Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento finanze
Altri Autori: Servizio Bilancio dello Stato , Servizio Commissioni , Ufficio Rapporti con l'Unione Europea
Titolo: Semestre Europeo - Prime disposizioni urgenti per l'economia D.L. 70/2011 ' A.C. 4357 Schede di lettura
Riferimenti:
DL N. 70 DEL 13-MAG-11   AC N. 4357/XVI
Serie: Progetti di legge    Numero: 486
Data: 20/05/2011
Descrittori:
DECRETO LEGGE 2011 0070   POLITICA ECONOMICA
UNIONE EUROPEA     
Organi della Camera: V-Bilancio, Tesoro e programmazione
VI-Finanze

 

Camera dei deputati

XVI LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione per l’esame di
Progetti di legge

Semestre Europeo
Prime disposizioni urgenti per l'economia

D.L. 70/2011 – A.C. 4357

Schede di lettura

 

 

 

 

 

 

n. 486

 

 

 

20 maggio 2011

 


Servizio responsabile:

Servizio Studi – Area finanza pubblica

( 066760-9496 * st_finanze@camera.it
( 066760-9932 * st_bilancio@camera.it

Hanno partecipato alla redazione del dossier i seguenti Servizi e Uffici:

Servizio Bilancio dello Stato

Nota di verifica - dossier n. 302

( 066760-2174 / 066760-9455 – * bs_segreteria@camera.it

Segreteria Generale – Ufficio Rapporti con l’Unione europea

( 066760-2145 – * cdrue@camera.it

§       Le schede di lettura sono state redatte dal Servizio Studi.

§       Le parti relative ai profili di carattere finanziario sono state curate dal Servizio Bilancio dello Stato, nonché dalla Segreteria della V Commissione per quanto concerne le coperture.

§       Le parti relative ai documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea e alle procedure di contenzioso sono state curate dall'Ufficio rapporti con l'Unione europea.

 

 

I dossier dei servizi e degli uffici della Camera sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

File: D11070.doc

 


INDICE

Schede di lettura

§      Articolo 1 (Credito di imposta per la ricerca scientifica)................................ 3

§      Articolo 2, commi 1-7 (Credito di imposta per nuovo lavoro stabile nel Mezzogiorno)   14

§      Articolo 2, commi 8 e 9 (Copertura finanziaria del credito d’imposta per nuovo lavoro stabile nel Mezzogiorno a valere sulle risorse nazionali e comunitarie)....................... 21

§      Articolo 3, commi 1-3 (Demanio marittimo)................................................. 31

§      Articolo 3, commi 4-6 (Distretti turistico-alberghieri).................................... 40

§      Articolo 3, commi 7-8 (Nautica da diporto – Codice della navigazione)...... 48

§      Articolo 4, commi 1-12 e 14 (Modifiche al Codice dei contratti pubblici)..... 53

§      Articolo 4, comma 13 (Controlli antimafia)................................................. 103

§      Articolo 4, comma 15 (Modifiche al Regolamento del Codice dei contratti pubblici)  106

§      Articolo 4, comma 16 (Codice dei beni culturali)....................................... 112

§      Articolo 4, commi 17 e 18 (Federalismo demaniale)................................. 116

§      Articolo 4, comma 19 (Anas)..................................................................... 121

§      Articolo 5, commi 1-3 (Costruzioni private)................................................ 124

§      Articolo 5, commi 4-8 (Costruzioni private – Misure di semplificazione)... 144

§      Articolo 5, commi 9-14 (Riqualificazione delle aree urbane degradate).... 148

§      Articolo 5, comma 15 (Proroga entrata in vigore sanzioni amministrative)154

§      Articolo 6, comma 1 (Ulteriori riduzione e semplificazioni degli adempimenti burocratici)  155

§      Articolo 6, comma 2, lettera a) (Privacy)................................................... 158

§      Articolo 6, comma 2, lettera b) (Semplificazione amministrativa)............. 161

§      Articolo 6, comma 2, lettera c) (Depositi GPL).......................................... 169

§      Articolo 6, comma 2, lettera d) (Transazioni finanziarie ASL on line)........ 170

§      Articolo 6, comma 2 lettera e) (Trasporti eccezionali)............................... 174

§      Articolo 6, comma 2, lettera f) e comma 3 (Riduzione degli oneri amministrativi)     177

§      Articolo 7, comma 1 (Semplificazione fiscale: preambolo)........................ 183

§      Articolo 7, comma 2, lettere a) e b) (Attività di controllo nei confronti di PMI e microimprese)    186

§      Articolo 7, comma 2, lettere c) e d) (Deroga Statuto del contribuente in materia di accessi)  197

§      Articolo 7, comma 2, lettere e) e f) (Dichiarazione relativa alle detrazioni per redditi di lavoro dipendente e per carichi di famiglia)........................................................... 201

§      Articolo 7, comma 2, lettera g) (Semplificazione dei provvedimenti dell’amministrazione finanziaria)204

§      Articolo 7, comma 2, lettera h) (Convenzioni Agenzie Fiscali e enti di previdenza con Amministrazioni pubbliche per acquisizione dati)................................................................. 206

§      Articolo 7, comma 2, lettera i) (Dichiarazioni dei redditi e IRAP)............... 211

§      Articolo 7, comma 2, lettera l) (Adempimenti dei contribuenti).................. 213

§      Articolo 7, comma 2, lettera m) (Imprese in contabilità semplificata)....... 215

§      Articolo 7, comma 2, lettera n) (Semplificazione della riscossione).......... 216

§      Articolo 7, comma 2, lettera o) (“Spesometro”)......................................... 221

§      Articolo 7, comma 2, lettera p) (Abolizione scheda carburante)................ 224

§      Articolo 7, comma 2, lettere q) e r) (Detrazioni per ristrutturazioni edilizie)226

§      Articolo 7, comma 2, lettera s) (Deduzione “accelerata” spese fino a 1000 euro)229

§      Articolo 7, comma 2, lettera t) (Riscossione crediti INPS)........................ 231

§      Articolo 7, comma 2, lettere u) e v) (Rateizzazione debiti tributari)........... 236

§      Articolo 7, comma 2, lettera z) (Elevazione soglia valore beni obsoleti)... 239

§      Articolo 7, comma 2, lettera aa) (Annotazione fatture IVA)....................... 241

§      Articolo 7, comma 2, lettera bb) (Concentrazione scadenza dei termini per versamenti fiscali degli enti pubblici con modello F24 EP).............................................................. 243

§      Articolo 7, comma 2, lettera cc) (Accisa e IVA gas naturale)................... 245

§      Articolo 7, comma 2, lettere dd), ee), ff), gg) (Riapertura termini e disciplina della rivalutazione di terreni e quote)........................................................................................... 250

§      Articolo 8, comma 1 (Reinserimento donne nel mondo del lavoro).......... 256

§      Articolo 8, comma 2 (Regime di attrazione europea)................................ 260

§      Articolo 8, comma 3 (Amministrazione straordinaria)............................... 265

§      Articolo 8, comma 4 (Titoli di Risparmio per l’Economia Meridionale  (Banca del Mezzogiorno))     272

§      Articolo 8, comma 5, lettere a), b), c) (Fondo di garanzia PMI)................. 277

§      Articolo 8, comma 5, lettera d) (Tasso usurario)....................................... 287

§      Articolo 8, comma 5, lettera e) (Servizi pubblici locali di rilevanza economica)    290

§      Articolo 8, comma 5, lettere f) e g) (Modifica condizioni contratti bancari nei riguardi delle imprese)293

§      Articolo 8, commi 6 e 8 (Disciplina dei mutui)............................................ 296

§      Articolo 8, comma 7 (Servizi di pagamento).............................................. 306

§      Articolo 8, comma 9 (Tassazione fondi immobiliari chiusi)....................... 311

§      Articolo 8, comma 10 (Brevetti)................................................................. 329

§      Articolo 8, commi 11 e 12 (Cessione crediti agricoli per finanziamento)... 332

§      Articolo 9, commi 1 e 2 (Contratti di programma per la ricerca strategica)336

§      Articolo 9, commi 3-16 (Fondazione per il merito)..................................... 339

§      Articolo 9, commi 17-21 (Personale docente e ATA)................................ 357

§      Articolo 10, commi1-6 (Carta d’identità elettronica e tessera sanitaria).... 372

§      Articolo 10, comma 7 (Trattamento pensionistico vittime del terrorismo). 387

§      Articolo 10, commi 8-10 (Personale vigili del fuoco).................................. 389

§      Articolo 10, commi 11-27 (Agenzia nazionale di vigilanza sulle risorse idriche)    396

§      Articolo 10, comma 28 (Tariffa servizio idrico).......................................... 415

§      Articolo 11 (Disposizioni finanziarie)........................................................... 419

Allegato

Prospetto riepilogativo degli effetti finanziari................................................... 427

 


Schede di lettura


Articolo 1
(Credito di imposta per la ricerca scientifica)

 


1. É istituito, sperimentalmente per gli anni 2011 e 2012, un credito di imposta a favore delle imprese che finanziano progetti di ricerca, in Università ovvero enti pubblici di ricerca. Università ovvero enti pubblici di ricerca possono sviluppare i progetti così finanziati anche in associazione, in consorzio, in joint venture ecc. con altre qualificate strutture di ricerca, anche private, di equivalente livello scientifico. Altre strutture finanziabili via credito di imposta possono essere individuate con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.

2. Il credito di imposta compete in tre quote annuali a decorrere da ciascuno degli anni 2011 e 2012 per l'importo percentuale che eccede la media degli investimenti in ricerca effettuati nel triennio 2008-2010. Resta fermo che l'importo degli investimenti in progetti di ricerca di cui al comma 1 é integralmente deducibile dall'imponibile delle imprese.

3. Operativamente:

  a) per Università ed enti pubblici di ricerca si intendono:

       1) le Università, statali e non statali, e gli Istituti Universitari, statali e non statali, legalmente riconosciuti;

       2) gli enti pubblici di ricerca di cui all'articolo 6 del Contratto collettivo quadro per la definizione dei comparti di contrattazione per il quadriennio 2006-2009, nonché l'ASI-Agenzia Spaziale Italiana;

       3) gli organismi di ricerca così come definiti dalla disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato a favore di ricerca, sviluppo e innovazione, n. 2006/C 323/01, lettera d), del paragrafo 2.2;

  b) il credito di imposta:

       1) spetta per gli investimenti realizzati a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2010 e fino alla chiusura del periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2012;

       2) compete nella misura del 90 per cento della spesa incrementale di investimento se lo stesso é commissionato ai soggetti di cui alla lettera a);

       3) deve essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi e non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell'imposta regionale sulle attività produttive;

       4) non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni;

       5) é utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni, con esclusione delle fattispecie di cui al comma 2, lettere e), f), g), h-ter) e h-quater) del medesimo articolo;

       6) non é soggetto al limite annuale di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

4. Le disposizioni applicative del presente articolo sono adottate con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate. Le disposizioni del presente articolo assorbono il credito di imposta per la ricerca e lo sviluppo di cui al comma 25 dell'articolo 1 della legge 13 dicembre 2010, n. 220, che é conseguentemente soppresso.

5. Per l'attuazione del presente articolo é autorizzata la spesa di 55 milioni di euro per l'anno 2011, di 180,8 milioni di euro per l'anno 2012, di 157,2 milioni di euro per l'anno 2013 e di 91 milioni di euro per l'anno 2014. Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui al presente articolo. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni, il Ministro dell'economia e delle finanze, con proprio decreto, provvede alla riduzione lineare, fino alla concorrenza dello scostamento finanziario riscontrato, delle dotazioni finanziarie, iscritte a legislazione vigente, nell'ambito delle spese rimodulabili di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b), della citata legge n. 196 del 2009, delle missioni di spesa di ciascun Ministero. Dalle predette riduzioni sono esclusi il Fondo per il finanziamento ordinario delle università, nonché le risorse destinate alla ricerca e al finanziamento del cinque per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, nonché il fondo di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163, e le risorse destinate alla manutenzione ed alla conservazione dei beni culturali. Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al precedente periodo.


 

 

L’articolo 1 istituisce un credito d’imposta, per gli anni 2011 e 2012, in favore delle imprese che finanziano progetti di ricerca in Università o enti pubblici di ricerca. Il credito d’imposta compete nella misura del 90 per cento della spesa incrementale di investimento, rispetto alla media di investimenti in ricerca effettuati nel triennio 2008-2010. Tale disposizione assorbe il credito di imposta per la ricerca e lo sviluppo previsto dall’articolo 1, comma 25, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, soppresso dal comma 4 dell’articolo in esame.

 

L’articolo 1, comma 25, della legge di stabilità per il 2011 (legge 13 dicembre 2010, n. 220) ha attribuito un credito d’imposta, nel limite di spesa di 100 milioni di euro per l'anno 2011, in favore delle impreseche affidanoattività di ricerca e sviluppo a università o enti pubblici di ricerca in relazione agli investimenti realizzati a decorrere dal 1° gennaio 2011 e fino al 31 dicembre 2011. La misura del beneficio non risulta ad oggi determinata in quanto non è stato emanato il decreto ministerialeprevisto dalla norma.

In precedenza un altro credito d’imposta[1]in favore delle imprese che avevano sostenuto, nel periodo 2007-2009, costi per l’attività di ricerca industriale e di sviluppo precompetitivo era stato istituito dalla legge finanziaria per il 2007(legge n. 296 del 2006, articolo 1, commi da 280 a 283).

Per ovviare ai problemi di copertura finanziaria sorti in applicazione del beneficio in argomento, l’articolo 29 del D.L. n. 185 del 2008 ha introdotto l’obbligo per i contribuenti di presentare una comunicazione relativa agli investimenti agevolabili per consentire il monitoraggio del credito d’imposta in esame[2].

Successivamente si è reso necessario disporre un rifinanziamento dell’autorizzazione di spesa. In particolare, l’articolo 2, comma 236, della legge finanziaria per il 2010 (legge n. 191 del 2009) ha, in un primo momento, incrementato lo stanziamento di 200 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2010 e 2011 e, in un secondo momento, il decreto legge n. 40 del 2011 lo ha ridotto di 50 milioni per l’anno 2010. Il beneficio era pari al 10% della spesa sostenuta ovvero al 40% della stessa qualora fosse stata riferita a contratti stipulati con università ed enti pubblici di ricerca, non potendo, in ogni caso, superare 50 milioni annui. Tali risorse sono state assegnate dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, del 4 marzo 2011, ai soggetti che non hanno ricevuto il nulla-osta per la fruizione del credito di imposta per l’esaurimento delle risorse disponibili.

 

Il credito spetta in relazione agli investimenti realizzati a decorrere dal periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2010 fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012, ossia, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, per gli investimenti effettuati negli anni 2011 e 2012. Esso deve essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi e non concorre alla formazione della base imponibile ai fini delle imposte sul reddito e dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP). La norma conferma l’integrale deducibilità degli investimenti in oggetto (comma 2).

 

Il credito d’imposta non rileva, inoltre, ai fini della determinazione della percentuale di deducibilità degli interessi passivi, di cui all’articolo 61 del Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR)[3], né rispetto ai criteri di inerenza per la deducibilità delle spese, di cui all’articolo 109, comma 5, del medesimo TUIR.

 

 

L’articolo 61 del TUIR disciplina la percentuale di deducibilità degli interessi passivi dal reddito d’impresa. Tale quota è pari al rapporto tra i ricavi e gli altri proventi che concorrono a formare il reddito e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi. L’articolo 109, comma 5, del TUIR prevede che le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, siano deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi. Se si riferiscono indistintamente ad attività o beni produttivi di proventi computabili e ad attività o beni produttivi di proventi non computabili in quanto esenti nella determinazione del reddito, sono deducibili per la parte corrispondente al rapporto di cui ai commi 1, 2, e 3 dell'articolo 96.

 

 

 

L’articolo 61 del TUIR, richiamato dalla norma in esame, disciplina i criteri di deducibilità degli interessi passivi per i soggetti IRPEF. Si segnala che l’articolo 96 del TUIR, non richiamato dalla norma in esame, reca una analoga disposizione concernente la deducibilità degli interessi passivi per i soggetti IRES.

Il credito d’imposta è utilizzabile in tre quote annuali, a decorrere da ciascuno degli anni 2011 e 2012, esclusivamente in compensazione, secondo le norme generali in materia di compensazione dei crediti tributari dettata dall'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, con esclusione delle fattispecie di cui al comma 2, lettere e), f), g) h-ter) e h-quater) dello stesso articolo.

Ai sensi del comma 1 del citato articolo 17, i contribuenti eseguono versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti all’INPS e delle altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali, con eventuale compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche dei redditi. Tale compensazione deve essere effettuata entro la data di presentazione della dichiarazione successiva.

Le fattispecie per le quali è esclusa la compensazione riguardano i crediti e i debiti relativi: ai contributi previdenziali dovuti da titolari di posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate da enti previdenziali, comprese le quote associative; ai contributi previdenziali ed assistenziali dovuti dai datori di lavoro e dai committenti di prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa di cui all’articolo 49, comma 2, lettera a) [da ultimo, art. 50, comma 1, lett. c-bis)], del TUIR; ai premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dovuti ai sensi del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124;alle altre entrate individuate con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, e con i Ministri competenti per settore; al credito d'imposta spettante agli esercenti sale cinematografiche.

 

Infine è stabilito che il credito d’imposta non è soggetto al limite annuale di 250.000 euro, previsto per l’utilizzo annuale dei crediti d’imposta ai sensi dell’articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

 

I soggetti beneficiari del credito d’imposta sono le imprese che finanziano progetti di ricerca in Università o enti pubblici di ricerca.

La norma definisce le Università e gli enti pubblici di ricerca come segue:

1.    le Università, statali e non statali, e gli Istituti universitari, statali e non statali, legalmente riconosciuti;

2.    gli enti pubblici di ricerca di cui all’articolo 6 del Contratto collettivo quadro per la definizione dei comparti di contrattazione per il quadriennio 2006-2009[4], nonché l’ASI-Agenzia Spaziale Italiana;

3.    gli organismi di ricerca così come definiti dalla disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato a favore di ricerca, sviluppo e innovazione, n. 2006/C 323/01, lettera d), del paragrafo 2.2[5].

Le Università e gli enti pubblici possono sviluppare i progetti finanziati anche in associazione (ovvero in consorzio, in joint venture, ecc.) con altre qualificate strutture di ricerca, anche private, di equivalente livello scientifico.

 

La misura del credito d’imposta è pari al 90% della quota di investimenti in ricerca effettuati nell’anno.

Il beneficio è determinato applicando la predetta percentuale all’ammontare dell’investimento eccedente la media degli stessi effettuati nel triennio 2008-2010. In altre parole, non possono accedere al beneficio fiscale coloro che non incrementano l’ammontare degli investimenti in ricerca rispetto agli anni precedenti.

 

Appare opportuno segnalare che il comma 25, dell’articolo 1 della legge n. 220 del 2010 – soppresso dal comma 4 della norma in esame – prevedeva l’applicazione del beneficio in relazione agli investimenti in ricerca e sviluppo effettuati a decorrere dal 1 gennaio 2011, indipendentemente dalla media degli investimenti effettuati nel triennio precedente.

 

E’ altresì previsto che con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze possano essere individuate ulteriori strutture finanziabili. In tale ipotesi, il decreto sembrerebbe poter prevedere una misura percentuale del beneficio diversa dal 90% fissato dalla norma in esame.

 

Il comma 5 quantifica gli oneri connessi all’attuazione delle disposizioni recate dall’articolo in esame in 55 milioni di euro per l'anno 2011, 180,8 milioni di euro per l'anno 2012, 157,2 milioni di euro per l'anno 2013 e 91 milioni di euro per l'anno 2014.

 

Il Ministro dell'economia e delle finanze è tenuto al monitoraggio di tali oneri.

La norma, inoltre, secondo quanto previsto dalla legge di contabilità generale dello Stato (articolo 17, comma 12, legge n. 196/2009), dispone una specifica clausola di salvaguardia, nelle ipotesi in cui gli effetti finanziari derivanti dalla norma risultassero superiori rispetto alla previsione di spesa.

In particolare, la clausola di salvaguardia dispone, nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni, che il Ministro dell’economia e delle finanze provveda, con proprio decreto, alla riduzione lineare delle dotazioni finanziarie, iscritte a legislazione vigente, nell'ambito delle spese rimodulabili (secondo la definizione fornita dall’articolo 21, comma 5, lettera b), della citata legge n. 196/2009)delle missioni di spesa di ciascun Ministero, nella misura necessaria alla copertura dello scostamento finanziario riscontrato.

 

 

 

 

Si prevede, inoltre, che il Ministro dell’economia riferisca alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e alla adozione delle misure correttive.

 

Sotto il profilo della formulazione del testo si segnala che le misure correttive cui si riferisce la norma non sono quelle del “precedente periodo” del comma 5 in esame – che individua le risorse da non includere nelle misure correttive medesime - bensì quelle indicate nel terzo periodo del comma medesimo.

In merito all’inserimento della clausola di salvaguardia finanziaria, si ricorda che l’articolo 17 della legge di contabilità stabilisce che ciascuna legge che comporti nuovi o maggiori oneri deve indicare espressamente, per ciascun anno e per ogni intervento da essa previsto, la spesa autorizzata, che si intende come limite massimo di spesa, ovvero le relative previsioni di spesa, definendo una specifica clausola di salvaguardia, da redigere secondo i criteri definiti al comma 12, per la compensazione degli effetti che possano eccedano le previsioni medesime. In ogni caso, la clausola di salvaguardia deve garantire la corrispondenza, anche dal punto di vista temporale, tra l'onere e la relativa copertura.

Il comma 12 specifica che la clausola di salvaguardia deve essere effettiva e automatica e deve indicare le misure di riduzione delle spese o di aumenti di entrata nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni indicate dalle leggi al fine della copertura finanziaria.

In tal caso, sulla base di apposito monitoraggio, il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro competente, adotta le misure indicate nella clausola di salvaguardia e riferisce alle Camere con apposita relazione. La relazione espone le cause che hanno determinato gli scostamenti, anche ai fini della revisione dei dati e dei metodi utilizzati per la quantificazione degli oneri autorizzati dalle predette leggi.

 

Dalle riduzioni lineari è escluso:

§      il Fondo ordinario delle università;

§      le risorse destinate alla ricerca ed al finanziamento del 5 per mille;

§      il Fondo unico per gli interventi dello Stato a favore dello spettacolo (FUS);

§      le risorse destinate alla manutenzione ed alla conservazione dei beni culturali.


Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

 (milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2011

2012

2013

2014

2011

2012

2013

2014

2011

2012

2013

2014

Minori entrate

 

 

 

 

55

180,8

157,2

91

 

 

 

 

Maggiori spese in conto capitale

55

180,8

157,2

91

 

 

 

 

55

180,8

157,2

91

Minori spese in conto capitale

100

 

 

 

100

 

 

 

100

 

 

 

 

 

La relazione tecnica afferma che sulla base dei dati dell’annuario ISTAT 2010 sulla ricerca e sviluppo, integrati da dati di categoria, risulta un potenziale interesse, sotto forma di investimenti annui in R&S da parte delle imprese per commesse a tutti i centri pubblici, gli organismi di ricerca e i centri di ricerca, per oltre 3,4 miliardi di euro a fronte di un monte investimenti in R&S di circa 15 miliardi di euro. Ipotizzando che il peso degli investimenti in R&S effettuati da Istituzioni pubbliche, istituzioni private no profit e Università finanziati da privati sia, prudenzialmente, superiore alla metà, in considerazione anche di probabili cambiamenti nelle strategie di investimento, la RT stima in circa 1,8 miliardi di euro la quota parte degli investimenti in R&S riferibile ai soggetti interessati dalla disposizione.

In base all’andamento degli investimenti pregressi, la RT stima, inoltre, la quota “incrementale” di tali investimenti in circa il 15% che determina un investimento incrementale annuo agevolabile pari a circa 275 milioni di euro (1,8 mld X 15%).

Per il 2011, la RT, considerando eventuali investimenti già effettuati nei centri di ricerca privati, assume un importo “agevolabile” nella misura del 95%. Applicando agli investimenti incrementali la percentuale del credito di imposta, si ottiene una stima del credito di imposta 2011 di 236 milioni di euro (275 X 90% X 95%) e 2012 di 248 milioni di euro (275 X 90%), fruibili in tre quote annuali. In merito agli investimenti effettuati nel 2011, in considerazione della spendibilità del credito in F24 solo su parte dell’anno in corso, la RT assume una capienza nella misura del 70% circa (236/3 X 70% = 55 milioni d euro), con la quota incapiente interamente compensata nel 2012 (78,7 + 23,6). Relativamente agli investimenti effettuati nel 2012, si ipotizza una incapienza del 5% per i primi due anni di fruizione (2012 e 2013), in considerazione del fatto che i soggetti fruitori possano coincidere con quelli che già usufruiscono delle rate relative agli investimenti effettuati nel 2011.

Si evidenzia di seguito l’andamento degli effetti finanziari:

 

 

2011

2012

2013

2014

Investimenti 2011

-55

-102,3

-78,7

-

Investimenti 2012

 

-78,5

-78,5

-91

TOTALE

-55

-180,8

-157,2

-91

 

Infine, la RT evidenzia che, in base al comma 4 della norma in esame, le disposizioni del presente articolo assorbono il credito di imposta per la ricerca e lo sviluppo di cui al comma 25 dell’articolo 1 della legge 13 dicembre 2010, n. 220, che è conseguentemente soppresso. Pertanto, da tale disposizione consegue il definanziamento della suddetta disposizione, con minori spese in conto capitale, per l’importo di 100 milioni[6] per l’anno 2011 (iscritto in bilancio sul cap. 7794/MEF - Somma da versare all'entrata del bilancio dello Stato per i crediti d'imposta per la ricerca).

 

 

In merito ai profili di quantificazione, appare opportuno, in via preliminare, che il Governo fornisca elementi di dettaglio in merito alle ipotesi sottostanti la quantificazione degli effetti di gettito al fine di poter verificare il procedimento di stima. In particolare non appaiono chiare le motivazione che hanno portato ad indicare un valore di “quota incrementale” pari al 15 per cento.

 Inoltre, con riferimento alla soppressione dell’agevolazione di cui all’articolo 1, comma 25, della legge di stabilità 2011, si evidenzia che tale misura ha esplicato i propri effetti nei primi cinque mesi del 2011. Appare quindi opportuno un chiarimento da parte del Governo, circa eventuali pretese che potrebbero scaturire dalla vigenza della norma nei primi mesi dell’esercizio.

In proposito si ricorda che il comma 25 dell’articolo 1 della legge n. 220 del 2010, prevedeva l’applicazione del beneficio in relazione agli investimenti in ricerca e sviluppo effettuati a decorrere dal 1 gennaio 2011, indipendentemente dalla media degli investimenti effettuati nel triennio precedente.

Va in ogni caso chiarito se i benefici debbano o meno intendersi erogabili all’interno di un limite di spesa: infatti il comma 5, pur configurando l’onere come autorizzazione (e quindi come limite di spesa) detta un’apposita clausola di salvaguardia, che, ai sensi dell’art. 17, comma 12, della legge n. 196/2009, viene invece introdotta nelle ipotesi in cui l’onere non è riconducibile ad un limite, ma ad una mera previsione di spesa.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, si segnala che l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 5, pur se formulata in termini di limite massimo, è corredata da una clausola di salvaguardia, che ai sensi della vigente disciplina contabile deve essere prevista nel caso in cui l’onere sia espresso in termini di previsione di spesa. Appare, quindi, necessario acquisire l’avviso del Governo in ordine all’opportunità di riformulare la disposizione in esame in termini di previsione. Con riferimento alla clausola di salvaguardia adottata, si ricorda che la stessa riproduce il contenuto di quella già prevista dall’articolo 1, comma 13, della legge finanziaria per il 2011, con riferimento ai proventi derivanti dall'assegnazione dei diritti d'uso di frequenze radioelettriche.

Al fine di verificare l’idoneità della suddetta clausola di salvaguardia, appare, inoltre, opportuno che il Governo fornisca i dati relativi all’entità delle dotazioni rimodulabili ancora disponibili nelle missioni di spesa dei Ministeri interessati.

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione Europea)

La Strategia “Europa 2020” per la crescita e l’occupazione, definita dal Consiglio europeo nel giugno 2010, inserisce fra gli obiettivi principali il miglioramento delle condizioni per la ricerca e lo sviluppo, in particolare allo scopo di portare al 3% del PIL la spesa per investimenti pubblici e privati combinati in tale settore.

Il 4 maggio 2011 Eurostat ha reso noti i dati relativi alla quota di PIL investita nel settore ricerca e sviluppo tecnologico, a livello dell’UE e dei singoli Stati membri, nel 2009: nell’UE a 27 tale quota è pari al 2,01% del PIL, (+0,09% rispetto al 2008). In Italia la quota in termini percentuali del PIL risulta pari all’1,27% (+0,04 rispetto al 2008). Gli investimenti più consistenti in R&S in percentuale del PIL sono state registrati in Finlandia (3,96%), in Svezia (3,62% del PIL), Danimarca (3,02%), Germania (2,82%) e Austria (2,75%), mentre quelle più basse sono state rilevate a Cipro e Lettonia (0,46%), in Slovacchia (0,48 %), e in Bulgaria (0,53%). Si segnalano inoltre i dati di Francia, (2,21%), Regno Unito (1,87%) e Spagna (1,38,).

 

In accordo con gli obiettivi definiti da Europa 2020, l’iniziativa faro “l’Unione dell'innovazione” (COM(2010)546), presentata dalla Commissione europea il 6 ottobre 2010, definisce un approccio strategico inteso a sviluppare la ricerca e l’innovazione nell’UE.

Secondo le stime della Commissione la realizzazione dell'obiettivo di investire il 3% del PIL dell'Unione in R&S entro il 2020 potrebbe comportare la creazione di 3,7 milioni di posti di lavoro e un aumento del PIL annuale pari a circa 800 miliardi di euro entro il 2025.

Al fine di completare lo Spazio europeo della ricerca entro il 2014 e rimuovere gli ostacoli che impediscono alle idee innovative di raggiungere il mercato, la Commissione propone agli Stati membri di:

realizzare riforme volte a collegare meglio i sistemi di ricerca e innovazione europei e nazionali;

favorire condizioni di impiego interessanti negli organismi pubblici di ricerca;

rafforzare la cooperazione tra il mondo della scienza e quello delle imprese, eliminando gli ostacoli e stabilendo incentivi;

 

La Commissione, inoltre, si impegna a effettuare:

§       entro il 2011, una rassegna sul quadro per gli aiuti pubblici alle attività di ricerca e sviluppo ed all'innovazione, chiarendo quali forme d'innovazione è lecito sostenere e quale sia il migliore impiego che gli Stati membri possono fare di tali aiuti;

§       entro il 2014, a presentare proposte per porre in essere strumenti finanziari che consentano di attirare un considerevole aumento dei finanziamenti privati.

Tra gli strumenti previsti dall’iniziativa faro figura anche il varo di partnership europee per l'innovazione che dovrebbero mettere le imprese europee in grado di assumere un ruolo di punta nello sviluppo di nuove tecnologie intervenendo su specifiche tematiche e su tutta la catena della ricerca e dell'innovazione.

Anche il Libro verde sul futuro quadro strategico comune per il finanziamento della ricerca e dell'innovazione dell'Unione europea (COM(2011)48) ribadisce l’orientamento secondo il quale i programmi di ricerca dell'UE dovrebbero mobilitare gli investimenti privati e fare in modo che l'Europa attragga in maggior misura gli investimenti in tale settore.

 

Il Consiglio europeo del 4 febbraio 2011 ha invitato la Commissione a presentare entro la fine del 2011 proposte per la fattibilità di un programma a favore della ricerca per l'innovazione delle piccole imprese.


 

Articolo 2, commi 1-7
(Credito di imposta per nuovo lavoro stabile nel Mezzogiorno)

 


1. In funzione e nella prospettiva di una sistematica definizione a livello europeo della fiscalità di vantaggio per le regioni del Mezzogiorno, fiscalità che deve essere relativa a lavoro, ricerca e imprese, coerentemente con la decisione assunta nel "Patto Euro plus" del 24-25 marzo 2011 dove si prevedono strumenti specifici ai fini della promozione della produttività nelle regioni in ritardo di sviluppo, viene, per cominciare, introdotto un credito d'imposta per ogni lavoratore assunto nel Mezzogiorno a tempo indeterminato. L'assunzione deve essere operata nei dodici mesi successivi alla data di entrata in vigore del presente decreto. In attesa di una estensione coerente con il citato "Patto Euro plus", il funzionamento del credito di imposta si basa sui requisiti oggi previsti dalla Commissione Europea e specificati nei successivi commi.

2. Nel rispetto delle disposizioni di cui al Regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione, del 6 agosto 2008, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato comune in applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato CE, ai sensi dell'articolo 40 del predetto Regolamento, ai datori di lavoro che, nei dodici mesi successivi alla data di entrata in vigore del presente decreto, aumentano il numero di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato assumendo lavoratori definiti dalla Commissione Europea "svantaggiati"ai sensi del numero 18 dell'articolo 2 del predetto Regolamento, nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Molise, Sardegna e Sicilia) é concesso per ogni nuovo lavoratore assunto un credito d'imposta nella misura del 50% dei costi salariali di cui al numero 15 del citato articolo 2 sostenuti nei dodici mesi successivi all'assunzione. Quando l'aumento del numero dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato riguardi lavoratori definiti dalla Commissione Europea "molto svantaggiati" ai sensi del numero 19 dell'articolo 2 del predetto Regolamento, il credito d'imposta é concesso nella misura del 50% dei costi salariali sostenuti nei ventiquattro mesi successivi all'assunzione. Ai sensi dei commi 18 e 19, articolo 2 del richiamato Regolamento, per lavoratori svantaggiati si intendono lavoratori privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, ovvero privi di un diploma di scuola media superiore o professionale, ovvero che abbiano superato i 50 anni di età, ovvero che vivano soli con una o più persone a carico, ovvero occupati in professioni o settori con elevato tasso di disparità uomo-donna - ivi definito - ovvero membri di una minoranza nazionale con caratteristiche ivi definite; per lavoratori molto svantaggiati, si intendono i lavoratori privi di lavoro da almeno 24 mesi.

3. Il credito di imposta é calcolato sulla base della differenza tra il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato rilevato in ciascun mese e il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato mediamente occupati nei dodici mesi precedenti all'arco temporale di cui al comma 1. Per le assunzioni di dipendenti con contratto di lavoro a tempo parziale, il credito d'imposta spetta in misura proporzionale alle ore prestate rispetto a quelle del contratto nazionale.

4. L'incremento della base occupazionale va considerato al netto delle diminuzioni occupazionali verificatesi in società controllate o collegate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile o facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto.

5. Per i soggetti che assumono la qualifica di datori di lavoro a decorrere dal mese successivo a quello dell'entrata in vigore del presente decreto, ogni lavoratore assunto con contratto a tempo indeterminato costituisce incremento della base occupazionale. I lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo parziale si assumono nella base occupazionale in misura proporzionale alle ore prestate rispetto a quelle del contratto nazionale.

6. Il credito d'imposta va indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta per il quale é concesso ed é utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni, entro tre anni dalla data di assunzione. Esso non concorre alla formazione del reddito e del valore della produzione ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

7. Il diritto a fruire del credito d'imposta decade:

  a) se, il numero complessivo dei dipendenti, é inferiore o pari a quello rilevato mediamente nei dodici mesi precedenti all'arco temporale di cui al comma 1;

  b) se i posti di lavoro creati non sono conservati per un periodo minimo di tre anni, ovvero di due anni nel caso delle piccole e medie imprese;

  c) nei casi in cui vengano definitivamente accertate violazioni non formali, sia alla normativa fiscale che a quella contributiva in materia di lavoro dipendente per le quali sono state irrogate sanzioni di importo non inferiore a euro 5.000, oppure violazioni alla normativa sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori previste dalle vigenti disposizioni, nonché nei casi in cui siano emanati provvedimenti definitivi della magistratura contro il datore di lavoro per condotta antisindacale.


 

 

L’articolo 2 istituisce un credito d’imposta per ogni lavoratore assunto a tempo indeterminato nelle regioni del Mezzogiorno nei dodici mesi successivi all’entrata in vigore del decreto in esame.

 

La misura è inquadrata nell’ambito di una sistematica definizione a livello europeo della fiscalità di vantaggio per le regioni del Mezzogiorno, in coerenza con la decisione assunta nel corso del Consiglio europeo del 24-25 marzo 2011, “Patto Euro plus”, nel quale si prevede che “per assicurare la diffusione di una crescita equilibrata in tutta la zona euro, saranno previsti strumenti specifici e iniziative comuni ai fini della promozione della produttività nelle regioni in ritardo di sviluppo”.

 

Il credito d’imposta è concesso ai datori di lavoro che nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Molise, Sardegna e Sicilia) assumono a tempo indeterminato lavoratori “svantaggiati” o “molto svantaggiati”, aumentando il numero di dipendenti.

Per le definizioni di lavoratori “svantaggiati” o “molto svantaggiati” si fa riferimento all’articolo 2, numeri 18 e 19 del Regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione, del 6 agosto 2008. In particolare per«lavoratore svantaggiato» si intende chiunque rientri in una delle seguenti categorie:

a)       chi non ha un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi;

b)       chi non possiede un diploma di scuola media superiore o professionale;

c)       lavoratori che hanno superato i 50 anni di età;

d)       adulti che vivono soli con una o più persone a carico;

e)       lavoratori occupati in professioni o settori caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna in tutti i settori economici dello Stato membro interessato se il lavoratore interessato appartiene al genere sottorappresentato.

Per «lavoratore molto svantaggiato» si intende colui il quale è privo di lavoro da più di 24 mesi.

 

Ai sensi del comma 3, il credito d’imposta è concesso per ogni nuovo lavoratore assunto nei dodici mesi successivi all’entrata in vigore del decreto. Il calcolo del beneficio è basato sulla differenza tra il numero di lavoratori a tempo indeterminato rilevato in ciascun mese e quello relativo alla media dei dodici mesi precedenti “all’arco temporale di cui al comma 1”.

Non appare chiaro il rinvio all’“arco temporale di cui al comma 1”, tenuto conto che il suddetto comma 1 fa riferimento ai dodici mesi successivi alla data di entrata in vigore del decreto in esame.

 

Nel caso di assunzioni di lavoratori con contratti a tempo parziale (ma sempre a tempo indeterminato), il credito d’imposta spetta in misura proporzionale alle ore prestate rispetto a quelle del contratto nazionale.

A fini antielusivi si prevede che il calcolo relativo all’incremento dei lavoratori occupati deve tener conto delle diminuzioni che si dovessero verificare nello stesso periodo nelle società controllate o collegate[7] o facenti capo, anche per interposta persona allo stesso soggetto datore di lavoro.

Per i soggetti che assumono la qualifica di datori di lavoro a decorrere dal mese successivo a quello dell’entrata in vigore del decreto, ogni lavoratore assunto con contratto a tempo indeterminato costituisce incremento della base occupazionale. Anche in questo caso i lavoratori assunti con contratti part time, il credito d’imposta spetta in misura proporzionale alle ore prestate rispetto a quelle del contratto nazionale.

 

Per ogni nuovo lavoratore assunto la misura del credito d’imposta è pari al 50% dei costi salariali sostenuti nei dodici mesi successivi all’assunzione nel caso di lavoratore “svantaggiato”, nei ventiquattro mesi successivi all’assunzione nel caso di lavoratore “molto svantaggiato” (comma 2).

Come segnalato nella stessa disposizione, la norma è conforme all’articolo 40 del Regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione, del 6 agosto 2008, nel quale sono definite le condizioni che rendono compatibili con il mercato comune i regimi di aiuto di Stato in favore dei lavoratori svantaggiati[8].

L’articolo 2 del citato Regolamento (CE) n. 800/2008 definisce «costi salariali» l'importo totale effettivamente pagabile dal beneficiario degli aiuti in relazione ai posti di lavoro considerati, che comprende: a) la retribuzione lorda, prima delle imposte; b) i contributi obbligatori, quali gli oneri previdenziali e c) i contributi assistenziali per figli e familiari.

 

Il credito d’imposta deve essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi e non concorre alla formazione della base imponibile ai fini delle imposte sul reddito e dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).

Il credito d’imposta non rileva, inoltre, ai fini della determinazione della percentuale di deducibilità degli interessi passivi, di cui all’articolo 61 del Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR)[9], ne rispetto ai criteri di inerenza delle spese, di cui all’articolo 109, comma 5, del medesimo TUIR (comma 6).

L’articolo 61 del TUIR disciplina la percentuale di deducibilità degli interessi passivi dal reddito d’impresa. Tale quota è pari al rapporto tra i ricavi e gli altri proventi che concorrono a formare il reddito e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi. L’articolo 109, comma 5, del TUIR prevede che le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, siano deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi. Se si riferiscono indistintamente ad attività o beni produttivi di proventi computabili e ad attività o beni produttivi di proventi non computabili in quanto esenti nella determinazione del reddito, sono deducibili per la parte corrispondente al rapporto di cui ai commi 1, 2, e 3 dell'articolo 96.

 

Come segnalato a proposito dell’articolo 1 del decreto in esame, l’articolo 61 del TUIR, richiamato dalla norma in esame, disciplina i criteri di deducibilità degli interessi passivi per i soggetti IRPEF. Si segnala che l’articolo 96 del TUIR, non richiamato dalla norma in esame, reca una analoga disposizione concernente la deducibilità degli interessi passivi per i soggetti IRES.

 

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, secondo le norme generali in materia di compensazione dei crediti tributari dettata dall'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, entro tre anni dalla data di assunzione.

Ai sensi del comma 1 del citato articolo 17, i contribuenti eseguono versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti all’INPS e delle altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali, con eventuale compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche dei redditi. Tale compensazione deve essere effettuata entro la data di presentazione della dichiarazione successiva.

 

Il comma 7 prevede delle ipotesi di decadenza dal diritto a fruire del credito d’imposta. In particolare, ciò si verifica:

a)      se, il numero complessivo dei dipendenti, è inferiore o pari a quello rilevato mediamente nei dodici mesi precedenti all’”arco temporale di cui al comma 1”;

Non appaiono chiare le modalità applicative della lettera a) in esame tenuto conto che “l’arco temporale di cui al comma 1” corrisponde ai dodici mesi successivi alla data di entrata in vigore del decreto in esame.

b)      se i posti di lavoro creati non sono conservati per un periodo minimo di tre anni, ovvero di due anni nel caso delle piccole e medie imprese;

c)      nei casi in cui vengano definitivamente accertate violazioni non formali, sia alla normativa fiscale che a quella contributiva in materia di lavoro dipendente per le quali sono state irrogate sanzioni di importo non inferiore a euro 5.000, oppure violazioni alla normativa sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori previste dalle vigenti disposizioni, nonché nei casi in cui siano emanati provvedimenti definitivi della magistratura contro il datore di lavoro per condotta antisindacale.

 

 

 

Le ipotesi di decadenza dal diritto al beneficio fiscale sembrerebbero poter determinare un effetto retroattivo e, conseguentemente, la necessità di stabilire delle modalità di rimborso del credito d’imposta eventualmente fruito dal contribuente. Sul punto appare opportuno un chiarimento.

Profili finanziari

Si rinvia alla scheda dell’articolo 2, commi 8 e 9.

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione Europea)

Il Patto Euro plus (comma 1)

Il Patto Euro plus, richiamato espressamente dalla relazione illustrativa dell’art. in esame, è stato approvato dal Capi di Stato o di governo della zona euro nella riunione dell’11 marzo 2011e avallato dal Consiglio europeo del 24-25 marzo;hanno aderito al Patto – che resta aperto all'adesione di altri Stati membri - anche Bulgaria, Danimarca, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania.

Il Patto si inserisce nel nuovo sistema di governance economica risultante dalla combinazione di iniziative riconducibili a cinque assi di intervento:

1)    un meccanismo per il coordinamento ex ante delle politiche economiche nazionali (c.d. “semestre europeo”), che è già stato avviato, per la prima volta, nel 2011;

2)    una più rigorosa applicazione del Patto di stabilità e crescita;

3)    l’introduzione, mediante appositi regolamenti, di una sorveglianza sugli squilibri macroeconomici che include anch’essa meccanismi di allerta e di sanzione;

4)    l’introduzione di requisiti comuni per i quadri nazionali di bilancio;

5)    l’istituzione di un meccanismo permanente per la stabilità finanziaria della zona euro.

Il Patto impegna gli Stati partecipanti ad adottare le misure necessarie per realizzare quattro obiettivi: promuovere la competitività; stimolare l'occupazione; concorrere ulteriormente alla sostenibilità delle finanze pubbliche; rafforzare la stabilità finanziaria. Specifico rilievo viene inoltre attribuito al coordinamento delle politiche fiscali.

Ogni anno gli Stati membri partecipanti converranno a livello di Capi di Stato e di Governo le azioni concrete da realizzare nei dodici mesi successivi.

La scelta delle misure specifiche da attuare resterà di competenza di ciascun Paese e dovrà riflettersi nei rispettivi Programmi nazionali di riforma e Programmi di stabilità. Particolare attenzione dovrà essere riservata agli obiettivi e agli interventi di seguito indicati:

§       assicurare un'evoluzione dei costi in linea con la produttività, attraverso misure quali:

-        riesaminare gli accordi salariali e laddove necessario, il grado di accentramento del processo negoziale e i meccanismi d'indicizzazione, nel rispetto dell'autonomia delle parti sociali nella negoziazione dei contratti collettivi;

-        assicurare che gli accordi salariali del comparto pubblico corrispondano allo sforzo di competitività del settore privato.

§       incrementare la produttività, mediante riforme quali:

-        l'ulteriore apertura dei servizi professionali e al settore del commercio al dettaglio, nell'intento di stimolare la concorrenza e l'efficienza;

-        il miglioramento dei sistemi di istruzione e la promozione della ricerca e dello sviluppo, l'innovazione e le infrastrutture;

-        il miglioramento del contesto imprenditoriale, in particolare per le PMI, segnatamente, eliminando gli oneri amministrativi e migliorando il quadro normativo.

§       stimolare il mercato del lavoro mediante:

-        riforme del mercato del lavoro per promuovere la "flessicurezza", ridurre il lavoro sommerso e aumentare la partecipazione al mercato del lavoro e l’apprendimento permanente;

-        riforme fiscali, quali la riduzione dell'imposizione sul lavoro.

§       assicurare ulteriormente sostenibilità delle finanze pubbliche, mediante:

-        la sostenibilità di pensioni, assistenza sanitaria e prestazioni sociali, ad esempio allineando l'età pensionabile effettiva alla speranza di vita, limitando i regimi di pensionamento anticipato e ricorrendo ad incentivi mirati per assumere lavoratori anziani (fascia superiore ai 55 anni);

-        il recepimento nelle Costituzioni o nella legislazione nazionale delle regole del Patto di stabilità e crescita. L'esatta forma e natura della regola sarà decisa da ciascun Paese (ad esempio sotto forma "freno all'indebitamento" o di regole collegate al saldo primario o alla spesa), ma dovrebbe garantire la disciplina di bilancio a livello sia nazionale che subnazionale.

 

In merito al coordinamento delle politiche fiscali, il Patto, pur riconoscendo che l'imposizione diretta resta di competenza nazionale, ne sottolinea la rilevanza ai fini del sostegno al risanamento di bilancio e alla crescita economica. In tale contesto gli Stati membri si impegnano ad avviare discussioni strutturate sulle questioni di politica fiscale, segnatamente per assicurare che si scambino migliori prassi, si evitino prassi dannose e si presentino proposte di lotta contro la frode e l'evasione fiscale.


 

Articolo 2, commi 8 e 9
(Copertura finanziaria del credito d’imposta per nuovo lavoro stabile nel Mezzogiorno a valere sulle risorse nazionali e comunitarie)

 


8. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale e con il Ministro della gioventù, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, e tenendo conto dei notevoli ritardi maturati, in assoluto e rispetto al precedente ciclo di programmazione, nell'impegno e nella spesa dei fondi strutturali comunitari, sono stabiliti i limiti di finanziamento garantiti da ciascuna delle Regioni di cui al comma 1 nonché le disposizioni di attuazione dei commi precedenti anche al fine di garantire il rispetto delle condizioni che consentono l'utilizzo dei suddetti fondi strutturali comunitari per il cofinanziamento del presente credito d'imposta.

9. Le risorse necessarie all'attuazione del presente articolo sono individuate, previo consenso della Commissione Europea, nell'utilizzo congiunto delle risorse nazionali e comunitarie del Fondo Sociale Europeo e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale destinate al finanziamento dei programmi operativi, regionali e nazionali nei limiti stabiliti con il decreto di cui al comma precedente. Le citate risorse nazionali e comunitarie per ciascuno degli anni 2011, 2012 e 2013 sono versate all'entrata del bilancio dello Stato e successivamente riassegnate per le suddette finalità di spesa, ad apposito programma dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze. A tal fine, le Amministrazioni titolari dei relativi programmi comunicano al Fondo di rotazione ex lege n. 183/1987 gli importi, comunitari e nazionali, riconosciuti a titolo di credito di imposta dalla UE, da versare all'entrata del bilancio dello Stato. Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui al presente articolo. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni, il Ministro dell'economia e delle finanze, con proprio decreto, provvede alla riduzione, della dotazione del fondo per le aree sottoutilizzate in modo da garantire la compensazione degli effetti dello scostamento finanziario riscontrato, su tutti i saldi di finanza pubblica. Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al precedente periodo."


 

 

Il comma 8 prevede l’emanazione di un decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale e con il Ministro della gioventù, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, in cui sono stabiliti i limiti di finanziamento garantiti da ciascuna delle regioni del Mezzogiorno – indicate al comma 1 - nonché le disposizioni di attuazione dei commi precedenti anche al fine di garantire il rispetto delle condizioni che consentono l’utilizzo dei fondi strutturali comunitari per il cofinanziamento del presente credito d’imposta.

La disposizione prevede che nello stabilire i limiti di finanziamento garantiti da ciascuna Regione sia tenuto conto dei ritardi maturati, in assoluto e rispetto al precedente ciclo di programmazione, nell’impegno e nella spesa dei fondi strutturali comunitari.

 

In sostanza la disposizione sembrerebbe determinare, attraverso un decreto ministeriale, per ciascuna regione del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Molise, Sardegna e Sicilia) una quota di risorse poste a garanzia della concessione del credito di imposta.

 

Si ricorda che già la legge finanziaria per il 2008 (legge n. 244/2007), all’articolo 2, commi da 539 a 548 aveva attribuito un credito d’imposta triennale in favore dei datori di lavoro che, nel 2008, avessero assunto lavoratori, in specifiche aree indicate dal comma 539, con contratto a tempo indeterminato, ad incremento dell'organico. A tal fine il comma 547 ha istituito, nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, un Fondo con una dotazione di 200 milioni di euro per ciascun degli anni 2008, 2009 e 2010. Le modalità di attuazione sono state disciplinate con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 12 marzo 2008 (G.U. n. 85 del 10 aprile 2008).

 

In materia di credito d’imposta per le aree svantaggiate si ricorda altresì che la legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296/2006), all’articolo 1, commi 271-279, ha attribuito un credito d'imposta automatico alle imprese che acquistano nuovi beni strumentali destinati a strutture produttive (ubicate in alcune aree svantaggiate delle regioni Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise), fino alla chiusura del periodo d'imposta in corso alla data del 31 dicembre 2013.

 

Il comma 9 individua le risorse necessarie alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dalla concessione del credito di imposta per le nuove assunzioni a valere sulle risorse nazionali e comunitarie del Fondo Sociale Europeo (FSE) e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) destinate al finanziamento dei programmi operativi, regionali e nazionali, nei limiti stabiliti con il decreto ministeriale previsto dal precedente comma 8.

 

Per l’utilizzo dei fondi comunitari la disposizione prevede il consenso della Commissione Europea.

 

Si ricorda che il Fondo Sociale Europeo (FSE) e il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) costituiscono i due principali Fondi strutturali che finanziano la politica di coesione nel quadro comunitario di programmazione per il 2007-2013[10].

Ai sensi dell’articolo 3 del Regolamento n. 1083/2006, le risorse dei Fondi strutturali sono concentrate su tre obiettivi: Convergenza (finalizzato ad accelerare la convergenza degli Stati e delle regioni in ritardo di sviluppo, il cui PIL per abitante è inferiore al 75% della media comunitaria dell’UE-25), Competitività e occupazione regionale (volto al rafforzamento della competitività e dell’occupazionedelle regioni diverse da quelle in ritardo di sviluppo) e Cooperazione territoriale (che mira alla integrazione equilibrata del territorio dell’UE attraverso il rafforzamento della cooperazione a livello transfrontaliero, transnazionale e interregionale).

Con riferimento all’attuazione dei Fondi strutturali in Italia, si ricorda che circa il 75% delle risorse comunitarie assegnate all’Italia sono destinate all’obiettivo Convergenza, per un importo pari a 21,6 miliardi di euro. Le regioni italiane interessate dall’Obiettivo Convergenza sono: Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Basilicata, quest’ultima però inregime transitorio (c.d. phasing-out). Gli interventi dell’obiettivo Convergenza sono gestiti attraverso 10 programmi operativi regionali (due per ciascuna regione, l’uno cofinanziato dal FESR, l’altro dal FSE) e 7 programmi nazionali (PON “Per l’Assistenza tecnica”, PON “Ricerca e competitività”, PON “Sicurezza”, PON “Reti e mobilità”, due Programmi per l’istruzione, l’uno cofinanziato dal FESR l’altro dal FSE, e due Programmi per l’Assistenza tecnica e le Azioni di sistema, e due programmi interregionali (POIN “Attrattori culturali e turismo”, POIN “Energia”)[11].

L’obiettivo Competitività, che interessa tutte le regioni italiane diverse da quelle dell’obiettivo Convergenza, cui è destinato circa il 20% delle risorse assegnate all’Italia (circa 6,3 miliardi di euro), si compone di 32 programmi operativi regionali (16 finanziati dal FESR e 16 dal FSE) e di 1 programma operativo nazionale finanziato dal FSE (PON “Azioni di sistema”).

Le restanti risorse sono attribuite all’obiettivo Cooperazione territoriale europea (546 milioni), che riguarda tutte le regioni e le province italiane che concorrono a realizzare 18 Programmi operativi con aree omologhe degli altri Stati membri.

Per il principio della addizionalità, in corrispondenza alle quote di risorse comunitarie che transitano dai fondi strutturali per il raggiungimento di ciascun obiettivo delle politiche di coesione e sviluppo, si prevede un ammontare pressoché pari di cofinanziamento nazionale (oltre 31 miliardi di euro complessivi per il periodo di programmazione 2007-2013), che transita dal Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie.

Per quanto concerne lo stato di attuazione dei Fondi strutturali in Italia, con riferimento alle singole regioni e ai singoli programmi, si rinvia a quanto esposto nell’approfondimento successivo.

 

Ai fini dell’utilizzo delle risorse nazionali e comunitarie, il comma stabilisce che esse siano versate, per ciascuno degli anni 2011, 2012 e 2013, all’entrata del bilancio dello Stato e successivamente riassegnate ad apposito programma di spesa dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze.

Le Amministrazioni regionali titolari dei relativi programmi comunitari dovranno comunicare al Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie (gestito dalla Ragioneria generale dello Stato - Ispettorato generale rapporti con l’Unione europea - IGRUE) l’ammontare degli importi, comunitari e nazionali, riconosciuti a titolo di credito di imposta dalla UE, da versare all’entrata del bilancio dello Stato.

 

Con riferimento all’utilizzo delle risorse dei Fondi strutturali comunitari per l’attuazione del credito d’imposta per nuove assunzioni nel Mezzogiorno, si segnala quanto riportato dal Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale Raffaele Fitto, nelle sedute del 12 e del 14 aprile 2011 della Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale.

In particolare, il Ministro ha evidenziato come, secondo le vigenti procedure di utilizzo delle risorse dei fondi strutturali disciplinate dai regolamenti comunitari, entro il 31 dicembre 2011 dovranno essere spesi circa 8 miliardi di fondi comunitari per evitare il disimpegno automatico delle risorse[12] (attualmente ne risulterebbero spesi solo 3 miliardi).

Nella seduta del 14 aprile, il Ministro Fitto ha comunicato alla Commissione che è stato avviato con le autorità comunitarie un confronto per l’individuazione dei settori di utilizzo del credito di imposta, quali la ricerca e il bonus occupazione, che in questo caso potrebbe accelerare la spesa delle risorse del Fondo sociale europeo (FSE).

 

Per quanto concerne l’accelerazione della spesa dei fondi strutturali, il CIPE, con la delibera 11 gennaio 2011, n. 1, al punto 7, ha indicato apposti “indirizzi per l’accelerazione e la riprogrammazione della spesa dei fondi strutturali 2007-2013”, disponendo la riprogrammazione delle risorse relative ai fondi comunitari, anche in riferimento al fortissimo il ritardo - salvo poche Amministrazioni di eccellenza - nell’utilizzo dei fondi comunitari medesimi, con gravi rischi di disimpegno.

La riprogrammazione della spesa dei fondi strutturali è stata considerata necessaria, in particolare, alla luce degli effetti delle modifiche apportate al Regolamento CE 1083/2006 alla “regola del disimpegno automatico” (modifiche introdotte dal Regolamento CE 539/2010), che hanno comportato un sensibile innalzamento della spesa da rendicontare alla Commissione Europea alle scadenze di fine d’anno nel 2011 e in ognuno degli anni successivi.

La delibera n. 1/2011 dispone che la riprogrammazione verrà avviata, secondo la prassi comunitaria e nel rispetto di quanto previsto dal QSN 2007-2013, dal Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale d’intesa con il Ministro dell’economia e finanze e in concertazione con la Commissione Europea.

Al fine di assicurare che la riprogrammazione avvenga in tempo utile per evitare il disimpegno automatico dei fondi, dovranno essere individuati appropriati obiettivi in termini di impegni giuridicamente vincolanti di ogni Programma Operativo al 30 maggio 2011 e al 31 dicembre 2011, attestato da quanto registrato nel sistema di monitoraggio dei fondi strutturali.

I Programmi Operativi che non avranno raggiunto il livello di impegno prefissato alle date di cui sopra dovranno essere oggetto di riprogrammazione delle risorse, anche con rimodulazione a favore di altri Programmi nell’ambito dello stesso Obiettivo Comunitario e cofinanziati dallo stesso Fondo Strutturale.

 

In merito all’individuazione delle risorse necessarie alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dalla concessione del credito d’imposta, si segnala che il comma 9 in esame non reca una esplicita quantificazione della previsione di spesa connessa alla concessione del credito d’imposta, atteso che i limiti di finanziamento da garantire a ciascuna regione saranno determinati con il decreto interministeriale previsto dal comma 8.

Tuttavia, la Relazione tecnica, pur evidenziando le difficoltà nella quantificazione puntuale degli effetti finanziari, stima l’ordine di grandezza dell’onere relativo al credito d’imposta in circa 500 milioni di euro, fruibile complessivamente nell’arco temporale 2011-2014.

 

Poiché la disposizione in esame non fissa un tetto di spesa destinato al credito di imposta per le nuove assunzioni nel Mezzogiorno, secondo quanto previsto dalla legge di contabilità e finanza pubblica (articolo 17, comma 12, legge n. 196/2009) è previsto che il Ministro dell’economia e delle finanze provveda al monitoraggio degli oneri derivanti dalla misura agevolativa concessa ai sensi dell’articolo in esame, prevedendo, altresì, una specifica clausola di salvaguardia, da attivare qualora gli effetti finanziari derivanti dalla norma risultassero superiori rispetto alla previsione di spesa.

In particolare, la clausola di salvaguardia dispone, nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni, che il Ministro dell’economia e delle finanze provveda, con proprio decreto, alla riduzione della dotazione del Fondo per le aree sottoutilizzate, in modo da garantire la compensazione degli effetti sino allo scostamento finanziario riscontrato su tutti i saldi di finanza pubblica.

Nella legge di bilancio per il 2011, il Fondo per le aree sottoutilizzate presenta una dotazione di 9,073 milioni per il 2011, 7.137 milioni per il 2012 e 13.900 milioni per il 2013 (cap. 8425/Ministero dello sviluppo economico).

La norma prevede, inoltre, in conformità alla legge di contabilità, che il Ministro dell'economia e delle finanze riferisca senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all’adozione delle misure compensative.

 

La ripartizione regionale dei fondi strutturali comunitari

Nelle tabelle seguenti è riportata la ripartizione regionale delle risorse dei Fondi strutturali per il periodo di programmazione 2007-2013 relative al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e al Fondo Sociale Europeo, con i relativi impegni e pagamenti alla data del 31 dicembre 2010.

Le informazioni sono state fornite dall’Ispettorato generale rapporti con l’Unione europea (IGRUE) della Ragioneria generale dello Stato nel corso dell’audizione del 29 marzo 2011 presso la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale.

(milioni di euro)

Programmi FESR

Contributo
(a)

Impegni
 (b)

Pagamenti
 ( c)

%
 (b) / (a)

%
 (c) / (a)

Valle d'Aosta

48,8

18,1

13,9

37,1%

28,4%

Piemonte

1.076,9

583,4

230,7

54,2%

21,4%

Liguria

530,2

126,3

54,2

23,8%

10,2%

Lombardia

532,0

195,2

103,9

36,7%

19,5%

P.A. Bolzano

74,9

26,7

12,9

35,6%

17,3%

P.A. Trento

64,3

38,1

15,3

59,2%

23,7%

Veneto

452,7

163,4

91,4

36,1%

20,2%

Friuli Venezia Giulia

303,0

45,9

26,7

15,1%

8,8%

Emilia Romagna

346,9

90,6

43,1

26,1%

12,4%

Toscana

1.126,6

288,0

177,5

25,6%

15,8%

Marche

288,8

99,9

82,3

34,6%

28,5%

Umbria

348,1

140,2

59,2

40,3%

17,0%

Lazio

743,5

238,6

85,9

32,1%

11,6%

Abruzzo

345,4

93,0

54,0

26,9%

15,6%

Molise

192,5

21,0

18,7

10,9%

9,7%

Campania

6.864,8

647,1

451,0

9,4%

6,6%

Basilicata

752,2

221,4

129,6

29,4%

17,2%

Puglia

5.238,0

1.216,9

462,5

23,2%

8,8%

Calabria

2.998,2

919,9

271,2

30,7%

9,0%

Sicilia

6.539,6

690,1

500,8

10,6%

7,7%

Sardegna

1.701,7

351,8

324,5

20,7%

19,1%

Nazionali/Multiregionali

13.523,3

3.231,9

1.534,1

23,9%

11,3%

Obiettivo Cooperazione

705,6

229,4

60,5

32,5%

8,6%

TOTALE

44.798,3

9.677,0

4.804,0

21,6%

10,7%

 

 (milioni di euro)

Programmi FSE

Contributo
(a)

Impegni
 (b)

Pagamenti
 ( c)

%
 (b) / (a)

%
 (c) / (a)

Valle d'Aosta

82,3

34,2

12,4

41,6%

15,1%

Piemonte

1.007,8

354,3

222,6

35,2%

22,1%

Liguria

395,1

149,9

66,5

38,0%

16,8%

Lombardia

798,0

269,8

165,7

33,8%

20,8%

P.A. Bolzano

160,2

77,5

40,1

48,4%

25,0%

P.A. Trento

218,6

168,1

78,7

76,9%

36,0%

Veneto

716,7

350,8

160,6

48,9%

22,4%

Friuli Venezia Giulia

319,2

138,8

92,9

43,5%

29,1%

Emilia Romagna

806,5

384,1

262,6

47,6%

32,6%

Toscana

664,7

239,5

91,7

36,0%

13,8%

Marche

281,6

81,9

50,8

29,1%

18,0%

Umbria

230,4

77,1

50,3

33,4%

21,9%

Lazio

736,1

136,5

88,9

18,5%

12,1%

Abruzzo

316,6

30,4

30,4

9,6%

9,6%

Molise

102,9

25,1

18,1

24,4%

17,6%

Campania

1.118,0

74,6

26,5

6,7%

2,4%

Basilicata

322,4

93,8

58,8

29,1%

18,1%

Puglia

1.279,2

121,7

121,4

9,5%

9,5%

Calabria

860,5

120,1

79,7

14,0%

9,3%

Sicilia

2.099,2

90,3

77,9

4,3%

3,7%

Sardegna

729,3

175,6

149,5

24,1%

20,5%

Nazionali/Multiregionali

2.075,8

849,4

475,1

40,9%

22,9%

TOTALE

15.321,0

4.043,7

2.421,2

26,4%

15,8%

 


Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla norma effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

 

La relazione tecnica evidenzia, in via preliminare, la sussistenza di oggettive difficoltà nella quantificazione puntuale degli effetti finanziari dell’agevolazione in esame, in quanto gli stessi dipendono in misura significativa tanto dalle scelte delle imprese, che possono essere condizionate dalla composizione dell’offerta di lavoro, quanto dalla congiuntura.

La RT precisa, pertanto, che si è proceduto ad una stima di massima utilizzando i dati indicati ai fini IRAP per la determinazione della deduzione fissa prevista dalla disposizione c.d. cuneo fiscale e per la fruizione della deduzione “base” del costo del lavoro disposta dal comma 4-quater dell’articolo 11 del D.Lgs. n. 446 del 1997.

Dai dati IRAP è stato stimato il numero dei dipendenti a tempo indeterminato per i quali è stata fruita la deduzione fissa; inoltre, dalla ponderazione di tali dati con il peso della base imponibile riferibile alle aree del Mezzogiorno è stato stimato il numero dei dipendenti a tempo indeterminato riferibili al sud.

Dai dati della deduzione “base” è stato possibile stimare l’incremento occupazionale nell’anno di riferimento che si può ritenere una base affidabile per la stima del credito di imposta proposto in quanto le due norme in termini di condizioni per la fruibilità sono similari.

All’incremento occupazionale è stata applicata la percentuale di incidenza del numero dei dipendenti a tempo indeterminato nel Mezzogiorno sul numero dei dipendenti a tempo indeterminato a livello nazionale.

Da tale analisi risulta un incremento occupazionale derivante dalla disposizione per circa 42.300 unità, con un corrispondente costo salariale per 12 mesi stimabile in circa 817 milioni di euro. La RT prudenzialmente considera l’intero incremento occupazionale stimato. Inoltre, per definire la quota parte di tale costo salariale riferibile ad incremento occupazionale di lavoratori “molto svantaggiati”, la RT utilizza un dato ISTAT relativo al rapporto tra le persone in cerca di occupazione da 12 mesi o oltre nel Mezzogiorno rispetto a tutte le persone in cerca di occupazione nel Mezzogiorno ottenendo un rapporto di circa il 54%; poiché tuttavia la norma definisce come “molto svantaggiati” i soggetti disoccupati da oltre 24 mesi si assume che tali soggetti rappresentino il 50% di questo universo da cui si stima una percentuale di soggetti “molto svantaggiati” di circa il 27%.

Conseguentemente, la RT valuta che l’ordine di grandezza dell’onere relativo alla norma in esame sia stimato in circa 500 milioni di euro, fruibile complessivamente nell’arco temporale 2011-2014.

Tuttavia, si afferma che l’onere effettivo potrebbe oscillare, anche significativamente, intorno a questo valore.

La RT afferma che le risorse occorrenti sono individuate, previo consenso della Commissione Europea, nell’utilizzo congiunto delle risorse nazionali e comunitarie del Fondo Sociale Europeo e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale destinate al finanziamento dei programmi operativi, regionali e nazionali nei limiti stabiliti con il decreto di cui al comma 8. Tali risorse, ai sensi del successivo comma 9, per ciascuno degli anni 2011, 2012 e 2013 sono versate all’entrata del bilancio dello Stato, sulla base delle comunicazioni delle Amministrazioni titolari dei relativi programmi in ordine agli importi, comunitari e nazionali, riconosciuti a titolo di credito di imposta dalla UE, e successivamente riassegnate per le suddette finalità di spesa, ad apposito programma dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze.

 

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva che, la RT non fornisce tutti i dati e gli elementi sottostanti la stima degli effetti di gettito attribuiti alla disposizione.

Quanto alle risorse indicate ai fini di copertura, derivanti da quote di risorse nazionali e comunitarie, la riassegnazione all’entrata del bilancio dello Stato appare idonea a neutralizzare gli effetti sul saldo netto da finanziare, nel presupposto dell’effettiva disponibilità delle somme in questione. Premessa la necessità di una conferma in proposito, andrebbero comunque esplicitate le ragioni della mancata imputazione di effetti sui saldi di fabbisogno e di indebitamento, anche in considerazione della peculiare valenza per cassa degli oneri derivanti dalla fruizione del beneficio in esame.

Infatti, pur considerato che, presumibilmente la quote nazionali delle predette risorse risultano già iscritte nei tendenziali, andrebbe verificata l’equivalenza di tale iscrizione rispetto all’effettiva dinamica per cassa della misura in esame.

Infine, si segnala che la RT stima l’onere in 500 milioni di euro fruibili complessivamente nell’arco temporale 2011-2014, mentre la disposizione fa riferimento al versamento delle risorse all’entrata del bilancio dello Stato per gli anni 2011, 2012 e 2013. Sul punto appare opportuno un chiarimento del Governo.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, con riferimento alla clausola di salvaguardia prevista dall’articolo 2, comma 9, si segnala che la quantificazione degli oneri è desumibile solo dalla relazione tecnica ed è stimata con approssimazione in circa 500 milioni di euro per il periodo 2011-2014. Al riguardo, appare necessario acquisire l’avviso del Governo in ordine all’opportunità di indicare esplicitamente l’entità degli oneri al fine di verificare l’effettiva attivazione della suddetta clausola.

Inoltre, con riferimento al ricorso al Fondo per le aree sottoutilizzate nel caso in cui si verifichino scostamenti rispetto agli oneri previsti, appare opportuno che il Governo chiarisca l’effettiva utilizzabilità delle risorse iscritte nel suddetto Fondo senza pregiudicare la programmazione già prevista per le stesse.


 

Articolo 3, commi 1-3
(Demanio marittimo)

 


1. Per incrementare l'efficienza del sistema turistico italiano, riqualificando e rilanciando l'offerta turistica, fermo restando, in assoluto, il diritto libero e gratuito di accesso e fruizione della battigia, anche ai fini di balneazione, é introdotto un diritto di superficie avente durata di venti anni e disciplinato come segue:

  a) il diritto di superficie si costituisce sulle aree inedificate formate da arenili, con esclusione in ogni caso delle spiagge e delle scogliere. Sulle aree già occupate da edificazioni esistenti, aventi qualunque destinazione d'uso in atto alla data di entrata in vigore del presente articolo, ancorché realizzate su spiaggia, arenile ovvero scogliera, salvo che le relative aree non risultino già di proprietà privata, le edificazioni possono essere mantenute esclusivamente in regime di diritto di superficie. La delimitazione dei soli arenili, per le aree inedificate, nonché la delimitazione delle aree già occupate da edificazioni esistenti, realizzate su terreni non già di proprietà privata, é effettuata, su iniziativa dei Comuni, dalle Regioni, di intesa con l'Agenzia del demanio;

  b) il provvedimento costitutivo del diritto di superficie é rilasciato, nel rispetto dei principi comunitari di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità, dalla Regione, d'intesa con il Comune nonché con le Agenzie del demanio e del territorio, e dalla Regione trasmesso in copia alla Agenzia delle entrate per la riscossione del corrispettivo;

  c) il diritto di superficie si costituisce, e successivamente si mantiene:

       1) previo pagamento di un corrispettivo annuo determinato dalla Agenzia del demanio sulla base dei valori di mercato;

       2) previo accatastamento delle edificazioni ai sensi dell'articolo 19 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e, per le edificazioni già esistenti alla data di entrata in vigore del presente articolo, se le stesse risultano dotate di un titolo abilitativo valido a tutti gli effetti secondo la normativa vigente;

       3) se acquisito da una impresa, a condizione che l'impresa aderisca a nuovi, congrui studi di settore appositamente elaborati dalla Agenzia delle entrate e che l'impresa risulti altresì regolarmente adempiente agli obblighi contributivi;

  d) sulle aree inedificate l'attività edilizia é consentita solo in regime di diritto di superficie e comunque nel rispetto della normativa vigente. Sulle aree in diritto di superficie già occupate da edificazioni esistenti le attività di manutenzione, ristrutturazione, trasformazione, ovvero di ricostruzione delle predette edificazioni sono consentite comunque nel rispetto della normativa vigente.

2. Le edificazioni esistenti ovvero realizzate successivamente alla data di entrata in vigore del presente articolo, che risultano in violazione delle disposizioni di cui al comma 1, sono senz'altro acquisite di diritto alla proprietà del demanio ed abbattute in danno di colui che le ha realizzate. Le violazioni alla normativa vigente, incluse quelle di rilevanza penale, commesse su aree costituite da spiagge, arenili e scogliere continuano ad essere perseguite ai sensi della legislazione vigente. Nulla é innovato in materia di concessioni sul demanio marittimo. Le risorse costituite dai corrispettivi dei diritti di superficie di cui alle lettere c) e d) del comma 1 riscosse dalla Agenzia delle entrate sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate ad un Fondo costituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze per essere annualmente ripartite in quattro quote, in favore, rispettivamente, della Regione interessata, dei Comuni interessati, dei Distretti turistico - alberghieri di cui al comma 4, nonché dell'erario, con particolare riferimento agli eventuali maggiori oneri per spese di competenza del Ministero dell'interno. La misura delle quote é stabilita annualmente con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, in modo tale che non derivino effetti negativi per la finanza pubblica. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze sono stabiliti i criteri di determinazione del corrispettivo annuo di cui alla comma 1, lettera c), n. 1), in modo tale che non derivino effetti negativi per la finanza pubblica.

3. A salvaguardia di valori costituzionalmente garantiti, quanto alle esigenze del pubblico uso, l'attuazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 deve in ogni caso assicurare, specie nei casi di attribuzione di diritti di superficie ad imprese turistico-balneari, il rispetto dell'obbligo di consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia, anche a fini di balneazione.


 

 

I commi da 1 a 3 dell’articolo 3 introducono un diritto di superficie ventennale sulle aree inedificate formate da arenili, con esclusione delle spiagge e delle scogliere (comma 1, lettera a)).

 

Si ricorda preliminarmente che il diritto di superficie è un diritto reale minore di godimento disciplinato dall'articolo 952 e seguenti del Codice Civile, che consiste nell'edificare e mantenere una costruzione al di sopra (o al di sotto) di un fondo di proprietà altrui. La costituzione di questo diritto vale a sospendere il principio di accessione. Allo stesso modo si può alienare la proprietà della costruzione già esistente separatamente dalla proprietà del fondo, vendendo il solo diritto di superficie. In caso di cessione a tempo determinato, una volta scaduto il termine, il diritto di superficie si estingue e riprende vigore il principio di accessione, con la conseguenza dell'acquisto della proprietà della costruzione da parte del proprietario del suolo.

 

Si ricorda inoltre che la categoria del demanio marittimo ricomprende: i lidi, le spiagge, i porti, le rade, le lagune, le foci dei fiumi che sboccano in mare, i bacini di acqua salsa o salmastra che comunicano direttamente col mare per almeno una parte dell’anno e i canali utilizzabili ad uso marittimo (art. 822 c.c. e art. 28 codice della navigazione). L’insieme dei beni demaniali costituisce un numero chiuso. Si tratta di un elenco tassativo per cui non possono ammettersi estensioni tali da farvi rientrare generi non considerati dai testi legislativi. La giurisprudenza negli anni ha chiarito le nozioni di lido, spiaggia, e arenile:

-        Lido: “porzione del litorale che si trova ad immediato contatto con il mare e che si estende fin dove arrivano le massime mareggiate invernali, con esclusione dei momenti di tempesta”;

-        Spiaggia: “tratto di terraferma contiguo al lido che risulti relitto dal naturale ritrarsi delle acque, ma pur sempre idoneo ai pubblici usi del mare”;

-        Arenile: “tratto di terraferma relitto del naturale ritirarsi delle acque che pur avendo perso una immediata idoneità ai pubblici usi del mare ne conserva la potenzialità. Questo ha natura demaniale marittima fino a quando non interviene un decreto di sclassifica, ai sensi dell’articolo 35 del Codice della navigazione”;

-        Scogliera naturale: “serie di scogli ravvicinati, più o meno affioranti dal mare. La scogliera, insieme con gli scogli, massi scogliosi, le dighe naturali, rientra nella nozione di lido, in quanto si presenta in aderenza con il mare”;

-        Scogliera artificiale: “accumulo di massi disposto parallelamente a breve distanza dalla costa, per proteggerla dall’azione erosiva delle onde e dell’alta marea”.

 

La giurisprudenza ha inoltre elaborato alcuni criteri tendenti a dettare indici rilevatori del carattere della demanialità: a) che l’area sia normalmente coperta dalle mareggiate ordinarie; b) che, anche se non sottoposta a mareggiate ordinarie sia stata in antico sommersa e tuttora utilizzabile per uso marino; c) che, comunque, il bene sia necessariamente adibito ad usi attinenti alla navigazione” come l’accesso, approdo tiro in secco dei natanti, o la destinazione alla pesca, alla balneazione anche solo allo stato potenziale, non rileva invece la natura geologica del terreno.

 

Sulla disciplina del demanio marittimo è intervenuto, da ultimo, il D.Lgs. 28 maggio 2010, n. 85 concernente il federalismo demaniale, che ha disposto, tra l’altro, il trasferimento alle regioni dei beni del demanio marittimo, sebbene il D.P.C.M. di trasferimento non sia ancora stato emanato.

 

Conseguentemente, la lettera a) del comma 1 precisa che sulle aree già occupate da edificazioni esistenti, aventi qualunque destinazione d’uso in atto alla data di entrata in vigore del decreto-legge, ancorché realizzate su spiaggia, arenile ovvero scogliera, salvo che le relative aree non risultino già di proprietà privata, le edificazioni possono essere mantenute esclusivamente in regime di diritto di superficie. Si precisa altresì che la delimitazione dei soli arenili, per le aree inedificate, nonché la delimitazione delle aree già occupate da edificazioni esistenti, realizzate su terreni non già di proprietà privata, è effettuata, su iniziativa dei Comuni, dalle Regioni, di intesa con l’Agenzia del demanio;

 

Ai sensi della successiva lettera b), il provvedimento costitutivo del diritto di superficie è rilasciato, nel rispetto dei principi comunitari di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità, dalla Regione d'intesa con il Comune nonché con le Agenzie del demanio e del territorio, ed è trasmesso in copia alla Agenzia delle entrate per la riscossione del corrispettivo;

 

La lettera c) definisce le modalità di costituzione e mantenimento del diritto di superficie, che avviene:

§       previo pagamento di un corrispettivo annuo determinato dalla Agenzia del demanio sulla base dei valori di mercato;

§       previo accatastamento delle edificazioni ai sensi dell’articolo 19 del decreto-legge 78/2010, e, per le edificazioni già esistenti, se le stesse risultano dotate di un titolo abilitativo valido;

L’articolo 19 del decreto-legge 78/2010 ha istituito l'Anagrafe Immobiliare Integrata, gestita dall'Agenzia del territorio in collaborazione con i comuni. L'Anagrafe attesta, ai fini fiscali, lo stato di integrazione delle banche dati disponibili presso l'Agenzia del territorio per ciascun immobile, individuandone il soggetto titolare di diritti reali. Ai sensi del comma 5, nella fase di prima attuazione, al fine di accelerare il processo di aggiornamento delle banche dati catastali, le funzioni catastali connesse all'accettazione e alla registrazione degli atti di aggiornamento sono svolte dai Comuni e dall'Agenzia del territorio. Il successivo comma 6 definisce le funzioni mantenute in capo allo Stato e svolte dall’Agenzia del territorio (metodologie per l’esecuzione dei rilievi, controllo di qualità delle informazioni, gestione unitaria della base dei dati catastali, vigilanza e controllo.

Si ricorda inoltre che l’articolo 8 del D.P.R. 380/2001 (TU edilizia) include la realizzazione da parte di privati di interventi edilizi su aree demaniali nell’ambito applicativo del TU. I titoli abilitativi all’attività edilizia sono disciplinati dal Titolo II della Parte I - artt. 6-23 - del TU e sono rappresentati dall’attività edilizia libera, dal permesso di costruire, dalla denuncia di inizio attività (cd. DIA) e dalla cd. superDIA, cui occorre aggiungere la SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività), introdotta per lo snellimento delle procedure amministrative dall’art. 49, comma 4-bis, del decreto legge n. 78/2010 che ha sostituito l’art. 19 della legge n. 241 del 1990 sulla dichiarazione di inizio attività.

§       se acquisito da una impresa, a condizione che l’impresa aderisca a studi di settore elaborati dalla Agenzia delle entrate e risulti regolarmente adempiente agli obblighi contributivi.

 

La lettera d) stabilisce che sulle aree inedificate l’attività edilizia è consentita solo in regime di diritto di superficie. Sono consentite le attività di manutenzione, ristrutturazione, trasformazione o ricostruzione delle edificazioni esistenti.

 

Ai sensi del comma 2, la violazione delle predette norme comporta l’acquisizione di diritto delle edificazioni alla proprietà del demanio e l’abbattimento in danno di colui che le ha realizzate.

 

Il comma 2 chiarisce inoltre che nulla è innovato in materia di demanio marittimo: in proposito la relazione illustrativa precisa che da tale affermazione discendeche le concessioni demaniali vigenti proseguono sino alla loro scadenza e solo quando questa sarà intervenuta si procederà all’attribuzione dei diritti di superficie sui beni edificati per effetto delle concessioni vigenti nel rispetto dei principi di trasparenza e parità di trattamento.

 

Si ricorda che l'articolo 14 della legge comunitaria 2010 (AC 4059, approvato dal Senato e in corso di esame alla Camera), modifica gli articoli 1 e 3 del D.L. 400/1993, sostanzialmente abrogando la norma che fissava la durata delle concessioni dei beni demaniali marittimi in 6 anni (rinnovabili automaticamente alla scadenza).

Sulla materia era già intervenuto l’art. 1, comma 18, del D.L. 194/2009, il quale, in attesa della revisione della legislazione nazionale in materia, ha prorogato sino al 31 dicembre 2015 le concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative che erano in essere al 30 dicembre 2009 (data di entrata in vigore del decreto-legge) e la cui scadenza era fissata entro la suddetta data del 31 dicembre 2015; per le concessioni la cui scadenza era fissata in data successiva al 31 dicembre 2015, la norma, mediante un richiamo all’articolo 3, comma 4-bis, del D.L. 400/1993, ha confermato tali scadenze.

La necessità di procedere alla revisione della normativa in materia di concessioni demaniali marittime era stata sollevata dall'apertura di una procedura di infrazione comunitaria nei confronti dell'Italia circa la disciplina che prevedeva il rinnovo automatico delle concessioni e la preferenza accordata al concessionario uscente per il mancato adeguamento della normativa nazionale in materia di concessioni demaniali marittime ai contenuti previsti dalla "direttiva servizi", meglio conosciuta come direttiva Bolkenstein (direttiva 123/2006/CE).

 

Le risorse costituite dai corrispettivi dei diritti di superficie riscosse dalla Agenzia delle entrate sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate ad un Fondo costituito presso il Ministero dell’economia e delle finanze.

Il Fondo è ripartito annualmente in quattro quote, la cui misura è stabilita con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, in favore:

§       della Regione interessata;

§       dei Comuni interessati;

§       dei Distretti turistico–alberghieri di cui al comma 4;

§       dell’erario, con particolare riferimento agli eventuali maggiori oneri per spese di competenza del Ministero dell’interno.

 

Il comma 3 dispone che l’attuazione delle disposizioni relative alla costituzione del diritto di superficie sulle aree inedificate formate da arenili, di cui ai precedenti commi 1 e 2, deve comunque assicurare, specialmente nei casi di attribuzione di tale diritto ad imprese turistico-balneari, il rispetto dell’obbligo di consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia, anche ai fini della balneazione. La norma è prevista a salvaguardia dei valori costituzionalmente garantiti quanto alle esigenze del pubblico uso.

 

Si ricorda in proposito che analoga previsione relativa al rispetto dell’obbligo di consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia, anche ai fini della balneazione, è contenuta all’articolo 1, comma 251, della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007) che ha sostituito l’articolo 03 della legge n. 400 del 1993, enumerando il predetto obbligo (lettera e)) tra i criteri applicati per la determinazione dei canoni annui per le concessioni rilasciate o rinnovate con finalità turistico-ricreative di aree, pertinenze demaniali marittime e specchi acquei per i quali si applicano le disposizioni relative alle utilizzazioni del demanio marittimo. Tale obbligo è altresì richiamato al successivo comma 254, articolo 1, della predetta legge n. 296, che impone alle regioni, nella predisposizione dei piani di utilizzazione delle aree del demanio marittimo, di individuareper l’appuntole modalità e la collocazione dei varchi necessari a consentire il libero e gratuito accesso e transito, al fine di raggiungere, anche per scopo di balneazione, la battigia antistante l’area ricompresa nella concessione.

In ordine ai valori costituzionalmente garantiti quanto alle esigenze di pubblico uso, si osserva che gli stessi potrebbero essere ricondotti al nucleo riferibile al concetto di utilità sociale corrispondente, secondo parte della dottrina, al complesso di valori che la Costituzione protegge con norme specifiche in materia, tra l’altro, di libertà personale, sindacale, di espressione e di informazione, di insegnamento, di diritto alla salute, al salario ‘sufficiente’, all'assistenza e previdenza e di tutela del paesaggio, riconducibili non solo ai limiti di cui al secondo comma dell'art. 41 e cioè ai limiti della libertà, sicurezza e dignità, ma anche ad altre situazioni soggettive espressamente protette dalla Carta costituzionale, come ad esempio quelle relative ai diritti sociali, allo scopo di garantire un contemperamento degli stessi con la libertà di iniziativa economica.

Profili finanziari (commi 1 e 2)

 

Il prospetto riepilogativo non considera la disposizione.

 

La relazione tecnica evidenzia in particolare la disposizione che prevede che le edificazioni esistenti, realizzate su spiaggia, arenile ovvero scogliera, possono essere mantenute esclusivamente in regime di diritto di superficie previo pagamento di un corrispettivo annuo, determinato dalla Agenzia del demanio sulla base dei valori di mercato, destinato ad un apposito Fondo da ripartire annualmente in quote in favore della Regione interessata, dei Comuni interessati, dei distretti costituiti ai sensi del successivo comma 4, nonché dell’Erario. La relazione sottolinea infine che, con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia, verranno individuati i criteri con cui determinare il corrispettivo del diritto di superficie in modo tale da non determinare effetti negativi sui saldi di finanza pubblica, tenuto conto delle entrate a legislazione vigente derivanti delle concessioni.

 

In merito ai profili finanziari appare necessario acquisire chiarimenti sui seguenti aspetti. In primo luogo andrebbe acquisita conferma che le entrate per diritti di superficie si configurino come sostitutive e non aggiuntive rispetto a quelle per canoni di concessione demaniale conseguibili a legislazione vigente.

La norma infatti afferma che “nulla è innovato in materia di concessioni sul demanio marittimo”, senza chiarire quale sia il regime applicabile alle aree demaniali marittime gestite attualmente in regime di concessione. Non sembra ipotizzabile, peraltro che sulle medesime aree possano insistere contemporaneamente il riconoscimento del diritto di superficie, previo pagamento del corrispettivo previsto dalla norma in esame, e il regime di concessione, previo pagamento dei canoni previsti a legislazione vigente. La relazione tecnica stessa sembrerebbe assumere l’alternatività tra i due regimi, in quanto afferma che il corrispettivo del diritto di superficie sarà determinato in modo tale da non produrre effetti negativi sui saldi di finanza pubblica, “tenuto conto delle entrate derivanti delle concessioni dovute a legislazione vigente”. Peraltro tale ultima specificazione non è contenuta nel testo della disposizione.

In ogni caso ai fini della neutralità finanziaria della disposizione, sembra emergere l’esigenza di fissare un corrispettivo del diritto di superficie superiore a quello degli attesi canoni di concessione demaniale: infatti, mentre questi ultimi, sulla base della normativa vigente, risultano interamente di competenza delle amministrazioni locali nelle quali insistono i territori oggetto di concessione, nel caso del corrispettivo del diritto di superficie alle amministrazioni locali risulterebbe attribuita solo una quota del relativo gettito, mentre la parte restante verrebbe destinata ad altre finalità di spesa.

Ai fini della neutralità della disposizione per i saldi di finanza pubblica, infatti, risulterebbe necessario che la sola quota di spettanza di regioni e comuni risulti non inferiore al gettito attuale dei canoni di concessione demaniale marittima, attribuiti alle predette amministrazioni locali. Si ricorda che a fronte di tale attribuzione sono stati previsti minori trasferimenti statali ai sensi del D.Lgs. 85/2010[13]. Tale condizione non è espressamente formulata dalla norma in esame che non opera esplicitamente un richiamo al citato provvedimento.

In ogni caso, qualora le entrate in questione si configurino come entrate in conto capitale, in quanto poste a fronte del riconoscimento di un diritto reale di godimento di soggetti privati su beni immobili del demanio, la loro eventuale destinazione a finalità di spesa di natura corrente non risulterebbe conforme alle regole di contabilità pubblica.


Procedure di contenzioso
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione Europea)

Il 29 gennaio 2009 la Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora (procedura n. 2008/4908) nella quale sostiene l’incompatibilità con la normativa europea dell’art. 37, comma 2, del codice della navigazione, e dell’art. 9, comma 4, della legge regionale Friuli Venezia Giulia 13 novembre 2006, n. 22, che, prevedendo una preferenza per il concessionario uscente nell’ambito della procedura di attribuzione delle concessioni del demanio pubblico marittimo, risultano discriminatorie per le imprese provenienti da altri Stati membri. A conclusione dell’esame della normativa italiana, la Commissione ha invitato il Governo italiano a farle pervenire le proprie osservazioni entro due mesi dalla data di ricevimento della lettera di messa in mora.

Il 21 gennaio 2010 il Governo italiano ha notificato alla Commissione il decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194 (convertito in legge 26 febbraio 2010, n. 25), volto a modificare le disposizioni del Codice della navigazione oggetto di rilievi. Dopo aver esaminato tali disposizioni, la Commissione ha notato alcune discrepanze tra il testo del decreto-legge n. 194/2009 e quello della relativa legge di conversione la quale, in particolare, all’articolo 1, comma 18, reca un rinvio - che non era previsto nel decreto legge n. 194/2009 - all’articolo 1, comma 2, del decreto legge 5 ottobre, 1993, n. 400.

Il citato articolo 1, comma 18, della legge n. 25/2010, infatti, stabilisce cheil termine di durata delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 194/2009 e in scadenza entro il 31 dicembre 2015 è prorogato fino a tale data, fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 03, comma 4-bis, del decreto legge 5 ottobre 1993, n. 400 (convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494), in base al quale “le concessioni di cui al presente articolo possono avere durata superiore a sei anni e comunque non superiore a venti anni in ragione dell'entità e della rilevanza economica delle opere da realizzare e sulla base dei piani di utilizzazione delle aree del demanio marittimo predisposti dalle regioni”.

Infine, ai sensi dell’articolo 01, comma 2, del decreto-legge n. 400/93Le concessioni di cui al comma 01, indipendentemente dalla natura o dal tipo degli impianti previsti per lo svolgimento delle attività, hanno durata di sei anni. Alla scadenza si rinnovano automaticamente per altri sei anni, e così successivamente ad ogni scadenza, fatto salvo il secondo comma dell’articolo 42 del codice della navigazione. Le disposizioni del presente comma non si applicano alle concessioni rilasciate nell’ambito delle rispettive circoscrizioni territoriali dalle autorità portuali di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84”.

La Commissione ritiene che i rinvii alle norme precedentemente richiamate che stabiliscono il rinnovo automatico, di sei anni in sei anni, per le concessioni che giungono a scadenza, privino di effetto il decreto-legge n. 194/2009 che, eliminando la preferenza in favore del concessionario uscente nell’ambito della procedura di attribuzione delle concessioni, era inteso ad adeguare la normativa italiana a quella dell’UE. Di conseguenza le disposizioni italiane sono contrarie alla normativa UE, in particolare con riferimento:

-        all’articolo 12 della direttiva 2006/123/CE sui servizi nel mercato interno che prevede una procedura di selezione imparziale e trasparente, con un’adeguata pubblicità, nel caso in cui il numero delle autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitatoa causa della scarsezza delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili. Il paragrafo 2 dell’articolo 12, inoltre, vieta il rinnovo automatico delle autorizzazioni nonché eventuali altri vantaggi al prestatore uscente. La Commissione ritiene che le concessioni di beni pubblici marittimi oggetto della procedura di infrazione costituiscano autorizzazioni il cui numero è limitato ai sensi dell’articolo 12 in esame; pertanto l’articolo 01, comma 2, del decreto-legge n. 400/93, viola il citato articolo 12 laddove favorisce l’attribuzione di concessioni marittime a concessionari già titolari di una concessione e quindi già stabiliti in Italia, attribuendo un privilegio ai prestatori uscenti per i quali viene rinnovata la concessione senza applicare una procedura imparziale o trasparente;

-        all’articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’UE che vieta le restrizioni alla libertà di stabilimento dei cittadini di uno Stato membro nel territorio di un altro Stato membro. A tale riguardo la Commissione si richiama alla giurisprudenza della Corte di giustizia che ha sottolineato l’incompatibilità delle norme nazionali che rendono più difficile l’accesso al mercato di operatori provenienti dagli altri Stati membri[14]. Sottolinea altresì che nel caso del rinnovo automatico delle concessioni marittime a favore dell’operatore uscente previsto dalla normativa italiana non si possano applicare le deroghe previste dagli articoli 51 e 52 del medesimo Trattato (attività che partecipano all’esercizio di pubblici poteri, motivi di ordine pubblico, sicurezza pubblica e sanità pubblica).

La Commissione osserva, infine, che il combinato disposto dell’articolo 1, comma 18, della legge n. 25/2010, e dell’articolo 01, comma 2, del decreto-legge n. 400/93, oltre a rimettere in discussione gli effetti derivanti dall’abrogazione dell’articolo 37, comma 2, secondo periodo, del Codice della navigazione al fine di aprire il mercato delle concessioni senza discriminazioni e senza differenziazioni a seconda della loro durata, crea un quadro giuridico ambiguo per gli operatori economici in quanto sembra che il rinnovo automatico sia previsto solo per le concessioni della durata di sei anni e che altri tipi di concessioni siano sottoposte ad un regime giuridico diverso.

Alla luce delle suddette considerazioni la Commissione ha deciso, il 5 maggio 2010, di inviare all’Italia una lettera di messa in mora complementare con la quale chiede di trasmetterle, entro due mesi, le proprie osservazioni sui nuovi rilievi formulati. Dopo aver preso conoscenza di tali osservazioni, oppure in caso di mancata trasmissione delle stesse entro il termine fissato, la Commissione si riserva di emettere un parere motivato.


 

Articolo 3, commi 4-6
(Distretti turistico-alberghieri)

 


4. Possono essere istituiti nei territori costieri, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su richiesta delle imprese del settore che operano nei medesimi territori, previa intesa con le Regioni interessate, i Distretti turistico-alberghieri con gli obiettivi di riqualificare e rilanciare l'offerta turistica a livello nazionale e internazionale, di accrescere lo sviluppo delle aree e dei settori del Distretto, di migliorare l'efficienza nell'organizzazione e nella produzione dei servizi, di assicurare garanzie e certezze giuridiche alle imprese che vi operano con particolare riferimento alle opportunità di investimento, di accesso al credito, di semplificazione e celerità nei rapporti con le pubbliche amministrazioni.

5. Nei territori di cui al comma 4, nei quali si intendono inclusi, relativamente ai beni del demanio marittimo, esclusivamen­te le spiagge e gli arenili, ove esistenti, la delimitazione dei Distretti é effettuata dall'Agenzia del Demanio, previa conferenza di servizi, che é obbligatoria­mente indetta se richiesta da imprese del settore turistico che operano nei medesimi territori. Alla conferenza di servizi devono sempre partecipare i Comuni interessati.

6. Nei Distretti turistico-alberghieri si applicano le seguenti disposizioni:

  a) alle imprese dei Distretti, costituite in rete ai sensi dell'articolo 3, comma 4-bis e seguenti, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, e successive modificazioni, si applicano le disposizioni agevolative in materia amministrativa, finanziaria, per la ricerca e lo sviluppo di cui all'articolo 1, comma 368, lettere b), c) e d) della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e successive modificazioni, previa autorizzazione rilasciata con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, da adottare entro sei mesi dalla relativa richiesta. Alle medesime imprese, ancorché non costituite in rete, si applicano altresì, su richiesta, le disposizioni agevolative in materia fiscale di cui all'articolo 1, comma 368, lettera a), della citata legge n. 266 del 2005;

  b) i Distretti costituiscono "Zone a burocrazia zero" ai sensi dell'articolo 43 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e ai medesimi si applicano le disposizioni di cui alle lettere b) e c) del comma 2 del predetto articolo 43; gli eventuali maggiori oneri per spese di competenza del Ministero dell'interno sono a carico del fondo di cui al comma 2;

  c) nei Distretti sono attivati sportelli unici di coordinamento delle attività delle Agenzie fiscali e dell'INPS. Presso tali sportelli le imprese del distretto intrattengono rapporti per la risoluzione di qualunque questione di competenza propria di tali enti, nonché presentare richieste ed istanze, nonché ricevere i provvedimenti conclusivi dei relativi procedimenti, rivolte ad una qualsiasi altra amministrazione statale. Con decreto interdirigenziale dei predetti enti, nonché con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di natura non regolamentare, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, sono emanate le disposizioni applicative occorrenti ad assicurare la funzionalità degli sportelli unici, rispettivamente, per le questioni di competenza dei predetti enti, nonché di competenza delle amministrazioni statali, Per le attività di ispezione e controllo di competenza delle Agenzie fiscali e dell'INPS gli sportelli unici assicurano controlli unitari, nonché una pianificazione e l'esercizio di tali attività in modo tale da influire il meno possibile sull'ordinaria attività propria delle imprese dei Distretti. Dall'attuazione delle disposizioni di cui ai periodi precedenti non devono derivare nuovi o maggiori oneri. Le amministrazioni provvedono agli adempimenti ivi previsti con l'utilizzo delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili in base alla legislazione vigente.


 

 

I commi da 4 a 6 dell’articolo 3 riguardano i Distretti turistico-alberghieri.

Si ricorda che tra le priorità del Documento di economia e finanza 2011 rientra, con riferimento al settore del turismo, l’istituzione lungo le coste dei distretti, nominati peraltro “Distretti turistico-balneari”, attraverso la ridefinizione del demanio marittimo e l’introduzione sistematica di “zone a burocrazia zero”.

 

Il comma 4, in particolare, prevede la possibilità di istituire nei territori costieri, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su richiesta delle imprese del settore che operano nei medesimi territori, previa intesa con le Regioni interessate, i Distretti turistico-alberghieri (nel seguito “Distretti”), con i seguenti obiettivi:

§       riqualificazione e rilancio dell’offerta turistica a livello nazionale e internazionale;

§       sviluppo delle aree e dei settori del Distretto;

§       miglioramento dell’efficienza nell’organizzazione e nella produzione dei servizi;

§       assicurare garanzie e certezze giuridiche alle imprese che vi operano, con particolare riferimento alle opportunità di investimento, di accesso al credito, di semplificazione e celerità nei rapporti con le pubbliche amministrazioni.

Si ricorda che il riconoscimento giuridico dei distretti si è avuto per la prima volta con la legge 5 ottobre 1991, n. 317[15]. Sino a quel momento i distretti industriali non avevano avuto alcuna effettiva identità istituzionale, ma l’interazione con il governo locale si era basata sulla formazione di consorzi e di associazioni locali di categoria. In materia di individuazione dei distretti, il successivo intervento legislativo è avvenuto con la legge 140/1999[16], mirante alla semplificazione dei criteri di individuazione. La legge finanziaria per il 2006 (legge 23 dicembre 2005, n. 266) è intervenuta in modo sostanziale in materia di distretti produttivi con i commi da 366 a 372 dell’articolo 1. Ai fini dell'individuazione dei distretti, il comma 366 (nel testo attualmente vigente) prevede che con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle attività produttive, con il Ministro delle politiche agricole e forestali, con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e con il Ministro per l'innovazione e le tecnologie, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, e sentite le regioni interessate, sono definite le caratteristiche e le modalità di individuazione dei distretti produttivi, quali libere aggregazioni di imprese articolate sul piano territoriale e sul piano funzionale, con l'obiettivo di accrescere lo sviluppo delle aree e dei settori di riferimento, di migliorare l'efficienza nell'organizzazione e nella produzione, secondo princìpi di sussidiarietà verticale ed orizzontale, anche individuando modalità di collaborazione con le associazioni imprenditoriali.

Le reti di imprese sono invece forme di coordinamento di natura contrattuale tra imprese, soprattutto di piccola e media dimensione, che vogliono aumentare la forza sul mercato senza doversi fondere o unire sotto il controllo di un unico soggetto. La disciplina delle reti di impresa è contenuta nell’articolo 42 del D.L. 78/2010.

 

Ai sensi del comma 5, la delimitazione dei Distretti è effettuata dall’Agenzia del Demanio, previa conferenza di servizi[17], che è obbligatoriamente indetta se richiesta da imprese del settore turistico che operano nei medesimi territori. Alla conferenza di servizi devono sempre partecipare i Comuni interessati.

Il comma 5 precisa inoltre che nei territori costieri di cui al comma precedente si intendono inclusi, relativamente ai beni del demanio marittimo, esclusivamente le spiagge e gli arenili[18], ove esistenti.

 

Il comma 6 elenca le disposizioni agevolative e di semplificazione che si applicano nei Distretti turistico-alberghieri.

Secondo la lettera a), alle imprese dei Distretti:

§       costituite in rete si applicano le disposizioni agevolative in materia amministrativa, finanziaria, per la ricerca e lo sviluppo di cui all’articolo 1, comma 368, lettere b), c) e d) della legge finanziaria per il 2006, previa autorizzazione rilasciata con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, da adottare entro sei mesi dalla relativa richiesta;

Si segnala che appare errato il riferimento normativo al contratto di rete (lettera a), primo periodo), che è disciplinato dall’articolo 3, comma 4-ter (anziché comma 4-bis) e seguenti, del D.L. 5/2009.

Si segnala inoltre che il successivo comma 4-quinquies, nel testo attualmente vigente, dispone già che alle reti delle imprese di cui al medesimo articolo 3 si applichino le disposizioni dell’articolo 1, comma 368, lettere b), c) e d) della legge finanziaria per il 2006 previa autorizzazione rilasciata con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, da adottare entro sei mesi dalla relativa richiesta. Quanto disposto dal primo periodo della lettera a), dunque, appare già previsto dalla normativa vigente[19].

§       non costituite in rete, si applicano inoltre, su richiesta, le disposizioni agevolative in materia fiscale di cui all’articolo 1, comma 368, lettera a), della citata legge finanziaria per il 2006.

Si segnala che la formulazione della lettera a) del comma 6 possa ingenerare possibili difficoltà in sede applicativa. Infatti, il primo periodo sembra porre come condizione per fruire dei regimi agevolativi di cui alle lettere b), c) e d) dell’articolo 1, comma 368, della legge finanziaria per il 2006 il fatto che un’impresa possegga due caratteristiche:

§       essere parte del Distretto;

§       essere parte di una rete di imprese.

Il secondo periodo della lettera a) medesima afferma però che “alle medesime imprese, ancorché non costituite in rete, si applicano altresì, su richiesta, le disposizioni agevolative in materia fiscale di cui all'articolo 1, comma 368, lettera a), della citata legge n. 266 del 2005”, come se tali imprese potessero fruire dei benefici di cui alle lettere b), c) e d), pur non essendo parte di una rete di imprese.

Ove l’intenzione del legislatore sia quella di assicurare alle imprese non costituite in rete i soli benefici fiscali (di cui alla lettera a) del citato articolo 1, comma 368), potrebbe risultare opportuno sostituire l’avverbio “altresì” con l’avverbio “comunque”.

Si ricorda che la legge n. 266/2005 (finanziaria 2006) è intervenuta in materia di distretti produttivi con i commi da 366 a 372 dell’articolo 1.

In particolare, il richiamato comma 368 determina le disposizioni tributarie, amministrative, finanziarie e di promozione della ricerca e dello sviluppo, applicabili ai distretti produttivi. Con esse viene prevista, in sintesi, la possibilità, per le imprese appartenenti a distretti produttivi, di dare vita a un ambito comune per la fiscalità, gli adempimenti amministrativi e la finanza.

La lettera a) individua la disciplina tributaria.

Viene prevista – su base comunque opzionale – la possibilità di due diverse aggregazioni, costituite rispettivamente dal consolidamento fiscale (secondo cui le società di capitali facenti parte di distretti verrebbero sostanzialmente equiparate ad un gruppo) e dalla tassazione unitaria (caratterizzata da un reddito imponibile di distretto che comprende quello delle imprese che hanno optato per la tassazione unitaria). A quest’ultima possono accedere anche le imprese non soggette all'imposta sul reddito delle società (IRES). Tanto nella tassazione consolidata (riferita alle sole imposte sul reddito) quanto nella tassazione unitaria (applicabile sia alle imposte sul reddito, sia alle entrate locali) il distretto è individuato come unità fiscale di riferimento.

La lettera b) del comma 368 individua alcune disposizioni amministrative applicabili ai distretti produttivi.

Ai fini della semplificazione degli adempimenti burocratici posti a carico delle imprese che aderiscono ai distretti, la norma prevede la facoltà per il distretto di svolgere talune funzioni quali l'esecuzione, in nome e per conto dell'impresa, degli adempimenti burocratici connessi con lo svolgimento dell'attività; si prevede, inoltre, il riconoscimento ai distretti della facoltà di stipulare negozi di diritto privato per conto delle imprese ad essi aderenti sulla base delle norme civilistiche che disciplinano il mandato. A fronte di quest’attività amministrativa svolta dal distretto, la cui rispondenza alle norme di legge è dichiarata dal distretto stesso, le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici interessati provvedono di conseguenza nei riguardi delle imprese senza esperire alcun altro controllo.

Viene altresì consentito ai distretti di accedere con apposita convenzione ai sistemi informativi e agli archivi informatici delle pubbliche amministrazioni, rimandando ad un successivo decreto l'individuazione delle concrete modalità applicative della disposizione.

La lettera c) individua una serie di disposizioni finanziarie applicabili ai distretti.

Si tratta in particolare di interventi diretti ad agevolare l'accesso al credito, a promuovere contenimento dei rischi e a favorire la capitalizzazione delle imprese appartenenti al distretto. A tale proposito, vengono anzitutto previste forme e condizioni semplificate per la cartolarizzazione dei crediti concessi da più banche o intermediari finanziari alle imprese facenti parte del distretto, agli effetti della cessione a un'unica società.

La lettera d) detta disposizioni in materia di ricerca e sviluppo, prevedendo l'istituzione dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione[20], che è chiamata a concorrere all'accrescimento della competitività delle piccole e medie imprese e dei distretti industriali attraverso la diffusione delle nuove tecnologie e delle relative applicazioni industriali. All'Agenzia è assegnato il compito di promuovere l'integrazione fra il sistema della ricerca e il sistema produttivo provvedendo ad individuare a valorizzare e a diffondere nuove conoscenze tecnologiche, brevetti ed applicazioni industriali su scala sia nazionale che internazionale.

 

La lettera b) qualifica i Distretti come “Zone a burocrazia zero” ai sensi dell’articolo 43 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e ai medesimi si applicano le disposizioni di cui alle lettere b) e c) del comma 2 del predetto articolo 43. Gli eventuali maggiori oneri per spese di competenza del Ministero dell’interno sono a carico del fondo di cui al comma 2.

Si ricorda che l’articolo 43 del D.L. 78/2010, come modificato dalla relativa legge di conversione, ha previsto la possibilità di istituire nel Meridione d'Italia zone a burocrazia zero, nelle quali le nuove iniziative produttive,avviate successivamente alla data di entrata in vigore del D.L. 78/2010, godono ditre tipi di vantaggi:

a)      i provvedimenti conclusivi dei procedimenti amministrativi di qualunque natura ed oggetto (avviati su domanda di parte), ad esclusione di quelli di natura tributaria, sono adottati in via esclusiva da un Commissario di Governo[21] e si intendono adottati positivamente entro 30 giorni dall’avvio del procedimento se entro tale termine non è adottato un provvedimento espresso. Le amministrazioni che promuovono e istruiscono procedimenti amministrativi avviati d'ufficio - ad eccezione di quelli di natura tributaria - trasmettono al Commissario di Governo, i dati e i documenti necessari per l'adozione dei relativi provvedimenti conclusivi;

b)      le risorse previste per le zone franche urbane[22] sono utilizzate dal sindaco territorialmente competente per la concessione di contributi alle nuove iniziative produttive in argomento, qualora vi sia coincidenza territoriale tra la "zona a burocrazia zero" e una delle zone franche urbane istituite con delibera CIPE n. 14 del 2009 nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia;

c)       priorità assoluta da parte delle Prefetture - nella realizzazione ed attuazione dei piani di presidio e sicurezza del territorio - alle iniziative da assumere negli ambiti territoriali in cui insistono le zone a burocrazia zero.

 

La lettera c) prevede l’attivazione nei Distretti di sportelli unici di coordinamento delle attività delle Agenzie fiscali e dell’INPS, presso i quali le imprese del distretto possono:

§       intrattenere rapporti per la risoluzione di qualunque questione di competenza propria di tali enti,

§       presentare richieste ed istanze,

§       ricevere i provvedimenti conclusivi dei relativi procedimenti, rivolte ad una qualsiasi altra amministrazione statale.

In relazione alla formulazione del testo, si segnala che il secondo periodo della lettera c) appare incompleto. Probabilmente andrebbe sostituito il primo “nonché” con la parola “possono”.

Le disposizioni applicative occorrenti ad assicurare la funzionalità degli sportelli unici sono emanate:

§       per le questioni di competenza delle Agenzie fiscali e dell’INPS, con decreto interdirigenziale dei predetti enti,

§       per le questioni di competenza delle amministrazioni statali, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di natura non regolamentare, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze.

Per le attività di ispezione e controllo di competenza delle Agenzie fiscali e dell’INPS, gli sportelli unici assicurano controlli unitari, nonché una pianificazione e l’esercizio di tali attività in modo tale da influire il meno possibile sull’ordinaria attività propria delle imprese dei Distretti.

La norma contiene inoltre una clausola di salvaguardia finanziaria, ove si precisa che le amministrazioni coinvolte provvedono agli adempimenti previsti con l’utilizzo delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non considera la disposizione.

 

La relazione tecnica, sintetizzando il contenuto della norma istitutiva dei Distretti turistico-alberghieri nei territori costieri, ricorda che i distretti costituiscono zone a burocrazia zero: è prevista in particolare l’attivazione di sportelli unici di coordinamento delle attività delle Agenzie fiscali e dell’INPS; ai relativi adempimenti si provvede con le risorse umane e finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. La relazione ricorda inoltre che le imprese, costituite in rete, che operano all’interno dei distretti possono godere delle agevolazioni in materia amministrativa, finanziaria e fiscale, nell’ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente di cui all’articolo 1 comma 372 della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

 

In merito ai profili di quantificazione appare opportuno acquisire chiarimenti riguardo alle modalità di finanziamento delle agevolazioni disposte al comma 6. In particolare:

a)   con riferimento alle agevolazioni in favore delle imprese dei distretti disposte alla lettera a) del comma in esame – che richiamal’articolo 1, comma 368, lettere a), b), c) e d) della legge 23 dicembre 2005, n. 266, concernente agevolazioni amministrative e fiscali in favore dei distretti – si segnala che, a differenza di quanto affermato dalla relazione tecnica, la norma non fa alcun esplicito richiamo al limite di spesa dato dalle risorse disponibili a legislazione vigente, quantificate in 50 mln annui dal comma 372 della citata norma della legge n. 266. Si segnala in particolare che, mentre la norma in esame prevede per le agevolazioni amministrative di cui alle lettere da b) a d) della citata norma della legge n. 266 il rilascio di apposita autorizzazione ministeriale, analoga previsione non è prevista per le agevolazioni di carattere fiscale, di cui alla lettera a) che possono essere richieste dagli interessati;

b)   con riferimento alle agevolazioni previste alla lettera b), inerenti l’applicazione ai Distretti della normativa riguardante le zone a burocrazia zero[23], la norma in esame prevede che agli eventuali relativi oneri a carico del Ministero dell’interno si faccia fronte a valere su una quota del fondo di cui al comma 2, alimentato con i corrispettivi del diritto di superficie. Si segnala in proposito che la citata normativa, introduttiva delle zone a burocrazia zero, non prevedeva l’emersione di oneri finanziari, per cui andrebbe chiarito se siano nel frattempo emersi elementi di valutazione che facciano ritenere che la sua estensione ai Distretti possa determinare l’emersione di oneri originariamente non previsti. Andrebbe inoltre chiarito se l’attribuzione dell'erario di una quota del fondo di cui al comma 2, prevista da tale disposizione con particolare riferimento agli eventuali maggiori oneri per spese di competenza del Ministero dell'interno, si determini esclusivamente nel caso di emersione dei predetti oneri e abbia pertanto carattere eventuale, dovendosi, in assenza dei predetti oneri, ripartire il fondo in tre quote, spettanti rispettivamente alle regioni, ai comuni e ai distretti interessati;

c)   con riferimento alle misure di cui alla lettera c) che prevedono l’apertura di sportelli unici nei Distretti, andrebbero forniti gli elementi volti a suffragare, ai sensi dell’articolo 17, comma 7, della legge n. 196/2009, l’effettiva possibilità di far fronte agli impegni connessi alla realizzazione di tali adempimenti con le risorse già disponibili a legislazione vigente. Ciò in considerazione della rilevanza degli adempimenti previsti.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, si segnala che la clausola di neutralità finanziaria di cui all’articolo 3, comma 6, lettera c), non precisa l’ambito di riferimento, che appare essere quello relativo alla finanza pubblica.


 

Articolo 3, commi 7-8
(Nautica da diporto – Codice della navigazione)

 


7. Per semplificare gli adempimenti amministrativi relativi alla navigazione da diporto per scopi commerciali ed alla realizzazione di pontili galleggianti a carattere stagionale, al Codice della nautica da diporto di cui decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, i commi 1 e 2 dell'articolo 1 sono sostituiti dai seguenti:

  "1. Le disposizioni del presente codice si applicano alla navigazione da diporto, anche se esercitata per fini commerciali mediante le unità da diporto di cui all'articolo 3 del presente codice, ivi comprese le navi di cui all'articolo 3 della legge 8 luglio 2003, n. 172.

  2. Ai fini del presente codice si intende per navigazione da diporto quella effettuata in acque marittime ed interne a scopi sportivi o ricreativi e senza fine di lucro, nonché quella esercitata a scopi commerciali, anche mediante le navi di cui all'articolo 3 della legge 8 luglio 2003, n. 172, ferma restando la disciplina ivi prevista.''.

8. Per incentivare la realizzazione di porti e approdi turistici e razionalizzare il procedimento di rilascio delle relative concessioni demaniali marittime:

  a) all'articolo 5, della legge 28 gennaio 1994, n. 84, dopo il comma 2, é inserito il seguente:

       "2-bis. Nel caso di strutture o ambiti idonei, allo stato sottoutilizzati o non diversamente utilizzabili per funzioni portuali di preminente interesse pubblico, nella predisposizione del piano regolatore portuale, deve essere valutata, con priorità, la possibile finalizzazione delle predette strutture ed ambiti ad approdi turistici come definiti dall'articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 2 dicembre 1997, n. 509.";

  b) ferma restando la disciplina relativa all'attribuzione di beni a regioni ed enti locali in base alla legge 5 maggio 2009, n. 42, nonché alle rispettive norme di attuazione, al procedimento di revisione del quadro normativo in materia di rilascio delle concessioni demaniali marittime per le strutture portuali di cui all'articolo 2, comma 1, lettere a) e b), del decreto del Presidente della Repubblica 2 dicembre 1997, n. 509, si applicano i criteri e le modalità di affidamento delle concessioni di beni demaniali marittimi con finalità turistico-ricreative, come definiti sulla base dell'intesa raggiunta ai sensi dell'articolo 1, comma 18, del decreto legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, in sede di conferenza Stato - Regioni.


 

 

I commi 7 e 8 dell’articolo 3 contengono disposizioni relative alle navi e ai porti e approdi per la nautica da diporto.

 

L’articolo 3, comma 7, sostituisce i commi 1 e 2 dell’articolo 1 del D.Lgs. n. 171/2005,[24] recante Codice della nautica da diporto, allo scopo dichiarato di semplificare gli adempimenti amministrativi relativi alla navigazione da diporto per scopi commerciali e quelli relativi alla realizzazione di pontili galleggianti a carattere stagionale.

Con riferimento a quest’ultimo punto si segnala che il comma in esame non interviene sulla normativa relativa alla realizzazione di pontili galleggianti.

 

I vigenti commi 1 e 2 del citato articolo 1 definiscono la navigazione da diporto, alla quale di applicano le disposizioni del Codice, come la navigazione effettuata nelle acque marittime ed interne a scopi sportivi o ricreativi e senza fine di lucro.

Il successivo articolo 3 del Codice individua come segue le costruzioni destinate alla navigazione da diporto:

a)    unità da diporto: costruzione di qualunque tipo e con qualunque mezzo di propulsione, destinata alla navigazione da diporto;

b)    nave da diporto: unità con scafo di lunghezza superiore a ventiquattro metri;

c)    imbarcazione da diporto: unità con scafo di lunghezza superiore a dieci metri e fino a ventiquattro metri;

d)    natante da diporto: unità da diporto a remi, o con scafo di lunghezza pari o inferiore a dieci metri.

 

La modifica introdotta dal comma 7 in esame è diretta ad estendere l’ambito di applicazione del Codice della nautica da diporto anche alla navigazione esercitata a scopi commerciali mediante le navi di cui all’articolo 3 della legge n. 172/2003[25].

La navi alle quali si riferisce il citato articolo 3:

-        sono iscritte nel Registro internazionale;

-        hanno scafo di lunghezza superiore a 24 metri e stazza lorda non superiore a 1.000 tonnellate;

-        sono adibite in navigazione internazionale esclusivamente al noleggio per finalità turistiche[26];

-        sono abilitate al trasporto di un massimo di 12 passeggeri, escluso l’equipaggio;

-        l’equipaggio è composto di norma di due persone, più il comandante, di nazionalità italiana o di altro Stato dell'Unione europea. Il comandante può aggiungere all'equipaggio componenti di altra nazionalità;

-        sono munite di certificato di classe, ovvero del documento, rilasciato da organismi a ciò autorizzati, che attesta l'idoneità strutturale e meccanica della nave a determinati impieghi o servizi;

-        sono sottoposte alle norme tecniche e di conduzione previste dall’apposito regolamento n. 95/2005.[27]

Il citato articolo 3 è stato introdotto allo scopo di consentire l’iscrizione nel Registro internazionale delle navi destinate esclusivamente al noleggio per finalità turistiche, aventi le caratteristiche sopra indicate. Infatti l’iscrizione delle unità da diporto nel Registro internazionale è espressamente esclusa dall’articolo 1, comma 4, del D.L. 30 dicembre 1997, n. 457 (legge n. 30/1998), con il quale è stato istituito il Registro.[28]

 

Il comma 7, pur prevedendo l’applicazione del Codice della nautica da diporto alle navi di cui all’articolo 3 della legge n. 172/2003, fa comunque salva l’applicazione a dette navi della disciplina specifica dettata dal citato articolo.

 

Per quanto riguarda la formulazione letterale del nuovo comma 2 dell’articolo 1 del Codice della nautica da diporto (…si intende per navigazione da diporto quella … esercitata a scopi commerciali, anche mediante le navi di cui all'articolo 3 della legge 8 luglio 2003, n. 172…) si evidenzia che l’utilizzo della parola “anche” potrebbe indurre a ritenere che sia ricompresa nella navigazione da diporto tutta la navigazione esercitata a scopi commerciali e non solo quella esercitata mediante le navi di cui al citato articolo 3.

 

Il comma 8 dell’articolo 3 contiene disposizioni dirette ad incentivare la realizzazione di porti e approdi turistici e a razionalizzare il procedimento per il rilascio delle concessioni demaniali marittime a ciò destinate.

 

In particolare la lettera a) introduce un nuovo comma, il 2-bis, all’articolo 5 della legge n. 84/1994,[29] con il quale di prevede l’utilizzazione di strutture ed ambiti portuali idonei, allo stato sottoutilizzati o non diversamente utilizzabili per funzioni portuali di preminente interesse pubblico, come approdi turistici.

Tale utilizzazione, ricorrendone i presupposti, deve essere valutata con priorità nella predisposizione del piano regolatore portuale.

Si ricorda che il piano regolatore portuale, ai sensi del citato articolo 5 della legge n. 84/1994, è approvato dal comitato portuale o, in caso di mancata istituzione dell’autorità portuale, dall’autorità marittima, e delimita e disegna l’ambito e l’assetto complessivo del porto, ivi comprese le aree destinate alla produzione industriale, all'attività cantieristica e alle infrastrutture stradali e ferroviarie. Il piano individua inoltre le caratteristiche e la destinazione funzionale delle suddette aree.

Gli approdi turistici ai quali si riferisce la disposizione in commento sono quelli di cui all’articolo 2 del D.P.R. n. 509/1997[30], ovvero le porzioni dei porti polifunzionali,[31] destinate a servire la nautica da diporto ed il diportista nautico, anche mediante la predisposizione di servizi complementari.

 

Si segnala che una disposizione sostanzialmente identica a quella in commento è contenuta nell’articolo 6 del testo unificato sulla riforma della legislazione in materia portuale, attualmente all’esame dell’8° Commissione del Senato.[32]

 

La lettera b) del comma 8 prevede che il procedimento di revisione della disciplina in materia di rilascio delle concessioni demaniali marittime per la realizzazione di porti[33] e approdi turistici – attualmente dettata dal DPR n. 509/1997 - sia effettuato in conformità ai criteri e alle modalità di affidamento delle concessioni di beni demaniali marittimi con finalità turistico-ricreative, definiti dall’intesa raggiunta in sede di conferenza Stato – regioni in attuazione dell’articolo 1, comma 18, del D.L. n. 194/2009.

E’ fatta salva la disciplina relativa all'attribuzione di beni a regioni ed enti locali in base alla legge n. 42/2009 (legge delega sul federalismo fiscale), nonché alle rispettive norme di attuazione, tra le quali si ricordano in particolare gli articoli 3 e 5 del D.Lgs. n. 85/2010[34] che prevedono il trasferimento alle Regioni dei beni del demanio marittimo.

 

Si ricorda che il citato articolo 1, comma 18, del D.L. n. 194/2009, nel disporre la proroga al 31 dicembre 2015 delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative in essere, ha previsto che la revisione del quadro normativo in materia di rilascio delle suddette concessioni, debba essere realizzata sulla base di un’apposita intesa in sede di Conferenza Stato-regioni, conclusa nel rispetto dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento, di garanzia dell'esercizio, dello sviluppo, della valorizzazione delle attività imprenditoriali e di tutela degli investimenti.

 

Si evidenzia che la suddetta intesa non risulta ancora pubblicata.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non considera la disposizione.

 

La relazione tecnica sottolinea che dalle disposizioni in esame, riguardanti la semplificazioni degli adempimenti amministrativi relativi alla nautica da diporto, non derivano nuovi o maggiori oneri.

 

Nulla da osservare nel presupposto - sul quale appare opportuna una conferma – che per effetto delle disposizioni in esame non si determini un’estensione dell’ambito di applicazione di eventuali esenzioni o agevolazioni, suscettibili di incidere sulla finanza pubblica .


 

Articolo 4, commi 1-12 e 14
(Modifiche al Codice dei contratti pubblici)

 


1. Per ridurre i tempi di costruzione delle opere pubbliche, soprattutto se di interesse strategico, per semplificare le procedure di affidamento dei relativi contratti pubblici, per garantire un più efficace sistema di controllo e infine per ridurre il contenzioso, sono apportate alla disciplina vigente, in particolare, le modificazioni che seguono:

  a) estensione del campo di applicazione della finanza di progetto, anche con riferimento al cosiddetto "leasing in costruendo";

  b) limite alla possibilità di iscrivere "riserve";

  c) introduzione di un tetto di spesa per le "varianti";

  d) introduzione di un tetto di spesa per le opere cosiddette "compensative";

  e) contenimento della spesa per compensazione,in caso di variazione del prezzo dei singoli materiali di costruzione;

  f) riduzione della spesa per gli accordi bonari;

  g) istituzione nelle Prefetture di un elenco di fornitori e prestatori di servizi non soggetti a rischio di inquinamento mafioso;

  h) disincentivo per le liti "temerarie";

  i) individuazione, accertamento e prova dei requisiti di partecipazione alle gare mediante collegamento telematico alla Banca dati nazionale dei contratti pubblici;

  l) estensione del criterio di autocertificazione per la dimostrazione dei requisiti richiesti per l'esecuzione dei lavori pubblici;

  m) controlli essenzialmente "ex post" sul possesso dei requisiti di partecipazione alle gare da parte delle stazioni appaltanti;

  n) tipizzazione delle cause di esclusione dalle gare, cause che possono essere solo quelle previste dal codice dei contratti pubblici e dal relativo regolamento di esecuzione e attuazione, con irrilevanza delle clausole addizionali eventualmente previste dalle stazioni appaltanti nella documentazione di gara;

  o) obbligo di scorrimento della graduatoria, in caso di risoluzione del contratto;

  p) razionalizzazione e semplificazione del procedimento per la realizzazione di infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale ("Legge obiettivo");

  q) innalzamento dei limiti di importo per l'affidamento degli appalti di lavori mediante procedura negoziata;

  r) innalzamento dei limiti di importo per l'accesso alla procedura semplificata ristretta per gli appalti di lavori. Inoltre, é elevata da cinquanta a settanta anni la soglia per la presunzione di interesse culturale degli immobili pubblici.

2. Conseguentemente, al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 sono, tra l'altro, apportate le seguenti modificazioni:

  a) all'articolo 27, comma 1, le parole: "dall'applicazione del presente codice" sono sostituite dalle seguenti: "dall'ambito di applicazione oggettiva del presente codice";

  b) all'articolo 38:

       1) al comma 1:

       1.1) alla lettera b), le parole: «il socio» sono sostituite dalle seguenti: «i soci» e dopo le parole: "gli amministratori muniti di poteri di rappresentanza o il direttore tecnico" sono inserite le seguenti: "o il socio unico, ovvero il socio di maggioranza in caso di società con meno di quattro soci," ;

       1.2) alla lettera c), le parole: «del socio» sono sostituite dalle seguenti: «dei soci»; dopo le parole: "gli amministratori muniti di poteri di rappresentanza o il direttore tecnico" sono inserite le seguenti: "o il socio unico, ovvero il socio di maggioranza in caso di società con meno di quattro soci,"; le parole: "cessati dalla carica nel triennio" sono sostituite dalle seguenti: "cessati dalla carica nell'anno"; le parole "di aver adottato atti o misure di completa dissociazione" sono sostituite dalle seguenti: "che vi sia stata completa ed effettiva dissociazione"; le parole: «resta salva in ogni caso l'applicazione dell'articolo 178 del codice penale e dell'articolo 445, comma 2, del codice di procedura penale» sono sostituite dalle seguenti: «l'esclusione e il divieto in ogni caso non operano quando il reato é stato depenalizzato ovvero quando é intervenuta la riabilitazione ovvero quando il reato é stato dichiarato estinto dopo la condanna ovvero in caso di revoca della condanna medesima»;

       1.3) alla lettera d) dopo le parole: "19 marzo 1990, n. 55;" sono aggiunte le seguenti: "l'esclusione ha durata di un anno decorrente dall'accertamento definitivo della violazione e va comunque disposta se la violazione non é stata rimossa;";

       1.4) la lettera e) é sostituita dalla seguente:

          "e) che hanno commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, alle norme in materia di sicurezza e a ogni altro obbligo derivante dai rapporti di lavoro";

       1.5) alla lettera g) dopo la parola: "violazioni" é inserita la seguente: "gravi";

       1.6) la lettera h) é sostituita dalla seguente:

       «h) nei cui confronti, ai sensi del comma 1-ter, risulta l'iscrizione nel casellario informatico di cui all'articolo 7, comma 10, per aver presentato falsa dichiarazione o falsa documentazione in merito a requisiti e condizioni rilevanti per la partecipazione a procedure di gara e per l'affidamento dei subappalti.»;

       1.7) la lettera l) é sostituita dalla seguente:

          "l) che non sono in regola con le norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68.";

       1.8) la lettera m-bis) é sostituita dalla seguente:

          "m-bis) nei cui confronti, ai sensi dell'articolo 40, comma 9-quater, risulta l'iscrizione nel casellario informatico di cui all'articolo 7, comma 10, per aver presentato falsa dichiarazione o falsa documentazione ai fini del rilascio dell'attestazione SOA.";

       1.9) alla lettera m-ter), sono eliminate le parole: ", anche in assenza nei loro confronti di un procedimento per l'applicazione di una misura di prevenzione o di una causa ostativa ivi previste," e le parole: "nei tre anni antecedenti" sono sostituite dalle seguenti: "nell'anno antecedente";

       2) al comma 1-bis, le parole: "I casi di esclusione previsti" sono sostituite dalle seguenti: "Le cause di esclusione previste" e dopo le parole: "affidate ad un custode o amministratore giudiziario" sono inserite le seguenti: "limitatamente a quelle riferite al periodo precedente al predetto affidamento";

       3) dopo il comma 1-bis é inserito il seguente:

       "1-ter. In caso di presentazione di falsa dichiarazione o falsa documentazione, nelle procedure di gara e negli affidamenti di subappalto, la stazione appaltante ne dà segnalazione all'Autorità che, se ritiene che siano state rese con dolo o colpa grave in considerazione della rilevanza o della gravità dei fatti oggetto della falsa dichiarazione o della presentazione di falsa documentazione, dispone l'iscrizione nel casellario informatico ai fini dell'esclusione dalle procedure di gara e dagli affidamenti di subappalto ai sensi del comma 1, lettera h), per un periodo di un anno, decorso il quale l'iscrizione é cancellata e perde comunque efficacia.";

       4) il comma 2 é sostituito dal seguente:

       "2. Il candidato o il concorrente attesta il possesso dei requisiti mediante dichiarazione sostitutiva in conformità alle previsioni del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in cui indica tutte le condanne penali riportate, ivi comprese quelle per le quali abbia beneficiato della non menzione. Ai fini del comma 1, lettera c), il concorrente non é tenuto ad indicare nella dichiarazione le condanne quando il reato é stato depenalizzato ovvero per le quali é intervenuta la riabilitazione ovvero quando il reato é stato dichiarato estinto dopo la condanna ovvero in caso di revoca della condanna medesima. Ai fini del comma 1, lettera e) si intendono gravi le violazioni individuate ai sensi dell'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni, fermo restando quanto previsto, con riferimento al settore edile, dall'articolo 27, comma 1-bis, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. Ai fini del comma 1, lettera g), si intendono gravi le violazioni che comportano un omesso pagamento di imposte e tasse per un importo superiore all'importo di cui all'articolo 48 bis, commi 1 e 2-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602. Ai fini del comma 1, lettera i), si intendono gravi le violazioni ostative al rilascio del documento unico di regolarità contributiva di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto-legge 25 settembre 2002, n. 210, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 novembre 2002, n. 266; i soggetti di cui all'articolo 47, comma 1, dimostrano, ai sensi dell'articolo 47, comma 2, il possesso degli stessi requisiti prescritti per il rilascio del documento unico di regolarità contributiva. Ai fini del comma 1, lettera m-quater), il concorrente allega, alternativamente: a) la dichiarazione di non trovarsi in alcuna situazione di controllo di cui all'articolo 2359 del codice civile con alcun soggetto, e di aver formulato l'offerta autonomamente; b) la dichiarazione di non essere a conoscenza della partecipazione alla medesima procedura di soggetti che si trovano, rispetto al concorrente, in una delle situazioni di controllo di cui all'articolo 2359 del codice civile, e di aver formulato l'offerta autonomamente; c) la dichiarazione di essere a conoscenza della partecipazione alla medesima procedura di soggetti che si trovano, rispetto al concorrente, in situazione di controllo di cui all'articolo 2359 del codice civile, e di aver formulato l'offerta autonomamente. Nelle ipotesi di cui alle lettere a), b) e c), la stazione appaltante esclude i concorrenti per i quali accerta che le relative offerte sono imputabili ad un unico centro decisionale, sulla base di univoci elementi. La verifica e l'eventuale esclusione sono disposte dopo l'apertura delle buste contenenti l'offerta economica.";

  c) all'articolo 40, sono apportate le seguenti modifiche:

       1) al comma 3, lettera a), é aggiunto, in fine, il seguente periodo: "i soggetti accreditati sono tenuti a inserire la certificazione di cui alla presente lettera relativa alle imprese esecutrici di lavori pubblici nell'elenco ufficiale istituito presso l'organismo nazionale italiano di accreditamento di cui all'articolo 4, comma 2, della legge 23 luglio 2009, n. 99;";

       2) dopo il comma 9-ter, é aggiunto il seguente:

       "9-quater. In caso di presentazione di falsa dichiarazione o falsa documentazione, ai fini della qualificazione, le SOA ne danno segnalazione all'Autorità che, se ritiene che siano state rese con dolo o colpa grave in considerazione della rilevanza o della gravità dei fatti oggetto della falsa dichiarazione o della presentazione di falsa documentazione, dispone l'iscrizione nel casellario informatico ai fini dell'esclusione dalle procedure di gara e dagli affidamenti di subappalto ai sensi dell'articolo 38, comma 1, lettera m-bis), per un periodo di un anno, decorso il quale l'iscrizione é cancellata e perde comunque efficacia.";

  d) all'articolo 46 sono apportate le seguenti modificazioni:

       1) la rubrica é sostituita dalla seguente: "Documenti e informazioni complementari - Tassatività delle cause di esclusione";

       2) dopo il comma 1 é inserito il seguente:

       "1-bis. La stazione appaltante esclude i candidati o i concorrenti in caso di mancato adempimento alle prescrizioni previste dal presente codice e dal regolamento e da altre disposizioni di legge vigenti, nonché nei casi di incertezza assoluta sul contenuto o sulla provenienza dell'offerta, per difetto di sottoscrizione o di altri elementi essenziali ovvero in caso di non integrità del plico contenente l'offerta o la domanda di partecipazione o altre irregolarità relative alla chiusura dei plichi, tali da far ritenere, secondo le circostanze concrete, che sia stato violato il principio di segretezza delle offerte; i bandi e le lettere di invito non possono contenere ulteriori prescrizioni a pena di esclusione. Dette prescrizioni sono comunque nulle";

  e) all'articolo 48, dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti:

       "2-bis. I soggetti competenti provvedono, secondo le modalità indicate dall'Autorità, ad inserire nella Banca dati nazionale dei contratti pubblici di cui all'articolo 62-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, la documentazione comprovante il possesso dei requisiti tecnico-organizzativi ed economico-finanziari richiesta ai sensi dei commi 1 e 2 del presente articolo.

       2-ter. Le stazioni appaltanti verificano il possesso dei requisiti di cui al comma 2-bis presso la Banca dati nazionale dei contratti pubblici, ove la relativa documentazione sia disponibile.";

  f) all'articolo 56, comma 1, lettera a), l'ultimo periodo é soppresso;

  g) all'articolo 57, comma 2, lettera a), l'ultimo periodo é soppresso;

  h) all'articolo 64, dopo il comma 4 é inserito il seguente:

       "4-bis. I bandi sono predisposti dalle stazioni appaltanti sulla base di modelli (bandi - tipo) approvati dall'Autorità, previo parere del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e sentite le categorie professionali interessate, con l'indicazione delle cause tassative di esclusione di cui all'articolo 46, comma 1-bis. Le stazioni appaltanti nella delibera a contrarre motivano espressamente in ordine alle deroghe al bando - tipo.";

  i) all'articolo 74, dopo il comma 2 é inserito il seguente:

       "2-bis. Le stazioni appaltanti richiedono, di norma, l'utilizzo di moduli di dichiarazione sostitutiva dei requisiti di partecipazione di ordine generale e, per i contratti relativi a servizi e forniture o per i contratti relativi a lavori di importo pari o inferiore a 150.000 euro, dei requisiti di partecipazione economico-finanziari e tecnico-organizzativi. I moduli sono predisposti dalle stazioni appaltanti sulla base dei modelli standard definiti con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, acquisito l'avviso dell'Autorità.".

  l) all'articolo 122:

       1) il comma 7 é sostituito dal seguente:

       "7. I lavori di importo complessivo inferiore a un milione di euro possono essere affidati dalle stazioni appaltanti, a cura del responsabile del procedimento, nel rispetto dei principi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza, e secondo la procedura prevista dall'articolo 57, comma 6; l'invito é rivolto, per lavori di importo pari o superiore a 500.000 euro, ad almeno dieci soggetti e, per lavori di importo inferiore a 500.000 euro, ad almeno cinque soggetti se sussistono aspiranti idonei in tali numeri. L'avviso sui risultati della procedura di affidamento, conforme all'allegato IX A, punto 5 (avviso relativo agli appalti aggiudicati), contiene l'indicazione dei soggetti invitati ed é trasmesso per la pubblicazione, secondo le modalità di cui all'articolo 122, commi 3 e 5, entro dieci giorni dalla data dell'aggiudicazione definitiva; non si applica l'articolo 65, comma 1";

       2) il comma 7-bis é abrogato;

  m) all'articolo 123, comma 1, le parole: "1 milione" sono sostituite dalle seguenti: " un milione e cinquecentomila";

  n) all'articolo 132, comma 3, sono aggiunte, infine, le seguenti parole: "al netto del 50 per cento dei ribassi d'asta conseguiti";

  o) all'articolo 133, i commi 4 e 5 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, sono sostituiti dai seguenti:

       "4. In deroga a quanto previsto dal comma 2, qualora il prezzo di singoli materiali da costruzione, per effetto di circostanze eccezionali, subisca variazioni in aumento o in diminuzione, superiori al 10 per cento rispetto al prezzo rilevato dal Ministero delle infrastrutture nell'anno di presentazione dell'offerta con il decreto di cui al comma 6, si fa luogo a compensazioni, in aumento o in diminuzione, per la metà della percentuale eccedente il 10 per cento e nel limite delle risorse di cui al comma 7.

       5. La compensazione é determinata applicando la metà della percentuale di variazione che eccede il 10 per cento al prezzo dei singoli materiali da costruzione impiegati nelle lavorazioni contabilizzate nell'anno solare precedente al decreto di cui al comma 6 nelle quantità accertate dal direttore dei lavori.";

  p) all'articolo 140, sono apportate le seguenti modificazioni:

       1) nella rubrica le parole: "per grave inadempimento dell'esecutore" sono soppresse;

       2) al comma 1, primo periodo, le parole: "prevedono nel bando di gara che" sono soppresse e le parole: "per grave inadempimento del medesimo" sono sostituite dalle seguenti: "ai sensi degli articoli 135 e 136";

  q) all'articolo 153, sono apportate le seguenti modifiche:

       1) al comma 9 le parole "asseverato da una banca" sono sostituite dalle seguenti: "asseverato da un istituto di credito o da società di servizi costituite dall'istituto di credito stesso ed iscritte nell'elenco generale degli intermediari finanziari, ai sensi dell'articolo 106 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, o da una società di revisione ai sensi dell'articolo 1 della legge 23 novembre 1939, n. 1966";

       2) i commi 19 e 20, sono sostituiti dai seguenti:

       "19. Gli operatori economici possono presentare alle amministrazioni aggiudicatrici proposte relative alla realizzazione in concessione di lavori pubblici o di lavori di pubblica utilità non presenti nella programmazione triennale di cui all'articolo 128 ovvero negli strumenti di programmazione approvati dall'amministrazione aggiudicatrice sulla base della normativa vigente. La proposta contiene un progetto preliminare, una bozza di convenzione, il piano economico-finanziario asseverato da una banca e la specificazione delle caratteristiche del servizio e della gestione. Il piano economico-finanziario comprende l'importo delle spese sostenute per la predisposizione della proposta, comprensivo anche dei diritti sulle opere dell'ingegno di cui all'articolo 2578 del codice civile. La proposta é corredata dalle autodichiarazioni relative al possesso dei requisiti di cui al comma 20, dalla cauzione di cui all'articolo 75, e dall'impegno a prestare una cauzione nella misura dell'importo di cui al comma 9, terzo periodo, nel caso di indizione di gara. L'amministrazione aggiudicatrice valuta, entro tre mesi, il pubblico interesse della proposta. A tal fine l'amministrazione aggiudicatrice può invitare il proponente ad apportare al progetto preliminare le modifiche necessarie per la sua approvazione. Se il proponente non apporta le modifiche richieste, la proposta non può essere valutata di pubblico interesse. Il progetto preliminare, eventualmente modificato, é inserito nella programmazione triennale di cui all'articolo 128 ovvero negli strumenti di programmazione approvati dall'amministrazione aggiudicatrice sulla base della normativa vigente ed é posto in approvazione con le modalità indicate all'articolo 97; il proponente é tenuto ad apportare le eventuali ulteriori modifiche chieste in sede di approvazione del progetto; in difetto, il progetto si intende non approvato. Il progetto preliminare approvato é posto a base di gara per l'affidamento di una concessione, alla quale é invitato il proponente, che assume la denominazione di promotore. Nel bando l'amministrazione aggiudicatrice può chiedere ai concorrenti, compreso il promotore, la presentazione di eventuali varianti al progetto. Nel bando é specificato che il promotore può esercitare il diritto di prelazione. I concorrenti, compreso il promotore, devono essere in possesso dei requisiti di cui al comma 8, e presentare un'offerta contenente una bozza di convenzione, il piano economico-finanziario asseverato da una banca, la specificazione delle caratteristiche del servizio e della gestione, nonché le eventuali varianti al progetto preliminare; si applicano i commi 4, 5, 6, 7 e 13. Se il promotore non risulta aggiudicatario, può esercitare, entro quindici giorni dalla comunicazione dell'aggiudicazione definitiva, il diritto di prelazione e divenire aggiudicatario se dichiara di impegnarsi ad adempiere alle obbligazioni contrattuali alle medesime condizioni offerte dall'aggiudicatario. Se il promotore non risulta aggiudicatario e non esercita la prelazione ha diritto al pagamento, a carico dell'aggiudicatario, dell'importo delle spese per la predisposizione della proposta nei limiti indicati nel comma 9. Se il promotore esercita la prelazione, l'originario aggiudicatario ha diritto al pagamento, a carico del promotore, dell'importo delle spese per la predisposizione dell'offerta nei limiti cui al comma 9.

       19-bis. La proposta di cui al comma 19, primo periodo, può riguardare, in alternativa alla concessione, la locazione finanziaria di cui all'articolo 160-bis.

       20. Possono presentare le proposte di cui al comma 19, primo periodo, i soggetti in possesso dei requisiti di cui al comma 8, nonché i soggetti dotati di idonei requisiti tecnici, organizzativi, finanziari e gestionali, specificati dal regolamento, nonché i soggetti di cui agli articoli 34 e 90, comma 2, lettera b), eventualmente associati o consorziati con enti finanziatori e con gestori di servizi. La realizzazione di lavori pubblici o di pubblica utilità rientra tra i settori ammessi di cui all'articolo 1, comma 1, lettera c-bis), del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153. Le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, nell'ambito degli scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico dalle stesse perseguiti, possono aggregarsi alla presentazione di proposte di realizzazione di lavori pubblici di cui al comma 1, ferma restando la loro autonomia decisionale.";

  r) all'articolo 165, sono apportate le seguenti modificazioni:

       1) al comma 2, le parole "dell'avviso" sono sostituite dalle seguenti: "della lista";

       2) al comma 3, il primo periodo é sostituito dal seguente: "Il progetto preliminare delle infrastrutture, oltre a quanto previsto nell'allegato tecnico di cui all'allegato XXI deve evidenziare, con apposito adeguato elaborato cartografico, le aree impegnate, le relative eventuali fasce di rispetto e le occorrenti misure di salvaguardia; deve inoltre indicare ed evidenziare anche le caratteristiche prestazionali, le specifiche funzionali e i limiti di spesa dell'infrastruttura da realizzare, ivi compreso il limite di spesa, comunque non superiore al due per cento dell'intero costo dell'opera, per le eventuali opere e misure compensative dell'impatto territoriale e sociale strettamente correlate alla funzionalità dell'opera. Nella percentuale indicata devono rientrare anche gli oneri di mitigazione di impatto ambientale individuati nell'ambito della procedura di VIA, fatte salve le eventuali ulteriori misure da adottare nel rispetto di specifici obblighi comunitari.";

       3) dopo il comma 5 é inserito il seguente:

       "5-bis. Il soggetto aggiudicatore provvede alla pubblicazione del bando di gara non oltre novanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana della delibera CIPE di approvazione del progetto preliminare, ove questo sia posto a base di gara. In caso di mancato adempimento il CIPE, su proposta del Ministero, può disporre la revoca del finanziamento a carico dello Stato.";

       4) dopo il comma 7 é aggiunto il seguente:

       "7-bis. Per le infrastrutture il vincolo preordinato all'esproprio ha durata di sette anni, decorrenti dalla data in cui diventa efficace la delibera del CIPE che approva il progetto preliminare dell'opera. Entro tale termine, può essere approvato il progetto definitivo che comporta la dichiarazione di pubblica utilità dell'opera. In caso di mancata approvazione del progetto definitivo nel predetto termine, il vincolo preordinato all'esproprio decade e trova applicazione la disciplina dettata dall'articolo 9 del testo unico in materia edilizia approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380. Ove sia necessario reiterare il vincolo preordinato all'esproprio, la proposta é formulata al CIPE da parte del Ministero, su istanza del soggetto aggiudicatore. La reiterazione del vincolo é disposta con deliberazione motivata del CIPE secondo quanto previsto dal comma 5, terzo e quarto periodo. La disposizione del presente comma deroga alle disposizioni dell'articolo 9, commi 2, 3 e 4, del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327.";

  s) all'articolo 166 sono apportate le seguenti modificazioni:

       1) al comma 3, le parole: "novanta giorni" sono sostituite dalle seguenti "sessanta giorni";

       2) dopo il comma 4 é aggiunto il seguente:

       "4-bis. Il decreto di esproprio può essere emanato entro il termine di sette anni, decorrente dalla data in cui diventa efficace la delibera del CIPE che approva il progetto definitivo dell'opera, salvo che nella medesima deliberazione non sia previsto un termine diverso. Il CIPE può disporre la proroga dei termini previsti dal presente comma per casi di forza maggiore o per altre giustificate ragioni. La proroga può essere disposta prima della scadenza del termine e per un periodo di tempo che non supera i due anni. La disposizione del presente comma deroga alle disposizioni dell'articolo 13, commi 4 e 5, del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001 n. 327.";

       3) dopo il comma 5 é inserito il seguente:

       "5-bis. Il soggetto aggiudicatore provvede alla pubblicazione del bando di gara non oltre novanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana della delibera CIPE di approvazione del progetto definitivo, ove questo sia posto a base di gara. In caso di mancato adempimento il CIPE, su proposta del Ministero, può disporre la revoca del finanziamento a carico dello Stato.";

  t) all'articolo 167, sono apportate le seguenti modifiche:

       1) dopo il comma 7 é aggiunto il seguente:

       "7-bis. Le varianti di cui ai commi 6 e 7 devono essere strettamente correlate alla funzionalità dell'opera e non possono comportare incrementi del costo rispetto al progetto preliminare.";

       2) comma 10, le parole: "novanta giorni" sono sostituite dalle seguenti: "sessanta giorni";

  u) all'articolo 168, sono apportate le seguenti modificazioni:

       1) al comma 2, quarto periodo, le parole: "novanta giorni" sono sostituite dalle seguenti: "sessanta giorni";

       2) al comma 3, secondo periodo, le parole: "sessanta giorni" sono sostituite dalle seguenti: "quarantacinque giorni";

       3) al comma 4, primo periodo, le parole "novantesimo giorno" sono sostituite dalle seguenti: "sessantesimo giorno";

       4) al comma 6, le parole: "novanta giorni" sono sostituite dalle seguenti: "sessanta giorni";

  v) all'articolo 169, comma 3, sono aggiunte, infine, le seguenti parole: "ovvero l'utilizzo di una quota non superiore al cinquanta per cento dei ribassi d'asta conseguiti";

  z) all'articolo 170, comma 3, le parole: "novanta giorni" sono sostituite dalle seguenti: "sessanta giorni";

  aa) all'articolo 176, comma 20, primo periodo, le parole: "comma 5" sono sostituite dalle seguenti: "comma 2";

  bb) all'articolo 187, comma 1, lettera a), é aggiunto, in fine, il seguente periodo: "i soggetti accreditati sono tenuti a inserire la predetta certificazione nell'elenco ufficiale di cui all'articolo 40, comma 3, lettera a);";

  cc) all'articolo 189, comma 4, lettera b), primo periodo le parole: "di direttori tecnici" sono sostituite dalle seguenti:"di almeno un direttore tecnico" e, dopo le parole: "di dipendenti o dirigenti," é inserita la seguente: "nonché";

  dd) all'articolo 204, comma 1, le parole " cinquecentomila euro" sono sostituite dalle seguenti: "un milione e cinquecentomila euro" ed é aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Si applica l'articolo 122, comma 7, ultimo periodo";

  ee) all'articolo 206, comma 1, dopo le parole: "38;" sono aggiunte le parole "46, comma 1-bis;" e dopo le parole "nell'invito a presentare offerte; 87; 88;" sono aggiunte le seguenti: "95; 96;";

  ff) all'articolo 219:

       1) ai commi 6 e 7, dopo le parole: "del comma 6" sono inserite le seguenti: "dell'articolo 30 della direttiva 2004/17/CE";

       2) al comma 10, dopo le parole: "di cui al comma 6" sono inserite le seguenti: "dell'articolo 30";

  gg) all'articolo 240:

       1) al comma 5, dopo le parole: "responsabile del procedimento" sono inserite le seguenti: "entro trenta giorni dalla comunicazione di cui al comma 3";

       2) al comma 6, le parole: "al ricevimento" sono sostituite dalle seguenti: "entro trenta giorni dal ricevimento" e le parole: "da detto ricevimento", sono sostituite dalle seguenti: "dalla costituzione della commissione";

       3) al comma 10, é aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Il compenso per la commissione non può comunque superare l'importo di 65 mila euro, da rivalutarsi ogni tre anni con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.";

       4) al comma 14, secondo periodo, dopo le parole: "della composizione" la parola "é" é sostituita dalle seguenti: "può essere";

  hh) all'articolo 240-bis:

       1) al comma 1 é aggiunto, in fine, il seguente periodo: "L'importo complessivo delle riserve non può in ogni caso essere superiore al venti per cento dell'importo contrattuale.";

       2) dopo il comma 1, é inserito il seguente:

        "1-bis. Non possono essere oggetto di riserva gli aspetti progettuali che, ai sensi dell'articolo 112 e del regolamento, sono stati oggetto di verifica.";

  ii) dopo l'articolo 246 é inserito il seguente:

       "Art. 246-bis. Responsabilità per lite temeraria:

       1. Nei giudizi in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, il giudice, fermo quanto previsto dall'articolo 26 del codice del processo amministrativo approvato con decreto legislativo 2 luglio 2010, 104, condanna d'ufficio la parte soccombente al pagamento di una sanzione pecuniaria in misura non inferiore al doppio e non superiore al triplo del contributo unificato dovuto per il ricorso introduttivo del giudizio quando la decisione é fondata su ragioni manifeste od orientamenti giurisprudenziali consolidati. Al gettito delle sanzioni previste dal presente comma si applica l'articolo 15 delle norme di attuazione del codice del processo amministrativo approvato con il citato decreto legislativo n. 104 del 2010.";

  ll) all'articolo 253 sono apportate le seguenti modificazioni:

       1) al comma 9-bis, primo e secondo periodo, le parole: "31 dicembre 2010" sono sostituite dalle seguenti: "31 dicembre 2013", e, al terzo periodo, dopo la parola: "anche" sono aggiunte le seguenti: "alle imprese di cui all'articolo 40, comma 8, per la dimostrazione dei requisiti di ordine tecnico-organizzativo, nonché";

       2) al comma 15-bis le parole: "31 dicembre 2010" sono sostituite dalle seguenti: "31 dicembre 2013";

       3) dopo il comma 20 é inserito il seguente:

       "20-bis. Le stazioni appaltanti possono applicare fino al 31 dicembre 2013 le disposizioni di cui all'articolo 122, comma 9, e 124, comma 8, per i contratti di importo inferiore alle soglie di cui all'articolo 28.";

       4) al comma 21 il secondo periodo é sostituito dai seguenti: "La verifica é conclusa entro il 31 dicembre 2011. In sede di attuazione del predetto decreto non si applicano le sanzioni di cui all'articolo 6, comma 11, e all'articolo 40, comma 4, lettera g).".

  mm) all'allegato XXI, allegato tecnico di cui all'articolo 164,    1) all'articolo 16, comma 4, lettera d), le parole "10 per cento" sono sostituite dalle seguenti: "otto per cento";

       2) all'articolo 28, comma 2, lett. a), dopo le parole "per i lavori di importo" sono inserite le seguenti: "pari o";

       3) all'articolo 29, comma 1, lett. a), dopo le parole: "per i lavori di importo" sono inserite le seguenti: "pari o".

  nn) all'allegato XXII, le parole: "responsabile della condotta dei lavori" sono sostituite dalle seguenti: "responsabile di progetto o responsabile di cantiere".

3. Le disposizioni di cui al comma 2, lettere b), l) e dd), si applicano alle procedure i cui bandi o avvisi con i quali si indice una gara sono pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, nonché, in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, alle procedure in cui, alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, non sono ancora stati inviati gli inviti a presentare le offerte.

4. Le disposizioni di cui al comma 2, lettera m), si applicano a decorrere dalla pubblicazione dell'avviso per la formazione dell'elenco annuale per l'anno 2012.

5. Le disposizioni di cui al comma 2, lettera o), si applicano a partire dal decreto ministeriale di cui all'articolo 133, comma 6, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, di rilevazione delle variazioni percentuali per l'anno 2011, da adottarsi entro il 31 marzo 2012, ed ai lavori eseguiti e contabilizzati a decorrere dal 1° gennaio 2011. Restano ferme la precedente disciplina per il calcolo delle variazioni percentuali riferite agli anni precedenti al 2011 e le rilevazioni effettuate con i precedenti decreti ministeriali ai sensi del predetto articolo 133, comma 6, del decreto legislativo n. 163 del 2006.

6. Le disposizioni di cui al comma 2, lettera q), numero 2), non si applicano alle procedure già avviate alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, per le quali continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all'articolo 153, commi 19 e 20, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nella formulazione previgente.

7. Le disposizioni di cui al comma 2, lettera r), numero 2), si applicano ai progetti preliminari non approvati alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge.

8. Le disposizioni di cui al comma 2, lettere r), numero 3) e s), numero 3), si applicano con riferimento alle delibere CIPE pubblicate successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge.

9. In relazione al comma 2, lettera r), numero 4) i termini di cui al comma 7-bis dell'articolo 165 del decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163, si applicano anche ai progetti preliminari già approvati dal CIPE alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge.

10. Le disposizioni di cui al comma 2, lettere s), numero 1), t), numero 2), u) e z), si applicano ai progetti definitivi non ancora ricevuti dalle Regioni, da tutte le pubbliche amministrazioni competenti e dai gestori di opere interferenti alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge.

11. In relazione al comma 2, lettera s), numero 2) i termini di cui al comma 4-bis dell'articolo 166 del decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163, si applicano anche ai progetti definitivi già approvati dal CIPE alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge.

12. Le disposizioni di cui al comma 2, lettera gg), numeri 1) e 2), si applicano ai procedimenti di accordo bonario avviati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge. Le disposizioni di cui al comma 2, lettera gg), numero 3) si applicano alle commissioni costituite successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto legge. Le disposizioni di cui al comma 2, lettera hh), si applicano ai contratti i cui bandi o avvisi con i quali si indice una gara sono pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, nonché, in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, ai contratti per i quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, non sono ancora stati inviati gli inviti a presentare le offerte.

14. Fatta salva la disciplina di cui all'art. 165, comma 3, del decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163, per il triennio 2011 - 2013 non possono essere approvati progetti preliminari o definitivi che prevedano oneri superiori al due per cento dell'intero costo dell'opera per le eventuali opere e misure compensative dell'impatto territoriale e sociale strettamente correlate alla funzionalità dell'opera. Nella predetta percentuale devono rientrare anche gli oneri di mitigazione di impatto ambientale individuati nell'ambito della procedura di VIA, fatte salve le eventuali ulteriori misure da adottare nel rispetto di specifici obblighi comunitari.


 

 


COMMA 1 - FINALITÀ

Il comma 1 dell'articolo in esame indica le finalità del complesso intervento normativo delineato dalle disposizioni in esso recate.

Le finalità perseguite sono individuate:

§       nella riduzione dei tempi di costruzione delle opere pubbliche, soprattutto se di interesse strategico;

§       nella semplificazione delle procedure di affidamento dei relativi contratti pubblici;

§       nella garanzia di un più efficace sistema di controllo;

§       nella riduzione del contenzioso.

 

Lo stesso comma reca l’elenco delle principali modifiche apportate alla disciplina vigente, che verranno esplicitate nei commi successivi.

COMMA 2 – MODIFICHE AL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI

Il comma 2 dell'articolo in esame raccoglie tutte le modifiche al D.Lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici) sintetizzate nel comma precedente, nonché altre modifiche di minore rilevanza.

Di seguito si dà conto delle principali modifiche recate dal comma in esame al Codice dei contratti pubblici, d’ora in poi indicato semplicemente come Codice.

Lettera a) – Contratti esclusi – Modifica all’art. 27

La lettera in esame modifica l’art. 27, comma 1 del Codice, al fine di chiarire, relativamente ai contratti esclusi[35], che l’esclusione dei contratti opera con riferimento all’ambito di applicazione oggettiva del Codice. Come viene anche sottolineato dalla relazione illustrativa, resta fermo il principio, previsto dall'articolo 27, che ai contratti esclusi comunque si applicano i principi comunitari di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità.

Si ricorda che l’art. 27, comma 1, fissa i principi per l’affidamento dei contratti esclusi. Nella formulazione previgente la norma statuiva semplicemente che tali principi riguardavano l’affidamento “dei contratti pubblici aventi ad oggetto lavori, servizi e forniture, esclusi, in tutto o in parte, dall’applicazione del Codice”.

Lettere b), c) e bb) – Requisiti di ordine generale per la partecipazione alle gare e cause di esclusione– Modifiche agli artt. 38 e 40 e 187

La lettera b) del comma in esame è soprattutto finalizzata a modificare in più parti l’art. 38 del Codice, relativo ai requisiti di ordine generale per la partecipazione alle procedure di affidamento dei contratti pubblici, nonché per l’affidamento di subappalti. Viene inoltre introdotto, dalla lettera c), un nuovo comma (9-quater) all’art. 40, che detta una disposizione collegata alle modifiche introdotte all’art. 38. La finalità delle disposizioni – secondo quanto rilevato dalla relazione illustrativa – dovrebbe essere quella di “contenere la discrezionalità delle stazioni appaltanti nonché ridurre il contenzioso relativo alla fase di affidamento”.

Le principali modifiche recate all’art. 38 dalla lettera b) del comma in esame sono le seguenti:

§       si prevede, con una novella alla lett. c) del comma 1 dell’art. 38 del Codice (n. 1.2 della lettera b del comma 2 in esame), che non rilevano, ai fini dell’esclusione dalle gare, i reati per i quali è intervenuta la riabilitazione, l’estinzione o la depenalizzazione, o la revoca della condanna, esplicitando quanto già in parte previsto dal testo previgente;

Nella Determinazione n. 1 del 12 Gennaio 2010 recante “Requisiti di ordine generale per l'affidamento di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture ai sensi dell'articolo 38 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 nonché per gli affidamenti di subappalti. Profili interpretativi ed applicativi”[36], l’AVCP (Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici) segnala, infatti, con riferimento alla lett. c) del comma 1 dell’art. 38 del Codice, che «l'effetto ostativo dei reati considerati nella disposizione viene meno a seguito delle pronunce di riabilitazione e di estinzione. A tale riguardo, si richiama l'avviso della Cassazione secondo cui "la situazione di fatto da cui origina la causa di estinzione del reato per divenire condizione di diritto abbisogna, per espressa statuizione di legge, dell'intervento ricognitivo del giudice dell'esecuzione il quale è tenuto, nell'assolvimento di un suo preciso dovere funzionale, ad emettere il relativo provvedimento di estinzione ai sensi dell'art. 676 c.p.p." (Cass., sez. IV pen., 27 febbraio 2002, n. 11560 e, in senso conforme, Cons. Stato, sez. VI, 10 dicembre 2009 n. 7740). Ne consegue che, alla luce anche della clausola di salvaguardia contenuta nella parte finale della lett. c), "resta salva in ogni caso l'applicazione dell'articolo 178 del codice penale e dell'art. 445, comma 2, del codice di procedura penale", una volta pronunciata dal giudice di sorveglianza la riabilitazione del condannato, di cui all'art. 178 c.p. (derivandone l'estinzione del reato e delle pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna) ovvero riconosciuto dal tribunale estinto il reato per il decorso del termine di cinque anni o due anni (a seconda che si tratti di delitto o contravvenzione), ai sensi dell'articolo 445, comma 2, c.p.p., e resta preclusa alla stazione appaltante la possibilità di valutare negativamente, ai fini dell'ammissione alla specifica gara, i fatti di cui alla inflitta sentenza di condanna. Inoltre, anche se non esplicitato dall'ultimo periodo della lettera c) dell'articolo 38, logicamente resta salva anche la procedura di estinzione, analoga a quella di cui all'articolo 445, comma 2 c.p.p., prevista dall'articolo 460, comma 5, c.p.p.».

La lett. c) del comma 1 dell’art. 38 viene novellata, unitamente alla lettera b) del medesimo comma 1, ad opera dei nn. 1.1 e 1.2 della lettera b), anche con riferimento – come segnalato dalla relazione illustrativa - all’estensione delle cause di esclusione previste per i soggetti nei cui confronti è pendente procedimento per l’applicazione di una misura di prevenzione o di una causa ostativa ivi previste anche al socio unico o al socio di maggioranza in caso di società con meno di quattro soci.

Viene altresì prevista la riduzione da 3 ad 1 anno del periodo da considerare ai fini della cessazione dalle cariche. La relazione illustrativa sottolinea che “ciò consente, da un lato, di ridurre l’entità di contenzioso derivante dall’esclusione dalle gare per tali motivi, garantendo, dall’altro, il permanere di un congruo periodo idoneo a evitare che la cessazione dalle cariche di soggetti condannati consenta automaticamente la partecipazione alle gare”.

§       riguardo alla causa di esclusione - prevista dalla lett. d) del comma 1 dell’art. 38 del Codice- per la violazione del divieto di intestazione fiduciaria posto dall'art. 17 della L. 55/1990, la novella recata dall’articolo in esame (n. 1.3) della lettera b) specifica che l’esclusione ha durata di un anno decorrente dall’accertamento definitivo della violazione e va comunque disposta se la violazione non è stata rimossa;

Sul punto l’AVCP osserva[37] che l'esclusione dei soggetti "che hanno violato il divieto di intestazione fiduciaria, posto all'articolo 17, 3° comma, della legge 19 marzo 1990, n. 55" contemplata dalla lettera d) è finalizzata a contrastare il rischio di infiltrazioni occulte delle organizzazioni mafiose nell'esecuzione degli stessi. La disciplina in tema di intestazione fiduciaria dei soggetti appaltatori si ricollega all'esigenza di evitare che la stazione appaltante perda il controllo del vero imprenditore che ha partecipato alla gara; sicché, tranne il caso in cui l'intestazione fiduciaria concerna società appositamente autorizzate ai sensi della legge 23 novembre 1939, n. 1966 (le quali, a loro volta, abbiano comunicato all'amministrazione l'identità dei fiducianti), l'acclarata intestazione fiduciaria comporta l'esclusione dalla partecipazione alle gare e la preclusione alla stipulazione dei contratti [38] ".

Relativamente alla modifica in esame, la relazione illustrativa sottolinea che “è stato indicato l’ambito temporale cui circoscrivere l’efficacia interdittiva della infrazione in quanto attualmente costituisce una causa di esclusione sine die in contrasto con il principio comunitario di proporzionalità”;

§       le modifiche riferite alle cause di esclusione per violazioni in materia di tutela e sicurezza dei lavoratori (previste alla lett. e) del comma 1 del Codice – novellata dal n. 1.4) della lettera b) del comma in esame - e al comma 2 dell’art. 38 del Codice novellato dal n. 4) della lettera b) sono volte a fornire univoci elementi ai fini della valutazione della gravità, definitivamente accertata, delle violazioni alle norme in materia di sicurezza e a ogni altro obbligo derivante dai rapporti di lavoro, chiarendo che le violazioni si intendono gravi con riferimento all’art. 14, comma 1, del D.Lgs. 81/2008, che prevede che esse vengano individuate con decreto interministeriale e che, fino alla sua adozione, sono quelle elencate nell’Allegato I del medesimo decreto legislativo, fermo restando quanto previsto con riferimento al settore edile dal successivo art. 27, comma 1-bis;

L’art. 27, comma 1-bis, del D.Lgs. 81/2008 prevede l’attribuzione, alle imprese ed ai lavoratori autonomi, di un punteggio iniziale che consenta la continua verifica della loro idoneità e che è soggetto a decurtazione a seguito di accertate violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro, fino all’azzeramento che determina l’impossibilità per l’impresa o il lavoratore autonomo di svolgere attività nel settore edile.

Per quanto concerne le violazioni riguardanti i contributi previdenziali ed assistenziali, si precisa inoltre che le violazioni si intendono gravi con riferimento alle cause ostative al rilascio del DURC (documento unico di regolarità contributiva);

Sul punto l’AVCP osserva [39] che «per infrazioni alle norme in materia di sicurezza - e di ogni altro obbligo derivante dal rapporto di lavoro - debbono intendersi infrazioni disciplinate da varie normative, nell'ambito delle quali è opportuno citare il D.Lgs. n. 14 agosto 1996, n. 494, ed il D.Lgs. 19 settembre 1994, n. 626, poi confluiti nel D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, (recante il testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro), a sua volta da ultimo modificato dal D.Lgs. 3 agosto 2009, n. 106». In via esemplificativa l’AVCP segnala che, ai fini dell'individuazione delle violazioni degli obblighi in materia di sicurezza o derivanti dai rapporti di lavoro, «si può fare riferimento a quelle indicate nell'allegato A al decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale 24 ottobre 2007 sul D.U.R.C. (in vigore dal 30 dicembre 2007) e nell'allegato I al D.Lgs. n. 81/2008 cui fa espresso rinvio l'articolo 14 del citato testo unico (esposizione a rischi di carattere generale, di caduta dall'alto, di seppellimento, di elettrocuzione, di amianto). Per quanto concerne il richiamato decreto, all'articolo 9, comma 1, sono individuate le irregolarità da parte del datore di lavoro alle disposizioni penali e amministrative in materia di tutela delle condizioni di lavoro, ostative al rilascio del Documento Unico di Regolarità Contributiva (D.U.R.C.), per i periodi indicati dal medesimo allegato con riferimento a ciascuna violazione».

§       con riferimento alle violazioni agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e delle tasse, la novella alla lettera g) del comma 1 dell’art. 38 del Codice contenuta nel n. 1.5) della lettera b del comma 2 dell’articolo in esame precisa che l’esclusione opera solamente in caso di violazioni gravi definitivamente accertate. Si intendono tali (ai sensi della modifica apportata al comma 2 dell’art. 38 dal n. 4) della lettera b) le violazioni che comportano un omesso pagamento di imposte e tasse per un importo superiore all’importo di cui all’art. 48-bis, commi 1 e 2-bis, del D.P.R. 602/1973;

In proposito si ricorda che l’importo indicato dal comma 1 dell’art. 48-bis citato è pari a 10.000 euro, mentre il comma 2-bis prevede che con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze, l'importo citato possa essere aumentato, in misura comunque non superiore al doppio, ovvero diminuito.

§       riguardo alla causa di esclusione per falsa dichiarazione o falsa documentazione in merito a requisiti rilevanti per la partecipazione alle gare e per l’affidamento dei subappalti, le modifiche previste (alla lett. h) del comma 1 e al nuovo comma 1-ter dell’art. 38) – rispettivamente al n. 1.6) e al n. 3) della lettera b) - prevedono che le false dichiarazioni o le false documentazioni, per comportare l’esclusione, siano imputabili a dolo o colpa grave in considerazione della rilevanza o della gravità dei fatti. Qualora l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici (AVCP) ne rilevi la sussistenza, ordina l’iscrizione nel Casellario informatico (istituito dall’art. 7, comma 10, del Codice). Tale iscrizione, che ha validità annuale, costituisce causa ostativa alla partecipazione alle gare e agli affidamenti di subappalto. Si fa notare che la disposizione in commento è finalizzata all’adeguamento dell’ordinamento nazionale al diritto comunitario;

Sul punto l’AVCP osserva[40] che l'esclusione annuale dalle gare, disposta in via automatica dal vigente art. 38 del Codice, “a prescindere da ogni valutazione circa la gravità del comportamento colpevole del dichiarante sarebbe in contrasto con l'articolo 45, par. 2, lett. g), della direttiva 2004/18/CE”.

Si ricorda, infatti, che tale lett. g) dispone che può essere escluso dalla partecipazione alla gara ogni operatore economico "che si sia reso gravemente colpevole di false dichiarazioni nel fornire le informazioni che possono essere richieste a norma della presente sezione o che non abbia fornito dette informazioni".

§       la modifica riferita alla lettera m-bis) del comma 1 dell’art. 38 - di cui al n. 1.6 del comma 2 in esame - da considerare congiuntamente al nuovo comma 9-quater dell’art. 40 del Codice (inserito dalla lett. c), n. 2) del comma 2 in esame) prevede, per la presentazione di falsa dichiarazione o documentazione ai fini del rilascio dell'attestazione SOA, la stessa modifica prevista dalla lett. h) e dal nuovo comma 1-ter dell’art. 38, vale a dire una disposizione che richiede, quali elementi costitutivi della causa ostativa, il dolo o la colpa grave;

§       la modifica del comma 2 dell’art. 38 – di cui al n. 4) della lettera b del comma 2 dell’articolo in esame -, che riguarda la causa di esclusione riferita alla situazione di collegamento tra imprese, prevede un ulteriore adeguamento alla sentenza della Corte di Giustizia del 19 maggio 2009 (causa C-538/07) rispetto all’intervento normativo già operato con il D.L. 135/2009.

Si ricorda che con l’art. 3, comma 2, del D.L. 135/2009 (convertito dalla legge 166/2009) è stato operato l’adeguamento delle disposizioni nazionali alla citata sentenza della Corte di Giustizia; in particolare è stata consentita la partecipazione alla medesima gara di appalto di imprese in situazione di controllo laddove ininfluente in ordine alla formulazione delle offerte e non idoneo a determinare turbativa della gara.

L’AVCP sottolinea[41] che il legislatore nazionale, in ottemperanza alla decisione del giudice comunitario, ha introdotto «un'ulteriore causa di esclusione consistente nel trovarsi "in una situazione di controllo di cui all'articolo 2359 [42] del codice civile o in una qualsiasi relazione, anche di fatto, se la situazione di controllo o la relazione comporti che le offerte sono imputabili ad un unico centro decisionale". E' stato inoltre introdotto, al comma 2 dell'articolo 38, l'obbligo di autocertificare a) l'assenza di situazioni di controllo e collegamento o b) che tali situazioni non hanno influito sulla presentazione dell'offerta, allegando, in busta separata, la documentazione idonea a dimostrare che la stessa è stata formulata in modo autonomo. Tali documenti, di carattere probatorio, potrebbero essere, a titolo esemplificativo, statuti, documenti riguardanti l'organizzazione aziendale, visure storiche. E' altresì disposto che la stazione appaltante esclude i concorrenti a seguito dell'accertamento, dopo l'apertura dell'offerta economica, della imputabilità delle offerte al medesimo centro decisionale, sulla base di univoci elementi (cfr. sentenza Corte giustizia citata: "Il compito di accertare se il rapporto di controllo in questione abbia esercitato un'influenza sul contenuto delle rispettive offerte (...) richiede un esame e una valutazione dei fatti che spetta alle amministrazioni aggiudicatrici effettuare"). In tal modo, la disciplina interna consente alle imprese di provare l'insussistenza dei rischi di turbativa della selezione, essendo possibile, ad esempio, che imprese di un gruppo conservino una sfera di autonomia nella gestione della loro politica commerciale e delle loro attività economiche, che impedisca l'insorgenza di commistioni (cfr. T.A.R. Lazio, sez. III, 9 dicembre 2009, n. 12679). L'autocertificazione nell'ipotesi sub a) (assenza di controllo) deve fare riferimento anche a situazioni di controllo di fatto e attestare, in ogni caso, la piena autonomia del dichiarante nella formulazione dell'offerta. Parimenti, nell'ipotesi sub b) (presenza di controllo) devono essere dichiarate anche situazioni di controllo di fatto, ferma restando l'attestazione circa l'autonomia nella elaborazione dell'offerta».

 

La novella in esame articola diversamente il contenuto delle dichiarazioni con cui il concorrente attestadi trovarsi o meno in una situazione di controllo, ai fini della verifica da parte della stazione appaltante dell’imputabilità o meno di offerte ad un unico centro decisionale. In primo luogo, viene evidenziato che la dichiarazione deve sempre attestare che il concorrente abbia formulato l’offerta autonomamente. In secondo luogo, il concorrente non deve dichiarare l’esistenza di situazioni di controllo di cui all’art. 2359 c.c., ma di essere o meno a conoscenza della partecipazione, alla medesima procedura di affidamento, di soggetti che si trovano, rispetto al concorrente, in una situazione di controllo. Nel caso in cui si dichiari che si è a conoscenza della partecipazione di soggetti che si trovano in una situazione di controllo, la novella recata dal comma in esame provvede all’eliminazione dell’onere (a carico dei medesimi concorrenti) di presentazione della busta contenente gli elementi utili a dimostrare che la situazione di controllo non ha influito sulla formulazione dell’offerta.

 

Testo previgente dei commi da 1 a 2 dell’art. 38 del D.Lgs. 163/2006

Nuovo testo dei commi da 1 a 2
dell’art. 38 come risultante dalle novelle previste dal comma in esame

1. Sono esclusi dalla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi, né possono essere affidatari di subappalti, e non possono stipulare i relativi contratti i soggetti:

a) che si trovano in stato di fallimento, di liquidazione coatta, di concordato preventivo, o nei cui riguardi sia in corso un procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni;

b) nei cui confronti è pendente procedimento per l'applicazione di una delle misure di prevenzione di cui all'articolo 3 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 o di una delle cause ostative previste dall’articolo 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575; l’esclusione e il divieto operano se la pendenza del procedimento riguarda il titolare o il direttore tecnico, se si tratta di impresa individuale; il socio o il direttore tecnico se si tratta di società in nome collettivo, i soci accomandatari o il direttore tecnico se si tratta di società in accomandita semplice, gli amministratori muniti di poteri di rappresentanza o il direttore tecnico,

 

 

se si tratta di altro tipo di società;

c) nei cui confronti è stata pronunciata sentenza di condanna passata in giudicato, o emesso decreto penale di condanna divenuto irrevocabile, oppure sentenza di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per reati gravi in danno dello Stato o della Comunità che incidono sulla moralità professionale; è comunque causa di esclusione la condanna, con sentenza passata in giudicato, per uno o più reati di partecipazione a un’organizzazione criminale, corruzione, frode, riciclaggio, quali definiti dagli atti comunitari citati all’articolo 45, paragrafo 1, direttiva CE 2004/18; l’esclusione e il divieto operano se la sentenza o il decreto sono stati emessi nei confronti: del titolare o del direttore tecnico se si tratta di impresa individuale; del socio o del direttore tecnico, se si tratta di società in nome collettivo; dei soci accomandatari o del direttore tecnico

 

 

se si tratta di società in accomandita semplice; degli amministratori muniti di potere di rappresentanza o del direttore tecnico

se si tratta di altro tipo di società o consorzio. In ogni caso l’esclusione e il divieto operano anche nei confronti dei soggetti cessati dalla carica nel triennio antecedente la data di pubblicazione del bando di gara, qualora l'impresa non dimostri di aver adottato atti o misure di completa dissociazione

della condotta penalmente sanzionata; resta salva in ogni caso l'applicazione dell'articolo 178 del codice penale e dell'articolo 445, comma 2, del codice di procedura penale;

 

 

d) che hanno violato il divieto di intestazione fiduciaria posto all'articolo 17 della legge 19 marzo 1990, n. 55;

 

 

 

 

e) che hanno commesso gravi infrazioni debitamente

accertate alle norme in materia di sicurezza e a ogni altro obbligo derivante dai rapporti di lavoro, risultanti dai dati in possesso dell'Osservatorio;

f) che, secondo motivata valutazione della stazione appaltante, hanno commesso grave negligenza o malafede nell'esecuzione delle prestazioni affidate dalla stazione appaltante che bandisce la gara; o che hanno commesso un errore grave nell’esercizio della loro attività professionale, accertato con qualsiasi mezzo di prova da parte della stazione appaltante;

g) che hanno commesso violazioni, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti;

h) che nell'anno antecedente la data di pubblicazione del bando di gara hanno reso false dichiarazioni

 

in merito ai requisiti e alle condizioni rilevanti per la partecipazione alle procedure di gara e per l'affidamento dei subappalti, risultanti dai dati in possesso dell'Osservatorio;

i) che hanno commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, alle norme in materia di contributi previdenziali e assistenziali, secondo la legislazione italiana o dello Stato in cui sono stabiliti;

l) che non presentino la certificazione di cui all’articolo 17 della legge 12 marzo 1999, n. 68, salvo il disposto del comma 2;

m) nei cui confronti è stata applicata la sanzione interdittiva di cui all’articolo 9, comma 2, lettera c), del decreto legislativo dell’8 giugno 2001 n. 231 o altra sanzione che comporta il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione compresi i provvedimenti interdittivi di cui all'articolo 36-bis, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248;

m-bis) nei cui confronti sia stata applicata la sospensione o la decadenza dell'attestazione SOA per aver prodotto falsa documentazione o dichiarazioni mendaci, risultanti dal casellario informatico.

 

m-ter) di cui alla precedente lettera b) che, anche in assenza nei loro confronti di un procedimento per l’applicazione di una misura di prevenzione o di una causa ostativa ivi previste,

pur essendo stati vittime dei reati previsti e puniti dagli articoli 317 e 629 del codice penale aggravati ai sensi dell’articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, non risultino aver denunciato i fatti all’autorità giudiziaria, salvo che ricorrano i casi previsti dall’articolo 4, primo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689. La circostanza di cui al primo periodo deve emergere dagli indizi a base della richiesta di rinvio a giudizio formulata nei confronti dell’imputato nei tre anni antecedenti alla pubblicazione del bando e deve essere comunicata, unitamente alle generalità del soggetto che ha omesso la predetta denuncia, dal procuratore della Repubblica procedente all’Autorità di cui all’articolo 6, la quale cura la pubblicazione della comunicazione sul sito dell’Osservatorio;

m-quater) che si trovino, rispetto ad un altro partecipante alla medesima procedura di affidamento, in una situazione di controllo di cui all'articolo 2359 del codice civile o in una qualsiasi relazione, anche di fatto, se la situazione di controllo o la relazione comporti che le offerte sono imputabili ad un unico centro decisionale.

1-bis. I casi di esclusione previsti dal presente articolo non si applicano alle aziende o società sottoposte a sequestro o confisca ai sensi dell’articolo 12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, o della legge 31 maggio 1965, n. 575, ed affidate ad un custode o amministratore giudiziario

 

 

o finanziario.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2. Il candidato o il concorrente attesta il possesso dei requisiti mediante dichiarazione sostitutiva in conformità alle disposizioni del

 

 

 

decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in cui indica anche le eventuali condanne

 

per le quali abbia beneficiato della non menzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ai fini del comma 1, lettera m-quater), i concorrenti allegano, alternativamente:

 

 

 

 

 

a) la dichiarazione di non essere in una situazione di controllo di cui all'articolo 2359 del codice civile con nessun partecipante alla medesima procedura;

 

 

 

 

 

 

 

 

b) la dichiarazione di essere

 

 

 

in una situazione di controllo di cui all'articolo 2359 del codice civile e di aver formulato autonomamente l'offerta,

con indicazione del concorrente con cui sussiste tale situazione; tale dichiarazione è corredata dai documenti utili a dimostrare che la situazione di controllo non ha influito sulla formulazione dell'offerta, inseriti in separata busta chiusa.

 

 

 

 

La stazione appaltante esclude i concorrenti per i quali accerta che le relative offerte sono imputabili ad un unico centro decisionale, sulla base di univoci elementi. La verifica e l'eventuale esclusione sono disposte dopo l'apertura delle buste contenenti l'offerta economica.

1. Sono esclusi dalla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi, né possono essere affidatari di subappalti, e non possono stipulare i relativi contratti i soggetti:

a) che si trovano in stato di fallimento, di liquidazione coatta, di concordato preventivo, o nei cui riguardi sia in corso un procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni;

b) nei cui confronti è pendente procedimento per l'applicazione di una delle misure di prevenzione di cui all'articolo 3 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 o di una delle cause ostative previste dall’articolo 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575; l’esclusione e il divieto operano se la pendenza del procedimento riguarda il titolare o il direttore tecnico, se si tratta di impresa individuale; i soci o il direttore tecnico se si tratta di società in nome collettivo, i soci accomandatari o il direttore tecnico se si tratta di società in accomandita semplice, gli amministratori muniti di poteri di rappresentanza o il direttore tecnico o il socio unico, ovvero il socio di maggioranza in caso di società con meno di quattro soci, se si tratta di altro tipo di società;

c) nei cui confronti è stata pronunciata sentenza di condanna passata in giudicato, o emesso decreto penale di condanna divenuto irrevocabile, oppure sentenza di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per reati gravi in danno dello Stato o della Comunità che incidono sulla moralità professionale; è comunque causa di esclusione la condanna, con sentenza passata in giudicato, per uno o più reati di partecipazione a un’organizzazione criminale, corruzione, frode, riciclaggio, quali definiti dagli atti comunitari citati all’articolo 45, paragrafo 1, direttiva CE 2004/18; l’esclusione e il divieto operano se la sentenza o il decreto sono stati emessi nei confronti: del titolare o del direttore tecnico se si tratta di impresa individuale; dei soci o del direttore tecnico, se si tratta di società in nome collettivo; dei soci accomandatari o del direttore tecnico se si tratta di società in accomandita semplice; degli amministratori muniti di potere di rappresentanza o del direttore tecnico o il socio unico, ovvero il socio di maggioranza in caso di società con meno di quattro soci,

se si tratta di altro tipo di società o consorzio. In ogni caso l’esclusione e il divieto operano anche nei confronti dei soggetti cessati dalla carica nell’anno antecedente la data di pubblicazione del bando di gara, qualora l'impresa non dimostri che vi sia stata completa ed effettiva dissociazione

della condotta penalmente sanzionata; l’esclusione e il divieto in ogni caso non operano quando il reato è stato depenalizzato ovvero quando è intervenuta la riabilitazione ovvero quando il reato è stato dichiarato estinto dopo la condanna ovvero in caso di revoca della condanna medesima;

d) che hanno violato il divieto di intestazione fiduciaria posto all'articolo 17 della legge 19 marzo 1990, n. 55 l’esclusione ha durata di un anno decorrente dall’accertamento definitivo della violazione e va comunque disposta se la violazione non è stata rimossa;

e) che hanno commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, alle norme in materia di sicurezza e a ogni altro obbligo derivante dai rapporti di lavoro;

 

f) che, secondo motivata valutazione della stazione appaltante, hanno commesso grave negligenza o malafede nell'esecuzione delle prestazioni affidate dalla stazione appaltante che bandisce la gara; o che hanno commesso un errore grave nell’esercizio della loro attività professionale, accertato con qualsiasi mezzo di prova da parte della stazione appaltante;

g) che hanno commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti;

h) nei cui confronti, ai sensi del comma 1-ter, risulta l’iscrizione nel casellario informatico di cui all’articolo 7, comma 10, per aver presentato falsa dichiarazione o falsa documentazione

in merito a requisiti e condizioni rilevanti per la partecipazione a procedure di gara e per l'affidamento dei subappalti;

 

 

i) che hanno commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, alle norme in materia di contributi previdenziali e assistenziali, secondo la legislazione italiana o dello Stato in cui sono stabiliti;

l) che non sono in regola con le norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68;

m) nei cui confronti è stata applicata la sanzione interdittiva di cui all’articolo 9, comma 2, lettera c), del decreto legislativo dell’8 giugno 2001 n. 231 o altra sanzione che comporta il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione compresi i provvedimenti interdittivi di cui all'articolo 36-bis, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248;

m-bis) nei cui confronti, ai sensi dell'articolo 40, comma 9-quater, risulta l'iscrizione nel casellario informatico di cui all'articolo 7, comma 10, per aver presentato falsa dichiarazione o falsa documentazione ai fini del rilascio dell'attestazione SOA;

m-ter) di cui alla precedente lettera b) che,

 

 

 

pur essendo stati vittime dei reati previsti e puniti dagli articoli 317 e 629 del codice penale aggravati ai sensi dell’articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, non risultino aver denunciato i fatti all’autorità giudiziaria, salvo che ricorrano i casi previsti dall’articolo 4, primo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689. La circostanza di cui al primo periodo deve emergere dagli indizi a base della richiesta di rinvio a giudizio formulata nei confronti dell’imputato nell’anno antecedente alla pubblicazione del bando e deve essere comunicata, unitamente alle generalità del soggetto che ha omesso la predetta denuncia, dal procuratore della Repubblica procedente all’Autorità di cui all’articolo 6, la quale cura la pubblicazione della comunicazione sul sito dell’Osservatorio;

m-quater) che si trovino, rispetto ad un altro partecipante alla medesima procedura di affidamento, in una situazione di controllo di cui all'articolo 2359 del codice civile o in una qualsiasi relazione, anche di fatto, se la situazione di controllo o la relazione comporti che le offerte sono imputabili ad un unico centro decisionale.

1-bis. Le cause di esclusione previste dal presente articolo non si applicano alle aziende o società sottoposte a sequestro o confisca ai sensi dell’articolo 12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, o della legge 31 maggio 1965, n. 575, ed affidate ad un custode o amministratore giudiziario limitatamente a quelle riferite al periodo precedente al predetto affidamento o finanziario.

1-ter. In caso di presentazione di falsa dichiarazione o falsa documentazione, nelle procedure di gara e negli affidamenti di subappalto, la stazione appaltante ne dà segnalazione all’Autorità che, se ritiene che siano state rese con dolo o colpa grave in considerazione della rilevanza o della gravità dei fatti oggetto della falsa dichiarazione o della presentazione di falsa documentazione, dispone l’iscrizione nel casellario informatico ai fini dell’esclusione dalle procedure di gara e dagli affidamenti di subappalto ai sensi del comma 1, lettera h), per un periodo di un anno, decorso il quale l’iscrizione è cancellata e perde comunque efficacia.

2. Il candidato o il concorrente attesta il possesso dei requisiti mediante dichiarazione sostitutiva in conformità alle previsioni del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al

decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in cui indica tutte le condanne penali riportate, ivi comprese quelle

per le quali abbia beneficiato della non menzione.

Ai fini del comma 1, lettera c), il concorrente non è tenuto ad indicare nella dichiarazione le condanne quando il reato è stato depenalizzato ovvero per le quali è intervenuta la riabilitazione ovvero quando il reato è stato dichiarato estinto dopo la condanna ovvero in caso di revoca della condanna medesima. Ai fini del comma 1, lettera e) si intendono gravi le violazioni individuate ai sensi dell’articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni, fermo restando quanto previsto, con riferimento al settore edile, dall’articolo 27, comma 1-bis, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.

Ai fini del comma 1, lettera g), si intendono gravi le violazioni che comportano un omesso pagamento di imposte e tasse per un importo superiore all’importo di cui all’articolo 48 bis, commi 1 e 2-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602. Ai fini del comma 1, lettera i), si intendono gravi le violazioni ostative al rilascio del documento unico di regolarità contributiva di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto-legge 25 settembre 2002, n. 210, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 novembre 2002, n. 266; i soggetti di cui all’articolo 47, comma 1, dimostrano, ai sensi dell’articolo 47, comma 2, il possesso degli stessi requisiti prescritti per il rilascio del documento unico di regolarità contributiva.

Ai fini del comma 1, lettera m-quater), il concorrente allega, alternativamente:

a) la dichiarazione di non trovarsi in alcuna situazione di controllo di cui all’articolo 2359 del codice civile con alcun soggetto, e di aver formulato l’offerta autonomamente;

b) la dichiarazione di non essere a conoscenza della partecipazione alla medesima procedura di soggetti che si trovano, rispetto al concorrente, in una delle situazioni di controllo di cui all’articolo 2359 del codice civile, e di aver formulato l’offerta autonomamente;

 

 

 

 

 

 

c) la dichiarazione di essere a conoscenza della partecipazione alla medesima procedura di soggetti che si trovano, rispetto al concorrente,

 

in situazione di controllo di cui all’articolo 2359 del codice civile, e di aver formulato l’offerta autonomamente.

 

 

 

 

 

 

 

Nelle ipotesi di cui alle lettere a), b) e c),

la stazione appaltante esclude i concorrenti per i quali accerta che le relative offerte sono imputabili ad un unico centro decisionale, sulla base di univoci elementi. La verifica e l’eventuale esclusione sono disposte dopo l’apertura delle buste contenenti l’offerta economica.

 

 

Ulteriori modifiche riguardano:

§       la previsione (modifiche alla lettera m-ter) dell’art. 38) di cui al n. 1.9 del comma 2) in base alla quale la mancata denuncia di reati di estorsione e di concussione -di cui sono stati vittime i soggetti di cui alla lettera b) - debba emergere dagli indizi a base della richiesta di rinvio a giudizio formulata nei confronti degli imputati nell’anno antecedente alla data di pubblicazione del bando di gara e non nei tre anni antecedenti alla pubblicazione del bando come previsto nella formulazione previgente;

§       l’introduzione all’art. 40 del Codice (operata dalla lett. c), n. 1), del comma 2 in esame) dell’obbligo, per i soggetti accreditati (ai sensi delle norme europee della serie UNI CEI EN 45000 e della serie UNI CEI EN ISO/IEC 17000) al rilascio della certificazione di sistema di qualità conforme alle norme europee della serie UNI EN ISO 9000 e alla vigente normativa nazionale, di inserire le certificazioni rilasciate nell’elenco ufficiale istituito presso l’organismo italiano di accreditamento previsto dall’art. 4, comma 2, della L. 99/2009. Lo stesso obbligo viene introdotto all’art. 187 del Codice (dalla lettera bb) del comma 2 in esame) anche per la qualificazione dei contraenti generali.

Con il D.M. Sviluppo economico 22 dicembre 2009 (G.U. 26 gennaio 2010, n. 20), attuativo del citato comma 2, è stata operata la designazione di «Accredia» quale unico organismo nazionale italiano autorizzato a svolgere attività di accreditamento e vigilanza del mercato.

La relazione illustrativa sottolinea che tale previsione viene introdotta “in conformità con quanto previsto dal Regolamento comunitario 765/2008” che pone norme in materia di accreditamento e vigilanza del mercato per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti. La medesima relazione sottolinea che “in tal modo si consente una maggiore trasparenza nel mercato permettendo ai soggetti che attestano la qualificazione degli esecutori di lavori pubblici di poter verificare efficacemente l’effettivo possesso del sistema di qualità dal parte delle imprese”.

 

Sul possesso dei requisiti di partecipazione alle gare sia di ordine generale che economico-finanziari e tecnico-organizzativi, si ricorda anche la norma recata dalla lettera i) del comma in esame (v. infra) relativamente all’adozione di moduli standard per la loro autocertificazione.

 

Regime transitorio della lett. b) ai sensi del comma 3 dell'articolo in esame

Ai sensi del comma 3 dell'articolo in esame, le disposizioni recate dalla lettera b) del comma 2 in esame, si applicano alle procedure i cui bandi o avvisi con i quali si indice una gara sono pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, nonché, in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, alle procedure in cui, alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, non sono ancora stati inviati gli inviti a presentare le offerte.

Lettera d) – Tassatività delle cause di esclusione – Modifiche all’art. 46

La lettera in esame modifica l’art. 46 del Codice, anche nella rubrica, al fine di introdurre il principio della tassatività delle cause di esclusione.

Viene infatti introdotto un comma 1-bis all’art. 46 secondo cui la stazione appaltante provvede all’esclusione dei candidati o dei concorrenti nei seguenti casi:

§       mancato adempimento a prescrizioni di legge previste dal Codice (D.Lgs. 163/2006), dal regolamento attuativo (D.P.R. 207/2010) e da altredisposizioni legislative vigenti;

§       incertezza assoluta sul contenuto o sulla provenienza dell’offerta, per difetto di sottoscrizione o di altri elementi essenziali;

§       non integrità del plico contenente l'offerta o la domanda di partecipazione o altre irregolarità relative alla chiusura dei plichi, tali da far ritenere, secondo le circostanze concrete, che sia stato violato il principio di segretezza delle offerte.

Secondo lo stesso comma 1-bis le cause di esclusione indicate sono tassative. La norma infatti dispone che i bandi e le lettere di invito non possono contenere ulteriori prescrizioni a pena di esclusione e che dette prescrizioni sono comunque nulle.

Al riguardo, si osserva che la disposizione forse potrebbe essere meglio formulata prevedendo che “i bandi e le lettere di invito non possono contenere ulteriori prescrizioni concernenti l’esclusione a pena di nullità”.

La relazione illustrativa sottolinea che la modifica in esame ha la finalità “di operare una tipizzazione tassativa delle cause di esclusione dalle gare e ridurre il potere discrezionale della stazione appaltante”. Secondo la relazione “in tal modo si intende limitare le numerose esclusioni che avvengono sulla base di elementi formali e non sostanziali, con l’obiettivo di assicurare il rispetto del principio della concorrenza e di ridurre il contenzioso in materia di affidamento dei contratti pubblici”.

 

A tale modifica è collegata quella recata dalla lettera h) del comma in esame (v. infra) che prevede la predisposizione dei bandi sulla base di modelli (bandi-tipo) approvati dall’AVCP contenenti l’indicazione delle cause tassative di esclusione.

Lettera e) – Utilizzo della Banca dati nazionale dei contratti pubblici – Modifiche all’art. 48

La lettera e) del comma in esame provvede all’introduzione di due commi (2-bis e 2-ter) all’art. 48, che – secondo quanto affermato nella relazione illustrativa - recano una misura di semplificazione e trasparenza. Tali disposizioni sono finalizzate all’inserimento della documentazione comprovante il possesso dei requisiti tecnico-organizzativi ed economico-finanziari – richiesta ai sensi dei commi 1 e 2 del medesimo art. 48 - nella «Banca dati nazionale dei contratti pubblici» (BDNCP) istituita, presso l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici (AVCP), dall’art. 62-bis del D.Lgs. 82/2005, introdotto dal D.Lgs. 30 dicembre 2010, n. 235, nonché all’utilizzo della medesima banca dati per il controllo, da parte delle stazioni appaltanti, del possesso dei citati requisiti.

Si ricorda che la citata Banca dati nazionale dei contratti pubblici è stata istituita dall’art. 62-bis per “favorire la riduzione degli oneri amministrativi derivanti dagli obblighi informativi ed assicurare l'efficacia, la trasparenza e il controllo in tempo reale dell'azione amministrativa per l'allocazione della spesa pubblica in lavori, servizi e forniture, anche al fine del rispetto della legalità e del corretto agire della pubblica amministrazione e prevenire fenomeni di corruzione”.

Lettere f), g), l), m) e dd) – Procedure negoziata e ristretta semplificata – Modifiche agli artt. 56-57, 122-123 e 204

Le lettere f) e g) eliminano il limite di 1 milione di euro attualmente previsto dagli artt. 56 (comma 1, lettera a)) e 57 (comma 2, lettera a)) per l’affidamento dei lavori attraverso il ricorso alla procedura negoziata con o senza la previa pubblicazione di un bando di gara qualora, in esito all’esperimento di procedure aperte, ristrette o di un dialogo competitivo, tutte le offerte presentate siano irregolari o inammissibili – in relazione ai requisiti degli offerenti e delle offerte - ovvero non sia stata presentata nessuna offerta, o nessuna offerta appropriata, o nessuna candidatura. La relazione illustrativa rileva che “la modifica è in linea con il diritto comunitario che consente in detta ipotesi l’affidamento mediante procedura negoziata senza limitazioni di importo”.

Le lettere l) ed m) recano modifiche puntuali agli artt. 122-123 del Codice finalizzate ad elevare le soglie per l’affidamento senza gara dei contratti di lavori cd. sotto-soglia comunitaria.

Si ricorda che ai sensi dell’art. 28, comma 1, lett. c), del Codice, la soglia comunitaria per gli appalti e le concessioni di lavori pubblici è scesa a 4.845.000 euro a seguito dell’entrata in vigore del regolamento CE n. 1422/2007.

In particolare la lett. l) modifica il comma 7 dell’art. 122 elevando da 500.000 a 1 milione di euro il limite di importo entro il quale è consentito affidare i lavori con la procedura negoziata senza bando a cura del responsabile del procedimento, nel rispetto dei principi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza e secondo la procedura prevista dall’art. 57, comma 6.

L’art. 57, comma 6, del Codice dei contratti richiama i principi comunitari di trasparenza, concorrenza e rotazione che formano parte integrante di tale procedura: esso prevede infatti che la stazione appaltante individui gli operatori economici da consultare sulla base di informazioni riguardanti le caratteristiche di qualificazione economico-finanziaria e tecnico- organizzativa desunte dal mercato, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza, rotazione, e seleziona almeno tre operatori economici che vengono invitati a presentare le offerte oggetto della negoziazione. La stazione appaltante sceglie quindi l’operatore economico che ha offerto le condizioni più vantaggiose, secondo il criterio del prezzo più basso o dell’offerta economicamente più vantaggiosa, previa verifica del possesso dei requisiti.

All’elevazione dell’importo corrisponde l’aumento del numero minimo dei soggetti che devono essere obbligatoriamente invitati alla procedura (almeno 10 per i lavori di importo superiore a 500.000 euro, almeno 5 per i lavori di importo inferiore). Conseguentemente è soppresso il comma 7-bis dell’art. 122.

L’ultimo periodo del citato comma 7 dell’art. 122, come novellato dalla lett. l) del comma 2 in esame, disciplina i contenuti, nonché le modalità e i termini di pubblicazione dell’avviso sui risultati della procedura negoziata di affidamento. Tale avviso:

§       deve essere conforme all’allegato IX A, punto 5 (avviso relativo agli appalti aggiudicati);

§       deve contenere l’indicazione dei soggetti invitati;

§       deve essere trasmesso per la pubblicazione, secondo le modalità di cui all’art. 122, commi 3 e 5, entro 10 giorni dalla data dell’aggiudicazione definitiva;

Si ricorda che i commi 3 e 5 citati prevedono la pubblicazione sul profilo di committente della stazione appaltante, ove istituito, sui siti informatici, in G.U., sui quotidiani.

§       non soggiace all’applicazione dell’art. 65, comma 1.

Si ricorda che l’articolo 65, comma 1, rinvia alle modalità di pubblicazione di cui all'articolo 66, il quale prevede, tra l’altro, una serie di disposizioni finalizzate alla trasmissione e pubblicazione dell’avviso in ambito comunitario.

 

Relativamente alla procedura negoziata per i contratti di lavori sotto-soglia, si segnala la recente pubblicazione (G.U. n. 106 del 9 maggio 2011) della Determinazione dell’AVCP 6 aprile 2011, n. 2 recante “Indicazioni operative inerenti la procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara nei contratti di importo inferiore alla soglia comunitaria, con particolare riferimento all'ipotesi di cui all'articolo 122, comma 7-bis, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163”[43].

Nella premessa della citata determinazione, che provvede a ricostruire in modo dettagliato la disciplina vigente e a soffermarsi sulle problematiche emerse in fase di applicazione, viene sottolineato che “L'analisi degli affidamenti di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alla soglia comunitaria, svolta dall'Autorità negli anni 2008-2009, ha evidenziato un deciso aumento dell'utilizzo delle procedure negoziate senza previa pubblicazione del bando di gara”. A titolo di esempio l’AVCP cita l’incremento registrato nei settori ordinari ove, nell'anno 2009, si è registrato il ricorso alla procedura negoziata senza bando nel 33,4% degli affidamenti, mentre nel 2008 il ricorso alle procedure negoziate con e senza bando ammontava al 16,8% degli affidamenti. L’AVCP sottolinea poi che l’incremento è avvenuto soprattutto “nel segmento compreso tra 150.000 e 500.000 euro; in questo caso l'aumento registrato è stato del 327%” e che “il fenomeno appare accentuato con riferimento ai lavori pubblici: ciò è dovuto alle modifiche apportate al sistema dalla legge 22 dicembre 2008, n. 201 che, novellando l'articolo 122 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, ha innalzato la soglia fissata per l'utilizzo della procedura negoziata senza bando portandola da 100.000 euro a 500.000 euro”.

Si segnala, infine, che la Commissione Ambiente, nella seduta del 14 aprile 2011, ha approvato un documento alla fine dell’esame del Libro verde sulla modernizzazione della politica dell’UE in materia di appalti pubblici. Per una maggiore efficienza del mercato europeo degli appalti (COM2011)15 definitivo nel quale ha espresso una valutazione favorevole circa l’innalzamento della soglia nella procedura negoziata senza pubblicazione del bando, con riguardo alla normativa nazionale, con contestuale obbligatoria adozione di strumenti quali l’aumento del numero delle imprese da invitare, il criterio della rotazione di tali imprese, la pubblicità delle informazioni relative allo svolgimento della procedura e la pubblicazione ex post degli atti della procedura medesima.

 

La lett. m) novella l’art. 123 al fine di elevare da 1 a 1,5 milioni di euro la soglia di importo entro la quale è esperibile, per gli appalti di lavori, la procedura ristretta semplificata.

Si ricorda che, ai sensi dell’art. 123, comma 1, per gli appalti aventi ad oggetto la sola esecuzione di lavori, le stazioni appaltanti hanno facoltà, senza procedere a pubblicazione di bando, di invitare a presentare offerta almeno venti concorrenti, se sussistono in tale numero soggetti qualificati in relazione ai lavori oggetto dell’appalto, individuati tra gli operatori economici iscritti nell’elenco disciplinato dai commi successivi.

La lettera dd), infine, modifica l’art. 204 del Codice, prevedendo anche per i lavori relativi ai beni culturali, l’elevazione della soglia (nel caso specifico ad 1,5 milioni di euro) per l’applicazione della procedura negoziata.

Si ricorda che, ai sensi dell’art. 204, comma 1, l'affidamento con procedura negoziata dei lavori di cui all’articolo 198 (che disciplina l’ambito di applicazione dei contratti relativi ai beni culturali), oltre che nei casi previsti dagli articoli 56 (previa pubblicazione del bando di gara) e 57 (senza pubblicazione del bando), e dall’articolo 122, comma 7 (modificato dal presente decreto come specificato in precedenza), è ammesso per lavori di importo complessivo non superiore a cinquecentomila euro, il cui importo viene elevato a 1,5 milioni di euro dalla presente lettera dd), nel rispetto dei principi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità, e trasparenza, previa gara informale cui sono invitati almeno quindici concorrenti, se sussistono in tale numero soggetti qualificati.

Per i medesimi contratti la stessa lett. dd) prevede l’applicazione dell’ultimo periodo del comma 7 dell’art. 122 del Codice (v. supra), che disciplina i contenuti, nonché le modalità e i termini di pubblicazione, dell’avviso sui risultati della procedura negoziata di affidamento.

Regime transitorio delle lett. l) e dd) ai sensi del comma 3 dell'articolo in esame

Ai sensi del comma 3 dell'articolo in esame, le disposizioni recate dalle lettere l) e dd) del comma 2 in esame si applicano alle procedure i cui bandi o avvisi con i quali si indice una gara sono pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, nonché, in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, alle procedure in cui, alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, non sono ancora stati inviati gli inviti a presentare le offerte.

Regime transitorio della lett. m) ai sensi del comma 4 dell'articolo in esame

Ai sensi del comma 4 dell'articolo in esame, le disposizioni recate dalla lettera m) si applicano a decorrere dalla pubblicazione dell’avviso per la formazione dell’elenco annuale per l’anno 2012.

Lettere h) e i) – Standardizzazione di bandi e modelli di autocertificazione - – Modifiche agli artt. 64 e 74

La lettera h) introduce un comma 4-bis all’art. 64 del Codice che prevede che la predisposizione dei bandi di gara avvenga sulla base di modelli (bandi-tipo):

§       contenenti l’indicazione delle cause tassative di esclusione previste dall’art. 46, comma 1-bis, introdotto dalla lett. d) del comma in esame;

§       approvati dall’AVCP, previo parere del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e sentite le categorie professionali interessate.

La stessa lettera h) dispone che le stazioni appaltanti, nella delibera a contrarre, devono motivare espressamente le deroghe al bando-tipo.

La relazione illustrativa afferma, in proposito, che la norma in esame, “oltre a semplificare l’attività della stazione appaltante, comporta che la gara sia esperita sulla base di bandi predisposti correttamente e pertanto presuppone un corretto svolgimento della gara medesima e una riduzione del contenzioso.

La lettera i) introduce un comma 2-bis all’art. 74 del Codice che prevede che le stazioni appaltanti richiedano l’utilizzo, di norma, di moduli di dichiarazione sostitutiva dei requisiti di partecipazione di ordine generale e, per i contratti di forniture e servizi nonché di lavori – purché questi ultimi siano di importo non superiore a 150.000 euro -, anche dei requisiti tecnico-organizzativi ed economico-finanziari.

La stessa norma prevede che tali moduli siano predisposti sulla base di modelli standard definiti con decreto ministeriale, emanato dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, acquisito l’avviso dell’AVCP.

Lettera n) – Tetto di spesa per le varianti – Modifiche all’art. 132

La disposizione recata dal comma 3 dell’art. 132 del Codice, secondo cui l'importo in aumento relativo alle varianti non può superare il 5% dell'importo originario del contratto e deve trovare copertura nella somma stanziata per l'esecuzione dell'opera, viene integrata precisando che tale somma deve essere considerata al netto del 50% dei ribassi d’asta conseguiti.

Si ricorda che ai sensi del medesimo comma 3 dell’art. 132 sono ammesse varianti finalizzate al miglioramento dell'opera e alla sua funzionalità, sempreché non comportino modifiche sostanziali e siano motivate da obiettive esigenze derivanti da circostanze sopravvenute e imprevedibili al momento della stipula del contratto. Nella relazione tecnica viene sottolineato che si consente, in tal modo, di “recuperare l’altro 50% per finanziare altre opere”.

Lettera o) – Prezzi dei materiali da costruzione – Modifiche all’art. 133

Vengono riscritti i commi 4 e 5 dell’art. 133 del Codice al fine di dimezzare l’entità delle compensazioni previste per variazioni dei prezzi dei materiali da costruzione derivanti da circostanze eccezionali, come risulta chiaro dal seguente testo a fronte.

 

Testo previgente dei commi 4-5 dell’art. 133 del D.Lgs. 163/2006

Nuovo testo dei commi 4-5 dell’art. 133 novellato dal comma in esame

4. In deroga a quanto previsto dal comma 2, qualora il prezzo di singoli materiali da costruzione, per effetto di circostanze eccezionali, subisca variazioni in aumento o in diminuzione, superiori al 10 per cento rispetto al prezzo rilevato dal Ministero delle infrastrutture nell'anno di presentazione dell'offerta con il decreto di cui al comma 6, si fa luogo a compensazioni, in aumento o in diminuzione, per la percentuale eccedente il 10 per cento e nel limite delle risorse di cui al comma 7.

4. In deroga a quanto previsto dal comma 2, qualora il prezzo di singoli materiali da costruzione, per effetto di circostanze eccezionali, subisca variazioni in aumento o in diminuzione, superiori al 10 per cento rispetto al prezzo rilevato dal Ministero delle infrastrutture nell'anno di presentazione dell'offerta con il decreto di cui al comma 6, si fa luogo a compensazioni, in aumento o in diminuzione, per la metà della percentuale eccedente il 10 per cento e nel limite delle risorse di cui al comma 7.

5. La compensazione è determinata applicando la percentuale di variazione che eccede il 10 per cento al prezzo dei singoli materiali da costruzione impiegati nelle lavorazioni contabilizzate nell'anno solare precedente al decreto di cui al comma 6 nelle quantità accertate dal direttore dei lavori.

5. La compensazione è determinata applicando la metà della percentuale di variazione che eccede il 10 per cento al prezzo dei singoli materiali da costruzione impiegati nelle lavorazioni contabilizzate nell'anno solare precedente al decreto di cui al comma 6 nelle quantità accertate dal direttore dei lavori.

 

Regime transitorio della lett. o) ai sensi del comma 5 dell'articolo in esame

Ai sensi del comma 5 dell'articolo in esame, le disposizioni recate dalla lettera o) si applicano a partire dal decreto ministeriale di cui all’art. 133, comma 6, del Codice, di rilevazione delle variazioni percentuali per l’anno 2011, da adottarsi entro il 31 marzo 2012, ed ai lavori eseguiti e contabilizzati a decorrere dal 1° gennaio 2011. Restano ferme la precedente disciplina per il calcolo delle variazioni percentuali riferite agli anni precedenti al 2011 e le rilevazioni effettuate con i precedenti decreti ministeriali ai sensi del predetto art. 133, comma 6, del Codice.

 

Si ricorda che l’art. 133, comma 6, del D.Lgs. 163/2006, prevede che il Ministero delle infrastrutture, entro il 31 marzo di ogni anno, rilevi con proprio decreto le variazioni percentuali annuali dei singoli prezzi dei materiali da costruzione più significativi.

In attuazione di tale disposizione è stato recentemente emanato il D.M. Infrastrutture e trasporti 31 marzo 2011[44] recante “Rilevazione dei prezzi medi per l'anno 2009 e delle variazioni percentuali annuali, superiori al dieci per cento, relative all'anno 2010, ai fini della determinazione delle compensazioni dei singoli prezzi dei materiali da costruzione più significativi.

In precedenza erano stati emanati il D.M. 11 ottobre 2006 (G.U. n. 240/2006), il D.M. 2 gennaio 2008 (G.U. n. 7/2008), il D.M. 24 luglio 2008[45] (G.U. n. 181/2008), il D.M. 30 aprile 2009 (G.U. n. 106/2009) ed il D.M. 9 aprile 2010 (G.U. n. 103/2010).

Lettera p) – Procedure di affidamento in caso di fallimento dell’esecutore o risoluzione del contratto – Modifiche all’art. 140

La lettera p) novella l’art. 140 del Codice, che disciplina le procedure di affidamento in caso di fallimento dell’esecutore o risoluzione del contratto, estendendo le disposizioni ivi previste a tutti i casi di risoluzione del contratto di cui agli artt. 135-136 del Codice e non solamente al caso, attualmente previsto dal testo vigente, di risoluzione del contratto per grave inadempimento dell’esecutore.

Il nuovo testo rende quindi sempre possibile lo scorrimento della graduatoria per l’individuazione del soggetto cui affidare il completamento delle opere nell’ipotesi di fallimento dell’appaltatore e di risoluzione del contratto in corso di esecuzione.

Lettera q) – Finanza di progetto – Modifiche all’art. 153

La lettera q), n. 2) del comma in esame novella l’art. 153 del Codice, che disciplina la finanza di progetto, in particolare sostituendo i commi 19-20 con tre nuovi commi 19, 19-bis e 20.

La formulazione previgente dei commi 19-20 dell’art. 153 del Codice prevedeva la possibilità per i soggetti privati di presentare all’amministrazione, anche al di fuori della programmazione, proposte consistenti in uno studio di fattibilità per la realizzazione di lavori pubblici o di pubblica utilità.

In luogo di tale procedura viene inserita una procedura del tutto nuova, che va ad arricchire ulteriormente il panorama delle diverse procedure alternative previste in materia di project financing dall’art. 153 del codice.

Prima di addentrarsi nell’analisi delle nuove norme dettate dal n. 2) della lettera q) in esame, è quindi necessario ripercorrere l’evoluzione della normativa in materia di finanza di progetto in modo da comprendere sinteticamente le diverse procedure previste prima dell’entrata in vigore del presente decreto-legge.

L’evoluzione del quadro normativo nazionale in materia di project financing (PF)[46]

In Italia, la prima disciplina generale e compiuta di operazioni di PF per la realizzazione di opere pubbliche è stata dettata dall’art. 11 della L. 415/1998 (cd. Merloni-ter), che ha introdotto gli artt. da 37-bis al 37-nonies nella L. 109/1994. Con successivi interventi il legislatore ha, da un lato, ampliato la portata dell’istituto, dall’altro, modificato le disposizioni relative all’iter procedurale con l’obiettivo di semplificarne lo svolgimento e di incentivare la presentazione di proposte da parte di promotori privati.

Dopo che il D.Lgs. 163/2006 aveva recepito la disciplina esistente, il D.Lgs. 31 luglio 2007, n. 113 (cd. secondo correttivo), ha, tra l’altro, soppresso il diritto di prelazione a favore del promotore, oggetto di rilievi in sede comunitaria.

Il diritto di prelazione in favore del promotore, inserito per incentivare le proposte e le iniziative economiche dei privati, era stato infatti censurato dalla Commissione europea (causa C-412/04), in quanto in grado di violare il principio della par condicio dei concorrenti nel corso della procedura negoziata.

Nonostante le correzioni apportate dal D.Lgs. 113/2007, la Commissione europea ha comunque sottolineato la permanenza di una indebita posizione di vantaggio del promotore, rilevando che, “nel corso della procedura di attribuzione della concessione, il promotore non è su un piede di parità con gli altri operatori potenzialmente interessati, in quanto ha il vantaggio di partecipare ad una procedura negoziata (fase della procedura di attribuzione) nella quale deve confrontarsi unicamente con i soggetti che hanno presentato le due migliori offerte nella gara precedente (fase 1), indetta sulla base della sua proposta”. Successivamente la Corte di giustizia si è pronunciata con la sentenza del 21 febbraio 2008 di decisione del ricorso della Commissione contro lo Stato Italiano per inadempimento, ritenendo però irricevibili le osservazioni della Commissione sulle norme nazionali di disciplina del promotore in quanto la Commissione, “nell’ambito di questa censura, non indica quali di queste Direttive e/o disposizioni del Trattato la Repubblica Italiana avrebbe precisamente violato commettendo asseritamente una violazione del principio di parità di trattamento”. Pertanto, all’interno di un processo complessivo che tendeva a rimuovere posizioni di beneficio a favore del promotore, tale sentenza sembra aver segnato un punto di discontinuità in quanto, pur non entrando nel merito, non ha accolto comunque la censura della Commissione sul diritto di prelazione.

Con l’emanazione del D.Lgs. 11 settembre 2008, n. 152 (cd. terzo correttivo), rispondendo anche alle istanze provenienti dalla dottrina e dagli operatori, è stata realizzata una nuova profonda modifica della disciplina del PF, che ha interessato – in particolare – la procedura di affidamento del contratto di concessione di lavori ad iniziativa privata, con l’obiettivo di:

i) incentivare la presentazione di proposte da parte di soggetti privati, anche attraverso la reintroduzione del diritto di prelazione a favore del promotore;

ii) ampliare gli iter procedurali prospettabili per la selezione del contraente privato, riducendone nel contempo le rigidità;

iii) introdurre l’obbligo per la P.A. di fornire indicazioni maggiormente dettagliate circa i contenuti degli interventi da realizzare, attraverso la predisposizione degli studi di fattibilità ad essi relativi.

L’impianto normativo delineato a seguito delle ultime modifiche recate dal D.Lgs. 152/2008 (terzo correttivo) prevede[47]:

a)       una procedura “ad iniziativa pubblica”, nella quale il procedimento muove dall’amministrazione che, in relazione alle opere inserite nella programmazione triennale, pubblica un bando con cui rende nota l’intenzione di affidare la concessione, dopo di che il procedimento prosegue secondo le modalità tipiche della procedura di gara, aperta ovvero ristretta (art. 143);

b)       due iter procedurali “ad iniziativa privata” (opzionali per la stazione appaltante), che hanno sostituito l’unico iter in precedenza esistente, consistenti in:

  1. una gara unica semplificata sullo studio di fattibilità predisposto dalla P.A. (art. 153, commi 1-14), ove non è contemplato il diritto di prelazione del promotore;
  2. una doppia gara nella quale la prima fase è finalizzata ad individuare il promotore e ad attribuirgli un diritto di prelazione nella fase successiva; mentre la seconda consente di aggiudicare la concessione ponendo a base di gara la proposta del promotore (art. 153, comma 15);

c)       una procedura – sempre ad iniziativa privata – per i casi di inerzia della P.A., vale a dire di mancata pubblicazione del bando entro sei mesi dall’approvazione dell’elenco annuale dei lavori da realizzare (art. 153, commi 16 e 18), con diritto di prelazione in alcuni casi.

 

La nuova procedura introdotta dal nuovo comma 19 dell’art. 153 del Codice può essere sintetizzata nelle seguenti fasi procedurali:

1)   presentazione alle amministrazioni aggiudicatrici, da parte degli operatori economici, di una proposta relativa alla realizzazione in concessione di lavori pubblici o di pubblica utilità “non programmati” (cioè non presenti nella programmazione triennale di cui all'art. 128 o negli strumenti di programmazione approvati dall'amministrazione aggiudicatrice sulla base della normativa vigente).

Il nuovo comma 19 disciplina i contenuti della proposta, che include:

-        un progetto preliminare;

-        una bozza di convenzione;

-        un piano economico-finanziario asseverato da una banca, che comprende l'importo delle spese sostenute per la predisposizione della proposta, comprensivo anche dei diritti sulle opere dell'ingegno di cui all'art. 2578 c.c.;

-        la specificazione delle caratteristiche del servizio e della gestione.

Lo stesso comma 19 prevede che la proposta sia corredata da:

-        autodichiarazioni relative al possesso dei requisiti di cui al comma 20;

-        cauzione di cui all'art. 75;

-        impegno a prestare una cauzione nella misura dell'importo di cui al comma 9, terzo periodo, nel caso di indizione di gara;

2)   valutazione del pubblico interesse della proposta, da parte dell’amministrazione aggiudicatrice, entro 3 mesi;

3)   eventuali modifiche al progetto preliminare richieste dall’amministrazione aggiudicatrice. La norma prevede che l’amministrazione, nel valutare la proposta, può invitare il proponente ad apportare al progetto preliminare le modifiche necessarie per la sua approvazione. Se il proponente non apporta le modifiche richieste, la proposta non può essere valutata di pubblico interesse;

4)   inserimento del progetto preliminare nella programmazione triennale di cui all'art. 128 o negli strumenti programmatori approvati dall'amministrazione aggiudicatrice sulla base della normativa vigente;

5)   approvazione del progetto preliminare con le modalità indicate all'art. 97;

Si ricorda che l’art. 97 del Codice dispone che “L’approvazione dei progetti da parte delle amministrazioni viene effettuata in conformità alle norme dettate dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e alle disposizioni statali e regionali che regolano la materia. Si applicano le disposizioni in materia di conferenza di servizi dettate dagli articoli 14-bis e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241”.

6)   il progetto preliminare approvato è posto a base di gara per l’affidamento di una concessione, alla quale è invitato il proponente, che assume la denominazione di promotore. Nel bando, l’amministrazione aggiudicatrice può chiedere ai concorrenti, compreso il promotore, la presentazione di eventuali varianti al progetto. Nel bando è, altresì, specificato che il promotore può esercitare il diritto di prelazione;

7)   aggiudicazione.

La norma disciplina i seguenti casi:

-        il promotore non risulta aggiudicatario ma esercita il diritto di prelazione: se il diritto è esercitato entro 15 giorni dalla comunicazione dell'aggiudicazione definitiva, allora il promotore diviene aggiudicatario se dichiara di impegnarsi ad adempiere alle obbligazioni contrattuali alle medesime condizioni offerte dall’aggiudicatario. Se il promotore esercita la prelazione, l’originario aggiudicatario ha diritto al pagamento, a carico del promotore, dell’importo delle spese per la predisposizione dell’offerta nei limiti cui al comma 9;

-        il promotore non risulta aggiudicatario e non esercita la prelazione: in tal caso il promotore ha diritto al pagamento, a carico dell'aggiudicatario, dell'importo delle spese per la predisposizione della proposta nei limiti indicati nel comma 9;

 

In ordine alla formulazione del testo, va osservato che il nuovo testo recato dal comma 19 prevede, al comma 2 dell’articolo 153, che prevede l’adozione di uno studio di fattibilità ai sensi del comma 19, nonostante che il nuovo comma 19 non faccia più riferimento allo studio di fattibilità.

 

Ai sensi del nuovo comma 19-bis dell’art. 153 del Codice, la proposta di cui al comma 19 può riguardare, in alternativa alla concessione, la locazione finanziaria (anche detta leasing in costruendo) di cui all'articolo 160-bis.

In estrema sintesi si ricorda che il leasing immobiliare in costruendo “rappresenta una forma di finanziamento privato delle opere pubbliche con la quale un soggetto finanziatore anticipa i fondi necessari per eseguire l’opera pubblica e, al termine dell’esecuzione, viene ristorato dall’ente utilizzatore-appaltante tramite la corresponsione di canoni periodici”[48].

Tra le modifiche al comma 20 dell’art. 153 del Codice si segnala quella che prevede l’introduzione, tra le condizioni necessarie per la presentazione della citata proposta, del possesso dei requisiti di cui al comma 8 dell’art. 153, cioè di quelli “previsti dal regolamento per il concessionario anche associando o consorziando altri soggetti, fermi restando i requisiti di cui all'articolo 38”.

Il seguente testo a fronte evidenzia le limitate modifiche apportate al comma 20 del Codice.

 

Testo previgente del comma 20 dell’art. 153 del D.Lgs. 163/2006

Nuovo testo del comma 20 dell’art. 153 previsto dal comma in esame

20. Possono presentare le proposte di cui al comma 19 anche

 

 

i soggetti dotati di idonei requisiti tecnici, organizzativi, finanziari e gestionali, specificati dal regolamento, nonché i soggetti di cui agli articoli 34 e 90, comma 2, lettera b), eventualmente associati o consorziati con enti finanziatori e con gestori di servizi. La realizzazione di lavori pubblici o di pubblica utilità rientra tra i settori ammessi di cui all'articolo 1, comma 1, lettera c-bis), del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153. Le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, nell'ambito degli scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico dalle stesse perseguiti, possono presentare studi di fattibilità, ovvero

aggregarsi alla presentazione di proposte di realizzazione di lavori pubblici di cui al comma 1, ferma restando la loro autonomia decisionale.

20. Possono presentare le proposte di cui al comma 19, primo periodo, i soggetti in possesso dei requisiti di cui al comma 8, nonché

i soggetti dotati di idonei requisiti tecnici, organizzativi, finanziari e gestionali, specificati dal regolamento, nonché i soggetti di cui agli articoli 34 e 90, comma 2, lettera b), eventualmente associati o consorziati con enti finanziatori e con gestori di servizi. La realizzazione di lavori pubblici o di pubblica utilità rientra tra i settori ammessi di cui all'articolo 1, comma 1, lettera c-bis), del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153. Le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, nell'ambito degli scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico dalle stesse perseguiti, possono

 

aggregarsi alla presentazione di proposte di realizzazione di lavori pubblici di cui al comma 1, ferma restando la loro autonomia decisionale.

 

 

Regime transitorio della lett. q), n. 2) ai sensi del comma 6 dell'articolo in esame

Ai sensi del comma 6 dell'articolo in esame, le disposizioni recate dal n. 2) della lettera q) non si applicano alle procedure già avviate alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, per le quali continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all’art. 153, commi 19 e 20, del D.Lgs. 163/2006, nella formulazione previgente.

 

Un’altra modifica all’art. 153 del Codice è recata dalla lettera q), n. 1) che modifica il comma 9 dell’art. 153 che prevede l’asseverazione, da parte di una banca, del piano economico-finanziario allegato all’offerta.

In luogo di una banca viene previsto che l’asseverazione può essere effettuata da un istituto di credito o da società di servizi da esso costituite (purché iscritte nell’elenco degli intermediari finanziari) o da una società di revisione.

Lettere da r) ad aa) – Opere strategiche

Le lettere da r) ad aa) novellano in più parti la disciplina delle opere strategiche recata dal capo IV del titolo III della parte II del Codice.

In particolare si segnalano le modifiche agli artt. 168 e 166, comma 3, del Codice, recate, rispettivamente, dallelettere u) ed s), n. 1), del comma 2 in esame, che prevedono una riduzione dei tempi di approvazione del progetto definitivo, mediante riduzione dei termini attualmente previsti nell’ambito della procedura di conferenza di servizi relativamente alle comunicazioni delle eventuali proposte motivate di prescrizioni o varianti da parte dei soggetti partecipanti (da novanta a sessanta giorni), alle segnalazioni di eventuali omissioni (da sessanta a quarantacinque giorni), ed alla conclusione del procedimento non oltre i sessanta giorni (in luogo dei novanta previsti nel testo previgente).

 

Regime transitorio delle lett. u) ed s), n. 1) ai sensi del comma 10 dell'articolo in esame

Ai sensi del comma 10 dell'articolo in esame, le disposizioni recate dalle lettere u) ed s), n. 1), si applicano ai progetti definitivi non ancora ricevuti dalle Regioni, da tutte le pubbliche amministrazioni competenti e dai gestori di opere interferenti alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge.

 

Le lettere r), n. 3) ed s), n. 3) del comma 2 aggiungono, rispettivamente, un comma 5-bis all’art. 165 ed un omologo comma 5-bis all’art. 166, prevedendo l’introduzione, sia per il progetto prelimininare che per il progetto definitivo, di un termine di 90 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della delibera CIPE di approvazione del progetto posto a base di gara entro il quale il soggetto aggiudicatore deve pubblicare il bando. In caso di mancato adempimento il CIPE, su proposta del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, può disporre la revoca del finanziamento a carico dello Stato.


Regime transitorio delle lett. r), n. 3) ed s), n. 3) ai sensi del comma 8 dell'articolo in esame

Ai sensi del comma 8 dell'articolo in esame, le disposizioni recate dalle lettere r), n. 3), ed s), n. 3), si applicano con riferimento alle delibere CIPE pubblicate dopo l’entrata in vigore del presente decreto-legge.

 

Ulteriori modifiche riguardano:

§       la diminuzione del limite di spesa previsto, nel progetto preliminare, per le opere di compensazione dell’impatto territoriale e sociale e per gli oneri di mitigazione dell’impatto ambientale individuati dalla procedura di VIA. Mentre nel testo previgente dell’art. 165, comma 3, del Codice viene previsto che le citate spese non debbano superare il 5% e che da tale percentuale siano esclusi gli oneri di mitigazione, nel nuovo testo (cfr. testo a fronte seguente) proposto dalla lettera r), n. 2) del comma 2 in esame, la percentuale non solo scende al 2% ma include anche gli oneri di mitigazione. Si prevede, inoltre, l’ammissibilità di opere compensative esclusivamente correlate alla funzionalità dell’opera.

 

Testo previgente dell’art. 165, comma 3, 1° periodo, del Codice

Nuovo testo dell’art. 165, comma 3, 1° periodo, novellato dal comma in esame

Il progetto preliminare delle infrastrutture, oltre a quanto previsto nell’allegato tecnico di cui all’allegato XXI deve evidenziare, con apposito adeguato elaborato cartografico, le aree impegnate, le relative eventuali fasce di rispetto e le occorrenti misure di salvaguardia; deve inoltre indicare ed evidenziare anche le caratteristiche prestazionali, le specifiche funzionali e i limiti di spesa dell'infrastruttura da realizzare, ivi compreso il limite di spesa per le eventuali opere e misure compensative dell'impatto territoriale e sociale comunque non superiori al cinque per cento dell’intero costo dell’opera e deve includere le infrastrutture e opere connesse, necessarie alla realizzazione;

 

dalla percentuale predetta sono esclusi gli oneri di mitigazione di impatto ambientale individuati nell'àmbito della procedura di VIA

Il progetto preliminare delle infrastrutture, oltre a quanto previsto nell'allegato tecnico di cui all'allegato XXI deve evidenziare, con apposito adeguato elaborato cartografico, le aree impegnate, le relative eventuali fasce di rispetto e le occorrenti misure di salvaguardia; deve inoltre indicare ed evidenziare anche le caratteristiche prestazionali, le specifiche funzionali e i limiti di spesa dell'infrastruttura da realizzare, ivi compreso il limite di spesa, comunque non superiore al due per cento dell'intero costo dell'opera, per le eventuali opere e misure compensative dell'impatto territoriale e sociale strettamente correlate alla funzionalità dell’opera.

 

Nella percentuale indicata devono rientrare anche gli oneri di mitigazione di impatto ambientale individuati nell'ambito della procedura di VIA, fatte salve le eventuali ulteriori misure da adottare nel rispetto di specifici obblighi comunitari.

Regime transitorio della lett. r), n. 2) ai sensi del comma 7 dell'articolo in esame

Ai sensi del comma 7 dell'articolo in esame, le disposizioni recate dal n. 2) della lettera r) si applicano ai progetti preliminari non approvati alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge.

Regime transitorio previsto dal comma 14 dell'articolo in esame

Il comma 14 dell'articolo in esame, nel fare salva la disciplina di cui all’art. 165, comma 3, del Codice, prevede che per il triennio 2011-2013 non possono essere approvati progetti preliminari o definitivi non in linea con i nuovi criteri introdotti dalla lett. r), n. 2). Il comma 14 prevede, infatti, che non possono essere approvati progetti (né preliminari né definitivi) che prevedono oneri superiori al 2% dell'intero costo dell’opera per le eventuali opere e misure compensative dell'impatto territoriale e sociale strettamente correlate alla funzionalità dell’opera. Nella predetta percentuale, sempre secondo il comma 14, devono rientrare anche gli oneri di mitigazione di impatto ambientale individuati nell'ambito della procedura di VIA, fatte salve le eventuali ulteriori misure da adottare nel rispetto di specifici obblighi comunitari.

La relazione illustrativa evidenzia che “il comma 14 introduce in via sperimentale per il triennio 2011-2013 il tetto del 2 per cento per la realizzazione delle opere compensative anche per gli appalti nei settori ordinari”.

§       l’introduzione di due commi (il comma 7-bis all’art. 165 e il comma 4-bis all’art. 166) - da parte, rispettivamente, delle lettere r), n. 4) ed s), n. 2) del comma 2 - finalizzati ad introdurre norme derogatorie alle disposizioni del D.P.R. 327/2001 (T.U. espropri). In particolare viene prevista l’estensione a 7 anni della durata del vincolo preordinato all’esproprio (decorrenti dall’efficacia della delibera CIPE di approvazione del progetto preliminare), nonché la fissazione di analogo termine temporale (decorrente dall’efficacia della delibera CIPE di approvazione del progetto definitivo) per l’emanazione del decreto di esproprio. Si prevede, inoltre, la possibilità di reiterare il vincolo con deliberazione motivata del CIPE, su istanza del soggetto aggiudicatore, e la proroga del termine per l’emanazione del decreto di esproprio per casi di forza maggiore o per altre giustificate ragioni per un periodo di tempo che non supera i due anni. La relazione illustrativa sottolinea che tale misura è necessaria “a causa della complessità del procedimento di approvazione del progetto, al fine di consentire la conclusione dei procedimenti già avviati”.

Si ricorda che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha già censurato più volte la compressione del contenuto minimo del diritto di proprietà qualora la durata del vincolo espropriativo si manifesti come irragionevole. La estensione a sette anni, reiterabile (senza indicare la durata della reiterazione) prevista dalla norma andrebbe, pertanto, valutata alla luce degli orientamenti della giurisprudenza della Corte europea.

Regime transitorio delle lett. r), n. 4), ed s), n. 2) ai sensi dei commi 9 e 11 dell'articolo in esame

Ai sensi dei commi 9 e 11 dell'articolo in esame, in relazione alle lett. r), n. 4), ed s), n. 2), i termini previsti dal comma 7-bis dell’art. 165 e dal comma 4-bis dell’art. 166 si applicano, rispettivamente, anche ai progetti preliminari e definitivi già approvati dal CIPE alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge.

§       la fissazione di limiti di praticabilità tecnico-economica per le varianti alla localizzazione dell'opera originariamente risultante dal progetto del soggetto aggiudicatore che possono essere disposte dal CIPE ai sensi dei commi 6 e 7 dell’art. 167. Viene infatti previsto, dal nuovo comma 7-bis dell’art. 167 del Codice introdotto dalla lettera t), n. 1) del comma 2 in esame, che tali varianti devono essere strettamente correlate alla funzionalità dell’opera e non possono comportare incrementi del costo rispetto al progetto preliminare.

Le modifiche apportate dalle lettere t), n. 2) e z) del comma 2 in esame, rispettivamente, agli artt. 167, comma 10, e 170, comma 3, del Codice sono invece di mero coordinamento del testo.

Si ricorda, infatti, che il testo previgente del comma 10 prevedeva che “sul progetto di monitoraggio ambientale, costituente parte eventuale del progetto definitivo ai sensi dell'allegato tecnico, le regioni possono esprimersi sentiti i comuni e le province interessati, nel termine di novanta giorni di cui all'articolo 166”.

Analogamente il comma 3 dell’art. 170 richiamava il termine di 90 giorni previsto dall’art. 166 (era implicito il riferimento al comma 3, poiché un termine siffatto era contemplato unicamente in tale comma dell’art. 166) con riferimento all’indicazione delle interferenze al progetto definitivo. La norma disponeva, infatti, che “Il progetto definitivo è corredato dalla indicazione delle interferenze, rilevate dal soggetto aggiudicatore e, in mancanza, indicate dagli enti gestori nel termine di novanta giorni di cui all'articolo 166, comma 3, nonché dal programma degli spostamenti e attraversamenti e di quant'altro necessario alla risoluzione delle interferenze”.

Poiché il termine di 90 giorni cui rinviavano gli artt. 167, comma 10, e 170, comma 3, del Codice è stato ridotto a 60 dalla citata lett. s), n. 1), è stato necessario modificare i richiami presenti nei citati articoli 167 e 170.

Regime transitorio delle lett. z) e t), n. 2) ai sensi del comma 10 dell'articolo in esame

Ai sensi del comma 10 dell'articolo in esame, le disposizioni recate dalle lettere z) e t), n. 2), si applicano ai progetti definitivi non ancora ricevuti dalle Regioni, da tutte le pubbliche amministrazioni competenti e dai gestori di opere interferenti alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge.

 

La lettera aa)reca una modifica formale, essendo finalizzata a correggere, nell’art. 176, comma 20, del Codice, un erroneo rinvio all’inesistente comma 5 dell’art. 180 del Codice medesimo.

 

La lettera v), che integra il disposto dell’art. 169, comma 3, del Codice è finalizzata a dimezzare le somme derivanti dai ribassi d'asta, a disposizione delle stazioni appaltanti, per le varianti migliorative.

Si osserva che la novella sembra erroneamente formulata e/o collocata all’interno del comma 3 dell’art. 169 e che forse si potrebbero aggiungere le parole alla fine del terzo periodo del medesimo comma 3.

Lettera cc) – Adeguato organico tecnico del contraente generale

La lettera cc) interviene sull’art. 189 del Codice, che disciplina i requisiti di ordine speciale per la qualificazione dei contraenti generali.

La modifica è volta a chiarire che, ai fini dell’adeguatezza dell’organico tecnico e dirigenziale del contraente generale, è necessaria la presenza in organico di almeno un direttore tecnico con qualifica di dipendente o dirigente, nonché di responsabili di cantiere o di progetto.

Il seguente testo a fronte evidenzia l’ambito di operatività della novella.

 

Testo previgente dell’art. 189, comma 4, del D.Lgs. 163/2006

Nuovo testo dell’art. 189, comma 4, previsto dal comma in esame

4. L'adeguato organico tecnico e dirigenziale è dimostrato:

[…]

b) dalla presenza in organico di direttori tecnici con qualifica di dipendenti o dirigenti, di responsabili di cantiere o di progetto, ai sensi delle norme UNI-ISO 10006, dotati …

4. L'adeguato organico tecnico e dirigenziale è dimostrato:

[…]

b) dalla presenza in organico di almeno un direttore tecnico con qualifica di dipendenti o dirigenti, nonché di responsabili di cantiere o di progetto, ai sensi delle norme UNI-ISO 10006, dotati ...

Lettera ee) – Settori speciali

La lettera ee) estende ai settori speciali la tassatività delle cause di esclusione prevista dall’art. 46, comma 1-bis (introdotto dalla lett. d) del comma in esame) nonché le norme sulla verifica dell’interesse archeologico recate dagli artt. 95-96.

Con riferimento a quest’ultimo punto la relazione illustrativa ricorda che “Le modifiche all'articolo 206 del codice, invece, intendono porre rimedio ad un difetto di coordinamento introducendo un richiamo agli articoli 95 e 96 che disciplinano la verifica preventiva dell’interesse archeologico. Sulla base del testo attualmente vigente, la verifica preventiva è esclusa proprio in relazione a quelle opere rispetto alle quali sussistono maggiori esigenze di tutela e in riferimento alle quali erano state sperimentate le indagini archeologiche preventive. A ciò si aggiunga che l’archeologia preventiva è ammessa per le infrastrutture a rete strategiche; sarebbe paradossale, pertanto, non consentirla per quelle ordinarie.”

Lettere ff) e nn) – Modifiche formali

La lettera ff) reca modifiche formali all’art. 219 del Codice che disciplina la procedura per stabilire se una determinata attività è direttamente esposta alla concorrenza. Nel farlo però, il testo previgente faceva chiaramente rinvio all’art. 30 della direttiva 2004/17/CE (la cui rubrica è identica a quella del citato art. 219 del Codice) dimenticandosi di menzionare a volte l’art. 30, altre volte sia l’articolo che la direttiva. La lettera in esame provvede a chiarire che i riferimenti “al comma 6” previsti nei commi 6, 7 e 10 dell’art. 219 sono relativi all’art. 30 della citata direttiva.

Un’altra modifica formale è prevista dalla lettera nn) che provvede a coordinare i contenuti del modello di cui all’Allegato XXII del Codice a quanto prescritto dall’art. 189 circa gli stessi contenuti.

L’art. 189, comma 3, disciplina, tra l’altro, il contenuto dei certificati dei lavori utilizzati nell’ambito della verifica dei requisiti di ordine speciale del contraente generale. Detti certificati, ai sensi del comma 3 citato, “recano l'indicazione dei responsabili di progetto o di cantiere” e sono redatti in conformità al modello di cui all’allegato XXII.

Nel modello previsto dall’Allegato XXII tuttavia in luogo della prescritta indicazione dei responsabili di progetto o di cantiere vi era l’indicazione dei responsabili della condotta dei lavori.

La modifica in esame provvede quindi a modificare l’allegato XXII al fine di allinearne il contenuto alle prescrizioni del comma 3 dell’art. 189.

Lettere gg) e hh) – Accordo bonario e riserve

La lettera gg) interviene sull’art. 240 del Codice, in materia di accordo bonario per i lavori pubblici, servizi e forniture relative ai settori ordinari affidati da amministrazioni ed enti aggiudicatori o dai concessionari. Le principali modifiche riguardano:

§       l’introduzione, da parte della lett. gg), n. 1), che modifica il comma 5 dell’art. 240, di un termine di trenta giorni dalla comunicazione del direttore dei lavori sulle riserve entro il quale - per gli appalti e le concessioni di importo pari o superiore a dieci milioni di euro - il responsabile del procedimento promuove la costituzione di una commissione, affinché formuli, entro novanta giorni, una proposta motivata di accordo bonario; per i medesimi contratti, il responsabile del procedimento è chiamato a promuovere la costituzione della commissione, indipendentemente dall’importo economico delle riserve ancora da definirsi, entro trenta giorni dal ricevimento del certificato di collaudo o di regolare esecuzione. In tale ipotesi la proposta motivata della commissione è formulata entro novanta giorni dalla sua costituzione (lett. gg), n. 2), che modifica il comma 6 dell’art. 240);

§       l’introduzione – al comma 10 dell’art. 240 – di un limite al compenso per la commissione pari a 65 mila euro, rivalutabile ogni tre anni con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti(lett. gg), n. 3) del comma in esame).

Regime transitorio della lett. g) ai sensi del comma 12 dell'articolo in esame

Ai sensi del comma 12 dell'articolo in esame, le disposizioni recate dalla lettera gg), nn. 1) e 2), si applicano ai procedimenti di accordo bonario avviati dopo l’entrata in vigore del presente decreto-legge.

Ai sensi del comma 12 dell'articolo in esame, le disposizioni recate dalla lettera gg), n. 3), si applicano alle commissioni costituite successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto legge.

 

La lettera hh) introduce, al comma 1 dell’art. 240-bis del Codice, un limite all’importo complessivo delle riserve, che non può in ogni caso superare il 20% dell’importo contrattuale.

La stessa lettera, inoltre – mediante introduzione di un nuovo comma 1-bis all’art. 240-bis –, esclude dalle riserve gli aspetti progettuali che siano stati oggetto di verifica prima dell’inizio dei lavori.

Si ricorda che l’art. 240 del Codice che regola l’istituto dell’accordo bonario, permette di definire bonariamente, in via stragiudiziale, le controversie che dovessero insorgere fra le parti durante la fase dell’esecuzione del contratto. Tale istituto, originariamente previsto limitatamente all’appalto di lavori nei settori ordinari dall’art. 31-bis della L. 109/1994, è stato esteso dall’art. 240 del Codice, “nei limiti della compatibilità, anche agli appalti di servizi e forniture, nonché ai settori speciali, qualora, a seguito di contestazioni dell’appaltatore, verbalizzate nei documenti contabili, l’importo economico controverso non sia inferiore al dieci per cento dell’importo originariamente stipulato. In tale ipotesi, le funzioni del direttore dei lavori spettano al direttore dell’esecuzione (art. 240, comma 22, del Codice). L’istituto in parola è stato altresì esteso, dal primo comma dell’art. 240, agli appalti di lavori affidati dai concessionari di lavori pubblici. Con riferimento all’ambito oggettivo di applicazione di tale procedura accelerata di componimento bonario del contenzioso, si evidenzia che la stessa può essere attivata quando l’ammontare delle riserve superi in valore il dieci per cento dell’importo contrattuale. La ragione di tale limite, come precisato dall’Autorità per la vigilanza[49] sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, è facilmente individuabile nel fatto che il valore economico della controversia deve essere significativo in rapporto all’entità dell’appalto, cioè tale da costituire un serio impedimento al regolare prosieguo dei lavori”[50].

Nella relazione tecnica viene sottolineato che “il sistema delle c.d. riserve permette all’appaltatore, durante l’esecuzione dell’appalto, di pretendere il pagamento di maggiori somme a titolo di corrispettivo rispetto a quelle pattuite con il contratto e tale meccanismo è all’origine di un rilevantissimo contenzioso giurisdizionale. Per tale ragione, si intende ridurre i casi in cui l’appaltatore avanza pretese di maggiori somme legate all’esistenza di riserve per imprevisti di cantieri”.

Regime transitorio della lett. hh) ai sensi del comma 12 dell'articolo in esame

Ai sensi del comma 12 dell'articolo in esame, le disposizioni recate dalla lettera hh), si applicano ai contratti i cui bandi o avvisi con i quali si indìce una gara sono pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, nonché, in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, ai contratti per i quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, non sono ancora stati inviati gli inviti a presentare le offerte.

Lettera ii) – Norme processuali – Liti temerarie

La lettera ii)introduce l’art. 246-bis al Codice relativo alla responsabilità per liti temerarie, vale a dire ricorsi, appelli e contrapposizioni proposti anche in palese mancanza di qualsiasi ragione, al solo scopo di dilatare i tempi dei procedimenti.

La disposizione ben si inserisce in un recente filone legislativo volto a deflazionare il carico giudiziario attraverso la previsione di sanzioni processuali a carico della parte che – insistendo senza giusta causa nel ricorso alla giustizia – di fatto ne ostacola il funzionamento.

Tradizionalmente, l’istituto della c.d. lite temeraria è disciplinato dall’art. 96 c.p.c. in base al quale se la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su istanza dell'altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni, che liquida, anche d'ufficio, nella sentenza. Analogamente, viene condannato al risarcimento dei danni, qualora vi sia una domanda in tal senso, l'attore o il creditore procedente che abbia agito senza la normale prudenza, qualora il giudice accerti l'inesistenza del diritto per cui è stato eseguito un provvedimento cautelare, o trascritta domanda giudiziale o iscritta ipoteca giudiziale.

Tale istituto è stato però raramente applicato dai giudici, anche per la difficoltà di soddisfare l’onere probatorio.

Ciò ha recentemente indotto il legislatore a intervenire in modo diverso:

-        con il decreto legislativo n. 40 del 2006 ha modificato l’art. 385, quarto comma, c.p.c. (relativo alla pronuncia sulle spese da parte della Corte di cassazione) prevedendo che quando pronuncia sulle spese, la Corte di cassazione, anche d'ufficio, condanna, altresì, la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma, equitativamente determinata, non superiore al doppio dei massimi tariffari, se ritiene che essa ha proposto il ricorso o vi ha resistito anche solo con colpa grave;

-        con la legge n. 69 del 2009 tale principio è stato generalizzato attraverso un intervento sull’art. 96 del codice di rito (che riguarda ogni pronuncia sulle spese). L’ultimo comma dell’art. 96 dispone oggi che - in sede di pronuncia sulle spese - il giudice civile (di ogni grado, da cui l’abrogazione della disposizione specifica sulle spese in Cassazione), anche d'ufficio, può condannare il soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma da determinare in via equitativa.

Si osserva peraltro che il recente Codice del processo amministrativo (D.Lgs. n. 104 del 2010), all’art. 26 ha ridisciplinato le spese di giudizio nel processo amministrativo stabilendo che

«1. Quando emette una decisione, il giudice provvede anche sulle spese del giudizio, secondo gli articoli 91, 92, 93, 94, 96 e 97 del codice di procedura civile.

2. Il giudice, nel pronunciare sulle spese, può altresì condannare, anche d’ufficio, la parte soccombente al pagamento in favore dell’altra parte di una somma di denaro equitativamente determinata, quando la decisione è fondata su ragioni manifeste o orientamenti giurisprudenziali consolidati».

 

Le norme recate dal nuovo art. 246-bis dispongono che il giudice - fermo il disposto dell’art. 26 del D.Lgs. 104/2010 - nei giudizi in materia di contratti pubblici per lavori, servizi e forniture, condanni d’ufficio la parte soccombente al pagamento di una sanzione pecuniaria di importo compreso tra il doppio e il triplo del contributo unificato dovuto per il ricorso introduttivo del giudizio quando la decisione è fondata su ragioni manifeste od orientamenti giurisprudenziali consolidati.

 

Si ricorda che gli articoli 245 e 245-quater del D.Lgs. 163/2006 prevedono che la tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo è disciplinata dal codice del processo amministrativo e che le sanzioni alternative applicate dal giudice amministrativo alternativamente o cumulativamente sono anch’esse disciplinate dal codice del processo amministrativo.

In linea con tale previsione l’art. 246-bis in esame chiarisce che resta fermo il disposto dell’art. 26 del D.Lgs. 104/2010 (v. sopra).

 

La stessa disposizione prevede altresì che il gettito delle sanzioni sia versato al bilancio dello Stato, per essere riassegnato allo stato di previsione del Ministero dell’economia che lo impiegherà per le spese riguardanti il funzionamento del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali, ivi comprese quelle occorrenti per incentivare progetti speciali per lo smaltimento dell’arretrato e per il miglior funzionamento del processo amministrativo (cfr. art. 15, norme di attuazione del codice del processo amministrativo).

Lettera ll) – Disposizioni transitorie del Codice

La lettera ll) reca una serie di modifiche all’art. 253 del Codice recante le disposizioni transitorie. In particolare:

§       sono prorogate dal 31 dicembre 2010 fino al 31 dicembre 2013 le disposizioni transitorie del Codice in materia di dimostrazione dei requisiti (di ordine generale nonché tecnico-organizzativi ed economico-finanziari) degli esecutori di lavori pubblici,comprese le imprese affidatarie di lavori pubblici di importo fino a 150.000 euro, e dei prestatori di servizi relativi ai servizi di architettura ed ingegneria (lett. ll), nn. 1) e 2));

§       per un periodo transitorio (fino al 31 dicembre 2013), è consentito procedere, per gli appalti di rilevanza nazionale (vale a dire di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria fissate dall’art. 28) di lavori pubblici e di servizi e forniture, all’esclusione automatica delle offerte anomale (lett. ll), n. 3));

La relazione illustrativa chiarisce, in proposito, che “Ciò si rende necessario poiché la valutazione dell’anomalia si è rilevata di difficile applicazione concreta, con allungamento dei tempi procedurali, considerato che le amministrazioni, soprattutto se di piccole dimensioni, possono non essere sufficientemente strutturate per l’espletamento di tale valutazione”.

§       è prorogato al 31 dicembre 2011 il termine (scaduto nel luglio 2007) entro il quale deve essere conclusa la verifica straordinaria dei certificati di esecuzione dei lavori e delle fatture utilizzate ai fini del rilascio dell’attestazione di qualificazione SOA per il periodo 1° marzo 2000 – 1° luglio 2006 (data di entrata in vigore del Codice) (lett. ll), n. 4).

 

Nella relazione illustrativa tale disposizione viene giustificata “in quanto la verifica ha presentato notevoli difficoltà operative che non hanno consentito ad oggi di portare a conclusione le operazioni di verifica”.

Lettera mm) – Modifiche all’allegato XXI relativo alla progettazione delle opere strategiche

Ai progetti delle infrastrutture strategiche si applicano le specifiche norme dell'allegato XXI al Codice (Allegato tecnico di cui all’articolo 164 del Codice medesimo) introdotte dal decreto legislativo n. 189 del 2005. I 38 articoli dell’allegato tecnico recano norme integrative della disciplina relativa alla progettazione (preliminare, definitiva ed esecutiva) delle grandi opere e della relativa documentazione che dovrà essere presentata a corredo del progetto preliminare, definitivo ed esecutivo di tali infrastrutture (in luogo delle norme sulla progettazione del D.P.R. n. 554 del 1999 e, ora, del nuovo regolamento D.P.R. 207/2010). Una delle maggiori innovazioni introdotte è rappresentata dalle norme relative alla validazione dei progetti, cui l’allegato tecnico dedica l’intera sezione IV, con gli articoli dal 27 al 37. Tali articoli prevedono che la verifica, denominata anche validazione, possa essere effettuata attraverso strutture tecniche dell’amministrazione, oppure da soggetti esterni.

 

L’unica modifica di rilievo è quella prevista dal n. 1) della lett. mm), che abbassa (dal previgente 10%) all’8% l’accantonamento per imprevisti e per eventuali lavori in economia che deve essere riportato nel quadro economico (art. 16, comma 4, lett. d), Sezione II, dell’Allegato XXI).

 

Le modifiche recate dai nn. 2) e 3) della lett. mm) sono invece finalizzate a colmare un vuoto normativo presente negli artt. 28, comma 2, lett. a) e 29, comma 1, lett. a), dell’Allegato XXI.

Le citate norme del codice provvedevano all’individuazione delle strutture tecniche (sia dell’amministrazione che esterne ad essa) autorizzate a svolgere l'attività di verifica dei progetti per lavori di importo superiore o inferiore a 20 milioni di euro, mentre nulla veniva detto per gli importi esattamente pari a 20 milioni di euro, per i quali si registrava un’incertezza normativa.

Le norme in commento provvedono quindi ad includere, nella classe di lavori di importo superiore a 20 milioni anche quelle di importo esattamente pari a tale cifra.

COMMI DA 3 A 12 E COMMA 14 – APPLICABILITÀ DELLE MODIFICHE INTRODOTTE DAL COMMA 2

I commi da 3 a 12, nonché il comma 14, disciplinano i termini e le modalità applicative delle novelle recate al comma 2.

Il contenuto dei commi citati è stato inserito all’interno del commento al comma 2, cui si rinvia.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla norma effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica afferma che le disposizioni introducono modifiche al Codice dei contratti pubblici dirette a semplificare e accelerare le attuali procedure di affidamento dei contratti pubblici, al fine di consentire, in particolare, una rapida cantierizzazione degli interventi infrastrutturali, nonché conseguire, quanto più celermente possibile, gli effetti anticiclici connessi alla realizzazione di tali interventi. Secondo la RT le norme assumono carattere di semplificazione procedurale e quindi la loro introduzione non comporta nuovi o maggiori oneri, recando verosimilmente una contrazione dei costi connessi ai sottesi procedimenti amministrativi. Infatti, talune modifiche sono, secondo la RT, finalizzate alla riduzione del costo finale delle opere infrastrutturali e pertanto suscettibili di determinare potenziali risparmi di spesa o di rendere disponibili maggiori risorse per la realizzazione di ulteriori interventi. In tal senso, attualmente le disposizioni di cui agli articoli 132 e 169 del Codice degli appalti consentono al soggetto aggiudicatore di approvare varianti nei limiti delle somme stanziate per la realizzazione delle opere. La norma introdotta nel provvedimento in esame limita tale facoltà al 50 per cento dei ribassi d’asta conseguiti, consentendo, quindi, di recuperare l’altro 50 per cento per finanziare altre opere. Inoltre, le modifiche recate all’articolo 133 limitano l’applicazione del meccanismo della “revisione prezzi” alla metà della percentuale eccedente l’incremento del 10 per cento del costo dei materiali di costruzione, determinando potenziali risparmi di spesa.

La modifica all’articolo 165, comma 3, riduce dal 5 al 2 per cento dell'intero costo dell'opera la quota da destinare a eventuali opere e misure compensative dell'impatto territoriale e sociale strettamente correlate alla funzionalità dell’opera, includendo anche gli oneri – esclusi nella previgente normativa - di mitigazione di impatto ambientale individuati nell'ambito della procedura di VIA, fatte salve le eventuali ulteriori misure da adottare nel rispetto di specifici obblighi comunitari. Analogamente (comma 14), il limite del 2 per cento opera per il triennio 2011-2013, per gli interventi non rientranti nel campo di applicazione della “legge obiettivo”. Viene inoltre prevista la riduzione dal 10 per cento all’8 per cento, attraverso la modifica dell’Allegato tecnico di cui all’articolo 164, del valore degli imprevisti nell’ambito del quadro economico degli interventi.

Le modifiche all’articolo 240-bis circoscrivono l’incidenza delle riserve nel limite del 20 per cento dell’importo contrattuale ed escludono dall’applicazione delle stesse gli aspetti progettuali che sono stati oggetto di verifica, ai sensi dell’articolo 112 del Codice. La RT ricorda che il sistema delle riserve permette all’appaltatore, durante l’esecuzione dell’appalto, di pretendere il pagamento di maggiori somme a titolo di corrispettivo rispetto a quelle pattuite con il contratto e tale meccanismo è all’origine di un rilevantissimo contenzioso giurisdizionale. Per tale ragione, si intendono ridurre i casi in cui l’appaltatore avanza pretese di maggiori somme legate all’esistenza di riserve per imprevisti di cantieri.

Infine, allo scopo di consentire un più efficace controllo nel sistema dei subappalti, il comma 13 prevede l’istituzione presso ogni Prefettura di un elenco delle imprese che non hanno legami con la criminalità organizzata. L’elenco viene aggiornato continuamente dal Prefetto. L’iscrizione nell’elenco costituisce un requisito di ordine generale per l’affidamento dei subappalti. La RT afferma che gli adempimenti previsti non determinano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

La relazione illustrativa, in merito al comma 2, lettere f) e g), che elimina il limite di 1 milione di euro attualmente previsto dagli artt. 56 (comma 1, lettera a)) e 57 (comma 2, lettera a)) per l’affidamento dei lavori attraverso il ricorso alla procedura negoziata qualora non vi siano offerte presentate o le stesse siano irregolari o inammissibili rileva che “la modifica è in linea con il diritto comunitario che consente in detta ipotesi l’affidamento mediante procedura negoziata senza limitazioni di importo”.

 

In merito ai profili di quantificazionesi rileva preliminarmente che le norme appaiono di prevalente carattere ordinamentale.

Con riferimento agli adempimenti in capo all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, volti all’iscrizione nel casellario informatico dei soggetti che rilasciano falsa dichiarazione o falsa documentazione ai fini dell’esclusione dalle procedure di gara e dagli affidamenti di subappalto [comma 2, lettera b), punto 3 e comma 2, lettera c) punto 2], nulla da osservare nel presupposto che l’Autorità, inserita nel perimetro delle amministrazioni pubbliche ai fini del conto economico consolidato, possa svolgere detti adempimenti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Andrebbe inoltre confermato che l’inserimento della documentazione relativa ai requisiti tecnico-organizzativi ed economico-finanziari nella Banca dati nazionale dei contratti pubblici nonché l’utilizzo della stessa per il controllo del possesso dei citati requisiti [comma 2, lettera e)], non determini per le amministrazioni interessate nuovi o maggiori oneri.

Per quanto attiene all’estensione del ricorso alle procedure di trattativa privata o ristretta semplificata mediante rimozione o innalzamento del limite massimo di importo dei relativi contratti [comma 2, lettere f), g), m) e dd)], appare utile una conferma, per tutte le fattispecie previste, della compatibilità con l’ordinamento comunitario.

Non si prendono invece in considerazione, in quanto ascrivibili alla categoria degli effetti indiretti ed eventuali, i riflessi riguardo all’economicità complessiva della realizzazione degli interventi.

Con talune modificazioni apportate al Codice degli appalti (previsione di un limite, corrispondente al 50 per cento dei ribassi d’asta, per l’approvazione delle varianti [comma 2, lettere n) e v)]; limite alla revisione dei prezzi entro la metà della percentuale eccedente l’incremento del 10 per cento del costo dei materiali di costruzione [comma 2, lettera o)]; contenimento delle riserve nel limite del 20 per cento dell’importo contrattuale con esclusione dall’applicazione delle stesse degli aspetti progettuali che sono stati oggetto di verifica [comma 2, lettere hh)]; riduzione della quota da destinare a eventuali opere e misure compensative dell'impatto territoriale e sociale [comma 2, lettera r), punto 2 e comma 14]) la RT ipotizza risparmi di spesa. Sarebbe utile verificare se è possibile disporre di un’indicazione, sia pur di massima, delle entità di tali risparmi.

Riguardo all’istituzione presso le Prefetture dell’elenco di fornitori e prestatori di servizi non soggetti a rischio di inquinamento mafioso (comma 13), cui sono connesse periodiche verifiche da parte delle stesse Prefetture, si rileva che la disposizione prevede che le modalità per detta istituzione e per l’aggiornamento dell’elenco, nonché per l’attività di verifica siano stabilite per decreto, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. In proposito, in mancanza di indicazioni su tali modalità attuative non risulta possibile verificare la compatibilità dello svolgimento di tali adempimenti, che si prefigurano aggiuntivi rispetto a quelli previgenti, con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. In proposito appare quindi opportuno disporre di ulteriori indicazioni del Governo.

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione Europea)

Il 27 gennaio 2011 la Commissione ha adottato un Libro verde sulla modernizzazione della politica dell’UE in materia di appalti pubblici (COM(2011)15) in vista della presentazione di specifiche proposte legislative entro l’inizio del 2012.

La revisione prospettata dalla Commissione persegue i seguenti obiettivi:

§       una maggiore efficienza della spesa pubblica;

§       il rafforzamento della concorrenza e dell’efficienza delle procedure di appalto, anche mediante la riduzione degli oneri, per soddisfare le esigenze delle amministrazioni aggiudicatrici più piccole e favorire la partecipazione delle PMI e degli offerenti transfrontalieri;

§       l’uso degli appalti pubblici a sostegno di obiettivi quali la tutela dell’ambiente, l’efficienza energetica, la promozione dell’innovazione e dell’inclusione sociale;

§       il contrasto alla corruzione e ai favoritismi considerato che i mercati degli appalti, con particolare riferimento ai grandi progetti di lavori, sono particolarmente esposti a tali fenomeni. A tal fine si sottolinea la necessità di: regole di esclusione più severe in caso di turbativa d’asta; uso obbligatorio della procedura negoziata in settori in cui è molto probabile la formazione di cartelli; maggiore trasparenza delle decisioni mediante la pubblicazione obbligatoria dei verbali che documentano la procedura di appalto; ricorso a internet o numeri verdi per la segnalazione delle frodi; minore discrezionalità delle amministrazioni aggiudicatrici per alcuni aspetti (es. annullamento delle procedure).

Tra le questioni affrontate nel libro verde figurano:

§       l’adeguatezza della classificazione in appalti di lavori, forniture e servizi, suscettibile di generare difficoltà soprattutto nel caso di appalti misti, e la necessità di semplificare le definizioni per i vari tipi di appalto;

§       l’eventualità di innalzare le soglie per l’applicazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE che fissano il quadro normativo europeo in materia di appalti. Tale misura esenterebbe un maggior numero di appalti dall’obbligo di pubblicare il bando di gara in tutta l’UE;

§       l’adeguatezza delle attuali disposizioni in materia di “appalti esclusi”, abolendo laddove possibile le esclusioni non più necessarie;

§       la possibilità per le amministrazioni aggiudicatrici di disporre di margini più ampi per negoziare le condizioni dell’appalto con i potenziali offerenti;

§       l’opportunità di esaminare i criteri di aggiudicazione prima di quelli di selezione (questo consentirebbe di accelerare la procedura dal momento che i criteri di selezione dovrebbero essere esaminati soltanto in relazione all’aggiudicatario);

§       la promozione di una maggiore aggregazione della domanda e degli appalti comuni con conseguenti vantaggi in termini di economie di scala, maggiore potere di acquisto da parte delle amministrazioni pubbliche e possibilità per queste ultime di condividere competenze ed esperienze nonché costi e rischi;

§       l’adozione di strumenti normativi specifici a livello europeo per affrontare in modo più efficace i problemi che si verificano durante la fase di esecuzione dell’appalto, quali gli sviluppi successivi o le modifiche riguardanti il contraente;

§       la possibilità per le amministrazioni aggiudicatrici, al momento di preparare il bando di gara, di autorizzare gli offerenti a presentare varianti, offendo beni o servizi che non corrispondono a quelli definiti dall’autorità aggiudicatrice, ma che soddisfano i requisiti tecnici minimi contenuti nel bando di gara.

 

La Commissione ambiente della Camera ha esaminato il libro verde ai sensi dell’articolo 127 del regolamento della Camera e ha approvato, il 14 aprile 2011, un documento finale che, unitamente al parere della Commissione politiche dell’Unione europea, è stato trasmesso alle Istituzioni dell’UE nell’ambito del cosiddetto “dialogo politico”.

 

La revisione del quadro normativo europeo in materia di appalti pubblici costituisce altresì una delle dodici priorità individuate nell’”Atto per il mercato unico” (COM(2011)206), presentato dalla Commissione il 13 aprile 2011 al fine di rilanciare il mercato unico europeo.

Oltre alla presentazione, nel quarto trimestre 2011, di una specifica proposta a tal fine, la Commissione intende proporre norme a livello europeo sull’accesso delle imprese dei paesi terzi al mercato europeo degli appalti al fine di aprire ulteriormente tale mercato alla concorrenza, garantendo uguali condizioni alle imprese europee e a quelle internazionali.


 

Articolo 4, comma 13
(Controlli antimafia)

 


13. Per l'efficacia dei controlli antimafia nei subappalti e subcontratti successivi ai contratti pubblici aventi ad oggetto lavori, servizi e forniture, presso ogni prefettura é istituito l'elenco di fornitori e prestatori di servizi non soggetti a rischio di inquinamento mafioso, ai quali possono rivolgersi gli esecutori dei lavori, servizi e forniture. La prefettura effettua verifiche periodiche circa la perdurante insussistenza dei suddetti rischi e, in caso di esito negativo, dispone la cancellazione dell'impresa dall'elenco. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta dei Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione, per la semplificazione normativa, dell'interno, della giustizia, delle infrastrutture e dei trasporti e dello sviluppo economico, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, sono definite le modalità per l'istituzione e l'aggiornamento, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, dell'elenco di cui al primo periodo, nonché per l'attività di verifica. Le stazioni appaltanti di cui all'articolo 3, comma 33, del codice, acquisiscono d'ufficio, anche in modalità tematica, a titolo gratuito ai sensi dell'articolo 43, comma 5, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, la prescritta documentazione circa la sussistenza delle cause di decadenza, sospensione o divieto previste dall'articolo 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni.


 

 

Il comma 13 reca disposizioni volte a potenziare i controlli antimafia nei subappalti e subcontratti successivi ai contratti di lavori, servizi e forniture, attraverso l’istituzione, presso ogni prefettura, di un elenco di fornitori e prestatori di servizi non soggetti a rischio di inquinamento mafioso, ai quali possono rivolgersi gli esecutori di lavori pubblici, servizi e forniture.

 

La norma in esame introduce a livello nazionale il cosiddetto strumento delle white list cui gli esecutori principali dell’appalto devono attingere per la stipula dei subcontratti, che è stato già previsto, con norme analoghe, dall’art. 16, comma 5, del D.L. 39/2009 (convertito dalla L. 77/2009), per la ricostruzione nell’Abruzzo colpito dal terremoto dell’aprile 2009, nonché, per i lavori relativi all’Expo di Milano dall’art. 3-quinquies del D.L. 135/2009.

 

Viene altresì previsto che la prefettura effettui verifiche periodiche circa la perdurante insussistenza dei suddetti rischi e che, in caso di esito negativo, disponga la cancellazione dell’impresa dall’elenco.

Si ricorda che tale norma riprende il contenuto dell’articolo 5 del disegno di legge recante misure per la trasparenza dell’attività amministrativa e la prevenzione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione (A.S. 2156) in corso di esame al Senato.

Le modalità per l’istituzione e l’aggiornamento, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, dell’elenco citato, nonché per l’attività di verifica, sono demandate ad successivo D.P.C.M. L’adozione del citato D.P.C.M. deve avvenire, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto-legge, su proposta dei Ministri per la pubblica amministrazione, per la semplificazione normativa, dell’interno, della giustizia, delle infrastrutture e dello sviluppo economico.

 

La norma in esame prevede l’acquisizione d’ufficio (anche in modalità telematica), a titolo gratuito ai sensi dell’art. 43, comma 5, del D.P.R. 445/2000, da parte delle stazioni appaltanti di cui all’art. 3, comma 33, del Codice, della prescritta documentazione circa la sussistenza delle cause di decadenza, sospensione o divieto previste dall’art. 10 della L. 575/1965.

Si ricorda che l’art. 10 della L. 575/1965 (Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere) prevede, in particolare, la decadenza di diritto dalle licenze, autorizzazioni, concessioni, iscrizioni, abilitazioni ed erogazioni indicate al comma 1 del medesimo articolo, nonché il divieto di concludere contratti di appalto, di cottimo fiduciario, di fornitura di opere, beni o servizi riguardanti la pubblica amministrazione e relativi subcontratti …” per le persone alle quali sia stata applicata con provvedimento definitivo una misura di prevenzione e, qualora disposto dal tribunale, anche nei confronti dei loro conviventi, “nonché nei confronti di imprese, associazioni, società e consorzi di cui la persona sottoposta a misura di prevenzione sia amministratore o determini in qualsiasi modo scelte e indirizzi. In tal caso i divieti sono efficaci per un periodo di cinque anni”.

Si fa notare che nella norma è chiaramente presente un refuso nella parte in cui prevede l’acquisizione in modalità “tematica” in luogo del corretto aggettivo “telematica”.

Relativamente all’acquisizione telematica delle informazioni si ricorda che l’art. 7 del D.P.R. 252/1998 (“Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti relativi al rilascio delle comunicazioni e delle informazioni antimafia”) prevede che il C.E.D. che gestisce la Banca dati delle Forze di Polizia (istituito dall’art. 8 della L. 121/1981 presso il Ministero dell’interno) costituisca un apposito archivio informatico contenente l'elenco delle persone alle quali sono stati comminati i provvedimenti di cui all'articolo 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575 .

Quanto al rinvio all’art. 43, comma 5, del D.P.R. 445/2000 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa), operato in merito all’acquisizione delle informazioni a titolo gratuito, si ricorda che tale comma 5 dispone che “In tutti i casi in cui l'amministrazione procedente acquisisce direttamente informazioni relative a stati, qualità personali e fatti presso l'amministrazione competente per la loro certificazione, il rilascio e l'acquisizione del certificato non sono necessari e le suddette informazioni sono acquisite, senza oneri, con qualunque mezzo idoneo ad assicurare la certezza della loro fonte di provenienza”.

Si ricorda, infine, in quanto richiamata, la definizione di stazione appaltante recata dall’art. 3, comma 33, del D.Lgs. 163/2006, che comprende le amministrazioni aggiudicatrici (che sono le amministrazioni dello Stato; gli enti pubblici territoriali; gli altri enti pubblici non economici; gli organismi di diritto pubblico; le associazioni, unioni, consorzi, comunque denominati, costituiti da detti soggetti) e gli altri soggetti di cui all’articolo 32. L’art. 32 elenca una lunga serie di soggetti, tra cui si ricordano, i concessionari di lavori pubblici che non sono amministrazioni aggiudicatrici, le società con capitale pubblico, anche non maggioritario, che non sono organismi di diritto pubblico, che hanno ad oggetto della loro attività la realizzazione di lavori o opere, ovvero la produzione di beni o servizi, non destinati ad essere collocati sul mercato in regime di libera concorrenza, ivi comprese le società di cui agli articoli 113, 113-bis, 115 e 116 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (cioè le società che gestiscono servizi pubblici locali privi o meno di rilevanza economica, …), ecc.

Profili finanziari

Si rinvia alla scheda dell’articolo 4, commi 1-12 e 14

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione Europea)

Si rinvia alla scheda dell’articolo 4, commi 1-12 e 14.


 

Articolo 4, comma 15
(Modifiche al Regolamento del Codice dei contratti pubblici)

 


15. Al decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010, n. 207 sono apportate le seguenti modificazioni:

  a) all'articolo 2, comma 1, dopo la lettera b) é inserita la seguente: "b-bis) dell'articolo 14, intendendosi il richiamo ivi contenuto agli articoli 21 e 22, riferito rispettivamente agli articoli 5 e 6 dell'allegato XXI al codice;";

  b) all'articolo 66, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010, n. 207 dopo le parole "agli articoli 34" sono inserite le seguenti: ", limitatamente ai soggetti ammessi a partecipare alle procedure per l'affidamento dei contratti pubblici relativi a lavori,".

  c) all'articolo 357:

       1) al comma 6, é aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Sono fatti salvi i contratti, già stipulati o da stipulare, per la cui esecuzione é prevista la qualificazione in una o più categorie di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 34 del 2000.";

       2) al comma 12, primo e secondo periodo, le parole: "centottantunesimo" sono sostituite dalle seguenti: "trecentosessantaseiesimo";

       3) al comma 14, la parola: "centottantesimo" é sostituita dalla seguente: "trecentosessantacinquesimo"; dopo il secondo periodo é inserito il seguente: "Ai fini della qualificazione nella categoria OS 35, le stazioni appaltanti, su richiesta dell'impresa interessata o della SOA attestante, provvedono a emettere nuovamente i certificati di esecuzione dei lavori relativi alle categorie OG 3, OG 6, OS 21 di cui all'allegato A del decreto del Presidente della Repubblica 25 gennaio 2000, n. 34, laddove relativi a lavorazioni anche ricomprese nella categoria OS 35 di cui all'allegato A del presente regolamento, secondo l'allegato B.1, indicando, nei quadri 6.1-B, 6.2-B e 6.3-B, la quota parte attribuita a ciascuna delle categorie individuate nell'allegato A del presente regolamento, fermo restando quanto previsto all'articolo 83, comma 5.";

       4) al comma 15, la parola: "centottantunesimo" é sostituita dalla seguente: "trecentosessantaseiesimo"; dopo il secondo periodo é inserito il seguente: "Ai fini della qualificazione nella categoria OS 35, le stazioni appaltanti provvedono a emettere i certificati di esecuzione dei lavori relativi alle categorie OG 3, OG 6, OS 21 di cui all'allegato A del decreto del Presidente della Repubblica 25 gennaio 2000, n. 34, ove verifichino la presenza di lavorazioni anche ricomprese nella categoria OS 35 di cui all'allegato A del presente regolamento, secondo l'allegato B.1, indicando, nei quadri 6.1-B, 6.2-B e 6.3-B, la quota parte attribuita a ciascuna delle categorie individuate nell'allegato A del presente regolamento, fermo restando quanto previsto all'articolo 83, comma 5.";

       5) al comma 16, primo e secondo periodo, le parole: "centottanta" sono sostituite dalle seguenti: "trecentosessantacinque";

       6) al comma 17, la parola: "centottantunesimo" é sostituita dalla seguente: "trecentosessantaseiesimo";

       7) al comma 22, dopo le parole: "articolo 79, comma 17", sono inserite le seguenti: "e all'articolo 107, comma 2"; le parole: "centottantunesimo" sono sostituite dalle seguenti: "trecentosessantaseiesimo" e é aggiunto, in fine il seguente periodo: "In relazione all'articolo 107, comma 2, nel suddetto periodo transitorio continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all'articolo 72, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 554 del 1999.";

       8) al comma 24 la parola: "centottantunesimo" é sostituita dalla seguente: "trecentosessantaseiesimo";

       9) al comma 25, la parola: "centottanta" é sostituita dalla seguente: "trecentosessantacinque";

d) all'articolo 358, comma 1, dopo le parole: "del presente regolamento" sono inserite le parole ", fermo restando quanto disposto dall'articolo 357".


 

 

Il comma 15 apporta una serie di modifiche al regolamento di attuazione del Codice recato dal D.P.R. 207/2010, d’ora in poi indicato semplicemente come Regolamento. La relazione illustrativa sottolinea che “in particolare è previsto un periodo transitorio di ulteriori 180 giorni per l’operatività del nuovo sistema di qualificazione SOA previsto dal regolamento (testo già inviato al Ministero dell’economia e delle finanze)”.

Lettera a) – Studi di fattibilità per le opere strategiche

La lettera in esame modifica l’art. 2, comma 1, del Regolamento, inserendovi una nuova lettera b-bis) che dispone l’applicabilità ai contratti relativi alle opere strategiche dell’art. 14 del Regolamento che disciplina il contenuto degli studi di fattibilità.

Si ricorda che al comma 1 dell’art. 2 del Regolamento è elencata una serie di norme del Regolamento che si applicano ai contratti disciplinati dalla parte II, titolo III, capo IV (Lavori relativi a infrastrutture strategiche e insediamenti produttivi), del Codice, in quanto non derogate dalla disciplina dettata nel citato capo IV.

Viene altresì previsto che, nell’applicare l’art. 14 alle opere strategiche, i richiami in esso contenuti agli artt. 21-22, devono essere riferiti, rispettivamente, agli artt. 5-6 dell’allegato XXI al Codice.

Gli articoli 21 e 22 del Regolamento recano la disciplina generale degli “elaborati grafici del progetto preliminare” e del “calcolo sommario della spesa e quadro economico”, mentre la corrispondente disciplina da applicare alle opere strategiche è contenuta negli artt. 5-6 dell’Allegato XXI al Codice che contiene le norme tecniche che si applicano ai progetti delle infrastrutture strategiche.

Lettera b) – Divieto di partecipazione al capitale di una SOA

La lettera b) novella l’art. 66, comma 1, del Regolamento, che prevede il divieto di partecipazione, a qualsiasi titolo, direttamente o indirettamente, al capitale di una SOA (Società Organismo di Attestazione) per i soggetti indicati, tra cui rientravano (ai sensi della formulazione previgente del citato comma 1) tutti i soggetti a cui possono essere affidati i contratti pubblici.

La novella in esame limita il divieto di partecipazione, posto in capo ai soggetti a cui possono essere affidati i contratti pubblici, solamente ai soggetti ammessi a partecipare alle procedure per l’affidamento dei contratti pubblici relativi a lavori.

Si ricorda che la previgente formulazione del comma 1 citato poneva il divieto in capo:

-        ai soggetti di cui all'art. 3, comma 1, lett. b) e ff);

-        ai soggetti indicati agli articoli 34 e 90, comma 1, del Codice;

-        alle regioni e alle province autonome.

In particolare i soggetti di cui all’art. 34 sono i soggetti a cui possono essere affidati i contratti pubblici.

Lettera c) – Norme transitorie

La lett. c), n. 1) novella il comma 6 dell’art. 357.

Il testo previgente del comma 6 prevedeva la non applicazione delle disposizioni del Regolamento recate dalla parte II, titolo VIII (esecuzione dei lavori), titolo IX (contabilità dei lavori) e titolo X (collaudo dei lavori), all'esecuzione, contabilità e collaudo dei lavori per i quali, alla data di entrata in vigore del regolamento, fossero già stati stipulati i relativi contratti, prevedendo per essi l’applicazione del previgente regolamento di cui al D.P.R. 554/1999.

La novella in esame specifica che sono fatti salvi i contratti, già stipulati o da stipulare, per la cui esecuzione è prevista la qualificazione in una o più categorie di cui all’abrogato D.P.R. 34/2000.

Si ricorda che l’art. 358 prevede l’abrogazione, a decorrere dal prossimo 8 giugno (data di entrata in vigore del Regolamento[51]), del D.P.R. 34/2000 (“Regolamento recante istituzione del sistema di qualificazione per gli esecutori di lavori pubblici, ai sensi dell'articolo 8 della L. 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni”). Tuttavia l’art. 357 dispone, al comma 12, che le attestazioni rilasciate nella vigenza del D.P.R. 34/2000 conservano validità fino alla loro naturale scadenza (che di norma è pari a 5 anni, ai sensi dell’art. 15, comma 5, del D.P.R. n. 34).

 

La lett. c), n. 2) proroga dal 181° giorno al 366° giorno (cioè fino all’8 giugno 2012) i termini contemplati –dal primo e secondo periodo del comma 12 dell’art. 357 del Regolamento - per la vigenza delle attestazioni e/o dei relativi importi rilasciate nella vigenza del D.P.R. 34/2000.

Poiché il D.P.R. 207/2010 è stato pubblicato nella G.U. del 10 dicembre 2010, e l’art. 359 ne prevede l’entrata in vigore 180 giorni dopo la pubblicazione in G.U. (vale a dire l’8 giugno 2011), il 366° giorno indicato dalla novella in esame cadrà l’8 giugno 2012.

Come detto in precedenza, benché l’art. 358 preveda l’abrogazione del D.P.R. 34/2000, il comma 12 dell’art. 357 del Regolamento ha confermato la validità (fino alla loro naturale scadenza) delle attestazioni rilasciate nella vigenza del D.P.R. 34/2000. Tale conferma non ha però carattere generale.

Il regime transitorio delle attestazioni rilasciate nella vigenza del D.P.R. 34/2000

Il regime transitorio previsto, per le attestazioni rilasciate ai sensi del D.P.R. 34/2000, dalla formulazione originaria del citato comma 12 prevedeva:

-        al secondo periodo, per le categorie OG 10, OG 11, OS 7, OS 8, OS 12, OS 18, OS 20, OS 21, di cui all'allegato A del D.P.R. n. 34, e OS 2, individuata ai sensi del medesimo D.P.R., e rilasciata ai sensi del D.M. 3 agosto 2000, n. 294, la cessazione della loro validità a decorrere dal 181° giorno dall’entrata in vigore del Regolamento;

-        al primo periodo, per le restanti categorie, la conferma delle attestazioni fino alla naturale scadenza, ma con la sostituzione - a decorrere dal 181° giorno dall’entrata in vigore del Regolamento - degli importi ivi contenuti con i valori riportati all'art. 61, commi 4 e 5.

 

Lo spostamento in avanti del regime transitorio previsto per le attestazioni rilasciate in vigenza del D.P.R. 34/2000 si ripercuote sugli identici termini previsti dai commi seguenti. Si spiegano così, senza bisogno di entrare nel merito delle disposizioni, le novelle recate dai successivi numeri 3)-9) della lettera c) in esame, nelle parti in cui sostituiscono le parole “centottantesimo” e “centottantunesimo” con “trecentosessantacinquesimo” e “trecentosessantaseiesimo”.

 

La lettera c), nn. 3) e 4) non si limita ad adeguare i termini a quelli nuovi previsti al comma 12, ma integra il disposto dei commi 14 e 15 dell’art. 357 del Regolamento in merito al rilascio dei certificati di esecuzione dei lavori laddove comprendano lavorazioni della categoria OS 35 di cui all’allegato A del Regolamento.

La modifica al comma 15 disciplina il periodo decorrente dall’8 giugno 2012 (cioè dal 366° giorno dall’entrata in vigore del Regolamento), durante il quale le stazioni appaltanti provvedono a emettere i certificati di esecuzione dei lavori relativi alle categorie OG 3, OG 6, OS 21 di cui all’allegato A del D.P.R. 34/2000, ove verifichino la presenza di lavorazioni anche ricomprese nella categoria OS 35 di cui all’allegato A del presente Regolamento, secondo l’allegato B. 1, indicando, nei quadri 6.1-B, 6.2-B e 6.3-B, la quota parte attribuita a ciascuna delle categorie individuate nell’allegato A del presente regolamento, fermo restando quanto previsto all’articolo 83, comma 5.

La modifica al comma 14 disciplina, con riferimento allo stesso aspetto, il periodo fino al 7 giugno 2012 (vale a dire fino al 365° giorno dall’entrata in vigore del Regolamento), durante il quale le stazioni appaltanti sono tenute, su richiesta dell’impresa interessata o della SOA attestante, ad emettere nuovamente i certificati di esecuzione dei lavori relativi alle citate categorie OG 3, OG 6, OS 21 di cui all’allegato A del D.P.R. 34/2000, laddove relativi a lavorazioni anche ricomprese nella categoria OS 35, sempre secondo l’allegato B. 1 e sempre indicando le quote parte, nonché sempre fermo restando il comma 5 dell’art. 83.

Si ricorda che l’art. 83, comma 5, dispone che i certificati rilasciati all'esecutore dei lavori sono trasmessi, a cura dei soggetti di cui all'articolo 3, comma 1, lett. b) – vale a dire “amministrazioni aggiudicatrici, organismi di diritto pubblico, enti aggiudicatori, altri soggetti aggiudicatori, soggetti aggiudicatori e stazioni appaltanti - all'Osservatorio con le modalità previste dall'articolo 8, comma 7 (casellario informatico).

Si fa notare che la norma in esame appare necessaria alla luce dell’inserimento, nell’Allegato A che elenca le “Categorie di opere generali e specializzate”, della categoria “OS35 - Interventi a basso impatto ambientale” che riguarda “la costruzione e la manutenzione di qualsiasi opera interrata mediante l’utilizzo di tecnologie di scavo non invasive” (cd. tecnologia “no-dig”).

 

La lett. c), n. 7) non si limita ad adeguare i termini a quelli nuovi previsti al comma 12, ma integra il comma 22 dell’art. 357 del Regolamento al fine di prevedere l’applicazione dell’art. 107, comma 2, del Regolamento stesso ai contratti i cui bandi o avvisi con cui si indice una gara siano pubblicati a decorrere dall’8 giugno 2012 (cioè dal 366° giorno dall’entrata in vigore del Regolamento), nonché, in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, ai contratti in cui, alla medesima data, non siano ancora stati inviati gli inviti a presentare le offerte.

Si ricorda che l’art. 107, comma 2, del Regolamento elenca le opere considerate “strutture, impianti e opere speciali” ai sensi dell’art. 37, comma 11, del Codice.

Ai sensi del citato comma 11, qualora nell'oggetto dell'appalto o della concessione di lavori rientrino, oltre ai lavori prevalenti, opere per le quali sono necessari lavori o componenti di notevole contenuto tecnologico o di rilevante complessità tecnica, quali strutture, impianti e opere speciali, e qualora una o più di tali opere superi in valore il 15% dell'importo totale dei lavori, se i soggetti affidatari non siano in grado di realizzare le predette componenti, possono utilizzare il subappalto con i limiti dettati dall'art. 118, comma 2, terzo periodo. Lo stesso comma 11, tra l’altro, rinvia al Regolamento per la definizione dell'elenco delle citate opere.

Il comma 2 dell’art. 107 dispone che si considerano strutture, impianti e opere speciali, le opere generali e specializzate che lo stesso comma elenca (e che rientrano nelle classi di categoria individuate nell'allegato A con l'acronimo OG o OS), qualora siano di importo singolarmente superiore al 10% dell'importo complessivo dell'opera o lavoro oppure di importo superiore a 150.000 euro.

 

Il comma 22 viene altresì integrato con una disposizione secondo cui, in relazione all’art. 107, comma 2, nel periodo transitorio continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all’art. 72, comma 4, del D.P.R. 554/1999.

Il citato art. 72, comma 4, altro non è che la disposizione previgente omologa a quella recata dal citato comma 2 dell’art. 107 del Regolamento.

 

La lett. d) novella l’art. 358, che prevede le abrogazioni di una serie di disposizioni a decorrere dalla data di entrata in vigore del Regolamento, chiarendo che resta ferma la disciplina transitoria recata dall’art. 357.

Si tratta di una modifica necessaria che avrebbe dovuto essere inserita sin dall’inizio, visto che i termini del regime transitorio disciplinato al comma 357 oltrepassano l’entrata in vigore del Regolamento.

Profili finanziari

Si rinvia alla scheda dell’articolo 4, commi 1-12 e 14.

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione Europea)

Si rinvia alla scheda dell’articolo 4, commi 1-12 e 14.


 

Articolo 4, comma 16
(Codice dei beni culturali)

 


16. Per riconoscere massima attuazione al Federalismo Demaniale e semplificare i procedimenti amministrativi relativi ad interventi edilizi nei Comuni che adeguano gli strumenti urbanistici alle prescrizioni dei piani paesaggistici regionali, al Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 10, il comma 5 é sostituito dal seguente:

       "5. Salvo quanto disposto dagli articoli 64 e 178, non sono soggette alla disciplina del presente Titolo le cose indicate al comma 1 che siano opera di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni, se mobili, o ad oltre settanta anni, se immobili, nonché le cose indicate al comma 3, lettere a) ed e), che siano opera di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni";

b) all'articolo 12, il comma 1 é sostituito dal seguente:

       "1. Le cose indicate all'articolo 10, comma 1, che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni, se mobili, o ad oltre settanta anni, se immobili, sono sottoposte alle disposizioni della presente Parte fino a quando non sia stata effettuata la verifica di cui al comma 2.";

c) all'articolo 54, comma 2, lettera a), il primo periodo é così sostituito:

       "a) le cose appartenenti ai soggetti indicati all'articolo 10, comma 1, che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni, se mobili, o ad oltre settanta anni, se immobili, fino alla conclusione del procedimento di verifica previsto dall'articolo 12.";

d) all'articolo 59, comma 1, dopo le parole "la proprietà o" sono inserite le seguenti: ", limitatamente ai beni mobili,";

e) all'articolo 146, comma 5, il secondo periodo, é sostituito come segue:

       "Il parere del Soprintendente, all'esito dell'approvazione delle prescrizioni d'uso dei beni paesaggistici tutelati, predisposte ai sensi degli articoli 140, comma 2, 141, comma 1, 141-bis e 143, comma 1, lettere b), c) e d), nonché della positiva verifica da parte del Ministero su richiesta della regione interessata dell'avvenuto adeguamento degli strumenti urbanistici, assume natura obbligatoria non vincolante e, ove non sia reso entro il termine di novanta giorni dalla ricezione degli atti, si considera favorevole.";


 

 

Il comma 16 modifica alcune disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al D.Lgs. n. 42 del 2004.

La finalità dichiarata nel comma è quella di riconoscere massima attuazione al federalismo demaniale e semplificareil procedimento per rilascio dell'autorizzazione paesaggisticanei Comuni che adeguano i propri strumenti urbanisticialle prescrizioni dei piani paesaggistici regionali.

La relazione illustrativa precisa che la facilitazione del percorso del federalismo demaniale deriva dal fatto che si sottrae al meccanismo dell’art. 5, comma 5, del d.lgs. 85 del 2010 (che prevede la necessità di un apposito accordo di valorizzazione con il Ministero per i beni e le attività culturali) una ampia quantità di immobili statali o di enti pubblici non economici realizzati subito dopo la II guerra mondiale e quasi sempre privi di effettivo interesse culturale.

 

Il D.Lgs. n. 85 del 2010, relativo all’attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un proprio patrimonio (c.d. federalismo demaniale) costituisce il primo provvedimento di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale (L. n. 42 del 2009). In particolare, esso prevede l’attribuzione dei beni statali secondo criteri di territorialità, sussidiarietà, adeguatezza, semplificazione, capacità finanziaria, correlazione con competenze e funzioni, nonché valorizzazione ambientale, stabilendo l’obbligo in capo all’ente territoriale di favorire la massima valorizzazione funzionale dei beni trasferiti e la possibilità di conferirli nell’ambito di fondi immobiliari, ovvero di alienarli allo scopo di destinarne i proventi in quota-parte alla riduzione del debito dell’ente e dello Stato, ovvero a spese di investimento

L’art. 5, comma 5, cui fa riferimento la relazione illustrativa del testo in commento, prevede il trasferimento alle regioni e agli altri enti territoriali di cose e beni culturali indicati nell’ambito di specifici accordi di valorizzazione: esso si collega, quindi, al comma 2 dello stesso articolo 5, che esclude il trasferimento di beni appartenenti al patrimonio culturale, “salvo quanto previsto dalla normativa vigente e dal comma 7”.

In particolare, il comma 5 esplicita il riferimento alla normativa vigente specificando quali sono i beni culturali che possono essere trasferiti: infatti, dispone che, in sede di prima applicazione del D.Lgs. ed entro un anno dalla sua entrata in vigore (ovvero, entro il 26 giugno 2011), lo Stato provvede al trasferimento alle regioni e agli altri enti territoriali, ai sensi dell’art. 54, comma 3, del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cose e beni culturali indicati in specifici accordi di valorizzazione, definiti ai sensi e con i contenuti di cui all’art. 112, comma 4, dello stesso codice.

Si tratta dei beni culturali inalienabili che, ai sensi dell’art. 54 citato, possono essere oggetto di trasferimento tra lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali.

 

La lett. a) della disposizione in commento, novellando l’art. 10, comma 5, del D.Lgs. 42/2004[52], eleva a settanta anni (dai precedenti cinquanta) la soglia di età dei beni culturali immobili[53], al di sotto della quale gli stessinon sono soggetti alle disposizioni di tutela di cui al Titolo I della parte seconda del Codice[54]. Restano invariate le norme relative ai beni mobili.

Parallelamente:

§       la lett. b), sostituendo l’art. 12, comma 1, del Codice, sposta ad oltre settanta anni il limite di età dei beni immobili per i quali vige la presunzione di interesse culturale,fino a quando non sia stata effettuata la relativa verifica[55];

§       la lett. c), novellando il primo periodo della lett. a) del comma 2 dell’art. 54 del Codice, dispone l’inalienabilità[56] dei beni immobilila cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni, fino alla conclusione del procedimento di verifica dell’interesse culturale[57].

 

Con la lett. d), che interviene sull’art. 59 del D.lgs. 42/2004, viene circoscritto ai soli beni mobili l’obbligo di denunciare al Ministero per i beni e le attività culturali il trasferimento della detenzione. L’obbligo di denuncia, invece, permane – per beni immobili e mobili – con riferimento agli atti che ne trasferiscono la proprietà[58];

Da ultimo, la lett. e), con una novella al comma 5 dell’art. 146 del Codice, prevede l’introduzione del silenzio assenso per il parere obbligatorio non vincolante del Soprintendente nei casi in cui i Comuni abbiano recepito, nei loro strumenti urbanistici, le prescrizioni del piano paesaggistico regionale e il Ministero abbia valutato positivamente tale adeguamento[59].

Il meccanismo del silenzio assenso si attiva qualora il parere del Soprintendente non venga reso entro 90 giorni dalla ricezione degli atti[60].

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non considera la disposizione.

 

La relazione tecnica afferma che le modifiche apportate al Codice dei Beni culturali sono tese a riconoscere la massima attuazione al Federalismo demaniale e non comportano effetti finanziari sulla finanza pubblica.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare.


 

Articolo 4, commi 17 e 18
(Federalismo demaniale)

 


17. All'articolo 5, del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al comma 2, sono soppresse le parole "i beni oggetto di accordi o intese con gli enti territoriali per la razionalizzazione o la valorizzazione dei rispettivi patrimoni immobiliari sottoscritti alla data di entrata in vigore del presente decreto;".

b) dopo il comma 5 sono inseriti i seguenti:

       "5-bis. I beni oggetto di accordi o intese tra lo Stato e gli enti territoriali per la razionalizzazione o la valorizzazione dei rispettivi patrimoni immobiliari, già sottoscritti alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, possono essere attribuiti, su richiesta, all'ente che ha sottoscritto l'accordo o l'intesa ovvero ad altri enti territoriali, salvo che, ai sensi degli articoli 3 e 5, risultino esclusi dal trasferimento ovvero altrimenti disciplinati. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, previa ricognizione da parte dell'Agenzia del demanio, sono stabiliti termini e modalità per la cessazione dell'efficacia dei predetti accordi o intese, senza effetti sulla finanza pubblica.

       5-ter. Il decreto ministeriale di cui al comma 5-bis é adottato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. La disposizione di cui al comma 5-bis non trova applicazione qualora gli accordi o le intese abbiano già avuto attuazione anche parziale alla data di entrata in vigore del presente decreto. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 2, comma 196 bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191.".

18. In sede di prima applicazione delle disposizioni di cui al comma 17, la richiesta di cui all'articolo 5, comma 5-bis, del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, come modificato dal comma 17 lett. b), può essere presentata, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, del citato decreto legislativo n. 85 del 2010, entro il termine di trenta giorni dalla data di adozione del decreto ministeriale di cui al comma 17 lettera b) dall'ente che ha sottoscritto l'accordo o l'intesa. La successiva attribuzione dei beni é effettuata con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per le riforme per il federalismo, con il Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale e con gli altri Ministri competenti per materia, entro 90 giorni dalla data di adozione del citato decreto di cui al comma 17 lettera b).


 

 

Il comma 17 novella l’articolo 5 del decreto legislativo n. 85 del 2010 recante “Attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un proprio patrimonio” (c.d. federalismo demaniale).

In particolare l’articolo 5, al comma 2, individua le tipologie e le caratteristiche dei beni non trasferibili agli enti territoriali.

Si tratta di:

§       immobili utilizzati dalle Amministrazioni dello Stato, ivi comprese quelle ad ordinamento autonomo, dagli enti pubblici destinatari di immobili statali in uso governativo e dalle Agenzie di cui al D.Lgs. n. 300 del 1999. La esclusione opera a condizione che i predetti edifici siano utilizzati per finalità istituzionali.

§       porti e aeroporti di rilevanza economica nazionale e internazionale, secondo la normativa di settore;

§       beni appartenenti al patrimonio culturale, salvo quanto previsto dalla normativa vigente, nonché dal comma 5 dell’articolo in esame che specifica la disciplina del trasferimento dei beni indicati negli accordi di valorizzazione e di sviluppo culturale definiti dal codice dei beni culturali e del paesaggio;

§       beni oggetto di accordi o intese con gli enti territoriali per la razionalizzazione o la valorizzazione dei rispettivi patrimoni immobiliari sottoscritti alla data di entrata in vigore del decreto stesso (26 giugno 2010);

§       reti di interesse statale, ivi comprese quelle stradali ed energetiche;

§       strade ferrate in uso di proprietà dello Stato;

§       parchi nazionali e le riserve naturali statali.

 

La lettera a) del comma 17 in esame esclude dall’elenco dei beni non trasferibili i beni oggetto di accordi o intese con gli enti territoriali per la razionalizzazione o la valorizzazione dei rispettivi patrimoni immobiliari sottoscritti alla data del 26 giugno 2010 (entrata in vigore del decreto legislativo stesso), prevedendo (comma aggiuntivo 5-bis introdotto dalla lettera b)) che essi possono essere attribuiti, su richiesta, all’ente che ha sottoscritto l’accordo o l’intesa ovvero ad altri enti territoriali, salvo che, ai sensi degli articoli 3 e 5, risultino esclusi dal trasferimento ovvero altrimenti disciplinati.

E’ prevista l’adozione entro il 13 luglio 2011 (60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge), previa ricognizione da parte dell’Agenzia del demanio, di un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze al fine di stabilire termini e modalità per la cessazione dell’efficacia dei predetti accordi o intese, senza effetti sulla finanza pubblica.

Il successivo comma 5-ter (anch’esso introdotto dalla lettera b) del comma 17 in esame) prevede che tale disposizione non trova applicazione qualora gli accordi o le intese abbiano già avuto attuazione anche parziale alla data del 14 maggio 2011 (entrata in vigore del decreto-legge), ovvero per gli accordi e le intese relative ai beni di cui all’articolo 2, comma 196-bis della legge 23 dicembre 2009, n. 191, relativa alla dismissione di immobili militari.

 

Il comma 196-bis dell’articolo 2 della legge n. 191 del 2009, introdotto dall’articolo 2, comma 7, del D.L. n. 225 del 2010 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 2011), fissa al 31 dicembre 2011 la conclusione delle operazioni di dismissione degli immobili militari, nei limiti delle quali, ai sensi del comma 195, articolo 2, della legge finanziaria per il 2010, è attribuito, per l’anno 2010, un contributo di 500 milioni di euro al Commissario straordinario del Governo e di 100 milioni di euro al comune di Roma. Resta fermo quanto previsto, a tal fine, dal comma 195[61], articolo 2, della finanziaria 2010 e dal comma 2, articolo 314, del Codice dell'ordinamento militare, che detta la procedura di individuazione degli immobili militari da alienare o valorizzare.

Inoltre il comma 196-bis dispone che nell'ambito delle procedure di alienazione degli immobili militari, siano da considerarsi urgenti quelle relative agli immobili contemplati ai punti 1-4 dell'articolo 4 del Protocollo di intesa per la valorizzazione e alienazione degli immobili militari, sottoscritto dal Comune di Roma e dal Ministero della difesa firmato in data 4 giugno 2010, e cioè:

-        stabilimento militare materiali elettrici e di precisione, via Guido Reni;

-        direzione magazzini del commissariato, via del Porto fluviale;

-        magazzini A.M., via dei Papareschi;

-        Forte Boccea, area libera adiacente.

Le alienazioni dovranno essere condotte assicurando la congruità del valore degli immobili con le finalizzazioni ivi previste

Gli immobili oggetto delle disposizioni in commento sono alienati con le procedure previste dall'articolo 1, comma 436, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005); mentre non trova applicazione il successivo comma 437[62].

 

Il comma 18 prevede che in sede di prima applicazione delle disposizioni del precedente comma 17, la richiesta per l’attribuzione di beni oggetto di accordi o intese tra lo Stato e gli enti territoriali per la razionalizzazione o la valorizzazione dei rispettivi patrimoni immobiliari – prevista dall’articolo 5, comma 5-bis, delD.Lgs. n. 85 del 2010, introdotto dalla lettera b) del precedente comma 17 – può essere presentata, ai sensi dell’articolo 3, comma 4, del medesimo D.Lgs. n. 85 , entro il termine di 30 giorni dalla data di adozione del decreto ministeriale di cui al medesimo comma dall’ente che ha sottoscritto l’accordo o l’intesa.

La successiva attribuzione dei beni è effettuata con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per le riforme per il federalismo, con il Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale e con gli altri Ministri competenti per materia, entro 90 giorni dalla data di adozione del citato decreto ministeriale.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non considera la disposizione.

 

La relazione tecnica afferma che la norma in esame sopprime la disposizione del decreto legislativo n. 85 del 2010[63] che prevede che i beni oggetto di accordi o intese tra lo Stato e gli enti territoriali per la razionalizzazione o la valorizzazione dei rispettivi patrimoni immobiliari, già sottoscritti alla data di entrata in vigore del predetto decreto, siano esclusi dalla possibilità di trasferimento a titolo non oneroso a Regioni ed Enti locali. I predetti beni sono quindi considerati trasferibili, con conseguente cessazione dell’efficacia dei predetti accordi o intese. E’ comunque fatta salva l’eventuale diversa disciplina del citato decreto n. 85 in ordine alle tipologie di beni esclusi, nonché ogni specifica disciplina recata da altre disposizioni dello stesso decreto. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, previa ricognizione da parte dell'Agenzia del demanio, sono stabiliti termini e modalità per la cessazione dell'efficacia dei predetti accordi o intese, senza effetti sulla finanza pubblica.

In ogni caso sono esclusi gli immobili relativi ad accordi ed intese che abbiano avuto attuazione anche parziale e rimane fermo quanto previsto dall’articolo 2, comma 196 bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, concernente gli immobili necessari per coprire l’onere connesso alla chiusura a carico del bilancio statale (500 milioni + interessi) dell’anticipazione di tesoreria concessa al Comune di Roma nell’anno 2010 ai sensi del comma 196 dell’ articolo 2 della medesima legge n. 191/2009.

Con riferimento ai profili di quantificazione, andrebbe chiarito come le norme in esame si coordinino con quelle contenute nell’articolo 2, comma 222, della legge finanziaria 2010 [64].

La norma citata è finalizzata ad una più efficiente utilizzazione degli immobili di proprietà dello Stato e delle amministrazioni pubbliche con lo scopo di ridurre il ricorso alle locazioni passive, anche attraverso operazioni di permuta. La norma dispone, tra l’altro, un censimento, con modalità telematiche, di tutti gli immobili pubblici utilizzati, o detenuti a qualsiasi titolo, dalle amministrazioni pubbliche ai fini della redazione del rendiconto patrimoniale dello Stato. La relazione tecnica al disegno di legge finanziaria 2010, riguardante le norme in questione, ha assegnato alle medesime un effetto di risparmio di spesa di circa 65 milioni di euro annui dal 2011.

Andrebbe pertanto chiarito se la ricognizione degli accordi in essere da parte dell’Agenzia del demanio sia finalizzata, fra l’altro, a confermare gli accordi già stipulati suscettibili di concorrere alla realizzazione dei predetti effetti di risparmio, con conseguente esclusione dei relativi beni immobili dal novero di quelli trasferibili alle amministrazioni locali.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, si segnala che la clausola di neutralità finanziaria di cui all’articolo 4, comma 17, lettera b), capoverso 5-bis, non appare conforme alla vigente disciplina contabile dal momento fa genericamente riferimento agli “effetti” anziché, come più frequentemente previsto, agli “oneri”.


 

Articolo 4, comma 19
(Anas)

 

19. A decorrere dal bilancio relativo all'esercizio 2010 i contributi in conto capitale autorizzati in favore di ANAS S.p.A. ai sensi dell'articolo 7 del decreto legge 8 luglio 2002, n. 138 convertito con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, e successive modificazioni e integrazioni, ad eccezione di quelli già trasformati in capitale sociale, possono essere considerati quali contributi in conto impianti, secondo la disciplina di cui all'articolo 1, comma 1026, della legge 22 dicembre 2006, n. 296.

 

 

Il comma 19 prevede che, a decorrere dal bilancio relativo al 2010, i contributi in conto capitale autorizzati in favore di ANAS S.p.A. ai sensi dell’art. 7 del D.L. 138/2002, ad eccezione di quelli già trasformati in capitale sociale, possono essere considerati quali contributi in conto impianti, secondo la disciplina di cui all’art. 1, comma 1026, della L. 296/2006 (finanziaria 2007).

Si ricorda che il comma 1026 dell’art. 1 della L. 296/2006 ha esteso, a decorrere dal 2007, ai finanziamenti pubblici erogati all’ANAS a copertura degli investimenti funzionali ai compiti di cui essa è concessionaria ed all'ammortamento del costo complessivo di tali investimenti, l’applicazione delle disposizioni valide per il Gestore dell'infrastruttura ferroviaria nazionale recate dai commi 86-87 dell’art. 1 della L. 266/2005. Le norme richiamate in particolare prevedono, al comma 86, una modifica alle modalità di finanziamento del Gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale, per cui le somme erogate a copertura degli investimenti sulla rete tradizionale, inclusi quelli per manutenzione straordinaria, avvengono a titolo di contributo in conto impianti e, al comma 87, la disciplina delle modalità di ammortamento.

Si ricorda, infine, che l’art. 7 del decreto legge 8 luglio 2002, n. 138, ha disciplinato la trasformazione di ANAS in società per azioni.

 

Nelle relazioni illustrativa e tecnica viene sottolineato che “nel corso degli anni 2003-2005 sono stati assegnati all’ANAS contributi per la realizzazione di investimenti - per un complessivo importo di 3,6 miliardi di euro - sotto la forma di apporto al capitale sociale, anziché come contributi in conto impianti come poi disposto, a decorrere dall’esercizio 2007, dalla legge n. 296/2006 (art. 1, comma 1026). Tale impostazione implica, a parità di effetti finanziari per il bilancio dello Stato, un effetto negativo sul bilancio della Società, con riflessi crescenti nel tempo man mano che le opere vengono realizzate. Infatti, mentre i contributi in conto impianti vanno a compensare nel conto economico le quote di ammortamento delle opere entrate in esercizio, nel caso in cui i contributi vengano erogati sotto forma di apporto al capitale sociale le medesime quote di ammortamento, non trovando compensazione, generano corrispondenti perdite di esercizio per la Società. Dei citati 3,6 miliardi di euro l’Assemblea degli azionisti del 2 agosto 2005 ha deciso di trasformare in capitale sociale circa 2,1 miliardi di euro (in quanto già trasferiti a tale data) e di classificare tra le altre riserve del Patrimonio, come versamenti in conto aumento capitale, la somma residua. Tale importo, pari a 1.543.063.483,00 euro, risulta regolarmente esposto nel bilancio di esercizio di ANAS S.p.A. La norma è volta a dare soluzione alla descritta problematica, consentendo all’ANAS la contabilizzazione dell’importo indicato come contributo in conto impianti già dal bilancio 2010”.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla norma effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica afferma che nel corso degli anni 2003-2005 sono stati assegnati all’ANAS contributi per la realizzazione di investimenti - per un importo complessivo di 3,6 miliardi di euro - sotto forma di apporto al capitale sociale, anziché come contributi in conto impianti come poi disposto, a decorrere dall’esercizio 2007, dalla legge n. 296/2006 (art. 1, comma 1026). Tale impostazione implica, a parità di effetti finanziari per il bilancio dello Stato, un effetto negativo sul bilancio della Società, con riflessi crescenti nel tempo man mano che le opere vengono realizzate. Infatti, mentre i contributi in conto impianti vanno a compensare nel conto economico le quote di ammortamento delle opere entrate in esercizio, nel caso in cui i contributi vengano erogati in forma di apporto al capitale sociale le medesime quote di ammortamento, non trovando compensazione, generano corrispondenti perdite di esercizio per la Società. Dei citati 3,6 miliardi di euro l’assemblea degli azionisti del 2 agosto 2005 ha deciso di trasformare in capitale sociale circa 2,1 miliardi di euro (in quanto già trasferiti a tale data) e di classificare tra le altre riserve del patrimonio, come versamenti in c/aumento capitale, la somma residua. Tale importo, pari a 1.543.063.483 euro, risulta regolarmente esposto nel bilancio di esercizio di ANAS S.p.A. La norma è volta a dare soluzione alla descritta problematica, consentendo all’ANAS la contabilizzazione dell’importo indicato come contributo in conto impianti già dal bilancio 2010.

La RT conclude affermando che dall’attuazione della norma non derivano effetti sulla finanza pubblica.

 

In merito ai profili di quantificazione, si osserva che la disposizione consente, come evidenziato nella relazione tecnica, l’imputazione nel conto economico dell’ANAS del contributi erogati dallo Stato negli anni 2003-2005, permettendo che gli stessi siano utilizzati a copertura degli ammortamenti relativi ai beni acquistati mediante i predetti contributi.

Appare utile acquisire chiarimenti circa il regime fiscale al quale soggiacciono detti contributi. Qualora essi risultassero fiscalmente rilevanti, conformemente a quanto previsto dalla disciplina fiscale di carattere generale applicabile ai contributi in conto impianti, il miglioramento del conto economico annuale dell’ANAS si tradurrebbe in un aumento del gettito tributario da esso assicurato. Peraltro, l’incremento di gettito non risulterebbe suscettibile di ripercuotersi sui saldi di fabbisogno e indebitamento, tenuto conto della titolarità pubblica del capitale dell’ANAS e della sua appartenenza al settore delle pubbliche amministrazioni ai fini del conto consolidato.

Va tuttavia evidenziato che la norma richiama espressamente la disciplina di cui all’articolo 1, comma 1026, della legge 296/2006 (finanziaria 2007).

Quest’ultima disposizione richiama a sua volta quella della legge 266/2005, articolo 2, comma 86 (legge finanziaria 2006) che, nel qualificare come contributo in conto impianti taluni finanziamenti concessi al Gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale, ha considerato tali finanziamenti fiscalmente irrilevanti.

 

In proposito andrebbe quindi chiarito quale regime fiscale sia stato effettivamente applicato ai contributi in conto impianti erogati all’ANAS dal 1° gennaio 2007. Ciò al fine di verificare la normativa fiscale applicabile, per evidenti ragioni di omogeneità, anche ai contributi confluiti all’ANAS prima della predetta data ed oggetto delle disposizioni in esame.


 

Articolo 5, commi 1-3
(Costruzioni private)

 


1. Per liberalizzare le costruzioni private sono apportate modificazioni alla disciplina vigente nei termini che seguono:

  a) introduzione del" silenzio assenso" per il rilascio del permesso di costruire, ad eccezione dei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici e culturali;

  b) estensione della segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) agli interventi edilizi precedentemente compiuti con denuncia di inizio attività (DIA);

  c) tipizzazione di un nuovo schema contrattuale diffuso nella prassi: la "cessione di cubatura";

  d) la registrazione dei contratti di compravendita immobiliare assorbe l'obbligo di comunicazione all'autorità locale di pubblica sicurezza;

  e) per gli edifici adibiti a civile abitazione l'"autocertificazione" asseverata da un tecnico abilitato sostituisce la cosiddetta relazione "acustica";

  f) obbligo per i Comuni di pubblicare sul proprio sito istituzionale gli allegati tecnici agli strumenti urbanistici;

  g)esclusione della procedura di valutazione ambientale strategica (VAS) per gli strumenti attuativi di piani urbanistici già sottoposti a valutazione ambientale strategica;

  h) legge nazionale quadro per la riqualificazione incentivata delle aree urbane. Termine fisso per eventuali normative regionali;

2. Conseguentemente, alla disciplina vigente sono apportate, tra l'altro, le seguenti modificazioni:

  a) al Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, sono apportate le seguenti modifiche:

       1) all'articolo 5, comma 3, lettera a), la parola "autocertificazione" é sostituita dalla seguente: "dichiarazione";

       2) all'articolo 16, dopo il comma 2, é inserito il seguente:

       "2-bis. Nell'ambito degli strumenti attuativi e degli atti equivalenti comunque denominati, l'esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria di cui al comma 7, funzionali all'intervento di trasformazione urbanistica del territorio, é a carico del titolare del permesso di costruire e non trova applicazione l'articolo 122, comma 8, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163."

       3) l'articolo 20 é sostituito dal seguente:

       "Art. 20 - (Procedimento per il rilascio del permesso di costruire). 1. La domanda per il rilascio del permesso di costruire, sottoscritta da uno dei soggetti legittimati ai sensi dell'articolo 11, va presentata allo sportello unico corredata da un'attestazione concernente il titolo di legittimazione, dagli elaborati progettuali richiesti dal regolamento edilizio, e quando ne ricorrano i presupposti, dagli altri documenti previsti dalla parte II. La domanda é accompagnata da una dichiarazione del progettista abilitato che asseveri la conformità del progetto agli strumenti urbanistici approvati ed adottati, ai regolamenti edilizi vigenti, e alle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell'attività edilizia e, in particolare, alle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie nel caso in cui la verifica in ordine a tale conformità non comporti valutazioni tecnico-discrezionali, alle norme relative all'efficienza energetica.

2. Lo sportello unico comunica entro dieci giorni al richiedente il nominativo del responsabile del procedimento ai sensi degli articoli 4 e 5 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni. L'esame delle domande si svolge secondo l'ordine cronologico di presentazione.

3. Entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda, il responsabile del procedimento cura l'istruttoria, acquisisce, avvalendosi dello sportello unico, secondo quanto previsto all'articolo 5, commi 3 e 4, i prescritti pareri e gli atti di assenso eventualmente necessari, sempre che gli stessi non siano già stati allegati alla domanda dal richiedente e, valutata la conformità del progetto alla normativa vigente, formula una proposta di provvedimento, corredata da una dettagliata relazione, con la qualificazione tecnico-giuridica dell'intervento richiesto.

4. Il responsabile del procedimento, qualora ritenga che ai fini del rilascio del permesso di costruire sia necessario apportare modifiche di modesta entità rispetto al progetto originario, può, nello stesso termine di cui al comma 3, richiedere tali modifiche, illustrandone le ragioni. L'interessato si pronuncia sulla richiesta di modifica entro il termine fissato e, in caso di adesione, é tenuto ad integrare la documentazione nei successivi quindici giorni. La richiesta di cui al presente comma sospende, fino al relativo esito, il decorso del termine di cui al comma 3.

5. Il termine di cui al comma 3 può essere interrotto una sola volta dal responsabile del procedimento, entro trenta giorni dalla presentazione della domanda, esclusivamente per la motivata richiesta di documenti che integrino o completino la documentazione presentata e che non siano già nella disponibilità dell'amministrazione o che questa non possa acquisire autonomamente. In tal caso, il termine ricomincia a decorrere dalla data di ricezione della documentazione integrativa.

6. Il provvedimento finale, che lo sportello unico provvede a notificare all'interessato, é adottato dal dirigente o dal responsabile dell'ufficio, entro il termine di trenta giorni dalla proposta di cui al comma 3, ovvero dall'esito della conferenza di servizi di cui all'articolo 5, comma 4. Il termine di cui al primo periodo del presente comma é fissato in quaranta giorni con la medesima decorrenza qualora il dirigente o il responsabile del procedimento abbia comunicato all'istante i motivi che ostano all'accoglimento della domanda, ai sensi dell'articolo 10-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni. Dell'avvenuto rilascio del permesso di costruire é data notizia al pubblico mediante affissione all'albo pretorio. Gli estremi del permesso di costruire sono indicati nel cartello esposto presso il cantiere, secondo le modalità stabilite dal regolamento edilizio.

7. I termini di cui ai commi 3 e 5 sono raddoppiati per i comuni con più di 100.000 abitanti, nonché per i progetti particolarmente complessi secondo la motivata risoluzione del responsabile del procedimento.

8. Decorso inutilmente il termine per l'adozione del provvedimento conclusivo,ove il dirigente o il responsabile dell'ufficio non abbia opposto motivato diniego, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-assenso, fatti salvi i casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali, per i quali si applicano le disposizioni di cui ai commi 9 e 10.

9. Qualora l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela compete, anche in via di delega, alla stessa amministrazione comunale, il termine di cui al comma 6 decorre dal rilascio del relativo atto di assenso. Ove tale atto non sia favorevole, decorso il termine per l'adozione del provvedimento conclusivo, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-rifiuto.

10. Qualora l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela non compete all'amministrazione comunale, ove il parere favorevole del soggetto preposto alla tutela non sia prodotto dall'interessato, il competente ufficio comunale acquisisce il relativo assenso nell'ambito della conferenza di servizi di cui all'articolo 5, comma 4. Il termine di cui al comma 6 decorre dall'esito della conferenza. In caso di esito non favorevole, decorso il termine per l'adozione del provvedimento conclusivo, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-rifiuto.

11. Il termine per il rilascio del permesso di costruire per gli interventi di cui all'articolo 22, comma 7, é di settantacinque giorni dalla data di presentazione della domanda.

12. Fermo restando quanto previsto dalla vigente normativa in relazione agli adempimenti di competenza delle amministrazioni statali coinvolte, sono fatte salve le disposizioni contenute nelle leggi regionali che prevedano misure di ulteriore semplificazione e ulteriori riduzioni di termini procedimentali.

13. Ove il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, nelle dichiarazioni o attestazioni o asseverazioni di cui al comma 1, dichiara o attesta falsamente l'esistenza dei requisiti o dei presupposti di cui al medesimo comma é punito con la reclusione da uno a tre anni. In tali casi, il responsabile del procedimento informa il competente ordine professionale per l'irrogazione delle sanzioni disciplinari.";

       4) l'articolo 21 é sostituito dal seguente:

       "Articolo 21 - (Intervento sostitutivo regionale). 1. Le regioni, con proprie leggi, determinano forme e modalità per l'eventuale esercizio del potere sostitutivo nei confronti dell'ufficio dell'amministrazione comunale competente per il rilascio del permesso di costruire."     5) all'articolo 34, dopo il comma 2-bis, é aggiunto il seguente:

       "2-ter. Ai fini dell'applicazione del presente articolo, non si ha parziale difformità del titolo abilitativo in presenza di violazioni di altezza, distacchi, cubatura o superficie coperta che non eccedano per singola unità immobiliare il 2 per cento delle misure progettuali.";

       6) all'articolo 59, comma 2, le parole: "Il Ministro per le infrastrutture e i trasporti" sono sostituite dalle seguenti: "Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti";

       7) all'articolo 82, comma 2, le parole "qualora le autorizzazioni previste dall'articolo 20, commi 6 e 7, non possano venire concesse, per il" sono sostituite dalle seguenti: "nel caso di".

  b) Alla legge 7 agosto 1990, n. 241, sono apportate le seguenti modifiche:

       1) all'articolo 14 quater, comma 3, secondo periodo, le parole "nei successivi" sono sostituite dalla seguente "entro".

       2) all'articolo 19, comma 1, primo periodo, dopo le parole: "nonché di quellì', sono aggiunte le seguenti: ''previsti dalla normativa per le costruzioni in zone sismiche e di quellì', alla fine del comma é aggiunto il seguente periodo: "La segnalazione, corredata dalle dichiarazioni, attestazioni e asseverazioni nonché dei relativi elaborati tecnici, può essere presentata a mezzo posta con raccomandata con avviso di ricevimento; in tal caso la segnalazione si considera presentata al momento della ricezione da parte dell'amministrazione.", e dopo il comma 6 é aggiunto, in fine, il seguente comma:

        "6-bis. Nei casi di Scia in materia edilizia, il termine di sessanta giorni di cui al primo periodo del comma 3 é ridotto a trenta giorni. Fatta salva l'applicazione delle disposizioni di cui al comma 6, restano altresì ferme le disposizioni relative alla vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia, alle responsabilità e alle sanzioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380, e dalle leggi regionali.".

  c) Le disposizioni di cui all'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 si interpretano nel senso che le stesse si applicano alle denunce di inizio attività in materia edilizia disciplinate dal decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380, con esclusione dei casi in cui le denunce stesse, in base alla normativa statale o regionale, siano alternative o sostitutive del permesso di costruire. Le disposizioni di cui all'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 si interpretano altresì nel senso che non sostituiscono la disciplina prevista dalle leggi regionali che, in attuazione dell'articolo 22, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, abbiano ampliato l'ambito applicativo delle disposizioni di cui all'articolo 22, comma 3, del medesimo decreto e nel senso che, nei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali, la Scia non sostituisce gli atti di autorizzazione o nulla osta, comunque denominati, delle amministrazioni preposte alla tutela dell'ambiente e del patrimonio culturale.

3. Per garantire certezza nella circolazione dei diritti edificatori, all'articolo 2643, comma 1, del codice civile, dopo il n. 2), é inserito il seguente:

  "2-bis) i contratti che trasferiscono i diritti edificatori comunque denominati nelle normative regionali e nei conseguenti strumenti di pianificazione territoriale, nonché nelle convenzioni urbanistiche ad essi relative;".


 

 

Comma 1 – Disposizioni per la liberalizzazione dell’edilizia privata

Il comma 1 elenca le disposizioni, introdotte con l’articolo in esame, volte a liberalizzare l’edilizia privata con una serie di modifiche alla disciplina vigente, che verranno specificate nel prosieguo. Alcune di queste misure sono state anticipate nella premessa al Programma nazionale di riforma (PNR), allegato al Documento di economia e finanza 2011 (Doc. LVII n. 4) recentemente esaminato dalle Camere.

Comma 2, lett. a) – Modifiche al permesso di costruire nel TU dell’edilizia

Le disposizioni introdotte dalla lett. a) del comma 2, dal n. 1 al n. 7), apportano tutte delle modifiche al permesso di costruire disciplinato dal DPR n. 380 del 2001 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia): alcune riguardano la semplificazione del procedimento relativo al suo rilascio, altre recano norme di coordinamento, altre ancora modificano specifici aspetti quali le opere di urbanizzazione a scomputo o gli interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso stesso.

Da ultimo anche il successivo comma 5 sull’introduzione, in alcuni casi, dell’autocertificazione acustica, è strettamente inerente al permesso di costruire.

n. 1) –Parere A.S.L. (art. 5 TU edilizia)

La novella all’art. 5, comma 3, lett. a), del D.P.R. n. 380 del 2001 prevede che, ai fini del rilascio del permesso di costruire o del certificato di agibilità, lo sportello unico per l’edilizia acquisisca direttamente, ove questi non siano stati già allegati dal richiedente, il parere dell'A.S.L. nel caso in cui non possa essere sostituito, non più da una autocertificazione, ma da una dichiarazione.

n. 2) – Opere di urbanizzazione primaria a scomputo (art. 16 TU edilizia)

Con l’inserimento del comma 2-bis all’art. 16 viene previsto che, nell’ambito degli strumenti attuativi dei piani urbanistici e degli atti equivalenti comunque denominati[65], l’esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria di cui al comma 7, purché funzionali all’intervento di trasformazione urbanistica del territorio, sia a carico del titolare del permesso di costruire.

Pertanto si dispone che a tali interventi non si applica l’art. 122, comma 8, del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. n. 163/2006) che prevede, per l’affidamento di lavori relativi alle opere di urbanizzazione a scomputo - di cui all’art. 32, comma 1, lett. g), del medesimo Codice dei contratti pubblici - il ricorso alla procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara – ex art. 57, comma 6, del medesimo Codice - con invito ad almeno cinque operatori economici. La relazione illustrativa motiva tale integrazione “con l’esigenza di progettare unitariamente le opere di urbanizzazione primaria di importo inferiore alla soglia comunitariae di fare in modo che le stesse siano eseguite contestualmente e in maniera coordinata con gli interventi principali. L’esecuzione di tali opere, infatti, essendo un onere connaturato alla trasformazione urbanistica del territorio, pone problemi di interferenze con la realizzazione degli edifici previsti all’interno dell’ambito territoriale oggetto di trasformazione”.

 

Si ricorda che il rilascio del permesso di costruire comporta la corresponsione per il privato di un contributo commisurato all'incidenza degli oneri di urbanizzazione nonché al costo di costruzione, secondo le modalità indicate nell’art. 16 del DPR 380/2001. Il legislatore ha però previsto anche la possibilità di scomputare la quota del contributo relativa agli oneri di urbanizzazione, nel caso in cui il titolare del permesso di costruire si obblighi a realizzarle direttamente (comma 2 dell’art. 16). Il comma 7 dell’art. 16 indica quali sono le opere di urbanizzazione primaria ovvero: strade residenziali, spazi di sosta o di parcheggio, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell'energia elettrica e del gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato.

La disciplina dell'affidamento delle opere di urbanizzazione a scomputo è invece regolata dall’art. 32, comma 1, lett. g) del Codice dei contratti pubblici.

Al fine di superare alcuni rilievi della Commissione europea, il comma 8 dell’art. 122 del Codice è stato riformulato dal D.Lgs. 152/2008 (cd. terzo correttivo) prevedendo che per le cd. opere di urbanizzazione a scomputo (sia primaria che secondaria) non si applichi più l’art. 16, comma 2, del DPR n. 380/2001 - che consentiva al titolare del permesso di eseguire direttamente le opere di urbanizzazione - , bensì la procedura negoziata indicata all’art. 57, comma 6,[66] prevedendo, però, che la stazione appaltante inviti non tre, ma almeno cinque operatori economici.

Con determinazione n. 7 del 16 luglio 2009, l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici è intervenuta sulle problematiche applicative delle disposizioni in materia di opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione. L’Autorità ha rilevato che ”l'affidamento delle opere di urbanizzazione a scomputo di importo inferiore alla soglia comunitaria, secondo quanto previsto dall'art. 122, comma 8 del Codice, avviene mediante la procedura negoziata prevista dall'art. 57, comma 6 del Codice, sia nel caso in cui le funzioni di stazione appaltante siano svolte dal privato, sia nel caso le stesse siano in capo all'amministrazione”.

n. 3) – Rilascio del permesso di costruire (art. 20 del TU edilizia)

Le modifiche sono per lo più finalizzate a semplificare l’iter procedimentale per il rilascio del permesso di costruire, attraverso la sostituzione dell’art. 20 del TU (si veda il testo a fronte riportato di seguito), prevedendo, tra le maggiori novità, l’introduzione del silenzio assenso in luogo del precedente regime basato sul silenzio rifiuto, decorso inutilmente il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo. L’introduzione del silenzio assenso ha conseguentemente comportato anche una rivisitazione dei termini procedurali per il rilascio del permesso di costruire.

Le modifiche principali riguardano:

§       l’integrazione della documentazione da allegare alla domanda per il rilascio del permesso con la dichiarazione del progettista abilitato che asseveri la conformità del progetto non solo agli strumenti urbanistici e ai regolamenti edilizi, ma anche alle altre normative di settore (norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie e quelle sull’efficienza energetica) (comma 1);

§       l’inserimento, al comma 3, tra gli atti da acquisire da parte del responsabile del procedimento, anche degli ulteriori atti di assenso previsti dall’art. 5, comma 4, per i quali è prevista anche l’eventuale convocazione, da parte del competente ufficio comunale, di una conferenza di servizi ai sensi degli artt. 14 e segg. della legge n. 241/1990;

§       l’estensione da 15 a 30 giorni, decorrenti dalla presentazione della domanda, del periodo in cui il responsabile del procedimento può interrompere il termine entro il quale è tenuto a formulare la proposta di provvedimento, esclusivamente allo scopo di richiedere documenti integrativi (comma 5);

§       il prolungamento da 15 a 30 giorni, decorrenti dalla proposta di provvedimento o dall'esito della conferenza di servizi, del termine entro il quale deve essere adottato il provvedimento finale da parte del responsabile del procedimento. Tale termine può arrivare a 40 giorni nel caso il responsabile del procedimento abbia comunicato all’istante i motivi che ostano all’accoglimento della domanda (comma 6);

§       la previsione del termine per l’adozione del provvedimento conclusivo in 90 giorni per i centri urbani con meno di 100 mila abitanti (commi 3 e 6) e in 150 giorni per i comuni con oltre 100 mila abitanti o per i progetti particolarmente complessi (comma 7), sempreché l’amministrazione non richieda delle integrazioni documentali;

§       l’introduzione del silenzio-assenso, in luogo del silenzio-rifiuto, sulla domanda di rilascio del permesso di costruire qualora sia decorso inutilmente il termine per l'adozione del provvedimento conclusivo e il dirigente o il responsabile dell’ufficio non abbiano opposto motivato diniego. Sono fatti salvi i casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali, per i quali si applicano i commi 9 e 10 (comma 8);

§       il mantenimento del silenzio-rifiuto per gli immobili sottoposti ad un vincolo la cui tutela compete all’amministrazione comunale o ad altro soggetto preposto alla tutela, qualora manchi l’assenso di tali soggetti (commi 9 e 10);

§       il prolungamento da 60 a 75 giorni, decorrenti dalla data di presentazione della domanda, del termine per il rilascio del permesso di costruire quando esso sia stato richiesto in alternativa alla DIA, ai sensi dell’art. 22, comma 7 (comma 11);

§       la previsione in base alla quale si fanno salve le norme regionali che prevedono misure di ulteriore semplificazione e riduzioni di termini procedimentali (comma 12);

§       l’introduzione della sanzione penale della reclusione da uno a tre anni per false dichiarazioni o attestazioni previste dal comma 1, nonché la segnalazione al competente ordine professionale per l’irrogazione delle sanzioni disciplinari (comma 13).

 

Testo vigente dell’art. 20 TU edilizia

Nuovo testo dell’art. 20 TU edilizia
novellato dall’art. in esame

1. La domanda per il rilascio del permesso di costruire, sottoscritta da uno dei soggetti legittimati ai sensi dell'articolo 11, va presentata allo sportello unico corredata da un'attestazione concernente il titolo di legittimazione, dagli elaborati progettuali richiesti dal regolamento edilizio, e quando ne ricorrano i presupposti, dagli altri documenti previsti dalla parte II, nonché da un'autocertificazione circa la conformità del progetto alle normeigienico-sanitarie nel caso in cui il progetto riguardi interventi di edilizia residenziale ovvero la verifica in ordine a tale conformità non comporti valutazioni tecnico-discrezionali.

1. La domanda per il rilascio del permesso di costruire, sottoscritta da uno dei soggetti legittimati ai sensi dell'articolo 11, va presentata allo sportello unico corredata da un'attestazione concernente il titolo di legittimazione, dagli elaborati progettuali richiesti dal regolamento edilizio, e quando ne ricorrano i presupposti, dagli altri documenti previsti dalla parte II. La domanda è accompagnata da una dichiarazione del progettista abilitato che asseveri la conformità del progetto agli strumenti urbanistici approvati ed adottati, ai regolamenti edilizi vigenti, e alle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, alle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarienel caso in cui la verifica in ordine a tale conformità non comportivalutazioni tecnico-discrezionali, alle norme relative all’efficienza energetica.

2. Lo sportello unico comunica entro dieci giorni al richiedente il nominativo del responsabile del procedimento ai sensi degli articoli 4 e 5 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni. L'esame delle domande si svolge secondo l'ordine cronologico di presentazione.

Identico

3. Entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda, il responsabile del procedimento cura l'istruttoria, acquisisce, avvalendosi dello sportello unico, i prescritti pareri dagli uffici comunali, nonché i pareri di cui all'articolo 5, comma 3, sempre che gli stessi non siano già stati allegati alla domanda dal richiedente e, valutata la conformità del progetto alla normativa vigente, formula una proposta di provvedimento, corredata da una dettagliata relazione, con la qualificazione tecnico-giuridica dell'intervento richiesto.

 

3. Entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda, il responsabile del procedimento cura l'istruttoria, acquisisce, avvalendosi dello sportello unico, secondo quanto previsto all’articolo 5, commi 3 e 4, i prescritti pareri e gli atti di assenso eventualmente necessari, sempre che gli stessi non siano già stati allegati alla domanda dal richiedente e, valutata la conformità del progetto alla normativa vigente, formula una proposta di provvedimento, corredata da una dettagliata relazione, con la qualificazione tecnico-giuridica dell'intervento richiesto.

4. Il responsabile del procedimento, qualora ritenga che ai fini del rilascio del permesso di costruire sia necessario apportare modifiche di modesta entità rispetto al progetto originario, può, nello stesso termine di cui al comma 3, richiedere tali modifiche, illustrandone le ragioni. L'interessato si pronuncia sulla richiesta di modifica entro il termine fissato e, in caso di adesione, è tenuto ad integrare la documentazione nei successivi quindici giorni. La richiesta di cui al presente comma sospende, fino al relativo esito, il decorso del termine di cui al comma 3.

Identico

5. Il termine di cui al comma 3 può essere interrotto una sola volta dal responsabile del procedimento, entro quindici giorni dalla presentazione della domanda, esclusivamente per la motivata richiesta di documenti che integrino o completino la documentazione presentata e che non siano già nella disponibilità dell'amministrazione o che questa non possa acquisire autonomamente. In tal caso, il termine ricomincia a decorrere dalla data di ricezione della documentazione integrativa.

5. Il termine di cui al comma 3 può essere interrotto una sola volta dal responsabile del procedimento, entro trenta giorni dalla presentazione della domanda, esclusivamente per la motivata richiesta di documenti che integrino o completino la documentazione presentata e che non siano già nella disponibilità dell'amministrazione o che questa non possa acquisire autonomamente. In tal caso, il termine ricomincia a decorrere dalla data di ricezione della documentazione integrativa.

6. Nell'ipotesi in cui, ai fini della realizzazione dell'intervento, sia necessario acquisire atti di assenso, comunque denominati, di altre amministrazioni, diverse da quelle di cui all'articolo 5, comma 3, il competente ufficio comunale convoca una conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14, 14-bis, 14-ter, 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni. Qualora si tratti di opere pubbliche incidenti su beni culturali, si applica l'articolo 25 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.

 

7. Il provvedimento finale, che lo sportello unico provvede a notificare all'interessato, è adottato dal dirigente o dal responsabile dell'ufficio, entro quindici giorni dalla proposta di cui al comma 3, ovvero dall'esito della conferenza di servizi di cui al comma 6.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dell'avvenuto rilascio del permesso di costruire è data notizia al pubblico mediante affissione all'albo pretorio. Gli estremi del permesso di costruire sono indicati nel cartello esposto presso il cantiere, secondo le modalità stabilite dal regolamento edilizio.

6. Il provvedimento finale, che lo sportello unico provvede a notificare all'interessato, è adottato dal dirigente o dal responsabile dell'ufficio, entro il termine di trenta giorni dalla proposta di cui al comma 3, ovvero dall'esito della conferenza di servizi di cui all’articolo 5, comma 4. Il termine di cui al primo periodo del presente comma è fissato in quaranta giorni con la medesima decorrenza qualora il dirigente o il responsabile del procedimento abbia comunicato all’istante i motivi che ostano all’accoglimento della domanda, ai sensi dell’articolo 10-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni. Dell'avvenuto rilascio del permesso di costruire è data notizia al pubblico mediante affissione all'albo pretorio. Gli estremi del permesso di costruire sono indicati nel cartello esposto presso il cantiere, secondo le modalità stabilite dal regolamento edilizio.

8. I termini di cui ai commi 3 e 5 sono raddoppiati per i comuni con più di 100.000 abitanti, nonché per i progetti particolarmente complessi secondo la motivata risoluzione del responsabile del procedimento.

7. Identico.

9. Decorso inutilmente il termine per l'adozione del provvedimento conclusivo, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-rifiuto.

8. Decorso inutilmente il termine per l'adozione del provvedimento conclusivo, ove il dirigente o il responsabile dell’ufficio non abbia opposto motivato diniego, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-assenso, fatti salvi i casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali, per i quali si applicano le disposizioni di cui ai commi 9 e 10.

 

 

 

 

9. Qualora l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela compete, anche in via di delega, alla stessa amministrazione comunale, il termine di cui al comma 6 decorre dal rilascio del relativo atto di assenso. Ove tale atto non sia favorevole, decorso il termine per l'adozione del provvedimento conclusivo, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-rifiuto.

10. Il procedimento previsto dal presente articolo si applica anche al procedimento per il rilascio del permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici, a seguito dell'approvazione della deliberazione consiliare di cui all'articolo 14.

 

 

10. Qualora l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela non compete all'amministrazione comunale, ove il parere favorevole del soggetto preposto alla tutela non sia prodotto dall’interessato, il competente ufficio comunale acquisisce il relativo assenso nell’ambito della conferenza di servizi di cui all’articolo 5, comma 4. Il termine di cui al comma 6 decorre dall'esito della conferenza. In caso di esito non favorevole, decorso il termine per l'adozione del provvedimento conclusivo, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-rifiuto.

10-bis. Il termine per il rilascio del permesso di costruire per gli interventi di cui all'articolo 22, comma 7, è di sessanta giorni dalla data di presentazione della domanda.

11. Il termine per il rilascio del permesso di costruire per gli interventi di cui all'articolo 22, comma 7, è di settantacinque giorni dalla data di presentazione della domanda.

 

12. Fermo restando quanto previsto dalla vigente normativa in relazione agli adempimenti di competenza delle amministrazioni statali coinvolte, sono fatte salve le disposizioni contenute nelle leggi regionali che prevedano misure di ulteriore semplificazione e ulteriori riduzioni di termini procedimentali.

 

13. Ove il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, nelle dichiarazioni o attestazioni o asseverazioni di cui al comma 1, dichiara o attesta falsamente l’esistenza dei requisiti o dei presupposti di cui al medesimo comma è punito con la reclusione da uno a tre anni. In tali casi, il responsabile del procedimento informa il competente ordine professionale per l’irrogazione delle sanzioni disciplinari.

 

n. 4) – Intervento sostitutivo regionale (art. 21 del TU edilizia)

A seguito dell’introduzione del silenzio-assenso sulla domanda per il rilascio del permesso di costruire, viene interamente riformulato l’art. 21, prevedendo che siano le regioni a stabilire, con proprie leggi, le forme e le modalità per l’eventuale esercizio del potere sostitutivo nei confronti dell’ufficio dell’amministrazione comunale competente per il rilascio del permesso di costruire.

n. 5) –Non difformità dal permesso di costruire di talune violazioni nel limite del 2% delle misure progettuali (art. 34 del TU edilizia)

Con un comma aggiuntivo all’art. 34, che regola gli interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire, vengono considerati non parzialmente difformi dal titolo abilitativo edilizio le violazioni di altezza, distacchi, cubatura o superficie coperta fino al 2% delle misure progettuali per singola unità immobiliare.

L’inserimento della percentuale del 2% consente, pertanto, a questo tipo di violazioni la non applicazione delle sanzioni previste dallo stesso 34 quali la rimozione o la demolizione a cura e a spese dei responsabili degli abusi.

n. 6) – Modifica formale (art. 59 del TU edilizia)

Viene inserito il corretto riferimento al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

n. 7) – Barriere architettoniche (art. 82 del TU edilizia)

La modifica all’art. 82, comma 2, che reca disposizioni concernenti l’eliminazione o il superamento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico, opera un coordinamento con la nuova formulazione dell’art. 20, atteso che non si fa più riferimento alle autorizzazioni previste dai commi 6 e 7 del medesimo articolo.

Comma 2, lett. b) e c) – Modifiche alla SCIA nella legge 241/1991

Le lettere b) e c) recano alcune modifiche all’art. 19 della legge n. 241/1990 relativo alla disciplina della SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività) che viene estesa anche alla DIA in edilizia, ad esclusione della DIA alternativa o sostitutiva del permesso di costruire.

 

Si rammenta che la SCIA è stataintrodottadal comma 4-bis dell'art. 49 del decreto legge n. 78/2010 per corrispondere all’esigenza diliberalizzare l'attività d'impresa, consentendo di iniziare immediatamente l’attività stessa. Successivamente, con la circolare del 16 settembre 2010 il Ministero per la semplificazione normativa ha chiarito che la SCIA non si applica solo all'avvio dell'attività di impresa ma sostituisce anche la DIA in edilizia, eccetto la DIA alternativa al permesso di costruire (vedi infra), consentendo di avviare i lavori il giorno stesso della sua presentazione.

 

La prima modifica si traduce in una novella al primo periodo del comma 1 dell’art. 19 della legge n. 241/1990, che aggiunge ai casi già previsti di esclusione dall’applicabilità della SCIA anche quelli relativi alla normativa antisismica.

 

Si rammenta che l’art. 19, comma 1, esclude dalla SCIA i casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali, gli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all’immigrazione, all’asilo, alla cittadinanza, all’amministrazione della giustizia, all’amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, nonché di quelli imposti dalla normativa comunitaria.

 

La seconda modifica, sempre attraverso una novella al comma 1 dell’art. 19 della legge n. 241/1990, introduce le modalità con cui può essere presentata la SCIA. Corredata dalle dichiarazioni, attestazioni e asseverazioni nonché dai relativi elaborati tecnici, la SCIA può essere presentata a mezzo posta con raccomandata con avviso di ricevimento e, in tal caso, si considera presentata al momento della ricezione da parte dell’amministrazione.

 

Con l’introduzione del comma 6-bis all’art. 19 della legge n. 241/1990, vengono dimezzati i tempi per i controlli delle amministrazioni sugli interventi realizzati con la SCIA in materia edilizia: si passa, pertanto, per le verifiche ex-post da 60 a 30 giorni.

La riduzione alla metà dei tempi per le verifiche ex post è strettamente correlata alla sostituzione della DIA con la SCIA in edilizia, in quanto se fosse rimasta la possibilità, per le amministrazioni, di verificare entro 60 giorni la presenza di tutti i requisiti, in mancanza dei quali poter adottare provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività, sarebbe stato, di fatto, vanificato il vantaggio di poter iniziare i lavori nello stesso giorno in cui si presenta la SCIA, considerato che la DIA prevede invece un’attesa preventiva minore, ovvero di 30 giorni, al fine di consentire alle amministrazioni competenti di effettuare i relativi controlli.

 

Vengono comunque fatte salve le disposizioni del comma 6 relative alle sanzioni per false certificazioni o attestazioni, nonché anche quelle relative alla vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia, alle responsabilità e alle sanzioni previste dal TU dell’edilizia e dalle leggi regionali.

 

Si ricorda che il TU dell’edilizia dedica alla vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia, alle responsabilità del titolare del permesso di costruire, del committente, del costruttore e del direttore dei lavori, nonché anche del progettista per le opere subordinate a DIA, ed alle sanzioni l’intero Titolo IV dall’art. 27 all’art. 51.

 

Come sottolinea la relazione illustrativa, al fine di chiarire dubbi interpretativi emersi nella prima fase di applicazione dell’istituto, con una norma di interpretazione autentica, si precisa quindiin modo definitivo la sostituzione della DIA con la SCIA anche in edilizia, con esclusione dei casi in cui la DIA, in base alla normativa statale o regionale, sia alternativa o sostitutiva del permesso di costruire.

Le disposizioni sulla SCIA in edilizia si interpretano altresì nel senso che non sostituiscono le leggi regionali che, in attuazione dell’art. 22, comma 4, del TU dell’edilizia, hanno ampliato l’ambito applicativo della DIA alternativa al permesso di costruire (la cd. superDia) prevista dall’art. 22, comma 3, dello stesso TU.

La SCIA non sostituisce altresì le autorizzazioni o i nulla osta che devono comunque essere rilasciati in presenza di vincoli ambientali, paesaggistici o culturali, come peraltro espressamente previsto dall’art. 19, comma 1, della citata legge n. 241/1990.

Pertanto, nel caso di immobili vincolati, la Scia opera una volta acquisito l’assenso dell’ente competente alla relativa tutela.

 

Si ricorda che tali disposizioni confermano quanto già chiarito dal Ministero per la semplificazione con la circolare del 16 settembre 2010[67] avente ad oggetto la “Segnalazione certificata di inizio attività. Articolo 49 commi 4-bis e seguenti, legge n. 122 del 2010”. La circolare chiarisce che la SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività), introdotta per lo snellimento delle procedure con la manovra del 2010, sostituisce anche la Dia in edilizia e non si applica pertanto solo all'avvio dell'attività di impresa. La sostituzione non vale invece per la DIA alternativa al permesso di costruire (la cd. superDia), in quanto la Scia in edilizia deve mantenere l’identico campo applicativo di quello della Dia, senza interferire con l’ambito applicativo degli altri titoli abilitativi quali il permesso di costruire o la superDia (di cui all’art. 22, comma 3 del T U dell’edilizia la cui disciplina segue quella del permesso di costruire), in quanto ciò determinerebbe, nella sostanza, l’ampliamento dell’ambito applicativo dell’art. 19 della legge n. 241/1990. Inoltre, dato che il comma 4 del citato art. 22 riconosce alle regioni la facoltà di ampliare l’ambito di operatività della superDia, anche a tali casi non deve essere applicata la Scia.

Si ricorda, da ultimo, che la superDia ha a oggetto interventi edilizi maggiori, per i quali il regime di fondo è quello del permesso di costruire. Per tali interventi, la superDia e il permesso di costruire - intesi nella loro accezione procedimentale - hanno valenza alternativa, nel senso che il privato può autonomamente decidere se avvalersi dell'uno o dell'altro procedimento. In sostanza, con la superDia, l'interessato ha la facoltà di utilizzare il procedimento della Dia, in luogo del permesso di costruire, ma in tale caso il regime giuridico sostanziale rimane quello del permesso di costruire.

La lettera b), con una novella all’art. 14-quater, comma 3, della citata legge n. 241/1990, introduce anche una modifica alla disciplina della conferenza di servizi volta a chiarire il termine entro il quale deve concludersi la procedura di superamento del dissenso qualificato espresso in sede di conferenza.

 

Si ricorda in proposito che l’art. 14-quater della legge 241/1990 disciplina l’espressione di eventuali dissensi in seno alla conferenza da parte di rappresentanti di una o più amministrazioni, ivi comprese le amministrazioni preposte alla tutela ambientale. In questi casi il dissenso deve essere espresso in sede di conferenza, deve essere motivato, deve riferirsi a questioni connesse al procedimento e, soprattutto, deve indicare le modifiche necessarie per l’ottenimento dell’assenso. Il comma 3 dispone che, al di fuori di alcune eccezioni, ove il dissenso venga espresso da parte di amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità, la decisione finale è rimessa al Consiglio dei Ministri che delibera entro sessanta giorni:

-        previa intesa con la Regione o le Regioni e le Province autonome interessate, in caso di dissenso tra un'amministrazione statale e una regionale o tra più amministrazioni regionali;

-        previa intesa con la Regione e gli enti locali interessati, in caso di dissenso tra un'amministrazione statale o regionale e un ente locale o tra più enti locali.

 

In base alla disciplina vigente prima dell’emanazione del decreto in esame, se l'intesa con le regioni o gli enti locali interessati non è raggiunta “nei successivi 30 giorni”, la deliberazione del Consiglio dei ministri può comunque essere adottata.

Come precisato nella relazione illustrativa del provvedimento in esame, con la novella introdotta si intende chiarire tale termine. A tal fine si stabilisce il Consiglio dei ministri può prescindere dall’intesa, assumendo la decisione finale qualora l’intesa non venga raggiunta “entro trenta giorni”.

In tal modo, resta fermo che il dissenso qualificato deve essere superato con decisione del Consiglio dei ministri che deve intervenire entro 60 giorni, nell’ambito dei quali si può prescindere dall’intesa con le competenti amministrazioni, ove questa non sia raggiunta entro trenta giorni.

Comma 3 – Trascrizione dei contratti che trasferiscono i diritti edificatori

Il comma 3, al fine di garantire certezza nella circolazione dei diritti edificatori, prevede, con una novella all’art. 2643, comma 1, del codice civile, che debbano essere resi pubblici, attraverso la trascrizione, i contratti che trasferiscono i diritti edificatori comunque definiti nelle normative regionali e nei conseguenti strumenti di pianificazione territoriale, nonché nelle convenzioni urbanistiche ad essi relative. La relazione illustrativa precisa che tale disposizione “permette la trascrizione nei registri immobiliari dei contratti di trasferimento dei diritti edificatori (c.d. cessione di cubatura) al fine di conferire certezza ad una diffuso modello contrattuale ed evitare contenziosi”.

La presente norma sostanzialmente dà copertura legislativa alla perequazione urbanistica, considerato che al comma 1, tra gli interventi di cui al presente articolo, viene ricompresa la “tipizzazione di un nuovo schema decreto contrattuale diffuso nella prassi : la cessione di cubatura”. Al riguardo, nel ricordare che su tale materia si sono registrati nel tempo successivi e talvolta contrastanti decisioni della giurisprudenza amministrativa, si segnala che, da ultimo, la sentenza del Consiglio di Stato n. 4545 del 13 luglio 2010, riguardante il Piano regolatore di Roma, ha tra l’altro evidenziato “l’opportunità che lo Stato intervenga a disciplinare in maniera chiara ed esaustiva la perequazione urbanistica, nell’ambito di una legge generale sul governo del territorio la cui adozione appare quanto mai auspicabile alla luce dell’inadeguatezza della normativa pregressa a fronte delle profonde innovazioni conosciute negli ultimi decenni dal diritto amministrativo e da quello urbanistico”.

La Commissione ambiente sta esaminando le proposte di legge A.C. 329 e abb., recanti principi fondamentali in materia di governo del territorio, che comprendono anche disposizioni riguardanti la perequazione urbanistica.

Si ricorda, inoltre, che i contratti di trasferimento di diritti edificatori cui fa riferimento il comma 3 sono ampiamente diffusi nella prassi, pur non essendo esplicitamente riconosciuti a livello legislativo.

Secondo Cass. Sez. III, n. 21177 del 20 maggio 2009, l’istituto del c.d. “asservimento dl terreno per scopi edificatori” (o cessione di cubatura) — al quale, secondo pacifica interpretazione giurisprudenziale, può farsi ricorso pure in mancanza di un riconoscimento espresso da parte di fonti normative — consiste in un accordo tra proprietari di aree contigue, aventi la stessa destinazione urbanistica, in forza del quale il proprietario di un’area “cede” una quota di cubatura edificabile sul suo fondo per permettere all’altro di disporre della minima estensione di terreno richiesta per l’edificazione, ovvero di realizzare una volumetria maggiore di quella consentita dalla superficie del fondo di sua proprietà. Gli effetti che ne derivano hanno carattere definitivo ed irrevocabile, integrano una qualità oggettiva dei terreni e producono una minorazione permanente della loro utilizzazione da parte di chiunque ne sia il proprietario.

In dottrina si discute circa la natura di tali contratti, e, in particolare, sul fatto se essi abbiano effetti reali o effetti obbligatori ed anche circa la trascrivibilità degli stessi. Tra i sostenitori dell’efficacia reale, il diritto oggetto del contratto è per taluni riconducibile al diritto di servitù, per altri al diritto di superficie; per altri ancora trattasi di un diritto reale atipico.

La trascrizione è un mezzo di pubblicità relativo ai beni immobili ed ai beni mobili registrati volto a garantire la conoscibilità delle vicende relative alla circolazione di beni, essenzialmente ai fini di certezza del mercato.

L’art. 2643 c.c. elenca gli atti soggetti a trascrizione e l’art. 2644 c.c. dispone che tali atti non hanno effetto riguardo ai terzi che a qualunque titolo hanno acquistato diritti sugli immobili in base a un atto trascritto o iscritto anteriormente alla trascrizione degli atti medesimi.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrivealle norme effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica afferma che le disposizioni contenute nell’articolo 5 hanno carattere procedurale e non determinano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

La RT sintetizza alcune previsioni introdotte dal testo, volte essenzialmente a liberalizzare le costruzioni private apportando le conseguenti modifiche alla normativa vigente[68]. In particolare, la relazione precisa quanto segue.

Per quanto riguarda il procedimento per il rilascio del permesso di costruire, viene introdotto il silenzio assenso, ad eccezione dei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici e culturali. Vengono inoltre previste:

-        l’estensione della segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) agli interventi edilizi precedentemente compiuti con denuncia di inizio attività (DIA);

-        l’inclusione, tra gli atti soggetti a trascrizione[69], dei contratti che trasferiscono i diritti edificatori comunque denominati al fine di garantire certezza nella loro circolazione.

Vengono altresì semplificate le procedure di trasferimento dei beni immobili e quelle relative al rilascio del permesso di costruire relativamente agli edifici adibiti a civile abitazione.

Ulteriori disposizioni riguardano:

-        procedure semplificate in relazione all’accesso agli elaborati tecnici allegati agli atti di approvazione degli strumenti urbanistici, per i quali viene prevista la pubblicazione nei siti informatici delle amministrazioni comunali;

-        procedure semplificate in relazione all’attuazione dei piani urbanistici;

-        incentivi alla razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente;

-        sostegno alla riqualificazione di aree urbane degradate da parte delle regioni.

 

 

In merito ai profili di quantificazione, si osserva che, al fine di escludere effetti onerosi per le pubbliche amministrazioni interessate dalle procedure autorizzative in esame, andrebbero acquisiti chiarimenti in ordine ai seguenti profili.

Con riferimento al comma 2, n. 2)[70], andrebbe chiarita la portata applicativa della disposizione che pone a carico del titolare del permesso di costruire l’esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria nel caso in cui il permesso sia rilasciato nell'ambito degli strumenti attuativi o di atti equivalenti[71].

Si ricorda che l’articolo 16 del DPR 380/2001 (Testo unico in materia edilizia) stabilisce – nella parte che non viene modificata dal testo in esame - che il rilascio del permesso di costruire comporta la corresponsione di un contributo commisurato sia all'incidenza degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria[72] sia al costo di costruzione. A scomputo totale o parziale della quota dovuta, il titolare del permesso può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione con le modalità e le garanzie stabilite dal comune. L'incidenza degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria è stabilita con deliberazione del consiglio comunale in relazione a specifici parametri tecnici; l’entità degli oneri viene aggiornata ogni cinque anni.

Ad integrazione della predetta norma, il testo in esame sembrerebbe introdurre due novità, riguardanti le costruzioni realizzate nell’ambito degli strumenti attuativi: a) diventa obbligatoria, e non più facoltativa, la realizzazione di lavori[73] a scomputo del contributo di urbanizzazione; b) tali lavori vengono esclusi dalla procedura obbligatoria di gara per l’affidamento[74].

Poiché l’attuale procedura autorizzatoria, che ha valenza di carattere generale, prevede l’obbligo, per il titolare del permesso di costruire, di corrispondere un contributo commisurato all'incidenza degli oneri di urbanizzazione sia primaria sia secondaria (articolo 16, comma 2, del DPR 380/2001), andrebbe confermato che i corrispettivi dovuti dal titolare del permesso siano calcolati in modo da prevedere la copertura integrale delle opere di urbanizzazione che restano a carico dell’ente pubblico (incluse quelle di urbanizzazione secondaria).

Con riferimento al comma 2, n. 3)[75], andrebbe chiarito il coordinamento fra gli attuali obblighi di pagamento del contributo per il rilascio del permesso di costruire e la norma[76] con cui viene introdotto il principio del silenzio-assenso per il medesimo rilascio. Infatti l’articolo 16 del Testo unico in materia edilizia, sopra richiamato, stabilisce – in altra parte non modificata dal testo in esame - che la quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione è corrisposta al comune all'atto del rilascio del permesso di costruire. Andrebbe quindi chiarito in quale fase del procedimento potrà avvenire la corresponsione del contributo nel caso di permesso acquisito tramite silenzio assenso. Ciò al fine di non pregiudicare l’effettiva corresponsione del contributo nella misura attualmente prevista dalla normativa in vigore.

Riguardo alla norma che estende al settore edilizio la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), si osserva che il testo in esame stabilisce termini di adozione degli atti amministrativi significativamente abbreviati rispetto a quelli introdotti dal D.L. 78/2010 per la generalità delle procedure sottoposte a SCIA[77]. Andrebbe pertanto acquisita conferma dal Governo – anche alla luce della prima esperienza applicativa della normativa che ha introdotto la SCIA[78]- che tale istituto, nelle modalità disciplinate dal testo in esame, non possa determinare effetti finanziari onerosi per le competenti amministrazioni. A tal fine andrebbe confermato:

§      che le amministrazioni competenti possono effettivamente dare attuazione agli adempimenti previsti utilizzando le risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili a normativa vigente;

§      che l’applicazione dello strumento della SCIA non determina il venir meno, per le amministrazioni interessate, di introiti derivanti dal pagamento di diritti di istruttoria e di tariffe in misura corrispondente a quella in precedenza corrisposta per il rilascio delle autorizzazioni.

Con riferimento alla norma volta a promuovere la tipizzazione dei contratti per il trasferimento di diritti edificatori (comma 3), appare utile acquisire elementi informativi circa il regime fiscale al quale sarebbero sottoposte le cessioni di cubatura, anche con riferimento alla spettanza dei relativi introiti ed alla titolarità dell’accertamento e della riscossione.

Più in generale, si osserva che la disciplina in materia di diritti edificatori potrà formare oggetto di compiuta valutazione, anche nelle sue implicazioni di carattere finanziario, soltanto nell’ambito del complessivo quadro normativo definito dalle discipline regionali e dalla conseguente pianificazione territoriale ed urbanistica. In proposito appare utile acquisire l’avviso del Governo.

In ordine ai commi 6 e 7 (obbligo di pubblicazione, sui siti internet dei comuni, degli allegati tecnici degli strumenti urbanistici), al fine di escludere – in coerenza con quanto prescritto dalla specifica clausola di neutralità finanziaria - possibili effetti onerosi, andrebbe chiarito se le amministrazioni comunali già dispongano delle risorse finanziarie e tecniche necessarie per adempiere al predetto obbligo.

Con riferimento, infine, al comma 15 (proroga dal 1° maggio al 1° luglio 2011 dell’entrata in vigore degli incrementi delle sanzioni amministrative per mancato accatastamento di immobili)[79], si ricorda che la disposizione oggetto della proroga è contenuta nella disciplina con cui è stata introdotta la cedolare secca sugli affitti (articolo 2, comma 12, del D.Lgs. 23/2011 - Federalismo fiscale municipale). In tale contesto, l’aumento della misura delle ammende – al quale non sono stati a suo tempo ascritti, dalla relazione tecnica, effetti diretti di incremento del gettito – è stato tuttavia finalizzato[80], secondo la stessa RT, a realizzare un’emersione di base imponibile che concorre a determinare l’effetto finanziario complessivo della norma (effetto pressoché neutrale, in termini di cassa, nel 2011)[81]. Andrebbe quindi valutato se il rinvio disposto dal testo possa parzialmente pregiudicare il sostanziale equilibrio finanziario ascritto alla nuova disciplina nell’anno in corso.


 

Articolo 5, commi 4-8
(Costruzioni private – Misure di semplificazione)

 


4. Per semplificare le procedure di trasferimento dei beni immobili, la registrazione dei contratti di compravendita aventi ad oggetto immobili o comunque diritti immobiliari assorbe l'obbligo previsto dall'articolo 12 del decreto-legge 21 marzo 1978, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 maggio 1978, n. 191.

5. Per semplificare il procedimento per il rilascio del permesso di costruire relativamente agli edifici adibiti a civile abitazione, alla Legge 26 ottobre 1995, n. 447, all'articolo 8, dopo il comma 3, é aggiunto il seguente:

  ''3-bis. Nei comuni che hanno proceduto al coordinamento degli strumenti urbanistici di cui alla lettera b), comma 1, dell'articolo 6, per gli edifici adibiti a civile abitazione, ai fini dell'esercizio dell'attività edilizia ovvero del rilascio del permesso di costruire, la relazione acustica é sostituita da una autocertificazione del tecnico abilitato che attesti il rispetto dei requisiti di protezione acustica in relazione alla zonizzazione acustica di riferimento".

6. Per semplificare l'accesso di cittadini ed imprese agli elaborati tecnici allegati agli atti di approvazione degli strumenti urbanistici, all'articolo 32 della legge 18 giugno 2009, n. 69, e successive modificazioni, dopo il comma 1, é aggiunto il seguente:

  "1-bis. Per le finalità di cui al comma 1, gli elaborati tecnici allegati alle delibere di adozione o approvazione degli strumenti urbanistici, nonché delle loro varianti, sono pubblicati nei siti informatici delle amministrazioni comunali, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica".

7. La disposizione di cui al comma 6 si applica decorsi sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

8. Per semplificare le procedure di attuazione dei piani urbanistici ed evitare duplicazioni di adempimenti, all'articolo 16 della legge 17 agosto 1942, n. 1150, e successive modificazioni, é aggiunto, in fine, il seguente comma:

     «Lo strumento attuativo di piani urbanistici già sottoposti a valutazione ambientale strategica non é sottoposto a valutazione ambientale strategica né a verifica di assoggettabilità qualora non comporti variante e lo strumento sovraordinato in sede di valutazione ambientale strategica definisca l'assetto localizzativo delle nuove previsioni e delle dotazioni territoriali, gli indici di edificabilità, gli usi ammessi e i contenuti piani volumetrici, tipologici e costruttivi degli interventi, dettando i limiti e le condizioni di sostenibilità ambientale delle trasformazioni previste. Nei casi in cui lo strumento attuativo di piani urbanistici comporti variante allo strumento sovraordinato, la valutazione ambientale strategica e la verifica di assoggettabilità sono comunque limitate agli aspetti che non sono stati oggetto di valutazione sui piani sovraordinati. I procedimenti amministrativi di valutazione ambientale strategica e di verifica di assoggettabilità sono ricompresi nel procedimento di adozione e di approvazione del piano urbanistico o di loro varianti non rientranti nelle fattispecie di cui al presente comma».


 

 

Comma 4 – Semplificazioni nei contratti di compravendita

Il comma 4, al fine di semplificare le procedure di trasferimento dei beni immobili, dispone che la registrazione dei contratti di compravendita di immobili o diritti immobiliari assorbe l’obbligo di comunicazione all'autorità locale di pubblica sicurezza previsto dall’art. 12 del decreto-legge n. 59/1978, al fine di eliminare, come precisa le relazione illustrativa, un obbligo per il privato.

Si ricorda che, ai sensi dell’art. 12, primo comma, del decreto-legge n. 59/1978, chiunque cede la proprietà o il godimento o a qualunque altro titolo consente, per un tempo superiore a un mese, l'uso esclusivo di un fabbricato o di parte di esso ha l'obbligo di comunicare all'autorità locale di pubblica sicurezza, entro quarantotto ore dalla consegna dell'immobile, la sua esatta ubicazione, nonché le generalità dell'acquirente, del conduttore o della persona che assume la disponibilità del bene e gli estremi del documento di identità o di riconoscimento, che deve essere richiesto all'interessato.

 

Al riguardo, si potrebbe valutare l’opportunità di coordinare la modifica in esame con la normativa vigente.

Comma 5 – Autocertificazione acustica

Il comma 5, per facilitare il procedimento per il rilascio del permesso di costruire degli edifici adibiti a civile abitazione, con una modifica alla legge quadro n. 447/1995 sull’inquinamento acustico – nuovo comma 3-bis all’art. 8 - prevede che, nei comuni che hanno proceduto al coordinamento degli strumenti urbanistici già adottati con la classificazione acustica del territorio comunale (piani di zonizzazione acustica), la relazione acustica sia sostituita da una autocertificazione del tecnico abilitato che attesti il rispetto dei requisiti di protezione acustica in relazione alla zonizzazione acustica di riferimento.

 

Si ricorda che l’art. 6, comma 1, lett. a) della legge n. 447/1995 impone, tra l’altro, ai Comuni di suddividere il proprio territorio in classi acustiche in funzione della destinazione d'uso delle varie aree (residenziali, industriali, ecc.) stabilendo poi, per ciascuna classe, i limiti delle emissioni sonore tollerabili, misurati secondo i criteri generali stabiliti dal DPCM del 1° marzo 1991. La successiva lett. b) prevede, quindi, il coordinamento degli strumenti urbanistici già adottati con le determinazioni assunte ai sensi della lett. a).

Commi 6 e 7 – Pubblicazione degli elaborati tecnici di pianificazione urbanistica

Il comma 6, al fine di agevolare l'accesso di cittadini ed imprese agli elaborati tecnici allegati agli atti di approvazione degli strumenti urbanistici, con una novella all’art. 32 della legge n. 69/2009 sull’eliminazione degli sprechi relativi al mantenimento di documenti in forma cartacea, dispone che gli elaborati tecnici allegati alle delibere di adozione o approvazione degli strumenti urbanistici insieme alle varianti, vengano pubblicati nei siti informatici delle amministrazioni comunali, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

La norma si applica decorsi sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame (comma 7).

Comma 8 – Esclusione dalla VAS degli strumenti attuativi dei piani urbanistici

Il comma 8 introduce, con una novella alla legge urbanistica n. 1150/1942, alcune semplificazioni agli strumenti attuativi dei piani urbanistici, escludendoli, in alcuni casi, dalla procedura di VAS.

All’art. 16 della legge n. 1150 viene aggiunto un comma che prevede l’esclusione dalla procedura di VAS (valutazione ambientale strategica) e dalla verifica di assoggettabilità degli strumenti attuativi di piani urbanistici già stati sottoposti a VAS alle seguenti condizioni:

§       lo strumento attuativo non comporti variante allo strumento sovraordinato;

§       lo strumento sovraordinato in sede di VAS abbia definito l’assetto localizzativo delle nuove previsioni e delle dotazioni territoriali, gli indici di edificabilità, gli usi ammessi e i contenuti plano-volumetrici, tipologici e costruttivi degli interventi, dettando i limiti e le condizioni di sostenibilità ambientale delle trasformazioni previste.

 

Riguardo alla formulazione, si osserva che la norma fa riferimento a “contenuti piano volumetrici”, mentre invece dovrebbe farsi riferimento ai “contenuti plano-volumetrici”.

 

Nei casi in cui, invece, lo strumento attuativo di piani urbanistici comporti variante allo strumento sovraordinato, la VAS e la verifica di assoggettabilità vengono limitate solo agli aspetti che non sono stati oggetto di VAS sui piani sovraordinati.

 

Il comma 8, dispone, infine, che i procedimenti di VAS e di verifica di assoggettabilità, che non rientrano nelle fattispecie previste dal comma in esame, sono ricompresi nel procedimento di adozione e di approvazione del piano urbanistico o delle sue varianti.

 

Al riguardo, sembrerebbe opportuna una riformulazione che chiarisca meglio la disposizione.

 

Si ricorda, infatti, che l’art. 11, comma 9, del D.Lgs. n. 152/2006 (codice ambientale), come modificato dal D.Lgs. n. 128/2010 (cd. terzo correttivo), sulle modalità di svolgimento della VAS ribadisce che la VAS costituisce, per i piani e programmi a essa soggetti, parte integrante del procedimento di adozione ed approvazione. I provvedimenti amministrativi di approvazione adottati senza la previa VAS, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge.

 

La norma comporta, infine, uno snellimento procedurale della procedura di VAS per gli strumenti attuativi dei piani urbanistici, evitando duplicazioni istruttorie e ritardi procedimentali, come, tra l’altro, hanno disposto anche le ultime modifiche alla VAS introdotte con il D.Lgs. n. 128/2010.

 

Si ricorda, infatti, che con l’approvazione del D.Lgs. n. 128/2010 sono state apportate numerose modifiche ed integrazioni al cd. Codice ambientale tra le quali anche uno snellimento procedurale della VAS. Tra esse l’esclusione dalla VAS o dalla verifica di assoggettabilità delle revisioni di piani e programmi per i quali le novità introdotte non comportino effetti significativi sull’ambiente e non siano state precedentemente già considerate. In tal caso la verifica è limitata ai soli effetti significativi sull'ambiente che non siano stati precedentemente considerati (art. 12, comma 6, del Codice).

Si rammenta, da ultimo, che la verifica di assoggettabilità di un piano o programma, disciplinata dall’art. 12 del D.Lgs. n. 152/2006, si attiva allo scopo di valutare, ove previsto, se piani, programmi ovvero le loro modifiche possono avere un impatto significativo sull'ambiente e devono, conseguentemente, essere sottoposti a VAS, considerando il diverso livello di sensibilità ambientale delle aree interessate.

Profili finanziari

Si rinvia alla scheda dell’articolo 5, commi 1-3.


 

Articolo 5, commi 9-14
(Riqualificazione delle aree urbane degradate)

 


9. Al fine di incentivare la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente nonché di promuovere e agevolare la riqualificazione di aree urbane degradate con presenza di funzioni eterogenee e tessuti edilizi disorganici o incompiuti nonché di edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione ovvero da rilocalizzare, tenuto conto anche della necessità di favorire lo sviluppo dell'efficienza energetica e delle fonti rinnovabili, le Regioni, approvano entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto specifiche leggi per incentivare tali azioni anche con interventi di demolizione e ricostruzione che prevedano:

     a) il riconoscimento di una volumetria aggiuntiva rispetto a quella preesistente come misura premiale;

     b) la delocalizzazione delle relative volumetrie in area o aree diverse;

     c) l'ammissibilità delle modifiche di destinazione d'uso, purché si tratti di destinazioni tra loro compatibili o complementari;

     d) le modifiche della sagoma necessarie per l'armonizzazione architettonica con gli organismi edilizi esistenti.

10. Gli interventi di cui al comma 9 non possono riferirsi ad edifici abusivi o siti nei centri storici o in aree ad inedificabilità assoluta, con esclusione degli edifici per i quali sia stato rilasciato il titolo abilitativo edilizio in sanatoria.

11. Decorso il termine di cui al comma 9, e sino all'entrata in vigore della normativa regionale, agli interventi di cui al citato comma si applica l'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 anche per il mutamento delle destinazioni d'uso. Resta fermo il rispetto degli standard urbanistici, delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell'attività edilizia e in particolare delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all'efficienza energetica, di quelle relative alla tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, nonché delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

12. Le disposizioni dei commi 9, 10 e 11 si applicano anche nelle Regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le disposizioni degli statuti di autonomia e con le relative norme di attuazione.

13. Nelle Regioni a statuto ordinario, oltre a quanto previsto nei commi precedenti, decorso il termine di sessanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, e sino all'entrata in vigore della normativa regionale, si applicano, altresì, le seguenti disposizioni:

     a) é ammesso il rilascio del permesso in deroga agli strumenti urbanistici ai sensi dell'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 anche per il mutamento delle destinazioni d'uso, purché si tratti di destinazioni tra loro compatibili o complementari;

     b) i piani attuativi comunque denominati e compatibili con lo strumento urbanistico generale sono approvati dalla Giunta Comunale.

14. Decorso il termine di 120 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, le disposizioni contenute nel comma 9, fatto salvo quanto previsto al comma 10, e al secondo periodo del comma 11, sono immediatamente applicabili alle Regioni a statuto ordinario che non hanno provveduto all'approvazione delle specifiche leggi regionali. Fino alla approvazione di tali leggi, la volumetria aggiuntiva da riconoscere quale misura premiale, ai sensi del comma 6 lettera a), é realizzata in misura non superiore complessivamente al venti per cento del volume dell'edificio se destinato ad uso residenziale, o al dieci per cento della superficie coperta per gli edifici adibiti ad uso diverso. Le volumetrie e le superfici di riferimento sono calcolate, rispettivamente, sulle distinte tipologie edificabili e pertinenziali esistenti ed asseverate dal tecnico abilitato in sede di presentazione della documentazione relativa al titolo abilitativo previsto.


 

 

Commi 9-14 – Interventi per la riqualificazione di aree urbane degradate (c.d. Piano città)

Il comma 9 prevede che le regioni approvino, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, proprie leggi al fine di incentivare la razionalizzazione del patrimonio edilizio nonché per la riqualificazione delle aree urbane degradate in cui siano presenti “funzioni eterogenee e tessuti edilizi disorganici o incompiuti nonché edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione ovvero da rilocalizzare”, tenendo conto anche della necessità di favorire lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili Tali azioni devono essere incentivate anche con interventi di ricostruzione e demolizione che prevedano:

§       il riconoscimento di una volumetria aggiuntiva rispetto a quella preesistente come misura premiale;

§       la delocalizzazione delle relative volumetrie in aree diverse;

§       il cambio di destinazione d’uso, purché si tratti di destinazioni tra loro compatibili o complementari;

§       le modifiche della sagoma necessarie per l’armonizzazione architettonica con le strutture esistenti.

 

Al riguardo, potrebbe essere opportuno esplicitare meglio la disposizione con riguardo alla definizione di aree urbane degradate.

 

Il comma 10 esclude dagli interventi di riqualificazione gli immobili abusivi o situati nei centri storici o in aree ad inedificabilità assoluta, ma vengono invece inclusi quelli che hanno ottenuto il titolo abilitativo in sanatoria.

 

Si osserva che la norma sulle esclusioni dagli interventi di riqualificazione degli immobili abusivi o situati nei centri storici o in aree ad inedificabilità assoluta è analoga a quanto già previsto nell’intesa raggiunta in sede di Conferenza Stato-Regioni del 1° aprile 2009 con cui è stato avviato il rilancio del settore edilizio attraverso apposite leggi regionali (cd. Piano casa 2). Successivamente alcune delle leggi regionali (Campania, Calabria, Lazio) emanate in attuazione dell’intesa hanno però previsto l’estensione dei premi volumetrici, non solo agli edifici residenziali in regola, ma anche a quelli con il titolo edilizio in sanatoria.

 

Il comma 11 reca una norma transitoria (decorsi i 60 giorni previsti dal comma 9 dall’entrata in vigore del decreto-legge e sino all’entrata in vigore della normativa regionale) che prevede l’applicazione agli interventi di cui al comma 9 precedentemente citati - dell’art. 14 del TU dell’edilizia relativo al rilascio del permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici, anche per il mutamento delle destinazioni d’uso. Resta fermo il rispetto degli standard urbanistici, delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e in particolare delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica, di quelle relative alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, nonché delle disposizioni del Codice dei beni culturali (D.Lgs. n. 42/2004). Ciò significa che, decorsi i termini di cui sopra, la realizzazione degli interventi potrà avvenire in deroga agli strumenti urbanistici locali, ma servirà comunque l’approvazione del consiglio comunale.

 

Si ricorda che l’art. 14 del TU dell’edilizia prevede il rilascio del permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici generali esclusivamente per edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico, previa deliberazione del consiglio comunale, nel rispetto comunque delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell'attività edilizia.

Per quanto riguarda il mutamento della destinazione d'uso occorre ricordare la distinzione tra destinazioni d'uso "principali" e destinazioni d'uso "complementari, accessorie o compatibili": le prime sono quelle espressamente individuate dalla normativa urbanistica comunale; le seconde quelle che, indicate o meno, integrano e/o rendono possibili quelle principali. Il mutamento della destinazione d’uso, inoltre può essere disposto con esecuzione di lavori o senza esecuzione di opere, oppure può essere attuato nell'ambito della medesima categoria o con il passaggio da una categoria a un'altra tra quelle consentite. Solamente i mutamenti della destinazione d'uso disposti con esecuzione di opere, tanto nell'ambito della medesima categoria funzionale quanto nel passaggio da una categoria a un'altra, necessitano per la loro trasformazione di un titolo abilitativo (Cons. Stato n. 295/1995, Sez. V; Cass. pen. n. 7389/1998, Sez. III). Pertanto i mutamenti di destinazione d'uso disposti con esecuzione di opere edilizie sono, in genere, soggetti al medesimo regime (permesso di costruire o Dia) cui sono soggetti i lavori da eseguire. La normativa applicabile si rinviene nelle leggi regionali in quanto esse sono state emanate ai sensi dell’art. 10, comma 2, del TU dell’edilizia che dispone che siano le regioni a stabilire con legge quali mutamenti, connessi o non connessi a trasformazioni fisiche, dell'uso di immobili o di loro parti, sono subordinati a permesso di costruire o a Dia.

 

Il comma 12 estende l’applicabilità delle disposizioni contenute nei commi precedenti anche alle Regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano,compatibilmente con le disposizioni degli statuti di autonomia e con le relative norme di attuazione.

 

Il comma 13 reca un’altra norma transitoria per le regioni a statuto ordinario (decorso il termine di 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto in esame e sino all’entrata in vigore della normativa regionale), in base alla quale, oltre a quanto previsto nei commi precedenti:

a)      è ammesso il rilascio del permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici generali ai sensi dell’art. 14 del TU per l’edilizia anche per il mutamento delle destinazioni d’uso tra loro compatibili o complementari;

b)      i piani attuativi comunque denominati, compatibili con lo strumento urbanistico generale, sono approvati dalla giunta comunale.

 

Si ricorda che le destinazioni d'uso complementari, ove non espressamente vietate, sono ammissibili nell'ambito considerato anche se non indicate dalla normativa urbanistica comunale.

Per quanto riguarda i cd. “piani attuativi” essi si riferiscono al Piano Regolatore Generale (PRG) del quale ne precisano gli interventi sul territorio e ne organizzano l’attuazione. A titolo indicativo i principali piani attuativi sono: i piani particolareggiati (di iniziativa pubblica o privata); i piani di zona; i piani di lottizzazione; i piani per l'edilizia economica e popolare; i piani delle aree da destinare agli insediamenti produttivi; i piani di recupero di iniziativa pubblica o privata. In merito alla loro approvazione si ricorda che il D.Lgs. 267/2000 ``Testo unico enti locali`` demanda al Consiglio comunale compiti di indirizzo e controllo politico, mentre alla Giunta comunale assegna funzioni di tipo esecutivo-attuativo.

 

Il comma 14 prevede che, decorsi 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto in esame, le disposizioni contenute nel comma 9 saranno immediatamente applicabili alle regioni a statuto ordinario che non hanno provveduto ad approvare proprie leggi. La volumetria aggiuntiva da riconoscere quale misura premiale ai sensi della lett. a) del comma 9 - e applicabile fino all’approvazione delle leggi regionali - è realizzata:

§       nel limite massimo del 20% del volume dell’edificio se destinato ad uso residenziale;

§       nel limite massimo del 10% della superficie coperta per edifici adibiti ad uso diverso.

Viene inoltre precisato che le volumetrie e le superfici di riferimento devono essere calcolate sulle distinte tipologie edificabili e pertinenziali esistenti e devono essere asseverate dal tecnico abilitato in sede di presentazione della documentazione relativa al titolo abilitativo previsto.

 

In relazione alla formulazione del comma 14 si osserva che occorrerebbe correggere il riferimento al comma 6, lett. a), con il riferimento al comma 9, lett. a).

 

Si fa presente, da ultimo, che la riqualificazione di aree urbane degradate era uno dei punti per il rilancio del settore edilizio (cd. Piano casa 2) previsto nell’intesa raggiunta in sede di Conferenza Stato-Regioni del 1° aprile 2009. Nell’intesa viene, infatti precisato che, le leggi regionali possono individuare “gli ambiti nei quali i medesimi interventi sono favoriti con opportune incentivazioni e premialità finalizzate alla riqualificazione di aree urbane degradate”. Le Regioni hanno interpretato in vario modo tale punto dell’intesa, alcune hanno emanato norme di principio, altre invece hanno dato una puntuale attuazione a tale disposizione prevedendo norme specifiche per la riqualificazione delle aree degradate e delle aree industriali dismesse.

Tra le leggi regionali si ricordano:

§       la Basilicata che con la L.R. n. 25/2009 (art. 4) promuove programmi integrati di riqualificazione urbana nei Comuni ad alta tensione abitativa e con più 10.000 abitanti. A tal fine la Regione, con procedure di evidenza pubblica, valuta le proposte di intervento che prevedono la realizzazione/recupero di alloggi sociali nella misura non inferiore al 40% della volumetria destinata alla residenza. Le proposte possono essere presentate alla Regione anche dai privati senza ricorso a risorse pubbliche. Nella selezione sarà data priorità alle proposte che prevedono la riqualificazione urbana e il riuso del patrimonio edilizio esistente. Per l'attuazione degli interventi, se in deroga agli strumenti urbanistici vigenti, la Regione promuove conferenze di servizi finalizzate a definire appositi accordi di programma;

§       la riqualificazione di aree degradate è tra le finalità della L.R. n. 21/2010 della Calabria (art. 2) da attuare con procedure semplificate nel rispetto della sicurezza dei luoghi di lavoro. L’art. 8 disciplina, quindi, nel dettaglio la riqualificazione delle aree urbane degradate e delle aree industriali dismesse. Si consente, tra l’altro, l'aumento, entro il limite del 35% della volumetria esistente, per gli interventi di demolizione/ricostruzione e ristrutturazione degli edifici residenziali pubblici. Inoltre, nelle aree urbanizzate, in deroga agli strumenti urbanistici, sono consentiti interventi di sostituzione edilizia con ampliamento della volumetria esistente anche con cambiamento di destinazione d'uso che prevedono la realizzazione di una quota non inferiore al 20% per l'edilizia convenzionata. Per tali finalità la Giunta regionale emana apposite linee guida;

§       anche per la Campania la riqualificazione delle aree urbane degradate o esposte a particolari rischi ambientali e socialiè tra gli obiettivi della L.R. n. 19/2009, come modificata dalla L.R. n. 1/2011. L’art. 7 detta norme analoghe a quelle della legge calabra. Per gli immobili dismessi, in deroga agli strumenti urbanistici generali e ai parametri edilizi, sono consentiti interventi di sostituzione edilizia a parità di volumetria esistente, anche con cambiamento di destinazione d’uso, dietro realizzazione di una quota non inferiore al 30% per l’edilizia sociale. E’ consentito il mutamento di destinazione d’uso a fini abitativi con una previsione a edilizia convenzionata non inferiore al 20% del volume dell’edificio nelle aree urbanizzate anche in deroga agli strumenti urbanistici. Sono previste anche norme per la delocalizzazione di industrie inquinanti. Per tali finalità la Giunta regionale approva linee-guida ad hoc;

§       la Liguria, con L.R. n. 49/2009, modificata dalla L.R. n. 4/2011, prevede, all’art. 7, al fine di conseguire effetti di riqualificazione urbanistica, paesistica e/o ambientale, che i Comuni possono approvare interventi di demolizione/ricostruzione con incremento fino al 35% della volumetria aventi ad oggetto edifici a destinazione diversa da quella residenziale, nel rispetto delle destinazioni d'uso previste nello strumento urbanistico comunale. Vengono introdotte norme stringenti che dispongono che, se delocalizzati, tali interventi possono essere assentiti soltanto in aree edificabili in base al vigente strumento urbanistico e a condizione che il soggetto attuatore si impegni alla realizzazione delle opere di urbanizzazione. Se gli interventi prevedono, invece, l'insediamento della destinazione d'uso residenziale, essi possono essere assentiti, senza l'incremento volumetrico, nel rispetto delle destinazioni d'uso ed a condizione che il soggetto attuatore si impegni, oltre alla realizzazione delle opere di urbanizzazione, o alla realizzazione di alloggi di edilizia convenzionata per una quota del 20 % della volumetria o alla corrispondente monetizzazione a favore del Comune. Da ultimo, qualora tali interventi prevedano la delocalizzazione devono essere assentiti mediante procedura di Conferenza di servizi nel cui contesto sono rilasciati i titoli abilitativi necessari ed approvate le varianti agli strumenti urbanistici comunali e la destinazione d'uso da attribuire all'area liberata dalla demolizione. A seguito dell'approvazione degli interventi è vietato il mutamento di destinazione d'uso dei relativi immobili per 20 anni;

§       la Lombardia con L.R. n. 13/2009, modificata dalla L.R. n. n. 7/2010, prevede, all’art. 4, interventi di riqualificazione di quartieri di edilizia residenziale pubblica (ERP) anche in deroga alle previsioni quantitative degli strumenti urbanistici e ai regolamenti edilizi, in misura non superiore al 40% della volumetria complessiva destinata a ERP esistente nel quartiere. La realizzazione della nuova volumetria è subordinata al conseguimento dei requisiti minimi di risparmio energetico ed all’esecuzione di interventi paesaggistico-ambientale nel quartiere E.R.P (sistemazione a verde, eliminazione delle strutture in cemento-amianto non confinate, risanamento delle facciate e quanto altro necessario alla riqualificazione estetica/funzionale del quartiere).

Profili finanziari

Si rinvia alla scheda dell’articolo 5, commi 1-3.


 

Articolo 5, comma 15
(Proroga entrata in vigore sanzioni amministrative)

 

15. All'articolo 2, comma 12, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 le parole "1° maggio 2011" sono sostituite dalle seguenti: "1° luglio 2011".

 

 

Il comma 15, con una modifica all’art. 2, comma 12, del D.Lgs. n. 23/2011 sul federalismo municipale, posticipa al 1° luglio 2011, la decorrenza prevista per la quadruplicazione degli importi delle sanzioni amministrative previste per l’inadempimento degli obblighi di dichiarazione degli immobili agli uffici dell’Agenzia del territorio, prevedendo che il 75% dell’importo delle sanzioni irrogate sia devoluto al Comune ove è ubicato l’immobile.

 

Tale disposizione appare conseguente alle norme introdotte con i commi 11 e 13 sui mutamenti delle destinazioni d’uso, dato che essi richiedono, tra l’altro, la presentazione di una dichiarazione di variazione d’uso catastale all’Ufficio dell’Agenzia del Territorio competente, in quanto, modificando la categoria edilizia, cambiano conseguentemente anche la rendita catastale e i relativi parametri per il calcolo dell’imposta (ICI).

Profili finanziari

Si rinvia alla scheda dell’articolo 5, commi 1-3.


 

Articolo 6, comma 1
(Ulteriori riduzione e semplificazioni degli adempimenti burocratici)

 


1. Per ridurre gli oneri derivanti dalla normativa vigente e gravanti in particolare sulle piccole e medie imprese sono apportate con il seguente provvedimento, operativo in una logica che troverà ulteriori sviluppo, le modificazioni che seguono:

  a) in corretta applicazione della normativa europea le comunicazioni relative alla riservatezza dei dati personali sono limitate alla tutela dei cittadini, conseguentemente non trovano applicazione nei rapporti tra imprese;

  b) le pubbliche amministrazioni devono pubblicare sul proprio sito istituzionale l'elenco degli atti e documenti necessari per ottenere provvedimenti amministrativi; altri atti o documenti possono essere richiesti solo se strettamente necessari e non possono costituire ragione di rigetto dell'istanza del privato;

  c) riduzione degli adempimenti concernenti l'utilizzo di piccoli serbatoi di GPL;

  d) facoltà di effettuare "on line" qualunque transazione finanziaria ASL- imprese e cittadini;

  e) per i trasporti eccezionali l'attuale autorizzazione prevista per ciascun trasporto é sostituita, per i trasporti della medesima tipologia ripetuti nel tempo, da un autorizzazione periodica da rilasciarsi con modalità semplificata;

  f) riduzione degli oneri amministrativi da parte delle amministrazioni territoriali.


 

 

L’articolo 6, al comma 1, elenca, le misure che sono disciplinate nel successivo comma 2, lettere da a) a f) e ne individua la comune finalità, consistente nella riduzione degli oneri derivanti dalla normativa vigente, con particolare riferimento a quelli che gravano sulle piccole e medie imprese. Tale elenco è meramente ricognitivo e reca un inciso enunciativo di intenti, riferito alla “logica” dell’intero provvedimento, che potrebbe avere per il futuro legislatore un valore solo di generico indirizzo.

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione Europea)

La creazione di un ambiente giuridico e fiscale favorevole alle imprese che consenta loro di beneficiare di tutte le opportunità offerte dal mercato unico, compresa la libertà di stabilimento, con conseguente impatto positivo sulla crescita e l’occupazione, costituisce una delle priorità dell’”Atto per il mercato unico” (COM(2011)206), presentato dalla Commissione il 13 aprile 2011 al fine di rilanciare il mercato unico europeo.

Secondo le stime della Commissione, l’attuazione di tali misure potrebbero consentire risparmi pari a 1,5 miliardi di euro all’anno per 1,1 milioni di piccole imprese e di 5,2 miliardi di euro all’anno per 5,9 miliardi di micro imprese.

Al fine di contribuire a tale obiettivo, la Commissione intende proporre una semplificazione delle direttive sulle norme contabili per ridurre gli oneri amministrativi connessi agli obblighi di informazione finanziaria, in particolare per le PMI.

 

Il 22 ottobre 2009 la Commissione ha varato un programma di azione (COM(2009)544) per realizzare l’obiettivo di riduzione del 25% degli oneri amministrativi entro il 2012,fissato dal Consiglio europeo di marzo 2007.

Dalla comunicazione “Legiferare con intelligenza nell'UE” (COM(2010)543) dell’8 ottobre 2010, risulta che tale obiettivo sta per essere superato e che l’attuazione del programma comporterebbe per le imprese una riduzione degli oneri amministrativi di origine europea pari a 38 miliardi di euro (in termini percentuali circa il 31%). In tale contesto la Commissione invita gli Stati membri a sfruttare le possibilità di esenzione dall’applicazione di alcune regole offerte dalla legislazione UE per certi tipi di imprese quali le PMI. Ricorda altresì che in base alle modifiche al regime IVA in materia di fatturazione introdotte di recente dalla direttiva 2010/45/CE, nel caso in cui tutte le fatture fossero inviate per via elettronica, si potrebbe conseguire a medio termine una ulteriore riduzione degli oneri fino a 18 miliardi di euro.

La riduzione dei costi per le formalità amministrative gravanti sulle imprese è uno degli ambiti fondamentali d'intervento identificati nel piano europeo di ripresa economica (COM(2008)800) ed è in linea con lo Small Business Act.

Da ultimo, nella comunicazione relativa alla revisione dello Small Business Act(COM(2011)78) presentata il 23 febbraio 2011, la Commissione ribadisce la necessità di una semplificazione del contesto normativo e amministrativo in cui operano le PMI, in particolare per mezzo di norme ispirate al principio "Think small first" e a quello "una sola volta" o di strumenti come l'e-government e soluzioni del tipo sportello unico.

In particolare, la Commissione ritiene che il principio "Think small first" vada applicato non solo alla legislazione, ma anche alle procedure amministrative riguardanti le PMI, ad esempio, introducendo un interlocutore unico e riducendo gli obblighi di dichiarazione. La Commissione, inoltre, ritiene necessario promuovere in tutta l'UE l'applicazione del principio "una sola volta", secondo il quale le autorità pubbliche e gli organi amministrativi devono astenersi dal richiedere nuovamente informazioni, dati, documenti o certificati che sono già stati forniti nel contesto di altre procedure.

Il 12 maggio 2011 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sul riesame dello "Small Business Act" con la quale accoglie favorevolmente la proposta della Commissione sottolineando, in particolare, l'importanza dell'e-government e del principio “una volta sola”, e richiamando la necessità che gli Stati membri evitino, in sede di trasposizione nel diritto nazionale, la prassi di regolamentare oltre i requisiti imposti dalla legislazione UE (c.d. "gold-plating").

 

Il 4 novembre 2010 la Commissione europea ha presentato la comunicazione “Un approccio globale alla protezione dei dati personali nell'Unione europea” (COM(2010)609), in cui vengono definiti gli interventi necessari per modernizzare il quadro giuridico dell'UE che disciplina la protezione dei dati personali in tutti i settori di attività dell'Unione (in particolare, la direttiva 95/46/CE relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati), tenendo conto in particolare delle sfide generate dalla globalizzazione e dalle nuove tecnologie.

Per quanto riguarda gli aspetti relativi al mercato interno, la Commissione europea rileva che una delle preoccupazioni più frequentemente espresse, in particolare, dalle società multinazionali, è l'insufficiente armonizzazione tra le norme di protezione dei dati degli Stati membri, nonostante l'esistenza di un quadro giuridico comune dell'Unione. I responsabili del trattamento concorderebbero inoltre sul fatto che l'attuale obbligo di notificare tutti i trattamenti dati alle autorità di protezione dei dati sia alquanto gravoso.

In questo quadro la Commissione europea ritiene che la revisione e la semplificazione dell’attuale sistema di notificazione (articolo 18 della direttiva 95/46/CE), eventualmente anche attraverso l’introduzione di un modulo di registrazione uniforme per tutta l'UE, contribuirebbe concretamente a diminuire gli oneri amministrativi e ridurre i costi dei responsabili del trattamento.

La Commissione europea sottolinea tuttavia che la semplificazione amministrativa non deve comportare una riduzione generale degli obblighi a carico dei responsabili del trattamento per una protezione efficace dei dati: il nuovo quadro giuridico dovrebbe, al contrario, definire più chiaramente tali obblighi, anche in relazione ai dispositivi di controllo interno e alla cooperazione con le autorità nazionali di protezione dei dati. La Commissione ritiene necessario a questo proposito:

§       rendere obbligatoria la nomina di un responsabile della protezione dei dati indipendente e armonizzare le regole sulle sue funzioni e competenze, individuando però una soglia adeguata per evitare di gravare soprattutto le piccole imprese e le microimprese di inutili oneri amministrativi;

§       integrare nel quadro giuridico l'obbligo per i responsabili del trattamento di realizzare, in casi specifici, una valutazione d'impatto della protezione dei dati, ad esempio per il trattamento di dati sensibili o se il tipo di trattamento presenta rischi particolari, soprattutto in connessione con determinate tecnologie, procedure e dispositivi, tra cui la profilazione o la videosorveglianza;

§       promuovere l'uso delle tecnologie di rafforzamento della tutela della vita privata (PET - Privacy Enhancing Technologies), e le possibilità di attuazione concreta del concetto "privacy by design".


 

Articolo 6, comma 2, lettera a)
(Privacy)

 


2. Conseguentemente, alla disciplina vigente sono apportate, tra l'altro, le seguenti modificazioni:

  a) al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:

       1) all'articolo 5 é aggiunto in fine il seguente comma:

       "3-bis. Il trattamento dei dati personali relativi a persone giuridiche, imprese, enti o associazioni effettuato nell'ambito di rapporti intercorrenti esclusivamente tra i medesimi soggetti per le finalità amministrativo - contabili, come definite all'articolo 34, comma 1-ter, non é soggetto all'applicazione del presente codice.";

       2) all'articolo 13, comma 5, é aggiunto in fine il seguente comma:

       "5-bis. L'informativa di cui al comma 1 non é dovuta in caso di ricezione di curricula spontaneamente trasmessi dagli interessati ai fini dell'eventuale instaurazione di un rapporto di lavoro. Al momento del primo contatto successivo all'invio del curriculum, il titolare é tenuto a fornire all'interessato, anche oralmente, una informativa breve contenente almeno gli elementi di cui al comma 1, lettere a), d) ed f).";

       3) all'articolo 24, comma 1, lettera g) le parole: "anche in riferimento all'attività di gruppi bancari e di società controllate o collegate" sono soppresse e dopo la lettera i) sono aggiunte le seguenti:

       "i-bis) riguarda dati contenuti nei curricula, nei casi di cui all'articolo 13, comma 5-bis;

       i-ter) con esclusione della diffusione e fatto salvo quanto previsto dall'articolo 130 del presente codice, riguarda la comunicazione di dati tra società, enti o associazioni con società controllanti, controllate o collegate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile ovvero con società sottoposte a comune controllo, nonché tra consorzi, reti di imprese e raggruppamenti e associazioni temporanei di imprese con i soggetti ad essi aderenti, per le finalità amministrativo contabili, come definite all'articolo 34, comma 1-ter, e purché queste finalità siano previste espressamente con determinazione resa nota agli interessati all'atto dell'informativa di cui all'articolo 13.";

  4) all'articolo 26, comma 3, dopo la lettera b) é aggiunta la seguente:

       "b-bis) dei dati contenuti nei curricula, nei casi di cui all'articolo 13, comma 5-bis.";

  5) all'articolo 34, il comma 1-bis é sostituito dai seguenti:

       "1-bis. Per i soggetti che trattano soltanto dati personali non sensibili e che trattano come unici dati sensibili e giudiziari quelli relativi ai propri dipendenti e collaboratori, anche se extracomunitari, compresi quelli relativi al coniuge e ai parenti, la tenuta di un aggiornato documento programmatico sulla sicurezza é sostituita dall'obbligo di autocertificazione, resa dal titolare del trattamento ai sensi dell'articolo 47 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, di trattare soltanto tali dati in osservanza delle misure minime di sicurezza previste dal presente codice e dal disciplinare tecnico contenuto nell'allegato B). In relazione a tali trattamenti, nonché a trattamenti comunque effettuati per correnti finalità amministrativo - contabili, in particolare presso piccole e medie imprese, liberi professionisti e artigiani, il Garante, sentiti il Ministro per la semplificazione normativa e il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, individua con proprio provvedimento, da aggiornare periodicamente, modalità semplificate di applicazione del disciplinare tecnico contenuto nel citato allegato B) in ordine all'adozione delle misure minime di cui al comma 1.

       1-ter. Ai fini dell'applicazione delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali, i trattamenti effettuati per finalità amministrativo - contabili sono quelli connessi allo svolgimento delle attività di natura organizzativa, amministrativa, finanziaria e contabile, a prescindere dalla natura dei dati trattati. In particolare, perseguono tali finalità le attività organizzative interne, quelle funzionali all'adempimento di obblighi contrattuali e precontrattuali, alla gestione del rapporto di lavoro in tutte le sue fasi, alla tenuta della contabilità e all'applicazione delle norme in materia fiscale, sindacale, previdenziale - assistenziale, di salute, igiene e sicurezza sul lavoro";

       6) all'articolo 130, comma 3-bis, dopo le parole: "mediante l'impiego del telefono" sono inserite le seguenti: "e della posta cartacea" e dopo le parole: "l'iscrizione della numerazione della quale é intestatario" sono inserite le seguenti: "e degli altri dati personali di cui all'articolo 129, comma 1,";


 

 

Allo scopo di ridurre gli oneri gravanti sulle piccole e medie imprese derivanti – secondo la relazione governativa – “da una non corretta trasposizione della normativa comunitaria”,la norma introduce una serie di modifiche al Codice della privacy (D.Lgs. n. 196 del 2003) che limitano l’applicazione della disciplina sulla riservatezza delle comunicazioni di dati personali.

§      la lettera a), n. 1 introduce un comma 3-bis all’art. 5 che prevede l’esclusione dall’ambito applicativo del Codice della privacy dei trattamenti di dati personali da parte di persone giuridiche, imprese, enti e associazioni ove riconducibili a rapporti intercorrenti tra tali soggetti per finalità amministrativo-contabili, come definite dal comma 1-ter dell’art. 34; la lettera a) n. 5) definisce tali trattamenti come quelli che – indipendentemente dalla natura dei dati trattati – sono relativi ad attività di natura organizzativa, amministrativa, finanziaria e contabile e che, in generale, sono riconducibili ad attività organizzative interne;

§      la lettera a), n. 2 aggiunge un comma 5-bis all’art. 13 che, in materia di informativa al diretto interessato (sulla finalità e modalità del trattamento, la natura obbligatoria o meno del conferimento dei dati; le conseguenze di un rifiuto di rispondere, i soggetti cui i dati possono essere comunicati, l’ambito di diffusione), ne stabilisce la possibile omissione quando si tratti di curriculaspontaneamente trasmessi dall’interessato per fini di lavoro. La nuova norma prevede poi che, al momento del primo contatto successivo all’invio del curriculum, all’interessato debba essere fornita - anche oralmente - una informativa breve, i cui contenuti minimi sono: finalità e modalità del trattamento cui sono destinati i dati; soggetti o categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di responsabili o incaricati; l'ambito di diffusione dei dati medesimi; gli estremi identificativi del titolare e, se designati, del rappresentante nel territorio dello Stato (in caso di trattamento da parte di soggetto estero) e del responsabile (n. 2);

§      la lettera a) n. 3 modifica l’articolo 24 del Codice, da un lato, sopprimendo - in riferimento all'attività di gruppi bancari e di società controllate o collegate –specifiche ipotesi di esonero alla richiesta del consenso dell’interessato al trattamento; dall’altro – con le nuove lett. i-bis) e i-ter) del comma 1 - ampliando le ipotesi di esclusione del consenso - oltre che nei citati casi di dati contenuti nei curricula - anche in numerose ipotesi di “trattamenti effettuati sulla base di rapporti di controllo e collegamento tra società e nell’ambito delle altre forme di organizzazione congiunta dell’attività d’impresa (consorzi, ATI, joint venture, reti d’impresa, ecc.)”.

§      la lett. a) n. 4 aggiunge la lett. b-bis) al comma 3 dell’art. 26, prevedendo che i dati sensibili contenuti nei curricula trasmessi spontaneamente possono essere oggetto di trattamento prescindendo dal consenso scritto dell'interessato e dall’autorizzazione del Garante;

§      la lett. a) n. 5 integra il contenuto dell’art. 34 con un nuovo comma 1-bis che prevede che, al posto della tenuta del documento programmatico sulla sicurezza (DPS) -i soggetti che trattano con strumenti elettronici soltanto dati personali non sensibili (e come unici dati sensibili e giudiziari quelli relativi ai propri dipendenti e collaboratori, anche se extracomunitari, ovvero al coniuge e ai loro parenti), per il trattamento di tali possano ricorrere ad autocertificazione (ex art. 47 TU D.P.R. 445/2000) dati in osservanza delle misure minime di sicurezza previste dal Codice della privacy e dal disciplinare tecnico, contenuto nell’allegato B) al codice stesso;

§      La lett. a) n. 6 novella il comma 3-bis all’art. 130 in materia di comunicazioni indesiderate. La nuova norma amplia l’ambito applicativo della disciplina delle comunicazioni commerciali per mezzo del telefono, consentendo un ulteriore trattamento dei dati contenuti negli elenchi telefonici pubblici ove finalizzato all’invio di comunicazione commerciale, di materiale pubblicitario (o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato) anche tramite posta cartacea; viene, comunque fatto salvo il diritto di opposizione, mediante l’iscrizione della numerazione telefonica dell’interessato nel registro pubblico delle opposizioni (attuato con il D.P.R. 7 settembre 2010, n. 178).


 

Articolo 6, comma 2, lettera b)
(Semplificazione amministrativa)

 


  b) allo scopo di rendere effettivamente trasparente l'azione amministrativa e di ridurre gli oneri informativi gravanti su cittadini e imprese:

       1) le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, entro 90 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto pubblicano sui propri siti istituzionali, per ciascun procedimento amministrativo ad istanza di parte rientrante nelle proprie competenze, l'elenco degli atti e documenti che l'istante ha l'onere di produrre a corredo dell'istanza. Dall'attuazione della presente disposizione non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e le attività ivi previste sono svolte nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali previste in base alla legislazione vigente;

       2) in caso di mancato adempimento di quanto previsto al numero 1) la pubblica amministrazione procedente non può respingere l'istanza adducendo la mancata produzione di un atto o documento e deve invitare l'istante a regolarizzare la documentazione in un termine congruo. Il provvedimento di diniego non preceduto dall'invito di cui al periodo precedente é nullo. Il mancato adempimento di quanto previsto dal numero 1 é altresì valutato ai fini della attribuzione della retribuzione di risultato ai dirigenti responsabili;

       3) il mancato adempimento di quanto previsto al numero 1), nei procedimenti di cui all'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, legittima comunque l'istante ad iniziare l'attività dalla data di presentazione della segnalazione certificata di inizio attività. In tal caso l'amministrazione non può adottare i provvedimenti di cui all'articolo 19, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241 prima della scadenza del termine fissato per la regolarizzazione ai sensi del numero 2;

       4) la disposizione di cui al numero 1 non si applica per gli atti o documenti la cui produzione a corredo dell'istanza é prevista da norme di legge, regolamento o da atti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana;

       5) i regolamenti ministeriali o interministeriali, nonché i provvedimenti amministrativi a carattere generale adottati dalle amministrazioni dello Stato, al fine di regolare l'esercizio di poteri autorizzatori, concessori o certificatori, nonché l'accesso ai servizi pubblici ovvero la concessione di benefici, recano in allegato l'elenco di tutti gli oneri informativi gravanti sui cittadini e le imprese introdotti o eliminati con gli atti medesimi. Per onere informativo si intende qualunque adempimento che comporta la raccolta, l'elaborazione, la trasmissione, la conservazione e la produzione di informazioni e documenti alla pubblica amministrazione;

       6) nei casi in cui non é prevista la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana degli atti di cui al numero 4) gli stessi sono pubblicati sui siti istituzionali di ciascuna amministrazione, secondo i criteri e le modalità definite con apposito regolamento emanato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro per la semplificazione normativa, entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. I questionari di cui alla lettera c) dell'articolo 5 del decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216, sono resi disponibili sul sito internet della Società per gli studi di settore - SOSE s.p.a.; con provvedimento del Ministero dell'economia e delle finanze da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana é data notizia della data in cui i questionari sono disponibili. Dalla data di pubblicazione del suddetto provvedimento decorre il termine di sessanta giorni previsto dalla medesima lettera c).


 

 

Per ridurre gli oneri informativi a carico dei cittadini e delle imprese e rafforzare la trasparenza dell’azione amministrativa, l’articolo 6, co. 2, lett. b), stabilisce alcuni obblighi in capo alla generalità delle pubbliche amministrazioni, individuate ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 165/2001.

 

Come noto, nel diritto positivo, non esiste una definizione unitaria di pubblica amministrazione, intesa in senso soggettivo. Si riscontrano tuttavia alcune definizioni funzionali attraverso le quali il legislatore procede ad individuare espressamente le pubbliche amministrazioni ai fini dell’applicazione di una specifica disciplina. Tra queste, la definizione più completa ed utilizzata è quella contenuta nella normativa in materia di rapporto di lavoro con le pubbliche amministrazioni. Secondo l’art. 1, co. 2, D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, «per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le regioni, le province, i comuni, le comunità montane e loro consorzi ed associazioni, le istituzioni universitarie, gli istituti autonomi case popolari, le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, e le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni e le agenzie di cui al D.Lgs. n. 300/1999. Fino alla revisione organica della disciplina di settore, le disposizioni di cui al presente decreto continuano ad applicarsi anche al CONI».

 

entro novanta giorni dall’entrata in vigore del decreto-legge, le pubbliche amministrazioni hanno l’obbligo di pubblicare sui propri siti istituzionali, per ciascun procedimento amministrativo ad istanza di parte che rientra nelle proprie competenze, l’elenco degli atti e documenti che l’istante ha l’onere di produrre a corredo dell’istanza. La norma precisa, con una clausola finanziaria di salvaguardia, che l’attuazione della disposizione avviene nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali previste a legislazione vigente, quindi senza produrre nuovi oneri a carico della finanza pubblica (numero 1).

Sotto il profilo oggettivo, l’obbligo di pubblicazione non sussiste per quegli atti o documenti la cui presentazione in allegato alla domanda sia prevista da norme di legge, regolamento o da (altri) atti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale (numero 4).

 

In proposito, si ricorda che il Codice dell’amministrazione digitale (D.lgs. 82/2005[82]), come di recente riformato ai sensi del D.lgs. 235/2010[83], agli articoli 53 e 54 impone alle pubbliche amministrazioni centrali di realizzare siti istituzionali liberamente fruibili su reti telematiche (il riferimento è a Internet), precisandone i requisiti ed il contenuto minimo necessario.

In particolare, l’art. 54 prescrive che i siti delle pubbliche amministrazioni contengono necessariamente i seguenti dati pubblici: a) l'organigramma, l'articolazione degli uffici, le attribuzioni e l'organizzazione di ciascun ufficio anche di livello dirigenziale non generale, i nomi dei dirigenti responsabili dei singoli uffici, nonché il settore dell'ordinamento giuridico riferibile all'attività da essi svolta, corredati dai documenti anche normativi di riferimento; b) l'elenco delle tipologie di procedimento svolte da ciascun ufficio di livello dirigenziale non generale, il termine per la conclusione di ciascun procedimento ed ogni altro termine procedimentale, il nome del responsabile e l'unità organizzativa responsabile dell'istruttoria e di ogni altro adempimento procedimentale, nonché dell'adozione del provvedimento finale, individuati ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241; c) le scadenze e le modalità di adempimento dei procedimenti individuati ai sensi degli articoli 2 e 4 della legge 7 agosto 1990, n. 241; d) l’elenco completo delle caselle di posta elettronica istituzionali attive; e) ; f) l’elenco di tutti i bandi di gara; g) l'elenco dei servizi forniti in rete già disponibili e dei servizi di futura attivazione, indicando i tempi previsti per l'attivazione medesima; g-bis) i bandi di concorso.

AI sensi del successivo articolo 57 si prescrive già che le pubbliche amministrazioni provvedono a definire e a rendere disponibili per via telematica l'elenco della documentazione richiesta per i singoli procedimenti, i moduli e i formulari validi ad ogni effetto di legge, anche ai fini delle dichiarazioni sostitutive di certificazione e delle dichiarazioni sostitutive di notorietà. Più in particolare stabilisce che l’uso di moduli e formulari che non siano stati pubblicati non può essere richiesto dall’amministrazione ed, in caso di omessa pubblicazione, i relativi procedimenti possono essere avviati anche in assenza dei suddetti moduli o formulari. La mancata pubblicazione è altresì rilevante ai fini della misurazione e valutazione della performance individuale dei dirigenti responsabili.

Peraltro, le disposizioni dell’articolo 57, che solo a partire dalla novella del 2010 impongono la diffusione per via telematica delle documentazione richiesta per i singoli procedimenti, sono applicate dalle pubbliche amministrazioni anche in via progressiva, con la facoltà di avvalersi a tal fine dell'assistenza tecnica di DigitPa, considerate le proprie esigenze organizzative e secondo moduli, approvati con specifici provvedimenti di ciascuna amministrazione, che tengono conto delle risorse finanziarie disponibili certificate dagli uffici centrali di bilancio ovvero, per le amministrazioni non dotate di tali uffici centrali, dagli omologhi uffici (così recita l’art. 57, co. 20, D.Lgs. 235/2010).

 

Alla luce della ricostruzione normativa, l’obbligo indicato dalla disposizione in esame sembrerebbe specificare parte di quanto previsto più ampiamente dall’articolo 57 del Codice dell’amministrazione digitale (Cad). Infatti, l’obbligo di rendere disponibile per via telematica l’elenco della documentazione richiesta per i singoli procedimenti pare ricomprendere quello di pubblicare sul proprio sito istituzionale l’elenco degli atti e documenti che l’istante ha l’onere di produrre nei procedimenti ad istanza di parte. Piuttosto, il contenuto innovativo della disposizione riguarda gli effetti conseguenti all’inadempimento, di cui ai punti successivi.

 

Si valuti l’opportunità di coordinare le disposizioni in esame con quelle dettate puntualmente dal Codice dell’amministrazione digitale in materia di contenuto minimo necessario dei dati pubblicati nei siti istituzionali delle pubbliche amministrazioni.

 

In caso di inadempimento dell’amministrazione all’obbligo di pubblicazione di cui al numero 1), l’istanza non può essere rigettata per mancata presentazione di documenti. Piuttosto, l’amministrazione procedente deve assegnare all’istante un termine congruo per integrare la domanda con la documentazione necessaria. Qualora, invece, l’amministrazione non vi provveda, rigettando l’istanza, il relativo provvedimento di diniego è nullo (numero 2).

 

Sul punto, merita ricordare che ai sensi dell’articolo 10-bis della legge sul procedimento amministrativo (L. 241/1990[84]) nei procedimenti ad istanza di parte, prima della formale adozione di un provvedimento negativo, il responsabile del procedimento è tenuto a comunicare tempestivamente agli istanti i motivi che ostano all'accoglimento della domanda. Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate da documenti, che dovranno essere presi in considerazione dall’amministrazione ai fini del provvedimento finale.

Si ricorda, inoltre, che la nullità del provvedimento amministrativo, oggi codificata dalla legge 241/1990, come riformata dalla L. 15/2005 (art. 21-septies) si verifica quando il provvedimento: a) manchi degli elementi essenziali, b) sia viziato da difetto assoluto di attribuzione, c) sia stato adottato in violazione o elusione del giudicato, ed infine d) in tutti gli altri casi espressamente previsti dalla legge (c.d. nullità testuali).

 

Ancora in relazione al mancato adempimento dell’obbligo di pubblicazione sul sito istituzionale, si stabilisce che esso è valutato anche ai fini dell’attribuzione della retribuzione di risultato dei dirigenti responsabili.

 

Come già accennato, l’articolo 57 del CAD dispone che la mancata pubblicazione della documentazione necessaria è altresì rilevante ai fini della misurazione e valutazione della performance individuale dei dirigenti responsabili.

In questo caso, invece, si prevede l’efficacia dell’inadempimento ai fini della retribuzione di risultato, che consiste di quella parte accessoria del trattamento economico dei dirigenti, determinata dal contratto individuale, collegata al livello di responsabilità attribuito con l’incarico di funzione ed ai risultati conseguiti nell’attività amministrativa e di gestione. Il trattamento accessorio collegato ai risultati deve costituire almeno il 30 per cento della retribuzione complessiva del dirigente considerata al netto della retribuzione individuale di anzianità e degli incarichi aggiuntivi soggetti al regime dell'onnicomprensività (art. 24, D.Lgs. 165/2001[85]).

 

Il numero 3 dispone che nei procedimenti ad istanza di parte necessari all’esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale, per i quali è prevista la segnalazione certificata di inizio attività (Scia), di cui all’articolo 19 della L. 241/1990, la mancata pubblicazione sul sito dell’amministrazione dell’elenco dei documenti a corredo della domanda legittima l’istante ad iniziare l’attività. In questo caso, a differenza della disciplina ordinaria della scia – che prevede che, in caso di accertamento della mancanza dei requisiti e dei presupposti per lo svolgimento dell’attività, l’amministrazione possa adottare provvedimenti motivati di diniego di prosecuzione dell’attività nei 60 giorni successivi all’inizio dell’attività – è stabilito che tali provvedimenti non possono essere adottati prima che sia scaduto il termine per l’integrazione della domanda, riconosciuto di diritto ai sensi del numero 2 della lettera b), in commento.

 

Si valuti l’opportunità di coordinare le disposizioni del numero 3) che introducono una deroga parziale alla disciplina della segnalazione certificata di inizio attività con quelle contenute nell’articolo 19 della legge sul procedimento amministrativo, anche attraverso una novella di quest’ultima disposizione.

 

Con la medesima finalità di garantire la trasparenza amministrativa, il numero 5 prescrive a carico delle amministrazioni dello Stato l’obbligo di allegare ai regolamenti ministeriali o interministeriali ovvero ai provvedimenti amministrativi a carattere generale adottati per regolare l’esercizio di poteri autorizzatori, concessori o certificatori, l’accesso ai servizi pubblici o la concessione di benefici un elenco degli oneri informativi a carico dei cittadini e delle imprese, introdotti ovvero eliminati in virtù degli atti medesimi. Allo stesso tempo si specifica che per onere informativo s’intende qualunque adempimento che comporti la raccolta, l’elaborazione, la trasmissione, la conservazione e la produzione di informazioni e documenti alla pubblica amministrazione.

Ai sensi dell’articolo 17, co. 3, della L. 400/1988 i regolamenti ministeriali sono adottati con decreto ministeriale nelle materie di competenza del ministro o di autorità sottordinate al ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza di più ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la necessità di apposita autorizzazione da parte della legge. I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione.

 

La disposizione riproduce puntualmente il comma 1 dell’articolo 7 del c.d. Statuto delle imprese, una proposta di legge approvato in testo unificato dalla Camera e ora all’esame del Senato (AS 2626). Peraltro, nel testo di quest’ultima pdl, tali disposizioni sono completate da una ulteriore che, modificando la disciplina dell’Analisi di impatto della regolamentazione, estende l’obbligo di individuare gli oneri informativi a tutti gli schemi di atti normativi da sottoporre alla deliberazione del Consiglio dei ministri[86].

 

Inoltre l’articolo 7 dello Statuto delle imprese prevede che anche se pubblicati nella Gazzetta Ufficiale, i regolamenti e i provvedimenti di cui sopra sono pubblicati nei siti istituzionali di ciascuna amministrazione secondo i criteri e le modalità definiti con regolamento da emanare con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge. Con tal regolamento sono altresì individuate le modalità di presentazione dei reclami da parte dei cittadini e delle imprese per la mancata applicazione delle disposizioni, ai fini della valutazione degli eventuali profili di responsabilità dei dirigenti preposti agli uffici interessati. Entro il 31 marzo di ogni anni, è fatto obbligo al Dipartimento della funzione pubblica di predisporre una relazione annuale sullo stato di attuazione di tali misure, valutare il loro impatto in termini di semplificazione e riduzione degli adempimenti amministrativi per i cittadini e le imprese, e di trasmettere i risultati al Parlamento.

 

Il numero 6) prevede che quando manchi la pubblicazione in GU dei documenti che individuano gli atti o i documenti che devono essere allegati a corredo di un’istanza all’amministrazione, gli stessi debbono risultare pubblicati nel sito istituzionale di ciascuna amministrazione.

 

Il contenuto di tale disposizione appare ripetitivo di quanto già previsto dal combinato disposto dei numeri 1) e 4).

 

I criteri e le modalità per la pubblicazione sono definiti con apposito regolamento emanato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro per la semplificazione normativa, entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

 

Nella sua ultima parte, la lettera b), numero 6), riguarda le modalità di pubblicazione dei questionari predisposti dalla Società per gli studi di settore – SOSE per la raccolta dei dati contabili e strutturali di comuni e province ai fini della determinazione del fabbisogno standard.

 

In merito, è opportuno ricordare che, nell’ambito dell’attuazione del federalismo fiscale, l’articolo 5 del D.Lgs. 216/2010[87], delinea le modalità attraverso le quali si articola il procedimento di determinazione del fabbisogno standard di comuni e province da parte della Società per gli studi di settore – SOSE S.p.a. La procedura attribuisce alla SOSE S.p.a. il compito di predisporre le metodologie necessarie per l’individuazione dei fabbisogni standard, nonché di provvedere al monitoraggio della fase applicativa e all’aggiornamento delle elaborazioni relative alla determinazione dei fabbisogni standard. Ai fini della predisposizione delle metodologie e della determinazione dei valori dei fabbisogni standard, la SOSE può predisporre appositi questionari indirizzati agli enti locali, finalizzati a raccogliere dati contabili e strutturali che, qualora inviati, le Province ed i Comuni sono tenuti a restituire in via telematica, sottoscritti dal legale rappresentante e dal responsabile economico, entro 60 giorni dal ricevimento. La mancata restituzione nel termine prescritto del questionario integralmente compilato è sanzionata con la sospensione dei trasferimenti a qualunque titolo spettanti agli enti, fino al regolare adempimento dell’obbligo di invio (lettera c).

 

In particolare, con la disposizione in esame si stabilisce che tali questionari devono essere resi disponibili sul sito internet della SOSE a partire da una data che verrà resa nota con provvedimento del Ministero dell'economia e delle finanze in Gazzetta Ufficiale. Dalla data di pubblicazione del provvedimento decorre il termine di sessanta giorni previsto per la restituzione dei questionari compilati alla SOSE stessa.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla norma effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica, con riferimento all’insieme delle norme recate dall’articolo in esame, afferma che le stesse non comportano effetti negativi sui saldi di finanza pubblica trattandosi esclusivamente di disposizioni procedurali. La relazione tecnica prosegue affermando che qualora fossero previste attività della pubblica amministrazione, le medesime rientrano nei compiti istituzionali e devono essere svolte nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali previste a legislazione vigente.

 

In merito ai profili di quantificazione non si hanno rilievi da formulare in considerazione di quanto indicato dalla RT e dall’articolo 57 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82[88], che già impone che le pubbliche amministrazioni provvedano a definire e a rendere disponibili per via telematica l'elenco della documentazione richiesta per i singoli procedimenti, i moduli e i formulari validi ad ogni effetto di legge.


 

Articolo 6, comma 2, lettera c)
(Depositi GPL)

 

c) per ridurre gli adempimenti connessi all'utilizzo dei piccoli serbatoi di gas di petrolio liquefatto, l'articolo 2, comma 16-septies, del decreto legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito con modificazioni dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, é abrogato;

 

 

La norma provvede all’abrogazione dell’articolo 2, comma 16-septies, dell’ultimo decreto cd. Milleproroghe[89], in materia di piccoli serbatoi di GPL. Secondo la relazione illustrativa, l’abrogazione è finalizzata alla “riduzione dei nuovi costosi adempimenti” connessi all’utilizzo dei “serbatoietti” di GPL.

Si ricorda che il comma 16-septies, abrogato dalla norma in esame, fissava:

-        al 30 giugno 2011 il termine ultimo per eseguire un puntuale esame visivo dell'intera superficie metallica dei serbatoi fissi, in esercizio da 25 anni dalla prima installazione, presso i depositi di GPL (gas di petrolio liquefatto) di cui al D.M. 14 maggio 2004[90], in aderenza alle norme tecniche in materia. In assenza della prova di aver effettuato le prescritte verifiche sul serbatoio, il proprietario sarà obbligato a collocarlo fuori esercizio;

-        al 31 dicembre 2011 il termine l’esecuzione delle verifiche per i serbatoi che alla data di entrata in vigore della legge di conversione (27 febbraio 2011) hanno raggiunto i 25 anni di esercizio.

La norma abrogata precisava inoltre che i costi per le verifiche sono a carico delle imprese fornitrici dei serbatoi.


 

Articolo 6, comma 2, lettera d)
(Transazioni finanziarie ASL on line)

 


  d) Per accelerare il processo di automazione amministrativa e migliorare i servizi per i cittadini, riducendone i costi connessi:

       1) le aziende sanitarie del Servizio sanitario nazionale adottano, ai sensi degli articoli 5, 63 e 64 del decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82 e successive modificazioni, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, procedure telematiche per consentire il pagamento online delle prestazioni erogate, nonché la consegna, tramite web, posta elettronica certificata o altre modalità digitali, dei referti medici. Le aziende sanitarie del Servizio sanitario nazionale mettono a disposizione dell'utenza il servizio di pagamento online ed effettuano la consegna dei referti medici esclusivamente in forma digitale nel termine di novanta giorni dall'entrata in vigore del decreto di cui al numero 2). Resta in ogni caso salvo il diritto dell'interessato di ottenere, anche a domicilio, copia cartacea del referto redatto in forma elettronica, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica;

       2) con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottarsi entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, su proposta del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'innovazione e del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle finanze e con il Ministro della Semplificazione normativa, previo parere del Garante per protezione dei dati personali, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sono adottate, in conformità con le regole tecniche previste dal codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, le disposizioni necessarie per l'attuazione di quanto disposto al numero 1;


 

 

La norma in esame consente di effettuare "on line", qualunque transazione finanziaria ASL- imprese e cittadini e la consegna dei referti medici.

In particolare:

1)      senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, entro novanta giorni dall'entrata in vigore delle norme tecniche attuative, previste nel decreto di cui al punto successivo, le ASL[91] devono consentire il servizio di pagamento on line delle prestazioni sanitarie e la consegna, esclusivamente in forma digitale, dei referti medici;

2)      l’attuazione delle suddette disposizioni è effettuata[92] con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto–legge, su proposta del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'innovazione e del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle finanze e con il Ministro della Semplificazione normativa, previo parere del Garante per protezione dei dati personali, d'intesa con la Conferenza permanente Stato-Regioni.

E’ salvaguardato, inoltre, il diritto del cittadino di ottenere, anche a domicilio, la copia cartacea del referto medico, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

Nel settore Sanitario, in tema di informatizzazione dei rapporti tra pubblica amministrazione e cittadino, è rilevante il progetto Tessera sanitaria, come tra l’altro chiave di accesso ai servizi on line forniti dal SSN. In tal senso, l’articolo 50, comma 13, del decreto legge 269/2003[93], prevede la definizione delle modalità per il successivo e progressivo assorbimento, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato, della TS nella Carta di identità elettronica (CIE) o nella Carta nazionale dei servizi (CNS), demandando tale processo ad appositi decreti di natura non regolamentare del Ministro per l'innovazione e le tecnologie (ora Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione). La carta CNS[94]si configura come l’infrastruttura per l’accesso (via internet e digitale terrestre) ai servizi in rete della pubblica amministrazione (sanità, trasporti, biglietti) e alla gestione personalizzata delle informazioni da parte del cittadino-utente.

Da ultimo, il decreto legge 78/2010[95], all’articolo 11, comma 15, ha disposto che, in occasione del rinnovo delle tessere sanitarie in scadenza, il Ministero dell'economia e delle finanze curi la generazione e la progressiva consegna della TS-CNS, autorizzando a tal fine la spesa di 20 milioni di euro annui a decorrere dal 2011[96].

Un altro intervento di informatizzazione della Sanità riguarda il fascicolo sanitario elettronico (FSE), con cui si dovrebbe raccogliere e rendere disponibili tutti i documenti socio-sanitari. In attesa della formulazione di un’adeguata legislazione in materia, la deliberazione del Garante per la protezione dei dati personali, Linee guida in tema di Fascicolo sanitario elettronico (Fse) e di dossier sanitario[97], intende fornire un primo quadro di cautele, al fine di delineare garanzie, responsabilità e diritti legati al FSE. Il 10 febbraio 2011 sono state infine approvate in sede di Conferenza Stato-Regioni le Linee guida sul fascicolo sanitario elettronico proposte dal Ministero della Salute, con cui si individuano gli elementi necessari per una progettazione omogenea del fascicolo elettronico su base nazionale ed europea. L’accesso al Fse potrà avvenire mediante l’utilizzo della carta d’identità elettronica (Cie) e della carta nazionale dei servizi (Cns), ma potrà essere consentito anche attraverso strumenti di autenticazione forte, con l’utilizzo di smart card rilasciate da certificatori accreditati, o debole, con l’utilizzo di userid e password, o con altre soluzioni, purché siano rispettate le misure minime di sicurezza nel rispetto del Codice in materia di protezione di dati personali.

 

Si ricorda che l’articolo 4 del citato D.L. 78/2010, al fine della modernizzazione e del miglioramento dell’efficienza delle pubbliche amministrazioni, ha introdotto una serie di criteri di emanazione di provvedimenti, per la realizzazione di un servizio nazionale per pagamenti su carte elettroniche istituzionali, (tra cui anche la tessera sanitaria), a favore dell’efficienza nei pagamenti e nei rimborsi dei tributi, effettuati da enti e amministrazioni pubbliche, a cittadini e utenti, con la previsione di specifiche commissioni di interscambio e relative spese attuative (comma 2, lettera d), e commi 3 e 4).

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla norma effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica, con riferimento all’insieme delle norme recate dall’articolo in esame, afferma che le stesse non comportano effetti negativi sui saldi di finanza pubblica trattandosi esclusivamente di disposizioni procedurali. La relazione tecnica prosegue affermando che qualora fossero previste attività della pubblica amministrazione, le medesime rientrano nei compiti istituzionali e devono essere svolte nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali previste a legislazione vigente.

Con specifico riferimento alle norme in esame la relazione tecnica, dopo aver ribadito il contenuto delle norme, afferma che le modalità tecniche, che dovranno essere adottate per l’attuazione della norma, saranno definite in modo da garantire il rispetto della clausola di invarianza contenuta nella disposizione.

 

In merito ai profili di quantificazione si rileva preliminarmente che, secondo quanto affermato dalla relazione tecnica, il rispetto della clausola di neutralità è condizionato anche dalle modalità attuative che saranno individuate in via amministrativa. Pertanto, in assenza di indicazioni su dette modalità attuative, non si dispone di elementi volti a suffragare l’assenza di nuovi oneri per la finanza pubblica, tenuto conto degli adempimenti che la norma implica per le pubbliche amministrazioni interessate. In proposito andrebbero quindi acquisiti ulteriori elementi dal Governo.

Si osserva, inoltre, che la norma attribuisce agli utenti del Servizio sanitario nazionale il diritto a ricevere a domicilio copia cartacea del referto medico. Andrebbe quindi precisato come la disposizione possa essere attuata senza maggiori oneri tenuto conto, tra l’altro, che non viene espressamente posta a carico degli utenti la relativa spesa per tariffe postali.

Con riferimento alla possibilità di effettuare i pagamenti on line e di ricevere i referti medici in modalità digitale, appare utile che siano fornite indicazioni circa l’attuale livello di automazione dei servizi delle Asl ed i programmi di investimento previsti nei prossimi anni anche al fine di accertare che l’attuazione delle norme in questione possa essere disposta senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.


 

Articolo 6, comma 2 lettera e)
(Trasporti eccezionali)

 


  e) per semplificare le procedure di rilascio delle autorizzazioni relative ai trasporti eccezionali su gomma, all'articolo 10 del Codice della strada di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, dopo il comma 9, é inserito il seguente:

       "9-bis. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Governo, con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, modifica il regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, prevedendo che i trasporti di beni della medesima tipologia ripetuti nel tempo siano soggetti all'autorizzazione periodica prevista dall'articolo 13 del citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 495 del 1992, e successive modificazioni, e che questa sia rilasciata con modalità semplificate, da definire con successivo decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per la semplificazione normativa.";


 

 

L’articolo 6, comma 2, lettera e), reca una modifica dell’articolo 10 del Codice della strada, di cui al D.Lgs. n. 285/1992, in materia di trasporti eccezionali su gomma, al fine di prevedere una semplificazione delle relative autorizzazioni.

L’articolo 10, al comma 1, definisce eccezionale il veicolo che nella propria configurazione superi, per specifiche esigenze funzionali, i limiti di sagoma o massa stabiliti negli articoli 61 e 62 dello stesso codice. Il comma 6 stabilisce che i trasporti ed i veicoli eccezionali sono soggetti a specifica autorizzazione alla circolazione, rilasciata dall'ente proprietario o concessionario per le autostrade, strade statali e militari, e dalle regioni per la rimanente rete viaria. Ai sensi del comma 9, l'autorizzazione è rilasciata o volta per volta o per più transiti oper determinati periodi di tempo nei limiti della massa massima tecnicamente ammissibile; nel provvedimento di autorizzazione possono essere imposti percorsi prestabiliti ed un servizio di scorta tecnica, secondo le modalità e nei casi stabiliti dal Regolamento di esecuzione del codice, di cui al D.P.R. n. 495/1992.

L’articolo 13 del citato Regolamento dispone che le autorizzazioni periodiche sono valide per un numero indefinito di viaggi da effettuarsi in un determinato periodo di tempo, e sono rilasciate quando ricorrono congiuntamente le seguenti condizioni:

a)       i veicoli e i trasporti siano eccezionali solo ai sensi dell'articolo 61 del codice (limiti di sagoma);

b)       il carico del trasporto eccezionale, ove sporga rispetto al veicolo, risulti eccedente solo posteriormente e per non più di quattro decimi della lunghezza del veicolo con il quale il trasporto stesso viene effettuato;

c)       durante tutto il periodo di validità dell'autorizzazione, gli elementi oggetto del trasporto siano costituiti sempre da materiale della stessa natura e siano riconducibili sempre ad una stessa tipologia;

d)       su tutto il percorso sia garantito, in qualunque condizione planoaltimetrica, un franco minimo del veicolo e del suo carico rispetto ai limiti di corsia, misurato su ciascun lato, non inferiore a 0,20 m;

e)       non ricorra nessuna delle condizioni per le quali è prevista l'imposizione della scorta di polizia o di quella tecnica;

f)         i veicoli e i trasporti eccezionali rientrino entro i limiti delle combinazioni dimensionali che sono fissate, per ciascuna strada o tratto di strada, dagli enti proprietari delle stesse, in relazione alle caratteristiche del tracciato stradale e che comunque non possono essere superiori alle seguenti:

1)       altezza 4,30 m, larghezza 3 m, lunghezza 20 m;

2)       altezza 4,30 m, larghezza 2,50 m, lunghezza 25 m.

 

Per quanto riguarda le procedure di rilascio dell’autorizzazione, queste sono disciplinate dagli articoli da 14 a 20 del Regolamento. In particolare,l’articolo 14, comma 1, prevede che la domanda di autorizzazione deve essere presentata all'ente proprietario o concessionario per le autostrade, strade statali e militari, ed alle regioni per la rimanente rete viaria, almeno quindici giorni prima della data fissata per il viaggio o della data di decorrenza del periodo di autorizzazione richiesto. Il comma 7 dello stesso articolo 14 precisa che nella domanda di autorizzazione di tipo periodico, oltre a tutti i dati necessari ad individuare il richiedente e la dotazione dei mezzi tecnici di supporto eventualmente necessari per effettuare il trasporto, devono essere di norma indicati:

-        una descrizione del carico compresa la natura del materiale in cui è realizzato e la tipologia degli elementi che lo costituiscono, nonché dell'eventuale imballaggio;

-        lo schema grafico longitudinale, trasversale e planimetrico riportante: il veicolo o complesso di veicoli compresi quelli eventuali di riserva, con carico nella configurazione prevista di massimo ingombro; i limiti dimensionali massimi per i quali si richiede l'autorizzazione, rientranti comunque entro i limiti consentiti dall'ente proprietario o concessionario della strada; la massa totale e la distribuzione del carico sugli assi a pieno carico nella configurazione di massimo ingombro prevista nonché i limiti di massa complessiva e per asse ammissibili ai sensi dell'articolo 62 del codice;

-        le strade o i tronchi di strada interessate al transito;

-        il periodo di tempo per il quale si richiede l'autorizzazione.

 

Il comma 12 in esame aggiunge un comma 9-bis all’articolo 10 del codice, sopra illustrato, con il quale si autorizza il Governo ad adottare, entro sessanta giorni dalla entrata in vigore della legge, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge n. 400/1988, un regolamento inteso a modificare il regolamento di esecuzione del codice, nel senso di prevedere che i trasporti eccezionali relativi alla stessa tipologia di beni, ripetuti nel tempo, siano soggetti all’autorizzazione periodica, di cui all’articolo 13 del vigente regolamento, e che l’autorizzazione stessa venga rilasciata con modalità semplificate. Tali modalità saranno definite con decreto del Ministro delle infrastrutture e trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e finanze e con il Ministro per la semplificazione normativa.


 

Articolo 6, comma 2, lettera f) e comma 3
(Riduzione degli oneri amministrativi)

 


  f) All'articolo 25 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133, sono apportate le seguenti modificazioni:

       1) al comma 3:

       1.1) al primo periodo, dopo le parole: "piano di riduzione degli oneri amministrativi" sono inserite le seguenti:"relativo alle materie affidate alla competenza di ciascun Ministro";

       1.2) é aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Le regioni, le province e i comuni adottano, nell'ambito della propria competenza, sulla base delle attività di misurazione, programmi di interventi a carattere normativo, amministrativo e organizzativo volti alla progressiva riduzione degli oneri amministrativi. Per il coordinamento delle metodologie della misurazione e della riduzione degli oneri, é istituito presso la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, un Comitato paritetico formato da sei membri designati, rispettivamente, due dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, due dal Ministro per la semplificazione normativa, due dal Ministro per i rapporti con le regioni, e da sei membri designati dalla citata Conferenza unificata, rispettivamente, tre tra i rappresentanti delle regioni, uno tra i rappresentanti delle province e due tra quelli dei comuni. Per la partecipazione al Comitato paritetico non sono previsti compensi o rimborsi di spese. I risultati della misurazione di cui al comma 15 sono comunicati alle Camere e ai Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa.";

       2) al comma 5, dopo le parole: " oneri amministrativi gravanti sulle imprese", sono inserite le seguenti:" e sui cittadini".

3. Nel perseguimento dell'obiettivo di riduzione degli oneri amministrativi definito in sede di Unione europea, con le risorse disponibili a legislazione vigente, le autorità amministrative indipendenti di vigilanza e garanzia effettuano, nell'ambito dei propri ordinamenti, la misurazione degli oneri amministrativi a carico delle imprese con l'obiettivo di ridurre tali oneri entro il 31 dicembre 2012, proponendo le misure legislative e regolamentari ritenute idonee a realizzare tale riduzione.


 

 

L’articolo 6, comma 2, lett. f) ed il successivo comma 3 introducono alcune modifiche al meccanismo del c.d. taglia-oneri amministrativi, previsto dall’articolo 25 del D.L. 112/2008[98]. A tale fine, sono riprese alcune disposizioni già contenute nella c.d. Carta dei doveri, un disegno di legge del Governo contenente misure di semplificazione dei rapporti tra la pubblica amministrazione e i cittadini e le imprese, approvato dalla Camera dei deputati e attualmente all’esame del Senato (A.S. 2243, articolo 19).

 

La disposizione taglia-oneri amministrativi, di cui al citato art. 25, è finalizzata alla misurazione degli oneri amministrativi derivanti da obblighi informativi nelle materie affidate alla competenza dello Stato ed alla loro riduzione, entro il 31 dicembre 2012, per una quota complessiva del 25 per cento, ottemperando all’impegno assunto in sede di Unione europea dallo Stato italiano. Tale finalità è perseguita attraverso tre passaggi:

§       l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri, di un programma di misurazione degli oneri amministrativi, predisposto dal Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e dal Ministro per la semplificazione normativa (comma 1).

§       l’adozione da parte di ciascun Ministro, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione ed il Ministro per la semplificazione normativa, di un piano di riduzione degli oneri amministrativi, che definisce le misure normative, organizzative e tecnologiche finalizzate al raggiungimento dell’obiettivo della riduzione stessa (comma 3);

§       sulla base degli esiti della misurazione degli oneri amministrativi gravanti su ciascun settore, congiuntamente ai piani di cui al comma 3, e comunque entro il 30 settembre 2012, il Governo è autorizzato ad adottare uno o più regolamenti di delegificazione su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e del Ministro per la semplificazione normativa, di concerto con il Ministro o i Ministri competenti, contenenti gli interventi normativi volti a ridurre gli oneri amministrativi gravanti sulle imprese nei diversi settori ed a semplificare e riordinare la relativa disciplina.

Il Piano per la semplificazione amministrativa per le imprese e le famiglie 2010-2012, presentato dal Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e accolto dal Consiglio dei Ministri del 7 ottobre 2010 ha definito obiettivi, strumenti, piani operativi e tempi per raggiungere entro il 2012 il traguardo di un taglio pari ad almeno il 25% dei costi della burocrazia, stimati complessivamente in circa 68 miliardi di euro l'anno. Inoltre dà conto delle attività fin qui svolte nel processo di misurazione degli oneri amministrativi nelle diverse aree amministrative.

 

Le modifiche introdotte con le disposizioni in esame sono tre.

In primo luogo, viene inserito un inciso al comma 3 dell’art. 25 volto a precisare che il piano di riduzione degli oneri amministrativi adottato da ciascun Ministro in attuazione del programma nazionale attiene alle materie affidate alla competenza del rispettivo Ministero (lettera f), numero 1.1).

 

Con la seconda, si stabiliscono alcune specifiche modalità operative per l’estensione del meccanismo taglia-oneri alle regioni e agli enti locali. Infatti, con una ulteriore novella al citato comma 3 dell’articolo 25, si prevede che regioni, province e comuni adottino, nell’ambito delle rispettive competenze, interventi di tipo normativo, amministrativo o organizzativo tesi alla riduzione degli oneri amministrativi, da stabilirsi sulla base delle risultanze delle attività di misurazione (lettera f), numero 1.2).

In proposito, si ricorda che, nel testo precedente l’entrata in vigore del decreto in esame, il comma 1 dell’art. 25 del D.L. 112/2008 prevede che, con riferimento alla riduzione relativa alle materie di competenza regionale, si provveda ex art. 20-ter della legge n. 59/1997 (cd. legge Bassanini) e dai successivi accordi attuativi. Il riferimento, in particolare, è all’Accordo tra Governo, Regioni e Autonomie locali in materia di semplificazione e miglioramento della qualità della regolamentazione, siglato in sede di Conferenza unificata il 29 marzo 2007.

L’accordo ha dato attuazione al disposto dell’articolo 2 della legge 28 novembre 2005, n. 246 (Semplificazione e riassetto normativo per l’anno 2005), che ha introdotto, nell’ambito della legge n. 59/1997, l’articolo 20-ter, prevedendo, per l’appunto, “in attuazione del principio di leale collaborazione”, la conclusione, in sede di Conferenza Stato-Regioni o di Conferenza unificata, di accordi volti al “perseguimento delle comuni finalità di miglioramento della qualità normativa nell'ambito dei rispettivi ordinamenti”.

Più specificamente, l'articolo 9 dell'accordo ha per oggetto la misurazione e riduzione degli oneri amministrativi. Vi si formula l'impegno per lo Stato e le regioni di ridurre gli oneri amministrativi del 25 per cento entro il 2012, recependo per la prima volta nell'ordinamento italiano tale impegno, già concordato, in sede di Unione europea, nella riunione del Consiglio dei ministri svoltasi venti giorni prima. Nella cornice dell’art. 9 dell’accordo si inscrivono:

§       l’indagine condotta dal Formez e presentata nell’ambito del Forum della pubblica amministrazione nel maggio 2008. L’indagine, condotta su dodici Regioni, ha evidenziato “un ritardo, seppur con dei distinguo da regione a regione, nell’acquisizione e applicazione di strumenti di semplificazione, sia dal punto di vista organizzativo che procedimentale”[99].

§       le attività sperimentali in materia di riduzione degli oneri amministrativi avviate in quattro Regioni campione, sempre in collaborazione con il Formez (Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Toscana).

 

Per coordinare le attività di misurazione e le iniziative di riduzione da parte dei diversi livelli istituzionali, la novella prevede l’istituzione di un comitato paritetico in seno alla Conferenza unificata.

I membri del Comitato, pari a dodici, sono per metà designati da autorità centrali, ovvero due dal Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione; due dal Ministro per la semplificazione normativa, due dal Ministro per i rapporti con le regioni, e per metà dalla Conferenza unificata, di cui tre tra i rappresentanti delle regioni, uno tra quelli delle province e due tra quelli dei comuni. La norma precisa che per la partecipazione al Comitato paritetico non sono previsti compensi o rimborsi di spese. Ai sensi dell’ultimo periodo i risultati della misurazione sono comunicati al Parlamento e ai Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa.

Nel testo attuale, il comma 2 dell’art. 25 si limita ad affidare il coordinamento delle attività di misurazione al Dipartimento della funzione pubblica, in raccordo con l’Unità per la semplificazione e la qualità della regolazione[100] e le amministrazioni interessate a ciascun settore ove viene effettuata la misurazione stessa.

 

L’ultimo periodo nel testo aggiunto al comma 3, che introduce un obbligo di comunicazione alle Camere e al governo, fa riferimento ai risultati della misurazione di cui al comma 15. Tale riferimento appare incongruo in quanto l’articolo 25 del D.L. 112/2008 si compone di soli 7 commi.

Peraltro, si fa presente che nell’analogo testo, contenuto nella Carta dei doveri (AS 2243, art. 19), attualmente all’esame del Senato, l’obbligo di comunicazione è riferito ai risultati delle attività di misurazione svolte dalle autorità amministrative indipendenti.

 

La lett. f),numero 2), modifica il comma 5 dell’art. 25 del D.L. 112/2008, allo scopo di ricomprendere anche i cittadini, oltre alle imprese, tra i destinatari dei regolamenti governativi contenenti gli interventi normativi volti a ridurre gli oneri amministrativi nei diversi settori ed a semplificare e riordinare la relativa disciplina.

 

Si ricorda, infatti, che, ai sensi del menzionato comma 5, sulla base degli esiti della misurazione degli oneri amministrativi gravanti su ciascun settore, congiuntamente ai piani di riduzione degli oneri ed ai piani d’azione per la semplificazione e la qualità della regolazione, il Governo, entro il 30 settembre 2012, è autorizzato ad adottare uno o più regolamenti di delegificazione recanti gli interventi normativi volti a ridurre gli oneri amministrativi gravanti sulle imprese nei diversi settori ed a semplificare e riordinare la relativa disciplina.

Invero, l’esclusivo riferimento agli oneri gravanti sulle imprese, secondo la formulazione vigente prima dell’emanazione del decreto legge in esame, sembrava far pensare ad una restrizione dell’ambito di intervento, rispetto alla previsione del comma 1 dell’articolo 25, che si riferisce in generale agli oneri amministrativi, inclusi, dunque, quelli gravanti sui cittadini. Peraltro, già la Commissione europea, nel programma d’azione per la riduzione degli oneri amministrativi dell’Unione europea, presentato a tutte le istituzioni europee nel gennaio 2007, ha ristretto il campo d’intervento comunitario ai soli oneri amministrativi gravanti sulle imprese, pur riconoscendo che il programma possa portare benefici anche ai consumatori (attraverso una riduzione dei prezzi).

Il comma 5 prevede che gli interventi di riduzione confluiscano nel processo di riassetto normativo di cui all’articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59[101] con l’obiettivo, sembrerebbe, di voler definire per relationem – conformemente al modello di cui all’articolo 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988, il quale impone al legislatore di definire le norme generali regolatrici della materia devoluta a regolamenti di delegificazione – i principi e criteri cui devono conformarsi i regolamenti stessi.

 

Da ultimo, il comma 3 prevede che anche le autorità amministrative indipendenti con funzioni di vigilanza e garanzia, effettuino, nell'ambito dei propri ordinamenti e con le risorse disponibili a legislazione vigente, la misurazione degli oneri amministrativi a carico delle imprese con l'obiettivo di ridurre tali oneri entro il 31 dicembre 2012. A tal fine, possono proporre le misure legislative e regolamentari ritenute funzionali all’obiettivo.

 

Si sottolinea che la tale disposizione è presente anche nell’articolo 19 del già citato AS 2243 (comma 3), che però circoscrive il campo di applicazione della disposizione alle autorità amministrative indipendenti “con funzioni di regolazione generale”.

 

Come è noto non esiste nel nostro ordinamento una definizione normativa delle autorità amministrative indipendenti. La nozione si ricava in via interpretativa dalla giurisprudenza e dalla dottrina.

 

Le autorità amministrative indipendenti sono generalmente istituite per lo svolgimento di compiti di garanzia e di regolazione a tutela di interessi pubblici e privati. Data la loro preposizione allo svolgimento di funzioni di garanzia, tali autorità sono poste in una posizione di terzietà rispetto all’amministrazione pubblica, e pertanto dotate di proprio personale e di una spiccata autonomia organizzativa, contabile e di spesa. Peraltro il panorama normativo è assai variegato: Attualmente si registra una serie di leggi istitutive, ognuna appositamente dedicata ad una specifica autorità, non omogenee dal punto di vista delle previsioni: infatti, diversa è la struttura, come diverse sono le funzioni, i procedimenti, i controlli, nonché il regime degli atti dei suddetti organismi.

Se non è agevole elencare gli elementi che consentono di distinguere tra gli organismi quelli ascrivibili alla categoria di autorità indipendenti, tuttavia vi sono generalmente ricomprese dalla dottrina:

a)  la Commissione nazionale per le società e la borsa – Consob;

b)  il Garante per la protezione dei dati personali (c.d. Garante della privacy) ;

c)  l’Autorità garante della concorrenza e del mercato – Agcm (c.d. Antitrust) ;

d)  l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – Agcom;

e)  la Commissione di garanzia per l’attuazione delle legge sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali;

f)   l’Autorità per l’energia elettrica e il gas – Aeeg;

g)  l’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici, in seguito trasformata in Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavoro, sevizi e forniture - Avcp;

h)  l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private – Isvap;

i)   la Commissione per la vigilanza dei fondi pensione – Covip.

È di solito considerata quale autorità amministrativa indipendente, pur con peculiari caratteristiche, la Banca d’Italia, soprattutto in relazione alle funzioni svolte per la tutela del risparmio.

 

Peraltro, si segnala che l’espressione “autorità di garanzia e di vigilanza” è utilizzata dal legislatore all’articolo 2 della legge 241/1990 (legge sul procedimento amministrativo) per estendere alle autorità indipendenti l’obbligo di stabilire i termini di conclusione dei procedimenti di rispettiva competenza, in conformità ai propri ordinamenti.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla norma effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica, con riferimento all’insieme delle norme recate dall’articolo 6 in esame, afferma che le stesse non comportano effetti negativi sui saldi di finanza pubblica trattandosi esclusivamente di disposizioni procedurali. La relazione tecnica prosegue affermando che qualora fossero previste attività della pubblica amministrazione, le medesime rientrano nei compiti istituzionali e devono essere svolte nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali previste a legislazione vigente.

 

In merito ai profili di quantificazione si osserva che la relazione tecnica non fornisce indicazioni circa le modalità operative adottate al fine di escludere l’insorgenza di oneri connessi con il funzionamento del Comitato paritetico: a tal proposito si rileva che la norma reca un’apposita clausola atta ad escludere la sussistenza di spese per la remunerazione dei componenti il Comitato. Tuttavia, la relazione tecnica non fornisce elementi a supporto dell’asserita neutralità finanziaria, con specifico riferimento alle dotazioni strumentali e alle modalità operative connesse al funzionamento del Comitato.


 

Articolo 7, comma 1
(Semplificazione fiscale: preambolo)

 


1. Per ridurre il peso della burocrazia che grava sulle imprese e più in generale sui contribuenti, alla disciplina vigente sono apportate modificazioni così articolate:

  a) esclusi i casi straordinari di controlli per salute, giustizia ed emergenza, il controllo amministrativo in forma d'accesso da parte di qualsiasi autorità competente deve essere unificato, può essere operato al massimo con cadenza semestrale, non può durare più di quindici giorni. Gli atti compiuti in violazione di quanto sopra costituiscono, per i dipendenti pubblici, illecito disciplinare. Codificando la prassi, la Guardia di Finanza, negli accessi di propria competenza presso le imprese, opera, per quanto possibile, in borghese;

  b) abolizione, per lavoratori dipendenti e pensionati, dell'obbligo di comunicazione annuale dei dati relativi a detrazioni per familiari a carico. L'obbligo sussiste solo in caso di variazione dei dati;

  c) abolizione di comunicazioni all'Agenzia delle entrate in occasione di ristrutturazioni che godono della detrazione del 36 per cento;

  d) i contribuenti in regime di contabilità semplificata possono dedurre fiscalmente l'intero costo, per singole spese non superiori a 1.000 euro, nel periodo d'imposta in cui ricevono la fattura;

  e) abolizione della comunicazione telematica da parte dei contribuenti per acquisti d'importo superiore a 3.000 euro in caso di pagamento con carte di credito, prepagate o bancomat;

  f) i contribuenti non devono fornire informazioni che siano già in possesso del Fisco e degli enti previdenziali ovvero che da questi possono essere direttamente acquisite da altre Amministrazioni;

  g) la richiesta per rimborso d'imposta fatta dal contribuente in dichiarazione può essere mutata in richiesta di compensazione entro 120 giorni dalla presentazione della dichiarazione stessa;

  h) i versamenti e gli adempimenti, anche se solo telematici, previsti da norme riguardanti l'Amministrazione economico-finanziaria che scadono il sabato o in un giorno festivo sono sempre rinviati al primo giorno lavorativo successivo;

  i) estensione del regime di contabilità semplificata a 400 mila euro di ricavi, per le imprese di servizi, e a 700 mila euro di ricavi per le altre imprese;

  l) abolizione della compilazione della scheda carburante in caso di pagamento con carte di credito, di debito o prepagate;

  m) attenuazione del principio del "solve et repete". In caso di richiesta di sospensione giudiziale degli atti esecutivi, non si procede all'esecuzione fino alla decisione del giudice e comunque fino al centoventesimo giorno;

  n) per favorire la tutela dei propri diritti da parte dei contribuenti, semplificazioni in tema di riscossione di contributi previdenziali risultanti da liquidazione, controllo e accertamento delle dichiarazioni dei redditi;

  o) abolizione, per importi minori, della richiesta per ottenere la rateizzazione dei debiti tributari conseguenti al controllo delle dichiarazioni e alla liquidazione di redditi soggetti a tassazione separata, ed esclusione della fideiussione per la prima rata;

  p) innalzamento a 10 mila euro della soglia di valore dei beni d'impresa per i quali é possibile ricorrere ad attestazione di distruzione mediante di atto notorio;

  q) innalzamento a 300 euro dell'importo per potere riepilogare in un solo documento le fatture ricevute nel mese;

  r) concentrazione in unica scadenza dei termini entro i quali gli enti pubblici effettuano i versamenti fiscali con il modello F24 EP;

  s) é del 10 per cento l'aliquota IVA dovuta per singolo contratto di somministrazione di gas naturale per la combustione a fini civili (fino a 480 metri cubi di gas somministrato);

  t) nuova opportunità di rideterminazione del valore di acquisto dei terreni edificabili e delle partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati, attraverso il pagamento di un'imposta sostitutiva.


 

 

Il comma 1 dell’articolo 7 riepiloga gli interventi normativi recati dall’articolo stesso.

Viene specificato, in particolare, che le norme introdotte sono complessivamente volte a ridurre il peso della burocrazia che grava sulle imprese e più in generale sui contribuenti.

 

Le misure previste dall’articolo 7 vengono così illustrate:

§       esclusi i casi straordinari di controlli per salute, giustizia ed emergenza, il controllo amministrativo in forma d’accesso da parte di qualsiasi autorità competente viene unificato; può essere operato al massimo con cadenza semestrale; non può durare più di quindici giorni. Si specifica che gli atti compiuti in violazione di tali norme costituiscono, per i dipendenti pubblici, illecito disciplinare. Si dispone che la Guardia di Finanza, negli accessi di propria competenza presso le imprese, operi per quanto possibile, in borghese (articolo 7, comma 2, lettere da a) a d));

L’articolo 7, comma 2, lettera a) reca una formulazione parzialmente diversa, per cui si veda la relativa scheda di lettura.

§       viene abolito, per lavoratori dipendenti e pensionati, l’obbligo di comunicare annualmente i dati relativi a detrazioni fiscali per familiari a carico; tale obbligo sussiste solo in caso di variazione dei dati (articolo 7, comma 2, lettere e) ed f)) ;

§       sono abolite le comunicazioni dovute all’Agenzia delle entrate in occasione di ristrutturazioni edilizie per cui si usufruisce della detrazione IRPEF del 36 per cento (articolo 7, comma 2, lettere q) ed r)) ;

§       ai contribuenti in regime di contabilità semplificata è consentito di dedurre fiscalmente l’intero costo delle singole spese, non superiori a 1.000 euro, nel periodo d’imposta in cui ricevono la fattura (articolo 7, comma 2, lettera s)) ;

§       è abolito l’obbligo di comunicazione telematica al fisco in capo ai contribuenti per acquisti d’importo superiore a 3.000 euro, in caso di pagamento con carte di credito, prepagate o bancomat (articolo 7, comma 2, lettera o)) ;

§       si prevede che i contribuenti non debbano fornire informazioni che siano già in possesso del fisco e degli enti previdenziali, ovvero che da questi possono essere direttamente acquisite da altre Amministrazioni (articolo 7, comma 2, lettera h));

§       si dispone che la richiesta per rimborso d’imposta fatta dal contribuente in dichiarazione possa essere mutata in richiesta di compensazione, entro 120 giorni dalla presentazione della dichiarazione stessa (articolo 7, comma 2, lettera i));

§       viene disposto il rinvio dei versamenti e degli adempimenti - anche se solo telematici – che riguardano l’Amministrazione economico-finanziaria, ove scadano il sabato o in un giorno festivo, al primo giorno lavorativo successivo (articolo 7, comma 2, lettera bb));

§       le soglie per usufruire del regime di contabilità semplificata sono innalzate a 400 mila euro di ricavi, per le imprese di servizi, e a 700 mila euro di ricavi per le altre imprese ((articolo 7, comma 2, lettera m));

§       è eliminato l’obbligo di compilare la cd. “scheda carburante” in caso di pagamento con carte di credito, di debito o prepagate (articolo 7, comma 2, lettera p));

§       viene attenuato il principio del cd.”solve et repete”, per cui in presenza di una richiesta di sospensione giudiziale degli atti esecutivi dell’amministrazione, non si procede all’esecuzione fino alla decisione del giudice e, comunque, fino al centoventesimo giorno successivo alla richiesta; (articolo 7, comma 2, lettera n));

§       sono altresì previste, per favorire la tutela dei propri diritti da parte dei contribuenti, semplificazioni in tema di riscossione di contributi previdenziali risultanti da liquidazione, controllo e accertamento delle dichiarazioni dei redditi (articolo 7, comma 2, lettera t));

§       è abolita, per importi “minori”, l’obbligo di richiesta di ottenere la rateizzazione dei debiti tributari conseguenti al controllo delle dichiarazioni e alla liquidazione di redditi soggetti a tassazione separata, ad esclusione della fideiussione per la prima rata (articolo 7, comma 2, lettere u) e v));

§       è innalzata a 10 mila euro la soglia di valore dei beni d’impresa per i quali è possibile ricorrere ad attestazione di distruzione mediante di atto notorio (articolo 7, comma 2, lettera z));

§       è innalzato a 300 euro l’importo per potere riepilogare in un solo documento le fatture ricevute nel mese (articolo 7, comma 2, lettera aa));

§       i termini entro i quali gli enti pubblici effettuano i versamenti fiscali con il modello “F24 EP” sono concentrati ad un’unica scadenza (articolo 7, comma 2, lettera bb));

§       si fissa nella misura del 10 per cento l’aliquota IVA dovuta per singolo contratto di somministrazione di gas naturale per la combustione a fini civili (fino a 480 metri cubi di gas somministrato) (articolo 7, comma 2, lettera cc));

§       è prevista la possibilità di rideterminare a fini fiscali il valore di acquisto dei terreni edificabili e delle partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati, attraverso il pagamento di un’imposta sostitutiva (articolo 7, comma 2, lettere da dd) a gg)).


 

Articolo 7, comma 2, lettere a) e b)
(Attività di controllo nei confronti di PMI e microimprese)

 


2. In funzione di quanto previsto al comma 1, sono in particolare introdotte le seguenti disposizioni:

  a) al fine di ridurre al massimo la possibile turbativa nell'esercizio delle attività delle imprese di cui all'articolo 2 dell'allegato alla Raccomandazione 2003/361/CE recante "Raccomandazione della Commissione relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese", nonché di evitare duplicazioni e sovrapposizioni nell'attività di controllo nei riguardi di tali imprese, assicurando altresì una maggiore semplificazione dei relativi procedimenti e la riduzione di sprechi nell'attività amministrativa, gli accessi dovuti a controlli di natura amministrativa disposti nei confronti delle predette imprese devono essere oggetto di programmazione da parte degli enti competenti e di coordinamento tra i vari soggetti interessati. Conseguentemente:

       1) a livello statale, con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sono disciplinati modalità e termini idonei a garantire una concreta programmazione dei controlli in materia fiscale e contributiva, nonché il più efficace coordinamento dei conseguenti accessi presso i locali delle predette imprese da parte delle Agenzie fiscali, della Guardia di Finanza, dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e dell'INPS e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali - Direzione generale per l'attività ispettiva, dando, a tal fine, il massimo impulso allo scambio telematico di dati e informazioni fra le citate Amministrazioni. Con il medesimo decreto é altresì assicurato che, a fini di coordinamento, ciascuna delle predette Amministrazioni informa preventivamente le altre dell'inizio di ispezioni e verifiche, fornendo al termine delle stesse eventuali elementi acquisiti utili ai fini delle attività di controllo di rispettiva competenza. Inoltre, secondo una prassi già consolidata, gli appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza eseguono gli accessi in borghese;

       2) a livello substatale, gli accessi presso i locali delle imprese disposti dalle amministrazioni locali inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, ivi comprese le Forze di Polizia locali comunque denominate e le aziende ed agenzie regionali e locali comunque denominate, devono essere oggetto di programmazione periodica. Il coordinamento degli accessi é affidato, ove istituito, allo Sportello unico per le attività produttive (SUAP) di cui all'articolo 38, comma 3, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ovvero alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura competenti per territorio.

       3) gli accessi sono svolti nell'osservanza del principio della contestualità e della non ripetizione per periodi di tempo inferiori al semestre;

       4) gli atti e i provvedimenti, anche sanzionatori, adottati in violazione delle disposizioni di cui ai numeri 1)-3) costituiscono, per i dipendenti pubblici che li hanno adottati, illecito disciplinare;

       5) le disposizioni di cui ai numeri 1)-4) non si applicano ai controlli ed agli accessi in materia di repressione dei reati e di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro di cui al decreto legislativo 9 ottobre 2008, n. 81, nonché a quelli funzionali alla tutela dell'igiene pubblica, della pubblica incolumità, dell'ordine e della sicurezza pubblica. Non si applicano altresì ai controlli decisi con provvedimento adeguatamente motivato per ragioni di necessità ed urgenza;

  b) le disposizioni di cui alla lettera a) costituiscono attuazione dei principi di cui all'articolo 117, comma 2, lettera e), m), p), r) della Costituzione nonché dei principi di cui alla direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006 e della normativa comunitaria in materia di microimprese, piccole e medie imprese. Le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano adeguano la propria legislazione alle disposizioni di cui ai commi precedenti, secondo i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione;


 

 

Le lettere a)e b) del comma 2 recano disposizioni volte a disciplinare i controlli di natura amministrativa nei confronti di alcune categorie di imprese.

L’intervento, come illustrato al comma 1, lettera a) dell’articolo in esame, è volto a unificare il controllo amministrativo svolto in forma d’accesso da parte delle autorità competenti; esso dovrà effettuarsi al massimo con cadenza semestrale. Gli atti compiuti in violazione di quanto sopra costituiranno, per i dipendenti pubblici, illecito disciplinare.

Sono esclusi da questa disciplina i casi straordinari di controlli per salute, giustizia ed emergenza.

 

La lettera a) del comma 2 introduce il principio di programmazione da parte degli enti competenti e di coordinamento tra i vari soggetti interessati degli accessi dovuti a controlli di natura amministrativa, ove siano disposti nei confronti della categoria delle “microimprese”, “piccole imprese” e “medie imprese”, (in genere PMI), costituita da imprese che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro, oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro, ai sensi dell’articolo 2 dell’allegato alla Raccomandazione della Commissione Europea 2003/361/CE (relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese).

In particolare, le norme comunitarie definiscono “piccola impresa” un'impresa che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di EUR, e “microimpresa” un'impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di EUR.

Tali disposizioni sono introdotte con lo scopo di ridurre al massimo la possibile turbativa nell’esercizio delle attività delle suddette imprese e di evitare duplicazioni e sovrapposizioni nell’attività di controllo nei loro confronti, assicurando altresì una maggiore semplificazione dei relativi procedimenti e la riduzione di sprechi nell’attività amministrativa.

 

In attuazione dei suindicati principi di programmazione e coordinamento, i punti 1) e 2) della lettera a) recano le modalità puntuali di svolgimento dei controlli a livello statale e territoriale.

 


Nel dettaglio:

§       a livello statale (numero 1) si affida a una fonte secondaria (decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali) la disciplina delle modalità dei e termini idonei a garantire una concreta programmazione dei controlli in materia fiscale e contributiva, nonché il più efficace coordinamento dei conseguenti accessi presso i locali delle predette imprese da parte delle Agenzie fiscali, della Guardia di Finanza, dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e dell’INPS e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (Direzione generale per l’attività ispettiva). A tal fine è dato massimo impulso allo scambio telematico di dati e informazioni fra le citate Amministrazioni. Il predetto decreto assicurato inoltre che, a fini di coordinamento, ciascuna Amministrazione coinvolta informi preventivamente le altre dell’inizio di ispezioni e verifiche, fornendo al termine delle stesse eventuali elementi acquisiti utili ai fini delle attività di controllo di rispettiva competenza.

Diverse disposizioni di legge prevedono lo scambio di informazioni tra autorità coinvolte nella attività di controllo amministrativo. In ambito fiscale, a titolo esemplificativo si ricorda quanto disposto dall’articolo 83, comma 1 D.L. 112 del 2008 che, per garantire efficacia ai controlli sul corretto adempimento degli obblighi fiscali e contributivi a carico dei soggetti non residenti, affida all'INPS e all'Agenzia delle entrate la predisposizione comune di piani di controllo, anche sulla base dello scambio reciproco dei dati e delle informazioni in loro possesso; i successivi commi da 5 a 7 prevedono un costante scambio informativo tra Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Dogane e Guardia di finanza nell’attività di prevenzione delle frodi in materia di IVA.

Le norme prescrivono inoltre che la Guardia di Finanza esegua gli accessi in borghese.

In merito si osserva che il comma 1, lettera a) dell’articolo 7 – che reca il complessivo riepilogo delle disposizioni contenute nell’articolo medesimo - prevede che gli accessi della Guardia di Finanza siano effettuati in borghese “per quanto possibile”. Sembrerebbe opportuno a tal fine chiarire se la generale disposizione introduttiva (che sembra lasciare un margine di discrezionalità al Corpo della Guardia di Finanza) prevale o meno sulla specifica norma di cui al comma 2. lettera a), numero 1);

§       a livello substatale (numero 2) gli accessi presso i locali delle imprese disposti dalle amministrazioni locali inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione (come individuate dall'Istituto nazionale di statistica - ISTAT ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge di contabilità - legge 31 dicembre 2009, n. 196), ivi comprese le Forze di Polizia locali comunque denominate e le aziende ed agenzie regionali e locali comunque denominate, devono essere oggetto di programmazione periodica. In tale caso il coordinamento degli accessi è affidato, ove istituito, allo Sportello unico per le attività produttive (SUAP) ovvero alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura competenti per territorio.

La disciplina di contabilità e finanza pubblica (legge 31 dicembre 2009, n. 196) intende (articolo 1, comma 2) per “amministrazioni pubbliche” gli enti e gli altri soggetti che costituiscono il settore istituzionale delle amministrazioni pubbliche individuati dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) sulla base delle definizioni di cui agli specifici regolamenti comunitari. L’ISTAT effettua la ricognizione delle amministrazioni pubbliche di cui al comma annualmente dall'ISTAT con proprio provvedimento; essa è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale entro il 31 luglio.

Quanto allo Sportello unico per le attività produttive (SUAP) si ricorda che la sua istituzione risale al D.Lgs. 112/1998[102], che trasferiva ai Comuni varie competenze, tra cui quelle in materia di attività produttive, facendo del SUAP il titolare e responsabile verso il cittadino dei provvedimenti per l'apertura, l'ampliamento e la cessazione di impianti, ivi compreso il rilascio delle concessioni e autorizzazioni edilizie.

Al D.Lgs. 112/1998 ha fatto seguito il DPR 447/1998[103], regolamento avente per oggetto la localizzazione degli impianti produttivi di beni e servizi che, peraltro, non ha trovato nei fatti piena attuazione: l’istituzione dello SUAP non è avvenuta in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale e non ha sostituito interamente la procedura tradizionale cartacea.

Successivamente l’articolo 38 del DL 112/2008[104], al fine di semplificare le procedure per l’avvio e lo svolgimento dell'attività d'impresa, ha affidato al Governo il compito di procedere - tramite apposito regolamento e sulla base di specifici principi e criteri - alla semplificazione e al riordino della disciplina dello Sportello unico per le attività produttive (SUAP) al fine di renderlo l’unico punto di accesso in relazione a tutte le vicende amministrative riguardanti l’attività produttiva del richiedente, per fornire una risposta unica e tempestiva in luogo di tutte le amministrazioni coinvolte nel procedimento. Come precisato dalla legge 69/2009 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile) le disposizioni del summenzionato art. 38 costituiscono adempimento della direttiva 2006/123/CE, nota anche come direttiva "servizi", che mira a facilitare la libertà di stabilimento dei prestatori negli Stati membri e la libera circolazione dei servizi tra Stati membri garantendo al contempo un'elevata qualità dei servizi stessi.

In attuazione dell'art. 38. sono stati emanati due regolamenti. Il primo, il DPR 160/2010, abroga il precedente regolamento di cui al DPR 447 attuando un riordino complessivo della disciplina del SUAP caratterizzata dall’introduzione dell’esclusivo utilizzo degli strumenti telematici. Allo scopo di garantire al sistema dei SUAP l’effettiva operatività e salvaguardare gli investimenti tecnologici già effettuati dalle Regioni, è stato affidato al portale “impresainungiorno” il compito di facilitare il collegamento con quelli già realizzati dalle Regioni stesse. Tale portale, già collegato al sistema pubblico di connettività (SPC), dovrebbe sopperire anche alle carenze informatiche dei Comuni. Con l’altro regolamento (DPR 159/2010) si provvede ad individuare i requisiti, le modalità di accreditamento e di verifica dell’attività delle Agenzie per le imprese, cioè dei soggetti privati ai quali può essere affidata l’istruttoria e l’attestazione della sussistenza dei requisiti e presupposti normativi con riferimento alle istanze relative all'esercizio dell'attività di impresa.

Il numero 3) stabilisce che i predetti accessi sono svolti nell’osservanza del principio della contestualità e della non ripetizione, per periodi di tempo inferiori al semestre.

Il numero 4) dispone che gli atti e i provvedimenti, anche sanzionatori, adottati in violazione delle suddette disposizioni (di cui ai numeri 1)-3)) costituiscono, per i dipendenti pubblici che li hanno adottati, illecito disciplinare.

Per quanto concerne la disciplina degli accessi in materia fiscale, si veda il riquadro contenuto nella scheda di lettura dell’articolo 7, comma 2, lettere a) e b) del provvedimento in esame.

In questa sede si ricorda che lo Statuto del contribuente (articolo 12 della legge 27 luglio 2000, n. 212) dispone che tutti gli accessi, ispezioni e verifiche fiscali nei locali destinati all'esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali siano effettuati sulla base di esigenze effettive di indagine e controllo sul luogo. In particolare, (comma 5 dell’articolo 13) la permanenza degli operatori civili o militari dell'amministrazione finanziaria, dovuta a verifiche presso la sede del contribuente, non può superare i trenta giorni lavorativi, prorogabili per ulteriori trenta giorni nei casi di particolare complessità dell'indagine individuati e motivati dal dirigente dell'ufficio. Gli operatori possono ritornare nella sede del contribuente, decorso tale periodo, per esaminare le osservazioni e le richieste eventualmente presentate dal contribuente dopo la conclusione delle operazioni di verifica ovvero, previo assenso motivato del dirigente dell'ufficio, per specifiche ragioni.

Il numero 5) elenca le ipotesi di esclusione dalle norme di cui ai numeri da 1) a 4). In particolare, esse non sono applicabili:

§       ai controlli ed agli accessi in materia di repressione dei reati e di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (di cui al decreto legislativo 9 ottobre 2008, n. 81[105];

§       a quelli funzionali alla tutela dell’igiene pubblica, della pubblica incolumità, dell’ordine e della sicurezza pubblica;

§       ai controlli decisi con provvedimento adeguatamente motivato per ragioni di necessità ed urgenza.

 

La lettera b) del comma 2 qualifica le suesposte disposizioni come attuazione di principi recati dalla Costituzione in materia di:

1)       moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie (articolo 117, 2° comma, lettera e) Cost.);

2)       determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (articolo 117,2° comma, lettera m) Cost.);

3)       legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane (articolo 117, 2° comma, lettera p) Cost.);

4)       pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere dell'ingegno (articolo 117, 2° comma, lettera r) Cost.).

 

Per quanto riguarda il numero 3), la disposizione, prevedendo che le disposizioni di cui sopra costituiscono attuazione dell’articolo 117, 2° comma, lettera p) Cost., sembrerebbe introdurre la definizione di una nuova funzione fondamentale di comuni e province (presumibilmente il riferimento è alla disciplina e programmazione periodica degli accessi dovuto a controlli di natura amministrativa disposti nei confronti delle PMI).

Si osserva in proposito, che la definizione organica delle funzioni fondamentali degli enti locali, in attuazione del dettato costituzionale, è contenuta in un disegno di legge del Governo attualmente all’esame del Senato (A.S. 2259).

 

L’articolo 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione individua, tra le materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato, le funzioni fondamentali di comuni, province, e città metropolitane, accanto alla legislazione elettorale e alla disciplina degli organi di governo degli enti locali.

L’attuazione del dettato costituzionale è stata tentata una prima volta con la legge n. 131 del 2003[106] che recava la delega, mai esercitata, «per l’individuazione delle funzioni fondamentali, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione, essenziali per il funzionamento di Comuni, Province e Città metropolitane nonché per il soddisfacimento di bisogni primari delle comunità di riferimento» (art. 2).

Nel corso dell’attuale legislatura, il Governo ha presentato un ampio disegno di legge volto a modificare la disciplina degli enti locali ed a delegare il Governo per l’adozione di una “Carta delle autonomie locali”, dove raccogliere e coordinare le disposizioni in materia, che prevede anche l’individuazione delle funzioni fondamentali degli enti locali secondo il dettato costituzionale. Tale ddl è stato approvato in prima lettura dalla Camera (A.C. 3118) ed è ora all’esame del Senato (A.S. 2259).

Peraltro, la definizione delle funzioni fondamentali degli enti locali risulta rilevante ai fini del federalismo fiscale. Infatti, l’art. 119, comma quarto, Cost. stabilisce che le risorse degli enti locali (e delle regioni) – ossia tributi ed entrate proprie, compartecipazioni al gettito erariale e fondo perequativo – devono consentire il finanziamento integrale delle “funzioni pubbliche loro attribuite”. L’individuazione di tali funzioni appare, pertanto, un passaggio necessario per la valutazione dell’entità delle risorse finanziarie da attribuire alle autonomie locali. L’importanza dell’individuazione delle funzioni territoriali è confermata dalla legge n. 42 del 2009, di attuazione dell’art. 119 Cost. Tale legge, nell’indicare i princìpi e i criteri direttivi della delega relativa al finanziamento delle funzioni di comuni, province e città metropolitane (art. 11, co. 1, lett. a)), prevede una classificazione delle spese degli enti locali ripartite in:

-        spese riconducibili alle funzioni fondamentali individuate dalla legislazione statale;

-        spese relative alle altre funzioni;

-        spese finanziate con contributi speciali.

In particolare, la legge n. 42 prevede l’integrale finanziamento delle spese riconducibili alle funzioni fondamentali, la cui individuazione è rinviata alla legislazione statale di attuazione dell’articolo 117, comma secondo, lett. p), mediante tributi propri, compartecipazioni e addizionali ai tributi erariali e regionali e fondo perequativo, che andranno a sostituire integralmente i trasferimenti statali. La garanzia del finanziamento integrale delle spese riconducibili alle funzioni fondamentali e dei livelli essenziali delle prestazioni da esse eventualmente implicate deve avvenire con modalità definite in base al “fabbisogno standard”, modalità che consente di superare il vigente criterio di finanziamento, basato sulla spesa storica (art. 11, co. 1, lett. b)). Inoltre, l’art. 21, co. 1, lett. e), della legge 42 individua alcuni specifici criteri in base ai quali finanziarie in via provvisoria le spese degli enti locali, fin tanto che non saranno in vigore le disposizioni concernenti le funzioni fondamentali.

Ancora per il periodo transitorio e ai soli fini della determinazione dell'entità e del riparto dei fondi perequativi degli enti locali, l’articolo 21, comma 2, prevede che nei decreti legislativi di attuazione siano provvisoriamente considerate, in sede di prima applicazione, ai fini del finanziamento integrale sulla base del fabbisogno standard, le funzioni individuate e quantificate dalle corrispondenti voci di spesa, sulla base dell'articolazione in funzioni e relativi servizi prevista dal regolamento sui modelli contabili degli enti locali di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 gennaio 1996, n. 194[107]. I successivi commi 3 e 4 recano, rispettivamente, per i comuni e per le province, un elenco provvisorio delle funzioni fondamentali da finanziare integralmente sulla base del fabbisogno standard, ai sensi del comma 2.

Il D.Lgs. 216/2010 sulla determinazione dei fabbisogni standard di comuni, città metropolitane e province (art. 3) ha individuata le funzioni fondamentali provvisorie per i Comuni e le Province confermando le disposizioni di cui all’articolo 21 sopra citato.

 

Per quanto riguarda i livelli essenziali delle prestazioni, si ricorda che tale nozione è stata introdotta nella Costituzione dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, di riforma del Titolo V, con riferimento alla competenza legislativa esclusiva dello Stato nella determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali da garantirsi su tutto il territorio nazionale.

In ambito sanitario, i Livelli essenziali di assistenza (LEA) sono stati definiti dal D.P.C.M. 29 novembre 2001[108], che costituisce un classificatore e nomenclatore delle prestazioni sanitarie sulla base della loro erogabilità da parte del SSN. Il decreto dedica un passaggio anche all’integrazione socio-sanitaria, ovveroalle prestazioni nelle quali la componente sanitaria e quella sociale non risultano operativamente distinguibili e per le quali si è convenuta una percentuale di costo non attribuibile alle risorse finanziarie destinate al SSN.

La nozione dei livelli essenziali con riferimento alle prestazioni sociali (LIVEAS) era stata introdotta poco prima dall’articolo 22 della legge n. 328 del 2000[109], che vincola la definizione dei LIVEAS alle risorse economiche disponibili rinviando per una definizione più precisa al Piano sociale nazionale 2001-2003. L’articolo 22 definisce i Livelli essenziali delle prestazioni sociali (per macro-aree, come indirizzi e non come standard di erogazione), individuando a tal fine l’area di bisogno e quindi le prestazioni e gli interventi idonei a soddisfare quei bisogni, senza giungere tuttavia a una definizione puntuale dei servizi. In assenza di una normativa statale di determinazione dei LIVEAS, le scelte delle regioni si sono fortemente differenziate anche se sono state accomunate dal tentativo di costruire sistemi di nomenclatura dei servizi sociali, quali strumenti indispensabili di monitoraggio e programmazione.

Da ultimo, si segnala il D.Lgs. 68/2011[110], di attuazione del federalismo fiscale (art. 13) che demanda alla legge statale la fissazione delle modalità di determinazione dei livelli essenziali di assistenza e dei livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, nelle materie diverse dalla sanità.

 

Le disposizioni di cui alla lettera a) costituiscono, inoltre, attuazione dei principi di cui alla direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, nonché della normativa comunitaria in materia di microimprese, piccole e medie imprese.

 

La direttiva “servizi” 2006/123/CE costituisce una delle misure più rilevanti per la crescita economica e occupazionale e lo sviluppo della competitività dell’Unione europea. Infatti, attraverso il superamento degli ostacoli di natura giuridica che si frappongono alla libertà di stabilimento dei prestatori e alla libera circolazione dei servizi negli Stati membri, essa contribuisce al processo di liberalizzazione e semplificazione del mercato dei servizi, in linea con le previsioni della Strategia di Lisbona.

Si ricorda che in attuazione della direttiva “servizi” è stato emanato il D.Lgs 26 marzo 2010, n. 59. Il provvedimento si applica alle attività economiche di carattere imprenditoriale o professionale svolte senza vincolo di subordinazione e dirette allo scambio di beni o fornitura di prestazioni anche di carattere intellettuale. Alcuni servizi sono espressamente esclusi; tra questi, le attività connesse con l’esercizio di pubblici poteri, i servizi di interesse economico generale assicurati alla collettività in regime di esclusiva, taluni servizi di natura sociale, i servizi sanitari e farmaceutici forniti a scopo terapeutico e i servizi finanziari.

Quanto alle microimprese a alle PMI si ricorda che la relativa definizione comunitaria è contenuta nella raccomandazione 2003/361/CE che ha sostituito, a decorrere dal 1º gennaio 2005, la Raccomandazione 96/280/CE, e che estende il concetto d’impresa ad ogni entità che svolga attività economica, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, incluse dunque le entità che svolgono attività artigianale o altre attività a titolo individuale o familiare, le società di persone o le associazioni che svolgono con regolarità un’attività economica.

Pur conferma i precedenti limiti dimensionali per quanto riguarda il numero dei dipendenti, la nuova raccomandazione provvede, invece, a modificare la soglia del fatturato e del totale di bilancio che, per la prima volta, viene indicata anche per le aziende più piccole.

Per essere riconosciuta come PMI l'impresa deve rispettare le soglie relative agli effettivi e quelle relative al totale di bilancio fissate dalla raccomandazione.

I nuovi effettivi e soglie finanziarie che definiscono PMI e microimprese sono i seguenti:

§       media impresa: occupa meno di 250 persone, realizza un fatturato annuo non superiore ai 50 milioni di euro oppure un totale di bilancio annuo non superiore ai 43 milioni di euro;

§       piccola impresa: occupa meno di 50 persone, realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiore ai 10 milioni di euro;

§       microimpresa: occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro.

L’art. 2 della raccomandazione consente agli Stati membri di stabilire, in alcuni casi, soglie inferiori rispetto ai valori massimi fissati dalla raccomandazione. Gli stati possono altresì decidere di impiegare unicamente i criteri degli effettivi per attuare determinate politiche, ad esclusione dei settori disciplinati dalle norme in materia di aiuti di Stato.

 

Per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano, si specifica che esse devono adeguare la propria legislazione alle disposizioni di cui ai commi precedenti, secondo i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione.

Come di consueto, le disposizioni normative concernenti materie su cui le regioni a statuto speciale hanno competenza legislativa primaria non si applicano ad esse direttamente. Le disposizioni della legge, in sostanza, non modificano il quadro delle competenze definite dagli statuti (che sono adottati con legge costituzionale) e dalle relative norme di attuazione; esse si applicano pertanto in quegli ordinamenti solo in quanto non contrastino con le speciali attribuzioni di quegli enti e, ove necessario, apportando modifiche all'ordinamento nei modi disciplinati da ciascuno statuto.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non considera le disposizioni.

 

La relazione tecnica afferma che le disposizioni sono volte ad evitare duplicazioni e sovrapposizioni nell’attività di controllo nei riguardi delle microimprese e delle piccole e medie imprese, assicurando una maggiore semplificazione dei relativi procedimenti.

A tale scopo si dispone che gli accessi dovuti a controlli di natura amministrativa disposti nei confronti delle suddette imprese siano oggetto di programmazione da parte degli enti competenti e di coordinamento tra i vari soggetti interessati.

La relazione non ravvisa la sussistenza di effetti finanziari.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare nel presupposto - sul quale è opportuno acquisire conferma del Governo - che sia l’attività di scambio telematico di informazioni tra le amministrazioni di cui alla lettera a), punto 1, sia l’attività di coordinamento affidata alle Camere di commercio, di cui alla lettera a), punto 2, possano essere svolte dalle rispettive amministrazioni nell’ambito delle risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente.


 

Articolo 7, comma 2, lettere c) e d)
(Deroga Statuto del contribuente in materia di accessi)

 


c) dopo il secondo periodo del comma 5 dell'articolo 12 della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante disposizioni in materia di Statuto dei diritti del contribuente, é aggiunto il seguente: "Il periodo di permanenza presso la sede del contribuente di cui al primo periodo, così come l'eventuale proroga ivi prevista, non può essere superiore a quindici giorni in tutti i casi in cui la verifica sia svolta presso la sede di imprese in contabilità semplificata e lavoratori autonomi; anche in tali casi, ai fini del computo dei giorni lavorativi, devono essere considerati i giorni di effettiva presenza degli operatori civili o militari dell'Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente.";

d) le disposizioni di cui all'articolo 12 del legge del 27 luglio 2000 n. 212, concernente disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente, si applicano anche nelle ipotesi di attività ispettive o di controllo effettuate dagli enti di previdenza e assistenza obbligatoria;


 

 

L’articolo 7, comma 2, alle lettere c)e d), modificando la disciplina degli accessi in materia fiscale, pone dei limiti alla permanenza degli operatori dell’Amministrazione finanziaria presso la sede di alcune categorie di contribuenti (imprese in contabilità semplificata e lavoratori autonomi); estende le tutele in materia di accesso disposte dallo Statuto dei diritti del contribuenteanche alle attività di controllo o ispettive svolte dagli enti di previdenza e assistenza obbligatoria.

 

 

La disciplina degli accessi in materia fiscale.

 

La forma principale di controllo sostanziale del contribuente è la cd. verifica: essa comprende una serie di operazioni che iniziano con l’accesso, eventualmente seguito da altri accertamenti (ad es. ispezioni documentali) e si conclude con un processo verbale di constatazione.

Per quanto riguarda gli accessi, si ricorda preliminarmente che l’articolo 14 della Costituzione, nello stabilire il principio di inviolabilità del domicilio, autorizza all’effettuazione di ispezioni, perquisizioni e sequestri nei soli casi e modi stabiliti dalla legge e secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale. In particolare, si prevede una riserva di legge per la disciplina degli accertamenti e delle ispezioni effettuate, tra l’altro, a fini economici e fiscali.

L’articolo 52 del D.P.R. n. 633/1972[111] reca la disciplina sostanziale degli accessi in materia di IVA, applicabile anche alle imposte sui redditi in virtù del richiamo operato dall’articolo 33 del D.P.R. n. 600/1973[112].

In sintesi, gli impiegati dell'Amministrazione finanziaria possono essere autorizzati ad accedere ai locali destinati all'esercizio di attività commerciali, agricole, artistiche o professionali per procedere ad ispezioni documentali, verificazioni e ricerche e ad ogni altra rilevazione ritenuta utile per l'accertamento e per la repressione dell'evasione e delle altre violazioni. Gli impiegati che eseguono l'accesso devono essere muniti di apposita autorizzazione che ne indichi lo scopo, rilasciata dal capo dell'ufficio da cui dipendono. L'accesso nei locali destinati all'esercizio di arti o professioni deve essere eseguito in presenza del titolare dello studio o di un suo delegato.

Per accedere in locali che siano adibiti anche ad abitazione è necessaria anche l'autorizzazione del procuratore della Repubblica.

È in ogni caso necessaria l'autorizzazione del procuratore della Repubblica o dell'autorità giudiziaria più vicina per procedere durante l'accesso a perquisizioni personali e all'apertura coattiva di pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili, ripostigli e simili e per l'esame di documenti e la richiesta di notizie relativamente ai quali è eccepito il segreto professionale.

Di ogni accesso deve essere redatto processo verbale da cui risultino le ispezioni e le rilevazioni eseguite, le richieste fatte al contribuente o a chi lo rappresenta e le risposte ricevute. Il verbale deve essere sottoscritto dal contribuente o da chi lo rappresenta ovvero indicare il motivo della mancata sottoscrizione. Il contribuente ha diritto di averne copia.

Alle condizioni di legge, l’Amministrazione finanziaria può effettuare accessi anche presso le pubbliche amministrazioni, per rilevare direttamente dati e notizie, nonché presso le banche e l'Amministrazione postale.

Le suddette disposizioni sono da integrarsi con quanto previsto dallo Statuto del Contribuente (articolo 12 della legge 27 luglio 2000, n. 212), ai sensi del quale tutti gli accessi, ispezioni e verifiche fiscali nei locali destinati all'esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali sono effettuati sulla base di esigenze effettive di indagine e controllo sul luogo.

Essi si svolgono, salvo casi eccezionali e urgenti adeguatamente documentati, durante l'orario ordinario di esercizio delle attività e con modalità tali da arrecare la minore turbativa possibile allo svolgimento delle attività stesse nonché alle relazioni commerciali o professionali del contribuente.

In particolare (comma 5 dell’articolo 12) la permanenza degli operatori civili o militari dell'amministrazione finanziaria, dovuta a verifiche presso la sede del contribuente, non può superare i trenta giorni lavorativi, prorogabili per ulteriori trenta giorni nei casi di particolare complessità dell'indagine individuati e motivati dal dirigente dell'ufficio.

Gli operatori possono ritornare nella sede del contribuente, decorso tale periodo, per esaminare le osservazioni e le richieste eventualmente presentate dal contribuente dopo la conclusione delle operazioni di verifica ovvero, previo assenso motivato del dirigente dell'ufficio, per specifiche ragioni.

Il contribuente, nel caso ritenga che i verificatori procedano con modalità non conformi alla legge, può rivolgersi anche al Garante del contribuente (organo collegiale costituito presso le articolazioni regionali degli uffici erariali avente compiti di rivolgere richieste di documenti o chiarimenti agli uffici competenti, con poteri di raccomandazione e accesso agli uffici medesimi secondo la disciplina dell'articolo 13 dello Statuto).

 

 

Nel dettaglio la lettera c),aggiungendo un periodo al comma 5 del citato articolo 12, limita a quindici giorni il periodo di permanenza degli operatori dell’Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente, così come l’eventuale proroga ivi prevista, per le verifiche svolte:

§       presso la sede di imprese in contabilità semplificata.

Si ricorda che le imprese in “contabilità semplificata” sono quelle il cui fatturato annuale (articolo 18 del DPR 600/1973), indipendentemente dall’attività svolta, non superi una determinata soglia (ai sensi delle disposizioni previgenti, 309.374 euro per le imprese che prestano in prevalenza servizi e 516,457 euro per le altre; con le modifiche introdotte dall’articolo 7, comma 2, lettera m) del provvedimento in esame, rispettivamente 400.000 euro e 700.000 euro; si rinvia alla relativa scheda di lettura per approfondimenti). Rispetto alle imprese in cd. “contabilità ordinaria” esse non hanno l’obbligo di tenere alcune scritture contabili (libro giornale, libro degli inventari e scritture ausiliarie); sono sottoposte a specifiche regole in tema di determinazione del reddito imponibile e di accertamento;

§       presso i lavoratori autonomi.

 

Il periodo aggiunto al comma 5 dispone che, anche in tali casi, ai fini del computo dei giorni lavorativi devono essere considerati i giorni di effettiva presenza degli operatori civili o militari dell'Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente.

Dalla formulazione letterale della norma introdotta (in particolare, dalla locuzione “anche in tali casi”) sembra evincersi che le regole sul computo dei giorni di permanenza degli operatori dell’Amministrazione finanziaria trovino un’applicazione più generale, al di fuori degli specifici limiti previsti per le imprese in contabilità semplificata e per i lavoratori autonomi.

In sostanza, anche per il calcolo dei trenta giorni lavorativi di permanenza massima degli operatori nella sede del contribuente e della successiva proroga - di cui al comma 5, primo periodo dell’articolo 12 - rileverebbero solo i giorni di effettiva presenza nella sede del contribuente.

Così formulata, la disposizione in commento sembra avere un campo di applicazione più generale rispetto al solo ambito delle imprese in contabilità semplificata e dei lavoratori autonomi; sembrerebbe pertanto opportuno chiarirne l’effettiva portata normativa.

La lettera c)estende infine le illustrate disposizioni di cui all’articolo 12 dello Statuto del contribuente anche alle attività ispettive o di controllo effettuate dagli enti di previdenza e assistenza obbligatoria.

Profili finanziari

Si rinvia alla scheda dell’articolo 7, comma 2, lettere a) e b)


 

Articolo 7, comma 2, lettere e) e f)
(Dichiarazione relativa alle detrazioni per redditi
di lavoro dipendente e per carichi di famiglia)

 

e) all'articolo 23, comma 2, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, sono apportate le seguenti modificazioni:

1) al secondo periodo:

1.1) le parole "agli articoli 12 e 13" sono sostituite dalle seguenti: all'articolo 12";

1.2) la parola "annualmente" é soppressa;

2) é aggiunto, infine, il seguente periodo: "La dichiarazione ha effetto anche per i periodi di imposta successivi.";

f) l'omissione della comunicazione relativa alle variazioni di cui al comma 1 comporta l'applicazione delle sanzioni previste dall'articolo 11 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471;

 

 

Le lettere e) ed f)modificano la disciplina delle dichiarazioni necessarie per usufruire di alcune detrazioni IRPEF.

In particolare la lettera e), numero 1.1),elimina l’obbligo in capo ai soggetti IRPEF di dichiarare di aver diritto alle detrazioni per redditi da lavoro dipendente e assimilati (di cui all’articolo 13 del Testo Unico delle imposte sui redditi - TUIR[113]) al fine di potere usufruire dell’agevolazione.

 

Il successivo numero 1.2) elimina l’obbligo di effettuare con cadenza annuale la dichiarazione per le detrazioni per carichi di famiglia.

In sostanza, diviene sufficiente per il contribuente una dichiarazione iniziale, fermo restando il dovere di comunicare tempestivamente eventuali mutamenti.

 

A tal fine viene modificato l’articolo 23, comma 2, lettera a), del DPR 29 settembre 1973, n. 600. La lettera a) del comma 2, nel recare le modalità di determinazione della ritenuta IRPEF da parte del sostituto d’imposta, prevede - tra l’altro - che siano effettuate le detrazioni previste negli articoli 12 e 13 del citato testo unico”, ovvero rispettivamente quelle per carichi di famiglia e per redditi di lavoro dipendente. Nella formulazione originaria della norma, entrambe le detrazioni erano riconosciute a condizione che il percipiente dichiarasse annualmente di avervi diritto, indicando le condizioni di spettanza, il codice fiscale dei soggetti cui si riferivano e purché si impegnasse a comunicare tempestivamente le eventuali variazioni.

 

Il successivo numero 2) della lettera e), aggiungendo un periodo alla fine dell’articolo 23, comma 2, lettera a), del DPR 600/1973 rende valide le suddette dichiarazioni per le detrazioni anche per i periodi di imposta successivi a quello in cui sono effettuate.

 

La lettera f) disciplina le sanzioni applicabili per l’ipotesi in cui il contribuente ometta di comunicare i mutamenti delle condizioni per usufruire della suddetta detrazione: sono in proposito richiamate le disposizioni di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.

Il citato articolo 11 disciplina le sanzioni per “altre violazioni in materia di imposte dirette e di imposta sul valore aggiunto”, in particolare comminando una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 2.066 euro per l’ipotesi (articolo 11, comma 1, lettera a)) di omissione di ogni comunicazione prescritta dalla legge tributaria (anche se non richiesta dagli uffici o dalla Guardia di finanza al contribuente o a terzi nell'esercizio dei poteri di verifica ed accertamento in materia di imposte dirette e di imposta sul valore aggiunto), ovvero per l’invio di tali comunicazioni con dati incompleti o non veritieri.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non considera le disposizioni.

 

La relazione tecnica afferma che la norma in esame elimina per il contribuente titolare di reddito di lavoro dipendente che si avvale delle detrazioni per carichi familiari, di cui all’articolo 12 del TUIR, l’obbligo di comunicazione annuale al sostituto d’imposta delle condizioni di spettanza. Il contribuente, in base a quanto previsto dall’articolo 23, comma 2, lettera a) del D.P.R. n. 600 del 1973, nel testo modificato dalle norme in esame, ha, comunque, l’obbligo di indicare il codice fiscale dei soggetti per i quali fruisce della detrazione ed a comunicare tempestivamente al sostituto d’imposta eventuali variazioni.

La relazione afferma che le norme rispondono ad una esigenza di semplificazione degli adempimenti ed hanno carattere procedurale; non si rilevano, pertanto, effetti finanziari.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare.

Si ricorda, infatti, che l’obbligo di comunicazione annuale delle spettanze e di indicazione del codice fiscale dei soggetti per i quali si fruisce della detrazione per carichi di famiglia è stato introdotto dall’articolo 1, comma 221, della legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria 2008). La relazione tecnica di corredo a tale provvedimento assegna a tali disposizioni un effetto di ripresa di gettito di 120 milioni di euro annui. Tuttavia tale effetto risulta esclusivamente ascritto all’obbligo di indicazione, da parte del contribuente titolare di reddito di lavoro dipendente, del codice fiscale dei soggetti per i quali fruisce delle detrazioni. Tale indicazione, riportata dal sostituto d’imposta nel Modello 770 Semplificato consente all’Amministrazione finanziaria di attivare, mediante incrocio dei flussi informativi, un rapido controllo della spettanza del beneficio fiscale e di individuare l’utilizzo indebito delle detrazioni per carichi di famiglia nei confronti di quei contribuenti esonerati dalla presentazione di Unico persone fisiche e del Modello 730.

Tale possibilità non appare preclusa dalle modifiche in esame, permanendo comunque l’obbligo di indicazione iniziale del codice fiscale dei soggetti a carico e quello di tempestiva comunicazione di qualsiasi variazione successivamente intervenuta.


 

Articolo 7, comma 2, lettera g)
(Semplificazione dei provvedimenti dell’amministrazione finanziaria)

 

g) i decreti del Ministero dell'economia e delle finanze nonché i provvedimenti, comunque denominati, degli organi di vertice delle relative articolazioni, delle agenzie fiscali, degli enti di previdenza e assistenza obbligatoria, sono adottati escludendo la duplicazione delle informazioni già disponibili ai rispettivi sistemi informativi, salvo le informazioni strettamente indispensabili per il corretto adempimento e per il pagamento delle somme, dei tributi e contributi dovuti;

 

 

La lettera g)prescrive l’adozione di regole di redazione degli atti normativi di rango secondario dell’amministrazione finanziaria e previdenziale, in modo tale da escludere la duplicazione delle informazioni già disponibili ai rispettivi sistemi informativi, con l’eccezione delle informazioni strettamente indispensabili per il corretto adempimento e per il pagamento delle somme, dei tributi e contributi dovuti.

Tale prescrizione investe:

§       i decreti del Ministero dell’economia e delle finanze e quelli, comunque denominati, degli organi di vertice delle relative articolazioni;

§       i provvedimenti delle agenzie fiscali;

§       i provvedimenti degli enti di previdenza e assistenza obbligatoria.

 

La ratio della disposizione sembra potersi rinvenire nell’esigenza di semplificare e rendere di più agevole comprensione tali atti ai soggetti destinatari e, in genere, ai cittadini.

 

Si ricorda che lo Statuto del contribuente (L. 27 luglio 2000, n .212) prescrive alcune regole in materia di chiarezza e trasparenza delle disposizioni tributarie di rango primario (all’articolo 2), ma anche (articolo 6) disposizioni in materia di conoscenza degli atti da parte del contribuente e di semplificazione degli atti emanati dall’Amministrazione finanziaria nei confronti dei cittadini.

In particolare (articolo 6, comma 3) l'amministrazione finanziaria assume iniziative volte a garantire che i modelli di dichiarazione, le istruzioni e, in generale, ogni altra propria comunicazione siano messi a disposizione del contribuente in tempi utili e siano comprensibili anche ai contribuenti sforniti di conoscenze in materia tributaria e che il contribuente possa adempiere le obbligazioni tributarie con il minor numero di adempimenti e nelle forme meno costose e più agevoli.

Inoltre, al contribuente (come del resto a tutti i cittadini) non possono, in ogni caso, essere richiesti documenti ed informazioni già in possesso dell'amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche indicate dal contribuente. Tali documenti ed informazioni sono acquisiti ai sensi delle norme del procedimento amministrativo (articolo 18, commi 2 e 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241) relativi ai casi di accertamento d'ufficio di fatti, stati e qualità del soggetto interessato dalla azione amministrativa.

Un analogo divieto è contenuto nel disegno di legge sullo Statuto delle imprese, approvato alla Camera e ora all’esame del Senato (A.S. 2626), dove all’articolo 12, comma 3, si prevede che “Le micro, piccole e medie imprese che partecipano alle gare di appalto di lavori, servizi e forniture possono presentare autocertificazioni per l’attestazione dei requisiti di idoneità. Inoltre le amministrazioni pubbliche e le autorità competenti non possono chiedere alle imprese documentazione o certificazioni già in possesso della pubblica amministrazione o documentazione aggiuntiva rispetto a quella prevista dal codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163”.

Si ricorda, inoltre, che l’analisi dell’impatto per la regolazione (AIR), che accompagna gli atti normativi del Governo, compresi gli atti adottati dai singoli Ministri, deve “recare la puntuale indicazione degli obblighi informativi (OI) ovvero tutti quegli obblighi che la norma pone a carico dei destinatari diretti ed indiretti e che riguardano la raccolta, il mantenimento e la trasmissione di informazioni a terzi o ad autorità pubbliche. Occorrerà che l'analisi elenchi puntualmente gli OI introdotti con l'opzione prescelta, evidenziando come tale opzione minimizzi i relativi «costi amministrativi» posti a carico dei destinatari diretti ed indiretti, con particolare enfasi per i costi amministrativi delle imprese”[114].

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non considera la disposizione.

 

La relazione tecnica non considera la norma.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare in considerazione del carattere prevalentemente procedurale della disposizione.


 

Articolo 7, comma 2, lettera h)
(Convenzioni Agenzie Fiscali e enti di previdenza con Amministrazioni pubbliche per acquisizione dati)

 


h) le agenzie fiscali e gli enti di previdenza e assistenza obbligatoria e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali possono stipulare, nei limiti delle risorse disponibili in base alla legislazione vigente, apposite convenzioni con le Amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, gli enti pubblici economici e le Autorità amministrative indipendenti per acquisire, in via telematica, i dati e le informazioni personali, anche in forma disaggregata, che le stesse detengono per obblighi istituzionali al fine di ridurre gli adempimenti dei cittadini e delle imprese e rafforzare il contrasto alle evasioni e alle frodi fiscali, contributive nonché per accertare il diritto e la misura delle prestazioni previdenziali, assistenziali e di sostegno al reddito. Con la convenzione sono indicati i motivi che rendono necessari i dati e le informazioni medesime. La mancata fornitura dei dati di cui al presente comma costituisce evento valutabile ai fini della responsabilità disciplinare e, ove ricorra, della responsabilità contabile;


 

 

La lettera h)consente alle agenzie fiscali, agli enti di previdenza e assistenza obbligatoria e al Ministero del lavoro e delle politiche sociali di stipulare, nei limiti delle risorse disponibili in base alla legislazione vigente, apposite convenzioni con le Amministrazioni pubbliche (di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165), gli enti pubblici economici e le Autorità amministrative indipendenti per acquisire, in via telematica, i dati e le informazioni personali, anche in forma disaggregata, che le stesse detengono per obblighi istituzionali.

Tale acquisizione è volta:

§       a ridurre gli adempimenti dei cittadini e delle imprese e rafforzare il contrasto alle evasioni e alle frodi fiscali e contributive;

§       per accertare il diritto e la misura delle prestazioni previdenziali, assistenziali e di sostegno al reddito.

 

Le predette convenzioni indicano i motivi che rendono necessari i dati e le informazioni medesime.

 

Ferma restando, ai sensi dell’art. 19 del Codice della privacy (D.Lgs. n. 196/2003), la liceità delle comunicazioni di dati personali da parte di un soggetto pubblico ad altri soggetti pubblici quando ciò sia previsto da una norma di legge o di regolamento, si valuti l’opportunità – in relazione al trattamento di tali dati – di un richiamo all’obbligo di osservanza delle disposizioni generali sul trattamento dei dati personali e di quelle specifiche sui trattamenti in ambito pubblico del titolo IV dello stesso Codice della privacy.

Ai sensi dell’art. 39 del Codice, il fatto che la comunicazione tra soggetti pubblici sia prevista dalla legge esonera il soggetto pubblico titolare del trattamento dei dati personali dalla preventiva comunicazione al Garante della trasmissione dei dati ad altro soggetto pubblico effettuata in qualunque forma anche mediante convenzione (come nel caso di specie).

 

La mancata fornitura dei dati di cui al presente comma costituisce evento valutabile ai fini della responsabilità disciplinare e, ove ricorra, della responsabilità contabile.

 

Considerato che base della responsabilità contabile è il danno erariale che è connesso alla gestione, nella fattispecie in esame non sembrano risultare gli elementi costitutivi del danno per il quale è stabilita la responsabilità in questione.

La responsabilità amministrativa

La responsabilità amministrativa tutela le pubbliche amministrazioni, anche ad ordinamento autonomo, nei confronti dei danni ad esse arrecati dal funzionario o dall’impiegato all’interno del rapporto d’ufficio, obbligando il responsabile a risarcire il danno causato della sua condotta. A tale riguardo l’art. 82, primo comma, della legge di contabilità dello Stato del 1923[115] prevede che “l’impiegato che per azione od omissione, anche solo colposa, nell’esercizio delle sue funzioni, cagioni danno allo Stato, è tenuto a risarcirlo”. Analogamente, ai sensi dell’art. 18 dello Statuto degli impiegati civili dello Stato[116] “l’impiegato delle amministrazioni dello Stato anche ad ordinamento autonomo, è tenuto a risarcire alle amministrazioni stesse i danni derivanti da violazioni di obblighi di servizio”, salvi i casi in cui abbia agito per un ordine che era obbligato ad eseguire. In tal caso, è tuttavia responsabile il superiore che ha impartito l’ordine.

La giurisdizione in materia è storicamente attribuita alla Corte dei conti[117], che nella sua giurisprudenza ha delineato i confini di tale forma di responsabilità, cui si attribuisce comunemente natura contrattuale[118].

Quanto all’ambito soggettivo di applicazione, la Corte ha evidenziato che la responsabilità si estende a tutti gli amministratori, dipendenti pubblici e soggetti che siano legati alla pubblica amministrazione da un rapporto d’impiego o di ufficio: non sono quindi responsabili i soli impiegati pubblici, ma anche i titolari di incarichi elettivi (quali i Ministri) o onorari, e i c.d. funzionari di fatto, cioè quanti di fatto si trovino a svolgere funzioni pubbliche.

Per quanto concerne i presupposti della responsabilità amministrativa, affinché un soggetto possa essere chiamato a rispondere in tale sede occorre che lo stesso, con una condotta dolosa o gravemente colposa[119] collegata o inerente al rapporto esistente con l’amministrazione, abbia causato un danno pubblico risarcibile che si ponga come conseguenza diretta e immediata di detta condotta. Ai sensi del co. 4 dell’art. 1 della L. 20/1994, sussiste responsabilità amministrativa anche nei casi in cui il danno sia cagionato ad enti o amministrazioni diverse da quella di appartenenza.

Il danno pubblico risarcibile è un danno patrimoniale, nel senso che presuppone un pregiudizio economico inteso come perdita, distruzione, sottrazione di beni o valori della p.a., ovvero come mancato guadagno. Il concetto di danno, inoltre, va rapportato al concetto di bene pubblico tutelato. Anche il pregiudizio di un bene immateriale (ad esempio l’immagine e il prestigio dell’amministrazione) è considerato un danno risarcibile in quanto pur non comportando una diminuzione patrimoniale diretta, è tuttavia suscettibile di una valutazione patrimoniale[120]. Secondo le regole generali, per essere risarcibile il danno deve essere certo, attuale ed effettivo.

Sin dall’art. 20 della L. 1483/1853 si prevedeva il potere della Corte dei Conti di ridurre il danno che i pubblici ufficiali stipendiati erano tenuti a risarcire (c.d. potere riduttivo). La legge di contabilità di Stato del 1923 stabiliva, in proposito, che la Corte dei conti “valutate le singole responsabilità può porre a carico dei responsabili tutto o parte del danno accertato o del valore perduto” (art. 83, primo comma). L’art. 1 della L. 20/1994 ha poi precisato che, fermo restando il potere di riduzione, nel quantificare il danno il giudice deve, comunque, tenere conto dei vantaggi conseguiti dalla collettività amministrata in relazione al comportamento degli amministratori o dipendenti sottoposti al giudizio di responsabilità (in altri termini, se dalla condotta illecita del funzionario è derivata anche un’utilità, di ciò bisogna tener conto per determinare l’ammontare del danno).

La responsabilità contabile

Per quanto riguarda, invece, la responsabilità contabile, essa investe tutti gli agenti contabili, vale a dire tutti gli agenti della riscossione, i tesorieri, i consegnatari e quanti in via di fatto o di diritto si trovino ad avere la disponibilità materiale di denaro, beni o altri valori pubblici[121] e non adempiano all’obbligo di custodia e restituzione che a loro incombe. La responsabilità si realizza nel caso di qualunque irregolarità commessa nella riscossione o nei pagamenti o nella conservazione del denaro e dei valori pubblici.

Sotto il profilo procedurale, il giudizio volto ad accertare la sussistenza di una responsabilità contabile (c.d. giudizio di conto) presenta notevoli differenze rispetto al giudizio in materia di responsabilità amministrativa: il giudizio di conto si instaura, infatti, automaticamente al momento della presentazione del rendiconto giudiziale, cui gli agenti contabili sono periodicamente tenuti. A seguito della presentazione dei rendiconto il Presidente della Sezione giurisdizionale competente assegna il conto ad un magistrato relatore, che verifica la regolarità del conto e della gestione. Al termine della fase di verifica il relatore deposita una relazione nella quale, ove non rilevi anomalie, richiede il discarico dell’agente che ha presentato il conto. Se anche il Procuratore regionale conclude per il discarico, il conto viene approvato con decreto del Presidente della Sezione, in caso contrario si apre una fase contenziosa. Il giudizio si conclude con una pronuncia della Sezione che può essere di discarico o di condanna del contabile.

La responsabilità disciplinare

L’articolo 55 del D.Lgs. 165/2001, così come modificato dall’articolo 68 del D.Lgs. 150/2009, reca disposizioni in materia di sanzioni disciplinari e responsabilità. Lo stesso D.Lgs. 150 con l’articolo 69 ha altresì introdotto una serie di nuovi articoli al D.Lgs. 165 (dal 55-bis al 55-novies) concernenti specifici aspetti della responsabilità disciplinare.

In particolare, l’articolare l’articolo 55 afferma il carattere imperativo delle norme in materia, ai sensi degli articoli 1339 e 1419, secondo comma, c.c., così come l’applicazione, a tali rapporti, dell’articolo 2106, primo comma, c.c., ferma restando la disciplina in materia di responsabilità civile, amministrativa, penale e contabile.

La contrattazione collettiva definisce a tipologia delle infrazioni e le relative sanzioni, salvo quanto previsto dalle norme richiamate. Tuttavia, la stessa contrattazione collettiva non può istituire procedure di impugnazione dei provvedimenti disciplinari, potendo prevedere (salvi i casi in cui sia previsto il licenziamento) procedure di conciliazione non obbligatorie, da aprirsi entro un termine massimo di 30 giorni dalla contestazione dell’addebito e con sanzioni non diverse da quella previste dalla legge o dal contratto per l’infrazione per cui si procede; le decisioni di tali procedure conciliative non sono impugnabili.

L’articolo 55-bis disciplina le forme e i termini del procedimento disciplinare.

I rapporti tra procedimento disciplinare e procedimento penale sono regolati dall’articolo 55-ter, con il quale tra l’altro è stato disposto che il procedimento disciplinare possa proseguire e concludersi anche in pendenza del procedimento penale.

Il successivo articolo 55-quater disciplina, ferma restando la disciplina in tema di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo, illicenziamento disciplinare in una serie di casi.

Le disposizioni di cui all’articolo 55-quinquies regolamentano le false attestazioni o certificazioni.

L’articolo 55-sexies, infine, disciplina la responsabilità disciplinare per condotte pregiudizievoli per l’amministrazione e la limitazione della responsabilità per l’esercizio dell’azione disciplinare. Nella norma, in particolare, si stabiliscono diverse tipologie di condanna per le violazioni da parte del lavoratore dipendente e del dirigente degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa.

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Il prospetto riepilogativo non considera la disposizione.

 

La relazione tecnica non considera la norma.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si ritiene di formulare osservazioni in considerazione del fatto che le norme introducono una facoltà e che, pertanto, le Amministrazioni pubbliche coinvolte si avvarranno della possibilità di stipulare convenzioni al fine dell’acquisizione telematica delle informazioni nella misura in cui disporranno di risorse da destinare a tale finalità.


 

Articolo 7, comma 2, lettera i)
(Dichiarazioni dei redditi e IRAP)

 

i) nell'articolo 2, del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, dopo il comma 8-bis é aggiunto il seguente: "8-ter. Le dichiarazioni dei redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive possono essere integrate dai contribuenti per modificare la originaria richiesta di rimborso dell'eccedenza d'imposta esclusivamente per la scelta della compensazione, sempreché il rimborso stesso non sia stato già erogato anche in parte, mediante dichiarazione da presentare entro 120 giorni dalla scadenza del termine ordinario di presentazione, secondo le disposizioni di cui all'articolo 3, utilizzando modelli conformi a quelli approvati per il periodo d'imposta cui si riferisce la dichiarazione.";

 

 

La lettera i) del comma 2 consente ai contribuenti che evidenziano un credito d'imposta nella dichiarazione dei redditi o nella dichiarazione IRAP di sostituire la richiesta di rimborso con l'utilizzo in compensazione del credito stesso.La possibilità di modificare la richiesta di rimborso per utilizzare il credito in compensazione si esercita mediante una dichiarazione integrativa da presentare entro 120 giorni dalla scadenza del termine ordinario di presentazione. La modifica in esame è consentita a condizione che il rimborso stesso non sia stato già erogato anche in parte.

La dichiarazione deve essere presentata, entro 120 giorni dalla scadenza del termine ordinario di presentazione, secondo le disposizioni di cui all'articolo 3 del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322[122], utilizzando modelli conformi a quelli approvati per il periodo d'imposta cui si riferisce la dichiarazione.

Dal punto di vista normativo la norma in esame è introdotta aggiungendo il comma 8-terall’articolo 2 del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322.

Una diversa dichiarazione integrativa è prevista dal comma 8-bis dello stesso articolo a favore dei contribuenti per correggere errori od omissioni che abbiano determinato l'indicazione di un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d'imposta o di un minor credito nelle dichiarazioni dei redditi, dell'imposta regionale sulle attività produttive e dei sostituti di imposta. Tale dichiarazione deve essere presentata, secondo le disposizioni di cui all'articolo 3, utilizzando modelli conformi a quelli approvati per il periodo d'imposta cui si riferisce la dichiarazione, non oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta successivo. L'eventuale credito risultante dalle predette dichiarazioni può essere utilizzato in compensazione.

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Il prospetto riepilogativo non considera la disposizione.

 

La relazione tecnica afferma che la norma introduce una semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in quanto consente di modificare, mediante una dichiarazione integrativa da presentare entro 120 giorni dalla scadenza del termine ordinario per la presentazione della dichiarazione dei redditi, la precedente scelta in merito all’utilizzo dell’eccedenza d’imposta. In particolare, è consentito di modificare la scelta di rimborso effettuata in dichiarazione esclusivamente con la scelta dell’utilizzo in compensazione.

La relazione afferma che l’effetto della disposizione è sostanzialmente neutrale, in quanto all’eventuale utilizzazione dell’eccedenza da dichiarazione in compensazione corrisponde un minore onere di pari importo correlato alla diminuzione dei rimborsi.

Sulla base dei dati delle dichiarazioni dei redditi per il periodo d’imposta 2008 si rileva, inoltre, che l’incidenza dei rimborsi è piuttosto modesta rispetto a quella relativa alla scelta di utilizzo dell’eccedenza in compensazione. E’, inoltre, verosimile ipotizzare che la maggioranza dei contribuenti che annualmente operano la scelta del rimborso siano soggetti strutturalmente a credito che, pertanto, pur in presenza della norma in esame, continueranno a mantenere tale scelta.

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva che appaiono plausibili le considerazioni svolte dalla relazione tecnica in merito alla condizione ed al comportamento della maggior parte dei soggetti che attualmente optano per il rimborso. Inoltre eventuali effetti di cassa imputabili all’utilizzo immediato in compensazione dovrebbero risultare limitati in considerazione della contenuta incidenza delle richieste di rimborso. Andrebbe, tuttavia, confermato che, come si ritiene, l’utilizzo della disposizione rimane comunque inibito a quella quota di contribuenti che abbiano richiesto il rimborso dell’imposta a credito per la parte che eccede il limite massimo compensabile nell’anno solare.


 

Articolo 7, comma 2, lettera l)
(Adempimenti dei contribuenti)

 

l) gli adempimenti ed i versamenti previsti da disposizioni relative a materie amministrate da articolazioni del Ministero dell'economia e delle finanze, comprese le Agenzie fiscali, ancorché previsti in via esclusivamente telematica, ovvero che devono essere effettuati nei confronti delle medesime articolazioni o presso i relativi uffici, i cui termini scadono di sabato o di giorno festivo, sono prorogati al primo giorno lavorativo successivo;

 

 

La lettera l) del comma 2 dispone che i termini per i versamenti e gli adempimenti, anche se solo telematici, da effettuare nei confronti di articolazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze, comprese le Agenzie fiscali, che scadono di sabato o di giorno festivo sono prorogati al primo giorno lavorativo successivo.

La relazione illustrativa afferma che si tratta di una disposizione di carattere generale volta ad eliminare le residue incertezze e difformità nella normativa in vigore, tenuto conto delle stratificazioni dell’ordinamento vigente.

In via generale si segnala che il codice civile e il codice di procedura civile dispongono in diverse norme (cfr. art. 155 c.p.c., in tema di computo dei termini, art. 1187 c.c, in tema di adempimento dell’obbligazione, e 2963 c.c., in tema di prescrizione) la proroga di diritto al giorno successivo di termini nel caso in cui essi scadano in un giorno festivo[123].

Il D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, in materia di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi e dell'imposta sul valore aggiunto, nonché di modernizzazione del sistema di gestione delle dichiarazioni, prevede all’articolo 18 che se il termine per il versamento scade di sabato odi giorno festivo il versamento è tempestivo se effettuato il primo giorno lavorativo successivo.

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