Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento giustizia
Titolo: Riforma dell'ordinamento giudiziario - Lavori preparatori della legge 30 luglio 2007, n. 111(Iter al Senato - Esame in Assemblea: sedute dal 26 giugno all'11 luglio 2007) Parte II (seconda edizione)
Riferimenti:
AC n. 2900/XV     
Serie: Progetti di legge    Numero: 218    Progressivo: 2
Data: 14/11/2007
Organi della Camera: II-Giustizia
Altri riferimenti:
L n. 111 del 30-LUG-07   AS n. 1447/XV


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

SERVIZIO STUDI

 

Progetti di legge

Riforma dell’ordinamento giudiziario

Lavori preparatori della
Legge n. 111 del 30 luglio 2007

Iter al Senato

- Esame in Assemblea -
Sedute dal 26 giugno all’11 luglio 2007

 

 

 

 

n. 218/2

Parte II

seconda edizione

 

14 novembre 2007

 


 

La documentazione predisposta in occasione dell'esame del disegno di legge recante Modifiche alle norme sull'ordinamento giudiziario (A.C. 2900) si articola nei seguenti dossier:

 

§         schede di lettura (n. 218)

§         riferimenti normativi (n. 218/1);

§         lavori preparatori della Legge n. 111 del 30 luglio 2007 (n. 218/2, parti I, II, III e IV).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dipartimento giustizia

SIWEB

 

 

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File: GI0164b2.doc

 

 


INDICE

Iter al Senato

Testo Proposto dalla 2ª Commissione permanente (Giustizia)

§      A.S. 1447-A (Governo), Riforma dell’ordinamento giudiziario  5

Discussione in Assemblea

Seduta del 26 giugno 2007  115

Seduta del 3 luglio 2007  117

Seduta del 4 luglio 2007  119

Seduta del 5 luglio 2007  157

Seduta del 5 luglio 2007 (pomeridiana)183

Seduta del 10 luglio 2007  197

Seduta dell’11 luglio 2007  265

Seduta dell’11 luglio 2007 (pomeridiana)357

 

 


Iter al Senato

 


 

Testo Proposto dalla 2ª Commissione permanente
(Giustizia)

 


SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 1447-A

Relazione orale
Relatore
Di Lello Finuoli

 

TESTO PROPOSTO DALLA 2ª COMMISSIONE PERMANENTE

(GIUSTIZIA)

 

Comunicato alla Presidenza il 4 luglio 2007

 

PER IL

DISEGNO DI LEGGE

 

 

Riforma dell’ordinamento giudiziario

 

 

presentato dal Ministro della giustizia

 

di concerto col Ministro della difesa

 

e col Ministro dell’economia e delle finanze

 

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 30 MARZO 2007

 


 

PARERE DELLA 5ª COMMISSIONE PERMANENTE

(PROGRAMMAZIONE ECONOMICA, BILANCIO)

 

 

(Estensore: Albonetti)

5 giugno 2007

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo condizionato, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, alle seguenti modifiche:

– che siano abrogate le autorizzazioni di spesa per il funzionamento delle commissioni di concorso indicate nell’articolo 53, comma 1, del decreto legislativo n. 160 del 2006;

– che all’articolo 3 sia introdotta una clausola volta ad escludere la corresponsione di compensi per il Segretario generale;

– che dopo il comma 31 dell’articolo 6 sia inserito il seguente: «31-bis. Le spese connesse alle disposizioni di cui ai commi 30 e 31 devono essere attuate nei limiti della dotazione finanziaria del Consiglio superiore della magistratura»;

– che al comma 35 dell’articolo 6, le parole: «di 13 unità di personale amministrativo» siano sostituite dalle altre: «fino a 13 unità di personale amministrativo»;

– che al comma 6, capoverso o), dell’articolo 7, le parole: «ai commi 4 e 6» siano sostituite dalle altre: «al comma 6»;

– che al comma 7 dell’articolo 8 siano aggiunte, in fine, le seguenti parole: «rideterminata, per effetto delle disposizioni di cui ai commi 6 e 7 dell’articolo 2, in euro 2.817.654 per l’anno 2007 ed in euro 2.858.045 a decorrere dall’anno 2008.»;

– che al comma 8 dell’articolo 8 siano soppresse le parole: «dell’articolo 4, commi 1 e 10».

 

 


 

 

DISEGNO DI LEGGE

DISEGNO DI LEGGE

D’iniziativa del Governo

Testo approvato dalla Commissione

—-

—-

Riforma dell’ordinamento giudiziario

Modifiche alle norme sull’ordinamento giudiziario

Art. 1.

Art. 1.

(Modifiche al capo I del decreto legislativo

5 aprile 2006, n.160)

(Modifiche al capo I del decreto legislativo

5 aprile 2006, n.160)

1. Alla rubrica del capo I del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160, la parola: «uditorato» è sostituita dalla seguente: «tirocinio».

1.Identico.

2. L’articolo 1 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 è sostituito dal seguente:

2.Identico:

«Art. 1. – (Concorso per magistrato ordinario). – 1. La nomina a magistrato ordinario si consegue mediante un concorso per esami bandito con cadenza almeno annuale in relazione ai posti vacanti e a quelli che si renderanno vacanti nel quadriennio successivo, per i quali può essere attivata la procedura di reclutamento.

«Art. 1. – (Concorso per magistrato ordinario).1. La nomina a magistrato ordinario si consegue mediante un concorso per esami bandito con cadenza di norma annuale in relazione ai posti vacanti e a quelli che si renderanno vacanti nel quadriennio successivo, per i quali può essere attivata la procedura di reclutamento.

2. Il concorso per esami consiste in una prova scritta, effettuata con le procedure di cui all’articolo 8 del regio decreto 15 ottobre 1925, n.1860, e successive modificazioni, e in una prova orale.

2.Identico.

3. La prova scritta consiste nello svolgimento di tre elaborati teorici, rispettivamente vertenti sul diritto civile, sul diritto penale e sul diritto amministrativo, e di un elaborato pratico, consistente nella redazione di un provvedimento in materia di diritto e procedura civile ovvero di diritto e procedura penale, individuato mediante estrazione a sorte operata dalla commissione la mattina della prova. Con lo stesso sistema è determinato, giorno per giorno, l’ordine di svolgimento degli elaborati.

3. La prova scritta consiste nello svolgimento di tre elaborati teorici, rispettivamente vertenti sul diritto civile, sul diritto penale e sul diritto amministrativo.

4. La prova orale verte su:

4.Identico:

a) diritto civile ed elementi fondamentali di diritto romano;

a)identica;

b) procedura civile;

b)identica;

c) diritto penale;

c)identica;

d) procedura penale;

d)identica;

e) diritto amministrativo, costituzionale e tributario;

e)identica;

f) diritto commerciale;

f) diritto commerciale e fallimentare;

g) diritto del lavoro e della previdenza sociale;

g)identica;

h) diritto comunitario;

h)identica;

i) diritto internazionale pubblico e privato;

i)identica;

l) elementi di informatica giuridica e di ordinamento giudiziario;

l)identica;

m) colloquio su una lingua straniera, scelta dal candidato fra quelle ufficiali dell’Unione europea.

m) colloquio su una lingua straniera, indicata dal candidato all’atto della domanda di partecipazione al concorso, scelta fra le seguenti: inglese, spagnolo, francese e tedesco.

5. Sono ammessi alla prova orale i candidati che ottengono non meno di dodici ventesimi di punti in ciascuna delle materie della prova scritta. Conseguono l’idoneità i candidati che ottengono non meno di sei decimi in ciascuna delle materie della prova orale di cui al comma 4, lettere da a) a l), e un giudizio di sufficienza nella materia di cui al comma 4, lettera m), e comunque una votazione complessiva nelle due prove, esclusa quella di cui alla lettera m), non inferiore a centoventi punti. Non sono ammesse frazioni di punto. Agli effetti di cui all’articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n.241, e successive modificazioni, il giudizio in ciascuna delle prove scritte e orali è motivato con l’indicazione del solo punteggio numerico, mentre l’insufficienza è motivata con la sola formula “non idoneo“.

5. Sono ammessi alla prova orale i candidati che ottengono non meno di dodici ventesimi di punti in ciascuna delle materie della prova scritta. Conseguono l’idoneità i candidati che ottengono non meno di sei decimi in ciascuna delle materie della prova orale di cui al comma 4, lettere da a) a l), e un giudizio di sufficienza nel colloquio sulla lingua straniera prescelta, e comunque una votazione complessiva nelle due prove non inferiore a centoventi punti. Non sono ammesse frazioni di punto. Agli effetti di cui all’articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, il giudizio in ciascuna delle prove scritte e orali è motivato con l’indicazione del solo punteggio numerico, mentre l’insufficienza è motivata con la sola formula “non idoneo“.

6. Il candidato deve indicare nella domanda di partecipazione al concorso la lingua straniera, scelta tra quelle ufficiali dell’Unione europea, sulla quale intende essere esaminato. Con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, terminata la valutazione degli elaborati scritti, sono nominati componenti della commissione esaminatrice docenti universitari delle lingue indicate dai candidati ammessi alla prova orale. I commissari così nominati partecipano in soprannumero ai lavori della commissione, ovvero di una o di entrambe le sottocommissioni, se formate, limitatamente alle prove orali relative alla lingua straniera della quale sono docenti.

6. Con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, terminata la valutazione degli elaborati scritti, sono nominati componenti della commissione esaminatrice docenti universitari delle lingue indicate dai candidati ammessi alla prova orale. I commissari così nominati partecipano in soprannumero ai lavori della commissione, ovvero di una o di entrambe le sottocommissioni, se formate, limitatamente alle prove orali relative alla lingua straniera della quale sono docenti.

7. Nulla è innovato in ordine agli specifici requisiti previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n.752, e successive modificazioni, per la copertura dei posti di magistrato nella provincia di Bolzano, fermo restando, comunque, che la lingua straniera prevista dal comma 4, lettera m), del presente articolo deve essere diversa rispetto a quella obbligatoria per il conseguimento dell’impiego».

7.Identico».

3. All’articolo 2 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

3.Identico:

a) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Requisiti per l’ammissione al concorso per esami»;

a)identica;

b) il comma 1 è sostituito dal seguente:

b)identico:

«1. Al concorso per esami, tenuto conto che ai fini dell’anzianità minima di servizio necessaria per l’ammissione non sono cumulabili le anzianità maturate in più categorie fra quelle previste, sono ammessi:

«1. Identico:

 

a) i magistrati amministrativi e contabili;

a) i procuratori dello Stato che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

b) identica;

b) i dipendenti dello Stato, con qualifica dirigenziale o appartenenti ad una delle posizioni dell’area C prevista dal vigente contratto collettivo nazionale di lavoro, comparto Ministeri, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica, che abbiano costituito il rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era richiesto il possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

c) i dipendenti dello Stato, con qualifica dirigenziale o appartenenti ad una delle posizioni dell’area C prevista dal vigente contratto collettivo nazionale di lavoro, comparto Ministeri, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica, che abbiano costituito il rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era richiesto il possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

c) gli appartenenti al personale universitario di ruolo docente di materie giuridiche in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

d)identica;

d) i dipendenti, con qualifica dirigenziale o appartenenti alla ex area direttiva, della pubblica amministrazione, degli enti pubblici a carattere nazionale e degli enti locali, che abbiano costituito il rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era richiesto il possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica o, comunque, nelle predette carriere e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

e) i dipendenti, con qualifica dirigenziale o appartenenti alla ex area direttiva, della pubblica amministrazione, degli enti pubblici a carattere nazionale e degli enti locali, che abbiano costituito il rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era richiesto il possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica o, comunque, nelle predette carriere e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

e) gli avvocati iscritti all’albo che hanno esercitato la professione per almeno tre anni e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

f) gli avvocati iscritti all’albo che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

f) i giudici di pace, i giudici onorari di tribunale ed i vice procuratori onorari che hanno completato almeno il primo incarico e sono stati confermati per un periodo successivo a seguito di valutazione positiva della attività svolta e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

g) coloro i quali hanno svolto le funzioni di magistrato onorario per almeno sei anni senza demerito, senza essere stati revocati e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

g) i laureati in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e del diploma conseguito presso le scuole di specializzazione per le professioni legali previste dall’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n.398, e successive modificazioni;

h) i laureati in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e del diploma conseguito presso le scuole di specializzazione per le professioni legali previste dall’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni;

h) i laureati che hanno conseguito la laurea magistrale in giurisprudenza al termine di un corso universitario di durata complessivamente non inferiore a cinque anni, o la laurea in giurisprudenza al termine di un corso di studi di durata non inferiore a quattro anni, con una votazione media, calcolata sulla votazione riportata in tutti gli esami sostenuti nell’intero corso di studi universitari necessario per il conseguimento della laurea magistrale o della laurea, in caso di corso quadriennale, pari almeno a ventotto trentesimi e un punteggio della sola laurea magistrale o della laurea, nel caso di laureati all’esito di un corso quadriennale, non inferiore a centosette centodecimi.»;

i) i laureati che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito il dottorato di ricerca in materie giuridiche;

l) i laureati che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito il diploma di specializzazione in una disciplina giuridica, al termine di un corso di studi della durata non inferiore a due anni presso le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162.»;

c) al comma 2:

c)identico:

1) all’alinea, dopo la parola: «concorso» sono inserite le seguenti: «per esami»;

1) l’alinea è sostituito dal seguente: «Sono ammessi al concorso per esami i candidati che soddisfino le seguenti condizioni:»

2) dopo la lettera b), sono inserite le seguenti:

2) identico;

«b-bis) essere di condotta incensurabile;

 

b-ter) non essere stati dichiarati per tre volte non idonei nel concorso per esami di cui all’articolo 1, comma 1, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda;».

 

 

 d) il comma 3 è abrogato.

4. All’articolo 3 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

4.Identico:

a) il comma 1 è sostituito dal seguente:

a)identico:

«1. Il concorso per esami di cui all’articolo 1 si svolge con cadenza almeno annuale in una o più sedi stabilite nel decreto con il quale è bandito il concorso.»;

«1. Il concorso per esami di cui all’articolo 1 si svolge con cadenza di norma annuale in una o più sedi stabilite nel decreto con il quale è bandito il concorso.»;

b) il comma 4 è sostituito dal seguente:

b)identico:

«4. Ove la prova scritta abbia luogo contemporaneamente in più sedi, la commissione esaminatrice espleta presso una delle sedi, determinata con il decreto ministeriale di cui al comma 2, le operazioni inerenti alla formulazione, alla scelta dei temi e al sorteggio della materia oggetto della prova. Presso le altre sedi le funzioni della commissione per il regolare espletamento delle prove scritte sono attribuite ad un comitato di vigilanza nominato con decreto del Ministro della giustizia, su delibera conforme del Consiglio superiore della magistratura, e composto da almeno cinque magistrati, dei quali uno con anzianità di servizio non inferiore a tredici anni con funzioni di presidente, coadiuvato da personale amministrativo dell’area C, come definita dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999, con funzioni di segreteria. Il comitato svolge la sua attività in ogni seduta con la presenza di non meno di tre componenti. In caso di assenza o impedimento, il presidente è sostituito dal magistrato più anziano presente. Si applica ai predetti magistrati la disciplina dell’esonero dalle funzioni giudiziarie e giurisdizionali limitatamente alla durata dell’attività del comitato».

«4. Ove la prova scritta abbia luogo contemporaneamente in più sedi, la commissione esaminatrice espleta presso la sede di svolgimento della prova in Roma le operazioni inerenti alla formulazione e alla scelta dei temi e presiede allo svolgimento delle prove. Presso le altre sedi le funzioni della commissione per il regolare espletamento delle prove scritte sono attribuite ad un comitato di vigilanza nominato con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, e composto da cinque magistrati, dei quali uno con anzianità di servizio non inferiore a tredici anni con funzioni di presidente, coadiuvato da personale amministrativo dell’area C, come definita dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999, con funzioni di segreteria. Il comitato svolge la sua attività in ogni seduta con la presenza di non meno di tre componenti. In caso di assenza o impedimento, il presidente è sostituito dal magistrato più anziano. Si applica ai predetti magistrati la disciplina dell’esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali limitatamente alla durata delle prove».

5. All’articolo 4 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

5.Identico.

a) al comma 1, le parole: «al concorso per uditore giudiziario» sono sostituite dalle seguenti: «al concorso per esami per magistrato ordinario»;

 

b) al comma 2, dopo la parola: «presentate» sono inserite le seguenti: «o spedite».

 

6. All’articolo 5 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

6.Identico:

a) il comma 1 è sostituito dal seguente:

a)identica;

«1. La commissione del concorso per esami è nominata, nei quindici giorni antecedenti l’inizio della prova scritta, con decreto del Ministro della giustizia, adottato a seguito di conforme delibera del Consiglio superiore della magistratura.»;

 

b) dopo il comma 1 è inserito il seguente:

b)identico:

«1-bis. La commissione del concorso è composta da un magistrato il quale abbia conseguito la sesta valutazione di professionalità, che la presiede, da venti magistrati che abbiano conseguito almeno la terza valutazione di professionalità, scelti in un elenco di magistrati che abbiano espresso la propria disponibilità a fare parte della commissione e ad essere totalmente esonerati dalle funzioni giudiziarie e giurisdizionali per l’intera procedura concorsuale, e da otto professori universitari di ruolo titolari di insegnamenti nelle materie oggetto di esame.»;

«1-bis. La commissione del concorso è composta da un magistrato il quale abbia conseguito la sesta valutazione di professionalità, che la presiede, da venti magistrati che abbiano conseguito almeno la terza valutazione di professionalità, da cinque professori universitari di ruolo titolari di insegnamenti nelle materie oggetto di esame, nominati su proposta del Consiglio universitario nazionale, e da tre avvocati iscritti all’albo speciale dei patrocinanti dinanzi alle magistrature superiori, nominati su proposta del Consiglio nazionale forense. Non possono essere nominati componenti della commissione di concorso i magistrati ed i professori universitari che nei dieci anni precedenti abbiano prestato, a qualsiasi titolo e modo, attività di docenza nelle scuole di preparazione al concorso per magistrato ordinario.»;

c) il comma 2 è sostituito dal seguente:

c)identica;

«2. Nel caso in cui non sia possibile raggiungere il numero di componenti della commissione, il Consiglio superiore della magistratura nomina d’ufficio magistrati che non hanno prestato il loro consenso all’esonero dalle funzioni. Non possono essere nominati i componenti che abbiano fatto parte della commissione in uno degli ultimi tre concorsi.»;

 

d) il comma 3 è sostituito dal seguente:

d)identica;

«3. Nella seduta di cui al sesto comma dell’articolo 8 del regio decreto 15 ottobre 1925, n.1860, e successive modificazioni, la commissione definisce i criteri per la valutazione omogenea degli elaborati scritti; i criteri per la valutazione delle prove orali sono definiti prima dell’inizio delle stesse. Alle sedute per la definizione dei suddetti criteri devono partecipare tutti i componenti della commissione, salvi i casi di forza maggiore e legittimo impedimento, la cui valutazione è rimessa al Consiglio superiore della magistratura. In caso di mancata partecipazione, senza adeguata giustificazione, a una di tali sedute o comunque a due sedute di seguito, il Consiglio superiore può deliberare la revoca del componente e la sua sostituzione con le modalità previste dal comma 1.»;

 

e) il comma 4 è sostituito dal seguente:

e)identico:

«4. Il presidente della commissione e gli altri componenti possono essere nominati anche tra i magistrati ed i professori universitari a riposo da non più di cinque anni che, all’atto della cessazione dal servizio, erano in possesso dei requisiti per la nomina.»;

«4. Il presidente della commissione e gli altri componenti possono essere nominati anche tra i magistrati a riposo da non più di due anni ed i professori universitari a riposo da non più di cinque anni che, all’atto della cessazione dal servizio, erano in possesso dei requisiti per la nomina.»;

f) il comma 5 è sostituito dal seguente:

f)identica;

«5. In caso di assenza o impedimento del presidente della commissione, le relative funzioni sono svolte dal magistrato con maggiore anzianità di servizio presente in ciascuna seduta.»;

 

g) il comma 6 è sostituito dal seguente:

g) identico:

«6. Se i candidati che hanno portato a termine la prova scritta sono più di trecento, il presidente, dopo aver provveduto alla valutazione di almeno venti candidati in seduta plenaria con la partecipazione di tutti i componenti, forma per ogni seduta due sottocommissioni, a ciascuna delle quali assegna, secondo criteri obiettivi, la metà dei candidati da esaminare. Le sottocommissioni sono rispettivamente presiedute dal presidente e dal magistrato più anziano presenti, a loro volta sostituiti, in caso di assenza o impedimento, dai magistrati più anziani presenti, e assistite ciascuna da un segretario. La commissione delibera su ogni oggetto eccedente la competenza delle sottocommissioni. Per la valutazione degli elaborati scritti il presidente suddivide ciascuna sottocommissione in quattro collegi, composti ciascuno di almeno tre componenti, presieduti dal presidente o dal magistrato più anziano. In caso di parità di voti, prevale quello di chi presiede. Ciascun collegio della medesima sottocommissione esamina gli elaborati di una delle materie oggetto della prova relativamente ad ogni candidato.»;

«6. Se i candidati che hanno portato a termine la prova scritta sono più di trecento, il presidente, dopo aver provveduto alla valutazione di almeno venti candidati in seduta plenaria con la partecipazione di tutti i componenti, forma per ogni seduta due sottocommissioni, a ciascuna delle quali assegna, secondo criteri obiettivi, la metà dei candidati da esaminare. Le sottocommissioni sono rispettivamente presiedute dal presidente e dal magistrato più anziano presenti, a loro volta sostituiti, in caso di assenza o impedimento, dai magistrati più anziani presenti, e assistite ciascuna da un segretario. La commissione delibera su ogni oggetto eccedente la competenza delle sottocommissioni. Per la valutazione degli elaborati scritti il presidente suddivide ciascuna sottocommissione in tre collegi, composti ciascuno di almeno tre componenti, presieduti dal presidente o dal magistrato più anziano. In caso di parità di voti, prevale quello di chi presiede. Ciascun collegio della medesima sottocommissione esamina gli elaborati di una delle materie oggetto della prova relativamente ad ogni candidato.»;

h) il comma 7 è sostituito dal seguente:

h)identica;

«7. Ai collegi ed a ciascuna sottocommissione si applicano, per quanto non diversamente disciplinato, le disposizioni dettate per le sottocommissioni e la commissione dagli articoli 12, 13 e 16 del regio decreto 15 ottobre 1925, n.1860, e successive modificazioni. La commissione o le sottocommissioni, se istituite, procedono all’esame orale dei candidati e all’attribuzione del punteggio finale, osservate, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 14, 15 e 16 del citato regio decreto n.1860 del 1925, e successive modificazioni.»;

 

i) il comma 9 è abrogato;

i)identica;

l) il comma 10 è sostituito dal seguente:

l)identica.

«10. Le attività di segreteria della commissione e delle sottocommissioni sono esercitate da personale amministrativo di area C in servizio presso il Ministero della giustizia, come definita dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999, e sono coordinate dal titolare dell’ufficio del Ministero della giustizia competente per il concorso».

 

7. All’articolo 6 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

7.Identico.

a) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Disciplina dei lavori della commissione»;

 

b) al comma 2, le parole: «degli uditori» sono sostituite dalle seguenti: «dei magistrati ordinari»;

 

c) al comma 4, la parola: «vicepresidente» è sostituita dalle seguenti: «il magistrato con maggiore anzianità di servizio presente»;

 

d) al comma 5, le parole: «I componenti» sono sostituite dalle seguenti: «Il presidente e i componenti»;

 

e) il comma 6 è abrogato;

 

f) il comma 7 è sostituito dal seguente:

 

«7. Per ciascun mese le commissioni esaminano complessivamente gli elaborati di almeno seicento candidati od eseguono l’esame orale di almeno cento candidati.»;

 

g) al comma 8, le parole: «o del vicepresidente» sono soppresse.

 

8. All’articolo 8 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

8.Identico.

a) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Nomina a magistrato ordinario»;

 

b) al comma 1, dopo la parola: «idonei» sono inserite le seguenti: «all’esito del concorso per esami» e le parole: «uditore giudiziario» sono sostituite dalle seguenti: «magistrato ordinario»;

 

c) il comma 2 è abrogato.

 

9. All’articolo 9 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

9.Identico:

a) alla rubrica, le parole: «degli uditori» sono sostituite dalle seguenti: «dei magistrati ordinari»;

a)identica;

b) il comma 1 è sostituito dal seguente:

b)identica;

«1. I magistrati ordinari, nominati a seguito di concorso per esami, svolgono il periodo di tirocinio con le modalità stabilite dal decreto legislativo 30 gennaio 2006, n.26.»;

 

c) al comma 2, le parole: «Il periodo di uditorato» sono sostituite dalle seguenti: «Il completamento del periodo di tirocinio», la parola: «ammissibilità» è sostituita dalla seguente: «ammissione» e sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Il conseguimento della prima valutazione di professionalità, di cui all’articolo 11, abilita all’esercizio della professione di avvocato e all’iscrizione al relativo ordine in caso di cessazione dall’appartenenza all’ordine giudiziario. Il conseguimento della quarta valutazione di professionalità abilita al patrocinio innanzi alle magistrature superiori».

c) al comma 2, le parole: «Il periodo di uditorato» sono sostituite dalle seguenti: «Il completamento del periodo di tirocinio» e la parola: «ammissibilità» è sostituita dalla seguente: «ammissione».

 

10. I rinvii all’articolo 124 dell’ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni, contenuti nelle disposizioni legislative vigenti, si intendono operati all’articolo 2, comma 2, lettera b-bis), del citato decreto legislativo n. 160 del 2006.

Art. 2.

Art. 2.

(Modifiche agli articoli da 10 a 52

del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160)

(Modifiche agli articoli da 10 a 53

del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160)

1. L’articolo 10 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 è sostituito dal seguente:

1.Identico:

«Art. 10. – (Funzioni). – 1. La magistratura ordinaria, unica nel concorso di ammissione, nel tirocinio e nel ruolo di anzianità, è distinta secondo le funzioni esercitate.

«Art. 10. – (Funzioni). – 1. I magistrati ordinari sono distinti secondo le funzioni esercitate.

2. Le funzioni si distinguono in giudicanti e requirenti di primo grado, di secondo grado e di legittimità, nonchè in semidirettive di primo grado, semidirettive elevate di primo grado e semidirettive di secondo grado, direttive di primo grado, direttive elevate di primo grado, direttive di secondo grado, direttive di legittimità, direttive superiori e direttive apicali.

2. Le funzioni giudicanti sono: di primo grado, di secondo grado e di legittimità; semidirettive di primo grado, semidirettive elevate di primo grado e semidirettive di secondo grado; direttive di primo grado, direttive elevate di primo grado, direttive di secondo grado, direttive di legittimità, direttive superiori e direttive apicali. Le funzioni requirenti sono: di primo grado, di secondo grado, di coordinamento nazionale e di legittimità; semidirettive di primo grado, semidirettive elevate di primo grado e semidirettive di secondo grado; direttive di primo grado, direttive elevate di primo grado, direttive di secondo grado, direttive di coordinamento nazionale, direttive di legittimità, direttive superiori e direttive apicali.

3. Le funzioni giudicanti di primo grado sono quelle di giudice presso il tribunale ordinario, presso il tribunale per i minorenni, presso l’ufficio di sorveglianza nonché di magistrato addetto all’ufficio del massimario e del ruolo della Corte di cassazione; le funzioni requirenti di primo grado sono quelle di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario e presso il tribunale per i minorenni.

3.Identico.

4. Le funzioni giudicanti di secondo grado sono quelle di consigliere presso la corte di appello; le funzioni requirenti di secondo grado sono quelle di sostituto procuratore generale presso la corte di appello e di sostituto presso la direzione nazionale antimafia.

4. Le funzioni giudicanti di secondo grado sono quelle di consigliere presso la corte di appello; le funzioni requirenti di secondo grado sono quelle di sostituto procuratore generale presso la corte di appello.

 

5. Le funzioni requirenti di coordinamento nazionale sono quelle di sostituto presso la direzione nazionale antimafia.

5. Le funzioni giudicanti di legittimità sono quelle di consigliere presso la Corte di cassazione; le funzioni requirenti di legittimità sono quelle di sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione.

6.Identico.

6. Le funzioni semidirettive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente di sezione presso il tribunale ordinario, di presidente e di presidente aggiunto della sezione dei giudici unici per le indagini preliminari; le funzioni semidirettive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore aggiunto presso il tribunale.

7.Identico.

7. Le funzioni semidirettive giudicanti elevate di primo grado sono quelle di presidente della sezione dei giudici unici per le indagini preliminari negli uffici aventi sede nelle città di cui all’articolo 1 del decreto-legge 25 settembre 1989, n.327, convertito dalla legge 24 novembre 1989, n.380.

8.Identico.

8. Le funzioni semidirettive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente di sezione presso la corte di appello; le funzioni semidirettive requirenti di secondo grado sono quelle di avvocato generale presso la corte di appello.

9.Identico.

9. Le funzioni direttive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente del tribunale ordinario, di presidente del tribunale per i minorenni e di presidente del tribunale di sorveglianza; le funzioni direttive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario e di procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.

10. Le funzioni direttive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente del tribunale ordinario e di presidente del tribunale per i minorenni; le funzioni direttive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario e di procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.

10. Le funzioni direttive giudicanti elevate di primo grado sono quelle di presidente del tribunale ordinario negli uffici aventi sede nelle città di cui all’articolo 1 del decreto-legge 25 settembre 1989, n.327, convertito dalla legge 24 novembre 1989, n.380; le funzioni direttive requirenti elevate di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario nelle medesime città.

11. Le funzioni direttive giudicanti elevate di primo grado sono quelle di presidente del tribunale di sorveglianza e di presidente del tribunale ordinario negli uffici aventi sede nelle città di cui all’articolo 1 del decreto-legge 25 settembre 1989, n. 327, convertito dalla legge 24 novembre 1989, n. 380; le funzioni direttive requirenti elevate di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario nelle medesime città.

11. Le funzioni direttive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente della corte di appello; le funzioni direttive requirenti di secondo grado sono quelle di procuratore generale presso la corte di appello e di procuratore nazionale antimafia.

12. Le funzioni direttive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente della corte di appello; le funzioni direttive requirenti di secondo grado sono quelle di procuratore generale presso la corte di appello.

 

13. Le funzioni direttive requirenti di coordinamento nazionale sono quelle di procuratore nazionale antimafia.

12. Le funzioni direttive giudicanti di legittimità sono quelle di presidente di sezione della Corte di cassazione; le funzioni direttive requirenti di legittimità sono quelle di avvocato generale presso la Corte di cassazione.

14. Identico.

13. Le funzioni direttive superiori giudicanti di legittimità sono quelle di presidente aggiunto della Corte di cassazione e di presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche; le funzioni direttive superiori requirenti di legittimità sono quelle di procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione.

15. Identico.

14. Le funzioni direttive apicali giudicanti di legittimità sono quelle di primo presidente della Corte di cassazione; le funzioni direttive apicali requirenti di legittimità sono quelle di procuratore generale presso la Corte di cassazione».

16. Identico».

2. L’articolo 11 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 è sostituito dal seguente:

2.Identico:

«Art. 11. – (Valutazione della professionalità). – 1. I magistrati sono sottoposti a valutazione di professionalità ogni quadriennio a decorrere dalla data di nomina.

«Art. 11. – (Valutazione della professionalità). – 1. Tutti i magistrati sono sottoposti a valutazione di professionalità ogni quadriennio a decorrere dalla data di nomina.

2. La valutazione di professionalità deve riguardare la capacità, la laboriosità, la diligenza e l’impegno. In particolare:

2. La valutazione di professionalità riguarda la capacità, la laboriosità, la diligenza e l’impegno. Essa è operata secondo parametri oggettivi che sono indicati dal Consiglio superiore della magistratura ai sensi del comma 3. La valutazione di professionalità riferita a periodi in cui il magistrato ha svolto funzioni giudicanti o requirenti non può riguardare in nessun caso l’attività di interpretazione di norme di diritto, né quella di valutazione del fatto e delle prove. In particolare:

a) la capacità, oltre che alla preparazione giuridica e al relativo grado di aggiornamento, è riferita, secondo le funzioni esercitate, alle metodologie di analisi delle questioni da risolvere e al possesso delle tecniche di argomentazione e di valutazione delle prove, alla conoscenza e padronanza delle tecniche di indagine ovvero alla conduzione dell’udienza da parte di chi la dirige o la presiede, all’idoneità a utilizzare, dirigere e controllare l’apporto dei collaboratori e degli ausiliari;

a) la capacità, oltre che alla preparazione giuridica e al relativo grado di aggiornamento, è riferita, secondo le funzioni esercitate, al possesso delle tecniche di argomentazione e di indagine, anche in relazione all’esito degli affari nelle successive fasi e nei gradi del procedimento e del giudizio ovvero alla conduzione dell’udienza da parte di chi la dirige o la presiede, all’idoneità a utilizzare, dirigere e controllare l’apporto dei collaboratori e degli ausiliari;

b) la laboriosità è riferita al numero e alla qualità degli affari trattati secondo rapporti di reciproca coerenza adeguati al tipo di ufficio e alla sua condizione organizzativa e strutturale, ai tempi di smaltimento del lavoro, nonché all’eventuale attività di collaborazione svolta all’interno dell’ufficio anche in relazione al tirocinio dei magistrati, ordinari od onorari, e alle modalità di assolvimento degli incarichi loro conferiti, tenuto anche conto degli standard di rendimento individuati dal Consiglio superiore della magistratura, in relazione agli specifici settori di attività e alle specializzazioni, con i provvedimenti di cui al comma 19;

b) la laboriosità è riferita alla produttività, intesa come numero e qualità degli affari trattati in rapporto alla tipologia degli uffici e alla loro condizione organizzativa e strutturale, ai tempi di smaltimento del lavoro, nonché all’eventuale attività di collaborazione svolta all’interno dell’ufficio, tenuto anche conto degli standard di rendimento individuati dal Consiglio superiore della magistratura, in relazione agli specifici settori di attività e alle specializzazioni;

c) la diligenza è riferita all’assiduità e puntualità nella presenza in ufficio, nelle udienze e nei giorni stabiliti o comunque necessari per l’adeguato espletamento del servizio; è riferita inoltre al rispetto dei termini per l’emissione, la redazione, il deposito di provvedimenti o comunque per il compimento di attività giudiziarie, nonché alla partecipazione alle riunioni svolte ai sensi dell’articolo 47-quater dell’ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n.12, per la discussione e l’approfondimento delle innovazioni legislative, per l’esame dell’evoluzione della giurisprudenza e per lo scambio di informazioni;

c) la diligenza è riferita all’assiduità e puntualità nella presenza in ufficio, nelle udienze e nei giorni stabiliti; è riferita inoltre al rispetto dei termini per la redazione, il deposito di provvedimenti o comunque per il compimento di attività giudiziarie, nonché alla partecipazione alle riunioni previste dall’ordinamento giudiziario per la discussione e l’approfondimento delle innovazioni legislative, nonché per la conoscenza dell’evoluzione della giurisprudenza;

d) l’impegno è riferito alla disponibilità per sostituzioni, applicazioni e supplenze necessarie al funzionamento dell’ufficio e alla frequenza di corsi di aggiornamento organizzati dalla Scuola superiore della magistratura; nella valutazione dell’impegno rilevano, inoltre, la collaborazione alla soluzione dei problemi di tipo organizzativo e giuridico nonché la capacità di individuare soluzioni e prassi che consentano una maggiore efficienza del servizio giustizia.

d) l’impegno è riferito alla disponibilità per sostituzioni di magistrati assenti e alla frequenza di corsi di aggiornamento organizzati dalla Scuola superiore della magistratura; nella valutazione dell’impegno rileva, inoltre, la collaborazione alla soluzione dei problemi di tipo organizzativo e giuridico.

3. La valutazione di professionalità riguarda anche l’attitudine alla dirigenza, che è riferita alla capacità di organizzare, di programmare e di gestire l’attività e le risorse in rapporto al tipo, alla condizione strutturale dell’ufficio e alle relative dotazioni di mezzi e di personale; è riferita altresì alla propensione all’impiego di tecnologie avanzate nonché alla capacità di valorizzare le attitudini dei magistrati e dei funzionari, nel rispetto delle individualità e delle autonomie istituzionali, di operare il controllo amministrativo e di gestione sull’andamento generale dell’ufficio, di ideare, programmare e realizzare, con tempestività, gli adattamenti organizzativi e gestionali e di dare piena e compiuta attuazione a quanto indicato nel progetto di organizzazione tabellare. La valutazione deve tenere conto delle esperienze direttive e semidirettive anteriori e dei risultati conseguiti, dello svolgimento di una pluralità di funzioni giudiziarie, delle modalità di adempimento delle stesse, dei risultati ottenuti o degli obiettivi conseguiti in relazione agli incarichi svolti e alle esperienze anche precedenti all’ingresso nella magistratura, della frequenza di corsi di formazione per la dirigenza e di ogni altra esperienza che possa essere ritenuta significativa, ivi compresa l’organizzazione del proprio lavoro in relazione ai risultati conseguiti.

Soppresso

4. Con i provvedimenti di cui al comma 19 sono specificati gli elementi in base ai quali devono essere espresse le valutazioni da parte dei consigli giudiziari nonché i parametri per consentire la omogeneità delle valutazioni. La documentazione a campione, le statistiche comparate relative all’attività svolta e le informazioni in ordine agli incarichi ricoperti sono trasmesse a cura dei capi degli uffici al consiglio giudiziario entro il 31 gennaio di ciascun anno.

3. Il Consiglio superiore della magistratura, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, disciplina con propria delibera gli elementi in base ai quali devono essere espresse le valutazioni dei consigli giudiziari, i parametri per consentire l’omogeneità delle valutazioni, la documentazione che i capi degli uffici devono trasmettere ai consigli giudiziari entro il mese di febbraio di ciascun anno. In particolare disciplina:

 

a) i modi di raccolta della documentazione e di individuazione a campione dei provvedimenti e dei verbali delle udienze di cui al comma 4, ferma restando l’autonoma possibilità di ogni membro del consiglio giudiziario di accedere a tutti gli atti che si trovino nella fase pubblica del processo per valutarne l’utilizzazione in sede di consiglio giudiziario;

 

b) i dati statistici da raccogliere per le valutazioni di professionalità;

 

c) i moduli di redazione dei pareri dei consigli giudiziari per la raccolta degli stessi secondo criteri uniformi;

 

 d) gli indicatori oggettivi per l’acquisizione degli elementi di cui al comma 2; per l’attitudine direttiva gli indicatori da prendere in esame sono individuati d’intesa con il Ministro della giustizia;

 

e) l’individuazione per ciascuna delle diverse funzioni svolte dai magistrati, tenuto conto anche della specializzazione, di standard medi di definizione dei procedimenti, ivi compresi gli incarichi di natura obbligatoria per i magistrati, articolati secondo parametri sia quantitativi sia qualitativi, in relazione alla tipologia dell’ufficio, all’ambito territoriale e all’eventuale specializzazione.

5. Alla scadenza del periodo di valutazione il consiglio giudiziario acquisisce e valuta:

4. Identico:

a) le informazioni disponibili presso il Consiglio superiore della magistratura e il Ministero della giustizia;

a) le informazioni disponibili presso il Consiglio superiore della magistratura e il Ministero della giustizia anche per quanto attiene agli eventuali rilievi di natura contabile e disciplinare;

b) la relazione del magistrato sul lavoro svolto nel quadriennio unitamente a quanto altro egli ritenga utile, ivi compresa la copia di atti e provvedimenti che il magistrato ritiene di sottoporre ad esame;

b) la relazione del magistrato sul lavoro svolto e quanto altro egli ritenga utile, ivi compresa la copia di atti e provvedimenti che il magistrato ritiene di sottoporre ad esame;

c) le statistiche del lavoro svolto e la comparazione con quelle degli altri magistrati del medesimo ufficio, secondo i criteri stabiliti nei provvedimenti di cui al comma 19;

c) le statistiche del lavoro svolto e la comparazione con quelle degli altri magistrati del medesimo ufficio;

d) gli atti e i provvedimenti redatti dal magistrato e i verbali delle udienze alle quali il magistrato abbia partecipato, scelti a campione sulla base di criteri oggettivi stabiliti al termine di ciascun anno con i provvedimenti di cui al comma 19, se non già acquisiti;

d) gli atti e i provvedimenti redatti dal magistrato e i verbali delle udienze alle quali il magistrato abbia partecipato, scelti a campione sulla base di criteri oggettivi stabiliti al termine di ciascun anno con i provvedimenti di cui al comma 3, se non già acquisiti;

e) l’indicazione degli incarichi giudiziari ed extragiudiziari svolti dal magistrato nel periodo valutato con l’indicazione dell’impegno concreto che gli stessi hanno comportato;

e) gli incarichi giudiziari ed extragiudiziari con l’indicazione dell’impegno concreto;

f) il rapporto e le segnalazioni provenienti dai capi degli uffici, i quali devono tenere conto delle situazioni specifiche rappresentate da terzi nonché delle segnalazioni eventualmente pervenute dal consiglio dell’ordine degli avvocati, sempre che si riferiscano a fatti specifici incidenti in modo negativo sulla professionalità, con particolare riguardo alle situazioni concrete e oggettive di esercizio non indipendente della funzione e ai comportamenti che denotino evidente mancanza di equilibrio. Il rapporto del capo dell’ufficio è trasmesso al consiglio giudiziario dal presidente della corte di appello o dal procuratore generale presso la medesima corte, titolari del potere-dovere di sorveglianza, con le loro eventuali considerazioni.

f) il rapporto e le segnalazioni provenienti dai capi degli uffici, i quali devono tenere conto delle situazioni specifiche rappresentate da terzi, nonché le segnalazioni pervenute dal consiglio dell’ordine degli avvocati, sempre che si riferiscano a fatti specifici incidenti sulla professionalità, con particolare riguardo alle situazioni eventuali concrete e oggettive di esercizio non indipendente della funzione e ai comportamenti che denotino evidente mancanza di equilibrio o di preparazione giuridica. Il rapporto del capo dell’ufficio e le segnalazioni del consiglio dell’ordine degli avvocati sono trasmessi al consiglio giudiziario dal presidente della corte di appello o dal procuratore generale presso la medesima corte, titolari del potere-dovere di sorveglianza, con le loro eventuali considerazioni e quindi trasmessi obbligatoriamente al Consiglio superiore della magistratura.

6. Il consiglio giudiziario può assumere informazioni su fatti specifici segnalati da suoi componenti o dai dirigenti degli uffici o dai consigli dell’ordine degli avvocati, dando tempestiva comunicazione dell’esito all’interessato, che ha diritto ad avere copia degli atti, e può procedere alla sua audizione, che è sempre disposta se il magistrato ne fa richiesta.

5.Identico.

7. Sulla base delle acquisizioni di cui ai commi 5 e 6, il consiglio giudiziario formula un parere motivato che trasmette al Consiglio superiore della magistratura unitamente alla documentazione e ai verbali delle audizioni.

6. Sulla base delle acquisizioni di cui ai commi 4 e 5, il consiglio giudiziario formula un parere motivato che trasmette al Consiglio superiore della magistratura unitamente alla documentazione e ai verbali delle audizioni.

8. Il magistrato, entro dieci giorni dalla notifica del parere del consiglio giudiziario, può far pervenire al Consiglio superiore della magistratura le proprie osservazioni e chiedere di essere ascoltato personalmente.

7.Identico.

9. Il Consiglio superiore della magistratura procede alla valutazione di professionalità sulla base del parere espresso dal consiglio giudiziario e della relativa documentazione, nonché sulla base dei risultati delle ispezioni ordinarie; può anche assumere ulteriori elementi di conoscenza.

8.Identico.

10. Il giudizio di professionalità è “positivo“ quando la valutazione risulta sufficiente in relazione a ciascuno dei parametri di cui ai commi 2 e 3; è “non positivo“ quando la valutazione evidenzia carenze in relazione a uno o più dei medesimi parametri; è “negativo“ quando la valutazione evidenzia carenze gravi in relazione a due o più dei suddetti parametri.

9. Il giudizio di professionalità è “positivo“ quando la valutazione risulta sufficiente in relazione a ciascuno dei parametri di cui al comma 2; è “non positivo“ quando la valutazione evidenzia carenze in relazione a uno o più dei medesimi parametri; è “negativo“ quando la valutazione evidenzia carenze gravi in relazione a due o più dei suddetti parametri o il perdurare di carenze in uno o più dei parametri richiamati quando l’ultimo giudizio sia stato “non positivo“.

11. Se il giudizio è “non positivo“, il Consiglio superiore della magistratura procede a nuova valutazione di professionalità dopo un anno, acquisendo un nuovo parere del consiglio giudiziario; in tal caso il nuovo trattamento economico o l’aumento periodico di stipendio sono dovuti solo a decorrere dalla scadenza dell’anno se il nuovo giudizio è “positivo“. Nel corso dell’anno antecedente alla nuova valutazione non può essere autorizzato lo svolgimento di incarichi extragiudiziari.

10. Identico.

12. Se il giudizio è “negativo“, il magistrato è sottoposto a nuova valutazione di professionalità dopo un biennio. Il Consiglio superiore della magistratura può disporre che il magistrato partecipi ad uno o più corsi di riqualificazione professionale in rapporto alle specifiche carenze di professionalità riscontrate; può anche assegnare il magistrato, previa sua audizione, a una diversa funzione nella medesima sede o escluderlo, fino alla successiva valutazione, dalla possibilità di accedere a incarichi direttivi o semidirettivi o a funzioni specifiche. Nel corso del biennio antecedente alla nuova valutazione non può essere autorizzato lo svolgimento di incarichi extragiudiziari.

11. Identico.

13. La valutazione negativa comporta la perdita del diritto all’aumento periodico di stipendio per un biennio. Il nuovo trattamento economico eventualmente spettante è dovuto solo a seguito di giudizio positivo e con decorrenza dalla scadenza del biennio.

12. Identico.

14. Se il Consiglio superiore della magistratura, previa audizione del magistrato, esprime un secondo giudizio negativo, il magistrato stesso è dispensato dal servizio.

13. Identico.

 

14. Prima delle audizioni di cui ai commi 11 e 13 il magistrato deve essere informato della facoltà di prendere visione degli atti del procedimento e di estrarne copia. Tra l’avviso e l’audizione deve intercorrere un termine non inferiore a sessanta giorni. Il magistrato ha facoltà di depositare atti e memorie fino a sette giorni prima dell’audizione e di farsi assistere da un altro magistrato nel corso della stessa. Non può comunque essere concesso più di un differimento dell’audizione per impedimento del magistrato designato per l’assistenza.

15. La valutazione di professionalità consiste in un giudizio espresso, ai sensi dell’articolo 10 della legge 24 marzo 1958, n.195, dal Consiglio superiore della magistratura con provvedimento motivato e trasmesso al Ministro della giustizia che adotta il relativo decreto. Il giudizio di professionalità, inserito nel fascicolo personale, è valutato ai fini dei tramutamenti, del conferimento di funzioni, comprese quelle di legittimità, del conferimento di incarichi direttivi e ai fini di qualunque altro atto, provvedimento o autorizzazione per incarico extragiudiziario.

15.Identico.

16. I parametri contenuti nei commi 2 e 3 si applicano anche per la valutazione di professionalità concernente i magistrati fuori ruolo. Il giudizio è espresso dal Consiglio superiore della magistratura, acquisito, per i magistrati in servizio presso il Ministero della giustizia, il parere del consiglio di amministrazione, composto dal presidente e dai soli membri che appartengano all’ordine giudiziario, o il parere del consiglio giudiziario presso la corte di appello di Roma per tutti gli altri magistrati in posizione di fuori ruolo, compresi quelli in servizio all’estero. Il parere è espresso sulla base della relazione dell’autorità presso cui gli stessi svolgono servizio, illustrativa dell’attività svolta, e di ogni altra documentazione che l’interessato ritiene utile produrre, purché attinente alla professionalità, che dimostri l’attività in concreto svolta.

16. I parametri contenuti nel comma 2 si applicano anche per la valutazione di professionalità concernente i magistrati fuori ruolo. Il giudizio è espresso dal Consiglio superiore della magistratura, acquisito, per i magistrati in servizio presso il Ministero della giustizia, il parere del consiglio di amministrazione, composto dal presidente e dai soli membri che appartengano all’ordine giudiziario, o il parere del consiglio giudiziario presso la corte di appello di Roma per tutti gli altri magistrati in posizione di fuori ruolo, compresi quelli in servizio all’estero. Il parere è espresso sulla base della relazione dell’autorità presso cui gli stessi svolgono servizio, illustrativa dell’attività svolta, e di ogni altra documentazione che l’interessato ritiene utile produrre, purché attinente alla professionalità, che dimostri l’attività in concreto svolta.

17. Nei confronti dei magistrati che svolgono funzioni direttive apicali, direttive superiori, direttive e semidirettive, di merito e di legittimità, è operato biennalmente il controllo sulla gestione, secondo modalità e criteri definiti con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Consiglio superiore della magistratura, avendo riguardo alla valutazione dell’efficienza ed efficacia dell’attività svolta, anche in relazione a quanto contenuto nel progetto tabellare, e all’utilizzazione dell’innovazione tecnologica disponibile.

Soppresso

18. L’esito del controllo è comunicato al magistrato; se la valutazione è negativa, il Consiglio superiore della magistratura può indicare le modifiche da apportare alla organizzazione esistente. Nei casi più gravi può essere disposta la revoca dell’incarico direttivo apicale, direttivo superiore, direttivo o semidirettivo, di merito o di legittimità, ed il trasferimento del magistrato ad altra funzione non direttiva o semidirettiva. In questo caso, acquisito il parere del Consiglio direttivo della Corte di cassazione o del consiglio giudiziario a seconda dei casi, il Consiglio superiore della magistratura procede a valutazione straordinaria di professionalità nel corso della quale il magistrato ha facoltà, se ne fa richiesta, di essere sentito e di accedere agli atti del procedimento.

Soppresso

19. Il Consiglio superiore della magistratura, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, disciplina con propria delibera:

Soppresso

a) i modi di raccolta della documentazione e di individuazione a campione dei provvedimenti e dei verbali delle udienze di cui al comma 5;

 

b) i dati statistici da raccogliere per le valutazioni di professionalità;

 

c) le modalità per la redazione dei pareri dei consigli giudiziari secondo modelli standard;

 

d) i criteri di valutazione in relazione ai parametri di cui ai commi 2 e 3; in particolare, per quanto attiene alla preparazione giuridica e al relativo grado di aggiornamento, devono essere precisati i criteri per l’enucleazione dai provvedimenti acquisiti delle questioni giuridiche affrontate e delle tecniche di argomentazione utilizzate, le tecniche di indagine utilizzate, le metodiche di conduzione dell’udienza e le soluzioni adottate per favorire e coordinare l’apporto dei collaboratori e degli ausiliari, nonché i corsi seguiti o tenuti, anche diversi da quelli organizzati dall’amministrazione, tenuto conto anche dell’eventuale correlazione con la funzione svolta; per quanto attiene alla laboriosità, devono essere precisati gli indici per la rilevazione e la comparabilità delle informazioni acquisite; per quanto attiene alla diligenza, devono essere precisati i criteri per la individuazione completa di tutte le informazioni relative alla attività del magistrato ritenute necessarie ai fini di una corretta comparazione tra le diverse funzioni; per quanto attiene all’impegno, oltre all’acquisizione delle informazioni concernenti l’attività svolta, devono essere precisati i criteri per la valutazione delle soluzioni individuate per un miglior funzionamento del servizio e i dati per valutare i concreti risultati ottenuti, in termini sia di qualità sia di quantità del servizio reso; per quanto attiene all’attitudine alla dirigenza, devono essere individuati, d’intesa con il Ministro della giustizia, gli indicatori da prendere in esame per una corretta e completa valutazione dell’attività svolta;

 

e) l’individuazione per ciascuna delle diverse funzioni svolte dai magistrati, tenuto conto anche della specializzazione, di standard medi di definizione dei procedimenti, ivi compresi gli incarichi di natura obbligatoria per i magistrati, articolati secondo parametri sia quantitativi sia qualitativi, in ragione della tipologia dell’ufficio, della funzione e dell’ambito territoriale.

 

20. Allo svolgimento delle attività previste dal presente articolo si fa fronte con le risorse di personale e strumentali disponibili».

17.Identico».

3. L’articolo 12 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 è sostituito dal seguente:

3. Identico:

«Art. 12. – (Requisiti e criteri per il conferimento delle funzioni). – 1. Il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10 avviene a domanda degli interessati, mediante una procedura concorsuale per soli titoli alla quale possono partecipare, salvo quanto previsto dal comma 11, tutti i magistrati che abbiano conseguito almeno la valutazione di professionalità richiesta. In caso di esito negativo della procedura concorsuale per inidoneità dei candidati o per mancanza di candidature, qualora il Consiglio superiore della magistratura ritenga sussistere una situazione di urgenza che non consente di procedere a nuova procedura concorsuale, il conferimento di funzioni avviene anche d’ufficio.

«Art. 12. – (Requisiti e criteri per il conferimento delle funzioni). – 1. Il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10 avviene a domanda degli interessati, mediante una procedura concorsuale per soli titoli alla quale possono partecipare, salvo quanto previsto dal comma 11, tutti i magistrati che abbiano conseguito almeno la valutazione di professionalità richiesta. In caso di esito negativo di due procedure concorsuali per inidoneità dei candidati o per mancanza di candidature, qualora il Consiglio superiore della magistratura ritenga sussistere una situazione di urgenza che non consente di procedere a nuova procedura concorsuale, il conferimento di funzioni avviene anche d’ufficio.

2. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 3, è richiesta la sola delibera di conferimento delle funzioni giurisdizionali al termine del periodo di tirocinio.

2.Identico.

3. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 4 e 6, è richiesto il conseguimento almeno della seconda valutazione di professionalità. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 76-bis dell’ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n.12, e successive modificazioni.

3. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 4 e 7, è richiesto il conseguimento almeno della seconda valutazione di professionalità.

4. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 7, è richiesto il conseguimento almeno della terza valutazione di professionalità.

4. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 8, è richiesto il conseguimento almeno della terza valutazione di professionalità.

5. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 5, 8 e 10, è richiesto il conseguimento almeno della quarta valutazione di professionalità.

5. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 5, 6, 9 e 11, è richiesto il conseguimento almeno della quarta valutazione di professionalità, salvo quanto previsto dal comma 14 del presente articolo. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 76-bis dell’ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni.

6. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 9, è richiesto il conseguimento almeno della terza valutazione di professionalità.

6. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 10, è richiesto il conseguimento almeno della terza valutazione di professionalità.

7. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 11 e 12, è richiesto il conseguimento almeno della quinta valutazione di professionalità.

7. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 12, 13 e 14, è richiesto il conseguimento almeno della quinta valutazione di professionalità.

8. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 13, è richiesto il conseguimento almeno della sesta valutazione di professionalità.

8. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 15, è richiesto il conseguimento almeno della sesta valutazione di professionalità.

9. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 14, è richiesto il conseguimento almeno della settima valutazione di professionalità.

9. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 16, è richiesto il conseguimento almeno della settima valutazione di professionalità.

10. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 6, 7, 8, 9 e 10, oltre agli elementi desunti attraverso le valutazioni di cui all’articolo 11, commi 3, 4 e 6, sono specificamente valutate le pregresse esperienze di direzione, di organizzazione e di collaborazione, con particolare riguardo ai risultati conseguiti, i corsi di formazione in materia organizzativa e gestionale frequentati con esito positivo nonché ogni altro elemento, anche antecedente all’ingresso in magistratura, che evidenzi l’attitudine direttiva.

10. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 6, deve essere valutata anche la capacità scientifica e di analisi delle norme. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 7, 8, 9, 10 e 11, oltre agli elementi desunti attraverso le valutazioni di cui all’articolo 11, commi 3 e 5, sono specificamente valutate le pregresse esperienze di direzione, di organizzazione e di collaborazione, con particolare riguardo ai risultati conseguiti, i corsi di formazione in materia organizzativa e gestionale frequentati nonché ogni altro elemento, acquisito anche al di fuori del servizio in magistratura, che evidenzi l’attitudine direttiva.

11. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 12, 13 e 14, oltre agli elementi desunti attraverso le valutazioni di cui all’articolo 11, commi 3, 4 e 6, il magistrato, alla data della vacanza del posto da coprire, deve avere svolto funzioni di legittimità per almeno quattro anni; devono essere, inoltre, valutate specificamente le pregresse esperienze di direzione, di organizzazione e di collaborazione, con particolare riguardo ai risultati conseguiti, i corsi di formazione in materia organizzativa e gestionale frequentati anche prima dell’accesso alla magistratura nonché ogni altro elemento che possa evidenziare la specifica attitudine direttiva.

11. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 14, 15 e 16, oltre agli elementi desunti attraverso le valutazioni di cui all’articolo 11, commi 3 e 5, il magistrato, alla data della vacanza del posto da coprire, deve avere svolto funzioni di legittimità per almeno quattro anni; devono essere, inoltre, valutate specificamente le pregresse esperienze di direzione, di organizzazione, di collaborazione e di coordinamento investigativo nazionale, con particolare riguardo ai risultati conseguiti, i corsi di formazione in materia organizzativa e gestionale frequentati anche prima dell’accesso alla magistratura nonché ogni altro elemento che possa evidenziare la specifica attitudine direttiva.

 

12. Ai fini di quanto previsto dai commi 10 e 11, l’attitudine direttiva è riferita alla capacità di organizzare, di programmare e di gestire l’attività e le risorse in rapporto al tipo, alla condizione strutturale dell’ufficio e alle relative dotazioni di mezzi e di personale; è riferita altresì alla propensione all’impiego di tecnologie avanzate, nonché alla capacità di valorizzare le attitudini dei magistrati e dei funzionari, nel rispetto delle individualità e delle autonomie istituzionali, di operare il controllo di gestione sull’andamento generale dell’ufficio, di ideare, programmare e realizzare, con tempestività, gli adattamenti organizzativi e gestionali e di dare piena e compiuta attuazione a quanto indicato nel progetto di organizzazione tabellare.

12. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 5, oltre al requisito di cui al comma 5 del presente articolo e agli elementi di cui all’articolo 11, commi 3 e 4, deve essere valutata anche la capacità scientifica e di analisi delle norme; tale requisito è oggetto di valutazione da parte di una apposita commissione nominata dal Consiglio superiore della magistratura e composta da cinque membri, di cui tre scelti tra magistrati che hanno conseguito almeno la quarta valutazione di professionalità e due scelti tra professori universitari di ruolo.

13. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 6, oltre al requisito di cui al comma 5 del presente articolo ed agli elementi di cui all’articolo 11, comma 3, deve essere valutata anche la capacità scientifica e di analisi delle norme; tale requisito è oggetto di valutazione da parte di una apposita commissione nominata dal Consiglio superiore della magistratura. La commissione è composta da cinque membri, di cui tre scelti tra magistrati che hanno conseguito almeno la quarta valutazione di professionalità e che esercitano o hanno esercitato funzioni di legittimità per almeno due anni, un professore universitario ordinario designato dal Consiglio universitario nazionale ed un avvocato abilitato al patrocinio innanzi alle magistrature superiori designato dal Consiglio nazionale forense. I componenti della commissione durano in carica due anni e non possono essere immediatamente confermati nell’incarico.

 

14. In deroga a quanto previsto al comma 5, per il conferimento delle funzioni di legittimità, limitatamente al 10 per cento dei posti vacanti, è prevista una procedura valutativa riservata ai magistrati che hanno conseguito la seconda o la terza valutazione di professionalità in possesso di titoli professionali e scientifici adeguati. Si applicano per il procedimento i commi 13, 15 e 16. Il conferimento delle funzioni di legittimità per effetto del presente comma non produce alcun effetto sul trattamento giuridico ed economico spettante al magistrato.

13. I componenti della commissione di cui al comma 12 durano in carica due anni e non possono essere immediatamente confermati nell’incarico.

Soppresso

14. L’organizzazione della commissione di cui al comma 12, i criteri di valutazione della capacità scientifica e di analisi delle norme ed i compensi spettanti ai componenti sono definiti con delibera del Consiglio superiore della magistratura, tenuto conto del limite massimo costituito dai due terzi del compenso previsto per le sedute di commissione per i componenti del medesimo Consiglio. La commissione, che delibera con la presenza di almeno tre componenti, esprime parere motivato unicamente in ordine alla capacità scientifica e di analisi delle norme.

15. L’organizzazione della commissione di cui al comma 13, i criteri di valutazione della capacità scientifica e di analisi delle norme ed i compensi spettanti ai componenti sono definiti con delibera del Consiglio superiore della magistratura, tenuto conto del limite massimo costituito dai due terzi del compenso previsto per le sedute di commissione per i componenti del medesimo Consiglio. La commissione, che delibera con la presenza di almeno tre componenti, esprime parere motivato unicamente in ordine alla capacità scientifica e di analisi delle norme.

15. La commissione del Consiglio superiore della magistratura competente per il conferimento delle funzioni di legittimità, se intende discostarsi dal parere espresso dalla commissione di cui al comma 12 in ordine alla capacità scientifica e di analisi delle norme, è tenuta a motivare la sua decisione.

16. La commissione del Consiglio superiore della magistratura competente per il conferimento delle funzioni di legittimità, se intende discostarsi dal parere espresso dalla commissione di cui al comma 13, è tenuta a motivare la sua decisione.

16. Le spese per la commissione di cui al comma 12 non devono comportare nuovi oneri a carico del bilancio dello Stato, né superare i limiti della dotazione finanziaria del Consiglio superiore della magistratura».

17. Le spese per la commissione di cui al comma 13 non devono comportare nuovi oneri a carico del bilancio dello Stato, né superare i limiti della dotazione finanziaria del Consiglio superiore della magistratura».

4. L’articolo 13 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 è sostituito dal seguente:

4.Identico:

«Art. 13. – (Attribuzione delle funzioni e passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa). – 1. L’assegnazione di sede, il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti, il conferimento delle funzioni semidirettive e direttive e l’assegnazione al relativo ufficio dei magistrati che non hanno ancora conseguito la prima valutazione sono disposti dal Consiglio superiore della magistratura con provvedimento motivato, previo parere del consiglio giudiziario.

«Art. 13. – (Attribuzione delle funzioni e passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa). – 1. Identico.

2. I magistrati ordinari al termine del tirocinio non sono di norma destinati a svolgere le funzioni requirenti e quelle di giudice presso la sezione dei giudici singoli per le indagini preliminari anteriormente al conseguimento della prima valutazione di professionalità.

2. I magistrati ordinari al termine del tirocinio non possono essere destinati a svolgere le funzioni requirenti, giudicanti monocratiche penali o di giudice per le indagini preliminari o di giudice dell’udienza preliminare, anteriormente al conseguimento della prima valutazione di professionalità.

3. Nei casi in cui, per particolari esigenze di servizio, non trova applicazione il comma 2, l’assegnazione al relativo ufficio dei magistrati che non hanno ancora conseguito la prima valutazione è disposta dal Consiglio superiore della magistratura con provvedimento motivato, previo parere del consiglio giudiziario che deve specificamente motivare l’attitudine per l’una o per l’altra funzione o per entrambe.

Soppresso

4. Il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, non è consentito all’interno dello stesso distretto, né con riferimento al capoluogo del distretto di corte di appello determinato ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale in relazione al distretto nel quale il magistrato presta servizio all’atto del mutamento di funzioni. Il passaggio di cui al presente comma può essere richiesto dall’interessato dopo aver svolto almeno cinque anni di servizio continuativo nella funzione esercitata e può essere disposto a seguito di procedura concorsuale, previa partecipazione ad un corso di qualificazione professionale, e subordinatamente ad un giudizio di idoneità allo svolgimento delle diverse funzioni, espresso dal Consiglio superiore della magistratura previo parere del consiglio giudiziario. Per tale giudizio di idoneità il consiglio giudiziario deve acquisire le osservazioni del presidente della corte di appello o del procuratore generale presso la medesima corte a seconda che il magistrato eserciti funzioni giudicanti o requirenti. Il presidente della corte di appello o il procuratore generale presso la stessa corte, oltre agli elementi forniti dal capo dell’ufficio, possono acquisire anche le osservazioni del presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati e devono indicare gli elementi di fatto sulla base dei quali hanno espresso la valutazione di idoneità.

3. Il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, non è consentito all’interno dello stesso distretto, né all’interno di altri distretti della stessa regione, né con riferimento al capoluogo del distretto di corte di appello determinato ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale in relazione al distretto nel quale il magistrato presta servizio all’atto del mutamento di funzioni. Il passaggio di cui al presente comma può essere richiesto dall’interessato, per non più di quattro volte nell’arco dell’intera carriera, dopo aver svolto almeno cinque anni di servizio continuativo nella funzione esercitata ed è disposto a seguito di procedura concorsuale, previa partecipazione ad un corso di qualificazione professionale, e subordinatamente ad un giudizio di idoneità allo svolgimento delle diverse funzioni, espresso dal Consiglio superiore della magistratura previo parere del consiglio giudiziario. Per tale giudizio di idoneità il consiglio giudiziario deve acquisire le osservazioni del presidente della corte di appello o del procuratore generale presso la medesima corte a seconda che il magistrato eserciti funzioni giudicanti o requirenti. Il presidente della corte di appello o il procuratore generale presso la stessa corte, oltre agli elementi forniti dal capo dell’ufficio, possono acquisire anche le osservazioni del presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati e devono indicare gli elementi di fatto sulla base dei quali hanno espresso la valutazione di idoneità. Per il passaggio dalle funzioni giudicanti di legittimità alle funzioni requirenti di legittimità, e viceversa, le disposizioni del secondo e terzo periodo si applicano sostituendo al consiglio giudiziario il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, nonché sostituendo al presidente della corte d’appello e al procuratore generale presso la medesima, rispettivamente, il primo presidente della Corte di cassazione e il procuratore generale presso la medesima.

5. Per il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, l’anzianità di servizio è valutata unitamente alle attitudini specifiche desunte dalle valutazioni di professionalità periodiche.

4.Identico.

6. Le limitazioni di cui al comma 4 non operano per il conferimento delle funzioni direttive previste dall’articolo 10, commi da 9 a 11, che comporta il mutamento di funzioni da giudicanti a requirenti e viceversa in un diverso circondario dello stesso distretto di corte di appello, e non si applicano alle funzioni di legittimità.

5. Le limitazioni di cui al comma 3 non operano per il conferimento delle funzioni di legittimità di cui all’articolo 10, commi 15 e 16, nonché, limitatamente a quelle relative alla sede di destinazione, anche per le funzioni di legittimità di cui ai commi 6 e 14 dello stesso articolo 10, che comportino il mutamento da giudicante a requirente e viceversa.

7. Le disposizioni di cui al comma 4 si applicano ai magistrati in servizio nella provincia autonoma di Bolzano relativamente al solo circondario».

6. Le disposizioni di cui al comma 3 si applicano ai magistrati in servizio nella provincia autonoma di Bolzano relativamente al solo circondario».

5. All’articolo 19 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

5. Identico:

a) al comma 1, le parole: «il medesimo incarico» sono sostituite dalle seguenti: «nella stessa posizione tabellare o nel medesimo gruppo di lavoro»; le parole: «per un periodo massimo di dieci anni» sono sostituite dalle seguenti: «per un periodo stabilito dal Consiglio superiore della magistratura con proprio regolamento tra un minimo di otto e un massimo di quindici anni a seconda delle differenti funzioni»; le parole da: «con facoltà di proroga» fino a: «fondata su» sono sostituite dalle seguenti: «; il Consiglio superiore può disporre la proroga dello svolgimento delle medesime funzioni per»;

 a) al comma 1, le parole: «il medesimo incarico» sono sostituite dalle seguenti: «nella stessa posizione tabellare o nel medesimo gruppo di lavoro»; le parole: «per un periodo massimo di dieci anni» sono sostituite dalle seguenti: «per un periodo stabilito dal Consiglio superiore della magistratura con proprio regolamento tra un minimo di cinque e un massimo di dieci anni a seconda delle differenti funzioni»; le parole da: «con facoltà di proroga» fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: «; il Consiglio superiore può disporre la proroga dello svolgimento delle medesime funzioni limitatamente alle udienze preliminari già iniziate e per i procedimenti penali per i quali sia stato già dichiarato aperto il dibattimento, e per un periodo non superiore a due anni.»;

b) al comma 2 le parole: «, nonchè nel corso del biennio di cui al comma 2,» sono soppresse;

b)identica;

c) dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

c)identica.

«2-bis. Il magistrato che, alla scadenza del periodo massimo di permanenza, non abbia presentato domanda di trasferimento ad altra funzione all’interno dell’ufficio o ad altro ufficio è assegnato ad altra posizione tabellare o ad altro gruppo di lavoro con provvedimento del capo dell’ufficio immediatamente esecutivo. Se ha presentato domanda almeno sei mesi prima della scadenza del termine, può rimanere nella stessa posizione fino alla decisione del Consiglio superiore della magistratura e, comunque, non oltre sei mesi dalla scadenza del termine stesso».

 

6. Dopo l’articolo 34 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 è inserito il seguente:

6.Identico:

«Art. 34-bis. - (Limite di età per il conferimento di funzioni semidirettive). – 1. Le funzioni semidirettive di cui all’articolo 10, commi 6, 7 e 8, possono essere conferite esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno tre anni di servizio prima della data di collocamento a riposo prevista dall’articolo 16, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.503, e hanno esercitato la relativa facoltà.

«Art. 34-bis. – (Limite di età per il conferimento di funzioni semidirettive). – 1. Le funzioni semidirettive di cui all’articolo 10, commi 7, 8 e 9, possono essere conferite esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno quattro anni di servizio prima della data di collocamento a riposo prevista dall’articolo 16, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.503, e hanno esercitato la relativa facoltà.

2. Ai magistrati che non assicurano il periodo di servizio di cui al comma 1 possono essere conferite funzioni semidirettive unicamente nel caso di conferma ai sensi dell’articolo 46, comma 1».

2.Identico».

7. L’articolo 35 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 è sostituito dal seguente:

7.Identico:

«Art. 35. – (Limiti di età per il conferimento di funzioni direttive). – 1. Le funzioni direttive di cui all’articolo 10, commi da 9 a 12, possono essere conferite esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno tre anni di servizio prima della data di collocamento a riposo prevista dall’articolo 16, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.503, e hanno esercitato la relativa facoltà.

«Art. 35. – (Limiti di età per il conferimento di funzioni direttive). – 1. Le funzioni direttive di cui all’articolo 10, commi da 10 a 14, possono essere conferite esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno quattro anni di servizio prima della data di collocamento a riposo prevista dall’articolo 16, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, e hanno esercitato la relativa facoltà.

2. Ai magistrati che non assicurano il periodo di servizio di cui al comma 1 possono essere conferite funzioni direttive unicamente ai sensi dell’articolo 45, comma 2».

2.Identico».

8. All’articolo 36, comma 1, del citato decreto legislativo n.160 del 2006, le parole: «degli incarichi direttivi di cui agli articoli 32, 33 e 34» sono sostituite dalle seguenti: «delle funzioni direttive di cui all’articolo 10, commi da 10 a 14,»; le parole: «pari a quello della sospensione ingiustamente subìta e del» sono sostituite dalle seguenti: «commisurato al» e le parole: «cumulati fra loro» sono sostituite dalle seguenti: «, comunque non oltre settantacinque anni di età».

8. All’articolo 36, comma 1, del citato decreto legislativo n.160 del 2006, le parole: «degli incarichi direttivi di cui agli articoli 32, 33 e 34» sono sostituite dalle seguenti: «delle funzioni direttive di cui all’articolo 10, commi da 11 a 16,»; le parole: «pari a quello della sospensione ingiustamente subìta e del» sono sostituite dalle seguenti: «commisurato al» e le parole: «cumulati fra loro» sono sostituite dalle seguenti: «, comunque non oltre settantacinque anni di età».

9. L’articolo 45 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 è sostituito dal seguente:

9.Identico:

«Art. 45. – (Temporaneità delle funzioni direttive). – 1. Le funzioni direttive di cui all’articolo 10, commi da 9 a 14, hanno natura temporanea e sono conferite per la durata di quattro anni.

«Art. 45. – (Temporaneità delle funzioni direttive). – 1. Le funzioni direttive di cui all’articolo 10, commi da 10 a 16, hanno natura temporanea e sono conferite per la durata di quattro anni, al termine dei quali il magistrato può essere confermato, per un’ulteriore sola volta, per un eguale periodo a seguito di valutazione, da parte del Consiglio superiore della magistratura, dell’attività svolta. In caso di valutazione negativa, il magistrato non può partecipare a concorsi per il conferimento di altri incarichi direttivi per cinque anni.

2. Il Consiglio superiore della magistratura, alla scadenza del termine di cui al comma 1, può riattribuire per una sola volta le stesse funzioni al magistrato presso la medesima sede, previo concorso. In caso di parità tra i candidati all’esito della valutazione, è preferito il magistrato che ha ricoperto la funzione nello stesso ufficio nel quadriennio precedente.

Soppresso

3. Alla scadenza del termine di cui al comma 1, il magistrato che ha esercitato funzioni direttive, in assenza di domanda per il conferimento di altra funzione, ovvero in ipotesi di reiezione della stessa, è assegnato alle funzioni non direttive o semidirettive nel medesimo ufficio, anche in soprannumero, da riassorbire con la prima vacanza.

2. Alla scadenza del termine di cui al comma 1, il magistrato che ha esercitato funzioni direttive, in assenza di domanda per il conferimento di altra funzione, ovvero in ipotesi di reiezione o di mancata presentazione della stessa, è assegnato alle funzioni non direttive nel medesimo ufficio, anche in soprannumero, da riassorbire con la prima vacanza.

4. All’atto della presa di possesso da parte del nuovo titolare della funzione direttiva, il magistrato che ha esercitato la relativa funzione, se ancora in servizio presso il medesimo ufficio, resta comunque provvisoriamente assegnato allo stesso, nelle more delle determinazioni del Consiglio superiore della magistratura, con funzioni né direttive né semidirettive».

3.Identico».

10. L’articolo 46 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 è sostituito dal seguente:

10.Identico:

«Art. 46. – (Temporaneità delle funzioni semidirettive). – 1. Le funzioni semidirettive di cui all’articolo 10, commi 6, 7 e 8, hanno natura temporanea e sono conferite per un periodo di quattro anni, al termine del quale il magistrato può essere confermato per un eguale periodo a seguito di valutazione, da parte del Consiglio superiore della magistratura, dell’attività svolta. In caso di valutazione negativa il magistrato non può partecipare a concorsi per il conferimento di altri incarichi semidirettivi e direttivi.

«Art. 46. – (Temporaneità delle funzioni semidirettive). – 1. Le funzioni semidirettive di cui all’articolo 10, commi 7, 8 e 9, hanno natura temporanea e sono conferite per un periodo di quattro anni, al termine del quale il magistrato può essere confermato per un eguale periodo a seguito di valutazione, da parte del Consiglio superiore della magistratura, dell’attività svolta. In caso di valutazione negativa il magistrato non può partecipare a concorsi per il conferimento di altri incarichi semidirettivi e direttivi per cinque anni.

2. Il magistrato, al momento della scadenza del secondo quadriennio, calcolata dal giorno di assunzione delle funzioni, anche se il Consiglio superiore della magistratura non ha ancora deciso in ordine ad una sua eventuale domanda di assegnazione ad altre funzioni o ad altro ufficio, torna a svolgere le funzioni esercitate prima del conferimento delle funzioni semidirettive, anche in soprannumero, da riassorbire con la prima vacanza, nello stesso ufficio o, a domanda, in quello in cui prestava precedentemente servizio».

2. Il magistrato, al momento della scadenza del secondo quadriennio, calcolata dal giorno di assunzione delle funzioni, anche se il Consiglio superiore della magistratura non ha ancora deciso in ordine ad una sua eventuale domanda di assegnazione ad altre funzioni o ad altro ufficio, o in caso di mancata presentazione della domanda stessa, torna a svolgere le funzioni esercitate prima del conferimento delle funzioni semidirettive, anche in soprannumero, da riassorbire con la prima vacanza, nello stesso ufficio o, a domanda, in quello in cui prestava precedentemente servizio».

11. La tabella relativa alla magistratura ordinaria allegata alla legge 19 febbraio 1981, n.27, è sostituita dalla tabella A allegata alla presente legge.

11.Identico.

12. L’articolo 51 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 è sostituito dal seguente:

12.Identico:

«Art. 51. – (Trattamento economico). – 1. Le somme indicate sono quelle derivanti dalla applicazione degli adeguamenti economici triennali fino alla data del 1º gennaio 2006. Continuano ad applicarsi tutte le disposizioni in materia di progressione stipendiale dei magistrati ordinari e, in particolare, la legge 6 agosto 1984, n. 425, l’articolo 50, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, l’adeguamento economico triennale di cui all’articolo 24, commi 1 e 4, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, della legge 2 aprile 1979, n. 97, e della legge 19 febbraio 1981, n. 27, e la progressione per classi e scatti, alle scadenze temporali ivi descritte e con decorrenza economica dal primo giorno del mese in cui si raggiunge l’anzianità prevista; il trattamento economico previsto dopo tredici anni di servizio dalla nomina è corrisposto solo se la terza valutazione di professionalità è stata positiva; nelle ipotesi di valutazione non positiva o negativa detto trattamento compete solo dopo la nuova valutazione, se positiva, e dalla scadenza del periodo di cui all’articolo 11, commi 11, 12 e 13, del presente decreto».

«Art. 51. – (Trattamento economico). – 1. Le somme indicate sono quelle derivanti dalla applicazione degli adeguamenti economici triennali fino alla data del 1º gennaio 2006. Continuano ad applicarsi tutte le disposizioni in materia di progressione stipendiale dei magistrati ordinari e, in particolare, la legge 6 agosto 1984, n. 425, l’articolo 50, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, l’adeguamento economico triennale di cui all’articolo 24, commi 1 e 4, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, della legge 2 aprile 1979, n. 97, e della legge 19 febbraio 1981, n. 27, e la progressione per classi e scatti, alle scadenze temporali ivi descritte e con decorrenza economica dal primo giorno del mese in cui si raggiunge l’anzianità prevista; il trattamento economico previsto dopo tredici anni di servizio dalla nomina è corrisposto solo se la terza valutazione di professionalità è stata positiva; nelle ipotesi di valutazione non positiva o negativa detto trattamento compete solo dopo la nuova valutazione, se positiva, e dalla scadenza del periodo di cui all’articolo 11, commi 10, 11 e 12, del presente decreto».

13. L’articolo 52 del citato decreto legislativo n.160 del 2006 è sostituito dal seguente:

13.Identico:

«Art. 52. – (Ambito di applicazione). – 1. Il presente decreto si applica esclusivamente alla magistratura ordinaria, nonché, in quanto compatibile e fatta eccezione per il capo I, alla magistratura militare».

«Art. 52. – (Ambito di applicazione) – 1. Il presente decreto disciplina esclusivamente la magistratura ordinaria, nonché, fatta eccezione per il capo I, quella militare in quanto compatibile».

 

14. All’articolo 53, comma 1, del citato decreto legislativo n. 160 del 2006 sono soppresse le parole da: «derivanti dall’attuazione degli articoli» fino a: «e a quelli».

Art. 3.

Art. 3.

(Modifiche al decreto legislativo

30 gennaio 2006, n.26)

(Modifiche al decreto legislativo

30 gennaio 2006, n.26)

1. All’articolo 1 del decreto legislativo 30 gennaio 2006, n.26, sono apportate le seguenti modificazioni:

1. All’articolo 1 del decreto legislativo 30 gennaio 2006, n.26, il comma 5 è sostituito dal seguente:

a) al comma 2, le parole: «in via esclusiva» sono soppresse;

 

b) il comma 5 è sostituito dal seguente:

 

«5. Con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono individuate tre sedi della Scuola, nonché quella delle tre in cui si riunisce il comitato direttivo preposto alle attività di direzione e di coordinamento delle sedi».

«5. Identico».

2. L’articolo 2 del citato decreto legislativo n.26 del 2006 è sostituito dal seguente:

2.Identico:

«Art. 2. – (Finalità). – 1. La Scuola è preposta:

«Art. 2. – (Finalità). – 1. Identico:

a) alla formazione e all’aggiornamento professionale dei magistrati ordinari;

a)identica;

b) all’organizzazione di seminari di aggiornamento professionale e di formazione dei magistrati e, nei casi previsti dalla lettera o), di altri operatori della giustizia;

b) all’organizzazione di seminari di aggiornamento professionale e di formazione dei magistrati e, nei casi previsti dalla lettera n), di altri operatori della giustizia;

c) alla formazione iniziale e permanente della magistratura onoraria;

c)identica;

d) alla formazione dei magistrati titolari di funzioni direttive e semidirettive negli uffici giudiziari;

d)identica;

e) alla formazione dei magistrati incaricati di compiti di formazione;

e)identica;

f) alla partecipazione alle attività di formazione decentrata;

f) alle attività di formazione decentrata;

g) alla formazione, su richiesta del Consiglio superiore della magistratura o del Ministro della giustizia, di magistrati stranieri in Italia o partecipanti all’attività di formazione che si svolge nell’ambito della Rete di formazione giudiziaria europea ovvero nel quadro di progetti dell’Unione europea e di altri Stati o di istituzioni internazionali, ovvero all’attuazione di programmi del Ministero degli affari esteri e al coordinamento delle attività formative dirette ai magistrati italiani da parte di altri Stati o di istituzioni internazionali aventi ad oggetto l’organizzazione e il funzionamento del servizio giustizia;

g) alla formazione, su richiesta della competente autorità di Governo, di magistrati stranieri in Italia o partecipanti all’attività di formazione che si svolge nell’ambito della Rete di formazione giudiziaria europea ovvero nel quadro di progetti dell’Unione europea e di altri Stati o di istituzioni internazionali, ovvero all’attuazione di programmi del Ministero degli affari esteri e al coordinamento delle attività formative dirette ai magistrati italiani da parte di altri Stati o di istituzioni internazionali aventi ad oggetto l’organizzazione e il funzionamento del servizio giustizia;

h) alla collaborazione, su richiesta del Consiglio superiore della magistratura o del Ministro della giustizia, nelle attività dirette all’organizzazione e al funzionamento del servizio giustizia in altri Paesi;

h) alla collaborazione, su richiesta della competente autorità di Governo, nelle attività dirette all’organizzazione e al funzionamento del servizio giustizia in altri Paesi;

i) alla realizzazione di programmi di formazione in collaborazione con analoghe strutture di altri organi istituzionali o di ordini professionali;

i)identica;

l) alla pubblicazione di ricerche e di studi nelle materie oggetto di attività di formazione;

l)identica;

m) all’organizzazione di conferenze, convegni, incontri e seminari di studio aventi ad oggetto il miglior funzionamento del sistema giustizia;

m)all’organizzazione di iniziative e scambi culturali, incontri di studio e ricerca, in relazione all’attività di formazione;

n) allo svolgimento di attività di ricerca, documentazione e consulenza in relazione al sistema giustizia;

soppressa

o) allo svolgimento, anche sulla base di specifici accordi o convenzioni che disciplinano i relativi oneri, di seminari per operatori della giustizia o iscritti alle scuole di specializzazione forense;

n)identica;

p) allo svolgimento delle altre attività che sono richieste dal Consiglio superiore della magistratura e dal Ministro della giustizia;

soppressa

q) alla collaborazione alle attività connesse con lo svolgimento del tirocinio dei magistrati ordinari nell’ambito delle direttive formulate dal Consiglio superiore della magistratura e dai consigli giudiziari.

o) alla collaborazione alle attività connesse con lo svolgimento del tirocinio dei magistrati ordinari nell’ambito delle direttive formulate dal Consiglio superiore della magistratura e tenendo conto delle proposte dei consigli giudiziari.

2. All’attività di ricerca non si applica l’articolo 63 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n.382.

2. Identico.

3. L’organizzazione della Scuola è disciplinata dallo statuto e dai regolamenti adottati ai sensi dell’articolo 5, comma 2».

3. Identico».

3. All’articolo 3, comma 1, del citato decreto legislativo n.26 del 2006, la parola: «cinque» è sostituita dalla seguente: «otto».

3. Identico.

4. L’articolo 4 del citato decreto legislativo n.26 del 2006 è sostituito dal seguente:

4. Identico.

«Art. 4. – (Organi). – 1. Gli organi della Scuola sono:

 

a) il comitato direttivo;

 

b) il presidente;

 

c) il segretario generale».

 

5. L’articolo 5 del citato decreto legislativo n.26 del 2006 è sostituito dal seguente:

5. Identico:

«Art. 5. – (Composizione e funzioni). – 1. Il comitato direttivo è composto da dodici membri.

«Art. 5. – (Composizione e funzioni). – 1. Identico.

2. Il comitato direttivo adotta lo statuto e i regolamenti interni; cura la tenuta dell’albo dei docenti; adotta, tenuto conto delle linee programmatiche proposte annualmente dal Consiglio superiore della magistratura e dal Ministro della giustizia, il programma annuale dell’attività didattica; approva la relazione annuale che trasmette al Ministro della giustizia e al Consiglio superiore della magistratura; nomina i docenti delle singole sessioni formative, determina i criteri di ammissione ai corsi dei partecipanti e procede alle relative ammissioni; conferisce ai responsabili di settore l’incarico di curare ambiti specifici di attività; nomina il segretario generale; vigila sul corretto andamento della Scuola; approva il bilancio di previsione e il bilancio consuntivo».

2. Il comitato direttivo adotta lo statuto e i regolamenti interni; cura la tenuta dell’albo dei docenti; adotta e modifica, tenuto conto delle linee programmatiche proposte annualmente dal Consiglio superiore della magistratura e dal Ministro della giustizia, il programma annuale dell’attività didattica; approva la relazione annuale che trasmette al Ministro della giustizia e al Consiglio superiore della magistratura; nomina i docenti delle singole sessioni formative, determina i criteri di ammissione ai corsi dei partecipanti e procede alle relative ammissioni; conferisce ai responsabili di settore l’incarico di curare ambiti specifici di attività; nomina il segretario generale; vigila sul corretto andamento della Scuola; approva il bilancio di previsione e il bilancio consuntivo».

6. All’articolo 6 del citato decreto legislativo n.26 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

6.Identico:

a) il comma 1 è sostituito dal seguente:

a)identico:

«1. Dei dodici componenti del comitato direttivo sette sono scelti fra magistrati, anche in quiescenza, che abbiano conseguito almeno la terza valutazione di professionalità, tre fra docenti universitari, anche in quiescenza, e due fra avvocati che abbiano esercitato la professione per almeno dieci anni. Le nomine sono effettuate dal Consiglio superiore della magistratura, in ragione di cinque magistrati e di un docente universitario, e dal Ministro della giustizia, in ragione di due magistrati, di due docenti universitari e di due avvocati, d’intesa tra loro.»;

«1. Fanno parte del comitato direttivo dodici componenti di cui sette scelti fra magistrati, anche in quiescenza, che abbiano conseguito almeno la terza valutazione di professionalità, tre fra professori universitari, anche in quiescenza, e due fra avvocati che abbiano esercitato la professione per almeno dieci anni. Le nomine sono effettuate dal Consiglio superiore della magistratura, in ragione di sei magistrati e di un professore universitario, e dal Ministro della giustizia, in ragione di un magistrato, di due professori universitari e di due avvocati.»;

b) il comma 2 è sostituito dal seguente:

b)identica;

«2. I magistrati ancora in servizio nominati nel comitato direttivo sono collocati fuori del ruolo organico della magistratura per tutta la durata dell’incarico.»;

 

c) al comma 3, le parole: «fatta eccezione per i soggetti indicati al comma 1,» sono soppresse e le parole: «per uditore giudiziario» sono sostituite dalle seguenti: «per magistrato ordinario».

c)identica.

7. All’articolo 7 del citato decreto legislativo n.26 del 2006, il comma 1 è sostituito dal seguente:

7.Identico.

«1. Il comitato direttivo delibera a maggioranza con la presenza di almeno otto componenti. Per gli atti di straordinaria amministrazione è necessario il voto favorevole di sette componenti. In caso di parità prevale il voto del presidente. Il voto è sempre palese.».

 

 

8. L’articolo 11 del citato decreto legislativo n. 26 del 2006 è sostituito dal seguente:

 

«Art. 11. – (Funzioni). – 1. Il presidente ha la rappresentanza legale della Scuola ed è eletto tra i componenti del comitato direttivo a maggioranza assoluta. Il presidente presiede il comitato direttivo, ne convoca le riunioni fissando il relativo ordine del giorno, adotta i provvedimenti d’urgenza, con riserva di ratifica se essi rientrano nella competenza di altro organo, ed esercita i compiti attribuitigli dallo statuto.

 

2. Le modalità di sostituzione del presidente in caso di assenza o impedimento sono disciplinate dallo statuto».

8. La rubrica della sezione IV del capo II del titolo I del citato decreto legislativo n.26 del 2006 è sostituita dalla seguente: «I responsabili di settore».

9.Identico.

9. L’articolo 12 del citato decreto legislativo n.26 del 2006 è sostituito dal seguente:

10.Identico:

«Art. 12. – (Funzioni). – 1. I componenti del comitato direttivo in posizione di fuori ruolo presso la Scuola svolgono anche i compiti di responsabili di settore, curando, nell’ambito assegnato dallo stesso comitato direttivo:

«Art. 12. – (Funzioni). – 1. I componenti del comitato direttivo svolgono anche i compiti di responsabili di settore, curando, nell’ambito assegnato dallo stesso comitato direttivo:

a) la predisposizione della bozza di programma annuale delle attività didattiche, da sottoporre al comitato direttivo, elaborata tenendo conto delle linee programmatiche sulla formazione pervenute dal Consiglio superiore della magistratura e dal Ministro della giustizia, nonché delle proposte pervenute dal Consiglio nazionale forense e dal Consiglio universitario nazionale;

a)identica;

b) l’attuazione del programma annuale dell’attività didattica approvato dal comitato direttivo;

b)identica;

c) la definizione del contenuto analitico di ciascuna sessione;

c)identica;

d) l’individuazione dei docenti chiamati a svolgere l’incarico di insegnamento in ciascuna sessione, utilizzando lo specifico albo tenuto presso la Scuola, e la proposta dei relativi nominativi, in numero doppio rispetto agli incarichi, al comitato direttivo;

d)identica;

e) la proposta dei criteri di ammissione alle sessioni di formazione;

e)identica;

f) l’offerta di sussidio didattico e di sperimentazione di nuove formule didattiche;

f)identica;

g) lo svolgimento delle sessioni presentando, all’esito di ciascuna di esse, relazioni consuntive».

g)identica».

10. Dopo la sezione IV del capo II del titolo I del citato decreto legislativo n.26 del 2006 è aggiunta la seguente:

11.Identico:

«Sezione IV-bis.

«Sezione IV-bis.

IL SEGRETARIO GENERALE

IL SEGRETARIO GENERALE

Art. 17-bis.

Art. 17-bis.

(Segretario generale)

(Segretario generale)

1. Il segretario generale della Scuola:

1.Identico:

a) è responsabile della gestione amministrativa e coordina tutte le attività della Scuola con esclusione di quelle afferenti alla didattica;

a)identica;

b) provvede all’esecuzione delle delibere del comitato direttivo esercitando anche i conseguenti poteri di spesa;

b)identica;

c) adotta i provvedimenti d’urgenza, con riserva di ratifica se essi rientrano nella competenza di altro organo;

soppressa

d) predispone la relazione annuale sull’attività della Scuola;

c)identica;

e) esercita le competenze eventualmente delegategli dal comitato direttivo;

d)identica;

f) esercita ogni altra funzione conferitagli dallo statuto e dai regolamenti interni.

e)identica.

Art. 17-ter.

Art. 17-ter.

(Funzioni e durata)

(Funzioni e durata)

1. Il comitato direttivo nomina il segretario generale, scegliendolo tra quattro magistrati ordinari, due indicati dal Consiglio superiore della magistratura e due dal Ministro della giustizia, tenendo conto dei criteri di valutazione di cui ai commi 2 e 3 dell’articolo 11 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160, e successive modificazioni; i magistrati ordinari indicati devono aver conseguito almeno la quarta valutazione di professionalità. Al segretario generale si applica l’articolo 6, commi 3, ultima parte, e 4.

1. Il comitato direttivo nomina il segretario generale, scegliendolo tra i magistrati ordinari ovvero tra i dirigenti di prima fascia di cui all’articolo 23 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. I magistrati ordinari devono aver conseguito la quarta valutazione di professionalità. Al segretario generale si applica l’articolo 6, commi 3, nella parte in cui si prevede il divieto di far parte delle commissioni di concorso per magistrato ordinario, e 4.

2. Il segretario generale dura in carica cinque anni, durante i quali è collocato fuori dal ruolo organico della magistratura.

2. Il segretario generale dura in carica cinque anni durante i quali, se magistrato, è collocato fuori dal ruolo organico della magistratura.

3. L’incarico può essere rinnovato per una sola volta per un periodo massimo di due anni e può essere revocato dal comitato direttivo, con provvedimento motivato adottato previa audizione dell’interessato, nel caso di grave inosservanza delle direttive e degli indirizzi stabiliti dal comitato stesso».

3. L’incarico, per il quale non sono corrisposti indennità o compensi aggiuntivi, può essere rinnovato per una sola volta per un periodo massimo di due anni e può essere revocato dal comitato direttivo, con provvedimento motivato adottato previa audizione dell’interessato, nel caso di grave inosservanza delle direttive e degli indirizzi stabiliti dal comitato stesso».

11. La rubrica del titolo II del citato decreto legislativo n.26 del 2006 è sostituita dalla seguente: «Disposizioni sui magistrati ordinari in tirocinio».

12.Identico.

12. L’articolo 18 del citato decreto legislativo n.26 del 2006 è sostituito dal seguente:

13.Identico:

«Art. 18. – (Durata). – 1. Il tirocinio dei magistrati ordinari nominati a seguito di concorso per esame, di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160, e successive modificazioni, ha la durata di diciotto mesi e si articola in sessioni, una delle quali della durata di sei mesi, anche non consecutivi, effettuata presso la Scuola ed una della durata di dodici mesi, anche non consecutivi, effettuata presso gli uffici giudiziari. Le modalità di svolgimento delle sessioni del tirocinio sono definite con delibera del Consiglio superiore della magistratura.

«Art. 18. – (Durata). – 1. Identico».

2. Con la delibera di cui al comma 1 il Consiglio superiore della magistratura può ridurre la durata del tirocinio fino alla metà in presenza di particolare urgenza nella copertura di posti vacanti negli uffici giudiziari. In tal caso adotta i provvedimenti necessari per ottimizzare l’articolazione del tirocinio alla minore durata».

Soppresso

13. L’articolo 20 del citato decreto legislativo n.26 del 2006 è sostituito dal seguente:

14.Identico:

«Art. 20. – (Contenuto e modalità di svolgimento). – 1. Nella sessione effettuata presso le sedi della Scuola, i magistrati ordinari in tirocinio frequentano corsi di approfondimento teorico-pratico su materie individuate dal Consiglio superiore della magistratura con le delibere di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 18, nonché su ulteriori materie individuate dal comitato direttivo nel programma annuale. La sessione presso la Scuola deve in ogni caso tendere al perfezionamento delle capacità operative e professionali, nonché della deontologia del magistrato ordinario in tirocinio.

«Art. 20. – (Contenuto e modalità di svolgimento). – 1. Nella sessione effettuata presso le sedi della Scuola, i magistrati ordinari in tirocinio frequentano corsi di approfondimento teorico-pratico su materie individuate dal Consiglio superiore della magistratura con le delibere di cui al comma 1 dell’articolo 18, nonché su ulteriori materie individuate dal comitato direttivo nel programma annuale. La sessione presso la Scuola deve in ogni caso tendere al perfezionamento delle capacità operative e professionali, nonché della deontologia del magistrato ordinario in tirocinio.

2. I corsi sono tenuti da docenti di elevata competenza e professionalità, nominati dal comitato direttivo al fine di garantire un ampio pluralismo culturale e scientifico.

2.Identico.

3. Tra i docenti sono designati i tutori che assicurano anche l’assistenza didattica ai magistrati ordinari in tirocinio.

3.Identico.

4. Al termine delle sessioni presso la Scuola, il comitato direttivo trasmette al Consiglio superiore della magistratura una scheda concernente, per ogni magistrato, il programma delle attività cui ha partecipato, l’assiduità e la puntualità nella frequenza delle lezioni, le eventuali pubblicazioni o elaborati prodotti durante i corsi e i comportamenti specifici rilevanti sotto il profilo della deontologia professionale».

4. Al termine delle sessioni presso la Scuola, il comitato direttivo trasmette al Consiglio superiore della magistratura una relazione concernente ciascun magistrato».

14. All’articolo 21 del citato decreto legislativo n.26 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

15.Identico:

a) la parola: «uditore», ovunque ricorra, è sostituita dalle seguenti: «magistrato ordinario in tirocinio»;

a)identica;

b) al comma 1, dopo la parola: «collegiale» sono inserite le seguenti: «e monocratica»;

b) al comma 1, le parole: «della durata di sette mesi» sono sostituite dalle seguenti: «della durata di quattro mesi»; dopo la parola «collegiale» sono inserite le seguenti: «e monocratica»; le parole: «della durata di tre mesi» sono sostituite dalle seguenti: «della durata di due mesi»; le parole: «della durata di otto mesi» sono sostituite dalle seguenti: «della durata di sei mesi»;

c) al comma 2, le parole: «di gestione» sono sostituite dalla seguente: «direttivo» e le parole: «civile e penale» sono sostituite dalle seguenti: «civile, penale e dell’ordinamento giudiziario»;

c)identica;

d) il comma 3 è sostituito dal seguente:

d)identica;

«3. I magistrati affidatari presso i quali i magistrati ordinari svolgono i prescritti periodi di tirocinio sono designati dal Consiglio superiore della magistratura, su proposta del competente consiglio giudiziario.»;

 

e) al comma 4, le parole: «di gestione» sono sostituite dalle seguenti: «direttivo ed al Consiglio superiore».

e)identica.

15. All’articolo 22 del citato decreto legislativo n.26 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

16.Identico:

a) le parole: «uditore» e «uditore giudiziario», ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: «magistrato ordinario in tirocinio»;

a)identica;

b) il comma 1 è sostituito dal seguente:

b) identico:

«1. Al termine del tirocinio sono trasmesse al Consiglio superiore della magistratura le schede di valutazione redatte all’esito delle sessioni.»;

«1. Al termine del tirocinio sono trasmesse al Consiglio superiore della magistratura le schede di valutazione redatte all’esito delle sessioni unitamente ad una relazione di sintesi predisposta dal comitato direttivo della Scuola.»;

c) il comma 2 è sostituito dal seguente:

c) identico:

«2. Il Consiglio superiore della magistratura opera il giudizio di idoneità al conferimento delle funzioni giudiziarie, tenendo conto delle schede di valutazione trasmesse dal comitato direttivo, del parere del consiglio giudiziario e di ogni altro elemento rilevante ed oggettivamente verificabile eventualmente acquisito. Il giudizio di idoneità, se positivo, contiene uno specifico riferimento all’attitudine del magistrato allo svolgimento delle funzioni giudicanti o requirenti.»;

«2. Il Consiglio superiore della magistratura opera il giudizio di idoneità al conferimento delle funzioni giudiziarie, tenendo conto delle schede di valutazione trasmesse dal comitato direttivo, della relazione di sintesi dal medesimo predisposta, del parere del consiglio giudiziario e di ogni altro elemento rilevante ed oggettivamente verificabile eventualmente acquisito. Il giudizio di idoneità, se positivo, contiene uno specifico riferimento all’attitudine del magistrato allo svolgimento delle funzioni giudicanti o requirenti.»;

d) al comma 3, le parole: «di gestione» sono sostituite dalla seguente: «direttivo»;

d)identica;

e) al comma 4, dopo la parola: «collegiale» sono inserite le seguenti: «e monocratica»; le parole: «i tribunali», ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: «il tribunale» e le parole: «le procure della Repubblica» sono sostituite dalle seguenti: «la procura della Repubblica».

e)identica.

16. L’articolo 23 del citato decreto legislativo n.26 del 2006 è sostituito dal seguente:

17.Identico.

«Art. 23. – (Tipologia dei corsi). – 1. Ai fini della formazione e dell’aggiornamento professionale, nonché per il passaggio dalla funzione giudicante a quella requirente e viceversa e per lo svolgimento delle funzioni direttive, il comitato direttivo approva annualmente, ai sensi dell’articolo 5, comma 2, il piano dei relativi corsi nell’ambito dei programmi didattici deliberati, tenendo conto della diversità delle funzioni svolte dai magistrati».

 

17. All’articolo 24 del citato decreto legislativo n.26 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

18.Identico.

a) al comma 1, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, individuati nell’albo esistente presso la Scuola. Lo statuto determina il numero massimo degli incarichi conferibili ai docenti anche tenuto conto della loro complessità e onerosità. L’albo è aggiornato annualmente dal comitato direttivo in base alle nuove disponibilità fatte pervenire alla Scuola e alla valutazione assegnata a ciascun docente tenuto conto anche del giudizio contenuto nelle schede compilate dai partecipanti al corso»;

 

b) al comma 2, le parole: «di gestione» sono sostituite dalla seguente: «direttivo»;

 

c) dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

 

«2-bis. Il comitato direttivo e i responsabili di settore, secondo le rispettive competenze, usufruiscono delle strutture per la formazione decentrata eventualmente esistenti presso i vari distretti di corte d’appello per la realizzazione dell’attività di formazione decentrata e per la definizione dei relativi programmi.».

 

18. L’articolo 25 del citato decreto legislativo n.26 del 2006 è sostituito dal seguente:

19.Identico:

«Art. 25. – (Obbligo di frequenza). – 1. Tutti i magistrati in servizio hanno l’obbligo di partecipare almeno una volta ogni quattro anni ad uno dei corsi di cui all’articolo 24, fatto salvo quanto previsto dal comma 4.

«Art. 25. – (Obbligo di frequenza). – 1. Tutti i magistrati in servizio hanno l’obbligo di partecipare almeno una volta ogni quattro anni ad uno dei corsi di cui all’articolo 24, individuato dal consiglio direttivo in relazione alle esigenze professionali, di preparazione giuridica e di aggiornamento di ciascun magistrato e tenuto conto delle richieste dell’interessato, fatto salvo quanto previsto dal comma 4.

2. La partecipazione ai corsi è disciplinata dal regolamento adottato dalla Scuola.

2.Identico.

3. Il periodo di partecipazione all’attività di formazione indicata nel comma 2 è considerato attività di servizio a tutti gli effetti.

3.Identico.

4. Nei primi quattro anni successivi all’assunzione delle funzioni giudiziarie i magistrati devono partecipare almeno una volta l’anno a sessioni di formazione professionale».

4.Identico».

Art. 4.

Art. 4.

(Modifiche al decreto legislativo

27 gennaio 2006, n.25)

(Modifiche al decreto legislativo

27 gennaio 2006, n.25 e altre disposizioni)

1. L’articolo 1 del decreto legislativo 27 gennaio 2006, n.25, è sostituito dal seguente:

1.Identico:

«Art. 1. – (Istituzione e composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione). – 1. È istituito il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, composto dal primo presidente e dal procuratore generale presso la stessa Corte, che ne sono membri di diritto, da otto magistrati, di cui due che esercitano funzioni requirenti, eletti da tutti e tra tutti i magistrati in servizio presso la Corte e la Procura generale, ivi compresi i magistrati con funzioni di merito addetti all’Ufficio del massimario e del ruolo, nonché da due professori universitari di ruolo di materie giuridiche, nominati dal Consiglio universitario nazionale, e da due avvocati con almeno venti anni di effettivo esercizio della professione, iscritti da almeno cinque anni nell’albo speciale di cui all’articolo 33 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n.1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n.36, e successive modificazioni, nominati dal Consiglio nazionale forense».

«Art. 1. – (Istituzione e composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione). 1. È istituito il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, composto dal primo presidente, dal procuratore generale presso la stessa Corte e dal presidente del Consiglio nazionale forense, da otto magistrati, di cui due che esercitano funzioni requirenti, eletti da tutti e tra tutti i magistrati in servizio presso la Corte e la Procura generale, nonché da due professori universitari di ruolo di materie giuridiche, nominati dal Consiglio universitario nazionale, e da un avvocato con almeno venti anni di effettivo esercizio della professione, iscritto da almeno cinque anni nell’albo speciale di cui all’articolo 33 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, e successive modificazioni, nominato dal Consiglio nazionale forense».

2. All’articolo 2 del citato decreto legislativo n.25 del 2006, il comma 1 è abrogato.

2.Identico.

3. All’articolo 3, comma 1, del citato decreto legislativo n.25 del 2006, le parole: «un vice presidente, scelto tra i componenti non togati e,» sono soppresse e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «ed adotta le disposizioni concernenti l’organizzazione dell’attività e la ripartizione degli affari».

3.Identico.

4. L’articolo 4 del citato decreto legislativo n.25 del 2006 è sostituito dai seguenti:

4.Identico.

«Art. 4. – (Presentazione delle liste e modalità di elezione dei componenti togati). – 1. Concorrono all’elezione le liste di candidati presentate da almeno venticinque elettori; ciascuna lista non può essere composta da un numero di candidati superiore al numero di eleggibili per il Consiglio direttivo della Corte di cassazione. Nessun candidato può essere inserito in più di una lista.

 

2. Ciascun elettore non può presentare più di una lista e le firme sono autenticate dal primo presidente e dal procuratore generale o da un magistrato dagli stessi delegato.

 

3. Ogni elettore riceve due schede, una per ciascuna delle categorie di magistrati di cui all’articolo 1, ed esprime il voto di lista ed una sola preferenza nell’ambito della lista votata.

 

Art. 4-bis. - (Assegnazione dei seggi). – 1.L’ufficio elettorale:

 

a) provvede alla determinazione del quoziente base per l’assegnazione dei seggi dividendo la cifra dei voti validi espressi nel collegio relativamente a ciascuna categoria di magistrati di cui all’articolo 1 per il numero dei seggi del collegio stesso;

 

b) determina il numero dei seggi spettante a ciascuna lista dividendo la cifra elettorale dei voti da essa conseguiti per il quoziente base. I seggi non assegnati in tale modo vengono attribuiti in ordine decrescente alle liste cui corrispondono i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano avuto la maggiore cifra elettorale; a parità di cifra elettorale si procede per sorteggio;

 

c) proclama eletti i candidati con il maggior numero di preferenze nell’ambito dei posti attribuiti ad ogni lista. In caso di parità di voti il seggio è assegnato al candidato che ha maggiore anzianità di servizio nell’ordine giudiziario. In caso di pari anzianità di servizio, il seggio è assegnato al candidato più anziano per età».

 

5. All’articolo 7, comma 1, del citato decreto legislativo n.25 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

5.Identico:

a) alla lettera a), le parole: «direttamente indicati dal citato regio decreto n.12 del 1941 e dalla legge 25 luglio 2005, n.150» sono soppresse;

a)identica;

b) dopo la lettera a) è inserita la seguente:

soppressa

«a-bis) formula il parere sulla tabella della Procura generale presso la Corte di cassazione di cui all’articolo 7-ter, comma 2-bis, dell’ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n.12, e successive modificazioni, nonché sui criteri per l’assegnazione degli affari e la sostituzione dei sostituti impediti, proposti dal procuratore generale della Repubblica presso la Corte di cassazione, verificando il rispetto dei criteri generali»;

 

c) la lettera b) è sostituita dalla seguente:

b)identica;

«b) formula i pareri per la valutazione di professionalità dei magistrati ai sensi dell’articolo 11 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160, e successive modificazioni»;

 

d) le lettere c), d), e) ed f) sono abrogate;

c)identica;

e) alla lettera g) la parola: «anche» è soppressa e le parole: «ad ulteriori» sono sostituite dalla seguente: «alle».

d)identica.

6. All’articolo 8, comma 1, del citato decreto legislativo n.25 del 2006, le parole: «, anche nella qualità di vice presidenti, » sono soppresse e le parole: «e d)» sono sostituite dalle seguenti: «e a-bis)».

6. All’articolo 8, comma 1, del citato decreto legislativo n. 25 del 2006, le parole: «I componenti avvocati e professori universitari» sono sostituite dalle seguenti: «Il componente avvocato nominato dal Consiglio nazionale forense e i componenti professori universitari», le parole: «, anche nella qualità di vice presidenti, » sono soppresse e le parole: «lettere a) e d)» sono sostituite dalle seguenti: «lettera a)».

7. Al capo II del titolo I, del citato decreto legislativo n.25 del 2006 dopo l’articolo 8 è aggiunto il seguente:

7.Identico:

«Art. 8-bis. – (Quorum). – 1. Le sedute del Consiglio direttivo della Corte di cassazione sono valide con la presenza di sette componenti, in essi computati anche i membri di diritto.

«Art. 8-bis. – (Quorum). – 1. Le sedute del Consiglio direttivo della Corte di cassazione sono valide con la presenza di sette componenti, in essi computati anche il primo presidente della Corte di cassazione, il procuratore generale presso la stessa Corte e il presidente del Consiglio nazionale forense.

2. Le deliberazioni sono valide se adottate a maggioranza dei presenti. In caso di parità prevale il voto del presidente».

2.Identico».

8. All’articolo 9 del citato decreto legislativo n.25 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

8.Identico:

a) al comma 1, le parole: «e dal presidente dell’ordine degli avvocati avente sede nel capoluogo del distretto» sono soppresse;

a)identica;

b) il comma 2 è sostituito dal seguente:

b)identica;

«2. Nei distretti nei quali sono presenti uffici con organico complessivo fino a trecentocinquanta magistrati il consiglio giudiziario è composto, oltre che dai membri di diritto di cui al comma 1, da nove altri membri, di cui: sei magistrati, quattro dei quali addetti a funzioni giudicanti e due a funzioni requirenti, in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, e tre componenti non togati, di cui un professore universitario in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario nazionale su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione o delle regioni sulle quali hanno, in tutto o in parte, competenza gli uffici del distretto, e due avvocati, con almeno dieci anni di effettivo esercizio della professione con iscrizione all’interno del medesimo distretto, nominati dal Consiglio nazionale forense su indicazione dei consigli dell’ordine degli avvocati del distretto.»;

 

c) il comma 3 è sostituito dal seguente:

c)identica;

«3. Nei distretti nei quali sono presenti uffici con organico complessivo compreso tra trecentocinquantuno e seicento magistrati il consiglio giudiziario è composto, oltre che dai membri di diritto di cui al comma 1, da quattordici altri membri, di cui: dieci magistrati, sette dei quali addetti a funzioni giudicanti e tre a funzioni requirenti, in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, e quattro componenti non togati, di cui un professore universitario in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario nazionale su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione o delle regioni sulle quali hanno, in tutto o in parte, competenza gli uffici del distretto, e tre avvocati con almeno dieci anni di effettivo esercizio della professione con iscrizione all’interno del medesimo distretto, nominati dal Consiglio nazionale forense su indicazione dei consigli dell’ordine degli avvocati del distretto.»;

 

d) dopo il comma 3 sono aggiunti i seguenti:

d)identica.

«3-bis. Nei distretti nei quali sono presenti uffici con organico complessivo superiore a seicento magistrati il consiglio giudiziario è composto, oltre che dai membri di diritto di cui al comma 1, da venti altri membri, di cui: quattordici magistrati, dieci dei quali addetti a funzioni giudicanti e quattro a funzioni requirenti, in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, e sei componenti non togati, di cui due professori universitari in materie giuridiche nominati dal Consiglio universitario nazionale su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione o delle regioni sulle quali hanno, in tutto o in parte, competenza gli uffici del distretto, e quattro avvocati con almeno dieci anni di effettivo esercizio della professione con iscrizione all’interno del medesimo distretto, nominati dal Consiglio nazionale forense su indicazione dei consigli dell’ordine degli avvocati del distretto.

 

3-ter. In caso di mancanza o impedimento i membri di diritto del consiglio giudiziario sono sostituiti da chi ne esercita le funzioni».

 

9. Dopo l’articolo 9 del citato decreto legislativo n.25 del 2006 è inserito il seguente:

9.Identico.

«Art. 9-bis. - (Quorum del consiglio giudiziario). – 1. Le sedute del consiglio giudiziario sono valide con la presenza della metà più uno dei componenti, in essi computati anche i membri di diritto.

 

2. Le deliberazioni sono valide se adottate a maggioranza dei presenti. In caso di parità prevale il voto del presidente».

 

10. All’articolo 10 del citato decreto legislativo n.25 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

10.Identico.

a) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Sezione del consiglio giudiziario relativa ai giudici di pace»;

 

b) il comma 1 è sostituito dai seguenti:

 

«1. Nel consiglio giudiziario è istituita una sezione autonoma competente per la espressione dei pareri relativi all’esercizio delle competenze di cui agli articoli 4, 4-bis, 7, comma 2-bis, e 9, comma 4, della legge 21 novembre 1991, n.374, e successive modificazioni, e sui provvedimenti organizzativi proposti dagli uffici del giudice di pace. Detta sezione è composta, oltre che dai componenti di diritto del consiglio giudiziario, da:

 

a) due magistrati e un avvocato, eletti dal consiglio giudiziario tra i suoi componenti, e due giudici di pace eletti dai giudici di pace in servizio nel distretto, nell’ipotesi di cui all’articolo 9, comma 2;

 

b) tre magistrati e un avvocato, eletti dal consiglio giudiziario tra i suoi componenti, e tre giudici di pace eletti dai giudici di pace in servizio nel distretto, nell’ipotesi di cui all’articolo 9, comma 3;

 

c) cinque magistrati e due avvocati, eletti dal consiglio giudiziario tra i suoi componenti, e quattro giudici di pace eletti dai giudici di pace in servizio nel distretto, nell’ipotesi di cui all’articolo 9, comma 4.

 

1-bis. Le sedute della sezione del consiglio giudiziario per i giudici di pace sono valide con la presenza della metà più uno dei componenti e le deliberazioni sono assunte a maggioranza dei presenti. In caso di parità prevale il voto del presidente».

 

11. All’articolo 11, comma 1, del citato decreto legislativo n.25 del 2006, le parole: «un vice presidente, scelto tra i componenti non togati, e,» sono soppresse.

11.Identico.

12. L’articolo 12 del citato decreto legislativo n.25 del 2006, è sostituito dai seguenti:

12.Identico.

«Art. 12. – (Presentazione delle liste ed elezione dei componenti togati dei consigli giudiziari). – 1. Concorrono all’elezione le liste di candidati presentate da almeno venticinque elettori; ciascuna lista non può essere composta da un numero di candidati superiore al numero di eleggibili per il consiglio giudiziario. Nessun candidato può essere inserito in più di una lista.

 

2. Ciascun elettore non può presentare più di una lista; le firme sono autenticate dal capo dell’ufficio giudiziario o da un magistrato dallo stesso delegato.

 

3. Ogni elettore riceve due schede, una per ciascuna delle categorie di magistrati di cui all’articolo 9, ed esprime il voto di lista ed una sola preferenza nell’ambito della lista votata.

 

Art. 12-bis. - (Assegnazione dei seggi). – 1. L’ufficio elettorale:

 

a) provvede alla determinazione del quoziente base per l’assegnazione dei seggi dividendo la cifra dei voti validi espressi nel collegio relativamente a ciascuna categoria di magistrati di cui all’articolo 9 per il numero dei seggi del collegio stesso;

 

b) determina il numero dei seggi spettante a ciascuna lista dividendo la cifra elettorale dei voti da essa conseguiti per il quoziente base. I seggi non assegnati in tal modo sono attribuiti in ordine decrescente alle liste cui corrispondono i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano avuto la maggiore cifra elettorale; a parità di cifra elettorale si procede per sorteggio;

 

c) proclama eletti i candidati con il maggior numero di preferenze nell’ambito dei posti attribuiti ad ogni lista. In caso di parità di voti il seggio è assegnato al candidato che ha maggiore anzianità di servizio nell’ordine giudiziario. In caso di pari anzianità di servizio, il seggio è assegnato al candidato più anziano per età.

 

Art. 12-ter. - (Presentazione delle liste per la elezione dei giudici di pace componenti della sezione del consiglio giudiziario relativa ai giudici di pace). – 1. Concorrono all’elezione dei giudici di pace componenti della sezione di cui all’articolo 10, che si tiene contemporaneamente a quella per i componenti togati e negli stessi locali e seggi, le liste di candidati presentate da almeno quindici elettori. Ciascuna lista non può essere composta da un numero di candidati superiore al numero di eleggibili per il consiglio giudiziario. Nessun candidato può essere inserito in più di una lista.

 

2. Ciascun elettore non può presentare più di una lista; le firme sono autenticate dal coordinatore dell’ufficio del giudice di pace o dal presidente del tribunale del circondario ovvero da un magistrato da questi delegato.

 

3. Ogni elettore riceve una scheda, ed esprime il voto di lista ed una sola preferenza nell’ambito della lista votata.

 

Art. 12-quater. - (Assegnazione dei seggi per i giudici di pace). – 1. L’ufficio elettorale:

 

a) provvede alla determinazione del quoziente base per l’assegnazione dei seggi dividendo la cifra dei voti validi espressi nel collegio per il numero dei seggi del collegio stesso;

 

b) determina il numero dei seggi spettante a ciascuna lista dividendo la cifra elettorale dei voti da essa conseguiti per il quoziente base. I seggi non assegnati in tal modo vengono attribuiti in ordine decrescente alle liste cui corrispondono i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano avuto la maggiore cifra elettorale; a parità di cifra elettorale si procede per sorteggio;

 

c) proclama eletti i candidati con il maggior numero di preferenze nell’ambito dei posti attribuiti ad ogni lista. In caso di parità di voti il seggio è assegnato al candidato che ha maggiore anzianità di servizio nell’ordine giudiziario. In caso di pari anzianità di servizio, il seggio è assegnato al candidato più anziano per età».

 

13. All’articolo 15, comma 1, del citato decreto legislativo n.25 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

13.Identico:

a) dopo la lettera a) è inserita la seguente:

soppressa

«a-bis) formulano il parere sulla tabella degli uffici requirenti di cui all’articolo 7-ter, comma 3, dell’ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n.12, e successive modificazioni, nonché sui criteri per l’assegnazione degli affari e la sostituzione dei sostituti impediti, proposti dal procuratore generale presso la corte di appello, verificando il rispetto dei criteri generali»;

 

b) la lettera b) è sostituita dalla seguente:

a)identica;

«b) formulano i pareri per la valutazione di professionalità dei magistrati ai sensi dell’articolo 11 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, e successive modificazioni;»;

 

c) le lettere c), d), f) e g) sono abrogate;

b) le lettere c) ed f) sono abrogate;

d) alla lettera h), la parola: «anche» è soppressa e le parole: «ad ulteriori» sono sostituite dalla seguente: «alle».

c)identica.

14. All’articolo 16 del citato decreto legislativo n.25 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

14.Identico:

a) al comma 1, le parole: «, anche nella qualità di vice presidenti nonché il componente rappresentante dei giudici di pace» e la parola «, d)» sono soppresse;

a) al comma 1, le parole: «, anche nella qualità di vice presidenti nonché il componente rappresentante dei giudici di pace» sono soppresse;

b) il comma 2 è abrogato.

b)identica.

15. Dopo l’articolo 18 del citato decreto legislativo n.25 del 2006 è inserito il seguente:

15.Identico.

«Art. 18-bis. - (Regolamento per la disciplina del procedimento elettorale). – 1. Con regolamento emanato a norma dell’articolo 17, comma 1, lettera a), della legge 23 agosto 1988, n.400, su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono dettate disposizioni in ordine alle caratteristiche delle schede per le votazioni e alla disciplina del procedimento elettorale».

 

 

16. Il comma 2 dell’articolo 5 della legge 4 maggio 1998, n. 133, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

 

«2. Se la permanenza in servizio presso la sede disagiata supera i cinque anni, il medesimo ha diritto, in caso di trasferimento a domanda, di essere preferito a tutti gli altri aspiranti».

 

17. All’articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, dopo le parole: «ha facoltà di promuovere» sono inserite le seguenti: «, entro un anno dalla notizia del fatto,».

 

18. All’articolo 2 del decreto legislativo 25 luglio 2006, n. 240, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

 

«2-bis. Con regolamento emanato, ai sensi dell’articolo 17, comma 4-bis, lettera e), della legge 23 agosto 1988, n. 400, e dell’articolo 4, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono rideterminati, nel rispetto della dotazione organica complessiva, i posti di dirigente di seconda fascia negli uffici giudiziari anche istituendo un unico posto per più uffici giudiziari».

 

19. All’articolo 7-bis dell’ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

a) ai commi 1 e 2, la parola: «biennio», ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente: «triennio»;

 

b) al comma 1 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «La violazione dei criteri per l’assegnazione degli affari, salvo il possibile rilievo disciplinare, non determina in nessun caso la nullità dei provvedimenti adottati»;

 

c) al comma 2-ter, le parole: «per più di dieci anni consecutivi» sono sostituite dalle seguenti: «oltre il periodo stabilito dal Consiglio superiore della magistratura ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, e successive modificazioni»;

 

d) al comma 3 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «,sentito il Consiglio direttivo della Corte di cassazione».

 

20. Sono abrogati gli articoli da 13 a 17, 19 e da 26 a 36 del decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26, gli articoli da 14 a 18, da 20 a 34, da 37 a 39, da 40 a 44, da 47 a 49, e 55 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, l’articolo 38 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511, il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 264, ratificato dalla legge 10 febbraio 1953, n.73, l’articolo 7-bis, comma 2-quater, gli articoli 100, 106, 107, 119, 120, 130, 148, 175, 176, 179, 187, 193, 202, commi secondo e terzo, da 204 a 207 dell’ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, gli articoli 73, 74, 75, 91, 103, da 142 a 148 del regio decreto 14 dicembre 1865, n. 2641, l’articolo 3, commi 2 e 3, l’articolo 7, comma 2, e l’articolo 16 della legge 13 febbraio 2001, n. 48.

Art. 5.

Art. 5.

(Modifiche al decreto legislativo

25 luglio 2006, n.240)

(Modifiche al decreto legislativo

25 luglio 2006, n.240)

1. All’articolo 1 del decreto legislativo 25 luglio 2006, n.240, dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti:

1.Proposta di stralcio

«1-bis. Il magistrato titolare delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 9, 10, 11 e 14, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, dirige l’ufficio, adotta gli atti relativi all’organizzazione interna, distribuisce il lavoro sulla base dei criteri indicati ed approvati dal Consiglio superiore della magistratura, vigila sul rispetto della deontologia professionale da parte dei magistrati, formula proposte all’amministrazione centrale e alle altre istituzioni, controlla l’andamento generale dell’ufficio con l’obiettivo di far funzionare la giustizia nel territorio di competenza con criteri di efficienza ed efficacia, ottimizzando le risorse e instaurando un rapporto di collaborazione e sinergia con gli altri uffici giudiziari e con le altre istituzioni.

 

1-ter. Il capo dell’ufficio giudiziario, unitamente ai magistrati titolari di funzioni semidirettive e al dirigente amministrativo, consulta almeno una volta l’anno i magistrati dell’ufficio e i funzionari preposti alle cancellerie e segreterie giudiziarie, al fine di elaborare il programma di attività di cui all’articolo 4 e di acquisire osservazioni e proposte. Consulta, altresì, il Consiglio dell’ordine forense e le rappresentanze sindacali unitarie per illustrare il progetto di organizzazione dell’ufficio, gli obiettivi ipotizzati e i risultati raggiunti nell’anno precedente».

 

2. All’articolo 2 del citato decreto legislativo n.240 del 2006 sono apportate le seguenti modificazioni:

2.Proposta di stralcio limitatamente alla lettera a)

a) il comma 1 è sostituito dal seguente:

 

«1. Il dirigente amministrativo è responsabile della gestione del personale amministrativo da attuare in coerenza con gli indirizzi del magistrato capo dell’ufficio e con il programma annuale di cui all’articolo 4»;

 

b) dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

Collocata, in analoga formulazione, come comma 18 dell’articolo 4 del presente testo.

«2-bis. Con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 4-bis, lettera e), della legge 23 agosto 1988, n.400, e dell’articolo 4, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n.300, sono rideterminati, nel rispetto della dotazione organica complessiva, i posti di dirigente di seconda fascia negli uffici giudiziari anche istituendo un unico posto per più uffici giudiziari».

 

3. All’articolo 3 del citato decreto legislativo n.240 del 2006, il comma 3 è abrogato.

3.Proposta di stralcio

4. L’articolo 4 del citato decreto legislativo n.240 del 2006 è sostituito dal seguente:

4.Proposta di stralcio

«Art. 4. – (Programma delle attività annuali). – 1. Entro il 30 giugno di ciascun anno i titolari degli uffici giudiziari non aventi competenza nazionale elaborano, acquisite le valutazioni dei magistrati titolari di funzioni semidirettive e del dirigente amministrativo, un programma delle attività da svolgersi nell’anno successivo con la indicazione delle relative priorità, dell’analisi dei relativi costi e dei risultati ipotizzati. Il programma è inoltrato per il tramite delle direzioni regionali e interregionali al Ministero della giustizia che determina, sulla base di parametri definiti dal Ministro anche in base all’articolo 4, comma 1, lettera c), all’articolo 14, comma 1, lettera b), e all’articolo 16, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, l’entità dei relativi finanziamenti, per ciascun anno, entro dieci giorni dalla pubblicazione della legge di bilancio.

 

2. Qualora il finanziamento accordato sia inferiore a quanto richiesto il titolare dell’ufficio, acquisite le valutazioni dei magistrati titolari di funzioni semidirettive e del dirigente amministrativo, apporta le conseguenti modifiche. Se il nuovo programma non è adottato entro il mese di febbraio, il presidente della corte di appello o il procuratore generale presso la medesima corte provvedono ad adottare il relativo atto entro il 15 marzo, sentito il titolare dell’ufficio ed il dirigente.

 

3. Per gli uffici aventi competenza nazionale, il Primo presidente della Corte di cassazione, il Procuratore generale presso la Corte stessa e il Procuratore nazionale antimafia, acquisite le valutazioni dei magistrati titolari di funzioni direttive e semidirettive e dei rispettivi dirigenti amministrativi, trasmettono il programma di cui al comma 1. Si applicano le disposizioni di cui al comma 2, ma gli eventuali provvedimenti sono adottati dal Primo presidente della corte di cassazione, dal Procuratore generale presso la Corte di cassazione o dal Procuratore nazionale antimafia.

 

4. I programmi di cui ai commi 1 e 3, nei limiti del finanziamento accordato, possono essere modificati nel corso dell’anno dal titolare dell’ufficio giudiziario in caso di sopravvenute nuove necessità, dopo aver acquisito le valutazioni dei magistrati titolari di funzioni direttive e semidirettive, relativamente agli uffici di cui al comma 3, e semidirettive, relativamente agli uffici di cui al comma 1, nonché quelle del dirigente amministrativo.

 

5. I programmi adottati e le eventuali modifiche successive, sono trasmessi al direttore generale regionale o interregionale dell’organizzazione giudiziaria di cui all’articolo 8, al Ministro della giustizia, nell’ipotesi di cui al comma 3, e al Consiglio superiore della magistratura, e di essi si tiene conto nella predisposizione delle tabelle degli uffici giudiziari».

 

5. L’articolo 5 del citato decreto legislativo n.240 del 2006 è abrogato.

5.Proposta di stralcio

6. L’articolo 7 del citato decreto legislativo n.240 del 2006 è sostituito dal seguente:

6.Proposta di stralcio

«Art. 7. – (Competenza delle direzioni generali circoscrizionali). – 1. Le direzioni generali regionali e interregionali circoscrizionali esercitano, nell’ambito delle rispettive circoscrizioni stabilite con il regolamento di cui all’articolo 6, comma 2, attribuzioni nelle aree funzionali riguardanti:

 

a) il personale e la formazione, ivi compreso il reclutamento salvo quanto previsto al comma 3, lettere e) e f);

 

b) le risorse materiali, i beni e i servizi, salvo quanto previsto al comma 3, lettera o);

 

c) le spese di giustizia.

 

2. Le direzioni generali regionali o interregionali hanno inoltre competenza, nell’ambito delle rispettive circoscrizioni, per le funzioni relative al servizio dei casellari giudiziali, secondo le direttive emanate dagli organi centrali del Ministero della giustizia.

 

3. Salve le attribuzioni del Consiglio superiore della magistratura, rimangono nelle competenze degli organi centrali dell’amministrazione, oltre alla gestione del personale di magistratura ordinaria e onoraria:

 

a) i compiti di programmazione, indirizzo, coordinamento e controllo degli uffici periferici;

 

b) il servizio del casellario giudiziale centrale;

 

c) l’emanazione di direttive anche sulle aree funzionali di cui ai commi 1 e 2, di circolari generali e la risoluzione di quesiti;

 

d) la determinazione del contingente di personale amministrativo da destinare alle singole circoscrizioni, nel quadro delle dotazioni organiche esistenti;

 

e) le modalità dei bandi di concorso e la loro gestione per quanto concerne gli ambiti ultracircoscrizionali, nonchè l’autorizzazione allo svolgimento dei concorsi in ambito circoscrizionale;

 

f) i provvedimenti di nomina e di prima assegnazione, salvo che per i concorsi aventi ambito circoscrizionale;

 

g) il trasferimento del personale amministrativo al di fuori delle circoscrizioni di cui al comma 1, e i trasferimenti da e per altre amministrazioni;

 

h) i passaggi di profili professionali, le risoluzioni del rapporto di impiego e le riammissioni o ricostituzioni del rapporto di lavoro;

 

i) i provvedimenti in materia retributiva e pensionistica;

 

l) i provvedimenti disciplinari superiori al rimprovero verbale e alla censura;

 

m) i sistemi informativi automatizzati;

 

n) le statistiche;

 

o) la gestione delle risorse materiali, dei beni e dei servizi limitatamente:

 

1) all’attività in materia di finanziamenti ai comuni concessi attraverso la Cassa depositi e prestiti S.p.a. per la costruzione, ristrutturazione e manutenzione degli uffici giudiziari ai sensi dell’articolo 19 della legge 30 marzo 1981, n.119, di programmazione degli interventi di edilizia demaniale su tutto il territorio nazionale e di gestione degli interventi sugli immobili demaniali aventi sede nel territorio del circondario del tribunale di Roma;

 

2) alla locazione di immobili nel circondario del tribunale di Roma;

 

3) alla gestione dei contributi ai sensi della legge 24 aprile 1941, n.392;

 

4) alla programmazione e ripartizione dei relativi fondi di bilancio;

 

5) agli acquisti di beni e servizi da operare attraverso gara europea quando la stessa riguardi forniture da eseguire in modo omogeneo in più circoscrizioni o servizi comuni a più circoscrizioni o la scelta di aderire a convenzioni finalizzate a forniture da acquisire attraverso acquisti centralizzati ai sensi dell’articolo 24 della legge 23 dicembre 1999, n.488.

 

4. Con il regolamento di cui all’articolo 6, comma 2, sono definite le funzioni e i compiti, inerenti alle aree funzionali di cui al comma 1, delle direzioni generali regionali ed interregionali e si procede, in relazione alle innovazioni introdotte dal presente decreto legislativo, alla definizione di dette funzioni e compiti ed alla revisione della organizzazione del Ministero della giustizia operata con il decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 2001, n.55. Con successivi decreti ministeriali di natura non regolamentare, ai sensi dell’articolo 17, comma 4-bis, lettera e), della legge 23 agosto 1988, n.400, e successive modificazioni, e dell’articolo 4, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n.300, sono individuate le unità dirigenziali nell’ambito delle direzioni generali regionali ed interregionali e definiti i relativi compiti. All’attuazione del presente comma si provvede nei limiti delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato».

 

7. All’articolo 8 del citato decreto legislativo n.240 del 2006 i commi 3 e 5 sono abrogati.

7.Proposta di stralcio

Art. 6.

Art. 6.

(Disposizioni varie)

(Disposizioni varie)

1. All’articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 16 settembre 1958, n.916, sono apportate le seguenti modificazioni:

1.Proposta di stralcio

a) il primo comma è abrogato;

 

b) al secondo comma, secondo periodo, dopo le parole: «funzioni precedentemente esercitate» sono inserite le seguenti: «, ivi comprese quelle direttive e semidirettive sia di merito che di legittimità se il relativo posto è vacante»;

 

c) al secondo comma, il terzo periodo è sostituito dal seguente: «Se i magistrati componenti del Consiglio superiore della magistratura esercitavano, all’atto del collocamento fuori ruolo, funzioni direttive o semidirettive ed il relativo posto non è vacante si procede al ricollocamento in ruolo anche in soprannumero in un ufficio giudiziario con funzioni non direttive nè semidirettive, anche in soprannumero, da riassorbire con la prima vacanza, mediante concorso virtuale.»;

 

d) il quarto periodo è soppresso.

 

2. Il numero dei laureati da ammettere alle scuole di specializzazione per le professioni legali è determinato, fermo quanto previsto nel comma 5 dell’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n.398, in misura non superiore a dieci volte il numero dei posti considerati negli ultimi due bandi di concorso per la nomina a magistrato ordinario.

2. Proposta di stralcio.

3. Nei confronti dei magistrati in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge, le valutazioni periodiche operano alla scadenza del primo periodo utile successivo alla predetta data, determinata utilizzando quale parametro iniziale la data del decreto di nomina come uditore giudiziario.

3.Identico.

4. I magistrati che alla data di entrata in vigore della presente legge ricoprono gli incarichi semidirettivi e direttivi, giudicanti o requirenti, di cui all’articolo 10, commi 6, 7, 8, 9, 10 e 11, del citato decreto legislativo n.240 del 2006, come modificato dall’articolo 2 della presente legge, da oltre otto anni mantengono le loro funzioni per un periodo massimo di diciotto mesi. Decorso tale periodo, senza che abbiano ottenuto l’assegnazione ad altro incarico o ad altre funzioni, decadono dall’incarico restando assegnati con funzioni non direttive né semidirettive nello stesso ufficio, eventualmente anche in soprannumero da riassorbire con le successive vacanze, senza variazione dell’organico complessivo della magistratura. I magistrati che alla data di entrata in vigore della presente legge ricoprono gli incarichi semidirettivi e direttivi, giudicanti o requirenti, di cui all’articolo 10, commi 6, 7, 8, 9, 10 e 11, del citato decreto legislativo n.160 del 2006, come modificato dall’articolo 2 della presente legge, da un periodo compreso tra sette anni e sei mesi ed otto anni mantengono le loro funzioni per un periodo massimo di un anno oltre la scadenza dell’ottavo anno. I magistrati che, alla data di entrata in vigore della presente legge ricoprono gli incarichi semidirettivi e direttivi, giudicanti o requirenti, di cui all’articolo 10, commi 6, 7, 8, 9, 10 e 11, del citato decreto legislativo n.160 del 2006, come modificato dall’articolo 2 della presente legge, da un periodo compreso tra sette anni e sette anni e sei mesi mantengono le loro funzioni per un periodo massimo di sei mesi oltre la scadenza dell’ottavo anno. Decorso tale periodo senza che abbiano ottenuto l’assegnazione ad altro incarico o ad altre funzioni, decadono dall’incarico restando assegnati con funzioni non direttive né semidirettive nello stesso ufficio, eventualmente anche in soprannumero da riassorbire con le successive vacanze, senza variazione dell’organico complessivo della magistratura. Nei restanti casi le nuove regole in materia di limitazione della durata degli incarichi direttivi e semidirettivi si applicano alla scadenza del primo periodo successivo alla data di entrata in vigore della predetta legge.

4. Le disposizioni in materia di temporaneità degli incarichi direttivi e semidirettivi di cui agli articoli 45 e 46 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, come modificati dall’articolo 2 della presente legge, si applicano a decorrere dal centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge e pertanto, fino al decorso del predetto termine, i magistrati che ricoprono i predetti incarichi mantengono le loro funzioni. Decorso tale periodo, coloro che hanno superato il termine massimo per il conferimento delle funzioni senza che abbiano ottenuto l’assegnazione ad altro incarico o ad altre funzioni decadono dall’incarico restando assegnati con funzioni non direttive né semidirettive nello stesso ufficio, eventualmente anche in soprannumero da riassorbire con le successive vacanze, senza variazione dell’organico complessivo della magistratura e senza oneri per lo Stato. Nei restanti casi le nuove regole in materia di limitazione della durata degli incarichi direttivi e semidirettivi si applicano alla scadenza del primo periodo successivo alla entrata in vigore della presente legge.

5. In sede di prima attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 45 del citato decreto legislativo n.160 del 2006, come modificato dalla presente legge, il Consiglio superiore della magistratura provvede a pubblicare, entro il quindicesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, i posti direttivi e semidirettivi vacanti o che si renderanno disponibili entro i successivi sei mesi per effetto del raggiungimento dei termini di scadenza delle relative funzioni.

5. Proposta di stralcio.

6. La disposizione di cui all’articolo 13, comma 4, del decreto legislativo n.160 del 2006, come modificato dalla presente legge, si applica a decorrere dal primo giorno del quarto anno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge. Fino a tale data i magistrati che esercitano funzioni giudicanti o requirenti possono partecipare alle procedure concorsuali di tramutamento che comportano il mutamento delle funzioni esercitate relativamente a posti di un diverso circondario.

6. Proposta di stralcio.

7. La disposizione di cui all’articolo 13, comma 4, del citato decreto legislativo n.160 del 2006 come sostituito dall’articolo 2, comma 4, della presente legge, non si applica ai magistrati ordinari limitatamente al primo tramutamento dalla sede assegnata al termine del tirocinio.

7. Proposta di stralcio.

8. I rinvii all’articolo 124 dell’ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n.12, e successive modificazioni, si intendono operati all’articolo 2, comma 2, lettera b-bis), del citato decreto legislativo n.160 del 2006.

Collocato, in analoga formulazione, come comma 10 dell’articolo 1 del presente testo.

9. All’articolo 5 dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941, dopo il primo comma è aggiunto il seguente:

8. Proposta di stralcio.

«Le piante organiche degli uffici giudiziari sono adottate con decreto del Ministro della giustizia sentito il Consiglio superiore della magistratura. La ripartizione dei posti all’interno delle sezioni o dei gruppi di lavoro è operata con i provvedimenti di cui ai successivi articoli 7-bis e 7-ter».

 

10. L’articolo 6 dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941 è sostituito dal seguente:

9. Proposta di stralcio.

«Art. 6. – (Sedi, circoscrizioni e ruolo organico della magistratura). – 1. Il numero, le sedi, le circoscrizioni territoriali degli uffici giudiziari indicati nelle lettere da c) a g) del comma 1 dell’articolo 1 ed il ruolo organico della magistratura sono determinati dalle tabelle allegate al presente ordinamento».

 

11. All’articolo 7-bis dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941 sono apportate le seguenti modificazioni:

Collocato, in analoga formulazione, come comma 19 dell’articolo 4 del presente testo.

a) al comma 1, la parola: «biennio» è sostituita dalla seguente: «triennio»;

 

b) al comma 1 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «La violazione dei criteri per l’assegnazione degli affari, salvo il possibile rilievo disciplinare, non determina in nessun caso la nullità dei provvedimenti adottati»;

 

c) al comma 2, la parola: «biennio» è sostituita dalla seguente: «triennio»;

 

d) al comma 2-ter, le parole: «per più di dieci anni consecutivi» sono sostituite dalle seguenti: «oltre il periodo stabilito dal Consiglio superiore della magistratura ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del citato decreto legislativo n.160 del 2006»;

 

e) al comma 3, in fine, sono aggiunte le seguenti parole: «sentito il Consiglio direttivo della Corte medesima».

 

12. All’articolo 7-ter dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

10. Proposta di stralcio.

«2-bis. L’individuazione dei criteri per la ripartizione degli uffici requirenti di primo e secondo grado in gruppi di lavoro per materie omogenee, per l’assegnazione dei magistrati ai singoli gruppi di lavoro, per l’individuazione dei procuratori aggiunti cui affidare il coordinamento dei gruppi stessi, per l’attribuzione degli incarichi e per l’individuazione dei criteri per l’assegnazione degli affari ai singoli sostituti, nonché dei criteri per la organizzazione del lavoro nella Procura generale presso la corte di cassazione è operata ogni tre anni con decreto del Ministro della giustizia in conformità delle deliberazioni del Consiglio superiore della magistratura assunte sulle proposte dei procuratori generali, sentiti, rispettivamente, i consigli giudiziari competenti e il Consiglio direttivo della corte di cassazione. La violazione dei criteri per l’assegnazione degli affari, salvo il possibile rilievo disciplinare, non determina in nessun caso la nullità dei provvedimenti adottati».

 

13. L’articolo 11 dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941 è sostituito dal seguente:

11. Proposta di stralcio.

«Art. 11. – (Decadenza del magistrato). – 1. Il magistrato che non assume le funzioni nel termine stabilito o assegnato dall’articolo 10 decade dall’impiego e non può essere riassunto. La presente disposizione si applica anche in caso di mancata assunzione di servizio all’atto della nomina».

 

14. Dopo l’articolo 11 dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941 è aggiunto il seguente:

12. Proposta di stralcio.

«Art. 11-bis. - (Domicilio del magistrato). – 1. Il magistrato ha l’obbligo di fissare il proprio domicilio nel comune ove ha sede l’ufficio giudiziario presso il quale esercita le funzioni o comunque ad una distanza non superiore ai quaranta chilometri dal centro della città in cui ha sede l’ufficio. Ai sensi dell’articolo 209-bis, comma 2, del presente regio decreto, può essere autorizzato a fissare il proprio domicilio anche ad una distanza maggiore dalla sede a condizione che non vi sia pregiudizio per il servizio».

 

15. All’articolo 46 dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

13. Proposta di stralcio.

a) al primo comma, le parole: «può essere» sono sostituite dalle seguenti: «è normalmente»;

 

b) al secondo comma, la parola: «biennalmente» è sostituita dalla seguente: «triennalmente».

 

16. All’articolo 68 del regio decreto n.12 del 1941 sono apportate le seguenti modificazioni:

14. Proposta di stralcio.

a) il secondo comma è abrogato;

 

b) al terzo comma, le parole: «, sentito il procuratore generale della Repubblica» sono sostituite dalle seguenti: «nel provvedimento tabellare di cui all’articolo 7-bis».

 

17. All’articolo 70 dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941, dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:

15. Proposta di stralcio.

«3-bis. Il procuratore aggiunto, oltre a svolgere il lavoro giudiziario, coordina il gruppo di lavoro cui è assegnato e, in particolare, vigila sull’andamento dei servizi delle segreterie e degli ausiliari, e sull’attività dei sostituti e cura lo scambio di informazioni e di novità giurisprudenziali all’interno del gruppo di lavoro. Collabora, altresì, con il procuratore della Repubblica nell’attività di direzione dell’ufficio. Con le tabelle formate ai sensi dell’articolo 7-ter, al procuratore aggiunto può essere attribuito l’incarico di coordinare più gruppi di lavoro che trattano materie omogenee, ovvero di coordinare uno o più settori di attività dell’ufficio».

 

18. All’articolo 104 dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941, primo comma, la parola: «annualmente» è sostituita dalle seguenti: «, tenuto anche conto delle capacità organizzative e delle esperienze professionali. Il provvedimento di nomina del vicario, di durata triennale, se non contenuto nelle tabelle di cui all’articolo 7-bis del presente regio decreto, deve essere inviato al Consiglio superiore della magistratura per l’approvazione».

16. Proposta di stralcio.

19. All’articolo 108 dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941 sono apportate le seguenti modificazioni:

17. Proposta di stralcio.

a) al primo comma, la parola: «annualmente» è sostituita dalla seguente: «triennalmente»;

 

b) al secondo comma, le parole: «del grado immediatamente inferiore,» sono soppresse.

 

20. Dopo l’articolo 120 dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941 è aggiunto il seguente:

18. Proposta di stralcio.

«Art. 120-bis. - (Destinazione dei magistrati ordinari in tirocinio). – 1. La destinazione dei magistrati ordinari agli uffici giudiziari per svolgere il tirocinio è disposta con decreto del Ministro della giustizia previa delibera conforme del Consiglio superiore della magistratura».

 

21. Ai magistrati ordinari è attribuito, all’atto della nomina, il trattamento economico iniziale previsto dalla tabella relativa alla magistratura ordinaria allegata alla legge 19 febbraio 1981, n.27, come sostituita dall’articolo 2, comma 11, della presente legge.

19. Identico.

22. L’articolo 192 dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941 è sostituito dal seguente:

20. Proposta di stralcio.

«Art. 192. – (Assegnazione delle sedi per tramutamento). – 1. L’individuazione di posti vacanti da ricoprire presso uffici giudiziari è disposta dal Consiglio superiore della magistratura con delibera trasmessa agli uffici giudiziari ed al Ministero della giustizia per tutti i magistrati fuori del ruolo organico. Nella delibera è indicata la data entro la quale ciascun magistrato può presentare la domanda di tramutamento. Le domande non accolte in relazione alla vacanza per la quale sono state presentate conservano validità sino alla revoca.

 

2. Nel rispetto dei requisiti di cui all’articolo 12 del citato decreto legislativo n.160 del 2006, il Consiglio superiore della magistratura valuta le domande tenendo conto delle attitudini, dell’impegno, della laboriosità, della diligenza e delle capacità direttive di ciascuno degli aspiranti, come desunte dalle valutazioni di professionalità formulate e dalla documentazione prodotta dagli interessati, nonché delle eventuali situazioni particolari relative alla famiglia e alla salute. In caso di parità all’esito della valutazione prevale il candidato con maggiore anzianità di servizio. Si applica l’articolo 13, comma 4, del decreto legislativo 5 aprile 2006 n.160.

 

3. Il Consiglio superiore della magistratura regola con proprie delibere le modalità e i tempi di pubblicazione dei posti vacanti da mettere a concorso, la modalità di presentazione delle domande ed il numero e la revocabilità delle stesse».

 

23. All’articolo 194 dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941, dopo il primo comma è aggiunto il seguente:

21. Proposta di stralcio.

«I magistrati assegnati a domanda ad una sezione o ad un gruppo di lavoro ai sensi degli articoli 7-bis e 7-ter, non possono ottenere una diversa assegnazione all’interno dello stesso ufficio prima di tre anni dall’effettivo possesso, salve gravi ragioni di salute o gravi ragioni di servizio».

 

24. La rubrica del capo X e l’articolo 196 dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941 sono sostituiti dai seguenti:

22. Proposta di stralcio.

«Capo X

 

COLLOCAMENTO FUORI RUOLO

E RICOLLOCAMENTO IN RUOLO

DEI MAGISTRATI ORDINARI

 

Art. 196. – (Collocamento fuori ruolo). – 1. I magistrati possono essere collocati fuori del ruolo organico della magistratura per svolgere incarichi elettivi o funzioni amministrative o presso organismi internazionali nei casi e nei limiti previsti dalla legge, entro il numero massimo di 230 unità, salvo quanto previsto dall’articolo 13 del decreto legge 12 giugno 2001, n.217, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2001, n.317.

 

2. Nel limite di cui al comma 1, non si computano i collocamenti fuori ruolo disposti ai sensi degli articoli 1, 7 e 7-bis della legge 24 marzo 1958, n.195, della legge 27 luglio 1962, n.1114, quelli disposti ai sensi dell’articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n.18, quelli disposti ai sensi dell’articolo 1 della legge 12 agosto 1962, n.1311, quelli in servizio all’estero, per effetto dell’azione comune 96/277/GAI, del Consiglio, del 22 aprile 1996, o in altri Stati o presso enti ed organismi internazionali o nel quadro di programmi bilaterali o multilaterali di assistenza o cooperazione giudiziaria, quelli di cui all’articolo 210 del regio decreto 30 gennaio 1941, n.12, nonché quelli relativi ad incarichi presso organi costituzionali.

 

3. Il collocamento fuori ruolo è sempre richiesto dal Ministro della giustizia ed è adottato con decreto dello stesso Ministro su conforme delibera del Consiglio superiore della magistratura.

 

4. La cessazione dal collocamento fuori ruolo può avvenire a domanda del magistrato o d’ufficio, a seguito della scadenza del mandato elettivo o dell’incarico conferito o della messa a disposizione da parte del Ministro.

 

5. Per il ricollocamento in ruolo si applicano le disposizioni di cui all’articolo 196-bis.

 

6. Nel periodo di servizio prestato fuori ruolo per lo svolgimento di funzioni di cui al comma 1, si applicano le disposizioni sullo stato giuridico degli impiegati civili dello Stato in quanto compatibili.

 

7. Il servizio prestato fuori del ruolo organico della magistratura è equiparato, ad ogni effetto di legge, a quello prestato nell’ultima funzione giudiziaria o giurisdizionale svolta».

 

25. Dopo l’articolo 196 dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941, è inserito il seguente:

23. Proposta di stralcio.

«Art. 196-bis. - (Collocamento fuori ruolo e ricollocamento in ruolo dei magistrati). – 1. Il collocamento fuori ruolo dei magistrati, fatta eccezione per gli incarichi apicali di diretta collaborazione, non può superare il periodo massimo complessivo di dieci anni. Ai soli fini del computo del periodo massimo non si tiene conto del periodo trascorso fuori ruolo antecedentemente all’entrata in vigore del citato decreto legislativo n.160 del 2006 e dei periodi di aspettativa per mandato elettivo.

 

2. Non possono essere collocati fuori del ruolo organico della magistratura i magistrati che non abbiano conseguito la seconda valutazione di professionalità.

 

3. Il periodo trascorso dal magistrato fuori dal ruolo organico della magistratura è equiparato all’esercizio delle ultime funzioni giudiziarie svolte e il ricollocamento in ruolo, a domanda o d’ufficio, avviene, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato:

 

a) per i magistrati in aspettativa per mandato elettivo, mediante concorso virtuale in una sede vacante, appartenente ad un distretto sito in una regione diversa da quella in cui, in tutto o in parte è ubicato il territorio della circoscrizione nella quale il magistrato è stato eletto, salvo che lo stesso svolgesse le sue funzioni presso la Corte di cassazione o la Procura generale presso la Corte di cassazione o la Direzione nazionale antimafia;

 

b) per i magistrati collocati fuori ruolo da meno di tre anni e che non ricoprivano incarichi semidirettivi o direttivi, nella sede precedentemente occupata prima del collocamento fuori ruolo anche in soprannumero da riassorbire con la prima vacanza;

 

c) per i magistrati collocati fuori ruolo da più di tre anni e che non ricoprivano incarichi semidirettivi o direttivi, nella sede precedentemente occupata prima del collocamento fuori ruolo anche in soprannumero da riassorbire con la prima vacanza o in altra sede mediante concorso virtuale;

 

d) per i magistrati che ricoprivano incarichi direttivi o semidirettivi, mediante concorso virtuale in un ufficio giudiziario con funzioni né semidirettive né direttive né di legittimità, anche in soprannumero da riassorbire con la prima vacanza.

 

4. Ai magistrati ricollocati in ruolo ai sensi del comma 3 del presente articolo e dell’articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 16 settembre 1958, n.916, non si applica il termine di cui all’articolo 194 del regio decreto 30 gennaio 1941, n.12, come modificato dalla presente legge.

 

5. Fuori dai casi di cui al comma 3, lettere a), c) e d), non è consentito il tramutamento di sede per concorso virtuale, salvo nel caso di gravi e comprovate ragioni di salute, di sicurezza o che non sia possibile l’assegnazione di sede entro due mesi dalla messa a disposizione o dalla richiesta di ricollocamento in ruolo».

 

26. L’articolo 199 dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941, è sostituito dal seguente:

24. Proposta di stralcio.

«Art. 199. – (Servizio dei magistrati addetti al Ministero della giustizia). – 1. Le norme dell’ordinamento del Ministero della giustizia determinano il numero e le attribuzioni dei magistrati che vi prestano servizio».

 

27. All’articolo 201 dell’ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n.12 del 1941, sono apportate le seguenti modificazioni:

25. Proposta di stralcio.

a) al primo comma, le parole: «in ciascun grado» sono sostituite dalle seguenti: «a magistrato ordinario» e l’ultimo periodo è soppresso;

 

b) al secondo comma le parole: «degli uditori» sono sostituite dalle seguenti: «dei magistrati ordinari» e le parole: «a norma dell’articolo 127» sono sostituite dalle seguenti: «utilizzata per la nomina»;

 

c) il terzo comma è abrogato.

 

28. All’articolo 5 della legge 4 maggio 1998, n.133, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

26. Proposta di stralcio limitatamente alla lettera b).

a) il comma 2 è abrogato;

Si veda il comma 16 dell’articolo 4 del presente testo

b) al comma 3 le parole: «Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 non si applicano» sono sostituite dalle seguenti: «La disposizione di cui al comma 1, non si applica».

 

29. L’articolo 5, comma 2, della citata legge n.133 del 1998, continua ad essere applicato nei confronti dei magistrati assegnati a sedi disagiate prima della data di entrata in vigore della presente legge.

27. Proposta di stralcio.

30. All’articolo 1, primo comma, della legge 24 marzo 1958, n.195, e successive modificazioni, la parola: «sedici» è sostituita dalla parola: «venti» e la parola: «otto» è sostituita dalla seguente: «dieci».

28. Proposta di stralcio.

31. L’articolo 7 della citata legge n.195 del 1958, è sostituito dal seguente:

29. Proposta di stralcio.

«Art. 7. – (Segreteria). – 1. La segreteria del Consiglio superiore della magistratura è costituita dal segretario generale che la dirige, dal vice segretario generale che lo coadiuva, da sedici magistrati addetti alla segreteria nonché dal personale di cui al decreto legislativo 14 febbraio 2000, n.37.

 

2. Il segretario generale è nominato dal Consiglio superiore tra i magistrati che abbiano conseguito la quinta valutazione di professionalità tenendo in considerazione, tra l’altro, i criteri di cui all’articolo 11, commi 2 e 3 del citato decreto legislativo n.160 del 2006.

 

3. Il vice segretario generale è nominato dal Consiglio superiore tra i magistrati che abbiano conseguito la terza valutazione di professionalità tenendo in considerazione, tra l’altro, i criteri di cui all’articolo 11, commi 2 e 3, del citato decreto legislativo n.160 del 2006.

 

4. I sedici addetti alla segreteria sono nominati dal Consiglio superiore tra i magistrati che abbiano conseguito la seconda valutazione di professionalità tenendo in considerazione, tra l’altro, i criteri di cui all’articolo 11, commi 2 e 3 del citato decreto legislativo n.160 del 2006.

 

5. I magistrati di cui al comma 4 sono posti fuori del ruolo organico della magistratura per un periodo non superiore a sei anni, non rinnovabile, fatta eccezione per gli incarichi di cui ai commi 2 e 3. Il ricollocamento in ruolo avviene solo al momento dell’effettiva sostituzione.

 

6. La segreteria dipende funzionalmente dal comitato di presidenza. Le funzioni del segretario generale, del vice segretario generale e dei magistrati addetti alla segreteria sono definite dal regolamento interno del Consiglio superiore della magistratura».

 

32. L’articolo 7-bis della citata legge n.195 del 1958, è sostituito dal seguente:

30. Proposta di stralcio.

«Art. 7-bis. - (Ufficio studi e contenzioso). – 1. Presso il Consiglio superiore della magistratura è istituito l’Ufficio studi e contenzioso con compiti di studio, ricerca, documentazione e predisposizione degli atti relativi al contenzioso, composto da otto magistrati scelti dal Consiglio superiore della magistratura tra i magistrati che abbiano conseguito almeno la seconda valutazione di professionalità, e dal personale di cui al decreto legislativo 14 febbraio 2000, n.37. L’Ufficio è posto alle dirette dipendenze del Comitato di presidenza. I magistrati addetti all’Ufficio studi e contenzioso sono collocati fuori del ruolo organico della magistratura.

 

2. Il direttore dell’Ufficio studi è nominato dal Consiglio superiore della magistratura. Le modalità di nomina del direttore e dei magistrati addetti, la durata dei relativi incarichi, le competenze dell’Ufficio, anche in relazione all’assistenza ai componenti del Consiglio, sono definite dal regolamento interno del Consiglio».

 

33. All’articolo 9, quinto comma, della citata legge n.195 del 1958, le parole: «e per il personale addetto» sono sostituite dalla seguente: «addetti».

31. Proposta di stralcio.

34. All’articolo 10-bis, commi primo e terzo, della legge n.195 del 1958, la parola: «biennio» è sostituita ovunque ricorre, con la seguente: «triennio».

32. Proposta di stralcio.

35. In relazione alle aumentate attività il Consiglio superiore della magistratura è autorizzato ad avvalersi di un ulteriore contingente di tredici unità di personale amministrativo dipendente dalla pubblica amministrazione in posizione di comando. A tali comandi si applica l’articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n.127, e non possono comportare nuovi oneri a carico del bilancio dello Stato né oltrepassare i limiti della dotazione finanziaria del Consiglio superiore della magistratura.

33. In relazione alle aumentate attività, il ruolo autonomo del Consiglio superiore della magistratura è aumentato di tredici unità, di cui due dirigenti di seconda fascia per i servizi generali. Con proprio regolamento il Consiglio superiore della magistratura disciplina:

a) il trattamento giuridico ed economico, fondamentale ed accessorio, le funzioni e le modalità di assunzione del personale compreso quello con qualifica dirigenziale, tenendo conto sia di quanto previsto per il personale di posizione professionale analoga del Ministero della giustizia, sia delle specifiche esigenze funzionali ed organizzative del Consiglio superiore stesso correlate a particolari attività di servizio;

 

b) le indennità del personale non appartenente al ruolo organico del Consiglio superiore della magistratura che svolga la propria attività presso il Consiglio superiore stesso in relazione a particolari attività di servizio correlate alle specifiche esigenze funzionali ed organizzative.

 

34. L’aumento della pianta organica di cui al comma 33 non può comportare nuovi oneri a carico del bilancio dello Stato né oltrepassare i limiti della dotazione finanziaria del Consiglio superiore della magistratura.

 

35. L’articolo 2 del decreto legislativo 14 febbraio 2000, n. 37, è abrogato.

36. All’articolo 19 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n.300, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

36. Proposta di stralcio.

«1-bis. Nel numero di cui al comma 1, non si considerano i magistrati di cui all’articolo 1 della legge 12 agosto 1962, n.1311, i capi dipartimento, i magistrati incaricati di funzioni all’estero ai sensi della legge 14 marzo 2005, n.41, quelli in servizio all’estero per effetto dell’azione comune 96/277/GAI, del Consiglio, del 22 aprile 1996, o in altri Paesi o presso enti ed organismi internazionali o nel quadro di programmi bilaterali o multilaterali di assistenza o cooperazione giudiziaria nonché quelli di cui all’articolo 210 del regio decreto 30 gennaio 1941, n.12. Si applica quanto disposto dall’articolo 13 del decreto-legge 12 giugno 2001, n.217, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2001, n.317».

 

37. All’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109, e successive modificazioni, la parola: «i),» è soppressa.

37. Proposta di stralcio.

38. All’articolo 10 del decreto legislativo n.109 del 2006, il comma 2 è sostituito dal seguente:

38. Proposta di stralcio.

«2. Al magistrato sospeso dal servizio è corrisposto un assegno alimentare di importo compreso tra un terzo e due terzi dello stipendio percepito, determinato tenuto conto del nucleo familiare del magistrato e della entità della retribuzione stessa».

 

39. All’articolo 12, comma 1, del citato decreto legislativo n.109 del 2006, la lettera f) è soppressa.

39. Proposta di stralcio.

40. All’articolo 14, comma 2, del citato decreto legislativo n.109 del 2006, dopo le parole: «ha facoltà di promuovere» sono aggiunte le seguenti: «, entro un anno dalla notizia del fatto,».

Collocato, in analoga formulazione, come comma 17 dell’articolo 4 del presente testo

41. All’articolo 15, comma 1, del citato decreto legislativo n.109 del 2006, dopo le parole: «azione disciplinare» sono aggiunte le seguenti: «, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 14, comma 3,».

40. Proposta di stralcio.

42. All’articolo 18, comma 3, lettera c), del citato decreto legislativo n.109 del 2006, le parole: «e del delegato del Ministro della giustizia» sono soppresse.

41. Proposta di stralcio.

43. All’articolo 24, comma 1, del citato decreto legislativo n.109 del 2006 le parole: «procedura penale» sono sostituite dalle seguenti: «procedura civile».

42. Proposta di stralcio.

44. All’articolo 2 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n.511, e successive modificazioni, il primo comma è sostituito dal seguente:

43. Proposta di stralcio.

«I magistrati cui sono state conferite funzioni non possono essere trasferiti ad altra sede o destinati ad altre funzioni se non con il loro consenso».

 

45. All’articolo 5, comma 1, della legge 13 febbraio 2001, n.48, la lettera e) è sostituita dalle seguenti:

44. Proposta di stralcio.

«e) esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali deliberato ai sensi dell’articolo 5, comma 1, del citato decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160;

 

e-bis) vacanza del posto da più di tre mesi senza che sia stata attivata la procedura per la copertura».

 

46. All’articolo 8 della citata legge n.48 del 2001, il comma 2 è sostituito dal seguente:

45. Proposta di stralcio.

«2. Non si procede alla copertura dei posti vacanti destinati ai magistrati distrettuali quando i posti vacanti complessivamente esistenti negli organici degli uffici del distretto eccedono il 15 per cento».

 

47. L’articolo 1 della legge 7 maggio 1981, n.180, è sostituito dal seguente:

46. Proposta di stralcio.

«Art. 1. – 1. La magistratura militare, unica nell’accesso, si distingue secondo le funzioni esercitate. Lo stato giuridico, le garanzie d’indipendenza e le funzioni dei magistrati militari sono regolati dalle disposizioni in vigore per i magistrati ordinari, in quanto applicabili.

 

2. Le funzioni si distinguono in giudicanti e requirenti di primo grado, secondo grado e requirenti di legittimità, semidirettive giudicanti e requirenti di primo e secondo grado, direttive di primo grado, direttive di secondo grado, sia giudicanti che requirenti e direttive requirenti di legittimità.

 

3. Le funzioni giudicanti di primo grado sono quelle di giudice presso il tribunale militare ed il tribunale militare di sorveglianza; le funzioni requirenti di primo grado sono quelle di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale militare.

 

4. Le funzioni giudicanti di secondo grado sono quelle di consigliere presso la corte militare di appello; le funzioni requirenti di secondo grado sono quelle di sostituto procuratore generale presso la corte militare di appello.

 

5. Le funzioni requirenti di legittimità sono quelle di sostituto procuratore generale militare della Repubblica presso la Corte di cassazione.

 

6. Le funzioni semidirettive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente di sezione presso il tribunale militare; le funzioni semidirettive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore militare aggiunto della Repubblica presso il tribunale militare.

 

7. Le funzioni semidirettive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente di sezione presso la corte militare di appello; le funzioni semidirettive requirenti di secondo grado sono quelle di avvocato generale militare presso la corte militare di appello.

 

8. Le funzioni direttive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente del tribunale militare e di presidente del tribunale militare di sorveglianza; le funzioni direttive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica presso il tribunale militare.

 

9. Le funzioni direttive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente della corte militare di appello; le funzioni direttive requirenti di secondo grado sono quelle di procuratore generale presso la corte militare di appello.

 

10. Le funzioni direttive requirenti di legittimità sono quelle di procuratore generale militare presso la Corte di cassazione».

 

48. Dopo l’articolo 1 della citata legge n.180 del 1981, sono inseriti i seguenti:

47. Proposta di stralcio.

«Art. 1-bis. – 1. I magistrati militari sono sottoposti a valutazione di professionalità ogni quadriennio a decorrere dalla data di nomina.

 

2. Il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 1 avviene a domanda degli interessati mediante una procedura concorsuale per soli titoli alla quale possono partecipare tutti i magistrati che abbiano conseguito almeno la valutazione di professionalità richiesta o d’ufficio, in caso di esito negativo della procedura concorsuale stessa per inidoneità dei candidati o mancanza di candidature, qualora il Consiglio della magistratura militare ritenga sussistere una situazione di urgenza che non consente di procedere a nuova procedura concorsuale.

 

3. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 1, comma 3, è richiesta la sola delibera di conferimento delle funzioni giurisdizionali al termine del periodo di tirocinio.

 

4. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 1, commi 4 e 6, è richiesto il conseguimento almeno della seconda valutazione di professionalità.

 

5. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 1, comma 8, è richiesto il conseguimento della terza valutazione di professionalità.

 

6. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 1, commi 5 e 7, è richiesto il conseguimento della quarta valutazione di professionalità.

 

7. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 1, comma 9, è richiesto il conseguimento almeno della quinta valutazione di professionalità.

 

8. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 1, comma 10, è richiesto il conseguimento della sesta valutazione di professionalità ed il possesso delle funzioni di cui all’articolo 1, comma 9.

 

Art. 1-ter. – 1. L’articolo 13 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160, si applica nel senso che il limite territoriale per il mutamento di funzioni da giudicante a requirente e viceversa è costituito per i magistrati militari dalla circoscrizione territoriale in cui prestano servizio. Per la corte militare d’appello e la procura generale presso la stessa il riferimento si intende operato agli ambiti territoriali rispettivamente della sezione centrale e delle sezioni distaccate.

 

2. Le disposizioni di cui all’articolo 12, commi da 12 a 15, del citato decreto legislativo n.160 del 2006 non si applicano al conferimento delle funzioni di legittimità alla magistratura militare.

 

3. Le attività svolte per la magistratura ordinaria dai consigli giudiziari rientrano nella competenza del Consiglio della magistratura militare che vi provvede utilizzando le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, e sono regolate dallo stesso con proprio regolamento».

 

49. La tabella allegata alla legge 7 maggio 1981, n.180, è sostituita dalla tabella B allegata alla presente legge.

48. Proposta di stralcio.

50. All’articolo 35, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n.752 del 1976 le parole: «di categoria non inferiore a magistrato di corte di appello» sono sostituite dalle seguenti: «che hanno conseguito la seconda valutazione di professionalità».

49. Proposta di stralcio.

51. Nella tabella A allegata alla legge 18 dicembre 1973, n.836, sono apportate le seguenti modificazioni:

50. Proposta di stralcio.

a) al numero 1), le parole: «Primo presidente della corte di cassazione; procuratore generale e presidente aggiunto della corte di cassazione; presidente del tribunale superiore delle acque pubbliche» sono soppresse, e le parole: «presidente di sezione della corte di cassazione e procuratore generale militare», sono sostituite dalle seguenti: «Magistrato ordinario dalla quinta valutazione di professionalità in poi»;

 

b) al numero 2), le parole: «Consiglieri di corte di cassazione» sono sostituite dalle seguenti: «Magistrati ordinari e militari alla terza e quarta valutazione di professionalità»;

 

c) al numero 3), le parole: «Consiglieri di corte di appello» e «procuratori e vice procuratori militari» sono sostituite dalle seguenti: «Magistrati ordinari dalla nomina alla seconda valutazione di professionalità»;

 

d) al numero 4), le parole: «sostituti procuratori e giudici istruttori militari di prima e seconda classe» sono soppresse;

 

e) al numero 5), le parole: «Aggiunti giudiziari; sostituti procuratori e giudici istruttori militari di III classe, sostituti procuratori dello Stato; uditori; uditori giudiziari militari» sono soppresse.

 

52. L’articolo 1, comma 468, della legge 27 dicembre 2006, n.296, si applica al personale della magistratura ordinaria e militare dal conseguimento della seconda valutazione di professionalità in poi.

51. Proposta di stralcio.

53. Sono abrogati gli articoli da 13 a 17, 19 e da 26 a 36 del decreto legislativo 30 gennaio 2006, n.26, gli articoli da 14 a 18, da 20 a 34, da 37 a 44, da 47 a 50, e 55 del decreto legislativo 5 aprile 2006 n.160, il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n.264, l’articolo 7-bis, comma 2-quater, gli articoli 100, 106, 107, 119, 120, 129-bis, 129-ter, 130, 148, 175, 176, 179, 187, 193, 202, commi secondo e terzo, da 204 a 207 del regio decreto 30 gennaio 1941, n.12, gli articoli 73, 74, 75, 91, 103, da 142 a 148, del regio decreto 14 dicembre 1865, n.2641, l’articolo 3, commi 2 e 3, e l’articolo 7, comma 2, della legge 13 febbraio 2001, n.48.

Collocato, in analoga formulazione, come comma 20 dell’articolo 4 del presente testo

54. Le disposizioni della presente legge che prevedono ipotesi di collocamento fuori ruolo di magistrati non comportano nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

52. Proposta di stralcio.

55. I magistrati ordinari transitati nelle magistrature speciali, nelle quali abbiano prestato ininterrottamente servizio, possono essere riammessi nella magistratura ordinaria, a domanda, con decreto del Ministro della giustizia previa delibera conforme del Consiglio superiore della magistratura, e sono inquadrati, agli effetti delle valutazioni di professionalità, tenuto conto dell’anzianità di servizio effettivo complessivamente maturato nelle magistrature.

53. Proposta di stralcio.

56. Fatta eccezione per i posti di primo presidente della corte di cassazione, di procuratore generale presso la corte di cassazione, di presidente aggiunto e di procuratore aggiunto presso la corte stessa, di presidente del tribunale superiore per le acque pubbliche, e quelli relativi a funzioni direttive di merito e di legittimità, tutti i posti presso gli uffici giudiziari ordinari, nei limiti della dotazione organica complessiva, sono istituiti e soppressi con decreto del Ministro della giustizia sentito il Consiglio superiore della magistratura.

54. Proposta di stralcio.

57. La tabella B allegata alla legge 5 marzo 1991, n. 71, e successive modificazioni, è sostituita dalla tabella C allegata alla presente legge.

55.Identico.

(Per le modifiche alla allegata tabella si vedano le pagine 100 e 101)

Art. 7.

Art. 7.

(Delega per l’emanazione di un codice delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di ordinamento giudiziario ordinario e militare)

(Delega per l’emanazione di un codice delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di ordinamento giudiziario ordinario e militare)

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi, per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di ordinamento giudiziario ordinario in un unico codice nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

Collocato, in analoga formulazione, come articolo 9 del presente testo

a) procedere all’adeguamento delle norme che costituiscono l’ordinamento giudiziario sulla base delle disposizioni contenute nella presente legge apportando le integrazioni e modificazioni strettamente necessarie per assicurarne il coordinamento o per consentirne la migliore attuazione;

 

b) operare il riordino delle norme, al fine di predisporre la riunione delle stesse in uno strumento coordinato per facilitare la consultazione di tutte le disposizioni legislative vigenti;

 

c) operare l’abrogazione espressa delle disposizioni ritenute non più vigenti.

 

2. I decreti legislativi di cui al comma 1, sono emanati su proposta del Ministro della giustizia di concerto con il Ministro della difesa, previo parere delle Commissioni permanenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati competenti per materia. Il parere è espresso entro sessanta giorni dalla richiesta, indicando specificamente le eventuali disposizioni non ritenute corrispondenti ai princìpi e ai criteri direttivi contenuti nella legge di delegazione. Il Governo procede comunque all’emanazione dei codici qualora i pareri non siano espressi entro sessanta giorni dalla richiesta.

1. Proposta di stralcio.

3. Il Governo provvede ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore dell’ultimo dei decreti legislativi di cui al comma 1, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.400, un codice delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento giudiziario.

2. Proposta di stralcio.

4. Il Governo è delegato ad adottare, entro otto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi, per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di ordinamento giudiziario militare in un unico codice nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

3. Proposta di stralcio.

a) adeguamento delle norme che costituiscono l’ordinamento giudiziario militare alle disposizioni contenute nella presente legge e a quelle di ordinamento giudiziario ordinario prevedendo la individuazione specifica di quelle applicabili e apportando le integrazioni e modificazioni necessarie al predetto coordinamento o per assicurarne la migliore attuazione tenuto conto delle specifiche caratteristiche ed esigenze della organizzazione della giustizia militare;

 

b) revisione delle materie e delle prove del concorso di accesso al fine di operare la selezione con specifico riferimento alla attività professionale riservata alla giustizia militare;

 

c) revisione del tirocinio in relazione alla specificità della funzione della giurisdizione militare specie in relazione all’esercizio della stessa in sede internazionale o sopranazionale;

 

d) armonizzazione e riordino delle norme, al fine di renderle strumento coordinato per la consultazione di tutte le disposizioni legislative vigenti;

 

e) abrogazione espressa delle disposizioni ritenute non più vigenti.

 

5. Dall’applicazione dei decreti delegati di cui al comma 4 non devono derivare nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

4. Proposta di stralcio.

6. Il Governo è delegato ad adottare, entro otto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per disciplinare il transito entro sei mesi nel ruolo organico della magistratura ordinaria di un numero compreso tra quaranta e cinquantacinque magistrati militari e per la conseguente riduzione del numero degli uffici della giustizia militare, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

5. Proposta di stralcio.

a) l’ordine di scelta per il transito segue l’ordine di ruolo organico, mediante interpello degli interessati; ove residuino posti per il transito, provvederà d’ufficio il Consiglio della magistratura militare partendo dall’ultima posizione di ruolo organico;

 

b) il passaggio avviene con conservazione dell’anzianità e della qualifica maturata, ma non del diritto al corrispondente ufficio semidirettivo o direttivo eventualmente ricoperto;

 

c) riduzione della tabella relativa al ruolo organico della magistratura militare di un numero corrispondente di unità; nell’ambito della medesima, il numero dei magistrati con funzioni di legittimità e direttive di merito è ridotto anche in corrispondenza alla riduzione degli uffici;

 

d) aumento del ruolo organico della magistratura ordinaria dello stesso numero di unità;

 

e) la Corte militare di appello non ha sezioni distaccate;

 

f) i tribunali militari sono ridotti a un numero non superiore a tre, con possibilità dell’istituzione di fino a due complessive sezioni distaccate;

 

g) la competenza per territorio dei tribunali militari è definita per riferimenti geografici regionali;

 

h) per i magistrati militari che ricoprono funzioni di legittimità ovvero uffici direttivi in uffici giudiziari militari soppressi, si provvede tenendo conto delle disposizioni di cui all’articolo 37 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n.51, fatta eccezione per quanto previsto dal comma 3, lettera a), dello stesso articolo;

 

i) nell’ipotesi di istituzione di sezioni distaccate di tribunale militare, è assegnata, a domanda e secondo l’ordine di anzianità in una funzione direttiva o semidirettiva e quindi nella funzione corrispondente, la preferenza per la funzione semidirettiva nella sezione medesima. Similmente si provvede per gli uffici del pubblico ministero;

 

l) previsione di norme transitorie, anche in ordine alla reversibilità delle funzioni in assenza di domanda dei magistrati perdenti posto e per la assegnazione dei magistrati militari transitati nella magistratura ordinaria, in occasione della prima applicazione dei decreti legislativi;

 

m) contestualmente al transito in magistratura ordinaria di personale della magistratura militare e alla riduzione degli uffici della giustizia militare, un numero proporzionale di dirigenti e di personale delle cancellerie e segreterie giudiziarie militari, in servizio alla data di entrata in vigore dei decreti legislativi, transita nei rispettivi ruoli del Ministero della giustizia, con conservazione di qualifica, anzianità e trattamento economico in godimento. In relazione a tale transito, il ruolo organico dei dirigenti e del personale del Ministero della giustizia è aumentato dello stesso numero di unità di cui è diminuito il ruolo organico dei dirigenti e del personale civile del Ministero della difesa. Alla modifica dei rispettivi ruoli organici si provvede con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro della difesa, il Ministro della giustizia e il Ministro dell’economia e delle finanze. Il transito avviene a cura del Ministero della difesa di concerto con il Ministero della giustizia; l’ordine di scelta per il transito avviene seguendo l’ordine di ruolo organico, mediante interpello degli interessati; ove residuino posti per il transito, si provvede d’ufficio partendo dall’ultima posizione di ruolo organico per ciascuna area contrattuale e livello economico. Il personale stesso è assegnato a domanda ad un ufficio giudiziario secondo la normativa vigente in relazione ai posti vacanti con priorità per i posti vacanti esistenti negli uffici giudiziari aventi sede nella provincia ove è insediato l’ufficio giudiziario militare soppresso, o d’ufficio, in assenza di domanda o in caso di mancato accoglimento della stessa in un ufficio giudiziario della provincia. L’assegnazione d’ufficio è operata in un ufficio giudiziario della regione in cui aveva sede l’ufficio giudiziario militare soppresso;

 

n) previsione per cui che il Ministro dell’economia e delle finanze provveda, con propri decreti, alle necessarie variazioni di bilancio trasferendo i fondi relativi al personale destinato a transitare nei ruoli del Ministero della giustizia dallo stato di previsione del Ministero della difesa a quello del Ministero della giustizia;

 

o) previsione per cui dai decreti legislativi di cui ai commi 4 e 6 non devono derivare nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

 

7. I decreti legislativi di cui ai commi 4 e 6 sono emanati su proposta del Ministro della difesa di concerto con il Ministro della giustizia, previo parere delle Commissioni permanenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati competenti per materia. Il parere è espresso entro sessanta giorni dalla richiesta, indicando specificamente le eventuali disposizioni non ritenute corrispondenti ai princìpi e ai criteri direttivi contenuti nella legge di delegazione. Il Governo procede comunque all’emanazione dei decreti legislativi qualora i pareri non siano espressi entro sessanta giorni dalla richiesta.

6. Proposta di stralcio.

Art. 8.

Art. 8.

(Norma di copertura)

(Norma di copertura)

1. Per le finalità di cui all’articolo 1, comma 6, è autorizzata la spesa di euro 100.000 a decorrere dall’anno 2007.

1.Identico.

2. Per le finalità di cui all’articolo 2, comma 11, la spesa prevista è determinata in euro 4.551.962 a decorrere dall’anno 2007.

2.Identico.

3. Per le finalità previste all’articolo 3, comma 6, l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 2, comma 37, della legge 25 luglio 2005, n.150, relativa al funzionamento del comitato direttivo, è incrementata di euro 46.000 a decorrere dall’anno 2007.

3.Identico.

4. Per le finalità di cui all’articolo 4, comma 1, la previsione di spesa di cui all’articolo 2, comma 38, della legge 25 luglio 2005, n.150, per gli oneri connessi al comma 3, lettera a), è incrementata di euro 5.680 a decorrere dall’anno 2007.

4.Identico.

5. Per le finalità di cui all’articolo 4, comma 10, la spesa prevista è determinata in euro 418.118 a decorrere dall’anno 2007.

5.Identico.

6. Per le finalità di cui all’articolo 6, comma 47, la spesa prevista è determinata in euro 60.586 per l’anno 2007 e in euro 20.195 a decorrere dall’anno 2008.

6. Proposta di stralcio.

7. Agli oneri indicati nei commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6, pari a euro 5.182.346 per l’anno 2007 e a euro 5.141.955 a decorrere dall’anno 2008, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 2, comma 40, della legge 25 luglio 2005, n.150.

7. Agli oneri indicati nei commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6, pari a euro 5.182.346 per l’anno 2007 e a euro 5.141.955 a decorrere dall’anno 2008, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 2, comma 40, della legge 25 luglio 2005, n. 150, rideterminata, per effetto delle disposizioni dei commi 6 e 7 dell’articolo 2, in euro 2.817.654 per l’anno 2007 e in euro 2.858.045 per l’anno 2008.

8. Il Ministro dell’economia e delle finanze provvede al monitoraggio dell’attuazione dell’articolo 2, comma 12, dell’articolo 4, commi 1 e 10, nonché dell’articolo 6, comma 47, anche ai fini dell’applicazione dell’articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n.468, e successive modificazioni, e trasmette alle Camere, corredati da apposite relazioni, gli eventuali decreti emanati ai sensi dell’articolo 7, secondo comma, numero 2), della medesima legge n.468 del 1978.

8. Il Ministro dell’economia e delle finanze provvede al monitoraggio dell’attuazione dell’articolo 2, comma 12, dell’articolo 4, commi 1 e 10, nonché dell’articolo 6, comma 46, anche ai fini dell’applicazione dell’articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n.468, e successive modificazioni, e trasmette alle Camere, corredati da apposite relazioni, gli eventuali decreti emanati ai sensi dell’articolo 7, secondo comma, numero 2), della medesima legge n.468 del 1978.

9. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

9.Identico.

 

Art. 9.

 

(Delega al Governo per l’adozione di norme di coordinamento in materia di ordinamento giudiziario)

 

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi compilativi nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a) procedere al coordinamento delle norme che costituiscono l’ordinamento giudiziario sulla base delle disposizioni contenute nella presente legge; b) operare l’abrogazione espressa delle disposizioni ritenute non più vigenti. I decreti legislativi sono emanati su proposta del Ministro della giustizia, previo parere delle Commissioni permanenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati competenti per materia. Il parere è espresso entro sessanta giorni dalla richiesta, indicando specificamente le eventuali disposizioni non ritenute corrispondenti ai princìpi e ai criteri direttivi contenuti nel presente articolo. Il Governo procede comunque alla emanazione dei decreti qualora i pareri non siano espressi entro sessanta giorni dalla richiesta.

Art. 9.

Art. 10.

(Entrata in vigore)

(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Identico

 


 

 

Tabella A

Tabella A

(Articolo 2, comma 11)

(Articolo 2, comma 11)

«MAGISTRATURA ORDINARIA

Identica

 

 

 

 

QUALIFICA

STIPENDIO

ANNUO LORDO

Magistrato con funzioni direttive apicali giudicanti di legittimità (Primo presidente della Corte di cassazione)

euro78.474,39

Magistrato con funzioni direttive apicali requirenti di legittimità (Procuratore generale presso la Corte di cassazione)

»75.746,26

Magistrati con funzioni direttive superiori di legittimità (Presidente aggiunto e Procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione, Presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche)

»73.018,13

Magistrati ordinari alla settima valutazione di professionalità

»66.470,60

Magistrati ordinari dalla quinta valutazione di professionalità

»56.713,83

Magistrati ordinari dopo un anno dalla terza valutazione di professionalità

»50.521,10

Magistrati ordinari dalla prima valutazione di professionalità

»44.328,37

Magistrati ordinari

»31.940,23

Magistrati ordinari in tirocinio

»22.766,71

 

 

».

 

 

Tabella B

Tabella B

(Articolo 6, comma 49)

(Articolo 6, comma 48)

«MAGISTRATURA MILITARE

Proposta di stralcio

 

 

 

 

QUALIFICA

STIPENDIO

ANNUO LORDO

Magistrati militari alla settima valutazione di professionalità in poi

euro66.470,60

Magistrati militari dalla quinta valutazione di professionalità

»56.713,83

Magistrati militari dopo un anno dalla terza valutazione di professionalità

»50.521,10

Magistrati militari dalla prima valutazione di professionalità

»44.328,37

Magistrati militari

»31.940,23

Magistrati militari in tirocinio

»22.766,71

 

 

 

 

».


Tabella C

(Articolo 6, comma 57)

«Tabella B

RUOLO ORGANICO DELLA MAGISTRATURA

 

PIANTA ORGANICA DELLA MAGISTRATURA ORDINARIA

Magistrato con funzioni direttive apicali giudicanti di legittimità (Primo Presidente della Corte di cassazione)

1

Magistrato con funzioni direttive apicali requirenti di legittimità (Procuratore generale presso la Corte di cassazione)

1

Magistrati con funzioni direttive superiori di legittimità: Presidente aggiunto della Corte di cassazione (Procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione)

2

Presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche

1

Magistrati con funzioni giudicanti e requirenti direttive di legittimità

59

Magistrati con funzioni giudicanti e requirenti di legittimità

368

Magistrati con funzioni direttive di merito di secondo grado, giudicanti e requirenti

53

Magistrati con funzioni direttive di merito di primo grado, elevate giudicanti e requirenti

24

Magistrati con funzioni direttive di merito giudicanti e requirenti di primo grado

393

Magistrati con funzioni giudicanti e requirenti di merito di primo e di secondo grado e semidirettive di primo grado e di secondo grado

9.207

Magistrati ordinari in tirocinio

(Numero pari a quello dei posti vacanti nell’organico)

Totale

10.109

 

 

 


Discussione in Assemblea

 


 

 

 

 

 

Senato della Repubblica

XV LEGISLATURA

 

Assemblea

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

RESOCONTO STENOGRAFICO

ALLEGATI

 

 

ASSEMBLEA

 

177a seduta pubblica (pomeridiana):

 

 

martedì26 giugno 2007

 

Presidenza del presidente MARINI,

indi del vice presidente CALDEROLI

 

 


 

Calendario dei lavori dell'Assemblea

(omissis)

 

 

Gli emendamenti al disegno di legge n. 1447 (Riforma ordinamento giudiziario) dovranno essere presentati entro le ore 19 di martedì 3 luglio.

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Senato della Repubblica

XV LEGISLATURA

 

Assemblea

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

RESOCONTO STENOGRAFICO

ALLEGATI

 

 

ASSEMBLEA

 

182a seduta pubblica (pomeridiana):

 

 

martedì3 luglio 2007

 

 

Presidenza del presidente MARINI,

indi del vice presidente CALDEROLI

 

 


 

Calendario dei lavori dell'Assemblea

(omissis)

 

Gli emendamenti al disegno di legge n. 1447 (Riforma ordinamento giudiziario) dovranno essere presentati entro le ore 19 di mercoledì 4 luglio.

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Senato della Repubblica

XV LEGISLATURA

 

Assemblea

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

RESOCONTO STENOGRAFICO

ALLEGATI

 

 

ASSEMBLEA

 

183a seduta pubblica (antimeridiana):

 

 

mercoledì4 luglio 2007

 

Presidenza del presidente MARINI,

indi del vice presidente ANGIUS

 

 


 

Discussione del disegno di legge:

(1447) Riforma dell'ordinamento giudiziario (Relazione orale) (ore 10,55)

 

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1447.

Il relatore, senatore Di Lello Finuoli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

PISTORIO (DCA-PRI-MPA). Presidente, è incomprensibile!

 

PRESIDENTE. Senatore Pistorio, la prego.

 

PISTORIO (DCA-PRI-MPA). È un fatto di principio! (Proteste dai banchi del centro-sinistra).

 

VOCI DAI BANCHI DEL CENTRO-SINISTRA. Fuori!

 

PRESIDENTE. Senatore Pistorio, le ho tolto la parola. Lei non può porre questioni di principio, le ho tolto la parola, basta. Questo discorso è chiuso.

Prego, senatore Di Lello.

 

PISTORIO (DCA-PRI-MPA). È assolutamente incomprensibile. Il Regolamento, per come viene interpretato, ha consentito sempre di effettuare brevi interventi su temi di attualità. Non mi faccia sforzare la voce, mi dia la parola. (Proteste dai banchi del centro-sinistra). È il Regolamento, Presidente. Ha ragione il senatore Castelli.

 

PRESIDENTE. Le ricordo che lei è anche un componente del Consiglio di Presidenza. Chiuda, per favore.

 

PISTORIO (DCA-PRI-MPA). Per questa ragione custodisco il Regolamento.

 

PRESIDENTE. Svolgiamo la relazione, senatore Di Lello Finuoli.

 

PISTORIO (DCA-PRI-MPA). Presidente, non è corretto, è un'impuntatura incomprensibile. Mi appello alla sua saggezza.

 

DI LELLO FINUOLI, relatore. Signor Presidente, signori del Governo, colleghi...

 

PISTORIO (DCA-PRI-MPA). Dovrò disturbare il senatore Di Lello Finuoli e mi dispiace. Presidente, è incomprensibile...

 

DI LELLO FINUOLI, relatore. ...il disegno di legge n. 1447 modifica l'ordinamento giudiziario, già riformato dal precedente Governo, con una serie di decreti legislativi...

 

PISTORIO (DCA-PRI-MPA). Presidente Marini, è un atteggiamento incomprensibile non consentire un intervento critico rispetto a una ricostruzione... (Applausi dal Gruppo LNP. Vivaci proteste dai banchi del centro-sinistra).

 

VOCI DAI BANCHI DEL CENTRO-SINISTRA. Basta!

 

PISTORIO (DCA-PRI-MPA). Presidente, lei deve far mettere agli atti che c'è un dissenso.

 

PRESIDENTE. Senatore Pistorio, la richiamo all'ordine.

 

PISTORIO (DCA-PRI-MPA). Io non intendo rinunciare a questo diritto!

 

PRESIDENTE. Proprio non vorrei espellerla. Non lo voglio fare.

 

PISTORIO (DCA-PRI-MPA). Presidente, se lei non mi dà la parola sarò costretto...

 

PRESIDENTE. In conclusione di seduta le ridarò la possibilità di parlare. Non voglio espellerla.

 

PISTORIO (DCA-PRI-MPA). Presidente, me ne vado io.

 

PRESIDENTE. Prego, vada avanti, senatore Di Lello.

PISTORIO (DCA-PRI-MPA). È inaccettabile, non è mai successo. (Il senatore Pistorio abbandona l'Aula).

DI LELLO FINUOLI, relatore. Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, il disegno di legge n. 1447 modifica l'ordinamento giudiziario, già riformato dal precedente Governo con una serie di decreti legislativi che avevano, a loro volta, modificato profondamente l'assetto della magistratura disegnato dall'ordinamento del 1941.

Due decreti riguardanti l'assetto dell'ufficio del pubblico ministero e il sistema disciplinare dei magistrati sono stati già oggetto di integrazione e modifiche con la legge 24 ottobre 2006, n. 269.

Oggi si chiede di modificare il decreto legislativo n. 160 del 2006, relativo alla nuova disciplina dell'accesso in magistratura e in materia di progressione economica, di attribuzione di funzioni; il decreto legislativo n. 26 del 2006, relativo all'istituzione della scuola della magistratura, e il decreto legislativo n. 25 del 2006, relativo al consiglio direttivo della Cassazione e ai consigli giudiziari.

Detti decreti legislativi sono stati oggetto del provvedimento di sospensione, con la medesima legge 24 ottobre 2006, n. 269, sino al 31 luglio 2007.

Il disegno di legge del Governo di modifica della riforma è stato comunicato alla Presidenza del Senato il 30 marzo 2007. La Commissione, prima in Comitato ristretto e poi in sede plenaria, ha esaminato il testo del disegno di legge, al quale sono stati presentati circa 400 emendamenti, un numero notevole giustificato dalla complessità dello stesso e non certo ispirato a fini ostruzionistici. Come relatore, ho presentato quattro emendamenti sostitutivi dei primi quattro articoli, così come ho proposto lo stralcio per gli articoli non interessati dalla scadenza del prossimo 31 luglio.

Esporrò brevemente il contenuto del testo approvato in Commissione.

L'articolo 1 (che modifica il decreto legislativo n. 160 del 2006) tratta dell'accesso in magistratura e del tirocinio per i vincitori di concorsi, chiamati non più uditori giudiziari ma magistrati ordinari, e con tale qualifica vengono assunti i concorrenti che lo superano.

Le modalità del concorso rispecchiano quelle usuali delle tre prove scritte. Ne era stata prevista una quarta consistente in un elaborato pratico con la redazione di un provvedimento in materia di dritto civile e processuale civile o di dritto penale e processuale penale, previsione scartata dalla Commissione che, per la preparazione pratica, ha ritenuto sufficiente il tirocinio. Tra le materie della prova orale è stato inserito un colloquio su una lingua straniera scelta tra l'inglese, lo spagnolo, il francese ed il tedesco.

Il concorso in magistratura si configura, ormai, di secondo grado e su questa specificità sono stati modellati i requisiti per parteciparvi. Semplificando, vi possono partecipare, pertanto, coloro che abbiano già acquisito un certo grado di professionalità, come i laureati in giurisprudenza - requisito ovviamente comune a tutti i partecipanti - che hanno conseguito un diploma presso una scuola di specializzazione per le professioni legali, nonché gli avvocati e i pubblici dipendenti con una professionalità maturata nel loro ufficio.

L'articolo 2 attiene alla specificazione delle funzioni, alla valutazione della professionalità dei magistrati e al conferimento delle funzioni stesse, ribadendo, secondo il dettato dell'articolo 107 della Costituzione, che i magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni, giudicati e requirenti, di primo grado, di secondo grado e di legittimità.

Le funzioni sono analiticamente ripartite in primo grado, secondo grado, direttive, semidirettive, superiori e apicali, ripartizioni che implicano coerentemente una graduale e quadriennale valutazione della professionalità, fino alla settima valutazione, per la progressione in carriera. Sono inoltre stabiliti periodi di permanenza nell'ufficio (da un minimo di cinque anni ad un massimo di dieci), nonché la temporaneità (quattro anni) degli uffici direttivi, rinnovabili una sola volta e solo dopo una positiva valutazione dei risultati conseguiti.

La carriera dei magistrati non è più "automatica" o frutto di una valutazione solo formale, all'esito della quale, per troppi anni, tutti sono risultati meritevoli di accedere ai gradi superiori. Con il nuovo sistema, anch'esso concorsuale, si stabilisce che la valutazione della professionalità è incentrata su quattro princìpi: la capacità, la laboriosità, la diligenza e l'impegno, ed è effettuata secondo molteplici parametri, abbastanza oggettivi, ricompresi in ciascuno dei citati princìpi.

In nessuno caso tale valutazione ha per oggetto l'attività di interpretazione delle norme di dritto, né quella di valutazione del fatto e delle prove.

Per la progressione in carriera, e per la stessa permanenza nell'ordine giudiziario, i magistrati, quindi, all'esito di una verifica alla quale sono sottoposti ogni quattro anni, devono dimostrare di avere quelle qualità analiticamente determinate nel testo.

Partiamo dalla prima nomina. La proposta iniziale del disegno di legge prevedeva che i magistrati ordinari, al termine del tirocinio, non fossero destinati di norma a svolgere le funzioni requirenti e quelle di giudice presso le sezioni dei giudici singoli per le indagini preliminari anteriormente al conseguimento della prima valutazione di professionalità e che, comunque, per particolari esigenze di servizio, tale esclusione potesse essere disattesa.

A tale disposizione doveva essere collegata anche un'altra che prevedeva come, sempre per esigenze di servizio, il periodo di tirocinio dei magistrati potesse essere ridotto della metà. Si sarebbero potute attribuire, così, funzioni molto delicate a magistrati di prima nomina, che non solo erano senza esperienze di ufficio, ma non avevano nemmeno completato l'intero periodo di tirocinio.

Per una migliore tutela delle garanzie dei cittadini, la Commissione ha optato per una soluzione "radicale", evitando che, per esigenze d'ufficio, si potessero attribuire le funzioni sopracitate ai magistrati di prima nomina e prevedendo l'obbligo, per tutti i magistrati vincitori del concorso, di completare il periodo di tirocinio.

Ciò comporterà sicuramente problemi di copertura dei posti vacanti, non potendosi disporre immediatamente dei vincitori di concorso per molte sedi scoperte. Si è, però, ritenuto essenziale voltare pagina, per le ragioni sopra esposte, decidendo di utilizzare sempre e comunque magistrati che abbiano già maturato esperienze collegiali dopo un accurato tirocinio.

A decorrere dalla prima nomina, tutti i magistrati sono sottoposti a valutazione di professionalità ogni quadriennio. Devono quindi superare con esito positivo tale valutazione, affidata in primis ai consigli giudiziari che raccolgono dati e segnalazioni anche dai consigli dell'ordine. Le segnalazioni dei consigli dell'ordine, poi, non verranno più filtrate attraverso il rapporto dei capi degli uffici, ma verranno consacrate in un rapporto autonomo inoltrato ai consigli giudiziari e al CSM.

Il giudizio finale, positivo, non positivo o negativo, toccherà esprimerlo al CSM. Il giudizio positivo consente la progressione nella carriera, mentre il doppio giudizio negativo o il permanere di carenze dopo un giudizio non positivo, comporta la dispensa dal servizio.

Poiché i magistrati devono raggiungere un grado di sufficienza in tutti, indistintamente, i numerosissimi parametri di professionalità, è sorta nella Commissione la preoccupazione che, per non dare troppi giudizi non positivi o negativi, il CSM possa tornare al passato e assegnare a tutti il rituale giudizio positivo per la progressione in carriera o per l'accesso alle delicate funzioni direttive o semidirettive. Credo che questo sistema di valutazione sia, in teoria, il più rispondente alla necessità di avere magistrati preparati e laboriosi, ma bisognerà valutarne l'efficacia all'atto della sua entrata a regime e, come potere legislativo, decidere se, eventualmente e successivamente, mantenerlo in vita o modificarlo.

I consigli giudiziari, i consigli dell'ordine e il CSM sono chiamati a confrontarsi con un compito arduo, perché se il sistema di valutazione, che rappresenta il cuore della riforma, dovesse fallire, si dovrebbe rimettere in discussione tutto l'ordinamento giudiziario delineato dal disegno di legge che stiamo esaminando.

Il conferimento delle funzioni superiori, cioè il passaggio ad una fascia superiore, avviene a domanda degli interessati mediante una procedura concorsuale per soli titoli, alla quale possono partecipare tutti i magistrati che abbiano già conseguito la valutazione anteriore richiesta.

Nei confronti dei magistrati che svolgono funzioni direttive apicali, direttive superiori, direttive e semidirettive di merito e di legittimità, il controllo di professionalità verte anche sulla gestione dell'ufficio cui sono preposti, con particolare riguardo all'efficienza, all'efficacia e ai risultati dell'attività svolta.

Dette funzioni direttive e semidirettive hanno - come già detto - natura temporanea e sono conferite per un periodo di quattro anni, rinnovabile per una sola volta a seguito di valutazione positiva da parte del CSM.

Per il conferimento delle funzioni di legittimità è istituita un'apposita commissione nominata dal CSM e composta da cinque membri, tre dei quali magistrati che esercitano o hanno esercitato funzioni di legittimità, un professore universitario ordinario designato dal Consiglio universitario nazionale ed un avvocato abilitato al patrocinio innanzi alle magistrature superiori, designato dal Consiglio nazionale forense.

Per il conferimento delle funzioni di legittimità, inoltre, limitatamente al dieci per cento dei posti vacanti, è prevista una procedura valutativa riservata ai magistrati che hanno conseguito la seconda o la terza valutazione di professionalità, in possesso dei titoli professionali e scientifici adeguati. Si è voluto, così, dare la possibilità a magistrati che, sebbene più giovani, hanno però qualità professionali e scientifiche tali da poter accedere alle funzioni di legittimità senza attendere la quarta valutazione.

È stato poi affrontato il difficile capitolo del passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa, sul quale il confronto tra la maggioranza e l'opposizione si è rivelato abbastanza aspro, provenendo quest'ultima dalla proposta di un sistema incentrato sulla separazione delle carriere (altro che inciucio).

Si è optato per una soluzione che rendesse rigida la separazione delle funzioni (così come specificato nello stesso programma elettorale dell'Unione), modificando la proposta iniziale del Governo che non consentiva il passaggio di funzione all'interno dello stesso distretto ai soli magistrati che non svolgessero funzioni direttive o semidirettive, cioè ai soli giudici o sostituti procuratori: i «peones» dovevano cambiare distretto, mentre per i direttivi, i detentori di un potere più incisivo, era previsto il solo passaggio di funzione con trasferimento in un diverso circondario dello stesso distretto. Tale eccezione è stata ritenuta illogica dato che, come ho detto, proprio per coloro che esercitano funzioni direttive o semidirettive il passaggio ad altro distretto è ritenuto più necessitato di quanto non lo fosse quello previsto per i semplici giudici o pubblici ministeri.

Nel caso di Regioni con più distretti (e qui richiamerei la vostra attenzione), il passaggio di funzioni implicherà anche il cambiamento di Regione e ciò perché il semplice spostarsi in un distretto distante pochi chilometri e all'interno della stessa Regione, renderebbe poco percettibile all'esterno il distacco dalla funzione precedentemente esercitata. Ma ciò anche per un principio di pari trattamento dei magistrati. Bisogna, infatti, tener presente (e anche molti membri del Governo lo dimenticano in questi giorni) che su venti Regioni solo cinque hanno più di un distretto: mentre per le altre quindici Regioni il mutamento di funzioni avrebbe implicato sempre il cambio di Regione, ciò non sarebbe avvenuto per i soli magistrati di Lombardia, Sicilia, Campania, Puglia e Calabria.

La norma, ovviamente, non si applica alle funzioni di legittimità, essendoci una sola Corte di cassazione, ma anche i vertici di detta Corte, in caso di mutamento di funzioni, devono superare il giudizio di idoneità per la funzione richiesta e partecipare a un corso di qualificazione professionale; e potrebbe anche darsi che proprio questo giudizio di idoneità farebbe scoprire, per esempio, che un procuratore generale della Cassazione non è idoneo a svolgere le funzioni di primo presidente, e viceversa.

L'articolo 3 (che modifica il decreto legislativo, n. 26 del 2006, riguarda l'istituzione della scuola della magistratura, deputata principalmente alla formazione e all'aggiornamento dei magistrati ordinari. La scuola è retta da un presidente, da un comitato direttivo e da un segretario generale. Il comitato direttivo è composto da dodici membri, sette dei quali magistrati, tre docenti universitari e due avvocati. Il CSM nomina sei magistrati e un docente universitario, cioè sette membri su dodici, mentre il Ministro della giustizia nomina un magistrato, due docenti universitari e due avvocati.

Il tirocinio dei magistrati ha una durata di diciotto mesi e si articola in sessioni, una delle quali di sei mesi, anche non consecutivi, presso la scuola, e una di dodici mesi, anche non consecutivi, presso gli uffici giudiziari. Come si è già detto, non è stata accolta la proposta del Governo di poter dimezzare il tirocinio per esigenze di ufficio. Si è, infatti, ritenuta ineludibile la necessità di potersi avvalere di magistrati di prima nomina professionalmente preparati.

Tra le molteplici funzioni della scuola, oltre alla formazione e all'aggiornamento dei magistrati ordinari, ci sono quelle di formazione iniziale e permanente della magistratura onoraria, di attività di formazione decentrata, nonché, su richiesta della competente autorità di Governo, di organizzazione di seminari di formazione di magistrati stranieri, di attività dirette all'organizzazione e al funzionamento del servizio giustizia in altri Paesi, ed altro ancora.

L'articolo 4 (che modifica il decreto legislativo, n. 25 del 2006) attiene all'istituzione e composizione del consiglio direttivo della Cassazione, nonché alla composizione e al funzionamento dei consigli giudiziari dei vari distretti di Corte d'appello.

L'iniziale riforma dell'ordinamento giudiziario, varata nella precedente legislatura, assegnava notevoli compiti al consiglio direttivo della Cassazione, modellandolo come istituzione dotata di poteri concorrenziali con quelli che la Costituzione assegna al CSM.

In questo consiglio direttivo poi veniva inserito, come membro di diritto, il presidente del consiglio nazionale forense, e tra i componenti, oltre ad otto magistrati, venivano inseriti due professori universitari e due avvocati. Invece, nei consigli giudiziari venivano inseriti, come membri di diritto, i presidenti dei consigli dell'ordine, nonché avvocati e professori di ruolo; tutti in numero variabile a seconda della composizione del consiglio giudiziario, numericamente parametrato sulla quantità dei magistrati assegnati al distretto.

Il disegno di legge oggi in esame escludeva dal consiglio direttivo della Cassazione il presidente del Consiglio nazionale forense e dai consigli giudiziari i presidenti dei consigli dell'ordine, mantenendo la presenza di avvocati e professori universitari i quali, però, come nella riforma del precedente Governo, erano chiamati a decidere solo sulle tabelle e sui giudici di pace, con esclusione di qualsiasi potere di valutazione sulla professionalità dei magistrati.

Il testo licenziato dalla Commissione prevede che il presidente del consiglio nazionale forense faccia parte del consiglio direttivo della Cassazione, mentre mantiene l'esclusione dei presidenti dei consigli dell'ordine dai consigli giudiziari. Non c'è dubbio che su questo punto si è registrato un forte dissenso con l'opposizione, anche se devo insistere nel ricordare come nella riforma del precedente Governo questi presidenti dei consigli dell'ordine non avessero nessun ruolo nel giudizio sulla valutazione dei magistrati.

È noto a tutti come in questi ultimi anni si è avuta una notevole divaricazione tra la magistratura e l'avvocatura, divaricazione accentuatasi con l'entrata in vigore del codice di procedura penale e la costituzionalizzazione dei princìpi del giusto processo.

Il punto più acuto di questo dissenso è una asserita sostanziale mancanza di parità tra accusa e difesa dovuta proprio alla comunanza di carriera tra giudicanti e requirenti. Questa comune condivisione della carriera, segnata anche dalla possibilità di passare da una funzione ad un'altra rimanendo all'interno dello stesso ufficio, avrebbe una sua ricaduta sulla equità del processo e sulla imparzialità della decisione. A ciò andrebbe aggiunta la valutazione di professionalità dei magistrati tutti, operata dal comune CSM all'interno di una sorta di giurisdizione domestica che non garantirebbe, anch'essa, equità di giudizi e andrebbe a scapito della qualità della giurisdizione.

Il precedente Governo prevedeva di sciogliere alcuni di questi nodi con la separazione delle carriere e con un sistema di valutazione, e conseguente progressione in carriera, incentrata su concorsi per esami.

Credo, personalmente, che tali problemi esistano, e non v'è dubbio che l'attuale maggioranza ha cercato di affrontarne alcuni scegliendo, però, soluzioni diverse da quelle delineate nella riforma che si vuole modificare.

La rigida distinzione delle funzioni, così come proposta con il presente disegno di legge, credo che risolva radicalmente uno dei problemi cui si faceva cenno. Non vedremo più, infatti, requirenti che passano alla giudicante, e viceversa, rimanendo all'interno anche della stessa sede giudiziaria.

Per quanto attiene alla valutazione dei magistrati, il disegno di legge in esame prevede un ruolo specifico del consiglio dell'ordine degli avvocati che, come ho già detto, sarà legittimato ad inviare le sue osservazioni, positive o negative che siano, al consiglio giudiziario e al CSM. Se guardiamo alla sostanza più che alla forma, possiamo dire di aver fatto un primo passo per il coinvolgimento dell'avvocatura nella gestione del sistema giudiziario. Certo, molto ancora resta da fare per superare il solco che oggi divide giudici e avvocati, ma se non si superano posizioni pregiudiziali ogni sforzo in questa direzione risulterà vano.

I problemi della giustizia non si risolvono con la modifica dell'ordinamento giudiziario, si dice: non è così. Un buon ordinamento può anche risolvere alcuni problemi della giustizia. Per esempio, vorrei alludere al problema della laboriosità. Ci sono giudici, in Italia, che lavorano dal primo all'ultimo giorno dell'anno, che scrivono sentenze anche d'estate, che non prendono ferie, e ci sono invece giudici che parametrano la loro permanenza in ufficio secondo i loro ritmi biologici. Ci sono giudici che vanno in ufficio a mezzogiorno e se ne vanno alle quindici, stabilendo un orario idoneo a non incontrare nessuno, e ci sono giudici che entrano la mattina presto ed escono la sera tardi. Ebbene, io credo che questo ordinamento, questo sistema di valutazione, se funzionerà, potrà risolvere alcuni di questi problemi e sarà un bene non tanto per i magistrati né per gli avvocati quanto per tutti i cittadini nel nome dei quali la giustizia viene amministrata. (Applausi dai Gruppi RC-SE, SDSE e Ulivo e dei senatori Biondi e Caruso. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Comunico che sono state avanzate alla Presidenza alcune richieste di intervento, per illustrare questioni pregiudiziali.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, questa materia, riguardando la magistratura, è evidentemente borderline: quando si legifera in materia di funzionamento della magistratura si agisce sempre sul confine tra costituzionalità e incostituzionalità, è in re ipsa, è una situazione inevitabile.

Ben lo sappiamo noi, quando, nella passata legislatura, ci siamo cimentati su questo terreno costituzionalmente difficile e siamo incorsi anche nel rinvio alle Camere da parte del presidente Ciampi del testo approvato dal Parlamento. Non fu una sorpresa, signor Presidente, onorevoli colleghi, perché sapevamo fin dall'inizio che il presidente Ciampi avrebbe rinviato comunque alle Camere quel testo perché non condivideva che il Parlamento dovesse legiferare su tale materia. Parole pesanti le mie, lo riconosco, però suffragate e chiarite dalle vicende dell'attuale legislatura in cui il presidente Ciampi, in maniera direi quasi militare, ha sostenuto la sinistra, dimostrando da quale parte il suo cuore, la sua anima ed evidentemente anche la sua ragione battessero.

Non intendo parlare del merito della questione, ma soffermarmi - così come abbiamo fatto nella questione pregiudiziale - sulla parte meramente legata alle coperture finanziarie, di natura costituzionale ricadendo sotto il comma quarto dell'articolo 81 della Costituzione.

C'è un fatto sul quale vorrei che soprattutto i colleghi della Casa delle Libertà riflettessero. Signor Presidente, la Costituzione è sempre quella costruita e approvata tanti anni fa, contiene le regole del gioco che quindi dovrebbero valere per tutti i Governi, indipendentemente dal loro colore. Su questa materia invece si è verificato un fatto curioso. Mi riferisco alla questione dei magistrati in soprannumero.

Il disegno di legge in esame presenta una novità, peraltro condivisa già nella passata legislatura e rimasta concettualmente identica anche in questa, legata alla temporaneità degli incarichi direttivi. Si poneva infatti il problema di stabilire il futuro professionale di quei magistrati che, una volta esaurito il tempo dell'incarico direttivo, devono tornare ad altri ruoli. È chiaro che non si poteva assumere una posizione punitiva nei confronti di magistrati che hanno svolto un ruolo esimio di natura apicale, quindi logica avrebbe voluto che tornassero nei loro uffici, invece di punirli mandandoli in altri uffici, magari lontani dalla loro sede, dalla loro famiglia, dalla loro abituale dimora (e, secondo me, ci potrebbe anche essere qualche fumus di incostituzionalità perché ricordo che il magistrato è inamovibile). Logica voleva che quei magistrati restassero nell'ufficio in cui avevano svolto l'incarico direttivo.

Il problema per il quale, se le tabelle fossero state completate, non c'era spazio, era stato risolto dicendo: teniamo questi magistrati negli uffici anche in soprannumero. Ma tale norma è stata giudicata priva di copertura sia della Commissione bilancio, presieduta dall'allora presidente Azzollini, sia attraverso una moral suasion esercitata per le vie brevi da parte della Presidenza della Repubblica. Non è stato possibile quindi approvare quella norma. Ebbene, magicamente, la stessa norma che la scorsa legislatura non era possibile oggi passa, identica a come l'avevamo prevista noi. Noi abbiamo dovuto cassarla; oggi, invece, passa. Desidero richiamare l'attenzione - ripeto - di questa distrattissima Aula su un tema che a me sembra cruciale: per la Presidenza della Repubblica quando vi è al Governo la Casa delle Libertà certe cose non si possono fare; le stesse cose, invece, quando c'è al Governo la sinistra si possono fare.

Mi sembra di non riuscire a risvegliare l'attenzione dei colleghi su questo punto che a me sembra fondamentale e pertanto termino qui il mio intervento senza speranza che la pregiudiziale venga approvata. (Applausi dai Gruppi LNP e FI e del senatore Paravia).

PRESIDENTE. Comunico all'Aula che il senatore Palma ha rinunciato ad intervenire.

PASTORE (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PASTORE (FI). Signor Presidente, signor Ministro della giustizia, onorevoli colleghi, intervengo per illustrare una questione pregiudiziale.

Il presidente Castelli ha richiamato una norma della Costituzione piuttosto antica, vale a dire l'articolo 81, che non ha subito modifiche. Io richiamo invece l'articolo 111 della Costituzione che, invece, ha subito una radicale modificazione con la novella introdotta nel 1999.

L'articolo 111 - lo ricordo ai colleghi che non erano presenti in quest'Aula, ma anche a quelli del centro-destra e del centro-sinistra che lo erano e che hanno votato quella riforma costituzionale, estremamente importante per il nostro sistema delle garanzie - non riguarda un aspetto modesto e limitato del pianeta giustizia, ma tocca il cuore stesso del sistema, introducendo nel nostro ordinamento costituzionale i princìpi del cosiddetto giusto processo.

Ricordo altresì ai colleghi che per decisioni plurime assunte dalla Corte costituzionale prima della citata modifica del 1999 si riteneva che, nonostante le modifiche introdotte e il nuovo codice di procedura penale che sostituiva il sistema inquisitorio con il sistema accusatorio, restasse incardinato nel pubblico ministero quel ruolo di magistrato super partes che, invece, è tipico e proprio del giudice, ed era stata cassata tutta una serie di disposizioni in materia di formazione della prova.

Ricordo anche una norma introdotta in materia di prove acquisite attraverso l'utilizzazione dei pentiti che venne dichiarata incostituzionale dalla Corte. Questa norma ordinaria fu approvata a grande maggioranza e poi costrinse, in qualche modo, i sostenitori del nuovo modello a formulare il testo dell'articolo 111 della Costituzione. Tale articolo, per ciò che ci riguarda in questa sede, afferma che nel processo vi sono delle parti scritte con gli stessi caratteri ortografici. Non vi è una parte scritta tutta in maiuscolo e una parte scritta tutta in minuscolo. Vi sono l'accusa e la difesa, che sono messe sullo stesso piano; l'accusa e la difesa che esercitano gli stessi diritti e che concorrono entrambe a formare la prova di fronte a un giudice terzo ed imparziale.

Il pubblico ministero non è giudice, non può essere giudice e non può essere confuso con il giudice. Di qui la necessità che porta, proprio in ossequio e in attuazione all'articolo 111 della Costituzione, a separare decisamente non solo le funzioni, ma anche le carriere tra inquirenti e giudicanti. Sono due soggetti diversi per formazione, per esperienza e per mentalità. Laddove poi si passi da una funzione all'altra, c'è una difficile compatibilità dei ruoli.

Con la riforma Castelli si è tentato di realizzare tale separazione, senza incidere però in maniera netta sulla partenza iniziale di queste due figure. Si parla di separazione delle funzioni. Prima di passare da una all'altra occorre però un periodo di ampia decantazione, in modo che ci sia l'impossibilità o l'estrema difficoltà che una possa influenzare quella assunta successivamente, fino ad arrivare ad una totale incompatibilità.

Io ritengo, l'ho sempre detto e sostenuto, che la riforma Castelli sia benvenuta - dovrebbe anzi già essere attuata - ma anche che, rispetto all'articolo 111, sia estremamente moderata. Non interviene con l'accetta ma con il fioretto, o meglio con il bisturi, per non colpire un modello di magistratura unitaria che oggi comunque, in base all'articolo 111, non dovrebbe più esistere se non attraverso le norme in materia disciplinare e di carriera, cioè attraverso le disposizioni sul Consiglio superiore della magistratura. Questo non significa che il pubblico ministero debba essere sottoposto all'autorità politica, ma che può essere un magistrato diverso rispetto al magistrato che fa il giudice. È chiara la distinzione scolpita nell'articolo 111. Purtroppo, però, con la riforma portata avanti dal centro-sinistra in quest'Aula, questo magistrato riacquista un'omogeneità e un'unicità che dovrebbero essere radicalmente stroncate e decisamente tagliate.

Proprio perché la riforma proposta rappresenta un passo indietro rispetto alla riforma Castelli, ritengo che ci siano tutti gli elementi per sostenere l'incostituzionalità, naturalmente con riferimento all'articolo 111, del disegno di legge all'esame del Senato.

Voglio solo aggiungere un dato politico e un appello ai colleghi senatori. Ricordo che dal 1996 al 2001 vi è stato un Governo di centro-sinistra, pur con maggioranze variabili. Ma quel Governo e, soprattutto, quella maggioranza hanno avuto il coraggio e la dignità di intervenire in maniera forte e significativa sul sistema della giustizia, proprio con l'approvazione dell'articolo 111 della Costituzione, che non è stato scritto sotto dettatura dell'Associazione nazionale magistrati o di quei magistrati che siedono nel Consiglio superiore della magistratura. Vi chiedo di riacquistare questa dignità e di riacquistare la vostra autonomia. Evitiamo che si verifichi quello che non si è verificato nella XIII legislatura, che invece consentì di apportare questa profonda modifica nel nostro tessuto costituzionale.

Speriamo che la riforma che comunque verrà definita da quest'Aula vada nella direzione voluta dal legislatore costituzionale. (Applausi dal Gruppo FI).

CENTARO (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CENTARO (FI). Signor Presidente, intervengo per illustrare una questione pregiudiziale di costituzionalità con riferimento all'articolo 105 della Costituzione, che disciplina e prevede i compiti del Consiglio superiore della magistratura. Ancorché vi sia un riferimento alle norme dell'ordinamento giudiziario, e quindi al disegno di legge che noi oggi stiamo esaminando, secondo tale articolo "spettano al Consiglio superiore della magistratura (...) le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati».

Desidero soffermare la mia attenzione sul termine "promozioni". Il termine "promozione" si riferisce ad un passaggio di grado, o di qualifica da un livello inferiore ad un livello superiore. Diversamente, infatti, non si tratterebbe di promozione, ma di attribuzione di funzioni o di qualifica analoga. Il termine "promozione" si riferisce ad un avanzamento nella qualifica, nel grado, nella carriera e anche ad una progressione economica che, però, attiene al mutamento di qualifica e di grado.

Nell'attuale sistema, che diverge sostanzialmente dal precedente previsto dalla riforma Castelli, la progressione in carriera e l'attribuzione delle funzioni avvengono attraverso una valutazione. Nella sostanza, vi è un sistema binario in virtù del quale vi è una progressione in carriera che passa attraverso una valutazione e quindi una sorta di pagella. Non parliamo di promozione, perché la promozione non può che avvenire attraverso un concorso, per titoli o per titoli ed esami, che risponde maggiormente alla logica della possibilità di esaminare l'interessato per poi promuoverlo. In questo caso abbiamo semplicemente una valutazione, una sorta di pagella, che viene attribuita al magistrato ai fini della progressione economica e anche della progressione in carriera.

Badiamo bene. Nella legge sull'ordinamento giudiziario vi sono chiari riferimenti ai livelli (alla prima, alla seconda, alla terza e alla quarta fascia) anche ai fini dell'attribuzione delle funzioni: funzioni di legittimità, funzioni di appello e anche funzioni direttive, secondo una graduazione che viene ad essere elencata con riferimento a quelle funzioni.

Logica vorrebbe, allora, che la promozione derivasse da un'attività vera, concorsuale, così come si era previsto nella riforma Castelli, e non da una semplice valutazione. La semplice valutazione non ci riporta certamente al dettato costituzionale, in quanto introduce nell'ordinamento una sorta di corsia privilegiata e di accelerazione nell'iter, che non corrisponde - ripeto - al dettato costituzionale. I termini giuridici hanno un significato netto e preciso, non possono essere interpretati o piegati ad una diversa concezione della progressione in carriera dei magistrati e della loro valutazione.

Mentre una previsione che disciplina le promozioni attraverso concorsi per titoli ed esami risponde, attraverso la possibilità di vagliare la capacità del magistrato, alla possibilità di aumentarne la qualifica, di promuoverlo a nuova qualifica, diversa da quella precedente, con la conseguente progressione economica, nell'ottica del disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario oggi all'esame del Parlamento non ci ritroviamo, perché vi è soltanto una sorta di pagella, di valutazione, a fronte della quale vengono conferite funzioni che corrispondono a quella fascia di valutazione. È chiaro, dunque, che vi è stato un netto aggiramento della norma costituzionale; vi è stata un'agevolazione di carriera che - per carità - può essere anche condivisibile, ma che contrasta con la normativa costituzionale oggi vigente, che prevede quel tipo di valutazione.

Aggiungo che probabilmente la valutazione complessiva fatta attraverso una serie di step rappresentati da concorsi per titoli ed esami sarebbe in grado di valutare meglio i magistrati, di qualificarli, di far sì che ad arrivare ai più alti gradi, sia nelle funzioni direttive, sia nelle funzioni di legittimità, ma anche di merito, ci siano magistrati che siano stati valutati non attraverso il mero esame dei titoli o attraverso una pagella che finirà per essere conforme e omogenea per tutti.

Oggi nei fascicoli dei magistrati abbondano i superlativi assoluti; quando vi è un superlativo relativo probabilmente c'è qualcosa che non funziona e allora si comincia a scavare e chiarire; se proprio si fanno cose incredibili, allora c'è la negatività. Il timore è che aggirando la norma costituzionale si reintroduca un sistema che si basi su una serie di pagelle standard che favoriranno, ancora una volta, una progressione automatica della carriera, il raggiungimento delle funzioni di appello, di legittimità, ma anche il conseguimento delle funzioni direttive, senza una vera procedura concorsuale, senza la capacità di vagliare concretamente ciò che il magistrato è, ciò che riesce ad essere e quindi la sua caratura professionale. (Applausi dal Gruppo FI).

*BRUTTI Massimo (Ulivo). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BRUTTI Massimo (Ulivo). Signor Presidente, come già altre volte, ravviso una tendenza a banalizzare il dibattito sulla costituzionalità di provvedimenti sottoposti all'Aula. Dico banalizzare, perché il contrasto sul merito di queste norme (ma avviene anche in altri casi) si trasforma, prima ancora della discussione generale, in un dibattito sulla costituzionalità delle stesse norme.

Le posizioni che si sono confrontate già nell'ambito della Commissione giustizia e che sono posizioni nettamente divergenti (da un lato, l'orientamento della maggioranza di centro-sinistra, dall'altro l'orientamento dell'opposizione di centro-destra) sarebbe utile che si confrontassero come già è avvenuto in Commissione, nella analisi e nella valutazione di merito di ciascuna delle norme che dobbiamo considerare. Invece, le questioni di costituzionalità vengono poste con una serie di forzature interpretative, per avere subito un voto, prima ancora che si entri nel merito della legge.

Noi respingiamo le tre questioni pregiudiziali che sono state poste, il Gruppo dell'Ulivo dichiara che voterà contro. La prima, posta dal senatore Castelli, ci sembra davvero priva di fondamento, poiché sono inconsistenti i richiami ad una mancanza di copertura finanziaria della legge che abbiamo innanzi a noi.

La seconda questione pregiudiziale è quella posta dal collega Pastore. Egli fa riferimento all'articolo 111 della Costituzione e rievoca anche le circostanze, le ragioni storiche per le quali in una passata legislatura, esattamente nella legislatura dei Governi di centro-sinistra, che va dal 1996 al 2001, per iniziativa delle forze di maggioranza e con il concorso dell'opposizione di centro-destra di allora, si ampliò e si rese più adeguata alla concezione nuova già espressa nel codice di procedura penale del 1989, la norma costituzionale relativa alle garanzie del processo penale.

Il principio del giusto processo, al quale ha fatto riferimento il collega Pastore, si risolve in sostanza nell'affermazione di un ruolo fondamentale del dibattimento (le prove si formano nel dibattimento) e dei princìpi di oralità e di centralità del contraddittorio, attorno ai quali tutta la disciplina del dibattimento deve ruotare. L'articolo 111 della Costituzione inoltre fissa il principio dei tempi ragionevoli del processo, che dovrebbe essere, più di quanto non sia stato finora, fonte di ispirazione dell'attività legislativa in materia processuale e di organizzazione della giustizia.

Certamente - vorrei dire al collega Pastore - l'articolo 111 della Costituzione non impone alcunché in materia di ordinamento giudiziario. Del resto, le norme della Costituzione prevedono garanzie di indipendenza per il pubblico ministero pari e convergenti con le garanzie di indipendenza previste per la magistratura giudicante.

Lo stesso principio fondamentale per cui i giudici sono soggetti soltanto alla legge, enunciato nell'articolo 101, comma secondo, della Costituzione, a chi voglia ripercorrere i lavori dell'Assemblea Costituente apparirà come la trascrizione e la modificazione formale di una norma che originariamente suonava: «I magistrati sono soggetti soltanto alla legge».

Dunque, nessuna norma della Costituzione impone una differenziazione né una separazione delle carriere né una diversità rispetto alle garanzie di indipendenza per la magistratura giudicante e per il pubblico ministero.

Nelle norme che stiamo per discutere si introduce una più netta distinzione delle funzioni: da un lato, la funzione requirente, dall'altro, quella giudicante. Nell'ambito della Costituzione però non è possibile andare al di là della distinzione delle funzioni e noi riteniamo che questa distinzione debba essere regolata in maniera equilibrata, in modo tale da non scoraggiare il passaggio, del quale vi è bisogno in un'ottica garantista, dall'una all'altra funzione. Personalmente avrei paura e preoccupazione di fronte ad un ordinamento che impone ad un magistrato di svolgere le funzioni requirenti per 30-35 anni di seguito. È evidente che quel magistrato svolgerà un'attività, maturerà delle abitudini, cristallizzerà la propria professionalità, in modo tale da assomigliare gradualmente sempre di più ad uno sceriffo e sempre di meno ad un giudice.

Queste sono le ragioni di merito che ci hanno indotto e ci inducono ad una scelta equilibrata in materia di separazione delle funzioni. Di questa scelta bisognerà discutere quando si affronteranno le questioni di merito, di contenuto delle norme che abbiamo di fronte. È inconsistente ed improponibile, infatti, una questione di costituzionalità che faccia riferimento ad una norma, l'articolo 111 della Costituzione, che nulla ha a che fare con l'organizzazione della magistratura né con l'ordinamento giudiziario.

La terza questione di costituzionalità è quella posta dal collega Centaro, con riferimento all'articolo 105 della Costituzione, che disciplina l'organo di governo autonomo della magistratura.. L'articolo 105 dice che spettano al CSM, secondo le norme dell'ordinamento giudiziario - vedete qual è il rilievo costituzionale della legge che ci accingiamo a discutere e ad approvare - le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni ed i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati. Allora, dice il collega Centaro: promozione significa un passaggio verso l'alto; promozione significa concorso.

Ebbene, sommessamente, vorrei contestare questa interpretazione poiché, se è vero che il concetto di promozione evoca il passaggio da un grado all'altro, è anche vero che, sulla base dell'articolo 107, comma terzo, della Costituzione, non è riferibile all'ordinamento della magistratura nessun modello, nessun criterio di natura gerarchica.

È ben possibile che la promozione sia il risultato, in quanto passaggio da un grado all'altro, di una valutazione, nei termini in cui le valutazioni sono state regolate - con rigore, io credo - da questo disegno di legge. Le valutazioni sono alla base del controllo sulla professionalità dei magistrati; controllo rimesso al circuito di governo autonomo della magistratura. Infatti, è questo il punto ed è questa la differenza rispetto alla legge Castelli, che menomava i poteri dell'organo di governo autonomo della magistratura, mentre questo disegno di legge li rispetta e rispetta la Costituzione. Quindi, le questioni di costituzionalità sono assai poco fondate con riferimento a queste norme. Si può avere dunque promozione sulla base della valutazione. E non sta scritto da nessuna parte che ci debba essere il ripescaggio di questa figura arcaica, di questa specie di fossile dell'ordinamento giudiziario italiano, che erano i concorsi per titoli ed esami.

Dunque, nessuna ragione di incostituzionalità, cari colleghi. Noi votiamo serenamente contro le questioni poste dai colleghi del centro-destra. (Applausi dal Gruppo Ulivo e del senatore Sodano).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.

Per comodità di computo dei voti, procediamo alla votazione mediante procedimento elettronico.

Metto ai voti, con procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la questione pregiudiziale avanzata, con diverse motivazioni, dai senatori Castelli (QP1), Pastore e Centaro.

Dichiaro aperta la votazione. (Alcuni senatori dell'opposizione segnalano la presenza di luci accese sui banchi della maggioranza cui non corrisponderebbe la presenza di senatori). Colleghi, i senatori segretari mi stanno segnalando i casi dubbi. Per favore, fate silenzio! (Su segnalazione dei senatori segretari Malan e Battaglia il Presidente procede alla verifica delle luci accese dubbie).

Non è approvata.

Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore D'Onofrio. Ne ha facoltà.

D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, stiamo per votare un provvedimento, ovviamente di enorme rilevanza, con profonda delusione, purtroppo, da parte dell'UDC. Ero tra quelli che avevano sperato che il fatto che un ex democristiano come Mastella fosse ministro della giustizia servisse a trovare un punto di equilibrio definitivo al problema drammatico che si è aperto dal 1992-1993 dello scontro tra magistratura e potere politico. Così non è.

Le ragioni del dissenso sono tutte politiche; il collega Di Lello Finuoli vi ha indicato molte questioni tecniche, io mi soffermerò soltanto sulle poche questioni politiche essenziali. (Brusìo).

 

PRESIDENTE. Parlerà dopo delle questioni essenziali, lo dico per lei, vediamo se prima riusciamo ad avere...

 

D'ONOFRIO (UDC). Non succede nulla Presidente, non ho alcuna remora.

Dicevo che le questioni essenziali, a nostro giudizio, erano due, in primo luogo consentire al potere legislativo, potere fondamentale dello Stato, di intervenire sull'ordinamento giudiziario per ottenere due obiettivi fondamentali: un nuovo e dignitoso equilibrio tra magistratura e avvocatura e una seria - se non separazione di carriere, perché capisco che la maggioranza è contraria - separazione di funzioni. Non c'è né l'una, né l'altra.

Nel corso dell'illustrazione della questione pregiudiziale il collega Castelli ha molto insistito su un'altra questione de futuro, che metto in evidenza subito perché riguarda il futuro del nostro Paese. Con le leggi che hanno consentito fino ad ora l'avanzamento per anzianità nella carriera giurisdizionale vi era una dipendenza larvata dei magistrati dalle diverse organizzazioni politicizzate della magistratura solo qualora aspirassero a funzioni direttive.

Con la cosiddetta riforma che viene presentata, tutti i magistrati dipenderanno dal Consiglio superiore della magistratura e quindi soltanto dalle correnti politicizzate dei magistrati, con conseguente perdita radicale dell'indipendenza del singolo giudice, non della magistratura come organo sovrano. Il singolo magistrato, per poter progredire in carriera, dovrà passare attraverso un giudizio di professionalità, che ritengo giusto, da parte del Consiglio superiore della magistratura, il quale, nonostante i tentativi in Comitato ristretto, rimane arbitro totale della funzione del singolo magistrato. Quindi, vi è, con questa riforma, in prospettiva, una drammatica perdita di potere e di indipendenza del singolo magistrato. Tale questione è molto delicata, signor Presidente, perché riguarda la funzione costituzionale minima dell'indipendenza non della magistratura come ordine, ma del singolo magistrato.

Quanto ai rapporti tra magistratura e avvocati, basti ricordare lo scontro che nel Comitato ristretto e poi in 2a Commissione si è rivelato in riferimento a due questioni apparentemente formali, ma sostanziali. I Consigli giudiziari, che diventano molto determinanti per l'avanzamento di carriera dei magistrati sono composti da magistrati mentre noi avremmo voluto che fossero composti anche dal presidente ex officio dell'Ordine degli avvocati competente, stabilendo un principio istituzionale di eguaglianza tra magistratura e avvocati. Così non si è voluto e il Governo ha insistito in modo durissimo perché non si realizzasse tale principio di eguaglianza. Noi lamentiamo il fatto che l'intera categoria degli avvocati, tutti gli avvocati che svolgono una funzione costituzionalmente rilevante, venga mantenuta in una condizione di subordinazione psicologica, politica e ideologica nei confronti della magistratura. Dunque, da questo punto di vista, l'obiettivo della parificazione delle funzioni tra giurisdizione e avvocatura non si è realizzato perché vi è stata una resistenza durissima della componente magistratuale anche nella Commissione giustizia del Senato contro ogni ipotesi almeno di apertura al principio di eguaglianza, secondo principio di costituzionalità.

Quanto alla separazione delle funzioni, abbiamo capito che non aveva senso insistere sulla separazione delle carriere. Sappiamo che in una parte della maggioranza vi è l'idea che esista una funzione giurisdizionale unica che si articola in due funzioni, lo capiamo, ma queste due funzioni devono restare confuse come oggi o dovrebbero essere distinte, come noi chiediamo e come ufficialmente anche la maggioranza chiede? Oggi viviamo in una situazione di confusione delle funzioni. Il magistrato saltella dalla funzione inquirente alla giudicante come gli pare, di fatto nella stessa corte d'appello o, nelle Regioni che hanno più di una corte, si sposta nella corte d'appello vicina. Quindi, di fatto, il magistrato svolge l'una e l'altra funzione: giudica dopo avere inquisito o inquisisce dopo avere giudicato, nella più totale confusione delle funzioni che è punto di scontro con il potere politico. Nel 1993 questa è la stata la ragione per la quale azioni iniziate penalmente sono state giudicate di fatto nel contesto della confusione delle funzioni, ed è il motivo per il quale l'UDC rimane deluso del risultato conseguito in Commissione.

Mi auguro che i due emendamenti che presento al testo della Commissione trovino una diversa sensibilità da parte del Governo e della maggioranza, anche se non mi faccio illusioni. Abbiamo lavorato in Commissione giustizia su questi due punti. Non vi è stato modo di intendere la questione. Lo dico con sentimento molto accorato: siamo radicalmente delusi rispetto ad una ipotesi che avevamo visto con enorme piacere venire avanti, cioè quella della conclusione istituzionale di una vicenda molto antica.

La separazione delle funzioni è puramente fittizia perché si dice, nel testo che viene dalla Commissione, che si può cambiare funzione, da commissione giudicante ad inquirente e viceversa non più di quattro volte nella carriera. Occorre capire, però, che normalmente oggi i giudici cambiano funzioni una o due volte, per ragione di comodità di sede. Sono questioni che la gente dovrebbe capire: il giudice vuole avvicinarsi alla sede dalla quale proviene come residenza, un po' come i professori che vorrebbero lavorare nella sede più vicina a dove risiedono. Una o due volte, invece, il giudice sceglie la funzione per motivi ideologici. Quindi la possibilità di cambiare funzione quattro volte è il doppio di ciò che già oggi accade.

Noi abbiamo proposto che sia possibile fare il cambio di funzione una sola volta per ragioni radicali. Diamo per scontato, accettiamo obtorto collo che si faccia un concorso unico iniziale, accettiamo che la magistratura passi dalla possibilità che oggi il neo laureato in giurisprudenza possa diventare magistrato ad un ordine nel quale si accede dopo aver svolto per almeno due anni un'altra attività, queste sono considerazioni positive. Capiamo che vi è stata una resistenza di parte della magistratura che credo abbia dato luogo a quella specie di finzione di sciopero che hanno intrapreso ieri i magistrati. Sappiamo che è una pura finzione, come lo sanno anche il ministro Mastella e il ministro Di Pietro: è un modo per far capire che avrebbero voluto di più.

Perché si lamentano? Perché nel nuovo ordinamento si è previsto che il magistrato che chiede di cambiare funzione deve cambiare Regione. Questo è il massimo sacrificio che si è ottenuto: cioè, rispetto al 100 per cento di potere esercitato, si toglie l'1 per cento; la legge che risulterà dall'esame parlamentare per il 99 per cento è identica a quella attuale: mantiene in futuro il rischio della perdita totale dell'indipendenza del singolo giudice, mantiene l'avvocatura in una condizione di subordinazione culturale, ideologica e politica (noi presenteremo emendamenti da questo punto di vista); la separazione delle funzioni è assolutamente marginale e non ha nulla di caratteristico e di fondamentale.

Si tratta, in sostanza, di un tentativo fallito. Di fronte a questo fallimento il nostro giudizio rimane radicalmente contrario; non daremo luogo ad ostruzionismi perché riteniamo che l'insuccesso si commenti da sé: è un tentativo non riuscito e noi, di fronte a questo fallimento, che denunceremo, voteremo contro. (Applausi dal Gruppo UDC).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valentino. Ne ha facoltà.

VALENTINO (AN). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ricordare al Senato le nobili parole del Presidente della Repubblica che abbiamo ricevuto qualche giorno fa: con grande rigore istituzionale egli ci ha invitato ad essere particolarmente attenti sui temi della giustizia. Segnatamente, ha insistito su questa materia di tanta rilevanza costituzionale perché nei tempi più brevi, al fine di evitare sovrapposizioni, si valutasse il disegno di legge e lo si votasse.

Ciò che per il Capo dello Stato è un momento istituzionalmente apprezzabile per il ministro Di Pietro diventa un inciucio; l'incontro che vi è stato tra l'opposizione e la maggioranza, che, ahimè, non si è concretizzato in termini assolutamente armonici, ma che certamente ha consentito la rivisitazione di molti profili sensibili di questo disegno di legge, viene ritenuto da un Ministro del Governo un inciucio ed egli dice: io non lo voterò. Noi siamo ansiosi di vedere quali saranno le determinazioni del senatore Di Pietro, perché siamo abituati a questi effetti annuncio.

Sentiamo voci dissonanti all'interno della maggioranza, voci sovente in contrapposizione, poi di fronte all'eventualità di assumere decisioni concrete e coerenti si usa quello che voi giuristi, senatore Di Lello, chiamate commodus discessus e la soluzione più comoda e meno compromettente viene assunta. Questo è lo stato delle cose. Devo dire che questa mattina ho anche letto una dichiarazione estremamente critica nei confronti di Di Pietro fatta dall'onorevole D'Ambrosio, il quale ha antiche sintonie e certamente non lo si può ritenere un paladino di una corrente antimagistratura.

Dico ciò per porre in evidenza questo groviglio di situazioni che sono a monte della trattazione di questo disegno di legge. Vi è la politica della maggioranza in conflitto, vi è la ferma posizione dell'avvocatura italiana che insorge e dichiara di volersi astenere dalle udienze perché non condivide nulla di questo disegno di legge; vi è altresì l'atteggiamento dell'Associazione nazionale magistrati, la cui giunta ieri si è dimessa.

Allora, mi chiedo e chiedo all'Aula: da chi è apprezzato questo provvedimento? Per quali ragioni si ritiene di dovere modificare ad ogni costo quanto fatto? Qualcuno sostiene che tale disegno di legge sia "meno peggio" del precedente. Francamente, non mi pare così se queste sono le reazioni e se tale è l'entità delle reazioni.

Devo anche manifestare le mie perplessità rispetto all'atteggiamento del Governo. Quando lei, senatore Mastella, affermò in Commissione giustizia che sarebbe stato osservatore rispettoso delle determinazioni assunte dalla Commissione, nessuno avrebbe mai immaginato l'introduzione di un maxiemendamento sostanzialmente modificativo di tutto quanto realizzato dalla Commissione fino a quel momento. Questo è un altro elemento di anomalia, ma io non mi turbo più di tanto, signor Ministro, perché, in base alle mie affermazioni precedenti, si sono verificate una serie di vicende tutte ugualmente singolari.

Peraltro, le vicende relative alla trattazione di questi temi sono sempre così singolari. Infatti, quando si interviene per modificare assetti di organi sensibili e autorevoli dello Stato è fatale che le vicende debbano procedere in maniera ondivaga e altalenante, in quanto vi è una cultura conservatrice che, al di là delle declamazioni progressiste, non vorrebbe cambiare nulla. Eppure, le cose devono cambiare.

Presidenza del vice presidente ANGIUS(ore 12,15)

 

(Segue VALENTINO). Vedete, signori senatori, noi non possiamo sistematicamente lamentarci di ciò che avviene nel mondo della giustizia. Noi leggiamo, ci stupiamo e talvolta ci indigniamo per quanto accade e per le vicende devastanti che, ormai da troppo tempo, caratterizzano e scandiscono la vita della giustizia in questo Paese. Poi, però, non si vuole cambiare nulla.

Invece, proprio questo stato di cose e, consentitemi, questa sistematica intrusività della giustizia in tutti i segmenti dello Stato imponevano un cambiamento radicale con la creazione di norme presiedenti alla struttura magistratuale in maniera corretta, coerente con le esigenze dei tempi, moderna e nel rispetto anche della norma costituzionale modificata qualche anno fa, cioè di quell'articolo 111 che oggi sembra dimenticato. Invece, così non è stato.

Molti di noi, naturalmente, lamentano il clima che stiamo vivendo e le vicende che attraversano la vita della giustizia. In concreto, però, cosa facciamo? Il Testo legislativo oggi proposto al voto dell'Assemblea non servirà nella maniera più assoluta a modificare questo stato di cose, e non soltanto perché espunge i due momenti fondanti, avvertiti dalla cultura generale come innovatori e utili a una più acconcia e migliore realizzazione del corpo magistratuale, quali la distinzione delle carriere e i criteri particolari della progressione di carriera. La verità è che esso cambia poco e niente nel momento in cui affida ogni valutazione, incidente sulla sostanza dei fatti, al Consiglio superiore della magistratura. Come possiamo dimenticare, tutti noi che ci accostiamo con onestà intellettuale a questa così vasta problematica, le regole sostanziali presiedenti all'attività del Consiglio superiore della magistratura? Ormai, la regola sostanziale è che le esigenze della magistratura associata, e dunque della politica della magistratura, prevalgono sui principi.

Tutto ciò avviene in una commistione profonda, nella quale si colgono valutazioni afferenti alla disciplina e valutazioni afferenti alle progressioni, alla promozione e agli incarichi più significativi. Si tratta. Questo organo, che avrebbe dovuto valutare con rigore assoluto i comportamenti dei magistrati, anzi che secondo la vostra proposta di legge dovrebbe valutare con rigore assoluto i comportamenti dei magistrati, si caratterizza però nella sostanza per queste condotte che tutti noi conosciamo e deprechiamo, ma che non abbiamo il coraggio, poi, di considerare nella giusta dimensione allorquando trattiamo questi temi. Questa è la verità. E bisogna avere il coraggio, almeno in queste Aule, di parlare forte e chiaro. Con questo ordinamento giudiziario non cambia assolutamente nulla. È questa la ragione del nostro atteggiamento di ostilità.

Devo dare atto, per l'amor del cielo, al relatore e al sottosegretario Scotti di avere ascoltato con grande riguardo e grande attenzione le proposte che venivano dall'opposizione. Molte delle nostre proposte sono state accolte, ma erano piccoli momenti tesi a rendere meno complessa e problematica questa normativa che poi, nella sostanza, resta quella che è.

E allora, signori, voi pensate che i magistrati si sentano più impegnati perché sarà realizzato questo provvedimento legislativo, che verrà meno l'arretrato civile in forza di un meccanismo di verifica e di controllo dell'attività che si svolgerà adeguato alle esigenze per consentire un impegno maggiore, perché questa norma imporrà atteggiamenti diversi ai magistrati? No, io non credo proprio.

Rammentate quale era l'entità dell'arretrato nel 1997-98, quando fu creata quella figura di giudice onorario, il GOT, che avrebbe dovuto occuparsi dello stralcio? Furono costituite le cosiddette sezioni stralcio. Allora si parlava di 5 milioni di processi che andavano trattati con il vecchio rito civile e che venivano affidati ad una magistratura onoraria affinché smaltisse quel carico. Ebbene, in tutti questi anni il carico che si è costituito è pari a quello che doveva essere eliminato allora. Quindi, in dieci anni si è già costituito un carico di lentezze di oltre 5 milioni di processi. Sa, signor relatore, che nella mia città le udienze civili, inaudita altera parte, d'ufficio vengono rinviate al 2014?

 

BIONDI (FI). Auguri di lunga vita.

 

VALENTINO (AN). Certamente è un augurio per chi ci sarà. Ma noi ci siamo interrogati su questi problemi? Ci siamo interrogati su queste inquietanti realtà della giustizia nel momento in cui abbiamo contribuito alla stesura di questo testo? Noi abbiamo avanzato delle proposte. Ci siamo posti il problema di come incidere per censurare l'inerzia che - ahimè - sovente era costante? No. Ci siamo preoccupati soltanto di non turbare una autorevole e prestigiosa corporazione, che sta minacciando lo sciopero e che probabilmente lo farà, e dopo avere gustato il piacere sottile della rivincita quando il ministro Mastella, all'indomani della costituzione del Governo, disse che tutto ciò che la magistratura avrebbe proposto sarebbe stato preso nella debita considerazione, adesso si turba perché nel passaggio da una funzione all'altra deve lasciare la Regione e quindi sottoporsi ad una corvée che crea piccoli, medi o grandi problemi (questo non lo riusciamo a comprendere). Questa è la realtà.

Vedete, io avevo avuto fiducia che il clima che si era creato nel Comitato ristretto avrebbe potuto migliorare sensibilmente il disegno di legge che si discuteva. È stata, per così dire, una speranza vana: ho coltivato un'illusione che poi si è trasformata in delusione. Anche su alcuni aspetti che ci trovavano tutto sommato concordi è intervenuta poi la mano del Governo (e le esigenze di responsabilità della maggioranza che si sono dovute uniformare alle proposte del Governo) e quindi la nostra delusione diventa grande.

Per rendersi conto di quale sia la pregnanza del ruolo della magistratura e l'importanza di scrivere regole rigorose basta riflettere su come ormai nella vita di relazione, nella vita politica, nel quotidiano, tutto sia diventato giudiziario: qui non c'è la panpenalizzazione, ma la pangiurisdizionalizzazione. Pensate per un attimo alla vicenda Speciale: il comandante generale della Guardia di finanza un anno fa si duole per gli atteggiamenti del vice ministro Visco, interviene il procuratore della Repubblica di Milano e tutto si cheta, anche Visco si acquieta, la lettera del procuratore della Repubblica di Milano è di per sé solo momento appagante, viene giustificato tutto ciò che era stato fatto fino a quel momento; poi, a distanza di un anno, fuoriescono alcuni verbali, la situazione si impenna un'altra volta ed ecco che i giudici amministrativi dettano le regole del nuovo corso di questa vicenda.

Tutto passa attraverso la giustizia!

Le intercettazioni telefoniche - tema che ora affronteremo nella speranza di trovare una soluzione che turbi meno le coscienze, ma soprattutto che non offenda il diritto come è stato fatto finora - sono diventate ormai uno strumento di lotta politica, perché vengono assunte nel corso del procedimento, quelle utilizzabili per il processo vengono messe nel settore A, quelle che per il processo sono inutili ma che certamente alimentano il gossip, la contrapposizione politica e quant'altro, vengono messe nel settore B e divulgate: ma chi paga per tutto questo? L'ordinamento giudiziario non si doveva fare carico anche di questo? Di questa realtà, di questa quotidianità così inquietante che ha bisogno di essere controllata?

Bisogna tornare alle regole, altrimenti non sappiamo dove andremo a finire.

I Consigli regionali aggrediti da iniziative giudiziarie prive di consistenza: quando queste iniziative si infrangono di fronte ad altri giudici che con maggior rigore e maggiore equilibrio esaminano le vicende sottoposte alla loro cognizione, cosa accade di coloro che sistematicamente hanno sbagliato?

Certo, c'è una norma in questo ordinamento giudiziario che prevede che nelle valutazioni si terrà conto anche degli errori commessi durante determinate fasi; quindi, in buona sostanza, se un pubblico ministero chiede sistematicamente un provvedimento di cattura che non gli viene concesso, questo sarà momento di valutazione da parte del Consiglio superiore. Io mi preoccupo di questo, perché non vorrei che qualche GIP amico, proprio per evitare il disagio che fatalmente ricadrebbe sul collega se la sua richiesta fosse sistematicamente respinta, potesse valutare con indulgenza.

Di tutto ciò avremmo dovuto farci carico, di tutti questi problemi avremmo dovuto discutere in maniera diversa e non farci condizionare - o farvi condizionare, voi maggioranza - dalle bizze dell'Associazione nazionale magistrati, che comunque resta bizzosa lo stesso. Non credo sia strumentale la doglianza avanzata in questi giorni, non credo che le dimissioni della giunta dell'ANM siano state avanzate per creare un equilibrio rispetto al sciopero degli avvocati, i quali sono legittimamente preoccupati per quello che accade: avevano infatti spuntato un simulacro di distinzione di funzioni con la normativa Castelli e adesso si ritrovano un'altra volta tutto come prima, in buona sostanza. Tutto come prima, signor Ministro: quattro passaggi sono possibili, quattro lunghi passaggi; in una realtà, che in forza dell'articolo 111 della Costituzione impone la separazione delle carriere, creiamo ancora piccole difficoltà nel transito da una funzione all'altra.

Mi avvio alla conclusione, signor Presidente, con grande amarezza. Avevo sperato, proprio per il clima che si era costituito in Commissione, che prevalessero le ragioni dell'opportunità rispetto a quelle della maggioranza, di parte. Non è stato così. Ancora una volta lo spirito di parte ha prevalso. Non abbiamo reso un buon servizio allo Stato, alla giustizia e nemmeno ai giudici. Non so cosa accadrà di qui a qualche anno, ma certamente questo stato di cose non può durare e questa insofferenza non so a quali risultati porterà. (Applausi dai Gruppi AN e FI).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fazzone. Ne ha facoltà.

FAZZONE (FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mai come in questi ultimi anni la giustizia è stata così in primo piano nel dibattito politico italiano. La sua riforma, attesa da tempo, ha reso sempre più acuta una crisi fatta di tempi lunghi dei processi, di mancate risposte giudiziarie alle richieste dei cittadini, di leggi non adeguate alle esigenze di una giustizia rapida ed efficace.

Ci troviamo, pertanto, di fronte alla necessità di predisporre riforme di ampio respiro che coinvolgano sia la riorganizzazione del sistema giudiziario, sia settori importanti della legislazione. Problemi che il provvedimento oggi in esame non affronta certo con lo spirito necessario, nonostante la grande attenzione dedicata alla giustizia dal dibattito politico.

La giustizia è lo specchio del nostro modo di vivere la società, di concepire i rapporti con lo Stato e con le sue istituzioni, di interpretare i diritti della persona e le relazioni che essa stabilisce nella comunità in cui vive. La giustizia è il crocevia dei nostri valori fondamentali ed è in forza di questo assunto imprescindibile che la organizzazione giudiziaria italiana deve poter funzionare al meglio.

L'ordinamento giudiziario non è una legge qualsiasi, poiché non disciplina solo una struttura burocratica o una categoria professionale, ma delinea l'assetto di uno dei poteri dello Stato ed incide, dunque, in modo concreto e quotidiano sulla possibilità di ciascun cittadino di ottenere da un giudice indipendente una effettiva tutela dei propri diritti anche se esercitati nei confronti dei detentori del potere politico o economico. Ecco perché l'assetto dell'ordinamento giudiziario non è questione dei magistrati, ma interesse vitale di tutti i cittadini.

È di tutta evidenza, cari colleghi, quanto il quadro attuale dell'organizzazione giudiziaria e della gestione della giustizia risulti ancora fortemente inadeguato. Si perviene a tali conclusioni attraverso la lettura delle statistiche giudiziarie, le quali dimostrano che la pendenza dei processi è sempre in aumento, mentre il numero dei processi sopravvenuti e quello dei processi esauriti è pressoché stazionario.

Il funzionamento della giustizia nel suo complesso non ha registrato una modificazione in termini positivi rispetto al passato, nonostante l'introduzione nel sistema ordinamentale di significative innovazioni che tuttavia non hanno registrato miglioramenti eclatanti.

La domanda di giustizia che viene dal Paese è sempre più forte e sempre meno i cittadini sono disposti ad accettare tempi lunghi per una decisione, sia nel settore civile che in quello penale, per cui occorre operare un'effettiva modernizzazione dell'apparato giudiziario che privilegi un'efficienza strettamente collegata alla qualità del servizio della giustizia.

È essenziale che i rimedi giuridici in proposito siano tempestivi e non differiti nei tempi lunghi delle impugnazioni di merito, affinché, nel rispetto dei principi costituzionali, siano costantemente perseguiti gli obiettivi della certezza del diritto, della tutela delle vittime dei reati e della effettività della pena. A ciò deve altresì aggiungersi il peso delle carenze strutturali, della entità e distribuzione delle risorse, della insufficienza degli organici.

A fronte di tutto questo, siamo oggi chiamati a discutere un provvedimento che, così come congegnato, ed alla luce dell'iter che ha seguito in Commissione ed alla tempistica voluta dalla maggioranza, rappresenta l'ennesimo colpo di mano che il Governo impone alla presunta maggioranza che lo sostiene, al Parlamento ed al Paese.

Lo specchio fedele di questa situazione è rappresentato efficacemente dal viatico che questa proposta di legge ha seguito in Commissione.

Un'operazione, quella del passaggio in Commissione, che già dai primi giorni si è preannunciata tutt'altro che semplice. E così è stato. Per tutta la prima parte della discussione, infatti, è aleggiato lo spettro di una rottura critica tra la maggioranza, riunita per decidere sulle modifiche all'ordinamento, da porre in base al testo approvato nei vertici dei giorni scorsi a Palazzo Madama, e i nuovi subemendamenti presentati dal Sottosegretario per la giustizia. Si è andati tanto vicini alla rottura che gli emendamenti presentati dal Governo alla fine sono stati ritirati. Il Presidente della Commissione si è affrettato a spiegare come tale balletto delle posizioni sia stato tutto il frutto di un equivoco. Equivoco o no, resta il fatto che le proteste e la mancanza di unità palesata dai senatori della maggioranza hanno spinto il Sottosegretario a fare un passo indietro e a rimangiarsi i punti controversi sul collocamento dei magistrati fuori ruolo e sulle modifiche al decreto legislativo n. 240 del 2006 riguardo le dirigenze amministrative.

Così, delle modifiche presentate dal Governo alla fine ne è rimasta soltanto una ed anche questa non certamente in grado di coagulare il giudizio positivo di tutta la maggioranza. Si tratta dell'esclusione degli avvocati dalla partecipazione di diritto ai consigli giudiziali, che configura l'impossibilità per i legali di avere voce in capitolo nella valutazione dei magistrati. Una norma iniqua ed ingiusta che riporta indietro di molti anni il nostro sistema giudiziario e non concorre certamente a svelenire il clima di tensione e gli attriti che ci sono, né a favorire lo sviluppo ed il radicamento di una cultura giuridica comune.

Questo, colleghi senatori, lo scenario di riferimento nel quale siamo oggi chiamati ad intervenire. Una riforma, quella del Guardasigilli, che prevede la separazione delle funzioni dei magistrati, ma non quella delle carriere (di giudice e di pubblico ministero); che stabilisce che, per l'accesso al concorso, gli aspiranti magistrati siano non solo muniti di laurea, ma anche dell'abilitazione forense o della pratica di giudice di pace; che slega fra loro promozione e progressione economica nel settore. Una riforma che non sana la frattura tra politica e magistratura, ma appare più come una operazione messa in piedi per rispondere a determinate esigenze, prima fra tutte quella di smontare la riforma Castelli, così come hanno voluto e chiesto i magistrati italiani.

Una riforma, quella che porta il nome dell'ex ministro Castelli, che aveva affrontato in maniera generale la problematica dell'ordinamento giudiziario con una visione complessiva di svecchiamento che ci aveva avvicinati alle moderne democrazie occidentali.

È importante ricordare che la VII disposizione transitoria della Costituzione del 1948, in attesa di un'apposita legge di riforma della giustizia, rinviava alla legislazione vigente, cioè al regio decreto n. 12 del 30 gennaio 1941. La legge di riforma voluta dal Governo Berlusconi non solo è intervenuta con cinquantasei anni di ritardo, ma ha innovato anche disposizioni vecchie di ben sessantatre anni, mai aggiornate, ed importanti leggi in materia intervenute nel frattempo: la stessa Costituzione del 1948, la riforma del processo penale del 1988 e la riforma dell'articolo 111 della Costituzione del 1999.

Milioni di italiani, purtroppo, sanno cosa vuol dire avere a che fare con la legge nel nostro Paese.

La sfiducia nella giustizia non è causata dalla politica di questo o quello schieramento, ma dalle eterne opposizioni delle corporazioni ad ogni serio tentativo di riforma. Per combattere tutto questo la nostra legge ha introdotto importanti momenti di novità e discontinuità con il passato che voglio qui riassumere, in quanto mi pare utile ed opportuno per ricordare cosa oggi i quattro - dico quattro - articoli proposti stanno smantellando.

La separazione delle funzioni tra pubblico ministero e giudice, che costituisce un atto di equità. Il giudice diventa finalmente terzo, il pubblico ministero (accusa) è posto sullo stesso piano dell'avvocato (difesa), rendendo così il processo un confronto alla pari tra parti dello stesso livello. Con la legge riformata i singoli poteri erano totalmente sbilanciati a favore del pubblico ministero. Con le nuove modifiche volute dal ministro Mastella si ritorna a tale stato di cose.

Evita che chi oggi è pubblico ministero, cioè rappresentante della pubblica accusa, si trovi il giorno dopo a diventare giudice. I due percorsi in carriera devono per forza essere diversi. Lo vuole il normale buon senso. La formazione dei giudici e dei pubblici ministeri deve essere diversa, così come la loro inclinazione professionale. Chi ha avuto compiti di indagine non può trovarsi in un attimo a passare a competenze giudicanti, e viceversa. Rendendo autonoma l'azione disciplinare e tipicizzando gli illeciti disciplinari, la riforma fa sì che il magistrato che sbaglia sia giudicato sulla base di precise responsabilità, con punizioni certe e stabilite per legge. Non si avranno più così difese corporative da parte del Consiglio superiore della magistratura, che nel corso degli anni non ha fatto che assumere magistrati finiti sotto il processo disciplinare.

L'avanzamento in carriera dei magistrati non solo per anzianità, ma anche per meriti a concorso, fa sì che presto faranno strada i migliori magistrati in circolazione, con particolare riferimento alle giovani leve, e questo non potrà che far bene alla macchina della giustizia. La riforma costituisce un sistema graduale per modernizzare la nostra giustizia e portarla ai livelli di efficienza di altre grandi democrazie. La riforma affronta la soluzione del drammatico problema della lunghezza dei processi, che ha creato situazioni paradossali, lungaggini incresciose, veri drammi.

La riorganizzazione delle procure segue la linea di un miglioramento fondamentale della giustizia in uno dei suoi aspetti fondamentali: il procuratore capo sarà l'unico titolare dell'azione penale e l'unico a poter avere rapporti diretti con i mass media. Si eviteranno così quelle esternazioni di magistrati che in questi anni hanno invelenito il clima politico del Paese.

A fronte di tutto questo, con il voto determinante dei senatori a vita, sono state respinte dal Senato le eccezioni di costituzionalità che il centro-destra aveva presentato al disegno di legge di sospensiva della riforma dell'ordinamento giudiziario, già approvata nella scorsa legislatura (legge Castelli).

Il provvedimento di sospensiva che oggi la maggioranza si appresta a votare altro non è, in realtà, che una abrogazione camuffata, accompagnata dalla proposta di alcuni cambiamenti della legge Castelli da votare con provvedimento a se stante, e solo una volta intervenuta l'approvazione della sospensiva.

Il ministro Mastella, autodefinitosi uomo del dialogo, ha anche tentato, senza molta fortuna a dire il vero, di convincerci e di convincere il Paese della bontà della sua proposta, che in sintesi è quella di congelare alcune delle norme contenute nella riforma Castelli, di cui alcuni decreti sono già attuativi, per poi approvare nuovi articoli emandativi, sostitutivi o abrogatori della riforma oggi operante.

Tuttavia, poiché tra l'approvazione del provvedimento di sospensione e l'approvazione della nuova riforma intercorrerà un lasso di tempo, il vuoto legislativo verrà riempito con un annunziato altro provvedimento del Governo con il quale saranno ripristinate le norme in materia preesistenti alla legge Castelli. In buona sostanza, un salto indietro nel tempo di oltre sessant'anni che ripristina il vecchio stato di fatto e restituisce potere alla magistratura! Ne è la prova lampante il favore con il quale l'Associazione magistrati ha accolto la proposta.

L'escamotage del ministro Mastella è palese ed evidente: da un lato, congela le riforme del centro destra e, dall'altro, propone un disegno di legge che rivede alcune parti della legge Castelli, venendo così incontro alle richieste dei magistrati, che vedono nel congelamento il loro trionfo, perché ritengono che trattasi di una abrogazione camuffata del testo della legge Castelli, specie se interverrà il ripristino del vecchio ordinamento.

Le nuove proposte di merito, che Mastella avanza in tema di separazione delle funzioni tra magistrati requirenti e magistrati giudicanti, stabiliscono che chi vorrà cambiare dall'una all'altra parte non potrà farlo per almeno quattro anni e comunque, se lo farà, dovrà lasciare il distretto e dovrà, inoltre, frequentare un corso di riqualificazione professionale e superare il giudizio di idoneità del CSM.

La legge Castelli, al contrario e giustamente a mio parere, stabilisce che l'opzione deve essere fatta dopo cinque anni dall'entrata in servizio ma, una volta fatta, non è più modificabile e, pertanto, pur restando nell'ordine giudiziario, la scelta tra l'una e l'altra funzione è definitiva. Salta anche il colloquio psicoattitudinale previsto per chi voleva accedere alla magistratura, mentre al posto dei concorsi per evolvere nella carriera si propongono controlli di professionalità ogni quattro anni da parte dello stesso CSM; resta anche la Scuola della magistratura presso il CSM e l'obbligatorietà dell'azione disciplinare, che però sarà soggetta ad un preventivo esame presso la procura generale della Cassazione, per verificare se ci siano o meno gli estremi dell'iniziativa. Ancora, in tema di poteri attribuiti al capo della procura, gli stessi vengono ora mitigati ridando autonoma iniziativa al sostituto procuratore.

Volendo esprimere un giudizio complessivo sull'iniziativa del ministro Mastella, se è vero che essa non può definirsi una controriforma rispetto a quanto approvato con la legge Castelli è però altrettanto vero che con essa si è voluto stravolgerne i contenuti ed eliminarne i tratti di novità ed ammodernamento introdotti.

Quello che, però, lascia una forte perplessità è che con l'intervenuto congelamento della legge Castelli, e soprattutto con il ventilato provvedimento di ripristino dell'ordinamento giudiziario ad essa preesistente, si corre il rischio di far diventare definitivo quest'ultimo, dando ragione a chi parla di abrogazione camuffata. Lascia perplessi perché a parte le buone intenzioni del ministro Mastella, nessuno può essere certo che in questa legislatura e con questo Governo, anche alla luce delle dichiarazioni del ministro Di Pietro, verrà una spinta reale all'approvazione della proposta Mastella, mentre quello che è certo è che oggi, con l'approvazione della sospensiva di buona parte della legge Castelli, tornerà in vigore il vecchio ordinamento giudiziario.

L'iniziativa, in definitiva, lascia l'amaro in bocca a tante parti della società italiana, che aveva visto con favore, anche se non in toto, una riforma che almeno timidamente cominciava a limitare lo strapotere dei magistrati ed introduceva criteri atti ad affermare il principio di professionalità e meritocrazia anche tra i magistrati.

Al riguardo, permettetemi di concludere questo mio intervento con le parole di un grande magistrato, Giovanni Falcone, che così valutava la formazione dei giudici: «Occorre rendersi conto che l'indipendenza e l'autonomia della magistratura rischiano di essere gravemente compromesse se l'azione dei giudici non è assicurata da una robusta e responsabile professionalità al servizio del cittadino. Ora, certi automatismi di carriera e l'inconfessata pretesa di considerare il magistrato, solo perché ha vinto un concorso di ammissione in carriera, come idoneo a svolgere qualsiasi funzione sono causa non secondaria della grave situazione in cui versa attualmente la magistratura. La inefficienza dei controlli sulla professionalità, cui dovrebbe provvedere il CSM e i Consigli giudiziari ha prodotto un livellamento dei magistrati verso il basso».

Questo pensava Giovanni Falcone, che per queste sue affermazioni ebbe una mozione di censura dall'Associazione nazionale magistrati. (Applausi dal Gruppo FI).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castelli. Ne ha facoltà.

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, la scorsa legislatura è stata connotata da uno scontro molto forte sul tema della giustizia e, soprattutto, il Governo è stato furiosamente e ferocemente accusato dalla sinistra e dall'Associazione nazionale magistrati non soltanto di fare poco o nulla per la giustizia, ma addirittura di lavorare contro il buon funzionamento della giustizia.

Sostanzialmente, tre furono le accuse che vennero addebitate a quel Governo ed evidentemente al sottoscritto in particolare, visto che allora ricoprivo l'incarico di Ministro della giustizia. La prima accusa era quella di non fare nulla per cercare di risolvere il problema della lentezza dei processi, che è un record negativo del nostro Paese, un record sicuramente europeo e anche mondiale, se circoscriviamo il panorama alle democrazie di natura occidentale. La seconda accusa, che venne utilizzata molto a livello mediatico e fece anche la fortuna di qualche pubblicista, riguardava il famoso problema delle cosiddette leggi vergogna e cioè si imputò al Governo, anche se in realtà poi furono tutte leggi d'iniziativa parlamentare, di scrivere e fare approvare leggi che non facevano il bene del Paese, ma che in realtà andavano semplicemente a favore di ben precisi individui che in quel momento avevano molto potere nel Paese. La terza - e qui veniamo alla materia di cui oggi ci occupiamo - era che attraverso la riforma dell'ordinamento giudiziario si voleva in qualche modo circoscrivere o addirittura eliminare il dettato costituzionale relativo all'autonomia e all'indipendenza della magistratura.

Oggi, ad un anno di distanza dalla presa di potere della sinistra, possiamo cominciare a trarre un qualche bilancio, anche se evidentemente è un bilancio di natura parziale, visto che siamo ben lontani non dico dalla conclusione, ma anche soltanto dalla metà del cammino teorico di questa legislatura.

Per quanto riguarda il primo tema, non si è visto nulla per affrontarlo. Ricordo che la questione era posta culturalmente in una maniera che continuo a ritenere sbagliata, ma continuamente ribadita sia dall'Associazione nazionale magistrati, sia dal CSM che dall'attuale maggioranza: occorreva dare più risorse alla giustizia affinché potesse funzionare meglio, mentre il pessimo Governo precedente le risorse le aveva tagliate.

Ebbene, basta andare a vedere i bilanci dello Stato dal 2001 ad oggi per rilevare il seguente dato: dal 2001 al 2006 il bilancio della giustizia è sempre aumentato, è arrivata l'Unione e il bilancio è stato tagliato. Per la prima volta, dal 1996 ad oggi, il bilancio della giustizia (dati ufficiali) ha registrato un'inversione di tendenza ed è diminuito in termini sia assoluti che percentuali. Ricordo che il famoso decreto Bersani, il primo del Governo Prodi, non soltanto tagliò le risorse - dovrei usare un termine poco parlamentare e non lo faccio - ma precluse anche la possibilità di ricorrere al debito o comunque agli anticipi che le Poste italiane avevano sempre fatto alla giustizia, portando praticamente alla paralisi il sistema: il risultato pratico immediato fu che i giudici di pace per tre mesi non ricevettero lo stipendio.

Quindi, su questo tema, non soltanto il Governo non ha fatto nulla, ma ha agito, non riuscendo ad imporsi su chi ragionava in termini finanziari, tagliando addirittura le risorse.

Veniamo alle cosiddette leggi vergogna. Anche su questo tema mi pare che non soltanto non vi è stato alcun esito di natura parlamentare, ma - correggetemi se sbaglio - addirittura non è stato presentato nemmeno uno straccio di proposta di legge che andasse a correggerle. Ora, delle due l'una, tertium non datur: queste leggi non erano una vergogna e quindi è stata semplicemente una montatura di carattere mediatico. Purtroppo siamo in un Paese in cui i media sono assolutamente predominanti e quindi avete fatto un'operazione magari poco corretta dal punto di vista deontologico, ma sicuramente efficace dal punto di vista elettorale. Sono convinto che uno dei principali motivi per cui la Casa delle libertà nelle scorse elezioni abbia pareggiato e non vinto sia stato proprio questo: i cittadini sono stati persuasi da un bombardamento mediatico dell'emanazione di leggi vergogna, ma, raggiunto il risultato, oggi delle leggi vergogna non si parla più. Quindi, o non è vero che erano leggi vergogna, oppure, se lo erano, oggi siete complici della loro esistenza perché vi guardate bene dall'abrogarle o dal correggerle. Naturalmente, propendo per la prima versione. Non ho mai creduto che fossero leggi vergogna, ma semplicemente leggi strumentalizzate e, se un mea culpa lo dobbiamo fare, presentate cronologicamente in un momento sbagliato.

Prendiamo ad esempio la cosiddetta legge Cirielli, ex Cirielli o post-Cirielli (non si capisce più la paternità di questa legge). Sono convinto si tratti di un provvedimento ottimo che fortunatamente sta producendo i suoi effetti.

D'altro canto, possiamo anche pensare ad altre questioni. Prendiamo ad esempio l'altissimo grido di dolore che emise la Cassazione proprio sulla legge Cirielli quando disse che praticamente tutti i processi della Terra sarebbero stati prescritti. Non è accaduto assolutamente nulla. Ciò a dimostrazione di come su questo tema vi sia stata come minimo un'operazione di strumentalizzazione, ma soprattutto tante bugie.

Un mio amico Monsignore sostiene che la verità soffre, ma non muore. Forse finalmente la verità verrà fuori oggi che il clima non è più così bollente, per due ordini di motivi: il primo è che avete vinto e quindi non c'è bisogno di tenere alta la tensione sull'argomento; il secondo è che alcune recenti sentenze di assoluzione nei confronti di personaggi esimi della vita politica italiana hanno contribuito a mettere questo tema in disparte dalla lotta politica.

Infine, veniamo alla questione fondamentale dell'ordinamento giudiziario, fondamentale perché si discute oggi, non certo fondamentale per il nostro Paese. Su questo tema il Governo si è esercitato immediatamente dal primo giorno. Vi era una questione cruciale per il Paese, che andava ben oltre la questione contingente su come va costruito l'ordinamento relativo alla vita e alla carriera dei magistrati: il punto fondamentale era quello per il quale occorreva stabilire, fortunatamente non una volta per tutte, ma almeno in questo momento storico, chi deve scrivere le leggi e chi deve deciderle nel nostro Paese, quando si parla di giustizia.

È del tutto evidente che per anni, dal 1990 in poi, sicuramente le leggi in materia di giustizia sono sempre state scritte dai magistrati. Basta andare indietro nel tempo. Vi è un protagonista in Aula di una famosa conferenza stampa: credo che anche lei partecipò, collega D'Ambrosio, alla conferenza stampa fatta a Milano contro un decreto del Governo, minacciando le dimissioni. Non voglio entrare nel merito se quel decreto fosse giusto o sbagliato, però venne immediatamente ritirato.

Ricordo la Commissione bicamerale, che portava avanti teorie e tesi molto più avanzate, non dico di questo provvedimento ma anche di quello che venne approvato nella scorsa legislatura; bastò una dichiarazione di un magistrato per bloccare tutto. Il tentativo che venne fatto e che doveva essere assolutamente fermato nella scorsa legislatura, al di là dei tecnicismi (è evidente che questa è una legge estremamente tecnica, di cui pochi riescono ad entrare nel merito), per la prima volta era quello di garantire e ribadire l'indipendenza del Parlamento rispetto al terzo potere: questo era il dato politico. Per la prima volta vi fu un Parlamento ed un Ministro che osarono legiferare, in maniera giusta o sbagliata (questa è un'altra questione), in modo del tutto indipendente dal volere della magistratura. Ebbene, è evidente che non si poteva accettare questo fatto da parte della magistratura militante. Allora, Castelli delendus est!

Voglio ricordare un dato credo sia veramente grottesco e mi pare che ieri anche la presidente Finocchiaro abbia preso le distanze; anzi, non credeva che fosse avvenuto; quando poi hanno confermato che era vero, ha dichiarato che era inopportuno. Castelli va talmente cancellato che la prima cosa che ha preteso l'Associazione nazionale magistrati è stata quella di cancellare dalle aule delle corti d'appello la frase «La giustizia è amministrata in nome del popolo», che il sottoscritto ha voluto non perché l'ha inventata lui, ma perché è la prima dizione che possiamo trovare in Costituzione riguardo all'andamento della giustizia (articolo 101, comma primo). Ebbene, è stata tolta perché di Castelli andava cancellato anche questo dato. Senza esagerare, mi viene in mente quella famosa prassi delle fotografie sovietiche, quando negli anni successivi venivano cancellati dalle grandi parate fatte sulla Piazza Rossa i gerarchi caduti in disgrazia.

Allora, tutto quest'anno è passato non per migliorare i tempi dei processi, non per intervenire sui veri problemi della giustizia, ma semplicemente per abrogare e superare una legge che, al di là del contenuto - ripeto - aveva il peccato originale che era stata fatta indipendentemente dal volere dell'Associazione nazionale magistrati, tant'è vero che siamo riusciti a guadagnare il record della storia della Repubblica di quattro processi...scusate, i processi sono molto di più, di quattro scioperi contro di noi. Per quanto riguarda i processi, rendo noto all'Assemblea che sono arrivato alla sessantunesima richiesta di rinvio a giudizio per abuso d'ufficio; poi ho smesso di contarle, quindi non so esattamente quante siano, ma questo è il dato. E poiché erano talmente campate in aria che 58 sono già state archiviate, credo che le altre seguiranno la stessa fine, almeno lo auspico.

Questo per dire a quale pressione si è stati sottoposti semplicemente per aver cercato di legiferare in maniera autonoma e indipendente.

Questo è dunque il dato che oggi rientra assolutamente in quest'Aula, un dato evidentemente neanche più politico, ma costituzionale. La domanda è se i poteri in Italia sono effettivamente separati oppure no, se ci sono tre poteri indipendenti l'uno dall'altro. Io credo di no. Penso che in questo momento (ed è un momento che ormai dura da quindici anni) la politica sia estremamente debole ed è debole anche all'interno di quest'Aula; e siccome anche in politica non esiste il vuoto, altri poteri ne prendono le funzioni.

L'ho denunciato più volte in Commissione e oggi lo vediamo anche qui: il relatore è un ex magistrato, quindi a rappresentare il Parlamento c'è un magistrato; a rappresentare il Governo c'è un magistrato preso direttamente da un tribunale; il Ministro non c'è mai stato, in Commissione non ha mai lavorato, non è mai intervenuto su tale questione e oggi non c'è: verrà a votare perché senatore, quindi il suo voto è necessario, altrimenti sono convinto che non sarebbe nemmeno venuto in Aula. Probabilmente, se chiedessimo al Ministro qualche delucidazione di natura tecnica su ciò che ha firmato non saprebbe rispondere, perché è materia della quale non si è occupato e in ordine alla quale ha abdicato; se ne occupano i magistrati, che se la sono scritta, se la votano e se la discutono.

Questo è il dato che dovrebbe farci riflettere, colleghi, ripeto, al di là di quello che c'è scritto nel provvedimento, che, se non per l'articolo 2, fondamentalmente poco importa. Vedete, forse canto un po' fuori dal coro per quanto riguarda la Casa delle Libertà, ma non mi sono mai appassionato alla questione della separazione delle carriere. Non credo sia quello il punto fondamentale per quanto riguarda i guai che la giustizia italiana in questo momento attraversa.

Credo che i punti fondamentali siano altri, sostanzialmente due. Il primo è quello della lentezza, che è legata a tanti problemi; non c'è un solo un problema, c'è tutta una serie di questioni che andrebbero affrontate e risolte, ma attraverso un paziente lavoro che dura, anni ed anni, perché non c'è un nodo gordiano da poter tagliare con un colpo di spada: ci sono tutta una serie di questioni che andrebbero affrontate pazientemente, che noi abbiamo cercato di affrontare e questo Governo non affronta.

Ad esempio, di fronte alla carenza di risorse si è pensato di cercare uno sponsor per i tribunali, come per le aiuole; avete in mente le rotonde alla francese che oggi ci sono su cui c'è scritto che la rotonda è coltivata dalla ditta tal dei tali? Ecco, esimi magistrati che tuonavano contro il ministro Castelli nella scorsa legislatura, e che oggi occupano posti di grande responsabilità al Ministero, si inventano questioni di tale natura. Sarebbe bello se allora tutto il tribunale di Milano fosse sponsorizzato dal presidente Berlusconi; oppure pensiamo a qualche altro tribunale: a Torino potrebbe farlo la FIAT. E se poi si facesse qualche processo nei confronti della FIAT, cosa succederebbe? Ci sarebbe conflitto d'interessi o no? Mi domando come si sia potuto semplicemente, non dico annunciare pubblicamente, ma anche pensare a questioni di tale natura. Non si può pensare di affrontare i problemi della giustizia in questo modo assolutamente dilettantesco, ci vuole professionalità. Ma, tanto, i problemi non vengono affrontati. L'unico problema che va affrontato è superare la riforma dell'ordinamento giudiziario, che certamente riguarda i cittadini, anche se solo di riflesso, perché in realtà riguarda i magistrati.

E qui vengo al nocciolo della questione che mi preoccupa enormemente e che è relativa all'articolo 2, quello che governa la progressione in carriera e la vittoria nel caso di concorsi per gli incarichi direttivi. Cosa avevamo cercato di fare noi, magari sbagliando, per carità, perché qualsiasi decisione è contendibile? Avevamo cercato di introdurre degli elementi oggettivi che slegassero il magistrato dalla logica perversa, riconosciuta da tutti (lo ha riconosciuto anche il presidente Rognoni in una delle sue ultime prolusioni), secondo la quale il CSM è governato dalle correnti; quindi si vince questo o quel concorso perché a turno deve vincerlo un magistrato di una corrente, poi quello di un'altra, poi quello di un'altra ancora, prescindendo dalle qualità oggettive.

Il caso più clamoroso è quello di Falcone: ho sempre cercato di non evocare Falcone perché sembra veramente una cosa non condivisibile, ma se c'era una persona che meritava veramente di andare alla Direzione nazionale antimafia era lui. Eppure il CSM lo bocciò, a dimostrazione di come non funzionasse quel sistema. Noi abbiamo cercato di superarlo con il dato oggettivo del concorso.

Oggi, non soltanto si torna indietro alla norma del 1941, ma si introduce un sistema per cui il CSM, in maniera del tutto arbitraria, diventa il dominus del magistrato, addirittura con il potere di rovinargli la vita e di buttarlo in mezzo alla strada. Ditemi dov'è finita l'indipendenza e l'autonomia del magistrato che oggi dovrà giudicare ed esercitare la giurisdizione avendo paura addirittura di perdere il sostentamento. Questo è ciò che emerge da questa legge: avremo una classe di magistrati assolutamente succubi del Consiglio superiore della magistratura, quindi delle correnti e quindi, in ultima analisi, dall'Associazione nazionale magistrati.

Questo è il quadro che ci è stato preparato, scritto dall'Associazione nazionale magistrati: basta leggere il testo, andando a prendere i documenti emessi a suo tempo dall'Associazione e controllare il testo a fronte per capire che è stato scritto dall'Associazione. Ha fatto bene l'Associazione per parte sua, ma ha fatto malissimo il Ministro ad abdicare alle sue funzioni, che sono anche quelle di legiferare e di presentare testi al Parlamento. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Saro).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Casson. Ne ha facoltà.

CASSON (Ulivo). Signor Presidente del Senato, onorevoli senatori, signori del Governo, è iniziato oggi nell'Aula del Senato l'esame di una materia di sicuro rilievo costituzionale. È infatti l'articolo 105 della nostra Carta costituzionale che fa esplicito riferimento alle norme dell'ordinamento giudiziario come norme che devono essere seguite dal Consiglio superiore della magistratura in tema di assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari nei riguardi dei singoli magistrati, ed è l'articolo 106 della Costituzione che fa riferimento ancora alla legge sull'ordinamento giudiziario per la nomina dei magistrati che, nella normalità dei casi, deve avvenire a seguito di concorsi.

Sicuro pertanto è l'estremo rilievo delle norme che ci apprestiamo ad approvare, non soltanto però per motivi di ordine costituzionale, ma anche per ragioni di carattere sociale, politico e criminale. Non è un caso che attorno ai nostri lavori in Senato a questo proposito si siano scatenate una sorta di bagarre e una serie di contestazioni fortissime e contrapposte, anche all'interno dello stesso Governo.

L'urgenza di intervenire in materia è determinata dal termine temporale del 31 luglio di quest'anno, alla scadenza del quale, se non approviamo le nuove norme, entrerà in vigore la cosiddetta controriforma Castelli, peggiore addirittura del vecchio, parzialmente riformato, ordinamento giudiziario. Controriforma che metterebbe a serio repentaglio l'autonomia e l'indipendenza della magistratura e quindi alcuni dei principi e dei valori baluardo previsti dalla nostra Costituzione, a tutela della nostra stessa democrazia.

Nessuno può nascondere, peraltro, i limiti attuali del sistema giustizia e le disfunzioni, anche gravi, dell'amministrazione della giustizia nel nostro Paese. I gravissimi problemi che sono sotto gli occhi di tutti sono quelli relativi alla inaccettabile lentezza dei processi, penali e civili; alla non certezza della pena in materia penale e civile; alla prescrizione dei reati; ai contrasti, persistenti nel tempo, tra magistratura e avvocatura, tra magistratura e mondo della politica.

E non è vero, senatore Castelli, che questa maggioranza non ha fatto proposte per eliminare le leggi vergogna da voi approvate nella scorsa legislatura (basta fare una semplice verifica all'interno della Commissione giustizia), ad esempio per l'abrogazione delle norme che concernono la Cirami, la ex Cirielli e le altre leggi vergogna da voi approvate.

Questo disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario si propone di intervenire in un ambito limitato, che è quello dell'organizzazione e dell'accesso in magistratura, nonché della formazione di singoli magistrati.

L'eco degli scontri tra ANM e avvocatura è arrivato ovviamente fino in quest'Aula: le contrapposte e inconciliabili proteste mi farebbero dire semplicemente che in Commissione giustizia abbiamo trovato una soluzione, una sintesi equilibrata. Non scordiamoci la negatività pressoché assoluta della controriforma Castelli; non scordiamoci cosa ancora pretendono gli esponenti del centro‑destra in quest'Aula. Ricordo a tutti ‑ e quindi anche alla stessa magistratura associata ‑ quali sarebbero gli effetti deleteri delle proposte e delle intenzioni del centro‑destra in materia di ordinamento giudiziario.

Allora credo che tutti, politici e magistrati compresi, dovrebbero distinguere o imparare a distinguere tra magistratura e singoli magistrati. Bisognerebbe uscire da interessi e visioni corporative nell'interesse generale e delle istituzioni.

Sono quindi convinto che le proposte, cui come centro‑sinistra siamo pervenuti in sede di Commissione giustizia, siano state valutate a fondo. Esse sono contrastate dall'opposizione e sono votate dalla sola maggioranza all'unanimità nella convinzione di dover evitare la violazione di norme, anche di rango costituzionale, che la controriforma Castelli comporterebbe.

Le questioni più controverse (quella relativa al cambiamento di Regione per il magistrato che cambi funzione e quella attinente alla scuola della magistratura e alla valutazione professionale del magistrato) nel testo del disegno di legge approvato dalla Commissione giustizia hanno trovato un punto di intelligente equilibrio istituzionale. Sono stati gli stessi membri di maggioranza in Commissione a proporre modifiche all'originario testo di legge; l'opposizione in Commissione giustizia si è comportata in maniera ambigua, dando l'idea alle volte di una disponibilità, per passare poi ad una rigida chiusura al momento della decisione e della votazione sulle questioni principali. Anche in quest'Aula l'opposizione conferma la sua chiusura assoluta; altro che inciucio, come qualcuno, pur da alto livello istituzionale, ha sostenuto senza nemmeno avere la cura di informarsi sulla realtà delle cose.

Il cammino di questa riforma è ancora molto lungo e impervio, ci deve essere però in noi la consapevolezza che, anche arrivando a dare un'organizzazione più funzionale e moderna alle strutture della magistratura, rimarranno ancora irrisolti i nodi attinenti alle principali disfunzioni dell'amministrazione della giustizia: tempi dei processi, certezza della pena, strutture adeguate, personale e mezzi idonei alle tante richieste di giustizia che vengono dal Paese.

Facciamo però questo primo passo, approviamo questa riforma dell'ordinamento giudiziario; ribadiamo al contempo la necessità politica, istituzionale e sociale di considerare il sistema giustizia una priorità, investendo su di esso con uomini, mezzi, risorse e disponibilità finanziarie. (Applausi dai Gruppi Ulivo e Aut e del senatore Di Lello Finuoli).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signor Presidente, ci accingiamo ad affrontare un dibattito in un clima abbastanza movimentato. L'Associazione nazionale magistrati, che pare abbia contribuito in modo sostanzioso a redigere questa riforma, se ne distacca o si dissocia da essa, al punto che ha già indetto scioperi per contrastare o per manifestare la propria contrarietà a questo provvedimento. Un ministro di questo Governo, Di Pietro, si permette di bollare questa riforma, o l'iter che ha avuto in Commissione giustizia, come un grande inciucio e pertanto, con una frase sibillina, dice: io sto con i magistrati, per cui mi opporrò al varo di questa legge di riforma.

Ho seguito attentamente l'intervento del senatore Casson, che ribalta completamente il punto di vista del ministro Di Pietro, addirittura sostenendo che vi è stata totale chiusura da parte dell'opposizione a livello di lavori preparatori. Io non ho assolutamente nessun motivo di dubitare della correttezza e della veridicità di quanto egli afferma, ma ci troviamo di fronte a un dilemma. Delle due l'una: o il senatore Casson non dice il vero oppure il ministro Di Pietro sostiene il falso.

Il ministro Di Pietro sta con i magistrati, ma noi non intendiamo fare una riforma per i magistrati. Anzi, io potrei vantarmi di sostenere l'opposto, cioè di stare in questo momento con i cittadini in quanto sto esercitando un mandato. Il principio che dovrebbe ispirare i lavori di quest'Aula dovrebbe essere proprio l'interesse di chi ha assegnato un mandato elettivo, cioè dei cittadini, non presenti in quest'Aula, ma presenti attraverso noi quali loro rappresentanti. Invece, secondo una parte, sicuramente secondo i magistrati rappresentati e sindacalizzati nell'Associazione nazionale magistrati, questo provvedimento è sovversivo. Se questo provvedimento è sovversivo, ciò significa che il Parlamento è sovversivo in quanto cambia le regole del gioco, in questo caso dell'ordinamento giudiziario.

Facciamo due passi indietro. Qual è il compito di un'Assemblea legislativa, se non quello di fare, rivedere, aggiornare, abrogare, riscrivere norme, tra le quali anche norme che regolamentano ordinamenti complessi come quello giudiziario? Forse sovversivo è chi non accetta il ruolo di un Parlamento che esercita la propria funzione. Come funziona un sistema democratico, se non come sta funzionando e come si tenta di farlo funzionare in questi ambiti? Tutti coloro che hanno approcciato studi di giurisprudenza sanno che il principio base di questi è la separazione dei poteri. Da Montesquieu in poi, ogni potere è indipendente dagli altri e quel principio non permette ingerenze, sconfinamenti se non quelli stabiliti proprio dalla Carta fondamentale, cioè la Costituzione. Nemmeno il Governo può approvare leggi, se non nei limiti fissati dalla Costituzione. I Parlamenti e le Assemblee fanno le leggi. In certi casi di necessità e urgenza è permesso, ma è la Costituzione che consente uno sconfinamento di poteri del potere esecutivo dall'amministrazione alla legislazione; il Parlamento, però, deve sempre rivedere questo operato, convertendo, modificando o non convertendo l'attività legislativa svolta, in casi eccezionali, dal Governo.

Stabilire che anche i magistrati devono o possono essere valutati è così sovversivo? È stata istituita una scuola di preparazione, con corsi obbligatori quadriennali. Stabilire che i nostri magistrati devono anche essere preparati è così sovversivo, così rivoluzionario, così destabilizzante?

Stabilire che si può cambiare funzione (a qualcuno non piace il termine carriera) da giudicante a requirente ma, a quel punto, per questioni anche di pudore e di funzionalità, si deve cambiare il distretto giudiziario, anche questo è così destabilizzante?

Garantire ai cittadini che i propri magistrati, gli arbitri chiamati a giudicare sulle loro vertenze, devono essere (come prevede la legge) capaci, laboriosi, diligenti ed impegnati nel proprio lavoro è sbagliato? È così deprecabile garantire ai cittadini italiani che i loro magistrati debbano avere queste caratteristiche, questi requisiti?

Da parte di chi ha letto ‑ non seguito ‑ il provvedimento uscito dalla Commissione giustizia, si afferma (ed io concordo) che i magistrati escono con questa riforma ancora eccessivamente protetti rispetto a tante altre categorie di dipendenti e di funzionari dello Stato. Ebbene, pensiamo alle forze dell'ordine, ai militari che non hanno rappresentanza sindacale, che non possono contrattare sostanzialmente con nessuno (non certo con il proprio datore di lavoro), che non possono scioperare, che devono sempre sostanzialmente ubbidire, che vengono retribuiti con cifre irrisorie e sono chiamati a dare tutti loro stessi fino al sacrificio estremo. C'è un po' di differenza, mi pare, tra questi funzionari dello Stato e i magistrati, o tutti i funzionari pubblici che rispondono a nuclei di valutazione nominati dall'esterno. Nel bene o nel male i magistrati vengono valutati da organismi, Consigli giudiziari, Consiglio superiore della magistratura, che per due terzi sono sempre composti da magistrati. Io penso che sia una ipertutela, a volerla leggere con occhi obiettivi.

Volevo tornare per un attimo al ministro Di Pietro, il quale forse ha letto questa riforma come un'operazione lobbistica. Al di là del fatto che non saprei cosa stia rappresentando Di Pietro in questo momento storico, se non un momento emozionale un po' infantile, puerile e direi anche sicuramente evanescente, nel senso di "del tutto passeggero", lui ha detto una cosa che non poteva dire: "Io sto con i magistrati". Così facendo, viene meno ad un mandato popolare. Non è stato eletto da un'assemblea di magistrati per incarnare lobbisticamente un interesse qui dentro: è stato eletto dai cittadini, fino a prova contraria, ed è a quelli che deve fare riferimento e a cui deve rispondere.

Questa riforma deve essere posta al servizio e in funzione della giustizia per i cittadini. Se così non fosse, sarebbe come pensare che la sanità debba essere organizzata per dare risposte e garantire i sanitari, i medici, gli infermieri e così via. A volte hanno ragione, signor Presidente, a volte si scade perché i gruppi di pressione sanno fare questo ed altro, ma la sanità, vivaddio, deve essere fatta, organizzata, strutturata per curare i cittadini che hanno bisogno, che in quel momento sono malati e hanno bisogno di sanità. Uguale ragionamento va fatto per i trasporti: non possiamo pensare di fare leggi sui trasporti finalizzate ai bisogni dei ferrotranvieri: i trasporti vanno organizzati per i cittadini, utenti del sistema pubblico dei trasporti, che hanno necessità di muoversi.

Semmai questa riforma ha una pecca: non ha voluto essere una riforma globale dell'ordinamento, perché ha tralasciato tutta la magistratura onoraria. Oggi mi pare che un carico importante di lavoro gravi sulle spalle dei giudici di pace, che stanno sfangando, credo in modo onorevole, tutte le ex competenze pretorili e adesso anche quelle in termini penali concernenti reati definiti bagatellari, di minore impatto e forse pericolo sociale. Ma perché non elevare ‑ visto che ormai qui si ragiona su tutto in termini di valore ‑ i valori delle cause da attribuire, per esempio, ai giudici di pace? Con ciò otterremmo una serie di vantaggi complessivi: si velocizzerebbero i processi, perché sono procedure relativamente più snelle, si scaricherebbero di lavoro e di arretrato tribunali, corti e così via, e tutto sommato si renderebbe un miglior servizio della giustizia al Paese intero.

A proposito di sovversione, cosa significa sovvertire l'ordine? In poche parole, significherebbe fare ciò che non si è chiamati a fare istituzionalmente, o fare ciò che devono fare altri poteri. Ritenete che in un Paese normale si possa accettare che un potere (che poi rappresenta sostanzialmente una categoria, che per lo più a volte difende solo prerogative proprie, che ostacola una riforma, come la vecchia riforma Castelli, con magistrati che partecipano all'inaugurazione dell'anno giudiziario in toga nera con la Costituzione sotto al braccio, ma volendo significare che se la sarebbero voluta metter sotto il sedere) oggi minacci nuovamente scioperi per ostacolare un provvedimento in discussione al Parlamento, perché per le stesse motivazioni non è di suo gradimento?

Chiudo rivolgendo una domanda retorica, di cui conosco già la risposta: è estensibile il reato imputabile soltanto al Capo dello Stato con la denominazione di attentato alla Costituzione, in questo caso alle sovversioni di ordini che non stanno alle discipline costituzionali? Analogicamente sicuramente no, però in termini di principio dovremmo farci un serio pensiero.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barbato. Ne ha facoltà.

BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Signor Presidente, colleghi senatori, l'Assemblea del Senato inizia oggi l'esame di un provvedimento atteso che risponde ad un impegno prioritario preso dal Governo, un dovere cui dobbiamo adempiere.

Consentitemi, anzitutto, un breve excursus dei lavori parlamentari sul tema dell'ordinamento giudiziario, che parte da quel provvedimento di sospensione affrontato dal Parlamento nel settembre dello scorso anno. Allora, il Governo, pur trovandosi di fronte numerose strade, tutte legittimamente percorribili alla luce della necessità impellente di sospendere l'attuazione di alcune norme controverse della riforma Castelli ma anche di modificare radicalmente la stessa riforma, ha inteso procedere solo con una sospensione dell'efficacia di quelle disposizioni che facevano registrare enormi difficoltà applicative.

Quello è stato il primo passo, ben ponderato, che ha dato dimostrazione di una maggioranza protesa alla coesione, al dialogo costruttivo con l'opposizione e all'ascolto delle istanze provenienti dagli operatori della giustizia, di un cammino che oggi approda alla formulazione di un testo di modifica dell'ordinamento giudiziario utile a garantire piena efficacia alla giurisdizione. Si tratta di un provvedimento sul quale è chiamato a pronunciarsi indifferibilmente il Parlamento entro il 31 luglio, fornendo, laddove risulti opportuno, un contributo anche innovativo rispetto al testo originario proposto dall'Esecutivo. Dunque, nessun muro contro muro, ma, anzi, la volontà di addivenire ad una soluzione normativa il più possibile condivisa sul tema dell'ordinamento giudiziario, così come avvenuto durante i lavori svolti in Commissione.