Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento istituzioni
Titolo: Modifiche alla Parte seconda della Costituzione concernenti le Camere del Parlamento e la forma di governo - A.C. 5386 - Parte Quarta: Iter al Senato (A.S. 24 e abb.) - Discussione in Assemblea: sedute dal 27 giugno al 25 luglio 2012)
Riferimenti:
AC N. 5386/XVI     
Serie: Progetti di legge    Numero: 674    Progressivo: 1
Data: 06/08/2012
Organi della Camera: I-Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni
Altri riferimenti:
AS N. 24/XVI     

 

Camera dei deputati

XVI LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione per l’esame di
Progetti di legge

Modifiche alla Parte seconda della Costituzione concernenti le Camere
del Parlamento e la forma di governo

A.C. 5386

Iter al Senato: discussione in Assemblea
(sedute dal 27 giugno al 25 luglio 2012)

 

 

 

 

 

 

n. 674/1

(Parte quarta)

 

 

6 agosto 2012

 


Servizio responsabile:

Servizio Studi – Dipartimento istituzioni

( 066760-3855 / 066760-9475 – * st_istituzioni@camera.it

 

 

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File: ac0829a4.doc

 


INDICE

 

 

Seguito della discussione in Assemblea

Seduta del 27 giugno 2012                                                                         3

Seduta del 17 luglio 2012                                                                          57

Seduta del 18 luglio 2012 (antimeridiana)                                                91

Seduta del 18 luglio 2012 (pomeridiana)                                                139

Seduta del 18 luglio 2012 (notturna)                                                       191

Seduta del 19 luglio 2012 (antimeridiana)                                              267

Seduta del 24 luglio 2012 (antimeridiana)                                              325

Seduta del 24 luglio 2012 (pomeridiana)                                                391

Seduta del 25 luglio 2012 (antimeridiana)                                              455

 

 


Seguito della discussione in Assemblea

 


 

 

 

 

Senato della Repubblica

XVI LEGISLATURA

 

Assemblea

 

 

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

RESOCONTO STENOGRAFICO

ALLEGATI

 

 

 

ASSEMBLEA

 

753a seduta pubblica (pomeridiana)

 

 

mercoledì 27 giugno 2012

 

Presidenza della vice presidente MAURO,

indi del presidente SCHIFANI

 


PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,34).

Si dia lettura del processo verbale.

BAIO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale:

(24) PETERLINI. - Modifica agli articoli 55 e 57 e abrogazione dell'articolo 58 della Costituzione in materia di composizione del Senato della Repubblica e di elettorato attivo e passivo

(216) COSSIGA. - Revisione della Costituzione

(873) PINZGER e THALER AUSSERHOFER. - Modifiche agli articoli 92 e 94 della Costituzione in materia di forma di governo

(894) D'ALIA. - Modificazione di articoli della parte seconda della Costituzione, concernenti forma del Governo, composizione e funzioni del Parlamento nonché limiti di età per l'elettorato attivo e passivo per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica

(1086) CECCANTI ed altri. - Modifiche alla Costituzione relative al bicameralismo e alla forma di governo

(1114) PASTORE ed altri. - Modifiche alla Parte II della Costituzione e all'articolo 3 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2, in materia di composizione e funzioni della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica, formazione e poteri del Governo, età e attribuzioni del Presidente della Repubblica, nomina dei giudici costituzionali

(1218) MALAN. - Revisione dell'ordinamento della Repubblica sulla base del principio della divisione dei poteri

(1548) BENEDETTI VALENTINI. - Modifiche all'articolo 49, nonché ai titoli I, II, III e IV della Parte seconda della Costituzione, in materia di partiti politici, di Parlamento, di formazione delle leggi, di Presidente della Repubblica, di Governo, di pubblica amministrazione, di organi ausiliari, di garanzie costituzionali e di Corte costituzionale

(1589) FINOCCHIARO ed altri. - Modifica di articoli della parte seconda della Costituzione, concernenti la forma del Governo, la composizione e le funzioni del Parlamento nonché i limiti di età per l'elettorato attivo e passivo per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica

(1590) CABRAS ed altri. - Modifiche alla Parte II della Costituzione, concernenti il Parlamento, l'elezione del Presidente della Repubblica e il Governo

(1761) MUSSO ed altri. - Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di elezioni alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica

(2319) BIANCO ed altri. - Modifica dell'articolo 58 della Costituzione, in materia di abbassamento dell'età anagrafica per l'elettorato attivo e passivo del Senato della Repubblica

(2784) POLI BORTONE ed altri. - Modifiche alla Costituzione in materia di istituzione del Senato delle autonomie, riduzione del numero dei parlamentari, soppressione delle province, delle città metropolitane e dei comuni sotto i 5.000 abitanti, nonché perfezionamento della riforma sul federalismo fiscale

(2875) OLIVA. - Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di riduzione dei parlamentari, di eliminazione della disposizione che prevede l'elezione dei senatori nella circoscrizione Estero e di riduzione del limite di età per l'elettorato passivo per la Camera dei deputati

(2941) Disposizioni concernenti la riduzione del numero dei parlamentari, l'istituzione del Senato federale della Repubblica e la forma di Governo

(3183) FISTAROL. - Modifiche al titolo V della Parte II della Costituzione in materia di istituzione del Senato federale della Repubblica, composizione della Camera dei deputati, del Senato federale della Repubblica, del Governo e dei Consigli regionali, nonché in materia di accorpamento delle regioni, di popolazione dei comuni e di soppressione delle province

(3204) CALDEROLI ed altri. - Disposizioni concernenti la riduzione del numero dei parlamentari, l'istituzione del Senato federale della Repubblica e la forma di Governo

(3210) RAMPONI ed altri. - Modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di presenza delle donne nel Parlamento

(3252) CECCANTI ed altri. - Modifiche alla Costituzione relative al bicameralismo, alla forma di governo e alla ripartizione delle competenze legislative tra Stato e regioni

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (ore 16,39)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 24, 216, 873, 894, 1086, 1114, 1218, 1548, 1589, 1590, 1761, 2319, 2784, 2875, 2941, 3183, 3204, 3210 e 3252, nel testo unificato proposto dalla Commissione.

Riprendiamo l'esame degli articoli, nel testo unificato proposto dalla Commissione.

Ricordo che nella seduta antimeridiana del 21 giugno è stato approvato l'articolo 1 e sono stati rinviati alla 1a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 100, comma 11 del Regolamento, l'intero articolo 2 e gli emendamenti presentati in Assemblea concernenti la modifica della forma di governo.

Do la parola al presidente della 1a Commissione permanente, senatore Vizzini, per riferire sull'andamento dei lavori.

VIZZINI, relatore. Signora Presidente, la 1a Commissione permanente, affari costituzionali, ha sostanzialmente assolto il compito che le era stato affidato dall'Assemblea, votando gli emendamenti all'articolo 2, così come erano stati indicati, e avendo, in buona sostanza, non approvato l'emendamento 2.550 (testo 2), così come era stato presentato in Assemblea.

Sono stati quindi dichiarati decaduti o ritirati tutti i subemendamenti presentati. La Commissione ha altresì portato avanti l'esame degli emendamenti... (Brusìo. Richiami del Presidente). Se si alza il volume del mio microfono e si abbassa il tono dei colleghi, può darsi che riusciamo nell'obiettivo.

PRESIDENTE. Prego di alzare il volume del microfono del relatore.

VIZZINI, relatore. Per quanto riguarda gli emendamenti relativi alla forma di governo, per comune decisione di tutti i Gruppi parlamentari, dopo averne discusso, abbiamo rinviato la votazione ad altra seduta, al fine di comprendere ciò che accadrà in Aula sulla base delle valutazioni svolte sull'articolo 2 e sugli emendamenti ad esso riferiti.

PRESIDENTE. Riprendiamo dunque l'esame dell'articolo 2 e dei relativi emendamenti, precedentemente accantonati.

Passiamo all'esame dei subemendamenti riferiti all'emendamento 2.550 (testo 2), che invito i presentatori ad illustrare.

Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 16,43)

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, vorrei illustrare il subemendamento 2.550 (testo 2)/101, che sostanzialmente si pone l'obiettivo di dare contenuto al testo in esame.

Colleghi, vorrei attirare la vostra attenzione su una questione: l'imperativo categorico di quest'Aula è quello di diminuire il numero dei parlamentari. Occorre però chiedersi il perché. Una risposta potrebbe essere: perché l'hanno deciso i direttori dei giornali (Applausi dal Gruppo LNP); un'altra, forse più sostanziale, è che in questo modo si diminuiscono i costi della politica. Questo, alla fine, è l'obiettivo.

Ma avete fatto i conti su cosa abbiamo deciso? Al momento, è stato deciso che i deputati passino da 630 a 508, una diminuzione del 20 per cento. Tutti noi sappiamo che nel bilancio di Camera e Senato, che se non sbaglio viaggia intorno al miliardo l'anno per ciascuna Camera, i costi vivi dei parlamentari contano per il 10 per cento. Pertanto, se in via del tutto teorica dovessimo abbassare il costo dei servizi abbasseremo in proporzione i costi del 2 per cento.

Facciamo quindi una riforma costituzionale per diminuire il costo delle Camere del 2 per cento. In realtà non sarà nemmeno così. È infatti del tutto ovvio - per chi ha un minimo di contezza su come lavorano Senato e Camera - che, passando da 630 a 508 deputati e da 315 a 250 senatori, gli uffici, i locali, gli impianti, e quindi i costi, resteranno sostanzialmente gli stessi. Avremo fatto una riforma del nulla.

Pertanto, colleghi, mettere qualcosa in più in questa riforma, come invocato da più parti, vale a dire il Senato federale da un lato e il presidenzialismo dall'altro, rappresenta il tentativo estremo di dare dignità a questa legislatura.

Cerchiamo di fare il nostro canto del cigno, perché è del tutto evidente che l'appuntamento in Europa di sabato e domenica sarà un fallimento. Il grande professor Monti tornerà a casa con le pive nel sacco o con qualche piccolissimo risultato che i gazzettieri che lo sostengono tenteranno di gabellare per un grande risultato.

Questa è l'ultima occasione che abbiamo per dare un significato all'attuale legislatura. Credo che dobbiamo meditare su tale aspetto. Se portiamo a casa il testo voluto fortemente da alcuni parti di quest'Aula, sia ben chiaro che portiamo a casa il nulla. Valutiamo questo dato.

Signor Presidente, mi riservo di approfondire la questione in fase di dichiarazione di voto. (Applausi dal Gruppo LNP).

PASTORE (PdL). Signor Presidente, l'emendamento 2.550 (testo 2)/102 (testo corretto) prevede che il Regolamento del Senato non si limiti a disciplinare le modalità dell'esercizio del voto, ma anche gli effetti che il voto dei rappresentanti regionali producono.

Mi rendo però conto, signor Presidente, che oltre all'intuitivo valore normativo dell'emendamento si pone un problema di collocazione. I colleghi Calderoli e Divina hanno presentato un subemendamento al loro emendamento, ossia il 2.550 (testo 2)/101, che verrà votato prima di quello che ho presentato io: siccome il mio subemendamento è registrato come successivo, esso rischia di venire assorbito dall'approvazione del primo. Chiedo pertanto che la votazione del mio subemendamento venga anticipata rispetto a quella del subemendamento presentato dai senatori Calderoli e Divina. Credo che a tale proposito non vi siano problemi sostanziali perché, con riguardo alla proposta da me presentata, il testo dell'emendamento 2.550 (testo 2)/101 è identico a quello dell'emendamento 2.550 (testo 2), cui il mio emendamento è riferito.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, nonostante siano stati rinviati in Commissione l'articolo 2 e gli emendamenti ad esso presentati, il nostro emendamento non è stato trattato. Mi vedo costretto a riproporre la questione e chiedo un attimo di attenzione ai colleghi. Stiamo votando un importantissimo emendamento presentato dalla Lega che vuole praticamente trasformare il Senato in Senato federale. Devo dire che, se lo si farà bene, questa sarà stata l'occasione per farlo; altrimenti si rischia di determinare una confusione tremenda per cui sarebbe meglio non fare.

Noi ci abbiamo pensato e, in proposito, il subemendamento 2.550 (testo 2)/100 non tocca la prima parte dell'emendamento dei senatori Calderoli e Divina. E questo vale per i commi primo, secondo e terzo dell'articolo 57 della Costituzione sulle modifiche che loro hanno proposto non c'è problema, siamo d'accordo.

Sulla seconda parte dell'emendamento 2.550 (testo2), insisto nel dire che si fa una grande confusione, poiché si propone un Senato che non sarà degno del proprio nome. Con tale proposta si costruirà un Senato in cui ci saranno i senatori di prima classe; poi avremo i delegati regionali di seconda classe, ossia senatori che non avranno diritto di voto e di intervento su tutto, ma solo sui temi che noi definiremo, e che non saranno parlamentari, perché verranno tolte loro anche le prerogative previste per i senatori sulla rappresentanza, sull'immunità, e quant'altro.

Abbiamo poi senatori o delegati di terza classe che sono i Presidenti delle Regioni che vengono qui senza diritto di voto. Si può immaginare un'Assembla con tre classi? Mi permetta il raffronto con un treno di una volta in certi Paesi sottosviluppati, con la prima classe per i senatori, la seconda classe per poveri e delegati delle Regioni e poi un'altra classe ancora per i senza diritto di voto. (Applausi del senatore Zanda).

Signori, questo non è il Senato come noi lo immaginiamo. Questa forma non esiste in alcuna parte del mondo. Pertanto, per quanto siamo d'accordo con l'obiettivo - e lo dico sottolineandolo tre volte, perché l'Italia sta veramente perdendo un'occasione di trasformarsi e di fare un passo in avanti verso la modernizzazione, facendo dimagrire un po' la burocrazia centrale e dando peso anche alla voce della popolazione più vicina alle Regioni - ci sembra però necessaria una nuova formula che noi abbiamo proposto in modo molto semplice.

Invece di far partecipare i delegati regionali e i Presidenti, e vediamo i senatori eletti nelle Assemblee regionali con diritto di intervento, obbligo di relazionare e senza diritto di voto, perché altrimenti lo avrebbero due volte.

In tal modo non solo avremmo un Senato chiaro e limpido, con tutte le sue competenze e con i membri uguali per tutti, ma avremmo anche un rafforzamento dei Consigli regionali, in cui il senatore che rappresenta la Regione può anche riferire su quello che si fa, offrendo un elemento di forte rappresentatività.

Avremmo altresì un modello molto moderno, che non è quello austriaco, già superato per la debolezza dell'elezione indiretta, e nemmeno quello tedesco, già superato per la sua debolezza nell'elezione diretta: avremmo un Senato direttamente eletto dalla popolazione, direttamente rappresentativo di tutti, ma ben inserito nel contesto regionale di cui farà la rappresentanza. È questo che noi vogliamo.

C'è poi un ulteriore vantaggio. Non è stato criticato per niente il fatto che questi ulteriori delegati non saranno in verità una riduzione del Senato, ma un gonfiamento dello stesso. È infatti un po' un correttivo ottico non dar loro l'articolo 68, l'articolo 67 e altre prerogative parlamentari previste dalla Costituzione, perché comunque saranno sempre qui. Le spese di viaggio, gli uffici e tutto quanto connesso con l'attività parlamentare dovranno pur essere pagati.

Allora si pone una questione: cosa è questa riduzione da 315 a 250, se poi di fatto aumentiamo nuovamente di 41 componenti? Si tratterà infatti minimo di 41 componenti da parte delle Regioni.

Capisco che siamo una parte politica piccola, ma ricordo che rappresentiamo Regioni intere, come la Valle d'Aosta, l'Alto Adige e, in parte, il Trentino; vogliamo contribuire con la nostra esperienza autonomistica ad una seria discussione di sviluppo.

Penso veramente che sia necessario ripensarci. Lo dico anche al Popolo della Libertà: ripensateci. Ho ben capito che la trattativa significa mangiarsi il rospo: il Senato delle Regioni e il voto favorevole per il presidenzialismo. Non voglio mettere in dubbio la trattativa politica che vi sta bene, ma, piuttosto che mandarvi giù quel rospo lì, guardate quello che proponiamo noi, che è molto più elegante e più semplice. (Applausi del senatore Fosson).

DIVINA (LNP). Signor Presidente, il collega Peterlini ha sollevato una questione che ha fondamenta, anche se poi ha un po' deragliato. Se parliamo di fisica o di matematica, usiamo un termine che non dà sicuramente problemi, che non può essere interpretato e compreso in modo diverso. Invece, usando termini giuridici, a volte non abbiamo la stessa capacità di puntualizzazione o di precisione.

Quando si parla di Senato federale o di Paese federale, come possibilità di scelta e di modelli a cui far riferimento, ne avremmo finché vogliamo. In ogni parte del mondo il regionalismo spinto e il federalismo sono stati interpretati e radicati in modo diverso.

La Lega ha presentato una serie di emendamenti in tal senso proprio per cercare di chiudere questo lungo periodo di transizione che ci deve pur condurre ad uno sbocco. A partire dal 2001 abbiamo compiuto dei passi verso un sistema sempre più spinto di rispetto delle autonomie locali, di un regionalismo spinto al massimo, che oggi deve essere concretizzato con un Senato che rappresenti effettivamente i territori.

Qual è il Senato giusto che rappresenta i territori? La Lega ha espresso una prima scelta, ma poiché in questa sede non possono essere assecondate le aspirazioni di ognuno, bisognerà trovare una mediazione tra la prima scelta della Lega - che è un Senato federale modello tedesco, come il Bundesrat eletto indirettamente, non un Senato eletto a suffragio universale, ma eletto dalle assemblee legislative dei Länder come in Austria, o dagli Esecutivi dei Länder stessi come in Germania - e altre soluzioni che sono state proposte, facendo in ogni caso riferimento ai territori, arrivando via via all'elezione contestuale. Quest'ultimo è il modello proposto dalla Volkspartei, che noi voteremo. Noi voteremo tutti gli emendamenti presentati da tutti i colleghi che comportano riduzioni significative, poiché, come abbiamo già detto, il numero di 250 senatori, frutto di una mediazione generale, non soddisfa la Lega che voleva dare una risposta concreta e non di facciata alle richieste che ci sono state rivolte. In questa sede però non è soltanto il Gruppo della Lega, come non sono quelli della Volkspartei o dell'Italia dei Valori a decidere. Siamo più di 300 e dobbiamo trovare una soluzione su cui la maggioranza converga.

La soluzione, che non è la migliore ma la migliore possibile oggi, sembra essere quella che prevede un Senato federale costituito con questo temperamento: una parte eletta (come avviene oggi) in modo diretto a suffragio universale e una parte di rappresentanti avulsa che deve rappresentare (magari anche in contrasto) i territori. Che siano uno o due i rappresentanti per Regione non importa: l'importante è che siano espressione delle autonomie locali.

Se accedessimo a questa soluzione avremmo vanificato il taglio dei senatori perché arriveremmo a numeri simili a quelli attuali. Si deve allora prevedere che i rappresentanti territoriali non siano senatori, ma membri delle Regioni che siedono a fianco dei senatori, rispetto ai quali non giudicherà, ad esempio, la Giunta delle elezioni sui requisiti di eleggibilità, e a cui non spetteranno le indennità. L'unica cosa che dovremmo riconoscere (non perché siano di serie A o di serie B) sono le immunità legate ai voti espressi e alle affermazioni rese in Aula, nel senso che così come delle affermazioni fatte da un senatore non possono essere perseguibili, analogamente ciò vale per quelle fatte dai rappresentanti delle Regioni.

Gli emendamenti in esame prevedono che tali rappresentanti possano essere uno o due per Regione. Noi crediamo comunque nella necessità che al Senato arrivi la voce delle Regioni.

Il collega Pastore pone un problema importantissimo, e cioè se quei soggetti, espressione non della votazione diretta ma della rappresentanza regionale, debbano o no dare la fiducia al Governo. Secondo noi, no. Non possono: non essendo senatori eletti su base nazionale o regionale, non devono partecipare alla votazione di fiducia. Potremmo scrivere ciò direttamente in Costituzione, oppure approvare l'emendamento presentato dal senatore Pastore che rimanda la determinazione al Regolamento del Senato, nell'ambito del quale si potrà provvedere in proposito con più calma e possibilità di ragionare.

Pertanto, dove andremo a finire lo vedremo tra un po'. La Lega voterà a favore di tutti gli emendamenti della Südtiroler Volkspartei e dell'Italia dei Valori, che dicono sostanzialmente che si deve andare nella direzione di un Senato federale.

In che modo ci arriveremo, e quale sarà il Senato federale? Vedremo quale sarà l'emendamento che otterrà i voti dell'Aula e voteremo tutti gli emendamenti che vanno a restringere, cioè che vanno a dare quella risposta che ci siamo impegnati a dare agli italiani: effettivamente offrire e dare un taglio ai costi della politica.

Questa risposta, però, deve appunto partire anche da una riduzione della rappresentanza parlamentare.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, dei vari emendamenti che ho presentato, anche in Commissione, ho rinunziato alla ripresentazione in Aula praticamente di tutti, ritirandoli prima della seduta, ad eccezione di questo che segnalo alla vostra attenzione: l'emendamento 2.550 (testo 2)/1.

In buona sostanza, in esso si dice: «Ai rappresentanti in Senato delle Regioni non si applicano gli articoli 66, 67, 68, secondo e terzo comma e 69 della Costituzione». Se ho ben ascoltato, questo emendamento, in qualche modo, ha preceduto nel tempo l'emendamento 2.550 (testo 2)/101, e ora verrebbe in qualche modo prevenuto e assorbito.

L'emendamento dei senatori Calderoli e Divina dice, alla fine: «I rappresentanti delle Regioni nel Senato Federale della Repubblica non sono membri del Parlamento (...)». Quindi, i presentatori anticiperebbero la dicitura del mio emendamento. Mi permetto di richiamare perciò l'attenzione dei due colleghi della Lega presentatori dell'emendamento 2.550 (testo 2)/101, e del collega Divina in particolare. Quando loro dicono che i rappresentanti delle Regioni non sono membri del Parlamento e non ricevono la relativa indennità, vogliano perdonarmi, ma sembrano enfatizzare solo il fatto che questi non ricevono l'indennità. Sì, l'emendamento è pertinente, ma è di profilo non brillantissimo. Nella mia formulazione, se permettete, io dico che, in quanto non sono parlamentari, ad essi non devono essere applicati tutti quegli articoli della Costituzione che prevedono la insindacabilità, le guarentigie, cioè lo status, e, dunque, anche l'indennità. Io non porrei quest'ultima come elemento discriminante: insomma, non come l'unico.

Naturalmente, in questa esclusione dagli articoli 66, 67, 68 e 69 della Costituzione, ho precisato che, relativamente all'articolo 68, si tratta solo del secondo e terzo comma. Il primo comma dell'articolo 68, infatti, deve in tutto equiparare, allorché si esprimono e votano, i rappresentanti regionali ai parlamentari. Essi devono essere, evidentemente, immuni da ogni censurabilità per le opinioni espresse e i voti dati nell'esercizio del loro mandato.

Pertanto, io mi permetterei di dire che, ove si dovesse procedere dando la precedenza (perché vedo che è anteposto) all'emendamento 2.550 (testo2)/101, dei senatori Calderoli e Divina, eventualmente si potrebbe recepire la mia formulazione (che sommessamente preferirei), dicendo che i rappresentanti delle Regioni non sono membri del Parlamento e ad essi non si applicano gli articoli 66, 67, 68, secondo e terzo comma e 69 della Costituzione.

Se anche i presentatori fossero d'accordo e se la Presidenza consentisse, mi sembrerebbe più congrua questa dicitura.

Concludo con il dire che questo subemendamento potrebbe, se crede, votarlo l'intera Aula, senza compromissione e senza pregiudizio della tesi di fondo. Chi poi non sarà d'accordo sul Senato federale, in combinazione con la Repubblica semipresidenziale, ben potrà votare in questo senso quando si andrà al testo padre (o madre, come preferite). Ma tante volte dovessero poi essere approvati i testi che riguardano il semipresidenzialismo e il Senato così definito federale, penso che questo mio subemendamento dovrebbe essere approvato in via subordinata da tutti, anche da coloro che magari non condividono la tesi principale.

Questa, signor Presidente, è la mia proposta ai proponenti l'emendamento 2.550 (testo2)/101, alla Presidenza e all'Aula. (Applausi dei senatori Valentino e Cursi).

PRESIDENTE. Senatore Divina, le chiedo di chiarire se condivide o meno l'esigenza di una integrazione del suo emendamento. (Brusìo).

Colleghi, c'è troppa confusione in Aula. Il dibattito è certamente difficile e delicato. Vorrei tentare di condurlo nel modo migliore, cercando di consentire a tutti di intervenire e di sapere che cosa si sta votando, per evitare votazioni inutili e contraddittorie. Questo rientra nella logica dell'interesse alla trasparenza dell'attività dell'Aula.

Il senatore Benedetti Valentini ha posto una questione in relazione al suo emendamento, il quale verrebbe teoricamente precluso dall'eventuale approvazione del suo emendamento, senatore Divina, a meno che lei non consenta l'integrazione del suo testo che verrebbe votato prima.

DIVINA (LNP). Signor Presidente, fornisco ora una spiegazione.

Se nel testo originario dell'emendamento 2.550 (testo 2) rimaneva tutta aperta la questione, con l'emendamento 2.550 (testo 2)/101 andiamo a definire esattamente i non senatori, ossia i partecipanti, in quanto si dice che partecipano ai lavori del Senato i rappresentanti delle Regioni. Alla fine dell'emendamento si specifica, infatti, che non sono membri del Parlamento e non ricevono l'indennità.

Probabilmente questa frase potrebbe lasciare ancora dubbi, al punto che saremmo disposti ad aggiungere le seguenti parole: «, e a tal fine».

L'emendamento del senatore Benedetti Valentini si sposerebbe bene e il nuovo testo sarebbe il seguente: «e a tal fine a tali soggetti non si applicano gli articoli 66, 67, 68, secondo e terzo comma, e 69 della Costituzione». Pertanto, il testo dell'emendamento del senatore Benedetti Valentini 2.550 (testo 2)/1 verrebbe inserito alla fine dell'emendamento 2.550 (testo 2)/101, presentato dal sottoscritto e dal senatore Calderoli, per raggiungere perfettamente l'obiettivo.

PRESIDENTE. Occorre un'ulteriore spiegazione in merito all'integrazione dell'emendamento dei senatori Calderoli e Divina.

Mi sembra che la sintesi del dibattito sia di mettere in votazione l'emendamento dei senatori Calderoli e Divina integrato con l'emendamento del senatore Benedetti Valentini.

Desidero mettere l'Assemblea nella condizione di conoscere bene l'emendamento.

PARDI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, le rivolgo una richiesta di chiarimento.

Se passiamo alla fase delle votazioni, si dovrebbe cominciare secondo l'ordine previsto?

PRESIDENTE. Senatore Pardi, si parte dalla votazione dei subemendamenti. Le assicuro che la Presidenza seguirà con attenzione le operazioni. È nostro compito e dovere.

Onorevoli colleghi, dobbiamo consentire la stesura della nuova formulazione dell'emendamento, per darne poi lettura all'Aula.

Nel frattempo, invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

VIZZINI, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 2 e, conseguentemente, sui subemendamenti.

MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Come già preannunciato, il Governo si rimette all'Assemblea.

PRESIDENTE. Colleghi, sospendo brevemente la seduta in attesa della riformulazione dell'emendamento 2.550 (testo 2)/101.

(La seduta, sospesa alle ore 17,15, è ripresa alle ore 17,25).

Riprendiamo i nostri lavori.

Il testo dell'emendamento 2.550 (testo 2)/101 (testo 2) è stato stampato e distribuito.

BIANCO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCO (PD). Signor Presidente, ho ricevuto la riformulazione dell'emendamento 2.550 (testo 2)/101. Con tutto il rispetto per i colleghi che l'hanno preparata, mi chiedo come si possa scrivere nella Costituzione la seguente norma: «I rappresentanti delle Regioni nel Senato federale della Repubblica non sono membri del Parlamento e ad essi non si applicano gli articoli 65, primo comma, 66, 67, 68, secondo e terzo comma e 69 della Costituzione». Se non sono membri del Parlamento, per quale ragione c'è questa specificazione assolutamente pleonastica?

PRESIDENTE. È il frutto di un dibattito che già si è tenuto. Lei potrà dissentire, senatore Bianco, ci mancherebbe: è una sua un'opinione, più che autorevole, ma è il frutto di un'intesa nascente da un dibattito avvenuto tra l'illustrazione dell'emendamento 2.550 (testo 2)/1 del senatore Benedetti Valentini e quella dell'emendamento 2.550 (testo 2)/101.

Prendo comunque atto delle sue osservazioni, senatore Bianco.

VIZZINI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIZZINI, relatore. Signor Presidente, credo che la questione posta dal collega Bianco sia di questo tipo: nell'emendamento si afferma che i rappresentanti delle Regioni non sono membri del Parlamento; poi si dice tutto quello che non si applica, ma è escluso e, quindi, si applica il primo comma dell'articolo 68, che la Costituzione riserva esclusivamente ai membri del Parlamento che non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni. Credo che il collega Bianco volesse dire questo.

PRESIDENTE. Parla, quindi, della norma relativa alle immunità. (Brusìo). Stiamo discutendo di riforma costituzionale. Desidero, e lo pretendo da me stesso, essere vigile e capace di controllare tutto quello che si sta votando, partecipando anche io al dibattito per cercare di capire cosa si vota.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Dico agli onorevoli colleghi che non sono d'accordo sul principio di fondo della tesi principale, e cioè su un Senato federale in collegamento con quanto eventualmente si voterà in ordine alla forma di Governo e al semipresidenzialismo, che è legittimo che votino contro, che svolgano argomenti, ma dal punto di vista della chiarezza espressiva e normativa non vedo perché debbano essere recepite le obiezioni che vengono in le momento avanzate.

Capirei se mi diceste che sarebbe sufficiente dire che non sono membri del Parlamento o che semplicemente a questi rappresentanti non si applicano i citati articoli della Costituzione e mi obiettaste che forse stiamo dicendo due volte la stessa cosa. Dal punto di vista sistematico, potrei misurarmi con questa tesi, ma che mi diciate che vi è contraddizione tra i due periodi, questo è infondato e strumentale.

BIANCO (PD). Ho detto che è pleonastico, non che vi è contraddizione.

BENEDETTI VALENTINI (PdL.) Noi vorremmo dire che non sono parlamentari e, in quanto tali, ad essi non si applicano tutte le figure giuridiche che la Costituzione prevede. Si applica, invece, affermativamente il primo comma dell'articolo 68, e cioè che essi sono immuni ed incensurabili per i voti dati e le opinioni espresse nell'esercizio della loro funzione. È esattamente quello che vogliamo dire, sempre che uno l'approvi. La contraddizione non c'è: giuridicamente è congruo. Tutt'al più potete dire che eccede, che è in eccesso, ma non certamente in contraddizione.

Quindi, la scelta è chiara e onesta. Naturalmente, si può rimanere del proprio punto di vista, ma contraddizione non c'è. (Applausi dal Gruppo PdL).

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, prima di votare sugli emendamenti (e vorrei anche capire quando sarà possibile fare dichiarazioni di voto), vorrei chiedere ai colleghi presentatori dell'emendamento 2.550 (testo2)/101 (testo2) se, all'esito dell'eventuale sua approvazione, noi modificheremo anche la composizione del Senato con riferimento ai senatori eletti all'estero. Infatti, dalla lettura del testo e il suo combinato disposto con l'attuale testo dell'articolo 57 della Costituzione - però volevo un chiarimento, proprio per comprendere fino in fondo il senso della proposta - potremmo trovarci nella paradossale situazione in cui la Camera dei deputati, secondo la votazione che abbiamo fatto la scorsa settimana, vede una riduzione del numero dei parlamentari cui si associa una riduzione del numero dei deputati eletti all'estero, ma comunque un loro mantenimento, mentre emergerebbe dalla formulazione del testo che il Senato non vedrebbe senatori eletti all'estero.

Volevo allora capire se è un refuso oppure se si tratta di una proposta precisa, perché credo sia giusto anche per i colleghi senatori eletti all'estero qui presenti avere ben chiaro ciò di cui ci stiamo occupando e su cui siamo chiamati a votare.

GIOVANARDI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (PdL). Signor Presidente, poiché mi è accaduto di svolgere anche la funzione di consigliere regionale, vorrei dire che, come è noto, la Costituzione prevede che i consiglieri regionali non sono chiamati a rispondere delle opinioni e dei voti espressi, analogamente a quanto prevede per i parlamentari. Quindi, questa garanzia per i consiglieri regionali c'è già ed è evidente che nel caso che consiglieri regionali siedano in questo Senato, nel momento in cui parlano di questioni regionali e di materie che riguardano le Regioni possono essere già, in maniera traslata, coperti da tale garanzia. Se dovessero esprimere altre opinioni che esulano dalla materia regionale, il mantenimento della possibilità di applicare l'articolo 68 della Costituzione, primo comma, li copre, nella logica del Costituente che voleva che i consiglieri regionali, nell'esercizio delle loro funzioni, non potessero essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati.

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, avrei detto esattamente le stesse cose del senatore Giovanardi. Potrebbe infatti verificarsi, purtroppo, la contraddizione secondo la quale il consigliere regionale, in quanto tale, in consiglio regionale è coperto, mentre il consigliere regionale, come espressione del consiglio regionale nel Senato federale, potrebbe non esserlo. Bisogna allora fare in modo che la copertura relativa alle opinioni espresse e ai voti dati sia ampia, cioè sia posta in capo al consigliere regionale per le sue funzioni in consiglio regionale e nel Senato federale.

PROCACCI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PROCACCI (PD). Signor Presidente, mi scuso, ma siccome lei stesso dice che stiamo modificando la Costituzione...

PRESIDENTE. Stiamo provando.

PROCACCI (PD). Bene, ci stiamo provando. Ora, in merito alle eccezioni fatte dai colleghi Vizzini e Bianco dico sin da adesso che è inutile passare al voto. Il primo comma dell'articolo 68 della Costituzione recita testualmente: «I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere...». Se votiamo questo emendamento, quella norma si applicherà o no? Il primo comma dell'articolo 68 - che si applica, lo so - è rivolto ai membri del Parlamento. Questo emendamento è scritto malissimo.

PRESIDENTE. Copre una garanzia riconosciuta ai membri del Parlamento. Non conferisce loro lo status, questo è stato il dibattito: garantire ai componenti del futuro, eventuale, nuovo Senato, in quanto rappresentanti delle Regioni, di godere dell'immunità in presenza di dichiarazioni rese nell'esercizio delle loro funzioni, alla stregua dei parlamentari in carica. Quindi, questo richiamo è mirato. Poi si può condividere o no.

PROCACCI (PD). Ho capito, ma proprio dal punto di vista della dizione, mentre diciamo che non sono membri del Parlamento, l'articolo 68 comincia così: «I membri del Parlamento». Chi ha scritto la Costituzione lo ha fatto con molta sobrietà e con molta chiarezza, mentre in questo caso andiamo a confondere.

PRESIDENTE. Si tratta dell'estensione a questi eventuali soggetti, che non chiamo membri del Parlamento, di alcune guarentigie.

PROCACCI (PD). Signor Presidente, mi è chiaro, ma vorrei solo dirle che un domani qualcuno potrà dire che in un articolo è scritto che tali soggetti non sono membri del Parlamento, mentre l'articolo 68 si riferisce ai membri del Parlamento, e quindi non si applica comunque. Anche se votiamo l'emendamento così come è stato formulato, il primo comma dell'articolo 68 non si applica, perché l'emendamento dice che tali soggetti non sono membri del Parlamento e visto che l'articolo 68 si riferisce ai membri del Parlamento, essi ne sono automaticamente esclusi.

PRESIDENTE. Secondo me, il richiamo al primo comma dell'articolo 68 si riferisce alle guarentigie e non allo status. Questo è il mio pensiero, che può essere condiviso o non condiviso: poi è l'Assemblea che decide.

PARDI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, l'osservazione che vorrei fare è assai affine a quella del senatore Procacci. Non sono sicuro di aver compreso bene, ma secondo me anche il senatore Vizzini aveva sollevato tale argomento; visto che però lo ha fatto in un momento di grande rumore, non sono certo di aver capito bene. (Segni di assenso del senatore Vizzini). Vedo che il senatore Vizzini fa segno di sì, e dunque mi conferma che avevo ben compreso.

Ritengo che questa osservazione abbia una pertinenza, perché la formulazione mi sembra inverosimile. Che in un articolo ridisegnato della Costituzione ci sia una frase in cui si dice che alcuni personaggi non sono membri del Parlamento mi sembra faccia parte di una sorta di commedia surreale. Perché in un articolo della Costituzione ci deve essere scritto che i rappresentanti delle Regioni non sono membri del Parlamento? Perché si è creato un pasticcio terribile e si devono far partecipare i rappresentanti delle Regioni ai lavori del Senato, senza che siano membri del Senato. Tolta l'impressione di irrealtà totale, se dobbiamo vivere dentro questa irrealtà, secondo me - per pulizia - si dovrebbe scrivere che non sono applicabili il primo, il secondo e il terzo comma dell'articolo 68. Altrimenti, la norma non funziona e rimarrà sempre una aporia tra i componenti del Parlamento e i non componenti del Parlamento.

PRESIDENTE. Farò parlare tutti coloro che lo desiderano, ma vi prego di fare come il senatore Pardi e il senatore Procacci, che hanno espresso il concetto in modo sintetico.

CALIENDO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (PdL). Signor Presidente, tenendo conto della sua ultima osservazione, non sono solo i membri del Parlamento a non essere responsabili delle opinioni espresse, ma la stessa dizione del primo comma dell'articolo 68 è utilizzata non solo per i componenti del consiglio regionale, ma anche per i componenti del Consiglio superiore della magistratura. Quindi non vedrei nulla di anormale ‑ se i proponenti sono d'accordo ‑ a modificare la norma nel modo seguente: «I rappresentanti delle Regioni nel Senato federale della Repubblica non sono membri del Parlamento e non ricevono la relativa indennità. Essi non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse, secondo la formula dell'articolo 68, primo comma».

FANTETTI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FANTETTI (PdL). Signor Presidente, sulla questione della presenza dei senatori della circoscrizione Estero, in attesa di ricevere un'interpretazione definitiva, sollecitata anche dall'illustre collega, presidente D'Alia, vorrei significare a quest'Assemblea, anche per conto del senatore Giordano, che per noi appare dirimente il fatto che, nella suddivisione delle competenze tra le Camere, sia pur sempre garantita - nella Camera che si riterrà più coerentemente esposta agli interessi della rappresentanza degli italiani all'estero - una consistenza numerica in linea con quella già in essere, o per lo meno in linea con quella prevista nella bozza della Commissione affari costituzionali, che prevedeva una riduzione più o meno proporzionale a quella prevista per l'intera Assemblea. Si tratta dunque di un numero che rispetti una fascia compresa tra i 12 membri previsti dalla Commissione affari costituzionali e i 18 attualmente presenti.

Sulla ripartizione delle funzioni delle Camere, ci rimettiamo alla decisione delle Aule, ma è per noi inderogabile che sia rispettata questa consistenza.

ORSI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ORSI (PdL). Signor Presidente, non sono molto appassionato al problema che è stato sollevato sul richiamo all'articolo 68, ma una soluzione potrebbe essere quella di richiamarsi all'articolo 122, quarto comma, che non riguarda i membri del Parlamento bensì i consiglieri regionali ed impedisce che questi ultimi vengano chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati. In questo modo, forse dal punto di vista della purezza lessicale si darebbe la garanzia dell'insindacabilità senza richiamare un articolo riguardante i parlamentari, ma richiamando un articolo che si occupa dei consiglieri regionali.

*BOSCETTO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOSCETTO (PdL). Signor Presidente, colleghi, mi pare che stiamo chiarendo i problemi relativi all'emendamento presentato dal senatore Calderoli. La posizione del Gruppo del Popolo della Libertà sarà quella di esprimere un voto favorevole. Attraverso la discussione che si è svolta e dopo aver ascoltato l'intervento del senatore Fantetti, ritengo che la questione dei senatori all'estero verrà risolta in un seguito del provvedimento e non in questa sede. Certamente non dimenticheremo la rappresentanza estera, anche se potrebbe diventare una rappresentanza applicata per intero alla Camera e non per i quattro membri indicati per il Senato. La questione però - lo ripeto - dovrà essere valutata in futuro.

Per quanto riguarda le precisazioni relative ai membri del Parlamento che residuano rispetto al nuovo testo, probabilmente poteva essere sufficiente il testo secondo il quale i rappresentanti delle Regioni nel Senato federale della Repubblica non sono membri del Parlamento. Questo ci avrebbe evitato anche la specificazione contenuta nell'emendamento del senatore Benedetti Valentini. Tuttavia, quod abundat non vitiat; quindi non guasta aggiungere espressamente che non si tratta di membri del Parlamento e che a loro non si applicano le varie norme di guarentigia previste per i parlamentari.

La norma, per come è formulata, è chiara. Si prevede la possibilità di partecipazione ai lavori del Senato di un rappresentante per ogni Regione, il quale rimane tale, non diventa parlamentare, e può esprimersi soltanto su alcune materie di competenza latamente regionale, di legislazione concorrente e su situazioni di incidenza sugli enti territoriali. Quindi si chiarisce, forse si migliora, la competenza del Senato.

Noi avevamo avuto il pregio di avere riportato al Senato la fiducia senza lasciarla soltanto alla Camera, e di riportare fra Camera e Senato la doppia conforme, quindi di non andare a concludere senza che si siano pronunciate nello stesso modo le due Camere.

Aggiungiamo ora la rappresentanza regionale e probabilmente attribuiamo al Senato ulteriori competenze, molto indicate per questa Camera.

DIVINA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signor Presidente, più si parla, più si torna al punto di partenza. Come Lega ci sembrava sufficientemente esplicito stabilire che questi rappresentanti non sono membri del Parlamento e, facendo un passo in più, abbiamo anche stabilito che, in quanto tali, non ricevono la relativa indennità. I colleghi Benedetti Valentini ed altri ci hanno proposto di specificare meglio gli articoli da applicare, e a questo punto è sorto il problema che, se si applica l'articolo 68, primo comma, della Costituzione, e non gli altri, poiché la formulazione letterale del primo comma recita: «I membri del Parlamento (...)», l'affermazione è incongruente con quanto abbiamo appena detto, ovvero che non lo sono. Dovremmo ulteriormente specificare che a questi soggetti rappresentanti si estende l'articolo 68 primo comma della Costituzione. Finiremmo però per dover continuare a specificare ulteriormente.

Chiedo pertanto ai colleghi se non sia il caso di tornare alla lettura originaria, che ci sembra chiara ed esaustiva.

PRESIDENTE. Colleghi, tra cinque minuti inizierò con le votazioni e non darò la parola più a nessuno nell'ambito di questa discussione. Sto garantendo il dibattito dando la parola a tutti, ma tra cinque minuti si vota.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signor Presidente, per me il testo al quale eravamo pervenuti è chiarissimo perché l'interpretazione è univoca: si applica a un elenco di casi e l'unico che non viene menzionato è quello a cui non si applica. Tuttavia, ove non fossero strumentali le obiezioni avanzate, nessuno vieta che si dica che ad essi si applica l'articolo 68, primo comma, della Costituzione, ma non si applicano gli articoli 65, 66, 67 e così via. È una soluzione possibile se le obiezioni sono mosse da una preoccupazione di carattere interpretativo, altrimenti sono strumentali. Il merito è salvo.

PRESIDENTE. A mio avviso, vale l'affermazione principale che non sono membri del Parlamento. Il richiamo agli articoli è per le guarentigie, per i principi, non certo per lo status, che non può essere smentito un attimo dopo che si è affermato in via principale e non incidentale che non sono membri del Parlamento. Ci stiamo avvitando su un dibattito inutile.

MARITATI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARITATI (PD). Signor Presidente, molto brevemente. Credo che, sulla base delle considerazioni richiamate dal senatore Procacci, tutt'altro che superficiali, l'emendamento debba essere reso accessibile ad una lettura plana, tipica della nostra Costituzione. Se si afferma che non sono membri del Parlamento, l'unico richiamo necessario è quello positivo, vale a dire che tuttavia si applica la guarentigia relativa al primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.

Tutto il resto è superfluo, rende più difficile la lettura e indurrà ad interpretazioni potenzialmente equivoche.

Chiedo pertanto che l'emendamento si modifichi in questo senso. Non c'è uno scontro di fondo, ma la ricerca di una scrittura più piana e comprensibile. In sostanza, propongo di scrivere ad essi si applica il primo comma dell'articolo 68, facendo solo un richiamo in positivo.

PRESIDENTE. Colleghi, scusatemi, ma qui non c'è solo il problema dell'applicazione del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione, ma anche quello dell'indicazione degli articoli della Costituzione che non si applicano ai rappresentanti delle Regioni. Ci stiamo avvitando solo sul primo comma dell'articolo 68, ma il problema è complessivo, e riguarda, ripeto, tutti gli altri articoli. Pertanto, o si torna alla prima formulazione oppure continuiamo ad incartarci su un problema dal quale non usciamo.

MICHELONI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MICHELONI (PD). Signor Presidente, intervengo per sollecitare una risposta alla domanda sollevata dal senatore D'Alia. Infatti, se si voleva aprire un dibattito sulla presenza della circoscrizione Estero nell'una o nell'altra Camera, la proposta era legittima. Altrettanto legittimo è pensare che avrebbe avuto più senso la presenza, in un Senato federale, di rappresentanti delle comunità all'estero come un territorio a sé che partecipa ad un dibattito sui territori. Dunque, farlo in questo modo mi sembra assolutamente inaccettabile. Pertanto, per favore, prima di passare al voto, vorrei una risposta alla domanda che ha posto il presidente D'Alia, anche perché, come ho detto quando abbiamo parlato della Camera, lavorare sulla riforma della Costituzione in questo modo a me fa venire i brividi. (Applausi del senatore Sangalli).

PRESIDENTE. Se vogliamo chiudere il problema, visto che ci siamo concentrati sul tema della guarentigia dell'articolo 68, primo comma, potremmo riprendere l'emendamento 2.550 (testo 2)/101, che afferma: «I rappresentanti delle Regioni nel Senato Federale della Repubblica non sono membri del Parlamento e non ricevono la relativa indennità» ed aggiungere «e tuttavia ad essi si applica il primo comma dell'articolo 68», secondo la proposta Maritati. Abbiamo così risolto il problema e chiarito un concetto perché il dibattito si è concentrato sulla guarentigia del primo comma dell'articolo 68. C'è condivisione su questa formulazione?

PARDI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, se deve valere il testo del primo comma dell'articolo 68, a maggior ragione si risolverebbe la cosa facendo valere il quarto comma dell'articolo 122 della Costituzione, che afferma : «I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse (...)». Non può infatti valere il primo comma dell'articolo 68 perché non sono membri del Parlamento, mentre invece sono consiglieri regionali. Se proprio uno vuole pescare la formulazione, dovrebbe fare richiamo al quarto comma dell'articolo 122. (Applausi dei senatori Carlino e Peterlini).

PRESIDENTE. Per una questione di chiarezza, potremmo richiamare sia il primo comma dell'articolo 68 che il quarto comma dell'articolo 122.

BRICOLO (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRICOLO (LNP). Signor Presidente, visto che l'emendamento 2.550 (testo 2)/101 è stato presentato dal mio Gruppo, credo che sia sufficiente la proposta Maritati, che va sicuramente nella giusta direzione perché questi rappresentanti sono già consiglieri regionali.

PRESIDENTE. Se è condivisa, va bene allora la proposta Maritati. L'emendamento 2.550 (testo 2)/101 s'intende dunque modificato secondo la proposta Maritati, che mi sembra la più pertinente anche rispetto all'esito e agli argomenti del dibattito.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.200.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, non ho sentito se ci sono limitazioni di tempo, come invece è accaduto la settimana scorsa.

PRESIDENTE. Secondo l'andamento del dibattito. Entro le ore 20 devo chiudere le votazioni sull'articolo 2 e poi mi organizzerò. Le do cinque minuti.

PERDUCA (PD). Grazie, signor Presidente.

Questo è il motivo principale per cui si dovrebbe avere un dibattito, perché, come è accaduto per quanto riguardava l'articolo 1, dove si parlava della riduzione del numero dei membri della Camera dei deputati, con l'articolo 2 si andrebbe invece a ridurre il numero dei senatori, utilizzando ancora una volta delle percentuali arbitrarie che non sono il frutto di un approfondimento che lega la diminuzione del numero dei membri del Senato al ruolo diverso che dovrebbe avere il Senato. Se dovessimo infatti avere un Senato federale, di rappresentanza di territorialità, non più in un contesto di bicameralismo perfetto, la mera riduzione in percentuale del numero dei membri di quella Camera non necessariamente risponde al requisito che dovrebbe essere al centro della ridiscussione radicale del ruolo e delle funzioni di quella Camera.

Tra l'altro, (e più avanti magari ne parleremo), noi abbiamo proposto, sulla base dell'esempio degli Stati Uniti d'America, come bilanciamento a una possibile federalizzazione del nostro Stato, una diminuzione ancor più drastica dei membri del Senato, redistribuendo però i seggi in base a un criterio di pariteticità fra le Regioni. Noi proponiamo di fare come avviene nel Senato degli Stati Uniti in cui, pur essendo rappresentate oltre 330 milioni di persone (oltre cinque volte la nostra popolazione), ognuno dei 50 Stati è rappresentato da due senatori (i senatori sono 100), e dunque che ogni Regione italiana venga rappresentata da cinque senatori. Se la Lombardia, il Molise e la Sicilia venissero rappresentati tutti allo stesso modo potremmo contare 100 senatori, 215 in meno di quelli attuali e molti meno oltre 150, rispetto alla proposta licenziata dalla Commissione.

Tutto questo sarebbe stato possibile se all'interno del Paese, a seguito di una campagna elettorale per le elezioni del 2008, e all'interno delle nostre Aule parlamentari avessimo attribuito una grande priorità alla riforma radicale della nostra Costituzione e non ci fossimo fermati esclusivamente - lo ripeto ancora una volta - alla foglia di fico della diminuzione del numero dei parlamentari. Se questo fosse avvenuto, in effetti, oggi ci si potrebbe ritrovare in maniera molto più convinta sulla necessità di diminuire il numero dei parlamentari. Invece oggi, proprio come è avvenuto la settimana scorsa con il numero dei deputati, a proposito dei senatori si parla esclusivamente di un taglio del 20 per cento delle presenze senza, ancora una volta, fare un ragionamento che affronti il cuore della necessità di modificare la Costituzione.

Anche in questo caso, ancora una volta, l'unico argomento proposto è quello dell'efficienza delle Camere, neanche dell'efficacia, anche se siamo qui da un'ora e mezza a dibattere su un subemendamento che sicuramente affronta alcune questioni, come quella delle «immunità», ma che ci ha portato via molto tempo per arrivare alla definizione di qualcosa che ancora non abbiamo capito cosa comporterà.

Perché riteniamo che debba rimanere - e lo ritenevamo anche per la Camera dei deputati - il numero attuale di senatori? Perché semmai fosse necessaria una riforma della rappresentanza all'interno delle due Camere, questa dovrebbe tener conto della necessità di rappresentare il territorio, come dicevamo la scorsa volta; e i territori possono essere rappresentati o in maniera proporzionale, come accade oggi per il Senato, ritornando all'idea del collegio e non più della circoscrizione, cioè dando la possibilità a un territorio determinato di essere rappresentato in tutti i suoi aspetti (politici, civili e naturali), o, facendo l'altro ragionamento, assicurando una rappresentanza territoriale equa per tutte le Regioni rappresentate con un numero fisso. Invece qui siamo di fronte, ancora una volta, a uno sconto del 20 per cento.

Perciò, contro tutto questo abbiamo presentato un emendamento che vuole cancellare l'articolo 2. (Applausi della senatrice Poretti).

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, mi rifaccio a quello che poco fa lei ha detto al senatore Perduca, perché sinceramente non me lo aspettavo da lei.

Io credo nella sua assoluta buona fede e nella sua imparzialità, che ho sempre sperimentato, ma ritengo che in un momento come questo in cui stiamo discutendo di una riforma della Costituzione (un problema che ci riguarda tutti singolarmente come parlamentari e come cittadini, oltre che come Gruppi politici), non debba esserci il contingentamento dei tempi. Credo invece che bisognerebbe dare a tutti l'opportunità di intervenire su una questione che è al di sopra di qualunque altra. In un momento come quello attuale credo di dire qualcosa di molto sensato, dato il pericolo che corre la nostra comunità democratica.

Inoltre, signor Presidente, lei ha autorizzato in quest'Aula la presentazione di cinque emendamenti ed il Senato ha recepito la sua volontà. Mi auguro che la sua attenzione, sempre vigile e sensibile, continui ad essere quella che io ho sempre conosciuto e che lei voglia rivedere quanto ha detto poco fa, perché credo che restringere i tempi di un dibattito così importante, limitandolo a questioni che possono anche essere di mercanteggiamento (come si può vedere con molta trasparenza), sia molto pericoloso.

Mi affido a lei, e voglio sperare di essere compresa nel significato giusto che sto dando alle mie parole, con equilibrio e, spero, anche con saggezza. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).

BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, tutti gli istituti che si occupano di indagini demoscopiche e che esaminano come si muove il consenso della nostra Nazione e come i cittadini si orientano nel voto alle varie formazioni politiche oggi mostrano che, in fondo, non c'è una rispondenza, in particolare tra le forze politiche rappresentate nelle istituzioni. Anzi, molte dei cittadini si rivolgono a forze politiche che stanno al di fuori del Parlamento.

Credo che basta questo tipo di argomentazione per dimostrare come sia sbagliato ridurre gli spazi di rappresentanza democratica. È profondamente sbagliato tentare di ridurre il numero dei parlamentari, ed anche per questo io voterò a favore dell'emendamento 2.200 presentato dai colleghi senatori Perduca, Poretti e Bonino.

PORETTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PORETTI (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.200.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Poretti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.200, presentato dal senatore Perduca e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.300.

BUGNANO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUGNANO (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, con questo emendamento noi chiediamo di introdurre, sostanzialmente, una Camera che non mi piace però chiamare Senato federale ma Camera delle rappresentanze territoriali.

Prevediamo una elezione di secondo livello, quindi nell'ambito dei Consigli regionali.

Questo, sostanzialmente, porterebbe ad una elezione di 150 rappresentanti delle Regioni e, quindi, anche ad un numero che, a nostro parere, efficienterebbe i lavori dell'Aula e, ovviamente, comporterebbe anche riduzioni notevoli di costi.

Un altro punto che mi piace sottolineare di questo nostro emendamento è che si pone un'attenzione particolare, nell'elezione di questi rappresentanti delle Regioni, alla rappresentanza di genere e alle minoranze.

Spero perciò che l'Aula voglia votare a favore di questo emendamento.

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.300.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Belisario, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.300, presentato dalla senatrice Bugnano e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.201.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, noi riteniamo che questo emendamento valga una qualche parola di spiegazione. Molti di noi si riferiscono sempre alla Germania come esempio di efficienza, come esempio di buon governo e come esempio di buona economia: e non soltanto noi, ma anche i mercati. C'è il tormentone, che ormai ci segue da oltre un anno, dello spread; e la Germania è il nostro punto di riferimento.

Noi riteniamo che i tedeschi siano tali e i latini siano altro per tutta una cultura che li permea e, sicuramente, anche per la cultura politica. Noi riteniamo che il fatto che loro abbiano un Parlamento che viene dal basso, con la partecipazione dal basso, serva a permeare una cultura che permea anche le loro aziende. La cogestione è un dato fondamentale delle aziende germaniche, che le fa funzionare bene, ed è un modello che noi non riusciamo a portare avanti nel Paese.

Noi abbiamo creato un federalismo diabolico dove c'è localmente l'autonomia della spesa e poi la centralità dei pagamenti, con i risultati che tutti abbiamo visto.

Da dieci anni la Lega si batte nell'ambito delle istituzioni per cambiare questo stato di cose, senza riuscirci per vari motivi. Ma io ritengo che il motivo fondamentale sia il fatto che le forze conservatrici del Paese, rappresentate fortissimamente anche in quest'Aula, impediscono il cambiamento.

Sappiamo che l'emendamento 2.201 non raccoglierà il favore di tutta la maggioranza, ma ci riteniamo in dovere di portarlo comunque avanti, perché lo reputiamo un modello fondamentale di buon governo. (Applausi dal Gruppo LNP).

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, come autonomisti siamo a favore dell'emendamento 2.201.

Come ho già detto nel corso della discussione generale e nell'illustrazione del mio stesso emendamento, quello svizzero è il modello migliore, più semplice e anche di maggiore rappresentatività. È giusto considerare che la Germania e l'Austria hanno questa esperienza, ma teniamo presente che la stanno superando, in quanto l'elezione indiretta dà meno forza e rappresentatività ai rappresentanti. Sarebbe comunque una soluzione con la quale ci avviciniamo all'Europa centrale e modernizziamo questo Stato.

Per tale motivo, esprimeremo il nostro voto favorevole.

BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, sono contrario a questo emendamento, e vi offro la spiegazione in proposito attraverso un semplice ragionamento.

Il problema che abbiamo in Italia è strutturale. Intanto, ha ragione il senatore Castelli quando rileva la discrasia esistente fra i centri di spesa, che sono in numero enorme, e la centralità dei pagamenti. Mentre l'Europa impone addirittura vincoli di bilancio, le Regioni al di sotto dello Stato continuano a spendere come vogliono.

Esiste comunque un problema strutturale di fondo. Fin quando la rappresentanza viene lasciata alle Regioni così come sono sulla base delle popolazioni, finisce che il numero dei rappresentanti regionali rappresenta di fatto la Regione, e non più complessivamente la Nazione.

Proprio per questo motivo, si parte già con una disparità enorme fra Regioni piccole e Regioni grandi e non si vuole mai operare una vera riforma delle Regioni e metterle veramente in condizioni tali da essere tra loro competitive. Si mantiene questo status quo che, di fatto, crea una geografia politica in Italia che sarà impossibile modificare, come d'altronde hanno dimostrato gli ultimi cinquant'anni. (Applausi dal Gruppo per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore D'Ubaldo).

PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, l'emendamento 2.201 presenta qualche punto di contatto con il precedente a prima firma della senatrice Bugnano. Il nostro Gruppo tende a considerarlo con un punto di vista più positivo rispetto a quello sull'emendamento 2.550, sul quale al contrario le nostre perplessità sono fortissime e insormontabili.

L'emendamento in esame ha anche il pregio di proporre una riduzione del numero dei senatori maggiore di quella contenuta nell'altro emendamento, per cui su di esso il nostro Gruppo esprimerà voto favorevole.

MURA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.201, presentato dai senatori Calderoli e Divina.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.202.

PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, sull'emendamento 2.202 dei senatori Bonino, Perduca e Poretti il nostro Gruppo annunzia voto favorevole.

Il testo è molto diverso da quello dei nostri emendamenti, ma nella prassi emendativa si fanno i conti con le modifiche plastiche prodotte dalla discussione, e in questo emendamento apprezziamo la radicalità della decisione e la chiarezza estrema. È un'ipotesi di modifica del Senato che per lo meno ha il pregio di essere molto chiara e determinata.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.202, presentato dalla senatrice Bonino e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.203.

FISTAROL (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FISTAROL (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, con questo emendamento propongo l'elezione del Senato federale della Repubblica a suffragio diretto, su base regionale, con una significativa riduzione del numero dei senatori, per cui il Senato risulterebbe composto da 150 senatori che sarebbero eletti in ciascuna Regione contestualmente all'elezione dei Consigli regionali.

Prevedo poi la partecipazione all'attività del Senato federale della Repubblica di rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali, ma senza diritto di voto.

Questa, in estrema sintesi, è la natura dell'emendamento.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.203, presentato dal senatore Fistarol.

Non è approvato.

Passiamo ora alla votazione dell'emendamento 2.550 (testo 2)/100. Trattandosi di un subemendamento che conclude con una previsione («Conseguentemente, sostituire l'articolo 3 con il seguente: (...)»), che sarebbe immediatamente efficace, mentre l'approvazione del subemendamento è sempre subordinata all'emendamento principale, se il proponente è d'accordo, per una questione di logica procedurale, per fare le cose bene (stiamo parlando di testi costituzionali), metterei in votazione la prima parte dell'emendamento 2.550 (testo 2)/100 sino alle parole «previsti dalla legge dello Stato», e, se questa sarà approvata, all'esito dell'emendamento principale voteremo la restante parte.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Sono d'accordo, signor Presidente, e chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Peterlini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, la prima parte dell'emendamento 2.550 (testo 2)/100, presentato dal senatore Peterlini e da altri senatori, sino alle parole «previsti dalla legge dello Stato».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252

PRESIDENTE. Risulta pertanto preclusa la restante parte dell'emendamento 2.550 (testo 2)/100.

Senatore Pastore, lei trova così dirompente l'esigenza di votazione anticipata del suo emendamento 2.550 (testo 2)/102 (testo corretto)? Glielo chiedo perché temo che ciò crei una situazione di poca chiarezza per l'intera Aula. Solo ai fini della trasparenza e della consapevolezza di cosa vota l'Aula, la pregherei di...

PASTORE (PdL). Signor Presidente, credo sia un voto di una certa rilevanza, e comunque non vorrei che fosse precluso dal voto del subemendamento dei colleghi Calderoli e Divina. Peraltro, i presentatori del subemendamento, come dichiarato dal collega Divina, sono favorevoli, quindi sinceramente mi sembrerebbe paradossale che...

PRESIDENTE. Per la verità vorrei che si votasse il subemendamento Calderoli, che è strutturale, in una sua autonomia di contesto di dibattito, mentre l'anticipazione di una modifica del subemendamento Calderoli, che ancora deve essere votato, temo ingeneri confusione nell'intera Aula. Lo faccio per trasparenza, perché il mio dovere in questo dibattito è di garantire a tutti di sapere cosa si sta votando. (Applausi dal Gruppo PdL).

PASTORE (PdL). Purché, signor Presidente, ci sia la possibilità, se si approva il subemendamento 2.550 (testo 2)/101, di votare anche il subemendamento 2.550 (testo 2)/102 (testo corretto), perché non è secondario, in quanto a questa formula è ricollegata una possibilità di intervento sul valore del voto dei 40 consiglieri che altrimenti sarebbe precluso dalla mancanza di un riferimento costituzionale. A meno che i presentatori del subemendamento non lo riformulino, inserendo queste due paroline.

PRESIDENTE. Senatore Divina, faccio una proposta, per una questione di coerenza. Se lei potesse riformulare - è un suggerimento della Presidenza - il suo subemendamento, nel senso di accogliere la proposta del collega Pastore, noi faremmo un'unica votazione. Almeno l'Aula saprebbe cosa si vota.

DIVINA (LNP). Ho capito la perplessità, nel senso che, essendo il 2.550 (testo 2)/102 (testo corretto) un subemendamento al testo 2.550 (testo 2), mutandolo con il 2.550 (testo 2)/101 (testo 2), risulterebbe precluso.

PRESIDENTE. L'obiezione del collega Pastore non è priva di pertinenza.

DIVINA (LNP). Non è priva di pertinenza, signor Presidente, però l'effetto che produrrebbe sul 2.550 (testo 2) vorremmo si producesse anche sul nostro subemendamento 2.550 (testo 2)/101 (testo 2), per cui si tratterebbe di riposizionarlo su quel che andremo a votare immediatamente dopo. Per noi va bene, perché le modalità previste...

PRESIDENTE. La mia proposta però andava in un altro senso, senatore Divina. Le chiedevo cioè di riformulare il suo subemendamento inserendo la proposta Pastore...

DIVINA (LNP). L'effetto è lo stesso. Va benissimo.

PRESIDENTE. Così abbiamo un minimo di razionalità e di sistema. È d'accordo?

DIVINA (LNP). Perfetto.

PRESIDENTE. Colleghi, per chiarezza, stiamo esaminando l'emendamento 2.550 (testo 2)/102 (testo corretto), illustrato dal presentatore, senatore Pastore, che aveva chiesto, per paura che potesse essere precluso dall'emendamento 2.250 (testo 2)/101 (testo 2), che fosse votato prima.

Poiché si tratta di una questione di dettaglio, per evitare che l'Assemblea possa trovarsi a non comprendere bene ciò che si vota, sto lavorando per fare in modo che si faccia una sola votazione strutturale. Se il senatore Divina accoglie la mia proposta di riformulare il suo emendamento nel senso che fa propria la proposta Pastore, voteremo l'emendamento Calderoli-Divina, riformulato nel senso che recepisce la proposta Pastore. È d'accordo?

DIVINA (LNP). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo pertanto alla votazione dell'emendamento 2.550 (testo 2)/101 (testo 3), che tiene conto della proposta Pastore.

FINOCCHIARO (PD). Non abbiamo capito niente.

PROCACCI (PD). Non si capisce cosa votiamo.

PRESIDENTE. Colleghi, l'emendamento 2.250 (testo 2)/101 (testo 3) tiene conto della riformulazione proposta dal senatore Maritati, che avevamo condiviso tutti, e recepisce il contenuto dell'emendamento del senatore Pastore.

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, a furia di saltare da un fossato all'altro, non riusciamo ad avere un articolato chiaro.

PRESIDENTE. Ha ragione, senatore Belisario, la sua osservazione è giusta e la faccio mia.

Sospendiamo la seduta per cinque minuti e distribuiremo il nuovo testo.

(La seduta, sospesa alle ore 18,23, è ripresa alle ore 18,30).

Riprendiamo i nostri lavori.

Passiamo ora alla votazione dell'emendamento 2.550 (testo 2)/101 (testo 3).

VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo su questo emendamento, e ovviamente la mia dichiarazione vale per gli emendamenti a seguire, presentati dai senatori Calderoli e Divina.

Volevo anzitutto fare un ragionamento un po' più ampio, per arrivare poi ad affrontare alcuni difetti che a mio avviso caratterizzano questo emendamento. Sappiamo ormai che questo testo non otterrà mai la maggioranza dei due terzi dei componenti delle Camere, e dunque sappiamo anche che, se dovesse passare questo emendamento, la riforma sarebbe sottoposta a referendum. Se ciò dovesse avvenire, sappiamo anche con certezza, considerando che questo testo presuppone leggi ulteriori di attuazione, che per sei anni, cioè dunque per l'intera prossima legislatura, nulla sarà cambiato: ci sarà ancora il bicameralismo perfetto, non ci sarà la riduzione dei parlamentari e non ci sarà nemmeno il Senato cosiddetto federale.

Fra l'altro, mi chiedo anche se si possa legiferare su un tema così delicato e così importante in modo così pasticciato.

INCOSTANTE (PD). Bravo!

VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Siamo in Aula e non c'è un testo base, che stiamo cercando di individuare in modo molto confuso (Applausi del senatore Astore), con proposte che, fra l'altro, i firmatari hanno presentato al Senato in modo contraddittorio.

Se allora partiamo da questi presupposti, il nostro voto dovrebbe essere senz'altro negativo. Avremo di fronte tutta la prossima legislatura per fare qualcosa di più adeguato sul tema specifico del Senato federale, salvando però quelle riforme su cui in Commissione eravamo tutti d'accordo e che contengono innanzitutto la riduzione dei parlamentari.

Venendo al testo dell'emendamento qui in discussione, credo che gli errori e le inadeguatezze siano tali da renderlo assolutamente invotabile. Innanzitutto, è evidente che ci sono due basi diverse di elezione, di scelta, due corpi elettorali differenti; già questo è del tutto anomalo. È stato già segnalato che per quanto riguarda la Camera dei deputati si creerebbe una contraddizione difficilmente sanabile - se non con interventi successivi che complicherebbero ulteriormente la situazione - relativamente alla presenza dei parlamentari eletti all'estero.

C'è poi il problema della fiducia: non è una cosa irrilevante se questi rappresentanti danno o meno la fiducia. Se potessero votare la fiducia, ci troveremmo di fronte a una situazione paradossale. Questi senatori, anzi, questi componenti del Senato federale di provenienza regionale, potrebbero votare la fiducia, non avendo avuto alcun mandato elettorale per esprimere la fiducia nei confronti del Governo. Se invece dovesse avvenire il contrario e se non fossero legittimati a dare la fiducia, ci troveremmo di fronte a una situazione di palese irrilevanza di tali componenti. Nell'ipotesi in cui il Governo avesse a cuore un certo provvedimento, metterebbe la fiducia e li farebbe automaticamente fuori. Quindi, nella gran parte dei casi, probabilmente sarebbero del tutto irrilevanti.

D'altro canto avremmo 20 o 40, 21 o 41 rappresentanti delle Regioni di fronte a 250 senatori. Amici senatori della Lega, capite chiaramente che questi rappresentanti sono del tutto irrilevanti e anzi rischierebbero di creare una contrapposizione molto pericolosa tra coloro che hanno ricevuto un mandato nazionale e coloro che hanno ricevuto un mandato regionale. Infine, e probabilmente questa è la pecca più grave, essi intervengono con diritto di voto sulla legislazione concorrente, ovvero di interesse degli enti territoriali. Ma che cos'è l'interesse degli enti territoriali? Capite che ogni volta si aprirebbe una discussione pazzesca e si paralizzerebbe l'attività del Senato, per capire che cosa è e che cosa non è interesse regionale.

Infine, per quel che riguarda il riferimento alla legislazione concorrente, intervenendo in discussione generale dissi che uno dei temi più delicati era proprio la riforma dell'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, perché sono quadruplicati i ricorsi davanti alla Corte costituzionale, dal momento che non si capisce cosa sia di competenza delle Regioni, cosa sia di competenza concorrente e cosa sia di competenza esclusiva dello Stato.

Dunque, anziché chiarire a priori l'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, come sarebbe stato necessario per fare una buona riforma del Senato federale, presupponiamo la situazione esistente. Faccio un esempio molto concreto: in materia di istruzione, le norme generali sono di competenza esclusiva dello Stato, ma di chi è la competenza sull'istruzione professionale? Per il Governo Berlusconi, nella XIV legislatura, tale materia era di competenza esclusiva delle Regioni; per il Governo Prodi, nella XV legislatura, era invece di competenza dello Stato; oggi non sappiamo se sia di competenza dell'uno o dell'altro. Dunque, ci troveremmo di fronte a una paralisi della legislazione.

Chiedo allora a voi, colleghi parlamentari, se siamo veramente sicuri di voler gettare a mare una buona riforma come quella approvata con ampio consenso in Commissione, per avere in mano un nulla di fatto, per non fare alcuna riforma, per non approvare neanche quella diminuzione del numero dei parlamentari che invece i cittadini italiani ci richiedono. Non vorrei che le parole del senatore Saro, intervenuto la scorsa settimana in Aula, fossero in qualche modo profetiche, quando diceva che una cosa è migliorare tutti insieme questo testo, con il consenso generale delle forze politiche, e un'altra è migliorarlo con un cambiamento degli equilibri politici che hanno fatto approvare quel testo.

Non ci sarà nessuna modifica costituzionale, ma il rischio è una destabilizzazione del quadro politico, anche con una messa in crisi o un indebolimento di quella composita maggioranza che regge l'attuale Governo. Non lo dicevo io, non lo diceva un membro del Partito Democratico o dell'UDC, ma lo diceva un membro del PdL. Riflettete cari amici, provate a riflettere seriamente prima di votare questo emendamento: non buttiamo a mare una riforma seria per sfasciare il nostro quadro politico. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, visto che parlerò in un clima di particolare confusione, vorrei che mi confermasse se stiamo parlando sempre dell'emendamento 2.550 (testo 2)/101 (testo 3), a firma Calderoli, Divina, Maritati e Pastore.

PRESIDENTE. Sì, ma l'emendamento non è a firma del senatore Maritati e del senatore Pastore. Il senatore Maritati ha fatto una proposta e ha portato un contributo anche proficuo, perché bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare.

BELISARIO (IdV). Non volevo coinvolgere il collega Maritati nella genesi di questo emendamento, ma egli ha di fatto cercato di migliorarne il testo.

PRESIDENTE. La Presidenza lo ha molto apprezzato, perché il contributo è stato dato in termini giuridici.

BELISARIO (IdV). L'ho chiesto per capire di cosa si discuteva.

Signor Presidente, più volte nel corso delle sedute che hanno interessato la rilettura della nostra Carta costituzionale ho cercato di sottolineare come la corsa ad ostacoli, pur di approvare qualcosa da dare in pasto all'opinione pubblica, non ci avrebbe aiutato a predisporre un testo. L'emendamento che stiamo discutendo è una rappresentazione chiara della difficoltà che avremo ad andare avanti. Ma vogliamo a tutti i costi, o meglio una parte di quest'Aula vuole, ancora una volta, provare muscolarmente a cambiare la Carta costituzionale, a farlo con testi approssimativi e spesso confusi, certamente non condivisi.

La prego, signor Presidente, mi dia ascolto, perché non si può procedere in questa maniera, esaminando un testo a colpi di emendamenti. Il testo uscito dalla Commissione, sul quale pure l'Italia dei Valori non era d'accordo, era un testo potevamo esaminare in maniera approfondita in Aula. Adesso stiamo ogni momento modificando, correggendo, manipolando, chiosando, provando a scrivere qualcosa. Non penso che il Paese ci chieda questo, nel momento attuale.

Signor Presidente, glielo chiedo come garante. Si vuole a tutti i costi approvare uno straccio di riforma? Assumetevene la responsabilità, ma fatelo in modo tale che quanto meno i testi non siano farraginosi, ininterpretabili, dei cattivi testi, scritti in una lingua italiana ancora più approssimativa. Non giochiamo al Costituente. Essere legislatori costituenti è una cosa seria. Quando poi ciò non è stato fatto con un ampio consenso, si è arrivati a conflitti tra istituzioni ed abbiamo reso difficile anche la vita agli italiani. Per questo, chiedo ancora una volta di fermare quello che definisco - me lo consentano i colleghi - uno scempio della nostra Carta costituzionale. Fermiamoci, fermatevi prima di sommare danno a danno. (Applausi dal Gruppo IdV).

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, lei più volte, nel corso di questa seduta, e giustamente, in ragione della confusione che ha governato tutto il pomeriggio i lavori sulla riforma costituzionale, ha invitato a una chiarezza dei testi che orientasse il voto e ha detto più volte che deve essere chiaro e trasparente ciò che quest'Aula è chiamata a votare.

A me pare che a questo punto della discussione possiamo dire, con ogni chiarezza e con ogni trasparenza, che ciò che stiamo votando qui non è una riforma costituzionale, bensì un voto per seppellire, neanche onorevolmente, le riforme costituzionali. Penso che ciascuno di coloro i quali voteranno questo emendamento sapendo che ciò è il prezzo, che si riscuote da una parte o si concede dall'altra, per il voto successivo sull'emendamento sul semipresidenzialismo debba ritenersi pienamente e compiutamente responsabile del fatto che qui muore la prospettiva di una riforma costituzionale. (Applausi dal Gruppo PD).

E lo dico, signor Presidente, con una maggiore amarezza perché l'argomento oggetto di questo emendamento è un tema sul quale quest'Aula ha ragionato a lungo negli anni precedenti. Lo ha fatto quando abbiamo dato vita al provvedimento sul federalismo fiscale, sul quale il Gruppo del Partito Democratico peraltro si è speso molto in un'alleanza motivata da un reale interesse e valore attribuito alle autonomie, alla loro competenza, ai loro poteri e alle loro funzioni.

Stavolta invece il popolo guerriero della Lega - perché di popolo guerriero si tratta per la pertinacia, la forza e la determinazione con la quale, sempre, comunque e nonostante tutto ha sostenuto le proprie opinioni e inseguito un progetto politico, condivisibile o meno che sia - come Esaù, che ha ceduto la primogenitura per un piatto di lenticchie, si accontenta di questo emendamento che - lasciatemelo dire - ha in sé più il segno dell'oltraggio nei confronti delle autonomia e della confusione e dello sfascio nei confronti delle istituzioni che il senso di una vittoria di una battaglia così a lungo inseguita e di una promessa così tanto evocata ai propri elettori.

Cominciamo con il fatto che si tratta di un Senato federale composto da 250 senatori: un numero magico, necessario affinché dalle fila del PdL si transiga su un numero congruo rispetto ad aspettative assai più punitive e afflittive. A questo numero congruo di senatori della Repubblica si aggiunge una pattuglia.

Vorrei innanzitutto sottolineare in questa sede il fatto che ciò che stiamo votando è chiaro, limpido e trasparente: ci sono i senatori della Repubblica e poi ci sono i partecipanti al Senato della Repubblica. Una figura, quella dei partecipanti, del tutto inedita nella storia costituzionale mondiale, che inauguriamo in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Serra). Partecipanti che, bisogna dire immediatamente per placare il vento dell'antipolitica, non percepiscono indennità parlamentare, il che, francamente, fa un po' ridere. Vorrei capire cosa ne facciamo, se li alloggiamo, li ammettiamo nei locali di servizio del Senato della Repubblica e se in qualche modo questa istituzione si prenderà carico di questi profughi ramenghi, ospiti indesiderati e certamente di una categoria assai più infima, inferiore rispetto a quella dei senatori.

Tuttavia - e mi rivolgo ai colleghi del PdL - vorrei sottolinearvi un punto che forse vi è sfuggito. Questi partecipanti avranno diritto di voto su tutte le materie di legislazione concorrente, ovvero di interesse degli enti territoriali. Vi pare così di aver acquietato la vostra ansia che questo innesto sia sufficientemente ammortizzabile dalle maggioranze parlamentari e comunque sostenibile quanto alla sua forza d'urto. Vi sbagliate, perché per competenza pretenderanno - e giustamente - di avere, per esempio, parola in quest'Aula su una manovra finanziaria che rechi tagli agli enti locali. Questi 21, o 22 partecipanti (ho perso il conto) costituiranno una pattuglia in perenne ebollizione che, su scelte decisive per un Governo, saranno decisivi per determinare le politiche.

Benissimo, diranno i senatori della Lega. Peccato però che, essendo solo partecipanti, l'apposizione di un voto di fiducia li spazzerà via in un soffio. Capite allora come questa combinazione del tutto eterogenea - direi eretica rispetto alla scienza costituzionalista - rischia di diventare un elemento di instabilità perenne dei lavori del Senato nonché dei Governi. Questo è quello che state approvando. (Applausi dal Gruppo PD).

Dico ancora di più. Qualche settimana fa, proprio discutendo di questa riforma costituzionale, denunciai il fatto che si andava a seppellire la riforma costituzionale in virtù del fatto che si saldava un patto politico tra la Lega e il Popolo della Libertà, che vedeva due trofei, da una parte quello del Senato Federale, anche se chiamare Senato Federale questa "cosicchia" mi pare francamente esagerato e diciamo allora una forma trangugiabile da parte dei colleghi del PdL e, dall'altra parte, il semipresidenzialismo. Colleghi della Lega, lo scambio non è uguale. Non è uguale. Ci guadagnano loro, e di tanto.

Fui accusata di malevole insinuazioni da rappresentanti autorevolissimi del Popolo della Libertà. Mi ha reso giustizia in maniera del tutto inaspettata esattamente il segretario Alfano nell'assemblea dei Gruppi parlamentari, svoltasi alla fine della settimana scorsa. In quell'occasione infatti, papale papale, il segretario del PdL ha detto che stavano facendo uno scambio, un accordo politico con la Lega: Senato Federale contro semipresidenzialismo.

Su questo scambio, che è esclusivamente uno scambio politico che affossa le riforme e fa saltare un accordo onorevole, saggio e responsabile intorno ad un testo di riforma costituzionale, e sull'altare di questo accordo politico che affossa le riforme, voi oggi, colleghi del PdL, voterete l'emendamento 2.550 (testo 2)/101 (testo 3) e pensate e vi aspettate, perché è ragionevole farlo, di incassare il semipresidenzialismo per poi attaccare manifesti sui muri italiani e avere una bandierina da usare solo in campagna elettorale. Francamente mi pare un atteggiamento di assoluta irresponsabilità e, perdonatemi, essendo stata parte di quell'accordo, di assoluta inaffidabilità politica, valutata non rispetto al mio Partito e al mio Gruppo parlamentare, ma rispetto agli interessi del Paese. (Applausi dal Gruppo PD).

Da ultimo, almeno rileggete le cose che scrivete; c'è del beffardo in quello che avete scritto anche nel comma 1 dell'emendamento: «L'elezione del Senato Federale della Repubblica è disciplinata con legge dello Stato, che garantisce la rappresentanza territoriale da parte dei senatori». La legge dello Stato garantisce cioè che i senatori eletti si faranno portatori della rappresentanza territoriale: almeno scrivitelo in un italiano decente. Voteremo no. (Prolungati applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Colleghi, abbiamo capito.

DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Signor Presidente, nel corso di due precedenti interventi ho già avuto modo di esprimere le ragioni che sostanziano il voto contrario mio e della maggioranza dei senatori del Gruppo Misto, nonché della senatrice Sbarbati all'emendamento 2.550 (testo 2)/101 (testo 3), che prevede l'istituzione del Senato federale, un emendamento presentato dopo la conclusione dei lavori della Commissione e successivamente rinviato alla stessa che lo ha respinto.

Un emendamento improvvisato e confuso. Le istituzioni sono una cosa seria, che non si decidono sui prati di Pontida, ma necessitano di un serio e approfondito confronto in Parlamento; confronto che in questo caso è totalmente mancato. Io ho grande simpatia e - se egli me lo consente - amicizia per il senatore Calderoli; ho anche apprezzato alcune delle iniziative da lui assunte come Ministro per la semplificazione e per le riforme costituzionali. Ma, proprio in nome del rispetto che gli porto, debbo dirgli che non ci si può improvvisare da un'ora all'altra Padre Costituente.

Sono andato a rileggermi in questi giorni l'interessante pubblicazione del Senato relativa alla modifica degli articoli della Costituzione che riguardavano il cosiddetto bicameralismo paritario alla fine degli anni Ottanta, un testo steso allora da un parlamentare con il quale non ho avuto né i rapporti di cordialità, né i rapporti di confidenza che ho avuto col senatore Calderoli, ma che era un grande maestro del diritto costituzionale (lo dico anche se su alcune cose in quegli anni dissentivo da lui): il senatore Leopoldo Elia.

Quel testo aveva una sua logica, sia pur limitata, e una sua coerenza: mirava a semplificare le lungaggini dei procedimento legislativo.

Vorrei ricordare cosa scriveva in proposito un suo illustre predecessore, signor Presidente, e mio antico amico e maestro, il senatore Giovanni Spadolini: «Quello raggiunto è un punto d'equilibrio (...). Si è dovuto, dopo un confronto approfondito ed aperto a tutti, operare una scelta fra le varie ipotesi avanzate. Ma è questa l'essenza dello stesso processo democratico: deliberare nella ricerca del più ampio consenso (...). Accantonate quindi le ipotesi di un sistema rigidamente monocamerale, di Camere differenziate nella loro struttura - Camera delle Regioni o Camera degli interessi - di gerarchia di funzioni, si è preferita la soluzione del cosiddetto bicameralismo processuale. Camera e Senato restano componenti uguali di un Parlamento concepito - come nella volontà dei costituenti - in modo unitario. Con identici poteri e con identica dignità eliminando però quelle duplicazioni, quei ritardi procedurali, quelle ripetizioni ormai incomprensibili ed ingiustificabili. Bicameralismo paritario e non più bicameralismo perfetto».

PRESIDENTE. La prego di concludere.

DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Mi consenta di procedere, signor Presidente.

Ebbene, sono gli stessi criteri che ritroviamo nel testo licenziato dalla Commissione per quanto riguarda la semplificazione delle procedure nell'approvazione delle leggi e nello snellimento del processo normativo.

Certo, il testo approvato dalla Commissione contiene una differenziazione ulteriore tra le competenze della Camera e del Senato basata sulle disposizioni del riformato Titolo V della Costituzione. Una differenziazione incentrata sulla legislazione concorrente di cui ho già evidenziato tutti i limiti e le contraddizioni e a proposito della quale ho presentato appositi emendamenti.

Ma se si dovesse giungere all'istituzione del Senato federale con un voto a maggioranza di quest'Aula si interromperebbe definitivamente il processo riformatore, con le annunciate dimissioni del relatore e il necessario ritorno in Commissione dell'intero testo... (Vivaci commenti dai banchi del Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Senatore Del Pennino, la prego.

Lei sta un po' abusando della mia cortesia. Sta parlando da cinque minuti.

DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Gli emendamenti sul Senato federale presentati all'ultimo momento e già respinti dalla Commissione non possono essere oggetto di mercato da parte del partito di maggioranza relativa per ottenere il consenso sugli emendamenti sul semipresidenzialismo che, al di là del merito, che posso condividere, sono stati anch'essi presentati fuori tempo massimo.

Ci auguriamo che il PdL ... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Un attimo, senatore Del Pennino.

DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Ci auguriamo che il PdL non voglia, in nome di questo scambio, consentire l'approvazione dell'emendamento sul Senato federale. Se così non fosse e l'emendamento dovesse passare col sostegno del PdL e di Coesione Nazionale, non solo questo significherebbe l'affossamento di ogni ipotesi di riforma, imponendo il ritorno in Commissione e il procrastinamento dei tempi in modo da rendere impossibile ogni riforma nell'attuale legislatura, ma avrebbe anche un chiaro significato politico. Testimonierebbe la volontà del PdL di ripristinare l'asse preferenziale con la Lega, cosa che, dopo le ultime prese di posizione antieuropee di questo partito, sarebbe per i repubblicani - e qui parlo solo a nome mio e della senatrice Sbarbati - del tutto inaccettabile. (Vivaci commenti).

Le forze liberaldemocratiche, in cui il PRI si riconosce, e per il cui rilancio sta lavorando, possono trovare alleanze solo in uno schieramento di moderati e di riformisti, laici e cattolici, fortemente caratterizzato dall'impegno europeista ed esente da ogni deriva populistica ed estremista. (Applausi dai Gruppi Misto, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e IdV. Congratulazioni).

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, dividerò questa mia breve dichiarazione di voto in due parti, sperando di non farmi travolgere dalla risata nel corso dell'intervento.

La prima parte riguarda il merito tecnico della proposta scritta a quattro mani (anzi, a quattro piedi) dalla Lega e dal Popolo della Libertà. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, PD e IdV).

Tale proposta, sostanzialmente, dice che, in Senato, noi abbiamo votato la riduzione del numero dei deputati la scorsa settimana. La Camera dei deputati ha un vincolo e un rapporto fiduciario, ed ha sei deputati eletti nella circoscrizione Estero.

Vorrei dire al collega Fantetti e a tutti gli altri amici e colleghi eletti nella circoscrizione Estero che, una volta che il Senato si pronuncia sul suo numero e sulla sua composizione, non si può più tornare indietro. Quindi, scordatevi (e chi ve lo ha detto dovrebbe strappare la laurea) che noi poi vi ritorniamo e che quei senatori che non abbiamo messo là li mettiamo da un'altra parte.

È una cosa che può andare bene giocando a «Monopoli», ma qui siamo nel Senato della Repubblica. Cerchiamo di essere seri, se ci riusciamo! Si cancellano i colleghi con un colpo di penna. Voi cancellate la rappresentanza dei senatori eletti all'estero e introducete una categoria anomala di senatori eletti all'estero, cioè eletti nelle Regioni, i quali, dopo la polemica sul numero dei senatori, avete ridotto maldestramente (e sottolineo maldestramente).

Infatti, da 44, o 62, che erano (perché avete fatto il conto che poi si tornava a 313, e quindi non cambiava nulla), li avete ridotti a 21, uno per Regione, così violando il principio della rappresentanza delle minoranze nei Consigli regionali.

È chiaro, infatti, che verranno eletti dall'«estero interno», cioè dalle Regioni, solo un rappresentante per Consiglio regionale, uno che è espressione di una parte maggioritaria, eletta con il sistema elettorale che conosciamo.

Questi futuri colleghi dovrebbero occuparsi di integrare il collegio che delibera sulle leggi, per le materie della legislazione concorrente che attengono all'attività di indirizzo politico (sostanzialmente, il 50 per cento dell'attività legislativa e parlamentare) e dovrebbero poi intervenire e votare su tutte le materie di interesse territoriale. Ora, io non credo che vi sia, statisticamente o dal punto di vista della casistica, una materia su cui non vi sia un interesse territoriale.

Questi colleghi partecipano con diritto di voto e secondo modalità che stabilisce il Regolamento del Senato. Quindi, noi non stabiliamo tali modalità in Costituzione, signor Presidente, e io faccio appello a lei su questo punto specifico, perché noi dobbiamo garantire che il Parlamento, cioè il depositario della sovranità popolare, sia messo nella condizione certa di deliberare, secondo la Costituzione e non secondo una norma regolamentare che viene approvata da una maggioranza che può stabilire chi vota, su che cosa e come vota.

Ma dove siamo? Vi rendete conto di ciò che avete scritto in questa porcata? Sì, porcata, perché il copyright dell'espressione ce l'ha il senatore Calderoli. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, PD e IdV).

Se così è, questi signori partecipano eventualmente, però non sono parlamentari. Quindi, secondo la tesi giuridica del collega Benedetti Valentini, essi hanno la stessa copertura dei consiglieri regionali ma possono essere arrestati, giusto? Possono essere perquisiti: giusto? E possono essere intercettati.

AMORUSO (PdL). Perché, noi no?

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Scusa, ora lo capisci anche tu quello che sto dicendo: ascoltami ché è interessante. Succede però che votano per l'autorizzazione all'arresto, alla perquisizione e alle intercettazioni nei confronti dei senatori, in una condizione non di libertà e di autonomia, perché valutano anche...

AMORUSO (PdL). Anche tu!

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Non ti preoccupare. Poi te lo spiego.

PRESIDENTE. Senatore D'Alia, si rivolga alla Presidenza.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Presidente, è meglio ha ragione, mi scusi, mi sono distratto.

A questi colleghi... (Commenti del senatore Castelli). Datevi una calmata! Castelli, abbi pazienza.

Presidente, mi rivolgo a lei. Come dicevo, a questi colleghi non si applica il divieto di mandato imperativo, per cui vengono a votare secondo l'indicazione della maggioranza del Consiglio regionale. Non si applicano le immunità relative all'autonomia della funzione del parlamentare, nel senso che possono essere sottoposti alle iniziative dell'autorità giudiziaria, anche a quelle più invasive, senza che vi sia l'autorizzazione del Senato. Tuttavia, votano e partecipano: è quello che c'è scritto (a qualcuno non l'avrà capito, ma è così: magari poi studieranno, ripasseranno la Costituzione, non strapperanno la laurea e lo capiranno). Quindi, votano per l'autorizzazione all'arresto, alla perquisizione, e via dicendo, nei confronti degli altri parlamentari. Andiamo avanti. Castelli, sta tranquillo, perché non ho ancora finito.

Dopo di che questi colleghi non giudicano e non possono essere giudicati sui titoli di ammissione, secondo l'articolo 66 della Costituzione.

Questi senatori eletti all'«estero», ossia nelle Regioni, secondo la tesi sgrammaticata della Lega, che cosa fanno? In merito alla loro incompatibilità, se sono stati eletti correttamente o se è stato truccato il voto del Consiglio regionale che li ha mandati al Senato, su tutto questo il Senato non può decidere. Abbiamo escluso espressamente che sui requisiti di ammissibilità al Senato quest'ultimo vi possa mettere bocca. Su tutto questo non decide nessuno, per cui questi colleghi che sostituiscono gli eletti all'estero, nelle Regioni, possono in sostanza venire in questa sede e nessuno valuta se sono stati eletti o meno regolarmente, e tutto questo avviene normalmente. Questi signori, però, votano la fiducia al Governo. Votano l'80-90 per cento delle leggi. (Commenti dai banchi del PdL).

Lo so che vi fa male, ma è così. Rassegnatevi, è così.

Votano il 90 per cento delle leggi di questo Parlamento e lo fanno a geometria variabile, secondo un Regolamento che poi approverà una maggioranza uscita dal voto.

Se questo è un sistema democratico, istituzionale, che garantisce, e se questo è il Senato federale, cari colleghi della Lega, voi siete messi non male ma malissimo, e peggio di voi è messo chi vi viene appresso.

Detto questo, signor Presidente, qualora questo emendamento venisse approvato, è evidente che dobbiamo tornare in Commissione. Lo voglio dire prima, perché non intendiamo assolutamente continuare in questo modo, a fare una discussione finta su un tema serio, soprattutto dal punto di vista istituzionale e nel rapporto con la gente che ci guarda da casa. Non lo intendiamo assolutamente.

Signor Presidente, se passa questo emendamento, dovremo stabilire come si vota la normativa transitoria sull'elezione dei Consigli regionali, perché ognuno di essi ha una propria data di scadenza, perché ci sono le Regioni a Statuto speciale e quelle a Statuto ordinario. Dobbiamo stabilire come tutto questo si armonizza con il procedimento legislativo. È chiaro infatti che dobbiamo anche stabilire quali sono le materie di interesse territoriale. Si tratta di un punto di garanzia perché questo testo non sia a sua volta incostituzionale in quanto viola il principio fondamentale della sovranità popolare. Se non so per che cosa mando in questa sede degli eletti, che sono alla fine semieletti non essendo senatori, di fatto sto chiudendo il Senato, e questo non credo che neanche lei, Presidente, lo possa consentire. Allora, è chiaro che dovremo tornare a fare un lavoro di coordinamento e di modifica delle altre parti del testo che occuperà del tempo che sarà giusto, nel rispetto del voto dell'Aula, che si occupi.

Il risultato di tutto questo sarà che, com'è noto, se non approviamo la riforma con una maggioranza dei due terzi entro il 30 giugno in quest'Aula in prima lettura, non ci saranno i tempi previsti dalla Costituzione per approvare alcuno straccio di riforma.

PRESIDENTE. Senatore D'Alia, ha ancora un minuto.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Dal punto di vista politico, signor Presidente, mi permetto di svolgere tre considerazioni: la prima è che vi state assumendo la responsabilità di far fallire le riforme istituzionali; la seconda è che avete trovato il peggiore tra gli espedienti per non votare la riduzione del numero dei parlamentari; la terza è che avete mandato nel cestino cinque mesi di dialogo e di confronto serio e vi siete guadagnati la patente, secondo la novella di Pirandello, che vi consiglio di leggere, di inaffidabilità dal punto di vista politico e da quello istituzionale, di fronte ai vostri elettori.

Voglio dirvi che dal punto di vista politico prendiamo atto di tutto ciò: siete tornati, non fate paura, non fate danno, perché gli elettori vi puniranno.

PRESIDENTE. La prego di concludere senatore D'Alia.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Ho concluso, signor Presidente. Neanche farete danno perché gli elettori vi puniranno: farete solo ridere. Ma vi voglio dire che tra un comico vero, che è Grillo, e un comico finto, i vostri elettori sceglieranno un comico vero, e faranno bene, perché voi non meritate altro. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, PD e del senatore Pardi).

CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, non rispondo al senatore D'Alia in quanto con il suo intervento ha dimostrato di non avere nemmeno letto il testo, perché ha detto cose assolutamente deliranti. (Applausi dal Gruppo LNP).

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Delirante sei tu. Presidente, non deve offendere.

CASTELLI (LNP). Sta schiumando rabbia perché vede che gli sfugge di mano la cosa. Vorrei rispondere invece ad alcune questioni. Intanto Presidente, preciso che intervengo sul subemendamento 2.550 (testo 2)/101 (testo 3).

PRESIDENTE. Stiamo infatti discutendo del subemendamento e poi dovrà essere votato l'emendamento principale.

CASTELLI (LNP). Siccome non l'hanno capito e sono intervenuti sull'emendamento, preciso che sto intervenendo sul subemendamento.

PRESIDENTE. Quello che è in votazione.

CASTELLI (LNP). La ringrazio, signor Presidente. Credo ci siano tre punti da sottolineare sulla tematica che ci sta appassionando, il primo dei quali è che, come ho cercato di dimostrare numeri alla mano, la riduzione dei senatori che sta perseguendo la sinistra è falsa: per citare un altro autore siciliano, anche se so che è abusato, è la classica operazione gattopardesca per cui si cerca di far cambiare qualcosa affinché nulla cambi. Ho dimostrato, numeri alla mano, che con la vostra diminuzione nulla cambia, e vorrei che qualcuno mi opponesse un argomento su questo tema con altri numeri alla mano.

Abbiamo quindi cercato, come ho detto prima, di mettere una qualche sostanza in questo testo, che è l'ultima occasione, e su questo ha ragione il senatore D'Alia.

Cosa abbiamo cercato di fare? Sinceramente, colleghi, non so come andrà la votazione su questi emendamenti, lo vedremo tra poco, ma abbiamo cercato di fare una cosa che ha destato grande scandalo nella senatrice Finocchiaro: portare la voce dei territori in Parlamento. (Applausi dal Gruppo LNP). Questo è lo scandalo mostruoso: stiamo cercando di portare la voce dei nostri territori in questo Parlamento. (Commenti della senatrice Finocchiaro). È legittimo, senatrice Finocchiaro scandalizzarsi e dire che non bisogna disturbare il manovratore, però ci consenta di pensarla diversamente. La ringraziamo perché lei ci ha dato l'onore delle armi, riconoscendo che lottiamo: sì, lotteremo fino all'ultimo per le nostre idee, e ne siamo orgogliosi. (Applausi dal Gruppo LNP).

Questo è quello che vogliamo dire sulla ratio, e vengo adesso al subemendamento. Ci sono stati due ordini di opposizioni sulla nostra azione politica e parlamentare. La prima dice: attenzione, noi c'eravamo messi d'accordo, avevamo la maggioranza dei due terzi e se adesso questo accordo salta vi porremo il referendum, e quindi non ci sono i tempi tecnici per far entrare in vigore questa norma nella prossima legislatura. Ma, signori, questo si chiama ricatto. Non si può ribaltare la responsabilità tra ricattati e ricattatori. Ricordate, nella tristissima epoca dei rapimenti, quando il rapitore diceva: attenzione, se non paghi il riscatto ammazzo il tuo parente, quindi sarai il responsabile del suo assassinio?

Eh no! La responsabilità di bloccare la riforma costituzionale se la prenderà, del caso, chi proporrà il referendum. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL). Questo è evidente, e va detto e spiegato bene al popolo e alla Nazione, anche se sappiamo che la batteria dei grandi giornali e delle televisioni è contro di noi (perché questa è la verità). (Commenti dal Gruppo PD). Però prendiamo l'impegno di cercare di spiegare al popolo italiano che stiamo cercando di fare una riforma vera, una riforma vera e non falsa. Questo è il primo tema.

Si dice, con un espediente dialettico che è normale in queste Aule, che dobbiamo tornare in Commissione. Ma non ci siamo appena tornati? A me è sembrato di capire che proprio su questo tema abbiamo discusso la settimana scorsa.

INCOSTANTE (PD). E la Commissione ha bocciato l'emendamento.

CASTELLI (LNP). Siamo tornati in Commissione, che ha lavorato. Adesso, una volta per tutte, si voti.

Infine, c'è l'altra opposizione a questo testo, che è veramente strumentale, cioè si dice che noi non cambiamo il numero dei senatori. A parte che non lo cambiavate neanche voi dal punto di vista sostanziale, questo testo mira proprio a smontare questo tipo di obiezione, che, ripeto, è meramente strumentale, tant'è vero che il subemendamento, (che consiglio al collega D'Alia di leggere, perché ha detto un sacco di cose confuse) cosa fa? Riduce a dieci il numero dei rappresentanti delle Regioni, elimina i presidenti e quindi asciuga il numero dei partecipanti. Abbiamo ribadito più volte che essi non fanno parte del Parlamento, quindi non costano e non graveranno sul bilancio del Senato.

Vi dico di più, per dimostrare quanto sia strumentale questa obiezione. Oggi esistono due commissioni, la Conferenza unificata e la Conferenza Stato-Regioni, che vedono praticamente tutte le settimane numerosissimi rappresentanti regionali (chi vi ha partecipato lo sa: sono 50, 60 o 80, altro che 10 o 20!), venire a Roma a interloquire con il Governo. Nessuno ha avuto nulla da dire. Adesso, guarda caso, questa cosa dei rappresentanti delle Regioni che scendono in forze nella capitale diventa uno scandalo perché vengono a disturbare il manovratore. (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Ramponi e Scarpa Bonazza Buora. Commenti della senatrice Incostante).

Vengono a disturbare il manovratore. Bene, noi riteniamo che disturbare il manovratore sia una cosa buona e giusta.

C'è di più, una cosa che la senatrice Finocchiaro si è dimenticata di dire. Leggetevi l'articolo 13 del testo, che prevede una Commissione paritetica fatta proprio di rappresentanti delle Regioni. Quelli non costano? Fatemi capire, se vengono in Senato costano, e se fanno parte di una commissione paritetica, siccome l'hanno scritta loro, non costano più?

Questi sono gli argomenti che dobbiamo portare all'opinione pubblica. Personalmente non so cosa succederà. Vedremo adesso se questi emendamenti saranno approvati o meno. Comunque, preciso che sono intervenuto sul subemendamento e che altri colleghi interverranno sull'emendamento. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Ramponi).

TEDESCO (Misto-MSA). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

TEDESCO (Misto-MSA). Signor Presidente, il dissenso lo motiverò brevemente. Scorrendo questa mattina la rassegna stampa del Senato, ho trovato questo titolo: «Senato federale stoppato dalle forze centraliste». Siccome ho partecipato ai lavori della Commissione, che ha espresso un voto negativo, peraltro adeguandomi alla posizione del relatore, quindi astenendomi sul subemendamento, vorrei chiarire che personalmente non sono affatto contrario ad un'idea federalista dello Stato.

Mi richiamo, lo dico colleghi della Lega, alle intuizioni originarie di Carlo Cattaneo, mi richiamo alle intuizioni di Gaetano Salvemini, mi richiamo ai federalisti veri, che immaginavano uno Stato all'interno del quale vi fossero la voce e la rappresentanza dei territori e una condizione diversa da quella che viene prospettata da questo emendamento ... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Il minuto a sua disposizione è terminato. Concluda, per favore.

TEDESCO (Misto-MSA). Ritengo però che questo non sia il disegno di una rivisitazione di uno Stato, che così com'è non ci piace. E anche questo mancato rispetto verso le rappresentanze territoriali, individuando rappresentanze territoriali di primo livello e rappresentanze territoriali di secondo livello, la dice lunga su questo pasticcio che si vuole compiere. Tuttavia, proprio perché ritengo che l'idea in sé sia positiva, mi asterrò nel voto di questo emendamento.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Abbiamo cercato sino all'ultimo momento di convincere proponendo un modello più moderno ed avanzato, appoggiato ad una democrazia molto sviluppata e federale, come la Svizzera. Un sistema molto semplice: avremmo mantenuto il modello dell'elezione diretta di tutti i senatori, come previsto, e l'unica grande novità sarebbe stata che questi senatori avrebbero fatto anche parte dei Consigli regionali con il diritto-dovere di riferire sulle questioni nazionali. È il modello che è stato sperimentato nei Cantoni svizzeri, dove funziona: i senatori si sentono legati al territorio da questo mandato, però, compongono in modo unitario il Senato centrale, nel nostro caso federale.

Io però devo dire - lo esprimo in questo caso sicuramente a nome di tutti noi autonomisti - che l'obiettivo della Lega...

PRESIDENTE. Grazie, senatore Peterlini.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Mi faccia finire, Presidente. È una discussione parlamentare sulla Costituzione.

PRESIDENTE. Lei sta parlando in dissenso, senatore Peterlini. Quindi, sto regolamentando tutti con lo stesso regime. Concluda, per favore.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Presidente, questo era il modello proposto, per il nobile obiettivo della Lega. Ma adesso addirittura nel subemendamento, abbiamo eliminato tutte le prerogative a questi delegati, che diventano praticamente non solo di seconda ma di decima classe. Ne abbiamo tagliati la metà per non far vedere che erano troppi: sono praticamente ventuno poveri delegati che vengono qui dentro, seduti vicino a noi, e alla fine cosa fanno? Forse chiederanno il voto. Non è una soluzione organica.

MARITATI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARITATI (PD). Presidente, il mio non è un intervento in dissenso, ma per un doveroso chiarimento, anche perché in quest'Aula poco fa ho ascoltato che sarei stato addirittura confuso con i firmatari di questo emendamento.

Io non ho mai avuto dubbi sulla negatività del contenuto dell'emendamento, per le ragioni espresse dal mio Capogruppo, a cui integralmente mi rifaccio. Ho soltanto esercitato una facoltà, che ritengo sotto molti aspetti doverosa del senatore, di contribuire a che la norma che rischia di essere varata abbia una veste almeno accettabile per le ragioni inizialmente espresse dal collega Bianco, poi riprese dal collega Procacci. Quindi, non ho alcun dubbio nel votare contro questo emendamento. (Applausi della senatrice Bonino).

PERA (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. In dissenso? Prego, senatore Pera. La prego di essere, compatibilmente con le sue esigenze, come gli altri, conciso. La ringrazio.

PERA (PdL). Lei ha veramente fretta, signor Presidente. Io la capisco; non la approvo, perché lei sta conducendo questi lavori in maniera politicamente orientata. È palese. Non l'approvo. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Peterlini e Caforio). Lei non ama che io intervenga. È molto più tollerante il Presidente del mio Gruppo di quanto non sia lei. Lei è più coinvolto su questo testo di quanto siano loro. E sono veramente dispiaciuto che lei, ancor prima che qualcuno del mio Gruppo facesse una dichiarazione di voto, abbia detto che io parlo in dissenso. In dissenso da chi?

PRESIDENTE. Ho chiesto. Gli Uffici hanno chiesto.

PERA (PdL). Lei non ha chiesto. Lei mi ha dato la parola in dissenso. E ha anche premesso: faccia presto. Capisce, Presidente?

PRESIDENTE. Come ho fatto con tutti. La prego, parli. Esprima la sua idea.

PERA (PdL). La esprimo, nel tempo ristrettissimo che lei mi concede. In primo luogo, io, signor Presidente, non capisco come si possa avere - parlo sul punto del subemendamento - in Senato che si chiama federale e che è scritto essere eletto su base regionale e che, al tempo stesso, per chiamarsi federale ha bisogno di rappresentanti delle Regioni. O è un Senato federale oppure i rappresentanti delle Regioni sono un ornamento ... (Il microfono si disattiva automaticamente). Non capisco, signor Presidente, la figura di colui che entra in Parlamento, vota, e al tempo stesso non è membro del Parlamento. Qual è la coerenza logica di questo individuo? Questa mi sembra la coerenza logica che può avere un clandestino che ha diritto di voto. Chi è costui? (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

Signor Presidente, c'è un'altra cosa. So che devo finire perché so cosa succede altrimenti da parte sua. Io non capisco proprio la logica di questa discussione; non capisco perché si debba andare avanti con un testo che, concordo con la senatrice Finocchiaro, è morto. Senatrice Finocchiaro, questo testo è morto, ma non creda che quello su cui lei aveva fatto l'accordo fosse un testo che avesse della vita. Era privo di vita anch'esso. (Applausi dei senatori Battaglia e Del Pennino).

Non capisco la logica politica che muove la mia parte, ma noi stiamo sprecando un'occasione importante, perché Dio sa quanto e se abbiamo bisogno di modificare questa Costituzione. (Applausi del senatore Peterlini). Siamo di fronte ad una crisi europea. Ci viene chiesto di cedere sovranità e abbiamo un testo costituzionale che non ci parla di come si ceda la sovranità. (Applausi dei senatori Possa, Garavaglia Mariapia e Astore). È un esempio tra tutti. Ne abbiamo bisogno. Noi oggi sprechiamo, non capisco per quale logica politica della mia parte, un'occasione importante e fondamentale per riformare una Costituzione che ha bisogno di essere modificata. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Bonfrisco, Amato e Valentino).

PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

PARDI (IdV). Signor Presidente, nel Resoconto in corso di seduta compare una sua frase, che ricordo benissimo, che dice che per maggiore chiarezza si poteva far riferimento al primo comma dell'articolo 68 e al quarto comma dell'articolo 122 della Costituzione. Qui il richiamo a quest'ultimo viene a mancare e, forse, è anche una cosa provvidenziale, ma resta il fatto che l'articolo 122 poteva richiamare la dimensione dei consiglieri regionali, mentre il primo comma dell'articolo 68 determina un corto circuito contraddittorio perché si dice che a soggetti che non sono membri del Parlamento si riconosce una prerogativa che riguarda invece i membri del Parlamento.

Signor Presidente, la pongo alla sua maggior attenzione; c'è una contraddizione in termini. Faccio osservare che questa cosa sarebbe introdotta con una novità che introduce nella Carta costituzionale il richiamo da un articolo a un altro. Per quanto ne sappia, nel testo della Carta costituzionale non c'è un articolo dove ci sia il richiamo ad un altro. Un'innovazione di questo tipo varrebbe la pena di farla per un motivo serissimo, fondatissimo e per obiettivi seri. Questo mi sembra il momento più sbagliato del mondo, proprio per una questione di serietà di testo.

PRESIDENTE. Per correttezza, poiché sta parlando in dissenso, deve dire come vota.

PARDI (IdV). Signor Presidente, dichiaro il mio voto di astensione.

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, a nome mio e di venti senatori del mio Gruppo e ai sensi del comma 4 dell'articolo 113 del Regolamento, che prevede la possibilità di un voto segreto su richiesta di venti senatori nel caso di deliberazioni che concernono le modificazioni al Regolamento del Senato, chiedo il voto segreto sull'emendamento, e spiego perché. L'emendamento prevede la partecipazione ai lavori del Senato federale, secondo le modalità del suo Regolamento, con diritto di voto sulle materie di legislazione concorrente, di un rappresentante per ogni Regione.

È quindi un emendamento che reca in sé la necessità, e impone l'obbligo, di una modifica regolamentare. Modifica regolamentare che peraltro sarà particolarmente significativa perché deve essere pienamente aderente a questo testo, al suo significato, al suo intento e al suo fine costituzionale, perché riguarderà una quantità di questioni che vengono predeterminate da questo testo che ci apprestiamo a votare e altre, di natura non ancora ben precisata, ma che certamente incontreremo nel momento in cui approfondiremo la modificazione dell'organizzazione e della disciplina dei lavori del Senato ove questo emendamento diventasse legge costituzionale.

Per questa ragione, dunque in attuazione non soltanto di un principio di cautela ma di aderenza all'eventualità prevista dal comma 4 dell'articolo 113, io le chiedo, signor Presidente, a nome di venti senatori del mio Gruppo, di votare su questo emendamento con voto segreto.

PRESIDENTE. Senatrice Finocchiaro, le rispondo subito. Prendo atto della sua richiesta, ma l'articolo da lei richiamato si riferisce alle deliberazioni che concernono le modificazioni del Regolamento del Senato vigente. È chiaro che l'emendamento al nostro esame parla di un futuro Regolamento, quando verrà eletto il futuro Senato, non dell'attuale Regolamento. (Applausi dal Gruppo PdL).

Quindi, lo spirito del voto segreto è giusto, ma quando si riferisce al Regolamento in atto e vigente (ed è giusto in questi casi il voto segreto), non al futuro Regolamento. Qui stiamo parlando di un futuro Regolamento. (Commenti dal Gruppo PD). Io la interpreto così, e mi pare di essere sereno in questo. (Commenti del senatore D'Alia).

LEGNINI (PD). Presidente, è prescritto.

PRESIDENTE. Io mi sono pronunziato, senatore Legnini.

MURA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 2.550 (testo 2)/101 (testo 3), presentato dai senatori Calderoli e Divina.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione). (Numerosi senatori dei Gruppi PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI segnalano tra i banchi del PdL la presenza di luci accese cui non corrisponde la presenza di senatori).

LEGNINI (PD). Signor Presidente, vicino al senatore Centaro c'è una luce accesa cui non corrisponde alcun senatore.

PRESIDENTE. Colleghi, abbiamo i senatori Segretari.

Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:

 

 

 

 

 

 

Senatori presenti

293

Senatori votanti

292

Maggioranza

147

Favorevoli

148

Contrari

134

Astenuti

10

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Applausi ironici del senatore D'Alia).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252

PRESIDENTE. Colleghi, dobbiamo adesso passare alla votazione dell'emendamento principale, perché, come ha ricordato il senatore Castelli, ma anche la stessa Presidenza, questo era un subemendamento all'emendamento 2.550 (testo 2).

Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 2.550 (testo 2), nel testo emendato.

PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, colleghi, ci troviamo con questo voto ad uno snodo veramente preoccupante dell'involuzione del dibattito politico-costituzionale in Italia. Si possono fare le osservazioni più politiche - sono già state fatte da molti colleghi - sul baratto sostanziale che si verifica con questo emendamento, e ciò toglie qualsiasi valore alla natura della lettera che stiamo discutendo. Le osservazioni politiche fatte sono giuste. Noi assistiamo, non impotenti, ma arrabbiati, ad un baratto tra un sedicente Senato federale e un sedicente, taumaturgico, presidenzialismo. È un'operazione che non riuscirà, che non arriverà all'obiettivo che si era stabilito. L'operazione fallirà, ci sarà un referendum, e tutto questo avrà comportato uno sforzo enorme di lavoro tecnico, di pensiero, di elaborazione e di consumazione di ore di lavoro umano dentro queste Aule, tutto questo per niente.

Ma è importante anche considerare la natura del testo: questo Senato federale è un Senato federale per modo di dire. Non rinuncia a un rapporto fiduciario con il Governo, mantiene sostanzialmente intatto - come ha avuto la sincerità di dire l'altro giorno, in Commissione, un componente del Gruppo del PdL - un bicameralismo perfetto, che è appena intaccato da alcune modifiche insignificanti, e per di più realizza questa operazione con un testo che non fa onore al testo della Costituzione.

È da molto tempo che assistiamo a tentativi di modifica costituzionale, che producono testi farraginosi, illeggibili, contraddittori, pezzi di testo che non si conciliano né con la lettera né con lo spirito del testo organico della Costituzione: il subemendamento che è appena stato votato ne è la testimonianza. Introduciamo nel testo costituzionale delle formule che sono intrinsecamente contraddittorie e che saranno sanzionate chiaramente dalla Corte costituzionale, nel momento in cui si dovesse sollevare una questione di costituzionalità. Mancanza di chiarezza, mancanza di omogeneità, mancanza di razionalità: per una questione di numeri, per un pelo, per quattro voti, non possiamo impedire questo delitto, ma questo - cari colleghi e caro Presidente - è un delitto, che incide in maniera insensata sul tessuto e sul testo della Costituzione. È un' operazione che grida vendetta che, per la velleità di combinare un accordo di pura convenienza tra un sedicente Senato federale e un sedicente presidenzialismo, rovina un testo fondamentale.

Vengono qui a compimento due miti, che non hanno un fondamento sostanziale: da una parte l'idea dei popoli separati dentro la Nazione, l'idea dei territori con la loro virtù salvifica e dall'altra l'idea taumaturgica di un presidenzialismo che acquista potere in quanto si produce sulla base dell'elezione diretta del Presidente della Repubblica. Siamo veramente all'assurdo, all'idea che la pura elezione diretta del soggetto in questione produca, in maniera miracolosa, un carisma che le figure non hanno, che i soggetti non hanno e che non riescono a possedere. Qui si teorizza il fatto che la Costituzione non dia a chi governa gli strumenti per governare: questa è una falsità totale, perché non è vero, e la storia repubblicana dimostra invece che la Costituzione dà gli strumenti per governare. (Applausi dal Gruppo IdV).

MURA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.550 (testo 2), presentato dai senatori Calderoli e Divina, nel testo emendato, interamente sostitutivo dell'articolo 2.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione). (Proteste dai banchi del PD e dell'IdV).

BIANCO (PD). Si faccia attenzione!

INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, non può consentire questo, su questo tipo di votazione, con quattro voti di differenza!

BIANCO (PD). Vergogna!

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia: ci sono i senatori Segretari che controllano. (Proteste dai banchi del PD e dell'IdV). La senatrice Segretario Baio sta controllando. Non urlate, per favore.

GARRAFFA (PD). Togliete la scheda nella postazione accanto a quella del senatore Dell'Utri!

PRESIDENTE. Senatore Garraffa, la prego.

Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:

Senatori presenti

295

Senatori votanti

294

Maggioranza

148

Favorevoli

153

Contrari

136

Astenuti

5

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge

n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252

VIZZINI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Presidente Vizzini, mi consenta di chiudere il lavoro e poi le darò certamente la parola. (Commenti dai Gruppi PD e IdV). Colleghi, per favore, consentitemi di finire un lavoro pulito, poi parlerà il presidente Vizzini. (Vivaci commenti dai Gruppi PD, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Colleghi, sto cercando di fare un lavoro pulito legislativamente. Mi dispiace per voi.

BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, vorrei farle notare che il collega Saia ha votato, ma non è in Aula e non lo era neanche prima. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, PD, IdV e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della restante parte dell'emendamento 2.550 (testo 2)/101 (testo 3).

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della restante parte dell'emendamento 2.550 (testo 2)/101 (testo 3), presentato dai senatori Calderoli e Divina, che recita: «Conseguentemente, sopprimere l'articolo 13».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi tutti i restanti emendamenti riferiti all'articolo 2, ad eccezione degli emendamenti 2.550 (testo 2)/103, 2.550 (testo 2)/104 e 2.550 (testo 2)/106, che sono stati ritirati.

Naturalmente, quando torneremo all'articolo 1, voteremo gli emendamenti che erano stati accantonati sulla denominazione del Senato federale.

VIZZINI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIZZINI, relatore. Signor Presidente, non è compito di un relatore esprimere giudizi politici. Sono entrato in quest'Aula con un mandato che mi è stato conferito dalla Commissione affari costituzionali su un testo che era stato approvato in Commissione da un numero di senatori che aveva una proiezione in Aula che superava i due terzi dei voti.

Questa sera, su un emendamento che era stato bocciato in Commissione nella sua versione originaria, che è stato ripresentato in Aula, che è tornato in Commissione dove è stato ribocciato, si è formata una maggioranza diversa, una maggioranza semplice che, se rispecchiata nel voto finale, non consentirà al provvedimento di entrare in vigore se non nel 2018.

Per queste ragioni, rassegno le mie dimissioni da relatore con la correttezza che deve contraddistinguere... (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Vi ringrazio per gli applausi perché, visto che sto facendo un gesto di correttezza, probabilmente li merito.

Tuttavia, poiché l'articolo 2 entra in rapporto con tutta una serie di altri articoli, con questo voto non abbiamo messo assolutamente in sicurezza la riduzione del numero dei parlamentari. Questo per essere chiaro. (Vivi, prolungati applausi dai Gruppi PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e IdV).

PRESIDENTE. Colleghi, a termini di Regolamento procederei nel seguente modo. Poiché il Regolamento del Senato prevede che sia la stessa Commissione a nominare il nuovo relatore, il provvedimento tornerà in Commissione. Tale rinvio è dettato anche dalla necessità di procedere, in quella sede, all'esame degli emendamenti sul presidenzialismo, perché la Commissione aveva questo incarico. (Vivaci commenti dal Gruppo PD).

Rinvio pertanto il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

La seduta è tolta (ore 19,47).

 

 

 

 


Allegato A

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE

Modifiche alla Parte seconda della Costituzione concernenti le Camere del Parlamento e la forma di governo (24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252)

Risultante dall'unificazione dei disegni di legge costituzionale:

Modifiche agli articoli 55 e 57 e abrogazione dell'articolo 58 della Costituzione in materia di composizione del Senato della Repubblica e di elettorato attivo e passivo (24)

Revisione della Costituzione (216)

Modifiche agli articoli 92 e 94 della Costituzione in materia di forma di governo (873)

Modificazione di articoli della parte seconda della Costituzione, concernenti forma del Governo, composizione e funzioni del Parlamento nonché limiti di età per l'elettorato attivo e passivo per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (894)

Modifiche alla Costituzione relative al bicameralismo e alla forma di governo (1086)

Modifiche alla Parte II della Costituzione e all'articolo 3 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2, in materia di composizione e funzioni della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica, formazione e poteri del Governo, età e attribuzioni del Presidente della Repubblica, nomina dei giudici costituzionali (1114)

Revisione dell'ordinamento della Repubblica sulla base del principio della divisione dei poteri (1218)

Modifiche all'articolo 49, nonché ai titoli I, II, III e IV della Parte seconda della Costituzione, in materia di partiti politici, di Parlamento, di formazione delle leggi, di Presidente della Repubblica, di Governo, di pubblica amministrazione, di organi ausiliari, di garanzie costituzionali e di Corte costituzionale (1548)

Modifica di articoli della parte seconda della Costituzione, concernenti la forma del Governo, la composizione e le funzioni del Parlamento nonchè i limiti di età per l'elettorato attivo e passivo per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (1589)

Modifiche alla Parte II della Costituzione, concernenti il Parlamento, l'elezione del Presidente della Repubblica e il Governo (1590)

Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di elezioni alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica (1761)

Modifica dell'articolo 58 della Costituzione, in materia di abbassamento dell'età anagrafica per l'elettorato attivo e passivo del Senato della Repubblica (2319)

Modifiche alla Costituzione in materia di istituzione del Senato delle autonomie, riduzione del numero dei parlamentari, soppressione delle province, delle città metropolitane e dei comuni sotto i 5000 abitanti, nonché perfezionamento della riforma sul federalismo fiscale (2784)

Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di riduzione dei parlamentari, di eliminazione della disposizione che prevede l'elezione dei senatori nella circoscrizione Estero e di riduzione del limite di età per l'elettorato passivo per la Camera dei deputati (2875)

Disposizioni concernenti la riduzione del numero dei parlamentari, l'istituzione del Senato federale della Repubblica e la forma di Governo (2941)

Modifiche al titolo V della Parte II della Costituzione in materia di istituzione del Senato federale della Repubblica, composizione della Camera dei deputati, del Senato federale della Repubblica, del Governo e dei Consigli regionali, nonché in materia di accorpamento delle regioni, di popolazione dei comuni e di soppressione delle province (3183)

Disposizioni concernenti la riduzione del numero dei parlamentari, l'istituzione del Senato federale della Repubblica e la forma di Governo (3204)

Modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di presenza delle donne nel Parlamento (3210)

Modifiche alla Costituzione relative al bicameralismo, alla forma di governo e alla ripartizione delle competenze legislative tra Stato e regioni (3252)

ARTICOLO 2 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 2.

Non posto in votazione (*)

(Modifiche all'articolo 57 della Costituzione)

1. All'articolo 57 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il secondo comma è sostituito dal seguente:

«Il numero dei senatori elettivi è di duecentocinquantaquattro, quattro dei quali eletti nella circoscrizione Estero.»;

b) il terzo comma è sostituito dal seguente:

«Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sei; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste uno».

________________

(*) Approvato l'emendamento 2.550 (testo 2) nel testo emendato, interamente sostitutivo dell'articolo

EMENDAMENTI

2.200

PERDUCA, PORETTI, BONINO

Respinto

Sopprimere l'articolo.

2.300

BUGNANO, PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 2. - (Modifiche all'articolo 57 della Costituzione). - 1. L'articolo 57 della Costituzione è sostituito dal seguente:

"Art. 57. - Il Senato della Repubblica è composto da membri dei Consigli Regionali eletti, in ciascuna Regione, su base proporzionale, dal Consiglio regionale al proprio interno e dal Consiglio delle autonomie locali tra i componenti del Consigli dei Comuni e delle Città metropolitane.

Il Consiglio regionale elegge al suo interno con voto limitato, in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze e tenendo conto delle esigenze di una equilibrata rappresentanza di genere:

tre senatori nelle Regioni sino a un milione di abitanti;

quattro senatori nelle Regioni con più di un milione di abitanti e fino a due milioni;

cinque senatori nelle Regioni con più di due milioni di abitanti e fino a tre milioni;

dieci senatori nelle Regioni con più di tre milioni di abitanti e fino a quattro milioni e cinquecentomila abitanti;

tredici senatori nelle Regioni con più di quattro milioni e cinquecentomila abitanti e fino a sei milioni;

ventidue senatori nelle Regioni con più di sei milioni di abitanti.

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste e quello del Molise eleggono un senatore ciascuno; i Consigli provinciali delle Province autonome della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol eleggono, contestualmente, tre senatori.

In ciascuna Regione, inoltre, il Consiglio delle autonomie locali elegge:

un senatore nelle Regioni sino a due milioni di abitanti;

due senatori nelle Regioni con più di due milioni di abitanti e fino a tre milioni;

tre senatori nelle regioni con più di tre milioni di abitanti e fino a quattro milioni e cinquecentomila abitanti;

quattro senatori nelle Regioni con più di quattro milioni e cinquecentomila abitanti e fino a sei milioni;

otto senatori nelle Regioni con più di sei milioni di abitanti.

I Consigli delle autonomie locali delle Province autonome della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol eleggono, contestualmente, un senatore. Il Consiglio delle Autonomie locali della Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste e quello del Molise non eleggono senatori.

L'elezione ha luogo entro trenta giorni dalla prima riunione del Consiglio regionale o delle Province autonome della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol.

Il Senato della Repubblica elegge il suo Presidente per un anno"».

Conseguentemente, al secondo comma dell'articolo 122 della Costituzione, le parole: «ad una delle Camere del Parlamento» sono sostituite dalle seguenti: «alla Camera dei deputati», e, al settimo comma dell'articolo 135 della Costituzione, la parola: «senatore» è sostituita dalla seguente: «deputato».

2.201

CALDEROLI, DIVINA

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 2. - 1. L'articolo 57 della Costituzione è sostituito dal seguente:

"Art. 57. - Il Senato federale della Repubblica è eletto su base regionale, secondo modalità stabilite dalla legge dello Stato, che garantisce la rappresentanza territoriale da parte dei senatori.

In ciascuna Regione, i senatori sono eletti dal Consiglio regionale con voto limitato.

Il Senato federale della Repubblica è composto da duecento senatori.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sei; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste uno.

La ripartizione dei seggi tra le Regioni, previa applicazione delle disposizioni del quarto comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti".

2. In sede di prima applicazione, l'elezione del Senato federale della Repubblica ai sensi dell'articolo57 della Costituzione, come sostituito dalla presente legge costituzionale, ha luogo contestualmente all'elezione della Camera dei deputati nella composizione di cui all'articolo 56 della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale. Ciascun Consiglio regionale, i Consigli provinciali delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono i rispettivi senatori entro dieci giorni dalla data di svolgimento dell'elezione della Camera dei deputati. Nel caso in cui a tale data sia già stata indetta l'elezione per il rinnovo di un Consiglio regionale o di provincia autonoma, l'elezione dei rispettivi senatori ha luogo entro trenta giorni dalla prima riunione del nuovo Consiglio».

2.202

BONINO, PERDUCA, PORETTI

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente;

«Art. 2. - (Modifiche all'articolo 57 della Costituzione). - 1. L'articolo 57 della Costituzione è sostituito dal seguente:

"Art. 57. - Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale.

Il numero dei senatori elettivi è di cento.

Ciascuna Regione ha un numero di senatori pari a cinque"».

2.203

FISTAROL

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente;

«Art. 2. - (Modifiche all'articolo 57 della Costituzione - Senato federale della Repubblica). - 1. L'articolo 57 della Costituzione è sostituito dal seguente:

"Art. 57. - Il Senato federale della Repubblica è eletto a suffragio universale e diretto su base regionale.

Il Senato federale della Repubblica è composto da centocinquanta senatori eletti in ciascuna Regione contestualmente all'elezione del rispettivo Consiglio regionale. L'elezione del Senato federale della Repubblica è disciplinata con legge dello Stato che garantisce la rappresentanza territoriale da parte dei senatori.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a tre. La ripartizione dei seggi tra le regioni, previa applicazione delle disposizioni del terzo comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti. Partecipano all'attività del Senato federale della Repubblica, senza diritto di voto, secondo le modalità previste dal suo regolamento, rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali. All'inizio di ogni legislatura regionale, ciascun consiglio elegge un rappresentante tra i propri componenti e ciascun Consiglio delle autonomie locali elegge un rappresentante tra i sindaci e i presidenti di città metropolitana della Regione"».

2.550 testo 2/100

PETERLINI, PINZGER, FOSSON, THALER AUSSERHOFER

Le parole da: «All'emendamento» a: «dello Stato.".» respinte; seconda parte preclusa

All'emendamento 2.550 (testo 2), al comma 1, capoverso«art. 57», apportare le seguenti modificazioni:

«a) dopo il primo comma aggiungere il seguente:

"Il Senato federale della Repubblica rappresenta le Regioni e le Province autonome al fine di favorire e rafforzare la partecipazione delle stesse alla politica ed alla legislazione nazionale del Paese".

b) sostituire i commi quarto e quinto con il seguente:

"I senatori sono eletti in ciascuna Regione contestualmente all'elezione per il rinnovo del rispettivo Consiglio regionale o Assemblea regionale e, per la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, dei Consigli delle Province autonome di cui fanno parte. Partecipano alla loro attività con diritto di intervento, obbligo di relazione e senza diritto di voto, secondo le modalità previste dai regolamenti regionali. L'elezione dei Senatori è disciplinata con legge propria di ciascuna regione, nel rispetto dei principi stabiliti dalla legge dello Stato,"».

Conseguentemente, dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:

«1-bis. In relazione alle sole funzioni previste dall'articolo 57 della Costituzione, non si applicano le eventuali norme sull'incompatibilità previste per l'appartenenza ai Consigli regionali, ai Consigli provinciali, nonché all'Assemblea regionale.

1-ter Dopo l'articolo 48 del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, è aggiunto il seguente articolo:

"Art. 48-bis.

Contestualmente all'elezione per il rinnovo dei Consigli provinciali, si provvede, ai sensi dell'articolo 57 della Costituzione e secondo le norme stabilite con legge regionale, all'elezione dei senatori che fanno parte dei Consigli provinciali e del Consiglio regionale, i quali partecipano alla loro attività con diritto di intervento, obbligo di relazione e senza diritto di voto, con le modalità previste dai regolamenti provinciali e dal regolamento regionale.".

1-quater. Dopo l'articolo 3 dello statuto della Regione siciliana, approvato con regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, è aggiunto il seguente articolo:

"Art. 3-bis.

Contestualmente all'elezione per il rinnovo dell'Assemblea regionale, si provvede, ai sensi dell'articolo 57 della Costituzione e secondo le norme stabilite con legge regionale, all'elezione dei senatori che fanno parte dell'Assemblea regionale, i quali partecipano alla loro attività con diritto di intervento, obbligo di relazione e senza diritto di voto, con le modalità previste dal regolamento regionale.".

1-quinquies. Dopo l'articolo 18 dello statuto speciale per la Sardegna, approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, è aggiunto il seguente articolo:

"Art. 18-bis.

Contestualmente all'elezione per il rinnovo del Consiglio regionale, si provvede, ai sensi dell'articolo 57 della Costituzione e secondo le norme stabilite con legge regionale, all'elezione dei senatori che fanno parte del Consiglio regionale, i quali partecipano alla loro attività con diritto di intervento, obbligo di relazione e senza diritto di voto, con le modalità previste dal regolamento regionale.".

1-sexies. Dopo l'articolo 18 lo statuto speciale per la Valle d'Aosta, approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, è aggiunto il seguente articolo:

"Art. 18-bis.

Contestualmente all'elezione per il rinnovo del Consiglio regionale, si provvede, ai sensi dell'articolo 57 della Costituzione e secondo le norme stabilite con legge regionale, all'elezione dei senatori che fanno parte del Consiglio regionale, i quali partecipano alla loro attività con diritto di intervento, obbligo di relazione e senza diritto di voto, con le modalità previste dal regolamento regionale.".

1-septies. Dopo l'articolo 14 dello statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, approvato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, è aggiunto il seguente articolo:

"Art. 14-bis.

Contestualmente all'elezione per il rinnovo del Consiglio regionale, si provvede, ai sensi dell'articolo 57 della Costituzione e secondo le norme stabilite con legge regionale, all'elezione dei senatori che fanno parte del Consiglio regionale, i quali partecipano alla loro attività con diritto di intervento, obbligo di relazione e senza diritto di voto, con le modalità previste dal regolamento regionale.".

1-octies. Le Regioni ordinarie, ai sensi dell'articolo 57 della Costituzione, provvedono a disciplinare l'elezione dei senatori con propria legge, secondo le procedure previste dall'articolo 123 della Costituzione e nel rispetto dei principi previsti dalla legge dello Stato.».

Conseguentemente, sostituire l'articolo 3 con il seguente:

«Art. 3. - L'articolo 58 della Costituzione è abrogato».

2.550 testo 2/101

CALDEROLI, DIVINA

V. testo 2

All'emendamento 2.550 (testo 2), al comma 1, capoverso «Art. 57» sostituire i commi quarto e quinto con i seguenti:

«L'elezione del Senato Federale della Repubblica è disciplinata con legge dello Stato, che garantisce la rappresentanza territoriale da parte dei senatori.

Partecipa ai lavori del Senato Federale della Repubblica, secondo le modalità previste dal suo regolamento, con diritto di voto sulle materie di legislazione concorrente ovvero di interesse degli enti territoriali, un rappresentante per ogni Regione, eletto fra i propri componenti, all'inizio dI ogni legislatura regionale, da ciascun consiglio o assemblea regionale. Per la Regione Trentino-Alto-Adige/Südtirol i Consigli delle Province autonome eleggono ciascuno un rappresentante. I rappresentanti delle Regioni nel Senato Federale della Repubblica non sono membri del Parlamento e non ricevono la relativa indennità.».

Conseguentemente, sopprimere l'articolo 13.

2.550 testo 2/101 (testo 2)

CALDEROLI, DIVINA

V. testo 3

All'emendamento 2.550 (testo 2), al comma 1, capoverso «Art. 57» sostituire i commi quarto e quinto con i seguenti:

«L'elezione del Senato Federale della Repubblica è disciplinata con legge dello Stato, che garantisce la rappresentanza territoriale da parte dei senatori.

Partecipa ai lavori del Senato Federale della Repubblica, secondo le modalità previste dal suo regolamento, con diritto di voto sulle materie di legislazione concorrente ovvero di interesse degli enti territoriali, un rappresentante per ogni Regione, eletto fra i propri componenti, all'inizio dI ogni legislatura regionale, da ciascun consiglio o assemblea regionale. Per la Regione Trentino-Alto-Adige/Südtirol i Consigli delle Province autonome eleggono ciascuno un rappresentante. I rappresentanti delle Regioni nel Senato Federale della Repubblica non sono membri del Parlamento e ad essi non si applicano gli articoli 65, primo comma, 66, 67, 68, secondo e terzo comma, e 69 della Costituzione.».

Conseguentemente, sopprimere l'articolo 13.

2.550 testo 2/101 (testo 3)

CALDEROLI, DIVINA

Approvato. Votato per parti separate.

All'emendamento 2.550 (testo 2), al comma 1, capoverso «Art. 57» sostituire i commi quarto e quinto con i seguenti:

«L'elezione del Senato Federale della Repubblica è disciplinata con legge dello Stato, che garantisce la rappresentanza territoriale da parte dei senatori.

Partecipa ai lavori del Senato Federale della Repubblica, secondo le modalità e con gli effetti previsti dal suo regolamento, con diritto di voto sulle materie di legislazione concorrente ovvero di interesse degli enti territoriali, un rappresentante per ogni Regione, eletto fra i propri componenti, all'inizio dI ogni legislatura regionale, da ciascun consiglio o assemblea regionale. Per la Regione Trentino-Alto-Adige/Südtirol i Consigli delle Province autonome eleggono ciascuno un rappresentante. I rappresentanti delle Regioni nel Senato Federale della Repubblica non sono membri del Parlamento, non ricevono la relativa indennità e ad essi si applica la prerogativa di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.».

Conseguentemente, sopprimere l'articolo 13.

2.550 testo 2/102

PASTORE

V. testo corretto

All'emendamento 2.550 (testo 2), capoverso «Art. 57», quarto comma, sostituire la parola: «previste» con le seguenti: «e gli effetti previsti».

2.550 testo 2/102 (testo corretto)

PASTORE

Precluso dall'approvazione dell'emendamento 2.550 (testo 2)/101 (testo 3)

All'emendamento 2.550 (testo 2), capoverso «Art. 57», quarto comma, sostituire la parola: «previste» con le seguenti: «e con gli effetti previsti».

2.550 testo 2/103

PASTORE

Ritirato

All'emendamento 2.550 (testo 2), capoverso «Art. 57», quarto comma, sostituire le parole: «sulle materie di legislazione concorrente ovvero degli interesse di enti territoriali» con le seguenti: «sui disegni di legge il cui esame ha inizio al Senato secondo quanto stabilito dal terzo comma dell'articolo 72».

2.550 testo 2/104

PASTORE

Ritirato

All'emendamento 2.550 (testo 2), capoverso «Art. 57», quarto comma, sostituire le parole: «sulle materie di legislazione concorrente ovvero di interesse degli enti territoriali» con le seguenti: «sui disegni di legge che trattano prevalentemente le materie di cui all'articolo 117, terzo comma, e all'articolo 119».

2.550 testo 2/105

PASTORE

V. testo 2

All'emendamento 2.550 (testo 2), capoverso «Art. 57», quarto comma, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Tale voto ha valore consultivo per l'approvazione dei disegni di legge sui quali il Governo ha posto la questione di fiducia ovvero ha richiesto l'applicazione della procedura prioritaria.».

2.550 testo 2/105 (testo 2)

PASTORE

Precluso dall'approvazione dell'emendamento 2.550 (testo 2)/101 (testo 3)

All'emendamento 2.550 (testo 2), capoverso «Art. 57», quarto comma, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Tale voto ha valore consultivo per l'approvazione dei disegni di legge sui quali il Governo ha posto la questione di fiducia.».

2.550 testo 2/106

PASTORE

Ritirato

All'emendamento 2.550 (testo 2), capoverso «Art. 57», quinto comma, sostituire le parole: «se richiesti l'obbligo» con le seguenti:«possono essere richiesti».

2.550 testo 2/1

BENEDETTI VALENTINI

Precluso dall'approvazione dell'emendamento 2.550 (testo 2)/101 (testo 3)

All'emendamento 2.550 (testo 2) aggiungere, in fine, il seguente comma:

«Ai rappresentanti in Senato delle regioni non si applicano gli articoli 66, 67, 68, secondo e terzo comma e 69 della Costituzione».

2.550 (testo 2)

CALDEROLI, DIVINA, CASTELLI

Approvato nel testo emendato

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 2. - (Senato Federale della Repubblica). - 1. L'articolo 57 della Costituzione è sostituito dal seguente:

"Art 57. - Il Senato Federale della Repubblica è composto da duecentocinquanta senatori eletti a suffragio universale e diretto su base regionale.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sei; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta Valle d'Aosta uno.

La ripartizione dei seggi fra le Regioni previa applicazione delle disposizioni del secondo comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

L'elezione del Senato Federale della Repubblica è disciplinata con legge dello Stato, che garantisce la rappresentanti territoriale da parte dei senatori. Partecipano ai lavori del Senato Federale della Repubblica, secondo le modalità previste dal suo regolamento, con diritto di voto sulle materie di legislazione concorrente ovvero di interesse degli enti territoriali due rappresentanti per ogni Regione, eletti tra i propri componenti con voto limitato, all'inizio di ogni legislatura regionale, da ciascun consiglio o assemblea regionale. Per la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol i Consigli delle Province autonome eleggono ciascuno un rappresentante.

I Presidenti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano hanno diritto, e se richiesti l'obbligo, di intervenire alle sedute del Senato. Il regolamento del Senato disciplina le modalità della loro partecipazione"».

2.204

PETERLINI, PINZGER

Precluso

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 2. - 1. L'articolo 57 della Costituzione è sostituito dal seguente:

"Art. 57. - Il Senato federale della Repubblica rappresenta le Regioni e le Province autonome al fine di favorire e rafforzare la partecipazione delle stesse alla politica ed alla legislazione nazionale del Paese.

I senatori sono eletti in ciascuna Regione contestualmente all'elezione per il rinnovo del rispettivo Consiglio regionale o Assemblea regionale e, per la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, dei Consigli delle Province autonome di cui fanno parte. Partecipano alla loro attività con diritto di intervento, obbligo di relazione e senza diritto di voto, secondo le modalità previste dai regolamenti regionali.

L'elezione dei Senatori è a suffragio universale e diretto ed è disciplinata con legge propria di ciascuna regione, nel rispetto dei princìpi stabiliti dalla legge dello Stato. Ciascuna Regione è costituita da tanti collegi uninominali quanti risultano i Senatori da eleggere dalla ripartizione dei seggi di cui al settimo comma.

Il Senato federale della Repubblica è composto da duecentoquaranta senatori. Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sei; in Trentino-Alto Adige/Südtirol le Province autonome di Trento e di Bolzano ne hanno tre per ciascuna provincia; il Molise ne ha due; la Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste ne ha uno.

La ripartizione dei seggi tra le Regioni, previa applicazione delle disposizioni del sesto comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti"».

2.205

CALDEROLI, DIVINA

Precluso

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 2.- (Composizione del Senato federale). - 1. L'articolo 57 della Costituzione è sostituito dal seguente:

"Art. 57. - Il Senato federale della Repubblica è eletto a suffragio universale e diretto su base regionale.

Il Senato federale della Repubblica è composto da duecentocinquanta senatori. I senatori sono eletti in ciascuna Regione contestualmente all'elezione del rispettivo Consiglio regionale o Assemblea regionale e, per la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, dei Consigli delle Province autonome.

L'elezione del Senato federale della Repubblica è disciplinata con legge dello Stato, che garantisce la rappresentanza territoriale da parte dei senatori.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sei; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste uno.

La ripartizione dei seggi tra le Regioni, previa applicazione delle disposizioni del quarto comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base del quozienti interi e dei più alti resti.

Partecipano all'attività del Senato federale della Repubblica, con diritto di voto, secondo le modalità previste dal suo regolamento, altri rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali. A tal fine, all'inizio di ogni legislatura regionale ciascun Consiglio o Assemblea regionale elegge un rappresentante tra i propri componenti e ciascun Consiglio delle autonomie locali elegge un rappresentante tra i sindaci e presidenti di Provincia o di Città metropolitana della Regione. Per la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol i Consigli delle Province autonome e i rispettivi Consigli delle autonomie locali eleggono ciascuno un proprio rappresentante"».

2.730 (già 2.3)

POLI BORTONE, VIESPOLI, CASTIGLIONE, CENTARO, CARRARA, FERRARA, FLERES, FILIPPI ALBERTO, MENARDI, PALMIZIO, PISCITELLI, SAIA, VILLARI

Precluso

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 2. - (Modifica dell'articolo 57, della Costituzione). - 1. L'articolo 57 della Costituzione è sostituito dal seguente:

"Art. 57. Il Senato delle autonomie è eletto dai consiglieri comunali di ciascuna regione secondo le modalità previste dalla legge.

Lo status dei senatori è regolato dalla legge tenendo conto delle funzioni ad essi assegnate dalla Costituzione.

Sono membri di diritto del Senato delle autonomie i componenti delle Giunte regionali designati dai rispettivi Presidenti in relazione alle materie oggetto di discussione.

Il numero dei senatori è di centocinquantaquattro ai quali si aggiungono venti senatori designati dalle Regioni.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a tre, il Molise ne ha due e la Valle d'Aosta uno."».

2.206

MUSSO, PERDUCA, PORETTI

Precluso

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 2. - 1. L'articolo 57 della Costituzione è sostituito dal seguente:

"Art. 57. - Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.

Il Senato si compone di un minimo di duecentosei e di un massimo di trecentonove senatori, oltre i sei senatori eletti nella circoscrizione Estero.

La ripartizione dei seggi nazionali tra le Regioni si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni quale risulta dall'anagrafe della popolazione al 31 dicembre dell'anno precedente l'elezione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti. A nessuna Regione può essere attribuito un numero massimo di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno. Il numero di seggi minimo attribuito a ciascuna Regione è pari a due terzi del numero massimo arrotondato all'unità superiore.

L'indizione dell'elezione è effettuata per il numero massimo di senatori, oltre ai sei senatori eletti nella circoscrizione Estero.

Il numero dei senatori eletti in ciascuna Regione è pari al numero massimo dei seggi ad essa attribuiti eventualmente decurtato di un numero di senatori proporzionale al totale di schede bianche e voti nulli. A tal fine, il numero dei senatori effettivamente eletto si calcola moltiplicando il numero dei voti espressi, sottratti le schede bianche e i voti nulli, per il numero massimo dei seggi attribuiti alla Regione e dividendo il risultato di tale moltiplicazione per il numero dei votanti, con arrotondamento in ogni caso all'unità superiore. Il numero dei senatori eletti non può comunque essere inferiore alla soglia minima stabilita in sede di ripartizione"».

2.207

PARDI, BELISARIO, BUGNANO, GIAMBRONE, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Precluso

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 2. - (Modifiche all'articolo 57 della Costituzione). - 1. All'articolo 57 della Costituzione, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, sono abrogate le seguenti parole: ", salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero";

b) il secondo comma è sostituito con il seguente:

"Il numero dei senatori elettivi è di centocinquanta";

c) al terzo comma, la parola: "sette" è sostituita con la seguente: "tre";

d) al quarto comma, sono abrogate le seguenti parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero,";

e) è aggiunto, in fine, il seguente comma:

"La legge disciplina la rappresentanza dei cittadini italiani residenti all'estero e le modalità per assicurare ai medesimi l'esercizio del diritto di voto"».

2.208

DEL PENNINO, AMATO

Precluso

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 2. - (Modifiche all'articolo 57 della Costituzione). - 1. All'articolo 57 della Costituzione, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma sono soppresse le parole: "salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.";

b) il secondo comma è sostituito dal seguente:

"Il numero dei senatori elettivi è di duecentocinquanta.";

c) il terzo comma è sostituito dal seguente:

"Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sei; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste uno.";

d) al quarto comma sono soppresse le parole: "fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero."».

2.209

PERDUCA, PORETTI, BONINO

Precluso

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 2. - (Modifiche all'articolo 57 della Costituzione). - 1. All'articolo 57 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il primo comma è sostituito dal seguente:

"Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale.";

b) il secondo comma è sostituito dal seguente:

"Il numero dei senatori elettivi è di 309. Le circoscrizioni Estero eleggono 6 delegati con funzioni di osservatori del processo legislativo senza diritto di voto."».

2.210

NESPOLI

Precluso

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 2. - (Modifiche all'articolo 57 della Costituzione). - 1. All'articolo 57 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il secondo comma è abrogato;

b) il terzo comma è abrogato;

c) il quarto comma è sostituito con il seguente:

«Il numero dei Senatori e la ripartizione dei seggi tra le Regioni sono demandati alla legge."».

2.211

CALDEROLI, DIVINA

Precluso

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 2. - (Modifiche all'articolo 57 della Costituzione). - 1. All'articolo 57 della Costituzione, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al secondo comma, la parola: "trecentoquindici" è sostituita dalla seguente: "centociquantasette" e le parole: "sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero" sono soppresse;

b) al terzo comma, la parola: "sette" è sostituita dalla seguente: "sei";

c) al quarto comma, le parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero", sono soppresse».

2.212

BUGNANO, PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Precluso

Al comma 1, alla lettera a) premettere la seguente:

«0a) il primo comma è sostituito dal seguente:

"Il Senato della Repubblica è composto da membri dei Consigli Regionali eletti, in ciascuna Regione, su base proporzionale, dal Consiglio regionale al proprio interno e dal Consiglio delle autonomie locali tra i componenti dei Consigli dei Comuni e delle Città metropolitane"».

2.213

BENEDETTI VALENTINI, SALTAMARTINI, CASTRO, DE ECCHER, BEVILACQUA, MILONE, CORONELLA

Precluso

Al comma 1, alla lettera a), premettere la seguente:

«0a) il primo comma è sostituito dal seguente:

"Il Senato della Repubblica rappresenta il libero pluralismo politico ed è eletto a suffragio universale e diretto, su base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione estero"».

2.214

PASTORE, VITALI, SARO

Precluso

Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:

1) alla lettera a), premettere la seguente:

"0a) al primo comma sono soppresse le parole: "salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero";

2) alla lettera a) sopprimere le parole da: "quattro" fino ad: "Estero";

3) dopo la lettera b), aggiungere la seguente:

"b-bis) al quarto comma le parole: "fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero" sono soppresse"».

2.215

PARDI, BELISARIO, BUGNANO, GIAMBRONE, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Precluso

Al comma 1, lettera a), premettere la seguente:

«0a) al primo comma, sono soppresse le seguenti parole: ", salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero"».

2.216

PARDI, BELISARIO, BUGNANO, GIAMBRONE, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Precluso

Al comma 1, sostituire la lettera a), con la seguente:

«a) al secondo comma le parole: "è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione estero" sono sostituite dalle seguenti: "è di centocinquanta"».

2.217

PARDI, BELISARIO, BUGNANO, GIAMBRONE, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Precluso

Al comma 1, lettera a), sostituire la parola: «duecentocinquantaquattro» con la seguente: «centocinquanta» e la parola: «quattro» con la seguente: «due».

2.218

MICHELONI, TONINI, PEGORER, RANDAZZO, BERTUZZI, FANTETTI

Precluso

Al comma 1, lettera a), sostituire la parola: «duecentocinquantaquattro» con la seguente: «duecentocinquanta» e sostituire la parola: «quattro» con la seguente: «cinque».

2.219

MICHELONI, TONINI, RANDAZZO, BERTUZZI, FANTETTI

Precluso

Al comma 1, lettera a), sostituire la parola: «duecentocinquantaquattro» con la seguente: «duecentocinquantacinque» e sostituire la parola: «quattro» con la seguente: «cinque».

2.220

BONINO, PORETTI, PERDUCA

Precluso

Al comma 1, lettera a), sopprimere le parole: «, quattro dei quali eletti nella circoscrizione Estero».

2.221

CALDEROLI, DIVINA

Precluso

Al comma 1, lettera a), sopprimere le parole: «quattro dei quali eletti nella circoscrizione Estero».

2.222

MICHELONI, PEGORER, TONINI, RANDAZZO, BERTUZZI, FANTETTI

Precluso

Al comma 1, lettera a), sostituire la parola: «quattro» con la seguente: «cinque».

2.223

PARDI, BELISARIO, BUGNANO, GIAMBRONE, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Precluso

Al comma 1, lettera a), sostituire la parola: «quattro» con la seguente «tre».

2.224

BUGNANO, PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Precluso

Al comma 1, dopo la lettera a), inserire la seguente:

«a-bis) dopo il primo comma è inserito il seguente:

"Il Senato della Repubblica è composto da membri dei Consigli Regionali eletti, in ciascuna Regione, su base proporzionale, dal Consiglio regionale al proprio interno e dal Consiglio delle autonomie locali tra i componenti dei Consigli dei Comuni e dette Città metropolitane"».

2.225

PARDI, BELISARIO, BUGNANO, GIAMBRONE, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Precluso

Al comma 1, lettera b), sostituire la parola: «sei» con la seguente: «tre».

2.226

BUGNANO, CARLINO, PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE, CAFORIO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Precluso

Al comma 1, lettera b), aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Il Senato della Repubblica è composto da membri dei Consigli Regionali eletti, in ciascuna Regione, su base proporzionale, dal Consiglio regionale al proprio interno e dal Consiglio delle autonomie locali tra i componenti dei Consigli dei Comuni e delle Città metropolitane, in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze e tenendo conto delle esigenze di una equilibrata rappresentanza di genere».

2.227

CALDEROLI, DIVINA

Precluso

Al comma 1, dopo la lettera b), aggiungere la seguente:

«b-bis) al secondo comma, in fine, sono aggiunte le seguenti parole: "e risiedono da almeno un anno, o sono nati, o hanno risieduto per almeno dieci anni o sono stati eletti a una carica pubblica nella regione in cui si candidano"».

2.228

CARLINO, BUGNANO, PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE, CAFORIO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Precluso

AI comma 1, dopo la lettera b) aggiungere la seguente:

«b-bis) dopo il terzo comma è inserito il seguente:

"Ferma restando la necessità di garantire la rappresentanza delle minoranze e la parità di genere, il Senato della Repubblica è composto da consiglieri regionali eletti, in ciascuna Regione, su base proporzionale, dal Consiglio regionale e componenti dei Consigli dei Comuni e delle Città metropolitane, eletti dal Consiglio delle autonomie locali tra i rispettivi consigli"».

2.229

CALDEROLI, DIVINA

Precluso

Al comma 1, dopo la lettera b), aggiungere la seguente:

«b-bis) al quarto comma, dopo le parole: "in proporzione alla popolazione" sono inserite le seguenti: "di cittadini Italiani"».

2.230

PARDI

Precluso

Al comma 1, dopo la lettera b) aggiungere la seguente:

«b-bis) dopo il quarto comma è aggiunto il seguente:

"Non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di senatore coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva per un delitto non colposo"».

2.231

BELISARIO

Precluso

Al comma 1, dopo la lettera b) aggiungere la seguente:

«b-bis) dopo il quarto comma è aggiunto il seguente:

"La legge stabilisce la incandidabilità e la decadenza dal seggio di quanti sono stati condannati con sentenza definitiva"».

2.232

PARDI, BELISARIO, BUGNANO, GIAMBRONE, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Precluso

Al comma 1, dopo la lettera b), aggiungere la seguente:

b-bis) dopo il quarto comma è aggiunto il seguente:

«La legge dispone la incandidabilità di coloro che risultano avere la titolarità o il controllo, anche per interposta persona, di un'impresa che svolga prevalentemente o esclusivamente la propria attività in regime di autorizzazione o di concessione rilasciata dallo Stato, ovvero che risultano poterne disporre in tutto o in parte, direttamente o indirettamente, o possano determinarne in qualche modo gli indirizzi, ivi comprese le partecipazioni azionarie indirette, con particolare riferimento ai settori della finanza e delle comunicazioni di rilevanza nazionale».

 

 

 


 

 

 

 

Senato della Repubblica

XVI LEGISLATURA

 

Assemblea

 

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

RESOCONTO STENOGRAFICO

ALLEGATI

 

 

 

ASSEMBLEA

 

768a seduta pubblica (pomeridiana):

 

 

martedì 17 luglio 2012

 

 

Presidenza della vice presidente BONINO,

indi del vice presidente NANIA

 

 


PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,34).

Si dia lettura del processo verbale.

MALAN, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale:

(24) PETERLINI. - Modifica agli articoli 55 e 57 e abrogazione dell'articolo 58 della Costituzione in materia di composizione del Senato della Repubblica e di elettorato attivo e passivo

(216) COSSIGA. - Revisione della Costituzione

(873) PINZGER e THALER AUSSERHOFER. - Modifiche agli articoli 92 e 94 della Costituzione in materia di forma di governo

(894) D'ALIA. - Modificazione di articoli della parte seconda della Costituzione, concernenti forma del Governo, composizione e funzioni del Parlamento nonché limiti di età per l'elettorato attivo e passivo per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica

(1086) CECCANTI ed altri. - Modifiche alla Costituzione relative al bicameralismo e alla forma di governo

(1114) PASTORE ed altri. - Modifiche alla Parte II della Costituzione e all'articolo 3 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2, in materia di composizione e funzioni della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica, formazione e poteri del Governo, età e attribuzioni del Presidente della Repubblica, nomina dei giudici costituzionali

(1218) MALAN. - Revisione dell'ordinamento della Repubblica sulla base del principio della divisione dei poteri

(1548) BENEDETTI VALENTINI. - Modifiche all'articolo 49, nonché ai titoli I, II, III e IV della Parte seconda della Costituzione, in materia di partiti politici, di Parlamento, di formazione delle leggi, di Presidente della Repubblica, di Governo, di pubblica amministrazione, di organi ausiliari, di garanzie costituzionali e di Corte costituzionale

(1589) FINOCCHIARO ed altri. - Modifica di articoli della parte seconda della Costituzione, concernenti la forma del Governo, la composizione e le funzioni del Parlamento nonché i limiti di età per l'elettorato attivo e passivo per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica

(1590) CABRAS ed altri. - Modifiche alla Parte II della Costituzione, concernenti il Parlamento, l'elezione del Presidente della Repubblica e il Governo

(1761) MUSSO ed altri. - Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di elezioni alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica

(2319) BIANCO ed altri. - Modifica dell'articolo 58 della Costituzione, in materia di abbassamento dell'età anagrafica per l'elettorato attivo e passivo del Senato della Repubblica

(2784) POLI BORTONE ed altri. - Modifiche alla Costituzione in materia di istituzione del Senato delle autonomie, riduzione del numero dei parlamentari, soppressione delle province, delle città metropolitane e dei comuni sotto i 5.000 abitanti, nonché perfezionamento della riforma sul federalismo fiscale

(2875) OLIVA. - Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di riduzione dei parlamentari, di eliminazione della disposizione che prevede l'elezione dei senatori nella circoscrizione Estero e di riduzione del limite di età per l'elettorato passivo per la Camera dei deputati

(2941) Disposizioni concernenti la riduzione del numero dei parlamentari, l'istituzione del Senato federale della Repubblica e la forma di Governo

(3183) FISTAROL. - Modifiche al titolo V della Parte II della Costituzione in materia di istituzione del Senato federale della Repubblica, composizione della Camera dei deputati, del Senato federale della Repubblica, del Governo e dei Consigli regionali, nonché in materia di accorpamento delle regioni, di popolazione dei comuni e di soppressione delle province

(3204) CALDEROLI ed altri. - Disposizioni concernenti la riduzione del numero dei parlamentari, l'istituzione del Senato federale della Repubblica e la forma di Governo

(3210) RAMPONI ed altri. - Modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di presenza delle donne nel Parlamento

(3252) CECCANTI ed altri. - Modifiche alla Costituzione relative al bicameralismo, alla forma di governo e alla ripartizione delle competenze legislative tra Stato e regioni

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (ore 18,25)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 24, 216, 873, 894, 1086, 1114, 1218, 1548, 1589, 1590, 1761, 2319, 2784, 2875, 2941, 3183, 3204, 3210 e 3252, nel testo unificato proposto dalla Commissione.

Riprendiamo l'esame degli articoli, nel testo unificato proposto dalla Commissione.

Ricordo che nella seduta pomeridiana del 27 giugno scorso è stato approvato un emendamento interamente sostitutivo dell'articolo 2. Successivamente la Commissione affari costituzionali ha esaminato gli emendamenti, precedentemente rinviati, concernenti la forma di governo.

Do la parola al presidente della 1a Commissione permanente, senatore Vizzini, per riferire sull'andamento dei lavori della Commissione stessa.

VIZZINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, come lei ha ben detto, nella seduta pomeridiana del 27 giugno, dopo l'approvazione dell'emendamento sostitutivo dell'articolo 2 che istituisce il Senato federale, presi la parola per osservare che su una proposta più volte ed in forma diversa già respinta in Commissione e ripresentata in Aula con formulazione nuova, ma identica nella sostanza politica, si era formata, in Assemblea, una maggioranza diversa, di consistenza non così ampia come quella che aveva prodotto il testo della Commissione e che, se rispecchiata nel voto finale, non consentirebbe alla riforma di entrare in vigore se non dopo la prossima legislatura. Per tale ragione comunicavo all'Assemblea le mie dimissioni dall'incarico di relatore.

In seguito alla mia determinazione, il Presidente del Senato disponeva il rinvio del provvedimento in Commissione per la nomina del nuovo relatore da parte della Commissione stessa e anche per la necessità di procedere, in quella sede, secondo quanto già disposto al riguardo in una seduta precedente, all'esame degli emendamenti sull'elezione popolare e diretta del Presidente della Repubblica, volti anche a introdurre una forma di governo di tipo semipresidenziale.

Ricordo che sul punto la Commissione aveva unanimemente convenuto di rinviare la votazione concernente l'elezione diretta del Capo dello Stato, in attesa delle decisioni dell'Assemblea sulla composizione del Senato della Repubblica.

Dunque, nella seduta notturna del 3 luglio, dopo aver conferito al senatore Boscetto l'incarico di relatore alla Commissione, proponevo di procedere alla votazione che avevamo sospeso: il relatore Boscetto esprimeva un parere favorevole, mentre il Governo, come di consueto, si rimetteva alla Commissione, e la disposizione in questione, in parità di voti, non risultava approvata dalla Commissione. Quindi si conveniva di non procedere oltre nell'esame degli emendamenti sul semipresidenzialismo e il senatore Boscetto avanzava la sua proposta sul seguito dell'esame in Commissione e della discussione in Assemblea.

Posto ai voti il conferimento al senatore Boscetto del mandato a riferire quale nuovo relatore all'Assemblea, anche tale votazione aveva un esito non favorevole: non abbiamo, pertanto, un nuovo relatore all'Assemblea nominato dalla Commissione.

Rimetto dunque alla Presidenza e all'Assemblea ogni valutazione sulle determinazioni da assumere per il seguito della discussione.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, alla luce di quanto testé riferito dal presidente Vizzini, l'esame dei disegni di legge costituzionale all'ordine del giorno proseguirà senza relatore.

Passiamo all'esame dell'articolo 3, su cui sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

PARDI (IdV). Signora Presidente, gli emendamenti 3.202 e 3.205 si prestano alla facile ironia di voler eccedere nel ringiovanimento dell'età per l'elettorato attivo e passivo, ma si prestano anche a un'interpretazione opposta. Cioè, nella fase in cui tutti gli organi dell'opinione pubblica si esercitano sul tema del «dare spazio ai giovani» e sulla necessità di investirli di un ruolo in grado di responsabilizzarli, procedere a questo ringiovanimento ha un senso progressivo. Si tratta di una scommessa sul senso di responsabilità dei cittadini giovani, che sono messi in grado di accedere alla discussione dell'interesse pubblico, di maturare dentro di sé, individualmente e collettivamente, la consapevolezza necessaria per porsi non solo il problema della pura e semplice rappresentanza, ma anche il tema di come influire direttamente, attraverso la loro presenza attiva, sulla determinazione della politica nazionale.

I giovani oggi si ritrovano in una condizione che è nello stesso tempo di minorità e ‑ potrei dire ‑ di retorica maggiorità. Da un certo punto di vista sono considerati inadatti ad assumersi responsabilità fino a un'età avanzata. Oggi, secondo le espressioni giornalistiche più diffuse, quando avviene un fatto di cronaca qualsiasi che investe la responsabilità, diretta o indiretta, di un trentenne, di un trentacinquenne o di un quarantenne, negli organi di stampa si vede utilizzata la stupefacente espressione «il ragazzo» o «la ragazza», ovvero termini che tradiscono la stessa identificazione biologica delle persone. Si può essere ragazzi fino a 35 o 40 anni e quindi, in un certo senso, consegnati ad un limbo di gioventù perpetua, in attesa dell'età che permetta di esprimere liberi giudizi su tutte le questioni della vita associata. Da qui nasce anche un sentimento di tipo protettivo‑paternalistico, che porta a dire: «Poveretti, non sono in grado di decidere». Un Ministro ha parlato di «bamboccioni» e le esercitazioni su questo caso potrebbero essere infinite, e anche noiose.

Accedere invece alla proposta di abbassare l'età dell'elettorato attivo e passivo significa compiere un'operazione che, nei confronti di questa cultura, potrebbe anche essere brutale, dicendo loro: «Siete giovani, però siete già investiti, fin da adesso, di una responsabilità». Può darsi - e possiamo mantenere una riserva mentale in proposito - che investire persone, troppo giovani di questo tipo di responsabilità possa essere un rischio. Essi potrebbero non essere pronti a dare spessore dentro di sé a questo senso di responsabilità, però questa è una scommessa che la Repubblica deve fare, buttandosi in un certo senso dietro le spalle tutta la retorica inutile, che è stata consumata su questo argomento fino ad ora. È una specie di scommessa democratica: «Siete ancora giovani per davvero, ai limiti del diciottesimo anno di età; ma così come potete guidare un'automobile e rischiare la vita vostra e quella degli altri, allo stesso tempo siete investiti di un altro tipo di responsabilità: provare a produrre pensiero e azione per migliorare la vita vostra e quella degli altri attraverso l'esercizio della rappresentanza democratica. Provateci. Non è detto che vi riesca, però noi vi diciamo di farlo».

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 3, che tocca l'articolo 58 della Costituzione, in effetti ci invita a un rapido esame di un argomento di grande attualità, tale da toccare la sensibilità delle nostre scelte.

In realtà, le norme sono due: una è quella che attribuisce l'elettorato attivo a tutti gli elettori, anche per il Senato, a prescindere dal limite di età: non più a 25 anni, ma direttamente quando acquisiscono il diritto generale all'elettorato attivo. La seconda invece è quella che stabilisce che sono eleggibili a senatore gli elettori che hanno compiuto il trentacinquesimo anno di età: stiamo cioè anticipando di cinque anni l'eleggibilità dei cittadini alla carica di senatore. Sono due norme diverse, evidentemente con un concetto diverso. La seconda abilita all'elettorato passivo, ad essere eletti, soggetti un poco più giovani: quindi, si prende del divenire dei tempi, del costume che cambia, dell'accelerazione di certe maturazioni e quindi dell'accesso a possibili responsabilità e investiture e si decide di anticipare l'età dell'elettorato passivo anche alla Camera alta (come almeno fino a oggi ci siamo onorati di chiamare il Senato). La prima vuole stabilire il principio per il quale la idoneità a votare e ad eleggere dovrebbe essere in capo a tutti cittadini a prescindere dal presumibile livello di «maturità» di questo o quell'altro elettore, o elettrice.

Ebbene, il Gruppo del Popolo della Libertà è favorevole - e anche io personalmente lo sono - a questo ringiovanimento, pur di due qualità diverse, dell'una e l'altra prerogativa.

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 18,38)

(Segue BENEDETTI VALENTINI). Ma vorrei che tutto questo avvenisse e fosse deliberato con quanto più largo consenso possibile, senza demagogie, senza sbavature, né in senso di senilismo conservatore, che pure può avere delle sue ragioni d'essere ma che non è condivisibile alla stregua del divenire degli avvenimenti, delle generazioni, né con della demagogia giovanilista di maniera, che sconfina in un altro atteggiamento di facciata, non ispirato a un criterio di funzionalità e di equilibrio istituzionale. E quindi la scelta di attestarsi su questo ringiovanimento non trascurabile delle facoltà attive e passive quanto all'elettorato dei più giovani concittadini mi sembra un punto di equilibrio francamente apprezzabile allo stato attuale del dibattito.

Voglio ulteriormente motivare questa scelta, dicendo che siamo in presenza di una grande rivoluzione e di uno scontro di culture, di mentalità, di sensibilità ed anche in presenza di epidermiche reazioni a spinte contestative di ogni genere, alcune condivisibili, altre francamente molto superficiali e molto approssimative. Vorrei dirvi questo, a mio modestissimo parere: credo che una Nazione, un Paese, una comunità possano avere una prima grande fortuna: quella di avere un incontro delle generazioni e di vedere che più generazioni si incontrano, si capiscono ed interscambiano desideri, obiettivi, senso di appartenenza e valori comuni. Un Paese, una Nazione e una comunità che hanno questa fortuna sono benedetti da Dio. C'è poi un'altra cosa altrettanto bella: lo scontro tra le generazioni, il clangore genuino dello scontro tra generazioni, quando c'è una generazione che è consapevole di sé stessa e che è forte nei suoi valori e nella sua tradizione e ce n'è una più giovane, altrettanto forte di nuovi valori, che bussa alla porta e che, in nome di questa validità e non del «levati tu che mi ci metto io», è capace di dare un grande contributo al destino comune. È bellissimo sia l'incontro delle generazioni che lo scontro delle generazioni. Ecco perché io dico, di fronte a giovanilismi e conservatorismi contrapposti, che bisogna avere la lucidità dell'equilibrio e il senso della comunità, per mettere a patrimonio ciò che ciascuna generazione e ciascuna cultura, nel suo vissuto o nel suo vivendo, è nella condizione di dare.

Non vi sembri strano questo paragone, né di basso profilo. Io sono un appassionato giocatore di ping-pong e me la cavo anche abbastanza bene. (Ilarità). Sì, sì, ridete, ridete: lo faccio apposta, per farvi un po' sollevare. I miei due figlioli maschi, due giovanottoni, sono diventati con il tempo altrettanto bravi giocatori di ping-pong e abbiamo per anni combattuto sul tavolo verde, quello di legno del ping-pong, ma non riuscivano mai a battermi, tant'è che mia moglie mi diceva: «Vabbè, falli vincere una volta ogni tanto!». «No, no, non li faccio vincere; vediamo, quando vinceranno». Il giorno in cui alla fine, come Dio ha voluto, mi hanno battuto l'uno e l'altro, vi assicuro che è stato un guardarsi negli occhi - direte che è una sciocchezza - e che ci sono stati una gioia e un orgoglio nei loro occhi e una gioia nei miei. (Applausi). Questo è l'incontrarsi e il misurarsi delle generazioni, nelle piccole come nelle grandi prove della vita. E la politica è la sintesi di tutte le prove della vita e di tutte le responsabilità che si possono assumere.

Sicché questo deve essere lo spirito con cui, in sede di modifica della Costituzione, noi votiamo queste norme. Ringiovanimento sì, ma non il bussare alla porta con arroganza perché mi ci voglio mettere io al posto tuo. Misùrati con la validità del contributo civile e delle idee che sei in grado di esprimere e sarà grande la soddisfazione di chi potrà darti spazio e protagonismo! Questo è lo spirito con cui noi votiamo, non formalmente e non ritualmente, questo ringiovanimento sancito dall'articolo 3. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, come precisato anche in altre occasioni, il Governo si rimette alla valutazione dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.200.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, pur privo del clangore del senatore Benedetti Valentini, vorrei fare una dichiarazione di voto su questo mio emendamento, che potrebbe in qualche modo aderire all'afflato retorico del senatore Benedetti Valentini, se in effetti non ci fosse il problema che, in tutti questi articoli del disegno di legge costituzionale, non si è preso in considerazione il problema dei problemi: cioè, non dare «una mano di coppale» su un testo scritto dai Padri costituenti e quindi cercare di renderlo un po' più lucido agli occhi degli italiani del 2012, ma andare a vedere che cosa all'interno delle istituzioni italiane esiste, funziona e come funziona, e soprattutto come non viene fatto funzionare.

Abbassare l'età dell'elettorato attivo e dell'elettorato passivo sicuramente appartiene più «alla mano di coppale» piuttosto che al cercare di affrontare il problema nel suo cuore, alla radice. Qui in Italia non è consentita la rappresentanza territoriale all'interno del Parlamento. In Italia c'è una legge elettorale che non consente di eleggere direttamente, né i deputati né i senatori: abbassare l'età dell'elettorato attivo e passivo sicuramente non ci fa affrontare questo problema, che resta centrale per l'antidemocrazia italiana e per come si è andata consolidando negli ultimi trent'anni. Quindi, con l'emendamento 3.200 vogliamo cancellare l'articolo 3 del disegno di legge costituzionale.

Se proprio si volesse andare incontro alla necessità di fare largo ai giovani dal punto di vista dell'elettorato sia attivo che passivo, allora facciamo un lavoro di equiparazione con la Camera, e abbiamo un altro emendamento più avanti di cui parlerà la senatrice Poretti.

Ripeto, se proprio è un problema di numeri (ormai i parlamentari sono dei numeri e vanno diminuiti dal punto di vista della loro presenza alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, gli vanno tolti i soldi perché guadagnano troppo e gli va tolto tutto quello che altrove si ritiene invece di non dover togliere anche ai dipendenti pubblici), se proprio di numeri si deve parlare, facciamo un ragionamento meramente numerico e abbassiamo anche per il Senato l'età dell'elettorato attivo e passivo come alla Camera.

Chiedo infine che questo emendamento sia votato mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Perduca, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.200, presentato dal senatore Perduca e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252

PRESIDENTE. L'emendamento 3.201 è precluso dall'approvazione dell'emendamento 2.550 (testo 2), mentre l'emendamento 3.300 è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.550.

CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, come ho comunicato precedentemente agli uffici, intendevo riformulare l'emendamento 3.550, prevedendo non la sostituzione dell'articolo 58, ma l'aggiunta in fine delle parole: «e che risiedono nella Regione alla data di indizione delle elezioni». Questo perché saremmo stati più favorevoli al fatto che, al limite, l'età per l'elettorato passivo fosse identica a quello della Camera di ventuno anni, però mi sembra che non tiri aria in questo Parlamento per ridurre così tanto l'età dei senatori; dunque chiediamo per lo meno che venga previsto rispetto alla candidabilità il requisito della residenza nella Regione nel momento in cui vengono indette le elezioni.

Visto che l'elezione del Senato è su base regionale prevediamo che i senatori siano quelli del posto e non quelli «paracadutati» da altre parti. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. Senatore Calderoli, non so se ho capito perfettamente. Quindi, lei la parte dell'emendamento che riguarda la possibilità di essere eletti a ventuno anni la cancella, mentre resta la seconda parte come da lei appena illustrato.

CALDEROLI (LNP). Sì, Presidente.

PRESIDENTE. Va bene, allora l'emendamento 3.550 viene accantonato e sarà votato successivamente.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.3.

PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, la contrarietà del nostro Gruppo sull'emendamento 3.3 è data dall'espressione «sono eletti a suffragio universale e diretto». La motivazione del voto contrario sta nella dichiarazione di voto che la senatrice Bugnano farà quando si tratterà della definizione della formazione del Senato.

Il nostro Gruppo, infatti, è promotore di una soluzione di natura diversa che cerca di eliminare la sovrapposizione di ruolo tra le Camere nella sua origine, che sta esattamente nell'elezione a suffragio universale e diretto, scelta che produce una concorrenzialità inevitabile nella decisione politica. Se si vuole superare il bicameralismo perfetto bisogna trovare un'altra via, e non semplicemente percorrere quella della distinzione delle competenze, che l'esperienza ha già dimostrato essere decisamente fallimentare.

Una spiegazione più rotonda sarà data dalla senatrice Bugnano quando si affronterà il nostro emendamento.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, stiamo parlando dell'emendamento 3.3, ma il mio l'emendamento 3.201 è identico. Entrambi mirano all'abrogazione dell'articolo 58 della Costituzione. Volevo spiegare perché!

PRESIDENTE. Il suo propone l'abrogazione, l'altro la sostituzione. Sono due cose diverse.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Formalmente sono diverse, ma il risultato è uguale. L'intento di abrogare l'articolo 58 risultava dall'impianto che il nostro Gruppo aveva proposto per il Senato, che noi vedevamo come federale. Questa discussione si è conclusa, dal nostro punto di vista, poco felicemente perché si prevede solo che in questo Senato federale ci siano 21 delegati regionali senza le prerogative parlamentari e si evidenzia anche una mancata congruenza con un impianto organico. Avremo nella stessa Aula del Senato dei senatori eletti e i delegati, gli uni con prerogative parlamentari e gli altri senza; i primi potranno votare su tutti i disegni di legge e sulla fiducia e gli altri saranno limitati agli interventi riguardanti l'articolo 117, comma 3, cioè le materie di legislazione concorrente e quelli ancora da stabilire e definiti di interesse delle autonomie locali, che sarà un tema che darà adito sicuramente a molte discussioni.

Noi avevamo prospettato un Senato eletto sì direttamente, ma in concomitanza con i Consigli regionali ed espressione del territorio, con senatori che avrebbero fatto parte del Consiglio regionale e che, inoltre, avrebbero rappresentato le Regioni in sede nazionale. Pertanto, l'articolo 58 sarebbe stato superfluo. L'emendamento non è passato, ma noi insistiamo sull'abrogazione dell'articolo 58 semplicemente per evidenziare che questo articolo della Costituzione distingue il Senato (la Camera alta, se così lo vogliamo definire) dalla Camera solo per l'età in cui si acquisisce il diritto di elettorato attivo e passivo.

È un'occasione mancata per avere una rappresentanza vera delle Regioni se si distinguono le due Camere solamente per il numero di parlamentari che ne fanno parte e per l'età. Come una volta i popoli indigeni avevano il collegio degli anziani che decideva, così noi, invece di cogliere la sfida moderna di rappresentare le Regioni e di dare più spazio e più rappresentanza alle comunità regionali dove il cittadino è più vicino alle istituzioni stesse, differenziamo solamente in base all'età.

Si tratta di una decisione poco sensata, e le proposte che provengono dalla Commissione di abbassare il limite non fanno altro che attenuare il problema, perché giustamente ci si chiede perché alla Camera dei deputati si debba votare ad un'età e al Senato ad un'altra. Si evidenzia la mancata rappresentanza regionale. Pertanto, ripeto, proponiamo l'abrogazione dell'articolo 58 della Costituzione.

Su questo emendamento, signor Presidente, chiedo inoltre la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Peterlini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.3, presentato dal senatore Saia e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252

PRESIDENTE. Riprendiamo ora l'esame dell'emendamento 3.550 (testo 2), precedentemente accantonato.

Ricordo che tale emendamento prevede che all'articolo 58 della Costituzione si aggiunga l'ultimo parte dell'emendamento medesimo. Voglio inoltre precisare che se l'emendamento verrà approvato i successivi emendamenti risulteranno preclusi.

BOSCETTO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOSCETTO (PdL). Signor Presidente, lei sta mettendo in votazione l'emendamento 3.550, presentato dal senatore Calderoli precedentemente accantonato?

PRESIDENTE. Sì, senatore Boscetto, ma riformulato sopprimendone la prima parte: resta l'inciso contenuto nella parte finale dell'emendamento. Con l'approvazione di tale emendamento l'articolo 58 della Costituzione sarebbe modificato con quell'aggiunta. Quindi, tutti gli altri emendamenti che prevedono un'età diversa dell'elettorato passivo risulterebbero preclusi.

BOSCETTO (PdL). Su questa riformulazione che riguarda la residenza nella Regione alla data di indizione delle elezioni, il Popolo della Libertà è contrario. In Commissione ci siamo soffermati a lungo sull'argomento e sono state avanzate proposte difformi al riguardo: sono stati presentati emendamenti che prevedevano che si doveva essere residenti da almeno dieci anni, mentre l'emendamento 3.550 prevede che è necessario risiedere alla data di indizione delle elezioni. Non si garantisce niente in questo modo, perché si fa presto a rendersi residenti alla data dell'indizione delle elezioni e si finisce per creare un ostacolo a un elettorato passivo che deve essere assicurato in modo universale.

Per questa motivazione il Popolo della Libertà è contrario a quest'emendamento, senza nulla voler togliere all'iniziativa del senatore Calderoli. La materia è stata oggetto di un dibattito ampio, il senatore Calderoli è rimasto legato a questa formulazione e noi, per le ragioni a cui ho accennato e per quelle che si possono leggere nei verbali del lungo lavoro svolto in Commissione - lo ribadisco -siamo contrari.

PRESIDENTE. L'interpretazione espressa poc'anzi dalla Presidenza mi sembra un po' delicata, perché è ovvio che, se fosse respinto l'emendamento 3.550 (testo 2), si intenderebbe respinta non solo la parte che con esso si propone di inserire, ma anche quella, di cui all'alinea, relativa alla modifica dell'articolo 58 della Costituzione.

Vorrei che lei, senatore Calderoli, chiarisse bene la sua posizione, in modo che tutti possano regolarsi di conseguenza. Diversamente, sospendiamo la seduta per qualche minuto.

CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, c'è stata proprio un'incomprensione al riguardo.

Quello che intendo proporre è di aggiungere in fine all'articolo 3, quindi al testo dell'articolo 58 della Costituzione come modificato in Commissione, le parole: «e che risiedono nella Regione alla data di indizione delle elezioni». Quindi, il testo resterebbe quello dell'articolo 58 della Commissione e non si precluderebbe alcunché; si aggiungerebbe alla fine una frase, per cui il periodo diventerebbe: «Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il trentacinquesimo anno e che risiedono nella Regione alla data di indizione delle elezioni». Secondo me, l'emendamento non precluderebbe alcunché rispetto agli altri emendamenti.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 19,01, è ripresa alle ore 19,06).

Riprendiamo i nostri lavori.

Do lettura dell'emendamento 3.550 (testo 2) del senatore Calderoli: «All'articolo 3, comma 1, lettera b), aggiungere, in fine, le seguenti parole: "e che risiedono nella Regione alla data di indizione delle elezioni."».

Così riformulato, l'emendamento sarà posto in votazione dopo l'emendamento 3.213.

Passiamo pertanto alla votazione dell'emendamento 3.202.

PARDI (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pardi, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.202, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252

PRESIDENTE. Gli emendamenti 3.203 e 3.204 sono preclusi.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.205.

PARDI (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pardi, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.205, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.206, presentato dal senatore Molinari.

Non è approvato.

L'emendamento 3.207 è precluso.

PARDI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, mi sono perso qualche passaggio. Le chiederei pertanto di avere la gentilezza di spiegarmi per quali ragioni gli emendamenti 3.203, 3.204 e 3.207 sono preclusi.

PRESIDENTE. Senatore Pardi, gli emendamenti 3.203, 3.204 e 3.207 risultano preclusi a seguito dell'approvazione dell'emendamento 2.550 (testo 2), relativo alla formazione del Senato federale.

Passiamo ora alla votazione dell'emendamento 3.208.

PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, desidero svolgere una breve dichiarazione di voto sull'emendamento 3.208.

Durante la discussione in Commissione è stato affrontato l'argomento delle incandidabilità, delle ineleggibilità e delle incompatibilità. Questo emendamento interviene per proporre che siano eleggibili gli elettori che non abbiano riportato condanne definitive per reati non colposi, cioè per reati dolosi. Detto in modo diretto, significa che non sono eleggibili gli elettori che abbiano riportato condanne definitive per reati dolosi.

Può essere un emendamento che ha una sua rozzezza, però interviene su un punto particolarmente all'attenzione dell'opinione pubblica. L'attenzione affonda nel fatto che in questo Parlamento, in queste Assemblee elettive l'opinione pubblica ritiene veramente sovradimensionato il numero dei rappresentanti del popolo gravati da indagini, condanne, carichi giudiziari. Sostenere questa posizione non significa adottare un criterio di tipo giustizialista, come si dice normalmente, con parola largamente impropria, dato che il giustizialismo niente ha a che fare con il rispetto della legalità. Si tratta di affermare un principio per cui, per lo meno nelle condizioni di partenza, i rappresentanti del popolo non devono essere gravati da una ipoteca di natura giuridica preoccupante.

Se mandiamo nelle Assemblee elettive persone che hanno riportato condanne definitive è come se accettassimo fin dall'inizio che il rispetto della legge è una condizione del tutto opzionale e marginale per individuare il profilo degli eletti. Questo non significa pretendere di stabilire graduatorie di virtù: sappiamo bene che la virtù ha poco a che fare con la legalità. Non c'è alcun intento moralistico in questa proposta: lungi da noi stabilire un criterio di natura etica che possa richiamare la natura dello Stato etico. Lo Stato etico è quello che stabilisce chi è virtuoso e chi non lo è, e noi non vogliamo minimamente addentrarci in questo terreno, che consideriamo tipico non delle democrazie ma semmai delle dittature. Siamo per la libertà della coscienza individuale e non abbiamo alcuna intenzione di stabilire criteri e barriere di tipo ideale, filosofico o morale a chiunque intenda candidarsi.

Vogliamo soltanto sostenere che chi si presenta alle elezioni non deve essere gravato da una condanna definitiva per un reato doloso. È una misura imperfetta, perché sappiamo che anche il sistema giudiziario è imperfetto e vi potrebbero anche essere condanne definitive non giuste, ma nell'incertezza determinata da questa imperfezione comunque riteniamo che questo abbia un valore significativo, se non altro per l'educazione alla legalità delle giovani generazioni.

In questo mi ricollego alla scommessa teorica dell'abbassare l'età dell'elettorato attivo e passivo, proprio con una funzione di natura euristica. Si propone ai giovani di fare una scommessa per il loro intervento in politica, ma se si fa questa scommessa non si può lasciare loro la possibilità di pensare che chi è condannato può tranquillamente andare a sedersi negli scranni delle Assemblee dove si decide la politica nazionale.

Su quest'emendamento chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

BOSCETTO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOSCETTO (PdL). Signor Presidente, l'emendamento 3.208 del senatore Pardi a prima vista è incostituzionale in quanto renderebbe non eleggibile chi ha riportato condanne definitive per reati non colposi. In altri termini, sarebbe ineleggibile colui che ha posto in essere reati dolosi. Ma, ad esempio, reato doloso è il reato di ingiuria, per cui noi, per una condanna definitiva a una multa per un delitto di ingiuria, precluderemmo l'elettorato passivo. Qui l'irrazionalità è manifesta.

Pertanto, il nostro voto, così come già avvenuto in Commissione, sarà contrario. (Applausi dal Gruppo PdL).

BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, il contenuto di questo, come di altri emendamenti è da approfondire, ma in altra sede. Questioni come l'ineleggibilità, l'incompatibilità e l'incandidabilità sono argomenti che usualmente non si discutono all'interno di una riforma costituzionale, né si scrivono in Costituzione. (Applausi dal Gruppo PD). Sono emendamenti spot. Non solo, ma anche la difficoltà e la fatica con le quali il senatore Pardi (che sta facendo un'ottima attività parlamentare nel tentativo di riscrivere la Costituzione) prova ad argomentare questo tipo di emendamenti dimostrano che, oggettivamente, forse potremmo discuterne in ben altra sede e in ben altri contesti. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI e PD).

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pardi, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.208, presentato dal senatore Pardi.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.209.

BELISARIO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, desidero fare una precisazione, perché qualcuno di noi, ogni tanto, sembra «cadere dal pero». Sia chiaro: nessuno ha prescritto a nessuno di noi di fare i parlamentari con una fedina penale sporca. Nessuno.

Allora, mi sembra quanto meno balzano parlare di incostituzionalità per un verso, di norma eccessivamente perversa per un altro. O stabiliamo in Costituzione che non si può essere eletti in presenza di una sentenza penale passata in giudicato per reati dolosi, oppure permetteremo a coloro i quali sono letteralmente pregiudicati di sedere in Parlamento e, guarda caso, di varare anche le riforme sulla giustizia (Commenti del senatore Asciutti). Mi sembra una contraddizione assolutamente evidente. Io vorrei che siano valutati nel migliore dei modi. Poi ci chiediamo per quale motivo il Paese reale si allontana sempre di più dal Palazzo: evidentemente, c'è qui più di una ragione.

Per tali motivi, l'Italia dei Valori ha presentato questi emendamenti, che non sono di bandiera, né rendono difficile - come qualcuno ha sostenuto - al senatore Pardi o a qualcuno di noi la loro illustrazione. Non abbiamo alcuna difficoltà. Piuttosto, chiediamo a chi si esprime in questi termini di guardarsi molto bene allo specchio. (Applausi dal Gruppo IdV).

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, il senatore Boscetto, nel respingere l'emendamento del senatore Pardi e ragionando sul fatto che le condanne definitive per reati non colposi potrebbero anche essere condanne per reati minori, escludendo pertanto ingiustificatamente gli elettori dal diritto di voto, ha affermato che questa argomentazione non può applicarsi al caso previsto nell'emendamento 3.209 del senatore Belisario, secondo il quale sarà la legge a stabilire la ineleggibilità di quanti sono stati condannati con sentenza definitiva.

Sottolineo questo aspetto perché ritengo che l'opinione pubblica si aspetti un segnale in merito all'aspetto della moralità della politica. Le tante avversioni di cui abbiamo parlato in quest'Aula nascono anche dalla mancata credibilità nei confronti degli organi o degli eletti a causa degli scandali che nascono ogni giorno e che gettano il discredito non solo sul singolo parlamentare o consigliere regionale o comunale, ma addirittura sulle stesse istituzioni, su tutto il Parlamento, nel nostro caso. La gente poi getta il bambino con l'acqua sporca, per dirla con un detto popolare. Penso che limitare con legge l'eleggibilità di chi effettivamente - lo dirà poi la normativa - abbia commesso reati risponda a un intento molto positivo.

Vorrei però chiedere al senatore Belisario, e a lei, Presidente, di separare la votazione dei due capoversi dell'emendamento, perché sono state inserite in un unico emendamento due diverse questioni. Una questione è rappresentata dall'abbattimento dell'età, che portate al ventesimo anno di età. Tutt'altra questione è definire tramite legge l'ineleggibilità. Chiedo pertanto due separate votazioni, nonché la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

Signor Presidente, ho chiesto sia a lei che al proponente la votazione separata dei due paragrafi dell'emendamento, perché immagino che alcuni senatori siano d'accordo con uno e non con l'altro. Noi saremmo d'accordo con la scelta di limitare l'eleggibilità nel caso di reati gravi.

POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, intervengo per avanzare la stessa richiesta del senatore Peterlini.

Noi siamo a favore della votazione dell'emendamento per parti separate, perché siamo d'accordo sul fatto che la legge stabilisca l'ineleggibilità per coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva. Quanto all'età, interverrò successivamente, quando si arriverà al mio emendamento, per spiegare la nostra contrarietà.

LONGO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LONGO (PdL). Signor Presidente, l'emendamento in questione vuole limitare l'elettorato passivo nel caso di persone condannate per reati non colposi, e quindi per reati dolosi, con buona pace della discussione che potrebbe verificarsi e si verificherebbe per i reati cosiddetti preterintenzionali o aggravati dall'evento. Gronda però demagogia questa realtà, perché vorrebbe imprimere un suggello di infamia definitivo a chi è stato condannato per un reato doloso, anche per un reato minimo.

A questo proposito, non sfugge certamente ai signori senatori del Gruppo dell'Italia dei Valori che nel nostro ordinamento esiste l'istituto della riabilitazione, che è esattamente un istituto a favore del concetto per cui la pena, quando si è estinta o si è patita, ripropone i soggetti condannati in pieno diritto nella comunità che li ospita, tant'è vero che l'articolo 178 del codice penale stabilisce che la riabilitazione estingue le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna, salvo che la legge disponga altrimenti. L'istituto è tanto attento anche alla possibilità di una revoca della riabilitazione.

Parlare dunque di sentenza di condanna per reati non colposi come causa di incapacità totale ad essere eletti come membri di un Parlamento mi sembra veramente una prospettazione del tutto demagogica, senza contare che in quest'Aula, come in quella della Camera, si sono seduti altissimi personaggi che avevano subito per varie ragioni sentenze di condanna per reati dolosi, superate poi dalla storia, ma che altrimenti sarebbero rimaste come un marchio di infamia per tutta la vita. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Fleres).

CALDEROLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, intervengo giusto per ricordare a me stesso, ma anche all'Aula, che all'articolo 65 della Costituzione si dice: «La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore».

La ringrazio, Presidente. (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Asciutti e Fleres).

PRESIDENTE. Poiché non si fanno osservazioni, procederemo alla votazione per parti separate.

Passiamo dunque alla votazione della seconda parte dell'emendamento 3.209.

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, precedentemente avanzata dal senatore Peterlini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della seconda parte dell'emendamento 3.209, presentato dal senatore Belisario, che così recita: «La legge stabilisce la ineleggibilità di quanti sono stati condannati con sentenza definitiva».

Resta ferma ovviamente la precisazione fatta dal senatore Calderioli, per cui si porrebbero ovviamente dei problemi di coordinamento con l'articolo 65 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 3.209.

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, precedentemente avanzata dal senatore Peterlini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 3.209, presentato dal senatore Belisario, che così recita: «Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il ventesimo anno di età».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.210.

POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, l'emendamento 3.210 è facile da comprendere, perché vuole stabilire un'analogia con le leggi in vigore già da tanto tempo per l'elezione dei sindaci, che possono portare a termine solo due consiliature, e dei Presidenti di Provincia e di Regione, per cui valgono regole analoghe. È infatti evidente che il ricambio, di cui i colleghi dell' Italia dei Valori parlavano poco fa, si ottiene stabilendo un tetto al numero delle legislature e non certamente abbassando a 18 o a 20 anni l'età minima per essere eletti.

Lo dico in modo breve, ma lo dico da madre di famiglia, prima ancora che da parlamentare: credo che un ragazzo di 18 anni o di 20 anni debba pensare a costruirsi la sua vita professionale, a trovare un posto di lavoro e a studiare. (Applausi dal Gruppo PdL). Credo che un giovane di 18 anni debba capire se affrontare un mestiere o se vuole o se può intraprendere una professione. e non avere come aspirazione quella di essere eletto in Parlamento, per poi affidarsi, qualora non venga rieletto dopo la prima legislatura, alla disperazione di una vita diversa da quella del parlamentare. Non sono assolutamente d'accordo: lo dico in maniera estremamente chiara.

Aggiungo, signor Presidente, che so bene che non si può inserire in Costituzione il vincolo delle due legislature: tutti abbiamo infatti approfittato della possibilità di dire, attraverso gli emendamenti, delle cose che non riusciamo a dire in altro modo in questa Assemblea e che, soprattutto, non riusciamo a portare avanti. Per questo, mi farebbe piacere ritirare l'emendamento 3.210 e semmai trasformarlo in ordine del giorno, perché si possa pensare, in altre circostanze, di prevedere un limite massimo alle legislature di ciascun parlamentare, per tentare di creare un ricambio, che non sia solo generazionale, ma che sia anche un ricambio delle persone che possono partecipare attivamente alla vita politica italiana. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e PdL).

PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). L'emendamento 3.210, presentato dalla senatrice Poli Bortone, e l'emendamento 3.211, presentato dal senatore Fleres, al di là della volontà della senatrice di ritirare l'emendamento per dare alla disposizione un carattere di impegno futuro, rappresentano un modo per affermare che il mestiere di parlamentare non può diventare un mestiere a vita.

La critica che viene rivolta al ceto politico, in questo momento e in questi anni, si basa non solo sulla virtuale abbondanza della remunerazione che tocca ai parlamentari e non solo sui privilegi, spesso anacronistici e insensati, di cui godono i parlamentari. Uno dei motivi di più fiera critica al carattere immanente e odierno del ceto politico è infatti la sua eternità, è il fatto che quando qualcuno riesce ‑ come si dice in Toscana ‑ ad «agguantare» un seggio, fa di tutto e di più per riuscire a mantenerlo più a lungo possibile, trasformando un'attività nobile e significativa di proposizione di proposte, di riformismi e di idee, in una sorta di meccanismo abitudinario e ripetitivo, che col passare degli anni perde progressivamente la sua forza creativa e che si traduce, alla fine, in una sorta di piatta, anonima e asfittica presenza nelle Assemblee elettive (non voglio fare torto ai casi luminosi di senatori e deputati che hanno baldanzosamente rappresentato la loro presenza fino alla fine, con battaglie e idee). Tant'è. L'opinione pubblica percepisce la cosa in questo modo. E non è per corrività che bisogna essere acquiescenti a questo modo di vedere. Bisogna avere in noi stessi la forza di capire che questo è ormai un limite irresistibile per la nostra dignità pubblica. Dobbiamo avere il coraggio di affermare che le legislature non possono essere infinite. Bisogna impegnarsi seriamente in questa dimensione di autolimitazione della propria facoltà di farsi rieleggere.

Trovo in questi due emendamenti un limite perché si parla soltanto di senatori. In realtà, credo che di non far torto a nessuno dei due presentatori immaginando che loro stessi possano accedere ad una formulazione diversa. Per la verità noi abbiamo trovato una formulazione diversa con l'emendamento 4.0.221 (già 5.0.201), che propone di aggiungere al secondo comma dell'articolo 65 della Costituzione, le seguenti parole: «né essere eletto più di tre volte quale membro del Parlamento», in modo tale che si possa configurare una limitazione sia dei senatori, sia dei deputati a tre legislature.

Ma, comunque sia, al di là della sua formulazione limitata, questo ed il successivo sono emendamenti importantissimi, forse tra i più decisivi, per presentare l'Assemblea elettiva con un volto diverso nel futuro. Noi non possiamo attardarci in una dimensione di autoconservazione. Bisogna, anzi, per riprendere le parole della collega Poli Bortone, vedere quasi con gioia, con senso di liberazione il momento in cui, dopo la nostra esperienza parlamentare, usciremo da questa Aula ed andremo a fare dell'altro. Sta alla nostra fantasia e alla nostra creatività trovare le vie da percorrere, ma non possiamo immaginarci incartapecoriti in un ruolo eterno.

Quindi, viva gli emendamenti 3.210 e 3.211!

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, se questo Parlamento fosse guidato dal buon senso e avesse soltanto un pizzico del senso dello Stato che ebbero i Costituenti che vollero la nostra Costituzione, probabilmente emendamenti come questi e come tanti altri non sarebbero mai comparsi all'attenzione di un'Aula parlamentare, perché non c'è dubbio che tale argomento non ha nulla a che fare con la Costituzione italiana. (Applausi della senatrice Mariapia Garavaglia).

È un argomento che non può essere affrontato in sede costituzionale perché è manifestamente legato a questioni che attengono alle dinamiche dei partiti. Il nostro Parlamento non è stato neanche capace di disciplinare l'attività dei partiti: figuriamoci se è nelle condizioni di poter disciplinare tale questione.

Ma allora potreste chiedermi: perché hai presentato un emendamento in questo senso e perché la senatrice Poli Bortone ha presentato un emendamento in tal senso? È molto semplice. Ci troviamo nella stessa ed identica situazione in cui ci trovammo quando fummo nelle condizioni di dover proporre una riserva per le donne, una riserva di genere che diventava indispensabile per rompere un meccanismo che certamente determinava uno squilibrio all'interno di un Parlamento, dunque di un organo democraticamente eletto, ed in cui però esiste una notevole dispari opportunità, per usare un termine traslato, tra posizioni scaturenti da partiti diversi, da storie diverse, da esperienze diverse.

Allora, con questi emendamenti - e ringrazio il senatore Pardi per quanto ha detto, che certamente è in parte condivisibile - vogliamo porre un problema. Esiste un problema di ricambio generazionale in politica. I partiti non mostrano attenzione per il problema del ricambio generazionale in politica. Questo tema deve essere affrontato in qualche modo. Ne parliamo impropriamente in questa sede, perché non è certamente di livello costituzionale la proposta che stiamo formulando, ma è certamente di rilevanza politica; poi verificheremo quali debbano essere gli schemi, i modelli ed i limiti per determinare un equilibrio tra la continuità dell'azione politica ed un altrettanto degno di rilevanza problema di rappresentatività generazionale e di ricambio della classe politica. Certamente, questo tema non ha una rilevanza costituzionale, come invece dimostrerebbero gli emendamenti che abbiamo presentato; ma abbiamo la consapevolezza di comprendere quale sia il livello delle questioni che poniamo, e dunque ci comportiamo di conseguenza.

Non trascuriamo un dettaglio, però. E questo sì, onorevoli colleghi, desidero che lo poniate alla vostra attenzione. Emendamenti di questo genere, in quel fascicolo, ce ne sono a centinaia, e non hanno niente a che vedere con una riforma costituzionale. Allora il tema che ci dobbiamo porre è un altro. Un Parlamento che si trova a sette o otto mesi dalla propria scadenza, un Parlamento che in questo momento è dilaniato da posizioni difficili di natura politica, che attraversano trasversalmente il centrodestra, il centrosinistra, il centrocentro, l'alto, il basso, il Nord e il Sud, è un Parlamento che può ritenersi in maniera del tutto autoreferenziale abilitato ad affrontare una riforma costituzionale? O non sarebbe invece molto più opportuno - come qualcuno ha detto e come noi di Coesione Nazionale-Grande Sud abbiamo più volte detto - in maniera molto stringata ed essenziale varare una legge che istituisca un'Assemblea Costituente che, in maniera terza, a tempo determinato, con fortissimi livelli di incompatibilità prima, e con fortissimi (al quadrato) elementi di incompatibilità dopo, riscriva la Costituzione, avendo al centro il buonsenso e il senso dello Stato? Quest'ultima cosa mi sembra di notare che tra noi, senza offesa per nessuno (me incluso), non ci sia in questo momento, dato che noi ci siamo posti - ed abbiamo deciso di farlo - al livello della disinformazione che disinforma sulla nostra attività e non al livello di quello che dovrebbe essere un Parlamento, soprattutto quando tenta di riscrivere la legge generale dello Stato, la legge più importante dello Stato, cioè la Costituzione. Ma così è. (Applausi della senatrice Mariapia Garavaglia).

Abbiamo deciso non di competere tra intelligenze e tra posizioni politiche, che possono anche essere diverse, ma che hanno tutte la dignità dell'ascolto; abbiamo deciso invece di competere con i pennivendoli e con gli imbrattacarte, con i giornalisti che, anziché informare, disinformano, con quelli che tentano di delegittimare la classe politica per affermare non un'altra classe politica alternativa, ma una delegittimazione complessiva di un modello di democrazia che tende ad essere sempre più vittima e prigioniero di meccanismi che sono esterni alla democrazia.

Il suffragio universale in questo momento è in forte crisi. Allora, o ci poniamo questo tema o non siamo classe dirigente, né per fare questa riforma costituzionale, né per qualsiasi altro modello normativo che ci venga sottoposto dal Governo o da altri. Noi non attraversiamo in questo momento una situazione facile, ma non possiamo certamente portare all'ammasso le nostre intelligenze e la nostra funzione solo perché qualcuno scrive quello che scrive e qualcuno si è messo nelle mani di coloro i quali condizionano il suffragio universale e di quelli che invece vogliono sostituire il suffragio universale con il censo, con il potere, con lo spread, con l'alta finanza, con i movimenti di borsa, con i ricatti finanziari e con quant'altro in questo momento il nostro Paese e il mondo stanno subendo.

Ciò posto, occorre riconsiderare il rapporto che deve esistere tra modelli rappresentativi, suffragio universale, democrazia e quant'altro attraverso un'Assemblea Costituente che in maniera terza costruisca le nuove regole del gioco e le riequilibri. Oggi abbiamo infatti una Costituzione fortemente squilibrata, fortemente sconnessa, che ha travalicato pensino gli obiettivi che i Padri costituenti avevano costruito e avevano messo in un equilibrio di funzioni e poteri di rara delicatezza.

Ebbene, quell'equilibrio è stato sconvolto e questo Parlamento, me per primo, non sta mostrando di volerlo ricomporre, ma soltanto di voler inseguire l'ultima notizia, l'ultima accusa, l'ultima campagna populista antidemocratica che questo o quello sta mettendo in campo, rispondendo a logiche che certamente poco hanno a che vedere sia con la politica, sia con il buon governo, sia con la democrazia. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-F e Per il Terzo Polo:ApI-FLI e della senatrice Sbarbati).

GIOVANARDI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (PdL). Signor Presidente, l'argomento che stiamo trattando è estremamente serio, e cercherò di motivare perché non posso aderire a questa richiesta. Vorrei iniziare con un omaggio alla sovranità popolare e anche a quei Paesi, come gli Stati Uniti o l'Inghilterra, che di democrazia ne sanno, che vengono da lontano e che hanno sempre costruito un equilibrio virtuoso tra l'Esecutivo, chi comanda (ad esempio, il Presidente degli Stati Uniti, con qualche eccezione al tempo di Roosevelt), che ha mandati limitati nel tempo perché accumula un grande potere, e un legislativo nel quale senatori e deputati accumulano esperienze e capacità e il cui rinnovo é determinato dal fatto che vengano o no rieletti dal popolo; popolo che è liberissimo, di rieleggerli o di mandarli a casa senatori o deputati, quando trova qualcuno più capace o preparato.

Del resto, nella storia europea i grandileader del dopoguerra (italiani, tedeschi, francesi e inglesi), non li avremmo mai conosciuti, perché con la regola delle due legislature non avrebbero maturato l'esperienza e la capacità che li ha portati ad essere grandi leader parlamentari, prima, e grandi leader del Paese, dopo. Immagino l'obiezione che mi farete: in quei Paesi deputati e senatori vengono eletti, invece noi siamo nominati all'interno di un meccanismo in cui nulla cambia. Una menzogna ripetuta cento volte nel Paese non fa però una realtà. Scusate, il partito più vecchio che siede in quest'Aula è la Lega. È il partito che ha l'anzianità più grande...

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Siamo noi.

GIOVANARDI (PdL). Mi correggo, è la Volkspartei, che naturalmente è un partito più locale. La Lega, insieme alla Volkspartei, è sicuramente il partito più anziano, perché tutti i grandi partiti che hanno fatto la storia d'Italia fino al 1994 sono spariti o hanno cambiato nome. Questi partiti hanno subito un rinnovamento sostanziale. In Germania ci sono i democristiani e i socialisti, in Spagna i popolari e i socialisti, in Inghilterra i conservatori e i laburisti, nella continuità di un ricambio di una classe dirigente; noi abbiamo invece cambiato tutto. Voi direte, come nel « Gattopardo»: abbiamo cambiato tutto perché tutto rimanga uguale.

Ma non è così, perché, se andiamo a quell'altra bugia che viene ripetuta, quella dei nominati, vogliamo guardare le cose come stanno? Al tempo dei collegi uninominali e fino al 2006, lo sapete benissimo, in qualunque modo votassero gli elettori il risultato delle elezioni veniva deciso a tavolino un mese prima, con l'attribuzione dei collegi: tanti ne aveva il PD, tanti Forza Italia e tanti la Lega. (Applausi dei senatori Alicata e Camber). Comunque votassero gli elettori, anche se una forza politica prendeva il 50 per cento dei voti, i suoi candidati non venivano eletti in Parlamento in numero superiore ai 30 collegi che, ad esempio, le erano stati attribuiti. Se permettete questo sistema, che era poi quello precedente (e poi arriverò alle preferenze), ha una caratteristica nel caso gli elettori non votino una determinata forza politica. Si veda, ad esempio, ciò che è accaduto alla sinistra. Quattro anni fa la sinistra estrema si è presentata alle elezioni, aveva le sue liste e i suoi leader; gli è mancato solo un elemento, il voto popolare, e sono rimasti tutti a casa. La Lega vent'anni fa non esisteva: è arrivato un leader che si chiama Bossi e, dal nulla, ha portato in Parlamento decine e decine di deputati e senatori. Forse vi è arrivata la voce che c'è un signore che si chiama Grillo, che era inesistente, e che probabilmente con le prossime elezioni porterà decine o centinaia di deputati e senatori. Questo vuol dire che si impedisce alla gente di crearsi dei partiti, liste e di partecipare? C'è qualcuno cui verrà impedito tra un anno, se è bravo, capace e ha idee per il Paese, di presentarsi alle elezioni?

Del discorso sulle preferenze sarei un po' stanco, perché nel 1993-1994 sono stato uno dei pochi che ha fatto la battaglia contro l'abolizione delle preferenze, contro un'area politico-partitica che massicciamente le contestava, più la Confindustria, la Confartigianato, la Chiesa cattolica, l'associazionismo e per cui le preferenze erano il male assoluto. Gli stessi oggi mi spiegano che le preferenze sono il bene assoluto. Non erano né l'una né l'altra cosa, perché ogni sistema elettorale purtroppo ha dei pro e dei contro. Le preferenze possono essere democrazia, ma anche corruzione, e possono far vincere chi ha più soldi. (Applausi dal Gruppo PdL). Il meccanismo dell'uninominale dipende da dove ti presenti: non a caso, in Emilia-Romagna, Toscana e Umbria venivano paracadutati i personaggi più incredibili e lontani dal territorio, ma se erano della sinistra in quei territori venivano votati, e chi, come me, stava in Emilia-Romagna e stava nel centro-destra veniva paracadutato in altre Regioni. Questo era l'uninominale in Italia. Vi ricordate le riunioni con i meno tre, meno due, meno uno, più uno, più due, la parametrazione dei posti a seconda che i collegi fossero più o meno sicuri? Questi sono i collegi uninominali in Italia.

Allora, questa storia dei nominati è falsa, perché ci sono partiti che probabilmente spariranno tra un anno e ce ne sono altri che non hanno mai messo piede a Montecitorio che prenderanno il 20 per cento dei voti. Sono nominati quelli che porteranno il 20 per cento dei voti o sono eletti dagli italiani? Sapete qual è il vero problema, che sta a monte o a valle di quello che ho detto? È che la Costituzione vorrebbe che i partiti fossero democratici: anche con le preferenze, se il partito non ti mette in lista, sia che il sistema sia quello tedesco, francese o spagnolo, tu non sei eletto.

C'è bisogno di un meccanismo democratico nel partito per il quale i capaci, i bravi, i preparati e quelli che hanno il consenso vengano messi in lista: con il nostro sistema elettorale, quello dei simboli, dove non c'è una storia, una tradizione, ma il leader (a destra come a sinistra) non andiamo da nessuna parte. Invidio la Germania, la Francia, l'Inghilterra e gli Stati Uniti, dove ci sono partiti che hanno radici decennali o secolari, dove chi è bravo, capace e preparato viene eletto, anche ripetutamente, finché riesce a dare un contributo: se arriva uno più bravo di lui, magari viene eletto, anche a 25 anni, se ha qualcosa da dire. Sarei stanco, come i miei colleghi, di ricevere delle e-mail, sulla base di questa campagna di stampa, di ragazzi ventenni che dicono di voler andar in Parlamento perché sono bravi e capaci e che ci invitano ad andare a casa perché al nostro posto ci vengono loro. nome del singolo

Chi ha un po' d'esperienza, senza offesa per nessuno perché non bisogna generalizzare, ricorda, come me, il Parlamento del 1992-1994, quando ci sono arrivato, il suo livello e la sua professionalità. Se mi dicono che nella seconda Repubblica quel livello e quella professionalità sono aumentate mi sentirei in difficoltà ad avallare questo ragionamento. Se nella terza Repubblica che sta arrivando le premesse sono quelle che leggo sui giornali (i diciottenni in Parlamento), certo che ci screditiamo da soli, perché noi teorizziamo che in Parlamento possa venire chiunque, mentre per fare il chirurgo, il commercialista, l'avvocato, il parroco si deve studiare e avere esperienza per guadagnarsi la fiducia della gente. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Thaler Ausserhofer). Noi screditiamo il rapporto virtuoso che il Parlamento deve avere con l'opinione pubblica.

Mi rivolgo alla senatrice Poli Bortone con riferimento alle scorciatoie demagogiche - su questo sono d'accordo con lei - con cui facciamo diventare parlamentari i diciottenni e che la Camera ha votato. Si elegge così una persona che non ha arte né parte, non ha studiato e non ha un lavoro. Ci si dice che storicamente è accaduto: certo, i figli di imperatori e re diventavano imperatori e re. (Applausi del senatore Fosson). Se avessimo dato il voto ai diciottenni, i figli dei potenti o dei politici potevano diventare parlamentari a 18 anni. Altrimenti bisogna tirare a sorte: non si capisce infatti perché un diciottenne sia più bravo di un altro, quando nella vita dovrebbe preoccuparsi di crearsi una professione, un lavoro, una stabilità di vita e un equilibrio che gli permettano di fare anche il parlamentare senza avere il dramma di dover abbandonare il posto se non si viene più eletti.

Mi sembrano ragionamenti così elementari che mi meraviglio che, per effetto della demagogia esterna, non riusciamo in Parlamento a dirci la verità e non difendiamo i principi fondamentali della democrazia che sono consolidati in tutti i Paesi, e che da centinaia di anni insegnano ad un Paese accusato di fascismo, di comunismo e di estremismo cosa è la vera democrazia. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e dei senatori Fosson, Thaler Ausserhofer e Perduca).

PROCACCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PROCACCI (PD). Signor Presidente, sento di dover intervenire perché, quando fu affrontato specularmente lo stesso tema alla Camera dei deputati, chiesi al collega Fleres di poter apporre la firma a quell'emendamento, con la consapevolezza che si trattava di un emendamento a carattere più provocatorio - come diceva la collega Poli Bortone - che non concretamente orientato a modificare la Costituzione. (Brusìo).

PRESIDENTE. Senatore Fleres, il senatore Procacci sta parlando di lei.

PROCACCI (PD). L'intervento del senatore Fleres si è poi allargato alla questione di fondo che sottende alla riforma che stiamo affrontando in quest'Aula.

Ma dovremmo avere l'onestà di dirci e di dire al Paese che stiamo affrontando una riforma costituzionale che non andrà in porto. O no? (Applausi dai Gruppi PD e IdV e del senatore Peterlini). Non si tratta solo di istituire un'Assemblea Costituente. Dovremmo avere il coraggio... (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, consentiamo al senatore Procacci di svolgere il suo ragionamento.

PROCACCI (PD). Se avessimo coraggio, anche per dare senso al tempo impiegato a dibattere dell'argomento, dovremmo decidere prima lo stralcio delle parti concordate. Allora avrebbe senso quello che stiamo facendo.

Abbiamo impiegato mesi per trovare un'intesa. È poi stata avanzata in Aula una proposta che ha scombussolato tutto. Se veramente non vogliamo buttare via il lavoro fatto, dato che sappiamo che quell'accordo riguarda riforme assai importanti per il Paese, concordiamo prima di stralciare le parti che sono oggetto dell'accordo e lasciamo che le parti sulle quali il Senato è diviso siano sottoposte a referendum.

Del resto, in passato abbiamo applicato l'articolo 138 della Costituzione in un modo non corretto. L'articolo 138 riferendosi al referendum parla delle leggi. Anche in passato, abbiamo ritenuto di accomunare le diverse modifiche apportate alla Costituzione in un'unica legge, non consentendo ai cittadini di esprimersi compiutamente sulle riforme costituzionali. Faccio un esempio.

Nel 2006 ci fu un referendum sulla devolution. Quel referendum chiedeva ai cittadini di votare anche sulla diminuzione del numero dei parlamentari. Credete davvero che gli italiani in maggioranza non volessero allora quella diminuzione? Sono stati però costretti a votare su argomenti diversi, su alcuni dei quali potevano essere d'accordo, su altri no.

Il Parlamento ha imposto un meccanismo becero e confuso di votazione al referendum confermativo. Questo noi dovremo evitarlo, perché nell'articolo 138 si fa riferimento alle leggi, cioè ogni cambiamento sostanziale dovrebbe essere oggetto di una legge, e quindi dovrebbe essere data la possibilità ai cittadini di esprimersi compiutamente su ogni riforma, non fare una legge che le contiene tutte. Questa è una presa in giro e non consente ai cittadini di esprimersi compiutamente e in modo democratico sulle riforme che il Parlamento propone.

Ecco perché credo che, se c'è una parte sulla quale tutti quanti abbiamo concordato (so che il senatore Quagliariello è sensibile a questo argomento), se c'è un accordo, variamolo, e lasciamo che ciò che non ci unisce sia messo al giudizio del popolo. Questa dovrebbe essere una decisione da assumere preventivamente per dare senso, forza e anche entusiasmo al lavoro che stiamo facendo in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatrice Poli Bortone, ritira l'emendamento 3.210? Non può trasformarlo in ordine del giorno perché il Governo si è rimesso all'Aula. Pertanto, cosa intende fare, ritira l'emendamento o vuole che venga posto in votazione? Se lei propone un ordine del giorno, poiché il Governo si è rimesso all'Aula, dovrebbe chiedere che fosse votato, quindi saremmo punto e daccapo.

POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, sono già soddisfatta di aver provocato un minimo di discussione, altrimenti non discutiamo neanche sulle cose serie. Quindi, secondo me, finalmente abbiamo discusso di una questione un tantino seria.

Ne approfitto per dire al collega Procacci che non facciamo parte né di A, né di B, né di C, quindi accordi non ne abbiamo fatti con nessuno e non riteniamo di dover andare a rispettare degli accordi (probabili) che qualcuno ha fatto o che ritiene di aver fatto in nome e per conto dell'intera Assemblea. Pensiamo di essere parlamentari liberi di poter esprimere il nostro pensiero. Tanto l'abbiamo espresso che addirittura il relatore si è dovuto dimettere, perché è passato un emendamento che evidentemente non rientrava negli accordi che altri avevano fatto, al di là di coloro che non hanno partecipato agli accordi.

Ciò premesso, avevo già detto in precedenza che sapevo perfettamente che in Costituzione non possiamo inserire una norma del genere, e quindi ritiro l'emendamento, ringraziando il Governo che si è rimesso all'Assemblea.

PRESIDENTE. E lei, senatore Fleres, insiste per la votazione dell'analogo emendamento 3.211?

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Lo ritiriamo, Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 3.212, identico all'emendamento 3.213.

PORETTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PORETTI (PD). Signor Presidente, con l'emendamento 3.212 si chiede di sostituire il

trentacinquesimo anno di età con il ventunesimo quale requisito per l'elettorato passivo per il Senato.

Mi sembra che la seduta si stia un po' sfilacciando in una sorta di farsa. Si presentano emendamenti che si sa poi non si possono votare, che sono incostituzionali, che poi si ritirano; poi si svela il finale, come in un libro giallo, da parte del senatore Procacci e si sa che in realtà questa sceneggiata non porta da nessuna parte. Verrebbe da ritirare tutti gli emendamenti e chiuderla qua, però questo lo mantengo, e ne chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Poretti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.212, presentato dalla senatrice Poretti e da altri senatori, identico all'emendamento 3.213, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252

VALLI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALLI (LNP). Signor Presidente, a causa del malfunzionamento del dispositivo elettronico, non sono riuscito a votare.

GALLO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GALLO (PdL). Signor Presidente, anch'io non sono riuscito a votare.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Passiamo ora alla votazione dell'emendamento 3.550 (testo 2).

PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, faccio presente che in precedenza non ho potuto votare perché non mi sono nemmeno accorto che lei stava aprendo la votazione; quindi, chiedo che risulti il mio orientamento di voto.

Relativamente all'emendamento 3.550 (testo 2), volevo far osservare al senatore Calderoli che la sua rispettabilissima impostazione sulla necessità del radicamento territoriale con detto emendamento viene solo sfiorata. Infatti, se la presenza si riduce alla residenza nel momento in cui vengono indette le elezioni sono possibili infinite soluzioni furbesche. Si tratterebbe infatti non di radicamento, ma di presenza strumentale sul luogo del voto nel momento in cui scatta il meccanismo delle elezioni.

Certamente il senatore Calderoli è troppo intelligente per non essersi reso conto di questo. Mi chiedo pertanto perché abbia scelto quella formulazione, dal momento che, se voleva affermare il principio del radicamento, era più utile adottare una misura esagerata come quella indicata dal senatore Malan, che proponeva una residenza di almeno 10 anni per poter votare. Il senatore Malan ha poi ritirato il suo emendamento, per cui la questione finisce nel nulla. Tuttavia, il problema resta.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, pur intervenendo sull'emendamento 3.550 (testo 2) del senatore Calderoli, desidero esprimere il mio rammarico per il ritiro dell'emendamento 3.214 del senatore Malan, perché mi aspettavo un dibattito sul tema.

Entrambi gli emendamenti comunque tendono a introdurre un principio identico, vale a dire la necessità di legare fortemente l'eletto al proprio territorio, alla Regione. In quest'Aula ci siamo battuti per un Senato più federale, per trasformare il Senato in una Camera di effettiva rappresentanza delle Regioni, senza differenziarlo dall'altro ramo del Parlamento unicamente per la diversa età, discutendo alla fine anche sull'età stessa. Siamo infatti convinti che il territorio abbia bisogno di una rappresentanza a base nazionale e che tale rappresentanza dia maggiore credibilità ed espressione democratica agli stessi cittadini, che soffrono la distanza dalle istituzioni.

Pertanto, sosteniamo l'emendamento Calderoli perché rappresenta comunque un piccolo segnale, anche se era certamente più forte il segnale contenuto nell'emendamento del senatore Malan, secondo cui i candidati debbano essere espressione del territorio stesso.

C'è tuttavia un altro motivo che mi spinge ad intervenire, un motivo ricordato poc'anzi dal senatore Giovanardi quando criticava i collegi uninominali sottolineando l'uso strumentale della formula del collegio che, a scacchiera, a Milano e a Roma, faceva in modo che le centrali dei partiti si suddividessero i collegi elettorali, divedendoli tra più sicuri, meno sicuri e a rischio - e in questo la critica era perfettamente calzante - per posizionare di conseguenza i propri candidati.

Una formulazione come quella contenuta nell'emendamento proposto e ritirato dal senatore Malan, che chiedeva almeno la residenza al momento delle elezioni, avrebbe potuto limitare questo cattivo utilizzo del collegio. Infatti, è un uso che ha messo nelle mani dei partiti uno strumento che appartiene al popolo. Non è una critica ai collegi uninominali, perché in proposito sono di parere un po' diverso rispetto al senatore Giovanardi (il collegio uninominale infatti presenta anche dei vantaggi, come il collegamento diretto con la popolazione là dove il candidato conosca la popolazione stessa), ma è una critica al sistema dei partiti, giustamente accusato dal senatore Giovanardi, che hanno fatto un abuso di questo strumento, posizionando i loro candidati anche se erano di Bolzano, per esempio, in Campania, come è successo per candidati sicuramente non del nostro partito ma di altri partiti.

Avremmo visto con grande simpatia l'emendamento del senatore Malan e mi spiace che, per ragioni sicuramente interne al PdL, l'abbia ritirato, perché aveva un forte spirito di un collegamento. Esso prevedeva che un candidato per il Senato dovesse risiedere sul territorio o esservi nato o almeno avere ricoperto una carica pubblica.

Sottolineiamo questo, aderendo all'emendamento presentato dal senatore Calderoli.

BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, capisco la logica dell'emendamento, lo comprendo bene: sta dentro l'impianto della battaglia che la Lega fa sul Senato federale e sulla costruzione dello Stato federale.

Tuttavia, sono molto perplesso, anzi contrario a questo tipo di impostazione che prende le Regioni come entità politiche, quelle Regioni che hanno confini geografici e quindi politici che fanno sì che tra le Regioni vi sia uno squilibrio incolmabile, e non posso che esprimere la mia contrarietà. Fin quando il criterio sarà quello della popolazione, non si tratta di essere contro l'impianto federale: è che con queste Regioni l'impianto federale oggettivamente sarebbe come condannare il Paese a separarsi e a dividersi.

DIVINA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signor Presidente, come capita spesso in quest'Aula si pensa di votare una cosa e si parla di tutt'altra. Se è concesso, vorrei utilizzare un minuto per inquadrare la questione.

Poiché la Costituzione non è una legge omnibus ma un quadro che dovrebbe risultare armonico, dovremmo pensare a che punto siamo. Abbiamo già votato - qualcuno ha gradito, altri no - il Senato federale della Repubblica. Questo sta a significare che abbiamo deciso che il Senato, oltre che fare cose diverse, come vedremo, dalla Camera, sarà espressione dei territori. Premesso questo, dovremmo procedere con consequenzialità.

Vi è poi un secondo aspetto. I cittadini - e tutti qua parliamo a nome di una loro componente - hanno chiesto di contare un po' di più. Oggi, nell'elezione dei propri parlamentari sembra che i cittadini non contino assolutamente nulla e tutti quanti noi insistiamo nel dire che dovremmo offrire loro un modo per incidere maggiormente, cioè offrire loro almeno la possibilità di esprimere una preferenza. Verremo anche a questo discutendo sulla legge elettorale, però sembra che questo sia l'orientamento comune.

La cosa peggiore che capita a un cittadino è non poter esprimersi e non poter dare una preferenza, e magari vedersi propinato un candidato che nemmeno conosce e che non ha alcun legame con il territorio, perché è il famoso paracadutato messo in quel collegio perché lì si presume possa essere sicuramente eletto.

I due schiaffi peggiori che puoi dare ad un cittadino è: non fargli scegliere il candidato e obbligarlo a votare un candidato che non conosce perché non appartiene alla Regione, per cui è anche disomogeneo rispetto ad un Senato federale che abbiamo già votato.

Se vogliamo dare consequenzialità, dico che l'emendamento a firma Calderoli e Divina deve essere accolto per razionalità di percorso. (Applausi dal Gruppo LNP).

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, anch'io sono rimasto colpito dal fatto che il senatore Procacci abbia poc'anzi anticipato la fine dei nostri lavori. Siamo qua, ormai un mese e mezzo, a discutere della modifica della Costituzione già sapendo che non andrà da nessuna parte. Allora, bisognerebbe fare una sorta di mozione d'ordine. A parte il fatto che bisognerebbe sapere chi ha detto al senatore Procacci come va a finire questa faccenda: sarebbe importante acquisirlo agli atti perché in effetti, ad oggi, 315 - quanti siamo - senatori possono decidere, assumendosi le proprie responsabilità di andare anche contro il fato (non voglio chiamare in causa altri tipi di Olimpo perché sono sufficientemente ben rappresentati e altrettanto forti all'interno di queste Aule). Mi sfugge però la razionalità di questo emendamento.

Se dovessi partire dalla conclusione dell'intervento del senatore Divina, mi muovo nella direzione auspicata del Senato federale se posso votare il mio vicino di casa perché lo è stato per un tot numero di anni, ma che non conosco, né potrò scegliere all'interno di una lista fissa, se rimane questo sistema elettorale; se invece un domani dovesse cambiare il sistema elettorale, indipendentemente dalle qualità umane, scientifiche, etiche, morali, religiose e politiche dell'individuo, esclusivamente per il fatto che è mio vicino di casa va meglio di quello che mi viene suggerito provenire dall'altra parte del Paese.

Non starò a fare la lunga lista di esempi, compresi quelli del partito del senatore Divina, di persone paracadutate in collegi sicuri, perché non sarebbe utile. Faccio un altro tipo di esempio: Hillary Clinton, tanto per parlare di un Senato realmente federale e di una persona talmente nota da non essere mai stata residente, se non una settimana prima delle elezioni, nello Stato di New York, che poi è andata a rappresentare al Senato federale degli Stati Uniti d'America. E lo ha fatto talmente bene da essere poi ritenuta all'altezza di ricoprire la carica di Segretario di Stato, rappresentando nel mondo la più grossa potenza mondiale, non essendo stata residente di Chappaqua - così si chiama il paese dove ha comprato casa insieme a Bill Clinton - per neanche una settimana. E siccome, "ciapa qua, ciapa là", stiamo andando avanti un po', come ha detto poco fa la senatrice Poli Bortone, con una serie di dichiarazioni che sarebbero state meglio in un consesso politico di tipo diverso, e non legislativo, io questo non lo "ciapo qua», e voterò contro, invitando a fare altrettanto tutti coloro i quali credono sicuramente nel Senato federale, ma non in quello che è stato votato poco fa, e ancor di più credono nella possibilità di far tornare ai cittadini italiani il diritto garantito dalla Costituzione di scegliere direttamente i loro rappresentanti alla Camera e al Senato. Questo, facendo economia di alcuni ragionamenti un po' strani, come quelli del senatore Giovanardi, che insiste dicendo che se si ripete la stessa cosa tante volta poi quella diventa verità. Ecco, la sua è una nota autobiografica, la capisco perfettamente, ma qui noi stiamo cercando di affrontare la Carta fondamentale della nostra Repubblica italiana.

Dichiaro il voto contrario e chiedo, anche se siamo alla fine della seduta, la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, per chiudere in bellezza la serata. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Perduca, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.550 (testo 2), presentato dai senatori Calderoli e Divina.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Apprezzate le circostanze, rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

La seduta è tolta (ore 20,27).

 

 

 


 

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE

Modifiche alla Parte seconda della Costituzione concernenti le Camere del Parlamento e la forma di governo (24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252)

Risultante dall'unificazione dei disegni di legge costituzionale:

Modifiche agli articoli 55 e 57 e abrogazione dell'articolo 58 della Costituzione in materia di composizione del Senato della Repubblica e di elettorato attivo e passivo (24)

Revisione della Costituzione (216)

Modifiche agli articoli 92 e 94 della Costituzione in materia di forma di governo (873)

Modificazione di articoli della parte seconda della Costituzione, concernenti forma del Governo, composizione e funzioni del Parlamento nonché limiti di età per l'elettorato attivo e passivo per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (894)

Modifiche alla Costituzione relative al bicameralismo e alla forma di governo (1086)

Modifiche alla Parte II della Costituzione e all'articolo 3 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2, in materia di composizione e funzioni della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica, formazione e poteri del Governo, età e attribuzioni del Presidente della Repubblica, nomina dei giudici costituzionali (1114)

Revisione dell'ordinamento della Repubblica sulla base del principio della divisione dei poteri (1218)

Modifiche all'articolo 49, nonché ai titoli I, II, III e IV della Parte seconda della Costituzione, in materia di partiti politici, di Parlamento, di formazione delle leggi, di Presidente della Repubblica, di Governo, di pubblica amministrazione, di organi ausiliari, di garanzie costituzionali e di Corte costituzionale (1548)

Modifica di articoli della parte seconda della Costituzione, concernenti la forma del Governo, la composizione e le funzioni del Parlamento nonchè i limiti di età per l'elettorato attivo e passivo per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (1589)

Modifiche alla Parte II della Costituzione, concernenti il Parlamento, l'elezione del Presidente della Repubblica e il Governo (1590)

Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di elezioni alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica (1761)

Modifica dell'articolo 58 della Costituzione, in materia di abbassamento dell'età anagrafica per l'elettorato attivo e passivo del Senato della Repubblica (2319)

Modifiche alla Costituzione in materia di istituzione del Senato delle autonomie, riduzione del numero dei parlamentari, soppressione delle province, delle città metropolitane e dei comuni sotto i 5000 abitanti, nonché perfezionamento della riforma sul federalismo fiscale (2784)

Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di riduzione dei parlamentari, di eliminazione della disposizione che prevede l'elezione dei senatori nella circoscrizione Estero e di riduzione del limite di età per l'elettorato passivo per la Camera dei deputati (2875)

Disposizioni concernenti la riduzione del numero dei parlamentari, l'istituzione del Senato federale della Repubblica e la forma di Governo (2941)

Modifiche al titolo V della Parte II della Costituzione in materia di istituzione del Senato federale della Repubblica, composizione della Camera dei deputati, del Senato federale della Repubblica, del Governo e dei Consigli regionali, nonché in materia di accorpamento delle regioni, di popolazione dei comuni e di soppressione delle province (3183)

Disposizioni concernenti la riduzione del numero dei parlamentari, l'istituzione del Senato federale della Repubblica e la forma di Governo (3204)

Modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di presenza delle donne nel Parlamento (3210)

Modifiche alla Costituzione relative al bicameralismo, alla forma di governo e alla ripartizione delle competenze legislative tra Stato e regioni (3252)

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 2

2.0.200

PARDI, LI GOTTI, BELISARIO, BUGNANO, GIAMBRONE, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PEDICA

V. em. 4.0.300

Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 2-bis.

(Inserimento dell'articolo 57-bis della Costituzione)

1. Dopo l'articolo 57 è inserito il seguente:

"Art. 57-bis. - La legge dispone che non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di deputato o senatore i soggetti nei confronti dei quali, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, sia stato emesso decreto che dispone il giudizio, ovvero sia stata emessa misura cautelare personale non revocata nè annullata, ovvero che si trovino in stato di latitanza o di esecuzione di pene detentive, ovvero che siano stati condannati con sentenza anche non definitiva, allorquando le predette condizioni siano relative a delitti contro la pubblica amministrazione o l'amministrazione della giustizia, di criminalità organizzata o di terrorismo"».

2.0.201

PETERLINI, PINZGER

Precluso dall'approvazione dell'em. 2.550 (testo 2) (*)

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

In relazione alle sole funzioni previste dall'articolo 57 della Costituzione, non si applicano le eventuali norme sull'incompatibilità previste per l'appartenenza ai Consigli regionali, ai Consigli provinciali, nonchè all'Assemblea regionale».

________________

(*) Cfr. seduta n. 753.

2.0.202

PETERLINI, PINZGER

Precluso dall'approvazione dell'em. 2.550 (testo 2) (*)

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

(Modifiche allo Statuto speciale per il Trentino Alto Adige)

1. Dopo l'articolo 48 del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, è aggiunto il seguente articolo:

"Art.48-bis. - Contestualmente all'elezione per il rinnovo dei Consigli provinciali, si provvede, ai sensi dell'articolo 57 della Costituzione e secondo le norme stabilite con legge regionale, all'elezione dei senatori che fanno parte dei Consigli provinciali e del Consiglio regionale, i quali partecipano alla loro attività con diritto di intervento, obbligo di relazione e senza diritto di voto, con le modalità previste dai regolamenti provinciali e dal regolamento regionale"».

________________

(*) Cfr. seduta n. 753.

2.0.203

PETERLINI, PINZGER

Precluso dall'approvazione dell'em. 2.550 (testo 2) (*)

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

(Modifiche allo Statuto della Regione siciliana)

1. Dopo l'articolo 3 dello statuto della Regione siciliana, approvato con regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, è aggiunto il seguente articolo:

"Art. 3-bis. - Contestualmente all'elezione per il rinnovo dell'Assemblea regionale, si provvede, ai sensi dell'articolo 57 della Costituzione e secondo le norme stabilite con legge regionale, all'elezione dei senatori che fanno parte dell'Assemblea regionale, i quali partecipano alla loro attività con diritto di intervento, obbligo di relazione e senza diritto di voto, con le modalità previste dal regolamento regionale"».

________________

(*) Cfr. seduta n. 753.

2.0.204

PETERLINI, PINZGER

Precluso dall'approvazione dell'em. 2.550 (testo 2) (*)

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

(Modifiche allo statuto speciale per la Sardegna)

1. Dopo l'articolo 18 dello statuto speciale per la Sardegna, approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, è aggiunto il seguente articolo:

"Art. 18-bis. - Contestualmente all'elezione per il rinnovo del Consiglio regionale, si provvede, ai sensi dell'articolo 57 della Costituzione e secondo le norme stabilite con legge regionale, all'elezione dei senatori che fanno parte del Consiglio regionale, i quali partecipano alla loro attività con diritto di intervento, obbligo di relazione e senza diritto di voto, con le modalità previste dal regolamento regionale"».

________________

(*) Cfr. seduta n. 753.

2.0.205

PETERLINI, PINZGER

Precluso dall'approvazione dell'em. 2.550 (testo 2) (*)

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

(Modifiche allo statuto speciale per la Valle d'Aosta)

1. Dopo l'articolo 18 lo statuto speciale per la Valle d'Aosta, approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, è aggiunto il seguente articolo:

"Art. 18-bis. Contestualmente all'elezione per il rinnovo del Consiglio regionale si provvede, ai sensi dell'articolo 57 della Costituzione e seconda le norme stabilite con legge regionale, all'elezione dei senatori che fanno parte del Consiglio regionale, i quali partecipano alla loro attività con diritto di intervento, obbligo di relazione e senza diritto di voto, con le modalità previste dal regolamento regionale"».

________________

(*) Cfr. seduta n. 753.

2.0.206

PETERLINI, PINZGER

Precluso dall'approvazione dell'em. 2.550 (testo 2) (*)

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

(Modifiche allo statuto speciale della regionale Friulii-Venezia-Giulia)

1. Dopo l'articolo 14 dello statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, approvato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, è aggiunto il seguente articolo:

"Art. 14-bis. Contestualmente all'elezione per il rinnovo del Consiglio regionale, si provvede, ai sensi dell'articolo 57 della Costituzione e secondo le norme stabilite con legge regionale, all'elezione dei senatori che fanno parte del Consiglio regionale, i quali partecipano alla loro attività con diritto di intervento, obbligo di relazione e senza diritto di voto, con le modalità previste dal regolamento regionale".

"Art. 2-octies. le Regioni ordinarie, ai sensi dell'articolo 57 della Costituzione, provvedono a disciplinare l'elezione dei senatori con propria legge, secondo le procedure previste dall'articolo 123 della Costituzione e nel rispetto dei princìpi previsti dalla legge dello Stato"».

________________

(*) Cfr. seduta n. 753.

2.0.207

PETERLINI, PINZGER

Precluso dall'approvazione dell'em. 2.550 (testo 2) (*)

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

1. Le Regioni ordinarie, ai sensi dell'articolo 57 della Costituzione, provvedono a disciplinare l'elezione dei senatori con propria legge, secondo le procedure previste dall'articolo 123 della Costituzione e nel rispetto dei principi previsti dalla legge dello Stato"».

________________

(*) Cfr. seduta n. 753.

ARTICOLO 3 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 3.

(Modifiche all'articolo 58 della Costituzione)

1. All'articolo 58 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, le parole: «dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età» sono soppresse;

b) il secondo comma è sostituito dal seguente:

«Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il trentacinquesimo anno».

EMENDAMENTI

3.200

PERDUCA, BONINO, PORETTI

Respinto

Sopprimere l'articolo.

3.201

PETERLINI, PINZGER