Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento giustizia
Titolo: Riforma dell'ordinamento giudiziario - Lavori preparatori della legge 30 luglio 2007, n. 111 (Iter alla Camera) Parte IV
Riferimenti:
AC n. 2900/XV     
Serie: Progetti di legge    Numero: 218    Progressivo: 2
Data: 14/11/2007
Organi della Camera: II-Giustizia
Altri riferimenti:
L n. 111 del 30-LUG-07   AS n. 1447/XV


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

SERVIZIO STUDI

 

Progetti di legge

Riforma dell’ordinamento giudiziario

Lavori preparatori della
Legge n. 111 del 30 luglio 2007

Iter alla Camera

 

 

 

 

n. 218/2

Parte IV

 

 

14 novembre 2007

 


La documentazione predisposta in occasione dell'esame del disegno di legge recante Modifiche alle norme sull'ordinamento giudiziario (A.C. 2900) si articola nei seguenti dossier:

 

§         schede di lettura (n. 218)

§         riferimenti normativi (n. 218/1);

§         lavori preparatori della Legge n. 111 del 30 luglio 2007 (n. 218/2, parti I, II, III e IV).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dipartimento giustizia

SIWEB

 

 

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File: gi0164b4.doc

 

 


INDICE

Iter alla Camera

Progetto di legge

§      A.C. 2900, (Governo), Modifiche alle norme sull’ordinamento giudiziario  5

Esame in sede referente

-       II Commissione (Giustizia)

Seduta del  17 luglio 2007  57

Seduta del 18 luglio 2007  83

Seduta del 19 luglio 2007  91

Seduta del 20 luglio 2007  93

Seduta del 23 luglio 2007  97

Seduta del 24 luglio 2007  155

Seduta del 25 luglio 2007  163

Esame in sede consultiva

§      Pareri resi alla II Commissione (Giustizia)

-       Comitato per la legislazione

Seduta del 18 luglio 2007  173

-       I Commissione (Affari costituzionali)

Seduta del 18 luglio 2007  177

-       III Commissione (Affari esteri)

Seduta del 18 luglio 2007  179

-       IV Commissione (Difesa)

Seduta del 25 luglio 2007  181

-       V Commissione (Bilancio)

Seduta del 24 luglio 2007  183

Seduta del 25 luglio 2007  195

-       VII Commissione (Cultura)

Seduta del 18 luglio 2007  199

-       XI Commissione (Lavoro)

Seduta del 18 luglio 2007  203

Seduta del 24 luglio 2007  209

-       XIV Commissione (Politiche dell’Unione europea)

Seduta del 18 luglio 2007  211

§      Pareri resi all’Assemblea

-       I Commissione (Affari costituzionali)

Seduta del 26 luglio 2007  213

-       V Commissione (Bilancio)

Seduta del 26 luglio 2007  215

Relazione della II Commissione

§      A.C. 2900-A, Modifiche alle norme sull'ordinamento giudiziario  223

Relazione della minoranza

§      A.C. 2900-A-bis, Modifiche alle norme sull'ordinamento giudiziario  233

Esame in Assemblea

Seduta del 26 luglio 2007  243

Seduta del 27 luglio 2007  381

 


Iter alla Camera

 


Progetto di legge

 


N. 2900

¾

CAMERA DEI DEPUTATI

______________________________

DISEGNO DI LEGGE

 

APPROVATO DAL SENATO DELLA REPUBBLICA

 

il 13 luglio 2007 (v. stampato Senato n. 1447)

 

 

presentato dal ministro della giustizia

(MASTELLA)

 

di concerto con il ministro della difesa

(PARISI)

 

e con il ministro dell'economia e delle finanze

(PADOA SCHIOPPA)

 

¾

 

Modifiche alle norme sull'ordinamento giudiziario

 

¾¾¾¾¾¾¾¾

Trasmesso dal Presidente del Senato della Repubblica il 16 luglio 2007

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NOTA:Il presente disegno di legge è stato presentato alla Camera dei deputati il 21 marzo 2007 (atto Camera n. 2428) e successivamente trasferito al Senato della Repubblica il 30 marzo 2007.

 

 

 

 


 disegno di legge

¾¾¾

 

 

Art. 1.

(Modifiche al capo I del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160).

1. Alla rubrica del capo I del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, la parola: «uditorato» è sostituita dalla seguente: «tirocinio».

2. L'articolo 1 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 1. - (Concorso per magistrato ordinario). - 1. La nomina a magistrato ordinario si consegue mediante un concorso per esami bandito con cadenza di norma annuale in relazione ai posti vacanti e a quelli che si renderanno vacanti nel quadriennio successivo, per i quali può essere attivata la procedura di reclutamento.

2. Il concorso per esami consiste in una prova scritta, effettuata con le procedure di cui all'articolo 8 del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 1860, e successive modificazioni, e in una prova orale.

3. La prova scritta consiste nello svolgimento di tre elaborati teorici, rispettivamente vertenti sul diritto civile, sul diritto penale e sul diritto amministrativo.

4. La prova orale verte su:

a) diritto civile ed elementi fondamentali di diritto romano;

b) procedura civile;

c) diritto penale;

d) procedura penale;

e) diritto amministrativo, costituzionale e tributario;

f) diritto commerciale e fallimentare;

g) diritto del lavoro e della previdenza sociale;

h) diritto comunitario;

 i) diritto internazionale pubblico e privato;

l) elementi di informatica giuridica e di ordinamento giudiziario;

m) colloquio su una lingua straniera, indicata dal candidato all'atto della domanda di partecipazione al concorso, scelta fra le seguenti: inglese, spagnolo, francese e tedesco.

5. Sono ammessi alla prova orale i candidati che ottengono non meno di dodici ventesimi di punti in ciascuna delle materie della prova scritta. Conseguono l'idoneità i candidati che ottengono non meno di sei decimi in ciascuna delle materie della prova orale di cui al comma 4, lettere da a) a l), e un giudizio di sufficienza nel colloquio sulla lingua straniera prescelta, e comunque una votazione complessiva nelle due prove non inferiore a centootto punti. Non sono ammesse frazioni di punto. Agli effetti di cui all'articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, il giudizio in ciascuna delle prove scritte e orali è motivato con l'indicazione del solo punteggio numerico, mentre l'insufficienza è motivata con la sola formula "non idoneo".

6. Con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, terminata la valutazione degli elaborati scritti, sono nominati componenti della commissione esaminatrice docenti universitari delle lingue indicate dai candidati ammessi alla prova orale. I commissari così nominati partecipano in soprannumero ai lavori della commissione, ovvero di una o di entrambe le sottocommissioni, se formate, limitatamente alle prove orali relative alla lingua straniera della quale sono docenti.

7. Nulla è innovato in ordine agli specifici requisiti previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752, e successive modificazioni, per la copertura dei posti di magistrato nella provincia di Bolzano, fermo restando, comunque, che la lingua straniera prevista dal comma 4, lettera m), del presente articolo deve essere diversa rispetto a quella obbligatoria per il conseguimento dell'impiego».

3. All'articolo 2 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Requisiti per l'ammissione al concorso per esami»;

b) il comma 1 è sostituito dal seguente:

«1. Al concorso per esami, tenuto conto che ai fini dell'anzianità minima di servizio necessaria per l'ammissione non sono cumulabili le anzianità maturate in più categorie fra quelle previste, sono ammessi:

a) i magistrati amministrativi e contabili;

b) i procuratori dello Stato che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

c) i dipendenti dello Stato, con qualifica dirigenziale o appartenenti ad una delle posizioni dell'area C prevista dal vigente contratto collettivo nazionale di lavoro, comparto Ministeri, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica, che abbiano costituito il rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era richiesto il possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

d) gli appartenenti al personale universitario di ruolo docente di materie giuridiche in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

e) i dipendenti, con qualifica dirigenziale o appartenenti alla ex area direttiva, della pubblica amministrazione, degli enti pubblici a carattere nazionale e degli enti locali, che abbiano costituito il rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era richiesto il possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica o, comunque, nelle predette carriere e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

f) gli avvocati iscritti all'albo che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

g) coloro i quali hanno svolto le funzioni di magistrato onorario per almeno sei anni senza demerito, senza essere stati revocati e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

h) i laureati in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e del diploma conseguito presso le scuole di specializzazione per le professioni legali previste dall'articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni;

i) i laureati che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, salvo che non si tratti di seconda laurea, ed hanno conseguito il dottorato di ricerca in materie giuridiche;

l) i laureati che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, salvo che non si tratti di seconda laurea, ed hanno conseguito il diploma di specializzazione in una disciplina giuridica, al termine di un corso di studi della durata non inferiore a due anni presso le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162»;

c) al comma 2:

1) l'alinea è sostituito dal seguente: «Sono ammessi al concorso per esami i candidati che soddisfino le seguenti condizioni:»;

2) dopo la lettera b), sono inserite le seguenti:

«b-bis) essere di condotta incensurabile;

 b-ter) non essere stati dichiarati per tre volte non idonei nel concorso per esami di cui all'articolo 1, comma 1, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda»;

d) il comma 3 è abrogato.

4. All'articolo 3 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 1 è sostituito dal seguente:

«1. Il concorso per esami di cui all'articolo 1 si svolge con cadenza di norma annuale in una o più sedi stabilite nel decreto con il quale è bandito il concorso»;

b) il comma 4 è sostituito dal seguente:

«4. Ove la prova scritta abbia luogo contemporaneamente in più sedi, la commissione esaminatrice espleta presso la sede di svolgimento della prova in Roma le operazioni inerenti alla formulazione e alla scelta dei temi e presiede allo svolgimento delle prove. Presso le altre sedi le funzioni della commissione per il regolare espletamento delle prove scritte sono attribuite ad un comitato di vigilanza nominato con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, e composto da cinque magistrati, dei quali uno con anzianità di servizio non inferiore a tredici anni con funzioni di presidente, coadiuvato da personale amministrativo dell'area C, come definita dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999, con funzioni di segreteria. Il comitato svolge la sua attività in ogni seduta con la presenza di non meno di tre componenti. In caso di assenza o impedimento, il presidente è sostituito dal magistrato più anziano. Si applica ai predetti magistrati la disciplina dell'esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali limitatamente alla durata delle prove».

5. All'articolo 4 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, le parole: «al concorso per uditore giudiziario» sono sostituite dalle seguenti: «al concorso per esami per magistrato ordinario»;

b) al comma 2, dopo la parola: «presentate» sono inserite le seguenti: «o spedite».

6. All'articolo 5 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 1 è sostituito dal seguente:

«1. La commissione del concorso per esami è nominata, nei quindici giorni antecedenti l'inizio della prova scritta, con decreto del Ministro della giustizia, adottato a seguito di conforme delibera del Consiglio superiore della magistratura»;

b) dopo il comma 1 è inserito il seguente:

«1-bis. La commissione del concorso è composta da un magistrato il quale abbia conseguito la sesta valutazione di professionalità, che la presiede, da venti magistrati che abbiano conseguito almeno la terza valutazione di professionalità, da cinque professori universitari di ruolo titolari di insegnamenti nelle materie oggetto di esame, cui si applicano, a loro richiesta, le disposizioni di cui all'articolo 13, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, nominati su proposta del Consiglio universitario nazionale, e da tre avvocati iscritti all'albo speciale dei patrocinanti dinanzi alle magistrature superiori, nominati su proposta del Consiglio nazionale forense. Non possono essere nominati componenti della commissione di concorso i magistrati, gli avvocati ed i professori universitari che nei dieci anni precedenti abbiano prestato, a qualsiasi titolo e modo, attività di docenza nelle scuole di preparazione al concorso per magistrato ordinario»;

 c) il comma 2 è sostituito dal seguente:

«2. Nel caso in cui non sia possibile raggiungere il numero di componenti della commissione, il Consiglio superiore della magistratura nomina d'ufficio magistrati che non hanno prestato il loro consenso all'esonero dalle funzioni. Non possono essere nominati i componenti che abbiano fatto parte della commissione in uno degli ultimi tre concorsi»;

d) il comma 3 è sostituito dal seguente:

«3. Nella seduta di cui al sesto comma dell'articolo 8 del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 1860, e successive modificazioni, la commissione definisce i criteri per la valutazione omogenea degli elaborati scritti; i criteri per la valutazione delle prove orali sono definiti prima dell'inizio delle stesse. Alle sedute per la definizione dei suddetti criteri devono partecipare tutti i componenti della commissione, salvi i casi di forza maggiore e legittimo impedimento, la cui valutazione è rimessa al Consiglio superiore della magistratura. In caso di mancata partecipazione, senza adeguata giustificazione, a una di tali sedute o comunque a due sedute di seguito, il Consiglio superiore può deliberare la revoca del componente e la sua sostituzione con le modalità previste dal comma 1»;

e) il comma 4 è sostituito dal seguente:

«4. Il presidente della commissione e gli altri componenti possono essere nominati anche tra i magistrati a riposo da non più di due anni ed i professori universitari a riposo da non più di cinque anni che, all'atto della cessazione dal servizio, erano in possesso dei requisiti per la nomina»;

f) il comma 5 è sostituito dal seguente:

«5. In caso di assenza o impedimento del presidente della commissione, le relative funzioni sono svolte dal magistrato con maggiore anzianità di servizio presente in ciascuna seduta»;

 g) il comma 6 è sostituito dal seguente:

«6. Se i candidati che hanno portato a termine la prova scritta sono più di trecento, il presidente, dopo aver provveduto alla valutazione di almeno venti candidati in seduta plenaria con la partecipazione di tutti i componenti, forma per ogni seduta due sottocommissioni, a ciascuna delle quali assegna, secondo criteri obiettivi, la metà dei candidati da esaminare. Le sottocommissioni sono rispettivamente presiedute dal presidente e dal magistrato più anziano presenti, a loro volta sostituiti, in caso di assenza o impedimento, dai magistrati più anziani presenti, e assistite ciascuna da un segretario. La commissione delibera su ogni oggetto eccedente la competenza delle sottocommissioni. Per la valutazione degli elaborati scritti il presidente suddivide ciascuna sottocommissione in tre collegi, composti ciascuno di almeno tre componenti, presieduti dal presidente o dal magistrato più anziano. In caso di parità di voti, prevale quello di chi presiede. Ciascun collegio della medesima sottocommissione esamina gli elaborati di una delle materie oggetto della prova relativamente ad ogni candidato»;

h) il comma 7 è sostituito dal seguente:

«7. Ai collegi ed a ciascuna sottocommissione si applicano, per quanto non diversamente disciplinato, le disposizioni dettate per le sottocommissioni e la commissione dagli articoli 12, 13 e 16 del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 1860, e successive modificazioni. La commissione o le sottocommissioni, se istituite, procedono all'esame orale dei candidati e all'attribuzione del punteggio finale, osservate, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 14, 15 e 16 del citato regio decreto n. 1860 del 1925, e successive modificazioni»;

i) il comma 9 è abrogato;

l) il comma 10 è sostituito dal seguente:

«10. Le attività di segreteria della commissione e delle sottocommissioni sono esercitate da personale amministrativo di area C in servizio presso il Ministero della giustizia, come definita dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999, e sono coordinate dal titolare dell'ufficio del Ministero della giustizia competente per il concorso».

7. All'articolo 6 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Disciplina dei lavori della commissione»;

b) al comma 2, le parole: «degli uditori» sono sostituite dalle seguenti: «dei magistrati ordinari»;

c) al comma 4, la parola: «vicepresidente» è sostituita dalle seguenti: «il magistrato con maggiore anzianità di servizio presente»;

d) al comma 5, le parole: «I componenti» sono sostituite dalle seguenti: «Il presidente e i componenti»;

e) il comma 6 è abrogato;

f) il comma 7 è sostituito dal seguente:

«7. Per ciascun mese le commissioni esaminano complessivamente gli elaborati di almeno seicento candidati od eseguono l'esame orale di almeno cento candidati»;

g) al comma 8, le parole: «o del vicepresidente» sono soppresse.

8. All'articolo 8 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Nomina a magistrato ordinario»;

b) al comma 1, dopo la parola: «idonei» sono inserite le seguenti: «all'esito del concorso per esami» e le parole: «uditore giudiziario» sono sostituite dalle seguenti: «magistrato ordinario»;

c) il comma 2 è abrogato.

9. All'articolo 9 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) alla rubrica, le parole: «degli uditori» sono sostituite dalle seguenti: «dei magistrati ordinari»;

b) il comma 1 è sostituito dal seguente:

«1. I magistrati ordinari, nominati a seguito di concorso per esami, svolgono il periodo di tirocinio con le modalità stabilite dal decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26»;

c) al comma 2, le parole: «Il periodo di uditorato» sono sostituite dalle seguenti: «Il completamento del periodo di tirocinio» e la parola: «ammissibilità» è sostituita dalla seguente: «ammissione».

10. I rinvii all'articolo 124 dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni, contenuti nelle disposizioni legislative vigenti, si intendono operati all'articolo 2, comma 2, lettera b-bis), del citato decreto legislativo n. 160 del 2006.

Art. 2.

(Modifiche agli articoli da 10 a 53 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160).

1. L'articolo 10 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 10. - (Funzioni). - 1. I magistrati ordinari sono distinti secondo le funzioni esercitate.

2. Le funzioni giudicanti sono: di primo grado, di secondo grado e di legittimità; semidirettive di primo grado, semidirettive elevate di primo grado e semidirettive di secondo grado; direttive di primo grado, direttive elevate di primo grado, direttive di secondo grado, direttive di legittimità, direttive superiori e direttive apicali. Le funzioni requirenti sono: di primo grado, di secondo grado, di coordinamento nazionale e di legittimità; semidirettive di primo grado, semidirettive elevate di primo grado e semidirettive di secondo grado; direttive di primo grado, direttive elevate di primo grado, direttive di secondo grado, direttive di coordinamento nazionale, direttive di legittimità, direttive superiori e direttive apicali.

3. Le funzioni giudicanti di primo grado sono quelle di giudice presso il tribunale ordinario, presso il tribunale per i minorenni, presso l'ufficio di sorveglianza nonché di magistrato addetto all'ufficio del massimario e del ruolo della Corte di cassazione; le funzioni requirenti di primo grado sono quelle di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario e presso il tribunale per i minorenni.

4. Le funzioni giudicanti di secondo grado sono quelle di consigliere presso la corte di appello; le funzioni requirenti di secondo grado sono quelle di sostituto procuratore generale presso la corte di appello.

5. Le funzioni requirenti di coordinamento nazionale sono quelle di sostituto presso la direzione nazionale antimafia.

6. Le funzioni giudicanti di legittimità sono quelle di consigliere presso la Corte di cassazione; le funzioni requirenti di legittimità sono quelle di sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione.

7. Le funzioni semidirettive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente di sezione presso il tribunale ordinario, di presidente e di presidente aggiunto della sezione dei giudici unici per le indagini preliminari; le funzioni semidirettive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore aggiunto presso il tribunale.

8. Le funzioni semidirettive giudicanti elevate di primo grado sono quelle di presidente della sezione dei giudici unici per le indagini preliminari negli uffici aventi sede nelle città di cui all'articolo 1 del decreto-legge 25 settembre 1989, n. 327, convertito dalla legge 24 novembre 1989, n. 380.

9. Le funzioni semidirettive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente di sezione presso la corte di appello; le funzioni semidirettive requirenti di secondo grado sono quelle di avvocato generale presso la corte di appello.

10. Le funzioni direttive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente del tribunale ordinario e di presidente del tribunale per i minorenni; le funzioni direttive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario e di procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.

11. Le funzioni direttive giudicanti elevate di primo grado sono quelle di presidente del tribunale ordinario negli uffici aventi sede nelle città di cui all'articolo 1 del decreto-legge 25 settembre 1989, n. 327, convertito dalla legge 24 novembre 1989, n. 380, e di presidente dei tribunali di sorveglianza di cui alla tabella A allegata alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni. Le funzioni direttive requirenti elevate di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario nelle medesime città.

12. Le funzioni direttive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente della corte di appello; le funzioni direttive requirenti di secondo grado sono quelle di procuratore generale presso la corte di appello.

13. Le funzioni direttive requirenti di coordinamento nazionale sono quelle di procuratore nazionale antimafia.

14. Le funzioni direttive giudicanti di legittimità sono quelle di presidente di sezione della Corte di cassazione; le funzioni direttive requirenti di legittimità sono quelle di avvocato generale presso la Corte di cassazione.

15. Le funzioni direttive superiori giudicanti di legittimità sono quelle di presidente aggiunto della Corte di cassazione e di presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche; le funzioni direttive superiori requirenti di legittimità sono quelle di procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione.

16. Le funzioni direttive apicali giudicanti di legittimità sono quelle di primo presidente della Corte di cassazione; le funzioni direttive apicali requirenti di legittimità sono quelle di procuratore generale presso la Corte di cassazione».

2. L'articolo 11 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 11. - (Valutazione della professionalità). - 1. Tutti i magistrati sono sottoposti a valutazione di professionalità ogni quadriennio a decorrere dalla data di nomina fino al superamento della settima valutazione di professionalità.

2. La valutazione di professionalità riguarda la capacità, la laboriosità, la diligenza e l'impegno. Essa è operata secondo parametri oggettivi che sono indicati dal Consiglio superiore della magistratura ai sensi del comma 3. La valutazione di professionalità riferita a periodi in cui il magistrato ha svolto funzioni giudicanti o requirenti non può riguardare in nessun caso l'attività di interpretazione di norme di diritto, né quella di valutazione del fatto e delle prove. In particolare:

a) la capacità, oltre che alla preparazione giuridica e al relativo grado di aggiornamento, è riferita, secondo le funzioni esercitate, al possesso delle tecniche di argomentazione e di indagine, anche in relazione all'esito degli affari nelle successive fasi e nei gradi del procedimento e del giudizio ovvero alla conduzione dell'udienza da parte di chi la dirige o la presiede, all'idoneità a utilizzare, dirigere e controllare l'apporto dei collaboratori e degli ausiliari;

b) la laboriosità è riferita alla produttività, intesa come numero e qualità degli affari trattati in rapporto alla tipologia degli uffici e alla loro condizione organizzativa e strutturale, ai tempi di smaltimento del lavoro, nonché all'eventuale attività di collaborazione svolta all'interno dell'ufficio, tenuto anche conto degli standard di rendimento individuati dal Consiglio superiore della magistratura, in relazione agli specifici settori di attività e alle specializzazioni;

 c) la diligenza è riferita all'assiduità e puntualità nella presenza in ufficio, nelle udienze e nei giorni stabiliti; è riferita inoltre al rispetto dei termini per la redazione, il deposito di provvedimenti o comunque per il compimento di attività giudiziarie, nonché alla partecipazione alle riunioni previste dall'ordinamento giudiziario per la discussione e l'approfondimento delle innovazioni legislative, nonché per la conoscenza dell'evoluzione della giurisprudenza;

d) l'impegno è riferito alla disponibilità per sostituzioni di magistrati assenti e alla frequenza di corsi di aggiornamento organizzati dalla Scuola superiore della magistratura; nella valutazione dell'impegno rileva, inoltre, la collaborazione alla soluzione dei problemi di tipo organizzativo e giuridico.

3. Il Consiglio superiore della magistratura, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, disciplina con propria delibera gli elementi in base ai quali devono essere espresse le valutazioni dei consigli giudiziari, i parametri per consentire l'omogeneità delle valutazioni, la documentazione che i capi degli uffici devono trasmettere ai consigli giudiziari entro il mese di febbraio di ciascun anno. In particolare disciplina:

a) i modi di raccolta della documentazione e di individuazione a campione dei provvedimenti e dei verbali delle udienze di cui al comma 4, ferma restando l'autonoma possibilità di ogni membro del consiglio giudiziario di accedere a tutti gli atti che si trovino nella fase pubblica del processo per valutarne l'utilizzazione in sede di consiglio giudiziario;

b) i dati statistici da raccogliere per le valutazioni di professionalità;

c) i moduli di redazione dei pareri dei consigli giudiziari per la raccolta degli stessi secondo criteri uniformi;

d) gli indicatori oggettivi per l'acquisizione degli elementi di cui al comma 2; per l'attitudine direttiva gli indicatori da prendere in esame sono individuati d'intesa con il Ministro della giustizia;

e) l'individuazione per ciascuna delle diverse funzioni svolte dai magistrati, tenuto conto anche della specializzazione, di standard medi di definizione dei procedimenti, ivi compresi gli incarichi di natura obbligatoria per i magistrati, articolati secondo parametri sia quantitativi sia qualitativi, in relazione alla tipologia dell'ufficio, all'ambito territoriale e all'eventuale specializzazione.

4. Alla scadenza del periodo di valutazione il consiglio giudiziario acquisisce e valuta:

a) le informazioni disponibili presso il Consiglio superiore della magistratura e il Ministero della giustizia anche per quanto attiene agli eventuali rilievi di natura contabile e disciplinare, ferma restando l'autonoma possibilità di ogni membro del consiglio giudiziario di accedere a tutti gli atti che si trovino nella fase pubblica del processo per valutarne l'utilizzazione in sede di consiglio giudiziario;

b) la relazione del magistrato sul lavoro svolto e quanto altro egli ritenga utile, ivi compresa la copia di atti e provvedimenti che il magistrato ritiene di sottoporre ad esame;

c) le statistiche del lavoro svolto e la comparazione con quelle degli altri magistrati del medesimo ufficio;

d) gli atti e i provvedimenti redatti dal magistrato e i verbali delle udienze alle quali il magistrato abbia partecipato, scelti a campione sulla base di criteri oggettivi stabiliti al termine di ciascun anno con i provvedimenti di cui al comma 3, se non già acquisiti;

e) gli incarichi giudiziari ed extragiudiziari con l'indicazione dell'impegno concreto che gli stessi hanno comportato;

f) il rapporto e le segnalazioni provenienti dai capi degli uffici, i quali devono tenere conto delle situazioni specifiche rappresentate da terzi, nonché le segnalazioni pervenute dal consiglio dell'ordine degli avvocati, sempre che si riferiscano a fatti specifici incidenti sulla professionalità, con particolare riguardo alle situazioni eventuali concrete e oggettive di esercizio non indipendente della funzione e ai comportamenti che denotino evidente mancanza di equilibrio o di preparazione giuridica. Il rapporto del capo dell'ufficio e le segnalazioni del consiglio dell'ordine degli avvocati sono trasmessi al consiglio giudiziario dal presidente della corte di appello o dal procuratore generale presso la medesima corte, titolari del potere-dovere di sorveglianza, con le loro eventuali considerazioni e quindi trasmessi obbligatoriamente al Consiglio superiore della magistratura.

5. Il consiglio giudiziario può assumere informazioni su fatti specifici segnalati da suoi componenti o dai dirigenti degli uffici o dai consigli dell'ordine degli avvocati, dando tempestiva comunicazione dell'esito all'interessato, che ha diritto ad avere copia degli atti, e può procedere alla sua audizione, che è sempre disposta se il magistrato ne fa richiesta.

6. Sulla base delle acquisizioni di cui ai commi 4 e 5, il consiglio giudiziario formula un parere motivato che trasmette al Consiglio superiore della magistratura unitamente alla documentazione e ai verbali delle audizioni.

7. Il magistrato, entro dieci giorni dalla notifica del parere del consiglio giudiziario, può far pervenire al Consiglio superiore della magistratura le proprie osservazioni e chiedere di essere ascoltato personalmente.

8. Il Consiglio superiore della magistratura procede alla valutazione di professionalità sulla base del parere espresso dal consiglio giudiziario e della relativa documentazione, nonché sulla base dei risultati delle ispezioni ordinarie; può anche assumere ulteriori elementi di conoscenza.

9. Il giudizio di professionalità è "positivo" quando la valutazione risulta sufficiente in relazione a ciascuno dei parametri di cui al comma 2; è "non positivo" quando la valutazione evidenzia carenze in relazione a uno o più dei medesimi parametri; è "negativo" quando la valutazione evidenzia carenze gravi in relazione a due o più dei suddetti parametri o il perdurare di carenze in uno o più dei parametri richiamati quando l'ultimo giudizio sia stato "non positivo".

10. Se il giudizio è "non positivo", il Consiglio superiore della magistratura procede a nuova valutazione di professionalità dopo un anno, acquisendo un nuovo parere del consiglio giudiziario; in tal caso il nuovo trattamento economico o l'aumento periodico di stipendio sono dovuti solo a decorrere dalla scadenza dell'anno se il nuovo giudizio è "positivo". Nel corso dell'anno antecedente alla nuova valutazione non può essere autorizzato lo svolgimento di incarichi extragiudiziari.

11. Se il giudizio è "negativo", il magistrato è sottoposto a nuova valutazione di professionalità dopo un biennio. Il Consiglio superiore della magistratura può disporre che il magistrato partecipi ad uno o più corsi di riqualificazione professionale in rapporto alle specifiche carenze di professionalità riscontrate; può anche assegnare il magistrato, previa sua audizione, a una diversa funzione nella medesima sede o escluderlo, fino alla successiva valutazione, dalla possibilità di accedere a incarichi direttivi o semidirettivi o a funzioni specifiche. Nel corso del biennio antecedente alla nuova valutazione non può essere autorizzato lo svolgimento di incarichi extragiudiziari.

12. La valutazione negativa comporta la perdita del diritto all'aumento periodico di stipendio per un biennio. Il nuovo trattamento economico eventualmente spettante è dovuto solo a seguito di giudizio positivo e con decorrenza dalla scadenza del biennio.

13. Se il Consiglio superiore della magistratura, previa audizione del magistrato, esprime un secondo giudizio negativo, il magistrato stesso è dispensato dal servizio.

14. Prima delle audizioni di cui ai commi 7, 11 e 13 il magistrato deve essere informato della facoltà di prendere visione degli atti del procedimento e di estrarne copia. Tra l'avviso e l'audizione deve intercorrere un termine non inferiore a sessanta giorni. Il magistrato ha facoltà di depositare atti e memorie fino a sette giorni prima dell'audizione e di farsi assistere da un altro magistrato nel corso della stessa. Se questi è impedito, l'audizione può essere differita per una sola volta.

15. La valutazione di professionalità consiste in un giudizio espresso, ai sensi dell'articolo 10 della legge 24 marzo 1958, n. 195, dal Consiglio superiore della magistratura con provvedimento motivato e trasmesso al Ministro della giustizia che adotta il relativo decreto. Il giudizio di professionalità, inserito nel fascicolo personale, è valutato ai fini dei tramutamenti, del conferimento di funzioni, comprese quelle di legittimità, del conferimento di incarichi direttivi e ai fini di qualunque altro atto, provvedimento o autorizzazione per incarico extragiudiziario.

16. I parametri contenuti nel comma 2 si applicano anche per la valutazione di professionalità concernente i magistrati fuori ruolo. Il giudizio è espresso dal Consiglio superiore della magistratura, acquisito, per i magistrati in servizio presso il Ministero della giustizia, il parere del consiglio di amministrazione, composto dal presidente e dai soli membri che appartengano all'ordine giudiziario, o il parere del consiglio giudiziario presso la corte di appello di Roma per tutti gli altri magistrati in posizione di fuori ruolo, compresi quelli in servizio all'estero. Il parere è espresso sulla base della relazione dell'autorità presso cui gli stessi svolgono servizio, illustrativa dell'attività svolta, e di ogni altra documentazione che l'interessato ritiene utile produrre, purché attinente alla professionalità, che dimostri l'attività in concreto svolta.

17. Allo svolgimento delle attività previste dal presente articolo si fa fronte con le risorse di personale e strumentali disponibili».

3. L'articolo 12 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 12. - (Requisiti e criteri per il conferimento delle funzioni). - 1. Il conferimento delle funzioni di cui all'articolo 10 avviene a domanda degli interessati, mediante una procedura concorsuale per soli titoli alla quale possono partecipare, salvo quanto previsto dal comma 11, tutti i magistrati che abbiano conseguito almeno la valutazione di professionalità richiesta. In caso di esito negativo di due procedure concorsuali per inidoneità dei candidati o per mancanza di candidature, qualora il Consiglio superiore della magistratura ritenga sussistere una situazione di urgenza che non consente di procedere a nuova procedura concorsuale, il conferimento di funzioni avviene anche d'ufficio.

2. Per il conferimento delle funzioni di cui all'articolo 10, comma 3, è richiesta la sola delibera di conferimento delle funzioni giurisdizionali al termine del periodo di tirocinio, salvo quanto previsto dal comma 2 dell'articolo 13.

3. Per il conferimento delle funzioni di cui all'articolo 10, commi 4 e 7, è richiesto il conseguimento almeno della seconda valutazione di professionalità.

4. Per il conferimento delle funzioni di cui all'articolo 10, comma 8, è richiesto il conseguimento almeno della terza valutazione di professionalità.

5. Per il conferimento delle funzioni di cui all'articolo 10, commi 5, 6, 9 e 11, è richiesto il conseguimento almeno della quarta valutazione di professionalità, salvo quanto previsto dal comma 14 del presente articolo. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 76-bis dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni.

6. Per il conferimento delle funzioni di cui all'articolo 10, comma 10, è richiesto il conseguimento almeno della terza valutazione di professionalità.

7. Per il conferimento delle funzioni di cui all'articolo 10, commi 12, 13 e 14, è richiesto il conseguimento almeno della quinta valutazione di professionalità.

8. Per il conferimento delle funzioni di cui all'articolo 10, comma 15, è richiesto il conseguimento almeno della sesta valutazione di professionalità.

 9. Per il conferimento delle funzioni di cui all'articolo 10, comma 16, è richiesto il conseguimento almeno della settima valutazione di professionalità.

10. Per il conferimento delle funzioni di cui all'articolo 10, commi 7, 8, 9, 10 e 11, oltre agli elementi desunti attraverso le valutazioni di cui all'articolo 11, commi 3 e 5, sono specificamente valutate le pregresse esperienze di direzione, di organizzazione, di collaborazione e di coordinamento investigativo nazionale, con particolare riguardo ai risultati conseguiti, i corsi di formazione in materia organizzativa e gestionale frequentati nonché ogni altro elemento, acquisito anche al di fuori del servizio in magistratura, che evidenzi l'attitudine direttiva.

11. Per il conferimento delle funzioni di cui all'articolo 10, commi 14, 15 e 16, oltre agli elementi desunti attraverso le valutazioni di cui all'articolo 11, commi 3 e 5, il magistrato, alla data della vacanza del posto da coprire, deve avere svolto funzioni di legittimità per almeno quattro anni; devono essere, inoltre, valutate specificamente le pregresse esperienze di direzione, di organizzazione, di collaborazione e di coordinamento investigativo nazionale, con particolare riguardo ai risultati conseguiti, i corsi di formazione in materia organizzativa e gestionale frequentati anche prima dell'accesso alla magistratura nonché ogni altro elemento che possa evidenziare la specifica attitudine direttiva.

12. Ai fini di quanto previsto dai commi 10 e 11, l'attitudine direttiva è riferita alla capacità di organizzare, di programmare e di gestire l'attività e le risorse in rapporto al tipo, alla condizione strutturale dell'ufficio e alle relative dotazioni di mezzi e di personale; è riferita altresì alla propensione all'impiego di tecnologie avanzate, nonché alla capacità di valorizzare le attitudini dei magistrati e dei funzionari, nel rispetto delle individualità e delle autonomie istituzionali, di operare il controllo di gestione sull'andamento generale dell'ufficio, di ideare, programmare e realizzare, con tempestività, gli adattamenti organizzativi e gestionali e di dare piena e compiuta attuazione a quanto indicato nel progetto di organizzazione tabellare.

13. Per il conferimento delle funzioni di cui all'articolo 10, comma 6, oltre al requisito di cui al comma 5 del presente articolo ed agli elementi di cui all'articolo 11, comma 3, deve essere valutata anche la capacità scientifica e di analisi delle norme; tale requisito è oggetto di valutazione da parte di una apposita commissione nominata dal Consiglio superiore della magistratura. La commissione è composta da cinque membri, di cui tre scelti tra magistrati che hanno conseguito almeno la quarta valutazione di professionalità e che esercitano o hanno esercitato funzioni di legittimità per almeno due anni, un professore universitario ordinario designato dal Consiglio universitario nazionale ed un avvocato abilitato al patrocinio innanzi alle magistrature superiori designato dal Consiglio nazionale forense. I componenti della commissione durano in carica due anni e non possono essere immediatamente confermati nell'incarico.

14. In deroga a quanto previsto al comma 5, per il conferimento delle funzioni di legittimità, limitatamente al 10 per cento dei posti vacanti, è prevista una procedura valutativa riservata ai magistrati che hanno conseguito la seconda o la terza valutazione di professionalità in possesso di titoli professionali e scientifici adeguati. Si applicano per il procedimento i commi 13, 15 e 16. Il conferimento delle funzioni di legittimità per effetto del presente comma non produce alcun effetto sul trattamento giuridico ed economico spettante al magistrato, né sulla collocazione nel ruolo di anzianità o ai fini del conferimento di funzioni di merito.

15. L'organizzazione della commissione di cui al comma 13, i criteri di valutazione della capacità scientifica e di analisi delle norme ed i compensi spettanti ai componenti sono definiti con delibera del Consiglio superiore della magistratura, tenuto conto del limite massimo costituito dai due terzi del compenso previsto per le sedute di commissione per i componenti del medesimo Consiglio. La commissione, che delibera con la presenza di almeno tre componenti, esprime parere motivato unicamente in ordine alla capacità scientifica e di analisi delle norme.

16. La commissione del Consiglio superiore della magistratura competente per il conferimento delle funzioni di legittimità, se intende discostarsi dal parere espresso dalla commissione di cui al comma 13, è tenuta a motivare la sua decisione.

17. Le spese per la commissione di cui al comma 13 non devono comportare nuovi oneri a carico del bilancio dello Stato, né superare i limiti della dotazione finanziaria del Consiglio superiore della magistratura».

4. L'articolo 13 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 13. - (Attribuzione delle funzioni e passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa). - 1. L'assegnazione di sede, il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti, il conferimento delle funzioni semidirettive e direttive e l'assegnazione al relativo ufficio dei magistrati che non hanno ancora conseguito la prima valutazione sono disposti dal Consiglio superiore della magistratura con provvedimento motivato, previo parere del consiglio giudiziario.

2. I magistrati ordinari al termine del tirocinio non possono essere destinati a svolgere le funzioni requirenti, giudicanti monocratiche penali o di giudice per le indagini preliminari o di giudice dell'udienza preliminare, anteriormente al conseguimento della prima valutazione di professionalità.

3. Il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, non è consentito all'interno dello stesso distretto, né all'interno di altri distretti della stessa regione, né con riferimento al capoluogo del distretto di corte di appello determinato ai sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale in relazione al distretto nel quale il magistrato presta servizio all'atto del mutamento di funzioni. Il passaggio di cui al presente comma può essere richiesto dall'interessato, per non più di quattro volte nell'arco dell'intera carriera, dopo aver svolto almeno cinque anni di servizio continuativo nella funzione esercitata ed è disposto a seguito di procedura concorsuale, previa partecipazione ad un corso di qualificazione professionale, e subordinatamente ad un giudizio di idoneità allo svolgimento delle diverse funzioni, espresso dal Consiglio superiore della magistratura previo parere del consiglio giudiziario. Per tale giudizio di idoneità il consiglio giudiziario deve acquisire le osservazioni del presidente della corte di appello o del procuratore generale presso la medesima corte a seconda che il magistrato eserciti funzioni giudicanti o requirenti. Il presidente della corte di appello o il procuratore generale presso la stessa corte, oltre agli elementi forniti dal capo dell'ufficio, possono acquisire anche le osservazioni del presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati e devono indicare gli elementi di fatto sulla base dei quali hanno espresso la valutazione di idoneità. Per il passaggio dalle funzioni giudicanti di legittimità alle funzioni requirenti di legittimità, e viceversa, le disposizioni del secondo e terzo periodo si applicano sostituendo al consiglio giudiziario il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, nonché sostituendo al presidente della corte d'appello e al procuratore generale presso la medesima, rispettivamente, il primo presidente della Corte di cassazione e il procuratore generale presso la medesima.

4. Ferme restando tutte le procedure previste dal comma 3, il solo divieto di passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, all'interno dello stesso distretto, all'interno di altri distretti della stessa regione e con riferimento al capoluogo del distretto di corte d'appello determinato ai sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale in relazione al distretto nel quale il magistrato presta servizio all'atto del mutamento di funzioni, non si applica nel caso in cui il magistrato che chiede il passaggio a funzioni requirenti abbia svolto negli ultimi cinque anni funzioni esclusivamente civili o del lavoro ovvero nel caso in cui il magistrato chieda il passaggio da funzioni requirenti a funzioni giudicanti civili o del lavoro in un ufficio giudiziario diviso in sezioni, ove vi siano posti vacanti, in una sezione che tratti esclusivamente affari civili o del lavoro. Nel primo caso il magistrato non può essere destinato, neppure in qualità di sostituto, a funzioni di natura civile o miste prima del successivo trasferimento o mutamento di funzioni. Nel secondo caso il magistrato non può essere destinato, neppure in qualità di sostituto, a funzioni di natura penale o miste prima del successivo trasferimento o mutamento di funzioni. In tutti i predetti casi il tramutamento di funzioni può realizzarsi soltanto in un diverso circondario ed in una diversa provincia rispetto a quelli di provenienza. Il tramutamento di secondo grado può avvenire soltanto in un diverso distretto rispetto a quello di provenienza. La destinazione alle funzioni giudicanti civili o del lavoro del magistrato che abbia esercitato funzioni requirenti deve essere espressamente indicata nella vacanza pubblicata dal Consiglio superiore della magistratura e nel relativo provvedimento di trasferimento.

5. Per il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, l'anzianità di servizio è valutata unitamente alle attitudini specifiche desunte dalle valutazioni di professionalità periodiche.

6. Le limitazioni di cui al comma 3 non operano per il conferimento delle funzioni di legittimità di cui all'articolo 10, commi 15 e 16, nonché, limitatamente a quelle relative alla sede di destinazione, anche per le funzioni di legittimità di cui ai commi 6 e 14 dello stesso articolo 10, che comportino il mutamento da giudicante a requirente e viceversa.

7. Le disposizioni di cui al comma 3 si applicano ai magistrati in servizio nella provincia autonoma di Bolzano relativamente al solo circondario».

5. All'articolo 19 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, le parole: «il medesimo incarico» sono sostituite dalle seguenti: «nella stessa posizione tabellare o nel medesimo gruppo di lavoro»; le parole: «per un periodo massimo di dieci anni» sono sostituite dalle seguenti: «per un periodo stabilito dal Consiglio superiore della magistratura con proprio regolamento tra un minimo di cinque e un massimo di dieci anni a seconda delle differenti funzioni»; le parole da: «con facoltà di proroga» fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: «; il Consiglio superiore può disporre la proroga dello svolgimento delle medesime funzioni limitatamente alle udienze preliminari già iniziate e per i procedimenti penali per i quali sia stato già dichiarato aperto il dibattimento, e per un periodo non superiore a due anni»;

b) al comma 2, le parole: «, nonché nel corso del biennio di cui al comma 2,» sono soppresse;

c) dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

«2-bis. Il magistrato che, alla scadenza del periodo massimo di permanenza, non abbia presentato domanda di trasferimento ad altra funzione all'interno dell'ufficio o ad altro ufficio è assegnato ad altra posizione tabellare o ad altro gruppo di lavoro con provvedimento del capo dell'ufficio immediatamente esecutivo. Se ha presentato domanda almeno sei mesi prima della scadenza del termine, può rimanere nella stessa posizione fino alla decisione del Consiglio superiore della magistratura e, comunque, non oltre sei mesi dalla scadenza del termine stesso».

6. Dopo l'articolo 34 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 è inserito il seguente:

«Art. 34-bis. - (Limite di età per il conferimento di funzioni semidirettive). - 1. Le funzioni semidirettive di cui all'articolo 10, commi 7, 8 e 9, possono essere conferite esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno quattro anni di servizio prima della data di collocamento a riposo prevista dall'articolo 16, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, e hanno esercitato la relativa facoltà.

2. Ai magistrati che non assicurano il periodo di servizio di cui al comma 1 possono essere conferite funzioni semidirettive unicamente nel caso di conferma ai sensi dell'articolo 46, comma 1».

7. L'articolo 35 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 35. - (Limiti di età per il conferimento di funzioni direttive). - 1. Le funzioni direttive di cui all'articolo 10, commi da 10 a 14, possono essere conferite esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno quattro anni di servizio prima della data di collocamento a riposo prevista dall'articolo 16, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, e hanno esercitato la relativa facoltà.

2. Ai magistrati che non assicurano il periodo di servizio di cui al comma 1 non possono essere conferite funzioni direttive se non nell'ipotesi di conferma per un'ulteriore sola volta dell'incarico già svolto, di cui all'articolo 45».

8. All'articolo 36, comma 1, del citato decreto legislativo n. 160 del 2006, le parole: «degli incarichi direttivi di cui agli articoli 32, 33 e 34» sono sostituite dalle seguenti: «delle funzioni direttive di cui all'articolo 10, commi da 11 a 16,»; le parole: «pari a quello della sospensione ingiustamente subita e del» sono sostituite dalle seguenti: «commisurato al» e le parole: «cumulati fra loro» sono sostituite dalle seguenti: «, comunque non oltre settantacinque anni di età».

9. L'articolo 45 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 45. - (Temporaneità delle funzioni direttive). - 1. Le funzioni direttive di cui all'articolo 10, commi da 10 a 16, hanno natura temporanea e sono conferite per la durata di quattro anni, al termine dei quali il magistrato può essere confermato, per un'ulteriore sola volta, per un eguale periodo a seguito di valutazione, da parte del Consiglio superiore della magistratura, dell'attività svolta. In caso di valutazione negativa, il magistrato non può partecipare a concorsi per il conferimento di altri incarichi direttivi per cinque anni.

2. Alla scadenza del termine di cui al comma 1, il magistrato che ha esercitato funzioni direttive, in assenza di domanda per il conferimento di altra funzione, ovvero in ipotesi di reiezione della stessa, è assegnato alle funzioni non direttive nel medesimo ufficio, anche in soprannumero, da riassorbire con la prima vacanza.

3. All'atto della presa di possesso da parte del nuovo titolare della funzione direttiva, il magistrato che ha esercitato la relativa funzione, se ancora in servizio presso il medesimo ufficio, resta comunque provvisoriamente assegnato allo stesso, nelle more delle determinazioni del Consiglio superiore della magistratura, con funzioni né direttive né semidirettive».

10. L'articolo 46 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 46. - (Temporaneità delle funzioni semidirettive). - 1. Le funzioni semidirettive di cui all'articolo 10, commi 7, 8 e 9, hanno natura temporanea e sono conferite per un periodo di quattro anni, al termine del quale il magistrato può essere confermato per un eguale periodo a seguito di valutazione, da parte del Consiglio superiore della magistratura, dell'attività svolta. In caso di valutazione negativa il magistrato non può partecipare a concorsi per il conferimento di altri incarichi semidirettivi e direttivi per cinque anni.

2. Il magistrato, al momento della scadenza del secondo quadriennio, calcolata dal giorno di assunzione delle funzioni, anche se il Consiglio superiore della magistratura non ha ancora deciso in ordine ad una sua eventuale domanda di assegnazione ad altre funzioni o ad altro ufficio, o in caso di mancata presentazione della domanda stessa, torna a svolgere le funzioni esercitate prima del conferimento delle funzioni semidirettive, anche in soprannumero, da riassorbire con la prima vacanza, nello stesso ufficio o, a domanda, in quello in cui prestava precedentemente servizio».

11. La tabella relativa alla magistratura ordinaria allegata alla legge 19 febbraio 1981, n. 27, è sostituita dalla tabella A allegata alla presente legge.

12. L'articolo 51 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 51. - (Trattamento economico). - 1. Le somme indicate sono quelle derivanti dalla applicazione degli adeguamenti economici triennali fino alla data del 1o gennaio 2006. Continuano ad applicarsi tutte le disposizioni in materia di progressione stipendiale dei magistrati ordinari e, in particolare, la legge 6 agosto 1984, n. 425, l'articolo 50, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, l'adeguamento economico triennale di cui all'articolo 24, commi 1 e 4, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, della legge 2 aprile 1979, n. 97, e della legge 19 febbraio 1981, n. 27, e la progressione per classi e scatti, alle scadenze temporali ivi descritte e con decorrenza economica dal primo giorno del mese in cui si raggiunge l'anzianità prevista; il trattamento economico previsto dopo tredici anni di servizio dalla nomina è corrisposto solo se la terza valutazione di professionalità è stata positiva; nelle ipotesi di valutazione non positiva o negativa detto trattamento compete solo dopo la nuova valutazione, se positiva, e dalla scadenza del periodo di cui all'articolo 11, commi 10, 11 e 12, del presente decreto».

13. L'articolo 52 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 52. - (Ambito di applicazione) - 1. Il presente decreto disciplina esclusivamente la magistratura ordinaria, nonché, fatta eccezione per il capo I, quella militare in quanto compatibile».

14. L'articolo 53 del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 è abrogato.

Art. 3.

(Modifiche al decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26).

1. All'articolo 1 del decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26, il comma 5 è sostituito dal seguente:

«5. Con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono individuate tre sedi della Scuola, nonché quella delle tre in cui si riunisce il comitato direttivo preposto alle attività di direzione e di coordinamento delle sedi».

2. L'articolo 2 del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 2. - (Finalità). - 1. La Scuola è preposta:

a) alla formazione e all'aggiornamento professionale dei magistrati ordinari;

b) all'organizzazione di seminari di aggiornamento professionale e di formazione dei magistrati e, nei casi previsti dalla lettera n), di altri operatori della giustizia;

c) alla formazione iniziale e permanente della magistratura onoraria;

d) alla formazione dei magistrati titolari di funzioni direttive e semidirettive negli uffici giudiziari;

e) alla formazione dei magistrati incaricati di compiti di formazione;

f) alle attività di formazione decentrata;

 g) alla formazione, su richiesta della competente autorità di Governo, di magistrati stranieri in Italia o partecipanti all'attività di formazione che si svolge nell'ambito della Rete di formazione giudiziaria europea ovvero nel quadro di progetti dell'Unione europea e di altri Stati o di istituzioni internazionali, ovvero all'attuazione di programmi del Ministero degli affari esteri e al coordinamento delle attività formative dirette ai magistrati italiani da parte di altri Stati o di istituzioni internazionali aventi ad oggetto l'organizzazione e il funzionamento del servizio giustizia;

h) alla collaborazione, su richiesta della competente autorità di Governo, nelle attività dirette all'organizzazione e al funzionamento del servizio giustizia in altri Paesi;

i) alla realizzazione di programmi di formazione in collaborazione con analoghe strutture di altri organi istituzionali o di ordini professionali;

l) alla pubblicazione di ricerche e di studi nelle materie oggetto di attività di formazione;

m)all'organizzazione di iniziative e scambi culturali, incontri di studio e ricerca, in relazione all'attività di formazione;

n) allo svolgimento, anche sulla base di specifici accordi o convenzioni che disciplinano i relativi oneri, di seminari per operatori della giustizia o iscritti alle scuole di specializzazione forense;

o) alla collaborazione alle attività connesse con lo svolgimento del tirocinio dei magistrati ordinari nell'ambito delle direttive formulate dal Consiglio superiore della magistratura e tenendo conto delle proposte dei consigli giudiziari.

2. All'attività di ricerca non si applica l'articolo 63 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382.

3. L'organizzazione della Scuola è disciplinata dallo statuto e dai regolamenti adottati ai sensi dell'articolo 5, comma 2».

 3. All'articolo 3, comma 1, del citato decreto legislativo n. 26 del 2006, la parola: «cinque» è sostituita dalla seguente: «otto».

4. L'articolo 4 del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 4. - (Organi). - 1. Gli organi della Scuola sono:

a) il comitato direttivo;

b) il presidente;

c) il segretario generale».

5. L'articolo 5 del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 5. - (Composizione e funzioni). - 1. Il comitato direttivo è composto da dodici membri.

2. Il comitato direttivo adotta e modifica lo statuto e i regolamenti interni; cura la tenuta dell'albo dei docenti; adotta e modifica, tenuto conto delle linee programmatiche proposte annualmente dal Consiglio superiore della magistratura e dal Ministro della giustizia, il programma annuale dell'attività didattica; approva la relazione annuale che trasmette al Ministro della giustizia e al Consiglio superiore della magistratura; nomina i docenti delle singole sessioni formative, determina i criteri di ammissione ai corsi dei partecipanti e procede alle relative ammissioni; conferisce ai responsabili di settore l'incarico di curare ambiti specifici di attività; nomina il segretario generale; vigila sul corretto andamento della Scuola; approva il bilancio di previsione e il bilancio consuntivo».

6. All'articolo 6 del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 1 è sostituito dal seguente:

«1. Fanno parte del comitato direttivo dodici componenti di cui sette scelti fra magistrati, anche in quiescenza, che abbiano conseguito almeno la terza valutazione di professionalità, tre fra professori universitari, anche in quiescenza, e due fra avvocati che abbiano esercitato la professione per almeno dieci anni. Le nomine sono effettuate dal Consiglio superiore della magistratura, in ragione di sei magistrati e di un professore universitario, e dal Ministro della giustizia, in ragione di un magistrato, di due professori universitari e di due avvocati»;

b) il comma 2 è sostituito dal seguente:

«2. I magistrati ancora in servizio nominati nel comitato direttivo sono collocati fuori del ruolo organico della magistratura per tutta la durata dell'incarico»;

c) al comma 3, le parole: «fatta eccezione per i soggetti indicati al comma 1,» sono soppresse e le parole: «per uditore giudiziario» sono sostituite dalle seguenti: «per magistrato ordinario».

7. All'articolo 7 del citato decreto legislativo n. 26 del 2006, il comma 1 è sostituito dal seguente:

«1. Il comitato direttivo delibera a maggioranza con la presenza di almeno otto componenti. Per gli atti di straordinaria amministrazione è necessario il voto favorevole di sette componenti. In caso di parità prevale il voto del presidente. Il voto è sempre palese».

8. L'articolo 11 del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 11. - (Funzioni). - 1. Il presidente ha la rappresentanza legale della Scuola ed è eletto tra i componenti del comitato direttivo a maggioranza assoluta. Il presidente presiede il comitato direttivo, ne convoca le riunioni fissando il relativo ordine del giorno, adotta i provvedimenti d'urgenza, con riserva di ratifica se essi rientrano nella competenza di altro organo, ed esercita i compiti attribuitigli dallo statuto.

 2. Le modalità di sostituzione del presidente in caso di assenza o impedimento sono disciplinate dallo statuto».

9. La rubrica della sezione IV del capo II del titolo I del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituita dalla seguente: «I responsabili di settore».

10. L'articolo 12 del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 12. - (Funzioni). - 1. I componenti del comitato direttivo svolgono anche i compiti di responsabili di settore, curando, nell'ambito assegnato dallo stesso comitato direttivo:

a) la predisposizione della bozza di programma annuale delle attività didattiche, da sottoporre al comitato direttivo, elaborata tenendo conto delle linee programmatiche sulla formazione pervenute dal Consiglio superiore della magistratura e dal Ministro della giustizia, nonché delle proposte pervenute dal Consiglio nazionale forense e dal Consiglio universitario nazionale;

b) l'attuazione del programma annuale dell'attività didattica approvato dal comitato direttivo;

c) la definizione del contenuto analitico di ciascuna sessione;

d) l'individuazione dei docenti chiamati a svolgere l'incarico di insegnamento in ciascuna sessione, utilizzando lo specifico albo tenuto presso la Scuola, e la proposta dei relativi nominativi, in numero doppio rispetto agli incarichi, al comitato direttivo;

e) la proposta dei criteri di ammissione alle sessioni di formazione;

f) l'offerta di sussidio didattico e di sperimentazione di nuove formule didattiche;

g) lo svolgimento delle sessioni presentando, all'esito di ciascuna di esse, relazioni consuntive».

 11. Dopo la sezione IV del capo II del titolo I del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 è aggiunta la seguente:

«Sezione IV-bis.

IL SEGRETARIO GENERALE

Art. 17-bis. - (Segretario generale). - 1. Il segretario generale della Scuola:

a) è responsabile della gestione amministrativa e coordina tutte le attività della Scuola con esclusione di quelle afferenti alla didattica;

b) provvede all'esecuzione delle delibere del comitato direttivo esercitando anche i conseguenti poteri di spesa;

c) predispone la relazione annuale sull'attività della Scuola;

d) esercita le competenze eventualmente delegategli dal comitato direttivo;

e) esercita ogni altra funzione conferitagli dallo statuto e dai regolamenti interni.

Art. 17-ter. - (Funzioni e durata). - 1. Il comitato direttivo nomina il segretario generale, scegliendolo tra i magistrati ordinari ovvero tra i dirigenti di prima fascia, attualmente in servizio, di cui all'articolo 23 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. I magistrati ordinari devono aver conseguito la quarta valutazione di professionalità. Al segretario generale si applica l'articolo 6, commi 3, nella parte in cui si prevede il divieto di far parte delle commissioni di concorso per magistrato ordinario, e 4.

2. Il segretario generale dura in carica cinque anni durante i quali, se magistrato, è collocato fuori dal ruolo organico della magistratura. L'attribuzione dell'incarico ad un dirigente di prima fascia non magistrato comporta il divieto di coprire la posizione in organico lasciata vacante nell'amministrazione di provenienza.

3. L'incarico, per il quale non sono corrisposti indennità o compensi aggiuntivi, può essere rinnovato per una sola volta per un periodo massimo di due anni e può essere revocato dal comitato direttivo, con provvedimento motivato adottato previa audizione dell'interessato, nel caso di grave inosservanza delle direttive e degli indirizzi stabiliti dal comitato stesso».

12. La rubrica del titolo II del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituita dalla seguente: «Disposizioni sui magistrati ordinari in tirocinio».

13. L'articolo 18 del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 18. - (Durata). - 1. Il tirocinio dei magistrati ordinari nominati a seguito di concorso per esame, di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, e successive modificazioni, ha la durata di diciotto mesi e si articola in sessioni, una delle quali della durata di sei mesi, anche non consecutivi, effettuata presso la Scuola ed una della durata di dodici mesi, anche non consecutivi, effettuata presso gli uffici giudiziari. Le modalità di svolgimento delle sessioni del tirocinio sono definite con delibera del Consiglio superiore della magistratura».

14. L'articolo 20 del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 20. - (Contenuto e modalità di svolgimento). - 1. Nella sessione effettuata presso le sedi della Scuola, i magistrati ordinari in tirocinio frequentano corsi di approfondimento teorico-pratico su materie individuate dal Consiglio superiore della magistratura con le delibere di cui al comma 1 dell'articolo 18, nonché su ulteriori materie individuate dal comitato direttivo nel programma annuale. La sessione presso la Scuola deve in ogni caso tendere al perfezionamento delle capacità operative e professionali, nonché della deontologia del magistrato ordinario in tirocinio.

2. I corsi sono tenuti da docenti di elevata competenza e professionalità, nominati dal comitato direttivo al fine di garantire un ampio pluralismo culturale e scientifico.

3. Tra i docenti sono designati i tutori che assicurano anche l'assistenza didattica ai magistrati ordinari in tirocinio.

4. Al termine delle sessioni presso la Scuola, il comitato direttivo trasmette al Consiglio superiore della magistratura una relazione concernente ciascun magistrato».

15. All'articolo 21 del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) la parola: «uditore», ovunque ricorra, è sostituita dalle seguenti: «magistrato ordinario in tirocinio»;

b) al comma 1, le parole: «della durata di sette mesi» sono sostituite dalle seguenti: «della durata di quattro mesi»; dopo la parola: «collegiale» sono inserite le seguenti: «e monocratica»; le parole: «della durata di tre mesi» sono sostituite dalle seguenti: «della durata di due mesi»; le parole: «della durata di otto mesi» sono sostituite dalle seguenti: «della durata di sei mesi»;

c) al comma 2, le parole: «di gestione» sono sostituite dalla seguente: «direttivo» e le parole: «civile e penale» sono sostituite dalle seguenti: «civile, penale e dell'ordinamento giudiziario»;

d) il comma 3 è sostituito dal seguente:

«3. I magistrati affidatari presso i quali i magistrati ordinari svolgono i prescritti periodi di tirocinio sono designati dal Consiglio superiore della magistratura, su proposta del competente consiglio giudiziario»;

e) al comma 4, le parole: «di gestione» sono sostituite dalle seguenti: «direttivo ed al Consiglio superiore».

16. All'articolo 22 del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) le parole: «uditore» e «uditore giudiziario», ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: «magistrato ordinario in tirocinio»;

b) il comma 1 è sostituito dal seguente:

«1. Al termine del tirocinio sono trasmesse al Consiglio superiore della magistratura le relazioni redatte all'esito delle sessioni unitamente ad una relazione di sintesi predisposta dal comitato direttivo della Scuola»;

c) il comma 2 è sostituito dal seguente:

«2. Il Consiglio superiore della magistratura opera il giudizio di idoneità al conferimento delle funzioni giudiziarie, tenendo conto delle relazioni redatte all'esito delle sessioni trasmesse dal comitato direttivo, della relazione di sintesi dal medesimo predisposta, del parere del consiglio giudiziario e di ogni altro elemento rilevante ed oggettivamente verificabile eventualmente acquisito. Il giudizio di idoneità, se positivo, contiene uno specifico riferimento all'attitudine del magistrato allo svolgimento delle funzioni giudicanti o requirenti»;

d) al comma 3, le parole: «di gestione» sono sostituite dalla seguente: «direttivo»;

e) al comma 4, dopo la parola: «collegiale» sono inserite le seguenti: «e monocratica»; le parole: «i tribunali», ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: «il tribunale» e le parole: «le procure della Repubblica» sono sostituite dalle seguenti: «la procura della Repubblica».

17. L'articolo 23 del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 23. - (Tipologia dei corsi). - 1. Ai fini della formazione e dell'aggiornamento professionale, nonché per il passaggio dalla funzione giudicante a quella requirente e viceversa e per lo svolgimento delle funzioni direttive, il comitato direttivo approva annualmente, ai sensi dell'articolo 5, comma 2, il piano dei relativi corsi nell'ambito dei programmi didattici deliberati, tenendo conto della diversità delle funzioni svolte dai magistrati».

18. All'articolo 24 del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, individuati nell'albo esistente presso la Scuola. Lo statuto determina il numero massimo degli incarichi conferibili ai docenti anche tenuto conto della loro complessità e onerosità. L'albo è aggiornato annualmente dal comitato direttivo in base alle nuove disponibilità fatte pervenire alla Scuola e alla valutazione assegnata a ciascun docente tenuto conto anche del giudizio contenuto nelle schede compilate dai partecipanti al corso»;

b) al comma 2, le parole: «di gestione» sono sostituite dalla seguente: «direttivo»;

c) dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

«2-bis. Il comitato direttivo e i responsabili di settore, secondo le rispettive competenze, usufruiscono delle strutture per la formazione decentrata eventualmente esistenti presso i vari distretti di corte d'appello per la realizzazione dell'attività di formazione decentrata e per la definizione dei relativi programmi».

19. L'articolo 25 del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 25. - (Obbligo di frequenza). - 1. Tutti i magistrati in servizio hanno l'obbligo di partecipare almeno una volta ogni quattro anni ad uno dei corsi di cui all'articolo 24, individuato dal consiglio direttivo in relazione alle esigenze professionali, di preparazione giuridica e di aggiornamento di ciascun magistrato e tenuto conto delle richieste dell'interessato, fatto salvo quanto previsto dal comma 4.

 2. La partecipazione ai corsi è disciplinata dal regolamento adottato dalla Scuola.

3. Il periodo di partecipazione all'attività di formazione indicata nel comma 2 è considerato attività di servizio a tutti gli effetti.

4. Nei primi quattro anni successivi all'assunzione delle funzioni giudiziarie i magistrati devono partecipare almeno una volta l'anno a sessioni di formazione professionale».

Art. 4.

(Modifiche al decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25, e altre disposizioni).

1. L'articolo 1 del decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25, è sostituito dal seguente:

«Art. 1. - (Istituzione e composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione). - 1. È istituito il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, composto dal primo presidente, dal procuratore generale presso la stessa Corte e dal presidente del Consiglio nazionale forense, da otto magistrati, di cui due che esercitano funzioni requirenti, eletti da tutti e tra tutti i magistrati in servizio presso la Corte e la Procura generale, nonché da due professori universitari di ruolo di materie giuridiche, nominati dal Consiglio universitario nazionale, e da un avvocato con almeno venti anni di effettivo esercizio della professione, iscritto da almeno cinque anni nell'albo speciale di cui all'articolo 33 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, e successive modificazioni, nominato dal Consiglio nazionale forense».

2. All'articolo 2 del citato decreto legislativo n. 25 del 2006, il comma 1 è abrogato.

3. All'articolo 3, comma 1, del citato decreto legislativo n. 25 del 2006, le parole: «un vice presidente, scelto tra i componenti non togati e,» sono soppresse e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:

 «ed adotta le disposizioni concernenti l'organizzazione dell'attività e la ripartizione degli affari».

4. L'articolo 4 del citato decreto legislativo n. 25 del 2006 è sostituito dai seguenti:

«Art. 4. - (Presentazione delle liste e modalità di elezione dei componenti togati). - 1. Concorrono all'elezione le liste di candidati presentate da almeno venticinque elettori; ciascuna lista non può essere composta da un numero di candidati superiore al numero di eleggibili per il Consiglio direttivo della Corte di cassazione. Nessun candidato può essere inserito in più di una lista.

2. Ciascun elettore non può presentare più di una lista e le firme sono autenticate dal primo presidente e dal procuratore generale o da un magistrato dagli stessi delegato.

3. Ogni elettore riceve due schede, una per ciascuna delle categorie di magistrati di cui all'articolo 1, ed esprime il voto di lista ed una sola preferenza nell'ambito della lista votata.

Art. 4-bis. - (Assegnazione dei seggi). - 1.L'ufficio elettorale:

a) provvede alla determinazione del quoziente base per l'assegnazione dei seggi dividendo la cifra dei voti validi espressi nel collegio relativamente a ciascuna categoria di magistrati di cui all'articolo 1 per il numero dei seggi del collegio stesso;

b) determina il numero dei seggi spettante a ciascuna lista dividendo la cifra elettorale dei voti da essa conseguiti per il quoziente base. I seggi non assegnati in tale modo vengono attribuiti in ordine decrescente alle liste cui corrispondono i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano avuto la maggiore cifra elettorale; a parità di cifra elettorale si procede per sorteggio;

c) proclama eletti i candidati con il maggior numero di preferenze nell'ambito dei posti attribuiti ad ogni lista. In caso di parità di voti il seggio è assegnato al candidato che ha maggiore anzianità di servizio nell'ordine giudiziario. In caso di pari anzianità di servizio, il seggio è assegnato al candidato più anziano per età».

5. All'articolo 7, comma 1, del citato decreto legislativo n. 25 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) alla lettera a), le parole: «direttamente indicati dal citato regio decreto n. 12 del 1941 e dalla legge 25 luglio 2005, n. 150» sono soppresse;

b) la lettera b) è sostituita dalla seguente:

«b) formula i pareri per la valutazione di professionalità dei magistrati ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, e successive modificazioni»;

c) le lettere c), d), e) ed f) sono abrogate;

d) alla lettera g) la parola: «anche» è soppressa e le parole: «ad ulteriori» sono sostituite dalla seguente: «alle».

6. All'articolo 8, comma 1, del citato decreto legislativo n. 25 del 2006, le parole: «I componenti avvocati e professori universitari» sono sostituite dalle seguenti: «Il componente avvocato nominato dal Consiglio nazionale forense e i componenti professori universitari», le parole: «, anche nella qualità di vice presidenti, » sono soppresse e le parole: «lettere a) e d)» sono sostituite dalle seguenti: «lettera a)».

7. Al capo II del titolo I del citato decreto legislativo n. 25 del 2006, dopo l'articolo 8 è aggiunto il seguente:

«Art. 8-bis. - (Quorum). - 1. Le sedute del Consiglio direttivo della Corte di cassazione sono valide con la presenza di sette componenti, in essi computati anche il primo presidente della Corte di cassazione, il procuratore generale presso la stessa Corte e il presidente del Consiglio nazionale forense.

2. Le deliberazioni sono valide se adottate a maggioranza dei presenti. In caso di parità prevale il voto del presidente».

 8. All'articolo 9 del citato decreto legislativo n. 25 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, le parole: «e dal presidente dell'ordine degli avvocati avente sede nel capoluogo del distretto» sono soppresse;

b) il comma 2 è sostituito dal seguente:

«2. Nei distretti nei quali sono presenti uffici con organico complessivo fino a trecentocinquanta magistrati il consiglio giudiziario è composto, oltre che dai membri di diritto di cui al comma 1, da nove altri membri, di cui: sei magistrati, quattro dei quali addetti a funzioni giudicanti e due a funzioni requirenti, in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, e tre componenti non togati, di cui un professore universitario in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario nazionale su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione o delle regioni sulle quali hanno, in tutto o in parte, competenza gli uffici del distretto, e due avvocati, con almeno dieci anni di effettivo esercizio della professione con iscrizione all'interno del medesimo distretto, nominati dal Consiglio nazionale forense su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto»;

c) il comma 3 è sostituito dal seguente:

«3. Nei distretti nei quali sono presenti uffici con organico complessivo compreso tra trecentocinquantuno e seicento magistrati il consiglio giudiziario è composto, oltre che dai membri di diritto di cui al comma 1, da quattordici altri membri, di cui: dieci magistrati, sette dei quali addetti a funzioni giudicanti e tre a funzioni requirenti, in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, e quattro componenti non togati, di cui un professore universitario in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario nazionale su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione o delle regioni sulle quali hanno, in tutto o in parte, competenza gli uffici del distretto, e tre avvocati con almeno dieci anni di effettivo esercizio della professione con iscrizione all'interno del medesimo distretto, nominati dal Consiglio nazionale forense su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto»;

d) dopo il comma 3 sono aggiunti i seguenti:

«3-bis. Nei distretti nei quali sono presenti uffici con organico complessivo superiore a seicento magistrati il consiglio giudiziario è composto, oltre che dai membri di diritto di cui al comma 1, da venti altri membri, di cui: quattordici magistrati, dieci dei quali addetti a funzioni giudicanti e quattro a funzioni requirenti, in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, e sei componenti non togati, di cui due professori universitari in materie giuridiche nominati dal Consiglio universitario nazionale su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione o delle regioni sulle quali hanno, in tutto o in parte, competenza gli uffici del distretto, e quattro avvocati con almeno dieci anni di effettivo esercizio della professione con iscrizione all'interno del medesimo distretto, nominati dal Consiglio nazionale forense su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto.

3-ter. In caso di mancanza o impedimento i membri di diritto del consiglio giudiziario sono sostituiti da chi ne esercita le funzioni».

9. Dopo l'articolo 9 del citato decreto legislativo n. 25 del 2006 è inserito il seguente:

«Art. 9-bis. - (Quorum del consiglio giudiziario). - 1. Le sedute del consiglio giudiziario sono valide con la presenza della metà più uno dei componenti, in essi computati anche i membri di diritto.

2. Le deliberazioni sono valide se adottate a maggioranza dei presenti. In caso di parità prevale il voto del presidente».

 10. All'articolo 10 del citato decreto legislativo n. 25 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Sezione del consiglio giudiziario relativa ai giudici di pace»;

b) il comma 1 è sostituito dai seguenti:

«1. Nel consiglio giudiziario è istituita una sezione autonoma competente per la espressione dei pareri relativi all'esercizio delle competenze di cui agli articoli 4, 4-bis, 7, comma 2-bis, e 9, comma 4, della legge 21 novembre 1991, n. 374, e successive modificazioni, e sui provvedimenti organizzativi proposti dagli uffici del giudice di pace. Detta sezione è composta, oltre che dai componenti di diritto del consiglio giudiziario, da:

a) due magistrati e un avvocato, eletti dal consiglio giudiziario tra i suoi componenti, e due giudici di pace eletti dai giudici di pace in servizio nel distretto, nell'ipotesi di cui all'articolo 9, comma 2;

b) tre magistrati e un avvocato, eletti dal consiglio giudiziario tra i suoi componenti, e tre giudici di pace eletti dai giudici di pace in servizio nel distretto, nell'ipotesi di cui all'articolo 9, comma 3;

c) cinque magistrati e due avvocati, eletti dal consiglio giudiziario tra i suoi componenti, e quattro giudici di pace eletti dai giudici di pace in servizio nel distretto, nell'ipotesi di cui all'articolo 9, comma 3-bis.

1-bis. Le sedute della sezione del consiglio giudiziario per i giudici di pace sono valide con la presenza della metà più uno dei componenti e le deliberazioni sono assunte a maggioranza dei presenti. In caso di parità prevale il voto del presidente».

11. All'articolo 11, comma 1, del citato decreto legislativo n. 25 del 2006, le parole: «un vice presidente, scelto tra i componenti non togati, e,» sono soppresse.

 12. L'articolo 12 del citato decreto legislativo n. 25 del 2006 è sostituito dai seguenti:

«Art. 12. - (Presentazione delle liste ed elezione dei componenti togati dei consigli giudiziari). - 1. Concorrono all'elezione le liste di candidati presentate da almeno venticinque elettori; ciascuna lista non può essere composta da un numero di candidati superiore al numero di eleggibili per il consiglio giudiziario. Nessun candidato può essere inserito in più di una lista.

2. Ciascun elettore non può presentare più di una lista; le firme sono autenticate dal capo dell'ufficio giudiziario o da un magistrato dallo stesso delegato.

3. Ogni elettore riceve due schede, una per ciascuna delle categorie di magistrati di cui all'articolo 9, ed esprime il voto di lista ed una sola preferenza nell'ambito della lista votata.

Art. 12-bis. - (Assegnazione dei seggi). - 1. L'ufficio elettorale:

a) provvede alla determinazione del quoziente base per l'assegnazione dei seggi dividendo la cifra dei voti validi espressi nel collegio relativamente a ciascuna categoria di magistrati di cui all'articolo 9 per il numero dei seggi del collegio stesso;

b) determina il numero dei seggi spettante a ciascuna lista dividendo la cifra elettorale dei voti da essa conseguiti per il quoziente base. I seggi non assegnati in tal modo sono attribuiti in ordine decrescente alle liste cui corrispondono i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano avuto la maggiore cifra elettorale; a parità di cifra elettorale si procede per sorteggio;

c) proclama eletti i candidati con il maggior numero di preferenze nell'ambito dei posti attribuiti ad ogni lista. In caso di parità di voti il seggio è assegnato al candidato che ha maggiore anzianità di servizio nell'ordine giudiziario. In caso di pari anzianità di servizio, il seggio è assegnato al candidato più anziano per età.

 Art. 12-ter. - (Presentazione delle liste per la elezione dei giudici di pace componenti della sezione del consiglio giudiziario relativa ai giudici di pace). - 1. Concorrono all'elezione dei giudici di pace componenti della sezione di cui all'articolo 10, che si tiene contemporaneamente a quella per i componenti togati e negli stessi locali e seggi, le liste di candidati presentate da almeno quindici elettori. Ciascuna lista non può essere composta da un numero di candidati superiore al numero di eleggibili per il consiglio giudiziario. Nessun candidato può essere inserito in più di una lista.

2. Ciascun elettore non può presentare più di una lista; le firme sono autenticate dal coordinatore dell'ufficio del giudice di pace o dal presidente del tribunale del circondario ovvero da un magistrato da questi delegato.

3. Ogni elettore riceve una scheda, ed esprime il voto di lista ed una sola preferenza nell'ambito della lista votata.

Art. 12-quater. - (Assegnazione dei seggi per i giudici di pace). - 1. L'ufficio elettorale:

a) provvede alla determinazione del quoziente base per l'assegnazione dei seggi dividendo la cifra dei voti validi espressi nel collegio per il numero dei seggi del collegio stesso;

b) determina il numero dei seggi spettante a ciascuna lista dividendo la cifra elettorale dei voti da essa conseguiti per il quoziente base. I seggi non assegnati in tal modo vengono attribuiti in ordine decrescente alle liste cui corrispondono i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano avuto la maggiore cifra elettorale; a parità di cifra elettorale si procede per sorteggio;

c) proclama eletti i candidati con il maggior numero di preferenze nell'ambito dei posti attribuiti ad ogni lista. In caso di parità di voti il seggio è assegnato al candidato che ha maggiore anzianità di servizio nell'ordine giudiziario. In caso di pari anzianità di servizio, il seggio è assegnato al candidato più anziano per età».

 13. All'articolo 15, comma 1, del citato decreto legislativo n. 25 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) la lettera b) è sostituita dalla seguente:

«b) formulano i pareri per la valutazione di professionalità dei magistrati ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, e successive modificazioni»;

b) le lettere c) ed f) sono abrogate;

c) alla lettera h), la parola: «anche» è soppressa e le parole: «ad ulteriori» sono sostituite dalla seguente: «alle».

14. All'articolo 16 del citato decreto legislativo n. 25 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, le parole: «, anche nella qualità di vice presidenti nonché il componente rappresentante dei giudici di pace» sono soppresse;

b) il comma 2 è abrogato.

15. Dopo l'articolo 18 del citato decreto legislativo n. 25 del 2006 è inserito il seguente:

«Art. 18-bis. - (Regolamento per la disciplina del procedimento elettorale). - 1. Con regolamento emanato a norma dell'articolo 17, comma 1, lettera a), della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono dettate disposizioni in ordine alle caratteristiche delle schede per le votazioni e alla disciplina del procedimento elettorale».

16. Il comma 2 dell'articolo 5 della legge 4 maggio 1998, n. 133, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

«2. Se la permanenza in servizio presso la sede disagiata supera i cinque anni, il medesimo ha diritto, in caso di trasferimento a domanda, di essere preferito a tutti gli altri aspiranti».

 17. All'articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, dopo le parole: «ha facoltà di promuovere» sono inserite le seguenti: «, entro un anno dalla notizia del fatto,».

18. All'articolo 2 del decreto legislativo 25 luglio 2006, n. 240, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

«2-bis. Con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis, lettera e), della legge 23 agosto 1988, n. 400, e dell'articolo 4, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono rideterminati, nel rispetto della dotazione organica complessiva, i posti di dirigente di seconda fascia negli uffici giudiziari anche istituendo un unico posto per più uffici giudiziari».

19. All'articolo 7-bis dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) ai commi 1 e 2, la parola: «biennio», ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente: «triennio»;

b) al comma 1 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «La violazione dei criteri per l'assegnazione degli affari, salvo il possibile rilievo disciplinare, non determina in nessun caso la nullità dei provvedimenti adottati»;

c) al comma 2-ter, le parole: «per più di dieci anni consecutivi» sono sostituite dalle seguenti: «oltre il periodo stabilito dal Consiglio superiore della magistratura ai sensi dell'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, e successive modificazioni»;

d) al comma 3 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «,sentito il Consiglio direttivo della Corte di cassazione».

20. Sono abrogati gli articoli da 13 a 17, 19 e da 26 a 36 del decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26, gli articoli da 14 a 18, da 20 a 34, da 37 a 39, da 40 a 44, da 47 a 49, e 55 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, l'articolo 38 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511, il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 264, ratificato dalla legge 10 febbraio 1953, n. 73, l'articolo 7-bis, comma 2-quater, gli articoli 100, 106, 107, 119, 120, 130, 148, 175, 176, 179, 187, 193, 202, commi secondo e terzo, e da 204 a 207 dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, gli articoli 73, 74, 75, 91, 103 e da 142 a 148 del regio decreto 14 dicembre 1865, n. 2641, l'articolo 3, commi 1 e 3, l'articolo 7, comma 2, e l'articolo 16 della legge 13 febbraio 2001, n. 48.

Art. 5.

(Disposizioni varie).

1. Il numero dei laureati da ammettere alle scuole di specializzazione per le professioni legali è determinato, fermo quanto previsto nel comma 5 dell'articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, in misura non superiore a dieci volte il numero dei posti considerati negli ultimi due bandi di concorso per la nomina a magistrato ordinario.

2. Nei confronti dei magistrati in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge, le valutazioni periodiche operano alla scadenza del primo periodo utile successivo alla predetta data, determinata utilizzando quale parametro iniziale la data del decreto di nomina come uditore giudiziario.

3. Le disposizioni in materia di temporaneità degli incarichi direttivi e semidirettivi di cui agli articoli 45 e 46 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, come modificati dall'articolo 2 della presente legge, si applicano a decorrere dal centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge e pertanto, fino al decorso del predetto termine, i magistrati che ricoprono i predetti incarichi mantengono le loro funzioni. Decorso tale periodo, coloro che hanno superato il termine massimo per il conferimento delle funzioni senza che abbiano ottenuto l'assegnazione ad altro incarico o ad altre funzioni decadono dall'incarico restando assegnati con funzioni non direttive né semidirettive nello stesso ufficio, eventualmente anche in soprannumero da riassorbire con le successive vacanze, senza variazione dell'organico complessivo della magistratura e senza oneri per lo Stato. Nei restanti casi le nuove regole in materia di limitazione della durata degli incarichi direttivi e semidirettivi si applicano alla scadenza del primo periodo successivo alla data di entrata in vigore della presente legge.

4. Ai magistrati ordinari è attribuito, all'atto della nomina, il trattamento economico iniziale previsto dalla tabella relativa alla magistratura ordinaria allegata alla legge 19 febbraio 1981, n. 27, come sostituita dall'articolo 2, comma 11, della presente legge.

5. In relazione alle aumentate attività, il ruolo autonomo del Consiglio superiore della magistratura è aumentato fino a tredici unità. Con proprio regolamento il Consiglio superiore della magistratura disciplina:

a) il trattamento giuridico ed economico, fondamentale ed accessorio, le funzioni e le modalità di assunzione del personale compreso quello con qualifica dirigenziale, tenendo conto sia di quanto previsto per il personale di posizione professionale analoga del Ministero della giustizia, sia delle specifiche esigenze funzionali ed organizzative del Consiglio superiore stesso correlate a particolari attività di servizio;

b) le indennità del personale non appartenente al ruolo organico del Consiglio superiore della magistratura che svolga la propria attività presso il Consiglio superiore stesso in relazione a particolari attività di servizio correlate alle specifiche esigenze funzionali ed organizzative.

6. Le disposizioni di cui al comma 5 non devono comportare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato né oltrepassare i limiti della dotazione finanziaria del Consiglio superiore della magistratura.

7. L'articolo 2 del decreto legislativo 14 febbraio 2000, n. 37, è abrogato.

8. Le disposizioni della presente legge che prevedono ipotesi di collocamento fuori ruolo di magistrati non comportano nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

9. La tabella B allegata alla legge 5 marzo 1991, n. 71, e successive modificazioni, è sostituita dalla tabella B allegata alla presente legge.

Art. 6.

(Norma di copertura).

1. Per le finalità di cui all'articolo 1, comma 6, è autorizzata la spesa di euro 100.000 a decorrere dall'anno 2007.

2. Per le finalità di cui all'articolo 2, comma 11, la spesa prevista è determinata in euro 4.551.962 a decorrere dall'anno 2007.

3. Per le finalità previste all'articolo 3, comma 6, l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 2, comma 37, della legge 25 luglio 2005, n. 150, relativa al funzionamento del comitato direttivo, è incrementata di euro 46.000 a decorrere dall'anno 2007.

4. Per le finalità di cui all'articolo 4, comma 1, la previsione di spesa di cui all'articolo 2, comma 38, della legge 25 luglio 2005, n. 150, per gli oneri connessi al comma 3, lettera a), è incrementata di euro 5.680 a decorrere dall'anno 2007.

5. Per le finalità di cui all'articolo 4, comma 10, la spesa prevista è determinata in euro 418.118 a decorrere dall'anno 2007.

6. Agli oneri indicati nei commi 1, 2, 3, 4 e 5, pari a euro 5.121.760 a decorrere dall'anno 2007, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 2, comma 40, della legge 25 luglio 2005, n. 150, rideterminata, per effetto delle disposizioni dei commi 6 e 7 dell'articolo 2, in euro 2.817.654 per l'anno 2007 e in euro 2.858.045 per l'anno 2008.

7. Il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio dell'attuazione dell'articolo 2, comma 12, anche ai fini dell'applicazione dell'articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, e trasmette alle Camere, corredati da apposite relazioni, gli eventuali decreti emanati ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, numero 2), della medesima legge n. 468 del 1978.

8. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 7.

(Delega al Governo per l'adozione di norme di coordinamento in materia di ordinamento giudiziario).

1. Il Governo è delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi compilativi nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a) procedere al coordinamento delle norme che costituiscono l'ordinamento giudiziario sulla base delle disposizioni contenute nella presente legge; b) operare l'abrogazione espressa delle disposizioni ritenute non più vigenti. I decreti legislativi sono emanati su proposta del Ministro della giustizia, previo parere delle Commissioni permanenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati competenti per materia. Il parere è espresso entro sessanta giorni dalla richiesta, indicando specificamente le eventuali disposizioni non ritenute corrispondenti ai princìpi e ai criteri direttivi contenuti nel presente articolo. Il Governo procede comunque alla emanazione dei decreti qualora i pareri non siano espressi entro sessanta giorni dalla richiesta.

Art. 8.

(Entrata in vigore).

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 


Tabella A
(Articolo 2, comma 11)

 

«MAGISTRATURA ORDINARIA

 

QUALIFICA

STIPENDIO

ANNUOLORDO

Magistrato con funzioni direttive apicali giudicanti di legittimità (Primo presidente della Corte di cassazione)

euro

78.474,39

Magistrato con funzioni direttive apicali requirenti di legittimità (Procuratore generale presso la Corte di cassazione)

»

75.746,26

Magistrati con funzioni direttive superiori di legittimità (Presidente aggiunto e Procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione, Presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche)

»

73.018,13

Magistrati ordinari alla settima valutazione di professionalità

»

66.470,60

Magistrati ordinari dalla quinta valutazione di professionalità

»

56.713,83

Magistrati ordinari dopo un anno dalla terza valutazione di professionalità

»

50.521,10

Magistrati ordinari dalla prima valutazione di professionalità

»

44.328,37

Magistrati ordinari

»

31.940,23

Magistrati ordinari in tirocinio

»

22.766,71

».

 


 

Tabella B
(Articolo 5, comma 9)

«Tabella B

RUOLO ORGANICO DELLA MAGISTRATURA

 

PIANTA ORGANICA DELLA MAGISTRATURA ORDINARIA

Magistrato con funzioni direttive apicali giudicanti di legittimità: Primo Presidente della Corte di cassazione

1

Magistrato con funzioni direttive apicali requirenti di legittimità: Procuratore generale presso la Corte di cassazione

1

Magistrati con funzioni direttive superiori di legittimità:
Presidente aggiunto della Corte di cassazione

1

Procuratore generale aggiunto

1

Presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche

1

Magistrati con funzioni giudicanti e requirenti direttive di legittimità

59

Magistrati con funzioni giudicanti e requirenti di legittimità

368

Magistrato con funzioni direttive:
Procuratore nazionale antimafia

1

Magistrati con funzioni direttive di merito di secondo grado, giudicanti e requirenti

52

Magistrati con funzioni direttive di merito di primo grado, elevate giudicanti e requirenti

36

Magistrati con funzioni direttive di merito giudicanti e requirenti di primo grado

381

Magistrati con funzioni giudicanti e requirenti di merito di primo e di secondo grado, di collaborazione al coordinamento presso la Direzione nazionale antimafia e semidirettive di primo grado e di secondo grado

9.207

Magistrati ordinari in tirocinio

(Numero pari a quello dei posti vacanti nell'organico)

Totale ...

10.109

».


 

Esame in sede referente

 


 

II COMMISSIONE PERMANENTE

(Giustizia)
¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾

 


SEDE REFERENTE

Martedì 17 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO, indi del vicepresidente Daniele FARINA, indi del presidente Pino PISICCHIO. - Interviene il sottosegretario di Stato per la Giustizia Luigi Scotti.

La seduta comincia alle 9.45.

Riforma dell'ordinamento giudiziario.

C. 2900, approvato dal Senato.

(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Pino PISICCHIO, presidente, avverte che è stato chiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante impianti audiovisivi a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, così rimane stabilito.

Il disegno di legge in esame è iscritto nel calendario dell'Assemblea a partire dal 23 luglio prossimo con la clausola «ove concluso dalla Commissione». Come è stato più volte affermato dal Presidente della Camera, in simili contingenze «la Commissione non è obbligata a concludere l'esame in tempi compatibili con la programmazione dei lavori dell'Assemblea». L'iscrizione condizionata di un progetto di legge nel calendario dei lavori dell'Assemblea non limita infatti i poteri relativi all'organizzazione del procedimento, che l'articolo 79, comma 1, del Regolamento, attribuisce all'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, ovvero, in difetto della prescritta maggioranza, al suo Presidente.

Come pertanto stabilito a seguito della riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti di gruppo, di giovedì 12 luglio scorso, nella seduta odierna la Commissione inizierà l'esame del disegno di legge, la cui conclusione è prevista entro venerdì 20 luglio prossimo. L'esame preliminare proseguirà nella seduta convocata oggi al termine delle votazioni della seduta pomeridiana dell'Assemblea per concludesi nella seduta convocata domani alle ore 8.30. Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato alle ore 17 di domani mercoledì 18 luglio. Questi saranno esaminati a partire dalla seduta convocata domani al termine delle votazioni della seduta pomeridiana  dell'Assemblea nonché nelle sedute convocate giovedì 19 e venerdì 20 luglio alle ore 8.30, al termine delle votazioni della seduta antimeridiana dell'Assemblea e al termine delle votazioni della seduta pomeridiana dell'Assemblea. La conclusione dell'esame del provvedimento è previsto entro venerdì 20 luglio. Come si è avuto modo di precisare nel corso della riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti di gruppo, di giovedì 12 luglio scorso, l'organizzazione dei lavori della Commissione potrà subire delle variazioni alla luce dell'andamento dell'esame del provvedimento da parte della Commissione, rimanendo comunque fermo che l'esame in sede referente si concluderà in tempo utile per consentire l'esame in Assemblea a partire da lunedì 23 luglio prossimo. Ciò significa che assunta la decisione in merito alla data di conclusione dell'esame preliminare, Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, potrà avere modo di organizzare le modalità di svolgimento degli interventi nella fase dell'esame preliminare in modo tale da garantire sia il rispetto dei tempi programmati, sia il diritto di ciascun deputato che ne faccia richiesta di intervenire nel dibattito.

Come ha avuto modo di sottolineare nel corso della riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti di gruppo, di giovedì 12 luglio scorso, è a tutti evidente che una settimana di lavoro della Commissione su un tema tanto delicato e rilevante, quale è la riforma dell'ordinamento giudiziario, può essere considerata non sufficientemente esaustiva. Tuttavia, nel programmare i lavori della Commissione non si può non tenere conto del dato che dal 1o agosto entra in vigore una riforma dell'ordinamento giudiziario (la cosiddetta riforma Castelli) che si ispira a principi del tutto diversi rispetto a quelli del testo approvato dal Senato. A tale proposito, ritiene opportuno sottolineare con forza che la Presidenza non intende esprimere alcun giudizio di merito sui due modelli di organizzazione giudiziaria che si contrappongono, anche se una considerazione voglio ribadirla. Deve essere ben chiaro che qualora dovesse entrare in vigore la cosiddetta riforma Castelli non si creerebbe alcun vulnus nell'ordinamento. Si tratta, infatti, di una riforma che può non essere condivisa nel merito, ma i cui principi sono stati individuati democraticamente dal Parlamento. Se è vero ciò, è anche vero che non si deve ritenere, ai fini della programmazione dei lavori della Commissione, del tutto irrilevante la data del 31 luglio, successivamente alla quale entra in vigore la riforma Castelli. È una data rilevante, sia pure non sostanzialmente vincolante (come lo sarebbe invece un vuoto normativo da colmare), ai fini della programmazione dei lavori della Commissione, rappresentando una cesura tra due diversi modelli di ordinamento giudiziario. La programmazione dei lavori tiene conto che qualora la Commissione non concludesse i propri lavori in tempi utili per consentire l'avvio dell'esame da parte dell'Assemblea a partire dal 23 luglio, verrebbero meno i tempi necessari per far entrare in vigore la nuova riforma prima del 31 luglio prossimo. Se ciò possa essere o meno un bene, non interessa ai fini della programmazione dei lavori della Commissione. Ciò che è stato ritenuto decisivo nello scegliere di concludere l'esame entro questa settimana è l'opportunità di evitare che dalla programmazione dei lavori della Commissione possano discendere conseguenze definitive sulla scelta tra i due modelli di ordinamento giudiziario. Questo compito spetta eventualmente all'Assemblea, alla quale il Regolamento attribuisce anche il potere di rinviare un provvedimento in Commissione nel caso in cui si ritenesse non congruo l'esame in sede referente. Qualora la Commissione non concludesse l'esame del testo trasmesso dal Senato entro questa settimana, sarebbe la Commissione a compiere una scelta definitiva sul modello di ordinamento giudiziario. Mentre, ove la Commissione concludesse l'esame entro la prossima settimana, non sarebbe compiuta alcuna scelta definitiva, ma sarebbe rimesso all'Assemblea, quale organo maggiormente rappresentativo di questo ramo  del Parlamento, il compito di scegliere tra i due modelli di ordinamento giudiziario.

Come Presidente della Commissione, ritiene opportuno svolgere alcune considerazioni di carattere generale sulle prerogative della Commissione stessa. Con disappunto rileva che si assiste ad una ulteriore compressione delle prerogative della Commissione Giustizia e, più in generale, della stessa Camera dei deputati. La Commissione nuovamente, a causa di scadenze ravvicinate, si trova nella condizione di dover esaminare in tempi non sufficientemente adeguati un provvedimento approvato dal Senato. Considerate le oggettive difficoltà del Senato di raggiungere delle intese condivise su temi estremamente rilevanti, sarebbe stato opportuno che il disegno di legge fosse stato presentato dal Governo alla Camera dei deputati. L'approvazione di un testo da parte del Senato, infatti, finisce sostanzialmente nel ridurre la Camera dei deputati in una Camera di ratifica. Nello scegliere la Camera alla quale presentare i propri disegni di legge, il Governo dovrebbe tenere conto di tale situazione.

Per ovviare a tale situazione si sarebbe potuto prorogare il termine del 31 luglio per mezzo di una proposta di legge (da approvare eventualmente in sede legislativa) ovvero, qualora si ritenessero sussistenti i presupposti costituzionali, per mezzo di un decreto-legge. Ciò avrebbe consentito alla Camera di avere tempi adeguati per esaminare ed eventualmente modificare il testo del Senato.

Assicura comunque la Commissione che farò presente al Presidente della Camera che sempre più spesso la Commissione Giustizia vede sostanzialmente ridotte le proprie prerogative costituzionali.

Ribadisce come tale situazione rappreseti un vulmus agli articoli 75 e 70 della Costituzione, poiché si determina una forma di monocameralismo surrettizio senza passare attraverso procedura di cui all'articolo 138 della Costituzione, quale conseguenza non perspicua del vigente sistema elettorale. Tale legge ha infatti determinato, di fatto, una grave alterazione degli equilibri parlamentari, che relega la Camera ad una posizione marginale di mera Assemblea di ratifica. Ciò nonostante, a prescindere da qualsiasi considerazione politico costituzionale, il Presidente della Commissione ha il compito di organizzare i lavori parlamentari nel miglior modo possibile.

Gaetano PECORELLA (FI) considera le osservazioni del Presidente Pisicchio corrette. Ritiene peraltro che la Commissione si trovi a dover affrontare un problema cruciale, poiché occorre comprendere se sia legittimo che la Camera rinunci ad esercitare la sua funzione, accettando passivamente uno strappo costituzionale così grave, ovvero se non sia doveroso chiedere al Governo di graduare diversamente le proprie scelte per mezzo, a titolo esemplificativo, di un provvedimento d'urgenza che prorogando l'entrata in vigore della cosiddetta riforma Castelli, consenta un esame serio ed approfondito del provvedimento in titolo.

Pur essendo cosciente del fatto che il provvedimento in esame è considerato dalla maggioranza immodificabile e che può apparire forse inutile ogni riflessione e discussione, sottolinea che tuttavia il gruppo di Forza Italia intende partecipare attivamente all'esame da parte della Commissione, poiché vi è in gioco la dignità personale di ciascun deputato. Conseguentemente chiede sin d'ora che, dopo lo svolgimento della relazione, i lavori della Commissione siano organizzati in modo da consentire un esame adeguato di un provvedimento così importante e delicato. In particolare sottolinea la necessità di dedicare l'intera giornata odierna allo studio del provvedimento, come modificato al Senato, e la documentazione correlata.

Sottolinea inoltre la assoluta necessità di svolgere l'audizione quanto meno dei soggetti direttamente interessati dalla riforma dell'ordinamento giudiziario, come i rappresentanti della magistratura e dell'avvocatura, sottolineando come tale attività conoscitiva venga costantemente svolta dalla Commissione con riferimento a provvedimenti molto meno importanti rispetto a quello in esame.

Ribadisce quindi che il Governo deve prendere atto dei propri errori nella scelta dei tempi e della possibilità di perseguire altre strade per consentire un serio esame da parte della Camera. Ciò anche perché il provvedimento presenta delle sviste particolarmente significative che occorre evidenziare e correggere. Sottolinea che questa non è una richiesta di tipo ostruzionistico bensì una richiesta di buon senso che dovrebbe essere condivisa anche dalla maggioranza.

Pino PISICCHIO, presidente, assicura che subito dopo lo svolgimento della relazione da parte dell'onorevole Samperi si svolgerà un Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppo, allo scopo di verificare l'opportunità di svolgere le audizioni proposte dall'onorevole Pecorella.

Giulia BONGIORNO (AN) riconosce l'onestà intellettuale del Presidente Pisicchio, rilevando peraltro la necessità di essere coerenti con la presa d'atto della sostanziale inutilità del lavoro che la Commissione è chiamata a svolgere, con pregiudizio per la dignità dei deputati che vi appartengono.

Ricorda quindi che il Ministro della Giustizia, in più momenti, aveva affermato che il testo della riforma sarebbe stato redatto previa concertazione di tutti i soggetti interessati e degli operatori del settore. Sottolinea come invece ora, a ridosso della data stabilita per l'entrata in vigore della predetta riforma Castelli, si sia deciso di stringere i tempi nonostante il dissenso manifestato da una parte cospicua della magistratura e dagli avvocati sul provvedimento in esame.

Tale situazione impedisce ai membri della Commissione di partecipare attivamente ad una riforma fondamentale per il Paese. Inoltre, anche in considerazione del fatto che, se anche si dimostrasse che il provvedimento contiene degli errori clamorosi, ciò nonostante non sarebbe possibile apportare modifiche.

Si associa quindi alla richiesta testé formulata dall'onorevole Pecorella, relativa alla necessità di tempi adeguati per l'esame del provvedimento e all'opportunità di svolgere delle audizioni.

Nino MORMINO (FI) riconosce l'onestà intellettuale e il senso di responsabilità dimostrato dal presidente Pisicchio con il suo intervento introduttivo, pur sottolineando la linea di divaricazione fra i tempi a disposizione per i lavori della Commissione e il percorso che si potrebbe immaginare per esaminare in modo adeguato il provvedimento e così consentire il corretto esercizio dei diritti e delle prerogative dei parlamentari. Evidenzia infatti come tutti i deputati, compresi quelli dell'opposizione, siano portatori dell'interesse a contribuire alla sistemazione e rielaborazione di un testo tanto importante come quello che riforma l'ordinamento giudiziario, e come il rispetto di tale interesse rappresenti un principio fondamentale del confronto democratico.

Se pertanto è vero che il Presidente deve occuparsi dell'organizzazione dei lavori della Commissione, è altrettanto vero che egli deve tutelare i diritti e le prerogative non di una parte ma di tutti i membri della Commissione, soprattutto di fronte ad una compressione tanto grave delle relative funzioni. Se così non fosse egli svolgerebbe un ruolo per certi versi anomalo e atipico.

Non ritiene in particolare che l'organizzazione dei lavori della Commissione debba essere dettato dalla volontà del Governo di chiudere l'esame del provvedimento in tempi brevissimi, al fine di scongiurare l'entrata in vigore della riforma Castelli, sottolineando come, anzi, il Parlamento debba rivendicare la propria indipendenza rispetto al Governo.

Chiede quindi che il Presidente si pronunci con estrema chiarezza, anche al di fuori dell'Ufficio di presidenza e, quindi, di fronte all'intera Commissione, sulle richieste precedentemente avanzate dall'onorevole Pecorella, alle quali si associa. Rileva infatti l'assoluta esigenza di disporre del tempo necessario per approfondire lo studio del provvedimento e della relativa documentazione, nonché di disporre  l'audizione dei soggetti direttamente interessati alla riforma, soprattutto in considerazione degli atteggiamenti di dissenso manifestati in seguito all'approvazione del testo da parte del Senato.

Alessandro MARAN (Ulivo) ricorda come nell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentati dei gruppi tenutosi il 12 luglio scorso il Presidente Pisicchio abbia svolto delle considerazioni, oggi peraltro ribadite, del tutto sensate e condivisibili in ordine alla compressione dei tempi per l'esame del provvedimento ed ai conseguenti margini per l'organizzazione dei lavori della Commissione. In particolare, il Presidente ha illustrato in modo estremamente chiaro come la Commissione, ove non concludesse in tempo utile l'esame del provvedimento in esame, determinerebbe l'entrata in vigore della cosiddetta riforma Castelli e, quindi, sia pure indirettamente, compierebbe una scelta di tipo definitivo sul modello di ordinamento giudiziario. Scelta che, invece, spetta all'Assemblea. Tale considerazione appare sensata per cui da essa occorre trarre i necessari corollari in tema di organizzazione dei lavori della Commissione.

Non si dichiara pregiudizialmente contrario ad un eventuale provvedimento che sospenda ulteriormente l'entrata in vigore della cosiddetta riforma Castelli. Tuttavia, la previsione di tempi maggiori per l'esame avrebbe senso solo se la maggioranza fosse disposta a proporre modifiche o accogliere proposte di modifica, che possano essere concretamente valutate e approfondite. Se invece, all'esito di una scelta di natura politica il testo deve considerarsi immodificabile, allora è di tutta evidenza che qualsiasi rinvio non avrebbe alcuna utilità per l'opposizione.

Ritiene quindi che si debba seguire il percorso organizzativo delineato dal presidente Pisicchio.

Luigi COGODI (RC-SE) fa presente che dalle considerazioni del presidente Pisicchio non può derivare in alcun modo l'impossibilità di procedere nell'esame del provvedimento.

Con riferimento alle considerazioni del deputato Pecorella, ritiene che nel caso di specie i deputati non rinuncino affatto all'esercizio delle proprie funzioni e dalla propria dignità, apparendo più corretto affermare che si stia operando in un contesto di obiettiva difficoltà e di ristrettezza di tempi.

Non appare inoltre corretto affermare che il testo sia intoccabile, poiché non esistono testi intoccabili. Piuttosto, l'eventualità che il testo non sia modificato è da considerare come l'opzione politica ritenuta più utile, date le circostanze, per fare entrare in vigore la riforma. Il che implica, naturalmente, l'assunzione di una specifica responsabilità politica.

Ritiene che le audizioni proposte da taluni colleghi dell'opposizione potrebbero essere utili, tuttavia non si può dire che in questa materia le categorie direttamente interessate non si siano già pubblicamente espresse e che le rispettive posizioni non siano ben note. Più in generale tutta la materia dell'ordinamento giudiziario è ampiamente conosciuta poiché ampiamente e pubblicamente dibattuta.

Ritiene altresì vero che attualmente il bicameralismo presenti delle vistose asimmetrie, ma è pur vero che ciò che accade al Senato non è né estraneo né inutilizzabile da parte della Camera. Inoltre sottolinea che la compressione dei tempi parlamentari, che vale tanto per l'opposizione quanto per la maggioranza, e riguarda molti altri provvedimenti, fa parte della vita e dell'organizzazione dei lavori parlamentari. Il lavoro che la Camera può svolgere in tale contesto non è inutile, anche in considerazione del fatto che il provvedimento tratta solo taluni aspetti della questione, per cui appare ragionevole il fatto che il Parlamento debba ritornare ancora una volta sull'ordinamento giudiziario per definire un quadro normativo organico.

Manlio CONTENTO (AN) rileva, non senza una certa rassegnazione, che il fenomeno di compressione delle prerogative della Camera e, in particolare, della Commissione Giustizia continua periodicamente  a manifestarsi, dimostrando la sostanziale inutilità delle discussioni effettuate sul punto.

Nel caso di specie, sottolinea come il dato più grave sia rappresentato dal fatto che il provvedimento sia stato originariamente presentato alla Camera e poi ritirato per essere successivamente presentato al Senato. Pertanto, appare evidente che se il Ministro della Giustizia o la maggioranza avessero voluto offrire gli spazi necessari per un adeguato esame presso la Camera, avrebbero dovuto associare al provvedimento in esame, un ulteriore provvedimento di rinvio dell'entrata in vigore della riforma Castelli, che avrebbe potuto essere approvato in tempi brevissimi. Ciò non è accaduto perché, sullo sfondo del provvedimento in esame, vi è un conflitto tra magistratura e politica. Conflitto che dovrebbe spingere le forze politiche ad unirsi piuttosto che dividersi.

Ritiene indispensabile che il Governo fornisca alla Commissione elementi di valutazione che consentano di comprendere come la giustizia sia stata sin d'ora gestita dal Consiglio superiore della magistratura, sottolineando che questioni come quelle attinenti alle tabelle e alla distribuzione dei carichi giudiziari non possa essere completamente sottratta al Parlamento, anche in virtù di quanto stabilito dall'articolo 105 della Costituzione. Preannuncia quindi la presentazione di una formale richiesta di informazioni, resa ancor più necessaria dal fatto che sul punto nulla risulti né nella relazione illustrativa del Governo né negli atti del Senato.

Enrico COSTA (FI) sottolinea come la compressione dei tempi di esame non si giustifichi in alcun modo, soprattutto se posta in relazione all'estrema complessità della materia, che richiede studio e approfondimento. Evidenzia d'altra parte come a provvedimenti molto meno importanti sia dedicato un tempo ben maggiore. Certamente non è la prima volta che il Parlamento si trova a fare una corsa contro il tempo, ma una simile ristrettezza dei tempi non è assolutamente accettabile quando si tratti di costruire un nuovo ordinamento giudiziario. Rivolge quindi un appello al presidente Pisicchio affinché questi assume i provvedimenti più idonee a tutelare le prerogative della Commissione.

Erminia MAZZONI (UDC) rileva come i tempi a disposizione siano eccessivamente ristretti e tale da impedire un esame anche approssimativo del provvedimento. Sottolinea quindi come la richiesta di audizioni del deputato Pecorella non possa essere ignorata, anche in considerazione di talune situazioni verificatesi negli ultimi giorni. Si riferisce in particolare allo sciopero degli avvocati, che non può essere considerato meno importante da quello minacciato dalla magistratura, il quale ha così efficacemente stimolato i lavori del Governo e del Senato.

Ritiene conclusivamente che l'organizzazione dei lavori della Commissione debba essere rivista, al fine di consentire, nel caso di specie, lo svolgimento di tutte le fasi procedimentali che normalmente si svolgono per gli altri provvedimenti.

Il sottosegretario Luigi SCOTTI ringrazia tutti i deputati sinora intervenuti, le cui considerazioni fanno seriamente riflettere sulla dimensione organizzativa e politica del provvedimento in esame. Esprime, in particolare, sincero apprezzamento e rispetto per l'orgogliosa rivendicazione del ruolo della Camera e per la richiesta, avanzata dai deputati, di poter svolgere pienamente le proprie funzioni. Rispetta inoltre le considerazioni del presidente Pisicchio fra le quali sottolinea, in particolare, le conclusioni.

Tuttavia, nella qualità di rappresentante del Governo, pur prendendo atto delle diversità di approccio politico sui tempi di organizzazione dei lavori, e comprendendone la dialettica, auspica che il provvedimento sia discusso e concluso nel più breve termine possibile. Ciò in quanto il Governo si fa portatore dell'interesse generale a risolvere quanto prima i problemi che stanno drammatizzando la vita giudiziaria. Chiudere questa fase appare  quindi indispensabile per restituire tranquillità alla macchina giudiziaria, che non sta funzionando bene.

Con riferimento alle osservazioni del deputato Bongiorno, sottolinea come il Governo sia sempre stato incline alla concertazione, come d'altra parte dimostrato anche in sede di comitato ristretto presso la Commissione giustizia del Senato, evidenziando come molti emendamenti dell'opposizione siano stati recepiti nel corso dell'esame presso quel ramo del Parlamento. Il Governo ha quindi dimostrato di non essere rigidamente schierato sul proprio testo, ma di essere disposto a modificarlo.

Con riferimento alla richieste di svolgimento di audizioni, ricorda come le stesse si siano svolte in poco più di tre ore presso il Senato, sostanzialmente riducendosi alla mera consegna di documentazione redatta dagli uditi, ciò in quanto le posizioni degli interessati erano ben note in quanto già pubblicamente dichiarate.

Inoltre fa presente che un eventuale decreto legge di proroga dell'entrata in vigore della riforma Castelli non è nella disponibilità del Governo e che, sul punto, occorre tenere presente la posizione espressa dal Presidente della Repubblica. Sottolinea quindi come il provvedimento in esame tratti uno degli aspetti più importanti dell'ordinamento giudiziario, ma è evidente che la riforma dell'ordinamento non può risolvere tutti i problemi della macchina della giustizia.

Infine con riferimento alla richiesta di informazioni dell'onorevole Contento dichiara la piena disponibilità del Governo, sottolineando peraltro che tali informazioni non erano mai state richieste precedentemente nel corso dell'esame al Senato.

Gaetano PECORELLA (FI) si dichiara sorpreso dalla dichiarazione del sottosegretario, secondo il quale il Governo non avrebbe il potere di emanare un decreto-legge.

Il sottosegretario Luigi SCOTTI precisa di aver fatto erroneamente riferimento al Governo, mentre, come è evidente, intendeva affermare che la decretazione d'urgenza non è nella disponibilità del Ministro della giustizia.

Gaetano PECORELLA (FI) ritiene che il Governo debba assumersi la responsabilità di non voler emanare un decreto-legge che potrebbe evitare la strozzatura dei lavori parlamentari e considera inaccettabile la giustificazione secondo la quale occorrerebbe chiudere l'esame del provvedimento in tempi brevissimi, per far cessare la tensione verificatasi nel Paese sul tema della giustizia. La realtà è che la giustizia necessita di una riforma adeguata e, se la situazione appare drammatica, ciò significa che occorre un maggiore approfondimento della situazione medesima da parte del Parlamento.

Non condivide le osservazioni del sottosegretario in merito alle audizioni, ritenendo che le categorie interessate debbano essere sentite direttamente e non de relato. Più in generale, alla luce di quanto affermato dal rappresentante del Governo, ribadisce con maggiore convinzione le proprie precedenti considerazioni e richieste, ritenendo necessaria una differente programmazione dei lavori della Commissione e un'apertura politica della maggioranza e del Governo in ordine ai tempi dei lavori.

Nino MORMINO (FI) contesta con decisione l'affermazione del sottosegretario secondo la quale la rapida approvazione del provvedimento, senza modifiche, risolverebbe lo stato drammatico di conflittualità nel quale versa il mondo della giustizia. Sono i fatti a dimostrare che ciò non è vero, poiché è a tutti noto che l'approvazione sic et sempliciter del provvedimento non soddisfa né i magistrati né gli avvocati né l'opinione diffusa nel sistema giustizia. In sostanza, si verrebbe a consolidare una sistemazione non soddisfacente della materia.

Sempre con riferimento alle osservazioni del sottosegretario Scotti, sottolinea come non sia assolutamente vero che il testo approvato dal Senato sia il frutto di  ampie concertazioni. Tali affermazioni, piuttosto, destano preoccupazioni e perplessità.

Invita quindi il Presidente Pisicchio a rappresentare al Presidente della Camera la grave situazione di disagio della Commissione in conseguenza della compressione dei tempi parlamentari.

Giulia BONGIORNO (AN) si dichiara sorpresa dalle argomentazioni del sottosegretario, che considera viziate da un errore di prospettiva e da una inversione del rapporto fra causa ed effetto.

Rileva infatti che la situazione della giustizia è divenuta drammatica proprio perché il Parlamento è in procinto di approvare, con queste modalità, una riforma non condivisa dell'ordinamento giudiziario.

Ritiene che il Governo e la maggioranza dovrebbero ammettere di voler chiudere in questo modo l'esame parlamentare del provvedimento per una scelta politica e, in particolare, pur di evitare che la cosiddetta riforma Castelli entri in vigore. Di tale scelta politica entrambe dovranno assumere la responsabilità.

Enrico BUEMI (RosanelPugno) rileva come il tempo a disposizione della Commissione per lo svolgimento dell'esame sia comunque incongruo, a prescindere da come i lavori della Commissione siano organizzati. Sottolinea quindi come si sia persa un'importante occasione e come sia mancato il coraggio di affrontare in modo diverso ed efficace i problemi della giustizia, evitando ogni contrapposizione con i magistrati e gli avvocati. A nome del proprio gruppo, ritiene che non sia stato fatto un buon lavoro e che il provvedimento in esame non sia soddisfacente, anche perché non è stato compiuto un serio sforzo di coinvolgimento anche dell'opposizione.

Osserva che il migliore funzionamento della giustizia non dipenda solo dalla riforma dell'ordinamento giudiziario, poiché occorre considerare più in generale l'impiego delle risorse, l'efficacia delle procedure ed anche la qualità del personale amministrativo degli uffici giudiziari, che troppo spesso viene trascurato anche dal legislatore.

Ritiene che in ogni caso la questione della riforma dell'ordinamento giudiziario non finisca certamente con l'approvazione del provvedimento in esame.

Preannuncia quindi che il proprio gruppo non presenterà emendamenti, ben sapendo che non avrebbero alcuna possibilità di essere approvati.

Paola BALDUCCI (Verdi) si riserva di formulare le proprie osservazioni e considerazioni dopo che il relatore avrà illustrato il contenuto del provvedimento.

Paolo GAMBESCIA (Ulivo) concorda con l'osservazione del Presidente Pisicchio secondo la quale la legge elettorale vigente ha sostanzialmente determinato una riforma occulta del sistema parlamentare in senso monocamerale, ma ciò non toglie che la Commissione e tutti i suoi membri debbano reagire, rivendicando con forza la possibilità di esercitare la propria funzione.

Sottolinea come dato incontestabile che la riforma dell'ordinamento giudiziario è contenuta nel programma del Governo ma, a tale proposito, evidenzia quali problemi possa determinare la scelta del Governo circa il ramo del Parlamento presso il quale presentare i disegni di legge, attraverso i quali realizzare il predetto programma.

Comprende la frustrazione e il risentimento che l'impossibilità di modificare il testo possa in generale nei colleghi deputati, ma questo non deve impedire di discutere il provvedimento nel modo migliore possibile, pur nella ristrettezza dei tempi a disposizione, anche in considerazione del diritto insopprimibile dell'opposizione ad esprimere il proprio dissenso. Arriverà tuttavia il momento, ineludibile, nel quale il provvedimento approderà in Aula, secondo le norme del Regolamento, che sono valide per tutti.

Invita conclusivamente il Presidente Pisicchio a rappresentare al Presidente della Camera il profondo disagio istituzionale emerso anche nell'odierna seduta.

Pino PISICCHIO, presidente, rileva come le argomentazioni dei colleghi dell'opposizione siano di assoluto buon senso e meritevoli di attenzione.

Con riferimento alle osservazioni degli onorevoli Mormino e Gambescia, fa presente di aver rappresentato al Presidente della Camera il senso di profondo disagio e, addirittura, di dissenso, di fronte alle ripetute situazioni di compressione dei tempi a disposizione della Commissione e delle funzioni della Commissione stessa.

Ricorda tuttavia come, in questa circostanza, il fatto che l'esame del provvedimento in Assemblea sia condizionato alla conclusione dell'esame in Commissione sia determinante. Ciò in particolare non consente alla Commissione di trasmettere all'Assemblea un progetto di legge senza averne concluso l'esame attraverso il conferimento al relatore del mandato a riferire. Ribadisce che non concludere l'esame significa compiere una scelta definitiva in ordine al modello di ordinamento giudiziario. Tale scelta è opportuno che non competa alla Commissione, bensì all'Assemblea.

Ricorda, quindi, che dopo l'illustrazione del provvedimento da parte del relatore si riunirà l'Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, proprio per definire le questioni organizzative dei lavori della Commissione.

Marilena SAMPERI (Ulivo), relatore, rileva che il disegno di legge all'ordine del giorno, approvato dal Senato dopo un approfondito esame, ha per oggetto la delicata materia dell'ordinamento giudiziario, la cui disciplina è stata già modificata nella scorsa legislatura per mezzo di una serie di decreti legislativi emanati in attuazione della legge delega n. 150 del 2005.

In questa legislatura il Parlamento è intervenuto sulla materia dell'ordinamento giudiziario con la legge 24 ottobre 2006, n. 269, modificando due decreti riguardanti l'assetto dell'ufficio del pubblico ministero e la disciplina del procedimento disciplinare dei magistrati. Tale legge., inoltre, ha sospeso, fino al 31 luglio 2007, l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 160 del 2006, relativo alla nuova disciplina dell'accesso in magistratura e in materia di progressione economica, di attribuzione di funzioni.

Il disegno di legge è diretto a modificare il citato decreto legislativo e, quindi, le norme che entreranno in vigore dal 1o agosto 2007 in materia nonché il decreto legislativo n. 26 del 2006, relativo all'istituzione della scuola della magistratura, e il decreto legislativo n. 25 del 2006, relativo al consiglio direttivo della Cassazione e ai consigli giudiziari.

L'obiettivo che il Governo si è posto nel modificare la disciplina dell'ordinamento giudiziario è stato, in primo luogo, quello di salvaguardare il principio costituzionale secondo cui la distinzione dei magistrati è data soltanto dalla diversità di funzioni. La separazione delle funzioni è comunque uno dei temi trattati dal disegno di legge, ma non l'unico. Si prevede, infatti, una nuova disciplina dell'accesso in magistratura e del tirocinio per i vincitori di concorso, chiamati non più uditori giudiziari ma magistrati ordinari; sono specificate le funzioni dei magistrati; sono dettati nuovi criteri sulla valutazione della professionalità dei magistrati e sul conferimento delle funzioni stesse; sono stabiliti periodi di permanenza nell'ufficio, nonché la temporaneità degli uffici direttivi, rinnovabili una sola volta e solo dopo una positiva valutazione dei risultati conseguiti; è stato eliminato il rischio della automaticità della carriera dei magistrati dovuta ad una valutazione della loro professionalità da parte del CSM meramente formale, prevedendosi un sistema, anch'esso concorsuale come quello della riforma Castelli (a decorrere dalla prima nomina, tutti i magistrati sono sottoposti a valutazione di professionalità ogni quadriennio) in cui assumono un ruolo rilevante i consigli giudiziari che raccolgono dati e segnalazioni anche dai consigli dell'ordine; è stata modificata la disciplina della Scuola superiore della magistratura nonché quella relativa al Consiglio direttivo della Corte di cassazione ed ai Consigli  giudiziari; sono previsti poi degli interventi specifici su particolari questioni, per lo più di natura transitoria.

Per quanto attiene al contenuto degli otto articoli che compongono il testo, i primi due, ampiamente modificati dal Senato, sono quelli che introducono le modifiche forse più rilevanti alla normativa attuale, avendo ad oggetto la disciplina per l'accesso in magistratura, la progressione economica e le funzioni dei magistrati.

Nello specifico, l'articolo 1 del disegno di legge riscrive la disciplina del concorso per uditore giudiziario, ora definito «concorso per magistrato ordinario» (comma 2). Come si legge nella relazione illustrativa del provvedimento, la nuova disciplina - che conferma, sostanzialmente, quello in magistratura come un concorso di secondo grado - viene riformata per ovviare ad alcune storiche problematiche, tra le quali la lunghezza delle procedure concorsuali, rallentate dall'elevato numero di partecipanti.

Il concorso deve svolgersi con cadenza «di norma» annuale per esami, in relazione ai posti vacanti e a quelli che si renderanno tali nel successivo quadriennio per i quali può essere attivata la procedura concorsuale. È confermata l'articolazione delle prove d'esame in prove scritte e prove orali e l'eliminazione della prova preliminare realizzata con l'ausilio di sistemi informatizzati. Tra le novità più importanti vi è la soppressione della disposizione relativa all' indicazione obbligatoria da parte del candidato, già nella domanda, della funzione alla quale intende accedere nonché della specifica prova psico-attitudinale alla professione, da sostenere nell'ambito delle prove orali.

Altre modifiche attengono ai requisiti per l'ammissione al concorso. La disciplina dei requisiti, pur innovata nel contenuto, conferma la linea ispiratrice della riforma Castelli impostando, pur con specifici correttivi, il concorso da magistrato ordinario come concorso di secondo grado.

L'articolo 2 del disegno di legge novella talune disposizioni del decreto legislativo n. 160 del 2006, relative alle funzioni, alla progressione nella carriera ed al trattamento economico dei magistrati, sulla base del principio che i magistrati ordinari sono distinti secondo le funzioni esercitate.

In particolare, a seguito delle modifiche che si intendono apportare con il provvedimento in esame, le funzioni dei magistrati vengono distinte in giudicanti e requirenti (di primo grado, di secondo grado, di legittimità, semidirettive di primo grado; semidirettive elevate di primo grado; semidirettive di secondo grado; direttive di primo grado; direttive elevate di primo grado; direttive di secondo grado; direttive di legittimità; direttive superiori; direttive apicali).

Segnala che nel testo approvato dal Senato i magistrati della Direzione nazionale antimafia hanno un'autonoma classificazione funzionale, di coordinamento nazionale, mentre il presidente del tribunale di sorveglianza è inserito fra le finzioni direttive di primo grado.

Come accennato, rilevanti modifiche sono, poi, introdotte in relazione alla disciplina della progressione economica e delle funzioni dei magistrati.

Al riguardo, nella relazione illustrativa del disegno di legge presentato al Senato, il Governo ha precisato che nel configurare la nuova disciplina si è partiti dalla constatazione che il sistema di valutazioni della professionalità anteriore alla legge n. 150 del 2005, deve essere considerato non più adeguato, e quindi da riformare, per due prevalenti ragioni: a) la professionalità del magistrato, nella sua ricchezza di conoscenza tecnica, di capacità nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e giurisdizionali, di consapevolezza del ruolo e di responsabilità professionale, non può più essere affermata per presunzioni e solo in occasione dei passaggi di qualifica troppo distanziati o di incarichi specifici; b) il meccanismo è insufficiente ad attuare un reale vaglio delle specifiche capacità, delle doti e delle attitudini richieste per l'esercizio delle diverse funzioni che possono essere svolte nella sua vita professionale.

Si è dunque prefigurato un nuovo intervento riformatore volto a sostituire integralmente  il decreto legislativo n. 160 del 2006, giudicato farraginoso e basato - oltre che su una opzione di fatto «per una distinzione delle funzioni assimilabile ad una separazione delle carriere» - anche «sulla scelta di una costruzione piramidale della carriera dei magistrati» e su un «sistema di valutazione per titoli ed esami scollegato ad un reale obiettivo di valutazione della professionalità funzionalizzato sull'efficienza».

In via generale, la nuova disciplina introdotta dal disegno di legge approvato dal Senato si articola sui seguenti punti principali: l'introduzione di verifiche professionali ogni quattro anni; una progressione economica sganciata dall'anzianità e dalle funzioni e collegata alle sole valutazioni di professionalità; il possibile passaggio di funzioni (da giudicanti a requirenti e viceversa) per non più di quattro volte nel corso della carriera; la necessità di superare un concorso per soli titoli dopo aver conseguito la valutazione di professionalità richiesta, per esercitare incarichi di secondo grado, direttivi e semidirettivi(questi ultimi sempre temporanei); l'anzianità, da criterio di valutazione, diventa criterio di legittimazione per concorrere agli incarichi direttivi e semidirettivi; il conferimento delle funzioni di legittimità avverrà non solo in base al criterio di anzianità, bensì mediante l'accertata sussistenza di specifiche attitudini ad esercitarle; la possibilità di interventi in caso di riscontrata inadeguatezza professionale del magistrato valutato, modulati in modo differenziato, con ripercussioni, nelle ipotesi più gravi, anche sulla progressione economica; l'individuazione di una procedura urgente da attivare in caso di revoca dei dirigenti che si rilevano inadeguati.

Nello specifico, l'articolo 2, comma 2, del disegno di legge in esame formula un nuovo articolo 11 del decreto legislativo n. 160 volto ad individuare i criteri e le modalità che devono essere osservate nello svolgimento delle valutazioni professionali dei magistrati e alle quali tutti i magistrati devono sottoporsi ogni quattro anni, fino al superamento della settima valutazione. Tali valutazioni si riferiscono al complesso dell'attività professionale del magistrato e in particolare devono riguardare la capacità, la laboriosità, la diligenza e l'impegno.

Inoltre, a seguito di una modifica introdotta dal Senato, è stato precisato che la valutazione dei magistrati deve essere operata sulla base di parametri oggettivi indicati dal CSM e, ove, riferita a periodi in cui il magistrato ha svolto funzioni giudicanti o requirenti non può mai riguardare l'attività interpretativa di norme di diritto, né quella di valutazione del fatto e delle prove.

L'articolo 11 individua, in relazione a tali parametri di valutazione, specifici indicatori della preparazione professionale del magistrato.

Il nuovo articolo 11 precisa, poi, che le valutazioni di professionalità sono di competenza del Consiglio superiore della Magistratura e vengono espresse a seguito di parere motivato dei Consigli giudiziari territorialmente competenti. In particolare, il comma 3 del citato articolo 11 precisa che il Consiglio superiore della magistratura, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della disposizione in esame, disciplina con propria delibera gli elementi in base ai quali devono essere espresse le valutazioni dei consigli giudiziari, i parametri per consentire l'omogeneità delle valutazioni, la documentazione che i capi degli uffici devono trasmettere ai consigli giudiziari entro il mese di febbraio di ciascun anno. Al termine del quadriennio, il Consiglio giudiziario avrà a disposizione per ogni magistrato un fascicolo contenente gli elementi di valutazione necessari al giudizio di professionalità da esprimere.

Il Consiglio giudiziario può, inoltre, assumere informazioni su fatti specifici segnalati, a carico del magistrato, da suoi componenti o dai dirigenti degli uffici o dai consigli dell'ordine degli avvocati, garantendone il diritto di difesa e di audizione.

Il Consiglio giudiziario, sulla base degli elementi in suo possesso formula un parere motivato al CSM, unitamente alla documentazione in suo possesso. Al termine  del giudizio di valutazione, il CSM può esprimere tre tipi di giudizi di professionalità: a) positivo; b) non positivo; c) negativo. Se il giudizio è negativo, il magistrato è ulteriormente valutato dal CSM dopo un biennio e «salta» così uno degli aumenti periodici biennali. Ai sensi del comma 12, il nuovo trattamento economico eventualmente spettante è dovuto solo a seguito di giudizio positivo e con decorrenza dalla scadenza del biennio. Ai sensi del comma 13, se il Consiglio superiore della magistratura, previa audizione del magistrato, esprime un secondo giudizio negativo, il magistrato stesso è dispensato dal servizio.

L'articolo 2, comma 3, del disegno di legge in esame riformula l'articolo 12 del decreto legislativo n. 160 del 2006, ora relativo ai «Requisiti e criteri per il conferimento delle funzioni». Con la nuova norma è eliminato ogni riferimento al sistema di valutazione per esami ai fini del conferimento di funzioni.

L'unica procedura prevista dal nuovo comma 1 dell'articolo 12 è quella concorsuale per soli titoli, alla quale sono ammessi a partecipare, a domanda, i soli magistrati che abbiano conseguito almeno la necessaria valutazione di professionalità richiesta. Solo nel caso di esito negativo di due procedure concorsuali (mancanza di candidati, o loro inidoneità), spetta al CSM, valutata l'urgenza, procedere alla nomina d'ufficio.

Con riferimento, poi, al conferimento delle funzioni di legittimità, il comma 13 prevede come oggetto di valutazione «la capacità scientifica e di analisi delle norme». Detto requisito è oggetto unico di valutazione da parte di un'apposita commissione interna al CSM, composta da 5 membri (3 magistrati che abbiano superato la quarta valutazione più 2 membri laici). Con una integrazione apportata dal Senato si è stabilito che i tre membri togati debbano esercitare o aver esercitato funzioni di legittimità per almeno 2 anni.

L'articolo 2, comma 4 del disegno di legge sostituisce l'articolo 13 del decreto legislativo n. 160, ora rubricato «Attribuzione delle funzioni e passaggio da quelle giudicanti a quelle requirenti e viceversa».

La nuova norma stabilisce, anzitutto, la competenza del CSM a disporre con provvedimento motivato, previo parere del Consiglio giudiziario, le assegnazioni di sede, i passaggi di funzioni, i conferimenti di funzioni direttive e semidirettive e l'assegnazione al relativo ufficio dei magistrati che non abbiano ancora conseguito la prima valutazione.

Ai magistrati che abbiano terminato il tirocinio è comunque, interdetto l'accesso a specifiche funzioni prima del conseguimento della prima valutazione di professionalità: si tratta delle funzioni requirenti, giudicanti monocratiche penali, di giudice delle indagini preliminari e dell'udienza preliminare (comma 2). L'interdizione anche dalle funzioni giudicanti monocratiche penali e di GUP è frutto di una modifica del Senato.

I successivi commi del nuovo articolo 13 del decreto legislativo n. 160 sono relativi alla disciplina del passaggio di funzioni, attualmente contenuta negli articoli 13 e 14 del decreto n. 160 del 2006.

Gli articoli 13 e 14 del decreto legislativo n. 160 del 2006 prevedono analoga disciplina per il passaggio da funzioni giudicanti a requirenti e viceversa. In entrambi casi, infatti, è stabilita una procedura concorsuale per titoli bandita dal CSM, con la relativa domanda di passaggio da proporre inderogabilmente entro il terzo anno di esercizio delle funzioni (giudicanti o requirenti).

In base alla nuova disciplina prevista dal disegno di legge governativo in esame, come modificata nel corso dell'esame al Senato, il passaggio di funzioni, da giudicanti a requirenti e viceversa - sempre disposto a seguito di concorso e possibile non più di quattro volte nel corso della carriera del magistrato - è soggetto ad una serie limitazioni. La prima è di natura geografica, in quanto, salvo quanto previsto dal successivo comma 3-bis, il passaggio non è possibile né all'interno dello stesso distretto di corte d'appello né all'interno di altri distretti della stessa regione né (se fuori regione) in relazione al  capoluogo distrettuale competente per i procedimenti riguardanti i magistrati ex articolo 11 del codice di procedura penale (rispetto al distretto in cui il magistrato presta servizi all'atto del mutamento delle funzioni). Il passaggio di funzioni comporterà, quindi, il trasferimento del magistrato ad ufficio giudiziario di diversa regione (comma 3). Si ricorda che il testo iniziale del Governo non prevedeva la limitazione a livello regionale, oggetto di specifica modifica del Senato.

Ai sensi del successivo comma 4, modificato durante l'esame del disegno di legge al Senato, la citata limitazione non si applica e, quindi, non è necessario il trasferimento ad altra regione ed il tramutamento di funzioni può avvenire in un diverso circondario ed in una diversa provincia rispetto a quella di provenienza in una serie di ipotesi. In primo luogo, quando un magistrato abbia negli ultimi 5 anni svolto solo funzioni civili o del lavoro e chieda il passaggio a funzioni requirenti penali. In tal caso, il magistrato non potrà essere destinato, neanche come sostituto, a funzioni di natura civile o miste prima del successivo trasferimento o mutamento di funzioni. Altra ipotesi è quella che ricorre quando un magistrato che svolge funzioni requirenti (sia civili che penali) chieda di passare a funzioni giudicanti civili o del lavoro in un ufficio giudiziario diviso in sezioni ove ci siano posti vacanti, in una sezione che tratti esclusivamente affari civili o del lavoro. In tale ipotesi, il magistrato non può essere destinato, neanche come sostituto, a funzioni di natura penale o miste prima del successivo trasferimento o mutamento di funzioni.

Il medesimo comma 4, precisa, comunque, che il tramutamento di secondo grado può avvenire solo in un distretto diverso rispetto a quello di provenienza e, quindi, quando il distretto coincida con la regione, sarà comunque, necessario cambiare regione.

Le ulteriori limitazioni sono disposte in relazione allo status professionale del magistrato, il quale deve aver svolto 5 anni di servizio nella funzione di provenienza; deve aver frequentato un corso di qualificazione professionale; deve essere giudicato «idoneo» allo svolgimento delle nuove funzioni dal CSM, previo parere del Consiglio giudiziario.

Ai sensi, poi, del comma 5 dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 160 del 2006, così come riformulato dal provvedimento in esame, oltre all'anzianità di servizio, ai fini dei passaggi di funzione, devono essere valutate le specifiche attitudini desunte dalle quadriennali valutazioni di professionalità (comma 4).

Da ultimo, le limitazioni ai passaggi di funzione precisate al comma 3 non sussistono nè in relazione all'esercizio di funzioni direttive superiori ed apicali negli uffici di legittimità né limitatamente alla sede di destinazione, per l'esercizio di funzioni di legittimità e direttive di legittimità che comportino mutamento di funzioni da giudicante a requirente e viceversa.

Una specifica eccezione alla limitazione geografica relativa ai passaggi di funzione è prevista per i magistrati delle provincia autonoma di Bolzano, cui è consentito il passaggio cambiando soltanto circondario (comma 7).

L'articolo 2, comma 5, novella ed integra il contenuto dell'articolo 19 del decreto legislativo n. 160 del 2006, relativo ai limiti temporali di permanenza nell'incarico presso lo stesso ufficio giudiziario.

La novella dell'articolo 19 introduce, in particolare, alcune novità. Il limite decennale di permanenza nell'incarico è espunto dall'articolo 19. Spetta, infatti, al CSM definire in via regolamentare il periodo massimo di permanenza, individuandolo in ogni caso, a seconda delle funzioni esercitate, tra un minimo di 5 ed un massimo di 10 anni, in base alle diverse funzioni. In relazione, poi, alla facoltà di proroga è previsto che il Consiglio superiore possa disporre la proroga dello svolgimento delle medesime funzioni limitatamente alle udienze preliminari già iniziate e per i procedimenti penali per i quali sia stato già dichiarato aperto il dibattimento, e per un periodo non superiore a due anni.

L'articolo 2, commi 6 e 7, novellando il decreto legislativo n. 160 del 2006, introducono un limite di età per il conferimento di funzioni, rispettivamente, semidirettive e direttive. Nello specifico, viene stabilito che dette funzioni possono essere assegnate ai soli magistrati che - al momento della vacanza del posto - possano assicurare un periodo minimo di 4 anni di servizio prima della data di collocamento a riposo di cui all'articolo 16, comma 1-bis, del decreto legislativo n. 503 del 1999 (75 anni di età) ed abbiano esercitato la relativa facoltà. Sarà quindi necessario, al momento della vacanza, non aver superato i 71 anni di età.

Le sole funzioni per le quali non è previsto un limite di età risultano, quindi, quelle direttive superiori di legittimità (presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche, presidente aggiunto e procuratore generale aggiunto presso la cassazione) e le due apicali (primo presidente e procuratore generale aggiunto presso la cassazione).

L'articolo 2, comma 8, del disegno di legge novella, invece, l'articolo 36, comma 1, del Decreto legislativo n. 160 del 2006, stabilendo che i magistrati riammessi in servizio all'esito di procedimento penale concluso con sentenza definitiva di proscioglimento non possano recuperare il periodo di sospensione dal servizio superando il limite massimo di 75 anni di età previsto per il collocamento a riposo. Al riguardo, si ricorda che la disciplina vigente stabilisce che nelle citate ipotesi, alla data di ordinario collocamento a riposo, è aggiunto un periodo pari a quello della sospensione ingiustamente subita e del servizio non espletato per l'anticipato collocamento in quiescenza, cumulati fra loro. Il limite dei 75 anni può, quindi, essere superato se necessario a recuperare il periodo di sospensione ingiustamente sofferto.

L'articolo 2 del disegno di legge sostituisce, poi, con i commi 9 e 10, gli articoli 45 e 46 del decreto legislativo n. 160 del 2006, relativi alla temporaneità delle funzioni direttive e semidirettive.

Il nuovo articolo 45 conferma la regola generale, introdotta dal «decreto Castelli» riguardante la durata quadriennale degli incarichi direttivi, prorogabili di altri quattro anni.

Il nuovo articolo 46 prevede, poi, anche per gli incarichi semidirettivi una durata di 4 anni (l'attuale corrispondente norma del Decreto legislativo 160 prevede una temporaneità di 6 anni) prorogabile per uguale periodo. Anche in tal caso, quindi, la permanenza massima è di 8 anni.

L'articolo 2, comma 11, del disegno di legge in esame sostituisce, infine, con la tabella «A» allegata, la tabella relativa alla magistratura ordinaria allegata alla legge 19 febbraio 1981, n. 27 «Provvidenze per il personale di magistratura». Detta tabella riporta le qualifiche nella magistratura ordinaria (dai tirocinanti ai magistrati con funzioni direttive apicali di legittimità) ed i relativi stipendi annui lordi.

L'articolo 2, comma 12, riformula l'articolo 51 del Decreto legislativo 160/2006 in materia di progressione economica dei magistrati che, attualmente individua le cosiddette classi di anzianità.

Il nuovo articolo 51 del decreto legislativo 160/2006, ora rubricato «Trattamento economico», precisa, in particolare, che le somme indicate tengono conto degli adeguamenti economici triennali fino alla data del 1o gennaio 2006 e conferma esplicitamente la disciplina attualmente prevista in materia di progressione stipendiale, determinata da classi e scatti biennali e dall'adeguamento economico triennale.

L'articolo 3 apporta numerose modifiche al decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26, relativo all'istituzione della Scuola superiore della magistratura, nonché al tirocinio e alla formazione degli uditori giudiziari, all'aggiornamento professionale e alla formazione dei magistrati. In particolare, vengono ampliate le finalità della Scuola aggiungendo, fra le altre, la formazione della magistratura onoraria, dei magistrati dirigenti degli uffici giudiziari, ma anche di magistrati stranieri; il coordinamento delle attività di formazione decentrata;  la collaborazione con altri paesi nell'organizzazione del servizio giustizia.

Il disegno di legge elimina ogni richiamo alla competenza interregionale delle tre sedi nelle quali si articola la scuola, ribadendo che sarà un decreto interministeriale a individuare le sedi della scuola ed a prescegliere quella delle tre in cui si riunirà il comitato direttivo della scuola stessa.

Il comma 4 dispone che organi della Scuola sono: il comitato direttivo, il presidente e il segretario generale. Quest'ultima figura sostituisce i comitati di gestione previsti dalla normativa vigente. Il comma 5 amplia la composizione e le funzioni del comitato direttivo, che adotta e modifica lo statuto ed i regolamenti interni, approva i bilanci e vigila sul corretto andamento della scuola; nomina il segretario generale; adotta e modifica, nel rispetto delle linee programmatiche proposte dal CSM e dal Ministro della giustizia, il programma annuale dell'attività didattica; cura la tenuta dell'albo dei docenti e nomina i docenti delle singole sessioni formative; determina i criteri di ammissione ai corsi dei partecipanti e procede alle relative ammissioni.

Il comma 6 conferma in 4 anni la durata del comitato ed elimina i componenti di diritto, per cui l'organo risulta composto da 7 magistrati, 3 professori universitari e 2 avvocati. Le nomine competono per 7 unità al CSM e per le restanti 5 unità al Ministro della giustizia. Il comma 7 apporta limitate modifiche alle maggioranze richieste per il funzionamento del comitato direttivo. Il comma 8, relativo alle funzioni del Presidente della Scuola, come modificato dal Senato, prevede, tra l'altro, che questi possa adottare i provvedimenti d'urgenza, salva la loro ratifica in caso di atti di competenza di un altro organo.

Il nuovo articolo 12 dispone che i componenti del comitato direttivo svolgano anche i compiti di responsabili di settore. Il comitato direttivo assegnerà loro i compiti istruttori ed i compiti esecutivi.

Per quanto attiene al procedimento di valutazione del tirocinio, prevedendo che al termine del tirocinio siano trasmesse dal comitato direttivo della scuola al CSM le schede di valutazione redatte al termine delle sessioni. Sarà il Consiglio Superiore della Magistratura a pronunciare il giudizio di idoneità al conferimento delle funzioni giudiziarie, tenendo conto delle schede di valutazione, ma anche del parere del consiglio giudiziario e di ogni altro elemento rilevante. Laddove il giudizio sia positivo il CSM dovrà anche pronunciarsi in ordine all'attitudine del magistrato a svolgere funzioni giudicanti o funzioni requirenti.

Inoltre, il comma 19 interviene sull'articolo 25 del decreto n. 26 del 2006 e prevede che tutti i magistrati in servizio abbiano l'obbligo di partecipare almeno una volta ogni quattro anni, ad un corso di formazione e di aggiornamento professionale. Nel corso dell'esame del disegno di legge presso il Senato è stato inoltre specificato che il corso di formazione che il magistrato dovrà frequentare dovrà essere individuato dal consiglio direttivo in relazione alle esigenze specifiche di ciascun magistrato e tenuto conto delle sue richieste.

Solo nei primi quattro anni successivi all'assunzione delle funzioni giudiziarie i magistrati dovranno partecipare a sessioni di formazione annuali. Inoltre, diversamente da quanto è disposto attualmente, la partecipazione ai corsi è considerata attività di servizio (e non periodo di congedo retribuito).

Il sottosegretario Luigi SCOTTI, con riferimento all'articolo 3 del provvedimento, fa presente che sussistevano vari orientamenti in ordine al ruolo e alla posizione che dovesse assumere la Scuola Superiore della magistratura. Secondo una prima tesi, la scuola avrebbe dovuto avere un rapporto organico con il Consiglio Superiore della Magistratura. Secondo altre impostazioni, avrebbe dovuto avere un legame funzionale con il Ministero della giustizia e la Corte di Cassazione. Il disegno di legge in esame ha invece optato per una diversa impostazione, stabilendo che la scuola debba avere una posizione autonoma  pur conservando uno stretto legame con il Consiglio superiore della magistratura, fermo restando che mentre la scuola si occupa della preparazione dei magistrati, è invece il Consiglio superiore della magistratura a dare le valutazioni. La Scuola conserva altresì taluni rapporti con il Ministro della giustizia, soprattutto per quanto concerne la nomina dei componenti del Comitato direttivo e la partecipazione agli orientamenti generali relativi alla formazione. In sostanza, si scioglie invece il rapporto con la Corte di Cassazione.

Marilena SAMPERI (Ulivo), relatore, proseguendo nell'illustrazione del contenuto del provvedimento, rileva come l'articolo 4 riguardi l'istituzione del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione e la disciplina dei Consigli giudiziari.

È modificata la composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, confermando i tre componenti di diritto (mentre il disegno di legge governativo aveva invece eliminato il presidente del Consiglio nazionale forense) ed eleva a 11 gli ulteriori membri, così ripartiti: 8 magistrati (due che esercitano funzioni requirenti e sei che esercitano funzioni giudicanti, eletti da tutti e tra tutti i magistrati in servizio presso la Corte e la Procura generale, ivi compresi i magistrati con funzioni di merito addetti all'Ufficio del ruolo e del massimario); 2 professori universitari di ruolo di materie giuridiche, nominati dal Consiglio universitario nazionale; 1 avvocato con almeno venti anni di esercizio effettivo della professione ed iscritto da almeno cinque anni nell'albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, nominato dal Consiglio nazionale forense.

Il sottosegretario Luigi SCOTTI, con riferimento alla partecipazione di esponenti dell'avvocatura nei consigli giudiziari, ricorda come anche il testo della riforma Castelli ponesse delle limitazioni molto forti. Il problema, segnatamente, è che gli avvocati componenti i Consigli giudiziari che esprimano valutazioni sui magistrati possono trovarsi in situazioni di incompatibilità. Si è pensato quindi di procedimentalizzare e rendere impersonale tale presenza nei Consigli giudiziari, assegnandola ai Consigli forensi e non a singoli avvocati.

Marilena SAMPERI (Ulivo), relatore, riprende quindi l'illustrazione del contenuto del provvedimento e rileva che l'articolo 4, comma 2 interviene sull'articolo 2 del decreto legislativo n. 25 del 2006, eliminando la previsione di componenti supplenti del Consiglio direttivo. Il comma 4 sostituisce l'articolo 4 del decreto legislativo, relativo all'elezione dei componenti togati del Consiglio direttivo, e aggiunge un ulteriore articolo 4-bis volto a disciplinare la ripartizione dei seggi. Sono state modificate le competenze del Consiglio direttivo, intervenendo sull'articolo 7 del predetto decreto legislativo. Quanto all'attività consultiva, è precisato che il parere sull'attività dei magistrati consiste in una valutazione di professionalità ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 160 del 2006. È soppresso il parere al Consiglio Superiore della Magistratura su alcune vicende riguardanti la vita professionale dei magistrati; sono soppresse tutte le funzioni di vigilanza disciplinare e le competenze amministrative.

Il comma 6 modifica l'articolo 8 del decreto legislativo prevedendo che i componenti laici del consiglio direttivo (avvocato e professori) possano partecipare alle riunioni esclusivamente quando si tratta di rendere il parere sulle tabelle della Corte di cassazione.

I commi da 8 a 12 dell'articolo in commento intervengono sul Capo I del Titolo II del decreto legislativo, relativo alla composizione e alla durata in carica dei Consigli giudiziari.

In particolare, il comma 8 modifica l'articolo 9 del decreto legislativo, relativo alla composizione dei consigli giudiziari.

Tale comma elimina anzitutto il presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati del capoluogo di distretto dai membri di diritto dei consigli giudiziari. Inoltre, distingue tre differenti profili strutturali  dei consigli in funzione del numero dei magistrati presenti in organico nei distretti. In tutti i casi elimina però sia i rappresentanti dei giudici di pace che i rappresentanti dei consigli regionali, creando una Sezione del consiglio giudiziario relativa ai giudici di pace.

Il comma 12 modifica il sistema elettorale per l'elezione dei componenti togati dei consigli giudiziari, sostituendo l'articolo 12 del decreto legislativo e inserendo gli articoli da 12-bis a 12-quater.

In particolare, il nuovo articolo 12, commi 1 e 2, disciplina la presentazione delle liste prevedendo che ciascuna lista debba essere sottoscritta da almeno 25 elettori, le cui firme dovranno essere autenticate; che ciascun elettore possa presentare una sola lista; - che ciascuna lista non possa essere composta da un numero di candidati superiore ai numero degli eleggibili; - che ciascun candidato non possa essere inserito in più di una lista. Il comma 3 interviene sulle modalità di voto prevedendo che ciascun elettore abbia a disposizione due schede, una per eleggere i magistrati requirenti e una per eleggere i magistrati giudicanti; nell'ambito di ciascuna scheda l'elettore potrà esprimere un voto di lista e una sola preferenza.

L'articolo 12-bis disciplina il meccanismo di trasformazione dei voti in seggi prevedendo un sistema proporzionale.

Gli articoli 12-ter e 12-quater disciplinano le modalità per l'elezione dei giudici di pace all'interno dell'apposita sezione del consiglio giudiziario. Le disposizioni ricalcano sostanzialmente quelle previste per i componenti togati dei consigli, non a caso anche le elezioni si tengono contestualmente e negli stessi locali, con le seguenti differenze: le liste contrapposte devono essere sottoscritte da almeno 15 elettori; ogni elettore riceve una sola scheda.

Il comma 13 modifica l'articolo 15 del decreto legislativo, relativo alle competenze dei consigli giudiziari.

Analogamente alle modifiche apportate alla competenza del consiglio direttivo della Cassazione, tale norma interviene sulle funzioni consultive dei consigli giudiziari precisando che il parere sull'attività dei magistrati consiste in una valutazione di professionalità ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 160 del 2006. È soppresso il parere al Consiglio Superiore della Magistratura su alcune vicende riguardanti la vita professionale dei magistrati; sono soppresse tutte le funzioni di vigilanza disciplinare e le competenze amministrative.

Il comma 14 interviene sull'articolo 16 del decreto legislativo relativo alla composizione dei consigli giudiziari in relazione alle competenze da esercitare.

Il comma 15 inserisce un ulteriore articolo nel decreto legislativo: l'articolo 18-bis, che demanda ad un regolamento, adottato su proposta del ministro della giustizia, di concerto con il ministro dell'economia, la disciplina esecutiva del procedimento per l'elezione dei componenti del consiglio direttivo della Cassazione e dei consigli giudiziari.

Il comma 16 dell'articolo 4 interviene sull'articolo 5, comma 2, della legge 4 maggio 1998, n. 133, relativa agli incentivi ai magistrati trasferiti in sedi disagiate. Il provvedimento ribadisce il diritto del magistrato trasferito in sede disagiata, in caso di trasferimento a domanda, ad essere preferito a tutti gli altri aspiranti ove la permanenza in servizio presso al sede disagiata sia stata superiore ai cinque anni.

Il comma 17 novella l'articolo 14 del decreto n. 109 del 2006, riguardante la disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati, al fine di specificare che il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l'azione disciplinare entro un anno dalla notizia del fatto.

Il comma 18 interviene sul decreto legislativo n. 240 del 2006, relativo alle competenze dei magistrati capi e dei dirigenti amministrativi degli uffici giudiziari nonché al decentramento su base regionale di alcune competenze del Ministero della giustizia. In particolare, la disposizione inserisce il comma 2-bis all'articolo 2 del decreto, dedicato alla gestione delle risorse umane da parte del dirigente amministrativo. Il nuovo comma 2-bis demanda ad un decreto ministeriale  di natura non regolamentare del ministro della giustizia, emanato di concerto con il ministro dell'economia la determinazione dei posti di dirigente di seconda fascia negli uffici giudiziari, operando una razionalizzazione che possa anche comportare la previsione di un solo dirigente per più uffici giudiziari.

Il comma 19 modifica l'articolo 7-bis dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto n. 12 del 1941, prevedendo che: le tabelle degli uffici giudicanti siano adottate per un triennio; la violazione dei criteri per l'assegnazione degli affari non determina mai la nullità dei provvedimenti emessi, salvo il possibile rilievo disciplinare. Tale comma coordina poi due disposizioni della precedente disciplina con quella di nuova introduzione: la prima è relativa all'abolizione del limite decennale di permanenza nelle funzioni dei GIP, ora previsto tra 8 e 15 anni; la seconda è relativa all'obbligo, per il Consiglio Superiore della Magistratura, di sentire il Consiglio direttivo della Corte di Cassazione in sede di adozione delle tabelle della stessa corte.

Al comma 20 dell'articolo 4, infine, sono espressamente indicate una serie di abrogazioni.

L'articolo 5 contiene disposizioni di vario contenuto, volte, in particolare, a dettare la disciplina transitoria di talune situazioni oggetto dell'intervento legislativo in esame.

L'articolo 7 del provvedimento delega il Governo ad emanare, entro 2 anni dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi compilativi, volti a coordinare la complessa normativa vigente in tema di ordinamento giudiziario, fissando i principi e criteri direttivi e stabilendo il procedimento per l'emanazione dei decreti medesimi.

Gli articoli 6 e 8 sono relativi, rispettivamente, alla copertura finanziaria del provvedimento e all'entrata in vigore dello stesso.

Pino PISICCHIO, presidente, ringrazia l'onorevole Samperi per aver svolto una relazione chiara, efficace ed esaustiva. Sospende quindi la seduta per consentire la riunione dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi.

La seduta, sospesa alle 12.20, riprende alle 12.30.

Pino PISICCHIO, presidente, avverte che a seguito della riunione dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, appena svoltasi, domani, alle ore 14.30, la Commissione procederà all'audizione informale dei rappresentanti dell'Associazione Nazionale Magistrati, dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, dell'Unione delle Camere Penali Italiane nonché dell'Associazione Italiana Giovani Avvocati. Non è stato possibile invece organizzare per domani l'audizione di rappresentanti del Consiglio Nazionale Forense. Conseguentemente è stato posticipato alle ore 9 di giovedì 19 luglio il termine per la presentazione degli emendamenti.

Manlio CONTENTO (AN) preliminarmente si sofferma sulla scelta del Governo di presentare il disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario al Senato. A tale proposito, ricorda che originariamente il disegno di legge è stato presentato alla Camera ma che, a seguito di un ripensamento del Ministro della Giustizia, è stato successivamente ritirato per essere poi presentato al Senato. Non si tratta di una questione meramente organizzativa relativa alla suddivisione tra i due rami del Parlamento dei disegni di legge del Governo secondo un principio di razionalità, quanto piuttosto di una scelta politica effettuata in prima persona dal Ministro della Giustizia che ha finito di comprimere in maniera grave le prerogative della Camera dei deputati, la quale si trova sostanzialmente nelle condizioni di ratificare un testo approvato dall'altro ramo del Parlamento. Si tratta di una responsabilità politica della quale il Ministro deve rispondere.

Altra questione grave è quella relativa ai tempi di esame della riforma dell'ordinamento giudiziario a disposizione della  Camera dei deputati. Mentre nella scorsa legislatura l'esame parlamentare, accompagnato da una accesa ed approfondita discussione sviluppatasi fuori dalle aule parlamentari, è iniziato nel febbraio del 2002 e si è concluso nel luglio del 2005. In questa legislatura, invece, la riforma dell'ordinamento giudiziario è stata esaminata per pochi mesi dal Senato e solamente per due settimana dalla Camera. Tale situazione è il risultato di una strategia predeterminata da parte del Governo, considerato che avrebbe potuto presentare al Parlamento il disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario già dal mese di novembre. Ricorda, infatti, che la legge n. 269 del 2006 ha sospeso fino alla data del 31 luglio 2007 l'efficacia delle disposizioni contenute nel decreto legislativo n. 160 del 2006. Successivamente all'approvazione di tale legge il Governo avrebbe dovuto sottoporre al Parlamento il nuovo modello di ordinamento giudiziario. Invece si è preferito aspettare il 21 marzo 2007 quando è stato presentato alla Camera il disegno di legge di riforma per essere successivamente trasferito al Senato il 30 marzo 2007. Qualora il Governo avesse tenuto in debito conto l'esigenza della Camera dei deputati di esaminare in tempi congrui il testo trasmesso dal Senato, avrebbe potuto presentare al Senato insieme al disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario un ulteriore disegno di legge volto a prorogare il termine del 31 luglio 2007 di almeno sei mesi. In tal modo sarebbe stato possibile per il Senato, da un lato, esaminare il disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario e, dall'altro, approvare la proroga del termine di sospensione di efficacia della riforma Castelli. Qualora ciò fosse avvenuto, la Camera sarebbe stata in grado di approvare definitivamente il disegno di legge di proroga e contemporaneamente di esaminare con tempi congrui il testo del disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario nel frattempo approvato dal Senato. Ritiene che la questione della salvaguardia delle prerogative della Camera e, quindi, del principio del bicameralismo perfetto, non debba essere relegata ad una problematica che attiene unicamente agli interessi dell'opposizione, trattandosi di una questione che invece attiene alle prerogative di tutti i deputati sia che appartengano alla maggioranza, sia che appartengano all'opposizione.

Altra questione estremamente grave riguarda il contenuto del disegno di legge trasmesso dal Senato. Il Governo prima, presentando il disegno di legge, e la maggioranza del Senato dopo, approvandolo sia pure con alcune modifiche, si sono limitati a recepire i dettato della Associazione Nazionale Magistrati in materia di ordinamento giudiziario. Sostanzialmente, attraverso il Governo, l'Associazione Nazionale Magistrati ha imposto, al Senato prima ed alla Camera successivamente, il proprio modello di ordinamento giudiziario. Ritiene che sia stato politicamente grave l'atteggiamento passivo del Ministro della Giustizia rispetto alle iniziative dell'Associazione Nazionale Magistrati svolte in concomitanza all'esame da parte del Senato del disegno di riforma dell'ordinamento giudiziario. Il Ministro si è limitato a fare proprie le istanze dei magistrati e, durante la seduta, a casusa delle solite contraddizioni della maggioranza, è stato costretto a minacciare che, nel caso di ulteriori dissensi, si sarebbe dimesso invitando il rappresentante del Governo in Aula a rimettersi al parere dell'Assemblea su ogni singola questione. In sostanza, su questioni estremamente delicate, come quelle relative all'organizzazione giudiziaria, il Ministro della Giustizia ha preferito non esprimere la posizione del Governo, in quanto altrimenti avrebbe creato forti divisioni all'interno della maggioranza, ovvero avrebbe contraddetto l'Associazione Nazionale Magistrati. Da tutto ciò emerge una grave responsabilità politica da parte del Ministro della Giustizia il quale, peraltro, ha finito per confermare che le sue scelte non sono dettate dall'obiettivo di conseguire interessi generali. A tale proposito, richiama alcuni episodi che, a suo parere, testimoniano la propensione del ministro a perseguire interessi specifici. In particolare, ricorda che da parte del Ministero della Giustizia sono stati dirottati  ad interventi a favore di istituti penitenziari collocati in Campania i fondi previsti (circa 32 milioni di euro) per la costruzione del carcere di Pordenone, nonché il decreto ministeriale del 30 novembre 2006 con il quale il Ministro ha modificato la sede della Scuola Superiore della Magistratura decentrata nel meridione, sostituendo la sede di Catanzaro con quella di Benevento. Tuttavia, ritiene che l'atto dal quale con maggior evidenza risulta la scarsa capacità politica del Ministro della Giustizia sia lo schema di regolamento da lui presentato in materia uffici di diretta collaborazione del Ministro della Giustizia. Secondo una ottica del tutto simile, il Ministro ha ritenuto opportuno circondarsi di consiglieri in materie del tutto specifiche, come quella economico-finanziaria, delle libere professioni nonché delle tematiche sociali e della devianza. Finché si tratta di materie come quelle appena elencate, la questione si limita alla reale opportunità che il ministro sia coadiuvato da ulteriori collaboratori. La questione, invece, ha un risvolto grave, ma non serio, in quanto paradossalmente il Ministro, organo politico per definizione, avrebbe voluto avere anche la collaborazione di un «consigliere politico». Tale previsione non è contenuta nello schema di decreto presentato alle Camere, in quanto è stata bocciata dal Consiglio di Stato in occasione del parere espresso sul provvedimento. Richiama espressamente tale parere nella parte in cui si evidenzia che, quale che sia la metodica che sarà seguita dall'Amministrazione, non può essere in ogni caso condiviso l'intento di radicare tra le figure di collaborazione diretta quella del «consigliere politico». Il Consiglio di Stato ha precisato che, a prescindere dal rilievo che la competenza politica è prerogativa del ministro in virtù dell'investitura ad opera del Presidente della Repubblica ai sensi dell'articolo 92, comma 1, della Costituzione, è comunque certo che l'articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 consente la nomina di «esperti e consulenti per particolari professionalità e specializzazioni». Nel parere si è sottolineato opportunamente che la consulenza politica, che presuppone le particolari professionalità e specializzazioni per traguardarle in un ambito valutativo del tutto peculiare, non rientra tra quelle richiamate dal testo legislativo e dalla sopra trascritta disposizione regolamentare. Pertanto il Consiglio di Stato ha ritenuto indispensabile l'eliminazione della figura di consigliere politico del ministro. A tale proposito osserva che sarebbe stata del tutto incongrua la previsione di un consigliere politico che affianchi un organo politico, quale è il ministro. Nel caso specifico, invece, la richiesta del Ministro di essere coadiuvato da un collaboratore politico deve essere letta come la riprova della inadeguatezza politica, oltre che tecnica, del Ministro a svolgere il proprio ruolo. Se così è, al Ministro non rimarrebbe che dimettersi.

Passando al merito del disegno di legge, osserva che questo rappresenta una vera e propria controriforma rispetto a quella approvata nella scorsa legislatura. Rispetto a quest'ultima è significativa la mancanza nel testo di qualsiasi riferimento ai principi di cui all'articolo 111 della Costituzione. La cosiddetta riforma Castelli, invece, si basava proprio su tali principi per affermare la terzietà ed autonomia dei magistrati, a tutela dei cittadini utenti del servizio giustizia. La riforma in esame, invece, non prestando alcuna attenzione agli interessi dei cittadini, non richiama in alcun punto i predetti principi costituzionali.

In riferimento alla questione del rapporto gerarchico tra magistrati, osserva che la riforma appare del tutto inadeguata, non tenendo conto che il principio gerarchico deve essere considerato positivamente quando ad esso è connesso il principio di responsabilità. Sottolinea che non vi è alcuna contraddizione tra il principio di gerarchia e quello di autonomia della magistratura se il rapporto gerarchico viene delineato dal legislatore in maniera adeguata alla peculiarità dell'esercizio della funzione giudiziaria. A tale proposito ricorda che paradossalmente, nei giorni scorsi, il capo di una  procura della Repubblica ha dichiarato di non avere alcuna notizia circa eventuali indagini giudiziarie condotte da suoi sostituti nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri. In questi casi non si tratta di garantire l'autonomia della magistratura quanto piuttosto di modificare un assetto degli uffici giudiziari che finisce per essere un alibi a favore dei magistrati. Osserva che le garanzie previste per la magistratura hanno la propria giustificazione nell'esigenza di garantire gli interessi dei cittadini, piuttosto che quelli dei singoli magistrati. La scarsa attenzione per il cittadino da parte del disegno di legge in esame risulta chiaramente anche dalla mancata previsione di forme di interlocuzione da parte di enti esponenziali, come ad esempio gli enti locali, in materia di valutazione sulla funzionalità del lavoro svolto dai magistrati sul territorio e comunque in ordine alle questioni della giustizia, per quanto gran parte delle spese di giustizia finiscono per ricadere sui bilanci degli enti locali. È singolare che un Governo di centro-sinistra non tenga conto in alcun modo degli interessi delle comunità che usufruiscono del servizio giustizia, preferendo invece privilegiare gli interessi di una categoria.

Ritiene che la riforma dell'ordinamento giudiziario approvata dal Senato non risolve quello che può essere considerato uno dei problemi più rilevanti dell'amministrazione della giustizia. Si riferisce, in particolare, alla totale mancanza di trasparenza delle scelte effettuate dal Consiglio Superiore della Magistratura in relazione alla copertura degli uffici giudiziari. Sarebbe opportuno che il Governo chiarisca quali siano i criteri utilizzati dal Consiglio Superiore della Magistratura per valutare il numero dei carichi di lavoro per ciascun ufficio giudiziario e conseguentemente decidere quali siano gli uffici giudiziari ai quali destinare nuovi magistrati. Su tale questione non vi è attualmente chiarezza né il disegno di legge in esame offre delle soluzioni. Ritiene poi che il Senato abbia soppresso una delle poche disposizioni del disegno di legge condivisibili. Si tratta, in particolare, della disposizione che per la prima volta prevedeva che le piante organiche degli uffici giudiziari siano stabilite attraverso un provvedimento del Ministro, anziché da parte del Consiglio Superiore della Magistratura sulla base di criteri indefiniti e, pertanto, arbitrari.

Per quanto attiene alla questione dei limiti temporali di permanenza dei magistrati negli incarichi, rileva che sarebbe stato meglio confermare la scelta fatta dal Governo nel disegno di legge, prevedendo un termine di otto anni, anziché di cinque anni come stabilito dal Senato. Il termine più lungo potrebbe essere utilizzato come elemento di valutazione dell'eventuale richiesta di trasferimento ad altra funzione, in quanto può essere considerato fisiologico che un magistrato dopo un periodo sufficientemente lungo cambi funzione.

In riferimento al parere motivato dei consigli giudiziari in relazione alle valutazioni di professionalità dei magistrati attribuite alla competenza del Consiglio Superiore della Magistratura, ritiene che sarebbe opportuno meglio precisare per legge i parametri oggettivi in base ai quali i consigli giudiziari possono esprimere le loro valutazioni circa la capacità, la laboriosità, la diligenza e l'impegno dei magistrati. Il disegno di legge in esame, invece, attribuisce al Consiglio Superiore della Magistratura il ruolo di precisare tali parametri.

Una palese incongruenza del testo è determinata dalla circostanza che il Consiglio Superiore della Magistratura valuta anche dei magistrati fuori ruolo, come ad esempio quelli distaccati presso il Ministero della Giustizia. Si chiede sulla base di quali elementi il Consiglio Superiore della Magistratura possa esprimere valutazioni rispetto ad attività di natura non giurisdizionale.

Altra grave mancanza del testo trasmesso dal Senato è l'eliminazione dei controlli sulla gestione, necessari per valutare concretamente la capacità di un magistrato a svolgere funzioni direttive. Non si comprende in tal caso come si possa, ad un tempo, attribuire tali compiti di responsabilità relativi alla gestione degli  uffici giudiziari senza che la valutazione sulle persone tenga conto di criteri di efficienza che dovrebbero improntare sempre l'azione dei pubblici uffici.

Circa la copertura finanziaria del provvedimento, ritiene che, a seguito delle modifiche apportate dal Senato al testo originario del disegno di legge, sia necessaria una nuova relazione tecnica che tenga conto di tali modifiche. Annuncia, pertanto, la presentazione di una richiesta di relazione tecnica, ai sensi dell'articolo 79 del Regolamento.

Carlo LEONI (SDPSE) preliminarmente ringrazia la relatrice per la completezza della relazione svolta su un tema tanto delicato e complesso quanto quello della riforma dell'ordinamento giudiziario. Dichiara la propria soddisfazione sulla decisione di audire i rappresentanti dei magistrati e della classe forense sul disegno di legge in esame. A tale proposito dichiara di non condividere le dichiarazioni del presidente dell'Unione Camere Penali riportate dagli organi di stampa, secondo cui il testo approvato dal Senato avrebbe disatteso il programma dell'Unione dove si afferma il principio della separazione delle funzioni. Se ciò fosse vero sarebbe grave non solo politicamente, ma anche sotto il profilo etico, in quanto si tratterebbe di un tradimento dei propri elettori da parte della maggioranza.

In realtà il disegno di legge in esame è del tutto conforme al programma elettorale dell'Unione. In tale programma si esprime una forte critica alla riforma Castelli, si afferma il principio della valutazione di professionalità permanente dei magistrati nonché il principio di separazione delle funzioni.

Non è neanche vero che il contenuto del disegno di legge in esame sia stato imposto al Senato, prima, e alla Camera, dopo, dalla Associazione Nazionale Magistrati. Ciò risulta dalle stesse modifiche apportate dal Senato al testo originario del Governo, che sono fortemente criticate dall'Associazione Nazionale Magistrati.

Per quanto attiene alla particolare questione della separazione delle funzioni, ritiene che sia condivisibile la soluzione adottata dal Senato di prevedere che le funzioni nuove possano essere esercitate solamente in una diversa regione. Sottolinea comunque che la questione relativa alla separazione delle funzioni ovvero delle carriere non debba essere ridotta come una questione contro o a favore dei magistrati. È piuttosto importante che il pubblico ministero non si riduca ad un mero accusatore pubblico, ma abbia l'obbligo di cercare le prove anche a favore dell'indagato.

Per quanto attiene alla scelta operata dal Senato, ritiene che questa abbia il pregio di eliminare i disagi di quella commistione tra i magistrati requirenti e giudicanti che, in un sistema processuale ispirato al principio accusatorio, può far apparire i magistrati non sufficientemente terzi ed autonomi. È esclusa qualsiasi possibilità di commistione, anche apparente, quando il magistrato deve svolgere le nuove funzioni in una diversa regione. La riforma Castelli, invece, risolveva il problema limitandosi a prevedere una mera separazione delle funzioni senza tener conto delle reali esigenze che tale separazione dovrebbe soddisfare, apparendo invece come una scelta punitiva nei confronti di magistrati.

Non condividendo, pertanto, le critiche dell'Associazione Nazionale Magistrati sul tipo di separazione delle funzioni individuata dal Senato, sottolinea che questo è pienamente conforme al terzo comma dell'articolo 107 della Costituzione che sancisce il principio secondo cui la distinzione tra i magistrati è soltanto quella relativa alla diversità di funzioni.

Esprime apprezzamento per la nuova disciplina della Scuola Superiore della Magistratura nonché per le disposizioni che prevedono la presenza dell'avvocatura nei consigli giudiziari. In relazione a quest'ultima questione, sottolinea l'esigenza che la politica possa far superare tutte quelle contrapposizioni che sinora hanno visto come protagonisti l'avvocatura e la magistratura.

Pino PISICCHIO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 13.30.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 12.20 alle 12.30.

SEDE REFERENTE

Martedì 17 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO, indi del vice- presidente Daniele FARINA, indi del presidente Pino PISICCHIO. - Interviene il sottosegretario di Stato per la Giustizia Luigi Scotti.

La seduta comincia alle 18.20.

Riforma dell'ordinamento giudiziario.

C. 2900, approvato dal Senato.

(Seguito esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta antimeridiana.

Pino PISICCHIO, presidente, avverte che è stato chiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante impianti audiovisivi a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, così rimane stabilito.

Gaetano PECORELLA (FI) ricorda che oggi in Assemblea il Presidente del gruppo di Forza Italia ha sottoposto al Presidente della Camera le questioni emerse nel corso del dibattito in Commissione, con riferimento alla compressione dei tempi per l'esame parlamentare della riforma dell'ordinamento giudiziario. Dichiara che il Presidente della Camera, dimostrandosi particolarmente sensibile al tale questione, ha ritenuto praticabile la soluzione di un provvedimento, eventualmente da adottare in sede legislativa, che proroghi l'entrata in vigore della cosiddetta «riforma Castelli». Esprime, quindi, la convinzione che anche il Presidente Pisicchio concordi sull'opportunità di perseguire questa diversa soluzione procedimentale, che consentirebbe alla Commissione e, più in generale, alla Camera, di recuperare la pienezza delle proprie funzioni. A nome del gruppo di Forza Italia, dichiara sin d'ora la propria disponibilità a perseguire la via di un provvedimento che proroghi l'entrata in vigore della riforma Castelli fino al 31 ottobre prossimo.

Pino PISICCHIO, presidente, preliminarmente specifica che il Presidente della Camera ha rilevato che le questioni sollevate dal Presidente del gruppo di Forza Italia chiedono un approfondimento da parte della Presidenza, che si è riservato di fare. Il Presidente ha inoltre evidenziato che la proposta di una ulteriore proroga della sospensione di efficacia della riforma Castelli debba essere esaminata da parte di tutti i gruppi.

Per quanto lo riguarda, ricorda di avere espresso varie volte, anche pubblicamente, posizioni compatibili con la soluzione testé prospettata dall'onorevole Pecorella che, pertanto, considera con estremo favore. Si dichiara disponibile a verificare quanto prima l'orientamento dei gruppi sul punto, auspicando che la soluzione prospettata sia condivisa anche dal Senato. Per assicurare ai gruppi un adeguato periodo di riflessione, avverte che tale verifica potrà essere effettuata nell'ambito di un apposito ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, che sarà convocato domani al termine della sede referente prevista nella seduta antimeridiana della Commissione.

Nino MORMINO (FI) esprime talune considerazioni che costituiscono il frutto anche di una lunga esperienza maturata nell'esercizio della professione forense. Sottolinea quindi come il disegno di legge in esame riprenda un dibattito ormai risalente sull'attività ed il ruolo dei magistrati, evidenziando altresì la necessità di  una riforma radicale non solo dell'ordinamento giudiziario, ma anche del diritto processuale civile e della procedura penale.

In tale contesto ritiene, peraltro, che non possa negarsi un'importanza primaria alla riorganizzazione della magistratura, a causa del suo ruolo centrale, di intersezione con gli altri poteri dello Stato ed anche, sotto il profilo patologico, di condizionamento di tutte le altre attività del sistema. Sottolinea quindi come oggi il potere giudiziario possa esercitare un potere, per lo più sostanziale, di interdizione, in grado di paralizzare qualunque altro potere dello Stato, come un'iniziativa della magistratura possa avere effetti devastanti sull'attività degli altri poteri. Mentre altrettanto non può dirsi per gli altri poteri dello Stato nei confronti di quello giudiziario.

Autonomia e indipendenza della magistratura non sono certamente poste in discussione, anche se non se ne deve fare un uso strumentale. Sussiste, tuttavia, l'esigenza diffusa di porre regole precise e condizioni all'esercizio del potere giurisdizionale, al fine di garantire il corretto funzionamento di tutto il sistema. Non condivide l'opinione secondo la quale una adeguata riforma dell'ordinamento giudiziario non sarebbe efficace o, comunque, sufficiente in tal senso, giacché sarebbe invece preferibile una riforma delle procedure che renderà certi e predeterminati i tempi processuali.

Riservandosi di intervenire in sede emendativa, ritiene comunque di dovere sollevare sin d'ora alcune questioni. Rileva, in particolare, che oggi il sistema parlamentare appare fortemente condizionato dalla forza interdittiva e di pressione esercitata da una specifica componente della magistratura, la quale, a suo avviso, ha palesemente oltrepassato i limiti e confini posti dalla costituzione al potere giudiziario. Rimane inoltre aperto il contenzioso con l'avvocatura e con quella parte della magistratura che vorrebbe vedere applicato il principio di separazione delle carriere. Si riferisce, in particolare, alla battaglia svolta in tal senso anche da Giovanni Falcone.

Ritiene, inoltre, che sia stata gravemente trascurata la questione della concreta realizzazione del principio accusatorio, che colloca il giudice in una posizione di effettiva terzietà, nonché dei principi del giusto processo. Si è impedito, col provvedimento in esame, di attuare tale principio.

Rileva, infine, che i limiti apposti al trasferimento di funzioni appaiono eccessivamente rigidi, non condivisibili, non razionali e, soprattutto, non idonei a risolvere i concreti problemi del mondo della giustizia.

Carolina LUSSANA (LNP) rileva che la discussione sul provvedimento in esame sarà inutile e sterile, soprattutto se non avrà seguito la proposta avanzata dall'onorevole Pecorella. Sottolinea quindi come il comportamento del Governo continui a svilire il ruolo della Camera, ridotta ad una mera Camera di ratifica di quanto deciso dal Senato, peraltro con il voto decisivo dei senatori a vita, e come ormai il bicameralismo perfetto sembri soltanto un ricordo. Appare in ogni caso chiaro che non sarà possibile esaminare compiutamente il provvedimento, nonostante le garbate proteste del Presidente Pisicchio.

Quella all'esame della Commissione non è una riforma, ma una vera e propria «controriforma» dell'ordinamento giudiziario, scritta sotto dettatura dell'Associazione nazionale magistrati, quasi si trattasse di una sorta di «terza» Camera. Le ingerenze esercitate dall'ANM sono state inaccettabili e si sono spinte addirittura fino alla minaccia di sciopero.

Sottolinea quindi come la riforma Castelli non avesse affatto un contenuto destabilizzante, ma si ponesse l'obiettivo di rispondere concretamente ai problemi della giustizia in Italia. Rileva, piuttosto, che nella redazione del provvedimento in esame, come evidenziato anche dal presidente dell'Unione Camere penali, vi è stata una grave e inaccettabile carenza di concertazione.

Si domanda quindi se oggi si possa ancora parlare di indipendenza della magistratura e sottolinea come la latitanza del potere legislativo consenta al potere giudiziario di interferire, esercitando un improprio ruolo di supplenza.

Il provvedimento in esame appare fortemente criticabile anche nel merito, anche perché sono stati compiuti gravi passi indietro rispetto alla cosiddetta riforma Castelli.

Con particolare riferimento all'articolo 2, sottolinea il netto peggioramento rispetto alla riforma Castelli, poiché il sistema non appare più di tipo meritocratico e la progressione in carriera non è più significativamente condizionata al superamento di concorsi. Ciò, tra l'altro, potrebbe consentire di limitare l'autoreferenzialità della magistratura e l'impropria influenza delle correnti del CSM sulle carriere dei magistrati. Ci si espone invece nuovamente al rischio che le valutazioni sulla professionalità dei magistrati siano fortemente influenzate dalle predette «correnti». Quale esempio del carattere patologico di tale fenomeno, cita il caso eclatante della «bocciatura» di Giovanni Falcone, allorché fu proposto quale Capo della Direzione nazionale antimafia. Quanto, infine, al parere dei Consigli giudiziari, rileva come la presenza dell'avvocatura sia stata ulteriormente depotenziata e, così, la possibilità di esercitare una legittima forma di controllo sulla professionalità dei magistrati.

Critica poi le modalità con le quali si intenderebbe realizzare la separazione delle funzioni, settore nel quale si è forse compiuto il più vistoso passo indietro. Sottolinea come l'interscambiabilità di funzioni sia estremamente dannosa per l'amministrazione della giustizia.

Molti altri sono, a suo avviso, gli aspetti non condivisibili, come, ad esempio, il diverso ruolo attribuito alla Scuola superiore della magistratura. La Scuola, in particolare, viene privata della possibilità di esprimere valutazioni, completamente rimesse al Consiglio superiore della magistratura.

Preannuncia quindi la presentazione di numerosi emendamenti, auspicando peraltro che un provvedimento di proroga dell'entrata in vigore della riforma Castelli possa consentire un effettivo dibattito parlamentare ed aprire il dialogo fra maggioranza e opposizione.

Giuseppe CONSOLO (AN) ritiene che il provvedimento abbia assoluto bisogno di essere emendato, poiché appare quantomeno incompleto. Concorda con l'onorevole Lussana, quando afferma che la Camera dei deputati è ormai in una Camera di mera ratifica, ridotta a svolgere un ruolo infimo. Rileva quindi come il provvedimento in esame sia immodificabile e quindi «blindato», sottolineando come tale situazione, unitamente all'influenza impropriamente esercitata da una sorta di «terza» Camera, esterna al Parlamento, determini la morte del bicameralismo o, almeno, del bicameralismo come configurato dalla Costituzione.

Si sofferma quindi su quelli che ritiene essere errori macroscopici, esemplificativi della qualità del testo normativo in esame.

In particolare, rileva come la formulazione dell'articolo 1, comma 3, lettera c), appaia del tutto oscura ed ambigua. In tema di requisiti di ammissione al concorso, si domanda, infatti, quale sia il trattamento giuridico riservato al dipendente dello Stato che abbia conseguito, come seconda laurea, la laurea in giurisprudenza. In base ad un'interpretazione meramente letterale, tale seconda laurea non consentirebbe l'accesso al concorso. Se, poi, si volesse interpretare nel senso che la seconda laurea in giurisprudenza possa anche essere triennale, mentre la prima possa anche non essere una laurea in giurisprudenza, la norma apparirebbe del tutto irragionevole.

Altrettanto oscure e mal formulate appaiono le successive lettere e), h) ed i), che pongono analoghi problemi interpretativi.

Chi ha redatto le disposizioni in esame avrebbe quantomeno dovuto precisare che la prima laurea debba essere in giurisprudenza o in materia affine.

A prescindere dagli schieramenti politici, si domanda quindi come sia possibile approvare, in coscienza, norme formulate in tale maniera.

Riservandosi ulteriori interventi e la presentazione di emendamenti, esprime la disponibilità del proprio gruppo ad accedere all'ipotesi di una ulteriore proroga della riforma Castelli.

Luigi VITALI (FI) rileva come il provvedimento sia stato trattato per tre mesi al Senato, mentre alla Camera restano pochi giorni per esaminarlo, per di più con un atteggiamento di chiusura da parte della maggioranza. Constata amaramente che il Parlamento è stato fortemente influenzato da talune componenti della magistratura, che sono le uniche interessate all'approvazione.

Auspica che si possa raggiungere l'accordo che possa far slittare l'entrata in vigore della riforma Castelli, ma in tal caso appare verosimile che le pressioni esterne aumenteranno.

Governo e maggioranza in un anno hanno dimostrato come intendono affrontare le riforme più importanti. In realtà, si è dimostrato che manca una reale volontà di riformare la giustizia, come è dimostrato dalla carenza sempre più grave dei fondi necessari per far funzionare il sistema giudiziario. Quarantacinquemila dipendenti del Ministero della giustizia attendono da circa otto anni una nuova modifica della disciplina delle qualifiche funzionali. A fronte di tale immobilismo, in piena estate si mobilita il Parlamento per approvare, senza un reale esame, la riforma dell'ordinamento giudiziario. Sulla particolare questione della separazione delle funzioni, rileva che nella scorsa legislatura si è pervenuti ad una soluzione dopo circa tre anni di esame parlamentare. Correttamente si pervenne alla scelta di una separazione netta delle funzioni. Ricorda che proprio per venire incontro alle proteste dell'Associazione Nazionale Magistrati si optò per la via della separazione delle funzioni anziché per quella, sempre auspicabile, della separazione delle carriere. Oggi, per venire incontro alle istanze della magistratura associata, si effettua un passo indietro sopprimendo il principio della separazione delle funzioni. Anziché andare avanti verso la separazione delle carriere si è preferito fare un passo indietro rispetto alla riforma Castelli. La scelta operata dal Senato è del tutto irrazionale. Ad esempio, si chiede che senso abbia porre dei limiti al passaggio tra funzioni. Grave è stata la soppressione della prova psicoattitudinale, che è invece prevista per quasi la maggior parte dei concorsi pubblici e privati. Non si capiscono le ragioni di tale soppressione.

Altra questione è quella relativa alla valutazione meritocratica delle carriere. Non è vero che vi è una reale verifica permanente di professionalità. Il nuovo modello, in realtà, lede l'articolo 105 della Costituzione, ledendo le prerogative del Consiglio Superiore della Magistratura che dovrebbe essere messo in grado di poter valutare effettivamente, attraverso un esame, la professionalità dei magistrati. Il Consiglio Superiore della Magistratura, in sostanza, non è messo in grado di valutare realmente la professionalità del magistrato.

Circa la temporaneità degli incarichi direttivi e semidirettivi, osserva che il testo trasmesso dal Senato allunga i tempi rispetto alla riforma Castelli. La Scuola Superiore della magistratura è stata snaturata facendole perdere il ruolo di strumento di crescita della magistratura.

Nonostante tutto, comunque, nel Paese vi è una elevata professionalità media dei magistrati. La controriforma in esame elimina il principio meritocratico che invece ispirava il meccanismo di progressione della carriera delineato dalla riforma Castelli. Della controriforma saranno contenti i magistrati che non lavorano ma non certamente i magistrati che lavoravano.

Lanfranco TENAGLIA (Ulivo) rileva preliminarmente come la legge sull'ordinamento giudiziario venga citata più volte dalla Costituzione, proprio per il suo carattere fondamentale. Per circa quarant'anni la materia è stata disciplinata  sostanzialmente dal cosiddetto «ordinamento Grandi» e dall'intervento di paranormazione del Consiglio superiore della magistratura. In questo quadro, l'attività della magistratura è stata fondamentale per il consolidamento e lo sviluppo della democrazia. Di ciò si deve essere grati ai magistrati.

Ricorda quindi come la magistratura sia stata la prima a reclamare una riforma che rendesse, tra l'altro, effettiva la distinzione tra magistratura giudicante e requirente. Nella precedente legislatura per la prima volta la questione è stata affrontata in modo organico e, a tale scopo, sono stati necessari tre anni. Tuttavia è anche vero che si sono susseguiti ben quattro testi e che spesso si è fatto ricorso allo strumento della fiducia. Gran parte di tale riforma è entrata in vigore, anche col contributo dell'opposizione di allora, ma senza suggeritori esterni. Così come oggi non si può affermare che vi sia alcun soggetto che abbia dettato, dall'esterno, il testo del provvedimento in esame.

Nella scorsa legislatura, peraltro, sono state effettuate talune scelte palesemente in contrasto con la Costituzione, sia per quanto concerne per la valutazione di professionalità dei magistrati, sia per quanto concerne l'attuazione del il principio di separazione delle funzioni. Criticabile è anche la scelta alla base della costituzione della Scuola superiore della magistratura, che relegava sotto questo profilo il Consiglio superiore della magistratura ad una posizione secondaria, sottolineando come invece la capacità formativa del CSM sia di prim'ordine e riconosciuta a livello internazionale.

La riforma era comunque nel complesso inaccettabile. Il che ha reso necessario sospendere l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 160 del 2006 e intervenire col provvedimento in esame, che, per quanto perfettibile, appare equilibrato e conforme alla Costituzione. Il disegno di legge appare particolarmente condivisibile con particolare riferimento alle norme relative alla configurazione del concordo per accedere alla magistratura quale concorso di secondo grado, nonché alle modalità di verifica della professionalità dei magistrati, che, tra l'altro, attribuisce all'Avvocatura un ruolo concreto e importante. Sussistono tutti i presupposti perché il meccanismo previsto dalla riforma in tema di valutazione della professionalità sia posto in grado di funzionare. Quanto alla distinzione delle funzioni, il meccanismo appare rigido, ma serio e nel complesso condivisibile. Sulla Scuola Superiore della Magistratura, le scelte appaiono in linea col principio di autogoverno della magistratura, stabilito dalla Costituzione.

Come accennato, il provvedimento presenta aspetti tecnici non pienamente soddisfacenti, che andranno valutati con attenzione, eventualmente anche in sede di monitoraggio dell'attuazione delle relative norme. Segnala in particolare la disposizione di cui all'articolo 5, comma 3; le norme che consentono di attribuire funzioni collegiali ai tirocinanti; la rigidità del meccanismo di avvicendamento e di osmosi delle funzioni; la sostanziale assenza di verifiche dopo i ventotto anni di anzianità.

Valuta positivamente il provvedimento nel suo complesso, anche se ritiene che esso costituisca solo un primo passo, essendo necessario riformare anche le regole procedurali. Ritiene infatti necessaria anche l'individuazione di un corretto punto di equilibrio tra potere e responsabilità nell'esercizio dell'azione penale.

Gaetano PECORELLA (FI) preliminarmente dichiara di iscriversi ad intervenire, insieme ai deputati del suo gruppo Costa, Laurini, Mario Pepe, Paniz, Corsetto e Boscetto, nella seduta convocata domani alle ore 8.30.

Rinviando a domani l'intervento sul merito del provvedimento, chiede alla relatrice di chiarire alcuni punti della relazione. In primo luogo rileva che nel corso della relazione è stato affermato che «gli articoli 13 e 14 del decreto legislativo n. 160 del 2006 prevedono analoga disciplina per il passaggio da funzioni giudicanti a requirenti e viceversa. In entrambi casi, infatti, è stabilita una procedura concorsuale per titoli bandita dal Consiglio  Superiore della Magistratura, con la relativa domanda di passaggio da proporre inderogabilmente entro il terzo anno di esercizio delle funzioni». Ritiene che tale disposizione non sia prevista dal disegno di legge trasmesso dal Senato. Altra questione è quella relativa alla composizione della commissione di esame per il concorso di accesso in magistratura. Sembrerebbe che questa sia composta da 29 soggetti. Considerato che si tratta di un numero dispari di componenti, ritiene che possano sussistere problemi applicativi della disposizione nella ipotesi in cui siano istituite delle sottocommissioni, le quali, necessariamente, presenteranno una composizione diversa sotto il profilo quantitativo.

Sempre in relazione all'accesso in magistratura, evidenzia che dalla lettura del disegno di legge sembrerebbero essere eliminati i requisiti minimi e massimi per poter partecipare al concorso. Chiede alla relatrice se tali limiti siano stati soppressi o se invece siano desumibili da altre disposizioni dell'ordinamento. Altra questione è quella relativa alla conferma del principio affermato dalla riforma Castelli secondo cui le funzioni di legittimità possono essere attribuite a magistrati solo nel caso in cui vi siano dei posti vacanti presso la Corte di Cassazione. Non è ben chiaro se tale principio sia venuto meno.

Infine, pone una questione di carattere generale legata al tema della successione temporale delle fonti. In particolare esprime forti perplessità sulla possibilità che una legge, come quella che il Parlamento si appresta ad approvare, possa modificare una disposizione legislativa precedente che non sia ancora entrata in vigore, come il decreto legislativo n. 160 del 2006. Sottolinea, a tale proposito, che una norma può essere modificata solo se già entrata in vigore. Prima di tale momento la norma è del tutto irrilevante.

Pino PISICCHIO, presidente, assicura che la relatrice fornirà gli opportuni chiarimenti nella seduta convocata per domani. Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 21.20.


 

 


 

II COMMISSIONE PERMANENTE

(Giustizia)
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SEDE REFERENTE

Mercoledì 18 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO indi del vicepresidente Luigi VITALI. - Interviene il sottosegretario di Stato per la Giustizia Luigi Scotti.

La seduta comincia alle 8.30.

Riforma dell'ordinamento giudiziario.

C. 2900, approvato dal Senato.

(Seguito esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento.

Pino PISICCHIO, presidente, avverte che è stato chiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante impianti audiovisivi a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, così rimane stabilito.

Enrico COSTA (FI) sottolinea la primaria importanza del provvedimento in esame, il quale riguarda una materia che sin dal 1941 il Parlamento non è stato in grado di riformare organicamente, anche se vi sono stati interventi puntuali di carattere correttivo o interpretativo. L'esame di un simile provvedimento richiede un grande senso di responsabilità da parte del Parlamento. Tuttavia, i tempi a disposizione sono inadeguati, come rilevato anche ieri in Assemblea dal presidente del gruppo di Forza Italia, che ha proposto un compromesso accettabile, volto a consentire alla Camera di recuperare l'esercizio delle sue prerogative.

La giustizia costituisce certamente un pilastro dello Stato ed il suo buon funzionamento dovrebbe rappresentare una garanzia per il cittadino. Tuttavia, i dati statistici dimostrano che vi è una sempre minore domanda di giustizia, quale conseguenza della minore credibilità dello Stato in questo settore.

La riforma della giustizia oggi è in primo luogo un problema dei cittadini e, come tale, dovrebbe essere affrontato. La soluzione non può essere rappresentata solo dall'abbreviazione dei tempi dei processi, come peraltro affermato dal Ministro della giustizia.

La cosiddetta riforma Castelli si poneva, appunto, nell'angolo visuale del cittadino, non ha avuto una matrice corporativa né è stata scritta sotto dettatura di soggetti esterni al Parlamento. L'obiettivo era di garantire al Paese una magistratura capace, attiva e laboriosa. Il metodo utilizzato, tuttavia, era molto diverso da quello oggi posto alla base del provvedimento in esame. Si basava, infatti, sul criterio meritocratico, che pure è stato molto criticato perché - si sosteneva - si sarebbe creata una classe di magistrati troppo ambiziosi, che avrebbero sottratto molto tempo all'esercizio delle proprie funzioni, per dedicarsi invece alla preparazione dei concorsi. In tal senso si era espresso anche il Senatore D'Ambrosio, al quale si può replicare che è molto più verosimile sostenere che i magistrati distolgano tempo e risorse alle loro funzioni a causa dell'eccessivo il numero degli incarichi extragiudiziari.

Con riferimento alla valutazione di professionalità dei magistrati, la principale distorsione è sinora derivata dalla mancanza di una disciplina specifica e analitica. Conseguentemente, l'attività del Consiglio Superiore della Magistratura in questo settore è diventata, anche dal punto di vista normativo, preponderante e determinante. In tale contesto, occorre sottolineare che non sempre vi è stata obiettività di giudizio, né sembra che i criteri previsti dal provvedimento in esame siano in grado di garantirla. Le valutazioni di professionalità, come delineate dal disegno di legge in esame, sembrano poggiare su basi molto fragili e, inoltre, è stato certamente sottovalutato il contributo positivo e valutativo che può essere fornito dall'Avvocatura.

Osserva inoltre come il rafforzamento del ruolo centrale del Consiglio Superiore della Magistratura in tale settore desti molta perplessità nei cittadini, negli avvocati ed anche in parte dei magistrati. Le norme sulle valutazioni della professionalità sono norme in bianco, il cui contenuto è sostanzialmente demandato al Consiglio Superiore della Magistratura.

Si domanda inoltre se, dato l'elevato numero di compiti attribuiti dalla riforma in esame al Consiglio Superiore della Magistratura, questo debba dotarsi di ulteriori strutture. Occorrerebbe poi verificare anche i bilanci di tale organo.

Conclusivamente, ritiene che la riforma in esame nel suo complesso non garantisca adeguatamente il cittadino.

Gaetano PECORELLA (FI) rileva come i principali obiettivi della riforma appaiano essere l'eliminazione della separazione delle funzioni e del sistema dei concorsi per la progressione in carriera dei magistrati. Sottolinea quindi la necessità che il soggetto che accusa appartenga ad una struttura diversa da quella cui appartiene chi giudica. L'articolo 111 della Costituzione avrebbe richiesto un passo avanti in questa direzione, allo scopo di assicurare la parità delle parti processuali. Evidenzia inoltre come il sistema dei concorsi previsto dalla riforma Castelli rispondesse al requisito dell'anonimato, che garantisce imparzialità e l'obiettività della valutazione del candidato.

Il provvedimento in esame ha respinto tale impostazione e lo ha fatto per un motivo specifico: perché la cosiddetta riforma Castelli incideva significativamente sulle «correnti» della magistratura, depotenziandole e limitandone i poteri sostanziali di gestione e controllo. Questo è il grave limite politico della riforma in esame.

Si dichiara fortemente contrario all'impianto di tale riforma, perché ritiene evidente che il problema delle correnti si traduca in un vulnus al principio dell'indipendenza del magistrato, creando posizioni di sostanziale dipendenza da chi può decidere della vita professionale del magistrato medesimo, non sempre sulla base di valutazioni che attengano al merito ed alla capacità professionale. Si tenga conto, inoltre, che le correnti sono in grado di  incidere anche sull'andamento dei procedimenti disciplinari. La riforma incentiva tale patologia.

Apprezza il fatto che il concorso per l'accesso alla magistratura sia configurato come concorso di secondo grado. Vari aspetti della proposta disciplina sono tuttavia criticabili e, in tale contesto, ritiene pienamente condivisibili le osservazioni sull'articolo 1, comma 3, formulate dall'onorevole Consolo nella seduta di ieri.

Ritiene altresì erronea l'eliminazione della prova psico-attitudinale, che appare uno strumento idoneo a garantire al cittadino la sussistenza del necessario senso di equilibrio di coloro che intendono accedere alla magistratura.

Osserva quindi come, scomparsa sostanzialmente la separazione delle funzioni, le prove di concorso siano divenute del tutto generiche, senza alcuna specificità con riferimento alle funzioni da svolgere in concreto.

Quanto alla progressione in carriera dei magistrati, i criteri previsti sono assolutamente generici e discrezionali; né è possibile che il Consiglio Superiore della Magistratura possa stabilire parametri oggettivi per giudicare, ad esempio, la diligenza di un magistrato. Il rischio che si corre è che vengano selezionati per lo svolgimento di funzioni direttive coloro che hanno alle spalle una «corrente» o comunque un soggetto che ne garantisca la carriera.

Esprime inoltre perplessità sui criteri di applicazione di sanzioni quali la destituzione e l'esonero dalla funzione, delle quali potrebbe essere fatto un uso strumentale. Si domanda, infatti, quale sia il destino dei magistrati che, a giudizio del Consiglio Superiore della Magistratura, non siano meritevoli di permanere nella funzione.

Evidenzia la genericità del concetto di «capacità» per stabilire l'idoneità del magistrato a dirigere un ufficio giudiziario o, ad esempio, a svolgere funzioni requirenti piuttosto che giudicanti. Esprime perplessità sul concetto di progressione economica, se sganciata dall'anzianità di servizio.

Nell'ambito della verifica della professionalità, considera ambigua la distinzione tra giudizio non positivo e giudizio negativo. Inoltre, il parametro dell'interpretazione delle norme sembra, in talune disposizioni, essere esclusa dall'oggetto della valutazione e, dall'altro, rientrare nella nozione normativa di capacità, che invece costituisce l'oggetto specifico della valutazione.

Conclude sottolineando come, in base alle disposizioni in esame, il magistrato non sia più sottoposto a verifiche dopo i 28 anni di anzianità. Il che appare inaccettabile.

Giancarlo LAURINI (FI) evidenzia con amarezza la sostanziale inutilità del dibattito che si sta svolgendo, a causa dell'atteggiamento di chiusura della maggioranza e della blindatura del testo trasmesso dal Senato.

Il provvedimento in esame ha molti punti deboli e, soprattutto, ha il difetto di attenuare la distinzione di funzioni all'interno della magistratura.

Critica poi l'atteggiamento punitivo che il provvedimento sembra assumere nei confronti dell'Avvocatura, che non è certo soggetto terzo rispetto al mondo della giustizia, bensì uno dei principali protagonisti. Probabilmente si tratta di una reazione all'azione forte che l'Avvocatura sta svolgendo, soprattutto negli ultimi tempi, a tutela di valori fondamentali dei cittadini e della propria professionalità.

Contesta l'impostazione sottesa alle norme relative all'istituzione della Scuola superiore della magistratura. Rileva, infatti, come l'asserita riserva formativa del Consiglio Superiore della Magistratura non possa essere in realtà rinvenuta nell'articolo 105 della Costituzione. Eppure, anche in tale contesto, viene ampliato il ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura.

Ritiene che sarebbe opportuno consentire alla Scuola di formare anche i magistrati amministrativi e contabili.

Valuta positivamente il sistema di interdisciplinare di docenza, che è senz'altro apprezzabile e importante per i magistrati. Tuttavia il provvedimento trascura completamente  l'importante contributo che può essere dato dai notai al sistema formativo della magistratura. Preannuncia, pertanto, la presentazione di un emendamento che corregga questa dimenticanza.

Nella Scuola dovranno essere insegnate anche la tecnica di redazione degli atti, siano essi leggi, sentenze o altro, che è operazione estremamente delicata e complessa. La Scuola dovrà, più in generale, formare e non solo informare, contribuendo alla costruzione della professionalità e serietà del magistrato. Parimenti dovrà sensibilizzare il magistrato in ordine ai principi e doveri della deontologia professionale. Preannuncia dunque la presentazione di emendamenti per riaffermare, in materia, la linea portante della riforma Castelli, che il provvedimento in esame vuole inutilmente sopprimere.

Sottolinea come la riforma Castelli prevedesse soluzioni efficaci e concrete per il mondo della giustizia, a differenza della riforma in esame. In più, con riferimento a quest'ultima, alla Camera non resta che prendere atto, con senso di frustrazione, di ciò che è stato fatto al Senato.

Mario PEPE (FI) concorda, sotto il profilo tecnico, con le osservazioni dell'onorevole Pecorella.

Sul piano politico, rileva come il Ministro abbia tenuto un comportamento rinunciatario, capitolando di fronte al potere giudiziario, che non può dirsi esente da responsabilità di fronte alla crisi della giustizia. I cittadini hanno ormai perso fiducia nella giustizia. Eppure la magistratura, inspiegabilmente, si reputa esente da qualunque colpa ed, anzi, attribuisce tutte le responsabilità al Parlamento.

Stigmatizza il numero eccessivo di incarichi extragiudiziari dei magistrati, sostenendo che una seria riforma in tale settore dovrebbe stabilire un rigido sistema di incompatibilità. In tal modo, a suo parere, la macchina della giustizia funzionerebbe senz'altro meglio. Ricorda quindi come, di recente, abbia presentato un ordine del giorno in tal senso, rimasto senza esito.

La riforma fallisce anche sotto il profilo della disciplina della separazione delle funzioni, che è del tutto inidonea a garantire l'imparzialità della magistratura. Vengono poi esaltati i poteri e, quindi, i difetti, del Consiglio Superiore della Magistratura, giustificando tale ampliamento tramite il ricorso ad interpretazioni eccessivamente estensive della Costituzione. Rileva altresì come siano aumentati i membri elettivi del Consiglio, a tutto vantaggio delle cosiddette «correnti», che vedranno in tal modo aumentare il loro indebito potere di controllo. Inoltre, il sistema proposto con la riforma in esame non si basa più sul principio meritocratico.

Conclude affermando che il provvedimento in esame non potrà che contribuire all'ulteriore declino del Paese.

Maurizio PANIZ (FI) con rammarico, fermo restando il rispetto da sempre dimostrato alla Magistratura, si dichiara profondamente deluso dalla proposta riforma.

La giustizia non deve solo «essere» ma deve anche «apparire» di fronte ai cittadini, come la funzione più elevata del nostro sistema e, in quanto tale, imparziale. Ciò oggi non accade. Al contrario, sta aumentando il senso generale di sfiducia e insicurezza dei cittadini nei confronti della giustizia.

Sarebbe quindi assolutamente necessario un adeguato contesto normativo, ma la riforma in esame ha effetti controproducenti, sia sotto il profilo dell'essere che sotto quello dell'apparire.

Il principio di separazione dei poteri viene posto seriamente in discussione da numerosi comportamenti tenuti della Magistratura negli ultimi dieci. Gli esempi di indebita ingerenza, arbitraria supplenza e sconfinamento nelle aree di competenza degli altri poteri dello Stato sono numerosi e gravi. Ne consegue che anche l'autonomia e indipendenza della giustizia sono fortemente in dubbio e ciò intacca i principi basilari del vivere civile.

Come correttamente affermato anche dal Senatore Castelli, la riforma in esame ha un ispiratore esterno, ben noto, che è  stato in grado di incidere perfino sulla dettagliata formulazione delle norme. Anche l'indipendenza del Parlamento è quindi in crisi. Il Parlamento dovrebbe essere indipendente dalla magistratura, invece si è di fronte ad una riforma che è stata scritta dall'Associazione Nazionale Magistrati. Vi è poi stato lo sciopero dei magistrati, revocato solo perché sono state accolte le istanze dell'ANM. Poco conta che qualche magistrato coraggioso, come il dott. Vigna, abbia preso le distanze dalla logica che ha portato la magistratura a scioperare. Si tratta, purtroppo, di casi isolati.

Con rammarico osserva che la magistratura ed il Governo hanno scelto di dare voce ad una sola componente del sistema giustizia, senza tener in alcun conto il ruolo che svolge l'avvocatura nel sistema giudiziario. Sottolinea che la scelta della maggioranza di essere condizionata da una sola componente del settore giustizia finisce per svilire le prerogative del Parlamento, nonché la dignità delle istituzioni di fronte al Paese, che vede il Parlamento stesso assoggettato ai ricatti della magistratura associata.

Guido CROSETTO (FI) ritiene che intervenire sul provvedimento in esame, e contro tale provvedimento, sia un dovere morale e civile, perché i problemi della giustizia riguardano direttamente i cittadini e le regole della democrazia. Si è assistito ad una vergognosa intromissione di alcune componenti della magistratura, rappresentate dall'Associazione Nazionale Magistrati, nel procedimento legislativo, al fine di costruire una riforma che non tiene conto dei diritti dei cittadini, bensì della sola magistratura. Vi è una lesione grave dei principi alla base della democrazia, con la riduzione della Camera ad una mera assemblea di ratifica di un provvedimento dettato dall'ANM. Questa riforma conferma, se mai ve ne fosse bisogno, che la magistratura è una casta, che ritiene di avere solo diritti e non accetta le critiche democratiche.

Esprime un giudizio fortemente negativo sulle disposizioni relative alla progressione economica dei magistrati, che introducono un sistema anomalo e non previsto dalla legislazione di nessun altro paese. Sottolinea come i cittadini abbiano perso la fiducia nella magistratura, che costituisce anche un esito molto elevato per lo Stato.

Stigmatizza, in conclusione, il fatto che l'attuale maggioranza ed il Governo non abbiano il coraggio di rivendicare le loro prerogative costituzionali nei confronti dell'ANM, probabilmente perché ciò comporta dei significativi vantaggi. Mentre, al contrario, schierarsi contro l'ANM può comportare seri problemi e delle spiacevoli ripercussioni sul piano politico, professionale e personale.

Gabriele BOSCETTO (FI) si richiama preliminarmente alla riforma Castelli, che dopo tre anni di esame parlamentare, anche grazie all'intervento del Presidente della Repubblica, si proponeva di attuare in maniera equilibrata i principi costituzionali in materia di giustizia.

Oggi invece si assiste ad un esame di pochi mesi, svolto solo da un ramo del Parlamento, che compie un passo indietro rispetto alla riforma della scorsa legislatura e quindi un arretramento sul piano dell'attuazione dei principi costituzionali. Per evitare ciò, ritiene che sarebbe opportuno prorogare ulteriormente il termine di sospensione dell'efficacia della riforma della scorsa legislatura. In tal modo sarebbe possibile per la Camera compiere un congruo esame della riforma proposta in questa legislatura.

Erroneo è stato anche l'approccio alla riforma dell'ordinamento giudiziario da parte del Governo, in quanto si è scelto di depotenziare la riforma della scorsa legislatura, anziché proporre un nuovo modello di ordinamento giudiziario. Il depotenziamento di alcune disposizioni del decreto legislativo n. 160 del 2006 finisce, infatti, per destabilizzare l'impianto dell'intera riforma.

Un esempio è dato dalle modifiche alla disciplina dell'accesso in magistratura, in relazione alla previsione che tra i soggetti che possono partecipare al concorso di  secondo grado vi sono anche gli avvocati. Sarebbe stato piuttosto opportuno un reclutamento straordinario di giovani avvocati, come da tempo già richiesto dall'Unione camere penali. Considerare invece il titolo di avvocato come un mero criterio per poter partecipare al concorso in magistratura significa ritenere la figura dell'avvocato subordinata a quella del magistrato. Ricorda, d'altra parte, che a seguito dell'attuazione dell'articolo 106 della Costituzione sono stati nominati magistrati di Cassazione degli avvocati per meriti insigni.

Nell'affrontare il tema della riforma dell'ordinamento giudiziario si deve tener conto che l'articolo 111 della Costituzione impone un modello in cui il giudice è terzo rispetto all'accusa ed alla difesa. Invece, con il provvedimento in esame, si intende sopprimere la separazione delle funzioni, anziché arrivare alla separazione delle carriere. Non ritiene, infatti, che il testo trasmesso dal Senato persegua una reale separazione delle funzioni, attraverso il criterio dell'incompatibilità territoriale. Il vero problema è la diversa mentalità del magistrato requirente rispetto a quello giudicante. Si tratta di un diverso modo di interpretare la legge, per cui sarebbe necessario operare una netta separazione delle funzioni senza possibilità di mutamento delle medesime. Non convince assolutamente la logica seguita dal Governo e dalla maggioranza di dare seguito, calpestando la dignità dei singoli parlamentari, alle istanze della magistratura associata.

Giulia BONGIORNO (AN) ricorda la propria soddisfazione per il metodo adottato nell'organizzazione dei lavori della Commissione in occasione dell'esame di altri provvedimenti di primaria importanza, poiché in quei casi è stato possibile contribuire attivamente alla redazione del testo. In questa circostanza, al contrario, il testo è blindato ed appare del tutto inutile un qualsiasi sforzo di compiere l'esame dettagliato delle disposizioni. Per questo motivo l'intervento si limiterà a taluni rilievi di carattere generale.

Ricorda come fra le promesse elettorali dell'attuale Governo spiccassero le riforme relative alla giustizia, come poi ribadito anche dal Ministro della giustizia, che aveva garantito altresì il confronto con tutte le professionalità ed i soggetti interessati. Oggi invece il quadro è sconcertante, soprattutto perché l'unico scopo della riforma in esame è evidentemente quello di evitare che la riforma Castelli diventi efficace.

Il ritardo del Governo del dare impulso e coltivare il procedimento legislativo relativo al provvedimento in esame, si traduce in un danno permanente per la giustizia ed anche in una precisa responsabilità: la responsabilità di aver determinato l'attuale atteggiamento di protesta e dissenso dell'avvocatura e di parte della magistratura.

Al contrario di quanto affermato nella seduta di ieri dal sottosegretario Scotti, ribadisce che la situazione della giustizia è drammatica perché si vuole chiudere in fretta l'esame di un provvedimento non condiviso.

La soluzione adottata per la separazione delle funzioni è timida e temporanea, e smentisce il programma dell'Unione, che prevedeva una rigorosa separazione di funzioni.

Precisa di non essere affatto avversa ai giudici, ma ciò non toglie che occorra garantirne l'imparzialità a tutela del cittadino. Ricorda quindi come l'indipendenza del magistrato sia lo strumento attraverso il quale si ottiene l'imparzialità, che è indispensabile per la corretta interpretazione delle norme. Tale attività, infatti, quasi sempre implica l'esercizio di un certo grado si di discrezionalità.

Le scelte compiute non risolvono i problemi della giustizia, ma ne rinviano la soluzione ad un secondo imprecisato momento. Sarebbe invece opportuno adottare soluzioni definitive e meglio meditate. Questo modo di legiferare non è accettabile, poiché attuato tramite leggi seguite da successive leggi correttive, quasi si trattasse di una legislazione «extra light».

Luigi COGODI (RC-SE) valuta positivamente il provvedimento, precisando che tale giudizio non è affatto condizionato da componenti esterne ed estranee al Parlamento, bensì frutto di autonoma riflessione. Ciò non significa, peraltro che il giudizio sia entusiastico, poiché vi sono taluni profili di criticità che debbono essere necessariamente affrontati.

Il tempo a disposizione per l'esame del provvedimento alla Camera non è molto ed appare opportuno impiegarlo per la discussione di questioni che siano concrete, non metodologiche o politiche. A tale proposito ricorda che è stata avanzata un'ipotesi per assicurare più tempo all'esame del provvedimento. Tale ipotesi può apparire un passaggio utile e positivo, se utilizzata nella prospettiva, migliorativa, di una riforma organica.

Sottolinea lo stato disastroso della giustizia in Italia. I temi affrontati dal provvedimento in esame possono dare un contributo migliorativo importante, anche se non risolutivo. La soluzione più adeguata sarebbe quindi una riforma veramente organica della giustizia, l'emanazione della quale dovrebbe essere considerata una responsabilità del Governo, di qualunque colore esso sia. In tale contesto, non possono essere trascurati i problemi di organico della magistratura, le questioni che in generale riguardano il personale dell'amministrazione della giustizia e la carenza di mezzi e strutture.

Jole SANTELLI (FI) rileva come da decenni si sia sviluppato un confronto nel Paese tra chi vuole riformare l'ordinamento giudiziario e chi vuole mantenere lo «status quo». In questo contesto la magistratura associata, la cui reale rappresentatività è tutta da dimostrare, ha svolto un ruolo da protagonista.

Si sofferma sull'esame del disegno di legge svolto dal Senato ed in particolare sull'esame svolto dall'Assemblea. Ricorda che sul testo approvato dalla Commissione Giustizia vi è stato un braccio di ferro all'interno della maggioranza con veri e propri ricatti relativi alla stabilità del Governo. In più di una occasione esponenti della maggioranza, come il senatore Salvi, hanno ammesso che alcuni emendamenti, come quello presentato dal senatore Manzione sui consigli giudiziari, non potevano essere approvati anche se condivisibili nel merito. Ciò perché non graditi alla magistratura associata. Vi è stata, segnatamente, una corporazione che ha imposto le scelte da compiere sull'ordinamento giudiziario. Ora quel testo, che rappresenta un arretramento anche culturale, è imposto anche alla Camera. Il Senato ha approvato una riforma che, anziché ispirarsi all'esigenza di garantire ai cittadini un servizio-giustizia almeno dignitoso in tutta Italia (comprese le cosiddette zone di frontiera) ha l'unico obiettivo di garantire i vecchi privilegi alla magistratura. Si tratta di quei privilegi che, oltre ad influire negativamente sull'amministrazione della giustizia, consentono che lo svolgimento di alcune funzioni giudiziarie, come quelle esercitate nell'ambito delle direzioni distrettuali antimafia, si traduca in un vero e proprio strumento di potere. Ritiene necessario che in materia di giustizia lo Stato intervenga sulla base di una condivisione tra le forze politiche senza alcun condizionamento da parte di interessi corporativi e quindi parziali. La stessa gestione quotidiana, da parte del Consiglio superiore della magistratura, delle questioni relative all'organizzazione degli uffici giudiziari nonché alla progressione delle carriere dei magistrati non dovrebbe essere condizionata da scontri di potere.

La riforma approvata nella scorsa legislatura, al contrario di quella in esame, cercava di porre dei limiti oggettivi di natura legislativa al potere del Consiglio superiore della magistratura al fine di tutelare l'indipendenza di ogni singolo magistrato. Un esempio della logica di potere che ha condizionato la riforma in esame è stato dalle modifiche che si intendono apportare alla disciplina relativa alla Scuola superiore della magistratura, facendo venir meno la sua autonomia rispetto al Consiglio superiore della magistratura. Sottolinea che obiettivo  di qualsiasi riforma dell'ordinamento giudiziario debba essere quello di garantire non tanto l'autonomia e l'indipendenza della magistratura considerata come una categoria generale, quanto piuttosto l'autonomia e l'indipendenza di ogni singolo magistrato. Il Parlamento dovrebbe cercare di impegnarsi nel ridisegnare l'organizzazione giudiziaria in conformità ai principi costituzionali e senza essere condizionato da interessi corporativi, che spesso finiscono per essere non coincidenti con quelli dei cittadini. Il Parlamento ha il diritto-dovere di difendere i diritti dei cittadini anche quando ciò significhi sacrificare interessi di parte, come in alcuni casi sono quelli tutelati dalla magistratura associata.

Pino PISICCHIO, presidente, non essendovi altri iscritti a parlare, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 12.50.


 

 


 

II COMMISSIONE PERMANENTE

(Giustizia)
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SEDE REFERENTE

Giovedì 19 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Luigi Scotti.

La seduta comincia alle 18.30.

Riforma dell'ordinamento giudiziario.

C. 2900, approvato dal Senato.

(Seguito dell'esame e rinvio.)

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 18 luglio 2007.

Pino PISICCHIO, presidente, comunica che, ai sensi dell'articolo 79, comma 6, del Regolamento i deputati Contento e Pecorella hanno ciascuno presentato una richiesta di dati ed informazioni al Governo sottoscritte rispettivamente dai deputati appartenenti ai gruppi di Alleanza Nazionale e Forza Italia. Ricorda altresì nel corso della seduta del 17 luglio scorso, il deputato Contento ha chiesto che il Governo presenti alla Commissione la relazione tecnica sulla copertura finanziaria del provvedimento trasmesso dal Senato. All'esito della riunione dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, appena svoltasi, si è stabilito che, per quanto di estremo interesse, l'oggetto delle richieste dei deputati Contento e Pecorella è stato giudicato non essenziale per il compimento dell'istruttoria legislativa. Ciò significa che non è stato stabilito un termine entro il quale il Governo deve comunicare alla Commissione le informazione ed i dati richiesti, come previsto dall'articolo 79, comma 6. Nel corso della medesima riunione, il rappresentate del Governo ha comunque assicurato che fornirà alla Commissione in tempi celeri tutti i dati e le informazioni richieste che siano recuperabili. Medesimo giudizio di non essenzialità stato espresso anche in riferimento alla richiesta di relazione tecnica sulla copertura finanziaria formulata dall'onorevole Contento, ritenendo che non sussistano elementi tali da far ritenere che  sia carente la copertura finanziaria del provvedimento. A tale proposito, ricorda che gli aspetti finanziari saranno attentamente valutati dalla Commissione Bilancio chiamata ad esprimere il proprio parere sul testo in esame.

Federico PALOMBA (IdV) esprime rammarico in quanto non è stato assicurato alla Camera dei deputati un tempo adeguato per esaminare compiutamente un disegno di legge estremamente rilevante quale è quello volto a riformare l'ordinamento giudiziario. A tale proposito, ricorda che la legge sull'ordinamento giudiziario è una delle poche leggi a rilevanza costituzionale, essendo espressamente richiamata dall'articolo 105 della Costituzione. In ordine al contenuto del provvedimento, rileva che la magistratura si sarebbe aspettata che venissero modificate ulteriori disposizioni della riforma Castelli, come ad esempio quelle relative alla disciplina dell'ufficio del pubblico ministero e quella sui rapporti tra gli uffici giudiziari.

Dichiara di non condividere assolutamente gli apprezzamenti negativi fatti sullo sciopero dei magistrati, rilevando che questo è stato indetto non per interessi sindacali, come ad esempio quelli di natura economica, quanto piuttosto per affermare principi costituzionali, quali la indipendenza ed autonomia della magistratura.

Per quanto attiene alle riflessioni politiche sulla riforma dell'ordinamento giudiziario in esame, si riserva di intervenire in Assemblea. Tuttavia, ritiene di dover assicurare che il gruppo l'Italia dei valori voterà a favore del disegno di legge trasmesso dal Senato con la consapevolezza dei limiti che questo presenta, ma anche con la consapevolezza che si tratta sicuramente di una riforma migliore rispetto alla riforma Castelli.

Gaetano PECORELLA (FI) nel chiedere taluni chiarimenti al rappresentante del Governo sulla formulazione del provvedimento in esame, si sofferma sull'articolo 2, comma 12, capoverso «Art. 51», comma 1, primo periodo, rilevando come tale disposizione faccia riferimento alle «somme indicate», senza specificare quali siano tali somme e dove siano indicate. La medesima disposizione, inoltre, al secondo periodo contiene un improprio richiamo alle classi stipendiali, che invece vengono eliminate dalla riforma in esame.

Il sottosegretario Luigi SCOTTI, nel replicare all'onorevole Pecorella, rileva che la questione interpretativa relativa al riferimento alle «somme indicate», contenuto nell'articolo 2, comma 12, viene risolta dal disposto del comma 11 del medesimo articolo, il quale chiarisce che la tabella relativa alla magistratura ordinaria allegata alla legge 19 febbraio 1981, n. 27, è sostituita dalla tabella A allegata al disegno di legge in esame. Precisa, inoltre, che le modifiche normative apportate dal provvedimento in esame sono destinate ad integrarsi in un unico corpus normativo, composto, oltre che dal decreto legislativo n. 160 del 2006, dal regio decreto n. 12 del 1941 e da una serie di altre disposizioni legislative. Ove non fosse possibile risolvere le eventuali questioni interpretative nell'ambito di tale corpus, ricorrendo all'interpretazione sistematica delle norme in esso contenute, sarebbe comunque possibile intervenire in un secondo momento con appositi provvedimento legislativi di natura correttiva, ai sensi dell'articolo 7 del disegno di legge in esame.

Precisa inoltre che la disposizione contenente il riferimento alle «classi» stipendiali, che ha natura di norma transitoria essendo volta a disciplinare la successione tra trattamenti economici previsti da diverse e successive fonti normative, si riferisce alla nozione di «classe» desumibile dalle disposizioni legislative vigenti sino alla data di entrata in vigore della riforma in esame.

Pino PISICCHIO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 18.55.


 


II COMMISSIONE PERMANENTE

(Giustizia)
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SEDE REFERENTE

Venerdì 20 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Luigi Scotti.

La seduta comincia alle 9.35.

Riforma dell'ordinamento giudiziario.

C. 2900, approvato dal Senato.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 19 luglio 2007.

Marilena SAMPERI (Ulivo), relatore, intende preliminarmente replicare all'onorevole Pecorella, che nella seduta del 17 luglio aveva chiesto chiarimenti su alcune disposizioni del provvedimento in esame e su taluni punti della relazione.

Ricorda, in primo luogo, come l'onorevole Pecorella abbia espresso perplessità sulla possibilità che una legge, come quella che il Parlamento si appresta ad approvare, possa modificare una disposizione legislativa precedente che non sia ancora entrata in vigore, come il decreto legislativo n. 160 del 2006.

A tale proposito rileva come per «legge vigente», ai sensi degli articoli 73 e 74 della Costituzione, si intenda un testo normativo approvato, promulgato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Per il decreto legislativo n. 160 del 2006 ciò è avvenuto il 29 aprile del 2006, data di pubblicazione del citato decreto che, all'articolo 56, stabilisce che le disposizioni in esso contenute abbiano efficacia a decorrere dal novantesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione. La legge n. 269 del 24 ottobre 2006 ha poi sospeso l'efficacia delle disposizioni di cui al decreto legislativo n. 160 del 2006 sino alla data del 31 luglio 2007. Non esistono problemi di diritto intertemporale se alle modifiche si dà una vigenza corrispondente a quella della legge modificata. Se le norme modificative dei decreti Castelli saranno pubblicate in Gazzetta il 31 luglio prossimo e quindi se ne prevederà l'entrata in vigore il giorno successivo, saranno efficaci ed operative, le disposizioni del decreto legislativo n. 160 come modificate dal disegno di legge in esame.

È stato richiesto quindi di chiarire il senso e la portata del riferimento, contenuto  nella relazione, agli articoli 13 e 14 del decreto legislativo n. 160 del 2006. A tale proposito, conferma che la disciplina dettata dai predetti articoli viene superata dal provvedimento in esame ed è stata richiamata nella relazione al solo scopo di comparare la riforma Castelli e quella oggi in discussione, in tema di passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti e viceversa.

È stata posta poi un'ulteriore questione, relativa alla composizione della commissione di esame per il concorso di accesso in magistratura. Poiché questa è composta da 29 soggetti e quindi da un numero dispari di componenti, l'onorevole Pecorella ritiene che possano sussistere problemi applicativi della disposizione nell'ipotesi in cui siano istituite le sottocommissioni, che avranno una composizione diversa sotto il profilo quantitativo. A tale proposito, ricorda come già l'articolo 15 del regio-decreto n. 860 del 1925 prevedesse una composizione numericamente disomogenea delle sottocommissioni. Fa presente, inoltre, che le due sottocommissioni non potranno non avere una composizione numericamente disomogenea se si vuole che il plenum, cioè la commissione esaminatrice, sia composta da un numero dispari di membri.

Sempre in relazione all'accesso in magistratura, chiarisce che la riforma in esame elimina i limiti di età precedentemente previsti per partecipare al concorso per l'accesso in magistratura. E ciò sulla base di una serie di considerazioni. Già l'articolo 3 della legge n. 127 del 1997 ha abolito il limite massimo di età per l'accesso ai concorsi pubblici, salvo che non sia diversamente previsto dagli ordinamenti particolari delle singole amministrazioni. D'altra parte, anche il Parlamento europeo nel 2002 ha soppresso il limite massimo di età per i concorsi in sede europea, rivolgendo agli Stati membri un'esortazione ad assumere analoghe iniziative negli ordinamenti interni. Sottolinea, infine, come per tutti i concorsi si secondo grado non sia previsto un limite di età.

L'onorevole Pecorella, infine, si domandava se fosse stato confermato il principio, affermato dalla riforma Castelli, secondo il quale le funzioni di legittimità possono essere attribuite solo nel caso in cui vi siano dei posti vacanti presso la Corte di Cassazione. Precisa, quindi, che con il sistema dei «ruoli aperti» attualmente vigente la qualifica di magistrati di cassazione è attribuita dal Consiglio Superiore della Magistratura con una generica valutazione di professionalità, in genere di semplice non demerito, indipendentemente dall'esistenza di posti da coprire. Verificatesi le vacanze, si apre un vero e proprio concorso tra quanti hanno la qualifica e presentano la domanda per andare in Cassazione. La conseguenza è una forbice aperta fra magistrati con la predetta qualifica, ma che svolgono altre funzioni.

La riforma in esame abbandona il criterio dei ruoli aperti e introduce le verifiche quadriennali. Inoltre, per chi aspira a svolgere funzioni di legittimità, prevede il conseguimento della quarta valutazione di professionalità, la valutazione positiva dell'apposita commissione mista sulla capacità scientifica e di analisi delle norme, nonché il giudizio finale da parte del CSM. Il concorso a cui si partecipa è per posti specifici, con vacanze pubblicate. Pertanto, con l'entrata in vigore della riforma, non ci saranno più magistrati di cassazione senza la previa vacanza dei posti.

Ritiene quindi opportuno formulare ulteriori osservazioni, con riferimento ad altri rilievi emersi nel corso della discussione.

Come rilevato anche dal presidente Pisicchio nel suo intervento introduttivo, i tempi a disposizione per svolgere l'esame del provvedimento sono ristretti. Tuttavia, l'ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, preso atto della circostanza che la decisione di non compiere o di non concludere in tempo utile l'esame del provvedimento in Commissione sarebbe stata sostanzialmente equivalente ad una scelta definitiva in ordine al modello di ordinamento giudiziario,  mentre una simile scelta non può che spettare all'Assemblea, ha accolto la proposta di organizzazione dei lavori del presidente Pisicchio. Osserva quindi come, nonostante la ristrettezza dei tempi, ciò abbia sinora consentito di svolgere un dibattito ampio, rispettoso dei diritti dell'opposizione ed approfondito, anche in considerazione del proficuo svolgimento dell'audizione delle categorie direttamente interessate dalla riforma in esame.

Sottolinea che il testo in esame non può dirsi in alcun modo imposto dall'Associazione Nazionale Magistrati, come dimostra il fatto che l'ANM stessa ha mosso dure critiche al testo, evidentemente da essa non pienamente condiviso, sia prima che dopo le modifiche apportate dal Senato.

Evidenzia come il punto nevralgico della riforma sia rappresentato dalle verifiche di professionalità dei magistrati e condivide le preoccupazioni di chi teme il ritorno a valutazioni meramente formali ed automatiche. È sulla qualità ed effettività delle valutazioni di professionalità che si gioca il senso della riforma. Sarebbe dunque auspicabile che il Ministro della giustizia riferisse periodicamente al Parlamento sull'efficacia del metodo di valutazione prescelto e sui relativi esiti. A tal fine ritiene opportuna la presentazione di un apposito ordine del giorno in Assemblea.

In tale contesto, ritiene che la scelta compiuta dal Senato di procedimentalizzare le predette valutazioni ha attribuito spazi significativi all'avvocatura, ma sottolinea come da tale scelta debbano essere tratte tutte le conseguenze. In particolare, se la valutazione di professionalità del magistrato è un procedimento amministrativo, allora deve essere applicata la disciplina vigente sul procedimento amministrativo, che impone, tra l'altro, il rispetto del principio di trasparenza ed un'adeguata ponderazione di tutti gli interessi coinvolti. È chiaro, quindi, che in questa prospettiva le osservazioni dell'avvocatura nell'ambito del procedimento amministrativo di valutazione non potranno non essere tenute in adeguata considerazione.

Evidenzia che la riforma consente una certa permeabilità tra funzioni giudicanti e requirenti, ma entro limiti rigidamente prestabiliti, nel contesto di una netta distinzione tra le predette funzioni e, quindi, in una solida cornice di garanzie poste a tutela del cittadino.

Condivide le perplessità manifestate, in particolare dall'onorevole Contento, in ordine alla necessità di una maggiore trasparenza dell'operato del Consiglio Superiore della Magistratura relativamente ai criteri ed ai tempi per la copertura degli incarichi direttivi e semidirettivi che siano vacanti.

Conclude sottolineando il ruolo fondamentale della Commissione giustizia, auspicando che la stessa, nell'ambito dell'esame dei numerosi progetti che riguardano il mondo della giustizia, possa farsi promotrice di un costruttivo confronto e di un sereno dialogo fra magistratura ed avvocatura, nell'interesse dei cittadini e dello Stato, rispettivamente, ad un servizio-giustizia più efficiente.

Giancarlo LAURINI (FI) condivide l'auspicio testé espresso dall'onorevole Samperi. Auspica inoltre che il ruolo e la professionalità dei notai sia maggiormante valorizzato nel contesto della riforma, con particolare riferimento ad una loro partecipazione nei Consigli giudiziari e nel corpo dei docenti della Scuola Superiore per la Magistratura, nonché ad una specifica considerazione nell'ambito dei requisiti per la partecipazione al concorso per l'accesso alla magistratura.

Il sottosegretario Luigi SCOTTI ribadisce che il provvedimento in esame non vuole essere una controriforma alla cosiddetta riforma Castelli, della quale vengono conservate molteplici disposizioni. Sottolinea, piuttosto, come da tale intervento normativo scaturirà un corpus normativo composto, oltre che dal decreto legislativo n. 160 del 2006, anche dal regio decreto n. 12 del 1941 e da una serie di altre  disposizioni legislative, sul quale, se necessario, sarà possibile intervenire con appositi provvedimenti correttivi, ai sensi dell'articolo 7 del disegno di legge in esame.

Secondo il Governo la riforma Castelli tratta i magistrati secondo una logica impiegatizia non condivisibile, atteso che il principio della concorsualità è tipico della pubblica amministrazione. Opera, poi, una separazione eccessivamente rigida delle funzioni, che lambisce il confine della separazione delle carriere e rischia di determinare l'abbandono della cultura della giurisdizione da parte della magistratura requirente. In tal modo, infatti, si rischia di trasformare il pubblico ministero in un pubblico persecutore: in un soggetto che, che perseguendo solo la logica dell'accusa, potrebbe obliterare le prove di non colpevolezza. È pertanto di gran lunga preferibile, oltre che conforme alla Costituzione, mantenere l'unità di impianto dell'Ordine giudiziario per garantire la comune condivisione, da parte della magistratura requirente e giudicante, della cultura della giurisdizione.

Con riferimento all'ingresso in magistratura, ritiene che sarebbe stato opportuno mantenere la previsione della quarta prova scritta di carattere pratico. Ciò avrebbe contribuito ad orientare tutto il percorso di formazione dell'aspirante magistrato verso una prospettiva non solo teorica, ma anche fortemente incentrata sull'apprendimento della tecnica dell'argomentazione giuridica. In tal modo si sarebbe consentito al magistrato di disporre di una più solida professionalità sin dal momento del superamento del concorso.

Sottolinea che l'impianto del provvedimento non è stato redatto sotto l'influenza dell'Associazione Nazionale Magistrati e che non ha senso affermare il contrario. Come già osservato dall'onorevole Samperi, tale affermazione è smentita dal fatto che l'ANM si è ribellata sia contro la formulazione originaria del disegno di legge sia contro il testo modificato dal Senato. La riforma in esame, quindi, non è mai stata condivisa dall'ANM.

Le norme sulla valutazione di professionalità del magistrati, poi, sono il frutto di una lunga ed approfondita riflessione. Se, come accennato, il concorso è apparso uno strumento troppo formale e di stampo impiegatizio, tuttavia, è fuori discussione che la professionalità del giudice debba essere controllata periodicamente e che, all'esito di tale controllo, debbano, se necessario, essere applicate sanzioni adeguate, che giungano fino alla dispensa dal servizio. Ricorda, infatti, come la professionalità del magistrato sia una garanzia per l'intera collettività.

Precisa, inoltre, che non vi è sovrapposizione concettuale fra la valutazione negativa e la valutazione non negativa della professionalità atteso che, nel secondo caso, non vi è un giudizio di completa inettitudine, bensì di mediocrità, con conseguente necessità di stimolare il magistrato al miglioramento.

Con riferimento al conferimento delle funzioni di legittimità è stata invece in gran parte conservata l'impostazione prevista dalla riforma Castelli, basata su specifici concorsi volti principalmente ad accertare la capacità di analizzare ed interpretare le norma giuridiche, in considerazione della funzione di nomofilachia esercitata dalla Corte di Cassazione.

Per quanto concerne i limiti della partecipazione dell'avvocatura nei Consigli giudiziari ed alla relativa attività di verifica della professionalità, ritiene che occorra sgombrare il campo da ogni equivoco e, quindi, ricordare che severi limiti in tal senso erano già stati posti dagli articoli 15 e 16 del decreto legislativo n. 25 del 2006. Su questa base si è ulteriormente riflettuto e si è ritenuto, da un lato, del tutto inutile conservare la presenza di membri di diritto privi di qualsiasi potere di valutazione e, dall'altro, palesemente inopportuno consentire agli avvocati di partecipare alle predette valutazioni, poiché ciò appare incompatibile con l'attività da essi svolta. Rileva, in particolare, come tale partecipazione si potrebbe rivelarsi problematica e rischiosa soprattutto nei piccoli distretti.

Con riferimento alle osservazioni dell'onorevole Laurini, sottolinea come i magistrati e gli avvocati partecipino attivamente e quotidianamente alla vita della giustizia, mentre altrettanto non potrebbe dirsi dei notai, che pure svolgono un'attività di primario rilievo. Valuta quindi favorevolmente la possibilità che i notai facciano parte del corpo dei docenti della Scuola superiore per la magistratura, ma non vede la necessità che costoro partecipino anche ai Consigli giudiziari.

Conclusivamente, ricorda che la riforma dell'ordinamento giudiziario riguarda la ridefinizione dello statuto normativo del giudice: non vale, di per sé, a ridurre i tempi della giustizia e non si pone quale sviluppo attuativo dell'articolo 111 della Costituzione. La lentezza della macchina della giustizia è un problema diverso, storicamente radicato e di natura strutturale, che deve essere affrontato con interventi normativi specifici, alcuni dei quali già all'esame della Commissione giustizia. Auspica quindi che la Commissione possa concluderne l'esame con la massima sollecitudine.

Pino PISICCHIO, presidente, dà atto di come nella fase dell'esame preliminare l'opposizione, a fronte di un provvedimento assolutamente non condiviso e ritenuto addirittura lesivo delle prerogative della Camera dei deputati, a causa della compressione dei tempi di esame, abbia tenuto un comportamento equilibrato e non ostruzionistico.

Nessun altro chiedendo di intervenire, dichiara concluso l'esame preliminare. Ricorda che il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato alle ore 18 di oggi, venerdì 21 luglio 2007. Rinvia quindi il seguito dell'esame alla seduta che sarà convocata alle ore 14 di lunedì 23 luglio 2007.

La seduta termina alle 10.20.


 


 

 

II COMMISSIONE PERMANENTE

(Giustizia)
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SEDE REFERENTE

Lunedì 23 luglio 2007. - Presidenza del presidente Pino PISICCHIO, indi del vicepresidente Daniele FARINA. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Luigi Scotti.

La seduta comincia alle 14.35.

Riforma dell'ordinamento giudiziario.

C. 2900, approvato dal Senato.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 20 luglio 2007.

Gaetano PECORELLA (FI), intervenendo sui lavori della Commissione, ritiene che prima di passare all'esame del disegno di legge sulla riforma dell'ordinamento giudiziario sia opportuno evidenziare un ulteriore episodio dal quale si può evincere chiaramente come il teso approvato dal Senato sia sostanzialmente immodificabile e che l'esame della Camera dei deputati sia solamente un passaggio formale. In particolare, ritiene che, secondo quanto riportato da agenzie di stampa, il Presidente della Repubblica, esprimendo apprezzamento per il contenuto del disegno di legge approvato dal Senato, abbia effettuato una grave interferenza nei lavori parlamentari svilendo sostanzialmente il ruolo e le funzioni della Camera dei deputati. Segnatamente, risulterebbe da agenzie di stampa che il Presidente della Repubblica abbia dichiarato che al Senato è stata raggiunta una situazione più equilibrata nei rapporti tra politica e magistratura, auspicando che lo stesso accada alla Camera. Osserva che questa dichiarazione sancisce definitivamente l'immodificabilità del testo in esame. A tutela dell'autonomia e dignità della Camera, chiede al Presidente Pisicchio di farsi interprete presso il presidente della Camera del forte disagio che l'intervento del Presidente della Repubblica ha determinato, ritenendo che tale intervento vada ben oltre i confini costituzionalmente posti al potere presidenziale di esternazione in relazione di progetti di legge all'esame del Parlamento.

Manlio CONTENTO (AN), intervenendo sui lavori della Commissione, ritiene di non essere in grado di esprimersi pienamente sull'episodio riportato dall'onorevole  Pecorella, non conoscendo l'esatto contenuto della dichiarazione effettivamente rilasciata dal Presidente della Repubblica circa il testo approvato dal Senato. Rileva che, qualora l'intervento del Capo dello Stato fosse stato nel senso riferito dall'onorevole Pecorella, l'interferenza nell'autonomia della Camera sarebbe stata molto grave. Si tratterebbe, infatti, di una presa di posizione su una delicata questione politica che cristallizza l'inemendabilità del testo, che richiederebbe un immediato intervento del Presidente della Camera. Meno grave sarebbe un intervento del Presidente della Repubblica volto ad evidenziare l'esigenza che il Parlamento prenda una posizione sul modello di ordinamento giudiziario da dare al Paese.

Pino PISICCHIO, presidente, replicando agli onorevole Contento, rileva che la dichiarazione del Presidente della Repubblica risulta da una agenzia ANSA delle ore 12.15, che riferisce l'intervento in terza persona e, quindi, non una dichiarazione specifica del Presidente. Secondo la predetta agenzia, il Presidente della Repubblica avrebbe dichiarato che sulla riforma dell'ordinamento giudiziario è stata trovata al Senato una soluzione più equilibrata sul rapporto tra politica e magistratura e si è augurato che trovi conferma alla Camera.

Per quanto attiene all'invito dell'onorevole Pecorella di sottoporre la questione al Presidente della Camera, dichiara di non poter prendere posizione su presunte dichiarazioni del Presidente della Repubblica riportate in terza persona da agenzie di stampa. Evidenzia comunque come l'unico riferimento che possa regolare i rapporti tra organi costituzionali sia dato dalla Costituzione stessa. Questa attribuisce piena autonomia a ciascuna Camera nei confronti tanto dell'altra Camera, quanto degli altri organi costituzionali. Dalla intera vicenda dell'esame parlamentare della riforma dell'ordinamento giudiziario emerge invece, per una serie di considerazioni che ricorda di aver avuto già modo di sottoporre alla Commissione in occasione dell'inizio dell'esame del provvedimento, una sorta di depotenziamento delle prerogative della Camera rispetto a quelle del Senato, che ritiene di sottoporre al Presidente della Camera.

Enrico BUEMI (RosanelPugno), intervenendo sui lavori della Commissione, ritiene che la questione evidenziata dall'onorevole Pecorella sia grave, qualora venisse confermata nel senso da questi riportata. Inoltre sottolinea che il testo trasmesso dal Senato è stato approvato con un esiguo scarto tra maggioranza ed opposizione da parte di una Assemblea formata illegittimamente, non essendovi ricompresi i quattro senatori della Rosa nel Pugno legittimamente eletti. Qualora il Senato fosse stato composto correttamente, i quattro senatori della Rosa nel Pugno con il loro voto non avrebbero consentito l'approvazione del testo che oggi ssi trova ad esaminare la Commissione Giustizia. Per tale ragione ritiene che oggi si esamina un provvedimento il cui contenuto politico è illegittimo e alterato.

Pino PISICCHIO, presidente, avverte che sono stati presentati emendamenti al disegno di legge in esame (vedi allegato 1). Prima di passare alla espressione dei pareri da parte del relatore e del rappresentante del Governo, avverte che vi sono degli iscritti a parlare sul complesso degli emendamenti.

Erminia MAZZONI (UDC), rappresentando la posizione dell'UDC sul disegno di legge in esame, sottolinea anzitutto la situazione di imbarazzo istituzionale per la compressione delle prerogative della Camera, specie dopo l'odierna esternazione del Presidente della Repubblica.

Esprime, quindi, un giudizio fortemente critico nei confronti di un provvedimento sostanzialmente scritto sotto dettatura dell'Associazione nazionale magistrati, non modificabile, palesemente inidoneo a risolvere i concreti problemi della giustizia nonchè complessivamente poco ambizioso.

Si tratta di un grave e profondo arretramento rispetto alla cosiddetta riforma Castelli che era stata lungamente ponderata e costituiva il frutto di un effettivo confronto tra maggioranza e opposizione. Tale riforma si poneva, infatti, gli obiettivi dell'ammodernamento e della maggiore professionalità della magistratura, della ricostruzione del rapporto di responsabilità del magistrato in relazione alla propria attività, nonché dell'attuazione dei principi di cui all'articolo 111 della Costituzione. Tutto questo viene sostanzialmente posto nel nulla dalla riforma in esame.

Per quanto concerne l'accesso alla magistratura, al di là della configurazione del concorso quale concorso di secondo grado, che è scelta condivisibile e comune alla riforma Castelli, i requisiti di accesso sono delineati in modo estremamente generico, tanto da far pensare ad una sostanziale delega in bianco al Consiglio superiore della magistratura. Non è, inoltre, condivisibile l'eliminazione della prova psico-attitudinale, in considerazione della delicatezza delle funzioni che i magistrati sono chiamati a svolgere. Manifesta, inoltre, forte perplessità circa la possibilità che il farraginoso meccanismo delle verifiche di professionalità possa concretamente funzionare, anche in considerazione del rapporto tra elevato numero dei soggetti che dovranno essere sottoposti a verifica e la previsione di tempi troppo stringenti. Ritiene, altresì, sconcertante l'atteggiamento di chiusura nei confronti dell'avvocatura e, più in generale, la voluta emarginazione della categoria forense.

Chiede, quindi, al Governo e alla maggioranza di tornare sui propri passi e di riconsiderare molto seriamente l'ipotesi di una ulteriore proroga della sospensione dell'efficacia della riforma Castelli, poiché allo stato solo tale situazione sembra idonea a restituire al Parlamento le prerogative riconosciute dalla Costituzione, consentendo un reale dialogo fra maggioranza ed opposizione.

Carolina LUSSANA (LNP) sottolinea come oggi inizi l'esame degli emendamenti, nei brevissimi tempi a disposizione, con un atteggiamento di chiusura da parte della maggioranza e del Governo ed in un contesto di generale svilimento del ruolo della Camera dei deputati, ridotta ad una mera Camera di ratifica di decisioni adottate dal Senato, con il contributo dei senatori a vita e sotto dettatura dell'Associazione nazionale magistrati. Ciò oggi è reso ancora più grave dalle dichiarazioni del Presidente della Repubblica, che ha reso il testo definitivamente blindato. A tale proposito si domanda se il Presidente della Repubblica abbia parlato come tale o quale Presidente del Consiglio superiore della magistratura che, peraltro, risulta molto rafforzato dalla controriforma in esame.

Ritiene che la volontà di cancellare la riforma Castelli sia prevalsa sulla volontà di fare un serio lavoro di analisi e di miglioramento di tale riforma.

Il Presidente della Repubblica ha parlato di rapporti equilibrati tra politica e magistratura, ma anche i più recenti fatti di cronaca dimostrano che tale equilibrio non sussiste. Soprattutto dopo l'abolizione dell'immunità parlamentare, il Parlamento ha iniziato sempre più spesso a cedere il passo alle pressioni della magistratura, perdendo parte della propria autonomia. Tuttavia, con la riforma in esame, anche i magistrati perderanno gran parte della propria indipendenza, diventando più che mai soggetti alla volontà del Consiglio superiore della magistratura e dell'Associazione nazionale magistrati.

Gaetano PECORELLA (FI) chiede se il Governo sia in grado di fornire le informazioni richieste da lui e dall'onorevole Contento, insieme ai deputati appartenenti ai rispettivi gruppi in Commissione Giustizia, le quali, all'esito dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, non sono state ritenute essenziali per l'istruttoria legislativa ai sensi dell'articolo 79, comma 6, del regolamento. Ricorda che il rappresentate del Governo si era comunque impegnato a fornire tali dati in tempi celeri.

Il sottosegretario Luigi SCOTTI produce i dati e le informazioni che è stato possibile acquisire in tempi celeri rispetto alla richiesta. (vedi allegato 2), con riserva di produrre in seguito ulteriore documentazione.

Gaetano PECORELLA (FI) ringrazia il rappresentante del Governo, ricordando, peraltro, che la finalità della richiesta era di stimare il numero delle valutazioni di professionalità ed i tempi entro i quali le stesse dovrebbero svolgersi, nonché di valutare la questione della temporaneità degli incarichi direttivi.

Pino PISICCHIO, presidente, invita il relatore ed il rappresentante del Governo ad esprimere il parere di competenza sugli emendamenti presentati.

Marilena SAMPERI (Ulivo), relatore, invita al ritiro di tutti gli emendamenti presentati. Ricorda che l'obiettivo della Commissione Giustizia era quello di trasmettere il testo all'Assemblea entro i tempi utili, per consentire l'approvazione entro il 31 luglio 2007.

Il sottosegretario Luigi SCOTTI si associa all'invito al ritiro di tutti gli emendamenti. Ritiene che il testo trasmesso dal Senato debba essere approvato senza modifiche rappresentando un giusto contemperamento tra tutti gli interessi coinvolti dalla riforma dell'ordinamento giudiziario. Sottolinea che tale testo non possa essere considerato come una controriforma dell'ordinamento Castelli, quanto piuttosto come un adeguamento di questo ai principi costituzionali correttamente intesi. Comprendendo il disagio dell'opposizione di non vedere accolta alcuna propria proposta emendativa, sottolinea che la volontà del Governo di non modificare il testo approvato dal Senato non debba essere considerata come una mancanza di attenzione alle prerogative della Camera.

Pino PISICCHIO, presidente, dà conto delle sostituzioni effettuate.

Nino MORMINO (FI) sottolinea l'assenza di un effettivo lavoro di valutazione del testo, condotto nell'ambito di un costruttivo confronto parlamentare. Vi è stato, anzi, il diniego del confronto e della dialettica e l'espropriazione delle prerogative della Camera. Il prodotto di questa operazione è un'autentica controriforma dell'ordinamento giudiziario, non sottoponibile a verifica critica. Anche sotto questo profilo si assiste ad un profondo arretramento rispetto alla cosiddetta riforma Castelli. Quest'ultima era, infatti, il frutto di un approfondito esame dei reali problemi alla base della giustizia e mirava a responsabilizzare effettivamente i magistrati. Il sistema di valutazione della professionalità è del tutto inadeguato. Stigmatizza il venir meno della separazione netta di funzioni tra magistratura requirente e giudicante.

Viene sostanzialmente ripresentato un sistema non conforme alla Costituzione e contrario agli interessi dei cittadini.

Carolina LUSSANA (LNP) sottolinea la contraddittorietà delle dichiarazioni del relatore in sede di espressione dei pareri sulle proposte emendative. Si chiede a quale scopo la Commissione prosegua i lavori in tali condizioni, invece di adoperarsi per la proroga del termine di sospensione della riforma Castelli al fine di avere a disposizione di un congruo tempo per esaminare il testo trasmesso dal Senato.

Gli emendamenti presentati dal proprio gruppo sono volti a ripristinare i principi di quest'ultima, che cercava di dare risposte concrete ai problemi della Giustizia. Sottolinea come i cittadini siano scontenti di come la giustizia sia amministrata e come sia necessaria anche un'autocritica della magistratura, troppo impegnata a difendere privilegi di casta, perfino ricorrendo alla minaccia di sciopero quale strumento di pressione sul Parlamento. È mancato alla maggioranza il coraggio di dialogare con l'opposizione, preferendo la via della dittatura dell'Associazione nazionale magistrati.

Quanto all'articolo 1, pur mantenendosi il concorso di secondo grado, vi sono troppi punti oscuri. È un passo indietro l'avere eliminato l'obbligo dell'indicazione dell'area funzionale, ed anche la prova psico-attitudinale.

Sulla separazione delle funzioni l'arretramento è grave e profondo, rispetto ai principi costituzionali e, in particolare, rispetto all'articolo 111 della Costituzione. Ed è stato dettato dall'Associazione nazionale magistrati.

Sulla valutazione della professionalità esprime un giudizio particolarmente negativo, anche perché tutte le decisioni sono rimesse nelle mani del Consiglio superiore della magistratura. Ciò a detrimento dell'indipendenza del magistrato. Assolutamente non condivisibili sono, inoltre, l'estromissione dell'avvocatura dai Consigli giudiziari ed il ridimensionamento della Scuola superiore della magistratura.

Gaetano PECORELLA (FI) ritiene che l'invito al ritiro del relatore non equivalga ad un parere contrario, chiedendo quindi di precisare caso per caso quale sia il parere espresso nelle ipotesi in cui gli emendamenti non vengano ritirati.

Pino PISICCHIO, presidente, specifica che l'invito al ritiro sottende che, in caso di mancato ritiro, il parere sarebbe contrario. Ciò non toglie che il relatore potrà sempre intervenire per motivare il suo parere.

Gaetano PECORELLA (FI) illustra il suo emendamento 1.1, finalizzato a garantire una adeguata preparazione da parte dei magistrati, soffermandosi in particolare sulla rilevanza della prova psico-attitudinale che, prevista per altre professioni, appare essenziale per l'attività dei magistrati. È indispensabile che il magistrato, oltre che preparato, sia sensato ed equilibrato.

Per quanto il senso della giurisdizione debba essere unico, diverso è il compito tra chi giudica e chi forme le prove. Ritiene necessario mantenere la scelta dell'area funzionale da parte dell'aspirante magistrato.

Erminia MAZZONI (UDC) sugli identici emendamenti 1.1 e 1.2 esprime la totale condivisione del proprio gruppo. Chiede che il relatore motivi il proprio parere su tali emendamenti.

Pierluigi MANTINI (Ulivo) sottolinea come la valutazione sintetica del relatore sia tutt'altro che priva di un solido approfondimento. Certamente, come affermato dall'onorevole Pecorella, è importante l'equilibrio del magistrato, ma si è optato per una soluzione che non sia una tantum, ma vanno controllate unitamente alla complessiva attività e condotta. Questo è il senso della verifica quadriennale che intende essere più garantista.

È anche comprensibile che si voglia una maggiore specializzazione per la magistratura requirente, e a tal fine provvederà la Scuola superiore della magistratura, ma si è preferito mantenere una base di cultura giurisdizionale comune alla funzione giudicante e requirente.

Carolina LUSSANA (LNP) sottolinea come puntualmente un esponente della maggioranza abbia ritenuto di dover motivare la contrarietà agli emendamenti dell'opposizione, anche se tali motivazioni non sono condivisibili. Ciò non toglie, comunque, che su questo provvedimento non vi è un vero dibattito parlamentare. Ribadisce e sottolinea come la valutazione psico-attitudinale dell'aspirante magistrato sia un'importante garanzia e uno strumento per individuare con più precisione l'attitudine del candidato verso la funzione giudicante o requirente.

Manlio CONTENTO (AN) dichiara di essere favorevole agli emendamenti 1.1 e 1.2, che sottolineano la delicatezza della funzione dei magistrati, in grado di incidere in modo intenso sui diritti dei cittadini. Si sofferma, in particolare, sull'opportunità di prevedere le prove psico-attitudinali e di disciplinare i concorsi in modo che emerga la propensione del candidato alla funzione giudicante o requirente.

Enrico BUEMI (RosanelPugno) sottolinea come l'esame psico-attitudinale sia richiesto per legge per lo svolgimento di attività e funzioni molto meno delicate di quella dei magistrati. Dichiara di astenersi sugli identici emendamenti 1.1 e 1.2.

Nino MORMINO (FI) sottolinea come la prova psico-attitudinale sia di primaria importanza per valutare la propensione del candidato verso la funzione giudicante o requirente, ciò unitamente alla opzione espressamente compiuta in tal senso del candidato stesso.

Marilena SAMPERI (Ulivo) sottolinea di aver espresso sinteticamente, ma esaustivamente il proprio parere, precisando che, in caso di mancato ritiro, il parere sarebbe ovviamente contrario.

Sottolinea l'importanza dell'unicità della cultura e formazione giurisdizionale, pur nella separazione delle funzioni. Sarebbe contraddittorio concepire un'opzione, prematura e inconsapevole, del candidato in merito alla funzione giudicante o requirente. Tale scelta dovrà formarsi e divenire consapevole nel corso del tirocinio.

Quanto all'esame psico-attitudinale, ricorda come una resistenza in tal senso sia stata manifestata anche da membri dell'opposizione. Tuttavia, ritiene che il sistema delle valutazioni professionali sia idonea a responsabilizzare adeguatamente il magistrato e a consentirne una valutazione globale. Contesta, inoltre, che la riforma in esame abbia estromesso l'avvocatura dalla valutazione di professionalità, nel contesto di un procedimento amministrativo e dei principi della legge n. 241 del 1990.

Il sottosegretario Luigi SCOTTI sottolinea che il Governo non è pregiudizialmente contrario alla prova psico-attitudinale, ma si è optato per la scuola psicologica maggioritaria, che ritiene tale prova non attendibile. Non risulta poi che per altri concorsi pubblici relativi all'esercizio di funzioni delicate, come quelle proprie del funzionario di prefettura o di questura ovvero del notaio,sia prevista la prova psicoattitudinale.

Quanto all'opzione iniziale, rileva come essa sia del tutto prematura se compiuta dal candidato, non essendo questi in grado di effettuare una scelta consapevole, come quella di chi già esercita le funzioni giudiziarie.

Esistono d'altra parte già oggi circolari del Consiglio superiore della magistratura che identificano strumenti per identificare uditori con particolari problemi di equilibrio psichico.

La Commissione respinge gli identici emendamenti Pecorella 1.1 e Lussana 1.2

Gaetano PECORELLA (FI) chiede che si rifletta sugli emendamenti Pecorella 1.3 e Consolo 1.18, che mirano ad evitare che si bandiscano concorsi per un numero molto limitato di posti e a stabilire criteri più precisi.

Manlio CONTENTO (AN) concorda con l'onorevole Pecorella sugli emendamenti Pecorella 1.3 e Consolo 1.18 e sottolinea come sia inutile assumere nuovi magistrati che non siano supportati da personale amministrativo in numero adeguato.

La Commissione respinge, con distinte votazione, gli identici emendamenti Pecorella 1.3 e Consolo 1.18, gli identici emendamenti Consolo 1.4 e Pecorella 1.5, gli identici emendamenti Pecorella 1.6 e Consolo 1.7, gli identici emendamenti Pecorella 1.8 e Consolo 1.9, gli identici emendamenti Pecorella 1.10 e Consolo 1.11, e gli identici emendamenti Pecorella 1.12 e Consolo 1.13.

Gaetano PECORELLA (FI) illustra il proprio emendamento 1.16, sottolineando l'importanza delle procedure civile e penale. Evidenziando che il sottosegretario Scotti ha d'altra parte ritenuto un errore sopprimere la prova pratica sulle procedure, dichiara di essere disposto di riformulare il suo emendamento introducendovi anche la prova pratica. Qualora ciò non fosse possibile, sarà comunque opportuno  dare un maggior risalto alle materie procedurali anche nella prova scritta.

Nino MORMINO (FI) concorda con l'onorevole Pecorella, evidenziando la rilevanza e sostanziale differenza tra prova scritta e orale. La prima, a suo parere, è fondamentale per i candidati a tale concorso.

La Commissione respinge l'emendamento Pecorella 1.16.

Gaetano PECORELLA (FI) illustra il proprio emendamento 1.17 che vuole introdurre una specifica cautela affinché i concorsi si svolgano trasparentemente.

La Commissione respinge l'emendamento Pecorella 1.17.

Gaetano PECORELLA (FI) anche se l'esame degli emendamenti si sta dimostrando un mero passaggio formale, chiede che almeno il rappresentante del Governo ed il relatore riflettano su quegli emendamenti che non incidono sulla struttura del testo, ma che comunque correggono alcune scelte sbagliate effettuate dal Senato. Insiste, quindi, per l'approvazione del proprio emendamento 1.19, volto a prevedere tra le materie del concorso discipline che vengono quotidianamente applicate dai magistrati, come, in particolare, il diritto industriale.

Manlio CONTENTO (AN) ritiene che l'applicazione del diritto industriale necessiti di un giudice altamente specializzato e che tale materia sia di fondamentale importanza nel contesto del concorso in magistratura.

Carolina LUSSANA (LNP) dichiara di apporre la propria firma all'emendamento Pecorella 1.19, ricordando l'importanza, anche nel contesto internazionale, degli strumenti di tutela dei prodotti delle nostre imprese.

Nino MORMINO (FI) sottolinea anch'egli l'importanza di inserire il diritto industriale e d'autore fra le materia di esame nel concorso in questione, quale momento di fondamentale importanza per la modernizzazione della magistratura.

Il sottosegretario Luigi SCOTTI rileva che la l'esigenza di trasparenza di cui all'emendamento Pecorella 1.17, già respinto, sia sostanzialmente già assicurata dal testo. Quando all'emendamento Pecorella 1.19, ricorda che il diritto commerciale comprende anche le materia del diritto industriale e d'autore, oltre al diritto societario. Inoltre ricorda che per accedere alle sezioni specializzate di diritto industriale è necessaria un ulteriore percorso formativo del magistrato.

Carolina LUSSANA (LNP) ritiene che per le materie in questione sia necessaria una specifica preparazione sin dall'accesso in magistratura.

La Commissione respinge gli identici emendamenti Pecorella 1.19 e Consolo 1.20.

Mario PEPE (FI) richiama l'attenzione sull'emendamento Pecorella 1.21, che, prevedendo come prova di esame la tecnica delle investigazioni, appare di primaria importanza, dato in molte situazioni i pubblici ministeri hanno dimostrato di non sapere svolgere adeguatamente le indagini preliminari.

Gaetano PECORELLA (FI) insiste per l'approvazione del proprio emendamento 1.21, sottolineando l'importanza di apprendere la tecnica delle investigazioni, sia per il magistrato giudicante che per quello inquirente.

La Commissione respinge l'emendamento Pecorella 1.21 e l'emendamento Barani 1.22.

Gaetano PECORELLA (FI) illustra il proprio emendamento 1.23, che affronta con maggior dettaglio la questione dell'esame psico-attitudinale. Sottolinea,  quindi, come la valutazione negativa di tale esame fatta dal Consiglio superiore della magistratura nel parere espresso sul disegno di legge del Governo non sia corretta, non essendo ispirata da considerazioni di natura tecnica.

In relazione a quanto dichiarato precedentemente dal rappresentate del Governo, sottolinea che appare comunque preferibile una selezione preventiva di chi non abbia i necessari requisiti psico-attitudinali, piuttosto che effettuata nel periodo del tirocinio da parte di altri magistrati.

Mario PEPE (FI) osserva che l'esame psico-attitudinale è previsto in molti concorsi pubblici e consentirebbe di evitare spiacevoli vicende, che pure in passato si sono verificate.

Luigi VITALI (FI) ricorda il grande dibattito svoltosi nella precedente legislatura sull'introduzione della prova psico-attitudinale. Si sarebbe aspettato una cancellazione della prova in esame solo se fosse stato proposto di estenderla a tutti i magistrati in servizio. Ma, così non è, e oggi tale prova è ampliamente utilizzata anche per il reclutamento nel settore privato.

Erminia MAZZONI (UDC) condivide la ratio dell'emendamento Pecorella 1.23, ma vorrebbe che il Governo fornisse spiegazioni più dettagliate in merito al fatto che la prova psico-attitudinale sia utilizzata in molti concorsi pubblici e non debba esserlo per quello in magistratura. Ritiene, infatti, che tale prova dovrebbe essere utilizzata, in primo luogo, nel concorso in questione.

La Commissione respinge gli identici emendamenti Pecorella 1.23 e Consolo 1.24, gli identici emendamenti Pecorella 1.25 e Consolo 1.26, l'emendamento Consolo 1.27, gli identici emendamenti Pecorella 1.28 e Lussana 1.29, e l'emendamento Consolo 1.30.

Luigi VITALI (FI) illustra il proprio emendamento 1.69 e ne raccomanda l'approvazione.

La Commissione respinge l'emendamento Vitali 1.69.

Gaetano PECORELLA (FI) illustra il proprio emendamento 1.31, volto a correggere un errore clamoroso commesso nella formulazione del comma 3, consentendo, in caso di seconda laurea, che possano accedere in magistratura soggetti che abbiano conseguito una laurea triennale anziché quadriennale in giurisprudenza. La circostanza che si tratti di una seconda laurea poco importa. È invece ovvio che per accedere in magistratura sia necessaria una laurea in giurisprudenza con un percorso quadriennale.

Manlio CONTENTO (AN) rileva che il comma 3 è erroneamente formulato o è formulato a vantaggio di qualche soggetto specifico. Chiede conto al rappresentante del Governo delle reali finalità della norma che l'emendamento in questione vuole sopprimere.

Pino PISICCHIO, presidente, ricorda che l'emendamento è stato presentato al Senato dal senatore Caruso di AN, per cui le finalità non sono da richiedere al Governo.

Mario PEPE (FI) ritiene che la norma debba essere in ogni caso corretta.

Luigi VITALI (FI) sottolinea la necessità di una laurea in giurisprudenza e l'inutilità di una seconda laurea che non sia in giurisprudenza.

Nino MORMINO (FI) ritiene che non debba essere possibile che un magistrato abbia una laurea triennale in giurisprudenza. Inoltre, si creerebbe una disparità di trattamento rispetto agli avvocati.

Il sottosegretario Luigi SCOTTI ricorda le motivazioni del senatore Caruso, il quale ha sottolineato che la seconda laurea breve si collega a una specifica qualifica e curriculum professionale dei soggetti che possono usufruirne ai fini dell'accesso in magistratura.

La Commissione respinge gli emendamenti Pecorella 1.31 e 1.32, Vitali 1.70, Pecorella 1.33 e Lussana 1.34.

La Commissione respinge gli identici emendamenti Pecorella 1.35 e Consolo 1.36, gli identici emendamenti Pecorella 1.37 e Consolo 1.38, gli emendamenti Pecorella 1.39 e 1.40, gli identici emendamenti Pecorella 1.41 e Consolo 1.42, e gli identici emendamenti Pecorella 1.43 e Consolo 1.44.

Gaetano PECORELLA (FI) illustra il proprio emendamento 1.46, che affronta la questione della composizione numerica disomogenea delle sottocommissioni d'esame, con conseguente disparità di trattamento dei candidati e lesione di principi costituzionali, non ritenendo soddisfacenti i chiarimenti che il relatore ha fornito nella seduta del 20 luglio scorso.

La Commissione respinge gli identici emendamenti Lussana 1.45 e Pecorella 1.46.

Gaetano PECORELLA (FI) illustra il proprio emendamento 1.47 e ne raccomanda l'approvazione, sottolineando che potrebbe crearsi un conflitto di attribuzioni tra Consiglio Superiore della Magistratura e Ministro nella nomina della Commissione di concorso.

Il sottosegretario Luigi SCOTTI ritiene che non si possa verificare la possibilità di contrasto illustrata dall'onorevole Pecorella, considerato che si tratta di un atto di sostanziale competenza del Consiglio Superiore della Magistratura.

La Commissione respinge l'emendamento Pecorella 1.47, gli identici emendamenti Consolo 1.48 e Pecorella 1.49, gli identici emendamenti Pecorella 1.50 e Consolo 1.51, l'emendamento Pecorella 1.52, gli identici emendamenti Pecorella 1.53 e Consolo 1.54, l'emendamento Pecorella 1.55, gli identici emendamenti Pecorella 1.56 e Consolo 1.57, l'emendamento Pecorella 1.58, gli identici emendamenti Pecorella 1.59 e Consolo 1.60 nonché l'emendamento Lussana 1.61.

Gaetano PECORELLA (FI) illustra il proprio emendamento 1.62 e ne raccomanda l'approvazione.

La Commissione respinge l'emendamento Pecorella 1.62.

Gaetano PECORELLA (FI) illustra il proprio emendamento 1.63 e ne raccomanda l'approvazione, ritenendo eccessivo sia il numero degli elaborati da correggere, sia il numero di esami orali da svolgere. D'altra parte non esiste un modo per commisurare e, quindi, contingentare il tempo di correzione di un compito.

Manlio CONTENTO (AN) ritiene un errore avere inserito tale previsione in un contesto normativo.

La Commissione respinge gli emendamenti Pecorella 1.63, Lussana 1.64 e 1.65, Pecorella 1.66, Consolo 1.67 e Lussana 1.68.

Gaetano PECORELLA (FI) illustra il proprio emendamento 2.2, volto a sopprimere l'articolo 2 del disegno di legge e, quindi, la disposizione che elimina la separazioni di funzioni sancita dalla riforma Castelli in attuazione del referendum che affermò indirettamente tale principio. Inoltre l'articolo 2 contrasta con l'articolo 111 della Costituzione, che può essere interpretato come l'affermazione del principio di separazione delle carriere, a garanzia dei cittadini. Ritiene poi che il meccanismo delle incompatibilità territoriali previsto dal testo del Senato sia in realtà una forma surrettizia di separazione delle funzioni. Considera che ciò sia un grave errore della maggioranza nella appare evidente che prevalga un'anima inquisitoria.

Manlio CONTENTO (AN) ritiene la disciplina dell'articolo 2 non rispondente all'articolo 111 della Costituzione, poiché  prevede una inaccettabile fungibilità fra magistrato giudicante e requirente.

Luigi VITALI (FI) evidenzia che è soprattutto con riferimento all'articolo 2 che quella in esame può definirsi una controriforma alla riforma Castelli, scritta sotto dettatura dell'Associazione nazionale magistrati.

Nino MORMINO (FI) ritiene che, da un lato, non si sono distinte le funzioni tra loro e che, dall'altro, le single funzioni siano state eccessivamente parcellizzate.

Mario PEPE (FI) ritiene che il degrado cui è arrivato il nostro ordinamento giudiziario sia evidenziato e confermato dalle indebite interferenze dell'Associazione nazionale magistrati ogni qualvolta si tenti di operare una riforma razionale.

La Commissione respinge gli identici emendamenti Consolo 2.1 e Pecorella 2.2, l'emendamento Pecorella 2.4 e l'emendamento Lussana 2.6.

Gaetano PECORELLA (FI) illustra il proprio emendamento 2.3 e ne raccomanda l'approvazione.

La Commissione respinge gli emendamenti Pecorella 2.3, 2.5 e 2.7.

Gaetano PECORELLA (FI) illustra il proprio emendamento 2.8, che mira a superare il problema dell'assenza di valutazioni dopo che il magistrato ha compiuto 28 anni di anzianità di servizio, riprendendo degli spunti critici dell'onorevole Tenaglia.

La Commissione respinge gli emendamenti Pecorella 2.8 e Lussana 2.9.

Luigi VITALI (FI) illustra il proprio emendamento 2.221, che mira ad introdurre una norma di buon senso, escludendo che i magistrati tirocinanti assumano funzioni particolarmente delicate come quelle monocratiche giudicanti.

La Commissione respinge gli emendamenti Vitali 2.221, 2.114, 2.115 e 2.116.

Gaetano PECORELLA (FI) illustra il proprio emendamento 2.10 in tema di valutazione di professionalità, che esclude la valutazione dell'attività di interpretazione di norme e di valutazione del fatto e delle prove, salvo che risulti un errore grave e palesemente inescusabile.

Luigi VITALI (FI) ritiene che alla norma in esame debba essere apportato anche il correttivo di cui al proprio emendamento 2.117.

Nino MORMINO (FI) ribadisce la necessità di superare l'irresponsabilità dei magistrati anche dalle ipotesi di colpa grave, privilegio questo che li differenzia da tutte le altre categorie professionali. Tale sostanziale irresponsabilità, che è non solo penale, ma anche disciplinare, si pone alla base di molti comportamenti arbitrari di taluni magistrati.

Manlio CONTENTO (AN) sottolinea come si sia di fronte ad un'altra occasione perdente per responsabilizzare i magistrati. Con il sistema dei Consigli giudiziari, i magistrati giudicano se stessi e, quindi, non vi è vulnus all'indipendenza dei magistrati medesimi. Tuttavia, è stata sottovalutata la rilevanza dei dati statistici relativi ai singoli magistrati, per identificare situazioni patologiche.

La Commissione respinge l'emendamento Pecorella 2.10.

Pino PISICCHIO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 19.20.


 


 


ALLEGATO 1

Riforma dell'ordinamento giudiziario. C. 2900, approvato dal Senato.

EMENDAMENTI

 

 


ART. 1.

Sostituire il comma 2 con il seguente:

2. L'articolo 1 del decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 1. - (Concorso per uditore giudiziario). - 1. La nomina ad uditore giudiziario si consegue mediante concorso per esame, bandito con cadenza annuale entro il 15 settembre.

2. L'esame consiste in una prova scritta ed in una prova orale.

3. La prova scritta verte su ciascuna delle seguenti materie:

a) diritto civile;

b) diritto penale;

c) diritto amministrativo.

4. La prova orale verte su ciascuna delle seguenti materie o gruppi di materie:

a) diritto civile ed elementi fondamentali di diritto romano;

b) procedura civile;

c) diritto penale;

d) procedura penale;

e) diritto amministrativo, costituzionale e tributario;

f) diritto commerciale e industriale;

g) diritto del lavoro e della previdenza sociale;

h) diritto comunitario;

i) diritto internazionale ed elementi di informatica giuridica;

l) di lingua straniera, scelta dal candidato fra quelle ufficiali dell'Unione europea.

5. Sono ammessi alla prova orale i candidati che ottengono non meno di dodici ventesimi di punti in ciascuna delle materie della prova scritta. Conseguono la idoneità i candidati che ottengono non meno di sei decimi nelle materie della prova orale di cui al comma 4, lettere a), b), c), d), e), f), g), h), e i), e comunque una votazione complessiva nelle due prove, esclusiva prova orale sulla materia di cui alla lettera l), non inferiore a centocinque punti. Non sono ammesse frazioni di punto.

6. Il candidato deve indicare nella domanda di partecipazione al concorso, a pena di inammissibilità, se intende accedere a posti nella funzione giudicante ovvero a quelli nella funzione requirente. Deve indicare, inoltre, la lingua straniera sulla quale intende essere esaminato. Con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, terminata la valutazione degli elaborati scritti, sono nominati componenti della commissione esaminatrice docenti universitari delle lingue indicate dai candidati ammessi alla prova orale. I commissari così nominati partecipano in soprannumero ai lavori della commissione, ovvero di una o entrambe le sotto commissioni, se formate, limitatamente alle prove orali relative alla lingua straniera della quale sono docenti. Il voto sulla conoscenza della lingua straniera, espresso in decimi, si aggiunge a quello complessivo ottenuto dal candidato ai sensi del comma 5.

7. Nell'ambito delle prove orali di cui al comma 4, i candidati sostengono un colloquio di idoneità psico-attitudinale all'esercizio della professione di magistrato, anche in relazione alle specifiche funzioni indicate nella domanda di ammissione. La valutazione dell'esito del colloquio, condotto dal professore universitario incaricato di cui all'articolo 5, comma 1, è operata collegialmente dalla commissione».

  1. 1.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 2 con il seguente:

2. L'articolo 1 del decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 1. - (Concorso per uditore giudiziario). - 1. La nomina ad uditore giudiziario si consegue mediante concorso per esame, bandito con cadenza annuale entro il 15 settembre.

2. L'esame consiste in una prova scritta ed in una prova orale.

3. La prova scritta verte su ciascuna delle seguenti materie:

a) diritto civile;

b) diritto penale;

c) diritto amministrativo.

4. La prova orale verte su ciascuna delle seguenti materie o gruppi di materie:

a) diritto civile ed elementi fondamentali di diritto romano;

b) procedura civile;

c) diritto penale;

d) procedura penale;

e) diritto amministrativo, costituzionale e tributario;

f) diritto commerciale e industriale;

g) diritto del lavoro e della previdenza sociale;

h) diritto comunitario;

i) diritto internazionale ed elementi di informatica giuridica;

l) di lingua straniera, scelta dal candidato fra quelle ufficiali dell'Unione europea.

5. Sono ammessi alla prova orale i candidati che ottengono non meno di dodici ventesimi di punti in ciascuna delle materie della prova scritta. Conseguono la idoneità i candidati che ottengono non meno di sei decimi nelle materie della prova orale di cui al comma 4, lettere a), b), c), d), e), f), g), h) e i), e comunque una votazione complessiva nelle due prove, esclusa la prova orale sulla materia di cui alla lettera l), non inferiore a cento cinque punti. Non sono ammesse frazioni di punto.

6. Il candidato deve indicare nella domanda di partecipazione al concorso, a pena di inammissibilità, se intende accedere a posti nella funzione giudicante ovvero a quelli nella funzione requirente. Deve indicare, inoltre, la lingua straniera sulla quale intende essere esaminato. Con decreto dei Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, terminata la valutazione degli elaborati scritti, sono nominati componenti della commissione esaminatrice docenti universitari delle lingue indicate dai candidati ammessi alla prova orale. I commissari così nominati partecipano in soprannumero ai lavori della commissione, ovvero di una o entrambe le sotto commissioni, se formate, limitatamente alle prove orali relative alla lingua straniera della quale sono docenti. Il voto sulla conoscenza della lingua straniera, espresso in decimi, si aggiunge a quello complessivo ottenuto dal candidato ai sensi del comma 5.

7. Nell'ambito delle prove orali di cui al comma 4, i candidati sostengono un colloquio di idoneità psico-attitudinale all'esercizio della professione di magistrato, anche in relazione alle specifiche funzioni indicate nella domanda di ammissione. La valutazione dell'esito dei colloquio, condotto dal professore universitario  incaricato di cui all'articolo 5, comma 1, è operata collegialmente dalla commissione».

  1. 2.Lussana.

Al comma 2, capoverso, sostituire il comma 1 con il seguente: La nomina a magistrato ordinario si consegue mediante un concorso per esami bandito entro novanta giorni dal momento in cui la somma dei posti vacanti e di quelli che tali risulteranno nel quadriennio successivo, per i quali può essere attivata la procedura di reclutamento, risulterà pari a quattrocento.

Conseguentemente, al comma 4, alla lettera a), al capoverso ivi richiamato, sopprimere le parole: «con cadenza di norma annuale.

   1. 3.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, sostituire il comma 1 con il seguente: La nomina a magistrato ordinario si consegue mediante un concorso per esami bandito entro novanta giorni dal momento in cui la somma dei posti vacanti e di quelli che tali risulteranno nel quadriennio successivo, per i quali può essere attivata la procedura di reclutamento, risulterà pari a quattrocento.

Conseguentemente, al comma 4, alla lettera a), al capoverso ivi richiamato, sopprimere le parole: con cadenza di norma annuale.

   1. 18.Consolo, Bongiorno, Contento, Siliquini.

Al comma 2, capoverso, sostituire il comma 1 con il seguente: La nomina a magistrato ordinario si consegue mediante un concorso per esami bandito entro novanta giorni dal momento in cui la somma dei posti vacanti e di quelli che tali risulteranno nel quadriennio successivo, per i quali può essere attivata la procedura di reclutamento, risulterà pari a trecento.

Conseguentemente, al comma 4, alla lettera a), al capoverso 1 ivi richiamato, sopprimere le parole: con cadenza di norma annuale.

  1. 4.Consolo, Contento, Siliquini, Bongiorno.

Al comma 2, capoverso, sostituire il comma 1 con il seguente: La nomina a magistrato ordinario si consegue mediante un concorso per esami bandito entro novanta giorni dal momento in cui la somma dei posti vacanti e di quelli che tali risulteranno nel quadriennio successivo, per i quali può essere attivata la procedura di reclutamento, risulterà pari a trecento.

Conseguentemente, al comma 4, alla lettera a), al capoverso, sopprimere le parole: con cadenza di norma annuale.

  1. 5.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, sostituire il comma 1 con il seguente:

1. La nomina a magistrato ordinario si consegue mediante un concorso per esami. I concorsi sono banditi ogni due anni, per un numero di posti pari a quelli vacanti e che tali si renderanno nei quattro anni successivi. I risultati delle prove di ciascun concorso sono comunicati entro i novanta giorni antecedenti la pubblicazione del bando del concorso successivo.

Conseguentemente, al comma 4, alla lettera a), capoverso, sopprimere le parole: con cadenza di norma annuale.

   1. 6.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, sostituire il capoverso 1 con il seguente:

1. La nomina a magistrato ordinario si consegue mediante un concorso per esami. I concorsi sono banditi ogni due anni, per un numero di posti pari a quelli vacanti e che tali si renderanno nei quattro anni successivi. I risultati delle prove di ciascun concorso sono comunicati entro i novanta giorni antecedenti la pubblicazione del bando del concorso successivo.

Conseguentemente, al comma 4, alla lettera a), capoverso 1, sopprimere le parole: con cadenza di norma annuale.

   1. 17.Consolo, Siliquini, Bongiorno, Contento.

Al comma 2, capoverso, al comma 1, sostituire le parole: con cadenza di norma annuale in relazione ai con le seguenti: entro novanta giorni dal momento in cui risultino in numero di cinquecento i.

Conseguentemente, al comma 4, alla lettera a), capoverso 1, sopprimere le parole: con cadenza di norma annuale.

  1. 18.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 1, sostituire le parole: con cadenza di norma annuale in relazione ai con le seguenti: entro novanta giorni dal momento in cui risultino in numero di cinquecento i.

Conseguentemente, al comma 4, alla lettera a), capoverso, sopprimere le parole: con cadenza di norma annuale.

   1. 9.Consolo, Bongiorno, Contento, Siliquini.

Al comma 2, capoverso, al comma 1, sostituire le parole: con cadenza di norma annuale in relazione ai con le seguenti: entro novanta giorni dal momento in cui risultino in numero di trecento i.

Conseguentemente, al comma 4, alla lettera a), capoverso, sopprimere le parole: con cadenza di norma annuale.

   1. 10.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, al comma 1, sostituire le parole: con cadenza di norma annuale in relazione ai con le seguenti: entro novanta giorni dal momento in cui risultino in numero di trecento i.

Conseguentemente, al comma 4, alla lettera a), capoverso 1, sopprimere le parole: con cadenza di norma annuale.

   1. 11.Consolo, Contento, Siliquini, Bongiorno.

Al comma 2, capoverso, al comma 1, sopprimere le parole: di norma.

Conseguentemente, al comma 4, alla lettera a), capoverso 1, sopprimere le parole: con cadenza di norma annuale.

  1. 12.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 1, sopprimere le parole: di norma.

Conseguentemente, al comma 4, alla lettera a), al capoverso, sopprimere le parole: con cadenza di norma annuale.

  1. 13.Consolo, Siliquini, Bongiorno, Contento.

Al comma 2, capoverso, sostituire il comma 3 con il seguente:

3. La prova scritta consente nello svolgimento di cinque elaborati tecnici, rispettivamente vertenti sul diritto civile, sulla procedura civile, sul diritto penale, sulla procedura penale e sul diritto amministrativo.

1. 16.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 3, aggiungere, in fine, le seguenti parole: il cui ordine di svolgimento è determinato, giorno per giorno, mediante estrazione a sorte operata dalla commissione la mattina della prova.

1. 17.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 4, dopo la lettera l), aggiungere la seguente:

l-bis) diritto della proprietà industriale e diritto d'autore, con l'approfondimento dei temi della concorrenza, della contraffazione e della tutela dei consumatori.

  1. 19.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 4, dopo la lettera l), aggiungere la seguente:

l-bis) diritto della proprietà industriale e diritto d'autore, con l'approfondimento dei temi della concorrenza, della contraffazione e della tutela dei consumatori.

  1. 20.Consolo, Contento, Siliquini, Bongiorno.

Al comma 2, capoverso, comma 4, dopo la lettera l) aggiungere la seguente:

l-bis) tecnica delle investigazioni.

1. 21.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 5, sostituire le parole: dodici ventesimi con le parole: quattordici ventesimi, le parole: sei decimi con le parole: sette decimi, le parole: centootto punti con le parole: centoquindici.

1. 22.Barani.

Al comma 2, capoverso, sostituire il comma 7 con i seguenti:

7. Prima dell'espletamento della prova orale i candidati sostengono un colloquio mirante ad accertare la loro idoneità psico-attitudinale allo svolgimento delle funzioni di magistrato, in particolare sotto il profilo del possesso del necessario equilibrio e anche in relazione a quanto previsto dall'articolo 3 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946 n. 511.

I colloqui sono svolti con docenti universitari di psicologia nominati con le modalità di cui al comma 6 e, qualora si concludano con esito non positivo, gli stessi sono ripetuti con la intera Commissione che si pronuncia collegialmente.

7-bis. Nulla è innovato in ordine agli specifici requisiti previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752, e successive modificazioni, per la copertura dei posti di magistrato nella provincia di Bolzano, fermo restando, comunque, che la lingua straniera prevista dal comma 4 deve essere diversa rispetto a quella obbligatoria per il conseguimento dell'impiego.

  1. 23.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, sostituire il comma 7 con i seguenti:

7. Prima dell'espletamento della prova orale i candidati sostengono un colloquio mirante ad accertare la loro idoneità psico-attitudinale allo svolgimento delle funzioni di magistrato, in particolare sotto il profilo del possesso del necessario equilibrio e anche in relazione a quanto previsto dall'articolo 3 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946 n. 511.

I colloqui sono svolti con docenti universitari di psicologia nominati con le modalità di cui al comma 6 e, qualora si concludano con esito non positivo, gli stessi sono ripetuti con la intera Commissione che si pronuncia collegialmente.

7-bis. Nulla è innovato in ordine agli specifici requisiti previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752, e successive modificazioni, per la copertura dei posti di magistrato nella provincia di Bolzano, fermo restando, comunque, che la lingua straniera prevista dal comma 4 deve essere diversa rispetto a quella obbligatoria per il conseguimento dell'impiego.

  1. 24.Consolo, Siliquini, Bongiorno, Contento.

Al comma 2, capoverso, dopo il comma 7, aggiungere il seguente:

7-bis. Sono direttamente ammessi alla prova orale, senza che debbano previamente sostenere quella scritta, i candidati che, pur essendo stati dichiarati idonei in uno dei due concorsi precedenti, non abbiano conseguito un punteggio sufficiente per essere nominati magistrati per effetto di quanto previsto dall'articolo 8, salvo che ciò non abbia potuto avvenire per la mancanza, loro ascrivibile, di taluno degli ulteriori requisiti previsti dalla legge.

   1. 25.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, dopo il comma 7, aggiungere il seguente:

7-bis. Sono direttamente ammessi alla prova orale, senza che debbano previamente sostenere quella scritta, i candidati che, pur essendo stati dichiarati idonei in uno dei due concorsi precedenti, non abbiano conseguito un punteggio sufficiente per essere nominati magistrati per effetto di quanto previsto dall'articolo 8, salvo che ciò non abbia potuto avvenire per la mancanza, loro ascrivibile, di taluno degli ulteriori requisiti previsti dalla legge.

   1. 26.Consolo, Bongiorno, Contento, Siliquini.

Sopprimere il comma 3.

1. 27.Consolo, Contento, Siliquini.

Sostituire il comma 3 con il seguente:

3. L'articolo 2 del decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 2. - (Requisiti per l'ammissione al concorso). - 1. Al concorso sono ammessi coloro che:

a) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito diploma presso le scuole di specializzazione nelle professioni legali previste dall'articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni. Il numero dei laureati da ammettere alle scuole di specializzazione per le professioni legali è determinato, fermo quanto previsto nel comma 5 dell'articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, in misura non superiore a dieci volte il maggior numero dei posti considerati negli ultimi tre bandi di concorso per magistrato ordinario;

b) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito il dottorato di ricerca in materie giuridiche;  

c) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione forense;

d) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno svolto, dopo il superamento del relativo concorso, funzioni direttive nelle pubbliche amministrazioni per almeno tre anni e non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

e) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno svolto le funzioni di magistrato onorario per almeno quattro anni senza demerito e senza essere stati revocati o disciplinarmente sanzionati;

f) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito il diploma di specializzazione in una disciplina giuridica, al termine di un corso di studi della durata non inferiore a due anni presso le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162.

2. Sono ammessi al concorso i candidati che, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda, risultano di età non inferiore agli anni ventuno e non superiore ai quaranta e, soddisfino alle seguenti condizioni:

a) essere cittadino italiano;

b) avere l'esercizio dei diritti civili;

c) possedere gli altri requisiti richiesti dalle leggi vigenti.

3. Si applicano le disposizioni vigenti per l'elevamento del limite massimo di età nei casi stabiliti dalle disposizioni stesse.

4. Il Consiglio superiore della magistratura non ammette al concorso i candidati che, per le informazioni raccolte, non risultano di condotta incensurabile. Qualora non si provveda alla ammissione con riserva, il provvedimento di esclusione è comunicato agli interessati almeno trenta giorni prima dello svolgimento della prova scritta.

5. Ai concorsi per l'accesso in magistratura indetti fino al quinto anno successivo alla data di acquisto di efficacia del primo dei decreti legislativi emanati nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150, sono ammessi, oltre a coloro che sono in possesso dei requisiti per l'ammissione al concorso di cui al presente articolo, anche coloro che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, essendosi iscritti al relativo corso di laurea anteriormente all'anno accademico 1998-1999. L'accesso al concorso avviene con le modalità di cui al presente articolo».

  1. 28.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 3 con il seguente:

3. L'articolo 2 del decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 2. - (Requisiti per l'ammissione al concorso). - 1. Al concorso sono ammessi coloro che:

a) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito diploma presso le scuole di specializzazione nelle professioni legali previste dall'articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni. Il numero dei laureati da ammettere alle scuole di specializzazione per le professioni legali è determinato, fermo quanto previsto nel comma 5 dell'articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, in misura non superiore a dieci volte il maggior numero dei posti considerati negli ultimi tre bandi di concorso per uditore giudiziario;  

b) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito il dottorato di ricerca in materie giuridiche;

c) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione forense;

d) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di dorata non inferiore a quattro anni ed hanno svolto, dopo il superamento dei relativo concorso, funzioni diretti ve nelle pubbliche amministrazioni per almeno tre anni e non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

e) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno svolto le funzioni di magistrato onorario per almeno quattro anni senza demerito e senza essere stati revocati o disciplinarmente sanzionati;

f) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito il diploma di specializzazione in una disciplina giuridica, al termine di un corso di studi della durata non inferiore a due anni presso le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162.

2. Sono ammessi al concorso i candidati che, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda, risultano di età non inferiore agli anni ventuno e non superiore ai quaranta e, soddisfino alle seguenti condizioni:

a) essere cittadino italiano;

b) avere l'esercizio dei diritti civili;

c) possedere gli altri requisiti richiesti dalle leggi vigenti.

3. Si applicano le disposizioni vigenti per l'elevamento del limite massimo di età nei casi stabiliti dalle disposizioni stesse.

4. Il Consiglio superiore della magistratura non ammette al concorso i candidati che, per le informazioni raccolte, non risultano di condotta incensurabile. Qualora non si provveda alla ammissione con riserva, il provvedimento di esclusione è comunicato agli interessati almeno trenta giorni prima dello svolgimento della prova scritta.

5. Ai concorsi per l'accesso in magistratura indetti fino al quinto anno successivo alla data di acquisto di efficacia dei primo dei decreti legislativi emanati nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150, sono ammessi, oltre a coloro che sono in possesso dei requisiti per l'ammissione al concorso di cui al presente articolo, anche coloro che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, essendo si iscritti al relativo corso di laurea anteriormente all'anno accademico 1998-1999. L'accesso al concorso avviene con le modalità di cui al presente articolo».

  1. 29.Lussana.

Al comma 3, sostituire la lettera b) con la seguente:

b) il comma 1 è sostituito dal seguente:

1. Al concorso, per esami, sono ammessi:

a) i magistrati amministrativi e contabili;

b) i dirigenti di ruolo dello Stato, appartenenti alla prima e seconda fascia, in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

c) i funzionari di ruolo che appartengono ad una delle posizioni dell'Area C  prevista dal vigente Contratto Collettivo Nazionale di lavoro, comparto Ministeri, con almeno cinque anni di anzianità di servizio nella qualifica funzionale, in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

d) i dipendenti di ruolo, con qualifica dirigenziale, della pubblica amministrazione, degli enti pubblici a carattere nazionale e degli enti locali, in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

e) i funzionari di ruolo appartenenti all'ex carriera direttiva della pubblica amministrazione, degli enti pubblici a carattere nazionale e degli enti locali, con almeno cinque anni di anzianità di servizio nella qualifica funzionale, in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito al termine di un corso di durata non inferiore a quattro anni e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

f) gli appartenenti al personale universitario di ruolo docente di materie giuridiche in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

g) i procuratori dello Stato che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

h) gli avvocati iscritti all'albo che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

i) coloro i quali hanno svolto le funzioni di magistrato onorario per almeno sei anni senza demerito, senza essere stati revocati e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

j) coloro i quali hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e che hanno conseguito il diploma presso le scuole di specializzazione nelle professioni legali previste dall'articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni;

k) coloro i quali hanno conseguito la laurea in giurisprudenza al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e che hanno conseguito il dottorato di ricerca in materie giuridiche;

l) coloro che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e che hanno conseguito il diploma di specializzazione in una disciplina giuridica, al termine di un corso di studi della durata non inferiore a due anni presso le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162.

1. 30.Consolo, Contento, Siliquini.

Al comma 3, lettera b), capoverso, sopprimere le parole da: , tenuto conto fino a: fra quelle previste,.

1. 69.Vitali.

Al comma 3, lettera b), capoverso, alle lettere c), e), h), i), l), sopprimere le parole: salvo che non si tratti di seconda laurea.

1. 31.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, lettera b), capoverso, lettera d) dopo le parole: docente di materie giuridiche aggiungere le seguenti: con anzianità di servizio non inferiore a cinque anni,.

1. 32.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, lettera b), capoverso 1, alla lettera f), sopprimere le parole: , salvo che non si tratti di seconda laurea,.

1. 70.Vitali.

Al comma 3, lettera b), al capoverso, sopprimere la lettera i).

1. 33.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, sopprimere la lettera l).

1. 34.Lussana.

Al comma 4, alla lettera a), al capoverso 1, sopprimere le parole: con cadenza di norma annuale.

  1. 35.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, lettera a), capoverso, sopprimere le parole: con cadenza di norma annuale.

  1. 36.Consolo, Siliquini, Bongiorno, Contento.

Al comma 4, alla lettera a), capoverso, sopprimere le parole: di norma.

   1. 37.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, lettera a), capoverso, sopprimere le parole: di norma.

   1. 38.Consolo, Contento, Siliquini, Bongiorno.

Al comma 4, lettera a), capoverso, sostituire le parole: o più sedi stabilite con le seguenti: sede stabilita.

1. 39.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, sopprimere la lettera b).

1. 40.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, sostituire la lettera b) con la seguente:

b) il comma 4 è sostituito dal seguente:

4. Ove la prova scritta abbia luogo contemporaneamente in più sedi, la commissione esaminatrice espleta presso la sede di svolgimento della prova in Roma le operazioni inerenti alla formulazione, alla scelta dei temi ed al sorteggio della materia oggetto della prova. Presso le altre sedi le funzioni della commissione per il regolare espletamento delle prove scritte sono attribuite ad un comitato di vigilanza nominato con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, e composto da cinque magistrati, dei quali uno con anzianità di servizio non inferiore a tredici anni con funzioni di presidente, coadiuvato da personale amministrativo dell'area C, così come definita dal contratto collettivo nazionale del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999, con funzioni di segreteria. Il comitato svolge la sua attività in ogni seduta con la presenza di non meno di tre componenti. In caso di assenza o impedimento, il presidente è sostituito dal magistrato più anziano. Si applica ai predetti magistrati la disciplina dell'esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali limitatamente alla durata dell'attività del comitato.

  1. 41.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, sostituire la lettera b), con la seguente:

b) il comma 4 è sostituito dal seguente:

4. Ove la prova scritta abbia luogo contemporaneamente in più sedi, la commissione esaminatrice espleta presso la sede di svolgimento della prova in Roma le operazioni inerenti alla formulazione, alla scelta dei tempi ed al sorteggio della materia oggetto della prova. Presso le altre sedi le funzioni della commissione per il regolare espletamento delle prove scritte sono attribuite ad un comitato di vigilanza nominato con decreto dei ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, e composto da cinque magistrati, dei quali uno con anzianità di servizio non inferiore a tredici anni con funzioni di presidente, coadiuvato da personale amministrativo dell'area C, così come definita dal contratto collettivo nazionale del comparto Ministeri per il quadriennio 1995-2001, stipulato il 16 febbraio 1999, con funzioni di segreteria. Il comitato svolge la sua attività in ogni seduta con la presenza di non meno di tre componenti. In caso di assenza o impedimento, il presidente è sostituito dal magistrato più anziano. Si applica ai predetti magistrati la disciplina dell'esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali limitatamente alla durata dell'attività del comitato.

  1. 42.Lussana.

Al comma 4, lettera b), capoverso, sopprimere le parole: come definita dal contratto collettivo nazionale del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999.

   1. 43.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, lettera b), capoverso, sopprimere le parole: come definita dal contratto collettivo nazionale del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999.

   1. 44.Consolo, Bongiorno, Contento, Siliquini.

Sostituire il comma 6 con il seguente:

6. L'articolo 5 del decreto legislativo n. 160 dei 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 5. - (Commissione di concorso). - 1. La commissione di concorso è nominata nei quindici giorni che precedono quello di inizio della prova scritta con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera dei Consiglio superiore della magistratura, ed è composta da magistrati, aventi almeno cinque anni di esercizio nelle funzioni di secondo grado, in numero variabile fra un minimo di dodici e un massimo di sedici e da professori universitari di prima fascia nelle materie oggetto di esame da un minimo di quattro a un massimo di otto; il professore universitario incaricato del colloquio psico-attitudinale di cui all'articolo 1, comma 7, è scelto tra i docenti dl una delle classi di laurea in scienze e tecniche psicologiche, di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica del 4 agosto 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 245 del 19 ottobre 2000 - supplemento ordinario n. 170 - e successive modificazioni. La funzione di presidente è attribuita ad un magistrato che esercita da almeno tre anni le funzioni direttive giudicanti di legittimità ovvero le funzioni direttive giudicanti di secondo grado e quella di vicepresidente da un magistrato che esercita funzioni di legittimità; il numero dei componenti è determinato tenendo conto del presumibile numero del candidati e dell'esigenza di rispettare le scadenze indicate nell'articolo 7; il numero dei componenti professori universitari è tendenzialmente proporzionato a quello dei componenti magistrati. Non può essere nominato componente chi ha fatto parte della commissione in uno degli ultimi tre concorsi precedentemente banditi.

2. Nella delibera di cui al comma 1, il Consiglio superiore della magistratura designa, tra i componenti della commissione, due magistrati e tre docenti universitari delle materie oggetto della prova scritta, ed altrettanti supplenti, i quali, unitamente al presidente ed al vicepresidente, si insediano immediatamente. I restanti componenti si insediano dopo l'espletamento della prova scritta e prima che si dia inizio all'esame degli elaborati.

3. Nella seduta di insediamento di tutti i suoi componenti, la commissione definisce i criteri per la valutazione degli elaborati scritti e delle prove orali dei candidati.

4. Il presidente della commissione e gli altri componenti appartenenti alla magistratura possono essere nominati anche tra i magistrati a riposo da non più di cinque anni, che, all'atto della nomina, non hanno superato i settantacinque anni di età e che, all'atto della cessazione dal servizio, esercitavano le funzioni richieste per la nomina.

5. Il presidente della commissione può essere sostituito dal vice presidente o, in caso di assenza o impedimento di quest'ultimo, dal più anziano dei magistrati presenti.

6. Insediatisi tutti i componenti, la commissione, nonché ciascuna delle sottocommissioni, ove costituite, svolgono la loro attività in ogni seduta con la presenza di almeno nove di essi, compreso il presidente, dei quali almeno uno professore universitario. In caso di parità di voti, prevale quello del presidente. Nella formazione del calendario dei lavori il presidente della commissione assicura, per quanto possibile, la periodica variazione della composizione delle sottocommissioni e dei collegi di cui all'articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni.

7. Possono far parte della commissione esaminatrice esclusivamente quei magistrati che hanno prestato il loro consenso all'esonero totale dall'esercizio delle funzioni giudiziarie o giurisdizionali.

8. L'esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali, deliberato dal Consiglio superiore della magistratura contestualmente alla nomina a componente della commissione, ha effetto dall'insediamento del magistrato sino alla formazione della graduatoria finale dei candidati.

9. Nel caso in cui non sia possibile raggiungere il numero di componenti stabilito dal comma 1, il Consiglio superiore della magistratura nomina componenti della commissione magistrati che non hanno prestato il loro consenso all'esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali.

10. Le funzioni di segreteria della commissione sono esercitate da personale amministrativo di area C, così come definita nel contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999 e sono coordinate da un magistrato addetto al Ministero della giustizia».

  1. 45.Lussana.

Sostituire il comma 6 con il seguente:

6. L'articolo 5 del decreto legislativo n. 160 dei 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 5. - (Commissione di concorso). - 1. La commissione di concorso è nominata nei quindici giorni che precedono quello di inizio della prova scritta con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, ed è composta da magistrati, aventi almeno cinque anni di esercizio nelle funzioni di secondo grado, in numero variabile fra un minimo di dodici e un massimo di sedici e da professori universitari di prima fascia nelle materie oggetto di esame da un minimo di quattro a un massimo di otto; il professore universitario incaricato del colloquio psico-attitudinale di cui all'articolo 1, comma 7, è scelto tra i docenti di una delle classi di laurea in scienze e tecniche psicologiche, di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica del 4 agosto 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 245 del 19 ottobre 2000 - supplemento ordinario n. 170 - e successive modificazioni. La funzione di presidente è  attribuita ad un magistrato che esercita da almeno tre anni le funzioni direttive giudicanti di legittimità ovvero le funzioni direttive giudicanti di secondo grado e quella di vicepresidente da un magistrato che esercita funzioni di legittimità; il numero dei componenti è determinato tenendo conto del presumibile numero dei candidati e dell'esigenza di rispettare le scadenze indicate nell'articolo 7; il numero dei componenti professori universitari è tendenzialmente proporzionato a quello dei componenti magistrati. Non può essere, nominato componente chi ha fatto parte della commissione in uno degli ultimi tre concorsi precedentemente banditi.

2. Nella delibera di cui al comma 1, il Consiglio superiore della magistratura designa, tra i componenti della commissione, due magistrati e tre docenti universitari delle materie oggetto della prova scritta, ed altrettanti supplenti, i quali, unitamente al presidente ed al vicepresidente, si insediano immediatamente. I restanti componenti si insediano dopo l'espletamento della prova scritta e prima che si dia inizio all'esame degli elaborati.

3. Nella seduta di insediamento di tutti i suoi componenti, la commissione definisce i criteri per la valutazione degli elaborati scritti e delle prove orali dei candidati.

4. Il presidente della commissione e gli altri componenti appartenenti alla magistratura possono essere nominati anche tra i magistrati a riposo da non più di cinque anni, che, all'atto della nomina, non hanno superato i settantacinque anni di età e che, all'atto della cessazione dal servizio, esercitavano le funzioni richieste per la nomina.

5. Il presidente della commissione può essere sostituito dal vice presidente o, in caso di assenza o impedimento di quest'ultimo, dal più anziano dei magistrati presenti.

6. Insediatisi tutti i componenti, la commissione, nonché ciascuna delle sotto commissioni, ove costituite, svolgono la loro attività in ogni seduta con la presenza di almeno nove di essi, compreso il presidente, dei quali almeno uno professore universitario. In caso di parità di voti, prevale quello del presidente. Nella formazione del calendario dei lavori il presidente della commissione assicura, per quanto possibile, la periodica variazione della composizione delle sotto commissioni e dei collegi di cui all'articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni.

7. Possono far parte della commissione esaminatrice esclusivamente quei magistrati che hanno prestato il loro consenso all'esonero totale dall'esercizio delle funzioni giudiziarie o giurisdizionali.

8. L'esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali, deliberato dal Consiglio superiore della magistratura contestualmente alla nomina a componente della commissione, ha effetto dall'insediamento del magistrato sino alla formazione della graduatoria finale dei candidati.

9. Nel caso in cui non sia possibile raggiungere il numero di componenti stabilito dal comma 1, il Consiglio superiore della magistratura nomina componenti della commissione magistrati che non hanno prestato il loro consenso all'esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali.

10. Le funzioni di segreteria della commissione sono esercitate da personale amministrativo di area C, così come definita nel contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999 e sono coordinate da un magistrato addetto al Ministero della giustizia».

  1. 46.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 6 lettera a), capoverso 4, sostituire le parole: a seguito di conforme delibera con le parole: su proposta.

1. 47.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 6, alla lettera b), sostituire il capoverso, con il seguente: La commissione  del concorso è composta da un magistrato il quale abbia conseguito la sesta valutazione di professionalità, che la presiede, da sedici magistrati che abbiano conseguito almeno la terza valutazione di professionalità, da sei professori universitari di ruolo titolari di insegnamenti nelle materie oggetto di esame, nominati su proposta del Consiglio universitario nazionale, cui si applicano, a loro richiesta, le disposizioni di cui all'articolo 13, comma 2 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980 n. 382, e da sei avvocati iscritti all'albo speciale dei patrocinanti dinanzi alle magistrature superiori, nominati su proposta del Consiglio nazionale forense. Non possono essere nominati componenti della commissione di concorso coloro i quali, nei dieci anni precedenti, abbiano prestato, a qualsiasi titolo e modo, attività, anche non retribuita, in enti, società o altri soggetti sotto qualsiasi forma giuridica organizzati, esercitanti l'attività di preparazione al concorso per magistrato ordinario.

  1. 48.Consolo, Contento, Siliquini, Bongiorno.

Al comma 6, alla lettera b), sostituire il capoverso, con il seguente: La commissione del concorso è composta da un magistrato il quale abbia conseguito la sesta valutazione di professionalità, che la presiede, da sedici magistrati che abbiano conseguito almeno la terza valutazione di professionalità, da sei professori universitari di ruolo titolari di insegnamenti nelle materie oggetto di esame, nominati su proposta del Consiglio universitario nazionale, cui si applicano, a loro richiesta, le disposizioni di cui all'articolo 13, comma 2 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980 n. 382, e da sei avvocati iscritti all'albo speciale dei patrocinanti dinanzi alle magistrature superiori, nominati su proposta del Consiglio nazionale forense. Non possono essere nominati componenti della commissione di concorso coloro i quali, nei dieci anni precedenti, abbiano prestato, a qualsiasi titolo e modo, attività, anche non retribuita, in enti, società o altri soggetti sotto qualsiasi forma giuridica organizzati, esercitanti l'attività di preparazione al concorso per magistrato ordinario.

  1. 49.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 6 alla lettera b) capoverso, sostituire le parole da: La commissione del concorso fino alle parole: nazionale forense. con le seguenti: La commissione del concorso è composta da un magistrato il quale abbia conseguito la sesta valutazione di professionalità, che la presiede, da sedici magistrati che abbiano conseguito almeno la terza valutazione di professionalità, da sei professori universitari di ruolo titolari di insegnamenti nelle materie oggetto di esame, nominati su proposta del Consiglio universitario nazionale, cui si applicano, a loro richiesta, le disposizioni di cui all'articolo 13, comma 2 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980 n. 382, e da sei avvocati iscritti all'albo speciale dei patrocinanti dinanzi alle magistrature superiori, nominati su proposta del Consiglio nazionale forense.

   1. 50.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 6 alla lettera b) capoverso, sostituire le parole da: La commissione del concorso fino alle parole: nazionale forense. con le seguenti: La commissione del concorso è composta da un magistrato il quale abbia conseguito la sesta valutazione di professionalità, che la presiede, da sedici magistrati che abbiano conseguito almeno la terza valutazione di professionalità, da sei professori universitari di ruolo titolari di insegnamenti nelle materie oggetto di esame, nominati su proposta del Consiglio universitario nazionale, cui si applicano, adoro richiesta, le disposizioni di cui all'articolo 13, comma 2 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio  1980 n. 382, e da sei avvocati iscritti all'albo speciale dei patrocinanti dinanzi alle magistrature superiori, nominati su proposta del Consiglio nazionale forense.

   1. 51.Consolo, Siliquini, Bongiorno, Contento.

Al comma 6, alla lettera b), capoverso, dopo le parole: cinque professori universitari aggiungere le seguenti: , cui si applicano, a loro richiesta, le disposizioni di cui all'articolo 13, comma 2 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980 n. 382,.

1. 52.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 6, alla lettera b), capoverso, sostituire le parole: Non possono essere nominati componenti della commissione di concorso i magistrati ed i professori universitari che nei dieci anni precedenti abbiano prestato, a qualsiasi titolo e modo, attività di docenza nelle scuole di preparazione al concorso per magistrato ordinario con le seguenti: Non possono essere nominati componenti della commissione di concorso coloro i quali, nei dieci anni precedenti, abbiano prestato, a qualsiasi titolo e modo, attività, anche non retribuita, in enti, società o altri soggetti sotto qualsiasi forma giuridica organizzati, esercitanti l'attività di preparazione al concorso per magistrato ordinario.

  1. 53.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 6, alla lettera b), capoverso, sostituire le parole: Non possono essere nominati componenti della commissione di concorso i magistrati ed i professori universitari che nei dieci anni precedenti abbiano prestato, a qualsiasi titolo e modo, attività di docenza nelle scuole di preparazione al concorso per magistrato ordinario con le seguenti: Non possono essere nominati componenti della commissione di concorso coloro i quali, nei dieci anni precedenti, abbiano prestato, a qualsiasi titolo e modo, attività, anche non retribuita, in enti, società o altri soggetti sotto qualsiasi forma giuridica organizzati, esercitanti l'attività di preparazione al concorso per magistrato ordinario.

  1. 54.Consolo, Bongiorno, Contento, Siliquini.

Al comma 6 sopprimere la lettera e).

1. 55.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 6, lettera e), sostituire le parole da: universitari a riposo fino alla fine, con le seguenti: universitari a riposo che all'atto della cessazione dell'attività erano in possesso dei requisiti per la nomina e che, all'atto della stessa, non abbiano compiuto il settantasettesimo anno di età.

  1. 56.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 6, alla lettera e) sostituire le parole da: universitari a riposo fino alla fine, con le seguenti: universitari a riposo che all'atto della cessazione dell'attività erano in possesso dei requisiti per la nomina e che, all'atto della stessa, non abbiano compiuto il settantasettesimo anno di età.

  1. 57.Consolo, Contento, Siliquini, Bongiorno.

Al comma 6, lettera g), capoverso, dopo le parole: tre collegi, composti aggiungere le seguenti: in numero dispari e sopprimere le  parole: In caso di parità di voti, prevale quello di chi presiede.

1. 58.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 6, lettera l), sopprimere le parole: come definita dal contratto collettivo nazionale del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999.

  1. 59.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 6, alla lettera l), sopprimere le parole: come definita dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999.

  1. 60.Consolo, Siliquini, Bongiorno, Contento.

Sopprimere il comma 7.

1. 61.Lussana.

Al comma 7, sopprimere la lettera e).

1. 62.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 7, sopprimere la lettera f).

1. 63.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sopprimere il comma 8.

1. 64.Lussana.

Sopprimere il comma 9.

1. 65.Lussana.

Al comma 9, all'articolo 9 richiamato, alla lettera b), comma 1, sostituire le parole: svolgono il periodo di tirocinio con le seguenti: dichiarano se intendano prevalentemente svolgere funzioni requirenti o giudicanti e partecipano al tirocinio.

1. 66.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 9, all'articolo 9 richiamato, alla lettera b), comma 1, sostituire le parole: svolgono il periodo di tirocinio con le seguenti: dichiarano se intendano prevalentemente svolgere funzioni requirenti o giudicanti e partecipano al tirocinio.

1. 67.Consolo, Bongiorno, Contento, Siliquini.

Sopprimere il comma 10.

1. 68.Lussana.

ART. 2.

Sopprimerlo.

  2. 1.Consolo, Bongiorno, Contento, Siliquini.

Sopprimerlo.

  2. 2.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sopprimere il comma 1.

2. 4.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 1 con il seguente:

1. L'articolo 10 del decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dai seguenti:  

«Art. 10. - (Funzioni). - 1. Oltre a quanto previsto dal decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera e), e 2, comma 5, della legge 25 luglio 2005, n. 150, le funzioni dei magistrati si distinguono in funzioni di merito e in funzioni di legittimità e sono le seguenti:

a) giudicanti di primo grado;

b) requirenti di primo grado;

c) giudicanti di secondo grado;

d) requirenti di secondo grado;

e) semidirettive giudicanti di primo grado;

f) semidirettive requirenti di primo grado;

g) semidirettive giudicanti di secondo grado;

h) semidirettive requirenti di secondo grado;

i) direttive giudicanti o requirenti di primo grado e di primo grado elevato;

l) direttive giudicanti o requirenti di secondo grado;

m) giudicanti di legittimità;

n) requirenti di legittimità;

o) direttive giudicanti o requirenti di legittimità;

p) direttive superiori giudicanti o requirenti di legittimità;

q) direttive superiori apicali di legittimità».

«Art. 10-bis. - (Funzioni di merito e di legittimità). - 1. Le funzioni giudicanti di primo grado sono quelle di giudice di tribunale, di giudice del tribunale per i minorenni e di magistrato di sorveglianza; le funzioni requirenti di primo grado sono quelle di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario e di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.

2. Le funzioni giudicanti di secondo grado sono quelle di consigliere di corte di appello; le funzioni requirenti di secondo grado sono quelle di sostituto procuratore generale presso la Corte di appello nonché quelle di sostituto addetto alla Direzione nazionale antimafia.

3. Le funzioni semidirettive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente di sezione di tribunale; le funzioni semidirettive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica aggiunto.

4. Le funzioni semidirettive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente di sezione di corte di appello; le funzioni semidirettive requirenti di secondo grado sono quelle di avvocato generale della Procura generale presso la corte di appello.

5. Le funzioni direttive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente di tribunale e di presidente del tribunale per i minorenni; le funzioni direttive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario e di procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.

6. Le funzioni direttive giudicanti di primo grado elevato sono quelle di presidente di tribunale e di presidente della sezione per le indagini preliminari dei tribunali di cui all'articolo 1 del decreto-legge 25 settembre 1989, n. 327, convertito, dalla legge 24 novembre 1989, n. 380, di presidente dei tribunali di sorveglianza di cui alla tabella A allegata alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni; le funzioni direttive requirenti di primo grado elevato sono quelle di procuratore della Repubblica presso i tribunali di cui all'articolo 1 dei decreto-legge 25 settembre 1989, n. 327, convertito, dalla legge 24 novembre 1989, n. 380, e successive modificazioni.

7. Le funzioni direttive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente della Corte di appello; le funzioni direttive requirenti di secondo grado sono quelle di  procuratore generale presso la corte di appello e di procuratore nazionale antimafia.

8. Le funzioni giudicanti di legittimità sono quelle di consigliere della Corte di cassazione; le funzioni requirenti di legittimità sono quelle di sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione.

9. Le funzioni direttive giudicanti di legittimità sono quelle di presidente di sezione della Corte di cassazione; le funzioni direttive requirenti di legittimità sono quelle di avvocato generale della procura generale presso la Corte di cassazione.

10. Le funzioni direttive superiori giudicanti di legittimità sono quelle di presidente aggiunto della Corte di cassazione e di presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche; le funzioni direttive superiori requirenti di legittimità sono quelle di procuratore generale presso la Corte di cassazione e di procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione.

11. Le funzioni direttive superiori apicali di legittimità sono quelle di primo presidente della Corte di cassazione».

2. 6.Lussana.

Al comma 1, capoverso, sostituire il comma 1 con il seguente: I magistrati ordinari si distinguono in magistrati giudicanti e magistrati requirenti.

2. 3.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 1, capoverso, sostituire il comma 11, con il seguente:

11. Le funzioni direttive giudicanti elevate di primo grado sono quelle di presidente del tribunale ordinario negli uffici aventi sede nelle città di cui al primo comma del decreto legge-25 settembre 1989 n. 327, convertito con la legge 24 novembre 1989 n. 380, di presidente dei tribunali di sorveglianza di cui alla tabella A allegata alla legge 26 luglio 1975 n. 354 e successive modificazioni.

Le funzioni requirenti elevate di primo grado sono quelle di procuratore della repubblica presso il tribunale ordinario nelle medesima città.

2. 5.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 2 con il seguente:

2. L'articolo 11 del decreto legislativo n. 160 dei 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 11. - (Funzioni di merito e di legittimità) - 1. Le funzioni giudicanti di primo grado sono quelle di giudice di tribunale, di giudice del tribunale per i minorenni e di magistrato di sorveglianza; le funzioni requirenti di primo grado sono quelle di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario e di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.

3. Le funzioni giudicanti di secondo grado sono quelle di consigliere di corte di appello; le funzioni requirenti di secondo grado sono quelle di sostituto procuratore generale presso la Corte di appello non ché quelle di sostituto addetto alla Direzione nazionale antimafia.

4. Le funzioni semidirettive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente di sezione di tribunale; le funzioni semidirettive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica aggiunto.

5. Le funzioni semidirettive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente di sezione di corte di appello; le funzioni semidirettive requirenti di secondo grado sono quelle di avvocato generale della Procura generale presso la corte di appello.

6. Le funzioni direttive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente di tribunale e di presidente del tribunale per i minorenni; le funzioni direttive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore  della Repubblica presso il tribunale ordinario e di procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.

7. Le funzioni direttive giudicanti di primo grado elevato sono quelle di presidente di tribunale e di presidente della sezione per le indagini preliminari dei tribunali di cui all'articolo 1 del decreto-legge 25 settembre 1989, n. 327, convertito, dalla legge 24 novembre 1989, n. 380, di presidente dei tribunali di sorveglianza di cui alla tabella A allegata alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni; le funzioni direttive requirenti di primo grado elevato sono quelle di procuratore della Repubblica presso i tribunali di cui all'articolo 1 del decreto-legge 25 settembre 1989, n. 327, convertito, dalla legge 24 novembre 1989, n. 380, e successive modificazioni.

8. Le funzioni direttive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente della Corte di appello; le funzioni direttive requirenti di secondo grado sono quelle di procuratore generale presso la corte di appello e di procuratore nazionale antimafia.

9. Le funzioni giudicanti di legittimità sono quelle di consigliere della Corte di cassazione; le funzioni requirenti di legittimità sono quelle di sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione.

10. Le funzioni direttive giudicanti di legittimità sono quelle di presidente di sezione della Corte di cassazione; le funzioni direttive requirenti di legittimità sono quelle di avvocato generale della procura generale presso la Corte di cassazione.

11. Le funzioni direttive superiori giudicanti di legittimità sono quelle di presidente aggiunto della Corte di cassazione e di presidente dei Tribunale superiore delle acque pubbliche; le funzioni direttive superiori requirenti di legittimità sono quelle di procuratore generale presso la Corte di cassazione e di procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione.

12. Le funzioni direttive superiori apicali di legittimità sono quelle di primo presidente della Corte di cassazione».

2. 7.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, al comma 1, aggiungere in fine le seguenti parole: e, successivamente, ogni sei anni.

2. 8.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, sostituire il comma 2 con i seguenti:

2-bis. La valutazione di professionalità è svolta da apposita commissione composta da quattro magistrati in servizio con almeno venti anni di esercizio effettivo della funzione, da un magistrato a riposo da non più di due anni e da due professori universitari di prima fascia in materie giuridiche, nominati dal Consiglio Superiore della Magistratura.

2-ter. La Commissione procede alla valutazione di professionalità assumendo le informazioni disponibili presso il Consiglio Superiore della Magistratura riguardo il singolo magistrato e sulla base di specifica relazione del Consiglio Giudiziario, inviata entro 60 giorni dalla richiesta.

2-quater. La relazione di cui al comma precedente, si basa sui seguenti elementi:

a) capacità del magistrato, riferita alla preparazione giuri dica e al relativo grado di aggiornamento, e riferita, secondo le funzioni esercitate, alle metodologie di analisi delle questioni da risolvere, al possesso delle tecniche di argomentazione e di valutazione delle prove, alla conoscenza e padronanza delle tecniche di indagine ovvero alla conduzione dell'udienza da parte di chi la dirige o la presiede, all'idoneità a utilizzare, dirigere e controllare l'apporto dei collaboratori e degli ausiliari;

b) produttività del magistrato, numero e tipologia dei procedimenti trattati e relativi esiti, valutati anche in relazione ai differenti gradi di giudizio;  

c) le spese di giustizia sostenute in relazione alle attività processuali disposte o svolte dal magistrato nel periodo oggetto di valutazione;

d) laboriosità del magistrato, riferita al numero e alla qualità degli affari trattati secondo rapporti di reciproca coerenza adeguati al tipo di ufficio e alla sua condizione organizzativa e strutturale, ai tempi di smaltimento dei lavoro, nonché all'eventuale attività di collaborazione svolta all'interno dell'ufficio anche in relazione al tirocinio dei magistrati, ordinari od onorari, e alle modalità di assolvimento degli incarichi loro conferiti, tenuto anche conto degli standard di rendimento individuati dal Consiglio superiore della magistratura, in relazione agli specifici settori di attività e alle specializzazioni;

e) diligenza del magistrato, riferita all'assiduità e puntualità nella presenza in ufficio, nelle udienze e nei giorni stabiliti o comunque necessari per l'adeguato espletamento del servizio, rilevata attraverso la firma del magistrato su apposito registro tenuto dal Capo dell'ufficio giudiziario; riferita inoltre al rispetto dei termini per l'emissione, la redazione, il deposito di provvedimenti o comunque per il compimento di attività giudiziarie, nonché alla partecipazione alle riunioni svolte ai sensi dell'articolo 47-quater dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, per la discussione e l'approfondimento delle innovazioni legislative;

f) l'impegno, riferito alla disponibilità di sostituzioni di magistrati assenti e alla frequenza di corsi di aggiornamento organizzati dalla Scuola superiore della magistratura; nella valutazione dell'impegno rileva, inoltre, la collaborazione alla soluzione dei problemi di tipo organizzativo e giuridico.

2-quinquies. La valutazione di professionalità riguarda anche l'attitudine alla dirigenza, che è riferita alla capacità di organizzare, di programmare e di gestire l'attività e le risorse in rapporto al tipo, alla condizione strutturale dell'ufficio e elle relative dotazioni di mezzi e di personale; è riferita altresì alla propensione all'impiego di tecnologie avanzate nonché alla capacità di valorizzare le attitudini dei magistrati e dei funzionari, nel rispetto delle individualità e delle autonomie istituzionali, di operare il controllo amministrativo e di gestione sull'andamento generale dell'ufficio, di ideare, programmare e realizzare, con tempestività, gli adattamenti organizzativi e gestionali e di dare piena e compiuta attuazione a quanto indicato nel progetto di organizzazione tabellare. La valutazione deve tenere conto delle esperienze direttive e semidirettive anteriori e dei risultati conseguiti, dello svolgimento di una pluralità di funzioni giudiziarie, delle modalità di adempimento delle stesse, dei risultati ottenuti o degli obiettivi conseguiti in relazione agli incarichi svolti e alle esperienze anche precedenti all'ingresso nella magistratura, della frequenza di corsi di formazione per la dirigenza e di ogni altra esperienza che possa essere ritenuta significativa, ivi compresa l'organizzazione del proprio lavoro in relazione ai risultati conseguiti.

6. Ai fini della valutazione di professionalità si tiene conto altresì dei seguenti elementi:

a) la relazione del magistrato sul lavoro svolto nel quadriennio unitamente a quanto altro egli ritenga utile, ivi compresa la copia di atti e provvedimenti che il magistrato ritiene di sottoporre ad esame;

b) le statistiche del lavoro svolto e la comparazione con quelle degli altri magistrati dei medesimo distretto, secondo i criteri stabiliti nei provvedimenti di cui al comma 3;

c) gli atti e i provvedimenti redatti dal magistrato e i verbali delle udienze alle quali il magistrato abbia partecipato, scelti a campione sulla base di criteri oggettivi stabiliti al termine di ciascun anno con i provvedimenti di cui al comma 3, se non già acquisiti;

d) l'indicazione degli incarichi giudiziari ed extragiudiziari svolti dal magistrato  nel periodo valutato con l'indicazione dell'impegno concreto che gli stessi hanno comportato;

e) il rapporto e le segnalazioni provenienti dai capi degli uffici, i quali devono tenere conto delle situazioni specifiche rappresentate da terzi nonché delle segnalazioni eventualmente pervenute dal consiglio dell'ordine degli avvocati, sempre che si riferiscano a fatti specifici incidenti in modo negativo sulla professionalità, con particolare riguardo alle situazioni concrete e oggettive di esercizio non indipendente della funzione e ai comportamenti che denotino evidente mancanza di equilibrio. II rapporto del capo dell'ufficio è trasmesso al consiglio giudiziario dal presidente della corte di appello o dal procuratore generale presso la medesima corte, titolari del potere-dovere di sorveglianza, con le loro eventuali considerazioni.

conseguentemente sopprimere il comma 4.

2. 9.Lussana.

Al comma 4, capoverso, sostituire il comma 2 con il seguente: I magistrati ordinari al termine del tirocinio sono destinati alternativamente a svolgere le funzioni requirenti o quelle giudicanti. In questo secondo caso non possono essere assegnati a quelle di giudice presso la sezione dei giudici singoli per le indagini preliminari anteriormente al conseguimento della prima valutazione di professionalità.

2. 221.Vitali.

Al comma 1, capoverso, comma 2, dopo la parola: requirenti inserire le seguenti: e requirenti di coordinamento.

2. 114.Vitali.

Al comma 1, capoverso, comma 3, aggiungere, in fine, le seguenti parole: ; le funzioni requirenti di coordinamento di primo grado sono quelle di sostituto presso la Procura nazionale antimafia.

2. 115.Vitali.

Al comma 1, capoverso, comma 8, aggiungere, in fine, le seguenti parole: ; le funzioni semidirettive requirenti di coordinamento di secondo grado sono quelle di procuratore aggiunto presso la Procura nazionale antimafia.

2. 116.Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 2, sostituire le parole da: la valutazione di professionalità a: delle prove con le seguenti: La valutazione di professionalità riferita in cui il magistrato ha svolto funzioni giudicanti o requirenti non può riguardare l'attività di interpretazione di norme di diritto, né quella di valutazione del fatto e delle prove, salvo che risulti un errore grave e palesemente iniscurabile.

2. 10.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 2, secondo periodo, dopo la parola: professionalità aggiungere la parola: è nonché sopprimere le parole: non può riguardare in nessun caso l'attività di interpretazione di norme di diritto né quella di valutazione del fatto e delle prove.

2. 11.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 2, lettera a), sostituire le parole: degli affari nella successiva fase del provvedimento e del giudizio con le seguenti: delle richieste e dei provvedimenti emessi nelle fasi del procedimento e nei gradi del giudizio.

2. 117.Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 2, alla lettera b) e ovunque ricorrano, sopprimere le parole: tenuto anche conto degli standard di rendimento individuati dal Consiglio superiore della magistratura.

  2. 12.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 2, alla lettera b) e ovunque ricorrano, sopprimere le parole: tenuto anche conto degli standard di rendimento individuati dal Consiglio superiore della magistratura.

  2. 13.Consolo, Contento, Siliquini, Bongiorno.

Al comma 2, capoverso, comma 3, sostituire il primo periodo con il seguente: Il Governo, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, è delegato ad adottare, su proposta del Ministro della giustizia, un decreto legislativo per disciplinare gli elementi in base ai quali devono essere espresse le valutazioni dei Consigli giudiziari, i parametri per consentire l'omogeneità delle valutazioni, la documentazione che i capi degli uffici devono trasmettere ai consigli giudiziari entro il mese di febbraio di ciascun anno.

   2. 14.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 3, sostituire il primo periodo con il seguente: Il Governo, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, è delegato ad adottare, su proposta del Ministro della giustizia, un decreto legislativo per disciplinare gli elementi in base ai quali devono essere espresse le valutazioni dei Consigli giudiziari, i parametri per consentire l'omogeneità delle valutazioni, la documentazione che i capi degli uffici devono trasmettere ai consigli giudiziari entro il mese di febbraio di ciascun anno.

   2. 15.Lussana.

Al comma 2, capoverso, comma 3, aggiungere, infine, il seguente periodo: Lo schema di decreto adottato nell'esercizio della delega è trasmesso al Senato della Repubblica ed alla Camera dei Deputati, ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia, che sono resi entro il termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione.

  2. 16.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 3, aggiungere, infine, il seguente periodo: Lo schema di decreto adottato nell'esercizio della delega è trasmesso al Senato della Repubblica ed alla Camera dei Deputati, ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia, che sono resi entro il termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione.

  2. 17.Lussana.

Al comma 2, capoverso, comma 4, lettera b), sopprimere le parole: ivi compresa la copia degli atti e del provvedimento redatti.

2. 118.Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 4, lettera c) sostituire la parola: ufficio con la seguente: distretto.

  2. 18.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 4, lettera c) sostituire la parola: ufficio con la seguente: distretto.

  2. 19.Lussana.

Al comma 2, capoverso, comma 4, dopo la lettera c) aggiungere la seguente:

c-bis) le spese di giustizia sostenute in relazione alle attività processuali disposte o svolte dal magistrato nel periodo oggetto di valutazione;.

   2. 20.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 4, dopo la lettera c) aggiungere la seguente:

c-bis) le spese di giustizia sostenute in relazione alle attività processuali disposte o svolte dal magistrato nel periodo oggetto di valutazione;.

   2. 21.Lussana.

Al comma 2, capoverso, comma 4, sopprimere la lettera d).

2. 22.Consolo, Siliquini, Bongiorno, Contento.

Al comma 2, capoverso, comma 4, sostituire la lettera d) con la seguente:

d) i parametri oggettivi per la valutazione di professionalità di cui al comma 2;.

2. 23.Consolo, Bongiorno, Contento, Siliquini.

Al comma 2, capoverso, sostituire i commi da 6 a 13 con i seguenti:

6. Sulla base delle acquisizioni di cui ai commi 4 e 5 il consiglio giudiziario predispone una relazione che trasmette entro sessanta giorni alla Commissione unitamente alla documentazione e ai verbali delle audizioni.

6-bis. Il magistrato, entro dieci giorni dalla notifica della relazione del consiglio giudiziario, può far pervenire alla Commissione le proprie osservazioni e chiedere di essere ascoltato personalmente.

6-ter. La Commissione procede alla valutazione di professionalità sulla base della relazione predisposta dal consiglio giudiziario e della relativa documentazione, nonché sulla base delle informazioni disponibili presso il Consiglio superiore della magistratura; può anche assumere ulteriori elementi di conoscenza.

6-quater. Il giudizio di professionalità è «positivo» quando la valutazione risulta sufficiente in relazione a ciascuno dei parametri di cui ai commi 2 e seguenti; è «non positivo» quando la valutazione evidenzia carenze in relazione a uno o più dei medesimi parametri; è «negativo» quando la valutazione evidenzia carenze gravi in relazione a due o più dei suddetti parametri, o il perdurare di carenze in uno o più parametri richiamati quando l'ultimo giudizio sia stato «non positivo».

6-quinquies. Se il giudizio è «non positivo», la Commissione procede a nuova valutazione di professionalità dopo un anno, acquisendo relazione dal consiglio giudiziario; in tal caso il nuovo trattamento economico o l'aumento periodico di stipendio sono dovuti solo a decorrere dalla scadenza dell'anno se il nuovo giudizio è positivo. Nel corso dell'anno antecedente alla nuova valutazione non può essere autorizzato lo svolgimento di incarichi extragiudiziari.

6-sexies. Se il giudizio è «negativo», il magistrato è sottoposto a nuova valutazione di professionalità dopo un biennio da parte di una nuova Commissione. La Commissione può disporre che il magistrato partecipi ad uno o più corsi di riqualificazione professionale in rapporto alle specifiche carenze di professionalità riscontrate; può anche assegnare il magistrato, previa sua audizione, a una diversa funzione nella medesima sede o escluderlo, fino alla successiva valutazione,  dalla possibilità di accedere a incarichi direttivi o semidirettivi o a funzioni specifiche. Nel corso dei biennio antecedente alla nuova valutazione non può essere autorizzato lo svolgimento di incarichi extragiudiziari.

6-septies. La valutazione negativa comporta la perdita del diritto all'aumento periodico di stipendio per un biennio. II nuovo trattamento economico eventualmente spettante è dovuto solo a seguito di giudizio positivo e con decorrenza dalla scadenza del biennio.

conseguentemente, nel comma 15, sostituire le parole: dal Consiglio superiore della magistratura con le parole: dalla Commissione e dopo le parole: e trasmesso aggiungere le parole: al Consiglio superiore della magistratura;

conseguentemente al comma 16 sostituire le parole: dal Consiglio superiore della magistratura con le parole: dalla Commissione.

2. 24.Lussana.

Al comma 2, capoverso, comma 6, sostituire le parole: formula un parere motivato che trasmette al Consiglio superiore della magistratura con le seguenti: predispone relazione che trasmette entro sessanta giorni alla Commissione.

2. 25.Lussana.

Al comma 2, capoverso, comma 9, sostituire le parole da: carenze gravi a: parametri con le parole: carenze gravi in relazione a uno o più dei suddetti parametri.

2. 26.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 9, sostituire le parole: carenze gravi in relazione a due o più con le seguenti: carenze gravi in relazione a uno o più.

2. 27.Consolo, Contento, Siliquini, Bongiorno.

Al comma 2, capoverso, comma 11, sostituire le parole: dopo un biennio con le parole: dopo un anno.

Conseguentemente sostituire le parole: Nel corso del biennio antecedente con le seguenti: Nel corso dell'anno antecedente.

2. 28.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 11, dopo le parole: a nuova valutazione di professionalità dopo un biennio, aggiungere le seguenti: da parte di apposita commissione, diversa da quella che ha emesso il precedente giudizio.

  2. 29.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 11, dopo le parole: a nuova valutazione di professionalità dopo un biennio, aggiungere le seguenti: da parte di apposita commissione, diversa da quella che ha emesso il precedente giudizio.

  2. 30.Lussana.

Al comma 2, capoverso, comma 11, sopprimere le parole: anche assegnare il magistrato e le parole: ad una diversa funzione della medesima sede o.

2. 31.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, sopprimere il comma 12.

2. 32.Lussana.

Al comma 2, capoverso, sopprimere il comma 13.

2. 33.Lussana.

Al comma 2, capoverso, comma 13, dopo le parole: giudizio negativo aggiungere le seguenti: , anche non successivo.

2. 34.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 13, dopo le parole: giudizio negativo aggiungere le seguenti: ovvero un terzo giudizio non positivo.

2. 35.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, comma 13, sostituire le parole: il magistrato stesso con le seguenti: si fa luogo alla cessazione del rapporto di impiego del magistrato stesso.

2. 36.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 13, aggiungere il seguente periodo: Il provvedimento è ricorribile avanti il Tribunale amministrativo.

2. 37.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 15, dopo le parole: Ministro della giustizia che aggiungere le seguenti: previa eventuale verifica.

2. 38.Consolo, Bongiorno, Contento, Siliquini.

Al comma 2, capoverso, comma 15, dopo il primo periodo aggiungere il seguente: In caso di contraddizione tra motivazione e giudizio espresso, il Ministro della giustizia può chiedere al Consiglio Superiore della magistratura di comunicare, entro trenta giorni, ulteriori motivazioni.

  2. 39.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 15, dopo il primo periodo aggiungere il seguente: In caso di contraddizione tra motivazione e giudizio espresso, il Ministro della giustizia può chiedere al Consiglio Superiore della magistratura di comunicare, entro trenta giorni, ulteriori motivazioni.

  2. 40.Lussana.

Al comma 2, capoverso, al comma 18, sostituire le parole: ad altre funzione non direttiva o semi direttiva con le seguenti: ad altro incarico direttivo o semi direttivo.

2. 113.Vitali.

Sostituire il comma 3 con il seguente:

3. L'articolo 12 del decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

Art. 12. - (Progressione nelle funzioni). - 1. Salvo il conferimento delle funzioni giudiziarie a seguito del positivo espletamento dei periodo di tirocinio come disciplinato dal decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera b) e 2, comma 2, della legge 25 luglio 2005, n. 150, le progressioni nelle funzioni si effettuano:

a) mediante concorso per titoli ed esami;

b) mediante concorso per titoli.

2. Fino al compimento dell'ottavo anno dalla nomina a uditore giudiziario di cui all'articolo 8, comma 1, i magistrati debbono  svolgere, effettivamente, funzioni requirenti o giudicanti di primo grado, ad eccezione di coloro posti in aspettativa per mandato parlamentare o collocati fuori ruolo organico in quanto componenti elettivi del Consiglio superiore della magistratura.

3. Dopo il compimento del periodo di cui al comma 2, il Consiglio superiore della magistratura attribuisce le funzioni giudicanti o requirenti, di secondo grado previo superamento di concorso per titoli ed esami, scritti e orali, ovvero dopo tredici anni dall'ingresso in magistratura, previo concorso per titoli.

4. Dopo tre anni di esercizio delle funzioni di secondo. grado, il Consiglio superiore della magistratura attribuisce le funzioni di legittimità, previo superamento di concorso per titoli, ovvero, dopo diciotto anni dall'ingresso in magistratura, previo concorso per titoli ed esami, scritti e orali.

5. Al concorso per titoli ed esami, scritti e orali, per l'attribuzione delle funzioni di legittimità possono partecipare anche i magistrati che non hanno svolto diciotto anni di servizio e che hanno esercitato per tre anni le funzioni di secondo grado.

6. II Consiglio superiore della magistratura attribuisce le funzioni semidirettive o direttive previo concorso per titoli.

  2. 41.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 3 con il seguente:

3. L'articolo 12 del decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

Art. 12. - (Progressione nelle funzioni). - 1. Salvo il conferimento delle funzioni giudiziarie a seguito del positivo espletamento dei periodo di tirocinio come disciplinato dal decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera b) e 2, comma 2, della legge 25 luglio 2005, n. 150, le progressioni nelle funzioni si effettuano:

a) mediante concorso per titoli ed esami;

b) mediante concorso per titoli.

2. Fino al compimento dell'ottavo anno dalla nomina a uditore giudiziario di cui all'articolo 8, comma 1, i magistrati debbono svolgere, effettivamente, funzioni requirenti o giudicanti di primo grado, ad eccezione di coloro posti in aspettativa per mandato parlamentare o collocati fuori ruolo organico in quanto componenti elettivi del Consiglio superiore della magistratura.

3. Dopo il compimento del periodo di cui al comma 2, il Consiglio superiore della magistratura attribuisce le funzioni giudicanti o requirenti, di secondo grado previo superamento di concorso per titoli ed esami, scritti e orali, ovvero dopo tredici anni dall'ingresso in magistratura, previo concorso per titoli.

4. Dopo tre anni di esercizio delle funzioni di secondo. grado, il Consiglio superiore della magistratura attribuisce le funzioni di legittimità, previo superamento di concorso per titoli, ovvero, dopo diciotto anni dall'ingresso in magistratura, previo concorso per titoli ed esami, scritti e orali.

5. Al concorso per titoli ed esami, scritti e orali, per l'attribuzione delle funzioni di legittimità possono partecipare anche i magistrati che non hanno svolto diciotto anni di servizio e che hanno esercitato per tre anni le funzioni di secondo grado.

6. II Consiglio superiore della magistratura attribuisce le funzioni semidirettive o direttive previo concorso per titoli.

  2. 42.Lussana.

Al comma 3, capoverso, comma 1, sostituire le parole: per soli titoli con le seguenti: per titoli, nonché attarverso un colloquio orale.

2. 43.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, comma 1, sopprimere le parole da: In caso di esito negativo fino a: avviene anche d'ufficio.

2. 44.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, comma 1, sopprimere le parole da: In caso di esito negativo fino a: avviene anche d'ufficio.

  2. 45.Consolo, Contento, Siliquini, Bongiorno.

Al comma 3, capoverso, comma 1, sopprimere le parole da: In caso di esito negativo fino a: avviene anche d'ufficio.

  2. 101.Mazzoni.

Al comma 3, capoverso, comma 5, sopprimere le parole: salvo quanto previsto dal comma 14 del presente articolo.

2. 46.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, comma 10, dopo le parole: con particolare riguardo ai risultati conseguiti, aggiungere le seguenti: l'aver prestato servizio in sedi disagiate, l'aver prestato servizio in più sedi giudiziarie.

2. 47.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, comma 11, dopo le parole: articolo 10 aggiungere le seguenti: commi 9, 10, 11.

  2. 48.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, comma 11, dopo le parole: articolo 10 aggiungere le seguenti: commi 9, 10, 11.

  2. 49.Consolo, Siliquini, Bongiorno, Contento.

Al comma 3, capoverso, al comma 11, dopo le parole: articolo 10, commi aggiungere le seguenti: 12, 13.

Conseguentemente, dopo la parola: frequentati aggiungere le seguenti: con esito positivo.

   2. 50.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, al comma 11, dopo le parole: articolo 10, commi aggiungere le seguenti: 12, 13.

Conseguentemente, dopo la parola: frequentati aggiungere le seguenti: con esito positivo.

   2. 51.Consolo, Bongiorno, Contento, Siliquini.

Al comma 3, capoverso, comma 11, dopo la parola: frequentati aggiungere le seguenti: con esito positivo.

2. 52.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, comma 11, aggiungere il seguente periodo: Detti requisiti sono oggetto di valutazione di apposita commissione nominata dal CSM con i criteri previsti al successivo comma 12.

2. 53.Consolo, Contento, Siliquini, Bongiorno.

Al comma 3, capoverso, sostituire i commi 13 e 14 con il seguente:

13. Per il conferimento delle funzioni di cui all'articolo 10, comma 6, è indetto annualmente, in ragione dei posti disponibili, un concorso per titoli ed esami riservato per il 90 per cento dei posti disponibili ai magistrati in possesso dei requisiti di cui al comma 5 e degli elementi di cui all'articolo 11, commi 3 e 4, e per il 10 per cento dei posti disponibili ai magistrati in possesso degli elementi di cui all'articolo 11, commi 3 e 4, che abbiano superato la seconda valutazione di professionalità, La Commissione esaminatrice è composta da cinque componenti di cui tre scelti tra magistrati che hanno almeno conseguito la quarta valutazione di professionalità e che esercitano o hanno esercitato funzioni di legittimità per almeno due anni nonché da un professore universitario di ruolo designato dal Consiglio universitario nazionale ed un avvocato abilitato al patrocinio innanzi alle magistrature superiori designato dal Consiglio nazionale forense.

Conseguentemente, sostituire il secondo periodo del comma 15 con il seguente: Le prove scritte dei concorsi per titoli ed esami, svolte in modo da assicurare l'anonimato del candidato, consistono nella risoluzione di uno o più casi pratici, aventi carattere di complessità e implicanti la risoluzione di una o più rilevanti questioni processuali relative alle funzioni richieste. Le prove orali dei concorsi consistono nella discussione del caso o dei casi pratici oggetto della prova scritta;

conseguentemente, sopprimere il comma 16.

  2. 54.Lussana.

Al comma 3, capoverso, sostituire i commi 13 e 14 con il seguente:

13. Per il conferimento delle funzioni di cui all'articolo 10, comma 6, è indetto annualmente, in ragione dei posti disponibili, un concorso per titoli ed esami riservato per il 90 per cento dei posti disponibili ai magistrati in possesso dei requisiti di cui al comma 5 e degli elementi di cui all'articolo 11, commi 3 e 4, e per il 10 per cento dei posti disponibili ai magistrati in possesso degli elementi di cui all'articolo 11, commi 3 e 4, che abbiano superato la seconda valutazione di professionalità, La Commissione esaminatrice è composta da cinque componenti di cui tre scelti tra magistrati che hanno almeno conseguito la quarta valutazione di professionalità e che esercitano o hanno esercitato funzioni di legittimità per almeno due anni nonché da un professore universitario di ruolo designato dal Consiglio universitario nazionale ed un avvocato abilitato al patrocinio innanzi alle magistrature superiori designato dal Consiglio nazionale forense.

Conseguentemente, sostituire il secondo periodo del comma 15 con il seguente: Le prove scritte dei concorsi per titoli ed esami, svolte in modo da assicurare l'anonimato del candidato, consistono nella risoluzione di uno o più casi pratici, aventi carattere di complessità e implicanti la risoluzione di una o più rilevanti questioni processuali relative alle funzioni richieste. Le prove orali dei concorsi consistono nella discussione del caso o dei casi pratici oggetto della prova scritta;

conseguentemente, sopprimere il comma 16.

  2. 55.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, comma 13, sostituire le parole: cinque membri con le seguenti: nove membri, le parole: tre scelti con le seguenti: cinque scelti e le parole: due scelti con le seguenti: quattro scelti.

2. 56. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, sopprimere il comma 14.

  2. 57. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, sopprimere il comma 14.

  2. 100.Mazzoni.

Al comma 3, capoverso, comma 14, sostituire le parole: è prevista una procedura valutativa riservata con le seguenti: è previsto un concorso per titoli ed esami, scritti e orali, riservato.

   2. 58. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, comma 14, sostituire le parole: è prevista una procedura valutativa riservata con le seguenti: è previsto un concorso per titoli ed esami, scritti e orali, riservato.

   2. 59.Lussana.

Al comma 3, capoverso, comma 14, sostituire le parole: è prevista una procedura valutativa riservata, con le seguenti: è previsto un concorso per titoli ed esami orali riservato.

2. 60. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, comma 14, sostituire il secondo periodo con il seguente: La Commissione esaminatrice è costituita con i criteri di cui al comma 13.

2. 61.Lussana.

Al comma 3, capoverso, comma 14, aggiungere, in fine, le seguenti parole: né sulla collocazione nel ruolo di anzianità o ai fini del conferimento di funzioni di merito.

2. 62. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, dopo il comma 14, inserire il seguente:

14-bis. Per il conferimento delle funzioni di cui all'articolo 10, commi 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13 e 14 il magistrato deve aver svolto almeno la metà degli anni di servizio nella corrispondente funzione giudicante o requirente. Le funzioni direttive requirenti di primo grado o elevate di primo grado non possono essere conferite ai magistrati che, all'atto della richiesta, esercitano nello stesso ufficio giudiziario le funzioni semidirettive requirenti di primo grado o elevate di primo grado ovvero quelle requirenti di primo grado.

2. 63. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, comma 16, sostituire le parole: funzioni di legittimità con le seguenti: funzioni di cui all'articolo 10, commi 5, 9, 10, 11, 11-bis e 12.

2. 64. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, comma 16, dopo le parole: funzioni di legittimità aggiungere le seguenti: e direttive.

  2. 65. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 3, capoverso, comma 16, dopo le parole: funzioni di legittimità aggiungere le seguenti: e direttive.

  2. 66. Consolo, Siliquini, Bongiorno, Contento.

Sostituire il comma 4 con il seguente:

«4. L'articolo 13 del decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

Art. 13. - (Passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti) - 1. Entro il terzo anno di esercizio delle funzioni giudicanti assunte subito dopo l'espletamento del periodo di tirocinio, i magistrati possono presentare domanda per partecipare a concorsi per titoli, banditi dal Consiglio superiore della magistratura, per l'assegnazione di posti vacanti nella funzione requirente. Se non è bandito il concorso al momento della domanda, questa è presentata con riserva di integrare i titoli e di spiega effetto per la partecipazione al primo bando di concorso ad essa successivo.

2. Ai fini di cui al comma 1, i magistrati debbono frequentare un apposito corso di formazione presso la Scuola superiore della magistratura il cui giudizio finale è valutato, per l'assegnazione dei posti, dal Consiglio superiore della magistratura.

3. La Commissione esaminatrice è quella prevista all'articolo 28, comma 2».

2. 67.Lussana.

Al comma 4, capoverso, al comma 1, sopprimere le parole: il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti.

2. 112.Vitali.

Al comma 4, capoverso, comma 3 sostituire le parole: per non più di quattro volte nell'arco dell'intera carriera, dopo aver svolto almeno cinque anni di servizio continuativo nella funzione esercitata ed è con le seguenti: dopo aver svolto almeno cinque anni di servizio continuativo nella funzione esercitata e, successivamente al decimo anno dalla nomina a magistrato, per non più di due volte nell'intero arco della restante carriera, ed è.

  2. 68. Consolo, Siliquini, Bongiorno, Contento.

Al comma 4, capoverso, comma 3, sostituire le parole: per non più di quattro volte nell'arco dell'intera carriera, dopo aver svolto almeno cinque anni di servizio continuativo nella funzione esercitata ed è con le seguenti: dopo aver svolto almeno cinque anni di servizio continuativo nella funzione esercitata e, successivamente al decimo anno dalla nomina a magistrato, per non più di due volte nell'intero arco della restante carriera, ed è.

  2. 69. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, all'articolo 13 ivi richiamato, al capoverso 3 sostituire le parole: per non più di quattro volte nell'arco dell'intera carriera, dopo aver svolto almeno cinque anni di servizio continuativo nella funzione esercitata ed è con le seguenti: dopo aver svolto almeno cinque anni di servizio continuativo nella funzione esercitata e, successivamente al decimo anno dalla nomina a magistrato, per non più di una volta nell'intero arco della restante carriera, ed è.

2. 70. Consolo, Siliquini, Bongiorno, Contento.

Al comma 4, capoverso, comma 3, le parole: per non più di quattro volte nell'arco dell'intera carriera sono sostituite dalle seguenti: per non più di una volta nell'arco dell'intera carriera, trascorsi 10 anni dalla nomina a magistrato ordinario.

  2. 71. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, capoverso, comma 3, le parole: per non più di quattro volte nell'arco dell'intera carriera sono sostituite  dalle seguenti: per non più di una volta nell'arco dell'intera carriera, trascorsi 10 anni dalla nomina a magistrato ordinario.

  2. 102.Mazzoni.

Al comma 4, capoverso, al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: quattro volte nell'arco dell'intera carriera con le seguenti: una volta dopo i primi dieci anni di esercizio delle funzioni nell'arco dell'intera carriera.

2. 72. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, capoverso, al comma 3 sostituire le parole: quattro volte nell'arco dell'intera carriera con le seguenti: una volta nell'arco dell'intera carriera.

  2. 73. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, capoverso, al comma 3 sostituire le parole: quattro volte nell'arco dell'intera carriera con le seguenti: una volta nell'arco dell'intera carriera.

  2. 74.Lussana.

Al comma 4, capoverso, comma 4, secondo periodo, sostituire le parole: quattro volte con le seguenti: una volta.

2. 119.Vitali.

Al comma 4, capoverso Art. 13, comma 3 sostituire le parole: quattro volte nell'arco dell'intera carriera con le seguenti: due volte nell'arco dell'intera carriera.

2. 75.Lussana.

Al comma 4, capoverso, comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: quattro volte nell'arco dell'intera carriera con le seguenti: due volte dopo i primi dieci anni di esercizio delle funzioni nell'arco dell'intera carriera.

  2. 76. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, capoverso, comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: quattro volte nell'arco dell'intera carriera con le seguenti: due volte dopo i primi dieci anni di esercizio delle funzioni nell'arco dell'intera carriera.

  2. 77.Lussana.

Al comma 4, capoverso, comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: quattro volte con le seguenti: una volta.

   2. 78. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, capoverso, comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: quattro volte con le seguenti: una volta.

   2. 79. Consolo, Siliquini, Bongiorno, Contento.

Al comma 4, capoverso, comma 3, sostituire le parole: quattro volte con le seguenti: due volte.

2. 80. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, capoverso, comma 3, quarto periodo, sostituire le parole da: Per il passaggio dalle funzioni a il procuratore generale presso la medesima, con le seguenti: Il passaggio da funzioni giudicanti  a funzioni requirenti, e viceversa, non è consentito per le funzioni di legittimità.

2. 81. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, capoverso, sopprimere il comma 4.

2. 82. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, capoverso, al comma 4, dopo le parole: funzioni esclusivamente civili o del lavoro aggiungere le parole: , né sia stato mai applicato a udienze penali.

2. 83. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, capoverso, sopprimere il comma 6.

2. 84. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, capoverso, sopprimere il comma 7.

2. 200.Vitali.

Al comma 4, capoverso, alla rubrica sopprimere le parole: e passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa.

2. 112.Vitali.

Al comma 5, sopprimere la lettera a).

  2. 85. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 5, sopprimere la lettera a).

  2. 86.Lussana.

Al comma 5, lettera a), sopprimere le seguenti parole: il Consiglio superiore può disporre la proroga dello svolgimento delle medesime funzioni per.

2. 223.Vitali.

Al comma 5, sopprimere la lettera c).

2. 87.Lussana.

Al comma 5, lettera c), capoverso 2-bis) sopprimere le parole: ad altra funzione all'interno dell'ufficio o.

2. 210.Vitali.

Al comma 5, lettera c), sostituire le parole: almeno sei mesi prima con le seguenti: almeno tre mesi prima.

2. 88.Lussana.

Al comma 5, lettera c), sostituire le parole: non oltre sei mesi dalla scadenza del termine stesso con le seguenti: non oltre un anno dalla scadenza del termine stesso.

2. 89.Lussana.

Dopo il comma 5 inserire il seguente:

5-bis. L'articolo 16, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, è abrogato.

2. 90. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 7 con il seguente:

«7. L'articolo 35 del decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

Art. 35. - (Conferimento degli incarichi direttivi di merito). - 1. Gli incarichi  direttivi di cui agli articoli 32, 33 e 34 possono essere conferiti esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno quattro anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo, prevista dall'articolo 16, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, hanno frequentato l'apposito corso di formazione alle funzioni direttive presso la Scuola superiore della magistratura di cui al decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera b), e 2, comma 2, della legge 25 luglio 2005, n. 150, il cui giudizio finale è valutato dal Consiglio superiore della magistratura, e sono stati positivamente valutati nel concorso per titoli previsto all'articolo 12, comma 6.

2. La frequentazione presso la Scuola superiore della magistratura del corso di cui al comma 1 non è richiesta ai fini dei conferimento degli incarichi direttivi di merito da conferire in data anteriore all'effettivo funzionamento della Scuola medesima».

2. 91.Lussana.

Dopo il comma 7, aggiungere il seguente:

7-bis. La disciplina di cui al comma 6 e 7 si applica anche a tutte le procedure concorsuali in corso di espletamento fino al momento della entrata in vigore della presente legge.

2. 92. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 9 con il seguente:

9. L'articolo 45 del decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

Art. 45. - (Temporaneità degli incarichi direttivi). - 1. Gli incarichi direttivi, ad esclusione di quelli indicati agli articoli 39 e 40, hanno carattere temporaneo e sono attribuiti per la durata di quattro anni, rinnovabili a domanda, acquisito il parere del Ministro della giustizia, previa valutazione positiva da parte del Consiglio superiore della magistratura, per un periodo ulteriore di quattro anni.

2. Se il magistrato, allo scadere del termine di cui al comma 1, permane nell'incarico di cui al medesimo comma, egli può concorrere per il conferimento di altri incarichi direttivi di uguale grado in sedi poste fuori dal circondario di provenienza e per incarichi direttivi di grado superiore per sedi poste fuori dal distretto di provenienza, con esclusione di quello competente ai sensi dell'articolo II del codice di procedura penale.

3. Ai fini del presente articolo, si considerano di pari grado le funzioni direttive di primo grado e quelle di primo grado elevato.

4. Alla scadenza dei termine di cui al comma 1, il magistrato che ha esercitato funzioni direttive, in assenza di domanda per il conferimento di altro ufficio, ovvero in ipotesi di reiezione della stessa, è assegnato alle funzioni non direttive da ultimo esercitate nella sede di originaria provenienza, se vacante, ovvero in altra sede, senza maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

5. I magistrati che, alla data di acquisto di efficacia del primo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150, ricoprono gli incarichi direttivi, giudicanti o requirenti, di cui al comma 1, mantengono le loro funzioni per un periodo massimo di quattro anni. Decorso tale periodo, senza che abbiano ottenuto l'assegnazione ad altro incarico o ad altre funzioni, ne decadono restando assegnati con funzioni non direttive nello stesso ufficio, eventualmente anche in soprannumero da riassorbire alle successive vacanze, senza variazione dell'organico complessivo della magistratura.

  2. 93. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 9 con il seguente:

9. L'articolo 45 del decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

Art. 45. - (Temporaneità degli incarichi direttivi). - 1. Gli incarichi direttivi, ad esclusione di quelli indicati agli articoli 39 e 40, hanno carattere temporaneo e sono attribuiti per la durata di quattro anni, rinnovabili a domanda, acquisito il parere del Ministro della giustizia, previa valutazione positiva da parte del Consiglio superiore della magistratura, per un periodo ulteriore di quattro anni.

2. Se il magistrato, allo scadere dei termine di cui al comma 1, permane nell'incarico di cui al medesimo comma, egli può concorrere per il conferimento di altri incarichi direttivi di uguale grado in sedi poste fuori dal circondario di provenienza e per incarichi direttivi di grado superiore per sedi poste fuori dal distretto di provenienza, con esclusione di quello competente ai sensi dell'articolo II del codice di procedura penale.

3. Ai fini del presente articolo, si considerano di pari grado le funzioni direttive di primo grado e quelle di primo grado elevato.

4. Alla scadenza del termine di cui al comma 1, il magistrato che ha esercitato funzioni direttive, in assenza di domanda per il conferimento di altro ufficio, ovvero in ipotesi di reiezione della stessa, è assegnato alle funzioni non direttive da ultimo esercitate nella sede di originaria provenienza, se vacante, ovvero in altra sede, senza maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

5. I magistrati che, alla data di acquisto di efficacia del primo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150, ricoprono gli incarichi direttivi, giudicanti o requirenti, di cui al comma 1, mantengono le loro funzioni per un periodo massimo di quattro anni. Decorso tale periodo, senza che abbiano ottenuto l'assegnazione ad altro incarico o ad altre funzioni, ne decadono restando assegnati con funzioni non direttive nello stesso ufficio, eventualmente anche in soprannumero da riassorbire alle successive vacanze, senza variazione dell'organico complessivo della magistratura.

  2. 94.Lussana.

Al comma 9, capoverso, comma 1, sostituire le parole: da 10 a 16 con le seguenti: da 10 a 13.

2. 95. Consolo, Bongiorno, Contento, Siliquini.

Al comma 9, capoverso, sopprimere il comma 3.

2. 96. Consolo, Contento, Siliquini, Bongiorno.

Sostituire il comma 10 con il seguente:

10. L'articolo 46 del decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 46. - (Temporaneità degli incarichi semidirettivi). - 1. Gli incarichi semidirettivi requirenti di primo e di secondo grado hanno carattere temporaneo e sono attribuiti per la durata di sei anni.

2. Se il magistrato che esercita funzioni semidiretti ve requirenti, allo scadere del termine di cui al comma 1, permane nell'incarico, egli può concorrere per il conferimento di altri incarichi semidirettivi o di incarichi direttivi di primo grado e di primo grado elevato in sedi poste fuori dal circondario di provenienza nonché di incarichi direttivi di secondo grado in sedi poste fuori dal distretto di provenienza, con esclusione di quello competente ai sensi dell'articolo li del codice di procedura penale.

3. Alla scadenza del termine di cui al comma 1, il magistrato che ha esercitato funzioni semidiretti ve requirenti, in assenza di domanda per il conferimento di altro ufficio, ovvero in ipotesi di reiezione della stessa, è assegnato alle funzioni non direttive da ultimo esercitate nella sede di  originaria provenienza, se vacante, ovvero in altra sede, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

4. I magistrati che, alla data di acquisto di efficacia del primo dei decreti legislativi emanati in attuazione delta delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150, ricoprono gli incarichi semidirettivi requirenti di cui al comma 1, mantengono le loro funzioni per un periodo massimo di quattro anni. Decorso tale periodo, senza che abbiano ottenuto l'assegnazione ad altro incarico o ad altre funzioni, ne decadono restando assegnati con funzioni non direttive nello stesso ufficio, eventualmente anche in soprannumero da riassorbire con la prima vacanza, senza variazione dell'organico complessivo della magistratura.

5. In tutti i casi non previsti dal presente articolo, resta fermo quanto previsto dall'articolo 19.

2. 97. Lussana.

Al comma 10, capoverso, comma 1, sopprimere l'ultimo periodo.

  2. 98. Lussana.

Al comma 10, capoverso, comma 1, sopprimere l'ultimo periodo.

  2. 99. Consolo, Siliquini, Bongiorno, Contento.

Sopprimere il comma 11.

2. 103. Lussana.

Dopo il comma 11, aggiungere il seguente:

«Art. 51. - (Classi di anzianità). - 1. La progressione stipendiale dei magistrati si articola automaticamente secondo le seguenti classi di anzianità, salvo quanto previsto dai commi 2 e 3 e fermo restando il migliore trattamento economico eventualmente conseguito:

a) prima classe: dalla data del decreto di nomina a sei mesi;

b) seconda classe: da sei mesi a due anni;

c) terza classe: da due a cinque anni;

d) quarta classe: da cinque a tredici anni;

e) quinta classe: da tredici a venti anni;

f) sesta classe: da venti a ventotto anni;

g) settima classe: da ventotto anni in poi.

2. I magistrati che conseguono le funzioni di secondo grado a seguito del concorso per titoli ed esami, scritti ed orali, di cui all'articolo 12, comma 3, conseguono la quinta classe di anzianità.

3. I magistrati che conseguono le funzioni di legittimità a seguito dei concorsi di cui all'articolo 12, comma 4, conseguono la sesta classe di anzianità».

2. 104. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sopprimere il comma 12.

2. 106. Lussana.

Sostituire il comma 12 con il seguente:

12. L'articolo 51 del decreto legislativo n. 160 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 51. - (Classi di anzianità). - 1. La progressione stipendiale dei magistrati si articola automaticamente secondo le seguenti classi di anzianità, salvo quanto previsto dai commi 2 e 3 e fermo restando il migliore trattamento economico eventualmente conseguito:

a) prima classe: dalla data del decreto di nomina a sei mesi;

b) seconda classe: da sei mesi a due anni;  

c) terza classe: da due a cinque anni;

d) quarta classe: da cinque a tredici anni;

e) quinta classe: da tredici a venti anni;

f) sesta classe: da venti a ventotto anni;

g) settima classe: da ventotto anni in poi.

2. I magistrati che conseguono le funzioni di secondo grado a seguito del concorso per titoli ed esami, scritti ed orali, di cui all'articolo 12, comma 3, conseguono la quinta classe di anzianità.

3. I magistrati che conseguono le funzioni di legittimità a seguito dei concorsi di cui all'articolo 12, comma 4, conseguono la sesta classe di anzianità».

2. 107. Lussana.

Al comma 12, sostituire l'alinea con il seguente: Dopo l'articolo 51 del citato decreto legislativo n. 2006 aggiungere l'articolo 51-bis.

2. 105. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 12, articolo 51, dopo le parole: Le somme indicate aggiungere le seguenti: alla tabella A allegata alla presente legge.

2. 108. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormio, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 13, capoverso, sopprimere le parole da: nonché a: compatibile

2. 109. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

ART. 3.

Sopprimere il comma 1.

3. 1.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali, Costa, Gelmini, Mormino, Bondi, Craxi.

Al comma 1, sostituire il capoverso con il seguente:

5. Le sedi della Scuola superiore della magistratura sono individuate nelle città di Bergamo, Latina, Benevento e Catanzaro.

3. 2.D'Ippolito.

Al comma 1, sostituire il capoverso con il seguente:

5. Con decreto del Ministero della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro due mesi dalla pubblicazione della presente legge, sono individuate tre sedi della Scuola in modo da garantire una idonea rappresentanza per tutto il territorio nazionale nonché l'utilizzo di strutture idonee per l'espletamento delle funzioni della stessa.

3. 3.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 1, sostituire il capoverso con il seguente:

Con decreto del ministero della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro due mesi dalla pubblicazione della presente legge, sono individuare tre sedi della Scuola in modo da garantire una idonea rappresentanza per tutto il territorio nazionale.

3. 4.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Sopprimere il comma 2.

3. 5.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 2 con il seguente:

2. L'articolo 2 del decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

Art. 2. - (Finalità). - 1. La Scuola è stabilmente preposta:

a) all'organizzazione e alla gestione del tirocinio e della formazione degli uditori giudiziari, curando che entrambi siano attuati sotto i profili tecnico, operativo e deontologico;

b) all'organizzazione dei corsi di aggiornamento professionale e di formazione dei magistrati ordinari e della magistratura onoraria, curando che entrambi siano attuati sotto i profili tecnico, operativo e deontologico;

c) alla promozione di iniziative e scambi culturali, incontri di studio e ricerca;

d) all'offerta di formazione di magistrati stranieri, nel quadro degli accordi internazionali di cooperazione tecnica in materia giudiziaria.

2. Per il raggiungimento delle finalità indicate alle lettere a) e b) del comma 1, la Scuola è composta da due distinte articolazioni.

 3. 6.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Mormino.

Sostituire il comma 2 con il seguente:

2. L'articolo 2 del decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

Art. 2. - (Finalità). - 1. La Scuola è stabilmente preposta:

a) all'organizzazione e alla gestione del tirocinio e della formazione dei magistrati ordinari, curando che entrambi siano attuati sotto i profili tecnico, operativo e deontologico;

b) all'organizzazione dei corsi di aggiornamento professionale e di formazione dei magistrati ordinari e della magistratura onoraria, curando che entrambi siano attuati sotto i profili tecnico, operativo e deontologico;

c) alla promozione di iniziative e scambi culturali, incontri di studio e ricerca;

d) all'offerta di formazione di magistrati stranieri, nel quadro degli accordi internazionali di cooperazione tecnica in materia giudiziaria.

2. Per il raggiungimento delle finalità indicate alle lettere a) e b) del comma 1, la Scuola è composta da due distinte articolazioni.

 3. 7.Lussana.

Al comma 2, capoverso, comma 1, alinea, dopo le parole: è preposta, aggiungere le seguenti: in via esclusiva.

3. 8.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, sostituire la lettera a), con la seguente:

a) all'organizzazione e gestione del tirocinio e della formazione e aggiornamento professionale dei magistrati ordinari.

3. 9.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 1, lettera g), dopo le parole: alla formazione, inserire le seguenti: su richiesta della competente autorità di Governo.

3. 10.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 1, lettera g), sostituire le parole da: alla formazione fino alle parole: Unione europea e con le seguenti: alla formazione, a richiesta della Rete di formazione giudiziaria europea, con il consenso del Ministero della  giustizia, di magistrati partecipanti all'attività di formazione che si svolge nell'ambito della stessa, ovvero nel quadro di progetti dell'Unione Europea, nonché, a richiesta del Ministro della giustizia, alla formazione di magistrati stranieri e.

3. 11.Consolo, Siliquini, Bongiorno, Contento.

Al comma 2, capoverso, comma 1, lettera g), sostituire le parole da: alla formazione fino alle parole: Unione europea e con le seguenti: alla formazione, a richiesta della Rete di formazione giudiziaria europea, con il consenso del Ministero della giustizia, di magistrati partecipanti all'attività di formazione che si svolge nell'ambito della stessa, ovvero nel quadro di progetti dell'unione Europea, nonché, a richiesta del Ministro della giustizia, alla formazione di magistrati stranieri e.

3. 12.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 1, lettera h), dopo la parola: collaborazione, inserire le seguenti: su richiesta della competente autorità di Governo.

3. 13.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 1, lettera h), dopo la parola: collaborazione, inserire le seguenti: su richiesta del Ministro della Giustizia.

3. 14.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 1, sopprimere le lettere i), l), m), n), o).

3. 15.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 2, capoverso, comma 1, sopprimere la lettera i).

3. 16.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Sopprimere il comma 3.

3. 17.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 4 con il seguente:

2. L'articolo 4 del decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

Art. 4. - (Organi). - 1. Gli organi che compongono la Scuola superiore della magistratura sono:

a) il comitato direttivo;

b) il presidente;

c) i comitati di gestione.

 3. 18.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 4 con il seguente:

2. L'articolo 4 del decreto legislativo n. 26 del 2006, è sostituito dal seguente:

Art. 4. - (Organi). - 1. Gli organi che compongono la Scuola superiore della magistratura sono:

a) il comitato direttivo;

b) il presidente;

c) comitati di gestione.

 3. 19.Lussana.

Sostituire il comma 5 con il seguente:

2. L'articolo 5 del decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

Art. 5. - (Composizione e funzioni). - 1. Il comitato direttivo è composto dal presidente e da altri sei membri. Esso si riunisce nella sede individuata per i distretti  ricompresi nelle regioni Marche, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna.

2. Il comitato direttivo delibera in ordine alle finalità e all'attività della Scuola, salvo quanto di competenza dei comitati di gestione ed esercita funzioni di indirizzo, nonché di controllo sul personale assegnato.

3. Il comitato direttivo adotta lo statuto, i regolamenti interni ed il bilancio di previsione e consuntivo; nomina i membri dei comitati di gestione; programma l'attività didattica della Scuola, avvalendosi delle proposte del Consiglio superiore della magistratura, del Ministro della giustizia, del Consiglio nazionale forense, dei consigli giudiziari, del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, nonché delle proposte dei componenti del Consiglio universitario nazionale. esperti in materie giuridiche e del Consiglio Nazionale del Notariato per quanto di sua competenza.

3. 20.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 5 con il seguente:

2. L'articolo 5 del decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

Art. 5. - (Composizione e funzioni). - 1. Il comitato direttivo è composto dal presidente e da altri sei membri. Esso si riunisce nella sede individuata per i distretti ricompresi nelle regioni Marche, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna.

2. Il comitato direttivo delibera in ordine alle finalità e all'attività della Scuola, salvo quanto di competenza dei comitati di gestione ed esercita funzioni di indirizzo, nonché di controllo sul personale assegnato.

3. Il comitato direttivo adotta lo statuto, i regolamenti interni ed il bilancio di previsione e consuntivo;nomina i membri dei comitati di gestione; programma l'attività didattica della Scuola, avvalendosi delle proposte del Consiglio superiore della magistratura, del Ministro della giustizia, del Consiglio nazionale forense, dei consigli giudiziari, del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, nonché delle proposte dei componenti del Consiglio universitario nazionale esperti in materie giuridiche.

 3. 21.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 5 con il seguente:

2. L'articolo 5 del decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

Art. 5. - (Composizione e funzioni). - 1. Il comitato direttivo è composto dal presidente e da altri sei membri. Esso si riunisce nella sede individuata per i distretti ricompresi nelle regioni Marche, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Mouse e Sardegna.

2. Il comitato direttivo delibera in ordine alle finalità e all'attività della Scuola, salvo quanto di competenza dei comitati di gestione ed esercita funzioni di indirizzo, nonché di controllo sul personale assegnato.

3. Il comitato direttivo adotta lo statuto, i regolamenti interni ed il bilancio di previsione e consuntivo;nomina i membri dei comitati di gestione; programma l'attività didattica della Scuola, avvalendosi delle proposte del Consiglio superiore della magistratura, del Ministro della giustizia, del Consiglio nazionale forense, dei consigli giudiziari, del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, nonché delle proposte dei componenti del Consiglio universitario nazionale esperti in materie giuridiche.

 3. 22.Lussana.

Sopprimere il comma 6.

3. 23.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 6 con il seguente:

6. All'articolo 6 del decreto legislativo n. 26 del 2006, al comma 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

a) Fanno parte del comitato direttivo dodici componenti di cui sei scelti tra magistrati, anche in quiescenza, che non abbiano superato gli ottanta anni d'età, che abbiano conseguito almeno la terza valutazione di professionalità, tre tra docenti universitari, anche in quiescenza, che non abbiano superato gli ottanta anni d'età, due tra avvocati che abbiano esercitato la professione per almeno dieci anni e uno tra i notai iscritti a ruolo da almeno cinque anni. Le nomine sono effettuate dal Consiglio superiore in ragione di sei magistrati ed un professore universitario e dal Ministro della giustizia, in ragione di un magistrato, due professori universitari, due avvocati e un notaio, d'intesa tra loro.

3. 24.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 6, sostituire la lettera a), con la seguente:

a) il comma 1 è sostituito dai seguenti:

1. Del comitato direttivo fanno parte di diritto il primo presidente della Corte di cassazione, o il magistrato dallo stesso delegato alla Scuola, con funzioni non inferiori a quelle direttive giudicanti di legittimità, nonché il procuratore generale presso la Corte di cassazione, o il magistrato dallo stesso delegato alla Scuola, con funzioni non inferiori a quelle direttive requirenti di legittimità.

1-bis. Del comitato direttivo fanno altresì parte due magistrati ordinari scelti dal Consiglio superiore della magistratura, che esercitano le funzioni di secondo grado da almeno tre anni, un avvocato con almeno quindici anni di esercizio della professione nominato dal Consiglio nazionale forense, un professore universitario ordinario in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario nazionale ed un componente nominato dal Ministro della giustizia, scelti tutti tra insigni giuristi.

3. 25.Lussana.

Al comma 6, sostituire la lettera a), con la seguente:

a) Fanno parte del comitato direttivo dodici componenti di cui sette scelti tra magistrati, anche in quiescenza, che non abbiano superato gli ottanta anni d'età, che abbiano conseguito almeno la terza valutazione di professionalità, tre tra docenti universitari, anche in quiescenza, che non abbiano superato gli ottanta anni d'età, e due tra avvocati o notai che abbiano esercitato la professione per almeno dieci anni, Le nomine sono effettuate dal Consiglio superiore in ragione di sei magistrati ed un professore universitario e dal Ministro della giustizia, in ragione di un magistrato, due professori universitari e due avvocati, d'intesa tra loro.

3. 26.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 6, sostituire la lettera a), con la seguente:

1. Del comitato direttivo fanno parte di diritto il primo presidente della Corte di cassazione, o 11 magistrato dallo stesso delegato alla scuola, con funzioni non inferiori a quelle direttive giudicanti di legittimità, nonché il procuratore generale presso la Corte di cassazione, o il magistrato dallo stesso delegato alla scuola, con funzioni non inferiori a quelle direttive requirenti di legittimità.

3. 27.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 6, lettera a), capoverso, sostituire, al primo periodo, la parola: sette con l'altra: quattro, la parola: tre con l'altra: quattro e la parola: due con l'altra: quattro e sostituire il secondo periodo con  il seguente: Le nomine sono effettuate dal Consiglio superiore della magistratura, in ragione di tre magistrati, dal Ministro della giustizia, in ragione di un magistrato, un docente universitario e un avvocato, dal Consiglio universitario nazionale in ragione di tre docenti universitari, e dal Consiglio nazionale forense in ragione di tre avvocati.

3. 28.Consolo, Bongiorno, Contento, Siliquini.

Al comma 6, lettera a), capoverso 4, secondo periodo, sostituire la parola: sei con la seguente: cinque e le parole: un magistrato con le seguenti: due magistrati.

3. 29.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 6, sostituire la lettera b), con la seguente:

b) il comma 2 è sostituito dal seguente:

2. Del comitato direttivo fanno altresì parte due magistrati ordinari scelti dal Consiglio superiore della magistratura, che esercitano le funzioni di secondo grado da almeno tre anni, un avvocato con almeno quindici anni di esercizio della professione nominato dal Consiglio nazionale forense, un notaio con almeno 10 anni di iscrizione a ruolo nominato dal Consiglio Nazionale del Notariato, un professore universitario ordinario in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario nazionale, scelti tutti tra insigni giuristi.

3. 30.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 6, sopprimere la lettera c).

3. 31.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 7, con il seguente:

All'articolo 7 del citato decreto legislativo n. 26 del 2006, il comma 1 è sostituto dal seguente:

1. Il Comitato direttivo delibera con la presenza di almeno cinque componenti ed a maggioranza relativa. Per gli atti di straordinaria amministrazione è necessario il voto favorevole di almeno 4 componenti. In caso di parità prevale il voto del presidente. Il voto è palese.

3. 32.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Sopprimere il comma 8.

3. 33.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Sopprimere il comma 9.

3. 34.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Sopprimere il comma 10.

3. 35.Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 10 con il seguente:

10. L'articolo 12 del decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

Art. 12. - (Funzioni). - 1. Per ciascuna delle articolazioni previste dall'articolo 2, comma 2, è istituito un comitato di gestione composto da cinque membri che eleggono un presidente, scelto nell'ambito della composizione del comitato.

2. I comitati di gestione si riuniscono nella sede individuata per i distretti ricompresi nelle regioni Marche, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna.

3. Ciascun comitato di gestione:

a) attua la programmazione annuale dell'attività per il proprio ambito dì competenza;  

b) definisce il contenuto analitico di ciascuna sessione;

c) individua i docenti chiamati a svolgere l'incarico di insegnamento in ciascuna sessione;

d) fissa i criteri di ammissione alle sessioni di formazione;

e) offre sussidio didattico e sperimenta nuove formule didattiche;

f) segue lo svolgimento delle sessioni e presenta, all'esito di ciascuna di esse, relazioni consuntive;

g) cura il tirocinio o l'aggiornamento professionale nelle fasi effettuate presso la Scuola, selezionando i tutori, nonché i docenti incaricati anno per anno e quelli occasionali.

3. 36.Lussana.

Sopprimere il comma 11.

3. 37.Lussana.

Al comma 11, capoverso Art. 17-ter, sostituire il comma 1, con il seguente:

Il comitato direttivo nomina il segretario generale scegliendolo tra professionisti che abbiano una specifica esperienza nel settore della organizzazione aziendale.

Conseguentemente, sopprimere al comma 2, le parole da: durante i quali a: di provenienza; e, nel comma 3, le parole: per il quale non sono corrisposti indennità o compensi aggiuntivi.

3. 38.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 13 con il seguente:

13. L'articolo 18 del decreto legislativo n, 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 18. - (Durata). - 1. Il tirocinio dei magistrati ordinari ha una durata di ventiquattro mesi e si articola in sessioni, una delle quali della durata di sei mesi, anche non consecutivi, effettuata presso la Scuola ed una della durata di diciotto mesi, anche non consecutivi, effettuata presso gli uffici giudiziari di primo grado. Le modalità delle sessioni sono stabilite dal comitato direttivo,».

3. 39. Lussana.

Al comma 13, capoverso, sostituire le parole : diciotto mesi con le seguenti

parole: ventiquattro mesi.

3. 40. Lussana.

Al comma 13, capoverso, sostituire l'ultimo periodo con il seguente: Le modalità delle sessioni sono stabilite dal comitato direttivo.

3. 41. Lussana.

Sostituire il comma 14 con il seguente:

14. L'articolo 20 del decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 20. - (Contenuto e modalità di svolgimento). - 1. Nella sessione effettuata presso le sedi della Scuola, i magistrati ordinari frequentano corsi di approfondimento teorico-pratico, approvati dal competente comitato di gestione nell'àmbito della programmazione dell'attività didattica deliberata dal comitato direttivo, riguardanti il diritto civile, il diritto penale, il diritto processuale civile, il diritto processuale penale ed il diritto amministrativo, con eventuale approfondimento anche di altre materie tra quelle comprese nella prova orale del concorso per l'accesso in magistratura, previste dal decreto legislativo di attuazione della delega contenuta nell'articolo 2, comma 1, lettera a), numero 2), della legge 25 luglio 2005, n. 150, nonché delle ulteriori materie scelte dal Comitato direttivo. La sessione presso la Scuola deve in ogni caso tendere  al perfezionamento delle capacità operative e della deontologia del magistrato ordinario.

2. I corsi sono tenuti da docenti di elevata competenza e professionalità, scelti dal comitato di gestione alfine di garantire un ampio pluralismo culturale e scientifico.

3. Tra docenti sono designati i tutori che assicurano anche l'assistenza didattica ai magistrati ordinari.

4. Al termine della sessione, i singoli docenti compilano una scheda valutativa per ciascun magistrato ordinario loro assegnato; la scheda è trasmessa al comitato di gestione della sezione per le conseguenti valutazioni».

3. 42. Lussana.

Sostituire il comma 14 con il seguente:

14. L'articolo 20 del decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 20. - (Contenuto e modalità di svolgimento). - 1. Nella sessione effettuata presso le sedi della Scuola, gli uditori giudiziari frequentano corsi di approfondimento teorico-pratico, approvati dal competente comitato di gestione nell'ambito della programmazione dell'attività didattica deliberata dal comitato direttivo, riguardanti il diritto civile, il diritto penale, il diritto processuale civile, il diritto processuale penale ed il diritto amministrativo, con eventuale approfondimento anche di altre materie tra quelle comprese nella prova orale del concorso per raccesso in magistratura, previste dal decreto legislativo di attuazione della delega contenuta nell'articolo 2, comma 1, lettera a), numero 2), della legge 25 luglio 2005, n. 150, nonché delle ulteriori materie scelte dal Comitato direttivo. La sessione presso la Scuola deve in ogni caso tendere al perfezionamento delle capacità operative e della deontologia dell'uditore giudiziario.

2. I corsi sono tenuti da docenti di elevata competenza e professionalità, scelti dal comitato di gestione al fine di garantire un ampio pluralismo culturale e scientifico.

3. Tra i docenti sono designati i tutori che assicurano anche l'assistenza didattica agli uditori.

4. Al termine della sessione, i singoli docenti compilano una scheda valutativa per ciascun uditore giudiziario loro assegnato; la scheda è trasmessa al comitato di gestione della sezione per le conseguenti valutazioni».

3. 43. Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Pepe, Vitali.

Al comma 15, sopprimere la lettera b).

3. 44. Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Pepe, Vitali.

Al comma 15, sopprimere la lettera c).

3. 45. Lussana.

Al comma 15, lettera d), sostituire le parole: sono designati dal Consiglio superiore della magistratura, su proposta del competente consiglio giudiziario, con le seguenti: sono individuati dal comitato di gestione».

3. 46. Lussana.

Al comma 15, lettera d), sostituire le parole: sono designati dal Consiglio superiore della magistratura, su proposta del competente consiglio giudiziario, con le seguenti: sono individuati dal comitato di gestione».

 3. 47. Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Pepe, Vitali.

Al comma 15, sopprimere la lettera e).

3. 48. Lussana.

Al comma 15, lettera e), sostituire le parole: direttivo e al Consiglio superiore, con le seguenti: di gestione.

3. 49. Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Pepe, Vitali.

Al comma 16, sostituire la lettera b) con la seguente: b) il comma 1 è sostituito dal seguente:

1. Al termine del tirocinio, il comitato di gestione della sezione, sulla base delle schede valutative redatte dai docenti e dai magistrati affidatari, nonché di ogni altro elemento rilevante a fini valutativi raccolto durante le sessioni del tirocinio, formula per ciascun magistrato ordinario un giudizio di idoneità all'assunzione delle funzioni giudiziarie».

3. 50. Lussana.

Al comma 16, sostituire la lettera b), con la seguente: b) il comma 1 è sostituito dal seguente:

1. Al termine del tirocinio, il comitato digestione della sezione, sulla base delle schede valutative redatte dai docenti e dai magistrati affidatari, nonché di ogni altro elemento rilevante a fini valutativi raccolto durante le sessioni del tirocinio, formula per ciascun uditore giudiziario un giudizio di idoneità all'assunzione delle funzioni giudiziarie».

3. 51. Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Pepe, Vitali.

Al comma 16, lettera c), sostituire le parole tenendo conto, con le seguenti: sulla base.

3. 52. Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Pepe, Vitali.

Al comma 16, sopprimere la lettera d).

3. 53. Lussana.

Sostituire il comma 17 con il seguente:

17. L'articolo 23 del decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 23. - (Tipologia dei corsi). - 1. Ai fini della formazione e dell'aggiornamento professionale, nonché della formazione per il passaggio a funzioni superiori rispetto a quelle esercitate, per il passaggio da funzioni giudicanti a requirenti e viceversa e per l'accesso a funzioni direttive, il comitato di gestione della sezione competente approva annualmente il piano dei relativi corsi nell'ambito dei programmi didattici deliberati dal comitato direttivo, tenendo conto della diversità delle funzioni svolte dai magistrati».

 3. 54. Lussana.

Al comma 17, è sostituito come segue:

17. L'articolo 23 del decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 23. - (Tipologia dei corsi). - 1. Ai fini della formazione e dell'aggiornamento professionale, nonché della formazione per il passaggio a funzioni superiori rispetto a quelle esercitate, per il passaggio da funzioni giudicanti a requirenti e viceversa e per l'accesso a funzioni direttive, il comitato di gestione della sezione competente approva annualmente il piano dei relativi corsi nell'ambito dei programmi didattici deliberati dal comitato direttivo, tenendo conto della diversità delle funzioni svolte dai magistrati».

 3. 55. Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Pepe, Vitali.

Al comma 17, capoverso, comma 1 sopprimere le parole: nonché per il passaggio dalla funzione giudicante a quella requirente e viceversa, sono soppresse.

3. 56. Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Pepe, Vitali.

Al comma 18, sopprimere la lettera b).

3. 57. Lussana.

Al comma 18, sopprimere le lettere b) e c).

3. 58. Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Pepe, Vitali.

Al comma 18, sopprimere la lettera c).

 3. 59. Lussana.

Al comma 18, sopprimere la lettera c).

 3. 60. Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 19, con il seguente:

19. L'articolo 25 del decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 25. - (Obbligo di frequenza e durata). - 1. Tutti i magistrati in servizio hanno l'obbligo di partecipare ai corsi di cui all'articolo 24 ogni cinque anni, a decorrere dalla assunzione delle prime funzioni di merito.

2. La partecipazione ai corsi è disciplinata dal regolamento adottato dalla Scuola.

3. Per la partecipazione ai corsi, al magistrato è riconosciuto un periodo di congedo retribuito.

4. Il differimento della partecipazione ai corsi, che può essere disposto dal capo dell'ufficio giudiziario di appartenenza per comprovate e motivate esigenze di organizzazione o di servizio, non può in ogni caso arrecare pregiudizio al magistrato.

5. I corsi hanno una durata fino a due settimane anche non consecutive.

6. Il magistrato può partecipare a ulteriori corsi di aggiornamento solo dopo che sia trascorso un anno dalla precedente partecipazione».

   3. 61. Lussana.

Sostituire il comma 19, con il seguente:

19. L'articolo 25 del decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

«Art. 25. - (Obbligo di frequenza e durata). - 1. Tutti i magistrati in servizio hanno l'obbligo di partecipare ai corsi di cui all'articolo 24 ogni cinque anni, a decorrere dalla assunzione delle prime funzioni di merito.

2. La partecipazione ai corsi è disciplinata dal regolamento adottato dalla Scuola.

3. Per la partecipazione ai corsi, al magistrato è riconosciuto un periodo di congedo retribuito.

4. Il differimento della partecipazione ai corsi, che può essere disposto dal capo dell'ufficio giudiziario di appartenenza per comprovate e motivate esigenze di organizzazione o di servizio, non può in ogni caso arrecare pregiudizio al magistrato.

5. I corsi hanno una durata fino a due settimane anche non consecutive.

6. Il magistrato può partecipare a ulteriori corsi di aggiornamento solo dopo che sia trascorso un anno dalla precedente partecipazione».

   3. 62. Laurini, Pecorella, Paniz, Fasolino, Mario Pepe, Vitali, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Mormino.

ART. 4.

Sostituire il comma 1 con il seguente:

1. L'articolo 1 del decreto legislativo 27 gennaio 2006 n. 25 è sostituito dal seguente:

«Art. 1. - (Istituzione e composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione). -  1. È istituito il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, composto dal primo presidente e dal procuratore generale presso la stessa Corte e dal presidente del Consiglio nazionale forense, che ne sono membri di diritto, nonché da un magistrato che esercita funzioni direttive giudicanti di legittimità, da un magistrato che esercita funzioni direttive requirenti di legittimità, da due magistrati che esercitano funzioni giudicanti di legittimità e da un magistrato che esercita funzioni requirenti di legittimità, eletti tutti dai magistrati in servizio presso la Corte di cassazione e la Procura generale presso la stessa Corte, da un professore ordinario di università in materie giuridiche, nominato dal Consiglio universitario nazionale, e da un avvocato con almeno venti anni di effettivo esercizio della professione, iscritto da almeno cinque anni nell'albo speciale di cui all'articolo 33 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, e successive modificazioni, nominato dal Consiglio nazionale forense.

2. In caso di mancanza o di impedimento, i membri di diritto del Consiglio direttivo della Corte di cassazione. sono sostituiti da chi ne esercita le funzioni».

  4. 1.Lussana.

Sostituire il comma 1 con il seguente:

1. L'articolo 1 del decreto legislativo 27 gennaio 2006 n. 25 è sostituito dal seguente:

«Art. 1. - (Istituzione e composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione). - 1. È istituito il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, composto dal primo presidente e dal procuratore generale presso la stessa Corte e dal presidente del Consiglio nazionale forense, che ne sono membri di diritto, nonché da un magistrato che esercita funzioni direttive giudicanti di legittimità, da un magistrato che esercita funzioni direttive requirenti di legittimità, da due magistrati che esercitano funzioni giudicanti di legittimità e da un magistrato che esercita funzioni requirenti di legittimità, eletti tutti dai magistrati in servizio presso la Corte di cassazione e la Procura generale presso la stessa Corte, da un professore ordinario di università in materie giuridiche, nominato dal Consiglio universitario nazionale, e da un avvocato con almeno venti anni di effettivo esercizio della professione, iscritto da almeno cinque anni nell'albo speciale di cui all'articolo 33 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, e successive modificazioni, nominato dal Consiglio nazionale forense.

2. In caso di mancanza o di impedimento, i membri di diritto del Consiglio direttivo della Corte di cassazione. sono sostituiti da chi ne esercita le funzioni».

 4. 2.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 1, capoverso articolo 1, sostituire le parole: dal primo presidente, dal procuratore generale presso la stessa Corte, e dal presidente aggiunto, dal procuratore generale aggiunto presso la stessa Corte, in rappresentanza del primo presidente e del procuratore generale, e.

4. 3.Consolo, Bongiorno, Contento, Siliquini.

Al comma 1, capoverso articolo 1, dopo le parole: dal presidente del Consiglio nazionale forense, aggiungere le seguenti: che ne sono membri di diritto, nonché.

4. 4.Lussana.

Al comma 1, capoverso, al comma 1, dopo le parole: presidente dei Consiglio nazionale forense, inserire le seguenti: ,che ne sono membri di diritto,».

4. 53.Vitali.

Al comma 1, capoverso, dopo le parole: dal Presidente del Consiglio nazionale forense aggiungere le seguenti: che ne è membro di diritto».

 4. 5.Mazzoni.

Al comma 1, capoverso, dopo le parole: dal Presidente del Consiglio nazionale forense aggiunge le seguenti: che ne è membro di diritto.

 4. 6.Lussana.

Al comma 1, capoverso, dopo le parole: la Procura generale, inserire le seguenti: cui siano state conferite le funzioni di legittimità.

4. 54.Vitali.

Al comma 1, capoverso, comma 1, sostituire le parole: ,da un avvocato con le seguenti da tre avvocati.

4. 7.Mazzoni.

Al comma 1, capoverso, al comma 1, sostituire le parole: un avvocato, iscritto e nominato con, rispettivamente, le seguenti: due avvocati, iscritti e nominati.

 4. 8.Lussana.

Al comma 1, capoverso, al comma 1, sostituire le parole: un avvocato, iscritto e nominato con, rispettivamente, le seguenti: due avvocati, iscritti e nominati.

 4. 9.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 1, capoverso, al comma 1, sostituire le parole: un avvocato, iscritto e nominato con, rispettivamente, le seguenti: due avvocati, iscritti e nominati.

 4. 10.Consolo, Contento, Siliquini, Bongiorno.

Sopprimere il comma 3.

  4.11.Lussana.

Al comma 3, sopprimere le parole da le parole a sono soppresse e.

4. 12.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sostituire il comma 4 con il seguente:

4. L'articolo 4 del decreto legislativo 27 gennaio 2006 n. 25 è sostituito dal seguente:

«Art. 1. - (Elezione dei componenti togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione). - 1. Ai fini della elezione, da parte dei magistrati in servizio presso la Corte di cassazione e la Procura generale presso la stessa Corte, dei cinque componenti togati effettivi e dei quattro componentitogati supplenti del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, ogni elettore riceve quattro schede, una per ciascuna delle categorie di magistrati di cui agli articoli 1 e 2.

2. Ogni elettore esprime una sola preferenza per il magistrato componente effettivo e per il supplente nell'ambito di ciascuna delle categorie da eleggere.

3. Sono proclamati eletti i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti, in numero pari a quello dei posti, effettivi o supplenti, da assegnare a ciascuna categoria. In caso di parità di voti, prevale il candidato più anziano nel ruolo».

4.13.Lussana.

Al comma 4, capoverso «Art. 4», comma 1, sostituire le parole: da almeno  venticinque elettori con le seguenti: da almeno cinque elettori.

Conseguentemente, al comma 12, all'articolo 12 ivi richiamato, sostituire le parole: da almeno venticinque elettori con le seguenti: da almeno cinque elettori e all'articolo 12-ter ivi richiamato, sostituire le parole: da almeno quindici elettori con le altre: da almeno cinque elettori.

 4. 14.Consolo, Siliquini, Bongiorno, Contento.

Al comma 4, capoverso «Art. 4», comma 1, sostituire le parole: da almento venticinque elettori con le seguenti: da almeno cinque elettori.

Conseguentemente, al comma 12, all'articolo 12 ivi richiamato, sostituire le parole: da almeno venticinque elettori con le seguenti: da almeno cinque elettori e all'articolo 12-ter ivi richiamato, sostituire le parole: da almeno quindici elettori con le altre: da almeno cinque elettori.

 4. 15.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, sopprimere il capoverso «Art. 4-bis».

4.16.Lussana.

Al comma 4, capoverso «Art. 4-bis», comma 1, lettera a), sostituire le parole: per il numero dei seggi del collegio stesso con le parole: per il numero dei seggi da attribuire alla medesima nell'ambito del collegio stesso.

Conseguentemente, al comma 12, «Art. 12-bis», al comma 1, lettera b), sostituire le parole: per il numero dei seggi del collegio stesso con le seguenti: per il numero dei seggi da attribuire alla medesima nell'ambito del collegio stesso.

 4. 17.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 4, capoverso «Art. 4-bis» comma 1, lettera a), sostituire le parole: per il numero dei seggi del collegio stesso con le parole: per il numero dei seggi da attribuire alla medesima nell'ambito del collegio stesso.

Conseguentemente, al comma 12, «Art. 12-bis», al comma 1, lettera b), sostituire le parole: per il numero dei seggi del collegio stesso con le seguenti: per il numero dei seggi da attribuire alla medesima nell'ambito del collegio stesso.

 4. 18.Consolo, Bongiorno, Contento, Siliquini.

Al comma 5, sopprimere la lettera a).

  4. 19.Consolo, Contento, Siliquini, Bongiorno.

Al comma 5, sopprimere la lettera a).

  4. 20.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 5, sopprimere la lettera b).

4. 21.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 5, lettera b), sostituire il capoverso con il seguente:

b) formula pareri sull'attività dei magistrati, sotto il profilo della laboriosità, della diligenza, della preparazione, della capacità tecnico-professionale, dell'equilibrio nell'esercizio delle funzioni, nonché per la valutazione di professionalità dei  magistrati ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, e successive modificazioni.

4. 22.Lussana.

Al comma 5, lettera b), sostituire il capoverso con il seguente:

b) formula pareri sull'attività dei magistrati, sotto il profilo della laboriosità, della diligenza, della preparazione, della capacità tecnico-professionale, dell'equilibrio nell'esercizio delle funzioni.

  4. 23.Consolo, Siliquini, Bongiorno, Contento.

Al comma 5, lettera b), sostituire il capoverso con il seguente:

b) formula pareri sull'attività dei magistrati, sotto il profilo della laboriosità, della diligenza, della preparazione, della capacità tecnico-professionale, dell'equilibrio nell'esercizio delle funzioni.

  4. 24.Lussana.

Al comma 5, sopprimere la lettera c).

   4. 25.Lussana.

Al comma 5, sopprimere la lettera c).

   4. 26.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 5, lettera d), sopprimere le parole: la parola anche è soppressa e.

4. 27.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sopprimere il comma 6.

  4. 28.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Sopprimere il comma 6.

  4. 29.Consolo, Bongiorno, Contento, Siliquini.

Sopprimere il comma 6.

  4. 30.Lussana.

Al comma 7, capoverso 8-bis, comma 1, sostituire le parole: di sette componenti con le seguenti: della metà più uno dei componenti.

   4. 31.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 7, capoverso 8-bis, comma 1, sostituire le parole: di sette componenti con le seguenti: della metà più uno dei componenti.

   4. 32.Consolo, Contento, Siliquini, Bongiorno.

Al comma 8 sopprimere la lettera a).

Conseguentemente, alla lettera b), capoverso, le parole: nove altri membri sono sostituite dalle seguenti: otto altri membri; le parole: tre componenti non togati sono sostituite dalle seguenti: due componenti non togati; le parole: due avvocati sono sostituite dalle seguenti: un avvocato; le parole: nominati dal Consiglio nazionale forense sono sostituite dalle seguenti: nominato dal Consiglio nazionale forense; alla lettera c), capoverso, la parola: quattordici è sostituita dalla seguente: tredici; le parole: quattro componenti non togati sono sostituite dalle seguenti: tre componenti non togati; le parole: tre avvocati sono sostituite dalle seguenti: due avvocati; alla lettera d), capoverso, la parola: venti è  sostituita dalla seguente: diciannove; la parola: sei è sostituita dalla seguente: cinque e la parola: quattro è sostituita dalla seguente: tre.

4. 33.Pecorella, Bondi, Costa, Craxi, Gelmini, Laurini, Mormino, Paniz, Mario Pepe, Vitali.

Al comma 8, sopprimere la lettera a).

  4. 34.Lussana.

Al comma 8, sopprimere la lettera a).

  4. 35.Mazzoni.

Al comma 8, sopprimere la lettera a).

  4. 55.Vitali.

Al comma 8, sostituire la lettera b) con la seguente:

b) il comma 2 è sostituito dal seguente:

2. Nei distretti nei quali prestano servizio fino a trecentocinquanta magistrati il consiglio giudiziario è composto, oltre che dai membri di diritto di cui al comma 1, da altri dieci membri effettivi, di cui cinque magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, quattro componenti non togati, un professore universitario in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario nazionale, su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione o delle regioni sulle quali hanno, in tutto o in parte, competenza gli uffici del distretto, un avvocato con almeno quindici anni di effettivo esercizio della professione, nominato dal Consiglio nazionale forense, su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto, e due nominati dal consiglio regionale della regione ove ha sede il distretto o nella quale rientra la maggiore estensione di territorio sul quale hanno competenza gli uffici del distretto, eletti, a maggioranza di tre quinti dei componenti e, dopo il secondo scrutinio, di tre quinti dei votanti, tra persone estranee al medesimo consiglio, nonché un rappresentante eletto dai giudici di pace del distretto nel proprio ambito.

4. 36.Lussana.

Al comma 8, sostituire la lettera c) con la seguente:

c) il comma 3 è sostituito dal seguente:

3. Nei distretti nei quali prestano servizio oltre trecentocinquanta magistrati il consiglio giudiziario è composto, oltre dai membri di diritto di cui al comma 1, da dodici altri membri effettivi, di cui sette magistrati in servizio presso gli uffici giudizi ari del distretto, quattro componenti non togati, un professore universitario in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario nazionale, su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione o delle regioni sulle quali hanno, in tutto o in parte, competenza gli uffici del distretto, un avvocato con almeno quindici anni di effettivo esercizio della professione, nominato dal Consiglio nazionale forense, su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto, due nominati dal consiglio regionale della regione ove ha sede il distretto o nella quale rientra la maggiore estensione di territorio sul quale hanno competenza gli uffici del distretto, eletti, a maggioranza di tre quinti dei componenti e, dopo il secondo scrutinio, di tre quinti dei votanti, tra persone estranee al medesimo consiglio, nonché un rappresentante eletto dai giudici di pace del distretto nel proprio ambito.

4. 37.Lussana.

Al comma 8, sopprimere la lettera d).

4. 38.Lussana.

Al comma 13, sopprimere la lettera a).

4. 39.Lussana.

Al comma 13, lettera a), sostituire il capoverso con il seguente:

b) formula pareri sull'attività dei magistrati, sotto il profilo della laboriosità, della diligenza, della preparazione, della capacità tecnico-professionale, dell'equilibrio nell'esercizio delle funzioni, nonché per la valutazione di professionalità dei magistrati ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo S aprile 2006, n. 160, e successive modificazioni.

4. 40.Lussana.

Al comma 13, sopprimere la lettera b).

  4. 41.Lussana.

Al comma 13, sopprimere la lettera b).