Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento bilancio
Titolo: Finanziaria 2007 - A.C. 1746-bis - Schede di lettura (articoli 1-86)
Riferimenti:
AC n. 1746-bis/XV     
Serie: Progetti di legge    Numero: 56
Data: 15/10/2006
Descrittori:
LEGGE FINANZIARIA     
Organi della Camera: V-Bilancio, Tesoro e programmazione


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

 

 

 

 

SERVIZIO STUDI

Progetti di legge

 

 

 

 

 

 

Finanziaria 2007

A.C. 1746-bis

Schede di lettura

(articoli 1-86)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

n. 56

Tomo I

 

16 ottobre 2006


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il dossier è stato redatto con la collaborazione dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Coordinamento: Dipartimento Bilancio e politica economica

 

I dossier del Servizio studi sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

 

File: ID0003s1.doc

 


INDICE

 

 

TOMO I

Scheda di sintesi per l’istruttoria legislativa

Dati identificativi3

Struttura e oggetto. 4

§      Contenuto. 4

Elementi per l’istruttoria legislativa. 47

§      Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite. 47

§      Rispetto degli altri princìpi costituzionali47

§      Incidenza sull’ordinamento giuridico. 48

§      Osservazioni sul testo. 49

Schede di lettura (articoli 1-86)

TITOLO I - DISPOSIZIONI DI CARATTERE FINANZIARIO.. 63

CAPO I - RISULTATI DIFFERENZIALI63

§      Articolo 1 (Risultati differenziali del bilancio dello Stato)63

TITOLO II - DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ENTRATE.. 70

CAPO I - EFFETTI FINANZIARI70

§      Articoli 2, 31, 72, 81, 87 e 103 (Effetti sui saldi di finanza pubblica)70

CAPO II - DISPOSIZIONI IN MATERIA DI IRPEF E DI ASSEGNI PER IL NUCLEO FAMILIARE   76

§      Articolo 3 (Imposta sui redditi delle persone fisiche)76

§      Articolo 4 (Assegni per il nucleo familiare)88

CAPO III - DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ACCERTAMENTO E DI CONTRASTO ALL'EVASIONE ED ALL'ELUSIONE FISCALE.. 92

§      Articolo 5, commi 1-15 (Accertamento e contrasto dell’evasione - Studi di settore)92

§      Articolo 5, commi 16-19 e 36-37 (Disposizioni per il contrasto dell’evasione nell’applicazione di agevolazioni fiscali)107

§      Articolo 5, commi 20-24 (Contrasto dell'evasione – Compensi per attività sanitarie)115

§      Articolo 5, comma 25 (Ritenute sui corrispettivi dovuti dal condominio all’appaltatore)117

§      Articolo 5, commi 26 e 27 (Contrasto dell'evasione e dell'elusione fiscale – Disposizioni in materia di IVA)119

§      Articolo 5, comma 28 (Obbligo di richiesta della registrazione da parte degli agenti immobiliari)124

§      Articolo 5, commi 29 e 30 (Contrasto del giuoco irregolare e illegale)126

§      Articolo 5, commi 31-33 (Trasmissione di dati doganali e fiscali alle regioni e agli enti locali)131

§      Articolo 5, comma 34 (Contabilità economica delle amministrazioni e trasmissione telematica dei dati contabili degli enti pubblici)134

§      Articolo 5, comma 35 (Comunicazione degli esiti della liquidazione delle dichiarazioni)136

CAPO IV - DISPOSIZIONI PER IL RECUPERO DI BASE IMPONIBILE.. 138

§      Articolo 6, commi 1-4 (Disposizioni di recupero della base imponibile IRES)138

§      Articolo 6, comma 5 (Modalità di pagamento dell’imposta di bollo)142

§      Articolo 6, commi 6-10 (Regime tributario degli apparecchi da intrattenimento)144

§      Articolo 6, comma 11 (Accise sui tabacchi lavorati)153

§      Articolo 6, commi 12-20 (Versamento dell’imposta comunale sugli immobili)156

CAPO V - DISPOSIZIONI DI CARATTERE FISCALE CONCERNENTI GLI ENTI TERRITORIALI159

§      Articolo 7 (Variazione dell'aliquota di compartecipazione dell'addizionale comunale all'IRPEF)159

§      Articolo 8 (Imposta di scopo per la realizzazione di opere pubbliche)164

§      Articolo 9 (Contributo comunale di ingresso e di soggiorno)167

§      Articolo 10 (Disposizioni in materia di imposte provinciali e comunali)171

§      Articolo 11, commi 1-18 (Disposizioni in materia di semplificazione e «manutenzione» della base imponibile)173

§      Articolo 11, commi 19-23 (Installazioni pubblicitarie ed affissioni abusive)180

§      Articolo 11, commi 24-27 (Poteri di accertamento e contestazione immediata)188

§      Articolo 11, commi 28-29 (Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani)190

§      Articolo 12 (Compartecipazione comunale all'IRPEF)195

§      Articolo 13 (Modifiche al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112)197

§      Articolo 14 (Modalità di esercizio delle funzioni catastali conferite agli enti locali)203

CAPO VI - VALORIZZAZIONE E RAZIONALIZZAZIONE DEL PATRIMONIO PUBBLICO   207

§      Articolo 15 (Disposizioni in materia di immobili)207

§      Articolo 16 (Disposizioni in materia di demanio marittimo e di altri beni pubblici)217

§      Articolo 17 (Valorizzazione del patrimonio pubblico)229

CAPO VII - MISURE A FAVORE DELLO SVILUPPO.. 236

§      Articolo 18 (Interventi di riduzione del cuneo fiscale e incentivi all'occupazione femminile nelle aree svantaggiate)236

§      Articolo 19 (Credito d'imposta per nuovi investimenti nelle aree svantaggiate)248

§      Articolo 20, commi 1-5 (Incentivi fiscali alla ricerca)255

§      Articolo 20, commi 6 e 7 (Agevolazioni fiscali per le imprese di produzione musicale)260

§      Articolo 20, commi 8 e 9 (Agevolazioni fiscali ai docenti per l’acquisto di un elaboratore elettronico)263

§      Articolo 20, commi 10-13 (Disposizioni agevolative in materia di IVA e imposta sulla pubblicità)265

§      Articolo 20, commi 14-18 (Imposte relative a fondi pensione, fondi d’investimento ed emittenti residenti nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo)270

§      Articolo 20, comma 19 (Agevolazione per titolari diritti di sfruttamento opere di ingegno)277

§      Articolo 20, comma 20 (Detraibilità delle spese sportive dei minori e dei canoni di locazione degli studenti universitari fuori sede)278

§      Articolo 20, comma 21 (Imposta sui premi delle assicurazioni di veicoli e natanti)280

§      Articolo 20, commi 22 e 23 (Tasse automobilistiche)282

§      Articolo 21 (Misure a sostegno delle zone franche urbane)287

§      Articolo 22 (Agevolazioni tributarie per la riqualificazione energetica degli edifici)290

§      Articolo 23 (Misure di sostegno per la promozione di nuova edilizia ad alta efficienza energetica)297

§      Articolo 24 (Contributi per apparecchi domestici e motori industriali ad alta efficienza)299

§      Articolo 25 (Interventi sulla fiscalità energetica per finalità sociali e misure per favorire l'insediamento sul territorio di infrastrutture energetiche)303

§      Articolo 26 (Biocarburanti)307

§      Articolo 27 (Modifiche al regime IVA sulla fornitura di energia termica)318

§      Articolo 28 (Modifiche in tema di riutilizzazione commerciale di dati ipotecari e catastali)320

§      Articolo 29 (Ristrutturazioni edilizie)323

§      Articolo 30, comma 1 (Proroga di agevolazioni IRAP nel settore agricolo e della pesca)326

§      Articolo 30, comma 2 (Proroga di agevolazioni fiscali e previdenziali per imprese che esercitano la pesca costiera e nelle acque interne e lagunari)327

§      Articolo 30, comma 3 (Proroga di agevolazioni fiscali per la formazione e l'arrotondamento della proprietà contadina)330

§      Articolo 30, comma 4 (Proroga della deduzione forfetaria per gli esercenti impianti di distribuzione di carburante)332

§      Articolo 30, commi 5 e 6 (Proroga di agevolazioni in materia di accise per prodotti energetici)333

§      Articolo 30, comma 7 (Compensazione dei contributi al Servizio sanitario nazionale per gli autotrasportatori)348

§      Articolo 30, comma 8 (Deduzioni forfetarie delle spese non documentate per i trasporti effettuati personalmente nel territorio comunale)350

§      Articolo 30, comma 9 (Proroga dell’esenzione IRPEF per i redditi di lavoro dipendente prestato all’estero in zone di frontiera)351

§      Articolo 30, comma 10 (Limite di deducibilità dei contributi di assistenza sanitaria dal reddito di lavoro dipendente)353

§      Articolo 30, comma 11 (Detraibilità delle spese sostenute per la frequenza di asili nido)355

TITOLO III - DISPOSIZIONI IN MATERIA DI SPESE.. 357

CAPO I - RAZIONALIZZAZIONE E RIORGANIZZAZIONE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI357

§      Articolo 31 (Effetti sui saldi di finanza pubblica)357

§      Articolo 32 (Revisione degli assetti organizzativi. Disposizioni riguardanti i Ministeri)358

§      Articolo 33 (Determinazione degli ambiti territoriali ottimali degli uffici periferici del Ministero dell'interno)365

§      Articolo 34 (Revisione dell'assetto organizzativo del Ministero dell'economia e delle finanze)370

§      Articolo 35 (Modificazioni all'assetto organizzativo dell'Amministrazione della pubblica sicurezza e all'ordinamento del personale della Polizia di Stato)373

§      Articolo 36 (Misure per la realizzazione del Centro polifunzionale della Polizia di Stato di Napoli)377

§      Articolo 37 (Misure per assicurare la funzionalità dei servizi di polizia)379

§      Articolo 38 (Misure per la realizzazione di programmi di incremento dei servizi di polizia)383

§      Articolo 39 (Riorganizzazione e riallocazione delle risorse umane nelle agenzie e negli enti pubblici non economici nazionali)384

§      Articolo 40 (Disposizioni in materia di pagamento degli stipendi)387

§      Articolo 41 (Programma di razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi)390

§      Articolo 42 (Organizzazione del vertice degli enti pubblici non economici)401

§      Articolo 43 (Ricorsi in materia pensionistica)405

§      Articolo 44 (Controlli di merito nel sistema delle Ragionerie)407

§      Articolo 45 (Commissione tecnica per il coordinamento dei rapporti finanziari tra lo Stato e il sistema delle autonomie locali)409

§      Articolo 46 (Commissione per la garanzia dell'informazione statistica)413

§      Articolo 47 (Riordino, trasformazione e soppressione di enti pubblici)417

§      Articolo 48 (Modifiche alla disciplina per la liquidazione degli enti disciolti)425

§      Articolo 49 (Norme concernenti il trasferimento dei patrimoni di EFIM in liquidazione coatta amministrativa)431

§      Articolo 50 (Liquidazione o fusione della SOGESID)438

§      Articolo 51 (Ambito di applicazione di disposizioni di contenimento delle spese)441

§      Articolo 52 (Assicurazione contro i rischi da calamità naturali)445

§      Articolo 53 (Contenimento della spesa)449

§      Articolo 54 (Fondo per la compensazione degli effetti conseguenti dall'attualizzazione dei contributi pluriennali)455

 

§      Articolo 55 (Modifica della disciplina in materia di contributi pluriennali dello Stato)457

§      Articolo 56 (Stralciato)462

CAPO II - DISPOSIZIONI IN MATERIA DI PERSONALE.. 463

§      Articolo 57 (Assunzioni di personale)463

§      Articolo 58 (Risorse per i rinnovi contrattuali del biennio 2006-2007)482

§      Articolo 59 (Disposizioni in materia di personale per regioni e enti locali)486

§      Articolo 60 (Disposizioni concernenti il personale del Servizio sanitario nazionale)493

§      Articolo 61 (Risorse per la professionalizzazione delle Forze armate)499

§      Articolo 62 (Potenziamento dell'organico del Comando dei carabinieri per la tutela del lavoro e misure per la lotta all'ecomafia e alla criminalità ambientale)500

§      Articolo 63 (Trattamento economico dei Ministri)502

§      Articolo 64 (Automatismi stipendiali e misure di contenimento per i trattamenti accessori dirigenziali)504

CAPO III - INTERVENTI PER IL SISTEMA SCOLASTICO PER L'UNIVERSITÀ E PER LA RICERCA  507

§      Articolo 65 (Istituzione di fondi per la scuola)507

§      Articolo 66 (Interventi per il rilancio della scuola pubblica)508

§      Articolo 67 (Clausola di salvaguardia)525

§      Articolo 68 (Altri interventi in favore del sistema dell'istruzione)527

§      Articolo 69 (Università e principali enti pubblici di ricerca)545

§      Articolo 70 (Disposizioni in materia di personale delle università e degli enti di ricerca)548

§      Articolo 71 (Divieto temporaneo di istituire nuove facoltà e corsi di studio)552

CAPO IV - ENTI TERRITORIALI555

§      Articolo 72 (Effetti sui saldi di finanza pubblica)555

§      Articolo 73 (Patto di stabilità interno per le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano)556

§      Articolo 74 (Patto di stabilità interno per gli enti locali)571

§      Articolo 75, comma 1 (Determinazione dei trasferimenti erariali agli enti locali per il 2007)588

 

§      Articolo 75, comma 2 (Compartecipazione provinciale e comunale al gettito IRPEF)593

§      Articolo 76 (Disposizioni in materia di organi di governo degli enti locali)596

§      Articolo 77 (Disposizioni connesse con la costituzione di nuove province)607

§      Articolo 78 (Principi di coordinamento per il contenimento della spesa pubblica delle regioni)609

§      Articolo 79 (Razionalizzazione delle dimensioni territoriali degli enti locali)611

§      Articolo 80 (Misure di contenimento della spesa degli enti territoriali)616

CAPO V - INTERVENTI IN MATERIA PREVIDENZIALE E SOCIALE.. 620

§      Articolo 81 (Effetti sui saldi di finanza pubblica)620

§      Articolo 82 (Gestioni previdenziali)621

§      Articolo 83 (Trasferimenti all'INPS)626

§      Articolo 84 (Istituzione presso la tesoreria dello Stato del Fondo per l'erogazione dei trattamenti di fine rapporto)628

§      Articolo 85 (Misure in materia previdenziale)646

§      Articolo 86 (Indennità di malattia e congedi parentali per gli iscritti alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335)666

 

 

TOMO II

Schede di lettura (articoli 87-217)

CAPO VI - INTERVENTI IN MATERIA SANITARIA. 673

§      Articolo 88 (Settore sanitario)674

§      Articolo 89 (Fondo per il cofinanziamento dei progetti regionali attuativi del Piano sanitario nazionale)698

§      Articolo 90 (Stralciato)700

§      Articolo 91 (Truffe ai danni del Servizio sanitario nazionale)701

§      Articolo 92 (Stralciato)703

§      Articolo 93 (Disposizioni in materia di ricerca sanitaria)704

§      Articolo 94 (Iniziative in materia di farmaci)705


§      Articolo 95 (Stralciato)706

§      Articolo 96 (Stralciato)707

§      Articolo 97 (Misure per le farmacie rurali)708

§      Articolo 98 (Stralciato)710

§      Articolo 99 (Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà)711

§      Articolo 100 (Stralciato)712

§      Articolo 101 (Spesa sanitaria della Regione siciliana)713

§      Articolo 102 (Modifica del regime delle entrate della regione autonoma Sardegna)715

TITOLO IV - INTERVENTI PER LO SVILUPPO E LA RICERCA. 722

CAPO I - EFFETTI FINANZIARI722

§      Articolo 103 (Effetti sui saldi di finanza pubblica)722

CAPO II - MISURE DI SOSTEGNO ALL'APPARATO PRODUTTIVO.. 723

§      Articolo 104 (Disposizioni urgenti per la costituzione di nuovi fondi ed altri interventi per l'innovazione industriale)723

§      Articolo 105 (Interventi per lo sviluppo delle aree sottoutilizzate)740

§      Articolo 106 (Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica - FIRST)746

§      Articolo 107 (Rifinanziamento del Fondo di cui all'articolo 16 della legge 7 agosto 1997, n. 266)749

§      Articolo 108 (Interventi per i consorzi e le cooperative di garanzia collettiva fidi)751

§      Articolo 109 (Fondo di garanzia fidi)755

§      Articolo 110 (Promozione della competitività nei settori industriali ad alta tecnologia)758

§      Articolo 111 (Coordinamento delle politiche della ricerca applicata e dell'innovazione tecnologica)762

§      Articolo 112 (Progetti per la società dell'informazione)764

§      Articolo 113 (Fondo di investimento per esigenze di difesa nazionale)768

§      Articolo 114 (Fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà)769

§      Articolo 115 (Imprese pubbliche)770

§      Articolo 116 (Appalti di opere pubbliche mediante servizi finanziari immobiliari ed appalti di servizi mediante locazione finanziaria di beni mobili)772

§      Articolo 117 (Autotrasporto)777

§      Articolo 118 (Funzionamento dei sistemi informativi del Ministero dei trasporti)781

§      Articolo 119 (Modifica all'articolo 1, comma 105, della legge 23 dicembre 2005, n. 266)785

§      Articolo 120 (Agenzia nazionale per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione)787

§      Articolo 121 (Infrastrutture per la larga banda)789

§      Articolo 122 (Transizione alla televisione digitale)793

§      Articolo 123 (Esclusione dei progetti cofinanziati dall'Unione europea dalla regola del 2 per cento)797

§      Articolo 124 (Unificazione dei fondi venture capital)798

§      Articolo 125 (Modifica al decreto-legge 28 maggio 1981, n. 251, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 1981, n. 394)800

§      Articolo 126 (Modifica alla legge 24 aprile 1990, n. 100, recante norme sulla promozione della partecipazione a società ed imprese miste all'estero)802

§      Articolo 127 (Promozione di progetti integrati tra i consorzi agro-alimentari e turistico-alberghieri)803

§      Articolo 128 (Interventi in favore del marchio «made in Italy»)805

CAPO III - INFRASTRUTTURE E TRASPORTI806

§      Articolo 129 (Interventi per la salvaguardia di Venezia)806

§      Articolo 130 (Interventi per Roma-capitale della Repubblica)808

§      Articolo 131 (Stralciato)809

§      Articolo 132 (Expo 2015)810

§      Articolo 133 (Contributi erariali)811

§      Articolo 134 (Sistema alta velocità/alta capacità dal 2008 - Apporto al capitale sociale di Ferrovie dello Stato Spa - Interessi intercalari - Rete tradizionale)813

§      Articolo 135 (Finanziamento delle opere di preminente interesse nazionale)820

§      Articolo 136 (Autonomia finanziaria delle autorità portuali)823

§      Articolo 137 (Sviluppo degli hub portuali di interesse nazionale)834

§      Articolo 138 (Prosecuzione degli interventi nelle zone terremotate della regione Molise)840

§      Articolo 139 (Prosecuzione degli interventi nelle zone terremotate delle regioni Marche ed Umbria)842

 

§      Articolo 140 (Interventi urgenti nel settore dei sistemi di trasporto rapido di massa)843

§      Articolo 141 (Strade di rilievo nazionale ed autostrade)847

§      Articolo 142 (Finanziamento ANAS Spa)849

§      Articolo 143 (Miglioramento della mobilità dei pendolari)861

§      Articolo 144 (Sicurezza dei trasporti)865

§      Articolo 145 (Interventi per la sicurezza ferroviaria)868

§      Articolo 146 (Innovazione tecnologica dell'industria cantieristica)871

§      Articolo 147 (Rottamazione traghetti)873

CAPO IV - AGRICOLTURA. 878

§      Articolo 148 (Disposizioni in materia di controlli nel settore agroalimentare e di semplificazione)878

§      Articolo 149 (Enti irrigui)883

§      Articolo 150 (Misure in favore della vendita diretta di prodotti agricoli)886

§      Articolo 151 (Convenzioni con le pubbliche amministrazioni)888

§      Articolo 152 (Interventi per il settore agricolo)889

§      Articolo 153 (Stralciato)897

§      Articolo 154 (Norme per l'internazionalizzazione del sistema agroalimentare)898

§      Articolo 155 (Sviluppo della forma societaria in agricoltura)902

§      Articolo 156 (Norme in materia di bioenergie)906

CAPO V - TUTELA DELL'AMBIENTE E DEI BENI CULTURALI919

§      Articolo 157 (Interventi per la difesa del mare)919

§      Articolo 158 (Rimborso delle spese per attività antinquinamento marino)923

§      Articolo 159 (Contrasto dell'abusivismo)925

§      Articolo 160 (Istituzione del Fondo rotativo per il finanziamento delle misure di riduzione delle immissioni dei gas ad effetto serra)927

§      Articolo 161 (Fondo per lo sviluppo sostenibile)934

§      Articolo 162 (Stralciato)937

§      Articolo 163 (Disposizioni in materia di beni culturali)938

§      Articolo 164 (Accademie)946

§      Articolo 165 (Norme di razionalizzazione e risparmio in materia di spettacolo)948

CAPO VI - INTERVENTI A TUTELA DELL'OCCUPAZIONE.. 955

§      Articolo 166 (Interventi a carico del Fondo per l'occupazione)955

§      Articolo 167 (Disposizioni in materia di disoccupazione ordinaria)962

§      Articolo 168 (Disposizioni in materia di comunicazione di dati e informazioni utili al contrasto del lavoro sommerso e dell'evasione contributiva)965

§      Articolo 169 (Istituzione di indici di congruità)968

§      Articolo 170 (Documento unico di regolarità contributiva)970

§      Articolo 171 (Adeguamento dell'importo delle sanzioni amministrative in materia di lavoro e legislazione sociale e documentazione obbligatoria)973

§      Articolo 172 (Comunicazioni relative ai rapporti di lavoro)977

§      Articolo 173 (Finanziamento di attività promozionali in materia di salute e sicurezza del lavoro)984

§      Articolo 174 (Proroga dello stanziamento di somme per il finanziamento delle attività di formazione nell'esercizio dell'apprendistato)985

§      Articolo 175 (Mobilità lunga)987

§      Articolo 176 (Proroga di ammortizzatori sociali)992

§      Articolo 177 (Misure per promuovere l'occupazione e l'emersione del lavoro irregolare)995

§      Articolo 178 (Misure per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro)1002

§      Articolo 179 (Iscrizione nelle liste di mobilità dei lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo da aziende fino a quindici dipendenti)1008

§      Articolo 180 (Incentivi per la riduzione dell'orario di lavoro per le imprese non rientranti nella disciplina dei contratti di solidarietà)1010

CAPO VII - INTERVENTI IN SETTORI DIVERSI1013

§      Articolo 181 (Misure per assicurare l'adempimento degli obblighi comunitari ed internazionali)1013

§      Articolo 182 (Interventi a sostegno del settore turistico)1029

§      Articolo 183 (Rifinanziamento del trasporto pubblico locale)1032

§      Articolo 184 (Agenzie fiscali)1035

§      Articolo 185 (Debiti pregressi)1037

§      Articolo 186 (Norma di ripristino delle risorse dell'otto per mille dell'IRPEF destinato allo Stato)1039

§      Articolo 187 (Fondo per le esigenze di mantenimento della difesa e programmi di edilizia per le esigenze delle Forze armate)1043

§      Articolo 188 (Autorizzazione di spesa per la partecipazione italiana a missioni internazionali)1046

§      Articolo 189 (Centro di produzione Spa)1054

§      Articolo 190 (Fondazione per la ricerca nel campo delle biotecnologie)1057

§      Articolo 191 (Contributo all'emittenza locale)1058

§      Articolo 192 (Politiche per la famiglia)1060

§      Articolo 193 (Piano servizi socio-educativi)1065

§      Articolo 194 (Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità)1068

§      Articolo 195 (Stralciato)1071

§      Articolo 196 (Stralciato)1072

§      Articolo 197 (Prevenzione delle mutilazioni genitali)1073

§      Articolo 198 (Fondo per le non autosufficienze)1074

§      Articolo 199 (Fondo per l'inclusione sociale degli immigrati)1076

§      Articolo 200 (Interventi di solidarietà sociale)1078

§      Articolo 201 (Fondo per la montagna)1080

§      Articolo 202 (Reddito minimo di inserimento)1082

§      Articolo 203 (Non ripetibilità di somme erogate)1084

§      Articolo 204 (Fondo per le politiche giovanili)1085

§      Articolo 205 (Fondo nazionale per le comunità giovanili)1087

§      Articolo 206 (Disposizioni concernenti l'Istituto per il credito sportivo)1088

§      Articolo 207 (Contributo al Comitato italiano paralimpico)1090

§      Articolo 208 (Stralciato)1092

§      Articolo 209 (Istituzione di un fondo per le spese di funzionamento della giustizia)1093

§      Articolo 210 (Crediti d'aiuto per catastrofi e crisi internazionali)1094

§      Articolo 211 (Razionalizzazione del patrimonio immobiliare ubicato all'estero)1096

§      Articolo 212 (Adeguamento della tariffa per i visti nazionali)1098

§      Articolo 213 (Fondo speciale delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici consolari)1100

§      Articolo 214 (Finanziamento del servizio antincendi negli aeroporti)1102

§      Articolo 215 (Stralciato)1107

TITOLO V - NORME FINALI1108

§      Articolo 216, comma 1 (Fondi speciali)1108

§      Articolo 216, comma 2 (Dotazioni di bilancio relative a leggi di spesa permanente)1116

§      Articolo 216, comma 3 (Rifinanziamento di spese di conto capitale)1125

§      Articolo 216, comma 4 (Riduzione di autorizzazioni legislative di spesa)1129

§      Articolo 216, comma 5 (Modulazione delle leggi pluriennali di spesa)1130

§      Articolo 216, comma 6 (Limiti all’assunzione degli impegni a valere sulle leggi di spesa)1138

§      Articolo 216, comma 7 (Eccedenze di spesa)1139

§      Articolo 216, comma 8 (Fondi unici investimenti)1152

§      Articolo 217, comma 1 (Copertura finanziaria)1156

§      Articolo 217, comma 2 (Coordinamento della finanza pubblica)1161

§      Articolo 217, comma 3 (Entrata in vigore)1162

 

 

 


Scheda di sintesi
per l’istruttoria legislativa

 


Dati identificativi

 

Numero del progetto di legge

A.C. 1746-bis

Titolo

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007)

Iniziativa

Governo

Settore d’intervento

Vari

Iter al Senato

No

Numero di articoli

217

Date

 

§      presentazione alla Camera

1° ottobre 2006

§      annuncio

5 ottobre 2006

§      assegnazione

5 ottobre 2006

Commissione competente

V (Bilancio)

Sede

Referente

Pareri previsti

I, II, III, IV, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV

 


 

Struttura e oggetto

Contenuto

L’articolo 1 fissa il livello massimo del saldo netto da finanziare e il livello massimo del ricorso al mercato per l’anno 2006 e per i due anni successivi e individua le finalità cui destinare le maggiori entrate che eventualmente dovessero determinarsi rispetto alle previsioni a legislazione vigente.

 

L’articolo 2 indica gli effetti sui saldi di finanza pubblica delle disposizioni in materia di entrate.

 

L’articolo 3 riforma la disciplina dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) a decorrere dal 1° gennaio 2007.

Gli interventi contenuti nel presente articolo riguardano la rideterminazione degli scaglioni di reddito e delle relative aliquote d’imposta (comma 1, lettera b)); la soppressione della deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione (c.d. no tax area) e della deduzione per oneri di famiglia (compresa la deduzione per gli addetti all’assistenza personale, c.d. badanti); l’introduzione delle detrazioni per carichi di famiglia (comma 1, lettera c)) e delle detrazioni per alcune categorie di redditi (comma 1, lettera d)); la determinazione dell’imposta dovuta dai soggetti non residenti (comma 1, lettera e)); la soppressione del contributo di solidarietà del 4 per cento (comma 2); la previsione della riduzione dei trasferimenti erariali in favore delle regioni e degli enti locali in misura corrispondente al maggior gettito derivante dalle rispettive addizionali (comma 4).

Disposizioni di coordinamento normativo sono infine contenute nella lettera a) del comma 1 (determinazione del reddito complessivo) e nel comma 2 (adempimenti del sostituto d’imposta).

 

L’articolo 4 prevede, a decorrere dal 2007, una rideterminazione dei livelli dell’assegno al nucleo familiare destinata in particolare a favorire i nuclei familiari con figli, a cominciare dai nuclei familiari fino a tre figli, entro un massimale di maggiore spesa pari 1.400 milioni di euro annui.

 

Il comma 1 dell’articolo 5 disciplina le modalità di revisione e di aggiornamento degli studi di settore, da eseguirsi, di norma, ogni tre anni, sentito il parere dell’apposita commissione di esperti, tenendo conto fra l’altro di valori di coerenza, risultanti da specifici indicatori, rispetto a comportamenti considerati normali per il relativo settore economico.

Il comma 2 dispone, in via transitoria, che fino all’elaborazione e revisione degli studi di settore mediante l’impiego dei suddetti indicatori di coerenza, per l’applicazione degli studi esistenti si tenga anche conto di specifici indicatori di normalità economica, idonei all’individuazione di ricavi, compensi e corrispettivi, con effetto dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006.

Il comma 3 abroga quindi il comma 399 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), il quale disciplinava la revisione quadriennale degli studi medesimi.

Il comma 4 ridefinisce le fattispecie alle quali non si applicano gli studi di settore, elevando fra l’altro a euro 7,5 milioni il limite massimo di ricavi e compensi, oltre il quale non trovano applicazioni gli studi, ed estendendo le condizioni di applicabilità in caso di cessazione o inizio di un’attività.

Il comma 5 stabilisce che le nuove disposizioni introdotte dal precedente comma 4 abbiano effetto dal periodo d'imposta in corso alla data del 1° gennaio 2007, ad esclusione di quella relativa all’inizio dell’attività, efficace dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006.

Il comma 6, allo scopo di orientare le attività di controllo nei confronti dei contribuenti titolari di reddito d'impresa o di lavoro autonomo cui non sono applicabili gli studi di settore, prevede la determinazione di specifici indicatori di normalità economica, idonei a rilevare la presenza di ricavi o compensi non dichiarati ovvero di rapporti di lavoro irregolare. Consente altresì all’amministrazione finanziaria di chiedere la compilazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti per gli studi di settore, anche nelle ipotesi di cessazione dell'attività, di liquidazione ordinaria ovvero di non normale svolgimento dell'attività (che costituiscono ordinariamente causa di esclusione dell’applicabilità degli studi).

Il comma 7 prescrive altresì la determinazione di appositi indicatori di coerenza per l’individuazione dei requisiti minimi di continuità dell’attività, con riferimento al primo periodo d’imposta in cui essa viene esercitata, relativamente a società di capitali, società cooperative, società di mutua assicurazione, esclusi dall’applicazione degli studi di settore.

Il comma 8 rimette l’approvazione dei predetti indicatori a un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanarsi entro il 28 febbraio 2007, con applicazione a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006.

Il comma 9 prescrive che venga programmata, sulla base di appositi criteri selettivi, una specifica attività di controllo nei confronti dei soggetti che risultano incoerenti per effetto dell'applicazione degli indicatori introdotti a norma del comma 7.

Il comma 10 modifica le condizioni di applicabilità degli studi di settore a fini di accertamento. È soppressa la condizione per cui il contribuente deve avere un periodo d'imposta pari a dodici mesi; l’impiego degli studi è limitato ai casi in cui l'ammontare dei ricavi o compensi dichiarati risulti inferiore all'ammontare dei ricavi o compensi determinabili sulla base degli studi stessi.

Il comma 11 dispone che le modificazioni operate dal precedente comma 10, limitatamente a quanto stabilito relativamente ai contribuenti con periodo d’imposta inferiore a dodici mesi, hanno effetto a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2007.

I commi 12, 13 e 14 prevedono – in termini sostanzialmente identici per le imposte sui redditi, l’IVA e l’IRAP – l’incremento della sanzione amministrativa pecuniaria nei casi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti, qualora il maggior reddito d’impresa, d’arte o professione accertato ecceda di oltre il 10 per cento quello dichiarato.

Il comma 15 prevede una sanzione amministrativa pecuniaria aggiuntiva per le medesime violazioni (relative al contenuto degli allegati alla dichiarazione rilevanti per l'applicazione degli studi di settore) cui si riferiscono i precedenti commi da 12 a 14.

Il comma 16 limita la deducibilità o detraibilità delle spese sanitarie per acquisto di medicinali, agli effetti dell’imposta sui redditi delle persone fisiche, subordinandola alla loro certificazione mediante fattura o scontrino fiscale contenente la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e l'indicazione del codice fiscale del destinatario.

Il comma 17 rende nuovamente indetraibile, agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto, l’imposta assolta per operazioni inerenti e connesse all’organizzazione e all’esercizio del lotto, delle lotterie, dei concorsi pronostici e delle scommesse, nonché per le prestazioni di mandato, mediazione e intermediazione a queste connesse.

Il comma 18 subordina il riconoscimento delle agevolazioni tributarie e di altra natura relative agli autoveicoli utilizzati per la locomozione dei soggetti affetti da minorazione, con ridotte o impedite capacità motorie, alla condizione che gli autoveicoli siano utilizzati in via esclusiva o prevalente a beneficio dei predetti soggetti.

Il comma 19 dispone che, in caso di trasferimento a titolo oneroso o gratuito delle autovetture per le quali l'acquirente ha usufruito dei benefìci fiscali prima del decorso del termine di due anni dall'acquisto, è dovuta la restituzione dell’agevolazione fruita. Questa disposizione non si applica per gli invalidi nel caso in cui, a seguito a mutate necessità dovute alla minorazione da cui sono affetti, cedano il proprio veicolo per acquistarne un altro su cui realizzare nuovi e diversi adattamenti.

Il comma 20 prescrive che i compensi dovuti per le attività di lavoro autonomo mediche e paramediche svolte nell'ambito di strutture sanitarie private siano riscossi dalle stesse strutture, che debbono registrarli, riversarli al prestatore di lavoro autonomo e, a norma del comma 21, comunicarli in via telematica all'Agenzia delle entrate.

Il comma 22 rimette a provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate la definizione delle disposizioni attuative dei commi 20 e 21.

Il comma 23 dispone l’applicazione di queste norme dal 1° marzo 2007.

Il comma 24 determina le sanzioni, precisando che restano fermi a carico dei singoli prestatori di lavoro autonomo tutti gli obblighi formali e sostanziali previsti per lo svolgimento dell'attività.

Il comma 25 estende l’obbligo di operare la ritenuta d’acconto, nella misura del 10 per cento, ai corrispettivi dovuti dal condominio per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi, anche se rese a terzi o nell'interesse di terzi, effettuate dall’appaltatore nell'esercizio di impresa.

Il comma 26 estende l’ambito di applicabilità del metodo della tassazione inversa (reverse charge) agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto, includendovi le cessioni di telefoni portatili e elaboratori elettronici, con i loro componenti e ricambi, nonché di materiali lapidei provenienti direttamente da cave e miniere. Ulteriori casi di estensione possono essere determinati dal Ministro dell’economia e delle finanze. In relazione alle tre nuove fattispecie indicate, il comma 27 differisce l’efficacia della norma fino all’approvazione da parte del Consiglio dell’Unione europea.

Il comma 28 estende agli agenti immobiliari, per le scritture private non autenticate di natura negoziale stipulate a seguito della loro attività per la conclusione degli affari, l’obbligo di chiedere la registrazione e l’obbligazione al pagamento dell’imposta di registro, solidalmente con le parti contraenti.

Il comma 29 dispone che con provvedimenti dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, nel rispetto degli obblighi comunitari, siano stabilite le modalità per impedire l’offerta non autorizzata di giuochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro o, comunque, in violazione delle norme di legge o di regolamento o delle prescrizioni definite dalla stessa Amministrazione, effettuata mediante reti telematiche o di telecomunicazione. Il comma 30 dispone conseguentemente l’abrogazione dei commi da 535 a 538 dell'articolo 1 della legge n. 266 del 2005 dalla data di entrata in vigore del primo provvedimento emesso ai sensi del comma 29.

Il comma 31 dispone che entro il 31 gennaio di ciascun anno sono trasmessi alle regioni i dati relativi alle importazioni e alle esportazioni, riferiti al sistema doganale. Entro il medesimo termine sono trasmessi alle regioni, alle province autonome e ai comuni i dati delle dichiarazioni dei redditi presentate nell'anno precedente dai contribuenti in essi residenti.

A norma, rispettivamente, dei commi 32 e 33, le modalità tecniche di trasmissione sono definite con provvedimenti del direttore dell'Agenzia delle entrate, emanato d'intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, per le dichiarazioni dei redditi, e del direttore dell'Agenzia delle dogane, per i dati doganali.

Il comma 34 prevede l’emanazione entro il 30 giugno 2007 di un provvedimento del Ministero dell’economia e delle finanze con cui sono stabilite, a fini di monitoraggio le modalità per introdurre in tutte le amministrazioni pubbliche i criteri di contabilità economica e i tempi, le modalità e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica da parte degli enti pubblici, delle regioni e degli enti locali dei bilanci standard e dei dati di contabilità.

Il comma 35 ridisciplina le modalità per l’invio – in forma telematica o mediante raccomandata – dell’invito al contribuente a fornire chiarimenti o a produrre documenti in esito all’attività di liquidazione dei tributi risultanti da dichiarazioni.

Il comma 36 dispone che i soggetti passivi dell’imposta sui redditi delle persone fisiche, i quali deducono dal reddito complessivo somme per assegni periodici corrisposti al coniuge, devono indicarne il codice fiscale nella dichiarazione annuale.

Il comma 37 impone agli enti e alle casse aventi esclusivamente fine assistenziale di comunicare in via telematica all'anagrafe tributaria gli elenchi dei soggetti ai quali sono state rimborsate spese sanitarie per effetto di contributi che non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente.

 

Il comma 1 dell’articolo 6 stabilisce che le rimanenze finali delle opere, forniture e servizi di durata ultrannuale vadano in ogni caso computate in proporzione ai corrispettivi pattuiti.

Il comma 2 interviene sulle modalità di deduzione delle spese sostenute da imprese concessionarie della costruzione e dell'esercizio di opere pubbliche e da imprese subconcessionarie di queste, per il ripristino o la sostituzione dei beni gratuitamente devolvibili allo scadere della concessione e per la manutenzione, riparazione, ammodernamento e trasformazione di tali beni.

I commi 3 e 4 limitano la possibilità di riporto delle perdite, in diminuzione del reddito di periodi d’imposta successivi, per i soggetti che fruiscono di regimi di esenzione totale o parziale del reddito o degli utili.

Il comma 5 riforma la disciplina del pagamento dell’imposta di bollo, eliminando la possibilità di effettuare il suddetto pagamento mediante l’impiego dell’apposita carta filigranata e bollata e mediante marche da bollo, visto per bollo o bollo a punzone; sono inoltre convertiti in euro e aumentati gli importi degli arrotondamenti e della misura minima.

I commi da 6 a 10 intervengono circa il regime tributario degli apparecchi da intrattenimento.

Il comma 11 stabilisce la possibilità di aumentare l’aliquota di base dell’imposta di consumo sui tabacchi lavorati in misura tale da assicurare, a decorrere dal 2007, un maggior gettito complessivo pari a 1.100 milioni di euro annui.

I commi da 12 a 20 dettano disposizioni dirette a contrastare l’evasione fiscale relativa all’imposta comunale sugli immobili (ICI). A tale scopo è previsto che i dati necessari per la liquidazione dell’imposta siano contenuti nella dichiarazione dei redditi; che il versamento della stessa sia effettuato, a seconda delle circostanze, da parte del sostituto d’imposta o mediante il modello di versamento unitario F24, avvalendosi della possibilità di compensazione prevista per questa forma di versamento. È previsto inoltre che i dati relativi ai versamenti e agli immobili siano trasmessi ai comuni per via telematica, secondo modalità che verranno definite da un successivo decreto del capo del Dipartimento per le politiche fiscali.

 

L’articolo 7 modifica l’aliquota di compartecipazione dell’addizionale comunale all’IRPEF istituita con il decreto legislativo n. 360 del 1998.

 

L’articolo 8 prevede la possibilità per i comuni di istituire con regolamento un’imposta di scopo per finanziare la realizzazione di opere pubbliche.

 

L’articolo 9 consente ai comuni di istituire con regolamento un contributo di ingresso e di soggiorno dovuto dai soggetti non residenti che alloggino in strutture alberghiere, campeggi, villaggi turistici ed agriturismi.

 

Il comma 1 dell’articolo 10 prevede la possibilità per i comuni di accedere alle informazioni relative all’addizionale comunale e provinciale sull’energia elettrica.

Il comma 2 eleva dal venti al quaranta per cento la misura massima entro la quale le province possono aumentare le tariffe per il pagamento dell’imposta provinciale di trascrizione rispetto alla base predeterminata dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.

 

I commi da 1 a 18 dell’articolo 11 recano disposizioni in materia di autonomia impositiva degli enti locali.

La norma del comma 19 abroga la disposizione che limita la misura della tariffa del canone per l’autorizzazione all’installazione di mezzi pubblicitari (CIMP) al 25 per cento delle tariffe dell’imposta sulla pubblicità.

Il comma 20 abroga la norma che consente ai comuni di rideterminare il canone per l’installazione di mezzi pubblicitari

I commi da 21 a 23 abrogano o modificano una serie di disposizioni per contrastare il fenomeno delle affissioni abusive.

I commi da 24 a 27 consentono il conferimento di poteri di accertamento, di contestazione immediata e di redazione e sottoscrizione del processo verbale di accertamento di alcune violazioni in materia tributaria ai dipendenti degli enti locali e di soggetti privati abilitati ad effettuare le attività di liquidazione e di accertamento dei tributi e quelle di riscossione dei tributi e di altre entrate delle province e dei comuni.

Il comma 28 prevede che alcuni criteri dettati in materia di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani siano applicabili anche per il calcolo della tariffa per la gestione dei rifiuti urbani.

Il comma 29, in attesa dell’attuazione della tariffa per la gestione dei rifiuti urbani, prevede che ciascun comune conservi per l’anno 2007 il medesimo regime di prelievo adottato nell’anno 2006. Conferma inoltre l’applicazione di alcune disposizioni in materia di rifiuti speciali.

 

L’articolo 12 istituisce una compartecipazione comunale all’IRPEF, da ripartire tra i comuni a fini di perequazione e di promozione dello sviluppo economico.

 

L’articolo 13 chiarisce la ripartizione di competenze tra Stato ed enti locali circa le funzioni relative agli atti catastali. La norma specifica che ai comuni spettano l’utilizzazione e l’aggiornamento degli atti del catasto e che i comuni partecipano al processo di determinazione degli estimi catastali. Tra le funzioni spettanti allo Stato viene aggiunta la funzione di gestione dei certificati ipotecari.

 

L’articolo 14 definisce le modalità di esercizio delle funzioni catastali che spettano agli enti locali. La norma prevede che i comuni capoluogo di provincia, a decorrere dal 1o novembre 2007, esercitino direttamente le funzioni catastali loro attribuite di utilizzazione e aggiornamento degli atti catastali. Per gli altri comuni l’esercizio delle funzioni di consultazione delle banche dati catastali inizierà a decorrere dalla stessa data; quella più complessa di accettazione e pretrattazione degli atti di aggiornamento catastale potrà essere eseguita anche in forma associata oppure sulla base delle convenzioni che saranno stipulate con l’Agenzia del territorio.

 

I commi 1 e 2 dell’articolo 15 ampliano le ipotesi di utilizzo degli immobili confiscati alle persone indiziate di appartenere ad associazioni di tipo mafioso.

Il comma 3 demanda ad un regolamento, da emanare entro il 30 giugno 2007, l’individuazione dei criteri, delle modalità e dei termini di trasferimento, a titolo gratuito, in favore delle università statali dei beni appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato e concessi in uso a tali università per le proprie necessità istituzionali.

I commi da 4 a 9 disciplinano procedure dirette a favorire il contenimento e la razionalizzazione degli spazi in uso alle amministrazioni dello Stato, anche per ridurre la spesa complessiva dell’uso degli immobili, compresi gli oneri per le locazioni.

Le disposizioni dei commi da 10 a 12 individuano procedure per sanare le difformità tra l’uso effettivo e la destinazione d’uso consentita dagli strumenti urbanistici relativamente agli immobili utilizzati per funzioni di interesse statale, sia di proprietà dello Stato, sia in locazione passiva.

Il comma 13 consente il conferimento di incarichi per la gestione delle attività di liquidazione delle aziende confiscate alle persone indiziate di appartenere ad associazioni di tipo mafioso, ai sensi della citata legge n. 575 del 1965.

I commi da 14 a 16 sono volti a definire questioni connesse all’attuazione di leggi che contemplano l’assegnazione gratuita o l’attribuzione ad amministrazioni pubbliche, enti, società a totale partecipazione pubblica diritta o indiretta, di beni immobili di proprietà dello Stato.

Il comma 17 incide sulla disciplina relativa alla dismissione del patrimonio immobiliare da parte delle amministrazioni non rientranti nella disciplina sull’edilizia residenziale pubblica, da parte della Concessionaria servizi assicurativi pubblici (CONSAP S.p.a), e delle società derivanti da processi di privatizzazione in cui, direttamente o indirettamente, la partecipazione pubblica è uguale o superiore al 30 per cento del capitale azionario (azioni ordinarie).

Il comma 18 esenta le amministrazioni dello Stato da qualsiasi tributo ed emolumento per le trascrizioni e annotazioni nei pubblici registri relative ai passaggi di proprietà conseguenti alle misure di sequestro e confisca o fermo amministrativo, operate dagli organi di polizia a seguito di violazioni del codice della strada.

 

I commi da 1 a 6 dell’articolo 16 riformano i criteri per la determinazione dei canoni demaniali marittimi.

I commi 7 e 8 contengono misure di valorizzazione del patrimonio pubblico.

Il comma 9 interviene in materia di acquisizione delle eredità giacenti da parte dello Stato.

Il comma 15 eleva a cinquanta anni il termine massimo di locazione di immobili dello Stato a province e comuni.

 

Il comma 1 dell’articolo 17 disciplina, nell’àmbito delle procedure di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, programmi unitari di valorizzazione degli immobili pubblici per la promozione dello sviluppo locale.

I commi 2 e 3 riformano la disciplina relativa alla dismissione degli immobili in uso all’amministrazione della Difesa, razionalizzando e coordinando la normativa vigente, per consentirne la piena attuazione.

 

L’articolo 18 introduce misure volte a favorire la competitività delle imprese, in particolare attraverso la riduzione del cosiddetto cuneo fiscale, operata intervenendo sulla disciplina dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) con la previsione di ulteriori deduzioni, con speciali disposizioni agevolative nel caso di lavoratori impiegati nelle regioni del Mezzogiorno e nel caso di impiego di donne lavoratrici. I commi da 2 a 4 dispongono circa l’inizio dell’efficacia delle nuove agevolazioni e il calcolo degli acconti. Il comma 5 provvede a garantire il ristoro delle diminuzioni di entrata derivanti dall’applicazione delle nuove disposizioni, in favore delle regioni che sottoscrivono accordi per la riduzione del disavanzo relativo alla spesa sanitaria.

 

L’articolo 19 introduce un regime agevolativo, nella forma del credito d’imposta, per le imprese che effettuano investimenti attraverso l'acquisizione di nuovi beni strumentali nelle “aree svantaggiate” del Mezzogiorno che saranno ricomprese nella Carta italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2007-2013.

 

I commi da 1 a 5 dell’articolo 20 concedono per tre anni, a partire dal 2007, un credito d’imposta del 10 per cento per gli investimenti e i costi sostenuti dalle imprese per la ricerca e l’innovazione. La misura è elevata al 15 per cento qualora i costi di ricerca e sviluppo siano riferiti a contratti stipulati con università ed enti pubblici di ricerca.

Il comma 6 concede alle piccole e medie imprese di produzioni musicali un credito d'imposta per le spese di produzione, di sviluppo, di digitalizzazione e di promozione di registrazioni fonografiche o videografiche musicali per opere prime o seconde di artisti emergenti. Il comma 7 determina le condizioni per la fruizione.

I commi 8 e 9 concedono ai docenti delle scuole e delle università statali, per l’anno 2007, un’agevolazione fiscale per l’acquisto di un elaboratore elettronico (personal computer) nuovo.

I commi 10 e 11 consentono la detrazione dell’IVA relativa alle prestazioni alberghiere ed alla somministrazione di alimenti e bevande in occasione di partecipazione a convegni, congressi ed eventi similari.

Il comma 12 introduce una franchigia in relazione all’imposta sulla pubblicità per le insegne di esercizio delle attività commerciali e di produzione di beni o servizi aventi superficie superiore a cinque metri quadrati.

Il comma 13 dispone l’esenzione dall’IVA per le prestazioni socio-sanitarie rese alle persone migranti senza fissa dimora, ai richiedenti asilo, alle persone detenute e alle donne vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativo.

I commi da 14 a 18 estendono l’applicazione di una serie di disposizioni fiscali riferite alle forme pensionistiche complementari, ai fondi d’investimento e agli emittenti di titoli residenti negli Stati membri dell’Unione europea agli analoghi soggetti residenti nei paesi membri dello Spazio economico europeo inclusi nella lista degli Stati che non godono di regime fiscale privilegiato.

Il comma 19 eleva, per i soggetti di età inferiore a 35 anni, dal 25 al 40 per cento, la deduzione forfetaria delle spese ai fini della determinazione del reddito di lavoro autonomo derivante dallo sfruttamento delle opere di ingegno.

Il comma 20 ammette la detraibilità dal reddito delle spese sportive sostenute in favore dei minori e dei canoni di locazione per abitazioni degli studenti universitari fuori sede.

Il comma 21 estende l’aliquota del 12,50 per cento, prevista per l’assicurazione obbligatoria dei veicoli e natanti in relazione all’imposta sui premi assicurativi, alle assicurazioni di altri rischi inerenti al veicolo o al natante o ai danni causati dalla loro circolazione.

Il comma 22 modifica la tariffa delle tasse automobilistiche, determinando un aumento per le vetture che non sono classificate euro 4 o euro 5, nonché per i veicoli per trasporto promiscuo di peso complessivo superiore a 2600 kg, con esclusione di quelli aventi un numero di posti uguale o superiore a 8 (cosiddetti SUV).

Il comma 23 rimette a decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni, le regolazioni finanziarie nei riguardi delle regioni per le maggiori entrate nette derivanti dall'attuazione delle norme del precedente comma e la definizione dei criteri e le modalità per la corrispondente riduzione dei trasferimenti statali.

 

L’articolo 21 istituisce delle zone franche urbane, da individuare in aree e quartieri particolarmente degradati nelle città del Mezzogiorno, nelle quali favorire lo sviluppo economico e sociale anche attraverso interventi di recupero urbano.

 

L’articolo 22 prevede alcune agevolazioni fiscali, sotto forma di detrazione dall’imposta lorda per interventi di adeguamento degli edifici volti a garantire migliori risultati in termini di risparmio energetico (riduzione perdite di energia attraverso pareti, pavimenti, solai e finestre, promozione del solare termico, promozione di nuovi edifici a elevati standard energetici).

 

L'articolo 23 prevede disposizioni volte ad assicurare la promozione di nuova edilizia a rilevante risparmio energetico e (comma 1)prevede il diritto ad un contributo per la realizzazione di nuovi edifici o nuovi complessi di edifici che rispettino particolari parametri di efficienza energetica

 

L’articolo 24 dispone l’erogazione di contributi, sotto forma di detrazioni di imposta, per apparecchi domestici e motori industriali ad alta efficienza.

 

L'articolo 25 comma 1 destina ad un apposito fondo, istituito nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, nel limite massimo di 100 milioni di euro annui, il maggior gettito fiscale derivante dall'incidenza dell'IVA sui prezzi dei carburanti e combustibili di origine petrolifera, dovuto ad aumenti dei prezzi del petrolio greggio, rispetto al valore di riferimento previsto dal DPEF per gli anni 2007-2011.

Ai sensi del comma 2 le risorse del citato fondo possono essere destinate al finanziamento di interventi di carattere sociale a favore dei cittadini residenti nei territori interessati dalla realizzazione di nuove infrastrutture energetiche, anche ai fini della riduzione dei costi delle forniture di energia per usi civili, con esclusione dei tributi erariali.

Il comma 3 precisa che il Fondo di cui al precedente comma 1 è istituito nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico. Per il triennio 2007-2009 con una dotazione di 50 milioni di euro annui.

Ai sensi del comma 4 la definizione di condizioni, modalità e termini di utilizzo del suddetto fondo è demandata ad un decreto del Ministro dell’economia, per la cui adozione, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, è fissato il termine ultimo di tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge .

Il comma 5 autorizza il Ministro dell'economia e delle finanze ad apportare, con propri decreti, le variazioni di bilancio conseguenti al dettato dei precedenti commi.

 

L’articolo 26 modifica una serie di disposizioni relative all’immissione in consumo e alla tassazione dei biocarburanti. Innanzitutto vengono modificati (commi 1 e 2) gli obiettivi quantitativi di immissione in consumo di biocarburanti in percentuale del totale del carburante diesel e di benzina nei trasporti, prevedendosi l’obiettivo del 2,5 per cento, da realizzare entro il 31 dicembre 2008 e quello del 5 per cento entro il 31 dicembre 2010. Viene inoltre eliminata (comma 3) l’esenzione dall’accisa per il biodiesel, sostituita con un’accisa da applicare, per l’anno 2007, con aliquota pari al 20 per cento della corrispondente accisa applicata sul gasolio per autotrazione, nel limite di un contingente annuo di 250.000 tonnellate.

 

L’articolo 27 modifica la determinazione delle prestazioni di fornitura di energia termica assoggettate all’aliquota IVA agevolata del 10 per cento.

 

L’articolo 28 modifica la disciplina introdotta dalla legge finanziaria per il 2005 in relazione alle condizioni di riutilizzazione commerciale di dati ipotecari e catastali.

 

L’articolo 29 proroga per l’anno 2007 le agevolazioni fiscali (detrazione del 36 per cento e IVA ridotta al 10 per cento) per le spese sostenute per le ristrutturazioni edilizie.

 

L’articolo 30, al comma 1 fissa all’1,9 per cento per il 2006 e al 3,75 per cento per il 2007 l’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), relativamente ai soggetti operanti nel settore agricolo e della pesca.

Il comma 2 proroga, per l'anno 2007, le agevolazioni di carattere fiscale e previdenziale previste in favore delle imprese che esercitano la pesca costiera, nonché delle imprese che esercitano la pesca nelle acque interne e lagunari.

Il comma 3 proroga al 31 dicembre 2007 il termine per le agevolazioni fiscali previste per la formazione e l’arrotondamento della proprietà contadina.

Il comma 4 proroga, per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2007, l'applicazione della riduzione, a titolo di deduzione forfetaria, del reddito d’impresa prevista in favore degli esercenti impianti di distribuzione di carburante.

Il comma 5 proroga al 31 dicembre 2007 le agevolazioni fiscali relative alle emulsioni stabilizzate, al metano per usi industriali, al gasolio da riscaldamento nelle zone montane, alle imposta sulle reti di teleriscaldamento alimentato con biomassa ed energia geotermica, al gas metano per usi civili, al gasolio e GPL per riscaldamento impiegati nelle frazioni parzialmente non metanizzate nelle zone climatiche E, al gasolio per autotrazione nelle province di Trieste e Udine, al gasolio utilizzato nelle coltivazioni in serra.

Il comma 7 prevede la compensazione tra le somme versate nel periodo d’imposta 2006 a titolo di contributo al Servizio sanitario nazionale sui premi di assicurazione per la responsabilità civile per i danni derivanti dalla circolazione di veicoli a motore adibiti a trasporto merci e i versamenti effettuati dal 1º gennaio 2007 al 31 dicembre 2007.

Il comma 8 proroga al periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2006 la deduzione forfetaria di spese non documentate per i trasporti personalmente effettuati dall’imprenditore-autotrasportatore all’interno del comune in cui ha sede l’impresa.

Il comma 9 estende al 2007 i benefìci fiscali relativi ai redditi di lavoro dipendente conseguiti dai lavoratori frontalieri.

Il comma 10 fissa in 3.615,20 euro il limite entro il quale possono essere dedotti dal reddito di lavoro dipendente i contributi di assistenza sanitariaversati dal datore di lavoro o dal lavoratore a enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale.

Il comma 11 estende al periodo d'imposta 2006 la detrazione del 19 per cento ammessa per le spese documentate sostenute dai genitori per il pagamento delle rette degli asili nido.

 

L’articolo 31 indica gli effetti sui saldi di finanza pubblica delle disposizioni in materia di razionalizzazione e riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni.

 

L’articolo 32 prevede un vasto programma di riorganizzazione dei ministeri, finalizzato al contenimento delle spese di funzionamento, da attuare attraverso l’adozione di regolamenti di delegificazione da emanarsi, su proposta di ciascuna amministrazione, ai sensi dell’art. 17, comma 4-bis della legge 400/1988. Tra gli interventi previsti: la riduzione degli uffici dirigenziali e l’accorpamento delle strutture periferiche.

 

L’articolo 33 ha l’obiettivo di razionalizzare la presenza sul territorio delle prefetture, delle questure e dei comandi provinciali dei vigili del fuoco attraverso i regolamenti previsti dall’art. 32. In particolare, viene stabilita una soglia demografica minima di 200.000 abitanti per la determinazione territoriale di tali strutture.

 

L’articolo 34 dispone la ridefinizione dell’articolazione periferica del Ministero dell’economia e finanze su base regionale e, qualora opportuno, interregionale e interprovinciale.

 

L’articolo 35reca modifiche all'assetto organizzativo dell'Amministrazione della pubblica sicurezza e all'ordinamento del personale della Polizia di Stato, finalizzate al conseguimento di risparmi di spesa, a tal fine disponendo la soppressione delle Direzioni interregionali della pubblica sicurezza e la razionalizzazione delle strutture per la formazione e l'aggiornamento del personale.

 

L’articolo 36 proroga al 31 dicembre 2009 l’obbligo per gli enti previdenziali di destinare un’ulteriore quota dei propri fondi annualmente disponibili, in via prioritaria, alla realizzazione o all'acquisto di immobili destinati alle esigenze di edilizia universitaria, e degli istituti pubblici di ricerca, da concedere in uso anche mediante locazione finanziaria agli enti interessati.

 

L’articolo 37 reca disposizioni dirette ad agevolare l’attività dell’Amministrazione della pubblica sicurezza attraverso lo snellimento sia delle procedure relative alle attività negoziali e ai pagamenti necessari per l’attuazione delle misure di emergenza, sia delle modalità di utilizzazione dei beni sequestrati o confiscati affidati in uso alle forze di polizia.

 

L’articolo 38 stabilisce che il ministro dell’interno, o per sua delega i prefetti, possa stipulare convenzioni con le regioni e gli enti locali al fine di realizzare programmi straordinari volti ad incrementare i servizi di polizia a tutela della sicurezza dei cittadini.

 

L’articolo 39 prevede che il personale impiegato nello svolgimento delle funzioni di supporto da parte delle Agenzie e degli enti pubblici non economici nazionali non può eccedere il 15 per cento delle risorse umane complessivamente utilizzate e che a tal fine debbano essere adottati i necessari provvedimenti di riorganizzazione e riallocazione del personale, riducendo contestualmente le dotazioni organiche.

 

L’articolo 40 prevede che tutte le amministrazioni dello Stato si avvalgano, per il pagamento degli stipendi, delle procedure informatiche e dei servizi del Dipartimento dell’amministrazione generale, del personale e dei servizi del tesoro del Ministero dell’economia e finanze.

 

L’articolo 41 interviene sulla disciplina degli acquisti di beni e servizi da parte delle pubbliche amministrazioni (comma 1), prevedendo altresì la possibilità per le regioni di costituire, anche unitamente ad altre regioni, centrali di acquisto operanti quali centrali di committenza in favore delle amministrazioni ed enti regionali, e la creazione di un sistema a rete tra tali centrali regionali e la Consip s.p.a (commi 7-10). Sono altresì introdotte: l’obbligatorietà del ricorso al mercato elettronico della pubblica amministrazione per gli acquisti di beni e servizi al di sotto della soglia di rilievo comunitario (comma 2); la sperimentazione dell'introduzione della carta di acquisto elettronica per i pagamenti di limitato importo relativi agli acquisti di beni e servizi (comma 3); l’obbligatorietà dell’utilizzo delle transazioni on-line, per le convenzioni quadro per cui è stato attivato il negozio elettronico (comma 4); la possibilità dell’introduzione di un sistema di remunerazione degli acquisti a carico dell’aggiudicatario delle convenzioni-quadro (comma 5).

 

L’articolo 42 configura un procedimento volto alla riorganizzazione degli enti pubblici non economici nazionali (con talune eccezioni), secondo il quale le competenze del presidente e del consiglio d'amministrazione sono attribuite, rispettivamente, al direttore generale e ad un comitato di gestione composto dai dirigenti di livello apicale dell’ente. Tale processo è avviato dagli enti entro un mese dalla data di entrata in vigore della legge: all’eventuale inerzia consegue la decadenza dei relativi vertici amministrativi.

 

L’articolo 43 prevede la soppressione, dal 1° gennaio 2008, dei comitati centrali, regionali e provinciali dell’INPS e dei comitati di vigilanza delle gestioni dell’INPDAP, con conseguente attribuzione delle relative funzioni inerenti i ricorsi amministrativi in materia pensionistica ai dirigenti di entrambi gli Istituti.

 

L’articolo 44 estende le competenze degli Uffici centrali del bilancio della Ragioneria generale dello Stato, attribuendo loro il compito di valutare la proficuità complessiva della gestione da parte delle amministrazioni centrali.

 

L’articolo 45 prevede l’istituzione, presso il Ministero dell'economia e delle finanze, della Commissione tecnica per il coordinamento dei rapporti finanziari tra lo Stato e il sistema delle autonomie locali, con il compito di indicare proposte tecniche sui principi generali del coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, di implementare i meccanismi di controllo dei flussi finanziari compatibili con il Patto di stabilità europeo anche sotto il profilo dell'entità del debito pubblico; di operare analisi, monitoraggio e valutazione dei flussi finanziari centro-periferia; nonché di verificare le problematiche classificatorie e di armonizzazione dei bilanci delle amministrazioni pubbliche centrali e decentrate, compatibili con i criteri di contabilità nazionale ed europea. La Commissione tecnica sostituisce l'Alta Commissione di studio per la definizione dei meccanismi strutturali del federalismo fiscale, istituita dalla legge finanziaria per il 2003.

 

L’articolo 46 sopprime la Commissione per la garanzia dell'informazione statistica, prevedendo la costituzione, con regolamento di delegificazione, di una Commissione con identica denominazione, ma con assetto e compiti diversi.

 

L'articolo 47 ridefinisce il processo di riordino, trasformazione e soppressione di enti ed organismi pubblici previsto dall’art. 28 della L. 448/2001, fissando il nuovo termine del 30 giugno 2007 e individuando specifici princìpi e criteri direttivi.

 

L’articolo 48 abroga la disciplina in materia di liquidazione di enti disciolti, introdotta dalla legge finanziaria 2006, dispone la soppressione dell’Ispettorato Generale per la soppressione degli enti disciolti del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato e reca disposizioni volte a definire le posizioni previdenziali pregresse del personale degli enti soppressi (comma 1); assegna inoltre ad un decreto ministeriale annuale la definizione dell’ammontare della remunerazione alla società affidataria (FINTECNA) con riferimento ai servizi di gestione della liquidazione e del contenzioso degli enti pubblici da questa resi nell’anno precedente (comma 2).

 

L’articolo 49 contiene disposizioni volte ad accelerare la chiusura della liquidazione dell’ex gruppo EFIM, e dispone a tal fine il trasferimento a FINTECNA S.p.a, o a società da essa interamente controllata, del patrimonio attivo e passivo di EFIM e delle società da questa interamente controllate, in liquidazione coatta amministrativa. Esso dispone inoltre l’estensione della procedura di trasferimento prevista alla società ITALTRADE s.p.a.

 

L’articolo 50 autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze a procedere, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, a procedere alla liquidazione della Società per la gestione degli impianti idrici Spa (SOGESID) ovvero alla sua fusione per incorporazione in una società interamente partecipata dallo stesso Ministero. Il comma 2 dello stesso articolo elimina la possibilità per altri soggetti di acquisire partecipazioni nella SOGESID, attraverso l’abrogazione del comma 4 dell'art. 10 del D.Lgs. n. 96/1993.

 

L’articolo 51 estende a tutte le amministrazioni inserite nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni le disposizioni della legge finanziaria 2006 in materia di limitazione delle spese per incarichi di consulenza, per rappresentanza e per auto di servizio, di limitazione all’acquisizione di immobili, di riduzione del 10 per cento dei compensi per incarichi di consulenza e delle indennità per i componenti di organi collegiali. Le medesime amministrazioni sono tenute ad adeguare le proprie politiche di personale ai principi di razionalizzazione contenuti nella legge finanziaria in esame.

 

L’articolo 52 integra le disposizioni recate dall’articolo 1, comma 202, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, relativo all’assicurazione dei rischi da calamità naturali dei fabbricati, limitando tale regime assicurativo ai soli fabbricati privati, e imponendo la progressiva estensione della copertura assicurativa dei fabbricati di proprietà di privati ai rischi derivanti da calamità naturali.

 

L’articolo 53 prevede che è accantonata e resa indisponibile, in maniera lineare, una quota pari a 4.572 milioni di euro per il 2007, a 5.031 milioni di euro per il 2008 e a 4.922 milioni di euro per il 2009, delle dotazioni delle unità previsionali di base iscritte nel bilancio dello Stato relative alle spese in conto capitale e alle seguenti categorie economiche relative a spese correnti: consumi intermedi; trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche, a famiglie e istituzioni sociali private, a imprese e all’estero, altre uscite correnti; sono escluse specifiche tipologie di spesa. Sono inoltre previste misure che assicurano una certa flessibilità nella gestione del bilancio e sono introdotti incentivi per il personale che si rende parte attiva nel processo di razionalizzazione e miglioramento dell’efficienza.

 

L’articolo 54 prevede l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, di un Fondo per la compensazione degli effetti finanziari, non previsti a legislazione vigente, derivanti dall'attualizzazione di contributi pluriennali dello Stato, ai sensi del nuovo comma 177-bis dell'articolo 4 della legge n. 350/2003, introdotto dall'articolo 55 del disegno di legge finanziaria in esame, dotato di 300 milioni di euro per l'anno 2007, in termini di sola cassa.

 

L’articolo 55 dispone una novella all’articolo 4 della legge n. 350 del 2003 (legge finanziaria per il 2004), cui aggiunge il comma 177-bis, recante norme volte ad integrare la disciplina in materia di contributi pluriennali dello Stato. In particolare, il nuovo comma 177-bis dell’articolo 4 della legge n. 350/2003 definisce una procedura per l’utilizzo dei contributi pluriennali, volta ad evitare che dall’attuazione di disposizioni legislative che autorizzano tali contributi possano derivare effetti finanziari non previsti a legislazione vigente, gravosi per il saldo delle amministrazioni pubbliche.

 

L’articolo 57 detta disposizioni in ordine alle assunzioni di personale da parte di pubbliche amministrazioni. Si prevede: la possibilità per i Corpi di Polizia di effettuare assunzioni di personale per un contingente complessivo non superiore a 1.000 unità; l’avvio di una graduale stabilizzazione del personale a tempo determinato in possesso di determinati requisiti; limitazioni per alcune pubbliche amministrazioni alla possibilità di assumere personale a tempo indeterminato per gli anni 2008 e 2009; la trasformazione in rapporti di lavoro a tempo indeterminato dei rapporti di lavoro del personale in servizio presso pubbliche amministrazioni con contratti di formazione e lavoro; la proroga, fino al 31 dicembre 2007, dei comandi del personale della società Poste italiane Spa; una ulteriore riduzione della possibilità per alcune pubbliche amministrazioni di avvalersi di personale a tempo determinato.

 

L’articolo 58 reca disposizioni concernenti i benefici economici spettanti al personale delle amministrazioni statali e non statali per il biennio 2006-2007. A tal fine si incrementano, a decorrere dal 2007, le risorse per il riconoscimento degli incrementi retributivi per il biennio 2006-2007, per il personale delle amministrazioni statali, contrattualizzato e non contrattualizzato, in aggiunta a quelle già previste dalla legge finanziaria per il 2006. Inoltre per quanto riguarda il personale dipendente da amministrazioni, istituzioni ed enti pubblici diversi dall’amministrazione statale, si ribadisce che le risorse per il rinnovo contrattuale del biennio di riferimento, nonché per i miglioramenti economici spettanti ai professori ed ai ricercatori universitari, sono comunque a carico dei rispettivi bilanci

 

L’articolo 59, in considerazione della nuova impostazione e delle nuove regole del patto di stabilità interno, rivede a partire dall’anno 2007 gli obblighi delle regioni e degli enti locali relativi al contenimento delle spese per il personale. Ribadendo l’obiettivo del contenimento della spesa per il personale da perseguire anche tramite la razionalizzazione delle strutture amministrative, l’articolo indica ai medesimi enti, come principi meramente orientativi, una serie di regole fissate per le amministrazioni dello Stato su cui possono far leva, nella loro autonomia, per ridurre la spesa per il personale in funzione del rispetto dei saldi finanziari fissati dalle regole del patto di stabilità interno.

 

L’articolo 60 detta nuove disposizioni volte a consentire una riduzione della spesa del personale sanitario.

 

L’articolo 61 riduce, nella misura del 15%, le risorse per la professionalizzazione delle Forze armate, a decorrere dall’esercizio finanziario 2007.

 

L’articolo 62 stabilisce il potenziamento dell’organico del Comando dei Carabinieri per la tutela del lavoro con sessanta unità di personale, nonché quello del Comando per la tutela dell’ambiente fino a venti unità, da considerarsi in soprannumero rispetto alle dotazioni organiche dell'Arma dei carabinieri previste dalle norme vigenti. Tali incrementi sono disposti al fine di potenziare l'attività ispettiva, di controllo e vigilanza rispettivamente del Ministero del Lavoro e del Ministero dell’Ambiente.

 

L’articolo 63 riduce del 30 per cento il trattamento economico complessivo dei Ministri e dei sottosegretari di Stato di cui alla L. 212/1952, a decorrere dal 1° gennaio 2007.

 

L’articolo 64 interviene in materia di trattamento economico dei dirigenti pubblici sotto due profili. Il comma 1 riduce del 50% la misura delle classi di stipendio e degli aumenti periodici biennali previsti per le categorie che ancora usufruiscono di progressioni stipendiali automatiche (magistrati, docenti e ricercatori universitari, dirigenti dei corpi di polizia e delle forze armate). Il comma 2 estende anche ai dirigenti apicali dei corpi di polizia e delle Forze armate la fissazione di limiti massimi ai trattamenti accessori, e demanda all’emanazione di un D.P.C.M. la definizione dei criteri applicativi per l’attuazione della riduzione del 10% della spesa per i dirigenti stabilita dall’art. 22-bis del D.L. 223/2006.

 

L’articolo 65 riaggrega gli stanziamenti di alcune unità previsionali di base dello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione e dispone la diretta assegnazione delle risorse ivi allocate alle istituzioni scolastiche.

 

L’articolo 66 prevede i seguenti interventi:

§      ridefinizione - con decreti ministeriali - dei parametri per la formazione delle classi nonché del rapporto docenti di sostegno/alunni(commi 1 e 2);

§      realizzazione di un piano triennale di assunzioni (che interessa 150.000 docenti e 20.000 unità di personale ATA) nonché di piani specifici per la formazione dei docenti di scuola primaria all’insegnamento dell’inglese; la mobilità per i docenti inidonei all’insegnamento e la riconversione dei soprannumerari; nonché di un monitoraggio delle supplenze brevi; riduzione degli orari dell’istruzione professionale (commi 1, 2, 4 e 5);

§      revisione dei titoli utili per l’inserimento nelle graduatorie del personale docente e delegificazione delle medesime (comma 3);

§      riordino degli enti di servizio del ministero: istituzione dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica e contestuale soppressione degli istituti regionali di ricerca educativa (IRRE) e dall’Istituto nazionale di documentazione e ricerca educativa (INDIRE); riorganizzazione dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell'istruzione (INVALSI) (commi 6-11);

§      riduzione (da tre a due) dei revisori dei conti delle istituzioni scolastiche (comma 12);

§      ridefinizione delle procedure concorsuali per i dirigenti scolastici e nomina sui posti vacanti dei candidati al concorso ordinario bandito con decreto direttoriale 22 novembre 2004 (commi 13 e 14);

§      il comma 15 indica le economie di spesa conseguenti all’attuazione dell’articolo.

 

L’articolo 67 ha la finalità di garantire il conseguimento dei risparmi di spesa che dovrebbero derivare dall’attuazione degli articoli 47 e 66 del disegno di legge finanziaria in esame. Pertanto, nel caso di accertamento di minori economie, si prevede la riduzione delle relative dotazioni di bilancio.

 

L’articolo 68 reca una serie di interventi concernenti il sistema dell’istruzione: ridefinizione dell’obbligo scolastico e innalzamento dell’età per l’accesso al lavoro; piani di edilizia scolastica; norme in materia di sicurezza e igiene del lavoro; offerta formativa delle istituzioni scolastiche; disposizioni relative ai libri di testo per l’istruzione secondaria superiore; riorganizzazione dell'IFTS (Istruzione e formazione tecnica superiore) e dell’istruzione degli adulti; finanziamenti per le attrezzature tecnologiche di supporto alla didattica; interventi a favore delle scuole non statali, con particolare riferimento alle scuole per l’infanzia.

 

L’articolo 69, nel quadro del conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2007-2009, riduce di un punto percentuale rispetto al triennio precedente il tasso di crescita annuale del fabbisogno finanziario rispettivamente nella misura del 3 per cento per il sistema universitario statale (comma 1) e del 4 per cento per gli enti pubblici di ricerca (comma 2). Tale fabbisogno è incrementato degli oneri contrattuali del personale riguardanti competenze arretrate (comma 5).

 

L’articolo 70 reca disposizioni in tema di personale delle università e degli enti di ricerca, dettando una specifica disciplina per le relative assunzioni meno rigida rispetto agli altri comparti, sulla base dell’importanza dei su menzionati settori per la competitività del Paese. L’articolo autorizza inoltre per il 2007 un piano straordinario per l’assunzione di ricercatori mediante attribuzione dell’idoneità scientifica nazionale.

 

L’articolo 71 introduce, per gli anni 2007, 2008 e 2009, il divieto per le università di istituire e attivare facoltà e corsi di studio in sedi diverse da quella legale e amministrativa (comma 1) nonché l’obbligo, per le facoltà e i corsi di studio decentrati già esistenti, di integrare le convenzioni con gli enti locali e gli altri enti sottoscrittori, in modo da assicurarne il funzionamento, per almeno venti anni (comma 2).

 

L’articolo 72 indica gli effetti sui saldi di finanza pubblica delle disposizioni in materia di enti territoriali.

 

L’articolo 73 detta la disciplina del patto di stabilità interno per le regioni e le province autonome con riferimento al triennio 2007-2009. Le regole del patto per le regioni indicano, come fattore di contenimento su cui intervenire, il complesso delle spese finali che devono essere diminuite nel 2007 dell’1,8 per cento rispetto al complesso delle spese finali dell'anno 2005.

In aggiunta ai limiti di spesa è poi fissata una misura di riduzione dell’indebitamento per tutte le regioni e province autonome.

Sono inoltre definiti i criteri per il monitoraggio del rispetto del patto e le misure correttive per il mancato rispetto degli obiettivi annuali.

 

L’articolo 74 detta la disciplina del patto di stabilità interno per gli enti locali con riferimento al triennio 2007-2009. A differenza della disciplina prevista dalla legge finanziaria 2006, il vincolo del patto per gli enti locali per il triennio 2007-2009 è formulato come riduzione del disavanzo finanziario anziché come limitazione all’incremento delle spese. Per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 gli enti devono conseguire un saldo finanziario pari a quello medio del triennio 2003-2005, migliorato di una misura che dipende dal livello delle spese correnti nel triennio 2003-2005 e, per i soli enti in situazione di deficit, dal livello del deficit nel triennio 2003-2005.

L’articolo introduce altresì misure volte a contenere la dinamica di crescita dello stock di debito degli enti locali negli anni 2007-2009.

Sono inoltre definiti i criteri per il monitoraggio del rispetto del patto e le misure correttive per il mancato rispetto degli obiettivi annuali, introducendo, in caso di inadempienza, un meccanismo di automatismo fiscale che comporta una maggiorazione dell’addizionale comunale all’IRPEF e dell’imposta provinciale di trascrizione.

 

L’articolo 75, comma 1, provvede alla determinazione dei trasferimenti erariali spettanti agli enti locali per l’anno 2007.

Il comma 2, conferma, per l’anno 2007, la compartecipazione dei comuni e delle province al gettito dell’IRPEF.

 

L’articolo 76, nelle more di una nuova, organica disciplina degli organi di governo degli enti locali, apporta (comma 1) una serie di modifiche a vari articoli del testo unico sugli enti locali (D.Lgs. 267/2000), finalizzate ad esigenze di coordinamento della finanza pubblica, e reca disposizioni (commi 2 e 3) volte al contenimento di taluni emolumenti spettanti agli amministratori locali.

 

L’articolo 77 subordina l'organizzazione degli uffici periferici delle amministrazioni statali nelle nuove province di Monza e della Brianza, di Fermo e di Barletta-Andria-Trani (istituite con le leggi nn. 146, 147 e 148 del 2004) ai princìpi di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche contenuti nei precedenti articoli 33, 34 e 35 del d.d.l. finanziaria.

 

L’articolo 78 contiene una norma programmatica ai fini del contenimento della spesa pubblica delle regioni in relazione ai costi degli organismi politici e degli apparati amministrativi.

 

L’articolo 79, al comma 1, mira arazionalizzare i processi di revisione delle circoscrizioni provinciali e di istituzione di nuove province, istituendo a tal fine una commissione di studio presso la Conferenza unificata Stato-regioni-città e autonomie locali e sospendendo, nelle more della sua attività, i procedimenti in corso.

I commi 2, 3 e 4 recano misure finanziarie volte ad incentivare la fusione di comuni e l’esercizio associato di funzioni e servizi.

I commi 5 e 6 vietano la contemporanea partecipazione di comuni ad unioni di comuni ed a comunità montane.

 

L’articolo 80 reca ulteriori misure di contenimento della spesa degli enti territoriali, limitando sia l’entità massima dei compensi spettanti agli amministratori delle società partecipate da comuni o province sia il numero complessivo dei componenti i relativi consigli di amministrazione. Tali disposizioni valgono quali princìpi per le Regioni.

 

L’articolo 81 indica gli effetti sui saldi di finanza pubblica delle disposizioni in materia di previdenza.

 

L’articolo 82 determina l'adeguamento, per l'anno 2007, degli stanziamenti del bilancio statale a favore della Gestione INPS degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali (GIAS).

 

L’articolo 83 provvede ad una regolazione contabile tra le gestioni INPS, al fine di imputare alla “Gestione per l'erogazione delle pensioni, assegni e indennità agli invalidi civili, ciechi e sordomuti” una quota di risorse disponibili, corrispondente ai maggiori oneri della medesima gestione, valutati in 534 milioni di euro per il 2005 e in 400 milioni di euro per il 2006.

 

L’articolo 84 reca alcune disposizioni in materia di previdenza complementare, in primo luogo anticipando al 1° gennaio 2007 la decorrenza della riforma prevista dal D.Lgs. 5 dicembre 2005, n. 252. Inoltre: si istituisce un Fondo (gestito dall’INPS) per l’erogazione del TFR, al quale far affluire un contributo pari al 50 per cento della quota di TFR che maturerà dal 1° gennaio 2007 e non destinata a forme di previdenza complementare, stabilendone altresì le modalità di attuazione nonché le procedure di destinazione delle risorse; si introduce una nuova disciplina relativa alle forme di compensazione per i datori di lavoro che conferiscono il TFR alle forme pensionistiche complementari e al suddetto Fondo per l’erogazione del TFR; si stanziano risorse pari a 17 milioni di euro per il finanziamento delle spese per la campagna informativa per adesioni consapevoli alle forme pensionistiche complementari.

 

L’articolo 85 provvede alla rideterminazione delle aliquote contributive per alcune categorie di lavoratori: artigiani e commercianti, lavoratori dipendenti, lavoratori iscritti alla gestione separata INPS di cui all’articolo 2, comma 26, della L. 335 del 1995, apprendisti artigiani e non artigiani. L’articolo inoltre istituisce, per il periodo 2007-2009, un contributo di solidarietà pari al 3% sulla quota di pensione eccedente il limite di 5.000 euro mensili.

 

L’articolo 86 prevede, a decorrere dal 1° gennaio 2007, per i lavoratori a progetto e le categorie assimilate iscritti alla gestione separata INPS che non siano titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, la corresponsione a carico dell’INPS di un’indennità giornaliera di malattia e di un trattamento economico per congedo parentale.

 

L’articolo 87 indica gli effetti sui saldi di finanza pubblica delle disposizioni in materia di sanità.

 

L’articolo 88 stabilisce i nuovi livelli del finanziamento del servizio sanitario nazionale, cui concorre lo Stato (96.000 milioni di euro per il 2007; 99.042 milioni di euro per il 2008; 102.245 milioni di euro per il 2009), dettando numerose disposizioni (sia sul versante della spesa sia su quello delle entrate) volte a garantire il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica nel comparto sanitario e la riqualificazione della spesa, anche sulla base degli indirizzi concordati in sede di Conferenza Stato regioni. In particolare, sono rafforzati gli strumenti di monitoraggio degli andamenti della spesa e le procedure per procedere all’innalzamento automatico dell'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e alla maggiorazione dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive nel caso in cui si verifichino scostamenti rispetto agli obiettivi di risanamento della spesa. Per le regioni nelle quali si è registrato un disavanzo nei conti della sanità, è istituito un fondo transitorio integrativo al fine di facilitarne i piani di rientro dal deficit, il cui accesso è condizionato dalla stipula di specifici accordi con i Ministri competenti in ordine alle misure di risanamento necessarie.

La norma introduce infine anche alcune modifiche alla disciplina delle anticipazioni di tesoreria alle regioni delle risorse finanziarie statali destinate al servizio sanitario nazionale.

 

L’articolo 89 stanzia nuove risorse per 251,5 milioni di euro nel triennio 2007-2009 per l’attuazione di progetti in campo sanitario.

 

L’articolo 91 introduce misure sanzionatorie a carico di farmacisti e sanitari che commettono truffe ai danni del Servizio sanitario nazionale.

 

L’articolo 93 disciplina il finanziamentodi specifici progetti diricerca sanitaria.

 

L’articolo 94 promuove interventi nel campo della farmacovigilanza e detta disposizioni sui farmaci.

 

L’articolo 97 proroga, per il periodo 2007-2009, i benefici attualmente previsti per le farmacie con un fatturato ridotto.

 

L’articolo 99 finanzia la realizzazione di un Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà.

 

L’articolo 101 aumenta progressivamente la misura della partecipazione della regione Sicilia al finanziamento del Servizio Sanitario nazionale nel suo territorio, attualmente fissata nella misura del 42,5%, fino ad arrivare al 50% nel 2009.

 

L’articolo 102 modifica l’ordinamento finanziario della regione Sardegna, stabilito dall’articolo 8 dello Statuto speciale. Dispone un aumento delle risorse finanziarie attribuite alla regione Sardegna realizzato con le modifiche all’articolo 8 dello statuto disposte dal comma 1, che attribuiscono alla regione una compartecipazione di 9/10 all’IVA e dei 7/10 di tutte le altre entrate erariali e la definizione, disposta dal comma 2, della questione del gettito dei tributi erariali riscossi fuori dal territorio regionale. Per l’altro verso vengono trasferite alla Regione funzioni fino ad ora esercitate dallo Stato (comma 5).

Il nuovo ordinamento entrerà a regime nel 2010. Con riguardo alle principali compartecipazioni (IRPEF, IRPEG e gli aggiuntivi 7/10 delle altre imposte) il comma 6 fissa infatti un tetto massimo di oneri per lo Stato per gli anni 2007, 2008, 2009. Per gli stessi anni, lo Stato conserva a proprio carico l’esercizio delle funzioni trasferite (comma 8).

Fin dal 2007 invece la regione dovrà provvedere integralmente, secondo quanto disposto dal comma 4, al finanziamento del Servizio sanitario nazionale nel proprio territorio, attualmente finanziato dalla Regione solo per il 29%. Per gli anni 2007, 2008, 2009 – ovvero fino alla messa a regime del nuovo sistema - la spesa sanitaria viene finanziata con la compartecipazione IVA. La corrispondente quota verrà infatti attribuita in misura pari all’importo necessario a coprire la spesa sanitaria della Regione, maggiorato di 300 milioni di euro (comma 7). Ad integrazione di quanto dovuto come compartecipazione IVA per gli anni 2004-2006, alla regione viene inoltre attribuito (comma 3) un contributo ventennale di 25 milioni di euro per ciascun anno dal 2007 al 2026.

 

L’articolo 103 indica gli effetti sui saldi di finanza pubblica delle disposizioni in materia di sviluppo e ricerca.

 

L’articolo 104 reca disposizioni concernenti misure di sostegno all’innovazione industriale.

Allo scopo di rafforzare l’efficacia di dette misure il comma 1 istituisce presso il Ministero dello sviluppo economico il Fondo per la competitività e lo sviluppo.

Il comma 2 stabilisce che a valere sulla quota delle risorse del Fondo individuata con decreto del Ministro dello sviluppo economico siano finanziati - progetti di innovazione industriale delle aree tecnologiche dell’efficienza energetica, della mobilità sostenibile, delle nuove tecnologie per la vita, per il made in Italy e delle tecnologie innovative per il patrimonio culturale.

Ai sensi del comma 3 il Ministro dello sviluppo economico, ai fini dell’individuazione del contenuto di ciascun progetto, procede alla nomina di un responsabile di progetto, sentiti i ministri dell’università e della ricerca, per le riforme e l’innovazione nella pubblica amministrazione, per gli affari regionali e le autonomie locali, nonché gli altri ministri interessati.

L’adozione dei progetti, sulla base delle proposte del responsabile, è demandata al Ministro dello sviluppo economico che vi provvede con decreti adottati previo parere della Conferenza Stato-regioni, di concerto con i ministri dell’università e della ricerca, per le riforme e l’innovazione nella pubblica amministrazione, per gli affari regionali e le autonomie locali, nonché gli altri ministri interessati. (comma 4).

Il comma 5 demanda al Ministro dello sviluppo economico l’istituzione, con proprio decreto, di regimi di aiuto conformi alle norme comunitarie.

Ai sensi del comma 6 i progetti possono essere cofinanziati da altre amministrazioni sia statali che regionali.

Il comma 7 dispone l’istituzione del Fondo per la finanza d’impresa.

Il comma 8 rinvia ad un decreto del Ministro dello sviluppo economico la definizione delle modalità di funzionamento del Fondo, di cui al precedente comma 7, prevedendo anche la possibilità di affidamento diretto ad enti strumentali all’amministrazione o a soggetti esterni, con eventuale onere a carico delle risorse destinate ai singoli progetti.

Fino all’adozione del suddetto decreto, i regimi di aiuto dichiarati compatibili con il mercato comune dalla Commissione UE saranno attuati in base alle modalità già comunicate alla stessa Commissione (comma 9).

Il comma 10 demanda ad un DPCM il conferimento al Fondo per la finanza d’impresa di ulteriori risorse provenienti altri fondi di amministrazioni e di soggetti pubblici nazionali destinati alla finanza di imprese, individuate dallo stesso decreto.

Il comma 11 interviene in materia di proprietà industriale, attraverso l’istituzione dei diritti su brevetti per invenzione industriale e per i modelli di utilità e sulla registrazione di disegni e di modelli, nonché i diritti di opposizione alla registrazione dei marchi di impresa.

Il comma 12 introduce un’autorizzazione di spesa per la costituzione presso il Ministero dello sviluppo economico di un’apposita struttura di cooperazione con il Ministero del lavoro e della previdenza sociale destinata ad attività ricognitive e di monitoraggio per il coordinamento delle politiche volte a contrastare il declino dell’apparato produttivo.

Il comma 13, infine, stabilisce che gli interventi del Fondo per il finanziamento degli interventi consentiti dagli Orientamenti UE sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà, di cui all’art. 11, comma 3, del DL 35/05, siano disposti in base ai criteri e alle modalità stabiliti dal CIPE , con propria delibera, su proposta del Ministro dello sviluppo economico.

 

L’articolo 105 dispone un incremento delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate di 63.273 milioni di euro per il periodo 2007-2015, di cui 100 milioni per ciascuno degli anni 2007 e 2008 e 5.000 milioni per l’anno 2009. La determinazione della quota delle risorse suddette da iscrivere nel bilancio per ciascuno degli anni del bilancio pluriennale è demandata alla legge finanziaria (Tabella F).

 

L'articolo 106 istituisce nello stato di previsione del Ministero dell'università e della ricerca il Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST).

Ai sensi del comma 2, il Fondo è alimentato in via ordinaria dai conferimenti, annualmente disposti dalla legge finanziaria, dai rientri dei contributi concessi sotto forma di credito agevolato e dalle risorse assegnate dal CIPE, nell'ambito del riparto del citato Fondo per le aree sottoutilizzate.

 

L’articolo 107 rifinanzia il “Fondo nazionale per il cofinanziamento di interventi regionali nel settore del commercio e del turismo”, istituito ai sensi dell’art. 6, comma 1, della legge 266/97 (c.d. Bersani). In particolare al Fondo sono destinati 30 milioni di euro per l’anno 2007 e 40 milioni di euro annui per il 2008 e il 2009.

 

L’articolo 108 modifica la disciplina delle società finanziarie che possono essere costituite, per finalità di sostegno al turismo ed al commercio, dai confidi, ai sensi dell’articolo 24 del decreto legislativo n. 114 del 1998, disponendo nel contempo un finanziamento di trenta milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 per il finanziamento di alcune attività di tali società.

 

L’articolo 109 reca alcune modifiche alla riforma del sistema dei confidi operata con l’articolo 13 del decreto-legge n. 269 del 2003, convertito in legge con modificazioni dalla legge 24 novembre 2003 n. 326.

 

L’articolo 110 rifinanzia le attività previste in favore delle imprese nazionali del settore aeronautico, autorizzando contributi quindicennali da erogare ai sensi dell’articolo 5, comma 16-bis, del D.L. 35/05 (c.d. competitività).

 

L’articolo 111, al comma 1, prevede la gestione coordinata degli incentivi alla ricerca applicata e alla innovazione tecnologica relativi ai Fondi di competenza dei Ministeri dello sviluppo economico e dell'università e della ricerca e del Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio dei ministri.

 

L’articolo 112 autorizza uno stanziamento annuale di 10 milioni di euro per il triennio 2007-2009 da destinarsi alla realizzazione di progetti per la società dell'informazione.

 

L’articolo 113 istituisce, nello stato di previsione del Ministero della difesa, un apposito fondo destinato al finanziamento degli interventi a sostegno dell'economia nel settore dell'industria nazionale ad elevato contenuto tecnologico. Il fondo è iscritto con una dotazione di 1.700 milioni di euro per l'anno 2007, di 1.550 milioni di euro per l'anno 2008 e di 1.200 milioni di euro per l'anno 2009.

 

L’articolo 114 autorizza la spesa di 15 milioni di euro per l'anno 2007 e di 35 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 per il rifinanziamento del Fondo relativo agli interventi consentiti dagli orientamenti UE sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà.

Il comma 2 dispone che le amministrazioni interessate agiscano in modo da assicurare criteri coordinati di selezione e valutazione delle domande, anche tramite l'emanazione di bandi unitari e l'acquisizione delle domande di agevolazione presso un unico ufficio, individuando idonee forme di coordinamento per la valutazione integrata delle domande stesse.

 

L’articolo 115 prevede l’integrazione di 600 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, della dotazione del Fondo per i trasferimenti correnti alle imprese istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e finanze ai sensi della legge finanziaria 2006, ai fini della corresponsione dei corrispettivi per gli oneri di servizio pubblico sostenuti dalle imprese beneficiarie del Fondo stesso, per i rispettivi contratti di programma (ANAS Spa, ENAV, Poste Italiane Spa e Ferrovie dello Stato Spa).

 

L’articolo 116 autorizza i committenti tenuti all’applicazione del Codice dei contratti pubblicidi cui al D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, ad utilizzare anche i contratti di locazione finanziaria (cd. leasing) ai fini della realizzazione, acquisizione o completamento di opere pubbliche o di pubblica utilità.

 

L’articolo 117 assegna al Fondo per misure di accompagnamento della riforma dell'autotrasporto di merci e per lo sviluppo della logistica, istituito dall’articolo 1, comma 108, della legge finanziaria n. 266/2005 (legge finanziaria per il 2006), la somma di 520 milioni di euro per l’anno 2007, per il proseguimento degli interventi in favore dell’autotrasporto.

 

L’articolo 118 prevede un aumento delle tariffe applicabili per le operazioni in materia di motorizzazione a decorrere dal 1° gennaio 2007. L’aumento deve assicurare, su base annua, maggiori entrate pari a 45 milioni di euro.

Tali risorse sono destinate per 25 milioni di euro al funzionamento del Centro elaborazione dati (CED) del Dipartimento dei trasporti terrestri e per 5 milioni di euro alla predisposizione del piano generale di mobilità, dei sistemi informativi di supporto, monitoraggio e valutazione di efficacia degli interventi.

 

L’articolo 119 eleva a 170 milioni di euro l’autorizzazione di spesa, dalla precedente legge finanziaria prevista in 50 milioni di euro, destinata a finanziare per l’anno 2005 la riduzione dei premi INAIL per i dipendenti delle imprese di autotrasporti in conto terzi.

 

L’articolo 120autorizza uno stanziamento annuale di 5 milioni di euro, a decorrere dal 2007, destinato all’Agenzia nazionale per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione.

 

L’articolo 121 incrementa di 10 milioni di euro annui per il triennio 2007-2009 le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate destinate al finanziamento degli interventi attuativi del Programma per lo sviluppo della larga banda nel Mezzogiorno al fine di completare il suddetto programma e di sostenere nuovi processi di realizzazione delle infrastrutture per la larga banda.

 

L’articolo 122 istituisce presso il Ministero delle comunicazioni il Fondo per il passaggio al digitale, volto a diffondere la tecnologia della televisione digitale sul territorio nazionale, autorizzando la spesa di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009. Ad un decreto del Ministro dei trasporti è demandata l’individuazione degli interventi e delle concrete modalità di realizzazione dei medesimi, dei requisiti e delle condizioni per accedere agli interventi, delle categorie di destinatari, della durata delle sperimentazioni, nonché delle modalità di monitoraggio e di verifica.

 

L’articolo 123 prevede l’esclusione dalla cd. regola del 2 per cento delle spese degli enti pubblici non territoriali relative a progetti cofinanziati dall'Unione europea, ivi comprese le corrispondenti quote di parte nazionale.

 

L’articolo 124 reca disposizioni concernenti l’unificazione in un unico fondo di tutti i fondi rotativi gestiti dalla SIMEST spa, destinati ad operazioni di venture capital in paesi non aderenti alla UE, compreso il fondo previsto dall’art. 5, co. 2, lett. c) della legge 84/01.

 

L’articolo 125,novella il DL 28 maggio 1981, n. 251, conv. con modif. dalla legge n. 394/81, recante disposizioni in materia di internazionalizzazione, prevedendo che il fondo rotativo di cui all’art. 2 di tale decreto-legge – finalizzato alla concessione di finanziamenti a tasso agevolato alle imprese esportatrici - possa essere garantito, dall’ente gestore, contro i rischi del mancato rimborso.

 

L’articolo 126, intervenendo in materia di internazionalizzazione, modifica la legge n. 100 del 1990, istitutiva della SIMEST, con riferimento alla destinazione degli utili conseguiti dalla stessa società, la cui disciplina è contenuta nell’’articolo 3, comma 5, della legge, oggetto specifico della norma in esame.

 

L’articolo 127 dispone un’integrazione all’articolo 10 del DL 251/81 ("Provvedimenti per il sostegno delle esportazioni italiane") relativo alla concessione di contributi ai consorzi export multiregionali del settore agroalimentare e turistico-alberghiero, inserendo il criterio della progettualità - come si osserva nella relazione governativa - tra quelli necessari alla concessione dei contributi.

 

L’articolo 128 dispone un incremento di 20 milioni di euro annui per il triennio 2007-2009 a favore del Fondo istituito dalla legge finanziaria per il 2004 (legge n. 350 del 2003) a sostegno del made in Italy.

 

L’articolo 129 autorizza la spesa di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 - da ripartire secondo i criteri dettati dall’art. 3, comma 2, della legge n. 295/1998 - per la prosecuzione degli interventi per la salvaguardia di Venezia di cui alla legge n. 139/1992.

 

L’articolo 130 autorizza la spesa di 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 per la prosecuzione degli interventi per Roma, Capitale della Repubblica di cui alla legge n. 396 del 1990.

 

L’articolo 132 autorizzata uno stanziamento di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 per il finanziamento della promozione della candidatura ad ospitare in una città italiana l'Esposizione Universale che si svolgerà dal 1° maggio al 31 ottobre del 2015.

 

L’articolo 133 dispone l’incremento di 175 milioni di euro annui dei contributi assegnati al comune di Roma a titolo di concorso dello Stato negli oneri finanziari che il comune sostiene, in dipendenza delle esigenze cui deve provvedere quale sede della Capitale.

 

L’articolo 134 reca autorizzazioni di spesa per il settore ferroviario, in particolare in favore del Sistema Alta velocità – Alta capacità (AV/AC), a titolo di aumento dell’apporto al capitale delle Ferrovie dello Stato s.p.a., per il rimborso degli interessi e per la restituzione delle quote capitale dei mutui accesi per la realizzazione dello stesso Sistema AV/AC, nonché per la rete tradizionale.

 

L’articolo 135, al comma 1, provvede al rifinanziamento del Programma infrastrutture strategiche di cui alla legge n. 443/2001, autorizzando la concessione di contributi quindicennali di 100 milioni di euro a decorrere da ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009. Viene inoltre previsto che dei 100 milioni decorrenti dal 2007, 5 milioni di euro siano destinati alle esigenze infrastrutturali delle capitanerie di porto, mentre il comma 2 autorizza un contributo annuale di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, per consentire lo sviluppo del programma di potenziamento ed adeguamento delle infrastrutture del Corpo delle capitanerie di porto - guardia costiera.

 

L’articolo 136 introduce norme per assicurare l’autonomia finanziaria delle Autorità portuali, in particolare attraverso l’attribuzione alle autorità portuali del gettito della tassa di sbarco e imbarco sulle merci trasportate per via marittima e della tassa di ancoraggio, l’istituzione a decorrere dall’anno 2007 di un fondo perequativo con dotazione di 50 milioni di euro da ripartirsi annualmente tra le autorità portuali, l’autorizzazione per le autorità portuali ad applicare un’addizionale su tasse, canoni e diritti, nonché la rimozione del vincolo del 2% al tetto di spesa delle stesse autorità portuali previsto dalla legge finanziaria per il 2005.

 

L’articolo 137 reca disposizioni in materia di hub portuali di interesse nazionale, in particolare autorizzando una spesa di 100 milioni di euro per l’anno 2008 finalizzati allo sviluppo dei porti con connotazioni di hub portuali di interesse nazionale e delle attività di transhipment e dell’intermodalità; viene, inoltre, istituito un apposito Comitato per l’adozione del piano di sviluppo e di potenziamento dei suddetti hub e per la determinazione dell’importo di spesa destinato a ciascuno di essi.

 

L’articolo 138 prevede risorse finanziarie non inferiori a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2007 al 2009 per la prosecuzione degli interventi di ricostruzione nelle zone colpite dagli eventi sismici nel territorio della regione Molise, da destinare unicamente ai comuni totalmente evacuati che abbiano, nel contempo, predisposto il relativo piano di ricostruzione, a condizione che gli interventi di ricostruzione siano adottati in coerenza con i programmi già previsti da altri interventi infrastrutturali statali.

 

L’articolo 139 destina, per la prosecuzione dell'opera di ricostruzione nei territori delle regioni Umbria e Marche colpiti dagli eventi sismici del settembre 1997, un contributo annuo di 50 milioni di euro per l'anno 2007 e di 25 milioni per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e demanda la ripartizione di tale contributo ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

 

L’articolo 140 prevede uno stanziamento di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 per il completamento degli interventi infrastrutturali finalizzati alla realizzazione dei sistemi di trasporto rapido di massa di cui alla legge n. 443/2001 (c.d. “legge obiettivo”); inoltre, si prevede che ai fondi destinati a cofinanziare le opere di cui alla legge n. 443/2001 si applichi la procedura contabile e di rendicontazione prevista per i fondi stanziati ai sensi della legge n. 443/2001.

 

L’articolo 141 dispone che, in attesa del recepimento della direttiva 2006/38/CE del 17 maggio 2006, relativa alla tassazione a carico di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l'uso di alcune infrastrutture, vengano individuate, con apposito DPCM, le tratte della rete stradale di rilievo nazionale e autostradale nelle quali applicare il nuovo sistema di tariffazione previsto dalla citata direttiva.

 

L’articolo 142 detta disposizioni relative al finanziamento e all’attività dell’ANAS. In particolare: il comma 1 impone all’ANAS l’obbligo di predisporre un nuovo piano economico-finanziario, riferito all'intera durata della concessione (il cui limite massimo, in base al comma 2, è innalzato da trenta a cinquanta anni) e prevede la sottoscrizione di una convenzione unica.

I commi 3 e 4, rispettivamente, destinano all’ANAS una parte del canone annuo a carico degli enti concessionari e il nuovo sovrapprezzo istituito sulle tariffe di pedaggio di tutte le autostrade.

I commi 5 e 6 rispettivamente, dettano disposizioni dirette a realizzare l'autonomia e la piena separazione organizzativa, amministrativa, finanziaria e contabile delle attività dell’ANAS volte alla vigilanza e controllo sui concessionari autostradali ed escludono la possibilità per l’ANAS di affidare ad una o più società da essa costituite lo svolgimento dei compiti previsti all'articolo 2, comma 1, lettere a), b) e c), del decreto legislativo 26 febbraio 1994 n. 143.

I commi 7 e 8, infine, recano, rispettivamente, la soppressione del Fondo centrale di garanzia per le autostrade e ferrovie metropolitane e il subingresso di ANAS nella gestione dell'intero patrimonio e nei relativi rapporti e l’estensione ai finanziamenti pubblici erogati ad ANAS di talune disposizioni recate dalla finanziaria 2006 per il Gestore dell'infrastruttura ferroviaria nazionale a copertura degli investimenti funzionali ai compiti di cui essa è concessionaria ed all'ammortamento del costo complessivo di tali investimenti.

 

L’articolo 143 concernente il miglioramento della mobilità dei pendolari istituisce reca l’istituzione di un fondo per l’acquisto di veicoli adibiti al trasporto pubblico locale il cui ammontare è fissato in 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

 

L’articolo 144 interviene in materia di sicurezza dei trasporti, stabilendo che Ministro dei trasporti provvede – entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge – all’aggiornamento del Piano nazionale della sicurezza stradale previsto dall’art. 32 della legge n. 144/1999, per il quale viene autorizzata la spesa di 60 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009

 

L’articolo 145 autorizza un contributo 10 milioni di euro annui per il triennio 2007-2009 al fine della realizzazione di interventi volti all'ammodernamento tecnologico dei sistemi di sicurezza in un’ottica di incremento della sicurezza della circolazione; a decorrere dal 2008 il contributo è destinato alle gestioni commissariali governative e alle ferrovie di proprietà del Ministero dei trasporti.

 

L’articolo 146 interviene in materia di innovazione tecnologica dell’industria cantieristica, prevedendo l’autorizzazione per il Ministero dei trasporti a concedere un contributo non superiore al 20% delle spese sostenute dalle imprese iscritte agli albi speciali delle imprese navalmeccaniche previste dall’art. 19 della legge n. 234/1989 per specifici progetti

 

L’articolo 147 reca disposizioni in materia di rottamazione di traghetti, modificando l’articolo 4 della legge n. 13/2006 relativa all’ammodernamento della flotta; in particolare, vengono stanziati 30 milioni di euro - per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 - per la demolizione di unità non più conformi ai più avanzati standard in materia di sicurezza della navigazione e di tutela dell'ambiente marino e la cui età sia superiore a venti anni.

 

L’articolo 148 è volto a razionalizzare il sistema dei controlli sulla qualità dei prodotti agroalimentari, intervenendo, in particolare, sulle competenze dell’Ispettorato centrale repressione frodi e dell’AGEA, nonché sui controlli nei settori vitivinicolo e ortofrutticolo.

 

L’articolo 149 detta norme sul sistema idrico nazionale e in materia di enti irrigui. La disposizione, in particolare, trasferisce alle regioni Puglia e Basilicata le funzioni spettanti al dicastero agricolo sull’Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia, proroga di un ulteriore anno l’attività dell’Ente irriguo umbro toscano ed esclude le spese per l’energia utilizzata per il sollevamento dell’acqua, allo scopo di consentire la sua distribuzione, dal taglio degli stanziamenti per consumi intermedi.

 

L’articolo 150 detta norme volte a promuovere la vendita diretta di prodotti agricoli da parte degli imprenditori agricoli.

 

L’articolo 151 innalza il valore dell’importo annuale massimo degli appalti con gli imprenditori agricoli che le amministrazioni pubbliche possono stipulare, in deroga alla normativa vigente, per lo svolgimento di attività funzionali alla sistemazione ed alla manutenzione del territorio.

 

L’articolo 152 reca una serie di interventi nel settore agricolo. La disposizione interviene, in particolare, sui fondi per l’imprenditoria giovanile, sui fondi per le imprese colpite dall’influenza aviaria, sui consorzi agrari, sul trattamento di integrazione salariale dei lavoratori agricoli nelle aree colpite da calamità naturali e sulle risorse finanziarie di ISMEA.

 

L’articolo 154 è volto a promuovere l’internazionalizzazione delle imprese agroalimentari, introducendo benefìci fiscali, in termini di deduzione dal reddito d’impresa, per gli investimenti in attività di promozione pubblicitaria realizzati all’estero.

 

L’articolo 155 è volto a favorire lo sviluppo della forma societaria in agricoltura, consentendo alle società di persone e alle società a responsabilità limitata, che siano società agricole, di optare per l’applicazione di un regime fiscale più favorevole, cioè di essere tassate in base al reddito catastale agrario.

 

L’articolo 156 detta norme volte a promuovere le bioenergie. In particolare, la disposizione interviene sul contingente annuo di biodiesel esente da accisa (commi 1 e 2), sulla promozione e lo sviluppo delle filiere agroenergetiche (comma 3), sull’immissione in consumo di biocarburanti di origine agricola (comma 4), sui carburanti ottenuti da produzioni vegetali e sulle materie plastiche ottenute da prodotti agricoli (comma 5).

 

L’articolo 157 destina risorse pari a 10 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2007 al 2009 per l'attuazione di programmi annuali di interventi per la difesa del mare previsti dalla legge 31 dicembre 1982, n. 979 e dei protocolli attuativi della Convenzione di Barcellona per la protezione del mar Mediterraneo dalle azioni di inquinamento del 16 febbraio 1976, ratificata con legge 25 gennaio 1979, n. 30.

 

L’articolo 158 reca alcune disposizioni relative alle spese per le attività di antinquinamento marino, prevedendo in particolare la determinazione delle spese sostenute per gli interventi di tutela dell’ambiente marino conseguenti a danni provocati dai soggetti di cui all’art. 12 della legge n. 979 del 1982 attraverso l’applicazione del cd. tariffario internazionale SCOPIC e la parziale destinazione delle somme recuperate per le attività di difesa del mare dagli inquinamenti.

 

L’articolo 159, al fine di contrastare l’abusivismo edilizio nelle aree naturali protette, contiene un’autorizzazione di spesa per attuare un programma triennale straordinario per la demolizione delle opere abusive nelle aree naturali protette nazionali ed estende a tutte le aree protette l’acquisizione gratuita, a favore degli enti di gestione o dei comuni, delle opere abusivamente costruite all’interno del loro perimetro.

 

L’articolo 160 prevede l’istituzione, presso la Cassa depositi e prestiti S.p.A., di un Fondo rotativo per l'erogazione di finanziamenti a tasso agevolato (a soggetti pubblici o privati) di misure finalizzate all’attuazione del Protocollo di Kyoto, con una dotazione di 200 milioni di euro per ciascuno degli anni del triennio 2007-2009. La disposizione inoltre demanda ad un successivo decreto interministeriale l’individuazione delle modalità per l'erogazione dei finanziamenti e definisce le priorità per l’individuazione delle misure finanziate.

 

L’articolo 161 prevede l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente, del Fondo per lo sviluppo sostenibile, allo scopo di finanziare progetti per la sostenibilità ambientale di settori economico-produttivi o aree geografiche, l'educazione e informazione ambientale e progetti internazionali per la cooperazione ambientale sostenibile. Lo stesso articolo determina la dotazione del fondo in 25 milioni di euro annui per il triennio 2007-2009 e demanda ad apposito decreto interministeriale l’individuazione annuale delle misure prioritarie da finanziare con il fondo.

 

L’articolo 163 prevede una serie di misure in materia di beni culturali che riguardano:

§      il personale del Ministero, con la proroga di alcuni contratti di lavoro a tempo determinato;

§      il funzionamento e le risorse della Società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo (ARCUS Spa);

§      l’istituzione di un Fondo per l’attuazione di accordi di cofinanziamento tra lo stato e le autonomie (finanziato con 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009) finalizzato al sostegno di interventi in materia di attività culturali svolte sul territorio italiano;

§      un finanziamento di 31,5 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, per interventi di tutela e valorizzazione dei beni culturali e del paesaggio;

§      un finanziamento di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009Il comma 6 al Fondo per la produzione, la distribuzione l'esercizio e le industrie tecniche previsto dell'art. 12 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28.per interventi a sostegno di istituzioni, grandi eventi di carattere culturale e ulteriori esigenze del settore dello spettacolo;

§      un’autorizzazione di spesa per l’anno 2007 di 10 milioni di euro a favore del Fondo in favore dell’editoria per ipovedenti e non vedenti istituito dalla legge n. 291 del 2003 (articolo 1, tabella A, n. 86).

 

L’articolo 164 autorizza la spesa la spesa di 20 milioni di euro per l’anno 2007 a favore delle accademie e delle istituzioni superiori musicali, coreutiche e per le industrie artistiche, riservando 10 milioni alla ristrutturazione ed alla manutenzione straordinaria degli immobili e 10 milioni di euro al funzionamento amministrativo e didattico.

 

L’articolo 165 reca una serie di misure volte a razionalizzare gli interventi e conseguire economie di spesa nel settore dello spettacolo. In particolare:

§      sono abrogati gli articoli 37 e 40 della legge 14 agosto 1967, n. 800 concernenti contributi alle attività di promozione e produzione lirica e musicale nonché l’articolo 8 del DPR 21 aprile 1994, n. 394 e i titoli III e IV del D.M. 21 dicembre 2005 in materia di parchi di divertimento e relativa autorizzazione all'esercizio;

§      sono modificati i criteri di ripartizione della quota del Fondo unico per lo spettacolo a favore delle fondazioni lirico sinfoniche demandandone la definizione, ora esplicitata nel D.Lgs. 367 del 1996, ad un decreto ministeriale non avente natura regolamentare;

§      sono introdotte nuove norme per contrastare la mancata restituzione da parte delle imprese di produzione cinematografica delle somme erogate dallo stato a valere sul Fondo per le attività cinematografiche previsto dal D.Lgs. n. 28 del 2004;

§      viene modificato il D.Lgs. n. 28 del 2004 in materia di sostegno al cinema, prevedendo, tra l’altro, che lo stato acquisisca la completa titolarità dei diritti del film qualora entro cinque anni dall’erogazione non sia restituita almeno una quota parte delle risorse erogate, da definirsi mediante decreto ministeriale insieme con le modalità di erogazione del contributo stesso.

 

L’articolo 166 prevede, a carico del Fondo per l’occupazione, la realizzazione di una serie di interventi a tutela dell’occupazione, nei limiti degli importi specificamente indicati che comunque saranno stabiliti in via definitiva con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale di concerto con il Ministro dell’economia.

 

L’articolo 167 è volto ad estendere gli incrementi della durata e della misura dell’indennità ordinaria di disoccupazione con requisiti normali disposti dall’articolo 13, comma 2, lettera a) del decreto legge n. 35/2005, ai trattamenti di disoccupazione in pagamento dal 1° gennaio 2007.

 

L’articolo 168, al fine di coordinare gli interventi di contrasto al lavoro irregolare e all’evasione contributiva, estende alle Camere di commercio l’obbligo, già gravante sulle aziende, enti, istituti e società che stipulano contratti di somministrazione di energia elettrica o di forniture di servizi telefonici, di rendere disponibili i dati contenuti nei rispettivi archivi agli enti pubblici gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie.

 

L’articolo 169 prevede, in via sperimentale, l’introduzione di indici di congruità intesi a valutare la congruità del rapporto tra qualità dei beni e servizi offerti e quantità di ore di lavoro impiegate, con particolare riferimento ai settori produttivi a più alto indice di violazione della disciplina in materia di lavoro e di previdenza sociale.

 

L’articolo 170 è volto ad introdurre una disciplina più generale relativa al Documento unico di regolarità contributiva (DURC), al fine di estenderne l’applicazione anche a settori e situazioni ulteriori rispetto alla normativa vigente, prevedendo in particolare che, a decorrere dal 1° luglio 2007, i benefici previsti dalla normativa in materia di lavoro e di previdenza sociale siano riservati ai datori di lavoro che siano in possesso del DURC; rispettino gli altri obblighi previsti dalla normativa e rispettino gli accordi e i contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

 

L’articolo 171 è volto ad adeguare l’importo delle sanzioni amministrative pecuniarie previste per la violazione di norme in materia di lavoro, legislazione sociale, previdenza e tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori entrate in vigore in data antecedente al 1° gennaio 1999, destinando le eventuali maggiori entrate all’aumento delle dotazioni del Fondo per l’occupazione.

 

L’articolo 172 è volto a modificare alcuni aspetti della disciplina relativa alle comunicazioni agli uffici competenti relative al rapporto di lavoro, estendendo a tutti i datori di lavoro l’obbligo della comunicazione preventiva dell’assunzione dei lavoratori (già introdotta recentemente per il solo settore dell’edilizia) e semplificando gli adempimenti del datore di lavoro connessi alle comunicazioni relative all’instaurazione, trasformazione e cessazione del rapporto di lavoro.

 

L’articolo 173 prevede che le risorse del Fondo speciale infortuni, a cui affluiscono le somme introitate per le violazioni alla disciplina dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, possano essere utilizzate anche per il finanziamento di attività promozionali in materia di salute e sicurezza dei lavoratori, con particolare riferimento ai settori più a rischio sul versante infortunistico.

 

L’articolo 174 prevede un ulteriore finanziamento, pari a 100 milioni di euro per il 2007, in favore delle attività di formazione nell’esercizio dell’apprendistato anche se svolte oltre il compimento del diciottesimo anno di età, con riferimento all’attuazione dell'obbligo formativo.

 

L’articolo 175, ai fini della collocazione in mobilità entro il 31 dicembre 2007, è volto a concedere l’istituto della mobilità lunga a 6.000 lavoratori dipendenti da imprese i cui piani di gestione delle eccedenze occupazionali siano stati oggetto di esame presso il Ministero del lavoro nel periodo dal 1° gennaio 2007 al 28 febbraio 2007, disponendo che gli oneri relativi al trattamento di mobilità per il periodo eccedente la durata della mobilità ordinaria sono posti a carico delle imprese beneficiarie e che ai lavoratori ai quali viene concessa la mobilità lunga continueranno ad applicarsi gli attuali requisiti per il pensionamento di vecchiaia e di anzianità.

 

L’articolo 176 prevede lo stanziamento di 460 milioni di euro per la concessione o la proroga, fino al 31 dicembre 2007, di ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente, subordinatamente alla realizzazione di programmi finalizzati alla gestione di crisi occupazionali definiti con specifici accordi in sede governativa.

 

L’articolo 177 detta misure volte a favorire l’emersione del lavoro irregolare, sulla base di accordi aziendali o territoriali, concedendo al datore di lavoro che presenta l’istanza di regolarizzazione agevolazioni relative al versamento di contributi previdenziali e dei premi assicurativi pregressi e prevedendo che il regolare versamento di quanto dovuto per la regolarizzazione contributiva e assicurativa estingue eventuali sanzioni amministrative e penali.

 

L’articolo 178 è volto a promuovere, sulla base di appositi accordi aziendali o territoriali, la trasformazione dei rapporti di lavoro di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, in rapporti di lavoro subordinato.

 

L’articolo 179 proroga dal 31 dicembre 2006 al 31 dicembre 2007 la possibilità di iscrizione nelle liste di mobilità per i lavoratori delle imprese con meno di 15 dipendenti licenziati per giustificato motivo oggettivo, prevista dall’articolo 1, comma 1, primo periodo, del D.L. 4 del 1998. Il diritto all'iscrizione è riconosciuto ai soli fini dei benefici contributivi conseguenti all'eventuale rioccupazione, con esclusione, cioè, dell'indennità di mobilità.

 

L’articolo 180proroga fino al 31 dicembre 2007, per le imprese non comprese nell'ambito ordinario di applicazione della disciplina dei contratti di solidarietà, il termine - da ultimo prorogato al 31 dicembre 2006 dall’articolo 1, comma 11, del D.L. 68 del 2006 - entro il quale esse possono stipulare i predetti contratti beneficiando di determinate agevolazioni.

 

L’articolo 181 contiene misure volte ad assicurare l’adempimento degli obblighi comunitari ed internazionali dello Stato, in particolare derivanti dalle procedure d’infrazione avviate dalla Commissione europea, dalle sentenze di condanna della Corte di giustizia, nonché dalle sentenze di condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo originate dalla violazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (e dei relativi Protocolli addizionali). A tal fine, la norma introduce il diritto di rivalsa dello Stato nei confronti dei soggetti responsabili dell’inadempimento degli obblighi comunitari ed internazionali.

 

L’articolo 182 prevede stanziamenti finalizzati al sostegno del settore turistico per il triennio 2007-2009. In particolare, il comma 3 autorizza la spesa di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, da assegnare all'Osservatorio nazionale del turismo di cui all'articolo 12 del decreto-legge 11 marzo 2005, n. 35, da destinare specificamente per le attività di monitoraggio della domanda e dei flussi turistici ed identificazione di strategie di interesse nazionale per lo sviluppo e la competitività del settore.

 

L’articolo 183 reca il rifinanziamento del trasporto pubblico locale, in particolare autorizzando la spesa di 60 milioni di euro per l’espletamento delle funzioni in materia di servizi ferroviari di interesse regionale e locale non in concessione a F.S. S.p.a. delegati alle Regioni ai sensi dell’art. 8 del D.Lgs. 422/1997.

 

L’articolo 184 aumenta i parametri da applicarsi per la determinazione delle dotazioni finanziarie delle Agenzie fiscali (tranne l’Agenzia del demanio).

 

L’articolo 185 incrementa di 100 milioni di euro per l’anno 2007 il Fondo, istituito dalla legge finanziaria 2006, per provvedere all’estinzione dei debiti pregressi contratti dalle amministrazioni centrali dello Stato.

 

L’articolo 186 reca una norma finalizzata al ripristino delle risorse dell’otto per mille dell’IRPEF destinato allo Stato, decurtate di 80 milioni di euro a decorrere dal 2004 dalla legge finanziaria 2004. In particolare, le risorse vengono ripristinate per un importo di 45 milioni di euro nel 2007 e integralmente a decorrere dal 2010.

 

L’articolo 187, al comma 1, istituisce, nell’ambito dello stato di previsione della spesa del Ministero della difesa, un fondo di 400 milioni di euro per l'anno 2007, e di 500 milioni di euro per gli anni 2008 e 2009, destinato a spese di funzionamento dello strumento militare ed alimentato con i pagamenti a qualunque titolo effettuati da Stati o organizzazioni internazionali, ivi compresi i rimborsi corrisposti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Al comma 2 sono destinati 20 milioni al finanziamento di un programma straordinario di edilizia per la costruzione, acquisizione o manutenzione di alloggi per il personale volontario delle Forze armate.

 

L’articolo 188 autorizza, per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, la spesa di 1 miliardo di euro per il finanziamento della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace, confermando a tal fine l’istituzione di un apposito fondo nell'ambito dello stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze, nonché il relativo importo. Risulta tuttavia innovata e sostanzialmente delegificata la procedura di riparto delle risorse, che avverrebbe con DPCM per “le sole missioni deliberate con determinazione del Consiglio dei ministri ed atto di indirizzo del Parlamento, previa informazione al Presidente della Repubblica”.

Per la disciplina dei profili ordinamentali delle missioni l’articolo dispone una serie di rinvii normativi ai provvedimenti legislativi che recentemente hanno autorizzato o prorogato le missioni in atto. L’ultimo periodo del comma 5 dispone peraltro che, per le nuove missioni, il trattamento economico e assicurativo del personale interessato sia stabilito con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con le amministrazioni interessate.

 

L’articolo 189 autorizza la spesa di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, per la proroga della convenzione tra il Ministero delle comunicazioni e il Centro di produzione Spa, titolare dell’emittente Radio radicale, stipulata ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge 11 luglio 1998, n. 224.

 

L’articolo 190 sopprime - a decorrere dall'anno 2007 - l'autorizzazione di spesa correlata alla costituzione della Fondazione per la promozione dello sviluppo della ricerca avanzata nel campo delle biotecnologie prevista nella legge finanziaria per il 2006 (all'articolo 1, comma 341, della legge 23 dicembre 2005, n. 266). Si tratta, in particolare, di 60 milioni di euro per gli anni 2007 e 2008, e 180 milioni di euro per l’anno 2009.

 

L’articolo 191 prevede un incremento del finanziamento destinato alle emittenti televisive locali pari a 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

 

L’articolo 192 stanzia 215 milioni di euro annui nel triennio 2007-2009 per integrare le risorse del Fondo per le politiche per la famiglia, precisando i criteri di utilizzo di tali risorse.

 

L’articolo 193 autorizza una spesa di 100 milioni di euro annua per la realizzazione di un piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi soci-educativi (asili nido, servizi integrativi e asili aziendali).

 

L’articolo 194 aumenta la dotazione del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità istituito dal D.L. 223/2006, prevedendo un incremento di 20 milioni di euro annui per il triennio 2007-2009.

 

L’articolo 197 stanzia nuove risorse per l’attività di prevenzione delle mutilazioni genitali femminili.

 

L’articolo 198 istituisce un “Fondo per le non autosufficienze” con una dotazione di 50 milioni di euro per il 2007 e di 200 milioni di euro annui per il 2008 e 2009.

 

L’articolo 199 istituisce un Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati presso il Ministero della solidarietà sociale. La dotazione del Fondo è pari a 50 milioni di euro annui per il triennio 2007-2009.

 

L’articolo 200 riduce da 3 milioni di euro a 750 mila euro, per gli anni 2007 e 2008, il contributo assegnato dal comma 429 della legge n. 266/2005 a favore della Fondazione per la responsabilità sociale d’impresa

 

L’articolo 201 prevede una autorizzazione di spesa pari 25 milioni di euro per l’anno 2007 di finanziamento del Fondo nazionale per la montagna.

 

L’articolo 202dispone una nuova proroga al 30 giugno 2007 dell’utilizzo delle risorse relative agli anni 2001 e 2002 per la prosecuzione della sperimentazione del reddito minimo di inserimento.

 

L’articolo 203 disciplina i casi di indebita percezione da parte di soggetti extracomunitari delle misure di sostegno a favore dei genitori, previste dalla scorsa legge finanziaria, in caso di nascita o adozione di un bambino.

 

L’articolo 204 stanzia risorse aggiuntive per il Fondo per le politiche giovanili.

 

L’articolo 205 stanzia risorse aggiuntive per il Fondo nazionale per le politiche giovanili.

 

L’articolo 206 assegna all'Istituto per il credito sportivo, per agevolare il credito per la realizzazione di impianti sportivi, un contributo annuo di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

 

L’articolo 207 incrementa di 2, 5 milioni di euro per ciascuno degli esercizi 2007 e 2008, il contributo di 500 milioni assegnato dall’art. 1, comma 580, della legge finanziaria 2006, al Comitato italiano paralimpico e concede al medesimo comitato 3 milioni di euro per l’esercizio 2009.

 

L’articolo 209 istituisce nello stato di previsione del Ministero della giustizia un Fondo per le esigenze connesse all’acquisizione di beni e servizi dell’amministrazione con una dotazione di 200 milioni di euro per gli anni 2007, 2008 e 2009, demandando a successivi decreti del ministro della giustizia la ripartizione del Fondo medesimo tra le competenti unità previsionali di base.

 

L’articolo 210, che sostituisce l’articolo 5 della legge n. 209/2000, (Misure per la riduzione del debito estero dei Paesi a più basso reddito e maggiormente indebitati) prevede la possibilità di annullamento o riconversione dei crediti di aiuto accordati a Paesi colpiti da catastrofi naturali o da gravi crisi umanitarie, ovvero per i quali siano state promosse dalla comunità internazionale, con la partecipazione dell’Italia, iniziative che abbiano finalità di sviluppo.

 

L’articolo 211 prevede che il Ministero degli esteri avvalendosi dell’Agenzia del demanio, definisca entro il 30 luglio 2007 un Piano di razionalizzazione degli immobili di proprietà dello Stato ubicati all’estero, al fine di individuare i cespiti per i quali proporre la dismissione. Una quota dei proventi delle operazioni di dismissione potrà essere destinata alla ristrutturazione, al restauro e alla manutenzione straordinaria degli immobili ubicati all'estero.

 

L’articolo 212 innalza a 75 euro la tariffa dovuta per il rilascio del visto per il soggiorno e per il transito sul territorio italiano a cittadini di Paesi non appartenenti all’area Schengen.

 

L’articolo 213 istituisce un Fondo speciale presso le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane all’estero, al quale verranno fatte affluire somme derivanti da atti di donazione e liberalità, nonché i corrispettivi di contratti di sponsorizzazione conclusi con soggetti pubblici e privati. Tali somme saranno impiegate per contribuire alle spese per la manutenzione degli immobili, per i contratti con agenzie di lavoro interinale, e per le attività di istituto.

 

L’articolo 214 prevede un incremento dell'addizionale sui diritti di imbarco sugli aeromobili pari a 50 centesimi di euro per ogni passeggero, finalizzato a ridurre il costo a carico dello Stato del servizio antincendi negli aeroporti; a tal fine concorre un apposito fondo, alimentato dalle società aeroportuali in proporzione al traffico generato, per un ammontare pari a 30 milioni di euro,

 

L'articolo 216, comma 1 stabilisce l’entità dei fondi speciali, che sono lo strumento contabile mediante il quale si determinano le disponibilità per la copertura finanziaria dei provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel corso degli esercizi finanziari compresi nel bilancio pluriennale.

Il comma 2, approva la tabella C, recante le dotazioni da iscrivere nel bilancio annuale e triennale in relazione a leggi di spesa permanente.

Il comma 3 approva la tabella D, contenente gli stanziamenti di spesa per il rifinanziamento di norme per interventi di sostegno all’economia classificati fra le spese di conto capitale.

Il comma 4 approva le riduzioni di autorizzazioni di spesa contenute nella tabella E.

Il comma 5 approva la tabella F, recante gli importi da iscrivere in bilancio in relazione ad autorizzazioni di spesa a carattere pluriennale.

Il comma 6 autorizza le amministrazioni e gli enti pubblici ad assumere gli impegni di spesa indicati nella medesima tabella.

Il comma 7, dispone l’approvazione dell’allegato 1, nel quale sono stabiliti gli stanziamenti necessari per far fronte ai maggiori oneri, rispetto alle previsioni, che si sono determinati in relazione a specifiche voci di bilancio (cc.dd. eccedenze di spesa).

Il comma 8, dispone l’approvazione dell’allegato 2, nel quale sono esposte le autorizzazioni di spesa che costituiscono i fondi unici per gli investimenti.

 

L’articolo 217, comma 1,dispone l’approvazione del prospetto di copertura degli oneri di natura corrente.

Il comma 2 stabilisce che le disposizioni del disegno di legge finanziaria costituiscono norme di coordinamento della finanza pubblica per gli enti territoriali.

Il comma 3 fissa al 1° gennaio 2007 l’entrata in vigore della legge finanziaria.

 


 

Elementi per l’istruttoria legislativa

Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite

Con riferimento all’articolo 51 - che estende a tutte le amministrazioni inserite nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni alcune disposizioni sul contenimento delle spese della legge finanziaria 2006 - si osserva che:

§      il mancato richiamo nell’articolo dell’esclusione prevista dall’articolo 1, comma 23, della legge finanziaria 2006 comporta l’applicabilità a tutti gli enti territoriali della disciplina generale sui limiti all’acquisto di immobili. Occorre valutare tale disciplina sulla base della giurisprudenza della Corte costituzionale che, alla luce dell’autonomia finanziaria riconosciuta agli enti territoriali dall’articolo 119 della Costituzione, ha escluso la legittimità costituzionale di vincoli di carattere specifico alle spese di questi enti (cfr. sentenza n. 417/2005). La disciplina limitativa dell’acquisto degli immobili degli enti territoriali prevista dalla legge finanziaria 2006 (limitata al solo anno 2006) è stato oggetto di diversi ricorsi alla Corte costituzionale da parte degli enti territoriali; la Corte non si è peraltro ancora pronunciata sul punto.

 

Occorre altresì valutare la conformità al riparto di competenze legislative tra Stato e regioni degli articoli 198 e 199, che istituiscono il Fondo per le non autosufficienze ed il Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati. La materia dei “servizi sociali” risulta infatti attribuita alla competenza esclusiva delle regioni e la giurisprudenza della Corte costituzionale ha più volte escluso la legittimità costituzionale di fondi con vincoli di destinazione nelle materie di competenza esclusiva o concorrente delle regioni. Lo Stato mantiene la competenza esclusiva nella materia della definizione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, ma gli articoli citati indicano espressamente che i fondi sono istituiti “nelle more della definizione” dei predetti livelli.

Rispetto degli altri princìpi costituzionali

Con riferimento all’articolo 51 - che estende a tutte le amministrazioni inserite nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni alcune disposizioni sul contenimento delle spese della legge finanziaria 2006 e prevede per le medesime l’obbligo di adeguare le proprie politiche in materia di personale ai principi previsti dal provvedimento in esame - si osserva che l’articolo, non escludendo espressamente gli organi costituzionali, risulta lesivo dell’autonomia finanziaria e contabile costituzionalmente garantita a tali organi (cfr. sentenza della Corte costituzionale n. 129 del 1981).

 

L’articolo 193 appare configurare un nuovo Fondo destinato a promuovere la realizzazione di servizi socio educativi su tutto il territorio nazionale, senza peraltro disciplinare criteri e modalità di riparto delle risorse. Tale aspetto potrebbe rivestire una specifica rilevanza anche alla luce della giurisprudenza costituzionale in ordine ad alcune disposizioni di legge approvate a livello nazionale negli anni scorsi e volte ad ampliare il numero degli asili nido e degli asili aziendali.

 

Si segnala che il nuovo Fondo per le non autosufficienze di cui all’articolo 198 si affianca al Fondo nazionale per le politiche sociali, differenziandosi da questo anche per le diverse modalità di riparto delle risorse, con particolare riguardo alla mancata previsione di un Intesa o di un parere della Conferenza unificata Stato e autonomie locali. Si ricorda altresì che la Commissione Affari sociali della Camera ha avviato il dibattito sulle proposte di legge in materia, di iniziativa parlamentare e popolare (su tali proposte e sui problemi inerenti il rispetto del titolo V della Costituzione cfr. il dossier del Servizio studi n. 19 del 2006).

 

Incidenza sull’ordinamento giuridico

Riflessi sulle autonomie e sulle altre potestà normative

Appare opportuno un approfondimento dell’articolo 88, comma 1, lett. c), in base al quale le intese assunte tra le regioni ed i ministeri competenti con i programmi di rientro dal deficit sanitario determinerebbero una deroga ai provvedimenti normativi ed amministrativi adottati dalla regione interessata, intervenendo indirettamente sul sistema delle fonti regionali. Ne andrebbe pertanto valutata la congruità in relazione all’assetto istituzionale delineato nel Titolo V della Costituzione ed in alcuni statuti approvati dalle regioni, che ne tipizzano le fonti.

Coordinamento con la normativa vigente

Riguardo all’articolo 5, comma 19, potrebbe essere opportuno coordinare il termine di due anni relativo alle agevolazioni destinate all’acquisto di autoveicoli per gli invalidi, con quello quadriennale previsto dall’articolo 15, comma 1, lettera c), per la fruizione della corrispondente agevolazione agli effetti dell’IRPEF.

In relazione al comma 37, si osserva che la disposizione avrebbe potuto trovare opportuna collocazione nel D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605, recante disposizioni relative all'anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti.

 

Con riferimento all’articolo 41, in materia di razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi delle pubbliche amministrazioni, si osserva che apparirebbe opportuno un più puntuale coordinamento con l’articolo 26 della legge finanziaria 2000; l’articolo disposizione avrebbe potuto, ad esempio, essere formulato come una novella al citato articolo 26.

 

In merito all’articolo 181 si segnala l’opportunità di coordinare il comma 2 con quanto previsto, in ordine ai poteri sostitutivi esercitabili in caso di inadempimento di obblighi comunitari, dalla legge 4 febbraio 2005, n. 11, recante “Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo dell’Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari”, e in particolare dagli articoli 11, comma 8, relativo all’attuazione in via regolamentare, 13, comma 2, relativo agli adeguamenti tecnici, e 16, comma 3, in materia di attuazione regionale

Osservazioni sul testo

Con riferimento all’articolo 1, si osserva che l’importo delle regolazioni debitorie e contabili in esso indicate per gli anni 2007, 2008 e 2009 non sembra coincidere con i dati riportati nel prospetto allegato.

Si valuti altresì l’opportunità di precisare, al comma 4, che la destinazione delle eventuali maggiori entrate rispetto alle previsioni è subordinata al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica.

 

Con riferimento agli articoli 2, 31, 72, 81, 87 e 103, che indicano gli effetti di delle disposizioni contenute in singoli titoli o capi sui saldi di finanza pubblica, si osserva che:

§      non sono indicati gli effetti sui saldi di finanza pubblica con riferimento delle disposizioni in materia di pubblico impiego (titolo III, capo II) e di scuola, università e ricerca (titolo III, capo III). Non sono altresì indicati gli effetti sui saldi delle misure delle tabelle e degli allegati;

§      in taluni casi i settori sono composti da disposizioni di carattere non omogeneo;

§      i dati indicati non sembrano coincidere con quelli riportati nella relazione tecnica e nei relativi allegati;

§      occorre chiarire i motivi che hanno indotto ad ascrivere alle disposizioni sugli enti territoriali effetti positivi in termini di saldo netto da finanziare, rilevanti soprattutto per il 2007 (1.622 milioni di euro). Quest’ultimo saldo si riferisce infatti al bilancio dello Stato, che, come è noto, con comprende gli enti territoriali.

 

In relazione all’articolo 5, comma 11, che dispone l’applicazione di nuove norme a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2007, si osserva che, non trattandosi nel caso di specie di norme sostanziali relative a un tributo periodico (le quali avrebbero effetto dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data della sua entrata in vigore, a norma dell’articolo 3 della legge n. 212 del 2000), non appare chiaro il significato della limitazione alla sola lettera a) del comma 10.

In relazione al comma 13, si osserva che sarebbe opportuno specificare a quale dei due periodi del comma 4 dell’articolo 5 del decreto legislativo n. 471 del 1997 (riguardanti sanzioni diverse) debba riferirsi il rinvio contenuto nella novella.

In relazione al comma 15, che prevede una sanzione amministrativa pecuniaria “aggiuntiva” per le medesime violazioni (relative al contenuto degli allegati alla dichiarazione rilevanti per l'applicazione degli studi di settore) cui si riferiscono i precedenti commi da 12 a 14, si osserva che la previsione (nel presente comma 15) di una sanzione specifica per “violazioni relative al contenuto degli allegati alla dichiarazione [nel testo della norma denominati modelli] rilevanti per l'applicazione degli studi di settore” può indurre dubbi circa la sua relazione con le sanzioni introdotte con i commi da 12 a 14. Poiché infatti questi ultimi dispongono l’incremento di sanzioni riferite a fattispecie diverse e determinate (dichiarazioni inferiori al dovuto, esposizione di deduzioni o detrazioni non spettanti etc.), nell’ipotesi in cui ricorrano contestualmente le violazioni relative al contenuto dei modelli, non sembrerebbero applicabili separatamente per queste sole violazioni. I riferimenti operati nella novella del presente comma 15 all’ “articolo 1, comma 2” (invece che 2-bis) e all’ “articolo 5, comma 4” (invece che 4-bis) sembrerebbero confermare quest’interpretazione. Verrebbe meno, pertanto, il carattere “aggiuntivo” della sanzione prevista dal presente comma 15, ove dovesse intendersi come sanzione da cumularsi con la precedente (fra l’altro, ciò comporterebbe l’assoggettamento della medesima condotta a due sanzioni di eguale natura).

Si segnala altresì, in relazione al medesimo comma 15, che la previsione di una sanzione da applicarsi “in aggiunta alla sanzione prevista all’articolo 1, comma 2, e all’articolo 5, comma 4” indurrebbe a ritenere che tale sanzione possa essere irrogata soltanto ove la condotta qui individuata sia stata realizzata unitamente alle violazioni contemplate nei due articoli citati. Infine, il mancato richiamo dell’articolo 32, comma 2-bis, del decreto legislativo n. 446 del 1997 (introdotto dal comma 14) parrebbe escludere l’applicabilità della sanzione in relazione agli allegati alle dichiarazioni IRAP.

In relazione al comma 17, che sarebbe stato più corretto abrogare direttamente le disposizioni contenute nel D.P.R. n. 633 del 1972, invece che i commi 7 e 8 dell’articolo 11-quinquiesdecies del decreto-legge n. 203 del 2005, che le hanno inserite mediante novella. Per altro, l’applicazione di tali disposizioni è soggetta a condizione sospensiva in attesa dell’approvazione della Commissione europea.

In relazione al comma 19, sembra doversi riferire alle agevolazioni previste per i veicoli destinati ai soggetti affetti da invalidità o menomazioni, in connessione con quanto disposto dal precedente comma 18 e secondo le indicazioni della relazione governativa. Tuttavia, stante la sua formulazione in termini generali, per prevenire dubbi interpretativi, sarebbe opportuna una precisazione a tale riguardo.

 

Si segnala che la formulazione letterale del comma 5 dell’articolo 20 subordina all’autorizzazione della Commissione europea l’efficacia di tutte le norme del medesimo articolo, il quale contiene anche disposizioni per cui tale autorizzazione non appare pertinente.

Sempre con riferimento all’articolo 20, si segnala che la misura del credito d’imposta non è indicata nel testo del comma 6, mentre nella relazione governativa al provvedimento si specifica che il limite massimo del credito è stabilito in 100.000 euro per un triennio.

 

Con riferimento al comma 1 dell’articolo 21, occorre valutare l’opportunità di mantenere per tali aree la denominazione zone “franche”, che letteralmente farebbero presupporre a zone extradoganali, o di sostituirla con quella di zone “zone a fiscalità differenziata od agevolata”.

In relazione alla formulazione del comma 2 si evidenzia che tale disposizione fa riferimento alle “riduzioni di cui al comma 1” sebbene tali riduzioni non siano presenti nella richiamata disposizione.

 

In relazione alla formulazione del comma 2 dell'articolo 25 si osserva che l'espressione "nuove infrastrutture ... che ... abbiano rilevanza nazionale ai fini della sicurezza degli approvvigionamenti energetici" appare eccessivamente generica essendo, viceversa, opportuno fornire indicazioni più precise sulle modalità di individuazione di tali infrastrutture.

In particolare, appare utile chiarire l’eventuale rapporto fra le infrastrutture di preminente interesse nazionale di cui alla legge obiettivo (21 dicembre 2001, n. 443) e le nuove infrastrutture di cui al presente comma.

 

Con riferimento all’articolo 26, comma 2, si segnala che la formulazione letterale del comma 3 dell’articolo 2-quater ivi introdotto fa decorrere il termine di emanazione del previsto decreto ministeriale dalla data di entrata in vigore “della presente legge”, anziché – come dovrebbe essere trattandosi di novella che accede a un testo già in vigore – da quella di entrata in vigore “della presente disposizione”.

 

In relazione all’articolo 29, comma 1, riguardante la proroga delle agevolazioni fiscali per il recupero del patrimonio edilizio,si segnala che la collocazione dei limiti già previsti per la sola detrazione IRPEF (quota del 36 per cento delle spese e limite di 48.000 euro per unità immobiliare) nell’alinea sembrerebbe comportarne l’applicazione nelle fattispecie contemplate sia nella lettera a), sia nella lettera b), estendendone quindi l’efficacia anche all’agevolazione in materia di aliquota IVA.

 

All’articolo 39, comma 3 si osserva che il testo non individua il termine entro il quale i provvedimenti di riorganizzazione debbano essere trasmessi alle amministrazioni destinatarie.

Al comma 5, si osserva che il testo non specifica i tempi di trasmissione dei risultati del monitoraggio a decorrere dal 2009, anno in cui tale attività è da considerarsi a regime.

 

Con riferimento all’articolo 51, che estende a tutte le amministrazioni inserite nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni alcune disposizioni sul contenimento delle spese della legge finanziaria 2006, si osserva che:

§      l’articolo estende una disposizione che prevede un obbligo di relazione entro il 30 novembre 2006; dato che questo termine sarà scaduto al momento dell’entrata in vigore della legge finanziaria, appare opportuno fissare un diverso termine per le amministrazioni che saranno soggette alla disciplina limitativa in conseguenza dell’articolo in esame;

§      il mancato richiamo dell’esclusione prevista dall’articolo 1, comma 23, della legge finanziaria 2006 comporta l’applicabilità a tutti gli enti territoriali della disciplina generale sui limiti all’acquisto di immobili.

 

Con riferimento all’articolo 53, che prevede l’accantonamento e la conseguente indisponibilità di una quota delle dotazioni delle unità previsionali di base iscritte nel bilancio dello Stato, si osserva che:

§      a differenza di precedenti interventi legislativi di riduzione degli stanziamenti di bilancio, che si applicavano solo alle spese di carattere discrezionale, la disposizione in esame sembra applicarsi anche alle spese di carattere obbligatorio: occorre pertanto acquisire puntuali indicazioni circa la praticabilità e le conseguenze di una riduzione di carattere generale di spese derivanti per lo più da fattore legislativo, anche alla luce dell’ampio meccanismo di flessibilità gestionale introdotto dall’articolo;

§      ai fini di una valutazione dell’impatto della disposizione, appare necessario allegare, come avvenuto in precedenti occasioni, un elenco delle unità previsionali di base interessate dalla disposizione medesima, con indicazione dell’entità di ciascun accantonamento;appare altresì opportuna l’indicazione della quota percentuale interessata dall’accantonamento rispetto al totale degli stanziamenti delle categorie economiche interessate;

§      sono esclusi dall’accantonamento gli stanziamenti relativi “alle confessioni religiose di cui alla legge 20 maggio 1985, n. 222, e successive modificazioni”. Tale disposizione dovrebbe essere finalizzata ad escludere dall’accantonamento gli stanziamenti relativi alle confessioni religiose che concorrono al riparto della quota dell’8 per mille dell’IRPEF (cioè la Chiesa cattolica, l’Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, le Assemblee di Dio in Italia, la Chiesa evangelica valdese, la Chiesa Evangelica Luterana in Italia, l'Unione delle Comunità ebraiche italiane). La legge n. 222/1985 riguarda peraltro solo la Chiesa cattolica, mentre i rapporti con le altre confessioni religiose sono disciplinati sulla base di leggi successive che dovrebbero essere richiamate espressamente.

 

 

All’articolo 57, comma 1, si osserva che la disposizione non prevede in quale modo si proceda alla ripartizione del contingente complessivo di assunzioni tra i vari Corpi di polizia.

Al comma 2, si osserva che andrebbe chiarito l’inciso “previste da norme di legge”, con riferimento alle procedure selettive.

Al comma 4, si osserva che la platea delle pp.aa. cui si applica la disposizione non coincide perfettamente con quella di cui al comma 95 della legge n. 311/2004, includendo anche i Corpi di polizia e il Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Al comma 6, si osserva che sarebbe opportuno esplicitare che si tratta di assunzioni di “personale a tempo indeterminato”.

Al comma 14, si osserva, sul piano della formulazione, che alla lettera h-bis) sarebbe opportuno sostituire le parole: “per la copertura delle posizioni” con le seguenti: “personale necessario alla copertura delle posizioni”.

 

All’articolo 59, comma 2, si osserva che andrebbe precisato se la disposizione “sanzionatoria” relativa al divieto di assunzioni riguardi tutti gli enti sottoposti al patto di stabilità interno, o al contrario solamente gli enti locali come previsto dalle precedenti leggi finanziarie.

 

Con riferimento all’articolo 67 - che prevede una clausola di salvaguardia in caso di mancato conseguimento dei risparmi che dovrebbero discendere dalle misure in materia dall’attuazione degli articoli 47 e 66 del disegno di legge finanziaria, relativi al riordino degli enti pubblici e ad interventi in materia di scuola disponendo una riduzione di determinati stanziamenti di bilancio - si osserva che la disposizione non indica né quando né come intervenire per accertare le minori economie ed addivenire alle riduzioni di bilancio.

 

Con riferimento all’articolo 68, comma 12, che incrementa complessivamente di 100 milioni di euro a decorrere dal 2007 gli importi attualmente iscritti nelle u.p.b “Scuole non statali”,si osserva che la destinazione prioritaria delle risorse alle scuole per l’infanzia appare eccessivamente generica, in quanto non consente di individuare con certezza i criteri con cui devono essere effettuati gli aumenti negli stanziamenti di bilancio.

 

Con riferimento agli articoli 73 e 74, che disciplinano il patto di stabilità interno per regioni, province e comuni, da cui dovrebbe derivare un effetto di miglioramento dell’indebitamento netto stimato in 4.380 milioni di euro per il 2007, 4.920 milioni di euro per il 2008 e 5.420 milioni di euro per il 2009, si osserva che tale miglioramento dovrebbe essere aggiuntivo rispetto a quello derivante dall’applicazione del patto di stabilità sulla base della legge finanziaria 2006, i cui effetti dovrebbero essere già considerati nel quadro tendenziale.

 

Con riferimento all’articolo 74, che disciplina il patto di stabilità interno per gli enti locali, si osserva che, in base alla formulazione letterale della lettera a) del comma 3, non appare del tutto chiara l’esclusione degli enti in situazione di avanzo dal computo della misura del miglioramento del disavanzo di cui alla medesima lettera a). Sembrerebbe infatti che l’esclusione degli enti in avanzo riguardi solo l’applicazione dei coefficienti: ne deriverebbe che questi enti, nella determinazione del proprio concorso alla manovra, sarebbero tenuti a considerare, oltre alla media triennale 2003-2005 delle spese correnti moltiplicata per gli indicati coefficienti, anche l’intero ammontare dell’avanzo di cassa relativo al medesimo triennio. Un’interpretazione letterale porta così alla conseguenza – paradossale – di penalizzare fortemente gli enti in avanzo rispetto agli enti in deficit.

 

Appare necessario coordinare l’articolo 80, comma 3, ove si richiama l’indennità di missione per gli amministratori locali di cui all’art. 84 del testo unico sugli enti locali, con l’art. 76, co. 1, lett. l), che novella l’art. 84 citato sopprimendo l’indennità di missione ivi prevista.

 

All’articolo 84, comma 10, che modifica l’articolo 8 del D.L. 203/2005, si osserva che andrebbe valutata la congruità della data di decorrenza delle misure di compensazione in termini di riduzioni contributive, dal momento che tali benefici sono previsti solamente a decorrere dal 1° gennaio 2008, mentre i maggiori oneri per i datori di lavoro per la perdita di parte del TFR maturando si determinerebbero già dal 1° gennaio 2007. Appare opportuno, inoltre, un chiarimento in ordine agli effetti prodotti dalla abrogazione implicita del comma 3 del vigente articolo 8 del D.L. 203/2005, in considerazione dei tempi necessari per il completamento del processo di istituzione e distribuzione della tessera sanitaria.

 

Con riferimento all’articolo 106 si segnala che la relazione illustrativa precisa che le risorse del FAR, del FIRB, del FAS per la parte di competenza del MIUR e i rientri dei contributi concessi sotto forma di credito agevolato confluiranno al FIRST a decorrere dal 2007. Tale decorrenza non risulta presente nell'articolo in esame.

In relazione al comma 5 si segnala che l'autorizzazione di spesa da destinare ad integrazione del FIRST viene quantificata dalla relazione illustrativa in 300 mln. di euro per il triennio mentre la relazione tecnica e l’allegato 7 confermano il valore riportato nell’articolato per l’anno 2009 di 360 mln. di euro.

 

Con riferimento all’articolo 116 si segnala che alla possibilità che il contratto di leasing sia in concreto riconducibile all’appalto di fornitura, appare necessario un chiarimento circa l’opportunità di modificare il comma 5, così da fare riferimento anche a tale tipologia di contratti d’appalto.

 

Con riferimento all’articolo 128 si segnala che relazione illustrativa al disegno di legge in esame nel commentarlo fa riferimento ad una riduzione da 10 a 1 milione di euro dell’importo da destinare, sempre ai sensi dell’art. 4, comma 61, alla scuola superiore dell’economia e delle finanze. Tale riduzione non è presente nel testo del citato articolo 128.

 

All’articolo 136 relativo all’autonomia finanziaria delle autorità portuali, si fa presente che il comma 7 demanda la revisione della disciplina sulle tasse e i diritti marittimi ad un regolamento ai sensi dell’articolo 17 comma 3, della legge n. 400 del 1988, che disciplina i regolamenti ministeriali. Non appare chiaro il senso di tale richiamo al comma 3 dell’articolo 17, atteso che il regolamento inciderà su un oggetto disciplinato da atti normativi di rango primario e, pertanto, verrà a configurare un’ipotesi di delegificazione contemplata, invece, al comma 2 dell’articolo 17 della legge n. 400 del 1988. Si fa, inoltre, presente che, pur richiamandosi un regolamento ministeriale, il comma 7 in esame individua quale soggetto legittimato all’emanazione del regolamento il “Governo” e non il “Ministro”.

 

In relazione all’articolo 142, posto che il comma 1 prevede in termini alquanto generici che la sottoscrizione della convenzione unica avvenga “in occasione di tali approvazioni”, sarebbe opportuno specificare a quale atto di approvazione si riferisce.

Occorre un chiarimento in ordine alla portata del comma 2, che sembra attribuire in via unilaterale al Ministero la facoltà di adeguamento della durata della concessione.

Più in generale, posto che i commi 1 e 2 impongono all’ANAS un obbligo di rinegoziazione della convenzione e sembrano attribuire al Ministero la facoltà di modificare unilateralmente la durata della concessione, occorre un chiarimento circa la loro compatibilità con il carattere convenzionale del rapporto tra ANAS e Ministero.

Con riferimento al comma 3, atteso che esso impone una rinegoziazione per legge di clausole contrattuali, può essere utile un chiarimento circa la sua compatibilità con la natura di contratto di diritto privato delle convenzioni tra ANAS e concessionarie.

Con riferimento alla formulazione del comma 5, in relazione alle finalità della norma (quali si desumono anche dalla relazione illustrativa) appare opportuno specificare che essa è diretta “anche” (e non via esclusiva) a realizzare gli obiettivi di cui ai commi 3 e 4.

Occorre modificare la formulazione del comma 7 per chiarire l’erroneo riferimento interno al comma 7.

 

Nell’articolo 145, recante interventi per la sicurezza ferroviaria; non appare chiaro quali siano i soggetti destinatari del finanziamento per l’anno 2007.

 

In merito all’articolo 147 in materia di rottamazione di traghetti, si segnala che non è previsto il termine di emanazione del decreto ministeriale chiamato a definire i criteri e le modalità di attribuzione dei benefìci alle imprese. Si rileva, inoltre, che la rubrica del nuovo articolo 4 della legge n. 13/2006,su cui incide l’articolo 147 del provvedimento in esame, richiama il fondo per favorire il potenziamento, la sostituzione e l’ammodernamento delle unità navali destinate al servizio di trasporto pubblico locale effettuato per via marittima lacuale e fluviale, previsto nella precedente formulazione dell’articolo 4 e non più contemplato dall’articolo come modificato.

 

In relazione all’articolo 157 il riferimento ai programmi annuali di interventi per la difesa del mare dovrebbe essere più propriamente indirizzato al Piano generale in difesa del mare e delle coste dall'inquinamento e di tutela dell'ambiente marino di cui all’art. 1 della legge n. 979, in quanto la stessa legge non fa menzione di singoli programmi annuali. In alternativa, l’articolo potrebbe rinviare genericamente all’attuazione degli interventi per la difesa del mare previsti dalla stessa legge n. 979.

 

Riguardo all’articolo 159 si osserva che occorre riformulare il comma 2, sostituendo il riferimento all'art. 7, sesto comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47 con quello all’art. 31, comma 6, del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.

 

In relazione all’articolo 160, con riferimento al comma 2, si osserva che - per una maggiore chiarezza - sarebbe opportuno specificare, benché implicito, che i finanziamenti in esso contemplati attingono alle risorse del fondo di cui al comma 1.

Con riferimento al comma 4, sembrerebbe opportuno una riformulazione al fine di far riferimento alle risorse di cui al comma 5 anziché al comma 3 dell’articolo 2 della legge n. 120 del 2002.

 

In merito all’articolo 161, con riferimento all’istituzione del Fondo per lo sviluppo sostenibile, se si vuole mantenere la scelta di creare un nuovo fondo piuttosto che rifinanziare – per le tre tipologie progettuali indicate nel comma 1 – quello previsto dall’articolo 109 della legge 388/2000, sembra opportuno denominare diversamente il fondo istituito dalla norma in commento al fine di evitare una rischiosa duplicazione con quello esistente.

 

All’articolo 168, comma 1, si osserva che andrebbe precisato meglio quali siano le informazioni che le CCIAA devono trasmettere agli enti pubblici gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie.

Al comma 2, si osserva che non è chiaro se l’obbligo di mettere i dati anche a disposizione del Ministero del lavoro si riferisca esclusivamente alla CCIAA o anche alle società e degli enti di somministrazione di energia elettrica e di forniture di servizi telefonici. Si ricorda che tali ultimi soggetti, ai sensi della normativa vigente sono tenuti a metterli a disposizione (anche con collegamenti telematici) solamente degli enti pubblici previdenziali ed assistenziali.

 

All’articolo 169, comma 2, si osserva che non appare chiarissimo il riferimento alle “violazioni in materia di incentivi ed agevolazioni contributive”. Sarebbe stato invece più opportuno riferirsi alle violazioni in materia di regolarità delle assunzioni e di regolarità contributiva.

 

All’articolo 170, comma 1, si osserva che andrebbe precisato meglio quali siano gli “obblighi di legge” da rispettare per usufruire dei benefici previsti dalla normativa in materia di lavoro e di previdenza sociale, in particolare se si intende far riferimento esclusivamente a quelli specifici ratione materiae (normativa lavoristica e previdenziale).

 

All’articolo 171, comma 2, per evitare difficoltà interpretative, andrebbe chiarito se si intende adeguare l’importo delle sanzione amministrativa pecuniaria solamente con riferimento alle violazioni relative all’ “omessa istituzione e l’omessa esibizione dei libri matricola e paga”, o invece (come sarebbe più ragionevole) si intende disporre tale adeguamento per tutte le violazione relative alle fattispecie di cui agli articoli 20 e 21 del D.P.R. 1124 del 1965.

 

All’articolo 172, comma 1, si osserva che la disposizione andrebbe meglio formulata, prevedendo che le agenzie di lavoro sono tenute ad effettuare le comunicazioni relative all’assunzione, alla proroga e alla cessazione dei rapporti di lavoro temporaneo entro il venti del mese successivo alla data in cui si è verificato l’evento e quindi rispettivamente l’assunzione, la proroga o la cessazione.

Al comma 4, sembrerebbe che la disposizione a cui si intende far riferimento non è l’articolo 1 (indicato erroneamente nel testo) bensì l’articolo 01 del decreto legge n. 2/2006, introdotto dalla relativa legge di conversione.

 

All’articolo 177, comma 4, si osserva che la parola “non” andrebbe riferita nel testo alla definitività dei provvedimenti amministrativi e giurisdizionali e non alla eventuale ricezione di tali provvedimenti.

Al comma 6, si osserva che la disposizione, almeno sul piano letterale, sembrerebbe prevedere l’estinzione dei reati e delle sanzioni amministrative relative esclusivamente al mancato versamento o alla mancata denuncia contributiva mensile all’INPS, mentre nulla viene disposto per le omissioni o irregolarità relative alle registrazioni sui libri di cui è obbligatoria la tenuta (che integrano ipotesi di evasione e non di semplice omissione). Andrebbe valutata l’opportunità di estendere anche a tali fattispecie di violazioni gli effettivi estintivi connessi alla regolarizzazione.

Al comma 7, andrebbe chiarito, al primo periodo del comma in esame, se la sospensione temporanea delle ispezioni riguardi esclusivamente le ispezioni relative alla sicurezza e alla salute sui luoghi di lavoro, o al contrario tutte le ispezioni volte a verificare il rispetto degli obblighi in materia di condizioni di lavoro e di previdenza sociale.

 

All’articolo 178, comma 6, si osserva che la disposizione, almeno sul piano letterale, sembrerebbe prevedere l’estinzione dei reati e delle sanzioni amministrative relative esclusivamente al mancato versamento o alla mancata denuncia contributiva mensile all’INPS, mentre nulla viene disposto per le omissioni o irregolarità relative alle registrazioni sui libri di cui è obbligatoria la tenuta (che integrano ipotesi di evasione e non di semplice omissione). Andrebbe valutata l’opportunità di estendere anche a tali fattispecie di violazioni gli effettivi estintivi connessi alla regolarizzazione.

 

Riguardo all’articolo 181 andrebbe valutata l’effettiva portata normativa dei commi 1 e 2, dal momento che l’obbligo per le regioni (e per gli ulteriori enti indicati al comma 1) di rispettare i vincoli comunitari ed internazionali discende direttamente da quanto previsto dall’articolo 117, primo comma, Cost. Inoltre, l’esercizio dei poteri statali sostitutivi in caso di inerzia regionale deriva già – per i casi disciplinati dall’articolo in esame – dall’art. 8 della legge n. 131 del 2003 e dai citati articoli 11, comma 8, 13, comma 2, e 16, comma 3, della legge n. 11 del 2005.

Andrebbe anche valutata l’effettiva omogeneità del comma 12 rispetto al complessivo contenuto del medesimo articolo, che introduce una procedura di carattere generale attivabile dallo Stato in caso di inadempimento di obblighi comunitari ed internazionali.

 

In riferimento all’articolo 183, relativo al rifinanziamento del trasporto pubblico locale, si fa presente che non appare chiaro il senso del riferimento al comma 2 dell’articolo 20 del D.Lgs. 422/1997 in relazione all’obbligo di garantire il livello dei servizi stabilito dagli accordi di programma. Tale garanzia risulta infatti prevista al secondo periodo del comma 2 dell’articolo 20, soppresso dallo stesso articolo 183

 

Con riferimento all’articolo 186, volto al ripristino delle risorse dell’otto per mille dell’IRPEF destinato allo Stato, decurtate dalla legge finanziaria 2004, si osserva che la disposizione da esso novellata dovrebbe continuare a specificare che la riduzione di 80 milioni di euro riguarda gli anni 2004, 2005 e 2006. Potrebbe altrimenti insorgere un’incertezza interpretativa circa l’applicabilità della decurtazione a questi anni.

 

Con riferimento all’articolo 216, comma 7, che dispone l’approvazione dell’allegato relativo alle cc.dd. eccedenze di spesa, si osserva quanto segue:

§      in taluni casi, il finanziamento delle cc.dd. eccedenze di spesa riguarda autorizzazioni di spesa espressamente qualificate dalla legge come limiti di spesa (come nel caso delle agevolazioni postali all’editoria – legge n. 67/1998 e decreto-legge n. 353/2003: art. 3) o in relazione alle quali è già stato emanato il dirigenziale della Ragioneria dello Stato di avvenuto raggiungimento dei limiti di spesa (come nel caso del fondo per l’equa riparazione dei danni subiti per violazione del termine di ragionevole durata del processo – legge n. 89/2001). In questi casi, più che di una applicazione della disciplina sulle cc.dd. eccedenze di spesa (legge n. 468/1978, art. 11, comma 3, lettera i-quater), introdotta dal decreto-legge “tagliaspese”), sembrerebbe trattarsi di un vero e proprio rifinanziamento delle relative leggi. Si valuti l’opportunità di una riflessione sul punto, anche perché l’inserimento di un finanziamento tra le eccedenze di spesa ha riflessi sull’esame parlamentare: le eccedenze di spesa sono infatti considerate non emendabili;

§      sotto il profilo degli effetti finanziari, non sono stati stimati effetti in termini di indebitamento netto dalla disposizione in esame.

 

Con riferimento all’articolo 217, comma 1,che dispone l’approvazione del prospetto di copertura degli oneri di natura corrente, si rileva che il medesimo prevede tra i mezzi di copertura 1.000 milioni di euro per il 2007 e 2.000 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, derivanti da un disegno di legge delega, il cui testo e la relativa relazione tecnica non risultano ancora disponibili. Si osserva che l'utilizzo di risorse provenienti da un disegno di legge di delega pone un problema di coerenza temporale tra oneri e mezzi di copertura, in quanto tali mezzi devono sussistere a decorrere dal primo anno del triennio considerato dal prospetto. Ne deriva che le risorse derivanti dalla delega - che si realizzano subordinatamente all'emanazione della disciplina attuativa - devono necessariamente prodursi già nel 2007, al fine di evitare che la normativa delegata entri in vigore successivamente alla data del 1o gennaio 2007 e, pertanto, una parte delle risorse poste a copertura della legge finanziaria risulti affidata ad una disciplina non ancora vigente alla predetta data.

 

Per ulteriori osservazioni si rinvia alle schede di lettura.


Schede di lettura
(articoli 1-86)

 


TITOLO I - DISPOSIZIONI DI CARATTERE FINANZIARIO

CAPO I - RISULTATI DIFFERENZIALI

Articolo 1
(Risultati differenziali del bilancio dello Stato)

 


1. Per l'anno 2007, il livello massimo del saldo netto da finanziare è determinato in termini di competenza in 29.000 milioni di euro, al netto di 3.820 milioni di euro per regolazioni debitorie. Tenuto conto delle operazioni di rimborso di prestiti, il livello massimo del ricorso al mercato finanziario di cui all'articolo 11 della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, ivi compreso l'indebitamento all'estero per un importo complessivo non superiore a 4.000 milioni di euro relativo ad interventi non considerati nel bilancio di previsione per il 2007, è fissato, in termini di competenza, in 240.500 milioni di euro per l'anno finanziario 2007.

2. Per gli anni 2008 e 2009 il livello massimo del saldo netto da finanziare del bilancio pluriennale a legislazione vigente, tenuto conto degli effetti della presente legge, è determinato, rispettivamente, in 26.000 milioni di euro ed in 18.000 milioni di euro, al netto di 3.150 milioni di euro per gli anni 2008 e 2009, per le regolazioni debitorie; il livello massimo del ricorso al mercato è determinato, rispettivamente, in 214.000 milioni di euro ed in 208.000 milioni di euro. Per il bilancio programmatico degli anni 2008 e 2009, il livello massimo del saldo netto da finanziare è determinato, rispettivamente, in 19.500 milioni di euro ed in 10.500 milioni di euro ed il livello massimo del ricorso al mercato è determinato, rispettivamente, in 208.000 milioni di euro ed in 200.000 milioni di euro.

3. I livelli del ricorso al mercato di cui ai commi 1 e 2 si intendono al netto delle operazioni effettuate al fine di rimborsare prima della scadenza o ristrutturare passività preesistenti con ammortamento a carico dello Stato.

4. Per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, le maggiori entrate rispetto alle previsioni derivanti dalla normativa vigente sono interamente utilizzate per la riduzione del saldo netto da finanziare, salvo che si tratti di assicurare la copertura finanziaria di interventi urgenti ed imprevisti necessari per fronteggiare calamità naturali, impro­rogabili esigenze connesse con la tutela della sicurezza del Paese, situazioni di emergenza economico-finanziaria ovvero riduzioni della pressione fiscale finalizzate al conseguimento degli obiettivi di sviluppo ed equità sociale indicati nel Documento di programmazione economico-finanziaria.


 

 

L’articolo 1 fissa il livello massimo del saldo netto da finanziare e il livello massimo del ricorso al mercato per l’anno 2007 (comma 1) e per i due anni successivi, 2008 e 2009 (comma 2), compresi nel bilancio pluriennale.

 

Tali disposizioni costituiscono parte del contenuto necessario della legge finanziaria.

In base alla disciplina vigente, la legge finanziaria deve infatti indicare il livello massimo del ricorso al mercato finanziario e del saldo netto da finanziare in termini di competenza, per ciascuno degli anni considerati dal bilancio pluriennale, comprese le eventuali regolazioni pregresse specificamente indicate (art. 11, comma 3, lettera a), della legge 5 agosto 1978, n. 468).

 

Il saldo netto da finanziare rappresenta, nel bilancio dello Stato, la differenza tra le entrate finali e le spese finali, cioè, rispettivamente, il totale delle entrate, escluse quelle derivanti da accensione di prestiti, e il totale delle spese, escluse quelle relative al rimborso dei prestiti in scadenza[1].

Il ricorso al mercato rappresenta la differenza tra le entrate finali e il totale delle spese. Esso indica la misura in cui è necessario fare ricorso al debito per fare fronte alle spese che si prevedono nel corso dell’anno e che non sono coperte dalle entrate finali. L’entità del ricorso al mercato coincide pertanto, in sede di bilancio di previsione, con quella dell’accensione di prestiti[2].

 

Sono altresì individuate le finalità cui destinare le maggiori entrate che eventualmente dovessero determinarsi rispetto alle previsioni a legislazione vigente (comma 4).

Il limite massimo del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato per il 2007

Il comma 1 fissa, per l’esercizio 2007, il livello massimo del saldo netto da finanziare, in termini di competenza, in 29.000 milioni di euro.

 

Il DPEF 2007-2011 presentato nel luglio scorso e le risoluzioni parlamentari con cui è stato approvato, avevano fissato, a livello programmatico, un limite massimo del saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato per il 2007 pari a 29.500 milioni di euro, in termini di competenza e al netto delle regolazioni contabili e debitorie.

 

Tale importo è determinato al netto di 3.820 milioni di euro per regolazioni debitorie.

 

Si osserva peraltro che tale importo non sembra coincidere con i dati riportati nel prospetto allegato sulle regolazioni contabili e debitorie, da cui si desume un importo di regolazioni contabili e debitorie pari a 6.820 milioni di euro.

 

Il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente (A.C. 1747) espone, per il 2007, un saldo netto da finanziare, in termini di competenza, pari a 7.035 milioni di euro al lordo delle regolazioni debitorie. Al netto delle regolazioni debitorie (pari a 3.150 milioni di euro), il saldo risulta pari a 3.885 milioni di euro.

 

Riguardo alle regolazioni contabili e debitorie, la legge finanziaria reca un apposito prospetto (collocato dopo il prospetto di copertura e prima delle tabelle) nel quale sono distintamente indicate, per gli anni 2007, 2008 e 2009 le regolazioni contabili e debitorie risultanti dalla legge di bilancio e dalle disposizioni contenute nella legge finanziaria. Le regolazioni così evidenziate sono poste a confronto con quelle presenti nel disegno di legge di assestamento del bilancio dello Stato per il 2006 (come emendato nel corso dell’esame parlamentare).

Dai dati del prospetto risulta che le regolazioni contabili e debitorie iscritte nel disegno di legge di bilancio a legislazione vigente per il 2007 ammontano a 3.150 milioni di euro, risultanti da 26.931 milioni di euro di entrate e 30.081 milioni di eurodi spese correnti.

Ad esse si aggiungono, in quanto previste dalla legge finanziaria, le seguenti regolazioni debitorie:

-        670 milioni di euro di spese correnti relativi alla voce di Tabella C “Decreto legislativo n. 446 del 1997, articolo 39, comma 3: integrazione del Fondo sanitario nazionale in relazione alle minori entrate IRAP”;

-        3.000 milioni di euro di spese correnti per rimborsi IVA previsti in Tabella A alla voce relativa al Ministero dell’economia e delle finanze.

 

Le regolazione debitorie sembrerebbero ammontare dunque complessivamente a 6.820 milioni di euro.

 

Per quanto riguarda il ricorso al mercato, il comma 1 stabilisce, per l’anno finanziario 2007, un livello massimo, in termini di competenza, di 240.500 milioni di euro.

Nel suddetto limite è compreso anche l’indebitamento all’estero, per un importo complessivo non superiore a 4.000 milioni di euro, relativo ad interventi non considerati nel bilancio di previsione per il 2007.

 

E’ opportuno, infine, ricordare che il livello massimo di saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato non corrisponde all’obiettivo della manovra annuale di finanza pubblica concordato con l'Unione europea.

Quest’ultimo, infatti, in conformità ai parametri comunitari, è rappresentato dall’indebitamento netto del conto delle amministrazioni pubbliche, di cui l’amministrazione statale è una parte. I saldi del bilancio dello Stato, dunque, per quanto diversi dal saldo del conto delle pubbliche amministrazioni (anche perché elaborati secondo criteri contabili differenti), devono risultare coerenti con quest’ultimo.

Il DPEF per il 2007-2011 stabilisce, per il 2007, un obiettivo di indebitamento netto del conto economico delle amministrazioni pubbliche pari a 2,8% del PIL, obiettivo confermato dalla nota di aggiornamento presentata contestualmente al disegno di legge finanziaria.

Il limite massimo del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato per gli anni 2007 e 2008

Il comma 2 determina il livello massimo del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato finanziario, in termini di competenza,per gli anni 2008 e 2009, con riferimento sia al bilancio pluriennale a legislazione vigente sia al bilancio pluriennale programmatico.

 

Il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente per il 2007 (A.C. 1747) dispone, all’articolo 23, l’approvazione del bilancio pluriennale dello Stato e delle aziende autonome per il triennio 2007-2009.

Il bilancio pluriennale viene approvato nella duplice versione “a legislazione vigente” e “programmatica”.

A seguito dell’approvazione del disegno di legge finanziaria, gli effetti delle disposizioni in esso contenute vengono integrati, mediante le Note di variazioni, oltre che nel bilancio annuale per il 2007, anche nel bilancio pluriennale a legislazione vigente. Pertanto la versione del bilancio pluriennale a legislazione vigente, risultante nella legge di bilancio come approvata dal Parlamento, espone le previsioni di bilancio, per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, determinate in modo da scontare gli effetti delle misure recate dalla legge finanziaria.

Per gli anni successivi al 2007, il bilancio pluriennale programmatico tiene conto non solo delle misure contenute nella manovra per il 2007, ma anche degli obiettivi che si intendono conseguire attraverso ulteriori manovre da sottoporre al Parlamento nel biennio successivo (saldi del bilancio programmatico).

 

Per quanto riguarda gli anni successivi al 2007, il comma 2 in esame fissa i saldi del bilancio pluriennale a legislazione vigente nei seguenti valori:

§      per il 2008:

-       il livello massimo del saldo netto da finanziare è determinato, in termini di competenza, in 26.000 milioni di euro, al netto di 3.150 milioni di euro di regolazioni contabili e debitorie;

-       il livello massimo del ricorso al mercato è determinato, in termini di competenza, in 214.000 milioni di euro;

 

§      per il 2009:

-       il livello massimo del saldo netto da finanziare è determinato, in termini di competenza, in 18.000 milioni di euro, al netto di 3.150 milioni di euro di regolazioni contabili e debitorie;

-       il livello massimo del ricorso al mercato è determinato, in termini di competenza, in 208.000 milioni di euro.

 

Si osserva anche in tal caso che l’importo delle regolazioni contabili e debitorie indicato non sembra coincidere con i dati riportati nel prospetto allegato, da cui si desume un importo pari a 6.150 milioni di euro.

 

Il disegno di legge di bilancio dello Stato per l’anno 2007 e per il triennio 2007-2009 (A.C. 1747) reca un bilancio pluriennale dello Stato a legislazione vigente che espone per gli anni 2008 e 2009 un saldo netto da finanziare di valore positivo (saldo netto da impiegare), pari, al lordo delle regolazioni debitorie, rispettivamente, a 4.386 milioni di euroe a 5.611 milioni di euro e, al netto delle regolazioni debitorie, pari a 7.536 milioni di euro per il 2008 e a 8.761 milioni di euro per il 2009.

 

Per quanto riguarda il bilancio pluriennale programmatico:

§      per il 2008:

-       il livello massimo del saldo netto da finanziare è determinato, in termini di competenza, in 19.500 milioni di euro, da intendersi al netto delle regolazioni contabili e debitorie;

-       il livello massimo del ricorso al mercato è determinato, in termini di competenza, in 208.000 milioni di euro;

§      per il 2009:

§         il livello massimo del saldo netto da finanziare è determinato, in termini di competenza, in 10.500 milioni di euro, da intendersi al netto delle regolazioni contabili e debitorie;

-       il livello massimo del ricorso al mercato viene determinato, in termini di competenza, in 200.000 milioni di euro.

 

Si ricorda che il DPEF 2007-2011 non reca il quadro del bilancio programmatico. Per quanto concerne il conto delle amministrazioni pubbliche, il DPEF 2007-2011 ha fissato, per il 2008 un obiettivo di indebitamento netto pari al 2,2% del PIL, confermato dalla nota di aggiornamento. Per gli anni successivi la nota di aggiornamento ha rivisto in senso positivo le previsioni di indebitamento netto del DPEF (pari a 1,6% nel 2009, 0,8% nel 2010 e 0,1% nel 2011), portandole all’1,5% nel 2009, allo 0,7% nel 2010 e fissando per il 2011 un obiettivo di accreditamento netto dello 0,1%.

 

Il comma 3 specifica che i livelli massimi di ricorso al mercato finanziario di cui ai precedenti commi 1 e 2 si intendono al netto delle operazioni effettuate al fine di rimborsare in via anticipata o di ristrutturare passività preesistenti con ammortamento a carico dello Stato.

La disposizione, che viene ordinariamente inserita nella legge finanziaria, è diretta a consentire margini di flessibilità nella gestione del debito pubblico.

Destinazione di eventuali maggiori entrate

Il comma 4 individua le finalità cui destinare le maggiori entrate che eventualmente dovessero determinarsi, per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, rispetto alle previsioni a legislazione vigente.

 

In generale, le disposizioni di cui al comma in esame possono ricondursi alla previsione dell’articolo 11, comma 4, della legge n. 468/78 ai sensi del quale “la legge finanziaria indica quale quota delle nuove o maggiori entrate per ciascun anno compreso nel bilancio pluriennale non può essere utilizzata per la copertura di nuove o maggiori spese”.

 

Il comma in esame prevede, in particolare, che le eventuali maggiori entrate che si registrassero, in ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, rispetto alle previsioni a legislazione vigente, siano destinate interamente alla riduzione del saldo netto da finanziare, salvo che siano utilizzate per la copertura finanziaria di:

§      interventi urgenti ed imprevisti rivolti a fronteggiare calamità naturali;

§      improrogabili esigenze connesse con la tutela della sicurezza del Paese;

§      situazioni di emergenza economico-finanziaria;

§      riduzioni della pressione fiscale finalizzate al conseguimento degli obiettivi di sviluppo ed equità sociale indicati nel Documento di programmazione economico-finanziaria.

 

Il comma 4 riproduce un’analoga disposizione contenuta nelle leggi finanziarie per il 2003, 2004, 2005 e 2006 (legge n. 289/2002, legge n. 350/2003, legge n. 311/2004, legge n. 266/2005).

L’unica differenza consiste infatti nella specificazione che le riduzioni della pressione fiscale finalizzate al conseguimento degli obiettivi del DPEF devono riferirsi ad obiettivi di sviluppo ed equità sociale.

 

Si valuti l’opportunità di precisare che la destinazione delle eventuali maggiori entrate rispetto alle previsioni è subordinata al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica.

 


TITOLO II - DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ENTRATE

CAPO I - EFFETTI FINANZIARI

Articoli 2, 31, 72, 81, 87 e 103
(Effetti sui saldi di finanza pubblica)

 


Titolo II
Disposizioni in materia di entrate

Articolo 2

1. Dall'attuazione delle disposizioni contenute nel presente titolo derivano i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica, rispettivamente in termini di:

       a) saldo netto da finanziare: 2.283 milioni di euro per l'anno 2007; 3.356 milioni di euro per l'anno 2008; 4.983 milioni di euro per l'anno 2009;

       b) fabbisogno del settore pubblico: 268 milioni di euro per l'anno 2007; -849 milioni di euro per l'anno 2008; 249 milioni di euro per l'anno 2009;

       c) indebitamento netto della pubblica amministrazione: 268 milioni di euro per l'anno 2007, -849 milioni di euro per l'anno 2008 e 249 milioni di euro per l'anno 2009.

 

Titolo III
Disposizioni in materia di spese

Capo I
Razionalizzazione e riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni

 

Articolo 31

1. Dall'attuazione delle disposizioni contenute nel presente capo derivano i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica, rispettivamente in termini di:

       a) saldo netto da finanziare: 176 milioni di euro per l'anno 2007; -4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009;

       b) fabbisogno del settore pubblico: 2.908 milioni di euro per l'anno 2007; 4.495 milioni di euro per l'anno 2008; 5.266 milioni di euro per l'anno 2009;

       c) indebitamento netto della pubblica amministrazione: 3.408 milioni di euro per l'anno 2007; 5.065 milioni di euro per l'anno 2008; 5.366 milioni di euro per l'anno 2009.

 

Capo IV
Enti territoriali

 

Articolo 72

1. Dall'attuazione delle disposizioni contenute nel presente capo derivano i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica, rispettivamente in termini di:

       a) saldo netto da finanziare: 1.622 milioni di euro per l'anno 2007; 28 milioni di euro per l'anno 2008; 16 milioni di euro per l'anno 2009;

       b) fabbisogno del settore pubblico: 4.409 milioni di euro per l'anno 2007; 4.948 milioni di euro per l'anno 2008; 5.436 milioni di euro per l'anno 2009;

       c) indebitamento netto della pubblica amministrazione: 4.409 milioni di euro per l'anno 2007; 4.948 milioni di euro per l'anno 2008; 5.436 milioni di euro per l'anno 2009.

 

Capo V
Interventi in materia previdenziale e sociale

 

Articolo 81

1. Dall'attuazione delle disposizioni contenute nel presente capo derivano i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica, rispettivamente in termini di:

       a) saldo netto da finanziare 1.622 milioni di euro per l'anno 2007, 2.076 milioni di euro per l'anno 2008 e 3.078 milioni di euro per l'anno 2009;

       b) fabbisogno del settore pubblico -526 milioni di euro per l'anno 2007, -1.355 milioni di euro per l'anno 2008 e -2.098 milioni di euro per l'anno 2009;

       c) indebitamento netto della pubblica amministrazione -526 milioni di euro per l'anno 2007, -1.355 milioni di euro per l'anno 2008 e -2.098 milioni di euro per l'anno 2009.

 

Capo VI
Interventi in materia sanitaria

 

Articolo 87

1. Dall'attuazione delle disposizioni contenute nel presente capo derivano i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica, rispettivamente in termini di:

a) saldo netto da finanziare -6.553 milioni di euro per l'anno 2007, -4.617 milioni di euro per l'anno 2008 e -5.997 milioni di euro per l'anno 2009;

       b) fabbisogno del settore pubblico 2.970 milioni di euro per l'anno 2007, 3.218 milioni di euro per l'anno 2008 e 4.127 milioni di euro per l'anno 2009;

       c) indebitamento netto della pubblica amministrazione 2.970 milioni di euro per l'anno 2007, 3.218 milioni di euro per l'anno 2008 e 4.127 milioni di euro per l'anno 2009.

 

Titolo IV
Interventi per lo sviluppo e la ricerca

Capo I
Effetti finanziari

 

Articolo 103

1. Dall'attuazione delle disposizioni contenute nel presente titolo derivano i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica, rispettivamente in termini di:

       d) saldo netto da finanziare: -7.859 milioni di euro per l'anno 2007, -7.595 milioni di euro per l'anno 2008 e -10.711 milioni di euro per l'anno 2009;

       e) fabbisogno del settore pubblico: -5.351 milioni di euro per l'anno 2007, -5.309 milioni di euro per l'anno 2008 e -5.241 milioni di euro per l'anno 2009;

       f) indebitamento netto della P.A.: -5.236 milioni di euro per l'anno 2007, -5.134 milioni di euro per l'anno 2008 e -4.981 di euro per l'anno 2009.


 

 

Per la prima volta la legge finanziaria indica, all’inizio dei singoli titoli o capi, gli effetti sui tre saldi di finanza pubblica delle disposizioni contenute nei titoli o capi medesimi.

Sono stati così individuati 6 settori:

§      entrate (titolo II);

§      razionalizzazione e riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni (titolo III, capo I);

§      enti territoriali (titolo III, capo IV);

§      previdenza (titolo III, capo V);

§      sanità (titolo III, capo VI);

§      sviluppo e ricerca (titolo IV).

 

Si segnala che non sono indicati gli effetti sui saldi di finanza pubblica con riferimento delle disposizioni in materia di pubblico impiego (titolo III, capo II) e di scuola, università e ricerca (titolo III, capo III).

Non sono altresì indicati gli effetti sui saldi delle misure delle tabelle e degli allegati.

Si osserva altresì che in taluni casi i settori sono composti da disposizioni di carattere non omogeneo. Ad esempio, nell’ambito del settore della sanità è compresa una disposizione che modifica il regime delle entrate della regione Sardegna (art. 102), i cui effetti sono riferibili solo parzialmente alla spesa sanitaria. Il settore della ricerca e sviluppo (titolo IV) comprende disposizioni che riguardano ambiti molto differenziati: sostegno all’apparato produttivo (capo II); infrastrutture e trasporti (capo III); agricoltura (capo IV); ambiente e beni culturali (capo V); occupazione (capo VI); settori diversi (capo VI). L’ultimo capo contiene disposizioni varie, alcune delle quali avrebbero potuto trovare più opportuna collocazione in altri settori.

Si tratta in particolare di disposizioni in materia di: obblighi comunitari e internazionali; turismo; trasporto pubblico locale; agenzie fiscali; debiti pregressi dello Stato; ripristino dell’otto per mille IRPEF di pertinenza statale; difesa e missioni internazionali di pace; emittenza locale; famiglia; pari opportunità; assistenza sociale; montagna; politiche giovanili e sport; spese di giustizia; cooperazione allo sviluppo; patrimonio immobiliare estero.

 


Gli effetti sui saldi di finanza pubblica sono i seguenti:

 

(dati in milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno settore pubblico

Indebitamento netto P.A.

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

Entrate
(art. 2)

2.283

3.356

4.983

268

-849

249

268

-849

249

Razionalizzazione e riorganizzazione P.A.
(art. 31)

176

-4

-4

2.908

4.495

5.266

3.408

5.065

5.366

Enti territoriali
(art. 72)

1.622

28

16

4.409

4.948

5.436

4.409

4.948

5.436

Previdenza
(art. 81)

1.622

2.076

3.078

-526

-1.355

-2.098

-526

-1.355

-2.098

Sanità
(art. 87)

-6.553

-4.617

-5.997

2.970

3.218

4.127

2.970

3.218

4.127

Sviluppo e ricerca
(art. 103)

-7.859

-7.595

-10.711

-5.351

-5.309

-5.241

-5.236

-5.134

-4.981

TOTALE

-8.709

-6.756

-8.635

4.678

5.148

7.739

5.293

5.893

8.099

 

Il saldo netto da finanziare è il saldo del bilancio dello Stato, risultante dalla differenza tra le entrate finali e le spese finali (con esclusione dunque delle operazioni di accensione e rimborso prestiti), in termini di competenza.

Il fabbisogno è il risultato differenziale relativo ai conti di cassa, che evidenzia l’eccedenza dei pagamenti rispetto agli incassi con riferimento al complesso delle operazioni di parte corrente, in conto capitale e finanziarie. Si tratta di un dato monetario, in quanto costituisce il quantitativo di risorse monetarie e finanziarie necessarie a colmare lo squilibrio tra i flussi di entrate e di spese. Esso è riferito al settore pubblico, costituito dal settore statale, dagli altri enti delle amministrazioni centrali, dalle amministrazioni locali e dagli enti di previdenza[3]. L’andamento di questo saldo ha importanti ripercussioni in termini di debito pubblico, poiché esso è finanziato con nuove emissioni di titoli del debito e rappresenta in larga misura l’incremento annuo dello stock.

L’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni è il saldo conclusivo del conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni, risultante dalla differenza tra le spese complessive e le entrate complessive; è espresso in termini di competenza economica[4], secondo le convezioni adottate in sede Eurostat, sulla base del SEC95[5]. Esso costituisce il parametro di riferimento per il rispetto dei vincoli sul disavanzo previsti a livello europeo.

 

Il Governo ha dunque deciso, con un’innovazione di un certo rilievo, di dare evidenza nel testo normativo a saldi parziali, in precedenza desumibili solo dalla relazione tecnica e dai relativi allegati (in particolare dall’allegato n. 7).

Secondo la relazione illustrativa, l’indicazione in articolato degli effetti sui saldi di finanza pubblica costituisce una «innovazione, di natura essenzialmente conoscitiva, che intende offrire elementi per innestare con più precisione la valutazione degli effetti di correzione delle singole misure sugli andamenti tendenziali.»

 

Si osserva che i dati indicati dagli articoli in esame non sembrano coincidere con quelli riportati nella relazione tecnica e nei relativi allegati. Appare pertanto necessario un chiarimento da parte del Governo.

Occorre altresì che il Governo fornisca elementi puntuali circa i criteri di ricostruzione degli andamenti tendenziali dei singoli settori, al fine di consentire una verifica sulla congruità degli effetti stimati sui saldi di finanza pubblica. Apparirebbe altresì opportuno distinguere all’interno dei singoli settori tra gli effetti positivi e gli effetti negativi in termini di saldi, ai fini di una migliore comprensione dell’effetto complessivo.

 

Si ricorda al riguardo che la risoluzione al DPEF 2007-2011 (Ventura ed altri n. 6-00004), approvata dall’Assemblea della Camera nella seduta del 26 luglio 2006, ha impegnato il Governo a fornire, in occasione della sessione di bilancio, quadri informativi relativi ai conti della pubblica amministrazione che consentano di individuare gli andamenti per sottosettori (amministrazioni centrali, enti territoriali ed enti di previdenza), anche con riferimento all'andamento del debito; analogamente, mettere a disposizione un quadro aggiornato degli andamenti tendenziali, sempre con riferimento al conto consolidato delle pubbliche amministrazioni, anche per aggregati riconducibili ai sottosettori nonché alle politiche di settore, tanto di spesa che di entrata.

 

Si osserva inoltre che occorre chiarire i motivi che hanno indotto ad ascrivere alle disposizioni sugli enti territoriali effetti positivi in termini di saldo netto da finanziare, rilevanti soprattutto per il 2007 (1.622 milioni di euro). Quest’ultimo saldo si riferisce infatti al bilancio dello Stato, che, come è noto, con comprende gli enti territoriali.

 

Non sembra che dall’introduzione in articolato degli effetti sui saldi di finanza pubblica possa discendere una cogenza normativa dei medesimi, dal momento che gli effetti sui saldi delle disposizioni della legge finanziaria non appaiono determinabili con esattezza a priori.

Non è del resto prevista una clausola di salvaguardia nel caso in cui dall’attuazione delle disposizioni non derivino gli effetti indicati.

 

Si ricorda infine che la citata risoluzione al DPEF 2007-2011 ha impegnato il Governo a fornire informazioni dettagliate sugli effetti prodotti, sia sul versante della spesa che sul versante dell'entrata, dai provvedimenti legislativi in vigore, in raffronto con le relative previsioni.

Si valuti pertanto l’opportunità di verificare la disponibilità del Governo a fornire, in corso d’anno, informazioni sul conseguimento degli effetti sui saldi di finanza pubblica ascritti alla manovra.

 


CAPO II - DISPOSIZIONI IN MATERIA DI IRPEF E DI ASSEGNI
PER IL NUCLEO FAMILIARE

Articolo 3
(Imposta sui redditi delle persone fisiche)

 


1. Al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

       a) all'articolo 3, relativo alla base imponibile, al comma 1, le parole: «nonché delle deduzioni effettivamente spettanti ai sensi degli articoli 11 e 12» sono soppresse;

       b) l'articolo 11 è sostituito dal seguente:

«Art. 11. - (Determinazione dell'imposta). - 1. L'imposta lorda è determinata applicando al reddito complessivo, al netto degli oneri deducibili indicati nell'articolo 10, le seguenti aliquote per scaglioni di reddito:

       a) fino a 15.000 euro, 23 per cento;

       b) oltre 15.000 euro e fino a 28.000 euro, 27 per cento;

       c) oltre 28.000 euro e fino a 55.000 euro, 38 per cento;

       d) oltre 55.000 euro e fino a 75.000 euro, 41 per cento;

       e) oltre 75.000 euro, 43 per cento.

2. L'imposta netta è determinata operando sull'imposta lorda, fino alla concorrenza del suo ammontare, le detrazioni previste negli articoli 12, 13, 15 e 16 nonché in altre disposizioni di legge.

3. Dall'imposta netta si detrae l'ammontare dei crediti d'imposta spettanti al contribuente a norma dell'articolo 165. Se l'ammontare dei crediti d'imposta è superiore a quello dell'imposta netta il contribuente ha diritto, a sua scelta, di computare l'eccedenza in diminuzione dell'imposta relativa al periodo d'imposta successivo o di chiederne il rimborso in sede di dichiarazione dei redditi»;

       c) l'articolo 12 è sostituito dal seguente:

«Art. 12. - (Detrazioni per carichi di famiglia). - 1. Dall'imposta lorda si detraggono per carichi di famiglia i seguenti importi:

       a) 800 euro per il coniuge non legalmente ed effettivamente separato. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 80.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 80.000 euro;

       b) 800 euro per ciascun figlio, compresi i figli naturali riconosciuti, i figli adottivi e gli affidati o affiliati. La detrazione è aumentata a 900 euro per ciascun figlio di età inferiore a tre anni. Le predette detrazioni sono aumentate di un importo pari a 70 euro per ogni figlio portatore di handicap ai sensi dell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Per i contribuenti con più di tre figli a carico la detrazione è aumentata di 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 95.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 95.000 euro; per ogni figlio successivo al primo l'importo di 95.000 euro è aumentato di 15.000 euro. La detrazione è ripartita nella misura del 50 per cento tra i genitori. In caso di coniuge fiscalmente a carico dell'altro, la detrazione compete a quest'ultimo per l'intero importo;

       c) 750 euro, da ripartire pro quota tra coloro che hanno diritto alla detrazione, per ogni altra persona indicata nell'articolo 433 del codice civile che conviva con il contribuente o percepisca assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell'autorità giudiziaria. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 80.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 80.000 euro.

2. La detrazione di cui al comma 1 spetta a condizione che le persone alle quali si riferisce possiedano un reddito complessivo, computando anche le retribuzioni corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze diploma­tiche e consolari e missioni, nonché quelle corrisposte dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e dagli enti centrali della Chiesa cattolica, non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili.

3. Le detrazioni per carichi di famiglia sono rapportate a mese e competono dal mese in cui si sono verificate a quello in cui sono cessate le condizioni richieste.

4. Se i rapporti di cui al comma 1 sono pari a zero, minori di zero o uguali a 1, le detrazioni non competono; negli altri casi, il risultato dei predetti rapporti si assume nelle prime quattro cifre decimali»;

       d) l'articolo 13 è sostituito dal seguente:

«Art. 13. - (Altre detrazioni).- 1. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o più redditi di cui agli articoli 49, con esclusione di quelli indicati nel comma 2, lettera a), e 50, comma 1, lettere a), b), c), c-bis), d), h-bis) e l), spetta una detrazione dall'imposta lorda, rapportata al periodo di lavoro nell'anno, pari a:

       a) 1.840 euro se il reddito complessivo non supera 8.000 euro. L'ammontare della detrazione effetti­vamente spettante non può essere inferiore a 690 euro;

       b) 1.338 euro, aumentata del prodotto tra 502 euro e l'importo corrispondente al rapporto tra 15.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.000 euro, se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 8.000 euro ma non a 15.000 euro;

       c) 1.338 euro se il reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 40.000 euro.

2. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o più redditi di pensione di cui all'articolo 49, comma 2, lettera a), spetta una detrazione dall'imposta lorda, non cumulabile con quella di cui al comma 1, rapportata al periodo di pensione nell'anno, pari a:

       a) 1.725 euro se il reddito complessivo non supera 7.500 euro. L'ammontare della detrazione effettiva­mente spettante non può essere inferiore a 690 euro;

       b) 1.255 euro, aumentata del prodotto tra 470 euro e l'importo corrispondente al rapporto tra 15.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.500 euro, se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 7.500 euro ma non a 15.000 euro;

       c) 1.255 euro se il reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 40.000 euro.

3. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o più redditi di cui agli articoli 50, comma 1, lettere e), f), g), h) e i), 53, 55, 66 e 67, comma 1, lettere i) e l), spetta una detrazione dall'imposta lorda, non cumulabile con quelle previste nei commi 1 e 2, pari a:

       a) 1.104 euro se il reddito complessivo non supera 4.800 euro;

       b) 1.104 euro se il reddito complessivo è superiore a 4.800 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 50.200 euro.

4. Se il risultato dei rapporti indicati nei commi 1, 2 e 3 è maggiore di zero, lo stesso si assume nelle prime quattro cifre decimali»;

       e) all'articolo 24 il comma 3 è sostituito dal seguente:

«3. Dall'imposta lorda si scomputano le detrazioni di cui all'articolo 13 nonché quelle di cui all'articolo 15, comma 1, lettere a), b), g), h), h-bis) e i). Le detrazioni per carichi di famiglia non competono».

2. All'articolo 23 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

       a) al comma 2, lettera a), primo periodo, le parole da: «al netto delle deduzioni di cui agli articoli 11 e 12, commi 1 e 2, del medesimo testo unico, rapportate al periodo stesso» sono sostituite dalle seguenti: «ed effettuando le detrazioni previste negli articoli 12 e 13 del citato testo unico, rapportate al periodo stesso» e, al secondo periodo, le parole: «Le deduzioni di cui all'articolo 12, commi 1 e 2» sono sostituite dalle seguenti: «Le detrazioni di cui agli articoli 12 e 13»;

       b) al comma 3, primo periodo, le parole: «delle deduzioni di cui agli articoli 11 e 12, commi 1 e 2» sono sostituite dalle seguenti: «delle detrazioni eventualmente spettanti a norma degli articoli 12 e 13».

3. All'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, il comma 350 è abrogato.

4. I trasferimenti erariali in favore delle regioni e degli enti locali sono ridotti in misura pari al maggior gettito loro derivante dalle disposizioni del presente articolo, secondo le modalità indicate nell'articolo 20, comma 23, da definire con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, di seguito denominata «Conferenza unificata».


 

 

L’articolo 3 riforma la disciplina dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) a decorrere dal 1° gennaio 2007.

Gli interventi contenuti nel presente articolo riguardano la rideterminazione degli scaglioni di reddito e delle relative aliquote di imposta (comma 1, lettera b)); la soppressione della deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione (c.d. no tax area) e della deduzione per oneri di famiglia (compresa la deduzione per gli addetti all’assistenza personale, c.d. badanti); l’introduzione delle detrazioni per carichi di famiglia [comma 1, lettera c)] e delle detrazioni per alcune categorie di redditi [comma 1, lettera d)]; la determinazione dell’imposta dovuta dai soggetti non residenti [comma 1, lettera e)]; la soppressione del contributo di solidarietà del 4 per cento (comma 2); la previsione della riduzione dei trasferimenti erariali in favore delle regioni e degli enti locali (comma 4).

Disposizioni di coordinamento normativo sono infine contenute nella lettera a) del comma 1 (determinazione del reddito complessivo) e nel comma 2 (adempimenti del sostituto di imposta).

Si segnala infine che l’articolo in commento non contiene una disposizione analoga alla clausola di salvaguardia, mediante la quale, nella scorsa legislatura, era consentito ai contribuenti, per i quali, dall’introduzione di nuove disposizioni, fosse derivato un aggravio della tassazione, di continuare ad applicare, per un certo periodo, il regime previgente[6].

 

Secondo la relazione tecnica allegata al presente disegno di legge, gli effetti di cassa derivanti dall’articolo 3, comprensivi degli effetti indotti sulla tassazione del trattamento di fine rapporto, ammontano a:

-          433 milioni di euro per il 2007;

-          1.031 milioni di euro per il 2008;

-          972 milioni di euro per il 2009.

 

Si ricorda infine che la rideterminazione degli importi dell’assegno al nucleo famigliare, prevista dall’articolo 4 del presente disegno di legge, dovrà essere attuata, con un successivo decreto del Ministro per le politiche della famiglia, in coerenza con la riforma dell’IRPEF contenuta nel presente articolo 3.

Base imponibile

L’articolo 3, comma 1, lettera a), novella l’articolo 3, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, sopprimendo il riferimento, ai fini della determinazione della base imponibile IRPEF, alle deduzioni di cui all’articolo 11 (deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione, c.d. no-tax area) e all’articolo 12 (deduzione per oneri di famiglia) del TUIR, le quali sono soppresse dall’articolo 3 in esame.

Modifica delle aliquote e degli scaglioni di reddito

L’articolo 3, comma 1, lettera b), che sostituisce l’articolo 11 del TUIR – introducendovi la materia attualmente contenuta nell’articolo 13[7]modifica gli scaglioni e le aliquote dell'imposta sui redditi delle persone fisiche che passano da tre (oltre il contributo di solidarietà, per il quale si veda infra) a cinque secondo lo schema seguente:

 

CLASSI DI REDDITO

(in euro)

Aliquote

 

fino a

15.000

23%

da 15.000

a 28.000

27%

da 28.000

a 55.000

38%

da 55.000

a 75.000

41%

oltre

75.000

43%

 

Gli scaglioni e le aliquote IRPEF vigenti a decorrere dal 1° gennaio 2005[8] sono invece i seguenti:

 

CLASSI DI REDDITO (in euro)

Aliquote

fino a 26.000

23%

da 26.000 a 33.500

33%

oltre 33.500(*)

39%

(*)  I redditi superiori a 100.000 euro sono inoltre gravati attualmente dal contributo di solidarietà nella misura del 4 per cento (su cui vedi infra), per la parte di reddito che eccede tale importo.

 

Nella tabella sottostante sono poste a confronto le aliquote vigenti (compreso il contributo di solidarietà) con quelle proposte dal disegno di legge in esame:

 

CLASSI DI REDDITO (in euro)

Aliquote vigenti

Aliquote proposte

fino a 15.000

23%

23%

da 15.000 a 26.000

27%

da 26.000 a 28.000

33%

da 28.000 a 33.500

38%

da 33.500 a 55.000

39%

da 55.000 a 75.000

41%

da 75.000 a 100.000

43%

oltre 100.000

43%

 

Oltre alla sopra illustrata riforma degli scaglioni e dell’aliquota dell’imposta, il nuovo articolo 11 del TUIR si differenzia rispetto al vigente articolo 13 del medesimo TUIR per i seguenti aspetti:

§      al comma 1 del nuovo articolo 11 viene soppresso il riferimento alle deduzioni previste dagli articoli 11 (deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione, c.d. no-tax area) e 12 (deduzioni per oneri di famiglia) del TUIR, che vengono abrogate dall’articolo 3 in esame;

 

Mediante la deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione, si riconosce l’esenzione dall’IRPEF in favore di una quota di reddito di importo pari alla deduzione (c.d. no-tax area). L’importo base della deduzione è di 3.000 euro, con incrementi differenziati[9] in relazione alla natura dei redditi percepiti dal contribuente. La deduzione spetta a condizione che il reddito complessivo del soggetto non superi determinati limiti e, all’interno di tali limiti, spetta in misura decrescente al crescere del reddito[10];

 

§      viene meno la disposizione contenuta nel vigente comma 1-bis dell’articolo 13 del TUIR, il quale prevede l’esenzione dall’IRPEF per i soggetti alla formazione del cui reddito complessivo concorrono soltanto redditi di pensione non superiori a 7.500 euro, redditi di terreni per un importo non superiore a 185,92 euro e il reddito dell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze[11];

§      il comma 2 del nuovo articolo 11 prevede che l’imposta netta si ottiene detraendo dall’imposta lorda, oltre agli importi indicati agli articoli 15 (detrazioni per oneri) e 16 (detrazioni per canoni di locazione) del TUIR, anche le nuove detrazioni previste dagli articoli 12 (detrazioni per carichi di famiglia) e 13 (altre detrazioni) del TUIR (per le quali v. infra).

Detrazioni per carichi di famiglia

L’articolo 3, comma 1, lettera c), che novella l’articolo 12 del TUIR, sostituisce le deduzioni per oneri di famiglia[12], con detrazioni per carichi di famiglia.

Si ricorda innanzitutto che per deduzioni s’intendono i valori che si possono sottrarre dal reddito complessivo, con un beneficio rapportato all'aliquota marginale raggiunta dal contribuente. Queste operano pertanto in modo diverso rispetto alle detrazioni, che invece abbattono l'imposta da pagare.

Le deduzioni per oneri di famiglia attualmente vigenti sono le seguenti:

a)    3.200 euro per il coniuge non legalmente ed effettivamente separato;

b)    2.900 euro per ciascun figlio, compresi i figli naturali riconosciuti, i figli adottivi e gli affidati o affiliati, nonché per ogni altra persona indicata nell’articolo 433 del codice civile (persone obbligate agli alimenti) convivente con il contribuente o percipiente assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Tale somma deve essere ripartita tra coloro che hanno diritto dalla deduzione;

c)    3.450 euro, per ciascun figlio di età inferiore a tre anni, in alternativa alla deduzione di cui alla precedente lettera a);

d)    3.700 euro, per ogni figlio portatore di handicap, ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104;

e)    3.200 euro, per il primo figlio, se l’altro genitore manca o non ha riconosciuto i figli naturali e il contribuente non è coniugato o se coniugato, si è successivamente legalmente ed effettivamente separato, ovvero se vi sono figli adottivi, affidati o affiliati del solo contribuente e questi non è coniugato o, se coniugato, si è successivamente legalmente ed effettivamente separato.

È infine prevista una deduzione, di importo massimo pari a 1.820 euro, per le spese documentate sostenute dal contribuente, in proprio favore o nell’interesse delle persone indicate nell'articolo 433 del codice civile, per gli addetti alla assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana.

Il vigente articolo 12 del TUIR prevede un meccanismo in base al quale si determina, in misura decrescente al crescere del reddito, l’importo delle deduzioni sopra indicate effettivamente spettante al contribuente[13].

 

Le nuove detrazioni per carichi di famiglia sono le seguenti:

a)      800 euro per il coniuge non legalmente ed effettivamente separato.

La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 80.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 80.000 euro[14];

b)      800 euro per ciascun figlio, compresi i figli naturali riconosciuti, i figli adottivi e gli affidati o affiliati, di età superiore a tre anni.

L’importo è aumentato a 900 euro per ciascun figlio di età inferiore a tre anni.

Per i contribuenti con più di tre figli a carico la detrazione è aumentata di 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo.

L’importo base della detrazione è aumentato di 70 euro per ogni figlio portatore di handicap.

La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 95.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 95.000 euro; per ogni figlio successivo al primo l'importo di 95.000 euro è aumentato di 15.000 euro.

La detrazione è ripartita nella misura del 50 per cento tra i genitori[15]. In caso di coniuge fiscalmente a carico dell'altro, la detrazione compete a quest'ultimo per l'intero importo;

c)      750 euro, da ripartire pro quota tra coloro che hanno diritto alla detrazione, per ogni altra persona indicata nell'articolo 433 del codice civile[16](persone obbligate agli alimenti) che conviva con il contribuente o percepisca assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell'autorità giudiziaria.

La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 80.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 80.000 euro.

 

Il comma 2 del nuovo articolo 12 del TUIR conferma che le detrazioni sopra indicate, come le precedenti deduzioni, spettano a condizione che le persone alle quali si riferiscono non possiedano un reddito complessivo superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili. Anche il comma 3 del nuovo articolo 12 del TUIR riprende una previsione già stabilita per le precedenti deduzioni: le detrazioni sono rapportate a mese e competono dal mese in cui si sono verificate al mese in cui sono cessate le condizioni richieste.

Detrazioni per alcune categorie di redditi

L’articolo 3, comma 1, lettera d), recante il nuovo articolo 13 del TUIR, reintroduce le detrazioni differenziate in relazione alle diverse categorie di redditi.

Si ricorda che l’articolo 1, comma 349, della legge n. 311 del 2004 ha eliminato le detrazioni spettanti in base alla tipologia di reddito posseduta e secondo prestabilite fasce di reddito complessivo, per redditi di lavoro dipendente, di pensione, di lavoro autonomo e d'impresa dei soggetti ammessi al regime di contabilità semplificata. Tale sistema di detrazioni è stato sostituito dalla deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione (c.d. no tax area, prevista dal vigente articolo 11 del TUIR, del quale viene ora proposta l’abrogazione), i cui importi sono modulati in relazione alle differenti categorie di reddito.

 

Le detrazioni per i redditi di lavoro dipendente, esclusi i redditi di pensione, e assimilati[17], rapportate al periodo di lavoro nell’anno, sono le seguenti (comma 1 del nuovo articolo 13 del TUIR):

a)   1.840 euro se il reddito complessivo non supera 8.000 euro. L'ammontare della detrazione effettivamente spettante, in relazione ai giorni di lavoro svolti durante l’anno, non può essere inferiore a 690 euro;

b)   1.338 euro, ai quali si aggiunge un importo pari al prodotto tra 502 euro e l'importo corrispondente al rapporto tra 15.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.000 euro, se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 8.000 euro ma non a 15.000 euro;

c)   1.338 euro se il reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 40.000 euro[18].

 

Le detrazioni per i redditi di pensione, non cumulabili con quelle per i redditi di lavoro dipendente, rapportate al periodo di pensione nell’anno, sono le seguenti (comma 2 del nuovo articolo 13 del TUIR):

a)   1.725 euro se il reddito complessivo non supera 7.500 euro. L'ammontare della detrazione effettivamente spettante, in relazione al periodo di pensione goduto nell’anno, non può essere inferiore a 690 euro;

b)   1.255 euro, ai quali si aggiunge un importo pari al prodotto tra 470 euro e l'importo corrispondente al rapporto tra 15.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.500 euro, se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 7.500 euro ma non a 15.000 euro;

c)   1.255 euro se il reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 40.000 euro.

 

Le detrazioni per i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, per i quali non si applicano le detrazioni previste, per questo tipo di lavoro, dal comma 1 del nuovo articolo 13 (si veda la relativa nota), per i redditi di lavoro autonomo, per i redditi d’impresa, comprese le imprese minori, per i redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente e per i redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente o dalla assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere sono quelle appresso indicate (comma 3 del nuovo articolo 13 del TUIR). Tali detrazioni non sono cumulabili con quelle di cui ai commi 1 e 2:

a)      1.104 euro se il reddito complessivo non supera 4.800 euro;

b)      1.104 euro se il reddito complessivo è superiore a 4.800 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 50.200 euro.

Imposta dovuta dai non residenti

La lettera e) del comma 1 sostituisce il comma 3 dell’articolo 24 del TUIR, riconoscendo, in favore dei soggetti non residenti – oltre ad alcune detrazioni per oneri[19], già previste nell’attuale formulazione del citato articolo 24 del TUIR – anche le detrazioni differenziate per alcune categorie di redditi, secondo quanto previsto dal nuovo articolo 13 del TUIR (introdotto dalla lettera d) del presente comma 1).

Si segnala che in materia si sono recentemente registrati due interventi:

§       l’articolo 36, comma 22, del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 258, il quale ha escluso la possibilità di applicare la deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione (vigente articolo 11 del TUIR) e la deduzione per oneri di famiglia (vigente articolo 12 del TUIR) ai soggetti non residenti;

§       l’articolo 3, comma 7, del D.L. 3 ottobre 2006, n. 262 (in corso di conversione, A.C. 1750), che ha sospeso l’efficacia della disposizione sopra citata per l’anno 2006.

Adempimenti dei sostituti d’imposta

Il comma 2 dell’articolo 3 modifica l’articolo 23 del D.P.R. 28 settembre 1973, n. 600, recante disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi, relativo alle ritenute sui redditi di lavoro dipendente, allo scopo di coordinare il citato articolo con le modifiche apportate al TUIR dal comma 1 del presente articolo 3.

Il sostituto d’imposta, nell’effettuare le ritenute ai fini delle imposte sui redditi, in luogo delle deduzioni previste dagli attuali articoli 11 (deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione) e 12, commi 1 e 2 (deduzioni per oneri di famiglia, con esclusione della deduzione per gli addetti all’assistenza personale), del TUIR, dovrà tener conto delle detrazioni stabilite dal nuovo testo degli articoli 12 (detrazioni per carichi di famiglia) e 13 (detrazioni differenziate per alcune categorie di redditi) del medesimo TUIR, modificati dal presente articolo 3. Analoga sostituzione è operata in relazione alle dichiarazioni che il lavoratore deve fare in ordine alla spettanza delle deduzioni/detrazioni (lettera a) del comma 2).

Il sostituto di imposta dovrà poi tener conto delle nuove detrazioni sopra indicate, in luogo delle precedenti deduzioni, in sede di conguaglio relativo all’anno precedente o, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, alla data di cessazione, tra le ritenute operate e l’imposte effettivamente dovuta (lettera b) del comma 2).

Abrogazione del contributo di solidarietà

Il comma 3 dell’articolo 3 in esame abroga l’articolo 1, comma 350, della citata legge n. 311 del 2004 (legge finanziaria per il 2005), relativo al contributo di solidarietà. Si tratta di un contributo, pari al 4 per cento e gravante sulla parte di reddito imponibile eccedente l’importo di 100.000 euro, rispetto al quale si prevede l'applicazione delle disposizioni in materia di imposte sui redditi ai fini della sua dichiarazione, versamento, accertamento, riscossione e contenzioso. Tale contributo di solidarietà sembrerebbe configurarsi attualmente come una sorta di quarta aliquota del 43 per cento, applicabile alla quota di reddito superiore a 100.000 euro.

Riduzione dei trasferimenti erariali in favore di regioni e enti locali

Il comma 4 dell’articolo 3 rinvia ad un decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 della legge n. 281 del 1997 (Stato-città ed autonomie locali e Stato-regioni), per la riduzione dei trasferimenti erariali in favore delle regioni e degli enti locali in conseguenza del maggior gettito derivante a detti soggetti dall’applicazione delle disposizioni del presente articolo. Per l’individuazione delle modalità di riduzione dei trasferimenti statali, il presente comma 4 rinvia all’articolo 20, comma 23, del presente disegno di legge (si veda la relativa scheda di lettura).

 

La previsione di un aumento del entrate delle regioni e degli enti locali si basa sulla considerazione che le addizionali IRPEF spettanti a detti soggetti sono calcolate sul reddito complessivo del contribuente, al netto degli oneri deducibili (articolo 50 del D.Lgs. n. 446 del 1997 e articolo 1 del D.Lgs. n. 360 del 1998). Se questo reddito viene ridotto per l’applicazione delle deduzioni (che, come sopra indicato, operano sul reddito), anche l’importo spettante alle regioni e agli locali subisce una riduzione. Le detrazioni invece si applicano sull’imposta lorda del contribuente e pertanto hanno effetto esclusivamente ai fini dell’IRPEF di competenza statale.

 

La relazione tecnica allegata al presente disegno di legge stima un incremento del gettito dell’addizionale regionale all’IRPEF nella misura di 325 milioni di euro annui, e un incremento del gettito dell’addizionale comunale all’IRPEF nella misura di 81 milioni di euro annui.


Articolo 4
(Assegni per il nucleo familiare)

 


1. Nei limiti della maggiore spesa di 1.400 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2007 gli importi complessivi dell'assegno al nucleo familiare indicati nelle relative tabelle sono rideterminati, con decreto del Ministro per le politiche per la famiglia, di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, con il Ministro della solidarietà sociale, nonché, relativamente alla verifica del rispetto del limite di spesa di cui al presente comma ed alla verifica della coerenza con la riforma dell'imposta sul reddito delle persone fisiche di cui all'articolo 3, con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanarsi entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con riferimento ai nuclei familiari con figli, a cominciare dai nuclei familiari fino a tre figli. Restano fermi i criteri di rivalutazione dei livelli di reddito familiare ai fini della corresponsione dell'assegno per il nucleo familiare di cui all'articolo 2, comma 12, del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153.


 

 

L’articolo in esame prevede una rideterminazione degli importi complessivi dell’assegno al nucleo familiare (di seguito “assegno”), di cui all’articolo 2 del D.L. 13 marzo 1988, n. 69, convertito dalla L. 13 maggio 1988, n. 153.

 

L’assegno per il nucleo familiare è stato introdotto con decorrenza 1° gennaio 1988 dal richiamato D.L. 69 del 1988. Si tratta di una prestazione di carattere previdenziale, erogata con cadenza mensile su richiesta del lavoratore o del pensionato, unitamente agli altri elementi della retribuzione o della pensione .

L’assegno ha la funzione di integrare la retribuzione dei lavoratori che si trovano in determinate situazioni familiari di reddito.

Beneficiari dell’assegno sono[20]:

§       i lavoratori dipendenti che prestino la propria attività nel territorio dello Stato, indipendentemente dalla nazionalità;

§       i titolari di pensione derivante da un precedente rapporto di lavoro;

§       i lavoratori assistiti dall’assicurazione contro la tubercolosi .

 

Come anche precisato, da ultimo, nella circolare INPDAP n. 21 dell'8 giugno 2005, la normativa dell'assegno per il nucleo familiare si applica ai nuclei familiari dei lavoratori dipendenti e dei pensionati e la concessione dell’assegno è subordinata alla circostanza che la somma dei redditi da lavoro dipendente, da pensione o da altra prestazione previdenziale derivante comunque da lavoro dipendente sia superiore al 70% del reddito familiare complessivo. Nel caso in cui nel nucleo sia compreso un familiare che in un anno abbia avuto un reddito complessivo negativo derivante da perdite connesse ad attività di lavoro autonomo o di impresa, il reddito negativo è da considerare, ai fini che qui interessano, uguale a zero. In concreto, quindi, la perdita di reddito da parte di un componente del nucleo familiare non comporta la riduzione del reddito conseguito dagli altri componenti.

Presupposti per il riconoscimento dell’assegno sono l’esistenza di un nucleo familiare, il rispetto di determinati limiti di reddito, la non fruizione di altri trattamenti di famiglia.

Per quanto concerne i limiti di reddito ai fini della corresponsione dell’assegno, è necessario individuare il reddito familiare dichiarato per l’anno precedente quello della domanda.

In particolare il reddito da considerare è quello risultante dalla somma dei redditi percepiti, nell’anno solare precedente il 1° luglio dell’anno cui la domanda si riferisce, da tutti i soggetti che compongono il nucleo familiare al momento della domanda, o nel periodo di riferimento della domanda (L. 153 del 1988, articolo 2, comma 9) .

Si osserva che concorrono a formare il reddito familiare i redditi complessivi assoggettabili all’IRPEF e quelli di qualsiasi natura, ivi compresi, se superiori a € 1.032, 91 euro annui, i redditi esenti da imposta o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta.

Nel caso in cui il reddito complessivo familiare sia composto da redditi diversi (ad esempio di impresa, di capitale), l’assegno spetta soltanto se la somma dei redditi di lavoro dipendente, da pensione o da altra prestazione previdenziale derivante da lavoro dipendente supera il 70% del reddito complessivo familiare.

I livelli di reddito sono rivalutati annualmente, con effetto dal 1° luglio di ogni anno, in misura pari alla variazione della percentuale dell’indice ai prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati calcolato dall’ISTAT, intervenuta tra un anno e l’altro.

Gli importi erogati a titolo di assegno per il nucleo familiare non concorrono a formare base imponibile ai fini contributivi e fiscali.

L’ammontare dell’assegno, unico per l’intero nucleo familiare, è determinato in misura differenziata in rapporto al numero dei componenti il nucleo familiare e al relativo reddito complessivo. La prestazione erogata è prevista in importi decrescenti per scaglioni crescenti di reddito in corrispondenza di soglie di esclusione a seconda della tipologia familiare.

Il pagamento dell’assegno viene generalmente effettuato dal datore di lavoro che anticipa la somma spettante al lavoratore e chiede poi il rimborso all’ente previdenziale tramite conguaglio con la denuncia contributiva mensile.

Gli importi dell’assegno per il nucleo familiare, validi per il periodo 1° luglio 2006 – 30 giugno 2006, sono stati determinati con la circolare INPS n. 83 del 16 giugno 2006.

Al fine di valorizzare la posizione del coniuge che svolge prevalentemente attività di cura del nucleo familiare, l’articolo 1, comma 559, della L. 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), ha stabilito l’erogazione dell’assegno per il nucleo familiare al coniuge dell’avente diritto a decorrere dal periodo di paga in corso al 1° gennaio 2005 .

Si ricorda, infine, che l’articolo 13 del D.P.R. 917 del 1986 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) ha stabilito ai fini dell’IRPEF specifiche detrazioni per carichi di famiglia, in relazione al reddito complessivo posseduto.

 

In particolare, l’articolo in esame prevede una rideterminazione, entro un massimale di maggiore spesa pari 1.400 milioni di euro annui, a decorrere dal 2007, dei livelli dell’assegno, destinata a favorire i nuclei familiari con figli, a cominciare dai nuclei familiari fino a tre figli.

 

Secondo la relazione illustrativa che accompagna il provvedimento, l’obiettivo prioritario della riforma è quello di introdurre “una corretta progressività complessiva del sistema di sostegno dei redditi familiari”, superando i difetti presenti attualmente in tale sistema derivanti dall’operare combinato degli assegni (come stabiliti dalle attuali Tabelle) con le detrazioni IRPEF. In particolare, rileva la relazione, “le attuali tabelle implicano, al passaggio dei relativi scaglioni di reddito familiare, riduzioni molto accentuate dell’assegno, nell’ordine anche di 300 euro l’anno per figlio. La conseguenza è che al passaggio di scaglione si determinano le cosiddette <<trappole della povertà>>: a un aumento del reddito guadagnato corrisponde una riduzione del reddito disponibile della famiglia”.

Un altro obiettivo della riforma, si legge nella relazione, “è quello di sostenere in misura maggiore rispetto all’attuale non solo le famiglie con redditi bassi, ma anche quelle con redditi medi”.

 

Si riproduce di seguito la tabella esemplificativa riportata nella relazione illustrativa, che fornisce “un esempio del modo in cui potrà attuarsi la riforma con riferimento agli assegni per i nuclei familiari con uno, due o tre figli”.

 

Nuclei con 1 figlio

Importo annuale dell’assegno

Fino a 12.499 euro di reddito familiare

1.650 euro

Da 12.500 euro in avanti

L’importo decresce di 9,3 euro per ogni 100 euro di maggior reddito familiare a partire da 12.500 euro fino ad un reddito di 25.799 euro;

da 25.800 euro in poi l’importo decresce di 1,2 euro per ogni 100 euro di maggior reddito familiare fino ad azzerarsi a 61.000 euro

Nuclei con 2 figli

Importo annuale dell’assegno

Fino a 12.499 euro di reddito familiare

3.100 euro

Da 12.500 euro in avanti

L’importo decresce di 13 euro per ogni 100 euro di maggior reddito familiare a partire da 12.500 euro fino ad un reddito di 29.999 euro;

da 30.000 euro in poi l’importo decresce di 2,3 euro per ogni 100 euro di maggior reddito familiare fino ad azzerarsi a 66.500 euro

Nuclei con 3 figli

Importo annuale dell’assegno

Fino a 12.499 euro di reddito familiare

4.500 euro

Da 12.500 euro in avanti

L’importo decresce di 11,5 euro per ogni 100 euro di maggior reddito familiare a partire da 12.500 euro fino ad un reddito di 34.999 euro;

da 35.000 euro in poi l’importo decresce di 4,4 euro per ogni 100 euro di maggior reddito familiare fino ad azzerarsi a 78.700 euro

Assegno aggiuntivo per nuclei con 3 figli e un solo genitore

Importo annuale dell’assegno

Fino a 14.499 euro di reddito familiare

800 euro

Da 14.500 euro in avanti

L’importo dell’assegno aggiuntivo decresce di 8,6 euro per ogni 100 euro di maggior reddito familiare a partire da 14.500 euro fino ad azzerarsi

 

La rideterminazione dei livelli deve essere effettuata con decreto del Ministro della famiglia, da emanarsi entro due mesi dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento, di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, con il Ministro della solidarietà sociale nonché - sia ai fini dell’osservanza del richiamato limite di spesa sia della verifica della coerenza con il nuovo sistema del calcolo dell’IRPEF di cui al precedente articolo 3 (cfr. al riguardo la relativa scheda) - con il Ministro dell’Economia e delle Finanze.

 

Restano comunque fermi i criteri di rivalutazione previsti dall’articolo 2, comma 112 del richiamato D.L. 69 del 1988, in precedenza richiamati.

 

Secondo la relazione tecnica, dalla disposizione in esame derivano i seguenti maggiori oneri (in mln. di euro):

 

2007

2008

2009

1.400

1.400

1.400

 


CAPO III - DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ACCERTAMENTO
E DI CONTRASTO ALL'EVASIONE ED ALL'ELUSIONE FISCALE

Articolo 5, commi 1-15
(Accertamento e contrasto dell’evasione - Studi di settore)

 


1. Dopo l'articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146, è aggiunto il seguente:

«Art. 10-bis - (Modalità di revisione ed aggiornamento degli studi di settore). - 1. Gli studi di settore previsti all'articolo 62-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, e successive modificazioni, sono soggetti a revisione, di norma, ogni tre anni dalla data di entrata in vigore dello studio di settore ovvero da quella dell'ultima revisione, sentito il parere della commissione di esperti di cui all'articolo 10, comma 7. Nella fase di revisione degli studi di settore si tiene anche conto dei dati e delle statistiche ufficiali, quali quelli di contabilità nazionale, al fine di mantenere, nel medio periodo, la rappresentatività degli stessi rispetto alla realtà economica cui si riferiscono. La revisione degli studi di settore è programmata con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate da emanare entro il mese di febbraio di ciascun anno.

2. Ai fini dell'elaborazione e della revisione degli studi di settore si tiene anche conto di valori di coerenza, risultanti da specifici indicatori, rispetto a comportamenti considerati normali per il relativo settore economico».

2. Fino alla elaborazione e revisione degli studi di settore previsti dall'articolo 62-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, e successive modificazioni, che tengono conto degli indicatori di coerenza di cui al comma 2 dell'articolo 10-bis della legge 8 maggio 1998, n. 146, introdotto dal comma 1 del presente articolo, con effetto dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006, ai sensi dell'articolo 1 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1999, n. 195, si tiene altresì conto di specifici indicatori di normalità economica, idonei alla individuazione di ricavi, compensi e corrispettivi fondatamente attribuibili al contribuente in relazione alle caratteristiche e alle condizioni di esercizio della specifica attività svolta. Ai fini della relativa approvazione non si applica la disposizione di cui all'articolo 10, comma 7, secondo periodo, della legge 8 maggio 1998, n. 146.

3. Il comma 399 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, è abrogato.

4. Il comma 4 dell'articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

«4. La disposizione del comma 1 del presente articolo non si applica nei confronti dei contribuenti:

       a) che hanno dichiarato ricavi di cui all'articolo 85, comma 1, esclusi quelli di cui alle lettere c), d) ed e), o compensi di cui all'articolo 54, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, di ammontare superiore al limite stabilito per ciascuno studio di settore dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell'economia e delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale. Tale limite non può, comunque, essere superiore a 7,5 milioni di euro;

       b) che hanno iniziato o cessato l'attività nel periodo d'imposta. La disposizione di cui al comma 1 si applica comunque in caso di cessazione e inizio dell'attività, da parte dello stesso soggetto, entro sei mesi dalla data di cessazione, nonché quando l'attività costituisce mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti;

       c) che si trovano in un periodo di non normale svolgimento dell'attività».

5. Le disposizioni di cui al comma 4 dell'articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146, come modificate dal comma 4 del presente articolo, hanno effetto a decorrere dal periodo d'imposta in corso alla data del 1o gennaio 2007, ad esclusione di quella prevista alla lettera b) dello stesso comma che hanno effetto dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006.

6. Nei confronti dei contribuenti titolari di reddito d'impresa o di lavoro autonomo, per i quali non si rendono applicabili gli studi di settore, sono individuati specifici indicatori di normalità economica, idonei a rilevare la presenza di ricavi o compensi non dichiarati ovvero di rapporti di lavoro irregolare. Ai medesimi fini, nelle ipotesi di cessazione dell'attività, di liquidazione ordinaria ovvero di non normale svolgimento dell'attività, può altresì essere richiesta la compilazione del modello, allegato alla dichiarazione, previsto per i soggetti cui si applicano gli studi di settore.

7. Per i soggetti di cui all'articolo 73, comma 1, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, con riferimento al primo periodo d'imposta di esercizio dell'attività, sono definiti appositi indicatori di coerenza per la individuazione dei requisiti minimi di continuità della stessa, tenuto conto delle caratteristiche e delle modalità di svolgimento della attività medesima.

8. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare entro il 28 febbraio 2007, sono approvati gli indicatori di cui al comma 7, anche per settori economicamente omogenei, da applicare a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006.

9. Sulla base di appositi criteri selettivi è programmata una specifica attività di controllo nei confronti dei soggetti che risultano incoerenti per effetto dell'applicazione degli indicatori di cui al comma 7.

10. All'articolo 10, comma 1, della legge 8 maggio 1998, n. 146, sono apportate le seguenti modificazioni:

       a) le parole: «con periodo d'imposta pari a dodici mesi e» sono soppresse;

       b) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «qualora l'ammontare dei ricavi o compensi dichiarati risulta inferiore all'ammontare dei ricavi o compensi determinabili sulla base degli studi stessi».

11. Le disposizioni di cui al comma 1 dell'articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146, come modificate dal comma 10 del presente articolo, limitatamente alla lettera a), hanno effetto a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 1o gennaio 2007.

12. All'articolo 1 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, dopo il comma 2 è inserito il seguente:

«2-bis. La misura della sanzione minima e massima di cui al comma 2 è elevata del 10 per cento nelle ipotesi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti. La presente disposizione non si applica se il maggior reddito d'impresa ovvero di arte o professione, accertato a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, non è superiore al 10 per cento del reddito d'impresa dichiarato».

13. All'articolo 5 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, dopo il comma 4 è inserito il seguente:

«4-bis. La misura della sanzione minima e massima di cui al comma 4 è elevata del 10 per cento nelle ipotesi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti. La presente disposizione non si applica se la maggiore imposta accertata o la minore imposta detraibile o rimborsabile, a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, non è superiore al 10 per cento di quella dichiarata».

14. All'articolo 32 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, dopo il comma 2 è inserito il seguente:

«2-bis. La misura della sanzione minima e massima di cui al comma 2 è elevata del 10 per cento nelle ipotesi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti. La presente disposizione non si applica se il maggior imponibile, accertato a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, non è superiore al 10 per cento di quello dichiarato».

15. Al decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, dopo l'articolo 8 è inserito il seguente:

«Art. 8-bis - (Violazioni relative al contenuto degli allegati alla dichiarazione rilevanti per l'applicazione degli studi di settore) - 1. In aggiunta alla sanzione prevista all'articolo 1, comma 2, e all'articolo 5, comma 4, nelle ipotesi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti, si applica la sanzione amministrativa da euro cinquecento a euro millecinquecento».


 

 

Il comma 1 dell’articolo 5 disciplina le modalità di revisione e di aggiornamento degli studi di settore, introducendo apposite disposizioni in un nuovo articolo 10-bis inserito nella legge 8 maggio 1998, n. 146.

 

La legge 8 maggio 1998, n. 146, contiene un complesso di disposizioni per la semplificazione e la razionalizzazione del sistema tributario e per il funzionamento dell'Amministrazione finanziaria, nonché disposizioni varie di carattere finanziario. In particolare, l’articolo 10 regola le modalità di utilizzazione degli studi di settore in sede di accertamento.

 

Gli studi di settore, introdotti dall’articolo 62-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, sono strumenti diretti a facilitare la ricostruzione induttiva dei redditi d’impresa e di lavoro autonomo attraverso la determinazione di funzioni di ricavo e compenso per gruppi omogenei di contribuenti operanti nello stesso settore di attività.

Ciascuno studio di settore risulta, in particolare, costituito da tante funzioni di ricavo e di compenso quanti sono i gruppi omogenei di contribuenti nei quali sono stati suddivisi tutti coloro che operano nello stesso settore di attività. La derivazione della funzione di ricavo prende le mosse dall’elaborazione di un’ampia struttura informativa attinente ai dati contabili ed extracontabili dei contribuenti, pervenendo alla determinazione di indici statistici specifici per ogni categoria economica, ai quali è possibile ragguagliare la situazione del singolo contribuente.

Gli studi di settore sono approvati con decreti ministeriali e sono soggetti a revisione periodica.

In particolare, tale revisione è stata prevista dapprima dall’articolo 23, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, con finalità di controllo delle tendenze inflative rilevate in occasione del passaggio alla nuova moneta dell’euro, per i settori in cui si fossero manifestate o fossero in atto abnormi dinamiche di aumento dei prezzi. Per altro, tale operazione non risulta essere stata condotta a termine; il controllo dei prezzi nella filiera agroalimentare da parte della Guardia di finanza è stato quindi nuovamente disposto dall’articolo 2 del decreto-legge 9 settembre 2005, n. 182, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2005, n. 231.

Finalità più propriamente tributarie riveste invece la revisione quadriennale disposta in via generale per i medesimi studi dall’articolo 1, commi da 399 a 401, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), la quale, ai commi da 407 a 411, ne ha altresì disciplinato l’impiego a fine di accertamento. Tale possibilità è estesa, nei riguardi dei soggetti che esercitano attività d’impresa in regime di contabilità ordinaria, nonché degli esercenti arti o professioni, anche al caso in cui emergano, nel periodo d’imposta da accertare, significative situazioni di incoerenza rispetto agli indici di natura economica, finanziaria o patrimoniale stabiliti con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. La possibilità di adeguamento alle risultanze degli studi di settore senza sanzioni e interessi, nel primo anno di applicazione, è stata altresì estesa ai periodi precedenti e riferita anche all’imposta regionale sulle attività produttive. In questo caso dev’essere tuttavia versata una maggiorazione del 3 per cento calcolata sulla differenza tra ricavi e compensi derivanti dall’applicazione degli studi e quelle annotati nelle scritture contabili, quando tale differenza sia superiore al 10 per cento.

 

Il nuovo articolo 10-bis della legge n. 146 del 1998, aggiunto dal presente comma, stabilisce, al comma 1, che gli studi di settore sono soggetti a revisione, di norma, ogni tre anni dalla data di entrata in vigore dello studio di settore stesso ovvero della sua ultima revisione, sentito il parere della commissione di esperti prevista dall'articolo 10, comma 7.

 

Trattasi di commissione istituita con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, formata da esperti dallo stesso designati, tenendo anche conto delle segnalazioni delle organizzazioni economiche di categoria e degli ordini professionali. Spetta ad essa esprimere parere, prima dell'approvazione e della pubblicazione dei singoli studi, circa la loro idoneità a rappresentare la realtà cui si riferiscono. L'attività consultiva è svolta dai componenti a titolo gratuito.

 

La disposizione prescrive altresì che nella revisione si tenga conto anche dei dati e delle statistiche ufficiali, quali quelli di contabilità nazionale, al fine di mantenere, nel medio periodo, la rappresentatività degli studi di settore rispetto alla realtà economica cui si riferiscono.

La revisione è programmata con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare entro il mese di febbraio di ciascun anno: sembra quindi che entro tale termine debbano essere individuati (in base alle previste scadenze triennali) gli studi di settore da sottoporre a revisione nel corso dell’anno.

Il comma 2 della novella aggiunge che per l'elaborazione e la revisione degli studi di settore deve anche tenersi conto di valori di coerenza, risultanti da specifici indicatori, rispetto a comportamenti considerati normali per il relativo settore economico.

 

Nell’applicazione degli studi di settore a fine di accertamento, l’analisi della coerenza – sulla base di indici (ad es.: produttività per addetto, rotazione di magazzino) determinati in relazione alle singole aree economiche – costituisce una fase fondamentale per individuare anomalie nei dati comunicati dal contribuente, anche in presenza di ricavi dichiarati congrui rispetto agli importi presunti in base al pertinente studio di settore. Gli indici di coerenza fanno riferimento a comportamenti ritenuto “normali” nel settore economico considerato. Lo scostamento rispetto ad essi consente di riconoscere elementi critici, ad esempio in relazione all’impiego di personale irregolare, a situazioni anomale di magazzino o di area acquisti ovvero a irregolarità di natura contabile.

 

La relazione tecnica stima i seguenti effetti finanziari (in termini di cassa, in milioni di euro):

 

 

2007

2008

2009

Per la revisione triennale degli studi

-

+626

+1.150

Per la generalizzazione degli indicatori di coerenza

+2.598

+1.762

+1.762

Per l’introduzione dell’analisi di coerenza specifica per singolo studio di settore

-

+866

+1.453

 

Il comma 2 del presente articolo 5 dispone, in via transitoria, che fino all’elaborazione e revisione degli studi di settore, mediante l’impiego degli indicatori di coerenza previsti dal comma 2 dell'articolo 10-bis della legge n. 146 del 1998 (introdotto dal comma 1 del presente articolo: v. supra), per l’applicazione degli studi esistenti si tenga anche conto di specifici indicatori di normalità economica, idonei all’individuazione di ricavi, compensi e corrispettivi fondatamente attribuibili al contribuente in relazione alle caratteristiche e alle condizioni di esercizio della specifica attività da esso svolta. Questi indicatori sono approvati senza il parere della commissione di esperti, altrimenti previsto dal già citato articolo 10, comma 7, secondo periodo, della legge n. 146 del 1998.

L’applicazione degli indicatori ha effetto dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006 ai sensi dell'articolo 1 (precisamente, comma 1) del regolamento recante disposizioni concernenti i tempi e le modalità di applicazione degli studi di settore, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1999, n. 195.

 

L’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 195 del 1999, al comma 1, stabilisce che le disposizioni dell'articolo 10, commi da 1 a 6, della legge n. 146 del 1998, relative all’applicazione degli studi a fine di accertamento, si applicano a partire dagli accertamenti relativi al periodo d'imposta nel quale entrano in vigore gli studi di settore, anche nel caso in cui gli studi medesimi siano pubblicati nella Gazzetta ufficiale entro il 31 marzo del periodo d'imposta successivo a quello di entrata in vigore.

Il comma 2 stabilisce invece che si applicano a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di entrata in vigore degli studi le disposizioni dell'articolo 10, comma 8, della citata legge n. 146 del 1998 (che consente di stabilire, con i decreti di approvazione degli studi, criteri e modalità di annotazione separata dei componenti negativi e positivi di reddito rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi stessi nei confronti dei soggetti che esercitano più attività).

 

Il comma 3, in conseguenza della nuova disciplina della revisione triennale degli studi di settore, introdotta dal comma 1, dispone l’abrogazione del comma 399 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), il quale ne disciplinava la revisione quadriennale.

 

Il comma 399 dell’articolo 1 della legge n. 311 del 2004 stabilisce che gli studi di settore sono soggetti a revisione, di norma, ogni quattro anni dalla data dell’entrata in vigore o dell'ultima revisione, al fine di mantenerne la rappresentatività rispetto alla realtà economica cui si riferiscono. La revisione può essere disposta anche prima del suddetto termine, tenuto anche conto di dati e informazioni ufficiali quali i dati di contabilità nazionale, sentito il parere della commissione di esperti. La revisione è programmata con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare entro il mese di febbraio di ciascun anno.

 

Il comma 4 del presente articolo 5 ridefinisce le fattispecie alle quali non si applicano gli studi di settore, sostituendo il comma 4 dell'articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146, che attualmente le disciplina.

La nuova formulazione adegua i riferimenti al testo unico delle imposte sui redditi, in conseguenza delle modificazioni apportate (anche alla numerazione degli articoli) dal decreto legislativo 12 dicembre 2003, n. 344, innalza da lire 10 miliardi (pari a euro 5.164.568,99) a euro 7,5 milioni il limite massimo di ricavi e compensi, oltre il quale non trovano applicazioni gli studi, e dispone l’applicabilità degli studi a fine di accertamento in caso di inizio dell'attività da parte lo stesso soggetto entro sei mesi dalla cessazione della precedente, nonché quando l'attività costituisca mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti.


 

Testo vigente

Nuova formulazione

 

 

4. Le disposizioni del comma 1 del presente articolo non si applicano nei confronti dei contribuenti che hanno dichiarato ricavi di cui all'articolo 53, comma 1, esclusi quelli di cui alla lettera c), o compensi di cui all'articolo 50, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, di ammontare superiore al limite stabilito per ciascuno studio di settore dal relativo decreto di approvazione del Ministro delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta ufficiale. Tale limite non può, comunque, essere superiore a 10 miliardi di lire. Le citate disposizioni non si applicano, altresì, ai contribuenti che hanno iniziato o cessato l'attività nel periodo d'imposta ovvero che non si trovano in un periodo di normalesvolgimento dell'attività.

4. La disposizione del comma 1 del presente articolo non si applica nei confronti dei contribuenti:

a) che hanno dichiarato ricavi di cui all'articolo 85, comma 1, esclusi quelli di cui alle lettere c), d) ed e), o compensi di cui all'articolo 54, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, di ammontare superiore al limite stabilito per ciascuno studio di settore dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell'economia e delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta ufficiale. Tale limite non può, comunque, essere superiore a 7,5 milioni di euro;

b) che hanno iniziato o cessato l'attività nel periodo d'imposta. La disposizione di cui al comma 1 si applica comunque in caso di cessazione e inizio dell'attività, da parte dello stesso soggetto, entro sei mesi dalla data di cessazione, nonché quando l'attività costituisce mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti;

c) che si trovano in un periodo di non normale svolgimento dell'attività.

 

Rispetto alla formulazione della lettera a), si osserva che il richiamo dell’articolo 54 del testo unico delle imposte sui redditi è equivalente a quello all’articolo 50, contenuto nel testo vigente (riferito alla numerazione degli articoli antecedente il decreto legislativo n. 344 del 2003).

 

Il comma 1 dell’articolo 54 del TUIR stabilisce che il reddito derivante dall'esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra l'ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell'esercizio dell'arte o della professione, salvo quanto stabilito nei successivi commi. I compensi sono computati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali stabiliti dalla legge a carico del soggetto che li corrisponde.

 

Il riferimento all’articolo 85 (corrispondente al vecchio articolo 53), comma 1, lettera c), del medesimo testo unico è integrato dall’aggiunta delle lettere d) ede), di nuova introduzione, che disciplinano affini tipologie di ricavo, alle quali è dunque estesa l’esclusione, e che quindi non concorrono al raggiungimento del limite per l’applicabilità degli studi di settore.

 

L’articolo 85, comma 1, del TUIR definisce la nozione di ricavo.

La lettera c) riguarda i corrispettivi delle cessioni di azioni o quote di partecipazioni, anche non rappresentate da titoli, al capitale di società e altri enti, che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie, diverse da quelle cui si applica l'esenzione prevista dall'articolo 87 (Plusvalenze esenti), anche se non rientrano fra i beni al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa.

La lettera d) si riferisce ai corrispettivi delle cessioni di strumenti finanziari similari alle azioni ai sensi dell'articolo 44 emessi da società e altri enti, che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie, diversi da quelli cui si applica l'esenzione prevista dall'articolo 87, anche se non rientrano fra i beni al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa.

La lettera e) riguarda, infine, i corrispettivi delle cessioni di obbligazioni e di altri titoli in serie o di massa, diversi da quelli indicati alla lettere c) e d), che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie, anche se non rientrano fra i beni al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa.

 

La precisazione inserita nella lettera b) estende le possibilità di applicazione degli studi di settore nell’ipotesi di cessazione dell’attività (che costituisce di regola causa ostativa alla loro applicabilità a fini di accertamento), specificando che gli studi si applicano:

1) quando l'attività costituisce mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti;

2) quando lo stesso soggetto che ha cessato l’attività la riprenda entro sei mesi dalla data di cessazione.

Rispetto a questa seconda ipotesi, sembra doversi concludere – in ragione delle caratteristiche dello strumento – che l’applicabilità del pertinente studio resti subordinata alla circostanza che la nuova attività sia riferibile al medesimo settore economico dell’attività cessata. Sarebbe per altro opportuno un chiarimento a questo riguardo.

 

La relazione tecnica annette alle disposizioni concernenti il limite di applicabilità degli studi di settore e la ridefinizione delle cause di esclusione effetti finanziari stimati in un maggior gettito (in termini di cassa) di 332 milioni di euro per l’anno 2007 e di 278 milioni di euro per gli anni 2008 e 2009.

 

Il comma 5 dispone circa l’applicazione delle nuove norme introdotte dal precedente comma 4, stabilendo che esse abbiano effetto dal periodo d'imposta in corso alla data del 1° gennaio 2007, ad esclusione di quella indicata alla lettera b), che hanno [recte: ha] effetto dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006.

Viene così anticipata con effetti di retroattività – in tacita deroga al disposto dell’articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto del contribuente) – l’efficacia della nuova regola (che non sembra avere natura interpretativa) circa l’applicabilità degli studi di settore in caso di cessazione e successivo inizio di attività da parte del medesimo soggetto o di mera prosecuzione dell’attività altrui.

 

L’articolo 3 della legge n. 212 del 2000 stabilisce che – salvo il caso delle norme di interpretazione autentica, le norme tributarie non hanno effetto retroattivo, e che, relativamente ai tributi periodici, le modifiche introdotte si applicano solo a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni che le prevedono.

 

Il comma 6, allo scopo di orientare le attività di controllo nei confronti dei contribuenti titolari di reddito d'impresa o di lavoro autonomo cui non sono applicabili gli studi di settore, prevede la determinazione di specifici indicatori di normalità economica, idonei a rilevare la presenza di ricavi o compensi non dichiarati ovvero di rapporti di lavoro irregolare.

Ai medesimi fini, nelle ipotesi di cessazione dell'attività, di liquidazione ordinaria ovvero di non normale svolgimento dell'attività (che costituiscono ordinariamente causa di esclusione dell’applicabilità degli studi), si stabilisce che possa venire richiesta la compilazione del modello, allegato alla dichiarazione, previsto per i soggetti cui si applicano gli studi di settore. Si tratta del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, da allegarsi alla dichiarazione dei redditi.

 

Il comma 7 prescrive altresì la determinazione di appositi indicatori di coerenza per l’individuazione dei requisiti minimi di continuità dell’attività, con riferimento al primo periodo d’imposta in cui essa viene esercitata, relativamente ai soggetti indicati all'articolo 73, comma 1, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (società di capitali, società cooperative, società di mutua assicurazione), esclusi dall’applicazione degli studi di settore. Tali indicatori sono definiti tenendo conto delle caratteristiche e delle modalità di svolgimento dell’attività medesima.

La relazione governativa ìndica a questo riguardo l’esistenza di “una quota significativa di società di capitali (15-20%) che risultano fiscalmente inattive dopo periodi brevissimi (anche meno di un anno) dall’inizio dell’attività”, rilevando che “queste società dichiarano sovente livelli di ricavi relativamente inferiori rispetto a quelli medi dichiarati dalle società appartenenti a settori economicamente omogenei che iniziano l’attività e la proseguono per periodi più lunghi”. La stessa relazione chiarisce che gli indici di coerenza dovranno essere definiti partendo dagli analoghi indicatori degli studi di settore, con gli adeguamenti necessari per tener conto dei fenomeni specifici rilevati nell’analisi della particolare fattispecie.

Il comma 8 rimette l’approvazione dei predetti indicatori a un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanarsi entro il 28 febbraio 2007. Tali indicatori potranno essere elaborati anche per settori economicamente omogenei, e dovranno trovare applicazione a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006 (quindi con efficacia retroattiva).

 

Dalla formulazione del testo non risulta chiaramente la natura (ordinatoria o perentoria) del termine previsto per l’approvazione. Nella prima ipotesi, sarebbe altresì opportuno chiarire se, qualora l’approvazione intervenga dopo tale termine, ne rimanga ferma l’applicabilità al periodo d’imposta 2006.

 

La relazione tecnica annette alle disposizioni concernenti l’introduzione di indicatori di normalità economica per i contribuenti non soggetti all’applicazione degli studi di settore (comprese le società di capitali) effetti finanziari stimati in un maggior gettito (in termini di cassa) di 358 milioni di euro per l’anno 2007 e di 221 milioni di euro per gli anni 2008 e 2009.

 

Il comma 9 prescrive che venga programmata, sulla base di appositi criteri selettivi, una specifica attività di controllo nei confronti dei soggetti che risultano incoerenti per effetto dell'applicazione degli indicatori introdotti a norma del comma 7.

 

Il comma 10 modifica le condizioni di applicabilità degli studi di settore a fini di accertamento, definite dall'articolo 10, comma 1, della legge 8 maggio 1998, n. 146.

In particolare, con la lettera a) è soppressa la condizione per cui il contribuente deve avere un periodo d'imposta pari a dodici mesi; la lettera b) specifica invece che gli studi sono impiegati qualora l'ammontare dei ricavi o compensi dichiarati risulta [recte: risulti] inferiore all'ammontare dei ricavi o compensi determinabili sulla base degli studi stessi. Secondo quanto rilevato dalla relazione governativa, l’applicazione a contribuenti con periodo d’imposta inferiore a dodici mesi richiederà un affinamento del modello statistico-matematico.

 

La stessa relazione rileva che la previsione di applicabilità ai soli contribuenti le cui dichiarazioni non risultino coerenti con gli studi è resa opportuna da ragioni di coordinamento con l’abrogazione del comma 2 dello stesso articolo 10 (che conteneva analoga clausola relativamente agli esercenti attività d'impresa in regime di contabilità ordinaria, anche per effetto di opzione, e degli esercenti arti e professioni), operata dall'articolo 37, comma 2, lettera a), del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248.

Rimangono ferme le cause di esclusione stabilite dal comma 4 dello stesso articolo 10, così come sostituito dal comma 4 del presente articolo (v. supra).

 

La relazione tecnica, a fine di cautela, non stima il maggior gettito che potrà derivare dalla presente disposizione.

 

Il comma 11 dispone che le modificazioni operate dal precedente comma 10, limitatamente a quanto stabilito dalla lettera a) relativamente ai contribuenti con periodo d’imposta inferiore a dodici mesi, hanno effetto a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2007. La disposizione è motivata nella relazione governativa con la necessità di adeguare il modello statistico-matematico a questa nuova applicazione.

 

Si osserva che, l’entrata in vigore della presente legge essendo prevista dall’articolo 217 nel 1° gennaio 2007, e non trattandosi nel caso di specie di norme sostanziali relative a un tributo periodico (che avrebbero effetto dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data della sua entrata in vigore, a norma dell’articolo 3 della legge n. 212 del 2000), non appare chiaro il significato della limitazione alla sola lettera a) del comma 10.

 

I commi 12, 13 e 14 prevedono – in termini sostanzialmente identici per le imposte sui redditi, l’IVA e l’IRAP – l’incremento della sanzione amministrativa pecuniaria nei casi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti, qualora il maggior reddito d’impresa, d’arte o professione accertato ecceda di oltre il 10 per cento quello dichiarato.

A questo fine:

a) il comma 12 integra con un nuovo comma 2-bis l'articolo 1 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (Riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi). L’articolo trova applicazione con riferimento alle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi;

 

Il nuovo comma 2-bis prevede che la misura della sanzione minima e massima indicata al comma 2 (ossia la sanzione dal cento al duecento per cento della maggior imposta o della differenza del credito, stabilita per la dichiarazione di reddito imponibile inferiore a quello accertato o comunque di imposta inferiore a quella dovuta o credito superiore a quello spettante, nonché per esposizione di indebite detrazioni d'imposta o indebite deduzioni dall'imponibile) è elevata del 10 per cento nelle ipotesi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti. L’incremento non si applica se il maggior reddito d'impresa ovvero di arte o professione, accertato a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, non è superiore al 10 per cento del reddito d'impresa dichiarato»;

 

b) il comma 13 aggiunge, nell'articolo 5 del medesimo decreto legislativo n. 471 del 1997, un nuovo comma 4-bis, da applicarsi alle dichiarazioni relative all’imposta sul valore aggiunto (IVA);

 

Anche in questo caso la misura della sanzione minima e massima prevista dal comma 4 (rispettivamente, cento e duecento per cento della differenza in caso di dichiarazione di imposta sul valore aggiunto inferiore al dovuto o eccedenza detraibile o rimborsabile superiore a quanto spettante) è elevata del 10 per cento nelle ipotesi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti. L’incremento non si applica se la maggiore imposta accertata o la minore imposta detraibile o rimborsabile, a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, non è superiore al 10 per cento di quella dichiarata.

 

Si osserva a questo proposito che il comma 4, qui richiamato, oltre alla fattispecie descritta, disciplina, nel secondo periodo, le violazioni riguardanti la dichiarazione periodica, alle quali dichiara applicabile la diversa sanzione indicata nel comma 3 (sanzione amministrativa da lire cinquecentomila a lire quattro milioni). Per evitare dubbi interpretativi, sarebbe opportuno specificare a quale dei due periodi debba intendersi operato il rinvio.

 

c) il comma 14 aggiunge, nell'articolo 32 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, un nuovo comma 2-bis, da applicarsi alle dichiarazioni relative all’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).

 

Anche in questo caso la misura della sanzione minima e massima prevista dal comma 2 (rispettivamente, una e due volte l’ammontare della maggiore imposta dovuta in caso di dichiarazione di imponibile inferiore a quello accertato o imposta inferiore al dovuto) è elevata del 10 per cento nelle ipotesi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti. L’incremento non si applica se la maggiore imposta accertata o la minore imposta detraibile o rimborsabile, a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, non è superiore al 10 per cento di quella dichiarata.

 

In aggiunta alle sanzioni introdotte dai commi precedenti, il comma 15 prevede una sanzione amministrativa pecuniaria, in misura fissa determinata nel minimo e nel massimo, per colpire le medesime violazioni relative al contenuto degli allegati alla dichiarazione rilevanti per l'applicazione degli studi di settore. Nel già citato decreto legislativo n. 471 del 1997, dopo l'articolo 8, è a questo fine inserito il nuovo articolo 8-bis.

Esso, in aggiunta alla sanzione prevista dall'articolo 1, comma 2, e dall'articolo 5, comma 4, commina la sanzione amministrativa da euro cinquecento a euro millecinquecento nelle ipotesi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti.

 

La relazione governativa osserva che la previsione di una sanzione aggiuntiva, specificamente riferita alla violazione, rivestirebbe particolare efficacia, in quanto “applicabile indipendentemente dall’esperibilità dell’azione di accertamento, e pertanto anche a seguito di specifici accessi atti a rilevare la veridicità dei dati e delle informazioni forniti dal contribuente con i modelli annuali”.

 

Si osserva a questo riguardo che la previsione (nel presente comma 15) di una sanzione specifica per “violazioni relative al contenuto degli allegati alla dichiarazione [nel testo della norma denominati modelli] rilevanti per l'applicazione degli studi di settore” può indurre dubbi circa la sua relazione con le sanzioni introdotte dai precedenti commi da 12 a 14. Poiché infatti questi ultimi dispongono l’incremento di sanzioni riferite a fattispecie diverse e determinate (dichiarazioni inferiori al dovuto, esposizione di deduzioni o detrazioni non spettanti etc.), nell’ipotesi in cui ricorrano contestualmente le violazioni relative al contenuto dei modelli, non sembrerebbero applicabili separatamente per queste sole violazioni. I riferimenti operati nella novella del presente comma 15 all’ “articolo 1, comma 2” (invece che 2-bis) e all’ “articolo 5, comma 4” (invece che 4-bis) sembrerebbero confermare quest’interpretazione. Verrebbe meno, pertanto, il carattere “aggiuntivo” della sanzione prevista dal presente comma 15, ove dovesse intendersi come sanzione da cumularsi con la precedente (fra l’altro, ciò comporterebbe l’assoggettamento della medesima condotta a due sanzioni di eguale natura).

Si segnala altresì, in relazione al medesimo comma 15, che la previsione di una sanzione da applicarsi “in aggiunta alla sanzione prevista all’articolo 1, comma 2, e all’articolo 5, comma 4” indurrebbe a ritenere che tale sanzione possa essere irrogata soltanto ove la condotta qui individuata sia stata realizzata unitamente alle violazioni contemplate nei due articoli citati. Infine, il mancato richiamo dell’articolo 32, comma 2-bis, del decreto legislativo n. 446 del 1997 (introdotto dal comma 14) parrebbe escludere l’applicabilità della sanzione in relazione agli allegati alle dichiarazioni IRAP.

 

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Lotta all’evasione fiscale

Il 31 maggio 2006 la Commissione ha adottato una comunicazione sulla necessità di sviluppare una strategia coordinata al fine di migliorare la lotta alle frodi fiscali (COM(2006)254).

La comunicazione, sottolineando la carenza di stime sull’ammontare delle imposte non percepite a causa della frode fiscale, mira a facilitare la cooperazione tra gli Stati membri per garantire il funzionamento regolare del mercato interno e la tutela degli interessi finanziari della Comunità e punta a lanciare un dibattito tra le parti interessate nel quadro di una strategia antifrode a livello europeo.

Il documento pone in rilievo alcuni elementi di criticità relativi alla situazione attuale:

-        in relazione alla frode dell’IVA, sottolinea lo scarso utilizzo da parte degli Stati membri degli strumenti offerti dal Reg. (CE) n. 1798/2003 in tema di cooperazione amministrativa in materia di IVA;

-        in materia di accise, si richiama l’eventualità di dovere adottare ulteriori misure, rispetto a quelle previste dalla disciplina vigente, soprattutto a fronte di ulteriori fenomeni di frode, quali il contrabbando e la contraffazione di alcool e tabacco;

-        si evidenziano alcuni problemi di funzionamento nel campo della cooperazione amministrativa tra gli Stati membri (linguistici, di mancanza di risorse umane, ecc.);

-        si rileva lo scarso utilizzo da parte degli Stati membri delle strutture di sostegno e di assistenza operativa a livello comunitario, in particolare delle risorse dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) che agisce come piattaforma di servizi per le unità operative degli Stati membri;

-        si richiama l’attenzione sull’esigenza del rafforzamento della legislazione in materia di assistenza alla riscossione per migliorare il recupero delle tasse non versate allo Stato.

La Commissione individua tra i punti deboli del sistema attuale la tassazione delle vendite a distanza, dei mezzi di trasporto nuovi e d’occasione. Ricorda poi che alcuni Stati membri si sono dimostrati favorevoli ad estendere l’utilizzo del meccanismo dell’autoliquidazione che in taluni settori, come quello della costruzione, si è dimostrato efficace. Parallelamente a tale meccanismo occorrerebbe ampliare gli obblighi di dichiarazione supplementari rispetto a quelli attuali per evitare nuovi rischi di frode, fermo restando che la semplificazione del quadro fiscale è un elemento chiave della politica fiscale, iscritta nel quadro più ampio della strategia di Lisbona.

 

Il documento tratta poi la necessità di una maggiore cooperazione con i paesi terzi e le possibilità di modifica del sistema comune dell’IVA e dell’accise.

 

Il 7 giugno 2006 il Consiglio ECOFIN ha adottato conclusioni sulla citata comunicazione preannunciando di volere:

-        esaminare tutte le questioni sollevate dalla comunicazione in materia di frode, comprese le eventuali modifiche giuridiche al sistema IVA;

-        proseguire più specificamente con l'ausilio della Commissione l'analisi del ricorso all'inversione contabile come meccanismo per affrontare la frode in materia di IVA;

-        tornare sull'argomento per l'ultima sessione nel 2006 al fine di poter orientare gli ulteriori lavori della Commissione.

La Presidenza di turno finlandese ha poi chiesto alla Commissione di presentare al più presto una proposta di direttiva che consenta agli Stati membri di optare per l'applicazione di un meccanismo di inversione contabile per le cessioni interne tra imprese quando l'importo della fattura supera i 5.000 EURO.


Articolo 5, commi 16-19 e 36-37
(Disposizioni per il contrasto dell’evasione
nell’applicazione di agevolazioni fiscali)

 


16. Al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

       a) all'articolo 10, comma 1, lettera b), dopo il primo periodo, è inserito il seguente: «Ai fini della deduzione la spesa sanitaria relativa all'acquisto di medicinali deve essere certificata da fattura o da scontrino fiscale contenente la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e l'indicazione del codice fiscale del destinatario»;

       b) all'articolo 15, comma 1, lettera c), dopo il secondo periodo, è inserito il seguente: «Ai fini della detrazione la spesa sanitaria relativa all'acquisto di medicinali deve essere certificata da fattura o da scontrino fiscale contenente la specifi­cazione della natura, qualità e quantità dei beni e l'indicazione del codice fiscale del destinatario».

17. I commi 7 e 8 dell'articolo 11-quinquiesdecies del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, sono abrogati.

18. Le agevolazioni tributarie e di altra natura relative agli autoveicoli utilizzati per la locomozione dei soggetti di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, con ridotte o impedite capacità motorie, sono riconosciute a condizione che gli autoveicoli siano utilizzati in via esclusiva o prevalente a beneficio dei predetti soggetti.

19. In caso di trasferimento a titolo oneroso o gratuito delle autovetture per le quali l'acquirente ha usufruito dei benefici fiscali prima del decorso del termine di due anni dall'acquisto, è dovuta la differenza fra l'imposta dovuta in assenza di agevolazioni e quella risultante dall'appli­cazione delle agevolazioni stesse. La disposizione non si applica per i disabili che, in seguito a mutate necessità dovute al proprio handicap, cedano il proprio veicolo per acquistarne un altro su cui realizzare nuovi e diversi adattamenti.

(omissis)

36. I soggetti di cui all'articolo 2 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, che deducono dal reddito complessivo somme per assegni periodici corrisposti al coniuge di cui alla lettera c) del comma 1 dell'articolo 10 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, devono indicare nella dichiarazione annuale il codice fiscale del soggetto beneficiario delle somme.

37. All'articolo 78 della legge 30 dicembre 1991, n. 413, dopo il comma 25 sono inseriti i seguenti:

«25-bis. Ai fini dei controlli sugli oneri detraibili di cui alla lettera c) del comma 1 dell'articolo 15 del testo unico sulle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, gli enti e le casse aventi esclusivamente fine assistenziale devono comunicare in via telematica all'Anagrafe tributaria gli elenchi dei soggetti ai quali sono state rimborsate spese sanitarie per effetto dei contributi versati di cui alla lettera a) del comma 2 dell'articolo 51 del citato testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

25-ter. Il contenuto, i termini e le modalità delle trasmissioni sono definiti con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate».


 

 

Il comma 16 dell’articolo 5 limita la deducibilità o detraibilità delle spese sanitarie per acquisto di medicinali, agli effetti dell’imposta sui redditi delle persone fisiche, subordinandola alla loro certificazione mediante fattura o scontrino fiscale contenente la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e l'indicazione del codice fiscale del destinatario.

In particolare, la lettera a) introduce tale condizione relativamente alle spese sanitarie sostenute per l’acquisto di medicinali dai soggetti affetti da grave e permanente invalidità o menomazione.

A questo fine, viene inserito un nuovo periodo nell’articolo 10, comma 1, lettera b), del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

 

L’articolo 10, comma 1, lettera b), del TUIR, nel testo vigente, consente di dedurre dal reddito complessivo, agli effetti dell’IRPEF, le spese mediche e quelle di assistenza specifica necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione, sostenute dai soggetti indicati nell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione). Si considerano rimaste a carico del contribuente anche le spese rimborsate per effetto di contributi o di premi di assicurazione da lui versati e per i quali non spetta la detrazione d'imposta o che non sono deducibili dal suo reddito complessivo né dai redditi che concorrono a formarlo; si considerano, altresì, rimaste a carico del contribuente le spese rimborsate per effetto di contributi o premi che, pur essendo versati da altri, concorrono a formare il suo reddito

 

La lettera b) introduce la medesima clausola – relativa alle spese per medicinali – nell’articolo 15, comma 1, lettera c), del medesimo testo unico, che disciplina la detrazione consentita a tutti i contribuenti per le spese sanitarie.

 

L’articolo 15, comma 1, lettera c), del TUIR consente di detrarre dall’imposta lorda le spese sanitarie, nella misura del 19 per cento e limitatamente alla parte eccedente lire 250 mila (pari a euro 129,11). Dette spese sono costituite esclusivamente dalle spese mediche e di assistenza specifica (diverse da quelle riferite alle invalidità e menomazioni sopra richiamate), e dalle spese chirurgiche, per prestazioni specialistiche e per protesi dentarie e sanitarie in genere. Disposizioni speciali riguardano le spese riguardanti i mezzi (compresi i veicoli) necessari all'accompagnamento, alla deambulazione, alla locomozione e al sollevamento e per sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l'autosufficienza e le possibilità di integrazione degli invalidi. Anche in questo caso, si considerano rimaste a carico del contribuente anche le spese rimborsate per effetto di contributi o premi di assicurazione da lui versati e per i quali non spetta la detrazione d'imposta o che non sono deducibili dal suo reddito complessivo né dai redditi che concorrono a formarlo. Si considerano, altresì, rimaste a carico del contribuente le spese rimborsate per effetto di contributi o premi che, pur essendo versati da altri, concorrono a formare il suo reddito, salvo che il datore di lavoro ne abbia riconosciuto la detrazione in sede di ritenuta.

 

La relazione tecnica annette alle presenti disposizioni effetti finanziari stimati (in termini di cassa) in un maggior gettito di 113,5 milioni di euro per l’anno 2008 e in 65 milioni di euro per l’anno 2009.

 

Il comma 17 rende nuovamente indetraibile, agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto, l’imposta assolta per operazioni inerenti e connesse all’organizzazione e all’esercizio del lotto, delle lotterie, dei concorsi pronostici e delle scommesse, nonché per le prestazioni di mandato, mediazione e intermediazione a queste connesse.

Sono abrogati, a questo fine, i commi 7 e 8 dell'articolo 11-quinquiesdecies del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248.

 

Il comma 7 dell’articolo 11-quinquiesdecies del decreto-legge n. 203 del 2005 ha inserito nel comma 3 dell’articolo 19 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, concernente l’imposta sul valore aggiunto, l’ulteriore lettera e-bis), la quale comprende le operazioni relative all’esercizio, prestazioni di mandato, mediazione e intermediazione su lotto, lotterie, concorsi pronostici e scommesse tra quelle cui non si applica l’indetraibilità prevista per le operazioni esenti inerenti e connesse all’organizzazione e all’esercizio delle attività indicate all’articolo 10, n. 6) e 7), del medesimo D.P.R.

Ha altresì aggiunto nel comma 5 dello stesso articolo 19 un’ulteriore disposizione, che esclude, per le stesse operazioni, l’applicazione della disciplina del cosiddetto pro rata di detraibilità dell'imposta sugli acquisti di beni e servizi strumentali alle operazioni esenti.

Il comma 8subordina l’efficacia di queste disposizioni alla preventiva approvazione da parte della Commissione europea.

I numeri 6) e 7) del citato articolo 10 (esenzione IVA) del D.P.R. n. 633 del 1972 riguardano le operazioni relative all'esercizio del lotto, delle lotterie nazionali, dei giochi di abilità e dei concorsi pronostici riservati allo Stato e al CONI e all’UNIRE, nonché quelle relative all'esercizio dei totalizzatori e delle scommesse, ivi comprese le operazioni relative alla raccolta delle giocate (numero 6) e le operazioni relative all'esercizio delle scommesse in occasione di gare, corse, giuochi, concorsi e competizioni di ogni genere, diverse da quelle indicate al numero precedente, nonché quelle relative all'esercizio del giuoco nelle case da giuoco autorizzate e alle operazioni di sorte locali autorizzate (numero 7).

 

La relazione tecnica annette alla presente disposizione effetti finanziari stimati in un maggior gettito pari a 60 milioni di euro annui. La stima è conforme alla perdita di gettito indicata precedentemente in relazione all’articolo 11-quinquiesdecies del decreto-legge n. 203 del 2005, che aveva introdotto la disposizione abrogata.

 

Si osserva, con riferimento alla formulazione del presente comma, che sarebbe stato più corretto abrogare direttamente le disposizioni contenute nel D.P.R. n. 633 del 1972, invece che i commi 7 e 8 dell’articolo 11-quinquiesdecies del decreto-legge n. 203 del 2005 che le hanno inserite mediante novella. Per altro, l’applicazione di tali disposizioni è soggetta a condizione sospensiva in attesa dell’approvazione della Commissione europea.

 

Il comma 18 subordina il riconoscimento delle agevolazioni tributarie e di altra natura relative agli autoveicoli utilizzati per la locomozione dei soggetti affetti da minorazione (identificati mediante il richiamo all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104)[21], con ridotte o impedite capacità motorie, alla condizione che gli autoveicoli siano utilizzati in via esclusiva o prevalente a beneficio dei predetti soggetti.

 

Tra le agevolazioni fiscali concesse agli invalidi (ovvero alle persone cui essi risultano fiscalmente a carico) per l’acquisto di autoveicoli, si richiamano:

-        la detrazione d’imposta, nella misura del 19 per cento delle spese sostenute per l’acquisto di mezzi necessari alla locomozione dei soggetti portatori di handicap, prevista agli effetti dell’imposta sui redditi delle persone fisiche dall’articolo 15, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917. La detrazione d’imposta spetta integralmente – cioè senza applicazione della franchigia di euro 129,11 normalmente prevista per la detrazione delle spese mediche – una sola volta in un periodo di quattro anni;

-        l’applicazione dell’aliquota IVA del 4 per cento sull'acquisto di veicoli adattati all’uso degli invalidi (concessa agli invalidi dall’articolo 1 della legge 9 aprile 1986, n. 97, ed estesa ai soggetti definiti dall’articolo 3 della citata legge n. 104 del 1992 – legge quadro sull’handicap – dall’articolo 8, comma 3, della legge 27 dicembre 1997, n. 449). L’agevolazione è riconosciuta una sola volta nel corso del quadriennio, salvo il caso in cui il veicolo precedente sia stato cancellato dal pubblico registro automobilistico. L'IVA agevolata si applica attualmente ai soli motoveicoli e autoveicoli, nuovi o usati, con limiti di cilindrata: fino a 2.000 centimetri cubici, se con motore a benzina, e fino a 2.800 centimetri cubici, se con motore diesel;

-        l’esenzione dal pagamento dell’imposta erariale di trascrizione, dell'addizionale provinciale all'imposta erariale di trascrizione e dell'imposta di registro per gli atti di natura traslativa o dichiarativa (cioè i passaggi di proprietà) aventi per oggetto i suddetti veicoli (articolo 8, comma 4, della citata legge n. 449 del 1997). A seguito della soppressione dell’imposta erariale di trascrizione e dell'addizionale provinciale, l’agevolazione deve riferirsi all’imposta provinciale di trascrizione, istituita dall’articolo 56 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446;

-        l’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica per i suddetti motoveicoli e autoveicoli (articolo 8, comma 7, della medesima legge n. 449 del 1997).

 

Il comma 19 dispone che, in caso di trasferimento a titolo oneroso o gratuito delle autovetture per le quali l'acquirente ha usufruito dei benefìci fiscali prima del decorso del termine di due anni dall'acquisto, è dovuta la differenza fra l'imposta dovuta in assenza di agevolazioni e quella risultante dall'applicazione delle agevolazioni stesse.

Questa disposizione non si applica per gli invalidi nel caso in cui, a seguito a mutate necessità dovute alla minorazione da cui sono affetti, cedano il proprio veicolo per acquistarne un altro su cui realizzare nuovi e diversi adattamenti.

 

La norma sembra doversi riferire alle agevolazioni previste per i veicoli destinati ai soggetti affetti da invalidità o menomazioni, in connessione con quanto disposto dal precedente comma 18 e secondo le indicazioni della relazione governativa. Tuttavia, stante la sua formulazione in termini generali, per prevenire dubbi interpretativi, sarebbe opportuna una precisazione a tale riguardo.

 

Il già citato articolo 15, comma 1, lettera c), del TUIR prevede attualmente che la detrazione ammessa per i veicoli destinati ai soggetti con capacità motorie ridotte spetti per un solo veicolo e sull’importo massimo di euro 18.075,99 entro un periodo di quattro anni.

La reiterazione del beneficio, per acquisti effettuati entro il periodo predetto, è possibile soltanto ove il primo veicolo per il quale sia stata utilizzata la detrazione venga cancellato dal pubblico registro automobilistico. Qualora il veicolo sia stato rubato e non ritrovato, la detrazione spetta nuovamente anche entro il quadriennio, nel medesimo limite di spesa massima, detrattone l'eventuale rimborso assicurativo.

 

Potrebbe essere opportuno coordinare il termine biennale, previsto dalla presente disposizione, quello quadriennale, previsto per la fruizione dell’agevolazione agli effetti dell’IRPEF.

 

La relazione tecnica annette alle disposizioni dei commi 18 e 19 effetti finanziari stimati in un maggior gettito (in termini di cassa) di 26,7 milioni di euro per il 2006, 75,4 milioni di euro per il 2007 e 56,5 milioni di euro per il 2009.

 

Il comma 36 dispone che i soggetti passivi dell’imposta sui redditi delle persone fisiche (individuati mediante riferimento all'articolo 2 del TUIR), i quali deducono dal reddito complessivo somme per assegni periodici corrisposti al coniuge (secondo quanto previsto dalla lettera c) del comma 1 dell'articolo 10 del medesimo TUIR), devono indicare nella dichiarazione annuale il codice fiscale del soggetto beneficiario delle somme.

 

L’articolo 10, comma 1, lettera c), del TUIR ammette la deduzione degli assegni periodici corrisposti al coniuge – ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli – in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell'autorità giudiziaria.

 

Il comma 37, anche in connessione con le disposizioni introdotte dal precedente comma 16, lettera b), impone agli enti e alle casse aventi esclusivamente fine assistenziale di comunicare in via telematica all'anagrafe tributaria gli elenchi dei soggetti ai quali sono state rimborsate spese sanitarie per effetto di contributi che non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente.

A quest’effetto, nell'articolo 78 della legge 30 dicembre 1991, n. 413, sono inseriti due nuovi commi. Il primo (comma 25-bis) dispone tale comunicazione, espressamente volta ad agevolare i controlli sugli oneri detraibili previsti dalla lettera c) del comma 1 dell'articolo 15 del TUIR.

 

La lettera c) del comma 1 dell'articolo 15 del TUIR stabilisce infatti che si considerano rimaste a carico del contribuente – agli effetti della detrazione ammessa – anche le spese rimborsate

1) per effetto di contributi o premi di assicurazione da lui versati e per i quali non spetta la detrazione d'imposta o che non sono deducibili dal suo reddito complessivo né dai redditi che concorrono a formarlo;

2) per effetto di contributi o premi che, pur essendo versati da altri, concorrono a formare il suo reddito, salvo che il datore di lavoro ne abbia riconosciuto la detrazione in sede di ritenuta. Questa fattispecie si verifica, in particolare, per i contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro o dal lavoratore ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale, che, entro il limite ammesso, non concorrono a formare il reddito a norma dell’articolo 51, comma 2, lettera a), del medesimo TUIR.

Il nuovo comma 25-ter rimette invece la fissazione del contenuto, dei termini e delle modalità delle trasmissioni a provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate.

 

Si osserva che la disposizione avrebbe potuto trovare opportuna collocazione nel D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605, recante disposizioni relative all'anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti.

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Il 29 ottobre 2004 la Commissione europea ha presentato un pacchetto di proposte (COM(2004)728) relativo alla semplificazione e all’ammodernamento del sistema IVA, che comprende:

-        una proposta di modifica della direttiva 77/388/CEE (“Sesta direttiva IVA”) con lo scopo di semplificare gli obblighi IVA;

-        una proposta di direttiva che disciplina il rimborso dell’IVA, già previsto dalla direttiva 777/388/CEE, per i soggetti di imposta che risiedono in un altro Stato membro;

-        una proposta di modifica del regolamento (CE) 1798/2003, allo scopo di introdurre modalità cooperazione tra le amministrazioni finanziarie nazionali coerenti con l’introduzione dello sportello unico e con le modifiche al sistema di rimborso IVA.

Il pacchetto di proposte è stato esaminato dal Parlamento europeo in lettura unica il 7 settembre 2005. Il 7 giugno 2006 il Consiglio, nell’ambito della procedura di consultazione, ha deciso la continuazione dei lavori sugli altri elementi del pacchetto di misure IVA, allo scopo di giungere ad un accordo globale entro la fine dell'anno.

 

Lo scopo principale del pacchetto di proposte è quello di alleggerire l’onere amministrativo a carico dei soggetti che, in ragione della propria attività economica, devono assolvere obblighi IVA in un Paese diverso da quello nel quale risiedono. A tal fine, tra l’altro, la Commissione prende in esame le spese per le quali non è possibile ottenere una detrazione totale dell’IVA, con l’obiettivo di ravvicinare le normative nazionali, che in proposito divergono notevolmente.

Secondo la Commissione si potrebbe prevederel’indetraibilità dell’imposta soltanto per:

a)       spese di divertimento o di rappresentanza;

b)       spese relative a viaggi, alloggio, alimenti e bevande, diverse da quelle sostenute dal soggetto passivo nell'esercizio della sua attività per fornire a titolo oneroso prestazioni di viaggio, alloggio, alimenti e bevande;

c)       spese relative ai veicoli stradali a motore, ad eccezione dei veicoli che il soggetto passivo detiene a titolo di scorte mercantili e dei veicoli da lui messi in vendita nell'esercizio della sua attività, nonché dei veicoli usati come taxi, destinati alla scuola guida o ad essere dati a noleggio o in leasing;

d)       spese relative a imbarcazioni o aeromobili esclusi quelli destinati unicamente al trasporto commerciale di persone o beni.

Il 7 novembre 2006 è previsto l’accordo politico del Consiglio sull’atto finale.

 

Procedure di contenzioso in sede comunitaria
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Il 16 marzo 2005 la Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora[22] in relazione al trattamento IVA applicato in Italia all’IVA detraibile assolta dai soggetti passivi non stabiliti nel territorio italiano prima della loro registrazione in Italia ai fini IVA.

La lettera richiama i principi ribaditi dalla Corte di giustizia delle Comunità europee (sentenza Rompelman del 14 febbraio 1985) in base ai quali il diritto alla detrazione è un diritto fondamentale del soggetto passivo che quest’ultimo può esercitare sin dalle prime operazioni effettuate. Secondo la Corte uno Stato membro non può nemmeno limitare il periodo entro il quale le eventuali operazioni preliminari danno diritto alla detrazione.

La Commissione in particolare ritiene che il trattamento applicato all’IVA a monte in base alla legislazione italiana, assolta prima dell’espletamento di tutte le formalità amministrative relative alla nomina del rappresentante fiscale, risulta incompatibile con le disposizioni del Trattato CE contenute:

-        nell’articolo 49 (divieto di restrizioni alla libera prestazione di servizi);

-        nell’articolo 90 (divieto per qualunque Stato di applicare a prodotti di altri Stati membri imposizioni interne superiori a quelle applicate ai prodotti similari nazionali; divieto di applicazione ai prodotti di altri Stati membri di imposizioni interne tese a proteggere indirettamente altre produzioni);

-        nonché contenute:

-        nella sesta direttiva IVA (Dir. 77/388/CE, sulla base imponibile uniforme) che regola, in particolare, il diritto alla detrazione (art. 17) e gli obblighi dei contribuenti in regime interno (art. 22).


Articolo 5, commi 20-24
(Contrasto dell'evasione – Compensi per attività sanitarie)

 


20. La riscossione dei compensi dovuti per attività di lavoro autonomo mediche e paramediche svolte nell'ambito delle strutture sanitarie private è effettuata in modo unitario dalle stesse strutture sanitarie, le quali provvedono a:

       a) incassare il compenso in nome e per conto del prestatore di lavoro autonomo e a riversarlo contestualmente al medesimo;

       b) registrare nelle scritture contabili obbligatorie, ovvero in apposito registro, il compenso incassato per ciascuna prestazione di lavoro autonomo resa nell'ambito della struttura.

21. Le strutture sanitarie di cui al comma 20 comunicano telematicamente all'Agenzia delle entrate l'ammontare dei compensi complessivamente riscossi per ciascun percipiente.

22. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate sono definiti i termini e le modalità per la comunicazione prevista dal comma 21 nonché ogni altra disposizione utile ai fini dell'attuazione dei commi 20 e 21.

23. Le disposizioni di cui ai commi da 20 a 22 si applicano a decorrere dal 1o marzo 2007.

24. Per le violazioni delle disposizioni di cui ai commi 20 e 21 si applicano rispettivamente gli articoli 9 e 11 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, e successive modificazioni. Restano fermi in capo ai singoli prestatori di lavoro autonomo tutti gli obblighi formali e sostanziali previsti per lo svolgimento dell'attività.


 

 

I commi da 20 a 24 introducono disposizioni volte ad agevolare le funzioni di controllo in relazione alle attività di lavoro autonomo di carattere medico e sanitario svolte in strutture sanitarie private.

In particolare, il comma 20 stabilisce che i compensi dovuti per le attività di lavoro autonomo mediche e paramediche svolte nell'ambito di tali strutture sono riscossi unitariamente dalle stesse strutture sanitarie, le quali provvedono a incassare il compenso, in nome e per conto del prestatore di lavoro autonomo, contestualmente riversandolo al medesimo, e a registrare il compenso riscosso per ciascuna prestazione nelle scritture contabili obbligatorie, ovvero in apposito registro.

 

A norma del comma 21, le stesse strutture sanitarie comunicano in via telematica all'Agenzia delle entrate l'ammontare dei compensi complessivamente riscossi per ciascun percipiente.

 

Il comma 22 rimette a provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate la definizione dei termini e delle modalità per la comunicazione telematica, nonché delle altre disposizioni attuative dei commi 20 e 21.

Infine, a norma del comma 23, l’applicazione di queste disposizioni decorre dal 1° marzo 2007.

Si ricorda che il terzo comma dell’articolo 19 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (recentemente introdotto, unitamente al successivo, dal comma 12 dell’articolo 35 del decreto-legge n. 223 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006) impongono agli esercenti arti o professioni – anche in forma associata – di tenere uno o più conti correnti bancari o postali, in cui debbono far affluire le somme riscosse nell’esercizio dell’attività ed effettuare i prelevamenti per il pagamento delle spese.

Il quarto comma stabilisce inoltre che i compensi in denaro per l’esercizio di arti e professioni vengano riscossi esclusivamente attraverso assegni non trasferibili, bonifici, oppure altre modalità di pagamento bancario o postale, nonché mediante sistemi di pagamento elettronico. La disposizione non si applica quando il pagamento consista in un importo unitario inferiore a 100 euro.

Il comma 12-bisdello stesso articolo 35 del decreto-legge n. 223 del 2006 ha stabilito che quest’ultima norma abbia applicazione graduale: il limite è infatti stabilito in:

1.000 euro, fino al 30 giugno 2007;

500 euro dal 1° luglio 2007 fino al 30 giugno 2008,

100 euro dal 1° luglio 2008.

 

Il comma 24 stabilisce le sanzioni applicabili per la violazione delle disposizioni dei commi 20 e 21.

Per la violazione dell’obbligo d’incasso o la mancata registrazione dei compensi si applica l’articolo 9 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 riguardante le violazioni degli obblighi relativi alla contabilità in materia di imposte dirette e di imposta sul valore aggiunto, che in particolare commina la sanzione amministrativa da lire due milioni a lire quindici milioni (pari rispettivamente a euro 1032,91 ed euro 7746,85) a chi non tiene o non conserva secondo le prescrizioni le scritture contabili, e gli altri libri, documenti e registri prescritti dalle leggi tributarie.

Per la mancata trasmissione telematica si applica invece l’articolo 11 del medesimo decreto legislativo n. 471 del 1997, che sanziona fra l’altro l’omissione di ogni comunicazione prescritta dalla legge tributaria, comminando sanzione amministrativa da lire cinquecentomila a lire quattro milioni (pari rispettivamente a euro 258,23 ed euro 2.065,83).

Restano fermi a carico dei singoli prestatori di lavoro autonomo tutti gli obblighi formali e sostanziali previsti per lo svolgimento dell'attività.

 

La relazione tecnica, atteso il carattere procedurale delle disposizioni, rinunzia prudenzialmente a stimare il maggior gettito che potrebbe conseguirne.


Articolo 5, comma 25
(Ritenute sui corrispettivi dovuti dal condominio all’appaltatore)

 


25. Dopo l'articolo 25-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, è inserito il seguente:

«Art. 25-ter - (Ritenute sui corrispettivi dovuti dal condominio all'appaltatore). - 1. Il condominio quale sostituto di imposta opera all'atto del pagamento una ritenuta del 10 per cento a titolo di acconto dell'imposta sul reddito dovuta dal percipiente, con obbligo di rivalsa, sui corrispettivi dovuti per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi, anche se rese a terzi o nell'interesse di terzi, effettuate nell'esercizio di impresa.

2. La ritenuta di cui al comma 1 è operata anche se i corrispettivi sono qualificabili come redditi diversi ai sensi dell'articolo 67, comma 1, lettera i), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917».


 

 

Il comma 25 dell’articolo 5 estende l’obbligo di operare la ritenuta d’acconto, nella misura del 10 per cento, ai corrispettivi dovuti dal condominio per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi, anche se rese a terzi o nell'interesse di terzi, effettuate dall’appaltatore nell'esercizio di impresa.

 

Il condominio è già qualificato come sostituto d’imposta, con l’obbligo di operare la ritenuta d’acconto sulle somme e valori da esso corrisposti, in particolare per le prestazioni che diano luogo a redditi da lavoro dipendente o assimilati, ovvero a redditi di lavoro autonomo, escluse in questo caso le prestazioni effettuate nell’esercizio di imprese (articoli 23, 24 e 25 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, recante disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi). Per i redditi da lavoro dipendente, la ritenuta è operata secondo le aliquote vigenti per l’imposta sui redditi delle persone fisiche; per i redditi assimilati e quelli di lavoro autonomo, la misura della ritenuta è stabilita nella misura del 20 per cento.

A fini di accertamento, l’articolo 32, primo comma, numero 8-ter), dello stesso decreto consente agli uffici finanziari di richiedere agli amministratori di condominio negli edifici dati, notizie e documenti relativi alla gestione condominiale.

L’articolo 7, nono comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, obbliga gli amministratori di condominio negli edifici a comunicare annualmente all'anagrafe tributaria l'ammontare dei beni e servizi acquistati dal condominio e i dati identificativi dei relativi fornitori.

 

La presente disposizione inserisce nel decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, un nuovo articolo 25-ter, a norma del quale il condominio, all'atto del pagamento dei corrispettivi dovuti per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi, anche se rese a terzi o nell'interesse di terzi, effettuate nell'esercizio di impresa, è tenuto a operare, quale sostituto d’imposta e con obbligo di rivalsa, una ritenuta del 10 per cento a titolo di acconto dell'imposta sul reddito dovuta dal percipiente.

La ritenuta è operata anche se i corrispettivi sono qualificabili come redditi diversi ai sensi dell'articolo 67, comma 1, lettera i), del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

 

L’articolo 67, comma 1, lettera i), del TUIR qualifica come redditi diversi i redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente, se non sono conseguiti nell'esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente.

 

La presente disposizione determina un aumento di gettito esclusivamente in termini di cassa, mediante il meccanismo degli acconti e dei saldi, che la relazione tecnica stima in 110 milioni di euro per l’anno 2007, mentre per la medesima ragione è indicata per l’anno 2008 una diminuzione (sempre in termini di cassa) di 43 milioni di euro.


Articolo 5, commi 26 e 27
(Contrasto dell'evasione e dell'elusione fiscale – Disposizioni in materia di IVA)

 


26. All'articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

       a) il sesto comma è sostituito dal seguente:

«Le disposizioni di cui al quinto comma si applicano anche:

       a) alle prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l'attività di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell'appaltatore principale o di un altro subappaltatore;

       b) alle cessioni di apparecchiature terminali per il servizio pubblico radiomobile terrestre di comunicazioni soggette alla tassa sulle concessioni governative di cui all'articolo 21 della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, come sostituita, da ultimo, dal decreto del Ministro delle finanze 28 dicembre 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 30 dicembre 1995, nonché dei loro componenti ed accessori;

       c) alle cessioni di personal computer e dei loro componenti ed accessori;

       d) alle cessioni di materiali e prodotti lapidei, direttamente provenienti da cave e miniere»;

       b) è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«Le disposizioni di cui al quinto comma si applicano alle ulteriori operazioni individuate dal Ministro dell'economia e delle finanze, con propri decreti, in base alla direttiva 2006/69/CE del Consiglio, del 24 luglio 2006, ovvero individuate con decreto emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, nelle ipotesi in cui necessita la preventiva autorizzazione comunitaria prevista dalla direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977».

27. Le disposizioni di cui alle lettere b), c) e d) del sesto comma dell'articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, come modificato dal comma 26 del presente articolo, si applicano alle cessioni effettuate successivamente alla data di autorizzazione della misura ai sensi dell'articolo 27 della direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977.


 

 

Il comma 26 dell’articolo 5 estende l’ambito di applicabilità del metodo della tassazione inversa (reverse charge) agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto.

È modificato a questo fine l’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, il quale individua i soggetti passivi dell’imposta.

In particolare, la lettera a) del presente comma 26 sostituisce il sesto comma del medesimo articolo 17 (aggiunto dall'articolo 35, comma 5, del decreto-legge n. 223 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006). La nuova formulazione proposta stabilisce che l’applicazione delle modalità di fatturazione e di pagamento dell’imposta previste nel quinto comma del medesimo articolo 17[23] si applicano:

a) alle prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attività di costruzione o ristrutturazione di immobili, oppure nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore;

 

Si tratta della fattispecie prevista nel vigente sesto comma, la cui introduzione era stata motivata nella relazione governativa al decreto-legge n. 223 del 2006 (A.S. 741), come misura volta a “contrastare fenomeni fraudolenti consistenti nella creazione di piccole imprese che realizzano lavori edilizi nel quadro di opere complesse, fatturano regolarmente le prestazioni con l’applicazione dell’IVA, ma poi omettono di versare il tributo, che lucrano illecitamente, per poi sparire, salvo ricostituirsi in forme analoghe”.

 

b) alle cessioni di apparecchiature terminali per il servizio pubblico radiomobile terrestre di comunicazioni soggette alla tassa sulle concessioni governative di cui all'articolo 21 della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641[24], nonché dei loro componenti e accessori;

c) alle cessioni di elaboratori elettronici (personal computer) e dei loro componenti e accessori;

d) alle cessioni di materiali e prodotti lapidei, direttamente provenienti da cave e miniere.

 

Di conseguenza, il destinatario della cessione o prestazione viene ad essere tenuto al pagamento dell'imposta, se soggetto passivo d'imposta nel territorio dello Stato. La fattura, emessa dal cedente o dal subappaltatore senza addebito d'imposta, con l'osservanza delle disposizioni degli articoli 21 e seguenti del medesimo decreto e con l'indicazione della norma qui contemplata, deve essere integrata dal destinatario con l'indicazione dell'aliquota e della relativa imposta e deve essere annotata nel registro delle fatture o dei corrispettivi (previsti rispettivamente dagli articoli 23 o 24) entro il mese di ricevimento ovvero anche successivamente, ma comunque entro quindici giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese. Lo stesso documento, ai fini della detrazione, è annotato anche nel registro dei beni e servizi acquistati (previsto dall'articolo 25).

 

Secondo le norme vigenti, questa forma di imposizione si applica anche alle cessioni di oro da investimento (legge 17 gennaio 2000, n. 7) e agli apporti di beni immobili ai fondi d'investimento immobiliare chiusi (articolo 8, comma 1-bis, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410).

 

La lettera b) dello stesso comma 26 aggiunge nel medesimo articolo 17 del D.P.R. n. 633 del 1972 un nuovo comma, a tenore del quale il metodo di tassazione inversa si applica alle ulteriori operazioni individuate dal Ministro dell'economia e delle finanze:

-       con propri decreti, in base alla direttiva 2006/69/CE del Consiglio, del 24 luglio 2006;

 

La direttiva 2006/69/CE del Consiglio modifica la direttiva 77/388/CEE per quanto riguarda talune misure aventi lo scopo di semplificare la riscossione dell'imposta sul valore aggiunto e di contribuire a contrastare la frode o l'evasione fiscale.

In particolare, l’articolo 1, primo paragrafo, numero 7), modifica l’articolo 21, paragrafo 2, della direttiva 77/388/CEE, nella versione figurante nell’articolo 28 octies della stessa autorizzando gli Stati membri a stabilire che, per le sottoindicate operazioni, il debitore dell’imposta sia il soggetto passivo nei cui confronti esse sono effettuate:

i) prestazioni di servizi di costruzione, inclusi i servizi di riparazione, pulizia, manutenzione, modifica e demolizione relative a beni immobili nonché la consegna di lavori immobiliari, considerata cessione di beni ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 5;

ii) messa a disposizione di personale per l’esecuzione delle attività di cui al punto i);

iii) cessioni di taluni beni immobili (fabbricati diversi dai fabbricati nuovi, e fondi non edificati), qualora il cedente abbia optato per l’imposizione dell'operazione;

iv) cessioni di materiali di recupero, di materiali di recupero non riutilizzabili in quanto tali, di avanzi, di materiali di scarto industriali e non industriali, di materiali di scarto riciclabili nonché di materiali di scarto parzialmente lavorati, e determinate cessioni di beni e prestazioni di servizi figuranti nell’allegato M;

v) cessioni di beni dati in garanzia da un soggetto passivo ad un altro soggetto passivo in esecuzione di questa garanzia;

vi) cessioni di beni successive alla cessione del diritto di riserva di proprietà ad un cessionario che esercita tale diritto;

vii) cessione di beni immobili in una vendita giudiziale al pubblico incanto da parte di un debitore giudiziario.

Gli Stati membri possono specificare le cessioni di beni e le prestazioni di servizi contemplati e le categorie di prestatori, cedenti o destinatari cui queste misure possono applicarsi. Essi possono altresì limitare l’applicazione delle misure ad alcune delle cessioni di beni o prestazioni di servizi figuranti nell’allegato M. Delle disposizioni nazionali adottate deve essere informato il comitato consultivo dell’imposta sul valore aggiunto.

 

-       con decreto emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (ossia con regolamento ministeriale), nelle ipotesi in cui necessita la preventiva autorizzazione comunitaria prevista dalla direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977.

 

L’articolo 27, paragrafo 1, della direttiva 77/388/CEE, prevede che il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ciascuno Stato membro ad introdurre o a prorogare misure particolari di deroga alla predetta direttiva, al fine di semplificare la procedura di riscossione dell'imposta o di evitare talune frodi o evasioni fiscali.

 

Il comma 27 stabilisce che le disposizioni delle lettere b), c) e d) del sesto comma dell'articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, come modificato dal precedente comma 26 (v. supra), si applicano alle cessioni effettuate successivamente alla data di autorizzazione della misura da parte del Consiglio dell’Unione europea, ai sensi dell'articolo 27 della direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977.

 

È pertanto differita, in attesa dell’autorizzazione europea, l’applicazione del metodo di tassazione inversa alle cessioni di telefoni portatili, elaboratori elettronici, materiali lapidei.

 

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Nell’ambito del pacchetto di proposte (COM(2004)728), presentato il 29 ottobre 2004, relativo alla semplificazione e all’ammodernamento del sistema IVA (richiamato nella scheda relativa al comma 17 dell’articolo 5) è prevista un’estensione del meccanismo dell’inversione contabile (c.d. reverse charge).

Tale meccanismo (in base al quale l’imposta deve essere assolta dal cliente, se soggetto IVA nello Stato in cui avviene la transazione, anziché dal prestatore del servizio o dal cedente e quindi rende l’acquirente debitore dell’imposta), per le operazioni che coinvolgono imprese soggette ad IVA nello Stato membro in cui ha sede l’acquirente, fa sì che l’imposizione avvenga nel luogo di consumo, senza che il fornitore sia soggetto a obblighi fiscali in tale paese. La proposta della Commissione tende ad estendere questo meccanismo, già obbligatorio per alcune operazioni, a vari altri casi.

 

Il 20 luglio 2005 la Commissione ha presentato una proposta modificata di direttiva sul luogo delle prestazioni di servizi (COM(2005)334). La proposta originaria (COM(2003)822) riguardava soltanto i soggetti passivi mentre la proposta modificata concerne anche i soggetti non passivi, e stabilisce che il luogo di tassazione è quello di destinazione del servizio anziché, come previsto attualmente, quello del prestatore.

La proposta, che segue la procedura di consultazione, è stata esaminata il 16 maggio 2006 dal Parlamento europeo che ha proposto alcuni emendamenti. Il Consiglio ha esaminato la proposta il 7 giugno 2006, decidendo di continuare i lavori allo scopo di giungere ad un accordo politico sull’atto finale nella riunione del 7 novembre prossimo.

 


Articolo 5, comma 28
(Obbligo di richiesta della registrazione da parte degli agenti immobiliari)

 


28. Al testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, sono apportate le seguenti modificazioni:

       a) all'articolo 10, comma 1, dopo la lettera d) è inserita la seguente:

«d-bis) gli agenti di affari in mediazione iscritti nella sezione degli agenti immobiliari del ruolo di cui all'articolo 2 della legge 3 febbraio 1989, n. 39, per le scritture private non autenticate di natura negoziale stipulate a seguito della loro attività per la conclusione degli affari»;

       b) all'articolo 57, dopo il comma 1 è inserito il seguente:

«1-bis. Gli agenti immobiliari di cui all'articolo 10, comma 1, lettera d-bis,) sono solidalmente tenuti al pagamento dell'imposta per le scritture private non autenticate di natura negoziale stipulate a seguito della loro attività per la conclusione degli affari».


 

 

Il comma 28 dell’articolo 5 estende agli agenti immobiliari, per le scritture private non autenticate di natura negoziale stipulate a seguito della loro attività per la conclusione degli affari, l’obbligo di chiedere la registrazione e l’obbligazione al pagamento dell’imposta di registro, solidalmente con le parti contraenti.

A questo fine è integrato il dettato degli articoli 10 e 57 del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131.

La lettera a) modifica l'articolo 10, che individua i soggetti obbligati a chiedere la registrazione.

 

I soggetti obbligati sono attualmente:

a) le parti contraenti per le scritture private non autenticate, per i contratti verbali e per gli atti pubblici e privati formati all'estero, nonché i rappresentanti delle società o enti esteri, ovvero uno dei soggetti che rispondono delle obbligazioni della società o ente, per le operazioni delle rispettive società o enti;

b) i pubblici ufficiali (notai, ufficiali giudiziari, segretari o delegati della pubblica amministrazione etc.) per gli atti da essi redatti, ricevuti o autenticati;

c) i cancellieri e i segretari per le sentenze, i decreti e gli altri atti degli organi giurisdizionali alla cui formazione hanno partecipato nell'esercizio delle loro funzioni;

d) gli impiegati dell'amministrazione finanziaria e gli appartenenti al Corpo della Guardia di finanza per gli atti da registrare d'ufficio in mancanza di richiesta da parte degli altri soggetti obbligati.

 

A questi soggetti vengono quindi aggiunti con la nuova lettera d-bis) gli agenti di affari in mediazione iscritti nella sezione degli agenti immobiliari del ruolo di cui all'articolo 2 della legge 3 febbraio 1989, n. 39, per le scritture private non autenticate di natura negoziale stipulate a seguito della loro attività per la conclusione degli affari.

 

La lettera b) modifica l'articolo 57, che individua i soggetti obbligati al pagamento dell’imposta di registro, introducendo un nuovo comma 1-bis, a norma del quale gli agenti immobiliari suddetti sono solidalmente tenuti al pagamento dell'imposta per le medesime scritture private.

 


Articolo 5, commi 29 e 30
(Contrasto del giuoco irregolare e illegale)

 


29. In coerenza ai principi recati dall'articolo 38 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, ed al fine di contrastare la diffusione del gioco irregolare ed illegale, l'evasione e l'elusione fiscale nel settore del gioco, nonché di assicurare l'ordine pubblico e la tutela del giocatore, con uno o più provvedimenti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato sono stabilite le modalità per procedere alla rimozione dell'offerta, attraverso le reti telematiche o di telecomunicazione, di giochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro in difetto di concessione, autorizzazione, licenza od altro titolo autorizzatorio o abilitativo o, comunque, in violazione delle norme di legge o di regolamento o delle prescrizioni definite dalla stessa Amministrazione. I provvedimenti di cui al presente comma sono adottati nel rispetto degli obblighi comunitari.

30. Dalla data di entrata in vigore del primo provvedimento emesso ai sensi del comma 29, i commi da 535 a 538 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono abrogati.


 

 

Il comma 29 dell’articolo 5 dispone che con provvedimenti dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, nel rispetto degli obblighi comunitari, siano stabilite le modalità per impedire l’offerta non autorizzata di giuochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro o, comunque, in violazione delle norme di legge o di regolamento o delle prescrizioni definite dalla stessa Amministrazione, effettuata mediante reti telematiche o di telecomunicazione.

 

A questo fine, la disposizione richiama i princìpi recati dall'articolo 38 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, nonché la finalità di contrastare la diffusione del giuoco irregolare e illegale, l'evasione e l'elusione fiscale nel settore del giuoco, nonché di assicurare l'ordine pubblico e la tutela del giocatore.

 

L'articolo 38 del decreto-legge n. 223 del 2006 prevede fra l’altro che vengano disciplinati, tramite regolamenti da emanarsi entro il 31 dicembre 2006, ai sensi dell'art. 16, comma 1, della sopra citata legge n. 133 del 1999:

-        le scommesse a distanza a quota fissa con modalità di interazione diretta tra i singoli giocatori (scommesse cosiddette peer to peer); tale tipo di giuoco consente ai giocatori di scommettere gli uni contro gli altri su un determinato evento senza più un banco tradizionale;

-        i giuochi di abilità on-line (skill games) con vincita in denaro, nei quali l'abilità dei giocatori prevale, rispetto al risultato, sull'elemento aleatorio. Per questo tipo di giuochi è prevista un'aliquota d'imposta pari al 3 per cento della somma giocata;

-        le caratteristiche dei "negozi" specializzati nella vendita del giuoco, ovvero:

-        agenzie di scommessa;

-        sale pubbliche da gioco;

-        sale destinate al gioco del Bingo (D.M. 31 gennaio 2000).

Il comma 2 prevede il riordino dell'attuale sistema distributivo dei giuochi a base sportiva con la costituzione di una rete strutturata di punti vendita e a tal fine novella il comma 287 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2005 (legge n. 311 del 2004).

 

Si dispone quindi che, con uno o più provvedimenti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, vengano stabilite le modalità per procedere alla rimozione dell'offerta, attraverso le reti telematiche o di telecomunicazione, di giuochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro mancanti di concessione, autorizzazione, licenza o altro titolo autorizzatorio o abilitativo o, comunque, in violazione delle norme di legge o di regolamento o delle prescrizioni definite dalla stessa Amministrazione. Si specifica che tali provvedimenti debbono rispettare gli obblighi comunitari.

La disposizione sembra intesa a ovviare a obiezioni circa la compatibilità delle norme, adottate in precedenza (v. infra, nella presente scheda, nonché, in calce a questa, il paragrafo: Procedure di contenzioso in sede comunitaria), con i princìpi comunitari in materia di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi.

 

Secondo consolidata giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, le restrizioni alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi devono, in primo luogo, essere giustificate da motivi imperativi d’interesse generale; in secondo luogo, devono essere idonee a garantire il conseguimento dello scopo perseguito e, in terzo luogo, non andare oltre quanto necessario per il raggiungimento di questo. In ogni caso, devono essere applicate in modo non discriminatorio.

Nelle sentenze 24 marzo 1994 (causa C-275/92, Schindler), 21 settembre 1999 (causa C-124/97, Läärä e altri) e 21 ottobre 1999 (causa C-67/98, Zenatti), la Corte di giustizia ha ammesso che le restrizioni alle attività di giuoco possono essere giustificate da motivi imperativi d’interesse generale, quali la tutela del consumatore e la prevenzione della frode e dell'incitazione dei cittadini ad una spesa eccessiva collegata al giuoco, rilevando tuttavia come le restrizioni fondate su tali motivi e sulla necessità di prevenire turbative all'ordine sociale debbano essere idonee a garantire la realizzazione dei detti obiettivi, nel senso che tali restrizioni debbono contribuire a limitare le attività di scommessa in modo coerente e sistematico.

Più recentemente, nella sentenza 6 novembre 2003 (causa C-243/01, Gambelli e altri), la stessa Corte ha concluso che “una normativa nazionale contenente divieti – penalmente sanzionati – di svolgere attività di raccolta, accettazione, prenotazione e trasmissione di proposte di scommessa, relative, in particolare, a eventi sportivi, in assenza di concessione o autorizzazione rilasciata dallo Stato membro interessato, costituisce una restrizione alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi previste, rispettivamente, agli articoli 43 CE e 49 CE”, statuendo che “spetta al giudice del rinvio verificare se tale normativa, alla luce delle sue concrete modalità di applicazione, risponda realmente ad obiettivi tali da giustificarla e se le restrizioni che essa impone non risultino sproporzionate rispetto a tali obiettivi”. Agli effetti di tale verifica, la Corte ha enunziato alcuni criteri, osservando fra l’altro:

1) che, “laddove le autorità di uno Stato membro inducano ed incoraggino i consumatori a partecipare alle lotterie, ai giuochi d'azzardo o alle scommesse affinché il pubblico erario ne benefici sul piano finanziario, le autorità di tale Stato non possono invocare l'ordine pubblico sociale con riguardo alla necessità di ridurre le occasioni di giuoco per giustificare provvedimenti come quelli oggetto della causa principale” (n. 69);

2) che le restrizioni imposte in materia di bandi di gara per le concessioni relative alla gestione di scommesse su eventi sportivi “devono essere indistintamente applicabili, vale a dire con le stesse modalità e con gli stessi criteri agli operatori” stabiliti in qualunque Stato membro (n. 70), in particolare prevedendo requisiti di partecipazione che non siano fissati in termini tali da poter essere soddisfatti, in pratica, più facilmente dagli operatori nazionali che non da quelli stranieri (n. 71);

3) che le restrizioni imposte non debbono eccedere quanto necessario per conseguire l'obiettivo perseguito (n. 72).

 

In relazione a ciò, il comma 30 dispone che dalla data di entrata in vigore del primo provvedimento emesso ai sensi del comma 29, rimangano abrogati i commi da 535 a 538 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

 

Il comma 535 della legge n. 266 del 2005 stabilisce che il Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS) segnali ai fornitori di connettività alla rete internet, ovvero ai gestori di altre reti telematiche o di telecomunicazione o agli operatori che mediante esse forniscono servizi telematici, i casi di offerta, attraverso dette reti, di giuochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro che siano illegali, mancando delle concessioni, autorizzazioni, licenze o altri titoli previsti dalla legge. Qualora il fatto costituisca reato, permangono naturalmente i poteri dell'autorità giudiziaria.

Ai sensi del comma 536, i destinatari delle segnalazioni sono obbligati ad adottare misure tecniche, che verranno stabilite con uno o più provvedimenti del Ministero dell'economia e delle finanze - AAMS, atte a impedire l'utilizzazione delle reti di cui sono gestori, o in relazione alle quali forniscono servizi, per lo svolgimento di giuochi, scommesse o concorsi pronostici illeciti.

In caso di violazione dell'obbligo suddetto, è prevista dal comma 537 una sanzione amministrative pecuniaria da 30.000 a 180.000 euro per ogni violazione accertata. L'autorità competente è l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato.

Per l'applicazione delle disposizioni testé esaminate, il comma 538 prescrive la collaborazione tra il Ministero dell'economia e delle finanze - AAMS, la Polizia postale e delle telecomunicazioni e il Corpo della Guardia di finanza. Quest'ultimo si avvale dei poteri ad esso riconosciuti ai sensi del D.Lgs. n. 68 del 2001 (Adeguamento dei compiti del Corpo della Guardia di finanza, a norma dell'articolo 4 della legge 31 marzo 2000, n. 78). Tale cooperazione avverrà secondo i criteri e le modalità individuati dall'AAMS d'intesa con il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno.

Le disposizioni per l’applicazione delle norme testé illustrate sono state emanate dal direttore dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato con provvedimento del 7 febbraio 2006 (Rimozione dei casi di offerta in assenza di autorizzazione, attraverso rete telematica, di giochi, lotterie, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro), pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 36 del 13 febbraio 2006.

L’articolo 1 individua le finalità e reca le definizioni rilevanti per l’applicazione del provvedimento, fra cui quella di “fornitore di servizi di rete”, distinguendo a questo riguardo tra il fornitore di connettività (access provider: ogni soggetto che consente all'utente l'allacciamento alla rete internet ovvero ad altre reti telematiche o di telecomunicazione o agli operatori che in relazione ad esse forniscono servizi telematici o di telecomunicazione, anche concedendo al cliente uno spazio, da gestire autonomamente, sul disco fisso del proprio elaboratore), il fornitore di servizi di providing (service provider: ogni soggetto che, una volta avvenuto l'accesso alla rete internet ovvero ad altre reti telematiche o di telecomunicazione, consente all'utente di compiere determinate operazioni, quali l'utilizzo della posta elettronica, la suddivisione e catalogazione delle informazioni, il loro invio a soggetti determinati, etc.) e il fornitore di contenuti, (content provider: ogni operatore che mette a disposizione del pubblico informazioni e opere di qualsiasi genere caricandole sulle memorie del proprio server e collegando tale server alla rete internet ovvero ad altre reti telematiche o di telecomunicazione, nonché colui che si obbliga a gestire e ad organizzare le pagine «web» immesse in rete dal proprio cliente).

L’articolo 2 prevede che l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato comunichi ai fornitori di servizi di rete l'elenco degli operatori non autorizzati stabilendo i termini entro i quali essi sono tenuti a interrompere la prestazione dei propri servizi nei riguardi di questi ultimi. L’elenco degli operatori non autorizzati è pubblicato anche nel sito della predetta Amministrazione (www.aams.it).

L’articolo 3 disciplina la responsabilità dei fornitori di servizi di rete per le informazioni fornite mediante i loro servizi dagli operatori non autorizzati, nel caso in cui non interrompano la prestazione del servizio nei termini prescritti dall’Amministrazione.

L’articolo 4 esclude l'obbligo generale di sorveglianza e di ricerca da parte dei fornitori dei servizi di rete circa la presenza di attività di giuoco non autorizzate.

Il fornitore è comunque tenuto a informare tempestivamente l’Amministrazione qualora venga a conoscenza di attività o informazioni riguardanti attività di giuoco esercitate da un operatore non autorizzato, destinatario di suoi servizi, e a fornire tempestivamente le informazioni in suo possesso per l'identificazione, anche a fine preventivo. Il fornitore è altresì civilmente responsabile nei confronti di terzi per il contenuto dei servizi offerti nel caso in cui non abbia eseguito la prescritta interruzione dei servizi o se, avendo avuto conoscenza del carattere illecito o pregiudizievole di un servizio, non abbia provveduto ad informarne l’Amministrazione.

L’articolo 5 commina la sanzione amministrativa pecuniaria da 30.000 a 180.000 euro per ciascuna violazione delle disposizioni relative all’interruzione della prestazione dei servizi di rete, ferma restando l'eventuale responsabilità penale dei fornitori.

 

Procedure di contenzioso in sede comunitaria
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Il 28 giugno 2006 la Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora[25]per violazione del diritto comunitario.

La Commissione ritiene che le autorità italiane hanno adottato senza previa notifica le disposizioni della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006) e il decreto 7 febbraio 2006 (prot. n. 2006/4249/giochi/UD) che impongono ai fornitori di servizi rete italiani l’obbligo di oscurare i siti internet che offrono servizi di scommesse on-line e i cui operatori non sono in possesso delle autorizzazioni italiane richieste.

Pertanto, secondo la Commissione, l’Italia avrebbe violato gli obblighi imposti dall’articolo 8 della direttiva 98/34/CE come modificata dalla direttiva 98/48/CE che prevede una procedura di informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione.

 


Articolo 5, commi 31-33
(Trasmissione di dati doganali e fiscali alle regioni e agli enti locali)

 


31. Entro il 31 gennaio di ciascun anno sono trasmessi alle regioni i dati relativi all'import/export del sistema doganale; entro il medesimo termine sono trasmessi alle regioni, alle province autonome e ai comuni i dati delle dichiarazioni dei redditi presentate nell'anno precedente dai contribuenti residenti.

32. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, emanato d'intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, sono stabilite le modalità tecniche di trasmissione in via telematica dei dati delle dichiarazioni nel rispetto delle disposizioni e nel quadro delle regole tecniche di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni.

33. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle dogane sono stabilite le modalità tecniche di trasmissione in via telematica dei dati dell'import/export alle regioni.


 

 

Il comma 31 dell’articolo 5 dispone che entro il 31 gennaio di ciascun anno sono trasmessi alle regioni i dati relativi alle importazioni e alle esportazioni, riferiti al sistema doganale.

Entro il medesimo termine sono trasmessi alle regioni, alle province autonome e ai comuni i dati delle dichiarazioni dei redditi presentate nell'anno precedente dai contribuenti in essi residenti.

 

La disposizione sembra intesa a favorire la partecipazione delle regioni e degli enti locali alle attività di accertamento, secondo quanto previsto – relativamente ai comuni, anche dall’articolo 1 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248.

 

Il comma 1 dell’articolo 1 del decreto-legge n. 203 del 2005 attribuisce ai comuni intervenuti nell’accertamento fiscale il 30 per cento delle maggiori somme, relative a tributi statali, riscosse a seguito degli accertamenti cui abbia contribuito l’intervento del comune interessato.

Il comma 2 prevede misure amministrative intese ad agevolare la partecipazione dei comuni all’attività di accertamento.

La determinazione delle modalità tecniche per l’accesso alle banche dati e per la trasmissione ai comuni, anche in via telematica, di copia delle dichiarazioni relative ai contribuenti in essi residenti è rimessa a provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, da emanarsi entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, d’intesa con la Conferenza Stato-città e autonomie locali.

Lo stesso provvedimento dovrà determinare le forme per la partecipazione dei comuni all’accertamento fiscale anche attraverso società ed enti partecipati dai comuni stessi e comunque da essi incaricati delle attività di supporto ai controlli fiscali sui tributi comunali.

Con il medesimo provvedimento saranno infine individuate le ulteriori materie per le quali i comuni partecipano all’accertamento fiscale; in relazione a quest’aspetto è previsto che il provvedimento sia adottato d’intesa con il Direttore dell’Agenzia del territorio, per i tributi di competenza di questa, e possa prevedere anche un’applicazione graduale in relazione ai diversi tributi.

 

Le forme di partecipazione dei comuni all’accertamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche sono previste dal decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

 

A questo fine, l’articolo 44 prescrive ai centri di servizio di trasmettere ai comuni di domicilio fiscale dei soggetti passivi le copie delle dichiarazioni dei redditi presentate dalle persone fisiche e agli uffici delle imposte di trasmettere ai medesimi comuni le proprie proposte di accertamento in rettifica o d’ufficio (con le successive integrazione e modificazioni) relative a persone fisiche[26].

Il comune di domicilio fiscale del contribuente, avvalendosi della collaborazione del consiglio tributario se istituito, può segnalare all'ufficio delle imposte dirette qualsiasi integrazione degli elementi contenuti nelle dichiarazioni presentate dalle persone fisiche, e indicare – anche nel caso di omissione della dichiarazione – dati, fatti ed elementi rilevanti con la loro idonea documentazione. A tal fine il comune può prendere visione presso gli uffici delle imposte degli allegati alle dichiarazioni già trasmessegli in copia dall'ufficio stesso.

In relazione alle proposte di accertamento, il comune può inoltre proporre l'aumento degli imponibili, fornendone idonea documentazione.

Per questi adempimenti, il comune può chiedere dati e notizie alle amministrazioni ed enti pubblici, che debbono rispondere gratuitamente.

Le proposte di aumento non condivise dall'ufficio delle imposte devono essere trasmesse a cura dello stesso, con le proprie deduzioni, all'apposita commissione operante presso ciascun ufficio, la quale determina gli imponibili da accertare[27].

 

L’articolo 51 del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, consente ai comuni di indicare all'ufficio del registro elementi per la valutazione di beni immobili o diritti reali immobiliari, ai fini dell'eventuale rettifica del valore dichiarato.

Il decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605 (Disposizioni relative all'anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti), all’articolo 9, facoltizza i comuni a segnalare all'anagrafe tributaria dati e notizie, desunti da fatti certi, indicativi di capacità contributiva delle persone fisiche che risiedono nei rispettivi territori, vi possiedono beni o vi svolgono attività economica, nonché dati e notizie relativi ai soggetti, diversi dalle persone fisiche residenti, operanti o aventi beni nei rispettivi territori.

Non risulta essere stato emanato il decreto del Ministro per le finanze che avrebbe dovuto disciplinare le modalità e i termini delle segnalazioni.

 

Per quanto riguarda il concorso delle regioni, l’articolo 10 del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56, ha stabilito che le regioni a statuto ordinario partecipano all'attività di accertamento relativa ai tributi erariali, rimettendo a decreto del Ministro delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, la determinazione delle modalità attuative, da stabilirsi in analogia con quanto previsto dal citato articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973[28].

Anche in questo caso, il previsto decreto non risulta essere stato emanato.

Il comma 32 dispone che con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, emanato d'intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, sono stabilite le modalità tecniche di trasmissione in via telematica dei dati delle dichiarazioni, nel rispetto delle disposizioni e nel quadro delle regole tecniche indicate dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell’amministrazione digitale).

 

Il comma 33 rimette invece a provvedimento del direttore dell'Agenzia delle dogane la fissazione delle modalità tecniche di trasmissione in via telematica dei dati relativi a importazioni ed esportazioni alle regioni.


Articolo 5, comma 34
(Contabilità economica delle amministrazioni e trasmissione telematica dei dati contabili degli enti pubblici)

 


34. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con provvedimento del Ministero dell'economia e delle finanze sono stabilite, a fini di monitoraggio, le modalità per introdurre in tutte le amministrazioni pubbliche criteri di contabilità economica, nonché i tempi, le modalità e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica da parte degli enti pubblici, delle regioni e degli enti locali dei bilanci standard e dei dati di contabilità.


 

 

Il comma 34 prevede l’emanazione entro il 30 giugno 2007 di un provvedimento del Ministero dell’economia e delle finanze con cui sono stabilite, a fini di monitoraggio:

§      le modalità per introdurre in tutte le amministrazioni pubbliche i criteri di contabilità economica.

La norma si riferisce alle amministrazioni pubbliche, inserite nel conto economico consolidato. Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 1, comma 5, della legge finanziaria per il 2005 (legge n. 311/2004) entro il mese di luglio di ciascun anno l’ISTAT provvede a definire l’elenco delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato.

Per il 2007, il comunicato ISTAT è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 174 del 28 luglio 2006.

§      i tempi, le modalità e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica da parte degli enti pubblici, delle regioni e degli enti locali dei bilanci standard e dei dati di contabilità.

 

Per contabilità economica si intende il sistema contabile che consente la valutazione economica dei servizi e delle attività prodotti dalle organizzazioni produttrici di beni e/o di servizi attraverso la valorizzazione monetaria delle risorse da queste acquisite ed impiegate.

 

Il D.Lgs. n. 279/1997, emanato in attuazione della legge n. 94/1997, ha previsto l’introduzione, per le pubbliche amministrazioni, di un sistema di contabilità economica analitica per centri di costo, che si affianca alla contabilità finanziaria dei tradizionali documenti di bilancio.

Tale sistema è stato attuato, in via sperimentale e in forma semplificata, a partire dall’esercizio 2000, limitatamente alle amministrazioni dello Stato.

In sostanza, mentre il bilancio registra tutte le operazioni di carattere monetario e, in particolare, per quanto concerne le uscite, tutte le operazioni che comportano un esborso, il nuovo sistema individua i costi di gestione di ciascuna organizzazione amministrativa, vale a dire l’entità delle risorse impiegate in un determinato periodo di tempo per lo svolgimento delle funzioni e dei servizi propri di quella amministrazione.

Il sistema di contabilità economica analitica si articola in centri di costo, servizi e piano dei conti.

I centri di costo rappresentano le strutture amministrative che impiegano le risorse e alle quali sono imputati i relativi costi. Al livello più elevato, i centri di costo coincidono con i centri di responsabilità amministrativa (nel caso dei dipartimenti, con gli uffici di livello dirigenziale generale sussistenti all’interno del dipartimento).

I servizi rappresentano le attività svolte dai singoli centri di costo, in vista del raggiungimento degli obiettivi ad essi assegnati: l’individuazione dei servizi permette quindi di quantificare i costi in rapporto alle singole attività dell’amministrazione e agli obiettivi da essa perseguiti.

Il piano dei conti è lo strumento mediante il quale viene effettuata la rilevazione economica dei costi, in base alla natura delle risorse impiegate. Il piano dei conti è strutturato su tre livelli di dettaglio; anche in questo caso ciascuna amministrazione, nella costruzione del proprio sistema di controllo interno di gestione, può scomporre le voci di costo in livelli di dettaglio ulteriori.

Le singole amministrazioni sono chiamate a predisporre, per ciascun centro di costo, un budget che quantifichi i costi previsti in rapporto alle singole voci del piano dei conti e li ponga in correlazione con gli obiettivi da perseguire e con le singole attività (i servizi) svolte dal centro di costo.

 

Nel Manuale dei Principi e regole contabili del sistema unico di contabilità economica delle Pubbliche amministrazioni (cfr. il D.M. Economia 22 aprile 2004) sono esposti i principi fondamentali e le regole contabili relative al Sistema unico di contabilità economica delle pubbliche amministrazioni. Il Manuale contiene:

§      i principali riferimenti normativi che sono alla base del sistema contabile;

§      i concetti di base della contabilità economica analitica e le differenze fra quest'ultima e la contabilità finanziaria;

§      i principi contabili generali da applicare alla contabilità economica analitica dello Stato;

§      le regole analitiche per voce del Piano dei conti aggiornato (cfr. Decreto Legislativo n. 279 del 7 agosto 1997, Tab. B, e successive modificazioni), ed i criteri per l’attribuzione dei costi sia ai centri di costo sia alle missioni istituzionali;

§      i principi generali di rappresentazione dei dati raccolti dal sistema contabile.

 

 


Articolo 5, comma 35
(Comunicazione degli esiti della liquidazione delle dichiarazioni)

 


35. Al decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, l'articolo 2-bis è sostituito dal seguente:

«Art. 2-bis. - (Comunicazione degli esiti della liquidazione delle dichiarazioni) - 1. A partire dalle dichiarazioni presentate dal 1o gennaio 2006, l'invito previsto dall'articolo 6, comma 5, della legge 27 luglio 2000, n. 212, è effettuato:

       a) con mezzi telematici ai soggetti di cui all'articolo 3, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, che portano a conoscenza dei contribuenti interessati, tempestiva­mente e comunque nei termini di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 462, e successive modificazioni, gli esiti della liquidazione delle dichiarazioni contenuti nell'invito;

       b) mediante raccomandata in ogni altro caso.

2. Il termine di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 462, e successive modificazioni, decorre dal sessantesimo giorno successivo a quello di trasmissione telematica dell'invito di cui alla lettera a) del comma 1 del presente articolo.

3. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate sono definiti il contenuto e la modalità della risposta telematica».


 

 

Il comma 35 dell’articolo 5 ridisciplina le modalità per l’invio – in forma telematica o mediante raccomandata – dell’invito al contribuente a fornire chiarimenti o a produrre documenti in esito all’attività di liquidazione dei tributi risultanti da dichiarazioni.

 

Si tratta dell'invito previsto dall'articolo 6, comma 5, della legge 27 luglio 2000, n. 212, a norma del quale, nel caso di tributi per i quali il contribuente è tenuto al versamento diretto, prima di procedere all’iscrizione a ruolo derivante dalla liquidazione di tributi risultanti da dichiarazioni, qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, l'amministrazione finanziaria deve invitare il contribuente, a mezzo del servizio postale o con mezzi telematici, a fornire i chiarimenti necessari o a produrre i documenti mancanti entro un termine congruo, comunque non inferiore a trenta giorni dalla ricezione della richiesta. Lo stesso obbligo sussiste anche qualora, a seguito della liquidazione, emerga la spettanza di un minore rimborso d’imposta rispetto a quello richiesto. Sono nulli i provvedimenti emessi in violazione di queste disposizioni.

La procedura per l’invio è stata determinata dall’articolo 2-bis del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, il quale ha disposto che, a partire dalle dichiarazioni presentate dal 1° gennaio 2006, l'invito suddetto sia effettuato:

a) con mezzi telematici qualora la dichiarazione sia stata trasmessa mediante uno dei soggetti intermediari indicati nell’articolo 3, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322: in questo caso l’intermediario, se previsto nell'incarico di trasmissione, informa i contribuenti interessati circa gli esiti della liquidazione delle dichiarazioni contenuti nell'invito, tempestivamente e comunque nel termine stabilito dall'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 462 (trenta giorni);

b) mediante raccomandata con avviso di ricevimento in ogni altro caso.

Il comma 2 dello stesso articolo ha disposto che il predetto termine di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo n. 462 del 1997 decorre dal sessantesimo giorno successivo a quello della trasmissione telematica dell'invito.

 

Si ricorda che l’obbligo, per l’amministrazione finanziaria, di comunicare gli esiti dei controlli automatici delle dichiarazioni è contenuto anche nell’articolo 36-bis, comma 3, del D.P.R. n. 600 del 1973, per quanto riguarda le imposte dirette, e nell’articolo 54-bis, comma 3, del D.P.R. n. 633 del 1972, in materia di IVA. Inoltre, l’articolo 36-bis, comma 4, del D.P.R. n. 600 del 1973 prevede l’obbligo di inviare la comunicazione anche relativamente agli esiti del controllo formale in materia di imposte dirette.

L’articolo 1, comma 412, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, secondo cui l'Agenzia delle entrate comunica mediante raccomandata con avviso di ricevimento ai contribuenti l'esito dell'attività di liquidazione, effettuata ai sensi dell'articolo 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 (liquidazione delle imposte, dovute in base a dichiarazioni, mediante procedure automatizzate), relativamente ai redditi soggetti a tassazione separata;

 

Il presente comma 35 sostituisce il citato articolo 2-bis del decreto-legge n. 203 del 2005.

Le differenze, rispetto alla vigente formulazione sopra riferita, attengono ai seguenti aspetti:

a) nel caso di invio con mezzi telematici, l’intermediario è comunque tenuto a informare i contribuenti interessati, indipendentemente dall’esistenza di espressa convenzione in tal senso contenuta nell’incarico di trasmissione;

b) nei casi di invio mediante raccomandata non è più richiesto l’avviso di ricevimento.

 

L’avviso di ricevimento consente al mittente di ricevere (mediante cartolina firmata dal destinatario o da chi ha effettuato il ritiro) la conferma dell'avvenuta consegna della spedizione a destinazione. Il costo del servizio è attualmente di centesimi 60 per l'Italia e di centesimi 65 per l'estero.

 

c) viene aggiunto un comma 3, in base al quale la definizione del contenuto e della modalità della risposta telematica è rimessa a provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate.


CAPO IV - DISPOSIZIONI PER IL RECUPERO
DI BASE IMPONIBILE

Articolo 6, commi 1-4
(Disposizioni di recupero della base imponibile IRES)

 


1. All'articolo 93 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, il comma 5 è abrogato. La disposizione del periodo precedente si applica alle opere, forniture e servizi di durata ultrannuale la cui esecuzione ha inizio a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 2006.

2. All'articolo 107, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, al terzo periodo, le parole: «nell'esercizio stesso e nei successivi ma non oltre il quinto», sono sostituite dalle seguenti: «in quote costanti nell'esercizio stesso e nei cinque successivi».

3. All'articolo 84, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo il primo periodo sono inseriti i seguenti: «Per i soggetti che fruiscono di un regime di esenzione totale o parziale del reddito la perdita riportabile è diminuita in misura proporzionalmente corrispondente alla quota di esenzione applicabile in presenza di un reddito imponibile. Per i soggetti che fruiscono di un regime di esenzione dell'utile la perdita è riportabile per l'ammontare che eccede l'utile che non ha concorso alla formazione del reddito negli esercizi precedenti».

4. Le disposizioni dell'articolo 84, comma 1, secondo e terzo periodo, introdotti dal comma 3 del presente articolo, si applicano ai redditi prodotti e agli utili realizzati a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2006.


 

 

I commi da 1 a 4 dell’articolo 6 modificano disposizioni del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, relativi alla determinazione della base imponibile delle società e degli enti commerciali residenti ai fini dell’applicazione dell’imposta sul reddito delle società (IRES).

Opere, forniture e servizi di durata ultrannuale

Il comma 1 dell’articolo 6, che abroga l’articolo 93, comma 5, del TUIR, stabilisce che le rimanenze finali delle opere, forniture e servizi di durata ultrannuale vadano in ogni caso computate in proporzione ai corrispettivi pattuiti.

 

L’articolo 93 del TUIR disciplina la valutazione, ai fini delle imposte sui redditi, delle rimanenze finali delle opere, delle forniture e dei servizi di durata ultrannuale, stabilendo che esse vadano computate in base ai corrispettivi pattuiti[29]. Il comma 5 del citato articolo 93 consente però all’ufficio locale dell’Agenzia delle entrate di autorizzare le imprese, che contabilizzano le rimanenze a costi specifici e imputano i corrispettivi interamente nell’esercizio di ultimazione dell’opera, a utilizzare questo criterio anche ai fini della determinazione del reddito.

 

La disposizione in commento si applica alle opere, forniture e servizi di durata ultrannuale la cui esecuzione ha inizio a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 2006.

La relazione illustrativa al disegno di legge in esame osserva che l’abrogazione del comma 5 dell’articolo 93 del TUIR “si rende necessaria in considerazione delle difficoltà operative incontrate dagli Uffici nell’enucleare i presupposti dell’autorizzazione e per allineare il trattamento fiscale dei lavori in questione alla rappresentazione in bilancio imposta per gli stessi dagli IAS” (ossia dai princìpi contabili internazionali, recentemente introdotti).

 

La relazione tecnica valuta nella seguente misura le variazioni di gettito annue conseguenti all’abrogazione dell’articolo 93, comma 5, del TUIR:

-       per il 2007: 34,1 milioni di euro per competenza e nessun effetto per cassa;

-       per il 2008: 5 milioni di euro per competenza e 60,3 milioni di euro per cassa;

-       per il 2009: 5 milioni di euro per competenza e -16,9 milioni di euro per cassa;

-       per il 2010: si prevedono effetti di cassa per 5 milioni di euro.

Spese sostenute da concessionarie e subconcessionarie di opere pubbliche

Il comma 2 dell’articolo 6, che novella l’articolo 107, comma 2, del TUIR, modifica le modalità di deduzione delle spese sostenute da imprese concessionarie della costruzione e dell'esercizio di opere pubbliche e da imprese subconcessionarie di queste, per il ripristino o la sostituzione dei beni gratuitamente devolvibili allo scadere della concessione e per la manutenzione, riparazione, ammodernamento e trasformazione di tali beni.

 

L’articolo 107 del TUIR consente la deducibilità dal reddito di impresa di alcuni tipi di accantonamento. In particolare il comma 2 del citato articolo 107 disciplina gli accantonamenti effettuati dalle imprese concessionarie della costruzione e dell'esercizio di opere pubbliche e le imprese subconcessionarie di queste per far fronte alle spese di ripristino o di sostituzione dei beni gratuitamente devolvibili allo scadere della concessione e alle spese di manutenzione, riparazione, ammodernamento e trasformazione di tali beni. Tali accantonamenti, che non sono alternativi all’ammortamento, sono deducibili, entro i limiti previsti. Se le spese effettivamente sostenute in un esercizio per le finalità sopra indicate sono superiori al fondo di accantonamento, l’eccedenza è deducibile in un periodo massimo di quattro esercizi, a partire da quello nel quale si è verificata l’eccedenza.

 

Per effetto delle modifiche introdotte dal comma 2 in esame, l’ammontare delle spese effettivamente sostenute in eccedenza rispetto al fondo di accantonamento è ora deducibile in quote costanti in sei esercizi (l’esercizio nel quale si è verificata l’eccedenza e i cinque successivi).

 

La relazione tecnica non ascrive alla norma in commento alcuna stima in termini di recupero di gettito.

Riporto delle perdite per i soggetti esenti

Il comma 3 dell’articolo 6, che introduce due nuovi periodi nell’articolo 84, comma 1, del TUIR, limita la possibilità di riporto delle perdite, in diminuzione del reddito di periodi di imposta successivi, per i soggetti che fruiscono di regimi di esenzione totale o parziale del reddito o degli utili.

 

L’articolo 84 del TUIR prevede che la perdita di un periodo d'imposta può essere computata in diminuzione del reddito dei periodi d'imposta successivi, ma non oltre il quinto, per l'intero importo che trova capienza nel reddito imponibile di ciascuno di essi. La perdita è diminuita dei proventi esenti dall'imposta, diversi dalle plusvalenze esenti di cui all'articolo 87 del TUIR.

 

Per effetto delle modifiche introdotte dal comma 3 in esame le perdite riportabili, realizzate dai soggetti che fruiscono di un regime di esenzione totale o parziale del reddito[30], sono diminuite in misura proporzionalmente corrispondente alla quota di esenzione che sarebbe applicabile in presenza di un reddito imponibile (nuovo secondo periodo dell’articolo 84, comma 1, del TUIR). Le perdite realizzate dai soggetti che fruiscono di un regime di esenzione dell'utile[31] sono riportabili per l'ammontare che eccede l'utile che non ha concorso alla formazione del reddito negli esercizi precedenti (nuovo terzo periodo dell’articolo 84, comma 1, del TUIR).

 

La disposizione in commento si applica ai redditi prodotti e agli utili realizzati a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 2006 (comma 4 dell’articolo 6).

 

La relazione illustrativa osserva che la modifica normativa in esame “consente di creare una simmetria tra imponibilità del risultato positivo (utile) e deducibilità del risultato negativo (perdita) nonché di incrementare la base imponibile.”

La relazione tecnica valuta nella seguente misura le variazioni di gettito di cassa conseguenti alla novella all’articolo 84 del TUIR:

-       per il 2007: nessuna variazione;

-       per il 2008: nessuna variazione;

-       per il 2009: 11,6 milioni di euro;

-       per il 2010: 6,6 milioni di euro.

 


Articolo 6, comma 5
(Modalità di pagamento dell’imposta di bollo)

 


5. L'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, è sostituito dal seguente:

«Art. 3. - (Modi di pagamento). 1. L'imposta di bollo si corrisponde secondo le indicazioni della tariffa allegata:

       a) mediante pagamento dell'imposta ad intermediario convenzionato con l'Agenzia delle entrate, il quale rilascia, con modalità telematiche, apposito contras­segno;

       b) in modo virtuale, mediante pagamento dell'imposta all'ufficio dell'Agenzia delle entrate o ad altri uffici autorizzati o mediante versamento in conto corrente postale.

2. Le frazioni degli importi dell'imposta di bollo dovuta in misura proporzionale sono arrotondate ad euro 0,10 per difetto o per eccesso a seconda che si tratti rispettivamente di frazioni fino ad euro 0,05 o superiori ad euro 0,05.

3. In ogni caso l'imposta è dovuta nella misura minima di euro 1,00, ad eccezione delle cambiali e dei vaglia cambiari di cui, rispettivamente, all'articolo 6, n. 1, lettere a) e b), e n. 2, della tariffa - Allegato A annessa al presente decreto, come modificata dalla tariffa allegata al decreto del Ministro delle finanze 20 agosto 1992, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 21 agosto 1992 n. 196, per i quali l'imposta minima è stabilita in euro 0,50.».


 

 

Il comma 5 dell’articolo 6 sostituisce integralmente l’articolo 3 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642, concernente i modi di pagamento, l’arrotondamento e la misura minima dell’imposta di bollo.

Dal confronto tra la norma vigente e quella proposta si rilevano le seguenti modifiche:

§      l’imposta di bollo non potrà più essere corrisposta mediante l’impiego dell’apposita carta filigranata e bollata e mediante marche da bollo, visto per bollo o bollo a punzone;

§      gli uffici dell’Agenzia delle entrate sostituiranno gli uffici del registro per il pagamento dell’imposta in modo virtuale;

§      per l’imposta dovuta in misura proporzionale, l’arrotondamento sarà effettuato a 0,10 euro (anziché 100 lire) per difetto o per eccesso, a seconda che si tratti rispettivamente di frazioni fino ad euro 0,05 (anziché 50 lire) o superiori ad euro 0,05 (anziché 50 lire);

§      l’imposta sarà dovuta nella misura minima di euro 1 (anziché 100 lire), ad eccezione delle cambiali e dei vaglia cambiari, per i quali l’imposta minima è stabilita in euro 0,50 (anziché 500 lire);

§      non sarà più consentito all’intendenza di finanza di autorizzare singoli uffici statali a riscuotere l'imposta per le domande presentate agli uffici stessi e per gli atti e documenti da essi formati.

 

La relazione tecnica osserva che gli interventi relativi all’arrotondamento, data la compensazione tra gli importi stessi da arrotondare, non comporteranno alcun effetto erariale. Per la fissazione di una più elevata misura minima stima un recupero di gettito di modesta entità e di problematica valutazione.

 

La relazione governativa osserva che la cessazione dell’utilizzo dei valori bollati consentirà “una notevole riduzione dei costi di produzione degli attuali valori bollati in cartaceo, dei costi di distribuzione, attualmente effettuata dalla società Poste italiane SpA su tutto il territorio nazionale”.

 


Articolo 6, commi 6-10
(Regime tributario degli apparecchi da intrattenimento)

 


6. All'articolo 39, comma 13, primo periodo, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, dopo le parole: «somme giocate», sono inserite le seguenti: «, dovuto dal soggetto al quale l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato ha rilasciato il nulla osta di cui all'articolo 38, comma 5, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni. A decorrere dal 26 luglio 2004 il soggetto passivo d'imposta è identificato nell'ambito dei concessionari individuati ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni, ove in possesso di tale nulla osta rilasciato dall'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato. I titolari di nulla osta rilasciati antecedentemente al 26 luglio 2004 sono soggetti passivi d'imposta fino alla data di rilascio dei nulla osta sostitutivi a favore dei concessionari di rete o fino alla data della revoca del nulla osta stesso».

7. All'articolo 39 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, il comma 13-bis è sostituito dal seguente:

«13-bis. Il prelievo erariale unico è assolto dai soggetti passivi d'imposta, con riferimento a ciascun anno solare, mediante versamenti periodici relativi ai singoli periodi contabili e mediante un versamento annuale a saldo. Con provvedimenti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sono individuati:

       a) i periodi contabili in cui è suddiviso l'anno solare;

       b) le modalità di calcolo del prelievo erariale unico dovuto per ciascun periodo contabile e per ciascun anno solare;

       c) i termini e le modalità con cui i soggetti passivi d'imposta effettuano i versamenti periodici e il versamento annuale a saldo;

       d) le modalità per l'utilizzo in compensazione del credito derivante dall'eventuale eccedenza dei versamenti periodici rispetto al prelievo erariale unico dovuto per l'intero anno solare;

       e) i termini e le modalità con cui i concessionari di rete, individuati ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni, comunicano, tramite la rete telematica prevista dallo stesso comma 4 dell'articolo 14-bis, i dati relativi alle somme giocate nonché gli altri dati relativi agli apparecchi da intrattenimento di cui all'articolo 110, comma 6, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, da utilizzare per la determinazione del prelievo erariale unico dovuto;

       f) le modalità con cui l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato può concedere su istanza dei soggetti passivi d'imposta la rateizzazione delle somme dovute nelle ipotesi in cui questi ultimi si trovino in temporanea situazione di difficoltà».

8. Fino alla emanazione dei provvedimenti indicati nel comma 13-bis dell'articolo 39 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, come sostituito dal comma 7 del presente articolo, il prelievo erariale unico è assolto dai soggetti passivi d'imposta con le modalità e nei termini stabiliti nei decreti del direttore generale dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato 8 aprile 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 del 13 aprile 2004, e 14 luglio 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 26 luglio 2004, e successive modificazioni.

9. Dopo l'articolo 39 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, sono inseriti i seguenti:

«Art. 39-bis. - (Liquidazione del prelievo erariale unico e controllo dei versamenti). - 1. Per gli apparecchi previsti all'articolo 110, comma 6, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, avvalendosi di procedure automatizzate, procede, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello per il quale è dovuto il prelievo erariale unico, alla liquidazione dell'imposta dovuta per i periodi contabili e per l'anno solare sulla base dei dati correttamente trasmessi dai concessionari in applicazione dell'articolo 39, comma 13-bis, lettera e), ed al controllo della tempestività e della rispondenza rispetto al prelievo erariale unico dovuto dei versamenti effettuati dai concessionari stessi.

2. Nel caso in cui risultino omessi, carenti o intempestivi i versamenti dovuti, l'esito del controllo automatizzato è comunicato al concessionario di rete per evitare la reiterazione di errori. Il concessionario di rete che rilevi eventuali dati o elementi non considerati o valutati erroneamente nel controllo dei versamenti, può fornire i chiarimenti necessari all'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato entro i trenta giorni successivi al ricevimento della comunicazione.

3. Con decreti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sono definite le modalità di effettuazione della liquidazione del prelievo erariale unico e del controllo dei relativi versamenti, di cui al comma 1.

Art. 39-ter. - (Riscossione delle somme dovute a titolo di prelievo erariale unico a seguito dei controlli automatici). - 1. Le somme che, a seguito dei controlli automatici effettuati ai sensi del comma 1 dell'articolo 39-bis, risultano dovute a titolo di prelievo erariale unico, nonché di interessi e di sanzioni per ritardato od omesso versamento, sono iscritte direttamente nei ruoli, resi esecutivi a titolo definitivo nel termine di decadenza fissato al 31 dicembre del terzo anno successivo a quello per il quale è dovuto il prelievo erariale unico. Per la determinazione del contenuto del ruolo, delle procedure, delle modalità della sua formazione e dei tempi di consegna, si applica il regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 3 settembre 1999, n. 321.

2. Le cartelle di pagamento recanti i ruoli di cui al comma 1 sono notificate, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello per il quale è dovuto il prelievo erariale unico.

3. L'iscrizione a ruolo non è eseguita, in tutto o in parte, se il concessionario di rete provvede a pagare, con le modalità indicate nell' articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni, le somme dovute entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione prevista dal comma 2 dell'articolo 39-bis ovvero della comunicazione definitiva contenente la rideterminazione, in sede di autotutela, delle somme dovute, a seguito dei chiarimenti forniti dallo stesso concessionario di rete. In questi casi, l'ammontare della sanzione amministrativa per tardivo od omesso versamento è ridotto ad un sesto e gli interessi sono dovuti fino all'ultimo giorno del mese antecedente a quello dell'elaborazione della comunicazione.

4. Qualora il concessionario di rete non provveda a pagare, entro i termini di scadenza, i ruoli di cui al comma 1, l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato procede alla riscossione delle somme dovute anche tramite escussione delle garanzie presentate dal concessionario di rete ai sensi della convenzione di concessione. In tal caso l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato comunica al concessionario della riscossione l'importo del credito per imposta, sanzioni e interessi che è stato estinto tramite l'escussione delle garanzie e il concessionario della riscossione procede alla riscossione coattiva dell'eventuale credito residuo secondo le disposizioni di cui al titolo II del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni.

Art. 39-quater. - (Accertamento e controlli in materia di prelievo erariale unico). - 1. Gli uffici dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato nell'adempimento dei loro compiti si avvalgono delle attribuzioni e dei poteri indicati nell'articolo 51 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni. Per l'esecuzione di accessi, ispezioni e verifiche si applicano le disposizioni dell'articolo 52 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni.

2. Il prelievo erariale unico è dovuto anche sulle somme giocate tramite apparecchi e congegni che erogano vincite in denaro o le cui caratteristiche consentono il gioco d'azzardo, privi del nulla osta di cui all'articolo 38, comma 5, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, nonché tramite apparecchi e congegni muniti del nulla osta di cui al predetto articolo 38, comma 5, il cui esercizio sia qualificabile come illecito civile, penale o amministrativo. Per gli apparecchi e congegni privi del nulla osta il prelievo erariale unico, gli interessi e le sanzioni amministrative sono dovuti dal soggetto che ha provveduto alla loro installazione. È responsabile in solido per le somme dovute a titolo di prelievo erariale unico, interessi e sanzioni amministrative il possessore dei locali in cui sono installati gli apparecchi e congegni privi del nulla osta. Per gli apparecchi e congegni muniti del nulla osta di cui all'articolo 38, comma 5, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, il cui esercizio sia qualificabile come illecito civile, penale o amministrativo, il maggiore prelievo erariale unico accertato rispetto a quello calcolato sulla base dei dati di funzionamento trasmessi tramite la rete telematica prevista dal comma 4 dell'articolo 14-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, gli interessi e le sanzioni amministrative sono dovuti dai soggetti che hanno commesso l'illecito o, nel caso in cui non sia possibile la loro identificazione, dal concessionario di rete a cui è stato rilasciato il nulla osta. Sono responsabili in solido per le somme dovute a titolo di prelievo erariale unico, interessi e sanzioni amministrative relativi agli apparecchi e congegni di cui al quarto periodo, il soggetto che ha provveduto alla loro installazione, il possessore dei locali in cui sono installati e il concessionario di rete titolare del relativo nulla osta, qualora non siano già debitori di tali somme a titolo principale.

3. Gli uffici dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato procedono all'accertamento della base imponibile e del prelievo erariale unico dovuto per gli apparecchi e congegni di cui al comma 2 mediante la lettura dei dati relativi alle somme giocate memorizzati dagli stessi apparecchi e congegni. In presenza di apparecchi e congegni per i quali i dati relativi alle somme giocate non siano memorizzati o leggibili, risultino memorizzati in modo non corretto o siano stati alterati, gli uffici dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato determinano induttivamente l'ammontare delle somme giocate sulla base dell'importo forfetario giornaliero definito con decreti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato.

4. Gli avvisi relativi agli accertamenti di cui ai commi 2 e 3 sono notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui sono state giocate, tramite gli apparecchi e congegni indicati negli stessi commi 2 e 3, le somme su cui è calcolato il prelievo erariale unico.

Art. 39-quinquies. - (Sanzioni in materia di prelievo erariale unico). - 1. La sanzione prevista nell'articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, e successive modificazioni, si applica anche alle violazioni, indicate nello stesso comma 1, relative al prelievo erariale unico.

2. Nelle ipotesi di apparecchi che erogano vincite in denaro o le cui caratteristiche consentono il gioco d'azzardo, privi del nulla osta di cui all'articolo 38, comma 5, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, e nelle ipotesi di apparecchi e congegni muniti del nulla osta di cui al predetto articolo 38, comma 5, il cui esercizio sia qualificabile come illecito civile, penale o amministrativo, si applica la sanzione amministrativa dal 120 al 240 per cento dell'ammontare del prelievo erariale unico dovuto, con un minimo di euro mille.

3. Se sono omesse o sono effettuate con dati incompleti o non veritieri le comunicazioni cui sono tenuti i concessionari di rete ai sensi del comma 13-bis, lettera e), dell'articolo 39 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, si applica la sanzione amministrativa da euro cinquecento ad euro ottomila.

Art. 39-sexies. - (Responsabilità solidale dei terzi incaricati della raccolta delle somme giocate). - 1. I terzi incaricati della raccolta di cui all'articolo 1, comma 533, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono solidalmente responsabili con i concessionari di rete per il versamento del prelievo erariale unico dovuto con riferimento alle somme giocate che i suddetti terzi hanno raccolto, nonché per i relativi interessi e sanzioni.

2. Con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sono definite le modalità di accertamento e di contestazione della responsabilità solidale di cui al comma 1.

Art. 39-septies. - (Disposizioni transitorie). - 1. Per le somme che, a seguito dei controlli automatici effettuati ai sensi del comma 1 dell'articolo 39-bis, risultano dovute per gli anni 2004 e 2005 a titolo di prelievo erariale unico, nonché di interessi e di sanzioni, i termini di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 39-ter, previsti a pena di decadenza per rendere esecutivi i ruoli e per la notifica delle relative cartelle di pagamento, sono rispettivamente fissati al 31 dicembre 2009 e al 31 dicembre 2010.

2. Con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sono definiti i dati relativi alle annualità di cui al comma 1 che i concessionari di rete devono comunicare all'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, nonché i relativi termini e modalità di trasmissione».

10. I termini di cui all'articolo 14-quater, commi 1 e 2, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, sono fissati, rispettivamente, al 31 dicembre 2008 e al 31 dicembre 2009 per l'anno 2004 e al 31 dicembre 2009 e al 31 dicembre 2010 per l'anno 2005.


 

 

I commi da 6 a 10 dell’articolo 6 intervengono sul regime tributario degli apparecchi da intrattenimento.

 

Il comma 6 provvede ad individuare il soggetto passivo d’imposta relativamente alle somme giocate sugli apparecchi e congegni da intrattenimento collegati in rete.

Integrando il comma 13 dell’articolo 39 del decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, la norma stabilisce che il prelievo erariale, fissato nella misura del 13,5% delle somme giocate, che si applica agli apparecchi e congegni di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS), approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, collegati in rete, è dovuto dal soggetto al quale l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato ha rilasciato il nulla osta previsto dall'articolo 38, comma 5, della legge n. 388 del 2000.

In particolare, è fatto riferimento alla data del 26 luglio 2004, giorno, a decorrere dal quale i nulla osta di messa in esercizio sono rilasciati esclusivamente ai concessionari.

Pertanto, a decorrere dal 26 luglio 2004 i soggetti passivi d'imposta sono identificati nei concessionari per la gestione telematica degli apparecchi, individuati ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 4, del D.P.R. n. 640 del 1972, ove in possesso di tale nulla osta rilasciato dall'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato.

I titolari di nulla osta rilasciati antecedentemente al 26 luglio 2004 sono soggetti passivi d'imposta fino alla data di rilascio dei nulla osta sostitutivi a favore dei concessionari di rete o fino alla data della revoca del nulla osta stesso.

 

Il comma 7 sostituisce il comma 13-bis del citato articolo 39.

 

Il testo vigente del comma 13-bis prevede che, con provvedimenti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, siano definiti termini e modalità di assolvimento del prelievo erariale unico relativo agli apparecchi da intrattenimento previsti dall'articolo 110, comma 6, del TULPS (R.D. n. 773/1931).

 

Il nuovo testo del comma 13-bis definisce i contenuti della disciplina tributaria del prelievo unico erariale (PREU), specificando che esso è assolto dai soggetti passivi d'imposta, con riferimento a ciascun anno solare, mediante versamenti periodici relativi ai singoli periodi contabili e mediante un versamento annuale a saldo. Con provvedimenti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sono individuati:

a)      i periodi contabili in cui è suddiviso l'anno solare;

b)      le modalità di calcolo del prelievo erariale unico dovuto per ciascun periodo contabile e per ciascun anno solare;

c)      i termini e le modalità con cui i soggetti passivi d'imposta effettuano i versamenti periodici e il versamento annuale a saldo;

d)      le modalità per l'utilizzo in compensazione del credito derivante dall'eventuale eccedenza dei versamenti periodici rispetto al prelievo erariale unico dovuto per l'intero anno solare;

e)      i termini e le modalità con cui i concessionari di rete comunicano, tramite la rete telematica i dati relativi alle somme giocate nonché gli altri dati relativi agli apparecchi da intrattenimento da utilizzare per la determinazione del prelievo erariale unico dovuto;

f)        le modalità con cui l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato può concedere su istanza dei soggetti passivi d'imposta la rateizzazione delle somme dovute nelle ipotesi in cui questi ultimi si trovino in temporanea situazione di difficoltà.

 

Il comma 8 reca una disposizione transitoria sulle modalità di versamento del PREU sino all’emanazione dei provvedimenti indicati nel precedente comma, disponendo che il prelievo erariale unico è assolto dai soggetti passivi d'imposta con le modalità e nei termini stabiliti nei decreti del direttore generale dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato 8 aprile 2004 (G.U. n. 86 del 13 aprile 2004) e 14 luglio 2004 (G.U. n. 173 del 26 luglio 2004), e successive modificazioni.

 

Il comma 9 introduce sei nuovi articoli nel decreto-legge n. 269 del 2003.

Il nuovo articolo 39-bis disciplina la liquidazione del prelievo erariale unico e il controllo dei versamenti, stabilendo che l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, avvalendosi di procedure automatizzate, procede, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello per il quale è dovuto il prelievo erariale unico, alla liquidazione dell'imposta dovuta per i periodi contabili e per l'anno solare sulla base dei dati correttamente trasmessi dai concessionari e al controllo della tempestività e della corrispondenza dei versamenti effettuati dai concessionari stessi rispetto al prelievo erariale unico dovuto.

Qualora i versamenti dovuti risultino omessi, carenti o intempestivi, l'esito del controllo automatizzato è comunicato al concessionario di rete per evitare la reiterazione di errori: questo può fornire i chiarimenti necessari all'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione. Infine è rimessa a decreti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato la definizione delle modalità di effettuazione della liquidazione del prelievo erariale unico e del controllo dei relativi versamenti.

 

Il nuovo articolo 39-ter disciplina la riscossione delle somme dovute a titolo di prelievo erariale unico a seguito dei controlli automatici, specificando che esse, unitamente agli interessi e sanzioni per ritardato od omesso versamento, sono iscritte direttamente nei ruoli, resi esecutivi a titolo definitivo nel termine di decadenza fissato al 31 dicembre del terzo anno successivo a quello per il quale è dovuto il prelievo erariale unico.

Qualora il concessionario di rete non provveda a pagare, entro i termini di scadenza, i ruoli, l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato procede alla riscossione delle somme dovute anche tramite escussione delle garanzie presentate dal concessionario di rete ai sensi della convenzione di concessione.

Si dispone, peraltro, che l'iscrizione a ruolo non sia eseguita, in tutto o in parte, se il concessionario di rete provvede a pagare le somme dovute, entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione ovvero della comunicazione definitiva contenente la rideterminazione, in sede di autotutela, delle somme dovute, a seguito dei chiarimenti forniti dallo stesso concessionario di rete. In questi casi, l'ammontare della sanzione amministrativa per tardivo od omesso versamento è ridotto ad un sesto e gli interessi sono dovuti fino all'ultimo giorno del mese antecedente a quello dell'elaborazione della comunicazione

 

Il nuovo articolo 39-quater disciplina gli accertamenti e i controlli in materia di prelievo erariale unico. In particolare vengono attributi agli uffici dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato i poteri previsti in materia di accertamento dell’IVA, indicati nell'articolo 51 del D.P.R. n. 633 del 1972, e di accesso, ispezione e verifica di cui al successivo articolo 52.

La disposizione specifica, inoltre, che il prelievo erariale unico è dovuto anche sulle somme giocate tramite apparecchi e congegni che erogano vincite in denaro o le cui caratteristiche consentono il gioco d'azzardo, privi del nulla osta, nonché tramite apparecchi e congegni muniti del nulla osta, il cui esercizio sia qualificabile come illecito civile, penale o amministrativo.

Per gli apparecchi e congegni privi del nulla osta il prelievo erariale unico, gli interessi e le sanzioni amministrative sono dovuti dal soggetto che ha provveduto alla loro installazione. È responsabile in solido per le somme dovute a titolo di prelievo erariale unico, interessi e sanzioni amministrative il possessore dei locali in cui sono installati gli apparecchi e congegni privi del nulla osta.

Per gli apparecchi e congegni muniti del nulla osta, il cui esercizio sia qualificabile come illecito civile, penale o amministrativo, il maggiore prelievo erariale unico accertato rispetto a quello calcolato sulla base dei dati di funzionamento trasmessi tramite la rete telematica, gli interessi e le sanzioni amministrative sono dovuti dai soggetti che hanno commesso l'illecito o, nel caso in cui non sia possibile la loro identificazione, dal concessionario di rete a cui è stato rilasciato il nulla osta.

Sono responsabili in solido per le somme dovute a titolo di prelievo erariale unico, interessi e sanzioni amministrative relativi agli apparecchi e congegni di cui al quarto periodo, il soggetto che ha provveduto alla loro installazione, il possessore dei locali in cui sono installati e il concessionario di rete titolare del relativo nulla osta, qualora non siano già debitori di tali somme a titolo principale.

Gli uffici dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato procedono all'accertamento della base imponibile e del prelievo erariale unico dovuto per gli apparecchi e congegni mediante la lettura dei dati relativi alle somme giocate memorizzati dagli stessi apparecchi e congegni.

In presenza di apparecchi e congegni per i quali i dati relativi alle somme giocate non siano memorizzati o leggibili, risultino memorizzati in modo non corretto o siano stati alterati, gli uffici dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato determinano induttivamente l'ammontare delle somme giocate sulla base dell'importo forfetario giornaliero definito con decreti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato.

Gli avvisi relativi agli accertamenti sono notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui sono state giocate le somme su cui è calcolato il prelievo erariale unico.

 

Il nuovo articolo 39-quinquies determinale sanzioni in materia di prelievo erariale unico. In particolare prevede la sanzione amministrativa da euro 258,23 a euro 2.065,83 (da cinquecentomila a quattro milioni di lire) prevista dall’articolo 11, comma 1, del D.Lgs n. 471 del 1997, per i casi di omissione di comunicazioni prescritte dalla legge tributaria, mancata restituzione dei questionari inviati al contribuente o a terzi o loro restituzione con risposte incomplete o non veritiere; inottemperanza all'invito a comparire e a qualsiasi altra richiesta fatta dagli uffici o dalla Guardia di finanza.

Nelle ipotesi di apparecchi che erogano vincite in denaro o le cui caratteristiche consentono il giuoco d'azzardo, privi del nulla osta, e nelle ipotesi di apparecchi e congegni muniti del nulla osta, il cui esercizio sia qualificabile come illecito civile, penale o amministrativo, si applica la sanzione amministrativa dal 120 al 240 per cento dell'ammontare del prelievo erariale unico dovuto, con un minimo di euro mille.

Infine è prevista la sanzione amministrativa da euro 500 ad euro 8.000 per omissione o incompletezza o falsità le comunicazioni tramite la rete telematica cui sono tenuti i concessionari di rete ai sensi del comma 13-bis, lettera e), dell'articolo 39 precedentemente illustrato.

 

Il nuovo articolo 39-sexies stabilisce la responsabilità dei terzi incaricati della raccolta delle somme giocate, in solido con i concessionari di rete, per il versamento del prelievo erariale unico dovuto con riferimento alle somme giocate che i suddetti terzi hanno raccolto, nonché per i relativi interessi e sanzioni. Rinvia ad un decreto del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, la definizione delle modalità di accertamento e di contestazione della responsabilità solidale.

 

Il nuovo articolo 39-septies reca una disposizione transitoria relativamente alle somme che, a seguito dei controlli automatici effettuati, risultano dovute per gli anni 2004 e 2005 a titolo di prelievo erariale unico, nonché di interessi e di sanzioni, fissando i termini, previsti a pena di decadenza per rendere esecutivi i ruoli e per la notifica delle relative cartelle di pagamento, rispettivamente, al 31 dicembre 2009 e al 31 dicembre 2010.

 

Infine il comma 10 del presente articolo 6 dispone, relativamente alle somme che risultano dovute a seguito di controlli automatici effettuati per l’imposta sugli apparecchi da intrattenimento, la ridefinizione dei termini per rendere esecutivi i ruoli a titolo definitivo (D.P.R. n. 640 del 1972, art. 14-quater, comma 1) e per notificare le cartelle di pagamento recanti i ruoli stessi (D.P.R. n. 640 del 1972, art. 14-quater, comma 2), fissandoli rispettivamente al 31 dicembre 2008 e al 31 dicembre 2009 per l'anno 2004 e al 31 dicembre 2009 e al 31 dicembre 2010 per l'anno 2005.

 

 


Articolo 6, comma 11
(Accise sui tabacchi lavorati)

 


11. All'articolo 1, comma 485, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le parole: «e a 1.000 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2006» sono sostituite dalle seguenti: «, a 1.000 milioni di euro per l'anno 2006 ed a 1.100 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2007».


 

 

Il comma 11 dell’articolo 6 concede la possibilità di aumentare, con provvedimento direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, l’aliquota di base dell’imposta di consumo sui tabacchi lavorati in misura tale da assicurare, a decorrere dal 2007, un maggior gettito complessivo pari a 1.100 milioni di euro annui (con un aumento di 100 milioni rispetto all’incremento di gettito già disposto per l’anno 2006).

 

Nel determinare l'aumento dell'aliquota sarà necessario tenere conto anche dei provvedimenti di variazione delle tariffe dei prezzi di vendita al pubblico dei tabacchi lavorati, eventualmente intervenuti ai sensi dell'articolo 2 della legge 13 luglio 1965, n. 825, recante norme in tema di regime di imposizione fiscale sui prodotti oggetto di monopolio di Stato.

 

Il citato articolo 2 della legge n. 825 del 1965 prevede che l’inserimento di ciascun prodotto soggetto a monopolio fiscale nelle tariffe, contenute nelle diverse tabelle allegate alla stessa legge n. 825 del 1965, è disposto con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze. I prezzi di vendita al pubblico e le relative variazioni sono stabiliti in conformità a quelli richiesti dai fabbricanti e dagli importatori. Le richieste per l’inserimento in tariffa presentate dagli interessati devono essere corredate, in relazione ai volumi di vendita di ciascun prodotto, da una scheda rappresentativa degli effetti economico-finanziari conseguenti alla variazione proposta.

 

Si ricorda che attualmente, in virtù dell’articolo 28, comma 1, lettera a), del D.L. 30 agosto 1993, n. 331 (convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427), e successive modifiche e integrazioni, le aliquote di base dell’imposta di consumo sui tabacchi lavorati sono stabilite nelle seguenti misure:

a)       sigarette....................................... 58,50%;

b)       sigari e sigaretti............................ 23%;

c)       tabacco da fumo........................... 56%;

d)       tabacco da masticare.................... 24,78%;

e)       tabacco da fiuto............................ 24,78%.

 

Si segnala inoltre che l’articolo 21, comma 8, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria per il 2003), aveva attribuito al Ministro dell’economia e delle finanze il potere di disporre, con propri decreti, l’aumento dell’aliquota di base dell’imposta di consumo sulle sole sigarette, prevista dal citato articolo 28, comma 1, lett. a), dell’articolo 28 del D.L. n. 331 del 1993. Tale potere avrebbe dovuto essere esercitato entro il 30 aprile 2003 e, ai sensi del successivo comma 9 dello stesso articolo 21, avrebbe dovuto assicurare maggiori entrate in misura non inferiore a 435 milioni di euro a decorrere dall’anno 2003.

Successivamente l’articolo 39, comma 4, del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, ha riaperto il termine per l’esercizio del suddetto potere, consentendo l’emanazione dei decreti entro il 31 dicembre 2003.

In materia è poi intervenuto l’articolo 1, commi 7 e 8, del D.L. 10 dicembre 2003, n. 341, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 febbraio 2004, n. 31, che ha sospeso il potere di disporre l’aumento dell’aliquota in oggetto per l’anno 2003 e ha nel contempo prorogato il potere stesso al 31 dicembre 2004. Lo stesso articolo ha inoltre stabilito che il potere di emanare i decreti con i quali è disposto l’aumento dell’aliquota di base dell’imposta di consumo sulle sigarette rientra nell’attività gestionale di cui all’articolo 4 del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165 (testo unico sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche)[32]. In tal modo è stato attribuito all’autorità amministrativa di settore, ovvero al direttore dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, il potere che in precedenza spettava al Ministro dell’economia e delle finanze.

Si ricorda poi che l’articolo 2, comma 62, della legge 24 dicembre 2003, n. 350,(legge finanziaria per il 2004) ha stabilito che i decreti con i quali, ai sensi dell’articolo 21, comma 8, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modifiche e integrazioni, può essere disposto l’aumento dell’aliquota di base dell’imposta di consumo sulle sigarette devono assicurare, a decorrere dal 2004, ulteriori maggiori entrate annue per 650 milioni di euro. In attuazione di questa norma è stato emanato il D.M. 15 ottobre 2004 (pubblicato nella G.U. n. 262 dell’8 novembre 2004) con il quale è stata aumentata l’aliquota di base della tassazione delle sigarette dal 58 per cento al 58,50 per cento

L’articolo 1, comma 485, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), modificato dalla disposizione qui illustrata, ha previsto che, con provvedimento direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, avrebbe potuto essere aumentata l’aliquota di base della tassazione dei tabacchi lavorati, al fine di assicurare un maggior gettito complessivo nella misura di 500 milioni di euro per l’anno 2005 e di 1.000 milioni di euro a decorrere dall’anno 2006. In attuazione di questa norma è stato emanato il decreto direttoriale 25 ottobre 2005 (pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 255 del 2 novembre 2005), con il quale è stata aumentata l’aliquota di base della tassazione del tabacco da fumo dal 54 per cento al 56 per cento.

Da ultimo l’articolo 1, comma 551, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006), ha previsto che, con provvedimento direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, avrebbe potuto essere aumentata l’aliquota di base della tassazione dei tabacchi lavorati in misura tale da assicurare il mantenimento del gettito per l’anno 2006 e per gli anni successivi.


Articolo 6, commi 12-20
(Versamento dell’imposta comunale sugli immobili)

 


12. Nel quadro delle dichiarazioni dei redditi relativo ai fabbricati sono specificati, per ogni immobile, oltre all'indirizzo, l'identificativo dell'immobile stesso costituito dal codice del comune, il foglio, la sezione, la particella e il subalterno.

13. La dichiarazione dei redditi contiene tutte le indicazioni utili ai fini del trattamento dell'imposta comunale sugli immobili. Con decreto del capo del Dipartimento per le politiche fiscali, di concerto con il direttore dell'Agenzia delle entrate, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, sono definiti gli elementi, i termini e le modalità per l'attuazione delle disposizioni di cui al primo periodo.

14. L'imposta comunale sugli immobili dovuta dai soggetti che si avvalgono dell'assistenza fiscale prevista dal regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 31 maggio 1999, n. 164, è liquidata e versata dal sostituto d'imposta, direttamente o sulla base degli appositi modelli trasmessi dagli intermediari fiscali. I contribuenti, che presentano la dichiarazione di cui al comma 13 senza avvalersi dell'assistenza fiscale, indicano i dati relativi all'imposta comunale sugli immobili nella medesima dichiarazione.

15. L'imposta comunale sugli immobili dovuta può essere compensata con crediti di altra natura, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni.

16. I contribuenti che, secondo le disposizioni normative vigenti, non presentano la dichiarazione, ma possiedono redditi derivanti da proprietà immobiliari, compilano il modello di versamento di cui all'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni.

17. Le somme riscosse, una volta ripartite dalla struttura di gestione di cui all'articolo 22 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, sono accreditate dalla Banca d'Italia presso ciascuna tesoreria comunale.

18. Con decreto del capo del Dipartimento per le politiche fiscali, di concerto con il direttore dell'Agenzia delle entrate, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, sono definite le modalità di trasmissione telematica ai comuni dei dati relativi ai versamenti e agli immobili.

19. Le disposizioni di cui ai commi da 13 a 18 si applicano alle dichiarazioni che saranno presentate nell'anno 2008.

20. Nelle dichiarazioni presentate nell'anno 2007 per ogni fabbricato deve essere indicato l'importo dell'imposta comunale sugli immobili dovuta per l'anno in corso.


 

 

I commi da 12 a 20 dell’articolo 6 dettano disposizioni dirette a contrastare l’evasione fiscale, relativa all’imposta comunale sugli immobili (ICI). A tale scopo è stabilito che i dati necessari per la liquidazione dell’imposta siano contenuti nella dichiarazione dei redditi; che il versamento della stessa sia effettuato, a seconda delle circostanze, da parte del sostituto d’imposta o mediante il modello di versamento unitario F24, avvalendosi della possibilità di compensazione prevista per questa forma di versamento. È prevista inoltre la trasmissione telematica ai comuni dei dati relativi ai versamenti e agli immobili, secondo modalità che verranno definite da un successivo decreto del capo del Dipartimento per le politiche fiscali.

 

A norma del comma 12, nella dichiarazione dei redditi, nel quadro relativo ai redditi dei fabbricati, debbono essere indicati, per ciascun fabbricato, oltre all'indirizzo, i relativi dati catastali (codice del comune, foglio, sezione, particella e subalterno). La stessa dichiarazione deve contenere tutte le indicazioni utili ai fini del trattamento dell'imposta comunale sugli immobili (ICI), secondo quanto verrà definito da un apposito decreto del capo del Dipartimento per le politiche fiscali, di concerto con il direttore dell'Agenzia delle entrate, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali (comma 13 e secondo periodo del comma 14).

 

Inoltre, in considerazione della circostanza che le disposizioni dei commi da 13 a 18 si applicano alle dichiarazioni che saranno presentate nell'anno 2008 (rectius: a decorrere dall’anno 2008), nelle dichiarazioni presentate nell’anno 2007 dev’essere indicato l'importo dell'imposta comunale sugli immobili dovuta per l'anno in corso (comma 20).

 

I commi 14 e 16 prevedono che l’imposta comunale sugli immobili dovrà essere versata con le seguenti modalità:

§      versamento da parte del sostituto d’imposta, direttamente o sulla base degli appositi modelli trasmessi dagli intermediari fiscali, per quanto riguarda l’imposta dovuta dai contribuenti che si avvalgono dell’assistenza fiscale. La disposizione sembra prevedere che sia lo stesso sostituto d’imposta a liquidare l’imposta (comma 14);

§      versamento mediante i modelli di versamento unitario F24 da parte dei soggetti che non presentano la dichiarazione dei redditi, ma posseggono redditi derivanti da proprietà immobiliari (comma 16).

Nulla è disposto in relazione alle modalità di versamento dell’imposta da parte dei soggetti che presentano la dichiarazione dei redditi senza avvalersi dell’assistenza fiscale.

 

Si ritiene opportuno ricordare che in materia di imposta comunale sugli immobili, già l’articolo 37, comma 55, del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, ha previsto che l'imposta comunale sugli immobili potesse essere liquidata in sede di dichiarazione dei redditi e versata mediante il versamento unitario, disciplinato dall’articolo 17 del D.Lgs. n. 241 del 1997. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate dovranno essere definiti i termini e le modalità per l'attuazione della citata disposizione.

 

Il comma 15 prevede che l’imposta comunale sugli immobili può essere compensata con i crediti di altra natura, ai sensi dell'articolo 17 del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, il quale disciplina il versamento unitario con il modello F24.

 

Le somme riscosse, una volta ripartite dalla struttura di gestione prevista dall'articolo 22 del citato D.Lgs. n. 241 del 1997, sono accreditate dalla Banca d'Italia presso ciascuna tesoreria comunale (comma 17).

 

L’articolo 22 del decreto legislativo n. 241 del 1997 prevede che, entro il primo giorno lavorativo successivo a quello di versamento delle somme da parte delle banche e di ricevimento dei relativi dati riepilogativi, un'apposita struttura di gestione attribuisce agli enti destinatari le somme a ciascuno di essi spettanti, tenendo conto dell'eventuale compensazione eseguita dai contribuenti.

 

Con decreto del capo del Dipartimento per le politiche fiscali, di concerto con il direttore dell'Agenzia delle entrate, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, dovranno essere definite le modalità di trasmissione telematica ai comuni dei dati relativi ai versamenti e agli immobili (comma 18).

 

La relazione tecnica stima che le disposizioni in commento avranno i seguenti effetti di cassa:

§         360 milioni di euro per il 2007;

§         220 milioni di euro per il 2008;

§         220 milioni di euro per il 2009.


CAPO V - DISPOSIZIONI DI CARATTERE FISCALE CONCERNENTI GLI ENTI TERRITORIALI

Articolo 7
(Variazione dell'aliquota di compartecipazione dell'addizionale comunale all'IRPEF)

 


1. All'articolo 1 del decreto legislativo 28 settembre 1998, n. 360, concernente «Istituzione di una addizionale comunale all'IRPEF, a norma dell'articolo 48, comma 10, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, come modificato dall'articolo 1, comma 10, della legge 16 giugno 1998, n. 191», sono apportate le seguenti modificazioni:

       a) il comma 3 è sostituito dal seguente:

       «3. I comuni, con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, possono disporre la variazione dell'aliquota di compartecipazione dell'addizionale di cui al comma 2 con deliberazione da pubblicare nel sito individuato con decreto 31 maggio 2002 del capo del Dipartimento per le politiche fiscali del Ministero dell'economia e delle finanze, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 5 giugno 2002. L'efficacia della deliberazione decorre dalla data di pubblicazione nel predetto sito informatico. La variazione dell'aliquota di compartecipazione dell'addizionale non può eccedere complessivamente 0,8 punti percentuali. La deliberazione può essere adottata dai comuni anche in mancanza dei decreti di cui al comma 2»;

       b) al comma 4:

       1) le parole: «dei crediti di cui agli articoli 14 e 15» sono sostituite dalle seguenti: «del credito di cui all'articolo 165»;

       2) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «L'addizionale è dovuta alla provincia e al comune nel quale il contribuente ha il domicilio fiscale alla data del 1o gennaio dell'anno cui si riferisce l'addizionale stessa, per le parti spettanti. Il versamento dell'addizionale medesima è effettuato in acconto e a saldo unitamente al saldo dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. L'acconto è stabilito nella misura del 30 per cento dell'addizionale ottenuta applicando le aliquote di cui ai commi 2 e 3 al reddito imponibile dell'anno precedente determinato ai sensi del primo periodo del presente comma. Ai fini della determinazione dell'acconto, l'aliquota di cui al comma 3 è assunta nella misura deliberata per l'anno di riferimento qualora la pubblicazione della delibera sia effettuata non oltre il 20 gennaio del medesimo anno ovvero nella misura vigente nell'anno precedente in caso di pubblicazione successiva al predetto termine»;

       c) il comma 5 è sostituito dal seguente:

       «5. Relativamente ai redditi di lavoro dipendente e ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui agli articoli 49 e 50 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, l'acconto dell'addizionale dovuta è determinato dai sostituti d'imposta di cui agli articoli 23 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, e il relativo importo è trattenuto in un numero massimo di nove rate mensili, effettuate a partire dal mese di marzo. Il saldo dell'addizionale dovuta è determinato all'atto delle operazioni di conguaglio e il relativo importo è trattenuto in un numero massimo di undici rate, a partire dal periodo di paga successivo a quello in cui le stesse sono effettuate e non oltre quello relativamente al quale le ritenute sono versate nel mese di dicembre. In caso di cessazione del rapporto di lavoro l'addizionale residua dovuta è prelevata in unica soluzione. L'importo da trattenere e quello trattenuto sono indicati nella certificazione unica dei redditi di lavoro dipendente e assimilati di cui all'articolo 4, comma 6-ter, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, e successive modificazioni»;

       d) il comma 6 è abrogato.

2. All'articolo 1, comma 51, primo periodo, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le parole: «e 2007» sono soppresse.


 

 

L’articolo 7 modifica l’aliquota di compartecipazione dell’addizionale comunale all’IRPEF istituita con il decreto legislativo n. 360 del 1998.

L’addizionale comunale all’IRPEF

L’addizionale comunale all’IRPEF, istituita dal decreto legislativo 28 settembre 1998, n. 360, è composta di un’aliquota divisa in due parti: un’aliquota base di compartecipazione, fissata con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze in misura uguale per tutti i comuni, con corrispondente riduzione dei trasferimenti erariali; un’ulteriore aliquota, facoltativa e variabile, in quanto la sua applicazione è rimessa a ciascun comune, che ne determina la misura nei limiti individuati dalla legge di un massimo di 0,5 punti percentuali, con un incremento annuo non superiore a 0,2 punti percentuali. La legge 13 maggio 1999, n. 133, ha poi previsto che l’addizionale all’IRPEF riguardi non solo i comuni, ma anche le province, stabilendo che l’aliquota base di compartecipazione comprenda, indicandole distintamente, oltre che l’addizionale comunale, anche quella provinciale. Non essendo stato adottato il decreto del Ministro dell’economia chiamato a definire la “parte fissa”, dell’aliquota, l’articolo 67 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria per il 2001) ha previsto, esclusivamente per l’anno 2002, a favore dei comuni delle regioni a statuto ordinario una compartecipazione al gettito dell’IRPEF in una misura parti al 4,5 per cento di quanto riscosso.

Le misure legislative adottate nella XIV legislatura in materia di addizionali comunale e provinciale all’IRPEF hanno in primo luogo riguardato la reiterazione e l’integrazione del regime transitorio previsto dall’articolo 67 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, per quel che concerne la compartecipazione al gettito IRPEF. In secondo luogo, alcune disposizioni hanno previsto la sospensione degli effetti degli aumenti deliberati dai comuni dell’altra parte dell’aliquota, facoltativa e variabile, la cui applicazione è rimessa a ciascun comune .

In particolare, per quanto attiene al primo aspetto:

§      l’articolo 25, comma 5, della legge n. 448 del 2001 (legge finanziaria per il 2002) ha esteso anche all’anno 2003 la compartecipazione al gettito dell’IRPEF inizialmente prevista dall’articolo 67 della legge n. 388 del 2000 per il solo anno 2002;

§      l’articolo 31, comma 8, della legge n. 289 del 2002 (legge finanziaria per il 2003) ha aumentato la compartecipazione, per l’anno 2003, dal 4,5 per cento al 6,5 per cento; la medesima disposizione ha altresì istituito, per lo stesso anno 2003, una compartecipazione al gettito dell’IRPEF anche per le province, nella misura dell’1 per cento, in tutto analoga a quella già attuata per i comuni;

La compartecipazione dei comuni e delle province al gettito dell’IRPEF è stata poi confermata per gli anni 2004, 2005 e 2006 (rispettivamente legge 24 dicembre 2003, n. 350, art. 2, co. 18; legge 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, co. 65; legge 23 dicembre 2005, n. 266, art. 1, co. 152).

Con riferimento alla sospensione degli aumenti dell’addizionale, si ricorda che:

§      l’articolo 3, comma 1, della legge n. 289 del 2002 ha disposto, tra le altre cose, la sospensione degli aumenti dell’addizionale comunale all’IRPEF deliberati dopo il 29 settembre 2002 fino a quando non fosse intervenuto un accordo in sede di Conferenza unificata tra Stato regioni ed enti locali sui meccanismi strutturali del federalismo fiscale;

§      l’articolo 1, comma 51, della legge n. 311 del 2004 ha prorogato il blocco fino al 31 dicembre 2006. La disposizione prevede comunque, per i comuni che non se ne siano avvalsi in precedenza di aumentare l’aliquota dell’addizionale all’IRPEF per il triennio 2005-2007. Gli effetti di tali aumenti rimarranno comunque sospesi, in forza della disposizione, fino al 31 dicembre 2006.

L’articolo 7 del disegno di legge finanziaria

La lettera a) del comma 1 consente ai comuni di variare l’aliquota facoltativa e variabile dell’addizionale IRPEF nella misura massima di 0,8 punti percentuali, anziché, come previsto dal decreto legislativo n. 360 del 1998, nella misura massima di 0,5 punti percentuali con un incremento annuo dello 0,2 per cento.

 

Vengono inoltre aggiornate le previsioni normative in ordine alla procedura di adozione della variazione dell’aliquota. Si prevede infatti che la variazione debba essere decisa con regolamento comunale (nel testo attualmente vigente invece non si precisa il tipo di atto con il quale adottare l’aumento) con deliberazione da pubblicare nel sito internet individuato con il decreto 31 maggio 2002 del capo del Dipartimento per le politiche fiscali del Ministero dell’economia, vale a dire il sito www.finanze.it a cura dell'Ufficio federalismo fiscale del Dipartimento per le politiche fiscali del Ministero dell'economia e delle finanze (nel testo attualmente vigente si prevede che la deliberazione dell’aumento venga pubblicata su un sito individuato con decreto del Ministro dell’economia, emanato di concerto con il Ministro della giustizia).

 

Il numero 1) della lettera b) del comma 1 aggiorna il riferimento al testo unico sulle imposte sui redditi (TUIR) contenuto nel comma 4 dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 360 del 1998 alla nuova numerazione del testo unico successiva all’entrata in vigore del decreto legislativo n. 344 del 2003 istitutivo delll’IRES (il decreto legislativo provvedeva infatti anche ad una rinumerazione del testo unico) e alle modifiche normative intervenute. La disposizione prevede che l’addizionale sia dovuta se per lo stesso anno risulta dovuta l’imposta sul reddito delle persone fisiche, al netto delle detrazioni per essa riconosciute e dei crediti d’imposta per redditi prodotti all’estero, ai sensi dell’articolo 165 (e non più degli articoli 14 e 15) del TUIR. Si tratta di una modifica formale in quanto l’articolo 15 corrisponde, nella vecchia numerazione del TUIR, all’articolo 165, mentre l’articolo 14, che prevedeva un credito di imposta sugli utili distribuiti da società ed enti è stato abrogato dal decreto legislativo n. 344 del 2003.

 

Il numero 2) della lettera b) del comma 1 prevede che l’addizionale sia dovuta alla provincia e al comune nel quale il contribuente ha il domicilio fiscale alla data del 1° gennaio dell’anno cui si riferisce l’addizionale.

 

In proposito il comma 6 dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 360 del 1998 prevedeva invece che l’addizionale fosse dovuta alla provincia e al comune nel quale il contribuente ha il domicilio fiscale alla data del 31 dicembre dell’anno cui si riferisce l’addizionale. Tale disposizione è abrogata dalla lettera d) del comma 1.

 

Si prevede inoltre che il versamento sia effettuato in acconto e a saldo, con un acconto stabilito nella misura del 30 per cento dell’importo ottenuto applicando l’aliquota all’imponibile IRPEF dell’anno precedente. L’aliquota da applicare è quella dell’anno di riferimento se la delibera è stata pubblicata non oltre il 20 gennaio del medesimo anno; in caso contrario si utilizza l’aliquota dell’anno precedente.

 

In proposito, il decreto del Ministro dell’economia del 20 dicembre 1999, che attualmente disciplina la materia, prevede invece che l’addizionale determinata dal sostituto d'imposta all'atto di effettuazione delle operazioni di conguaglio è trattenuta dallo stesso in tre rate uguali a partire dal periodo di paga successivo a quello in cui le operazioni di conguaglio sono state effettuate o, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, in unica soluzione nel periodo di paga in cui sono state svolte le dette operazioni; gli importi trattenuti vanno versati entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui gli importi sono stati trattenuti. Si effettua un versamento unico anche se l'addizionale è riferita a sostituiti di imposta domiciliati in comuni diversi. L'addizionale dovuta in autotassazione (e cioè pagata direttamente dai contribuenti) è versata entro il termine di pagamento a saldo dell'imposta sul reddito delle persone fisiche risultante dalla dichiarazione dei redditi.

 

Anche la lettera c) del comma 1 interviene sulle modalità di pagamento dell’addizionale prevedendo che per i redditi da lavoro dipendente la stessa sia determinata dal sostituito d’imposta e l’importo sia trattenuto in un numero massimo di nove rate mensili, effettuate in nove rate mensili, a partire dal mese di marzo. Il saldo dell’addizionale dovuta è invece determinato all’atto delle operazioni di conguaglio e il relativo importo è trattenuto in un numero massimo di undici rate, a partire dal periodo di paga successivo a quello in cui le stesse sono effettuate e non oltre quello relativamente al quale le ritenute sono versate nel mese di dicembre. In caso di cessazione del rapporto di lavoro l'addizionale residua dovuta è prelevata in unica soluzione.

 

Conseguentemente alle disposizioni introdotte dal comma 1, al comma 2 viene abrogato il riferimento all’anno 2007 contenuto nell’articolo 1, comma 51, della legge n. 311 del 2004 (legge finanziaria per il 2005). La norma consente di variare per gli anni 2005, 2006 e 2007 l’aliquota dell’addizionale ai soli comuni che non si siano avvalsi in passato di tale facoltà.

 

Come già si è detto (cfr. supra), gli aumenti eventualmente deliberati dai comuni non avevano comunque effetto in forza del blocco previsto fino al 31 dicembre 2006.

 

La disposizione in commento fa venire meno la condizione limitativa della facoltà di aumentare l’aliquota dell’addizionale prevista dall’articolo 1, comma 51, della legge n. 311 del 2004.

 

Si osserva infine che il disegno di legge finanziaria non conferma, per l’anno 2007, il blocco degli aumenti dell’addizionale comunale IRPEF.

 

La relazione tecnica rileva che dall’introduzione dell’acconto del 30 per cento dell’addizionale comunale deriverà un aumento del gettito in termini di cassa di 500 milioni di euro per l’anno 2007.

 


Articolo 8
(Imposta di scopo per la realizzazione di opere pubbliche)

 


1. A decorrere dal 1o gennaio 2007, i comuni possono deliberare, con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, l'istituzione di un'imposta di scopo destinata esclusivamente alla parziale copertura delle spese per la realizzazione di opere pubbliche individuate dai comuni nello stesso regolamento tra quelle indicate nel comma 5 del presente articolo.

2. Il regolamento che istituisce l'imposta determina:

       a) l'opera pubblica da realizzare;

       b) l'ammontare della spesa da finanziare;

       c) l'aliquota di imposta;

       d) le modalità di versamento degli importi dovuti.

3. L'imposta è dovuta, in relazione alla stessa opera pubblica, per un periodo massimo di cinque anni ed è determinata applicando alla base imponibile dell'imposta comunale sugli immobili di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e successive modificazioni, un'aliquota nella misura massima dello 0,5 per mille.

4. Per la disciplina dell'imposta si applicano le disposizioni vigenti in materia di imposta comunale sugli immobili.

5. L'imposta può essere istituita per le seguenti opere pubbliche:

       a) opere per il trasporto pubblico urbano;

       b) opere viarie, con l'esclusione della manutenzione straordinaria ed ordinaria delle opere esistenti;

       c) opere particolarmente significative di arredo urbano e di maggior decoro dei luoghi;

       d) opere di risistemazione di aree dedicate a parchi e giardini;

       e) opere di realizzazione di parcheggi pubblici.

6. Il gettito complessivo dell'imposta non può essere superiore al trenta per cento dell'ammontare della spesa dell'opera pubblica da realizzare.

7. Nel caso di mancato inizio dell'opera pubblica entro due anni dalla data prevista dal progetto esecutivo i contribuenti possono chiedere il rimborso degli importi versati entro il termine di cinque anni dal giorno del pagamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione.


 

 

L’articolo 8 prevede la possibilità per i comuni di istituire con regolamento un’imposta di scopo per finanziare la realizzazione di opere pubbliche.

 

Con il termine di “imposta di scopo” si intende una forma di imposizione che trova la sua giustificazione nel collegamento tra imposizione e destinazione del gettito. L’imposta di scopo costituisce quindi una deroga al principio dell’unità del bilancio, in base al quale nel bilancio la corrispondenza tra entrate e spese deve essere garantita a livello globale, non essendo possibile stabilire una specifica correlazione tra una singola entrata ed una singola spesa.

 

In particolare, il comma 1 rimette ad un regolamento comunale, emanato ai sensi dell’articolo 52 del decreto legislativo n. 446 del 1997, l’istituzione dell’imposta che deve essere destinata esclusivamente alla copertura (per una percentuale che il comma 6 stabilisce come non superiore al 30 per cento) della realizzazione di specifiche opere pubbliche, rientranti nelle tipologie individuate dal comma 5 dell’articolo.

 

In proposito, si ricorda che l’articolo 52 del decreto legislativo n. 446 del 1997 prevede che le province ed i comuni possono disciplinare con regolamento le proprie entrate, anche tributarie, salvo per quanto attiene alla individuazione e definizione delle fattispecie imponibili, dei soggetti passivi e della aliquota massima dei singoli tributi, nel rispetto delle esigenze di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti.

 

Il comma 5 individua le seguenti tipologie di opere pubbliche per le quali può essere istituita l’imposta di scopo:

a)      opere per il trasporto pubblico urbano;

b)      opere viarie, con esclusione della manutenzione straordinaria ed ordinaria delle opere esistenti;

c)      opere particolarmente significative di arredo urbano e di maggior decoro dei luoghi;

d)      opere di risistemazione di parchi e giardini;

e)      opere di realizzazione di parcheggi pubblici.

 

Il comma 2 prevede inoltre che il regolamento comunale istitutivo dell’imposta indichi:

a)      l’opera pubblica da realizzare;

b)      l’ammontare della spesa da finanziare;

c)      l’aliquota di imposta (sul punto cfr. però il comma 3);

d)      le modalità di versamento degli importi dovuti.

 

I commi 3 e 4 collegano la base imponibile e la disciplina dell’imposta di scopo a quelle previste per l’imposta comunale sugli immobili (ICI).

In particolare, il comma 3 prevede che l’imposta sia calcolata applicando alla base imponibile dell’ICI un’aliquota che il Comune può individuare fino alla misura massima dello 0,5 per mille.

Il comma 5 prevede inoltre l’applicazione all’imposta di scopo delle disposizioni in materia di ICI.

 

In proposito, si ricorda che il presupposto dell’imposta comunale sugli immobili, istituita con il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, è il possesso di fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli siti nel territorio dello Stato destinato a qualsiasi uso; soggetti passivi dell’imposta sono i proprietari o i titolari di altro diritto reale (usufrutto, uso, abitazione); la base imponibile è costituita dal valore degli immobili (il valore dei fabbricati è determinato dal prodotto tra le rendite catastali e appositi moltiplicatori diversificati per gruppi catastali; il valore delle aree fabbricabili è quello di mercato al 1° gennaio di ciascun periodo di imposta; il valore dei terreni agricoli è il risultato del prodotto tra il reddito dominicale e un moltiplicatore pari a 75); l’aliquota dell’imposta è determinata dal Comune, ciascun anno per l’anno successivo, e deve essere definita in misura compresa tra il 4 e il 7 per mille; in assenza di delibera del Comune si applica il 4 per mille.

 

Il comma 7 prevede infine che, in caso di mancato inizio dell’opera pubblica entro due anni dalla data prevista dal progetto esecutivo i contribuenti possono chiedere il rimborso degli importi versati entro il termine di cinque anni dal giorno del pagamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione.

 


Articolo 9
(Contributo comunale di ingresso e di soggiorno)

 


1. A decorrere dal 1o gennaio 2007 i comuni, con apposito regolamento adottato ai sensi dell'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, possono deliberare l'istituzione di un contributo di soggiorno, operante anche per periodi limitati dell'anno, destinato ad interventi di manutenzione urbana ed alla valorizzazione dei centri storici.

2. Il contributo è dovuto dai soggetti non residenti che prendono alloggio, in via temporanea, in strutture alberghiere, campeggi, villaggi turistici, alloggi agro-turistici ed in altri similari strutture ricettive situate nel territorio comunale.

3. Sono esenti dal contributo i soggetti che alloggiano nelle strutture destinate al turismo giovanile ed in quelle espressamente previste dal regolamento comunale.

4. Il contributo è stabilito entro la misura massima di cinque euro per notte.

5. Il regolamento che istituisce il contributo determina:

       a) le misure del contributo, stabilite in rapporto alla categoria delle singole strutture ricettive;

       b) le eventuali riduzioni ed esenzioni, determinate in relazione alla categoria ed all'ubicazione della struttura ricettiva, alla durata del soggiorno, alle caratteristiche socio-economiche dei soggetti passivi avendo riguardo, tra l'altro, alla numerosità del nucleo familiare, all'età ed alle finalità del soggiorno;

       c) l'eventuale periodo infrannuale di applicazione del contributo;

       d) i termini e le modalità di presentazione della dichiarazione e del pagamento del tributo.

6. I gestori delle strutture ricettive di cui al comma 2 provvedono al versamento del contributo, con diritto di rivalsa sui soggetti passivi, e presentano al comune la relativa dichiarazione, nel rispetto dei termini e delle modalità stabilite dal regolamento comunale.

7. Gli avvisi di accertamento per l'omessa o infedele presentazione della dichiarazione e per l'omesso, ritardato o parziale versamento del contributo devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione od il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati.

8. Per l'omessa o infedele presentazione della dichiarazione si applica la sanzione amministrativa dal cento al duecento per cento dell'importo dovuto; per l'omesso, ritardato o parziale versamento del contributo si applica la sanzione amministrativa di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, e successive modificazioni. L'irrogazione delle sanzioni avviene secondo le disposizioni di cui agli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni.


 

 

L’articolo 9 consente ai comuni di istituire, con un regolamento da emanare ai sensi dell’articolo 52 del decreto legislativo n. 446 del 1997, un contributo di soggiorno (comma 1).

 

In proposito, si ricorda che l’articolo 52 del decreto legislativo n. 446 del 1997 prevede che le province ed i comuni possono disciplinare con regolamento le proprie entrate, anche tributarie, salvo per quanto attiene alla individuazione e definizione delle fattispecie imponibili, dei soggetti passivi e della aliquota massima dei singoli tributi, nel rispetto delle esigenze di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti.

 

Anche se la disposizione individua la finalità del tributo in interventi di manutenzione urbana e di valorizzazione dei centri storici, esso non si configura comunque per le sue caratteristiche, di seguito esposte, come un’imposta di scopo.

 

Il contributo è dovuto (comma 2) dai soggetti non residenti che alloggino in strutture alberghiere, campeggi, villaggi turistici ed agriturismi; sono esenti i soggetti che alloggiano in strutture dedicate al turismo giovanile. Il regolamento comunale può inoltre prevedere ulteriori forme di esenzione (comma 3). Il comma 4 fissa nella misura massima di cinque euro per notte la misura del contributo; la misura esatta del tributo, insieme alle eventuali forme di esenzione sono individuate dal comma 5, così come i termini e le modalità di dichiarazione e di pagamento. Il regolamento può pure stabilire che il contributo sia dovuto unicamente in un determinato periodo dell’anno.

 

Il comma 6 stabilisce che il contributo sia versato dai gestori delle strutture ricettive, i quali poi si rivarranno sui loro clienti, soggetti passivi dell’imposta.

 

Il comma 7 fissa nel quinto anno successivo il termine per l’emissione di avvisi di accertamento per la mancata o ritardata dichiarazione ovvero il mancato o ritardato pagamento del contributo. In altre parole, ritardi o omissioni nelle dichiarazioni o nei pagamenti possono essere contestate dall’amministrazione pubblica solo entro il quinto anno successivo.

 

Il comma 8 individua le sanzioni per l’omessa o infedele presentazione della dichiarazione ovvero per l’omesso o ritardato o parziale versamento del contributo. In particolare, per l’omessa o infedele presentazione della dichiarazione si prevede una sanzione dal cento al duecento per cento dell’importo. Per l’omesso pagamento si applica invece la sanzione dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 471 del 1997.

 

L’articolo 13 del decreto legislativo n. 471 del 1997 prevede che chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i versamenti in acconto, i versamenti periodici, il versamento di conguaglio o a saldo dell'imposta risultante dalla dichiarazione, detratto in questi casi l'ammontare dei versamenti periodici e in acconto, ancorché non effettuati, è soggetto a sanzione amministrativa pari al trenta per cento di ogni importo non versato

 

Le sanzioni sono irrogate secondo le disposizioni degli articoli 16 e 17 del decreto legislativo n. 472 del 1997.

 

L’articolo 16 del decreto legislativo n. 472 del 1997 prevede che all’irrogazione delle sanzioni amministrative provveda l’ente compente all’accertamento del tributo (nel caso della disposizione in commento il comune); disciplinando la procedura per la contestazione da parte dell’ente dell’omesso o ritardato pagamento.

 

L’articolo 17 del decreto legislativo n. 472 del 1997 disciplina invece i casi in cui risulta possibile procedere all’irrogazione immediata della sanzione.

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Strategia sull’ambiente urbano

L’11 gennaio 2006 la Commissione ha presentato la strategia tematica sull’ambiente urbano (COM(2005)718) destinata ad aiutare gli Stati membri e le autorità locali e regionali a migliorare l’efficienza ambientale delle città europee. La strategia per l’ambiente urbano è una delle sette strategie previste dal sesto programma d’azione in materia di ambiente. Il suo obiettivo è favorire una migliore attuazione a livello locale delle politiche e della legislazione comunitaria in materia ambientale, attraverso lo scambio di esperienze e buone pratiche tra le autorità locali.

Il 27 giugno 2006 il Consiglio ha adottato conclusioni sulla strategia in cui, tra l’altro:

-        chiede agli Stati membri sia d’intensificare gli sforzi per fare in modo che le città, con le loro politiche possano raggiungere una elevata qualità urbana a livello ambientale e sanitario, sia di tenere presenti le possibilità offerte dai quadri strategici nazionali di riferimento (collegati alla politica di coesione) per affrontare i problemi dell’ambiente urbano, come pure le opportunità nell’ambito del regolamento e dei fondi LIFE+[33];

-        incoraggia la Commissione a fornire orientamenti su come gli Stati membri possano utilizzare tali fondi per integrare il rinnovamento urbano nei loro piani nazionali, tra cui segnatamente meccanismi innovativi e flessibili per il finanziamento del rinnovamento urbano;

-        invita l’Unione europea, gli Stati membri e le loro città, nell’ambito delle rispettive competenze, a migliorare la qualità della vita nelle città e nelle aree urbane attraverso la promozione e l’attuazione della gestione ambientale integrata.

Il 26 settembre 2006 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla strategia tematica sull’ambiente urbano nella quale sottolinea l’importanza delle problematiche relative alla sostenibilità della gestione urbana, del trasporto urbano, dell’urbanistica, della costruzione urbana. Rileva inoltre la necessità di garantire un adeguato finanziamento comunitario, segnatamente grazie a programmi e stanziamenti specifici.

Politica di coesione

Sugli orientamenti strategici per la coesione si veda la scheda Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE relativa all’articolo 105.

Il 13 luglio 2006 la Commissione ha presentato la comunicazione “La politica di coesione e le città: il contributo delle città e delle agglomerazioni alla crescita e all’occupazione nelle regioni” (COM(2006)385.

Il documento, rivolto alle autorità nazionali, regionali e locali, vuole essere uno strumento di aiuto nella preparazione del nuovo ciclo di programmi relativi alla politica di coesione. Nel documento vengono suggerite azioni rivolte a rendere le città più attraenti, a creare reti di comuni, a rafforzare il ruolo di polo di crescita, a favorire lo spirito d’impresa, l’innovazione e l’economia della conoscenza, a sostenere le PMI, a ridurre le disparità tra quartieri e gruppi sociali, e a lottare infine contro la delinquenza.

 


Articolo 10
(Disposizioni in materia di imposte provinciali e comunali)

 


1. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle dogane, da adottare entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite, sentite l'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e l'Unione delle province italiane (UPI), le modalità ed i termini di trasmissione, agli enti locali interessati che ne fanno richiesta, dei dati inerenti l'addizionale comunale e provinciale sull'imposta sull'energia elettrica di cui all'articolo 6 del decreto-legge 28 novembre 1988, n. 511, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 1989, n. 20, e successive modificazioni, desumibili dalla dichiarazione di consumo di cui all'articolo 55 del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni, presentata dai soggetti tenuti a detto adempimento, nonché le informazioni inerenti le procedure di liquidazione e di accertamento delle suddette addizionali.

2. Al comma 2 dell'articolo 56 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, la parola: «venti» è sostituita dalla seguente: «trenta».


 

 

Il comma 1 dell’articolo 10 prevede la possibilità di trasmettere agli enti locali interessati i dati inerenti l’addizionale comunale e provinciale sull’imposta sull’energia elettrica.

 

L’addizionale comunale e provinciale sull’energia elettrica è prevista dall’articolo 6 del decreto-legge n. 511 del 1988, il quale prevedeva che per ogni kWh di consumo di energia elettrica venisse istituita una addizionale nelle seguenti misure:

a) lire 36 in favore dei comuni per qualsiasi uso nelle abitazioni, con esclusione delle seconde case, e con esclusione delle forniture, con potenza impegnata fino a 3 kW, effettuate nelle abitazioni di residenza anagrafica degli utenti limitatamente ai primi due scaglioni mensili di consumo quali risultano fissati nelle tariffe vigenti;

b) lire 39,5 in favore dei comuni, per qualsiasi uso nelle seconde case;

c) lire 18 in favore delle province per qualsiasi uso in locale e luoghi diversi dalle abitazioni, per tutte le utenze, fino al limite massimo di 200.000 kWh di consumo al mese. Le province hanno facoltà di incrementare detta misura fino a 22 lire per kWh. Le province devono deliberare la misura dell'addizionale entro i termini di approvazione del bilancio di previsione e notificare entro dieci giorni dalla data di esecutività copia autentica della deliberazione all'ente che provvede alla riscossione per gli adempimenti di competenza.

L’articolo 2, comma 39, della legge n. 350 del 2003 (legge finanziaria per il 2004) è intervenuto sulle addizionali comunale e provinciale sull’energia elettrica, estendendone l’applicazione anche d’acconto non solo alle imprese distributrici, compresi i grossisti, ma anche alle imprese produttrici.

 

In particolare, i comuni potranno accedere:

a)      alle dichiarazioni di consumo

 

in base al comma 5 dell’articolo 55 del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione, emanato con decreto legislativo n. 504 del 1995, la dichiarazione di consumo, oltre alle indicazioni occorrenti per l'individuazione della ditta (denominazione, sede, ubicazione dell'officina, codice fiscale e numero della partita I.V.A.), deve contenere tutti gli elementi necessari per l'accertamento del debito d'imposta.

 

b)      le informazioni sulle procedure di liquidazione e di accertamento delle addizionali.

 

L’accesso alle informazioni è disciplinato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle dogane, sentita l’ANCI e l’Unione delle province italiane, entro due mesi dall’entrata in vigore della legge finanziaria.

 

Il comma 2 eleva dal venti al quaranta per cento la misura massima entro la quale le province possono, ai sensi dell’articolo 56, comma 2, del decreto legislativo n. 446 del 1997, aumentare le tariffe per il pagamento dell’imposta provinciale di trascrizione rispetto alla base predeterminata dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze secondo quanto previsto dall’articolo 56, comma 11 del decreto legislativo n. 446 del 1997.

 

In base all’articolo 56 del decreto legislativo n. 446 del 1997, le province possono con regolamento istituire l’imposta provinciale sulle formalità di trascrizione, iscrizione e annotazione dei veicoli richieste al pubblico registro automobilistico, avente competenza nel proprio territorio. L’imposta è dovuta per ciascun veicolo al momento della richiesta della formalità. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze è stabilita la misura dell’imposta provinciale di trascrizione per tipo e potenza dei veicoli.

 


Articolo 11, commi 1-18
(Disposizioni in materia di semplificazione e «manutenzione» della base imponibile)

 


1. Per la notifica degli atti di accertamento dei tributi locali e di quelli afferenti le procedure esecutive di cui al testo unico delle disposizioni di legge relative alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato, di cui al regio decreto 14 aprile 1910, n. 639, e successive modificazioni, nonché degli atti di invito al pagamento delle entrate extratributarie dei comuni e delle province, ferme restando le disposizioni vigenti, il dirigente dell'ufficio competente, con provvedimento formale, può nominare uno o più messi notificatori.

2. I messi notificatori possono essere nominati tra i dipendenti dell'amministrazione comunale o provinciale, tra i dipendenti dei soggetti ai quali l'ente locale ha affidato, anche disgiuntamente, la liquidazione, l'accertamento e la riscossione dei tributi e delle altre entrate ai sensi dell'articolo 52, comma 5, lettera b), del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, nonché tra soggetti che, per qualifica professionale, esperienza, capacità ed affidabilità, forniscono idonea garanzia del corretto svolgimento delle funzioni assegnate, previa, in ogni caso, la partecipazione ad apposito corso di formazione e qualificazione, organizzato a cura dell'ente locale, ed il superamento di un esame di idoneità.

3. Il messo notificatore esercita le sue funzioni nel territorio dell'ente locale che lo ha nominato, sulla base della direzione e del coordinamento diretto dell'ente ovvero degli affidatari del servizio di liquidazione, accertamento e riscossione dei tributi e delle altre entrate ai sensi dell'articolo 52, comma 5, lettera b), del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni. Il messo notificatore non può farsi sostituire né rappresentare da altri soggetti.

4. Gli enti locali, relativamente ai tributi di propria competenza, procedono alla rettifica delle dichiarazioni incomplete o infedeli o dei parziali o ritardati versamenti, nonché all'accertamento d'ufficio delle omesse dichiarazioni o degli omessi versamenti, notificando al contribuente, anche a mezzo posta con raccomandata con avviso di ricevimento, un apposito avviso motivato. Gli avvisi di accertamento in rettifica e d'ufficio devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati. Entro gli stessi termini devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie, a norma degli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni.

5. Gli avvisi di accertamento in rettifica e d'ufficio devono essere motivati in relazione ai presupposti di fatto ed alle ragioni giuridiche che li hanno determinati; se la motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto né ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato all'atto che lo richiama, salvo che quest'ultimo non ne riproduca il contenuto essenziale. Gli avvisi devono contenere, altresì, l'indicazione dell'ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni complete in merito all'atto notificato, del responsabile del procedimento, dell'organo o dell'autorità amministrativa presso i quali è possibile promuovere un riesame anche nel merito dell'atto in sede di autotutela, delle modalità, del termine e dell'organo giurisdizionale cui è possibile ricorrere, nonché il termine di sessanta giorni entro cui effettuare il relativo pagamento. Gli avvisi sono sottoscritti dal funzionario designato dall'ente locale per la gestione del tributo.

6. Nel caso di riscossione coattiva dei tributi locali il relativo titolo esecutivo deve essere notificato al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l'accertamento è divenuto definitivo.

7. Il rimborso delle somme versate e non dovute deve essere richiesto dal contribuente entro il termine di cinque anni dal giorno del versamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione; l'ente locale provvede ad effettuare il rimborso entro novanta giorni dalla data di presentazione dell'istanza.

8. La misura annua degli interessi è determinata, da ciascun ente impositore, nei limiti di tre punti percentuali di differenza rispetto al tasso di interesse legale. Gli interessi sono calcolati con maturazione giorno per giorno con decorrenza dal giorno in cui sono divenuti esigibili. Interessi nella stessa misura spettano al contribuente per le somme ad esso dovute a decorrere dalla data dell'eseguito versamento.

9. Il pagamento dei tributi locali deve essere effettuato con arrotondamento all'euro per difetto se la frazione è inferiore a 49 centesimi, ovvero per eccesso se superiore a detto importo.

10. Gli enti locali disciplinano le modalità con le quali i contribuenti possono compensare le somme a credito con quelle dovute al comune a titolo di tributi locali.

11. Gli enti locali, nel rispetto dei principi posti dall'articolo 25 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, stabiliscono per ciascun tributo di propria competenza gli importi fino a concorrenza dei quali i versamenti non sono dovuti o non sono effettuati i rimborsi.

12. Gli enti locali deliberano le tariffe e le aliquote relative ai tributi di loro competenza entro la data fissata da norme statali per la deliberazione del bilancio di previsione. Dette deliberazioni anche se approvate successivamente all'inizio dell'esercizio purché entro il termine innanzi indicato, hanno effetto dal 1o gennaio dell'anno di riferimento; in caso di mancata approvazione entro il suddetto termine le tariffe e le aliquote si intendono prorogate di anno in anno.

13. Ai fini del coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario ed in attuazione dell'articolo 117, secondo comma, lettera r), della Costituzione, gli enti locali e regionali comunicano al Ministero dell'economia e delle finanze i dati relativi al gettito delle entrate tributarie e patrimoniali, di rispettiva competenza. Per l'inosservanza di detti adempimenti si applicano le disposizioni di cui all'articolo 161, comma 3, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni. Con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze sono stabiliti il sistema di comunicazione, le modalità ed i termini per l'effettuazione della trasmissione dei dati.

14. Le norme di cui ai commi da 4 a 13 si applicano anche ai rapporti di imposta pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge.

15. Al decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

       a) al comma 5 dell'articolo 9, le parole da: «il relativo ruolo» fino a: «periodo di sospensione» sono soppresse;

       b) sono abrogati: il comma 6 dell'articolo 9; l'articolo 10; il comma 4 dell'articolo 23; l'articolo 51, ad eccezione del comma 5; il comma 4 dell'articolo 53; l'articolo 71, ad eccezione del comma 4; l'articolo 75; il comma 5 dell'articolo 76.

16. Al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

       a) il comma 4 dell'articolo 5 è abrogato;

       b) al comma 2 dell'articolo 8, dopo le parole: «adibita ad abitazione principale del soggetto passivo» sono aggiunte le seguenti: «, intendendosi per tale, salvo prova contraria, quella di residenza anagrafica»;

       c) all'articolo 10, il comma 6 è sostituito dal seguente:

«6. Per gli immobili compresi nel fallimento o nella liquidazione coatta amministrativa il curatore o il commissario liquidatore, entro novanta giorni dalla data della loro nomina, devono presentare al comune di ubicazione degli immobili una dichiarazione attestante l'avvio della procedura. Detti soggetti sono, altresì, tenuti al versamento dell'imposta dovuta per il periodo di durata dell'intera procedura concorsuale entro il termine di tre mesi dalla data del decreto di trasferimento degli immobili.»;

       d) i commi 1, 2, 2-bis e 6 dell'articolo 11 sono abrogati;

       e) all'articolo 12, comma 1, le parole: «90 giorni» sono sostituite dalle seguenti: «60 giorni» e le parole da: «; il ruolo deve essere formato» fino alla fine del comma sono soppresse;

       f) l'articolo 13 è abrogato;

       g) il comma 6 dell'articolo 14 è abrogato.

17. Al comma 53 dell'articolo 37 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Resta fermo l'obbligo di presentazione della dichiarazione nei casi in cui gli elementi rilevanti ai fini dell'imposta dipendano da atti per i quali non sono applicabili le procedure telematiche previste dall'articolo 3-bis del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 463, concernente la disciplina del modello unico informatico».

18. Le lettere l) e n) del comma 1 e i commi 2 e 3 dell'articolo 59 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, sono abrogati.


 

 

I commi da 1 a 3 dell’articolo 11 intervengono in materia di poteri di accertamento degli enti locali e prevedono la possibilità per i dirigenti degli uffici competenti di tali enti di nominare uno o più messi notificatori. Tali messi potranno provvedere alla notifica:

-        degli atti di accertamento dei tributi locali;

-        di quelli riguardanti le procedure coattive per la riscossione delle entrate patrimoniali, e dei proventi di servizi pubblici previste dal regio decreto n. 639 del 1910;

-        degli atti di invito al pagamento delle entrate extratributarie dei comuni e delle province.

 

Il comma 2 individua i requisiti soggettivi per la nomina a messo notificatore:

tali soggetti possono essere nominati:

-        tra i dipendenti dell’amministrazione comunale o provinciale;

-        tra i dipendenti dei concessionari del servizio di riscossione comunale.

 

La possibilità di affidare a terzi, anche disgiuntamente, la liquidazione, l'accertamento e la riscossione dei tributi e di tutte le altre entrate, è prevista dall’articolo 52, comma 5, lettera b) del decreto legislativo n. 446 del 1997 che la norma richiama. In proposito, si ricorda tuttavia l’intervenuta riforma del sistema nazionale della riscossione (prevista dall’articolo 3 del decreto-legge n. 203 del 2005) che ha affidato il servizio nazionale della riscossione ad una società a capitale prevalentemente pubblico, la “Riscossione SpA” e alle società da questa partecipate.

 

-        tra soggetti che, per qualifica professionale, esperienza e affidabilità, forniscono idonea garanzia del corretto svolgimento delle funzioni assegnate.

 

Il comma 3 prevede che il messo eserciti le sue funzioni nel territorio dell’ente locale che lo ha nominato e che non possa farsi sostituire né rappresentare da altri soggetti.

 

I commi da 4 a 13 recano disposizioni in materia di autonomia impositiva degli enti locali, individuando su molti aspetti (accertamento, sanzioni, riscossione, possibilità di effettuare compensazioni) una normativa di carattere generale in luogo delle disposizioni specifiche dettate per i diversi tributi (imposta comunale sulla pubblicità, imposta sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, imposta comunale sugli immobili).

 

I commi da 4 a 9 dell’articolo 11 recano varie disposizioni in materia di accertamento e di riscossione dei tributi propri degli enti locali. In particolare:

-        si consente agli enti locali di procedere alla rettifica delle dichiarazioni in complete o infedeli, nonché all’accertamento di ufficio (comma 4);

-        si prevede l’applicazione degli articoli 16 e 17 del decreto legislativo n. 472 del 1997 per l’irrogazione delle sanzioni (comma 4).

L’articolo 16 del decreto legislativo n. 472 del 1997 prevede che all’irrogazione delle sanzioni amministrative provveda l’ente compente all’accertamento del tributo; disciplinando la procedura per la contestazione da parte dell’ente dell’omesso o ritardato pagamento.

L’articolo 17 del decreto legislativo n. 472 del 1997 disciplina invece i casi in cui risulta possibile procedere all’irrogazione immediata della sanzione.

-        si descrivono le caratteristiche degli avvisi di accertamento in rettifica e d’ufficio (comma 5);

-        si stabilisce al 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo il termine per la notifica del provvedimento di esecuzione (comma 6);

-        si stabilisce in cinque anni dal giorno del versamento il termine per la richiesta da parte dei contribuenti delle somme versate e non dovute (comma 7);

-        si stabilisce in novanta giorni dalla data di presentazione dell’istanza il termine per il rimborso da parte dell’ente locale (comma 7);

-        si fissa in tre punti percentuali di differenza rispetto al tasso di interesse legale la misura annua degli interessi (comma 8);

-        si prevede che il pagamento dei tributi locali sia effettuato con arrotondamento all’unità per difetto se la frazione è inferiore a 49 centesimi o per eccesso se risulta superiore a tale importo (comma 9);

 

I commi da 10 a 13 dell’articolo 11 recano alcune disposizioni di carattere generale in ordine all’autonomia impositiva degli enti locali.

In particolare si prevede:

-        la possibilità per gli enti locali di disciplinare le modalità con le quali compensare debiti e crediti di imposta, in analogia a quanto previsto dalla legislazione statale all’articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997 (comma 10);

-        la possibilità per gli enti locali di stabilire i limiti quantitativi per gli esoneri dalle imposte o dai relativi rimborsi, nel rispetto dell’articolo 25 della legge n. 289 del 2002, il quale rimette ad un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di dettare disposizioni relative alla disciplina del pagamento e della riscossione di crediti di modesto ammontare e di qualsiasi natura, anche tributaria, applicabile a tutte le amministrazioni pubbliche (comma 11);

-        l’obbligo per gli enti locali di deliberare le tariffe e le aliquote sui tributi di propria competenza entro la data fissata dalle norme statali per la deliberazione dei bilanci di competenza, con effetto comunque dal 1° gennaio dell’anno di riferimento (comma 12);

La legislazione vigente individua nel 31 dicembre dell’anno precedente il termine per la presentazione del bilancio di previsione. Tale termine è stato tuttavia in passato in più occasioni prorogato al 31 marzo o anche al 31 maggio del medesimo anno a cui il bilancio si riferisce.

 

-        l’obbligo di comunicare al Ministero dell’economia, ai fini del coordinamento della finanza pubblica[34] i dati relativi al gettito delle entrate tributarie (comma 13).

In caso di inosservanza dell’obbligo si prevede l’applicazione dell’articolo 161, comma 3, del testo unico sugli enti locali emanato con decreto legislativo n. 267 del 2000, il quale dispone la sospensione dell'ultima rata dei trasferimenti erariali a valere del fondo ordinario in caso di mancata redazione dell’apposita certificazione sui principali dati di bilancio e del rendiconto.

 

Il comma 14 dispone in via generale che le norme di cui ai commi da 4 a 13 si applicano anche ai rapporti di imposta pendenti alla data di entrata in vigore della legge.

 

Il comma 15 abroga una serie di disposizioni relative all’imposta comunale sulla pubblicità e le affissioni, alla tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche e alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in materia di riscossione, accertamento, rimborsi, sanzioni ed interessi, di cui al decreto legislativo n. 507 del 1993, che risultano superate dalle disposizioni di cui ai commi da 4 a 13.

 

Con riferimento alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani si ricorda che i decreto legislativo n. 22 del 1997 (c.d. decreto Ronchi) prevedeva la soppressione della tassa e l’istituzione di una tariffa a copertura della gestione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani a decorrere dal 1° gennaio 1999. Tale termine è stato tuttavia più volte prorogato e si sono introdotti termini differenziati in ragione della popolazione e del grado di copertura dei costi del servizio registrato nel 1999. Attualmente per i comuni che raggiungessero nel 1999 un grado di copertura del servizio superiore all’85 per cento ovvero compreso tra il 55 e l’85 per cento è stato previsto un periodo transitorio di sette anni a decorrere dal termine originario del 1° gennaio 1999 per l’adozione della tariffa (cfr. infra scheda sui commi 28-29 dell’articolo 11).

 

Il comma 16, oltre ad abrogare, alle lettere d), e), f) e g), le disposizioni in materia di accertamento, riscossione e sanzioni dell’imposta comunale sugli immobili (ICI), che risultano superate dalle disposizioni di cui ai commi da 4 a 13, modifica anche altri aspetti di tale tributo.

In particolare, la lettera a) abroga il comma 4 dell’articolo 5 del decreto legislativo n. 504 del 1992, che individua una specifica disciplina in materia di imposizione dell’ICI per i fabbricati non iscritti in catasto nonché per i fabbricati per i quali sono proposte variazioni permanenti (per tali immobili le disposizioni richiamate prevedono infatti che il valore sia determinato con riferimento alla rendita dei fabbricati similari già iscritti). In proposito la relazione illustrativa precisa che si è inteso abbandonare il concetto oramai superato di “rendita similare”.

La lettera b) precisa che, ai fini della detrazione ICI spettante per l’abitazione principale, si intende per “abitazione principale” quella di residenza anagrafica.

La lettera c) prevede che nei procedimenti di fallimento o liquidazione coatta il curatore o il commissario liquidatore devono presentare al comune di ubicazione degli immobili una dichiarazione attestante l’avvio della procedura. Essi sono inoltre tenuti al versamento dell’imposta per il periodo di durata della procedura di fallimento entro il termine di tre mesi dalla data del decreto di trasferimento degli immobili. In proposito la relazione illustrativa afferma che la finalità della norma è individuata nell’opportunità di assicurare al comune la conoscenza dell’avvio della procedura di fallimento.

 

Il comma 17 integra le disposizioni dell’articolo 37, comma 53, del decreto-legge n. 223 del 2006, recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, convertito con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006, che sopprimevano l’obbligo di dichiarazione degli immobili di proprietà ai fini dell’imposizione dell’ICI[35], rinviando tuttavia la soppressione all’operatività del sistema di circolazione dei dati catastali dell’Agenzia del territorio.

La disposizione in commento prevede ora che l’obbligo di dichiarazione dell’ICI permanga comunque per gli elementi rilevanti per i quali non siano applicabili le procedure telematiche degli atti relativi a diritti sugli immobili, alla trascrizione, all'iscrizione e all'annotazione nei registri immobiliari, nonché alla voltura catastale, previste dall’articolo 3-bis del decreto legislativo n. 463 del 1997.

 

La disposizione del comma 18 abroga le lettere l) e n) del comma 1 nonché i commi 2 e 3 dell'articolo 59 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446[36].

L’articolo 59, comma 1, del decreto legislative n. 446 del 1997, reca disposizioni relative alla potestà regolamentare in materia di imposta comunale sugli immobili. Esso prevede che con regolamento, i comuni possono:

-        in base alla lettera l) semplificare e razionalizzare il procedimento di accertamento anche al fine di ridurre gli adempimenti dei contribuenti e potenziare l'attività di controllo sostanziale, secondo i seguenti criteri direttivi;

-        in base alla lettera n) razionalizzare le modalità di esecuzione dei versamenti, sia in autotassazione che a seguito di accertamenti, prevedendo, in aggiunta o in sostituzione del pagamento tramite il concessionario della riscossione, il versamento sul conto corrente postale intestato alla tesoreria del comune e quello direttamente presso la tesoreria medesima, nonché il pagamento tramite sistema bancario.

I successivi commi 2 e 3, anch’essi abrogati dalla presente disposizione, prevedono rispettivamente:

a)       il comma 2 che se sono adottate norme regolamentari nella materia di cui alla lettera l) del comma 1, nel territorio del comune non operano, per gli anni di vigenza del regolamento, le disposizioni di cui agli articoli 10, commi 4 e 5, primo periodo, 11, commi 1 e 2, 14, comma 2, e 16, comma 1, del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504.

Si tratta delle seguenti disposizioni:

-        gli articoli 10, commi 4 e 5, primo periodo, disciplinano le modalità di dichiarazione dell’ICI;

-        l’articolo 11, commi 1 e 2;

-        14, comma 2;

-        16, comma 1;

b)       il comma 3 che nelle disposizioni regolamentari di cui alla lettera l) del comma 1 può essere stabilita per anni pregressi la eliminazione delle operazioni di liquidazione sulla base delle dichiarazioni ovvero la loro effettuazione secondo criteri selettivi.


Articolo 11, commi 19-23
(Installazioni pubblicitarie ed affissioni abusive)

 


19. All'articolo 62, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, le parole da: «in modo che detta tariffa» fino alla fine del periodo sono soppresse.

20. Il comma 1 dell'articolo 7-octies del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, è abrogato.

21. Al fine di contrastare il fenomeno delle affissioni abusive, sono abrogate le seguenti disposizioni:

       a) il comma 2-bis dell'articolo 6, il comma 1-bis dell'articolo 20, l'articolo 20-bis, il comma 4-bis dell'articolo 23 e il comma 5-ter dell'articolo 24 del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, e successive modificazioni;

       b) il comma 13-quinquies dell'articolo 23 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285;

       c) il terzo comma dell'articolo 6 ed il quarto comma dell'articolo 8 della legge 4 aprile 1956, n. 212, e successive modificazioni.

22. All'articolo 15 della legge 10 dicembre 1993, n. 515, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

       a) al comma 3, le parole da: «sono a carico» fino a «del committente» sono sostituite dalle seguenti: «sono a carico, in solido, dell'esecutore materiale e del committente responsabile»;

       b) al comma 19, il terzo periodo è soppresso.

23. Sono fatti salvi gli effetti prodotti dall'articolo 20-bis, comma 2, del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507.


Misura della tariffa del canone per l’installazione di mezzi pubblicitari (CIMP)

I commi 19 e 20 intervengono in materia di canone per l’installazione di mezzi pubblicitari (CIMP).

Con la disposizione del comma 19 dell’articolo 11 viene soppressa parzialmente la disposizione dell'articolo 62, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, nella parte che limita la misura della tariffa del CIMP al 25 per cento in più rispetto alle tariffe dell’imposta sulla pubblicità

 

L’articolo 62 del decreto legislativo n. 446 del 1997[37], disciplina il Canone per l'installazione di mezzi pubblicitari (CIMP).

Si tratta di un canone che i comuni possono adottare sottoponendo le iniziative pubblicitarie che incidono sull'arredo urbano o sull'ambiente ad un regime autorizzatorio e assoggettandole al pagamento di un canone in base a tariffa. Tale istituzione è possibile qualora, con regolamento[38] adottato a norma dell'articolo 52, venga esclusa l'applicazione nel territorio del comune, dell'imposta comunale sulla pubblicità di cui al capo I del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507.

Il regolamento comunale deve, in base al comma 2:

a)       individuare la tipologia dei mezzi di effettuazione della pubblicità esterna che incidono sull’arredo urbano o sull’ambiente;

b)       prevedere le procedure per il rilascio e per il rinnovo dell’autorizzazione;

c)       indicare le modalità d’impiego dei mezzi pubblicitari nonché le modalità e i termini di pagamento del canone;

d)       determinare la tariffa con criteri di ragionevolezza e gradualità tenendo conto della popolazione residente, della rilevanza dei flussi turistici presenti nel comune, delle caratteristiche urbanistiche delle diverse zone del territorio comunale e dell’impatto ambientale, in modo che la tariffa stessa, comprensiva dell’eventuale uso di aree comunali, non ecceda di oltre il 25 per cento le corrispondenti tariffe stabilite ai sensi del decreto legislativo n. 507 del 1993 per l’imposta comunale sulla pubblicità e deliberate dall’amministrazione comunale nell’anno solare antecedente l’adozione della delibera di sostituzione dell’imposta comunale sulla pubblicità con il canone;

e)       equiparare, ai soli fini del pagamento del canone, i mezzi pubblicitari installati senza la preventiva autorizzazione a quelli autorizzati, e prevedere sanzioni amministrative pecuniarie per l’installazione dei mezzi pubblicitari non autorizzati, determinandole in misura non inferiore all’importo della relativa tariffa, né superiore al doppio della stessa tariffa;

f)         determinare la tariffa per i mezzi pubblicitari installati su beni privati in misura inferiore di almeno un terzo rispetto agli analoghi mezzi pubblicitari installati su beni pubblici.

Il regolamento può anche prevedere, con carattere di generalità, divieti, limitazioni e agevolazioni.

 

Le prescrizioni contenute nella lettera d) del comma 2 sono oggetto di modifica ad opera del comma 19 in commento, che sopprime le parole da: «in modo che detta tariffa» fino alla fine del periodo.

Si tratta della parte della lettera d), che prevede che: “la tariffa, comprensiva dell'eventuale uso di aree comunali, non ecceda di oltre il 25 per cento le tariffe stabilite ai sensi del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, per l'imposta comunale sulla pubblicità in relazione all'esposizione di cui alla lettera a) e deliberate dall'amministrazione comunale nell'anno solare antecedente l'adozione della delibera di sostituzione dell'imposta comunale sulla pubblicità con il canone”

 

La relazione governativa al provvedimento evidenzia che il fine della norma è quello di eliminare un limite che è piuttosto stringente per l’autonomia regolamentare degli enti locali.

Si segnala peraltro che la relazione governativanel commentare la disposizione in esame fa erroneamente riferimento al comma 18 dell’articolo 11.

 

Il successivo comma 20 dell’articolo 11, abroga il comma 1 dell'articolo 7-octies del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43[39].

 

Ilcomma 1 dell’articolo 7-octies, qui abrogato, consentiva ai comuni di rideterminare per l’anno 2005, ove occorresse, la misura del CIMP secondo le disposizioni del descritto articolo 62 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e nel rispetto di quanto previsto dalla lettera d) del comma 2 del medesimo articolo, cioè del limite del 25% in più della tariffa dell’imposta sulla pubblicità.

In deroga all’articolo 52, comma 2, del citato D.Lgs. n. 446 del 1997 (il quale prevede che i regolamenti che disciplinano le entrate dei comuni, deliberati entro il termine previsto per l’approvazione del bilancio, non abbiano effetto prima del 1° gennaio dell’anno successivo), il comma 1 stabiliva che l’eventuale rideterminazione del canone per l’anno 2005 fosse adottata entro due mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge.

La rideterminazione avrebbe dovuto essere disposta con deliberazione del comune, con la disciplina prevista dall’articolo 62 del decreto legislativo n. 446 del 1997 (competenza, termini, comunicazione al Ministero dell’economia e delle finanze e notizia nella Gazzetta ufficiale).

Era altresì previsto nel comma 1 che solo a decorrere dall’esercizio di bilancio 2006, e non anche quindi per il 2005, la rideterminazione tenesse conto della rivalutazione annuale sulla base dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati rilevato dall’ISTAT.

 

Con l’abrogazione disposta dal comma 20 in esame viene pertanto meno la base giuridica della rideterminazione dei canoni CIMP eventualmente operata dai comuni per l’anno 2005.

Norme in materia di affissioni abusive

I commi 21 e 22 abrogano o modificano una serie di disposizioni relative all’affissione di manifesti ed alla disciplina dell’affissione abusiva.

La ratio delle modifiche, come anche indicato nella relazione governativa al provvedimento, è quella di contrastare il fenomeno delle affissioni abusive nonché quella di “ripristinare anche il principio di responsabilità per le affissioni abusive in capo sia al committente la pubblicità, sia al detentore del mezzo pubblicitario”.

Le norme che vengono abrogate dai commi 21 e 22 in commento erano state tutte introdotte dall’articolo 1, commi da 480 a 483 dellalegge30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria 2005).

Una parte di esse sono contenute nel decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507[40], che disciplina l’imposta di pubblicità ed il diritto sulle pubbliche affissioni.

 

Si ricorda che le pubbliche affissioni sono soggette, in base all’articolo 1 del decreto legislativo n. 507 del 1993, al pagamento di un diritto a favore del comune nel cui territorio sono effettuate

Il servizio delle pubbliche affissioni (art. 18) è inteso a garantire specificatamente l'affissione, a cura del comune, in appositi impianti a ciò destinati, di manifesti di qualunque materiale costituiti, contenenti comunicazioni aventi finalità istituzionali, sociali o comunque prive di rilevanza economica, ovvero, ove previsto, e nella misura stabilita nelle disposizioni regolamentari di cui all'art. 3, di messaggi diffusi nell'esercizio di attività economiche.

Il servizio deve essere obbligatoriamente istituito nei comuni che abbiano una popolazione residente superiore a tremila abitanti; negli altri comuni il servizio è facoltativo.

Il diritto è dovuto in solido da chi richiede il servizio e da colui nell'interesse del quale il servizio stesso è richiesto, a favore del comune che provvede alla loro esecuzione Il diritto è comprensivo dell'imposta sulla pubblicità.

E’ invece assoggettata ad imposta di pubblicità (art. 5), la diffusione di messaggi pubblicitari effettuata attraverso forme di comunicazione visive o acustiche, diverse da quelle assoggettate al diritto sulle pubbliche affissioni, in luoghi pubblici o aperti al pubblico o che sia da tali luoghi percepibile.

Fruiscono di un’agevolazione nella misura del 50% della tariffa, le seguenti tipologie di manifesti, elencati all’articolo 20:

a) i manifesti riguardanti in via esclusiva lo Stato e gli enti pubblici territoriali, che non rientrano nei casi per i quali è prevista l'esenzione;

b) i manifesti di comitati, associazioni, fondazioni ed ogni altro ente che non abbia scopo di lucro;

c) i manifesti relativi ad attività politiche, sindacali e di categoria, culturali, sportive, filantropiche e religiose, da chiunque realizzate, con il patrocinio o la partecipazione degli enti pubblici territoriali;

d) i manifesti relativi a festeggiamenti patriottici, religiosi, a spettacoli viaggianti e di beneficenza;

e) gli annunci mortuari.

 

L’articolo 20-bis prevede che qualora tali manifesti siano affissi nella quota del 10% degli spazi ad essi obbligatoriamente riservata da parte del comune ai sensi dell’articolo 20, gli stessi manifesti siano esenti dal diritto sulle affissioni.

L’agevolazione è invece del 50% (in base al comma 1-bis dell’articolo 20) qualora i manifesti in questione siano affissi da persone fisiche negli spazi non riservati.

Il comma 2 dell’articolo 20-bis ha disposto la sanatoria delle violazioni norme in materia d’affissioni e pubblicità commesse fino alla data di entrata in vigore della disposizione (1° gennaio 2005), relativamente alle violazioni commesse mediante affissioni di manifesti politici ovvero di striscioni e mezzi similari.

Il comma 2 stabiliva inoltre la non applicabilità delle disposizioni dell’articolo 15, commi 2 e 3, della legge n. 515 del 1993 (Disciplina delle campagne elettorali per l'elezione alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica).Si tratta delle seguenti:

il comma 2 dell’articolo 15 della legge n. 515 del 1993 prevede l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 1 milione di lire a 50 milioni di lire in caso di inosservanza delle norme di cui all'articolo 3 (propaganda elettorale per il voto a liste, a gruppi di candidati o a singoli candidati a mezzo di manifesti e giornali murali);

il comma 3 pone a carico, in solido, dell'esecutore materiale e del committente responsabile le spese sostenute dal comune per la rimozione della propaganda abusiva nelle forme di scritte o affissioni murali e di volantinaggio (cfr. comma 486).

 

Il comma 21, lettera a) dell’articolo 11 in commento abroga l’intero articolo 20-bis. Sono inoltre abrogate le seguenti disposizioni:

 

-        il comma 2-bis dell'articolo 6, che dispone la non applicazione dell'imposta sulla pubblicità per i soggetti che usufruiscono della riduzione al 50 per cento del diritto sulle pubbliche affissioni;

-        il comma 1-bis dell'articolo 20, che prevede l’applicazione della riduzione al 50% del diritto sulle pubbliche affissioni per le persone fisiche che non intendono affiggere manifesti negli spazi riservati di cui dall'articolo 20-bis

-        l'articolo 20-bis,che obbliga i comuni a riservare il 10 per cento degli spazi totali per l'affissione dei manifesti ai soggetti di cui all'articolo 20 (Stato, comitati, associazioni, fondazioni ed ogni altro ente che non abbia scopo di lucro; manifesti relativi ad attività politiche, sindacali e di categoria, culturali, sportive, filantropiche e religiose da chiunque realizzate, con il patrocinio o la partecipazione degli enti pubblici territoriali; manifesti relativi a festeggiamenti patriottici, religiosi, a spettacoli viaggianti e di beneficenza; annunci mortuari);

-        il comma 4-bis dell'articolo 23, che in materia di sanzioni dispone che se il manifesto riguarda l'attività di soggetti elencati nell'articolo 20, il responsabile è esclusivamente colui che materialmente è colto in flagranza nell'atto d'affissione e che non sussiste responsabilità solidale;

-        il comma 5-ter dell'articolo 24; che in materia si sanzioni amministrative prevede che se il manifesto riguarda l'attività di soggetti elencati nell'articolo 20, il responsabile è esclusivamente colui che materialmente è colto in flagranza nell'atto di affissione. Non sussiste responsabilità solidale

 

Viene inoltre abrogato dalla lettera b) del comma 21 il comma 13-quinquies dell'articolo 23 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. Si tratta della norma che prevede che se il manifesto riguarda l'attività di soggetti elencati nell'articolo 20 sopra citato, il responsabile sia esclusivamente colui che materialmente è colto in flagranza nell'atto di affissione. Non sussiste anche in questo caso responsabilità solidale

Infine, la lettera c) del comma 21 abroga il terzo comma dell'articolo 6 ed il quarto comma dell'articolo 8 della legge 4 aprile 1956, n. 212, recante “Norme per la disciplina della propaganda elettorale”. Si tratta delle seguenti norme che prevedono che:

-        nel caso di sottrazione o distruzione di stampati, giornali murali od altri, o manifesti di propaganda elettorale sia responsabile esclusivamente colui che materialmente è colto in flagranza nell'atto di affissione e che non sussista responsabilità solidale

-        sia responsabile esclusivamente colui che materialmente è colto in flagranza nell'atto di affissione e che non sussista responsabilità solidale nel caso di violazione del divieto di effettuare propaganda elettorale luminosa o figurativa dal trentesimo giorno precedente la data fissata per le elezioni.

 

Il comma 22 dell’articolo 11 apporta modifiche all'articolo 15 della legge 10 dicembre 1993, n. 515, recante “Disciplina delle campagne elettorali per l'elezione alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica”:

L’articolo 15 contiene l’elencazione delle sanzioni e prevede al comma 3, che le spese sostenute dal comune per la rimozione della propaganda abusiva nelle forme di scritte o affissioni murali e di volantinaggio sono a carico esclusivamente dell'esecutore materiale e che non sussiste responsabilità solidale neppure del committente

Con la modifica della lettera a) del comma 22, le parole da: «sono a carico» fino a «del committente» sono sostituite dalle seguenti: «sono a carico, in solido, dell'esecutore materiale e del committente responsabile».

 

La modifica della lettera b) del comma 22 sopprime, al comma 19, il terzo periodo. Si tratta della disposizione in base alla quale per l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal presente articolo si applicano le disposizioni generali contenute nelle sezioni I e II del capo I della legge 24 novembre 1981, n. 689[41], salvo quanto diversamente disposto. Non si applica l'articolo 16 della medesima legge n. 689 del 1981, che prevede il pagamento in misura ridotta[42]. La responsabilità in materia di manifesti è personale e non sussiste responsabilità neppure del committente.

 

Il comma 23 fa salvi gli effetti prodotti dall'articolo 20-bis, comma 2, del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, abrogato dal comma 21 dell’articolo 11 in commento.

Si tratta della norma in materia di spazi riservati che dispone che le violazioni ripetute e continuate delle norme in materia d'affissioni e pubblicità commesse fino all'entrata in vigore della disposizione stessa, mediante affissioni di manifesti politici ovvero di striscioni e mezzi similari possono essere definite in qualunque ordine e grado di giudizio nonché in sede di riscossione delle somme eventualmente iscritte a titolo sanzionatorio, mediante il versamento, a carico del committente responsabile, di una imposta pari, per il complesso delle violazioni commesse e ripetute a 100 euro per anno e per provincia.

Tale versamento deve essere effettuato a favore della tesoreria del comune competente o della provincia qualora le violazioni siano state compiute in più di un comune della stessa provincia; in tal caso la provincia provvede al ristoro, proporzionato al valore delle violazioni accertate, ai comuni interessati, ai quali compete l'obbligo di inoltrare alla provincia la relativa richiesta entro il 30 settembre 2005. In caso di mancata richiesta da parte dei comuni, la provincia destinerà le entrate al settore ecologia. La definizione di cui al presente comma non dà luogo ad alcun diritto al rimborso di somme eventualmente già riscosse a titolo di sanzioni per le predette violazioni. Il termine per il versamento è fissato, a pena di decadenza dal beneficio di cui al presente comma, al 31 maggio 2005. Non si applicano le disposizioni dell'articolo 15, commi 2 e 3, della legge 10 dicembre 1993, n. 515

 

In proposito la relazione illustrativa afferma che la finalità delle disposizioni di cui ai commi da 19 a 23 deve essere individuata nell’opportunità di ripristinare il principio di responsabilità per affissioni abusive sia al committente la pubblicità e sia al detentore del mezzo pubblicitario.


Articolo 11, commi 24-27
(Poteri di accertamento e contestazione immediata)

 


24. I comuni e le province, con provvedimento adottato dal dirigente dell'ufficio competente, possono conferire i poteri di accertamento, di contestazione immediata, nonché di redazione e di sottoscrizione del processo verbale di accertamento per le violazioni relative alle proprie entrate e per quelle che si verificano sul proprio territorio, a dipendenti dell'ente locale o dei soggetti affidatari, anche in maniera disgiunta, delle attività di liquidazione, accertamento e riscossione dei tributi e di riscossione delle altre entrate, iscritti all'albo di cui all'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni. Si applicano le disposizioni dell'articolo 68, comma 1, della legge 23 dicembre 1999, n. 488, relative all'efficacia del verbale di accertamento.

25. I poteri di cui al comma 24 non includono, comunque, la contestazione delle violazioni delle disposizioni del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. La procedura sanzionatoria amministrativa è di competenza degli uffici degli enti locali.

26. Le funzioni di cui al comma 24 sono conferite ai dipendenti degli enti locali e dei soggetti affidatari che siano in possesso almeno di titolo di studio di scuola media superiore di secondo grado, previa frequenza di un apposito corso di preparazione e qualificazione, organizzato a cura dell'ente locale stesso, ed il superamento di un esame di idoneità.

27. I soggetti prescelti non devono avere precedenti e pendenze penali in corso né essere sottoposti a misure di prevenzione disposte dall'autorità giudiziaria, ai sensi della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, o della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, salvi gli effetti della riabilitazione.


 

 

I commi da 24 a 27 dell’articolo 11 consentono il conferimento di poteri di accertamento, di contestazione immediata e di redazione e sottoscrizione del processo verbale di accertamento di alcune violazioni in materia tributaria ai dipendenti degli enti locali e di soggetti privati abilitati ad effettuare attività di liquidazione e di accertamento dei tributi e quelle di riscossione dei tributi e di altre entrate delle province e dei comuni.

 

Il conferimento dei suddetti poteri è disposto con provvedimento adottato dal dirigente dell'ufficio competente e si riferisce alle violazioni delle entrate dell’ente locale e alle violazioni che si verificano sul territorio dell’ente locale. Mediante rinvio all’articolo 68, comma 1, della legge n. 488 del 1999, si chiarisce che il conferimento delle funzioni di prevenzione e accertamento delle violazioni comprende i poteri di contestazione immediata nonché di redazione e sottoscrizione del verbale di accertamento con l'efficacia prevista per gli atti pubblici dagli articoli 2699 e 2700 del codice civile (comma 24).

Il comma 25 prevede che tra i poteri conferiti ai sensi delle disposizioni in commento non rientra la contestazione delle violazioni al codice della strada (D.Lgs. n. 285 del 1992) e che la procedura sanzionatoria amministrativa è di competenza degli uffici degli enti locali.

Per quanto riguarda i requisiti dei soggetti ai quali vengono conferite le funzioni in esame, si prevede che tali soggetti:

§      siano in possesso di titolo di studio di scuola media superiore di secondo grado;

§      abbiano frequentato un apposito corso di preparazione e qualificazione, organizzato dall’ente locale;

§      abbiano superato un esame di idoneità;

§      non abbiano precedenti e pendenze penali in corso e non siano sottoposti a misure di prevenzione disposte dall’autorità giudiziaria[43], salvi gli effetti della riabilitazione (commi 26 e 27).


Articolo 11, commi 28-29
(Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani)

 


28. I criteri indicati nel secondo e nel terzo periodo del comma 3 dell'articolo 70 del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, in materia di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, sono applicabili anche ai fini della determinazione delle superfici per il calcolo della tariffa per la gestione dei rifiuti urbani di cui all'allegato 1, punto 4, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158.

29. Nelle more della completa attuazione delle disposizioni recate dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152:

       a) il regime di prelievo relativo al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti adottato in ciascun comune per l'anno 2006 resta invariato anche per l'anno 2007;

       b) in materia di assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani, continuano ad applicarsi le disposizioni degli articoli 18, comma 2, lettera d), e dell'articolo 57, comma 1, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22.


 

 

I commi 28 e 29 dell’articolo 11 dettano disposizioni in materia di tariffa per la gestione dei rifiuti urbani e di tassa per la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

 

Le misure adottate nella XIII legislatura relativamente alla tassa per la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU)[44] si sono innestate sulla disciplina dettata dal decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (c.d. decreto Ronchi), che prevedeva la soppressione della tassa e l'istituzione di una tariffa a copertura dei costi di gestione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, a decorrere dal 1° gennaio 1999. Tale termine, dopo un primo differimento al 1° gennaio 2000 (articolo 31, comma 7, della legge 23 dicembre 1998, n. 448), è stato ulteriormente modificato dall’articolo 33 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (legge finanziaria per il 2000). In particolare, la disposizione ha previsto che i comuni debbano adottare la tariffa entro termini diversificati in ragione della popolazione o del grado di copertura dei costi del servizio registrato nel 1999[45]. Nel corso della XIV legislatura tali termini sono stati reiteratamente prorogati, da ultimo dall’articolo 1, comma 134, della legge 23 dicembre 2005 n. 266 (legge finanziaria per il 2006), che ha elevato a sette anni il termine per l’adozione della tariffa da parte dei comuni che raggiungessero nel 1999 un grado di copertura dei costi superiore all'85 per cento; il termine è stato parimenti elevato a sette anni per i comuni che abbiano raggiunto un grado di copertura dei costi tra il 55 e l’85 per cento.

La disciplina della tariffa per la gestione dei rifiuti urbani è ora contenuta nell’articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), che riproduce sostanzialmente le disposizioni dell’abrogato articolo 49 del decreto legislativo n. 22 del 1997, sopra citato.

 

Il comma 28 prevede che i criteri di cui al secondo e nel terzo periodo del comma 3 dell'articolo 70 del D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, dettati in materia di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, siano applicabili anche per il calcolo della tariffa per la gestione dei rifiuti urbani.

 

I citati periodi dell’articolo 70, comma 3, del D.Lgs. n. 507 del 1993 prevedono che, a decorrere dal 1° gennaio 2005, per le unità immobiliari di proprietà privata a destinazione ordinaria censite nel catasto edilizio urbano, la superficie di riferimento per la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani non può in ogni caso essere inferiore all'80 per cento della superficie catastale; per gli immobili già denunciati, i comuni modificano d'ufficio, dandone comunicazione agli interessati, le superfici che risultano inferiori alla predetta percentuale a seguito di incrocio dei dati comunali, con quelli dell'Agenzia del territorio. Nel caso in cui manchino, negli atti catastali, gli elementi necessari per effettuare la determinazione della superficie catastale, i soggetti privati intestatari catastali, provvedono, a richiesta del comune, a presentare all'ufficio provinciale dell'Agenzia del territorio la planimetria catastale del relativo immobile, per l'eventuale conseguente modifica, presso il comune, della consistenza di riferimento.

 

La relazione governativa osserva che il legislatore, nell’introdurre, con l’articolo 1, comma 340, della legge n. 311 del 2004, la disposizione di cui ora si estende l’applicazione, “non ha tenuto conto della circostanza che un congruo numero di comuni ha già introdotto in via sperimentale la tariffa per la gestione dei rifiuti di cui all’articolo 49 del D.Lgs. n. 22 del 1997”. Grazie alla norma in commento si renderebbe quindi possibile “armonizzare il criterio di calcolo della superficie per le diverse forme di prelievo, non sussistendo alcuna particolare ragione atta a giustificare un differente metodo di determinazione.”

 

Il comma 29 dell’articolo 11 prevede che, in attesa dell’attuazione della tariffa per la gestione dei rifiuti urbani, di cui al sopra citato articolo 238 del D.Lgs. n. 152 del 2006:

§      per l’anno 2007 resti invariato in ciascun comune il regime di prelievo per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti adottato per l’anno 2006,

§      in materia di assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani, continuino ad applicarsi le disposizioni degli articoli 18, comma 2, lettera d), e 57, comma 1, del D.Lgs. n. 22 del 1997.

Il citato articolo 18, comma 2, lettera d), stabilisce che è di competenza dello Stato la determinazione dei criteri qualitativi e quantitativi per l'assimilazione, ai fini della raccolta e dello smaltimento, dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani.

Il citato articolo 57, comma 1, prevede che le norme regolamentari e tecniche che disciplinano la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti restano in vigore sino all'adozione delle specifiche norme adottate in attuazione dello stesso decreto legislativo. A tal fine ogni riferimento ai rifiuti tossici e nocivi si deve intendere riferito ai rifiuti pericolosi.

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Nel quadro del sesto programma d’azione per l’ambiente, il 21 dicembre 2005 la Commissione ha presentato la strategia per la prevenzione e il riciclo di rifiuti, che si compone di una comunicazione e di una proposta di direttiva per modernizzare la direttiva quadro sui rifiuti 75/442/CEE.

La strategia individua un obiettivo a lungo termine che mira a fare dell’Europa una società che ricicla, che cerca di contenere la produzione di rifiuti e che trasforma in risorsa i rifiuti che non possono essere evitati. L’attenzione è focalizzata sul concetto di ciclo di vita[46] nella politica di gestione dei rifiuti. La strategia prevede l’obbligo per gli Stati membri di predisporre programmi nazionali per la prevenzione dei rifiuti.

Il Consiglio ambiente del 27 giugno 2006 ha approvato conclusioni sulla strategia tematica con quali accoglie favorevolmente la strategia della Commissione. La proposta di direttiva verrà esaminata secondo la procedura di codecisione.

Procedure di contenzioso in sede comunitaria
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Il 23 giugno 2005 la Commissione ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia[47] ritenendo che la normativa nazionale di recepimento violi la direttiva 75/442/CEE sui rifiuti, come modificata dalla direttiva 91/156/CEE.

In particolare, la Commissione sostiene che l’articolo 14 del decreto legge n. 138 dell’8 luglio 2002 (convertito in legge n. 178 dell’8 agosto 2002) sia in contrasto con gli obblighi derivanti dall’articolo 1(a) della direttiva citata, poiché prevede che siano esclusi dall’ambito di applicazione del decreto legislativo n. 22 del 1997 (che ha recepito la direttiva 75/442/CEE come modificata):

-        sostanze o oggetti destinati alle operazioni di smaltimento o recupero di rifiuti non esplicitamente elencate agli allegati B e C del decreto legislativo n. 22/97;

-        beni, sostanze o materiali residuali di produzione o di consumo, qualora gli stessi possano essere e siano riutilizzati in un ciclo produttivo o di consumo, a condizione che non sia effettuato alcun intervento preventivo di trattamento e che gli stessi non rechino pregiudizio all’ambiente, oppure, anche qualora venga effettuato un intervento preventivo di trattamento, quando quest’ultimo non configuri un’operazione di recupero fra quelle elencate all’allegato C del decreto legislativo n. 22/97.

La Commissione è del parere che una siffatta esclusione costituisca un'indebita restrizione della nozione di rifiuto, e quindi dell'ambito d'applicazione della normativa italiana sulla gestione dei rifiuti. Di fatto, l'interpretazione prospettata dal legislatore italiano avrebbe per effetto una limitazione dell'applicazione delle disposizioni della direttiva alle sole fattispecie identificate dalla normativa italiana, escludendone altre non prevedibili a priori che potrebbero invece esservi assoggettate ed in relazione alle quali un'interpretazione estensiva della nozione di rifiuto si renderebbe necessaria. Ciò secondo la Commissione si pone in contrasto colle disposizioni della direttiva, che non possono essere derogate da una norma di diritto interno.

Si segnala per altro che il citato articolo 14 del decreto legge n. 138 dell’8 luglio 2002 (convertito in legge n. 178 dell’8 agosto 2002) è stato abrogato dall’articolo 264 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

 

Il 28 giugno 2006 la Commissione ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia[48] per violazione del diritto comunitario con riferimento alla deroga alle disposizioni sulla gestione dei rifiuti di cui all’allegato I della direttiva 75/442/CEE, come modificata dalla direttiva 91/156/CEE.

Secondo la Commissione l’Italia è venuta meno agli obblighi previsti dalla direttiva 75/442, come modificata dalla direttiva 91/156 in quanto:

-        ai sensi delle disposizioni di cui all’articolo 1, commi da 25 a 27 e comma 29, della legge 308 del 15 dicembre 2004, alcune sostanze o oggetti, che ai sensi della direttiva 75/442 sono da considerarsi rifiuti, vengono sottratti all’ambito della legislazione italiana sui rifiuti;

-        sono state adottate disposizioni volte a restringere l’ambito di applicazione della direttiva 75/442 in Italia, con riferimento alla definizione di rifiuto di cui all’articolo 1, lettera a) della medesima direttiva.

Secondo la Commissione, dall’invio del parere motivato nel dicembre 2005, l'Italia non ha ancora conformato la sua normativa alla legislazione dell'UE. Al contrario, il decreto legislativo n. 152 del 2006, recante norme in materia ambientale, ha riconfermato tale normativa, ed è per questo che la Commissione ha deciso di deferire il caso alla Corte di giustizia.

L’8 febbraio 2006 la Commissione ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia[49] per la mancata presentazione dei piani di gestione dei rifiuti previsti dalle direttive 75/442/CEE e 91/689/CEE per la provincia di Rimini e per la provincia autonoma di Bolzano nonché per le regioni Friuli Venezia Giulia, Lazio e Puglia.

 


Articolo 12
(Compartecipazione comunale all'IRPEF)

 


1. In attesa del riassetto organico del sistema di finanziamento delle amministrazioni locali in attuazione del federalismo fiscale di cui al titolo V della parte seconda della Costituzione, è istituita, in favore dei comuni, una compartecipazione del 2 per cento al gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. La compartecipazione sull'imposta è efficace a decorrere dal 1o gennaio 2008 con corrispondente riduzione annua costante, di pari ammontare, a decorrere dalla stessa data, del complesso dei trasferimenti operati a valere sul fondo ordinario di cui all'articolo 34, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504. L'aliquota di compartecipazione è applicata al gettito del penultimo anno precedente l'esercizio di riferimento.

2. Dall'anno 2008, per ciascun comune è operata e consolidata una riduzione dei trasferimenti ordinari in misura proporzionale alla riduzione complessiva, di cui al comma 1, operata sul fondo ordinario, ed è attribuita una quota di compartecipazione in eguale misura, tale da garantire l'invarianza delle risorse.

3. A decorrere dall'esercizio finanziario 2009, l' incremento del gettito compartecipato, rispetto all'anno 2008, derivante dalla dinamica dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, è ripartito fra i singoli comuni secondo criteri definiti con decreto emanato dal Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, previa intesa da realizzare in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali. I criteri di riparto dovranno tenere primariamente conto di finalità perequative e dell'esigenza di promuovere lo sviluppo economico.

4. Per i comuni delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, all'attuazione del presente articolo si provvede in conformità alle disposizioni contenute nei rispettivi statuti, anche al fine della regolazione dei rapporti finanziari tra Stato, regioni, province e comuni.


 

 

L’articolo 12 istituisce una compartecipazione comunale all’IRPEF, da ripartire tra i comuni a fini di perequazione e di promozione dello sviluppo economico.

 

Sulle attuali forme di compartecipazione dei comuni all’IRPEF cfr. supra scheda articolo 7.

 

Il comma 1 dell’articolo 12 individua nel due per cento l’aliquota della compartecipazione e stabilisce che questa sia prevista a decorrere dal 1° gennaio 2008. In conseguenza della compartecipazione si prevede una riduzione corrispondente dei trasferimenti erariali operati a valere del fondo ordinario previsto dall’articolo 34, comma 1, lettera a) del decreto legislativo n. 504 del 1992.

Si prevede inoltre che l’importo complessivo della compartecipazione da attribuire ai comuni venga calcolato applicando l’aliquota al gettito del penultimo anno precedente l’esercizio di riferimento.

 

I commi 2 e 3 definiscono le modalità con le quali il gettito derivante dalla compartecipazione verrà distribuito dai comuni.

Il comma 2 prevede in primo luogo che dall’anno 2008 nei confronti di ciascun comune venga operata una riduzione dei trasferimenti erariali proporzionale a quella operata a livello nazionale, e quindi attribuita in misura uguale una quota della compartecipazione all’IRPEF, in modo da garantire l’invarianza delle risorse.

 

Si deve ritenere che la ripartizione proporzionale tra i vari comuni della riduzione dei trasferimenti erariali debba avvenire assumendo come criterio quello della capacità fiscale dei residenti nel territorio comunale.

 

Il comma 3 prevede che a decorrere dal 2009 l’incremento del gettito di compartecipazione dovuto all’incremento dell’IRPEF sia ripartito tra i comuni secondo criteri definiti con decreto del Ministro dell’interno, tenendo primariamente conto di finalità perequative e dell’esigenza di promuovere lo sviluppo economico.

Il decreto del Ministro dell’interno dovrà essere emanato di concerto con il Ministro dell’economia e il Ministro degli affari regionali, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città.

 

Sembra pertanto evincersi che la ripartizione tra i comuni della compartecipazione IRPEF avverrà per una quota fissa (pari al gettito di compartecipazione del 2008) in modo proporzionale alla capacità fiscale della popolazione residente e per una quota variabile sulla base dell’incremento del gettito IRPEF rispetto all’anno 2008 secondo finalità perequative e con le modalità che saranno stabilite dal decreto del Ministro dell’interno. In proposito, si rileva comunque l’opportunità di una più chiara formulazione della norma.

 

Si prevede infine, al comma 4, una clausola di salvaguardia dell’autonomia riconosciuta alle regioni a Statuto speciale e alle province autonome di Trento e Bolzano.

 


Articolo 13
(Modifiche al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112)

 


1. Al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, sono apportate le seguenti modificazioni:

       a) al comma 1 dell'articolo 65:

1) la lettera d) è sostituita dalla seguente:

       «d) alla tenuta dei registri immobiliari, con esecuzione delle formalità di trascrizione, iscrizione, rinnovazione e annotazione, nonché di visure e certificati ipotecari»;

2) la lettera h) è sostituita dalla seguente:

       «h) alla gestione unitaria e certificata della base dei dati catastali e dei flussi di aggiornamento delle informazioni di cui alla lettera g), assicurando il coordinamento operativo per la loro utilizzazione a fini istituzionali attraverso il sistema pubblico di connettività e garantendo l'accesso ai dati a tutti i soggetti interessati»;

       b) la lettera a) del comma 1 dell'articolo 66 è sostituita dalla seguente:

       «a) alla utilizzazione ed all'aggiorna­mento degli atti catastali, partecipando al processo di determinazione degli estimi catastali fermo restando quanto previsto dall'articolo 65, comma 1, lettera h)».


 

 

L’articolo 13 modifica alcune norme del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112[50]relative al decentramento delle funzioni catastali ai comuni, chiarendo la ripartizione di competenze tra Stato ed enti locali per le funzioni relative agli atti catastali.

In particolare vengono modificati gli articoli 65 e 66 di tale decreto legislativo, che elencano rispettivamente le funzioni mantenute allo Stato e quelle conferite agli enti locali.

 

L’articolo 66, comma 1, lett. a), attribuisce ai comuni le funzioni di conservazione, utilizzazione e aggiornamento degli atti del catasto terreni e del catasto edilizio urbano, nonché la revisione degli estimi e del classamento.

Correlativamente, l’articolo 65, lettera h), dispone che allo Stato rimanga la gestione unitaria e certificata dei flussi di aggiornamento delle informazioni e il loro coordinamento operativo attraverso la rete unitaria delle pubbliche amministrazioni, consentendo l’accesso dei soggetti interessati ai dati.

 

Con la modifica recata dal comma 1, lettera b), dell’articolo 13, viene novellato il suddetto articolo 66, nel senso di eliminare dalle competenze dei comuni quella riguardante la conservazione degli atti del catasto terreni.

Ai comuni rimangono pertanto le funzioni di utilizzazione e aggiornamento degli atti catastali, cioè la possibilità di utilizzare le banche dati catastali.

Per quanto riguarda la revisione degli estimi e del classamento, in precedenza attribuita ai comuni, la nuova formulazione chiarisce anche che i comuni partecipano al solo processo di determinazione degli estimi, ed elimina il riferimento alle funzioni relative al classamento.

La relazione governativa al provvedimento chiarisce a tale proposito che la partecipazione al processo di determinazione degli estimi catastali include sia la funzione di attribuzione specifica alla singola unità, sia l’intervento in relazione ad eventuali future revisioni.

 

L’articolo 61 del regolamento per la formazione del nuovo catasto edilizio urbano, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 1° dicembre 1949, n. 1142, definisce il classamento come l’operazione consistente “nel riscontrare sopraluogo per ogni singola unità immobiliare la destinazione ordinaria e le caratteristiche influenti sul reddito e nel collocare l'unità stessa in quella tra le categorie e classi prestabilite per la zona censuaria (...) che, fatti gli opportuni confronti con le unità tipo, presenta destinazione e caratteristiche conformi od analoghe”, disponendo che le unità immobiliari urbane devono essere classate in base alla destinazione ordinaria e alle caratteristiche che hanno all'atto del classamento.

Il classamento delle unità immobiliari e le relative operazioni, con attribuzione o variazione di rendita catastale, competono esclusivamente all'Agenzia del Territorio, come ribadito anche dalla legge 311 del 30 dicembre 2004, finanziaria 2005 (articolo 1, commi 335 e seguenti). Anche la Corte costituzionale nella sentenza 37 del 26 gennaio 2004 ha stabilito esplicitamente che il sistema catastale, compresi i criteri e le procedure per la determinazione delle relative rendite per i fabbricati iscritti o iscrivibili in catasto, "è e resta tuttora di competenza del legislatore statale".

Si ricorda altresì che la questione del trasferimento delle funzioni catastali ai comuni è stata oggetto nella scorsa legislatura di due risoluzioni presso la Commissione VI (Finanze)[51], il cui iter non si è peraltro concluso, e di un’audizione informale del direttore dell’Agenzia del territorio, svolta il 14 luglio 2005.

 

Nel successivo articolo 14 del disegno di legge finanziaria sono definite le modalità di esercizio delle funzioni catastali che spettano agli enti locali (cfr. la relativa scheda).

 

Il comma 1, lett. a), n. 1, del presente articolo 13, apporta invece modifiche all’articolo 65, comma 1 del decreto legislativo n. 112 del 1998, nel quale sono elencate le funzioni mantenute dallo Stato. In particolare viene modificata la lettera d), che affidava allo Stato la tenuta dei registri immobiliari, con l’esecuzione delle formalità di trascrizione, iscrizione, rinnovazione e annotazione di visure ipotecarie.

In base alla norma novellata, allo Stato si confermano affidate le funzioni di tenuta dei registri immobiliari, con esecuzione delle formalità di trascrizione, iscrizione, rinnovazione e annotazione, nonché di visure. Viene peraltro aggiunta, come funzione spettante allo Stato, la gestione dei certificati ipotecari.

Una seconda modifica all’articolo 65 del decreto legislativo n. 112 del 1998, riguarda la riformulazione della lettera h), operata dal comma 1, lettera a), n. 2, del presente articolo.

La norma vigente prevede che allo Stato spetti la gestione unitaria e certificata dei flussi di aggiornamento delle informazioni, assicurando il coordinamento operativo per la loro utilizzazione attraverso la rete unitaria delle pubbliche amministrazioni e consentendo l'accesso ai dati ai soggetti interessati.

La norma novellata aggiorna tale formulazione, come spiega la relazione governativa al provvedimento, per renderla coerente con le modifiche intervenute in questi anni, tra cui il Codice della pubblica amministrazione digitale.

La norma novellata dispone che allo Stato spetti la gestione unitaria e certificata della base dei dati catastali e dei flussi di aggiornamento delle informazioni, assicurando il coordinamento operativo per la loro utilizzazione a fini istituzionali attraverso il Sistema pubblico di connettività (SPC), e garantendo l'accesso ai dati a tutti i soggetti interessati.

 

Si ricorda a tale proposito che il decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 42 , recante “Istituzione del sistema pubblico di connettività e della rete internazionale della pubblica amministrazione, a norma dell'articolo 10, della legge 29 luglio 2003, n. 229”, è intervenuto nel campo del coordinamento informativo ed informatico dei dati delle pubbliche amministrazioni sostituendo la preesistente Rete unitaria della pubblica amministrazione (RUPA), istituita ai sensi dell’art. 15, comma 1, della legge n. 59 del 1997.

Il nuovo sistema, denominato Sistema pubblico di connettività e cooperazione (SPC), è ritenuto maggiormente idoneo a garantire l’interoperabilità e la cooperazione applicativa tra i sistemi informativi delle diverse amministrazioni pubbliche, centrali e locali, consentendo a queste di utilizzare i servizi telematici per elaborare ed erogare i propri servizi direttamente ai cittadini e alle imprese.

II successivo decreto legislativo 4 aprile 2006, n. 159, recante il “Codice dell'amministrazione digitale, ha recentemente abrogato il precedente decreto legislativo n. 42 del 2005, facendone confluire i contenuti nello stesso Codice.

La riforma del catasto

A proposito della conservazione, utilizzazione e l'aggiornamento degli atti del catasto terreni e del catasto edilizio urbano l'articolo 9, commi 1 e 2 del decreto-legge n. 557 del 1993, convertito dalla legge n. 133 del 1994, ha previsto il censimento, da parte del Ministero delle finanze, di tutti i fabbricati e la loro iscrizione nel catasto edilizio urbano, con la nuova denominazione di "catasto fabbricati". In attuazione di tale disposizione è stato emanato il decreto del Ministro delle finanze 2 gennaio 1998, n. 28 recante il regolamento per la costituzione del catasto fabbricati e per le modalità di produzione ed adeguamento della nuova cartografia catastale, il quale ha disposto la formazione del catasto dei fabbricati, affidando transitoriamente al dipartimento del territorio del Ministero delle finanze, la sua conservazione in base alla legge istituiva del "nuovo catasto edilizio urbano" (R.D.L. n. 652 del 1939, conv. dalla L. n. 1249 del 1939), e l'aggiornamento eseguito dagli uffici o affidato in appalto.

Per quanto riguarda la revisione degli estimi e del classamento, la materia era stata delegificata con l'articolo 3, commi 154 e 156 della legge n. 662 del 1996 (provvedimento collegato 1997), il quale aveva disposto un complessivo riordino in materia catastale da attuarsi con l'emanazione di regolamenti ai sensi dell'articolo 17, comma 2 della legge n. 400 del 1988, per:

a)    la revisione generale delle zone censuarie e delle tariffe d'estimo;

b)    la qualificazione, classificazione ed il classamento degli immobili;

c)    la revisione delle commissioni censuarie;

d)    la revisione dei criteri di accatastamento dei fabbricati rurali.

 

Nel complessivo disegno di riforma vi erano tre elementi essenziali: in primo luogo, la partecipazione diretta dei comuni, a cui spettava il potere di definizione delle microzone; in secondo luogo, l’adozione di criteri di tipo parametrale e, infine, l’utilizzazione di tecnologie informatiche e telematiche, allo scopo di razionalizzare la tassazione del mercato immobiliare e di assicurare una concreta trasparenza nella definizione dei valori.

In attuazione della delega sono stati emanati, due regolamenti: il D.P.R. n. 138 del 1998, recante le norme per la revisione generale delle zone censuarie, delle tariffe d’estimo delle unità immobiliari urbane e dei relativi criteri, nonché delle commissioni censuarie, e il D.P.R. n. 139 del 1998, recante norme per la revisione dei criteri di accatastamento dei fabbricati rurali. Con il D.P.R. n. 138del 1998 si è perseguito in particolare l’obiettivo di imprimere una accelerazione alle operazioni da tempo avviate sia da parte degli uffici periferici del Dipartimento del Territorio (poi Agenzia del territorio, in seguito alla riforma del Ministero delle finanze), sia da parte dei comuni.

Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 dicembre 2000 sono state individuate le risorse per il trasferimento ai comuni delle funzioni in materia di catasto. In particolare, secondo quanto convenuto nell’accordo del 1° giugno 2000 in sede di Conferenza unificata, si è concordato il passaggio delle funzioni in maniera graduale, in considerazione dell’importanza del servizio del catasto nel processo di acquisizione delle entrate e della necessità di armonizzare il trasferimento delle risorse con la costituzione della citata Agenzia del territorio.

Il D.P.C.M. 22 luglio 2004 ha successivamente modificato il comma 1 dell'articolo 6 del D.P.C.M. 19 dicembre 2000 portando da tre a cinque anni i termini per individuare le risorse finanziarie, umane, strumenti e organizzative da trasferire ai Comuni per l'esercizio delle funzioni in materia di catasto. Il termine per il trasferimento delle funzioni catastali ai comuni previsto è stato pertanto, in base a tale decreto, differito fino al 26 febbraio 2006.

L’articolo 1, comma 3 del decreto legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito dalla legge 11 marzo 2006, n. 81ha recentemente previstonorme per la semplificazione dei servizi catastali. Il comma 3, in particolare ha rimesso a un provvedimento interdirigenziale dei direttori delle Agenzie delle entrate e del territorio, di concerto con il Ministero della giustizia, la fissazione dei termini e delle modalità per la progressiva estensione delle procedure telematiche, disciplinate dall’articolo 3-bis del decreto legislativo n. 463 del 1997[52], a tutti i soggetti e a tutti gli atti. Tra gli atti ai quali dovranno essere estese le procedure telematiche, sono inclusi la registrazione di atti e denunce, la presentazione di dichiarazioni di successione, le trascrizioni, iscrizioni ed annotazioni nei registri immobiliari e le volture immobiliari, da qualunque titolo derivanti.

L’articolo 3-bis del decreto legislativo n. 463 del 1997 stabiliva che alla registrazione di atti relativi a diritti sugli immobili, alla trascrizione, all'iscrizione e all'annotazione nei registri immobiliari, nonché alla voltura catastale, si provvedesse, a decorrere dal 30 giugno 2000, con procedure telematiche. Era prevista l’emanazione di un decreto del Ministero delle finanze, di concerto con il Ministero della giustizia, per la progressiva attivazione del servizio, anche limitatamente a determinati soggetti, a specifiche aree geografiche, e a particolari tipologie di atti, nonché l'eventuale attribuzione di un codice unico immobiliare.

Il comma 2 disponeva inoltre che le richieste di registrazione, le note di trascrizione e di iscrizione nonché le domande di annotazione e di voltura catastale, relative agli atti per i quali fosse attivata la procedura telematica, venissero presentate su un modello unico informatico da trasmettere per via telematica unitamente a tutta la documentazione necessaria. In attuazione di tale disposizione è stato emanato il decreto interdirigenziale 13 dicembre 2000[53], con cui è stato approvato il modello unico informatico e sono state disciplinate le modalità tecniche necessarie per la trasmissione dei dati per gli adempimenti in materia di atti immobiliari. Con successivi provvedimenti interdirigenziali del 1° agosto 2002, del 18 aprile 2003 e del 9 giugno 2004 sono state disposte la progressiva estensione del regime di obbligatorietà a tutti i distretti notarili relativamente agli atti di compravendita di immobili (registrazione, trascrizione e voltura) e l’estensione del regime di facoltatività del modello unico informatico ad ulteriori tipologie di atti.

Si ricorda infine che l’articolo 34-quinquies del decreto legge 10 gennaio 2006, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 marzo 2006, n. 80, ha introdotto in via transitoria (sino all'attivazione del modello unico per l'edilizia previsto dallo stesso decreto-legge), una procedura di controllo delle dichiarazioni catastali presentate presso l’Agenzia del territorio, effettuata con la collaborazione dei comuni.

Si prevede a questo riguardo che l’Agenzia del territorio trasmetta ai comuni per via telematica tutte le dichiarazioni catastali di variazione[54] e di nuova costruzione presentate presso i suoi uffici, a decorrere dal 1° gennaio 2006. Ricevute le dichiarazioni, i comuni dovranno verificare la coerenza di quanto dichiarato nei suddetti atti con le informazioni disponibili, sulla base degli atti in loro possesso (non viene pertanto richiesto ai comuni di ispezionare l’immobile). Eventuali incoerenze riscontrate dai comuni dovranno essere segnalate all’Agenzia del territorio, la quale provvederà agli adempimenti di propria competenza.

Le procedure attuative di tale norma, la tipologia e i termini per la trasmissione telematica dei dati ai comuni e per la segnalazione delle incongruenze all’Agenzia del Territorio, nonché le modalità d’interscambio tra questi soggetti saranno disciplinate con decreto del Direttore dell’Agenzia del territorio, sentita la Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto.


Articolo 14
(Modalità di esercizio delle funzioni catastali conferite agli enti locali)

 


1. A decorrere dal 1o novembre 2007 i comuni capoluogo di provincia esercitano direttamente per il territorio di competenza, eventualmente anche in forma associata con comuni della provincia, le funzioni catastali attribuite ai sensi dell'articolo 66 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, come modificato dall'articolo 13 della presente legge, salva la facoltà di convenzionamento di cui al comma 3 del presente articolo per le funzioni ivi elencate.

2. I comuni non capoluogo di provincia, a decorrere dallo stesso termine, esercitano direttamente, anche in forma associata o attraverso le comunità montane, i servizi di consultazione delle banche dati catastali per il territorio di competenza, nonché il controllo degli atti di aggiornamento catastale, messi a disposizione dall'Agenzia del territorio, con segnalazione alla stessa delle incoerenze.

3. Le funzioni di accettazione e pretrattazione degli atti di aggiornamento catastale sono esercitate, anche in forma associata con altri comuni, oppure a cura dell'Agenzia del territorio, sulla base di apposite convenzioni da stipulare senza oneri per i comuni e le comunità montane.

4. L'Agenzia del territorio, con provvedimento del Direttore, sentita la Conferenza Stato-città e autonomie locali, nel rispetto delle disposizioni e nel quadro delle regole tecniche di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, predispone entro il 1o ottobre 2007 specifiche modalità d'interscambio in grado di garantire l'accessibilità e la interoperabilità applicativa delle banche dati, unitamente ai criteri per la gestione della banca dati catastale. Le modalità d'interscambio devono assicurare la piena cooperazione applicativa tra gli enti interessati e l'unitarietà del servizio su tutto il territorio nazionale nell' ambito del sistema pubblico di connettività.

5. L'Agenzia del territorio salvaguarda il contestuale mantenimento degli attuali livelli di servizio all'utenza in tutte le fasi del processo, garantendo in ogni caso su tutto il territorio nazionale la circolazione e la fruizione dei dati catastali; fornisce inoltre assistenza e supporto ai comuni nelle attività di specifica formazione del personale comunale.

6. Con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro il 30 giugno 2007, sono rideterminate le risorse umane, strumentali e finanziarie, inclusa quota parte dei tributi speciali catastali, da trasferire agli enti locali che esercitano le funzioni catastali. L'assegnazione di personale potrà aver luogo anche mediante distacco. Con gli stessi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri sono, altresì, stabilite le procedure di attuazione, gli ambiti territoriali di competenza, i termini di comunicazione da parte dei comuni o loro associazioni dell' avvio della gestione delle funzioni catastali. L'attuazione del presente comma non deve comportare maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

7. Al fine di compiere un costante monitoraggio del processo di attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo l'Agenzia del territorio, con la collaborazione dei comuni, elabora annualmente l'esito della attività realizzata, dandone informazione al Ministro dell'economia e delle finanze.


 

 

L’articolo 14 definisce le modalità di esercizio delle funzioni catastali che spettano agli enti locali, in relazione alle modifiche alla ripartizione delle competenze tra Stato ed enti locali disposte dal precedente articolo 13 (v. la relativa scheda).

In base al comma 1 dell’articolo 14, i comuni capoluogo di provincia, a decorrere dal 1o novembre 2007, esercitano direttamente per il territorio di competenza, eventualmente anche in forma associata con comuni della provincia, le funzioni catastali loro attribuite ai sensi dell'articolo 66 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, come modificato dall'articolo 13 del presente disegno di legge finanziaria. Si tratta delle funzioni di utilizzazione e aggiornamento degli atti catastali. La conservazione delle banche dati catastali è invece di competenza dell’Agenzia del territorio.

 

Si ricorda infatti che il classamento delle unità immobiliari e le relative operazioni, con attribuzione o variazione di rendita catastale, competono esclusivamente all'Agenzia del Territorio, come ribadito anche dall’articolo 1, commi 335 e seguenti, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005). Anche la Corte costituzionale nella sentenza 26 gennaio 2004, n. 37, ha stabilito esplicitamente che il sistema catastale, compresi i criteri e le procedure per la determinazione delle relative rendite per i fabbricati iscritti o iscrivibili in catasto, "è e resta tuttora di competenza del legislatore statale".

 

In base alla norma del comma 1, la gestione degli atti è possibileanche in forma associata tra capoluoghi ed è altresì fatta salva la facoltà di stipulare convenzioni con l’Agenzia del territorio per le funzioni elencate nel successivo comma 3, cioè quelle più complesse di accettazione e pretrattazione degli atti di aggiornamento catastale.

La relazione governativa al provvedimento evidenzia che tali disposizioni sono necessarie per rendere concretamente attuabili l’avvio e la realizzazione dell’esercizio delle funzioni catastali conferite agli enti locali.

Il comma 2 dell’articolo 14 reca invece disposizioni applicabili ai comuni non capoluogo di provincia. Anche per questi, a decorrere dal 1° novembre 2007 è previsto l’esercizio diretto, anche in forma associata o attraverso le comunità montane, dei servizi di consultazione delle banche dati catastali per il territorio di competenza. È previsto inoltre il controllo degli atti di aggiornamento catastale, messi a disposizione dall'Agenzia del territorio, con segnalazione alla stessa delle eventuali incoerenze.

 

La disposizione del comma 3 riguarda invece le più complesse funzioni di accettazione e pretrattazione degli atti di aggiornamento catastale da parte dei comuni non capoluogo. Per l’esercizio di tali funzioni non si fissa un termine specifico, prevedendosi la possibilità di esercitarle anche in forma associata con altri comuni, oppure sulla base di apposite convenzioni da stipulare con l'Agenzia del territorio, ma senza oneri per i comuni e le comunità montane.

 

L’attribuzione di tale funzione ai comuni è prevista dall’articolo 34-quinquies del decreto legge 10 gennaio 2006, n. 4, convertito dalla legge 9 marzo 2006, n. 80, che ha introdotto in via transitoria (sino all'attivazione del modello unico per l'edilizia previsto dallo stesso decreto-legge), una procedura di controllo delle dichiarazioni catastali presentate presso l’Agenzia del territorio, effettuata proprio con la collaborazione dei comuni.

Si prevede a questo riguardo che l’Agenzia del territorio trasmetta ai comuni per via telematica tutte le dichiarazioni catastali di variazione e di nuova costruzione presentate presso i suoi uffici, a decorrere dal 1° gennaio 2006. Ricevute le dichiarazioni, i comuni dovranno verificare la coerenza di quanto dichiarato nei suddetti atti con le informazioni disponibili, sulla base degli atti in loro possesso (non viene pertanto richiesto ai comuni di ispezionare l’immobile). Eventuali incoerenze riscontrate dai comuni dovranno essere segnalate all’Agenzia del territorio, la quale provvederà agli adempimenti di propria competenza.

Le procedure attuative di tale norma, la tipologia e i termini per la trasmissione telematica dei dati ai comuni e per la segnalazione delle incongruenze all’Agenzia del Territorio, nonché le modalità d’interscambio tra questi soggetti avrebbero dovuto essere disciplinate con decreto del Direttore dell’Agenzia del territorio, sentita la Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (quindi entro il 10 giugno 2006).

 

Il comma 4 rinvia ad un apposito provvedimento del Direttore dell'Agenzia del territorio, sentita la Conferenza Stato-città e autonomie locali, nel rispetto delle disposizioni e nel quadro delle regole tecniche del Codice dell’amministrazione digitale[55], la predisposizione, entro il 1o ottobre 2007, di specifiche modalità d'interscambio in grado di garantire l'accessibilità e la interoperabilità applicativa delle banche dati, unitamente ai criteri per la gestione della banca dati catastale.

Le modalità d'interscambio devono assicurare la piena cooperazione applicativa tra gli enti interessati e l'unitarietà del servizio su tutto il territorio nazionale nell' ambito del sistema pubblico di connettività.

 

In base alla condizione posta nel comma 5, l'Agenzia del territorio è tenuta a salvaguardare il contestuale mantenimento degli attuali livelli di servizio all'utenza in tutte le fasi del processo, garantendo in ogni caso su tutto il territorio nazionale la circolazione e la fruizione dei dati catastali. L’Agenzia deve inoltre fornire assistenza e supporto ai comuni nelle attività di specifica formazione del personale comunale.

 

Il comma 6 rinvia ad appositi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro il 30 giugno 2007, la rideterminazione delle risorse umane, strumentali e finanziarie, inclusa la quota parte dei tributi speciali catastali, da trasferire agli enti locali che esercitano le funzioni catastali.

È previsto che l'assegnazione di personale possa aver luogo anche mediante distacco.

Con gli stessi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri dovranno poi essere altresì stabilite le procedure di attuazione, gli ambiti territoriali di competenza, i termini di comunicazione da parte dei comuni o loro associazioni dell'avvio della gestione delle funzioni catastali.

L'attuazione del presente comma non dovrà inoltre comportare maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

In base al comma 7, infine, l'Agenzia del territorio, con la collaborazione dei comuni, deve rendere un’informativa annuale al Ministro dell'economia e delle finanze sull’esito dell’attività realizzata. Tale informativa dovrebbe consentire un costante controllo del processo di attuazione delle disposizioni del presente articolo.


CAPO VI - VALORIZZAZIONE E RAZIONALIZZAZIONE
DEL PATRIMONIO PUBBLICO

Articolo 15
(Disposizioni in materia di immobili)

 


1. Al comma 2, lettera a), dell'articolo 2-undecies della legge 31 maggio 1965, n. 575, dopo le parole: «protezione civile» sono aggiunte le seguenti: «e, ove idonei, anche per altri usi governativi o pubblici connessi allo svolgimento delle attività istituzionali di amministrazioni statali, agenzie fiscali, università statali, enti pubblici e istituzioni culturali di rilevante interesse,».

2. La lettera b) del comma 2 dell'articolo 2-undecies della legge 31 maggio 1965, n. 575, è sostituita dalla seguente:

       «b) trasferiti per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, al patrimonio del comune ove l'immobile è sito, ovvero al patrimonio della provincia o della regione. Gli enti territoriali possono amministrare direttamente il bene o assegnarlo in concessione a titolo gratuito a comunità, ad enti, ad organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, e successive modificazioni, a cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, e successive modificazioni, o a comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti di cui al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti o sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, nonché alle associazioni ambientaliste riconosciute ai sensi dell'articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, e successive modificazioni. Se entro un anno dal trasferimento l'ente territoriale non ha provveduto alla destinazione del bene, il prefetto nomina un commissario con poteri sostitutivi».

3. All'articolo 2, comma 1, della legge 2 aprile 2001, n. 136, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Entro la data del 30 giugno 2007, con regolamento da adottare con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono individuati i criteri, le modalità e i termini del trasferimento in favore delle università statali di cui al presente comma».

4. Al fine di razionalizzare gli spazi complessivi per l'utilizzo degli immobili in uso governativo e di ridurre la spesa relativa agli immobili condotti in locazione dallo Stato, il Ministro dell'economia e delle finanze, con l'atto di indirizzo di cui all'articolo 59 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni, relativo all'Agenzia del demanio, determina gli obiettivi annuali di razionalizzazione degli spazi e di riduzione della spesa da parte delle amministrazioni centrali e periferiche, usuarie e conduttrici, anche differenziandoli per ambiti territoriali e per patrimonio utilizzato.

5. Nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze è istituito un Fondo unico nel quale confluiscono le poste corrispondenti al costo d'uso degli immobili in uso governativo e dal quale vengono ripartite le quote di costo da imputare a ciascuna amministrazione.

6. Il costo d'uso dei singoli immobili in uso alle amministrazioni è commisurato ai valori correnti di mercato secondo i parametri di comune commercio forniti dall'Osservatorio del mercato immobiliare, praticati nella zona per analoghe attività.

7. Gli obiettivi di cui al comma 4 possono essere conseguiti da parte delle amministrazioni centrali e periferiche, usuarie e conduttrici, sia attraverso la riduzione del costo d'uso di cui al comma 5 derivante dalla razionalizzazione degli spazi, sia attraverso la riduzione della spesa corrente per le locazioni passive, ovvero con la combinazione delle due misure.

8. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di natura non regolamentare sono stabiliti i criteri, le modalità e i termini per la razionalizzazione e la riduzione degli oneri, nonché i contenuti e le modalità di trasmissione delle informazioni da parte delle amministrazioni usuarie e conduttrici all'Agenzia del demanio, la quale, in base agli obiettivi contenuti nell'atto di indirizzo di cui al comma 4, definisce annualmente le relative modalità attuative, comunican­dole alle predette amministrazioni.

9. Dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 8, sono abrogati il comma 9 dell'articolo 55 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, gli articoli 24 e 26 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, e successive modificazioni, nonché il comma 4 dell'articolo 62 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.

10. Al fine di favorire la razionalizzazione e la valorizzazione dell'impiego dei beni immobili dello Stato, nonché al fine di completare lo sviluppo del sistema informativo sui beni immobili del demanio e del patrimonio di cui all'articolo 65 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni, l'Agenzia del demanio, ferme restando le competenze del Ministero per i beni e le attività culturali, individua i beni di proprietà dello Stato per i quali si rende necessario l'accertamento di conformità delle destinazioni d'uso esistenti per funzioni di interesse statale, oppure una dichiarazione di legittimità per le costruzioni eseguite, ovvero realizzate in tutto o in parte in difformità dal provvedimento di localizzazione. Tale elenco è inviato al Ministero delle infrastrutture.

11. Il Ministero delle infrastrutture trasmette l'elenco di cui al comma 10 alla regione o alle regioni competenti, che provvedono, entro il termine di cui all'articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383, alle verifiche di conformità e di compatibilità urbanistica con i comuni interessati. In caso di presenza di vincoli l'elenco è trasmesso contestualmente alle amministrazioni competenti alle tutele differenziate, le quali esprimono il proprio parere entro il termine predetto. Nel caso di espressione positiva da parte dei soggetti predetti, il Ministero delle infrastrutture emette un'attestazione di conformità alle prescrizioni urbanistico-edilizie la quale, qualora riguardi situazioni di locazione passiva, ha valore solo transitorio e obbliga, una volta terminato il periodo di locazione, al ripristino della destinazione d'uso preesistente, previa comunicazione all'amministrazione comu­nale ed alle eventuali altre amministrazioni competenti in materia di tutela differenziata.

12. In caso di espressione negativa, ovvero in caso di mancata risposta da parte della regione, oppure delle autorità preposte alla tutela entro i termini di cui al comma 11, è convocata una conferenza dei servizi anche per ambiti comunali complessivi o per uno o più immobili, in base a quanto previsto dal regol