Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento ambiente
Titolo: L'attuazione della 'legge obiettivo': Opere strategiche e contesto regionale - 5° Rapporto per la VIII Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici - Seconda edizione
Serie: Documentazione e ricerche    Numero: 152    Progressivo: 2
Data: 04/10/2010
Descrittori:
OPERE PUBBLICHE     
Organi della Camera: VIII-Ambiente, territorio e lavori pubblici

 

Camera dei deputati

XVI LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione e ricerche

L’attuazione della “legge obiettivo”: Opere strategiche e contesto regionale

 

5° Rapporto per la VIII Commissione
ambiente, territorio e lavori pubblici

 

 

 

 

 

 

n. 152/2

Seconda edizione

 

 

4 ottobre 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Servizio responsabile:

SERVIZIO STUDI – Dipartimento Ambiente

( 066760-9712 / 066760-9253 – * st_ambiente@camera.it

 

 

Il presente Rapporto è stato predisposto dal Servizio Studi a seguito della deliberazione dell’Ufficio di Presidenza della VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici del 22 luglio 2009.

 

I testi e le tabelle sono stati redatti dall’Istituto di ricerca CRESME. Il gruppo di lavoro è composto da Alfredo Martini, Mercedes Tascedda, Enrico Campanelli e Antonio Mura. Elaborazione dati e grafici: Gianni Stifani e Marco Paolacci

 

 

Documentazione e ricerche:

-    L’attuazione della “legge obiettivo” – 5° Rapporto  per la VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici, n. 152 , 2 luglio 2010

-    L’attuazione della “legge obiettivo” – 5° Rapporto  per la VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici - Tabelle sullo stato degli interventi, n. 152/1 , 2 luglio 2010

-    L’attuazione della “legge obiettivo” – 5° Rapporto  per la VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici – Opere strategiche e contesto regionale, n. 152/2 , 2 luglio 2010

-    L’attuazione della “legge obiettivo” – 5° Rapporto  per la VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici - Schede relative agli interventi deliberati dal CIPE, n. 152/3, 2 luglio 2010 (tomo I, II, III e IV)

 

 

I dossier dei servizi e degli uffici della Camera sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

 

File: Am0146b.doc

 

 

In copertina: Walter Valentini, “Costellazione I”, collezione della Camera dei deputati

 


INDICE

PARTE PRIMA  3

CAPITOLO PRIMO i contesti regionali 5

§      1.1. Dimensione e diversità territoriali e di insediamento  5

§      1.2. Dinamiche demografiche  8

§      1.3. Ricchezza, capacità produttiva, occupazione  11

CAPITOLO SECONDO mercato dei lavori pubblici e dotazione infrastrutturale  15

§      2.1. Il mercato delle opere pubbliche 2002 - 2009  15

§      2.2. La dotazione infrastrutturale  24

CAPITOLO TERZO opere strategiche e sviluppo regionale  33

§      3.1. Nord e Sud  33

§      3.2. La distribuzione del Programma a livello regionale  37

§      3.3. PIS e dotazioni infrastrutturali 46

§      3.4. Stato di avanzamento: opere deliberate e non  49

Le tabelle regionali per opera intero Programma

Programma Grandi Stazioni 69

Appendice statistica alla PARTE PRIMA

PARTE SECONDA  159

§      CAPITOLO QUINTO  L’IMPATTO DI ALCUNE OPERE STRATEGICHE SUL TERRITORIO E L’ECONOMIA REGIONALE: CASE STUDY  161

§      5.1. Lombardia: valutazione del livello di accessibilità dei comuni e degli effetti di sistema indotti dalla realizzazione del nuovo Sistema Viabilistico Pedemontano  162

§      5.2. Emilia Romagna: valutazione del livello di accessibilità dei comuni e degli effetti di sistema indotti dalla realizzazione del raccordo autostradale di collegamento tra l’autostrada A15 Parma-La Spezia, località Fontevivo (Pr), e l’autostrada A22 Brennero- Modena, località Nogarole Rocca (Vr) 183

§      5.2.1. Il modello di accessibilità  183

§      5.3. Toscana: valutazione del livello di accessibilità dei comuni e degli effetti di sistema indotti dalla realizzazione dell’Autostrada A12 Livorno-Civitavecchia tratta Cecina (Rosignano Marittima) – Civitavecchia  204

§      Cartogramma 5.3.1. Il tracciato della dell’Autostrada A12 Livorno-Civitavecchia tratta Cecina (Rosignano Marittima) – Civitavecchia al 30 Aprile 2010  207

§      5.4. Calabria: valutazione del livello di accessibilità dei comuni e degli effetti di sistema indotti dall'ammodernamento della Salerno - Reggio Calabria  234

§      5.5. SARDEGNA: valutazione del livello di accessibilità dei comuni e degli effetti di sistema indotti dall’ampliamento della Carlo Felice  263

§      5.5.1. Il modello di accessibilità  263

§      5.5.2. Definizione del tempo minimo di percorrenza  264

§      5.5.3. Il livello di accessibilità dei comuni nella situazione attuale e nello scenario  269

 

 


Con questo approfondimento il Rapporto sulle opere strategiche (Legge Obiettivo) si arricchisce di un ulteriore contributo di analisi.

In relazione all’importanza delle opere strategiche per i territori, le economie e lo sviluppo regionale, si intende offrire una analisi, prevalentemente quantitativa che, oltre a mostrare come il Programma delle infrastrutture strategiche (PIS) si sia andato articolando a livello regionale, ne contestualizza le potenzialità ricostruendo i principali indicatori economici, sociali e di sviluppo infrastrutturale, così da poter inquadrare nel singolo contesto territoriale le scelte e i relativi effetti.

Al riguardo, si ricorda che l'art. 22 della legge 42/2009 in materia di federalismo fiscale, ha disposto una ricognizione delle dotazioni infrastrutturali, nonché l’individuazione di interventi nelle aree sottoutilizzate ai fini del recupero del deficit infrastrutturale, da inserire nel DPEF ai sensi della Legge Obiettivo.

In tale ambito è stato elaborato un primo contributo per una riflessione sulla possibilità di ridefinire i criteri di valutazione dei fabbisogni infrastrutturali collegandoli a modelli di sviluppo economico e sociale che tengano conto delle diverse specificità territoriali e ambientali in un determinato contesto politico-istituzionale.

Si intende così sviluppare un nuovo modello in grado di integrare gli indicatori consolidati sullo sviluppo con nuovi indicatori capaci di valutare la capacità delle infrastrutture di produrre effettivamente un miglioramento per il territorio in termini di performance e di efficienza, nonché di valutare gli effetti indotti dalla realizzazione di una nuova infrastruttura.

Tale modello di analisi – una volta validato – può rappresentare un utile strumento per ridefinire il fabbisogno infrastrutturale e finanziario al fine di generare una conseguente revisione, sulla base di dati oggettivi, dei criteri di distribuzione delle risorse disponibili.

 



 

 

 

 

PARTE PRIMA

 


CAPITOLO PRIMO
i contesti regionali

In questa parte del Rapporto sono evidenziati i principali indicatori di ciascuna regione e le differenze esistenti, con l’obiettivo di definire gli ambiti del contesto territoriale in cui si inseriscono le opere strategiche previste dalla Legge Obiettivo.

 

L’analisi segue un approccio comparativo cui fa seguito - nel capitolo 5 - una lettura sintetica, regione per regione, di quanto emerso in questo capitolo e in quello successivo, sulla base del quale evidenziare l’impatto delle opere strategiche di interesse regionale.

1.1. Dimensione e diversità territoriali e di insediamento

Un primo quadro delle diversità regionali prende in considerazione la dimensione regionale.

Ad un primo gruppo di macro regioni, ovvero con una superficie superiore ai 22.000 kmq, che comprende Sicilia, Piemonte e Sardegna (con oltre 24.000 kmq), Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, fa seguito un secondo gruppo che oscilla tra i 15.000 e i 20.000 kmq ed è composto dalla Puglia, con 19.365 kmq, e di cui fanno parte anche Veneto, Lazio e Calabria.

Un terzo gruppo comprende Campania, Trentino Alto Adige ed Abruzzo che superano i 10.000 kmq.

L’ultimo aggregato è composto da micro regioni quali: Basilicata e Marche con circa 10.000kmq, seguite da Umbria, Friuli, Liguria, Molise e Val d’Aosta.


1.1.1. Densità e livelli di urbanizzazione

Tale classificazione si modifica significativamente se si analizza il rapporto tra superficie e popolazione, ovvero l’articolazione regionale dal punto di vista della densità della popolazione.

I precedenti quattro gruppi vengono ricomposti come segue:

§         in quello con più alta densità ritroviamo - del primo gruppo di macro regioni - la sola Lombardia con 408 abitanti per kmq, accanto a due regioni decisamente più piccole come la Campania (con 427 abitanti per km è la più densamente popolata) e il Lazio (grazie a Roma con 327 abitanti per kmq);

§         delle sei macro regioni solo altre due registrano una densità da “secondo gruppo”, ovvero trai 195 e i 300 abitanti per kmq, ovvero la Sicilia e l’Emilia Romagna, superate comunque dalla Liguria, dal Veneto e dalla Puglia;

§         nel terzo gruppo, tra i 100 e i 195 abitanti per kmq, rientrano il Piemonte, il Friuli, le altre regioni del Centro (Toscana, Marche e Umbria), l’Abruzzo e la Calabria;

§         tra le regioni a bassissima densità, oltre a quelle di minori dimensioni, si colloca la Sardegna, che con meno di 70 abitanti per kmq è seconda solo alla Val d’Aosta.

 

Viceversa quattro regioni registrano oltre il 60% dei comuni con un elevato livello di urbanizzazione: Campania (oltre il 70%), Lombardia, Liguria e Lazio. Queste regioni portano la media nazionale al di sopra del 40%. Tra le altre regioni vanno segnalate comunque anche Piemonte, Veneto e Sicilia.

 

Grafico 1.1. - Popolazione residente in comuni ad alta urbanizzazione (quota percentuale)

Fonte: elaborazione CRESME su dati Istat

 

Un indicatore significativo riguarda la densità delle popolazione rispetto alla struttura orografica e il livello di urbanizzazione.

Accanto a due regioni prevalentemente montane quali la Val d’Aosta e il Trentino Alto Adige, ve ne sono altre, come la Basilicata, la Sardegna, l’Abruzzo, il Molise e l’Umbria che registrano una percentuale di densità in aree montuose di oltre il 40% della popolazione.

1.1.2. Il fattore ambientale e un indicatore di sostenibilità: aree protette e raccolta differenziata

Mediamente la quota di aree protette è nel nostro Paese intorno al 10%. Superiore a tale media è la percentuale registrata in Calabria, Basilicata, Lazio e Val d’Aosta. Vi sono poi regioni in cui la quota supera il 20%: Abruzzo, Campania e Trentino Alto Adige.

 

Grafico 1.2. - Quota di aree protette e superficie boschiva

Fonte: elaborazione CRESME su dati Istat

 


L’ambiente e la sua salvaguardia costituiscono una priorità di molte politiche territoriali. Pertanto, al fine di misurare la crescita regionale sotto questo profilo, si è presa in considerazione la percentuale di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti solidi urbani. Il confronto tra la situazione nel 1999 e quella del 2006 evidenzia innanzitutto tre aspetti:

·         una crescita generalizzata sul piano dei risultati, che ha portato la media nazionale dal 13% al 24,3%;

·         una maggiore attenzione e impegno delle regioni del Nord, tutte con percentuali superiori al 30%, con punte del 47% nel Veneto, del 44% in Trentino e del 42% in Lombardia, ad eccezione della Liguria con il 18,3%;

·         il forte incremento di alcune regioni del Centro, del Sud e delle Isole: in particolare la Toscana è passata dal 17% a circa il 31%, la Sardegna dall’1,3% al 10%, la Calabria dal 2 al 8,6.

 

Grafico 1.3. Quota percentuale raccolta differenziata sul totale rifiuti solidi urbani

Fonte: elaborazio ne CRESME su dati Istat

1.2. Dinamiche demografiche

1.2.1. Una crescita nel segno dell’immigrazione che premia il Centro Nord

Il fattore umano costituisce, in una logica di sviluppo, una delle risorse strategiche, soprattutto in Paesi destinati a potenziare più la produzione immateriale di quella materiale.

Il dato quantitativo della crescita demografica, ovvero della capacità di crescere come popolazione, registra, tra il 2001 e il 2008, una crescita della popolazione residente nel nostro Paese del 5,4%, con differenze significative tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno, dove (Basilicata) il saldo è addirittura negativo (-1,1%) o si registra una crescita pari a zero (Calabria).

 

Grafico 1.4. - Variazione della popolazione tra 2001 e 2008 e incidenza della popolazione straniera sul totale

Fonte: elaborazione CRESME su dati Istat

 

La regione dove si è registrato l’aumento più rilevante è stato il Lazio, con un +10%, seguito dall’Emilia Romagna, l’Umbria e il Trentino AA, con oltre l’8%, quindi Lombardia e Veneto (ciascuna +7,8%). Si tratta di una crescita fortemente sostenuta dall’immigrazione.

Il confronto per lo stesso periodo dell’incidenza degli stranieri sulla popolazione registra percentuali più che raddoppiate al Centro-Nord, con particolare riferimento a Emilia Romagna, Umbria e Veneto, con percentuali di stranieri sotto i 15 anni tra il 14 e il 15% seguite, subito dopo, dalla Lombardia.

1.2.2. L’istruzione fa rima con immigrazione

Con riferimento ai livelli di istruzione non può non colpire la stretta correlazione tra il numero di laureati, crescita demografica e maggiore presenza di stranieri.

Così, ad eccezione del Lazio che, nonostante si trovi in testa anche a questa classifica, dopo quella relativa alla crescita demografica, registra tassi di incidenza di popolazione straniera leggermente più bassi (sotto l‘8%) rispetto alle principali regioni del Nord e all’Umbria, proprio queste ultime presentano le quote più elevate di laureati, con l’Emilia Romagna e l’Umbria all’8% e la Lombardia leggermente al di sotto.

Fa eccezione il Veneto, che si conferma una regione con un più basso livello di laureati rispetto alle regioni del Nord Ovest sostenute dalla Liguria, vicina al 9%, ma anche dal Piemonte (7,5%) allo stesso livello del Trentino AA.

In tale contesto risulta meno accentuata la differenza territoriale, anche se tutte le regioni del Sud e delle Isole registrano una percentuale di laureati inferiore alla media nazionale.

 

Grafico 1.5. - Percentuale di laureati sul totale della popolazione

Fonte: elaborazione CRESME su dati Istat

1.2.3. La classifica del benessere

Al fine di valutare le differenze sul piano del benessere e dei livelli di qualità della vita, l’indagine periodica ha suddiviso i comuni in cinque categorie.

Nella categoria più alta si colloca la Liguria con oltre il 70% dei Comuni con un livello massimo di benessere, seguita dalle regioni del Centro quali l’Emilia Romagna (anch’essa sopra il 70%), l’Umbria, la Toscana, le Marche (oltre il 60%) e il Lazio, preceduto dal Trentino AA.

Le grandi Regioni del Nord, quali Piemonte, Lombardia e Veneto, si attestano, insieme a Val d’Aosta e Friuli, intorno al 50%.

Nel Mezzogiorno, Abruzzo e Molise superano la soglia del 30%, Sardegna, Campania e Basilicata quella del 20%, mentre Puglia, Calabria e Sicilia si attestano intorno al 10%.


Grafico 1.6. - Quota di popolazione residente in comuni al massimo livello di benessere

Fonte: elaborazione CRESME su dati Istat

1.3. Ricchezza, capacità produttiva, occupazione

Dopo livello di benessere, viene considerato il valore del Prodotto interno lordo (PIL), elemento che ha una rilevante influenza sui risultati della valutazione in termini di benessere in quanto indicatore di crescita economica e produttiva.

 

Grafico 1.7. - Prodotto interno lordo procapite (Valore Italia = 100)

Fonte: elaborazione CRESME su dati Istat

 

Indicata in 100 la media italiana del PIL procapite, si osserva che tutte le regioni del Centro Nord, ad eccezione dell’Umbria, registrano un valore superiore alla media.

Il PIL è superiore nelle due Regioni montane, la Valle d’Aosta e il Trentino AA, insieme alla Lombardia e all’Emilia Romagna, indicandole come le due Regioni a più elevata capacità produttiva, tutte con un indice superiore a 120.

Lazio, Veneto, Friuli, ma anche Toscana e Piemonte, sono le altre Regioni con un indicatore che si attesta intorno o al di sopra di 110.

Sostanzialmente simile all’indicatore del benessere è quello produttivo per quanto riguarda le regioni del Mezzogiorno e della Sardegna, con il solo Abruzzo sopra 80 e Sardegna, Molise e Basilicata sopra 70, mentre le altre si attestano al di sotto di questa soglia.

Il confronto tra 2001 e 2008 evidenzia una sostanziale tenuta con diverse regioni che tuttavia registrano una riduzione, dalla Lombardia al Veneto, dal Piemonte all’Emilia Romagna, dall’Umbria a l’Abruzzo.

 

Un dato critico riguarda il valore procapite degli investimenti lordi che, da un confronto tra 2001 e 2007, riporta una generalizzata contrazione.

Se si escludono le due Regioni montane a statuto speciale, Valle d’Aosta e Trentino AA, per le quali esiste un regime speciale e che registrano indici elevati tra 150 e 170 rispetto alla media nazionale pari a 100, solo Lombardia e Veneto mostrano indici sopra 120: la prima in crescita rispetto al 2001, la seconda in calo.

L’Emilia Romagna è passata da 121,6 a meno di 120; il Friuli si è attestato a 117 contro il 126,6 del 2001 e il Piemonte è sceso da 114 a 107. La Liguria è scesa sotto 90, al di sotto della media nazionale.

Nella media si trovano Lazio e Toscana, in lieve crescita rispetto al 2001 (Lazio).

Tra le Regioni del Sud cresce la Sardegna fino a 94, la Calabria con 72 e la Campania con 69.

1.3.1. Le dinamiche occupazionali

Prendendo in considerazione l’occupazione, il comparto trainante è di gran lunga rappresentato dai servizi, che assorbono il 67% del totale degli occupati, seguito dall’industria con il 20,6%, dalle costruzioni con l’8,3% e dall’agricoltura (3,9%).


Grafico 1.8. - Situazione occupazionale al terzo trimestre 2009 - Occupati per settore (valori espressi in migliaia)

Fonte: elaborazione CRESME su dati Istat

 

La maggiore consistenza occupazionale nei servizi rispetto alla media nazionale si riscontra nel Lazio (80,6%), ma anche in Liguria (79,5%), in Campania, in Calabria, in Sicilia e in Sardegna, ove si attesta tra il 72 e il 75%. Leggermente al di sopra della media risultano anche la Toscana ed il Trentino AA.

Le regioni dove vi è una elevata percentuale di occupati nell’industria sono le Marche (33%), il Veneto (30,6%), la Lombardia, il Friuli, l’Emilia Romagna e il Piemonte, tutte tra il 24 e il 28%.

Intorno alla media del 25% si collocano la Toscana, l’Umbria e l’Abruzzo. 

In tutte le regioni del Mezzogiorno si riscontrano percentuali superiori alla media di occupati in agricoltura, dal 4,3% della Campania fino al 9,3% della Puglia. Viceversa si attestano tutte al di sotto della media le regioni del Centro Nord, ad esclusione delle due regioni montane e dell’Umbria (4,1%).

Situazione simile si registra per quanto riguarda le costruzioni, con le regioni meridionali in cui questo settore assorbe dall’8,8% della Campania fino all’11% della Basilicata e del Molise.

Nel Centro Nord, anche in questo caso, percentuali superiori alla media si riscontrano soltanto nelle due Regioni montane a statuto speciale.

1.3.2. Ricerca e Sviluppo

La situazione degli investimenti in ricerca nel nostro Paese appare caratterizzata da alcune criticità.

Tra il 2002 e il 2005, ultimi dati disponibili, cresce soltanto la spesa in Piemonte, con un indice pari a 173 contro il 166 di tre anni prima, e nel Lazio vicino a 200.

Superiore alla media nazionale (100) troviamo Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Friuli e Toscana, queste ultime due in leggera crescita, mentre si registrano forti ritardi delle regioni del Mezzogiorno.

 

Grafico 1.9. - Indice di spesa procapite per ricerca e sviluppo intra-muros (Italia = 100)

Fonte: elaborazione CRESME su dati Istat

 


CAPITOLO SECONDO
mercato dei lavori pubblici e dotazione infrastrutturale

2.1. Il mercato delle opere pubbliche 2002 - 2009

La struttura del mercato dei lavori pubblici si è modificata in modo consistente negli ultimi anni, caratterizzandosi sostanzialmente per una progressiva riduzione del numero delle gare di appalto a fronte di una crescita del valore della spesa, anche se non in modo continuo e lineare.

Rispetto al 2002, anno in cui erano state bandite circa 35.000 gare di appalto, nel 2009 il loro numero risulta quasi dimezzato, assestandosi a 18.700.

In termini di valore il processo è stato sostanzialmente inverso: nel 2002 il mercato dei bandi di gara ammontava a 24 miliardi e 289 milioni, mentre sette anni dopo è salito a oltre 31 miliardi, con punte di oltre 33 miliardi nel 2003 e nel 2005, fino al picco di 38 miliardi e 223 milioni del 2004.

 

Rapportando queste dinamiche a livello regionale si può osservare un’analoga dinamica: mediamente, si è passati dalle 1.700 gare per regione del 2002 a 890 dell’ultimo anno (quasi dimezzate), mentre la media del loro valore è salita da 1.157 milioni a 1.487 milioni.

 

Osservando i trend nell’arco temporale 2001-2009, emerge come la riduzione del numero delle opere abbia portato a una ridistribuzione percentuale tra le regioni a vantaggio di quelle del Mezzogiorno, soprattutto Sicilia, Campania e Puglia.

La perdita maggiore ha riguardato le grandi regioni del Nord, dal Piemonte (anche per la conclusione della grande attività di ricostruzione di Torino) alla Lombardia, ma soprattutto Veneto ed Emilia Romagna.

Poche sono le variazioni che hanno interessato le regioni del Centro.

 

La distribuzione in valore risulta fortemente condizionata da alcune grandi opere che hanno sensibilmente influito sul risultato finale, premiando di anno in anno una regione piuttosto che un’altra.

Così nel 2009 la metropolitana di Roma ha fatto salire significativamente la quota del Lazio, mentre precedentemente la Pedemontana veneta o alcune grandi infrastrutture avevano premiato il Veneto e la Lombardia.

 

Sostanzialmente simile risulta lo scenario relativo alle aggiudicazioni.


Grafico 2.1. - Mercato Opere Pubbliche – Numero e importo dei bandi di gara pubblicati nel periodo 2002-2009

NUMERO

IMPORTO (Mln €)

Fonte: CRESME Europa Servizi – Banca dati bandi di gara e avvisi di aggiudicazione

 


Grafico 2.2. - Mercato Opere Pubbliche – Numero e importo delle aggiudicazioni censite nel periodo 2002-2009

NUMERO

IMPORTO (Mln €)

Fonte: CRESME Europa Servizi – Banca dati bandi di gara e avvisi di aggiudicazione

Un fenomeno significativo che ha caratterizzato il mercato dei lavori pubblici nell’ultimo decennio è rappresentato dal Partenariato Pubblico Privato (PPP) e dal Facility Management, due nuovi strumenti in forte espansione.

Nel 2002 il PPP comprendeva 193 gare, pari a un miliardo e 300 milioni di euro, mentre sette anni dopo esso riguarda 518 gare per oltre 8 miliardi di euro, ovvero il 26% dell’intero mercato dei lavori pubblici.

Mediamente si è passati da 9 a 25 opere per regione e da 62 a 395 milioni.

Le regioni dove si concentra il maggior numero di iniziative sono la Lombardia, che si attesta intorno al 14%, la Campania con percentuali leggermente inferiori (a parte l’ultimo anno dove è scesa sotto il 9%), il Piemonte, attualmente in calo ma per molti anni ha rappresentato oltre il 10% delle gare.

Si osserva che le grandi opere incidono sul PPP ancor più che sul mercato globalmente inteso.

 

Grafico 2.3. - Mercato PPP – Numero e importo dei bandi di gara pubblicati nel periodo 2002-2009

NUMERO

IMPORTO (Mln €)

Fonte: elaborazione e dati  Cresme Europa Servizi – Osservatorio Nazionale del PPP

La lettura della tabella sulle percentuali evidenzia la centralità del territorio lombardo nel periodo 2004–2008 con punte del 40–50% sul totale degli importi banditi, mentre l’incidenza della metropolitana di Roma sul valore del mercato nel 2009 fa sì che nel Lazio si concentri il 46% del valore complessivo dell’anno.

Dinamiche simili si registrano sul piano delle aggiudicazioni con alcuni scostamenti temporali: nel 2009 il 43% della spesa si concentra in Lombardia.

Grafico 2.4. - Mercato PPP – Numero e importo delle aggiudicazioni censite nel periodo 2002-2009

NUMERO

IMPORTO (Mln €)

Fonte: elaborazione e dati  Cresme Europa Servizi – Osservatorio Nazionale del PPP
Grafico 2.5. - Mercato PPP – Numero e importo dei bandi di gara pubblicati nel periodo 2002-2009 con la modalità della Concessione di Costruzione e gestione (Finanza di Progetto)

NUMERO

IMPORTO (Mln €)

Fonte: elaborazione e dati  Cresme Europa Servizi – Osservatorio Nazionale del PPP

 

 


Grafico 2.6. - Mercato PPP – Numero e importo delle aggiudicazioni censite nel periodo 2002-2009 con la modalità della Concessione di Costruzione e gestione (Finanza di Progetto)

NUMERO

IMPORTO (Mln €)

Fonte: elaborazione e dati  Cresme Europa Servizi – Osservatorio Nazionale del PPP

 

Nell’ultimo triennio un altro strumento che è riuscito a concentrare risorse è rappresentato dal Facility Management, che comprende servizi e lavori e che, nel 2009, ha riguardato ben 26.888 bandi per un valore superiore ai 35 miliardi.

La distribuzione regionale nell’ultimo anno registra una concentrazione nel Lazio del 19,5% della spesa, seguito dalla Lombardia con il 12,5% e dalla Campania con il 9,5%.

Il quadro relativo alle aggiudicazioni riguarda un numero più che dimezzato: 12.411 gare per un valore di 22 miliardi, con la Lombardia che detiene quasi il 22% del mercato, seguita dal Veneto con il 15,8% e dal Lazio con il 10,3%.

 

Grafico 2.7. - Mercato FM – Numero e importo dei bandi di gara pubblicati nel periodo 2007-2009

NUMERO

IMPORTO (Mln €)

Fonte: elaborazione e dati  Cresme Europa Servizi – Osservatorio Nazionale del FM
Grafico 2.8. - Mercato FM – Numero e importo delle aggiudicazioni censite nel periodo 2007-2009

NUMERO

IMPORTO (Mln €)

Fonte: elaborazione e dati  Cresme Europa Servizi – Osservatorio Nazionale del FM

 


2.2. La dotazione infrastrutturale

2.2.1. Strade e autostrade

Gli ultimi dati disponibili sulla dimensione della rete stradale risalgono al 2005, più aggiornati quelli relativi alle autostrade (2007).

La rete stradale (rete nazionale e locale) misura circa 169.000 km, cui vanno aggiunti altri 6.588 km di autostrade in fase di sviluppo, pari complessivamente ad una rete intorno ai 177-178.000 km.

La Regione più dotata capillarmente di strade è la Sicilia, che sfiora il 10%, seguita dal Piemonte sopra il 9%, Lombardia (8,1%), Toscana (8%), Emilia Romagna, con oltre il 7% e dal Veneto (6,2%).

Da sottolineare la minore capillarità registrata nelle grandi regioni del Sud, come la Campania e la Puglia.

 

Grafico 2.9. - Quota regionale rete stradale*

Fonte: elaborazione CRESME su dati Istat

* Sono comprese le strade, provinciali/regionali e nazionali, e le autostrade

 

Un dato più dinamico e di maggiore interesse per comprendere la rispondenza della rete alla domanda di mobilità riguarda il rapporto tra rete e numero dei veicoli circolanti.

Le criticità si riscontrano nelle regioni delle due grandi “capitali” Milano e Roma, ovvero Lombardia con 7.464 veicoli per km e Lazio con 8.364 (dati 2005), cui si affianca la Liguria caratterizzata da un territorio orograficamente particolare e dove il peso del “traffico” è il più alto rispetto alla consistenza della rete stradale (al netto delle autostrade): oltre 9.000 veicoli per km.

 

Interessante è anche il confronto tra l’incidenza del numero di veicoli rispetto alla dotazione autostradale.

Al contrario dei dati precedenti, il vertice della classifica è occupato da due piccole regioni come la Basilicata e l’Umbria che, per collocazione geografica, restano ai margini delle grandi reti di collegamento Nord-Sud, ma anche Est-Ovest. L’incidenza in queste regioni è rispettivamente di 14.600 e di oltre 13.000 veicoli per km di autostrada (dati 2007).

Sfiora i 13.000 veicoli anche la Lombardia, mentre il Lazio resta sopra i 10.000 veicoli e la Campania poco al di sotto.

Considerando quale soglia di criticità un numero pari a 6.000 veicoli, vi si collocano al di sopra anche la Puglia (8.800 veicoli), le Marche, la Toscana e il Veneto (oltre 7.000), il Molise e l’Emilia Romagna.

 

Il grafico che fotografa la media tra rete stradale e autostradale evidenzia la classifica delle criticità.

 

Grafico 2.10. - Veicoli per chilometro per categoria di strada

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Strade provinciali/regionali

Strade nazionali

Autostrade

 

 

 

 

 

2003

2005

2003

2005

2003

2005

2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piemonte

165

227

4.953

4.822

4.314

4.274

4.389

Valle D'Aosta

327

363

1.055

1.187

1.467

1.593

1.680

Liguria

350

298

9.657

9.153

3.319

3.369

3.484

Lombardia

682

546

7.264

7.464

12.214

12.491

12.854

Trentino A. A.

138

160

 

 

3.697

3.805

3.490

Veneto

395

366

4.648

4.558

7.356

7.613

7.728

Friuli V. Giulia

330

435

1.811

790

4.416

4.525

4.665

E. Romagna

366

300

2.834

2.782

5.878

6.072

6.270

Marche

201

217

2.373

2.538

7.225

7.567

7.855

Toscana

301

242

3.250

3.237

7.054

7.276

7.560

Umbria

196

160

1.203

1.745

12.137

12.602

13.085

Lazio

500

567

8.815

8.364

9.541

9.714

10.321

Campania

483

519

2.995

3.039

9.134

9.194

9.674

Abruzzo

157

166

1.005

1.016

2.728

2.865

3.008

Molise

97

95

418

413

6.107

6.540

6.954

Puglia

262

341

1.658

1.632

8.134

8.400

8.813

Basilicata

101

82

355

395

12.973

13.785

14.599

Calabria

158

171

961

974

4.529

4.663

4.925

Sicilia

272

297

1.618

972

6.172

5.927

6.185

Sardegna

157

227

916

377

 

 

 

Totale

295

306

2.553

2.097

6.788

6.901

7.148

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: elaborazione CRESME su dati Istat

 


Grafico 2.11. - Numero medio di veicoli per chilometro (media categorie strada al 2005)

Fonte: elaborazione CRESME su dati Istat

2.2.2. Ferrovie

La rete ferroviaria italiana misura 24.110 km (dati 2010), di cui 1.299 km dedicati alla rete ad Alta Capacità, che si concentra solo in alcune regioni.

Al vertice troviamo l’Emilia Romagna con 448 chilometri, seguita dal Lazio con 313, il Piemonte con 225. L’Alta Capacità attraversa la Campania per 144 chilometri e la Lombardia per 131. Ultima regione attraversata dall’Alta Capacità è la Toscana con 38 chilometri di binari.

La rete è suddivisa in 16.626 linee ferroviarie, di cui 7.483 a doppio binario e oltre 9.000 a binario unico. Di questi, ben 4006, pari al 46%, riguardano le regioni del Sud e delle Isole (1.000 solo in Sicilia). Sul totale, 12.300 linee sono elettrificate e il resto ad alimentazione diesel.

 

Se si assume come parametro il rapporto tra il numero dei chilometri della rete per ciascuna regione e la superficie territoriale regionale e considerata 100 la media nazionale, è possibile evidenziare i diversi livelli di dotazione ferroviaria.

Tale indicatore pone la Liguria oltre 70 punti rispetto alla media, la Campania poco sotto 50 punti oltre la media, seguita dal Lazio e dalla Lombardia.

Sopra alla media nazionale anche Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Emilia Romagna, Molise.

Intorno alla media nazionale troviamo Calabria e Sicilia, ma tali regioni hanno una qualità della rete assolutamente inferiore a quella media del Paese.

 


Grafico 2.12. - Dotazione infrastrutture ferroviarie (Indice Italia = 100)

Fonte: elaborazione CRESME su dati RFI Spa

2.2.3. Porti e aeroporti

La nostra penisola registra mediamente un rapporto tra aree portuali (accosti) e lunghezza delle coste pari a 5,7%, ovvero in meno del 6% del nostro territorio costiero è dislocato un porto (dati 2006).

 

La regione a più alta densità di aree portuali è l’Emilia Romagna con il 26,8% di incidenza sul totale della superficie costiera, seguita da Veneto e Friuli con il 22,8%. Sul versante Adriatico, ai dati postivi del Nord-Est si aggiungono l’11% delle Marche, il 10,8% dell’Abruzzo e il 4,8% della Puglia.

Sul versante tirrenico, la maggiore concentrazione si registra in Liguria (14,8%). Percentuali molto più contenute si rilevano scendendo verso Sud con Toscana, Lazio e Campania, che restano al di sotto di una dotazione del 6% sul totale della superficie costiera.

La Sicilia registra il 4,2%, mentre Calabria e Sardegna a stento superano il 2%.

 

Dal punto di vista commerciale la regione dove si registra la maggiore concentrazione di movimentazione di merci è il Friuli, seguita dalla Calabria, dalla Puglia, dalla Sardegna e dalla Sicilia, che superano come rapporto tra movimentazione e superficie portuale la Liguria e il Lazio.

 

Per quanto riguarda, invece, il traffico aereo, negli ultimi anni è stata riscontrata una crescita, cui ha corrisposto anche un ammodernamento ed un ampliamento delle infrastrutture aeroportuali.

Tra il 1996 e il 2006 il numero dei passeggeri è quasi raddoppiato, passando da 64 milioni e 860 mila nel 1996 a circa 123 milioni nel 2006.

Il rapporto tra numero di passeggeri e abitanti evidenzia l’elevata incidenza di queste infrastrutture soprattutto nel Lazio, con un rapporto di 600 passeggeri ogni 100 abitanti, seguito dalla Lombardia (poco meno di 400).

Anche il dato della Sardegna appare significativo, con 300 passeggeri, superiore al Veneto e alla Sicilia con 200 passeggeri.

Superano il rapporto 1 a 1 anche Toscana ed Emilia Romagna.

 

Grafico 2.13. - Movimento passeggeri negli aeroporti per 100 abitanti residenti

Fonte: elaborazione CRESME su dati Istat

2.2.4. Le reti energetiche

Secondo gli ultimi dati disponibili, risalenti al 2006, in Italia si producono mediamente circa 50 GWH ogni 10.000 abitanti. 

Al riguardo, si segnala che in alcune Regioni la produzione è decisamente più elevata: il Molise e la Puglia si avvicinano a 90, in Sardegna e in Friuli si superano gli 80 GWH, seguite dal Trentino.

Risulta sopra alla media anche la produzione dell’Umbria, Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna.

Tra le Regioni con una produzione inferiore, si segnalano le Marche e la Basilicata, intorno a 20 GWH, ed, infine, la Campania con 10 GWH.


Grafico 2.14. - Energia prodotta per 10.000 abitanti

Fonte: elaborazione CRESME su dati Istat

Un aspetto interessante riguarda anche la produzione di fonti rinnovabili: esse incidono mediamente intorno al 17% (dati 2006).

Tra le regioni più “virtuose”, dopo il Trentino AA, ove queste fonti energetiche rappresentano il 90% della produzione regionale, si colloca l’Abruzzo, con il 40%, seguito dalla Toscana, dalla Basilicata e dall’Umbria con percentuali intorno o superiori al 30%.

Con quote oltre la media nazionale troviamo anche il Piemonte, la Campania e la Calabria.

 

Grafico 2.15. - Percentuale di energia elettrica prodotta nel 2006 da fonti rinnovabili

Fonte: elaborazione CRESME su dati Istat


2.2.4.1. Il gas metano

Nel 2006 si registravano circa 20 milioni e 300 mila utenze di gas metano, pari al 92,5% della popolazione.

Percentuali inferiori alla media si riscontrano nelle regioni alpine (Val d’Aosta, con il 70,8%, e il Trentino AA, con il 76%), ma anche in Sicilia, con il 91%, Campania, con l’86%, e Calabria, con meno del 78%. La Sardegna è, invece, priva della rete.

 

Grafico 2.16. - Popolazione servita da gas metano

Fonte: elaborazione CRESME su dati Istat

2.2.5. La rete idrica

La rete idrica italiana, nel 2005, consisteva in poco meno di 8 milioni di mc di acqua potabile, di cui circa 5 milioni e mezzo erogati, pari al 70% delle potenzialità.

Il Piemonte, la Liguria, la Lombardia, il Veneto, il Trentino (regione con l’80% di utilizzo), l’Emilia Romagna e le Marche registrano tassi di utilizzo più elevati della media nazionale.

Tutte le regioni del Sud, ad eccezione della Calabria, restano al di sotto.

Superano i 100 mc di acqua per abitante la Val d’Aosta, la Liguria, la Lombardia, il Trentino e la Basilicata, a fronte di una media nazionale intorno al 91%.

 


Grafico 2.17. - Livello di utilizzazione acqua potabile

Fonte: elaborazione CRESME su dati Istat


CAPITOLO TERZO
opere strategiche e sviluppo regionale

Prima di analizzare l’impatto del PIS sui singoli territori, è necessario ricordare che il Programma sembra perseguire due obiettivi prioritari: da un lato l’incremento della dotazione infrastrutturale complessiva, dall’altro l’inserimento delle scelte di investimento all’interno di un disegno di collegamento con la rete infrastrutturale europea.

3.1. Nord e Sud

Come si è indicato nel capitolo del Rapporto dedicato al quadro di insieme del PIS, il valore complessivo del PIS è attualmente pari a 358 miliardi di euro, di cui il 61% per opere che interessano le regioni del Centro-Nord e il 39% per opere del Mezzogiorno, a fronte di una superficie pari, rispettivamente, al 59,2 e al 40,8, con una popolazione pari al 65,3 e al 34,7.

 

Grafico 3.1. - La ripartizione territoriale dei costi delle infrastrutture strategiche - Monitoraggio Aprile 2010

Fonte: elaborazione CRESME Europa Servizi su dati CIPE, Ministero Infrastrutture, ANAS Spa, Ferrovie dello Stato Spa, altri soggetti competenti


Si è altresì rilevato come, per la prima volta dal 2004, il numero delle opere di interesse del Centro Nord abbia superato quelle relative al Mezzogiorno: 174 contro 167, a seguito delle integrazioni intervenute nell’ultimo anno.

 

Se si considerano le sole opere oggetto di deliberazioni da parte del CIPE, la distribuzione relativa al valore accentua la differenza, in quanto le regioni del Centro-Nord recano opere per un valore pari al 70% del totale rispetto al 30% del Mezzogiorno.

 

Grafico 3.2. - La ripartizione territoriale dei costi delle infrastrutture strategiche con delibera CIPE - Monitoraggio Aprile 2010

Fonte: elaborazione CRESME Europa Servizi su dati CIPE, Ministero Infrastrutture, ANAS Spa, Ferrovie dello Stato Spa, altri soggetti competenti

 

Il dato relativo allo stato di avanzamento del Programma, sulla base del rapporto tra opere deliberate e non, consente di completare il confronto tra le due macro aree.

Alla fine di Aprile 2010 la percentuale del PIS oggetto di deliberazioni CIPE di interesse del Centro-Nord è pari al 42%, contro un 28% per quanto riguarda le opere relative al Mezzogiorno.

 

Grafico 3.3. - Percentuale avanzamento del Programma - Rapporto tra opere deliberate e da deliberare - CENTRO NORD Monitoraggio Aprile 2010

Fonte: elaborazione CRESME Europa Servizi su dati CIPE, Ministero Infrastrutture, ANAS Spa, Ferrovie dello Stato Spa, altri soggetti competenti


Grafico 3.4. - Percentuale avanzamento del Programma - Rapporto tra opere deliberate e da deliberare – MEZZOGIORNO Monitoraggio Aprile 2010

Fonte: elaborazione CRESME Europa Servizi su dati CIPE, Ministero Infrastrutture, ANAS Spa, Ferrovie dello Stato Spa, altri soggetti competenti

 

Nell’ambito delle opere deliberate dal CIPE, la disponibilità delle risorse risulta pari al 60%, con un fabbisogno residuo che ammonta al 40% del totale dei costi previsti.

Se si trasferisce questa analisi al territorio, si osserva che il Centro-Nord, a fronte di opere per un valore complessivo di oltre 91 miliardi, registra una disponibilità pari al 50,4% (di cui il 55% di risorse pubbliche e 45% di risorse private), mentre il Mezzogiorno, con opere per un valore pari a circa 39 miliardi, reca una disponibilità finanziaria accertata pari all’88% (di cui il 79% di risorse pubbliche e 21% di risorse private).

 

Ne consegue che la composizione attuale delle disponibilità riguarda per il 58,3% il Centro-Nord e per poco meno del 41% il Sud, con uno 0,8% di quota non ripartibile.

 

Grafico 3.5. – Opere deliberate dal CIPE – La ripartizione territoriale delle disponibilità

Monitoraggio Aprile 2010

Fonte: elaborazione CRESME Europa Servizi su dati CIPE, Ministero Infrastrutture, ANAS Spa, Ferrovie dello Stato Spa, altri soggetti competenti

 

Complessivamente, le opere localizzate nelle regioni del Centro-Nord registrano un fabbisogno residuo pari all’87,2%, mentre quelle del Mezzogiorno recano un fabbisogno pari al 12,7%.

 

Grafico 3.6. – Opere deliberate dal CIPE – La ripartizione territoriale del fabbisogno residuo

Monitoraggio Aprile 2010

Fonte: elaborazione CRESME Europa Servizi su dati CIPE, Ministero Infrastrutture, ANAS Spa, Ferrovie dello Stato Spa, altri soggetti competenti

 

Le differenze tra le due aree territoriali rispetto alla composizione dei finanziamenti disponibili risultano rilevanti.

La realizzazione delle opere relative al Centro-Nord appare caratterizzata da una più elevata incidenza del contributo privato, pari a quasi 21 miliardi su 27 miliardi e 487 milioni. Si tratta del 75,2% di questo tipo di finanziamento, contro un 24% destinato ad opere del Mezzogiorno, corrispondenti a 6 miliardi e 637 milioni.

 

Grafico 3.7. – Opere deliberate dal CIPE – La ripartizione territoriale delle risorse private

- Monitoraggio Aprile 2010

Fonte: elaborazione CRESME Europa Servizi su dati CIPE, Ministero Infrastrutture, ANAS Spa, Ferrovie dello Stato Spa, altri soggetti competenti

 

Al contrario, la distribuzione dei fondi pubblici appare più equilibrata: su 51 miliardi e mezzo, 25 miliardi e 383 milioni riguardano opere del Centro-Nord e 25 miliardi e 666 milioni opere del Meridione.

Isolando le due principali voci di finanziamento pubblico, emerge come la destinazione della maggior parte delle risorse attualmente messe a disposizione attraverso la Legge Obiettivo riguardi opere del Centro-Nord: 65,8%, a fronte del 32,8% nel Mezzogiorno.

L’1,4% riguarda opere non ripartibili.

 

Grafico 3.8. – Opere deliberate dal CIPE – La ripartizione territoriale dei Fondi Legge Obiettivo - Monitoraggio Aprile 2010

Fonte: elaborazione CRESME Europa Servizi su dati CIPE, Ministero Infrastrutture, ANAS Spa, Ferrovie dello Stato Spa, altri soggetti competenti

 

La proporzione si inverte se si considerano le altre risorse pubbliche, con il 59% destinato al Mezzogiorno a fronte del 40,4% destinate al Centro-Nord.

La quota non ripartibile è pari allo 0,5%.

 

Grafico 3.9.. – Opere deliberate dal CIPE – La ripartizione territoriale delle altre risorse pubbliche - Monitoraggio Aprile 2010

Fonte: elaborazione CRESME Europa Servizi su dati CIPE, Ministero Infrastrutture, ANAS Spa, Ferrovie dello Stato Spa, altri soggetti competenti

3.2. La distribuzione del Programma a livello regionale

Se si analizza la distribuzione del Programma tra le regioni dal punto di vista del valore delle opere programmate, la regione con il valore più elevato, oltre 46 miliardi, risulta la Calabria, in cui si concentra gran parte degli investimenti previsti per la Salerno Reggio Calabria, la SS 106 Jonica e per il raddoppio della linea ferroviaria AV/AC che collega il Sud con il resto del Paese, opera quest’ultima non ancora avviata.

Si osserva, peraltro, che scorporando le due grandi opere stradali, il valore del programma regionale della Calabria passa da 46.371 Meuro a 19.634. Tale importo si riduce a soli 904 Meuro se si esclude anche il costo della Linea AV/AC Battipaglia-Reggio Calabria, con il risultato che al netto di tali opere il peso della Calabria sul valore del PIS passa dal 13% (46.371 Meuro su 358.093) allo 0,3% (904 Meuro su un totale programma al netto delle 3 grandi infrastrutture di 312.626 Meuro).

Ovviamente dal calcolo è stato escluso il Ponte sullo Stretto di Messina considerato interamente in Sicilia.

 

La quota imputabile alla Lombardia ammonta all’11%, per un valore di oltre 39 miliardi: il 35% riguarda opere stradali e il 46% opere ferroviarie. L’investimento per le metropolitane incide per il 18%, mentre l’insieme delle opere di edilizia scolastica, edilizia pubblica, e altre opere registra una quota inferiore all’1%.

 

Al terzo posto si colloca la Sicilia, con più di 36 miliardi (10% circa), dove la spesa prevista si concentra per il 41% in opere ferroviarie.

 

Al quarto posto si attesta il Piemonte grazie alle opere collegate ai grandi valichi e ai programmi per l’Alta Capacità ferroviaria.

 

Seguono il Veneto e l’Emilia Romagna, rispettivamente con circa 30 miliardi e 24 miliardi, che ammontano all’8% e al 7%. Anche in queste regioni la spesa si concentra soprattutto in opere stradali (44% il Veneto e 49% l’Emilia) e ferroviarie, rispettivamente 37% e 42%.

Nel Veneto gli stanziamenti relativi al MOSE rappresentano il 16% del totale.

 

La Liguria con il 6%, il Lazio e la Campania con il 5% ciascuna, completano il gruppo delle regioni dove si concentra la maggior parte delle risorse e della programmazione.

 


Tabella 3.1. - La ripartizione territoriale dei costi del Programma Infrastrutture Strategiche al 30 aprile 2010 - Costi in Meuro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rete stradale

Rete ferroviaria

Ferrovie metropo-litane

Interporti

Opera aeroport.

Opera portuale

Rete idrica

Comparto energetico

Edilizia scolastica

Altra Edilizia Pubblica

Edilizia peniten-ziaria

Altre opere

Teleco-municaz.

Ponte sullo Stretto di Messina

Mo.SE

Non ripartiibile

Totale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Piemonte (a)

6.924

22.520

1.015

470

-

-

-

-

2

-

-

-

-

-

-

-

30.931

 Valle d'Aosta

516

430

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

946

 Lombardia (b)

13.674

18.191

7.081

196

-

-

-

107

2

19

-

12

-

-

-

-

39.283

 Liguria (c)

12.492

8.174

326

-

-

-

-

-

3

 

62

-

-

-

-

-

21.056

 Trentino A. A.  (d)

 

6.075

-

-

-

-

-

-

1

-

-

-

-

-

-

-

6.076

 Veneto (e)

13.052

11.172

747

-

17

40

-

-

8

80

52

50

-

-

4.678

 

29.895

 Friuli V. G.  (f)

6.691

2.866

-

-

-

560

-

-

14

-

-

-

-

-

-

-

10.131

 Emilia Romagna (g)

11.633

10.003

1.672

-

-

250

-

-

44

6

59

-

-

-

-

-

23.666

 Toscana (h)

12.425

1.494

640

26

-

-

-

90

37

212

-

-

-

-

-

-

14.923

 Umbria (i)

4.194

3.000

 

97

35

-

-

-

17

-

-

-

-

-

-

-

7.343

 Marche (l)

933

1.142

 

88

-

0

-

-

23

-

-

-

-

-

-

-

2.186

 Lazio (m)

8.966

2.274

6.462

540

 

470

-

-

36

366

-

-

-

-

-

245

19.360

 Abruzzo (n)

2.955

2.830

-

-

16

97

1.391

-

256

409

-

330

-

-

-

-

8.283

 Molise (o)

4.247

651

50

145

-

-

678

-

9

-

-

 

-

-

-

-

5.780

 Campania

5.723

1.855

9.140

203

-

264

1.262

-

95

-

-

207

-

-

-

-

18.749

 Puglia (p)

1.644

5.443

770

89

-

156

564

-

11

-

-

-

-

-

-

-

8.677

 Basilicata (q)

6.641

-

-

-

-

-

809

896

20

-

-

-

-

-

-

-

8.366

 Calabria (r)

26.737

19.029

 

132

-

 

338

-

84

-

52

-

-

-

-

-

46.371

 Sicilia  (s)

10.578

14.976

2.731

203

-

 

402

-

79

286

 

-

 

6.350

 

600

36.206

 Sardegna (t)

2.575

-

-

-

-

-

374

750

-

-

278

-

-

-

-

1.744

5.721

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 N.R. a liv. reg.le (u)

9.306

3.404

-

-

-

-

-

-

747

686

-

-

-

-

-

-

14.143

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 ITALIA

161.907

135.529

30.635

2.189

68

1.836

5.817

1.843

1.489

2.062

503

599

-

6.350

4.678

2.589

358.092

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 CENTRO NORD

100.807

89.840

17.944

1.417

52

1.320

-

197

188

681

173

62

-

0

4.678

245

217.604

 MEZZOGIORNO

61.099

45.688

12.691

772

16

517

5.817

1.646

555

695

330

537

-

6.350

-

2.344

139.056

 N.R. a liv. macroarea (v)

-

-

-

-

-

-

-

-

747

686

-

-

-

-

-

-

1.433

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: elaborazione CRESME Europa Servizi su dati CIPE, Ministero Infrastrutture, ANAS Spa, Ferrovie dello Stato Spa, altri soggetti competenti

N.B.: Per le note vedi oltre, “Note alla Tabella 3.1.”


Tabella 3.1.a. - La ripartizione territoriale dei costi del Programma Infrastrutture Strategiche al 30 aprile 2010 – Composizione % orizzontale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rete stradale

Rete ferroviaria

Ferrovie metropo-litane

Interporti

Opera aeroport.

Opera portuale

Rete idrica

Comparto energetico

Edilizia scolastica

Altra Edilizia Pubblica

Edilizia peniten-ziaria

Altre opere

Teleco-municaz.

Ponte sullo Stretto di Messina

Mo.SE

Non ripartibile

Totale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Piemonte (a)

22,4%

72,8%

3,3%

1,5%

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

100%

 Valle d'Aosta

54,6%

45,4%

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

100%

 Lombardia (b)

34,8%

46,3%

18,0%

0,5%

-

-

-

0,3%

-

-

-

-

-

-

-

-

100%

 Liguria (c)

59,3%

38,8%

1,5%

-

-

-

-

-

-

-

0,3%

-

-

-

-

-

100%

 Trentino Alto Adige  (d)

-

10-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

100%

 Veneto (e)

43,7%

37,4%

2,5%

-

0,1%

0,1%

-

-

-

0,3%

0,2%

0,2%

-

-

15,6%

-

100%

 Friuli Venezia Giulia  (f)

66,0%

28,3%

-

-

-

5,5%

-

-

0,1%

-

-

-

-

-

-

-

100%

 Emilia Romagna (g)

49,2%

42,3%

7,1%

-

-

1,1%

-

-

0,2%

-

0,3%

-

-

-

-

-

100%

 Toscana (h)

83,3%

1-

4,3%

0,2%

-

-

-

0,6%

0,2%

1,4%

-

-

-

-

-