Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento attività produttive
Altri Autori: Ufficio Rapporti con l'Unione Europea
Titolo: Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia - A.C. 1441-ter-B - Schede di lettura
Riferimenti:
AC N. 1441-TER-B/XVI   AC N. 1441-TER-A/XVI
AC N. 1441-TER/XVI     
Serie: Progetti di legge    Numero: 40    Progressivo: 3
Data: 06/06/2009
Descrittori:
ASSISTENZA E INCENTIVAZIONE ECONOMICA   IMPRESE
INNOVAZIONE TECNOLOGICA   RISPARMIO ENERGETICO
TUTELA DEI CONSUMATORI E DEGLI UTENTI     
Organi della Camera: X-Attività produttive, commercio e turismo
Altri riferimenti:
AS N. 1195/XVI     

 

Camera dei deputati

XVI LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione per l’esame di
Progetti di legge

Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia

A.C. 1441-ter-B

Schede di lettura

 

 

 

 

 

 

n. 40/3

 

 

 

6 Giugno 2009

 


Servizio responsabile:

Servizio Studi – Coordinamento: dipartimento Attività produttive

( 066760-9574 – * st_attprod@camera.it

Ha partecipato alla redazione del dossier:

Segreteria Generale – Ufficio Rapporti con l’Unione europea

( 066760-2145 – * cdrue@camera.it

 

 

§       La nota di sintesi e le schede di lettura sono state redatte dal Servizio Studi.

§       Le parti relative ai documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea e alle procedure di contenzioso sono state curate dall'Ufficio rapporti con l'Unione europea.

 

 

Per l’esame presso la Commissione X (Attività produttive) dell’A.C. 1441-ter-B, Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia, sono stati predisposti i seguenti dossier:

§       n. 40/2: Elementi per l’istruttoria legislativa;

§       n. 40/3: Schede di lettura.

 

I dossier dei servizi e degli uffici della Camera sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

File: AP0015B.doc

 


INDICE

Schede di lettura

§      Articoli soppressi3

§      Articolo 1 (Disposizioni per l’operatività delle reti di imprese)5

§      Articolo 2 (Riforma degli interventi di reindustrializzazione, agevolazioni a favore della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione e altre forme di incentivi)17

§      Articolo 3 (Riordino del sistema degli incentivi, agevolazioni a favore della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione e altre forme di incentivi)34

§      Articolo 4 (Attuazione del capo II del regolamento (CE) n. 765/2008, che pone norme in materia di accreditamento e vigilanza del mercato per la commercializzazione dei prodotti)47

§      Articolo 5 (Delega al Governo per il riassetto normativo delle prescrizioni e degli adempimenti procedurali applicabili alle imprese)51

§      Articolo 6, commi 1-3 (Semplificazione e abolizione di alcune procedure e certificazioni dovute dalle imprese)56

§      Articolo 6, commi 4 e 5 (Semplificazione di alcune procedure in materia di assunzioni)58

§      Articolo 7 (Semplificazione e razionalizzazione della riscossione della tassa automobilistica per le singole regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano)60

§      Articolo 8 (Modifiche in materia di ICI)63

§      Articolo 9 (Disciplina dei consorzi agrari)65

§      Articolo 10 (Società cooperative)72

§      Articolo 11 (Internazionalizzazione delle imprese)82

§      Articolo 12 (Commercio internazionale e incentivi per l’internazionalizzazione delle imprese)85

§      Articolo 13 (Fondi regionali con finalità di venture capital gestiti dalla SIMEST Spa)93

§      Articolo 14 (Utilizzo della quota degli utili della SIMEST Spa)96

§      Articolo 15 (Tutela penale dei diritti di proprietà industriale)99

§      Articolo 16 (Destinazione di beni sequestrati o confiscati nel corso di operazioni di polizia giudiziaria per la repressione di reati di cui agli articoli 473, 474, 517-ter e 517-quater del codice penale)118

§      Articolo 17 (Contrasto della contraffazione)122

§      Articolo 18 (Azioni a tutela della qualità delle produzioni agroalimentari, della pesca e dell’acquacoltura e per il contrasto alla contraffazione dei prodotti agroalimentari ed ittici)128

§      Articolo 19 (Proprietà industriale)136

§      Articolo 20 (Bollo virtuale)155

§      Articolo 21, commi 1 e 2 (Iniziative a favore dei consumatori e della trasparenza dei prezzi)157

§      Articolo 21, commi 3 e 4 (Durata dell’assicurazione)159

§      Articolo 22 (Introduzione dell’articolo 22-bis del codice del consumo, in materia di tutela dei consumatori contro la pubblicità ingannevole delle compagnie marittime)161

§      Articolo 23 (Modifica alla legge 24 dicembre 2007, n. 244)164

§      Articolo 24 (Iniziative a favore dei consumatori e dell’emittenza locale)167

§      Articolo 25 (Delega al Governo in materia nucleare)172

§      Articolo 26 (Energia nucleare)191

§      Articolo 27, commi 1-6 (Misure per la sicurezza e il potenziamento del settore energetico)195

§      Articolo 27, commi 7 e 8 (Sogin Spa)206

§      Articolo 27, comma 9 (Piano straordinario per l’efficienza e il risparmio energetico)208

§      Articolo 27, commi 10 e 11 (Modifiche alla legge 24 dicembre 2007, n. 244, in materia di incentivi per impianti alimentati da fonti rinnovabili e di efficienza energetica)213

§      Articolo 27, comma 12 (Fondo di sviluppo delle isole minori)215

§      Articolo 27, comma 13 (Soggetti sottoposti alla vigilanza dell’AEEG)218

§      Articolo 27, commi 14-17 (Incentivazione delle fonti rinnovabili)221

§      Articolo 27, comma 18 (Procedura per l’installazione e l’esercizio delle unità di microcogenerazione e piccola cogenerazione)225


 

§      Articolo 27, commi 19-20 (Disposizioni per promuovere l’utilizzo di fonti rinnovabili)228

§      Articolo 27, comma 21 (Proroga di un anno del termine di entrata in esercizio degli impianti di cogenerazione)231

§      Articolo 27, commi 22 e 23 (Modifica alle normativa in materia di sicurezza e sviluppo del sistema elettrico nazionale)233

§      Articolo 27, comma 24 (Modifiche al Codice dei contratti pubblici, in materia di funzioni amministrative relative alla realizzazione e all'esercizio delle infrastrutture strategiche per l'approvvigionamento energetico)243

§      Articolo 27, comma 25 (Riconversione di impianti di produzione di energia elettrica)245

§      Articolo 27, commi 26 e 27 (Delega in materia di ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche)247

§      Articolo 27, comma 28 (Rifiuto regionale dell’intesa per il rilascio di autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW termici)250

§      Articolo 27, commi 29-31 (Modifiche alla disciplina in materia di procedure di autorizzazione per la costruzione e l'esercizio di terminali di rigassificazione)252

§      Articolo 27, commi 32 e 33 (Modifiche alla disciplina in materia di permesso di ricerca e concessione di coltivazione degli idrocarburi in terraferma)257

§      Articolo 27, commi 34 e 35 (Soppressione del Comitato centrale metrico)267

§      Articolo 27, comma 36 (Svolgimento di attività di analisi e statistiche nel settore dell'energia)269

§      Articolo 27, commi 37-39 (Disposizioni in materia di risorse geotermiche)271

§      Articolo 27, comma 40 (Realizzazione di impianti alimentati a biomasse e fotovoltaici)275

§      Articolo 27, comma 41 (Modifiche all’allegato IV alla Parte II del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152)277

§      Articolo 27, commi 42 e 43 (Disposizioni in materia di energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili)279


 

§      Articolo 27, comma 44 (Coordinamento dei piani regionali degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani)282

§      Articolo 28 (Ridefinizione dei poteri dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas)284

§      Articolo 29 (Agenzia per la sicurezza nucleare)287

§      Articolo 30, commi 1-13 (Misure per l’efficienza del settore energetico)302

§      Articolo 30, comma 14 (Integrazione al codice ambientale)314

§      Articolo 30, comma 15 (Aggiornamento trimestrale del valore della componente del costo evitato di combustibile di cui al provvedimento CIP 6)315

§      Articolo 30, commi 16 e 17 (Semplificazione delle norme fiscali per impianti di microcogenerazione ad alto rendimento)319

§      Articolo 30, commi 18 e 19 (Servizi di interrompibilità)321

§      Articolo 30, comma 20 (Meccanismi per la risoluzione anticipata delle convenzioni CIP 6/92)324

§      Articolo 30, commi 21-25 (Contatori del gas)325

§      Articolo 30, comma 26 (Modifica del comma 1 dell’articolo 23-bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112)329

§      Articolo 30, comma 27 (Miglioramento della qualità del servizio elettrico ai clienti finali collegati, attraverso reti private con eventuale produzione interna, al sistema elettrico nazionale)333

§      Articolo 30, comma 28 (Avvio al consumo delle miscele diesel-biodiesel)335

§      Articolo 30, comma 29 (Accisa agevolata sul biodiesel)337

§      Articolo 31 (Semplificazione di procedure)338

§      Articolo 32 (Impulso alla realizzazione del mercato unico dell’energia elettrica attraverso lo sviluppo di interconnector con il coinvolgimento di clienti finali energivori)340

§      Articolo 33 (Reti interne di utenza)348

§      Articolo 34 (Misure per il risparmio energetico)354

§      Articolo 35 (Efficienza energetica degli edifici)357

§      Articolo 36 (Misure per lo sviluppo della programmazione negoziata)361


 

§      Articolo 37 (Istituzione dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – ENEA)365

§      Articolo 38 (Promozione dell’innovazione nel settore energetico)368

§      Articolo 39 (Valorizzazione ambientale degli immobili militari e penitenziari)380

§      Articolo 40 (Elettrodotti aerei)387

§      Articolo 41 (Tutela giurisdizionale)388

§      Articolo 42 (Impianti eolici per la produzione di energia elettrica ubicati in mare e altre disposizioni in materia di fonti per la produzione di energia elettrica)393

§      Articolo 43, commi 1 e 2 (Tassa automobilistica dei veicoli alimentati a GPL o a metano)405

§      Articolo 43, comma 3 (Agevolazioni per l’installazione di impianti a GPL e a metano)408

§      Articolo 44 (Diritto annuale per le imprese esercenti attività di distribuzione di carburanti)410

§      Articolo 45 (Istituzione del Fondo per la riduzione del prezzo alla pompa dei carburanti nelle regioni interessate dalla estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi)414

§      Articolo 46 (Progetti di innovazione industriale e misure per il riordino del sistema delle stazioni sperimentali per l’industria)417

§      Articolo 47 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza)425

§      Articolo 48 (Modifiche al decreto-legge n. 223 del 2006)430

§      Articolo 49 (Modifiche dell’articolo 140-bis del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206)433

§      Articolo 50 (Verifica della liberalizzazione dei servizi a terra negli aeroporti civili)444

§      Articolo 51 (Misure per la conoscibilità dei prezzi dei carburanti)447

§      Articolo 52 (SACE Spa)449

§      Articolo 53 (Delega al Governo per la riforma della disciplina in materia di camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura)453

§      Articolo 54 (Internazionalizzazione delle imprese e sostegno alla rete estera dell’Istituto nazionale per il commercio estero)459


 

§      Articolo 55 (Interpretazione autentica in materia di esercizio di autotrasporto in forma associata)462

§      Articolo 56 (Editoria)464

§      Articolo 57 (Distruzione delle armi chimiche)470

§      Articolo 58 (Requisiti per lo svolgimento di servizi ferroviari passeggeri  in ambito nazionale)472

§      Articolo 59 (Limitazioni ai servizi ferroviari passeggeri in ambito nazionale)477

§      Articolo 60 (Modifiche al decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422)481

§      Articolo 61 (Ulteriori disposizioni in materia di trasporto pubblico locale)484

§      Articolo 62 (Modifiche al decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 188)489

§      Articolo 63 (Ulteriori misure in materia di trasporti ferroviari)496

§      Articolo 64 (Disposizioni in materia di farmaci)498

 


Schede di lettura


 

Articoli soppressi

 

Il disegno di legge A.C. 1441-ter recante Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia[1], già approvato con modificazioni dalla Camera, è stato approvato dal Senato il 14 maggio 2009 (A.S. 1195). Nel corso dell’esame al Senato, il testo ha subito ulteriori interventi aggiuntivi e di modifica, giungendo alla Camera, in seconda lettura, arricchito di ulteriori 35 articoli, mentre gli interventi di modifica, più o meno incisivi, hanno riguardato 26 articoli.

Nelle schede di lettura sui singoli articoli dell’A.C. 1441-ter-B sono evidenziate le modificazioni e le integrazioni apportate dal Senato. Qui seguito si elencano invece gli interventi soppressivi riferiti ad interi articoli.

 

Il Senato ha dunque soppresso interamente i seguenti articoli (la numerazione è riferita al testo approvato dalla Camera in prima lettura, A.S. 1195):

§      articolo 19, che allo scopo di garantire il funzionamento dell’istituendo Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), destinava ai capitoli di bilancio già intestati - alla data dell'entrata in vigore del decreto-legge n. 112 del 2008 - all'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici le somme assegnate, nella misura stabilita nell'anno 2008, all'Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare, nonché all'Istituto nazionale per la fauna selvatica;

§      articolo 26, che prevedeva l'adeguamento degli impianti di distribuzione stradale di gas di petrolio liquefatto per autotrazione, la cui capacità è limitata fino a 30 mc, alle disposizioni di prevenzione incendi di cui al titolo III della regola tecnica in materia di sicurezza antincendio, di cui all'allegato A annesso al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 ottobre 2003, n. 340, recante la disciplina per la sicurezza degli impianti di distribuzione stradale di G.P.L. per autotrazione;

§      articolo 29, volto a costituire l'Istituto per la promozione industriale in ente pubblico strumentale al Ministero dello sviluppo economico prevedendo conseguentemente un riordino del medesimo Istituto;

§      articolo 33, recante varie norme modificatrici della disciplina vigente in materia di provvidenze all’editoria, in particolare in tema di contributi alla stampa di partito, in tema di titolarità delle imprese editrici, in tema di procedure di erogazione dei contributi; in tema di presupposti delle sovvenzioni statali indirette.


 

Articolo 1
(Disposizioni per l’operatività delle reti di imprese)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 1
(Distretti produttivi e reti di imprese)

Articolo 1
(Disposizioni per l'operatività delle reti di imprese)

 

1. All'articolo 3 del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modi­ficazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, sono apportate le seguenti modifica­zioni:

 

     a) al comma 4-ter:

 

          1) la lettera a) è sostituita dalla seguente:

 

              «a) il nome, la ditta, la ragione o la denominazione sociale degli aderenti alla rete»;

 

          2) alla lettera b), dopo le parole: «l'indicazione» sono inserite le seguenti: «degli obiettivi strategici e» e dopo le parole: «della rete» sono aggiunte le se­guenti: «, che dimostrino il migliora­mento della capacità innovativa e della competitività sul mercato»;

 

          3) alla lettera c), è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «. Al fondo pa­trimoniale di cui alla presente lettera si applicano, in quanto compatibili, le di­sposizioni di cui agli articoli 2614 e 2615 del codice civile»;

 

          4) alla lettera d), dopo le parole: «del contratto» sono inserite le seguenti: «, le modalità di adesione di altre im­prese»;

 

          5) alla lettera e), la parola: «pro­gramma» è sostituita dalla seguente: «contratto» ed è aggiunto, in fine, il se­guente periodo: «. Salvo che sia diver­samente disposto nel contratto di rete, l'organo agisce in rappresentanza delle imprese, anche individuali, aderenti al contratto medesimo, nelle procedure di programmazione negoziata con le pub­bliche amministrazioni, nonché nelle procedure inerenti ad interventi di ga­ranzia per l'accesso al credito, all'utiliz­zazione di strumenti di promozione e tu­tela dei prodotti italiani ed allo sviluppo del sistema imprenditoriale nei processi di internazionalizzazione e di innova­zione, previsti dall'ordinamento»;

 

     b) dopo il comma 4-ter sono inse­riti i seguenti:

 

«4-ter.1. Le disposizioni di attuazione della lettera e) del comma 4-ter per le procedure attinenti alle pubbliche ammi­nistrazioni sono adottate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Per le pro­cedure inerenti a specifici ambiti di competenza ministeriale o a settori spe­cifici di operatività dei contratti di rete, il decreto è adottato di concerto anche con il Ministro competente per settore.

 

4-ter.2. Nelle forme previste dal comma 4-ter.1 si procede alla ricogni­zione di interventi agevolativi previsti dalle vigenti disposizioni applicabili alle imprese aderenti al contratto di rete, in­teressate dalle procedure di cui al comma 4-ter, lettera e), secondo pe­riodo. Restano ferme le competenze re­gionali per le procedure di rispettivo in­teresse»;

 

     c) al comma 4-quinquies, le parole: «lettera b)» sono sostituite dalle se­guenti: «lettere b), c) e d)» e sono ag­giunte, in fine, le seguenti parole: «, pre­via autorizzazione rilasciata con decreto del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'econo­mia e delle finanze, da adottare entro sei mesi dalla relativa richiesta».

1. L'articolo 6-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modifi­cazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è sostituito dai seguenti:

2. L'articolo 6-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è abrogato.

«Art. 6-bis. - (Delega al Governo in ma­teria di configurazione giuridica delle reti di imprese). - 1. Al fine di agevolare la crea­zione di reti o aggregazioni di imprese, il Governo è delegato ad adottare, entro do­dici mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, su proposta del Mi­nistro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro della giustizia, sentite le Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, uno o più decreti legislativi recanti norme in materia di confi­gurazione giuridica delle reti di imprese. I decreti legislativi sono adottati nel rispetto della normativa comunitaria e dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

 

     a) definire le forme di coordinamento stabile di natura contrattuale tra imprese aventi distinti centri di imputazione sogget­tiva, idonee a costituire una rete di imprese in forma di gruppo paritetico o gerarchico;

 

     b) definire i requisiti di stabilità, di co­ordinamento e di direzione necessari al fine di riconoscere la rete di imprese;

 

     c) definire le condizioni, le modalità, i limiti e le tutele che assistono l'adozione dei vincoli contrattuali di cui alla lettera a);

 

     d) definire le modalità per il riconosci­mento internazionale delle reti di imprese e per l'utilizzo, da parte delle reti medesime, degli strumenti di promozione e di tutela dei prodotti italiani sui mercati internazionali;

 

     e) definire, anche con riguardo alle conseguenze di natura contabile e imposi­tiva e in materia di mercato del lavoro, il re­gime giuridico della rete di imprese, even­tualmente coordinando o modificando le norme vigenti in materia di gruppi e con­sorzi di imprese;

 

     f) con riferimento alle reti che com­prendono imprese aventi sede legale in Pa­esi diversi dall'Italia, prevedere una disci­plina delle reti transnazionali, eventual­mente distinguendo tra reti europee e reti internazionali;

 

     g) prevedere che ai contratti di cui alla lettera a) possano aderire anche im­prese sociali, nel rispetto della disciplina di cui al decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155, nonché, seppure in posizione minorita­ria, enti senza scopo di lucro che non eser­citino attività di impresa;

 

     h) favorire la costituzione di fondi di garanzia per l'accesso al credito destinati alle reti di imprese costituite all'interno dei distretti come definite dall'articolo 6-bis.1;

 

     i) riordinare la legislazione fiscale vi­gente relativamente alle reti costituite al­l'interno dei distretti, come definite dall'arti­colo 6-bis.1, al fine di prevedere, a parità di gettito complessivo e senza oneri aggiuntivi per lo Stato, specifiche agevolazioni fiscali per favorire la capitalizzazione mediante l'applicazione di un'aliquota ridotta rispetto a quella ordinaria agli utili corrispondenti alla remunerazione ordinaria del capitale investito.

 

2. Il parere delle Commissioni parla­mentari di cui al comma 1 è reso entro due mesi dalla data di trasmissione del relativo schema, decorsi i quali il decreto legislativo può essere comunque emanato. Entro do­dici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare disposi­zioni integrative e correttive dei predetti de­creti, con le medesime procedure e nel ri­spetto degli stessi princìpi e criteri direttivi.

 

Art. 6-bis.1. - (Distretti produttivi e reti di imprese). - 1. Al fine di promuovere lo svi­luppo dei distretti produttivi, come indivi­duati dalle leggi regionali, attraverso azioni di rete che ne rafforzino le misure organiz­zative, l'integrazione per filiera, lo scambio e la diffusione delle migliori tecnologie, lo sviluppo di servizi di sostegno e forme di collaborazione tra realtà produttive anche appartenenti a regioni diverse, alle reti di imprese di cui all'articolo 6-bis collocate al­l'interno dei distretti si applicano le disposi­zioni previste dall'articolo 1, commi 366 e seguenti, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, come da ultimo modificati dal presente articolo, ad eccezione delle norme concer­nenti i tributi dovuti agli enti locali.

 

2. All'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

     a) al comma 366, dopo le parole: "Mi­nistro per l'innovazione e le tecnologie," sono inserite le seguenti: "previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le regioni in­teressate,";

 

     b) al comma 368, lettera a), i numeri da 1) a 15) sono sostituiti dai seguenti:

 

          "1) al fine della razionalizzazione e della riduzione degli oneri legati alle ri­sorse umane e finanziarie conseguenti al­l'effettuazione degli adempimenti in materia di imposta sul valore aggiunto, con regola­mento da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa con la Confe­renza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le regioni interessate, sono disciplinate, per le imprese apparte­nenti ai distretti di cui al comma 366 del presente articolo, apposite semplificazioni contabili e procedurali, nel rispetto della di­sciplina comunitaria, e in particolare della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006;

 

          2) rimane ferma per le regioni e per gli enti locali, secondo i propri ordina­menti, la facoltà di stabilire procedure am­ministrative semplificate per l'applicazione di tributi propri";

 

     c) al comma 368, lettera b):

 

          1) al numero 1), ultimo periodo, dopo le parole: "Ministro per la funzione pubblica," sono inserite le seguenti: "previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le regioni interessate,";

 

          2) al numero 2), ultimo periodo, dopo le parole: "Ministro dell'economia e delle finanze" sono inserite le seguenti: ", previa intesa con la Conferenza perma­nente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bol­zano, sentite le regioni interessate,".

 

3. Al comma 3 dell'articolo 23 del de­creto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e successive modificazioni, le parole: "anche avvalendosi delle strutture tecnico-organiz­zative dei consorzi di sviluppo industriale di cui all'articolo 36, comma 4, della legge 5 ottobre 1991, n. 317" sono soppresse.

 

4. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».

 

 

 

L’articolo 1 è stato interamente riscritto durante l’esame al Senato.

Il comma 1 modifica ed integra l’articolo 3, relativo ai distretti produttivi e alle reti di imprese, del decreto-legge n. 5/2009[2].

Il punto a) del comma 1 interviene sul comma 4-ter dell’articolo 3.

Si ricorda che il comma 4-ter, nel testo attualmente vigente, definisce il contratto di rete, con il quale due o più imprese si obbligano ad esercitare in comune una o più attività economiche rientranti nei rispettivi oggetti sociali allo scopo di accrescere la reciproca capacità innovativa e la competitività sul mercato. Tale contratto è redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, e deve indicare:

a)  la denominazione sociale delle imprese aderenti alla rete;

b)  l’indicazione delle attività comuni poste a base della rete;

c)  l’individuazione di un programma di rete, che contenga l’enunciazione dei diritti e degli obblighi assunti da ciascuna impresa partecipante e le modalità di realizzazione dello scopo comune da perseguirsi attraverso l’istituzione di un fondo patrimoniale comune, in relazione al quale sono stabiliti i criteri di valutazione dei conferimenti che ciascun contraente si obbliga ad eseguire per la sua costituzione e le relative modalità di gestione, ovvero mediante ricorso alla costituzione da parte di ciascun contraente di un patrimonio destinato all’affare, ai sensi dell’articolo 2447-bis, primo comma, lettera a), del codice civile;

d)  a durata del contratto e le relative ipotesi di recesso;

e)  l’organo comune incaricato di eseguire il programma di rete, i suoi poteri, anche di rappresentanza, e le modalità di partecipazione di ogni impresa all’attività dell’organo.

La norma in esame apporta le seguenti modificazioni al comma 4-ter:

§      la nuova lettera a) diventa: «a) il nome, la ditta, la ragione o la denominazione sociale degli aderenti alla rete»;

§      la nuova lettera b) diventa: «b) l’indicazione degli obiettivi strategici e delle attività comuni poste a base della rete, che dimostrino il miglioramento della capacità innovativa e della competitività sul mercato»;

§      la lettera c) è integrata con la previsione che al fondo patrimoniale previsto si applichino, in quanto compatibili, le disposizioni sul fondo consortile di cui agli articoli 2614 e 2615 del codice civile; quindi:

§      non sarà possibile chiedere la divisione del fondo per la durata del contratto di rete e i creditori della singola impresa non potranno var valere il proprio diritto sul fondo;

§      per le obbligazioni assunte in nome del fondo patrimoniale dalle persone che ne hanno la rappresentanza, i terzi possono far valere i loro diritti esclusivamente sul fondo;

§      per le obbligazioni assunte dall’organo comune (del programma di rete) per conto delle singole imprese, queste ultime rispondono solidalmente col fondo consortile. In caso di insolvenza nei rapporti tra le imprese il debito dell'insolvente si ripartisce tra tutti in proporzione delle quote.

§         la nuova lettera d) diventa: « la durata del contratto, le modalità di adesione di altre imprese e le relative ipotesi di recesso» ;

§      alla lettera e), viene specificato che l’organo comune incaricato di eseguire il contratto di rete, salvo che sia diversamente disposto nel contratto, agisce in rappresentanza delle imprese, anche individuali, aderenti al contratto medesimo, nelle procedure di programmazione negoziata con le pubbliche amministrazioni, nonché nelle procedure inerenti ad interventi di garanzia per l’accesso al credito, all’utilizzazione di strumenti di promozione e tutela dei prodotti italiani ed allo sviluppo del sistema imprenditoriale nei processi di internazionalizzazione e di innovazione, previsti dall’ordinamento.

Il punto b) inserisce due nuovi commi dopo il 4-ter.

Il comma 4-ter.1 riguarda le disposizioni di attuazione della lettera e) del comma 4-ter, e prevede che le procedure attinenti alle pubbliche amministrazioni siano adottate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, e per le procedure inerenti a specifici ambiti di competenza ministeriale o a settori specifici di operatività dei contratti di rete il decreto sia adottato di concerto anche con il Ministro competente per settore.

Il comma 4-ter.2 dispone la ricognizione di interventi agevolativi previsti dalle vigenti disposizioni applicabili alle imprese aderenti al contratto di rete, interessate dalle procedure di programmazione negoziata con le pubbliche amministrazioni, nonché nelle procedure inerenti ad interventi di garanzia per l’accesso al credito.

 

Il punto c) integra il comma 4-quinquies.

Il richiamato comma 4-quinquies, nel testo attualmente vigente, prevede l’applicazione alle reti delle imprese delle disposizioni amministrative previste per i distretti produttivi dalla legge finanziaria per il 2006 (articolo 1, comma 368, lettera b), della legge 23 dicembre 2005, n. 266).

La norma in esame introduce l’applicazione alle reti delle imprese, oltre che delle disposizioni amministrative, anche delle disposizioni finanziarie e di ricerca e sviluppo previste per i distretti produttivi dalla legge finanziaria per il 2006 (rispettivamente: articolo 1, comma 368, lettere c) e d) della citata legge n. 266 del 2005).

Nella nuova formulazione, tuttavia, l’applicazione risulta subordinata all’autorizzazione rilasciata con decreto del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, da adottare entro sei mesi dalla relativa richiesta.

 

Si ricorda che il comma 368 dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2006 ha recato numerose disposizioni per i distretti produttivi.

In particolare, la lettera c) del comma 368 ha individuato una serie di disposizioni finanziarie applicabili ai distretti; si tratta, in particolare, di interventi diretti ad agevolare l'accesso al credito, a promuovere il contenimento dei rischi e a favorire la capitalizzazione delle imprese appartenenti al distretto.

A tale proposito, si dispongono forme e condizioni semplificate per la cartolarizzazione dei crediti concessi da più banche o intermediari finanziari alle imprese facenti parte del distretto, agli effetti della cessione a un'unica società. A questo fine, la finanziaria 2006 aveva previsto che (numero 1)) con regolamento del Ministro dell'economia e delle finanze, sentiti il Ministro delle attività produttive e la CONSOB, fossero individuate le semplificazioni applicabili rispetto alla disciplina contenuta nella legge 30 aprile 1999, n. 130 in tema di cartolarizzazione dei crediti. Si demandava allo stesso regolamento, ai sensi del numero 2), di stabilire le condizioni e le garanzie - a favore dei soggetti cedenti i crediti di cui al numero 1) - in presenza delle quali tutto o parte del ricavato dell'emissione dei titoli possa essere destinato al finanziamento delle iniziative dei distretti e delle imprese dei distretti già beneficiarie dei crediti che sono stati oggetto di cessione. L’operazione comporta per i soggetti già beneficiari dei crediti ceduti la possibilità di ricevere ulteriore credito, da parte della società cessionaria, mediante destinazione del ricavato dell’emissione dei titoli il cui rimborso dovrebbe avvenire con le somme da essi medesimi corrisposte in qualità di debitori ceduti. Il numero 3) ha esteso le disposizioni relative alle obbligazioni bancarie garantite, disciplinate dall’articolo 7-bis della legge 30 aprile 1999, n. 130, anche ai crediti delle banche nei confronti delle imprese facenti parte dei distretti.

Per le banche e gli altri intermediari concedenti crediti ai distretti o alle imprese facenti parte dei distretti e che non procedono alla loro cartolarizzazione o all’emissione di obbligazioni bancarie garantite, il numero 4) prevede la facoltà di effettuare accantonamenti ulteriori (rispetto a quelli già previsti dalle norme vigenti) alle condizioni che saranno stabilite dal predetto regolamento. Infine il numero 5), allo scopo di favorire l'accesso al credito e il finanziamento dei distretti e delle imprese che ne fanno parte, con particolare riguardo ai progetti di sviluppo e innovazione, affida al Ministro dell'economia e delle finanze il compito di adottare o proporre misure volte a:

a)      assicurare che la garanzia che prestano i consorzi collettivi di garanzia dei fidi (confidi) sia riconosciuta come strumento idoneo per l'attenuazione del rischio di credito ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali degli enti creditizi, previsti nel nuovo accordo di Basilea[3];

b)      favorire il rafforzamento patrimoniale e l'operatività dei confidi; i fondi di garanzia interconsortile[4] possono essere destinati anche alla prestazione di servizi ai confidi soci, per l’iscrizione nell’elenco speciale previsto dall’articolo 107 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia;

c)      facilitare la costituzione di agenzie esterne di valutazione del merito di credito dei distretti e delle imprese che ne fanno parte, a beneficio delle imprese stesse e delle banche che applicano il metodo normalizzato di calcolo dei requisiti previsto nel nuovo accordo di Basilea;

d)      favorire la costituzione, da parte dei distretti, di fondi d’investimento in capitale di rischio delle imprese che ne fanno parte; a tali fondi potranno conferire il loro apporto soggetti sia pubblici, sia privati.

 

La lettera d) istituisce l'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione[5], che promuove l'integrazione fra il sistema della ricerca ed il sistema produttivo e stipula convenzioni e contratti con soggetti pubblici e privati che ne condividono le finalità.

 

Il comma 2 provvede all’abrogazione dell'articolo 6-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112[6], che dettava un'unica disciplina per distretti produttivi e reti di imprese.

Si ricorda che l‘articolo 6-bis, abrogato dalla norma in esame, modificava in più parti la disciplina suidistretti produttivi introdotta dall’articolo 1, commi 366 e seguenti, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), eliminando, in particolare, le disposizioni relative al consolidamento fiscale ed alla tassazione unitaria per le imprese appartenenti ai distretti produttivi, che venivano sostituite da norme di semplificazione ai fini degli adempimenti IVA. Inoltre, estendeva la normativa sui distretti produttivi come modificata alle reti delle imprese (di livello nazionale), nonché alle catene di fornitura (comma 2). Il medesimo articolo, al comma 1, demandava la definizione delle caratteristiche e delle modalità di individuazionedelle reti delle imprese e delle catene di fornitura ad un decreto del Ministro dello sviluppo economico da adottarsi di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa con la Conferenza Stato-regioni. Inoltre, il comma 4 dell’articolo 6-bis aveva soppresso le disposizioni del comma 3, art. 23, del D.Lgs. 112/1998 – aggiunte dal comma 370 della legge 266/2005 - che affidano lo svolgimento delle funzioni di assistenza alle imprese, esercitate prioritariamente attraverso gli sportelli unici per le attività produttive, anche alle strutture tecnico-organizzative dei consorzi di sviluppo industriale, di cui all’articolo 36, comma 4, della legge 5 ottobre 1991, n. 317.

Si consideri tuttavia che le disposizioni relative ai distretti produttivi sono state recentemente ulteriormente modificate dall’articolo 3 del DL 5/2009, che ha in sostanza determinato il superamento di alcune scelte normative effettuate con il menzionato articolo 6-bis.

Difatti, l’articolo 3 del DL 5/2009 ha modificato la disciplina fiscale dei distretti produttivi, estesa anche alle reti di imprese e alle catene di fornitura, reintroducendo il regime fiscale previsto dalla legge finanziaria 2006 (legge n. 266/2005)[7].

In particolare il comma 2 modifica la disciplina tributaria dei distretti produttivi prevedendo la facoltà, per questi ultimi, di optare per il regime della tassazione consolidata di distretto ovvero per la tassazione preventiva concordata triennale. Nel primo caso la base imponibile è determinata dalla somma algebrica dei redditi delle singole imprese aderenti al distretto. In caso di concordato preventivo, che può essere attribuito in capo al distretto o in capo a ciascuna impresa, la base imponibile è determinata dall’Agenzia delle entrate ovvero dagli enti locali interessati, previa consultazione delle categorie interessate e degli organismi rappresentativi dei distretti.

Inoltre, il comma 3 dispone che lo svolgimento delle funzioni di assistenza alle imprese esercitate dai Comuni prioritariamente attraverso gli sportelli unici per le attività produttive, possano essere svolte anche avvalendosi di strutture tecnico-organizzative dei consorzi di sviluppo industriale, di cui all’articolo 36, comma 4, della legge 5 ottobre 1991, n. 317.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Il 25 giugno 2008 la Commissione ha presentato la comunicazione “Una corsia preferenziale per la piccola impresa” – Alla ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la Piccola Impresa (uno ”Small Business Act” per l’Europa) (COM(2008)394), per consentire alle piccole e medie imprese europee (PMI) di valorizzare pienamente le loro potenzialità in termini di crescita sostenibile nel lungo periodo e di creazione di un maggior numero i posti di lavoro.

Lo Small Business act, propone, tra le altre cose, che la Commissione, consultandosi con gli Stati membri, elabori strategie di raggruppamento (cluster, cui può ricondursi l’esperienza italiana dei distretti) che includeranno iniziative tese alla cooperazione transnazionale di cluster, ad agevolare l’accesso dei cluster ai nuovi mercati e all’adozione di misure per ampliare la partecipazione delle PMI ai cluster innovativi.

Il piano d’azione per uno “Small Business Act” ha ricevuto il sostegno del Consiglio europeo dell’11 e 12 dicembre 2008 e del Parlamento europeo che il 10 marzo 2009 ha approvato una risoluzione con laquale appoggia la comunicazione della Commissione.

Il 17 ottobre 2008 la Commissione ha presentato la comunicazione “Verso cluster competitivi di livello mondiale nell’UE: attuazione di una ampia strategia dell’innovazione” (COM(2008) 652), al fine di creare un quadro di riferimento per un sostegno efficace ai cluster nell’UE. Il cluster viene definito come un gruppo di imprese, di operatori economici collegati e di istituzioni geograficamente vicine e che ha raggiunto una scala sufficiente per sviluppare perizie, servizi, risorse, fornitori e competenze specializzate.

Il Consiglio competitività del 1° e 2 dicembre 2008 ha adottato conclusioni nelle quali, accogliendo favorevolmente l’iniziativa della Commissione, ribadisce l’importanza che i cluster rivestono per le piccole e medie imprese, in particolare per quelle innovatrici; auspica lo sviluppo della cooperazione tra cluster a livello europeo; ritiene che le politiche europee vadano orientate verso l’eccellenza e che sia favorito l’emergere di cluster di livello mondiale.

 


 

Articolo 2
(Riforma degli interventi di reindustrializzazione, agevolazioni a favore della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione
e altre forme di incentivi)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 2
(Riforma degli interventi di reindustrializza­zione, agevolazioni a favore della ricerca, dello sviluppo e dell'innovazione e altre forme di incentivi)

Articolo 2
(Riforma degli interventi di reindustrializza­zione, agevolazioni a favore della ricerca, dello sviluppo e dell'innovazione e altre forme di incentivi)

1. Al fine di assicurare l'efficacia e la tempestività delle iniziative di reindustrializ­zazione nelle aree o distretti in situazione di crisi industriale, nei casi di situazioni com­plesse nonché con impatto significativo sulla politica industriale nazionale, nei quali si richieda l'attività integrata e coordinata di regioni, enti locali e altri soggetti pubblici e privati e di amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, ovvero la con­fluenza di risorse finanziarie da bilanci di istituzioni diverse e l'armonizzazione dei procedimenti amministrativi, l'iniziativa è di­sciplinata da appositi accordi di programma, promossi anche ai sensi delle vigenti dispo­sizioni in materia.

1. Identico.

2. L'accordo di programma è l'atto di re­golamentazione concordata con il quale sono regolati il coordinamento delle azioni di rispettiva competenza dei soggetti sotto­scrittori, le modalità di esecuzione degli in­terventi da parte di ciascuna amministra­zione partecipante, il controllo dell'attua­zione di essi, la verifica del rispetto delle condizioni fissate, l'individuazione di even­tuali ritardi o inadempienze, l'eventuale re­voca totale o parziale del finanziamento e l'attivazione di procedure sostitutive, le mo­dalità di promozione del reimpiego delle ri­sorse di lavoro rimaste inoccupate. Con ri­ferimento alla specifica iniziativa e nei limiti delle potestà proprie delle istituzioni parte­cipanti, fermo restando quanto stabilito al comma 9, l'accordo di programma costitui­sce fonte che regolamenta gli interventi e gli adempimenti previsti.

2. L'accordo di programma è l'atto di re­golamentazione concordata con il quale sono regolati il coordinamento delle azioni di rispettiva competenza dei soggetti sotto­scrittori, le modalità di esecuzione degli in­terventi da parte di ciascuna amministra­zione partecipante, il controllo dell'attua­zione di essi, la verifica del rispetto delle condizioni fissate, l'individuazione di even­tuali ritardi o inadempienze, l'eventuale re­voca totale o parziale del finanziamento e l'attivazione di procedure sostitutive, le mo­dalità di promozione del reimpiego delle ri­sorse di lavoro rimaste inoccupate. Con ri­ferimento alla specifica iniziativa e nei limiti delle potestà proprie delle istituzioni parte­cipanti, fermo restando quanto stabilito al comma 10, l'accordo di programma costi­tuisce fonte che regolamenta gli interventi e gli adempimenti previsti.

3. All'attuazione degli interventi di age­volazione degli investimenti produttivi nelle aree o distretti in situazione di crisi, nel ri­spetto della normativa comunitaria in mate­ria di aiuti di Stato, provvede, secondo le direttive emanate dal Ministro dello sviluppo economico ai sensi del comma 9, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa Spa, di seguito de­nominata «Agenzia», mediante l'applica­zione del regime di cui agli articoli 5, 6, 7 e 8 del decreto-legge 1° aprile 1989, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181.

3. All'attuazione degli interventi di age­volazione degli investimenti produttivi nelle aree o distretti in situazione di crisi, nel rispetto della normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato, provvede, secondo le direttive emanate dal Ministro dello svi­luppo economico ai sensi del comma 10, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli in­vestimenti e lo sviluppo d'impresa Spa, di seguito denominata «Agenzia», mediante l'applicazione del regime di cui agli articoli 5, 6, 7 e 8 del decreto-legge 1° aprile 1989, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181.

4. Gli accordi di programma di cui al comma 1 devono prevedere, tra l'altro, in­terventi al fine di promuovere iniziative di riqualificazione delle aree interessate da complesse situazioni di crisi con impatti si­gnificativi per la politica industriale nazio­nale, con particolare riferimento agli inter­venti da realizzare nei territori ricadenti nelle aree individuate nell'ambito dell'obiet­tivo convergenza di cui al regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006.

4. Identico.

5. La concessione di finanziamenti age­volati mediante contributo in conto interessi per l'incentivazione degli investimenti di cui al decreto-legge 1° aprile 1989, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, è applicabile in tutto il territorio nazionale, fatte salve le soglie di intervento stabilite dalla disciplina comunita­ria per i singoli territori, nei limiti degli stan­ziamenti disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

5. Identico.

6. Nell'ambito degli accordi di pro­gramma si provvede, d'intesa, ove possi­bile, con enti e organismi locali competenti, alla realizzazione di interventi di infrastruttu­razione e di ristrutturazione economica di aree o distretti industriali dismessi da desti­nare ai nuovi investimenti produttivi.

6. Identico.

7. All'individuazione delle aree o dei di­stretti in situazione di crisi in cui realizzare gli interventi di cui al presente articolo, per i quali si applicano le disposizioni di cui al decreto del Ministro dello sviluppo econo­mico 3 dicembre 2007, n. 747, provvede, con proprio decreto, il Ministro dello svi­luppo economico, sentito il Ministro del la­voro, della salute e delle politiche sociali. Le disposizioni vigenti che prevedono modalità di individuazione di aree o distretti in situa­zione di crisi industriale diverse da quella prevista dal presente comma sono abro­gate.

7. All'individuazione delle aree o dei di­stretti in situazione di crisi in cui realizzare gli interventi di cui al presente articolo, per i quali si applicano le disposizioni di cui al decreto del Ministro dello sviluppo econo­mico 3 dicembre 2007, n. 747, provvede, con proprio decreto, il Ministro dello sviluppo economico, sentiti il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche so­ciali e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le pro­vince autonome di Trento e di Bolzano. Le disposizioni vigenti che prevedono mo­dalità di individuazione di aree o distretti in situazione di crisi industriale diverse da quella prevista dal presente comma sono abrogate.

 

8. Il Ministro dello sviluppo econo­mico, nell'individuare, ai sensi del comma 7, le aree o i distretti in situazioni di crisi dà priorità ai siti che ricadono nelle aree individuate nell'ambito dell'o­biettivo convergenza di cui al regola­mento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006.

8. Il coordinamento dell'attuazione del­l'accordo di programma di cui al comma 2 è assicurato dal Ministero dello sviluppo eco­nomico, sentito il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. A tal fine il Ministero dello sviluppo economico può avvalersi dell'Agenzia.

9. Identico.

9. Il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, con proprio decreto, da ema­nare entro sessanta giorni dalla data di en­trata in vigore della presente legge, defini­sce le modalità di attuazione degli interventi di cui al comma 3 e impartisce le direttive all'Agenzia al fine di garantire l'invarianza degli oneri per la finanza pubblica e nei li­miti delle risorse umane, finanziarie e stru­mentali disponibili a legislazione vigente.

10. Identico.

10. All'attuazione dei seguenti accordi di programma, eventualmente integrati ai fini della coerenza con le disposizioni di cui al presente articolo, si provvede a valere sulle risorse finanziarie disponibili presso l'Agen­zia: accordo di programma sottoscritto il 26 luglio 2006 tra il Ministero dello sviluppo economico, la regione Sardegna, il Con­sorzio ASI di Ottana e la società Nuoro Servizi Srl, per il riordino delle infrastrutture e dei servizi nell'area di crisi di Ottana, nella misura di 7 milioni di euro alla re­gione Sardegna; accordo di programma per la crisi industriale in Riva presso Chieri, sottoscritto il 10 luglio 2005 tra il mede­simo Ministero, la regione Piemonte, le province di Torino e di Asti, i comuni di Riva presso Chieri e di Chieri, nella mi­sura di 5 milioni di euro alla regione Piemonte; accordo di programma per la crisi industriale nell'area di crisi di Acerra, nella misura di 8 milioni di euro alla re­gione Campania per gli interventi integra­tivi, anche infrastrutturali, nell'ambito dell'i­niziativa di reindustrializzazione di cui all'ar­ticolo 11, comma 8, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modifi­cazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, a sostegno degli investimenti di piccole e medie imprese che si insediano nelle aree o distretti industriali resi disponibili dalla di­smissione delle imprese in crisi.

11. All'attuazione dei seguenti accordi di programma, eventualmente integrati ai fini della coerenza con le disposizioni di cui al presente articolo, si provvede a valere sulle risorse finanziarie disponibili presso l'Agen­zia: accordo di programma sottoscritto il 26 settembre 2007 per il riordino delle infra­strutture e dei servizi nell'area di crisi di Ottana; accordo di programma per la crisi industriale in Riva presso Chieri, sottoscritto il 10 luglio 2005; accordo di programma per la crisi industriale nell'area di crisi di Acerra, sottoscritto il 15 luglio 2005 e succes­sive integrazioni, per gli interventi integra­tivi, anche infrastrutturali, nell'ambito delle iniziative di reindustrializzazione ivi previ­ste; accordo di programma sottoscritto il 1° aprile 2008 per la reindustrializzazione dell'area di crisi industriale di Caserta; accordo di programma sottoscritto il 1° aprile 2008 per l'attuazione degli inter­venti nell'area di crisi industriale ad ele­vata specializzazione nel settore tessile - abbigliamento - calzaturiero del PIT n. 9 - territorio salentino-leccese.

11. Le risorse di cui all'articolo 2, comma 554, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, sono priorita­riamente destinate agli interventi individuati dal Ministro dello sviluppo economico in relazione alle seguenti aree o distretti di in­tervento:

12. Le risorse di cui all'articolo 2, comma 554, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, fatto salvo quanto disposto dall'articolo 8 del de­creto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, con­vertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, subordinatamente alla verifica, da parte del Ministero dell'eco­nomia e delle finanze, della provenienza delle stesse risorse, fermo restando il limite degli effetti stimati per ciascun anno in termini di indebitamento netto, ai sensi del comma 556 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, sono destinate agli interventi individuati dal Ministero dello sviluppo economico in rela­zione alle seguenti aree o distretti di inter­vento:

     a) dell'internazionalizzazione, con par­ticolare riguardo all'operatività degli sportelli unici all'estero e all'attivazione di misure per lo sviluppo del «Made in Italy», per il rafforzamento del piano promozionale dell'Istituto nazionale per il commercio estero e per il sostegno delle esportazioni da parte di enti, consorzi e camere di com­mercio, industria, artigianato e agricoltura all'estero;

     a) identica;

     b) degli incentivi, per l'attivazione di nuovi contratti di sviluppo, di iniziative rea­lizzate in collaborazione tra enti pubblici di ricerca, università e privati, nonché di altri interventi di incentivazione a sostegno delle attività imprenditoriali, comprese le iniziative produttive a gestione prevalentemente femminile, anche in forma cooperativa;

     b) identica;

     c) dei progetti di innovazione indu­striale di cui all'articolo 1, comma 842, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e succes­sive modificazioni;

     c) identica;

     d) degli interventi nel settore delle co­municazioni, con particolare riferimento a esigenze connesse con lo svolgimento del vertice tra gli otto maggiori Paesi industria­lizzati (G8) da tenere in Italia nel 2009;

     d) identica;

 

     e) degli incentivi per la riorganizza­zione dei processi produttivi dei sistemi di impresa nei distretti industriali, garan­tendo parità di accesso alle piccole e medie imprese e ai loro consorzi;

     e) del sostegno al riutilizzo di aree industriali destinate al progressivo degrado per le quali sia già stato predisposto un nuovo progetto di investimento industriale finalizzato contemporaneamente all'interna­zionalizzazione dei prodotti, alla ricerca scientifica e alla massima attenzione per la tutela dell'ambiente.

     f) del sostegno alle aree industriali de­stinate alla progressiva dismissione e per le quali sia già stato predisposto un nuovo progetto di investimento finalizzato contemporaneamente: all'internazionalizza­zione dei prodotti; alla ricerca e allo svi­luppo per l'innovazione del prodotto e di processo realizzati in collaborazione con università o enti pubblici di ricerca; al­l'integrazione delle attività economiche con le esigenze di massima tutela del­l'ambiente e di risparmio energetico;

 

     g) dell'accrescimento della competi­tività, con particolare riferimento alle iniziative per la valorizzazione dello stile e della produzione italiana soste­nute dal Ministero dello sviluppo eco­nomico;

 

     h) del sostegno, riqualificazione e reindustrializzazione dei sistemi produttivi locali delle armi di Brescia e dei sistemi di illuminazione del Veneto mediante la definizione di accordi di pro­gramma ai sensi dei commi 1 e 2 del presente articolo, fino al limite di 2 mi­lioni di euro per ciascuno dei due di­stretti indicati.

12. Allo scopo di assicurare lo sviluppo dei progetti di innovazione industriale a fa­vore della crescita e della competitività del sistema produttivo, nel rispetto degli obiet­tivi della Strategia di Lisbona stabiliti dal Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo del 16 e 17 giugno 2005, in ag­giunta alle aree tecnologiche di cui alla let­tera c) del comma 11, sono individuate quelle relative alla tecnologia dell'informa­zione e della comunicazione, all'industria aerospaziale e all'ambiente.

13. Allo scopo di assicurare lo sviluppo dei progetti di innovazione industriale a fa­vore della crescita e della competitività del sistema produttivo, nel rispetto degli obiettivi della Strategia di Lisbona stabiliti dal Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo del 16 e 17 giugno 2005, in ag­giunta alle aree tecnologiche di cui alla let­tera c) del comma 12, sono individuate quelle relative alla tecnologia dell'informa­zione e della comunicazione, all'industria aerospaziale, all'osservazione della terra e all'ambiente.

13. Gli interventi di cui al comma 11 sono realizzati a valere direttamente sulle risorse disponibili come accertate con decreto del Ministro dello sviluppo economico 28 febbraio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 153 del 2 luglio 2008.

Soppresso

 

 

L'articolo 2, che reca disposizioni in materia di riforma degli interventi di reindustrializzazione, agevolazioni a favore della ricerca, dello sviluppo e dell'innovazione e altre forme di incentivi, ha subito numerose modifiche durante l’iter al Senato, intervenute soprattutto sugli ultimi commi.

Il comma 1, non modificato al Senato, precisa che le iniziative di reindustrializzazione delle aree o distretti di crisi industriale sono disciplinate da appositi accordi di programma, promossi anche ai sensi della legislazione vigente in materia, nei casi di situazioni complesse nonché con impatto significativo sulla politica industriale nazionale, nei quali si richieda l'attività integrata e coordinata di regioni, enti locali ed altri soggetti pubblici e privati e amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, ovvero la confluenza di risorse finanziarie da bilanci di istituzioni diverse e l'armonizzazione dei procedimenti amministrativi.

Per quel che concerne la disciplina in materia di reindustrializzazione, si ricorda che il decreto-legge 1° aprile 1989, n. 120[8], convertito con modificazioni dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, agli artt. 5-8, ha previsto la realizzazione di un programma speciale di reindustrializzazione delle aree di crisi siderurgica, attuato dalle aziende del gruppo IRI e specificamente rivolto alle zone di Napoli, Taranto, Genova e Terni (aree prioritarie), nonché un programma di promozione industriale esteso anche ad altre aree di crisi siderurgica (Massa, Piombino, Trieste, Lovere, Villadossola), predisposto dalla SPI, Società di promozione imprenditoriale controllata dall’IRI, poi confluita in Sviluppo Italia S.p.A (ora Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A.), e relativo ad iniziative imprenditoriali nei settori dell'industria e dei servizi, con particolare riferimento a quelle da realizzare in collaborazione con imprenditori privati e con cooperative o loro consorzi.

La legge finanziaria 2003 (legge 27 dicembre 2002, n. 289, art. 73, comma 1), ha poi previsto la possibilità di estendere le misure del decreto-legge n. 120 del 1989 anche ad aree diverse da quelle individuate dallo stesso decreto-legge, nonché alle aree industriali comprese nei territori per i quali fosse stato dichiarato o prorogato lo stato di emergenza con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Con l'art. 1, comma 265, della legge n. 311 del 2004 (legge finanziaria 2005) le misure del decreto-legge n. 120 sono state estese anche ai territori dei comuni di Arese, Rho, Garbagnate Milanese e Lainate (limitatamente, tuttavia, alle aree individuate nell’accordo di programma per la reindustrializzazione dell’area Fiat-Alfa Romeo), nonché al comune di Marcianise (Caserta) e al distretto di Brindisi, mentre con il successivo comma 266 l’attuazione del programma di reindustrializzazione è stata affidata a Sviluppo Italia S.p.a., in accordo con le rispettive regioni. Lo stesso comma ha individuato ulteriori tipologie di interventi da ricomprendere nel programma. Si tratta di interventi di acquisizione, bonifica e infrastrutturazione di aree industriali dismesse.

Il decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35[9], convertito con modificazioni con la legge 14 maggio 2005, n. 80, all’art. 11, comma 8, ha disposto, al fine di “concorrere alla soluzione dellecrisi industriali”, un ulteriore ampliamento della platea dei soggetti destinatari degli interventi di reindustrializzazione e di promozione industriale di cui al decreto legge n. 120 del 1989, prevedendo in particolare che questi fossero estesi anche alle aziende operanti in aree di crisi del comparto degli elettrodomestici, nonché al territorio dei comuni individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, tenuto conto degli accordi intervenuti fra Governo, enti territoriali e parti economiche e sociali. Per la realizzazione di tali interventi è stato concesso un contributo straordinario pari a 50 milioni di euro per il 2005, 50 milioni di euro per il 2006, 85 milioni di euro per il 2007 e 65 milioni di euro per il 2008, ed è stata altresì assegnata una specifica priorità agli interventi cofinanziati dalle regioni e dagli enti locali, anche per il tramite di società o enti strumentali, tenuto conto della quota di cofinanziamento.

Da ultimo la legge finanziaria 2007 (legge n. 296 del 2006) al comma 30, art. 1, ha autorizzato, limitatamente all’anno 2006, una spesa di 20 milioni di euro, destinata alla prosecuzione degli interventi consentiti dal decreto legge n. 120 del 1989, al fine di concorrere alla soluzione di crisi industriali. La definizione delle relative modalità è stata demandata ad un decreto del Ministro delle attività produttive (ora: dello sviluppo economico), per la cui emanazione si richiede il concerto con i Ministri del lavoro e dell’economia.

 

Con il comma 2,non modificato al Senato, l'accordo di programma viene definito come l'atto di regolamentazione concordata con il quale sono regolati il coordinamento delle azioni di rispettiva competenza dei soggetti sottoscrittori, le modalità di esecuzione degli interventi da parte di ciascuna amministrazione partecipante, il controllo dell'attuazione di essi, la verifica del rispetto delle condizioni fissate, l'individuazione di eventuali ritardi o inadempienze, l'eventuale revoca del finanziamento totale o parziale e l'attivazione di procedure sostitutive, le modalità di promozione del reimpiego delle risorse di lavoro rimaste inoccupate. Con riferimento alla specifica iniziativa e nei limiti delle potestà proprie delle istituzioni partecipanti, sempre secondo il comma 2, l'accordo di programma costituisce fonte regolamentare per gli interventi e gli adempimenti previsti.

L’accordo di programma, introdotto dall'art. 27 della legge 8 giugno 1990 n. 142[10] e ora disciplinato dall'art. 34 del D.Lgs. 267/2000[11], è un atto mediante il quale diversi enti pubblici (regioni, province, comuni, amministrazioni statali) coordinano le loro attività future per la realizzazione di opere pubbliche e infrastrutture, di interventi o di programmi di intervento che richiedono, per la loro completa realizzazione, l'azione integrata e coordinata di due o più tra i soggetti predetti. Il procedimento per la conclusione dell'accordo è promosso, anche su richiesta di uno o più dei soggetti interessati, dall'ente territoriale cui spetta in modo prevalente la competenza per la realizzazione delle opere, per assicurare il coordinamento delle azioni e per determinarne i tempi, le modalità, il finanziamento ed ogni altro connesso adempimento. L’accordo è approvato con atto formale del presidente della regione o del presidente della provincia o del sindaco ed è pubblicato nel bollettino ufficiale della regione. Se comporta la partecipazione di più regioni deve essere promosso dalla Presidenza del consiglio dei ministri.

 

I commi 3, 9 e 10 (non modificati dal Senato) individuano i soggetti istituzionali ai quali è affidata l'attuazione degli interventi di agevolazione degli investimenti produttivi nelle aree o distretti di crisi, nel rispetto della normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato, nonché il coordinamento degli accordi di programma. In particolare, ai sensi del comma 3 l'Agenzia per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A, provvede all'attuazione degli interventi di agevolazione degli investimenti produttivi nelle aree o distretti di crisi, nel rispetto della normativa comunitaria in materia di aiuti di stato, mediante l'applicazione del regime di cui al decreto-legge 1o aprile 1989, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, e successive modificazioni ed integrazioni.

Per quanto riguarda la disciplina comunitaria sugli aiuti di Stato, è noto che gli art. 87 e 88 del Trattato istitutivo della Comunità europea definiscono incompatibili con il mercato comune gli aiuti concessi dagli Stati che favorendo talune imprese o talune produzioni, producano effetti distorsivi della concorrenza. Sono pertanto di norma vietati dalla disciplina comunitaria gli aiuti di Stato attuati mediante trasferimento a vario titolo di risorse pubbliche alle imprese o a comparti produttivi che determinino un vantaggio economico per i destinatari che non avrebbe potuto essere conseguito nel corso della loro normale attività, tale da produrre effetti potenziali sulla concorrenza e sugli scambi commerciali tra gli Stati membri.

La disciplina comunitaria in materia di aiuti statali alle imprese contempla numerose deroghe: in particolare, l'art. 87, par. 2 del Trattato considera compatibili gli aiuti volti a contrastare i danni determinati da calamità naturali o da altri eventi eccezionali, nonché gli aiuti a carattere sociale concessi ai singoli consumatori e l'art. 87, par. 3 elenca i casi in cui compete alla Commissione europea, previa notifica da parte dello Stato membro delle misure di aiuto, di decidere la compatibilità dell'aiuto medesimo con il mercato comune e concedere la relativa autorizzazione, in deroga al divieto generale. Tali casi riguardano:

-        gli aiuti di Stato a finalità regionale, cioè quelle misure volte a far fronte a difficoltà strutturali delle regioni svantaggiate rispetto alla media europea, ove il tenore di vita è anormalmente basso (le c.d. regioni obiettivo 1), o ad agevolare lo sviluppo di regioni economiche sfavorite rispetto alla media nazionale (le c.d. regioni obiettivo 2), sempre che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse;

-        gli aiuti orizzontali o intersettoriali, finalizzati a far fronte a difficoltà che possono emergere in qualunque settore dell’attività economica ed in ogni regione;

-        gli aiuti in regime de minimis. Tale regime, introdotto dalla Commissione con finalità di semplificazione, stabilisce che, al di sotto di una determinata soglia quantitativa, gli aiuti possano essere erogati alle imprese senza che l’ente erogatore notifichi lo strumento alla Commissione Europea(notifica altrimenti obbligatoria). Fino al 1996 il limite del "de minimis" era quantificato in 50.000 ECU; a partire dal marzo 1996 (GUCE C 68) l’importo massimo erogabile in regime di de minimis è stato elevato a 100.000 ECU (ora Euro); a seguito dell'approvazione da parte della Commissione europea del Regolamento 1998/2006, pubblicato sulla GUCE n. L379 del 28 dicembre 2006, dal 1° gennaio 2007, e fino al 31 dicembre 2013, il limite del de minimis è elevato a 200.000 euro. Non cambia invece il massimale di de minimis, che continua riferirsi al totale delle agevolazioni, in qualsiasi forma, ottenute dall’impresa in un periodo di tre anni.

I criteri dettati dalla Commissione per la valutazione delle varie categorie di aiuti, in sede di controllo della compatibilità o meno con il mercato comune, sono contenuti in normative specifiche che prendono la forma di "orientamenti", "discipline", "comunicazioni".

Ai sensi del regolamento (CE) n. 994/98 del Consiglio del 7 maggio 1998, la Commissione può inoltre dichiarare compatibili con il mercato comune e non soggette all'obbligo di notifica di cui all'articolo 93, paragrafo 3 del trattato, gli aiuti a favore delle piccole e medie imprese, della ricerca e dello sviluppo, della tutela dell'ambiente, dell'occupazione e della formazione, nonché gli aiuti che rispettano la mappa approvata dalla Commissione per ciascuno Stato membro per l'erogazione degli aiuti a finalità regionale.

Relativamente alla disciplina degli aiuti di Stato si ricorda che con la Comunicazione della Commissione 2006/C 54/08 sono stati definiti i nuovi “Orientamenti in materia di aiuti a finalità regionale 2007-2013”. Per quanto riguarda l’Italia la “Carta degli aiuti" è stata approvata con Decisione della Commissione C(2007)5618 del 28 novembre 2007e recepita con decreto del Ministro dello sviluppo economico del 7 dicembre 2007, successivamente modificato dal DM 27 marzo 2008.

 

L’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A. deriva dal riassetto della società Sviluppo Italia S.p.A., attuato ai sensi dell’articolo 1, commi da 459 a 464, della legge finanziaria 2007 (legge n. 296/2006). In particolare, le norme citate hanno previsto un complessivo piano di riordino e di dismissione delle partecipazioni societarie detenute da Sviluppo Italia S.p.A. nei settori non strategici e di cessione delle società regionali.

Al Ministro dello sviluppo economico è stata attribuita una serie di poteri, tra cui quello di definire con apposite direttive le priorità e gli obiettivi dell’Agenzia. La direttiva del Ministro dell’economia e delle finanze del 27 marzo 2007 ha stabilito che l’azione dell’Agenzia dovrà essere diretta, con particolare riferimento al Mezzogiorno, a conseguire le seguenti priorità:

1.  favorire l’attrazione degli investimenti esteri di elevata qualità, in grado di dare un contributo allo sviluppo del sistema economico e produttivo nazionale;

2.  sviluppare l’innovazione e la competitività industriale e imprenditoriale nei sistemi produttivi e nei sistemi territoriali;

3.  promuovere la competitività e le potenzialità attrattive dei territori.

A seguito del piano di riordino dell’Agenzia e di dismissioni previsto dalla legge finanziaria 2007 e dalla direttiva ministeriale, la struttura dell’Agenzia si articola, ora, in 3 aree strategiche di affari (ASA): Impresa, Territorio e Investimenti esteri. Le società “controllate strategiche” sono confluite in 3 nuove società (“Newco”):

Dal mese di luglio 2008 l’Agenzia ha assunto la denominazione “INVITALIA”.

 

Ai sensi del comma 9, il coordinamento dell'attuazione dell'accordo di programma, come definito al comma 2, è assicurato dal Ministero dello sviluppo economico, sentito il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. A tal fine il Ministero dello sviluppo economico può avvalersi dell'Agenzia per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A. Lo stesso Ministro per lo sviluppo economico, ai sensi del comma 10, definisce con proprio decreto, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, le modalità di attuazione degli interventi di agevolazione degli investimenti produttivi nelle aree o distretti di crisi, di cui al comma 3, ed impartisce le direttive all'Agenzia. Il decreto è emendato nel termine di sessanta giorni decorrenti dalla data di entrata in vigore della nuova disciplina.

 

In base al comma 4, non modificato dal Senato,gli accordi di programma richiamati al comma 1 devono prevedere, tra gli altri, interventi finalizzati alla promozione di iniziative di riqualificazione delle aree interessate da complesse situazioni di crisi con impatti significativi per la politica industriale nazionale, con particolare riferimento agli interventi da realizzare nei territori ricadenti nelle aree individuate dall'obiettivo convergenza di cui al Regolamento CE n. 1083/2006, del Consiglio dell'11 luglio 2006.

 

Il comma 5, non modificato dal Senato,dispone che la concessione di finanziamenti agevolati mediante contributo in conto interessi per la incentivazione degli investimenti di cui al decreto-legge 1o aprile 1989, n. 120[12], convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, sia applicabile in tutto il territorio nazionale, fatte salve le soglie di intervento stabilite dai regolamenti comunitari per i singoli territori.

Il comma 6, non modificato dal Senato,precisa che nell'ambito degli accordi di programma si provvede, eventualmente d'intesa con enti ed organismi locali competenti, alla realizzazione di interventi di infrastrutturazione e di ristrutturazione economica di aree o distretti industriali dismessi da destinarsi ai nuovi investimenti produttivi, mentre il successivo comma 7 demanda ad un decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano[13], l'individuazione delle aree o distretti di crisi nelle quali realizzare gli interventidi reindustrializzazione, le agevolazioni a favore di ricerca, sviluppo e innovazione e altre forme di incentivi di cui all'articolo in commento, precisando altresì che ad essi si applicano le disposizioni di cui al decreto ministeriale 3 dicembre 2007, n. 747, recante agevolazioni ai sensi degli articoli 5, 6, 7 e 8 del decreto legge n. 120 del 1989, e successive modificazioni. Ai sensi del comma 8, introdotto dal Senato, Il Ministro dello sviluppo economico, nell'individuare le aree o i distretti in situazioni di crisi dà priorità ai siti che ricadono nelle aree individuate nell'ambito dell'obiettivo convergenza di cui al regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006.

Il Regolamento CE n. 1083/2006 reca il quadro normativo comunitario che definisce gliobiettivi per il nuovo ciclo di programmazione 2007-2013 e gli strumenti finanziari di intervento della politica di coesione ad essi destinati. Nel periodo di programmazione 2007-2013 gli interventi dei Fondi strutturali sono concentrati su tre obiettivi: l’obiettivo “Convergenza”, inteso ad accelerare la convergenza degli Stati e delle regioni in ritardo di sviluppo; l’obiettivo “Competitività e occupazione regionale”, inteso al rafforzamento della competitività e dell’occupazione delle regioni diverse da quelle in ritardo di sviluppo, e l’obiettivo “Cooperazione territoriale”, che mira alla integrazione equilibrata del territorio dell’UE.

Le regioni ammissibili al finanziamento dei Fondi strutturali nell'ambito dell'obiettivo "Convergenza" sono quelle il cui PIL pro capite è inferiore al 75% della media comunitaria dell’UE-25. L'elenco delle regioni interessate dall'obiettivo “Convergenza”, valido dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2013, è riportato nell’allegato I alla decisione della Commissione UE n. 595/2006 del 4 agosto 2006. Per l’Italia, vi rientrano le seguenti regioni: Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

La Commissione ha peraltro previsto un sostegno transitorio, c.d. regime di “phasing-out”, nell’ambito dell’obiettivo “Convergenza”, in favore di quelle regioni il cui PIL per abitante sarebbe stato inferiore al 75% della media comunitaria se calcolata sui 15 Stati membri, ma che hanno superato tale soglia per effetto dell’allargamento della UE a 25 Stati (cosiddetto “effetto statistico”). Le regioni interessate dal sostegno transitorio nel quadro dell'obiettivo “Convergenza” sono elencate nell'allegato II alla decisione della Commissione UE n. 595/2006. Per l’Italia, l’unica regione a beneficiare del regime transitorio di sostegno è la regione Basilicata.

 

Il decreto del Ministro per lo sviluppo economico 3 dicembre 2007, n. 747 (G.U. 23 gennaio 2008, n. 19, S.O.) reca la disciplina delle agevolazioni ai sensi degli articoli 5, 6, 7 e 8 del decreto-legge n. 120 del 1989, delle successive estensioni e della relativa attuazione in regime di esenzione ai sensi del regolamento (CE) n. 1968/2006, del regolamento (CE) n. 70/2001 come prorogato dal regolamento (CE) n. 1976/2006. Si ricorda in proposito che il citato decreto legge n. 120 del 1989, convertito con modificazioni dalla legge 15 maggio 1981, n. 181, e successive modifiche e integrazioni, ha disposto misure di sostegno e di reindustrializzazione per le aree di crisi siderurgica, in attuazione del piano di risanamento della siderurgia e, in particolare, con gli articoli 5 e 8, ha affidato alla SPI (Società per la promozione e lo sviluppo industriale, confluita nel 2000 in Sviluppo Italia) la realizzazione di un Piano di promozione industriale. Tale Piano fu successivamente dichiarato compatibile con il mercato comune dalle competenti sedi comunitarie e con la nota di autorizzazione del 18 settembre 2003 C(2003) 3365 la Commissione europea comunicò altresì di considerare compatibile con il mercato comune l'estensione del sistema agevolativo previsto dalla normativa del 1989 a nuove aree di crisi industriale diverse da quella siderurgica, come previsto dall'art. 73 della legge n. 289 del 2002 (legge finanziaria 2003) e quindi potenzialmente a tutto il territorio nazionale, laddove si verificassero crisi settoriali localizzate. Ulteriori estensioni degli incentivi previsti dal decreto legge n. 120 del 1989, riconducibili all'autorizzazione comunitaria predetta, sono state poi approvate dalle successive leggi finanziarie, mentre i regolamenti (CE) n. 1968/2006 e (CE) n. 70/2001 come prorogato dal regolamento (CE) n. 1976/2006 disciplinano l'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE , rispettivamente agli aiuti di Stato per gli investimenti a finalità regionale e agli aiuti di Stato a favore delle piccole e delle medie imprese.

Il DM 3 dicembre 2007, n. 747 consta di sei articoli: in particolare, l'art. 1 definisce i compiti relativi all'ambito di intervento dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A. relativamente alla concessione degli aiuti a finalità regionale, nell'ambito della realizzazione del Programma di promozione industriale di cui al decreto legge n. 120 del 1989 e alle successive estensioni, nel rispetto della disciplina comunitaria; l'art. 2 definisce le aree ammesse e la tipologia degli aiuti, stabilendo in particolare che le agevolazioni concesse ai sensi del decreto legge n. 120 del 1989 non possono essere cumulati con altri aiuti di Stato ai sensi dell'art. 87, paragrafo 1, del Trattato, né con altre misure di finanziamento comunitario o nazionale - anche a titolo «de minimis» - in relazione agli stessi costi ammissibili, qualora tale cumulo dia luogo a un'intensità d'aiuto superiore al livello fissato dalla Carta degli aiuti di Stato a finalità regionale 2007-2013; l'art. 3 definisce i settori ed i progetti ammessi alle agevolazioni; l'art. 4 indica le spese ammissibili e l'art. 5 detta la disciplina relativa alle revoche degli aiuti, mentre l'art. 6 reca le disposizioni finali.

Il comma 11, modificato dal Senato, effettua un elenco di accordi di programma all’attuazione dei quali si provvede con le risorse finanziarie disponibili presso l’Agenzia.

Gli accordi sono i seguenti:

§      accordo di programma sottoscritto il 26 settembre 2007 per il riordino delle infrastrutture e dei servizi nell'area di crisi di Ottana;

§      accordo di programma per la crisi industriale in Riva di Chieri, sottoscritto il 10 luglio 2005;

§      accordo di programma per la crisi industriale nell'area di crisi di Acerra, sottoscritto il 15 luglio 2005 e successive integrazioni, per gli interventi integrativi, anche infrastrutturali, nell'ambito delle iniziative di reindustrializzazione ivi previste;

§      accordo di programma sottoscritto il 1° aprile 2008 per la reindustrializzazione dell'area di crisi industriale di Caserta;

§      accordo di programma sottoscritto il 1° aprile 2008 per l'attuazione degli interventi nell'area di crisi industriale ad elevata specializzazione nel settore tessile - abbigliamento - calzaturiero del PIT n. 9 - territorio salentino-leccese.

 

Ai sensi del comma 12, modificato dal Senato, le risorse di cui all'articolo 2, comma 554, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (cioè le economie derivanti dai provvedimenti di revoca totale o parziale delle agevolazioni per le iniziative imprenditoriali nelle aree depresse: cfr. infra), sono destinate ad una serie di interventi individuati dal Ministero dello sviluppo economico in relazione ad alcune aree o distretti di intervento.

Le aree di intervento indicate dal comma 12 in esame sono le seguenti:

a)      dell'internazionalizzazione, con particolare riguardo all'operatività degli Sportelli Italia ed all'attivazione di misure per lo sviluppo del «Made in Italy», per il rafforzamento del piano promozionale dell'ICE e per il sostegno alle esportazioni da parte di enti, consorzi e camere di commercio all'estero.

Il sistema che muove i processi di internazionalizzazione dell'Italia si avvale di diversi strumenti ed organismi, tra i quali occorre richiamare i quasi 150 Uffici commerciali operanti presso le 238 sedi diplomatico-consolari italiane che rappresentano, a fianco dei 104 Uffici dell'Istituto per il Commercio Estero e delle 66 Camere di Commercio italiane all'estero, uno dei punti di riferimento più capillari per il sistema produttivo italiano sui mercati internazionali. Questo sistema ha trovato un nuovo quadro giuridico di riferimento nella legge 31 marzo 2005, n. 56 “Misure per l'internazionalizzazione delle imprese, nonché delega al Governo per il riordino degli enti operanti nel medesimo settore”. La legge prevede, fra l'altro, la costituzione di Sportelli Unici all'estero (c.d. “Sportelli Italia”) per l'internazionalizzazione delle imprese: gli Sportelli Italia costituiscono uno strumento di raccordo operativo con le Ambasciate e gli Uffici consolari, esercitando funzioni di orientamento, assistenza e consulenza ad imprese ed operatori, italiani ed esteri, in riferimento anche all'attività di attrazione degli investimenti esteri in Italia, nonché di coordinamento di attività promozionali realizzate in loco da enti pubblici e privati, integrando funzioni e strutture logistiche degli uffici esteri dell'ICE, delle Camere di Commercio, dell'ENIT e, ove presenti, delle Regioni;

b)      degli incentivi, per l'attivazione di nuovi contratti di sviluppo, di iniziative realizzate in collaborazione tra enti pubblici di ricerca, università e privati, nonché di altri interventi di incentivazione a sostegno delle attività imprenditoriali, comprese le iniziative produttive a gestione prevalentemente femminile, anche in forma cooperativa;

c)      dei progetti di innovazione industriale di cui all'articolo 1, comma 842, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007).

Il comma 842 dell'art. 1 della legge finanziaria 2007 provvede al finanziamento, nel rispetto degli obiettivi indicati dalla Strategia di Lisbona, dei progetti di innovazione industriale individuati nell'ambito delle aree tecnologiche dell'efficienza energetica, della mobilità sostenibile, delle nuove tecnologie della vita, delle nuove tecnologie per il made in Italy e delle tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e turistiche, utilizzando a tal fine una quota delle risorse del Fondo per la competitività e lo sviluppo (istituito al precedente comma 841) individuata con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze nonché con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali di concerto con il Ministro per i diritti e le pari opportunità, di intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;

d)      degli interventi nel settore delle comunicazioni con particolare riferimento a esigenze connesse con lo svolgimento dell'evento G8 da tenersi in Italia nel 2009;

e)      degli incentivi per la riorganizzazione dei processi produttivi dei sistemi di impresa nei distretti industriali, garantendo parità di accesso alle piccole e medie imprese e ai loro consorzi[14];

f)        del sostegno alle aree industriali destinate alla progressiva dismissione e per le quali sia già stato predisposto un nuovo progetto di investimento industriale finalizzato contemporaneamente:

§          all'internazionalizzazione dei prodotti;

§          alla ricerca e allo sviluppo per l'innovazione del prodotto e di processo realizzati in collaborazione con università o enti pubblici di ricerca;

§          all'integrazione delle attività economiche con le esigenze di massima tutela dell'ambiente e di risparmio energetico;

g)      dell'accrescimento della competitività, con particolare riferimento alle iniziative per la valorizzazione dello stile e della produzione italiana sostenute dal Ministero dello sviluppo economico[15];

h)      del sostegno, riqualificazione e reindustrializzazione dei sistemi produttivi locali delle armi di Brescia e dei sistemi di illuminazione del Veneto mediante la definizione di accordi di programma ai sensi dei commi 1 e 2 del presente articolo, fino al limite di 2 milioni di euro per ciascuno dei due distretti indicati[16].

 

Durante l’iter al Senato è stata inserita una disposizione in base alla quale l’assegnazione di risorse derivanti dalle revoche della legge n. 488/1992 per le finalità previste dal comma 12 in esame avviene fatto salvo quanto disposto dall'articolo 8 del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5 (convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33), subordinatamente alla verifica, da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, della provenienza delle stesse risorse, fermo restando il limite degli effetti stimati per ciascun anno in termini di indebitamento netto, ai sensi del comma 556 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

Il citato articolo 8 del D.L. n. 5/2009 prevede, infatti, l’utilizzo delle economie conseguenti a rinunce e revoche delle agevolazioni della legge n. 488/1992 a copertura finanziaria degli oneri da esso stesso recati, per complessivi 933 milioni di euro.

 

Relativamente all’utilizzo delle economie derivanti da revoche delle agevolazioni della legge n. 488/1992, va ricordato che l'articolo 2, comma 554, della legge n. 244 del 2007, ha previsto che tali risorse, nel limite dell’85% delle economie accertate annualmente con decreto del Ministro dello sviluppo economico (entro il 30 ottobre), siano destinate alla realizzazione di interventi specificamente indicati[17]. A tal fine, la norma prevedeva che le risorse accertate con il decreto del Ministro dello sviluppo economico fossero iscritte in un apposito fondo del medesimo Ministero.

Le economie derivanti da rinunce e revoche di iniziative agevolate ai sensi della legge n. 448 sono state accertate con il D.M. Sviluppo economico 28 febbraio 2008, n. 64 in complessivi 785 milioni di euro.

Tali risorse non sono però state iscritte in bilancio sull’apposito fondo, come previsto dalla legge finanziaria 2008, in quanto, a novembre 2008, è intervento il D.L. n. 185/2008 (legge n. 2/2009), che all’articolo 11 ha stabilito che le suddette risorse fossero invece destinate al rifinanziamento del Fondo di garanzia di cui all'articolo 15 della legge n. 266/1997, nel limite massimo di 450 milioni di euro nel triennio, al fine di garantire l'estensione degli interventi di garanzia del Fondo anche alle imprese artigiane.

 

In merito alla possibilità di utilizzo delle risorse derivanti dalle revoche delle agevolazioni della legge n. 488/1992, ai sensi dell’art. 2, comma 554, della legge n. 244/2007, è successivamente intervenuto il D.L. n. 5/2009 (c.d. “decreto rottamazione”) il quale ha stabilito, all’articolo 8, che le risorse in questione venissero poste a copertura di una parte degli oneri derivanti dal decreto medesimo.

Nella Nota tecnica presentata alla Commissione bilancio in data 17 marzo 2009, il Ministero dell’economia ha precisato che la copertura del D.L. n. 5/2009, a valere sui residui di impegno della legge n. 488/1992, è basata sulle revoche individuate dal citato D.M. 28 febbraio 2008 per 785 milioni di euro, nonché su ulteriori revoche per circa 200 milioni che il Ministero dello sviluppo economico “ha garantito che effettuerà nei primi mesi del 2009”. Il Ministero dell’economia ha inoltre precisato, nella medesima Nota, che per provvedere alla copertura del provvedimento è stato pertanto ridotto il contributo che il D.L.n. 185/2008 assegnava in favore del Fondo di garanzia (previsto nel limite massimo di 450 milioni) a valere sulle medesime risorse.

 

Sulla base della normativa finora intervenuta sulla destinazione delle risorse in questione ed in particolare, da ultimo, di quanto previsto dal D.L. n. 5/2009, che ha destinato l’intero ammontare delle risorse derivanti da revoche finora accertate a copertura di quota parte degli oneri da esso recati, è da presumere che le disponibilità considerate dal comma 12 in esame siano ulteriori rispetto a quelle finora impiegate.

Tenuto conto peraltro che la nota tecnica del Ministero dell’economia sul D.L. n. 5/2009 fa riferimento, per la copertura del D.L. medesimo, anche a risorse ulteriori (per 200 milioni) rispetto a quelle già accertate, relative a nuove revoche da effettuare nel corso del 2009, e che inoltre, l’articolo 54 del d.d.l. in esame prevede un’altra e diversa finalità (in favore dell’Istituto per il commercio estero) cui destinare le somme derivanti dalle suddette revoche, andrebbe confermato, da parte del Governo, che il prevedibile andamento delle revoche delle agevolazioni della legge n. 488/1992 consenta di far fronte alle nuove destinazioni ora introdotte con il provvedimento in esame.

 

Si segnala inoltre l’opportunità di precisare meglio il contenuto dell’inciso che subordina l’utilizzo delle risorse in questione alla “verifica, da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, della provenienza delle stesse risorse”, atteso che la normativa vigente (art. 2, comma 554, legge n. 244/2007) prevede che le revoche siano annualmente accertate (entro il 30 ottobre) ad opera del Ministero dello sviluppo economico.

 

Il comma 13 precisa che in aggiunta alle aree tecnologiche di cui alla lett. c) del comma 12, sono individuate quelle relative alla tecnologia dell'informazione e della comunicazione, all'industria aerospaziale, all’osservazione della terra[18] e all'ambiente, allo scopo di assicurare lo sviluppo dei progetti di innovazione industriale a favore della crescita e della competitività del sistema produttivo, nel rispetto degli obiettivi della Strategia di Lisbona.

 

 


 

Articolo 3
(Riordino del sistema degli incentivi, agevolazioni a favore della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione e altre forme di incentivi)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 3
(Riordino del sistema degli incentivi, age­volazioni a favore della ricerca, dello svi­luppo e dell'innovazione e altre forme
di incentivi)

Articolo 3
(Riordino del sistema degli incentivi, age­volazioni a favore della ricerca, dello svi­luppo e dell'innovazione e altre forme
 di incentivi)

1. Il Governo, nel rispetto delle attribu­zioni costituzionali delle regioni, determina le priorità, le opere e gli investimenti strate­gici di interesse nazionale, compresi quelli relativi al fabbisogno energetico, in coe­renza con quanto previsto dalla strategia energetica nazionale, come definita ai sensi dell'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con mo­dificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, da realizzare urgentemente per la cre­scita unitaria del sistema produttivo nazio­nale, con particolare riferimento agli inter­venti da realizzare nei territori ricadenti nelle aree individuate nell'ambito dell'obiet­tivo convergenza di cui al regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006. L'individuazione viene compiuta at­traverso un piano, inserito nel Documento di programmazione economico-finanziaria, predisposto dal Ministro dello sviluppo eco­nomico, di concerto con i Ministri compe­tenti e d'intesa con le regioni o le province autonome interessate e previa intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, e sottoposto al­l'approvazione del Comitato interministe­riale per la programmazione economica (CIPE). Il Ministro dello sviluppo econo­mico, nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, predi­spone il piano in funzione di unitari obiettivi di sviluppo sostenibile, assicurando l'inte­grazione delle attività economiche con le esigenze di tutela dell'ambiente, di sicu­rezza energetica e di riduzione dei costi di accesso. In sede di prima applicazione del presente articolo, il piano è approvato dal CIPE entro il 31 marzo 2009.

1. Il Governo, nel rispetto delle attribu­zioni costituzionali delle regioni, fermo re­stando quanto previsto dalla legge 21 dicembre 2001, n. 443, e dalla parte II, titolo III, capo IV, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forni­ture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, determina le priorità, le opere e gli investimenti strategici di inte­resse nazionale, compresi quelli relativi al fabbisogno energetico, in coerenza con quanto previsto dalla strategia energetica nazionale, come definita ai sensi dell'arti­colo 7, comma 1, del decreto-legge 25 giu­gno 2008, n. 112, convertito, con modifica­zioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, da realizzare urgentemente per la crescita unitaria del sistema produttivo nazionale, con particolare riferimento agli interventi da realizzare nei territori ricadenti nelle aree individuate nell'ambito dell'obiettivo conver­genza di cui al regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006. L'individuazione viene compiuta at­traverso un piano, inserito nel Documento di programmazione economico-finanziaria, predisposto dal Ministro dello sviluppo eco­nomico, di concerto con i Ministri compe­tenti e d'intesa con le regioni o le province autonome interessate e previa intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, e sottoposto al­l'approvazione del Comitato interministe­riale per la programmazione economica (CIPE). Il Ministro dello sviluppo econo­mico, nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, predi­spone il piano in funzione di unitari obiettivi di sviluppo sostenibile, assicurando l'inte­grazione delle attività economiche con le esigenze di tutela dell'ambiente, di sicu­rezza energetica e di riduzione dei costi di accesso. In sede di prima applicazione del presente articolo, il piano è approvato dal CIPE entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge sulla base della predetta procedura.

2. Al fine di rilanciare l'intervento dello Stato a sostegno delle aree o distretti in si­tuazione di crisi in funzione della crescita unitaria del sistema produttivo nazionale, il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto della normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato, su proposta del Ministro dello sviluppo econo­mico, di concerto con il Ministro dell'eco­nomia e delle finanze e con gli altri Ministri competenti per materia, sentita la Confe­renza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, uno o più decreti legislativi re­canti disposizioni per il riordino della disci­plina della programmazione negoziata e degli incentivi per lo sviluppo del territorio, degli interventi di reindustrializzazione di aree di crisi, degli incentivi per la ricerca, sviluppo e innovazione, limitatamente a quelli di competenza del predetto Ministero, secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:

2. Al fine di rilanciare l'intervento dello Stato a sostegno delle aree o distretti in si­tuazione di crisi, con particolare riferi­mento a quelli del Mezzogiorno, in fun­zione della crescita unitaria del sistema produttivo nazionale, il Governo è delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica salvo quanto previsto dal comma 3, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto della normativa comuni­taria in materia di aiuti di Stato, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con gli altri Ministri compe­tenti per materia, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le re­gioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni per il riordino della disciplina della programmazione negoziata e degli in­centivi per lo sviluppo del territorio, degli interventi di reindustrializzazione di aree di crisi, degli incentivi per la ricerca, sviluppo e innovazione, limitatamente a quelli di com­petenza del predetto Ministero, secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:

     a) semplificazione delle norme statali concernenti l'incentivazione delle attività economiche, con particolare riferimento alla chiarezza e alla celerità delle modalità di concessione ed erogazione delle agevola­zioni e al più ampio ricorso ai sistemi di in­formatizzazione, nonché attraverso sistemi quali buoni e voucher;

     a) identica;

     b) razionalizzazione e riduzione delle misure di incentivazione di competenza del Ministero dello sviluppo economico;

     b) identica;

     c) differenziazione e regolamenta­zione delle misure di incentivazione ove ne­cessario in funzione della dimensione del­l'intervento agevolato, ovvero dei settori economici di riferimento;

     c) identica;

     d) priorità per l'erogazione degli incen­tivi definiti attraverso programmi ne­goziati con i soggetti destinatari degli inter­venti;

     d) identica;

     e) preferenza per le iniziative produt­tive con elevato contenuto di innovazione di prodotto e di processo;

     e) identica;

     f) snellimento delle attività di pro­grammazione con la soppressione o ridu­zione delle fasi inutili ed eccessivamente gravose, con la fissazione di termini certi per la conclusione dei relativi procedimenti amministrativi, conformemente ad un qua­dro normativo omogeneo a livello nazio­nale;

     f) identica;

     g) razionalizzazione delle modalità di monitoraggio, verifica e valutazione degli interventi;

     g) identica;

     h) adeguata diffusione di investimenti produttivi sull'intero territorio nazionale, te­nuto conto dei livelli di crescita e di occupa­zione con particolare attenzione ai distretti industriali in situazione di crisi;

     h) identica;

     i) individuazione di princìpi e criteri per l'attribuzione degli aiuti di maggior fa­vore alle piccole e medie imprese nonché destinazione alle stesse piccole e medie imprese di quote di risorse, che risultino effettivamente disponibili in quanto non già destinate ad altre finalità, non inferiori al 50 per cento.

     i) identica;

 

     l) previsione, in conformità con il di­ritto comunitario, di forme di fiscalità di sviluppo con particolare riguardo alla creazione di nuove attività di impresa, da realizzare nei territori ricadenti nelle aree individuate nell'ambito dell'obiettivo convergenza di cui al regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006.

 

3. L'attuazione del criterio di cui al comma 2, lettera l), è condizionata al previo reperimento delle risorse con legge ordinaria.

3. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 2 sono trasmessi per l'acquisi­zione dei pareri alle Commissioni parla­mentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario. I pa­reri sono espressi entro sessanta giorni dalla data di trasmissione del relativo schema; decorsi tali termini si procede an­che in assenza dei pareri. Entro un anno dalla data di entrata in vigore dei decreti le­gislativi di cui al comma 2, con i medesimi criteri di delega, possono essere emanate disposizioni correttive e integrative dei me­desimi decreti previo parere delle compe­tenti Commissioni parlamentari con le me­desime modalità di cui al presente comma.

4. Identico.

4. Al Fondo di cui all'articolo 1, comma 340, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, sono assegnate dal CIPE, a valere sul fondo per le aree sottoutilizzate di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e succes­sive modificazioni, risorse fino al limite an­nuale di 50 milioni di euro. Per l'utilizzo delle risorse stanziate ai sensi del presente comma, il CIPE provvede, con le modalità di cui all'articolo 1, comma 342, della citata legge n. 296 del 2006, e successive modifi­cazioni, ad aggiornare i criteri e gli indicatori per l'individuazione e la delimitazione delle zone franche urbane al fine di incrementare progressivamente la loro distribuzione ter­ritoriale.

5. Il CIPE, nell'ambito delle risorse di­sponibili per la programmazione del Fondo per le aree sottoutilizzate, destina una quota del Fondo medesimo fino al limite annuale di 50 milioni di euro per le finalità di cui all'articolo 1, comma 340, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Per l'utilizzo delle risorse stanziate ai sensi del presente comma, il CIPE provvede, con le modalità di cui all'articolo 1, comma 342, della citata legge n. 296 del 2006, e suc­cessive modificazioni, ad aggiornare i criteri e gli indicatori per l'individuazione e la deli­mitazione delle zone franche urbane al fine di incrementare progressivamente la loro distribuzione territoriale.

 

6. Per l'anno 2009 il fondo di cui all'ar­ticolo 13, comma 3-quater, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è incrementato di 30 milioni di euro. Al relativo onere si provvede nei limiti delle risorse di cui all'articolo 24, comma 1, della presente legge.

5. Al comma 853 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, dopo le parole: «con delibera del CIPE,» è inserita la seguente: «adottata» e dopo le parole: «su proposta del Ministro dello sviluppo economico,» sono inserite le seguenti: «previa intesa con la Conferenza perma­nente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bol­zano,».

7. Identico.

6. I commi 32 e 33 dell'articolo 24 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e succes­sive modificazioni, si interpretano nel senso che il provvedimento di revoca delle age­volazioni disposte dal Ministero dell'indu­stria, del commercio e dell'artigianato, dal Ministero delle attività produttive e dal Mini­stero dello sviluppo economico in materia di incentivi alle imprese costituisce titolo per l'iscrizione a ruolo degli importi corrisposti e dei relativi interessi, rivalutazioni e sanzioni nei confronti di tutti gli obbligati e quindi an­che nei confronti dei soggetti che hanno prestato garanzia fideiussoria in relazione alle agevolazioni revocate.

8. Identico.

7. Al fine di garantire migliori condizioni di competitività sul mercato internazionale e dell'offerta di servizi turistici, nelle strutture turistico-ricettive all'aperto, le installazioni e i rimessaggi dei mezzi mobili di pernotta­mento, anche se collocati permanente­mente, per l'esercizio dell'attività, entro il perimetro delle strutture turistico-ricettive regolarmente autorizzate, purché ottempe­rino alle specifiche condizioni strutturali e di mobilità stabilite dagli ordinamenti regionali, non costituiscono in alcun caso attività rile­vanti ai fini urbanistici, edilizi e paesaggi­stici.

9. Identico.

 

 

L'articolo 3, introdotto dalla Camera e modificato dal Senato, reca disposizioni in materia di riordino del sistema degli incentivi, agevolazioni a favore di ricerca, sviluppo e innovazione e altre forme di incentivi.

In particolare, ai sensi del comma 1, il Governo, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle regioni, fermo restando quanto previsto dalla legge n. 443/2001 (Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività produttive) e dalle disposizioni del D.Lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici) in materia di lavori relativi a infrastrutture strategiche e insediamenti produttivi, determina le priorità, le opere e gli investimenti strategici di interesse nazionale, compresi quelli relativi al fabbisogno energetico, in coerenza con quanto previsto dalla strategia energetica nazionale, così come definita dall'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112[19], convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, da realizzare urgentemente per la crescita unitaria del sistema produttivo nazionale con particolare riferimento agli interventi da realizzare nei territori ricadenti nelle aree individuate dall'obiettivo “Convergenza” di cui al Regolamento CE n. 1083/2006, del Consiglio dell'11 luglio 2006.

Ai sensi dell'art. 7, comma 1, del decreto-legge n. 112 del 2008, nei sei mesi successivi alla data di entrata in vigore del decreto stesso, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, definisce la «Strategia energetica nazionale», che indica le priorità per il breve ed il lungo periodo e reca la determinazione delle misure necessarie per conseguire, anche attraverso meccanismi di mercato, i seguenti obiettivi: diversificazione delle fonti di energia e delle aree geografiche di approvvigionamento; miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo; promozione delle fonti rinnovabili di energia e dell'efficienza energetica; realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare; promozione della ricerca sul nucleare di quarta generazione o da fusione; incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica; sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell'energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra; garanzia di adeguati livelli di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori.

 

Si ricorda che il Regolamento CE n. 1083/2006, del Consiglio dell'11 luglio 2006 reca disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e abroga il regolamento (CE) n. 1260/1999, definendo gli obiettivi a cui i Fondi strutturali e il Fondo di coesione devono contribuire, i criteri di ammissibilità per gli Stati membri e le regioni, le risorse finanziarie disponibili e i criteri per la loro ripartizione. L'elenco delle regioni interessate dall'obiettivo “Convergenza”, valido dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2013, è riportato nell’allegato I alla decisione della Commissione UE n. 595/2006 del 4 agosto 2006. Per l’Italia vi rientrano le regioni Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. La Commissione ha peraltro previsto un sostegno transitorio, c.d. regime di “phasing-out”, nell’ambito dell’obiettivo “Convergenza”, in favore di quelle regioni il cui PIL per abitante sarebbe stato inferiore al 75% della media comunitaria se calcolata sui 15 Stati membri, ma che hanno superato tale soglia per effetto dell’allargamento della UE a 25 Stati (cosiddetto “effetto statistico”). Le regioni interessate dal sostegno transitorio nel quadro dell'obiettivo “Convergenza” sono elencate nell'allegato II alla decisione della Commissione UE n. 595/2006. Per l’Italia, l’unica regione a beneficiare del regime transitorio di sostegno è la regione Basilicata.

 

Sempre ai sensi del comma 1 dell'articolo in esame, l'individuazione delle priorità, delle opere e degli investimenti strategici di interesse nazionale viene compiuta attraverso un piano, predisposto dal Ministro dello sviluppo economico, d'intesa con i Ministri competenti e le regioni o province autonome interessate e previa intesa della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, inserito nel Documento di programmazione economico-finanziaria e sottoposto all'approvazione del CIPE. Il Ministro dello sviluppo economico, nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, predispone il piano in funzione di unitari obiettivi di sviluppo sostenibile, assicurando l'integrazione delle attività economiche con le esigenze di tutela dell'ambiente e di sicurezza energetica e di riduzione dei costi di accesso. In sede di prima applicazione della nuova disciplina il piano è approvato dal CIPE entro 3 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge sulla base della predetta procedura.

 

Con il comma 2 il Governo è delegato ad adottare, senza nuovi oneri per la finanza pubblica (salvo quanto previsto dal comma 3: cfr. infra), entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge in esame, nel rispetto della normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni per il riordino della disciplina della programmazione negoziata e degli incentivi per lo sviluppo del territorio, degli interventi di reindustrializzazione di aree di crisi, degli incentivi per la ricerca, sviluppo e innovazione, limitatamente a quelli di competenza del predetto ministero. La delega è finalizzata a rilanciare l'intervento dello Stato a sostegno delle aree o distretti in crisi, con particolare riferimento a quelli del Mezzogiorno, in funzione della crescita unitaria del sistema produttivo nazionale, ed è esercitata sulla base dei seguenti principi di delega:

a)  semplificazione delle norme statali concernenti l'incentivazione delle attività economiche con particolare riferimento alla chiarezza e alla celerità delle modalità di concessione e erogazione delle agevolazioni, e al più ampio ricorso ai sistemi di informatizzazione nonché attraverso sistemi quali buoni e voucher;

b)  razionalizzazione e riduzione delle misure di incentivazione di competenza del Ministero dello sviluppo economico;

c)  differenziazione e regolamentazione delle misure di incentivazione ove necessario in funzione della dimensione dell'intervento agevolato, ovvero dei settori economici di riferimento;

d)  priorità per l'erogazione degli incentivi definiti attraverso programmi negoziati con i soggetti destinatari degli interventi;

e)  preferenza per le iniziative produttive con elevato contenuto di innovazione di prodotto e di processo;

f)   snellimento delle attività di programmazione con la soppressione o riduzione delle fasi inutili ed eccessivamente gravose, con la fissazione di termini certi per la conclusione dei relativi procedimenti amministrativi, conformemente ad un quadro normativo omogeneo a livello nazionale;

g)  razionalizzazione delle modalità di monitoraggio, verifica e valutazione degli interventi;

h)  adeguata diffusione di investimenti produttivi sull'intero territorio nazionale, tenuto conto dei livelli di crescita e di occupazione con particolare attenzione ai distretti industriali in situazioni di crisi;

i)   individuazione di principi e criteri per l'attribuzione degli aiuti di maggior favore alle piccole e medie imprese nonché destinazione alle stesse piccole e medie imprese di quote di risorse, che risultino effettivamente disponibili in quanto non già destinate ad altre finalità, non inferiori al 50%;

l)   previsione, in conformità delle norme comunitarie, di forme di fiscalità di sviluppo riguardanti in particolare la creazione di nuove attività imprenditoriali, da realizzare nei territori ricadenti nelle aree individuate nell’ambito dell’obiettivo Convergenza di cui al regolamento (CE) n. 1083/2006[20].

Come già detto, le regioni interessate dall’obiettivo “Convergenza” sono la Calabria, la Campania, la Puglia e la Sicilia, nonché la Basilicata ammessa, quest’ultima, al sostegno transitorio (c.d. regime di “phasing-out”).

 

Il comma 3 (introdotto dal Senato) precisa che l'attuazione del criterio di cui alla lettera l) del precedente comma 2 è condizionato al previo reperimento delle risorse con legge ordinaria.

 

Per la normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato, si rinvia alla scheda relativa all’articolo 2.

 

Il comma 4 definisce il procedimento per l'emanazione dei decreti legislativi di attuazione della delega di cui al comma 2: i relativi schemi, adottati, ai sensi del comma 2, su proposta del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con gli altri ministri competenti per materia, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono trasmessi alle Camere per l'acquisizione dei pareri alle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario. I pareri sono espressi, entro sessanta giorni dalla data di trasmissione del relativo schema; decorsi tali termini si procede anche in assenza dei pareri. Entro un anno dall'entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 2, con i medesimi criteri di delega, possono inoltre essere emanate disposizioni correttive e integrative dei medesimi decreti, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, da adottare con le modalità indicate nello stesso comma 3.

 

Ai sensi del comma 5, il CIPE provvede ad assegnare risorse fino al limite annuale di 50 milioni di euro al Fondo istituito ai sensi dell'art. 1, comma 340, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

 

Al fine di contrastare i fenomeni di esclusione sociale negli spazi urbani e favorire l’integrazione sociale e culturale delle popolazioni abitanti in circoscrizioni o quartieri delle città caratterizzati da degrado urbano e sociale, la legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007), all'art. 1, comma 340, ha istituito le zone franche urbane, con un numero di abitanti non superiore a 30.000. Ai sensi del comma 342 dell'art. 2 della legge finanziaria 2007, spetta al Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro della solidarietà sociale (ora del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali), provvedere alla definizione dei criteri per l’allocazione delle risorse e per la individuazione e la selezione delle zone franche urbane, sulla base di parametri socio-economici, rappresentativi dei fenomeni di degrado. La legge finanziaria del 2007, nel subordinare l'efficacia delle disposizioni istitutive delle zone franche urbane all'autorizzazione della Commissione europea, ai sensi dell’articolo 88, par. 3, del Trattato istitutivo della Comunità europea, ha istituto un Fondo con una dotazione di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, per il finanziamento delle zone franche urbane. La legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), all'art. 2, commi 561, 562 e 563 ha confermato tale stanziamento e definito in maggiore dettaglio le agevolazioni fiscali e previdenziali, demandandone la ulteriore determinazione ad un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze (tale decreto risulta al momento in corso di predisposizione).

Con delibera n. 5 del 30 gennaio 2008, il CIPE ha fissato i criteri e gli indicatori per la delimitazione delle zone franche urbane e il 1° ottobre 2008 il Ministero dello sviluppo economico - Dipartimento politiche di sviluppo ha reso noto che sono state selezionate, sulle 64 proposte pervenute, 22 “zone franche urbane” che avranno diritto a incentivi e agevolazioni fiscali e previdenziali, per nuove attività economiche. Come già precisato, la procedura di ammissione al finanziamento, dopo tale selezione, prevede la valutazione del CIPE e l'autorizzazione della Commissione europea.

 

Poiché la legislazione vigente prevede stanziamenti in favore delle zone franche urbane sino al 2009, il comma 5 dell'articolo in esame autorizza il CIPE a destinare risorse, fino al limite annuale di 50 milioni di euro annui, al Fondo destinato a finanziare le agevolazioni previste per le zone franche urbane a valere sulle risorse disponibili del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS). La medesima disposizione, ai fini dell’utilizzo delle risorse stanziate ai sensi del comma in esame, assegna al CIPE il compito di provvedere, con le modalità di cui al già citato comma 342 dell'art. 1 della legge finanziaria 2007, ad aggiornare i criteri e gli indicatori per l'individuazione e la delimitazione delle zone franche urbane al fine di incrementare progressivamente la loro distribuzione territoriale.

 

Il comma 6, introdotto dal Senato, incrementa di 30 milioni di euro la dotazione per l’anno 2009 del Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio istituito dall’art. 13, comma 3-quater, del D.L. n. 112/2008.

 

Si ricorda che il menzionato comma 3-quater prevede l’istituzione, presso il Ministero dell’economia e delle finanze, di un Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio, con una dotazione di 60 milioni di euro per il 2009, 30 milioni di euro per ciascuno degli anni del biennio 2010-2011.

Attraverso tale Fondo saranno concessi contributi statali per interventi realizzati dagli enti destinatari nei rispettivi territori per il risanamento ed il recupero dell’ambiente e lo sviluppo economico dei territori stessi. La ripartizione delle risorse e l’individuazione degli enti beneficiari sarà disposta con DM dell’economia e delle finanze, emanato previo atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari. Il comma in commento prevede altresì la relativa norma di copertura finanziaria.

 

All’onere derivante da tale disposizione si provvede nei limiti delle risorse di cui all’art. 24, comma 1, del provvedimento in esame (cfr. la relativa scheda).

 

Il successivo comma 7 modifica il comma 853 dell'art. 1 della legge 27 dicembre 2006 n. 296, prevedendo che la proposta del Ministro dello sviluppo economico relativa alla delibera con cui il CIPE dispone gli interventi del Fondo per il finanziamento degli interventi consentiti dagli Orientamenti UE sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà, costituito dall'art. 11 comma 3, del decreto legge 14 marzo 2005, n. 35[21], convertito, con modificazioni, dalla legge 14 marzo 2005, n. 80, sia formulata previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.

 

Con tale disposizione, viene recepita l'indicazione contenuta nella sentenza 10-14 marzo 2008, n. 63 della Corte Costituzionale (G.U. 19 marzo 2008, n. 13, Prima serie speciale), che ha dichiarato, tra l’altro, l’illegittimità del comma 853 dell'art. 1 della legge finanziaria 2007, nella parte in cui non prevede che i poteri del CIPE di determinazione dei criteri e delle modalità di attuazione degli interventi di cui al Fondo per il finanziamento degli interventi consentiti dagli Orientamenti UE sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà siano esercitati d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.

 

Il comma 8 reca una norma di interpretazione autentica dell'articolo 24, commi 32 e 33, della legge 27 dicembre 1997, n. 449[22].

 

Il comma 32 dell'art. 24 della legge n. 449 del 1997 prevede che il provvedimento di revoca delle agevolazioni disposte dall'allora Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, in materia di incentivi all'impresa costituisca titolo per l'iscrizione a ruolo ai sensi dell'art. 67, comma 2 del D.P.R. 28 gennaio 1998, n. 43 (riscossione coattiva delle imposte), e precisa che agli interventi di ricostruzione e sviluppo delle zone colpite dai terremoti del 1980 e del 1981 continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all'articolo 39, comma 11, del testo unico delle leggi per gli interventi nei territori della Campania, Basilicata, Puglia e Calabria colpiti da eventi sismici del novembre 1980, del febbraio 1981 e del marzo 1982, approvato con decreto legislativo 30 marzo 1990, n. 76. Tale disposizione assegna all'intendenza di finanza competente per territorio il compito di ripetere le somme erogate a titolo di contributo pubblico per la realizzazione di nuove iniziative imprenditoriali, nel caso in cui tali iniziative si siano protratte oltre 18 mesi dalla concessione dello stesso contributo. La stessa disposizione chiarisce che il diritto alla restituzione dei contributi è preferito ad ogni altro titolo di prelazione da qualsiasi causa derivante, ad eccezione del privilegio per spese di giustizia e fatti salvi i diritti preesistenti dei terzi.

Il successivo comma 33 dell'art. 24 della citata legge n. 449 del 1997 chiarisce che il diritto alla ripetizione delle somme concesse a titolo di agevolazione dal Ministero dell'industria costituisce credito privilegiato e prevale su ogni altro titolo di prelazione da qualsiasi causa derivante ad eccezione del privilegio per spese di giustizia e di quelli previsti dall'articolo 2751-bis del codice civile[23], fatti salvi i precedenti diritti di prelazione spettanti a terzi. La costituzione e l'efficacia del privilegio non sono subordinate né al consenso delle parti né a forme di pubblicità.

 

La disposizione in esame precisa che i predetti commi 32 e 33 dell'art. 34 della legge n. 449/1997 si interpretano nel senso che il provvedimento di revoca delle agevolazioni concesse a titolo di incentivo alle imprese costituisce titolo per l'iscrizione a ruolo degli importi corrisposti e dei relativi interessi, rivalutazioni e sanzioni nei confronti di tutti gli obbligati e quindi anche nei confronti dei soggetti che hanno prestato garanzia fideiussoria in relazione alle agevolazioni revocate.

 

Il comma 9, infine, per garantire migliori condizioni di competitività sul mercato internazionale e dell'offerta di servizi turistici, stabilisce che nelle strutture turistico-ricettive all'aperto (come campeggi o villaggi vacanze) non costituiscono in alcun caso attività rilevanti ai fini urbanistici, edilizi e paesaggistici, le installazioni ed i rimessaggi dei mezzi mobili di pernottamento, collocati, anche in via permanente, nel perimetro delle strutture turistico-ricettive regolarmente autorizzate, purché ottemperino alle specifiche condizioni strutturali e di mobilità stabilite con legge regionale.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

La comunicazione della Commissione “Una corsia preferenziale per la piccola impresa” – Alla ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la Piccola Impresa (un ”Small Business Act” per l’Europa) (COM(2008)394) (vedi la scheda relativa all’art. 1, paragrafo “Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE”), tra l’altro, propone agli Stati membri di:

§      elaborare programmi creditizi che suppliscano alla mancanza di finanziamenti tra cento mila e un milione di euro, soprattutto con strumenti che combinino indebitamento e capitale proprio, nel rispetto delle norme sugli aiuti di Stato;

§      eliminare gli ostacoli normativi e fiscali che impediscono ai capitali di rischio operanti nel mercato unico di investire alle stesse condizioni dei fondi nazionali;

§      far sì che l’imposizione fiscale sugli utili societari incoraggi gli investimenti;

Il Consiglio europeo dell’11 e 12 dicembre 2008, nell’esprimere il proprio sostegno al Piano di ripresa economico, ha, in particolare, auspicato una franchigia temporanea di due anni al di là della soglia minima per gli aiuti di Stato per un importo fino a 500 mila euro e l’adeguamento del quadro, necessari per potenziare il sostegno alle imprese, in particolare le PMI.

Nell’ambito del Piano europeo di ripresa economica, approvato dal Consiglio europeo dell’11-12 dicembre 2008, si segnala che il 17 dicembre 2008 la Commissione europea ha adottato la comunicazione “Quadro di riferimento temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’accesso al finanziamento nell’attuale situazione di crisi finanziaria ed economica”,applicabile sino al 31 dicembre 2010 relativamente alle imprese che abbiano iniziato a trovarsi in difficoltà dopo il 1° luglio 2008, a seguito dell’attuale crisi finanziaria ed economica globale.

In base al Quadro di riferimento temporaneo, la Commissione europea considererà compatibili aiuti di Stato il cui ammontare, sotto forma di sovvenzioni dirette, non superi i 500.000 euro per ciascuna impresa in tre anni (il regolamento del 2006 sugli aiuti de minimis fissa, a regime, il limite massimo di 200.000 euro).

Quanto agli aiuti sotto forma di garanzia, si segnala che, in base al “Quadro di riferimento temporaneo”,gli Stati membri potranno accordare una riduzione fino al 25% per le PMI e fino al 15% per le grandi imprese del premio annuale dovuto per le nuove garanzie concesse in base alle disposizioni sulle soglie di sicurezza previste nella Comunicazione sugli aiuti di Stato sotto forma di garanzia, adottata dalla Commissione nel giugno 2008. La garanzia non dovrà assistere più del 90% del prestito (anziché l’80% come precedentemente stabilito).

Il 29 aprile la Commissione ha, inoltre, adottato un “pacchetto di semplificazione” volto a rendere più efficaci, trasparenti e rapide le procedure in materia di aiuti di Stato.

Il pacchetto comprende un codice delle migliori pratiche, che prevede contatti intensificati tra Stati membri e Commissione nella fase di pre-notificazione al fine di migliorare la qualità e la completezza delle notificazioni, e una comunicazione su una procedura semplificata che ha invece come oggetto i casi più semplici - cioè quelli chiaramente in linea con gli strumenti orizzontali esistenti o con la prassi decisionale consolidata – e prevede l’impegno della Commissione ad adottare le relative decisioni entro un mese dalla notifica.

Il Consiglio competitività del 28 maggio 2009 ha approvato conclusioni in materia di approccio integrato ad una politica industriale competitiva e sostenibile nell’Unione europea.

Il Consiglio, tra l’altro, rileva che per mantenere una base industriale competitiva e forte in Europa occorrano condizioni quadro favorevoli, stabili e prevedibili che promuovano l’eccellenza, l’innovazione e la sostenibilità e consentano alle imprese di operare ed investire. In tale contesto, il Consiglio ritiene che gli Stati membri dovrebbero mantenere o aumentare il volume, l’efficacia e l’efficienza degli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo (R&S) ed in innovazione e che le politiche della Comunità e degli Stati membri dovrebbero sostenere tutte le possibili forme di innovazione, rafforzare l’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale e agevolare i trasferimenti di tecnologie e conoscenze a vantaggio delle imprese, specie le PMI.


 

Articolo 4
(Attuazione del capo II del regolamento (CE) n. 765/2008, che pone norme in materia di accreditamento e vigilanza del mercato per la commercializzazione dei prodotti)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 4
(Attuazione del capo II del regolamento (CE) n. 765/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, che pone norme in materia di accreditamento e vigilanza del mercato per la commercializzazione dei prodotti)

 

1. Al fine di assicurare la pronta ap­plicazione del capo II del regolamento (CE) n. 765/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008, che pone norme in materia di accredita­mento e vigilanza del mercato per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti e che abroga il regolamento (CEE) n. 339/93, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri in­teressati, provvede, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o più decreti di natura non regolamentare, alla adozione delle prescrizioni relative alla organizzazione ed al funzionamento dell'unico organi­smo nazionale autorizzato a svolgere at­tività di accreditamento in conformità alle disposizioni del regolamento comu­nitario, alla definizione dei criteri per la fissazione di tariffe di accreditamento, anche tenuto conto degli analoghi si­stemi tariffari eventualmente adottati dagli altri Paesi dell'Unione europea, nonché alla disciplina delle modalità di controllo dell'organismo da parte dei Mi­nisteri concertanti, anche mediante la previsione della partecipazione di rap­presentanti degli stessi Ministeri ai rela­tivi organi statutari.

 

2. Il Ministro dello sviluppo econo­mico, di concerto con i Ministri interes­sati, provvede con decreto di natura non regolamentare, entro tre mesi dalla data di adozione del decreto di cui al comma 1, alla designazione dell'unico organi­smo italiano autorizzato a svolgere atti­vità di accreditamento. Il Ministero dello sviluppo economico, per il tramite del competente ufficio, è autorità nazionale referente per le attività di accredita­mento, punto nazionale di contatto con la Commissione europea ed assume le funzioni previste dal capo II del citato regolamento non assegnate all'organi­smo nazionale di accreditamento.

 

3. Per l'accreditamento delle strutture operanti nei diversi settori per i quali sia previsto l'accreditamento, il Ministero dello sviluppo economico e i Ministeri interessati disciplinano le modalità di partecipazione all'organismo di cui al comma 1 degli organismi di accredita­mento, già designati per i settori di com­petenza dei rispettivi Ministeri.

 

4. Dall'attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono deri­vare nuovi o maggiori oneri né minori entrate a carico della finanza pubblica. I Ministeri interessati provvedono all'at­tuazione del presente articolo con le ri­sorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

 

 

L’articolo 4, introdotto dal Senato, reca attuazione del Capo II del Regolamento (CE) n. 765/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008, che pone norme in materia di accreditamento e vigilanza del mercato per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti e che abroga il Regolamento (CEE) n. 339/93.

Il Regolamento (CE) n. 765/2008, in particolare:

-        stabilisce norme riguardanti l’organizzazione e il funzionamento dell’accreditamento degli organismi di valutazione della conformità nello svolgimento di attività di valutazione della conformità;

-        fornisce un quadro per la vigilanza del mercato dei prodotti per garantire che essi soddisfino requisiti che offrano un grado elevato di protezione di interessi pubblici, come la salute e la sicurezza in generale, la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, la protezione dei consumatori, la protezione dell’ambiente e la sicurezza pubblica;

-        fornisce un quadro per i controlli sui prodotti provenienti dai paesi terzi;

-        stabilisce i principi generali della marcatura CE.

 

In particolare il comma 1 prevede che, al fine di assicurare la pronta applicazione del Capo II del Regolamento (CE) n. 765/2008[24], il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri interessati, provvede, entro sei mesi dall’entrata in vigore del provvedimento in esame, con uno o più decreti di natura non regolamentare, alla adozione delle prescrizioni relative alla organizzazione ed al funzionamento dell'unico organismo nazionale autorizzato a svolgere attività di accreditamento in conformità alle disposizioni del menzionato Regolamento comunitario, alla definizione dei criteri per la fissazione di tariffe di accreditamento, anche tenuto conto degli analoghi sistemi tariffari eventualmente adottati dagli altri Paesi dell'Unione europea, nonché alla disciplina delle modalità di controllo dell'organismo da parte dei Ministeri concertanti, anche mediante la previsione della partecipazione di rappresentanti degli stessi Ministeri ai relativi organi statutari.

 

Si ricorda che l’articolo 4 del Regolamento (CE) n. 765/2008 dispone che ciascuno Stato membro designa un unico organismo nazionale di accreditamento.

Tuttavia, lo Stato membro che ritenga che, dal punto di vista economico, non abbia senso o non sia sostenibile avere un organismo nazionale di accreditamento o fornire certi servizi di accreditamento ricorre, quanto più possibile, all’organismo nazionale di accreditamento di un altro Stato membro.

Qualora l’accreditamento non sia effettuato direttamente dalle stesse autorità pubbliche, gli Stati membri incaricano il proprio organismo nazionale di accreditamento di effettuare l’accreditamento quale attività di autorità pubblica e gli conferiscono un riconoscimento formale.

Le responsabilità e i compiti dell’organismo nazionale di accreditamento, che opera senza scopo di lucro, sono chiaramente distinti da quelli di altre autorità nazionali.

L’organismo nazionale di accreditamento non offre o fornisce attività o servizi forniti dagli organismi di valutazione della conformità, non fornisce servizi di consulenza né possiede azioni o ha un interesse finanziario o gestionale in un organismo di valutazione di conformità.

Inoltre, l’organismo nazionale di accreditamento è membro dell’infrastruttura europea di accreditamento di cui all’articolo 14.

Tale articolo dispone che la Commissione, previa consultazione degli Stati membri, riconosce un organismo che soddisfi i requisiti di cui all’allegato I del Regolamento, stipulando con il medesimo organismo un accordo volto a specificare dettagliatamente i compiti dell’organismo, le disposizioni in materia di finanziamento e le disposizioni relative alla sua vigilanza. Sia la Commissione che tale organismo hanno la facoltà di risolvere l’accordo ad nutum, con un ragionevole periodo di preavviso da definire nell’accordo stesso.

La Commissione comunica il riconoscimento di tale organismo agli Stati membri e agli organismi nazionali di accreditamento.

Viene inoltre precisato che non può essere riconosciuto più di un organismo alla volta e che il primo organismo riconosciuto ai sensi del Regolamento è la Cooperazione europea per l’accreditamento, a condizione che abbia concluso l’accordo di cui sopra.

 

Il comma 2 dispone quindi che il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri interessati, provvede con decreto di natura non regolamentare, entro tre mesi dalla data di adozione del decreto di cui al comma 1, alla designazione dell'unico organismo italiano autorizzato a svolgere attività di accreditamento. Il Ministero dello sviluppo economico, per il tramite del competente ufficio, è autorità nazionale referente per le attività di accreditamento, punto nazionale di contatto con la Commissione europea ed assume le funzioni previste dal Capo II del menzionato Regolamento non assegnate all'organismo nazionale di accreditamento.

Il comma 3 prevede inoltre che per l'accreditamento delle strutture operanti nei diversi settori per i quali sia previsto l'accreditamento, il Ministero dello sviluppo economico e i Ministeri interessati disciplinano le modalità di partecipazione all'organismo nazionale di accreditamento degli organismi di accreditamento, già designati per i settori di competenza dei rispettivi Ministeri.

Il comma 4 infine reca la clausola di invarianza finanziaria, precisando altresì che i Ministeri interessati provvedono all’attuazione del medesimo con le risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili a legislazione vigente.


 

Articolo 5
(Delega al Governo per il riassetto normativo delle prescrizioni e degli adempimenti procedurali applicabili alle imprese)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 5
(Delega al Governo per il riassetto normativo delle prescrizioni
e degli adempimenti procedurali applicabili alle imprese)

 

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vi­gore della presente legge, uno o più de­creti legislativi per il riassetto delle pre­scrizioni normative e degli adempimenti procedurali applicabili alle imprese, con le modalità e secondo i princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modi­ficazioni, nonché secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:

 

     a) riordino e coordinamento delle disposizioni legislative recanti le pre­scrizioni e gli adempimenti procedurali che devono essere rispettati ai fini della realizzazione di impianti produttivi e dello svolgimento di attività di impresa;

 

     b) determinazione di tempi certi e inderogabili per lo svolgimento degli adempimenti che fanno capo alle pub­bliche amministrazioni, nel rispetto delle competenze previste dal titolo V della parte seconda della Costituzione, ivi compresa l'erogazione di finanziamenti o agevolazioni economiche comunque de­finiti per i quali l'iter procedurale sia giunto a buon fine, che devono essere liquidati nei termini previsti dalle dispo­sizioni in base alle quali vengono con­cessi;

 

     c) abrogazione, dalla data di en­trata in vigore dei decreti legislativi, di tutte le disposizioni di legge statale non individuate ai sensi della lettera a).

 

2. Il Governo, nelle materie di compe­tenza esclusiva dello Stato, completa il processo di riassetto emanando, anche contestualmente ai decreti legislativi di cui al comma 1, una raccolta organica delle norme regolamentari che discipli­nano la medesima materia, ove necessa­rio adeguandole alla nuova disciplina di livello primario e semplificandole secondo le modalità di cui all'articolo 20, comma 3-bis, della legge 15 marzo 1997, n. 59.

 

3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano agli atti ed ai proce­dimenti di competenza del Ministero del­l'interno e del Ministero della difesa, di cui agli articoli 19, comma 1, e 20, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241.

 

4. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri per la pubblica ammini­strazione e l'innovazione, dell'economia e delle finanze, dell'interno, del lavoro, della salute e delle politiche sociali, del­l'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i beni e le attività culturali. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1, corredati di relazione tecnica sugli effetti finanziari delle disposizioni in essi contenute, ai sensi dell'articolo 11-ter, comma 2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, sono trasmessi alle Camere per l'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario. Entro i due anni successivi alla data di entrata in vigore dei predetti decreti legislativi, possono essere adottati ulteriori decreti correttivi e integrativi, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e con la procedura previsti dal presente articolo.

 

5. Le regioni e gli enti locali si ade­guano ai princìpi del presente articolo, quanto ai procedimenti amministrativi di loro competenza, entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

 

6. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuove o maggiori spese né minori entrate per la finanza pubblica.

 

 

L’articolo 5, introdotto dal Senato, prevede (comma 1) una delega legislativa, da esercitare entro un anno dall’entrata in vigore del provvedimento, per il riassetto delle prescrizioni normative e degli adempimenti procedurali che si applicano alle imprese, con le modalità e secondo i principi e criteri direttivi di cui all’art. 20 della L. 59/1997 (in materia di semplificazione e riassetto normativo), nonché secondo i seguenti principi e criteri direttivi:

a)  riordino e coordinamento delle norme di legge recanti le prescrizioni e gli adempimenti procedurali da rispettare ai fini della realizzazione di impianti produttivi e dello svolgimento di attività di impresa;

b)  determinazione di tempi certi e inderogabili per lo svolgimento degli adempimenti delle pubbliche amministrazioni, ivi compresa l’erogazione di finanziamenti o agevolazioni economiche comunque definiti per i quali l’iter procedurale sia giunto a buon fine, che devono essere liquidati nei termini previsti dalle disposizioni in base alle quali vengono concessi;

c)  abrogazione, dall’entrata in vigore dei previsti decreti legislativi, di tutte le disposizioni di legge statale non individuate ai sensi della precedente lettera a).

 

Il comma 2 dispone che il Governo, nelle materie attribuite alla potestà legislativa esclusiva dello Stato, completa il processo di riassetto normativo emanando, anche contestualmente ai previsti decreti legislativi, una raccolta organica delle norme regolamentari che disciplinano la stessa materia, laddove necessario adeguandole alla nuova disciplina di rango primario e semplificandole secondo quanto previsto dall’art. 20, comma 3-bis, della L. 59/1997.

 

Si ricorda brevemente che al fine di soddisfare le esigenze di semplificazione amministrativa, con la legge n. 59/1997 (cd. legge Bassanini) si è provveduto a rendere più flessibili le regole dell’agire della pubblica amministrazione attraverso la delegificazione delle norme che regolano i procedimenti amministrativi. Per quanto in questa sede interessa, si evidenzia che il comma 3-bis dell’art. 20 prevede che il Governo, qualora proceda ad una codificazione, realizzi anche la raccolta organica delle norme regolamentari vigenti nella materia oggetto del riassetto.

 

Ai sensi del comma 3, le disposizioni di cui ai precedenti commi non si applicano agli atti e ai procedimenti di competenza dei Ministeri dell’interno e della difesa, di cui agli artt. 19, comma 1 (dichiarazione di inizio attività) e 20, comma 4 (silenzio assenso) della L. 241/1990[25].

 

Il comma 4 dispone quindi che gli schemi dei previsti decreti legislativi, corredati di relazione tecnica sugli effetti finanziari, sono trasmessi alle Camere per l’espressione dei relativi pareri. Inoltre, entro i due anni successivi all’entrata in vigore dei decreti legislativi, possono essere adottati ulteriori decreti correttivi ed integrativi.

 

Il comma 5 dispone che le regioni e gli enti locali si adeguano ai principi dell’articolo in esame, per quanto riguarda i procedimenti amministrativi che rientrano nella loro competenza, entro 6 mesi dall’entrata in vigore del provvedimento in esame.

 

Infine il comma 6 reca la clausola di invarianza finanziaria.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

La comunicazione della Commissione “Una corsia preferenziale per la piccola impresa” – Alla ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la Piccola Impresa (un ”Small Business Act” per l’Europa) (COM(2008)394) chiede agli Stati membri di ridurre gli oneri amministrativi del 25% entro il 2012, che il tempo necessario per avviare una nuova impresa non sia più lungo di una settimana, che il tempo massimo necessario per ottenere licenze d’esercizio e permessi non superi il mese nonché un sistema di sportelli unici contribuisca ad agevolare gli avvii di imprese e le procedure di assunzione.

In tale contesto, la Commissione propone di:

-        ridurre il livello delle commissioni richieste dalle amministrazioni dagli Stati membri per registrare un’impresa, ispirandosi ai paesi UE che presentano i migliori risultati;

-        continuare a impegnarsi per ridurre a meno di una settimana il tempo necessario a fondare un’impresa, laddove tale risultato non sia stato ancora raggiunto e ridurre e semplificare licenze e permessi;

-        garantire l’attuazione completa e tempestiva della direttiva Servizi, compresa l’istituzione degli sportelli unici, presso i quali le imprese possono ottenere tutte le informazioni pertinenti ed espletare tutte le procedure e formalità necessarie per via elettronica.

Nell’ambito del Piano europeo di ripresa economica - presentato il 26 novembre 2008 e approvato dal Consiglio europeo dell’11-12 dicembre 2008 – la Commissione, in relazione al settore prioritario della strategia di Lisbona “Imprese”, propone, sulla base dell’atto per le piccole imprese, una riduzione degli oneri amministrativi per le attività imprenditoriali. A tal fine, la Commissione ritiene che l’UE e gli Stati membri dovrebbero:

§      assicurare che l’avvio di un’attività d’impresa richieda un massimo di 3 giorni e nessun costo;

§      eliminare l’obbligo per le microimprese di redigere i conti annuali e limitare ad 1 euro il requisito patrimoniale per le imprese private europee;

§      accelerare l’adozione della proposta di Statuto della società privata europea;

§      assicurare che le autorità pubbliche paghino le fatture per le forniture e i servizi entro un mese; tutti gli arretrati dovuti da enti pubblici dovranno essere ugualmente liquidati;

§      ridurre di una percentuale che potrà raggiungere il 75% i costi delle domande di brevetto e di rinnovo di brevetto e ridurre del 50% i costi per un marchio UE.

Il Consiglio europeo dell’11 e 12 dicembre 2008, nell’esprimere il proprio sostegno al Piano di ripresa economico, ha, in particolare, auspicato il proseguimento di una riduzione generale e considerevole degli oneri amministrativi che gravano sulle imprese.

Il Consiglio competitività del 28 maggio 2009 ha approvato conclusioni in materia di approccio integrato ad una politica industriale competitiva e sostenibile nell’Unione europea nelle quali incoraggia la Commissione, il Parlamento europeo e gli Stati membri ad accelerare i lavori intesi a semplificare la legislazione e ridurre gli oneri amministrativi gravanti su industria e imprese.

 


 

Articolo 6, commi 1-3
(Semplificazione e abolizione di alcune procedure e certificazioni dovute dalle imprese)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 6
(Semplificazione e abolizione di alcune procedure e certificazioni dovute dalle imprese)

 

 

 

1. Ai fini dell'ottenimento di titoli au­torizzatori o concessori da parte della pubblica amministrazione o dei conces­sionari di servizi pubblici e ai fini della partecipazione a procedure di evidenza pubblica, l'impresa interessata può alle­gare, in luogo delle richieste certifica­zioni, un'autocertificazione corredata dell'autorizzazione ad acquisire presso le pubbliche amministrazioni i dati ne­cessari per la verifica, ferme restando, in caso di dichiarazione mendace, l'esclu­sione dalle procedure per l'ottenimento di titoli autorizzatori o concessori o dalle procedure di evidenza pubblica e la re­sponsabilità per falso in atto pubblico.

 

2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuate le certificazioni la cui presentazione può essere sostituita ai sensi del comma 1.

 

3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano agli atti ed ai proce­dimenti di competenza del Ministero del­l'interno e del Ministero della difesa, di cui agli articoli 19, comma 1, e 20, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241.

 

(…)

 

 

L’articolo 6, introdotto dal Senato, ai commi 1-3 reca disposizioni per la semplificazione e l’abolizione di alcune procedure e certificazioni dovute dalle imprese ai fini dell’ottenimento di titoli autorizzatori o concessori o di partecipazione a procedure di evidenza pubblica.

In particolare, il comma 1 dispone che ai fini su menzionati l’impresa interessata può allegare, in luogo delle richieste certificazioni, un’autocertificazione corredata dell’autorizzazione ad acquisire dalle pubbliche amministrazioni le informazioni necessarie per la verifica. Resta ferma, in caso di dichiarazione mendace, l’esclusione dalle procedure per l’ottenimento di titoli autorizzatori o concessori o dalle procedure di evidenza pubblica e la responsabilità per falso in atto pubblico.

Le certificazioni che possono essere così sostituite sono individuate con apposito DPCM, da adottare entro un mese dall’entrata in vigore del provvedimento in esame (comma 2).

Ai sensi del comma 3 le disposizioni di cui ai precedenti commi non si applicano agli atti e ai procedimenti di competenza dei Ministeri dell’interno e della difesa, di cui agli artt. 19, comma 1 (dichiarazione di inizio attività) e 20, comma 4 (silenzio assenso) della L. 241/1990[26].

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Si veda la scheda relativa all’articolo 5, paragrafo “Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE”.

 


 

Articolo 6, commi 4 e 5
(Semplificazione di alcune procedure in materia di assunzioni)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 6
(Semplificazione e abolizione di alcune procedure e certificazioni dovute dalle imprese)

 

(…)

 

4. Al comma 6 dell'articolo 4-bis del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni, sono ag­giunte, in fine, le seguenti parole: «e delle province, ai fini delle assunzioni obbligatorie».

 

5. Al comma 6 dell'articolo 9 della legge 12 marzo 1999, n. 68, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Con de­creto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province auto­nome di Trento e di Bolzano, è definito il modello unico di prospetto di cui al pre­sente comma».

 

 

I commi 4 e 5 dell’articolo 6 sono volti alla semplificazione di alcune procedure in materia di assunzioni.

 

In particolare, il comma 4 è volto a modificare l’articolo 4-bis, comma 6, del D.Lgs. 181/2000[27]che disciplina gli obblighi di comunicazione connessi all’instaurazione e alla successiva evoluzione dei rapporti di lavoro.

In particolare, la norma richiamata prevede che le comunicazioni relative ai rapporti di lavoro - assunzione, cessazione, trasformazione e proroga – inviate al Servizio per l’impiego competente (cioè quello nel cui ambito territoriale è ubicata la sede di lavoro) sono valide ai fini dell'assolvimento degli obblighi di comunicazione nei confronti delle direzioni regionali e provinciali del lavoro, dell’INPS, dell’INAIL, o di altre forme previdenziali sostitutive o esclusive, nonché nei confronti della Prefettura-Ufficio territoriale del Governo.

 

Con la modifica in esame si dispone che l’invio delle comunicazioni al Servizio per l’impiego competente è valido anche ai fini dell’assolvimento degli obblighi di comunicazione nei confronti delle province, ai fini delle assunzioni obbligatorie.

 

Il successivo comma 5 interviene sulla norma di cui all’articolo 9, comma 6, della legge 68/1999[28], in materia di comunicazioni obbligatorie da parte dei datori di lavoro soggetti alla disciplina sul collocamento obbligatorio dei disabili.

Si ricorda che l’art. 9 della L. 68/1999 reca disposizioni relative alle richieste di avviamento al lavoro da parte dei datori di lavoro obbligati all’assunzione dei lavoratori disabili.

In particolare, il comma 6 prevede che i datori di lavoro, pubblici e privati, soggetti alla disciplina della L. 68/1999 sono tenuti ad inviare in via telematica agli uffici competenti un prospetto informativo dal quale risultino il numero complessivo dei lavoratori dipendenti, il numero ed i nominativi dei lavoratori computabili nella quota di riserva relative alle assunzioni obbligatorie, nonché i posti di lavoro e le mansioni disponibili per i lavoratori disabili. Si prevede inoltre che con apposito decreto ministeriale si provveda a definire il modulo per l'invio del prospetto informativo, nonché la periodicità e le modalità dell’invio del prospetto[29]. I prospetti sono pubblici e gli uffici competenti, al fine di rendere effettivo il diritto di accesso ai predetti documenti amministrativi, dispongono la loro consultazione nelle proprie sedi, negli spazi disponibili aperti al pubblico.

 

In particolare, aggiungendo un ulteriore periodo al citato articolo 9, comma 6, si dispone che con decreto del Ministro del lavoro, d’intesa con la Conferenza Stato-regioni, sia definito il modello unico di prospetto informativo di cui al medesimo comma.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Si veda la scheda relativa all’articolo 5, paragrafo “Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE”.

 


 

Articolo 7
(Semplificazione e razionalizzazione della riscossione della tassa automobilistica per le singole regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 7
(Semplificazione e razionalizzazione della riscossione della tassa automobili­stica per le singole regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano)

 

 

 

1. Al fine di semplificare e razionaliz­zare la riscossione della tassa dovuta su veicoli concessi in locazione finanziaria, le singole regioni e le province auto­nome di Trento e di Bolzano sono auto­rizzate a stabilire le modalità con le quali le imprese concedenti possono provve­dere ad eseguire cumulativamente, in luogo dei singoli utilizzatori, il versa­mento delle tasse dovute per i periodi di tassazione compresi nella durata dei ri­spettivi contratti.

 

2. All'articolo 5, ventinovesimo comma, del decreto-legge 30 dicembre 1982, n. 953, convertito, con modifica­zioni, dalla legge 28 febbraio 1983, n. 53, sono apportate le seguenti modifica­zioni:

 

     a) nel primo periodo, dopo la pa­rola: «proprietari» sono inserite le se­guenti: «, usufruttuari, acquirenti con patto di riservato dominio, ovvero utiliz­zatori a titolo di locazione finanziaria,»;

 

     b) nel terzo periodo, dopo le pa­role: «i proprietari» sono inserite le se­guenti: «, gli usufruttuari, gli acquirenti con patto di riservato dominio, nonché gli utilizzatori a titolo di locazione finan­ziaria».

 

3. La competenza territoriale degli uf­fici del pubblico registro automobilistico e dei registri di immatricolazione è de­terminata in ogni caso in relazione al luogo di residenza del soggetto proprie­tario del veicolo.

L’articolo 7, inserito durante l’esame del provvedimento al Senato, reca disposizioni di semplificazione e razionalizzazione della riscossione della tassa automobilistica, in favore delle singole Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano.

 

Le tasse automobilistiche sono tributi imposti ai proprietari di autoveicoli iscritti nei pubblici registri, ovvero a coloro che utilizzano veicoli non immatricolati. Le regioni a statuto ordinario sono titolari del gettito della tassa automobilistica a decorrere dal 1° gennaio 1993, come disposto dagli articoli 23-27 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, emanato in attuazione della delega al Governo conferita dall’art. 4 della legge n. 421 del 1992. La tassa automobilistica regionale assorbe l’intera tassa automobilistica prevista dal D.P.R. n. 39 del 1953, recante il Testo unico delle leggi sulle tasse automobilistiche.

Le regioni possono determinare con propria legge, entro il 10 novembre di ogni anno, gli importi delle tasse automobilistiche nella misura compresa tra il 90 e il 110 per cento degli importi vigenti nell’anno precedente. A decorrere dal 1° gennaio 1999, inoltre, il comma 10 dell’articolo 17 della legge n. 449 del 1997 ha previsto l'attribuzione alle regioni a statuto ordinario delle competenze in materia di accertamento, riscossione, recupero, applicazione delle sanzioni, rimborsi e contenzioso relativamente alle tasse automobilistiche non erariali, con le modalità stabilite dal successivo decreto del Ministero delle finanze 18 novembre 1998, n. 462[30].

La legge finanziaria per il 2007, con l’articolo 1, comma 321 ha sostituitola tariffa delle tasse automobilistiche, stabilita dalla tabella allegata al decreto del Ministro delle finanze del 27 dicembre 1997, modificando i criteri di applicazione della tassa. Per effetto di questa modifica infatti, gli aumenti del bollo delle autovetture sono ora scaglionati non solo in base alle caratteristiche inquinanti dei veicoli (da Euro 0 a Euro 5), ma, con aumenti incrementali per ogni kw superiore a 100 kw di potenza, in relazione alla potenza dei veicoli. In altri termini, è stato introdotto un sistema a scaglioni per i kw, differenziato in funzione della classificazione del motore, che prevede l’applicazione di una maggiorazione del 50 per cento dell’imposta solo sui kw che superano i primi cento.

Lo stesso comma 321 ha poi disposto che gli incrementi percentuali delbollo auto approvati dalle Regioni o dalle Province autonome, prima dell’entrata in vigore della legge finanziaria 2007, vengano ricalcolati sulla base degli importi della nuova Tabella 2, con corrispondente riduzione dei trasferimenti erariali in misura pari al maggior gettito derivante dai predetti incrementi.

 

La disposizione reca modifiche alla disciplina della tassazione dei veicoli concessi in locazione finanziaria. Si consente, nel dettaglio, alle imprese concedenti di provvedere ad eseguire cumulativamente, in luogo dei singoli utilizzatori, il versamento delle tasse dovute, per i periodi di tassazione compresi nella durata dei rispettivi contratti. A tale scopo, le Regioni e le Province autonome sono autorizzate a stabilire le modalità attuative di tale norma.

 

Il comma 2 dell’articolo in esame ha all’uopo modificato l’articolo 5, comma ventinovesimo, del decreto-legge 30 dicembre 1982, n. 953[31], estendendo (lettera a) agli usufruttuari, agli acquirenti con patto di riservato dominio, ovvero agli utilizzatori a titolo di locazione finanziaria l’obbligo di pagare le tasse dovute sui veicoli e sugli autoscafi per effetto della loro iscrizione nei rispettivi pubblici registri.

E’ stato poi (lettera b) esteso ai medesimi soggetti – ovvero usufruttuari, acquirenti con patto di riservato dominio, utilizzatori a titolo di locazione finanziaria – il pagamento delle stesse tasse dovute dai proprietari di ciclomotori, di autoscafi non iscritti nei registri e di motori fuoribordo applicati agli autoscafi, nonché di veicoli e autoscafi importati temporaneamente dall'estero.

 

Infine, il comma 3 stabilisce che la competenza territoriale degli uffici del pubblico registro automobilistico e dei registri di immatricolazione sia determinata, in ogni caso, in relazione al luogo di residenza del soggetto proprietario del veicolo.

 


 

Articolo 8
(Modifiche in materia di ICI)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 8
(Modifiche in materia di ICI).

 

 

 

1. All'articolo 3 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, il comma 2 è sostituito dal seguente:

 

«2. Nel caso di concessione su aree demaniali, soggetto passivo è il conces­sionario. Per gli immobili, anche da co­struire o in corso di costruzione, con­cessi in locazione finanziaria, soggetto passivo è il locatario a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto».

 

 2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai contratti di locazione fi­nanziaria stipulati dalla data di entrata in vigore della presente legge.

 

 

L’articolo 8 della proposta di legge in esame, inserito durante l’esame del provvedimento al Senato, reca modifiche alla disciplina dell’imposta comunale sugli immobili – ICI.

 

Nel dettaglio, il comma 1 sostituisce integralmente il comma 2 dell'articolo 3 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504[32], ovvero la norma che individua i soggetti passivi dell’imposta per le ipotesi di locazione finanziaria e di concessione di immobili.

Ai sensi dell’attuale formulazione del comma 2, per gli immobili concessi in locazione finanziaria, soggetto passivo d’imposta è il locatario. Nella più specifica ipotesi di locazione finanziaria avente ad oggetto fabbricati classificabili nel gruppo catastale D[33], non iscritti in catasto, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati (ai sensi dell’articolo 5, comma 3 del D.Lgs. n. 504 del 1992), il locatario assume la qualifica di soggetto passivo a decorrere dal primo gennaio dell'anno successivo a quello nel corso del quale è stato stipulato il contratto di locazione finanziaria.

La locazione finanziaria è un contratto atipico, nel quale un soggetto (locatore o concedente) concede ad un altro (utilizzatore o locatario) il diritto di utilizzare un determinato bene a fronte del pagamento di un canone periodico. Alla scadenza del contratto, l'utilizzatore può acquistare il bene, ove eserciti l’opzione di acquisto, pagando il corrispettivo al concedente.

Infine, per l’ipotesi di concessione su aree demaniali, il soggetto passivo è individuato nel concessionario.

 

La disposizione in esame lascia immutata la previsione che individua nel concessionario di area demaniale il soggetto passivo d’imposta. Anche per quanto attiene alla locazione finanziaria, soggetto passivo è sempre il locatario.

Tuttavia, per l’ipotesi di locazione finanziaria si precisa che:

§      la norma si applica anche gli immobili da costruire o in corso di costruzione concessi in locazione finanziaria;

§      la decorrenza dell’obbligo è fissata alla data della stipula del contratto e persiste per tutta la durata.

 

La disposizione in commento, dunque, propone l’eliminazione del caso specifico di locazione finanziaria avente ad oggetto fabbricati classificabili nel gruppo catastale D[34], non iscritti in catasto, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati.

Sembrerebbe dunque evincersi che, con la disciplina proposta, si intenda uniformare l’individuazione del soggetto passivo d’imposta per tutte le ipotesi di locazione finanziaria – indipendentemente dalle caratteristiche del bene oggetto del contratto – circoscrivendola nel tempo e anticipandone gli effetti alla data di stipula del negozio.

 

Il comma 2 dell’articolo 8 applica la nuova disciplina ai contratti di locazione finanziaria stipulati dalla data di entrata in vigore della proposta di legge in esame. Sembra dunque potersi supporre che, per i contratti stipulati antecedentemente, si continui ad applicare la previgente disciplina (la quale, come si è visto, per la categoria catastale “D” fa decorrere l’obbligo di pagamento dell’imposta dal primo gennaio dell'anno successivo a di stipula contrattuale).


 

Articolo 9
(Disciplina dei consorzi agrari)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 4
(Disciplina dei consorzi agrari)

Articolo 9
(Disciplina dei consorzi agrari)

 

 

1. Al fine di uniformarne la disciplina ai princìpi del codice civile, i consorzi agrari sono costituiti in società cooperative disci­plinate dalle disposizioni di cui agli articoli 2511 e seguenti del medesimo codice. L'uso della denominazione di consorzio agrario è riservato esclusivamente alle so­cietà cooperative di cui al presente comma. I consorzi agrari sono considerati coopera­tive a mutualità prevalente indipendente­mente dai criteri stabiliti dall'articolo 2513 del codice civile qualora rispettino i requisiti di cui all'articolo 2514 del medesimo codice. I consorzi agrari adeguano i propri statuti alle disposizioni del codice civile entro do­dici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Per i consorzi agrari in li­quidazione coatta amministrativa per i quali sia accertata la mancanza di presupposti per il superamento dello stato di insolvenza e, in ogni caso, in mancanza della presen­tazione e dell'autorizzazione della proposta di concordato, l'autorità amministrativa che vigila sulla liquidazione revoca l'esercizio provvisorio dell'impresa e provvede a rinno­vare la nomina dei commissari liquidatori. Alle proposte di concordato dei consorzi agrari non si applicano i termini di cui all'ar­ticolo 124, primo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modi­ficazioni.

1. Identico.

2. Il comma 9-bis dell'articolo 1 del de­creto-legge 18 maggio 2006, n. 181, con­vertito, con modificazioni, dalla legge 17 lu­glio 2006, n. 233, è abrogato.

2. Identico.

 

3. Per consentire la chiusura delle procedure di liquidazione coatta ammi­nistrativa dei consorzi agrari entro il termine previsto dal comma 1 dell'arti­colo 18 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modifica­zioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, i consorzi agrari entro il 30 settembre 2009 devono sottoporre all'autorità am­ministrativa che vigila sulla liquidazione gli atti di cui all'articolo 213 del regio de­creto 16 marzo 1942, n. 267, e succes­sive modificazioni. L'omessa trasmis­sione degli atti nel termine indicato o il diniego di autorizzazione al deposito da parte dell'autorità amministrativa com­porta la sostituzione dei commissari li­quidatori e di tutti i componenti dei co­mitati di sorveglianza. Si provvede alla sostituzione anche in presenza dell'av­venuto deposito degli atti di cui agli arti­coli 213 e 214 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni, qualora il tribunale, alla data di entrata in vigore della presente legge, abbia ac­colto l'opposizione, per motivi connessi alla attività del commissario, indipen­dentemente dalla proposizione dell'even­tuale reclamo.

 

4. Agli oneri derivanti dal comma 1, valutati in 500.000 euro a decorrere dal­l'anno 2009, si provvede mediante corri­spondente riduzione del Fondo per in­terventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del de­creto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

 

 

L’articolo, modificato nel corso dell’esame presso il Senato con l’aggiunta dei commi 3 e 4, reca una nuova disciplina dei consorzi agrari, agevolandone il riconoscimento quali società cooperative a mutualità prevalente. Sono inoltre definiti nuovi termini per l’adeguamento degli statuti dei consorzi alle disposizioni del codice civile e nuove disposizioni per la revoca dell’esercizio provvisorio e per consentire la chiusura della procedure di liquidazione dei consorzi.

 

Il comma 1 reca ai primi tre periodi le nuove disposizioni sulla natura giuridica dei Consorzi agrari, ricalcando per quanto riguarda la riconduzione degli stessi alla disciplina civilistica delle società cooperative, le norme attualmente in vigore (art. 1, comma 9-bis, del decreto-legge n. 181/2006[35]), che vengono abrogate dal successivo comma 2, con una importante modifica. Si stabilisce infatti (con il terzo periodo) che il riconoscimento della qualificazione di società cooperative a mutualità prevalente(alla quale la normativa fiscale subordina il riconoscimento di una serie di agevolazioni) prescinda per i consorzi daglispecifici requisiti previsti al riguardo nell’art. 2513 del Codice civile (ove si quantificano le soglie percentuali necessarie per la realizzazione delle condizioni - svolgimento dell’attività prevalentemente in favore dei soci e con l’apporto prevalente degli stessi- poste dall’art. 2512), essendo sufficiente che lo statuto rispetti i divieti in ordine alla distribuzione di utili tra i soci previsti dal successivo art. 2514 del Codice. Si ricorda che la normativa vigente (art. 2 della legge n. 410/1999) attribuisce ai Consorzi compiti di supporto all’attività agricola in generale, il che ha di fatto precluso loro la possibilità di ottenere il riconoscimento della mutualità prevalente sulla base delle disposizioni civilistiche vigenti.

 

Fino all'approvazione del decreto-legge n. 181/2006 l’impianto normativo generale sulla base del quale i consorzi agrari hanno svolto la loro attività era dettato dalla legge n. 410/99[36]. quasi interamente abrogata dal comma 9-bis dell'art. 1 del citato D.L. n. 181, il quale ne ha invece lasciato in vigore la norma (art. 2) che definisce gli scopi cui sono preposti i consorzi: tali scopi richiedono l'esecuzione di attività dirette a contribuire alla innovazione ed al miglioramento della produzione agricola, nonché a predisporre e gestire servizi utili per l’agricoltura, conservando così una funzione parapubblica che richiede ai consorzi agrari di operare con tutti gli operatori, soci o non soci.

Il menzionato comma 9-bis dell'art. 1 del D.L. n. 181 prevede che i consorzi agrari siano società cooperative a responsabilità limitata, disciplinate a tutti gli effetti dagli articoli 2511 e seguenti del codice civile, disponendo che l'uso della denominazione di consorzio agrario è riservato esclusivamente alle società cooperative di cui al comma stesso.

L'articolo 2511 del Codice civile definisce le società cooperative come società a capitale variabile con scopo mutualistico ed il successivo articolo 2512 specifica che sono società cooperative a mutualità prevalente, in ragione del tipo di scambio mutualistico, quelle che:

1)       svolgono la loro attività prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni o servizi;

2)       si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, delle prestazioni lavorative dei soci;

3)       si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, degli apporti di beni o servizi da parte dei soci.

Le società cooperative a mutualità prevalente si iscrivono in un apposito albo, presso il quale depositano annualmente i propri bilanci.

L'articolo 2513 definisce i criteri per la definizione della prevalenza che deve essere documentata dagli amministratori e sindaci evidenziando contabilmente i seguenti parametri:

a)       i ricavi dalle vendite dei beni e dalle prestazioni di servizi verso i soci sono superiori al cinquanta per cento del totale dei ricavi delle vendite e delle prestazioni ai sensi dell'articolo 2425, primo comma, punto A1 (che prevede che il conto economico deve essere redatto in conformità ad uno schema che deve contenere, tra l'altro, il valore della produzione ed in particolare il dato dei ricavi delle vendite e delle prestazioni);

b)       il costo del lavoro dei soci è superiore al cinquanta per cento del totale del costo del lavoro di cui all'articolo 2425, primo comma, punto B9 (costo della produzione per il personale) computate le altre forme di lavoro inerenti lo scopo mutualistico;

b)c) il costo della produzione per servizi ricevuti dai soci ovvero per beni conferiti dai soci è rispettivamente superiore al cinquanta per cento del totale dei costi dei servizi di cui all'articolo 2425, primo comma, punto B7 (costo della produzione per i servizi), ovvero al costo delle merci o materie prime acquistate o conferite, di cui all'articolo 2425, primo comma, punto B6 (costo della produzione per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci).

Quando si realizzano contestualmente più tipi di scambio mutualistico, la condizione di prevalenza è documentata facendo riferimento alla media ponderata delle percentuali delle lettere precedenti.

Nelle cooperative agricole la condizione di prevalenza sussiste quando la quantità o il valore dei prodotti conferiti dai soci è superiore al cinquanta per cento della quantità o del valore totale dei prodotti.

L'articolo 2514 elenca i requisiti delle cooperative a mutualità prevalente, che debbono prevedere nei propri statuti:

a)       il divieto di distribuire i dividendi in misura superiore all'interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato;

b)       il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore a due punti rispetto al limite massimo previsto per i dividendi;

c)       il divieto di distribuire le riserve fra i soci cooperatori;

d)       l'obbligo di devoluzione, in caso di scioglimento della società, dell'intero patrimonio sociale, dedotto soltanto il capitale sociale e i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

 

Ancora il comma 1, al quarto periodo, fissa un nuovo termine per l’adeguamento degli Statuti dei Consorzi alle disposizioni del codice civile, che dovrà avvenire entro dodici mesi dalla entrata in vigore della legge; tale termine è attualmente fissato al 31 dicembre 2009 dall’art. 18, co. 1 del D.L. n. 207/2008 di proroga termini[37].

Sempre il comma 1 dell'articolo in esame dispone che per i consorzi agrari in liquidazione coatta amministrativa, per i quali sia accertata la mancanza dei presupposti per il superamento dello stato di insolvenza e, in ogni caso, in mancanza della presentazione e dell'autorizzazione della proposta di concordato, l'autorità amministrativa che vigila sulla liquidazione proceda alla revoca dell'esercizio provvisorio dell'impresa e provveda a rinnovare la nomina dei commissari liquidatori.

L'ultimo periodo del comma 1 dell'articolo in esame prevede infine che alle proposte di concordato dei consorzi agrari non si applicano i termini previsti per la presentazione della domanda di concordato da parte del fallito. Si ricorda infatti che essa è possibile solo se è decorso un anno dalla dichiarazione di fallimento e purché non siano decorsi due anni dal decreto che rende esecutivo lo stato passivo.

 

L'art. 124 del Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267, Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa, come modificato, disciplina la proposta di concordato, prevedendo che essa possa essere presentata anche prima del decreto che rende esecutivo lo stato passivo, purché sia stata tenuta la contabilità ed i dati risultanti da essa e le altre notizie disponibili consentano al curatore di predisporre un elenco provvisorio dei creditori del fallito da sottoporre all'approvazione del giudice delegato. Essa non può essere presentata dal fallito o da società da lui partecipate o controllate se non dopo il decorso di un anno dalla dichiarazione di fallimento e purché non siano decorsi due anni dal decreto che rende esecutivo lo stato passivo.

 

Il comma 3, introdotto durante l’esame al Senato,definisce la modalità per chiudere i procedimenti di liquidazione dei consorzi in liquidazione coatta amministrativa entro il termine - 31 dicembre 2009- fissato da ultimo dal citato art. 18, comma 1, del D.L. n. 207/2008.

 

L’articolo 1, comma 9-bis, del decreto-legge n. 181/2006, che ha ricondotto i consorzi agrari alla disciplina generale delle società cooperative, è in particolare intervenuto sulle gestioni commissariali in corso, prevedendo la riduzione del numero (da 3 a 1) dei commissari liquidatori per i consorzi in liquidazione coatta amministrativa e la chiusura delle procedure liquidatorie entro il termine del 30 giugno 2007, nonché la cessazione dei commissari in carica e la ricostituzione degli organi statutari per gli altri consorzi in gestione commissariale.

Il termine per la chiusura delle procedure di liquidazione coatta amministrativa dei consorzi agrari è stato quindi prorogato dapprima al 31 dicembre 2007 dall’art. 1, comma 1076, della legge n. 296/2006 (Legge-finanziaria 2007); quindi al 31 dicembre 2008 dall’art. 26, comma 1, del D.L. N. 248/2007, anche allo scopo di consentire la presentazione di una proposta di concordato[38] sulla base dell’art. 124 del R.D. n. 267/1942[39]; da ultimo al 31 dicembre 2009 con l’art. 18, comma 1, del D.L. n. 207/2008.

 

Allo scopo di consentire il rispetto del termine (31 dicembre 2009) attualmente previsto per la chiusura delle liquidazioni amministrative in corso, la norma prevede che i consorzi in liquidazione sottopongano entro il 30 settembre 2009 all’autorità che vigila sulla liquidazione gli atti di cui all’art. 213 del R.D. n. 267/1942, e cioè:

§      il bilancio finale della gestione con il conto della gestione;

§      il piano di riparto tra i creditori;

§      la relazione del comitato di sorveglianza.

L’inosservanza di tale disposizione è sanzionata con la sostituzione dei commissari liquidatori e dei componenti dei comitati di sorveglianza.

 

In particolare, la sostituzione opera nei seguenti casi:

§      omessa trasmissione degli atti sopra indicati entro il termine del 30 settembre 2009;

§      diniego di autorizzazione al deposito degli atti stessi da parte dell’autorità vigilante;

§      accoglimento da parte del Tribunale, alla data di entrata in vigore della legge, di una opposizione agli atti per motivi connessi alla attività del commissario, a prescindere da eventuali reclami.

 

In merito al soggetto vigilante si ricorda che la vigilanza in generale sui consorzi agrari, come su tutte le forme di società cooperative e loro consorzi inclusi le piccole società cooperative, è dall’art. 1 del D.Lgs. 220/02[40]attribuita al Ministero delle attività produttive (ora dello Sviluppo Economico); l’art. 12 del medesimo D.Lgs. stabilisce peraltro che alcuni provvedimenti, se assunti nei confronti di Consorzi agrari debbono essere adottati dal dicastero delle attività produttivecon il concerto del ministero dell’agricoltura[41]. I provvedimenti di cui trattasi sono (comma 1 dell’art. 12):

-        cancellazione dall’albo nazionale degli enti cooperativi;

-        gestione commissariale (disciplinata dall’art. 2543 del cod. civ. in caso di irregolare funzionamento della società cooperativa);

-        scioglimento per atto dell’autorità (disciplinato dall’art. 2544 cod. civ.);

-        sostituzione dei liquidatori (prevista dall’art. 2545 cod. civ., in caso d'irregolarità o di eccessivo ritardo nello svolgimento della liquidazione ordinaria);

-        liquidazione coatta amministrativa (prevista dall’art. 2540 cod. civ. per i casi di insolvenza)[42].

 

Il comma 4 provvede alla copertura degli oneri derivanti dal comma 1, valutati in 500.000 euro a decorrere dall’anno 2009, mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica.


 

Articolo 10
(Società cooperative)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 10
(Società cooperative)

 

 

 

1. All'articolo 2511 del codice civile, dopo le parole: «con scopo mutuali­stico» sono aggiunte le seguenti: «iscritte presso l'albo delle società coo­perative di cui all'articolo 2512, secondo comma, e all'articolo 223-sexiesdecies delle disposizioni per l'attuazione del presente codice».

 

2. La presentazione della comunica­zione unica di cui all'articolo 9 del de­creto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, con­vertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, all'ufficio del registro delle imprese determina, nel caso di im­presa cooperativa, l'automatica iscri­zione nell'albo delle società cooperative, di cui all'articolo 2512, secondo comma, del codice civile e all'articolo 223-sexie­sdecies delle disposizioni per l'attua­zione del codice civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 318, come modificato dal comma 6 del presente articolo.

 

3. Per i fini di cui al comma 2, l'ufficio del registro delle imprese trasmette im­mediatamente all'albo delle società coo­perative la comunicazione unica, nonché la comunicazione della cancellazione della società cooperativa dal registro o della sua trasformazione in altra forma societaria per l'immediata cancellazione dal suddetto albo.

 

4. Le società cooperative, ai fini della dimostrazione del possesso del requi­sito di cui all'articolo 2513 del codice ci­vile, comunicano annualmente le notizie di bilancio all'amministrazione presso la quale è tenuto l'albo delle società coo­perative con gli strumenti informatici di cui all'articolo 223-sexiesdecies delle di­sposizioni per l'attuazione del codice ci­vile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 318, come modificato dal comma 6 del pre­sente articolo.

 

5. Il terzo comma dell'articolo 2515 del codice civile è abrogato.

 

6. All'articolo 223-sexiesdecies, primo comma, delle disposizioni per l'attua­zione del codice civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 318, le parole: «deposi­tare i bilanci attraverso strumenti di co­municazione informatica» sono sosti­tuite dalle seguenti: «comunicare an­nualmente attraverso strumenti di co­municazione informatica le notizie di bi­lancio, anche ai fini della dimostrazione del possesso del requisito di cui all'arti­colo 2513 del codice, all'amministra­zione presso la quale è tenuto l'albo. L'omessa comunicazione comporta l'ap­plicazione della sanzione amministrativa della sospensione semestrale di ogni at­tività dell'ente, intesa come divieto di assumere nuove eventuali obbligazioni contrattuali».

 

7. All'articolo 1 della legge 17 luglio 1975, n. 400, è aggiunto, in fine, il se­guente comma:

 

«La vidimazione del registro di cui al­l'articolo 38, primo comma, del regio de­creto 16 marzo 1942, n. 267, e succes­sive modificazioni, è effettuata in forma semplificata dalla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura terri­torialmente competente».

 

8. All'articolo 2545-octies del codice civile sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

 

«Qualora la cooperativa abbia perso la qualifica di cooperativa a mutualità prevalente per il mancato rispetto della condizione di prevalenza di cui all'arti­colo 2513, l'obbligo di cui al secondo comma si applica soltanto nel caso in cui la cooperativa medesima modifichi le previsioni statutarie di cui all'articolo 2514 o abbia emesso strumenti finan­ziari.

 

In tutti i casi di perdita della citata qualifica, la cooperativa è tenuta a se­gnalare espressamente tale condizione attraverso gli strumenti di comunica­zione informatica previsti dall'articolo 223-sexies-decies delle disposizioni per l'attuazione del presente codice.

 

Lo stesso obbligo sussiste per la co­operativa nel caso in cui le risultanze contabili relative al primo anno succes­sivo alla perdita della detta qualifica evi­denzino il rientro nei parametri della mu­tualità prevalente.

 

In seguito alle predette segnalazioni, l'amministrazione presso la quale è te­nuto l'albo delle società cooperative provvede alla variazione della sezione di iscrizione all'albo medesimo senza alcun ulteriore onere istruttorio.

 

L'omessa o ritardata comunicazione della perdita della qualifica di coopera­tiva a mutualità prevalente è segnalata all'amministrazione finanziaria e com­porta l'applicazione della sanzione am­ministrativa della sospensione seme­strale di ogni attività dell'ente, intesa come divieto di assumere nuove even­tuali obbligazioni contrattuali».

 

9. All'articolo 1 del decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220, dopo il comma 4 è inserito il seguente:

 

«4-bis. Ferme le specifiche disposi­zioni civilistiche, gli uffici amministrativi preposti alla vigilanza cooperativa ai sensi dei commi precedenti assolvono i compiti loro affidati dalla legge esclusi­vamente nell'interesse pubblico».

 

10. Al fine di favorire la formazione, la promozione e la vigilanza in tema di co­operazione, l'Istituto italiano di studi co­operativi Luigi Luzzatti è trasformato nell'Associazione italiana di studi coo­perativi Luigi Luzzatti avente personalità giuridica, con sede in Roma, ed avente quale socio unico il Ministero dello svi­luppo economico, che ne assicura la vi­gilanza ed a supporto del quale l'ente opera, seguendo le direttive impartite. I mezzi finanziari e patrimoniali dell'Asso­ciazione sono costituiti, oltreché dal pa­trimonio già facente capo all'Istituto al momento della trasformazione, da una quota dello stanziamento di bilancio de­rivante dall'articolo 29-bis del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 14 dicembre 1947, n. 1577, ratifi­cato, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 1951, n. 302, senza oneri aggiun­tivi per la finanza pubblica. L'entità della predetta quota è fissata annualmente con decreto del Ministro dello sviluppo economico all'atto dell'approvazione del programma annuale di attività.

 

11. Al comma 2, secondo periodo, dell'articolo 1 del decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220, la parola: «ammini­strativa» è sostituita dalla seguente: «esclusiva» e le parole: «anche in occa­sione di interventi ispettivi di altre am­ministrazioni pubbliche» sono sop­presse.

 

12. Dopo il comma 5 dell'articolo 12 del decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220, è aggiunto il seguente:

 

«5-bis. Agli enti cooperativi che senza giustificato motivo non ottemperano, en­tro il termine prescritto, anche parzial­mente alla diffida impartita in sede di vi­gilanza, salva l'applicazione di ulteriori sanzioni, è irrogata la sanzione della so­spensione semestrale di ogni attività dell'ente, intesa come divieto di assu­mere nuove eventuali obbligazioni con­trattuali».

 

13. All'articolo 223-septiesdecies delle disposizioni per l'attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 318, le parole: «entro il 31 dicembre 2004» sono soppresse.

 

14. Al comma 3 dell'articolo 21 della legge 31 gennaio 1992, n. 59, dopo le pa­role: «gli articoli 2,» è inserita la se­guente: «4,».

 

 

L’articolo 10 in esame, introdotto nel corso dell’esame presso il Senato, pone una serie di norme in materia di società cooperative, modificando il codice civile e la relativa legislazione di settore.

 

Nel dettaglio, il comma 1 dell’articolo 10 in esame modifica l'articolo 2511 del codice civile, secondo il quale le cooperative sono società a capitale variabile con scopo mutualistico, specificando che le stesse cooperative siano iscritte presso l'albo delle società cooperative di cui all'articolo 2512, secondo comma, del codice civile e all'articolo 223-sexiesdecies delle disposizioni per l'attuazione del codice civile.

Attualmente, il richiamato articolo 2512 cc prevede al secondo comma che le società cooperative a mutualità prevalente si debbano iscrivere in un apposito albo, presso il quale depositano annualmente i propri bilanci.

 

Sono società cooperative a mutualità prevalente, in ragione del tipo di scambio mutualistico, quelle che: svolgono la loro attività prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni o servizi; si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, delle prestazioni lavorative dei soci; si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, degli apporti di beni o servizi da parte dei soci.

 

Il richiamato articolo 223-sexiesdecies, come aggiunto, a decorrere dal 1° gennaio 2004, dall'articolo 9 del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, ha stabilito che entro il 30 giugno 2004 il Ministro delle attività produttive dovesse predisporre un Albo delle società cooperative tenuto a cura del Ministero delle attività produttive, ove dovessero iscriversi le cooperative a mutualità prevalente.

In una diversa sezione del medesimo Albo sono tuttavia tenute ad iscriversi anche le cooperative diverse da quelle a mutualità prevalente.

Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 223-duodecies delle disposizioni per l'attuazione del codice civile, le disposizioni fiscali di carattere agevolativo previste dalle leggi speciali si applicano soltanto alle cooperative a mutualità prevalente.

L'Albo delle società cooperative è stato istituito con D.M. 23 giugno 2004[43].

 

L’articolo 223-sexiesdecies citato viene ora modificato dal comma 6 dell’articolo 10 in commento, nei termini di cui si dirà infra.

 

La norma recata dal comma 1 dell’articolo 10 in commento appare pertanto conformare il dettato dell’articolo 2511 del codice civile al regime che prevede che tutte le società cooperative debbano iscriversi all’Albo, benché in due sezioni diverse in ragione del carattere – prevalente o meno – della mutualità.

 

Il comma 2 stabilisce che la presentazione della comunicazione unica per la nascita dell’impresa di cui all'articolo 9 del decreto-legge n. 7 del 2007, convertito dalla legge n. 40 del 2007, all'ufficio del registro delle imprese determina, nel caso di impresa cooperativa, l'automatica iscrizione nell'albo delle società cooperative, di cui all'articolo 2512, secondo comma, del codice civile e all'articolo 223-sexiesdecies delle disposizioni per l'attuazione del codice civile, come modificato dal comma 6 del presente articolo.

 

Si ricorda che il citato articolo 9 del decreto-legge n. 7 del 2007, convertito dalla legge n. 40 del 2007, ha previsto che ai fini dell'avvio dell'attività d'impresa, l'interessato presenta all'ufficio del registro delle imprese, per via telematica o su supporto informatico, la comunicazione unica per gli adempimenti previsti. La comunicazione unica vale quale assolvimento di tutti gli adempimenti amministrativi previsti per l'iscrizione al registro delle imprese ed ha effetto, sussistendo i presupposti di legge, ai fini previdenziali, assistenziali e fiscali nonché per l'ottenimento del codice fiscale e della partita IVA. L'ufficio del registro delle imprese contestualmente rilascia la ricevuta, che costituisce titolo per l'immediato avvio dell'attività imprenditoriale, ove sussistano i presupposti di legge, e dà notizia alle Amministrazioni competenti dell'avvenuta presentazione della comunicazione unica.

 

Il comma 3 pone in capo all'ufficio del registro delle imprese l’obbligo di trasmettere immediatamente all'albo delle società cooperative:

1)  la comunicazione unica prevista dal sopra illustrato comma 2;

2)  la comunicazione della cancellazione della società cooperativa dal registro;

3)  la comunicazione della sua trasformazione in altra forma societaria per l'immediata cancellazione dal suddetto albo.

 

Il comma 4 indica modalità con cui vanno comunicati da parte delle società cooperative i criteri per la definizione del requisito della mutualità prevalente. L’articolo 2513 del codice civile stabilisce infatti che gli amministratori e i sindaci debbano documentare la condizione di mutualità prevalente nella nota integrativa al bilancio, evidenziando contabilmente una serie di parametri.

A tal fine, il comma 4 in esame dispone che le società cooperative debbano comunicare annualmente le notizie di bilancio all'amministrazione presso la quale è tenuto l'albo delle società cooperative con gli strumenti informatici di cui all'articolo 223-sexiesdecies delle disposizioni di attuazione del codice civile, come modificato dal comma 6 dell’articolo 10 in esame.

 

Il comma 5 abroga il terzo comma dell'articolo 2515 del codice civile, secondo cui le società cooperative a mutualità prevalente devono indicare negli atti e nella corrispondenza il numero di iscrizione presso l'albo delle cooperative a mutualità prevalente.

 

Il comma 6 modifica l'articolo 223-sexiesdecies, primo comma, delle disposizioni per l'attuazione del codice civile, sostituendo la previsione della facoltà per le società cooperative di depositare i bilanci attraverso strumenti di comunicazione informatica con la previsione della facoltà di comunicare annualmente attraverso strumenti di comunicazione informatica le notizie di bilancio, anche ai fini della dimostrazione del possesso del requisito di cui all'articolo 2513 del codice, all'amministrazione presso la quale è tenuto l'albo. Viene altresì sanzionata l'omessa comunicazione con la sospensione semestrale di ogni attività dell'ente, intesa come divieto di assumere nuove eventuali obbligazioni contrattuali.

 

Il comma 7 modifica l'articolo 1 della legge 17 luglio 1975, n. 400 il quale, al fine di uniformare ed accelerare la procedura di liquidazione coatta amministrativa degli enti cooperativi, ha previsto che le procedure, in genere, di liquidazione coatta amministrativa delle società cooperative disposte ai sensi di una serie di norme, in relazione ai vari tipi di cooperativa, siano disciplinate dalle norme generali sulla liquidazione coatta amministrativa contenute nel titolo V del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare), salvo quanto previsto dalle leggi speciali.

Il comma in esame aggiunge, in fine del citato articolo 1 della legge 17 luglio 1975, n. 400, un comma secondo cui la vidimazione del registro tenuto dal curatore, di cui all'articolo 38, primo comma, della legge fallimentare, ove egli deve annotare giorno per giorno le operazioni relative alla sua amministrazione e che attualmente va preventivamente vidimato da almeno un componente del comitato dei creditori, va effettuata in forma semplificata dalla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura territorialmente competente.

 

Il comma 8 modifica l'articolo 2545-octies del codice civile che, in relazione alla perdita della qualifica di cooperativa a mutualità prevalente, stabilisce che la cooperativa perde la qualifica di cooperativa a mutualità prevalente quando, per due esercizi consecutivi, non rispetti la condizione di prevalenza, di cui all'articolo 2513, ovvero quando modifichi le previsioni statutarie di cui all'articolo 2514. In questo caso, sentito il parere del revisore esterno, ove presente, gli amministratori devono redigere un apposito bilancio, da notificarsi entro sessanta giorni dalla approvazione al Ministero delle attività produttive, al fine di determinare il valore effettivo dell'attivo patrimoniale da imputare alle riserve indivisibili. Il bilancio deve essere verificato senza rilievi da una società di revisione

Il comma 8 modifica ora il citato articolo 2545-octies del codice civile aggiungendovi una serie di commi, i quali precisano innanzitutto che, qualora la cooperativa abbia perso la qualifica di cooperativa a mutualità prevalente per il mancato rispetto della condizione di prevalenza di cui all'articolo 2513, l'obbligo di redigere e di notificare un bilancio previsto dal secondo comma si applica soltanto nel caso in cui la cooperativa medesima modifichi le previsioni statutarie di cui all'articolo 2514 o abbia emesso strumenti finanziari.

 

Il richiamato articolo 2514 c.c. stabilisce che le cooperative a mutualità prevalente devono prevedere nei propri statuti: a) il divieto di distribuire i dividendi in misura superiore all'interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato; b) il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore a due punti rispetto al limite massimo previsto per i dividendi; c) il divieto di distribuire le riserve fra i soci cooperatori; d) l'obbligo di devoluzione, in caso di scioglimento della società, dell'intero patrimonio sociale, dedotto soltanto il capitale sociale e i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione. Le cooperative deliberano l'introduzione e la soppressione di tali clausole con le maggioranze previste per l'assemblea straordinaria.

 

Nei casi di perdita della qualifica di mutualità prevalente, e nel caso in cui le risultanze contabili relative al primo anno successivo alla perdita della detta qualifica evidenzino il rientro nei parametri della mutualità prevalente, la cooperativa ha l’obbligo di segnalare tale condizione attraverso gli strumenti di comunicazione informatica previsti dall'articolo 223-sexies-decies delle disposizioni di attuazione del codice civile. In seguito alle predette segnalazioni, l'amministrazione presso la quale è tenuto l'albo delle società cooperative deve provvedere alla variazione della sezione di iscrizione all'albo medesimo senza alcun ulteriore onere istruttorio. Viene quindi sanzionata l'omessa o ritardata comunicazione della perdita della qualifica di cooperativa a mutualità prevalente, che va segnalata all'amministrazione finanziaria, con l'applicazione della sanzione amministrativa della sospensione semestrale di ogni attività dell'ente, intesa come divieto di assumere nuove eventuali obbligazioni contrattuali.

 

Il comma 9 aggiunge all'articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2002, n. 220, recante norme in materia di vigilanza su tutte le forme di società cooperative e loro consorzi attribuita all’organo ministeriale, un comma 4-bis, che specifica che gli uffici amministrativi preposti alla vigilanza cooperativa, ferme le specifiche disposizioni civilistiche, assolvono i compiti loro affidati dalla legge esclusivamente nell'interesse pubblico.

 

Il comma 10 trasforma, al fine di favorire la formazione, la promozione e la vigilanza in tema di cooperazione, l'Istituto italiano di studi cooperativi Luigi Luzzatti nell'Associazione italiana di studi cooperativi Luigi Luzzatti avente personalità giuridica, con sede in Roma, ed avente quale socio unico il Ministero dello sviluppo economico, che ne assicura la vigilanza ed a supporto del quale l'ente opera, seguendo le direttive impartite.

 

Si specifica quindi che i mezzi finanziari e patrimoniali dell'Associazione sono costituiti:

1)  dal patrimonio già facente capo all'Istituto al momento della trasformazione;

2)  da una quota dello stanziamento di bilancio derivante dall'articolo 29-bis del d.lgs. del Capo provvisorio dello Stato 14 dicembre 1947, n. 1577 (Provvedimenti per la cooperazione), ratificato, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 1951, n. 302, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, prevedendosi che l'entità della predetta quota sia stabilita ogni anno con decreto del Ministro dello sviluppo economico all'atto dell'approvazione del programma annuale di attività.

 

Il comma 11 modifica il comma 2, secondo periodo, dell'articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2002, n. 220, secondo cui l’accertamento dei requisiti mutualistici è riservato, in via amministrativa, al Ministero anche in occasione di interventi ispettivi di altre amministrazioni pubbliche.

Il comma 11 in esame sostituisce la parola: «amministrativa» con la parola «esclusiva», sopprimendo altresì il riferimento agli interventi ispettivi di altre amministrazioni pubbliche.

 

Il comma 12 modifica l'articolo 12 del D.Lgs. 2 agosto 2002, n. 220, che facoltizza il Ministero, sulla base delle risultanze emerse in sede di vigilanza, valutate le circostanze del caso, ad adottare, i seguenti provvedimenti: a) cancellazione dall'albo nazionale degli enti cooperativi ovvero cancellazione dal registro prefettizio e dallo schedario generale della cooperazione; b) gestione commissariale; c) scioglimento per atto dell'autorità; d) sostituzione dei liquidatori; e) liquidazione coatta amministrativa.

Il comma 12 in esame aggiunge al citato articolo 12 un comma 5-bis, che prevede l’irrogazione della sanzione della sospensione semestrale di ogni attività dell'ente, intesa come divieto di assumere nuove eventuali obbligazioni contrattuali, agli enti cooperativi che senza giustificato motivo non ottemperano, entro il termine prescritto, anche parzialmente alla diffida – peraltro non espressamente citata nell’articolo 12 del d.lgs. 2 agosto 2002, n. 220 - impartita in sede di vigilanza, salva l'applicazione di ulteriori sanzioni.

 

Il comma 13 modifica l'articolo 223-septiesdeciesdelle disposizioni per l'attuazione del codice civile, sopprimendo il termine del 31 dicembre 2004 entro il quale avrebbero dovuto essere sciolti gli enti cooperativi che non hanno depositato i bilanci di esercizio da oltre cinque anni, qualora non risulti l'esistenza di valori patrimoniali immobiliari.

 

Il comma 14 modifica il comma 3 dell'articolo 21 della legge 31 gennaio 1992, n. 59, che rende applicabili alle banche di credito cooperativo gli articoli 2, 7, 9, 11, 12, 14, comma 4, 18, commi 3 e 4, e 21, commi 1 e 2, della stessa legge n. 59 del 1992.

Il comma 14 in esame, introducendo nel corpo del testo il riferimento anche all’articolo 4 della legge n. 59 del 1992, rende applicabile anche tale disposizione alle banche di credito cooperativo.

 

Il richiamato l’articolo 4 della legge n. 59 del 1992, in materia di soci sovventori, stabilisce che il primo e il secondo comma dell'articolo 2548 del codice civile (secondo cui l'atto costitutivo può prevedere la costituzione di fondi di garanzia per il pagamento delle indennità, mediante speciali conferimenti da parte di assicurati o di terzi, attribuendo anche a questi ultimi la qualità di socio, e può attribuire a ciascuno dei soci sovventori più voti, ma non oltre cinque, in relazione all'ammontare del conferimento) si applicano alle società cooperative e ai loro consorzi, con esclusione delle società e dei consorzi operanti nel settore dell'edilizia abitativa, i cui statuti abbiano previsto la costituzione di fondi per lo sviluppo tecnologico o per la ristrutturazione o il potenziamento aziendale. I voti attribuiti ai soci sovventori anche in relazione ai conferimenti comunque posseduti non devono in ogni caso superare un terzo dei voti spettanti a tutti i soci. I soci sovventori possono essere nominati amministratori. La maggioranza degli amministratori deve essere costituita da soci cooperatori. I conferimenti dei soci sovventori sono rappresentati da azioni nominative trasferibili. Alle azioni dei soci sovventori si applicano il secondo comma dell' articolo 2348 ed il terzo comma dell'articolo 2355 del codice civile. Lo statuto può stabilire particolari condizioni a favore dei soci sovventori per la ripartizione degli utili e la liquidazione delle quote e delle azioni. Il tasso di remunerazione non può comunque essere maggiorato in misura superiore al 2 per cento rispetto a quello stabilito per gli altri soci.

 


 

Articolo 11
(Internazionalizzazione delle imprese)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 5
(Internazionalizzazione delle imprese)

Articolo 11
(Internazionalizzazione delle imprese)

 

 

1. Alla legge 31 marzo 2005, n. 56, sono apportate le seguenti modificazioni:

Identico.

     a) all'articolo 4, comma 2, le parole da: «e con il Ministro dell'istruzione» fino a: «Conferenza permanente» sono sostituite dalle seguenti: «, sentiti il Ministro dell'istru­zione, dell'università e della ricerca e la Conferenza permanente»;

 

     b) all'articolo 5, comma 3, le parole: «, di concerto con il Ministro per gli italiani nel Mondo, d'intesa con il Ministro delle po­litiche agricole e forestali e con il Ministro per gli affari regionali,» sono soppresse.

 

 

 

L’articolo 11, invariato rispetto al testo licenziato in prima lettura dalla Camera, modifica la legge 31 marzo 2005, n. 56[44] recante disposizioni in materia di internazionalizzazione delle imprese, al fine di semplificare le procedure nell’ambito dell’Accordo-quadro con le università e degli accordi di settore in materia di internazionalizzazione.

La legge n. 56/2005 costituisce il nuovo quadro giuridico di riferimento definito per promuovere interventi a sostegno dell’internazionalizzazione del sistema produttivo italiano. La legge si colloca nell’ambito di un processo di riforma del sistema di sostegno pubblico all’internazionalizzazione avviato nella XIV legislatura, finalizzato, a fronte del decentramento, dell’ampliamento dell’autonomia delle regioni e degli enti locali e del coinvolgimento di numerosi soggetti (pubblici e privati) nelle attività di sostegno all’internazionalizzazione, ad evitare un’eccessiva polverizzazione e disorganicità degli interventi e degli strumenti nel settore dell’internazionalizzazione, integrando e coordinando le azioni dei diversi soggetti coinvolti in una logica di “sistema Paese”. In tale logica di recupero di una funzione statuale di coordinamento unitario, che trova la sua base giuridica nell’art. 118 Cost., si innestano: la previsione degli sportelli unici all’estero, le funzioni di coordinamento del Ministero delle attività produttive (ora: dello sviluppo economico) concernenti l’accordo-quadro con le università, gli accordi di settore.

Le modifiche introdotte dal comma 1 dell’articolo in commento riguardano in particolare:

§      l’articolo 4, comma 2, della legge n. 56 del 2005, recante disposizioni volte al rafforzamento delle sinergie tra il mondo imprenditoriale e quello universitario attraverso l’attivazione di strumenti indicati dall’Accordo-quadro sottoscritto tra il Ministero e le università.

Attraverso la concretizzazione degli strumenti indicati nell’Accordo-quadro sottoscritto nel 2001[45]tra l’allora Ministero del commercio con l’estero, ICE e Conferenza dei rettori delle università italiane, allo scopo di valorizzare le Università italiane nelle loro interconnessioni con il sistema economico, si evidenzia la funzione propulsiva e di coordinamento affidata al Ministero delle attività produttive (ora: dello sviluppo economico) per la ricerca di sinergie tra il mondo universitario e quello imprenditoriale nel settore della internazionalizzazione. Il comma 2 rinvia, per l’individuazione delle priorità e dei settori di intervento per effettuare gli investimenti previsti dall’articolo in attuazione dell’Accordo, nonché delle relative modalità di finanziamento, ad un successivo decreto del Ministro delle attività produttive, adottato di concerto con i Ministri degli affari esteri e dell’istruzione, sentita la Conferenza dei rettori delle università e la Conferenza Stato-regioni, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge.

Con la modifica introdotta dall’articolo in commento, per l’emanazione del decreto ministeriale di individuazione delle priorità e dei settori di intervento per effettuare gli investimenti previsti in attuazione dell’Accordo non è più richiesto il concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca (che deve essere solo sentito) e viene meno anche l’obbligo di sentire la Conferenza dei rettori delle università italiane;

§      l’articolo 5 della legge n. 56 del 2005, contenente la previsione di accordi di settore volti a favorire e incentivare, anche attraverso l’ICE, il coordinamento delle attività promozionali e la realizzazione di progetti di investimenti pluriennali.

In particolare il comma 3 del predetto art. 5, oggetto di modifica, prevede forme di raccordo con le camere di commercio e le camere di commercio italiane all’estero, con il sistema associativo, rappresentativo degli interessi delle imprese, con le comunità, le comunità di affari italiane all’estero e con i loro organismi rappresentativi, alla cui promozione provvedono i Ministri delle attività produttive (ora: dello sviluppo economico) e degli affari esteri, di concerto con il Ministro per gli italiani nel mondo, d’intesa con i Ministri delle politiche agricole e forestali e per gli affari regionali.

A seguito delle modifiche proposte, non è più previsto il concerto con il Ministro per gli italiani nel mondo, né l’intesa con i Ministri delle politiche agricole e forestali e per gli affari regionali con riferimento alle forme di raccordo di cui al citato comma 3.

 


 

Articolo 12
(Commercio internazionale e incentivi
per l’internazionalizzazione delle imprese)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 6
(Commercio internazionale e incentivi per l'internazionalizzazione delle imprese)

Articolo 12
(Commercio internazionale e incentivi per l'internazionalizzazione delle imprese)

 

 

1. Il Governo è delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentito il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia, un decreto legislativo recante norme per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di internazionalizzazione delle imprese, se­condo le modalità e i princìpi e criteri diret­tivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, nonché nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

1. Il Governo è delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, acquisito il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia, un decreto legislativo recante norme per il riassetto delle disposizioni vi­genti in materia di internazionalizzazione delle imprese, secondo le modalità e i prin­cìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e suc­cessive modificazioni, nonché nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

     a) riunire e coordinare tutte le disposi­zioni legislative vigenti in materia di internazionalizzazione delle imprese, consi­derando, oltre a quelle relative alle esporta­zioni, anche quelle concernenti gli investi­menti in grado di promuovere l'internazio­nalizzazione delle produzioni italiane e pre­vedendo la delegificazione dei procedimenti in materia;

     a) identica;

     b) coordinare gli interventi di com­petenza dello Stato con quelli di compe­tenza delle regioni e degli altri soggetti operanti nel settore dell'inter­nazionaliz­zazione delle imprese;

     soppressa

     c) prevedere accordi tra enti pub­blici e il sistema bancario per l'utilizzo dei servizi e delle sedi estere degli istituti di credito.

     b) identica.

2. Il Governo è delegato ad adottare, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentito il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia, uno o più decreti legislativi ai fini della ridefinizione, del riordino e della razionalizzazione degli enti operanti nel settore dell'internazionalizzazione delle im­prese, secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:

2. Il Governo è delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri per la fi­nanza pubblica, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, acquisito il parere delle Commis­sioni parlamentari competenti per materia, previo parere della Conferenza perma­nente per i rapporti tra lo Stato, le re­gioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, uno o più decreti legislativi ai fini della ridefinizione, del riordino e della razionalizzazione degli enti operanti nel settore dell'internazionalizzazione delle im­prese, di cui all'allegato 1, nonché degli strumenti di incentivazione per la pro­mozione all'estero e l'internazionalizza­zione delle imprese erogati direttamente dagli enti di cui all'allegato 1, secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:

     a) rispetto dei compiti attribuiti al Mini­stero dello sviluppo economico, al Mini­stero degli affari esteri e al Ministero dell'e­conomia e delle finanze dal decreto legisla­tivo 30 luglio 1999, n. 300, e dal decreto le­gislativo 31 marzo 1998, n. 143, e adegua­mento delle disposizioni legislative che re­golano i singoli enti al quadro delle compe­tenze delineato dal citato decreto legislativo n. 143 del 1998, nonché all'assetto costitu­zionale derivante dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3;

     a) identica;

     b) riassetto organizzativo degli enti operanti nel settore dell'internazionalizza­zione delle imprese, secondo princìpi ispi­rati alla maggiore funzionalità dei medesimi in relazione alle rinnovate esigenze imposte dall'attuale quadro economico-finanziario, nonché a obiettivi di coerenza della politica economica e commerciale estera e della promozione del sistema economico italiano in ambito internazionale con le funzioni svolte dall'amministrazione centrale degli affari esteri, dalle rappresentanze diploma­tiche e dagli uffici consolari in materia di rappresentanza, di coordinamento e di tu­tela degli interessi italiani in sede interna­zionale;

     b) identica;

     c) compatibilità con gli obiettivi di rias­setto della normativa in materia di inter­nazionalizzazione delle imprese di cui al comma 1.

     c) identica;

 

     d) semplificazione della proce­dura di ripartizione dello stanziamento annuale per il finanziamento dei pro­grammi promozionali all'estero di enti, istituti, associazioni, consorzi export multiregionali, camere di commercio italiane all'estero, erogato ai sensi delle leggi di settore;

 

     e) complementarità degli incen­tivi rispetto ad analoghe misure di com­petenza regionale.

3. Entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui ai commi 1 e 2, possono essere ema­nate disposizioni correttive e integrative dei decreti stessi, nel rispetto delle modalità e dei princìpi e criteri direttivi stabiliti dai me­desimi commi.

3. Identico.

 

4. Per le finalità di cui all'articolo 1 della legge 27 febbraio 2006, n. 105, sono assegnati all'apposito Fondo isti­tuito presso il Ministero dello sviluppo economico 2 milioni di euro per cia­scuno degli anni 2009, 2010 e 2011, da ripartire secondo le modalità di cui al comma 3 del medesimo articolo. Al rela­tivo onere si provvede mediante corri­spondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2009-2011, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della mis­sione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2009, allo scopo parzialmente utilizzando, per l'anno 2009, quanto a euro 500.000 l'accanto­namento relativo al Ministero dell'eco­nomia e delle finanze e quanto a euro 1.500.000 l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, per l'anno 2010, quanto a euro 2.000.000 l'accantonamento rela­tivo al Ministero dell'interno e, per l'anno 2011, quanto a euro 2.000.000 l'accanto­namento relativo al Ministero dell'eco­nomia e delle finanze.

 

 

L’articolo 12reca due deleghe legislative, volte rispettivamente al riassetto della normativa in materia di internazionalizzazione delle imprese e alla ridefinizione, al riordino e alla razionalizzazione degli enti operanti nel settore dell’internazionalizzazione delle imprese[46]. Il termine fissato per l’esercizio di ciascuna delega è di diciotto mesi dall’entrata in vigore della legge. Viene inoltre richiesto, ai fini dell’esercizio di ciascuna delega, il parere della Conferenza Stato-regioni e delle Commissioni parlamentari competenti per materia.

Con il termine internazionalizzazione delle imprese si indica una molteplicità di attività piuttosto eterogenee, svolte da una pluralità di soggetti istituzionali, tra le quali rientrano: l’azione di politica estera volta a promuovere la presenza delle imprese nazionali all’estero ovvero l’incremento delle esportazioni; la costituzione di sportelli unici per le imprese che operano all’estero; l’assistenza e la consulenza alle imprese svolta all’estero; il sostegno ad iniziative di penetrazione commerciale; la concessione di crediti agevolati per l’esportazione e l’assicurazione degli stessi crediti; i finanziamenti diretti e la partecipazione, da parte di organismi societari sottoposti al controllo pubblico, in società finanziarie; il finanziamento di società miste all’estero.

Per quanto riguarda gli organismi la cui azione è volta a promuovere l’internazionalizzazione delle imprese, oltre al Ministero dello sviluppo economico vanno menzionati il Ministero degli affari esteri e le regioni. A livello dell’amministrazione statale, è inoltre da ricordare l’attività di coordinamento e decisione svolta dal CIPE. Nel settore operano inoltre l’Istituto del commercio estero (ICE), sottoposto alla vigilanza del Ministero dello sviluppo economico; l’Istituto per i servizi assicurativi del commercio estero (SACE, ora trasformato in Spa); la Società italiana per le imprese all’estero (SIMEST), le cui azioni sono per il 76% di proprietà pubblica; la Società finanziaria attiva nei confronti delle imprese che operano nelle zone di confine (FINEST). Vanno infine menzionati il Mediocredito Centrale, gli uffici commerciali delle rappresentanze diplomatiche e le camere di commercio italiane all’estero.

Delega per il riassetto normativo

La delega conferita al Governo ai sensi del comma 1 (modificato dal Senato) prevede l’adozione, entro diciotto mesi dall'entrata in vigore della legge, di uno o più decreti legislativi destinati al riassetto della normativa in materia di internazionalizzazione delle imprese.

L’articolo in esame detta specifici principi e criteri direttivi per l'attuazione della delega - in aggiunta a quelli di carattere generale definiti dall’articolo 20 della legge n. 59 del 1997 - che si possono così riassumere:

a)   esercizio della delega finalizzato alla raccolta e al coordinamento delle disposizioni legislative in materia di internazionalizzazione delle imprese, con l’indicazione di considerare, oltre a quelle relative alle esportazioni, anche quelle relative agli investimenti idonei a promuovere l’internazionalizzazione, nonché di delegificare i procedimenti in materia. Tale principio e criterio di delega, come del resto il successivo, non prevede alcuna modifica di carattere sostanziale della normativa vigente e sembra piuttosto orientato a consentire la predisposizione di un codice in materia di internazionalizzazione, come, peraltro, confermato dalla stessa relazione governativa al ddl in esame;

b)   accordi tra enti pubblici e il sistema bancario per l’utilizzo dei servizi e delle sedi estere degli istituti di credito.

La ripartizione delle funzioni amministrative tra Stato e regioni in materia di internazionalizzazione risulta dal decreto legislativo n. 112 del 1998 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59).

Allo Stato (art. 18), oltre alla definizione dei criteri generali per la concessione degli incentivi e simili all’industria ed alla diretta concessione di determinati contributi (ad esempio quelli di rilevanza economica strategica o valutabili su scala nazionale), sono riservate funzioni e compiti in materia di: assicurazione, riassicurazione e finanziamento dei crediti all’esportazione; partecipazione ad imprese e società miste, promosse o partecipate da imprese italiane; sostegno alle iniziative di penetrazione commerciale ed industriale; sostegno alla partecipazione di imprese italiane a gare internazionali; attività promozionale di livello nazionale ed altre funzioni di analogo contenuto in cui si sostanzia la gran parte delle attività rivolte alla internazionalizzazione delle imprese. Alle regioni (art. 19) risultano invece attribuite le funzioni in materia di promozione di livello locale nonché la concessione di incentivi e simili per il sostegno allo sviluppo della commercializzazione e della internazionalizzazione delle imprese.

Va infine ricordato come il nuovo testo dell’articolo 117 Cost., introdotto nell’ambito della riforma del titolo V della Costituzione, ricomprenda tra le materie di legislazione concorrente - per le quali alle regioni spetta la potestà legislativa e regolamentare ed allo Stato la definizione con legge dei principi fondamentali della materia - il commercio con l’estero. Tale materia – alla quale può ricondursi l’internazionalizzazione delle imprese - sembra tuttavia presentare profili afferenti alle materie valutaria, finanziaria e della concorrenza, oltre che alla politica estera nazionale, tutte rimesse alla competenza legislativa esclusiva dello Stato ai sensi del medesimo articolo 117 Cost.

Delega per il riordino degli enti

Il comma 2, modificato dal Senato, delega il Governo alla ridefinizione, al riordino e alla razionalizzazione degli enti operanti nel settore dell’internazionalizzazione delle imprese di cui all’allegato 1[47], nonché degli strumenti di incentivazione per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese erogati dagli enti indicati al citato allegato 1, attraverso l’adozione, entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, di uno o più decreti legislativi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Tra i principi e i criteri direttivi enunciati dal comma 2, cui dovrà attenersi il Governo, si ricordano:

a)  il rispetto dei compiti attribuiti ai Ministeri dello sviluppo economico, degli affari esteri e dell’economia e delle finanze dal D.Lgs. n. 300 del 1999[48] e successive modificazioni e dal D.Lgs. n. 143 del 1998[49], nonché l’adeguamento delle disposizioni legislative regolanti i singoli enti al quadro delle competenze delineato dal citato D.Lgs. n. 143 e all’assetto costituzionale derivante dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3;

Con riferimento ai compiti dei ministeri sarebbe opportuno un rinvio anche al decreto-legge 85/2008[50], che ha inciso sull’assetto delle competenze del Ministero dello sviluppo economico assegnandogli funzioni in precedenza spettanti ai Ministeri del commercio internazionale e delle comunicazioni.

b)  il riassetto organizzativo degli enti secondo principi che si ispirano a maggiore funzionalità dei medesimi tenuto conto delle esigenze imposte dall’attuale quadro economico-finanziario, nonché ad obiettivi di coerenza della politica economica e commerciale estera e della promozione del sistema economico italiano, in ambito internazionale, con le funzioni svolte dall’amministrazione centrale degli affari esteri, dalle rappresentanze diplomatiche e dagli uffici consolari in materia di rappresentanza, di coordinamento e di tutela degli interessi italiani in sede internazionale;

c)  la compatibilità con gli obiettivi di riassetto della normativa in materia di internazionalizzazione di cui al comma 1.

Il Senato ha integrato i principi e i criteri suindicati prevedendo, in particolare:

d)  la semplificazione della procedura di riparto dello stanziamento annuale destinato a programmi di promozione all’estero di enti, istituti, associazioni, consorzi export multiregionali, camere di commercio italiane all’estero, erogato ai sensi delle leggi di settore;

e)  la complementarietà degli incentivi rispetto a misure analoghe di competenza delle regioni

 

Il comma 3, non modificato dal Senato, prevede la possibilità di adottare disposizioni correttive e integrative dei decreti legislativi entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascuno di essi.

 

Infine il comma 4, introdotto dal Senato, assegna 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011, al Fondo per la mobilità al servizio delle fiere, istituito presso il Ministero dello sviluppo economico allo scopo di assicurare la funzionalità dei sistemi fieristici di rilevanza nazionale, ai sensi dell’art. 1 della L. 105/2006[51]. Le risorse assegnate al Fondo dovranno essere ripartite secondo le modalità di cui al comma 3 del citato art. 1 della L. 105/2006.

 

L’articolo unico della L. 105/2006 è finalizzato ad assicurare la funzionalità dei sistemi fieristici di rilevanza nazionale mediante l’istituzione, presso il Ministero delle attività produttive (ora: Ministero dello sviluppo economico), di uno specifico Fondo per la mobilità al servizio delle fiere.

Tele Fondo, recante una dotazione finanziaria pari a 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007[52], è destinato alla concessione di contributi in conto capitale per la realizzazione di infrastrutture al servizio dei sistemi fieristici di rilevanza nazionale.

Le modalità di riparto delle risorse del Fondo sono demandate (comma 3) ad decreto del Ministro delle attività produttive, da adottare, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e sentita la Conferenza unificata, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento. Nell’ambito delle risorse stanziate, un importo pari a 1 milione di euro annui è peraltro specificamente destinato, per il triennio 2005-2007, alla realizzazione di infrastrutture al servizio della Fiera di Bologna.

 

Il comma in esame dispone quindi che al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dei fondi speciali di parte corrente, utilizzando:

§      per l’anno 2009, quanto a euro 500.000 l’accantonamento relativo al Ministero dell’economia e quanto a euro 1.500.000 l’accantonamento relativo al Ministero del lavoro;

§      per l’anno 2010, quanto a euro 2.000.000 l’accantonamento relativo al Ministero dell’interno;

§      per l’anno 2011, quanto a euro 2.000.000 l’accantonamento relativo al Ministero dell’economia.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Il 16 dicembre 2008 la Commissione ha presentato una comunicazione sulla dimensione esterna della Strategia di Lisbona per l’occupazione e la crescita: relazione sull’accesso al mercato e definizione di un quadro per una cooperazione multilaterale più efficace (COM (2008)874) in cui identifica una serie di ostacoli significativi nel mercato attuale e in quello futuro per gli esportatori europei: differenze di regolamentazione per lo scambio di prodotti; ostacoli amministrativi e legali all’entrata in un paese terzo per la fornitura di servizi e lo stabilimento di attività; restrizioni in materia di pubblici appalti; insufficiente protezione del diritto di proprietà intellettuale. Nella comunicazione la Commissione individua anche diversi strumenti a disposizione per assicurare una risposta efficace e coerente, che includono tra l’altro:

-        negoziati commerciali multilaterali e bilaterali, in cui l’attenzione si concentri sulle opportunità per gli affari, definendo regole chiare e assicurandone la corretta applicazione;

-        contatti bilaterali di alto livello e cooperazione regolamentativa multilaterale. La Commissione cita fra le esperienze in atto il Consiglio economico transatlantico con gli Stati Uniti e il meccanismo di alto livello con la Cina, che costituiscono utili forum strutturati in cui sollevare le questioni ed eliminare le barriere non necessarie causate dalle differenze nelle pratiche di regolamentazione;

-        strumenti formali per affrontare specifiche barriere. Buoni esempi sono rappresentati a parere della Commissione dalle procedure di notifica dell’OMC per le barriere tecniche al commercio e dall’accordo sulle barriere sanitarie e fitosanitarie. Questi accordi garantiscono la trasparenza e rappresentano piattaforme multilaterali di consultazione e di negoziato;

-        ricorso alla citata cooperazione tra Commissione, Stati membri e imprese, che può prevenire l’insorgere di barriere attraverso un forte meccanismo di early warning nonché monitorando la legislazione del paese terzo e fornendo conoscenze e contatti.

Secondo la Commissione, attraverso l’uso di tali strumenti ci si dovrebbe concentrare in particolare sulle seguenti priorità: settori ad alto potenziale di crescita (come i settori farmaceutico e chimico, i prodotti ambientali, l’elettronica) e pubblici appalti; protezione e rafforzamento del diritto di proprietà intellettuale; accesso al mercato per le piccole e medie imprese.

 


 

Articolo 13
(Fondi regionali con finalità di venture capital gestiti dalla SIMEST Spa)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 7
(Fondi regionali con finalità di venture capital gestiti dalla SIMEST Spa)

Articolo 13
(Fondi regionali con finalità di venture capital gestiti dalla SIMEST Spa)

 

 

1. All'articolo 1 del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modifi­cazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, il comma 6-bis è sostituito dal seguente:

Identico.

«6-bis. Al fine di potenziare l'attività della SIMEST Spa a supporto dell'internaziona­lizzazione delle imprese, le regioni possono assegnare in gestione alla società stessa propri fondi rotativi con finalità di venture capital, per l'acquisizione di quote aggiun­tive di partecipazione fino a un massimo del 49 per cento del capitale o fondo sociale di società o imprese partecipate da imprese operanti nel proprio territorio. Tali fondi sono autonomi e restano distinti dal patri­monio della SIMEST Spa. Qualora i fondi rotativi siano assegnati da regioni del Mez­zogiorno, le quote di partecipazione com­plessivamente detenute dalla SIMEST Spa possono raggiungere una percentuale fino al 70 per cento del capitale o fondo sociale. I fondi rotativi regionali con finalità di ven­ture capital previsti dal presente comma possono anche confluire, ai fini della ge­stione, nel fondo unico di cui all'articolo 1, comma 932, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, estendendosi agli stessi la compe­tenza del Comitato di indirizzo e di rendi­contazione di cui al decreto del Vice Mini­stro delle attività produttive n. 404 del 26 agosto 2003. Il Ministro dello sviluppo eco­nomico provvede, con proprio decreto, al­l'integrazione della composizione del Co­mitato di indirizzo e di rendicontazione con un rappresentante della regione assegnata­ria del fondo per le specifiche delibere di impiego del medesimo, senza nuovi o mag­giori oneri a carico della finanza pubblica».

 

 

L’articolo 13, non modificato dal Senato, sostituisce il comma 6-bis, art. 1, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35[53]convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, concernente la gestione, da parte della SIMEST spa[54], di fondi rotativi regionali con finalità di venture capital.

Il comma 6-bis, aggiunto all’articolo 1 del decreto legge n. 35 del 2005 dal comma 4-ter dell’art. 2 del decreto legge 30 settembre 2005, n. 203[55], nell’ambito del potenziamento degli strumenti di supporto all’internazionalizzazione delle imprese, attribuisce alle regioni la facoltà di assegnare in gestione alla SIMEST spa propri fondi rotativi con finalità di capitale di rischio - venture capital - per l’acquisizione da parte della stessa società di quote aggiuntive di partecipazione, entro il limite massimo del 49 per cento del capitale o fondo sociale, in società o imprese partecipate da imprese operanti nel loro territorio. Tali fondi sono autonomi e restano distinti dal patrimonio della SIMEST.

In particolare, con l’articolo in esame il testo vigente del comma 6-bis viene integrato con l’aggiunta di ulteriori disposizioni.

In primo luogo, si prevede che qualora i fondi rotativi siano assegnati in gestione alla SIMEST da parte di regioni del Mezzogiorno, il limite massimo delle quote di partecipazione complessivamente detenute dalla suddetta società è stabilito al 70 per cento del capitale o fondo sociale (mentre lo stesso comma 6-bis pone come regola generale il limite massimo del 49 per cento: cfr. supra).

Si prevede, inoltre, che i suddetti fondi rotativi possono confluire - ai fini della loro gestione - nel fondo unico previsto dal comma 932 della legge finanziaria 2007 (legge n. 296 del 2006), stabilendo che ad essi venga estesa la competenza del Comitato di indirizzo e di rendicontazione (istituito dall’art. 5 del decreto del viceministro delle attività produttive n. 397 del 3 giugno 2003 e disciplinato, quanto all’organizzazione, alla composizione, alle competenze e al funzionamento, dal decreto del viceministro delle attività produttive n. 404 del 26 agosto 2003) cui è affidata la definizione dei criteri generali per l’operatività del medesimo fondo unico. Il Comitato è quindi integrato, con decreto del Ministro dello sviluppo economico e senza ulteriori oneri a carico della finanzapubblica, con un rappresentante della regione assegnataria del fondo, per l’adozione di specifiche delibere di impiego del fondo stesso.

Si osserva che in tal modo il Comitato risulta disciplinato da un intreccio di norme legislative e non, che contrasta con le vigenti prescrizioni in materia di redazione dei testi normativi.

Ai sensi del comma 932 della legge finanziaria 2007, nel citato fondo unico sono unificati tutti i fondi rotativi gestiti dalla SIMEST spa, destinati ad operazioni di venture capital in paesi non aderenti alla UE, compreso il fondo autonomo previsto dall’articolo 5, comma 2, lettera c), della legge n. 84 del 2001 per l’acquisizione da parte della stessa Simest di partecipazioni societarie fino al 40% del capitale o del fondo sociale delle società o imprese partecipate[56].

Secondo la relazione illustrativa del disegno di legge in commento, la modifica normativa è rivolta a rendere la norma maggiormente flessibile ed efficace, in modo da consentire alle regioni interessate una gestione autonoma dei fondi, procedendo in sinergia con il suindicato fondo unico, e di offrire il massimo supporto all’internazionalizzazione delle PMI del Mezzogiorno attraverso l’estensione delle quote detenute dalla SIMEST per i fondi delle regioni meridionali.

 


 

Articolo 14
(Utilizzo della quota degli utili della SIMEST Spa)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 8
(Utilizzo della quota degli utili della SIMEST Spa)

Articolo 14
(Utilizzo della quota degli utili della SIMEST Spa)

 

 

1. Per il raggiungimento delle finalità di cui all'articolo 3, comma 5, della legge 24 aprile 1990, n. 100, come da ultimo modifi­cato dall'articolo 1, comma 934, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è istituito presso la Tesoreria dello Stato, con apposita con­tabilità speciale, il Fondo rotativo per favo­rire la fase di avvio (start-up) di progetti di internazionalizzazione di imprese singole o aggregate, gestito dalla SIMEST Spa, ai sensi dell'articolo 25 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143.

1. Identico.

2. Sono assegnate al Fondo, con de­creto del Ministero dello sviluppo econo­mico, le disponibilità finanziarie derivanti da utili di spettanza del Ministero stesso in qualità di socio della SIMEST Spa, già fina­lizzate, ai sensi del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, a interventi per lo svi­luppo delle esportazioni.

2. Identico.

3. Gli interventi del Fondo hanno per oggetto investimenti transitori e non di con­trollo nel capitale di rischio di società appo­sitamente costituite da singole piccole e medie imprese, o da loro raggruppamenti, per realizzare progetti di internazionalizza­zione.

3. Identico.

4. Il Ministro dello sviluppo economico, entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, stabilisce, con decreto emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, le con­dizioni e le modalità operative del Fondo.

4. Il Ministro dello sviluppo economico, entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, stabilisce, con decreto emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, le con­dizioni e le modalità operative del Fondo.

 

 

L’articolo 14, al comma 1, non modificato dal Senato, istituisce presso la Tesoreria dello Stato, con apposita contabilità speciale, un Fondo rotativo destinato a favorire la fase di avvio (start-up) di progetti di internazionalizzazione delle imprese, in relazione alle finalità di cui all’art. 3, comma 5, legge 24 aprile 1990, n. 100, come modificato dal comma 934 della legge finanziaria per il 2007.

La gestione del Fondo viene assegnata alla SIMEST Spa, ai sensi dell’articolo 25 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143[57].

Si ricorda che l’articolo 3, comma 5 della legge n. 100 del 1990, recante norme sulla promozione della partecipazione a società ed imprese miste all'estero e istitutiva della SIMEST[58], stabilisce che gli utili conseguiti da quest’ultima, anche per la parte degli stessi determinati da plusvalenze sulle cessioni di partecipazioni effettuate, possono essere distribuiti agli azionisti diversi dallo Stato. La quota di utili di competenza del Ministro dello sviluppo economico (allora: del Ministro del commercio con l'estero) affluisce all'entrata del bilancio dello Stato per essere contestualmente riassegnata ad un apposito capitolo di spesa del Ministero del commercio con l'estero per interventi volti a sostenere l'internazionalizzazione del sistema produttivo italiano.

Quanto sopra è il risultato delle modifiche apportate dapprima con l'art. 20 del citato D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 143e in seguito, dal comma 934 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria 2007), il quale ha modificato la legge n. 100 del 1990, con riferimento alla destinazione degli utili conseguiti dalla SIMEST Spa, consentendo di destinare tali utili anziché, come previsto in precedenza, per le finalità della legge n. 100/90 sostanzialmente circoscritte alla partecipazione di quote di capitale da parte della Società, ad interventi a sostegno dell’internazionalizzazione del sistema produttivo nazionale.

 

Il comma 2, non modificato dal Senato, prevede che, con apposito decreto ministeriale, al Fondo siano assegnate le disponibilità finanziarie derivanti da utili spettanti al Ministero dello sviluppo economico quale socio della SIMEST, già destinate, ai sensi del citato D.Lgs. 143/1998, allo sviluppo delle esportazioni.

Si ricorda che ai sensi dell’articolo 25, comma 1, del D.Lgs. n. 143 del 1998, con decorrenza 1° gennaio 1999 la gestione degli interventi di sostegno finanziario all'internazionalizzazione del sistema previste dalle varie leggi di settore (L. n. 227/1977; DL 251/1981, convertito, con modificazioni, dalla L. 394/1981; L. 304/1990; L. 100/1990; art. 14 della L 317/1991) è stata affidata alla SIMEST. La società, in qualità di gestore unico di fondi pubblici, corrisponde direttamente alle imprese italiane contributi agli interessi (nella misura massima del 50 per cento del tasso di riferimento) a fronte di finanziamenti concessi da banche, italiane o estere, con riferimento alla quota di capitale di rischio nelle società estere partecipate dalla stessa SIMEST.

 

Il comma 3, non modificato dal Senato, specifica che gli interventi del fondo sono destinati ad investimenti di carattere transitorio, e non di controllo, nel capitale di rischio di società costituite appositamente da singole PMI, o da loro raggruppamenti, per la realizzazione di progetti di internazionalizzazione.

La relazione allegata al disegno di legge in commento sottolinea come la finalità del progetto sia di supportare, attraverso investimenti nel capitale di rischio transitori e di minoranza, lo sviluppo di società che realizzino progetti di internazionalizzazione mediante società costituite da raggruppamenti di piccole e medie imprese che solitamente incontrano difficoltà nell’affrontare i mercati extra-europei a causa delle loro dimensioni.

 

Il comma 4, modificato dal Senato, infine dispone che le condizioni e modalità operative del Fondo sono definite con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da emanare entro un mese dall’entrata in vigore della legge.


 

Articolo 15
(Tutela penale dei diritti di proprietà industriale)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 9
(Tutela penale dei diritti
di proprietà industriale)

Articolo 15
(Tutela penale dei diritti
di proprietà industriale)

 

 

1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

1. Identico:

     a) l'articolo 473 è sostituito dal se­guente:

     a) identico:

«Art. 473. - (Contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi. Usurpa­zione di brevetti, modelli e disegni). - Chiunque contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, di prodotti indu­striali, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è pu­nito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 2.500 a euro 25.000.

Alla stessa pena soggiace chi riproduce prodotti industriali usurpando i diritti di pro­prietà industriale protetti da brevetti o con­traffacendo i medesimi brevetti, disegni o modelli, ovvero, senza essere concorso nell'usurpazione o nella contraffazione, ne fa altrimenti uso.

Le disposizioni dei commi primo e se­condo si applicano sin dal momento del de­posito delle relative domande di registra­zione o di brevettazione, sempre che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle conven­zioni internazionali rispettivamente applica­bili.

Nei casi di utilizzo di un titolo di proprietà industriale senza il consenso dell'avente di­ritto, quali i casi di produzione, di vendita, di commercializzazione, di deposito, di im­portazione ed esportazione, anche tempo­ranea, nonché in ogni caso di uso di un ti­tolo di proprietà industriale senza il con­senso dell'avente diritto, si applica la pena prevista dal primo comma, diminuita della metà»;

«Art. 473. - (Contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni). - Chiunque, po­tendo conoscere dell'esistenza del titolo di proprietà industriale, contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, di prodotti industriali, ovvero chiunque, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclu­sione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.500 a euro 25.000.

Soggiace alla pena della reclusione da uno a quattro anni e della multa da euro 3.500 a euro 35.000 chiunque con­traffà o altera brevetti, disegni o modelli industriali, nazionali o esteri, ovvero, senza essere concorso nella contraffa­zione o alterazione, fa uso di tali brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati.
I delitti previsti dai commi primo e se­condo sono punibili a condizione che
siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale»;

     b) l'articolo 474 è sostituito dal se­guente:

     b) identico:

«Art. 474. - (Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi o usurpativi). - Chiunque, fuori dei casi di concorso nei delitti previsti dall'articolo 473, introduce nel territorio dello Stato, al fine di trarne profitto, prodotti industriali con marchi o altri segni distintivi, nazionali o esteri, contraffatti o alterati, ovvero prodotti in­dustriali realizzati usurpando i diritti di proprietà industriale protetti da brevetti, disegni o modelli industriali, è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 2.500 a euro 25.000.

Fuori dei casi di concorso nella contraf­fazione, alterazione, usurpazione o intro­duzione nel territorio dello Stato, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa fino a euro 25.000 chiunque detiene per la vendita, pone in vendita o mette altrimenti in circolazione i prodotti di cui al primo comma.

Si applica la disposizione del terzo comma dell'articolo 473»;

«Art. 474. - (Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi). - Fuori dei casi di concorso nei reati previsti dall'articolo 473, chiunque introduce nel ter­ritorio dello Stato, al fine di trarne profitto, prodotti industriali con marchi o altri segni distintivi, nazionali o esteri, contraffatti o alterati è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 3.500 a euro 35.000.

Fuori dei casi di concorso nella contraf­fazione, alterazione, introduzione nel territo­rio dello Stato, chiunque detiene per la ven­dita, pone in vendita o mette altrimenti in circolazione, al fine di trarne profitto, i prodotti di cui al primo comma è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000.
I delitti previsti dai commi primo e se­condo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o indu­striale»;

     c) dopo l'articolo 474 sono inseriti i se­guenti:

     c) identico:

«Art. 474-bis. - (Aggravante specifica). - La pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 5.000 a euro 50.000, se i fatti previsti dagli articoli 473, primo e secondo comma, e 474, primo comma, sono commessi su ingenti quantità di merci, ovvero, fuori dei casi di cui all'arti­colo 416, attraverso l'allestimento di mezzi nonché di attività continuative e organiz­zate.

(Si veda il capoverso Art. 474-ter)

Art. 474-ter. - (Confisca). - Nei casi di cui agli articoli 473, primo e secondo comma, e 474, primo comma, è sempre ordinata la confisca delle cose che sono servite e sono state destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono l'oggetto, il prodotto o il profitto, a chiunque appartenenti.

«Art. 474-bis. - (Confisca). - Nei casi di cui agli articoli 473 e 474 è sempre ordi­nata, salvi i diritti della persona offesa alle restituzioni e al risarcimento del danno, la confisca delle cose che servi­rono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono l'oggetto, il prodotto, il prezzo o il profitto, a chiunque appartenenti.

Quando non è possibile eseguire il prov­vedimento di cui al primo comma, il giudice ordina la confisca di beni di cui il reo ha la disponibilità per un valore corrispondente al profitto.

Quando non è possibile eseguire il prov­vedimento di cui al primo comma, il giudice ordina la confisca di beni di cui il reo ha la disponibilità per un valore corrispondente al profitto. Si applica il terzo comma dell'ar­ticolo 322-ter.

Si applicano le disposizioni dell'articolo 240 se si tratta di cose che sono servite o sono state destinate a commettere il reato appartenenti a persona estranea, qualora questa dimostri di non averne potuto preve­dere l'illecito impiego, anche occasionale, e di non essere incorsa in un difetto di vigi­lanza.

Si applicano le disposizioni dell'articolo 240, commi terzo e quarto, se si tratta di cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, ovvero che ne sono l'oggetto, il prodotto, il prezzo o il pro­fitto, appartenenti a persona estranea al reato medesimo, qualora questa dimostri di non averne potuto prevedere l'illecito im­piego, anche occasionale, o l'illecita pro­venienza e di non essere incorsa in un di­fetto di vigilanza.

Le disposizioni del presente articolo si osservano anche nel caso di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma del titolo II del libro sesto del codice di pro­cedura penale»;

Identico.

(Si veda il capoverso Art. 474-bis)

Art. 474-ter. - (Circostanza aggra­vante). - Se, fuori dai casi di cui all'arti­colo 416, i delitti puniti dagli articoli 473 e 474, primo comma, sono commessi in modo sistematico ovvero attraverso l'allestimento di mezzi e attività organiz­zate, la pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 5.000 a euro 50.000.
Si applica la pena della reclusione fino a tre anni e della multa fino a euro 30.000 se si tratta dei delitti puniti dall'articolo 474, secondo comma.

Art. 474-quater. - (Circostanza atte­nuante). - Le pene previste dagli articoli 473 e 474 sono diminuite dalla metà a due terzi nei confronti del colpevole che si adopera per aiutare concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nell'azione di contrasto dei delitti di cui ai predetti articoli 473 e 474, nonché nella raccolta di elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l'individua­zione o la cattura dei concorrenti negli stessi, ovvero per la individuazione degli strumenti occorrenti per la commissione dei delitti medesimi o dei profitti da essi derivanti»;

     d) all'articolo 517, le parole: «fino a un anno o» sono sostituite dalle seguenti: «fino a due anni e»;

     d) identica;

     e) al libro secondo, titolo VIII, capo II, dopo l'articolo 517-bis è aggiunto il se­guente:

     e) al libro secondo, titolo VIII, capo II, dopo l'articolo 517-bis sono aggiunti i se­guenti:

 

«Art. 517-ter. - (Fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale). - Salva l'applicazione degli articoli 473 e 474 chiunque, potendo conoscere dell'esi­stenza del titolo di proprietà industriale, fabbrica o adopera industrialmente og­getti o altri beni realizzati usurpando un titolo di proprietà industriale o in viola­zione dello stesso è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000.

 

Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto, introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita, pone in vendita con offerta diretta ai consu­matori o mette comunque in circolazione i beni di cui al primo comma.

 

Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 474-bis, 474-ter, secondo comma, e 517-bis, secondo comma.

 

I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili sempre che siano state osservate le norme delle leggi in­terne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale.

«Art. 517-ter. - (Contraffazione di indica­zioni dei prodotti agroalimentari). - Chiun­que contraffà indicazioni geografiche o de­nominazioni di origine di prodotti agroali­mentari tutelate ai sensi di leggi speciali, regolamenti comunitari o convenzioni internazionali è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da euro 10.000 a euro 30.000.

Art. 517-quater. - (Contraffazione di in­dicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari). - Chiunque contraffà o comunque altera in­dicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000.

Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto, introduce i medesimi prodotti con le indicazioni o denominazioni contraf­fatte nel territorio dello Stato.

Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto, introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita, pone in vendita con offerta diretta ai consuma­tori o mette comunque in circolazione i medesimi prodotti con le indicazioni o de­nominazioni contraffatte.

 

Si applicano le disposizioni di cui all'arti­colo 474-bis e al secondo comma dell'arti­colo 517-bis».

Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 474-bis, 474-ter, secondo comma, e 517-bis, secondo comma.

 

I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali in ma­teria di tutela delle indicazioni geografi­che e delle denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.

 

Art. 517-quinquies. - (Circostanza at­tenuante). - Le pene previste dagli arti­coli 517-ter e 517-quater sono diminuite dalla metà a due terzi nei confronti del colpevole che si adopera per aiutare concretamente l'autorità di polizia o l'au­torità giudiziaria nell'azione di contrasto dei delitti di cui ai predetti articoli 517-ter e 517-quater, nonché nella raccolta di elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l'individuazione o la cattura dei concorrenti negli stessi, ovvero per la individuazione degli strumenti occor­renti per la commissione dei delitti me­desimi o dei profitti da essi derivanti».

 

2. Con effetto dalla data di entrata in vigore delle disposizioni di cui al comma 1, lettera e), all'articolo 127 del codice della proprietà industriale, di cui al de­creto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, il comma 1 è abrogato.

2. All'articolo 12-sexies, comma 1, primo periodo, del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, e successive modificazioni, dopo le parole: «416-bis,» sono inserite le seguenti: «473 e 474, ag­gravati ai sensi dell'articolo 474-bis,».

3. All'articolo 12-sexies, comma 1, primo periodo, del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, e successive modificazioni, dopo le parole: «416, sesto comma,» sono inserite le seguenti: «416, realizzato allo scopo di commettere de­litti previsti dagli articoli 473, 474, 517-ter e 517-quater,».

3. All'articolo 51, comma 3-bis, del co­dice di procedura penale, dopo le parole: «decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43» sono inserite le seguenti: «, e per i delitti di cui agli articoli 473 e 474 del codice penale, aggravati ai sensi dell'articolo 474-bis del medesimo codice,».

4. All'articolo 51, comma 3-bis, del co­dice di procedura penale, dopo le parole: «416, sesto comma,» sono inserite le se­guenti: «416, realizzato allo scopo di commettere delitti previsti dagli articoli 473 e 474,».

 

5. La disposizione di cui al comma 4 si applica solo ai procedimenti iniziati successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge.

 

6. All'articolo 4-bis, comma 1-ter, della legge 26 luglio 1975, n. 354, dopo le parole: «ai sensi dell'articolo 80, comma 2, del medesimo testo unico,» sono in­serite le seguenti: «all'articolo 416, primo e terzo comma, del codice penale, realizzato allo scopo di commettere de­litti previsti dagli articoli 473 e 474 del medesimo codice,».

 

7. Al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

     a) all'articolo 25-bis:

 

     1) al comma 1, alinea, le parole: «e in valori di bollo» sono sostituite dalle seguenti: «, in valori di bollo e in stru­menti o segni di riconoscimento»;

 

     2) al comma 1, dopo la lettera f), è aggiunta la seguente:

 

     «f-bis) per i delitti di cui agli arti­coli 473 e 474, la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote»;

 

     3) al comma 2, le parole: «e 461» sono sostituite dalle seguenti: «, 461, 473 e 474»;
     4) la rubrica è sostituita dalla se­guente: «Falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento»;

 

     b) dopo l'articolo 25-bis è inserito il seguente:

 

«Art. 25-bis.1. - (Delitti contro l'indu­stria e il commercio). - 1. In relazione alla commissione dei delitti contro l'industria e il commercio previsti dal codice pe­nale, si applicano all'ente le seguenti sanzioni pecuniarie:

 

     a) per i delitti di cui agli articoli 513, 515, 516, 517, 517-ter e 517-quater la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote;

 

     b) per i delitti di cui agli articoli 513-bis e 514 la sanzione pecuniaria fino a ottocento quote.

 

2. Nel caso di condanna per i delitti di cui alla lettera b) del comma 1 si appli­cano all'ente le sanzioni interdittive pre­viste dall'articolo 9, comma 2»;

 

     c) dopo l'articolo 25-octies è inse­rito il seguente:

 

«Art. 25-novies. - (Delitti in materia di violazione del diritto d'autore). - 1. In re­lazione alla commissione dei delitti pre­visti dagli articoli 171, primo comma, let­tera a-bis), e terzo comma, 171-bis, 171-ter, 171-septies e 171-octies della legge 22 aprile 1941, n. 633, si applica all'ente la sanzione pecuniaria fino a cinque­cento quote.

 

2. Nel caso di condanna per i delitti di cui al comma 1 si applicano all'ente le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, per una durata non supe­riore ad un anno. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 174-quinquies della citata legge n. 633 del 1941».

 

 

L'articolo 15, modificato dal Senato, riformula disposizioni del codice penale poste a tutela dei diritti di proprietà industriale, inserisce nuove fattispecie d reato e apporta modifiche conseguenti in materia di confisca e di competenza delle procure della Repubblica; interviene infine sulla disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche per introdurre specifiche sanzioni pecuniarie a carico dell’ente che si avvantaggia della commissione di delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio.

 

Il comma 1, composto da cinque lettere, novella il codice penale intervenendo sulCapo II del Titolo VII, relativo alla falsità in sigilli o strumenti o segni di autenticazione, certificazione o riconoscimento e sul Capo del Titolo VIII, relativo ai Dei delitti contro l'industria e il commercio.

 

In particolare, la lettera a), ampiamente emendata nel corso dell’esame in Senato, riformula l’art. 473 c.p., che prevede attualmente il delitto di contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell'ingegno o di prodotti industriali.


 

Normativa vigente

AC. 1441-ter-B

Art. 473
Contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell'ingegno o di prodotti industriali.

Art. 473
Contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni

Chiunque contraffà o altera i marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, delle opere dell'ingegno o dei prodotti indu­striali, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 2.065.

Chiunque, potendo conoscere del­l'esistenza del titolo di proprietà indu­striale, contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, di prodotti in­dustriali, ovvero chiunque, senza essere concorso nella contraffazione o altera­zione, fa uso di tali marchi o segni con­traffatti o alterati, è punito con la reclu­sione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.500 a euro 25.000.

Alla stessa pena soggiace chi con­traffà o altera brevetti, disegni o modelli industriali, nazionali o esteri, ovvero, senza essere concorso nella contraffa­zione o alterazione, fa uso di tali brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati.

Soggiace alla pena della reclusione da uno a quattro anni e della multa da euro 3.500 a euro 35.000 chiunque con­traffà o altera brevetti, disegni o modelli industriali, nazionali o esteri, ovvero, senza essere concorso nella contraffa­zione o alterazione, fa uso di tali brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati.

Le disposizioni precedenti si applicano sempre che siano state osservate le norme delle leggi interne o delle conven­zioni internazionali sulla tutela della pro­prietà intellettuale o industriale.

I delitti previsti dai commi primo e se­condo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tu­tela della proprietà intellettuale o indu­striale.

 

Come si evince da testo a fronte, il disegno di legge in commento modifica la fattispecie penale nei seguenti termini:

§      sopprime il riferimento alle opere dell'ingegno e modifica conseguentemente la rubrica dell’articolo;

§      inasprisce la sanzione penale per la contraffazione e l'alterazione di marchi e segni distintivi di prodotti industriali, ovvero per l’uso di marchi e segni contraffatti (individuando il termine minimo di sei mesi di reclusione e aumentando la multa);

§      sanziona più severamente - con la reclusione da 1 a 4 anni e la multa da 3.500 a 35.000 euro - la contraffazione e l'alterazione di brevetti, disegni e modelli industriali, ovvero il loro uso.

Si evidenzia, inoltre, che nel corso dell’esame del disegno di legge in Senato è stato inserito nel primo comma del nuovo art. 473 l’inciso «potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale». Ciò comporta che la condotta di colui che altera o contraffà un marchio o un segno distintivo di prodotto industriale potrà essere penalmente sanzionata solo se l’accusa potrà provare che l’indagato aveva elementi per conoscere che il marchio o il segno distintivo hanno un legittimo proprietario.

 

La lettera b)riformula l’art. 474 c.p., che già attualmente prevede il reato di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi.

 

Normativa vigente

AC. 1441-ter-B

Art. 474
Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi

Art. 474
Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi

Chiunque, fuori dei casi di concorso nei delitti preveduti dall'articolo prece­dente, introduce nel territorio dello Stato per farne commercio, detiene per ven­dere, o pone in vendita, o mette altri­menti in circolazione opere dell'inge­gno o prodotti industriali, con marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, con­traffatti o alterati, è punito con la reclu­sione fino a due anni e con la multa fino a euro 2.065.

Fuori dei casi di concorso nei reati previsti dall'articolo 473, chiunque intro­duce nel territorio dello Stato, al fine di trarne profitto, prodotti industriali con marchi o altri segni distintivi, nazionali o esteri, contraffatti o alterati è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 3.500 a euro 35.000.

 

 

Fuori dei casi di concorso nella con­traffazione, alterazione, introduzione nel territorio dello Stato, chiunque detiene per la vendita, pone in vendita o mette altrimenti in circolazione, al fine di trarne profitto, i prodotti di cui al primo comma è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000.

Si applica la disposizione dell'ultimo capoverso dell'articolo precedente.
[Le disposizioni precedenti si applicano sempre che siano state osservate le norme delle leggi interne o delle conven­zioni internazionali sulla tutela della pro­prietà intellettuale o industriale].

I delitti previsti dai commi primo e se­condo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tu­tela della proprietà intellettuale o indu­striale.

 

In particolare, il nuovo art. 474 c.p. differenzia le fattispecie di illecito, che attualmente prevedono la medesima pena.

Il primo comma disciplina, infatti, l’ipotesi dell’introduzione in Italia, al fine di trarne profitto, di prodotti industriali con marchi o altri segni distintivi contraffatti o alterati, e prevede la sanzione della reclusione da 1 a 4 anni e della multa da 3.500 a 35.000 euro.

Il secondo comma disciplina invece la fattispecie della detenzione per la vendita, della messa in vendita o della messa in circolazione dei suddetti prodotti, che è punita con la reclusione fino a 2 anni e con la multa fino a 20.000 euro.

 

La lettera c) inserisce nel codice penale, dopo l’art. 474, tre ulteriori disposizioni attraverso le quali disciplina la confisca dei beni inerenti ai reati di cui agli articoli 473 e 474 e le aggravanti e attenuanti speciali.

In particolare, il nuovo art. 474-bis c.p.introduce una specifica ipotesi di confisca obbligatoria:

§      delle cose, a chiunque appartenenti, che servirono o furono destinate a commettere i reati di cui agli artt. 473 e 474,

§      delle cose, che ne sono l’oggetto, il prodotto, il prezzo o il profitto (primo comma).

In base al secondo comma, se non è possibile eseguire il suddetto provvedimento, il giudice può disporre la confisca per equivalente, nelle forme dell’art. 322-ter c.p..

 

L’art. 322-ter prevede, laddove siano commessi alcuni reati contro la pubblica amministrazione, che alla condanna consegua la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo. Spetta al giudice, con la sentenza di condanna, determinare le somme di denaro o individuare i beni assoggettati a confisca in quanto di valore corrispondente al profitto o al prezzo del reato.

 

In caso di cose appartenenti a persona estranea al reato, la confisca è esclusa (attraverso il richiamo ai commi terzo e quarto dell’art. 240 c.p.) qualora la persona estranea dimostri di non averne potuto prevedere l'illecito impiego, anche occasionale, o l’illecita provenienza, senza essere per questo incorsa in un difetto di vigilanza (terzo comma).

Viene, infine, precisata l’applicabilità del nuovo art. 474-bis c.p. anche in caso di patteggiamento (quarto comma).

 

Il nuovo art. 474-ter c.p. introduce due circostanze aggravanti per l’ipotesi di commissione dei delitti in modo sistematico o con l’allestimento di mezzi e attività organizzate (sempre che gli stessi non rappresentino il fine di un’associazione a delinquere ai sensi dell’art. 416). In particolare,

§      la pena è della reclusione da 2 a 6 anni e della multa da 5.000 a 50.000 euro per i delitti di cui agli articoli 473 e 474 primo comma (v. sopra);

§      la pena è della reclusione fino a 3 anni e della multa fino a 30.000 euro per i delitti di cui all’art. 474, secondo comma.

L’art. 474-quater individua infine un’attenuante – pena diminuita dalla metà a due terzi - per il colpevole che aiuta le autorità:

§      nell’azione di contrasto ai delitti di cui agli artt. 473 e 474;

§      nella raccolta di elementi utili alla ricostruzione dei fatti o alla cattura di concorrenti;

§      nell’individuazione degli strumenti occorrenti alla commissione dei delitti;

§      nell’individuazione dei profitti derivanti dai delitti.

 

La lettera d)raddoppia il limite edittale della reclusione per il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.)[59] - che passa dall’attuale reclusione fino ad un annoalla reclusione fino a due anni - e prevede che reclusione e multa vengano inflitte cumulativamente e non alternativamente.

 

La lettera e)interviene sul titolo VIII del codice penale (relativo ai delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio) per inserire nel capo relativo ai delitti contro l’industria e il commercio tre ulteriori articoli.

 

Dalla data di entrata in vigore delle novelle contenute nella lettera e), in base al comma 2 dell’articolo 15 in commento, opererà l’abrogazione dell’art. 127, comma 1, del codice della proprietà industriale (v. infra).

 

In particolare, l’art. 517-ter (introdotto nel corso dell’esame al Senato) intende sanzionare la fabbricazione ed il commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale.

La disposizione prevede che oltre all’eventuale applicazione degli articoli 473 e 474 (v. sopra), chiunque fabbrica o adopera a livello industriale oggetti realizzati usurpando un titolo di proprietà del quale poteva aver conoscenza, è punito – previa querela della persona offesa - con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a 20.000 euro (primo comma).

Analoga sanzione si applica a chiunque introduce nello Stato, detiene per la vendita o pone in vendita tali beni (secondo comma).

A tali delitti si applicano inoltre le disposizioni riguardanti la confisca (di cui all’art. 474-bis) e le circostanze aggravanti (di cui agli articoli 474-ter, su cui. sopra, e 517-bis, secondo comma, che prevede la facoltà per il giudice, in caso di particolare gravità o recidiva specifica, di disporre la chiusura dello stabilimento in cui il fatto è stato commesso, ovvero la revoca della licenza o delle autorizzazioni) (terzo comma).

Anche in tal caso, la punibilità per tali nuove fattispecie è condizionata al rispetto da parte del titolare del titolo di proprietà industriale che è stato usurpato delle norme interne, comunitarie ed internazionali sulla tutela della proprietà industriale (quarto comma).

 

L’art. 517-quater, rubricato contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, punisce con la reclusione fino a 2 anni e la multa fino a 20.000 euro chi contraffà o altera indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari (primo comma) ovvero introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita o pone in vendita tali prodotti al fine di trarne profitto (secondo comma).

Anche in questo caso si applicano le disposizioni riguardanti la confisca (art. 474-bis) e le circostanze aggravanti (articoli 474-ter, secondo comma, e 517-bis, secondo comma, c.p.) (terzo comma) ed i delitti sono punibili a condizione che siano state rispettate le norme interne, comunitarie ed internazionali sulla tutela della proprietà industriale (quarto comma).

 

L’art. 517-quinquies – mutuato sul precedente art. 474-quater - introduce invece una circostanza attenuante dei delitti di cui agli articoli 517-ter e 517-quater, prevedendo la diminuzione della pena dalla metà a due terzi per colui che aiuta le autorità

§      nell’azione di contrasto ai delitti di cui ai predetti articoli;

§      nella raccolta di elementi utili alla ricostruzione dei fatti o alla cattura di concorrenti;

§      nell’individuazione degli strumenti occorrenti alla commissione dei delitti;

§      nell’individuazione dei profitti derivanti dai delitti.

 

Il comma 2, introdotto nel corso dell’esame in Senato, stabilisce che dal momento dell’entrata in vigore delle novelle al codice penale introdotte dal comma 1, lett. e), e dunque dei nuovi articoli 517-ter, 517-quater e 517-quinquies, è abrogato il comma 1 dell’art. 127 del codice della proprietà industriale (D.Lgs. n. 30/2005).

 

Tale disposizione attualmente punisce, a querela di parte, con la multa fino a 1.032,91 euro chiunque fabbrica, vende, espone, adopera industrialmente, introduce nello Stato oggetti in violazione di un titolo di proprietà industriale valido.

 

Il comma 3, aggiunge ipotesi particolari di confisca obbligatoria a quelle previste dall’art. 12-sexies, comma 1, del decreto-legge n. 306 del 1992 ("Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa").

 

Tale disposizione prevede attualmente che, in caso di condanna o patteggiamento per una serie di reati specificamente individuati (tra cui associazione mafiosa, sequestro di persona, tratta di persone, usura, estorsione, riciclaggio, terrorismo, ecc.), il giudice debba obbligatoriamente ordinare la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito dichiarato o alla propria attività economica.

 

Alla lista di reati alla cui condanna o patteggiamento consegue detta confisca obbligatoria, sono aggiunte le violazioni della disciplina penale della proprietà industriale di cui agli artt. 473, 474, 517-ter e 517-quater c.p., laddove tali reati costituiscano il fine di un’associazione a delinquere.

 

Il comma 4 opera un’analoga integrazione all’art. 51, comma 3-bis c.p.p., attribuendo la competenza a svolgere le indagini per i reati di cui agli artt. 473 e 474 c.p., quando tali delitti rappresentino lo scopo di un’associazione a delinquere, al pubblico ministero presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello. Il successivo comma 5 specifica che tale disposizione si applica solo ai procedimenti iniziati dopo l’entrata in vigore della legge.

 

Il comma 6 interviene sull’ordinamento penitenziario (legge 26 luglio 1975, n. 354[60]) novellando l’art. 4-bis, volto a limitare l’accesso ai benefici penitenziari a determinate categorie di detenuti. In particolare, il comma 1-ter prevede che i benefici penitenziari possano essere concessi ai detenuti o internati per una serie di delitti purché non vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva. La disposizione in commento aggiunge all’elencazione dell’art. 4-bis, comma 1-ter, il delitto di associazione a delinquere finalizzato alla commissione dei delitti di cui agli articoli 473 e 474 del codice penale.

 

Infine, il comma 7 – introdotto nel corso dell’esame in Senato, interviene sul decreto legislativo n. 231 del 2001 in tema di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche[61].

 

Il D.Lgs. n. 231/2001 disciplina la responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato (art. 1) e prevede che, per una serie di reati espressamente individuati (artt. 24 e ss), possano essere applicate alla persona giuridica - mediante accertamento giudiziale - sanzioni pecuniarie, sanzioni interdittive, confisca, pubblicazione della sentenza (art. 9).

Il presupposto per l’irrogazione della sanzione è la responsabilità dell’ente che, ai sensi dell’art. 5, sussiste in riferimento ai reati commessi nell’interesse dell’ente stesso o a suo vantaggio, da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione, di direzione dell'ente o da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso.

 

In particolare, la lett. a) novella l’art. 25-bis del decreto legislativo per inserirvi sanzioni pecuniarie a carico della persona giuridica anche in caso dei delitti di cui agli articoli 473 e 474 c.p. (v. sopra), nonché le sanzioni interdittive per una durata non superiore ad un anno.

La sanzione pecuniaria, ai sensi dell’art. 10 del decreto legislativo, è applicata per quote, in un numero non inferiore a cento né superiore a mille. L'importo di una quota varia da un minimo di 258 euro ad un massimo di 1.549 euro.

Nella commisurazione della sanzione pecuniaria (art. 11) il giudice determina il numero delle quote tenendo conto della gravità del fatto, del grado della responsabilità dell'ente, nonché dell'attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti. L'importo della quota è fissato sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali dell'ente allo scopo di assicurare l'efficacia della sanzione.

In base all’articolo 9, comma 2, le sanzioni interdittive sono: a) l'interdizione dall'esercizio dell'attività; b) la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito; c) il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; d) l'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi; e) il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

 

 

Normativa vigente

AC. 1441-ter-B

Art. 25-bis
Falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo

Art. 25-bis
Falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento

1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dal codice penale in materia di falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo, si applicano al­l'ente le seguenti sanzioni pecuniarie:

1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dal codice penale in materia di falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento, si applicano all'ente le seguenti sanzioni pecuniarie:

a) per il delitto di cui all'articolo 453 la sanzione pecuniaria da trecento a otto­cento quote;

a) identica;

b) per i delitti di cui agli articoli 454, 460 e 461 la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote;

b) identica;

c) per il delitto di cui all'articolo 455 le sanzioni pecuniarie stabilite dalla lettera a), in relazione all'articolo 453, e dalla lettera b), in relazione all'articolo 454, ri­dotte da un terzo alla metà;

c) identica;

d) per i delitti di cui agli articoli 457 e 464, secondo comma, le sanzioni pecu­niarie fino a duecento quote;

d) identica;

e) per il delitto di cui all'articolo 459 le sanzioni pecuniarie previste dalle lettere a), c) e d) ridotte di un terzo;

e) identica;

f) per il delitto di cui all'articolo 464, primo comma, la sanzione pecuniaria fino a trecento quote.

f) identica;

 

f-bis) per i delitti di cui agli articoli 473 e 474, la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote.

2. Nei casi di condanna per uno dei delitti di cui agli articoli 453, 454, 455, 459, 460 e 461 del codice penale, si ap­plicano all'ente le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, per una durata non superiore ad un anno.

2. Nei casi di condanna per uno dei delitti di cui agli articoli 453, 454, 455, 459, 460, 461, 473 e 474 del codice pe­nale, si applicano all'ente le sanzioni in­terdittive previste dall'articolo 9, comma 2, per una durata non superiore ad un anno.

 

La lett. b) inserisce un’ulteriore articolo nel decreto legislativo, per sanzionare l’ente responsabile in caso di delitti contro l’industria e il commercio commessi in suo favore o a suo vantaggio. Il nuovo art. 25-bis.1 prevede infatti le seguenti sanzioni pecuniarie:

§      fino a 500 quote per i delitti di cui agli articoli 513 (Turbata libertà dell’industria o del commercio), 515 (Frode nell’esercizio del commercio), 516 (Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine), 517 (Vendita di prodotti industriali con segni mendaci), 517-ter e 517-quater (v. sopra);

§      fino a 800 quote per i delitti di cui agli articoli 513-bis (Illecita concorrenza con minaccia o violenza) e 514 (Frodi contro le industrie nazionali). A tale sanzione pecuniaria si devono aggiungere, in caso di condanna per questi due delitti, anche sanzioni interdittive.

 

Infine, la lett. c) inserisce nel decreto legislativo n. 231/2001 l’articolo 25-novies, relativo alla responsabilità della persona giuridica per delitti in materia di violazione del diritto d’autore. Per la commissione di alcuni delitti previsti dalla legge sul diritto d’autore (legge 22 aprile 1941, n. 633[62]) – in particolare, art. 171, comma 1, lett. a-bis) e comma 3, art. 171-bis, art. 171-ter, art. 171-septies e art. 171-octies - l’ente risponde con la sanzione pecuniaria fino a 500 quote e con le sanzioni interdittive di durata non superiore a un anno.

 

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Il 24 giugno 2006 la Commissione ha presentato una proposta modificata di direttiva (COM(2006)168), relativa alle misure penali finalizzate ad assicurare il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale[63].

In particolare, la proposta della Commissione prevede che gli Stati membri qualifichino penalmente ogni violazione intenzionale del diritto di proprietà intellettuale commessa su scala commerciale e il relativo tentativo nonché la complicità e l’incitamento, introducendo le seguenti sanzioni:

§      per le persone fisiche, pene restrittive della libertà;

§      per le persone fisiche e giuridiche:

§      ammende,

§      confisca dell’oggetto, degli strumenti e dei prodotti originati dai reati, o di beni il cui valore corrisponde a questi prodotti.

In base alla proposta gli Stati membri dovrebbero inoltre prevedere, nei casi opportuni, l’applicabilità delle sanzioni seguenti:

§      la distruzione dei beni che causano una violazione del diritto di proprietà intellettuale;

§      la chiusura, totale o parziale, definitiva o temporanea, dello stabilimento principalmente usato per commettere la violazione in questione;

§      l’interdizione permanente o temporanea di esercitare attività commerciali;

§      il controllo giudiziario;

§      la liquidazione giudiziaria;

§      il divieto di accedere a sovvenzioni e aiuti pubblici;

§      la pubblicazione delle decisioni giudiziarie.

Per quanto riguarda il livello delle sanzioni, la proposta di direttiva prevede che gli Stati membri garantiscano che il massimo della pena comminabile alle persone fisiche responsabili dei suddetti reati non sia inferiore a 4 anni di reclusione quando tali reati siano commessi nell’ambito di un’organizzazione criminale ai sensi della decisione quadro 2008/841/GAI sulla lotta contro la criminalità organizzata e comportino un rischio per la salute o la sicurezza delle persone.

Inoltre, le sanzioni devono comprendere ammende penali o sanzioni non penali:

-        di un massimo non inferiore a 100 000 euro per i casi meno gravi;

-        di un massimo non inferiore a 300 000 euro per i casi in cui tali reati siano commessi nell’ambito di un’organizzazione criminale ai sensi della decisione quadro sulla lotta contro la criminalità organizzata, in corso di esame e comportino un rischio per la salute o la sicurezza delle persone.

La proposta di direttiva prevede inoltre ampi poteri di confisca e gli Stati membri adottano le misure necessarie a permettere la confisca, totale o parziale, dei beni appartenenti a persone fisiche o giuridiche condannate conformemente alle disposizioni della decisione quadro 2005/212/GAI del 24 febbraio 2005 relativa alla confisca di beni, strumenti e proventi di reati, quantomeno quando i reati siano stati commessi nell’ambito di un’organizzazione criminale e qualora comportino un rischio per la salute o la sicurezza delle persone.

La proposta è stata esaminata dal Parlamento europeo in prima lettura il 25 aprile 2007, con l’approvazione di una risoluzione legislativa, contenente alcuni emendamenti.

Tra l’altro, il Parlamento europeo ritiene che:

-        dalla definizione di "diritti di proprietà intellettuale” si debbano escludere i brevetti;

-        per quanto riguarda l’oggetto e il campo di applicazione, la direttiva non debba applicarsi alle violazioni di un diritto di proprietà intellettuale collegato a:

-        brevetti, modelli di utilità e certificati complementari di protezione;

-        importazione parallela di beni originali che sono stati commercializzati con l’accordo del titolare dei diritti di un paese terzo;

-        per quanto riguarda la qualifica di reato, per violazione commessa su scala commerciale si debba intendere “la violazione di un diritto di proprietà intellettuale commesso per ottenere un vantaggio commerciale” escludendo perciò gli atti compiuti da un utilizzatore privato per fini personali e non di lucro;

-        per quanto riguarda le sanzioni, si debba aggiungere alle tipologie previste nella proposta della Commissione, anche la possibilità di “un ordine che richieda il pagamento, da parte del contraffattore, delle spese di custodia dei beni confiscati; il Parlamento europeo propone inoltre che nel fissare il livello delle sanzioni, secondo i limiti quantitativi già indicati dalla proposta della Commissione, gli Stati membri tengano conto delle violazioni ripetutamente commesse da persone fisiche o giuridiche in un altro Stato membro.

La proposta, che segue la procedura di codecisione, è in attesa di esame da parte del Consiglio.

Un quadro complessivo della strategia europea in materia di diritti di proprietà industriale è contenuto nella comunicazione in materia presentata dalla Commissione europea il 16 luglio 2008, (COM(2008)465),nella quale sono indicate misure legislative e non legislative da adottare entro il 2010.

Per quanto riguarda la lotta alla pirateria e alla contraffazione, rilevando come le differenze nell'attuazione dei procedimenti e nelle sanzioni penali comportino disparità per quanto concerne il livello di protezione di cui beneficiano i titolari dei diritti di proprietà intellettuale, la Commissione sottolinea la necessità che gli Stati membri si dotino di misure di diritto penale efficaci. La Commissione ritiene inoltre fondamentale migliorare i collegamenti tra la Commissione stessa e gli Stati membri, tra le diverse autorità nazionali negli Stati membri e tra il settore pubblico e quello privato. In questo quadro si segnala l’inaugurazione il 2 aprile scorso dell’Osservatorio europeo della contraffazione e della pirateria. L’Osservatorio, operativamente gestito dalla Commissione, raggruppa delegati e rappresentanti del settore privato di ogni Stato membro con lo scopo di realizzare valutazioni e ricerche aggiornate volte allo scambio di informazioni e buone pratiche.

Si ricorda inoltre che il 16 marzo 2009 il Consiglio ha adottato un piano d'azione doganale dell'UE, per il periodo 2009-2012, volto a combattere le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale, elaborato dalla Presidenza in cooperazione con gli Stati membri e la Commissione, a seguito di una risoluzione del Consiglio del 25 settembre 2008. Il piano d'azione è inteso a contrastare la crescente minaccia che le merci contraffatte rappresentano per la salute e la sicurezza e per l'ambiente, mediante una cooperazione rafforzata tra amministrazioni e tra autorità doganali e settore industriale.

In materia di tutela giurisdizionale dei brevetti il 24 marzo 2009 la Commissione ha presentato una raccomandazione al Consiglio al fine di ottenere l’autorizzazione ad avviare negoziati per l’adozione di un accordo relativo alla creazione di un sistema unico di risoluzione delle controversie in materia di brevetti (SEC(2009)330) tra la Comunità europea, gli Stati membri ed altri Stati aderenti alla convenzione sulla concessione di brevetti europei del 5 ottobre 1973. La struttura giurisdizionale che verrà creata nel quadro del sistema unico (e che dovrebbe essere composta da una prima istanza con divisioni locali e regionali, da un’istanza d’appello e da una Cancelleria) sarà competente sia per le azioni di nullità che per le azioni di violazione dei brevetti europei e dei futuri brevetti comunitari.

Il Consiglio ha esaminato la questione nella riunione del 28-29 maggio 2009, convenendo sulla necessità di richiedere il parere della Corte di Giustizia delle Comunità europee circa la compatibilità del futuro sistema unico con il Trattato CE.

In attesa che si realizzi il sistema unico, la Commissione europea ha recentemente osservato che un miglioramento della tutela della proprietà industriale è possibile anche attraverso la revisione del regolamento (CE) n. 44/2001 concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (cd. regolamento Bruxelles I).

In particolare, nel Libro verde sulle possibili modifiche al regolamento, presentato il 21 aprile scorso (COM(2009)175) la Commissione propone la completa eliminazione di tutte le procedure intermedie attualmente previste per ottenere la dichiarazione di esecutività in uno Stato membro di una decisione in materia civile e commerciale assunta in un altro Stato membro (abolizione dell’exequatur). La Commissione suggerisce inoltre di migliorare la comunicazione e l’interazione tra le corti adite nel caso di procedimenti paralleli in materia di diritti di proprietà industriale oppure di introdurre una norma specifica che autorizzi l’avvio di procedimenti contro più convenuti nello Stato membro in cui risiede il convenuto che ha coordinato le attività o è in altro modo maggiormente connesso alla violazione del diritto di proprietà industriale.

Per quanto riguarda la tutela dei diritti di autore si segnala che il 23 aprile 2009 il Parlamento europeo ha approvato in prima lettura, secondo la procedura di codecisione, una risoluzione sulla proposta di direttiva che modifica la direttiva 2006/116/CE concernente la durata di protezione del diritto d'autore e di alcuni diritti connessi (COM(2008)0464). (Al riguardo si veda il paragrafo “Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE” della scheda relativa all’articolo 19).

 


 

Articolo 16
(Destinazione di beni sequestrati o confiscati nel corso di operazioni di polizia giudiziaria per la repressione di reati di cui agli articoli 473, 474, 517-ter e 517-quater del codice penale)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 16
(Destinazione di beni sequestrati o con­fiscati nel corso di operazioni di polizia giudiziaria per la repressione di reati di cui agli articoli 473, 474, 517-ter e 517-quater del codice penale)

 

 

 

1. I beni mobili iscritti in pubblici re­gistri, le navi, le imbarcazioni, i natanti e gli aeromobili sequestrati nel corso di operazioni di polizia giudiziaria per la repressione di reati di cui agli articoli 473, 474, 517-ter e 517-quater del codice penale sono affidati dall'autorità giudi­ziaria in custodia giudiziale agli organi di polizia che ne facciano richiesta per es­sere utilizzati in attività di polizia ovvero possono essere affidati ad altri organi dello Stato o ad altri enti pubblici non economici, per finalità di giustizia, di protezione civile o di tutela ambientale.

 

2. Gli oneri relativi alla gestione dei beni e all'assicurazione obbligatoria dei veicoli, dei natanti e degli aeromobili sono a carico dell'ufficio o comando usuario.

 

3. Nel caso in cui non vi sia alcuna istanza di affidamento in custodia giudi­ziale ai sensi del comma 1, l'autorità giudiziaria competente dispone la di­struzione dei beni sequestrati secondo le modalità indicate all'articolo 83 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura pe­nale, di cui al decreto legislativo 28 lu­glio 1989, n. 271. In caso di distruzione, la cancellazione dei veicoli dai pubblici registri è eseguita in esenzione da qual­siasi tributo o diritto.

 

4. I beni mobili di cui al comma 1, ac­quisiti dallo Stato a seguito di provvedi­mento definitivo di confisca, sono asse­gnati, a richiesta, agli organi o enti che ne hanno avuto l'uso. Qualora tali enti od organi non presentino richiesta di assegnazione, i beni sono distrutti ai sensi del comma 3.

 

5. Per quanto non disposto dai commi 1, 2, 3 e 4 si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell'articolo 301-bis del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 25 gennaio 1973, n. 43.

 

 

L’articolo 16 – introdotto nel corso dell’esame al Senato – stabilisce che i beni mobili registrati sequestrati (automobili, navi, imbarcazioni, natanti e aeromobili) nel corso dei procedimenti per la repressione dei reati previsti dagli articoli 473, 474, 517-ter e 517-quater (modificati o introdotti dall’art. 15 del disegno di legge) siano affidati dall’autorità giudiziaria in custodia giudiziale agli organi di polizia ovvero ad altri organi dello Stato o enti pubblici non economici per finalità di giustizia, protezione civile o tutela ambientale (comma 1).

 

La disposizione in commento ha dei precedenti nel TU delle dogane (D.P.R. n. 43 del 1973, art. 301-bis), nel T.U. immigrazione (D.Lgs 286 del 1998, art. 12, comma 8). Si segnala, inoltre, che una disposizione in parte analoga è contenuta nell’art. 2, comma 18 del c.d. disegno di legge sicurezza attualmente all’esame del Senato (AS. 733-B).

 

Il comma 2 della disposizione chiarisce che agli oneri di gestione del bene affidato provvede l’ufficio o comando che ne ha chiesto l’affidamento.

Se nessun organo di polizia né altri organi dello Stato né enti pubblici non economici avanza istanza di affidamento, l’autorità giudiziaria dovrà disporre la distruzione dei beni sequestrati in base all’art. 83 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale. In tal caso la cancellazione del bene dai registri dovrà avvenire senza pagamento di tributi o diritti (comma 3).

 

L’art. 83 disp.att.c.p.p. dispone che la distruzione dei beni è eseguita a cura della cancelleria o della segreteria anche a trattativa privata. Alla stessa può procedersi anche avvalendosi di persona idonea o della polizia giudiziaria che ha eseguito il sequestro. Delle operazioni compiute è sempre redatto verbale da allegare agli atti.

 

In base al comma 4 se al sequestro segue la confisca del bene, lo stesso è assegnato, a richiesta, all’ente che ne aveva l’affidamento. Se la richiesta non viene presentata, il bene deve essere distrutto.

Infine, il comma 5 rimanda – in quanto compatibile – alla disciplina prevista dal testo unico delle disposizioni doganali (sopra richiamato art. 301-bis del D.P.R. 25 gennaio 1973, n. 43[64]).

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Il 20 novembre 2008 la Commissione europea ha presentato la comunicazione ”Proventi della criminalità organizzata – Garantire che “il crimine non paghi” (COM(2008)766). Il documento, in linea con le indicazioni del Consiglio del 12-13 giugno 2007, sottolineando la validità dello strumento della confisca e del recupero di beni illecitamente costituiti per combattere il crimine organizzato, osserva tuttavia come, allo stato attuale, il numero totale dei casi di confisca nell'Unione europea sia piuttosto limitato e i quantitativi sottratti alla disponibilità della criminalità organizzata siano modesti, soprattutto se paragonati ai redditi stimati dei gruppi di criminalità organizzata. Ritenendo pertanto auspicabile incentivare il ricorso allo strumento della confisca, la Commissione individua misure strategiche, legislative e non, per migliorare la cooperazione a livello UE.

In particolare la Commissione ritiene necessaria una riformulazione del quadro normativo dell'Unione[65] per una maggiore chiarezza e uniformità, l'estensione dei concetti giuridici e l'introduzione di nuove disposizioni. Viene sottolineata inoltre l’esigenza che gli Stati membri istituiscano[66] in tempi brevi uffici di recupero beni in grado di scambiarsi rapidamente informazioni, avere sufficienti poteri e agire secondo le migliori pratiche e che Eurojust promuova il rafforzamento della cooperazione sul piano giudiziario e del reciproco riconoscimento dei provvedimenti di confisca, agevolando la sinergia tra gli uffici di recupero di beni e le autorità giudiziarie.

Inoltre, sottolineando le notevoli differenze tra gli Stati membri quanto alle modalità di destinazione dei beni confiscati e recuperati, la Commissione auspica la promozione delle pratiche che a livello nazionale si siano rivelate valide.

A tale proposito la Commissione ricorda a titolo di esempio che nel Regno Unito i beni vengono ripartiti tra le autorità impegnate nel loro recupero, mentre in Italia questi sono spesso destinati alle ONG per scopi sociali.

 


 

Articolo 17
(Contrasto della contraffazione)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 10
(Contrasto della contraffazione)

Articolo 17
(Contrasto della contraffazione)

 

 

1. All'articolo 9, comma 1, lettera a), della legge 16 marzo 2006, n. 146, dopo le parole: «in ordine ai delitti previsti dagli arti­coli» sono inserite le seguenti: «473 e 474, primo comma, e 517-ter, aggravati ai sensi dell'articolo 474-bis,».

1. All'articolo 9, comma 1, lettera a), della legge 16 marzo 2006, n. 146, dopo le parole: «in ordine ai delitti previsti dagli arti­coli» sono inserite le seguenti: «473, 474,».

2. All'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, e successive modificazioni, sono ap­portate le seguenti modificazioni:

2. Identico.

     a) nel primo periodo:

 

          1) le parole: «Salvo che il fatto co­stituisca reato,» sono soppresse;

 

          2) le parole: «da 500 euro fino a 10.000 euro l'acquisto o l'accettazione, senza averne prima accertata la legittima provenienza, a qualsiasi titolo di cose» sono sostituite dalle seguenti: «da 100 euro fino a 7.000 euro l'acquirente finale che ac­quista a qualsiasi titolo cose»;

 

          3) la parola: «intellettuale» è sosti­tuita dalla seguente: «industriale»;

 

     b) il secondo periodo è soppresso;

 

     c) nel quinto periodo, prima delle pa­role: «Qualora l'acquisto sia effettuato da un operatore commerciale» sono inserite le seguenti: «Salvo che il fatto costituisca re­ato,».

 

3. Fermo restando quanto previsto dal­l'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modifi­cazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, come modificato, da ultimo, dal comma 2 del presente articolo, e salvo che il fatto co­stituisca reato, è prevista la confisca ammi­nistrativa dei locali ove vengono prodotti, depositati, detenuti per la vendita o venduti i materiali contraffatti, salvaguardando il di­ritto del proprietario in buona fede.

3. Identico.

4. All'articolo 1 del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modi­ficazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, dopo il comma 8 è inserito il se­guente:

Soppresso

«8-bis. Fermo restando il disposto dell'articolo 51 del codice penale, non sono punibili gli ufficiali di polizia che, nell'ambito di indagini per il contrasto della circolazione e della vendita di merci contraffatte, al solo fine di acqui­sire elementi di prova, acquistano, rice­vono, occultano o comunque si intro­mettono nel fare acquistare, ricevere od occultare le merci suddette. Delle opera­zioni avviate è data immediata notizia al­l'autorità giudiziaria; questa, a richiesta degli ufficiali di polizia giudiziaria, può, con decreto motivato, differire il seque­stro delle merci contraffatte fino alla conclusione delle indagini. L'organo procedente trasmette motivato rapporto all'autorità giudiziaria entro quarantotto ore».

 

5. All'articolo 4, comma 49, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

4. Identico.

     a) al secondo periodo sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «ovvero l'uso di marchi di aziende italiane su prodotti o merci non originari dell'Italia ai sensi della normativa europea sull'origine senza l'indi­cazione precisa, in caratteri evidenti, del loro Paese o del loro luogo di fabbricazione o di produzione, o altra indicazione suffi­ciente ad evitare qualsiasi errore sulla loro effettiva origine estera»;

 

     b) è aggiunto, in fine, il seguente pe­riodo: «Le false e le fallaci indicazioni di provenienza o di origine non possono co­munque essere regolarizzate quando i pro­dotti o le merci siano stati già immessi in libera pratica».

 

 

 

 

L’articolo 17, modificato nel corso dell’esame al Senato,reca misure volte al contrasto della contraffazione.

In particolare, il comma 1, con la novella dell’art. 9, comma 1, della legge n. 146 del 2006 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale), estendeanche alle indagini per i delitti di contraffazione di cui agli artt. 473 e 474 c.p. (modificati dall’art. 15 del disegno di legge in commento) la disciplina delle c.d. indagini sottocopertura.

 

L’articolo 9 della legge n. 146 del 2006 introduce una disciplina unitaria delle “operazioni sotto copertura” provvedendo all’abrogazione espressa delle norme allora vigenti in materia. Tali operazioni consistono in attività di tipo investigativo affidate in via esclusiva ad ufficiali di polizia giudiziaria, infiltrati sotto falsa identità negli ambienti malavitosi al fine di reperire prove e accertare responsabilità. Fermo restando quanto dettato dall’art. 51 c.p. in materia di esercizio di un diritto o adempimento di un dovere, l’art. 9 prevede la non punibilità di ufficiali di polizia giudiziaria della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, appartenenti alle strutture specializzate o alla Direzione investigativa antimafia, quando – anche per interposta persona – e nei limiti delle proprie competenze, nel corso di specifiche operazioni di polizia ed al solo fine di acquisire elementi di prova per una serie di delitti, danno rifugio o comunque prestano assistenza agli associati, acquistano, ricevono, sostituiscono od occultano denaro, armi, documenti, stupefacenti, beni ovvero cose che sono oggetto, prodotto, profitto o mezzo per commettere il reato o altrimenti ostacolano l’individuazione della loro provenienza o ne consentono l’impiego. Nel corso di tali operazioni, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria possono utilizzare documenti, identità o indicazioni di copertura anche per attivare o entrare in contatto con soggetti e siti nelle reti di comunicazione, informandone il pubblico ministero al più presto e comunque entro le quarantotto ore dall'inizio delle attività.

 

Il comma 2 apporta modifiche all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35[67], che qualifica come illecito amministrativo l’incauto acquisto di beni prodotti in violazione delle norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà intellettuale.


 

Normativa vigente

AC. 1441-ter-B

D.L. 14 marzo 2005, n. 35

Disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico,
sociale e territoriale

(convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80)

Art. 1, comma 7

Art. 1, comma 7

Salvo che il fatto costituisca reato, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro fino a 10.000 euro l'acquisto o l'accettazione, senza averne prima accertata la legittima provenienza, a qualsiasi titolo di cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l'entità del prezzo, in­ducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e prove­nienza dei prodotti ed in materia di pro­prietà intellettuale.

La sanzione di cui al presente comma si applica anche a coloro che si adoperano per fare acquistare o ri­cevere a qualsiasi titolo alcuna delle cose suindicate, senza averne prima accertata la legittima provenienza.

In ogni caso si procede alla confisca amministrativa delle cose di cui al pre­sente comma. Restano ferme le norme di cui al decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70.

Qualora l'acquisto sia effettuato da un operatore commerciale o importatore o da qualunque altro soggetto diverso dal­l'acquirente finale, la sanzione ammini­strativa pecuniaria è stabilita da un mi­nimo di 20.000 euro fino ad un milione di euro.

 

Le sanzioni sono applicate ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689.

Fermo restando quanto previsto in or­dine ai poteri di accertamento degli uffi­ciali e degli agenti di polizia giudiziaria dall'articolo 13 della citata legge n. 689 del 1981, all'accertamento delle violazioni provvedono, d'ufficio o su denunzia, gli organi di polizia amministrativa.

E’ punito con la sanzione amministra­tiva pecuniaria da 100 euro fino a 7.000 euro l'acquirente finale che acquista a qualsiasi titolo cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l'entità del prezzo, inducano a rite­nere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei pro­dotti ed in materia di proprietà indu­striale.

 

 

 

 

 

 

 

 

In ogni caso si procede alla confisca amministrativa delle cose di cui al pre­sente comma. Restano ferme le norme di cui al decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70.

Salvo che il fatto costituisca reato, qualora l'acquisto sia effettuato da un operatore commerciale o importatore o da qualunque altro soggetto diverso dal­l'acquirente finale, la sanzione ammini­strativa pecuniaria è stabilita da un mi­nimo di 20.000 euro fino ad un milione di euro.

Le sanzioni sono applicate ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689.

Fermo restando quanto previsto in or­dine ai poteri di accertamento degli uffi­ciali e degli agenti di polizia giudiziaria dall'articolo 13 della citata legge n. 689 del 1981, all'accertamento delle violazioni provvedono, d'ufficio o su denunzia, gli organi di polizia amministrativa.

 

 

In sintesi, la nuova norma, risultante dalle modifiche, prevede:

§      la sola punibilità a titolo amministrativo dell’incauto acquisto da parte dell’acquirente finale di prodotti in violazione della disciplina sulla proprietà industriale (anziché intellettuale);

§      l’irrogabilità della sanzione a prescindere dall’accertamento da parte dell’acquirente della legittima provenienza delle cose;

§      la diminuzione della sanzione amministrativa da irrogare, fissata tra 100 e 7.000 euro (in luogo di quella attuale da 500 a 10.000);

§      che non sia più sanzionato chi si adopera per fare acquistare o ricevere a qualsiasi titolo alcuna delle cose suindicate, senza averne prima accertata la legittima provenienza;

§      la conferma della sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 20.000 euro fino ad un milione di euro, per l’ipotesi di acquisto effettuato da un operatore commerciale o importatore o da qualunque altro soggetto diverso dall'acquirente finale, con l’introduzione della clausola “salvo che il fatto costituisca reato”.

 

Il comma 3 stabilisce che, fermo restando quanto previsto dall’art. 1, comma 7, del decreto-legge 35/2005 (v. sopra) e salvo che il fatto costituisca reato, si proceda a confisca amministrativa dei locali ove vengono prodotti, depositati, detenuti per la vendita o venduti i materiali contraffatti, salvaguardando il diritto del proprietario in buona fede.

 

L’originario comma 4, approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati è stato soppresso nel corso dell’esame al Senato.

 

La disposizione aggiungeva il comma 8-bis all’art. 1 del suddetto decreto-legge 35/2005, ai sensi del quale, fermo restando il disposto dell’art. 51 c.p. (che reca la scriminante dell'adempimento di un dovere), non erano punibili gli ufficiali di polizia che, nell’ambito di indagini per il contrasto della circolazione e della vendita di merci contraffatte, al solo fine di acquisire elementi di prova, acquistassero, ricevessero, occultassero o comunque si intromettessero nel fare acquistare, ricevere od occultare le merci suddette.

 

L’attuale comma 4 apporta modifiche all’art. 4, comma 49, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria 2004)[68], in tema di tutela del made in Italy.

 

La disposizione attualmente prevede che l'importazione e l'esportazione a fini di commercializzazione, ovvero la commercializzazione o la commissione di atti diretti in modo non equivoco alla commercializzazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza o di origine costituisce reato, sanzionato a norma dell’art. 517 c.p. La norma precisa che la stampigliatura «made in Italy» su prodotti e merci non originari dall'Italia ai sensi della normativa europea sull'origine costituisce falsa indicazione, al pari dell’uso di segni, figure, o quant'altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana, incluso l'uso fallace o fuorviante di marchi aziendali ai sensi della disciplina sulle pratiche commerciali ingannevoli.

La fallace indicazione delle merci può essere sanata sul piano amministrativo con l'asportazione a cura ed a spese del contravventore dei segni o delle figure o di quant'altro induca a ritenere che si tratti di un prodotto di origine italiana. La falsa indicazione sull'origine o sulla provenienza di prodotti o merci può essere sanata sul piano amministrativo attraverso l'esatta indicazione dell'origine o l'asportazione della stampigliatura «made in Italy».

 

Il disegno di legge in esame stabilisce che:

§      costituisce fallace indicazione di provenienza o di origine (ed è dunque punibile ai sensi dell'art. 517 c.p. per il quale si rinvia al commento all’articolo 15 del d.d.l.) anche l’uso di marchi di aziende italiane su prodotti o merci non originari dell’Italia ai sensi della normativa europea sull’origine senza l’indicazione precisa, in caratteri evidenti, del loro Paese o del loro luogo di fabbricazione o di produzione, o altra indicazione sufficiente ad evitare qualsiasi errore sulla loro effettiva origine estera.

§      le false e le fallaci indicazioni di provenienza o di origine non possono comunque essere regolarizzate quando i prodotti o le merci siano stati già immessi in libera pratica.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Si veda la scheda relativa all’articolo 15, paragrafo “Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE”.

 


 

Articolo 18
(Azioni a tutela della qualità delle produzioni agroalimentari, della pesca e dell’acquacoltura e per il contrasto alla contraffazione dei prodotti agroalimentari ed ittici)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 18
(Azioni a tutela della qualità delle produ­zioni agroalimentari, della pesca e del­l'acquacoltura e per il contrasto alla con­traffazione dei prodotti agroalimentari
ed ittici)

 

 

 

1. Al fine di rafforzare le azioni volte a tutelare la qualità delle produzioni agro­alimentari, della pesca e dell'acquacol­tura e a contrastare le frodi in campo agroalimentare e nella filiera ittica non­ché la commercializzazione di specie it­tiche protette ovvero prive delle infor­mazioni obbligatorie a tutela del consu­matore, per gli anni 2009-2011 il Mini­stero delle politiche agricole alimentari e forestali promuove le iniziative necessa­rie per assicurare la qualità delle produ­zioni e dei prodotti immessi al consumo nel territorio nazionale.

 

2. All'attuazione del comma 1 il Mini­stero provvede ai sensi dei commi 4-bis e 4-ter dell'articolo 4 del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, e, limitatamente alle attività di con­trollo, con il coordinamento dell'Ispetto­rato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari, attraverso il Comando carabinieri politiche agricole e alimentari, il Corpo forestale dello Stato e il Corpo delle capitanerie di porto-guardia costiera, nell'ambito delle rispet­tive competenze.

 

3. Entro il 30 aprile di ogni anno, il Ministero delle politiche agricole alimen­tari e forestali trasmette alle Camere una relazione nella quale illustra, con riferi­mento all'anno precedente, le iniziative assunte a tutela della qualità delle pro­duzioni agroalimentari, della pesca e dell'acquacoltura, con specifico ri­guardo:

 

     a) alle iniziative di formazione e di informazione;

 

     b) alle attività di controllo effet­tuate, distinguendo quelle rivolte alle produzioni di qualità regolamentata e quelle effettuate nei singoli settori pro­duttivi;

 

     c) agli illeciti riscontrati nelle atti­vità di controllo, indicando le contesta­zioni amministrative sollevate, i seque­stri effettuati e le notizie di reato inviate, anche con specifico riguardo al reato di cui all'articolo 517-quater del codice pe­nale, introdotto dall'articolo 15, comma 1, lettera e), della presente legge.

 

4. Nella relazione di cui al comma 3, il Ministero dà un quadro complessivo delle tendenze del settore agroalimen­tare italiano nel contesto internazionale, prospettando le modifiche alla normativa vigente che ritenga necessarie per ga­rantire la qualità delle produzioni e dei prodotti.

 

5. Per potenziare l'azione di contrasto alle frodi e di monitoraggio della produ­zione dell'olio di oliva e delle olive da ta­vola, tenuto conto di quanto previsto nel regolamento (CE) n. 2153/2005 della Commissione, del 23 dicembre 2005, i frantoi oleari hanno l'obbligo di comuni­care all'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), nell'ambito di quanto previsto dall'articolo 20 della legge 6 febbraio 2007, n. 13, anche le in­formazioni relative all'origine del pro­dotto trasformato.

 

6. L'AGEA, quale organismo di coor­dinamento e controllo ai sensi del rego­lamento (CE) n. 1290/2005 del Consiglio, del 21 giugno 2005, definisce il dettaglio dei dati da fornire per ciascuna azienda agricola nonché le regole di registra­zione e di controllo delle informazioni di cui al comma 5 e, nell'ambito dei servizi del Sistema informativo agricolo nazio­nale (SIAN), realizza e mette a disposi­zione dei soggetti della filiera interessati alla tracciabilità del prodotto le funzioni di alimentazione e fruizione dei dati so­pra individuati, provvedendo, anche me­diante specifici accordi di servizio con le unioni riconosciute dei frantoiani e dei produttori, alla diffusione dei servizi.

 

7. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a euro 14 mi­lioni per l'anno 2009, si provvede me­diante corrispondente riduzione delle ri­sorse dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1-bis, comma 2, del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, relativa al Fondo per l'attua­zione di interventi e misure nazionali nel settore agricolo e agroalimentare. Le ri­sorse necessarie all'attuazione dei commi 1, 2, 3 e 4, quantificate in euro 7 milioni per l'anno 2009, per iniziative volte a garantire la qualità ed il monito­raggio delle produzioni agricole ed agroalimentari e in euro 2 milioni per l'anno 2009, per le iniziative volte a ga­rantire le attività di controllo per la qua­lità e di monitoraggio della filiera ittica, vengono assegnate dall'AGEA secondo le modalità di cui al comma 4-ter dell'ar­ticolo 4 del citato decreto-legge n. 2 del 2006. La complessiva dotazione di euro 14 milioni per l'anno 2009 può essere in­crementata mediante corrispondente riassegnazione dei contributi versati al­l'entrata del bilancio dello Stato da parte delle regioni e di altri enti e organismi pubblici, secondo modalità stabilite con apposite convenzioni. Per l'attuazione dei commi 5 e 6 è istituito, nello stato di previsione dell'AGEA, un fondo denomi­nato «Fondo per la tracciabilità dei pro­dotti olio d'oliva e olive da tavola» alla cui dotazione si provvede per euro 5 mi­lioni per l'anno 2009. Con specifico rife­rimento alle sole attività di controllo sulla pesca e sull'acquacoltura, è auto­rizzata la spesa di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011 da de­stinare a favore del Corpo delle capita­nerie di porto - guardia costiera al fine di garantire lo svolgimento delle relative attività operative. All'onere derivante dal periodo precedente si provvede a valere sul fondo di cui all'articolo 5, comma 4, del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, come ride­terminato ai sensi dell'articolo 60, comma 8, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modifica­zioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

 

 

L’articolo 18 è volto a promuovere per il triennio 2009-2011 le attività del dicastero agricolo, comprese quelle di controllo, al fine di meglio tutelare la qualità delle produzioni agroalimentari, incluse quelle provenienti dalla filiera ittica, immesse al consumo sul territorio nazionale.

 

Il comma 2 definisce le modalità operative dell’azione ministeriale che per la identificazione e registrazione degli animali e la tracciabilità dei prodotti dovrà avvalersi della società consortile Consorzio Anagrafe Animale - CO.AN.AN. (di cui ai commi 4-bis e 4-ter dell’articolo 4 decreto-legge n. 2/2006) quale ente strumentale di assistenza tecnica al sistema nazionale delle anagrafi animali e della tracciabilità degli alimenti; per quanto attiene all’attività di controllo il Ministero dovrà fare ricorso al Comando carabinieri politiche agricole e alimentari, al Corpo forestale dello Stato ed alla guardia costiera del Corpo della capitanerie di porto, ciascuno per quanto di propria competenza ma con il coordinamento dell’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari[69].

 

I commi 3 e 4 sono diretti a tenere informato il Parlamento sia dell’azione governativa svolta a tutela della qualità, che delle tendenze del settore e delle correlate modifiche al quadro legislativo che si renderebbero necessarie.

Le disposizioni impegnano il Governo a trasmettere annualmente, entro il 30 aprile, una relazione al Parlamento nella quale siano illustrate:

§      le iniziative di formazione e informazione;

§      l’attività di controllo svolta distinguendo fra quella relativa ai prodotti di qualità regolamentata (DOP, IGP, produzioni biologiche, specialità tradizionali), e quella svolta sui singoli settori merceologici;

§      i fatti emersi in sede di controllo indicando gli illeciti riscontrati, le contestazioni amministrative sollevate, i sequestri disposti e le notizie di reato inviate. In merito a queste ultime la norma in commento rinvia alle nuove disposizioni del codice penale che l’art. 15 del provvedimento in esame introduce: il nuovo art. 517-quater c.p., integrando il D.Lgs. n. 297/04 che definisce il quadro sanzionatorio di tutela delle denominazioni protette con la quantificazione delle sanzioni amministrative pecuniarie da applicare, introduce infatti nuove figure di reato sanzionate con la reclusione.

La relazione dovrà inoltre fornire il quadro delle tendenze del settore nazionale posto in relazione con il contesto internazionale, prospettando conseguentemente le modifiche normative che si renderebbero necessarie per garantire la qualità di prodotti e produzioni.

 

I commi 5 e 6 introducono l’obbligo per i frantoi di comunicare all’AGEA l’origine delle olive trattate allo scopo sia di combattere le frodi che di monitorare la produzione.

In proposito viene richiamato il reg. (CE) n. 2153/2005 che definisce il regime di aiuto all'ammasso privato di olio di oliva. Tale provvedimento è stato abrogato e sostituito dal reg. (CE) n. 826/2008[70] che per la concessione dell’aiuto richiede che il prodotto risponda ai seguenti requisiti: sia di qualità sana, leale e mercantile e di origine comunitaria (allegato I, primo capoverso).

Il nuovo dato dovrà integrare la comunicazione che i frantoi (e le imprese di trasformazione) sono tenuti a trasmettere all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura – AGEA- ai sensi dell’articolo 20 della legge n. 13/2007 in materia di produzione di olio di oliva e di olive da tavola.

La comunicazione di cui sopra è diretta a consentire all’Italia di trasmettere alla Commissione le informazioni richieste dall’art. 6 del reg. 2153 (ora allegato III del reg. 826) relativamente ai prezzi medi rilevati ed alle stime sulla produzione di olio d’oliva e di olive da tavola.

La definizione in dettaglio dei dati che dovranno essere trasmessi è attribuita all’AGEA che dovrà anche consentire agli operatori della filiera, che ne abbiano interesse, di accedere attraverso il Sistema informativo agricolo nazionale – Sian- alle funzioni di alimentazione e fruizione dei dati raccolti.

 

Il comma 7 quantifica gli oneri derivanti dall’attuazione dei commi 1-6 dell’articolo in esame in complessivi 14 milioni di euro per l’anno 2009, di cui:

§         9 milioni sono diretti all’attuazione dei commi 1-4 e specificamente destinati all’AGEA e finalizzati all’attività di monitoraggio e controllo della qualità delle produzioni agroalimentari (per 7 milioni) e della qualità della filiera ittica (per 2 milioni);

§         5 milioni sono destinati all’attuazione dei commi 5-6, e diretti all’istituzione di “Fondo per la tracciabilità dei prodotti olio d’oliva e olive da tavola” da istituirsi nello stato di previsione dell’AGEA.

 

Agli oneri pari di 14 milioni per il 2009, si provvede a valere sul Fondo per l’attuazione di interventi e misure nazionali nel settore agricolo e agroalimentare, di cui all’articolo 1-bis, comma 2, del decreto legge n. 2/2006 [71], istituito nello stato di previsione dell’AGEA.

 

L’articolo 1-bis, comma 2 del citato decreto legge n. 2/2006, ha previsto che le somme assegnate all'AGEA, destinate all'attuazione di interventi e misure sul mercato agricolo, affluiscono all'apposito conto corrente n. 20082 acceso presso la Tesoreria centrale dello Stato e intestato all'AGEA medesima. Nell'ambito dello stato di previsione dell' AGEA è stato quindi istituito per l'anno 2006 un apposito capitolo in entrata "Entrate destinate al Fondo per l'attuazione di interventi e misure nazionali nel settore agricolo e agroalimentare”, e un corrispondente capitolo alla spesa denominato “Fondo per l'attuazione di interventi e misure nazionali nel settore agricolo e agroalimentare”. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, sono individuati gli interventi e le misure da attuare utilizzando le risorse iscritte in tale Fondo.

Da informazioni ricevute dall’AGEA, il predetto Fondo ha una disponibilità nell’anno 2009 non inferiore a 40 milioni di euro, e tali somme sono iscritte in conto residui.

 

Il comma 7 prevede che la dotazione complessiva di 14 milioni per l'anno 2009 può essere incrementata mediante riassegnazione dei contributi versati all'entrata del bilancio dello Stato da parte delle regioni e di altri enti e organismi pubblici, secondo modalità stabilite con apposite convenzioni.

 

Il comma 7, infine, autorizza una spesa di 2 milioni per l’anno 2010 e per l’anno 2011 finalizzata alle Capitanerie di porto per l’espletamento delle attività operative di controllo sulle attività di pesca e acquacoltura.

Alla copertura dell’onere di 2 milioni di euro per il 2010 e per il 2011 si provvede a valere sul Fondo per il reintegro delle dotazioni finanziarie dei programmi di spesa di cui all'articolo 5, comma 4, del D.L. n. 93/2008 [72].

 

L'articolo 5, comma 4, del decreto-legge n. 93/2008 ha istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze un fondo da utilizzare a reintegro delle dotazioni finanziarie dei programmi di spesa del bilancio statale. L'utilizzo del fondo è disposto con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro competente, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.

Nella legge di bilancio 2009 (legge n. 204/2008) [73] il Fondo è iscritto nel capitolo 3076 (U.p.b.1.2.3, Missione “Politiche economiche e di bilancio”, Programma “Programmazione economico finanziaria e politiche di bilancio”).

 

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Qualità dei prodotti agricoli

Il 28 maggio 2009 la Commissione ha presentato la comunicazione sulla politica di qualità dei prodotti agricoli (COM (2009) 234) in cui avanza proposte per migliorare la comunicazione tra produttori, acquirenti e consumatori sulla qualità dei prodotti agricoli; accrescere la coerenza degli strumenti della politica di qualità dei prodotti agricoli; rendere i vari sistemi di certificazione ed etichettatura più facili da capire e usare per agricoltori, produttori e consumatori.

La comunicazione è stata elaborata sulla base dei 560 contributi ricevuti dal 15 ottobre al 31 dicembre 2008 in risposta al libro verde della Commissione sulla qualità dei prodotti agricoli (COM (2008) 641) e dei risultati della conferenza ad alto livello sulla politica di qualità dei prodotti agricoli organizzata dalla Presidenza ceca nel mese di marzo 2009.

Nella comunicazione la Commissione propone in particolare di:

§      estendere l’etichettatura, fissando criteri per le indicazioni di qualità e rendendo obbligatoria l'indicazione del luogo di produzione;

§      esaminare l’opportunità di introdurre specifici termini per “prodotto di montagna” e “prodotto tradizionale”. Quest’ultimo potrebbe sostituire l’attuale regime delle “specialità tradizionali garantite” (STG);

§      istituire un unico registro per tutte le indicazioni geografiche (per i vini, le bevande alcoliche e i prodotti agricoli e alimentari), preservando la specificità di ciascun regime;

§      migliorare le condizioni del commercio su scala UE dei prodotti biologici;

§      aumentare a livello internazionale la tutela delle indicazioni geografiche - denominazione di origine protetta (DOP) e indicazione geografica protetta (IGP) - e contribuire allo sviluppo di disposizioni internazionali per le norme di commercializzazione e i prodotti biologici;

§      elaborare orientamenti in materia di “buone pratiche” per i sistemi di certificazione privati, al fine di ridurre la potenziale confusione dei consumatori e gli oneri amministrativi per gli agricoltori.

Nuovi prodotti alimentari

Il 14 gennaio 2008 la Commissione ha presentato una proposta di regolamento sui nuovi prodotti alimentari (COM(2007)872).

La proposta mira a garantire la sicurezza degli alimenti, a proteggere la salute umana e a garantire il funzionamento del mercato interno degli alimenti. A tal fine, essa intende snellire la procedura di autorizzazione, sviluppare un sistema più efficace di valutazione della sicurezza degli alimenti tradizionali provenienti dai Paesi terzi, considerati come nuovi prodotti alimentari ai sensi del regolamento attuale, e chiarire la definizione di nuovi prodotti alimentari, includendo le nuove tecnologie con un impatto sugli alimenti, nonché il campo d’applicazione del regolamento sui nuovi prodotti alimentari.

Il 25 marzo 2009 il Parlamento europeo ha esaminato la proposta in prima lettura, approvando alcuni emendamenti parzialmente accolti dalla Commissione. La proposta passa ora all’esame del Consiglio dell’UE, nell’ambito della procedura di codecisione.

Acquacoltura

L’8 aprile 2009 la Commissione ha presentato una comunicazione sullo sviluppo dell’acquacoltura in Europa (COM(2009)162), nella quale esamina le cause del ristagno della produzione acquicola europea e le modalità per migliorare la competitività, la sostenibilità e la governance del settore.

La comunicazione affronta tra l’altro il tema della compatibilità tra l’acquacoltura e l’ambiente, nonché della qualità e sicurezza dei prodotti, attraverso il rispetto della normativa comunitaria in materia di acque, la disponibilità di mangimi di elevata qualità, la tutela del benessere degli animali allevati, il miglioramento della sorveglianza da parte delle autorità preposte.

Il Consiglio ha svolto un primo esame della comunicazione della Commissione il 24 aprile 2009 e si prefigge di adottare conclusioni in una prossima riunione, nel mese di giugno.

 


 

Articolo 19
(Proprietà industriale)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 11
(Proprietà industriale)

Articolo 19
(Proprietà industriale)

 

 

1. All'articolo 47 del codice della pro­prietà industriale, di cui al decreto legisla­tivo 10 febbraio 2005, n. 30, è aggiunto, in fine, il seguente comma:

1. Identico.

«3-bis. Per i brevetti di invenzione e per i modelli di utilità, il deposito nazionale in Ita­lia dà luogo al diritto di priorità anche ri­spetto a una successiva domanda nazio­nale depositata in Italia, in relazione a ele­menti già contenuti nella domanda di cui si rivendica la priorità».

 

2. All'articolo 120 del citato codice di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, il comma 1 è sostituito dal seguente:

2. Identico.

«1. Le azioni in materia di proprietà in­dustriale i cui titoli sono concessi o in corso di concessione si propongono avanti l'auto­rità giudiziaria dello Stato, qualunque sia la cittadinanza, il domicilio o la residenza delle parti. Se l'azione di nullità o quella di con­traffazione sono proposte quando il titolo non è stato ancora concesso, la sentenza può essere pronunciata solo dopo che l'Uf­ficio italiano brevetti e marchi ha provveduto sulla domanda di concessione, esaminan­dola con precedenza rispetto a domande presentate in data anteriore. Il giudice, te­nuto conto delle circostanze, dispone la so­spensione del processo, per una o più volte, fissando con il medesimo provvedi­mento l'udienza in cui il processo deve pro­seguire».

 

 

3. All'articolo 122 del citato codice di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

     a) il comma 1 è sostituito dal se­guente:

«1. Fatto salvo il disposto dell'articolo 118, comma 4, l'azione diretta ad otte­nere la dichiarazione di decadenza o di nullità di un titolo di proprietà industriale può essere esercitata da chiunque vi abbia interesse e promossa d'ufficio dal pubblico ministero. In deroga all'articolo 70 del codice di procedura civile l'inter­vento del pubblico ministero non è ob­bligatorio»;

 

     b) ai commi 6 e 8, la parola: «di­ritti» è sostituita dalla seguente: «titoli».

 

4. Le disposizioni di cui al comma 3 si applicano anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.

3. L'articolo 134 del citato codice di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, è sostituito dal seguente:

5. Identico.

«Art. 134. - (Norme in materia di com­petenza). - 1. Sono devoluti alla cognizione delle sezioni specializzate previste dal de­creto legislativo 27 giugno 2003, n. 168:

 

     a) i procedimenti giudiziari in materia di proprietà industriale e di concorrenza sleale, con esclusione delle sole fattispecie che non interferiscono, neppure indiretta­mente, con l'esercizio dei diritti di proprietà industriale, nonché in materia di illeciti affe­renti all'esercizio dei diritti di proprietà indu­striale ai sensi della legge 10 ottobre 1990, n. 287, e degli articoli 81 e 82 del Trattato che istituisce la Comunità europea, la cui cognizione è del giudice ordinario, e in ge­nerale in materie che presentano ragioni di connessione, anche impropria, con quelle di competenza delle sezioni specializzate;

 

     b) le controversie nelle materie disci­plinate dagli articoli 64, 65, 98 e 99 del pre­sente codice;

 

     c) le controversie in materia di inden­nità di espropriazione dei diritti di proprietà industriale, di cui conosce il giudice ordina­rio;

 

     d) le controversie che abbiano ad og­getto i provvedimenti del Consiglio dell'or­dine di cui al capo VI di cui conosce il giu­dice ordinario».

 

4. L'articolo 239 del citato codice di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, è sostituito dal seguente:

6. Identico.

«Art. 239. - (Limiti alla protezione accor­data dal diritto d'autore). - 1. La protezione accordata ai disegni e modelli ai sensi del­l'articolo 2, numero 10), della legge 22 aprile 1941, n. 633, non opera nei soli con­fronti di coloro che, anteriormente alla data del 19 aprile 2001, hanno intrapreso la fab­bricazione, l'offerta o la commercializza­zione di prodotti realizzati in conformità con disegni o modelli che erano oppure erano divenuti di pubblico dominio. L'attività in tale caso può proseguire nei limiti del preuso. I diritti di fabbricazione, di offerta e di com­mercializzazione non possono essere tra­sferiti separatamente dall'azienda».

 

5. Il comma 2 dell'articolo 245 del citato codice di cui al decreto legislativo 10 feb­braio 2005, n. 30, è sostituito dal seguente:

7. All'articolo 245 del citato codice di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, sono apportate le seguenti modifica­zioni:

     a) il comma 2 è sostituito dal se­guente:

«2. Le controversie in grado d'appello nelle materie di cui all'articolo 134, iniziate dopo la data di entrata in vigore del pre­sente codice, restano devolute alla cogni­zione delle sezioni specializzate di cui al decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168, anche se il giudizio di primo grado o il giu­dizio arbitrale sono iniziati o si sono svolti secondo le norme precedentemente in vi­gore, a meno che non sia già intervenuta nell'ambito di essi una pronuncia sulla competenza».

«2. Identico»;

 

     b) il comma 3 è sostituito dal se­guente:

 

«3. Le procedure di reclamo e le cause di merito nelle materie di cui al­l'articolo 134, iniziate dopo la data di en­trata in vigore del presente codice, re­stano devolute alla cognizione delle se­zioni specializzate di cui al decreto legi­slativo 27 giugno 2003, n. 168, anche se riguardano misure cautelari concesse secondo le norme precedentemente in vigore».

6. La disposizione di cui all'articolo 120, comma 1, del citato codice di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, come sostituito dal comma 2 del presente articolo, si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge. La disposizione di cui all'articolo 134 del citato codice di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, come sostituito dal comma 3 del presente articolo, si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a meno che non sia già intervenuta nell'am­bito di essi una pronuncia sulla compe­tenza.

8. La disposizione di cui all'articolo 120, comma 1, del citato codice di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, come sostituito dal comma 2 del presente articolo, si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge. La disposizione di cui all'articolo 134 del citato codice di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, come sostituito dal comma 5 del presente articolo, si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a meno che non sia già intervenuta nell'am­bito di essi una pronuncia sulla compe­tenza.

7. L'articolo 3 del decreto del Ministro dello sviluppo economico 3 ottobre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 250 del 26 ottobre 2007, è abrogato.

9. Identico.

8. Presso il Ministero dello sviluppo eco­nomico è istituito il Consiglio nazionale anti­contraffazione, con funzioni di coordina­mento delle azioni intraprese da ogni am­ministrazione al fine di migliorare l'insieme dell'azione di contrasto della contraffazione a livello nazionale. Sono inoltre attribuiti allo stesso Consiglio i seguenti compiti:

10. Presso il Ministero dello sviluppo economico è istituito il Consiglio nazionale anticontraffazione, con funzioni di indirizzo, impulso e coordinamento delle azioni strategiche intraprese da ogni amministra­zione, al fine di migliorare l'insieme dell'a­zione di contrasto della contraffazione a li­vello nazionale.

     a) monitorare i fenomeni in materia di violazione dei diritti di proprietà indu­striale, nonché di proprietà intellettuale limitatamente ai disegni e modelli;

 

     b) studiare misure volte a contra­stare la violazione dei diritti di proprietà industriale e intellettuale che realizzino un enforcement effettivo dei diritti di proprietà industriale;

 

     c) sensibilizzare le imprese sui di­ritti e doveri della proprietà industriale, facilitando la conoscenza della regola­mentazione dei Paesi esteri con un'in­formativa continua, nonché assistere le imprese per la tutela contro le pratiche commerciali sleali;

 

     d) monitorare i fenomeni in mate­ria di contraffazione dei prodotti agroa­limentari e studiare misure specifiche per potenziare l'attività di contrasto della contraffazione agroalimentare che rie­scano ad innalzare effettivamente il li­vello di protezione per i consumatori e i produttori;

 

     e) coordinare e monitorare l'atti­vità di controllo nel settore agroalimen­tare biologico;

 

     f) sviluppare azioni di sensibilizza­zione dei consumatori e dei lavoratori;

 

     g) elaborare ogni anno un piano d'azione in materia di lotta alla contraf­fazione effettuando un monitoraggio e una valutazione dei risultati;

 

     h) favorire azioni di coordinamento con altre strutture omologhe di Paesi esteri.

 

(Si veda il comma 12)

11. Il Consiglio nazionale anticontraffa­zione è presieduto dal Ministro dello svi­luppo economico o da un rappresentante da lui designato. Al fine di garantire la rap­presentanza degli interessi pubblici e privati e assicurare le necessarie sinergie tra am­ministrazione pubblica e imprese, il Consi­glio è composto da un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico, da un rappresentante del Ministero dell'econo­mia e delle finanze, da un rappresentante del Ministero degli affari esteri, da un rap­presentante del Ministero della difesa, da un rappresentante del Ministero delle politi­che agricole alimentari e forestali, da un rappresentante del Ministero dell'interno, da un rappresentante del Ministero della giu­stizia, da un rappresentante del Ministero per i beni e le attività culturali e da un rappresentante del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali. Il Consiglio può invitare a partecipare ai pro­pri lavori, in ragione dei temi trattati, rappre­sentanti di altre amministrazioni pubbli­che nonché delle categorie di imprese, lavoratori e consumatori.

9. Il Consiglio nazionale anticontraf­fazione delibera altresì in ordine alle modalità di svolgimento da parte delle aziende interessate, in regime di auto­controllo e con procedure di campiona­mento e metodi conformi alle vigenti di­sposizioni, dei prelievi e delle determi­nazioni necessari per il controllo perio­dico della produzione e della verifica dei limiti chimico-analitici, nel rispetto dei criteri stabiliti nel regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 aprile 1975, n. 428, anche ai fini della presentazione, all'atto dell'operazione doganale, della dichiarazione di sussi­stenza dei requisiti di idoneità all'espor­tazione ai sensi della legge 10 marzo 1969, n. 96.

Soppresso

10. La deliberazione di cui al comma 9 è adottata con decreto del Ministro dello sviluppo economico.

Soppresso

(Si veda il comma 13)

12. Le modalità di funzionamento del Consiglio nazionale anticontraffazione sono definite con decreto del Ministro dello svi­luppo economico, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze, degli affari esteri, della difesa, delle politiche agricole alimentari e forestali, dell'interno, della giu­stizia, per i beni e le attività culturali e del lavoro, della salute e delle politiche so­ciali. Le attività di segreteria sono svolte dalla Direzione generale per la lotta alla contraffazione - Ufficio italiano brevetti e marchi.

(Si veda il comma 14)

13. La partecipazione al Consiglio na­zionale anticontraffazione non dà luogo alla corresponsione di compensi, emolumenti, indennità o rimborsi spese. All'attuazione dei commi da 10 a 12 si provvede nell'am­bito delle risorse umane, finanziarie e stru­mentali disponibili a legislazione vigente.

11. L'articolo 7 della legge 10 marzo 1969, n. 96, è abrogato.

14. Identico.

12. Il Consiglio nazionale anticontraffa­zione è presieduto dal Ministro dello svi­luppo economico o da un rappresentante da lui designato. Al fine di garantire la rap­presentanza degli interessi pubblici e privati e assicurare le necessarie sinergie tra am­ministrazione pubblica e imprese, il Consi­glio è composto da quattro rappresentanti del Ministero dello sviluppo economico; da tre rappresentanti del Ministero dell'econo­mia e delle finanze; da un rappresentante del Ministero degli affari esteri; da un rap­presentante del Ministero della difesa; da un rappresentante del Ministero delle politi­che agricole alimentari e forestali; da un rappresentante del Ministero dell'interno e da un rappresentante del Ministero della giustizia. Il Consiglio può invitare a parteci­pare ai propri lavori, in ragione dei temi trattati, rappresentanti delle imprese e dei produttori senza diritto di voto.

(Si veda il comma 11)

13. Le modalità di funzionamento del Consiglio nazionale anticontraffazione sono definite con decreto del Ministro dello svi­luppo economico, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze, degli affari esteri, delle politiche agricole alimentari e forestali, dell'interno, della giustizia e per i beni e le attività culturali. Le attività di se­greteria sono svolte dall'Ufficio italiano bre­vetti e marchi.

(Si veda il comma 12)

14. La partecipazione al Consiglio na­zionale anticontraffazione non dà luogo alla corresponsione di compensi, emolumenti, indennità o rimborsi spese. All'attuazione dei commi da 8 a 13 si provvede nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumen­tali disponibili a legislazione vigente.

(Si veda il comma 13)

15. Il Governo è delegato ad adottare, entro il 30 dicembre 2008, disposizioni cor­rettive o integrative del citato codice di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, come da ultimo modificato dal presente articolo, secondo le modalità e i princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, e previo parere delle com­petenti Commissioni parlamentari, nonché nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri di­rettivi:

15. Il Governo è delegato ad adottare, entro il 31 dicembre 2009, disposizioni cor­rettive o integrative, anche con riferimento all'aspetto processuale, del citato codice di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, come modificato dalla pre­sente legge, secondo le modalità e i prin­cìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e suc­cessive modificazioni, e previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, non­ché nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

     a) correggere gli errori materiali e i di­fetti di coordinamento presenti nel codice;

     a) identica;

     b) armonizzare la normativa con la disciplina comunitaria e internazionale, in particolare con quella intervenuta successi­vamente all'emanazione del medesimo co­dice di cui al decreto legislativo n. 30 del 2005, e definire le sanzioni da applicare in caso di violazione delle disposizioni recate in materia di protezione giuridica delle in­venzioni biotecnologiche dall'articolo 5 del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 3, con­vertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2006, n. 78;

     b) identica;

     c) introdurre strumenti di semplifica­zione e di riduzione degli adempimenti am­ministrativi;

     c) identica;

     d) prevedere che, nel caso di inven­zioni realizzate da ricercatori universitari o di altre strutture pubbliche di ricerca, l'uni­versità o l'amministrazione attui la proce­dura di brevettazione, acquisendo il relativo diritto sull'invenzione.

     d) identica;

 

     e) riconoscere ai comuni la possibilità di ottenere il riconoscimento di un marchio e utilizzarlo per fini com­merciali per identificare con elementi grafici distintivi il patrimonio culturale, storico, architettonico, ambientale del relativo territorio; lo sfruttamento del marchio a fini commerciali può essere esercitato direttamente dal comune an­che attraverso lo svolgimento di attività di merchandising, vincolando in ogni caso la destinazione dei proventi ad esso connessi al finanziamento delle at­tività istituzionali o alla copertura dei di­savanzi pregressi dell'ente;

 

     f) riconoscere ai comuni la pos­sibilità di ottenere il riconoscimento del marchio in relazione ad un singolo bene storico, architettonico, ambientale che identifica il relativo territorio; l'utilizzo del marchio da parte di qualsiasi sog­getto pubblico o privato è subordinato alla corresponsione dei relativi diritti di proprietà intellettuale al comune titolare; la destinazione dei proventi ottenuti dal­l'utilizzo del marchio è in ogni caso vin­colata al finanziamento delle attività isti­tuzionali o alla copertura dei disavanzi pregressi dell'ente.

16. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Agli adem­pimenti previsti dal presente articolo si provvede nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legi­slazione vigente.

16. Identico.

 

 

L'articolo 19 apporta modifiche al Codice della proprietà industriale (commi 1-8) e istituisce il Consiglio nazionale anticontraffazione (commi 10-13). Esso inoltre delega il Governo ad adottare disposizioni correttive o integrative del citato Codice (comma 15).

 

Come detto, i commi 1-8 modificano alcune disposizioni del Codice della proprietà industriale[74] (di seguito anche il "Codice").

In particolare il comma 1, invariato rispetto al testo approvato dalla Camera, modifica l’art. 47 del Codice, aggiungendo un comma 3-bis in virtù del quale, per i brevetti di invenzione e per i modelli di utilità, il deposito nazionale in Italia dà luogo ad un diritto di priorità anche rispetto ad una domanda nazionale successiva depositata in Italia, in relazione a elementi già contenuti nella domanda di cui si rivendica la priorità.

 

L’art. 47 del Codice reca norme in materia di divulgazioni non opponibili, stabilendo che, per l'applicazione del precedente art. 46[75], una divulgazione dell'invenzione non è presa in considerazione se si è verificata nei sei mesi che precedono la data di deposito della domanda di brevetto e risulta direttamente o indirettamente da un abuso evidente ai danni del richiedente o del suo dante causa. Non è presa, altresì, in considerazione, la divulgazione avvenuta in esposizioni ufficiali o ufficialmente riconosciute ai sensi della Convenzione concernente le esposizioni internazionali, firmata a Parigi il 22 novembre 1928, e successive modificazioni[76]. Per le invenzioni per le quali si è rivendicata la priorità ai sensi delleconvenzioni internazionali, la sussistenza del requisito della novità deve valutarsi con riferimento alla data alla quale risale la priorità. Più specificamente, si rammenta che il citato art. 47 è collocato nella sezione del Codice relativa alle invenzioni (artt. 45-81). Si ricorda, sinteticamente, che il brevetto per invenzioni industriali si rinviene quando si è in presenza di una invenzione nuova - vale a dire di una soluzione nuova ed originale ad un problema tecnico non ancora risolto o risolto con mezzi e metodi diversi - adatta ad essere realizzata e suscettibile di avere un'applicazione su scala industriale. Dagli artt. 46, 48, 49 e 50 del Codice, si desumono i 4 requisiti di brevettabilità delle invenzioni industriali: novità, attività inventiva, industrialità e liceità. Il brevetto viene pertanto concesso a tutela di una invenzione nuova, ossia non compresa nello stato della tecnica, che implichi un’attività inventiva (o originalità) e che sia atta ad avere un’applicazione industriale; inoltre, deve essere lecito e usato in conformità all’ordine pubblico e al buon costume. All’attività inventiva sono riconosciuti diritti di carattere patrimoniale (esclusiva di sfruttamento concessa dal brevetto registrato) e di carattere morale: i primi hanno una durata temporale e sono alienabili, a differenza dei secondi che non sono soggetti a scadenza temporale, non possono essere alienati e consentono di far figurare il proprio nome sul brevetto e sul registro dei brevetti, nonché di agire in giudizio per rivendicare la paternità dell’opera ed opporsi a qualsiasi deformazione e, in genere, a qualsiasi atto a danno dell’opera stessa che possa essere di pregiudizio all’onore o alla reputazione dell’autore. In via generale si segnala, inoltre, che nel Codice viene mantenuta distinta la disciplina delle invenzioni industriali da quella dei modelli di utilità (nonostante tale distinzione non sia contemplata dalla Convenzione sul brevetto europeo). Si segnala, peraltro, che l'art. 85, al comma 2, chiarisce che gli effetti della brevettazione del modello di utilità equivalgono esattamente agli effetti della brevettazione delle invenzioni industriali.

 

Il comma 2, non modificato dal Senato, sostituisce il comma 1 dell’articolo 120 del Codice, in materia di giurisdizione e competenza sulle azioni a tutela della proprietà industriale.

 

Normativa vigente

AC. 1441-ter-B

Decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30
Art. 120, comma 1

1. Le azioni in materia di proprietà industriale i cui titoli sono concessi o in corso di concessione si propongono dinnanzi l'autorità giudiziaria dello Stato, qualunque sia la cittadinanza, il domicilio e la residenza delle parti. Se l'azione di nullità è proposta quando il titolo non è stato ancora concesso, la sentenza può essere pronunciata solo dopo che l'Ufficio italiano brevetti e marchi ha provveduto sulla domanda, esaminandola con precedenza rispetto a domande presentate in data anteriore.

1. Le azioni in materia di proprietà industriale i cui titoli sono concessi o in corso di concessione si propongono avanti l'autorità giudiziaria dello Stato, qualunque sia la cittadinanza, il domicilio o la residenza delle parti. Se l'azione di nullità o quella di contraffazione sono proposte quando il titolo non è stato ancora concesso, la sentenza può essere pronunciata solo dopo che l'Ufficio italiano brevetti e marchi ha provveduto sulla domanda di concessione, esaminandola con precedenza rispetto a domande presentate in data anteriore. Il giudice, tenuto conto delle circostanze, dispone la sospensione del processo, per una o più volte, fissando con il medesimo provvedimento l'udienza in cui il processo deve proseguire.

 

In sintesi, con questo intervento il disegno di legge persegue le seguenti finalità:

§         esplicita che anche in caso di azione di contraffazione, la sentenza può essere pronunciata solo dopo che l'Ufficio italiano brevetti e marchi ha provveduto sulla domanda di concessione del titolo (ciò è ora espressamente previsto solo per quanto concerne l'azione di nullità);

§         prevede che il giudice, tenuto conto delle circostanze, disponga la sospensione del processo, per una o più volte, fissando con il medesimo provvedimento l'udienza in cui il processo deve proseguire (attualmente, la giurisprudenza di merito ha in più occasioni statuito l'inammissibilità o improcedibilità della domanda di nullità del marchio quando al momento della decisione non sia intervenuta la registrazione del marchio di cui si richiede la declaratoria di nullità).

 

I commi 3 e 4 sono stati introdotti dal Senato e riguardano, rispettivamente, la correzione di un errore materiale nel comma 1 dell’art. 122 del Codice (in tema di legittimazione all'azione di nullità e di decadenza), e la norma transitoria circa l’applicazione della modifica stessa.

In particolare, il comma 3 pur sostituendo integralmente il comma 1 dell’art. 122 del Codice, si limita in realtà a correggere un errore materiale; attualmente, infatti, la disposizione fa erroneamente salvo il disposto dell’art. 188, comma 4, del Codice (il comma richiamato è inesistente e la disposizione riguarda tutt’altra materia), mentre il riferimento corretto va fatto all’art. 118, comma 4 (relativo alla legittimazione all’esercizio dell’azione di nullità). Anche le ulteriori novelle all’art. 122 si limitano alla sostituzione dell’attuale dicitura “diritti di proprietà” con la più corretta “titoli di proprietà”.

Come detto, il comma 4 stabilisce che la novella si applichi anche ai procedimenti già in corso all’entrata in vigore della legge.

 

Il comma 5, non modificato dal Senato, riformula l'art. 134 del Codice, che disciplina la procedura applicabile nei procedimenti giudiziari in materia di proprietà industriale e di concorrenza sleale.

 

Originariamente, l'art. 134 prevedeva che, nei procedimenti giudiziari in materia di proprietà industriale e di concorrenza sleale, nonché in materia di illeciti afferenti all'esercizio di diritti di proprietà industriale, la cui cognizione è del giudice ordinario, si applicasse il rito societario. Le controversie suddette erano devolute alla cognizione delle sezioni dei tribunali specializzate in materia di proprietà industriale e intellettuale. Alla competenza delle stesse sezioni venivano devolute anche le controversie in materia di indennità di espropriazione dei diritti di proprietà industriale, di cui conosce il giudice ordinario.

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 170 del 2007, ha però dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 134, comma 1, del Codice per eccesso di delega, nella parte in cui esso stabiliva che alle controversie attribuite alla cognizione delle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale si applicasse il rito societario[77].

Per dar seguito a tale sentenza nella scorsa legislatura è stato presentato un progetto di legge (A.S. 1609, Modifica delle disposizioni processuali di cui all'articolo 134 del codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30) che, pur approvato dal Senato, non ha concluso l’iter.

Peraltro, si evidenzia che il c.d. rito societario è stato recentemente soppresso, nell’ambito di una generale semplificazione dei riti processual-civili, dall’art. 54 del disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica (AS 1082-B, Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile) approvato definitivamente dal Senato il 26 maggio scorso.

 

Il disegno di legge in esame:

§      elimina dall'art. 134 ogni riferimento al rito societario;

§      devolve alle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale e intellettuale anche le controversie aventi ad oggetto i provvedimenti del Consiglio dell’ordine dei consulenti in proprietà industriale di cui conosce il giudice ordinario.

 

Si segnala, inoltre, che la disposizione non riproduce l’attuale comma 2 dell’articolo 134, relativo all’applicazione agli arbitrati in materia di proprietà industriale e concorrenza sleale degli articoli 35 e 36 del d.lgs. n. 5 del 2003, che dettano una disciplina di natura inderogabile per il procedimento arbitrale in materia societaria. Conseguentemente, rispetto agli arbitrati in materia di proprietà industriale e concorrenza sleale, troverà applicazione la disciplina generale.

 

Il comma 6, non modificato dal Senato, sostituisce l’art. 239 del Codice, relativo ai limiti alla protezione accordata dal diritto d’autore ai disegni e modelli industriali.

 

Preliminarmente, si ricorda che la legge 22 aprile 1941, n. 633[78], ossia la legge principale in materia di diritto d’autore, a seguito di modifica introdotta con il decreto legislativo 22 febbraio 2001, n. 95[79] (di recepimento della direttiva 98/71/CE[80]), annovera tra le opere che possono beneficiare della tutela d’autore anche le “opere del disegno industriale che presentino di per sé carattere creativo e valore artistico” (art. 2, numero 10)[81]. Parallelamente, l’art. 44, comma 1, del Codice specifica che i diritti di utilizzazione economica dei disegni e modelli industriali suscettibili di essere protetti durano tutta la vita dell'autore e sino al termine del settantesimo anno solare dopo la sua morte o dopo la morte dell'ultimo dei coautori. L’art. 239 del Codice, novellato da ultimo con il decreto-legge 15 febbraio 2007, n. 10[82], circoscrive, invece, l’ambito oggettivo della protezione accordata. In particolare, tale norma, nel testo attualmente vigente, stabilisce che la protezione non opera in relazione ai prodotti realizzati in conformità con disegni e modelli che, anteriormente alla data di entrata in vigore del suddetto decreto legislativo n. 95/2001 (ossia 19 aprile 2001), erano, oppure, erano diventati, di pubblico dominio.

 

La disposizione in esame modifica la norma, circoscrivendo le ipotesi di esclusione della protezione. Infatti, essa specifica che la tutela per diritto d’autore non può essere fatta valere unicamente nei confronti di coloro che, anteriormente alla data del 19 aprile 2001, hanno intrapreso la fabbricazione, l’offerta o la commercializzazione di prodotti realizzati in conformità con disegni e modelli che erano, ovvero erano divenuti, di pubblico dominio. In tali casi, tuttavia, l’attività può proseguire nei soli limiti del preuso. In altri termini, la novella sembra restringere le ipotesi di limite solo in relazione a coloro che prima del 2001 abbiano compiuto investimenti effettivi per lo sfruttamento di ciò che, a partire dal 2001, è entrato nell'ambito della protezione del diritto d’autore.

La novella, prevede, inoltre, che i diritti di fabbricazione, di offerta e di commercializzazione non possano essere trasferiti separatamente dall’azienda.

 

Il comma 7, modificato dal Senato, novella l'art. 245 del Codice, che reca disposizioni transitorie.

 

Normativa vigente

AC. 1441-ter

Decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30
Art. 245, Disposizioni procedurali

 

1. Le norme dei capi I e IV del titolo II quelle del titolo III e le norme degli articoli 35 e 36 del titolo V del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5, si applicano ai procedimenti giudiziari ed agli arbitrati che siano iniziati con atto notificato oppure con deposito del ricorso sei mesi dopo l'entrata in vigore del codice.

1. Identico.

2. Sono devolute alla cognizione delle sezioni specializzate di cui all'articolo 134, comma 3, le controversie in grado d'appello iniziate dopo l'entrata in vigore del codice anche se il giudizio di primo grado o il giudizio arbitrale sono iniziati e si sono svolti secondo le norme precedentemente in vigore.

2. Le controversie in grado d'appello nelle materie di cui all'articolo 134, iniziate dopo la data di entrata in vigore del presente codice, restano devolute alla cognizione delle sezioni specializzate di cui al decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168, anche se il giudizio di primo grado o il giudizio arbitrale sono iniziati o si sono svolti secondo le norme precedentemente in vigore, a meno che non sia già intervenuta nell'ambito di essi una pronuncia sulla competenza.

3. Sono devolute alla cognizione delle sezioni specializzate le procedure di reclamo e le cause di merito iniziate dopo l'entrata in vigore del codice anche se riguardano misure cautelari concesse secondo le norme precedentemente in vigore.

3. Le procedure di reclamo e le cause di merito nelle materie di cui all’art. 134, iniziate dopo la data di entrata in vigore del presente codice, restano devolute alla cognizione delle sezioni specializzate di cui al decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168, anche se riguardano misure cautelari concesse secondo le norme precedentemente in vigore.

4. Le norme di procedura di cui all'articolo 136 concernenti la funzione giurisdizionale della commissione dei ricorsi si applicano a partire da un anno dopo l'entrata in vigore del codice.

4. Identico.

5. Le norme di procedura di cui agli articoli 137,146, 194, 195, 196, 198, 199 e 200 si applicano con l'entrata in vigore del codice.

5. Identico.

 

Le novelle apportate all’art. 245 sono volte a confermare la competenza delle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale e intellettuale tanto per le controversie in grado d’appello, iniziate dopo la data di entrata in vigore del Codice (anche se il giudizio di primo grado o il giudizio arbitrale sono iniziati o si sono svolti secondo le norme precedentemente in vigore), quanto per le procedure di reclamo e le cause di merito di cui all’art. 134 (v. sopra). Nel primo caso la disposizione si applica a meno che non sia già intervenuta una pronuncia sulla competenza.

 

Disposizioni transitorie sono recate anche dal comma 8 dell’articolo in commento (non modificato dal Senato), in base al quale:

§      la disposizione di cui all’art. 120, comma 1, del Codice (modificata dal comma 2, v. sopra) si applica anche ai procedimenti in corso al momento dell’entrata in vigore della legge;

§      la disposizione di cui all’art. 134 del Codice (modificata dal comma 5, v. sopra) si applica anche ai procedimenti in corso al momento dell’entrata in vigore della legge, a meno che nei suddetti procedimenti non sia già intervenuta una pronuncia sulla competenza.

 

Il comma 9, non modificato dal Senato, dispone l’abrogazione dell'art. 3 del D.M. 3 ottobre 2007.

Il D.M. 3 ottobre 2007 attribuisce all'Ufficio europeo dei brevetti il compito di effettuare la ricerca di anteriorità. Segnatamente, l’art. 3 fissa norme in materia di decadenza stabilendo che il ritardo del pagamento della quinta annualità per il brevetto per invenzione industriale, del secondo quinquennio per il brevetto per modello di utilità e per la registrazione di disegno o modello comporta la decadenza del diritto di proprietà industriale dalla data del deposito della relativa domanda.

 

Si segnala il decreto del Ministero dello sviluppo economico del 27 giugno 2008, il quale, nel disciplinare la ricerca di anteriorità relativamente alle domande di brevetto per invenzione industriale, conferma come l'Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) sia l'autorità competente ad effettuare tale ricerca relativamente alle domande di brevetto per invenzione industriale depositate presso l'Ufficio italiano brevetti e marchi prevedendo che le modalità siano stabilite da un apposito Accordo stipulato tra il Ministero dello sviluppo economico -Ufficio italiano brevetti e marchi e l'Organizzazione europea dei brevetti. La ricerca di anteriorità di cui sopra si applica alle domande di brevetto per invenzione industriale depositate a partire dal 1° luglio 2008.

 

I commi da 10 a 13 dell'articolo in esame concernono l'istituzione del Consiglio nazionale anticontraffazione.

In particolare, il comma 10, modificato dal Senato, istituisce presso il Ministero dello sviluppo economico il Consiglio nazionale anticontraffazione (di seguito anche il "Consiglio"), con funzioni di indirizzo, impulso e coordinamento delle azioni intraprese da ogni amministrazione, al fine di migliorare l’insieme dell’azione di contrasto della contraffazione a livello nazionale.

 

Ai sensi del comma 11, modificato dal Senato, il Consiglio è presieduto dal Ministro dello sviluppo economico o da un rappresentante da lui designato. Il Consiglio è composto da: 1 rappresentante del Ministero dello sviluppo economico; 1 rappresentante del Ministero dell’economia e delle finanze; 1 rappresentante del Ministero degli affari esteri; 1 rappresentante del Ministero della difesa; 1 rappresentante del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; 1 rappresentante del Ministero dell’interno; 1 rappresentante del Ministero della giustizia; 1 rappresentante del Ministero per i beni e le attività culturali; 1 rappresentante del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.

Il Consiglio può invitare a partecipare ai propri lavori, in ragione dei temi trattati, rappresentanti di altre pubbliche amministrazioni nonché delle imprese, dei lavoratori e dei consumatori.

 

Ai sensi del comma 12, modificato dal Senato, le modalità di funzionamento del Consiglio sono definite con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze, degli affari esteri, della difesa, delle politiche agricole alimentari e forestali, dell’interno, della giustizia, per i beni e le attività culturali e del lavoro, della salute e delle politiche sociali.Le attività di segreteria sono svolte dall’Ufficio italiano brevetti e marchi.

 

Il comma 13, non modificato dal Senato, chiarisce che la partecipazione al Consiglio nazionale anticontraffazione non dà luogo alla corresponsione di compensi, emolumenti, indennità o rimborsi spese e che all’attuazione dei commi da 10 a 12 si provvede nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

 

Il comma 14, non modificato dal Senato, abroga l’art. 7 della legge n. 96/1969[83], che devolve all'Istituto nazionale per le conserve alimentari l'accertamento dei requisiti stabiliti per i prodotti oggetto della medesima legge n. 96/1969 destinati all'esportazione ed il rilascio del certificato di idoneità all'esportazione, da esibirsi alla dogana all'atto dell'operazione doganale.

 

Il comma 15 delega il Governo ad adottare, entro il 31 dicembre 2009[84], disposizioni correttive o integrative, anche con riferimento all’aspetto processuale (specificazione introdotta dal Senato), del Codice della proprietà industriale, secondo le modalità e i princìpi di cui all'art. 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59 e previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, nonché nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

a)    correggere gli errori materiali e i difetti di coordinamento presenti nel codice;

b)    armonizzare la normativa con la disciplina comunitaria e internazionale e definire le sanzioni da applicare in caso di violazione delle disposizioni recate in materia di protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche dall’art. 5 del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 3[85];

c)    introdurre strumenti di semplificazione e di riduzione degli adempimenti amministrativi;

d)    prevedere che, in caso di invenzioni realizzate da ricercatori universitari o di altre strutture pubbliche di ricerca, l'università o l'amministrazione attui la procedura di brevettazione, acquisendo il relativo diritto sull'invenzione;

e)    attribuire ai comuni la possibilità di ottenere il riconoscimento di un marchio e utilizzarlo per fini commerciali per identificare con elementi grafici distintivi il patrimonio culturale, storico, architettonico, ambientale del relativo territorio[86];

f)     attribuire ai comuni la possibilità di ottenere il riconoscimento del marchio in relazione ad un singolo bene storico, architettonico, ambientale che identifica il relativo territorio[87].

Alle lettere e) e f) viene inoltre precisato che la destinazione dei proventi ottenuti dall’utilizzo del marchio è comunque vincolata al finanziamento delle attività istituzionali o alla copertura dei disavanzi pregressi dell’ente.

 

Si ricorda brevemente che al fine di soddisfare le esigenze di semplificazione amministrativa, con la legge n. 59/1997 (cd. legge Bassanini) si è provveduto a rendere più flessibili le regole dell’agire della pubblica amministrazione attraverso la delegificazione delle norme che regolano i procedimenti amministrativi. Per quanto in questa sede interessa, si evidenzia che il comma 3-bis dell’art. 20 prevede che, qualora il Governo proceda ad una codificazione, questo realizzi anche la raccolta organica delle norme regolamentari vigenti nella materia oggetto del riassetto.

 

Infine il comma 16, non modificato dal Senato, stabilisce che dall'attuazione dell'articolo in esame non devono derivare nuovi oneri a carico della finanza pubblica e che agli adempimenti previsti dal medesimo si provvede nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili a legislazione vigente.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

II 16 luglio 2008 la Commissione ha presentato un pacchetto di iniziative sui diritti di proprietà intellettuale[88] che comprende:

§      una comunicazione relativa ad una nuova strategia europea in materia di diritti di proprietà industriale (COM(2008)465) che oltre alla creazione di un brevetto comunitario e di una giurisdizione integrata specializzata in materia di brevetti, descrive una serie di misure considerate essenziali al fine di creare un sistema solido di proprietà industriale per l’UE nel 21° secolo necessario per garantire la competitività dell’economia europea. Tali misure comprendono:

§      la lotta contro la contraffazione e la pirateria (per le specifiche misure di contrasto alla contraffazione si rinvia al paragrafo “Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE” relativo all’articolo 15);

§      la promozione di un alto livello di qualità dei diritti di proprietà industriale in Europa, accessibili a tutti gli innovatori. A tal fine la Commissione intende realizzare studi sulla qualità del sistema di brevetti e sul funzionamento generale dei sistemi di marchi commerciali nell’UE;

§      un migliore uso dei diritti di proprietà industriale da parte delle PMI, facilitando l’accesso ai diritti di proprietà industriale e alle procedure di regolamento delle controversie.

§      una proposta di direttiva che modifica la direttiva 2006/116/CE sulla durata della protezione del diritto di autore e di alcuni diritti correlati (COM(2008)464). La proposta è intesa ad allineare la durata della protezione dei diritti degli artisti interpreti o esecutori a quella degli autori, portando da 50 a 95 anni la durata di protezione delle esecuzioni registrate e della registrazione propriamente detta. Continuerebbero inoltre a beneficiare delle remunerazioni per la radiodiffusione e le esecuzioni in luoghi pubblici, così come per la copia privata delle loro esecuzioni. Si prospetta, inoltre, un’armonizzazione completa della durata dei diritti che si applicano alle composizioni musicali contenenti contributi di più autori.

 

Si segnala, inoltre, che il 31 marzo 2009 la Commissione ha adottato il regolamento (CE) n. 355/2009 inteso a ridurre le tasse dovute all’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno, responsabile della concessione di diritti di marchio nell’UE. Tale misura, che è entrata il vigore il 1° maggio 2009, consiste in un azzeramento della tassa di registrazione per i marchi comunitari. Di conseguenza le imprese saranno tenute a pagare unicamente una tassa per il deposito della domanda, con la conseguente riduzione dei tempi per la registrazione di un marchio comunitario e dei relativi costi (40% in meno e fino al 44% se si usano mezzi elettronici, per un risparmio complessivo pari a circa 60 milioni di euro l’anno).


 

Articolo 20
(Bollo virtuale)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 20
(Bollo virtuale)

 

 

 

1. La lettera a) del comma 1-quater dell'articolo 1 della tariffa dell'imposta di bollo, parte I, allegata al decreto del Pre­sidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, come sostituita dal decreto del Ministro delle finanze 20 agosto 1992, pubblicato nel supplemento ordi­nario alla Gazzetta Ufficiale n. 196 del 21 agosto 1992, e successive modificazioni, è sostituita dalla seguente:

 

     «a) per ogni domanda di conces­sione o di registrazione di marchi d'im­presa, novità vegetali, certificati com­plementari di protezione e topografie di prodotti per semiconduttori:

 

          euro 42,00».

 

2. Dopo la lettera a) del comma 1-qua­ter dell'articolo 1 della citata tariffa del­l'imposta di bollo, parte I, è inserita la seguente:

 

     «a-bis) per ogni domanda di con­cessione o di registrazione di brevetto per invenzione, modello di utilità, dise­gno e modello ove alla stessa risulti al­legato uno o più dei seguenti documenti:

 

          1) lettera di incarico a consu­lente di proprietà industriale o riferi­mento alla stessa;

 

          2) richiesta di copia autentica del verbale di deposito;

 

          3) rilascio di copia autentica del verbale di deposito:

 

euro 20,00».

 

 

L’articolo 20, introdotto dal Senato, riduce da 42 euro a 20 euro la misura dell’imposta di bollo dovuta sulla concessione o registrazione di brevetti per invenzione, modello di utilità, disegno e modello qualora alla domanda presentata sia allegato almeno uno tra i seguenti documenti:

1)    lettera di incarico a consulente di proprietà industriale o riferimento alla stessa;

2)    richiesta di copia autentica del verbale di deposito;

3)    rilascio di copia autentica del verbale di deposito.

 

Sul piano formale, la modifica viene effettuata sostituendo la lettera a) dell’articolo 1, comma 1-quater¸ della Tariffa – parte prima – allegata al D.P.R. n. 642 del 1972 con le lettere a) ed a-bis).

 

La vigente lettera a) del richiamato comma 1-quater, infatti, dispone l’applicazione di un’imposta di bollo pari a 42 euro per “ciascuna domanda di concessione o di registrazione di ciascuna privativa e relativi allegati” relativamente ai “titoli di proprietà industriale ed atti allegati, successive formalità ed istanze varie presentate alle Camere di Commercio e all’Ufficio italiano brevetti e marchi ed inviate per via telematica ovvero consegnate su supporto informatico ai sensi dell’articolo 14 del D.P.R. n. 445 del 2000”.

 


 

Articolo 21, commi 1 e 2
(Iniziative a favore dei consumatori e della trasparenza dei prezzi)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 12
(Iniziative a favore dei consumatori e della trasparenza dei prezzi)

Articolo 21
(Iniziative a favore dei consumatori e della trasparenza dei prezzi)

 

 

1. I gestori dei servizi dell'energia elet­trica, del gas naturale e delle telecomunica­zioni forniscono all'utente indicazioni tra­sparenti circa le offerte proposte sul mer­cato, affinché sia possibile per il cliente inte­ressato dall'offerta di servizi effettuare va­lutazioni e confronti, anche in relazione ad eventuali offerte alternative di altri gestori.

1. Identico.

2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l'Autorità per l'energia elettrica e il gas e l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni predispon­gono le disposizioni regolamentari necessa­rie per l'attuazione delle misure di cui al comma 1.

2. Identico.

 

(…)

 

 

L'articolo 21, commi 1 e 2 (non modificati dal Senato), reca disposizioni per la trasparenza delle offerte proposte dai gestori dei servizi dell'energia elettrica, del gas naturale e delle telecomunicazioni.

 

In particolare il comma 1 dispone che i gestori dei servizi dell'energia elettrica, del gas naturale, delle telecomunicazioni, forniscano all'utente indicazioni trasparenti circa le offerte proposte sul mercato, affinché sia possibile per il cliente interessato dall'offerta di servizi effettuare valutazioni e confronti, anche in relazione ad eventuali offerte alternative di altri gestori.

 

Il comma 2 demanda all’Autorità per l'energia elettrica e il gas e all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni il compito di predisporre le disposizioni regolamentari necessarie per l'attuazione delle misure di cui al comma 1. Per tale adempimento è fissato il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento.

 

Il terzo comma dell'articolo 117 della Costituzione rimette alla legislazione concorrente tra Stato e Regioni le materie «ordinamento della comunicazione» e «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia».

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 6 del 2004, ha ammesso la legittimità costituzionale della normativa statale di dettaglio in materia di energia, applicando il principio dell'attrazione in sussidiarietà elaborato nella sentenza n. 303 del 2003, ove è affermato che l'inversione della tecnica di riparto delle potestà legislative effettuato dalla riforma costituzionale del 2001, mediante l'enumerazione tassativa delle competenze dello Stato, dovrebbe portare ad escludere la possibilità di dettare norme suppletive statali in materie di legislazione concorrente; tuttavia, secondo la Corte, una simile lettura dell'art. 117 svaluterebbe la portata precettiva dell'art. 118, comma primo, che consente l'attrazione allo Stato, per sussidiarietà e adeguatezza, delle funzioni amministrative e delle correlative funzioni legislative, ditalchè la disciplina statale di dettaglio a carattere suppletivo determina una temporanea compressione della competenza legislativa regionale che deve ritenersi non irragionevole, finalizzata com'è ad assicurare l'immediato svolgersi di funzioni amministrative che lo Stato ha attratto per soddisfare esigenze unitarie e che non possono essere esposte al rischio della ineffettività.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Il Forum dei cittadini per l’energia, la cui prima riunione si è svolta a Londra il 28 ottobre 2008, riunisce le organizzazioni nazionali dei consumatori, l’industria, le autorità nazionali di regolamentazione e le autorità governative allo scopo di trattare questioni quale il passaggio da un fornitore di energia all'altro, la fatturazione user-friendly o la tutela di gruppi vulnerabili, predisponendo raccomandazioni volte ad attuare e fare rispettare i diritti di consumatori di energia e assicurare più efficaci mercati al dettaglio di elettricità e gas.

Tra i temi che saranno discussi rientrano la fatturazione e il cambio di fornitore. In particolare sarà sottolineata la necessità:

§      che il passaggio da un fornitore all'altro sia agevole, rapido e senza oneri;

§      che le informazioni sul modo per passare da un fornitore all'altro siano chiare e accessibili;

§      che la bolletta sia semplice e accurata e che permetta il raffronto tra fornitori.

 


 

Articolo 21, commi 3 e 4
(Durata dell’assicurazione)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 12
(Iniziative a favore dei consumatori e della trasparenza dei prezzi)

Articolo 21
(Iniziative a favore dei consumatori e della trasparenza dei prezzi)

 

 

 

(…)

 

 

 

3. Al primo comma dell'articolo 1899 del codice civile, il secondo periodo è sostituito dai seguenti: «L'assicuratore, in alternativa ad una copertura di durata annuale, può proporre una copertura di durata poliennale a fronte di una ridu­zione del premio rispetto a quello previ­sto per la stessa copertura dal contratto annuale. In questo caso, se il contratto supera i cinque anni, l'assicurato, tra­scorso il quinquennio, ha facoltà di re­cedere dal contratto con preavviso di sessanta giorni e con effetto dalla fine dell'annualità nel corso della quale la fa­coltà di recesso è stata esercitata».

 

4. Le disposizioni di cui al comma 3 si applicano ai contratti stipulati successi­vamente alla data di entrata in vigore della presente legge.

 

 

I commi 3 e 4, inseriti durante l’esame del provvedimento al Senato,recano innovazioni alle norme generali in tema di assicurazione (contenuta nella Sezione I, Capo XX del Libro Quarto del Codice civile), all’uopo modificando l’articolo 1899 c.c., che si occupa della durata dell’assicurazione. Le norme in esame modificano la disciplina dell’assicurazione poliennale, ponendo dei limiti alla facoltà di esercizio del recesso da parte dell’assicurato.

A norma dell’attuale articolo 1899, l’assicurazione ha effetto dalle ore ventiquattro del giorno della conclusione del contratto alle ore ventiquattro dell'ultimo giorno della durata stabilita nel contratto stesso. In caso di durata poliennale del contratto, l'assicurato ha facoltà di recedere annualmente dal contratto senza oneri e con preavviso di sessanta giorni (tale disposizione è stata introdotta dall’articolo 5, comma 4 del D.L. 31 gennaio 2007, n. 7[89]).

Il contratto può essere tacitamente prorogato una o più volte, ma ciascuna proroga tacita non può avere una durata superiore a due anni. Si escludono dall’ambito applicativo delle suddette norme le assicurazioni sulla vita.

 

Il comma 3 della disposizione in esame sostituisceil secondo periodo della norma succitata, modificando dunque la disciplina in tema di diritto di recesso nell’ipotesi di contratto di durata poliennale. Si concede infatti all'assicuratore la facoltà, in alternativa ad una copertura di durata annuale, di proporre una copertura di durata poliennale. In tale caso, all’assicurato spetta una riduzione del premio rispetto a quello previsto per la stessa copertura dal contratto annuale.

Per quanto attiene al diritto di recesso, nel caso di contratti che superino i cinque anni, l'assicurato ha facoltà di recedere dal contratto con preavviso di sessanta giorni una volta trascorso il quinquennio, con effetto dalla fine dell'annualità nel corso della quale la facoltà di recesso è stata esercitata.

Sembrerebbe dunque evincersi, rispetto alla disciplina precedente – che concedeva all'assicurato la facoltà di recedere annualmente dal contratto, senza oneri e con preavviso di sessanta giorni, nel caso di contratto poliennale - la limitazione del diritto di recesso ai soli contratti poliennali di durata superiore ai cinque anni, con preavviso di sessanta giorni e con effetto posticipato al termine dell’annualità nella quale è stato esercitato il diritto.

Il comma 4 dispone l’applicabilità delle disposizioni introdotte ai contratti stipulati successivamente alla data di entrata in vigore della proposta di legge in esame.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Si veda la scheda relativa all’articolo 27, commi 1-6, paragrafo “Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE”.

 


 

Articolo 22
(Introduzione dell’articolo 22-bis del codice del consumo, in materia di tutela dei consumatori contro la pubblicità ingannevole delle compagnie marittime)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 22
(Introduzione dell'articolo 22-bis del co­dice del consumo, in materia di tutela dei consumatori contro la pubblicità in­gannevole delle compagnie marittime)

 

 

 

1. Dopo l'articolo 22 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, è inserito il se­guente:

 

«Art. 22-bis. - (Pubblicità ingannevole delle tariffe marittime). - 1. È considerata ingannevole la pubblicità che, riguar­dando le tariffe praticate da compagnie marittime che operano sul territorio ita­liano direttamente o in code-sharing, re­clamizzi il prezzo del biglietto dovuto alla compagnia marittima separatamente dagli oneri accessori, dalle tasse por­tuali e da tutti gli oneri comunque desti­nati a gravare sul consumatore, dovendo la compagnia marittima pubblicizzare un unico prezzo che includa tutte queste voci».

 

 

L’articolo 22, introdotto dal Senato, inserisce nel decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, recante il Codice del consumo, l’art. 22-bis in materia di tutela dei consumatori contro la pubblicità ingannevole delle compagnie marittime.

La normativa in materia di tutela dei consumatori è stata riordinata e raccolta nel cd. Codice del consumo (decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206)emanato in attuazione della delega contenuta nell’articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229 (recante Interventi in materia di qualità della regolazione, riassetto normativo e semplificazione – Legge di semplificazione 2001). Il Codice è intervenuto su di un tessuto normativo costituito da provvedimenti di recepimento di direttive comunitarie, da norme del Codice civile (artt. 1496-bis e seguenti, in tema di clausole abusive, e 1519-bis e seguenti, in tema di vendita di beni mobili di consumo) e da numerosi atti di diverso rango legislativo, formalmente non coordinati con la principale legge di riferimento, la legge 30 luglio 1998, n. 281 (recante Disciplina dei diritti dei consumatori e degli utenti), con la quale si era provveduto all’introduzione di una disciplina generale dei principi che presiedono alla tutela dei consumatori, definendo una carta dei diritti dei consumatori e degli utenti[90]. Il Codice del consumo reca, quindi, una disciplina organica in materia di tutela dei consumatori, coordinata con la normativa comunitaria e diretta alla semplificazione normativa sia sul piano quantitativo, attraverso l’unificazione redazionale di numerosi provvedimenti legislativi, che su quello qualitativo dell’unificazione del linguaggio e della coerenza giuridica e sistematica delle norme. Dopo due anni dalla sua emanazione, il Codice ha subito alcune significative modifiche ed integrazioni, dapprima per dare attuazione agli obblighi comunitari di cui alla direttiva 2005/29/CE in materia di pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori (recepita all'interno del Codice con il decreto legislativo n. 146 del 2 agosto 2007[91]), e successivamente per adeguarlo alle Disposizioni correttive ed integrative adottate con il decreto legislativo n. 221 del 23 ottobre 2007, che ha anche provveduto a convogliare nel Codice del consumo le disposizioni di attuazione della direttiva 2002/65/CE in materia di commercializzazione a distanza di servizi finanziari ai consumatori, precedentemente recate dal decreto legislativo n. 190/2005 (di cui si è prevista contestualmente l’abrogazione).

 

In particolare con la disposizione in esame si stabilisce che è considerata ingannevole la pubblicità che, riguardando le tariffe praticate da compagnie marittime che operano sul territorio italiano direttamente o in code-sharing, reclamizzi il prezzo del biglietto dovuto alla compagnia marittima separatamente dagli oneri accessori, dalle tasse portuali e da tutti gli oneri comunque destinati a gravare sul consumatore, dovendo la compagnia marittima pubblicizzare un unico prezzo che includa tutte queste voci.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Con riferimento alla necessità di assicurare la trasparenza dei prezzi e delle tariffe, si segnala che il 14 maggio 2009 la Commissione europea ha presentato una relazione sui risultati finali di una indagine iniziata nel settembre 2007 insieme a 15 autorità nazionali e la Norvegia contro le pratiche sleali e le pubblicità fuorvianti dei siti web che vendono biglietti aerei.

Su 137 siti esaminati, 115 sono stati corretti, 16 linee aeree risultano rispettare tutti gli standard di valutazione, 36 assicurano che le questioni in sospeso sollevate nella valutazione sono state risolte o saranno risolte a breve termine per garantire il rispetto dei livelli fissati.


 

Articolo 23
(Modifica alla legge 24 dicembre 2007, n. 244)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 23
(Modifica alla legge 24 dicembre 2007, n 244)

 

 

 

1. Al comma 199 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e suc­cessive modificazioni, dopo il primo pe­riodo è inserito il seguente: «Nell'ambito delle indagini conoscitive avviate dal Garante, la Guardia di finanza agisce con i poteri di indagine ad essa attribuiti ai fini dell'accertamento dell'imposta sul valore aggiunto e delle imposte dirette, anche ai sensi del combinato disposto dei commi 2, lettera m), e 4 dell'articolo 2 del decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68».

 

 

L’articolo 23, inserito durante l’esame del provvedimento al Senato, consente al Corpo della Guardia di finanza l’esercizio dei poteri di indagine ad essa attribuiti in sede di accertamento dell’IVA e delle imposte dirette anche in seno alle indagini conoscitive avviate dal Garante per la sorveglianza dei prezzi.

 

Si ricorda in proposito che le disposizioni in materia di sorveglianza dei prezzi praticati ai consumatori finali, introdotte dalla legge finanziaria 2008 (articolo 2, commi 196-203 dell’articolo 2 della legge 244 del 2007) hanno tra l’altro affidato agli “uffici prezzi” delle camere di commercio il compito di verificare le dinamiche relative alle variazioni dei prezzi al consumo (comma 196).

E’ stato all’uopo costituito un Garante per la sorveglianza dei prezzi (comma 198, come modificato dall’articolo 5 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112[92]) presso il Ministero dello sviluppo economico, che sovrintende alla tenuta ed elaborazione delle informazioni richieste agli “'uffici prezzi'” delle camere di commercio.

Il Garante è incaricato, altresì, di verificare le segnalazioni delle associazioni dei consumatori riconosciute, di analizzare le ulteriori segnalazioni ritenute meritevoli di approfondimento e decidere, se necessario, di avviare indagini conoscitive finalizzate a verificare l'andamento dei prezzi di determinati prodotti e servizi. I risultati dell'attività svolta sono messi a disposizione, su richiesta, dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Ai sensi del successivo comma 199, per l'esercizio della propria attività il Garante si avvale – tra gli altri - del supporto operativo della Guardia di finanza per lo svolgimento di indagini conoscitive.

 

L’articolospecifica che tale esercizio possa avvenire anche ai sensi del combinato disposto dei commi 2, lettera m), e 4 dell'articolo 2 del decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68[93], ovvero con la finalità di prevenzione, ricerca e repressione delle violazioni in materia di ogni interesse economico-finanziario nazionale o dell'Unione europea.

 

L’articolo 2, comma 2, lettera m), del citato D.Lgs. n. 68 del 2001 demanda alla Guardia di finanza – tra l’altro - compiti di prevenzione, ricerca e repressione delle violazioni in materia di ogni interesse economico-finanziario nazionale o dell'Unione europea non contemplato dalle precedenti lettere da a) a l). Ai sensi del successivo comma 4, nell’espletamento dei compiti connessi alle finalità elencate al comma 2 - ferme restando le norme del codice di procedura penale e delle altre leggi vigenti -, i militari del Corpo si avvalgono delle facoltà e dei poteri attribuiti, ai fini dell’accertamento dell’IVA e delle imposte sui redditi, rispettivamente dagli analoghi articoli 51 e 52 del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, nonché 32 e 33 del DPR 29 settembre 1973, n. 600.

 

I citati articoli contengono un ampio ventaglio di poteri attribuiti alla Guardia di finanza in seno all’accertamento. Tra i principali, si ricordano il potere di procedere all'esecuzione di accessi, ispezioni e verifiche; il potere di invitare i soggetti che esercitano imprese, arti o professioni a comparire di persona o a mezzo di rappresentanti per esibire documenti e scritture o per fornire dati, notizie e chiarimenti rilevanti ai fini degli accertamenti nei loro confronti; il potere di inviare questionari ai soggetti che esercitano imprese, arti e professioni, con invito a restituirli compilati e firmati, relativi a dati e notizie di carattere specifico rilevanti ai fini dell'accertamento, anche nei confronti di loro clienti e fornitori; il potere di invitare qualsiasi soggetto ad esibire o trasmettere, anche in copia fotostatica, documenti e fatture relativi a determinate cessioni di beni o prestazioni di servizi ricevute ed a fornire ogni informazione relativa alle operazioni stesse; il potere di chiedere ad una vasta pletora di soggetti pubblici e privati la trasmissione di informazioni, dati e notizie.


 

Articolo 24
(Iniziative a favore dei consumatori e dell’emittenza locale)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 13
(Iniziative a favore dei consumatori e dell'emittenza locale)

Articolo 24
(Iniziative a favore dei consumatori e dell'emittenza locale)

 

 

1. Per l'anno 2008, le risorse di cui al­l'articolo 148 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, al netto di quanto previsto dal comma 3 del pre­sente articolo, sono destinate ad incre­mentare il Fondo di cui all'articolo 81, comma 30, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

1. Le risorse di cui all'articolo 148 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e succes­sive modificazioni, mantenute nella di­sponibilità del fondo di cui al medesimo articolo 148 della predetta legge n. 388 del 2000, ai sensi dell'articolo 17 del de­creto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, al netto di quanto previsto dal comma 2 del presente articolo nonché dall'articolo 3, comma 6, della presente legge, sono destinate ad incrementare il Fondo di cui all'articolo 81, comma 30, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

2. Le risorse di cui al comma 1, relative a somme riassegnate nel corso dell'anno 2008, permangono nella disponibilità del fondo di cui all'articolo 148, comma 2, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e succes­sive modificazioni, per complessivi euro 25.066.556.

(Si veda il comma 1)

3. Per l'anno 2008, gli incentivi previsti dall'articolo 52, comma 18, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, come rideterminato dalla legge 27 dicembre 2002, n. 289, dalla legge 24 dicembre 2003, n. 350, dalla legge 30 dicembre 2004, n. 311, dalla legge 23 dicembre 2005, n. 266, dalla legge 27 di­cembre 2006, n. 296, e dalla legge 24 di­cembre 2007, n. 244, sono incrementati di 40 milioni di euro, a valere sulle risorse di cui all'articolo 148 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni.

2. Gli incentivi previsti dall'articolo 52, comma 18, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, e successive rideterminazioni, sono incrementati di 40 milioni di euro, a valere sulle risorse iscritte nello stato di previsione della spesa in attuazione del­l'articolo 148 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, mante­nute nella disponibilità del fondo di cui al medesimo articolo 148 della predetta legge n. 388 del 2000 ai sensi dell'arti­colo 17 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modifica­zioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14.

4. Gli importi da pagare per le san­zioni amministrative pecuniarie previste dai decreti legislativi 2 agosto 2007, n. 145, e 2 agosto 2007, n. 146, sono, co­munque, direttamente versati, per il fun­zionamento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, a uno speci­fico fondo di tesoreria a essa intestato, fino a corrispondenza di un importo pari al minimo edittale stabilito dall'articolo 27, comma 9, del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, come sostituito dal citato decreto legislativo n. 146 del 2007, per le infrazioni di cui all'articolo 21, commi 3 e 4, dello stesso codice. La parte di san­zione eccedente ha la destinazione pre­vista dal comma 1 del presente articolo. Il presente comma si applica anche ai versamenti ancora da effettuare.

Soppresso

 

 

L'articolo 24 reca disposizioni sul Fondo di solidarietà per i cittadini meno abbienti nonché sui finanziamenti per l'emittenza locale.

Il comma 1, in particolare, destina le risorse di cui all'articolo 148 della legge n. 388/2000[94], non impegnate al termine dell'esercizio finanziario 2008 e mantenute per l’anno 2009 nella disponibilità dell’apposito fondo finalizzato ad iniziative a vantaggio dei consumatori (iscritto nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico) ai sensi dell’art. 17 del DL 207/2008[95], all’incremento del Fondo di solidarietà per i cittadini meno abbienti, istituito dall'articolo 81, comma 30, del decreto-legge 112/2008[96].

Le risorse così destinate sono al netto di quanto previsto dal comma 2 dell'articolo in esame (cfr. infra), nonché dall’art. 3, comma 6, della presente legge che incrementa di 30 milioni di euro la dotazione per l’anno 2009 del Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio istituito dall’art. 13, comma 3-quater, del DL 112/2008.

 

L’articolo 148 della citata legge n. 388/2000 al comma 1 dispone che le entrate derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato siano destinate ad iniziative a vantaggio dei consumatori. Il successivo comma 2 specifica che le predette entrate sono riassegnate con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze ad un apposito Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero delle attività produttive (ora Ministero dello sviluppo economico) per essere destinate alle iniziative a vantaggio dei consumatori individuate di volta in volta con decreto dello stesso Ministro, sentite le competenti Commissioni parlamentari. In attuazione di quanto previsto dal citato comma, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze n. 124331 del 2002, nello stato di previsione del Ministero delle attività produttive è stato istituito il capitolo n. 1650, denominato “Fondo derivante da sanzioni amministrative irrogate dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato da destinare ad iniziative a vantaggio dei consumatori".

L'articolo 17 del DL 207/2008 hadisposto la conservazione, per l’anno 2009, nel fondo di cui al citato capitolo 1650, delle somme già riassegnate ma non impegnate nell’anno 2008.

Per quanto concerne le sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dall’Autorità antitrust, si ricorda, in via generale, che con la legge n. 287 del 10 ottobre 1990 (Norme per la tutela della concorrenza e del mercato) è stata introdotta nell'ordinamento italiano una disciplina organica della concorrenza, nel solco dei principi stabiliti dagli artt. 85 e 86 del Trattato CEE (ora artt. 81 e 82 TCE). La legge individua le fattispecie anticoncorrenziali vietate, ossia intese restrittive della libertà di concorrenza, abusi di posizione dominante e concentrazioni aventi determinate caratteristiche, e provvede all'istituzione di un organo di tutela e di promozione dei meccanismi concorrenziali, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, i cui compiti sono definiti dall'art. 10 della legge stessa e alla quale sono attribuiti, in particolare, poteri sanzionatori in ordine ad ognuna delle tre fattispecie anticoncorrenziali individuate.

 

L’articolo 81, commi 29 e 30, del citato decreto-legge 112/2008, istituisce e disciplina il Fondo di solidarietà per i cittadini meno abbienti.

Il comma 29 stabilisce che le finalità di tale Fondo speciale riguardano: il soddisfacimento delle esigenze prioritariamente di natura alimentare e successivamente anche energetiche e sanitarie dei cittadini meno abbienti.

Il comma 30 prevede che il finanziamento del citato Fondo avvenga attraverso: a) le somme riscosse in eccesso dagli agenti della riscossione ai sensi dell’articolo 83, comma 22, del presente decreto; b) le somme conseguenti al recupero dell’aiuto di Stato concernente incentivi fiscali a favore di taluni istituti di credito oggetto di riorganizzazione societaria, dichiarato dalla decisione C(2008)869 def. dell’11 marzo 2008 della Commissione europea incompatibile con il mercato comune; c) le somme versate dalle cooperative a mutualità prevalente di cui all’articolo 82, commi 25 e 26, del medesimo decreto-legge; d) trasferimenti dal bilancio dello Stato; e) versamenti effettuati, a titolo spontaneo e solidale, da chiunque, ivi inclusi, in particolare, le società e gli enti operanti nel comparto energetico.

 

L'articolo in esame, al comma 2, reca un incremento di 40 milioni di euro per gli incentivi previsti in favore delle emittenti televisive locali ai sensi dell'art. 52, co.18, della L. n. 448/2001, e successive rideterminazioni, utilizzando le risorse iscritte nello stato di previsione della spesa in attuazione dell'art. 148 della L. n.388/2000, istitutivo del Fondo finalizzato ad iniziative a vantaggio dei consumatori, così come mantenute nella disponibilità di cui al predetto art. 148 ai sensi dell'art. 17 del D.L. n.207/2008.

 

Più specificamente l’art. 17 del D.L. n.207/2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14 recante Proroga di termini e disposizioni finanziarie urgenti, conserva in bilancio, per l'anno 2009, nelle disponibilità del fondo finalizzato ad iniziative a vantaggio dei consumatori - istituito ai sensi dell'articolo 148, comma 2, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria 2001) - le risorse riassegnate e non impegnate al termine dell'esercizio finanziario 2008.

Si ricorda che l’art. 148, della legge n. 388 del 23 dicembre 2000 (legge finanziaria 2001), al comma 1 dispone che le entrate derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dall’Autorità garante della concorrenza e del mercatosono destinate ad iniziative a vantaggio dei consumatori. Il successivo comma 2 specifica che le predette entrate sono riassegnate con decreto del Ministro dell’economiae delle finanze ad un apposito Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero delle attività produttive (ora Ministero dello sviluppo economico), per essere destinate alle iniziative a vantaggio dei consumatori individuate di volta in volta con decreto dello stesso Ministro, sentite le competenti Commissioni parlamentari. In attuazione di quanto previsto dal citato comma 148, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze n. 124331 del 2002, nello stato di previsione del Ministero delle attività produttive è stato istituito il capitolo n. 1650, denominato “Fondo derivante da sanzioni amministrative irrogate dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato da destinare ad iniziative a vantaggio dei consumatori. Trattandosi di stanziamento di parte corrente, le somme derivanti dalle sanzioni amministrative irrogate dall'Antitrust sono normalmente utilizzabili nel solo esercizio di riassegnazione.

Con l’art. 52, comma 18, della citata legge n. 448/2001 è stato poi incrementato lo stanziamento di 20 milioni di euro in ragione d’anno, a decorrere dal 2002. Si ricorda che l’art. 52 ha ammesso a beneficiare del contributo previsto per le emittenti locali anche le emittenti radiofoniche locali legittimamente esercenti alla data di entrata in vigore della legge, prevedendo, peraltro, che lo stanziamento complessivo a favore della radiofonia locale non possa superare il 10% del totale.

I criteri per l’assegnazione dei contributi sono stati definiti dal decreto del Ministero (oggi Dipartimento) delle comunicazioni n. 292/2004 (recante Regolamento per la concessione alle emittenti televisive locali dei benefici previsti dall’articolo 45, comma 3, della legge n. 448/1998), sulla base delle indicazioni fornite nel Piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva (di cui alla delibera n. 68/1998 dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni). L’articolo 1, comma 4, di tale regolamento stabilisce che l’ammontare annuo dei contributi viene ripartito dal Ministero secondo bacini di utenza costituiti dalle regioni e dalle province autonome, in proporzione al fatturato realizzato nel triennio precedente dalle emittenti che abbiano chiesto di beneficiare delle misure di sostegno. Nella ripartizione si deve dare rilievo alle regioni e province autonome ricomprese nelle aree economicamente depresse e con elevato indice di disoccupazione. La ripartizione dei contributi secondo bacini di utenza costituiti dalle regioni e dalle province autonome (di cui al D.M. n. 292/2004 sopra citato) deve essere effettuata entro il 30 maggio di ogni anno ed attribuendo in via provvisoria, a tali enti un importo pari al 90 per cento della somma assegnata nell’anno precedente, e procedendo poi alla rideterminazione definitiva a seguito delle risultanze dei conteggi ufficiali.

In conclusione si rileva che la norma in esame andrebbe ad incentivare le risorse allocate sul capitolo n. 3121 dello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico (U.P.B. 6.7.1.) relativo ai contributi in favore delle emittenti radiofoniche e televisive in ambito locale la cui dotazione, nelle legge di bilancio per il 2009, è indicata in 114,8 milioni di euro.

 


 

Articolo 25
(Delega al Governo in materia nucleare)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 14
(Delega al Governo in materia nucleare)

Articolo 25
(Delega al Governo in materia nucleare)

 

 

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro il 30 giugno 2009, nel rispetto delle norme in tema di valutazione di impatto ambientale e di pubblicità delle relative pro­cedure, uno o più decreti legislativi di rias­setto normativo recanti criteri per la disci­plina della localizzazione di impianti di pro­duzione di energia elettrica nucleare non­ché dei sistemi di stoccaggio dei rifiuti ra­dioattivi e del materiale nucleare nel territo­rio nazionale e per la definizione delle mi­sure compensative da corrispondere alle popolazioni interessate. I decreti sono adottati, secondo le modalità e i princìpi di­rettivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modifica­zioni, nonché nel rispetto dei princìpi e cri­teri direttivi di cui al comma 2 del presente articolo, su proposta del Ministro dello svi­luppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, e succes­sivamente delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conse­guenze di carattere finanziario. I pareri delle Commissioni parlamentari sono espressi entro sessanta giorni dalla data di trasmis­sione degli schemi medesimi. Con i decreti di cui al presente comma sono altresì stabi­liti le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui al primo periodo.

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vi­gore della presente legge, nel rispetto delle norme in tema di valutazione di im­patto ambientale e di pubblicità delle rela­tive procedure, uno o più decreti legislativi di riassetto normativo recanti la disciplina della localizzazione nel territorio nazio­nale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbrica­zione del combustibile nucleare, dei si­stemi di stoccaggio del combustibile ir­raggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché dei sistemi per il deposito definitivo dei ma­teriali e rifiuti radioattivi e per la defini­zione delle misure compensative da corri­spondere e da realizzare in favore delle popolazioni interessate. I decreti sono adottati, secondo le modalità e i princìpi di­rettivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modifica­zioni, nonché nel rispetto dei princìpi e cri­teri direttivi di cui al comma 2 del presente articolo, su proposta del Ministro dello svi­luppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro delle infrastrut­ture e dei trasporti, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui al­l'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, e successivamente delle Commissioni parla­mentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario. I pa­reri delle Commissioni parlamentari sono espressi entro sessanta giorni dalla data di trasmissione degli schemi dei decreti legi­slativi. Con i medesimi decreti sono altresì stabiliti le procedure autorizzative e i requi­siti soggettivi per lo svolgimento delle atti­vità di costruzione, di esercizio e di disatti­vazione degli impianti di cui al primo pe­riodo.

2. La delega di cui al comma 1 è eser­citata nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

2. Identico:

     a) previsione della possibilità di dichia­rare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vi­gilanza e di protezione;

     a) identica;

     b) definizione di adeguati livelli di sicu­rezza dei siti, che soddisfino le esi­genze di tutela della salute della popola­zione e dell'ambiente;

     b) definizione di elevati livelli di sicu­rezza dei siti, che soddisfino le esigenze di tutela della salute della popolazione e del­l'ambiente;

     c) riconoscimento di benefìci diretti alle persone residenti e alle imprese ope­ranti nel territorio circostante il sito, con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell'esercizio degli impianti e delle strutture;

     c) riconoscimento di benefìci diretti alle persone residenti, agli enti locali e alle imprese operanti nel territorio circostante il sito, con oneri a carico delle imprese coin­volte nella costruzione o nell'esercizio degli impianti e delle strutture, alle quali è fatto divieto di trasferire tali oneri a carico degli utenti finali;

     d) previsione delle modalità che i pro­duttori di energia elettrica nucleare devono adottare per la sistemazione dei rifiuti ra­dioattivi e dei materiali nucleari irraggiati e per lo smantellamento degli impianti a fine vita;

     d) previsione delle modalità che i ti­tolari di autorizzazioni di attività devono adottare per la sistemazione dei rifiuti ra­dioattivi e dei materiali nucleari irraggiati e per lo smantellamento degli impianti a fine vita;

     e) acquisizione di dati tecnico-scienti­fici predisposti da enti pubblici di ricerca e università;

     e) acquisizione di dati tecnico-scienti­fici predisposti da enti pubblici di ricerca, ivi incluso l'Istituto superiore per la prote­zione e la ricerca ambientale (ISPRA), e università;

     f) determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, secondo quanto previsto dall'arti­colo 120 della Costituzione;

     f) identica;

     g) previsione che la costruzione e l'e­sercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e di impianti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento di impianti nucleari a fine vita siano considerati attività di premi­nente interesse statale e, come tali, sog­gette ad autorizzazione unica rilasciata, su istanza del soggetto richiedente e previa intesa con la Conferenza unificata di cui al­l'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, con decreto del Ministro dello sviluppo eco­nomico, di concerto con il Ministro dell'am­biente e della tutela del territorio e del mare;

     g) previsione che la costruzione e l'e­sercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e di impianti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento di impianti nucleari a fine vita e tutte le opere connesse siano considerati attività di preminente interesse statale e, come tali, soggette ad autorizza­zione unica rilasciata, su istanza del sog­getto richiedente e previa intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, con de­creto del Ministro dello sviluppo economico, di con­certo con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Mi­nistro delle infrastrutture e dei tra­sporti;

     h) previsione che l'autorizzazione unica sia rilasciata a seguito di un procedi­mento unico al quale partecipano le ammi­nistrazioni interessate, svolto nel rispetto dei princìpi di semplificazione e con le mo­dalità di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241; l'autorizzazione deve comprendere la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza delle opere, l'eventuale dichiara­zione di inamovibilità e l'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio dei beni in essa compresi; l'autorizzazione unica so­stituisce ogni provvedimento amministra­tivo, autorizzazione, concessione, licenza, nulla osta, atto di assenso e atto ammini­strativo, comunque denominati, previsti dalle norme vigenti, costituendo titolo a co­struire ed esercire le infrastrutture in con­formità del progetto approvato;

     h) previsione che l'autorizzazione unica sia rilasciata a seguito di un procedi­mento unico al quale partecipano le ammi­nistrazioni interessate, svolto nel rispetto dei princìpi di semplificazione e con le mo­dalità di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241; l'autorizzazione deve comprendere la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza delle opere, l'eventuale dichiara­zione di inamovibilità e l'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio dei beni in essa compresi; l'autorizzazione unica so­stituisce ogni provvedimento amministra­tivo, autorizzazione, concessione, licenza, nulla osta, atto di assenso e atto ammini­strativo, comunque denominati, ad ecce­zione delle procedure di valutazione di impatto ambientale (VIA) e di valutazione ambientale strategica (VAS) cui si deve obbligatoriamente ottemperare, previsti dalle norme vigenti, costituendo titolo a co­struire ed esercire le infrastrutture in con­formità del progetto approvato;

     i) previsione che le approvazioni rela­tive ai requisiti e alle specifiche tecniche degli impianti nucleari, già concesse negli ultimi dieci anni dalle Autorità competenti di Paesi membri dell'Agenzia per l'energia nu­cleare dell'Organizzazione per la coopera­zione e lo sviluppo economico (AEN-OCSE) o dalle autorità competenti di Paesi con i quali siano definiti accordi bilaterali di coo­perazione tecnologica e industriale nel set­tore nucleare, siano considerate valide in Italia, previa approvazione dell'Agenzia per la sicurezza nucleare;

     i) identica;

     l) previsione che gli oneri relativi ai controlli di sicurezza e di radioprotezione siano a titolo oneroso a carico degli eser­centi le attività nucleari e possano essere svolti, in tempi certi e compatibili con la programmazione complessiva delle attività, avvalendosi anche del supporto e della consulenza di esperti di analoghe organiz­zazioni di sicurezza europee;

     l) previsione che gli oneri relativi ai controlli di sicurezza e di radioprotezione, che devono comunque assicurare la massima trasparenza nei confronti dei cittadini e delle amministrazioni locali, siano a titolo oneroso a carico degli eser­centi le attività nucleari e possano essere svolti, in tempi certi e compatibili con la programmazione complessiva delle attività, avvalendosi anche del supporto e della consulenza di esperti di analoghe organiz­zazioni di sicurezza europee;

     m) individuazione degli strumenti di copertura finanziaria e assicurativa contro il rischio di prolungamento dei tempi di co­struzione per motivi indipendenti dal titolare dell'autorizzazione unica;

     m) identica;

     n) previsione delle modalità attra­verso le quali i produttori di energia elettrica nucleare dovranno provvedere alla costitu­zione di un fondo per il «decommissioning»;

     n) previsione delle modalità attra­verso le quali i produttori di energia elettrica nucleare dovranno provvedere alla costitu­zione, con contribuzione a carico dei medesimi produttori, e alla gestione di un fondo per lo smantellamento degli impianti nucleari e opere connesse, per il trattamento e lo smaltimento finale dei rifiuti radioattivi, al termine della vita operativa degli impianti, in linea con le raccomandazioni della Commissione eu­ropea e gli standard internazionali in ma­teria. Le risorse finanziarie di cui al sud­detto fondo possono essere attribuite, oltre che alla provincia e al comune che ospitano la centrale nucleare, anche ai comuni confinanti con quello in cui è si­tuata la centrale, tenuto conto delle limi­tazioni d'uso del territorio;

     o) previsione di opportune forme di informazione diffusa e capillare per le po­polazioni coinvolte al fine di creare le condi­zioni idonee per l'esecuzione degli inter­venti.

     o) previsione di opportune forme di informazione diffusa e capillare per le po­polazioni, e in particolare per quelle coin­volte, al fine di creare le condizioni idonee per l'esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti;

 

     p) previsione di sanzioni per la vio­lazione delle norme prescrittive previste nei decreti legislativi;

 

     q) previsione, nell'ambito delle ri­sorse di bilancio disponibili allo scopo, di una opportuna campagna di informa­zione alla popolazione italiana sull'ener­gia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economi­cità.

3. Nei giudizi davanti agli organi di giu­stizia amministrativa che comunque riguar­dino le procedure di progettazione, appro­vazione e realizzazione delle opere, infra­strutture e insediamenti produttivi concer­nenti il settore dell'energia e relative attività di espropriazione, occupazione e asservi­mento si applicano le disposizioni di cui al­l'articolo 246 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

3. Nei giudizi davanti agli organi di giu­stizia amministrativa che comunque riguar­dino le procedure di progettazione, appro­vazione e realizzazione delle opere, infra­strutture e insediamenti produttivi concer­nenti il settore dell'energia nucleare e rela­tive attività di espropriazione, occupazione e asservimento si applicano le disposizioni di cui all'articolo 246 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

4. Al comma 4 dell'articolo 11 del de­creto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, dopo le parole: «fonti energetiche rinnovabili» sono inserite le seguenti: «, energia nucle­are prodotta sul territorio nazionale».

4. Identico.

5. Disposizioni correttive e integrative dei decreti legislativi di cui al comma 1 pos­sono essere emanate, nel rispetto delle modalità e dei princìpi e criteri direttivi di cui ai commi 1 e 2, entro un anno dalla data della loro entrata in vigore.

5. Identico.

6. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Ai relativi adempimenti si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

6. Identico.

 

7. All'articolo 3 del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 52, dopo il comma 2 è inserito il seguente:

 

«2-bis. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, è regola­mentata la garanzia finanziaria di cui al numero 1) della lettera d) del comma 2».

 

 

L’articolo 25 ha subito numerose modifiche durante l’iter al Senato. Gli unici commi non modificati sono quelli dal 3 al 6.

Il comma 1 delega il Governo ad adottare entro sei mesi[97]dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi di riassetto normativo recanti la disciplina[98]:

§      della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare e di fabbricazione del combustibile nucleare;

Tale disposizione appare necessaria alla luce della possibilità di realizzare sul territorio nazionale impianti di produzione di energia nucleare prevista dall’art. 7 del D.L. n. 112/2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 133/2008, come uno degli obiettivi cui deve tendere la «Strategia energetica nazionale» prevista dal medesimo articolo.

Si ricorda che l’attuale disciplina in materia di sorgenti e impianti nucleari è contenuta nel D.Lgs. 17 marzo 1995, n. 230 recante “Attuazione delle direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 92/3/Euratom e 96/29/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti” (le cui disposizioni si applicano, tra l’altro, “alla costruzione, all'esercizio ed alla disattivazione degli impianti nucleari”), e nel D.Lgs. 6 febbraio 2007, n. 52 di attuazione della direttiva 2003/122/CE Euratom sul controllo delle sorgenti radioattive sigillate ad alta attività e delle sorgenti orfane. Si segnala, inoltre, che con il d.lgs. 20 febbraio 2009, n. 23 è stata attuata la direttiva 2006/117/EURATOM, relativa alla sorveglianza ed al controllo delle spedizioni di rifiuti radioattivi e di combustibile nucleare esaurito.

§      dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi e dei sistemi per il deposito definitivo dei materiali e rifiuti radioattivi;

Relativamente al problema dello stoccaggio dei rifiuti radioattivi, si ricorda che nel corso della XIV legislatura, è stata adottata una normativa finalizzata ad individuare le procedure per la messa in sicurezza delle scorie radioattive.

Con l’emanazione del decreto-legge n. 314/2003[99], il Governo ha provveduto, in particolare, a dettare norme per l’individuazione di un sito ove realizzare sia gli impianti e le infrastrutture per il deposito definitivo dei rifiuti a bassa e media attività e a breve vita (II categoria) - che rappresentano volumetricamente la quantità principale di rifiuti presenti sul territorio nazionale - sia il deposito temporaneo in bunker del combustibile irraggiato e dei rifiuti ad alta attività e/o a lunga vita (III categoria)[100].

L’individuazione del sito più idoneo (sulla base delle integrazioni apportate al decreto legge dai commi 98-105 della cd. legge Marzano, n. 239/2004) per la realizzazione del citato deposito è stata demandata ad un Commissario straordinario, previo parere di una apposita Commissione tecnico-scientifica istituita con compiti di valutazione e di alta vigilanza e previa intesa in sede di Conferenza unificata ed è stata fissata la data del 31 dicembre 2008 quale termine ultimo per la realizzazione (affidata alla SOGIN S.p.A.[101]) del deposito stesso.

Lo stesso decreto n. 314, come integrato dai citati commi della cd. legge Marzano, inoltre, ha previsto una specifica procedura per la messa in sicurezza e lo stoccaggio provvisorio dei rifiuti radioattivi di I, II e III categoria, da parte della SOGIN S.p.A.[102]

La citata Commissione non è tuttavia mai stata costituita. Con il D.M. 25 febbraio 2008[103] però, il Ministero dello sviluppo economico ha provveduto alla costituzione di un gruppo di lavoro per l'individuazione della tipologia, delle procedure e della metodologia di selezione dirette alla realizzazione, su un sito del territorio nazionale, di un centro di servizi tecnologici e di ricerca ad alto livello nel settore dei rifiuti radioattivi, comprendente un deposito nazionale centralizzato per l'allocazione definitiva dei rifiuti radioattivi di seconda categoria, e per l'immagazzinamento temporaneo di medio termine dei rifiuti radioattivi di terza categoria, del combustibile nucleare esaurito e delle materie nucleari ancora presenti in Italia, anche alla luce dell’accordo intergovernativo (ricordato nelle premesse del decreto) “firmato in data 24 novembre 2006, tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica francese e perfezionato in data 2 maggio 2007, per il riprocessamento del combustibile nucleare irraggiato depositato negli impianti nucleari italiani che prevede tra l'altro il rientro in Italia dei relativi rifiuti entro il 2025”.

§      la definizione delle misure compensative da corrispondere e da realizzare in favore delle popolazioni interessate.

In proposito si ricorda che l’art. 4 del D.L. n. 314/2003 ha previsto la determinazione di misure di compensazione territoriale, a favore dei siti che ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare, fino al definitivo smantellamento degli impianti. Dalla data di messa in esercizio del deposito nazionale, tali misure sono trasferite al territorio che ospita il deposito, proporzionalmente alla allocazione dei rifiuti radioattivi. Lo stesso articolo ha demandato al CIPE l’effettuazione del riparto, avvenuto con la delibera n. 101 del 28 settembre 2007[104]. Successivamente l’art. 7-ter, del decreto legge n. 208/2008, con una modifica al comma 1-bis del citato art. 4 del DL n. 314, ha modificato le percentuali relative al contributo di compensazione territoriale previsto a favore dei siti che ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare. Il nuovo testo prevede che esso sia ripartito, per ciascun territorio, nella misura del 50% in favore del comune nel cui territorio è ubicato il sito, mentre il restante 50% dovrà essere ripartito in misura eguale tra la relativa provincia (25%) ed i comuni confinanti con quello nel cui territorio è ubicato il sito (25%). Vengono anche modificate le modalità di calcolo del contributo previsto per i comuni confinanti che dovrà essere calcolato tenendo conto di due parametri: in proporzione alla superficie ed alla popolazione residente nel raggio di dieci chilometri dall'impianto.

Lo stesso comma 1 precisa che i decreti legislativi devono essere adottati nel rispetto delle norme in tema di valutazione di impatto ambientale e di pubblicità delle relative procedure.

Si ricorda, in proposito, che la disciplina delle procedure di valutazione dell’impatto ambientale (VIA) è recata dalla parte seconda del D.Lgs. 152/2006 (cd. codice ambientale). Si tratta di un procedimento con cui vengono analizzate le conseguenze prodotte dalla realizzazione di un’opera all’interno di un sistema territoriale, valutando se tali trasformazioni siano ambientalmente compatibili.

La norma prevede, poi, che i decreti legislativi devono essere adottati secondo le modalità e nel rispetto dei criteri di cui all’articolo 20 della legge n. 59 del 1997.

L’articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, disciplina le procedure per l’emanazione della legge annuale di semplificazione, nonché dei decreti legislativi e regolamenti adottati in attuazione di essa.

Per quanto concerne la procedura di adozione dei decreti legislativi, il comma 5 dispone che essi siano emanati su proposta del Ministro competente, di concerto con il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per la funzione pubblica, con i Ministri interessati e con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata successivamente, dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti, che sono resi entro il termine di sessanta giorni dal ricevimento della richiesta.

Quanto ai principi e criteri direttivi per l’esercizio della delega, il comma 3 dispone che i decreti legislativi devono prevedere:

a)         la definizione del riassetto normativo e codificazione della normativa primaria regolante la materia, previa acquisizione del parere del Consiglio di Stato, reso nel termine di novanta giorni dal ricevimento della richiesta, con determinazione dei princìpi fondamentali nelle materie di legislazione concorrente;

a-bis)il coordinamento formale e sostanziale del testo delle disposizioni vigenti, apportando le modifiche necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare il linguaggio normativo (64);

b)         l’indicazione esplicita delle norme abrogate, fatta salva l'applicazione dell'articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile;

c)         l’indicazione dei princìpi generali, in particolare per quanto attiene alla informazione, alla partecipazione, al contraddittorio, alla trasparenza e pubblicità che regolano i procedimenti amministrativi, nell'àmbito dei princìpi stabiliti dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni;

d)         l’eliminazione degli interventi amministrativi autorizzatori e delle misure di condizionamento della libertà contrattuale, ove non vi contrastino gli interessi pubblici alla difesa nazionale, all'ordine e alla sicurezza pubblica, all'amministrazione della giustizia, alla regolazione dei mercati e alla tutela della concorrenza, alla salvaguardia del patrimonio culturale e dell'ambiente, all'ordinato assetto del territorio, alla tutela dell'igiene e della salute pubblica;

e)         la sostituzione degli atti di autorizzazione, licenza, concessione, nulla osta, permesso e di consenso comunque denominati che non implichino esercizio di discrezionalità amministrativa e il cui rilascio dipenda dall'accertamento dei requisiti e presupposti di legge, con una denuncia di inizio di attività da presentare da parte dell'interessato all'amministrazione competente corredata dalle attestazioni e dalle certificazioni eventualmente richieste;

f)           la determinazione dei casi in cui le domande di rilascio di un atto di consenso, comunque denominato, che non implichi esercizio di discrezionalità amministrativa, corredate dalla documentazione e dalle certificazioni relative alle caratteristiche tecniche o produttive dell'attività da svolgere, eventualmente richieste, si considerano accolte qualora non venga comunicato apposito provvedimento di diniego entro il termine fissato per categorie di atti in relazione alla complessità del procedimento, con esclusione, in ogni caso, dell'equivalenza tra silenzio e diniego o rifiuto;

g)         la revisione e riduzione delle funzioni amministrative non direttamente rivolte:

1.       alla regolazione ai fini dell'incentivazione della concorrenza;

2.       alla eliminazione delle rendite e dei diritti di esclusività, anche alla luce della normativa comunitaria;

3.       alla eliminazione dei limiti all'accesso e all'esercizio delle attività economiche e lavorative;

4.       alla protezione di interessi primari, costituzionalmente rilevanti, per la realizzazione della solidarietà sociale;

5.       alla tutela dell'identità e della qualità della produzione tipica e tradizionale e della professionalità;

h)         la promozione degli interventi di autoregolazione per standard qualitativi e delle certificazioni di conformità da parte delle categorie produttive, sotto la vigilanza pubblica o di organismi indipendenti, anche privati, che accertino e garantiscano la qualità delle fasi delle attività economiche e professionali, nonché dei processi produttivi e dei prodotti o dei servizi;

i)           per le ipotesi per le quali sono soppressi i poteri amministrativi autorizzatori o ridotte le funzioni pubbliche condizionanti l'esercizio delle attività private, la previsione dell'autoconformazione degli interessati a modelli di regolazione, nonché di adeguati strumenti di verifica e controllo successivi. I modelli di regolazione vengono definiti dalle amministrazioni competenti in relazione all'incentivazione della concorrenzialità, alla riduzione dei costi privati per il rispetto dei parametri di pubblico interesse, alla flessibilità dell'adeguamento dei parametri stessi alle esigenze manifestatesi nel settore regolato;

l)     l’attribuzione delle funzioni amministrative ai comuni, salvo il conferimento di funzioni a province, città metropolitane, regioni e Stato al fine di assicurarne l'esercizio unitario in base ai princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza; determinazione dei princìpi fondamentali di attribuzione delle funzioni secondo gli stessi criteri da parte delle regioni nelle materie di competenza legislativa concorrente;

m)   la definizione dei criteri di adeguamento dell'organizzazione amministrativa alle modalità di esercizio delle funzioni di cui al presente comma;

n)    l’indicazione esplicita dell'autorità competente a ricevere il rapporto relativo alle sanzioni amministrative, ai sensi dell'articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689.

 

I decreti legislativi di cui al comma in esame sono adottati su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti[105], previa acquisizione del parere della Conferenza unificata, e successivamente delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario. I pareri delle Commissioni parlamentari sono espressi entro sessanta giorni dalla data di trasmissione degli schemi medesimi. Con i decreti di cui al comma 1 in commento sono, altresì, stabilite le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti.

 

Il comma 2 definisce i principi e criteri direttivi (oltre quelli previsti al comma 1) che il Governo è tenuto a rispettare nell’esercizio della delega:

a)      previsione della possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione;

b)      definizione di elevati[106] livelli di sicurezza dei siti, che tengano conto delle esigenze di tutela della salute della popolazione e dell'ambiente;

c)      riconoscimento di benefìci diretti alle famiglie residenti, agli enti locali[107], e alle imprese operanti nel territorio circostante al sito, con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell'esercizio degli impianti e delle strutture, alle quali è fatto divieto di trasferire tali oneri a carico degli utenti finali[108];

d)      previsione delle modalità che i titolari di autorizzazioni di attività[109] devono adottare per la sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari irraggiati e per lo smantellamento degli impianti a fine vita;

e)      acquisizione di dati tecnico-scientifici predisposti da enti pubblici di ricerca, incluso l’ISPRA[110], e università;

f)        determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, secondo quanto previsto dall’articolo 120 della Costituzione;

g)      previsione che la costruzione e l’esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e di impianti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento di impianti nucleari a fine vita e tutte le opere connesse[111] siano considerati attività di preminente interesse statale e, come tali, soggette ad autorizzazione unica rilasciata, su istanza del soggetto richiedente e previa intesa con la Conferenza unificata, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti[112];

Si ricorda, anche con riferimento alla successiva lettera h), che il modello autorizzativo che prevede il rilascio di un’autorizzazione unica a seguito di un procedimento unico, è quello oggi maggiormente utilizzato per le autorizzazioni nel settore elettrico, essendo previsto per tutti gli impianti di produzione di energia elettrica superiori a 300 MW (art. 1-sexies, comma 8, del DL n. 239/2003[113]), nonché per le reti nazionali di trasporto dell'energia elettrica (commi 1-3 del medesimo art. 1-sexies) e per gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili (in tal caso però l’art. 12 del D.Lgs. n. 387/2003 prevede che l’autorizzazione non sia rilasciata dal Ministero ma dalla Regione).

h)      previsione che l’autorizzazione unica sia rilasciata a seguito di un procedimento unico al quale partecipano le amministrazioni interessate; l’autorizzazione deve comprendere la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza delle opere, l’eventuale dichiarazione di inamovibilità e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi; l’autorizzazione unica sostituisce ogni provvedimento amministrativo, autorizzazione, concessione, licenza, nulla osta, atto di assenso e atto amministrativo, comunque denominati, ad eccezione delle procedure di VIA e VAS cui si deve obbligatoriamente ottemperare[114], previsti dalle norme vigenti, costituendo titolo a costruire ed esercire le infrastrutture in conformità del progetto approvato;

In relazione alle procedure per la valutazione ambientale strategica (VAS) e per la valutazione dell’impatto ambientale (VIA) si ricorda che esse sono state profondamente modificate con il d.lgs. n. 4 del 2008 (con cui, appunto, è stata totalmente riscritta la Parte Seconda del d.lgs. n. 152 del 2006).

In estrema sintesi si ricorda che la VAS rappresenta un processo sistematico di valutazione delle conseguenze ambientali di piani e programmi e nasce dall’esigenza che nella loro predisposizione, insieme agli aspetti sociali ed economici, vengano considerati anche gli impatti ambientali.

La VIA è, invece, un procedimento con cui vengono analizzate le conseguenze prodotte dalla realizzazione di un’opera all’interno di un sistema territoriale, valutando se tali trasformazioni siano ambientalmente compatibili.

i)    previsione che le approvazioni relative ai requisiti e alle specifiche tecniche degli impianti nucleari, già concesse negli ultimi dieci anni dalle Autorità competenti di Paesi membri dell’Agenzia per l’energia nucleare dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (AEN-OCSE) o dalle autorità competenti di Paesi con i quali siano definiti accordi bilaterali di cooperazione tecnologica e industriale nel settore nucleare, siano considerate valide in Italia, previa approvazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare;

l)    previsione che gli oneri relativi ai controlli di sicurezza e di radioprotezione, che devono comunque assicurare la massima trasparenza nei confronti dei cittadini e delle amministrazioni locali, siano a titolo oneroso a carico degli esercenti le attività nucleari e possano essere svolti, in tempi certi e compatibili con la programmazione complessiva delle attività, avvalendosi anche del supporto e della consulenza di esperti di analoghe organizzazioni di sicurezza europee;

m)   individuazione degli strumenti di copertura finanziaria e assicurativa contro il rischio di prolungamento dei tempi di costruzione per motivi indipendenti dal titolare dell’autorizzazione unica;

n)      previsione delle modalità attraverso le quali i produttori di energia elettrica nucleare dovranno provvedere alla costituzione, con contribuzione a carico dei medesimi produttori, e alla gestione di un fondo per lo smantellamento degli impianti nucleari e opere connesse, per il trattamento e lo smaltimento finale dei rifiuti radioattivi, al termine della vita operativa degli impianti, in linea con le raccomandazioni della Commissione europea e gli standard internazionali in materia[115]. Le risorse finanziarie, di cui al suddetto fondo, possono essere attribuite, oltre che alla Provincia e al Comune che ospitano la centrale nucleare, anche ai Comuni confinanti con quello in cui è situata la centrale, tenuto conto delle limitazioni d'uso del territorio[116];

o)      previsione di opportune forme di informazione diffusa e capillare per le popolazioni, e in particolare per quelle coinvolte, al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti;

p)      previsione di sanzioni per la violazione delle norme prescrittive previste nei decreti di cui al comma 1[117];

q)      previsione, nell'ambito delle risorse di bilancio disponibili allo scopo, di una opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità[118].

 

Il comma 3, non modificato dal Senato, dispone che nei giudizi davanti agli organi di giustizia amministrativa che comunque riguardino le procedure di progettazione, approvazione e realizzazione delle opere, delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi concernenti il settore dell'energia nucleare e le relative attività di espropriazione, occupazione e asservimento, si applichino le disposizioni dell'articolo 246 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

Si ricorda che tale previsione, nel testo originario del disegno di legge in esame, rientrava tra i principi e i criteri direttivi del comma 2, e durante l’iter alla Camera è stato approvato come comma autonomo. Nella relazione illustrativa al testo originario, si motivava tale previsione con l’esigenza di ridurre l’incidenza dei provvedimenti giurisdizionali sulla realizzazione delle opere e degli interventi programmati in sede politica e normativa, che “non è limitata al solo profilo della mancata realizzazione – nei tempi previsti – delle opere e degli interventi, ma concerne anche il profilo dei costi degli interventi stessi, i livelli di occupazione, la credibilità degli attori istituzionali del sistema e la fiducia degli operatori economici. Appare opportuno, pertanto, estendere al settore dell’energia modelli processuali già sperimentati dal legislatore in altri settori e ritenuti pienamente legittimi dalla Corte costituzionale”.

Si ricorda che l’art. 246 del D.Lgs. n. 163/2006 si connota – secondo quanto riportato nella medesima relazione illustrativa[119] - per “l'applicazione delle direttive 89/665/CEE e 92/13/CEE che permettono di escludere la caducazione del contratto già stipulato dai soggetti aggiudicatori nelle ipotesi di sospensione o di annullamento giurisdizionale dell'aggiudicazione di prestazioni pertinenti alle infrastrutture, limitando la riparazione degli interessi o dei diritti lesi al solo risarcimento per equivalente, con esclusione della reintegrazione in forma specifica”.

 

Il comma 4, non modificato dal Senato, integra l'articolo 11, comma 4 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79.

Nel testo vigente, tale comma - specificatamente dedicato all'energia elettrica da fonti rinnovabili - prevede che il gestore della rete di trasmissione nazionale assicuri la precedenza all'energia prodotta da impianti che utilizzano, nell'ordine, fonti energetiche rinnovabili, sistemi di cogenerazione - sulla base di specifici criteri definiti dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas - e fonti nazionali di energia combustibile primaria, queste ultime per una quota massima annuale non superiore al quindici per cento di tutta l'energia primaria necessaria per generare l'energia elettrica consumata.

Con la modifica introdotta dalla disposizione in esame, l'ordine di precedenza prescritto al gestore delle rete è integrato mediante l'inserimento, dopo le parole «fonti energetiche rinnovabili», e prima di «sistemi di cogenerazione», delle parole « energia nucleare prodotta sul territorio nazionale».

 

Il comma 5, non modificato dal Senato, prevede che il Governo possa adottare disposizioni integrative o correttive dei decreti legislativi entro un anno dalla loro entrata in vigore, nel rispetto delle medesime modalità di adozione dei provvedimenti e dei medesimi principi e criteri direttivi, mentre il comma 6 (anch’esso non modificato), oltre a stabilire dall’attuazione delle norme non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, precisa che ai relativi adempimenti si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

 

Il comma 7, introdotto al Senato, integra l’articolo 3 del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 52[120], con il comma 2-bis, prevedendo che, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sia regolamentata la garanzia finanziaria di cui al numero 1) della lettera d) del comma 2.

 

Si ricorda che l’articolo 3 del richiamato decreto legislativo riguarda i provvedimenti autorizzativi delle sorgenti radioattive sigillate ad alta attività e delle sorgenti orfane. Secondo il comma 2, il richiedente il nulla osta all'impiego, di una nuova sorgente e ove possibile, delle sorgenti immesse sul mercato anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, deve documentare – fra l’altro – di essere in possesso di misure atte a garantire la gestione in sicurezza della sorgente al termine della sua utilizzazione anche nel caso in cui il detentore diventi insolvente o cessi l'attività (punto d). Una delle possibilità per tali misure (punto 1) è quella di prestare una garanzia finanziaria per assicurare i fondi necessari alla gestione della sorgente fino allo smaltimento, compreso il relativo condizionamento mediante fideiussione bancaria o assicurativa con clausola di pagamento a semplice richiesta, prestata oltre che da una compagnia di assicurazione o da un istituto finanziario, anche da intermediari finanziari iscritti all'elenco speciale di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, a ciò autorizzati dal Ministero dell'economia e delle finanze, a condizione che tali intermediari siano sottoposti a revisione contabile di una società di revisione iscritta nell'albo previsto dall'articolo 161 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Il 13 novembre 2008 la Commissione ha presentato una comunicazione relativa ad un aggiornamento del programma indicativo per il settore nucleare nel contesto del secondo riesame strategico delle politica energetica (COM(2008)776) che aggiorna le informazioni contenute nel programma indicativo per il settore nucleare presentato nel 2007[121].

La Commissione ribadisce l’importanza dell'energia nucleare nel conseguimento degli obiettivi europei in materia di sicurezza degli approvvigionamenti energetici e di riduzione delle emissioni di CO2, sottolineando, nel contempo, la necessità di mantenere la sicurezza e la protezione nucleare al centro del processo decisionale, assicurando che lo sviluppo di questa fonte di energia risponda ai requisiti più rigorosi in materia di sicurezza.

La Commissione, tra l’altro, raccomanda:

-        l’attuazione di tutte le soluzioni tecniche già disponibili nel settore della gestione dei rifiuti radioattivi nonché la collaborazione tra le principali parti in causa nel settore della ricerca e sviluppo, in particolare le agenzie nazionali per la gestione dei rifiuti, al fine di creare un programma di ricerca strategica e un piano di attuazione di attività di ricerca;

-        che l'UE prosegua gli sforzi intesi a promuovere livelli di sicurezza elevati a livello internazionale mediante gli strumenti di cooperazione esterna;

-        la promozione e la creazione di un quadro economico e normativo più uniforme nell'UE, in particolare, armonizzando e semplificando le procedure di rilascio delle autorizzazioni e delle certificazioni di progetto in modo da favorire gli investimenti negli Stati membri che decidono di includere l'energia nucleare nel loro mix energetico;

-        sviluppare un regime di responsabilità civile più uniforme e armonizzato in modo da garantire un livello di protezione omogeneo a tutti i cittadini e creare condizioni di parità nel settore dell'energia nucleare dell'UE.

La Commissione, inoltre, sottolinea l’importanza degli strumenti creati per migliorare il quadro per l'energia nucleare in Europa nel contesto del piano d’azione del piano d’azione del Consiglio, sopra citato, quali il gruppo ad alto livello sulla sicurezza nucleare e la gestione dei rifiuti[122], il forum europeo per l'energia nucleare[123], la piattaforma tecnologica per un'energia nucleare sostenibile[124], auspicando la creazione di una nuova piattaforma tecnologica sullo smaltimento geologico. In particolare, la Commissione ritiene che tali strumenti consentano di affrontare meglio i problemi legati ai rifiuti radioattivi e raggiungere obiettivi quali: ottimizzare le attività di ricerca e sviluppo europee; migliorare il coordinamento; fissare obiettivi comuni; rafforzare la partecipazione e l'impegno delle imprese del settore nella ricerca di soluzioni alle questioni relative alla gestione dei rifiuti radioattivi.

Sicurezza nucleare

Il 26 novembre 2008 la Commissione ha presentato una proposta di direttiva del Consiglio (Euratom) relativa alla predisposizione di un quadro comunitario per la sicurezza nucleare (COM(2008)790) intesa a definire gli obblighi fondamentali e i principi generali per gli impianti nucleari che tutti gli Stati membri della UE sono tenuti ad applicare.

La proposta della Commissione stabilisce alcuni principi e prescrizioni validi a livello UE, ed un insieme di norme relative, tra l’altro, al rafforzamento dell’indipendenza degli organismi di controllo, alle responsabilità degli esercenti, nonché una serie di garanzie in riferimento alle risorse umane e finanziarie, ai sistemi di gestione, alla periodica supervisione della sicurezza, alla disponibilità di competenze tecniche a livello transfrontaliero. La proposta, infine, prevede la creazione di un gruppo di esperti per coordinare la cooperazione tra le autorità di regolamentazione.

Il 22 aprile 2009 il Parlamento europeo ha approvato, nell’ambito della procedura di consultazione, una relazione con cui sostiene l’iniziativa della Commissione, proponendo che un allegato elenchi con maggior dettaglio i principi di sicurezza a cui si fa riferimento nella proposta di direttiva.

Rifiuti radioattivi

L’8 settembre 2008 la Commissione ha presentato la sesta relazione sulla situazione della gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito nell'Unione europea (COM(2008)542).

La Commissione, apprezzati i progressi realizzati in campo scientifico e tecnico per lo smaltimento geologico dei rifiuti nucleari, ritiene di poter considerare attualmente lo stoccaggio attraverso deposito geologico l'opzione più sicura e sostenibile per la gestione a lungo termine dei rifiuti ad alta attività e del combustibile esaurito. Secondo la Commissione, dovrebbe essere incoraggiata e facilitata l'identificazione, la creazione e l'uso di depositi di rifiuti sicuri, anche attraverso la cooperazione regionale e internazionale, che potrebbe accelerare l'adozione di soluzioni definitive oltreché vantaggiose in termini di economie di scala. La Commissione, tuttavia, ricorda la necessità, per gli Stati eventualmente disposti a ospitare tali centri regionali di tenere nella dovuta considerazione l'accettazione di tali scelte a livello politico e sociale. La Commissione giudica opportuno, inoltre, non incentivare le proposte avanzate dagli Stati non comunitari in materia di depositi di rifiuti radioattivi e combustibile esaurito, per motivi tecnici, economici e di sicurezza.

Il 16 dicembre 2008 il Consiglio ha approvato una risoluzione sulla gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi.

Il Consiglio, nel prendere atto della relazione della Commissione, constata che gli Stati membri dell’UE concordano sui seguenti principi:

-        è imperativa l'attuazione da parte di ciascuno Stato membro di un piano nazionale di gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi. Tali piani devono essere a lungo termine, comprendere tutti i tipi di rifiuti radioattivi e precisare tutte le fasi della loro attuazione. Essi devono includere, tra l’altro, un inventario dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito presenti sul territorio;

-        l'attuazione di politiche per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, basata sui progressi scientifici e tecnologici, deve essere effettuata mediante processi trasparenti che consentano d'informare correttamente il pubblico e di coinvolgerlo nel processo decisionale (in particolare per l'insediamento di un sito di deposito);

Infrastrutture critiche

Il 28 ottobre 2008 la Commissione europea ha presentato una proposta di decisione relative a una rete informativa di allarme sulle infrastrutture critiche – CIWIN (COM(2008)676).

La proposta intende creare un sistema d'informazione sicuro (CIWIN) che sarà gestito dalla Commissione europea e ospitato dal Centro comune di ricerca di Ispra. L'obiettivo del sistema è aiutare gli Stati membri a scambiarsi migliori prassi e informazioni su minacce e debolezze, nonché informazioni sulle attività realizzate congiuntamente per proteggere le infrastrutture critiche.

La proposta prevede che gli Stati membri possano partecipare alla rete d’informazione dopo aver sottoscritto un memorandum di intesa che contiene i requisiti tecnici e di sicurezza ad essa applicabili, e le informazioni sui siti con cui sarà interconnessa. E’ altresì prevista la realizzazione di un forum elettronico per lo scambio di informazioni riguardanti la protezione delle infrastrutture critiche tra le quali l’industria del ciclo del combustibile nucleare.

La proposta, che segue la procedura di consultazione, è stata esaminata dal Parlamento europeo in plenaria il 22 aprile 2009, ed è ora in attesa di una decisione finale da parte del Consiglio.

Si segnala che, in precedenza, l’8 dicembre 2008 il Consiglio ha definitivamente adottato la direttiva 2008/114/CE relativa all'individuazione e alla designazione delle infrastrutture critiche europee e alla valutazione della necessità di migliorarne la protezione.

Procedure di contenzioso

Il 28 giugno 2006 la Commissione ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee in relazione al mancato adempimento di quanto prescritto nel parere motivato che la Commissione ha inviato all’Italia il 5 luglio 2005[125].

La Commissione contesta all’Italia di essere venuta meno agli obblighi imposti dalla direttiva 96/29/Euratom, che stabilisce le norme di sicurezza relative alla protezione sanitaria della popolazione contro i pericoli delle radiazioni ionizzanti e dalla direttiva 89/618/Euratom, concernente l’informazione della popolazione sui provvedimenti di protezione sanitaria applicabili e sul comportamento da adottare in caso di emergenza radioattiva.

La procedura d’infrazione prende le mosse da alcune denunce che hanno per oggetto la mancanza di piani d’intervento di emergenza necessari a fronteggiare un’eventuale situazione di emergenza radioattiva che possa trarre origine, per la regione di Trieste, dalla centrale nucleare di Krsko (Slovenia) e dai navigli a propulsione nucleare che attraccano occasionalmente nel porto di Trieste, nonché dai siti nucleari nei comuni di Saluggia (VC), Trino (VC), e di Bosco Marengo (AL), sia in relazione a situazioni di emergenza che possano trarre origine nei siti menzionati, sia in relazione alle operazioni di trasporto di combustibile irraggiato, per via ferroviaria, svolte tra Saluggia e Sellafeld (Gran Bretagna).

La Commissione, in particolare, contesta all’Italia di non aver adottato i decreti di attuazione necessari a garantire un’effettiva applicazione delle due direttive in esame[126].

 


 

Articolo 26
(Energia nucleare)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 15
(Energia nucleare)

Articolo 26
(Energia nucleare)

 

 

1. Con delibera del CIPE, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, sen­tito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentite le Commis­sioni parlamentari competenti, sono definite le tipologie degli impianti per la produzione di energia elettrica nucleare che possono essere realizzati nel territorio nazionale.

1. Con delibera del CIPE, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vi­gore della presente legge su proposta del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del ter­ritorio e del mare, sentite le Commissioni parlamentari competenti, sono definite le tipologie degli impianti per la produzione di energia elettrica nucleare che possono es­sere realizzati nel territorio nazionale.

2. Con delibera del CIPE, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, sono individuati, senza nuovi o maggiori oneri né minori entrate a carico della finanza pub­blica, i criteri e le misure atti a favorire la costituzione di consorzi per lo sviluppo e l'utilizzo degli impianti di cui al comma 1, formati da soggetti produttori di energia elettrica, da soggetti industriali anche riuniti in consorzi e, eventualmente, in quota minoritaria dalla Cassa depositi e prestiti Spa. L'eventuale percentuale della quota posseduta dalla Cassa depositi e prestiti Spa è definita con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze.

2. Con delibera del CIPE, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, sono individuati, senza nuovi o maggiori oneri né minori entrate a carico della finanza pub­blica, i criteri e le misure atti a favorire la costituzione di consorzi per la costruzione e l'esercizio degli impianti di cui al comma 1, formati da soggetti produttori di energia elettrica e da soggetti industriali anche riu­niti in consorzi.

 

3. L'articolo 1, comma 298, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, è sosti­tuito dal seguente:

 

«298. A decorrere dal 1° gennaio 2009 è assicurato un gettito annuo pari a 100 milioni di euro mediante il versamento all'entrata del bilancio dello Stato di una quota di pari importo a valere sulle en­trate derivanti dalla componente tariffa­ria A2 sul prezzo dell'energia elettrica, definito ai sensi dell'articolo 3, comma 11, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 18 febbraio 2003, n. 25, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 aprile 2003, n. 83. Con decreto del Ministro dell'economia e delle fi­nanze, sentita l'Autorità per l'energia elettrica e il gas, sono stabiliti modalità e termini per il versamento di cui al pre­sente comma».

 

 

L’articolo 26 reca disposizioni in materia di tipologie di impianti nucleari.

Il comma 1affida ad una delibera del CIPE la definizione delle tipologie degli impianti di produzione di energia elettrica nucleare che possono essere realizzati nel territorio nazionale, nonché le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione e di esercizio degli impianti.

Il termine di adozione della delibera, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell’ambiente, e sentite le Commissioni parlamentari competenti, è fissato in sei mesi dall’entrata in vigore della legge in esame (il termine di adozione è stato introdotto dal Senato).

Sempre ad una delibera del CIPE, da adottarsi su proposta del Ministro per lo sviluppo economico, è affidata l’individuazione – senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica - dei i criteri e delle misure atti a favorire la costituzione di consorzi per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari, di cui al comma 1, formati da soggetti produttori di energia elettrica e da soggetti industriali anche riuniti in consorzi (comma 2, modificato dal Senato)

 

Il comma 3, introdotto dal Senato, sostituisce il comma 298, art. 1, della legge n. 311/2004 (finanziaria 2005).

Il comma 298 nel testo vigente prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2005, venga versato al bilancio dello Stato un importo pari a 100 milioni di euro, proveniente da:

-        una quota pari al 70 per cento degli importi derivanti dall'applicazione dell'articolo 4, comma 1-bis, del DL 314/2003 (compensazioni territoriali a favore dei siti che ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare)

-        la rimanente parte, fino al raggiungimento dell’importo di 100 milioni di euro, con una quota degli importi derivanti dalla componente A2 della tariffa elettrica destinata al rimborso degli oneri relativi allo smantellamento delle centrali nucleari dismesse, alla chiusura del ciclo del combustibile nucleare e delle attività connesse.

 

Il comma 298 della legge finanziaria 2005, così come sostituito prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2009, venga versato al bilancio dello Stato un importo annuo pari a 100 milioni di euro, a valere sulle entrate derivanti dalla componente A2 sul prezzo dell’energia elettrica destinata al rimborso degli oneri relativi allo smantellamento delle centrali nucleari dismesse, alla chiusura del ciclo del combustibile nucleare e delle attività connesse, ai sensi dell’art. 3, comma 1 del D.Lgs. 79/1999.

Le componenti tariffarie Acostituiscono un'importante caratteristica della tariffa elettrica italiana e sono poste a copertura di oneri sostenuti nell'interesse generale del sistema elettrico (quali ad esempio i costi di ricerca, i costi per l'incentivazione dell'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili etc.) individuati dal Governo con decreto o dal Parlamento tramite legge. Tali oneri vengono generalmente identificati come oneri impropri in quanto rappresentano costi che ricadono in tariffa senza essere giustificati da ragioni di efficienza, in quanto si tratta di oneri sostenuti nell'interesse della collettività.

In particolare la componente tariffaria A2 copre i costi per lo smantellamento delle centrali nucleari e la chiusura del ciclo del combustibile.

Tale componente è fissata dall'Autorità dell'energia elettrica e del gas, che altresì provvede all'adeguamento della stessa tariffa, tenuto conto degli oneri generali afferenti al sistema elettrico, come stabilito dall'articolo 3, comma 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79 (Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica).

L’art. 3, comma 11 del D.Lgs. 79/99 (Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica) ha demandato ad un decreto del Ministro dell'industria, di concerto con il Ministro del tesoro, su proposta dell'Autorità per l'energia, l’individuazione gli oneri generali afferenti al sistema elettrico, stabilendo che la quota parte del corrispettivo a copertura dei suddetti oneri a carico dei clienti finali, in particolare per le attività ad alto consumo di energia, sia definita in misura decrescente in rapporto ai consumi maggiori. Il DL n. 25 del 2003[127] all’articolo 1 ha provveduto alla rideterminazione degli oneri generali afferenti al sistema elettrico (stranded costs: costi sostenuti dalle imprese in seguito all’avvio del processo di liberalizzazione del settore ed al referendum sull’energia nucleare).

A decorrere dal 1° gennaio 2004, si fa riferimento alle seguenti categorie:

a)       costi connessi allo smantellamento delle centrali elettronucleari dismesse e alla chiusura del ciclo combustibile nucleare, conseguenti al referendum del 1987;

b)       costi relativi all’attività di ricerca e sviluppo finalizzata all’innovazione tecnologica d’interesse generale per il sistema elettrico;

c)       applicazione dei regimi tariffari speciali previsti da disposizioni precedenti alla liberalizzazione, richiamate nella delibera dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas n. 70/97 (art. 2, comma 2.4) e nel D.M. 19 febbraio 1997;

d)       reintegrazione, per un massimo di dieci anni, dei maggiori costi derivanti dalla forzata rilocalizzazione all’estero delle attività di scarico a terra e rigassificazione del gas naturale importato dall’ENEL S.p.A dalla Nigeria, in base agli obblighi assunti anteriormente alla data di entrata in vigore della direttiva di liberalizzazione del settore 96/92/CE.

 

Il comma 298 prevede, inoltre che con apposito decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, sentita l'Autorità per l'energia elettrica e il gas, siano definite le modalità per il versamento di cui al comma in esame.


 

Articolo 27, commi 1-6
(Misure per la sicurezza e il potenziamento del settore energetico)

 

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 16
(Misure per la sicurezza e il potenziamento del settore energetico)

Articolo 27
(Misure per la sicurezza e il potenziamento del settore energetico)

 

 

1. Per lo svolgimento dei servizi specia­listici in campo energetico, le amministra­zioni di cui all'articolo 1, comma 2, del de­creto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, possono rivol­gersi, nell'ambito delle risorse disponibili, al Gestore dei servizi elettrici Spa e alle so­cietà da esso controllate. Il Gestore dei ser­vizi elettrici Spa e le società da esso con­trollate forniscono tale supporto secondo modalità stabilite con atto di indirizzo del Ministro dello sviluppo economico e, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, adeguano lo statuto societario.

1. Identico.

 

2. L'Autorità per l'energia elettrica e il gas si avvale del Gestore dei servizi elet­trici Spa e dell'Acquirente unico Spa per il rafforzamento delle attività di tutela dei consumatori di energia, anche con rife­rimento alle attività relative alle funzioni di cui all'articolo 2, comma 12, lettere l) e m), della legge 14 novembre 1995, n. 481, nonché per l'espletamento di atti­vità tecniche sottese all'accertamento e alla verifica dei costi posti a carico dei clienti come maggiorazioni e ulteriori componenti del prezzo finale dell'ener­gia. Dall'avvalimento del Gestore dei servizi elettrici Spa e dell'Acquirente unico Spa da parte dell'Autorità per l'e­nergia elettrica e il gas non devono deri­vare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

2. Al fine di consentire la razionalizza­zione e l'efficienza delle strutture di natura pubblicistica operanti nei settori dell'energia elettrica e del gas naturale e la loro sempli­ficazione gestionale mediante l'accorpa­mento funzionale con altre strutture a totale partecipazione pubblica esistenti, il fondo bombole per metano, di cui alla legge 8 lu­glio 1950, n. 640, l'Agenzia nazionale delle scorte di riserva, di cui all'articolo 8 del de­creto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, e la Cassa conguaglio per il settore elet­trico, di cui al provvedimento del Comi­tato interministeriale dei prezzi 6 luglio 1974, n. 34, sono soppressi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

3. Al fine di consentire la razionalizza­zione e l'efficienza delle strutture di natura pubblicistica operanti nei settori dell'energia elettrica e del gas naturale e la loro sempli­ficazione gestionale mediante l'accorpa­mento funzionale con altre strutture a totale partecipazione pubblica esistenti, il fondo bombole per metano, di cui alla legge 8 lu­glio 1950, n. 640, e l'Agenzia nazionale delle scorte di riserva, di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, sono soppressi dalla data di entrata in vi­gore della presente legge.

 

4. Per incentivare l'utilizzazione del­l'energia elettrica prodotta con fonti rin­novabili, i comuni con popolazione fino a 20.000 residenti possono usufruire del servizio di scambio sul posto dell'ener­gia elettrica prodotta, secondo quanto stabilito dall'articolo 2, comma 150, let­tera a), della legge 24 dicembre 2007, n. 244, per gli impianti di cui sono proprie­tari di potenza non superiore a 200 kW, a copertura dei consumi di proprie utenze, senza tener conto dell'obbligo di coinci­denza tra il punto di immissione e il punto di prelievo dell'energia scambiata con la rete e fermo restando il paga­mento degli oneri di rete.

3. Le funzioni esercitate dal fondo bom­bole per metano, di cui alla legge 8 luglio 1950, n. 640, e dall'Agenzia nazionale delle scorte di riserva di cui all'articolo 8 del de­creto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, sono attribuite alla cassa conguaglio GPL (gas di petrolio liquefatto), di cui al provve­dimento del Comitato interministeriale dei prezzi 28 ottobre 1977, n. 44.

5. La gestione in regime di separa­zione contabile ed amministrativa del fondo bombole per metano, di cui alla legge 8 luglio 1950, n. 640, e le funzioni dell'A­genzia nazionale delle scorte di riserva, di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, sono attribuite alla cassa conguaglio GPL (gas di petrolio li­quefatto), di cui al provvedimento del Co­mitato interministeriale dei prezzi n. 44/1977 del 28 ottobre 1977.

4. Le funzioni e i compiti attribuiti alla Cassa conguaglio per il settore elettrico, di cui al provvedimento del Comitato in­terministeriale dei prezzi 6 luglio 1974, n. 34, sono trasferiti all'Acquirente unico Spa, fatta eccezione per le attività di ac­certamento e verifica di natura tecnica, che sono trasferite al Gestore dei servizi elettrici Spa.

Soppresso

5. I soggetti indicati ai commi 3 e 4 suc­cedono a titolo universale agli enti sop­pressi, in ogni rapporto, anche controverso, e ne acquisiscono le risorse finanziarie, strumentali e di personale.

6. Il soggetto indicato al comma 5 succede a titolo universale agli enti sop­pressi in ogni rapporto, anche controverso, e ne acquisisce le risorse finanziarie, strumentali e di personale, senza oneri per la finanza pubblica.

(…)

(…)

 

 

L'articolo 27, introdotto dalla Camera dei deputati e ampiamente integrato e modificato dal Senato, contempla varie misure volte a garantire la sicurezza ed il potenziamento del settore energetico.

In particolare il comma 1, non modificato dal Senato, individua nel Gestore dei servizi elettrici (GSE) l’organismo chiamato a supportare le amministrazioni dello Stato (di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165) nell’ambito di servizi specialistici in campo energetico, sulla base di indirizzi definiti dal Ministro dello sviluppo economico.

Infatti il GSE e le sue controllate forniscono tale supporto secondo modalità stabilite con atto di indirizzo del Ministro dello sviluppo economico e adeguano lo statuto societario entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della nuova disciplina.

Si ricorda che a decorrere dal 1° novembre 2005, a seguito dell’emanazione del DPCM 11 maggio 2004(Criteri, modalità e condizioni per l'unificazione della proprietà e della gestione della rete elettrica nazionale di trasmissione) che ha disposto il trasferimento del ramo d’azienda relativo a dispacciamento, trasmissione e sviluppo della rete a Terna s.p.a., il Gestore della rete di trasmissione nazionale (GRTN) - società per azioni costituita il 27 aprile 1999 in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 3, co. 4, del D.Lgs. 79/99 - ha cambiato denominazione socialediventando Gestore del sistema elettrico - Gse spae svolgendo essenzialmente attività di gestione, promozione e incentivazione delle fonti rinnovabili in Italia. Al GSE spetta il rilascio della garanzia di origine, riconoscimento introdotto dalla direttiva comunitaria 2001/77 per l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabile, e dei certificati RECS (Renewable Energy Certificate System), titoli internazionali, su base volontaria, attestanti la produzione rinnovabile. In capo a detto soggetto, sulla base delle disposizioni dell'art. 1 del decreto, rimangono inoltre le funzioni di cui all'art. 3, commi 12 e 13, del D.Lgs. n. 79/99 (cessione dei diritti e delle obbligazioni relative all'acquisto di energia elettrica, comunque prodotta da altri operatori nazionali, da parte dell'Enel spa al Gestore della rete di trasmissione nazionale spa; cessione, da parte del Gestore del sistema elettrico spa, dell'energia elettrica ritirata ai sensi del comma 3 dell'art. 22 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, nonché di quella prodotta da parte delle imprese produttrici-distributrici ai sensi del titolo IV, lettera b) del provvedimento CIP n. 6/92, ceduta al Gestore medesimo previa definizione).

 

Il comma 2, aggiunto dal Senato, prevede che ai fini del rafforzamento dell’attività di tutela dei consumatori l’Autorità per l’energia elettrica e il gas(AEEG)si avvalga – senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica - del Gestore dei servizi elettrici (GSE spa) e dell’Acquirente unico spa, anche:

§      in relazione alle funzioni di pubblicizzazione e diffusione della conoscenza delle condizioni di svolgimento dei servizi e di valutazione dei reclami, delle istanze e delle segnalazioni degli utenti, assegnate all’AEEG ai sensi dell’art. 2, comma 12, lett. l) e m), della legge 481/95[128].

L’articolo 2 della legge 14 novembre 1995, n. 481,istitutiva dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, al comma 12 ne fissa le funzioni stabilendo che l’Autorità:

l)   pubblicizza e diffonde la conoscenza delle condizioni di svolgimento dei servizi al fine di garantire la massima trasparenza, la concorrenzialità dell'offerta e la possibilità di migliori scelte da parte degli utenti intermedi o finali;

m)valuta reclami, istanze e segnalazioni presentate dagli utenti o dai consumatori, singoli o associati, in ordine al rispetto dei livelli qualitativi e tariffari da parte dei soggetti esercenti il servizio nei confronti dei quali interviene imponendo, ove opportuno, modifiche alle modalità di esercizio degli stessi ovvero procedendo alla revisione dei regolamenti di servizio;

§      con riferimento allo svolgimento di attività tecniche di accertamento e di verifica dei costi posti a carico del cliente, quali maggiorazioni e ulteriori componenti del prezzo finale dell’energia.

Acquirente Unico è la società per azioni del gruppo GSE S.p.A. cui è affidato per legge il ruolo di garante della fornitura di energia elettrica alle famiglie e alle piccole imprese, a prezzi competitivi e in condizioni di continuità, sicurezza ed efficienza del servizio. Il suo compito è quello di acquistare energia elettrica alle condizioni più favorevoli sul mercato e di cederla ai distributori o alle imprese di vendita al dettaglio, per la fornitura ai piccoli consumatori che non acquistano sul mercato libero. Dal 1° luglio 2007, con la completa apertura del mercato elettrico, Acquirente Unico, secondo quanto stabilito dal DL 73/07[129], acquista l’energia elettrica per il fabbisogno dei clienti appartenenti al mercato di “maggior tutela”, consumatori domestici e piccole imprese (connesse in bassa tensione, con meno di 50 dipendenti e un fatturato annuo non superiore a 10 milioni di euro) che non hanno scelto un nuovo fornitore nel mercato libero. Le modalità di approvvigionamento cui Acquirente Unico deve attenersi sono state fissate nel decreto del Ministro delle attività produttive del 19 dicembre 2003, mentre l'energia elettrica acquistata da Acquirente Unico è rivenduta alle imprese distributrici secondo le direttive dell’AEEG, a prezzi che assicurano la copertura dei costi riconosciuti e l’equilibrio del bilancio.

 

Il comma 3 dispone, nell’ambito di una razionalizzazione delle strutture di natura pubblicistica operanti nei settori dell'energia elettrica e del gas naturale e della loro semplificazione gestionale, volta a migliorarne l'efficienza, la soppressione a far data dall’entrata in vigore della legge in esame:

§      del Fondo bombole metano di cui alla legge 8 luglio 1950, n. 640;

§      dell'Agenzia nazionale delle scorte petrolifere di cui all'articolo 8 del D.Lgs. n. 32/1998[130].

Il Fondo bombole metano è una gestione istituita nell'ambito dell'Ente metano ai sensi della legge n. 640/1950 e trasferita all'ENI, ai sensi dell'art. 6 della L. 10 febbraio 1053, n. 136, che ha determinato lo scioglimento dell'Ente metano e il trasferimento all'Eni delle sue attribuzioni. Il fondo provvede al controllo periodico dei serbatoi, alla loro sostituzione gratuita, se deteriorati o scaduti, e all’assicurazione contro gli eventuali rischi derivanti dal loro uso.

L'Agenzia nazionale delle scorte petrolifere è stata istituita dall'art. 8, comma 1 del D.Lgs. 11 febbraio 1998, n. 32[131] con il compito di gestire, senza fini di lucro, le scorte di riserva di prodotti petroliferi disciplinate dalla legge 10 marzo 1986, n. 61, sulla base di immissioni in consumo dei prodotti, delle giacenze operative degli impianti e della localizzazione dei prodotti nelle aree di consumo, ai sensi della direttiva CEE 68/414/CEE del Consiglio che stabilisce l'obbligo per gli Stati membri di mantenere un livello minimo di scorte di petrolio greggio e/o di prodotti petroliferi, poi abrogata per effetto della direttiva 2006/67/CE (versione codificata). L'agenzia, il cui statuto è stato approvato con DM 29 gennaio 2001, espleta le proprie funzioni provvedendo a: distribuire nel territorio nazionale le scorte in base alle disponibilità di stoccaggio e al consumo dei prodotti finiti; soddisfare la domanda di prodotti finiti in caso di crisi; garantire la disponibilità di stoccaggio per gli operatori; registrare le domande di prodotti finiti nelle diverse aree geografiche del paese; verificare le capacità di stoccaggio dei depositi fiscali e la capacità di lavorazione sulla base dei decreti di concessione rilasciati dal Ministero dell'industria (ora dello sviluppo economico); annotare le immissioni al consumo degli impianti di raffinazione e dei depositi fiscali; valutare il grado di utilizzo degli impianti di produzione e di stoccaggio, evidenziando separatamente i quantitativi movimentati tramite permute; determinare la capacità disponibile per gli operatori nei singoli impianti; registrare le tariffe di transito e di permuta, aggregate per aree geografiche, praticate dai titolari degli impianti di deposito o di produzione; trasmettere al Ministero i dati concernenti l'attività dell'Agenzia e, in particolare, il livello delle capacità utilizzate nei singoli impianti, le capacità disponibili e le tariffe praticate, anche aggregate per regione (art. 9, comma 4, D.Lgs. n. 32/98).

 

Il comma 4, inserito in corso d’esame al Senato, consente ai comuni con popolazione fino a 20 mila residenti di usufruire del servizio di scambio sul posto per impianti di proprietà fino a 200Kw, a copertura dei consumi di proprie utenze, secondo quanto stabilito dalla legge finanziaria per il 2008 (L. 244/07), art. 2, comma 150, lett. a), senza obbligo di coincidenza tra il punto di immissione e di prelievo e dietro pagamento degli oneri di rete. Scopo della norma è l’incentivazione dell’utilizzo dell’energia da fonti rinnovabili.

Si ricorda che il citato art. 2, comma 150, lett. a) della legge finanziaria per il 2008 ha affidato al Ministro dello sviluppo economico il compito di stabilire le modalità per l’estensione dello scambio sul posto a tutti gli impianti alimentati con fonti rinnovabili di potenza elettrica non superiore a 200 kW, fatti salvi i diritti di officina elettrica.

La disciplina del servizio di scambio, introdotto dall’art. 6 del D.Lgs. 387/03 per agevolare la diffusione degli impianti di piccola taglia, è stata inizialmente definita dalla delibera AEEG n. 28/2006.

Con il termine scambio sul posto si intende il servizio erogato dall’impresa distributrice competente nell’ambito territoriale in cui è ubicato l’impianto che consiste nell’operare un saldo annuo tra l’energia elettrica immessa in rete dall’impianto medesimo e l’energia elettrica prelevata dalla rete, nel caso in cui il punto di immissione e di prelievo dell'energia elettrica scambiata con la rete coincidono. Il servizio di scambio sul posto consente ad un cliente di utilizzare i servizi di rete per “immagazzinare” l’energia elettrica immessa quando non ci sono necessità di consumo e di riprelevarla dalla rete quando gli serve. Lo scambio sul posto comporta pertanto il venir meno del costo di acquisto dell’energia elettrica per una quantità pari a quella prodotta dall’impianto (sia la quota auto-consumata immediatamente sia la quota immessa in rete e riprelevata successivamente). Lo scambio sul posto è alternativo alla vendita di energia elettrica: pertanto, nell’ambito dello scambio, le immissioni di energia in rete non possono essere vendute. L’energia elettrica immessa in rete e non consumata nell’anno di riferimento costituisce un credito, in termini di energia ma non in termini economici, che può essere utilizzato nel corso dei tre anni successivi a quello in cui matura. Al termine dei tre anni successivi, l’eventuale credito residuo viene annullato. Pertanto lo scambio sul posto presenta vantaggi qualora, su base triennale, il consumo di energia elettrica risulti mediamente pari o superiore alla produzione. In caso contrario sarebbe preferibile scegliere, anziché lo scambio sul posto, la vendita di energia elettrica.

Regole più semplici a sostegno della produzione di energia elettrica nei piccoli impianti alimentati da fonti rinnovabili o da cogenerazione sono state introdotte con la delibera AEEG n. 74/08 ai sensi della quale a partire dal 1° gennaio 2009, il servizio di ‘scambio sul posto’ viene gestito non più dai diversi distributori ma dal solo GSE, secondo modalità uniformi per tutto il sistema nazionale. Le nuove regole si applicano agli impianti di produzione da fonti rinnovabili fino a 20 kW e quelli da cogenerazione ad alto rendimento con potenza fino a 200 kW.

Più recentemente con la delibera dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas ARG/elt 1/09 del 12 gennaio 2009, il regime dello scambio sul posto (di cui alla delibera ARG/elt 74/08) è stato esteso agli impianti di generazione alimentati da fonti rinnovabili di potenza fino a 200 kW entrati in esercizio dopo il 31 dicembre 2007, ai quali si applicheranno le regole già in vigore dal 1° gennaio 2009 per gli impianti da fonti rinnovabili di potenza fino a 20 kW.

 

Il comma 5, modificato dal Senato, attribuisce alla Cassa conguaglio GPL (gas di petrolio liquefatto) di cui al provvedimento del CIP n. 44/1977:

§      la gestione del Fondo bombole per metanoin regime di separazione contabile ed amministrativa;

§      le funzioni esercitate dall'Agenzia nazionale delle scorte petrolifere.

Istituita con delibera CIP n. 44/1977 come Cassa conguaglio per i trasporti di gas liquefatto, la Cassa conguaglio GPL ha assunto l’attuale denominazione con il provvedimento CIP 50/1982 che ha provveduto alla sua ristrutturazione. Ente pubblico non economico, si occupa attualmente della gestione del Fondo per la razionalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti. Tale Fondo, costituito con i contributi versati da titolari di concessione e da gestori di impianti di distribuzione dei carburanti, viene utilizzato per il pagamento di indennizzi, a seguito della chiusura di impianti, a favore di gestori e titolari di autorizzazione o concessione.

Si ricorda che con decreto del Ministro del 19 novembre 2008 i ministri per la Pubblica amministrazione e per la Semplificazione normativa hanno inserito la Cassa conguaglio per il Gpl e la Cassa conguaglio settore elettrico tra gli enti non “tagliati” in base a quanto previsto dalla “manovra estiva” (decreto-legge 112/08 convertito nella legge 133/08).

 

Con il comma 6 si dispone che la Cassa conguaglio GPL, cui sono devolute le attribuzioni degli enti soppressi, succede a titolo universale agli enti stessi, in ogni rapporto, anche controverso, e ne acquisisce le risorse finanziarie, strumentali e di personale, senza oneri per la finanza pubblica (tale ultima precisazione è stata aggiunta dal Senato).

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Secondo riesame strategico della politica energetica

Il 13 novembre 2008 la Commissione ha presentato la comunicazione relativa al secondo riesame strategico della politica energetica (COM(2008)781) con cui propone un piano d'azione europeo in materia di sicurezza e solidarietà nel settore dell'energia che contiene misure per affrontare le due priorità strategiche individuate nel settore energetico:

§      adottare le misure per soddisfare gli obiettivi definiti dal pacchetto energia clima, approvato definitivamente il 23 aprile 2009[132];

§      far fronte alla crescente precarietà dell’approvvigionamento energetico intervenendo in 5 settori prioritari tra i quali, in particolare, si segnala la necessità di attivarsi con maggiore impegno e urgenza per migliorare l’efficienza energetica[133];

In tale contesto la Commissione ha individuato una serie di priorità per migliorare l’interconnessione della rete europea dell’energia, ai fini dell’attuazione del Piano d'azione europeo in materia di sicurezza e solidarietà nel settore dell'energia sopra citato, ritenendo tra l’altro necessario costruire capacità sufficienti di stoccaggio del gas sfruttando i vantaggi offerti dal GNL predisponendo una rete costituita da terminal di GNL e infrastrutture di rigassificazione a bordo di navi. Secondo la Commissione, tutti gli Stati membri dovrebbero disporre - direttamente o mediante altri Stati membri sulla base di accordi per garantire la sicurezza comune dell'approvvigionamento - di capacità di GNL adeguate e, attraverso la possibile estensione della rete alla costa adriatica, anche la Comunità dell'energia potrebbe essere coinvolta;

Efficienza energetica

Sempre nell’ambito del riesame strategico, la Commissione ha presentato la comunicazioneEfficienza energetica: conseguire l'obiettivo del 20%” (COM(2008)772), con la quale definisce la strategia per conseguire l'obiettivo del 20% di risparmio energetico, entro il 2020, stabilito dal Consiglio europeo del marzo 2007.

La Commissione propone di integrare la normativa esistente rafforzando i principali atti legislativi esistenti in materia di efficienza energetica concernenti gli edifici, i prodotti che consumano energia e i pneumatici, nonché di rafforzare l'efficienza energetica nell'approvvigionamento energetico attraverso orientamenti dettagliati per agevolare la diffusione della produzione di energia elettrica da impianti di cogenerazione ad elevata efficienza energetica.

Rendimento energetico degli edifici

Tra le proposte presentate nel piano d'azione dell'UE per la sicurezza e la solidarietà nel settore energetico, nell’ambito del secondo riesame strategico, la Commissione ha presentato una proposta di rifusione[134] della direttiva sul rendimento energetico degli edifici[135] (COM(2008)780).

La Commissione sottolinea la continuità di tale proposta di direttiva con la disciplina vigente, di cui auspica una completa e piena attuazione, confermandone gli obiettivi e i principi fondamentali. In particolare, la proposta chiarisce, rafforza ed amplia il campo di applicazione della vigente direttiva:

§      rafforzando le disposizioni in materia di certificazione energetica, ispezioni degli impianti di riscaldamento e condizionamento, requisiti di rendimento energetico, informazione ed esperti indipendenti.

In particolare, vengono riformulate le prescrizioni relative al rilascio degli attestati al fine di assicurare che per ogni operazione immobiliare sia emesso un attestato e che al potenziale acquirente o locatario siano fornite informazioni sul rendimento energetico dell'edificio (o di sue parti) con sufficiente anticipo (cioè nell'annuncio di vendita o di affitto). La proposta impone, inoltre, l'emissione di un attestato, entro il 31 dicembre 2010, per gli edifici in cui una metratura utile totale superiore a 250 m2 è occupata da enti pubblici. Gli Stati membri, infine, sono tenuti ad informare i proprietari o locatari di edifici in merito agli attestati di certificazione energetica;

§      ampliando il campo di applicazione della disposizione che impone agli Stati membri di fissare requisiti minimi di rendimento energetico in caso di ristrutturazioni importanti.

Per gli edifici esistenti, la proposta elimina la soglia di 1000 m2 di metratura al disotto della quale non è attualmente previsto l'obbligo, in caso di ristrutturazioni importanti[136], di conformarsi ai requisiti minimi di rendimento energetico, nazionali o regionali. Sono importanti le ristrutturazioni che richiedono un investimento che superi il 25% del valore totale dell'edificio, escluso il terreno, o che la ristrutturazione riguardi oltre il 25% degli elementi che servono a separare un edificio dall'esterno (ad esempio, finestre, pareti, soffitto, tetto e sistema di isolamento);

§      allo scopo di pervenire ad un graduale allineamento dei requisiti fissati dai diversi Stati membri, attualmente assai differenziati, si fornisce uno strumento di calcolo comparativo utilizzato dagli Stati membri a scopo di confronto. A partire dal 30 giugno 2014, gli Stati membri non potranno più concedere incentivi per la costruzione o la ristrutturazione di edifici che risultino non conformi ai requisiti minimi di rendimento energetico fissati dagli Stati membri sulla base di tali calcoli;

§      incoraggiando gli Stati membri a elaborare piani nazionali volti a favorire la diffusione sul mercato di edifici con un consumo di energia ed emissioni di carbonio bassi o nulli;

La proposta sposta al 31 dicembre 2010 i termini per il recepimento delle disposizioni nuove o modificate e al 31 gennaio 2012 i termini per l’attuazione. Al fine di rafforzare l'importante ruolo di esempio che il settore pubblico è chiamato a svolgere, il termine per l'attuazione delle disposizioni è più breve nel caso degli enti pubblici (31 dicembre 2010).

Cogenerazione

Per ciò che riguarda la cogenerazione[137], il pacchetto di misure presentato dalla Commissione nel contesto del riesame della politica energetica, comprende:

§      la comunicazione “L'Europa può risparmiare più energia con la generazione combinata di calore ed energia elettrica” (COM(2008)771).

In particolare, la Commissione ribadisce l’importanza della cogenerazione nella lotta contro i cambiamenti climatici, in quanto consente di conseguire risultati in materia di efficienza e risparmio energetico, nonché di riduzione delle emissioni di CO2 e delle perdite di rete. Secondo la Commissione la cogenerazione può, inoltre, rafforzare la competitività mediante lo sviluppo delle tecnologie di cogenerazione ad alto rendimento con potenzialità di esportazione e contribuire allo sviluppo economico, alla crescita e alla creazione di posti di lavoro.

§      una decisione (C(2008)7294) che stabilisce linee guida dettagliate per il calcolo dell'elettricità prodotta mediante cogenerazione, approvata il 19 novembre 2009.

Approvvigionamento di gas naturale

Tra le proposte presentate nel contesto del secondo riesame strategico della politica energetica si segnala anche una comunicazione intesa ad aprire la discussione tra le parti interessate in merito alla possibile revisione della direttiva direttiva 2004/67/CE, del 26 aprile 2004, concernente misure volte a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas naturale (COM(2008)769). In particolare, la Commissione individua alcune carenze che potrebbero essere affrontate, ad esempio: definendo norme sulla sicurezza dell'approvvigionamento in modo più dettagliato; definendo un eventuale piano di emergenza comunitario efficace; inserendo obblighi adeguati in materia di comunicazione di dati per aumentare la trasparenza e valutare la situazione dell'UE in materia di sicurezza dell'approvvigionamento; garantendo un "margine di sicurezza dell'approvvigionamento" di gas agli utenti domestici ed agli altri soggetti protetti dalla direttiva attraverso aumento del gas disponibile, nonché della disponibilità di infrastrutture sufficienti per il trasporto del gas; incrementando, ove possibile o necessario, gli stock strategici di gas.

Procedure di contenzioso

Il 12 ottobre 2006 la Commissione ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora[138] con cui si contesta una non corretta attuazione della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico nell’edilizia.

La Commissione ritiene che il decreto legislativo n. 192 del 19 agosto 2005, di attuazione della direttiva 2002/91/CE, costituisca un semplice quadro generale di riferimento che avrebbe dovuto essere completato da successivi decreti, linee guida e relazioni da approvare, rispettivamente, entro 120 e 180 giorni, dall’entrata in vigore del D.Lgs. 192. Non avendo ricevuto alcuna comunicazione inerente tali misure di attuazione, né disponendo di altri elementi d’informazione, la Commissione conclude che l’Italia non ha adempiuto all’obbligo di attuare la direttiva in oggetto.


 

Articolo 27, commi 7 e 8
(Sogin Spa)

TESTO

approvato dalla Camera dei deputati

TESTO

modificato dal Senato della Repubblica