Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento lavoro
Titolo: Rendiconto 2005 - Assestamento 2006 - Commissione Lavoro - A.C. 1253 e 1254
Riferimenti:
AC n. 1253/XV   AC n. 1254/XV
Serie: Progetti di legge    Numero: 25    Progressivo: 11
Data: 19/07/2006
Descrittori:
BILANCIO DI ASSESTAMENTO   RENDICONTO GENERALE DELLO STATO
Organi della Camera: XI-Lavoro pubblico e privato


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

 

 

 

 

SERVIZIO STUDI

Progetti di legge

 

 

 

 

Rendiconto 2005

Assestamento 2006

A.C. n. 1253 e A.C. n. 1254

 

Commissione Lavoro

 

 

 

 

 

n. 25/11

 

 

19 luglio 2006

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dipartimento Lavoro

 

SIWEB

 

 

I dossier del Servizio studi sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

 

File: LA0025


INDICE

 

PARTE I – Rendiconto 2005 (A.C. 1253)

1. Funzioni e disciplina del Rendiconto generale dello Stato  3

2.       Il disegno di legge recante il Rendiconto generale dello Stato per l'esercizio finanziario 2005 (A.C. 1253)7

3.       I risultati di finanza pubblica nel 2005  9

4.       I saldi del conto del bilancio  11

5.       La gestione di competenza  14

PARTE II - Assestamento 2006 (A.C. 1254)

1.       L’assestamento del bilancio dello Stato  29

2.       I saldi del bilancio dello Stato risultanti dalle previsioni assestate  34

Tavole riepilogative  37

GLOSSARIO DEI PRINCIPALI TERMINI MACROECONOMICI E DI FINANZA PUBBLICA  47

Parte III - Rendiconto 2005 Ministero del lavoro e delle politiche sociali (Tabella n. 4)

Nota introduttiva  73

La relazione della Corte dei conti sul rendiconto  generale dello Stato

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali79

§      Considerazioni generali79

§      Analisi finanziaria per centri di responsabilità  81

§      Risultati dell’attività gestionale nei principali settori d’intervento  83

§      Organizzazione, personale e strumenti del Ministero del lavoro  86

Parte IV – Assestamento 2006 del bilancio del Ministero del  lavoro e delle politiche sociali (Tabella n. 4)

Lo stato di previsione 2006  91

Il d.d.l assestamento 2006  91

Variazioni proposte con il provvedimento di assestamento  92

CORTE DEI CONTI

Relazione per l’esercizio 2005 (stralcio)100

CORTE DEI CONTI

Rapporto sulla finanza previdenziale 2006  103

 


PARTE I – Rendiconto 2005
(A.C. 1253)


1. Funzioni e disciplina del Rendiconto generale dello Stato

Il rendiconto generale dello Stato è lo strumento attraverso il quale il Governo, alla chiusura del ciclo di gestione della finanza pubblica (anno finanziario) adempie all'obbligo costituzionale di rendere conto al Parlamento dei risultati della gestione finanziaria.

La disciplina del rendiconto generale dello Stato è dettata dagli articoli da 21 a 24 della legge n. 468/1978; in particolare, l’articolo 22 stabilisce che il rendiconto generale dello Stato è costituito da due parti:

1)   il conto del bilancio, che espone l’entità effettiva delle entrate e delle uscite del bilancio dello Stato rispetto alle previsioni approvate dal Parlamento;

2)      il conto del patrimonio, che espone le variazioni intervenute nella consistenza delle attività e passività che costituiscono il patrimonio dello Stato.

L’esposizione dettagliata delle risultanze della gestione è fornita, su appositi stampati, dal conto del bilancio, che risulta costituito dal conto consuntivo dell’entrata e, per la parte di spesa, dal conto consuntivo relativo a ciascun Ministero.

A seguito della riforma del bilancio, di cui alla legge n. 94/1997 e al D.Lgs. 279/1997, anche i conti consuntivi sono redatti per unità previsionali di base, che costituiscono oggetto di decisione parlamentare.

Le unità previsionali di base sono ripartite per centri di responsabilità amministrativa ed evidenziano l’insieme delle risorse finanziarie affidate alla gestione di un unico centro di responsabilità. L’individuazione dei centri di responsabilità amministrativa viene effettuata in modo che la struttura del bilancio dello Stato corrisponda all’organizzazione dell’amministrazione statale.

In particolare , le UPB di spesa sono contrassegnate da 4 numeri; il primo numero indica il centro di responsabilità amministrativa, il secondo il titolo della spesa (1=spesa corrente; 2=spesa in conto capitale).

 

Per ciascuna unità previsionale di base vengono esposti i risultati relativi alla gestione dei residui, alla gestione di competenza e alla gestione di cassa.

La gestione di competenza evidenzia l’entità complessiva degli accertamenti di entrata e degli impegni di spesa effettuati nel corso dell’esercizio finanziario.

La gestione di cassa evidenzia, per la parte di entrata, le somme riscosse e versate nella tesoreria dello Stato e, per la parte di spesa, i pagamenti compiuti dalle amministrazioni statali.

Nella gestione dei residui vengono registrate le operazioni di incasso e di pagamento effettuate in relazione ai residui (rispettivamente, attivi e passivi) risultanti dagli esercizi precedenti.

 

Un apposito allegato tecnico, predisposto per ogni conto consuntivo, espone i risultati disaggregati per i singoli capitoli che sono compresi in ciascuna unità previsionale di base. A seguito della riforma del bilancio, infatti, la ripartizione delle unità previsionali in capitoli viene demandata ad atto amministrativo; i capitoli, peraltro, rimangono la voce contabile fondamentale ai fini della gestione e rendicontazione.

 

In un’apposita appendice del conto del bilancio i dati di consuntivo della spesa sono classificati, con riferimento a ciascun Ministero, per funzioni-obiettivo, attraverso le quali si evidenziano le finalità della spesa medesima.

 

La classificazione per funzioni obiettivo è articolata su quattro livelli, di cui i primi tre sono definiti in base alla classificazione COFOG (SEC95) adottata in sede comunitaria, mentre il quarto livello, relativo alle “missioni istituzionali”, indica gli obiettivi perseguiti da ciascuna amministrazione.

La ripartizione per “funzioni-obiettivo” di 1° livello delle spese complessive (spese finali + rimborso prestiti) è articolata in 10 voci:

Funzioni-obiettivo – 1° livello

1.

Servizi generali delle pubbliche amministrazioni

2.

Difesa

3.

Ordine pubblico e sicurezza

4.

Affari economici

5.

Protezione dell’ambiente

6.

Abitazioni e assetto territoriale

7.

Sanità

8.

Attività ricreative, culturali e di culto

9.

Istruzione

10.

Protezione sociale

 

A fini conoscitivi, le previsioni del bilancio sono classificate, oltre che in relazione all’analisi funzionale (ripartizione delle spese per funzioni-obiettivo), anche in relazione all’analisi economica (ripartizione delle entrate e delle spese per categorie).

A tale riguardo, a partire dalla legge di bilancio per il 2000, è stata introdotta, in sostituzione delle tradizionali categorie, una classificazione economica degli stanziamenti di spesa elaborata secondo i criteri di contabilità nazionale previsti dal SEC95.

La nuova classificazione economica delle spese finali del bilancio dello Stato, è articolata in 19 voci di 1° livello, di cui 12 di parte corrente e 7 di conto capitale, così definite:


 


Spese finali: Classificazione per Categorie economiche – Sec95

Titolo I – Spese correnti

Categoria 1

Redditi da lavoro dipendente

Categoria 2

Consumi intermedi

Categoria 3

Imposte pagate sulla produzione

Categoria 4

Trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche

Categoria 5

Trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni sociali private

Categoria 6

Trasferimenti correnti a imprese

Categoria 7

Trasferimenti correnti a estero

Categoria 8

Risorse proprie CEE

Categoria 9

Interessi passivi e redditi da capitale

Categoria 10

Poste correttive e compensative

Categoria 11

Ammortamenti

Categoria 12

Altre uscite correnti

Titolo I – Spese in conto capitale

Categoria 21

Investimenti fissi lordi e acquisti di terreni

Categoria 22

Contributi agli investimenti ad amministrazioni pubbliche

Categoria 23

Contributi agli investimenti ad imprese

Categoria 24

Contributi agli investimenti a famiglie e istituzioni sociali private

Categoria 25

Contributi agli investimenti a estero

Categoria 26

Altri trasferimenti in conto capitale

Categoria 31

Acquisizioni di attività finanziarie

Per quanto riguarda invece le entrate, il rendiconto 2005 conserva ancora la tradizionale classificazione per categorie:

Entrate finali: Classificazione per Categorie economiche

Titolo I – Entrate Tributarie

Categoria I

Imposte sul patrimonio e sul reddito

Categoria II

Tasse e imposte sugli affari

Categoria III

Imposte sulla produzione, consumi e dogane

Categoria IV

Monopoli

Categoria V

Lotto, lotterie ed altre attività di giuoco

Titolo II - Entrate Extratributarie

Categoria VI

Proventi speciali

Categoria VII

Proventi dei servizi pubblici minori

Categoria VIII

Proventi dei beni dello Stato

Categoria IX

Prodotti netti di aziende autonome e utili di gestione

Categoria X

Interessi su anticipazioni e crediti vari del tesoro

Categoria XI

Recuperi, rimborsi e contributi

Categoria XII

Partite che si compensano nella spesa

Titolo III – Alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti

Categoria XIII

Vendita di beni ed affrancazione di canoni

Categoria XVI

Ammortamento di beni patrimoniali

Categoria XV

Rimborso di anticipazione e di crediti vari del tesoro


Il decreto legislativo n. 279/97 prevede altresì (art. 13), ai fini della valutazione delle politiche pubbliche di settore, la costruzione del rendiconto sulla base della classificazione incrociata per funzioni-obiettivo e per unità previsionali di base, in modo da consentire la valutazione economica e finanziaria delle risultanze di entrata e di spesa in relazione agli obiettivi stabiliti, agli indicatori di efficacia e di efficienza ed agli scopi delle principali leggi di spesa.

Tale previsione normativa non trova peraltro riscontro nell’attuale struttura del rendiconto.

 

Si segnala infine che la rilevanza dei saldi del bilancio dello Stato come indicatori di finanza pubblica è andata progressivamente attenuandosi.

Ciò è dovuto in primo luogo all’importanza che assume, per il rispetto dei vincoli europei, il saldo dell’indebitamento netto riferito al conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche.

 

A differenza dei saldi del bilancio dello Stato, l’indebitamento netto si riferisce alle operazioni di entrata e di spesa effettuate dal complesso delle amministrazioni pubbliche (amministrazioni centrali, amministrazioni locali, enti previdenziali ed assistenziali) e non soltanto dall’amministrazione statale.

Il conto economico delle amministrazioni pubbliche viene inoltre elaborato secondo le regole di contabilità nazionale, sulla base del criterio di competenza economica.

Le previsioni e i risultati del bilancio dello Stato, invece, sono invece determinati con riferimento ai criteri di competenza giuridica e di cassa.

 

Nell’ambito del conto consolidato delle pubbliche amministrazioni, va comunque riducendosi il peso del bilancio dell’amministrazione statale in conseguenza del massiccio trasferimento di funzioni e competenze alle autonomie territoriali, in atto dalla seconda metà degli anni Novanta e poi tradottosi a livello costituzionale nella riforma del titolo V.

Lo spazio del bilancio dello Stato è destinato a diminuire ulteriormente nel momento in cui sarà data effettiva attuazione all’articolo 119 della Costituzione, che ha riconosciuto agli enti territoriali autonomia di entrata e di spesa.

 


2.     Il disegno di legge recante il Rendiconto generale dello Stato per l'esercizio finanziario 2005 (A.C. 1253)

 

L’articolo 1 del disegno di legge dispone l’approvazione del rendiconto generale delle amministrazioni dello Stato e dei rendiconti delle amministrazioni e delle aziende autonome secondo le risultanze indicate negli articoli successivi.

 

Gli articoli da 2 a 5 espongono i risultati complessivi relativi alle amministrazioni dello Stato per l’esercizio finanziario 2005.

L’articolo 2 espone i risultati delle entrate:

-          totale degli accertamenti di entrata: 627.413 milioni di euro;

-          totale dei residui attivi alla fine dell’esercizio 2005: 151.248 milioni di euro;

-          totale delle somme versate: 599.124 milioni di euro.

L’articolo 3 espone i risultati delle spese:

-          totale degli impegni di spesa: 653.556 milioni di euro:

-          totale dei residui passivi alla fine dell’esercizio 2005: 119.138 milioni di euro;

-          totale dei pagamenti: 626.598 milioni di euro.

L’articolo 4 espone il risultato della gestione di competenza, pari a un disavanzo di 8.143 milioni di euro, derivante dalla differenza tra il totale di tutte le entrate accertate e il totale di tutte le spese impegnate.

L’articolo 5 espone la situazione finanziaria del conto del Tesoro, che evidenzia, al 31 dicembre 2005, un disavanzo di 292.603 milioni di euro, derivante dal disavanzo della gestione di competenza relativo all’esercizio 2005, sommato al disavanzo del conto del Tesoro al 31 dicembre 2004. Quest’ultimo dato viene calcolato in base alla rideterminazione, nel corso della gestione 2005, dei residui attivi e dei residui passivi lasciati dall’esercizio 2004.

 

L’articolo 6 reca l’approvazione dell’allegato previsto dall’articolo 9 della legge n. 468/1978, contenente l’elenco dei decreti del Presidente della Repubblica, adottati su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, con i quali sono stati effettuati, nel corso dell’esercizio 2005, i prelevamenti dal “Fondo di riserva per le spese impreviste”.

L’allegato indica altresì, per ciascun decreto di prelevamento, le spese per le quali sono state utilizzate le somme prelevate, specificando l’amministrazione e l’unità previsionale di base destinataria del prelievo.

Nel complesso il totale dei prelevamenti effettuati dal Fondo risulta pari a circa 275 milioni di euro in termini di competenza e a 240 milioni in termini di cassa.

 

Con l'articolo 7 viene proposta la sanatoria per le eccedenze di impegni e di pagamenti risultate in sede di consuntivo, rispettivamente sul conto della competenza, sul conto dei residui e sul conto della cassa.

Le eccedenze sono indicate per unità previsionale di base di riferimento e corrispondono a quelle rilevate dalla Corte dei conti nella decisione sul rendiconto generale dello Stato.

Le eccedenze sono state complessivamente pari a 740 milioni di euro in conto competenza, a 2,5 milioni di euro in conto residui e a 799 milioni di euro in conto cassa.

 

Si indicano di seguito le eccedenze di maggiore consistenza in conto competenza, in conto residui e in conto cassa:

-          Ministero dell’economia e delle finanze, UPB 3.1.6.1, “Pensioni privilegiate”, eccedenza pari a 100,6 milioni di euro (competenza e cassa);

-          Ministero della giustizia, UPB 2.1.2.1, “Spese di giustizia”, eccedenza pari a 141,2 milioni di euro (cassa);

-          Ministero dell’istruzione, UPB 4.1.1.2, “Accademie ed Istituti superiori musicali”, eccedenza pari a 56 milioni di euro (competenza); UPB 18.1.1.2, “Strutture scolastiche”, eccedenza pari a 46,6 milioni di euro (competenza e cassa); UPB 11.1.1.2, “Strutture scolastiche”, eccedenza pari a 58 milioni di euro (competenza e cassa); UPB 15.1.1.2, “Strutture scolastiche”, eccedenza pari a 98,3 milioni di euro (competenza) e a 95,6 milioni (cassa); UPB 19.1.1.2, “Strutture scolastiche”, eccedenza pari a 73 milioni di euro (competenza e cassa); UPB 22.1.1.2, “Strutture scolastiche”, eccedenza pari 52 milioni di euro (competenza) e 55 milioni di euro (cassa); UPB 24.1.1.2, “Strutture scolastiche”, eccedenza pari a 81 milioni di euro (competenza e cassa);

-          Ministero della salute, UPB 4.1.1.0, “Funzionamento”, eccedenza pari a 14,3 milioni di euro (competenza e cassa);

-          Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, UPB 1.4.2, “Lotterie nazionali”, eccedenza pari a 236,2 milioni di euro (competenza).

 

L’articolo 8 espone la situazione, al 31 dicembre 2005, del patrimonio dello Stato (conto generale del patrimonio), da cui risultano attività per un totale di 599.547 milioni di euro e passività per un totale di 1.953.594 milioni di euro.

 

Gli articoli da 9 a 18 espongono i dati relativi ai conti consuntivi delle aziende e amministrazioni autonome (Istituto agronomico per l’Oltremare, Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, Archivi notarili, Fondo edifici di culto), indicando per ciascuna il totale delle entrate e il totale delle spese.


3.       I risultati di finanza pubblica nel 2005

Nel corso del 2005 l’economia mondiale ha continuato a registrare un tasso di crescita notevole, nonostante un rallentamento nella seconda parte dell’anno, sostenuta, in particolare, dalla forte crescita degli Stati uniti e dei paesi emergenti, in particolare, di quelli asiatici.

L’economia dell’area dell’euro ha invece manifestato un rallentamento, registrando un tasso di crescita del PIL all’1,3%, più basso rispetto a quello raggiunto l’anno precedente (2%).

Per quanto concerne l’Italia, nel 2005 la crescita del PIL in termini reali è risultata nulla, rispetto all’1,1% registrato nel 2004.

 

La stagnazione dell’economia italiana nel 2005 ha avuto incidenza sui saldi di finanza pubblica.

In particolare, l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è stato pari al 4,1% del PIL, con un peggioramento di 0,7 punti percentuali rispetto al risultato raggiunto nel 2004.

In valore assoluto, l'indebitamento netto si è attestato a 58.174 milioni di euro, in confronto con i 47.652 milioni di euro raggiunti nel 2004.

 

Il valore dell’indebitamento netto è il risultato di un avanzo primario pari allo 0,4% del PIL e di una spesa per interessi pari al 4,6% del PIL. In confronto con il 2004, la riduzione dell’avanzo primario, pari a 0,9 punti percentuali rispetto al PIL, è stata parzialmente compensata dalla diminuzione degli oneri per interessi (-0,1 punti percentuali rispetto al PIL).

Il saldo corrente ha continuato a presentare, nel 2005, un valore negativo, attestandosi a -0,5% del PIL, con un ulteriore peggioramento di 0,1 punti percentuali di PIL rispetto al risultato raggiunto nel 2004 (-0,4%).

 

In particolare, nel 2005 si è registrato un incremento delle entrate correnti in rapporto al PIL dello 0,3% (44,0% del PIL nel 2005 rispetto al 43,7% nel 2004).

Le spese correnti in rapporto al PIL sono aumentate di 0,4 punti percentuali, su cui hanno inciso, insieme alla riduzione della spesa per interessi (-0,1 punti percentuali), l’aumento delle voci relative ai redditi da lavoro dipendente (+0,2 punti percentuali), ai consumi intermedi (+0,1 punti percentuali) e alle prestazioni sociali (+0,2 punti percentuali).

Relativamente alle voci di conto capitale, le entrate in conto capitale hanno registrato una diminuzione, in rapporto al PIL, di 0,4 punti percentuali, dovuto alla contrazione delle imposte di conto capitale (dallo 0,6% del 2004 allo 0,1% del PIL nel 2005), per il venir meno dei proventi delle sanatorie fiscali.

 

Per quanto concerne i saldi relativi ai conti di cassa, il fabbisogno del settore statale, al termine dell’esercizio 2005 è risultato pari, al netto delle regolazioni debitorie, a 59.633 milioni di euro.

Il dato risulta superiore di circa 10.262 milioni di euro rispetto a quello registrato nel 2004 (49.371milioni).

Il fabbisogno del settore pubblico, al lordo delle regolazioni debitorie, nel 2005 è risultato pari a 72.177 milioni di euro, con un aumento di 15.504 milioni di euro rispetto all’esercizio precedente (56.673 milioni).

 

L’ammontare complessivo del debito pubblico nel 2005 è risultato pari al 106,4% del PIL, in crescita rispetto al 2004, in cui il rapporto debito pubblico/PIL era risultato pari al 106,9%.

In valori assoluti il debito pubblico è aumentato da 1.442 a 1.508 miliardi di euro.

 


4.       I saldi del conto del bilancio

Nelle tavole seguenti sono esposti i saldi del bilancio dello Stato registrati a consuntivo nel 2005, sia in competenza che in cassa, posti a confronto con le previsioni iniziali di bilancio e con quelle definitive, nonché con i saldi relativi all’esercizio precedente.

 

5.1  I saldi di competenza

(dati in milioni di euro)

 

2004

2005

Differenza 2005/2004

 

Consuntivo

Previsioni iniziali

Previsioni definitive

Consuntivo

Saldo netto da finanziare

-21.156

-56.137

-58.446

-35.209

-14.053

Risparmio pubblico (saldo corrente)

15.217

-22.129

-27.020

1.509

-13.708

Saldo primario

39.809

30.025 (*)

17.968

35.461

-4.348

Ricorso al mercato

-214.084

-235.749

-259.929

-203.523

10.561

N.B.:           Dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili.

(*)  Ai fini della determinazione delle previsioni iniziali del saldo primario, si considera la spesa per interessi come determinata in base alla classificazione economica per categorie nel bilancio dello Stato per il 2005 (pari a 71.270 milioni di euro).

 

Il saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato per il 2005, per quanto riguarda la gestione di competenza, risulta pari (al lordo delle regolazioni debitorie e contabili) a 35.209 milioni di euro, con un peggioramento di 14.053 milioni di euro rispetto al saldo registratosi nel 2004 (-66,4%).

Il risultato mostra, tuttavia, un netto miglioramento rispetto alle previsioni iniziali e a quelle definitive (-23.236 milioni).

 

Al netto delle regolazioni contabili e debitorie, pari a 4.637 milioni di euro, il saldo netto da finanziare nel 2005 assume un valore pari a 30.572 milioni di euro (peggiore di 14.892 milioni di euro rispetto a quello registrato nel 2004).

 

Il valore del saldo netto da finanziare, come determinato dai risultati di gestione, rientra nel limite massimo di 50.000 milioni di euro, fissato, al netto delle regolazioni debitorie (pari a 7.494 milioni di euro), dalla legge finanziaria per il 2005 (legge n. 311/2004).

 

Il saldo corrente (risparmio pubblico) nel 2005 si è mantenuto positivo, risultando pari a 1.509 milioni di euro, anche se notevolmente ridimensionato rispetto all’anno passato, in cui il saldo era risultato pari a 15.217 milioni di euro. Il risparmio pubblico registra comunque un netto miglioramento rispetto sia alle previsioni iniziali che a quelle definitive (+28.526 milioni di euro) che ne indicavano un valore negativo.

L’avanzo primario di bilancio è risultato pari a 35.461 milioni di euro, riducendosi di 4.348 milioni di euro rispetto a quello registrato nel 2004 (39.809 milioni di euro). Il risultato è peraltro risultato migliore delle previsioni.

Il ricorso al mercato si è attestato a 203.523 milioni di euro, evidenziando un miglioramento di 10.561 milioni di euro rispetto al 2004. Il risultato è migliore anche rispetto alle previsioni (-56.406 milioni di euro rispetto alle previsioni definitive)

 

Il valore del ricorso al mercato, nei risultati di gestione, risulta inferiore al limite massimo di 245.000 milioni di euro, fissato dalla legge finanziaria per il 2005 (legge n. 311/2004).

 

In generale, i saldi del bilancio dello Stato hanno pertanto registrato un peggioramento rispetto ai risultati dell’anno precedente ma un netto miglioramento rispetto alle previsioni iniziali e definitive.

 

5.2  I saldi di cassa

(in milioni di euro)

 

2004

2005

Differenza 2005/2004

 

Consuntivo

Previsioni iniziali

Previsioni definitive

Consuntivo

Saldo netto da finanziare

-33.587

-85.425

-86.041

-48.836

-15.249

Risparmio pubblico (saldo corrente)

-603

-45.157

-46.150

-16.414

-15.811

Saldo primario

27.334

-13.701 (*)

-9.590

21.416

-5.918

Ricorso al mercato

-217.328

-265.037

-296.733

-222.853

-5.525

N.B.:           Dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili.

(*)  Ai fini della determinazione delle previsioni iniziali del saldo primario, si considera la spesa per interessi come determinata in base alla classificazione economica per categorie nel bilancio dello Stato per il 2005 (pari a 71.274 milioni di euro).

 

Come già osservato con riferimento alla gestione di competenza, i saldi di cassa nel 2005 risultano peggiori rispetto ai risultati dell’esercizio 2004.

 

In termini di cassa, il saldo netto da finanziare è risultato pari a 48.836 milioni di euro, con un peggioramento di oltre 15.249 milioni di euro rispetto al risultato raggiunto l’anno precedente (33.587 milioni).

Al netto delle regolazioni debitorie e contabili, pari a 3.532 milioni di euro, il saldo netto da finanziare è risultato pari a 45.305 milioni. Rispetto all’anno precedente, in cui si evidenziava un saldo netto da finanziare in termini di cassa pari a 34.036 milioni di euro, si registra pertanto un peggioramento di 11.268 milioni di euro.

 

Il risparmio pubblico evidenzia un valore negativo di 16.414 milioni di euro, che segna un peggioramento pari a 15.811 milioni di euro rispetto al corrispondente valore del 2004, anno in cui il risparmio pubblico si presentava con un valore appena negativo di soli 603 milioni di euro.

 

Anche l’avanzo primario, che si attesta, al lordo delle regolazioni debitorie, a 21.416 milioni di euro, risulta inferiore di 5.918 milioni di euro rispetto al risultato raggiunto nell’esercizio finanziario precedente.

 

Il ricorso al mercato ammonta a 222,9 miliardi di euro, evidenziando un lieve peggioramento (di 5,5 miliardi di euro) rispetto al dato del 2004.

 

Analogamente a quanto evidenziato per la competenza, anche i saldi di cassa risultanti a consuntivo, risultano significativamente migliori delle previsioni, sia iniziali che definitive.

In particolare, rispetto alle previsioni definitive di cassa, il saldo netto da finanziare risultante a consuntivo evidenzia un miglioramento di 37.205 milioni di euro. Analogamente, il risparmio pubblico mostra un miglioramento di 29.736 milioni e il ricorso al mercato un miglioramento di 73.880 milioni di euro.


5.       La gestione di competenza

L’analisi della gestione di competenza relativa all’esercizio finanziario 2005 fa riferimento, per la parte entrata, agli accertamenti, e, per la parte spesa, agli impegni. I dati sono posti a raffronto, nella tavola seguente, con le previsioni iniziali (A), come risultanti dal bilancio di previsione per il 2005, e con le previsioni definitive (B), nonché con i risultati relativi all’esercizio finanziario precedente.

 

(dati in milioni di euro)

 

2004

2005

Differenza
2005/2004

Variazioni %
2005/2004

 

Consuntivo

Previsioni iniziali
(A)

Previsioni definitive
(B)

Consuntivo

(C)

Differenza
(*)
(C-B)

Entrate tributarie

380.062

375.036

381.431

377.854

-3.577

-2.208

-0,6

Entrate extratributarie

35.715

25.634

29.421

44.105

14.684

8.390

23,5

Totale entrate correnti

415.778

400.670

410.852

421.959

11.107

6.181

1,5

Alienaz., ammort., riscoss.

10.992

8.942

16.386

10.075

-6.311

-917

-8,3

Entrate finali

426.769

409.612

427.238

432.034

4.796

5.265

1,2

Accensione prestiti

209.685

235.749

259.561

195.379

-64.182

-14.306

-6,8

Entrate complessive

636.454

645.361

686.799

627.413

-59.386

-9.041

-1,4

Spese correnti

400.561

422.798

437.873

420.449

-17.424

19.888

5,0

Spese conto capitale

47.364

42.951

47.811

46.794

-1.017

-570

-1,2

Spese finali

447.925

465.749

485.684

467.243

-18.441

19.318

4,3

Rimborso prestiti

192.929

179.612

201.484

168.313

-33.171

-24.616

-12,8

Spese complessive

640.853

645.361

687.168

635.556

-51.612

-5.297

-0,8

Risparmio pubblico (Saldo corrente)

15.217

-22.129

-27.020

+1.509

28.531

-13.707

 

Saldo netto da finanziare

-21.156

-56.137

-58.446

-35.209

23.237

-14.053

 

Saldo primario

39.809

30.025

17.968

35.461

17.493

-4.348

 

Ricorso al mercato

-214.084

-235.749

-259.929

-203.523

56.406

10.561

 

(*)  Maggiori o minori entrate - economie o maggiori spese.

N.B.:        Dati al lordo delle regolazioni debitorie.

 

 

L’entità complessiva degli accertamenti di entrata (comprensivi delle entrate per accensione di prestiti) è risultata, nel 2005, pari a 627.413 milioni di euro. L’incidenza del totale delle entrate rispetto al PIL è pari al 44,2%.

Gli impegni di spesa assunti nel 2005 ammontano complessivamente (incluse le spese per rimborso prestiti) a 635.556 milioni di euro e rappresentano il 44,8% del PIL.

 

Il saldo netto da finanziare registrato nel 2005, pari a 35.209 milioni di euro, corrisponde alla differenza tra un ammontare complessivo degli accertamenti di entrata finali di 432.034 milioni di euro (30,5% del PIL) e un ammontare complessivo degli impegni di spesa finali di 467.243 milioni di euro, pari al 33% del PIL.

Rispetto al consuntivo 2004, si evidenzia un incremento dell’entità complessiva degli accertamenti relativi alle entrate finali di complessivi 5.265 milioni di euro, sostanzialmente riconducibile all’aumento degli accertamenti relativi alle entrate extratributarie (+8.390 milioni di euro).

Anche gli impegni per spese finali assunti complessivamente nel 2005 evidenziano, rispetto all’anno precedente, un aumento di 19.318 milioni di euro, dovuto essenzialmente all’incremento degli impegni relativi a spese di parte corrente di oltre 19.800 milioni di euro.

 

Gli accertamenti per entrate finali rilevati nel consuntivo 2005 risultano superiori in misura considerevole sia alle previsioni iniziali che a quelle definitive, mentre il dato di consuntivo degli impegni relativi alle spese finali si dimostra inferiore alle previsioni definitive.

In particolare, per quanto concerne le entrate finali, i risultati evidenziano un incremento rispetto alle previsioni definitive pari a 4.796 milioni di euro. Un divario ancora maggiore emerge dal confronto tra i risultati e le previsioni iniziali (+22.422 milioni di euro).

Dal lato delle spese finali, il consuntivo 2005 ha fatto registrare una diminuzione pari a 18.441 milioni di euro, rispetto alle previsioni definitive, mente emerge un incremento di 1.494 milioni di euro, rispetto alle previsioni iniziali.

 

In linea generale, pertanto, come già emergeva negli anni precedenti, i risultati esposti nel rendiconto 2005 segnano un rilevante scostamento rispetto ai dati previsionali, sia per quanto concerne le entrate che le spese.

In diversi casi, tra i quali si segnala quello relativo alle spese correnti, il divario si accentua se i risultati sono confrontati con le previsioni definitive, anziché con quelle iniziali.

 


Tavole riepilogative

Rendiconto 2005


 

Tavola i - Andamento delle entrate finali per categorie economiche e incidenza percentuale sul bilancio dello Stato

(Competenza – milioni di euro – dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)

 

CATEGORIE

RENDICONTO 2003

RENDICONTO 2004

RENDICONTO 2005

Previsioni definitive

Accertamenti

%

Previsioni definitive

Accertamenti

%

Previsioni definitive

Accertamenti

%

I -                    Imposte sul patrimonio e sul reddito

185.411

189.000

45,1

185.455

191.970

45,0

189.302

189.865

43,9

II -                   Tasse e imposte sugli affari

124.548

133.832

31,9

133.048

137.846

32,3

141.102

139.118

32,2

III -       Imposte sulla produzione, consumi e dogane

28.239

28.598

6,8

27.440

27.904

6,5

30.032

29.658

6,9

IV -      Monopoli

8.308

8.056

1,9

9.112

8.726

2,0

9.457

9.020

2,1

V -       Lotto, lotterie ed altre attività di giuoco

9.201

7.922

1,9

9.901

13.617

3,2

11.538

10.193

2,4

Totale Entrate Tributarie

355.707

367.408

87,6

364.956

380.063

89,1

381.431

377.854

87,5

VI -      Proventi speciali

667

630

0,2

703

650

0,2

670

795

0,2

VII -     Proventi dei servizi pubblici minori

4.717

7.861

1,9

7.135

6.098

1,4

6.994

6.943

1,6

VIII –    Proventi dei beni dello Stato

419

304

0,1

442

443

0,1

653

327

0,1

IX -       Prodotti netti di aziende autonome e utili di gestione

2.526

2.564

0,6

2.426

3.013

0,7

2.426

3.019

0,7

X -       Interessi su anticipazioni e crediti vari del tesoro

2.306

5.420

1,3

2.334

5.197

1,2

5.850

9.524

2,2

XI -       Recuperi, rimborsi e contributi

12.619

15.659

3,7

13.521

18.421

4,3

10.968

21.478

5,0

XII -      Partite che si compensano nella spesa

2.004

1.712

0,4

2.004

1.893

0,4

1.859

2.019

0,5

Totale Entrate Extratributarie

25.258

34.150

8,1

28.565

35.715

8,4

29.420

44.105

10,2

XIII -     Vendita di beni ed affrancazione di canoni

6.641

17.022

4,1

14.116

10.664

2,5

12.272

5.631

1,3

XIV -    Ammortamento di beni patrimoniali

782

163

0,0

795

163

0,0

833

163

0,0

XV -     Rimborso di anticipazioni e crediti vari del Tesoro

1.098

764

0,2

201

165

0,0

3.281

4.281

1,0

Totale Alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione crediti

8.521

17.949

4,3

15.112

10.992

2,6

16.386

10.075

2,3

Totale Entrate Finali

389.486

419.507

100,0

408.633

426.770

100,0

427.237

432.034

100,0


 

Tavola II - Andamento delle principali imposte e loro incidenza percentuale sulle entrate tributarie

(Competenza – milioni di euro – dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)

 

 

RENDICONTO 2003

RENDICONTO 2004

RENDICONTO 2005

 

Previsioni definitive

Accertamenti

%

Previsioni definitive

Accertamenti

%

Previsioni definitive

Accertamenti

%

Entrate tributarie

355.707

367.408

100,0

364.956

380.062

100,0

381.432

377.854

100,0

di cui:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IRPEF

127.951

132.081

35,9

133.816

134.108

35,3

145.648

139.283

36,9

IRPEG/IRES

30.361

30.364

8,3

28.289

30.374

8,0

28.410

36.305

9,6

ILOR

269

500

0,1

143

355

0,1

531

239

0,1

Imposte sostitutive

14.988

15.919

4,3

14.803

17.018

4,5

12.381

11.162

3,0

Ritenute a titolo di imposta definitiva

748

819

0,2

843

852

0,2

829

1.036

0,3

IVA, di cui:

102.019

105.392

28,7

104.874

107.113

28,2

112.168

114.925

30,4

-       scambi interni ed intracomunitari

91.259

94.242

25,7

93.209

95.324

25,1

99.239

102.432

27,1

-       importazione

10.760

11.150

3,0

11.665

11.789

3,1

12.929

12.493

3,3

Altri introiti diretti

1.056

1.427

0,4

1.927

1.853

0,5

1.039

1.258

0,3

Condoni e sanatorie, di cui

11.803

11.281

3,1

8.493

8.830

2,3

514

851

0,2

-          Condoni e sanatorie su tributi diretti

10.038

7.892

2,1

5.635

7.409

1,9

464

582

0,2

-          Condoni e sanatorie su tributi indiretti

1.765

3.389

0,9

2.858

1.421

0,4

50

269

0,1

Lotto, lotterie e giuochi

9.200

7.922

2,2

9.900

13.617

3,6

11.538

10.193

2,7

Accisa e imposta erariale di consumo su:

 

 

 

 

 

 

29.946

29.284

7,8

-       Oli minerali

22.134

21.916

6,0

21.241

21.467

5,6

23.327

22.028

5,8

-       Altri prodotti

6.005

6.514

1,8

6.030

6.203

1,6

6.619

7.256

1,9

Imposte sui generi di monopolio

8.306

8.052

2,2

9.101

8.725

2,3

9.454

9.014

2,4

Imposte sugli affari

1.101

1.265

0,3

1.205

1.235

0,3

1.546

1.454

0,4

Altri tributi indiretti

19.766

23.956

6,5

24.291

28.313

7,4

27.428

22.850

6,0


 

Tavola III – Evoluzione della spesa finale dei singoli stati di previsione ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato

Dati di competenza
(milioni di euro – dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)


STATO DI PREVISIONE

RENDICONTO 2003

RENDICONTO 2004

RENDICONTO 2005

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Economia e finanze

272.621

258.655

57,3

273.183

249.994

55,8

287.417

271.123

58,0

Attività produttive

4.999

4.943

1,1

6.775

6.736

1,5

4.250

4.248

0,9

Lavoro e politiche sociali

65.693

65.566

14,5

66.368

66.312

14,8

68.956

68.864

14,7

Giustizia

6.576

6.600

1,5

7.832

7.700

1,7

7.655

7.425

1,6

Affari esteri

2.447

2.315

0,5

2.338

2.156

0,5

2.511

2.340

0,5

Istruzione, università e ricerca

50.910

51.873

11,5

51.860

51.964

11,6

51.604

51.835

11,1

Interno

25.714

25.387

5,6

26.898

26.700

6,0

26.749

25.581

5,5

Ambiente e territorio

1.721

1.687

0,4

1.431

1.414

0,3

1.376

1.357

0,3

Infrastrutture e trasporti

8.083

7.334

1,6

8.780

8.080

1,8

7.779

7.414

1,6

Comunicazioni

270

259

0,1

361

352

0,1

396

384

0,1

Difesa

21.373

21.221

4,7

21.203

21.064

4,7

21.335

21.276

4,6

Politiche agricole

1.714

1.677

0,4

1.571

1.460

0,3

1.767

1.687

0,4

Beni e attività culturali

2.570

2.738

0,6

2.390

2.594

0,6

2.392

2.263

0,5

Salute

1.402

1.374

0,3

1.422

1.399

0,3

1.497

1.446

0,3

Totale spese finali

466.093

451.629

100

472.412

447.925

100

485.684

467.243

100

 


 

Tavola IV – Evoluzione della spesa finale dei singoli stati di previsione ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato

Autorizzazioni di cassa
(milioni di euro – dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)


STATO DI PREVISIONE

RENDICONTO 2003

RENDICONTO 2004

RENDICONTO 2005

Previsioni definitive

Pagamenti

%

Previsioni definitive

Pagamenti

%

Previsioni definitive

Pagamenti

%

Economia e finanze

286.411

262.887

57,6

280.328

248.306

56,3

294.810

259.894

57,4

Attività produttive

5.185

4.882

1,1

5.894

3.232

0,7

4.678

3.503

0,8

Lavoro e politiche sociali

67.734

64.215

14,1

69.823

66.170

15,0

71.130

67.390

14,9

Giustizia

6.895

6.791

1,5

7.926

7.109

1,6

7.848

7.440

1,6

Affari esteri

2.510

2.215

0,5

2.397

2.238

0,5

2.478

2.270

0,5

Istruzione, università e ricerca

53.440

53.696

11,8

53.809

52.570

11,9

52.726

51.696

11,4

Interno

27.871

25.339

5,6

28.128

25.587

5,8

28.772

25.981

5,7

Ambiente e territorio

2.726

2.044

0,4

1.996

1.308

0,3

1.846

1.391

0,3

Infrastrutture e trasporti

9.515

7.042

0,0

10.436

7.045

1,6

8.773

5.713

1,3

Comunicazioni

359

276

0,1

480

357

0,1

390

340

0,1

Difesa

21.936

21.284

4,7

21.813

21.509

4,9

22.242

21.959

4,9

Politiche agricole

2.647

1.722

0,4

2.629

1.693

0,4

2.287

1.523

0,3

Beni e attività culturali

2.850

2.272

0,5

3.623

2.347

0,5

2.491

2.147

0,5

Salute

2.094

1.357

0,3

2.241

1.593

0,4

2.097

1.333

0,3

Totale spese finali

492.173

456.022

100

491.523

441.064

100

502.568

452.580

100


 

Tavola V – Evoluzione delle spese finali per funzioni-obiettivo ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato

(competenza – milioni di euro – dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)

 


FUNZIONI-OBIETTIVO

RENDICONTO 2003

RENDICONTO 2004

RENDICONTO 2005

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

1 -   Servizi generali delle pubbliche amministrazioni

231.920

218.956

48,5

229.823

208.143

46,5

238.537

226.306

48,4

2 –  Difesa

20.781

20.595

4,6

20.975

20.813

4,6

20.976

20.770

4,4

3 -   Ordine pubblico e sicurezza

19.821

19.555

4,3

22.182

21.884

4,9

22.526

21.971

4,7

4 -   Affari economici

56.894

55.012

12,2

55.247

53.857

12,0

52.891

51.164

11,0

5 -   Protezione dell'ambiente

2.464

2.409

0,5

2.223

2.188

0,5

2.067

2.016

0,4

6 -   Abitazioni e assetto territoriale

1.838

1.703

0,4

1.658

1.592

0,4

1.841

1.649

0,4

7 -   Sanità

10.226

10.109

2,2

9.975

9.069

2,0

14.970

14.636

3,1

8 -   Attività ricreative, culturali e di culto

8.961

9.084

2,0

14.469

14.651

3,3

14.797

12.675

2,7

9 –  Istruzione

48.620

49.767

11,0

49.128

49.203

11,0

49.242

49.441

10,6

10-  Protezione sociale

64.568

64.439

14,3

66.732

66.525

14,9

67.837

66.615

14,3

Totale spese finali

466.093

451.629

100

472.412

447.925

100

485.684

467.243

100

 

 


 

Tavola VI – Evoluzione della spesa finale per categorie ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato

(competenza – milioni di euro – dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)


CATEGORIE

RENDICONTO 2003

RENDICONTO 2004

RENDICONTO 2005

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Redditi da lavoro dipendente

76.746

77.387

17,1

79.686

79.487

17,7

82.601

81.743

17,5

Consumi intermedi

14.154

13.693

3,0

14.072

13.769

3,1

13.198

12.782

2,7

Imposte pagate sulla produzione

4.209

4.278

0,9

4.374

4.339

1,0

4.414

4.391

0,9

Trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche

159.951

159.534

35,3

169.319

168.059

37,5

177.800

175.285

37,5

Trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni sociali private

3.341

3.512

0,8

4.159

4.102

0,9

4.218

3.862

0,8

Trasferimenti correnti a imprese

5.489

5.205

1,2

5.467

5.248

1,2

5.074

4.875

1,0

Trasferimenti all'estero

1.700

1.589

0,4

1.671

1.505

0,3

1.704

1.615

0,3

Risorse proprie cee

13.850

12.822

2,8

14.750

14.138

3,2

15.700

14.480

3,1

Interessi passivi e redditi da capitale

76.139

71.305

15,8

75.120

60.964

13,6

76.413

70.671

15,1

Poste correttive e compensative

42.984

41.520

9,2

50.973

47.662

10,6

51.824

49.294

10,5

Ammortamenti

782

163

0,0

794

163

0,0

833

18

0,0

Altre uscite correnti

5.147

586

0,1

3.478

1.125

0,3

4.094

1.433

0,3

Totale spese correnti

404.491

391.594

86,7

423.863

400.561

89,4

437.873

420.449

90,0

Investimenti fissi lordi e acquisti di terreni

5.847

5.747

1,3

5.763

5.659

1,3

6.199

6.170

1,3

Contributi agli investimenti ad amministrazioni pubbliche

19.523

19.275

4,3

19.515

19.139

4,3

16.931

16.768

3,6

Contributi agli investimenti ad imprese

13.566

13.441

3,0

11.852

11.705

2,6

8.383

8.233

1,8

Contributi agli investimenti a famiglie e istituzioni sociali private

258

258

0,1

115

115

0,0

122

122

0,0

Contributi agli investimenti a estero

235

222

0,0

263

252

0,1

404

396

0,1

Altri trasferimenti in conto capitale

15.056

13.977

3,1

4.989

4.445

1,0

9.215

8.730

1,9

Acquisizioni di attività finanziarie

7.117

7.116

1,6

6.052

6.049

1,4

6.557

6.375

1,4

Totale spese conto capitale

61.602

60.036

13,3

48.549

47.364

10,6

47.811

46.794

10,0

Totale spese finali

466.093

451.630

100

472.412

447.925

100

485.684

467.243

100


 

Tavola VII – Andamento delle U.P.B. (III livello) ed incidenza percentuale sulle spese finali del bilancio dello Stato

(competenza – milioni di euro – dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)

 

U.P.B. (III livello)

RENDICONTO 2003

RENDICONTO 2004

RENDICONTO 2005

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Funzionamento

81.419

81.649

18,1

82.568

82.027

18,3

83.642

82.498

17,7

Interventi

225.597

222.502

49,3

245.659

240.088

53,6

254.709

248.126

53,1

Oneri comuni

19.199

13.893

3,1

18.714

15.601

3,5

21.396

17.378

3,7

Trattamenti di quiescenza

1.460

1.573

0,3

1.159

1.258

0,3

1.081

1.169

0,3

Oneri del debito pubblico

76.816

71.977

15,9

75.763

61.587

13,7

77.045

71.278

15,3

Totale spese correnti

404.491

391.594

86,7

423.863

400.561

89,4

437.873

420.449

90,0

Investimenti

58.137

57.628

12,8

45.440

44.789

10,0

44.904

44.253

9,5

Altre spese in conto capitale

429

429

0,1

182

182

0,0

362

243

0,1

Oneri comuni

3.037

1.979

0,4

2.927

2.393

0,5

2.545

2.298

0,5

Totale conto capitale

61.603

60.036

13,3

48.549

47.364

10,6

47.811

46.794

10,0

Totale spese finali

466.094

451.630

100

472.412

447.925

100

485.684

467.243

100

 


PARTE II - Assestamento 2006
(A.C. 1254)


1.       L’assestamento del bilancio dello Stato

1.1  Funzione dell’assestamento del bilancio dello Stato

L’articolo 17 della legge n. 468/1978 prevede l'istituto dell'assestamento di bilancio per consentire un aggiornamento, a metà esercizio, degli stanziamenti del bilancio dello Stato, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi accertata in sede di rendiconto dell'esercizio scaduto al 31 dicembre precedente.

Sotto questo profilo, il disegno di legge di assestamento si connette funzionalmente con il disegno di legge di rendiconto relativo all’esercizio precedente: l’entità dei residui, sia attivi che passivi, sussistenti all’inizio dell’esercizio finanziario, che al momento dell’elaborazione e approvazione del bilancio di previsione è stimabile solo in misura approssimativa, viene, infatti, definita in assestamento sulla base delle risultanze del rendiconto.

Più in generale, con il disegno di legge di assestamento le previsioni di bilancio sono adeguate in relazione:

a)      per quanto riguarda le entrate, all’eventuale revisione delle stime del gettito;

b)      per quanto riguarda le spese aventi carattere discrezionale, ad esigenze sopravvenute;

c)      per quanto riguarda la determinazione delle autorizzazioni di pagamento (in termini di cassa), alla consistenza dei residui accertati in sede di rendiconto dell’esercizio precedente.

 

Per quanto riguarda le previsioni di entrata, poiché esse sono il frutto di una valutazione di carattere tecnico, eventuali modifiche possono essere determinate dall’evoluzione della base imponibile e dagli effetti derivanti dall’applicazione della normativa vigente.

 

In riferimento alle variazioni di spesa, la legge di assestamento presenta il medesimo vincolo che sussiste per il bilancio di previsione, cioè il rispetto della legislazione sostanziale vigente.

Non possono pertanto essere modificati, in sede di assestamento, gli stanziamenti di spesa direttamente determinati da norme vigenti.

 

Va infine ricordato che, ai sensi del comma 2 dell’articolo 17 della legge n. 468/1978, anche dopo l’approvazione della legge di assestamento possono essere presentate al Parlamento, comunque entro il 31 ottobre, ulteriori variazioni delle dotazioni di competenza e di cassa per l’esercizio in corso.

1.2  La struttura e il contenuto del disegno di legge di assestamento del bilancio dello Stato per l’esercizio 2006

L’articolo 1 del disegno di legge di assestamento dispone l’approvazione delle variazioni alle previsioni del bilancio dello Stato per il 2005 (approvato con la legge n. 312/2004), indicate nelle annesse tabelle.

Le tabelle si riferiscono allo stato di previsione dell’entrata, agli stati di previsione della spesa dei singoli ministeri e ai bilanci delle Amministrazioni autonome.

 

Il disegno di legge di assestamento, infatti, contiene, sia per lo stato di previsione dell’entrata che per ciascuno degli stati di previsione dei ministeri di spesa, le proposte di variazione degli stanziamenti di bilancio in termini di competenza e di cassa, che vengono effettuate tramite il disegno di legge medesimo e che costituiscono oggetto di approvazione da parte del Parlamento.

 

In allegato al disegno di legge è invece evidenziata, a fini conoscitivi, sia per lo stato di previsione dell’entrata che per gli stati di previsione della spesa, l’evoluzione, in termini di competenza e di cassa, delle singole poste di bilancio, per effetto sia delle variazioni apportate in forza di atti amministrativi fino al 31 maggio, sia delle variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento medesimo.

Per ciascuna U.P.B. si indicano, inoltre, le variazioni che si registrano nella consistenza dei residui, in linea con le risultanze definitive esposte nel Rendiconto dell’esercizio precedente.

A partire dalla previsione iniziale, le eventuali variazioni intervenute per atto amministrativo o proposte con il disegno di assestamento determinano, per ciascuna U.P.B., la previsione assestata.

 

Le variazioni disposte in bilancio nel periodo gennaio-maggio con atto amministrativo derivano dall’applicazione di nuovi provvedimenti legislativi intervenuti successivamente all’approvazione del bilancio (per le quali il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con proprio decreto, le conseguenti variazioni) oppure dall’applicazione di procedure previste dalla normativa contabile.

La maggior parte delle variazioni apportate con atto amministrativo non ha effetto sui saldi (variazioni compensative)perché si tratta o dello spostamento di somme tra capitoli di spesa, oppure di modifiche della stessa entità ma di segno contrario dell’entrata e della spesa.

Le variazioni compensative dipendono:

-          dall’utilizzo dei fondi speciali recanti gli accantonamenti di parte corrente e in conto capitale destinati alla copertura di provvedimenti legislativi da approvare nel corso dell’esercizio finanziario;

-          dai prelievi dal fondo di riserva per le spese obbligatorie e d’ordine (ivi compresi i prelievi necessari alla reiscrizione dei residui passivi perenti di conto corrente[1])edal fondo di riserva delle spese impreviste (articoli 7 e 9 della legge n. 468/1978), nonché dal fondo di riserva per l'integrazione delle autorizzazioni di cassa (di cui all’articolo 9-bis della legge n. 468/1978, inserito dall'articolo 8 della legge n. 94/1997) e dal fondo di riserva per l’integrazione delle autorizzazioni di spesa delle leggi permanenti di natura corrente inserite nella Tabella C della legge finanziaria (di cui all’articolo 9-ter della legge n. 468/1978, inserito dall’art. 2 della legge n. 208/1999);

-          dalla reiscrizione dei residui passivi perenti di conto capitale, mediante prelievo dall’apposito fondo di cui all’art. 8 della legge n. 468/1978;

-          dalla riassegnazione ai capitoli di spesa di somme affluite all'entrata nei primi cinque mesi dell’anno in corso, in base alla procedura da ultimo disciplinata con D.P.R. 10 novembre 1999, n. 469 (“Norme di semplificazione del procedimento per il versamento di somme all'entrata e la riassegnazione alle unità previsionali di base per la spesa del bilancio dello Stato, con particolare riferimento ai finanziamenti dell'Unione europea, ai sensi dell'articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59”).

 

Tra le variazioni delle dotazioni di bilancio apportate con atti amministrativi hanno invece natura non compensativa, e incidono quindi sui saldi di bilancio:

-          le riassegnazioni ai capitoli di spesa di somme affluite in entrata nell’ultimo bimestre (periodo 1° novembre-31 dicembre) dell’anno precedente, ai sensi di quanto previsto dall’art. 2, comma 2, del citato D.P.R. n. 469/1999;

-          gli slittamenti di copertura, vale a dire l’utilizzo di quote dei fondi speciali stanziate nel bilancio di previsione per l’esercizio precedente e non utilizzate entro il termine di tale esercizio, ai sensi dell’articolo 11-bis, comma 5, della legge n. 468/1978[2];

-          il trasporto all’esercizio in corso di titoli di spesa rimasti insoluti alla chiusura dell'esercizio precedente, con la conseguente integrazione delle autorizzazioni di cassa, ai sensi dell’articolo 17, ultimo comma, della legge n. 468/1978[3].

 

L’articolo 2 del disegno di legge di assestamento si riferisce allo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze.

In particolare, il comma 1 aumenta il limite massimo di emissione di titoli pubblici, stabilito nella legge di bilancio per il 2006 (legge n. 267/2005), da 60.000 milioni di euro a 66.500 milioni di euro.

Il comma 2, novellando l’articolo 2, comma 7, della legge di bilancio per il 2006 (legge n. 267/2006):

-        aumenta da 900 milioni di euro a 1.070 milioni di euro la dotazione del Fondo di riserva per le spese obbligatorie e d’ordine, di cui all’art. 7 della legge n. 468/1978 (Ministero dell’economia e finanze, U.P.B. 4.1.5.10/cap. 3000);

-         riduce da 600 milioni a 430 milioni di euro la dotazione del Fondo per le spese impreviste, di cui all’art. 9 della legge n. 468/1978 (Ministero dell’economia e finanze, U.P.B. 4.1.5.2/cap. 3001).

 

L’articolo 3 dispone l’approvazione dell’allegato 1 del disegno di legge, nel quale sono contenute le modifiche all’elenco delle unità previsionale di base individuate nel bilancio di previsione per il 2006.

 

Si ricorda infine che il decreto-legge n. 181 del 2006, approvato in via definitiva dalla Camera nelle seduta del 17 luglio, ha apportato rilevanti modifiche all’articolazione dei ministeri, alla cui attuazione si provvederà con successivi provvedimenti.

Si segnala al riguardo che, in sede di esame del decreto presso l’Assemblea della Camera, il Governo ha accolto l’ordine del giorno Duilio ed altri, n. 129, che impegna il Governo a procedere all'adeguamento dell'articolazione del bilancio dello Stato in relazione al riassetto delle amministrazioni in un'unica sede, possibilmente in occasione dell'esame del disegno di legge di assestamento per l'anno in corso, eventualmente mediante la trasmissione di una nota di variazione dello stesso, in modo da consentire al Parlamento una valutazione compiuta del complesso delle modifiche che saranno apportate

 


2.       I saldi del bilancio dello Stato
risultanti dalle previsioni assestate

La relazione al disegno di legge di assestamento del bilancio dello Stato per il 2006 (A.C 1254), evidenzia, sulla base delle previsioni assestate poste a confronto con le previsioni iniziali, un peggioramento del saldo netto da finanziare e degli altri saldi di bilancio sia in termini di competenza che in termini di cassa.

a)      I saldi di competenza

(dati in milioni di euro)

 

2005

2006

 

Rendiconto

Previsioni iniziali

Variazioni per atto amministrativo

Variazioni proposte ddl assestamento

Previsioni assestate

Saldo netto da finanziare

-30.572

-36.664

-312

-1.487

-38.464

Risparmio pubblico
(saldo corrente)

8.091

-6.377

-50

-1.432

-7.859

Saldo primario

40.099

34.736

-297

-1.209

33.229

Ricorso al mercato (*)

-198.985

-232.666

-312

-2.617

-235.595

N.B.:        Dati al netto delle regolazioni debitorie e contabili. I dati di rendiconto sono riferiti alla gestione.

(*)            Il ricorso al mercato è al lordo delle regolazioni debitorie.

 

 

In particolare, in termini di competenza, le previsioni assestate per il 2006, risultanti delle variazioni apportate per atto amministrativo fino al 31 maggio scorso e da quelle proposte con il disegno di legge di assestamento in esame, determinano, rispetto alle previsioni iniziali di bilancio, un aumento del saldo netto da finanziare,al netto delle regolazioni debitorie e contabili, da 36.664 milioni di euro a 38.464 milioni di euro, con un peggioramento di circa 1.800 milioni di euro.

Tale peggioramento è da porre in relazione all’andamento delle spese finali, soprattutto delle spese correnti primarie, che registrano un incremento solo parzialmente bilanciato dal miglioramento delle previsioni relative alle entrate finali.

 

In particolare, le entrate finali, come determinate sulla base delle previsioni assestate, registrano un aumento di circa 2.200 milioni di euro rispetto alle previsioni iniziali di bilancio (394.311 milioni di euro), risultando pari a 396.521 milioni di euro.

Le spese finali, sulla base delle previsioni assestate, ammontano a 434.985 milioni di euro a fronte di una previsione iniziale di 430.975 milioni di euro, con un incremento di 4.010 milioni di euro.

 

Al lordo delle regolazioni debitorie, pari a 8.341 milioni di euro, il saldo netto da finanziare si attesta intorno a 46.804 milioni di euro, a fronte di una previsione iniziale di 43.741 milioni di euro.

 

La legge finanziaria per il 2006 (articolo 1, comma 1, della legge n. 266/2005) ha fissato per il 2006 il limite massimo del saldo netto da finanziare in termini di competenza, al netto delle regolazioni debitorie, in 41.000 milioni di euro, al netto di 7.077 milioni di euro per regolazioni debitorie.

Il valore del saldo netto da finanziare che si determina sulla base delle previsioni assestate rientra, in tal modo, nel limite massimo stabilito dalla legge finanziaria per il 2006.

 

In corrispondenza con l’evoluzione del saldo netto da finanziare, le previsioni assestate evidenziano anche un peggioramento, rispetto alle previsioni iniziali, del saldo corrente (risparmio pubblico) e del saldo primario (differenza tra entrate finali e spese finali al netto della spesa per interessi).

In particolare, il saldo corrente passa dalla previsione iniziale di un valore negativo pari a 6.377 milioni di euro ad una previsione assestata pari a un valore negativo di 7.859 milioni di euro, con un peggioramento di 1.482 milioni di euro.

Rispetto alle previsioni iniziali, l’avanzo primario si riduce da 34.736 milioni di euro a 33.229 milioni di euro (-1.506 milioni di euro).

 

Anche il ricorso al mercato (che risulta dalla differenza tra le entrate finali e il totale delle spese, incluse quelle relative al rimborso di prestiti), evidenzia un peggioramento di 2.929 milioni di euro, da 232,666 a 235.595 milioni (il dato comprende anche le regolazioni debitorie).

 

In relazione al valore del ricorso al mercato, si ricorda che l’articolo 1, comma 1, della legge finanziaria per il 2006 (legge n. 266/2005) ne ha fissato il livello massimo in 244.000 milioni di euro (compreso l’indebitamento all’estero per un importo non superiore a 2.000 milioni).

Anche il valore del ricorso al mercato che si determina sulla base delle previsioni assestate risulta dunque nel limite massimo stabilito dalla legge finanziaria per il 2006, diversamente da quanto avvenuto nei due anni precedenti.

 


b)        I saldi di cassa

(dati in milioni di euro)

 

2005

2006

 

Rendiconto

Previsioni iniziali

Variazioni per atto amministrativo

Variazioni proposte ddl assestamento

Previsioni assestate

Saldo netto da finanziare

-45.305

-65.538

-815

-1.244

-67.598

Risparmio pubblico
(saldo corrente)

-10.708

-31.616

2.670

-1.643

-30.589

Saldo primario

24.947

5.861

-753

-966

4.142

Ricorso al mercato (*)

-219.322

-261.539

-2.224

-2.412

-266.175

N.B.:        Dati al netto delle regolazioni debitorie e contabili.

(*)            Il ricorso al mercato è al lordo delle regolazioni debitorie.

 

In modo analogo all’evoluzione registrata in termini di competenza, anche in termini di cassa le previsioni assestate evidenziano sui saldi di bilancio (calcolati al netto delle regolazioni debitorie, contabili e dei rimborsi IVA) una incidenza negativa.

In termini di cassa, il saldo netto da finanziare, al netto delle regolazioni debitorie e contabili (pari a 8.341 milioni di euro), si attesta a 67.598 milioni di euro, con un aumento di 2.060 milioni di euro rispetto alle previsioni iniziali (65.538 milioni di euro).

Il saldo corrente (risparmio pubblico) in termini di cassa mostra un leggero miglioramento, passando da un valore negativo iniziale di 31.616 milioni di euro a un valore negativo di 30.589.

Il saldo primario, che nelle previsioni iniziali era pari a 5.861 milioni di euro, nelle previsioni assestate viene quantificato in 4.142 milioni di euro con una riduzione di 1.719 milioni

Il ricorso al mercato in termini di cassa, che nel bilancio di previsione era quantificato in 261.539 milioni di euro, sale, nelle previsioni assestate, a 266.175 milioni di euro (al lordo delle regolazioni debitorie), con un peggioramento di circa 4.636 milioni di euro.


Tavole riepilogative

Assestamento 2006


Tavola i - Andamento delle entrate finali per categorie economiche e incidenza percentuale sul bilancio dello Stato

(Competenza – milioni di euro – dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)

 

CATEGORIE

RENDICONTO 2005

BILANCIO 2006

ASSESTATO 2006

Previsioni definitive

Accertamenti

%

Legge Bilancio

%

ddl
assestato

%

I -         Imposte sul patrimonio e sul reddito

189.302

189.865

43,9

197.780

47,2

199.080

47,3

II -         Tasse e imposte sugli affari

141.102

139.118

32,2

139.206

33,2

139.906

33,2

III -        Imposte sulla produzione, consumi e dogane

30.032

29.658

6,9

29.093

6,9

29.093

6,9

IV -       Monopoli

9.457

9.020

2,1

9.816

2,3

9.816

2,3

V -        Lotto, lotterie ed altre attività di giuoco

11.538

10.192

2,4

12.177

2,9

12.177

2,9

Totale Entrate Tributarie

381.431

377.853

87,5

388.072

92,7

390.072

92,7

VI -       Proventi speciali

670

795

0,2

495

0,1

510

0,1

VII -      Proventi dei servizi pubblici minori

6.994

6.943

1,6

6.890

1,6

6.932

1,6

VIII –     Proventi dei beni dello Stato

653

326

0,1

392

0,1

392

0,1

IX -        Prodotti netti di aziende autonome e utili di gestione

2.426

3.019

0,7

3.842

0,9

3.948

0,9

X -        Interessi su anticipazioni e crediti vari del tesoro

5.850

9.524

2,2

4.200

1,0

4.200

1,0

XI -        Recuperi, rimborsi e contributi

10.968

21.478

5,0

10.905

2,6

10.951

2,6

XII -       Partite che si compensano nella spesa

1.859

2.019

0,5

2.006

0,5

2.006

0,5

Totale Entrate Extratributarie

29.420

44.104

10,2

28.730

6,9

28.939

6,9

XIII -      Vendita di beni ed affrancazione di canoni

12.272

5.631

1,3

1.008

0,2

1.008

0,2

XIV -     Ammortamento di beni patrimoniali

833

163

0,0

840

0,2

840

0,2

XV -      Rimborso di anticipazioni e crediti vari del Tesoro

3.281

4.281

1,0

26

0,0

26

0,0

Totale Alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione crediti

16.386

10.075

2,3

1.874

0,4

1.874

0,4

Totale Entrate Finali

427.237

432.032

100,0

418.676

100,0

420.885

100,0


 

Tavola II - Andamento delle principali imposte e loro incidenza percentuale sulle entrate tributarie

(Competenza – milioni di euro - dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)

 

 

RENDICONTO 2005

BILANCIO 2006

ASSESTATO 2006

 

Previsioni definitive

Accertamenti

%

Legge Bilancio

%

ddl
assestato

%

Entrate tributarie

381.432

377.853

100

388.072

100

390.073

100

di cui:

 

 

 

 

 

 

 

IRPEF

145.648

139.283

36,9

143.419

37,0

143.419

36,8

IRPEG

28.410

36.305

9,6

37.512

9,7

37.512

9,6

ILOR

531

239

0,1

165

0,0

165

0,0

Imposte sostitutive

12.381

11.162

3,0

12.411

3,2

13.311

3,4

Ritenute a titolo di imposta definitiva

829

1.036

0,3

848

0,2

948

0,2

IVA, di cui:

112.168

114.925

30,4

115.354

29,7

115.854

29,7

-       scambi interni ed intracomunitari

99.239

102.432

27,1

102.290

26,4

102.590

26,3

-       importazione

12.929

12.493

3,3

13.064

3,4

13.264

3,4

Altri introiti diretti

1.039

1.258

0,3

1.984

0,5

2.284

0,6

Condoni e sanatorie, di cui

514

851

0,2

1.782

0,5

1.782

0,5

-          Condoni e sanatorie su tributi diretti

464

582

0,2

1.442

0,4

1.442

0,4

-          Condoni e sanatorie su tributi indiretti

50

269

0,1

340

0,1

340

0,1

Lotto, lotterie e giuochi

11.538

10.192

2,7

12.177

3,1

12.177

3,1

Accisa e imposta erariale di consumo su:

29.946

29.284

7,8

29.012

7,5

29.012

7,4

-       Oli minerali

23.327

22.028

5,8

22.701

5,8

22.701

5,8

-       Altri prodotti

6.619

7.256

1,9

6.311

1,6

6.311

1,6

Imposte sui generi di monopolio

9.454

9.014

2,4

9.814

2,5

9.814

2,5

Imposte sugli affari

1.546

1.454

0,4

1.430

0,4

1.430

0,4

Altri tributi indiretti

27.428

22.850

6,0

22.164

5,7

22.365

5,7


Tavola III – Evoluzione della spesa finale dei singoli stati di previsione ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato

(competenza – milioni di euro – dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)

 

STATO DI PREVISIONE

RENDICONTO 2005

BILANCIO 2006

ASSESTATO 2006

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Legge Bilancio

%

ddl
assestato

%

Economia e finanze

287.417

271.123

58,0

271.561

58,7

271.989

58,2

Attività produttive

4.250

4.248

0,9

2.378

0,5

2.392

0,5

Lavoro e politiche sociali

68.956

68.864

14,7

71.880

15,5

72.035

15,4

Giustizia

7.655

7.425

1,6

7.819

1,7

7.884

1,7

Affari esteri

2.511

2.340

0,5

1.956

0,4

2.074

0,4

Istruzione, università e ricerca

51.604

51.835

11,1

50.453

10,9

52.084

11,1

Interno

26.749

25.581

5,5

25.580

5,5

26.807

5,7

Ambiente e territorio

1.376

1.357

0,3

1.056

0,2

1.061

0,2

Infrastrutture e trasporti

7.779

7.414

1,6

7.126

1,5

7.151

1,5

Comunicazioni

396

384

0,1

239

0,1

252

0,1

Difesa

21.335

21.276

4,6

17.782

3,8

19.252

4,1

Politiche agricole

1.767

1.687

0,4

1.401

0,3

1.446

0,3

Beni e attività culturali

2.392

2.263

0,5

1.843

0,4

1.882

0,4

Salute

1.497

1.446

0,3

1.342

0,3

1.380

0,3

Totale spese finali

485.684

467.243

100

462.416

100

467.689

100

 


 

Tavola IV – Le spese complessive per funzioni-obiettivo ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato

(competenza – milioni di euro – dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)

 

FUNZIONI-OBIETTIVO

RENDICONTO 2005

BILANCIO 2006

ASSESTATO 2006

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Legge Bilancio

%

ddl
assestato

%

1 - Servizi generali delle pubbliche amministrazioni

436.403

391.939

61,7

419.823

64,5

422.751

64,4

2 – Difesa

21.055

20.772

3,3

16.634

2,6

17.664

2,7

3 - Ordine pubblico e sicurezza

22.566

22.054

3,5

22.183

3,4

22.295

3,4

4 - Affari economici

53.666

51.638

8,1

45.177

6,9

45.676

7,0

5 - Protezione dell'ambiente

2.081

2.021

0,3

1.179

0,2

1.697

0,3

6 - Abitazioni e assetto territoriale

2.505

2.276

0,4

2.089

0,3

1.624

0,2

7 - Sanità

16.114

15.788

2,5

13.480

2,1

12.533

1,9

8 - Attività ricreative, culturali e di culto

14.770

12.690

2,0

12.377

1,9

12.413

1,9

9 – Istruzione

49.265

49.441

7,8

48.434

7,4

49.814

7,6

10- Protezione sociale

68.871

66.935

10,5

69.965

10,7

70.012

10,7

Spese complessive

687.296

635.554

100,0

651.341

100,0

656.479

100,0

 


Tavola V – Evoluzione della spesa finale per categorie ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato

(competenza – milioni di euro – dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)

CATEGORIE

RENDICONTO 2005

BILANCIO 2006

ASSESTATO 2006

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Legge Bilancio

%

ddl
assestato

%

Redditi da lavoro dipendente

82.601

81.743

17,5

83.570

18,1

85.329

18,2

Consumi intermedi

13.198

12.782

2,7

9.646

2,1

10.980

2,3

Imposte pagate sulla produzione

4.414

4.391

0,9

4.398

1,0

4.434

0,9

Trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche

177.800

175.285

37,5

180.051

38,9

182.130

38,9

Trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni sociali private

4.218

3.862

0,8

4.605

1,0

4.624

1,0

Trasferimenti correnti a imprese

5.074

4.875

1,0

4.513

1,0

4.591

1,0

Trasferimenti all'estero

1.704

1.615

0,3

1.487

0,3

1.592

0,3

Risorse proprie cee

15.700

14.480

3,1

15.850

3,4

15.850

3,4

Interessi passivi e redditi da capitale

76.413

70.671

15,1

71.400

15,4

71.693

15,3

Poste correttive e compensative

51.824

49.294

10,5

44.520

9,6

44.618

9,5

Ammortamenti

833

18

0,0

840

0,2

840

0,2

Altre uscite correnti

4.094

1.433

0,3

7.274

1,6

6.429

1,4

Totale spese correnti

437.873

420.449

90,0

428.154

92,6

433.110

92,6

Investimenti fissi lordi e acquisti di terreni

6.199

6.170

1,3

3.668

0,8

3.819

0,8

Contributi agli investimenti ad amministrazioni pubbliche

16.931

16.768

3,6

12.148

2,6

12.038

2,6

Contributi agli investimenti ad imprese

8.383

8.233

1,8

6.278

1,4

6.833

1,5

Contributi agli investimenti a famiglie e istituzioni sociali private

122

122

0,0

34

0,0

34

0,0

Contributi agli investimenti a estero

404

396

0,1

215

0,0

215

0,0

Altri trasferimenti in conto capitale

9.215

8.730

1,9

11.509

2,5

11.150

2,4

Acquisizioni di attività finanziarie

6.557

6.375

1,4

410

0,1

490

0,1

Totale spese conto capitale

47.811

46.794

10,0

34.262

7,4

34.579

7,4

Totale spese finali

485.684

467.243

100,0

462.416

100,0

467.689

100,0


Tavola VI – Andamento delle U.P.B. (III livello) ed incidenza percentuale sulle spese finali del bilancio dello Stato

(competenza – milioni di euro – dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)

 

U.P.B. (III LIVELLO)

RENDICONTO 2005

BILANCIO 2006

ASSESTATO 2006

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Legge Bilancio

%

ddl
assestato

%

Funzionamento

83.642

82.498

17,7

78.480

17,0

81.757

17,5

Interventi

254.709

248.126

53,1

247.722

53,6

250.042

53,5

Oneri comuni

21.396

17.378

3,7

28.834

6,2

27.935

6,0

Trattamenti di quiescenza

1.081

1.169

0,3

1.090

0,2

1.066

0,2

Oneri del debito pubblico

77.045

71.278

15,3

72.028

15,6

72.310

15,5

Totale spese correnti

437.873

420.449

90,0

428.154

92,6

433.110

92,6

Investimenti

44.904

44.253

9,5

30.844

6,7

31.300

6,7

Altre Spese in conto capitale

362

243

0,1

122

0,0

122

0,0

Oneri comuni

2.545

2.298

0,5

3.296

0,7

3.157

0,7

Totale conto capitale

47.811

46.794

10,0

34.262

7,4

34.579

7,4

Totale spese finali

485.684

467.243

100

462.416

100

467.689

100


Glossario


Glossario
dei principali termini macroeconomici e di finanza pubblica

 

Accensione di prestiti

Ammontare delle operazioni di indebitamento a medio e lungo termine (debito patrimoniale), con esclusione di quelle di durata inferiore all’anno (debito fluttuante). In sede previsionale, nel bilancio dello Stato, l’accensione di prestiti coincide con il ricorso al mercato [®].

 

Aliquota

Quota d’imposta [®] per ogni unità di base imponibile.

 

Amministrazioni pubbliche

Nell’ambito del sistema di contabilità nazionale, complesso delle unità istituzionali la cui funzione principale consiste nella produzione di beni e servizi non destinabili alla vendita ovvero nella redistribuzione del reddito e della ricchezza del paese; le risorse principali sono costituite da versamenti obbligatori effettuati direttamente o indirettamente da unità appartenenti ad altri settori.

Il settore delle amministrazioni pubbliche è composto di tre sottosettori:

1)  amministrazioni centrali, che comprendono i ministeri, la Presidenza del Consiglio, gli organi costituzionali (Camera, Senato, Presidenza della Repubblica, Corte costituzionale) e quelli a rilevanza costituzionale (Corte dei Conti, CSM, CNEL) e gli enti centrali con competenza su tutto il territorio del paese (quali ANAS, CONI, CNR, ISTAT, Autorità amministrative indipendenti ...);

2)  amministrazioni locali, che comprendono gli enti la cui competenza è limitata ad una parte del territorio nazionale (quali regioni, province, comuni, ASL, Aziende ospedaliere, IRCCS, camere di commercio, università, autorità portuali …)

3)  enti di previdenza e assistenza.

Le pubbliche amministrazioni costituiscono il settore di contabilità nazionale preso a riferimento in ambito europeo per la definizione dei parametri di finanza pubblica previsti dal Trattato di Maastricht.

Le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato [®] sono individuate annualmente in un elenco pubblicato dall’ISTAT. Per l’anno 2006, l'elenco è contenuto nel Comunicato ISTAT 29 luglio 2005, pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 29 luglio 2005, n. 175. La compilazione di tale elenco risponde a norme classificatorie e definitorie proprie del sistema statistico nazionale e comunitario. Secondo il SEC95 (Sistema europeo dei Conti) [®], ogni unità istituzionale viene classificata nel settore delle pubbliche amministrazioni  sulla base di criteri di natura prevalentemente economica, indipendentemente dal regime giuridico che la governa.

 

Ammortamento

Secondo il SEC95 [®], è la perdita di valore subita dai capitali fissi (quali macchinari, impianti, mezzi di trasporto) nel corso dell'anno a causa dell'usura fisica, dell'obsolescenza (perdita di valore economico dei beni capitali per il progresso tecnico incorporato nei nuovi beni) e dei danni accidentali assicurati. Il concetto di ammortamento economico differisce da quello fiscale o finanziario in senso lato.

 

Avanzo (complessivo, corrente, primario)

 

[®] “Saldo complessivo”, “Saldo corrente”, “Saldo primario”.

Base imponibile

Valore o grandezza a cui si commisura un’imposta, costituendo la traduzione quantitativa del presupposto [®].

 

Capitolo

Voce contabile individuata nell’ambito di ciascuna unità previsionale di base [®], rilevante ai soli fini della gestione e della rendicontazione. I capitoli non sono oggetto di approvazione parlamentare.

L’articolazione delle U.P.B. in capitoli - in relazione allo specifico oggetto per l’entrata e secondo il contenuto economico e funzionale della spesa – è effettuata, annualmente, con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, adottato contestualmente all’entrata in vigore della legge di approvazione del bilancio.

 

Cassa (bilancio di)

Bilancio nel quale le previsioni di entrata si riferiscono agli incassi e le previsioni di spesa ai pagamenti [® “Entrata (procedimento contabile)”, “Spesa (procedimento contabi­le)”].

Il bilancio annuale di previsione dello Stato viene redatto sia in termini di cassa che in termini di competenza [®].

 

Centro di costo

Unità organizzativa cui è assegnata la responsabilità di gestire risorse che generano costi. E’ la struttura in riferimento alla quale sono effettuate le rilevazioni della contabilità economica per centri di costo [®].

 

Centro di responsabilità amministrativa

Ufficio di livello dirigenziale generale cui sono attribuite, nell’ambito di ciascuno stato di previsione, le risorse finanziarie individuate da un insieme di unità previsionali di base [®] deliberate dal Parlamento. I centri di responsabi­lità amministrativa sono individuati in modo da assicurare il costante adeguamento della struttura del bilancio dello Stato all’organizzazione dell’Amministrazione statale.

 

Classificazione economica

Aggregazione delle spese e delle entrate secondo la loro natura economica, articolata in categorie.

Le principali categorie della tradizionale classificazione economica delle entrate del bilancio dello Stato sono: Imposte sul patrimonio e sul reddito, Tasse e imposte sugli affari, Imposte sulla produzione, consumi e dogane, Monopoli, Lotto, lotterie ed altre attività di giuoco, Proventi dei beni dello Stato, dei servizi pubblici minori e speciali, Interessi su anticipazioni e crediti vari del tesoro.

La classificazione economica delle spese finali del bilancio dello Stato è stata rielaborata secondo i criteri di contabilità nazionale previsti dal SEC95 [®]; le principali voci sono: Redditi da lavoro dipendente [®], Consumi intermedi [®], Trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche, a famiglie e istituzioni sociali private, a imprese, Interessi passivi e redditi da capitale, Investimenti fissi lordi [®] e acquisti di terreni, Contributi agli investimenti ad amministrazioni pubbliche e a imprese, Acquisizioni di attività finanziarie.

 

Classificazione funzionale

Aggregazione delle spese in base alle finalità cui sono destinate, articolata in funzioni-obiettivo [®].

 

Competenza (bilancio di)

Bilancio in cui vengono iscritte, relativamente al periodo considerato, le entrate sulla base degli accertamenti e le spese sulla base degli impegni [® “Entrata (procedimento contabile)” e “Spesa (procedimento contabile)”].

Il bilancio annuale di previsione viene redatto sia in termini di competenza (giuridica) che in termini di cassa [®].

 

Consumi finali

Rappresentano il valore dei beni e servizi impiegati per il soddisfacimento diretto dei bisogni umani, individuali e collettivi.

Si dividono in:

a)   consumi delle famiglie residenti;

b)   consumi delle pubbliche amministrazioni e delle istituzioni sociali private senza scopo di lucro al servizio delle famiglie.

Sono utilizzati due diversi concetti: la spesa per consumi finali e i consumi finali effettivi. La differenza sta nel trattamento riservato ad alcuni beni e servizi che sono finanziati dalle amministrazioni pubbliche [®] o dalle istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie, ma che sono forniti alle famiglie come trasferimenti sociali in natura; questi beni sono compresi nel consumo effettivo delle famiglie, mentre sono esclusi dalla loro spesa finale.

 

Consumi intermedi

Corrispondono al valore dei beni e dei servizi consumati quali input nel processo di produzione nelle attività delle pubbliche amministrazioni, con esclusione del capitale fisso (il cui consumo è registrato come ammortamento). I beni e i servizi possono essere trasformati oppure esauriti nel processo produttivo.

 

Contabilità economica per centri di costo

Secondo quanto disposto dalla legge n. 94/1997, a partire dal 2000, per le Amministrazioni dello Stato è stato introdotto un sistema di contabilità analitica per centri di costo, volta ad individuare i costi di gestione di ciascuna organizzazione, cioè il valore dei fattori produttivi impiegati per la produzione di determinati beni o l’erogazione di determinati servizi. Il sistema di contabilità economica analitica si articola in centri di costo [®], servizi (che rappresentano le attività svolte dai singoli centri di costo) e piano dei conti (che rappresenta lo strumento, articolato su più livelli, mediante il quale viene effettuata la rilevazione economica dei costi).

 

Conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni

Conto che espone le entrate e le spese del settore isti­tuzionale delle amministrazioni pubbliche [®], nell’ambito del sistema di contabilità nazionale. Esso viene predisposto in termini di competenza economica.

Nel conto economico consolidato delle P.A. sono registrate solo le operazioni finali in grado di incidere sulla situazione economica o patrimoniale degli altri soggetti istituzionali, mentre sono escluse tutte le operazioni finanziarie con le quali ad una passività di un settore corrisponde una attività di un altro (concessione di mutui, partecipazioni e conferimenti, riscossione di crediti).

Il conto consolidato delle P.A. è il quadro contabile di riferimento per la programmazione degli obiettivi di finanza pubblica, sia a livello comunitario (negli aggiornamenti annuali del programma di stabilità) sia a livello nazionale (nel documento di programmazione economico-finanziaria).

 

Conto economico delle risorse e degli impieghi

Riassume la situazione macroeconomica del Paese, mettendo in evidenza l’equilibrio tra l’offerta, rappresentata dalle risorse (PIL  [®] ed importazioni [®]) e la domanda, data dagli impieghi (consumi finali delle famiglie, delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni sociali private [®] ed investimenti fissi lordi [®], cui vanno aggiunte le variazioni delle scorte e degli oggetti di valore, nonché le esportazioni [®]).

 

Conto riassuntivo del Tesoro

Documento che, pubblicato mensilmente in Gazzetta ufficiale, dà conto di tutte le operazioni di tesoreria [®] (incassi e pagamenti in termini di competenza e residui; debiti e crediti di tesoreria). Per ciascun periodo di riferimento evidenzia: il risparmio pubblico [®], il saldo da finanziare [®], il disavanzo complessivo [® saldo complessivo] e la situazione del Tesoro.

 

Contributi sociali effettivi

Nel SEC95 [®], comprendono i versamenti effettuati agli organismi della sicurezza sociale dai datori di lavoro, a beneficio dei loro dipendenti, e dai lavoratori dipendenti o non dipendenti o anche da persone non occupate, a proprio beneficio al fine di garantirsi le prestazioni sociali. Tali versamenti comprendono tutti i contributi obbligatori e volontari, relativi all'assicurazione contro i rischi di malattia, maternità, invalidità, vecchiaia e superstiti, disoccupazione, infortuni sul lavoro e malattie professionali e per gli assegni familiari.

 

Contributi sociali figurativi

Nel SEC95 [®], sono definti come la contropartita delle prestazioni sociali erogate direttamente – cioè  senza passare per gli organismi della sicurezza sociale - dai datori di lavoro pubblici ai loro dipendenti, ex dipendenti ed aventi diritto. Comprendono, ad esempio, le pensioni provvisorie corrisposte dallo Stato e da altre amministrazioni pubbliche ai propri dipendenti in quiescenza (da contabilizzare al netto delle ritenute pensionistiche), le aggiunte di famiglia, l’equo indennizzo, i sussidi al personale, le rendite, le indennità temporanee e le spese per cure e infortuni. Il loro ammontare si stima pari alle prestazioni versate al netto dei contributi sociali effettivi a carico dei lavoratori dipendenti.

 

Debito delle amministrazioni pubbliche (debito pubblico)

 

E’ l’insieme delle passività finanziarie del settore delle amministrazioni pubbliche; è consolidato tra e nei sottosettori, ossia esclude le passività incluse nell’attivo degli enti appartenenti allo stesso settore.

L’aggregato include i seguenti strumenti finanziari:

a) le monete e i depositi; questi comprendono le monete in circolazione, i depositi presso la tesoreria statale intestati a soggetti non appartenenti al settore delle amministrazioni pubbliche e la raccolta postale inclusa nel passivo di queste ultime;

b) i titoli diversi dalle azioni (esclusi gli strumenti finanziari derivati) emessi dallo Stato e dalle amministrazioni locali;

c) i prestiti erogati in favore di enti appartenenti alle Amministrazioni pubbliche o il cui onere di rimborso sia a carico di queste ultime.

Il debito delle amministrazioni pubbliche è calcolato dalla Banca d’Italia in coerenza con i criteri definiti dall’Unione europea.

 

Deduzioni

Spese che non concorrono alla determinazione della base imponibile.

 

Detrazioni

Importi relativi a spese che devono essere sottratti, in tutto o in una determinata percentuale, dall’imposta lorda, come risultante dall’applicazione dell’aliquota al reddito imponibile, al fine di determinare l’imposta netta.

 

Disavanzo (deficit)

 

Saldo negativo dei conti di finanza pubblica. Se riferito a conti economici corrisponde all’indebitamento netto [®]; se riferito a conti finanziari coincide con il fabbisogno [®].

In base ai parametri definiti in sede europea, per disavanzo si intende l’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni [®].

 

Disavanzo (complessivo, corrente, primario)

 

[®] “Saldo complessivo”, “Saldo corrente”, “Saldo primario”.

Entrata

(procedimento contabile)

 

Come disposto dal regolamento di contabilità generale, le entrate dello Stato sono costituite da tutti i redditi, proventi e crediti di qualsiasi natura, che lo Stato ha il diritto di riscuotere in virtù di leggi, regolamenti o altro titolo.

Il procedimento contabile di entrata si articola in tre fasi:

1) accertamento: fase in cui sorge per lo Stato il diritto a percepire una determinata somma attraverso l’iden­tificazione della ragione del credito e la persona che ne è debitrice; 2) riscossione: fase che consiste nell’esigere dal debitore la somma dovuta allo Stato; 3) versamento: fase in cui le somme riscosse sono versate nella tesoreria dello Stato.

 

Entrate complessive

Costituiscono la somma totale delle entrate.

Nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni [®], corrispondono alla somma delle entrate correnti [®] e delle entrate in conto capitale [®].

Nel bilancio dello Stato corrispondono alla somma dei quattro titoli delle entrate: Titolo I – “entrate tributarie”, Titolo II – “entrate extratributarie” (che insieme costituiscono le entrate correnti), Titolo III – “alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti” (entrate in conto capitale) e Titolo IV – .”accensione di prestiti” [®].

 

Entrate correnti

Nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni [®], sono costituite principalmente da entrate tributarie (imposte dirette e indirette [®]) e dai contributi sociali (effettivi e figurativi) [®].

Nel bilancio dello Stato, corrispondono ai primi due titoli delle entrate: Titolo I – “entrate tributarie”, in cui rientrano le entrate di natura fiscale (IRPEF, IRPEG, IRAP, IVA ecc.) e Titolo II – “entrate extratributarie” nel quale sono considerati tutti i proventi diversi da quelli di carattere fiscale, che non incidono sul patrimonio.

 

Entrate in conto capitale

Nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni [®], sono le entrate derivanti da imposte in conto capitale [®], da cofinanziamenti dell’Unione europea e da trasferimenti in conto capitale delle imprese e delle famiglie.

Nel bilancio dello Stato, corrispondono al Titolo III delle entrate – “alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti”.

 

Entrate finali

Nel bilancio dello Stato, sommatoria dei primi tre titoli delle entrate: Titolo I – “entrate tributarie”, Titolo II – “entrate extratributarie” (che insieme costituiscono le entrate correnti) e Titolo III – “alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti” (entrate in conto capitale).

Esse rappresentano le risorse definitivamente acquisite al bilancio per il raggiungimento dei fini istituzionali, con esclusione delle entrate derivanti dall’accensione di prestiti [®].

 

Esportazioni

Sono costituite dai trasferimenti di beni e di servizi da operatori residenti a operatori non residenti.

Le esportazioni di beni includono tutti i beni (nazionali o nazionalizzati, nuovi o usati) che, a titolo oneroso o gratuito, escono dal territorio economico del paese per essere destinati al resto del Mondo.

Le esportazioni di servizi comprendono tutti i servizi (trasporto, assicurazione, altri) prestati da unità residenti a unità non residenti.

Le esportazioni di beni sono valutate al valore “fob” (free on board) che corrisponde al prezzo di mercato alla frontiera del paese esportatore. Questo prezzo comprende: il prezzo ex fabrica, i margini commerciali, le spese di trasporto internazionale, gli eventuali diritti all’esportazione.

 

Esportazioni nette

Risultano dalla differenza tra le esportazioni [®] e le importazioni [®].

 

Fabbisogno

Risultato differenziale relativo ai conti di cassa, che evidenzia l’eccedenza dei pagamenti rispetto agli incassi con riferimento al complesso delle operazioni di parte corrente, in conto capitale e finanziarie. Quando gli incassi superano le erogazioni si ha la cd. “disponibilità”.

Il fabbisogno è un dato monetario, in quanto costituisce il quantitativo di risorse monetarie e finanziarie necessarie a colmare lo squilibrio tra i flussi di entrate e di spese dello Stato o di aggregati più vasti.

Nella Relazione trimestrale di cassa, esso viene calcolato con riferimento al settore statale [®] e al settore pubblico [®].

 

Fabbisogno complessivo

 

E’ il fabbisogno [®] aumentato delle regolazioni debitorie pregresse [®] effettuate (o da effettuare) in contanti nei confronti dei soggetti esterni al settore cui si riferisce il conto e diminuito dei crediti maturati a fine periodo da parte dei fornitori.

 

Fabbisogno primario

E’ il fabbisogno [®] calcolato al netto delle uscite per interessi passivi.

 

Fondi speciali

 

Somme, iscritte su apposite unità previsionali di base (una di parte corrente e una in conto capitale) dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, destinate alla copertura finanziaria dei provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati dal Parlamento negli esercizi finanziari compresi nel bilancio pluriennale. L’ammontare del fondo speciale di parte corrente e del fondo speciale di conto capitale è determinato, rispettivamente, dalla tabella A e dalla tabella B della legge finanziaria. Le tabelle A e B indicano altresì gli accantonamenti relativi ai singoli Ministeri nei quali ciascun fondo è ripartito. Le quote del fondo speciale di parte corrente e, se non corrispondono a progetti di legge già approvati da un ramo del Parlamento, di quello in conto capitale non utilizzate entro l’anno cui si riferiscono costituiscono economie di bilancio.

 

Forze di lavoro

Comprendono le persone occupate [®] e le persone in cerca di occupazione [®].

 

Funzioni obiettivo

Voci della classificazione funzionale [®] individuate con riguardo all’esigenza di definire le politiche pubbliche di settore. La classificazione per funzioni obiettivo è articolata su quattro livelli, di cui i primi tre sono tratti dalla classificazione standard adottata in sede europea (COFOG-SEC95), mentre il quarto livello, determinato in sede nazionale, indica gli obiettivi perseguiti da ciascuna amministrazione. Il primo livello (divisioni) rappresenta i fini primari perseguiti dalle Amministrazioni; il secondo (gruppi) esprime le specifiche aree di intervento delle politiche pubbliche; il terzo (classi) identifica i comparti di attività in cui si articolano le aree di intervento del livello precedente; il quarto livello (missioni istituzionali) rappresenta gli obiettivi perseguiti da ciascuna Amministrazione.

Le funzioni-obiettivo di primo livello sono 10: Servizi generali delle pubbliche amministrazioni; Difesa, Ordine pubblico e sicurezza, Affari economici, Protezione dell’ambiente, Abitazioni e assetto territoriale, Sanità, Attività ricreative, culturali e di culto, Istruzione, Protezione sociale.

 

ICI (imposta comunale sugli immobili)

Presupposto dell’imposta [®] è il possesso di fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli siti nel territorio dello Stato destinati a qualsiasi uso. La base imponibile [®] è il valore degli immobili. Il valore dei fabbricati è determinato dal rapporto tra le rendite catastali e appositi moltiplicatori diversificati per gruppi immobiliari. Il valore delle aree fabbricabili è quello di mercato al 1° gennaio di ciascun periodo di imposta. Il valore dei terreni agricoli è il risultato del prodotto tra il reddito dominicale e un moltiplicatore pari a 75. L’aliquota è determinata dal Comune, ciascun anno per l’anno successivo, e deve essere definita in un valore compreso tra il 4 e il 7 per mille. In assenza di delibera comunale si applica l’aliquota del 4 per mille.

 

Importazioni

Sono costituite dagli acquisti all’estero di beni e di servizi, introdotti nel territorio nazionale. Le importazioni di beni comprendono tutti i beni (nuovi o usati) che, a titolo oneroso o gratuito, entrano nel territorio del paese dal resto del Mondo. Le importazioni di servizi includono tutti i servizi (trasporto, assicurazione, altri) prestati da unità non residenti a unità residenti.

Le importazioni di beni possono essere valutate:

a)      al valore “fob” (free on board) che corrisponde al prezzo di mercato alla frontiera del paese esportatore. Questo prezzo comprende: il prezzo ex fabrica, i margini commerciali, le spese di trasporto internazionale, gli eventuali diritti all’esportazione;

b)      al valore “cif” (cost, insurance, freight) che comprende: il valore “fob” dei beni, le spese di trasporto e le attività assicurative tra la frontiera del paese esportatore e la frontiera del paese importatore.

Nel conto economico delle risorse e degli impieghi [®] sono valutate al valore “fob”.

 

Imposta

Prelievo obbligatorio e senza contropartita che le amministrazioni pubbliche pongono a carico dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni private per far fronte alle spese pubbliche.

 

Imposta diretta

Imposta il cui presupposto è costituito da una manifestazione immediata di capacità contributiva, quale la percezione di un reddito o il possesso di un patrimonio.

 

Imposta di bollo

Imposta indiretta reale applicata su tutti gli atti civili e commerciali, giudiziali e stragiudiziali, su scritti, avvisi, manifesti, registri indicati in un elenco previsto dalla legge, che distingue tra atti per i quali è obbligatorio il bollo e atti soggetti a bollatura solo in caso di uso.

 

Imposta di registro

Imposta indiretta reale che viene applicata in relazione alla registrazione, in molti casi imposta dalla legge, di atti di varia natura (negoziale, amministrativa, giudiziaria: cessioni di immobili e atti societari, contratti di locazione degli immobili).

 

Imposta indiretta

Imposta il cui presupposto è costituito da una manifestazione mediata di capacità contributiva, rilevata, ad esempio, al momento del consumo o dello scambio di un bene o del trasferimento di un’attività patrimoniale. .

 

Imposta personale

Imposta il cui ammontare è determinato anche in funzione di caratteristiche soggettive del contribuente (livello del reddito, carichi familiari, stato di salute).

 

Imposta reale

Imposta il cui ammontare è determinato solo in relazione all’oggetto dell’imposta, indipendentemente dalle caratteristiche soggettive del contribuente.

 

Imposta sostitutiva

Imposta proporzionale [v. proporzionalità] applicata a componenti del reddito che non rientrano nella determinazione del reddito complessivo. Si applica principalmente, in determinate ipotesi, ai redditi di capitale [®] ed ai redditi diversi [®].

 

Imposta sulla produzione (o accisa)

Imposta indiretta reale che colpisce la produzione di un determinato bene. Tra queste possiamo ricordare le imposte sugli olî minerali (gasolio, olio combustibile, benzine) e sui prodotti alcolici.

 

Imposte in conto capitale

Sono le imposte percepite a intervalli irregolari, e solo saltuariamente, sul valore delle attività o del patrimonio netto o sul valore dei beni trasferiti per effetto di lasciti, donazioni o altri trasferimenti.

Comprendono:

a) le imposte sui trasferimenti in conto capitale, quali le imposte sulle successioni e sulle donazioni, con esclusione delle imposte sulle vendite di beni (che non costituiscono trasferimenti);

b) le imposte straordinarie sulle attività o sul patrimonio netto (quali i condoni).

 


Indebitamento netto

Nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni [®], è il saldo conclusivo risultante dalla differenza tra le spese complessive [®] e le entrate complessive [®]; se le entrate superano le spese, si ha “accreditamento netto”. Quando si indica genericamente l’indebitamento netto, si intende fare riferimento a questo saldo, che è il parametro di riferimento per il rispetto dei vincoli sul disavanzo (o deficit) previsti a livello europeo.

Analogamente, nel bilancio dello Stato si definisce indebitamento (o accrescimento) netto il saldo risultante dalla differenza tra le entrate complessive [®] e le spese complessive [®], escluse le operazioni finanziarie (partecipazioni azionarie e conferimenti, concessione e riscossione di crediti e accensione e rimborso di prestiti).

 

Indebitamento netto strutturale

È l’indebitamento netto (riferito al conto economico consolidato della pubbliche amministrazioni) [®] depurato degli effetti del ciclo economico. Con lo stesso termine può peraltro intendersi l’indebitamento netto depurato degli effetti del ciclo economico e al netto delle misure una tantum.

 

Indice di Gini

L’indice di concentrazione di Gini è una misura sintetica del grado di disuguaglianza della distribuzione del reddito. È pari a zero nel caso di una perfetta equità della distribuzione dei redditi, quando tutte le famiglie ricevono lo stesso reddito; è invece pari a uno nel caso di totale disuguaglianza, quando il reddito totale è percepito da una sola famiglia.

 

Indici a catena

Sono utilizzati dall’ISTAT dal marzo 2006 per le valutazioni reali degli aggregati economici, in accordo con gli standard definiti dai regolamenti comunitari.

Il metodo degli indici a catena prende a riferimento in ciascun anno i prezzi dell’anno precedente. Il nuovo metodo risponde all’esigenza di introdurre un indicatore delle variazioni di prezzo o di volume che non tenga solo conto dei valori assunti dalle variabili considerate in due tempi precisi, l’anno corrente e l'anno base (come avveniva del sistema precedente), ma che incorpori l'andamento complessivo presentato dal fenomeno nell'intervallo temporale esaminato.

Il principale vantaggio della metodologia del concatenamento è che viene utilizzato un sistema di ponderazione che si rinnova annualmente in virtù delle dinamiche del mercato, in modo da garantire la migliore rappresentazione della crescita reale degli aggregati economici.

Il principale svantaggio è invece la perdita della proprietà dell’additività quando le serie sono concatenate rispetto ad un anno di riferimento fisso; l’additività viene mantenuta solo quando vengono presentati gli aggregati in valori ai prezzi dell’anno precedente. L’additività è la proprietà delle misure in volume per cui dalla somma delle componenti deflazionate di un aggregato si ottiene l’aggregato totale a sua volta deflazionato; essa consente dunque di ottenere il valore totale di un aggregato dalla somma dei suoi componenti, così come accade con le valutazioni a prezzi correnti.

 

Inflazione

L'inflazione al consumo è un processo di aumento del livello generale dei prezzi dell'insieme dei beni e servizi destinati al consumo delle famiglie. Generalmente, si misura attraverso la costruzione di un indice dei prezzi al consumo, cioè uno strumento statistico che misura le variazioni nel tempo dei prezzi di un insieme di beni e servizi, chiamato paniere, rappresentativo dei consumi delle famiglie in uno specifico anno.

L'ISTAT produce tre diversi indici dei prezzi al consumo:

§      l’indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività nazionale (NIC), che misura l'inflazione a livello dell'intero sistema economico italiano.

§      l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) [®], si riferisce ai consumi dell'insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente (non agricolo). E' l'indice usato per adeguare periodicamente i valori monetari (ad esempio gli affitti o gli assegni dovuti al coniuge separato);

§      l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) [®], sviluppato per assicurare una misura dell'inflazione comparabile a livello europeo. Prende a riferimento l'intera collettività nazionale, ma si differenzia dagli altri due indici perché il paniere esclude, sulla base di un accordo comunitario, le lotterie, il lotto, i concorsi pronostici e i servizi relativi alle assicurazioni sulla vita. A differenza degli altri due indici, inoltre considera non il prezzo pieno di vendita ma prezzo effettivamente pagato dal consumatore (ad esempio, nel caso dei medicinali, mentre per gli indici nazionali viene considerato il prezzo pieno del prodotto, per quello armonizzato europeo il prezzo di riferimento è rappresentato dalla quota effettivamente a carico del consumatore, cioè il ticket); l’indice armonizzato europeo tiene inoltre conto delle riduzioni temporanee di prezzo (saldi e promozioni).

L’indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività nazionale e l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati sono calcolati anche al netto dei tabacchi.

 

Inflazione programmata

Rappresenta il tasso di inflazione fissato nel Documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF) come valore di riferimento per l’anno successivo. Tale tasso viene rapportato all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, esclusi i tabacchi [® “Inflazione”]. Il tasso di inflazione programmata rappresenta il parametro di riferimento per la definizione degli aumenti salariali nella contrattazione nazionale.

 

Investimenti fissi lordi

Sono costituti dalle acquisizioni, al netto delle cessioni, di capitale fisso effettuate dai produttori residenti (cui si aggiungono gli incrementi di valore dei beni materiali non prodotti). Il capitale fisso consiste di beni materiali e immateriali prodotti destinati a essere utilizzati nei processi produttivi per un periodo superiore a un anno.

Sono fissi in quanto non comprendono le variazioni delle scorte e degli oggetti di valore.

Sono lordi in quanto includono gli ammortamenti [®].

 

IRAP (Imposta regionale sulle attività produttive)

Il presupposto dell’imposta è costituito dall’esercizio di un’attività diretta alla produzione o allo scambio di beni e alla prestazione di servizi. Soggetti passivi sono gli imprenditori individuali, le società, gli enti commerciali e non commerciali, gli esercenti arti e professioni, le amministrazioni pubbliche, enti e società non residenti (per il valore aggiunto prodotto nel territorio regionale). La base imponibile è costituita, in via generale, dal valore aggiunto netto prodotto nel territorio nazionale. Per un’impresa in contabilità ordinaria, essa è calcolata per differenza tra il valore della produzione (ricavi, variazioni delle rimanenze e lavori in corso) e una serie di costi di produzione, tra cui i costi di acquisto delle materie prime, i costi di ammortamento delle immobilizzazioni materiali e immateriali. Non sono invece deducibili i costi di personale e gli interessi passivi (fatta eccezione il costo dei contratti di apprendistato, del costo dei contratti di formazione e lavoro, delle spese relative ai disabili e dei costi sostenuti per il personale addetto alla Ricerca e Sviluppo). L’aliquota è pari al 4,25 per cento. Alle regioni è attribuito il potere di variare l’aliquota fino ad un massimo di un punto percentuale. In via transitoria l’aliquota per i soggetti addetti nel settore agricolo è stata fissata all’1,9 per cento e, per il 2006, al 3,75 per cento.

 

IRES (imposta sul reddito delle società)

Imposta diretta sulle persone giuridiche. Soggetti passivi sono: a) le società per azioni e in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative e di mutua assicurazione; b) gli enti pubblici e privati diversi dalle società, sia che abbiano sia che non abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali; c) le società e gli altri enti di ogni tipo con o senza personalità giuridica non residenti nello Stato limitatamente ai redditi prodotti nel territorio dello Stato. La base imponibile è determinata dal reddito d’impresa (la differenza tra i ricavi, da un lato, e i costi d’esercizio, gli ammortamenti e gli interessi passivi, dall’altro). L’imposta è proporzionale [v. proporzionalità] ed è prelevata con un’aliquota unica del 33 per cento. Dal 1° gennaio 2004, come previsto dal decreto legislativo 12 dicembre 2003, n. 344, l’imposta ha sostituito la preesistente imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG)

 

IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche)

Imposta diretta di tipo personale; il presupposto dell’imposta [®] è costituito dal possesso di un reddito attribuibile ai soggetti passivi che sono le persone fisiche residenti (con riferimento sia ai redditi prodotti in Italia sia a quelli prodotti all’estero) e non residenti (unicamente per i redditi prodotti in Italia) nello Stato. La base imponibile è costituita dalla somma di tutti i redditi del soggetto passivo (redditi fondiari; redditi di capitale [®] e redditi diversi di natura finanziaria [®]; redditi di lavoro dipendente; redditi di lavoro autonomo e redditi d’impresa, quest’ultimi assoggettati all’IRPEF solo se prodotti da imprenditori individuali o da società di persone). Essa viene determinata sottraendo al reddito complessivo del soggetto (vale a dire la somma algebrica delle diverse componenti del reddito sopra richiamate) le deduzioni [®] “tradizionali” (contributi previdenziali e assistenziali per lavoratori autonomi; rendita catastale dell’immobile adibito ad abitazione principale; spese mediche per l’assistenza ai portatori di handicap; oneri contributivi pagati per domestici e per addetti a servizi personali). Dal reddito imponibile lordo così ottenuto devono essere altresì “sottratte” –in misura decrescente al crescere del reddito - le deduzioni volte a determinare il livello minimo di reddito escluso dalla tassazione (c.d. no tax area) e quelle per carichi di famiglia in modo da ottenere il reddito imponibile a cui, per determinare l’imposta lorda, verranno applicate le aliquote dell’imposta, volte a garantirne la progressività [®] (attualmente, a seguito della riforma operata dalla legge 30 dicembre 2004, n. 311: 23 per cento per i redditi fino a 26.000 euro; 33 per cento per i redditi fino a 33.500 euro; 39 per cento per i redditi fino a 100.000 euro; per i redditi superiori a 100.000 euro si applica l’aliquota del 39 per cento maggiorata di un “contributo di solidarietà” pari al 4 per cento). All’imposta lorda dovranno essere applicate le detrazioni [®] per determinare l’imposta netta. Negli ultimi anni sono state istituite delle addizionali regionali, provinciali e comunali dell’IRPEF. La legge 7 aprile 2003, n. 80, recante la delega per la riforma del sistema fiscale, prevedeva la sostituzione dell’IRPEF con l’IRE (imposta sul reddito). La delega non ha trovato tuttavia attuazione con riferimento a tale aspetto.

 

IVA (Imposta sul valore aggiunto)

Imposta indiretta reale che colpisce il valore degli scambi di merci e delle prestazioni di servizi effettuate in un dato periodo di tempo. In particolare, l’IVA si applica agli incrementi di valore realizzati in ciascuna fase del processo di produzione e di commercializzazione del bene o del servizio. Soggetti passivi dell’imposta sono gli imprenditori, gli esercenti arti e professioni e tutti i soggetti che effettuano importazioni o acquisti intracomunitari. I soggetti tenuti al versamento dell’imposta hanno l’obbligo giuridico di rivalersi sull’acquirente. La base imponibile è costituita dall’ammontare complessivo dei corrispettivi dovuti a colui che cede il bene o al prestatore del servizio. L’aliquota normale è del 20 per cento; sono inoltre previste due aliquote ridotte del 4 e del 10 per cento. La disciplina è regolata sulla base di principi uniformi stabiliti dalla normativa europea, che vieta altresì l’istituzione di altre imposte sulla cifra d’affari.

 

Monopolio fiscale

Istituto in base al quale lo Stato si riserva la produzione e/o la vendita di determinati beni. I monopoli fiscali principali riguardano la vendita dei tabacchi, il lotto e i giochi di abilità e i concorsi pronostici.

 

Occupati

[®] “Persone occupate”.

 

Occupazione

[®] “Unità di lavoro standard”, “Tasso di occupazione”.

 

Output gap

E’ la differenza tra PIL nominale [®] e PIL potenziale [®] in percentuale del PIL potenziale. Se il PIL nominale è inferiore al PIL potenziale, l’output gap risulta di valore negativo; viceversa, se il PIL nominale è superiore al PIL potenziale, l’output gap è di valore positivo.

 

Perenzione amministrativa

 

Eliminazione dalla contabilità finanziaria dei residui passivi [®] per i quali non siano state effettuate le relative operazioni di pagamento.

I residui passivi relativi a spese correnti si intendono perenti decorsi due esercizi finanziari successivi a quello della loro iscrizione in bilancio (con l’eccezione dei residui relativi a spese per lavori, forniture e servizi, che si intendono perenti decorsi tre esercizi finanziari). I residui passivi relativi alle spese in conto capitale possono essere mantenuti in bilancio non oltre il settimo esercizio finanziario successivo alla prima iscrizione.

 

Persone in cerca di occupazione

Nella rilevazione sulle forze di lavoro, comprendono le persone non occupate tra 15 e 74 anni che:

§      hanno effettuato almeno un’azione attiva di ricerca di lavoro nei 30 giorni che precedono l’intervista e sono disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive all’intervista;

oppure:

§      inizieranno un lavoro entro tre mesi dalla data dell’intervista e sono disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive all’intervista, qualora fosse possibile anticipare l’inizio del lavoro.

 

Persone occupate

Nella rilevazione sulle forze di lavoro, comprendono le persone residenti di 15 anni e più che nella settimana di riferimento:

§      hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura;

§      hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella quale collaborano abitualmente;

sono assenti dal lavoro (ad esempio, per ferie o malattia). I dipendenti assenti dal lavoro sono considerati occupati se l’assenza non supera i tre mesi oppure se durante l’assenza continuano a percepire almeno il 50 per cento della retribuzione. Gli indipendenti assenti dal lavoro sono considerati occupati se durante il periodo di assenza, mantengono l’attività; fanno eccezione i coadiuvanti familiari, che sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi.

 

PIL – Prodotto interno lordo

(nominale e reale)

Corrisponde alla produzione totale di beni e servizi dell’economia, diminuita dei consumi intermedi [®] e aumentata dell’IVA [®] e delle imposte indirette [®]  sulle importazioni [®]. È altresì pari alla somma dei valori aggiunti delle varie branche di attività economica, aumentata delle imposte sui prodotti (incluse l’IVA e le imposte sulle importazioni), al netto dei contributi ai prodotti e dei servizi di intermediazione finanziaria indirettamente misurati (SIFIM).

Quando gli importi sono espressi in termini di valori correnti ci si riferisce al PIL ai prezzi di mercato o PIL nominale.

Per determinare il PIL reale, al fine di disporre di un indicatore sulla crescita dell’economia depurato dall’inflazione, è necessario fare riferimento al PIL a prezzi costanti o, in base alla nuova metodologia adottata dall’ISTAT nel marzo 2006, al PIL calcolato sulla base degli indici a catena [®].

 

PIL potenziale

E’ la produzione massima che il sistema economico può sostenere senza generare spinte inflazionistiche;  esso corrisponde al livello della produzione che si ottiene quando il tasso di utilizzazione del capitale è considerato a livelli “normali”, il fattore lavoro impiegato è coerente con il tasso naturale di disoccupazione ed la produttività totale dei fattori coincide con quella di lungo periodo.

 

Prestazioni sociali

Sono trasferimenti correnti, in denaro o in natura, finalizzati a sollevare queste ultime dagli oneri derivanti da determinati rischi o bisogni (quali malattia, vecchiaia, morte, invalidità, disoccupazione…).

Comprendono trasferimenti correnti e forfettari dei sistemi privati di assicurazione sociale con o senza costituzione di riserve e i trasferimenti correnti da amministrazioni pubbliche e istituzioni senza scopo di lucro, al servizio delle famiglie non subordinati al pagamento di contributi (assistenza).

 

Presupposto dell’imposta

Situazione di fatto alla quale la legge ricollega l’obbligo di pagare l’imposta.

 

Progressività dell’imposta

Un’imposta risulta progressiva quando l’aliquota media aumenta all’aumentare della base imponibile. In base all’articolo 53, secondo comma, della Costituzione “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”: la disposizione riguarda tuttavia il sistema nel suo complesso e non impone la progressività di ciascuna imposta.

Proporzionalità dell’imposta

Un’imposta risulta proporzionale se l’aliquota media rimane costante all’aumentare della base imponibile.

 

Redditi da lavoro dipendente

Secondo il SEC95 [®], corrispondono al costo sostenuto dai datori di lavoro a titolo di remunerazione dell'attività prestata alle proprie dipendenze dai lavoratori sia manuali che intellettuali. Sono composti dalle retribuzioni lorde e dai contributi sociali effettivi e/o figurativi [®].

 

Redditi di capitale

Redditi derivanti dall’impiego di capitale finanziario, quali interessi e dividendi. In generale, tali redditi possono essere sottoposti ad imposta sostitutiva [®] ovvero a ritenuta alla fonte a titolo d’acconto [®]. Sono comunque previste due aliquote: 12,5 per cento per titoli pubblici ed equiparati, obbligazioni e titoli similari privati con scadenza non inferiore a 18 mesi; cambiali finanziarie, dividendi relativi a partecipazioni non qualificate, fatta eccezione per quelli relativi a titoli non quotati di società residenti in paesi a fiscalità privilegiata che concorrono alla base imponibile delle imposte sui redditi per il loro intero ammontare; 27 per cento per depositi e conti correnti bancari e postali; certificati di deposito e buoni fruttiferi delle banche; obbligazioni e titoli similari con scadenza inferiore ai18 mesi. I dividendi relativi a partecipazioni qualificate concorrono alla base imponibile delle imposte sui redditi per il 40 per cento del loro ammontare (si definiscono qualificate le partecipazioni che rappresentino almeno il 2 per cento dei diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria o il 5 per cento del capitale della società partecipata, nel caso di titoli quotati, ovvero il 20 per cento dei diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria o il 25 per cento del capitale della società partecipata, nel caso di titoli non quotati). Inoltre, i redditi di capitale, se percepiti nell’esercizio dell’attività di impresa individuale, costituiscono componenti del reddito di impresa e concorrono alla base imponibile IRPEF.

 

Redditi diversi (di natura finanziaria)

Plusvalenze derivanti principalmente dall’impiego di capitale finanziario. Questi redditi sono sottoposti a tassazione sostitutiva con l’aliquota del 12,5 per cento, fatta eccezione per le plusvalenze derivanti da cessione di partecipazioni qualificate che sono ricondotte alla base imponibile dell’IRPEF per il 40 per cento del loro ammontare, e per quelle relative a titoli non quotati di società residenti in paesi a fiscalità privilegiata, che concorrono alla base imponibile delle imposte sui redditi per il loro intero ammontare. Se percepiti nell’esercizio di attività di impresa individuale, i redditi diversi costituiscono componenti del reddito di impresa e concorrono anch’essi alla base imponibile IRPEF.

 

Regolazioni contabili

Definizione contabile di partite debitorie e creditorie tra lo Stato e gli altri soggetti giuridici con iscrizione del relativo importo nei rispettivi bilanci.

 

Regolazioni debitorie pregresse

Operazioni con cui lo Stato regola in contanti o in titoli la posizione debitoria propria o di un altro soggetto pubblico, relativa a transazioni effettuale in esercizi precedenti.

 

Residui (propri)

 

Si distinguono in residui attivi, che corrispondono a entrate accertate ma non ancora riscosse o versate e residui passivi, che corrispondono a spese impegnate ma non ancora pagate [® “Entrate (procedimento contabile)” e “Spesa (procedimento contabile)”].

I residui vengono accertati al momento della chiusura dell’anno finanziario ed iscritti nel Rendiconto generale; essi vengono mantenuti nella contabilità degli esercizi successivi fino a quando non siano effettuale le relative operazioni di incasso o pagamento oppure, nel caso dei residui passivi, siano eliminati per perenzione [®].

I residui attivi, che rappresentano dei credito vantati dallo Stato, vengono classificati in funzione della loro esigibilità: quelli considerati assolutamente inesigibili vengono eliminati dalle scritture contabili con decreto ministeriale.

 

Residui di stanziamento

(impropri)

Stanziamenti di bilancio relativi a spese per i quali è autorizzata la conservazione in bilancio anche se, entro la fine dell’esercizio finanziario, non hanno dato luogo all’assunzione di impegni verso terzi (per questo differiscono dai residui propri).

In via generale i residui di stanziamento relativi a spese in conto capitale possono essere mantenuti in bilancio fino all’esercizio finanziario successivo alla prima iscrizione; se iscritti in forza di disposizioni legislative entrate in vigore nell’ultimo quadrimestre, possono essere mantenuti in bilancio fino al secondo esercizio finanziario successivo alla prima iscrizione. La conservazione in bilancio dei residui di stanziamento è subordinata alla ricognizione da parte del Ministe­ro dell’economia e delle finanze dello stato di attuazione dei programmi per i quali le somme sono state stanziate.

 

Ricorso al mercato

 

Con riferimento al bilancio dello Stato, risultato differenziale tra le entrate finali [®] e le spese complessive [®].

Esso esprime l’entità dell’indebitamento a medio e a lungo termine relativo all’anno di riferimento. In sede previsionale il limite del ricorso al mercato è fissato dalla legge finanziaria.

 

Risparmio pubblico

 

Con riferimento al bilancio dello Stato, è il saldo corrente [®], risultante dalla differenza tra il totale dei primi due titoli delle entrate (entrate tributarie+entrate extratributa­rie=entrate correnti [®]) e il primo titolo della spesa (spese correnti [®]).

 

Ritenuta alla fonte

Regime di imposizione applicato per alcune categorie di redditi (in particolare, redditi di lavoro dipendente e determinate ipotesi di redditi di capitale), che prevede che la ritenuta sia effettuata da parte del soggetto emittente al momento della corresponsione. La ritenuta è eseguita a titolo d’imposta, se con essa si esaurisce l’obbligo tributario; a titolo di acconto, se il reddito con cui è operata concorre alla formazione del reddito complessivo del soggetto.

 

Saldo complessivo

Saldo (avanzo o disavanzo) risultante dalla differenza tra le entrate complessive [®] e le spese complessive [®].

 

Saldo corrente

Saldo (avanzo o disavanzo) risultante dalla differenza tra le entrate correnti [®] e le spese correnti [®].

 

Saldo finale

Nel bilancio dello Stato, saldo (avanzo o disavanzo) risultante dalla differenza tra le entrate finali [®] e le spese finale [®].

 

Saldo in conto capitale

Saldo (avanzo o disavanzo) risultante dalla differenza tra le entrate in conto capitale  [®] e le spese in conto capitale [®].

 

Saldo netto da finanziare

 

Nel bilancio dello Stato, risultato differenziale tra le entrate finali [®] e le spese finali [®]; sono dunque escluse operazioni di accensione e rimborso prestiti.

Il limite massimo del saldo netto da finanziare in termini di competenza è indicato nel DPEF e, quindi, fissato normativamente nella legge finanziaria, per ciascuno degli anni considerati dal bilancio pluriennale.

Se le entrate superano le spese si parla di “saldo netto da impiegare”.

 

Saldo primario

Saldo (avanzo o disavanzo) risultante dalla differenza tra le entrate complessive [®] e le spese complessive [®], al netto della spesa per interessi passivi.

 

SEC 95
(Sistema europeo dei conti nazionali e regionali)

Sistema armonizzato di contabilità nazionale, che permette una descrizione quantitativa completa e comparabile della situazione economica dei paesi membri dell'Unione europea (UE), attraverso un sistema integrato di conti di flussi e di conti patrimoniali definiti per l'intera economia e per raggruppamenti di operatori economici (settori istituzionali). I settori istituzionali individuati sono cinque: società non finanziarie; società finanziarie; amministrazioni pubbliche; famiglie; istituzioni sociali private. In rapporto all’Unione economica e monetaria assume specifico rilievo il settore istituzionale delle amministrazioni pubbliche [®].

Per la registrazione delle operazioni viene adottato il criterio della competenza economica [®]. Il SEC95 è stato approvato con regolamento (CE) n. 2223/96 del Consiglio, del 25 giugno 1996.

 

Settore pubblico

 

Aggregato costituito dal settore statale [®], dagli altri enti delle amministrazioni centrali, dalle amministrazioni locali e dagli enti di previdenza.

Gli enti minori centrali, locali e previdenziali non corrispondono esattamente a quelli inclusi dall’ISTAT nelle amministrazioni pubbliche.

 

Settore statale

 

Aggregato costituito dalla gestione del bilancio dello Stato, dalla gestione di tesoreria (quest’ultima ricomprende principalmente le operazione dei bilanci delle ex aziende atunome).

In sostanza, tale settore è costituito dagli enti che imputano direttamente le loro operazioni di cassa sulla tesoreria statale.

 

Spesa (procedimento contabile)

 

Come disposto dal regolamento generale di contabilità, sono spese dello Stato quelle alle quali si deve provvedere a carico dell’erario a norma di legge, decreti, regolamenti o altri atti di qualsiasi specie e quelle, in genere, necessarie per il funzionamento dei servizi pubblici che dipendono dalle amministrazioni dello Stato.

Il procedimento contabile della spesa si articola in quattro fasi:

1) impegno: atto con cui nell’ambito di uno stanziamento di bilancio, una determinata somma viene destinata in modo specifico ad un provvedimento di spesa; l’impegno ha l’effetto di costituire un vincolo per la somma impegnata, che non potrà essere utilizzata per destinazioni diverse; 2) liquidazione: fase in cui viene determinata la persona del creditore e l’ammontare del debito; 3) ordinazione: fase in cui si dà ordine alla tesoreria o agli altri organi competenti di pagare la somma in precedenza liquidata; 4) pagamento: fase in cui gli agenti pagatori o la tesoreria adempiono materialmente all’obbligazione.

 

Spese complessive

Costituiscono la somma totale delle spese.

Nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni [®], corrispondono alla somma delle spese correnti [®] e delle spese in conto capitale [®].

Nel bilancio dello Stato corrispondono alla somma dei tre  titoli delle spese: Titolo I – Spese correnti [®], Titolo II – Spese in conto capitale (che insieme costituiscono le spese finali) [®], Titolo III – Rimborso prestiti.

 

Spese correnti

Spese destinate alla produzione ed al funzionamento dei vari servizi statali, nonché alla redistribuzione dei redditi per fini non direttamente produttivi.

Nel conto consolidato delle pubbliche amministrazioni, le spese correnti sono costituite principalmente da spese per: redditi da lavoro dipendente [®], consumi intermedi [®], prestazioni sociali in denaro [®] e interessi passivi.

Fra le ulteriori spese correnti, si ricordano: le prestazioni sociali in natura [®], gli ammortamenti [®], le imposte indirette [®], i contributi alla produzione, gli aiuti internazionali e gli ulteriori trasferimenti correnti (all’UE, alle istituzioni sociali private, alle famiglie e alle imprese).

Nel bilancio dello Stato, sono individuate dal secondo numero delle unità previsionali di base [®], che corrisponde a “1”.

 

Spese finali

Nel bilancio dello Stato, sommatoria dei primi due titoli delle spese: Titolo I – Spese correnti [®] e Titolo II – Spese in conto capitale [®].

Rappresentano le somme necessarie per le amministrazioni statali per perseguire i propri scopi o fini istituzionali. Dalle spese finali sono quelle escluse relative al rimborso di prestiti (titolo III della spesa), definite “spese strumentali”.

 

Spese in conto capitale

Spese che incidono, direttamente o indirettamente, sulla formazione del capitale.

Nel conto consolidato delle pubbliche amministrazioni le spese correnti sono costituite principalmente sono costituite principalmente da spese per investimenti fissi lordi [®].  Fra le ulteriori spese in conto capitale si ricordano i contributi agli investimenti (soprattutto in favore di imprese) e altri trasferimenti in conto capitale (anch’essi soprattutto in favore di imprese).

Nel bilancio dello Stato, sono individuate dal secondo numero delle unità previsionali di base [®], che corrisponde a “2”.

 

Tassa

Corrispettivo di un servizio fornito dallo Stato (rientrano in questa categoria le tasse scolastiche e quelle giudiziarie).

 

Tasso di attività

Rapporto tra le forze di lavoro (persone occupate e persone in cerca di occupazione) la popolazione nella corrispondente classe di età. L’ISTAT fornisce generalmente il tasso di occupazione riferito alla popolazione di età compresa tra i 15 ed i 64 anni.

 

Tasso di disoccupazione

 

Rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le forze di lavoro (persone occupate e persone in cerca di occupazione).

Questo tasso può essere corretto per la CIG (cassa integrazione guadagni), considerando tra le persone disoccupate gli addetti equivalenti alle ore per le quali risulta concesso l’utilizzo della CIG per il periodo di riferimento [® “Unità di lavoro standard].

 

Tasso di inflazione

[®] “Inflazione”.

 

Tasso di occupazione

 

Rapporto tra le persone occupate e la popolazione nella corrispondente classe di età. L’ISTAT fornisce generalmente, in linea con i criteri Eurostat, il tasso di occupazione riferito alla popolazione di età compresa tra i 15 ed i 64 anni.

 

Titoli di Stato

Titoli obbligazionari del Tesoro. Comprendono i prestiti emessi sui mercati esteri, e le seguenti tipologie di titoli emessi sul mercato interno: BOT (Buoni ordinari del Tesoro, privi di cedole, emessi con scadenza variabile da 1 a 12 mesi), BTP (Buoni del Tesoro poliennali a tasso fisso con cedola semestrale, emessi con durata compresa tra i 2 e i 30 anni; dal 2003 sono emessi anche BTP indicizzati all’inflazione) e alcune tipologie di certificati del Tesoro (Titoli obbligazionari emessi dal Tesoro).

 

Unità di lavoro standard (o Equivalente tempo pieno)

 

È l’indice utilizzato per l’occupazione nelle stime di contabilità nazionale.

Rappresenta la quantità di lavoro prestato nell’anno da un occupato a tempo pieno oppure la quantità di lavoro equivalente prestata da lavoratori a tempo parziale o da lavoratori che svolgono un doppio lavoro, a prescindere dalla residenza del lavoratore.

Questo indicatore non è più legato alla singola persona fisica, ma risulta ragguagliato a un numero di ore annue corrispondenti a un’occupazione esercitata a tempo pieno, numero che può diversificarsi in funzione della differente attività lavorativa. Esso quantifica dunque in modo omogeneo il volume di lavoro svolto da coloro che partecipano al processo di produzione realizzato sul territorio economico di un paese.

 

Unità previsionale di base

 

Unità fondamentale della struttura del bilancio dello Stato, come determinata dalla riforma introdotta dalla legge n. 94/1997.

Le UPB formano oggetto di approvazione parlamentare.

Le UPB di spesa sono classificate per centri di responsabilità amministrativa [®] e sono determinate con riferimento ad aree omogenee di attività in cui si articolano le competenze istituzionali di ciascun ministero.

In particolare , le UPB di spesa sono contrassegnate da 4 numeri; il primo numero indica il centro di responsabilità amministrativa, il secondo il titolo della spesa (1=spesa corrente; 2=spesa in conto capitale).

 

 


Parte III - Rendiconto 2005
Ministero del lavoro e delle politiche sociali
(Tabella n. 4)


Nota introduttiva

Nella Nota preliminare al Rendiconto generale per l’esercizio finanziario 2005, concernente l’attività del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (Tabella n. 4), sono illustrate, tra le altre, le attività svolte dalle direzioni generali e i principali risultati conseguiti.

In particolare, la nota evidenzia che lo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per il 2005, approvato con la L. 312 del 2004, conteneva le seguenti previsioni iniziali:

                                                                                                    

(in migliaia di euro)

 

Competenza

Cassa

Parte corrente

66.402.054,1

66.485.524,5

Conto capitale

1.216.359,9

3.205.543,8

Totale

67.618.414,0

69.691.068,3

 

In corso d’esercizio le richiamate previsioni hanno avuto un incremento netto di 1.337.169,1 migliaia di euro in termini di competenza (di cui 1.128.021,0 migliaia di parte corrente e 209.148,1 migliaia in conto capitale) e 1.439.302,2 migliaia di euro in termini di cassa (di cui 1.236.106,9 migliaia di parte corrente e 203.195,3 migliaia in conto capitale – risultando così in via definitiva:

 

(in migliaia di euro)

 

Competenza

Cassa

Parte corrente

67.530.075,1

67.721.631,4

Conto capitale

1.425.508,0

3.408.739,1

Totale

68.955.583,1

71.130.370,5

 

Rispetto alle richiamate previsioni definitive, il consuntivo ha evidenziato i seguenti risultati:

(in migliaia di euro)

Competenza

 

Previsioni definitive

Impegni

Economia*

Parte corrente

67.530.075,1

67.438.653,4

91.421,7

Conto capitale

1.425.508,0

1.425.352,6

155,4

Totale

68.955.583,1

68.864.006,0

91.577,1

* (Previsioni definitive – Impegni)


 

(in migliaia di euro)

Cassa

 

Autorizzazioni definitive

Pagamenti

Differenza*

Parte corrente

67.721.631,4

66.272.785,7

1.448.845,7

Conto capitale

3.408.739,1

1.117.533,6

2.291.205,5

Totale

71.130.370,5

67.390.319,3

3.740.051,2

* Autorizzazioni definitive - Pagamenti

 

Per quanto concerne la gestione dei residui, i residui accertati al 1° gennaio 2005 per effetto delle variazioni intervenute nel corso dell’anno si sono modificati come segue (valori in migliaia di euro):

 

 

Residui al 1/1/2005

Variazioni

Residui risultanti*

Parte corrente

4.520.070,4

75.648,1

4.595.718,5

Conto capitale

3.472.916,8

==

3472.916,8

Totale

7.992.987,2

75.648,1

8.068.635,3

* (Residui al 1/1/2005 -/+ Variazioni)

 

Il Conto consuntivo evidenzia pertanto le seguenti risultanze gestionali:

 

(in migliaia di euro)

 

Parte corrente

Conto capitale

Residui iniziali

4.520.070,4

3.472.916,8

Somme pagate

1.791.503,9

496.970,3

Somme da pagare

1.628.755,6

2.826.126,4

Differenze

1.175.459,1

149.820,1

 

Al riguardo, la nota preliminare evidenzia l’importo di 1.293.124,7 migliaia di euro relativo a somme eliminate dal conto dei residui in seguito a perenzione amministrativa. La stessa nota, inoltre, sottolinea che le eccedenze determinatesi sui singoli capitoli hanno già trovato parziale copertura nelle corrispondenti U.P.B.. In relazione a ciò, l’ulteriore eccedenza per cui si rende necessaria una sanatoria legislativa è composta nel seguente modo (valori in euro):

 

Conto residui

+1.192,9

Conto competenza

+29.089.866,1

Conto cassa

+25.722.562,6

 

 

Pertanto, i residui accertati al 31 dicembre 2005 si stabiliscono complessivamente in 8.217.042,8 migliaia di euro così costituiti (valori in migliaia di euro):

 

Somme rimaste da pagare sulla competenza

3.762.160,9

Somme rimaste da pagare sui residui

4.454.881,9

 


La relazione della Corte dei conti sul rendiconto
generale dello Stato


Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Considerazioni generali

La Corte dei conti, nella Relazione sul rendiconto generale 2005, ribadisce come il Ministero del lavoro e delle politiche sociali abbia attraversato, nello stesso anno, una fase di consolidamento delle strutture centrali, realizzatasi nel nuovo sistema dei Centri di Responsabilità e con la coesistenza del Segretario generale e delle Direzioni generali. Tale processo ha condotto ad una migliore sinergia tra i vari soggetti titolari di funzioni, che si è riflessa nelle politiche attive e passive del lavoro nonché nelle politiche sociali e previdenziali, interessate, a partire dalla seconda parte della legislatura precedente, da numerose riforme, sia in materia di lavoro sia in materia previdenziale.

 

Per quanto concerne la previdenza, con il recente Rapporto sulla finanza previdenziale la Corte ha approfondito i temi della previdenza obbligatoria e complementare. Di seguito è riportata una sintesi dei principali argomenti, rimandando allo stesso Rapporto della Corte, riportato in allegato, per informazioni più dettagliate.

In riferimento alla previdenza obbligatoria, il Rapporto evidenzia lo squilibrio finanziario nel settore, derivante da un eccesso di spesa e non da uno scarso livello di contribuzioni. Il Rapporto, infatti, evidenzia come il livello elevato delle aliquote che vige nel nostro paese escluda l’esistenza di un’insufficiente pressione contributiva, almeno sul piano formale.

La stessa comparazione a livello europeo della spesa pensionistica pubblica in percentuale del PIL, d’altronde, vede infatti il nostro paese superare il livello medio della UE di oltre 3 punti (13,8 contro 10,4, media dei 15 paesi dell’UE). Se il confronto viene esteso anche alle istituzioni private la differenza si riduce a 2,5 punti, ma trova il nostro paese saldamente al primo posto nella graduatoria dei quindici.

Infine, la Corte approfondisce la questione dell’eventuale opportunità di un’ulteriore revisione dell’assetto attuale del sistema pensionistico, al fine di giungere ad una accettabilità dello stesso sistema sulla base di criteri di sostenibilità, equità, adeguatezza, flessibilità e neutralità.

Riguardo alla previdenza complementare, la Corte, pur riconoscendo l’importanza delle recenti riforma in materia, che hanno portato all’emanazione del D.Lgs. 252 del 2005, sottolinea come lo slittamento della quasi totalità delle disposizioni in esso contenute al 2008 non consenta di considerare a regime il sistema, in particolare per le norme relative al conferimento del TFR.

In definitiva, la Corte evidenzia la necessità di agevolare in maniera adeguata la previdenza complementare, attraverso strumenti diversi, tra cui soprattutto idonei incentivi fiscali – come la revisione per rendere più favorevole la tassazione dei rendimenti delle attività delle forme pensionistiche complementari – e la creazione di fondi pubblici di sostegno.

 

In generale, la Corte, nella Relazione sul rendiconto, rileva la perdurante mancanza di una riforma degli ammortizzatori sociali, accompagnata a proroghe ulteriori delle concessioni “in deroga” volte ad affrontare situazioni emergenziali. Nel contempo si registra un aumento delle problematiche di reinserimento dei lavoratori e il tentativo di razionalizzare la coda endemica degli LSU.

Non vanno inoltre trascurate, sempre secondo la Corte, le problematiche del rapporto tra amministrazioni centrali e del rapporto tra queste e gli enti territoriali e locali in materia di istruzione e formazione professionale, nonché temi come la responsabilità sociale delle imprese ed i livelli essenziali delle prestazioni sociali (cd. LEP).

In questo senso, si sottolinea l’importanza di sviluppare la gestione delle politiche sociali attraverso una efficace azione di monitoraggio, predisposta dagli uffici territoriali del Ministero, per finalità non direttamente riconducibili alla materia del lavoro. Tale situazione, afferma la Corte, testimonia la necessità della riforma delle strutture periferiche del Ministero, dopo la riforma parziale dell’attività ispettiva, nonché un loro collegamento funzionale con tutti i centri di responsabilità.

Inoltre, la Corte pone l’accento sui miglioramenti verificatisi ai fini dell’effettiva interazione della Borsa continua del lavoro e di tutte le componenti costituenti il Sistema Informativo Lavoro (SIL), riservandosi una successiva verifica della reale interattività del sistema in occasione dell’indagine sullo stato dell’Informatica pubblica.

 

L’analisi finanziaria segnala un miglioramento solo parziale della gestione dei residui, che continuano ad avere una notevole consistenza in proporzione alle risorse assegnate.

L’andamento del Fondo per l’occupazione mostra un regresso in tal senso, anche se si deve tener conto dell’enorme consistenza di interventi  anche a carattere strutturale gravanti sul Fondo stesso nonché la sua attivazione in caso di emergenze occupazionali.

In proposito, la Corte rileva da una parte l’opportunità di una riorganizzazione del Fondo, dall’altra la necessità di liberare le risorse attualmente bloccata nella massa-residui, per altri interventi in materia occupazionale[4].

 

Per quanto riguarda l’Auditing, il monitoraggio del livello di raggiungimento degli obiettivi appare migliorato rispetto all’esercizio precedente, anche se esistono ancora problemi per gli obiettivi trasversali relativi a difficoltà di coordinamento tra più Centri di Responsabilità.

In sostanza, la Corte segnala l’esigenza di un affinamento dell’organizzazione, sia eliminando sovrapposizioni nell’ambito della struttura centrale, sia riconfigurando gli uffici territoriali.

La stessa Corte, peraltro, sottolinea come tali esigenze dovranno trovare soluzione nel D.L. 18 maggio 2006, n. 181, convertito dalla L. 17 luglio 2006, n. 233, sul riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri e nei successivi regolamenti di organizzazione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale da una parte e del Ministero della solidarietà sociale dall’altra, nonché nelle nuove attribuzioni ai dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei ministri in materia di politiche giovanili e di politiche per la famiglia.

Analisi finanziaria per centri di responsabilità

La relazione della Corte sottolinea in primo luogo, nell’ambito del bilancio complessivo del Ministero del lavoro[5], la progressiva diminuzione degli stanziamenti definitivi per la spesa di personale, che passano dagli 347,82 milioni di euro nel 2003 ai 294,40 milioni di euro nel 2004 e ai 2790,27 milioni di euro nel 2005, anche se tali decrementi non sono significativi sul bilancio complessivo del Ministero in quanto la parte preponderante di quest’ultimo è costituita dalla spesa di Intervento, attinente ai trasferimenti alle gestioni previdenziali ed alla gestione del Fondo per le politiche sociali. Gli stanziamenti per tale tipologia risultano essere in continuo aumento (63.631, 89 mln. di euro nel 2003, 64.431,62 nel 2004 e 663.792,01 nel 2005).

Per quanto attiene più specificamente all’analisi per Centri di Responsabilità, la Corte sottolinea come il rendiconto 2005 costituisca la prima occasione per una lettura delle “missioni” del Ministero alle quali corrispondono i nuovi Centri di responsabilità.

Più complessa sarà l’analisi del rendiconto 2006, che dovrà considerare i cambiamenti in materia di organizzazione dei ministeri derivanti dal richiamato D.L. 181 del 2006.

In primo luogo la Corte evidenzia che si registra, nel complesso, una diminuzione dei residui, dovuta soprattutto ad un miglioramento dei pagamenti sulla competenza, del 6,9 per cento (da 8.068,6 a 7.510,6 mln.) in controtendenza rispetto al bilancio complessivo dello Stato, nei cui confronti, infatti, il bilancio del Ministero del lavoro passa da un’incidenza del 7,20 per cento ad una del 2,63 per cento.

 

Nello specificare che per alcuni C.d.R. sono evidenti difficoltà nelle procedure di erogazione, anche per quanto attiene alla competenza, la Corte segnala quanto segue:

§         C.d.R. Famiglia, diritti sociali e responsabilità sociale delle imprese: sono presenti pagamenti in competenza per 1,77 mln. di euro su 7,46 mln. di stanziamenti definitivi. Tale situazione risente dell’appesantimento delle gestioni pregresse, evidenziato dalla consistenza dei residui (pari a 17,08 mln. al 1° gennaio e diminuiti a 14,96 mln. al 31 dicembre);

§         C.d.R. Ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione: è rilevato un aumento dei residui, fondamentalmente connessi alla complessa gestione del Fondo per l’occupazione, che passano da 2.443,30 mln. di euro a 2.898,70, con un incremento pari al 18,64 per cento nell’esercizio 2005. Secondo la relazione, tale aumento deve riferirsi all’andamento dei pagamenti sui residui (611,58 mln. su 2.443,30, pari al 25 per cento) piuttosto che ai pagamenti sulla competenza (1.718,67 mln. su 3.052,43, pari al 58,3 per cento), non trascurando peraltro l’elevato livello delle economie;

§         C.d.R. Immigrazione: si registra un aumento dei residui del 10,57 per cento (da 6,15 a 6,80 mln.) determinato soprattutto dal basso livello di pagamenti in conto residui, che raggiunge il 44,55 per cento (2,7 mln. su 6,15) piuttosto che da quello in conto competenza che raggiunge il 59,51 per cento (8,29 mln. su 13,93), a testimonianza delle difficoltà di un sistema di connessione tra i temi dell’immigrazione e dell’integrazione;

§         C.d.R. Politiche per l’orientamento e per la formazione: i pagamenti in conto competenza si fermano al 45,50 per cento degli stanziamenti definitivi (8,53 mln. su 18,75), e si registra una riduzione significativa dei residui rispetto al 1° gennaio 2005 (ammontanti a 30, 24 mln.). Tale risultato, secondo la Corte, va riferito soprattutto alle economie, pari a 5,56 mln., in quanto sia i pagamenti in conto residui (16,82 mln. su 30,24) sia quelli in conto competenza (30,72 mln. su 54,33) manterrebbero invariata la situazione rispetto al rendiconto 2004;

§         C.d.R. Comunicazione: si registra un aumento dei residui (da 3,09 mln. a 3,12) che sarebbe accettabile, secondo la Corte, se non si verificassero economie “rilevantissime” pari al 76,154 dell’intera massa spendibile (17,34 mln. su 22,77);

§         C.d.R. Innovazione tecnologica: presenta livelli insufficienti dei pagamenti, tenuto conto della rilevanza strumentale per tutta l’amministrazione, in partciolare i pagamenti sugli stanziamenti definitivi si fermano al 5,65 per cento (0,69 mln. su 14,64), mentre quelli in conto residui raggiungono il 38,91 per cento (16,96 mln. su 43,59);

§         C.d.R. Attività ispettiva: i pagamenti sugli stanziamenti definitivi (1,02 mln. su 1,90) sono del 53,68 per cento, mentre quelli in conto residui dell’83,33 per cento (0,05 mln. su 0,06);

§         C.d.R. Risorse umane e affari generali: presenta una situazione emblematica, caratterizzata da gravi difficoltà gestionali delle risorse. Presenta un livello di pagamenti molto alto in conto competenza, con 302,63 mln. su 304,51 (99,38 per cento), livello decisamente inferiore in conto residui (21,04 mln. su 33,11, pari al 63,55 per cento), ma si rilevano eccedenze sugli impegni per 5,06 mln. (questi ultimi infatti ammontano a 335,06 mln. su 328,76 di massa impegnabile, a sua volta comprensiva di 24,25 mln. di residui di stanziamento).

Risultati dell’attività gestionale nei principali settori d’intervento

La relazione della Corte dei conti, oltre al quadro economico-finanziario complessivo, parzialmente sintetizzato in precedenza, contiene una serie ulteriore di rilievi. In particolare, la Corte dei conti affianca all’analisi sulla complessiva gestione finanziaria ulteriori analisi relative, tra l’altro, ad aspetti di particolare rilievo nei settori di intervento del Ministero, quali le politiche del lavoro, le politiche sociali, le politiche previdenziali.

Nel presente paragrafo si illustrano in sintesi i contenuti della relazione, rimandando alla sua lettura per ulteriori approfondimenti.

I lavoratori socialmente utili

Nella relazione del 2004 la Corte aveva evidenziato il raggiungimento della cd. soglia critica, oltre la quale solamente l’utilizzazione, su base convenzionale, di LSU, avrebbe potuto consentire una diminuzione degli stessi.

Nell’attuale relazione la Corte sottolinea come il processo di stabilizzazione degli LSU possieda in molti casi caratteristiche che vengono definite “virtuali”, sia in quanto la stabilizzazione è legata a particolari commesse che possono creare problemi di compatibilità con altre normative settoriali (quale quella sui lavori pubblici), sia perché tale processo risulta basarsi su una vitalità dell’impresa “stabilizzatrice” tutta da verificare. Tutto ciò si traduce, secondo la Corte, nel rischio che il problema degli LSU stabilizzati, soprattutto nelle situazione più precarie, si trasferisca in altri bacini di crisi, da affrontare con gli ammortizzatori sociali.

In ogni caso, la situazione degli LSU alla fine del 2005 sostanzialmente non si discosta da quella indicata nella relazione sul rendiconto 2004. Il livello di 22.704 unità, rilevato al 31 dicembre 2004, con una riduzione di 2.157 unità, sensibilmente inferiore a quella registrata nel 2003 (7.809 unità), è praticamente identico al livello indicato al 31 dicembre 2005. Una stima per il 2006 indica comunque un livello raggiungibile di 21.862 unità.

La Corte, infine, afferma che le regioni che ancora detengono LSU (cioè Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) avranno nel 2006 delle riduzioni pressoché irrilevanti, stante anche il fatto che l’articolo 1, comma 430, della legge finanziaria per il 2006 (L. 266 del 2005) dispone la proroga delle convenzioni concernenti gli LSU.

Gli ammortizzatori sociali

Per quanto attiene agli ammortizzatori sociali, la Corte rileva la perdurante fase di stallo nella complessiva riforma degli stessi, gestita con una serie di provvedimenti di “autorizzazione in deroga” collocati nelle leggi finanziarie e volti ad affrontare le emergenze, in attesa della riforma complessiva. In ogni caso, la materia è stata interessata dai seguenti interventi legislativi:

§         articolo 3, comma 137, della legge finanziaria per il 2004 (L. 350 del 2003)[6], che ha introdotto il principio delle crisi settoriali e territoriali al fine dell’utilizzazione “in deroga” degli ammortizzatori sociali. Si ricorda che tale principio ha permesso l’estensione della CIGS e dell’indennità di mobilità alle imprese artigiane e alle imprese industriali con meno di 15 dipendenti nonché l’affermazione del distretto ai fini della concessione dei benefici ed il completo decentramento delle procedure autorizzatorie;

§         articolo 1, comma 410, della legge finanziaria per il 2006 (L. 266 del 2005), che ha confermato, per il 2006, nel limite di 480 milioni di euro a carico del Fondo per l’occupazione ed in un’ottica di proroga del regime temporaneo, la concessione “in deroga” dei trattamenti di CIGS, mobilità e disoccupazione speciale. Tali trattamenti “in deroga” sono concessi nell’ambito di programmi finalizzati alla gestione di crisi occupazionali per particolari settori produttivi ed aree territoriali, anche per il reimpiego di lavoratori coinvolti nei programmi definiti in specifici accordi in sede governativa intervenuti entro il 30 giugno 2006, nonché a favore di imprese agricole e agro-alimentari interessate dall’influenza aviaria. La stessa norma, peraltro, prevede una progressiva diminuzione percentuale del livello dei trattamenti in corrispondenza delle successive proroghe;

§         articolo 1, comma 411, della legge finanziaria per il 2006 (L. 266 del 2005), che prevede l’utilizzazione delle risorse finanziarie contenute nell’articolo 1, comma 155, della legge finanziaria per il 2005 e non completamente utilizzate, per trattamenti di CIGS, mobilità e disoccupazione speciale in deroga alla normativa vigente ovvero per azioni di reimpiego dei lavoratori coinvolti nelle richiamate crisi sulla base di programmi posti in essere dalle regioni interessate e con il supporto tecnico delle agenzie strumentali del Ministero del lavoro;

§         articolo 1, comma 1, del D.L. 3 aprile 2006, n. 136, convertito dalla L. 1° giugno 2006, n. 202, che ha prorogato al 31 dicembre 2007 la possibilità di autorizzare ammortizzatori sociali deroga per accordi di settore o di area.

Il regime delle opportunità di lavoro

Come è noto, l’evoluzione della disciplina dei lavori socialmente utili e degli ammortizzatori sociali ha già portato ad individuare un correttivo che prevedesse la sospensione dei relativi trattamenti nei casi in cui l’interessato rifiutasse offerte di lavoro.

Il principio di base è contenuto nel decreto legge 24 novembre 2003, n. 328, che aveva introdotto il cosiddetto “sistema sanzionatorio”, prevedendo la perdita dei trattamenti nei casi di rifiuto delle offerte di lavoro.

Tale principio è stato mantenuto nella legislazione successiva.

In particolare, l’articolo 3, comma 137, settimo, ottavo e nono periodo della legge finanziaria per il 2005 (L. 350 del 2004), riproducendo ed integrando il richiamato articolo 1 del D.L. 328, ha ridisciplinato il “regime delle opportunità di lavoro” (già definito “regime sanzionatorio”), qualora il lavoratore beneficiario rifiuti una collocazione lavorativa, un percorso formativo o lavori di pubblica utilità in utilizzo diretto (art. 7 del decreto legislativo n. 268 del 1997) e, nel caso della CIGS, rifiuti un percorso formativo.

La prospettiva di coniugare gli interventi sociali di sostegno al reddito con l’esigenza di considerare prioritaria l’attività di indirizzare il lavoratore all’impiego o al reimpiego, ha trovato conferma, secondo quanto evidenziato nella Relazione, nella circolare del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del 22 febbraio 2006, n. 5, che ha sottolineato le disposizioni contenute nell’articolo 1-quinquies del D.L. 5 ottobre 2004, n. 249, convertito dalla legge 3 dicembre 2004, n. 391, recante interventi urgenti in materia di politiche del lavoro e sociali, riassumibili nei seguenti obblighi per il lavoratore:

§         adesione ad un’offerta formativa o di riqualificazione;

§         accettazione di un’offerta di lavoro;

§         avviamento ad un percorso di reinserimento o inserimento nel mercato del lavoro.

 

La circolare, inoltre, richiama gli enti coinvolti ad un dovere di leale cooperazione, laddove sottolinea la necessità, in relazione al principio generale di vigilanza di cui all’articolo 13 del D.Lgs. 276 del 2003, di rendere noti i casi di rifiuto di accettazione delle opzioni indicate.

Infine, la Corte evidenzia che nel contesto del programma di reimpiego per i lavoratori ultracinquantenni, di cui al D.L. 6 marzo 2006,  n. 68, convertito dalla L. 24 marzo 2006, n. 127, viene previsto il sostegno al reddito fino alla ricollocazione o comunque fino alla maturazione dei requisiti pensionistici previsti dalla riforma previdenziale di cui alla L. 243 del 2004.

Il Fondo per le politiche sociali.

Nella precedente relazione la Corte aveva rilevato la situazione di stallo del fondo, per di più aggravata dagli stessi tempi di ripartizione delle risorse del Fondo stesso. Tale situazione, secondo la Corte, in un contesto di ridimensionamento delle risorse disponibili, si presenta sempre più complessa, come evidenziato anche dalla ripartizione effettuata con il decreto interministeriale del 22 luglio 2005.

La Corte, al riguardo, sottolinea che il riparto ha evidenziato elementi di criticità per quanto attiene ai finanziamenti destinati all’assegno per il nucleo familiare, all’assegno di maternità per le donne prive di altre coperture, al prolungamento dell’astensione facoltativa per i genitori che hanno figli portatori di handicap e all’indennità annuale per i malati di talassemia e drepanocitosi.

Nella relazione, infatti, si rileva come l’ammontare complessivo delle risorse destinate a questi interventi debba essere calcolato prioritariamente, e solamente dopo la loro copertura si proceda in via residuale alla predisposizione delle assegnazioni alle Regioni e Province autonome e ai Comuni nonché alle aree di settore statale interessate. Tuttavia, sottolinea la Corte, la spesa indirizzata agli interventi menzionati relativi a diritti soggettivi si è costantemente dilatata negli ultimi anni, assorbendo gran parte delle risorse a scapito dei trasferimenti ai soggetti istituzionali.

Organizzazione, personale e strumenti del Ministero del lavoro

Nella precedente relazione, la Corte ha sottolineato come la recente riorganizzazione del Ministero, operata con il D.P.R. 244 del 2004 e dal D.M. 1° dicembre 2004, non avessero in realtà risolto due aspetti rilevanti: quello della ridondanza dell’apparato centrale con il mantenimento di sovrapposizioni - in particolare nel Dipartimento delle politiche sociali e previdenziali e la coesistenza del Segretario generale con le Direzioni generali - e quello della mancata riorganizzazione delle Direzioni regionali e provinciali, non tanto, sotto il profilo della loro distribuzione sul territorio, quanto sotto quello della loro dipendenza funzionale con tutte le aree centrali. Tale sottolineatura, che sarebbe ancora attuale, andrà presa in considerazione in relazione alla riorganizzazione di cui al già citato D.L. 181 del 2006.

 

Nella Relazione si evidenzia inoltre che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha ormai completato il processo di conferimento agli enti territoriali e locali delle funzioni in materia di mercato del lavoro[7], ed ha avviato il monitoraggio sulla mobilità del personale (a prescindere dalle articolazioni centrali), in considerazione della complessa distribuzione sul territorio, sia al livello regionale che al livello provinciale.

Inoltre, Con il D.P.C.M 5 ottobre 2004 si è provveduto alla rideterminazione delle dotazioni organiche relative al personale dirigenziale e a quello delle aree funzionali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ai sensi dell’articolo 1, comma 93, della legge finanziaria per il 2005 (L. 311 del 2004).

 

Con riguardo all’innovazione tecnologica, la Corte puntualizza le funzionalità riconducibili al Sistema informativo lavoro (S.I.L.), evidenziando che il “nuovo” S.I.L. è concepito come un sistema federato di sistemi regionali, che integra le diverse esperienze in una connessione di reti, dal momento che il sistema centrale viene sviluppato allo scopo di far comunicare i sistemi regionali.

Un fondamentale passaggio, al riguardo, si è avuto con il decreto interministeriale del 13 ottobre 2004, emanato in attuazione dell’articolo 16 del D.Lgs. 276 del 2003, con il quale sono stati definiti gli standard tecnici della Borsa Continua Nazionale del Lavoro.

In seguito è stato realizzato il livello nazionale, previsto dall’articolo 15, comma 4, del richiamato decreto legislativo e sono state date indicazioni alle Regioni per la predisposizione degli strumenti destinati alla realizzazione dei livelli regionali. Sempre in osservanza di quanto previsto dall’articolo 15 (comma 5), il Ministero del lavoro ha provveduto a realizzare gli strumenti tecnici da offrire in via sussidiaria alle Regioni che ne facevano apposita richiesta.

Dopo aver illustrato la situazione relativa alla realizzazione della Borsa nazionale continua del lavoro, la Corte, nel prendere atto della situazione, si ripromette, già in occasione della citata indagine sullo stato dell’informatica pubblica, di verificare in concreto l’esistenza di una reale interattività del sistema.

 

In tema di esternalizzazione la Corte evidenzia il rapporto funzionale del Ministero del lavoro con Italia Lavoro S.p.A. Rispetto alla relazione precedente, la Corte riscontra una particolare attenzione relativa alla problematica della  governance sia degli affidamenti, sia dell’incidenza dei costi amministrativi (o generali) presenti nei singoli progetti, che peraltro non ha portato a risultati conclusi. Infatti si prospetta una situazione per cui l’amministrazione viene apparentemente sgravata da compiti gestionali, ma in realtà caricata del compito di apprestare un efficace sistema di controllo sulla correttezza delle operazioni e sulla idoneità dei risultati ottenuti.

 


Parte IV – Assestamento 2006 del bilancio del Ministero del
lavoro e delle politiche sociali
(Tabella n. 4)


Lo stato di previsione 2006

Lo stato di previsione della spesa del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l'anno finanziario 2006, approvato con la legge 23 dicembre 2005, n. 267 (Tabella n. 4), reca le seguenti spese (espresse in migliaia di euro):

 

Competenza

Cassa

Parte corrente

70.706.484

71.025.459

Conto capitale

1.173.834

1.947.649

Totale

71.880.318

72.973.108

Nel dettaglio, le spese correnti erano così ripartite:

 

Competenza

Cassa

Funzionamento

338.560

344.437

Interventi

69.154.761

69.467.858

Oneri comuni

1.213.163

1.213.163

Trattamenti di quiescenza, integrativi e sostitutivi

=

1

All'atto della presentazione del progetto di bilancio, la consistenza dei residui presunti al 1° gennaio 2006 era valutata in 4.411.011 migliaia di euro per la parte corrente e in 1.489.462 migliaia di euro per il conto capitale, per un totale di 5.900.473 migliaia di euro.

La massa impegnabile (competenza + residui) ammontava a 77.780.791 migliaia di euro, di cui 75.117.495 migliaia di euro per la parte corrente e 2.663.296 migliaia di euro per la parte in conto capitale.

La massa spendibile (cassa + residui) ammontava a 78.873.581 migliaia di euro, di cui 75.436.470 migliaia di euro di parte corrente e 3.437.112 migliaia di euro in conto capitale.

Il d.d.l assestamento 2006

Le previsioni iniziali sopra illustrate subiscono alcune modifiche derivanti da due ordini di fattori: atti amministrativi e variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento in esame. Soltanto queste ultime costituiscono oggetto della decisione parlamentare.

Per quanto concerne le variazioni imputabili agli atti amministrativi, intervenuti nel periodo gennaio-maggio 2006, si rileva un incremento totale di 22.690 migliaia di euro in conto competenza (per la sola parte corrente) ed un incremento di 40.882 migliaia di euro (di cui 37.277 migliaia di euro per spese correnti e 3.605 migliaia di euro per le spese in conto capitale, tutte riconducibili alla spesa per investimenti) in termini di cassa.

Per quanto concerne le stesse variazioni tramite atti amministrativi, alcune interessano esclusivamente le dotazioni di cassa, per un totale di 18.192 migliaia di euro, per la gran parte (18.174 migliaia di euro) relativi ad integrazioni delle dotazioni di cassa dei capitoli deficitari mediante storno dall’apposito fondo di riserva di cui al cap. 3002 del Ministero dell’economia.

Altre modifiche, che riguardano invece sia la competenza sia la cassa, derivano da norme di carattere generale, per un totale di 22.690 migliaia di euro sia in termini di competenza sia di cassa.

Le variazioni più significative, di importo identico per competenza e per la cassa, sono state determinate:

§         con prelevamento dal fondo di riserva per le spese obbligatorie e d’ordine (+86 migliaia di euro);

§         con prelevamento da altri fondi speciali di parte corrente (+3.000 migliaia di euro);

§         per rassegnazione ai capitoli di spesa delle somme versate in entrata (+19.604 migliaia di euro);

Variazioni proposte con il provvedimento di assestamento

Secondo la nota preliminare al ddl di assestamento, le variazioni che si propongono con tale provvedimento non tengono conto, al momento, delle modifiche apportate alla struttura dello stato di previsione in relazione alle disposizioni contenute nel D.L. 18 maggio 2006, n. 181, attualmente in fase di conversione[8], che ha, tra l’altro, istituito il Ministero del lavoro e della previdenza sociale e il Ministero della solidarietà sociale, i cui stati di previsione verranno predisposti, mediante appositi provvedimenti di variazione di bilancio, al perfezionarsi dei provvedimenti presupposti dallo stesso D.L. 181.

 

Le variazioni proposte dal disegno di legge di assestamento in termini di competenza consistono in un incremento complessivo di circa 131.518 migliaia di euro, interamente per le spese correnti.

Per quanto concerne i residui, si registra un incremento complessivo di 2.316.570 migliaia di euro, derivanti da un aumento di 175.116 migliaia di euro per le spese correnti e di 2.141.454 migliaia (interamente ascrivibili alle spese per investimenti) per le spese in conto capitale.

Relativamente alla cassa, le variazioni proposte consistono in un incremento di 108.112 migliaia di euro, determinato da un aumento per le spese correnti di 129.310 migliaia di euro e da un decremento di 21.198 migliaia di euro per le spese in conto capitale (interamente ascrivibili alle spese per investimenti).

Conseguentemente, le previsioni per il bilancio 2006 così si assestano:

§      per i residui, in 8.217.043 migliaia di euro, di cui 4.586.127 per la parte corrente e 3.630.916 in conto capitale;

§      per la competenza, in 72.034.526 migliaia di euro, di cui 70.860.691 per le spese correnti e 1.173.835 in conto capitale;

§      per la cassa, in 73.122.103 migliaia di euro, di cui 71.192.046 per le spese correnti e 1.930.057 in conto capitale.

Si rammenta che, a decorrere dall’anno finanziario 1998, il bilancio di previsione dello Stato è stato ripartito, per l’entrata e per la spesa, in unità previsionali di base, che costituiscono l’oggetto della deliberazione parlamentare e rappresentano l’insieme organico delle risorse finanziarie affidate alla gestione di un unico centro di responsabilità amministrativa. La determinazione delle unità previsionali di base deve assicurare la piena rispondenza della gestione finanziaria agli obiettivi posti all’azione amministrativa dello Stato, nell’ambito del criterio della ripartizione delle risorse per funzioni, individuate con riferimento agli obiettivi generali perseguiti dalle politiche pubbliche di settore ed all’esigenza di verificare la congruenza delle attività amministrative agli obiettivi medesimi, anche in termini di servizi finali resi ai cittadini.

La ripartizione in unità previsionali, oggetto dell’approvazione parlamentare, avviene sulla base di aree omogenee relative a funzioni, servizi, programmi e progetti, mentre l’ulteriore suddivisione per capitoli, che costituiscono le unità elementari di bilancio ai fini della gestione, del controllo e della rendicontazione, ha per il Parlamento rilevanza esclusivamente conoscitiva.

Per la spesa, le unità previsionali di base sono ripartite a seconda che si riferiscano alla spesa corrente, a quella in conto capitale ed al rimborso di prestiti[9]. La ripartizione per spese correnti e spese in conto capitale esprime l’aggregato delle corrispondenti unità previsionali di base di livello inferiore.

Le unità previsionali di base per la spesa corrente sono articolate in unità per spese di funzionamento, per interventi, per trattamenti di quiescenza e altri trattamenti integrativi o sostitutivi di questi ultimi, per oneri del debito pubblico e per oneri comuni. Le componenti delle spese di funzionamento, comprese quelle di personale, sono indicate, di norma, ai soli fini conoscitivi, ad eccezione delle ipotesi in cui le speciali caratteristiche della spesa ne rendano necessaria l’articolazione in unità previsionali a sé stanti.

Le unità previsionali di base per la spesa in conto capitale sono articolate in unità per spese di investimento, per oneri comuni e, in via residuale, per le altre spese.

 

Nella nota preliminare si precisa che:

-             le variazioni ai residui sono necessarie soprattutto per adeguare i residui presunti a quelli risultanti dal rendiconto per il 2005;

-             le variazioni alla competenza sono conseguenti alle esigenze emerse nel corso dello svolgimento della gestione, non senza considerare la situazione dei conti pubblici;

-             le variazioni alle autorizzazioni di cassa sono consequenziali sia alla nuova consistenza dei residui, sia alle variazioni relative alla competenza.

 

Inoltre la Nota evidenzia che le principali variazioni proposte con l’assestamento riguardano l’integrazione di spese indifferibile, sulla base di una rigorosa valutazione delle richieste delle Amministrazioni.


La seguente tabella evidenzia le principali variazioni proposte con l’assestamento (valori in migliaia di euro).

 

Residui

Competenza

Cassa

Spese correnti

 

 

 

 

 

 

 

FUNZIONAMENTO

 

 

 

Personale

+2.115

+381

+381

Beni e servizi

+4.897

+378

+441

 

 

 

 

INTERVENTI

 

 

 

Occupazione

-7.725

=

-7.747

Istituti di patronato e assistenza sociale

+39

+97.688

+97.688

Trasferimenti all’INPS per oneri pensionistici nonché per interventi di famiglia e agevolazioni contributive

+324.433

=

=

Trasferimenti all’INPS per altri interventi previdenziali

-10.000

=

=

Fondo per l’infanzia

+32.945

=

=

Fondo per il volontariato

+5.202

=

=

Fondo per l’associazionismo

+19.321

=

=

Altri interventi in materia previdenziale

-205.366

+21.395

+23.395

 

 

 

 

ONERI COMUNI

 

 

 

Fondi da ripartire per oneri di personale

+3.383

+9.261

+9.261

Sostegno del reddito

=

+2.414

+2.414

 

 

 

 

Spese in conto capitale

 

 

 

 

 

 

 

INVESTIMENTI

 

 

 

 

 

 

 

Occupazione

+1.031.932

=

-16.698

Fondo per la promozione allo sviluppo

-6.461

=

-5.500

Protezione e assistenza sociale

+8.860

=

+2.000

Contributi capitari

+1.100.000

=

=


La seguente tabella, invece, evidenzia le variazioni complessive effettuate rispetto alle previsioni iniziali (valori in migliaia di euro).

 

Residui

Competenza

Cassa

Spese correnti

 

 

 

Funzionamento

+4.212

+4.236

+5.163

Interventi

+167.394

+119.084

+118.091

Oneri comuni

+3.504

+30.888

+43.333

Trattamenti di quiescenza, integrativi e sostitutivi

+6

=

=

Spese in conto capitale

 

 

 

Investimenti

+2.141.454

=

-17.593

Totale

+2.316.570

+154.208

+148.994

 

 

In particolare, si segnalano le seguenti variazioni:

Residui:

Si osserva che, per le spese di parte corrente, le variazioni accertate in merito ai residui, riguardano principalmente alcune Unità previsionali di base del Centro di responsabilità 3 “Ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione” (variazioni complessive[10] del Centro di responsabilità:+299.850 migliaia di euro), con riferimento a:

§      U.P.B. 3.1.2.4. Trasferimenti all’INPS per oneri per il mantenimento del salario (cap. 2403): +307.550 migliaia di euro per la corresponsione di oneri relativi ai trattamento di disoccupazione;

e nel Centro di responsabilità 11 "Politiche previdenziali" (variazioni complessive del Centro di responsabilità: -193.267 migliaia di euro), con riferimento in particolare a:

§      U.P.B. 11.1.2.4. Altri interventi in materia previdenziale (cap. 4337):           -219.807 migliaia di euro per il contributo da erogare all’INAIL per la revisione dei sistemi di finanziamento e del livello della contribuzione;

§      U.P.B. 11.1.2.7 Trasferimenti all’INPS per oneri pensionistici (cap. 4354): +172.874 migliaia di euro per oneri derivanti da pensionamenti anticipati;

§      U.P.B. 11.1.2.9 Trasferimenti all’INPS per agevolazioni contributive (cap. 4363): -203.748 migliaia di euro per sgravi contributivi.

I residui riguardanti le spese in conto capitale sono contenuti principalmente nel Centro di responsabilità 3 "Ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione” (variazioni complessive del Centro di responsabilità:+1.030.050 migliaia di euro)con riferimento a:

§      U.P.B. 3.2.3.1. Occupazione (cap. 7202): +1.061.931 migliaia di euro per il Fondo per l’occupazione;.

 

e nel Centro di responsabilità 11 "Politiche previdenziali”(variazioni complessive del Centro di responsabilità: +1.100.006 migliaia di euro) con riferimento a:

§      U.P.B. 11.2.3.1. Contributi capitari alle imprese (cap. 7762): +1.100.000 migliaia di euro per contributi all’INPS a fronte dei contributi capitari concessi a favore delle imprese operanti in particolari territori.

Competenza

Si osserva che le variazioni relative alla competenza sono per lo più afferenti al Centro di responsabilità 11 “Politiche previdenziali” (variazioni complessive del Centro di responsabilità: +119.251 migliaia di euro). Si segnala in particolare l’incremento della:

§      U.P.B. 11.1.2.1 Istituti di patronato e di assistenza sociale(cap. 4331): +97.688 migliaia di euro per il finanziamento di tali istituti.

Cassa

Le variazioni di cassa, come già detto, adeguano le autorizzazioni alle variazioni proposte per la competenza e alla nuova consistenza dei residui.

Si osserva, anche per tali autorizzazioni, che le variazioni relative alla cassa sono per lo più afferenti al richiamato Centro di responsabilità 11 “Politiche previdenziali” (variazioni complessive[11] del Centro di responsabilità: +121.218 migliaia di euro). Si segnala in particolare l’incremento della:

§      U.P.B. 11.1.2.1 Istituti di patronato e di assistenza sociale (cap. 4331): per lo stesso importo delle variazioni di competenza.

 

D.d.l. di assestamento del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali per l’anno 2006 - Tabella n. 4

Risultanze finali (valori in migliaia di euro)

 

 

Previsioni iniziali 2006

Variazioni per atti amministrativi

Variazioni proposte con l’assestamento

Previsioni assestate 2006

 

Spese correnti

RS

CP

CS

4.411.010,9

70.706.483,6

71.025.458,8

---

22.689,6

37.276,8

175.116,3

131.518,0

129.309,9

4.586.127,3

70.860.691,2

71.192.045,5

 

Spese in conto capitale

RS

CP

CS

1.489.461,9

1.173.834,6

1.947.649,6

---

---

3.605,0

2.141.453,8

---

-21.197,5

3.630.915,7

1.173.834,6

1.930.057,1

Totali

RS

CP

CS

5.900.472,8

71.880.318,1

72.973.108,4

---

22.689,6

40.881,8

2.316.570,1

131.518,0

108.112,4

8.217.042,9

72.034.525,8

73.122.102,6


CORTE DEI CONTI

 


 

 

 

 

 

Relazione per l’esercizio 2005
(stralcio)

 


CORTE DEI CONTI

 


 

 

 

 

 

Rapporto sulla finanza previdenziale
2006

 

 

 



[1]     La perenzione dei residui, vale a dire l’eliminazione contabile dal bilancio non implica il venir meno dell’obbligazione assunta per contratto o in compenso di opere prestate o di lavori e di forniture eseguiti; nel momento in cui deve essere effettuato il relativo pagamento, le somme di volta in volta occorrenti vengono prelevate dal fondo in questione con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze e reiscritte nei capitoli pertinenti (la procedura è stata recentemente ridisciplinata con D.P.R. 24 aprile 2001, n. 270).

[2]     Ai sensi dell’articolo 11-bis, comma 5, della legge n. 468/1978, le quote dei fondi speciali di parte corrente e, se non corrispondono a progetti di legge già approvati da un ramo del Parlamento, di quelli di parte capitale non utilizzate entro l'anno cui si riferiscono costituiscono economie di bilancio. Tuttavia, nel caso di spese corrispondenti ad obblighi internazionali ovvero ad obbligazioni risultanti dai contratti del pubblico impiego o dalla disciplina del trattamento economico e normativo del personale dipendente da pubbliche amministrazioni non compreso nel regime contrattuale, la copertura finanziaria prevista per il primo anno resta valida anche dopo il termine di scadenza dell'esercizio a cui si riferisce purché il provvedimento risulti presentato alle Camere entro l'anno ed entri in vigore entro il termine di scadenza dell'anno successivo. Le economie di spesa da utilizzare a tal fine nell'esercizio successivo formano oggetto di appositi elenchi trasmessi alle Camere a cura del Ministro dell’economia e delle finanze entro il 25 gennaio; detti elenchi vengono, altresì, allegati al conto consuntivo del Ministero dell’economia e delle finanze.

[3]     Ai sensi dell’articolo 17, ultimo comma, della legge n. 468/978, il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad integrare, con propri decreti da registrarsi alla Corte dei conti, le dotazioni di cassa in correlazione al trasporto all'esercizio successivo di titoli di spesa rimasti insoluti alla chiusura dell'esercizio precedente, limitatamente a quei capitoli di spesa le cui dotazioni di cassa non presentino, nelle more dell'assestamento, sufficienti disponibilità per il pagamento dei titoli trasportati.

[4] Per un esame del Fondo per l’occupazione dal punto di vista dell’auditing sul sistema contabile, si rinvia direttamente alla Relazione sul rendiconto, pag. 123 ss.

[5]     In base alla classificazione economica semplificata.

[6]     Disposizione successivamente prorogata dall’articolo 1, comma 155, della legge finanziaria per il 2005 (L. 311 del 2004).

[7]     Le ultime operazioni, ormai definite, hanno riguardato la Sardegna e la Valle d’Aosta.

[8]     A.C. 1287, recante Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri. Delega al Governo per il coordinamento delle disposizioni in materia di funzioni e organizzazione della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri, approvato dal Senato.

[9]     Alle unità previsionali di base corrisponde un codice di quattro numeri: il primo indica il centro di responsabilità, il secondo indica le spese correnti (1) ovvero in conto capitale (2) o per il rimborso del debito pubblico (3), il terzo numero indica il tipo di spesa, mentre il quarto indica progressivamente l’unità previsionale di base.

[10]    Si consideri che le variazioni complessive derivano dalla sommatoria di variazioni che possono essere sia positive sia negative.

[11]    Si consideri che le variazioni complessive derivano dalla sommatoria di variazioni che possono essere sia positive sia negative.