Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento giustizia
Titolo: Interventi per il contrasto del lavoro irregolare - A.C. 2784
Riferimenti:
AC n. 2784/XV     
Serie: Progetti di legge    Numero: 216
Data: 10/07/2007
Organi della Camera: II-Giustizia
Altri riferimenti:
AS n. 1201/XV     


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

SERVIZIO STUDI

 

Progetti di legge

Interventi per il contrasto del lavoro irregolare

A.C. 2784

 

 

 

 

 

n. 216

 

 

10 luglio 2007

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dipartimento giustizia

SIWEB

 

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File: gi0188.doc

 

 


INDICE

Scheda di sintesi

Dati identificativi3

Struttura e oggetto  4

§      Contenuto  4

§      Relazioni allegate  4

Elementi per l’istruttoria legislativa  5

§      Necessità dell’intervento con legge  5

§      Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite  5

§      Compatibilità comunitaria  5

§      Incidenza sull’ordinamento giuridico  8

§      Formulazione del testo  8

Schede di lettura

§      Art. 1. (Grave sfruttamento dell'attività lavorativa).11

§      Art. 2. (Disciplina sanzionatoria).16

§      Art. 3. (Entrata in vigore).23

Disegno di legge

§      A.C. 2784, (Governo), Disposizioni penali contro il grave sfruttamento dell'attività lavorativa e interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale  27

Iter al Senato

Disegno di legge

§      A.S. 1201, (Governo), Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale  37

Esame in sede referente

-       Commissioni riunite (1a Affari costituzionali e 11a Lavoro, previdenza sociale)

Seduta del 24 gennaio 2007  47

Seduta del 31 gennaio 2007  51

Seduta del 6 febbraio 2007  55

Seduta del 14 febbraio 2007  57

Seduta del 6 marzo 2007  59

Seduta del 21 marzo 2007  63

Seduta del 4 aprile 2007  69

Seduta del 18 aprile 2007  75

Seduta del 9 maggio 2007  77

Seduta del 16 maggio 2007  87

Esame in sede consultiva

§      Pareri resi alle Commissioni riunite (1a Affari costituzionali e 11a Lavoro, previdenza)

-       2a Commissione (Giustizia)

Seduta del 6 marzo 2007  95

Seduta del 13 marzo 2007  99

Seduta del 4 aprile 2007  103

Seduta dell’11 aprile 2007  105

-       3a Commissione Affari esteri, emigrazione

Seduta del 25 gennaio 2007  107

-       5a Commissione (Bilancio)

Seduta del 3 maggio 2007  109

Seduta del 9 maggio 2007  111

-       9a Commissione (Agricoltura e produzione agroalimentare)

Seduta del 23 gennaio 2007  113

Seduta del 24 gennaio 2007  115

Seduta del 31 gennaio 2007  119

-       10a Commissione (Industria, commercio, turismo)

Seduta del 7 febbraio 2007  121

Seduta dell’8 febbraio 2007  123

-       14a Commissione (Politiche dell’Unione europea)

Seduta del 24 gennaio 2007  125

-       Commissione parlamentare per le questioni regionali

Seduta del 7 febbraio 2007  127

§      Pareri resi all’Assemblea

-       1a  Commissione (Affari costituzionali)

Seduta del 5 giugno 2007  129

Seduta del 6 giugno 2007  131

-       5a Commissione (Bilancio)

Seduta del 30 maggio 2007  133

Relazione delle Commissioni permanenti 1ª e 11ª riunite

§      A.S. 1201-A, (Governo), Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul  territorio nazionale  137

Discussione in Assemblea

Seduta del 29 maggio 2007  155

Seduta del 30 maggio 2007 (antimeridiana)157

Seduta del 30 maggio 2007 (pomeridiana)165

Seduta del 7 giugno 2007  203

Seduta del 12 giugno 2007  247

§      Codice di Procedura Penale (artt. 321 e 380)286

§      L. 20 febbraio 1958 n. 75. Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui (art. 3)288

§      D.P.R. 29 settembre 1973 n. 602. Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito (art. 30)290

§      L. 23 dicembre 1986 n. 898. Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 ottobre 1986, n. 701, recante misure urgenti in materia di controlli degli aiuti comunitari alla produzione dell'olio di oliva. Sanzioni amministrative e penali in materia di aiuti comunitari nel settore agricolo (art. 3)291

§      D.Lgs. 25 luglio 1998 n. 286. Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (artt. 9, 18 e 22)293

§      D.P.R. 31 agosto 1999, n. 394. Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell'art. 1, comma 6, del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (artt. 24-27)301

§      L. 23 dicembre 2000 n. 388. Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001) (art. 116)307

§      D.Lgs. 18 maggio 2001 n. 228. Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell'articolo 7 della L. 5 marzo 2001, n. 57 (art. 33)312

§      D.Lgs. 8 giugno 2001 n. 231. Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11 della L. 29 settembre 2000, n. 300 (art. 25-quinquies)313

§      D.L. 22 febbraio 2002 n. 12. Disposizioni urgenti per il completamento delle operazioni di emersione di attività detenute all'estero e di lavoro irregolare, convertito in legge, come modificato, dall'art. 1, L. 23 aprile 2002, n. 73 (art. 3)314

§      D.Lgs. 10 settembre 2003 n. 276. Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla L. 14 febbraio 2003, n. 30 (art. 18)317

§      D.L. 4 luglio 2006, n. 223. Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonchè interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale, convertito in legge con modificazioni dall’art. 1, L. 4 agosto 2006, n. 248 (art. 36-bis)319

Giurisprudenza

Corte Suprema di Cassazione

§      Cass. civ. Sez. I, 28-08-2000, n. 11209  327

 

 


Scheda di sintesi

per l’istruttoria legislativa

 


 

Dati identificativi

Numero del progetto di legge

A.C. 2784

Titolo

Disposizioni penali contro il grave sfruttamento dell' attivita' lavorativa e interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale

Iniziativa

Governo

Settore d’intervento

Lavoro

Iter al Senato

Si (A.S. 1201)

Numero di articoli

3

Date

 

§          trasmissione alla Camera

13 giugno 2007

§          annuncio

14 giugno 2007

§          assegnazione

18 giugno 2007

Commissione competente

II Commissione (Giustizia)

Sede

Sede

Pareri previsti

Commissioni I (Aff. costit.), XI (Lavoro), XIII (Agricoltura)

 


 

Struttura e oggetto

Contenuto

Il disegno di legge, A. C. 2784, già approvato dal Senato in prima lettura e composto da tre articoli, contiene talune disposizioni normative volte ad introdurre nuove e più incisive misure di contrasto al grave fenomeno dello sfruttamento della manodopera irregolare.

 

Nello specifico l'articolo 1 del provvedimento prevede l'inserimento nel libro II, capo, III del codice penale, dedicato ai delitti contro la personalità individuale, del nuovo articolo 603-bis, rubricato "Grave sfruttamento dell'attività lavorativa", volto a sanzionare chiunque recluti lavoratori, ovvero ne organizzi l'attività lavorativa, sottoponendoli a grave sfruttamento e a condizioni lavorative caratterizzate da gravi violazioni di norme contrattuali o di legge ovvero a un trattamento personale degradante.

 

Il successivo articolo 2 novella, invece, il comma 12 dell’articolo 22 TU in materia di immigrazione (D.Lgs. 286/1998), concernente la disciplina sanzionatoria relativa ai datori di lavoro che occupano lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti, mentre il successivo articolo 3 dispone in merito all'entrata in vigore del provvedimento.

 

Relazioni allegate

Al disegno di legge governativo presentato al Senato (A.S. 1201) sono allegati la relazione illustrativa e la relazione tecnica.

 


 

Elementi per l’istruttoria legislativa

Necessità dell’intervento con legge

Il disegno di legge in esame interviene su disposizioni legislative di rango primario e su materie coperte da riserva di legge. Si giustifica, pertanto, l’utilizzo dello strumento legislativo.

Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite

Come precedentemente rilevato, il provvedimento in esame contiene talune novelle al codice penale e all'articolo 22 del “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” (decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286), al fine di contrastare più efficacemente lo sfruttamento dei lavoratori con particolare riferimento a quelli irregolarmente presenti sul territorio nazionale. La base giuridica del provvedimento, trattandosi essenzialmente di misure sanzionatorie, appare riconducibile alla potestà legislativa esclusiva dello Stato ai sensi dell’articolo 117, comma 2, lettere b) (Immigrazione) ed i) (giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa) della Costituzione.

Compatibilità comunitaria

Documenti all’esame delle istituzioni europee

(a cura dell'Ufficio rapporti con l'Unione Europea)

Il 16 maggio 2007 la Commissione ha presentato una proposta di direttiva che introduce sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente nell’UE (COM(2007)249).

La proposta, che mira ad introdurre un deterrente all’utilizzo di manodopera irregolare, intende ridurre le discrepanze fra le misure preventive, le sanzioni e le modalità di applicazione già esistenti nei vari Stati membri, creando, inoltre, condizioni di parità tra le imprese.

Essa si inserisce nel quadro di sviluppo della politica globale dell’immigrazione[1] e si basa sugli impegni assunti dalla Commissione con la comunicazione del 19 luglio 2006, riguardante le priorità politiche nella lotta contro l’immigrazione clandestina di cittadini di paesi terzi (COM(2006)402) e sulle conclusioni del Consiglio europeo del 14-15 dicembre 2006.[2]

La proposta pone un divieto generale di impiego di cittadini di paesi terzi in posizione irregolare e dispone che i datori di lavoro[3], prima di assumere cittadini di paesi terzi, verifichino preventivamente che questi siano in possesso di un permesso di soggiorno o altra autorizzazione analoga, validi per il periodo del lavoro.

L’onere imposto ai datori di lavoro non implica la verifica dell’autenticità del documento, a meno che esso non risulti manifestamente falso. Affinché gli Stati membri possano verificare che i documenti non siano falsificati, le imprese e le persone giuridiche, dovrebbero essere tenute ad informare le autorità competenti dell’assunzione di cittadini di paesi terzi.

I datori di lavoro che violino il divieto di impiego di cittadini di paesi terzi in posizione irregolare, sono passibili di sanzioni che includono:

·         sanzioni finanziarie per ogni cittadino di un paese terzo impiegato illegalmente;

·         pagamento dei costi di rimpatrio.

ll datore di lavoro è inoltre tenuto al versamento, per il lavoratore irregolare, delle retribuzioni, tasse e contributi previdenziali arretrati.

Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché un datore di lavoro operante nel quadro di attività economiche sia anche soggetto, se del caso, ai seguenti provvedimenti:

·         esclusione dal beneficio di prestazioni, sovvenzioni o aiuti pubblici per un periodo fino a cinque anni;

·         esclusione dalla partecipazione ad appalti pubblici per un periodo fino a cinque anni;

·         rimborso delle prestazioni , sovvenzioni e aiuti pubblici – inclusi fondi UE gestiti dagli  Stati membri – ottenuti nei 12 mesi precedenti la constatazione del lavoro illegale;

·         chiusura temporanea o permanente degli stabilimenti in cui ha avuto luogo la violazione.

 

La proposta di direttiva impone inoltre agli Stati membri di garantire che la violazione del divieto di impiego illegale, se intenzionale, costituisca reato se:

·         la violazione prosegue, oppure è reiterata, dopo che le autorità o i giudici nazionali competenti , in un periodo di due anni, hanno accertato che il datore di lavoro l’ha già commessa due volte;

·         la violazione riguarda un numero significativo di cittadini di paesi terzi in posizione irregolare (almeno quattro);

·         la violazione è accompagnata da situazioni di particolare sfruttamento, ad esempio da condizioni lavorative sensibilmente diverse da quelle di cui godono i lavoratori assunti legalmente, oppure

·         il datore di lavoro ricorre al lavoro o ai servizi di una persona nella consapevolezza che tale persona è vittima della tratta di esseri umani.

In questi casi gli Stati membri devono prevedere sanzioni penali effettive proporzionate e dissuasive, che possono essere accompagnate da altre misure o sanzioni (in particolare le misure precedentemente citate) e dalla pubblicazione della decisione giudiziaria relativa alla condanna o alle sanzioni o misure applicate.

Qualora il datore di lavoro sia una persona giuridica, si dispone l’applicazione di sanzioni che includano sanzioni pecuniarie di carattere penale o meno e che possano comprendere altre misure quali:

·         l’esclusione dal beneficio di prestazioni o sovvenzioni pubbliche;

·         l’esclusione dalla partecipazione ad appalti pubblici per un periodo fino a cinque anni;

·         l’interdizione temporanea dall’esercizio di attività agricole, industriali o commerciali;

·         l’assoggettamento a controllo giudiziario;

·         provvedimenti giudiziari di liquidazione:

 

Gli Stati membri sono tenuti a predisporre un meccanismo che consenta a cittadini di paesi terzi interessati di presentare denunce, sia direttamente che tramite terzi, come sindacati o associazioni. Gli Stati membri dovrebbero inoltre rilasciare permessi di soggiorno per un periodo limitato – a seconda della durata dei procedimenti nazionali – ai cittadini dei paesi terzi vittime di sfruttamento e che cooperino ad azioni penali contro i datori di lavoro. La proposta prevede infine che gli Stati membri effettuino un numero minimo di ispezioni nelle imprese stabilite nei loro territori.

La proposta di direttiva, che segue la procedura di codecisione, è in attesa di esame in prima lettura da parte del Parlamento europeo.

Il Consiglio europeo del 21-22 giugno 2007 ha sottolineato l’importanza della proposta di direttiva, in considerazione del fatto che il lavoro illegale costituisce uno dei principali fattori di attrazione per gli immigrati clandestini.

 

Incidenza sull’ordinamento giuridico

Coordinamento con la normativa vigente

Il disegno di legge in esame incide sulla vigente legislazione con la tecnica della novellazione.

Collegamento con lavori legislativi in corso

In relazione al fenomeno dell'immigrazione clandestina, si segnala che presso la Commissione giustizia della Camera è in corso l’esame in sede referente del disegno di legge A.C. 1857, recante Disposizioni in materia di contrasto al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e modifiche al codice di procedura penale.

Si segnala, inoltre, che, più in generale, le Commissioni riunite I (Affari Costituzionale) e II (Giustizia), hanno avviato l'esame congiunto delle proposte di legge A.C. 1936 e A.C. 1937 recanti disposizioni volte a contrastare l’immigrazione clandestina e a favorire l’identificazione degli stranieri.

Formulazione del testo

In relazione alla formulazione del comma 1 dell'articolo 1, al fine di evitare eventuali dubbi interpretativi, andrebbe chiarito se l'espressione "stranieri irregolarmente soggiornanti" è comprensiva sia degli stranieri clandestini, sia degli stranieri che hanno perduto i requisiti necessari per la permanenza sul territorio nazionale (ad es.: permesso di soggiorno scaduto e non rinnovato).

 

 


Schede di lettura

 


 

Art. 1.
(Grave sfruttamento dell'attività lavorativa).

 


      1. Dopo l'articolo 603 del codice penale è inserito il seguente:

      «Art. 603-bis. - (Grave sfruttamento dell'attività lavorativa). - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque recluti lavoratori, ovvero ne organizzi l'attività lavorativa, sottoponendo gli stessi a grave sfruttamento, mediante violenza, minaccia o intimidazione, anche non continuative, esercitate nei confronti del lavoratore sottoposto a condizioni lavorative caratterizzate da gravi violazioni di norme contrattuali o di legge ovvero a un trattamento personale degradante, connesso alla organizzazione e gestione delle prestazioni, è punito con la reclusione da tre a otto anni, nonché con la multa di euro 9.000 per ogni persona reclutata o occupata. La pena è aumentata se tra le persone reclutate o occupate di cui al precedente periodo vi sono minori degli anni diciotto o stranieri irregolarmente soggiornanti.

      La condanna per il delitto di cui al primo comma comporta:

          a) l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, per il periodo di un anno;

          b) la perdita del diritto di beneficiare di qualsiasi agevolazione, finanziamento, premio, restituzione e sostegno regionale, delle province autonome, nazionale e comunitario per l'anno o la campagna a cui si riferisce l'illecito accertato e la revoca dei suddetti benefìci già concessi per il medesimo anno o campagna. Nel settore agricolo si applicano, a tale fine, l'articolo 33 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, e successive modificazioni, e l'articolo 3, comma 5, della legge 23 dicembre 1986, n. 898;

          c) ove si accerti l'occupazione di almeno un lavoratore straniero irregolarmente soggiornante sul territorio nazionale, la sospensione delle attività dell'unità produttiva interessata per un mese, con esclusione delle attività concernenti cicli biologici agricoli o di allevamento del bestiame».

      2. All'articolo 380, comma 2, lettera d), del codice di procedura penale, le parole: «e delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall'articolo 600-quinquies» sono sostituite dalle seguenti: «delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall'articolo 600-quinquies e delitto di grave sfruttamento dell'attività lavorativa previsto dall'articolo 603-bis».


 

 

Il disegno di legge del Governo è volto a contrastare lo sfruttamento dei lavoratori, con particolare riferimento agli stranieri irregolarmente presenti sul territorio nazionale, nonché al rafforzamento dell’apparato sanzionatorio per la somministrazione e l'impiego del lavoro irregolare.

 

A tal fine, l’articolo 1, comma 1, del provvedimento introduce, in primo luogo, nel libro II, capo, III del codice penale, dedicato ai delitti contro la personalità individuale, il nuovo art. 603-bis, rubricato “Grave sfruttamento dell’attività lavorativa” .

 

Nello specifico, il reato, sanziona tutti coloro che reclutano lavoratori, ovvero ne organizzano l'attività lavorativa, sottoponendoli a grave sfruttamento mediante violenza o minaccia o intimidazione (anche non continuative) e le cui condizioni di lavoro costituiscono violazione di norme contrattuali o di legge o sono, comunque, considerate condizioni degradanti.

In relazione a tale disposizione si osserva che la fattispecie in esame configura espressamente come alternative le tre ipotesi, con la conseguenza che ai fini della configurabilità del reato in esame e della applicabilità della relativa sanzione è sufficiente che allo sfruttamento mediante violenza o minaccia o intimidazione si associ uno solo dei tre predetti comportamenti.

 

In relazione alla formulazione di questa norma si osserva che nel testo iniziale del Governo presentato al Senato (AS 1201) le condizioni di grave sfruttamento del lavoro clandestino erano specificamente connotate da una sola delle seguenti caratteristiche, individuate dal novellato art. 18 del TU immigrazione (D.Lgs 286/1998)[4]:

a) previsione di una retribuzione ridotta di oltre un terzo rispetto ai minimi contrattuali previsti dai contratti collettivi di categoria;

b) sistematiche e gravi violazioni della disciplina vigente in tema di orario di lavoro e di riposi giornalieri e settimanali;

c) gravi violazioni della disciplina in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro con esposizione dei lavoratori a gravi pericoli per la loro salute, sicurezza o incolumità;

d) reclutamento e avviamento al lavoro secondo le modalità sanzionate dall’articolo 18 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, con riguardo all’esercizio non autorizzato delle attività di somministrazione, intermediazione, ricerca e selezione del personale.

 

Ai sensi del comma 1 dell'articolo in esame, la sanzione prevista per la violazione del nuovo articolo 603-bis è determinata nella reclusione da 3 a 8 anni e la multa di 9.000 euro per ogni persona reclutata o occupata. Un aumento di pena (quindi, fino ad un massimo di 1/3, ai sensi dell’art. 64 c.p.) è stabilito se tra i lavoratori gravemente sfruttati vi sono minori o stranieri “irregolarmente soggiornanti”.

L’introduzione dell’aggravante chiarisce che il reato-base di cui all’art. 603-bis c.p. non riguarda solo gli stranieri irregolari ma anche quelli con regolare permesso di soggiorno nonché gli stessi lavoratori italiani in quanto sottoposti a situazioni di sfruttamento.

In relazione alla formulazione del comma in esame, al fine di evitare eventuali dubbi interpretativi, andrebbe chiarito se l'espressione "stranieri irregolarmente soggiornanti" è comprensiva sia degli stranieri clandestini, sia degli stranieri che hanno perduto i requisiti necessari per la permanenza sul territorio nazionale (ad es.: permesso di soggiorno scaduto e non rinnovato).

 

Ai sensi del medesimo comma 1 dell'articolo in esame, a seguito della condanna per il reato di cui all’art. 603-bis c.p. conseguono le seguenti sanzioni interdittive :

incapacità per un anno di contrattare con la PA;

- perdita di ogni agevolazione, premio, finanziamento regionale, nazionale e comunitario e la revoca di quelli già concessi per il medesimo anno o campagna; per il settore agricolo il riferimento fatto dalla norma agli artt. 33, D.Lgs 228/2001[5] e 3, comma 5, L. 898/1986[6] comporta, rispettivamente: a) la sospensione, nei confronti dei beneficiari, dei procedimenti di erogazione, da parte degli organismi pagatori[7], di aiuti nazionali o comunitari; b) la sospensione della corresponsione di qualunque aiuto, premio, indennità, restituzione, contributo o altra erogazione e l‘obbligo di restituzione di quanto indebitamente percepito;

- la sospensione dell’unità produttiva per un mese, in caso venga accertata l’occupazione di almeno un lavoratore straniero irregolarmente soggiornante. L’esclusione di questa sospensione per quelle attività relative a cicli biologici agricoli o di allevamento del bestiame appare rispondere alla necessità di non provocare un danno verosimilmente maggiore di quello procurato con l’illecito.

 

In relazione alla sospensione dell’attività produttiva si ricorda che l’art. 36-bis del DL 4 luglio 2006 n. 223, convertito dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, ha previsto che per garantire la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori nel settore dell'edilizia, nonchè al fine di contrastare il fenomeno del lavoro sommerso ed irregolare ed in attesa dell'adozione di un testo unico in materia di sicurezza e salute dei lavoratori, ferme restando le attribuzioni del coordinatore per l'esecuzione dei lavori nonchè le competenze in tema di vigilanza attribuite dalla legislazione vigente in materia di salute e sicurezza, il personale ispettivo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, anche su segnalazione dell’INPS e dell'INAIL, può adottare il provvedimento di sospensione dei lavori nell'ambito dei cantieri edili qualora riscontri l'impiego di personale non risultante dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria, in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori regolarmente occupati nel cantiere ovvero in caso di reiterate violazioni della disciplina in materia di superamento dei tempi di lavoro, di riposo giornaliero e settimanale.

I competenti uffici del Ministero del lavoro e della previdenza sociale informano tempestivamente i competenti uffici del Ministero delle infrastrutture dell'adozione del provvedimento di sospensione al fine dell'emanazione da parte di questi ultimi di un provvedimento interdittivo alla contrattazione con le pubbliche amministrazioni ed alla partecipazione a gare pubbliche di durata pari alla citata sospensione nonchè per un eventuale ulteriore periodo di tempo non inferiore al doppio della durata della sospensione, e comunque non superiore a due anni.

 

Si consideri inoltre che l’articolo 5 del disegno di legge A.C. 2849, approvato dal Senato e attualmente all’esame in sede referente delle Commissioni riunite XI e XII della Camera[8], al fine di contrastare il lavoro sommerso e promuovere la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, è volto ad estendere, a tutti i settori produttivi, i poteri di sospensione dei lavori e di interdizione alla contrattazione con le pubbliche amministrazioni previsti, dal su citato art. 36-bis del D.L. 223/2006, nei casi di violazioni di una certa gravità della disciplina relativa alla regolarità delle assunzioni e all’orario di lavoro che avvengano nel settore dell’edilizia. Inoltre viene aggiunta un’ulteriore fattispecie in cui possono essere adottati tali provvedimenti di sospensione ed interdizione, relativa a gravi e reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

 

Il comma 2 dell’articolo 1 – attraverso la novella dell'articolo 380, comma 2, lettera d), del codice di procedura penale - incide in maniera indiretta sull’art. 18 del citato TU immigrazione; infatti, la previsione dell’arresto obbligatorio in flagranza per il nuovo reato comporta l’inclusione dello stesso nell’ambito della casistica prevista all’articolo 18, comma 1, TU, per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale.

 

L’art. 18 del TU in materia di immigrazione disciplina la protezione degli stranieri vittime di violenza; ulteriori norme in materia si rinvengono, inoltre, nel regolamento di attuazione del testo unico (artt. 24-27 del D.P.R. 394/1999[9]).

Anche se la norma si riferisce genericamente agli “stranieri”, i beneficiari della protezione sono esclusivamente i cittadini provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea (e gli apolidi), per effetto della disposizione generale (art. 1, co. 1) che delimita unicamente ad essi l’ambito di applicazione del testo unico.

L’art. 18 prevede due interventi a favore degli immigrati vittime di violenza:

- un permesso di soggiorno speciale rilasciato per consentire allo straniero di sottrarsi alla violenza ed ai condizionamenti dell'organizzazione criminale;

- un programma di assistenza ed integrazione sociale destinate alle vittime.

I benefici previsti dall’art. 18 si applicano in caso di accertamento di situazioni di violenza o di grave sfruttamento nei confronti di uno straniero, con concreto pericolo per la sua incolumità anche per effetto dei tentativi di sottrarsi ai condizionamenti di organizzazioni criminali.

L’accertamento di tali situazioni può avvenire:

a) nel corso di operazioni di polizia, di indagini o di un procedimento penale relativi ai  delitti connessi allo sfruttamento della prostituzione (art. 3, L. 75/1958) oppure per gravi delitti per i quali è previsto l’arresto in flagranza, quali associazione criminale, riduzione in schiavitù, ecc. (art. 380 c.p.p.);

b) nel corso di interventi assistenziali dei servizi sociali degli enti locali.

I presupposti per il rilascio del permesso sono accertati da un organo pubblico (forze dell'ordine, autorità giudiziaria, servizi sociali degli enti locali)[10].

 

Il questore rilascia il permesso di soggiorno per consentire allo straniero di sottrarsi alla violenza e di prendere parte a un programma di assistenza e integrazione sociale. Il permesso (revocabile se ne vengono meno i requisiti e, in particolare, in caso di condotta incompatibile) ha durata determinata, ma può trasformarsi in permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di studio.

La disposizione coinvolge ulteriori soggetti istituzionali: il pubblico ministero (propone il rilascio del permesso o esprime parere) e il sindaco (per ciò che attiene l'esecuzione del programma di assistenza e integrazione sociale).

I programmi di assistenza sono realizzati a cura degli enti locali o da soggetti privati convenzionati. Una Commissione interministeriale, istituita ad hoc presso il Dipartimento delle pari opportunità, valuta i programmi di assistenza e ne verifica lo stato di attuazione e l’efficacia.

 


Art. 2.
(Disciplina sanzionatoria).

 


      1. All'articolo 22 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:

          a) il comma 12 è sostituito dal seguente:

      «12. Il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti è punito con l'arresto da tre mesi ad un anno, nonché con l'ammenda di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato. Al datore di lavoro domestico non organizzato in forma di impresa, nei casi di cui al primo periodo, si applica la sola ammenda da 3.000 a 5.000 euro, qualora siano impiegati contestualmente non più di due lavoratori»;

        b) dopo il comma 12 sono inseriti i seguenti:

      «12-bis. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti, usufruendo dell'intermediazione abusiva di cui all'articolo 18, comma 1, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa di 7.000 euro per ogni lavoratore impiegato.

      12-ter. Il luogo di lavoro ove sia occupato il lavoratore straniero che versi nelle condizioni di cui al comma 12-bis può essere sottoposto al sequestro preventivo di cui all'articolo 321 del codice di procedura penale».

      2. La condanna per il delitto di cui all'articolo 22, comma 12-bis, del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, introdotto dal comma 1 del presente articolo, comporta le pene accessorie di cui all'articolo 603-bis, secondo comma, del codice penale, introdotto dall'articolo 1 della presente legge.

      3. All'articolo 25-quinquies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:

          a) al comma 1, lettera b), le parole: «e 600-quinquies» sono sostituite dalle seguenti: «600-quinquies e 603-bis»;

          b) dopo il comma 1 è inserito il seguente:

      «1-bis. La sanzione pecuniaria di cui alla lettera c) del comma 1 si applica all'ente anche in relazione al delitto di cui all'articolo 22, comma 12-bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286»;

          c) al comma 2, dopo le parole: «lettere a) e b),» sono inserite le seguenti: «e nel comma 1-bis»;

          d) dopo il comma 2 è inserito il seguente:

      «2-bis. Per i delitti di cui all'articolo 603-bis del codice penale e di cui all'articolo 22, comma 12-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, è esclusa in ogni caso dall'ambito delle sanzioni interdittive di cui all'articolo 9, comma 2, la sospensione delle attività concernenti cicli biologici agricoli o di allevamento del bestiame».

      4. Le sanzioni amministrative pecuniarie previste per le infrazioni concernenti un rapporto di lavoro che riguardi un lavoratore straniero irregolarmente soggiornante sono raddoppiate.


 

 

L’articolo 2 del provvedimento interviene, anzitutto, sulla disciplina sanzionatoria relativa ai datori di lavoro che occupano lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti (comma 1).

 

Il comma 1 riformula, infatti, il comma 12 dell’articolo 22 TU in materia di immigrazione (D.Lgs. 286/1998), cui aggiunge, inoltre, due nuovi commi (12-bis e 12-ter).

 

L’art. 22, co. 12 del D.Lgs 286/1998 prevede, attualmente, che il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno per motivi di lavoro, ovvero il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge, il rinnovo, è punito con l'arresto da tre mesi ad un anno e con l'ammenda di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato.

 

Analogamente a quanto previsto dal precedente articolo 1, la contravvenzione disposta dal comma 12 dell’art. 22 del D.Lgs 286/1998, si riferisce, genericamente, al datore di lavoro che occupi alle proprie dipendenze  lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti, mentre la disposizione attualmente vigente si riferisce, più nel dettaglio, all'utilizzo di lavoratori privi del permesso di soggiorno per motivi di lavoro (perché scaduto e non rinnovato, revocato o annullato).

In relazione, poi, al regime sanzionatorio, il nuovo comma 12, conferma le pene già previste dal vigente art. 22, co. 12 del citato D.Lgs 286/1998, in relazione all'illecito principale. Il contenuto della disposizione è, però, integrato per escludere dalla pena detentiva il datore di lavoro domestico: a) che non sia organizzato in forma d’impresa; b) che non occupi alle proprie dipendenze più di due lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti. Al riguardo, è prevista, infatti, la sola pena dell’ammenda da 3.000 e 5.000 euro.

La relazione che ha accompagnato il testo trasmesso all’Assemblea del Senato (A.S. 1201-A) motiva tale esclusione con “l’ esigenza di evitare sanzioni sproporzionate nei confronti di soggetti socialmente deboli, come ad esempio anziani non autosufficienti che si avvalgano di badanti”.

 

In relazione, poi, aI nuovo comma 12-bis dell’art. 22, previsto dalla lettera b) del comma 1 dell'articolo 2 in esame, si osserva che tale disposizione aggiunge una nuova fattispecie di reato riguardante il datore di lavoro che utilizzi lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti usufruendo di un'attività di intermediazione abusiva di manodopera ai sensi dell’art. 18 del D.Lgs 10 settembre 2003, n. 276, recante riforma della disciplina in materia di occupazione e mercato del lavoro (cd. legge Biagi); la sanzione prevista è quella della reclusione fino a 3 anni e la multa di 7.000 euro per ogni lavoratore straniero impiegato.

 

Il D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276[11], ha introdotto, all’articolo 20, la fattispecie della somministrazione di lavoro[12], abolendo contestualmente, all’articolo 85, il divieto di intermediazione e interposizione di manodopera, di cui alla L. 23 ottobre 1960, n. 1369[13].

Il nuovo istituto della somministrazione (disciplinato dagli articoli 20-28) prevede che un’impresa (denominata utilizzatrice) possa rivolgersi ad un’altra impresa all’uopo autorizzata, denominata somministratore, al fine di ottenere una fornitura di lavoro, concludendo per l’appunto un contratto di somministrazione di lavoro.

In questo ambito, il lavoratore svolge la sua attività a favore e sotto la direzione e il controllo dell’impresa utilizzatrice (articolo 20, comma 2), ma intrattiene un rapporto di lavoro subordinato solamente con l’impresa somministratrice, la quale, tra l’altro, rimane anche titolare del potere disciplinare (articolo 23, comma 7).

Il D.Lgs. 276 prevede due diverse tipologie di somministrazione:

- la somministrazione a tempo indeterminato (staff leasing), la quale, ai sensi dell’articolo 20, comma 3, può essere stipulata soltanto per certe attività tassativamente previste dalla legge ovvero in tutti gli altri casi previsti dai contratti collettivi di lavoro nazionali o territoriali stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative;

- la somministrazione a tempo determinato, la quale, ai sensi dell’articolo 20, comma 4, è ammessa ogniqualvolta ricorrano ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all’attività ordinaria dell’utilizzatore.

Il D.Lgs. 276 del 2003, pur avendo abrogato espressamente il divieto di intermediazione e interposizione di manodopera di cui alla citata L. 1369/1960, non ha tuttavia liberalizzato totalmente la fornitura di manodopera, in quanto la possibilità di concludere tali contratti è riconosciuta solamente alle agenzie per il lavoro, soggetti muniti di apposita autorizzazione (articolo 4) ottenibile in presenza di specifici requisiti organizzativi e patrimoniali (articolo 5); pertanto, si prevedono una serie di sanzioni con riferimento alla violazione della disciplina sulla somministrazione, sia per l’esercizio non autorizzato dell’attività di somministrazione sia per l'utilizzatore che ricorra alla somministrazione da parte di soggetti non autorizzati (articolo 18).

In particolare, l’art. 18, co. 1,del D.Lgs 276/2003prevede che il datore di lavoro che ricorra alla somministrazione di prestatori di lavoro da parte di soggetti diversi dalle agenzie di somministrazione abilitate (ed iscritte all’albo delle agenzie del lavoro istituito presso il Ministero del lavoro) o comunque al di fuori dei limiti ivi previsti, è punito con la pena dell'ammenda di euro 50 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di occupazione. Se vi è sfruttamento dei minori, la pena è dell'arresto fino a diciotto mesi e l'ammenda è aumentata fino al sestuplo.

 

La trasformazione della semplice contravvenzione prevista dall’articolo 18 della legge Biagi per i lavoratori italiani, in delitto, nei casi in cui l’intermediazione abusiva riguardi soggetti stranieri irregolarmente soggiornanti, si giustifica  - sempre secondo la relazione all’A.S. 1201-A - “sia alla luce della particolare condizione di debolezza di tali soggetti, sia alla stregua del grave allarme sociale che tali episodi ingenerano”.

 

Infine, il nuovo comma 12-ter dell’art. 22 del TUprevede la possibilità che, a fini cautelari, venga disposto il sequestro del luogo di lavoro (ai sensi dell’art. 321 c.p.p.) in cui risulti occupato il lavoratore straniero che versi nelle condizioni sopra indicate dal nuovo comma 12-bis.

 

Si rileva che tale misura cautelare, anche in assenza dell’esplicita previsione di cui al nuovo comma 12-ter, può sempre essere disposta dal giudice competente, in presenza dei presupposti di cui all’art. 321 del codice di rito penale.

 

L’art. 321 c.p.p. (sequestro preventivo) prevede che in caso vi sia pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati, a richiesta del pubblico ministero, il giudice competente a pronunciarsi nel merito ne dispone il sequestro con decreto motivato. Prima dell'esercizio dell'azione penale provvede il giudice per le indagini preliminari (primo comma) ovvero, nei casi di urgenza, il PM o ufficiali di polizia giudiziaria.

 

In relazione alla formulazione di questa norma, si segnala che in sede di esame del provvedimento presso il Senato, è stato osservato[14] come, in relazione al sequestro preventivo dei luoghi di lavoro, fosse utile operare, nella normativa all'esame, una distinzione dei casi in cui le attività svolte da una pluralità di ditte operanti in un medesimo cantiere fosse chiaramente scindibile, da quelli in cui la stretta connessione delle stesse attività, in relazione ai contratti di appalto e subappalto, determinasse la configurabilità di forme di responsabilità in solido tra appaltatore e committente, anche rispetto ai profili attinenti al sequestro del cantiere. Successivamente, in relazione allo stesso tema, si è rilevato[15] come apparisse opportuno precisare, eventualmente in sede attuativa, che il sequestro dei luoghi di lavoro ……. fosse riferito a specifici settori o segmenti produttivi e non all'intera azienda, considerata la pluralità di imprese che normalmente operano nello stesso contesto operativo.

Il comma 2 dell’art. 2 del disegno di legge estende, poi, le pene accessorie previste in caso di condanna per grave sfruttamento dell’attività lavorativa  (art. 603-bis c.p. ( art. 1, d.d.l.) alla condanna per il nuovo reato di cui al citato comma 12-bis dell’art. 22 del TU immigrazione.

 

Il comma 3 dell’art. 2 mira al necessario coordinamento normativo conseguente all’introduzione dei due nuovi reati di cui all’art. 603-bis c.p. e art. 22, comma 12-bis TU immigrazione con particolare riferimento la disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche di cui al decreto legislativo 231/2001[16].

 

In particolare, novellando l’art. 25-quinquies del D.Lgs 231, si introducono:

- una sanzione pecuniaria a carico della persona giuridica, differenziata tra i due predetti delitti in relazione alla diversa gravità dell’illecito e delle relative pene (da 300 a 800 quote per la violazione dell’art. 603-bis c.p.; da 200 a 700 quote per il reato di cui all’art. 22, comma 12-bis, TU immigrazione)

 

Il D.Lgs. 231/2001 prevede che per una serie di reati espressamente individuati possano essere applicate alla persona giuridica - mediante accertamento giudiziale - oltre a sanzioni interdittive (interdizione dall'esercizio dell'attività, sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito, divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, etc.) anche sanzioni di natura pecuniaria, applicate per quote in un numero non inferiore a cento né superiore a mille; l'importo di una quota varia da un minimo di 258 euro ad un massimo di 1.548 euro. Nella commisurazione della sanzione pecuniaria il giudice determina il numero delle quote tenendo conto della gravità del fatto, del grado della responsabilità dell'ente, nonché dell'attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti. L'importo della quota è fissato sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali dell'ente allo scopo di assicurare l'efficacia della sanzione.

-               alcune sanzioni interdittive per la medesima persona giuridica, in conformità con quanto già previsto per molti altri delitti contro la personalità individuale in cui si inserisce il delitto di grave sfruttamento dei lavoratori (art. 603-bis). Le sanzioni interdittiveoggetto dell'estensione sono quelle previste dall'articolo 9, comma 2, del citato decreto legislativo 231/2001 ovvero: a) l'interdizione dall'esercizio dell'attività); la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito; c) il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; d) l'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi; e) il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

E’ inserito, inoltre, all’art. 25-quinquies un comma 2-bis che esclude la possibilità di comprendere tra le sanzioni interdittive per i nuovi reati di cui agli articoli 603-bis c.p. e 22, comma 12-bis, TU immigrazione ,la sospensione delle attività relative a cicli biologici agricoli o di allevamento del bestiame.

Si osserva che per l’art. 603-bis, in caso di accertata occupazione di almeno uno straniero irregolarmente soggiornante, analoga esclusione dalla sospensione dell’unità produttiva (per un mese) era già prevista dal comma 2, lett. c) dello stessa norma.

Il comma 4 dell’art. 2 del provvedimento stabilisce il raddoppio delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dalla legge per le infrazioni concernenti un rapporto di lavoro che riguardi un "lavoratore straniero irregolarmente soggiornante”.

La disposizione in esame – di cui sarebbe opportuna una più perspicua formulazione - sembrerebbe volta a raddoppiare tutte le sanzioni amministrative pecuniarie previste dalla normativa vigente per le violazioni concernenti la disciplina del rapporto di lavoro subordinato, nel caso in cui parte di tale rapporto sia uno straniero irregolarmente soggiornante.

 

Si ricorda, tra le altre fattispecie sanzionatorie, che l’art. 3, comma 3, del decreto legge n. 12/2002[17] (convertito dalla L. 73/2002) punisce l’impiego di lavoratori dipendenti non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria con la sanzione amministrativa da euro 1.500 a euro 12.000 per ciascun lavoratore, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo. Inoltre, si prevede che l’importo delle sanzioni civili connesse all’omesso versamento dei contributi e premi riferiti a ciascun lavoratore impiegato irregolarmente non può essere inferiore a 3.000 euro, a prescindere dalla durata della prestazione lavorativa accertata.

Al riguardo si consideri che le sanzioni civili in caso di omesso o tardivo versamento dei contributi e dei premi dovuti alle gestioni previdenziali ed assistenziali, sono previste, dall’art. 116, commi 8 e 9, della legge n. 388/2000, in percentuale sull’importo dei contributi o premi non corrisposti entro le scadenze. Le sanzioni civili sono applicate in ragione d’anno.

In particolare:

-        nel caso di omissione, si applica una sanzione pari al tasso ufficiale di riferimento (TUR) maggiorato del 5,5%. La misura massima non può superare il 40% dell’omesso o tardivo versamento; comunque, se viene raggiunto il tetto massimo della sanzione civile senza che si sia provveduto all’integrale pagamento del dovuto, sul debito contributivo iniziano a maturare interessi di mora di cui all’articolo 30 D.P.R. 602/73[18]. Gli interessi di mora non sono però in ogni caso dovuti nel caso in cui l’omissione sia da attribuire a oggettive incertezze connesse a contrastanti orientamenti giurisprudenziali o amministrativi e il versamento sia effettuato entro il termine fissato dagli enti impositori;

-        nel caso di evasione accertata d’ufficio, si applica la sanzione del 30% in ragione d’anno, fino ad una misura massima del 60%. Vale quanto detto sopra con riferimento agli interessi di mora, che si applicano se viene raggiunto il tetto massimo della sanzione civile;

-        nel caso di evasione denunciata spontaneamente prima di contestazioni e comunque entro dodici mesi dal termine stabilito per il pagamento, se il pagamento viene effettuato entro 30 giorni dalla denuncia, si applica la sanzione del TUR maggiorato del 5,5% e la misura massima della sanzione non può superare il 40%;

-        nel caso di evasione da attribuire ad oggettive incertezze interpretative, si applica la sanzione del TUR maggiorato del 5,5% e la misura massima della sanzione non può superare il 40%. Non sono dovuti gli interessi di mora, purché il versamento sia effettuato entro il termine determinato dagli enti impositori.

 


 

 

Art. 3.
(Entrata in vigore).

      1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.    

 

 

L’articolo 3 del disegno di legge stabilisce, infine, che il provvedimento in esame entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

 


Disegno di legge

 


N. 2784

¾

CAMERA DEI DEPUTATI

______________________________

DISEGNO DI LEGGE

 

APPROVATO DAL SENATO DELLA REPUBBLICA

il 12 giugno 2007 (v. stampato Senato n. 1201)

 

presentato dal presidente del consiglio dei ministri

(PRODI)

dal ministro per la solidarietà sociale

(FERRERO)

dal ministro dell'interno

(AMATO)

e dal ministro del lavoro e della previdenza sociale

(DAMIANO)

di concerto con il ministro della giustizia

(MASTELLA)

con il ministro per i diritti e le pari opportunità

(POLLASTRINI)

con il ministro della salute

(TURCO)

con il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali

(DE CASTRO)

con il ministro delle infrastrutture

(DI PIETRO)

e con il ministro dell'economia e delle finanze

(PADOA SCHIOPPA)

¾

 

Disposizioni penali contro il grave sfruttamento dell'attività lavorativa e interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale

 

¾¾¾¾¾¾¾¾

Trasmesso dal Presidente del Senato della Repubblica il 13 giugno 2007

¾¾¾¾¾¾¾¾

 


 


disegno di legge

¾¾¾

 

 

Art. 1.

(Grave sfruttamento dell'attività lavorativa).

1. Dopo l'articolo 603 del codice penale è inserito il seguente:

«Art. 603-bis. - (Grave sfruttamento dell'attività lavorativa). - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque recluti lavoratori, ovvero ne organizzi l'attività lavorativa, sottoponendo gli stessi a grave sfruttamento, mediante violenza, minaccia o intimidazione, anche non continuative, esercitate nei confronti del lavoratore sottoposto a condizioni lavorative caratterizzate da gravi violazioni di norme contrattuali o di legge ovvero a un trattamento personale degradante, connesso alla organizzazione e gestione delle prestazioni, è punito con la reclusione da tre a otto anni, nonché con la multa di euro 9.000 per ogni persona reclutata o occupata. La pena è aumentata se tra le persone reclutate o occupate di cui al precedente periodo vi sono minori degli anni diciotto o stranieri irregolarmente soggiornanti.

La condanna per il delitto di cui al primo comma comporta:

a) l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, per il periodo di un anno;

b) la perdita del diritto di beneficiare di qualsiasi agevolazione, finanziamento, premio, restituzione e sostegno regionale, delle province autonome, nazionale e comunitario per l'anno o la campagna a cui si riferisce l'illecito accertato e la revoca dei suddetti benefìci già concessi per il medesimo anno o campagna. Nel settore agricolo si applicano, a tale fine, l'articolo 33 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, e successive modificazioni, e l'articolo 3, comma 5, della legge 23 dicembre 1986, n. 898; 

c) ove si accerti l'occupazione di almeno un lavoratore straniero irregolarmente soggiornante sul territorio nazionale, la sospensione delle attività dell'unità produttiva interessata per un mese, con esclusione delle attività concernenti cicli biologici agricoli o di allevamento del bestiame».

2. All'articolo 380, comma 2, lettera d), del codice di procedura penale, le parole: «e delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall'articolo 600-quinquies» sono sostituite dalle seguenti: «delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall'articolo 600-quinquies e delitto di grave sfruttamento dell'attività lavorativa previsto dall'articolo 603-bis».

 

Art. 2.

(Disciplina sanzionatoria).

1. All'articolo 22 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:

a) il comma 12 è sostituito dal seguente:

«12. Il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti è punito con l'arresto da tre mesi ad un anno, nonché con l'ammenda di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato. Al datore di lavoro domestico non organizzato in forma di impresa, nei casi di cui al primo periodo, si applica la sola ammenda da 3.000 a 5.000 euro, qualora siano impiegati contestualmente non più di due lavoratori»;

b) dopo il comma 12 sono inseriti i seguenti:

«12-bis. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti, usufruendo dell'intermediazione abusiva di cui all'articolo 18, comma 1, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa di 7.000 euro per ogni lavoratore impiegato.

12-ter. Il luogo di lavoro ove sia occupato il lavoratore straniero che versi nelle condizioni di cui al comma 12-bis può essere sottoposto al sequestro preventivo di cui all'articolo 321 del codice di procedura penale».

2. La condanna per il delitto di cui all'articolo 22, comma 12-bis, del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, introdotto dal comma 1 del presente articolo, comporta le pene accessorie di cui all'articolo 603-bis, secondo comma, del codice penale, introdotto dall'articolo 1 della presente legge.

3. All'articolo 25-quinquies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al comma 1, lettera b), le parole: «e 600-quinquies» sono sostituite dalle seguenti: «600-quinquies e 603-bis»;

b) dopo il comma 1 è inserito il seguente:

«1-bis. La sanzione pecuniaria di cui alla lettera c) del comma 1 si applica all'ente anche in relazione al delitto di cui all'articolo 22, comma 12-bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286»;

c) al comma 2, dopo le parole: «lettere a) e b),» sono inserite le seguenti: «e nel comma 1-bis»;

d) dopo il comma 2 è inserito il seguente:

«2-bis. Per i delitti di cui all'articolo 603-bis del codice penale e di cui all'articolo 22, comma 12-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, è esclusa in ogni caso dall'ambito delle sanzioni interdittive di cui all'articolo 9, comma 2, la sospensione delle attività concernenti cicli biologici agricoli o di allevamento del bestiame».

4. Le sanzioni amministrative pecuniarie previste per le infrazioni concernenti un rapporto di lavoro che riguardi un lavoratore straniero irregolarmente soggiornante sono raddoppiate.

Art. 3.

(Entrata in vigore).

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

 


Iter al Senato

 


Disegno di legge

 


SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 1201

DISEGNO DI LEGGE

 

presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri

(PRODI)

dal Ministro della solidarietà sociale

(FERRERO)

dal Ministro dell’interno

(AMATO)

e dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale

(DAMIANO)

di concerto col Ministro della giustizia

(MASTELLA)

col Ministro per i diritti e le pari opportunità

(POLLASTRINI)

col Ministro della salute

(TURCO)

col Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali

(DE CASTRO)

col Ministro delle infrastrutture

(DI PIETRO)

e col Ministro dell’economia e delle finanze

(PADOA SCHIOPPA)

 

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 5 DICEMBRE 2006

¾¾¾¾¾¾¾¾

Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori
irregolarmente presenti sul territorio nazionale

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Onorevoli Senatori. – Con il disegno di legge in esame si intendono introdurre nuove e più incisive misure di contrasto al grave fenomeno dello sfruttamento della manodopera extracomunitaria irregolare utilizzata in ogni settore produttivo, ed in particolare in quelli dell’edilizia e dell’agricoltura ove tale fenomeno risulta maggiormente radicato: si tratta infatti di intervenire in situazioni nelle quali vengono a trovarsi i lavoratori stranieri che, per via della loro condizione di clandestinità subiscono condizioni intollerabili di sfruttamento, tali da non garantire i diritti fondamentali delle persone.

Il presente disegno di legge si compone di tre articoli.

L’articolo 1 novella l’articolo 18 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, prevedendo che il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale sia applicabile anche in presenza di una situazione di «grave sfruttamento del lavoro», quando sia stato rilevato dalla pubblica autorità, inequivocamente, un rapporto di lavoro clandestino connotato da una delle seguenti caratteristiche:

a) previsione di una retribuzione ridottadi oltre un terzo rispetto ai minimi contrattuali previsti dai contratti collettivi di categoria;

b) sistematiche e gravi violazioni della disciplina vigente in tema di orario di lavoro e di riposi giornalieri e settimanali;

c) gravi violazioni della disciplina in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro con esposizione dei lavoratori a gravi pericoli per la loro salute, sicurezza o incolumità;

d) reclutamento e avviamento al lavoro secondo le modalità sanzionate dall’articolo 18 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, con riguardo all’esercizio non autorizzato delle attività di somministrazione, intermediazione, ricerca e selezione del personale.

Il comma 2 dell’articolo 1 chiarisce che, ove siano accertate tali situazioni di sfruttamento, non si prevede per il lavoratore immigrato la partecipazione ai programmi di assistenza ed integrazione sociale prevista attualmente dall’articolo 18 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 per altri casi di sfruttamento: la disposizione si è resa necessaria attesi i possibili effetti in termini di oneri finanziari aggiuntivi che dovrebbero, altrimenti, essere quantificati.

L’articolo 2 del disegno di legge in esame prevede l’introduzione, nell’articolo 600 del codice penale, di una nuova fattispecie al fine di contrastare anche il fenomeno del «caporalato»: è prevista, a tale riguardo, la reclusione da tre a otto anni ed una multa di 9.000 euro per ogni persona reclutata o occupata.

Si inaspriscono, inoltre, le attuali misure sanzionatorie, penali e amministrative.

In particolare, si prevede la possibilità di disporre il sequestro dei luoghi di lavoro nei quali sia accertata l’occupazione illegale di almeno quattro soggetti irregolarmente presenti sul territorio nazionale. Alla condanna per i delitti di occupazione clandestina di lavoratori stranieri, conseguono altresì, quali sanzioni accessorie:

a) l’interdizione per un anno dal contrattare con la pubblica amministrazione;

b) la perdita del diritto di beneficiare di qualsiasi agevolazione e finanziamento regionale, nazionale o comunitario per l’anno o la campagna cui si riferisce l’illecito accertato;

c) la sospensione, per un mese, delle attività di impresa ove si accerti l’occupazione di almeno tre lavoratori, irregolarmente presenti sul territorio nazionale, nelle condizioni di grave sfruttamento di cui all’articolo 18, comma 1-bis, del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998. Sono escluse le attività concernenti cicli biologici agricoli o quelle di allevamento del bestiame.

Infine, sono raddoppiati gli importi delle attuali sanzioni amministrative pecuniarie previste per le infrazioni concernenti rapporti di lavoro clandestino che riguardino un lavoratore straniero.

Il disegno di legge, come chiarisce la relazione tecnica, non comporta oneri aggiuntivi per la finanza pubblica: l’avere, tra l’altro, previsto di elevare l’importo delle sanzioni pecuniarie, prefigura nuove o maggiori entrate, sia pure non quantificabili nella loro misura.

L’articolo 3 disciplina l’entrata in vigore della legge.


 


 

 

Relazione tecnica

 

Il disegno di legge con il quale s’intende, in primo luogo, introdurre i commi 1-bis e 2-bis all’articolo 18 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, ha finalità eminentemente interpretative e non comporta oneri aggiuntivi per la finanza pubblica.

In particolare, il comma 1 dell’articolo 1 – che novella l’articolo 18 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, introducendo il comma 1-bis – chiarisce quale sia la situazione «di grave sfruttamento nei confronti di uno straniero» nell’ambito di un rapporto di lavoro clandestino; a tale fine si precisa che, per la sua sussistenza, tale rapporto di lavoro deve essere connotato dalla presenza di almeno una caratteristica tra quelle enumerate. Aver circoscritto l’ambito di operatività della fattispecie sopradescritta concorre a rendere meno generica l’applicazione della norma stessa.

Il comma 2 dell’articolo 1, introducendo il comma 2-bis all’articolo 18 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, chiarisce ulteriormente che non si procede al programma di assistenza ed integrazione sociale previsto dall’articolo 1, comma 2, del medesimo testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 allorché siano accertate le situazioni di sfruttamento di lavoratori individuate dalla nuova fattispecie penaleche s’intende introdurre nell’ambito dell’articolo 600 del codice penale.

Per quanto concerne l’articolo 2, il comma 2, nel configurare una nuova fattispecie nell’ambito dell’articolo 600 del codice penale, prevede una sanzione penale di euro 9.000, per ogni persona reclutata occupata, a carico di chiunque recluti manodopera ovvero ne organizzi l’attività lavorativa mediante violenza, minaccia, intimidazione o grave sfruttamento.

Il comma 3 dell’articolo 2 del disegno di legge eleva l’importo dell’ammenda da 5.000 a 9.000 euro, per ogni lavoratore impiegato, prevista nei confronti di datori di lavoro che occupino alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno o il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato richiesto, nei termini di legge, il rinnovo.

Il comma 5 del medesimo articolo 2 prevede, nei casi di condanna per delitti che abbiano ad oggetto l’occupazione clandestina di lavoratori extracomunitari, sanzioni accessorie tra le quali si evidenziano l’interdizione, per un anno, dal contrattare con la pubblica amministrazione e la perdita del diritto di beneficiare di qualsiasi agevolazione, finanziamento, premio, restituzione e sostegno regionale, nazionale e comunitario per l’anno o la campagna agraria cui si riferisce l’illecito accertato.

Infine, il comma 6 provvede a raddoppiare le attuali sanzioni amministrative pecuniarie per le infrazioni concernenti rapporti di lavoro clandestini che riguardino lavoratori extracomunitari.

Le fattispecie descritte non soltanto non comportano oneri aggiuntivi ma prefigurano nuove o maggiori entrate, sia pure non quantificabili, in dipendenza dell’inasprimento del trattamento sanzionatorio.


 


 


 

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

(Permesso di soggiorno dei lavoratori migranti in condizione di sfruttamento)

1. Dopo il comma 1 dell’articolo 18 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, è inserito il seguente:

«1-bis. Ai fini dell’applicazione del comma 1, sussiste grave sfruttamento del lavoro quando sia stato rilevato dalla pubblica autorità, inequivocamente, un rapporto di lavoro clandestino connotato da una delle seguenti caratteristiche:

a) previsione di una retribuzione ridotta di oltre un terzo rispetto ai minimi contrattuali previsti dai contratti collettivi di categoria;

b) sistematiche e gravi violazioni delle disposizioni degli articoli 4, 5, 6, 7 e 9 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, in materia di disciplina dell’orario di lavoro e dei riposi giornalieri e settimanali;

c) gravi violazioni della disciplina in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro con esposizione dei lavoratori a gravi pericoli per la loro salute, sicurezza o incolumità;

d) reclutamento e avviamento al lavoro secondo le modalità previste e punite dall’articolo 18 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni.».

2. Dopo il comma 2 dell’articolo 18 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 è inserito il seguente:

«2-bis. Non si procede al programma di assistenza ed integrazione sociale di cui ai commi 1 e 2, allorché sono accertate situazioni di sfruttamento di lavoratori di cui all’articolo 600, secondo comma, del codice penale».

 

 

Art. 2.

(Disciplina sanzionatoria)

 

1. La rubrica dell’articolo 600 del codice penale è sostituita dalla seguente: «Riduzione in schiavitù o servitù e sfruttamento di lavoratori».

2. Dopo il primo comma dell’articolo 600 del codice penale è inserito il seguente: «Chiunque recluta manodopera ovvero ne organizza l’attività lavorativa mediante violenza, minaccia, intimidazione o grave sfruttamento è punito con la reclusione da tre ad otto anni e con la multa di euro 9.000 per ogni persona reclutata o occupata. La pena è aumentata se sono reclutati o sfruttati minori degli anni sedici ovvero stranieri irregolarmente presenti sul territorio nazionale.».

3. Al comma 12 dell’articolo 22 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, le parole: «5.000 euro» sono sostituite dalle seguenti: «9.000 euro».

4. Può essere sempre disposto il sequestro dei luoghi di lavoro nei quali sia stata accertata l’occupazione illegale di almeno quattro soggetti irregolarmente presenti sul territorio nazionale.

5. Alla condanna per qualunque delitto che concerne l’occupazione clandestina di lavoratori stranieri di cui al citato articolo 18, comma 1-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, introdotto dall’articolo 1, comma 1, della presente legge, consegue:

a) l’interdizione per un anno dal contrattare con la pubblica amministrazione;

b) la perdita del diritto di beneficiare di qualsiasi agevolazione, finanziamento, premio, restituzione e sostegno regionale, nazionale e comunitario per l’anno o la campagna a cui si riferisce l’illecito accertato. Nel settore agricolo si applicano, a tale fine, l’articolo 33 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, e successive modificazioni, e l’articolo 3, comma 5, della legge 23 dicembre 1986, n.898, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 27 ottobre 1986, n.701;

c) ove si accerti l’occupazione di almeno tre lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale, nelle condizioni di cui all’articolo 18, comma 1-bis, del citato testo unico di cui al decreto legislativo n.286 del 1998, la sospensione delle attività di impresa o della relativa unità di impresa per un mese, con esclusione delle attività concernenti cicli biologici agricoli o di allevamento del bestiame.

6. Le sanzioni amministrative pecuniarie previste per le infrazioni concernenti un rapporto di lavoro clandestino che riguardi un lavoratore extracomunitario sono raddoppiate.

 

 

Art. 3.

(Entrata in vigore)

 

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

 


Esame in sede referente

 


 

COMMISSIONI 1ª e 11ª RIUNITE
1ª (Affari Costituzionali)
11ª (Lavoro, previdenza sociale)

 

MERCOLEDÌ 24 GENNAIO 2007

1ª Seduta

 

Presidenza del Presidente della 11ª Commissione

TREU

 

 Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno Marcella Lucidi.

 

 La seduta inizia alle ore 15,05.

 

IN SEDE REFERENTE

 

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale.

(Esame e rinvio)

 

Il relatore per la Commissione affari costituzionali, Fernando ROSSI (IU-Verdi-Com) introduce l'esame del disegno di legge in titolo e illustra l'articolo 1, che, novellando l'articolo 18 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla conduzione dello straniero, di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, modifica la disciplina sul permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale nel caso di grave sfruttamento del lavoratore immigrato. Tale condizione verrebbe a sussistere quando si preveda una retribuzione inferiore di oltre un terzo rispetto ai minimi contrattuali, quando si determinino sistematiche e gravi violazioni delle disposizioni in materia di disciplina dell'orario di lavoro e dei riposi, o si rilevino gravi violazioni della disciplina in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro o, ancora, sia violato il divieto di intermediazione a fini di lucro per il reclutamento e l'avviamento al lavoro.

 Il relatore valuta con favore l'iniziativa legislativa del Governo, tanto più in presenza di un aumento dell'immigrazione e del maggiore rischio di sfruttamento dei lavoratori extracomunitari, ma esprime perplessità sull'esclusione del lavoratore immigrato, di cui sia stata accertata la condizione di sfruttamento, dai programmi di assistenza e integrazione sociale, a causa degli oneri finanziari aggiuntivi che ne deriverebbero.

 Osserva poi che la disposizione di cui all'articolo 2, comma 6 non chiarisce se il raddoppio della sanzione riguardi tutte le infrazioni concernenti rapporti di lavoro sommersi con lavoratori extracomunitari o solo quelle relative a rapporti di lavoro con stranieri irregolari. Infine, conviene con il disposto aumento delle sanzioni a carico dei datori di lavoro che si rendano responsabili di un grave sfruttamento del lavoro; tuttavia ritiene opportuno precisare, eventualmente in sede attuativa, che il sequestro dei luoghi di lavoro nei quali sia stata accertata l'occupazione illegale di almeno quattro lavoratori immigrati irregolari previsto dall'articolo 2, comma 4, sia riferito a specifici settori o segmenti produttivi e non all'intera azienda, considerata la pluralità di imprese che normalmente operano nello stesso contesto operativo.

 

Il presidente TREU (Ulivo) fa presente che sostituirà temporaneamente nelle funzioni di relatore per la 11a Commissione permanente il senatore Livi Bacci, impossibilitato ad essere presente alla seduta odierna in quanto è stato costretto a differire, a causa del maltempo, il suo rientro da Strasburgo, dove si trova in missione per incarico del Senato.

Nel riferire sul disegno di legge in titolo, si sofferma in primo luogo sui rilievi formulati dal relatore Fernando Rossi in merito alla facoltà prevista nell'articolo 2, comma 4, del disegno di legge in esame di disporre il sequestro dei luoghi di lavoro nei quali sia stata accertata l'occupazione illegale di almeno quattro immigrati irregolari. Ricorda, a tale proposito, che il problema dell'impiego irregolare di manodopera nelle aziende, e in particolare nei cantieri edili, è stato affrontato anche recentemente, con le norme adottate in sede di conversione in legge del decreto legge n. 223 del 2006, che hanno già portato al fermo di consistenti attività. Il problema sollevato dal relatore per la 1a Commissione permanente potrebbe essere risolto operando, nella normativa all'esame, una distinzione dei casi in cui le attività svolte da una pluralità di ditte operanti in un medesimo cantiere sia chiaramente scindibile, da quelli in cui la stretta connessione delle stesse attività, in relazione ai contratti di appalto e subappalto, determini la configurabilità di forme di responsabilità in solido tra appaltatore e committente, anche rispetto ai profili attinenti al sequestro del cantiere.

Più in generale - prosegue il Presidente - il disegno di legge in titolo si propone di approntare dei rimedi allo sfruttamento di manodopera extracomunitaria clandestina, nella consapevolezza della notevolissima dimensione del fenomeno, alimentato dalla diffusione del caporalato, che dalle aree agricole del Mezzogiorno si è esteso negli ultimi anni anche al Centro Nord, in particolare nell'edilizia.

 A fronte delle sopra descritte situazioni di illiceità, che ingenerano situazioni di violenza e di gravi lesioni di diritti fondamentali della persona, il testo normativo in esame - come ha già ricordato il relatore per la 1a Commissione permanente - introduce una definizione della fattispecie di grave sfruttamento del lavoro, ai fini dell'applicazione della disciplina sul permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale di cui all'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione contenuto nel decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, stabilendo in particolare che il grave sfruttamento del lavoro consista in un rapporto di lavoro - con uno straniero clandestino - avente una delle seguenti caratteristiche: previsione di una retribuzione ridotta di oltre un terzo rispetto ai minimi stabiliti dai contratti collettivi di categoria; sistematiche e gravi violazioni delle norme poste dagli articoli 4, 5, 6, 7 e 9 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, e successive modificazioni, relative alla disciplina dell’orario di lavoro e dei riposi giornalieri e settimanali; gravi violazioni della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, con esposizione dei lavoratori a gravi pericoli; violazione delle norme, in materia di reclutamento ed avviamento al lavoro, oggetto delle sanzioni di cui all’art. 18 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, relativo all’occupazione e al mercato del lavoro.

 

A seguito di una richiesta di chiarimenti del senatore MANTOVANO (AN) sull'ordine dei lavori, il presidente TREU (Ulivo) fa quindi presente che le Commissioni torneranno a riunirsi la prossima settimana e, in base alle richieste di iscrizione a parlare nella discussione generale, sarà possibile effettuare una più puntuale programmazione dello svolgimento dell'esame.

 

Si apre il dibattito.

 

Il senatore MALAN (FI) condivide l'obiettivo del disegno di legge volto a punire più severamente lo sfruttamento dei lavoratori immigrati. Ritiene tuttavia che gli strumenti proposti sono del tutto impropri e controproducenti, poiché le disposizioni in esame possono essere strumentalizzate per aggirare la vigente disciplina sull'immigrazione. Infatti, l'immigrato irregolare potrebbe simulare la violazione delle norme contro lo sfruttamento del lavoro, ottenendo per ciò stesso un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale. Un'altra modalità elusiva prevedibile e già sperimentata, potrebbe essere quella di costituire imprese di comodo i cui titolari siano, per condizioni personali e patrimoniali, sottratti di fatto a ogni intervento sanzionatorio. D'altronde al datore di lavoro potrebbe non essere applicata l'aggravante prevista dall'articolo 2 del disegno di legge, che modifica l'articolo 600 del codice penale al fine di colpire più severamente il grave sfruttamento del lavoro quando siano coinvolti stranieri irregolarmente presenti sul territorio nazionale, in quanto quella fattispecie penale potrebbe essere considerata non direttamente riferita alla ipotesi di sfruttamento dei lavoratori immigranti di cui all'articolo 1.

 Infine, ritiene che le norme all'esame, ove tradotte in legge, potrebbero penalizzare i lavoratori immigrati che fanno richiesta di permesso di soggiorno rispettando con attenzione la disciplina sull'immigrazione e che, più in generale, durante la loro permanenza in Italia si attengono costantemente ad un comportamento improntato alla scrupolosa osservanza della legge.

 

 Il seguito dell’esame è quindi rinviato.

 

 La seduta termina alle ore 15,30.

 

 


 

COMMISSIONI  1ª e  11ª RIUNITE
1ª (Affari costituzionali)
11ª (Lavoro, previdenza sociale)

 

MERCOLEDÌ 31 GENNAIO 2007

2ª Seduta

 

Presidenza del Presidente della 11ª Commissione

TREU

Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno Marcella Lucidi.

 

La seduta inizia alle ore 14,35.

 

IN SEDE REFERENTE

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale.

(Seguito dell'esame e rinvio)

 

 Riprende l’esame del provvedimento in titolo, sospeso nella seduta del 24 gennaio scorso.

 

 Il presidente TREU ricorda che il relatore per la 11a Commissione permanente, senatore Livi Bacci, non ha potuto prendere parte alla precedente seduta delle Commissioni riunite, trovandosi all'estero, in missione per conto del Senato. Gli dà quindi la parola.

 

 Il relatore per la 11a Commissione LIVI BACCI (Ulivo), dopo avere fatto presente che l'illustrazione preliminare è stata già svolta, nella precedente seduta, dal presidente Treu, esprime una valutazione complessivamente positiva del disegno di legge in titolo, precisando però che, a suo avviso, alcune disposizioni devono essere formulate con maggiore precisione. In particolare, nel comma aggiuntivo al comma 1 dell'articolo 18 del decreto legislativo n. 286 del 1998, introdotto dall'articolo 1 del disegno di legge n. 1201, recante l'elenco degli elementi alternativamente costitutivi della fattispecie di grave sfruttamento del lavoro, occorrerebbe precisare, alla lettera a), se la retribuzione considerata è quella netta o quella lorda, e se il riferimento ai minimi contrattuali è riferito esclusivamente al livello nazionale della contrattazione collettiva.

 Vi è poi un problema di carattere più generale, relativo alle migliaia di famiglie che occupano lavoratori e lavoratrici stranieri per l'assistenza a persone non autosufficienti; come risulta evidente specialmente dai dati delle sanatorie che si sono succedute negli ultimi anni, la gran parte di queste persone sono occupate irregolarmente e, poiché l'articolo 2 del provvedimento in titolo estende a tutti i datori di lavoro - incluse quindi le famiglie - le sanzioni penali previste per la fattispecie di grave sfruttamento, potrebbe darsi il caso di datori di lavoro socialmente molto vulnerabili - come ad esempio anziani non autosufficienti - posti nelle condizioni di dover subire conseguenze non proporzionate all’entità della violazione. Occorrerebbe pertanto rimeditare questa parte del disegno di legge all'esame, eventualmente modulando le sanzioni anche a seconda delle caratteristiche reddituali e sociali del datore di lavoro.

 

 Il senatore MANTOVANO (AN) osserva che il provvedimento rappresenta un ulteriore strumento attraverso il quale la maggioranza intende disarticolare, al di fuori di un vero progetto di riforma organica, la disciplina dell’immigrazione approvata nella scorsa legislatura. Tuttavia, l’introduzione del comma 1-bis nell’articolo 18 del decreto legislativo n. 286 del 1998 colpisce un istituto che preesisteva alla riforma Bossi-Fini e che ha consentito alle forze dell’ordine di realizzare importanti interventi di prevenzione e repressione di reati, nonché di protezione delle persone immigrate oggetto di sfruttamento e violenze da parte di organizzazioni criminali.

 Il citato articolo 18, che prevede la concessione di un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, condiziona il beneficio all’accertamento di situazioni di violenza o di grave sfruttamento e al concorrente concreto pericolo per l'incolumità dello straniero per effetto del tentativo di sottrarsi ai condizionamenti dell’associazione criminosa o delle dichiarazioni rese nel corso di indagini preliminari o del giudizio. Il comma 1-bis che si propone con il disegno di legge in esame introduce in tale contesto una presunzione di sfruttamento quando si realizzino alcune specifiche situazioni, fra loro alternative, ma senza chiarire se resta fermo il presupposto dell’assoggettamento dello straniero ai condizionamenti dell’organizzazione criminale. Secondo il senatore Mantovano, in caso affermativo, non si comprenderebbe l'esclusione dai programmi di assistenza e integrazione sociale, la quale non può trovare giustificazione nelle sole esigenze di bilancio, che pure sono state addotte. Di contro, nell’ipotesi che l’assoggettamento non sia essenziale ai fini dell’accertamento del grave sfruttamento, il meccanismo di protezione si attiverebbe qualora si verificasse anche una sola delle condizioni indicate nel comma 1-bis.

Inoltre, potrebbe determinarsi una grave discriminazione nei confronti del cittadino italiano che si trovi in una condizione di grave sfruttamento del lavoro, poiché a questi è riconosciuta solo la possibilità di rivolgersi al giudice del lavoro o all’ufficio provinciale del lavoro per chiedere il rispetto dei suoi diritti.

Con riferimento all’articolo 2, comma 4, che prevede il sequestro dei luoghi di lavoro quando si è accertata l’occupazione illegale di quattro soggetti irregolarmente presenti sul territorio nazionale, l’oratore osserva che, dovendo il provvedimento essere considerato di natura penale, esso risulta incongruo in quanto il sequestro nei casi previsti dal disegno di legge all’esame non è finalizzato alla conservazione di un corpo di reato né a un definitivo provvedimento di confisca.

 Infine, sottolinea l’attitudine delle organizzazioni criminali ad adattarsi e a utilizzare strumentalmente le discipline normative dell’immigrazione: se il disegno di legge venisse effettivamente approvato, esse potrebbero avvantaggiarsi del rapporto di lavoro clandestino e dello sfruttamento, ottenendo permessi di soggiorno per motivi di protezione sociale.

 

Il senatore TIBALDI (IU-Verdi-Com) sottolinea l'importanza di interventi normativi volti, come quello all'esame, a sostenere l'azione di contrasto del lavoro nero, anche attraverso l'introduzione di ulteriori garanzie in favore dei lavoratori clandestini, nonché la necessità di precisare meglio le caratteristiche del reato di grave sfruttamento, che, ovviamente, riguarda non soltanto i lavoratori extra comunitari, ma anche i lavoratori italiani, e deve pertanto essere sanzionato in modo uniforme. Ritiene peraltro che non debbano essere sottovalutati alcuni profili relativi alla formulazione del disegno di legge n. 1201, che in alcune parti può essere migliorato. A tal fine, si riserva di presentare specifici emendamenti.

 

Il senatore TURIGLIATTO (RC-SE) ricorda che i temi del lavoro clandestino sono già stati dibattuti presso la 11a Commissione permanente, in occasione dell'esame di due proposte di inchiesta parlamentare sulla condizione dei lavoratori agricoli e sul fenomeno del caporalato: a suo avviso, però, anche per evitare che di questi argomenti si discuta solo episodicamente, magari sull'onda dell'emozione provocata da inchieste giornalistiche o da specifici eventi, occorre che alle inchieste parlamentari, in corso o allo stato di progetto, si affianchino misure immediatamente mirate a fronteggiare realtà spesso drammatiche, che devono essere affrontate con una strumentazione adeguata, anche sul piano normativo. Il disegno di legge all'esame deve essere esaminato in questa prospettiva, e, per questo aspetto, appare indubbiamente apprezzabile ed importante l'intento di specificare quali sono gli elementi che concorrono a determinare la fattispecie di grave sfruttamento del lavoro. A suo avviso, considerata l'esigenza di una più puntuale formulazione di alcune parti dell'articolato, rappresentata anche in altri interventi, occorrerebbe valutare l'opportunità di trasporre il capoverso 1-bis dell'articolo 1 del disegno di legge n. 1201 in un distinto articolo aggiuntivo, successivo all'articolo 18 del decreto legislativo n. 286 del 1998.

Occorrerebbe poi, sempre al citato capoverso 1-bis, precisare, alla lettera a), se il richiamo ai minimi retributivi previsti dalla contrattazione collettiva vada riferito alla sola contrattazione nazionale o non anche a quella di secondo livello, e verificare se la norma dell'articolo 2 che prevede un inasprimento delle sanzioni per il reclutamento o lo sfruttamento di minori di sedici anni, si armonizzi con le altre disposizioni contenute nel provvedimento all'esame.

 

Il senatore PASTORE (FI) ritiene che la proposta in esame abbia un approccio ideologico e sia volta ad incidere indirettamente sulla disciplina dell’immigrazione per soddisfare le istanze avanzate dalla componente della sinistra radicale presente nella coalizione di Governo.

A suo avviso, mentre l’articolo 18 ha un’autonoma funzione legata all’accertamento di situazioni di violenza e di sfruttamento particolarmente gravi inquadrate in un contesto di criminalità organizzata, il comma 1-bis che si intende introdurre contempla fattispecie di tutt'altra natura e gravità, ancorché integrino comportamenti censurabili che vanno prevenuti e perseguiti. È singolare, ad esempio, che in relazione al rapporto di lavoro di persone entrate clandestinamente sul territorio nazionale, il legislatore si preoccupi di colpire la violazione di norme ordinarie.

Analoghe osservazioni critiche il senatore Pastore rivolge alla proposta di cui all’articolo 2, volta a introdurre una ulteriore fattispecie nell’articolo 600 del codice penale: questo punisce assai severamente il reato di riduzione in schiavitù, un delitto particolarmente odioso al quale, a suo avviso, non può essere assimilato lo sfruttamento o il reclutamento al lavoro anche di minori o di stranieri irregolari.

Infine, osserva che il riferimento che si propone di inserire nell’articolo 600 del codice penale al concetto di "grave sfruttamento" indurrebbe il giudice a utilizzare la definizione introdotta con l’articolo 1, connessa a violazioni dei contratti collettivi, della disciplina del lavoro e delle norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, che ha finalità del tutto diverse.

Il senatore Pastore conclude quindi il suo intervento invitando il Governo a riconsiderare l'iniziativa in esame, con particolare riguardo al testo dell’articolo 600 del codice penale che ne deriverebbe.

 

 Il seguito dell’esame è quindi rinviato.

 

 La seduta termina alle ore 15,30.

 

 

 


 

COMMISSIONI 1ª  e 11ª  RIUNITE
1ª (Affari Costituzionali)
11ª (Lavoro, previdenza sociale)  

 

MARTEDÌ 6 FEBBRAIO 2007

3ª Seduta

 

Presidenza del Presidente della 11ª Commissione

TREU

 Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno Marcella Lucidi.

 

 La seduta inizia alle ore 15,10.

 

IN SEDE REFERENTE

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale.

(Rinvio del seguito dell'esame)

 

 Su proposta del presidente TREU, preso atto che i senatori già iscritti a parlare non hanno potuto prendere parte alla seduta odierna, a causa di altri concomitanti impegni politici, non prorogabili, le Commissioni riunite convengono di rinviare ad altra seduta il seguito dell'esame.

 

 La seduta termina alle ore 15,15.

 

 

 


 

COMMISSIONI 1ª e 11ª RIUNITE
1ª (Affari Costituzionali)
11ª (Lavoro, previdenza sociale)  

 

MERCOLEDÌ 14 FEBBRAIO 2007

4ª Seduta

 

Presidenza del Presidente della 11ª Commissione

TREU

 Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno Marcella Lucidi.

 

 La seduta inizia alle ore 14,40.

 

IN SEDE REFERENTE

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale.

(Seguito dell'esame e rinvio. Costituzione di un Comitato ristretto)

 

 Riprende l'esame del provvedimento in titolo, sospeso nella seduta del 31 gennaio scorso.

 

Poiché non vi sono altre richieste di intervenire, il presidente TREU dichiara conclusa la discussione generale e avverte che nella prossima seduta avranno luogo le repliche dei relatori e del rappresentante del Governo.

Poiché la discussione generale ha messo in luce l'esigenza di apportare alcuni correttivi al testo all'esame, il Presidente propone di istituire un Comitato ristretto, coordinato dai relatori e composto da un rappresentante per ciascun Gruppo politico, in modo tale da assicurare la partecipazione paritetica dei senatori membri di ciascuna delle due Commissioni.

 

Sulla proposta del presidente Treu convengono le Commissioni riunite.

 

Il PRESIDENTE invita pertanto i Gruppi politici a comunicare, nel più breve tempo possibile, all'ufficio di segreteria delle Commissioni riunite il nominativo del rappresentante designato a far parte del Comitato ristretto.

 

 

 

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

 

 La seduta termina alle ore 14,45.

 

 

 

 


 

COMMISSIONI 1ª e 11ª RIUNITE
1ª (Affari Costituzionali)
11ª (Lavoro, previdenza sociale)

 

MARTEDÌ 6 MARZO 2007

5ª Seduta

 

Presidenza del Presidente della 11ª Commissione

TREU

 Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno Marcella Lucidi.

 

La seduta inizia alle ore 12,10.

 

IN SEDE REFERENTE

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale.

(Seguito dell'esame e rinvio.)

 

 Riprende l'esame del provvedimento in titolo, sospeso nella seduta del 14 febbraio scorso.

 

 Il presidente TREU ricorda che nella precedente seduta si è conclusa la discussione generale ed è stata deliberata la costituzione di un comitato ristretto. Dà quindi la parola ai relatori ad alla rappresentante del Governo per le repliche.

 

 Replica agli intervenuti il relatore per la 11a Commissione, LIVI BACCI (Ulivo), il quale ricorda preliminarmente che una delle ragioni dell’alto livello di irregolarità dei lavoratori extracomunitari nel territorio nazionale è costituita dalla forte incidenza dell’economia sommersa sull’insieme dell’economia, pari a circa il 17 per cento del PIL secondo le stime dell’ISTAT e, di conseguenza, stante la minor produttività del lavoro nel sommerso, ad una quota anche maggiore dell’input di lavoro. Perciò il graduale riassorbimento del sommerso – perseguito, tra l'altro, da alcune misure contenute nella legge finanziaria per il 2007 – rappresenta una priorità anche nell’ambito delle politiche migratorie. Sotto questo profilo, è del tutto condivisibile la finalità del disegno di legge n. 1201, che si propone di reprimere il fenomeno dello sfruttamento della manodopera extra comunitaria, particolarmente vulnerabile quando versa in condizione di irregolarità.

 Tuttavia, molti interventi – inclusi quelli dei due relatori e anche di alcuni componenti della maggioranza – hanno sollevato perplessità e rivolto critiche al disegno di legge: in particolare, il senatore Malan ha osservato che gli effetti del disegno di legge potrebbero essere controproducenti, perché potrebbe indurre l’immigrato irregolare a simulare condizioni di sfruttamento allo scopo di strappare un permesso di soggiorno, oppure si potrebbero creare imprese di comodo allo scopo di assumere in modo fittizio dipendenti da fare poi emergere, ponendo il titolare al riparo da eventuali sanzioni. Si tratta tuttavia di un rilievo che potrebbe essere esteso all'articolo 18 del testo unico delle norme in materia di immigrazione, sulla cui efficacia invece anche il dibattito delle Commissioni riunite ha fatto registrare un ampio consenso; inoltre l'ipotesi di un aggiramento fraudolento della disposizione all'esame è del tutto ipotetica, considerato che in ogni caso la sussistenza della condizione di grave sfruttamento deve esse accertata dalle autorità alle quali è demandato il compito di valutare quale sia l’effettiva situazione. Un’altra critica, mossa dai senatori Mantovano e Pastore, riguarda la riconduzione al reato di grave sfruttamento, di situazioni di lavoro nelle quali il salario corrisposto sia inferiore a più di un terzo dei minimi contrattuali, o di altre violazioni della disciplina del lavoro, della sicurezza e del reclutamento, secondo quanto previsto dall'articolo 1 del disegno di legge in esame. Effettivamente, la fattispecie di grave sfruttamento definita dal già ricordato articolo 18 si riferisce a situazioni che pongono in pericolo l’incolumità del clandestino, mentre le violazioni, pur gravi, della disciplina del lavoro, configurano sicuramente situazioni da reprimere, ma di minore gravità. Inoltre, in presenza di violazioni tali da porre realmente a repentaglio l’incolumità del lavoratore, non si vede per quale motivo i soggetti coinvolti non debbano fruire dei programmi di assistenza ed integrazione sociale già previsti dalla normativa vigente, come peraltro ha rilevato anche il senatore Fernando Rossi, relatore per la 1a Commissione. Il senatore Turigliatto nel suo intervento ha fatto presente che non è chiaro se i minimi retributivi, richiamati al capoverso 1-bis dell’articolo 1, si riferiscano alla contrattazione nazionale o non anche a quella di secondo livello: è inoltre da condividere l'esigenza di chiarire se la previsione di una retribuzione ridotta ad oltre un terzo rispetto ai minimi contrattuali adotti come base di calcolo la retribuzione lorda o quella netta. Per quanto riguarda i commi 1 e 2 dell’articolo 2 del disegno di legge in esame, il relatore per la 11a Commissione ricorda che è stata segnalata l’opportunità di introdurre la nuova fattispecie di reato come ultimo comma dell’articolo 600 del codice penale, al fine di non spezzare l’unitarietà della disciplina relativa al reato di riduzione e mantenimento in schiavitù o servitù.

Nei loro interventi sia il presidente Treu, sia il senatore Mantovano hanno rilevato alcune incongruenze e indeterminatezze in merito al disposto dell'articolo 2, comma 4, relativo al sequestro del luogo di lavoro quando i lavoratori irregolari sottoposti a sfruttamento siano almeno quattro: in effetti, la disposizione all'esame non precisa né la natura né la funzione del sequestro né l’organo competente a disporlo, la sua durata ed il relativo regime. Un altro aspetto che sicuramente richiede una più meditata riflessione riguarda l’articolo 2, comma 2, che configura il reato di "grave sfruttamento" per "chiunque recluti manodopera", cioè, sembrerebbe, per qualsiasi datore di lavoro. A tale proposito, occorre ricordare che in Italia risiedono molte centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori alle dipendenze di famiglie per il lavoro di cura, allevamento e sostegno del lavoro domestico, gran parte dei quali sono in condizioni di irregolarità. La sanatoria del 2002 regolarizzò la situazione di 350.000 lavoratori domestici in situazione di irregolarità; un’alta quota dei lavoratori interessati dai decreti dei flussi del 2006 sono alle dipendenze di famiglie e si trovano probabilmente in analoga condizione. Questi lavoratori sono inseriti, per lo più, in famiglie con figli piccoli o anziani non autosufficienti e si trovano, quindi, in situazioni di particolare vulnerabilità. Occorre pertanto valutare la portata ed i possibili effetti di tale norma, nonché la possibilità di riformularla sia per quel che concerne l'ambito soggettivo di applicazione, sia nel senso di rimodulare il regime sanzionatorio, al fine di evitare un rilevante danno sociale per le famiglie.

Il comma 6 dell’articolo 2, inoltre dispone il raddoppio delle sanzioni amministrative pecuniarie previste per le infrazioni concernenti un rapporto di lavoro clandestino che riguardi un lavoratore extracomunitario; non è però chiaro se tale raddoppio della sanzione si applichi a tutti i lavori irregolari nei quali siano coinvolti anche lavoratori extracomunitari oppure nel caso in cui l’infrazione si riferisca ad uno straniero extracomunitario irregolare.

Dopo avere ricordato che altri interventi hanno segnalato questioni di forma e di architettura giuridica che andranno prese in seria considerazione in sede di revisione del testo, il relatore conclude ribadendo un giudizio molto positivo sulle finalità del disegno in titolo e sottolineando la necessità di prendere in seria considerazione molti dei rilievi sollevati, tra i quali - in primo luogo - quello riguardante la non estensione al datore di lavoro familiare delle pene più gravi previste.

 

 Il relatore per la Commissione affari costituzionali Fernando ROSSI (Misto-Consum) rinuncia a replicare, concordando con le considerazioni svolte dal senatore Livi Bacci, relatore per la Commissione lavoro, previdenza sociale.

 

 Il sottosegretario Marcella LUCIDI rileva la generale condivisione delle ragioni che hanno portato il Governo a presentare il disegno di legge in esame con l'intento di contrastare lo sfruttamento dei lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale e condivide la sollecitazione dei senatori Malan e Mantovano di tenere in considerazione il complesso normativo che disciplina l'immigrazione: in tale ottica, precisa che l'iniziativa ha lo scopo specifico di aggredire una grave patologia del sistema produttivo, lo sfruttamento della forza lavoro, che attraverso attività lesive dei diritti fondamentali della persona crea economie illegali, ostacola la concorrenza e falsa gli equilibri di mercato.

 Ricorda come l'intermediazione e la somministrazione abusive di manodopera si traducano in forme di sfruttamento e violenza che configurano talvolta una vera e propria riduzione in schiavitù, di cui sono vittime soprattutto lavoratrici e lavoratori extracomunitari privi di permesso di soggiorno.

 Con il disegno di legge in esame il Governo ha inteso proporre misure più incisive per contrastare questo grave fenomeno, in primo luogo intervenendo sul regime sanzionatorio: si è ritenuto pertanto necessario introdurre una previsione specifica di reato e attribuire un valore di rilievo alla collaborazione che può venire dalla stessa vittima dello sfruttamento, in coerenza peraltro con la normativa comunitaria in materia; le disposizioni in esame recano poi una puntuale descrizione dei requisiti in presenza dei quali si configura il "grave sfruttamento", in modo da evitare elusioni alla disciplina del rilascio del titolo di soggiorno. In questo senso, conferma che si intende ribadito quanto previsto dall'articolo 18 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, cioè che il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale è collegato all'emersione di concreti pericoli per l'incolumità personale.

Condivide inoltre la proposta di distinguere la tutela di cui all'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione dalla fattispecie dello sfruttamento del lavoro di un immigrato irregolare, eventualmente inserendo la norma in uno specifico e distinto articolo. Infine, condivide l'opportunità di precisare i termini del sequestro delle strutture in cui si verifichino fenomeni di sfruttamento, ai sensi dell'articolo 2, comma 4.

 

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 12,45.

 

 

 

 


 

COMMISSIONI 1ª e 11ª RIUNITE
1ª (Affari Costituzionali)
11ª (Lavoro, previdenza sociale)

 

MERCOLEDÌ 21 MARZO 2007

6ª Seduta

 

Presidenza del Presidente della 11ª Commissione

TREU

 Intervengono i sottosegretari di Stato per l'interno Marcella Lucidi e per il lavoro e per la previdenza sociale Rosa Rinaldi.

 

La seduta inizia alle ore 14,40.

 

IN SEDE REFERENTE

 

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale.

(Seguito dell'esame e rinvio)

 

 Riprende l'esame del provvedimento in titolo, sospeso nella seduta del 6 marzo scorso.

 

Il relatore per la 11a Commissione permanente LIVI BACCI(Ulivo), anche a nome del relatore per la 1a Commissione permanente Fernando Rossi, illustra il testo predisposto sulla base delle indicazioni fornite dal comitato ristretto, costituito nella seduta del 14 febbraio, evidenziando preliminarmente che il nuovo articolato reca modifiche significative rispetto al disegno di legge originario, in quanto recepisce in larga misura gli orientamenti emersi nel corso della discussione generale.

In particolare, la nuova disciplina si incentra essenzialmente sull’introduzione della fattispecie delittuosa del grave sfruttamento dell’attività lavorativa – articolo 1, comma 1 - che viene caratterizzata secondo adeguati standard di tassatività, nella prospettiva di delineare un efficace strumento repressivo soprattutto riguardo al cosiddetto caporalato.

Rispetto all’originario testo dell’articolo 1, incentrato sulla introduzione di un nuovo comma dopo il comma 1 dell’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione, di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, la nuova formulazione – attraverso la novella dell'articolo 380, comma 2, lettera d),del codice di procedura penale contemplata all’articolo 1, comma 2 - incide in maniera indiretta sulla predetta disposizione, poiché la previsione dell’arresto obbligatorio in flagranza per tale nuovo reato comporta l’inclusione dello stesso nell’ambito della casistica prevista all’articolo 18, comma 1, del testo unico sull’immigrazione, per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale.

All’articolo 2, comma 1 lettera a) viene inoltre rimodulata la fattispecie contravvenzionale prevista all’articolo 22, comma 12 del decreto legislativo n. 286 del 1998, in modo tale da renderla maggiormente elastica, nella prospettiva di escludere la configurabilità del reato nei casi di revoca o annullamento del permesso di soggiorno. Su tale aspetto, peraltro il relatore Livi Bacci sottolinea l'esigenza di verificare se la formulazione adottata sia pienamente rispondente al fine di evitare l'irrogazione di pene sproporzionate nei confronti di datori di lavoro domestico.

Viene analogamente eliminato l’aumento della pena pecuniaria da 5000 a 9000 euro per ciascun lavoratore straniero irregolarmente soggiornante impiegato - previsto invece nel disegno originario - proprio al fine di evitare un’eccessiva incidenza di tale normativa su soggetti socialmente deboli, come ad esempio anziani non autosufficienti che si avvalgano di badanti.

All’articolo 2, comma 1 lettera b) viene altresì introdotta una nuova fattispecie delittuosa per i casi di utilizzo di lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti, operato avvalendosi dello strumento dell’intermediazione abusiva di manodopera, delineata dall’articolo 18 del decreto legislativo n. 276 del 2003, concernente la riforma del mercato del lavoro. La trasformazione della fattispecie contravvenzionale contenuta nell’articolo 18 del decreto legislativo n. 276 del 2003 in fattispecie delittuosa, nei casi in cui l’intermediazione abusiva riguardi soggetti stranieri irregolarmente soggiornanti, si giustifica sia alla luce della particolare condizione di debolezza di tali soggetti, sia alla stregua del grave allarme sociale che tali episodi ingenerano.

Proseguendo nell'esposizione dell'articolato, il relatore ricorda la previsione della possibilità, ai sensi dell’articolo 321 del codice di procedura penale, di avvalersi del sequestro preventivo dei luoghi di lavoro dove risultino occupati uno o più lavoratori stranieri, oggetto di intermediazione abusiva di manodopera.

Nel nuovo testo viene infine mantenuto l’originario impianto delle pene accessorie - articolo 2, comma 2 – e viene altresì prevista, all’articolo 3, una norma che assicura l’invarianza degli oneri finanziari derivanti dall'attuazione dei programmi di assistenza ed integrazione sociale previsti dell'articolo 18, comma 1, del testo unico sull'immigrazione.

 

Il senatore TIBALDI (IU-Verdi-Com) chiede al relatore un chiarimento circa l'incidenza della disciplina contenuta nel testo testé illustrato sull'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione, concernente il permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale.

 

Il sottosegretario Marcella LUCIDI, prendendo spunto dal quesito posto dal senatore Tibaldi, ricorda che il testo originario del disegno di legge ha suscitato alcune perplessità, in primo luogo per l’esclusione dello straniero vittima di grave sfruttamento dai programmi di assistenza e integrazione sociale, previsti dall'articolo 18 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286; si è obbiettato inoltre che la sanzione penale prevista per il datore di lavoro che occupi alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno avrebbe avuto effetti indesiderati, colpendo anche i privati che inconsapevolmente avessero assunto per necessità familiari lavoratori stranieri irregolarmente presenti sul territorio. Infine era stata sottolineata la necessità di chiarire se per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale in presenza di una situazione di grave sfruttamento del lavoro, previsto con una novella all’articolo 18 del decreto legislativo n. 286 del 1998, fosse comunque richiesta la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1 di quello stesso articolo, con particolare riferimento a quello dell'attualità di un pericolo incombente per l'incolumità del lavoratore.

Ciò premesso, la rappresentante del Governo prende atto che la nuova ipotesi di testo illustrata dal relatore Livi Bacci determina un quadro normativo in base al quale la fattispecie penale di grave sfruttamento dell'attività lavorativa è compresa tra le ipotesi di cui all'articolo 380 del codice di procedura penale, che disciplina i casi di arresto in flagranza di reato e che costituisce il presupposto per l’applicazione dell’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione.

 

Dopo che il relatore LIVI BACCI (Ulivo) ha dichiarato di concordare con le considerazioni testé espresse dal rappresentante del Governo, interviene il senatore VILLONE (Ulivo) osservando che il reato di grave sfruttamento dell'attività lavorativa, previsto con l'articolo 1, ha portata generale, mentre la circostanza che il lavoratore sia uno straniero irregolarmente soggiornante rappresenta un’aggravante. Commentando l'articolo 1 del testo predisposto dai relatori per il disegno di legge n. 1201, ritiene che il verificarsi di un trattamento personale, connesso all'organizzazione e alla gestione delle prestazioni, gravemente degradante dovrebbe essere considerato in alternativa alla sussistenza di condizioni lavorative caratterizzate da gravi violazioni di norme contrattuali.

 Quanto all'articolo 2, ritiene che il suo comma 1, lettera a), dovrebbe essere modificato se si intende escludere quei privati che anche inconsapevolmente assumono uno straniero irregolarmente soggiornante: infatti, la formulazione proposta prescinde da una valutazione del dolo anche perché, a differenza della successiva lettera b), non si fa riferimento all'utilizzo dell'intermediazione abusiva. Considera preferibile una riformulazione che, indicando un numero minimo di lavoratori ovvero facendo riferimento all’imprenditore o all’azienda, escluda l’applicazione della sanzione per le ipotesi di assunzione di stranieri privi di permesso di soggiorno da parte di privati, ad esempio, per finalità di lavoro domestico o assistenza.

 

 Il sottosegretario Marcella LUCIDI ricorda che la formulazione dell'articolo 22, comma 12, del decreto legislativo n. 286, anche nel testo vigente prevede la punibilità del datore di lavoro che occupi stranieri privi del permesso di soggiorno. Si tratta dunque di un tema che dovrebbe essere chiarito non solo in riferimento al disegno di legge in esame.

 

 Il senatore FISICHELLA (Ulivo) rileva che il testo dell'articolo 1 ripetutamente richiama la gravità dello sfruttamento, nonché i molteplici requisiti richiesti per il configurarsi della fattispecie disciplinata. A suo avviso, tale qualificazione può avere un significato solo in quanto sia già punibile in via generale lo sfruttamento dell'attività lavorativa. Propone pertanto di riflettere sulla opportunità di semplificare il testo sopprimendo il suddetto riferimento.

 

Il senatore TIBALDI (IU-Verdi-Com) osserva che la formulazione utilizzata rispetto alla disposizione contenuta nell'articolo 1, comma 2, lettera a) del testo precedentemente illustrato lascia indirettamente desumere che tale norma sanzionatoria non si applichi ai rapporti di lavoro con collaboratrici domestiche e badanti.

 

Il senatore ZUCCHERINI (RC-SE) fa presente che l'impianto complessivo della disciplina all'esame è incentrato esclusivamente su violazioni commesse da datori nell'esercizio di un'attività agricola, imprenditoriale o commerciale.

 

Il relatore LIVI BACCI(Ulivo), recependo il suggerimento avanzato dal senatore Villone, dichiara di riformulare il testo illustrato, sostituendo all'articolo 1, comma 1 dello stesso, la dizione "norme contrattuali e di legge e" con le parole "norme contrattuale e di legge o", in modo tale da evidenziare che la grave violazione di norme contrattuale e di legge risulta alternativa, ai fini della configurabilità della fattispecie delittuosa in questione, rispetto alla sottoposizione al trattamento personale gravemente degradante.

Ribadisce infine la necessità di chiarire con maggior precisione, eventualmente in sede emendativa, che la disposizione contenuta all'articolo 2, comma 1, lettera a) del testo in questione non si applica ai casi di collaborazioni domestiche e ai casi di servizi di assistenza e cura per persone non autosufficienti.

 

Sulla proposta di riformulazione conviene il relatore per la 1a Commissione Fernando ROSSI(Misto-Consum).

 

Il presidente TREU propone di assumere come testo base per il prosieguo dei lavori, quello precedentemente illustrato dal relatore Livi Bacci, nella versione conseguente alla riformulazione per ultimo operata dallo stesso e di fissare il termine per la presentazione degli emendamenti riferiti al predetto testo base, per le ore 12 di venerdì 30 marzo.

 

Convengono le Commissioni riunite su entrambe le sopracitate proposte.

 

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 15,20.

 


 

NUOVO TESTO PREDISPOSTO DAI RELATORI PER
IL DISEGNO DI LEGGE N. 1201

 

Art. 1.

(Grave sfruttamento dell’attività lavorativa)

 

1. Dopo l'articolo 603 del codice penale è inserito il seguente: "Articolo 603-bis (Grave sfruttamento dell’attività lavorativa). - Chiunque, fuori dei casi di cui all’articolo 600, recluti lavoratori, ovvero ne organizzi l’attività lavorativa, sottoponendo gli stessi a grave sfruttamento, mediante violenza, minaccia o intimidazione, anche non continuative, esercitate nei confronti del lavoratore sottoposto a condizioni lavorative caratterizzate da gravi violazioni di norme contrattuali e di legge o a un trattamento personale, connesso alla organizzazione e gestione delle prestazioni, gravemente degradante, è punito con la reclusione da tre a otto anni, nonché con la multa di euro 9.000 per ogni persona occupata. La pena è aumentata se tra le persone occupate di cui al precedente periodo vi sono minori degli anni diciotto o stranieri irregolarmente soggiornanti.

2. All’articolo 380, comma 2, lettera d),del codice di procedura penale le parole: "e delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall'articolo 600-quinquies" sono sostituite dalle seguenti: "delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall'articolo 600-quinquies e delitto di grave sfruttamento dell’attività lavorativa previsto dall’articolo 603-bis".

 

 

Art. 2.

(Disciplina sanzionatoria)

 

1. All’articolo 22 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:

a) il comma 12 è sostituito dal seguente: "12. Il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti è punito con l'arresto da tre mesi ad un anno, nonché con l'ammenda di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato.";

b) dopo il comma 12 sono inseriti i seguenti:

"12-bis. Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti, usufruendo dell’intermediazione abusiva di cui all’articolo 18, comma 1, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa di euro 7.000 per ogni lavoratore impiegato. Nelle ipotesi di cui al presente comma, sono altresì revocati gli eventuali contributi o agevolazioni disposti in favore del datore di lavoro sulla base della normativa nazionale, regionale, delle province autonome di Trento e Bolzano o dell’Unione europea.

12-ter. Il luogo di lavoro ove sia occupato il lavoratore straniero che versi nelle condizioni di cui al comma 12-bis può essere sottoposto alsequestro preventivo di cui all’articolo 321 del codice di procedura penale.".

2. La condanna per i delitti di cui all'articolo 603-bis del codice penale e di cui all'articolo 22, comma 12-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 comporta:

a) l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, per il periodo di un anno;

b) la perdita del diritto di beneficiare di qualsiasi agevolazione, finanziamento, premio, restituzione e sostegno regionale, delle province autonome, nazionale e comunitario per l’anno o la campagna a cui si riferisce l’illecito accertato. Nel settore agricolo si applicano, a tale fine, l’articolo 33 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, e successive modificazioni, e l’articolo 3, comma 5, della legge 23 dicembre 1986, n.898, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 27 ottobre 1986, n.701;

c) ove si accerti l’occupazione di almeno tre lavoratori stranieri irregolarmente presenti sul territorio nazionale, la sospensione delle attività dell'unità produttiva interessata per un mese, con esclusione delle attività concernenti cicli biologici agricoli o di allevamento del bestiame.

3. Le sanzioni amministrative pecuniarie previste per le infrazioni concernenti un rapporto di lavoro che riguardi un lavoratore straniero irregolarmente soggiornante sono raddoppiate.

 

Art. 3.

(Norma finanziaria)

 

1. L'attivazione del programma di assistenza ed integrazione sociale di cui all'articolo 18, comma 1, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, è subordinata al rispetto dei limiti delle risorse finanziarie di cui al comma 7 dello stesso articolo 18.

 

 

Art. 4.

(Entrata in vigore)

 

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

 

 


COMMISSIONI 1ª e 11ª RIUNITE
1ª (Affari Costituzionali)
11ª (Lavoro, previdenza sociale)

 

MERCOLEDÌ 4 APRILE 2007

7ª Seduta

 

Presidenza del Presidente della 11ª Commissione

TREU

 Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno Marcella Lucidi.

 La seduta inizia alle ore 9.

 

IN SEDE REFERENTE

 

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale.

(Seguito dell'esame e rinvio)

 

Riprende l'esame del provvedimento in titolo, sospeso nella seduta del 21 marzo scorso.

 

Il presidente TREU avverte che si procederà all'illustrazione degli emendamenti, riferiti al testo predisposto dai relatori, su mandato del Comitato ristretto, pubblicato in allegato al resoconto sommario della seduta delle Commissioni riunite svoltasi il 21 marzo.

 

Si passa all'illustrazione degli emendamenti riferiti all'articolo 1.

 

Il relatore per la 11a Commissione permanente LIVI BACCI (Ulivo) illustra l'emendamento 1.4, che intende definire meglio il rapporto della nuova fattispecie penale di grave sfruttamento del lavoro, introdotta con l'articolo 1, rispetto agli altri delitti contro la libertà individuale, di cui al Capo terzo, Titolo dodicesimo, Libro secondo del Codice penale.

 

Sono dati per illustrati gli emendamenti 1.1, 1.2 e 1.3.

 

Il senatore ZUCCHERINI (RC-SE) ritira quindi l'emendamento 1.5.

 

Viene altresì dato per illustrato l'emendamento 1.0.1.

 

Si passa all'illustrazione degli emendamenti all'articolo 2.

 

Il relatore per la 11a Commissione permanente LIVI BACCI (Ulivo) illustra l'emendamento 2.1, con cui viene reso esplicito l'intento, già emerso nel corso della discussione generale, di escludere la pena detentiva per il datore lavoro domestico non organizzato in forma d'impresa che occupi alle proprie dipendenze lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti.

L'emendamento 2.2 ha il fine di evitare una ripetizione, in quanto la materia oggetto del secondo periodo del comma 1 dell'articolo 2, lettera b), capoverso 12-bis - che si propone di sopprimere - è già definita - in termini peraltro più compiuti e chiari, anche sotto il profilo temporale - dal successivo comma 2, lettera b), dell'articolo 2. L'emendamento 2.3 è inteso esclusivamente ad esplicitare quanto già insito nel testo, mentre l'emendamento 2.4 ha il fine di coordinare l'introduzione delle due fattispecie delittuose, operata dal testo predisposto dai relatori, con la disciplina sulla responsabilità amministrativa delle società ed associazioni, di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.

In particolare, con l'emendamento si introducono oltre ad una sanzione pecuniaria a carico della società o associazione, differenziata tra i due predetti delitti in relazione alla diversa gravità delle relative pene, alcune sanzioni interdittive per la medesima società o associazione, in conformità con quanto previsto per molti altri reati della sezione I del capo III del titolo XII del libro II del codice penale, sezione in cui si inserisce il delitto di grave sfruttamento dei lavoratori.

Le sanzioni interdittive oggetto dell'estensione sono quelle previste dall'articolo 9, comma 2, del citato decreto legislativo n. 231 e trovano applicazione - ai sensi dell'articolo 25-quinquies, comma 2, dello stesso decreto legislativo n. 231 - per una durata non inferiore ad un anno.

 

Il senatore PASTORE (FI) osserva che il disegno di legge, nel testo predisposto dai relatori, interviene in modo articolato sia nella materia penale, sia più in generale, nella disciplina sanzionatoria, con riferimento ai due delitti introdotti con l'articolo 1, comma 1 e con la novella che inserisce il comma 12-bis dopo il comma 12 dell'articolo 22 del decreto legislativo n. 286 del 1998. Ritiene pertanto molto importante, ai fini dell'ulteriore prosecuzione dell'esame, un'attenta valutazione, da parte delle Commissioni riunite, delle indicazioni e delle segnalazioni che potranno essere contenute nel parere che la Commissione giustizia si accinge ad esprimere sul testo predisposto dai relatori e sugli emendamenti ad esso riferiti.

 

Il PRESIDENTE avverte che la illustrazione degli emendamenti riferiti al testo predisposto dai relatori è conclusa.

 

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 9,30.


 

EMENDAMENTI AL NUOVO TESTO PROPOSTO DAI RELATORI PER IL DISEGNO DI LEGGE

1201

 

 

Art. 1

 

1.4 LIVI BACCI, relatore

Al comma 1, sostituire le parole: «Chiunque, fuori dei casi di cui all'articolo 600,» con le seguenti: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque».

 

1.1 TIBALDI

Al comma 1, dopo le parole: «sottoponendo gli stessi», sopprimere la parola: «grave».

 

1.5 ZUCCHERINI

Dopo le parole: «norme contrattuali e di legge», inserire le seguenti: «con particolare riferimento ad una retribuzione ridotta di un terzo o più dei contratti collettivi nazionali e degli accordi integrativi»

 

1.2 TIBALDI

Al comma 1, dopo le parole: «gravi violazioni di norme contrattuali e di legge», sostituire la parola: «e» con la parola: «o».

 

1.3 TIBALDI

Al comma 1, dopo le parole: «gestione delle prestazioni», sopprimere la parola: «gravemente».

 

1.0.1 GAGGIO GIULIANI, GRASSI

Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 1-bis.

(Permesso di soggiorno dei lavoratori

migranti in condizione di sfruttamento)

1. Dopo l'articolo 18 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, è inerito il seguente:

"Art. 18-bis.

1. Oltre che nelle ipotesi previste nell'articolo 18, i questori rilasciano uno speciale permesso di soggiorno per grave sfruttamento del lavoro, quando sia stato rilevato dalla pubblica autorità, inequivocamente, un rapporto di lavoro clandestino connotato da una delle seguenti caratteristiche:

a) previsione di una retribuzione ridotta di oltre un terzo rispetto ai minimi contrattuali previsti dai contratti collettivi di categoria o effettuata mediante pagamento irregolare;

b) sistematiche e comunque gravi violazioni delle disposizioni degli articoli 4, 5, 6, 7 e 9 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, in materia di disciplina dell'orario di lavoro e dei riposi giornalieri e settimanali;

c) violazione della disciplina in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro con esposizione dei lavoratori a gravi pericoli per la loro salute, sicurezza o incolumità;

d) reclutamento e avviamento al lavoro secondo le modalità previste punite dall'articolo 18 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni."

2. Il permesso di soggiorno, rilasciato a norma del presente articolo, ha la durata di sei mesi e può essere rinnovato per un anno, consente l'accesso ai servizi assistenziali e allo studio, nonchè l'icsrizione nelle liste di collocamento e lo svolgimento di lavoro subordinato, fatti salvi i requisiti minimi di età. Qualora, alla scadenza del permesso di soggiorno, l'interessato risulti avere in corso un rapporto di lavoro, il permesso può essere ulteriormente prorogato e rinnovato per la durata del rapporto medesimo o, se questo è a tempo indeterminato, con le modalità stabilite per tale motivo di soggiorno. Il permesso di soggiorno previsto dal presente articolo può essere altresì convertito in permesso di soggiorno per motivi di studio qualora il titolare sia iscritto ad un corso regolare di studio.».

 

 

Art. 2

 

2.1 LIVI BACCI

Al comma 1, lettera a), aggiungere, in fine, le parole: «.Al datore di lavoro domestico non organizzato in forma di impresa, nei casi di cui al precedente periodo, si applica la sola ammenda di 4.000 euro per ogni lavoratore impiegato.».

 

2.2 LIVI BACCI, relatore

Al comma 1, lettera b), capoverso 12-bis, sopprimere il secondo periodo.

 

2.3 LIVI BACCI, relatore

Al comma 2, lettera b), aggiungere alla fine del primo periodo le seguenti parole: «e la revoca dei suddetti benefici già concessi per il medesimo anno o campagna».

 

2.4 LIVI BACCI, relatore

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

«2-bis. All'articolo 25-quinquies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e successive modificaizoni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, lettera b), le parole"e 600-quinquies"sono sostituite dalle seguenti:"600-quinquies e 603-bis";

b) dopo il comma 1, è inserito il seguente: "1-bis. La sanzione pecuniaria di cui alla lettera c) del comma 1 si applica all'ente anche in relazione al delitto di cui all'articolo 22, comma 12-bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.";

c) al comma 2, dopo le parole: "lettere a) e b),"sono inserite le seguenti:"e nel comma 1-bis";

d) dopo il comma 2 è inserito il seguente: "2-bis. Per i delitti di cui all'articolo 603-bis del codice penale e di cui all'articolo 22, comma 12-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, è esclusa in ogni caso dall'ambito delle sanzioni interdittive di cui all'articolo 9, comma 2, la sospensione delle attività concernenti cicli biologici agricoli o di allevamento del bestiame.».

 

 


COMMISSIONI1ª e 11ª RIUNITE
1ª (Affari Costituzionali)
11ª (Lavoro, previdenza sociale)

 

MERCOLEDÌ 18 APRILE 2007

8ª Seduta

 

Presidenza del Presidente della 11ª Commissione

TREU

 Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno Marcella Lucidi.

 

La seduta inizia alle ore 8,35.

 

IN SEDE REFERENTE

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale.

(Seguito dell'esame e rinvio)

 

Riprende l'esame del provvedimento in titolo, sospeso nella seduta del 4 aprile scorso.

 

Il presidente TREU, dopo aver ricordato che nella precedente seduta è stata effettuata l’illustrazione degli emendamenti (v. allegato al resoconto sommario della seduta del 4 aprile), fa presente che la 5a Commissione permanente, a causa del sovrapporsi di altri improrogabili impegni connessi allo svolgimento dell'esame parlamentare di disegni di legge di conversione di decreti-legge, non ha potuto ancora esprimere il parere sul testo predisposto dai relatori (v. allegato al resoconto sommario della seduta del 21 marzo), e sui predetti emendamenti, ad esso riferiti.

Informa inoltre la Commissione che è pervenuto, in data 11 aprile 2007, il parere della 2a Commissione sul testo predisposto dai relatori e sui relativi emendamenti.

 

Il relatore per la 11a Commissione LIVI BACCI (Ulivo) fa presente, in merito all’osservazione contenuta nel parere della Commissione giustizia inerente all’impiego di lavoratori stranieri occupati nel settore domestico, che la stessa può ritenersi integralmente accolta dall'emendamento 2.1, che esclude la pena detentiva per il datore lavoro domestico non organizzato in forma d'impresa che occupi alle proprie dipendenze lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti.

La norma finanziaria di cui all'articolo 3 del testo predisposto dai relatori risulta inoltre idonea a consentire, come sollecitato nel parere della Commissione giustizia, l'inclusione del lavoratore clandestino di cui sia stata accertata la condizione di sfruttamento nel programma di assistenza ed integrazione sociale, previsto dal comma 1 dell'articolo 18 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione, ferma restando l'esigenza di mantenersi nei limiti delle risorse finanziarie disponibili.

Nel parere della Commissione giustizia si prospetta poi l’opportunità di specificare con maggiore precisione le condizioni del rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, di cui all’articolo 18 del testo unico in materia di immigrazione. Tale osservazione non risulta pienamente in linea con l’impostazione seguita dal comitato ristretto, nell’ambito del quale è emerso l'orientamento di non intervenire direttamente sull’attuale formulazione del già citato articolo 18. Poiché la questione è comunque meritevole di più attenta considerazione, potrà essere opportuno effettuare ulteriori approfondimenti, senza escludere la possibilità di integrare il testo, anche attraverso la presentazione di appositi emendamenti per la discussione in Assemblea.

Infine, relativamente all’osservazione inerente alla fattispecie criminosa introdotta con l’articolo 603-bis, il relatore osserva che nel testo all'esame si è optato per una formulazione della disposizione in questione che, pur nel rispetto del principio di tassatività della norma penale, non si risolvesse tuttavia in una mera elencazione - tanto meno in una esemplificazione - dei comportamenti penalmente rilevanti.

 

Il relatore per la 1a Commissione Fernando ROSSI (Misto-Consum) dichiara di non avere ulteriori considerazioni da svolgere in merito al parere espresso dalla 2a Commissione permanente.

 

Il presidente TREU, richiamata l'esigenza di pervenire ad una sollecita conclusione dell'esame in sede referente del disegno di legge in titolo, auspica che le Commissioni riunite possano procedere alle votazioni entro la prima settimana del mese di maggio.

 

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 8,45.

 

 


 

COMMISSIONI 1ª e 11ª RIUNITE
1ª (Affari Costituzionali)
11ª (Lavoro, previdenza sociale)

 

MERCOLEDÌ 9 MAGGIO 2007

9ª Seduta

 

Presidenza del Presidente della 11ª Commissione

TREU

 Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno Marcella Lucidi.

 

La seduta inizia alle ore 14,40.

 

IN SEDE REFERENTE

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale.

(Seguito dell'esame e rinvio)

 

Riprende l'esame del provvedimento in titolo, sospeso nella seduta del 18 aprile scorso.

 

 Il presidente TREU ricorda che nella precedente seduta è stata completata l’illustrazione degli emendamenti (pubblicati in allegato al resoconto sommario della seduta del 4 aprile) precisando altresì che l’emendamento 1.2 è da considerarsi inammissibile, in quanto privo di portata modificativa. Avverte quindi che in data odierna la 5° Commissione permanente ha espresso parere di nulla osta sul testo predisposto dai relatori, già pubblicato in allegato al resoconto sommario della seduta del 21 marzo, condizionandolo, però, alla soppressione dell'articolo 3, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Sugli emendamenti il parere è altresì di nulla osta, salvo che per l'emendamento 1.0.1, sul quale il parere è contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

 

 Il relatore per la 11a Commissione permanente LIVI BACCI (Ulivo) fa presente che ha presentato alcuni emendamenti ulteriori, con finalità di coordinamento formale del testo – e in particolare gli emendamenti 1.Coord.1, 1.Coord.2 e 2.Coord.1 - ed altresì l’emendamento 3.1, atto a recepire la condizione apposta nel parere espresso dalla 5a Commissione, testé illustrata dal Presidente.

 

 Si passa alla votazione degli emendamenti riferiti all'articolo 1.

 

 Il relatore per la 11a Commissione permanente LIVI BACCI (Ulivo) raccomanda l’accoglimento degli emendamenti 1.4, 1.Coord.1 e 1.Coord.2, invitando invece i proponenti a ritirare gli emendamenti 1.1, 1.3 e 1.0.1, e annunciando parere contrario su di essi, ove tale invito non sia accolto.

 

 La rappresentante del GOVERNO dichiara di conformarsi al parere testé espresso dal relatore Livi Bacci.

 

 Si passa alla votazione degli emendamenti riferiti all’articolo 1.

 

 Il senatore TIBALDI (IU-Verdi-Com) dichiara di non aderire all’invito al ritiro formulato dal relatore Livi Bacci, relativamente agli emendamenti 1.1 e 1.3, preannunciando a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto favorevole in ordine agli stessi.

 

 Con separate votazioni le Commissioni riunite accolgono gli emendamenti 1.4 e 1.Coord.1.

 

 Dopo che, posti separatamente ai voti, sono stati respinti gli emendamenti 1.1 e 1.3, le Commissioni riunite accolgono l’emendamento 1.Coord.2.

 

Viene quindi accolto l’articolo 1 nel testo conseguente alle modifiche precedentemente introdotte.

 

 Si passa alla votazione dell’unico emendamento aggiuntivo inerente all’articolo 1.

 

 Il senatore ZUCCHERINI (RC-SE) rileva che la sanzione accessoria originariamente prevista all’articolo 2, comma 2, lettera c) del testo normativo in esame - e poi trasposta nel secondo capoverso dell'articolo 1 a seguito dell'accoglimento dell'emendamento 1.coord.2 - andrebbe estesa ai casi in cui si accerti l’occupazione anche di un solo lavoratore straniero irregolarmente presente sul territorio nazionale.

 Inoltre, la disposizione contenuta nell’emendamento 2.1, relativa al lavoro domestico, andrebbe circoscritta ai soli casi in cui il datore abbia assunto un solo lavoratore, con conseguente applicabilità dell’ordinario regime sanzionatorio ai datori che impieghino contestualmente più unità di personale domestico irregolarmente presente sul territorio italiano.

 Ritiene infine che dovrebbe essere recepita l’osservazione contenuta nel parere espresso dalla Commissione giustizia, riguardante l’esigenza di descrivere in maniera più puntuale la fattispecie criminosa di grave sfruttamento.

 

La rappresentante del GOVERNO precisa che qualora fosse accolto l’emendamento 1.0.1 lo stesso finirebbe per espletare un’incidenza indiretta anche sulla fattispecie penale contemplata nell’ambito dell’articolo 1 testé approvato dalle Commissioni riunite, determinando un’incongruenza e una contraddittorietà interna nell’ambito del testo normativo in esame.

 

Il relatore per la 11a Commissione permanente LIVI BACCI (Ulivo) dichiara di condividere l'opinione testé espressa dalla rappresentante del Governo.

 

 Il senatore PASTORE (FI) osserva che il successivo articolo 2 del disegno di legge in esame interviene sulla disciplina dell'immigrazione, oggetto di un apposito disegno di legge delega di riordino, approvato dal Consiglio dei ministri. Il Governo dovrebbe specificare le sue intenzioni, precisando se intende includere nel disegno di legge n. 1201 anche norme diverse da quelle della fattispecie penale di grave sfruttamento del lavoro.

 

 Il senatore MANTOVANO (AN) condivide le perplessità del senatore Pastore: a suo giudizio è necessario risolvere in via preliminare la questione della possibile sovrapposizione fra le norme di cui all'articolo 2 e quelle del disegno di legge governativo di riordino del testo unico sull'immigrazione.

 

Il sottosegretario LUCIDI fa presente che i profili attinenti al grave sfruttamento del lavoro non sono contemplati dal disegno di legge governativo recante una delega per il riordino della normativa in materia di immigrazione e conseguentemente è opportuno che l'esame parlamentare del disegno di legge in titolo continui.

 

Il senatore GALLI (LNP) rileva preliminarmente che la posizione della coalizione di centro-sinistra sul problema dell'immigrazione non è unitaria, atteso che le esternazioni del ministro Ferrero su tali profili risultano in palese contrasto con le opinioni espresse dal Presidente del Consiglio.

Sottolinea quindi che la disciplina penale all'esame incide indirettamente sui profili contenuti nell’articolo 18 del testo unico per l’immigrazione, relativi alla concessione del permesso di protezione sociale alle vittime dei comportamenti criminosi posti in essere da soggetti dediti allo sfruttamento, che vanno peraltro sanzionati, congiuntamente agli stranieri che si introducono abusivamente e clandestinamente nel territorio italiano.

Va poi rilevato che il parere contrario espresso dalla 5a Commissione permanente sull’emendamento 1.0.1 per motivi attinenti alla copertura finanziaria costituisce una conferma indiretta del fatto che il fenomeno dell’immigrazione non determina alcun beneficio economico per il Paese, come sostengono invece le forze politiche della sinistra.

 

 Il presidente della 1a Commissione permanente BIANCO (Ulivo) condivide la necessità di chiarire i confini tra l'iter della delega legislativa per la revisione del testo unico sull'immigrazione e il testo in esame, tenendo conto della fase ormai avanzata di esame del disegno di legge n. 1201.

 

Il sottosegretario LUCIDI dopo aver fatto presente che le Commissioni riunite hanno finora svolto un’istruttoria approfondita e completa sul disegno di legge in esame, giungendo all’elaborazione di un testo pienamente condivisibile, evidenzia che nel corso dell’iter del disegno di legge delega sull'immigrazione si terrà sicuramente conto delle norme legislative che nel frattempo siano già state approvate relativamente al grave sfruttamento dei lavoratori immigrati.

 

 Il senatore MANTOVANO (AN) obbietta che il disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei Ministri fa esplicito riferimento alla materia del grave sfruttamento senza specificarne l'ambito. Pertanto, a suo avviso, il Governo dovrebbe espungere dal disegno di legge delega ogni riferimento alla fattispecie del grave sfruttamento del lavoro.

 

Il relatore per la 11a Commissione permanente LIVI BACCI (Ulivo) fa presente che in sede di Comitato ristretto si è scelto di non intervenire direttamente sulla disciplina contenuta nell'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione, concernente il permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, e che tale impostazione è stata largamente condivisa, sia da senatori delle forze politiche di maggioranza, sia da quelli delle forze politiche di opposizione.

 

 Il relatore per la 1a Commissione permanente Fernando ROSSI (Misto-Consum) sottolinea che l'introduzione del reato di grave sfruttamento del lavoro è un'importante novità e corrisponde a un'esigenza di protezione dei lavoratori, ma favorisce al tempo stesso l'emersione del lavoro nero e la fuoriuscita dalla clandestinità di molti immigrati. Si pronuncia quindi favorevolmente sull'emendamento 1.0.1.

 

Il senatore ZUCCHERINI (RC-SE) fa presente che le linee prefigurate in sede di Comitato ristretto non sono state pienamente seguite in fase di elaborazione del testo in esame da parte dei relatori.

 

La senatrice ALFONZI (RC-SE) dichiara di condividere la considerazione testé espressa dal senatore Zuccherini, precisando che se non si perverrà ai necessari chiarimenti prenderà in considerazione l'ipotesi di astenersi dal partecipare ulteriormente ai lavori delle Commissioni riunite.

 

Il senatore PASTORE (FI) preannuncia il voto contrario del suo Gruppo sull'emendamento 1.0.1 che, riproponendo l'originaria impostazione del disegno di legge governativo, riconduce nell'ambito della fattispecie di grave sfruttamento del lavoro fenomeni di rilievo minore.

 Precisa, inoltre, che l'eccezione sollevata circa la compatibilità delle disposizioni in esame con il disegno di legge delega per la revisione del testo unico sull'immigrazione non contraddice con le posizioni assunte in seno al comitato ristretto dalla sua parte politica, ma sottolinea una incongruenza che egli auspica sia risolta.

 

 Il senatore Fernando ROSSI (Misto-Consum) dichiara quindi di rinunciare all’incarico di relatore per la Commissione affari costituzionali.

 

 Il senatore MANTOVANO (AN) sollecita una sospensione dei lavori, per valutare le conseguenze della rinuncia all’incarico da parte di uno dei relatori.

 

 Il presidente della Commissione della 1a Commissione permanente BIANCO (Ulivo) assume le funzioni di relatore in sostituzione del senatore Fernando Rossi e si esprime in senso contrario sull'emendamento 1.0.1.

 

 Il PRESIDENTE non ravvisa la sussistenza di validi motivi per accogliere la richiesta di sospensione dell'esame, avanzata dal senatore Mantovano.

 

 Il senatore MALAN (FI) rileva che il cambio del relatore ha comportato una modifica del parere sull'emendamento 1.0.1.

 

 Il senatore MANTOVANO (AN) osserva che il disegno di legge delega per la revisione della disciplina sull'immigrazione non si riferisce a particolari disposizioni del testo unico e dunque non esclude un intervento nella materia trattata nel disegno n. 1201. Sollecita una risposta formale sulla questione della possibile sovrapposizione non solo nel merito, ma anche dal punto di vista procedurale, tra le disposizioni in esame presso il Senato rispetto a quelle approvate dal Consiglio dei ministri e che saranno esaminate in sede parlamentare.

 

 Il presidente della 1a Commissione permanente BIANCO(Ulivo), relatore, osserva che il Governo ha fornito esplicite assicurazioni, nel senso che la materia non formerà oggetto di esame specifico in sede di trattazione del disegno di legge delega.

 

Successivamente, il PRESIDENTE pone ai voti l'emendamento 1.0.1, che viene respinto dalle Commissioni riunite.

 

Si passa all’espressione dei pareri dei relatori e della rappresentante del Governo sugli emendamenti relativi all’articolo 2.

 

Il relatore per la 11a Commissione permanente LIVI BACCI (Ulivo), dopo aver dichiarato di ritirare l’emendamento 2.3, a propria firma, raccomanda l’accoglimento delle proposte emendative 2.1, 2.Coord.1, 2.2 e 2.4.

 

Il presidente della 1a Commissione permanente BIANCO (Ulivo), relatore, si esprime in senso favorevole sugli emendamenti 2.1, 2.Coord.1, 2.2 e 2.4.

 

La rappresentante del GOVERNO dichiara di conformarsi ai pareri testé espressi dai relatori, ad eccezione di quello relativo all’emendamento 2.1, per il quale si rimette alle Commissioni riunite.

 

Il seguito dell’esame è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 15,45.


 

EMENDAMENTI AL DISEGNO DI LEGGE (TESTO PREDISPOSTO DAI RELATORI)

1201

 

 

Art. 1

 

1.4 LIVI BACCI, relatore

Al comma 1, sostituire le parole: «Chiunque, fuori dei casi di cui all'articolo 600,» con le seguenti: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque».

 

1.Coord.1 LIVI BACCI, relatore

Al comma 1, sostituire le parole: «per ogni persona occupata» con le seguenti: «per ogni persona reclutata o occupata».

 

1.1 TIBALDI

Al comma 1, dopo le parole: «sottoponendo gli stessi a», sopprimere la parola: «grave».

 

1.2 TIBALDI

Al comma 1, dopo le parole: «gravi violazioni di norme contrattuali e di legge», sostituire la parola: «e» con la parola: «o».

 

1.3 TIBALDI

Al comma 1, dopo le parole: «gestione delle prestazioni», sopprimere la parola: «gravemente».

 

1.Coord.2 LIVI BACCI, relatore

Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 1-bis.

(Permesso di soggiorno dei lavoratori migranti in condizione di sfruttamento)

1. Dopo l'articolo 18 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, è inerito il seguente:

"Art. 18-bis.

1. Oltre che nelle ipotesi previste nell'articolo 18, i questori rilasciano uno speciale permesso di soggiorno per grave sfruttamento del lavoro, quando sia stato rilevato dalla pubblica autorità, inequivocamente, un rapporto di lavoro clandestino connotato da una delle seguenti caratteristiche:

a) previsione di una retribuzione ridotta di oltre un terzo rispetto ai minimi contrattuali previsti dai contratti collettivi di categoria o effettuata mediante pagamento irregolare;

b) sistematiche e comunque gravi violazioni delle disposizioni degli articoli 4, 5, 6, 7 e 9 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, in materia di disciplina dell'orario di lavoro e dei riposi giornalieri e settimanali;

c) violazione della disciplina in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro con esposizione dei lavoratori a gravi pericoli per la loro salute, sicurezza o incolumità;

d) reclutamento e avviamento al lavoro secondo le modalità previste e punite dall'articolo 18 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni."

2. Il permesso di soggiorno, rilasciato a norma del presente articolo, ha la durata di sei mesi e può essere rinnovato per un anno, consente l'accesso ai servizi assistenziali e allo studio, nonchè l'iscrizione nelle liste di collocamento e lo svolgimento di lavoro subordinato, fatti salvi i requisiti minimi di età. Qualora, alla scadenza del permesso di soggiorno, l'interessato risulti avere in corso un rapporto di lavoro, il permesso può essere ulteriormente prorogato e rinnovato per la durata del rapporto medesimo o, se questo è a tempo indeterminato, con le modalità stabilite per tale motivo di soggiorno. Il permesso di soggiorno previsto dal presente articolo può essere altresì convertito in permesso di soggiorno per motivi di studio qualora il titolare sia iscritto ad un corso regolare di studio.».

 

1.0.1 GAGGIO GIULIANI, GRASSI

Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 1-bis.

(Permesso di soggiorno dei lavoratori migranti in condizione di sfruttamento)

1. Dopo l'articolo 18 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, è inerito il seguente:

"Art. 18-bis.

1. Oltre che nelle ipotesi previste nell'articolo 18, i questori rilasciano uno speciale permesso di soggiorno per grave sfruttamento del lavoro, quando sia stato rilevato dalla pubblica autorità, inequivocamente, un rapporto di lavoro clandestino connotato da una delle seguenti caratteristiche:

a) previsione di una retribuzione ridotta di oltre un terzo rispetto ai minimi contrattuali previsti dai contratti collettivi di categoria o effettuata mediante pagamento irregolare;

b) sistematiche e comunque gravi violazioni delle disposizioni degli articoli 4, 5, 6, 7 e 9 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, in materia di disciplina dell'orario di lavoro e dei riposi giornalieri e settimanali;

c) violazione della disciplina in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro con esposizione dei lavoratori a gravi pericoli per la loro salute, sicurezza o incolumità;

d) reclutamento e avviamento al lavoro secondo le modalità previste e punite dall'articolo 18 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni."

2. Il permesso di soggiorno, rilasciato a norma del presente articolo, ha la durata di sei mesi e può essere rinnovato per un anno, consente l'accesso ai servizi assistenziali e allo studio, nonchè l'iscrizione nelle liste di collocamento e lo svolgimento di lavoro subordinato, fatti salvi i requisiti minimi di età. Qualora, alla scadenza del permesso di soggiorno, l'interessato risulti avere in corso un rapporto di lavoro, il permesso può essere ulteriormente prorogato e rinnovato per la durata del rapporto medesimo o, se questo è a tempo indeterminato, con le modalità stabilite per tale motivo di soggiorno. Il permesso di soggiorno previsto dal presente articolo può essere altresì convertito in permesso di soggiorno per motivi di studio qualora il titolare sia iscritto ad un corso regolare di studio.».

 

 

Art. 2

 

2.1 LIVI BACCI

Al comma 1, lettera a), aggiungere, in fine, le parole: «.Al datore di lavoro domestico non organizzato in forma di impresa, nei casi di cui al precedente periodo, si applica la sola ammenda di 4.000 euro per ogni lavoratore impiegato.».

 

2.Coord.1 LIVI BACCI, relatore

Al comma 1, lettera b), capoverso 12-bis, sopprimere il secondo periodo.

 

2.2 LIVI BACCI, relatore

Al comma 1, lettera b), capoverso 12-bis, sopprimere il secondo periodo.

 

2.3 LIVI BACCI, relatore

Al comma 2, lettera b), aggiungere alla fine del primo periodo le seguenti parole: «e la revoca dei suddetti benefici già concessi per il medesimo anno o campagna».

 

2.4 LIVI BACCI, relatore

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

«2-bis. All'articolo 25-quinquies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, lettera b), le parole "e 600-quinquies" sono sostituite dalle seguenti: "600-quinquies e 603-bis";

b) dopo il comma 1, è inserito il seguente: "1-bis. La sanzione pecuniaria di cui alla lettera c) del comma 1 si applica all'ente anche in relazione al delitto di cui all'articolo 22, comma 12-bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.";

c) al comma 2, dopo le parole: "lettere a) e b)," sono inserite le seguenti: "e nel comma 1-bis";

d) dopo il comma 2 è inserito il seguente: "2-bis. Per i delitti di cui all'articolo 603-bis del codice penale e di cui all'articolo 22, comma 12-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, è esclusa in ogni caso dall'ambito delle sanzioni interdittive di cui all'articolo 9, comma 2, la sospensione delle attività concernenti cicli biologici agricoli o di allevamento del bestiame.».

 

Art. 3

 

3.1 LIVI BACCI, relatore

 Sopprimere l'articolo.

 

 

 

 


COMMISSIONI 1ª e 11ª RIUNITE
1ª (Affari Costituzionali)
11ª (Lavoro, previdenza sociale)

 

MERCOLEDÌ 16 MAGGIO 2007

10ª Seduta

 

Presidenza del Presidente della 11ª Commissione

TREU

 

La seduta inizia alle ore 14.

 

IN SEDE REFERENTE

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale.

(Seguito e conclusione dell'esame)

 

Riprende l'esame del provvedimento in titolo, sospeso nella seduta del 9 maggio scorso.

 

Il presidente TREU ricorda che nella precedente seduta è stata completata la votazione di tutti gli emendamenti presentati in ordine all'articolo 1 e sono stati espressi i pareri dei relatori e del rappresentante del Governo su tutti gli emendamenti inerenti all’articolo 2.

 

Il relatore per l'11a Commissione LIVI BACCI (Ulivo) illustra quindi la proposta di coordinamento 1.Coord.3 che, accogliendo nella formulazione anche un suggerimento del senatore FISICHELLA (Ulivo), al comma 1 configura espressamente come alternative la fattispecie della grave violazione di norme contrattuali, quella delle gravi violazioni di legge, nonché quella inerente al trattamento personale gravemente degradante, con la conseguenza che il ricorrere di uno solo dei tre predetti comportamenti determina l'applicabilità della sanzione penale in questione.

Raccomanda quindi l'accoglimento della proposta emendativa di cui trattasi, sulla quale esprime parere favorevole anche il presidente BIANCO (Ulivo), relatore per la 1a Commissione.

Il relatore per l’11a Commissione, nel prendere quindi atto delle obiezioni avanzate nel corso della precedente seduta dal senatore Zuccherini, in ordine alla formulazione della lettera c) del secondo comma dell’articolo 1, nel testo già licenziato dalle Commissioni riunite, si riserva infine di presentare, per la discussione in Assemblea, un emendamento intesto a prevedere che, tra le sanzioni accessorie, la sospensione delle attività dell’unità produttiva interessata venga disposta nel caso in cui sia accertata l’occupazione di uno o più lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti sul territorio nazionale.

 

Si passa alla votazione degli emendamenti relativi all'articolo 2.

 

Il relatore LIVI BACCI (Ulivo) riformula l'emendamento 2.1 nel testo 2, precisando che tale modifica è volta a circoscrivere l'applicabilità della disposizione penale in questione ai soli casi in cui il datore di lavoro domestico non utilizzi contestualmente più di due lavoratori irregolarmente soggiornanti, restando invece applicabile la sanzione – più grave - prevista al comma 12 dell'articolo 22 del testo unico sull'immigrazione di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 per le situazioni di impiego di un numero superiore di lavoratori domestici.

Dopo che il relatore BIANCO (Ulivo) ha espresso parere favorevole sull’emendamento 2.1 (testo 2) lo stesso, posto ai voti, viene accolto dalla Commissione.

 

Successivamente, con separate votazioni, vengono accolti gli emendamenti 2.Coord.1, 2.2 e 2.4.

 

Posto ai voti viene quindi accolto l'articolo 2 del testo predisposto dai relatori, nella versione conseguente alle modifiche introdotte.

 

Si passa all'esame dell'emendamento 3.1 - integralmente soppressivo dell'articolo 3 – del quale il relatore LIVI BACCI (Ulivo) raccomanda l’accoglimento, ricordando che con esso viene recepita la condizione posta nel parere della 5a Commissione permanente, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione.

 

Dopo che il presidente BIANCO (Ulivo), relatore per la 1a Commissione permanente, ha espresso parere favorevole sull’emendamento 3.1, viene posto ai voti, ai sensi dell’articolo 102, comma 2, ultimo periodo, del Regolamento, il mantenimento dell'articolo 3, che viene respinto dalla Commissione.

 

Viene quindi posta ai voti e accolta la proposta di coordinamento 1.Coord.3.

 

Il PRESIDENTE avverte che la votazione degli emendamenti è conclusa.

 

Si passa alle dichiarazioni di voto sul testo predisposto dai relatori, nella versione conseguente alle modifiche accolte.

 

 Il senatore MALAN (FI) dichiara il voto favorevole del suo Gruppo rilevando, peraltro, l’erronea determinazione del Governo, di realizzare al contempo un intervento condivisibile come quello in esame e una revisione generale della disciplina dell’immigrazione. Osserva, in proposito, che mentre il testo appena definito dimostra come si possa adeguare la legislazione con misure dirette e anche condivise, il progetto di riordino generale della cosiddetta legge Bossi-Fini, che demanda a una legge delegata, non fa che perpetuare l’espropriazione sostanziale della funzione legislativa del Parlamento. La materia dell’immigrazione, inoltre, va trattata con equilibrio e discernimento: il testo in esame corrisponde a tali requisiti, ma una possibile revisione generale della normativa che abbia l’effetto di ridurre i controlli sull’immigrazione irregolare sarebbe in contraddizione con le misure appena approvate, fino a vanificarle. Ritiene, infatti, che nel contesto dell’immigrazione in Italia sia preferibile comunque agire in via preventiva, piuttosto che con la repressione, nei riguardi di fenomeni di sfruttamento così gravi come quelli che si intende contrastare.

 

 Il senatore Fernando ROSSI (Misto-Consum) annuncia il suo voto favorevole, pur rilevando che il testo originario del disegno di legge, come anche l’emendamento 1.0.1, non accolto dalle Commissioni riunite, avrebbero costituito una soluzione preferibile. Quei testi, infatti, avevano il pregio di definire una casistica rigorosa e certa delle forme possibili di grave sfruttamento. In ogni caso, il provvedimento assicura garanzie necessarie a chi intenda denunciare i casi di grave sfruttamento, consentendo di punire i responsabili.

 

Il senatore TURIGLIATTO (Misto-SC) preannuncia il voto favorevole sul testo in esame, pur precisando di ritenere preferibile la formulazione originaria del disegno di legge n. 1201, a suo avviso maggiormente puntuale nel delineare le varie tipologie di grave sfruttamento del lavoro.

 

Il senatore ZUCCHERINI (RC-SE), dopo aver espresso apprezzamento per il lavoro di approfondimento effettuato in fase istruttoria preannuncia, anche a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto favorevole in ordine al testo in esame. Sottolinea altresì che, pur condividendo le ragioni sottese alla formulazione originaria del disegno di legge in titolo, ritiene tuttavia che la nuova versione rechi significativi profili migliorativi.

 

Il senatore TIBALDI (IU-Verdi-Com) preannuncia, anche a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto favorevole in ordine al testo in esame, evidenziando tuttavia che la formulazione originaria del testo in esame, contenuta nel disegno di legge n. 1201, risultava preferibile rispetto a quella elaborata successivamente, poichè prospettava un elenco dettagliato di situazioni di grave sfruttamento del lavoro, in modo tale da evitare possibili difformità interpretative in ordine a comportamenti penalmente rilevanti. Va poi precisato che la fattispecie delittuosa in questione riguarda non solo i lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti, ma anche quelli con regolare permesso di soggiorno nonché gli stessi lavoratori italiani, spesso sottoposti a situazioni di sfruttamento.

 

Il presidente TREU sottolinea che la formulazione del testo che le Commissioni riunite si accingono a varare, pur definendo con la necessaria precisione la nuova fattispecie penale di cui all’articolo 1, consente tuttavia in fase interpretativa i necessari margini di adattabilità.

 

 Poiché non vi sono altre richieste di intervenire per dichiarazione di voto, le Commissioni riunite conferiscono ai relatori Livi Bacci e Bianco il mandato di riferire favorevolmente all'Assemblea sul testo predisposto dai relatori medesimi, nella versione conseguente agli emendamenti accolti.

 

La seduta termina alle ore 14,30.

 


EMENDAMENTI AL DISEGNO DI LEGGE (TESTO PREDISPOSTO DAI RELATORI)

1201

 

Art. 1

 

1.Coord.3 LIVI BACCI, relatore

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «di norme contrattuali e di legge» con le seguenti: «di norme contrattuali o di legge ovvero ».

 

 

Art. 2

 

2.1 LIVI BACCI, relatore

Al comma 1, lettera a), aggiungere, in fine, le parole: «.Al datore di lavoro domestico non organizzato in forma di impresa, nei casi di cui al precedente periodo, si applica la sola ammenda di 4.000 euro per ogni lavoratore impiegato.».

 

2.1 (testo 2) LIVI BACCI, relatore

Al comma 1, lettera a), aggiungere, in fine, le parole: «.Al datore di lavoro domestico non organizzato in forma di impresa, nei casi di cui al precedente periodo, si applica la sola ammenda di 4.000 euro, qualora siano impiegati constestualmente non più di due lavoratori.».

 

2.Coord.1 LIVI BACCI, relatore

Al comma 1, lettera b), capoverso 12-bis, sostituire le parole: «Salvo che il fatto non costituisca più grave reato» con le seguenti: «Salvo che il fatto costuisca più grave reato».

 

2.2 LIVI BACCI, relatore

Al comma 1, lettera b), capoverso 12-bis, sopprimere il secondo periodo.

 

2.4 LIVI BACCI, relatore

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

«2-bis. All'articolo 25-quinquies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, lettera b), le parole "e 600-quinquies" sono sostituite dalle seguenti: "600-quinquies e 603-bis";

b) dopo il comma 1, è inserito il seguente: "1-bis. La sanzione pecuniaria di cui alla lettera c) del comma 1 si applica all'ente anche in relazione al delitto di cui all'articolo 22, comma 12-bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.";

c) al comma 2, dopo le parole: "lettere a) e b)," sono inserite le seguenti: "e nel comma 1-bis";

d) dopo il comma 2 è inserito il seguente: "2-bis. Per i delitti di cui all'articolo 603-bis del codice penale e di cui all'articolo 22, comma 12-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, è esclusa in ogni caso dall'ambito delle sanzioni interdittive di cui all'articolo 9, comma 2, la sospensione delle attività concernenti cicli biologici agricoli o di allevamento del bestiame.».

 

 

Art. 3

 

3.1 LIVI BACCI, relatore

 Sopprimere l'articolo.

 

 

 


Esame in sede consultiva

 


GIUSTIZIA (2a)

 

MARTEDÌ 6 MARZO 2007

60ª Seduta

 

Presidenza del Presidente

SALVI

 Intervengono il ministro per le politiche per la famiglia Rosy Bindi e il sottosegretario di Stato per la giustizia Scotti.

 

La seduta inizia alle ore 15.

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale

(Parere alle Commissioni 1a e 11a riunite. Esame e rinvio)

 

 Riferisce alla Commissione il senatore MANZIONE (Ulivo) il quale rileva che il disegno di legge in titolo è diretto a favorire condizioni di giustizia e di equità nell'impiego della manodopera extracomunitaria, contrastando così lo sfruttamento connesso alla condizione di clandestinità.

 Si tratta di un problema di rilevanti dimensioni ed egli ricorda in proposito di aver a suo tempo proposto all'Ufficio di presidenza della Commissione l'avvio di un'indagine conoscitiva sul fenomeno del traffico di esseri umani, che proprio alla luce dell'esame in sede consultiva di questo disegno di legge si palesa tanto più necessaria.

 L'oratore si sofferma dapprima sulle peculiari caratteristiche che riveste lo sfruttamento in nero di manodopera immigrata nell'agricoltura, specialmente nel Mezzogiorno, dove questo fenomeno di intreccia perversamente con quello delle false assunzioni di braccianti italiani al fine di lucrare indebite prestazioni previdenziali.

 Si assiste quindi ad una paradossale situazione dove numerose aziende agricole viene svolto in nero da immigranti clandestini quel lavoro che sulla carta viene svolto da italiani che percepiscono indebitamente prestazioni per le quali spesso - con ulteriore danno per l'I.N.P.S. - non sono versati i relativi contributi.

 Le condizioni nelle quali, poi, si svolge l'attività dei braccianti irregolari sono assolutamente drammatiche, come testimonia una recente inchiesta del settimanale "l'Espresso".

 Un altro settore nel quale lo sfruttamento di manodopera straniera irregolarmente presente sul territorio nazionale è poi quello dell'edilizia.

 Si tratta in definitiva di un fenomeno complesso che va affrontato da un lato sotto il profilo delle false assunzioni - intervenendo sia sulla legge sia sulle procedure amministrative e sulla gestione delle procedure informatiche - e dall'altro, come intende fare il disegno di legge in titolo, sotto il profilo dello sfruttamento dei lavoratori stranieri.

 Per quanto riguarda più in particolare la parte oggetto del parere di questa Commissione, va in primo luogo rilevato che viene introdotta una nuova fattispecie, appunto il "grave sfruttamento nei confronti di uno straniero", collocata sistematicamente nell'ambito dell'articolo 600 del codice penale, è punita con la reclusione da tre a otto anni e la multa di 9 mila euro per ogni lavoratore sfruttato.

 Se deve essere apprezzata la puntualità con cui vengono descritti gli elementi costitutivi della fattispecie stessa va osservato in primo luogo che la collocazione sistematica all'interno dell'articolo 600 del codice penale suscita perplessità dal momento che tale norma sanziona un'ipotesi ben più grave, quale la riduzione in schiavitù.

 In ogni caso sarebbe preferibile almeno allocare le modifiche alla fine dell'articolo e non dopo il primo comma.

 Va inoltre chiarito se per "grave sfruttamento" si debba intendere la definizione recata dall'articolo 1-bis del decreto legislativo n.286 del 1998, introdotto dall'articolo 1 del disegno di legge, e modificare la formulazione dell'articolo 380 del codice di procedura penale comma 2, lettera d), in materia di arresto obbligatorio in flagranza, al fine di chiarirne l'applicabilità o meno anche alla nuova fattispecie.

 Va inoltre considerata la necessità di rimodulare la pena prevista con riferimento a situazioni di minore allarme sociale, quali quelle pure molto diffuse relative ai lavoratori clandestini occupati nell'assistenza a persone non autosufficienti.

 L'oratore fa presente poi che il disegno di legge mentre novella l'articolo 18 del testo unico del predetto decreto legislativo n.286 del 1998 prevedendo il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale in presenza di una situazione di grave sfruttamento del lavoro, non chiarisce però se anche a questa situazione debba essere applicata la condizione prevista dal comma 1 dello stesso articolo, vale a dire l'accertato assoggettamento dello straniero al condizionamento dell'organizzazione criminale.

 Nell'esprimere perplessità sugli oneri del programma di assistenza e di integrazione sociale previsto dal disegno di legge, il senatore Manzione si sofferma sulla previsione della possibilità di disporre il sequestro dei luoghi di lavoro nei quali sia stata accertata l'occupazione illegale di almeno quattro stranieri irregolari, osservando che sarebbe opportuno precisare che il sequestro debba considerarsi riferito a specifici settori o rami produttivi e non all'intera azienda, nonché sull'introduzione delle pene accessorie della interdizione a contrattare con la pubblica amministrazione e la sospensione dell'attività di impresa e della relativa unità di impresa, per le quali è necessario un raccordo con le norme penali di riferimento.

 

 Il sottosegretario SCOTTI condivide le osservazioni del relatore, formulando altresì una serie di osservazioni.

 In particolare nell'articolo 1-bis del decreto legislativo n.286 del 1998, inserito dall'articolo 1, mentre è opportuno eliminare la parola "inequivocabilmente", va anche eliminata l'espressione "rapporto di lavoro clandestino", che non esiste nel nostro diritto, essendo peraltro sufficiente l'elencazione delle caratteristiche di questo rapporto di lavoro irregolare recate dalla norma stessa.

 Mentre poi alla lettera c) del suddetto articolo 1-bis va eliminata la limitazione recata dalla parola "gravi" alle infrazioni in materia di sicurezza, suscita perplessità la previsione dell'articolo 2-bis, recato dal comma 2, che potrebbe ritorcersi contro lo stesso lavoratore sfruttato.

 Nel condividere le perplessità sull'inserimento, poi, della nuova fattispecie incriminatrice dell'articolo 600 del codice penale, osserva come comunque la rubrica di questo vada modificata in maniera più congrua, e vada chiarito che il moltiplicatore legato al numero di lavoratori sfruttati è riferito esclusivamente alla pena pecuniaria. Infine è necessario evitare una duplicazione della fattispecie incriminatrice recata dall'articolo 12, comma 5, del predetto decreto legislativo n.286 del 1998.

 

 Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

 

 

 


 

GIUSTIZIA (2a)

 

MARTEDÌ 13 MARZO 2007

61ª Seduta

 

Presidenza del Presidente

SALVI

 Intervengono i sottosegretari di Stato per la giustizia Maritati e Scotti.

 

 La seduta inizia alle ore 14,30.

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale

(Parere alle Commissioni 1a e 11a riunite. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole con osservazioni)

 

 Prosegue l'esame sospeso nella seduta del 6 marzo scorso.

 

 Il presidente SALVI, nel dare il benvenuto in Commissione al senatore Turigliatto, cui formula, a nome di tutti i membri della Commissione giustizia, gli auguri di buon lavoro, ricorda che nella seduta precedente il senatore Manzione aveva svolto una relazione introduttiva.

 

 Il senatore MANZIONE (Ulivo) sottopone alla Commissione una bozza di parere che, oltre a contenere i rilievi da lui avanzati nella precedente seduta, recepisce anche le osservazioni del rappresentante del Governo. Si dichiara altresì disponibile a integrare il parere qualora emergessero ulteriori rilievi da parte di altri senatori. Dopo aver ribadito le sue perplessità circa la mancata assegnazione del disegno di legge alla Commissione giustizia la quale, a suo avviso, avrebbe dovuto ottenere la competenza esclusiva in ragione della natura di gran parte degli interventi contenuti nel provvedimento, osserva altresì che sia opportuno, nella fase di presentazione degli emendamenti, formulare proposte emendative volte a modificare il disegno di legge nel senso indicato dalla Commissione, atteso che il parere viene espresso prima che le Commissioni competenti abbiano predisposto un testo base.

 Il senatore esprime un parere favorevole con alcune osservazioni: in primo luogo, all'articolo 1-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, introdotto dall'articolo 1 del disegno di legge, ritiene opportuno sostituire le parole "inequivocamente, un rapporto di lavoro clandestino" con le altre "un rapporto di lavoro", ciò in quanto, da un lato il termine "inequivocamente" si presta a difficoltà interpretative e dubbi applicativi e, dall'altro, non appare giuridicamente corretta la nozione di "rapporto di lavoro clandestino".

 Rileva inoltre l'opportunità di chiarire, sempre al comma 1, se ai fini del rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale in caso di grave sfruttamento del lavoro, debba ricorrere anche l'elemento dell'accertato assoggettamento dello straniero al condizionamento di un'organizzazione criminale.

 Il senatore auspica che al comma 1-bis dell'articolo 18, si riformuli il comma 2-bis dello stesso articolo 18 introdotto dal comma 2, sempre dell'articolo 1, in quanto l'esclusione del lavoratore sfruttato dal programma di assistenza e integrazione sociale di cui ai commi 1 e 2 potrebbe di fatto rivolgersi contro il lavoratore stesso.

 L'oratore si sofferma quindi sulla necessità di una ricollocazione del reato di sfruttamento dei lavoratori, di cui al comma 2 dell'articolo 2. Secondo il senatore, per quanto sia preferibile distinguere questa ipotesi da quella, ben più grave, disciplinata dall'articolo 600 del codice penale, ritiene comunque indispensabile, qualora si intenda mantenere questa collocazione, configurare la descrizione della nuova fattispecie come un comma aggiuntivo, e non inserirla dopo il comma 1. Nel caso comunque che si decida di mantenere la collocazione nell'articolo 600, egli rileva l'opportunità di espungere il termine "servitù" dalla rubrica.

 Ritiene quindi necessario chiarire, sempre al comma 2 dell'articolo 2, se la nozione di "grave sfruttamento" si debba desumere dal predetto comma 1-bis dell'articolo 18 del decreto legislativo n. 286 del 1998, come introdotto dal comma 1 dell'articolo 1 del disegno di legge. Palesa altresì l'opportunità di sostituire, sempre al comma 2 dell'articolo 2, le parole "e con la multa" con le altre ", nonché con la multa", per fugare qualsiasi dubbio sulla circostanza che il moltiplicatore costituito dal numero di stranieri o minori sfruttati si applichi unicamente alla pena pecuniaria.

 Ritiene necessario chiarire se si applichi anche alla nuova fattispecie incriminatrice quanto previsto dalla lettera d) del comma 2 dell'articolo 380 del codice di procedura penale in materia di arresto obbligatorio in flagranza e osserva che, al comma 4 dell'articolo 3, occorre precisare che il sequestro dei luoghi di lavoro di cui al comma 4 dell'articolo 2 deve essere riferito a specifici settori o rami produttivi, e non necessariamente all'intera azienda.

 L'oratore manifesta il suo auspicio per una armonizzazione tra le pene accessorie previste dal comma 5 dell'articolo 2 e la disciplina generale delle pene accessorie di cui all'articolo 19 del codice penale e dell'incapacità di contrattare con le pubblica amministrazione di cui agli articoli 32-ter e 32-quater, sempre del codice penale.

 Raccomanda infine di evitare l'automatica estensione delle pesanti sanzioni previste dalla nuova normativa anche alle ipotesi di sfruttamento dei lavoratori irregolari che vengono adibiti alla assistenza di persone non autosufficienti, che, mentre rivestono minore gravità, costituiscono peraltro il comparto più rilevante, insieme all'agricoltura e all'edilizia, di utilizzazione di tali lavoratori stranieri.

 

 Il PRESIDENTE dichiara aperta la discussione generale.

 

 Il senatore CENTARO(FI), dopo aver dichiarato di condividere la proposta di parere predisposta dal senatore Manzione, rileva l'opportunità di un supplemento di riflessione in ordine all'inserimento, disposto dall'articolo 2, comma 2, del disegno di legge in titolo, del reato di reclutamento di mano d'opera e di illecita organizzazione di attività lavorativa all'interno dell'articolo 600 del codice penale, che disciplina il reato di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù. Ad avviso dell'oratore l'inserimento di tale fattispecie all'interno dell'articolo 600 del codice penale rischia di introdurre un ulteriore elemento di distonia interpretativa in una disposizione che già presenta notevoli problemi di coerenza sistematica, ritenendo invece auspicabile concepire la fattispecie de qua come un autonomo titolo di reato, anche perchè il comportamento penalmente rilevante è diverso rispetto a quello che integra la fattispecie di cui all'articolo 600.

 L'oratore rileva quindi la necessità di sostituire all'articolo 2, comma 5, lettera a), l'espressione "l'interdizione per un anno dal contrarre con la pubblica amministrazione" con l'altra "l'incapacità di contrarre con la pubblica amministrazione". Ciò per esigenze di coerenza sistematica rispetto all'articolo 32-quater del codice penale.

 

 Il senatore D'AMBROSIO (Ulivo) fa presente di aver presentato il disegno di legge n.774, anch'esso recante una modifica della legge n.286 del 1998, in quanto diretto a modificarne gli articoli 13 e 14, nel senso di cancellare l'anomala fattispecie di reato da essi prevista, vale a dire la violazione del decreto di espulsione. E' evidente non solo l'ingiustizia e l'illogicità di tale disposizione, dal momento che si fa discendere una pesante sanzione penale dalla mancata osservanza di un atto amministrativo, ma anche foriera di un sensibile aggravamento della già precaria situazione carceraria italiana, come dimostrano le dichiarazioni del ministro Mastella, il quale ha reso nota questa estate come negli ultimi anni siano transitate per le carceri italiane circa 12.000 persone ogni anno per effetto di questa norma.

 Nell'osservare come anche in relazione al disegno di legge da lui presentato, così come per il disegno di legge in titolo, appare poco comprensibile il criterio con cui si è proceduto all'assegnazione alla Commissione affari costituzionali, il senatore D'Ambrosio sottolinea la contiguità del tema dei due disegni di legge, in considerazione in particolare del fatto che il timore di incorrere nella sanzione penale per un lavoratore irregolare che sia già stato espulso è, evidentemente, un forte vincolo che induce a non denunciare situazioni di sfruttamento.

 Egli ritiene pertanto che sarebbe opportuno valutare l'idea che si proceda congiuntamente all'esame dei due disegni di legge.

 

 Il presidente SALVI osserva che l'auspicio espresso dal senatore D'Ambrosio esula dai limiti della sede consultiva in corso. Peraltro può certamente essere valutata l'ipotesi di integrare in sede di emendamenti il disegno di legge in esame con disposizioni nel senso di quelle indicate dal senatore D'Ambrosio.

 

 Il senatore DI LELLO FINUOLI (RC-SE) condivide le perplessità avanzate dal senatore Centaro in ordine all'inserimento della fattispecie di reato all'interno dell'articolo 600 del codice penale ritenendo auspicabile prevedere invece un titolo di reato autonomo.

 In proposito egli fa presente che vi sono già numerose pronunce giurisdizionali relative all'applicazione dell'articolo 600 a forme particolarmente qualificate di sfruttamento della mano d'opera straniera, sicchè non appare opportuno creare dubbi interpretativi inserendo in tale articolo una fattispecie punita meno gravemente, che evidentemente dovrebbe invece essere prevista autonomamente come norma di chiusura quando manchino elementi per l'incriminazione per il reato più grave.

 

 Il senatore VALENTINO (AN) osserva che l'inserimento, all'articolo 600 del codice penale, della fattispecie incriminatrice che sanziona il reclutamento di mano d'opera e l'organizzazione dell'attività lavorativa mediante violenza, minaccia intimidazione o grave sfruttamento rischia di riprodurre, seppure arricchita di alcuni elementi ulteriori, una fattispecie già sanzionata al primo comma dell'articolo 600. Ritiene quindi auspicabile l'inserimento del solo secondo comma della norma penale contenuta nel disegno di legge in titolo, quella che prevede l'aggravante nell'ipotesi in cui ad essere reclutati o sfruttati siano minori di anni 16 ovvero stranieri irregolarmente presenti nel territorio nazionale.

 

 Il senatore MANZIONE(Ulivo), dopo aver ringraziato la Commissione per i pregevoli contributi offerti, palesa la sua disponibilità a presentare una proposta di parere che tenga conto delle osservazioni avanzate dai senatori.

 

 La Commissione dà mandato al relatore a predisporre un parere che contempli i rilievi emersi nel corso del dibattito.

 

 

 


 

GIUSTIZIA (2a)

 

MERCOLEDÌ 4 APRILE 2007

69ª Seduta

 

Presidenza del Presidente

SALVI

 Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Scotti.

 

 La seduta inizia alle ore 14,35.

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale

(Parere alle Commissioni 1a e 11a riunite sul testo predisposto dai relatori e sui relativi emendamenti. Seguito dell'esame e rinvio)

 

 

 Il PRESIDENTE ricorda che la Commissione, in data 13 marzo 2007, aveva già espresso un parere favorevole con osservazioni sul testo del disegno di legge.

 Dal momento che la Commissione di merito ha predisposto un nuovo testo, che recepisce le osservazioni formulate dalla Commissione giustizia, invita l'estensore del parere, senatore Manzione, a riferire in merito.

 

 Il senatore MANZIONE (Ulivo) ribadisce preliminarmente la non esaustività delle misure contenute nel disegno di legge sotto il profilo della loro idoneità a prevenire e contrastare cosiddetto fenomeno del "caporalato", soprattutto perché il mercato del lavoro agricolo rappresenta oggi, in particolare in vaste aree del mezzogiorno, la nuova frontiera della criminalità, ove il grave fenomeno in discussione si inserisce nel circuito illecito delle false assunzioni, finalizzato a far ottenere ai falsi braccianti indebite prestazioni previdenziali.

 Dopo aver osservato che analoga preoccupazione pone il settore dell'edilizia, il senatore osserva che la soluzione non può unicamente concretarsi nella previsione di sanzioni con esclusive finalità di deterrenza, ma deve prevedere anche l'adozione di scelte - non soltanto legislative - finalizzate a prevenire il fenomeno delle assunzioni fittizie e delle aziende fantasma che, negli ultimi anni, ha caratterizzato negativamente il mercato del lavoro.

 Quanto alla nuova formulazione del testo del disegno di legge, l'oratore osserva con soddisfazione che esso recepisce le osservazioni già proposte dalla Commissione giustizia.

 In particolare egli condivide la collocazione sistematica del reato di grave sfruttamento dell'attività lavorativa nell'ambito dei delitti contro la personalità individuale, non - come era stato inizialmente previsto - all'interno dell'articolo 600 del codice penale, quanto all'interno di una nuova fattispecie, introdotta con l'articolo 603-bis. Al riguardo egli, rilevando l'opportunità di una più puntuale descrizione della fattispecie criminosa, dichiara di condividere l'emendamento 1.0.1, dei senatori Giuliano e Grassi, che reca una definizione precisa della nozione di grave sfruttamento.

 Il senatore valuta positivamente anche l'introduzione della fattispecie di occupazione di lavoratori stranieri alle proprie dipendenze, usufruendo dell'attività di intermediazione abusiva ovvero non autorizzata.

 Quanto ai profili di trattamento sanzionatorio previsto per l'ipotesi di occupazione di immigrati clandestini, l'oratore rileva che la previsione della pena dell'arresto da tre mesi ad un anno e l'ammenda pari a cinquemila euro, senza distinzione di sorta, necessiti di alcune correzioni. Al riguardo condivide l'emendamento 2.1 del senatore Livi Bacci il quale - considerando che l'occupazione irregolare di gran parte dei lavoratori extracomunitari consiste nell'assistenza a persone non autosufficienti - rimodula la sanzione nel senso di espungere la pena dell'arresto prevedendo l'applicazione della sola pena dell'ammenda pari a quattromila euro per ogni lavoratore impiegato.

 Il senatore si sofferma quindi sulla ragionevole inclusione del lavoratore clandestino, di cui sia stata accertata la condizione di sfruttamento, nel programma di assistenza ed integrazione sociale, pur nel rispetto dei limiti delle risorse finanziarie previste dall'articolo 18 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 287.

 Quanto allo speciale permesso di soggiorno, rilasciabile per motivi di protezione sociale dello straniero, in presenza di una situazione di violenza o grave sfruttamento, l'oratore osserva che il disegno di legge in titolo non contiene sufficienti specificazioni in ordine alle condizioni per il rilascio del permesso di soggiorno. Egli, pur ritenendo che, in virtù dell'espresso richiamo all'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione, il rilascio sia da ritenersi implicito in presenza delle medesime condizioni, l'oratore dichiara di auspicare l'introduzione di una norma che espressamente disciplini l'istituto.

 Infine il senatore appunta le sue riflessioni sulla previsione della misura cautelare reale del sequestro preventivo quando venga accertata l'occupazione illegale di almeno tre soggetti irregolarmente presenti sul territorio nazionale, ritenendo ragionevole prevedere la possibilità di disporre non il sequestro dell'intera azienda, bensì - considerata la pluralità di settori che potrebbero operare nello stesso contesto - il sequestro dello specifico settore o ramo produttivo ove il lavoratore risulta impiegato.

 Il relatore si riserva di presentare alla Commissione un parere nei termini indicati.

 

 Il presidente SALVI rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

 

 La seduta termina alle ore 15.

 


 

GIUSTIZIA (2a)

 

MERCOLEDÌ 11 APRILE 2007

70ª Seduta

 

Presidenza del Presidente

SALVI

 Intervengono i sottosegretari di Stato per la giustizia Maritati e Scotti.

 

 La seduta inizia alle ore 15,20.

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale

(Parere alle Commissioni 1a e 11a riunite sul testo predisposto dai relatori e sui relativi emendamenti. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole con osservazioni)

 

 Riprende l'esame sospeso nella seduta del 4 aprile scorso.

 

Dopo una breve illustrazione del senatore MANZIONE (Ulivo), la Commissione approva all'unanimità il parere allegato.

 

 La seduta termina alle ore 16,50.

 


 

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL TESTO PREDISPOSTO DAI RELATORI E SUI RELATIVI EMENDAMENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 1201

 

 

 La Commissione, esaminato il testo proposto dai relatori per il disegno di legge in titolo, per quanto di propria competenza, pur ribadendo la non esaustività dell'intervento normativo sotto il profilo dell'individuazione delle misure idonee a prevenire e contrastare il fenomeno del caporalato - rimane in particolare aperta l'esigenza di disciplinare i rilevanti profili previdenziali ad esso connessi - esprime parere favorevole, sottolineando come il nuovo articolato abbia complessivamente recepito le indicazioni recate dal parere precedente reso sul testo presentato dal Governo. Ritiene peraltro opportuno formulare le seguenti osservazioni:

 

- descrivere più puntualmente la fattispecie criminosa introdotta con l'articolo 603-bis, in particolare definendo con precisione la nozione di grave sfruttamento secondo i parametri indicati dall'emendamento 1.0.1;

- riformulare la pena comminata limitatamente all'ipotesi di impiego di lavoratori irregolari nel settore del lavoro domestico, secondo le indicazioni dell'emendamento 2.1.

 

 La Commissione ritiene altresì opportuno specificare con maggiore precisione le condizioni del rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, potendo non apparire esaustivo il rinvio all'articolo 18 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, nonché prevedere espressamente l’inclusione del lavoratore clandestino -di cui sia stata accertata la condizione di sfruttamento- nel programma di assistenza ed integrazione sociale, pur nel rispetto dei limiti delle risorse finanziarie di cui al comma 7, dello stesso articolo 18, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998.

 

 


 

AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3a)

 

Sottocommissione per i pareri

 

GIOVEDÌ 25 GENNAIO 2007

10ª Seduta

 

Presidenza del Presidente

TONINI

 

La Sottocommissione ha adottato le seguenti deliberazioni per i provvedimenti deferiti:

 

 

alle Commissioni 1a e 11a riunite:

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale: parere non ostativo.

 

 

 

 

 


 

BILANCIO (5a)

 

Sottocommissione per i pareri

 

GIOVEDÌ 3 MAGGIO 2007

61ª Seduta

 

Presidenza del Presidente

MORANDO

 Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Lettieri.

La seduta inizia alle ore 8,50.

 

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale

(Parere alle Commissioni 1a e 11a riunite sul testo proposto dai relatori ed emendamenti. Esame del testo e rinvio. Rinvio dell’esame degli emendamenti)

 

Il relatore LUSI (Ulivo) illustra il provvedimento in titolo ed i relativi emendamenti, segnalando, per quanto di competenza, che l’articolo 3 del provvedimento (Norma finanziaria) prevede che l’attivazione dei programmi di assistenza ed integrazione sociale di cui all’articolo 18, comma 1, del Testo Unico sull’immigrazione, sia subordinata al rispetto dei limiti delle risorse finanziarie di cui al comma 7 del citato articolo 18. Al riguardo, segnala che il richiamato comma 7 dell’articolo 18 del T.U. immigrazione risulta formulato in termini di previsione di spesa, per cui non appare corretta la formulazione, di cui al provvedimento in esame, di un tetto di spesa riferito a risorse indicate invece in termini di previsione. Attesa la genericità della formulazione, non appare chiaro il riferimento della norma finanziaria del provvedimento in esame (articolo 3) ai soli effetti connessi alla previsione del nuovo delitto. Sembra dunque necessario acquisire chiarimenti sul tenore della disposizione, che, ove di tenore generale, potrebbe assumere una valenza di norma interpretativa dell’articolo 18 comma 7 citato, che tuttavia formalmente risulta formulato come previsione di spesa. Laddove, invece, la norma risultasse limitata a disciplinare i profili finanziari del provvedimento in esame, in relazione all’attuazione dei programmi di assistenza per i nuovi casi di delitto, occorrerebbe acquisire chiarimenti anche in relazione al rischio di contenzioso per il difforme trattamento nell’accesso ai programmi di assistenza, previsto per le diverse fattispecie di reati interessate.

 

Il presidente MORANDO interviene per chiedere chiarimenti in ordine al tenore del testo originario e all’evoluzione del medesimo nella formulazione proposta dai relatori presso la Commissione di merito.

 

Il sottosegretario LETTIERI rileva che l’articolo 3 del provvedimento è stato riscritto, rispetto all’originario testo, nell’ambito della proposta formulata dai relatori. Afferma, quindi, che il Governo ritiene necessario un ulteriore approfondimento al fine di esprimere un parere sul testo in esame.

 

Il senatore MORGANDO (Ulivo) pone all’attenzione del Governo l’opportunità di valutare l’inserimento della disciplina in esame nell’ambito della preannunciata riforma del testo unico sull’immigrazione, al fine di garantire una maggiore sistematicità della normativa.

 

Il senatore POLLEDRI (LNP) evidenzia che la riformulazione del testo in esame rispetto all’originario disegno di legge di iniziativa governativa non consente una piena valutazione da parte dei Commissari. Si sofferma, inoltre, sull’assenza di un approccio sistematico sulla disciplina della materia, stante l’opportunità dell’inserimento della disciplina in esame nell’ambito del preannunciato disegno di legge Amato-Ferrero.

 

Il presidente MORANDO evidenzia la necessità di un ulteriore approfondimento sul testo, attesa la necessità di esaminare la relazione tecnica relativa all’originario disegno di legge di iniziativa governativa, nonché una eventuale integrazione di tale relazione tecnica con riferimento al testo riformulato dai relatori.

 

Il senatore FERRARA (FI) si sofferma sull’asserita invarianza finanziaria del disegno di legge originario di iniziativa governativa, che non limitandosi ad assumere una natura meramente interpretativa prevede invece una nuova fattispecie di reato con effetti novativi.

 

Il presidente MORANDO preannuncia che laddove il Governo ritenesse di aderire al testo proposto dai relatori, risulterebbe necessaria la predisposizione di una integrazione alla relazione tecnica, in particolare con riguardo ai punti evidenziati dal relatore.

 

Il seguito dell’esame del testo è quindi rinviato.

 

 


 

BILANCIO (5a)

 

Sottocommissione per i pareri

 

MERCOLEDÌ 9 MAGGIO 2007

63ª Seduta (antimeridiana)

 

Presidenza del Presidente

MORANDO

 Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Casula.

 

La seduta inizia alle ore 9,15.

 

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale

(Parere alle Commissioni 1a e 11a riunite sul testo proposto dai relatori ed emendamenti. Seguito e conclusione dell’esame del testo. Parere condizionato, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione. Esame degli emendamenti. Parere in parte non ostativo; in parte contrario, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione)

 

Riprende l’esame del testo sospeso nella seduta del 3 maggio scorso.

 

Il presidente MORANDO ricorda che nella precedente seduta dedicata all’esame del provvedimento in titolo il rappresentante del Governo si era riservato di fornire i necessari chiarimenti. Invita il relatore a illustrare gli emendamenti.

 

Il relatore LUSI (Ulivo) illustra gli emendamenti relativi al disegno di legge in titolo, segnalando, per quanto di competenza, che la proposta 1.0.1, volta ad introdurre nel provvedimento un nuovo articolo 18-bis, nel prevedere uno speciale permesso di soggiorno al quale viene connesso l’accesso a servizi assistenziali e allo studio, risulta determinare maggiori oneri privi di copertura finanziaria.

Rileva, infine, che non vi sono osservazioni sui restanti emendamenti.

 

Il sottosegretario CASULA, per quanto concerne il testo del provvedimento, precisa che le disposizioni contenute nel provvedimento, introducendo il reato grave di sfruttamento dell’attività lavorativa, non hanno effetti sull’articolo 18 del T.U. n 286 del 1998. Ponendosi esclusivamente come norme interpretative di alcuni comportamenti penalmente rilevanti che, comunque, già ora entrano nel campo di applicazione delle misure di protezione previste nella citata disposizione del testo unico dell’immigrazione, non comportano, dunque, maggiori o nuovi oneri. L’articolo 3 del provvedimento appare, pertanto, superfluo, ribadendo sostanzialmente quanto disposto nel comma 7 del citato articolo 18. Peraltro, per quanto concerne la previsione che l’attivazione del programma di assistenza e integrazione di cui all’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione è subordinata al rispetto di limiti delle risorse finanziarie di cui al comma 7 dello stesso articolo 18, segnala che, a legislazione vigente, la realizzazione dei programmi di assistenza in parola avviene secondo modalità stabile da un comunicato del Ministro per le pari opportunità, che annualmente stabilisce, nell’ambito delle risorse assegnate al Dipartimento per le pari opportunità, il tetto massimo delle risorse destinate a cofinanziare l’attuazione dei programmi predisposti dagli enti locali interessati, e sottoposti all’approvazione del Ministero.

Conviene poi con il relatore in merito alla proposta 1.0.1, in quanto suscettibile di determinare maggiori oneri.

 

Il senatore FERRARA (FI) rileva che la Commissione dovrebbe esprimere un parere contrario, senza l’indicazione dell’articolo 81 della Costituzione, sul testo in esame in quanto con esso si interviene in modo frammentario su una materia – assai rilevante dal punto di vista della programmazione economica – quale quella dell’immigrazione.

 

Il relatore LUSI (Ulivo) non condivide le considerazioni svolte dal senatore Ferrara. Tuttavia, sulla base dei chiarimenti offerti dal Governo, propone di esprimere un avviso favorevole condizionato, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, alla soppressione dell’articolo 3, in quanto ribadisce ciò che avviene a legislazione vigente. Propone inoltre di esprimere avviso contrario sulla proposta 1.0.1 e avviso favorevole sui restanti emendamenti.

 

La Sottocommissione approva la proposta del relatore.

 

La seduta termina alle ore 9,35.

 

 

 


 

AGRICOLTURA E PRODUZIONE AGROALIMENTARE (9ª)

 

MARTEDÌ 23 GENNAIO 2007

43ª Seduta

 

Presidenza del Presidente

CUSUMANO

 Interviene il sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali Mongiello.

 

 La seduta inizia alle ore 15,40.

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale

(Parere alle Commissioni 1a e 11a riunite. Esame e rinvio)

 

 Il presidente CUSUMANO, in considerazione dell’assenza del senatore Massa, che non ha potuto partecipare alla odierna seduta, invita il senatore Marcora a riferire alla Commissione sul disegno di legge in esame, sostituendo il relatore per la seduta odierna.

 

Il senatore MARCORA (Ulivo) illustra il disegno di legge n. 1201, che contiene una serie di interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale. Su tale provvedimento, all’esame delle Commissioni 1a e 11a riunite, la Commissione agricoltura e produzione agroalimentare è stata chiamata ad esprimere il proprio parere.

 Il disegno di legge, che si compone di tre articoli, intende affrontare e contrastare il fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori stranieri presenti sul territorio nazionale, ma privi del relativo permesso di soggiorno. Questi lavoratori si trovano ad affrontare delle situazioni di sfruttamento spesso inenarrabili ad opera di soggetti senza scrupoli che ne utilizzano la manodopera in vari ambiti produttivi tra i quali, in particolare, l’edilizia e l’agricoltura.

 Al riguardo, ricorda la relazione, svolta dal ministro dell’interno Amato, nel corso dell’audizione resa a questa Commissione lo scorso 10 ottobre sulla recrudescenza di fenomeni di criminalità nelle campagne e nelle attività legate al comparto primario. In quella sede, emerse come il fenomeno del lavoro irregolare in agricoltura è particolarmente diffuso e investe un numero elevato di lavoratori che risulta spesso difficile da quantificare proprio a causa dell’irregolarità di tali situazioni.

 Sottolinea, inoltre, come con riguardo allo sfruttamento della manodopera straniera in agricoltura, la 9a Commissione ha votato all’unanimità, nella seduta del 9 novembre scorso, nel corso dell’esame congiunto, in sede consultiva, del documento XXII n. 10 e del documento XXII n. 11 un parere favorevole con osservazioni alla istituzione di un’apposita Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno del caporalato e sull’impiego di manodopera straniera in agricoltura nel Mezzogiorno.

 Per quanto attiene ai profili di merito, il provvedimento in esame si inserisce, prevalentemente, sull’impianto dell’articolo 18 del decreto legislativo n. 286 del 1998, che raccoglie in un testo unico le disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e le norme sulla condizione dello straniero.

 In particolare, l’articolo 1, modificando l’articolo 18 del decreto legislativo n. 286 del 1998, prevede il rilascio del permesso di soggiorno, per ragioni di protezione sociale, anche nei casi in cui venga accertata, dalla pubblica autorità, la sussistenza di rapporti di lavoro che vedano coinvolti dei cittadini stranieri irregolarmente presenti sul territorio nazionale. A questo proposito, il provvedimento individua una serie di ipotesi fra le quali segnala la previsione di una retribuzione inferiore di un terzo rispetto alle previsioni minime dei relativi contratti collettivi di categoria o la presenza di una serie di violazioni, gravi e reiterate, della disciplina dell’orario di lavoro o delle norme che regolano i profili della sicurezza e dell’igiene nei luoghi di lavoro, oltre al caso di forme di reclutamento che violino la normativa in materia di ricerca e selezione del personale.

 L’articolo in esame, però, al secondo comma non prevede, al fine di evitare oneri finanziari aggiuntivi, la partecipazione del lavoratore immigrato, che rientra in una delle ipotesi precedentemente descritte, ai programmi di assistenza e integrazione sociale attualmente previsti dal testo unico sull’immigrazione e sulla condizione dello straniero.

 L’articolo 2, invece, introduce una nuova fattispecie incriminatrice all’articolo 600 del codice penale prevedendo, accanto all’ipotesi di riduzione in schiavitù o servitù, quella dello sfruttamento di lavoratori. Tale previsione è volta, chiaramente, ad affrontare il grave fenomeno del caporalato, irrobustendo l’attuale apparato sanzionatorio dal punto di vista penale e amministrativo.

 L’articolo in esame, inoltre, prevede la possibilità di porre sotto sequestro i luoghi di lavoro nel caso in cui venga riscontrata l’occupazione illegale di almeno quattro lavoratori presenti irregolarmente sul territorio nazionale.

 Vengono altresì formulate alcune sanzioni accessorie che conseguono alla condanna per l’occupazione e lo sfruttamento di lavoratori stranieri irregolari. Fra queste segnala la perdita di eventuali agevolazioni o finanziamenti, siano essi di natura regionale, nazionale o comunitaria, oltre alla sospensione, per il periodo di un mese, dell’attività di impresa, nell’ipotesi di sfruttamento di almeno tre lavoratori stranieri irregolari.

 L’articolo 3, infine, disciplina l’entrata in vigore del provvedimento che non comporta, come emerge dalla relazione tecnica allegata.

 

Il seguito dell’esame è quindi rinviato.

 


 

AGRICOLTURA E PRODUZIONE AGROALIMENTARE (9ª)

 

MERCOLEDÌ 24 GENNAIO 2007

44ª Seduta

 

Presidenza del Presidente

CUSUMANO

 Interviene il sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali Mongiello.

 

 La seduta inizia alle ore 15,05.

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale

(Parere alle Commissioni 1a e 11a riunite. Seguito dell'esame e rinvio)

 

 Riprende l’esame sospeso nella seduta di ieri.

 

 Il presidente CUSUMANO ricorda che nella seduta di ieri il provvedimento è stato illustrato dal senatore Marcora che ha sostituito il relatore, senatore Massa, trattenuto da concomitanti impegni.

 

 Il senatore MASSA (Ulivo), relatore, ad integrazione della relazione della relazione già svolta dal senatore Marcora, sottolinea la rilevanza del provvedimento in esame che interviene in un ambito normativo già esistente definendo in maniera puntuale i casi di sfruttamento dei lavoratori immigrati privi del permesso di soggiorno, procedendo ad un inasprimento delle sanzioni previste. Ricordato, inoltre, quanto riferito dal ministro Amato nel corso dell’informativa resa alla Commissione, nella seduta del 10 ottobre scorso, sul fenomeno della criminalità delle campagne, evidenzia come il disegno di legge in titolo si inserisce nell’alveo del documento XXII n. 10 e del documento XXII n. 11, già esaminati congiuntamente dalla Commissione, volti ad istituire una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno del caporalato e sullo sfruttamento della manodopera in agricoltura nel Mezzogiorno d’Italia.

 Ribadita, quindi, la necessità di ricorrere a strumenti così incisivi come le Commissioni parlamentari di inchiesta, ricorda che il fenomeno dello sfruttamento di manodopera straniera irregolarmente presente sul territorio nazionale coinvolge il settore edilizio, maggiormente nella parte settentrionale del Paese, e il mondo agricolo prevalentemente nelle regioni del Mezzogiorno.

 Conclude, quindi, ribadendo una valutazione positiva del disegno di legge in esame che rappresenta una risposta concreta e un segnale importante nel contrasto ad un fenomeno così grave come quello dello sfruttamento dei lavoratori stranieri irregolari.

 

 Interviene, quindi, la senatrice NARDINI (RC-SE), sottolineando la validità e la rilevanza del disegno di legge in titolo, che affronta una tematica già esaminata dalla Commissione durante l’infomativa resa dal ministro Amato e nel corso dell’esame svolto sui documenti XXII, n. 10 e n. 11. Si sofferma, quindi, sul contenuto dell’articolo 1 del disegno di legge che, modificando l’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione e sulla condizione dello straniero, estende ai lavoratori che si trovano in condizioni di sfruttamento e di riduzione in schiavitù la normativa relativa alla concessione del permesso di soggiorno. Richiama, inoltre, l’attenzione sull’articolo 2, comma 4, relativo alla possibilità di sequestro dei luoghi ove si esercita l’attività di impresa, nei casi in cui si accerti uno sfruttamento di manodopera, paventando i rischi connessi per l’attività dell’azienda nell’ipotesi in cui vi sia un’attività sottoposta a cicli biologici, per la quale occorrerebbe prevedere la medesima disciplina prevista dal comma 5, lettera c), del medesimo articolo 2.

 

Il senatore SCARPA BONAZZA BUORA (FI), nell’osservare che appare sicuramente condivisibile l’obiettivo di debellare il grave fenomeno dello sfruttamento di manodopera straniera irregolare in agricoltura, ritiene, tuttavia, che si debba chiarire meglio l’impatto della nuova disciplina sanzionatoria, prevista in relazione al quadro normativo vigente.

 

 Interviene, quindi, la senatrice ALLEGRINI (AN) che, ricordato il contenuto dell’informativa resa dal ministro Amato, nella seduta del 10 ottobre scorso, manifesta perplessità sulle modalità con cui il disegno di legge in esame affronta un tema così delicato come il fenomeno dello sfruttamento di manodopera in agricoltura, che dovrebbe essere più attentamente valutato e monitorato. Paventa, quindi, i rischi che possono derivare dall’affrontare solamente un segmento di tale grave fenomeno, evidenziando i gravi contraccolpi per le aziende del comparto primario che deriverebbero dalle misure sanzionatorie previste dal provvedimento, come nel caso del sequestro dei luoghi in cui viene esercitata l’attività dell’impresa che ha fatto ricorso alla manodopera irregolare e in particolare dichiara di non ritenere comprensibile la ratio della esclusione operata a favore solo di alcuni tipi di aziende dall’articolo 2, comma 5, lettera c). Ricordate le gravi conseguenze che derivano dall’ingresso di numerosi clandestini nel territorio nazionale, manifesta forti perplessità sul provvedimento in titolo che rischia di scaricare sulle imprese le responsabilità che devono essere ricondotte alle strutture dello Stato.

 

 Interviene, per alcune precisazioni alla senatrice Allegrini, sul contenuto del disegno di legge in esame, il relatore MASSA (Ulivo).

 

 Il senatore Giovanni BATTAGLIA (Ulivo), nel ritenere non condivisibili i rilievi della senatrice Allegrini, sottolinea la coerenza del provvedimento in esame con quanto illustrato dal ministro Amato che, nel corso dell’informativa resa alla Commissione il 10 ottobre scorso aveva suggerito, fra le misure da adottare per combattere tale grave fenomeno, un inasprimento delle sanzioni per i soggetti che fanno ricorso allo sfruttamento di manodopera straniera irregolare. Rilevato, quindi, che risultano così tutelate le imprese agricole che impiegheranno solamente dei lavoratori regolari, ribadisce la necessità di riformare la normativa in materia di immigrazione nel senso di garantire al comparto primario un numero di lavoratori stranieri regolari pienamente adeguato alle esigenze del settore.

 

 Il senatore LOSURDO (AN) richiama l’attenzione sulla necessità di approfondire gli aspetti sanzionatori del disegno di legge in esame. Rileva, infatti, che nel provvedimento in esame la pretesa punitiva dello Stato appare eccessiva e sproporzionata, nel momento in cui non viene contrastato seriamente il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Rilevata, quindi, la superficialità con cui il disegno di legge affronta una tematica assai delicata come lo sfruttamento di manodopera straniera irregolare, stigmatizza i rischi che deriveranno alle imprese agricole dall’implementazione del provvedimento in esame. Pur essendo condivisibili le finalità del provvedimento in titolo, preannuncia, quindi, il voto contrario del suo Gruppo.

 

 Il seguito dell’esame è quindi rinviato.

 

 


 

AGRICOLTURA E PRODUZIONE AGROALIMENTARE (9ª)

 

MERCOLEDÌ 31 GENNAIO 2007

46ª Seduta

 

Presidenza della Vice Presidente

PIGNEDOLI

 Interviene il sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali Mongiello.

 

 La seduta inizia alle ore 15,10.

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale

(Parere alle Commissioni 1a e 11a riunite. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole)

 

 Riprende l’esame sospeso nella seduta del 24 gennaio scorso.

 

La presidente PIGNEDOLI ricorda che sono già intervenuti in sede di discussione generale i senatori Nardini, Scarpa Bonazza Buora, Allegrini, Battaglia Giovanni e Losurdo.

 Nessun altro chiedendo di intervenire, dichiara chiusa la discussione generale e dà la parola al relatore.

 

 Il relatore MASSA (Ulivo) propone di esprimere un parere favorevole sul provvedimento in esame, richiamando anche il dibattito svolto in Commissione nel corso dell’esame congiunto, in sede consultiva, del documento XXII, n. 10 e del documento XXII, n. 11, volti all’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno del caporalato e sull’impiego di manodopera straniera in agricoltura nel Mezzogiorno. Ribadita quindi la rilevanza del disegno di legge in titolo, che interviene riformando il testo unico sulle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e le norme sulla condizione dello straniero e l’articolo 600 del codice penale, conclude proponendo alla Commissione di esprimere un parere favorevole.

 

 Il sottosegretario MONGIELLO dichiara di condividere le considerazioni del relatore Massa. Richiamato, inoltre, il contenuto di alcuni interventi sugli organi di stampa in cui si descriveva la situazione di sfruttamento di manodopera in agricoltura presente nella regione Puglia, che ritiene non corrispondente alla realtà, sottolinea l’importanza del disegno di legge che affronta una problematica di particolare gravità come quella dello sfruttamento in agricoltura dei lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno. Esprime quindi parere favorevole sul provvedimento in titolo.

 

 Interviene, quindi, la senatrice ALLEGRINI (AN) che, esprimendo l’orientamento dei Gruppi parlamentari di opposizione, preannuncia un voto di astensione.

 

 Verificata la presenza del prescritto numero legale, la presidente PIGNEDOLI pone in votazione il conferimento del mandato al relatore ad esprimere un parere favorevole.

 

 La Commissione approva.

 

 

 

 


 

INDUSTRIA, COMMERCIO, TURISMO (10ª)

 

MERCOLEDÌ 7 FEBBRAIO 2007

27ª Seduta (antimeridiana)

 

Presidenza del Presidente

SCARABOSIO

 

 La seduta inizia alle ore 8,40.

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale

(Parere alle Commissioni 1ª e 11ª riunite. Esame e rinvio)

 

Il relatore CASOLI (FI) illustra il provvedimento in esame che introduce all'articolo 1 la definizione della fattispecie di grave sfruttamento del lavoro, ai fini dell'applicazione della disciplina sul permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale di cui all'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione contenuto nel decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. A tal fine stabilisce che il grave sfruttamento del lavoro consiste in un rapporto di lavoro - con uno straniero clandestino - caratterizzato dai seguenti elementi: previsione di una retribuzione ridotta di oltre un terzo rispetto ai minimi stabiliti dai contratti collettivi di categoria; sistematiche e gravi violazioni delle norme relative alla disciplina dell'orario di lavoro e dei riposi giornalieri e settimanali; gravi violazioni della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, con esposizione dei lavoratori a gravi pericoli; violazione delle norme in materia di reclutamento ed avviamento al lavoro, oggetto delle sanzioni di cui all'articolo 18 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, relativo all'occupazione e al mercato del lavoro.

Al comma 2 dello stesso articolo 1 viene chiarito che quando viene accertata la situazione di sfruttamento, al lavoratore immigrato non si applica il programma di assistenza ed integrazione sociale che è previsto dal citato articolo 18 del testo unico sull’immigrazione per altri casi di sfruttamento. La relazione governativa spiega in proposito che tale disposizione è motivata dalla necessità di non determinare oneri finanziari. 

 Il successivo articolo 2 introduce una nuova fattispecie all'articolo 600 del codice penale diretta anche a contrastare il fenomeno del caporalato, prevedendo la relativa disciplina sanzionatoria. A tale proposito il Relatore ricorda che il problema dell'impiego irregolare nei cantieri edili è stato di recente affrontato dal decreto-legge n. 223 del 2006. In particolare, nel comma 4 dell'articolo 2 è previsto il sequestro dei luoghi di lavoro nei quali sia stata accertata l'occupazione illegale di almeno quattro lavoratori immigrati irregolari. Tale disposizione, ad avviso del Relatore, necessita forse di una maggiore precisazione nel senso che tale sequestro venga riferito solo a specifici settori o segmenti produttivi e non all'intera azienda, dato che in una stessa realtà operativa può rinvenirsi l'attività di una pluralità di imprese. Occorrerebbe peraltro valutare, alla luce della disciplina penalistica, la congruità della misura del sequestro, dato che nei casi previsti dal disegno di legge in esame essa non è certamente finalizzata alla conservazione di un corpo di reato, né a un definitivo provvedimento di confisca e tali aspetti non possono non avere una peculiare rilevanza con riferimento ai contesti produttivi aziendali. Sempre nell'ambito della disciplina sanzionatoria prevista dall'articolo 2, va richiamata poi l'attenzione sulle disposizioni della lettera c) del comma 5: alla condanna per qualunque delitto che concerne lo sfruttamento di lavoratori stranieri secondo la fattispecie di cui al precedente articolo 1, consegue la sospensione delle attività di impresa o della relativa unità di impresa per un mese, nel caso in cui si accerti l'occupazione di almeno tre lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale e nelle condizioni di cui all'articolo 18, comma 1-bis del decreto legislativo n. 286 del 1998.

 Secondo la relazione illustrativa presentata dal Governo, il provvedimento intende specificare quali sono gli elementi che concorrono a determinare la fattispecie di "grave sfruttamento del lavoro", al fine di contrastare il grave fenomeno. Tuttavia il Relatore ritiene opportuna un'attenta riflessione per verificare che la normativa proposta sia efficace per realizzare gli obiettivi prefigurati, considerato che, come è stato già da alcune parti rilevato, le organizzazioni criminali potrebbero utilizzare a proprio vantaggio le norme sull'immigrazione, vanificando la normativa proposta e aggirando la disciplina stessa sull'immigrazione recata nel decreto legislativo n. 286 del 1998.

 Infatti, l'articolo 1 del provvedimento in esame novella l'articolo 18 della disciplina sull'immigrazione prevedendo il rilascio del permesso di soggiorno "per motivi di protezione sociale" nonché nell'ipotesi di una situazione di "grave sfruttamento del lavoro" nel caso di lavoro clandestino acclarato. In merito, il Relatore ricorda che l'articolo 18 del decreto legislativo n. 286 tende ad accertare e a reprimere gravi situazioni di violenza e di sfruttamento che si realizzino in un contesto di criminalità organizzata: diversamente, la fattispecie introdotta dall'articolo 1 del provvedimento in esame va inquadrata in altro e differente contesto, anche se è certamente condivisibile la finalità di reprimere oltre che di prevenire condotte illecite nei contesti lavorativi e produttivi.

 

 Il seguito dell’esame è quindi rinviato.

 

 

 


 

INDUSTRIA, COMMERCIO, TURISMO (10ª)

 

GIOVEDÌ 8 FEBBRAIO 2007

29ª Seduta

 

Presidenza del Presidente

SCARABOSIO

indi del Vice Presidente

MANINETTI

 Interviene il sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico Giaretta.

 

 La seduta inizia alle ore 9,30.

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale

(Parere alle Commissioni 1ª e 11ª riunite. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole con osservazioni)

 

 Riprende l’esame sospeso nella seduta antimeridiana di ieri.

 

 Il relatore CASOLI (FI) illustra una proposta di parere favorevole con osservazioni che, posta ai voti, risulta accolta dalla Commissione (pubblicata in allegato).

 


 

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO
DI LEGGE N. 1201

 

 

 La Commissione, esaminato, per quanto di competenza, il disegno di legge in titolo, esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni:

 

1) che venga precisata la disposizione recante la misura del sequestro dei luoghi di cui al comma 4 dell'articolo 2, ritenendo che l’adozione di tale misura, così formulata, possa creare situazioni di eccessivo disagio per le imprese e i lavoratori;

 

2) che, riguardo all'articolo 2, comma 5, lett. c), sia inserita, accanto alla previsione dell'occupazione di almeno tre lavoratori, anche quella di una percentuale minima dei lavoratori dell'impresa, in modo tale che la sanzione ivi prevista - e cioè la sospensione della relativa unità di impresa - sia proporzionata alle effettive dimensioni dell'impresa stessa;

 

3) il quadro sanzionatorio delineato dal comma 2 dell'articolo 2, che prevede la pena detentiva fino ad otto anni, appare non equilibrata rispetto al quadro penale vigente.

 

 

 


 

POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA (14ª)

 

Sottocommissione per i pareri (fase discendente)

 

MERCOLEDÌ 24 GENNAIO 2007

2ª Seduta

 

Presidenza della Presidente

SOLIANI

 

La Sottocommissione ha adottato le seguenti deliberazioni per i provvedimenti deferiti:

 

 alle Commissioni 1a e 11a riunite:

 

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale  : parere favorevole.

 

 

 

 


 

Commissione parlamentare per le questioni regionali

 

Resoconto di mercoledì 7 febbraio 2007

 


SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 7 febbraio 2007. - Presidenza del presidente Leoluca ORLANDO.

 

La seduta comincia alle 14.50.

 

Disegno di legge recante «Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale».

S. 1201 Governo.

(Parere alle Commissioni riunite 1a e 11a del Senato).

(Esame e conclusione - Parere favorevole).

 

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Il deputato Oriano GIOVANELLI, relatore, riferisce che il testo contiene disposizioni che contemplano specifiche misure di contrasto al fenomeno dello sfruttamento della manodopera extracomunitaria irregolare utilizzata in ambito lavorativo. Osserva che la disciplina recata dal testo in esame attiene alla competenza legislativa esclusiva dello Stato cui si riferiscono le lettere b) ed l) del comma secondo dell'articolo 117 della Costituzione in materia, rispettivamente, di immigrazione e di giurisdizione e norme processuali, ordinamento civile e penale e giustizia amministrativa.

Formula quindi una proposta di parere favorevole (vedi allegato 2).

Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere del relatore.


ALLEGATO 2

 

A.S. 1201 Governo. Disegno di legge recante «Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale».

 

PARERE APPROVATO

 

La Commissione parlamentare per le questioni regionali,

esaminato il testo del disegno di legge recante «Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale»;

rilevato che il testo contiene disposizioni che contemplano specifiche misure di contrasto al fenomeno dello sfruttamento della manodopera extracomunitaria irregolare utilizzata in ambito lavorativo;

considerato che il testo all'articolo 1 apporta modifiche all'articolo 18 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, stabilendo che il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale possa avvenire, oltre che nei casi già contemplati dalla vigente normativa, anche in presenza di situazioni di «grave sfruttamento del lavoro» qualora sussista un rapporto di lavoro clandestino connotato dalle specifiche caratteristiche elencate dalla disposizione medesima; e considerato altresì che opera al riguardo l'ambito normativo delineato dalla lettera b) del comma secondo dell'articolo 117 della Costituzione afferente alla competenza esclusiva dello Stato in materia di immigrazione;

rilevato, con riferimento all'articolo 3 del testo, che prescrive sanzioni penali e amministrative, tra le quali la sanzione accessoria dell'interdizione per un anno dal contrattare con la pubblica amministrazione, la perdita del diritto di beneficiare di agevolazioni e finanziamenti regionali, nazionali o comunitari per l'anno cui si riferisce l'illecito accertato e la sospensione, per un mese, delle attività di impresa ove si accerti l'occupazione di almeno tre lavoratori, irregolarmente presenti sul territorio nazionale, nelle condizioni di grave sfruttamento, che la disciplina menzionata attiene alla competenza legislativa esclusiva dello Stato cui si riferisce la lettera l) del comma secondo dell'articolo 117 della Costituzione in materia di giurisdizione e norme processuali, ordinamento civile e penale e giustizia amministrativa;

 

esprime

 

PARERE FAVOREVOLE

 


 

 

 


AFFARI COSTITUZIONALI (1a)

Sottocommissione per i pareri

 

MARTEDÌ 5 GIUGNO 2007

42ª Seduta

 

Presidenza del Presidente

VILLONE

La seduta inizia alle ore 14,40.

SUI LAVORI DELLA SOTTOCOMMISSIONE PER I PARERI

 

 Il presidente VILLONE avverte che su richiesta del senatore PALMA (FI) è rimesso alla Commissione nella sede plenaria l'esame dei seguenti disegni di legge e degli emendamenti ad essi riferiti: nn. 691-A (Delega al Governo per completare la liberalizzazione dei settori dell'energia elettrica e del gas naturale e per il rilancio del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili, in attuazione delle direttive comunitarie 2003/54/CE, 2003/55/CE e 2004/67/CE), 772-A (Delega al Governo per il riordino dei servizi pubblici locali), 1201-A (Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale), 1507-A (Delega al Governo per l'emanazione di un testo unico per il riassetto e la riforma della normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro), 1465 (Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica democratica federale dell'Etiopia sulla mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali, con allegato, fatto a Roma il 26 settembre 2006), 1538 (Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica greca per lo sviluppo dell'interconnessione tra Italia e Grecia - Progetto IGI, fatto a Lecce il 4 novembre 2005), 1485 (Norme fiscali per l'ammortamento degli immobili ed in materia di rimborsi IVA per le automobili), 1249 (Disposizioni per la semplificazione degli adempimenti amministrativi connessi alla tutela della salute) e 1448 (Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2007).

 

 La Sottocommissione prende atto.

 

 La seduta termina alle ore 14,45.

 

 


AFFARI COSTITUZIONALI (1a)

MERCOLEDÌ 6 GIUGNO 2007

122ª Seduta

 

Presidenza del Vice Presidente

CALVI

 

La seduta inizia alle ore 15,10.

(omissis)

IN SEDE CONSULTIVA

(omissis)

(1201-A) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale

(Parere all'Assemblea su emendamenti. Esame. Parere non ostativo)

 

 Il senatore VILLONE (SDSE) illustra gli emendamenti riferiti al disegno di legge in titolo, che non presentano profili problematici in termini di riparto di competenze tra Stato e Regioni e sui quali propone di esprimere pertanto un parere non ostativo.

 

 Accertata la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione approva il parere non ostativo proposto dal relatore.

 

La seduta termina alle ore 15,50.

 

 


BILANCIO (5a)

Sottocommissione per i pareri

 

MERCOLEDÌ 30 MAGGIO 2007

71ª Seduta (antimeridiana)

 

Presidenza del Presidente

MORANDO

 

La seduta inizia alle ore 9,05.

 

(1201-A) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale

(Parere all'Assemblea su testo ed emendamenti. Esame. Parere non ostativo)

 

Il presidente MORANDO(Ulivo), in qualità di relatore, illustra il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti, segnalando, per quanto di competenza, che non si hanno osservazioni da formulare sulle modifiche apportate al testo dalle Commissioni. In relazione poi agli emendamenti, fa presente che non vi sono osservazioni da formulare.

Propone quindi di esprimere un parere non ostativo sul testo e sugli emendamenti.

 

La Sottocommissione approva la proposta di parere del relatore.

 

 


Relazione delle Commissioni permanenti
1ª e 11ª riunite

 


SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 1201-A

RELAZIONE DELLE COMMISSIONI

PERMANENTI 1ª E 11ª RIUNITE

 

(1ª AFFARI COSTITUZIONALI, AFFARI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E DELL’INTERNO, ORDINAMENTO GENERALE DELLO STATO E DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE)

(11ª LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE)

(Relatori BIANCO e LIVI BACCI)

 

Comunicata alla Presidenza il 28 maggio 2007

 

SUL

DISEGNO DI LEGGE

 

Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul  territorio nazionale

 

presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri

dal Ministro della solidarietà sociale

dal Ministro dell’interno

e dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale

di concerto col Ministro della giustizia

col Ministro per i diritti e le pari opportunità

col Ministro della salute

col Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali

col Ministro delle infrastrutture

e col Ministro dell’economia e delle finanze

 

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 5 DICEMBRE 2006


 


Onorevoli Senatori. – Le disposizioni che le Commissioni riunite 1ª e 11ª sottopongono all’esame dell’Assemblea del Senato sono il risultato di un’ampia rielaborazione del testo originario del disegno di legge n.1201, che, però, ne ha salvaguardato l’intenzione originaria, volta ad approntare dei rimedi efficaci allo sfruttamento di lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti, nella consapevolezza della notevolissima dimensione del fenomeno, alimentato dalla diffusione del caporalato, che dalle aree agricole del Mezzogiorno si è esteso negli ultimi anni anche al Centro-Nord, in particolare nell’edilizia.

Il testo originario del disegno di legge n.1201 introduceva infatti una definizione della fattispecie di grave sfruttamento del lavoro, ai fini dell’applicazione della disciplina sul permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale di cui all’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286, stabilendo che il grave sfruttamento del lavoro consistesse in un rapporto di lavoro – con uno straniero irregolarmente soggiornante – avente una delle seguenti caratteristiche: previsione di una retribuzione ridotta di oltre un terzo rispetto ai minimi stabiliti dai contratti collettivi di categoria; sistematiche e gravi violazioni delle norme di cui agli articoli 4, 5, 6, 7 e 9 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n.66, relative alla disciplina dell’orario di lavoro e dei riposi giornalieri e settimanali; gravi violazioni della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, con esposizione dei lavoratori a gravi pericoli; violazione delle norme, in materia di reclutamento ed avviamento al lavoro, oggetto delle sanzioni di cui all’articolo 18 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.276, e successive modificazioni, relativo all’occupazione e al mercato del lavoro. Con il successivo articolo 2, veniva invece introdotta, all’articolo 600 del codice penale, una nuova fattispecie, al fine di contrastare anche il fenomeno del caporalato: lo stesso articolo 2 prevedeva il relativo apparato sanzionatorio, con un inasprimento delle sanzioni penali ed amministrative già vigenti per le infrazioni concernenti il rapporto di lavoro instaurato con un lavoratore straniero irregolarmente soggiornante sul territorio nazionale.

Nel corso della discussione svoltasi presso le Commissioni riunite, gli interventi dei senatori, appartenenti ai gruppi politici di maggioranza e di opposizione, hanno consentito di chiarire meglio gli obiettivi del disegno di legge, indicati, in primo luogo, nell’esigenza di sancire la punibilità penale del cosiddetto caporalato, quale fenomeno di grave sfruttamento dei lavoratori, non solo stranieri, e di stabilire un sistema di sanzioni ad esso correlato, in grado di assicurare la adeguatezza e la proporzionalità della pena.

Pertanto, il Comitato ristretto costituito in seno alle Commissioni riunite nella seduta del 14 febbraio 2007, raccogliendo l’orientamento emerso dal dibattito, ha ritenuto preferibile non intervenire direttamente sull’articolo 18 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n.286 del 1998, ed ha proceduto all’elaborazione di un nuovo articolato, che è stato poi accolto come testo base nella seduta delle Commissioni riunite del 21 marzo. A tale testo sono state pertanto riferite anche le successive proposte emendative.

Dall’esame delle Commissioni riunite è pertanto scaturito un testo alquanto diverso da quello originario, ancorché orientato a perseguire, come si è detto, le medesime finalità.

In particolare, la nuova disciplina si incentra essenzialmente sull’introduzione, con una novella al codice penale, della fattispecie delittuosa del grave sfruttamento dell’attività lavorativa. Tale fattispecie viene caratterizzata secondo adeguati standard di tassatività, consentendo anche una sufficiente adattabilità in fase interpretativa e delineando un efficace strumento repressivo soprattutto riguardo al cosiddetto caporalato. Nello stesso comma 1, in un distinto capoverso della novella, sono indicate le pene accessorie.

Rispetto all’originario testo dell’articolo 1, la nuova formulazione – attraverso la novella dell’articolo 380, comma 2, lettera d), del codice di procedura penale, contemplata all’articolo 1, comma 2 – incide in maniera indiretta sull’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione, di cui al decreto legislativo n.286 del 1998. Infatti la previsione dell’arresto obbligatorio in flagranza nei casi di grave sfruttamento comporta l’inclusione di tale fattispecie nella casistica prevista all’articolo 18, comma 1, del testo unico sull’immigrazione, per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale.

All’articolo 2, comma 1, lettera a), viene rimodulata la fattispecie contravvenzionale prevista all’articolo 22, comma 12, del decreto legislativo n.286 del 1998, e viene altresì esclusa la pena detentiva per il datore di lavoro domestico non organizzato in forma d’impresa che occupi alle proprie dipendenze non più di due lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti. Con tale disposizione si è voluto tenere conto dell’esigenza di evitare sanzioni sproporzionate nei confronti di soggetti socialmente deboli, come ad esempio anziani non autosufficienti che si avvalgano di badanti.

All’articolo 2, comma 1, lettera b), viene altresì introdotta una nuova fattispecie delittuosa per i casi di utilizzo di lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti, operato avvalendosi dello strumento dell’intermediazione abusiva di manodopera, delineata dall’articolo 18 del decreto legislativo n.276 del 2003, concernente la riforma del mercato del lavoro. La trasformazione della fattispecie contravvenzionale contenuta nell’articolo 18 del decreto legislativo n.276 del 2003 in fattispecie delittuosa, nei casi in cui l’intermediazione abusiva riguardi soggetti stranieri irregolarmente soggiornanti, si giustifica sia alla luce della particolare condizione di debolezza di tali soggetti, sia alla stregua del grave allarme sociale che tali episodi ingenerano. Le pene accessorie per il nuovo delitto sono disciplinate dal comma 2 dell’articolo 2.

Con il successivo comma 3 si coordina l’introduzione delle due fattispecie delittuose, operata nell’articolo 1, comma 1, e nell’articolo 2, comma 1, lettera b), con la disciplina sulla responsabilità amministrativa delle società ed associazioni, di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n.231.

In particolare, si prevedono, oltre ad una sanzione pecuniaria a carico della società o associazione, differenziata tra i due predetti delitti in relazione alla diversa gravità delle relative pene, alcune sanzioni interdittive per la medesima società o associazione, in conformità con quanto previsto per molti altri reati della sezione I del capo III del titolo XII del libro II del codice penale, sezione in cui si inserisce il delitto di grave sfruttamento dei lavoratori.

Le sanzioni interdittive oggetto dell’estensione sono quelle previste dall’articolo 9, comma 2, del citato decreto legislativo n.231 del 2001 e trovano applicazione – ai sensi dell’articolo 25-quinquies, comma 2, dello stesso decreto legislativo n.231 – per una durata non inferiore ad un anno.

È stata inoltre prevista la possibilità, ai sensi dell’articolo 321 del codice di procedura penale, di avvalersi del sequestro preventivo dei luoghi di lavoro dove risultino occupati uno o più lavoratori stranieri, oggetto di intermediazione abusiva di manodopera.

Questo è, in sintesi, il contenuto del testo che le Commissioni riunite sottopongono all’Assemblea, con l’auspicio che venga valutata positivamente una proposta intesa a porre un argine ad un fenomeno di grave degrado sociale, quale lo sfruttamento del lavoro irregolare associato all’intermediazione illecita di manodopera, che colpisce aree estese del Paese e diversi comparti produttivi, arrecando un grave danno al sistema economico e determinando condizioni di vita e di lavoro inaccettabili, soprattutto per i lavoratori stranieri.

Bianco e Livi Bacci, relatori

 

 


 

PARERI DELLA 2ª COMMISSIONE PERMANENTE

(GIUSTIZIA)

 

(Estensore: Manzione)

su disegno di legge

 

13 marzo 2007

 

La Commissione, esaminato il provvedimento, per quanto di propria competenza, esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni:

al comma 1-bis dell’articolo 18 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286, introdotto dall’articolo 1 del disegno di legge, sarebbe opportuno sostituire le parole: «inequivocamente, un rapporto di lavoro clandestino» con le altre: «un rapporto di lavoro», ciò in quanto da un lato il termine «inequivocamente» si presta a difficoltà interpretative e dubbi applicativi e, dall’altro, non appare giuridicamente corretta la nozione di «rapporto di lavoro clandestino»;

sarebbe altresì opportuno, sempre al comma 1, chiarire se ai fini del rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale in caso di grave sfruttamento del lavoro debba ricorrere anche l’elemento dell’accertato assoggettamento dello straniero al condizionamento di un’organizzazione criminale;

sarebbe opportuna una riflessione sulla formulazione del comma 2-bis dello stesso articolo 18, introdotto dal comma 2 sempre dell’articolo 1, in quanto l’esclusione del lavoratore sfruttato dal programma di assistenza e integrazione sociale di cui ai commi 1 e 2 potrebbe di fatto rivolgersi contro il lavoratore stesso;

appare necessaria una ricollocazione del reato di sfruttamento di lavoratori, di cui al comma 2 dell’articolo 2. La nuova fattispecie criminosa viene infatti introdotta con un comma aggiuntivo che novella l’articolo 600 del codice penale, recante la fattispecie di riduzione in schiavitù, con il risultato di determinare gravi incertezze interpretative, in particolare perché già l’attuale formulazione dell’articolo 600, come modificato dall’articolo l della legge 11 agosto 2003, n.228, prevede ipotesi di riduzione in stato di schiavitù che si inverano in forme particolarmente gravi di assoggettamento e sfruttamento dei lavoratori stranieri irregolari, rispetto alle quali la nuova fattispecie, punita meno gravemente, deve essere chiaramente distinta.

Nel caso comunque che si decida di mantenere la collocazione nell’articolo 600 sarebbe opportuno espungere il termine «servitù» dalla rubrica e configurare la descrizione della nuova fattispecie con un comma aggiuntivo, e non inserirla all’articolo 1;

la Commissione raccomanda poi di evitare qualsiasi estensione della fattispecie incriminatrice ad ipotesi diverse dal reclutamento e dall’organizzazione dei lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale, in particolare per evitare che possa essere sanzionata con pene gravi come quelle comminate per il reato de qua anche l’ipotesi dell’utilizzazione irregolare di lavoratori stranieri nell’assistenza a persone non autosufficienti, fattispecie questa che da un lato riveste minore gravità e dall’altro si riferisce al comparto nel quale, insieme a quelli dell’edilizia e dell’agricoltura, si verificano più di frequente le violazioni delle norme sull’impiego di lavoratori extracomunitari.

Andrebbe altresì chiarito, sempre al comma 2 dell’articolo 2, se la nozione di «grave sfruttamento» si debba desumere dal predetto comma 1-bis dell’articolo 18 del decreto legislativo n.286 del 1998, come introdotto dal comma 1 dell’articolo 1 del disegno di legge; sempre al comma 2 dell’articolo 2, sarebbe opportuno sostituire le parole: «e con la multa» con le altre: «, nonché con la multa», e questo per fugare qualsiasi dubbio sulla circostanza che il moltiplicatore costituito dal numero di stranieri o minori sfruttati si applica unicamente alla pena pecuniaria;

va inoltre chiarito se si applichi anche alla nuova fattispecie incriminatrice quanto previsto dalla lettera d) del comma 2 dell’articolo 380 del codice di procedura penale in materia di arresto obbligatorio in flagranza;

al comma 4 dell’articolo 3 sembra opportuno precisare che il sequestro dei luoghi di lavoro di cui al comma 4 dell’articolo 2 debba essere riferito a specifici settori o rami produttivi, e non necessariamente all’intera azienda;

è infine opportuna un’armonizzazione tra le pene accessorie previste dal comma 5 dell’articolo 2 e la disciplina generale delle pene accessorie di cui all’articolo 19 del codice penale. In particolare si fa presente che la sanzione di cui alla lettera a) del comma 5 dovrebbe essere più correttamente definita come «incapacità a contrattare con la pubblica amministrazione» piuttosto che come «interdizione», e ciò soprattutto, adottando cioè la formulazione prevista dall’articolo 32-quater del codice penale.

 

sul testo predisposto dai relatori e sui relativi emendamenti

 

11 aprile 2007

 

La Commissione, esaminato il testo proposto dai relatori per il disegno di legge, per quanto di propria competenza, pur ribadendo la non esaustività dell’intervento normativo sotto il profilo dell’individuazione delle misure idonee a prevenire e contrastare il fenomeno del caporalato – rimane in particolare aperta l’esigenza di disciplinare i rilevanti profili previdenziali ad esso connessi – esprime parere favorevole, sottolineando come il nuovo articolato abbia complessivamente recepito le indicazioni recate dal parere precedente reso sul testo presentato dal Governo. Ritiene peraltro opportuno formulare le seguenti osservazioni:

–descrivere più puntualmente la fattispecie criminosa introdotta con l’articolo 603-bis, in particolare definendo con precisione la nozione di grave sfruttamento secondo i parametri indicati dall’emendamento 1.0.1;

–riformulare la pena comminata limitatamente all’ipotesi di impiego di lavoratori irregolari nel settore del lavoro domestico, secondo le indicazioni dell’emendamento 2.1.

La Commissione ritiene altresì opportuno specificare con maggiore precisione le condizioni del rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, potendo non apparire esaustivo il rinvio all’articolo 18 del testo unico di cui al decreto legislativo n.286 del 1998, nonché prevedere espressamente l’inclusione del lavoratore clandestino – di cui sia stata accertata la condizione di sfruttamento – nel programma di assistenza ed integrazione sociale, pur nel rispetto dei limiti delle risorse finanziarie di cui al comma 7 dello stesso articolo 18 del testo unico di cui al decreto legislativo n.286 del 1998.


 

PARERE DELLA 5ª COMMISSIONE PERMANENTE

(PROGRAMMAZIONE ECONOMICA, BILANCIO)

 

(Estensore: Lusi)

sul testo predisposto dai relatori e sui relativi emendamenti

 

9 maggio 2007

 

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati il disegno di legge ed i relativi emendamenti, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo a condizione, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, che venga soppresso l’articolo 3.

Esprime altresì parere non ostativo sugli emendamenti, ad eccezione della proposta 1.0.1, sulla quale il parere è contrario, ai sensi della medesima norma costituzionale.

 


 

PARERE DELLA 14ª COMMISSIONE PERMANENTE

(POLITICHE DELL’UNIONE EUROPEA)

 

(Estensore: Soliani)

sul disegno di legge

 

24 gennaio 2007

 

La Commissione, esaminato il disegno di legge, considerato in particolare l’articolo 2, comma 5, che prevede, per le imprese condannate per qualunque delitto che concerne l’occupazione clandestina di lavoratori stranieri, la perdita – tra l’altro – del diritto di beneficiare di qualsiasi agevolazione, finanziamento, premio, restituzione e sostegno regionale, nazionale e comunitario per l’anno o la campagna a cui si riferisce l’illecito accertato, formula, per quanto di competenza, parere favorevole.

 


 

PARERE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LE QUESTIONI REGIONALI

 

(Estensore: Orlando)

sul disegno di legge

 

7 febbraio 2007

 

La Commissione parlamentare per le questioni regionali,

esaminato il testo del disegno di legge;

rilevato che il testo contiene disposizioni che contemplano specifiche misure di contrasto al fenomeno dello sfruttamento della manodopera extracomunitaria irregolare utilizzata in ambito lavorativo;

considerato che il testo all’articolo 1 apporta modifiche all’articolo 18 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286, stabilendo che il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale possa avvenire, oltre che nei casi già contemplati dalla vigente normativa, anche in presenza di situazioni di «grave sfruttamento del lavoro» qualora sussista un rapporto di lavoro clandestino connotato dalle specifiche caratteristiche elencate dalla disposizione medesima; e considerato altresì che opera al riguardo l’ambito normativo delineato dalla lettera b) del comma secondo dell’articolo 117 della Costituzione afferente alla competenza esclusiva dello Stato in materia di immigrazione;

rilevato, con riferimento all’articolo 2 del testo, che prescrive sanzioni penali e amministrative, tra le quali la sanzione accessoria dell’interdizione per un anno dal contrattare con la pubblica amministrazione, la perdita del diritto di beneficiare di agevolazioni e finanziamenti regionali, nazionali o comunitari per l’anno cui si riferisce l’illecito accertato e la sospensione, per un mese, delle attività di impresa ove si accerti l’occupazione di almeno tre lavoratori, irregolarmente presenti sul territorio nazionale, nelle condizioni di grave sfruttamento, che la disciplina menzionata attiene alla competenza legislativa esclusiva dello Stato cui si riferisce la lettera l) del comma secondo dell’articolo 117 della Costituzione in materia di giurisdizione e norme processuali, ordinamento civile e penale e giustizia amministrativa;

 

esprime parere favorevole.

 


 

 


 

DISEGNO DI LEGGE

DISEGNO DI LEGGE

D’iniziativa del Governo

Testo proposto dalle Commissioni riunite

—-

—-

Art. 1.

Art. 1.

(Permesso di soggiorno dei lavoratori migranti in condizione di sfruttamento)

(Grave sfruttamento dell’attività lavorativa)

1. Dopo il comma 1 dell’articolo 18 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286, è inserito il seguente:

«1-bis. Ai fini dell’applicazione del comma 1, sussiste grave sfruttamento del lavoro quando sia stato rilevato dalla pubblica autorità, inequivocamente, un rapporto di lavoro clandestino connotato da una delle seguenti caratteristiche:

a) previsione di una retribuzione ridotta di oltre un terzo rispetto ai minimi contrattuali previsti dai contratti collettivi di categoria;

b) sistematiche e gravi violazioni delle disposizioni degli articoli 4, 5, 6, 7 e 9 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n.66, in materia di disciplina dell’orario di lavoro e dei riposi giornalieri e settimanali;

c) gravi violazioni della disciplina in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro con esposizione dei lavoratori a gravi pericoli per la loro salute, sicurezza o incolumità;

d) reclutamento e avviamento al lavoro secondo le modalità previste e punite dall’articolo 18 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.276, e successive modificazioni».

2. Dopo il comma 2 dell’articolo 18 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n.286 del 1998 è inserito il seguente:

«2-bis. Non si procede al programma di assistenza ed integrazione sociale di cui ai commi 1 e 2, allorché sono accertate situazioni di sfruttamento di lavoratori di cui all’articolo 600, secondo comma, del codice penale».

1. Dopo l’articolo 603 del codice penale è inserito il seguente:

«Art. 603-bis. - (Grave sfruttamento dell’attività lavorativa). – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque recluti lavoratori, ovvero ne organizzi l’attività lavorativa, sottoponendo gli stessi a grave sfruttamento, mediante violenza, minaccia o intimidazione, anche non continuative, esercitate nei confronti del lavoratore sottoposto a condizioni lavorative caratterizzate da gravi violazioni di norme contrattuali o di legge ovvero a un trattamento personale, connesso alla organizzazione e gestione delle prestazioni, gravemente degradante, è punito con la reclusione da tre a otto anni, nonché con la multa di euro 9.000 per ogni persona reclutata o occupata. La pena è aumentata se tra le persone occupate di cui al precedente periodo vi sono minori degli anni diciotto o stranieri irregolarmente soggiornanti.

La condanna per il delitto di cui al primo comma comporta:

a) l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, per il periodo di un anno;

b) la perdita del diritto di beneficiare di qualsiasi agevolazione, finanziamento, premio, restituzione e sostegno regionale, delle province autonome, nazionale e comunitario per l’anno o la campagna a cui si riferisce l’illecito accertato e la revoca dei suddetti benefici già concessi per il medesimo anno o campagna. Nel settore agricolo si applicano, a tale fine, l’articolo 33 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n.228, e successive modificazioni, e l’articolo 3, comma 5, della legge 23 dicembre 1986, n.898;

c) ove si accerti l’occupazione di almeno tre lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti sul territorio nazionale, la sospensione delle attività dell’unità produttiva interessata per un mese, con esclusione delle attività concernenti cicli biologici agricoli o di allevamento del bestiame».

2. All’articolo 380, comma 2, lettera d), del codice di procedura penale, le parole: «e delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall’articolo 600-quinquies» sono sostituite dalle seguenti: «delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall’articolo 600-quinquies e delitto di grave sfruttamento dell’attività lavorativa previsto dall’articolo 603-bis».

Art. 2.

Art. 2.

(Disciplina sanzionatoria)

(Disciplina sanzionatoria)

1. La rubrica dell’articolo 600 del codice penale è sostituita dalla seguente: «Riduzione in schiavitù o servitù e sfruttamento di lavoratori».

2. Dopo il primo comma dell’articolo 600 del codice penale è inserito il seguente:

«Chiunque recluta manodopera ovvero ne organizza l’attività lavorativa mediante violenza, minaccia, intimidazione o grave sfruttamento è punito con la reclusione da tre ad otto anni e con la multa di euro 9.000 per ogni persona reclutata o occupata. La pena è aumentata se sono reclutati o sfruttati minori degli anni sedici ovvero stranieri irregolarmente presenti sul territorio nazionale».

3. Al comma 12 dell’articolo 22 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286, le parole: «5.000 euro» sono sostituite dalle seguenti: «9.000 euro».

4. Può essere sempre disposto il sequestro dei luoghi di lavoro nei quali sia stata accertata l’occupazione illegale di almeno quattro soggetti irregolarmente presenti sul territorio nazionale.

5. Alla condanna per qualunque delitto che concerne l’occupazione clandestina di lavoratori stranieri di cui al citato articolo 18, comma 1-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo n.286 del 1998, introdotto dall’articolo 1, comma 1, della presente legge, consegue:

a) l’interdizione per un anno dal contrattare con la pubblica amministrazione;

b) la perdita del diritto di beneficiare di qualsiasi agevolazione, finanziamento, premio, restituzione e sostegno regionale, nazionale e comunitario per l’anno o la campagna a cui si riferisce l’illecito accertato. Nel settore agricolo si applicano, a tale fine, l’articolo 33 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n.228, e successive modificazioni, e l’articolo 3, comma 5, della legge 23 dicembre 1986, n.898, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 27 ottobre 1986, n.701;

c) ove si accerti l’occupazione di almeno tre lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale, nelle condizioni di cui all’articolo 18, comma 1-bis, del citato testo unico di cui al decreto legislativo n.286 del 1998, la sospensione delle attività di impresa o della relativa unità di impresa per un mese, con esclusione delle attività concernenti cicli biologici agricoli o di allevamento del bestiame.

1. All’articolo 22 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:

a) il comma 12 è sostituito dal seguente:

«12. Il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti è punito con l’arresto da tre mesi ad un anno, nonché con l’ammenda di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato. Al datore di lavoro domestico non organizzato in forma di impresa, nei casi di cui al primo periodo, si applica la sola ammenda di 4.000 euro, qualora siano impiegati contestualmente non più di due lavoratori.»;

b) dopo il comma 12 sono inseriti i seguenti:

«12-bis. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti, usufruendo dell’intermediazione abusiva di cui all’articolo 18, comma 1, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.276, e successive modificazioni, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa di euro 7.000 per ogni lavoratore impiegato.

12-ter. Il luogo di lavoro ove sia occupato il lavoratore straniero che versi nelle condizioni di cui al comma 12-bis può essere sottoposto al sequestro preventivo di cui all’articolo 321 del codice di procedura penale».

2. La condanna per il delitto di cui all’articolo 22, comma 12-bis, del citato testo unico di cui al decreto legislativo n.286 del 1998, introdotto dal comma 1 del presente articolo, comporta le pene accessorie di cui all’articolo 603-bis, secondo comma, del codice penale, introdotto dall’articolo 1 della presente legge.

3. All’articolo 25-quinquies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n.231, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al comma 1, lettera b), le parole: «e 600-quinquies» sono sostituite dalle seguenti: «600-quinquies e 603-bis»;

b) dopo il comma 1 è inserito il seguente:

«1-bis. La sanzione pecuniaria di cui alla lettera c) del comma 1 si applica all’ente anche in relazione al delitto di cui all’articolo 22, comma 12-bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286.»;

c) al comma 2, dopo le parole: «lettere a) e b),» sono inserite le seguenti: «e nel comma 1-bis»;

d) dopo il comma 2 è inserito il seguente:

«2-bis. Per i delitti di cui all’articolo 603-bis del codice penale e di cui all’articolo 22, comma 12-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo n.286 del 1998, è esclusa in ogni caso dall’ambito delle sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma 2, la sospensione delle attività concernenti cicli biologici agricoli o di allevamento del bestiame».

6. Le sanzioni amministrative pecuniarie previste per le infrazioni concernenti un rapporto di lavoro clandestino che riguardi un lavoratore extracomunitario sono raddoppiate.

4. Le sanzioni amministrative pecuniarie previste per le infrazioni concernenti un rapporto di lavoro che riguardi un lavoratore straniero irregolarmente soggiornante sono raddoppiate.

Art. 3.

Art. 3.

(Entrata in vigore)

(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Identico

 

 

 


Discussione in Assemblea

 


 

 

 

 

 

Senato della Repubblica

XV LEGISLATURA

 

Assemblea

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

RESOCONTO STENOGRAFICO

ALLEGATI

 

 

ASSEMBLEA

 

156a seduta pubblica (pomeridiana)

 

 

Martedì 29 maggio 2007

 

 

Presidenza del presidente MARINI,

indi del vice presidente BACCINI

 

 


 

Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni

 

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato per i mesi da aprile a giugno 2007:

- Disegno di legge n. 1201 - Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale.

(omissis)

Gli emendamenti al disegno di legge n. 1201 (Sfruttamento lavoratori stranieri clandestini) dovranno essere presentati entro le ore 19 di martedì 29 maggio; quelli ai disegni di legge nn. 1507 (Delega sicurezza sul lavoro) e 772 (Delega riordino servizi pubblici locali), entro le ore 19 di giovedì 31 maggio.

 

 

 


 

 

 

 

Senato della Repubblica

XV LEGISLATURA

 

Assemblea

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

RESOCONTO STENOGRAFICO

ALLEGATI

 

 

ASSEMBLEA

 

157a seduta pubblica (antimeridiana):

 

 

mercoledì30 maggio 2007

 

Presidenza del vice presidente CALDEROLI,

indi del vice presidente CAPRILI

 

 


 

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CAPRILI(ore 11,13)

 

Discussione del disegno di legge:

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale (ore 12,26)

 

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1201.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo ai relatori se intendono integrarla.

LIVI BACCI, relatore. Signor Presidente, colleghe e colleghi, non mi dilungherò troppo, ma credo che sia importante - benché il collega Bianco ed io abbiamo già presentato la relazione scritta che potrete consultare - porre il provvedimento in un quadro più generale.

Il testo è stato esaminato dalle Commissioni riunite affari costituzionali e lavoro e previdenza sociale, e debbo dire che questo disegno di legge, nel testo che qui è sottoposto alla vostra attenzione, ha ricevuto una larga approvazione in sede di Commissione, con una confluenza di opinioni molto larga della maggioranza e dell'opposizione, quindi ringrazio del lavoro collaborativo che è stato svolto in Commissione.

Vorrei dare, molto brevemente, un quadro generale e ricordare che questo provvedimento riguarda interventi per contrastare lo sfruttamento dei lavoratori che sono irregolarmente presenti nel territorio e che il nostro Paese ha un grado di irregolarità nella presenza di lavoratori molto elevato, come negli altri Paesi dell'Europa mediterranea; la sanatoria del 2002-2003 ha sanato le posizioni di più di 600.000 lavoratori irregolari nel nostro Paese e credo che una stima effettuata oggi ci porterebbe a risultati non molto diversi circa le dimensioni dell'irregolarità.

Come sapete, questo è un fenomeno molto diffuso e le cause della diffusione dell'irregolarità sono naturalmente molteplici, ma una delle più forti è l'alto livello di economia sommersa: il nostro Paese ha quasi un quinto del proprio PIL che deriva da attività non alla luce del sole e una quota di lavoro irregolare che è superiore a quella del PIL generato dal sommerso. Questo è, naturalmente, un quadro di riferimento preoccupante.

In questo quadro di irregolarità e di economia sommersa, ci sono delle punte di fattispecie di gravissimo sfruttamento del lavoro nel territorio, sia nella fase del reclutamento, sia nella fase dell'intermediazione, sia nella fase dell'impiego dei lavoratori. Naturalmente, l'alto livello di sfruttamento genera non solo danni ovvii per l'integrità del lavoratore stesso, ma genera economia al nero, distorce il mercato, distorce la concorrenza, quindi è un fattore di disturbo gravissimo del nostro sistema produttivo e del nostro sistema sociale.

Aggiungo, ancora, che gran parte delle informazioni a nostra disposizione ci danno risultanze preoccupanti circa la diffusione del grave sfruttamento; il grave sfruttamento e il fenomeno di caporalato a questo connesso è diffuso in quasi tutte le nostre Regioni, anche se ha delle punte in particolari Regioni, che tutti conosciamo.

Riguarda molte etnie di immigrati, non una sola ma gran parte di esse. Riguarda molte attività produttive: non solo quelle stagionali della raccolta dell'uva o del pomodoro, ma anche attività manifatturiere come nel settore tessile; attività di costruzione nel settore edile e varie aree del settore dei servizi. Quindi, c'è un diffuso sistema di intermediazione tramite caporalato. La gran parte dei clandestini sbarcati a Lampedusa racconta di avere un referente in Italia e questo referente in molti casi è quello che definiremmo un caporale, cioè un intermediatore abusivo di manodopera.

Allora, l'obiettivo primo della legge è naturalmente quello di contrastare le forme più gravi di sfruttamento del lavoro, proteggendone le vittime, e di rafforzare il regime sanzionatorio per la somministrazione e l'impiego del lavoro irregolare. Ricordo che la tolleranza che c'è nel nostro Paese per queste forme gravissime di sfruttamento crea anche una insensibilità generalizzata di fronte ad un'altra piaga, ossia il lavoro irregolare. Se tolleriamo il grave sfruttamento attraverso il caporalato, finiamo per non accorgerci nemmeno della gravità del fenomeno del lavoro irregolare, che consideriamo un fatto normale. Questo è un risultato davvero grave della situazione. Quindi, oltre alla protezione delle vittime del grave sfruttamento, questo provvedimento cerca anche di prosciugare, ridurre, circoscrivere l'economia sommersa, che è la causa maggiore dell'irregolarità del caporalato e del grave sfruttamento.

I contenuti sono dettagliati nella relazione. Si introduce un reato di grave sfruttamento che si riferisce al reclutamento di lavoratori o all'impiego di lavoratori che vengono sottoposti a grave sfruttamento mediante violenza o minaccia o mediante intimidazioni o che pure esercitano il lavoro in forme degradanti. È questa la nuova fattispecie di reato di grave sfruttamento che si introduce. Vi è poi la conferma delle pene detentive e la rimodulazione delle ammende per l'impiego di lavoratori irregolari non sottoposti a grave sfruttamento e la non inclusione delle famiglie che non esercitano impresa qualora il numero degli irregolari al lavoro nella famiglia non superi il numero di due. Abbiamo qui voluto eliminare una fattispecie molto diffusa di irregolarità che è quella delle assistenti familiari sia nella cura dei bambini che degli anziani, per non mettere a rischio una fetta davvero consistente della popolazione. Infine, si introduce una nuova fattispecie delittuosa per l'utilizzo di stranieri irregolarmente soggiornanti qualora questo utilizzo sia avvenuto attraverso l'intermediazione abusiva di manodopera.

Questa è la struttura della normativa che qui si propone, che ho cercato di mettere in un contesto più generale e mi auguro che anche in Aula si possano raggiungere quelle ampie convergenze che si sono raggiunte in Commissione.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Novi, che però non vedo presente in Aula, così come il senatore Stracquadanio.

È iscritto a parlare il senatore Bulgarelli. Ne ha facoltà.

BULGARELLI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, il disegno di legge di cui l'Aula del Senato inizia l'esame dimostra come sia possibile e necessario adeguare la legislazione con misure dirette e condivise, anticipando una revisione generale e radicale della normativa in materia di immigrazione.

L'esame presso le Commissioni affari costituzionali e lavoro ha prodotto un testo che, seppur parzialmente diverso da quello originario del disegno di legge, il quale già definiva una casistica rigorosa delle forme possibili di sfruttamento sul lavoro, assicura comunque garanzie necessarie a chi intenda denunciare i casi di grave sfruttamento consentendo di punire i responsabili.

Tale obiettivo è stato raggiunto anche grazie alle modificazioni apportate nel comune lavoro dei Gruppi nelle Commissioni riunite; tuttavia va preliminarmente ribadito l'apprezzamento per l'iniziativa governativa che aveva il pregio di definire un elenco dettagliato di situazioni di grave sfruttamento del lavoro, in modo tale da evitare possibili difformità interpretative in ordine a comportamenti penalmente rilevanti.

Peraltro, la fattispecie delittuosa in questione riguarda non solo i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti, ma anche quelli con regolare permesso di soggiorno, nonché gli stessi lavoratori italiani spesso sottoposti a situazioni di sfruttamento.

L'introduzione di più incisive misure di contrasto al fenomeno dello sfruttamento della manodopera, particolarmente accentuato verso i lavoratori extracomunitari irregolari, consente di dare una prima risposta ad un problema che è diffuso in ogni settore produttivo (in particolare in quelli dell'edilizia e dell'agricoltura, ove risulta maggiormente radicato). Proprio la condizione di clandestinità in cui sono costretti a trovarsi questi lavoratori per via di una normativa sull'immigrazione assurdamente punitiva e contraria agli stessi interessi economici dei settori produttivi, li induce a dover subire silenziosamente condizioni intollerabili di sfruttamento, condizioni che hanno raggiunto livelli tali da non potere dire garantiti i diritti fondamentali delle persone.

Per questo l'originaria modifica all'articolo 18 del testo unico dell'immigrazione, nel prevedere che il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale fosse applicabile anche in presenza di una situazione di «grave sfruttamento del lavoro», elencava una serie di condizioni che qualificavano tale condizione. Possiamo citare la previsione di una retribuzione particolarmente ridotta anche rispetto ai minimi contrattuali previsti dai contratti collettivi di categoria; la reiterazione di violazioni della disciplina vigente in tema di orario di lavoro, di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro (con la conseguente esposizione dei lavoratori a gravissimi pericoli), fino ai casi di reclutamento ai limiti della tratta in schiavitù (il ben noto fenomeno del caporalato). Poiché però il fenomeno non interessa unicamente la manodopera extracomunitaria, si è addivenuti ad un testo più ampio, che intende colpire le forme più gravi di sfruttamento anche per quanto riguarda i lavoratori italiani.

Per quanto concerne i lavoratori extracomunitari si raggiunge ugualmente l'obiettivo di garantire il permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, previsto dall'articolo 18, comma 1, del testo unico, attraverso l'inclusione del grave sfruttamento della manodopera nei casi per i quali si ha l'arresto in flagranza ai sensi dell'articolo 380, comma 2, del codice di procedura penale.

Il testo originario aveva suscitato alcune perplessità, in primo luogo per l'esclusione dello straniero vittima di grave sfruttamento dai programmi di assistenza e integrazione sociale, previsti dall'articolo 18 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, ed era stata sottolineata la necessità di chiarire, se per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale in presenza di una situazione di grave sfruttamento del lavoro, previsto con una novella all'articolo 18 dello stesso decreto legislativo, fosse comunque richiesta la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1 di quello stesso articolo, con particolare riferimento a quello dell'attualità di un pericolo incombente per l'incolumità del lavoratore.

L'introduzione della fattispecie penale di grave sfruttamento dell'attività lavorativa tra le ipotesi di cui all'articolo 380 del codice di procedura penale, che disciplina i casi di arresto in flagranza di reato, costituisce dunque il presupposto per l'applicazione dell'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione.

La necessità di un intervento è comunque indubitabile. La presenza sul territorio nazionale di veri e propri schiavi, sfruttati e sottopagati, alloggiati in luridi tuguri e massacrati di botte se protestano, è una realtà intollerabile per un Paese civile. Una realtà che, se teoricamente riguarda tutti i lavoratori, sappiamo comunque che interessa soprattutto migranti, regolari e non, rifugiati e asilanti. E tanto più coloro che, spesso minori, sono costretti ad una situazione di clandestinità da una normativa, come la legge Bossi-Fini, che è talmente punitiva e vessatoria da indurre i migranti a tentare la via illegale per l'ingresso nel nostro Paese.

I clandestini sono, per la loro stessa condizione, fatalmente esposti alla violenza ed allo sfruttamento lavorativo ad opera di imprenditori senza scrupoli. Si tratta di piccole aziende che, quando devono assumere personale stagionale per la raccolta nei campi, scelgono la «scorciatoia» del caporalato, o di grandi imprese che sono consapevoli dei subappalti che impiegano l'immigrazione clandestina. Il fenomeno riguarda diversi territori, come è già stato dettagliatamente denunciato dalle associazioni umanitarie e dai sindacati, che hanno documentato le inaccettabili condizioni igieniche e lavorative degli sfruttati.

Il 40 per cento di queste persone vive in edifici abbandonati; il 36 per cento vive in spazi sovraffollati; più del 50 per cento non dispone di acqua corrente; il 30 per cento non ha elettricità; il 43,2 per cento non dispone di toilette; la maggior parte riesce a mangiare solo una volta al giorno e spesso si nutre dello stesso prodotto di raccolta, con enormi limiti nell'apporto calorico e nutrizionale. In conseguenza di tutto ciò le patologie riscontrate sono spesso gravi. In queste condizioni di lavoro e di vita si vengono a trovare non solo immigrati irregolari (51,4 per cento) ma anche rifugiati (6,3 per cento), richiedenti asilo (23,4 per cento) e persone con permesso di soggiorno (18,9 per cento).

Le stesse condizioni di sfruttamento e precarietà riguardano anche cittadini italiani, come è dimostrato dalle quotidiane notizie di cronaca sulle tante «morti bianche» di donne, minori e uomini ridotti in schiavitù a lavorare in turni massacranti e senza alcuna protezione.

È quindi un dovere contrastare attivamente i fenomeni di grave sfruttamento della manodopera, del caporalato e dello schiavismo, assicurando alla magistratura e alle forze di polizia, agli enti locali, alle organizzazioni professionali dei produttori, dei coltivatori e dei consumatori, alle organizzazioni sindacali e agli ispettori del lavoro, norme adeguate ed efficaci, tra le quali rientra anche il codice penale.

Si tratterà poi di controllare la filiera produttiva e di trasformazione dei prodotti agroalimentari, il settore tessile piuttosto che quello edilizio o manufatturiero, in modo che gli operatori senza scrupoli non danneggino i concorrenti azzerando le tutele sociali e i diritti della persona sul luogo di lavoro. Fondamentale rimane però il sostegno alle vittime dello sfruttamento che denunciano violazioni alle leggi dello Stato e ai diritti umani, dando piena attuazione, a tale fine, all'articolo 18 del testo unico delle leggi sull'immigrazione, che prevede l'accesso alla protezione per la collaborazione di giustizia a tutti i migranti che denunciano tali situazioni di sfruttamento e schiavismo, indipendentemente dal loro status di presenza sul territorio italiano.

Auspichiamo quindi che, anche apportando qualche miglioramento attraverso opportuni emendamenti, si approvi questo testo in vista di un recupero dell'originario spirito del disegno di legge governativo attraverso una profonda e generale riforma del testo unico sull'immigrazione, da avviare rapidamente all'esame delle Camere. Occorre, infatti, colpire le strategie che portano alla precarizzazione sistematica del lavoro migrante che, attraverso un meccanismo a polmone, viene attirato o espulso a seconda delle esigenze dei datori di lavoro.

Queste politiche di rotazione-precarizzazione sono state caratterizzate da: espulsione amministrativa come meccanismo di regolazione del mercato del lavoro; clandestinizzazione dell'immigrazione con conseguente «normalizzazione» della precarietà; differenziazione gerarchica tra gli immigrati in base alla provenienza e alle presunte affinità etniche; selezione della manodopera migrante nei Paesi di origine o all'atto dell'entrata nel nostro Paese. L'attuale normativa sull'immigrazione è pensata dunque per soddisfare esplicitamente queste condizioni di sfruttamento, rifiutando di vedere il migrante come soggetto sociale e considerandolo soltanto come pura forza-lavoro. (Applausi dal Gruppo IU-Verdi-Com e del senatore Bonadonna. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stracquadanio, che ora vedo presente in Aula. Ne ha facoltà.

STRACQUADANIO (DCA-PRI-MPA). Signor Presidente, la ringrazio per avermi consentito di recuperare sul mio precedente ritardo. Ho ascoltato con attenzione la relazione del collega Livi Bacci, che in gran parte condivido. Voglio, però, integrare con alcune osservazioni che mi paiono necessarie rispetto a questo provvedimento ma più in generale a tutto il tema.

Le considerazioni sono di tre ordini di fattori. In primo luogo, è vero che esiste questo fenomeno, diffuso in alcune Regioni, ma non credo in modo particolare in alcune Regioni o in alcune stagioni perché io, pur venendo dal Nord, vedo come in alcuni settori, ma anche nelle case, nei rapporti con le cosiddette badanti, spesso si determinano situazioni che potrebbero essere definite anche dalla nostra normativa di sfruttamento.

Spesso assistiamo però anche alla presenza di una connivenza tra colui che definiamo sfruttatore in generale e colui che qui definiamo sfruttato, e dovremmo chiederci il perché ci sia questa connivenza nel mantenere un regime di illegalità che dovrebbe essere sconveniente per entrambe le parti. Spesso accade, Presidente, che chi viene da altri Paesi, e magari si trova in condizione di irregolarità e potrebbe anche acquisire un permesso di soggiorno e i presupposti per regolare il proprio rapporto, preferisce egli stesso non fare un contratto regolare, perché questo gli comporterebbe un certo reddito monetizzato e una quota parte contributiva-previdenziale che non vede; preferisce invece monetizzare tutto e avere tutto in nero per poterlo portare nel proprio Paese, perché la sua prospettiva di lavoro e di vita non è in Italia.

Ciascuno di noi conoscerà situazioni di questo genere, come quella per cui badanti che vengono magari da Paesi entrati di recente nell'Unione Europea o da altri Paesi al di fuori dell'Unione vogliono essere tenute in nero e magari utilizzano il meccanismo del soggiorno temporaneo di tre mesi, interrompendolo per un periodo di tre mesi e alternandosi con altre persone (magari in due persone coprono un intero anno a turni di tre mesi ciascuna). In questo modo riescono a monetizzare di più e ad avere redditi maggiori. Questa è una delle situazioni.

Seconda considerazione: spesso si verifica questo fenomeno perché il lavoro regolare non è assolutamente competitivo rispetto al lavoro irregolare, con distanze che possono essere abissali. Per cui, se dovessimo impiegare lavoratori totalmente regolarizzati in alcune attività probabilmente il costo del prodotto finale sarebbe elevatissimo. Facciamo un esempio banale e storico, quello del pomodoro. Nel settore della raccolta del pomodoro registriamo una vastissima irregolarità e un'immigrazione temporanea di persone che lavorano totalmente al nero; questa è l'unica leva economica per cui il nostro pomodoro riesce ancora un po' a competere con quello cinese.

Dobbiamo allora trovare un accordo, o meglio, una soluzione nell'organizzazione della nostra economia. O noi sbarriamo la strada al pomodoro cinese e quindi impediamo una concorrenza e un dumping anche sociale, oppure dobbiamo accettare il fatto che, se siamo favorevoli tout court alla globalizzazione, senza preoccuparci di come altri Paesi e altre economie operano nel mercato globale, dovremo sempre fare i conti con livelli di irregolarità e di estraneità alla legge, perché ne produrremo noi, attraverso le nostre norme, le premesse assolutamente obbligatorie. Altrimenti rassegniamoci al fatto che non si coltivi più pomodoro. È una scelta, non so quale sia la migliore ma certo il problema dobbiamo porcelo in termini più generali; non dobbiamo semplicemente lavare la nostra coscienza dicendo che abbiamo previsto una sanzione penale grave per chi sfrutta il lavoro e che adesso tutto è a posto.

Terza considerazione: questo provvedimento, al quale, ripeto, guardo con favore, si inscrive più in generale nella politica dell'immigrazione. Credo sia una discussione aperta, anche a seguito della presentazione del disegno di legge Amato-Ferrero da parte del Governo. È giusta la severità con chi sfrutta il lavoro, indipendentemente dalla carta d'identità di chi viene sfruttato ed è giusto avere maggiore rigore laddove le condizioni contrattuali siano più deboli (in questo caso parliamo di extracomunitari); è giusto anche introdurre un incentivo a sfuggire all'irregolarità, come la concessione per fini sociali del permesso di soggiorno; ma se dobbiamo avere tanta severità verso questo fenomeno che alimenta l'immigrazione clandestina, dobbiamo altresì evitare di approvare quelle norme che favoriscono la permanenza in clandestinità. Tutte le norme contenute nel disegno di legge Amato-Ferrero che, aprendo le maglie all'ingresso, favoriscono la permanenza in assenza di lavoro, favoriscono obiettivamente anche il caporalato, perché mettono a disposizione sul territorio una massa di manovra. Anche in questo caso dovremmo metterci d'accordo su cosa vogliamo fare per evitare la grida manzoniana. Altrimenti manifestiamo sentimenti di buona accoglienza nei confronti di tutti, se qualcuno non ha lavoro lo manteniamo e decidiamo che può rimanere sul territorio, magari anche per un anno, in cerca di nuovo lavoro, sanzioniamo penalmente il caporalato, per poi accorgerci che il caporalato fa agio proprio su quella massa di lavoro, su quell'esercito industriale di riserva (per dirla con parole che sono più vicine alla sua tradizione, signor Presidente e che derivano forse da buone letture; abbiamo fatto buone scuole, grazie a Dio).

Credo che questo provvedimento di per sé vada approvato, ma dobbiamo ispirarci alla filosofia di una maggiore liberalizzazione del mercato del lavoro per la creazione di condizioni tali per cui non vi possano essere una sproporzione e una convenienza così elevate. Quanto più è conveniente il sommerso, infatti, tanto più vi si farà ricorso e tanto più inutile sarà la sanzione penale. È lo stesso discorso che vale per l'evasione fiscale.

Dobbiamo iscrivere un provvedimento di questo genere in una gestione della politica dell'immigrazione che non è certo quella tracciata dal disegno di legge Amato-Ferrero. Le dirò di più, signor Presidente: io sono tra coloro che ritengono che la legge Bossi-Fini contenga manchevolezze, perché, per esempio, prevede che gli ingressi siano basati sull'ordine in cui si presenta la domanda. Sono dell'opinione che, invece, bisogna selezionare gli ingressi in base alle competenze specifiche. Dobbiamo cominciare a ragionare come si fa in tutta Europa, dove si seleziona la manodopera in base sulla sua qualificazione e si fanno entrare dall'esterno dell'Unione Europea le persone in base alle loro capacità professionali e alla loro capacità di integrazione. Dobbiamo, insomma, fare esami prima di concedere permessi di soggiorno. Invece nel disegno di legge Amato-Ferrero si prevedono corsi in un secondo momento.

La filosofia di questo provvedimento, ispirata ad una maggiore severità, è, dunque, da condividere, ma si deve estendere a tutta la politica dell'immigrazione; al contempo il mercato del lavoro deve ricevere un'ulteriore liberalizzazione.

PRESIDENTE. Data l'ora, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

 

 


 

 

 

 

 

Senato della Repubblica

XV LEGISLATURA

 

Assemblea

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

RESOCONTO STENOGRAFICO

ALLEGATI

 

 

ASSEMBLEA

 

158a seduta pubblica (pomeridiana):

 

 

mercoledì30 maggio 2007

 

Presidenza del presidente MARINI,

indi del vice presidente CAPRILI

 

 


 

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente MARINI

 

Seguito della discussione del disegno di legge:

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale (ore 17,40)

 

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1201.

Ricordo che nella seduta antimeridiana il relatore ha integrato la relazione scritta ed ha avuto inizio la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.

MALAN (FI). Signor Presidente, il provvedimento, così come giunge in Aula dopo il passaggio in Commissione, mi pare che costituisca un'efficace sintesi delle diverse sensibilità esistenti sul tema dell'immigrazione, su un aspetto particolare che si riferisce a questo grande tema che ritengo estremamente importante nella società occidentale in genere, che è diventata meta di immigrazione, e italiana in particolare: mi riferisco all'aspetto del contrasto allo sfruttamento dei lavoratori immigrati. Su questo siamo sicuramente d'accordo.

Su questo punto, vale a dire sul contrasto allo sfruttamento dei lavoratori immigrati, e naturalmente allo sfruttamento dei lavoratori in generale, siamo tutti schierati allo stesso modo, cioè siamo fortemente contrari e desideriamo varare (ricordo che in Commissione il disegno di legge è stato approvato all'unanimità) un provvedimento equilibrato. Esso, da una parte, contempla sanzioni nei confronti del datore di lavoro e, dall'altra parte, prevede l'estensione anche ai lavoratori colpiti da questa nuova fattispecie di reato di alcune particolari facilitazioni per l'inserimento nella nostra società.

Sottolineo poi un altro aspetto positivo, che è quello di aver lavorato ampiamente - e do atto dell'impegno profuso in tal senso dai relatori Bianco e Livi Bacci - sul testo del Governo, che aveva creato forti perplessità nell'opposizione, ma soprattutto di aver lavorato su un testo che non è una delega, in quanto vi è stata la disponibilità da parte dei proponenti e della maggioranza di discutere un testo andando a verificare, parola per parola, provvedimento per provvedimento, comma dopo comma, quali potessero essere le modifiche da apportare alle norme vigenti.

È stato quindi adottato un procedimento che ha consentito un lavoro efficace e approfondito, che non lascerà dubbi a chi deciderà di votare il provvedimento perché sa cosa vota. È lo stesso tipo di procedimento che abbiamo usato nella scorsa legislatura per modificare, in generale, le norme sull'immigrazione, con il disegno di legge divenuto la cosiddetta legge Bossi-Fini, che è stato portato in Aula senza relatore dopo un lunghissimo lavoro svolto in Commissione, in quanto, per così dire, c'era stata un'intensa attività di sbarramento da parte dell'allora opposizione. In Aula sono state votate molte centinaia di emendamenti per giungere alla fine dell'esame del provvedimento. In quel caso non c'è stata la possibilità di raggiungere un accordo tra maggioranza e opposizione, ma c'è stata la possibilità di vedere con trasparenza e con piena conoscenza di tutti i parlamentari che cosa si andava a votare. Come avvenuto nella scorsa legislatura per la discussione del disegno di legge Bossi-Fini, si è dimostrato che è possibile lavorare su un provvedimento come questo senza dare deleghe al Governo.

Mentre si stava prevedendo questo equilibrato intervento con gli strumenti giusti e mentre stavamo discutendo il provvedimento in Commissione, è arrivato dal Governo il disegno di legge Amato-Ferrero che, invece, risponde a logiche completamente diverse. Tanto per cominciare, è un provvedimento composto unicamente da deleghe - ne ho contate 49, ma, in realtà, siccome alcune sono molto complesse, credo siano ancora di più - il che evidenzia la rinuncia del Parlamento ad elaborare delle leggi, vale a dire ad adempiere il dovere cui è chiamato ad attendere in base all'articolo 70 della Costituzione, che gli assegna il processo di formazione delle leggi.

Questo è un problema secondario rispetto alla logica da cui muove il disegno di legge Amato-Ferrero, che - a mio parere - contrasta anche con la logica del disegno di legge che andiamo ad approvare.

Il disegno di legge di cui stiamo parlando è mirato alla repressione - dunque speriamo alla prevenzione - dello sfruttamento dei lavoratori, in particolare degli immigrati clandestini che si trovano in una situazione di debolezza, tant'è vero che il grave sfruttamento dell'attività lavorativa, introdotto come reato specifico con l'articolo 603-bis del codice penale, viene punito con pene severe e aggravate nel caso in cui lo sfruttamento sia fatto ai danni di minori di anni 18 o di stranieri irregolarmente soggiornanti, cioè di soggetti che si trovano in situazione di debolezza: i minori di anni 18, di qualunque origine siano, in quanto possono essere oggetto di particolari tipi di coercizione perché meno in grado di altri di difendere i propri diritti; i lavoratori irregolarmente soggiornanti per la specifica condizione di non avere un lavoro, di essere in un Paese che non è il loro e di essere privi di sostentamento, con la conseguente possibilità di manifestare disponibilità verso condizioni di lavoro fortemente degradanti, con tutti gli aspetti definiti da questo disegno di legge.

Allora, senz'altro un elemento deve essere svolto dal punto di vista della repressione, cioè l'aumento delle pene e anche delle sanzioni accessorie, come per esempio l'esclusione dal percepimento di aiuti dallo Stato o la partecipazione a gare d'appalto per coloro che pongono in essere lo sfruttamento, ma occorre anche evitare che arrivino in Italia ulteriori persone che siano facili vittime di questo sfruttamento.

Il disegno di legge approvato nella scorsa legislatura e promosso dal Governo Berlusconi, la cosiddetta legge Bossi-Fini, ha legato la possibilità di entrare e di continuare a risiedere in Italia ad un effettivo rapporto di lavoro proprio per evitare che in Italia vi sia un gran numero di persone che si trovino in situazioni di debolezza e di conseguenza portate, per un verso, ad essere vittime di sfruttamento e, per un altro verso, ad incrementare la criminalità.

Il disegno di legge Amato-Ferrero va esattamente nella direzione opposta. Cito soltanto alcuni elementi. Si parla di stabilire flussi basati non sulle necessità del mercato del lavoro, ma sulla capacità di assorbimento del mercato del lavoro: se ci sono 1.000 richieste di lavoratori dall'estero bisogna dare un numero maggiore di permessi d'ingresso nel nostro Paese perché forse gli altri - quelli che ancora non sono oggetto di richiesta da parte dei datori di lavoro - saranno assorbiti in seguito.

Infatti, è specificamente affermato che chi avrà un contratto di lavoro fino a sei mesi potrà permanere nel Paese per un anno, chi avrà un contratto di lavoro da 6 a 12 mesi - cioè anche di 6 mesi e un giorno - potrà restare nel nostro Paese per due anni. E nei rimanenti 17 mesi e 29 giorni cosa farà questo ex lavoratore straniero?

Questo ex lavoratore straniero, che viene nel nostro Paese verosimilmente perché nel suo Paese d'origine era in condizioni di disagio - difficilmente arriva nel nostro Paese una persona carica di soldi in grado di mantenersi nel caso in cui perde il lavoro - cosa farà negli altri 18 mesi in cui il disegno di legge Amato-Ferrero vorrebbe lasciarlo ancora in Italia, anche se privo di un lavoro? Certamente cercherà un lavoro, secondo quanto già consentito dalla legge vigente, ma se in quell'arco di tempo non lo troverà non sarà in grado di assicurarsi un sostentamento e quindi avrà verosimilmente due alternative: da un lato, prestarsi, consenziente, ad essere sfruttato in condizioni degradanti, un aspetto che si vuole punire più severamente con questo disegno di legge; dall'altro, essere tentato di infoltire le file della criminalità, una prospettiva di cui i cittadini italiani non sentono davvero il bisogno.

Addirittura nel disegno di legge Amato-Ferrero si parla di permessi per attesa di occupazione di un anno. Il termine attesa lascia intendere una certa passività che lascia poco sperare sul risultato di questa attesa. Fin dall'inizio si rischia di far arrivare in Italia tante potenziali vittime dei reclutatori o di criminalità o di lavoratori da sfruttare.

È bene, giusto e doveroso punire chi sfrutta i lavoratori immigrati, in misura crescente a seconda del grado di sfruttamento, ma bisogna anche evitare di fornire il serbatoio dal quale trarre nuovi lavoratori da sfruttare e nuove reclute per la criminalità.

Mi limito a ricordare una cifra. È noto che un terzo dei detenuti nelle nostre carceri è costituito da persone immigrate nel nostro Paese. Ci viene detto e ripetuto - e credo che vi sia fondatezza statistica su tale cifra - che in realtà coloro che hanno commesso delitti e sono finiti in carcere sono quasi esclusivamente immigrati clandestini, dal momento che tra gli immigrati regolari il tasso di criminalità è addirittura inferiore a quello medio dei cittadini italiani.

La ragione è forse da attribuirsi al fatto che hanno un certo timbro sul passaporto? Ritengo che ciò dipenda dal fatto che, grazie alle leggi in vigore, chi si trova nel nostro Paese può starci grazie ad un lavoro, ad un sostentamento, senza dunque aver necessità, per mantenere se stesso e la propria famiglia - e a prescindere che si trovi in Italia o sia rimasta nel Paese di origine - di dover cercare il proprio sostentamento altrove. Anzi, sono addirittura più incentivati dei cittadini italiani a comportarsi bene perché, nel caso in cui commettessero dei delitti, nella loro condizione di immigrati, rischierebbero non soltanto la punizione del reato, ma anche l'espulsione e, di conseguenza, il venir meno di quella situazione di cui evidentemente sono contenti se l'hanno cercata.

Incrementare invece il numero di persone che non hanno un lavoro, addirittura a partire dal momento del loro ingresso in Italia, implica un potenziale incremento di delitti e delinquenti.

Se questi sono i dati e se è vero quanto ci viene detto da autorevoli esponenti del centro-sinistra, vale a dire che quel 30 per cento di detenuti proviene quasi esclusivamente dalle file dell'immigrazione clandestina, ne deriva che stimando in 700.000-800.000 gli immigrati clandestini, 1 su 40 immigrati clandestini è finito in carcere per aver commesso delitti. Ciò purtroppo non vuol dire che soltanto 1 su 40 ha commesso delitti, ma molti di più, considerato che 19 reati su 20 restano impuniti per l'estrema difficoltà di trovare i colpevoli.

Poiché è altresì noto che gli immigrati clandestini sono particolarmente soggetti a commettere delitti, manifestando un tasso di criminalità superiore agli altri non perché intrinsecamente peggiori dei cittadini italiani ma perché in situazione di bisogno e di grave debolezza, non si può assolutamente pensare di aumentare il serbatoio da cui trarre nuove reclute per la criminalità e tanto meno nuove vittime costrette a lavorare in condizioni inumane e degradanti e dunque gravemente sfruttate.

Pertanto, per le stesse ragioni per le quali sono fortemente contrario all'impostazione del disegno di legge Amato-Ferrero, sono favorevole a questo disegno di legge. Su un punto infatti siamo d'accordo: bisogna punire gravemente coloro che, per aumentare i propri profitti e, in alcuni casi, per rendere profittevoli attività che altrimenti, senza lo sfruttamento, non lo sarebbero, riducono dei lavoratori in condizioni che confinano con schiavitù.

Attenzione però a non aumentare le possibilità che questo delitto si realizzi. Certo, grazie a questa legge ci sarà una repressione più forte e severa, ma in realtà questo reato verrà commesso più frequentemente. (Applausi dal Gruppo FI).

 

(omissis)

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n.1201 (ore 17,55)

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zuccherini. Ne ha facoltà.

ZUCCHERINI (RC-SE). Signor Presidente, senatrici, senatori, conoscete tutti la celebre interpretazione di Marx secondo cui la schiavitù funzionò da volano per assicurare un'accumulazione primitiva al nascente capitalismo. La schiavitù era uno dei processi di accumulazione che hanno segnato la nascita dell'era capitalistica. Non siamo in presenza di un ritorno a quella schiavitù storica. La schiavitù, o lavoro forzato contemporaneo, nasce da altre esigenze.

Ha origine nei Paesi poveri, in Paesi che hanno visto un crollo repentino delle condizioni di vita. Nasce da guerre esplose in alcune aree; da condizioni di miseria estrema in alcuni Paesi; dall'oppressione delle minoranze; dal disfacimento economico che ha distrutto le precedenti protezioni sociali, seppur minime ed elementari; da crisi che hanno generato spaventose disoccupazioni, definendo un'inedita situazione, perché ha messo in movimento moltitudini di uomini e di donne che premono per arrivare nei Paesi dell'opulenza con il sogno di costruire una vita migliore rispetto a quella drammatica che si lasciano alle spalle.

La spinta a migrare sorge anche dal particolare sviluppo economico dei Paesi ricchi, dove la trasformazione della composizione della forza lavoro ha determinato la richiesta di lavoratori a bassa scolarizzazione, provenienti da Paesi poveri e devastati, per lavorare in settori in cui la fatica è una componente centrale del tempo di lavoro.

Ci sono aree, zone e spazi economici nei quali il mercato criminale della tratta degli uomini, della riduzione in schiavitù e del lavoro forzato e il mercato legale si intersecano, si trovano a contatto, traggono cioè un reciproco vantaggio. Di questa specifica vicenda (l'incontro tra mercato criminale e mercato legale) si occupa la legge, che parla del lavoro forzato e del grave sfruttamento, delle forme che pensavamo relegate al Medioevo, di quelle conosciute nel Mezzogiorno del nostro Paese (il caporalato). E invece, lo dicono gli atti del Senato, come la relazione della Commissione di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro, con particolare riguardo alle cosiddette "morti bianche", approvata nella scorsa legislatura, oggi il fenomeno del caporalato, in particolare nell'edilizia, e quindi del lavoro forzato, è rilevante, non nelle zone dell'arretratezza economica del nostro Paese, ma nei punti alti dello sviluppo capitalistico, come Milano.

Questa legge parla dell'intermediazione abusiva di manodopera e incide così, in maniera diretta, sull'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione, quello che riguarda il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale.

Secondo uno studio americano commissionato dalla CIA, quindi di una qualche rilevanza, gli immigrati trafficanti in direzione degli Stati Uniti, cioè quelli ridotti in schiavitù o al lavoro forzato, sono almeno 50.000 ogni anno.

Lo stesso studio stima che il numero delle persone trafficate - così viene definita la riduzione in schiavitù o il lavoro forzato - nel mondo oscilla tra i 700.000 e i due milioni ogni anno. L'aspetto più inquietante è che nel XXI secolo milioni di persone sono ancora considerate un oggetto del quale si possa disporre totalmente, perché vengono private della loro autonomia di pensiero, di azione, di movimento.

Anche nella civilissima Europa la schiavitù, abolita per legge alla fine del XVII secolo, è oggi una piaga presente più di quanto si possa immaginare. Risulta che i cinesi, che anche nel nostro Paese sono trovati in condizioni di schiavitù e lavoro forzato, in particolare nei settori del tessile e della pelletteria, possono impiegare anche due anni per raggiungere l'Europa, pagando una somma tra i 5.000 e i 10.000 euro. Alcuni immigrati curdi hanno pagato somme di 6.000 euro per arrivare in Germania. Dalla Repubblica dominicana giungere in Europa costa dai 3.000 ai 6.000 euro.

Il traffico di esseri umani rappresenta la più drammatica odierna forma di negazione dei diritti umani compiuta nei confronti di milioni di persone e questo punto in cui il mercato criminale incontra quello legale produce profitti tra i 7 miliardi e i 10 miliardi di euro. Le persone vengono così trasformate in merce da immettere sul mercato come tante altri merci. Qui sta una delle peculiarità della moderna riduzione in schiavitù.

La tratta degli esseri umani appare anche funzionale a un particolare modello del sistema economico. Un recente studio del Fondo monetario internazionale ha evidenziato come il 27 per cento del PIL italiano, prodotto nel triennio 1999‑2001, sia frutto di attività esercitata nel variegato mondo dell'economia sommersa, nel quale sono compresi migliaia di immigrati clandestini, che svolgono lavori spesso rifiutati da tanti nostri connazionali.

Tali immigrati vivono in una condizione di lavoro forzato, in quanto sono costretti ad estenuanti orari di lavoro; vengono sottopagati o non pagati affatto; sono privi di coperture assicurative contributive ed obbligati a lavorare e a vivere negli stessi luoghi, in condizioni igienico-sanitarie particolarmente precarie.

Simili situazioni sono riscontrabili anche in molti Paesi del mondo sviluppato, lasciando intendere come i nuovi schiavi siano funzionali a un sistema di capitalismo maturo come quello italiano, fondato su una logica neoliberista.

La cultura dominante espressa oggi dai ceti oggi prevalenti all'interno del capitalismo italiano e non solo, ritiene che il fine ultimo dell'impresa, ossia il profitto debba essere sempre più basato non tanto sul miglioramento e l'innovazione di processo e di prodotto, ma sulla massima riduzione dei costi della manodopera, dei tempi di produzione e della tassazione.

Su un piano più generale, la nuova schiavitù e il lavoro forzato significano dunque grandi profitti per pochi e assenza completa di diritti per milioni di uomini e donne, totalmente esclusi da questa redistribuzione.

In un Paese come il nostro - è notizia di poche ora fa - un uomo di sessantasette anni, che lavorava in un cantiere edile perché le sue condizioni economiche lo costringono, è morto in un incidente sul lavoro. Ciò è segno di una condizione estremamente drammatica. La legge in esame non riguarda solo i lavoratori immigrati; ad essi si rivolge essendo evidentemente costoro i soggetti più deboli, ma parla appunto di una situazione drammatica nella condizione del lavoro e del lavoro forzato.

Non c'è dubbio che nella formulazione del Governo alcuni passi erano meglio precisati, più espliciti e rendevano più leggibile quella stessa condizione. Nonostante ciò, penso che sia stata raggiunta una mediazione alta in Commissione per offrire, sul punto del lavoro forzato e della riduzione in schiavitù, una possibilità di legge e di intervento che colpisca anche duramente, fino alla chiusura dell'impianto.

Non c'entra niente la cosiddetta legge Amato-Ferrero, su cui ognuno può avere le proprie opinioni. Noi parliamo della ricostruzione di un diritto fondamentale, della libertà delle persone.

Diceva Thomas Paine: «Questi sono i tempi che mettono alla prova le anime degli uomini». Penso che con questa legge si compirà un passo avanti per affermare nuovamente nel nostro Paese un'idea forte della civiltà del lavoro e della condizione dei lavoratori. (Applausi dai Gruppi RC-SE, Ulivo e dei senatori Tibaldi e Rame).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Poli. Ne ha facoltà.

POLI (UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge, il cui testo ci apprestiamo a discutere, intende promuovere l'adozione di nuove e più efficaci misure di contrasto al fenomeno dello sfruttamento della manodopera di stranieri irregolarmente presenti sul territorio nazionale.

Con questo disegno di legge, si vuole colpire con durezza il cosiddetto caporalato e l'indegno fenomeno dello sfruttamento lavorativo degli stranieri, che - non può certo sfuggire - in alcuni settori tende a configurarsi come una vera e propria forma di nuova schiavitù.

La possibilità, già prevista dall'ordinamento, che allo straniero venga concesso uno speciale permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, quando emergono concreti pericoli per la sua incolumità, viene integrata quindi con una puntuale individuazione della fattispecie di reato per grave sfruttamento di manodopera, i cui requisiti ricordo brevemente: retribuzione ridotta di oltre un terzo rispetto ai minimi contrattuali; sistematica e grave violazione della disciplina in materia di orario di lavoro e riposo settimanale; gravi violazioni dei requisiti di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, con esposizione dei lavoratori a elevati rischi per la loro salute, sicurezza e incolumità; reclutamento e avviamento al lavoro secondo le modalità che vengono comunemente indicate con il termine di caporalato.

L'iniziativa ha lo scopo specifico di aggredire una grave patologia del sistema produttivo, lo sfruttamento della forza lavoro che, attraverso attività lesive dei diritti fondamentali della persona, crea economie illegali, ostacola la concorrenza e falsa gli equilibri di mercato.

L'alto livello di irregolarità dei lavoratori extracomunitari nel territorio nazionale è del tutto connesso alla forte incidenza dell'economia sommersa: sanzionare la prima significa incidere sulla seconda. Non può essere dimenticato che l'intermediazione e la somministrazione abusive di manodopera si traducono fin troppo spesso in forme di sfruttamento e violenza, che configurano talvolta una vera e propria riduzione in schiavitù, di cui sono vittime soprattutto lavoratrici e lavoratori extracomunitari privi di permesso di soggiorno.

Sotto questo profilo, è del tutto condivisibile la finalità del disegno di legge n. 1201, che si propone di reprimere il fenomeno dello sfruttamento della manodopera extracomunitaria, particolarmente vulnerabile quando versa in condizioni di irregolarità. Tuttavia, un esame attento del disegno di legge nel suo complesso non può non sollevare perplessità sul modo in cui si intende perseguire questo fine.

Si parla di sfruttamento, secondo il presente testo, davanti ad una retribuzione ridotta di oltre un terzo rispetto ai minimi contrattuali previsti dai contratti collettivi di categoria, a gravi violazioni della disciplina in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro e a forme di reclutamento e avviamento al lavoro secondo modalità irregolari.

In sostanza, di fronte a simili fattispecie, così generiche, si sanano le condizioni di decine di migliaia di lavoratori irregolari, regalando purtroppo permessi di soggiorno a immigrati clandestini, ovvero allungando i tempi per i regolari (il permesso per i lavoratori stagionali dura nove mesi, mentre quello per motivi di protezione sociale dura diciotto mesi). La nostra preoccupazione è che, sfruttando questa norma, ci possa essere un giro di prestanome per arrivare alla regolarizzazione dei clandestini.

Gli effetti del disegno di legge potrebbero essere drammaticamente controproducenti, perché si potrebbe indurre l'immigrato irregolare a simulare condizioni di sfruttamento allo scopo di strappare un permesso di soggiorno, oppure si potrebbero creare imprese di comodo, ditte virtuali, per non dire fasulle, magari intestate a prestanome anziani e nullatenenti, allo scopo di assumere in modo fittizio dipendenti da fare poi emergere, ponendo il titolare in qualche modo al riparo da eventuali sanzioni.

Ai colleghi senatori non può sfuggire che la materia dell'immigrazione, inoltre, va trattata con equilibrio e discernimento, tenendo presenti tutte le disposizioni legislative in vigore. La repressione dello sfruttamento del lavoratore irregolare non può prescindere da tutto il contesto non solo normativo, ma anche sociale ed economico, che ha portato una persona extracomunitaria a trovarsi irregolarmente sul nostro territorio, dove è costretta poi ad accettare condizioni di lavoro incompatibili con la dignità umana.

Sebbene sia lodevole l'intenzione che muove questo disegno di legge, le prescrizioni in esso contenute sembrano muoversi in una direzione confliggente con il panorama normativo oggi in vigore, se non in termini espliciti, sicuramente dal punto di vista di una aggirabilità dei suoi effetti. E questo, come fin troppo spesso ormai accade, attraverso l'emanazione di norme che, sebbene mirate e puntuali nella singola fattispecie, rischiano di scardinare l'intero orizzonte normativo in cui dovrebbero invece inserirsi.

Mi chiedo, infatti, come sia possibile coniugare lo spirito di questa legge con quello delle norme contenute nella legge Amato-Ferrero sull'immigrazione, che aprendo le maglie all'ingresso favoriscono la permanenza sul nostro territorio in assenza di lavoro, e quindi rischiano di incentivare l'attività di caporalato; anche perché - giova precisare, e questa forse sembra la peggiore mancanza del testo - questo disegno di legge affronta la materia solo dal lato della repressione, ma dimentica l'altro, quello dello sviluppo di una cultura della prevenzione.

In questa sede non può essere dimenticato, infatti, come esistano nella pratica quotidiana evidenti fenomeni di vera e propria complicità tra gli sfruttati e gli sfruttatori. Senza una puntuale analisi delle logiche sottese, non è evidentemente possibile sostenere di aver inquadrato, compreso e affrontato completamente il fenomeno.

La confusione e la fretta spesso portano a tradire le aspettative a tutto discapito delle buone intenzioni; un errore che non ci possiamo permettere, soprattutto in un momento in cui la classe politica non gode certo di un eccesso di fiducia.

Oggi l'eccessiva presenza di immigrati sul territorio è fonte di insicurezza diffusa nei nostri concittadini. Rischiare di provocare un aumento indiscriminato della presenza di extracomunitari, ovvero anche solo darne l'idea, alimentarne il sospetto sembra contribuire ad una polarizzazione sociale della comunità nazionale che il recente voto amministrativo ha già posto in luce; soprattutto, genera una preoccupazione che rischia di offuscare e sminuire le comunque lodevoli intenzioni di questo disegno di legge. (Applausi dal Gruppo UDC. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrara. Ne ha facoltà.

FERRARA (FI). Signor Presidente, capisco che potrò anche commettere un peccato di presunzione, che è a metà tra un peccato veniale e un peccato più grave, anche se non un peccato mortale, e chiederò a qualche collega poi di difendere le mie sorti, perché possa essere pienamente difeso rispetto alla condanna che me ne può derivare come disattenzione o come elaborazione di tesi contrarie alla mia.

Io, contrariamente a molti interventi di questa parte politica, non sono assolutamente d'accordo sul provvedimento in esame, non perché non ritenga valida la proposta che viene fatta, ma per quanto ho argomentato in Commissione bilancio, cioè proprio per i compiti che a tale Commissione, in questa particolare materia, discendono dall'articolo 40, comma 3, del Regolamento del Senato, il quale dispone: «Sono assegnati per il parere alla 5a Commissione permanente i disegni di legge deferiti ad altre Commissioni che comportino nuove o maggiori spese o diminuzione di entrate o che contengano disposizioni rilevanti ai fini delle direttive e delle previsioni del programma di sviluppo economico».

Quindi, nel rispetto di tale comma, ho argomentato in Commissione che il provvedimento non poteva che ricevere un parere di contrarietà semplice e che bisognava che questo fosse tenuto presente nel dibattito nelle Commissioni di merito 1a e 11a riunite e che l'Aula dovesse valutare, vista la pesantezza, il parere della Commissione bilancio.

Perché dico questo? Signor Presidente, non ritengo oggi che noi si sia alle porte di un nuovo 7 ottobre 1571. I colleghi ricorderanno che il 5 ottobre del 1571 è il giorno al quale, pur con i cambiamenti del calendario, si fa riferimento per la battaglia di Lepanto, che fermò, secondo alcuni, un processo di novella migrazione rispetto a quella che (anche se esaminata da tanti libri di storia come una migrazione dei popoli orientali verso l'Occidente) per tanto tempo gli storici e gli studiosi di economia hanno valutato non fosse una vera e propria migrazione, ma una emigrazione. Gli arabi - che si trovavano in Spagna e in Italia - non avevano dato atto ad una migrazione, ma ad una emigrazione, poiché vi si erano stabiliti militarmente e quella che nei testi di storia viene presentata come una collaborazione tra diverse popolazioni di fatto era la presenza di popoli arabi in terre d' Occidente, senza - ripeto - che si fosse in presenza di una migrazione.

Quando si presentò la migrazione, vi fu la battaglia di Lepanto, per cui si disse basta. Oggi non siamo in queste condizioni: non vi è nessuna legge (che possa essere la Bossi-Fini o la Amato-Ferrero) a poter dire stop a quella che non ha più connotazioni di emigrazione, per cui non è più possibile, secondo molti sociologi, considerare il residente straniero, regolare o irregolare, come un emigrato, ma debba essere considerato invece come un migrato. Perché la sostanziale differenza?

Quando la battaglia di Lepanto fermò la migrazione - come debbono convenire molti analisti, storici e storici economici - la motivazione fu che la battaglia fu affrontata non soltanto per motivi religiosi, ma anche per motivi economici. Quindi, si cercò di risolvere un problema molto grave; infatti, dalla presenza araba del 1100-1200 in Sicilia, in terra Ispanica ed altrove si era passati, per l'aumento della popolazione d'Occidente, conseguente alla soluzione dei problemi sanitari in terra d'Occidente, ad una impossibilità di ricevere quella migrazione che si era cominciata a presentare agli albori rinascimentali.

Gli albori rinascimentali, infatti, facevano sì, con le teste di ponte costituite dalla prime emigrazioni orientali, che la migrazione venisse ad essere attratta dalle nuove condizioni economiche dell'Occidente. Oggi ci ritroviamo nelle stesse identiche situazioni, con una situazione economica, cioè, di gran lunga "migliorante", nel senso che migliora con una velocità enormemente superiore nelle terre d'Occidente e in alcune aree delle terre orientali, edin questo senso si ha uno spostamento di popoli. Ora, non essendo possibile una nuova battaglia di Lepanto (non c'è un Andrea Doria, non c'è una flotta papale, uno Scanderberg, che nelle terre di Albania diceva ai turchi invadenti di fermarsi), si pone la necessità di provvedere con una legislazione a fare in modo che l'emigrazione non si trasformi in migrazione.

Cosa è stato fatto nella legislatura precedente? È stato elaborato un testo di legge (la cosiddetta Bossi-Fini), con cui si cercò di dire basta, o meglio di porre un freno ad una emigrazione trasformantesi in migrazione. Qual è la presunzione di questo Governo, di codesto disattento Esecutivo seduto ai banchi del Governo? Non me ne vorrà l'amico Franco Danieli, che è l'unico rappresentante che potrebbe, per la sua preparazione, prestare un minimo di attenzione ad un discorso - ripeto - presuntuoso, ma che contiene nella presunzione l'auspicio di una quanto meno minima attenzione al problema di cui trattasi. La presunzione della "Bossi-Fini" era quella di cercare di valutare un fermo alla trasformazione dell'emigrazione in migrazione. Questo Governo, dicendo che quel sistema non aveva funzionato, ha detto qualche mese addietro che avrebbe presentato un nuovo disegno di legge, cioè l'Amato-Ferrero. Non il Ferrero in quanto amato; Amato è il Ministro, poi vi è un Ferrero. Il Ferrero da noi non è affatto amato. Amato è amato per i fatti suoi! È una semplice battuta, che rivolgo a Franco Danieli. Ciò significa che almeno ho sollecitato un componente del Governo a prestare attenzione.

Il disegno di legge Amato-Danieli, anzi Amato-Ferrero - magari fosse Amato- Danieli - è stato annunciato qualche settimana addietro, ma non se ne conosce il contenuto, e ciò rappresenta un altro motivo di scandalo. Il Governo, infatti, afferma che cambierà la legge Bossi-Fini e che ha presentato - anzi si dice abbia presentato, perché compare nei verbali del Consiglio dei ministri, come poco fa mi spiegava il senatore Saporito - un nuovo disegno di legge Amato-Ferrero, del quale però non si conosce il contenuto.

Cosa fa invece il Governo? Dice: poiché difficilmente si approverà una riforma della Bossi-Fini in tempi brevi e quindi si avrà spazio per il disegno di legge Amato‑Ferrero secondo una nuova interpretazione di argine alla trasformazione della emigrazione in migrazione, presentiamo un provvedimento tampone. La prima difficoltà è che quel provvedimento tampone mira - secondo quanto afferma il titolo - a contrastare lo sfruttamento dei lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale con un riferimento ad una modifica del codice penale, che non può essere riformato con un decreto-legge; pertanto, non potendo procedere con un provvedimento d'urgenza, è stato presentato un disegno di legge.

Pertanto, in attesa di un disegno di legge annunziato, di cui non si conosce il contenuto, per iniziativa del Presidente del Consiglio dei ministri, si presenta un altro provvedimento che naturalmente si dovrebbe innestare sul disegno di legge più complesso riguardante il problema della migrazione e dell'emigrazione. Se questa non è la violazione di un determinato presupposto che la produzione legislativa deve avere (perché non c'è produzione legislativa riguardante la migrazione e l'emigrazione che non debba essere valutata dal punto di vista economico), non so di cosa si tratti. Infatti, in Commissione bilancio abbiamo discusso a lungo sulla opportunità di esprimere un parere contrario.

Ricordo ai colleghi che la Commissione bilancio può pronunciare un parere contrario o in base al mancato rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, cioè perché il provvedimento non ha l'adeguata copertura finanziarie; o perché tale misura è contraria ai criteri dettati da precedenti leggi o dalla corretta amministrazione delle cose dello Stato e quindi alla programmazione economica, così com'è determinata e come è d'uso o necessario.

È assolutamente necessario che il provvedimento sia inserito nel contesto della programmazione complessiva, con riferimento alla necessità di salvaguardare il nostro Stato, la nostra Nazione, le nostre Regioni e le nostre attività economiche dalla migrazione, perché un riferimento specifico e puntuale al contrasto dello sfruttamento dei lavoratori regolarmente presenti sul territorio non può essere preso in considerazione singolarmente.

Inoltre (facendo parte dell'opposizione dovrei utilizzare questa défaillance del Governo a nostro vantaggio), è un errore politico madornale presentare sotto campagna elettorale questo provvedimento, spacciandolo come l'attesa riforma della Bossi‑Fini e quindi anticipando il contenuto della Amato-Ferrero con questo disegno di legge, che probabilmente, dal punto di vista della comunicazione contiene l'aspetto più rilevante dell'Amato-Ferrero, ma di cui non conosciamo però il contenuto.

Non si può assolutamente prendere in considerazione un normaleiter in Commissione bilancio, tant'è che la Commissione si è trovata in difficoltà nel dover esprimere il parere. Se viene letto con la dovuta attenzione, come sono sicuro che hanno fatto i componenti del Governo oggi presenti in Aula e i colleghi della maggioranza che se ne sono occupati, il parere della Commissione bilancio da una parte conteneva una contrarietà ex articolo 81 ad una previsione per previsioni di spesa (scusate il bisticcio di parole) e non per il tetto di spesa dell'articolo 3 dell'originario progetto predisposto dai relatori, elaborato con un mix, di cui è raro si trovi traccia, tra il testo del Governo e quello d'iniziativa parlamentare.

Ciò ha lenito la sofferenza dei componenti della Commissione bilancio per non dover esprimere, per solidarietà di parte, un parere contrario semplice (quindi, non ex articolo 81), ove il provvedimento - con un utilizzo rigoroso del Regolamento, dunque nel rispetto del dettato regolamentare e costituzionale - non potrebbe potentemente che ricevere un parere contrario.

Ribadisco dunque la mia contrarietà, a parte le riserve sui contenuti propri del provvedimento, che potrebbero essere meglio affrontati - come ha più specificatamente e dottamente argomentato il collega Malan poc'anzi - riferendosi puntualmente e non complessivamente al problema della migrazione e dell'emigrazione. Il provvedimento, infatti, ha solo una parvenza di notevole rilievo, come l'altro disegno di legge sui cognomi, precedentemente affrontato e per fortuna rinviato in Commissione, ma non ha alcun significato, se non quello di consentire al Governo di sopravvivere e a quest'Aula di far finta di lavorare.

È per questo motivo, signor Presidente, che sono intervenuto e, non avendo potuto presentare - anche per le diverse opinioni di tanti colleghi dell'opposizione - una proposta di non passaggio agli articoli, ho voluto svolgere un discorso che presenta una sostanziale diversità rispetto a quelli effettuati dagli altri senatori dell'opposizione. Questi, infatti, pur argomentando diversamente, finivano per essere sostanzialmente convergenti rispetto alla proposta, mentre io non lo sono e non mi asterrò dalla votazione del provvedimento: inviterei, anzi, i colleghi a ripensarci, perché esso - lo ribadisco - è assolutamente contrario a quanto stabilito dal comma 3 dell'articolo 40 del nostro Regolamento.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mantovano. Ne ha facoltà.

MANTOVANO (AN). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Senato sta esaminando in Aula un disegno di legge che è già superato - come hanno già avuto modo di sottolineare i colleghi intervenuti in precedenza - per iniziativa dello stesso presentatore. Infatti, quello stesso Governo che pone all'attenzione del Parlamento le norme oggi in discussione (modificate, certo, dal lavoro svolto nelle Commissioni riunite), in epoca successiva di qualche mese approva in Consiglio dei ministri, in data 24 aprile ultimo scorso, il cosiddetto disegno di legge Amato-Ferrero, che modifica completamente l'intero testo unico sull'immigrazione, anche nella parte relativa al grave sfruttamento degli immigrati extracomunitari. Questo credo richieda una riflessione, intanto dal punto di vista formale, poi anche da quello sostanziale.

La modifica sulla quale il Governo chiede al Parlamento una delega, per poi intervenire con norme di dettaglio, riguarda disposizioni originariamente prese in considerazione dal disegno di legge in discussione (penso all'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione) e disposizioni toccate anche dal testo modificato (penso all'articolo 22 dello stesso testo unico).

Si potrebbe obiettare che il disegno di legge Amato-Ferrero non è ancora stato assegnato al Parlamento; non so se lo sia stato nelle more tra la discussione delle Commissioni riunite e l'Aula. Il sottosegretario Lucidi dice di no e ne prendo atto. Può darsi che non sia stato ancora svolto il passaggio nella Conferenza Stato-Regioni. Tutti noi, però, sappiamo - e, se non lo sappiamo, basta consultare l'aggiornatissimo sito del Ministero dell'interno - che questo disegno di legge esiste, non è un annuncio, e che, articolato e messo per iscritto in modo abbastanza puntuale, è stato approvato dal Consiglio dei ministri.

Pongo questo problema, che mi rendo conto non è tanto formale quanto sostanziale che fra poco diventerà anche formale, proprio a lei, Presidente: può oggi il Parlamento prendere in esame delle norme che incidono su alcuni settori del testo unico sull'immigrazione, posto che lo stesso Governo ha varato al Consiglio dei ministri - e quindi tutti noi abbiamo avuto la possibilità di leggerlo - un articolato che modifica anche quelle disposizioni? Si dirà che questo è vero solo in parte, perché correggendo, a seguito del lavoro svolto dalle Commissioni riunite, l'impostazione originaria, il riferimento che all'inizio c'era all'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione oggi diventa una nuova norma del codice penale. Quella nuova norma però contiene, anche dal punto di vista lessicale, elementi di assoluta sovrapposizione con l'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione, e comunque si interseca con quella disciplina per ragioni che enuncerò tra poco.

Il Governo sta per domandare al Parlamento una delega ampia, onnicomprensiva, fondata sull'assunto ideologico, che non riguarda soltanto la materia dell'immigrazione, in base al quale fino al 17 maggio 2006 il mondo funzionava male e dal giorno successivo all'insediamento del Governo Prodi il mondo ha iniziato a funzionare benissimo (d'altra parte, gli elettori se ne sono accorti; mi pare abbiano manifestato anche il loro gradimento qualche giorno fa...); ma se la logica-ideologica (mi si perdoni l'assonanza dei termini) che è a fondamento di questo disegno di legge fa proporre al Parlamento un'intera riscrittura del testo unico sull'immigrazione, che senso ha questo acconto, questa anticipazione, che si tradurrà inevitabilmente in un doppio lavoro da parte del Parlamento? È vero che il Parlamento non sta lavorando o sta lavorando molto poco, ma non è il caso che si eserciti o che faccia delle anticipazioni su ciò che non costituisce anticipazione ma che corrisponde ad un'iniziativa legislativa già approvata dal Consiglio dei ministri, tant'è che chiunque, attraverso internet, può coglierne ogni passaggio.

Nel merito, queste disposizioni costituiscono uno strano mix tra violazioni del diritto penale già coperte da sanzione, violazioni del testo unico sull'immigrazione già coperte da sanzione, violazioni delle disposizioni contrattuali che trovano una via non penalistica di soluzione attraverso il ricorso al giudice del lavoro. Questo mix che viene realizzato ha un tasso di genericità, di contraddittorietà e di indeterminatezza che renderà molto difficile all'interprete capire quale sarà la norma cosiddetta speciale da applicare nel caso concreto.

Mi limito al primo comma del nuovo articolo 603-bis del codice penale introdotto dall'articolo 1 di questo disegno di legge. Esso recita: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque» - vediamo quale è la condotta - «recluti lavoratori, ovvero ne organizzi l'attività lavorativa» - viene poi il come - «sottoponendo gli stessi a grave sfruttamento».

Quindi, la condotta essenziale si sostanzia in un grave sfruttamento; le modalità di questo grave sfruttamento sono: o la violenza - ci sono delle virgole, quindi delle disgiuntive - o la minaccia o l'intimidazione, anche non continuative, e tutto ciò ha come destinatario il lavoratore che sia a sua volta sottoposto - anche qui ci sono situazioni differenti - o a condizioni lavorative caratterizzate da gravi violazioni di norme contrattuali o di legge ovvero da un trattamento personale, connesso all'organizzazione e alla gestione delle prestazioni, gravemente degradante.

La norma è scritta - lo ripeto - in modo confuso, con poca punteggiatura, per cui il rischio di interpretazioni poco chiare c'è tutto. In questo rischio si inserisce anche l'ipotesi che una differenza salariale significativa possa costituire indice, anche implicito, anche indiretto, di minaccia o di intimidazione.

Mi è capitato più volte, signor Presidente, svolgendo le funzioni di giudice penale, di trovarmi di fronte a contestazioni di estorsione in presenza di notevoli differenze salariali accompagnate da intimidazioni e da minacce anche implicite. Per esempio, è sufficiente non minacciare direttamente il licenziamento, ma farlo in qualche misura comprendere.

Ora, noi introduciamo una norma in una parte del codice penale in cui ci sono reati gravissimi e odiosi. Non dico che lo sfruttamento dei lavoratori non sia grave e odioso, ma che stiamo introducendo questa norma in una parte del codice penale che contiene sanzioni per la tratta di schiavi e che c'è il rischio che si qualifichi come tratta di schiavi una pratica, certamente non gradevole e da sanzionare con gli strumenti previsti dall'ordinamento, ma che in qualche caso può essere esclusivamente una controversia per differenze salariali.

Vogliamo mettere la sorte di aziende che vanno sanzionate - e nella legislazione vigente esistono le norme per punirle - nelle mani di denunce che in qualche caso possono essere strumentali, ma che in via cautelare possono portare al blocco dell'attività di queste aziende? È un rischio che deriva dalla formulazione - ripeto - poco chiara, confusa di questa norma.

Si parla, inoltre, di condizioni degradate: basterà ogni violazione del decreto legislativo n. 626 del 1994 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro per attivare questa disposizione penale? So che il Governo o il relatore risponderanno di no, però l'articolazione della norma è tale che, perlomeno come ipotesi iniziale d'indagine, un'iscrizione nel registro degli indagati per questo tipo di reato ci può essere e, in via cautelare, questa ha effetti diretti non soltanto sull'azienda, ma anche sugli altri lavoratori di quest'azienda.

Credo che la casistica giudiziaria sia piena di denunce, anche penali, che sorgono quando l'animosità tra il lavoratore e il datore di lavoro è tale che non ci si accontenta del ricorso al giudice del lavoro e la denuncia penale diventa uno strumento per rafforzare, appunto, il ricorso al giudice del lavoro.

In realtà, questo disegno di legge sconta un'ambiguità originaria perché inizialmente era stato costruito attorno ad una dilatazione dell'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione, una norma che ha dato ottima prova di sé. Affermo ciò riconoscendo il merito a chi l'ha formulata nel 1998 ed esprimendo, quindi, apprezzamento per la legge Turco-Napolitano, che, infatti, non è stata neanche sfiorata dalla riforma successiva. Quella norma ha una struttura, una finalità e un oggetto specifici, nel senso che riguarda la tratta di esseri umani e la moderna riduzione in schiavitù che passa attraverso la lacerazione di vite di giovani donne moldave, ucraine, rumene o di altra nazionalità che vengono prelevate nel loro Paese dai contemporanei mercanti di schiavi e vengono buttate sulle nostre strade costrette alla prostituzione.

Quella disposizione è così ben strutturata che prevede, non soltanto l'immediata attivazione dell'indagine penale, ma anche, uno specifico programma di protezione a tutela del denunciante che può diventare anche testimone. Questo programma di protezione non riguarda soltanto strette cautele di sicurezza, ma prevede un inserimento di chi denuncia nel contesto sociale e legale italiano, con un permesso di soggiorno per studio o per lavoro, oppure, se l'extracomunitario che viene tirato fuori da questo giro sceglie questa seconda strada, il ritorno assistito nel Paese di origine con una sorta di borsa lavoro o borsa studio che gli consente una reimmissione nel Paese di origine.

Ora, chiedo a lei, signor Presidente, al Governo e al relatore quanto segue. Se stiamo parlando di grave sfruttamento e quindi si riprende testualmente la terminologia contenuta nel testo unico sull'immigrazione all'articolo 18 per la tratta di esseri umani e se le sanzioni sono significative (perché tali sono quelle dell'articolo 603-bis del codice penale), per quale motivo poi manca la previsione, per chi denunci un grave sfruttamento ai sensi del nuovo articolo 603-bis del codice penale, di un programma di protezione? Forse che chi denuncia una sorta di tratta di lavoratori extracomunitari non rischia come la ragazza diciottenne o sedicenne che denuncia i suoi sfruttatori? Per quale motivo, in queste disposizioni, manca un richiamo anche formale a quella parte dell'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione che tutela concretamente? E quante centinaia di testimoni e di denuncianti sono stati tutelati.

Non vorrei che quest'assenza dipendesse da quella carenza di fondi oggi denunciata nell'altro ramo del Parlamento dal ministro Amato, visto che si parla di svariate centinaia di milioni di euro. Ma se manca la possibilità materiale di far fronte alla tutela dei denuncianti di un reato così grave e odioso, forse è il caso di lasciare in piedi la legislazione vigente, che appresta una tutela meno confusa e più specifica con riferimento alle varie ipotesi di reato.

Credo che nessuno in questo Parlamento, in questo Senato, abbia neanche la più remota idea di collusione o di complicità con chi sfrutta i lavoratori, italiani o stranieri, e credo che tutti siano animati da forte ostilità e dal desiderio serio ed effettivo di contrastare simili condotte odiose. Mi limito però a ribadire, signor Presidente, che gli strumenti oggi ci sono, e non devo certo ricordarlo a lei. Ci sono gli ispettori del lavoro: verrebbe da chiedersi perché non sono andati a svolgere ispezioni nei campi di raccolta del pomodoro del foggiano o del salernitano che si vedono, transitando sulle autostrade. All'interno dell'Arma dei carabinieri ci sono degli appositi nuclei. C'è un complesso di istituti accertatori che, sulla base delle norme vigenti, non trovano ostacolo alla giusta repressione nei confronti di queste condotte. Perché rendere più confuso il quadro normativo?

Tale quadro normativo che verrebbe reso ancora più precario se questo disegno di legge delega, il cosiddetto Ferrero-Amato, dovesse essere, un giorno, approvato. Si tratta di un disegno di legge delega che ipotizza l'abolizione del contratto di soggiorno e che consente l'ingresso nel territorio nazionale anche a chi non ha un contratto di lavoro o un'ipotesi di contratto di lavoro e deve cercarlo: il che significa, nelle more della ricerca e in presenza di un fondo di garanzia che, certo, è previsto nel disegno di legge delega, ma è inimmaginabile che possa essere sufficiente a mantenere tutti gli stranieri che entreranno per ricercare lavoro, diventare facile preda dello sfruttamento in nero, se non, in una parte marginale, della tentazione della criminalità.

Vorrei tanto, signor Presidente, che il Senato svolgesse un'attività legislativa più consistente, più serrata di quella che ha esercitato da un anno a questa parte, però ritengo veramente paradossale che, nel momento in cui decide di legiferare, lo faccia su materia sulla quale lo stesso proponente del disegno di legge in discussione, vale a dire il Governo, annuncia in epoca successiva una revisione completa che riguarda anche la materia qui in esame. Sulla base di questo paradosso, credo ci debbano essere delle riflessioni conseguenti anche nell'esame del merito di questo disegno di legge. (Applausi dal Gruppo AN. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Galli. Ne ha facoltà.

GALLI (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, sul provvedimento in esame la Lega intende specificare bene la propria posizione. Si tratta infatti di uno di quei classici provvedimenti a cui questo Governo ci ha abituato, per cui se la definizione generale può essere intesa in un certo modo e per esempio è condivisibile, poi il contesto ideologico in cui è inserita e la finalità non dichiarata sono esattamente l'opposto di quelli che dovrebbero essere.

Per essere chiari, è ovvio che la Lega assolutamente condivide il principio che nessun essere umano deve essere volontariamente sfruttato, né nell'ambiente di lavoro né in qualunque altro ambiente, ed è ovvio che siamo per definizione per l'assoluta legalità dei rapporti di lavoro di qualunque tipo; tant'è che questi, anche nel caso dell'immigrazione, sono esattamente i princìpi contenuti nella legge Bossi-Fini, che lega la gestione razionale del fenomeno migratorio proprio a questi princìpi e a queste questioni, quindi alla possibilità di dare un lavoro regolare e decoroso alle persone che vengono nel nostro Paese, più tutta una serie di altre garanzie per le persone stesse.

Ovviamente, siccome i princìpi devono poi essere accompagnati da prassi ragionevolmente utili al perseguimento dei princìpi stessi, è ovvio che, una volta che si sono dichiarati quei princìpi, occorre anche stabilire una serie di condizioni: che comunque il numero non può essere illimitato, che comunque ci dev'essere una serie di garanzie ragionevoli, come per esempio la dichiarazione di una persona attendibile che fornisca la casa, un contratto di lavoro per cui la persona viene in Italia non sulla parola ma su un dato di fatto in qualche modo consolidato.

Se parliamo di queste cose, è ovvio che siamo assolutamente d'accordo con quanto viene enunciato anche qui come principio.

Detto questo, dobbiamo però inevitabilmente fare una serie di distinguo che sanzionano la differenza di impostazione ideologica che c'è tra noi e i proponenti il provvedimento. Per noi l'immigrazione non è assolutamente ineluttabile, incontrollabile o che dobbiamo accettare per forza perché così va il mondo, ma è uno dei tanti fenomeni che hanno a che fare con la vita pubblica dei Paesi, in particolare del nostro e dei Paesi occidentali simili al nostro, che per definizione chi amministra la Nazione - quindi i politici, gli eletti dal popolo - deve affrontare in maniera ragionevole, razionale, intelligente, il tutto possibilmente finalizzato al benessere complessivo dei cittadini rappresentati e della popolazione del resto del mondo.

Il fatto che sia un fenomeno assolutamente gestibile lo dimostrano i Paesi che lo gestiscono, perché le cose che succedono in Italia non è che succedono in tutti gli altri Paesi del mondo, tanto meno in quelli a noi più vicini e paragonabili per condizioni geografiche, sociali ed economiche: non esistono in Francia, che ha una presenza di immigrati più elevata della nostra ma per ragioni storiche precise, anzi per molti anni c'è stato uno scambio assolutamente normale considerato la situazione coloniale in cui viveva quel Paese; non è così in Spagna, la quale, anche se governata da un Esecutivo sostanzialmente di sinistra, ha un'impostazione nei confronti dell'immigrazione ben diversa da quella propugnata in Italia da un Governo di sinistra; non è così in Inghilterra, dove, nonostante un Governo di sinistra, le sanzioni e le modalità di gestione dell'immigrazione sono enormemente diverse dalle nostre.

Per non parlare poi, paradossalmente, dei Paesi da cui provengono queste persone, rispetto ai quali non ce la passiamo cavare semplicemente dicendo che siccome sono poveri non hanno il problema dell'immigrazione, perché non è vero. L'immigrazione è un fenomeno certamente legato alle questioni economiche, ma anche all'impostazione amministrativa del Paese, e nelle Nazioni da cui provengono queste persone è difficilissimo entrare per tutti, che si provenga da Paesi poveri o da Paesi ricchi.

Per non parlare, infine, dal momento che siamo in un Paese governato dal centro-sinistra e dunque a forte connotazione di sinistra, dei Paesi comunisti o ex comunisti in cui entrare è fisicamente assolutamente impossibile; e si tratta di Paesi (prendo ad esempio la Russia) in cui ormai il livello economico è tale da garantire condizioni analoghe alle nostre e tali da attirare una forte immigrazione come avviene per il nostro Paese.

Lasciamo dunque perdere questo totem inattaccabile che il processo è inevitabile e incontrollabile. È piuttosto una scelta. Quindi, se è controllabile, dipende poi dalla politica, dall'impostazione strategica che si dà alle scelte politiche, il modo in cui gestire il fenomeno a livello legislativo.

In questo senso è intervenuta la Casa delle libertà con l'approvazione della legge Bossi-Fini. Il provvedimento si basava su princìpi estremamente semplici e chiari. Il nostro Paese è disponibile ad accettare un certo numero di persone provenienti da altri Paesi, ma ciò è legato esclusivamente alla possibilità e disponibilità di posti di lavoro, alla necessità degli stessi e comunque il tutto dev'essere fatto in modo da essere compatibile per la società che accoglie - l'Italia - e decoroso per le persone che vengono da noi, vale a dire gli immigrati.

Pertanto, l'immigrazione doveva comunque essere legata al contratto di lavoro, alla disponibilità certa di un'abitazione e ad un numero predefinito. Da quest'ultimo dato non si può certo prescindere. Infatti, indipendentemente dal fatto che vi sia più o meno richiesta e necessità e che le persone che arrivano in Italia siano più o meno brave persone, oneste e lavoratrici, resta comunque un problema di numeri. Se in Italia arrivassero 100 milioni di persone, perfettamente in regola, oneste e lavoratrici, è comunque evidente che trasformerebbero il nostro Paese in qualcosa di diverso dalla realtà odierna.

Mi sembra dunque di riferire questioni di assoluto buonsenso, tant'è vero che la questione delle sanzioni per chi non rispettava le regole della legge Bossi-Fini, che vengono riprese anche in questo provvedimento, era di estrema chiarezza. In realtà, nessuno avrebbe avuto modo di trovarsi in una situazione di irregolarità, nel senso che, per definizione, le persone che fossero entrate nel nostro Paese rispettando la legge Bossi-Fini avrebbero seguito un percorso di perfetta legalità. Anzi, se le persone che entrano, che sono identificate con nome e cognome, dopo un certo periodo di permanenza fossero trovate senza occupazione o senza abitazione, altre persone, cittadini italiani e non, sarebbero chiamate a rispondere di tale situazione avendo a suo tempo garantito per il contratto di lavoro e per l'abitazione. È un modo di ragionare occidentale, normale, razionale, kantiano, in cui ad una causa segue un effetto e un qualcosa in mezzo che fa funzionare le cose.

Nella vostra volontà di smantellare qualsiasi cosa sia stata fatta dal centro-destra o non assimilabile alla vostra ideologia di centro-sinistra, state invece aggirando le impostazioni logiche e razionali della legge Bossi-Fini. Lo state cominciando a fare sia con il cosiddetto disegno di legge Amato-Ferrero, che nessuno conosce ancora alla perfezione ma di cui si potrà parlare in seguito, sia con provvedimenti come quello oggi al nostro esame, assolutamente condivisibile nell'impostazione generale - identica alla nostra - in quanto lega in definitiva la presenza regolare al lavoro regolare. Intendete far decadere definitivamente la legge Bossi-Fini non appena riuscirete ad approvare la legge Amato-Ferrero.

Anche in questo caso è evidente che i rovesci elettorali e il sentire comune regolano la vostra velocità e dunque rallentate adeguatamente su questioni di cui avete parlato molto in campagna elettorale e nei primi mesi del vostro Governo, magari per tenere unite e coese, come dice il Presidente del Consiglio, le varie frazioni della vostra coalizione, man mano che si tasta il polso dell'elettorato, dei comuni cittadini.

Comunque, tornando sulla questione, l'Amato-Ferrero, da quel che ci è dato capire, in sostanza prevederebbe l'invasione tranquilla e garantita da parte degli organi istituzionali dello Stato, del nostro Paese da parte di chiunque ci voglia entrare. Questo perché i principi fondamentali, quelli legati al contratto di lavoro, alla residenza e al numero, tutti assolutamente ragionevoli e di buonsenso, nonché di una certa importanza, sono assolutamente evitati o aggirati.

Voi uscite dalla questione quote. Mi piacerebbe capire, da un punto di vista puramente logico, come fate a giustificare l'immigrazione con l'esigenza lavorativa del nostro Paese e poi togliere ogni riferimento alle quote. Se entrano 5.000, 50.000, 500.000 o 5.000.000 di persone in un anno, due o tre, non è esattamente la stessa cosa. E non potete dirmi che un Paese di 58 milioni di abitanti, che ha sì e no 23 milioni di occupati, possa indifferentemente assorbire 50.000, 500.000 o 5.000.000 di persone, quando siamo soddisfatti se facciamo uno 0,1 per cento in più o in meno di PIL rispetto all'anno prima. La questione delle quote, che vuol dire semplicemente il numero delle persone che possono entrare, la bypassate.

Lo stesso fate per la questione del contratto di lavoro. Se le persone possono entrare, non perché hanno un lavoro, ma perché lo cercano, scollegate completamente la loro presenza nel nostro Paese dalle esigenze lavorative dello stesso. Se le persone entrano senza che nessuno le abbia richieste, senza che seguano una programmazione dello sviluppo economico, qualcuno mi deve spiegare come potete poi legare l'ingresso di queste persone alla necessità lavorativa, come pure sempre fate, quando parlate di queste questioni.

Dirò di più, che senso ha fare un provvedimento come questo, che sanziona in maniera precisa, anche giusta per tanti aspetti, quasi feroce in alcuni passaggi, chi non rispetta le regole di rapporto contrattuale tra datore di lavoro e lavoratore, in questo caso l'extracomunitario, quando voi siete i primi ad incentivare questa situazione e questa prassi? È ovvio che se introducete quantità enormi di persone nel mercato del lavoro senza che preventivamente lo stesso ne abbia espresso la necessità, incentivate rapporti di lavoro in nero.

Quindi c'è veramente una contraddizione in termini. Da un lato, fate una legge ferocemente repressiva, dall'altro vi state preparando a presentare una legge che di fatto moltiplicherà per 100, 1.000 o 100.000 queste situazioni. O siete per la regolarità oppure no. O siete per la legittimità dei rapporti oppure no. A meno che, e questa è una delle vostre caratteristiche, per voi in regola debbono essere gli italiani, poi gli altri, pazienza. Per cui fate le leggi solo per chi le rispetta già, per cui l'imprenditore medio, che è già oberato da una quantità enorme di legislazione, spesso vessatoria, vede delle nuove leggi che aggravano e rendono ancora più pesante questa situazione, mentre l'extracomunitario per voi è sempre e soltanto una povera persona sfruttata, dimenticando il fatto che in tutti i paesi del mondo, e non nell'Italia della Bossi-Fini, l'ingresso illegittimo è di per sé un reato, quindi incentivate le persone ad entrare illegalmente, a commettere un reato. E dopo che avete messo sul piatto l'occasione per i cittadini altri di fare cose, magari illegittime, rispetto alle quali non portiamo giustificazioni, intervenite ferocemente su questi ultimi.

È evidente che c'è qualcosa non che non quadra e lo si vede nel dispositivo stesso del provvedimento. Voi date infatti per scontato, ed è logico dal vostro punto di vista ideologico, che il rapporto sia sempre neanche tra l'italiano, bensì tra l'occidentale capitalista sfruttatore (l'abbiamo visto in qualche intervento che richiama ancora le ideologie del secolo scorso che hanno causato 80 milioni di morti per fame e miliardi di persone schiave del lavoro) e il poveraccio che viene del Terzo mondo.

In tal modo si esclude, ad esempio, il fatto che in realtà la gran parte del lavoro nero in Italia non è un rapporto tra italiani ed extracomunitari, bensì tra soli extracomunitari. Il grosso del caporalato in edilizia non è più rappresentato dal calabrese o dal siciliano o comunque dall'italiano che va sulla piazza e raccoglie i poveracci del Paese, ma tra loro stessi: tra il maghrebino che è arrivato prima che recluta i maghrebini arrivati dopo. Siccome entrambi per voi sono dei poveracci sfruttati dall'Occidente ricco, e magari cristiano, i nostri cittadini sono da perseguire e gli altri no.

Devo sottolineare che solo la Lega ha sottolineato negli ultimi mesi tutta la questione cinese. In televisione abbiamo visto dei normali giornalisti scendere con le telecamere in cantina trovando alle dieci di sera bambini di otto anni al lavoro sulla macchina da cucire. Ma il giorno dopo qualche ispettore del lavoro è andato a controllare? (Applausi dal Gruppo LNP). Bastava chiamare la redazione del TG5 e chiedere dove erano state registrate le riprese la sera precedente e andare a controllare.

Noi in Italia siamo capaci di infliggere milioni di euro di multa a chi sbaglia un codice fiscale su una bolla di accompagnamento regolare e poi abbiamo delle situazioni veramente da Terzo mondo, rispetto alle quali si chiudono gli occhi perché loro sono dei poveracci.

Allora, se la vostra ideologia è questa, ossia cominciare ad aggirare la cosiddetta legge Bossi‑Fini con queste mezze soluzioni, ma soprattutto impostare leggi sull'immigrazione come la cosiddetta Amato-Ferrero, è evidente che noi non ci possiamo assolutamente trovare d'accordo con voi; non possiamo minimamente condividere questo vostro modo di ragionare.

Ci piacerebbe altresì capire quale sia, alla fine, la posizione vera del Governo, della maggioranza o chiamate come volete il gruppo di persone che in questo momento governa il Paese. È quella di Prodi che va a stringere la mano a Zapatero per concludere un accordo bilaterale sulla difesa dei confini contro l'immigrazione clandestina? È quella dello stesso Prodi che va a riferire le stesse argomentazioni a Sarkozy in Francia o a Blair in Inghilterra? Oppure è quella del ministro Ferrero, il quale dichiara che in Italia debba entrare chiunque lo voglia, perché è giusto così e non è assolutamente giusto bloccare i flussi migratori, perché questo è il destino del mondo.

Questo accade quando il Ministro è in buona disposizione e parla correttamente, perché altrimenti, quando parla sinceramente, afferma ciò che pensa, ossia che in Padania ci vogliono tanti immigrati con il diritto di voto così allunghiamo elettoralmente i voti della Lega. Queste sono dichiarazioni ufficiali pubblicate sui giornali da parte del ministro Ferrero.

Qualche settimana fa, avendo un attimo di tempo, ho ritrovato un libercolo del secolo scorso di un autore tedesco, di cui non ricordo il nome ma ricordo che aveva due baffetti come il ministro Mussi, anche se era un pochino più magro. Tale autore sosteneva esattamente le stesse argomentazioni del ministro Ferrero. Quest'ultimo, peraltro, dimostrando il suo grande attaccamento al Paese e all'Occidente, ha fatto anche delle altre uscite di un certo rilievo, che lo pongono nell'alveo dei grandi statisti, dichiarando che un italiano da zero a 18 anni costa 150.000 euro quindi è meglio prendere un extracomunitario già adulto, in modo da risparmiare soldi.

Se la vostra impostazione mentale è questa, è ovvio che, anche se queste poche righe sono condivisibili perché è il nostro modo di pensare (l'immigrazione si regola con i rapporti di lavoro regolari), è ovvio che tutto il contesto ideologico in cui voi la inserite non è assolutamente condivisibile.

Ci meraviglia che il ministro Amato si accorga di personaggi pericolosi come gli imam di alcune moschee solo quando succedono certi fatti e poi vada a dirlo in televisione, mentre la Lega denuncia questo problema da vent'anni. Ci dispiace che il ministro Ferrero vada in giro a dire che gli italiani devono essere annacquati, così magari qualche partito politico prende meno voti. Soprattutto, siamo veramente preoccupati per la vostra impostazione ideologica, anche se ormai avrà vita breve e non arriverà sicuramente in fondo. Ci resterà però sempre questa curiosità: qual è il futuro del Paese che immaginate?

Se con tutte le leggi che voi giudicate severe, in pochi anni siamo arrivati comunque a 5 milioni di extracomunitari - spesso clandestini - presenti sul nostro territorio, è facile immaginare che, con una legislazione permissiva, questi diventeranno 15 milioni, 20 milioni o addirittura 50 milioni in pochissimi anni. Con i ricongiungimenti facili che volete prevedere, infatti, questi numeri cresceranno in modo esponenziale in pochissimo tempo.

Siete preoccupati per le pensioni degli italiani e al contempo consentite i ricongiungimenti con i genitori ottantenni degli extracomunitari presenti sul nostro territorio; poi magari, quando arrivano, date loro la pensione o mettete a loro disposizione il nostro Servizio sanitario, il cui bilancio in qualche Regione presenta buchi notevoli. Allora, quale futuro date ai cittadini?

Credo che il futuro dovrebbe stare a cuore non solo al centro-destra, e in particolare alla Lega (dato che in questo momento sto parlando io), ma anche a voi. Penso che anche voi abbiate dei figli e nipoti. Ebbene, quale futuro state preparando per loro? Quello di un Paese che, da grande Stato occidentale, industriale e moderno, diventa la punta estrema dell'Africa nel Mediterraneo? Se questo è il vostro punto di vista, ovviamente noi non possiamo condividerlo.

Del resto, siamo rincuorati dal fatto che gli italiani hanno capito tutte queste cose. Due giorni fa hanno dato la prima mazzata al vostro progetto ideologico e nei prossimi mesi daranno le altre. (Applausi dal Gruppo LNP).

 

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Livi Bacci.

LIVI BACCI, relatore. Signor Presidente, colleghe e colleghi, non entrerò in una lunga replica sui tanti aspetti che sono stati sollevati dai colleghi dell'opposizione e della maggioranza.

Mi limito innanzitutto a ricordare che sul provvedimento in discussione c'è stata piena convergenza in Commissione. Questo è già un fatto molto importante. Rilevo che molti interventi dei colleghi dell'opposizione sono stati sostanzialmente, e anche formalmente, in favore di questo provvedimento e ciò mi rallegra assai.

Non raccolgo gli spunti davvero interessanti per la discussione, che mi trascinerebbero in un'appassionata discussione storico-politica, economica, sociale sulle origini dell'immigrazione, sulla spaccatura del Mediterraneo dopo la battaglia di Lepanto, sopra le origini della schiavitù, il modello capitalista, l'ideologia della migrazione nel passato e nel futuro. Spero che avrò modo di discuterne in privato, individualmente, con questi colleghi e mi farà molto piacere farlo.

In questa sede, mi limito a registrare appunto la sostanziale convergenza sugli aspetti di questo particolare provvedimento, che riguarda il contrasto alle gravissime situazioni di sfruttamento, molto spesso vicine a forme di schiavitù, fatti i dovuti collegamenti temporali, i dovuti paragoni e i dovuti sconti. Ripeto, su questo provvedimento mi sembra che ci sia un sostanziale accordo.

Certo, non raccolgo nemmeno tutte le indicazioni che sono state formulate sul possibile contrasto procedurale tra questo provvedimento e la futura legge delega sull'immigrazione. Credo che il collega Bianco lo farà per me.

Quindi ringrazio tutti gli intervenuti. Credo che questo sia un buon provvedimento, che viene al momento opportuno. Nessuno pensa che l'Italia sarà un Paese sommerso dall'immigrazione, ma per fare questo bisogna elaborare buone leggi, bisogna ridurre al massimo il sommerso, che è una delle grandi piaghe del nostro Paese, perché è l'economia sommersa, l'economia in nero che attira l'immigrazione, e certamente nel futuro bisogna ristrutturare anche la nostra economia. Una economia con più tecnologia e meno intensità di lavoro sarà un'economia che richiede meno immigrazione.

Certamente questo è vero, ma si tratta di obiettivi di lunghissimo periodo che trascendono il termine della nostra discussione. Ringrazio tutti per l'attenzione. (Applausi dal Gruppo Ulivo).

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Bianco.

BIANCO, relatore. Signor Presidente, rispondo telegraficamente a due osservazioni specifiche che sono state mosse nel corso del dibattito, la prima delle quali dal collega Ferrara riguardo al parere della Commissione bilancio. Le Commissioni riunite e i relatori hanno tenuto conto ovviamente del parere della Commissione bilancio, che è un parere favorevole, non ostativo. Quindi, obiettivamente il dibattito interno attraverso cui si arriva a questo parere non ha alcun rilievo al di fuori della Commissione. Ripeto, il parere della Commissione bilancio è un parere non ostativo.

Per quanto riguarda la seconda questione, sollevata in particolare dal collega Mantovano (egli l'aveva già sollevata in Commissione), essa è relativa ad un potenziale conflitto con un altro provvedimento. Sottolineo che il provvedimento in oggetto non è ancora stato presentato in nessun ramo del Parlamento; risulta approvato dal Consiglio dei ministri, ma è all'esame della Conferenze unificata. Comunque, siccome si tratta di un rilievo serio, lo abbiamo esaminato con grande attenzione nelle Commissioni e abbiamo chiesto al Governo se riteneva che ci fosse una potenziale sovrapposizione tra i due provvedimenti. Il Governo ha affermato che mantiene l'intendimento di proseguire l'esame di questo disegno di legge ed è la ragione per la quale abbiamo ulteriormente lavorato.

Vorrei sottolineare, signor Presidente, come ha fatto il relatore Livi Bacci, che anche dopo questi rilievi, le Commissioni hanno lavorato in modo molto proficuo e il provvedimento è stato approvato con la sostanziale unanimità da parte delle Commissioni riunite 1a e 11a, naturalmente nell'ambito del distinguo politico in cui è stato comunque presentato.

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la rappresentante del Governo.

LUCIDI, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, le chiedo se è possibile depositare un più articolato intervento di risposta alla discussione, limitandomi in questa sede a riprendere alcune riflessioni che sono state poste dai senatori intervenuti.

 

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

 

LUCIDI, sottosegretario di Stato per l'interno. Innanzi tutto va detto, come anche altri hanno sottolineato, che il testo che votiamo, anche se non è lo stesso che il Governo ha presentato, ne riprende le ragioni e le finalità; soprattutto è un testo apprezzabile proprio perché è il frutto di un approfondito dialogo che c'è stato nelle Commissioni e che ha consentito, nella redazione, di trovare un punto d'incontro politico che rappresenta anche la forza di un intervento di contrasto allo sfruttamento dei lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale.

Vorrei dire anche che, con riferimento alla legge sull'immigrazione, sia che ragionassimo nell'ottica della legislazione attuale, sia che ragionassimo nell'ottica di una possibile riforma, qui vogliamo invece aggredire una grave patologia del sistema, in particolare del sistema produttivo, che è lo sfruttamento della forza lavoro; un fenomeno che, attraverso attività lesive dei diritti fondamentali della persona, crea delle economie illegali, ostacola la concorrenza e falsa gli equilibri del mercato.

Ho sentito dire nella discussione che, attraverso questo sistema, sia anche possibile un equilibrio nell'incontro fra domanda e offerta. Credo si tratti di un equilibrio apparente per gli effetti deteriori ed iniqui che produce nel breve e nel medio periodo, nocivo alla convivenza sociale ed allo sviluppo economico; avversario proprio di quelle regole che ciascuna parte politica, indipendentemente dalle proprie impostazioni intende affermare in materia di immigrazione regolare.

Voglio solo richiamarvi a leggere la relazione che ha curato il CESIS, dove a proposito del contrasto alla gestione criminale dell'immigrazione clandestina, evidenzia una capacità organizzativa dei traffici, tale da garantire anche lo sfruttamento della manodopera e di intercettare i circuiti finanziari delle rimesse.

Si dice che nei circuiti di sfruttamento in quella relazione sovente si produce una vera e propria riduzione in schiavitù, supportata dal sistematico ricorso all'intimidazione ed alla violenza. Un fenomeno ampio, nel quale vengono coinvolti a volte soggetti criminali, a volte piccoli imprenditori estranei alla tratta, ma disponibili a sfruttare i lavoratori, siano essi clandestini o regolari.

Vorrei anche tener conto, e lo avete fatto nel testo, che l'intermediazione abusiva, il cosiddetto caporalato, così come la somministrazione abusiva si declinano a volte con modalità di sfruttamento e di violenza, con soprusi che descrivono anche essi forme di riduzione in schiavitù.

Ci è evidente anche il dato dalle indagini delle Forze di polizia che i soggetti che subiscono di più sfruttamento del lavoro sono proprio gli immigrati, gli extracomunitari ed in particolare quelli privi di permesso di soggiorno. Per questi la condizione di irregolarità diventa condizione di vulnerabilità, di soggezione, di dipendenza, anche perché gli è impossibile agire quelle tutele che farebbero anche emergere la loro clandestinità con le relative conseguenze. Così come non mancano immigrati che in questo contesto si trasformano da vittime in sfruttatori di altri immigrati.

Più l'economia sommersa si alimenta della manodopera straniera, più la sua offerta attrae immigrati e produce immigrazione clandestina, più si realizzano meccanismi perversi di sfruttamento.

Credo che questo testo risponda un po' alle esigenze e alla rappresentazione della realtà che insieme agli organi di polizia ci danno gli organi di stampa. Voglio solo aggiungere, interloquendo con l'intervento del senatore Mantovano, una riflessione: proprio in considerazione di osservazioni avanzate sia dalla maggioranza che dall'opposizione con riferimento all'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione, la scelta della Commissione, che il Governo ha condiviso, è stata quella di non toccare l'attuale formulazione di tale articolo, nella quale la previsione penale che stiamo introducendo entra soltanto perché per il carattere della pena e per previsione espressa rientra tra le fattispecie di cui all'articolo 380 del codice di procedura penale.

Vorrei anche dire al senatore Mantovano che sa bene che non è solo la previsione della tratta quella attualmente considerata dall'articolo 18, ma sono proprio quelle forme di sfruttamento che possono ricavarsi anche nelle disposizioni in quei reati stabiliti dallo stesso articolo 380 del codice di procedura penale. Anche questo caso quindi, come quegli altri, rispetterà lo spirito dell'articolo 18 rispetto al quale darà possibilità a chi subisce violenza o grave sfruttamento di ottenere un permesso di soggiorno, qualora corra seri pericoli per la propria incolumità nel tentativo di sottrarsi da una organizzazione criminale.

Dico anche che il disegno di legge delega che il Governo ha in mente e che il senatore conosce bene ma credo sia abbastanza diffuso intende intervenire non sui soggetti che accedono all'articolo 18, come fa questo provvedimento, ma intende intervenire sulle forme di tutela che lo Stato prevede in relazione alla vittima perché accade molte volte che la vittima del grave sfruttamento, pur non correndo un pericolo lei stessa, si trovi ricattata o minacciata per l'incolumità dei suoi familiari che magari sono rimasti nel Paese d'origine.

Credo che questi temi, davvero come hanno vissuto nella discussione della Commissione, possano davvero continuare a convivere ed a vivere attraverso il passaggio dell'Aula. Dico anche ai senatori che questo testo è molto in linea con la proposta di direttiva che si sta elaborando in ambito europeo proprio in materia di contrasto al grave sfruttamento del lavoro irregolare.

Il Governo auspica quindi che questo percorso, che è stato segnato dal contributo della maggioranza e dell'opposizione, anche attraverso il voto dell'Aula possa mantenere questo segno. (Applausi dal Gruppo Ulivo).

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.

MALAN, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».

PRESIDENTE.

Passiamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti, che invito i presentatori ad illustrare.

TIBALDI (IU-Verdi-Com). Procediamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalle Commissioni riunite. Signor Presidente, l'emendamento 1.3 prevede, dopo le parole: «gestione delle prestazioni», la soppressione dell'avverbio «gravemente» riferito all'aggettivo "degradante".

Il vocabolario afferma che "degradare" significa privare della dignità, quindi credo che la soppressione dell'espressione «gravemente degradante» sia oggettiva. Infatti, se una persona viene privata della sua dignità attraverso un trattamento degradante, non riesco a immaginare il significato della parola "gravemente".

LIVI BACCI, relatore. Signor Presidente, l'emendamento 1.100 riguarda solo una questione redazionale: siccome un'altra parte dell'articolo contiene la dizione «tra le persone reclutate o occupate», anche in questo rigo, oltre a «occupate», inseriamo il termine «reclutate» per simmetria e completezza.

Con l'emendamento 1.101 si è ritenuto opportuno abbassare il limite ad un solo lavoratore occupato per quanto riguarda la chiusura dell'impianto.

 

PRESIDENTE. Invito il relatore e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

LIVI BACCI, relatore. Esprimo parere favorevole.

LUCIDI, sottosegretario di Stato per l'interno. Il parere del Governo è favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.3.

SAPORITO (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SAPORITO (AN). Signor Presidente, chiedo la verifica del numero legale.

GALLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GALLI (LNP). Signor Presidente, ho ascoltato il collega Tibaldi che ha illustrato il suo emendamento 1.3, ma anche l'intervento precedente della sottosegretario Lucidi che è intervenuta in replica dopo la discussione generale.

Certo, poi dovrò dire moltissimo altro; non volevo essere riduttivo, ci mancherebbe, perché la Sottosegretario è persona a cui non mancano gli argomenti, anche se, purtroppo, non posso condividerne la quasi totalità.

Dopo l'intervento del Governo, ci viene voglia di passare da una posizione di astensione - perché condividiamo il principio, nel senso che non possiamo certo non essere d'accordo sul fatto che non vi possono essere situazioni di sfruttamento in qualunque rapporto di lavoro - ad un'espressione di voto contrario. A questo punto, infatti, si vuole veramente andare al di là della realtà e parlare di un Paese o che non esiste oppure che a voi piacerebbe esistesse e che magari in certe zone d'Italia esiste anche, per giustificare la vostra posizione politico-ideologica. Altrimenti, non capisco la ratio che sta dietro al ragionamento, per altro, compiutamente argomentato.

Allora, se la questione è questa, ossia che la clandestinità alimenta la possibilità di far nascere e crescere rapporti di lavoro irregolari - cosa con cui sono assolutamente d'accordo - la soluzione non può essere quella di incrementare le presenze irregolari, ma casomai, in un processo logico di ragionamento, esattamente l'opposto.

Mi sembrerebbe, quindi, logico varare leggi che, prima di tutto, penalizzino pesantemente l'ingresso clandestino; questo non vuol dire - per essere chiari - trattare male le persone e non aver rispetto umano (questi sono altri ragionamenti), ma che, dal punto di vista del principio ideologico, l'immigrazione clandestina, come in tutti i Paesi del mondo - lo ribadisco - è un reato, che nel nostro Paese non deve essere commesso. Chi la commette, dunque, compie un reato: dopodiché, lo si tratterà certamente da persona, con tutti i diritti che giustamente gli spettano, ma da persona che ha commesso un reato e che quindi, per esempio, viene identificata e rimpatriata (o altrimenti, secondo la procedura).

Se invece fate passare il principio opposto, in base al quale l'ingresso irregolare è comunque un peccato veniale (che, se non ricordo male, da piccolo mi si insegnava essere espiabile più facilmente di quello mortale), per cui rappresenta un illecito piccolo, in confronto a quanto succede dopo, si tratta di un qualcosa che a questo punto non possiamo assolutamente più condividere. Capisco che, dal vostro punto di vista ideologico, ciò non sia condivisibile, ma la cosa non mi sorprende.

Inoltre, vorrei anche sottolineare che è vero che qui si rappresenta tutto il Paese, ma che dovremmo anche cominciare a chiamare i problemi con i loro nomi e cognomi; altrimenti, si fa come Montezemolo, che afferma che la politica costa, ma non ricorda che in Lombardia il bilancio della sanità è in pareggio, mentre in altre zone è in perdita anche per 10 miliardi.

Chiamiamo dunque le cose con i loro nomi e cognomi: il mondo economico e imprenditoriale del Paese non è esattamente come l'avete in mente voi. Ad esempio, nelle fabbriche avanzate della Padania, che negli ultimi anni, con grandi sforzi, sia economici sia intellettuali sia di energie lavorative, hanno recuperato i mercati rimettendosi ad esportare i loro prodotti, pensate che vi siano reparti in cui lavorano schiavi maghrebini senza contratto di lavoro?

Ma in che mondo vivete? Dove vi è un minimo di sviluppo, di tecnologia e di controllo sociale, queste cose non accadono, perché, molto banalmente, non possono accadere. Se poi in altre parti del Paese succedono, allora il problema è assai semplice. Non bisogna varare l'ennesima legge da aggiungere alle 300.000 che già sono in vigore: basterebbe distogliere parte dei Carabinieri e degli agenti della Guardia di finanza che si dedicano ai controlli degli studi di settore dagli imprenditori del Nord che pagano già le tasse, per mandarli nei campi di Puglia e Campania in cui si coltiva il pomodoro, dove basta scendere dalla macchina per vedere lavoratori irregolari. (Applausi dal Gruppo LNP).

Allora, è un'altra la questione, ma è evidente che questo non potete dirlo, perché dal vostro punto di vista ciò non succede; oppure - lo ribadisco - basterebbe che coloro che compongono la scorta alle autoblu dei Ministri, quando al mattino si recano dalla casa del politico al Parlamento o a Palazzo Chigi, si fermassero a controllare tutte le bancarelle abusive o i venditori ambulanti che costellano i due o tre chilometri di percorso nel centro cittadino di Roma. Potrebbero così verificare il tipo di rapporto lavorativo tra il venditore della bancarella, quello che gliela pulisce, il minore che chiede la carità o vende le magliette con le griffes falsificate. Basterebbe chiedere loro di esibire la bolla di accompagnamento che dimostri dove sono andati a rifornirsi di magliette, e poi controllare il laboratorio clandestino, magari arrangiato in una cantina, dove lavorano cinesi che sfruttano i loro connazionali in nero. E tutto ciò si deve fare, ma non con una legge di questo tipo.

Basterebbe fare applicare la legge a tutti e non, come sempre, fare i forti con i deboli, quelli che le tasse le pagano già, girando la testa dall'altra parte, perché vi fa comodo, quando a commettere queste irregolarità sono quelli che volete difendere. (Applausi dai Gruppi LNP e AN).

 

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di verifica del numero legale, avanzata precedentemente dal senatore Saporito, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

 

Il Senato è in numero legale.

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1201

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.3, presentato dal senatore Tibaldi.

È approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.100.

DIVINA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DIVINA (LNP). Questo è un strano Paese, signor Presidente. (Commenti dai banchi della maggioranza). Non si è mai riusciti a trovare una giusta misura tra le cose: siamo squilibrati o tutti da una parte o tutti dall'altra.

In questo caso non c'era dubbio che sulla materia dello sfruttamento del lavoro servisse un intervento, e infatti mi pare che l'Unione Europea abbia forzato in questa direzione e abbia minacciato gli Stati membri addirittura di procedure di infrazione se non avessero ottemperato in tempi certi. Certo è che noi stiamo, come sempre, dimostrando di non sapere mai avere la bussola, di non sapere mai trovare la strada più equilibrata.

Non c'è dubbio che per intervenire sulla codicistica penale, introducendo il grave sfruttamento e collegando il grave sfruttamento a sanzioni gravissime che comportano reclusioni da tre a otto anni, senza però capire che in ipotesi del genere potrebbero anche trovarsi persone che nulla hanno a che fare con lo sfruttamento del lavoro e dell'immigrazione, in questo caso sarebbe stata sicuramente necessaria un po' di prudenza.

Il problema è uno e la medicina l'ha saputo affrontare benissimo: è giusto saper fare buone diagnosi ed è giusto saper attribuire le cure adeguate, ma la medicina ha inventato qualcosa di innovativo. Ha capito che piuttosto che curare bisognava provare ad anticipare, a prevenire.

Stiamo parlando di reati legati allo sfruttamento dell'immigrazione e del lavoro nero, ma perché non pensiamo a come si crea il fenomeno dell'immigrazione e a come avviene il fenomeno della clandestinità nel nostro Paese? Questa maggioranza aveva un unico strumento che avrebbe consentito di controllare nel miglior modo gli accessi regolari nel Paese per non consegnarli alla malavita, come ha detto benissimo il mio collega. Infatti, chi non ha un lavoro, chi non può combinare colazione, pranzo e cena, chiunque si trovi in queste condizioni dopo una settimana sarebbe manodopera per la criminalità perché la cosa più importante è riempire la pancia, tutto il resto viene dopo.

La legge Bossi-Fini, tra le tante pieghe, aveva almeno un merito: combinava la permanenza sul territorio con un contratto di lavoro, cioè con la capacità di automantenersi. Il guaio è che adesso la si vuole cancellare, ma non solo: non è stata nemmeno applicata e si imputa alla mancata funzionalità ed efficacia della Bossi-Fini il fatto che questa debba essere soppressa. Vedremo prima se riuscirete a farla e poi quanti danni combinerà. Si tratta dell'unica legge che consentiva ad una persona d'arrivare in Italia e poter vivere dignitosamente con il proprio lavoro.

Un episodio deve farci riflettere sulla prudenza con la quale bisogna affrontare questo argomento: un prete, mosso da pietas cristiana, chiede ad un contadino se può provvisoriamente farsi carico di un disperato che si trova clandestinamente sul territorio italiano. Il contadino, stimolato dal prete di campagna, decide di farlo lavorare alle proprie dipendenze per fargli guadagnare un tozzo di pane. Ahimè, arriva il controllo e già con le norme che oggi esistono questo buon uomo con grande spirito caritatevole si ritrova in prigione. C'è di buono che il Paese fa quadrato, non c'è un biasimo sociale, ma c'è una certa solidarietà e ben o male questo signore, che è un imprenditore agricolo, riesce a uscirne indenne.

Con questa norma, signori, non scapperebbe neanche più quello animato da pietas cristiana che si fa convincere da un religioso a fare un'opera caritatevole: rischierebbe addirittura da tre a otto anni di reclusione soltanto per questo episodio. Anche se questo fosse l'unico caso o un caso scolastico, esso dovrebbe farci riflettere sul fatto che questa non è una buona norma perché porterebbe ad un'ingiustizia a cavallo di altre ingiustizie. (Applausi dal Gruppo LNP).

Presidenza del vice presidente CAPRILI(ore 19,35)

 

MANTOVANO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANTOVANO (AN). Signor Presidente, vorrei comprendere da quali elementi i relatori e anche il Governo traggono la convinzione di sostanziale convergenza sulle disposizioni di questo disegno di legge. Sembra quasi che vi sia un'unanimità dell'Aula sulle disposizioni sottoposte alla nostra attenzione.

Con altri colleghi, nel corso della discussione generale, abbiamo posto all'attenzione dei relatori e del Governo e anche della Presidenza alcune questioni che il Presidente della 1a Commissione ritiene serie - lo ha ribadito anche in questa sede -, prima fra tutte quella della sovrapposizione tra le disposizioni di questo disegno di legge e una parte della delega varata il 24 aprile dal Consiglio dei ministri, che attende ancora il passaggio nella Conferenza unificata Stato-Regioni.

Presidenza del presidente MARINI(ore 19,38)

 

(Segue MANTOVANO). Io resto sorpreso nell'ascoltare anche in questa sede, come già è avvenuto nelle Commissioni riunite, l'argomentazione che ha adoperato il presidente Bianco, il quale ha detto che la questione era seria. L'abbiamo affrontata, abbiamo chiesto al Governo se, a fronte della sovrapposizione che è stata rilevata, intendeva andare avanti lo stesso con questo disegno di legge e il Governo ha detto che intendeva procedere. Noi abbiamo posto questioni di rilevo giuridico formale e sostanziale, riceviamo una risposta con un richiamo all'autorità, che nel caso specifico e in questo momento è - devo dire - l'assai problematico Governo in carica. Gradiremmo una risposta nel merito da parte del Governo che può essere del tipo: «Noi riteniamo prioritario questo disegno di legge e pertanto annunciamo da subito lo stralcio della parte della delega che si sovrappone al contenuto di questo disegno di legge».

Non mi accontento, signor Presidente, del fatto di dire che andiamo avanti. Che cosa significa andare avanti? Non è una risposta giuridicamente corretta e adeguata rispetto alle obiezioni che sono state sollevate.

Nella discussione generale, ho l'impressione che i relatori abbiano tratto una valutazione di sostanziale convergenza da interventi da questa parte del Senato non totalmente ostili al disegno di legge. In realtà, abbiamo posto dei problemi. Vediamo in questo momento che i problemi sono accentuati perché l'emendamento 1.3, presentato dal senatore Tibaldi e precedentemente approvato, rende ancora più gravi le questioni che sono state sollevate. Se uno dei criteri per stabilire se vi è grave sfruttamento è il carattere gravemente degradante della situazione nella quale avviene il lavoro di un extracomunitario clandestino, nel momento in cui si elimina «gravemente» - già l'espressione «gravemente degradante» era ambigua e lasciava adito a dubbi - ciò vuol dire che anche le disposizioni minime del decreto legislativo n. 626 del 1994 diventano disposizioni che illustrano un degrado e quindi rinviano ad un grave sfruttamento punito con pena da tre a otto anni di reclusione, con 9.000 euro di multa e con una serie di sanzioni accessorie che prevedono anche la chiusura dell'azienda.

La nostra valutazione è fatta considerando i problemi posti sul tavolo che non hanno avuto risposte. Non abbiamo anticipato un giudizio sul voto finale, ma a questo punto il giudizio comincia a formarsi e non è positivo perché, invece di migliorare, il disegno di legge peggiora con le mancate risposte ai problemi posti e con un'eliminazione di paletti molto deboli che, venendo meno, renderanno l'applicazione di questa norma ancora più grave per tutto il sistema economico.

PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione dell'emendamento 1.100.

 

Verifica del numero legale

 

STIFFONI (LNP). Chiediamo la verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

 

Il Senato è in numero legale.

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1201

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.100, presentato dal relatore Livi Bacci.

È approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1. 101.

MANTOVANO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANTOVANO (AN). Spero che l'emendamento 1.101 non venga approvato e, signor Presidente, rivolgo un appello all'Aula in questa direzione.

Tra le sanzioni accessorie rispetto a una norma, le cui ambiguità mi sono permesso di sottoporre all'attenzione dell'Aula prima, vi è anche quella in presenza dell'accertamento dell'occupazione di almeno tre lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti sul territorio nazionale della sospensione delle attività dell'unità produttiva interessata per un mese. Dire a un'azienda che per un mese si bloccherà può essere una sanzione che svolge una funzione deterrente. Il parametro è di tre lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti. Questo emendamento addirittura propone di passare da tre a un lavoratore.

La norma principale è ambigua, legittima l'apertura di un procedimento penale con tutte le conseguenze in presenza di differenze salariali che possono essere accompagnate da intimidazioni che possono anche non essere tali e in più aggiunge, riducendo il numero di lavoratori necessari per l'applicazione di sanzioni accessorie, anche una simile pena accessoria.

Se questo emendamento sarà approvato, la valutazione dell'intero provvedimento non sarà più di tipo interlocutorio problematico, ma di tipo decisamente negativo.

GALLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GALLI (LNP). Signor Presidente, anch'io faccio fatica a capire la ratio dell'emendamento 1.101, perché a questo punto passiamo da una regolamentazione delle situazioni irregolari ad una legge che vuole essere semplicemente vessatoria. Non c'è una verità assoluta, quindi nessuno può sostenere che sia giusto fissare il limite di uno, tre o cinque lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti, però nel testo originario si seguiva la logica di indicare un numero ragionevole, perché una persona singola può costituire un caso, una eccezione e tante altre cose statisticamente poco significative.

Passare da tre persone ad una sola penalizza complessivamente tutta l'attività economica, interessando anche tutte le persone che non c'entrano nulla. Un conto è la persona che fisicamente commette un'irregolarità sapendo di farlo, altro conto è che quando succede una cosa del genere si faccia entrare nella negatività della situazione, con tutte le conseguenze derivanti anche in termini economici, tutte le altre persone che lavorano in quella attività.

Oggettivamente facciamo fatica a capire tale principio, se non nella logica, cui prima mi riferivo, di un provvedimento che non vuole sanzionare in maniera anche legislativamente corretta comportamenti irregolari, con un giusto rapporto tra causa ed effetto, tra pena e colpa di chi si pone al di fuori della legge. Piuttosto, vuole sottolineare una situazione considerata dal vostro punto di vista, secondo cui da una parte c'è chi ha sempre torto - vorrei sottolineare che si tratta magari anche di cittadini del nostro Paese - e dall'altra parte, invece, c'è la persona la cui responsabilità, per così dire, tendete a sottovalutare.

Sorvolate completamente sul fatto che una persona in principio ha commesso un reato, sia pure per necessità o perché spinta a farlo od anche solo coinvolta; però, ripeto, anche una persona che ruba in banca può avere sue necessità personali, delle particolari esigenze, ma non per questo non viene condannata o comunque accusata di aver compiuto un'azione irregolare. Parliamo di persone che all'inizio di tutta la vicenda sono in una situazione illegittima: alla fine, minimizzate questa situazione e colpite davvero con ferocia tutti gli altri attori della situazione illegittima.

Gli emendamenti al testo a questo punto peggiorano il provvedimento nella sua interezza in maniera non più recuperabile. Si sarebbe potuto evitare questo terzo emendamento 1.101, che va a peggiorare ulteriormente una situazione di per sé già giustamente e severamente sanzionata dal testo originario.

Approfitto per un attimo dell'occasione per proseguire anche sul discorso generale (che però è sempre collegato all'emendamento precedente), rilevando che questo incentivo all'immigrazione clandestina, che di fatto - ripeto - minimizza il reato di clandestinità, sottolinea con ferocia tutto quello che succede dopo, facendo diventare regolare la persona che inizialmente ha commesso per primo il reato. Si tratta di un principio che, dal punto di vista ideologico, è inaccettabile: non è in questo modo che si può procedere alla regolamentazione del problema migratorio in un Paese moderno, civile, industriale, occidentale. Non è neanche in questo modo che si risolvono i problemi dei Paesi dai quali queste persone arrivano.

Dirò di più. Innescate un circuito che invece di essere virtuoso è esattamente negativo al contrario. Con la vostra legge incentivate la presenza di persone irregolari che - ripeto - non arrivano su richiesta di una impresa o di una famiglia che hanno una necessità reale, ma anche un posto vero da occupare: semplicemente si immette sul mercato una quantità enorme di clandestini che poi, se vanno a lavorare clandestinamente, meglio, perché così diventano regolari.

Voi incentivate la presenza di persone che a loro volta incentivano attività che di per sé sono o non regolari o comunque nella fascia più bassa della catena produttiva economica di valore aggiunto pro capite. Ripeto quello che ho detto prima: chi fa prodotti ad alto valore aggiunto, chi fa prodotti ad alta qualità, chi fa prodotti ad alta tecnologia, cioè esattamente le cose che con Bersani andate a dire in giro nei convegni, non ha bisogno del maghrebino irregolare che viene a schiacciare il bottone per tirare giù un pezzo di ottone da sbavare, ma impiega manodopera che evidentemente non può arrivare da tali situazioni.

In realtà, incentivate presenze massicce di persone irregolari a bassissima capacità professionale, che tengono in vita artificialmente la parte più bassa della nostra economia. Fate l'esatto contrario di quello che andate a pontificare nei vostri incontri, nei vostri convegni o quando andate a parlare a Confindustria o agli imprenditori, perché la parte più bassa della tecnologia, quando non trova più manodopera, chiude e si rivolge alla parte più alta della tecnologia, dove trova la manodopera qualificata, con più esigenze ma che poi sa dare più valore aggiunto al prodotto finale.

Queste sono le cose che voi - ripeto - pontificate, che andate ad osannare portando l'esempio della Finlandia che produce telefonini o degli altri Paesi nel mondo sviluppato che hanno trovato le nicchie ad alta tecnologia, ad alto valore aggiunto, ad alta qualità, e poi in Italia fate esattamente il contrario, ci riempite di persone che vengono qui già adulte e nei prossimi trent'anni o schiacceranno il bottone o sbaveranno le fusioni in fonderia o non sapranno cosa fare. Che logica c'è in questa cosa che andate a fare?

Quella seguita nella legge Bossi-Fini di legare la necessità di queste persone all'effettiva disponibilità di lavoro nelle nostre aziende era l'unica modalità logica di gestire, dal punto di vista del lavoro, il fenomeno migratorio nel nostro Paese. Voi fate l'esatto contrario, condannando il nostro Paese non solo a restare per sempre nelle ultime posizioni di classifica tra i Paesi industriali, ma peggio, peggiorando artificialmente la nostra posizione, incrementando una situazione che di per sé non ci sarebbe. Se non ci fossero gli immigrati ma solo i cittadini italiani, infatti, l'industria si adeguerebbe alla manodopera disponibile in Italia, ma se riempite il Paese di milioni di persone senza professionalità fate l'esatto contrario.

Se poi il problema che tirate fuori è che ci sono le famiglie lunghe - grazie alla mentalità che continuate a perseguire contro la famiglia - che hanno bisogno di personale specifico nei servizi, come le badanti, è un altro discorso che non interessa milioni di persone che vengono per cercare lavoro, ma eventualmente persone che arrivano da Paesi extracomunitari, come quelli dell'Europa dell'Est, molto più vicini a noi da un punto di vista culturale, e tutte le cose logiche e ovvie che potremmo dire, e che certo non disturbano il nostro Paese. Se voi fate venire invece dieci milioni di immigrati clandestini dal Nord-Africa perché a Vicenza c'è bisogno di 200 posti in fonderia, che senso ha?

Per concludere, siamo assolutamente contrari all'impostazione ideologica che l'emendamento 1.101 sottolinea e supporta, però vorrei rimettere sul tavolo qualche argomento di discussione su tali questioni. Con la scusa di fare quello che richiede l'industria italiana, mentre in realtà lo fate solo per questioni ideologiche ed elettorali, state facendo il male economico del Paese. (Applausi dal Gruppo LNP).

FERRARA (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto. (Commenti dal Gruppo Ulivo).

 

PRESIDENTE. Mi sembra che su questo emendamento si sia sufficientemente chiarito, lei proprio insiste di voler parlare? Comunque, la prego di stringere.

Ricordo all'Aula il diritto del senatore ad intervenire per il tempo fissato: posso invitare caldamente a stringere, perché stiamo lavorando con serietà, ma il diritto del senatore Ferrara non lo posso toccare. Prego, senatore, ha facoltà di intervenire.

 

FERRARA (FI). Per dieci minuti, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. Faccia lei, mi pare che sia tutto chiaro e dobbiamo votare questo emendamento.

 

FERRARA (FI). No, signor Presidente, perché proprio il fatto che avrei diritto come da Regolamento a dieci minuti per ...

 

PRESIDENTE. Intanto parli per i minuti che residuano, visto che ha chiesto la parola. La faccio parlare anche qualche minuto in più, ma vada avanti, altrimenti chiudo la seduta.

 

FERRARA (FI). Con il permesso del Presidente e dei colleghi, vorrei, per la contingente presenza della lancetta più lunga dell'orologio a segnare che mancano cinque minuti alla fine della seduta, consentirmi di consigliare il Governo, utilizzando il tempo che mi è concesso per trasbordare i lavori dell'Aula oltre le ore 20, di ritirare il provvedimento.

È utile che io parli perché se non utilizzassi il tempo che mi è consentito dal Regolamento in dieci minuti e quindi se non andassi oltre le ore 20 e l'emendamento fosse votato, il Governo potrebbe essere aiutato a non adire al detto latino melius re perpensa. Infatti, avendo votato l'articolo 1, quindi essendo stato esitato nella parte sostanziale il provvedimento, il consiglio di ritirare il provvedimento sarebbe negato dal fatto che il provvedimento sarebbe stato quasi tutto approvato.

Dico questo ribadendo quanto ho detto intervenendo nella discussione generale, infatti, il provvedimento non solo è inutile e dannoso, ma contraddice anche l'uso normale dei nostri poteri e delle nostre prerogative nella produzione legislativa; inoltre, per quanto affermato dagli stessi relatori, senatori Livi Bacci e Bianco (presidente della 1a Commissione) e dal Governo, il provvedimento si innesta in questo ramo del Parlamento in un altro disegno di legge molto più importante, l'Amato-Ferrero, che è già stato esitato dal Consiglio dei ministri e presentato alle autonomie locali e che si dice, da ambienti bene informati, sarà presentato, per la maggioranza più cospicua a supporto del Governo, nell'altro ramo del Parlamento.

Allora, questo provvedimento, non essendo un decreto e quindi non avendo effetti immediati per il Paese, non ha possibilità di essere approvato definitivamente, perché dovrà essere comunque varato dall'altro ramo del Parlamento. Quindi, si troverà in una sede istituzionale in cui contemporaneamente avranno luogo la sua seconda lettura e la prima lettura dell'Amato-Ferrero. È, così, chiaro ed evidente che questo provvedimento diventerà un emendamento all'Amato-Ferrero. Allora, di cosa abbiamo parlato? Che significato ha la discussione che abbiamo condotto? Stiamo parlando da qualche ora, seppur pacatamente, probabilmente con l'attenzione di chi si è dottamente interessato del problema, cioè i colleghi della 1a e dell'11a Commissione, di un provvedimento che alcuni problemi li risolve, ma li inasprisce oltremodo.

Pertanto, pensi il Governo, mediti sul fatto che i due emendamenti, quello precedentemente approvato e quello ora in esame, sono assolutamente vessatori e inaspriscono le pene presenti oggi nel codice penale, come già modificato nella proposta, in modo spropositato. Che significato aveva la proposta approvata precedentemente, su cui ritorno, perché prologo per il discorso che vorrei fare a supporto della mia dichiarazione di voto contrario all'emendamento 1.101 del relatore? Che significato ha sostituire le parole «tra le persone occupate di cui al precedente periodo», con le altre «tra le persone reclutate o occupate di cui al precedente periodo»? Così facendo, cioè con l'aggiunta delle parole «o reclutate», si inasprisce una pena che in una prima fase della discussione era stata valutata assolutamente impropria. Non c'era bisogno che, per aumentare la possibilità di pena, si usassero anche le parole «o reclutate» in riferimento a persone con età inferiore ai diciotto anni.

L'emendamento in esame, l'1.101, come già detto dai colleghi che mi hanno preceduto, inasprisce invece la pena, perché prevede di sostituire le parole «ove si accerti l'occupazione di almeno tre lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti», con le altre «ove si accerti l'occupazione di almeno un lavoratore straniero irregolarmente soggiornante».

Pertanto, basta che il lavoratore straniero irregolarmente soggiornante sia solo uno. Il motivo per cui nella prima stesura era stato previsto che i lavoratori fossero almeno tre era dovuto al fatto che, magari, un lavoratore poteva essere riferito a un errore, a una svista, oppure ad una presenza occasionale, non provata, contingente, momentanea, che quindi poteva portare ad una valutazione diversa da quella del dolo perpetrato e continuato da parte del lavoratore stesso.

Invece, l'accertamento di più lavoratori avrebbe rappresentato una specifica volontà di occupare persone al di là del consentito. Tale inasprimento non ha un significato ed è una persecuzione che lascia intendere il concepimento, da parte del relatore e del Governo, di un'azione persecutoria nei confronti degli imprenditori. Noi siamo tutti d'accordo sul fatto che bisogna...

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Ferrara, siamo arrivati alle ore 20, ossia all'ora prevista per la conclusione della seduta. Debbo dire che questa è stata una seduta vivace, tuttavia, se interpreto bene, non vedo una volontà di totale ostruzionismo. Lei sta rivolgendo un invito a votare contro questo emendamento. Mi rivolgo all'Aula perché con una ventina di minuti o al massimo mezz'ora potremmo concludere i lavori sul disegno di legge in esame. (Voci di dissenso dai banchi dell'opposizione). Allora avevo capito male. Prego, senatore Ferrara, concluda il suo intervento. Adesso la situazione è chiara.

FERRARA (FI). Avendo superato le ore 20, l'invito al Governo è - melius re perpensa - di non procedere al voto ed eventualmente di ritirare il provvedimento, perché ormai è chiaro, al di là della mia richiesta di non votare l'emendamento 1.101, che quest'ultimo non può essere votato. Anzi, con questa richiesta di chiusura dei lavori dell'Aula, termino il mio intervento senza usufruire di altro tempo rispetto a quello consentito oltre le ore 20.

PRESIDENTE. A questo punto, dunque, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

 

La seduta è tolta (ore 20,02).

 

 

 


 

Allegato A

 

DISEGNO DI LEGGE

Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale (1201)

 

ARTICOLO 1 NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

Art. 1.

(Grave sfruttamento dell'attività lavorativa)

1. Dopo l'articolo 603 del codice penale è inserito il seguente:

«Art. 603-bis. - (Grave sfruttamento dell'attività lavorativa). - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque recluti lavoratori, ovvero ne organizzi l'attività lavorativa, sottoponendo gli stessi a grave sfruttamento, mediante violenza, minaccia o intimidazione, anche non continuative, esercitate nei confronti del lavoratore sottoposto a condizioni lavorative caratterizzate da gravi violazioni di norme contrattuali o di legge ovvero a un trattamento personale, connesso alla organizzazione e gestione delle prestazioni, gravemente degradante, è punito con la reclusione da tre a otto anni, nonché con la multa di euro 9.000 per ogni persona reclutata o occupata. La pena è aumentata se tra le persone occupate di cui al precedente periodo vi sono minori degli anni diciotto o stranieri irregolarmente soggiornanti.

La condanna per il delitto di cui al primo comma comporta:

a) l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, per il periodo di un anno;

b) la perdita del diritto di beneficiare di qualsiasi agevolazione, finanziamento, premio, restituzione e sostegno regionale, delle province autonome, nazionale e comunitario per l'anno o la campagna a cui si riferisce l'illecito accertato e la revoca dei suddetti benefici già concessi per il medesimo anno o campagna. Nel settore agricolo si applicano, a tale fine, l'articolo 33 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n.228, e successive modificazioni, e l'articolo 3, comma 5, della legge 23 dicembre 1986, n.898;

c) ove si accerti l'occupazione di almeno tre lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti sul territorio nazionale, la sospensione delle attività dell'unità produttiva interessata per un mese, con esclusione delle attività concernenti cicli biologici agricoli o di allevamento del bestiame».

2. All'articolo 380, comma 2, lettera d), del codice di procedura penale, le parole: «e delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall'articolo 600-quinquies» sono sostituite dalle seguenti: «delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall'articolo 600-quinquies e delitto di grave sfruttamento dell'attività lavorativa previsto dall'articolo 603-bis».

 

 

EMENDAMENTI

 

1.3 TIBALDI

Approvato

Al comma 1, dopo le parole: «gestione delle prestazioni», sopprimere la parola: «gravemente».

 

1.100 Il Relatore, LIVI BACCI

Approvato

Al comma 1, primo capoverso, sostituire le parole: «tra le persone occupate di cui al precedente periodo» con le seguenti: «tra le persone reclutate o occupate di cui al precedente periodo».

 

1.101 Il Relatore, LIVI BACCI

Al comma 1, secondo capoverso, lettera c), sostituire le parole: «ove si accerti l'occupazione di almeno tre lavoratori stranieri irregolarmente soggiornanti» con le seguenti: «ove si accerti l'occupazione di almeno un lavoratore straniero irregolarmente soggiornante».

 

 

 


 

Allegato B

 

Testo integrale dell'intervento del sottosegretario Lucidi in sede di replica alla discussione generale sul disegno di legge n. 1201

 

 

Il testo è apprezzabile anche in quanto è frutto di una approfondito dialogo instauratosi nelle Commissioni riunite per arrivare ad un punto d'incontro politico che costituisce un funzionale intervento contro lo sfruttamento del lavoro.

Sono emersi, negli argomenti degli intervenuti, i riferimenti al disegno di legge che il Governo proporrà al Parlamento per la modifica delle norme sull'immigrazione. Ora indipendentemente dal grado di adesione che quelle modifiche potranno trovare, esse intenderanno, comunque, mantenere regole che individuino i canali legali di ingresso, di soggiorno e di uscita dal nostro Paese.

Per questo, sia in riferimento alle norme attuali del Testo unico, sia in riferimento ad una riforma possibile, che volesse anche agevolare più di ora i percorsi legali dell'immigrazione, serve esprimere e distinguere al meglio lo spirito di questo progetto che intende invece aggredire una grave patologia del sistema, in particolare del sistema produttivo, che è lo sfruttamento della forza lavoro, fenomeno che attraverso attività lesive dei diritti fondamentali della persona, crea economie illegali, ostacola la concorrenza e falsa gli equilibri di mercato.

Non c'è dubbio, come è stato detto nella discussione, che attraverso questo sistema sia possibile un equilibrio nell'incontro tra domanda ed offerta, ma sappiamo che si tratta di un equilibrio apparente per gli effetti deteriori, iniqui che produce nel breve e nel medio periodo, nocivo alla convivenza sociale e allo sviluppo economico, alla qualità dei rapporti tra le parti, avversario di quelle regole che ciascuna parte politica, pur con diverse impostazioni, intende affermare in materia di immigrazione regolare.

Nella recente relazione curata dal CESIS, a proposito del contrasto alla gestione criminale dell'immigrazione clandestina, emerge una capacità organizzativa dei traffici tale da garantire anche lo sfruttamento della manodopera e i circuiti finanziari delle rimesse. Nei circuiti di sfruttamento - precisa il CESIS - sovente si produce una vera e propria riduzione in schiavitù, supportata dal sistematico ricorso all'intimidazione e alla violenza. Si tratta di un fenomeno ampio e diversificato: talora, risultano coinvolti soggetti criminali o piccoli imprenditori estranei alla tratta, ma disponibili a sfruttare i lavoratori, siano essi clandestini o regolari; in altri casi, si realizzano vere e proprie joint venture tese ad alimentare il mercato della prostituzione o del lavoro nero.

Occorre tenere conto che l'intermediazione abusiva nel collocamento di manodopera, il cosiddetto caporalato, così come la somministrazione abusiva, si declinano anche con modalità di sfruttamento e di violenza, con soprusi nei confronti dei lavoratori coinvolti fino a descrivere forme di riduzione in schiavitù.

Le indagini delle Forze di polizia, ed anche quelle giornalistiche, ci hanno indicato che i settori più esposti al caporalato sono l'agricoltura e l'edilizia, ma anche quello manifatturiero e turistico. E ci consegnano con forte evidenza il dato che i soggetti che subiscono di più questo sfruttamento sono gli extracomunitari e, in particolare, quelli privi di permesso di soggiorno. Per questi, la condizione di irregolarità diventa anche condizione di maggiore vulnerabilità, di maggiore soggezione e dipendenza, per l'impossibilità di agire determinate tutele che farebbero anche emergere la loro clandestinità con le relative conseguenze. In questo contesto non mancano nemmeno immigrati che si trasformano da vittime in sfruttatori di altri immigrati o realizzano complicità con le organizzazioni criminali. Ma, non può sfuggirci, quanti invece siano soltanto vittime di attività illecite che sfruttando il loro lavoro li espongono anche a forti rischi per la sicurezza e la salute.

Più l'economia sommersa si alimenta della manodopera straniera (sia essa regolare o irregolare) più la sua offerta attrae immigrati e produce immigrazione clandestina, più si realizzano meccanismi perversi di sfruttamento che alimentano organizzazioni, traffici, guadagni e attività illecite.

E' evidente che di fronte a questo quadro complesso si impongono risposte che agiscano o interagiscano in più ambiti.

Sul versante sanzionatorio, è parso che gli strumenti finora adottati per quanto efficaci non siano ancora sufficienti a colpire la fenomenologia della violenza e dello sfruttamento grave che oggi coinvolge soprattutto la manodopera straniera.

In relazione a questo, si è introdotta una previsione specifica di reato che rendesse il significato di questa violenza, della condizione di assoggettamento che si produce in cambio, nel migliore dei casi, di un misero guadagno.

Si è considerato, insieme, il contributo per l'emersione del fenomeno che può venire dalla vittima dello sfruttamento, nello spirito dell'articolo 18 del Testo unico. Immigrazione è il bene protetto e insieme il soggetto che può dare un'utile collaborazione.

Il disegno di legge pur preservando, come detto, l'originario testo dell'articolo 18 comunque consente l'applicazione in modo flessibile e non esaustivo di tale disposizione anche a tutela del lavoratore immigrato sfruttato che voglia sfuggire alle violenze consentendogli comunque la permanenza legale sul territorio. Ciò senza peraltro modificare l'originario sistema di tutela delle vittime di tratta cha ha avuto espresso e unanime riconoscimento nelle stesse Commissioni riunite.

È da segnalare che il provvedimento è sostanzialmente in linea con una recente proposta di direttiva europea che introduce sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi in posizione di soggiorno irregolare. L'avvio dell'iter normativo europeo è indice dell'interesse che va assumendo nell'ambito dell'Unione Europea la necessità di approntare misure unitarie e armonizzate per combattere questo fenomeno delittuoso nei singoli tenitori nazionali e, più in generale, nello spazio unitario europeo.

Il Governo auspica pertanto la più rapida approvazione del provvedimento in modo che si possa immediatamente intervenire per colpire l'espandersi di questo fenomeno che tende ad assumere forme sempre più violente che colpiscono la persona e la dignità umana.

 

Sottosegretario. Lucidi

 

 


 

 

 

 

Senato della Repubblica

XV LEGISLATURA

 

Assemblea

 

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

RESOCONTO STENOGRAFICO

ALLEGATI

 

 

ASSEMBLEA

 

163a seduta pubblica (antimeridiana):

 

 

giovedì7 giugno 2007

 

 

 

Presidenza del vice presidente CAPRILI,

indi del vice presidente ANGIUS

 


(omissis)

Seguito della discussione del disegno di legge:

(1201) Interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale (ore 10,37)

PRESIDENTE.L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1201.

Riprendiamo l'esame degli articoli, nel testo proposto dalle Commissioni riunite.

Ricordo che nella seduta pomeridiana del 30 maggio ha avuto inizio la votazione degli emendamenti presentati all'articolo 1.

Do lettura del parere espresso dalla 1a Commissione permanente sugli emendamenti riferiti al disegno di legge in esame: «La Commissione, esaminati gli emendamenti riferiti al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo».

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.101.

 

Verifica del numero legale

 

CARRARA (FI). Chiediamo la verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

 

Il Senato è in numero legale.

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1201

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.101, presentato dal relatore, senatore Livi Bacci.

È approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'articolo 1, nel testo emendato.

 

Verifica del numero legale

CARRARA (FI). Signor Presidente, prima di passare al voto, volevo verificare nuovamente il numero legale.

PRESIDENTE.Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

 

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo la seduta per venti minuti.

 

(La seduta, sospesa alle ore 10,38, è ripresa alle ore 11,06).

 

Ripresa della discussione dei disegno di legge n.1201

 

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

Passiamo nuovamente alla votazione dell'articolo 1, nel testo emendato.

 

Verifica del numero legale

 

FERRARA (FI). Chiediamo la verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

 

Il Senato è in numero legale.

 

Ripresa della discussione dei disegno di legge n. 1201

 

PALMA (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Su che cosa, senatore?

 

PALMA (FI). Signor Presidente, senza davvero alcun intento ostruzionistico...

 

VOCE DAI BANCHI DELLA MAGGIORANZA. No!

PRESIDENTE. Vi prego, colleghi, lasciate parlare il senatore Nitto Palma.

PALMA (FI). Ritengo di essere una persona corretta e dunque non credo, onestamente, di meritare questi ironici cori. Cerco solo di dire ciò che penso. (Applausi dal Gruppo FI e commenti ironici dai banchi della maggioranza).

PRESIDENTE. Colleghi, pur essendo ovviamente aperto il dibattito, gli interventi devono essere svolti secondo i tempi regolamentari. Ora, dal momento che il senatore Nitto Palma mi sembra voglia evidenziare brevemente un problema, ho pensato che fosse corretto che egli svolgesse tale intervento.

PALMA (FI). Signor Presidente, la ringrazio per la sua cortesia, ma a fronte dell'ironia dei colleghi non voglio che il consentirmi di parlare possa essere utilizzato come precedente. Ritengo comunque sia presente un errore, che dipende proprio dall'ultimo emendamento approvato. Chiuderete moltissime aziende per una situazione che non presenta aspetti di illegalità, ma in ogni caso avrò modo di intervenire al riguardo nel momento in cui si passerà all'esame dell'articolo 2.

(omissis)

Ripresa della discussione dei disegno di legge n.1201 (ore 11,10)

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 1, nel testo emendato.

È approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale è stato presentato un emendamento che invito il relatore ad illustrare.

LIVI BACCI, relatore. Signor Presidente, l'emendamento 2.100 si limita a proporre al comma 1, lettera a), dell'articolo 2 la sostituzione delle parole «si applica la sola ammenda di 4.000 euro» con le seguenti: «si applica la sola ammenda da 3.000 a 5.000 euro», con ciò assicurando maggiore flessibilità dell'ammenda stessa.