessarie.

 

Il comma 3 dispone che, in caso di mancata deliberazione dell’assemblea entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto, il condomino interessato può installare a proprie spese le infrastrutture di ricarica. Si stabilisce che rimanga fermo quanto previsto dagli articoli 1120, secondo comma, e 1121, terzo comma del codice civile, riguardanti rispettivamente le innovazioni per il miglioramento delle cose comuni del condominio e la possibilità per i condomini di partecipare in ogni momento ai vantaggi dell'innovazione, contribuendo alle spese di esecuzione e di manutenzione dell'opera.

 

Si ricorda che l'articolo 1120 del codice civile consente ai condomini con la maggioranza dei partecipanti e dei due terzi del valore dell'edificio, indicata dal quinto comma dell'articolo 1136, di disporre tutte le innovazioni dirette al miglioramento o all'uso più comodo o al maggior rendimento delle cose comuni. Sono vietate le innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell'edificio inservibili all'uso o al godimento anche di un solo condomino.

L'articolo 1121, terzo comma, fa salva, tuttavia, la possibilità, per i condomini che inizialmente non avevano inteso trarre vantaggio dall'innovazione, di partecipare in ogni momento a tali vantaggi contribuendo alle spese di esecuzione e di manutenzione dell'opera.


 

Articolo 17-sexies
(Disposizioni in materia urbanistica)

 


1. Le infrastrutture, anche private, destinate alla ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica costituiscono opere di urbanizzazione primaria realizzabili in tutto il territorio comunale.

2. Le leggi regionali stabiliscono contenuti, modalità e termini temporali tassativi affinché gli strumenti urbanistici generali e di programmazione territoriale comunali e sovracomunali siano adeguati con la previsione di uno standard minimo di dotazione di impianti pubblici di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica e in coerenza con il Piano nazionale di cui all'articolo 17-septies.

3. Le leggi regionali prevedono, altresì, che gli strumenti urbanistici e di programmazione siano adeguati con la previsione di uno standard minimo di dotazione di impianti di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica ad uso collettivo a corredo delle attività commerciali, terziarie e produttive di nuovo insediamento.


 

 

L'articolo 17-sexies, inserito nel corso dell'esame parlamentare,prevede che le infrastrutture, anche private, destinate alla ricarica dei veicoli elettrici costituiscano opere di urbanizzazione primaria.

 

Sono considerate opere di urbanizzazione primaria, ai sensi del comma 7 dell’art. 16 del TU dell’edilizia (D.P.R. n. 380/2001), quelle relative ai seguenti interventi: strade residenziali, spazi di sosta o di parcheggio, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell'energia elettrica e del gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato. Sostanzialmente le opere relative alla viabilità e servizi sono caratterizzate da un rapporto di stretta interconnessione funzionale rispetto all’intervento edilizio primario, essendo essenziali per rendere fruibile lo stesso. Il rilascio del permesso di costruire comporta la corresponsione di un contributo commisurato all'incidenza degli oneri di urbanizzazione nonché al costo di costruzione, secondo le modalità indicate nel presente articolo. La quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione è corrisposta al comune all'atto del rilascio del permesso di costruire. A scomputo totale o parziale della quota dovuta, il titolare del permesso può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione. Il comma 2-bis all’art. 16 del TU dell’edilizia, nell’ambito degli strumenti attuativi dei piani urbanistici e degli atti equivalenti comunque denominati, nonché degli interventi in diretta attuazione dello strumento urbanistico generale, prevede la realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione primaria a scomputo da parte del titolare del permesso di costruire qualora esse siano inferiori alle soglie comunitarie di cui all’articolo 28 del decreto legislativo n. 163 del 2006 (Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture).

 

Le leggi regionali dovranno stabilire, con la fissazione di modalità e termini tassativi, che gli strumenti urbanistici comunali e sovracomunali prevedano uno standard minimo di dotazione di impianti pubblici di ricarica, in coerenza con il piano nazionale infrastrutturale per la ricarica di veicoli alimentati ad energia elettrica previsto nel successivo articolo 17-septies (comma 2), anche a corredo delle attività commerciali, terziarie e produttive di nuovo insediamento (comma 3).

Articolo 17-septies
(Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica)

 


1. Al fine di garantire in tutto il territorio nazionale i livelli minimi uniformi di accessibilità del servizio di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, è approvato il Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica, di seguito denominato "Piano nazionale".

2. Il Piano nazionale è aggiornato entro il 30 giugno di ogni anno, nel rispetto della procedura di cui al comma 1.

3. Il Piano nazionale ha ad oggetto la realizzazione di reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica nonché interventi di recupero del patrimonio edilizio finalizzati allo sviluppo delle medesime reti.

4. Il Piano nazionale definisce le linee guida per garantire lo sviluppo unitario del servizio di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica nel territorio nazionale, sulla base di criteri oggettivi che tengono conto dell'effettivo fabbisogno presente nelle diverse realtà territoriali, valutato sulla base dei concorrenti profili della congestione di traffico veicolare privato, della criticità dell'inquinamento atmosferico e dello sviluppo della rete stradale urbana ed extraurbana e di quella autostradale. In particolare, il Piano nazionale prevede:

a) l'istituzione di un servizio di ricarica dei veicoli, a partire dalle aree urbane, applicabile nell'ambito del trasporto privato e pubblico e conforme agli omologhi servizi dei Paesi dell'Unione europea, al fine di garantirne l'interoperabilità in ambito internazionale;

b) l'introduzione di procedure di gestione del servizio di ricarica di cui alla lettera a) basate sulle peculiarità e sulle potenzialità delle infrastrutture relative ai contatori elettronici, con particolare attenzione:

1) all'assegnazione dei costi di ricarica al cliente che la effettua, identificandolo univocamente;

2) alla predisposizione di un sistema di tariffe differenziate;

3) alla regolamentazione dei tempi e dei modi di ricarica, coniugando le esigenze dei clienti con l'ottimizzazione delle disponibilità della rete elettrica, assicurando la realizzazione di una soluzione compatibile con le regole del libero mercato che caratterizzano il settore elettrico;

c) l'introduzione di agevolazioni, anche amministrative, in favore dei titolari e dei gestori degli impianti di distribuzione del carburante per l'ammodernamento degli impianti attraverso la realizzazione di infrastrutture di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica;

d) la realizzazione di programmi integrati di promozione dell'adeguamento tecnologico degli edifici esistenti;

e) la promozione della ricerca tecnologica volta alla realizzazione di reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica.

5. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti promuove la stipulazione di appositi accordi di programma, approvati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del CIPE, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, al fine di concentrare gli interventi previsti dal comma 4 nei singoli contesti territoriali in funzione delle effettive esigenze, promuovendo e valorizzando la partecipazione di soggetti pubblici e privati, ivi comprese le società di distribuzione dell'energia elettrica. Decorsi novanta giorni senza che sia stata raggiunta la predetta intesa, gli accordi di programma possono essere comunque approvati.

6. Per la migliore realizzazione dei programmi integrati di cui al comma 4, lettera d), i comuni e le province possono associarsi ai sensi del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. I programmi integrati sono dichiarati di interesse strategico nazionale e alla loro attuazione si provvede secondo la normativa vigente.

7. I comuni possono accordare l'esonero e le agevolazioni in materia di tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche stabiliti dall'articolo 1, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, in favore dei proprietari di immobili che eseguono interventi diretti all'installazione e all'attivazione di infrastrutture di ricarica elettrica veicolare dei veicoli alimentati ad energia elettrica.

8. Ai fini del finanziamento del Piano nazionale, è istituito nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un apposito fondo, con una dotazione pari a 20 milioni di euro per l'anno 2013 e a 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015.

9. A valere sulle risorse di cui al comma 8, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti partecipa al cofinanziamento, fino a un massimo del 50 per cento delle spese sostenute per l'acquisto e per l'installazione degli impianti, dei progetti presentati dalle regioni e dagli enti locali relativi allo sviluppo delle reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli nell'ambito degli accordi di programma di cui al comma 5.

10. Ai fini del tempestivo avvio degli interventi prioritari e immediatamente realizzabili, previsti in attuazione del Piano nazionale, parte del fondo di cui al comma 8, per un ammontare pari a 5 milioni di euro per l'anno 2013, è destinata alla risoluzione delle più rilevanti esigenze nelle aree urbane ad alta congestione di traffico. Alla ripartizione di tale importo tra le regioni interessate si provvede con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previo accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.


 

 

L’articolo 17-septies, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, disciplina il Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli elettrici, finanziato da un Fondo appositamente istituito.

 

Il comma 1 stabilisce che, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente D.L. (ovvero entro il 12 febbraio 2013), venga approvato un Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli elettrici, mediante decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del CIPE e d’intesa con la Conferenza unificata, di cui all'articolo 8 del D.lgs. n. 281/1997, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Il Piano è volto a garantire in tutto il territorio nazionale i livelli minimi uniformi di accessibilità del servizio di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica.

 

Il comma 2 dispone che il Piano nazionale sia aggiornato entro il 30 giugno di ogni anno, nel rispetto della procedura di cui al comma 1.

 

Il comma 3 individua l’oggetto del Piano nazionale: la realizzazione di reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica nonché interventi di recupero del patrimonio edilizio finalizzati allo sviluppo delle reti stesse.

 

Il comma 4 prevede che il Piano nazionale definisca le linee guida per lo sviluppo unitario del servizio di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica nel territorio nazionale, tenendo conto dell'effettivo fabbisogno delle diverse realtà territoriali, valutato sulla base dei seguenti profili:

§      congestione di traffico veicolare privato;

§      criticità dell'inquinamento atmosferico;

§      sviluppo della rete stradale urbana ed extraurbana e di quella autostradale.

In particolare, il Piano nazionale prevede:

a)   l'istituzione di un servizio di ricarica dei veicoli, a partire dalle aree urbane, applicabile nell'ambito del trasporto privato e pubblico e conforme agli omologhi servizi dei Paesi dell'Unione europea, al fine di garantirne l'interoperabilità in ambito internazionale;

b)   l'introduzione di procedure di gestione del servizio di ricarica, basate sulle peculiarità e sulle potenzialità delle infrastrutture relative ai contatori elettronici, con particolare attenzione:

1.      all'assegnazione dei costi di ricarica al cliente che effettua la ricarica;

2.      alla predisposizione di un sistema di tariffe differenziate;

3.      alla regolamentazione dei tempi e dei modi di ricarica, coniugando le esigenze dei clienti con l'ottimizzazione delle disponibilità della rete elettrica;

c)   l'introduzione di agevolazioni, anche amministrative, in favore dei titolari e dei gestori degli impianti di distribuzione del carburante per l'ammodernamento degli impianti attraverso la realizzazione di infrastrutture di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica;

d)   la realizzazione di programmi integrati di promozione dell'adeguamento tecnologico degli edifici esistenti;

e)   la promozione della ricerca tecnologica volta alla realizzazione di reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica.

 

Il comma 5 demanda al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di promuovere la stipulazione di appositi accordi di programma, approvati con D.P.C.M., previa deliberazione del CIPE, d'intesa con la Conferenza unificata, per concentrare gli interventi previsti dal comma 4 nei singoli contesti territoriali in funzione delle effettive esigenze, promuovendo e valorizzando la partecipazione di soggetti pubblici e privati, ivi comprese le società di distribuzione dell'energia elettrica. Decorsi novanta giorni senza che sia stata raggiunta la predetta intesa, gli accordi di programma possono essere comunque approvati.

 

Il comma 6 prevede che, per la migliore realizzazione dei programmi integrati per l’adeguamento tecnologico degli edifici (di cui alla lettera d) del comma 4), i comuni e le province possono associarsi, ai sensi di quanto previsto dal testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (D.lgs. n. 267/2000). I programmi integrati sono dichiarati di interesse strategico nazionale e alla loro attuazione si provvede ai sensi della normativa vigente.

 

Il comma 7 consente ai comuni di accordare l'esonero e le agevolazioni in materia di tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche, stabiliti dall'articolo 1, comma 4, della legge n. 449/1997,[95] in favore dei proprietari di immobili che eseguono interventi diretti all'installazione e all'attivazione di infrastrutture di ricarica elettrica veicolare.

Il citato articolo 1, comma 4, consente ai comuni di esonerare dal pagamento della tassa di occupazione di spazi ed aree pubbliche, nei casi degli interventi indicati dai commi 1-3, del medesimo articolo 1.

 

Per il finanziamento del Piano nazionale, il comma 8 istituisce, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un apposito Fondo, con una dotazione pari a 20 milioni di euro per l’anno 2013 e a 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015.

 

Il comma 9 disciplina l’utilizzo del Fondo, prevedendo che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti partecipi al cofinanziamento dei progetti presentati dalle regioni e dagli enti locali relativi allo sviluppo delle reti infrastrutturali per la ricarica, fino a un massimo del 50 per cento delle spese sostenute per l'acquisto e per l'installazione degli impianti.

 

Il comma 10 dispone che parte del Fondo (pari a 5 milioni di euro per il 2013) sia destinata alla risoluzione delle più rilevanti esigenze nelle aree urbane ad alta congestione di traffico. Alla ripartizione di tale importo tra le regioni interessate si provvede con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previo accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.


 

Articolo 17-octies
(Azioni di sostegno alla ricerca)

 


1. Ai fini della promozione della ricerca tecnologica di cui all'articolo 17-septies, comma 4, lettera e), del presente decreto, a valere sulle risorse del Fondo rotativo di cui all'articolo 1, comma 354, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, è attivata un'apposita linea di finanziamento dei programmi di ricerca finalizzati:

a) alla progettazione dei dati e dei sistemi interconnessi necessari per supportare le reti locali delle stazioni di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica collegati alle reti di distribuzione dell'energia elettrica;

b) alla pianificazione delle modifiche di progettazione necessarie per garantire un'efficace gestione e funzionamento delle reti di distribuzione dell'energia elettrica;

c) alla valutazione delle problematiche esistenti e dei probabili sviluppi futuri relativi agli aspetti normativi e commerciali delle reti infrastrutturali;

d) alla realizzazione di un'unità di bordo che comunica con la stazione di ricarica, volta a ricaricare la batteria automaticamente a un prezzo conveniente quando la rete di distribuzione dell'energia elettrica non è sovraccarica;

e) allo sviluppo di soluzioni per l'integrazione e l'interoperabilità tra dati e sistemi a supporto delle stazioni di ricarica e relative unità di bordo, di cui alle lettere da a) a d), con analoghe piattaforme di informazione sulla mobilità, per la gestione del traffico in ambito urbano;

f) alla ricerca sulle batterie ricaricabili.


 

 

L'articolo 17-octies, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, prevede all’unico comma un’apposita linea di finanziamento, a valere sulle risorse del fondo rotativo per il sostegno delle imprese e gli investimenti in ricerca, per programmi di ricerca tecnologica volti alla realizzazione delle reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli elettrici.

La norma elenca le finalità dei programmi di ricerca finanziati: le reti locali delle stazioni collegate alle reti di distribuzione dell'energia elettrica; l'efficace gestione e funzionamento delle reti di distribuzione dell'energia elettrica; la valutazione e gli sviluppi futuri relativi agli aspetti normativi e commerciali; la realizzazione di un'unità di bordo che comunica con la stazione di ricarica, volta a ricaricare la batteria automaticamente a un prezzo conveniente quando la rete di distribuzione dell'energia elettrica non è sovraccarica; le piattaforme di infomobilità, per la gestione del traffico in ambito urbano; la ricerca sulle batterie ricaricabili.

 

 


 

Articolo 17-nonies
(Indicazioni all'Autorità per l'energia elettrica e il gas)

 


1. Entro un mese dalla data di approvazione del Piano nazionale, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, formula indicazioni all'Autorità per l'energia elettrica e il gas concernenti le reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica, con particolare riguardo ai seguenti aspetti:

a) determinazione da parte dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas di tariffe per il consumo dell'energia elettrica di ricarica dei veicoli che, nel rispetto dell'articolo 2, comma 12, lettera e), della legge 14 novembre 1995, n. 481, incentivano l'uso di veicoli alimentati ad energia elettrica ricaricabili nella fase di avvio del mercato e almeno per il primo quinquennio;

b) fissazione di criteri specifici e differenziati rispetto a quelli relativi agli altri tipi di consumo;

c) riconoscimento e recupero dei costi sostenuti nell'interesse generale diretti ad assicurare la qualità, l'efficienza del servizio di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica e l'adeguata diffusione del medesimo nel territorio nazionale, proporzionalmente all'effetto positivo che ne deriva sugli obiettivi generali di carattere sociale di ammodernamento del Paese, di tutela ambientale e di uso efficiente delle risorse;

d) opportunità di differenziare il regime tariffario del servizio domestico o privato di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica da quello del servizio pubblico o collettivo svolto in forma di distribuzione commerciale nonché di contabilizzare separatamente i consumi elettrici per tale ricarica;

e) opportunità di correlare i meccanismi tariffari per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica all'agevolazione del maggior consumo nei casi in cui l'approvvigionamento elettrico è effettuato e contabilizzato separatamente dagli altri usi;

f) opportunità di correlare i provvedimenti di determinazione tariffaria alle ulteriori specificità della filiera della produzione e della distribuzione dell'energia elettrica per la ricarica dei veicoli.

2. Entro due mesi dall'avvenuta formulazione delle indicazioni di cui al comma 1 del presente articolo, l'Autorità per l'energia elettrica e il gas assume i provvedimenti di sua competenza, con particolare riferimento a quanto indicato dall'articolo 2, comma 12, lettere da d) a h), della legge 14 novembre 1995, n. 481.

3. L'Autorità per l'energia elettrica e il gas provvede annualmente a quanto indicato dall'articolo 2, comma 12, lettera n), della legge 14 novembre 1995, n. 481, in relazione alla filiera della produzione e della distribuzione dell'energia elettrica per la ricarica dei veicoli, formulando le osservazioni e le proposte di cui alla lettera a) del medesimo comma 12.


 

 

L'articolo 17-nonies, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, prevede che, entro un mese dall’approvazione del Piano nazionale, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, formuli indicazioni all’Autorità per l’energia elettrica e il gas concernenti le reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli elettrici.

 

Il comma 1 prevede che, entro un mese dall’approvazione del Piano nazionale di cui all’art. 17-septies, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, formuli indicazioni all’Autorità per l’energia elettrica e il gas concernenti le reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli elettrici.

La norma elenca gli aspetti che tali indicazioni devono toccare, fra cui la determinazione da parte dell’AEEG delle tariffe per il consumo dell'energia elettrica di ricarica dei veicoli che incentivano l'uso di veicoli alimentati ad energia elettrica ricaricabili nella fase di start up del mercato e almeno per il primo quinquennio.

Tale previsione opera nel rispetto dell'articolo 2, comma 12, lettera e), della legge 14 novembre 1995, n. 481: esso, nel dettare norme per l'istituzione delle Autorità per i servizi di pubblica utilità - competenti, rispettivamente, per l'energia elettrica e il gas e per le telecomunicazioni - stabilisce che ciascuna Autorità svolga fra l'altro la funzione di stabilire ed aggiornare, in relazione all'andamento del mercato, la tariffa base, i parametri e gli altri elementi di riferimento per determinare le tariffe di ciascun settore, nonché le modalità per il recupero dei costi eventualmente sostenuti nell'interesse generale in modo da assicurare la qualità, l'efficienza del servizio e l'adeguata diffusione del medesimo sul territorio nazionale, nonché la realizzazione degli obiettivi generali di carattere sociale, di tutela ambientale e di uso efficiente delle risorse, tenendo separato dalla tariffa qualsiasi tributo od onere improprio. La stessa Autorità è altresì tenuta a verificare la conformità a tali criteri delle proposte di aggiornamento delle tariffe annualmente presentate, pronunciandosi al riguardo, sentiti eventualmente i soggetti esercenti il servizio, entro novanta giorni dal ricevimento della proposta.

 

Ulteriori indicazioni sono dirette alla fissazione di criteri specifici e differenziati rispetto a quelli relativi agli altri tipi di consumo. Inoltre, esse riguardano i costi sostenuti nell'interesse generale diretti ad assicurare la qualità, l'efficienza del servizio di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica e l'adeguata diffusione del medesimo nel territorio nazionale (proporzionalmente all'effetto positivo che ne deriva sugli obiettivi generali di carattere sociale di ammodernamento del Paese, di tutela ambientale e di uso efficiente delle risorse).

È anche statuita l'opportunità di differenziare il regime tariffario del servizio domestico o privato di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica da quello del servizio pubblico o collettivo, correlando i meccanismi tariffari per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica all'agevolazione del maggior consumo (nei casi in cui l'approvvigionamento elettrico è effettuato e contabilizzato separatamente dagli altri usi). Infine, i provvedimenti di determinazione tariffaria andrebbero correlati alle ulteriori specificità della filiera della produzione e della distribuzione dell'energia elettrica per la ricarica dei veicoli.

 

Il comma 2 prevede che entro due mesi dall'avvenuta formulazione delle indicazioni, l'Autorità per l'energia elettrica e il gas assuma i provvedimenti di sua competenza.

 

L’AEEG, ai sensi del comma 3, provvede annualmente – in relazione alla filiera della produzione e della distribuzione dell'energia elettrica per la ricarica dei veicoli, formulando le osservazioni e le proposte di competenza - a verificare la congruità delle misure adottate dai soggetti esercenti il servizio al fine di assicurare la parità di trattamento tra gli utenti. Ciò consentirebbe di garantire la continuità della prestazione dei servizi, di verificare periodicamente la qualità e l'efficacia delle prestazioni (all'uopo acquisendo anche la valutazione degli utenti), di garantire ogni informazione circa le modalità di prestazione dei servizi e i relativi livelli qualitativi, di offrire a utenti e consumatori il più agevole accesso agli uffici aperti al pubblico, di ridurre il numero degli adempimenti richiesti agli utenti semplificando le procedure per l'erogazione del servizio, di assicurare la sollecita risposta a reclami, istanze e segnalazioni nel rispetto dei livelli qualitativi e tariffari.


 

Articolo 17-decies
(Incentivi per l'acquisto di veicoli)

 


1. A coloro che acquistano in Italia, anche in locazione finanziaria, un veicolo nuovo di fabbrica a basse emissioni complessive e che consegnano per la rottamazione un veicolo di cui siano proprietari o utilizzatori, in caso di locazione finanziaria, da almeno dodici mesi, è riconosciuto un contributo pari al:

a) 20 per cento del prezzo di acquisto, nel 2013 e 2014, fino ad un massimo di 5.000 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 50 g/km;

b) 15 per cento del prezzo di acquisto, nel 2015, fino ad un massimo di 3.500 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 50 g/km;

c) 20 per cento del prezzo di acquisto, nel 2013 e 2014, fino ad un massimo di 4.000 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 95 g/km;

d) 15 per cento del prezzo di acquisto, nel 2015, fino ad un massimo di 3.000 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 95 g/km;

e) 20 per cento del prezzo di acquisto, nel 2013 e 2014, fino ad un massimo di 2.000 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 120 g/km;

f) 15 per cento del prezzo di acquisto, nel 2015, fino ad un massimo di 1.800 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 120 g/km.

2. Il contributo spetta per i veicoli acquistati e immatricolati tra il 1° gennaio 2013 e il 31 dicembre 2015 a condizione che:

a) il contributo di cui al comma 1 risulti ripartito in parti uguali tra un contributo statale, nei limiti delle risorse di cui all'articolo 17-undecies, comma 1, e uno sconto praticato dal venditore;

b) il veicolo acquistato non sia stato già immatricolato in precedenza;

c) il veicolo consegnato per la rottamazione appartenga alla medesima categoria del veicolo acquistato e risulti immatricolato almeno dieci anni prima della data di acquisto del veicolo nuovo di cui alla lettera b);

d) il veicolo consegnato per la rottamazione sia intestato, da almeno dodici mesi dalla data di acquisto del veicolo nuovo di cui alla lettera b), allo stesso soggetto intestatario di quest'ultimo o ad uno dei familiari conviventi alla data di acquisto del medesimo veicolo, ovvero, in caso di locazione finanziaria del veicolo nuovo, che sia intestato, da almeno dodici mesi, al soggetto utilizzatore del suddetto veicolo o a uno dei predetti familiari;

e) nell'atto di acquisto sia espressamente dichiarato che il veicolo consegnato è destinato alla rottamazione e siano indicate le misure dello sconto praticato e del contributo statale di cui al comma 1.

3. Entro quindici giorni dalla data di consegna del veicolo nuovo, il venditore ha l'obbligo, pena il non riconoscimento del contributo, di consegnare il veicolo usato ad un demolitore e di provvedere direttamente alla richiesta di cancellazione per demolizione allo sportello telematico dell'automobilista, di cui al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 2000, n. 358.

4. I veicoli usati di cui al comma 3 non possono essere rimessi in circolazione e devono essere avviati o alle case costruttrici o ai centri appositamente autorizzati, anche convenzionati con le stesse, al fine della messa in sicurezza, della demolizione, del recupero di materiali e della rottamazione.

5. Il contributo è corrisposto dal venditore mediante compensazione con il prezzo di acquisto.

6. Le imprese costruttrici o importatrici del veicolo nuovo rimborsano al venditore l'importo del contributo e recuperano detto importo quale credito di imposta per il versamento delle ritenute dell'imposta sul reddito delle persone fisiche operate in qualità di sostituto d'imposta sui redditi da lavoro dipendente, dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, dell'imposta sul reddito delle società e dell'imposta sul valore aggiunto, dovute, anche in acconto, per l'esercizio in cui viene richiesto al pubblico registro automobilistico l'originale del certificato di proprietà e per i successivi.

7. Fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata emessa la fattura di vendita, le imprese costruttrici o importatrici conservano la seguente documentazione, che deve essere ad esse trasmessa dal venditore:

a) copia della fattura di vendita e dell'atto di acquisto;

b) copia del libretto e della carta di circolazione e del foglio complementare o del certificato di proprietà del veicolo usato o, in caso di loro mancanza, copia dell'estratto cronologico;

c) originale del certificato di proprietà relativo alla cancellazione per demolizione, rilasciato dallo sportello telematico dell'automobilista di cui al comma 3;

d) certificato dello stato di famiglia, nel caso previsto dal comma 2, lettera d).


 

 

L’articolo 17-decies, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, concede incentivi per l’acquisto di veicoli a basse emissioni.

 

Il comma 1 prevede un contributo per l’acquisto, anche in locazione finanziaria, di un veicolo nuovo a basse emissioni complessive previa consegna di un veicolo da rottamare. Il contributo - che, secondo quanto disposto dal comma 5 è corrisposto dal venditore mediante compensazione con il prezzo di acquisto - è riconosciuto in percentuale del 20 per cento (negli anni 2013 e 2014) o del 15 per cento (nel 2015) del prezzo d’acquisto, fino a determinati massimali, fissati in relazione alle emissioni complessive del veicolo.

 

Il contributo spetta per i veicoli acquistati e immatricolati tra il 1° gennaio 2013 e il 31 dicembre 2015, ed è concesso alle seguenti condizioni (comma 2):

a)   il contributo di cui al comma 1 deve essere ripartito in parti uguali tra un contributo statale e uno sconto praticato dal venditore;

b)   il veicolo acquistato non può essere stato già precedentemente immatricolato;

c)   il veicolo consegnato per la rottamazione deve appartenere alla medesima categoria del veicolo acquistato e deve essere stato immatricolato almeno dieci anni prima della data di acquisto del veicolo nuovo;

d)   il veicolo consegnato per la rottamazione deve essere intestato, da almeno dodici mesi dalla data di acquisto del veicolo nuovo, allo stesso soggetto che acquista il veicolo nuovo, o ad uno dei suoi familiari conviventi. In caso di locazione finanziaria del veicolo nuovo, il veicolo consegnato per la rottamazione deve essere intestato, da almeno dodici mesi, al soggetto utilizzatore del suddetto veicolo, o a uno dei suoi familiari conviventi;

e)   nell'atto di acquisto deve essere espressamente dichiarato che il veicolo consegnato è destinato alla rottamazione e deve essere indicata la misura dello sconto praticato e del contributo statale.

 

Il venditore, ai sensi del comma 3, ha l'obbligo di consegnare il veicolo usato ad un demolitore e di provvedere direttamente alla richiesta di cancellazione per demolizione allo sportello telematico dell'automobilista, entro quindici giorni dalla consegna del veicolo stesso, pena il non riconoscimento del contributo. I veicoli rottamati non possono essere rimessi in circolazione e vanno avviati o alle case costruttrici o ai centri appositamente autorizzati al fine della messa in sicurezza, della demolizione, del recupero dei materiali e della rottamazione (comma 4).

 

Le imprese costruttrici o importatrici del veicolo nuovo, ai sensi del comma 6, rimborsano al venditore l'importo del contributo a carico dello Stato e recuperano detto importo quale credito di imposta. Fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata emessa la fattura di vendita le imprese costruttrici o importatrici conservano la documentazione relativa all'evento, che deve essere ad esse trasmessa dal venditore (comma 7).


 

Articolo 17-undecies
(Fondo per l'erogazione degli incentivi)

 


1. Nello stato di previsione della spesa del Ministero dello sviluppo economico è istituito un fondo, con una dotazione di 50 milioni di euro per l'anno 2013 e di 45 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015, per provvedere all'erogazione dei contributi statali di cui all'articolo 17-decies.

2. Le risorse del fondo di cui al comma 1 sono così ripartite per l'anno 2013:

a) 15 milioni di euro, per provvedere all'erogazione dei contributi statali di cui all'articolo 17-decies, comma 1, lettere a) e c), erogati a beneficio di tutte le categorie di acquirenti, assicurando comunque che le risorse medesime siano assegnate per una quota pari al 70 per cento alla sostituzione di veicoli pubblici o privati destinati all'uso di terzi come definito dall'articolo 82 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, o alla sostituzione dei veicoli utilizzati nell'esercizio di imprese, arti e professioni, e destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell'attività propria dell'impresa;

b) 35 milioni di euro, per provvedere all'erogazione dei contributi statali di cui all'articolo 17-decies, comma 1, lettera e), esclusivamente per la sostituzione di veicoli pubblici o privati destinati all'uso di terzi come definito dall'articolo 82 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, o alla sostituzione dei veicoli utilizzati nell'esercizio di imprese, arti e professioni, e destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell'attività propria dell'impresa.

3. In deroga a quanto previsto dall'articolo 17-decies, i contributi di cui alla lettera a) del comma 2 del presente articolo, non facenti parte della quota del 70 per cento prevista dalla medesima lettera a), sono erogati anche in mancanza della consegna di un veicolo per la rottamazione.

4. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono stabilite le modalità per la preventiva autorizzazione all'erogazione e le condizioni per la fruizione dei contributi previsti dall'articolo 17-decies, a valere sulle risorse di cui al comma 2 del presente articolo, in modo da assicurare che una quota non inferiore a 5 milioni di euro per l'anno 2013 sia destinata all'erogazione dei contributi statali di cui all'articolo 17-decies, comma 1, lettera a).

5. Per la gestione della misura di agevolazione di cui al presente articolo, al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa, attraverso il tempestivo monitoraggio delle disponibilità del fondo di cui al comma 1, il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, potrà avvalersi, sulla base di apposita convenzione, di società in house ovvero di società o enti in possesso dei necessari requisiti tecnici, organizzativi e di terzietà, scelti, sulla base di un'apposita gara, secondo le modalità e le procedure previste dal codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163; i relativi costi graveranno sulle risorse di cui al comma 1 nella misura massima dell'1 per cento.

6. Per gli anni 2014 e 2015, con decreto di natura non regolamentare del Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro il 15 gennaio di ciascun anno, vengono rideterminate le ripartizioni delle risorse di cui al comma 2, sulla base della dotazione del fondo di cui al comma 1 e del monitoraggio degli incentivi relativo all'anno precedente.


 

 

L’articolo 17-undecies, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, istituisce il Fondo per l’erogazione dei contributi statali, per l’acquisto di veicoli a basse emissioni complessive, previsti dal precedente articolo 17-decies.

 

Il Fondo è istituito nello stato di previsione della spesa del Ministero dello sviluppo economico, con una dotazione di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015 (comma 1).

 

Il comma 2 stabilisce che, per l’anno 2013, i contributi siano ripartiti come segue:

a)   15 milioni di euro, per provvedere all'erogazione dei contributi statali per l’acquisto di veicoli che producono emissioni di CO 2 non superiori a 95 g/km. I contributi per l’acquisto di questi veicoli possono essere erogati a beneficio di tutte le categorie di acquirenti, assicurando comunque che una quota pari al 70 per cento delle risorse disponibili siano assegnate alla sostituzione di veicoli pubblici o privati destinati all'uso di terzi o alla sostituzione dei veicoli utilizzati, come beni strumentali, nell'esercizio di imprese, arti e professioni;

L’articolo 82 del D.lgs. n. 285/1992 (Codice della strada), richiamato dall’articolo in commento, prevede che si abbia uso di terzi quando un veicolo è utilizzato, dietro corrispettivo, nell'interesse di persone diverse dall'intestatario della carta di circolazione. L'uso di terzi comprende:

·       locazione senza conducente;

·       servizio di noleggio con conducente e servizio di taxi per trasporto di persone;

·       servizio di linea per trasporto di persone;

·       servizio di trasporto di cose per conto terzi;

·       servizio di linea per trasporto di cose;

·       servizio di piazza per trasporto di cose per conto terzi.

b)  35 milioni di euro per provvedere all'erogazione dei contributi statali per l’acquisto di veicoli che producono emissioni di CO 2 superiori a 95 g/km, ma non superiori a 120 g/km. I contributi per l’acquisto di questi veicoli sono destinati esclusivamente alla sostituzione di veicoli pubblici o privati destinati all'uso di terzi o alla sostituzione dei veicoli utilizzati, come beni strumentali, nell'esercizio di imprese, arti e professioni.

 

Il comma 3 prevede che i contributi di cui alla lettera a) del comma 2, non facenti parte della quota del 70 per cento, possano essere erogati anche in mancanza della consegna di un veicolo da rottamare.

 

Per i successivi anni 2014 e 2015, la ripartizione delle risorse viene effettuata, entro il 15 gennaio di ciascun anno, con decreto di natura non regolamentare del Ministro dello sviluppo economico, sulla base della dotazione del Fondo e del monitoraggio degli incentivi relativo all'anno precedente (comma 6).

 

Il comma 4 prevede l’emanazione, entro l’11 ottobre 2012 (ovvero 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge), di un decreto di natura non regolamentare del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Il decreto stabilisce le modalità per la preventiva autorizzazione all'erogazione e le condizioni per la fruizione dei contributi, assicurando che una quota non inferiore a 5 milioni di euro per il 2013 sia destinata alla concessione di contributi per l’acquisto di veicoli che producono emissioni di CO 2 non superiori a 50 g/km.

 

Il comma 5 consente al Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, di avvalersi di società in house o di società o enti, in possesso dei necessari requisiti tecnici, organizzativi e di terzietà, per la gestione delle agevolazioni in commento, al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa, attraverso il tempestivo monitoraggio delle disponibilità del relativo Fondo. Si prevede la stipula di una convenzione e la selezione del soggetto mediante gara, da svolgere secondo le previsioni del Codice dei contratti pubblici. I relativi costi dovranno gravare sul Fondo di cui al comma 1, nella misura massima dell’1 per cento.


 

Articolo 17-duodecies
(Copertura finanziaria)

 


1. Agli oneri derivanti dagli articoli 17-septies, comma 8, e 17-undecies, comma 1, pari complessivamente a 70 milioni di euro per l'anno 2013 e a 60 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per gli anni 2013 e 2014, dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2012-2014, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2012, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


 

 

L’articolo 17-duodecies, introdotto nel corso dell’esame parlamentare,reca la copertura finanziaria degli oneri recati dagli articoli 17-septies, comma 8 (Fondo per il finanziamento del Piano nazionale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica), e 17-undecies, comma 1 (Fondo per l’erogazione dei contributi statali, per l’acquisto di veicoli a basse emissioni complessive).

 

Ai sensi del comma 1, tali oneri - quantificati in 70 milioni di euro per l'anno 2013 e 60 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015 - vengono coperti mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per gli anni 2013 e 2014, dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

 

Il comma 2 autorizza conseguentemente il Ministro dell'economia e delle finanze ad apportare le necessari variazioni di bilancio con propri decreti.

 


 

Articolo 17-terdecies
(Norme per il sostegno e lo sviluppo della riqualificazione elettrica dei veicoli circolanti)

 

1. Per le modifiche delle caratteristiche costruttive e funzionali dei veicoli in circolazione delle categorie internazionali L, M1 e N1, consistenti nella trasformazione degli stessi in veicoli il cui motore sia ad esclusiva trazione elettrica, si applica l'articolo 75, comma 3-bis, del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.

 

 

L’articolo 17-terdecies, inserito nel corso dell’esame parlamentare, è diretto a semplificare la procedura per la trasformazione ad esclusiva trazione elettrica del motore dei veicoli.

 

La norma dispone l’applicabilità dell’articolo 75 (Accertamento dei requisiti di idoneità alla circolazione e omologazione), comma 3-bis, del Codice della strada (D.lgs. n. 285/1992), per la sopra indicata modifica delle caratteristiche costruttive e funzionali dei veicoli in circolazione.

Il citato comma 3-bis demanda a decreti del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di stabilire, con propri decreti, norme specifiche per l’approvazione nazionale dei sistemi, componenti ed entità tecniche, nonché le idonee procedure per la loro installazione quali elementi di sostituzione o di integrazione di parti dei veicoli, su tipi di autovetture e motocicli nuovi o in circolazione. I sistemi, componenti ed entità tecniche, per i quali siano stati emanati i suddetti decreti contenenti le norme specifiche per l’approvazione nazionale degli stessi, sono esentati dalla necessità di ottenere l’eventuale nulla osta della casa costruttrice, salvo che sia diversamente disposto nei decreti medesimi.

 

La norma si applica ai seguenti veicoli:

§      veicoli a due e tre ruote;

§      veicoli a quattro ruote per il trasporto di persone con non più di 8 posti a sedere, oltre quello del conducente,

§      veicoli per il trasporto merci di massa massima non superiore a 3,5 tonnellate.


 

Articolo 18
(
Amministrazione aperta)

 


1. La concessione delle sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari alle imprese e l'attribuzione dei corrispettivi e dei compensi a persone, professionisti, imprese ed enti privati e comunque di vantaggi economici di qualunque genere di cui all'articolo 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241 ad enti pubblici e privati, sono soggetti alla pubblicità sulla rete internet, ai sensi del presente articolo e secondo il principio di accessibilità totale di cui all'articolo 11 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.

2. Nei casi di cui al comma 1 ed in deroga ad ogni diversa disposizione di legge o regolamento, nel sito internet dell'ente obbligato sono indicati: a) il nome dell'impresa o altro soggetto beneficiario ed i suoi dati fiscali; b) l'importo; c) la norma o il titolo a base dell'attribuzione; d) l'ufficio e il funzionario o dirigente responsabile del relativo procedimento amministrativo; e) la modalità seguita per l'individuazione del beneficiario; f) il link al progetto selezionato, al curriculum del soggetto incaricato, nonché al contratto e capitolato della prestazione, fornitura o servizio.

3. Le informazioni di cui al comma 2 sono riportate, con link ben visibile nella homepage del sito, nell'ambito dei dati della sezione «Trasparenza, valutazione e merito» di cui al citato decreto legislativo n. 150 del 2009, che devono essere resi di facile consultazione, accessibili ai motori di ricerca ed in formato tabellare aperto che ne consente l'esportazione, il trattamento e il riuso ai sensi dell'articolo 24 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.

4. Le disposizioni del presente articolo costituiscono diretta attuazione dei principi di legalità, buon andamento e imparzialità sanciti dall'articolo 97 della Costituzione, e ad esse si conformano entro il 31 dicembre 2012, ai sensi dell'articolo 117, comma 2, lettere g), h), l), m), r) della Costituzione, tutte le pubbliche amministrazioni centrali, regionali e locali, le aziende speciali e le società in house delle pubbliche amministrazioni. Le regioni ad autonomia speciale vi si conformano entro il medesimo termine secondo le previsioni dei rispettivi Statuti.

5. A decorrere dal 1° gennaio 2013, per le concessioni di vantaggi economici successivi all'entrata in vigore del presente decreto-legge, la pubblicazione ai sensi del presente articolo costituisce condizione legale di efficacia del titolo legittimante delle concessioni ed attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell'anno solare previste dal comma 1, e la sua eventuale omissione o incompletezza è rilevata d'ufficio dagli organi dirigenziali e di controllo, sotto la propria diretta responsabilità amministrativa, patrimoniale e contabile per l'indebita concessione o attribuzione del beneficio economico. La mancata, incompleta o ritardata pubblicazione è altresì rilevabile dal destinatario della prevista concessione o attribuzione e da chiunque altro abbia interesse, anche ai fini del risarcimento del danno da ritardo da parte dell'amministrazione, ai sensi dell'articolo 30 del codice del processo amministrativo di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104.

6. Restano fermi l'articolo 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241, i decreti legislativi 7 marzo 2005, n. 82, 12 aprile 2006, n. 163 e 6 settembre 2011, n. 159, l'articolo 8 del decreto-legge 7 maggio 2012, n. 52 e le ulteriori disposizioni in materia di pubblicità. Ai pagamenti obbligatori relativi ai rapporti di lavoro dipendente ed ai connessi trattamenti previdenziali e contributivi si applicano le disposizioni ad essi proprie. Il Governo, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, è autorizzato ad adottare entro il 31 dicembre 2012, previo parere della Conferenza unificata, un regolamento ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, volto a coordinare le predette disposizioni con il presente articolo ed a disciplinare le modalità di pubblicazione dei dati di cui ai commi precedenti anche sul portale nazionale della trasparenza di cui al citato decreto legislativo n. 150 del 2009. Lo stesso regolamento potrà altresì disciplinare le modalità di attuazione del presente articolo in ordine ai pagamenti periodici e per quelli diretti ad una pluralità di soggetti sulla base del medesimo titolo.

7. All'attuazione del presente articolo si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.


 

 

L’articolo18 vincola le pubbliche amministrazioni centrali, regionali e locali, i concessionari di servizi pubblici e le società a prevalente partecipazione o controllo pubblico, ad utilizzare la rete internet per assolvere all’obbligo di pubblicità di dati, specificamente indicati, relativi all’erogazione di vantaggi economici. Le disposizioni in esame introducono così obblighi ulteriori rispetto a quelli già stabiliti dall'articolo 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241, che si limita a prevedere un obbligo di pubblicità dei criteri e delle modalità seguiti ai fini dell’emanazione di atti attributivi di vantaggi economici. I soggetti indicati, nonché le regioni ad autonomia speciale secondo le previsioni dei rispettivi statuti, devono conformarsi a tale prescrizione entro il 31 dicembre 2012. Dal 1° gennaio 2013, l’efficacia dei titoli che attribuiscono vantaggi economici di importo complessivo superiore a mille euro nell'anno solare è subordinata alla pubblicazione dei relativi dati sulla rete internet, la cui mancanza, incompletezza o ritardo è azionabile ai fini del risarcimento del danno.

 

L’articolo in esame, rubricato “amministrazione aperta”, dispone in tema di pubblicità via internet degli atti posti in essere da soggetti pubblici, diretti a concedere o attribuire vantaggi economici ad altri soggetti pubblici o privati, ad esclusione di quelli che costituiscono pagamenti obbligatori per rapporti di lavoro dipendente e connessi trattamenti previdenziali e contributivi.

All’’obbligo di predeterminazione e pubblicazione dei criteri e delle modalità seguiti per i provvedimenti attributivi di vantaggi economici già stabilito dall’art. 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241, cui i soggetti eroganti provvedevano nelle forme deliberate, l’articolo 18 rende uniforme per i soggetti indicati, sia la modalità sia il contenuto dell’obbligo di pubblicità:

 

Il citato art. 12 della legge 241/1990 è espressione di un principio di ordine generale “che esige, in materia di sovvenzioni, contributi, sussidi e ausili finanziari e di attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati, la predeterminazione e pubblicazione dei criteri e modalità cui le Amministrazioni devono attenersi per un'esigenza di trasparenza dell'azione amministrativa” (così Corte dei conti, Sez. Contr., det. n. 76 del 10 maggio 1993).

L’art. 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241, prevede che la concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari e l'attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati sono subordinate alla predeterminazione ed alla pubblicazione da parte delle amministrazioni procedenti, nelle forme previste dai rispettivi ordinamenti, dei criteri e delle modalità cui le amministrazioni stesse devono attenersi. La stessa disposizione prevede che l'effettiva osservanza di tali regole procedimentali risulti dai singoli provvedimenti relativi all’attribuzione dei vantaggi economici.

 

Ai fini della valutazione della portata innovativa dell’articolo in esame, occorre tenere conto del quadro normativo vigente, nel quale rilevano, oltre alle fonti espressamente richiamate dal comma 6 tra cui il citato art. 12 della legge 241/1990, ulteriori disposizioni in tema di pubblicità su siti istituzionali, in merito alle quali il medesimo comma formula un generico rinvio.

Ai fini di una indicativa di ricognizione di tali fonti si ricordano:

§       l’art. 3, comma 54 della L. 244/2007[96] che ha novellato il comma 127 dell’art. 1 della L. 23 dicembre 1996, n. 662, prevedendo che le pubbliche amministrazioni che si avvalgono di collaboratori esterni o che affidano incarichi di consulenza per i quali è previsto un compenso sono tenute a pubblicare sul proprio sito web i relativi provvedimenti completi di indicazione dei soggetti percettori, della ragione dell’incarico e dell’ammontare erogato. In caso di omessa pubblicazione, la liquidazione del corrispettivo per gli incarichi di collaborazione o consulenza di cui al presente comma costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale del dirigente preposto. Copia degli elenchi è trasmessa semestralmente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica.

§       l’art. 3, comma 44 della l. 244/2007, che ha previsto che nessun atto comportante spesa per emolumenti a carico delle pubbliche finanze anche nell’ambito di rapporti di lavoro autonomo con pubbliche amministrazioni statali di cui all’articolo 1 , comma 2, D.lgs. n. 165/2001agenzie, enti pubblici anche economici, enti di ricerca, università, società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica nonché le loro controllate, o per collegi e organi di governo e di controllo di società non quotate, può ricevere attuazione, se non sia stato previamente reso noto, con l’indicazione nominativa dei destinatari e dell’ammontare del compenso, attraverso la pubblicazione sul sito web dell’amministrazione o del soggetto interessato e, in caso di violazione, l’amministratore che abbia disposto il pagamento e il destinatario del medesimo sono tenuti al rimborso, a titolo di danno erariale, di una somma pari a dieci volte l’ammontare eccedente la cifra consentita.Tali disposizioni non si applicano ai contratti di diritto privato in corso alla data del 28 settembre 2007 e alla Banca d’Italia e alle altre autorità indipendenti tale previsione di pubblicità si applica solo a partire da determinati importi.

§       l’art. 4, comma 2, lett. h), n. 3) della L. 15/2009[97] che prescrive un principio di delega relativo all'adozione da parte delle pubbliche amministrazioni, sentite le associazioni di cittadini, consumatori e utenti rappresentate nel Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, di un programma per la trasparenza, di durata triennale, da rendere pubblico anche attraverso i siti web delle pubbliche amministrazioni. La disposizione delegata contenuta nell’art. 11 del D.lgs. n. 150 /2009, espressamente richiamato dal comma 1 dell’articolo in esame, definisce la trasparenza (amministrativa) in termini di accessibilità totale, da attuare anche attraverso la pubblicazione sui siti istituzionali delle amministrazioni pubbliche, di informazioni concernenti anche gli indicatori relativi all'utilizzo di risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali. In base all’art. 11 l’accessibilità dei dati favorisce forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità e costituisce livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lett. m) della Costituzione. Ai sensi di tale disposizione ogni amministrazione adotta un Programma triennale per la trasparenza e l'integrità, che ha l'obbligo di pubblicare sul proprio sito in apposita sezione denominata: «Trasparenza, valutazione e merito».; sul medesimo sito la stessa disposizione prescrive che siano pubblicati gli incarichi conferiti anche a privati. L’inadempimento degli obblighi di pubblicazione comporta il divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti preposti agli uffici coinvolti.

 

I soggetti destinatari degli obblighi di pubblicità già previsti dal quadro normativo vigente sopra tratteggiato sono costituiti:

§       ai sensi dell’art. 11 del D.lgs. 150/2009, dalle amministrazioni pubbliche indicate all’art. 1, comma 2, del D.lgs. 165/2001 - cioè tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, nonché,fino alla revisione organica della disciplina di settore, il CONI;

§       ai sensi dell’art. 3, comma 44, della legge n. 244/2007 alle pubbliche amministrazioni statali (di cui all’art. 1, comma 2, del D.lgs. n. 165/2001) vanno aggiunti: agenzie, enti pubblici anche economici, enti di ricerca, università, società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica nonché le loro controllate.

 

I soggetti obbligatiai sensi del comma 4 sono tutte le pubbliche amministrazioni centrali, regionali e locali, le aziende speciali e le società in house. Il testo originario del decreto-legge includeva, tra i soggetti obbligati, "i concessionari di servizi pubblici e le società a prevalente partecipazione o controllo pubblico", ma in sede di esame parlamentare, tale previsione è stata sostituita con quella delle "aziende speciali e società in house". Per effetto di tale modifica, l'ambito soggettivo di applicazione delle disposizioni, appare perimetrato su di un novero di soggetti più specificamente riconducibile alla 'pubblica amministrazione', per strumentalità (propria dell'azienda speciale rispetto all'ente locale ex art. 114 D.lgs. 267/2000) o per proiezione organizzativa con delegazione interorganica (caratterizzante il rapporto tra ente e società in house).

In materia di servizi pubblici locali e società in house si veda infra l’illustrazione dell’art. 53.

Circa gli organismi partecipati dalle amministrazioni locali, dati quantitativi (sulla base di un campione pari al 90 per cento degli enti locali) sono resi dalla Corte dei conti nel rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2012 (approvato dall’adunanza delle Sezioni riunite in sede di controllo del 28 maggio 2012), dalla quale risulta a livello nazionale un numero complessivo di 4.942 organismi partecipati da amministrazioni pubbliche; delle 3.153 società partecipate da Province e Comuni, 2.444 (pari al 78 per cento) sono destinatarie di affidamento diretto.

 

Dal punto di vista dell’oggetto dell’obbligo di pubblicità sul web, la disposizione in esame sembra avere un contenuto più ampio di quelle sopra illustrate, che deve essere articolato, ai sensi del comma 2, in modo da evidenziare: a) il nome dell'impresa o altro soggetto beneficiario ed i suoi dati fiscali; b) l'importo; c) la norma o il titolo a base dell'attribuzione; d) l'ufficio e il funzionario o dirigente responsabile del relativo procedimento amministrativo; e) la modalità seguita per l'individuazione del beneficiario; f) il link al progetto selezionato, al curriculum del soggetto incaricato, nonché al contratto e capitolato della prestazione, fornitura o servizio.

E’ infatti compreso ogni tipo di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari, restando però esclusi i pagamenti obbligatori relativi ai rapporti di lavoro dipendente ed ai connessi trattamenti previdenziali e contributivi. In merito a tali pagamenti si può notare che, per quelli da lavoro dipendente sia l’art. 3 della legge 244/2007, sia l’art. 11 del D.lgs. 150/2009 prevedono la pubblicazione sul web di retribuzioni.

Sotto il profilo dell’estensione degli effetti delle disposizioni in esame a quanto di competenza regionale, il comma 4 afferma che il regime previsto costituisce attuazione dei principi di legalità, buon andamento e imparzialità di cui all'articolo 97 della Costituzione, ed è espressione di competenza esclusiva dello Stato sensi dell'articolo 117, comma 2, lettere g), h), l) m), r) della Costituzione. A tale regime tutti i soggetti che ne sono destinatari debbono conformarsi entro il 31 dicembre 2012.

Le materie di competenza esclusiva dello Stato cui il richiamo è riferito sono l’ordinamento e l’organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali (lett. g)), l’ordine pubblico e sicurezza (lett. h)), giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa (lett. l)); determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (lett. m), nonché quella del coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale nell’ambito della lett. r)).

 

A decorrere dal 1° gennaio 2013, in base al comma 5, primo periodo, l’adeguamento al medesimo regime, quindi la pubblicazione sul web attraverso il sito istituzionale degli atti attributivi di vantaggi economici costituisce condizione per l’efficacia dell’atto stesso se di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell'anno solare.

Il secondo periodo di tale comma dispone che l’omissione della pubblicazione o la pubblicazione incompleta è rilevata d'ufficio dagli organi dirigenziali e di controllo, sotto la propria diretta responsabilità amministrativa, patrimoniale e contabile per l'indebita concessione o attribuzione del beneficio economico.

In merito si rileva che:

§       il richiamo delle forme di responsabilità indicate è effettuato con riferimento ai soli organi dirigenziali e di controllo, non anche ai soggetti cui spetta provvedere alla pubblicità, e riguarda il rilievo d’ufficio dell’incompletezza, del ritardo o della mancanza di pubblicazione;

§       la disposizione contempla la fattispecie di ritardo di pubblicazione, ma non stabilisce il termine entro il quale l’atto attributivo di vantaggi economici, una volta adottato, debba essere pubblicato;

§       le disposizioni che compongono il vigente quadro normativo in materia di obblighi di pubblicazione sui siti istituzionali collegano all’omissione di pubblicazione l’illecito disciplinare e la responsabilità erariale (art. 1, comma 127, L. 23 dicembre 1996, n. 662) o il divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti preposti agli uffici coinvolti (art. 11 del D.lgs. n. 150 /2009);

§       le responsabilità stabilite dal comma 5 dovrebbero riferirsi a tutte le fattispecie di erogazione di vantaggi economici da parte dei soggetti di cui al comma 4; tra di essi, però, sono compresi anche soggetti di natura privata rispetto ai quali non appare chiaro in quali termini possono essere fatte valere le diverse forme di responsabilità indicate.

Sulla materia, le norme costituzionali di riferimento sono l’art. 28 Cost., in base al quale i funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione dei diritti, nonché l’art. 103 Cost. che stabilisce la competenza della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica.

L’art. 28 Cost. collega la responsabilità, fondata su un principio di legalità, alla disposizione costituzionale alla sussistenza di un rapporto di servizio.

Secondo costante giurisprudenza della Corte costituzionale rientra nella discrezionalità del legislatore conformare tale responsabilità e, “ancorché non sia possibile desumere l'esistenza di un principio di inderogabilità delle comuni regole in tema di elemento soggettivo della responsabilità”, la discrezionalità del legislatore, “per essere correttamente esercitata, deve determinare e graduare i tipi e i limiti della responsabilità, caso per caso, in riferimento alle diverse categorie di dipendenti pubblici ovvero alle particolari situazioni, stabilendo, per ciascuna di esse, le forme più idonee a garantire i principi del buon andamento e del controllo contabile” (sentenze n. 1032 del 1988, n. 164 del 1982 e n. 54 del 1975 e n. 371 del 1978). Infatti, il legislatore è “arbitro di stabilire non solo quali comportamenti possano costituire titolo di responsabilità, ma anche quale grado di colpa sia richiesto ed a quali soggetti la responsabilità sia ascrivibile (sentenza n. 411 del 1988), senza limiti o condizionamenti che non siano quelli della non irragionevolezza e non arbitrarietà”. Quindi, “è indubbio che la responsabilità amministrativa, in generale, presenti una peculiare connotazione, rispetto alle altre forme di responsabilità previste dall’ordinamento, che deriva dalla accentuazione dei profili sanzionatori rispetto a quelli risarcitori. In questa prospettiva, il legislatore ha, tra l’altro, il potere di delimitare l’ambito di rilevanza delle condotte perseguibili, stabilendo, nella combinazione di elementi restitutori e di deterrenza, quanto del rischio dell’attività debba restare a carico dell’apparato e quanto a carico del dipendente, nella ricerca di un punto di equilibrio tale da rendere, per dipendenti ed amministratori pubblici, la prospettiva della responsabilità ragione di stimolo, e non di disincentivo (sentenze n. 453 e n. 371 del 1998 e 355 del 2010).

Quanto alla giurisdizione della Corte dei conti di cui all’art. 103 Cost., ai sensi dell’art. 1, comma 1, della legge 20/1994[98]la responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica è personale e limitata ai fatti ed alle omissioni commessi con dolo o con colpa grave, ferma restando l'insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali. In ogni caso è esclusa la gravità della colpa quando il fatto dannoso tragga origine dall’emanazione di un atto vistato e registrato in sede di controllo preventivo di legittimità, limitatamente ai profili presi in considerazione nell'esercizio del controllo. Pertanto, risulta necessario, ai fini dell’eventuale condanna, l’accertamento dell’elemento soggettivo della condotta del dipendente, del danno causato alla pubblica amministrazione e del rapporto causale tra la condotta e il danno stesso.

Tuttavia, secondo la giurisprudenza costituzionale (sent. n. 24 del 1993) “costituisce 'ius receptum' che la responsabilità amministrativa patrimoniale, devoluta alla giurisdizione della Corte dei conti, ha natura contrattuale, in quanto presuppone l'esistenza di un rapporto di servizio tra l'autore del danno e l'ente danneggiato (oltreché la violazione di doveri inerenti a detto rapporto), e che, invece, per i danni cagionati ad enti pubblici diversi da quello di appartenenza (ovvero a privati), i pubblici dipendenti rispondono a titolo di responsabilità extracontrattuale, soggetta a giurisdizione del giudice ordinario.carattere non cogente ed assoluto, ma solo tendenzialmente generale, dell'attribuzione alla Corte dei conti, ad opera dell'art. 103 Cost., della giurisdizione in materia di contabilità pubblica, intesa come comprensiva sia dei giudizi di conto che di quelli sulla responsabilità amministrativa patrimoniale dei pubblici dipendenti ed amministratori”. Tuttavia, “la concreta attribuzione della giurisdizione, in relazione alle diverse fattispecie di responsabilità amministrativa è (..) rimessa alla discrezionalità del legislatore ordinario e non opera automaticamente in base all'art. 103 Cost., richiedendo l'interpositio legislatoris, al quale sono rimesse valutazioni che non toccano solo gli aspetti procedimentali del giudizio, investendo la stessa disciplina sostanziale della responsabilità (sentenze nn. 189 e 241 del 1984; n. 641 del 1987; nn. 411, 421 e 773 del 1988, n. 24 del 1993).

 

Il secondo periodo dello stesso comma 5 prevede che la mancata, incompleta o ritardata pubblicazione è altresì rilevabile dal destinatario della prevista concessione o attribuzione e da chiunque altro abbia interesse, anche ai fini del risarcimento del danno da ritardo da parte dell'amministrazione, ai sensi dell'articolo 30 del Codice del processo amministrativo di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104; tale articolo riguarda l’azione di condanna nei confronti della pubblica amministrazione, esperibile quindi, in tal caso, per danno ingiusto derivante da mancato esercizio di attività amministrativa obbligatoria.

 

Il citato art. 30 integra sul piano processuale quanto previsto dall’art. 2-bis della legge 241/1990 (aggiunto dalla legge n. 69/2009) che ha previsto la risarcibilità del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento. La previsione dell’obbligo del risarcimento è ora garantita dal citato art. 30 del codice del processo amministrativo, che prevede, in tali ipotesi, una specifica azione in favore del ricorrente. Il termine per proporre l’azione di risarcimento del danno da ritardo è di un anno e 120 giorni decorrenti dalla scadenza del termine entro il quale si sarebbe dovuto provvedere alla pubblicazione del provvedimento attributivo del beneficio economico (art. 30, comma 4).

 

Il comma 6 espressamente tiene ferme le disposizioni contenute nelle seguenti fonti:

§       art. 12, già citato, della L. n. 241/1990;

§       D.lgs. 7 marzo 2005, n. 82, recante "Codice dell'Amministrazione digitale";

§       D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, recante " Codice dei contratti pubblici";

§       D.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, recante “Codice delle leggi antimafia" che prevede l’istituzione di una Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia, istituita presso il Ministero dell'Interno;

§       art. 8 D.L. 7 maggio 2012, n. 52, in corso di conversione, recante "Disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica".

A tale espressa indicazione il comma 6 aggiunge, come clausola residuale di chiusura, il riferimento alle ulteriori disposizioni in materia di pubblicità.

La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) richiama, inoltre, l’ulteriore fonte, non menzionata nel testo del comma, costituita l’art. 6 del D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, convertito nella legge 4 aprile 2012, n. 35, c.d. "decreto semplificazioni", che istituisce presso l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori servizi e forniture la "Banca dati nazionale dei contratti pubblici", per favorire la riduzione degli oneri amministrativi derivanti dagli obblighi informativi e assicurare l'efficacia, la trasparenza e il controllo in tempo reale dell'azione amministrativa.

Il medesimo comma 6 rinvia a regolamento di delegificazione, da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, entro il 31 dicembre 2012, previo parere della Conferenza unificata, l’individuazione delle modalità di attuazione della normativa introdotta dall’articolo in esame, nonché le disposizioni di coordinamento tra di essa e quella già vigente.

 

Il comma 7, oggetto di una modifica introdotta in sede di esame parlamentare che non ne ha modificato la portata normativa, prevede che dall'attuazione delle disposizioni illustrate non derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e che alle attività previste si faccia fronte con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.


 

Articoli 19-22
(
Istituzione dell’Agenzia per l’Italia digitale)

 

Art. 19
Istituzione dell'Agenzia per l'Italia digitale

 

 


1. È istituita l'Agenzia per l'Italia Digitale, sottoposta alla vigilanza del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro da lui delegato, del Ministro dell'economia e delle finanze, del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

2. L'Agenzia opera sulla base di principi di autonomia organizzativa, tecnico-operativa, gestionale, di trasparenza e di economicità e persegue gli obiettivi di efficacia, efficienza, imparzialità, semplificazione e partecipazione dei cittadini e delle imprese. Per quanto non previsto dal presente decreto all'Agenzia si applicano gli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.


 

 

Art. 20
Funzioni

 

 


1. L'Agenzia per l'Italia Digitale è preposta alla realizzazione degli obiettivi dell'Agenda digitale italiana, in coerenza con gli indirizzi elaborati dalla Cabina di regia di cui all'articolo 47 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito in legge con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, e con l'Agenda digitale europea.

2. L'Agenzia svolge, altresì, fatte salve le funzioni dell'INDIRE per quanto attiene il supporto allo sviluppo dell'innovazione del piano di innovazione nelle istituzioni scolastiche, le funzioni di coordinamento, di indirizzo e regolazione affidate a DigitPA dalla normativa vigente e, in particolare, dall'articolo 3 del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 177 fatto salvo quanto previsto dal successivo comma 4, nonché le funzioni affidate all'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione istituita dall'articolo 1, comma 368, lettera d), della legge 23 dicembre 2005, n. 266 e le funzioni svolte dal Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l'innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L'Agenzia svolge, altresì, le funzioni dell'Istituto superiore delle comunicazioni e delle tecnologie dell'informazione in materia di sicurezza delle reti. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, sono individuati i criteri per il trasferimento del personale in servizio presso l'Istituto superiore delle comunicazioni e delle tecnologie dell'informazione, necessario allo svolgimento delle funzioni di cui al precedente periodo. Il Ministero dello sviluppo economico provvede alla riduzione delle strutture e delle dotazioni organiche in misura corrispondente alle funzioni e al personale effettivamente trasferito all'Agenzia. L'Agenzia assicura il coordinamento informatico dell'amministrazione statale, regionale e locale, in attuazione dell'articolo 117, secondo comma, lettera r), della Costituzione.

3. In particolare l'Agenzia esercita le sue funzioni nei confronti delle pubbliche amministrazioni allo scopo di promuovere la diffusione delle tecnologie digitali nel Paese e di razionalizzare la spesa pubblica. A tal fine l'Agenzia:

a) contribuisce alla diffusione dell'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, allo scopo di favorire l'innovazione e la crescita economica, anche mediante lo sviluppo e l'accelerazione della diffusione delle reti di nuova generazione (NGN);

b) detta indirizzi, regole tecniche e linee guida in materia di sicurezza informatica e di omogeneità dei linguaggi, delle procedure e degli standard, anche di tipo aperto, in modo da assicurare anche la piena interoperabilità e cooperazione applicativa tra i sistemi informatici della pubblica amministrazione e tra questi e i sistemi dell'Unione europea;

c) assicura l'omogeneità, mediante il necessario coordinamento tecnico, dei sistemi informativi pubblici destinati ad erogare servizi ai cittadini ed alle imprese, garantendo livelli uniformi di qualità e fruibilità sul territorio nazionale, nonché la piena integrazione a livello europeo;

d) supporta e diffonde le iniziative in materia di digitalizzazione dei flussi documentali delle amministrazioni, ivi compresa la fase della conservazione sostitutiva, accelerando i processi di informatizzazione dei documenti amministrativi e promuovendo la rimozione degli ostacoli tecnici, operativi e organizzativi che si frappongono alla realizzazione dell'amministrazione digitale e alla piena ed effettiva attuazione del diritto all'uso delle tecnologie, previsto dall'articolo 3 del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni;

e) vigila sulla qualità dei servizi e sulla razionalizzazione della spesa in materia informatica, anche in collaborazione con CONSIP Spa e SOGEI Spa;

f) promuove e diffonde le iniziative di alfabetizzazione informatica rivolte ai cittadini, nonché di formazione e addestramento professionale destinate ai pubblici dipendenti, anche mediante intese con la Scuola superiore della pubblica amministrazione e il Formez, e il ricorso a tecnologie didattiche innovative, nell'ambito delle dotazioni finanziarie disponibili, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;

g) effettua il monitoraggio, anche a campione, dell'attuazione dei piani di Information and Communication Technology (ICT) delle pubbliche amministrazioni, redatti in osservanza delle prescrizioni di cui alla lettera b), sotto il profilo dell'efficacia, economicità e qualità delle realizzazioni, proponendo agli organi di governo degli enti e, ove necessario, al Presidente del Consiglio dei Ministri, le conseguenti misure correttive, nonché segnalando alla Corte dei conti casi in cui si profilino ipotesi di danno erariale;

h) svolge attività di progettazione e coordinamento delle iniziative strategiche e di preminente interesse nazionale, anche a carattere intersettoriale, per la più efficace erogazione di servizi in rete della pubblica amministrazione a cittadini e imprese;

i) costituisce autorità di riferimento nazionale nell'ambito dell'Unione europea e internazionale; partecipa all'attuazione di programmi europei al fine di attrarre, reperire e monitorare le fonti di finanziamento finalizzate allo sviluppo della società dell'informazione;

l) adotta indirizzi e formula pareri facoltativi alle amministrazioni sulla congruità tecnica ed economica dei contratti relativi all'acquisizione di beni e servizi informatici e telematici, anche al fine della piena integrazione dei sistemi informativi;

m) promuove, anche a richiesta di una delle amministrazioni interessate, protocolli di intesa e accordi istituzionali finalizzati alla creazione di strutture tecniche condivise per aree omogenee o per aree geografiche, alla risoluzione di contrasti operativi e al più rapido ed effettivo raggiungimento della piena integrazione e cooperazione applicativa tra i sistemi informativi pubblici, vigilando sull'attuazione delle intese o degli accordi medesimi.

4. Dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto sono affidate alla società CONSIP Spa le attività amministrative, contrattuali e strumentali già attribuite a DigitPA, ai fini della realizzazione e gestione dei progetti in materia, nel rispetto delle disposizioni del comma 3.

5. L'Agenzia svolge le funzioni assegnate attenendosi al principio dell'ottimizzazione e razionalizzazione della spesa in materia informatica, al fine di ottenere significativi risparmi, comunque garantendo, a decorrere dal 2013, un risparmio di spesa non inferiore a 12 milioni di euro all'anno rispetto alla spesa complessiva affrontata dalle amministrazioni pubbliche nel settore informatico nell'anno 2012.


 

 

Art. 21
Organi e statuto

 

 


1. Sono organi dell'Agenzia:

a) il Direttore generale;

b) il Comitato di indirizzo;

c) il Collegio dei revisori dei conti.

2. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei Ministri, o il Ministro delegato, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, con il Ministro dello sviluppo economico, con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e con il Ministro dell'economia e finanze nomina, previo avviso pubblico, il Direttore generale tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione.

3. Il Direttore generale è il legale rappresentante dell'Agenzia, la dirige e ne è responsabile. Resta in carica tre anni.

4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, è approvato lo statuto dell'Agenzia entro 45 giorni dalla nomina del Direttore generale, in conformità ai principi e criteri direttivi previsti dall'articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, in quanto compatibili con il presente decreto. Lo Statuto prevede che il Comitato di indirizzo sia composto da un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico, un rappresentante del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, un rappresentante del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, un rappresentante del Ministero dell'economia e finanze e due rappresentanti designati dalla Conferenza Unificata, tutti in possesso dei requisiti di qualificazione professionale di cui al comma 2. Ai componenti del Comitato di indirizzo non è corrisposto alcun emolumento, indennità o rimborso di spese. Con lo statuto sono altresì disciplinate le modalità di nomina, le attribuzioni e le regole di funzionamento del Comitato di indirizzo e le modalità di nomina del Collegio dei Revisori, composto da tre membri.


 

 

 

 

Art. 22
Soppressione di DigitPA e dell'Agenzia per la diffusione
delle tecnologie per l'innovazione; successione dei rapporti e individuazione
delle effettive risorse umane e strumentali

 

 


1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, DigitPA e l'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione sono soppressi.

2. Al fine di garantire la continuità delle attività e dei rapporti facenti capo alle strutture soppresse, gli organi in carica alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto continuano a svolgere le rispettive funzioni fino alla nomina del direttore generale e deliberano altresì i bilanci di chiusura degli enti soppressi alla data di cessazione degli enti stessi, che sono corredati della relazione redatta dall'organo interno di controllo in carica alla medesima data e trasmessi per l'approvazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero dell'economia e delle finanze. Il Direttore generale esercita in via transitoria le funzioni svolte dagli enti soppressi e dal Dipartimento di cui all'articolo 20, comma 2, in qualità di commissario straordinario, fino alla nomina degli altri organi dell'Agenzia per l'Italia Digitale.

3. Sono trasferiti all'Agenzia per l'Italia Digitale il personale di ruolo delle amministrazioni di cui all'articolo 20, comma 2, le risorse finanziarie e strumentali degli enti e delle strutture di cui al medesimo articolo 20, comma 2, compresi i connessi rapporti giuridici attivi e passivi, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione, neppure giudiziale. E' fatto salvo il diritto di opzione per il personale in servizio a tempo indeterminato presso il Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l'innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per i restanti rapporti di lavoro l'Agenzia subentra nella titolarità del rapporto fino alla naturale scadenza.

4. Il personale attualmente in servizio in posizione di comando presso le amministrazioni di cui all'articolo 20, comma 2, può optare per il transito alle dipendenze dell'Agenzia. Il transito è effettuato, previo interpello, con valutazione comparativa della qualificazione professionale posseduta nonché dell'esperienza maturata nel settore dell'innovazione tecnologica, dell'anzianità di servizio nelle amministrazioni di cui all'articolo 20, comma 2, e dei titoli di studio. Il personale comandato non transitato all'Agenzia ritorna all'amministrazione o all'ente di appartenenza.

5. Nelle more della definizione dei comparti di contrattazione, ai sensi dell'articolo 40, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, al personale dell'Agenzia si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto Ministeri.

6. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, da emanarsi entro quarantacinque giorni dalla nomina del Direttore generale dell'Agenzia, è determinata l'effettiva dotazione delle risorse umane, nel limite del personale effettivamente trasferito ai sensi dei commi 3 e 4, con corrispondente riduzione delle dotazioni organiche delle amministrazioni di provenienza, fissata entro il limite massimo di 150 unità, nonché la dotazione delle risorse finanziarie e strumentali necessarie al funzionamento dell'Agenzia stessa, tenendo conto del rapporto tra personale dipendente e funzioni dell'Agenzia, in un'ottica di ottimizzazione delle risorse e di riduzione delle spese per il funzionamento e per le collaborazioni esterne. Con lo stesso decreto è definita la tabella di equiparazione del personale trasferito con quello appartenente al comparto Ministeri. I dipendenti trasferiti mantengono l'inquadramento previdenziale di provenienza, nonché il trattamento economico fondamentale e accessorio, limitatamente alle voci fisse e continuative, corrisposto al momento dell'inquadramento. Nel caso in cui il trattamento risulti più elevato rispetto a quello del comparto Ministeri, il personale percepisce per la differenza un assegno ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici.

7. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, da emanarsi entro quarantacinque giorni dalla nomina del Direttore generale dell'Agenzia, e non oltre la data di adozione del decreto di cui al comma 6, le strutture della Presidenza del Consiglio dei Ministri sono adeguate in considerazione del trasferimento delle funzioni di cui all'articolo 20, comma 2.

8. All'attuazione degli articoli 19, 20, 21 e 22 si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

9. All'Agenzia si applicano le disposizioni sul patrocinio e sull'assistenza in giudizio di cui all'articolo 1 del testo unico di cui al regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611.

10. Il comma 1 dell'articolo 68 del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, è sostituito dal seguente:

«1. Le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici o parti di essi a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato:

a) software sviluppato per conto della pubblica amministrazione;

b) riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione;

c) software libero o a codice sorgente aperto;

d) software combinazione delle precedenti soluzioni.

Solo quando la valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico dimostri l'impossibilità di accedere a soluzioni open source o già sviluppate all'interno della pubblica amministrazione ad un prezzo inferiore, è consentita l'acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d'uso. La valutazione di cui al presente comma è effettuata secondo le modalità e i criteri definiti dall'Agenzia per l'Italia Digitale, che, a richiesta di soggetti interessati, esprime altresì parere circa il loro rispetto».


 

 

Gli articoli 19, 20, 21 e 22 del decreto-legge in esame razionalizzano le funzioni in materia di innovazione tecnologica e di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, creando a tal fine un organismo unico, denominato Agenzia per l’Italia digitale al posto della pluralità di amministrazioni e di enti finora competenti in materia.

 

L'articolo 19 istituisce l'Agenzia per l'Italia digitale, che, ai sensi del comma 1, è sottoposta alla vigilanza del Presidente del Consiglio o di un Ministro da lui delegato, nonché dei seguenti ministri:

§      economia e finanze;

§      pubblica amministrazione e semplificazione;

§      sviluppo economico;

§      istruzione, università e ricerca.

 

Il comma 2, primo periodo, indica espressamente taluni princìpi cui l'Agenzia dovrà attenersi mentre, per altri aspetti della sua attività, il secondo periodo del comma rimanda ai dettami di carattere generale per tutte le agenzie governative recati dagli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.

 

I princìpi esplicitati dal primo periodo del comma 2 sono:

§      l'autonomia organizzativa, tecnico-operativa e gestionale;

§      la trasparenza;

§      l'economicità.

 

Ed indica - a seguito di integrazione disposta nel corso dell’esame parlamentare – alcuni obiettivi cui essa debba improntare il suo operato: efficacia; efficienza; imparzialità; semplificazione; partecipazione dei cittadini e delle imprese.

Il secondo periodo rinvia, per altri aspetti dell'attività, alle disposizioni di carattere generale recate per tutte le agenzie governative dagli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300[99].

Per questo riguardo, si ricorda che la norma di carattere generale stabilisce che le agenzie sono strutture le quali svolgono attività a carattere tecnico-operativo di interesse nazionale, esercitate da ministeri ed enti pubblici, e operano al servizio delle amministrazioni pubbliche, comprese anche quelle regionali e locali.

 

In base all'articolo 8 del decreto legislativo 300/1999, le agenzie sono sottoposte al controllo della Corte dei conti e ai poteri di indirizzo e di vigilanza di un ministro. Il medesimo articolo 8 del decreto legislativo elenca altresì i princìpi e criteri direttivi cui gli statuti delle agenzie devono conformarsi.

L'articolo 9 del decreto legislativo 300/1999, a sua volta, verte sul personale e sulla dotazione finanziaria delle agenzie. Alla copertura dell'organico delle agenzie si provvede, nell'ordine, mediante l'inquadramento del personale trasferito dai ministeri e dagli enti pubblici, mediante procedure di mobilità e, quando l'agenzia è ormai a regime, mediante le ordinarie forme di reclutamento. Sempre secondo l'articolo 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, gli oneri di funzionamento delle agenzie sono coperti mediante risorse finanziarie trasferite da amministrazioni, mediante introiti derivanti dai contratti stipulati con le amministrazioni per le prestazioni di collaborazione, consulenza, assistenza, servizio, supporto e promozione, e mediante finanziamento annuale, nei limiti del fondo a tale scopo stanziato in apposita unità previsionale di base dello stato di previsione del ministero competente.

Funzioni dell’Agenzia per l’Italia digitale

L'articolo 20 delinea le funzionidell'Agenzia per l'Italia digitale.

Insieme pone un obiettivo - posto dal comma 5, introdotto nel corso dell'esame parlamentare - in termini di risparmio di spesa, all'operato dell'Agenzia che deve condurre ad un risparmio di almeno dodici milioni di euro annui dal 2013, rispetto alla spesa complessiva sostenuta dalla amministrazioni pubbliche per il settore informatico nel 2012.

Ai sensi del comma 1, l'Agenzia cura la realizzazione degli obiettivi dell'Agenda digitale Italiana (ed altra previsione, recata dal comma 3, lettera i) fa dell'Agenzia l'autorità di riferimento nazionale, in ambito comunitario e internazionale).

 

Il 19 maggio 2010 la Commissione europea ha adottato la comunicazione “Un’agenda digitale europea” (COM(2010)245).

L’Agenda, che rappresenta una delle sette “iniziative faro” della Strategia per la crescita “Europa 2020”, mira a stabilire il ruolo chiave delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) per raggiungere gli obiettivi che l'UE si è prefissata per il 2020.

Essa propone di incrementare fino al 50% l'uso dei servizi e-government da parte dei cittadini dell'UE e fino all'80% da parte delle imprese dell'UE entro il 2015.

Il pacchetto dell’agenda digitale è composto da una comunicazione per promuovere gli investimenti nella rete di banda larga (COM(2010)472), una raccomandazione sull’accesso regolato alla rete Next Generation Access (NGA) (C(2010)6223, pubblicato in G.U.U.E. L, n. 251 del 25.9.2010) e una proposta di decisione sulla creazione di un programma per la politica dello spettro radio (COM(2010)471).

Il 15 dicembre 2010, la Commissione ha presentato il “piano d'azione europeo per l'e-Government 2011-2015. Valorizzare le TIC per promuovere un'amministrazione digitale intelligente, sostenibile e innovativa” (COM(2010)743). Obiettivo generale del piano d'azione è quello di facilitare la transizione dall'attuale e-Government verso una nuova generazione di servizi di amministrazione digitale a livello locale, regionale, nazionale ed europeo.

Nell’ambito dell’attuazione dell’Agenda digitale europea, con l’articolo 47 del D.L. n. 5/2012 (D.L. “semplificazioni”), l’Italia ha istituito la Cabina di regia per l’Agenda digitale italiana, entrata in funzione il 1° marzo 2012, presso il Ministero dello sviluppo economico, con il compito di accelerare il percorso di attuazione dell'Agenda digitale italiana, coordinando gli interventi dei diversi soggetti pubblici diretti a favorire lo sviluppo di domanda e offerta di servizi digitali innovativi, potenziare l'offerta di connettività a larga banda, incentivare cittadini e imprese all'utilizzo di servizi digitali e promuovere la crescita di capacità industriali adeguate a sostenere lo sviluppo di prodotti e servizi innovativi.

La Cabina di Regia è articolata in sei gruppi di lavoro che curano i principali target dell’Agenda digitale: infrastrutture e sicurezza; e-Commerce; alfabetizzazione digitale e competenze digitali; e-Government; ricerca e innovazione e smart cities e communities.

Inoltre, il Documento di economia e finanza 2012 (doc. LVII, n. 5) individua l’agenda digitale come una delle quattro priorità a cui andranno destinati i fondi strutturali recentemente riprogrammati, unitamente allo sblocco della quota di cofinanziamento nazionale del Fondo sviluppo e coesione. Le azioni previste prevedono il completamento del piano nazionale banda larga nel Mezzogiorno; la diffusione della banda larga ultraveloce; la realizzazione di data center per la creazione di un sistema di cloud computing propriamente rivolto a scuole, biblioteche digitali, educazione televisiva.

 

Il comma 2 dell’articolo in esame attribuisce all’Agenzia le funzioni precedentemente espletate da DigitPA e dall’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione (enti che vengono soppressi dall'articolo 22, comma 1 del decreto-legge), nonché quelle facenti capo al Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, destinato dall'articolo 22, comma 7, ad essere riorganizzato con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Sono invece fatte salve le funzioni dell'INDIRE relative all'innovazione nel campo delle istituzioni scolastiche.

All'Agenzia sono altresì attribuite le funzioni - e il personale - dell'Istituto superiore delle comunicazioni e delle tecnologie. E' previsione introdotta nel corso del’lesame parlamentare (con la specificazione che un decreto del Ministero dello sviluppo economico operi la riduzione delle dotazioni organiche dell'Istituto, in misura corrispondente al personale e alle funzioni effettivamente trasferiti).

 

DigitPA, uno dei due enti soppressi dall'articolo 22, comma 1, è un ente pubblico non economico, con sede in Roma, che si occupa di tecnologie dell'informazione e della comunicazione nell'ambito della pubblica amministrazione, con la missione di contribuire alla creazione di valore per cittadini e imprese attraverso la realizzazione dell'amministrazione digitale. DigitPA, nuovo nome assunto dal Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione (CNIPA) in occasione della riorganizzazione di quest'ultimo disposta dal decreto legislativo n. 177/2009, opera secondo le direttive e sotto la vigilanza del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro delegato, con autonomia tecnica e funzionale, amministrativa, contabile, finanziaria e patrimoniale. DigitPA ha fornito consulenze, assistenza e collaborazione tecnica -anche alle regioni e agli enti locali - emana regole, standard e guide tecniche e ne vigila e controlla il rispetto, effettua valutazioni di progetti preventive e successive, monitoraggi, e gestisce progetti innovativi. Gli organi direttivi di DigitPA sono il Presidente, il Comitato Direttivo (formato da quattro membri, tra cui il Presidente) e il Comitato dei Revisori.

 

Il secondo ente in via di soppressione, l'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, con sede a Milano, è stato istituito dall'articolo 1, comma 368, lettera d), della legge n. 266/2005 (legge finanziaria per il 2006), allo scopo di accrescere la capacità competitiva delle piccole e medie imprese e dei distretti industriali attraverso la diffusione di nuove tecnologie e delle relative applicazioni industriali. La legge istitutiva ha posto l'ente sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il suo Statuto definisce l'Agenzia ente di ricerca che promuove l'innovazione nel Paese, contribuisce alla realizzazione dello Spazio europeo della ricerca e dell'innovazione e coordina la propria azione con le istituzioni e gli organismi europei, nazionali e regionali aventi analoghe finalità. Organi dell'Agenzia sono il Presidente, il Consiglio di Amministrazione, il Collegio dei Revisori dei Conti e il Direttore Generale.

 

Per quanto riguarda dall'Istituto nazionale di documentazione per l'innovazione e la ricerca educativa (INDIRE) si tratta di un ente di ricerca autonomo, vigilato dal ministero dell’istruzione. E’ stato istituito dal D.lgs. 298/1999, poi soppresso e sostituito dall'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica, per effetto dell'articolo 1, comma 611, della legge n. 296/2006 (legge finanziaria per il 2007), poi ripristinato dal D.L. 98/2011 (art. 19).

 

Il Dipartimento per la digitalizzazione è la struttura di supporto, incardinata nella Presidenza del Consiglio, di cui si avvale il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione ai fini del coordinamento e dell'attuazione delle politiche di promozione dello sviluppo della società dell'informazione, nonché delle connesse innovazioni per le amministrazioni pubbliche, i cittadini e le imprese.

Tra i compiti principali del Dipartimento, indicati nel decreto ministeriale del 13 luglio 2011 recante la riorganizzazione del Dipartimento si segnalano i seguenti:

§       fornire al Ministro per la pubblica amministrazione il supporto per la definizione di una strategia unitaria per la modernizzazione del Paese attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione assicurando il coordinamento informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale ai sensi dell'articolo 117 secondo comma, lettera r) della Costituzione;

§       concorrere alla definizione degli indirizzi strategici del Governo per la diffusione e l'impiego delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nel Paese

§       promuovere e realizzare iniziative di digitalizzazione delle attività degli uffici;

§       ridurre il digital-divide.

 

L'Istituto superiore delle comunicazioni e delle tecnologie può dirsi risalire all'età giolittiana, al 1907 (allora con la denominazione Istituto superiore postale e telegrafico) allorché fu realizzata la statalizzazione dei servizi postali.

Attraverso una serie di trasformazioni organizzative, onde adeguarsi all'evoluzione tecnica del settore delle telecomunicazioni e delle tecnologie, si è andato configurando quale istituto la cui attività, rivolta verso le aziende operanti nel settore ICT, le Amministrazioni pubbliche e l'utenza, riguarda fondamentalmente i servizi alle imprese, la normazione, la sperimentazione e la ricerca di base e applicata, la formazione e l’istruzione specializzata nel campo delle telecomunicazioni.

Per effetto delle disposizioni del DM 7 maggio 2009, l'Istituto si articola in quattro Divisioni: Attività tecnica, amministrativa, contabile, formazione; Tecnologie dell’informazione e sviluppo delle reti; Internet, sicurezza delle informazioni e delle reti e qualità dei servizi ICT; Comunicazioni elettroniche, sistemi e servizi.

Il personale è formato da quasi 200 unità.

All'Agenzia, inoltre, il comma in esame affida il compito di assicurare il coordinamento informativo dell'amministrazione statale, regionale e locale, in attuazione dell'articolo 117, secondo comma, lettera r), della Costituzione.

Tale disposizione costituzionale attribuisce allo Stato la legislazione esclusiva, tra l’altro, in materia coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale.

Siffatto compito spettava al Dipartimento per la digitalizzazione.

 

All'Agenzia, inoltre, il comma in esame affida il compito di assicurare il coordinamento informativo dell'amministrazione statale, regionale e locale, in attuazione dell'articolo 117, secondo comma, lettera r), della Costituzione. Infatti, tale disposizione costituzionale attribuisce allo Stato la legislazione esclusiva, tra l’altro, in materia coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale. Tale compito come si è detto spettava al Dipartimento per la digitalizzazione.

 

Il comma 3 elenca in maniera particolareggiata le funzioni spettanti all'Agenzia per l'Italia digitale. Si tratta di funzioni di carattere generale che hanno solo in parte analogia con quelle svolte finora dagli organismi soppressi.

Secondo previsione introdotta nel corso dell’esame parlamentare, l'Agenzia esercita le sua funzioni nei confronti delle pubbliche amministrazioni ad un duplice scopo:

§      diffusione delle tecnologie digitali;

§      razionalizzazione della spesa pubblica.

 

In primo luogo, la nuova agenzia ha tra i suoi compiti istituzionali la promozione dell’utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, allo scopo di favorire l'innovazione e la crescita economica, anche mediante l'accelerazione della diffusione delle Reti di nuova generazione (NGN). Si tratta di funzioni in parte assimilabili a quelle dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione, istituita al fine di accrescere la capacità competitiva delle piccole e medie imprese e dei distretti industriali, attraverso la diffusione di nuove tecnologie e delle relative applicazioni industriali, con il compito precipuo di promuovere l'integrazione fra il sistema della ricerca ed il sistema produttivo attraverso l'individuazione, valorizzazione e diffusione di nuove conoscenze, tecnologie, brevetti ed applicazioni industriali prodotti su scala nazionale ed internazionale.

Le altre funzioni della nuova Agenzia, che riguardano prevalentemente l’informatizzazione della pubblica amministrazione, sono state fin qui svolte dalla DigitPA.

Tra le funzioni attribuite all’Agenzia si segnalano:

§      la disciplina in materia di omogeneità dei linguaggi, delle procedure e degli standard per la interoperabilità tra i sistemi informatici della pubblica amministrazione e tra questi e i sistemi dell'Unione Europea;

§      la disciplina in materia di sicurezza informatica;

§      l'uniformità tecnica dei sistemi informativi pubblici destinati ad erogare servizi ai cittadini ed alle imprese;

§      la diffusione di iniziative in materia di digitalizzazione dei flussi documentali delle amministrazioni;

§      la vigilanza sulla qualità dei servizi e sulla razionalizzazione della spesa in materia informatica, in collaborazione con CONSIP Spa - nonché con Sogei Spa, (anche tenuto conto, può rilevarsi, dell'attribuzione a quest'ultima di alcune funzioni prima della Consip, per effetto dell'articolo 4 del decreto-legge 27 giugno 2012, n. 87);

§      la promozione dell’alfabetizzazione informatica dei cittadini e dei pubblici dipendenti, anche mediante intese con la Scuola Superiore della pubblica amministrazione e il Formez (nell'ambito delle dotazioni finanziarie disponibili e senza maggiori oneri);

§      il monitoraggio dell'attuazione dei piani di Information and Communication Technology (ICT) delle pubbliche amministrazioni - segnalando misure correttive nonché alla Corte dei conti casi di possibile danno erariale. Si tratta di funzioni che ricalcano parzialmente quelle indicate nell’articolo 3, comma 2, della D.lgs. 177/2009, di disciplina della DigitPA. Infatti, due importanti funzioni di carattere operativo esercitate da DigitPA sono trasferite alla Consip (comma 4).

 

A tali funzioni altre se ne aggiungono, tutte introdotte nel corso del’esame parlamentare:

§       la progettazione (e il coordinamento) delle iniziative strategiche e di preminente interesse nazionale, per la più efficace erogazione di servizi in rete della pubblica amministrazione;

§       la formulazione di indirizzi e (facoltativi) pareri alle amministrazioni sulla congruità tecnica ed economica dei contratti relativi all'acquisizione di beni e servizi telematici:

§       promozione di accordi volti a creare strutture tecniche condivise per aree omogenee o per aree geografiche.

 

L'insieme di funzioni sopra ricordate ricalca parzialmente quelle indicate nell’articolo 3, comma 2, della D.lgs. 177/2009, di disciplina della DigitPA.

Infatti funzione di carattere operativo esercitata da DigitPA è di contro trasferita alla Consip dal comma 4 (riformulato in sede di esame parlamentare).

Si tratta dello svolgimento delle "attività amministrative, contrattuali e strumentali già attribuite a DigitPa, ai fini della realizzazione e gestione dei progetti in materia".

 

Consip spa è una società per azioni del Ministero dell'Economia e delle Finanze, che ne è l'azionista unico. Consip S.p.A. opera secondo gli indirizzi strategici del Ministero, lavorando al servizio esclusivo delle pubbliche amministrazioni.

Essenzialmente, Consip S.p.A. gestisce il Programma per la razionalizzazione degli acquisti nella P.A e fornisce servizi di consulenza e di assistenza progettuale, organizzativa e tecnologica per l'innovazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze e della Corte dei conti.

 

Si è sopra ricordato l'obiettivo di risparmio di spesa - pari ad almeno 12 milioni di euro annui, dal 2013 - che il comma 5 infine pone all'operato dell'Agenzia.

Tale comma è stato così formulato dalle Camere, mutando ampiamente l'originario dettato della disposizione quale recata dal decreto-legge.

Questa prevedeva che, a seguito del trasferimento di funzioni da DigitPA a Consip spa, andassero a Consip spa i relativi futuri contributi che la normativa prevedesse in favore di DigitPA. Si tratta dei contributi forfetari che DigitPA riceve dalle amministrazioni contraenti nell'ambito di gare o accordi quadro predisposti direttamente o con altri soggetti (art. 18, comma 3, D.lgs. 177/2009).

I contributi sono calcolati, in percentuale sul valore del contratto sottoscritto che vanno dal 4 all’8 per mille a seconda del tipo di contratto (DPCM 23 giugno 2010).

Organi e statuto dell’Agenzia

L’articolo 21 individua i seguenti organi dell’agenzia:

§      il direttore generale;

§      il comitato di indirizzo;

§      il collegio dei revisori dei conti.

 

Il direttore generale, legale rappresentante dell'Agenzia, la dirige e ne è responsabile, è scelto tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione.

Esso è nominato entro sessanta giorni (il testo originario del decreto-legge, prevedeva trenta giorni) dall'entrata in vigore del presente decreto, dal Presidente del Consiglio dei Ministri, o il Ministro delegato, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, con il Ministro dello sviluppo economico, con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e con il Ministro dell'economia e finanze nomina, previo avviso pubblico.

Il direttore dura in carica 3 anni e non è prevista (né esclusa la possibilità) di conferma (la durata in carica del presidente di DigitPA è fissata in 4 anni ed è rinnovabile una sola volta).

Non è specificato l’atto formale di nomina (il presidente di DigitPA è nominato don decreto del Presidente della Repubblica).

 

Il comitato di indirizzo è composto da:

§      un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri;

§      un rappresentante di ciascuno dei Ministeri vigilanti (sviluppo economico, istruzione, università e ricerca, pubblica amministrazione e semplificazione, economia e finanze);

§      due rappresentanti designati dalla Conferenza Unificata.

I rappresentanti partecipano al Comitato senza emolumento né indennità né rimborso spese.

 

Anche i componenti del comitato (non solo il direttore generale, dunque) debbono essere persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione. Così ha previsto una modifica approvata nel corso del’esame parlamentare.

 

Entro 45 giorni dalla nomina del direttore generale, è adottato lo statuto dell’Agenzia, approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.

Lo statuto dovrà anche disciplinare le modalità di nomina, le attribuzioni e le regole di funzionamento del comitato di indirizzo e le modalità di nomina del collegio dei revisori - il quale è composto di tre membri.

Inoltre, lo statuto deve conformarsi ai principi e criteri direttivi previsti in generale per le agenzie istituite ai sensi del D.lgs. 300/1999, in quanto compatibili con il decreto in commento.

 

L'articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, prevede come contenuto necessario degli statuti delle agenzie, tra l’altro:

§       la definizione delle attribuzioni del direttore generale dell'agenzia e dei dirigenti, tra cui i poteri e la responsabilità della gestione, nonché della responsabilità per il conseguimento dei risultati fissati dal ministro;

§       la previsione di un comitato direttivo, composto da dirigenti dei principali settori di attività dell'agenzia, in numero non superiore a quattro, con il compito di coadiuvare il direttore generale nell'esercizio delle attribuzioni ad esso conferite;

§       la definizione dei poteri ministeriali di vigilanza, tra cui l'approvazione dei bilanci e rendiconti, pur secondo modalità idonee a garantire l'autonomia dell'agenzia;

§       la definizione, tramite una apposita convenzione da stipularsi tra il ministro competente e il direttore generale dell'agenzia, degli obiettivi specificamente attribuiti a questa ultima, nell'ambito della missione ad essa affidata dalla legge;

§       l’attribuzione all'agenzia di autonomia di bilancio, nei limiti del fondo stanziato a tale scopo in apposita unità previsionale di base dello stato di previsione del ministero competente; attribuzione altresì all'agenzia di autonomi poteri per la determinazione delle norme concernenti la propria organizzazione ed il proprio funzionamento;

§       la previsione di un collegio dei revisori, nominato con decreto del ministro competente, composto di tre membri, due dei quali scelti tra gli iscritti all'albo dei revisori dei conti o tra persone in possesso di specifica professionalità e la previsione di un membro supplente.

Disposizioni in materia di personale, transitorie e finali

L’articolo 22 dispone la soppressione di DigitPA e dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione. Insieme reca alcune disposizioni relative al personale nonché volte a disciplinare la transizione.

La soppressione, invero, non è corredata dalla abrogazione delle disposizioni normative istitutive e disciplinatrici di quelle strutture.

 

Il comma 1 dispone che la soppressione abbia decorrenza immediata, dalla data di entrata in vigore del decreto-legge.

I commi seguenti disciplinano la fase transitoria fino alla costituzione della nuova agenzia - rectius fino alla nomina del direttore generale dell'Agenzia per l'Italia digitale, il quale esercita in via transitoria le funzioni svolte dalle strutture soppresse (nonché del Dipartimento della Presidenza del Consiglio, per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l'innovazione tecnologica), in qualità di commissario straordinario fino alla nomina degli altri organi dell'Agenzia.

Così prevede il comma 2, secondo il quale fino alla nomina del direttore generale, gli organi in carica delle strutture soppresse continuano a svolgere le loro funzioni - e deliberano i bilanci di chiusura alla data di cessazione delle strutture, corredati della relazione redatta dall'organo interno di controllo in carica alla medesima data e trasmessi per l'approvazione alla Presidenza del Consiglio e al Ministero dell'economia e delle finanze.

Il citato Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio, pur di fatto privato delle funzioni, trasferite alla nuova Agenzia, non viene soppresso direttamente dall'articolo in esame, che, in ossequio al principio di autonomia organizzativa e gestionale riconosciuta alla Presidenza del Consiglio (con il D.lgs. 303/1999), ne demanda la riorganizzazione ad un successivo decreto del Presidente del Consiglio (comma 7).

 

 

Il personale di ruolo delle amministrazioni soppresse è trasferito all’Agenzia digitale, così come le risorse finanziarie e strumentali, compresi i connessi rapporti giuridici attivi e passivi, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione, neppure giudiziale.

 

Così dispone il comma 3, il quale insieme prevede che per il solo personale in servizio a tempo indeterminato presso il Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l'innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio, sia salvo il diritto di opzione.

Per i restanti rapporti di lavoro, l'Agenzia subentra nella titolarità del rapporto fino alla naturale scadenza.

Il personale attualmente in servizio in posizione di comando presso gli organismi soppressi, può optare per il transito alle dipendenze dell'Agenzia. Il passaggio non è però automatico ma è effettuato, previo interpello, con valutazione comparativa della qualificazione professionale posseduta nonché dell'esperienza maturata nel settore dell'innovazione tecnologica, dell'anzianità di servizio e dei titoli di studio. Il personale comandato che non passa all'Agenzia ritorna alle amministrazioni o agli enti di appartenenza (comma 4).

 

Al personale della nuova agenzia, ai sensi del comma 5 si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto Ministeri, nelle more della eventuale definizione di un diverso comparto di contrattazione, ai sensi dell'articolo 40, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che disciplina la definizione dei comparti contrattuali del pubblico impiego e all’interno di esse sezioni contrattuali specifiche per determinate professionalità. Ma in proposito si veda anche il comma 6, ultimi due periodi.

 

Attualmente il rapporto di lavoro del personale di DigitPA (come per altri enti quali CNEL, ENEA, ENAC ecc.) è regolato da un contratto collettivo separato da quello dei ministeri, in virtù della deroga operata dall’articolo 70 del D.lgs. 165/2001. L’Agenzia dell’innovazione non risulta compresa tra gli enti in deroga, e pertanto il suo personale è sottoposto al CCNL comparto ministeri. Il personale del Dipartimento per la digitalizzazione ha il CCNL della Presidenza del Consiglio.

 

Il comma 6 fissa in 150 unità il limite massimo della dotazione organica della nuova Agenzia.

 

Attualmente la pianta organica di DigitPA prevede 120 posti complessivi, di cui 20 dirigenti (D.lgs. 177/2009, Tabella A).

La dotazione organica dell’Agenzia per l’innovazione consta di 40 posti di cui 2 dirigenti (Regolamento di organizzazione e gestione del personale dell’Agenzia approvato dal Ministro per la pubblica amministrazione con il decreto del 3 agosto 2009). Si ricorda che il D.P.R. 28 ottobre 2010, n. 237, recante il riordino dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione ha imposto la riduzione di almeno il 10% della dotazione organica, che pertanto non può superare 36 unità.

Attualmente, al Dipartimento per la digitalizzazione sono assegnati circa 40 dipendenti.

 

L'effettiva dotazione delle risorse umane, nel limite del personale effettivamente trasferito ai sensi dei commi 3 e 4, con corrispondente riduzione delle dotazioni organiche delle amministrazioni di provenienza, è stabilita, sempre nel limite sopra indicato, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, di concerto con gli altri ministri vigilanti da adottarsi entro quarantacinque giorni dalla nomina del direttore generale dell'Agenzia.

Lo stesso decreto determina:

§      la dotazione delle risorse finanziarie e strumentali necessarie al funzionamento dell'Agenzia, tenendo conto del rapporto tra personale dipendente e funzioni dell'Agenzia, in un'ottica di ottimizzazione delle risorse e di riduzione delle spese per il funzionamento e per le collaborazioni esterne;

§      la tabella di equiparazione del personale trasferito con quello del personale appartenente al comparto Ministeri.

I dipendenti trasferiti mantengono l'inquadramento previdenziale di provenienza, nonché il trattamento economico fondamentale e accessorio, limitatamente alle voci fisse e continuative, corrisposto al momento dell'inquadramento. Nel caso in cui il trattamento economico risulti più elevato rispetto a quello del comparto Ministeri il personale percepisce per la differenza un assegno ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici.

Si ricorda che il comma 5 di questo articolo prevede l’applicazione ai dipendenti dell’Agenzia del contratto del comparto ministeri.

 

Il comma 8 reca la clausola di neutralità finanziaria disponendo l’assenza di nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato e prevedendo che alle attività previste si farà fronte con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili.

 

Infine, il comma 9 prevede che la rappresentanza in giudizio dell’Agenzia sia assicurata dall’Avvocatura dello Stato ai sensi dell'articolo 1 del regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611.

 

Infine il comma 10- introdotto nel corso dell'esame parlamentare - detta disposizioni circa l'acquisizione di programmi informatici da parte delle pubbliche amministrazioni.

Esso incide sulla disposizione del codice dell'amministrazione digitale (articolo 68 del D.lgs. 82/2005) la quale prevede che l'acquisizione di programmi informatici mediante ricorso a licenza d'uso sia una delle opzioni cui ricorrere, nell'analisi comparativa, di tipo tecnico ed economico, delle soluzioni.

Tale disposizione è ora novellata, in senso restrittivo avverso l'acquisizione (onerosa) mediante ricorso a licenza d'uso. Essa diviene possibile solo quando l'analisi comparativa porti ad escludere alternative, in particolare verificando l'impossibilità di accedere a formati di tipo aperto (open source), dunque già reso pubblico e disponibile, ovvero a soluzioni già sviluppate all'interno della pubblica amministrazione e ad un prezzo inferiore.

L'analisi comparativa è tenuta ad uniformarsi a criteri e modalità, da definirsi ad opera dell'Agenzia per l'Italia digitale (la quale può indi dare parere circa la conforme effettuazione dell'analisi, dietro richiesta dei soggetti interessati).

 


 

Articolo 23
(
Fondo per la crescita sostenibile)


1. Le presenti disposizioni sono dirette a favorire la crescita sostenibile e la creazione di nuova occupazione nel rispetto delle contestuali esigenze di rigore nella finanza pubblica e di equità sociale, in un quadro di sviluppo di nuova imprenditorialità, con particolare riguardo al sostegno alla piccola e media impresa e di progressivo riequilibrio socio-economico, di genere e fra le diverse aree territoriali del Paese.

2. Il Fondo speciale rotativo di cui all'articolo 14 della legge 17 febbraio 1982, n. 46, istituito presso il Ministero dello sviluppo economico assume la denominazione di «Fondo per la crescita sostenibile» (di seguito Fondo).

Il Fondo è destinato, sulla base di obiettivi e priorità periodicamente stabiliti e nel rispetto dei vincoli derivanti dall'appartenenza all'ordinamento comunitario, al finanziamento di programmi e interventi con un impatto significativo in ambito nazionale sulla competitività dell'apparato produttivo, con particolare riguardo alle seguenti finalità:

a) la promozione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione di rilevanza strategica per il rilancio della competitività del sistema produttivo, anche tramite il consolidamento dei centri e delle strutture di ricerca e sviluppo delle imprese;

b) il rafforzamento della struttura produttiva, il riutilizzo di impianti produttivi e il rilancio di aree che versano in situazioni di crisi complessa di rilevanza nazionale tramite la sottoscrizione di accordi di programma;

c) la promozione della presenza internazionale delle imprese e l'attrazione di investimenti dall'estero, anche in raccordo con le azioni che saranno attivate dall'ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane.

3. Per il perseguimento delle finalità di cui al comma 2, con decreti di natura non regolamentare del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, sono individuate le priorità, le forme e le intensità massime di aiuto concedibili nell'ambito del Fondo, avuto riguardo a quanto previsto dall'articolo 7 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123 ad eccezione del credito d'imposta. Le predette misure sono attivate con bandi ovvero direttive del Ministro dello sviluppo economico, che individuano i termini, le modalità e le procedure, anche in forma automatizzata, per la concessione ed erogazione delle agevolazioni. Per la gestione degli interventi il Ministero dello sviluppo economico può avvalersi, sulla base di apposita convenzione, di società in house ovvero di società o enti in possesso dei necessari requisiti tecnici, organizzativi e di terzietà scelti, sulla base di un'apposita gara, secondo le modalità e le procedure di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. Agli oneri derivanti dalle convenzioni e contratti di cui al presente comma si applica quanto previsto dall'articolo 3, comma 2 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123 e dall'articolo 19, comma 5 del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni con legge 3 agosto 2009, n. 102.

3-bis. Gli obiettivi e le priorità del Fondo possono essere periodicamente aggiornati con la medesima procedura di cui al comma 3 sulla base del monitoraggio dell'andamento degli incentivi relativi agli anni precedenti.

4. Il Fondo può operare anche attraverso le due distinte contabilità speciali già intestate al Fondo medesimo esclusivamente per l'erogazione di finanziamenti agevolati che prevedono rientri e per gli interventi, anche di natura non rotativa, cofinanziati dall'Unione Europea o dalle regioni, ferma restando la gestione ordinaria in bilancio per gli altri interventi. Per ciascuna delle finalità indicate al comma 2 è istituita un'apposita sezione nell'ambito del Fondo.

5. Il comitato tecnico previsto dall'articolo 16, comma 2 della legge 17 febbraio 1982, n. 46 continua a svolgere le proprie funzioni, sino alla data del 31 dicembre 2015, per le attività e i procedimenti avviati alla data di entrata in vigore del presente decreto, che continuano ad essere disciplinati dalle pertinenti disposizioni attuative della medesima legge.

6. I finanziamenti agevolati concessi a valere sul Fondo possono essere assistiti da garanzie reali e personali. È fatta salva la prestazione di idonea garanzia per le anticipazioni dei contributi.

7. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge sono abrogate le disposizioni di legge indicate dall'allegato 1, fatto salvo quanto previsto dal comma 11 del presente articolo.

8. Gli stanziamenti iscritti in bilancio non utilizzati nonché le somme restituite o non erogate alle imprese, a seguito dei provvedimenti di revoca e di rideterminazione delle agevolazioni concesse ai sensi delle disposizioni abrogate ai sensi del precedente comma, così come accertate con decreto del Ministro dello sviluppo economico, affluiscono all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate nel medesimo importo alla contabilità speciale del Fondo, operativa per l'erogazione di finanziamenti agevolati. Le predette disponibilità sono accertate al netto delle risorse necessarie per far fronte agli impegni già assunti e per garantire la definizione dei procedimenti di cui al comma 11.

9. Limitatamente agli strumenti agevolativi abrogati ai sensi del comma 7, le disponibilità esistenti sulle contabilità speciali nella titolarità del Ministero dello sviluppo economico e presso l'apposita contabilità istituita presso Cassa Depositi e Prestiti per l'attuazione degli interventi di cui all'articolo 2, comma 203, lettera f) della legge 23 dicembre 1996, n. 662 sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate nel medesimo importo, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, su richiesta del Ministero dello sviluppo economico, ad apposito capitolo dello stato di previsione dello stesso Ministero per la successiva assegnazione alla contabilità speciale del Fondo operativa per l'erogazione di finanziamenti agevolati. Le predette disponibilità sono accertate al netto delle risorse necessarie per far fronte agli impegni già assunti e per garantire la definizione dei procedimenti di cui al successivo comma 11. Le predette contabilità speciali continuano ad operare fino al completamento dei relativi interventi ovvero, ove sussistano, degli adempimenti derivanti dalle programmazioni comunitarie già approvate dalla UE alla data di entrata in vigore del presente decreto.

10. Al fine di garantire la prosecuzione delle azioni volte a promuovere la coesione e il riequilibrio economico e sociale tra le diverse aree del Paese, le disponibilità accertate e versate al Fondo ai sensi dei commi 8 e 9 del presente articolo, rivenienti da contabilità speciali o capitoli di bilancio relativi a misure di aiuto destinate alle aree sottoutilizzate sono utilizzate secondo il vincolo di destinazione di cui all'articolo 18, comma 1 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

11. I procedimenti avviati in data anteriore a quella di entrata in vigore del presente decreto-legge sono disciplinati, ai fini della concessione e dell'erogazione delle agevolazioni e comunque fino alla loro definizione, dalle disposizioni delle leggi di cui all'Allegato 1 e dalle norme di semplificazione recate dal presente decreto-legge.

12. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


 

 

L’articolo 23 riordina gli strumenti esistenti per l’incentivazione delle attività imprenditoriali, trasformando, tra l’altro, il Fondo speciale rotativo per l'innovazione tecnologica (FIT) nel Fondo per la crescita sostenibile, chiamato a promuovere i progetti di ricerca strategica, il rafforzamento della struttura produttiva e la presenza internazionale delle imprese nazionali, e abrogando numerose disposizioni, contenute nell’Allegato 1, che prevedono diversi meccanismi di incentivazione alle imprese.

 

Più in particolare, l’articolo in esame, dopo aver definito al comma 1, le finalità dell’intervanto (crescita sostenibile e creazione di nuova occupazione) dispone, al comma 2, la trasformazione del Fondo speciale rotativoper l'innovazione tecnologica (FIT) di cui all’articolo 14 della legge 17 febbraio 1982, n. 46, nel Fondo per la crescita sostenibile.

Principali finalità del Fondo, che diventa il principale strumento di interventonel settore, consistono:

§      promozione di progetti di ricerca strategica, anche tramite il consolidamento dei centri di ricerca delle imprese;

§      il rafforzamento della struttura produttiva;

§      la promozione della presenza internazionale delle imprese e l’attrazione di investimenti dall’estero, anche in raccordo con le azioni che saranno attivate dall’ICE - Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

 

Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto Il MISE, di concerto con il MEF, emana decreti di natura non regolamentare, ai fini dell’erogazione delle agevolazioni, individuando:

§       le priorità e le forme di aiuto concedibili nell’ambito del Fondo. Gli aiuti possono essere erogati nella forma di concessione di garanzia, contributo in conto capitale, contributo in conto interessi e finanziamento agevolato (articolo 7, D.lgs. 123/1998), con esclusione del credito di imposta (tale attività è svolta con decreto e di concerto con il MEF);

§       i termini, le modalità e le procedure, anche in forma automatizzata, attraverso bandi o direttive; può avvalersi, sulla base di apposita convenzione, di società in house ovvero di società o enti in possesso dei necessari requisiti tecnici, organizzativi e di terzietà scelti, sulla base di un’apposita gara (gli oneri derivanti dalle convenzioni sono a carico degli stanziamenti cui le convenzioni si riferiscono) (comma 3).

 

Gli obiettivi e le priorità del Fondo possono essere periodicamente aggiornati con la medesima procedura di cui al comma 3 sulla base del monitoraggio dell'andamento degli incentivi relativi agli anni precedenti (comma 3-bis).

 

Il Fondo può operare anche attraverso le due distinte contabilità speciali già esistenti nell’ambito del FIT, esclusivamente per l’erogazione dei finanziamenti agevolati sotto forma di prestiti e per gli interventi cofinanziati dall’UE o dalle regioni, anche di natura non rotativa. Rimane la gestione ordinaria nel bilancio statale per gli altri tipi di intervento. Inoltre, si istituiscono per ciascuna delle finalità previste al comma 2 apposite sezioni nell’ambito del Fondo (comma 4).

Per lesole attività avviate prima dell’entrata in vigore dei presente decreto, il comitato tecnico già istituito all’articolo 16, comma 2, L. 46/1982, continuerà a svolgere le proprie funzioni fino al 31 dicembre 2015 (comma 5).

I finanziamenti agevolati concessi a valere sul Fondo per la crescita sostenibile potranno essere assistiti da garanzie reali e personali facendo salva, al contempo, la necessaria prestazione di idonea garanzia per le anticipazioni dei contributi (comma 6).

 

Si ricorda che l’articolo 14 della L. 46/1982, ha istituito presso il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato (ora Ministero dello sviluppo economico) il Fondo speciale rotativo per l'innovazione tecnologica, che opera con gestione fuori bilancio ai sensi dell'articolo 9 della legge 25 novembre 1971, n. 1041.

Gli interventi del Fondo hanno per oggetto programmi di imprese destinati ad introdurre rilevanti avanzamenti tecnologici finalizzati a nuovi prodotti o processi produttivi o al miglioramento di prodotti o processi produttivi già esistenti, oppure rilevanti innovazioni di contenuto stilistico e qualitativo del prodotto. Tali programmi riguardano le attività di progettazione, sperimentazione, sviluppo, preindustrializzazione e i processi realizzativi di campionatura innovativa, unitariamente considerati.

La relazione tecnica al d.d.l. di conversione (A:C: 5312) precisa che il Ministero dello sviluppo economico per l’istruttoria dei programmi e per l’erogazione delle agevolazioni già previste dalla stessa legge 46/82, si avvale di banche convenzionate e che le risorse in bilancio per i contributi in conto capitale ammontano a euro 11,23 milioni di euro necessari a far fronte ai programmi già proposti dalle imprese.

 

Conseguentemente, si provvede, con l’Allegato 1, ad abrogare le leggi e le normative sparse in numerose provvedimenti contenenti misure di incentivo non ritenute più efficaci o che ormai hanno esaurito i loro effetti (comma 7). Alla fine del dossier una Tabella riepilogativa darà conto del contenuto delle norme abrogate.

 

La relazione tecnica al d.d.l. di conversione (A:C: 5312) precisa che gran parte delle disposizioni inserite nell’elenco, sebbene formalmente vigenti, sono di fatto da lungo tempo non operative e, pertanto, essendosi conclusi i relativi procedimenti amministrativi, non vi sono stanziamenti di risorse finanziarie né vi è la necessità di erogare somme, salvi gli effetti dei contenziosi pendenti. Tuttavia, alcune delle leggi abrogande presentano un’attività di gestione connessa a procedimenti in essere che proseguirà regolata da norme abrogate e alle disposizioni di semplificazione introdotte al comma 11.

 

I commi 8 e 9 prevedono il reimpiego delle economie rinvenienti dagli interventi agevolativi concessi ai sensi delle norme abrogate dal precedente comma 7, con riferimento sia agli stanziamenti di bilancio non utilizzati sia delle disponibilità esistenti sulle apposite contabilità speciali.

 

In particolare, il comma 8 dispone che gli stanziamenti iscritti in bilancio non utilizzati, nonché le risorse restituite ovvero non erogate alle imprese a seguito di provvedimenti di revoca e di rideterminazione delle agevolazioni concesse ai sensi delle disposizioni abrogate dal comma precedente, affluiscano all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate alla contabilità speciale del Fondo per la crescita sostenibile, per il successivo loro utilizzo. Le predette disponibilità da versare all’entrata del bilancio dello Stato devono essere accertate con apposito decreto del Ministero dello sviluppo economico, al netto delle risorse necessarie per far fronte agli impegni già assunti e per garantire la definizione dei procedimenti già avviati in data anteriore a quella di entrata in vigore del presente decreto-legge.

 

Il comma 9 prevede, altresì, il recupero delle disponibilità relative agli strumenti agevolativi abrogati dal precedente comma 7 esistenti sia sulle contabilità speciali intestate al Ministero dello sviluppo economico sia sulla specifica contabilità istituita presso la Cassa Depositi e Prestiti per l'attuazione dei contratti d’area, di cui all'articolo 2, comma 203, lettera f) della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

Anche per tali disponibilità è previsto il versamento all'entrata del bilancio dello Stato ai fini della loro successiva riassegnazione, nel medesimo importo, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, su richiesta del Ministero dello sviluppo economico, ad apposito capitolo dello stato di previsione dello stesso Ministero, per la successiva assegnazione alla contabilità speciale del Fondo.

Le disponibilità sono accertate al netto delle risorse necessarie per far fronte agli impegni già assunti e per garantire la definizione dei procedimenti già avviati in data anteriore al 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del presente decreto-legge).

Pertanto, le predette contabilità speciali continuano ad operare fino al completamento dei relativi interventi ovvero degli adempimenti derivanti dalle programmazioni comunitarie già approvate dalla UE al 26 giugno 2012.

Si prevede, infine, che le misure di aiuto destinate alle aree sottoutilizzate siano impiegate secondo il vincolo di destinazione dell’85% delle risorse al Mezzogiorno e del restante 15% alle regioni del centro-nord (comma 10).

 

Il comma 11 prevede che ai procedimenti avviati prima dell'entrata in vigore della nuova disciplina continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti pro tempore e le nuove norme di semplificazione.

 

Il comma 12. prevede che le occorrenti variazioni di bilancio siano effettuate dal Ministro dell’economia e delle finanze con propri decreti.

 

Secondo quanto riportato nella relazione tecnica al d.d.l. di conversione (A:C: 5312), il nuovo Fondo avrà una consistenza iniziale pari alle disponibilità presenti sul FIT alla data di entrata in vigore del decreto-legge in esame, al netto degli impegni già assunti, stimata pari a circa 300 milioni di euro.

Al fine di fornire una rappresentazione dell’entità del flusso dei rientri sul Fondo, la relazione evidenzia che, nel 2011, questi sono stati pari a circa 238 milioni di euro.

Tale dotazione sarà implementata, per effetto delle disposizioni di cui al presente decreto, con le risorse derivanti dalle misure abrogate, di cui è dato specificamente conto nelle tre tabelle allegate alla relazione tecnica.

In particolare, per quanto riguarda le risorse in bilancio rinvenienti dalle abrogazioni (riportate nella Tabella n. 1), sussistono disponibilità da trasferire al Fondo per 3,96 milioni di euro nel periodo 2012-2014.

Inoltre, sempre secondo quanto riportato nella relazione al d.d.l. di conversione (A:C: 5312), il Fondo potrà disporre di risorse rinvenienti dalle contabilità speciali e dai conti di tesoreria (riportati nella Tabella n. 2 della relazione), per un importo complessivo pari a 292,4 milioni di euro. In particolare, le risorse disponibili ad oggi presenti sulle contabilità speciali, cui si riferisce il comma 9, al netto di quelle già impegnate, consistono in circa 118 milioni euro per i Contratti di programma (registrati nell’ambito della contabilità speciale n. 1726 “aree depresse”) e in circa 144,3 milioni euro per i Contratti d’area[100] (registrati sul conto di tesoreria n. 29851, acceso presso la Cassa Depositi e Prestiti). Ulteriori 30 milioni sono riferibili al Fondo salvataggio imprese (registrati sul conto di tesoreria del MISE n. 22051).

Dette rinvenienze derivano da misure di aiuto erogate alle imprese sotto forma di contributo a fondo perduto. Nel nuovo sistema saranno versate sulla contabilità del Fondo rotativo per essere utilizzate sotto forma di finanziamento agevolato.

 


 

Articolo 24
(
Contributo tramite credito di imposta per le nuove assunzioni di profili altamente qualificati)

 


1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dalle dimensioni aziendali, dal settore economico in cui operano, nonché dal regime contabile adottato, è concesso un contributo sotto forma di credito d'imposta del 35%, con un limite massimo pari a 200 mila euro annui ad impresa, del costo aziendale sostenuto per le assunzioni a tempo indeterminato di:

a) personale in possesso di un dottorato di ricerca universitario conseguito presso una università italiana o estera se riconosciuto equipollente in base alla legislazione vigente in materia;

b) personale in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico, di cui all'Allegato 2 al presente decreto, impiegato in attività di Ricerca e Sviluppo, come specificato al comma 3.

1-bis. Il credito d'imposta è riservato alle assunzioni di personale in possesso dei titoli accademici previsti alle lettere a) e b) del comma 1.

2. Il credito d'imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di maturazione del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d'imposta nei quali lo stesso è utilizzato e non è soggetto al limite annuale di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. Esso non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell'imposta regionale sulle attività produttive, non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ed è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni.

3. Il credito d'imposta, di cui alla lettera b) del comma 1, è concesso per il personale impiegato nelle seguenti attività:

a) lavori sperimentali o teorici svolti, aventi quale principale finalità l'acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o utilizzazioni pratiche dirette;

b) ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti ovvero la creazione di componenti di sistemi complessi, necessaria per la ricerca industriale, ad esclusione dei prototipi di cui alla lettera c);

c) acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati. Può trattarsi anche di altre attività destinate alla definizione concettuale, alla pianificazione e alla documentazione concernenti nuovi prodotti, processi e servizi; tali attività possono comprendere l'elaborazione di progetti, disegni, piani e altra documentazione, purché non siano destinati ad uso commerciale; realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali e di progetti pilota destinati ad esperimenti tecnologici o commerciali, quando il prototipo è necessariamente il prodotto commerciale finale e il suo costo di fabbricazione è troppo elevato per poterlo usare soltanto a fini di dimostrazione e di convalida. L'eventuale, ulteriore sfruttamento di progetti di dimostrazione o di progetti pilota a scopo commerciale comporta la deduzione dei redditi così generati dai costi ammissibili.

4. Il diritto a fruire del contributo decade:

a) se il numero complessivo dei dipendenti è inferiore o pari a quello indicato nel bilancio presentato nel periodo di imposta precedente all'applicazione del presente beneficio fiscale;

b) se i posti di lavoro creati non sono conservati per un periodo minimo di tre anni, ovvero di due anni nel caso delle piccole e medie imprese;

b-bis) se l'impresa beneficiaria delocalizza in un Paese non appartenente all'Unione europea riducendo le attività produttive in Italia nei tre anni successivi al periodo di imposta in cui ha fruito del contributo;

c) nei casi in cui vengano definitivamente accertate violazioni non formali, sia alla normativa fiscale che a quella contributiva in materia di lavoro dipendente per le quali sono state irrogate sanzioni di importo non inferiore a euro 5.000, oppure violazioni alla normativa sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori previste dalle vigenti disposizioni, nonché nei casi in cui siano emanati provvedimenti definitivi della magistratura contro il datore di lavoro per condotta antisindacale.

5. Per la gestione della misura di agevolazione di cui al presente articolo, il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, potrà avvalersi, sulla base di apposita convenzione, di società in house ovvero di società o enti in possesso dei necessari requisiti tecnici, organizzativi e di terzietà scelti, sulla base di un'apposita gara, secondo le modalità e le procedure di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

6. Per fruire del contributo le imprese presentano un'istanza, secondo le modalità che saranno individuate con il decreto di cui al comma 11, al Ministero dello sviluppo economico che concede il contributo nel rispetto del previsto limite di spesa di cui al comma 12.

7. Qualora sia accertata l'indebita fruizione, anche parziale, del contributo per il verificarsi del mancato rispetto delle condizioni previste dalle presenti disposizioni, il Ministero dello sviluppo economico procede, ai sensi dell'articolo 1, comma 6, del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73, al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni secondo legge.

8. I controlli avvengono sulla base di apposita documentazione contabile certificata da un professionista iscritto al registro dei revisori contabili o dal collegio sindacale. Tale certificazione va allegata al bilancio.

9. Le imprese non soggette a revisione contabile del bilancio e prive di un collegio sindacale devono comunque avvalersi della certificazione di un revisore dei conti o di un professionista iscritto al registro dei revisori contabili che non abbia avuto, nei tre anni precedenti, alcun rapporto di collaborazione o di dipendenza con l'impresa stessa. Le spese sostenute per l'attività di certificazione contabile di cui al presente comma sono considerate ammissibili entro un limite massimo di 5 mila euro.

10. Nei confronti del revisore contabile che incorre in colpa grave nell'esecuzione degli atti che gli sono richiesti per il rilascio della certificazione di cui ai commi 8 e 9 si applicano le disposizioni dell'articolo 64 del codice di procedura civile.

11. Con successivo decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, da emanarsi entro 60 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, sono adottate le disposizioni applicative necessarie.

12. All'ultimo periodo dell'articolo 1, comma 851, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, dopo la parola «riassegnate» sono inserite le seguenti: «, per la parte eccedente l'importo di 25 milioni di euro per l'anno 2012 e di 50 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013,».

13. Per l'attuazione del presente articolo è autorizzata la spesa di 25 milioni di euro per l'anno 2012 e di 50 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013. Al relativo onere si provvede con le risorse rivenienti dal comma 12.

13-bis. Al fine di favorire la ripresa economica e garantire il mantenimento dei livelli occupazionali nelle zone colpite dal sisma del 20 e del 29 maggio 2012, una quota pari a 2 milioni di euro per l'anno 2012 e a 3 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013, nell'ambito dell'autorizzazione di spesa di cui al comma 13, è riservata ad assunzioni da parte di imprese che abbiano la sede o unità locali nei territori dei comuni identificati dall'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74.


 

 

L’articolo 24 istituisce un contributo, in forma di credito d'imposta, in favore di tutte le imprese che effettuino nuove assunzioni a tempo indeterminato di soggetti con profili "altamente qualificati". Il credito d'imposta è pari al 35% del costo aziendale sostenuto per l'assunzione; l'importo del credito non può superare i 200.000 euro annui (per impresa).

Il nuovo personale deve costituire un incremento rispetto al numero complessivo dei dipendenti del periodo di imposta precedente. Inoltre, i nuovi posti di lavoro devono essere conservati per almeno tre anni (due anni, nel caso di PMI).

Sono destinati alla misura 25 milioni di euro per il 2012 e 50 milioni annui a decorrere dal 2013, rinvenienti dalle risorse che provengono annualmente dalla riscossione delle tasse sui diritti brevettuali. Il comma 13-bis - inserito nel corso dell’esame parlamentare - pone, nell'ambito delle relative risorse finanziarie, una quota di riserva in favore delle assunzioni in oggetto da parte di imprese che abbiano la sede o unità locali nei territori dei comuni delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, interessati dagli eventi sismici dei giorni 20 e 29 maggio 2012.

In dettaglio, i commi 1 e 1-bis prevedono che il credito d'imposta del 35%, con un limite massimo di 200.000 euro annui per impresa, sia riservato alle assunzioni relative a:

1) dottori di ricerca con titolo conseguito presso una università italiana o estera se riconosciuta equipollente in base alla legislazione vigente in materia;

2) personale in possesso di una laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico, impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo specificatamente descritte nel successivo comma 3.

 

Si tratta, in particolare, di attività di carattere sperimentale o teorico, aventi quale principale finalità l'acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o utilizzazioni pratiche dirette; ovvero di ricerca pianificata per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti; ovvero di acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati. Tali ultime attività possono comprendere l'elaborazione di progetti, disegni, piani e altra documentazione, purché non siano destinati ad uso commerciale; possono inoltre comprendere la realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali e di progetti pilota destinati ad esperimenti tecnologici o commerciali, quando il prototipo è necessariamente il prodotto commerciale finale e il suo costo di fabbricazione è troppo elevato per poterlo usare soltanto a fini di dimostrazione e di convalida. L'eventuale, ulteriore sfruttamento di progetti di dimostrazione o di progetti pilota a scopo commerciale comporta la deduzione dei redditi così generati dai costi ammissibili.

 

Le classi di laurea interessate dalla norma sono le seguenti:

LM-12Design;

LM-13 Farmacia e farmacia industriale

LM-17 Fisica

LM-18 Informatica

LM-20 Ingegneria aerospaziale e astronautica

LM-21 Ingegneria biomedica

LM-22 Ingegneria chimica

LM-23 Ingegneria civile

LM-24 Ingegneria dei sistemi edilizi

LM-25 Ingegneria dell'automazione

LM-26 Ingegneria della sicurezza

LM-27 Ingegneria delle telecomunicazioni

LM-28 Ingegneria elettrica

LM-29 Ingegneria elettronica

LM-30 Ingegneria energetica e nucleare

LM-31 Ingegneria gestionale

LM-32 Ingegneria informatica

LM-33 Ingegneria meccanica

LM-34 Ingegneria navale

LM-35 Ingegneria per l'ambiente e il territorio

LM-4 Architettura e ingegneria edile - architettura

LM-40 Matematica

LM-44 Modellistica matematico-fisica per l'ingegneria

LM-53 Scienza e ingegneria dei materiali

LM-54 Scienze chimiche

LM-6 Biologia

LM-60 Scienze della natura

LM-61 Scienze della nutrizione umana

LM-66 Sicurezza informatica

LM-69 Scienze e tecnologie agrarie

LM-7 Biotecnologie agrarie

LM-70 Scienze e tecnologie alimentari

LM-71 Scienze e tecnologie della chimica industriale

LM-72 Scienze e tecnologie della navigazione

LM-73 Scienze e tecnologie forestali ed ambientali

LM-74 Scienze e tecnologie geologiche

LM-75 Scienze e tecnologie per l'ambiente e il territorio

LM-79 Scienze geofisiche

LM-8 Biotecnologie industriali

LM-82 Scienze statistiche

LM-86 Scienze zootecniche e tecnologie animali

LM-9 Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche

LM-91 Tecniche e metodi per la società dell'informazione

Possono usufruire dell’agevolazione tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dalle dimensioni aziendali, dal settore economico in cui operano e dal regime contabile adottato.

Per fruire del contributo, le imprese presentano un'istanza al Ministero dello sviluppo economico, secondo le modalità definite con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da emanarsi, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto-legge in esame (commi 6 e 11). Il credito d'imposta è concesso, da parte del Ministero dello sviluppo economico, nel rispetto dei limiti di risorse di cui ai commi 12, 13 e 13- bis.

 

Al riguardo la relazione illustrativa al disegno di legge di conversione (A.C. 5312) anticipa che l’istanza sarà di tipo telematico: sarà costituita, infatti, un'apposita piattaforma informatica per la ricezione e la gestione delle istanze telematiche presentate dalle imprese e per il monitoraggio sia economico in riferimento all'agevolazione, sia tecnico scientifico per analizzare l'orientamento degli investimenti in ricerca e sviluppo.

 

Il comma 5 prevede che per la gestione del credito di imposta in esame, il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, potrà avvalersi, sulla base di apposita convenzione, di società in house ovvero di società o enti in possesso dei necessari requisiti tecnici, organizzativi e di terzietà scelti, sulla base di un'apposita gara, secondo le modalità e le procedure previste dal Codice dei contratti pubblici (D.lgs. n. 163 del 2006).

Il sistema degli affidamenti in house (in house providing) – pur essendo derogatorio rispetto al metodo di scelta del contraente mediante gara pubblica richiesto dai principi comunitari a tutela della concorrenza e del mercato – è stato ritenuto ammissibile dalla Corte di Giustizia e dalla giurisprudenza nazionale entro determinati limiti. Più specificatamente, le condizioni necessarie affinché si possa derogare alla gara pubblica (secondo la sentenza del 18 novembre 1999 della Corte di Giustizia, c.d. “Sentenza Teckal”, in causa C-107/98) sono:

§       l’esercizio da parte dell’ente committente, sul soggetto affidatario, di un “controllo analogo” a quello che esercita sui propri servizi;

§       la necessità che il soggetto affidatario realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente committente (o gli enti se son più di uno) che la controlla.

 

Il diritto a fruire del credito d'imposta decade al verificarsi delle seguenti condizioni:

a)  se, il numero complessivo dei dipendenti, è inferiore o pari a quello indicato nel bilancio presentato nel periodo di imposta precedente all'applicazione del presente beneficio fiscale; deve, pertanto, trattarsi di assunzioni aggiuntive;

b)  se i posti di lavoro creati non sono conservati per un periodo minimo di tre anni, ovvero di due anni nel caso delle piccole e medie imprese;

b-bis) qualora l'impresa beneficiaria trasferisca, in tutto o in parte, le attività produttive in un Paese non appartenente all’Unione europea, con un effetto di riduzione di quelle ubicate in Italia, nei tre anni successivi al periodo di imposta in cui abbia fruito dell'incentivo. Tale fattispecie è stata inserita nel corso dell’esame parlamentare;

c)  nei casi in cui vengano definitivamente accertate violazioni non formali, sia alla normativa fiscale che a quella contributiva in materia di lavoro dipendente per le quali sono state irrogate sanzioni di importo non inferiore a euro 5.000, oppure violazioni alla normativa sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori previste dalle vigenti disposizioni, nonché nei casi in cui siano emanati provvedimenti definitivi della magistratura contro il datore di lavoro per condotta antisindacale.

 

Qualora sia accertata l'indebita fruizione, anche parziale, del contributo, il Ministero dello sviluppo economico procede al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni secondo legge.

I controlli, secondo quanto disposto dai commi 8 e 9, avvengono sulla base di apposita documentazione contabile certificata da un revisore iscritto nel registro dei revisori dei conti o dal collegio sindacale. La certificazione viene allegata al bilancio. Le imprese non soggette a revisione contabile e prive di collegio sindacale devono avvalersi per la certificazione delle spese di un consulente tecnico indipendente (che non abbia avuto nei tre anni precedenti un rapporto di collaborazione o dipendenza con l’impresa) e iscritto al registro dei revisori contabili. La spesa sostenuta per la certificazione contabile è ammessa a contributo nel limite di 5.000 euro.

Nel caso di colpa grave nell'esecuzione degli atti di certificazione al revisore si applicano le sanzioni previste dall'articolo 64 del codice di procedura civile: il consulente tecnico che incorre in colpa grave nell'esecuzione degli atti che gli sono richiesti, è punito con l'arresto fino a un anno o con la ammenda fino a euro 10.329. Si applica inoltre la sospensione dall’esercizio della professione (ai sensi dell'articolo 35 del codice penale). In ogni caso è dovuto il risarcimento dei danni causati alle parti.

Il credito d’imposta (comma 2) deve essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi e non concorre alla formazione della base imponibile ai fini delle imposte sul reddito e dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP). Il credito d’imposta non rileva, inoltre, ai fini della determinazione della percentuale di deducibilità degli interessi passivi, di cui all’articolo 61 del TUIR, né rispetto ai criteri di inerenza per la deducibilità delle spese, di cui all’articolo 109, comma 5, del medesimo TUIR.

L’articolo 61 del TUIR disciplina la percentuale di deducibilità degli interessi passivi dal reddito d’impresa. Tale quota è pari al rapporto tra i ricavi e gli altri proventi che concorrono a formare il reddito e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi. L’articolo 109, comma 5, del TUIR prevede che le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, siano deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi. Se si riferiscono indistintamente ad attività o beni produttivi di proventi computabili e ad attività o beni produttivi di proventi non computabili in quanto esenti nella determinazione del reddito, sono deducibili per la parte corrispondente al rapporto di cui ai commi 1, 2, e 3 dell'articolo 96.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, secondo le norme generali in materia di compensazione dei crediti tributari dettate dall'articolo 17 del D.lgs. n. 241 del 1997.

Ai sensi del comma 1 del citato articolo 17, i contribuenti eseguono versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti all’INPS e delle altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali, con eventuale compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche dei redditi. Tale compensazione deve essere effettuata entro la data di presentazione della dichiarazione successiva.

 

Precedenti crediti d’imposta per ricerca e sviluppo

Si segnala che l’articolo 1 del D.L. n. 70 del 2011 (c.d. decreto sviluppo 2011) ha istituito un credito d’imposta, per gli anni 2011 e 2012, in favore delle imprese che finanziano progetti di ricerca in Università o enti pubblici di ricerca. Il credito d’imposta compete nella misura del 90 per cento della spesa incrementale di investimento, rispetto alla media di investimenti in ricerca effettuati nel triennio 2008-2010. Tale disposizione ha assorbito il credito di imposta per la ricerca e lo sviluppo previsto dall’articolo 1, comma 25, della legge n. 220 del 2010.

Il credito spetta in relazione agli investimenti realizzati a decorrere dal periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2010 fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012, ossia, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, per gli investimenti effettuati negli anni 2011 e 2012.

L’articolo 1, comma 25, della legge n. 220 del 2010 (legge di stabilità per il 2011) aveva attribuito un credito d’imposta, nel limite di spesa di 100 milioni di euro per l'anno 2011, in favore delle impreseche affidanoattività di ricerca e sviluppo a università o enti pubblici di ricerca in relazione agli investimenti realizzati a decorrere dal 1° gennaio 2011 e fino al 31 dicembre 2011. La misura del beneficio non risulta ad oggi determinata in quanto non è stato emanato il decreto ministeriale previsto dalla norma.

In precedenza un altro credito d’imposta in favore delle imprese che avevano sostenuto, nel periodo 2007-2009, costi per l’attività di ricerca industriale e di sviluppo precompetitivo era stato istituito dalla legge finanziaria per il 2007(legge n. 296 del 2006, articolo 1, commi da 280 a 283).

Per ovviare ai problemi di copertura finanziaria sorti in applicazione del beneficio in argomento, l’articolo 29 del D.L. n. 185 del 2008 ha introdotto l’obbligo per i contribuenti di presentare una comunicazione relativa agli investimenti agevolabili per consentire il monitoraggio del credito d’imposta in esame.

La disciplina del monitoraggio dei crediti d’imposta, introdotta per esigenze conoscitive finalizzate anche a garantire la copertura finanziaria dell’onere a carico della finanza pubblica, consente all’Amministrazione finanziaria di conoscere, in via anticipata, la fruizione complessiva del beneficio concesso. In taluni casi, essa prevede anche l’obbligo per il contribuente di presentare apposita richiesta e subordina la fruizione all’acquisizione dell’autorizzazione da parte dell’amministrazione competente.

Successivamente si è reso necessario disporre un rifinanziamento dell’autorizzazione di spesa. In particolare, l’articolo 2, comma 236, della legge finanziaria per il 2010 (legge n. 191 del 2009) ha, in un primo momento, incrementato lo stanziamento di 200 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2010 e 2011 e, in un secondo momento, il decreto legge n. 40 del 2011 lo ha ridotto di 50 milioni per l’anno 2010. Il beneficio era pari al 10% della spesa sostenuta ovvero al 40% della stessa qualora fosse stata riferita a contratti stipulati con università ed enti pubblici di ricerca, non potendo, in ogni caso, superare 50 milioni annui. Tali risorse sono state assegnate dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, del 4 marzo 2011, ai soggetti che non hanno ricevuto il nulla-osta per la fruizione del credito di imposta per l’esaurimento delle risorse disponibili.

L’articolo 2 dello stesso D.L. n. 70 del 2011 ha istituito, inoltre, un credito d’imposta per ogni lavoratore assunto a tempo indeterminato nelle regioni del Mezzogiorno nei dodici mesi successivi all’entrata in vigore del decreto in esame. Si tratta di uno sgravio fiscale del 50% sui costi salariali dei contratti stipulati con personale “svantaggiato” o “molto svantaggiato” nel periodo compreso tra il 14 maggio 2011 e il 13 maggio 2013.

Con il decreto 24 maggio 2012 del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e il Ministro per la coesione territoriale (pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 127 del 1° giugno 2012) è stata attuata tale normativa. Le otto regioni interessate dallo stanziamento dei fondi, che ammontano a 142 milioni di euro, sono Abruzzo (4 milioni di euro), Molise (1 milione di euro), Basilicata (2 milioni di euro), Campania (20 milioni di euro), Calabria (20 milioni di euro), Puglia (10 milioni di euro), Sicilia (65 milioni di euro) e Sardegna (20 milioni di euro).

Per«lavoratore svantaggiato» si intende chiunque rientri in una delle seguenti categorie:

§       chi non ha un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi;

§       chi non possiede un diploma di scuola media superiore o professionale;

§       lavoratori che hanno superato i 50 anni di età;

§       adulti che vivono soli con una o più persone a carico;

§       lavoratori occupati in professioni o settori caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna in tutti i settori economici dello Stato membro interessato se il lavoratore interessato appartiene al genere sottorappresentato.

Per «lavoratore molto svantaggiato» si intende colui il quale è privo di lavoro da più di 24 mesi.

 

I commi 12, 13 e 13-bis recano le norme di natura finanziaria.

In particolare, il comma 12 autorizza la spesa di 25 milioni di euro per l'anno 2012 e di 50 milioni di euro annui a decorrere dal 2013.

Il comma 13-bis- inserito nel corso dell’esame parlamentare - pone, nell'àmbito delle suddette risorse finanziarie, una quota di riserva in favore delle assunzioni in oggetto da parte di imprese che abbiano la sede o unità locali nei territori dei comuni delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, interessati dagli eventi sismici dei giorni 20 e 29 maggio 2012. La quota di riserva è pari a 2 milioni di euro per l'anno 2012 e a 3 milioni di euro annui a decorrere dal 2013.

All'onere di cui al comma 13 si provvede attraverso l’utilizzo di quota parte dei proventi derivanti dal pagamento dei diritti sui brevetti per invenzione industriale e per i modelli di utilità e sulla registrazione di disegni e modelli, nonché dei diritti di opposizione alla registrazione dei marchi d’impresa, di cui all’articolo 1, comma 851, della citata legge n. 296 del 2006; tali proventi, in base alla novella di cui al comma 12, non saranno riassegnati, per l’importo corrispondente agli oneri di cui al comma 13, allo stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, ma resteranno acquisiti all’entrata del bilancio dello Stato, ai fini del finanziamento del credito d’imposta in esame.

Si ricorda che il citato articolo 1, comma 851, della legge n. 296 prevede che le somme derivanti dal pagamento dei diritti sui brevetti per invenzione industriale e per i modelli di utilità e sulla registrazione di disegni e modelli, nonché dei diritti di opposizione alla registrazione dei marchi d’impresa, siano interamente versate all'entrata del bilancio dello Stato, per essere riassegnate allo stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, anche al fine di potenziare le attività del medesimo Ministero di promozione, di regolazione e di tutela del sistema produttivo nazionale, di permettere alle piccole e medie imprese la piena partecipazione al sistema di proprietà industriale, di rafforzare il brevetto italiano, anche con l'introduzione della ricerca di anteriorità per le domande di brevetto per invenzione industriale.


 

Articolo 24-bis
(
Misure a sostegno della tutela dei dati personali, della sicurezza nazionale, della concorrenza e dell'occupazione nelle attività svolte da call center)

 


1. Le misure del presente articolo si applicano alle attività svolte da call center con almeno venti dipendenti.

2. Qualora un'azienda decida di spostare l'attività di call center fuori dal territorio nazionale deve darne comunicazione, almeno centoventi giorni prima del trasferimento, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali indicando i lavoratori coinvolti. Inoltre deve darne comunicazione all'Autorità garante per la protezione dei dati personali, indicando quali misure vengono adottate per il rispetto della legislazione nazionale, in particolare del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e del registro delle opposizioni. Analoga informativa deve essere fornita dalle aziende che già oggi operano in Paesi esteri.

3. In attesa di procedere alla ridefinizione del sistema degli incentivi all'occupazione nel settore dei call center, i benefici previsti dalla legge 29 dicembre 1990, n. 407, non possono essere erogati ad aziende che delocalizzano attività in Paesi esteri.

4. Quando un cittadino effettua una chiamata ad un call center deve essere informato preliminarmente sul Paese estero in cui l'operatore con cui parla è fisicamente collocato e deve, al fine di poter essere garantito rispetto alla protezione dei suoi dati personali, poter scegliere che il servizio richiesto sia reso tramite un operatore collocato nel territorio nazionale.

5. Quando un cittadino è destinatario di una chiamata da un call center deve essere preliminarmente informato sul Paese estero in cui l'operatore è fisicamente collocato.

6. Il mancato rispetto delle disposizioni di cui al presente articolo comporta la sanzione amministrativa pecuniaria di 10.000 euro per ogni giornata di violazione.

7. All'articolo 61, comma 1, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, dopo le parole: «rappresentanti di commercio» sono inserite le seguenti: «, nonché delle attività di vendita diretta di beni e di servizi realizzate attraverso call center 'outbound' per le quali il ricorso ai contratti di collaborazione a progetto è consentito sulla base del corrispettivo definito dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento,».


 

 

L'articolo 24-bis, introdotto nel corso dell’esame parlamentare, reca norme in materia di call center, con riferimento ai profili lavoristici e alla protezione dei dati personali e della riservatezza.

 

In particolare, il comma 1specifica che le norme di cui al presente articolo si applicano esclusivamente ai call center con almeno venti dipendenti.

 

Il comma 2 dispone l’obbligo, per le aziende che spostano l’attività fuori del territorio nazionale, di comunicare tale spostamento al Ministero del lavoro e delle politiche sociali almeno 120 giorni prima del trasferimento stesso, individuando i lavoratori coinvolti; nonché all’Autorità garante della privacy, indicando le misure adottate ai fini del rispetto della legislazione nazionale, in particolare, del codice in materia di protezione dei dati personali[101] e della disciplina sul registro delle opposizioni ("registro pubblico degli abbonati che si oppongono all'utilizzo del proprio numero telefonico per vendite o promozioni commerciali.

Analoga informativa deve essere fornita anche dalle aziende che operino già oggi su paesi esteri.

 

Il comma 3 prevede il divieto di erogare specifici benefici per le aziende che trasferiscano all'estero attività di call center.

Si tratta degli incentivi di cui all'articolo 8, comma 9, della L. 29 dicembre 1990, n. 407[102], e successive modificazioni (sgravi contributivi in caso di assunzione, con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, di lavoratori che da almeno 24 mesi siano o disoccupati o sospesi dal lavoro e beneficiari di trattamento straordinario di integrazione salariale).

 

Il comma 4 prevede l’obbligo di informare preliminarmente il cittadino che contatti un call center quale sia il Paese estero in cui l'operatore con cui parla sia fisicamente collocato; allo stesso tempo l’utente ha il diritto, al fine di poter essere garantito rispetto alla protezione dei suoi dati personali, di poter scegliere che il servizio richiesto sia reso tramite un operatore collocato nel territorio nazionale.

Ai sensi del successivo comma 5, in caso di chiamata da parte di un call center, il cittadino deve essere preliminarmente informato sul Paese estero in cui l'operatore sia eventualmente collocato.

In relazione agli obblighi richiamati, il comma 6 stabilisce una sanzione amministrativa pecuniaria di 10.000 euro per ogni giornata di violazione.

 

Il comma 7, infine,interviene sulla disciplina del lavoro a progetto di cui al D.lgs. 276/2003. In particolare, si dispone che le nuove disposizioni introdotte dall’articolo 1, comma 23, della L. 92/2012, concernenti i parametri cui i datori di lavoro devono attenersi per poter stipulare tale fattispecie contrattuale, trovino applicazione ferma restando la disciplina degli agenti e rappresentanti di commercio, nonché le attività di vendita diretta di beni e servizi realizzate attraverso call center “outbound, per le quali il ricorso ai contratti di collaborazione a progetto è consentito sulla base del corrispettivo definito dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento.


 

Articolo 25
(
Monitoraggio, controlli, attività ispettiva)

 


1. Allo scopo di vigilare sul corretto utilizzo delle agevolazioni di cui al presente decreto-legge, il Ministero dello sviluppo economico può avvalersi del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie della Guardia di Finanza, il quale svolge, anche d'iniziativa, analisi, ispezioni e controlli sui programmi di investimento ammessi alle agevolazioni. A tal fine, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sottoscrive un protocollo d'intesa con il Comandante della Guardia di Finanza.

Per l'esecuzione delle attività di cui al comma 1, fermo restando quanto previsto dall'articolo 2 del decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68, gli appartenenti al Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie:

a) si avvalgono anche dei poteri e delle facoltà previsti dall'articolo 8, comma 4, lettere a) e b) del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231;

b) possono accedere, anche per via telematica, alle informazioni detenute nelle banche dati in uso al Ministero dello sviluppo economico, agli Enti previdenziali ed assistenziali, nonché, in esenzione da tributi e oneri, ai soggetti pubblici o privati che, su mandato del Ministero dello sviluppo economico, svolgono attività istruttorie e di erogazione di fondi pubblici. Tali soggetti pubblici e privati consentono, altresì, l'accesso alla documentazione in loro possesso connessa alla gestione delle risorse finanziarie pubbliche.

2. All'attuazione del comma 1 si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

3. Gli oneri relativi alle attività ispettive sui programmi di investimento oggetto di agevolazioni concesse dal Ministero dello sviluppo economico, anche ai sensi delle disposizioni abrogate di cui all'articolo 23, comma 7, sono posti a carico del Fondo, di cui all'articolo 23, comma 2, entro il limite di 400.000 euro per anno.

4. Per consentire lo svolgimento delle attività di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 7 agosto 1997, n. 266 anche tramite analisi strutturate e continuative sull'efficacia degli interventi agevolativi, il Ministero dello sviluppo economico determina, per ciascun intervento, gli impatti attesi tramite la formulazione di indicatori e valori-obiettivo. Di tale determinazione è data adeguata pubblicità sul sito istituzionale dell'Amministrazione anteriormente al termine iniziale di presentazione delle domande di agevolazione cui i predetti impatti si riferiscono.

5. I soggetti beneficiari degli interventi di cui al presente decreto-legge si impegnano a fornire al Ministero dello sviluppo economico e ai soggetti dallo stesso incaricati, anche con cadenza periodica e tramite strumenti informatici, ogni informazione utile al monitoraggio dei programmi agevolati. I contenuti e le modalità di trasmissione delle predette informazioni sono individuati, tenuto conto delle caratteristiche e finalità dei singoli interventi agevolativi cui i programmi si riferiscono, con circolari del Ministero dello Sviluppo Economico. Con decreto del medesimo Ministero di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze sono individuati i contenuti minimi delle predette informazioni alla luce di quanto stabilito ed adottato per il sistema di monitoraggio del Quadro Strategico Nazionale 2007/2013 ed ai fini di quanto previsto dall'articolo 13 della legge 31 dicembre 2009, n. 196. La non corretta alimentazione del sistema di monitoraggio da parte dei soggetti beneficiari degli interventi comporta per l'impresa inadempiente la sospensione dell'erogazione dei benefici fino al ripristino delle condizioni di corretta alimentazione del predetto sistema ovvero, in caso di reiterazione dell'inadempimento, la revoca del beneficio concesso.

6. Per consentire un'adeguata trasparenza degli interventi agevolativi disposti ai sensi del presente decreto-legge, il Ministero dello sviluppo economico pubblica sul proprio sito istituzionale l'elenco delle iniziative oggetto di finanziamento a valere sul fondo di cui all'articolo 23, comma 2.


 

 

L’articolo 25 reca le disposizioni in materia di controlli sugli interventi agevolativi contenuti nel provvedimento in esame.

In particolare, a tale scopo il Ministero dello sviluppo economico può avvalersi del Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di Finanza, che può anche avvalersi dei poteri e delle facoltà connesse alle attività antiriciclaggio, nonché accedere alle opportune banche dati.

Sono posti a carico del Fondo per la crescita sostenibile, istituito al comma 2, articolo 23 del decreto in esame gli oneri relativi alle attività ispettive sulle agevolazioni concesse dal Ministero dello sviluppo economico, anche ai sensi delle disposizioni abrogate di cui all‘articolo 23, comma 7, nel limite di 400.000 euro per anno.

Si affidano al MISE le opportune valutazioni degli impatti attesi dalle misure introdotte, al fine di svolgere l’attività di valutazione e controllo sugli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive. E’ previsto l’obbligo, per i beneficiari degli interventi agevolativi, di fornire al MISE ogni informazione utile al monitoraggio dei programmi agevolati. La non corretta alimentazione del sistema di monitoraggio può essere sanzionata, per l’impresa inadempiente, con la sospensione dell’erogazione dei benefici.

 

Più in dettaglio, il comma 1 prevede che al predetto scopo il Ministero dello sviluppo economico può avvalersi del Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di Finanza, cui è demandato il compito di svolgere, anche d‘iniziativa propria, analisi, ispezioni e controlli sui programmi di investimento ammessi alle agevolazioni.

E’ previsto a tal fine che il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell‘economia e delle finanze, sottoscriva un protocollo d‘intesa con il Comandante della Guardia di Finanza.

Fermi restando i compiti istituzionali della Guardia di Finanza (enumerati dall‘articolo 2 del decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68), per l’esecuzione del suddetto monitoraggio gli appartenenti al citato Nucleo:

§      potranno esercitare anche i poteri e le facoltà specificamente previsti dalla normativa antiriciclaggio (in particolare dall‘articolo 8, comma 4, lettere a) e b) del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231).

Essi potranno anzitutto avvalersi dei dati contenuti nell’anagrafe tributaria; per effetto del predetto rinvio, infatti, i membri del Nucleo speciale si avvalgono dei dati (ai sensi dell'articolo 7, sesto e undicesimo comma del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605) comunicati da banche, Poste italiane, intermediari finanziari, imprese di investimento, organismi di investimento collettivo del risparmio, società di gestione del risparmio e altri operatori finanziari, relativi ai clienti e ai soggetti con cui intrattengono rapporti, che sono archiviati in apposita sezione dell'anagrafe tributaria.

Inoltre, il Nucleo speciale potrà esercitare anche i poteri attribuiti dalla normativa valutaria, che verranno estesi ai militari appartenenti ai reparti della Guardia di finanza, con possibilità di delega di compiti.

§      potranno accedere, anche per via telematica, alle informazioni detenute nelle banche dati in uso al Ministero dello sviluppo economico, agli Enti previdenziali ed assistenziali, nonché, in esenzione da tributi e oneri, ai soggetti pubblici o privati che, su mandato del Ministero dello sviluppo economico, svolgono attività istruttorie e di erogazione di fondi pubblici. Tali soggetti pubblici e privati dovranno consentire, l’accesso alla documentazione in loro possesso connessa alla gestione delle risorse finanziarie pubbliche.

 

Ai sensi del comma 2, modificato nel corso dell’esame parlamentare, dall‘attuazione di tali disposizioni non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato; dunque alle attività ivi previste si farà fronte con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

 

Il comma 3, anch’esso modificato nel corso dell’esame parlamentare, pone a carico del Fondo per la crescita sostenibile - istituito all’articolo 23, comma 2 del provvedimento in esame gli oneri relativi alle attività ispettive sui programmi di investimento oggetto di agevolazioni concesse dal Ministero dello sviluppo economico, nel limite di 400.000 euro per anno, anche ai sensi delle disposizioni abrogate di cui all‘articolo 23, comma 7 del provvedimento in commento. Si ricorda che il richiamato comma 7 rimanda all’Allegato 1 al decreto-legge, per l’elencazione di leggi e disposizioni speciali recanti misure di incentivo non ritenute più efficaci o che ormai hanno esaurito i loro effetti.

 

Si segnala che dal tenore della norma non appare chiaro se le attività ispettive sono effettuate solo sulle nuove agevolazioni concesse sul Fondo per la crescita ovvero anche ai sensi delle disposizioni abrogate, che continuano a operare fino ad esaurimento: alcune delle leggi abrogande, infatti, presentano un’attività di gestione connessa a procedimenti in essere, che proseguirà regolata da norme abrogate e dalle disposizioni di semplificazione introdotte al comma 11 del richiamato articolo 23.

 

Ai sensi del comma 4, il Ministero della sviluppo economico determina, per ciascun intervento agevolativo, gli impatti attesi, tramite la formulazione di indicatori e valori-obiettivo, affinché l’attività di valutazione e controllo del Governo sull'efficacia e sul rispetto delle finalità delle leggi e dei conseguenti provvedimenti amministrativi in materia di sostegno alle attività economiche e produttive sia svolta mediante analisi strutturate e continuative sull‘efficacia degli interventi. Tale attività implica, si ricorda, la presentazione alle commissioni parlamentari competenti in materia industriale, entro il mese di aprile di ogni anno, di una relazione illustrativa delle caratteristiche e dell'andamento, nell'anno precedente, dei diversi provvedimenti in materia di sostegno alle attività economiche e produttive (ai sensi dell‘articolo 1, comma 1, della legge 7 agosto 1997, n. 266).

Detta relazione fornisce in forma articolata elementi di monitoraggio, rispetto agli andamenti degli anni precedenti, nonché l'illustrazione dei risultati dell'attività di vigilanza e di controllo esercitata dal Governo anche nei confronti di società o enti vigilati dalle pubbliche amministrazioni, ovvero dalle medesime direttamente o indirettamente controllati, al fine di mettere in grado le Commissioni di valutare l'efficacia di detti provvedimenti.

Le determinazioni sugli impatti attesi dalle introdotte misure agevolative sono pubblicate sul sito istituzionale dell‘Amministrazione anteriormente al termine iniziale di presentazione delle domande di agevolazione cui i predetti impatti si riferiscono.

 

Il comma 5 obbliga i beneficiari degli interventi agevolativi di cui al decreto legge in esame a fornire al Ministero dello sviluppo economico e ai soggetti dallo stesso incaricati, anche con cadenza periodica e tramite strumenti informatici, ogni informazione utile al monitoraggio dei programmi agevolati.

Si demanda l’individuazione dei contenuti e delle modalità di trasmissione delle predette informazioni - tenuto conto delle caratteristiche e finalità dei singoli interventi agevolativi cui i programmi si riferiscono – a circolari del Ministero dello Sviluppo Economico.

Un decreto del medesimo Ministero, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, individuerà i contenuti minimi delle predette informazioni alla luce di quanto stabilito ed adottato per il sistema di monitoraggio del Quadro Strategico Nazionale 2007/2013 ed ai fini dell’alimentazione della banca dati delle amministrazioni pubbliche prevista dall’articolo 13 della legge di contabilità (legge 31 dicembre 2009 n.196).

 

La proposta di Regolamento generale sulla politica di coesione comunitaria per il periodo 2007-2013 prevede un approccio programmatico strategico e un raccordo organico della politica di coesione con le strategie nazionali degli Stati membri. A tal fine, l'Italia ha presentato all'Unione Europea un Quadro Strategico Nazionale con l'obiettivo di indirizzare le risorse che la politica di coesione destinerà al nostro Paese, sia nelle aree del Mezzogiorno sia in quelle del Centro-Nord.

 

Sono previste specifiche sanzioni per la non corretta alimentazione del sistema di monitoraggio da parte dei soggetti beneficiari degli interventi; per l’impresa inadempiente è disposta la sospensione dell’erogazione dei benefici fino al ripristino delle condizioni di corretta alimentazione del predetto sistema ovvero, in caso di reiterazione dell’inadempimento, la revoca del beneficio concesso.

Il comma 6 prevede infine la pubblicazione dell’elenco dei progetti beneficiari delle agevolazioni che attingono dal Fondo per la crescita sostenibile (di cui all’articolo 23 del provvedimento in esame, alla cui scheda di lettura si rinvia), mediante conferimento sul sito istituzionale del Ministero dello sviluppo economico.

 


 

Articolo 26
(Moratoria delle rate di finanziamento dovute dalle imprese concessionarie di agevolazioni)

 


1. In relazione ai finanziamenti agevolati già concessi dal Ministero dello sviluppo economico a valere sul Fondo di cui all'articolo 14 della legge 17 febbraio 1982, n. 46, e dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca a valere sul Fondo per le agevolazioni alla ricerca (FAR) di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297, può essere disposta, per una sola volta, una sospensione di dodici mesi del pagamento della quota capitale delle rate con scadenza non successiva al 31 dicembre 2013. La sospensione determina la traslazione del piano di ammortamento per un periodo di dodici mesi. Gli interessi relativi alla rata sospesa sono corrisposti alle scadenze originarie ovvero, ove le rate risultino già scadute alla data di concessione del beneficio, entro sessanta giorni dalla predetta data, maggiorati degli interessi di mora. A tal fine il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con decreti di natura non regolamentare da adottare entro novanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto-legge, stabiliscono, per le agevolazioni di rispettiva competenza, condizioni e criteri per la concessione del suddetto beneficio nonché i termini massimi per la relativa richiesta, prevedendone l'applicazione anche alle iniziative nei cui confronti sia stata già adottata la revoca delle agevolazioni in ragione della morosità nella restituzione delle rate, purché il relativo credito non sia stato iscritto a ruolo, e determinando, in tal caso, modalità di restituzione graduali. Qualora dalla traslazione del piano di ammortamento consegua il superamento dell'equivalente sovvenzione lordo massimo concedibile, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca provvedono, per le agevolazioni di rispettiva competenza, alla rideterminazione delle agevolazioni concesse all'impresa.

2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.


 

 

L’articolo 26 detta disposizioni volte a concedere una moratoria di un anno del pagamento della quota capitale delle rate alle imprese beneficiarie di finanziamenti agevolati concessi a valere sul Fondo per l'innovazione tecnologica di cui all'articolo 14 della legge 17 febbraio 1982, n. 46, trasformato dall’art. 23 del decreto-legge in esame in Fondo per la crescita sostenibile, e sul Fondo per le agevolazioni alla ricerca (FAR) di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297.

 

Si ricorda che l’articolo 14 della L. 46/1982, ha istituito presso il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato (ora Ministero dello sviluppo economico) il Fondo speciale rotativo per l'innovazione tecnologica, che opera con gestione fuori bilancio ai sensi dell'articolo 9 della legge 25 novembre 1971, n. 1041[103].

Gli interventi del Fondo hanno per oggetto programmi di imprese destinati ad introdurre rilevanti avanzamenti tecnologici finalizzati a nuovi prodotti o processi produttivi o al miglioramento di prodotti o processi produttivi già esistenti, oppure rilevanti innovazioni di contenuto stilistico e qualitativo del prodotto. Tali programmi riguardano le attività di progettazione, sperimentazione, sviluppo, preindustrializzazione e i processi realizzativi di campionatura innovativa, unitariamente considerati.

La gestione del Fondo per le agevolazioni alla ricerca (FAR) era articolata in una sezione relativa agli interventi nel territorio nazionale e in una sezione relativa ad interventi nelle aree depresse; con l’articolo 1, commi 870-874, della legge finanziaria per il 2007, è stato istituito nello stato di previsione del Ministero dell'università e della ricerca il Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST), nel quale sono confluite, appunto, sia le risorse del Fondo per le agevolazioni alla ricerca (FAR), sia quelle del Fondo per gli investimenti della ricerca di base (FIRB) sia quelle del Fondo per le aree sottoutilizzate per quanto di competenza del Ministero dell'università e della ricerca, sia infine le risorse annuali per i progetti di ricerca di interesse nazionale delle università (PRIN).

Si segnala, come peraltro già ricordato, che l’articolo 23, comma 2 e seguenti del decreto in esame provvede a rinominare il Fondo speciale rotativo di cui all’articolo 14 della legge 17 febbraio 1982, n. 46 in Fondo per la crescita sostenibile, per ulteriori approfondimenti si rinvia alla scheda di lettura.

 

Il comma 1 prevede che la sospensione del pagamento della quota capitale delle rate può essere disposta per una sola volta e con riferimento alle rate con scadenza non successiva al 31 dicembre 2013. La sospensione determina la traslazione del piano di ammortamento per un periodo di dodici mesi. Gli interessi relativi alla rata sospesa sono corrisposti alle scadenze originarie ovvero, ove le rate risultino già scadute alla data di concessione del beneficio, entro sessanta giorni dalla predetta data, maggiorati degli interessi di mora.

Con decreti distinti del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca saranno individuati i criteri per la concessione del beneficio, ivi compresi i criteri di recupero e di pagamento degli interessi connessi alla rata sospesa, prevedendone l'applicazione anche alle iniziative nei cui confronti sia stata già adottata la revoca delle agevolazioni in ragione della morosità nella restituzione delle rate, purché il relativo credito non sia stato iscritto a ruolo, e determinando, in tal caso, modalità di restituzione graduali. Qualora dalla traslazione del piano di ammortamento consegua il superamento dell'equivalente sovvenzione lorda massima concedibile, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca provvedono, per le agevolazioni di rispettiva competenza, alla rideterminazione delle agevolazioni concesse all'impresa.

 

La relazione illustrativa al d.d.l. di conversione (A.C. 5312)afferma che tale intervento, coerente con l'accordo sottoscritto il 28 febbraio 2012 dai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico con l'ABI e le associazioni imprenditoriali, si rende opportuno, nell'attuale contesto di grave crisi economica, al fine di non penalizzare le imprese che hanno portato o stanno portando regolarmente a compimento i programmi di investimento agevolati e si trovano in una situazione di temporanea difficoltà nella restituzione delle rate di mutuo. La revoca del beneficio, prevista dalle disposizioni vigenti, determinerebbe in moltissime situazioni l'insolvenza totale della società. Inoltre per rispondere alla grave crisi economica del Paese, la relazione illustrativaal d.d.l. di conversione (A:C: 5312) precisa che la norma si applica per le stesse motivazioni ed effetti agli interventi concessi dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca a valere sul Fondo per le agevolazioni alla ricerca (FAR) di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297.

 

Il comma 2, infine, stabilisce l’invarianza sui saldi di finanza pubblica.

 


 

Articolo 27
(
Riordino della disciplina in materia di riconversione e riqualificazione produttiva di aree di crisi industriale complessa)

 


1. Nel quadro della strategia europea per la crescita, al fine di sostenere la competitività del sistema produttivo nazionale, l'attrazione di nuovi investimenti nonché la salvaguardia dei livelli occupazionali nei casi di situazioni di crisi industriali complesse con impatto significativo sulla politica industriale nazionale, il Ministero dello sviluppo economico adotta Progetti di riconversione e riqualificazione industriale. Sono situazioni di crisi industriale complessa, quelle che, a seguito di istanza di riconoscimento della regione interessata, riguardano specifici territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale derivante da:

-        una crisi di una o più imprese di grande o media dimensione con effetti sull'indotto;

-        una grave crisi di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione nel territorio.

Non sono oggetto di intervento le situazioni di crisi che risultano risolvibili con risorse e strumenti di competenza regionale.

2. I Progetti di cui al comma 1 promuovono, anche mediante cofinanziamento regionale e con l'utilizzo di tutti i regimi d'aiuto disponibili per cui ricorrano i presupposti, investimenti produttivi anche a carattere innovativo, la riqualificazione delle aree interessate, la formazione del capitale umano, la riconversione di aree industriali dismesse, il recupero ambientale e l'efficientamento energetico dei siti e la realizzazione di infrastrutture strettamente funzionali agli interventi.

Il Piano di promozione industriale di cui agli articoli 5, 6, e 8 della legge 15 maggio 1989, n. 181, come esteso dall'articolo 73 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, si applica esclusivamente per l'attuazione dei progetti di riconversione e riqualificazione industriale.

3. Per assicurare l'efficacia e la tempestività dell'iniziativa, i Progetti di riconversione e riqualificazione industriale sono adottati mediante appositi accordi di programma che disciplinano gli interventi agevolativi, l'attività integrata e coordinata di amministrazioni centrali, regioni, enti locali e dei soggetti pubblici e privati, le modalità di esecuzione degli interventi e la verifica dello stato di attuazione e del rispetto delle condizioni fissate. Le opere e gli impianti compresi nel Progetto di riconversione e riqualificazione industriale sono dichiarati di pubblica utilità, urgenti ed indifferibili.

4. Le conferenze di servizi strumentali all'attuazione del Progetto sono indette dal Ministero dello sviluppo economico ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241. Resta ferma la vigente normativa in materia di interventi di bonifica e risanamento ambientale dei siti contaminati.

5. La concessione di finanziamenti agevolati mediante contributo in conto interessi per l'incentivazione degli investimenti di cui al decreto-legge 1° aprile 1989, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, è applicabile, nell'ambito dei progetti di cui al comma 1 in tutto il territorio nazionale, fatte salve le soglie di intervento stabilite dalla disciplina comunitaria per i singoli territori, nei limiti degli stanziamenti disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

6. Per la definizione e l'attuazione degli interventi del Progetto di riconversione e riqualificazione industriale, il Ministero dello sviluppo economico si avvale dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, S.p.A., le cui attività sono disciplinate mediante apposita convenzione con il Ministero dello sviluppo economico. Gli oneri derivanti dalle predette convenzioni sono posti a carico delle risorse assegnate all'apposita sezione del fondo di cui all'articolo 23, comma 2 utilizzate per l'attuazione degli accordi di cui al presente articolo, nel limite massimo del 3 per cento delle risorse stesse.

7. Il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, elabora misure volte a favorire il ricollocamento professionale dei lavoratori interessati da interventi di riconversione e riqualificazione industriale. Tali misure possono essere realizzate mediante il coinvolgimento di imprese abilitate allo svolgimento dei servizi di supporto alla ricollocazione, a condizione che siano autorizzate allo svolgimento di tale attività ai sensi dell'articolo 4, comma 1, lettere a) ed e), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276. Le misure di cui al presente comma possono essere cofinanziate dalle regioni, nell'ambito delle rispettive azioni di politica attiva del lavoro, nonché dai fondi paritetici interprofessionali nazionali per la formazione continua di cui all'articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

8. Il Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con decreto di natura non regolamentare, da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, disciplina le modalità di individuazione delle situazioni di crisi industriale complessa e determina i criteri per la definizione e l'attuazione dei Progetti di riconversione e riqualificazione industriale. Il Ministro dello sviluppo economico impartisce le opportune direttive all'Agenzia di cui al comma 6, prevedendo la priorità di accesso agli interventi di propria competenza.

9. All'attuazione degli interventi previsti dai Progetti di cui ai commi precedenti, ivi compresi gli oneri relativi alla convenzione di cui al comma 6, si provvede a valere sulle risorse finanziarie individuate dalle Amministrazioni partecipanti di cui al comma 3 e, relativamente agli interventi agevolativi, a valere sulle risorse stanziate sugli strumenti agevolativi prescelti, ovvero, qualora non disponibili, sul Fondo di cui all'articolo 23, comma 2. Le attività del presente articolo sono svolte dalle amministrazioni territoriali partecipanti nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente.

10. Le risorse destinate al finanziamento degli interventi di cui all'articolo 7 della legge n. 181 del 15 maggio 1989, al netto delle somme necessarie per far fronte agli impegni assunti e per finanziare eventuali domande oggetto di istruttoria alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, affluiscono all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate nel medesimo importo con decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, su richiesta del Ministro dello sviluppo economico, ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico per la successiva assegnazione al Fondo di cui all'articolo 23, comma 2.

11. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


 

 

L’articolo 27 prevede che in caso di situazioni di crisi industriali complesse possano essere attivati i progetti di riconversione e riqualificazione industriale la cui finalità è quella di agevolare gli investimenti produttivi, anche di carattere innovativo, nonché la riconversione industriale e riqualificazione economico produttiva dei territori interessati.

 

Le situazioni di crisi industriali complesse si hanno quando specifici territori siano soggetti a recessione economica e perdita occupazionale e riscontrino:

§       la crisi di una o più imprese di media o grande dimensione con effetti sull’indotto;

§       la crisi di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione nel territorio.

Qualora la crisi è passibile di risoluzione con le ordinarie risorse regionali, essa non rientra nell’ambito oggettivo delle disposizioni in esame.

Il procedimento ai fini del riconoscimento di tale crisi è caratterizzato da un elemento formale: l'istanza di riconoscimento della regione interessata (comma 1).

 

Il comma 2, evidenzia la finalità del Progetto e il relativo finanziamento. Sotto il primo profilo i Progetti promuovono:

§       investimenti produttivi, anche di carattere innovativo;

§        la riqualificazione delle aree interessate;

§       la formazione del capitale umano;

§       la riconversione delle aree industriali dismesse;

§       il recupero ambientale;

§       l’efficientamento energetico;

§       la realizzazione di infrastrutture funzionali agli interventi.

 

Sotto il secondo profilo è previsto:

§       il cofinanziamento regionale;

§       l’utilizzo di tutti i regimi d’aiuto per cui ricorrano i presupposti;

§       il contributo in conto interessi di cui all’art. 7 D.L. 120/1989, che viene reso applicabile a tutto il territorio nazionale;

§       il Fondo di cui all’art. 23.

 

Viene previsto che il Piano di promozione industriale di cui agli articoli 5, 6, e 8 del D.L. n. 120/1989, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, venga applicato esclusivamente per i progetti di riconversione e riqualificazione industriale.

 

Si ricorda in proposito che il D.L. n. 120 del 1989, convertito con modificazioni dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, e successive modifiche e integrazioni, ha disposto misure di sostegno e di reindustrializzazione per le aree di crisi siderurgica, in attuazione del piano di risanamento della siderurgia e, in particolare, con gli articoli 5 e 8, ha affidato alla SPI (Società per la promozione e lo sviluppo industriale, confluita nel 2000 in Sviluppo Italia e quindi nell'Agenzia succedutale) la realizzazione di un Piano di promozione industriale. Tale Piano fu successivamente dichiarato compatibile con il mercato comune dalle competenti sedi comunitarie e con la nota di autorizzazione del 18 settembre 2003 C(2003) 3365 la Commissione europea comunicò altresì di considerare compatibile con il mercato comune l'estensione del sistema agevolativo previsto dalla normativa del 1989 a nuove aree di crisi industriale diverse da quella siderurgica, come previsto dall'art. 73 della legge n. 289 del 2002 (legge finanziaria 2003) e quindi potenzialmente a tutto il territorio nazionale, laddove si verificassero crisi settoriali localizzate. Ulteriori estensioni degli incentivi previsti dal decreto legge n. 120 del 1989, riconducibili all'autorizzazione comunitaria predetta, sono state poi approvate dalle successive leggi finanziarie.

Si ricorda che il D.M. 3 dicembre 2007, n. 747 prevede che le agevolazioni concesse ai sensi del decreto legge n. 120 del 1989 non possono essere cumulati con altri aiuti di Stato ai sensi del Trattato dell'Unione europea, né con altre misure di finanziamento comunitario o nazionale, qualora tale cumulo dia luogo a un'intensità d'aiuto superiore al livello fissato dalla Carta degli aiuti di Stato a finalità regionale 2007-2013

 

Il comma 3 prevede che possano essere attivati accordi di programma al fine dell’adozione dei Progetti in esame, al fine di disciplinare:

§       gli interventi agevolativi;

§       l’attività integrata e coordinata di amministrazioni centrali, regioni, enti locali e dei soggetti pubblici e privati;

§       le modalità di esecuzione degli interventi e la verifica dello stato di attuazione e del rispetto delle condizioni fissate.

Tutte le opere e gli impianti richiamati all’interno dei Progetti sono dichiarati di pubblica utilità, urgenti e indifferibili.

 

Il comma 4 prevede, a supporto all’attuazione del progetto, la costituzione di apposite conferenze di servizi.

 

Il comma 5 permette l’applicazione del finanziamento agevolato di cui al D.L. 120/1989 su tutto il territorio nazionale, fatte salve le soglie di intervento stabilite dalla disciplina comunitaria stabilite per i singoli territori.

 

Il D.M. 3 dicembre 2007, n. 747 prevede che le agevolazioni concesse ai sensi del decreto legge n. 120 del 1989 non possono essere cumulati con altri aiuti di Stato ai sensi del Trattato dell'Unione europea, né con altre misure di finanziamento comunitario o nazionale, qualora tale cumulo dia luogo a un'intensità d'aiuto superiore al livello fissato dalla Carta degli aiuti di Stato a finalità regionale 2007-2013.

 

Il comma 6 prevede che il MISE si avvalga dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A., quale soggetto responsabile della definizione ed attuazione dei progetti e si prevede una convenzione per disciplinarne le attività, i cui oneri sono posti a carico dell’istituendo Fondo per la crescita sostenibile di cui all’art.23, comma 2 del decreto in esame.

 

Si ricorda che, a partire dalla legge finanziaria 2005, sono stati previsti diversi strumenti di intervento per favorire l’attrazione di investimenti in Italia, assegnandone la competenza gestionale a Sviluppo Italia. La legge finanziaria 2007 (legge n. 296 del 2006) all’articolo 1, comma 460, oltre a mutare la denominazione di Sviluppo Italia S.p.A. in “Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A.“, ha attribuito al Ministro dello sviluppo economico una serie di poteri, tra cui quello di definire con apposite direttive le priorità e gli obiettivi dell’Agenzia. La direttiva del Ministro dell’economia e delle finanze del 27 marzo 2007 ha stabilito che l’azione dell’Agenzia è diretta, con particolare riferimento al Mezzogiorno, a conseguire le seguenti priorità:

§       favorire l’attrazione degli investimenti esteri di elevata qualità, in grado di dare un contributo allo sviluppo del sistema economico e produttivo nazionale;

§       sviluppare l’innovazione e la competitività industriale e imprenditoriale nei sistemi produttivi e nei sistemi territoriali;

§       promuovere la competitività e le potenzialità attrattive dei territori.

 

Il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, adotta le misure per il ricollocamento professionale dei lavoratori interessati da interventi di riconversione e riqualificazione industriale (comma 7).

In ragione di un emendamento approvato in sede referente dalle Commissioni riunite della Camera, tali misure possono essere realizzate mediante il coinvolgimento di imprese abilitate allo svolgimento dei servizi di supporto alla ricollocazione, a condizione che siano autorizzate allo svolgimento di tale attività ai sensi dell'articolo 4, comma 1, lettere a) ed e), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276. Le misure in questione possono essere cofinanziate dalle regioni, nell'ambito delle rispettive azioni di politica attiva del lavoro, nonché dai fondi paritetici interprofessionali nazionali per la formazione continua di cui all'articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni. Dall'attuazione del comma, così come novellato, non dovranno derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

Il Ministro dello sviluppo economico adotta, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto in esame, le modalità di attuazione dei progetti, impartendo direttive all'Agenzia e prescrivendo la priorità di accesso agli strumenti agevolativi di competenza del Ministero stesso (comma 8).

 

Il comma 9 opera una clausola di invarianza finanziaria, per ogni onere ulteriore rispetto alla previsione che fa gravare i costi dell’attuazione degli interventi, previsti dai Progetti, a valere sulle risorse finanziarie individuate dalle Amministrazioni partecipanti e, relativamente agli interventi agevolativi, a valere sulle risorse stanziate sugli strumenti agevolativi prescelti, ovvero, qualora non disponibili, sul Fondo di cui all’articolo 23.

 

Il comma 10, poi, individua nell'articolo 7 del D.L. n. 120 del 1989 la fonte delle risorse destinate al finanziamento degli interventi, mentre per il comma 11 il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio.


 

Articolo 28
(
Semplificazione dei procedimenti agevolativi di “Industria 2015”)

 


1. Le agevolazioni concesse in favore dei programmi oggetto dei progetti di innovazione industriale di cui all'articolo 1, comma 842 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 sono revocate qualora entro diciotto mesi dalla data del provvedimento di concessione delle agevolazioni non sia stata avanzata almeno una richiesta di erogazione per stato di avanzamento. Per i programmi di investimento per i quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, sia stato già emanato il predetto provvedimento di concessione delle agevolazioni, la richiesta di erogazione per stato di avanzamento deve essere presentata entro il termine di sei mesi dalla predetta data di entrata in vigore, fatto salvo il maggior termine conseguente dall'applicazione del periodo precedente.

2. Le imprese titolari dei progetti di cui al comma 1 decadono dalle agevolazioni concedibili qualora, decorsi 60 giorni dalla richiesta formulata dal soggetto gestore degli interventi, non provvedano a trasmettere la documentazione necessaria per l'emanazione del provvedimento di concessione delle agevolazioni.

3. Il Ministero dello sviluppo economico adotta le necessarie misure anche di carattere organizzativo volte a semplificare ed accelerare le procedure per la concessione ed erogazione delle agevolazioni in favore dei progetti di cui al comma 1. A tal fine lo stesso Ministero provvede ad emanare specifiche direttive nei confronti del soggetto gestore degli interventi.


 

 

L'articolo 28 stabilisce termini certi per la definizione dei procedimenti agevolativi riferiti ai progetti di innovazione industriale individuati nell'ambito delle aree tecnologiche dell'efficienza energetica, della mobilità sostenibile, delle nuove tecnologie della vita, delle nuove tecnologie per il made in Italy e delle tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e turistiche (di cui all'articolo 1, comma 842, della L. n. 296/06), prevedendo la revoca delle agevolazioni qualora l'impresa non abbia avanzato almeno una richiesta di erogazione per stato d'avanzamento o non abbia consegnato la documentazione necessaria.

 

I commi 1 e 2 prevedono la decadenza dei procedimenti agevolativi di cui all’articolo 1, comma 842, della L. n. 296/06 (“Industria 2015”), qualora entro diciotto mesi dalla data del provvedimento di concessione delle agevolazioni non sia stata avanzata almeno una richiesta di erogazione per stato di avanzamento(ovvero entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, in caso di già avvenuta concessione) e la decadenza dalle agevolazioni qualora l'impresa non trasmetta la documentazione necessaria per l'emanazione del provvedimento di concessione entro sessanta giorni dalla richiesta formulata dal soggetto gestore dell'intervento.

 

I progetti in questione trovano copertura nel fondo per la competitività, istituito dalla legge n. 296/06, art. 1, comma 841, che ha assorbito tutti i pregressi strumenti di agevolazione.

Con decreto 8 febbraio 2008, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, si è provveduto alla individuazione della quota delle risorse da assegnare – allocate ai capitoli 7342 e 7445 del Ministero dello sviluppo economico – che sono state puntualmente ripartite nelle distinte aree tecnologiche sopra indicate. Ulteriori somme sono state destinate al perseguimento di tali finalità dal CIPE nella seduta del 2 aprile 2008 e dalla Comunità Europea per il periodo 2007-2013[104].

 

Il comma 3 rinvia a successivi decreti del Ministero dello sviluppo economico la disciplina di ulteriori misure di semplificazione e accelerazione delle procedure attribuendo allo stesso Ministero anche la possibilità di emanare specifiche direttive nei confronti del soggetto gestore degli interventi.

 

La relazione tecnica al d.d.l. di conversione (A.C. 5312), precisa che la norma risponde all'esigenza di introdurre dei riferimenti temporali rigidi, richiedendo alle imprese gli atti di impulso necessari a manifestare la reale volontà di intraprendere l'investimento e permettendo, in assenza delle iniziative anzidette, la definizione dei procedimenti agevolativi.

Inoltre la RT al d.d.l. di conversione (A.C. 5312), dà conto del quadro finanziario complessivo della misura che può essere così riassunto: sono stati ammessi alle agevolazioni 232 progetti per complessivi 846 M euro, dì cui 668,2 M euro con risorse in bilancio e i restanti a valere sul PON R&C nella contabilità speciale 1726. Sono stati ad oggi emanati 128 provvedimenti di concessione per 507 M euro e sono state effettuate erogazioni per 13 M euro.

 


 

Articolo 29
(
Accelerazione della definizione di procedimenti agevolativi)

 


1. In considerazione della particolare gravità della crisi economica che ha colpito il sistema produttivo, le imprese beneficiarie delle agevolazioni di cui all'articolo 1 del decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415, convertito con modificazioni dalla legge 19 dicembre 1992, n. 488, e di cui alla legge 25 febbraio 1992, n. 215, non sono più tenute al rispetto degli obblighi derivanti dal calcolo degli indicatori utilizzati per la formazione delle graduatorie. Sono fatti salvi i provvedimenti già adottati.

2. Al fine di conseguire la definitiva chiusura dei procedimenti relativi alle agevolazioni di cui al comma 1, di quelle di cui alla legge 1° marzo 1986, n. 64, nonché di quelle concesse nell'ambito dei patti territoriali e dei contratti d'area, qualora alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge non sia stata avanzata alcuna richiesta di erogazione per stato di avanzamento, il Ministero dello sviluppo economico, entro novanta giorni dalla predetta data, accerta la decadenza dai benefici per l'insieme delle imprese interessate con provvedimento da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

3. La rimodulazione dei programmi d'investimento oggetto di agevolazioni a valere sui contratti di programma di cui all'articolo 2, comma 203, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 è consentita entro e non oltre un anno dalla data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana della delibera del CIPE di approvazione e finanziamento dei contratti. In tale caso il CIPE può prorogare il termine di ultimazione degli investimenti per non più di un anno dal termine originariamente previsto.

4. Fatto salvo quanto previsto dal comma 3, non è consentito alcun differimento del termine di ultimazione degli investimenti, eventualmente prorogato, per effetto di variazioni del programma e dei soggetti proponenti.

5. Qualora, con riferimento ai contratti di programma già oggetto di deliberazione del CIPE di approvazione e di finanziamento, non venga presentato il progetto esecutivo entro novanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto-legge, il Ministero dello sviluppo economico dispone la decadenza delle imprese interessate dalle agevolazioni previste e ne dà comunicazione al CIPE. Per i programmi oggetto di notifica alla Commissione europea, il predetto termine decorre dalla comunicazione degli esiti della notifica, qualora successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge.

6. È disposta la risoluzione dei contratti di programma già stipulati qualora, decorsi centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, l'impresa non abbia prodotto la documentazione comprovante l'avvio degli investimenti e l'ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie al predetto avvio. Qualora il contratto sia riferito ad una pluralità di iniziative, la risoluzione ha effetto limitatamente alle iniziative interessate dall'inadempimento.

7. Fatti salvi i provvedimenti adottati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, per le iniziative agevolate a valere sugli strumenti di cui all'articolo 2, comma 203, lettere d), e) e f), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, non si procede alla revoca delle agevolazioni sia nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi occupazionali previsti per l'esercizio a regime, sia nel caso di mancato rispetto degli obblighi derivanti dal calcolo di indicatori eventualmente previsti.

8. Le iniziative agevolate ai sensi dell'articolo 12 della legge 6 ottobre 1982, n. 752, della legge 30 luglio 1990, n. 221, del decreto-legge 24 aprile 1993, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 1993, n. 204, e dell'articolo 114, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, purché avviate alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, sono concluse entro il termine perentorio di diciotto mesi dalla predetta data. La documentazione finale di spesa è presentata dai beneficiari entro sei mesi, non più prorogabili, dalla scadenza del termine di ultimazione come sopra definito. Il mancato rispetto dei termini previsti dal presente articolo comporta la revoca delle agevolazioni.

9. Il Ministro dello sviluppo economico, in presenza di situazioni di particolari gravità sotto il profilo economico e finanziario delle imprese beneficiarie tali comunque da minacciare la continuità delle attività produttive ed il mantenimento dei relativi livelli occupazionali, può disporre in via eccezionale la sospensione dei termini di ultimazione di programmi agevolati a valere sugli strumenti di propria competenza fino all'adozione dei conseguenti programmi di ristrutturazione anche tramite cessione dei complessi aziendali.


 

 

L’articolo 29 prevede modalità semplificate per accelerare la chiusura dei procedimenti agevolativi concessi ad imprese che operano in aree sottoutilizzate.

 

Il comma 1 prevede che le imprese beneficiarie delle agevolazioni di cui all’articolo 1 del decreto legge 22 ottobre 1992, n. 415, convertito con modificazioni dalla legge 19 dicembre 1992, n. 488, non sono più tenute al rispetto degli obblighi derivanti dal calcolo degli indicatori utilizzati per la formazione delle graduatorie.

 

La relazione tecnica al d.d.l. di conversione (A:C: 5312),precisa che la disposizione si rende necessaria poiché gli obblighi sono stati assunti dalle imprese in un contesto economico del tutto diverso da quello dell'attuale situazione di crisi:, inoltre gli ultimi provvedimenti di concessione emanati per la legge 488/92 risalgono al 2007. Poiché gli accertamenti sul rispetto degli indicatori vengono svolti successivamente all'ultimazione del programma e non condizionano le erogazioni, la disposizione non è suscettibile di influenzare la dinamica di queste ultime, favorendo, invece, la definizione dei procedimenti amministrativi.

 

La legge n. 488/1992 costituisce il principale intervento di agevolazione a favore delle imprese previsto nell’ambito dell’intervento ordinario nelle aree sottoutilizzate del territorio nazionale. L’articolo 1, comma 2, del D.L. n. 415/1992 (convertito con modificazioni dalla legge n. 488/1992) ha affidato al CIPE la definizione delle disposizioni per la concessione delle agevolazioni alle nuove iniziative relative ad attività produttive nelle aree depresse del territorio nazionale, sulla base di specifici criteri. Con il D.M. Industria 3 luglio 2000 sono state raccolte in un testo unico tutte le disposizioni adottate a livello ministeriale che disciplinano la concessione e l’erogazione delle agevolazioni alle attività produttive nelle aree depresse. Le agevolazioni della legge n. 488/1992 sono concesse ai programmi di investimento alle imprese del settore industria, finalizzati alla costruzione, ampliamento e ammodernamento degli impianti produttivi relativi alle attività estrattive e manifatturiere, alle attività di produzione e distribuzione di energia elettrica, di vapore e acqua calda, alle attività di costruzioni e, nei limiti del 5% delle risorse, alle attività dei servizi reali alle imprese nel settore dell'informatica (e dei servizi connessi di formazione professionale), del trasferimento tecnologico e intermediazione dell'informazione, di consulenza tecnico-economica. Le agevolazioni sono state inoltre estese alle imprese, localizzate nelle aree sottoutilizzate, operanti nel settore turistico-alberghiero (art. 9 legge n. 449/1997) e alle imprese operanti nel settore del commercio (art. 54, comma 2, legge n. 448/1998). Le agevolazioni della legge n. 488/1992 possono essere concesse alle imprese situate nei territori considerati ammissibili agli interventi dei Fondi Strutturali comunitari (aree obiettivo 1, aree obiettivo 2 e aree "phasing out"), nonché nelle aree individuate in base alle deroghe previste dal Trattato dell'Unione europea in relazione agli aiuti di Stato a finalità regionale, individuate nella c.d. Carta degli aiuti.

L'intensità di aiuto in rapporto al costo agevolabile è graduata a seconda delle zone dove operano le imprese e della dimensione delle stesse, privilegiando le aree più arretrate e le imprese di minore dimensione, cui è riservato il 50% delle risorse disponibili annualmente. Il sistema agevolativo viene attuato attraverso una procedura a bando[105]. La formazione delle graduatorie viene effettuata calcolando cinque indicatori, sulla base degli esiti istruttori della banca concessionaria e, per quanto concerne il valore dell’agevolazione richiesta, di quanto indicato dall’imprenditore nel modulo di domanda[106].

La medesima disciplina del comma 1 si applica alle agevolazioni di cui alla legge 25 febbraio 1992, n. 215 (Azioni positive per l’imprenditoria femminile), peraltro rifluita nel decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 (Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, a norma dell'articolo 6 della legge 28 novembre 2005, n. 246)[107].

 

Il comma 2 prevede modalità semplificate per accelerare la chiusura dei procedimenti relativi alle leggi di cui al comma 1, di quelle di cui alla legge 1° marzo 1986, n. 64 (disciplina organica dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno), nonché di quelle concesse nell'ambito dei patti territoriali e dei contratti d'area. In tutti questi casi, se i beneficiari non abbiano avanzato alcuna richiesta di erogazione per stato di avanzamento alla data di entrata in vigore del decreto, è stabilita la decadenza delle agevolazioni, accertata con provvedimento del Ministero dello sviluppo economico, sono fatti salvi i provvedimenti già adottati.

 

Si ricorda che la legge n. 64/1986 rientra tra i provvedimenti che l’Allegato 1 elenca ai fini della loro abrogazione.

 

In attuazione di quanto disposto dal presente comma sono stati emanati: il Decreto 13 luglio 2012 e il Decreto 30 luglio 2012, per gruppi di imprese agevolate con la legge n. 64/1986; il Decreto 13 luglio 2012, il Decreto 30 luglio 2012, il Decreto 2 agosto 2012 e il Decreto 14 settembre 2012, per gruppi di imprese agevolate con la legge n. 488/1992.

 

 

Il comma 3 prevede che, al fine di determinare date certe di completamento degli investimenti oggetto dei contratti di programma (articolo 2, comma 203, della legge 23 dicembre 1996, n. 662) stabilisce dei limiti alla possibilità di prorogare i termini e rimodulare le previsioni originarie dei Contratti oggetto di delibera CIPE.

Tale limite fissa il periodo di proroga massimo ad un anno per la rimodulazione dei programmi e ad un ulteriore anno per l'ultimazione degli investimenti.

 

Si ricorda che i contratti di programma sono rivolti, attraverso la negoziazione[108] tra imprese e amministrazione pubblica, al finanziamento di grandi investimenti industriali con un rilevante impatto in termini di occupazione, capacità produttiva, riduzione del divario tecnologico, formazione e valorizzazione delle risorse del territorio. Essendo uno strumento rivolto a favorire la realizzazione di progetti di investimento, generalmente, di grandi dimensioni, il contratto di programma favorisce l’attrazione degli investimenti verso le aree depresse del Paese.

Nel caso di contratti di programma proposti da grandi imprese, l’oggetto del contratto è rappresentato da piani progettuali articolati sul territorio, atti a generare significative ricadute sull’apparato produttivo mediante prevalente attivazione di nuovi impianti e creazione di occupazione aggiuntiva. Nel caso di contratti proposti da consorzi di PMI, l’oggetto del contratto è rappresentato da iniziative facenti parte di organici piani per la realizzazione di nuove iniziative produttive o di ampliamenti di quelle esistenti. Nel caso di contratti proposti da rappresentanze dei distretti, l’oggetto del contratto è costituito da iniziative facenti parte di organici piani di investimento produttivi, operanti anche in più settori, che potranno comprendere attività di ricerca e attività di servizio a gestione consortile.

Le iniziative oggetto di contratto possono riguardare sia programmi di investimenti produttivi sia programmi di ricerca e sviluppo industriale. Le spese ammissibili sono quelle relative all’acquisto o, con esclusione delle imprese turistiche, alla realizzazione delle immobilizzazioni (anche immateriali) relative alle finalità del programma oggetto della domanda: progettazione e studi; suolo aziendale; opere murarie ed assimilabili; macchinari, impianti ed attrezzature; per le imprese operanti nel settore agricolo e della pesca, i limiti e le condizioni di ammissibilità sono fissati nei Programmi operativi regionali (POR) e nei relativi complementi di programmazione (CdP), per le regioni dell’obiettivo 1, o nei Piani di sviluppo rurale (PSR), per tutte le altre regioni. Riguardo agli investimenti realizzati nell’ambito del settore della ricerca sono ammessi sia i costi per la realizzazione di programmi di ricerca che le spese per investimenti in centri di ricerca.

 

Il comma 4 prevede che non sia ammesso alcun differimento del termine di ultimazione degli investimenti, se non quello previsto dal comma 3, anche in presenza di eventuali proroghe determinate da variazioni del programma e dei soggetti proponenti.

 

Il comma 5 dispone che i contratti di programma, la cui approvazione e finanziamento è stata già oggetto di delibera CIPE, decadono dalle agevolazioni previste se non presentano il progetto esecutivo entro novanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto-legge, Per i programmi oggetto di notifica alla Commissione europea, il predetto termine decorre dalla comunicazione degli esiti della notifica, qualora successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto.

 

Il comma 6 prevede la risoluzione dei contratti di programma già stipulati allorché non sia stata prodotta da parte dell'impresa la documentazione idonea a comprovare l' avvio degli investimenti e l'ottenimento delle autorizzazioni a tale scopo necessarie.

 

Il comma 7 prevede una attenuazione dell’operatività dell’obiettivo occupazionale previsto dai contratti di programma. Più in particolare non si procede alla revoca delle agevolazioni qualora si registri uno scostamento dell'obiettivo occupazionale contenuto.

La relazione illustrativa al d.d.l. di conversione (A:C: 5312), afferma che la norma introduce una disposizione volta a liberare risorse impegnate per iniziative di fatto mai avviate o comunque non utilmente completate. Si prevede a tal fine di agevolare la positiva definizione dei programmi correttamente realizzati, nonostante non siano stati raggiunti gli obiettivi prefissati in termini di occupazione aggiuntiva.

La relazione tecnica al d.d.l. di conversione (A.C. 5312), precisa che la disposizione ha lo scopo di mitigare e non sopprimere il vincolo dell'obiettivo occupazionale in considerazione del carattere negoziato della procedura che ha dato luogo alla concessione delle agevolazioni.

 

Rispetto al testo iniziale del decreto-legge, con emendamento approvato in sede referente dalle Commissioni riunite della Camera si è ulteriormente escluso che si possa procedere alla revoca delle agevolazioni nel caso di mancato rispetto degli obblighi derivanti dal calcolo di indicatori eventualmente previsti.

Tale nuova disposizione - che fa comunque salvi i provvedimenti di revoca adottati fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge in esame – si applica, oltre che ai contratti di programma, anche alle iniziative agevolate a valere sui patti territoriali e sui contratti d’area.

 

Il comma 8 introduce la necessità di revocare le iniziative non ancora avviate e fissare un termine perentorio di 18 mesi per il completamento di quelle già in corso e di ulteriori sei mesi, non più prorogabili, per la presentazione della documentazione finale di spesa. La disposizione si riferisce alle iniziative agevolate ai sensi dell'articolo 12 della legge 6 ottobre 1982, n. 752 (contributi in c/interessi ai concessionari minerari tramite Istituti di credito), della legge 30 luglio 1990, n. 221 (iniziative sostitutive delle attività minerarie localizzate nei bacini minerari in crisi), del decreto-legge 24 aprile 1993, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 1993, n. 204 (interventi di recupero ambientale dei siti minerari dismessi da destinare a scopi turistici o sociali), e dell'articolo 114, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (interventi per il ripristino ambientale e la sicurezza nelle cave).

 

Il comma 9 disciplina la possibilità di disporre in via eccezionale la sospensione, su disposizione del Ministro, dei termini di ultimazione dei programmi agevolati qualora ricorrano condizioni di particolare gravità sotto il profilo economico finanziario.

 


 

Articolo 29-bis
(
Accelerazione degli interventi strategici per il riequilibrio economico e sociale)

 


1. All'articolo 55-bis del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

«2-bis. Al fine di accelerare l'attuazione degli interventi di rilevanza strategica per la coesione territoriale e la crescita economica, con particolare riferimento a quelli riguardanti le aree sottoutilizzate del Paese finanziati con risorse nazionali, dell'Unione europea e del Fondo per lo sviluppo e la coesione di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88, nonché per razionalizzare e rendere più efficienti le relative procedure di spesa, per i progetti finanziati con fondi europei le amministrazioni interessate possono avvalersi, sulla base di apposite convenzioni per la disciplina dei relativi rapporti, dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa Spa, in qualità di centrale di committenza ai sensi degli articoli 3, comma 34, 19, comma 2, e 33, comma 3, del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nell'ambito delle sue competenze istituzionali e ferme restando le disposizioni vigenti in materia di procedure di acquisto di beni e servizi».


 

 

L’articolo 29-bisaggiunge il comma 2-bis all’articolo 55-bis del D.L. n. 1/2012 al fine di dare facoltà a tutte le amministrazioni interessate di avvalersi, sulla base di apposite convenzioni per la disciplina dei relativi rapporti, dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A. (ex Sviluppo Italia S.p.A., ora INVITALIA), limitatamente ai progetti finanziati con fondi europei.

L'Agenzia opererà in qualità di centrale di committenza, ai sensi degli articoli 3, comma 34, 19, comma 2, e 33, comma 3, del D.lgs. n. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici), nell’ambito delle sue competenze istituzionali e ferme restando le disposizioni vigenti in materia di procedure di acquisto di beni e servizi.

Scopo della norma è quello di accelerare l'attuazione degli interventi di rilevanza strategica per la coesione territoriale e la crescita economica, con particolare riferimento a quelli riguardanti le aree sottoutilizzate del Paese, finanziati con risorse nazionali, dell'Unione europea e del Fondo per lo sviluppo e la coesione, nonché per razionalizzare e rendere più efficienti le relative procedure di spesa.

L’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A, è una società per azioni interamente posseduta dal Ministero dell’economia e delle finanze. Ad essa è attribuito il compito di svolgere funzioni di coordinamento, riordino, indirizzo e controllo delle attività di promozione dello sviluppo industriale e dell'occupazione nelle aree depresse del Paese, nonché di attrazione degli investimenti.

Relativamente all’Agenzia (ex Sviluppo Italia) si ricorda che la legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296/2006, articolo 1, commi 460-464), oltre a mutarne la denominazione, ha operato un riassetto complessivo della società, attribuendo al Ministro dello sviluppo economico una serie di poteri.

In particolare il comma 462 dell’articolo 1 della legge finanziaria 2007, operando una modifica all’articolo 8 della legge n. 166/2002, ha limitato alle sole amministrazioni centrali (escludendo – rispetto al testo originario – le amministrazioni regionali e locali) la facoltà di avvalersi delle convenzioni con Sviluppo Italia S.p.A. per le attività tecniche, economiche e finanziarie occorrenti alla realizzazione di interventi riguardanti le aree depresse del Paese.

Analogamente il comma 463 ha novellato l’articolo 2, comma 5, del D.Lgs n. 1 del 1999 – istitutivo di Sviluppo Italia – escludendo le amministrazioni regionali e locali dalla possibilità di stipulare convenzioni con essa.

 

Il comma 2 dell’articolo 55-bis del D.L. n. 1/2012 ha abrogato l’articolo 8 della legge n. 166/2002, e, contestualmente al comma 1 ha previsto per le amministrazioni centrali competenti per gli interventi nelle aree sottoutilizzate (FSC, fondi comunitari) la possibilità di avvalersi per le occorrenti attività economiche, finanziarie e tecniche, delle convenzioni con l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa.

 

Per effetto del presente articolo 29-bis si dispone che, relativamente ai progetti finanziati con fondi europei, tutte le amministrazioni interessate (e quindi anche quelle regionali e locali) possono avvalersi, sulla base di apposite convenzioni, dell’Agenzia quale centrale di committenza ai sensi del D.lgs. n. 163 del 2006.

 


 

Articolo 30
(
Disposizioni relative al Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca – FRI)

 


1. All'articolo 1, comma 855, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è aggiunto in fine il seguente periodo: «Gli interventi di cui al presente comma possono assumere anche la forma di contributi in conto interessi concessi dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano a valere sulle proprie risorse a fronte di finanziamenti deliberati da Cassa depositi e prestiti S.p.a. al tasso di interesse vigente pro tempore, determinato con il decreto di cui all'articolo 1, comma 358 della legge 30 dicembre 2004, n. 311».

2. Per il perseguimento delle finalità di cui all'articolo 23, comma 2 del presente decreto-legge, i programmi e gli interventi destinatari del Fondo per la crescita sostenibile possono essere agevolati anche a valere sulle risorse del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (di seguito anche FRI) di cui all'articolo 1, comma 354 della legge 30 dicembre 2004, n. 311. I finanziamenti agevolati concessi a valere sul FRI possono essere assistiti da idonee garanzie.

3. Fermo restando quanto previsto dai commi 358, 359, 360 e 361 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le risorse di cui al comma 354 del medesimo articolo 1 non utilizzate del FRI al 31 dicembre 2012 e, a decorrere dal 2013, al 31 dicembre di ciascun anno, sono destinate alle finalità di cui al comma 2, nel limite massimo del 70 per cento. Ai fini del presente comma sono da intendersi non utilizzate le risorse già destinate dal CIPE per interventi in relazione ai quali non siano ancora state pubblicate le modalità per la presentazione delle istanze di accesso alle agevolazioni, ovvero quelle derivanti da rimodulazione o rideterminazione delle agevolazioni concedibili, nonché quelle provenienti dai rientri di capitale dei finanziamenti già erogati e dai rientri di capitale derivanti dalle revoche formalmente comminate.

4. Con decreti interministeriali del Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro dello sviluppo economico sono determinate le modalità di ricognizione delle risorse non utilizzate di cui al comma 3, nonché le modalità di utilizzo e il riparto delle predette risorse tra gli interventi destinatari del Fondo per la crescita sostenibile di cui all'articolo 23, comma 2 del presente decreto-legge.

5. Sono abrogati i commi 361-bis, 361-ter e 361-quater dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311.

6. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.


 

 

L’articolo 30 detta disposizioni volte alla razionalizzazione dell’attuale quadro normativo relativo al Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI), istituito dall’articolo 1, comma 354, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, presso la Cassa depositi e prestiti S.p.A.; da un lato, operando integrazioni alla disciplina che ha esteso l’ambito di operatività del FRI agli interventi previsti da leggi regionali di agevolazione ovvero di competenza regionale (comma 1), e dall’altro consentendo l’utilizzo del FRI per le finalità del Fondo per la crescita sostenibile, di cui all’articolo 23 del provvedimento in esame (commi 2-5).

L’articolo 30, dunque, letto in combinato disposto con l’articolo 23 del provvedimento, rientra nel quadro degli interventi – delineati dal decreto legge – volti al riordino, alla razionalizzazione e alla riprogrammazione degli strumenti nazionali vigenti di incentivazione alle attività imprenditoriali, anche mediante interventi di abrogazione di norme (comma 5).

In particolare, il comma 1, novellando l'articolo 1, comma 855, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, consente alla Regioni di concedere, in alternativa al già previsto finanziamento agevolato a valere sul fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI), un contributo in conto interessi a valere sulle risorse proprie, a fronte di un finanziamento deliberato da Cassa depositi e prestiti S.p.A. al tasso di interesse vigente pro tempore, determinato con il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze di cui all'articolo 1, comma 358, della legge 30 dicembre 2004, n. 311.

L’articolo 1, comma 354, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), ha disposto l’istituzione, presso la gestione separata della Cassa depositi e prestiti Spa, del “Fondo rotativo per il sostegno alle imprese“, finalizzato alla concessione di finanziamenti agevolati alle imprese in forma di anticipazione di capitali rimborsabile secondo un piano di rientro pluriennale. La dotazione iniziale del Fondo, alimentato con le risorse del risparmio postale, è stabilita in 6 miliardi di euro.

La ripartizione del Fondo è rimessa a delibere del CIPE, presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri in maniera non delegabile, sottoposte al controllo preventivo della Corte dei conti: il Fondo è destinato ad interventi agevolativi alle imprese, individuati dalle stesse delibere sulla base degli interventi già disposti a legislazione vigente e per i quali sussiste apposito stanziamento di bilancio (comma 355). Al Ministro competente è attribuita la funzione di stabilire i requisiti e le condizioni per l'accesso ai finanziamenti agevolati (comma 357). Al Ministro dell'economia e delle finanze è attribuita, invece, la competenza a determinare il tasso di interesse da applicare alle somme erogate in anticipazione. La differenza risultante tra il tasso così fissato e quello di finanziamento agevolato è posta a carico del bilancio statale, a valere sull’autorizzazione di spesa di cui al comma 361, come pure a carico dello Stato risultano gli oneri riferiti alle spese gestionali del Fondo sostenuti dalla stessa Cassa depositi e prestiti (comma 358).

Sulla base della predetta disciplina, il CIPE, stabilendo i criteri generali di erogazione dei finanziamenti agevolati, ha approvato lo schema di convenzione per la regolazione dei rapporti tra la CDP, i Ministeri titolari dei regimi di aiuto e i soggetti abilitati a svolgere le istruttorie dei finanziamenti, ed ha ripartito i 6 miliardi di euro di dotazione iniziale del FRI (alimentata dal risparmio postale) secondo le seguenti percentuali di riserva:

 

Settori

Strumenti

Ministero

Riserva %

Innovazione tecnologica

FIT

MISE

32,4

Ricerca

FAR

MIUR

29,8

Incentivi alle imprese

L. n. 488/92

MISE

27,0

Agricoltura

Contratti di filiera, operazioni di riordino fondiario

MIPAFF

5,0

Infrastrutture Strategiche

Legge Obiettivo

MIT

5,8

La disciplina del Fondo rotativo di cui sopra è stata quindi modificata dall’art. 6 del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, il quale, in particolare, ha provveduto a ridenominare il Fondo, divenuto “Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca”, in quanto una quota - pari ad almeno il 30 per cento della dotazione finanziaria del fondo medesimo - è stata destinata al sostegno di attività, programmi e progetti strategici di ricerca e sviluppo delle imprese, da realizzare anche congiuntamente a soggetti della ricerca pubblica. L’individuazione degli obiettivi e delle modalità di utilizzo è affidata al Programma Nazionale della Ricerca (PNR), approvato annualmente dal CIPE.

L’ambito di operatività del Fondo è stato esteso agli interventi previsti da leggi regionali ovvero conferiti alle Regioni ai sensi del D.lgs. n. 112/98, in virtù di quanto previsto dall’articolo 1, comma commi 855-859, della legge n. 296/2006, che ha implementato le risorse del FRI di ulteriori 2 miliardi di euro.

Cassa depositi e prestiti S.p.A. è stata autorizzata ad apportare alla dotazione iniziale del Fondo un incremento nell’importo massimo fino a 2 miliardi di euro (sempre a valere sulle risorse del risparmio postale).

La relazione tecnica al d.d.l. di conversione (A.C. 5312), afferma che circa 2 miliardi delle risorse del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI) risultano attualmente non utilizzate.

 

Il comma 2 prevede l’utilizzo delle risorse del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI) per agevolare la promozione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione, per il rafforzamento della struttura produttiva, e, infine, per la promozione della presenza internazionale delle imprese e l’attrazione di investimenti dall’estero (sono le finalità del Fondo per la crescita sostenibile di cui all'articolo 23).

Tale Fondo, previsto dall’articolo 23 del decreto legge in sostituzione del Fondo speciale rotativo per l'innovazione tecnologica (FIT) diviene, in virtù del decreto legge in esame, il principale strumento di intervento nel settore. Le principali finalità del Fondo consistono:

§       nella promozione di progetti di ricerca strategica, anche tramite il consolidamento dei centri di ricerca delle imprese;

§       nel rafforzamento della struttura produttiva;

§       nella promozione della presenza internazionale delle imprese e l’attrazione di investimenti dall’estero, anche in raccordo con le azioni che saranno attivate dall’ICE - Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

 

Il comma 3 detta criteri per la ricognizione delle suddette risorse (di cui al comma 354, L. 311/2004) non utilizzate e la ripartizione delle stesse a favore degli interventi attuativi del riordino, secondo una scansione temporale (con riferimento al 31 dicembre 2012 e, successivamente, al 31 dicembre di ciascun anno, prevedendo la possibilità di destinare, fino al 70 per cento delle stesse, alle finalità del Fondo per la crescita sostenibile).

 

Il comma 4 affida ad un decreto interministeriale del Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro dello sviluppo economico la determinazione del meccanismo per la ricognizione e la ripartizione delle risorse del FRI non utilizzate.

 

Il comma 5 opera l'abrogazione di alcune norme incompatibili con il sistema ora delineato.

Si ricorda che le norme abrogate (commi 361-bis, 361-ter e 361-quater dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311) prevedevano la destinazione delle risorse inutilizzate per una quota fino al 50 per cento delle risorse destinata al finanziamento agevolato delle imprese attraverso l'intermediazione di enti creditizi con priorità per quelle di dimensioni piccole e medie e anche mediante meccanismi di condivisione del rischio creditizio.

 

Il comma 6, infine, stabilisce l'invarianza sui saldi di finanza pubblica.


 

Articolo 31
(
Ulteriori disposizioni finanziarie)

 


1. Al fine di dare attuazione all'articolo 3, comma 1, lettera c), del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 10, nel rispetto degli impegni assunti precedentemente all'entrata in vigore del predetto decreto-legge n. 225 del 2010, le residue disponibilità del fondo per il sostegno della domanda finalizzata ad obiettivi di efficienza energetica di cui all'articolo 4 del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito con modificazioni dalla legge 22 maggio 2010, n. 73, giacenti sul conto corrente postale intestato al Ministero dello sviluppo economico, sono versate all'entrata del bilancio dello Stato entro il termine di trenta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto.

2. Le disponibilità del Fondo di cui all'articolo 1 della legge 27 febbraio 1985, n. 49, al netto delle somme occorrenti a finanziare le domande già pervenute alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate nel medesimo importo, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, su richiesta del Ministero dello sviluppo economico, ad apposito capitolo dello stato di previsione dello stesso Ministero per la successiva assegnazione al Fondo di cui al articolo 17, comma 1, della legge 27 febbraio 1985, n. 49.

3. Le risorse annualmente assegnate al Ministero dello sviluppo economico per il finanziamento delle agevolazioni industriali la cui gestione non sia stata assunta dalle Regioni ai sensi degli articoli 10 e 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, sono riassegnate nel medesimo importo, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, su richiesta del Ministero dello sviluppo economico, ad apposito capitolo dello stato di previsione dello stesso Ministero per essere utilizzate, previo accordo con le Regioni interessate, per iniziative in favore delle piccole e medie imprese operanti in tali Regioni.

4. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

5. All'articolo 33, comma 32, della legge 12 novembre 2011, n. 183, le parole da «, la cui erogazione» a «contenziosi pregressi» sono soppresse.


 

 

L’articolo 31. destina agli interventi di venture capital per le imprese innovative le residue disponibilità del fondo per l'efficienza energetica; dispone il trasferimento delle risorse del Fondo di rotazione per la promozione e lo sviluppo della cooperazione (denominato Foncooper), in favore del Fondo speciale per gli interventi a salvaguardia dei livelli di occupazione; prevede che le risorse annualmente assegnate al Ministero dello sviluppo economico, la cui gestione non sia stata assunta dalle Regioni siano utilizzate per finanziare iniziative a favore delle piccole e medie imprese operanti in quei territori.

 

Si ricorda preliminarmente che il venture capital è l'attività di investimento in capitale di rischio realizzata da operatori professionali e finalizzata ad operazione c.d. di early stage ovvero l'insieme dei finanziamenti (seed financing e start up financing) a sostegno delle imprese nei primi stadi di vita.

 

Il comma 1 destina agli interventi di venture capital per le imprese innovative di cui alla legge n.388/2000 le residue disponibilità del fondo per l'efficienza energetica previsto dall'art. 4 del decreto legge n. 40 del 2010 e successive modifiche ed integrazioni, al fine di dare copertura alle iniziative già approvate che non dispongono più delle risorse originariamente destinate alla misura per effetto dell'articolo 3, comma 1, lettera c) del D.L. 225/2010, che ha disposto il trasferimento di 73 milioni di euro disponibili a favore di altri interventi, determinando l'impossibilità di erogare le quote ancora dovute alle iniziative approvate.

 

Il comma 2 dispone il trasferimento delle risorse del Fondo di rotazione per la promozione e lo sviluppo della cooperazione (denominato Foncooper) di cui all’art. 1 della legge 27 febbraio 1985, n. 49, al netto delle somme occorrenti a finanziare le domande attualmente in istruttoria, in favore del Fondo speciale per gli interventi a salvaguardia dei livelli di occupazione.

 

Il comma 3 prevede che le risorse annualmente assegnate al Ministero dello sviluppo economico, per i settori la cui gestione non sia stata assunta dalle Regioni ai sensi del citato decreto legislativo n. 112/98, siano utilizzate, previo accordo con tali Regioni, per finanziare iniziative a favore delle piccole e medie imprese operanti in quei territori.

 

La relazione tecnica al d.d.l. di conversione (A.C. 5312), precisa che due Regioni (Sicilia e Valle d'Aosta) non hanno attuato il previsto decentramento amministrativo. Conseguentemente, con le risorse attribuite dallo Stato il Ministero dello sviluppo economico ha, fino ad ora, attuato una serie di misure, oggi da ritenersi di "vecchia generazione" (quali, tra le altre, quelle di cui ai cosiddetti incentivi automatici), in quanto oramai superate nella concezione e particolarmente onerose per le imprese e per l'Amministrazione, in molti casi impossibilitata all'utilizzo stesso delle risorse per l'avvenuta scadenza delle convenzioni con i gestori.

La norma mira, pertanto, a consentire l'attivazione di misure più attuali da parte del Ministero dello sviluppo economico ovvero a permettere alle due citate Regioni di utilizzare le risorse in questione per il cofinanziamento di strumenti gestiti dallo stesso Ministero.

 

Per il comma 4 il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le variazioni di bilancio occorrenti all'attuazione delle predette norme.

 

Il comma 5, infine, consente che l’erogazione dei 70 milioni di euro per l’anno 2012, già previsti dalla legge di stabilità 2012[109], in favore dei policlinici universitari gestiti direttamente da università non statali[110], avvenga senza la sottoscrizione del protocollo d'intesa tra università e regione, comprensivo della regolazione condivisa di eventuali contenziosi pregressi.

 


 

Articolo 32
(
Strumenti di finanziamento per le imprese)

 


[1. Ai fini del presente articolo per società si intendono le società non emittenti strumenti finanziari quotati su mercati regolamentati o su sistemi multilaterali di negoziazione, diverse dalle banche e dalle micro-imprese, come definite nella raccomandazione 2003/361/CE della Commissione Europ